“Comunicazione manipolatoria”.
“Comunicazione manipolatoria”.
Oggi
la vergogna sta dalla parte sbagliata.
Laverita.info-
Silvana De Mari- (2-11-2021)- ci dice:
Il sentimento della
colpa ,la percezione di aver violato le regole e di meritare una punizione sono elementi importanti per la
società.
Ma non devono essere
usati ,come avviene in questo periodo ,per colpire comportamenti normali.
Questo è tipico
delle dittature.
La vergogna è un’emozione
morale, noi ci vergogniamo quando
abbiamo violato le regole di
comportamento del nostro gruppo, se le condividiamo.
La vergogna è
un’emozione molto forte ,ed è sempre collegata ad una punizione.
Dove non esiste la
pena , non può esistere vergogna.
La pena può essere
l’insufficienza a scuola, 20 anni di galera ,una coscienza che ti tiene sveglio
la notte, ma sempre punizione è. Vergogna e punizione sono concetti
talmente associati
,che la situazione precedente alla punizione diventa quella che genera vergogna
e che quindi sarà evitata.
(…) Se una punizione arriva gratuitamente, cioè
senza essere preceduta da nessun comportamento disdicevole ,allora si genera
una paura continua, anzi una vergogna continua : una paura caratterizzata dai
segni di vergogna.
Un cane
bastonato continuamente ,un bambino
massacrato da un genitore problematico ,una minoranza continuamente aggredita
,sviluppano la vergogna di sé. Questo
succede anche nelle vittime innocenti di bullismo ,di
genocidi ,di malattie
invalidanti. Così si genera una vergogna continua che non può essere prevenuta
evitando un determinato comportamento , perché non è conseguenza di
nessun
comportamento.
Abbiamo due tipi di vergogna,
quella del fare e quella dell’essere.
Violare le regole
genera una vergogna sul fare ; essere furi dai canoni a prescindere ,genera la vergogna sull’essere.
La prima può essere
giusta o sbagliata a seconda che le regole siano giuste o sbagliate.
Sotto il nazismo,
comunismo, maoismo, eccetera… è stato considerato encomiabile uccidere
innocenti e generava vergogna non osare farlo. La vergogna nasce dalla
violazione delle regole del gruppo.
E’ il caso di
scegliere con molta attenzione il gruppo ed è il caso che del gruppo faccia parte anche Dio .In
questo caso il comportamento che genera vergogna si chiama peccato. Tutto
quello però che non è stato vietato da
Dio non può generare vergogna ,e si
evitano fiumi di vergogne inutili e dannose. Dio non ha
Ordinato di essere alti o magri ,Dio ha ordinato di non menire.
Non si può mettere nel mirino chi vuole soltanto muoversi o chi rifiuta
farmaci.
Non è un caso chele
persone con credenze religiose molto forti resistano alla dittatura, non cedano
alla banalità del male, non cedano
nemmeno ai dettami di “Vogue” e soffrano molto meno di depressione.
La vergogna genera
depressione, una delle sue molteplici cause.
La vergogna è come
il colesterolo ,l’eccesso uccide e la mancanza non è compatibile con la
sopravvivenza.
Senza la vergogna
non possono esserci regole ,quindi si ha la dissoluzione di ogni ordine in un caos fatto di arbitrio.
La vergogna ,come ogni
emozione negativa, è oggi criminalizzata e deve essere
accuratamente evitata ai bambini in ogni sua forma. Dove ci
sia un’incapacità di vergogna si
configura la struttura del criminale perfetto e assoluto.
Vietare bocciature e
insufficienze , cioè evitare che il bambino che non ha studiato si vergogni,
trasforma la scuola in una curiosa fucina di semi-analfabeti , dove qualcuno
con una petizione piena di strafalcioni
ha chiesto l’abolizione del tema di maturità
, perché troppo difficile .
Trappola
comunicativa.
Il linguaggio
manipolatorio su cui si basa il vittimismo cronico permette la dittatura delle minoranze , distruggono la verità e la
libertà elementare di dirla.
La base del politicamente corretto è vietare le parole che potrebbero creare sofferenza
in appartenenti a minoranze.
Ma se qualcuno ha
torto ,ha torto anche se è in minoranza e anche se sta soffrendo.
Un’identità non può
mai essere criticata ,un comportamento se disfunzionale ,si.
Un bel trucco è
spacciare i comportamenti disfunzionali per generici e renderli non
criticabili.
Le critiche che
creano sofferenza ,anzi una tragica vergogna di essere, si chiamano
Cancel culture e sono
considerate una bella cosa. Ma il dolore non annulla la colpa. Non la attenua
nemmeno. E’ la vergogna che permette la
redenzione. E’ dalla vergogna che passa
la via della vera gloria, che è la redenzione.(…)
Oggi è di moda il
perdono low cost , la misericordia che inonda i senza vergogna e i senza
pentimento. Anzi c’è sempre più una curiosa inversione. Il sangue della vittima
è ancora caldo e si precipitano a informarci che il
carnefice aveva il cuore spezzato dal non essere abbastanza amato o
integrato.
Questa è la trappola
della comunicazione
manipolatoria , bisogna allenarsi
per imparare a non caderci.
La vergogna
corrisponde alla percezione di una colpa.
Una minoranza è
sempre necessaria in una dittatura perché le dittature sono sceme per
definizione , la dittatura è una forma di raffinata idiozia, basate sulla
menzogna ,altra forma di stupidità.
Tutta roba che
funziona sulle cortissime distanze. La necessità di schiacciare i dissidenti è assoluta
,ma altrettanto assoluta è la necessità di colpevolizzarli ,sprofondarli nel
disprezzo , imporre loro di provare vergogna o morire.
Diventano il capro
espiatorio del fallimento economico e antropologico della dittatura e possono
messere aggrediti.
Su di loro si sfoga
la frustrazione del popolo sprofondato nel disastro economico e antropologico .
L’umanità è
normalmente feroce e la ferocia è il frutto proibito ,il piacere di aggredire.
Il regalo della
dittatura al popolo è la minoranza capro
espiatorio da poter massacrare , così il bravo cittadino che si è fatto schiacciare si sente buono.
Bullismo contro i
giovani.
Ora l’accusa è di
impedire la risoluzione di un’epidemia provocata da un virus
ingegnerizzato e curabile rifiutando l’inoculazione
di farmaci talmente pericolosi
che chi li inocula
ha preteso lo scudo penale.
I perplessi sono
accusati di indifferenza ai morti di Bergamo e di incatenare una società
a una emergenza sanitaria
permanente.
I tredicenni
vogliono farsi iniettare sieri genici sperimentali di cui sono secretati i
contatti ,iniettati da gente che ha preteso lo scudo penale per evitare la vergogna
inflitta da professori che li offrono al “mobbing” e al bullismo.
Ignavi e Servi.
Conoscenzealconfine.it
-Maria Micaela Bartolucci-( 23
Novembre 2021)-ci dice:
Un parlamento di
ignavi e servi, come quello che, attualmente, occupa gli scranni delle massime
istituzioni, non si era mai visto nella storia della repubblica.
L’Italia è guidata
da un governo tecnico che, non essendo espressione di una scelta politica, non
rappresenta il popolo né le sue istanze ed è, invece, espressione dei desiderata di una ricca élite sovrannazionale, mondialista, che riesce, in questo modo, a far prevalere i propri
interessi economici, rispetto ai reali bisogni del paese. Di conseguenza, le scelte amministrative e le
politiche sociali che vengono portate a termine, hanno come unica finalità, la
funzionalità a questo disegno. Quando parliamo di queste tematiche non abbiamo
bisogno di riferirci a quattro signori incappucciati che si giocano ai dadi le
sorti del mondo.
No, facciamo
riferimento a noti gruppi di potere sovrannazionali che hanno specifici
interessi da difendere e che delegano, a dei subalterni, la difesa degli
stessi, attraverso la gestione locale (nazionale). Le azioni amministrative che questi gestori devono
intraprendere sono quello che noi chiamiamo “Agenda”, un’Agenda che nessun servo troverà sulla sua scrivania
perché a costoro, ultimo gradino della piramide del potere, non compete
conoscere né sapere, essendo meri esecutori di ordini… “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e
più non dimandare…” (Alighieri, Dante, Inferno, canto III, “Divina Commedia”).
Per costruire questo
progetto sono stati necessari anni di sistematica azione che portasse alla
demolizione culturale, allo svuotamento ideologico, alla distruzione di ogni valore
etico, alla pianificazione dell’introiezione di falsi diritti civili, alla
rimozione di fondanti diritti reali.
Ecco perché era
necessario spingere l’antipolitica, la disaffezione attraverso lo sputtanamento
anche dei valori fondanti della più nobile delle occupazioni umane, vilipesa e
svilita, tra gli altri, da un puttaniere sedicente anticomunista, da un ex
comico e da un perito informatico, nonché da un giornalistucolo rampante che si
è prostituito per quattro spicci, prendendo un po’ troppo alla lettera
“comprate il mio didietro, io lo vendo per poco”.
Altre forze
partitiche non sono certo migliori: sul PD non ci esprimiamo essendo da sempre
il nemico, la Lega, dietro ad un accanito “selfista”, postatore seriale di
scempiaggini, nascondeva l’anima nera di omuncoli che accarezzano ancora il
sogno proibito di un antico regionalismo, solo un po’ più svilente di quello di
migliana memoria, le altre presenze sono agglomerati dismorfici che non
meritano neppure la nostra attenzione.
Cosa è venuto fuori da
questa accozzaglia? Un parlamento composto da scappati di casa, improvvisati,
nullità prestate alla politica, spocchiosi narcisisti, opportunisti, eminenze
grigie, buffoni, ballerine, nani… un circo Barnum di gente che, neppure
lontanamente, ha un’idea di cosa significhi fare politica, prendere decisioni,
operare scelte. Esattamente
quello che serviva ai burattinai del vincolo esterno. Queste cialtronesche comparse potevano essere
agevolmente e direttamente guidate e, per farlo, si è scelto il migliore dei maggiordomi che ci fosse
sulla piazza italiana, un uomo ben addestrato ed ubbidiente, qualcuno
“cresciuto” all’interno di quei centri di potere a cui accennato prima, il vile
affarista Mario Draghi.
Da chi siamo
amministrati quindi? Da servi che sostengono Draghi, formalmente o di fatto
(PD, M5S e Lega) ed ignavi che fingono opposizione (tutti i gruppuscoli ed i
Partiti, compresi i fuoriusciti dal Governo Conte 2), una manica di inutili,
insulsi commedianti.
Aspettarsi un’azione politica da tali individui sarebbe come essere convinti
che Cicciolina sia vergine. Pura
fantasia non suffragata da fatti, qualcosa che va oltre lo sprezzo del
ridicolo, voglia indomita di credere alle favole. Purtroppo la realtà non
lascia scampo all’illusione.
Quanto sta avvenendo
ormai da mesi, le manifestazioni che si susseguono ogni sabato e, più recentemente i fatti di Trieste, avrebbe meritato, quantomeno, l’attenzione di questi
fantocci che avrebbero potuto reagire con diversi strumenti a loro
disposizione: interrogazioni,
mozioni di sfiducia, azioni di protesta… invece, nel silenzio più assoluto,
costoro hanno continuato a fare il loro “lavoro”.
Ci sono state, per
la verità, alcune reazioni, almeno formali e dovute, di FdI che,
però, non hanno avuto alcun supporto da altre formazioni e, di conseguenza,
nessuna attuazione, addirittura, quando si è toccato uno dei livelli più bassi di incostituzionalità, si
è arrivati a scomodare persino il concetto di libertà di coscienza (come se
questi ammassi di cellule ne fossero dotati), un utile stratagemma linguistico
dovuto solo al fatto che definire quell’azione “infamia motivata da ipocrisia”
pareva brutto.
Proviamo a fare un
breve excursus per chiarire meglio alcuni punti di discussione, senza alcuna
pretesa né di esaustività né di precisione, che non ci competono per precisa
scelta editoriale e che lasciamo a quanti hanno la passione non per le
dinamiche, ma per le minuzie.
È evidente, ormai da
molto tempo, che ci sono almeno due entità, economiche e sovrannazionali, in aperto
conflitto tra loro e che perseguono interessi distinti, o per lo meno,
contrastanti, ciò si è esplicitato palesemente in occasione delle elezioni
americane dello scorso anno.
Non stiamo parlando di operare una dicotomica distinzione buoni/cattivi, i ragionamenti
semplicistici e banalizzanti li lasciamo, volentieri, ad altri. Diciamo però, questo sì, in forma estremamente
schematica, che c’è un’economia reale che è, chiaramente, in opposizione con
un’altra, espressione di
una finanza sovrannazionale
che ha, quale punto di riferimento, il World Economic Forum, ovvero i sostenitori del Grande Reset che vedono
nello Stakeholder
capitalism la soluzione di
tutti i mali del mondo, nonché, ma solo casualmente sia chiaro… l’ultima
possibilità per tirarsi fuori dalla crisi evidenziata dalla bolla finanziaria
del 2008.
I problemi che
quella bolla conteneva, sono lungi dall’essere stati risolti, anzi, forse non
sono stati neppure affrontati, semplicemente – “maestra, il cane mi ha mangiato
la pagina” – sono stati rimandati a data da destinarsi. Intanto si prendono
tempo prezioso e, l’economia reale, quella di chi produce, sta pagando i rischi
di finanzieri spregiudicati pronti a tutto per arrivare ad un profitto e non
perdere neanche un centesimo di quanto hanno “scommesso”, poco importa se, per
farlo, dovessero andare in default interi stati.
La “pandemia” è
giunta, per costoro, come manna dal cielo. Prendere tempo per cercare una soluzione e,
contemporaneamente, avere una scusa ed una possibilità per assestare un altro colpo
all’economia reale in occidente. Il confinamento può essere letto in questa provvidenziale ottica
distruttiva: bloccare la
produzione, bloccare le partite iva e le piccole imprese, bloccare i servizi e,
tanto che c’erano, colpire l’istruzione, la sanità e la pubblica
amministrazione… perché se il fine è quello di distruggere uno stato nazionale,
o quel che ne resta, nessuna tessera va lasciata in piedi.
Banale? Non credo.
Lo stato ha acquistato 60 milioni di dosi di vaccino, che vanno moltiplicate
almeno per tre, ma forse quattro o più inoculazioni, ha acquistato materiale
elettronico per il telelavoro e la DaD, ha investito in telemedicina, ci hanno
“costretto” a fare acquisti on line, Auto-gril è stato sempre aperto… le azioni
di questi colossi finanziari sovrannazionali, che sono stati foraggiati grazie
a pandemia e confinamento, hanno continuato a produrre profitto, allo stesso
tempo, e per gli stessi
motivi, parti consistenti dell’economia reale hanno chiuso: piccole aziende,
ristoranti, librerie, bar… le tasse però, specialmente sotto forma di accise,
sono aumentate. La domanda è: per finanziare cosa? La risposta è dentro di voi e non è sbagliata.
Ora, se porti al
fallimento l’economia reale, peggiori i servizi, istruzione e sanità compresi,
mandi sul lastrico migliaia di persone, costringi al licenziamento, non puoi
pretendere che non ci sia una reazione della popolazione, per quanto narcotizzata possa essere, ed allora tiri
fuori, dalla scatola delle opportunità del passato, il vecchio Divide et
impera.
Fai in modo che la
popolazione non si unisca, che sia distanziata anche fisicamente, meglio se
chiusa in casa, anzi operi per fare in modo che il tessuto sociale si dilani
sempre di più (dividere vaccinati da non vaccinati, ad esempio). Ma non puoi costringere la gente in casa troppo a
lungo, allora gli proponi una soluzione per uscire, e fare esattamente quello
che faceva l’anno precedente liberamente, ma in modo controllato.
Per dare al tutto
una certa aurea di ieraticità, fai un ulteriore passo verso il controllo,
costringi i medici a vaccinarsi, colpisci direttamente coloro che, meglio di
altri, potrebbero conoscere i rischi di questo intruglio e, conseguentemente,
potrebbero reagire e, tanto per non sbagliare, “melius abundare quam deficere”,
estendi l’obbligo a tutto il personale sanitario.
In seguito, spinto
da inarrestabile foga salutista, decidi di dare il via ad un vasto programma di
vaccinazione a tappeto ma, porca di quella miseria… non funziona benissimo,
allora devi alzare il tiro.
Si colpisce il personale scolastico perché faccia da cinghia di trasmissione a
ragazzi sempre più lobotomizzati da una campagna di martellamento senza tregua.
Ma tutto questo non
basta. Sei o non sei un vile affarista? Certo che sì! Ed allora, servendoti dei
tuoi umili servi che siedono in parlamento, devi mettere un intero paese in
ginocchio e devi fare in modo che non si rialzi più… altro che “Italia s’è
desta”!
Ancora una volta la
soluzione è a portata di mano e la storia si ripete come farsa. Prima di ogni
altro, perché chi è primo è primo due volte, tiri fuori, sempre dalla scatola delle opportunità
storiche, una tessera, un lasciapassare che ricorda tanto qualcosa di
dittatoriale memoria, ma per essere figo usi un anglicismo e li freghi tutti,
lo chiami green-pass, lasciapassare verde, e non solo lo imponi per viaggiare
ma, poiché ormai hai perso ogni freno inibitorio, lo estendi a tutta la vita
sociale e produttiva dell’essere umano.
Ristoranti, bar,
congressi, musei, mostre, sagre della porchetta, fiere, piscine, palestre,
università e luoghi di lavoro. Tutti i luoghi di lavoro, anche quelli
all’aperto… Alcuni atenei, per essere all’avanguardia, lo hanno pure imposto
per le lezioni o gli esami da remoto, ma tranquilli, è solo ed esclusivamente
una misura sanitaria!
Non serve fare
appello alla logica, ogni obiezione è vana; incapaci di intendere e di volere,
ipnotizzati dal bombardamento continuo dei media, stregati dal fiore della
rinascita, rincoglioniti da anni di depoliticizzazione, disabituati persino ad
esprimere un minimo pensiero completo e coerente, sterilizzati da decenni di
conformismo mentale ed esteriore, eccoli là, tutti in fila come tante bestie al
macello, pronti ad ubbidire.
Alla chiamata, con gentile richiesta di inoculazione del salvifico
siero, spronati dal dogma della nuova scienza, gli eremiti di massa rispondono:
presente!
Ite, missa est.
(Maria Micaela
Bartolucci-
frontiere.me/ignavi-e-servi/).
Erdogan “gravemente
malato”
9 mesi dopo la
puntura vax.
Conoscenzealconfine.it-
Maurizio Blondet-(22
Novembre 2021)-ci dice:
Il presidente turco
Tayyip Erdogan ha ricevuto il suo vaccino contro il COVID-19 molto
pubblicamente, davanti alle telecamere nel gennaio 2021, una mossa che un
portavoce del suo partito AK ha detto che mirava ad alleviare qualsiasi dubbio
pubblico sull’efficacia del siero.
Secondo i dati, “la
Turchia ha iniziato a somministrare il vax della cinese Sinovac agli operatori sanitari in Turchia, lanciando un programma di vaccinazione nazionale
contro una malattia che avrebbe ucciso più di 23.000 persone nel paese”.
Ebbene. Nove mesi dopo, Recypt Tayyip Erdogan, presidente
della Turchia, è visibilmente e
“seriamente” malato di presunta insufficienza cardiaca del lato destro causata
da micro-coaguli di sangue:
ciò afferma uno scoop di Al Turner Show e alcune foto rubate che lo vedono
appoggiarsi a due assistenti per
camminare.
Effettivamente,
Erdogan non ha partecipato al vertice sul clima di Glasgow, né soprattutto alla
Conferenza di Parigi organizzata da Macron sulla Libia, dove ha interessi
diretti e truppe. La malattia spiegherebbe tali assenze, non diserzioni ma
impossibilità.
Se la notizia fosse
confermata e dovesse durare, ovviamente ciò cambierebbe i giochi in Medio
Oriente, dalla Siria, al Kurdistan, alla NATO, dove il turco è stato una specie
di scheggia impazzita con un alto grado di imprevedibilità; anche Mosca
potrebbe probabilmente rallegrarsi della assenza del presidente, e molti altri dell’interruzione del suo piano
neo-ottomano che eccita la popolazione turcofona uigura, 150 milioni di
musulmani in Cina.
Ma può rimettersi
Erdogan? Se davvero la
causa è la puntura del Vax (tra l’altro, il cinese Sinovac), il decorso non è favorevole. Riprendo quello
che afferma Al Turnerr Show: “I
video che emergono dall’interno della Turchia ora mostrano Erdogan instabile in
piedi, a malapena in grado di camminare e che ha bisogno di tenere due persone
per scendere pochi gradini”.
Informazioni segrete
dall’interno della Turchia sostengono che Erdogan soffre di insufficienza
cardiaca destra, causata da un numero enorme di “micro-coaguli di sangue”, che
ostruiscono i capillari dentro e intorno ai suoi polmoni. Si sostiene che la
micro-coagulazione derivi da proteine spike generate nelle cellule, dopo
aver ricevuto il vaccino COVID.
Quando il vaccino
entra nel corpo, l’mRNA che è contenuto negli involucri delle proteine
lipidiche, entra in alcune cellule umane e quindi l’RNA nel vaccino dice a
quella cellula di far crescere la propria proteina spike. Gli sviluppatori farmaceutici – pensavano – che istruendo i corpi umani a coltivare le proprie
proteine spike, il corpo avrebbe sviluppato l’immunità alla proteina spike
trovata sui coronavirus, e quindi avrebbe reso il corpo immune. Invece, ora sembra che lo sviluppo di proteine
spike nelle cellule umane abbia
l’effetto di far sporgere delle minuscole punte dalle cellule e di lacerare le
cellule del sangue mentre passano accanto a quelle punte. Le cellule strappate vengono interpretate dal corpo
come una ferita, che il corpo inizia a coagulare. Questi minuscoli grumi si incastrano nei capillari,
arrestando il flusso sanguigno a un livello minuscolo… fino a quando tutti quei
minuscoli grumi iniziano ad accumularsi.
Secondo alcuni
scienziati, le cellule all’interno e intorno ai polmoni sono particolarmente
suscettibili a coaguli così piccoli e poiché questi capillari polmonari si ostruiscono,
sempre meno sangue può raggiungere i polmoni. Questo mette sempre più pressione sul lato destro
del cuore umano, che deve lavorare molto più duramente per pompare il sangue
attraverso i polmoni.
Man mano che la
micro-coagulazione continua a peggiorare, sempre meno sangue passa attraverso i
polmoni. Una persona che
vive una tale condizione diventa facilmente senza fiato, molto stanca, manca di
resistenza ed energia…
esattamente i sintomi ora visibili nel presidente Erdogan. Alla fine, il cuore della persona semplicemente non
riesce a sopportare il fardello aggiuntivo e fallisce. Causa della morte:
insufficienza cardiaca destra.
Purtroppo, questo è
esattamente ciò che attende la maggior parte delle persone che hanno ricevuto
il vax. Mentre alcuni
muoiono entro una settimana dopo averlo ricevuto, altri subiscono conseguenze molto più lente.
I servizi israeliani
confermano: (timesofisrael.com/liveblog_entry/viral-video-showing-erdogan-walking-with-difficulty-leads-to-ill-health-rumors/.)
Foreign Policy, la
rivista del Council on Foreign Relations, lo diceva già ai primi d’ottobre: Erdogan potrebbe
essere troppo malato per continuare a guidare la Turchia. Lo sfortunato Erdogan sarebbe un testimone-chiave e un
caso di scuola sui danni da vax a medio termine.
Cresce quindi ogni
giorno di più l’ “ammirazione” per i media mainstream, che continuano ad
ignorare in questo modo l’assenza di
effetti avversi, anche adesso che vengono colpite personalità internazionali e
interi plotoni di sportivi professionisti, sani e giovani…
(Maurizio Blondet-
maurizioblondet.it/erdogan-gravemente-malato-9-mesi-dopo-la-puntura-vax/).
Lunga Vita ai
Ribelli!
Conoscenzealconfine.it-
Michele Rizzi-(22 Novembre 2021)-ci dice :
Sin dai tempi più
antichi, i re, i papi, gli imperatori, han sempre saputo che ci sono uomini
disposti a morire in nome della libertà. Li han sempre apostrofati come “ribelli”.
Ribelli, per
esempio, erano gli Apostoli di Gesù, e a tal proposito vi voglio raccontare una
tesi. Da sempre raffigurati iconograficamente con bastoni lunghi, nonostante
fossero pescatori, gli
Apostoli, erano esperti in armi. Lo stesso Gesù pronunciò queste parole: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla
terra; sono venuto a portare non pace, ma la spada” (Mt 10,34).
San Pietro, ad
esempio, era esperto nell’uso della spada; trinciò di netto un orecchio al
soldato Malco per impedire l’arresto di Gesù nel giardino dei Getsemani. Il Vangelo narra: “Allora Simon Pietro, che aveva
una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò
l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco” (Giovanni 18,10). Sfido chiunque – non esperto nell’uso di armi – a
riuscire a tagliare di netto un orecchio, senza ferire la spalla del
malcapitato. San Paolo, l’apostolo folgorato sulla via di Damasco, era un
ufficiale romano, quindi, proprio perché formatosi militarmente, era anch’esso
esperto in armi.
Ribelli e combattivi
erano i seguaci di San Francesco, considerato da alcuni come il Santo Stregone,
poiché praticava la bibliomanzia ed era solito parlare con gli animali
(pratiche severamente vietate per le leggi dell’epoca). Ribelli ed oppressi furono gli indiani d’America, che
pur di non piegarsi alle regole dell’oppressore, accettarono di vivere nelle
“riserve” dove ancora si trovano. Ribelli furono Spartaco, Mosè, Pasquino, Giovanna d’Arco, William
Wallace, Masaniello, Thomas Jefferson, Simone de Beauvoir, Giordano Bruno,
Galileo e chi più ne ha più ne metta. La lista è davvero infinita.
Sappiate che i
ribelli han sempre cambiato il corso della storia e ci son sempre riusciti,
quanto più il tiranno di turno diveniva più incautamente intransigente, meno
elastico.
Vedete, i governi,
nella storia, han sempre saputo che c’è, c’è stato e ci sarà, chi è disposto a
farsi uccidere in nome della libertà (ed è una fetta di popolazione, a mio
avviso, quantificabile in un 3% circa). Per questo, saggiamente, gli esecutivi ed i sovrani
han sempre adottato comportamenti elastici nei confronti degli “intolleranti”
agli obblighi stringenti, ai divieti ingiusti, alle vessazioni, in ogni ordine,
grado e strato sociale.
I governi sani e
lungimiranti, infatti han sempre permesso la possibilità di associarsi in
corporazioni, han sempre tollerato la disobbedienza civile, han sempre fornito
un escamotage a chi sentiva forte in cuor suo di doversi sottrarre a pratiche
non consone alla propria essenza (pensate – per esempio – all’obiezione di
coscienza quando, in Italia, la leva era obbligatoria). Tutto ciò ha permesso
ai governi di esercitare i loro poteri senza particolari incidenti di percorso.
I governi saggi ed
avveduti han sempre permesso un “salvacondotto” per quella piccola percentuale
di intolleranti ai dogmi, presenti in tutti gli strati sociali. Lo stadio fornisce un esempio perfetto per spiegare
il concetto: si va dalla “tolleranza” verso i comportamenti degli ultrà nelle
curve, fino ad arrivare al lustro ed ai convenevoli elargiti a chi siede in
tribuna d’onore o tribuna VIP.
Orbene, mi chiedo,
se le limitazioni di libertà dovessero proseguire in modo così vessante,
indistintamente e nei confronti di tutti, se si verificherà ancora
un’esacerbarsi immotivato degli obblighi, se ci sarà un’ulteriore compressione
dei diritti fondamentali… come reagiranno i ribelli?
Ce lo dirà la
storia… Ad ognuno il proprio destino.
(Michele Rizzi-
t.me/LuceeTenebre).
Vaccini-farsa, se ci
chiudono in casa emergerà la verità.
Libreidee.org-Gianluigi
Paragone-Massimo Mazzucco-(22/11/2021)- ci dice:
Teoria generale
della follia di massa: aumentano i “casi”, cioè i “contagi” da coronavirus,
nonostante oltre l’80% della popolazione adulta sia stata costretta – anche col
ricatto – a subire l’inoculo del siero genico sperimentale? Non importa: dopo il Green Pass, “serve” il cosiddetto Super
Green Pass, cioè il lockdown più estremo per i cittadini (milioni) che ancora
resistono all’imposizione, sapendo
che il farmaco non protegge nessuno, non limita la circolazione del presunto virus e non attenua gli effetti della patologia influenzale. Sul “Tempo”, Gianluigi Paragone provoca: non osate
rinchiudere in casa i non “vaccinati”, scrive, perché – sapendo che i contagi
non calerebbero – non avreste più alibi. In un mondo normale, la campagna “vaccinale” verrebbe
sospesa anche a fronte allo spropositato numero di reazioni avverse gravi e
gravissime, sottaciute dal mainstream: la media si aggirerebbe sui tre decessi
al giorno, senza contare gli oltre 2 milioni di persone danneggiate
dall’iniezione, in Europa, secondo l’agenzia di farmacovigilanza dell’Ema.
In video-chat con
Fabio Frabetti di “Border Nights”, Massimo Mazzucco sintetizza: a causa del
dilagare dell’infezione, le autorità britanniche stanno pensando a un lockdown
per Gibilterra, la rocca-fortezza dov’è stato “vaccinato” il 118% della
popolazione – vale a dire: il 100% degli abitanti di Gibilterra più i
visitatori, cioè i lavoratori frontalieri spagnoli.
Un caso di scuola:
tutti “vaccinati”, eppure tutti (o quasi) malati. Ergo: il “vaccino” è solo completamente inutile o è anche la vera fonte delle
cosiddette “varianti”, che sembrano rendere letteralmente eterno il problema
Covid? In Italia è in
arrivo la mitica “terza dose”, mentre la sanità pubblica racconta che
l’efficacia degli inoculi sarebbe limitata, nel tempo, a pochi mesi. Si fa strada, nei più, la rassegnazione. Tradotto:
un’iniezione ogni 6 mesi, a vita, per conservare il Green Pass, cioè la libertà
di circolare. L’orizzonte è
sempre più cinese: il
lasciapassare – ovvero il certificato di buona condotta – diverrà permanente, a
prescindere dagli sviluppi (narrativi) della Pandemia Perenne?
Nel frattempo,
crolla il turismo natalizio:
fioccano le disdette, nel Belpaese la cui economia Mario Draghi avrebbe dovuto
risollevare, con chissà quale colpo di bacchetta magica. E invece: il suo Pnrr – dicono i critici – è la
fotocopia pedestre delle “indicazioni” della Commissione Europea, senza nessuno
scarto. Il baratro è dietro
l’angolo, le proteste di piazza certificano un cortocircuito che pare
definitivo: totale sfiducia
verso la politica, come mostrato dalla storica diserzione elettorale alle
amministrative. Politica
defunta: l’unico solido leader dell’opposizione – Giorgia Meloni, mai scesa in piazza – propone di
eleggere al Quirinale proprio Draghi, massimo responsabile del governo-disastro
al quale Fratelli d’Italia finge di opporsi. Imbarazzante? Peggio: ricatto e intimidazione sono
diventati gli strumenti principali, da usare contro i cittadini, ai quali sono
ormai preclusi agli spazi pubblici per manifestare il dissenso. E tutto per cosa? Per un’affezione influenzale
guaribile da casa? Guai a dirlo: nell’euro-Italia di Draghi, la verità è
bandita.
Gressel: “Mosca pronta a invadere l'Ucraina.
La debolezza di Ue e
Nato la incoraggiano.”
msn.com-la
stampa.it-Gustav Gressel-(23-11-2021)- ci dice:
Gustav Gressel,
senior policy fellow dell’European Council of Foreign Relations ed esperto di
strategia militare e proliferazione missilistica di Russia ed Europa dell’Est.
Il messaggio inviato
dagli Usa all'Ue è chiaro: la Russia potrebbe invadere l'Ucraina. C'è un
potenziale di escalation, un reale rischio di invasione?
«Purtroppo sì. La Russia è andata oltre perfino quanto è stato
concordato nel cessate il fuoco di Minsk e pensa che l'Occidente sia debole e
in declino. Pensa che gli
Stati Uniti abbiano tutte le attenzioni concentrate sulla Cina, e che guardino
più alla questione di Taiwan che all'Ucraina.
Quindi sarebbe un
buon momento per "risolvere" una volta per tutte la questione Ucraina
per loro». Quante truppe ha
schierato la Russia alle porte dell'Europa, in quali punti strategici e perché?
«Per prima cosa, ci sono le forze permanentemente schierate nei distretti
militari occidentali e meridionali.
Il distretto militare occidentale avrebbe il
compito, una volta entrato in azione, di prendere i Paesi baltici e la Polonia,
il distretto militare meridionale invece di prendere l'Ucraina, la Moldavia, e
poi fare rotta verso la penisola balcanica.
Dalle forze
esistenti in questi distretti militari, la Russia ha dai 45 ai 50 gruppi
tattici a livello di battaglione nel distretto militare occidentale e 30 in
quello meridionale, che sarebbero immediatamente pronti a combattere.
Tuttavia, ora
potrebbe aver aumentato la prontezza all’impiego di alcune unità, oltre ad aver
schierato ulteriori formazioni dalla Siberia. Il distretto militare occidentale, per esempio, è
rinforzato dal 41a armata siberiana.
E ci sono altre
formazioni che si stanno rischierando dall'estremo oriente, compresa la 90a
divisione corazzata della guardia. Ora i russi cercano di nascondere i loro schieramenti militari meglio
che nella primavera di quest'anno, il che non è un buon segno. È molto difficile stabilire un numero esatto delle
truppe che hanno dispiegato, ma è sostanziale. E non si tratta solo dell'Ucraina: la Russia sta anche
spostando più truppe per aumentare le sue capacità offensive in tutta la
Bielorussia.
Il fatto che la Nato
abbia difficoltà a trovare 30 battaglioni pronti al combattimento entro 30
giorni in Europa li ha certamente incoraggiati».
Perché la guerra in
Ucraina è stata finora strategica per Mosca? «Putin vuole reintegrare l'Ucraina nell'impero russo.
Se necessario con la forza. Ha ridimensionato l’obiettivo della guerra perché,
nell'interpretazione russa del Protocollo di Minsk, l'Ucraina a Minsk ha accettato
una ristrutturazione dei suoi processi decisionali politici interni,
coinvolgendo la Russia per procura attraverso le repubbliche separatiste di
Donetsk e Lugansk.
Indipendentemente da
ciò, Mosca ha creduto che il premier ucraino Zelensky fosse pronto a
sottoscrivere la visione russa, cosa che non ha fatto. La Russia ha anche frainteso Biden, pensando che
avrebbe abbandonato l'Ucraina in fretta, un'impressione rafforzata dalla
recente visita della sottosegretaria di Stato Victoria Nuland a Mosca.
Ora vuole
costringere l'Ucraina ad accettare gli accordi di Minsk alle condizioni russe,
altrimenti rischia una guerra.
C'è una seria
sensazione a Mosca che si dovrebbe intraprendere una guerra se l'Ucraina non si
adegua.
E molti a Mosca si
illudono ancora che gli ucraini accetteranno il dominio russo.
Sono stato
abbastanza sorpreso di recente di leggere articoli sulla stampa militare russa
del tipo "l'Ucraina
non è la Russia" .
Come se i militari cercassero di dissuadere i politici dal coinvolgerli in una
guerra del genere. È abbastanza surreale».
Ci sono altre
regioni in pericolo (Georgia, Armenia appena uscita da una guerra drammatica)?
«Beh, la Georgia
sembra essere tornata con successo nell'orbita di Mosca. Ma la situazione è in
realtà peggiore di così. La Russia vuole tornare all'ordine europeo del 1939.
L'ossessione di Putin di riabilitare il patto Hitler-Stalin non è solo
questione di patriottismo russo, o di riabilitare Stalin.
L'intera dottrina giuridica su cui è costruito
il patto, la teoria che servono i grandi spazi elaborato da Carl Schmitt nel
1941 (per conferire stabilità alle relazioni internazionali e garantire la
pace) è ciò che Putin vuole riabilitare.
Questo, se eseguito,
avrebbe conseguenze piuttosto gravi per tutta l'Europa».
Gli Stati Uniti hanno risposto alla minaccia
russa facendo navigare navi da guerra nel Mar Nero vicino alle acque russe. La
Russia sta bluffando o rappresenta un rischio reale anche per l'Europa?
«No, purtroppo è una minaccia reale. Sono preoccupato dalla facilità
con cui dimentichiamo le nostre lezioni. In primavera, gli Stati Uniti hanno
risposto all'aumento delle truppe russe schierando due gruppi di volo di aerei
a capacità nucleare in Polonia.
Ufficialmente si è trattato di esercitazioni, ma i russi naturalmente sanno che
funzione hanno gli “stormi” di Lakenheath, nel Regno Unito, e a Spangdahlem, in
Germania.
Sono arrivati rispettivamente
il 19 e il 20 aprile e il 22 il generale russo Valerij Gerasimov, capo di Stato
maggiore delle forze armate del Cremlino, ha annullato le esercitazioni a
sorpresa russe.
In ogni caso, perché
la situazione si calmi è necessario convincere Mosca che ogni ulteriore mossa
avrà delle conseguenze per loro e che queste conseguenze supereranno i vantaggi
che potrebbero ottenere».
Questa "guerra
ibrida" russa, definita così da alcuni analisti, si combatte anche con
l’uso dei migranti come armi umane al confine bielorusso e con il braccio di
ferro sul gas russo pompato in Europa attraverso il Nord Stream 2.
Mosca può usare le
sue opzioni militari per minacciare e influenzare i dibattiti interni dei paesi
che prende di mira?
«Sì, influenza molto
i dibattiti interni con la forza e le minacce. Anche se sulla trasformazione
dei migranti in armi umane, continuo a pensare che sia principalmente il leader
bielorusso Lukashenko a guidare questo processo.
Mosca naturalmente
può sfruttare la situazione: se la Bielorussia "vince" nello stallo
con l'Ue, Bruxelles pagherà i conti di Mosca per tenere in vita la Bielorussia
(cioé attraverso il gas Putin terrà a galla l’economia bielorussa).
Se l'Ue vince,
Lukashenko è ulteriormente isolato e può essere spinto a fare concessioni su
una più profonda integrazione nell'Unione. Non tutti gli sviluppi che vanno a favore di Putin
sono attivamente creati da lui.
Per esempio, c'è una buona possibilità che la Polonia reagisca in modo disumano
contro i migranti, e questo isolerebbe ulteriormente Varsavia nell'Ue.
Per Mosca, Varsavia
è una delle capitali più "russofobe", quindi isolarla è un
bell'effetto collaterale di qualsiasi crisi a favore di Putin, ma non provocato
da lui».
Quali armi ha l'Europa per reagire? È in grado
di dissuadere la Russia dall'uso della forza militare? Saremmo più sicuri se
sviluppassimo una difesa comune?
«Sì, una maggiore preparazione in questo campo sarebbe fondamentale. La
Russia usa la forza militare come strumento perché pensa di avere il miglior
vantaggio competitivo in questo campo, e perché pensa che gli europei si
tireranno indietro davanti a ogni rischio.
Per contrastare
questa tattica russa non occorrerebbe comprare nuove armi, ma aumentare la
prontezza militare della Ue, l’interoperabilità (avere armi pienamente
compatibili l’una con l’altra), l'addestramento e la comunicazione, in modo da
convincere la Russia che non c'è niente da guadagnare da tutto questo.
Penso anche che la
Russia tornerà al Documento di Vienna (per rafforzare la fiducia, la sicurezza
e il disarmo in Europa) e ad altre misure di rafforzamento della fiducia una
volta che vedrà che c'è qualche capacità militare in Europa. Per ora, la scarsa chiarezza della nostra politica
militare è un vantaggio unilaterale per loro».
Quali sono gli obiettivi di Mosca?
Destabilizzare l'Europa? Riportare sotto la sua egida una parte delle terre
dell'ex Urss con la minaccia militare per mostrare che è potente, aggressiva e
audace? «Prima di tutto si tratta di reclamare territori che percepisce come
"ingiustificatamente persi" dopo la dissoluzione dell’Urss.
Non tiene conto del fatto che gli ucraini in
realtà vogliono l'indipendenza e non hanno nostalgie nei confronti dell'Urss.
Ma ci sono diversi problemi. In primo luogo, dovrebbero usare una forza
eccessiva per riportare l'Ucraina sotto controllo. In Ucraina ci sarebbe l'insurrezione.
Secondo punto, le
pretese imperiali russe difficilmente rimangono limitate ad un territorio
conquistato che eventualmente li soddisfi. Basta guardare la Germania circa 80
anni fa: la mira era "solo" l'Austria, poi "solo" i poveri
tedeschi dei Sudeti (tutti i tedeschi che vivevano lungo le zone di confine
dell'attuale Repubblica Ceca, e nelle cosiddette Sprachinseln, isole
linguistiche tedesche, ovvero alcune aree interne di Boemia e Moravia a forte
presenza germanofona), poi, poi, poi... Se legittimiamo quegli strumenti degli
Anni '30, non dovremmo stupirci dell’escalation.
La Russia cerca il controllo della Bielorussia e dell'Ucraina per
"difendersi" preventivamente dalla Nato, ma chi ci garantisce che non
cercherà di "difendere preventivamente" la Bielorussia e l'Ucraina
una volta che le controlla completamente? Guardate cosa succede al confine
bielorusso».
Manipolazione: come riconoscerla
e come difendersi.
Comunicazione-dinamica.it-Francesca
Sorrentino-(28/05/2020)-ci dice:
PSICOLOGIA DELLA
COMUNICAZIONE.
Manipolazione: come
riconoscerla e come difendersi in modo efficace?
Qual è la differenza
tra manipolazione e persuasione? Perché consideriamo la manipolazione
psicologica negativa e quali danni può produrre in chi la subisce?
In questo articolo,
che sarà il primo di una serie di contenuti dedicati al tema della
manipolazione psicologica, risponderò a queste domande e vi darò una panoramica
generale sull’argomento. Presenterò inoltre la prima delle tecniche di
manipolazione da cui desidero mettervi in guardia: la “doppia costrizione” o double bind.
Manipolazione:
significato.
Ma cos’è la
manipolazione mentale? Quando ho bisogno di definire concetti articolati e
complessi, come in questo caso, cerco di partire subito con una spiegazione
chiara e sintetica.
Sul dizionario
Treccani, tra le definizioni di “manipolazione” troviamo: “[…] rielaborazione tendenziosa della verità mediante
presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di
manovrare secondo i propri fini e interessi gli orientamenti politici, morali,
ecc. della popolazione o di una parte di essa: manipolazione dell’informazione,
manipolazione dei risultati elettorali, manipolazione delle coscienze. […].”
Quali sono quindi
gli aspetti centrali della manipolazione? La rielaborazione tendenziosa della verità e la
presentazione alterata o parziale di dati o informazioni.
E quali sono gli
obiettivi di un comportamento manipolatorio? Manovrare secondo i propri fini e interessi le idee,
le emozioni e i comportamenti degli altri.
Proprio per la sua
complessità e le sue numerose sfaccettature, ho deciso di creare una serie di
articoli all’interno della sezione di Psicologia della Comunicazione dedicati a
questo argomento.
Negli articoli
incentrati su questa tematica, approfondirò di volta in volta una tecnica e un
aspetto diverso della manipolazione mentale. Scopo di questi articoli sarà
quindi aiutarvi a riconoscere i comportamenti manipolatori negli altri e in noi
stessi. Eh sì, avete capito
bene, ho scritto proprio “in noi stessi”…
Manipolatori e
manipolati.
Partiamo quindi
dalla brutta notizia: siamo
tutti manipolatori e siamo tutti manipolabili. E aggiungo: iniziamo a manipolare gli altri molto
presto, in tenerissima età. Allo
stesso tempo, fin dai primi anni della nostra vita, siamo manipolati dalle
persone e dall’ambiente che ci circonda.
E ora passiamo alla
buona notizia. I pericoli e i danni di un comportamento manipolatorio, subito o
agito, sono in parte condizionati dagli obiettivi della manipolazione stessa. Manipolare per facilitare una raccolta fondi per
famiglie indigenti ha infatti una valenza diversa dal creare false credenze per
vendere prodotti inutili, se non addirittura dannosi.
Tuttavia, qualunque
sia lo scopo di tale comportamento, quando ci accorgiamo di essere stati manipolati
avvertiamo quella sgradevole sensazione di amaro in bocca tipicamente associata
alle fregature. Questo
avviene perché ognuno di noi desidera avere l’impressione di fare le proprie
scelte in modo autonomo e consapevole, senza condizionamenti esterni.
Per questo, se si
vuole perseguire un obiettivo lasciando all’altro una vera libertà di scelta, è
opportuno rivolgersi alla “sorella luminosa” della manipolazione: la persuasione.
Manipolazione e
persuasione: differenze.
Sia la manipolazione
che la persuasione prevedono l’uso di tecniche e strategie di comunicazione più
o meno complesse a seconda di chi ne fa uso e del contesto.
Tuttavia, a
differenza della manipolazione, la persuasione usa tali tecniche per far comprendere e percepire
all’interlocutore gli effettivi benefici che potrebbe ottenere da una
determinata scelta. Quindi
la persuasione agisce su qualcosa che è già presente nell’universo mentale ed
emotivo dell’interlocutore e
lo fa emergere con il supporto di dati e informazioni puntuali e verificabili.
Chi persuade
desidera raggiungere un accordo attraverso un reciproco scambio di idee, dopo
aver esplorato il mondo e i bisogni dell’altro. La persuasione è infatti l’arte di modificare il punto
di vista e il comportamento altrui attraverso il confronto e la condivisione di
opinioni e idee.
Al contrario, chi
manipola persegue un obiettivo personale, cercando di mutare le percezioni e il
comportamento altrui con informazioni e metodi di convincimento ingannevoli. Questo tipo di comportamento può sfociare anche
nell’abuso psicologico.
Pertanto, nella
manipolazione il rapporto tra le parti non è alla pari: c’è sempre un vincitore e uno sconfitto. Invece nella persuasione le parti coinvolte si
muovono sullo stesso piano alla ricerca di una soluzione per vincere insieme.
Chi manipola
ascolta, osserva e comprende la realtà e i bisogni dell’altro per identificare
i suoi punti deboli e poterlo plagiare più facilmente. Chi persuade ascolta, osserva e comprende la realtà
e i bisogni dell’altro per confrontarsi con quest’ultimo e proporre un accordo
nell’interesse di entrambi.
Tecniche di
manipolazione: la doppia costrizione.
Dopo aver chiarito
cos’è la manipolazione, sapere come riconoscerla e come difendersi è
fondamentale per affrontarla senza farsi sopraffare. Ogni tecnica di manipolazione fa leva su un aspetto
centrale del nostro universo mentale ed emotivo per permettere a chi la usa di
trarne vantaggio. La prima
tecnica di manipolazione che descriverò è la “doppia costrizione”, detta anche double-bind, e fa leva
sul senso di colpa e sul senso di inadeguatezza.
La doppia
costrizione si verifica quando ci vengono dati simultaneamente due messaggi
opposti. Il doppio
messaggio può esprimersi attraverso le parole, il linguaggio non verbale, i
comportamenti e altre modalità di comunicazione. Questa forma di manipolazione psicologica rende
impossibile adeguarsi a quanto richiesto poiché se si obbedisce a uno dei messaggi, si
disobbedisce automaticamente all’altro.
Quindi, chi subisce
questa forma di manipolazione può sentirsi in colpa e inadeguato per non essere
in grado di soddisfare la richiesta del manipolatore. Un’interazione basata sulla doppia costrizione può
diventare alienante e destabilizzante se non viene riconosciuta e corretta. A volte nemmeno il manipolatore è consapevole di
utilizzarla.
Doppia costrizione:
qualche esempio.
Vediamo quindi
qualche esempio di doppia costrizione o double-bind:
Un genitore può dire
al figlio: «Sei adulto, devi renderti indipendente e imparare ad arrangiarti da
solo!». Ma poi lo stesso
genitore può offendersi e sentirsi trascurato se il figlio non viene ogni giorno a mangiare da lui o
non gli permette di aiutarlo nei lavori di casa.
Una moglie vuole
fare vacanze lussuose e mantenere uno stile di vita elevato, ma si lamenta spesso con il marito perché lavora
troppo e non lo vede abbastanza. Quindi lo rimprovera di sentirsi trascurata a causa del suo lavoro.
Un dirigente
rimprovera al suo collaboratore di non essere abbastanza creativo e non avere
spirito di iniziativa, ma
ignora in modo sistematico ogni sua proposta. Allo stesso tempo gli rifiuta una promozione,
adducendo la sua scarsa intraprendenza come principale motivazione.
In tutti i casi,
alla persona manipolata non resta che provare a intuire i limiti di cosa è “abbastanza”, “troppo” o “troppo poco” secondo il
pensiero del manipolatore.
Ma questo compito è
spesso impossibile perché chi usa la doppia costrizione si esprime per
categorie generiche, senza
circoscrivere in modo chiaro i termini della richiesta. Pertanto la persona che
subisce questa forma di manipolazione si sentirà in colpa qualsiasi cosa
faccia.
Come difendersi: la
contro-manipolazione
Comprendere questa
forma di manipolazione, sapere come riconoscerla e come difendersi può quindi
risparmiarci problemi e sofferenze. Per smontare la situazione di double bind e la
conseguente colpevolizzazione e sudditanza psicologica nei confronti del
manipolatore è importante:
riconoscere e
accettare che si tratta di una comunicazione manipolatoria.
Segnalare subito al
manipolatore la contraddizione tra i due messaggi.
Chiedere al
manipolatore di definire in modo chiaro e puntuale i limiti di entrambi i
messaggi, impliciti o espliciti, e delle richieste che ne derivano.
Mettere in
discussione i legami di causa-effetto costruiti dal manipolatore.
È fondamentale
attuare in modo sistematico questo approccio di contro-manipolazione non appena
si identifica la doppia costrizione. In questo modo è possibile bloccare sul nascere reazioni emotive
irrazionali basate sul senso di colpa e sul senso di inadeguatezza.
Nel farlo bisogna
quindi evidenziare la contraddizione e chiedere al manipolatore di definire in
modo concreto e misurabile i termini dei due opposti messaggi. È pertanto fondamentale chiedergli di prendere una
posizione chiara. Il
principale mezzo di difesa dalla manipolazione è infatti la razionalità e la
richiesta di indicazioni concrete e circostanziate.
Come “disinnescare”
la doppia costrizione.
In presenza di
manipolazione psicologica, riconoscerla e difendersi in modo adeguato ci
permette di rimanere centrati e gestire la nostra emotività. Vediamo quindi alcuni metodi di contro-manipolazione
per “disinnescare” le situazioni di double bind degli esempi precedenti:
Il figlio può
chiedere al genitore: «Quali
sono i comportamenti che, secondo te, mi permettono di essere indipendente?», «Cucinare e sistemare casa da solo invece di venire a
mangiare da te tutti i giorni e farti pulire casa mia potrebbero essere tra
questi?».
Il marito può
chiedere alla moglie:
«Quanti sono i giorni e le ore che, secondo te, dovrei dedicare al lavoro ogni
settimana?», «Quali sono le
cose a cui vuoi rinunciare in cambio del fatto che io sarò più presente per te
e quindi lavorerò e guadagnerò meno?». «Va bene se da quest’anno facciamo solo una
settimana di vacanza e in cambio io smetto di lavorare tutti i sabati?».
Il collaboratore può
dire al dirigente: «Credi
davvero che una persona priva di creatività e spirito di iniziativa si impegni
per presentare quattro progetti in tre mesi, senza che gli venga richiesto?»,
«Quali comportamenti e azioni associ alla creatività e allo spirito di
iniziativa in ambito professionale?». E ancora: «Puoi valutare i quattro progetti e
indicarmi come migliorare?».
Manipolazione:
riconoscerla e difendersi con la tecnica del “disco rigato”.
In tutte queste
situazioni si può applicare la tecnica di contro-manipolazione del “disco
rigato”. Questa tecnica
consiste nel ripetere la vostra richiesta di chiarimenti con un timbro di voce
sempre identico, in modo calmo e senza alzare i toni. Allo stesso tempo è importante sottolineare l’impossibilità di soddisfare la richiesta del manipolatore
fino a quando i termini della stessa non saranno ben definiti.
“Fortiter in re,
suaviter in modo”
recitavano i latini, ovvero “energicamente
nella sostanza, garbatamente nei modi”. Oltre a essere una strategia di contro-manipolazione, la tecnica del
disco rigato è anche una delle basi della comunicazione assertiva. Grazie a questa tecnica è infatti possibile ribadire
con tranquillità il proprio punto di vista e le proprie esigenze, anche quando l’interlocutore sembra non ascoltarci o
non volerne tenere conto.
Tuttavia, per
applicare questa tecnica in modo corretto è essenziale reiterare la richiesta
mantenendo la calma sia nelle parole che nel tono di voce e nella gestualità. Al contrario di quanto alcuni pensano, la calma
trasmette un messaggio di forza e determinazione molto più intenso di una
reazione aggressiva e scomposta.
Spesso il
manipolatore resisterà al tentativo di contro-manipolazione, opponendo
argomenti del tipo «non ho tempo da perdere con queste sciocchezze!», «sei
troppo puntiglioso», «sempre a far polemica!», «se non ci arrivi da solo,
allora sei uno stupido…», etc.
È evidente che le contro-argomentazioni addotte come giustificazioni
rappresentano ulteriori tecniche di manipolazione finalizzate a mantenere in piedi una situazione
ambigua e dai contorni incerti.
Chiarezza e
assertività.
Chi manipola,
infatti, cerca e alimenta l’ambiguità, le situazioni indefinite e le zone
d’ombra. Allo stesso tempo
cerca di suscitare reazioni emotive irrazionali nell’interlocutore per poterlo
controllare meglio. Questo
tipo di comportamenti permette al manipolatore di cambiare direzione,
esercitare pressioni e volgere la situazione a suo vantaggio in qualsiasi
momento.
Per questo
l’assertività e la richiesta di informazioni chiare, unite alla razionalità e alla calma, sono gli
strumenti principali per difendersi da questi comportamenti.
Avete mai avuto la
sensazione di essere manipolati? Come vi siete sentiti e quali reazioni avete
avuto?
(Francesca
Sorrentino)
Biden (junior) favorisce la Cina danneggiando
gli States. E non piace più al New York Times.
Visionetv.it- Don
Quijote-(23-11-2021)-ci dice:
Se le chiavi
dell’auto elettrica sono le chiavi del futuro, il figlio dell’attuale inquilino
della Casa Bianca ha contribuito ad aiutare la Cina a fabbricarsele. Il New
York Times dà risalto ad un nuovo capitolo della saga relativa a Hunter Biden,
il discusso rampollo del Presidente USA. L’articolo è interessante sia per i
fatti in sé che esso ricostruisce sia perché si tratta di episodi che il New
York Times aveva finora accuratamente e deliberatamente ignorato.
Si tratta di fatti
che risalgono al 2016 – Biden senior era allora vicepresidente di Obama – e che
riguardano la miniera congolese di cobalto e rame Tenke Fungurume. Una società
finanziaria alla quale Biden junior partecipava, la BHR, ha agevolato il
colosso cinese China Molybdenum al momento dell’acquisto. Fino ad allora la
miniera era in mani statunitensi.
Il cobalto è
indispensabile per fabbricare auto elettriche. Raro e costoso, serve per le
batterie e in gran parte proviene proprio dal Congo, con tutto un corollario di
immani, tragici problemi legati allo sfruttamento, al lavoro minorile e alle
condizioni disumane in cui operano i minatori. Tenke Fungurume ha fama di
essere la quinta più grande miniera di cobalto del mondo e una di quelle che
presumibilmente rimarranno più a lungo produttive.
Dal 2035 in Europa
potranno essere prodotte e vendute solo auto elettriche. Biden senior – il
presidente nonché il padre dell’uomo d’affari – desidera che entro il 2030 i
veicoli elettrici rappresentino il 50% di quelli venduti.
Il meccanismo
finanziario che ha portato China Molybdenum a possedere l’80% della miniera
congolese con l’aiuto di Biden junior è piuttosto intricato. Si è trattato di
un’operazione da 3,8 miliardi di dollari. China Mnolybdenum cercava un partner
per rilevare un azionista di minoranza di Tenke Fdungurume e l’ha trovato nella
BHR, nel cui consiglio d’amministrazione sedeva allora Biden junior. La BHR, a
sua volta, si è avvalsa di prestiti ricevuti da banche cinesi sostenute dallo
Stato e ha successivamente ceduto la sua quota a China Molybdenun. Questa
cessione risale al 2019 ed è avvenuta quando Biden Junior controllava il 10% di
BHR. Ora, come scrive il New York Times, alla China Molybdenum nessuno dice di
conoscere Biden junior.
Il ruolo di Biden
junior in Tenke Fungurume era già emerso durante la campagna elettorale che ha
portato il padre alla Casa Bianca. Tuttavia non risulta che allora il New York
Times se ne fosse occupato. Ora – solo ora – il New York Times ha tolto la
polvere a quell’episodio.
Lo ha riesumato con
la scusa che il presidente Biden sta varando un piano di spesa con stanziamenti
per promuovere le auto elettriche, ma il dominio della Cina nel campo della
produzione di cobalto potrebbe disturbare la riorganizzazione dell’industria
automobilistica statunitense e la sua conversione alla produzione di auto
elettriche. Questo concetto però è espresso nelle ultimissime righe: il resto
dell’articolo è tutto su Biden junior e sui suoi affari.
Il New York Times
era solito presentare in una luce favorevole Biden senior, il presidente padre
dell’uomo di affari. Fino a qualche tempo fa lo dipingeva come il buon
patriarca saggio che era riuscito a sfrattare dalla Casa Bianca il facinoroso
Trump. Adesso la narrativa del New York Times è radicalmente cambiata. E
qualcosa vorrà pur dire anche questo, nei meccanismi che stanno dietro ai nuovi
equilibri verso i quali sembra avviato il nostro mondo.
(DON QUIJOTE).
Riesplode il fronte
ucraino. Truppe russe
verso il Donbass, Kiev teme l'invasione.
msn.com-UffPost-
Giulia Belardelli-(23-11-2021)- ci dice:
Secondo il portavoce
del Cremlino Dmitry Peskov, “è assolutamente sbagliato associare qualsiasi
movimento delle forze armate russe nel territorio del nostro Paese” a ipotetici
piani per attaccare l’Ucraina.
Secondo il capo dell’intelligence ucraina
Kyrylo Budanov, le cose stanno diversamente: “Mosca sta preparando un attacco all’Ucraina entro la
fine di gennaio”, ha dichiarato in una recente intervista a Military Times. La verità, probabilmente, sta nel mezzo, il che
rende estremamente incerta la situazione lungo il confine tra Russia e Ucraina,
dove la crisi del Donbass
non è mai stata risolta e i negoziati sono in un vicolo cieco.
L’allerta per le
intenzioni della Russia si è accesa a causa del recente e massiccio spostamento
di truppe russe vicino al confine con l’Ucraina. Si parla di oltre centomila
soldati fatti confluire a nord, est e sud del Donbass, la regione ucraina dal
2014 sotto il controllo dei separatisti sostenuti da Mosca. Gli Stati Uniti sono particolarmente allarmati da
questi movimenti insoliti: secondo funzionari dell’esercito e dell’intelligence
Usa, le manovre potrebbero essere il presagio di un’operazione militare sul
fianco orientale del Paese. Per settimane Washington ha condiviso informazioni
con i partner della Nato e gli alleati europei; i briefing – sottolinea la Cnn
- sono andati molto oltre rispetto al passato in termini di livello di allarme
e specificità.
Già nella primavera
scorsa Mosca aveva ammassato decine di migliaia di soldati al confine, mandando
in fibrillazione Washington e le cancellerie europee. Ma rispetto alla crisi di aprile, ridimensionata a
“esercitazione conclusa” dopo una telefonata tra Biden e Putin, questa volta
gli esperti temono che una de-escalation sia più complicata. L’amministrazione Biden – riporta la stampa americana
– sta valutando l’invio in Ucraina di consiglieri militari e nuove
attrezzature, armi comprese.
Il pacchetto potrebbe includere sistemi di difesa aerea, lanciamissili
anticarro Javelin e missili Stinger, ma anche attrezzature originariamente destinate
all’Afghanistan come gli elicotteri Mi-17.
Una decisione non è
ancora stata presa, ma per Mosca è funzionale il solo fatto che se ne parli. Gli Usa e altri Paesi Nato – denuncia il Cremlino -
hanno iniziato a inviare a Kiev istruttori militari, insieme a sistemi d’arma. “Tutto questo crea tensioni”, afferma il portavoce
Peskov, che denuncia le “azioni provocatorie” delle forze di Kiev lungo la
linea di contatto con le milizie separatiste nel Donbass e quelli che descrive
come “i preparativi di Kiev per gestire la crisi da una posizione di forza”.
Nel frattempo,
secondo fonti della Cnn, statunitensi ed europei hanno già iniziato a discutere
di un nuovo pacchetto di sanzioni da comminare alla Russia in caso di invasione
dell’Ucraina. Negli Stati
Uniti legislatori democratici e repubblicani hanno già proposto una serie di
emendamenti al National Defense Authorization Act proprio per rispondere alle
nuove provocazioni russe.
L’Europa è più cauta
perché la guerra delle sanzioni è intrinsecamente legata a quella del gas. Ed è
qui che entra in gioco la partita del gasdotto Nord Stream 2, l’opera ormai
conclusa - e temporaneamente congelata per ragioni burocratiche - che
consentirà al gas russo di arrivare in Europa bypassando l’Ucraina. Ieri il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato
nuove sanzioni ai danni della società russa Transadria Ltd, coinvolta in
attività legate al gasdotto, identificando la nave Marlin di sua proprietà come
bene congelato sulla base della normativa Peesa (Protecting Europe’s Energy Security Act). Il relativo rapporto inviato al Congresso, si legge
in una nota del Dipartimento di Stato, è parte della “costante opposizione”
degli Stati Uniti al gasdotto. In base alla normativa Peesa sono state sanzionate finora otto
persone/entità e bloccate 17 navi. “Ferma restando l’opposizione al Nord Stream 2 anche attraverso
sanzioni, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con la Germania per contrastare
i rischi che il gasdotto pone all’Ucraina e ad altri Paesi della regione, e per
ridurre la minaccia russa anche nel comparto energetico”, si legge nella nota.
Per Mosca, le
sanzioni annunciate dagli Usa contro il gasdotto Nord Stream 2 sono un esempio
lampante di azioni restrittive unilaterali e politicamente motivate da parte
dei Paesi occidentali. Lo
ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nel corso di
un forum organizzato dall’Unione russa degli industriali e degli imprenditori
(Rspp). Anche il portavoce
del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha criticato le nuove sanzioni da parte di
Washington, definendole “illegali ed ingiuste”.
Le tensioni sul gas
si intrecciano pericolosamente ai movimenti militari al confine. Per l’Europa – osserva l’Ispi - le rinnovate tensioni
in Ucraina si inseriscono in un quadro di crisi “da est” che, secondo
Washington e Bruxelles, celerebbero lo zampino di Mosca. La stretta sulle forniture di gas o i migranti al
confine tra Bielorussia e Polonia farebbero parte di una mossa coordinata per
destabilizzare il continente.
Come al solito, è
difficile capire quali siano le vere intenzioni di Putin: molti concordano sul
fatto che attaccare l’Ucraina sarebbe una mossa irrazionale, che avrebbe un
costo altissimo per un Paese già in difficoltà come la Russia; altri sostengono
che la leadership putiniana, ormai in crisi, sia pronta a tutto pur di
preservare il sogno di un impero neo-sovietico. Indubbiamente, l’accumulo di soldati al confine può
avere altri fini, come prendere il controllo solo di alcune aree,
destabilizzare l’attuale governo ucraino (sempre più ostile alla Russia) o
mettere alla prova l’opposizione dell’Occidente con una dimostrazione di forza.
Secondo Politico.eu,
la crisi in Ucraina è figlia anche del “peccato originale della Nato”: quello
di aver promesso, nel 2008, una membership a Ucraina e Georgia che poi è
rimasta lettera morta. Vale
qui la lezione della Crimea, annessa nel 2014 senza che l’Occidente offrisse
supporto militare a Kiev: né gli Stati Uniti né gli alleati europei sono pronti
a rischiare una guerra con la Russia per l’Ucraina o la Georgia. Quello che i Paesi occidentali e la Nato possono fare
– e in alcuni casi stanno già facendo – è aiutare l’Ucraina a rafforzare le
proprie forze di difesa per scoraggiare l’aggressione. Il che significa – come a Taiwan - restare nel limbo
delle prove di forza, dove il rischio di incidenti è l’unica costante.
Australia – Politico
ed ex militare
Forze Speciali
Riccardo BOSI:
“Siamo in una
“Guerra per il Mondo”
contro le Élite”.
Detoxed.info-John
Cooper-(24 settembre 2021)-ci dice :
Riccardo Bosi,
leader del partito politico Australia One, ha lanciato un appello che il mondo
intero ha bisogno di sentire: “Siamo in una “Guerra per il Mondo” contro le
Élite”.
Figlio di migranti
italiani, Bosi è nato e cresciuto a Sydney, ha servito l’Australia per 24 anni
nell’esercito, ex tenente con una lunga carriera nella comunità delle forze
speciali, ha ricoperto vari ruoli che vanno dal servizio con lo Special Air
Service Regiment e il 1st Commando Regiment ai ruoli con Army, Special
Operations e Combined Joint Task Force Headquarters, rispettivamente, per
costruire le basi per lo sviluppo dei fondamenti fondamentali per migliorare la
leadership aziendale.
In seguito ha
fondato il suo partito politico AustraliaOne, si è candidato come indipendente
nelle elezioni suppletive di Eden-Monaro e candidato al Senato del NSW nel
partito Conservatore australiano del senatore Cory Bernardi.
Poche persone
possono ignorare lo stato di polizia in cui l’Australia è sprofondata mentre
impone le sue politiche di blocco sempre più estreme ed assolute.
L’opposizione
politica appare assente ma non è così.
Lo dimostra il
discorso alla nazione australiana di Riccardo Bosi, un appello elettrizzante
alla resistenza.
“Signore e Signori
dell’Australia, mi chiamo Riccardo Bosi e sono il Leader Nazionale di Australia
One.
Nei prossimi giorni,
settimane e mesi inizieranno a circolare voci inquietanti sul governo del
nostro Paese. Queste voci sembreranno così incredibili, così
improbabili, persino così ridicole, che l’unica risposta sensata sembrerebbe
essere quella di respingerle a priori.
Alcune di queste
voci col tempo, infatti, si riveleranno false. Sfortunatamente, alcuni saranno veri, e saranno la
prova “prima facie” di crimini spregevoli di tradimento e sedizione, e alcuni
anche moralmente peggiori, da parte dei più alti livelli di potere in
Australia.
Durante questo
periodo è imperativo monitorare da vicino le risposte di coloro che compongono
la politica, la magistratura, la burocrazia, i militari, la polizia, le
corporazioni, i media, il mondo accademico e le organizzazioni religiose.
Si può già sostenere
che molte di queste persone sono già raggiunte per tradimento. Ma se qualcuno rimane in silenzio di fronte a un
evidente attacco alla sovranità australiana, avrà firmato le proprie condanne a morte.
Ricordateli, dal
governatore generale e dai governatori statali, attraverso il parlamento,
attraverso tutti i tribunali compresa l’Alta Corte, attraverso il servizio
pubblico, le forze di difesa, le forze di polizia, i consigli di
amministrazione, i sindacati, gli enti di beneficenza, i media mainstream,
scuole e università e infine anche chiese, sinagoghe, moschee, templi e
logge.
Ricorda i loro nomi
e chi sono. Ricorda cosa hanno detto e cosa non hanno detto. Ricorda cosa hanno
fatto e cosa non hanno fatto.
Perché e come si è
arrivati a questo? In
poche parole, ormai da decenni, siamo stati ingannati da coloro di cui ci
fidavamo. Lentamente la verità è stata rivelata dagli instancabili sforzi di
pochi e questo è stato un compito difficilissimo.
Alcuni di voi
avranno sentito dire: “A volte non puoi dirlo alle persone, devi solo
mostrarglielo”. E per dirla in volgare australiano, alcune persone hanno solo
bisogno di pisciare sul recinto elettrico da sole. Per fortuna, abbastanza di noi ora sono consapevoli
delle bugie e il nostro numero continua a crescere più velocemente ogni giorno.
Quindi cosa dovremmo
fare? In primo luogo, stai calmo. Sappi che possiamo e vinceremo questa guerra. In secondo luogo, siate
uniti; non importa quanti ne mandino contro di noi, non possono sconfiggere 25
milioni di australiani che stanno insieme come uno.
E dite
semplicemente, con voce chiara, forte e invincibile: “Nessun consenso, nessun consenso, nessun consenso”.
Terzo, sii
coraggioso. Alcuni di noi potrebbero essere feriti, alcuni di noi potrebbero
morire. Ma se veramente cerchiamo la libertà, dobbiamo conquistarla per noi
stessi. Niente che valga la pena vincere si vince a buon mercato.
In quarto luogo, sii
buono. Noi, il popolo,
dobbiamo vincere questa guerra con la non cooperazione non violenta. Perché le modalità della nostra vittoria sono di
fondamentale importanza per il futuro dell’Australia come stato nazionale. Dobbiamo vincere questa guerra con una tale autorità
morale da poter vincere la pace che segue.
Alla fine, quando tutto
sarà fatto, i colpevoli saranno puniti. Tratteremo i traditori in un modo
lecito che, dopo la riprovevole e coordinata malafede e violenza che ci hanno
inflitto, sarà più di quanto meriterebbero.
Lo faremo perché
noi, la gente comune dell’Australia, siamo, e siamo sempre stati, molto più
dell’élite. Siamo migliori di loro. Non abbiamo e non sacrificheremo la nostra decenza e
la nostra umanità per vincere la guerra come hanno fatto loro.
Signore e signori,
stiamo per entrare in un periodo storico senza precedenti, una guerra per il
mondo. E noi, tu ed io, siamo in prima linea.
Sii calmo, sii
unito, sii coraggioso e sii buono. E infine ricorda che combattiamo, come ha scritto GK Chesterton, non
perché odiamo ciò che è davanti a noi, ma perché amiamo ciò che è dietro di
noi. Grazie.”
Cinzia Mammoliti, un manuale per difenderci
dalla comunicazione
manipolatoria.
Ilfont.it- Luisa
Perlo -(27 Marzo 2021)- ci dice:
Cinzia Mammoliti –
una laurea in Giurisprudenza con specializzazione in Criminologia,
Psicopatologia forense e Psicologia criminale – torna a parlare di
manipolazione relazionale e violenza psicologica nel suo ultimo saggio per le
edizioni Sonda, “ Le parole per difenderci”.
Molto attenta ai
percorsi di sensibilizzazione su questo argomento, è responsabile della
progettazione ed erogazione di corsi di criminologia, psicologia criminale, psicopatologia forense
e comunicazione strategica per forze dell’ordine, operatori di security,
avvocati, psicologi, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli
antiviolenza, senza scordare l’opera di prevenzione di violenza domestica,
mobbing, stalking e reati connessi.
Conscia
dell’importanza che i social rivestono nella vita quotidiana, anche dalla sua
pagina Facebook non manca di esporre, consigliare, redarguire tutti – ma
soprattutto tutte – coloro che cadono con troppa facilità nella rete della
manipolazione.
La sua parola
incisiva, a volte anche dura ma necessariamente tale, è una voce che va
purtroppo a perdersi nei troppi silenzi istituzionali, quelli che circondano i
tanti, troppi femminicidi che scandiscono la cronaca quotidiana.
E’ in questa
direzione che vanno le parole per difenderci, le vie di fuga che Cinzia
Mammoliti offre alle vittime di manipolazione relazionale, vittime che troppo
spesso non riescono a capire in tempo in quale spirale di violenza psicologica
siano state travolte.
La comunicazione
come primo argomento di riflessione.
Il primo punto su
cui Cinzia Mammoliti si sofferma è il contesto comunicativo, perché è il
terreno su cui il manipolatore fa crescere il suo atteggiamento.
Comunicare è alla
base di qualsiasi relazione: si comunica con le parole, con i silenzi, con i
gesti, con gli sguardi….
I manipolatori
relazionali ne sono ben consci e gestiscono il rapporto con l’altro mediante
affermazioni contraddittorie, silenzi immotivati, rifiuti improvvisi di
proseguire una conversazione o di ascoltare l’altro, un uso ambiguo dei
messaggi e dei ruoli.
Il processo
comunicativo ordinario, in cui gli elementi base sono rispettati (c’è chi
parla, chi ascolta, un messaggio chiaro, un canale aperto, un contesto
referenziale appropriato, un codice condiviso), viene sovvertito senza ragione,
perchè lo scopo solo apparente è quello di far passare un’informazione, quello
reale è assumere il controllo sull’altro, confondendolo.
I manipolatori
parlano e non ascoltano, contraddicono con la prossemica le loro affermazioni,
di modo che la comunicazione verbale e quella non verbale sono incongruenti,
come nella comunicazione double bind.
Gli esempi che la
dottoressa Mammoliti porta a sostegno delle sue parole sono tratti dalla sua
lunga esperienza di ascolto e rispecchiano la nostra quotidianità, un momento
che tutti abbiamo vissuto e subito durante la nostra vita.
E’ importante sapere
e capire, per potersi attrezzare alla difesa, per preparare armi che
sconfiggano chi entra nella nostra vita e di prepotenza vuole gestirla,
trasformarla in un docile pezzo di creta da modellare.
La sintesi delle
peculiarità dei manipolatori nel saggio di Cinzia Mammoliti.
Le modalità
comunicative dei soggetti in questione vanno identificate subito, per fermarne
l’azione: essi mentono sapendo di mentire, provano piacere nel farlo anche se è
fine a se stesso, occultano ed omettono verità con successo, destabilizzando il
loro interlocutore che non è più in grado di muoversi a suo agio. A loro
appartiene una subdola forma di comunicazione, consistente nel predicare il
falso per sapere il vero: rovesciano sull’altro informazioni o accuse prive di
fondamento per valutare una reazione generando difficoltà.
Nessun manipolatore,
poi, si assume le proprie responsabilità: le colpe sono sempre altrui, il suo
ruolo è quello della vittima ad oltranza – quanti mariti, colpevoli di
tradimenti seriali, accusano le mogli di averli indotti a questo passo per
averli trascurati o non amati a sufficienza?
e quante mogli, soprattutto, si convincono che sia davvero così?
Capaci di adulare e
sedurre per arrivare ai loro scopi, i manipolatori sanno trasformarsi in tempo
breve in individui aggressivi e minacciosi, convinti di avere ancora una volta
ragione e di essere incappati, per loro mala sorte, in compagne/i che non li meritano.
Annientare
l’autostima altrui e compiacersi della propria sembra essere il loro sport
preferito.
Nell’ambito
familiare, ma anche in quello lavorativo, è difficile interrompere una simile
venefica relazione: occorre avere la forza di sottrarsi a critiche continue, a
ricatti emotivi, a pressioni ingiustificate.
Nella seconda metà
del secolo scorso era quasi impossibile, per una donna, sfilarsi da una simile
rapporto nocivo; oggi, con una maggiore formazione e consapevolezza,
accompagnate all’autonomia economica, il passo va fatto senza esitazione.
Perché continuare a
essere derise o provocate, diventare oggetto di silenzio punitivo, navigare a
vista tra ambiguità, elusività e vaghezza?
Cinzia Mammoliti
utilizza consapevolmente il femminile riferendosi ai soggetti che subiscono,
perché è molto più alta la percentuale delle donne invischiate con un partner
manipolatore.
Se non si interrompe
per tempo un simile legame, purtroppo, non è raro assistere alla trasformazione in violenza
psicologica o fisica, con il rischio di perdere se stessi e la propria
autonomia.
Le vittime
privilegiate dei manipolatori e le loro difese.
Come si diventa
vittime della comunicazione manipolatoria?
Cinzia Mammoliti è
molto chiara: tutti
possiamo esserlo, perché un manipolatore o una manipolatrice incrociano il destino
di tutti, prima o poi, ma se siamo individui empatici, sensibili, altruisti lo
saremo ancora più facilmente.
Appare come un
paradosso, ma è la realtà:
i sentimenti positivi ci rendono fragili e predisposti, quelli negativi, come
l’egocentrismo, l’indifferenza ai bisogni altrui, l’eccesso ingiustificato di
autostima ci proteggono potenzialmente dal rischio.
L’accortezza
maggiore sta nel comprendere prima che sia troppo tardi, nel garantirsi una
conoscenza a prescindere dal presente, forti di letture come quelle del saggio
della dottoressa Cinzia Mammoliti.
A seguito di un
percorso simile, si è più preparati a identificare i tre stadi attraverso cui
la manipolazione si evolve e a organizzare la propria difesa.
Accantonare i sensi
di colpa, lavorare sulla propria autostima dopo aver allontanato il partner
nocivo, gestire in modo consapevole l’empatia e la fiducia, conoscere le
astuzie della contro manipolazione, diventare capaci di apparire insensibili
come una pietra, facendosi scivolare addosso ogni cosa senza che ci possa
scalfire, usare l’interruzione comunicativa, il silenzio, come arma di difesa:
è come scalare una montagna, per lo sforzo che richiede, ma può determinare la
salvezza, la trasformazione totale della propria esistenza.
“Ci vogliono
innanzitutto una grande forza di volontà e poi tanta determinazione per
comportarci in maniera nuova ma, quando cominciamo a riappropriarci della
nostra dignità, smettendola di farci trattare come nessuno andrebbe trattato,
tutto diviene più facile e il percorso si fa in discesa. (…) Un lungo viaggio
di mille miglia comincia con un solo passo, diceva Lao Tzu, ma è fondamentale
abbracciare l’idea di poterci almeno provare.”
(Cinzia Mammoliti,
un manuale per difenderci dalla comunicazione manipolatoria
AUTORE : Cinzia
Mammoliti.)
La comunicazione persuasiva e manipolatoria:
analisi degli strumenti di difesa a partire
dai principi persuasivi di Robert Cialdini.
Rivistapiesse.it-
Maurizio Rizzuto, Sara Schietroma-( 22 Giugno 2021)- ci dice:
Differenza tra
persuasione e controllo mentale.
Per controllo
mentale non si intende un comportamento di possesso della mente di un altro
individuo, si intende, più che altro, l’utilizzo di strumenti comunicativi,
fisici o chimici per fare in modo che un individuo che ricopre il ruolo di
vittima, vada verso obiettivi o faccia ciò che serve per raggiungere gli
obiettivi di colui che esercita il controllo. Questo implica una svalutazione
delle possibilità attribuite all’altro e implica un annullamento dell’autonomia
decisionale dello stesso. Quando la comunicazione è manipolativa questi
obiettivi vengono raggiunti o si cerca di farli raggiungere con atti di
sopruso, di violenza fisica, psicologica o chimica. Per violenza si intendono
dunque quelle azioni che in modo coercitivo forzino l’altro a non fare ciò che
vorrebbe fare o a fare ciò che non vorrebbe fare. Quando si parla di
comunicazione persuasiva si intende invece un tipo di comunicazione fondata
sulla dialettica e sul confronto (Nardone, 2015).
L‘elemento comune di
tutti i processi persuasivi è il dare ad una persona (la vittima) l’impressione
di autonomia, di concessione di un margine di libertà individuale, in modo che
possa scegliere ciò che viene considerato importante per il persuasore. Da questo punto di vista la persuasione è un po’ più
complicata da mettere in atto rispetto alla cosiddetta manipolazione mentale; è
sicuramente più lunga e difficile da sostenere ma può portare a risultati più
duraturi.
La manipolazione
mentale è piuttosto incisiva, veloce e spesso di facile implementazione; tende
tuttavia a produrre risultati non duraturi. Spesso infatti i suoi effetti diminuiscono fino ad
esaurirsi col tempo se non vengono rinforzati con nuovi e ripetuti attacchi
manipolativi. Inoltre, nella manipolazione, la fase di cedimento della vittima
rappresenta quasi sempre una sconfitta, perché causata da un’aggressione o da
una forzatura.
Nella persuasione
invece la difesa è solo una delle possibili risposte, perché la persuasione
fornisce la possibilità di fare una scelta precedentemente non contemplata, ma
tale scelta ha molte probabilità di essere utile o protettiva per la vittima. In ogni caso, la persuasione contempla come opzione
anche una comunicazione persuasiva contraria (di reazione); nella manipolazione
mentale invece la reazione difensiva o contraria viene considerata negativa,
una sorta di ribellione, e viene di conseguenza punita.
Gli strumenti di
difesa.
Nell’ambito della
comunicazione manipolatoria e persuasiva verranno di seguito analizzati alcuni
elementi comunicativi che in modo automatico guidano gli atteggiamenti e le
risposte degli individui. Al contempo la consapevolezza di tali meccanismi può
essere efficacemente utilizzata come forma di protezione da attacchi persuasivi
e manipolativi.
Questi principi
persuasivi, studiati a fondo da Robert Cialdini (2005; 2009; 2017) si basano su
risposte automatiche dette euristiche. Le euristiche sono strategie cognitive, scorciatoie
di pensiero, che permettono alle persone di emettere giudizi molto rapidamente,
attribuendo significato alle varie situazioni e prendendo decisioni a fronte di
problemi complessi o di informazioni incomplete (Schietroma e Rizzuto, 2013;
Hewstone et al., 2015; Rizzuto, 2018).
Grazie alle
euristiche, la comunicazione persuasiva tende ad usare alcuni principi
comunicativi che intervengono nel processo di scelta delle soluzioni in modo
estremamente automatico identificando, come interni e personali, obiettivi che
di fatto sono esterni.
Il principio di simpatia è uno di questi ed è
legato all’euristica secondo cui chi ci appare simile in qualcosa avrà anche
altre caratteristiche simili, per cui, basta che un individuo riconosca in un
altro una caratteristica personale (peculiare o no) in comune con se stesso per
giudicarlo un appartenente allo stesso gruppo, e quindi provare quell’affetto
che si prova per i propri simili, familiari, etc.
Il principio di
simpatia determina
l’atteggiamento messo in atto di fronte ad una richiesta espressa da un
individuo riconosciuto come simile al ricevente, o per lo meno, che esprima
caratteristiche desiderabili per il ricevente (Goldstein et al., 2010;
Frauenstein e Flowerday, 2020).
Il principio di simpatia viene sfruttato dal
manipolatore per entrare in “intimità” con la vittima e costringerla al
comportamento di acquiescenza.
Di converso, può essere uno strumento di difesa prezioso per la vittima. Ad
esempio, in situazioni di pericolo, si può utilizzare il principio di simpatia
nel cercare aiuto in chi ha avuto le stesse esperienze aggressive.
Questo è stato
evidenziato dagli studi sull’exit-counseling (Hassan, 1999; 2012) ed è tutt’ora
utilizzato per quanto riguarda le sette. Un utilizzo ancora più efficace del principio di simpatia
si può ottenere nell’evidenziare in modo introspettivo quale tipo reale di
legame ci sia tra la vittima e (l’aggressore). Riconoscere la potente influenza
del principio di simpatia è un processo mentale piuttosto semplice, che nella
sua semplicità permette un cambiamento di autoconsapevolezza determinante. Lo
stesso principio può essere usato anche riguardo all‘esterno. Come già accennato riguardo l’exit–counseling, si può
usare il principio di simpatia a proprio vantaggio andando a cercare chi sia riuscito
in passato a superare una situazione fortemente manipolativa dello stesso tipo. Questo è un elemento prezioso, utile anche per la
conoscenza di sé: un apprendimento tratto dall’esperienza dei propri simili.
Un altro principio
persuasivo utile come difesa dalla comunicazione manipolatoria è il principio
di amicizia. Questo è un
atteggiamento che risponde all’euristica: “se si comporta come amico, non posso deluderlo”, oppure “siccome è un amico, siccome è il mio
partner, siccome è la maestra o un professore, non voglio dargli dispiacere e quindi faccio quello
che dice“.
Questi dialoghi
interni non sono gli stessi fatti come risposta ad uno stimolo di paura. In
questo caso il discorso interno è: “non voglio dare dispiacere – oppure – non
voglio rompere quell’amicizia, non voglio rompere quel legame affettivo per cui
io continuo a fare quella cosa, a seguire quegli amici o quella persona perché
sono legato a quella persona e non voglio darle dispiacere“.
È importante
riconoscere una risposta di questo tipo, perché solo con la piena
consapevolezza di un atteggiamento di questo tipo si può mettere in pratica una
difesa. Quando si è vittime
di una manipolazione la soluzione è piuttosto semplice e segue una logica
ferrea, ma che non può essere attuata senza la consapevolezza che la sensazione
di amicizia sia solo mentale e non abbia prove reali.
Se quel persuasore
fosse veramente una persona affettivamente legata al destinatario, se l’affetto
fosse gratuito e non perseguisse obiettivi estranei o ambigui, il modo per
risolvere lo stato di malessere dovuto al dover rispettare il principio di
amicizia sarebbe uno solo: se il persuasore fosse realmente un amico, e
provasse realmente affetto per la vittima, accetterebbe il fatto che
quest’ultima non sia d’accordo con lui o che non lo segua in quel certo
percorso. Solo dopo questo
ragionamento entrerà in campo la paura di perdere l’amicizia; perché nel caso la vittima si accorgesse che il
persuasore non provasse sinceramente affetto per lei ma volesse unicamente
forzare quest’ultima a fare qualcosa, allora subentrerà, da parte della
vittima, la paura di perdere quella persona. Ci sono situazioni in cui questo
approccio, da solo, può risultare efficace.
Altre situazioni avranno bisogno del rinforzo di altri strumenti di
difesa: individui con la sensazione di essere da sempre trascurati
affettivamente e con profonda carenza affettiva sono facili vittime di attacchi
manipolativi che stimolino una risposta euristica di questo tipo. Questi individui avranno molta difficoltà a
risolvere senza dolore una situazione così aggressiva. Tuttavia, la soluzione
resta la stessa, supportata in questi casi dalla ricerca di legami affettivi
reali di moderata intensità, tali da far abituare l’individuo a riconoscerli
senza vivere una sorta di luna di miele affettiva emotivamente troppo
impegnativa (Cialdini, 2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020).
Il principio di
autorità riguarda
l’attribuzione di un ruolo di autorità ad un individuo che, pur non ricoprendo
il ruolo che gli viene attribuito, presenta elementi che lo facciano sembrare
tale (Goldstein et al., 2010; Cialdini, 2009; 2017; Buchanan, 2020).
Vi sono due modalità
distinte e opposte con cui si può utilizzare il principio di autorità come
strumento di difesa contro attacchi manipolativi. La prima riguarda una
verifica di responsabilità: un individuo posto ad un livello di una scala gerarchica superiore rispetto ad un altro
individuo, dovrà saper gestire la responsabilità, oltre che il potere, nei
confronti del sottoposto. Un
potere gestito senza responsabilità sarà un potere immaturo, pericoloso e
distruttivo:
immaturo perché
gestito da una posizione adolescenziale e non adulta,
pericoloso perché
privo di una autolimitazione come il senso di responsabilità, e quindi fuori
controllo,
distruttivo perché
centrato su bisogni personali opposti ai bisogni di gruppo.
Quindi, se
l’individuo considerato un’autorità fosse veramente un esperto in quel dato
ambito di conoscenza, proverà un senso di responsabilità verso chi è meno esperto,
e quindi sarà adeguatamente disponibile nel diffondere la propria conoscenza,
utilizzando una comunicazione concreta, fornendo prove, concedendosi alle
critiche, etc.
Quando invece ci si
trova di fronte al principio di autorità e non ad una figura di autorità, quell‘individuo con
cui si ha a che fare sarà investito del titolo di esperto, di maestro, ma
siccome nella realtà potrebbe non esserlo ed essere considerato tale per
qualche inferenza fatta su di lui, allora tale individuo non metterà in atto
l’atteggiamento di responsabilità a cui si è accennato sopra.
Egli non si sentirà
responsabile verso chi sta apprendendo da lui o verso chi sta seguendo le sue
orme e non sentirà il bisogno di fornire spiegazioni o prove di ciò che dice o
fa. Il principio di
autorità è evidente per esempio nella pubblicità. Un calciatore che fa la pubblicità ad un profumo o
ad una PlayStation, viene considerato un’autorità perché è una persona famosa,
ma in realtà egli potrebbe non conoscere affatto il prodotto che pubblicizza
perché non è un vero esperto al riguardo.
Un vero esperto,
d’altro canto, per poter essere affidabile dovrebbe manifestare la
disponibilità a favorire la diffusione della proprie conoscenze. Diversamente, non fornendo adeguate informazioni,
chi fa appello al principio di autorità, utilizzerà una comunicazione
suggestiva o euristica per persuadere riguardo un evento o un prodotto. Il secondo modo con cui si può utilizzare il
principio di autorità come strumento di difesa contro attacchi manipolativi
viene messo in atto in situazioni potenzialmente manipolatorie, quando si percepisce la sensazione di essere forzati o
quando vi è un allarme per una situazione potenzialmente problematica.
In questi casi, far attenzione al principio di
autorità significa affidarsi a qualcuno che abbia dato prova di saper
riconoscere quel pericolo e di saper affrontare quella situazione. Spesso, in situazioni difficili e di grande impatto
emotivo, si tende ad affidarsi a persone a cui siamo legati da vincoli
affettivi, l’amore in queste situazioni porta a sovrastimare l’amato. In realtà, in situazioni di difficoltà, di
emergenza, o manipolatorie, non bisogna certo abbandonare gli affetti ma
bisogna saper discriminare quali risorse siano più utili nell’affrontare l’emergenza.
Una risorsa potrebbe essere il fare riferimento a persone realmente esperte.
Un ulteriore
principio persuasivo è quello della prova sociale (Cialdini, 2009; 2017;
Frauenstein e Flowerday, 2020). Secondo tale principio, tutto ciò che fanno gli
altri è fatto bene e le scelte fatte dagli altri sono le scelte giuste; in
pratica, la realtà prende forma sulla base di ciò che gli altri fanno, vedono,
o dicono.
La consapevolezza di tale principio persuasivo
può essere considerata un valido strumento di difesa laddove sussistano
condizioni di dipendenza affettiva. Molto spesso la dipendenza affettiva trae
nutrimento dal fatto che la vittima non vuole essere giudicata male dagli altri
e da quelli che dicono: «ma tuo marito è bravissimo, è una persona eccezionale,
quant’è gentile», quando invece in famiglia è un violento o un manipolatore…
Il temere il
giudizio degli altri fa scattare il principio della prova sociale, cioè “se gli
altri dicono che io non devo lamentarmi e che le cose vanno bene io non mi devo
lamentare perché sono io che non mi accorgo che le cose vanno bene, e quindi
sono io che sbaglio”. In questo caso, gli altri saranno i parenti, i genitori,
i fratelli, gli amici.
Un altro elemento da
considerare e la cui piena consapevolezza può diventare un utile strumento di
difesa è il principio di
impegno–coerenza (Cialdini,
2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020; Buchanan, 2020). Secondo questo
principio, un individuo, dopo aver preso una posizione, tenderà ad acconsentire
a richieste di comportamento che siano coerenti con quella posizione. Nel caso della dipendenza affettiva, il dipendente che
si trova in una relazione di coppia vincolante e manipolatoria si troverà a
dover esaudire le continue richieste di aiuto o di obbedienza da parte del
manipolatore coerentemente con le risposte di acquiescenza date in precedenza. In una comunicazione manipolatoria, in cui vengono
usate domande ambigue o tronche, le risposte che seguiranno saranno risposte ad
interpretazioni di tali domande, non alla domanda vera (nascosta o implicita).
In questo caso, per il principio di impegno coerenza, rispondere in modo
automatico (da parte della vittima) vorrà dire essere già dentro la trappola
persuasiva, perché, accettando l’ambiguità, la risposta farà riferimento ad una
domanda creatasi nella mente di chi risponde.
La dipendenza
affettiva è una risposta complessa, soggetta a risposte euristiche di diverso
tipo. Spesso la vittima si sente vincolata dal senso di colpa originato dal
principio di reciprocità (Cialdini,
2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020).
Questo principio è
un elemento importante nei processi affiliativi, tanto che nei gruppi ove non
ci sia reciprocità i legami sono poco stabili dato il crearsi di un basso
livello di soddisfazione. Secondo tale principio, quando un individuo fa un
regalo od una concessione ad un altro, che sia un dono o un favore, si
aspetterà consapevolmente o inconsapevolmente qualcosa in cambio; d’altra
parte, anche il beneficiario si sentirà, altrettanto consapevolmente o
inconsapevolmente, in dovere di ricambiare.
Nello specifico della dipendenza affettiva, la
vittima si sentirà spesso accusata di essere egoista perché non vengono
ricambiati i supposti comportamenti protettivi o altruistici del manipolatore. Ma l’euristica della reciprocità, in una relazione
spesso invischiante come quella della dipendenza affettiva, funziona anche al
contrario: credere di ottenere reazioni positive dalla propria acquiescenza. Il
dipendente (la vittima) si comporta in modo servile e acquiescente, anche
perché si aspetta che il manipolatore lo tratti bene, e questo avviene sia
nella dipendenza affettiva tra coppie, sia nell‘abuso su minori, sia con amici,
ma anche in ambito lavorativo (p.es. nel mobbing) e in ambito educativo.
Se ci si trova di
fronte ad un manipolatore, questi continuerà a chiedere sempre più acquiescenza
senza dare nulla in cambio, facendo credere che prima o poi la benevolenza
desiderata arriverà. Se
invece la persona a cui viene riconosciuto potere non avesse intenzioni
manipolatorie porterebbe avanti una transazione comunicativa sana fondata su
rinforzi positivi.
L’importanza degli
obiettivi personali.
Questo excursus
sugli strumenti di difesa si conclude con l’acquisizione di una nuova
consapevolezza, la consapevolezza degli obiettivi personali, molla di ogni comportamento
umano e scopo di ogni transazione comunicativa.
Nella vita
quotidiana, ancor più in una situazione di forte emergenza, è importante avere
in mente gli obiettivi che si vuole raggiungere e avere sempre chiari i propri
desideri e i propri interessi. Non sempre si riescono a definire chiaramente desideri profondi e
obiettivi finali; in queste situazioni è imperativo fermarsi e avviare
un’accurata introspezione.
Nel momento in cui siano chiari e ben definiti gli obiettivi di vita,
gli obiettivi riguardo una certa transazione comunicativa, i desideri rispetto
la propria vita, il futuro, il passato, le relazioni con le persone, l’amore,
la scuola e il lavoro, tutti gli strumenti di difesa descritti in precedenza
funzioneranno al pieno delle loro possibilità ed efficacia. In tal modo tutti gli strumenti di difesa perdono
l’etichetta di tecniche e di strumenti, per diventare atteggiamenti ben
radicati ed efficienti.
Questo perché sono gli obiettivi a dare un senso profondo alle scelte di vita,
e a permettere un riconoscimento profondo delle tecniche e delle strategie
utilizzate, tra cui proprio gli strumenti di difesa contro la comunicazione
manipolativa.
Senza una
progettualità e senza l’associazione degli strumenti di difesa ad obiettivi ben
definiti, gli stessi strumenti non introiettati diventerebbero soltanto
qualcosa da imparare a memoria e mettere in atto solo all’occorrenza,
riducendone l’efficacia.
Considerando l’analisi fin qui esposta da un’ottica diametralmente opposta, si
potrebbe ricorrere all’aiuto di due principi persuasivi molto efficienti e confusivi
dal punto di vista dell’identificazione dell’obiettivo finale: il principio di
scarsità ed il principio della prova sociale. Nel caso del principio di
scarsità l’obiettivo viene indotto dal desiderio di non perdersi un’occasione
ritenuta preziosa; secondo tale principio, le persone cercano di assicurarsi le
occasioni che scarseggiano; la
scarsità aumenta il desiderio di qualcosa perché vissuta come una restrizione
alla libertà di poterla avere.
Quindi la vittima
può credere di voler raggiungere una meta desiderabile solo perché resa
difficile da raggiungere dall’intervento esterno del persuasore o del
manipolatore. In più, questo principio può essere rinforzato, per una maggiore
efficacia, dalla creazione di una risposta di reattanza psicologica (Brhem,
1966; Miron e Brehm, 2006).
La reattanza
psicologica è quella reazione che ogni individuo ha nei confronti di una
restrizione (vera o presunta) della libertà personale: nella comunicazione
persuasiva, si pone una scelta obbligata e “ingiusta” in modo da spingere la
vittima verso un comportamento opposto, un comportamento di ribellione.
È chiaro che questa risposta di reattanza è
stata costruita dal persuasore per creare nell’immaginario della vittima un
nuovo e stimolante obiettivo da raggiungere, di solito legato all’illusione di acquisizione di
nuovi spazi di libertà personale.
Un meccanismo di
risposta simile viene prodotto da un principio già considerato in precedenza,
il principio della prova sociale (Cialdini, 2009; 2017; Buchanan, 2020; Frauenstein
e Flowerday, 2020). Secondo
tale principio una persona tenderà ad acconsentire ad una richiesta nella
misura in cui altre persone simili lo abbiano già fatto o lo stiano facendo.
La prova sociale è
considerata una prova di verità. In questo caso l’obiettivo da raggiungere è legato al bisogno di non
perdere il contatto con i propri simili e ciò rappresenta un obiettivo
protettivo, non di crescita. La crescita è data dalla creazione di qualcosa dal
nulla oppure dalla modificazione di qualcosa di preesistente, sempre
finalizzate al benessere dell’individuo.
Quando un obiettivo
è protettivo, il benessere non è evolutivo, ma è legato alla diminuzione delle
tensioni e delle paure. In
pratica, le risposte legate a questi due principi sostituiscono gli obiettivi
personali con obiettivi indotti esternamente.
Quindi, una
decisione stimolata dal principio di scarsità in realtà non è un obiettivo
personale che l’individuo desidera perseguire, ma rispecchia il bisogno di non
perdere una certa occasione. Nel
caso della prova sociale si può invece pensare: «gli altri lo fanno, io lo
faccio perché lo fanno gli altri»; quindi la persona sta mettendo all’esterno
l‘obiettivo da raggiungere.
Nei casi in cui è in atto un processo di
persuasione, o peggio di manipolazione mentale, è fondamentale discriminare gli
obiettivi e gli interessi personali dalle risposte automatiche. Allenando quotidianamente la propria capacità
introspettiva si possono discriminare gli obiettivi frutto di un’analisi
personale profonda, dagli obiettivi nati da motivazioni prevalentemente esterne
e di natura euristica.
In questo modo ogni
attacco manipolativo riceverà un tipo di risposta automatica (gli strumenti di
difesa fin qui descritti), frutto di analisi introspettiva; ogni strumento di
difesa si rivelerà una potente protezione dei propri obiettivi personali. Per cui,
nel momento in cui vi è una nuova consapevolezza riguardo obiettivi ed
interessi personali, i
meccanismi mentali utili per perseguirli sono proprio gli strumenti di difesa
oggetto di questo scritto.
Tali strumenti sono “di difesa” perché hanno
il compito di difendere uno dei nuclei profondi di ogni essere umano: la
possibilità di avere un futuro.
Tale possibilità è data dagli interessi personali (i quali permettono di
aumentare l’efficienza mentale) e dalla identificazione e rispetto degli
obiettivi (portare a compimento le personali tappe evolutive). Quando gli obiettivi e gli interessi personali sono
ben identificati e introiettati il meccanismo mentale automatico sarà quello di
proteggerli.
Conclusioni.
La nuova
consapevolezza derivata dallo studio degli strumenti di difesa permette di
comprendere che ogni persona che cerca di attuare il controllo mentale su un
altro essere umano è una persona che non riconosce l’altro, o come suo pari, o
come suo simile.
In relazione a ciò è
importante tenere conto che ogni comunicazione difensiva messa in atto sarà
necessariamente studiata e strategica, e, il più delle volte, sembrerà
innaturale.
Sarà questa innaturalità, questo agire strategico che permetterà alla
“vittima” di uscire fuori dal suo ruolo, o per lo meno, di rendere evidente che
quel ruolo è stato finalmente scoperto. Una conclusione nefasta, ma non infrequente, si ha
quando la dimostrazione di aver riconosciuto la comunicazione manipolativa,
stimola una risposta ancor più violenta del manipolatore. Questo spaventa e può far desistere da una qualsiasi
reazione, bloccando la vittima nel suo ruolo precostituito.
Bisogna tener conto
però, che una reazione più violenta è una mera copertura, da parte del
manipolatore, della sua incapacità di raggiungere l’obiettivo che si era
prefissato. Una disperata
controffensiva, che spesso cela l’esaurimento del vigore del manipolatore e la
paura dell’inefficacia del suo attacco. Se la vittima resta ferma nella reazione di difesa, di
protezione dei suoi interessi, non farà altro che accorgersi dell’esaurimento
di tali energie.
Le principali
tecniche di manipolazione.
Guidapsicologi.it-comitato
di guida psicologi-(20 GEN 2020)- ci
dice:
(Articolo rivisto
dal Comitato di GuidaPsicologi).
Alcune persone
cercano di ridurre la nostra autostima e di farci sentire insicuri e colpevoli.
Quali strategie utilizzano?
Le principali
tecniche di manipolazione.
Narcisisti,
manipolatori, bugiardi...quali sono le tecniche manipolatorie che dobbiamo
evitare?
Manipolazione e
manipolatori.
Non sempre chi ci è
vicino vuole il nostro bene.
Amici, parenti o colleghi di lavoro possono mettere in atto delle strategie per
annullarci o per ridurre la nostra autostima. Si tratta di vere e proprie tecniche di manipolazione
che sono spesso utilizzate, ad esempio, dai bugiardi patologici o dai narcisisti.
Non sempre è facile
rendersi conto di essere vittima di questi attacchi. Tuttavia, è importante
imparare a riconoscere queste tecniche perché potrebbero danneggiarci
seriamente e far aumentare le nostre insicurezze. C’è da dire però che forme di manipolazione
psicologica esistono a diversi livelli, anche quotidiani, che non sembra
provocano danni così irreparabile o per i quali non è necessario ritrovarsi
sempre sulla difensiva.
Alcune forme di
manipolazione vengono usate anche nell’educazione o nelle nostre relazioni
quotidiane. Quindi è
importante imparare a distinguere quando ci troviamo vittime di comportamenti
tossici e patologici, e quando invece siamo davanti a forme di manipolazione
quotidiane che possiamo imparare a gestire tramite l’esperienza.
Caratteristiche
manipolatorie.
Caratteristiche di
un manipolatore.
Esistono diversi
tipi di persone che cercano di manipolarci, spesso a causa della loro stessa
insicurezza e del bisogno di "nutrirsi" della confusione o
dell'infelicità degli altri. Il
loro obiettivo è quello di farci sentire deboli, di ridurre la nostra autostima
e di farci sentire colpevoli per errori che hanno commesso loro.
Riconoscere ed
evitare queste persone o le loro tecniche è indispensabile per non cadere nelle
mani di questi manipolatori o di soffrirne le conseguenze nel lungo periodo. Di
seguito vi illustriamo alcune delle principali tecniche manipolatorie
utilizzate.
Tipi di
manipolazione.
La manipolazione può
avere presa su diverse sfere del nostro essere, dalla manipolazione emotiva a
quella psicologica. Il
manipolatore patologico cerca infatti di individuare dei “bottoni”, ovvero
delle debolezze nelle vittima, sui quali fare leva.
Lo psicologo George
K. Simon, afferma che perché una manipolazione sia efficace è necessario che il
manipolatore agisca secondo determinate regole e comportamentali e disponga di particolari
attitudini.
In particolare:
Il manipolatore
nasconde la sua aggressività, e non lascia trasparire le sue reali intenzioni.
Questo punto è fondamentale perché la manipolazione possa avere successo. Normalmente
vengono applicate due forme di mascheramento dell’aggressività: o attraverso
forme passivo-aggressive (come il
silenzio o l’ostilità indiretta) o forme di aggressività relazionale (che
includono la distruzione dell’autostima della vittima o delle sue sicurezze).
Il manipolatore dispone della capacità di individuare le debolezze
delle sue vittime, ed è in grado, a partire da queste debolezze, di creare veri
e propri schemi di manipolazione.
Insensibilità,
mancanza di senso di colpa e distacco emotivo: il manipolatore non ha remore a causare danno alla
propria vittima, se questo è utile al suo obiettivo.
Come vedremo nel
paragrafo successivo infatti, la manipolazione avviene a livello interazionale
e comunicativo perché è necessario che ci sia uno scambio tra le due persone.
manipolazione
psicologica.
La manipolazione
psicologica.
La manipolazione
psicologica è un fatto interazionale che deriva dallo scambio tra due e più
persone e che ha alla base pertanto una forma comunicativa. Quindi per essere un buon manipolatore, occorre essere
anche un buon comunicatore (e la vittima deve essere disposta ad ascoltare). Questo perché è necessario che i concetti espressi
dal manipolatore, anche se sono semplici, facciano leva sul lato emotivo e
psicologico della vittima e siano dotati di una forma narrativa.
Robert Cialdini,
Psicologo statunitense e professore dell’Arizona State University, riconosce
alcune regole fondamentali nella comunicazione persuasiva, basate su strategie
cognitive e volte a modificare l’atteggiamento dell’interlocutore.
Le regole della
comunicazione persuasiva.
Cialdini,
all’interno dei suoi studi sulla psicologia sociale, studia alcune formule di
base dei rapporti interpersonali che tendono alla manipolazione e alla
persuasione.
Vediamole da vicino:
Reciprocità: è stato dimostrato che l’essere umano sente la
necessità di ricambiare favori. Ma questo sentimento può essere pericoloso perché può portare a
sentirsi in debito per favori non chiesti, può portare a scambi non equi e far
sí che l’altro accetti solo per il sentimento di reciprocità.
Anche nell’ ambito
del marketing e del commercio viene usato questo tipo di meccanismo: per esempio quando si regalano campioni omaggio, nella
speranza di incitare a un acquisto.
Impegno e coerenza: mantenere ferme le nostre idee e la nostra coerenza
è un punto importante nella definizione del sé e per questo motivo cerchiamo di
applicarlo spesso. Esistono
forme di influenza sociale che cercano di sfruttare questi meccanismi per
arrivare ai loro scopi. Può
essere il caso per esempio di un venditore che, sapendo che siete ecologisti,
cercherà di usare un argomentario di risparmio energetico e riduzione dei
residui per vendere il suo aspirapolvere.
Abbocando a questo
amo, l’acquisto di quell’aspirapolvere sembrerà coerente con i vostri ideali e
la vostra identità.
Riprova sociale: Le persone possono essere influenzate dalla massa,
proprio perché si tende a credere che se la maggior parte delle persone fa o
crede una cosa, per forza questa debba essere vera. Secondo questo principio
infatti nascono e si consolidano le mode.
Autorità: Si
crede più facilmente a ciò che viene espresso da una fonte autorevole o da una
figura di rilievo, dando per scontato che tali persone e/o istituzioni possano
essere più fondate. Tali istituzioni o persone, tendono pertanto ad avere più
potere persuasivo.
Simpatia: Creando un legame di simpatia o di similitudine,
riuscendo così a far sì che l’interlocutore si identifichi o prenda a cuore la
situazione perché gli risulta molto vicino a sé, il manipolatore può influire nel cambio di visione o
di atteggiamento nell’altro.
Scarsità: Nel caso soprattutto di marketing e commercio,
definire un bene scarso può far si che le persone tendano a comprare
impulsivamente, spinti dalla preoccupazione di non trovare più ciò che vogliono
acquistare.
Tecniche emotive e
psicologiche.
Partendo da queste
considerazioni, possiamo cercare di approfondire alcune tecniche di
manipolazione emotiva e psicologica che vengono usate nelle relazioni
interpersonali.
Proiezione e colpa.
Come abbiamo già
detto, molti di questi manipolatori sono insicuri e per questo
"proiettano" i propri errori e le proprie mancanze sull'altra persona
facendola sentire colpevole. In
questa maniera, il manipolatore cerca di capovolgere la situazione a suo
favore, in modo tale non solo da risultare vincitore all'interno della
discussione ma anche di far stare male l'altro.
Distorcere la realtà.
Una delle tecniche
più utilizzate è quella di distorcere la realtà. Può accadere, per esempio, durante una discussione
con il partner. La
strategia del "gaslighting" si utilizza per destabilizzare e far dubitare l'altra
persona e per farle credere che stia vivendo in una realtà immaginaria. Una delle frasi più utilizzate? «È tutto frutto della
tua immaginazione».
Confondere con le
parole.
Alcuni manipolatori
sono piuttosto bravi con l'utilizzo delle parole. Creano una rete di frasi e di
espressioni che ingabbiano e confondono la vittima. Utilizzano veri e propri monologhi, interrompendo
l'altra persona, evitando
che esprima la sua opinione e riuscendo ad avere il controllo all'interno della
conversazione. In
alternativa, il manipolatore può cercare di affibbiare parole che il suo
interlocutore in realtà non ha mai pronunciato cercando di interpretare il suo pensiero in maniera
distorta.
Il silenzio.
Quando il narcisista
si rende conto che le sue tecniche non hanno l'effetto desiderato, può
intraprendere due strade: insultare
o stare in silenzio. Nel
secondo caso, la vittima si sente invisibile e colpevole. L'obiettivo è quello di umiliare l'altra persona e di
farla sentire male per non essersi sottomessa ai suoi desideri e alle sue
tecniche di manipolazione.
Il finto buono.
Uno dei manipolatori
più subdoli è senza dubbio chi si dimostra molto amichevole e buono con l'altra
persona ma che in realtà indossa una maschera. Nonostante sembri capace di gioire con l'altro per i
traguardi raggiunti, cerca
sempre in maniera sottile di instillare il dubbio o di distruggere parte delle
gioie conquistate.
tecniche di
manipolazione mentale ed emotiva.
Altre tecniche di
manipolazione mentale.
Abbiamo visto che
esistono diverse tipologie di manipolazione e che vengono messe in atto dal
manipolatore per indebolire
la volontà della persona che ha davanti e poter così plasmare la sua mente con
forme di condizionamento.
Il condizionamento
fu studiato da Pavlov, che dimostrò come sia possibile connettere alcuni stati
emotivi e risposte cognitive a stimoli esterni grazie appunto a forme di
associazione. Questo tipo
di comportamento stimolo-risposta è alla base della manipolazione ed è lo
strumento utilizzato dai manipolatori. Vediamo alcune forme di manipolazione mentale.
Isolamento. L’essere umano è un animale sociale, e una parte
dell’immagine che abbiamo di noi stessi viene proiettata dalle relazioni che
abbiamo. Non solo:
l’affetto, l’amore, la comunicazione e tanti altri aspetti sono fondamentali
per l’essere umano. Una
persona isolata dal mondo per lungo periodo, inizierà ad avere percezioni
distorte della realtà, lascerà navigare l’immaginazione e le sue ansie,
arrivando a un punto di diventare vittima dei suoi stessi pensieri. L’isolamento può essere una forma molto forte di
indebolimento e persuasione mentale.
Il gruppo: forme di controllo sociale e “Group thinking”. Lo
psicologo Solomon Asch studiò a fondo le dinamiche di gruppo per arrivare a
definire come gli individui siano fortemente condizionati nei propri
comportamenti e nella percezioni di ciò che accade. Questo accade per ciò che gli individui percepiscono
nella realtà esterna, ma anche su come essi stessi si definiscono. Per esempio se una persona all’interno di un gruppo
viene etichettata in un certo modo all’interno del gruppo, potrebbe sentirsi
identificata con il passare del tempo con quest’etichetta. Pertanto il gruppo può influire non solo su come
l’individuo percepisce la realtà, ma anche su come percepisce sé stesso.
Sottomissione. Le forme di manipolazione che sottendono a processi
di sottomissione, sono diverse e complicate, ma il fatto principale è che il manipolatore tenterà
di ledere la percezione del sé della persona manipolata per assumerne il
controllo, facendole credere di essere sbagliata o malata. Normalmente questo tipo di manipolazione genera poi
una dipendenza che porta la vittima a non riuscire più a liberarsene e a non
vedere chiaramente la realtà.
Esaurimento: un’altra pratica di manipolazione è quella di
portare la persona all’esaurimento, cercando di condizionare e destruttura la sua mente.
Esistono altre forme
di manipolazione sia fisica che mentale molto forti che vengono usate in
diversi contesti, come per esempio l’ipnosi. Se vi sentiste in qualche momento vittima di
manipolazioni mentali e psicologiche contatta uno specialista che ti possa
aiutare.
Vittime e
manipolatori.
Abbiamo visto le
caratteristiche principali dei manipolatori e le loro tecniche. Ma secondo che criterio il manipolatore sceglie la sua
vittima ideale? Normalmente un narcisista o un bugiardo patologico, scelgono
le loro vittime in base a certe debolezze che denotano.
Ogni manipolatore,
potrebbe agire su una debolezza particolare, però cercando di riassumere le
varie teorie, potremmo dire
che il manipolatore cerca di far leva su:
l’ingenuità o
l’eccessivo biasimo, ossia su persone che non sono in grado di percepire il
male nell’altro e ritengono che gli altri siano sempre onesti .
Scarsa fiducia in sé
stessi o bassa autostima:
le persone che credono di non meritarsi amore o non sono sicuri di sé stessi,
sono più facile da manipolare e convincere. Anche coloro che non hanno ancora definito la loro
identità potrebbero sentirsi compromessi da un manipolatore.
Dipendenza: le persone che tendono a soffrire di alcune forme di
dipendenza, soprattutto quella emotiva, tendono a dipendere dagli altri e a
essere sottomessi per il loro equilibrio emotivo. Per questo il manipolatore potrà influire facilmente
su queste persone.
Razionalizzazione: cercare di riportare tutto sul piano logico o capire
le ragioni del manipolatore può fare perdere di vista la realtà delle cose.
Solitudine: anche la solitudine o la continua ricerca di
approvazione da parte degli altri può far sì di essere facilmente manipolabili.
Queste sono alcune
caratteristiche generali che possono rendere vulnerabile una persona a tecniche
di manipolazione.
Ovviamente ne
esistono degli altri e ogni caso è particolare, se ci si sente in balia di
manipolazione è sempre meglio chiedere aiuto a uno specialista.
Sintomi di manipolazione.
I principali sintomi.
La manipolazione si
può verificare in qualsiasi ambiente relazionale, dal lavoro all’amicizia e può
presentarsi con una serie di sintomi. Secondo alcuni studiosi, esistono 3
livelli in cui si potrebbero manifestare i sintomi:
il primo livello è il livello in cui si presentano i primi segnali di
manipolazione, che però potrebbero essere gestiti con una buona comunicazione.
Per esempio si potrebbero verificare stati di confusione, eccessivo controllo
da parte del partner, persone che ti mettono in guardia dal rapporto, ansia e
timore quando il partner si avvicina, non sentirsi sé stessi.
Il secondo livello
di manipolazione si
presenta quando la persona manipolata inizia a mettere in dubbio le proprie
ragioni e ciò che pensa o prova. In questa frase il manipolatore inizierà a decostruire l’identità e
l’autostima della persona con critiche, giudizi, ricatti emotivi, silenzi, per
dimostrare che ha ragione e che l’unico punto di vista che conta è il suo.
In questa fase i sintomi che scatena tale
manipolazione nella vittima sono ansia generalizzata, stanchezza,
colpevolizzazione. (anche di cose che non si sono fatte), giustificazione degli
atteggiamenti del manipolatore, perdere interesse riguardo ad altre cose,
dimenticare eventi o atteggiamenti passati.
Il terzo livello di
manipolazione coincide con
la fase di resa, dove la persona manipolata è totalmente soggiogata dal
manipolatore che lo
giustificherà e si sentirà meritevole del trattamento orribile che sta
ricevendo. I sintomi della
persona manipolata in questa fase sono: depressione, ansia e attacchi di panico, apatia,
stress, disturbi psicosomatici, paura e angoscia.
Come uscirne.
Uscire da un periodo
di manipolazione psicologico è difficile, perché le principali tecniche si
basano appunto su forme di distorsione della realtà e di annichilamento
dell’identità e dell’autostima della persona, oltre che a forma di dipendenza. Per questo è necessario un lungo percorso di
ricostruzione e di presa di coscienza del proprio essere e di quello che è
successo.
Come in ogni
processo psicologico, il primo passo per migliorare e iniziare a recuperarsi è
l’accettazione di ciò che è successo. Per uscirne si lavorerà poi su altri processi come
il riconoscimento delle strategie manipolative, la ricostruzione emotiva e il
rispetto verso sé stessi. Seguire
una terapia può essere un aiuto, per poter elaborare e superare questo momento. Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema,
puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti.
Focolaio Covid alla Camera, sette deputati positivi.
msn.com- il
messaggero.it- Redazione- (24-11-2021)-
ci dice_
Da un lato il
ritorno dei contagi, dall’altro i ricorsi contro il Green pass. Alla Camera la
sfida contro il Covid 19 assume, a tratti, contorni grotteschi. Proprio nel
giorno in cui fonti parlamentari lasciano trapelare la notizia di 7 deputati
risultati positivi ai tamponi alla fine della scorsa settimana, in Aula va
infatti avanti lo scontro sul “Qr code”.
Il Green pass
infatti, come per qualsiasi altra attività del Paese, è obbligatorio per
accedere ai lavori.
Tuttavia la deputata eletta con il M5s e ora nel Misto Sara Cunial la scorsa
settimana ha presentato ricorso contro la misura, vincendolo e prendendo parte
in questi giorni ai lavori (ieri l’assurda invettiva rivolta ai colleghi: «Anche se voi mi discriminate io vi perdono»). Una vicenda che ha fatto scuola. Al punto altri dieci esponenti del gruppo Misto della
Camera hanno presentato ricorso contro la delibera dei questori. Una richiesta
di sospensiva su cui dovrà esprimersi il Consiglio di giurisdizione di
Montecitorio domani.
Sette deputati sono
risultati positivi al covid. E alla Camera si è affacciato il timore di un
ritorno al passato recente.
A Montecitorio, la normalità aveva compiuto un passo simbolico, ma significativo,
un paio di settimane fa, con la riapertura del Transatlantico, chiuso con
l'emergenza sanitaria per far posto ai banchi dell'Aula e garantire il
distanziamento dei parlamentari. Il presidente della Camera Roberto Fico ha comunque rassicurato: c'è un
«monitoraggio costante - ha detto - e la situazione Covid è sotto controllo».
Intanto, un gruppo
di parlamentari ha presentato due ricorsi - uno alla Corte Costituzionale e uno
alla Camera - contro il green pass a Montecitorio: «Abbiamo sempre detto che è
una misura irrazionale - ha detto Raffaele Trano, deputato di Alternativa c'è -
Avere tutto il Parlamento vaccinato non significa essere immuni».
La notizia dei sette
contagiati è arrivata nel giorno in cui la deputata no vax Sara Cunial (eletta
col M5s e ora nel gruppo misto) è tornata alla Camera: malgrado non abbia il
green pass, può (momentaneamente) partecipare ai lavori, ma solo dalla tribuna.
«Vi perdono anche se mi
state discriminando come mai è successo a nessuno in questa Aula», ha detto
prima che si spegnesse il microfono. I «nuovi positivi» non sono i primi
parlamentari ad aver preso il covid in epoca vaccinazioni, ma il fatto che si
tratti di sette casi nello stesso momento ha creato un pò di apprensione, tanto
che la deputata di FdI, Wanda Ferro, ha chiesto che vi sia una «valutazione
della situazione». In ogni modo, i casi sarebbero stati riscontrati la scorsa
settimana: alla ripresa effettiva dei lavori dopo il weekend, i deputati
«positivi» non sarebbero quindi tornati a Montecitorio.
I like fanno male
alla politica.
Il Partito
democratico (USA) sta
affossando Joe Biden (e Trump ringrazia).
Linkiesta.it-Christian
Rocca-(23 novembre 2021)- ci dice:
Un importante
magazine americano ha raccontato l’errore politico del mondo progressista (dem
USA) che si è convinto che con le battaglie culturali identitarie che vanno
fortissimo sui social e nelle università si possano vincere le elezioni. La realtà dimostra il contrario e il presidente lo sa
benissimo, ma la risposta dell‘ala centrista è altrettanto sbagliata e sta
peggiorando la situazione.
La lezione vale
anche per noi del PD.
La presidenza di Joe
Biden è a rischio, e con essa anche l’esperimento democratico americano. L’ho
già scritto un paio di volte negli ultimi tempi, anche se confido ancora nei
pesi e nei contrappesi previsti dalla Costituzione degli Stati Uniti, ma ormai
il dibattito è aperto, pubblico, popolare.
Attenzione, il
problema stavolta non è Donald Trump. O, meglio, non è ancora Trump. Lo sarà se, come possibile, la presidenza Biden
dovesse clamorosamente fallire. Le elezioni di metà mandato del 2022 sembrano ormai segnate e se si
votasse oggi, secondo i sondaggi, Trump vincerebbe e questa volta difficilmente
farebbe prigionieri.
Ma oggi la
presidenza Biden è sotto il tiro incrociato del fuoco amico, non di Trump.
Da una parte c’è
l’ala socialista del Partito democratico (Dem USA), una fazione militante ben
finanziata da una fitta rete di fondazioni e di donatori milionari che fino a
qualche anno fa nemmeno esisteva.
Sul fronte opposto,
a indebolire Biden c’è una
parte del mondo centrista che ha ben presente il danno elettorale che stanno
facendo alla causa i radicali,
ma che a sua volta propone soluzioni controproducenti, a cominciare dal de-potenziamento del piano di
investimenti sociali presentato con solennità dal presidente.
L’ultima copertina
del New York magazine, rivista elitaria di Manhattan e per questo
strutturalmente attenta ai temi culturali progressiste, è un capo d’accusa
senza attenuanti, anche perché è una pubblicazione che non può essere tacciata
di pregiudizio contro la sinistra:
«Joe Biden contro i
Democratici», si legge nel titolo. E poi, nel sommario, «Perché un presidente
un tempo popolare e con un programma ancora più popolare è così nei guai?».
Risposta: «Prendetevela con il suo partito».
NY magazine.
Il pericolo,
insomma, è la battaglia ideologica dentro il Partito democratico(dem Usa), avviata dall’ala socialista per spodestare quella più tradizionalmente
liberal(USA), sulla scia di
quanto avvenuto in anni recenti in Gran Bretagna contro i blairiani, in Francia
contro i liberalsocialisti e in
Italia contro i riformisti PD.
La tesi del New York
magazine, arricchita da dati e da testimonianze autorevoli, è questa: Biden ha
vinto le primarie e le elezioni presidenziali da democratico moderato e grazie
al sostegno decisivo degli elettori afroamericani.
Particolare da non
trascurare: l’ala socialista (Partito comunista USA) del partito (Dem USA) ha
ridicolizzato Biden prima del voto, oltre che avversato, e durante le primarie
gli ha anche consigliato di ritirarsi per evitare l’umiliazione e l’imbarazzo
di una sconfitta certa (e di una vittoria di Bernie Sanders o Elizabeth
Warren).
Ma è stato l’errore
post elettorale, quello più grave. L’ala socialista del Partito, molto
influente nelle università e nei media, ha maldestramente interpretato il
successo elettorale di Biden come un evento epocale di riallineamento dell’asse
politico a favore di un maggiore impegno militante a favore delle politiche
identitarie delle minoranze etniche e di genere.
In realtà, scrive il
New York magazine, i dati suggeriscono altro: nel 2020, le minoranze etniche
hanno votato per Trump in percentuale maggiore rispetto a quattro anni prima,
perché la divisione fondamentale nella società americana non è etnica, ma
culturale.
Gli afroamericani, i
latinoamericani e gli asiatici non sono necessariamente favorevoli a togliere i
fondi alla polizia, ad aprire le frontiere o a pagare la copertura sanitaria
agli stranieri come credono i militanti di sinistra. Anzi, sono il blocco più moderato dell’elettorato
democratico, con problemi e istanze molto simili a quelli dei bianchi senza istruzione
superiore che negli ultimi anni hanno abbandonato il partito proprio perché
disinteressati alle battaglie culturali e identitarie della sinistra militante,
molto sentite nelle università e sui media ma evidentemente non nei villaggi di
provincia.
Da qui il grande
equivoco, ben sfruttato dai media di destra e da Trump, di cui è vittima il
Partito democratico di questa stagione che, anziché capire che cosa sta
succedendo, continua ad
accelerare sul fronte identitario (Gender), e nel farlo continua a perdere
consensi.
Nel tentativo di corteggiare
gli elettori non bianchi, i
democratici sono riusciti ad allontanarli e nel cercare una maggiore
mobilitazione delle minoranze marginalizzate lo hanno fatto in un modo non
rispondente alle loro esigenze, ottenendo l’effetto opposto.
I centristi, scrive
il New York magazine, hanno tutte le ragioni di questo mondo a prendersela con
i socialisti (Comunisti USA), ma a loro volta hanno sbagliato risposta e hanno
peggiorato la situazione per Biden e per l’America.
Sul piano
rooseveltiano di Biden per ricostruire meglio il paese grazie agli ingenti
investimenti infrastrutturali e nel welfare, i democratici stanno buttando al mare l’occasione
unica di migliorare le condizioni di vita degli americani, di allargare la sfera
dei diritti civili e di riottenere la fiducia della working class.
Il progetto di Biden
è partito con il favore popolare, ma col passare del tempo il gradimento si è
ridotto sensibilmente,
stavolta a causa dell’intervento dei senatori centristi democratici, i quali
hanno considerato il calo dei consensi, la catastrofica sconfitta in Virginia e
le grigie previsioni elettorali del prossimo anno come un rigetto generalizzato
del piano Biden e delle singole misure di maggiore copertura sociale.
Questo ulteriore
errore di valutazione li ha convinti a cancellare dal piano Biden la copertura
pubblica di spese mediche, sociali e universitarie, indebolendolo e rendendolo
meno efficace e meno popolare.
Un doppio autogol,
insomma, costruito interamente in casa democratica(Dem USA), nonostante il forte consenso popolare iniziale sul
progetto-manifesto di un presidente che ha sconfitto il predecessore con uno
scarto di oltre sette milioni di voti.
La disaffezione
degli elettori democratici, insomma, non va ricercata nelle misure di maggiore
protezione economica e sociale proposte da Biden, piuttosto nelle battaglie
culturali e identitarie ideate dalla classe agiata progressista e drogate dai
like nel collegio di Twitter, ma che nel mondo reale non hanno una forte presa,
anzi disperdono il consenso.
Sarebbe il caso che
i democratici americani se ne accorgessero in tempo, prima che sia troppo
tardi. E questa è una
lezione americana anche per il nostro mondo democratico (Dittatura sanitaria)
che gioca a farsi la guerriglia e che scambia la politica con le attività
social degli influencer.
Salvo poi accorgersi che i gli elettori se ne vanno altrove.
Covid, scoperta la 'porta d'ingresso'
nelle cellule umane.
msn.com-Adnkronos-Agenzia-
Redazione-(23-11-2021)-ci dice:
(webinfo@adnkronos.com
).
Arriverà dalla
ricerca scientifica italiana una nuova strategia di precisione per ostacolare
l'infezione del coronavirus e la sua rapida diffusione tra le cellule,
destinata a essere la base di un nuovo farmaco, per il quale è già stato
depositato un brevetto. La strada che condurrà al farmaco ha preso avvio dallo
studio promosso da Istituto Italiano di Tecnologia, Scuola Superiore Sant'Anna
di Oisa, Università degli Studi di Milano, ora pubblicato sulla rivista "Pharmacological Research", organo della "International Union of Basic and Clinical Pharmacology".
Gli scienziati Paolo
Ciana (Università degli Studi di Milano, docente di Farmacologia), Vincenzo
Lionetti (Scuola Superiore Sant'Anna, docente di Anestesiologia), Angelo
Reggiani (Istituto Italiano
di Tecnologia, ricercatore senior and principal investigator in farmacologia) si sono interrogati sulla possibilità di prevenire il
progressivo avanzamento dell’infezione da parte di qualsiasi variante di
Sars-CoV-2, bloccando il recettore Ace2, ovvero la 'porta' che il coronavirus
usa per entrare nelle cellule umane. Per questo scopo, gli scienziati hanno
brevettato un nuovo approccio, il primo tassello di quello che diventerà un
farmaco, basato sull’uso di un aptamero di Dna, ovvero un breve filamento
oligonucleotidico, capace di legarsi in modo specifico al residuo K353 di Ace2
rendendolo inaccessibile alla proteina spike di qualsiasi coronavirus.
I tre inventori,
insieme a collaboratrici e collaboratori, hanno già identificato due aptameri
anti K353, quelli capaci di inibire in modo dose-dipendente il legame della
proteina virale spike all’Ace2 umana e così prevenire in modo efficace
l’infezione delle cellule.
"Grazie a
questo studio – commentano gli scienziati - sarà adesso possibile sviluppare un
nuovo approccio terapeutico di precisione per prevenire contrarre l’infezione
da Covid-19 in forma grave, senza stimolare il sistema immunitario o avere
effetti collaterali importanti correlati ai più famosi farmaci costituiti da
anticorpi monoclonali o altre proteine terapeutiche. In questo senso, infatti, le potenziali tossicità
degli acidi nucleici come farmaci sono di gran lunga inferiori rispetto ad
altri farmaci innovativi come gli anticorpi monoclonali o altre proteine
terapeutiche".
La Comunicazione in
Medicina.
Sismed-it.com- Giuseppe
Gullace (*)-Luciano Peirone (**)-(12 Ottobre 2021)- ci dicono:
Parte I: La
comunicazione come processo e le sue criticità.
L’unico grande
problema della comunicazione è l’illusione che abbia avuto luogo.
(George Bernard Shaw).
La comunicazione deve essere utile per i
destinatari e non per chi la promuove.
(Sergio Mattarella),
Riassunto.
La comunicazione è
parte integrante della nostra vita e condiziona continuamente il rapporto con
noi stessi e con gli altri. È un processo che, sulla base di elementi definiti,
prevede la trasmissione di informazioni e notizie.
La comunicazione in
Medicina o nella trasmissione di argomenti medici è materia particolarmente
importante e delicata che richiede attenzione e una gestione chiara, etica e
responsabile.
Abbiamo diviso il
lavoro in tre parti:
1)-La comunicazione
come processo e le sue criticità,
2)-La comunicazione
medica e la relazione con il paziente,
3)-Aspetti
psicologici della relazione medico-paziente.
In questa prima
parte riportiamo alcune
notizie storiche, i meccanismi della comunicazione e alcune criticità
soprattutto riguardanti il modo scorretto di trasmissione delle informazioni e
alcuni aspetti e modalità della sua manipolazione (volontaria/involontaria).
Echi dalla storia.
Non è possibile non
comunicare. Questo è uno
dei cinque assiomi della comunicazione che ci riporta alla nascita dell’universo
quando possiamo immaginare sia nata la comunicazione, intesa dal latino come
entrare in contatto, prima tra le cose poi, con il passare dei millenni e,
quindi, dei secoli, tra le piante e tra gli animali, insomma tra tutti gli
esseri viventi.
L’uomo comunica con l’esterno attraverso i
sensi che sono gli strumenti attraverso i quali il corpo umano percepisce
informazioni dal mondo circostante.
Anche il mondo interiore riceve informazioni che, attraverso l’influenza
dei sistemi cerebrale, neuro-ormonale, psico-comportamentale, microbioma
intestinale, ecc., vengono elaborate per dare, in estrema sintesi, risposte ai
due grandi obiettivi dell’uomo che sono la sopravvivenza e la riproduzione. Con
l’arrivo dell’uomo sulla terra, la comunicazione è diventata bisogno, cioè
necessità di trasmettere informazioni agli altri, contemporanei o posteri.
Dalle iscrizioni
rupestri abbiamo cominciato a capire come i nostri primitivi antenati
rappresentavano e raccontavano la quotidianità e come vivevano, cacciavano,
pregavano, ecc., come siano venuti a contatto con la malattia (nemico
invisibile inviato da forze soprannaturali provenienti dal cielo o dagli dei
come punizione divina) e come successivamente abbia preso corpo la Medicina
nata per guarire o almeno alleviare le sofferenze della malattia con preghiere,
riti e pozioni magiche .
La vita dell’uomo si
distende tra passato, presente e futuro lungo il fluire temporale del
cambiamento e dello sviluppo; da qui, miglioramento e peggioramento
rappresentano due differenti percorsi, evolutivo ed involutivo,
rispettivamente, entrambi espressione del cambiamento. La necessità che l’uomo
stesso ha di comunicare e di trasmettere informazioni agli altri uomini
probabilmente comincia da qui, con i graffiti delle caverne e successivamente
con le rappresentazioni grafiche.
Poi è arrivata la
scrittura e la comunicazione grafica dei segni e quella vocale diventa
comunicazione scritta e con la scrittura nasce la prima documentazione della
comunicazione che si realizza come strumento obiettivo di materializzazione
delle idee, del pensiero, divenendo mezzo di informazione . Dalle tavolette di
argilla su cui compare la prima scrittura cuneiforme sumerica si legge che
Enmerkar, dopo avere ripetutamente mandato un messaggio vocale attraverso il
proprio emissario al Signore di Aratta ed avendone ricevuto sempre una risposta
non gradita, pensando che il re non avesse capito….prese allora una zolla di argilla il signore di Uruk e vi scrisse
parole come sopra una tavola. Mai era stata scritta parola sull’argilla. Ma
ora, poiché il dio del sole così l’aveva ispirato, così accadde. Ed Enmerkar
scrisse la tavola .
La storia successiva
acquisisce sempre più documentazione che riguarda usi, costumi, politica ed
avvenimenti di popoli come Sumeri, Assiri, Babilonesi, Egizi e via via tanti
altri, e che ha arricchito le nostre conoscenze. Nelle tavolette di argilla
della biblioteca di Assurbanipal troviamo i primi testi, riferiti ai Sumeri, di
medicina, diagnosi, terapia, farmacologia, igiene, chirurgia, il primo codice
(di Ur Nammu) sulla responsabilità medica (qualche migliaio di anni prima del
Codice di Hammurabi, babilonese) ed il primo logo dei due serpenti
attorcigliati ad un bastone (simbolo di rigenerazione del dio sumero Enki)
divenuto più tardi il simbolo dei medici (il Caduceo) .
Ed ancora,
informazioni sulla Medicina Assira, Akkadica, Babilonese ed Egizia (ampia
documentazione scritta sui papiri di Kahun, Ebers, Edwin Smith, Hearst,
Chester, Berlino e Londra) (6-8). Nella cappella votiva di Imhotep del tempio
di Hatshepsut a Deir el Bahari è incisa su una colonna la più antica
documentazione sanitaria (intorno al 1500 a.C.) … Andromachos, macedone, uomo
sofferente viene dal buon dio Amenhotep; era malato ed il buon dio il giorno
stesso lo guarì…
La documentazione sanitaria organizzata
compare intorno al V secolo a.C. con le tavolette del tempio di Epidauro, prima
forma di ospedale, sulle quali erano scritti i nomi dei malati, la città di
origine, la malattia di ciascun malato, i trattamenti ricevuti e le guarigioni
ottenute (9). Il Corpus Hippocraticum (10,11) rappresenta la più ampia raccolta
di testi di medicina che, superando molti dei concetti dell’antichità, getta le
basi per la medicina moderna, ivi compresa la relazione con i pazienti e la
trasmissione delle informazioni a contenuto educativo.
Compaiono a Roma,
nel periodo dell’estensione dei suoi domini al di là delle Alpi e del
Mediterraneo, i primi notiziari scritti di attualità rivolti ad informare in
forma diretta ed immediata i recettori del tempo, con connotazione
giornalistica vera e propria, anche se rudimentale; ai sub-rostrani (coloro che
fornivano nei pressi del Foro informazioni ed indiscrezioni) il compito della
pubblicazione quotidiana degli Acta .
La trasmissione delle informazioni, che per secoli è avvenuta e
tramandata a voce e a mezzo di testi scritti a mano, subisce una prima
rivoluzione con l’invenzione della stampa ad opera di Gutenberg, ufficializzata con la pubblicazione della Bibbia tra
il 1448 ed il 1454; tuttavia, traccia di stampa si ha da scoperte riferite a
molti secoli prima in Egitto e successivamente in Cina .
Verso la fine del
1400 compaiono in Francia i canard, fogli stampati, costituiti da 8 a 10 pagine
con numerose illustrazioni, a corredo di notizie amene e curiose, mentre
intorno al 1500 compaiono i primi fogli, avvisi veneziani, manoscritti a 4-8
facciate, a cadenza settimanale, venduti al prezzo di 2 soldi (una gaxeta
veneziana) con notizie commerciali, finanziarie e politiche, cui fece seguito
nel 1563 la prima pubblicazione con il nome di Gazeta (derivazione da gaxeta),
le cui copie venivano distribuite anche nelle province marittime della
Serenissima (15). Con la definizione di giornale o gazzetta, compare negli anni
successivi in Italia una ampia produzione di fogli notizie a stampa ed anche in
Europa. L’Aviso Relation order Zeitung è il primo settimanale a stampa
pubblicato ad Augusta in Germania nel 1609 mentre nasce a Lipsia nel 1660 il primo
quotidiano a stampa, il Leipziger Zeitung.
In Inghilterra
compare l’11 marzo del 1702 la prima pubblicazione, The Daily Courant, primo
newspaper giornaliero inglese di Samuel Buckley, primo direttore che pubblicò
il 1° marzo del 1711 anche il primo numero di The Spectator.
Nei secoli
successivi la comunicazione scritta si diffonde e si evolve in contemporanea
con lo sviluppo e l’introduzione di nuovi mezzi di comunicazione: telegrafo,
telefono, radio, televisione ed infine social media. Oggi la comunicazione è dappertutto, come in
passato, con la differenza che rispetto a questo è materializzata a tal punto
da influenzare in maniera importante la nostra vita.
La comunicazione
come processo.
Per Comunicazione
(dal latino cum = con, e munire = legare, costruire, e communico = mettere in
comune, entrare in contatto, rendere partecipe) si intende il processo e le modalità di trasmissione
di un’informazione da un individuo a un altro (o da un luogo a un altro),
attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un
determinato codice comune .
Dalla prospettiva
etimologica generale, che per l’appunto definisce la comunicazione quale “atto del comunicare, trasmettere ad altri” , derivano alcune prospettive specifiche, fra le
quali quelle della psicologia risultano di particolare impatto, sia teorico sia
pratico. Basti pensare alla complessa articolazione dell’atto comunicativo in
fatto di struttura e funzioni, di verbalità e non-verbalità di società e massa, di approccio
behavioristico/psicosociale/psicoanalitico/sistemico .
Basti pensare
inoltre, nell’ottica della psicologia umana, alla seguente precisa definizione:
“Humans communicate to relate and exchange ideas, knowledge, feelings,
experiences and for many other interpersonal and social purposes” (Gli umani comunicano per relazionarsi e scambiare
idee, conoscenze, sentimenti, esperienze e per molti altri scopi interpersonali
e sociali) .
Watzlawick definisce
la Comunicazione umana come
uno scambio interattivo fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità
reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere
un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di
significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento.
Il processo si fonda
su cinque caratteristiche principali che contraddistinguono le diverse modalità
di interazione, delineate e definite assiomi della comunicazione, e cioè, la
comunicazione tra due o più persone, in quanto verbale o non verbale o
comportamento che sempre esprime un messaggio,
a) non può non
avvenire,
b) essa avviene
attraverso il contenuto e la modalità di trasmissione del messaggio,
c) secondo una
sequenza temporale cadenzata degli scambi stimolo-risposta,
d) attraverso canali verbali (parola) o non
verbali (gesti, atteggiamenti, tono della voce, espressione del volto, ecc.),
e) mediante una
interazione tra due persone simmetrica (tra pari o minime differenze) o
complementare (asimmetrica, con accentuazione delle differenze) .
Il processo comunicativo,
secondo il modello di Shannon-Weaver , si basa sui seguenti elementi
fondamentali:
Emittente, sorgente
del messaggio
Ricevente,
destinatario del messaggio
Messaggio, contenuto
di ciò che viene inviato o trasmesso
Codice, modo
(linguaggio) con cui si invia il messaggio
Canale, mezzo con
cui viene inviato il messaggio
Contesto, luogo,
momento e circostanze in cui viene inviato il messaggio
Filtro, tutti i
fattori che disturbano o facilitano l’invio del messaggio e la sua ricezione.
I filtri rappresentano
elementi importanti nel processo di comunicazione per la loro capacità di
favorire, influenzare, alterare o disturbare la comunicazione; tra questi ci
sono elementi fisici (rumori, silenzio, brusii, voce bassa, ecc.), psicologici
(emotività, ansia, nervosismo, pregiudizi, aspettative, scarsa empatia, ecc.),
altri (tipo giochi, interessi, motivazioni, ecc.).
L’informazione (dal
latino dare forma alla mente, ad una idea) è l’insieme di dati correlati tra
loro, con cui un’idea (o un fatto) prende forma ed è comunicata ). Nel processo di Comunicazione, specialmente verbale o scritta, l’informazione
rappresenta il contenuto della comunicazione stessa, cui viene dato valore e
che trasmette conoscenza e, quindi, potenzialmente utile per il fruitore.
L’informazione diventa notizia quando essa è
riferita ad un fatto o ad un avvenimento che viene reso noto oppure il
resoconto di un fatto che viene portato a conoscenza mediante una connotazione
giornalistica ed attraverso i mezzi di comunicazione più svariati. La
definizione di notizia è soggettiva e dipende da fattori che singolarmente o
combinati tra loro attribuiscono valore alla notizia stessa . La notizia è un
elemento dinamico basato su ricerca, approfondimento e divulgazione che nella
sua accezione positiva e corretta dà informazioni compiute e veritiere; non
mancano però le ricostruzioni personali, a volte fuorvianti, ingannevoli,
disorientanti, presentate a volte in modo inconsapevole ma a volte di
proposito: orientare il ricevente attraverso la disinformazione.
Nel I secolo dopo
Cristo Marco Fabio Quintiliano definisce gli ingredienti (le buone regole) della
pianificazione (Quis = Chi, Quid = Che cosa, Quando = Quando, Ubi = Dove, Cur =
Perché, Quomodo = in che modo, e cioè il Soggetto, la Causa formale, la Causa
temporale, la Causa materiale, la Causa finale e la Causa modale), una metodologia di comunicazione nell’arte della
formazione oratoria ed educativa.
Allo scopo di
assicurarsi che le notizie fossero date in modo completo a garanzia di una
corretta comunicazione, nel XVIII secolo in Inghilterra venne introdotta la
regola delle 5 W (Who =
Chi, What = Che cosa, Where = Dove, When = Quando, Why = Perché); solo
successivamente Rudyard
Kipling introdusse la sesta lettera H per How = In che modo, a completamento di
quanto Quintiliano aveva scritto in precedenza.
Il processo di
Comunicazione, la presentazione e trasmissione di una informazione/notizia, l’approccio per problemi di qualsiasi processo in un
qualsiasi contesto di realizzazione o cambiamento di qualcosa hanno un modo di
procedere comune o comunque molto simile, all’interno di uno schema che prevede
la relazione tra i vari elementi a volte evidenti, spesso da ricercare ed
identificare. Rispettare
questo modo di procedere rappresenta la base della comprensione degli eventi e
del raggiungimento degli obiettivi .
Il tema del processo
comunicativo (oltretutto fortemente “omologato”), non può prescindere dalla
particolare attenzione alle implicazioni in fatto di sociologia e politica
della comunicazione di massa, per cui effetti e contesto situazionale sono di
particolare importanza come sottolineato dal famoso modello di Lasswell : “Who
says what, to whom, in what channel, with what effect” (Chi dice cosa, a chi, in quale canale, con quale
effetto).”
Nel suo essenziale
pragmatismo, focalizzato proprio sulla dimensione “macro”, questo paradigma,
oltre ad analizzare il mittente, il messaggio, il ricevente ed il canale,
consente di mettere in luce quanto importante sia l’effetto (sia sui tanti
riceventi, la cosiddetta “popolazione”, sia sui pochi mittenti, a loro volta
influenzati dal feedback, reale o presunto tale). Pertanto abbiamo la forte sottolineatura degli effetti
(E) comunicativi. Ben si comprende allora la delicatezza di tutto questo in
termini di “politiche mediche e sociali”.
Come pure, ampliando
il discorso di Lasswell, ben si evidenzia la delicatezza degli aspetti
storico-sociali e politico-culturali: variabili queste che possono risultare
“impazzite” e che confluiscono nel situational context (SC)(in campo
epistemologico ciò equivale al tema popperiano della logica situazionale).
Che accade allora,
in un tale bailamme, dell’auspicabile efficace discorso sanitario/salutare?
Tutto quanto detto porta addirittura, nella esasperata dilatazione dei “tutti
connessi/sconnessi”, a dover allargare e riscrivere la formula in questo modo:
5W+H+E+SC, con l’aggiunta degli effetti e del contesto. Inoltre, il famoso
“Why”, proprio in quanto facilmente plasmabile (e manipolabile) dalle
interpretazioni umane, andrebbe sempre attentamente valutato: da un lato in
quanto oggettivo e dall’altro lato in quanto soggettivo, senza dimenticare il
concetto di “intenzione” (a sua volta conscia/esplicita oppure
inconscia/implicita), intenzione comunicativa sia di chi lancia (o vorrebbe
lanciare) il messaggio sia di chi riceve (o vorrebbe ricevere) il messaggio.
Alcune criticità
nella comunicazione.
La regola delle
5W+H, successivamente con l’aggiunta di E+SC, ha sempre rappresentato la guida
per redigere un articolo, ma anche per trasferire informazioni, in maniera che le informazioni stesse e le notizie in esso contenute
fossero presentate in modo chiaro e completo e facilmente comprensibili da
chiunque li leggesse. In
tempi moderni viene applicata non solo al giornalismo ma anche ad altri
settori: politico, economico e sociale. Tuttavia, da alcuni anni, sembra sia regolarmente
disattesa specialmente in campo giornalistico dove si fa sempre più fatica a
leggere un articolo e capire cosa è successo, il riferimento lineare dei fatti
è spesso disordinato e mescolato a commenti ed opinioni di chi scrive che
disorientano il lettore.
Succede spesso anche
nella comunicazione in generale, social media, talk show e perfino in
conferenze di qualsivoglia natura. La comunicazione corretta è un modo di esprimere la realtà e spiegarla,
non di crearla o di inserire i fatti all’interno della nostra realtà e farli
adattare alla nostra visione di essa.
Si va diffondendo
sempre più la natura manipolativa ed insincera della trasmissione delle
notizie; infatti, negli ultimi tempi, la parola “sincerità” è stata logorata
dall’uso eccessivo che se ne è fatto al punto tale da diventare ormai uno
slogan ipocrita collegato in modo tutt’altro che limpido con l’idea che può
esistere davvero una visione giusta delle cose, cioè la propria .
Con la diffusione
oggi di sofisticati mezzi di comunicazione, la manipolazione dell’informazione
e delle notizie trasmesse sta diventando una realtà sempre più evidente, spesso
con diversi livelli di rischio e pericolosità. La manipolazione della comunicazione e
stravolgimento della realtà è un fenomeno antico che, tuttavia, in epoca
moderna è diventato più diffuso in sempre più numerosi fatti della vita
quotidiana.
Diceva Watzlawick
che l’illusione più pericolosa è che esista soltanto un’unica realtà; in
effetti esistono molte versioni della realtà (la verità vera e la verità che appare, così come si
trova nel linguaggio comune),
tutte derivanti dalla comunicazione e da quello che questa è capace di creare e
non da verità oggettive ed immodificabili ).
La diffusione di informazioni e notizie
dovrebbe essere improntata, invece che sulla manipolazione, sul rispetto delle
5W+H. Sembra, invece, a
nostro avviso che la natura manipolatoria della comunicazione che si verifica
in certe circostanze non sia in relazione tanto con la corretta trasmissione di
notizie veritiere quanto con l’effetto (E) che si vuole indurre nel ricevente
(lettore/ascoltatore). “Le promesse, le grandi promesse, sono l’anima della
pubblicità” diceva Samuel Johnson (27); potrebbe essere considerato uno dei
tanti modi usati dai politici o dai pubblicitari.
Questo modo di
riferire le notizie o trasmettere le informazioni non dà tutto ciò che è
necessario a chi le riceve per poter conoscere realmente i fatti e poter
esprimere una sua opinione e contribuisce,
a nostro avviso, a creare una realtà falsata, proprio perché la percezione del
messaggio inviato può essere influenzata da molti fattori a seconda dei quali
può determinare nel ricevente diverse reazioni.
Diceva Oriana
Fallaci che il personaggio pubblico, in quanto noto, prima di parlare deve
valutare bene quello che dice proprio per gli effetti che il suo messaggio può
provocare in quanto personaggio pubblico (comunicazione personale); ogni
stimolo o messaggio inviato, influenzato o meno da elementi di rinforzo,
provoca una risposta o reazione che influenza il comportamento . La comunicazione della notizia in maniera chiara e
corretta, presuppone che chi la riferisce si attenga in maniera asettica ai
fatti così come li ha osservati o gli sono stati riferiti scorporandole dai
commenti personali che spesso alterano l’obiettività delle notizie stesse fino
a sembrare una opinione più che un fatto.
Chi ascolta la
notizia senza commento è in grado da solo di valutarla secondo i suoi parametri.
Questo modo di riportare le notizie e trasferire informazioni nulla toglie al
bisogno di riferire opinioni, ipotesi, commenti, dubbi e quant’altro che non
sono la notizia ma semplicemente qualcosa di soggettivo e personale il cui
contenuto può essere valutato liberamente dall’ascoltatore/lettore in quanto
tale e non come notizia. Oggi,
leggendo i giornali o assistendo a dibattiti televisivi, si ha chiara evidenza
di una forte ipocrisia che traspare da coloro che dicono di essere imparziali
ed obiettivi, ma di fatto prendono le parti dei propri preferiti cercando di
indurre chi legge o ascolta a condividere le loro opinioni e a ritenere che le
loro idee siano quelle giuste: e la notizia?
Quella non ha
importanza, passa in secondo ordine o qualche volta viene ripresa per
giustificare i propri ragionamenti. Se si ha pazienza di guardare alcune
interviste fatte alle persone comuni, ci si rende conto che queste ripetono
sempre più spesso quello che giorni prima i giornali hanno pubblicato o alcuni
così detti opinionisti hanno detto in TV.
Non è infrequente
rilevare che tale comportamento porta a disinformazione e, quindi,
disorientamento. Un esempio
del genere è accaduto frequentemente durante il periodo di pandemia da Covid-19
con talk show impostati su chiacchiericcio da spettacolo, voci discordanti dei
commentatori, susseguirsi di
contrastanti raccomandazioni ed indicazioni diffuse dalle istituzioni,
incessante fluire dei messaggi sui social, il negazionismo recuperato dal
passato e sempre presente nella storia dell’uomo, che hanno creato
disorientamento tra la gente,
quello che fa negare la realtà e che spinge a sottovalutare il problema;
orientati più a fare
audience, alla polemica e a fare mostra di sé che alla trasmissione della
sostanza dell’informazione ed al
trasferimento di indicazioni utili per il comportamento delle persone in un
momento delicato come era quello della pandemia, problema di sanità pubblica.
A questo si è aggiunto un bombardamento continuo da parte dei giornali
con diffusione di notizie inquietanti spesso sensazionalistiche che dipingevano
agli occhi increduli della gente un mondo irreale. Nessuna preoccupazione o attenzione per gli effetti
che dichiarazioni confuse e contraddittorie rilasciate dai cosiddetti esperti
stavano provocando negli ascoltatori. Il risultato finale è stato un certo disorientamento
delle persone e scatenamento delle tifoserie del web con grande distorsione
della realtà ed aumentata diffusione di fake news ). La comunicazione univoca e corretta, strumento
fondamentale ed indispensabile sia nella vita quotidiana ma ancor più in
situazioni di emergenza, è
saltata creando confusione ed allo stesso tempo paura, preoccupazione,
insicurezza, insofferenza, esasperazione, rabbia, ma anche incredulità.
E’ sembrato rivivere
quanto descritto dal Manzoni nel XXXI capitolo dei ”Promessi Sposi” riguardo la
peste di Milano del 1630, quando medici anche famosi, la gente, i politici, i
magistrati e le autorità tutte negarono la peste, chi per preconcetta opinione chi
per interesse al punto tale che “chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva
accolto con beffe incredule e con disprezzo iracondo”.
L’incredulità e la
negazione della realtà “contro la ragione e l’evidenza” veniva manifestata dalle
spiegazioni contraddittorie ed in contrasto con i dati reali, dalla
“imperfezione degli editti”, dalla “trascuranza dell’eseguirli”, dalla
“destrezza nell’eluderli”, dal ritardo con cui questi venivano scritti e
pubblicati. Questo tipo di comunicazione
favorì la diffusione della peste.
Un professionista a
contatto con il pubblico, per essere credibile, serio e corretto dovrebbe
esprimere le proprie opinioni ed il proprio parere sulla base della propria
esperienza e forte del supporto di dati reali, letti in maniera obiettiva e non
interpretati a secondo del proprio interesse personale (supporter action).
Una comunicazione
corretta non deve ingenerare confusione e disorientamento in chi ascolta/legge,
specialmente quando l’informazione riguarda argomenti relativi alla salute
delle persone ed alla Medicina, altrimenti il risultato conseguente è la disinformazione, che comunque
costa alla collettività; non dovrebbe neanche puntare a sacrificare la
veridicità e valutazione degli effetti sul ricevente a favore dell’incremento
dell’audience. È nostra
convinzione che le opinioni debbano essere supportate dai fatti ma chiaramente
distinte da questi (non si possono confondere fatti con opinioni).
Assistendo a
trasmissioni televisive o leggendo gli articoli della stragrande maggioranza
dei giornali, oggi si nota che la comunicazione è frequentemente e
continuamente manipolata a tal punto che si ha l’impressione di vivere in una
realtà virtuale (immaginaria, talvolta immaginata addirittura in modo
implicito-inconscio, e quindi particolarmente subdola perché lo stesso
“emittente” ne è preda): una forma di Truman show, costruita di proposito dove
coesistono la verità vera (raramente citata) e le altre “verità” (pseudo-verità
continuamente rappresentate), quelle raccontate, quelle manipolate, quelle
intossicate, ma, poiché colpiscono i bisogni ed i sentimenti delle persone sono
quelle più accettate.
La verità vera, quella autentica, invece, viene trasformata in una
idea, in una fantasia, o in una cosa irreale, a tal punto che si fa fatica a
riferirla e a farla accettare.
Si ha così la sensazione che la comunicazione sia in larga parte usata come
mezzo per manipolare ed orientare le menti delle persone e dei popoli.
Una forma
manipolatoria della comunicazione è quella del gaslighting .
Il termine è tratto
da un’opera teatrale del drammaturgo inglese Patrick Hamilton, pubblicata nel
1935 con il nome di Gaslight , conosciuta successivamente in USA come Angel Street ed adattata in diverse produzioni cinematografiche.
La trama parla di un marito che cerca di
convincere la propria moglie verso una realtà diversa, spostando e nascondendo
oggetti in casa e insistendo che sia lei a sbagliarsi o a ricordare male quando
nota questi cambiamenti; al limite della pazzia, l’unica cosa che le rimane,
per aggrapparsi alla realtà, sono le luci a gas, che il marito usa per cercare
i gioielli di una donna che ha ucciso nell’appartamento al piano di sopra.
Il contenuto
dell’opera ha dato origine alla
parola gaslighting che in Psicologia si usa per definire una forma di violenza
e manipolazione psicologica nella quale false informazioni (parte cognitiva)
sono presentate alla vittima come reali.
Lo scopo finale è quello di farla dubitare dei
suoi ricordi e giudizi e della sua stessa percezione della realtà e
costringerla così a sentirsi in torto ed a perdere progressivamente il suo
senso critico (parte emozionale e relazionale); presentare una realtà diversa da quella vera magari
usando anche il metodo subliminale (per rafforzare l’attenzione si inseriscono
rapidissimi messaggi o fotogrammi di eventi tragici e drammatici) per far
perdere il senso critico a chi la riceve e quindi orientarlo verso una realtà
diversa, cioè manipolarlo.
Una forma di
gaslighting è anche quella che si registra oggi per effetto della costante
narrazione che ci viene propinata da TV, giornali e social media, che sfianca e
corrode la coscienza di tanti che, alla fine, decidono di arrendersi e di
smettere di credere alla realtà reale, sottomettendosi alla realtà fittizia. Spinti dall’anestetico a fare le rivoluzioni e poi
ad essere benevoli con loro stessi e pronti a cambiare orientamento quando la
mancata realizzazione dei “sogni” si mescola ad una nuova ondata di bisogni da
soddisfare.
Diceva un generale
russo che le guerre oggi non si vincono più con le armi ma le vince chi ha
maggiori capacità di manipolare la mente dei popoli; potremmo anche dire che,
per esempio, in politica vince chi fa più promesse e ha maggiore capacità di
suggestionare gli altri.
Una volta notorietà era sinonimo di credibilità; oggi più spesso chi promette l’impossibile e le
spara più grosse diventa agli occhi delle persone più credibile. Anche in campo medico la Comunicazione presenta
delle importanti criticità come vedremo nelle parti successive.
Considerazioni
finali.
Parafrasando
Watzlawick possiamo dire che come il cambiamento pervade la nostra vita ed
influenza notevolmente la relazione con noi stessi e gli altri , anche la
comunicazione è una conditio sine qua non della nostra vita e dell’ordinamento
sociale.
Sin dall’inizio
della nostra esistenza ognuno di noi è coinvolto in un complesso e dinamico
processo di apprendimento delle regole della comunicazione, della loro
acquisizione e della loro applicazione volontaria o involontaria nella nostra
quotidianità, ma di tali regole, che vengono rispettate quando la comunicazione
è efficace e violate quando questa è disturbata, ognuno di noi è consapevole
solo in minima parte.
La comunicazione umana, in quanto processo
complesso di trasmissione di informazioni e di emozioni, mira ad osservare,
analizzare e capire il comportamento delle persone e le reazioni che la
ricezione delle informazioni stesse provocano, attraverso lo studio delle
manifestazioni osservabili nella relazione tra individui, ivi comprese le
caratteristiche dei diversi componenti.
Tra i vari componenti che riteniamo debbano
essere presenti a dimostrazione di una comunicazione corretta ed efficace vi
sono il campo di osservazione, il contesto generale, il mezzo e le modalità di
trasmissione, gli obiettivi e gli effetti che la comunicazione determina. Ma alla base di tutto, a nostro avviso, devono
essere presenti alcuni principi fondamentali quali quelli etici ed il rispetto
per gli altri. Un ampio
campo di osservazione e una valutazione del contesto, adeguati mezzi e modalità
di trasmissione, una definizione degli obiettivi facilitano la possibilità di
comprensione dei messaggi e delle reazioni.
Tuttavia, quando
vengono a mancare i principi fondamentali di etica e di rispetto, viene a
mancare la correttezza della comunicazione e la sua manipolazione risulta
evidente. Riportare i
comportamenti del comunicare all’interno del rispetto verso gli altri e dei
principi etici sembra una operazione impossibile; ma se si inizia dall’infanzia
e dall’adolescenza, con la scuola e la famiglia, e poi con la formazione e la
pratica lavorativa sarà comunque un lavoro arduo e lungo ma non impossibile. Una buona formazione non risolverà del tutto il
problema né eliminerà la manipolazione della comunicazione ma porterà
sicuramente ad un migliore e corretto uso della stessa.
(*) Consulente
Cardiologo, Multimedica di Limbiate (MB). Già Direttore del Dipartimento
Cardiovascolare, del Dipartimento Coordinamento delle Attività Specialistiche
Territoriali e della Cardiologia Riabilitativa dell’Azienda Ospedaliera della
Provincia di Lecco; già Professore a contratto di Cardiologia, Università di
Firenze.
(**) Psicoterapeuta.
Già Professore a contratto di Psicologia Clinica e della Salute-Benessere
all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e all’Università di Brescia.
Manipolazione
Mediatica nell'Era del Web.
TEORIE > CONCETTI
> ECOSISTEMA MEDIATICO.
Pensierocritico.eu-Redazione-(20-1-2021)-ci
dice:
Scopo di questa
pagina.
Un precursore degli
studi sulla manipolazione mediatica fu il giornalista americano Walter Lippmann che studiò, a partire dalla prima guerra mondiale,
l'uso massiccio della propaganda sia da parte dei regimi autoritari che di
quelli democratici. Nel
1922 Lippmann pubblicò un libro, ormai diventato un classico: "L'opinione pubblica" .
In quel testo egli
sosteneva che la società era diventata troppo complessa per consentire all'uomo
una conoscenza diretta del suo ambiente. A causa di questa complessità l'uomo era costretto a
rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Lippmann denominò "pseudo-ambienti". Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva, secondo Lippmann, alimentato
dai mezzi di informazione (a quell'epoca solo stampa e radio), che potevano
così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle politiche di pace o
di guerra dei loro paesi.
Lo pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui
la simbolizzazione ci fa vivere, in virtù del quale possiamo vivere la nostra
vita fatta più di rappresentazioni che di fatti o eventi ai quali assistiamo.
L'essere umano cerca
continuamente di "adattare" la sua rappresentazione della realtà al
suo ambiente reale, ma la qualità di questo adattamento dipende da due fattori.
Il primo è la
qualità delle informazioni (fatti+opinioni), sempre esposta al rischio di
manipolazione, che egli è in grado di procurarsi. Il secondo dipende dalla sua capacità di
analizzarle criticamente senza "piegarle" ai propri pregiudizi.
Già negli anni '70 lo psicologo Kurt Danziger aveva descritto, nel testo "La comunicazione interpersonale", la manipolazione che ogni venditore cerca di
attuare con i suoi clienti
spostando il focus della discussione dal prodotto all'immagine della
personalità del cliente.
I mezzi di
comunicazione di massa (radio-TV-Web) sono diventati determinanti nella
creazione del senso comune.
Quel ruolo di mediazione tra la complessità della realtà sociale e l'individuo,
ruolo che Lippmann aveva assegnato agli "pseudo-ambienti", è
cambiato.
Secondo il linguista
George Lakoff gli pseudo-ambienti sono oggi costituiti non tanto da contenuti
quanto da codici, simboli e cornici comunicative (frame), vale a dire da
metafore che orientano la mente degli ascoltatori/telespettatori nella
direzione voluta. Infatti
l'efficacia della manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle
metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto
emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi politici o
commerciali.
L'idea che la
manipolazione mediatica scomparirà con l'uso del Web è largamente mitica, come
scrive il sociologo Guido Gili: ""In realtà la "rete delle
reti" contiene sia "reti a nodi" che "reti a centri",
del tutto simili ai sistemi della comunicazione di massa.
Tant'è vero che
moltissimi media tradizionali, dai quotidiani alle TV, sono ora attivi sulla
rete. Con un'importante differenza: nei sistemi a centri tradizionali il
ricevente era anonimo per l'emittente che poteva avvalersi solo di un feedback
deduttivo, con il quale ricostruire le tendenze e le aspettative del pubblico
per segmenti e categorie più o meno vaste. Inserendosi nella rete, questo sistema a centri può
consentire a chi occupa la posizione centrale di conoscere assai meglio i
destinatari, e i loro consumi comunicativi, aumentando e non riducendo le
possibilità di manipolazione."
Il consulente
d'impresa Marco Minghetti, nell'ambito del suo progetto 2.0 di intelligenza
collettiva, rivolge ai "disorientati" di tutto il mondo la formula
che guida l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi il potere risiede nelle parole".
Il punto chiave.
Manipolare non è solo
mentire, quanto agire sulle credenze altrui per indurre comportamenti dannosi
per altri o per la stessa persona che li adotta. (Franca D'Agostini).
Molti di noi vengono
oggi influenzati più di quanto non sospettino, e la nostra esistenza quotidiana
è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto. Sono
all’opera su vasta scala forze che si propongono, e spesso con successi
sbalorditivi, di convogliare le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze
di consumatori, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi in
prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali.
E’ significativo che
tali forze cerchino di agire su di noi a nostra insaputa, sì che i fili che ci
fanno muovere sono spesso, in un certo senso, occulti. (Vance Packard).
Hai diritto ad avere
una tua opinione, puoi credere o meno a una versione dei fatti. Ma non puoi
avere i tuoi fatti. (Alan Miller).
Origine degli studi
sulla manipolazione mediatica.
La manipolazione
individuale, ovvero il tentativo di modificare a proprio vantaggio il
comportamento di altri soggetti, è sempre esistita. Nel V secolo A.C. i Sofisti, retori che si vantavano
di poter prevalere nelle assemblee popolari per mezzo di abili discorsi,
vennero violentemente attaccati da Platone in diversi dialoghi e in particolare
nel Gorgia.
Platone, in
opposizione ai sofisti, sosteneva che il vero politico è colui che non bada al
successo, ma ha a cuore il vero e il bene.
Un fenomeno
relativamente recente è invece la manipolazione dell'opinione pubblica attuata
attraverso la propaganda consentita dai mezzi di comunicazione di massa. Nel seguito vengono brevemente descritte alcune
delle tappe con le quali la sociologia ha indagato il fenomeno della
manipolazione mediatica fino ai nostri giorni e ai cambiamenti che il Web ha
determinato nella manipolazione della comunicazione.
Manipolazione
dell'opinione pubblica secondo Walter Lippmann.
Un precursore degli
studi sulla manipolazione mediatica fu il giornalista americano Walter Lippmann
che studiò, a partire dalla prima guerra mondiale, l'uso massiccio della propaganda sia da parte dei
regimi autoritari che di quelli democratici.
Nel 1922 Lippmann
pubblicò un libro, ormai diventato un classico: "L'opinione pubblica" .
In quel testo egli
sosteneva che la società era diventata troppo complessa per consentire all'uomo
una conoscenza diretta del suo ambiente. A causa di questa complessità l'uomo era costretto a
rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Lippmann denominò "pseudo-ambienti". Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva,
secondo Lippmann, alimentato dai mezzi di informazione (a quell'epoca solo
stampa e radio), che
potevano così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle politiche di
pace o di guerra dei loro paesi. Lo pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci
fa vivere, in virtù del quale possiamo vivere la nostra vita fatta più di
rappresentazioni che di fatti o eventi ai quali assistiamo.
Secondo Walter Lippman l’opinione pubblica viene formata e manipolata tramite
ciò di cui ci fidiamo e che riteniamo essere un “autentico messaggero.”
Manipolazione dei
social media.
"Scagli la
prima pietra chi non ha mai fatto circolare come verità autentica quello che
aveva sentito dire da qualcuno che non ne sapeva affatto più di lui. In tutti
questi casi c'è un fattore comune che è particolarmente degno di nota:
l'inserimento di uno pseudo-ambiente tra l'individuo e il suo ambiente.
Il comportamento dell'individuo è appunto una
reazione a questo pseudo-ambiente. Ma dato che è un comportamento, le sue conseguenze, se si tratta di
atti, non operano nello pseudo-ambiente nel quale è stato stimolato, ma
nell'ambiente reale nel quale l'azione accade."
L'essere umano cerca
continuamente di "adattare" la sua rappresentazione della realtà al
suo ambiente reale, ma la qualità di questo adattamento dipende da due fattori.
Il primo è la qualità delle informazioni (fatti+opinioni),
sempre esposta al rischio di manipolazione, che egli è in grado di
procurarsi. Il secondo dipende dalla sua capacità di analizzarle criticamente
senza "piegarle" ai propri pregiudizi.
La società è
diventata troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta di
essa. L'essere umano è
costretto a rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Walter
Lippmann denominò "pseudo-ambienti". Lo
pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere, in
virtù del quale possiamo vivere la nostra vita fatta più di rappresentazioni
che di fatti o eventi ai quali assistiamo. Il contenuto degli pseudo-ambienti
viene alimentato dai mezzi di informazione
Per Walter Lippmann
l'opinione pubblica del suo tempo (ma le cose oggi non sono diverse) è preda
della propaganda politica e recepisce solo stereotipi, cioè rappresentazioni
parziali e semplificate della realtà. Egli giunse alla conclusione che i mezzi
di comunicazione di massa, benchè fossero uno strumento di sviluppo della
partecipazione democratica, fossero anche un potenziale rischio per la
democrazia.
Al paradigma critico
di Lippmann, basato sulle rappresentazioni di realtà, si affianca oggi un nuovo
paradigma sociologico che attribuisce ai media la capacità non solo di
rappresentare ma anche di creare la realtà. Quest'ultimo paradigma, cui si accenna nelle prossime
sezioni di questa pagina, è giustificato dall'ampiezza e pervasività dei nuovi
mezzi di comunicazione di massa.
Come si indirizza la
mente delle persone.
Strategie per la
manipolazione mediatica.
Lo pseudo-ambiente
in cui viviamo.
Lippmann.
Viviamo in uno
pseudo-ambiente dove ogni essere umano cerca di adattare la sua
rappresentazione della realtà al suo ambiente reale.
Manipolazione
mediatica come esito della modernità.
Un ulteriore
contributo al concetto di manipolazione lo diede negli anni '40 il sociologo Karl Mannheim .
Nei suoi studi sulla
manipolazione psicologica egli scrisse che nelle società moderne le tecniche
dirette di influenza sociale sono inefficaci. Occorre
usare tecniche indirette che operino mediante la manipolazione dell'influenza
psicologica.
Consapevole del
rischio che tali tecniche potessero, anche in società democratiche, riemergere
in situazioni di crisi, egli assegnò la massima importanza al pluralismo delle
fonti informative e al loro controllo istituzionalizzato.
Subito dopo la
seconda guerra mondiale T.W.Adorno
e M.Horkheimer evidenziarono,
tra le strutture
psicologiche che favoriscono la formazione di personalità autoritarie , una sindrome
manipolativa.
La sindrome manipolativa, secondo Adorno, scaturisce dal processo di
razionalizzazione, rivolto al dominio sulla realtà, che ha guidato lo sviluppo
della civiltà occidentale.
La sindrome
manipolativa è dunque un modo di concepire la realtà che annulla i legami
emotivi e considera le persone e le cose come oggetti da manipolare mediante
modelli teorici.
La sindrome
manipolativa è un modo di concepire la realtà che annulla i legami emotivi e
considera le persone e le cose come oggetti da manipolare mediante modelli
teorici.
Il desiderio di
uniformarsi agli altri.
Negli anni '50 il
sociologo David Riesman nel libro "La folla solitaria" , trattò il
problema del conformismo sociale causato dalla crescente paura dell'isolamento
insita nelle società moderne.
Egli scrisse che la
manipolazione dell'essere umano è resa possibile dal desiderio, costruito
dall'uomo (con l'euristica del conformismo successivamente scoperta) e
alimentato dalla società, di uniformarsi agli altri.
Avviene così che i
gruppi sociali di appartenenza, anziché costituire una barriera di protezione
dall'influenza della comunicazione di massa, alimentano il conformismo.
Riesman per primo
mise in evidenza la caratteristica auto-manipolatoria dell'essere umano: anche
in presenza di un grande pluralismo di fonti informative il desiderio di
conformità sociale (magari mantenendo differenze marginali), prende il
sopravvento.
La manipolazione
dell'essere umano è resa possibile dal desiderio, costruito dall'uomo (con l'euristica
del conformismo) e alimentato dalla società, di uniformarsi agli altri.
Opinione pubblica o
privata.
L'ingannevole
pubblicità online: Astroturfing.
A partire dagli anni
'80, il marketing online ha inventato l'Astrosurfing, vale a dire l'arruolamento di utenti che, dietro compenso, pubblicano false recensioni
positive per promuovere prodotti o servizi sul Web, ad esempio su Tripadvisor,
Yelp, Amazon.
Questo dilagante
fenomeno ha coinvolto anche Wikipedia, infatti molte aziende eticamente poco
dotate fanno modificare (da utenti anonimi) le pagine che li riguardano
cancellando i commenti negativi e inserendo informazioni che ne propagandano
un'immagine positiva. Per
contrastare tale fenomeno un hacker statunitense ha creato il software Wikiscanner che consente di trovare le relazioni tra le modifiche
anonime fatte su Wikipedia e le aziende alle quali le modifiche si riferiscono.
L'Astroturfing è
alla base di ogni attività di Lobbying.
La giornalista
investigativa Sharyl Attkisson descrive in quale modo i lobbisti usano
l'astroturfing per manipolare e distorcere mass media e social media .
Manipolare le idee
per indirizzare i bisogni.
Negli anni '50 il
sociologo Vance Packard affrontò,
nel testo "I persuasori occulti", ormai diventato un classico, il
tema della manipolazione della mente dei consumatori mediante messaggi
pubblicitari che facevano ricorso a tecniche psicologiche per indirizzare le scelte
d'acquisto.
Egli arrivò a
proporre una visione del mercato completamente dominata dai grandi gruppi
industriali e dalla loro strategia di allevamento e condizionamento mentale dei
consumatori "dalla culla alla tomba".
Packard si occupò,
pionieristicamente, dell'influsso della pubblicità televisiva sul pubblico
statunitense, mettendo in evidenza il fatto che alcuni inserzionisti si
lamentavano dell'elevata qualità dei programmi televisivi (erano gli anni '50)
perché, negli intervalli in cui venivano trasmessi gli inserti pubblicitari, i
telespettatori parlavano tra loro del programma...Ecco un brano tratto dal suo libro
(p.147).
La domanda risale al
1955. Oggi non pochi degli spettatori dei programmi televisivi americani hanno
diritto di porsela. E' possibile che talune tra le trasmissioni decisamente
brutte siano tali di proposito, per dare maggiore forza di penetrazione agli
inserti pubblicitari?
Puntare alla
personalità del cliente.
Già negli anni '70
lo psicologo Kurt Danziger aveva descritto, nel testo "La comunicazione
interpersonale" , la manipolazione che ogni venditore cerca di attuare con
i suoi clienti spostando il focus della discussione dal prodotto all'immagine
della personalità del cliente.
Coloro che usano
l'Astroturfing possono essere riconosciuti dall'impiego di un linguaggio
"emotivamente carico", dalla citazione di miti che sono stati
smascherati e demistificati, dall'aggressione verbale al carattere di persone o
organizzazioni specifiche piuttosto che dall'attenersi all'analisi dei fatti,
dall'usare scetticismo e critiche verso coloro che espongono i fatti piuttosto
che verso i fatti stessi.
Come individuare
l'Astroturfing sul Web.
I consigli della
giornalista investigativa Sharyl Attkisson per chi vuole individuare
l'Astroturfing nelle proprie letture online (da "4 Ways To Spot Big
Pharma’s Astroturfing And Media Manipulation") sono:
Uso di un linguaggio
"emotivamente carico" o "incendiario".
Citazione di miti
che sono stati smascherati e demistificati.
Aggressione verbale
rivolta al carattere di persone o organizzazioni specifiche piuttosto che alla
"Analisi dei fatti."
Scetticismo e
critiche verso coloro che espongono i fatti piuttosto che verso i fatti stessi.
Manipolare le idee
per indirizzare i comportamenti.
I mezzi di
comunicazione di massa (radio-TV-Web) sono diventati determinanti nella
creazione del senso comune. Quel ruolo di mediazione tra la complessità della
realtà sociale e l'individuo, ruolo che Lippmann aveva assegnato agli
"pseudo-ambienti", è cambiato.
Secondo il linguista
George Lakoff ( gli pseudo-ambienti sono oggi costituiti non tanto da contenuti
quanto da codici, simboli e cornici comunicative (frame), vale a dire da
metafore che orientano la mente degli ascoltatori-telespettatori nella
direzione voluta. Infatti
l'efficacia della manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle
metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto
emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi politici o commerciali.
Ad esempio, riguardo
al contesto politico, la parola "sollievo" evoca un frame che
comprende una parte afflitta e un soccorritore. Questo soccorritore è un eroe al quale si è grati.
Chiunque cerchi di fermare il soccorritore viene dunque ritenuto malvagio. Se in questo contesto si collega il termine
"sollievo" al termine "tasse" creando uno slogan politico
quale "sollievo fiscale", chiunque si proponga di abolire le tasse è
un eroe e colui che tenti di ostacolarlo un malvagio: ecco creato il frame !
Se questo messaggio
viene ripetuto innumerevoli volte crea nella mente degli ascoltatori una
disposizione favorevole (verso il soggetto che lo propone) anche nel caso in
cui lo specifico ascoltatore sia talmente povero da non poter eventualmente
fruire di alcuna riduzione fiscale.
Stupidità.
It would take a
vaccine against stupidity.
What about the side
effects?
L'efficacia della
manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle metafore in quanto
tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto emotivo favorevole
all'accoglimento dei successivi messaggi politici o commerciali.
Esempi analoghi
relativi alla situazione politica italiana sono presenti nel libro "Sulla lingua del tempo presente" di Gustavo Zagrebelski e sono analizzati nella
pagina Analisi argomenti che riporta
un'analisi del lessico berlusconiano alla luce della Teoria degli Atti
Linguistici.
Questo paradigma
sociologico sostiene che la realtà viene costruita per mezzo del linguaggio e
altre forme simboliche attraverso cui ce la rappresentiamo. Conseguentemente i
mezzi di comunicazione di massa, nell'atto stesso di trasmettere informazioni,
trasformano e creano la realtà.
Il Web favorisce o
ostacola la manipolazione mediatica?
Negli ultimi anni Il
sociologo Manuel Castells ha evidenziato il nuovo paradigma della comunicazione
di massa: i nuovi media
(citizen journalism e social media) rendono possibile una comunicazione
individuale di massa (mass self-communication) che favorisce il contropotere e il sorgere di nuovi
movimenti sociali.
Esempi recenti di
tale fenomeno: Primavera Araba in Egitto e Tunisia, Occupy Wall Street negli
USA, Rivolta in Islanda, Indignados in Spagna, Movimento 5Stelle in Italia. Il successo di questi movimenti dimostra, secondo
Castells, che i social networks possono essere impiegati come strumenti di
contropotere.
Mass media.
Dai mass media alla
mass self-communication.
La trasformazione
del sistema di comunicazione da mass media a mass self-communication, è in
corso e consiste nel passaggio dalla distribuzione di massa di messaggi
unidirezionali "one-to-many " allo scambio di messaggi interattivi
"many-to-many ".
Di fronte a questa
trasformazione i media tradizionali (mainstream) stanno cercando di reagire
creando dei link alla rete orizzontale di comunicazione dei social media e connettendosi alla blogosfera dove giornalisti non
professionisti e indipendenti pubblicano contenuti non sottoposti al controllo
delle redazioni.
Si è avviata
l'interconnessione tra due mondi: il mondo dei media tradizionali (Radio, TV, Giornali) e il mondo dei
social media (Blog, Microblog, Forum, ecc).
L'esperienza italiana del Movimento 5Stelle,
che ha orientato fortemente il risultato elettorale del febbraio 2013, dimostra
l'avvenuta interconnessione dei due mondi. Beppe Grillo, con un'accorta strategia di
comunicazione, è riuscito a trasferire il suo messaggio politico dal suo Blog
alla Tv, Radio e giornali tradizionali. Ulteriori esempi della fusione di media tradizionali
e social media sono riportati nella pagina Ecosistema Mediatico Emergente.
Manipolazione del
Web.
L'idea che la
manipolazione mediatica scomparirà con l'uso del Web è largamente mitica, come
scrive il sociologo Guido Gili :
"In realtà la
"rete delle reti" contiene sia "reti a nodi" che "reti
a centri", del tutto simili ai sistemi della comunicazione di massa. Tant'è vero che moltissimi media tradizionali, dai
quotidiani alle TV, sono ora attivi sulla rete.
Con un'importante
differenza: nei sistemi a centri tradizionali il ricevente era anonimo per
l'emittente che poteva avvalersi solo di un feedback deduttivo, con il quale
ricostruire le tendenze e le aspettative del pubblico per segmenti e categorie
più o meno vaste. Inserendosi
nella rete, questo sistema a centri può consentire a chi occupa la posizione
centrale di conoscere assai meglio i destinatari, e i loro consumi
comunicativi, aumentando e non riducendo le possibilità di manipolazione."
Struttura della manipolazione.
Sappiamo che ogni
giornale online utilizza dei servizi software per l'analisi degli accessi alle
sue pagine (mediante i cookies) e sarebbe tecnicamente in grado di usarli per
confezionare un'edizione online su misura per ogni utente, ma oggi il rispetto
della privacy lo impedisce. Questa
possibilità è invece già sfruttata da Google News per personalizzare
automaticamente la scelta delle notizie da mostrare al singolo utente.
I filtri che
personalizzano le informazioni che riceviamo nelle nostre ricerche sul web e
quelli che scelgono le notizie che dovrebbero "interessarci" sono un
rischio per la nostra capacità di pensiero.
Google ci sta
trasformando in zombie eterodiretti?
I filtri che
personalizzano le informazioni che riceviamo nelle nostre ricerche sul web e
quelli che scelgono le notizie che dovrebbero "interessarci " sono un
rischio per la nostra capacità di pensiero.
False identità
(sockpuppet) sui Social Media.
Fake social media.
I Sockpuppet
(marionette) sono delle false identità create sui Social Media per esprimere
commenti a favore o contro certe tesi e manovrate in funzione dell'interesse
del loro creatore
Sul Web c'è un
elevato numero di profili fake (ChatBot) pilotati per favorire o danneggiare
candidati o forze politiche.
Manipolazione dei
Social Media.
La manipolazione dei
social media è già iniziata in campo militare: un articolo del Guardian
descrive l'iniziativa del comando militare USA che ha fatto sviluppare da una
società specializzata (Ntrepid) un software per manipolare i social media.
Lo scopo è quello di influenzare le
conversazioni online svolgendo propaganda pro-USA in medio ed estremo oriente. Questo software permette ai singoli militari
americani di creare e controllare (dagli USA) fino a dieci identità false (sockpuppet), che partecipino alle conversazioni sui social media nel linguaggio
locale (Arabo, Farsi, Urdu, Pashtu, ecc), pubblicando blogposts, chatroom
posts, ecc.
Un altro ambito in
cui la manipolazione dei social media ha iniziato a operare è quello politico. Uno studio di due ricercatori americani, Social Media
and the Elections, ha
descritto vari tipi di manipolazione finalizzati ad alterare la percezione che
gli elettori avevano dei candidati:
incremento fittizio
dei sostenitori (fake);
associazione di
termini denigratori a un candidato per falsarne l'indicizzazione nelle ricerche
google;
spamming con invio
di falsi messaggi twitter.
Da qualche anno il
social network preferito dai politici è diventato Twitter (Trump è uno dei suoi
massimi utilizzatori) perché permette di manipolare l'informazione con
l'impiego dei Political
Bot, ossia di profili falsi
creati ad arte per manipolare il consenso dei politici che li usano.
Per approfondire andare
alla pagina L'Era della Post-verità.
Noam Chomsky.
Falso Decalogo sulle
strategie di manipolazione di massa
attribuito a Noam Chomsky.
"Non ho scritto
nessun decalogo sulla manipolazione."
Verificare sempre la
credibilità delle proprie fonti!
Il falso decalogo
delle 10 strategie di manipolazione attribuito a Chomsky.
Se si cerca sul web
con un qualsiasi motore il termine "manipolazione" o "strategia
manipolazione", si trovano diversi website che presentano un
"decalogo sulle strategie di manipolazione" attribuito al famoso
linguista Noam Chomsky.
Se però si decide di verificare se tale
decalogo è stato scritto realmente da Chomsky non si trova nessuna fonte
diretta; infatti se si cerca tale documento sul sito ufficiale di Chomsky non
se ne trova traccia.
Lo scrittore Jean
Bricmont, che ha scritto un testo sul pensiero di Chomsky, ha descritto in un articolo le sue
impressioni sul decalogo attribuito a Chomsky e ha trovato che esso gli
sembrava una semplificazione e una deformazione del pensiero del linguista
americano.
Bricmont ha così deciso di verificare la
correttezza dell'attribuzione inviando una email a Chomsky che gli ha così
risposto: "
Non ho alcuna idea
della provenienza di questo testo. Non ho fatto io quella compilation nè l'ho
messa sul web. Suppongo che colui che l'ha scritta potrà pretendere che si
tratti di una interpretazione di ciò che
ho scritto qui o là, ma certamente non in quella forma nè come elenco."
Bricman ha concluso
scrivendo che il successo del testo (che viene cliccato e linkato in molte
lingue sul web) illustra il fraintendimento del pensiero di Chomsky, sia tra i
suoi sostenitori che tra i suoi avversari.
Il problema che si
vuole evidenziare non riguarda la qualità del falso decalogo, i cui concetti
potrebbero anche essere validi, quanto il fatto che non corrispondono al
pensiero di Chomsky: è stata sfruttata la notorietà dell'autore per
propagandare un testo che altrimenti pochi avrebbero letto.
Questo caso mette in
rilievo l'importanza della verifica di credibilità delle fonti (del singolo
documento o dell'intero website).
In particolare è essenziale risalire al
website dell'Autore del testo citato, o del suo Editore o del suo Istituto di
ricerca. Altri elementi sul falso decalogo, compreso il suo
vero autore, sono stati ricostruiti da Ricardo Nuno Silva in questo post.
La propaganda è
dannosa perché usa le parole scelte da chi ha il "potere."
La pubblicitaria
Annamaria Testa mette in luce le differenze tra pubblicità e propaganda nelle
strategie di comunicazione persuasive di massa (vedi bibliografia). La
comunicazione persuasiva è sempre esistita, e Annamaria Testa scrive:
Il problema con la propaganda è che persuade le persone di cose false,
e che per riuscirci le disinforma e le manipola facendo leva sulla minaccia e
sulla paura.
Il consulente
d'impresa Marco Minghetti , nell'ambito del suo progetto 2.0 di intelligenza
collettiva, rivolge ai "disorientati" di tutto il mondo la formula
che guida l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi il potere risiede nelle parole".
Da qui l'invito ad accorgersi della manipolazione delle parole
evidenziata dallo scrittore Gianrico Carofiglio nel libro "La manomissione delle parole", di cui parla
Minghetti:
Carofiglio riflette
sull’importanza del linguaggio nel nuovo millennio, soffermandosi sul rapporto
tra linguaggio e potere ed appunto il “potere” di quest’ultimo di mutare il
mondo delle parole: questo provoca effetti profondi sugli individui e sulla
società tutta.
Il messaggio ai
"disorientati" di tutto il mondo dovrebbe essere la formula che guida
l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi più che mai il potere risiede nelle parole."
Conclusioni
(provvisorie): la società è diventata troppo complessa per consentire all'uomo
una conoscenza diretta del suo ambiente.
Un precursore degli
studi sulla manipolazione mediatica fu il giornalista americano Walter Lippmann
che studiò, a partire dalla prima guerra mondiale, l'uso massiccio della
propaganda sia da parte dei regimi autoritari che di quelli democratici. Nel
1922 Lippmann pubblicò un libro, ormai diventato un classico: "L'opinione
pubblica" . In quel testo egli sosteneva che la società era diventata
troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta del suo
ambiente. A causa di questa complessità l'uomo era costretto a rappresentarsi
il suo ambiente con modelli semplificati che Lippmann denominò
"pseudo-ambienti". Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva, secondo
Lippmann, alimentato dai mezzi di informazione (a quell'epoca solo stampa e
radio), che potevano così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle
politiche di pace o di guerra dei loro paesi. Lo pseudo-ambiente è il mondo
virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere, in virtù del quale possiamo
vivere la nostra vita fatta più di rappresentazioni che di fatti o eventi ai
quali assistiamo.
L'essere umano cerca
continuamente di "adattare" la sua rappresentazione della realtà al
suo ambiente reale, ma la qualità di questo adattamento dipende da due fattori.
Il primo è la qualità delle informazioni (fatti+opinioni), sempre esposta al
rischio di manipolazione, che egli è in grado di procurarsi. Il secondo dipende dalla sua capacità di
analizzarle criticamente senza "piegarle" ai propri pregiudizi.
Già negli anni '70
lo psicologo Kurt Danziger aveva descritto, nel testo "La comunicazione
interpersonale", la manipolazione che ogni venditore cerca di attuare con
i suoi clienti spostando il focus della discussione dal prodotto all'immagine
della personalità del cliente.
I mezzi di
comunicazione di massa (radio-TV-Web) sono diventati determinanti nella
creazione del senso comune. Quel ruolo di mediazione tra la complessità della
realtà sociale e l'individuo, ruolo che Lippmann aveva assegnato agli
"pseudo-ambienti", è cambiato.
Secondo il linguista
George Lakoff gli pseudo-ambienti sono oggi costituiti non tanto da contenuti
quanto da codici, simboli e cornici comunicative (frame), vale a dire da
metafore che orientano la mente degli ascoltatori/telespettatori nella
direzione voluta. Infatti l'efficacia della manipolazione mediatica non dipende
dai simboli o dalle metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di
creare un contesto emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi
politici o commerciali.
L'idea che la
manipolazione mediatica scomparirà con l'uso del Web è largamente mitica, come
scrive il sociologo Guido Gili: ""In realtà la "rete delle
reti" contiene sia "reti a nodi" che "reti a centri",
del tutto simili ai sistemi della comunicazione di massa. Tant'è vero che
moltissimi media tradizionali, dai quotidiani alle TV, sono ora attivi sulla
rete.
Con un'importante differenza: nei sistemi a
centri tradizionali il ricevente era anonimo per l'emittente che poteva
avvalersi solo di un feedback deduttivo, con il quale ricostruire le tendenze e
le aspettative del pubblico per segmenti e categorie più o meno vaste.
Inserendosi nella rete, questo sistema a
centri può consentire a chi occupa la posizione centrale di conoscere assai
meglio i destinatari, e i loro consumi comunicativi, aumentando e non riducendo
le possibilità di manipolazione."
Il consulente d'impresa Marco Minghetti, nell'ambito del suo progetto
2.0 di intelligenza collettiva, rivolge ai "disorientati" di tutto il
mondo la formula che guida l'interpretazione delle parole usate dai media:
"oggi il potere
risiede nelle parole".
Le 12 barriere della
comunicazione.
Luciamontesipsicologa.it-Lucia
Montesi-(21 settembre 2021)- ci dice:
Ci sono frasi e
comportamenti che usiamo quotidianamente e che ostacolano la comunicazione e
l'ascolto. Lo psicologo Thomas Gordon ne ha individuate 12.
Le barriere della
comunicazione, concetto elaborato dallo psicologo americano Thomas Gordon, sono frasi e comportamenti che utilizziamo
abitualmente e che ostacolano la comunicazione, rallentandola o bloccandola e
provocando nell’altro chiusura o allontanamento.
Tutti le usiamo, a
volte sono anzi utili e necessarie, ma spesso le utilizziamo inconsapevolmente
anche quando non servono, o anzi, sono controproducenti. Diventano un limite
soprattutto quando ascoltiamo qualcuno che ci parla di un suo problema, perché
interferiscono con la sua libera espressione, trasmettono giudizi, critiche, o
lasciano all’altro la sensazione di non essere ascoltato e compreso.
Vediamo in dettaglio
le 12 barriere formulate da Gordon:
1)-Ordinare, comandare: quando usiamo frasi che iniziano con “Tu devi…”,
“Bisogna che tu…”, o ordiniamo “Fai così!”, imponiamo qualcosa all’altro
facendolo sentire inadeguato e stimolando una reazione di rabbia e di
ribellione.
2)-Minacciare, mettere in guardia: simile alla precedente, ma sottolinea le conseguenze
negative di un comportamento (“Se non farai così…”, “Guarda che se continui
così…”). Il comportamento
voluto viene ottenuto incutendo paura. Più spesso, il risultato è di ostilità e
ribellione.
3)-Rimproverare, fare la morale: espressioni come “Per il tuo bene dovresti…”, “Non
ci si comporta così!”, provocano senso di colpa, chiusura, ribellione e fanno
sentire manipolati.
4)-Dare consigli e soluzioni: “Io al posto tuo…”, “Perché non fai così…?”,
trasmettono sfiducia nella capacità dell’altro di trovare da solo una
soluzione, bloccano la comunicazione, danno la sensazione che si ha fretta di
concludere il discorso.
5)-Convincere con argomentazioni, spiegare: “Tu sbagli perché…”, “In realtà le cose non
stanno così…”, induce a porsi sulla difensiva, fa sentire inadeguati e non
compresi.
6)-Criticare, giudicare: “Sei un irresponsabile!”, “Sei un egoista”, “Non sei
capace”, fanno sentire l’altro svalutato, provocano rabbia e, a lungo andare,
minano l’autostima.
7)-Fare complimenti: “Bravo, hai fatto bene”, “Hai fatto la cosa giusta”,
“Tu sei sempre il migliore!”. Può sembrare strano che fare apprezzamenti sia
considerato una barriera alla comunicazione. A ben vedere, però, trasmettiamo
all’altro il messaggio che se avesse fatto scelte diverse avremmo disapprovato,
ed è quindi una comunicazione manipolatoria. Oppure, l’apprezzamento induce
nell’altro la sensazione di una aspettativa nei suoi confronti che può
risultare ansiogena.
8)-Ridicolizzare: osservazioni come “Piangi per ogni cosa!”, “Ti stai
comportando come un bambino”, fanno sentire la persona svalutata e suscitano
ostilità.
9)-Interpretare: dicendo “Tu in realtà non volevi dire questo”, “Sei
solo stanco…”, “So che in realtà non sei arrabbiato come dici”, si presume di
sapere meglio dell’altro cosa lui pensi o provi ignorando ciò che dichiara.
Questo fa sentire incompresi e non rispettati nei propri sentimenti. Anche nel
caso l’interpretazione fosse giusta, avrebbe l’effetto di far sentire l’altro scoperto
e messo a nudo.
10)-Consolare: frasi come “Vedrai che andrà tutto bene” o “Su, non piangere!”
bloccano l’espressione delle emozioni, irritano, danno la sensazione di voler
tagliare corto perché siamo noi a non reggere il disagio e lo sfogo dell’altro.
11)-Fare domande, indagare: “Ma come mai?”, “Ma tu cosa avevi fatto?”, “Ma tu
dov’eri?”, “Mi sembra strano che sia andata così”, trasmettono sospetto e
sfiducia, fanno sentire all’altro che si mette in dubbio la sua versione dei
fatti e fanno sentire non compresi.
12)-Cambiare argomento, minimizzare: dire “Non ci pensare!”, “Basta, parliamo di cose
allegre!”, “Ti preoccupi troppo”, significa svalutare ciò che l’altro prova e
bloccare la comunicazione.
Nelle interazioni
quotidiane, è inevitabile utilizzare una o più di queste barriere.
Tuttavia, accorgersi di usarle, essere
consapevoli degli effetti che producono, permette di limitarle o calibrarle per
migliorare le nostre relazioni.
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