“Comunicazione manipolatoria”.

 

“Comunicazione  manipolatoria”.

 

Oggi la vergogna sta dalla parte sbagliata.

Laverita.info- Silvana  De Mari- (2-11-2021)- ci dice:

 

Il sentimento della colpa ,la percezione di aver violato le regole e di meritare  una punizione sono elementi importanti per la società.

Ma non devono essere usati ,come avviene in questo periodo ,per colpire comportamenti normali.

Questo è tipico delle dittature.

 

La vergogna è un’emozione morale, noi ci vergogniamo  quando abbiamo violato le regole di  comportamento del nostro gruppo, se le condividiamo.

La vergogna è un’emozione molto forte ,ed è sempre collegata ad una punizione.

Dove non esiste la pena , non può esistere vergogna.

La pena può essere l’insufficienza a scuola, 20 anni di galera ,una coscienza che ti tiene sveglio la notte, ma sempre punizione è. Vergogna e punizione sono concetti

talmente associati ,che la situazione precedente alla punizione diventa quella che genera vergogna e che quindi sarà evitata.

 

(…) Se  una punizione arriva gratuitamente, cioè senza essere preceduta da nessun comportamento disdicevole ,allora si genera una paura continua, anzi una vergogna continua : una paura caratterizzata dai segni  di vergogna.

Un cane bastonato  continuamente ,un bambino massacrato da un genitore problematico ,una minoranza continuamente aggredita ,sviluppano  la vergogna di sé. Questo succede anche nelle vittime innocenti di bullismo  ,di  genocidi  ,di malattie invalidanti. Così si genera una vergogna   continua che non può essere prevenuta evitando un determinato comportamento , perché non è conseguenza di

nessun comportamento.

Abbiamo due tipi di vergogna, quella del fare  e quella dell’essere.

Violare le regole genera una vergogna sul fare ; essere furi dai canoni a prescindere  ,genera la vergogna sull’essere.

 

La prima può essere giusta o sbagliata a seconda che le regole siano giuste o sbagliate.

Sotto il nazismo, comunismo, maoismo, eccetera… è stato considerato encomiabile uccidere innocenti e generava vergogna non osare farlo. La vergogna nasce dalla violazione  delle regole del gruppo.

E’ il caso di scegliere con molta attenzione il gruppo ed è il caso che del gruppo                     faccia parte anche Dio .In questo caso il comportamento che genera vergogna si chiama peccato. Tutto quello però che non è stato  vietato da Dio  non può generare vergogna ,e si evitano fiumi di vergogne inutili e dannose. Dio non ha

Ordinato di essere alti o magri ,Dio ha ordinato  di non menire.

 

Non si può mettere nel mirino chi vuole soltanto muoversi o chi rifiuta farmaci.

Non è un caso chele persone con credenze religiose molto forti resistano alla dittatura, non cedano alla banalità del male, non cedano  nemmeno ai dettami di “Vogue” e soffrano molto meno di depressione. 

La vergogna genera depressione, una delle sue molteplici cause.

La vergogna è come il colesterolo ,l’eccesso uccide e la mancanza non è compatibile con la sopravvivenza.

Senza la vergogna non possono esserci regole ,quindi si ha la dissoluzione di ogni ordine  in un caos fatto di arbitrio.

La vergogna ,come ogni emozione negativa, è oggi criminalizzata e deve essere

accuratamente  evitata ai bambini in ogni sua forma. Dove ci sia un’incapacità di vergogna  si configura la struttura del criminale perfetto e assoluto.

Vietare bocciature e insufficienze , cioè evitare che il bambino che non ha studiato si vergogni, trasforma la scuola in una curiosa fucina di semi-analfabeti , dove qualcuno con una  petizione piena di strafalcioni ha chiesto l’abolizione del tema di maturità  , perché troppo difficile .

Trappola comunicativa.  

Il linguaggio manipolatorio su cui si basa il vittimismo cronico  permette la dittatura delle  minoranze , distruggono la verità e la libertà elementare di dirla.

 La base del politicamente corretto è vietare le parole che potrebbero creare sofferenza in appartenenti a minoranze.

Ma se qualcuno ha torto ,ha torto anche se è in minoranza e anche se sta soffrendo.

Un’identità non può mai essere criticata ,un comportamento se disfunzionale ,si.

Un bel trucco è spacciare i comportamenti disfunzionali per generici e renderli non criticabili.

Le critiche che creano sofferenza ,anzi una tragica vergogna di essere, si chiamano

Cancel culture  e sono considerate una bella cosa. Ma il dolore non annulla la colpa. Non la attenua nemmeno. E’ la vergogna   che permette  la redenzione. E’ dalla  vergogna che passa la via della vera gloria, che è la redenzione.(…)

 

Oggi è di moda il perdono low cost , la misericordia che inonda i senza vergogna e i senza pentimento. Anzi c’è sempre più una curiosa inversione. Il sangue della vittima è ancora caldo    e si precipitano a informarci che il carnefice aveva il cuore spezzato  dal non essere abbastanza   amato o integrato.

Questa è la trappola della comunicazione manipolatoria , bisogna allenarsi  per imparare  a non caderci.

La vergogna corrisponde alla percezione di una colpa.   

Una minoranza è sempre necessaria in una dittatura perché le dittature sono sceme per definizione , la dittatura è una forma di raffinata idiozia, basate sulla menzogna ,altra forma di stupidità.     

Tutta roba che funziona sulle cortissime distanze. La necessità di schiacciare i dissidenti è assoluta ,ma altrettanto assoluta è la necessità di colpevolizzarli ,sprofondarli nel disprezzo , imporre loro di provare vergogna o morire.

Diventano il capro espiatorio del fallimento economico e antropologico della dittatura e possono messere aggrediti.

Su di loro si sfoga la frustrazione del popolo sprofondato nel disastro economico e antropologico .

L’umanità è normalmente feroce e la ferocia è il frutto proibito ,il piacere di aggredire.

Il regalo della dittatura al popolo  è la minoranza capro espiatorio da poter massacrare , così il bravo cittadino  che si è fatto schiacciare si sente buono.

Bullismo contro i giovani.

Ora l’accusa è di impedire la risoluzione di un’epidemia provocata da un virus ingegnerizzato  e curabile rifiutando l’inoculazione di farmaci talmente pericolosi

che chi li inocula ha preteso lo scudo penale.

I perplessi sono accusati di indifferenza ai morti di Bergamo e di incatenare   una società  a una emergenza  sanitaria permanente.

 

I tredicenni vogliono farsi iniettare sieri genici sperimentali di cui sono secretati i contatti ,iniettati da gente che ha preteso lo scudo penale per evitare   la vergogna inflitta da professori che li offrono al “mobbing” e al bullismo.

 

 

 

 

Ignavi e Servi.

Conoscenzealconfine.it -Maria Micaela Bartolucci-( 23 Novembre 2021)-ci dice:

 

 

Un parlamento di ignavi e servi, come quello che, attualmente, occupa gli scranni delle massime istituzioni, non si era mai visto nella storia della repubblica.

 

L’Italia è guidata da un governo tecnico che, non essendo espressione di una scelta politica, non rappresenta il popolo né le sue istanze ed è, invece, espressione dei desiderata di una ricca  élite sovrannazionale, mondialista, che riesce, in questo modo, a far prevalere i propri interessi economici, rispetto ai reali bisogni del paese. Di conseguenza, le scelte amministrative e le politiche sociali che vengono portate a termine, hanno come unica finalità, la funzionalità a questo disegno. Quando parliamo di queste tematiche non abbiamo bisogno di riferirci a quattro signori incappucciati che si giocano ai dadi le sorti del mondo.

 

No, facciamo riferimento a noti gruppi di potere sovrannazionali che hanno specifici interessi da difendere e che delegano, a dei subalterni, la difesa degli stessi, attraverso la gestione locale (nazionale). Le azioni amministrative che questi gestori devono intraprendere sono quello che noi chiamiamo “Agenda”, un’Agenda che nessun servo troverà sulla sua scrivania perché a costoro, ultimo gradino della piramide del potere, non compete conoscere né sapere, essendo meri esecutori di ordini… “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare…” (Alighieri, Dante, Inferno, canto III, “Divina Commedia”).

 

Per costruire questo progetto sono stati necessari anni di sistematica azione che portasse alla demolizione culturale, allo svuotamento ideologico, alla distruzione di ogni valore etico, alla pianificazione dell’introiezione di falsi diritti civili, alla rimozione di fondanti diritti reali.

 

Ecco perché era necessario spingere l’antipolitica, la disaffezione attraverso lo sputtanamento anche dei valori fondanti della più nobile delle occupazioni umane, vilipesa e svilita, tra gli altri, da un puttaniere sedicente anticomunista, da un ex comico e da un perito informatico, nonché da un giornalistucolo rampante che si è prostituito per quattro spicci, prendendo un po’ troppo alla lettera “comprate il mio didietro, io lo vendo per poco”.

 

Altre forze partitiche non sono certo migliori: sul PD non ci esprimiamo essendo da sempre il nemico, la Lega, dietro ad un accanito “selfista”, postatore seriale di scempiaggini, nascondeva l’anima nera di omuncoli che accarezzano ancora il sogno proibito di un antico regionalismo, solo un po’ più svilente di quello di migliana memoria, le altre presenze sono agglomerati dismorfici che non meritano neppure la nostra attenzione.

 

Cosa è venuto fuori da questa accozzaglia? Un parlamento composto da scappati di casa, improvvisati, nullità prestate alla politica, spocchiosi narcisisti, opportunisti, eminenze grigie, buffoni, ballerine, nani… un circo Barnum di gente che, neppure lontanamente, ha un’idea di cosa significhi fare politica, prendere decisioni, operare scelte. Esattamente quello che serviva ai burattinai del vincolo esterno. Queste cialtronesche comparse potevano essere agevolmente e direttamente guidate e, per farlo, si è scelto il migliore dei maggiordomi che ci fosse sulla piazza italiana, un uomo ben addestrato ed ubbidiente, qualcuno “cresciuto” all’interno di quei centri di potere a cui accennato prima, il vile affarista Mario Draghi.

 

Da chi siamo amministrati quindi? Da servi che sostengono Draghi, formalmente o di fatto (PD, M5S e Lega) ed ignavi che fingono opposizione (tutti i gruppuscoli ed i Partiti, compresi i fuoriusciti dal Governo Conte 2), una manica di inutili, insulsi commedianti. Aspettarsi un’azione politica da tali individui sarebbe come essere convinti che Cicciolina sia vergine. Pura fantasia non suffragata da fatti, qualcosa che va oltre lo sprezzo del ridicolo, voglia indomita di credere alle favole. Purtroppo la realtà non lascia scampo all’illusione.

 

Quanto sta avvenendo ormai da mesi, le manifestazioni che si susseguono ogni sabato e, più recentemente i fatti di Trieste, avrebbe meritato, quantomeno, l’attenzione di questi fantocci che avrebbero potuto reagire con diversi strumenti a loro disposizione: interrogazioni, mozioni di sfiducia, azioni di protesta… invece, nel silenzio più assoluto, costoro hanno continuato a fare il loro “lavoro”.

 

Ci sono state, per la verità, alcune reazioni, almeno formali e dovute, di FdI che, però, non hanno avuto alcun supporto da altre formazioni e, di conseguenza, nessuna attuazione, addirittura, quando si è toccato uno dei livelli più bassi di incostituzionalità, si è arrivati a scomodare persino il concetto di libertà di coscienza (come se questi ammassi di cellule ne fossero dotati), un utile stratagemma linguistico dovuto solo al fatto che definire quell’azione “infamia motivata da ipocrisia” pareva brutto.

 

Proviamo a fare un breve excursus per chiarire meglio alcuni punti di discussione, senza alcuna pretesa né di esaustività né di precisione, che non ci competono per precisa scelta editoriale e che lasciamo a quanti hanno la passione non per le dinamiche, ma per le minuzie.

 

È evidente, ormai da molto tempo, che ci sono almeno due entità, economiche e sovrannazionali, in aperto conflitto tra loro e che perseguono interessi distinti, o per lo meno, contrastanti, ciò si è esplicitato palesemente in occasione delle elezioni americane dello scorso anno. Non stiamo parlando di operare una dicotomica distinzione buoni/cattivi, i ragionamenti semplicistici e banalizzanti li lasciamo, volentieri, ad altri. Diciamo però, questo sì, in forma estremamente schematica, che c’è un’economia reale che è, chiaramente, in opposizione con un’altra, espressione di una finanza sovrannazionale che ha, quale punto di riferimento, il World Economic Forum, ovvero i sostenitori del Grande Reset che vedono nello Stakeholder capitalism la soluzione di tutti i mali del mondo, nonché, ma solo casualmente sia chiaro… l’ultima possibilità per tirarsi fuori dalla crisi evidenziata dalla bolla finanziaria del 2008.

 

I problemi che quella bolla conteneva, sono lungi dall’essere stati risolti, anzi, forse non sono stati neppure affrontati, semplicemente – “maestra, il cane mi ha mangiato la pagina” – sono stati rimandati a data da destinarsi. Intanto si prendono tempo prezioso e, l’economia reale, quella di chi produce, sta pagando i rischi di finanzieri spregiudicati pronti a tutto per arrivare ad un profitto e non perdere neanche un centesimo di quanto hanno “scommesso”, poco importa se, per farlo, dovessero andare in default interi stati.

 

La “pandemia” è giunta, per costoro, come manna dal cielo. Prendere tempo per cercare una soluzione e, contemporaneamente, avere una scusa ed una possibilità per assestare un altro colpo all’economia reale in occidente. Il confinamento può essere letto in questa provvidenziale ottica distruttiva: bloccare la produzione, bloccare le partite iva e le piccole imprese, bloccare i servizi e, tanto che c’erano, colpire l’istruzione, la sanità e la pubblica amministrazione… perché se il fine è quello di distruggere uno stato nazionale, o quel che ne resta, nessuna tessera va lasciata in piedi.

 

Banale? Non credo. Lo stato ha acquistato 60 milioni di dosi di vaccino, che vanno moltiplicate almeno per tre, ma forse quattro o più inoculazioni, ha acquistato materiale elettronico per il telelavoro e la DaD, ha investito in telemedicina, ci hanno “costretto” a fare acquisti on line, Auto-gril è stato sempre aperto… le azioni di questi colossi finanziari sovrannazionali, che sono stati foraggiati grazie a pandemia e confinamento, hanno continuato a produrre profitto, allo stesso tempo, e per gli stessi motivi, parti consistenti dell’economia reale hanno chiuso: piccole aziende, ristoranti, librerie, bar… le tasse però, specialmente sotto forma di accise, sono aumentate. La domanda è: per finanziare cosa? La risposta è dentro di voi e non è sbagliata.

 

Ora, se porti al fallimento l’economia reale, peggiori i servizi, istruzione e sanità compresi, mandi sul lastrico migliaia di persone, costringi al licenziamento, non puoi pretendere che non ci sia una reazione della popolazione, per quanto narcotizzata possa essere, ed allora tiri fuori, dalla scatola delle opportunità del passato, il vecchio Divide et impera.

 

Fai in modo che la popolazione non si unisca, che sia distanziata anche fisicamente, meglio se chiusa in casa, anzi operi per fare in modo che il tessuto sociale si dilani sempre di più (dividere vaccinati da non vaccinati, ad esempio). Ma non puoi costringere la gente in casa troppo a lungo, allora gli proponi una soluzione per uscire, e fare esattamente quello che faceva l’anno precedente liberamente, ma in modo controllato.

 

Per dare al tutto una certa aurea di ieraticità, fai un ulteriore passo verso il controllo, costringi i medici a vaccinarsi, colpisci direttamente coloro che, meglio di altri, potrebbero conoscere i rischi di questo intruglio e, conseguentemente, potrebbero reagire e, tanto per non sbagliare, “melius abundare quam deficere”, estendi l’obbligo a tutto il personale sanitario.

 

In seguito, spinto da inarrestabile foga salutista, decidi di dare il via ad un vasto programma di vaccinazione a tappeto ma, porca di quella miseria… non funziona benissimo, allora devi alzare il tiro. Si colpisce il personale scolastico perché faccia da cinghia di trasmissione a ragazzi sempre più lobotomizzati da una campagna di martellamento senza tregua.

 

Ma tutto questo non basta. Sei o non sei un vile affarista? Certo che sì! Ed allora, servendoti dei tuoi umili servi che siedono in parlamento, devi mettere un intero paese in ginocchio e devi fare in modo che non si rialzi più… altro che “Italia s’è desta”!

 

Ancora una volta la soluzione è a portata di mano e la storia si ripete come farsa. Prima di ogni altro, perché chi è primo è primo due volte, tiri fuori, sempre dalla scatola delle opportunità storiche, una tessera, un lasciapassare che ricorda tanto qualcosa di dittatoriale memoria, ma per essere figo usi un anglicismo e li freghi tutti, lo chiami green-pass, lasciapassare verde, e non solo lo imponi per viaggiare ma, poiché ormai hai perso ogni freno inibitorio, lo estendi a tutta la vita sociale e produttiva dell’essere umano.

 

Ristoranti, bar, congressi, musei, mostre, sagre della porchetta, fiere, piscine, palestre, università e luoghi di lavoro. Tutti i luoghi di lavoro, anche quelli all’aperto… Alcuni atenei, per essere all’avanguardia, lo hanno pure imposto per le lezioni o gli esami da remoto, ma tranquilli, è solo ed esclusivamente una misura sanitaria!

 

Non serve fare appello alla logica, ogni obiezione è vana; incapaci di intendere e di volere, ipnotizzati dal bombardamento continuo dei media, stregati dal fiore della rinascita, rincoglioniti da anni di depoliticizzazione, disabituati persino ad esprimere un minimo pensiero completo e coerente, sterilizzati da decenni di conformismo mentale ed esteriore, eccoli là, tutti in fila come tante bestie al macello, pronti ad ubbidire.

 

Alla chiamata, con gentile richiesta di inoculazione del salvifico siero, spronati dal dogma della nuova scienza, gli eremiti di massa rispondono: presente!

Ite, missa est.

(Maria Micaela Bartolucci- frontiere.me/ignavi-e-servi/).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Erdogan “gravemente malato”

9 mesi dopo la puntura vax.

 

Conoscenzealconfine.it- Maurizio Blondet-(22 Novembre 2021)-ci dice:

 

 

Il presidente turco Tayyip Erdogan ha ricevuto il suo vaccino contro il COVID-19 molto pubblicamente, davanti alle telecamere nel gennaio 2021, una mossa che un portavoce del suo partito AK ha detto che mirava ad alleviare qualsiasi dubbio pubblico sull’efficacia del siero.

 

Secondo i dati, “la Turchia ha iniziato a somministrare il  vax della cinese Sinovac agli operatori sanitari in Turchia, lanciando un programma di vaccinazione nazionale contro una malattia che avrebbe ucciso più di 23.000 persone nel paese”.

Ebbene. Nove  mesi dopo, Recypt Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, è  visibilmente e “seriamente” malato di presunta insufficienza cardiaca del lato destro causata da micro-coaguli di sangue: ciò afferma uno scoop di Al Turner Show e alcune foto rubate che lo vedono appoggiarsi a due  assistenti per camminare.

 

Effettivamente, Erdogan non ha partecipato al vertice sul clima di Glasgow, né soprattutto alla Conferenza di Parigi organizzata da Macron sulla Libia, dove ha interessi diretti e truppe. La malattia spiegherebbe tali assenze, non diserzioni ma impossibilità.

 

Se la notizia fosse confermata e dovesse durare, ovviamente ciò cambierebbe i giochi in Medio Oriente, dalla Siria, al Kurdistan, alla NATO, dove il turco è stato una specie di scheggia impazzita con un alto grado di imprevedibilità; anche Mosca potrebbe probabilmente rallegrarsi della assenza del presidente, e molti altri dell’interruzione del suo piano neo-ottomano che eccita la popolazione turcofona uigura, 150 milioni di musulmani in Cina.

 

Ma può rimettersi Erdogan? Se davvero la causa è la puntura del Vax (tra l’altro, il cinese Sinovac),  il decorso non è favorevole. Riprendo quello che afferma Al Turnerr Show: “I video che emergono dall’interno della Turchia ora mostrano Erdogan instabile in piedi, a malapena in grado di camminare e che ha bisogno di tenere due persone per scendere pochi gradini”.

 

Informazioni segrete dall’interno della Turchia sostengono che Erdogan soffre di insufficienza cardiaca destra, causata da un numero enorme di “micro-coaguli di sangue”, che ostruiscono i capillari dentro e intorno ai suoi polmoni. Si sostiene che la micro-coagulazione derivi da proteine ​​​​spike generate nelle cellule, dopo aver ricevuto il vaccino COVID.

 

Quando il vaccino entra nel corpo, l’mRNA che è contenuto negli involucri delle proteine ​​lipidiche, entra in alcune cellule umane e quindi l’RNA nel vaccino dice a quella cellula di far crescere la propria proteina spike. Gli sviluppatori farmaceutici – pensavano – che istruendo i corpi umani a coltivare le proprie proteine ​​spike, il corpo avrebbe sviluppato l’immunità alla proteina spike trovata sui coronavirus, e quindi avrebbe reso il corpo immune. Invece, ora sembra che lo sviluppo di proteine ​​spike nelle cellule umane abbia l’effetto di far sporgere delle minuscole punte dalle cellule e di lacerare le cellule del sangue mentre passano accanto a quelle punte. Le cellule strappate vengono interpretate dal corpo come una ferita, che il corpo inizia a coagulare. Questi minuscoli grumi si incastrano nei capillari, arrestando il flusso sanguigno a un livello minuscolo… fino a quando tutti quei minuscoli grumi iniziano ad accumularsi.

 

Secondo alcuni scienziati, le cellule all’interno e intorno ai polmoni sono particolarmente suscettibili a coaguli così piccoli e poiché questi capillari polmonari si ostruiscono, sempre meno sangue può raggiungere i polmoni. Questo mette sempre più pressione sul lato destro del cuore umano, che deve lavorare molto più duramente per pompare il sangue attraverso i polmoni.

 

Man mano che la micro-coagulazione continua a peggiorare, sempre meno sangue passa attraverso i polmoni. Una persona che vive una tale condizione diventa facilmente senza fiato, molto stanca, manca di resistenza ed energia… esattamente i sintomi ora visibili nel presidente Erdogan. Alla fine, il cuore della persona semplicemente non riesce a sopportare il fardello aggiuntivo e fallisce. Causa della morte: insufficienza cardiaca destra.

 

Purtroppo, questo è esattamente ciò che attende la maggior parte delle persone che hanno ricevuto il vax. Mentre alcuni muoiono entro una settimana dopo averlo ricevuto, altri subiscono conseguenze molto più lente.

I servizi israeliani confermano: (timesofisrael.com/liveblog_entry/viral-video-showing-erdogan-walking-with-difficulty-leads-to-ill-health-rumors/.)

Foreign Policy, la rivista del Council on Foreign Relations, lo diceva già ai primi d’ottobre: Erdogan potrebbe essere troppo malato per continuare a guidare la Turchia. Lo sfortunato Erdogan sarebbe un testimone-chiave e un caso di scuola sui danni da vax a medio termine.

 

Cresce quindi ogni giorno di più l’ “ammirazione” per i media mainstream, che continuano ad ignorare  in questo modo l’assenza di effetti avversi, anche adesso che vengono colpite personalità internazionali e interi plotoni di sportivi professionisti, sani e giovani…

(Maurizio Blondet- maurizioblondet.it/erdogan-gravemente-malato-9-mesi-dopo-la-puntura-vax/).

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunga Vita ai Ribelli!

 

Conoscenzealconfine.it- Michele Rizzi-(22 Novembre 2021)-ci dice :

 

 

Sin dai tempi più antichi, i re, i papi, gli imperatori, han sempre saputo che ci sono uomini disposti a morire in nome della libertà. Li han sempre apostrofati come “ribelli”.

 

Ribelli, per esempio, erano gli Apostoli di Gesù, e a tal proposito vi voglio raccontare una tesi. Da sempre raffigurati iconograficamente con bastoni lunghi, nonostante fossero pescatori, gli Apostoli, erano esperti in armi. Lo stesso Gesù pronunciò queste parole: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma la spada” (Mt 10,34).

San Pietro, ad esempio, era esperto nell’uso della spada; trinciò di netto un orecchio al soldato Malco per impedire l’arresto di Gesù nel giardino dei Getsemani. Il Vangelo narra: “Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco” (Giovanni 18,10). Sfido chiunque – non esperto nell’uso di armi – a riuscire a tagliare di netto un orecchio, senza ferire la spalla del malcapitato. San Paolo, l’apostolo folgorato sulla via di Damasco, era un ufficiale romano, quindi, proprio perché formatosi militarmente, era anch’esso esperto in armi.

 

Ribelli e combattivi erano i seguaci di San Francesco, considerato da alcuni come il Santo Stregone, poiché praticava la bibliomanzia ed era solito parlare con gli animali (pratiche severamente vietate per le leggi dell’epoca). Ribelli ed oppressi furono gli indiani d’America, che pur di non piegarsi alle regole dell’oppressore, accettarono di vivere nelle “riserve” dove ancora si trovano. Ribelli furono Spartaco, Mosè, Pasquino, Giovanna d’Arco, William Wallace, Masaniello, Thomas Jefferson, Simone de Beauvoir, Giordano Bruno, Galileo e chi più ne ha più ne metta. La lista è davvero infinita.

 

Sappiate che i ribelli han sempre cambiato il corso della storia e ci son sempre riusciti, quanto più il tiranno di turno diveniva più incautamente intransigente, meno elastico.

 

Vedete, i governi, nella storia, han sempre saputo che c’è, c’è stato e ci sarà, chi è disposto a farsi uccidere in nome della libertà (ed è una fetta di popolazione, a mio avviso, quantificabile in un 3% circa). Per questo, saggiamente, gli esecutivi ed i sovrani han sempre adottato comportamenti elastici nei confronti degli “intolleranti” agli obblighi stringenti, ai divieti ingiusti, alle vessazioni, in ogni ordine, grado e strato sociale.

 

I governi sani e lungimiranti, infatti han sempre permesso la possibilità di associarsi in corporazioni, han sempre tollerato la disobbedienza civile, han sempre fornito un escamotage a chi sentiva forte in cuor suo di doversi sottrarre a pratiche non consone alla propria essenza (pensate – per esempio – all’obiezione di coscienza quando, in Italia, la leva era obbligatoria). Tutto ciò ha permesso ai governi di esercitare i loro poteri senza particolari incidenti di percorso.

 

I governi saggi ed avveduti han sempre permesso un “salvacondotto” per quella piccola percentuale di intolleranti ai dogmi, presenti in tutti gli strati sociali. Lo stadio fornisce un esempio perfetto per spiegare il concetto: si va dalla “tolleranza” verso i comportamenti degli ultrà nelle curve, fino ad arrivare al lustro ed ai convenevoli elargiti a chi siede in tribuna d’onore o tribuna VIP.

 

Orbene, mi chiedo, se le limitazioni di libertà dovessero proseguire in modo così vessante, indistintamente e nei confronti di tutti, se si verificherà ancora un’esacerbarsi immotivato degli obblighi, se ci sarà un’ulteriore compressione dei diritti fondamentali… come reagiranno i ribelli?

Ce lo dirà la storia… Ad ognuno il proprio destino.

(Michele Rizzi- t.me/LuceeTenebre).

 

 

 

 

 

 

 

 

Vaccini-farsa, se ci chiudono in casa emergerà la verità.

Libreidee.org-Gianluigi Paragone-Massimo Mazzucco-(22/11/2021)- ci dice:

 

Teoria generale della follia di massa: aumentano i “casi”, cioè i “contagi” da coronavirus, nonostante oltre l’80% della popolazione adulta sia stata costretta – anche col ricatto – a subire l’inoculo del siero genico sperimentale? Non importa: dopo il Green Pass, “serve” il cosiddetto Super Green Pass, cioè il lockdown più estremo per i cittadini (milioni) che ancora resistono all’imposizione, sapendo che il farmaco non protegge nessuno, non limita la circolazione del presunto virus e non attenua gli effetti della patologia influenzale. Sul “Tempo”, Gianluigi Paragone provoca: non osate rinchiudere in casa i non “vaccinati”, scrive, perché – sapendo che i contagi non calerebbero – non avreste più alibi. In un mondo normale, la campagna “vaccinale” verrebbe sospesa anche a fronte allo spropositato numero di reazioni avverse gravi e gravissime, sottaciute dal mainstream: la media si aggirerebbe sui tre decessi al giorno, senza contare gli oltre 2 milioni di persone danneggiate dall’iniezione, in Europa, secondo l’agenzia di farmacovigilanza dell’Ema.

 

In video-chat con Fabio Frabetti di “Border Nights”, Massimo Mazzucco sintetizza: a causa del dilagare dell’infezione, le autorità britanniche stanno pensando a un lockdown per Gibilterra, la rocca-fortezza dov’è stato “vaccinato” il 118% della popolazione – vale a dire: il 100% degli abitanti di Gibilterra più i visitatori, cioè i lavoratori frontalieri spagnoli.

Un caso di scuola: tutti “vaccinati”, eppure tutti (o quasi) malati. Ergo: il “vaccino” è solo completamente inutile o è anche la vera fonte delle cosiddette “varianti”, che sembrano rendere letteralmente eterno il problema Covid? In Italia è in arrivo la mitica “terza dose”, mentre la sanità pubblica racconta che l’efficacia degli inoculi sarebbe limitata, nel tempo, a pochi mesi. Si fa strada, nei più, la rassegnazione. Tradotto: un’iniezione ogni 6 mesi, a vita, per conservare il Green Pass, cioè la libertà di circolare. L’orizzonte è sempre più cinese: il lasciapassare – ovvero il certificato di buona condotta – diverrà permanente, a prescindere dagli sviluppi (narrativi) della Pandemia Perenne?

 

Nel frattempo, crolla il turismo natalizio: fioccano le disdette, nel Belpaese la cui economia Mario Draghi avrebbe dovuto risollevare, con chissà quale colpo di bacchetta magica. E invece: il suo Pnrr – dicono i critici – è la fotocopia pedestre delle “indicazioni” della Commissione Europea, senza nessuno scarto. Il baratro è dietro l’angolo, le proteste di piazza certificano un cortocircuito che pare definitivo: totale sfiducia verso la politica, come mostrato dalla storica diserzione elettorale alle amministrative. Politica defunta: l’unico solido leader dell’opposizione – Giorgia Meloni, mai scesa in piazza – propone di eleggere al Quirinale proprio Draghi, massimo responsabile del governo-disastro al quale Fratelli d’Italia finge di opporsi. Imbarazzante? Peggio: ricatto e intimidazione sono diventati gli strumenti principali, da usare contro i cittadini, ai quali sono ormai preclusi agli spazi pubblici per manifestare il dissenso. E tutto per cosa? Per un’affezione influenzale guaribile da casa? Guai a dirlo: nell’euro-Italia di Draghi, la verità è bandita.

 

 

 

 

 

Gressel: “Mosca pronta a invadere l'Ucraina.

La debolezza di Ue e Nato la incoraggiano.”

 

msn.com-la stampa.it-Gustav Gressel-(23-11-2021)- ci dice:

 

Gustav Gressel, senior policy fellow dell’European Council of Foreign Relations ed esperto di strategia militare e proliferazione missilistica di Russia ed Europa dell’Est.

 

Il messaggio inviato dagli Usa all'Ue è chiaro: la Russia potrebbe invadere l'Ucraina. C'è un potenziale di escalation, un reale rischio di invasione?

 «Purtroppo sì. La Russia è andata oltre perfino quanto è stato concordato nel cessate il fuoco di Minsk e pensa che l'Occidente sia debole e in declino. Pensa che gli Stati Uniti abbiano tutte le attenzioni concentrate sulla Cina, e che guardino più alla questione di Taiwan che all'Ucraina.

Quindi sarebbe un buon momento per "risolvere" una volta per tutte la questione Ucraina per loro». Quante truppe ha schierato la Russia alle porte dell'Europa, in quali punti strategici e perché? «Per prima cosa, ci sono le forze permanentemente schierate nei distretti militari occidentali e meridionali.

 Il distretto militare occidentale avrebbe il compito, una volta entrato in azione, di prendere i Paesi baltici e la Polonia, il distretto militare meridionale invece di prendere l'Ucraina, la Moldavia, e poi fare rotta verso la penisola balcanica.

 

Dalle forze esistenti in questi distretti militari, la Russia ha dai 45 ai 50 gruppi tattici a livello di battaglione nel distretto militare occidentale e 30 in quello meridionale, che sarebbero immediatamente pronti a combattere.

Tuttavia, ora potrebbe aver aumentato la prontezza all’impiego di alcune unità, oltre ad aver schierato ulteriori formazioni dalla Siberia. Il distretto militare occidentale, per esempio, è rinforzato dal 41a armata siberiana.

 

E ci sono altre formazioni che si stanno rischierando dall'estremo oriente, compresa la 90a divisione corazzata della guardia. Ora i russi cercano di nascondere i loro schieramenti militari meglio che nella primavera di quest'anno, il che non è un buon segno. È molto difficile stabilire un numero esatto delle truppe che hanno dispiegato, ma è sostanziale. E non si tratta solo dell'Ucraina: la Russia sta anche spostando più truppe per aumentare le sue capacità offensive in tutta la Bielorussia.

 

Il fatto che la Nato abbia difficoltà a trovare 30 battaglioni pronti al combattimento entro 30 giorni in Europa li ha certamente incoraggiati».

Perché la guerra in Ucraina è stata finora strategica per Mosca? «Putin vuole reintegrare l'Ucraina nell'impero russo. Se necessario con la forza. Ha ridimensionato l’obiettivo della guerra perché, nell'interpretazione russa del Protocollo di Minsk, l'Ucraina a Minsk ha accettato una ristrutturazione dei suoi processi decisionali politici interni, coinvolgendo la Russia per procura attraverso le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk.

 

Indipendentemente da ciò, Mosca ha creduto che il premier ucraino Zelensky fosse pronto a sottoscrivere la visione russa, cosa che non ha fatto. La Russia ha anche frainteso Biden, pensando che avrebbe abbandonato l'Ucraina in fretta, un'impressione rafforzata dalla recente visita della sottosegretaria di Stato Victoria Nuland a Mosca.

Ora vuole costringere l'Ucraina ad accettare gli accordi di Minsk alle condizioni russe, altrimenti rischia una guerra.

C'è una seria sensazione a Mosca che si dovrebbe intraprendere una guerra se l'Ucraina non si adegua.

E molti a Mosca si illudono ancora che gli ucraini accetteranno il dominio russo.

 

Sono stato abbastanza sorpreso di recente di leggere articoli sulla stampa militare russa del tipo "l'Ucraina non è la Russia" . Come se i militari cercassero di dissuadere i politici dal coinvolgerli in una guerra del genere. È abbastanza surreale».

Ci sono altre regioni in pericolo (Georgia, Armenia appena uscita da una guerra drammatica)?

«Beh, la Georgia sembra essere tornata con successo nell'orbita di Mosca. Ma la situazione è in realtà peggiore di così. La Russia vuole tornare all'ordine europeo del 1939. L'ossessione di Putin di riabilitare il patto Hitler-Stalin non è solo questione di patriottismo russo, o di riabilitare Stalin.

 

 L'intera dottrina giuridica su cui è costruito il patto, la teoria che servono i grandi spazi elaborato da Carl Schmitt nel 1941 (per conferire stabilità alle relazioni internazionali e garantire la pace) è ciò che Putin vuole riabilitare.

Questo, se eseguito, avrebbe conseguenze piuttosto gravi per tutta l'Europa».

 

 Gli Stati Uniti hanno risposto alla minaccia russa facendo navigare navi da guerra nel Mar Nero vicino alle acque russe. La Russia sta bluffando o rappresenta un rischio reale anche per l'Europa?

 

 «No, purtroppo è una minaccia reale. Sono preoccupato dalla facilità con cui dimentichiamo le nostre lezioni. In primavera, gli Stati Uniti hanno risposto all'aumento delle truppe russe schierando due gruppi di volo di aerei a capacità nucleare in Polonia. Ufficialmente si è trattato di esercitazioni, ma i russi naturalmente sanno che funzione hanno gli “stormi” di Lakenheath, nel Regno Unito, e a Spangdahlem, in Germania.

 

Sono arrivati rispettivamente il 19 e il 20 aprile e il 22 il generale russo Valerij Gerasimov, capo di Stato maggiore delle forze armate del Cremlino, ha annullato le esercitazioni a sorpresa russe.

In ogni caso, perché la situazione si calmi è necessario convincere Mosca che ogni ulteriore mossa avrà delle conseguenze per loro e che queste conseguenze supereranno i vantaggi che potrebbero ottenere».

Questa "guerra ibrida" russa, definita così da alcuni analisti, si combatte anche con l’uso dei migranti come armi umane al confine bielorusso e con il braccio di ferro sul gas russo pompato in Europa attraverso il Nord Stream 2.

Mosca può usare le sue opzioni militari per minacciare e influenzare i dibattiti interni dei paesi che prende di mira?

 

«Sì, influenza molto i dibattiti interni con la forza e le minacce. Anche se sulla trasformazione dei migranti in armi umane, continuo a pensare che sia principalmente il leader bielorusso Lukashenko a guidare questo processo.

Mosca naturalmente può sfruttare la situazione: se la Bielorussia "vince" nello stallo con l'Ue, Bruxelles pagherà i conti di Mosca per tenere in vita la Bielorussia (cioé attraverso il gas Putin terrà a galla l’economia bielorussa).

 

Se l'Ue vince, Lukashenko è ulteriormente isolato e può essere spinto a fare concessioni su una più profonda integrazione nell'Unione. Non tutti gli sviluppi che vanno a favore di Putin sono attivamente creati da lui. Per esempio, c'è una buona possibilità che la Polonia reagisca in modo disumano contro i migranti, e questo isolerebbe ulteriormente Varsavia nell'Ue.

 

Per Mosca, Varsavia è una delle capitali più "russofobe", quindi isolarla è un bell'effetto collaterale di qualsiasi crisi a favore di Putin, ma non provocato da lui».

 Quali armi ha l'Europa per reagire? È in grado di dissuadere la Russia dall'uso della forza militare? Saremmo più sicuri se sviluppassimo una difesa comune?

 «Sì, una maggiore preparazione in questo campo sarebbe fondamentale. La Russia usa la forza militare come strumento perché pensa di avere il miglior vantaggio competitivo in questo campo, e perché pensa che gli europei si tireranno indietro davanti a ogni rischio.

 

Per contrastare questa tattica russa non occorrerebbe comprare nuove armi, ma aumentare la prontezza militare della Ue, l’interoperabilità (avere armi pienamente compatibili l’una con l’altra), l'addestramento e la comunicazione, in modo da convincere la Russia che non c'è niente da guadagnare da tutto questo.

 

Penso anche che la Russia tornerà al Documento di Vienna (per rafforzare la fiducia, la sicurezza e il disarmo in Europa) e ad altre misure di rafforzamento della fiducia una volta che vedrà che c'è qualche capacità militare in Europa. Per ora, la scarsa chiarezza della nostra politica militare è un vantaggio unilaterale per loro».

 

 Quali sono gli obiettivi di Mosca? Destabilizzare l'Europa? Riportare sotto la sua egida una parte delle terre dell'ex Urss con la minaccia militare per mostrare che è potente, aggressiva e audace? «Prima di tutto si tratta di reclamare territori che percepisce come "ingiustificatamente persi" dopo la dissoluzione dell’Urss.

 

 Non tiene conto del fatto che gli ucraini in realtà vogliono l'indipendenza e non hanno nostalgie nei confronti dell'Urss. Ma ci sono diversi problemi. In primo luogo, dovrebbero usare una forza eccessiva per riportare l'Ucraina sotto controllo. In Ucraina ci sarebbe l'insurrezione.

 

Secondo punto, le pretese imperiali russe difficilmente rimangono limitate ad un territorio conquistato che eventualmente li soddisfi. Basta guardare la Germania circa 80 anni fa: la mira era "solo" l'Austria, poi "solo" i poveri tedeschi dei Sudeti (tutti i tedeschi che vivevano lungo le zone di confine dell'attuale Repubblica Ceca, e nelle cosiddette Sprachinseln, isole linguistiche tedesche, ovvero alcune aree interne di Boemia e Moravia a forte presenza germanofona), poi, poi, poi... Se legittimiamo quegli strumenti degli Anni '30, non dovremmo stupirci dell’escalation.

 

 La Russia cerca il controllo della Bielorussia e dell'Ucraina per "difendersi" preventivamente dalla Nato, ma chi ci garantisce che non cercherà di "difendere preventivamente" la Bielorussia e l'Ucraina una volta che le controlla completamente? Guardate cosa succede al confine bielorusso».

 

 

 

 

Manipolazione: come riconoscerla

e come difendersi.

 

Comunicazione-dinamica.it-Francesca Sorrentino-(28/05/2020)-ci dice:

 

 

PSICOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE.

 

Manipolazione: come riconoscerla e come difendersi in modo efficace?

Qual è la differenza tra manipolazione e persuasione? Perché consideriamo la manipolazione psicologica negativa e quali danni può produrre in chi la subisce?

 

In questo articolo, che sarà il primo di una serie di contenuti dedicati al tema della manipolazione psicologica, risponderò a queste domande e vi darò una panoramica generale sull’argomento. Presenterò inoltre la prima delle tecniche di manipolazione da cui desidero mettervi in guardia: la “doppia costrizione” o double bind.

 

Manipolazione: significato.

Ma cos’è la manipolazione mentale? Quando ho bisogno di definire concetti articolati e complessi, come in questo caso, cerco di partire subito con una spiegazione chiara e sintetica.

 

Sul dizionario Treccani, tra le definizioni di “manipolazione” troviamo: “[…] rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i propri fini e interessi gli orientamenti politici, morali, ecc. della popolazione o di una parte di essa: manipolazione dell’informazione, manipolazione dei risultati elettorali, manipolazione delle coscienze. […].”

 

Quali sono quindi gli aspetti centrali della manipolazione? La rielaborazione tendenziosa della verità e la presentazione alterata o parziale di dati o informazioni.

E quali sono gli obiettivi di un comportamento manipolatorio? Manovrare secondo i propri fini e interessi le idee, le emozioni e i comportamenti degli altri.

Proprio per la sua complessità e le sue numerose sfaccettature, ho deciso di creare una serie di articoli all’interno della sezione di Psicologia della Comunicazione dedicati a questo argomento.

 

Negli articoli incentrati su questa tematica, approfondirò di volta in volta una tecnica e un aspetto diverso della manipolazione mentale. Scopo di questi articoli sarà quindi aiutarvi a riconoscere i comportamenti manipolatori negli altri e in noi stessi. Eh sì, avete capito bene, ho scritto proprio “in noi stessi”…

 

Manipolatori e manipolati.

Partiamo quindi dalla brutta notizia: siamo tutti manipolatori e siamo tutti manipolabili. E aggiungo: iniziamo a manipolare gli altri molto presto, in tenerissima età. Allo stesso tempo, fin dai primi anni della nostra vita, siamo manipolati dalle persone e dall’ambiente che ci circonda.

E ora passiamo alla buona notizia. I pericoli e i danni di un comportamento manipolatorio, subito o agito, sono in parte condizionati dagli obiettivi della manipolazione stessa. Manipolare per facilitare una raccolta fondi per famiglie indigenti ha infatti una valenza diversa dal creare false credenze per vendere prodotti inutili, se non addirittura dannosi.

Tuttavia, qualunque sia lo scopo di tale comportamento, quando ci accorgiamo di essere stati manipolati avvertiamo quella sgradevole sensazione di amaro in bocca tipicamente associata alle fregature. Questo avviene perché ognuno di noi desidera avere l’impressione di fare le proprie scelte in modo autonomo e consapevole, senza condizionamenti esterni.

Per questo, se si vuole perseguire un obiettivo lasciando all’altro una vera libertà di scelta, è opportuno rivolgersi alla “sorella luminosa” della manipolazione: la persuasione.

 

Manipolazione e persuasione: differenze.

Sia la manipolazione che la persuasione prevedono l’uso di tecniche e strategie di comunicazione più o meno complesse a seconda di chi ne fa uso e del contesto.

 

Tuttavia, a differenza della manipolazione, la persuasione usa tali tecniche per far comprendere e percepire all’interlocutore gli effettivi benefici che potrebbe ottenere da una determinata scelta. Quindi la persuasione agisce su qualcosa che è già presente nell’universo mentale ed emotivo dell’interlocutore e lo fa emergere con il supporto di dati e informazioni puntuali e verificabili.

 

Chi persuade desidera raggiungere un accordo attraverso un reciproco scambio di idee, dopo aver esplorato il mondo e i bisogni dell’altro. La persuasione è infatti l’arte di modificare il punto di vista e il comportamento altrui attraverso il confronto e la condivisione di opinioni e idee.

 

Al contrario, chi manipola persegue un obiettivo personale, cercando di mutare le percezioni e il comportamento altrui con informazioni e metodi di convincimento ingannevoli. Questo tipo di comportamento può sfociare anche nell’abuso psicologico.

 

Pertanto, nella manipolazione il rapporto tra le parti non è alla pari: c’è sempre un vincitore e uno sconfitto. Invece nella persuasione le parti coinvolte si muovono sullo stesso piano alla ricerca di una soluzione per vincere insieme.

 

Chi manipola ascolta, osserva e comprende la realtà e i bisogni dell’altro per identificare i suoi punti deboli e poterlo plagiare più facilmente. Chi persuade ascolta, osserva e comprende la realtà e i bisogni dell’altro per confrontarsi con quest’ultimo e proporre un accordo nell’interesse di entrambi.

 

Tecniche di manipolazione: la doppia costrizione.

Dopo aver chiarito cos’è la manipolazione, sapere come riconoscerla e come difendersi è fondamentale per affrontarla senza farsi sopraffare. Ogni tecnica di manipolazione fa leva su un aspetto centrale del nostro universo mentale ed emotivo per permettere a chi la usa di trarne vantaggio. La prima tecnica di manipolazione che descriverò è la “doppia costrizione”, detta anche double-bind, e fa leva sul senso di colpa e sul senso di inadeguatezza.

 

La doppia costrizione si verifica quando ci vengono dati simultaneamente due messaggi opposti. Il doppio messaggio può esprimersi attraverso le parole, il linguaggio non verbale, i comportamenti e altre modalità di comunicazione. Questa forma di manipolazione psicologica rende impossibile adeguarsi a quanto richiesto poiché se si obbedisce a uno dei messaggi, si disobbedisce automaticamente all’altro.

 

Quindi, chi subisce questa forma di manipolazione può sentirsi in colpa e inadeguato per non essere in grado di soddisfare la richiesta del manipolatore. Un’interazione basata sulla doppia costrizione può diventare alienante e destabilizzante se non viene riconosciuta e corretta. A volte nemmeno il manipolatore è consapevole di utilizzarla.

 

Doppia costrizione: qualche esempio.

Vediamo quindi qualche esempio di doppia costrizione o double-bind:

 

Un genitore può dire al figlio: «Sei adulto, devi renderti indipendente e imparare ad arrangiarti da solo!». Ma poi lo stesso genitore può offendersi e sentirsi trascurato se il figlio non viene ogni giorno a mangiare da lui o non gli permette di aiutarlo nei lavori di casa.

 

Una moglie vuole fare vacanze lussuose e mantenere uno stile di vita elevato, ma si lamenta spesso con il marito perché lavora troppo e non lo vede abbastanza. Quindi lo rimprovera di sentirsi trascurata a causa del suo lavoro.

Un dirigente rimprovera al suo collaboratore di non essere abbastanza creativo e non avere spirito di iniziativa, ma ignora in modo sistematico ogni sua proposta. Allo stesso tempo gli rifiuta una promozione, adducendo la sua scarsa intraprendenza come principale motivazione.

 

In tutti i casi, alla persona manipolata non resta che provare a intuire i limiti di cosa è “abbastanza”, “troppo” o “troppo poco” secondo il pensiero del manipolatore.

 

Ma questo compito è spesso impossibile perché chi usa la doppia costrizione si esprime per categorie generiche, senza circoscrivere in modo chiaro i termini della richiesta. Pertanto la persona che subisce questa forma di manipolazione si sentirà in colpa qualsiasi cosa faccia.

Come difendersi: la contro-manipolazione

Comprendere questa forma di manipolazione, sapere come riconoscerla e come difendersi può quindi risparmiarci problemi e sofferenze. Per smontare la situazione di double bind e la conseguente colpevolizzazione e sudditanza psicologica nei confronti del manipolatore è importante:

 

riconoscere e accettare che si tratta di una comunicazione manipolatoria.

Segnalare subito al manipolatore la contraddizione tra i due messaggi.

Chiedere al manipolatore di definire in modo chiaro e puntuale i limiti di entrambi i messaggi, impliciti o espliciti, e delle richieste che ne derivano.

Mettere in discussione i legami di causa-effetto costruiti dal manipolatore.

È fondamentale attuare in modo sistematico questo approccio di contro-manipolazione non appena si identifica la doppia costrizione. In questo modo è possibile bloccare sul nascere reazioni emotive irrazionali basate sul senso di colpa e sul senso di inadeguatezza.

 

Nel farlo bisogna quindi evidenziare la contraddizione e chiedere al manipolatore di definire in modo concreto e misurabile i termini dei due opposti messaggi. È pertanto fondamentale chiedergli di prendere una posizione chiara. Il principale mezzo di difesa dalla manipolazione è infatti la razionalità e la richiesta di indicazioni concrete e circostanziate.

Come “disinnescare” la doppia costrizione.

In presenza di manipolazione psicologica, riconoscerla e difendersi in modo adeguato ci permette di rimanere centrati e gestire la nostra emotività. Vediamo quindi alcuni metodi di contro-manipolazione per “disinnescare” le situazioni di double bind degli esempi precedenti:

 

Il figlio può chiedere al genitore: «Quali sono i comportamenti che, secondo te, mi permettono di essere indipendente?», «Cucinare e sistemare casa da solo invece di venire a mangiare da te tutti i giorni e farti pulire casa mia potrebbero essere tra questi?».

Il marito può chiedere alla moglie: «Quanti sono i giorni e le ore che, secondo te, dovrei dedicare al lavoro ogni settimana?», «Quali sono le cose a cui vuoi rinunciare in cambio del fatto che io sarò più presente per te e quindi lavorerò e guadagnerò meno?». «Va bene se da quest’anno facciamo solo una settimana di vacanza e in cambio io smetto di lavorare tutti i sabati?».

 

Il collaboratore può dire al dirigente: «Credi davvero che una persona priva di creatività e spirito di iniziativa si impegni per presentare quattro progetti in tre mesi, senza che gli venga richiesto?», «Quali comportamenti e azioni associ alla creatività e allo spirito di iniziativa in ambito professionale?». E ancora: «Puoi valutare i quattro progetti e indicarmi come migliorare?».

 

Manipolazione: riconoscerla e difendersi con la tecnica del “disco rigato”.

In tutte queste situazioni si può applicare la tecnica di contro-manipolazione del “disco rigato”. Questa tecnica consiste nel ripetere la vostra richiesta di chiarimenti con un timbro di voce sempre identico, in modo calmo e senza alzare i toni. Allo stesso tempo è importante sottolineare l’impossibilità di soddisfare la richiesta del manipolatore fino a quando i termini della stessa non saranno ben definiti.

 

“Fortiter in re, suaviter in modo” recitavano i latini, ovvero “energicamente nella sostanza, garbatamente nei modi”. Oltre a essere una strategia di contro-manipolazione, la tecnica del disco rigato è anche una delle basi della comunicazione assertiva. Grazie a questa tecnica è infatti possibile ribadire con tranquillità il proprio punto di vista e le proprie esigenze, anche quando l’interlocutore sembra non ascoltarci o non volerne tenere conto.

 

Tuttavia, per applicare questa tecnica in modo corretto è essenziale reiterare la richiesta mantenendo la calma sia nelle parole che nel tono di voce e nella gestualità. Al contrario di quanto alcuni pensano, la calma trasmette un messaggio di forza e determinazione molto più intenso di una reazione aggressiva e scomposta.

 

Spesso il manipolatore resisterà al tentativo di contro-manipolazione, opponendo argomenti del tipo «non ho tempo da perdere con queste sciocchezze!», «sei troppo puntiglioso», «sempre a far polemica!», «se non ci arrivi da solo, allora sei uno stupido…», etc. È evidente che le contro-argomentazioni addotte come giustificazioni rappresentano ulteriori tecniche di manipolazione finalizzate a mantenere in piedi una situazione ambigua e dai contorni incerti.

 

Chiarezza e assertività.

Chi manipola, infatti, cerca e alimenta l’ambiguità, le situazioni indefinite e le zone d’ombra. Allo stesso tempo cerca di suscitare reazioni emotive irrazionali nell’interlocutore per poterlo controllare meglio. Questo tipo di comportamenti permette al manipolatore di cambiare direzione, esercitare pressioni e volgere la situazione a suo vantaggio in qualsiasi momento.

Per questo l’assertività e la richiesta di informazioni chiare, unite alla razionalità e alla calma, sono gli strumenti principali per difendersi da questi comportamenti.

 

Avete mai avuto la sensazione di essere manipolati? Come vi siete sentiti e quali reazioni avete avuto?

(Francesca Sorrentino)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biden (junior) favorisce la Cina danneggiando

 gli States. E non piace più al New York Times.

 

Visionetv.it- Don Quijote-(23-11-2021)-ci dice:

 

Se le chiavi dell’auto elettrica sono le chiavi del futuro, il figlio dell’attuale inquilino della Casa Bianca ha contribuito ad aiutare la Cina a fabbricarsele. Il New York Times dà risalto ad un nuovo capitolo della saga relativa a Hunter Biden, il discusso rampollo del Presidente USA. L’articolo è interessante sia per i fatti in sé che esso ricostruisce sia perché si tratta di episodi che il New York Times aveva finora accuratamente e deliberatamente ignorato.

 

Si tratta di fatti che risalgono al 2016 – Biden senior era allora vicepresidente di Obama – e che riguardano la miniera congolese di cobalto e rame Tenke Fungurume. Una società finanziaria alla quale Biden junior partecipava, la BHR, ha agevolato il colosso cinese China Molybdenum al momento dell’acquisto. Fino ad allora la miniera era in mani statunitensi.

 

Il cobalto è indispensabile per fabbricare auto elettriche. Raro e costoso, serve per le batterie e in gran parte proviene proprio dal Congo, con tutto un corollario di immani, tragici problemi legati allo sfruttamento, al lavoro minorile e alle condizioni disumane in cui operano i minatori. Tenke Fungurume ha fama di essere la quinta più grande miniera di cobalto del mondo e una di quelle che presumibilmente rimarranno più a lungo produttive.

 

Dal 2035 in Europa potranno essere prodotte e vendute solo auto elettriche. Biden senior – il presidente nonché il padre dell’uomo d’affari – desidera che entro il 2030 i veicoli elettrici rappresentino il 50% di quelli venduti.

 

Il meccanismo finanziario che ha portato China Molybdenum a possedere l’80% della miniera congolese con l’aiuto di Biden junior è piuttosto intricato. Si è trattato di un’operazione da 3,8 miliardi di dollari. China Mnolybdenum cercava un partner per rilevare un azionista di minoranza di Tenke Fdungurume e l’ha trovato nella BHR, nel cui consiglio d’amministrazione sedeva allora Biden junior. La BHR, a sua volta, si è avvalsa di prestiti ricevuti da banche cinesi sostenute dallo Stato e ha successivamente ceduto la sua quota a China Molybdenun. Questa cessione risale al 2019 ed è avvenuta quando Biden Junior controllava il 10% di BHR. Ora, come scrive il New York Times, alla China Molybdenum nessuno dice di conoscere Biden junior.

 

Il ruolo di Biden junior in Tenke Fungurume era già emerso durante la campagna elettorale che ha portato il padre alla Casa Bianca. Tuttavia non risulta che allora il New York Times se ne fosse occupato. Ora – solo ora – il New York Times ha tolto la polvere a quell’episodio.

 

Lo ha riesumato con la scusa che il presidente Biden sta varando un piano di spesa con stanziamenti per promuovere le auto elettriche, ma il dominio della Cina nel campo della produzione di cobalto potrebbe disturbare la riorganizzazione dell’industria automobilistica statunitense e la sua conversione alla produzione di auto elettriche. Questo concetto però è espresso nelle ultimissime righe: il resto dell’articolo è tutto su Biden junior e sui suoi affari.

Il New York Times era solito presentare in una luce favorevole Biden senior, il presidente padre dell’uomo di affari. Fino a qualche tempo fa lo dipingeva come il buon patriarca saggio che era riuscito a sfrattare dalla Casa Bianca il facinoroso Trump. Adesso la narrativa del New York Times è radicalmente cambiata. E qualcosa vorrà pur dire anche questo, nei meccanismi che stanno dietro ai nuovi equilibri verso i quali sembra avviato il nostro mondo.

(DON QUIJOTE).

 

 

Riesplode il fronte ucraino. Truppe russe

 verso il Donbass, Kiev teme l'invasione.

 

msn.com-UffPost- Giulia Belardelli-(23-11-2021)- ci dice:

 

Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, “è assolutamente sbagliato associare qualsiasi movimento delle forze armate russe nel territorio del nostro Paese” a ipotetici piani per attaccare l’Ucraina.

 Secondo il capo dell’intelligence ucraina Kyrylo Budanov, le cose stanno diversamente: “Mosca sta preparando un attacco all’Ucraina entro la fine di gennaio”, ha dichiarato in una recente intervista a Military Times. La verità, probabilmente, sta nel mezzo, il che rende estremamente incerta la situazione lungo il confine tra Russia e Ucraina, dove la crisi del Donbass non è mai stata risolta e i negoziati sono in un vicolo cieco.

 

L’allerta per le intenzioni della Russia si è accesa a causa del recente e massiccio spostamento di truppe russe vicino al confine con l’Ucraina. Si parla di oltre centomila soldati fatti confluire a nord, est e sud del Donbass, la regione ucraina dal 2014 sotto il controllo dei separatisti sostenuti da Mosca. Gli Stati Uniti sono particolarmente allarmati da questi movimenti insoliti: secondo funzionari dell’esercito e dell’intelligence Usa, le manovre potrebbero essere il presagio di un’operazione militare sul fianco orientale del Paese. Per settimane Washington ha condiviso informazioni con i partner della Nato e gli alleati europei; i briefing – sottolinea la Cnn - sono andati molto oltre rispetto al passato in termini di livello di allarme e specificità.

 

Già nella primavera scorsa Mosca aveva ammassato decine di migliaia di soldati al confine, mandando in fibrillazione Washington e le cancellerie europee. Ma rispetto alla crisi di aprile, ridimensionata a “esercitazione conclusa” dopo una telefonata tra Biden e Putin, questa volta gli esperti temono che una de-escalation sia più complicata. L’amministrazione Biden – riporta la stampa americana – sta valutando l’invio in Ucraina di consiglieri militari e nuove attrezzature, armi comprese. Il pacchetto potrebbe includere sistemi di difesa aerea, lanciamissili anticarro Javelin e missili Stinger, ma anche attrezzature originariamente destinate all’Afghanistan come gli elicotteri Mi-17.

 

Una decisione non è ancora stata presa, ma per Mosca è funzionale il solo fatto che se ne parli. Gli Usa e altri Paesi Nato – denuncia il Cremlino - hanno iniziato a inviare a Kiev istruttori militari, insieme a sistemi d’arma. “Tutto questo crea tensioni”, afferma il portavoce Peskov, che denuncia le “azioni provocatorie” delle forze di Kiev lungo la linea di contatto con le milizie separatiste nel Donbass e quelli che descrive come “i preparativi di Kiev per gestire la crisi da una posizione di forza”.

 

Nel frattempo, secondo fonti della Cnn, statunitensi ed europei hanno già iniziato a discutere di un nuovo pacchetto di sanzioni da comminare alla Russia in caso di invasione dell’Ucraina. Negli Stati Uniti legislatori democratici e repubblicani hanno già proposto una serie di emendamenti al National Defense Authorization Act proprio per rispondere alle nuove provocazioni russe.

 

L’Europa è più cauta perché la guerra delle sanzioni è intrinsecamente legata a quella del gas. Ed è qui che entra in gioco la partita del gasdotto Nord Stream 2, l’opera ormai conclusa - e temporaneamente congelata per ragioni burocratiche - che consentirà al gas russo di arrivare in Europa bypassando l’Ucraina. Ieri il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato nuove sanzioni ai danni della società russa Transadria Ltd, coinvolta in attività legate al gasdotto, identificando la nave Marlin di sua proprietà come bene congelato sulla base della normativa Peesa (Protecting Europe’s Energy Security Act). Il relativo rapporto inviato al Congresso, si legge in una nota del Dipartimento di Stato, è parte della “costante opposizione” degli Stati Uniti al gasdotto. In base alla normativa Peesa sono state sanzionate finora otto persone/entità e bloccate 17 navi. “Ferma restando l’opposizione al Nord Stream 2 anche attraverso sanzioni, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con la Germania per contrastare i rischi che il gasdotto pone all’Ucraina e ad altri Paesi della regione, e per ridurre la minaccia russa anche nel comparto energetico”, si legge nella nota.

 

Per Mosca, le sanzioni annunciate dagli Usa contro il gasdotto Nord Stream 2 sono un esempio lampante di azioni restrittive unilaterali e politicamente motivate da parte dei Paesi occidentali. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nel corso di un forum organizzato dall’Unione russa degli industriali e degli imprenditori (Rspp). Anche il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha criticato le nuove sanzioni da parte di Washington, definendole “illegali ed ingiuste”.

 

Le tensioni sul gas si intrecciano pericolosamente ai movimenti militari al confine. Per l’Europa – osserva l’Ispi - le rinnovate tensioni in Ucraina si inseriscono in un quadro di crisi “da est” che, secondo Washington e Bruxelles, celerebbero lo zampino di Mosca. La stretta sulle forniture di gas o i migranti al confine tra Bielorussia e Polonia farebbero parte di una mossa coordinata per destabilizzare il continente.

 

Come al solito, è difficile capire quali siano le vere intenzioni di Putin: molti concordano sul fatto che attaccare l’Ucraina sarebbe una mossa irrazionale, che avrebbe un costo altissimo per un Paese già in difficoltà come la Russia; altri sostengono che la leadership putiniana, ormai in crisi, sia pronta a tutto pur di preservare il sogno di un impero neo-sovietico. Indubbiamente, l’accumulo di soldati al confine può avere altri fini, come prendere il controllo solo di alcune aree, destabilizzare l’attuale governo ucraino (sempre più ostile alla Russia) o mettere alla prova l’opposizione dell’Occidente con una dimostrazione di forza.

 

Secondo Politico.eu, la crisi in Ucraina è figlia anche del “peccato originale della Nato”: quello di aver promesso, nel 2008, una membership a Ucraina e Georgia che poi è rimasta lettera morta. Vale qui la lezione della Crimea, annessa nel 2014 senza che l’Occidente offrisse supporto militare a Kiev: né gli Stati Uniti né gli alleati europei sono pronti a rischiare una guerra con la Russia per l’Ucraina o la Georgia. Quello che i Paesi occidentali e la Nato possono fare – e in alcuni casi stanno già facendo – è aiutare l’Ucraina a rafforzare le proprie forze di difesa per scoraggiare l’aggressione. Il che significa – come a Taiwan - restare nel limbo delle prove di forza, dove il rischio di incidenti è l’unica costante.

 

 

 

 

 

Australia – Politico ed ex militare

Forze Speciali Riccardo BOSI:

“Siamo in una “Guerra per il Mondo”

contro le Élite”.

 

Detoxed.info-John Cooper-(24 settembre 2021)-ci dice :

 

 

Riccardo Bosi, leader del partito politico Australia One, ha lanciato un appello che il mondo intero ha bisogno di sentire: “Siamo in una “Guerra per il Mondo” contro le Élite”.

 

Figlio di migranti italiani, Bosi è nato e cresciuto a Sydney, ha servito l’Australia per 24 anni nell’esercito, ex tenente con una lunga carriera nella comunità delle forze speciali, ha ricoperto vari ruoli che vanno dal servizio con lo Special Air Service Regiment e il 1st Commando Regiment ai ruoli con Army, Special Operations e Combined Joint Task Force Headquarters, rispettivamente, per costruire le basi per lo sviluppo dei fondamenti fondamentali per migliorare la leadership aziendale.

 

In seguito ha fondato il suo partito politico AustraliaOne, si è candidato come indipendente nelle elezioni suppletive di Eden-Monaro e candidato al Senato del NSW nel partito Conservatore australiano del senatore Cory Bernardi.

 

Poche persone possono ignorare lo stato di polizia in cui l’Australia è sprofondata mentre impone le sue politiche di blocco sempre più estreme ed assolute. 

L’opposizione politica appare assente ma non è così.

Lo dimostra il discorso alla nazione australiana di Riccardo Bosi, un appello elettrizzante alla resistenza.

 

“Signore e Signori dell’Australia, mi chiamo Riccardo Bosi e sono il Leader Nazionale di Australia One.

Nei prossimi giorni, settimane e mesi inizieranno a circolare voci inquietanti sul governo del nostro Paese.  Queste voci sembreranno così incredibili, così improbabili, persino così ridicole, che l’unica risposta sensata sembrerebbe essere quella di respingerle a priori. 

Alcune di queste voci col tempo, infatti, si riveleranno false. Sfortunatamente, alcuni saranno veri, e saranno la prova “prima facie” di crimini spregevoli di tradimento e sedizione, e alcuni anche moralmente peggiori, da parte dei più alti livelli di potere in Australia.

 

Durante questo periodo è imperativo monitorare da vicino le risposte di coloro che compongono la politica, la magistratura, la burocrazia, i militari, la polizia, le corporazioni, i media, il mondo accademico e le organizzazioni religiose. 

Si può già sostenere che molte di queste persone sono già raggiunte per tradimento. Ma se qualcuno rimane in silenzio di fronte a un evidente attacco alla sovranità australiana, avrà firmato le proprie condanne a morte.

 

Ricordateli, dal governatore generale e dai governatori statali, attraverso il parlamento, attraverso tutti i tribunali compresa l’Alta Corte, attraverso il servizio pubblico, le forze di difesa, le forze di polizia, i consigli di amministrazione, i sindacati, gli enti di beneficenza, i media mainstream, scuole e università e infine anche chiese, sinagoghe, moschee, templi e logge. 

Ricorda i loro nomi e chi sono. Ricorda cosa hanno detto e cosa non hanno detto. Ricorda cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto.

Perché e come si è arrivati ​​a questo? In poche parole, ormai da decenni, siamo stati ingannati da coloro di cui ci fidavamo. Lentamente la verità è stata rivelata dagli instancabili sforzi di pochi e questo è stato un compito difficilissimo.

Alcuni di voi avranno sentito dire: “A volte non puoi dirlo alle persone, devi solo mostrarglielo”. E per dirla in volgare australiano, alcune persone hanno solo bisogno di pisciare sul recinto elettrico da sole. Per fortuna, abbastanza di noi ora sono consapevoli delle bugie e il nostro numero continua a crescere più velocemente ogni giorno.

 

Quindi cosa dovremmo fare? In primo luogo, stai calmo. Sappi che possiamo e vinceremo questa guerra. In secondo luogo, siate uniti; non importa quanti ne mandino contro di noi, non possono sconfiggere 25 milioni di australiani che stanno insieme come uno.

 

E dite semplicemente, con voce chiara, forte e invincibile: “Nessun consenso, nessun consenso, nessun consenso”.

Terzo, sii coraggioso. Alcuni di noi potrebbero essere feriti, alcuni di noi potrebbero morire. Ma se veramente cerchiamo la libertà, dobbiamo conquistarla per noi stessi. Niente che valga la pena vincere si vince a buon mercato. 

 

In quarto luogo, sii buono. Noi, il popolo, dobbiamo vincere questa guerra con la non cooperazione non violenta. Perché le modalità della nostra vittoria sono di fondamentale importanza per il futuro dell’Australia come stato nazionale. Dobbiamo vincere questa guerra con una tale autorità morale da poter vincere la pace che segue.

 

Alla fine, quando tutto sarà fatto, i colpevoli saranno puniti. Tratteremo i traditori in un modo lecito che, dopo la riprovevole e coordinata malafede e violenza che ci hanno inflitto, sarà più di quanto meriterebbero.

 

Lo faremo perché noi, la gente comune dell’Australia, siamo, e siamo sempre stati, molto più dell’élite. Siamo migliori di loro. Non abbiamo e non sacrificheremo la nostra decenza e la nostra umanità per vincere la guerra come hanno fatto loro.

 

Signore e signori, stiamo per entrare in un periodo storico senza precedenti, una guerra per il mondo. E noi, tu ed io, siamo in prima linea. 

Sii calmo, sii unito, sii coraggioso e sii buono. E infine ricorda che combattiamo, come ha scritto GK Chesterton, non perché odiamo ciò che è davanti a noi, ma perché amiamo ciò che è dietro di noi. Grazie.”

 

 

 

 

Cinzia Mammoliti, un manuale per difenderci

dalla comunicazione manipolatoria.

 

Ilfont.it- Luisa Perlo -(27 Marzo 2021)- ci dice:

 

 

Cinzia Mammoliti – una laurea in Giurisprudenza con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale – torna a parlare di manipolazione relazionale e violenza psicologica nel suo ultimo saggio per le edizioni Sonda, “ Le parole per difenderci”.

 

Molto attenta ai percorsi di sensibilizzazione su questo argomento, è responsabile della progettazione ed erogazione di corsi di criminologia,   psicologia criminale, psicopatologia forense e comunicazione strategica per forze dell’ordine, operatori di security, avvocati, psicologi, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli antiviolenza, senza scordare l’opera di prevenzione di violenza domestica, mobbing, stalking e reati connessi.

 

Conscia dell’importanza che i social rivestono nella vita quotidiana, anche dalla sua pagina Facebook non manca di esporre, consigliare, redarguire tutti – ma soprattutto tutte – coloro che cadono con troppa facilità nella rete della manipolazione.

 

La sua parola incisiva, a volte anche dura ma necessariamente tale, è una voce che va purtroppo a perdersi nei troppi silenzi istituzionali, quelli che circondano i tanti, troppi femminicidi che scandiscono la cronaca quotidiana.

 

E’ in questa direzione che vanno le parole per difenderci, le vie di fuga che Cinzia Mammoliti offre alle vittime di manipolazione relazionale, vittime che troppo spesso non riescono a capire in tempo in quale spirale di violenza psicologica siano state travolte.

 

La comunicazione come primo argomento di riflessione.

Il primo punto su cui Cinzia Mammoliti si sofferma è il contesto comunicativo, perché è il terreno su cui il manipolatore fa crescere il suo atteggiamento.

 

Comunicare è alla base di qualsiasi relazione: si comunica con le parole, con i silenzi, con i gesti, con gli sguardi….

 

I manipolatori relazionali ne sono ben consci e gestiscono il rapporto con l’altro mediante affermazioni contraddittorie, silenzi immotivati, rifiuti improvvisi di proseguire una conversazione o di ascoltare l’altro, un uso ambiguo dei messaggi e dei ruoli.

 

Il processo comunicativo ordinario, in cui gli elementi base sono rispettati (c’è chi parla, chi ascolta, un messaggio chiaro, un canale aperto, un contesto referenziale appropriato, un codice condiviso), viene sovvertito senza ragione, perchè lo scopo solo apparente è quello di far passare un’informazione, quello reale è assumere il controllo sull’altro, confondendolo.

 

I manipolatori parlano e non ascoltano, contraddicono con la prossemica le loro affermazioni, di modo che la comunicazione verbale e quella non verbale sono incongruenti, come nella comunicazione double bind.

 

Gli esempi che la dottoressa Mammoliti porta a sostegno delle sue parole sono tratti dalla sua lunga esperienza di ascolto e rispecchiano la nostra quotidianità, un momento che tutti abbiamo vissuto e subito durante la nostra vita.

 

E’ importante sapere e capire, per potersi attrezzare alla difesa, per preparare armi che sconfiggano chi entra nella nostra vita e di prepotenza vuole gestirla, trasformarla in un docile pezzo di creta da modellare.

 

La sintesi delle peculiarità dei manipolatori nel saggio di Cinzia Mammoliti.

Le modalità comunicative dei soggetti in questione vanno identificate subito, per fermarne l’azione: essi mentono sapendo di mentire, provano piacere nel farlo anche se è fine a se stesso, occultano ed omettono verità con successo, destabilizzando il loro interlocutore che non è più in grado di muoversi a suo agio. A loro appartiene una subdola forma di comunicazione, consistente nel predicare il falso per sapere il vero: rovesciano sull’altro informazioni o accuse prive di fondamento per valutare una reazione generando difficoltà.

 

Nessun manipolatore, poi, si assume le proprie responsabilità: le colpe sono sempre altrui, il suo ruolo è quello della vittima ad oltranza – quanti mariti, colpevoli di tradimenti seriali, accusano le mogli di averli indotti a questo passo per averli trascurati o non amati a sufficienza?  e quante mogli, soprattutto, si convincono che sia davvero così?

 

Capaci di adulare e sedurre per arrivare ai loro scopi, i manipolatori sanno trasformarsi in tempo breve in individui aggressivi e minacciosi, convinti di avere ancora una volta ragione e di essere incappati, per loro mala sorte, in compagne/i  che non li meritano.

 

Annientare l’autostima altrui e compiacersi della propria sembra essere il loro sport preferito.

Nell’ambito familiare, ma anche in quello lavorativo, è difficile interrompere una simile venefica relazione: occorre avere la forza di sottrarsi a critiche continue, a ricatti emotivi, a pressioni ingiustificate.

 

Nella seconda metà del secolo scorso era quasi impossibile, per una donna, sfilarsi da una simile rapporto nocivo; oggi, con una maggiore formazione e consapevolezza, accompagnate all’autonomia economica, il passo va fatto senza esitazione.

 

Perché continuare a essere derise o provocate, diventare oggetto di silenzio punitivo, navigare a vista tra ambiguità, elusività e vaghezza?

 

Cinzia Mammoliti utilizza consapevolmente il femminile riferendosi ai soggetti che subiscono, perché è molto più alta la percentuale delle donne invischiate con un partner manipolatore.

 

Se non si interrompe per tempo un simile legame, purtroppo, non è raro  assistere alla trasformazione in violenza psicologica o fisica, con il rischio di perdere se stessi e la propria autonomia.

 

Le vittime privilegiate dei manipolatori e le loro difese.

Come si diventa vittime della comunicazione manipolatoria?

 

Cinzia Mammoliti è molto chiara: tutti possiamo esserlo, perché un manipolatore o una manipolatrice incrociano il destino di tutti, prima o poi, ma se siamo individui empatici, sensibili, altruisti lo saremo ancora più facilmente.

 

Appare come un paradosso, ma è la realtà: i sentimenti positivi ci rendono fragili e predisposti, quelli negativi, come l’egocentrismo, l’indifferenza ai bisogni altrui, l’eccesso ingiustificato di autostima ci proteggono potenzialmente dal rischio.

 

L’accortezza maggiore sta nel comprendere prima che sia troppo tardi, nel garantirsi una conoscenza a prescindere dal presente, forti di letture come quelle del saggio della dottoressa Cinzia Mammoliti.

 

A seguito di un percorso simile, si è più preparati a identificare i tre stadi attraverso cui la manipolazione si evolve e a organizzare la propria difesa.

 

Accantonare i sensi di colpa, lavorare sulla propria autostima dopo aver allontanato il partner nocivo, gestire in modo consapevole l’empatia e la fiducia, conoscere le astuzie della contro manipolazione, diventare capaci di apparire insensibili come una pietra, facendosi scivolare addosso ogni cosa senza che ci possa scalfire, usare l’interruzione comunicativa, il silenzio, come arma di difesa: è come scalare una montagna, per lo sforzo che richiede, ma può determinare la salvezza, la trasformazione totale della propria esistenza.

 

“Ci vogliono innanzitutto una grande forza di volontà e poi tanta determinazione per comportarci in maniera nuova ma, quando cominciamo a riappropriarci della nostra dignità, smettendola di farci trattare come nessuno andrebbe trattato, tutto diviene più facile e il percorso si fa in discesa. (…) Un lungo viaggio di mille miglia comincia con un solo passo, diceva Lao Tzu, ma è fondamentale abbracciare l’idea di poterci almeno provare.”

(Cinzia Mammoliti, un manuale per difenderci dalla comunicazione manipolatoria

AUTORE : Cinzia Mammoliti.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La comunicazione persuasiva e manipolatoria:

 analisi degli strumenti di difesa a partire

 dai principi persuasivi di Robert Cialdini.

 

Rivistapiesse.it- Maurizio Rizzuto, Sara Schietroma-( 22 Giugno 2021)- ci dice:

 

 

Differenza tra persuasione e controllo mentale.

 

Per controllo mentale non si intende un comportamento di possesso della mente di un altro individuo, si intende, più che altro, l’utilizzo di strumenti comunicativi, fisici o chimici per fare in modo che un individuo che ricopre il ruolo di vittima, vada verso obiettivi o faccia ciò che serve per raggiungere gli obiettivi di colui che esercita il controllo. Questo implica una svalutazione delle possibilità attribuite all’altro e implica un annullamento dell’autonomia decisionale dello stesso. Quando la comunicazione è manipolativa questi obiettivi vengono raggiunti o si cerca di farli raggiungere con atti di sopruso, di violenza fisica, psicologica o chimica. Per violenza si intendono dunque quelle azioni che in modo coercitivo forzino l’altro a non fare ciò che vorrebbe fare o a fare ciò che non vorrebbe fare. Quando si parla di comunicazione persuasiva si intende invece un tipo di comunicazione fondata sulla dialettica e sul confronto (Nardone, 2015).

 

L‘elemento comune di tutti i processi persuasivi è il dare ad una persona (la vittima) l’impressione di autonomia, di concessione di un margine di libertà individuale, in modo che possa scegliere ciò che viene considerato importante per il persuasore. Da questo punto di vista la persuasione è un po’ più complicata da mettere in atto rispetto alla cosiddetta manipolazione mentale; è sicuramente più lunga e difficile da sostenere ma può portare a risultati più duraturi.

 

La manipolazione mentale è piuttosto incisiva, veloce e spesso di facile implementazione; tende tuttavia a produrre risultati non duraturi. Spesso infatti i suoi effetti diminuiscono fino ad esaurirsi col tempo se non vengono rinforzati con nuovi e ripetuti attacchi manipolativi. Inoltre, nella manipolazione, la fase di cedimento della vittima rappresenta quasi sempre una sconfitta, perché causata da un’aggressione o da una forzatura.

 

Nella persuasione invece la difesa è solo una delle possibili risposte, perché la persuasione fornisce la possibilità di fare una scelta precedentemente non contemplata, ma tale scelta ha molte probabilità di essere utile o protettiva per la vittima. In ogni caso, la persuasione contempla come opzione anche una comunicazione persuasiva contraria (di reazione); nella manipolazione mentale invece la reazione difensiva o contraria viene considerata negativa, una sorta di ribellione, e viene di conseguenza punita.

 

Gli strumenti di difesa.

 

Nell’ambito della comunicazione manipolatoria e persuasiva verranno di seguito analizzati alcuni elementi comunicativi che in modo automatico guidano gli atteggiamenti e le risposte degli individui. Al contempo la consapevolezza di tali meccanismi può essere efficacemente utilizzata come forma di protezione da attacchi persuasivi e manipolativi.

 

Questi principi persuasivi, studiati a fondo da Robert Cialdini (2005; 2009; 2017) si basano su risposte automatiche dette euristiche. Le euristiche sono strategie cognitive, scorciatoie di pensiero, che permettono alle persone di emettere giudizi molto rapidamente, attribuendo significato alle varie situazioni e prendendo decisioni a fronte di problemi complessi o di informazioni incomplete (Schietroma e Rizzuto, 2013; Hewstone et al., 2015; Rizzuto, 2018).

 

Grazie alle euristiche, la comunicazione persuasiva tende ad usare alcuni principi comunicativi che intervengono nel processo di scelta delle soluzioni in modo estremamente automatico identificando, come interni e personali, obiettivi che di fatto sono esterni.

 Il principio di simpatia è uno di questi ed è legato all’euristica secondo cui chi ci appare simile in qualcosa avrà anche altre caratteristiche simili, per cui, basta che un individuo riconosca in un altro una caratteristica personale (peculiare o no) in comune con se stesso per giudicarlo un appartenente allo stesso gruppo, e quindi provare quell’affetto che si prova per i propri simili, familiari, etc.

 

Il principio di simpatia determina l’atteggiamento messo in atto di fronte ad una richiesta espressa da un individuo riconosciuto come simile al ricevente, o per lo meno, che esprima caratteristiche desiderabili per il ricevente (Goldstein et al., 2010; Frauenstein e Flowerday, 2020).

 

 Il principio di simpatia viene sfruttato dal manipolatore per entrare in “intimità” con la vittima e costringerla al comportamento di acquiescenza. Di converso, può essere uno strumento di difesa prezioso per la vittima. Ad esempio, in situazioni di pericolo, si può utilizzare il principio di simpatia nel cercare aiuto in chi ha avuto le stesse esperienze aggressive.

 

Questo è stato evidenziato dagli studi sull’exit-counseling (Hassan, 1999; 2012) ed è tutt’ora utilizzato per quanto riguarda le sette. Un utilizzo ancora più efficace del principio di simpatia si può ottenere nell’evidenziare in modo introspettivo quale tipo reale di legame ci sia tra la vittima e (l’aggressore). Riconoscere la potente influenza del principio di simpatia è un processo mentale piuttosto semplice, che nella sua semplicità permette un cambiamento di autoconsapevolezza determinante. Lo stesso principio può essere usato anche riguardo all‘esterno. Come già accennato riguardo l’exit–counseling, si può usare il principio di simpatia a proprio vantaggio andando a cercare chi sia riuscito in passato a superare una situazione fortemente manipolativa dello stesso tipo. Questo è un elemento prezioso, utile anche per la conoscenza di sé: un apprendimento tratto dall’esperienza dei propri simili.

 

Un altro principio persuasivo utile come difesa dalla comunicazione manipolatoria è il principio di amicizia. Questo è un atteggiamento che risponde all’euristica: “se si comporta come amico, non posso deluderlo”, oppure “siccome è un amico, siccome è il mio partner, siccome è la maestra o un professore, non voglio dargli dispiacere e quindi faccio quello che dice“.

 

Questi dialoghi interni non sono gli stessi fatti come risposta ad uno stimolo di paura. In questo caso il discorso interno è: “non voglio dare dispiacere – oppure – non voglio rompere quell’amicizia, non voglio rompere quel legame affettivo per cui io continuo a fare quella cosa, a seguire quegli amici o quella persona perché sono legato a quella persona e non voglio darle dispiacere“.

 

È importante riconoscere una risposta di questo tipo, perché solo con la piena consapevolezza di un atteggiamento di questo tipo si può mettere in pratica una difesa. Quando si è vittime di una manipolazione la soluzione è piuttosto semplice e segue una logica ferrea, ma che non può essere attuata senza la consapevolezza che la sensazione di amicizia sia solo mentale e non abbia prove reali.

 

Se quel persuasore fosse veramente una persona affettivamente legata al destinatario, se l’affetto fosse gratuito e non perseguisse obiettivi estranei o ambigui, il modo per risolvere lo stato di malessere dovuto al dover rispettare il principio di amicizia sarebbe uno solo: se il persuasore fosse realmente un amico, e provasse realmente affetto per la vittima, accetterebbe il fatto che quest’ultima non sia d’accordo con lui o che non lo segua in quel certo percorso. Solo dopo questo ragionamento entrerà in campo la paura di perdere l’amicizia; perché nel caso la vittima si accorgesse che il persuasore non provasse sinceramente affetto per lei ma volesse unicamente forzare quest’ultima a fare qualcosa, allora subentrerà, da parte della vittima, la paura di perdere quella persona. Ci sono situazioni in cui questo approccio, da solo, può risultare efficace.

 

 Altre situazioni avranno bisogno del rinforzo di altri strumenti di difesa: individui con la sensazione di essere da sempre trascurati affettivamente e con profonda carenza affettiva sono facili vittime di attacchi manipolativi che stimolino una risposta euristica di questo tipo. Questi individui avranno molta difficoltà a risolvere senza dolore una situazione così aggressiva. Tuttavia, la soluzione resta la stessa, supportata in questi casi dalla ricerca di legami affettivi reali di moderata intensità, tali da far abituare l’individuo a riconoscerli senza vivere una sorta di luna di miele affettiva emotivamente troppo impegnativa (Cialdini, 2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020).

 

Il principio di autorità riguarda l’attribuzione di un ruolo di autorità ad un individuo che, pur non ricoprendo il ruolo che gli viene attribuito, presenta elementi che lo facciano sembrare tale (Goldstein et al., 2010; Cialdini, 2009; 2017; Buchanan, 2020).

Vi sono due modalità distinte e opposte con cui si può utilizzare il principio di autorità come strumento di difesa contro attacchi manipolativi. La prima riguarda una verifica di responsabilità: un individuo posto ad un livello di una scala gerarchica superiore rispetto ad un altro individuo, dovrà saper gestire la responsabilità, oltre che il potere, nei confronti del sottoposto. Un potere gestito senza responsabilità sarà un potere immaturo, pericoloso e distruttivo:

 

immaturo perché gestito da una posizione adolescenziale e non adulta,

pericoloso perché privo di una autolimitazione come il senso di responsabilità, e quindi fuori controllo,

distruttivo perché centrato su bisogni personali opposti ai bisogni di gruppo.

 

Quindi, se l’individuo considerato un’autorità fosse veramente un esperto in quel dato ambito di conoscenza, proverà un senso di responsabilità verso chi è meno esperto, e quindi sarà adeguatamente disponibile nel diffondere la propria conoscenza, utilizzando una comunicazione concreta, fornendo prove, concedendosi alle critiche, etc.

 

Quando invece ci si trova di fronte al principio di autorità e non ad una figura di autorità, quell‘individuo con cui si ha a che fare sarà investito del titolo di esperto, di maestro, ma siccome nella realtà potrebbe non esserlo ed essere considerato tale per qualche inferenza fatta su di lui, allora tale individuo non metterà in atto l’atteggiamento di responsabilità a cui si è accennato sopra.

 

Egli non si sentirà responsabile verso chi sta apprendendo da lui o verso chi sta seguendo le sue orme e non sentirà il bisogno di fornire spiegazioni o prove di ciò che dice o fa. Il principio di autorità è evidente per esempio nella pubblicità. Un calciatore che fa la pubblicità ad un profumo o ad una PlayStation, viene considerato un’autorità perché è una persona famosa, ma in realtà egli potrebbe non conoscere affatto il prodotto che pubblicizza perché non è un vero esperto al riguardo.

 

Un vero esperto, d’altro canto, per poter essere affidabile dovrebbe manifestare la disponibilità a favorire la diffusione della proprie conoscenze. Diversamente, non fornendo adeguate informazioni, chi fa appello al principio di autorità, utilizzerà una comunicazione suggestiva o euristica per persuadere riguardo un evento o un prodotto. Il secondo modo con cui si può utilizzare il principio di autorità come strumento di difesa contro attacchi manipolativi viene messo in atto in situazioni potenzialmente manipolatorie, quando si percepisce la sensazione di essere forzati o quando vi è un allarme per una situazione potenzialmente problematica.

 

 In questi casi, far attenzione al principio di autorità significa affidarsi a qualcuno che abbia dato prova di saper riconoscere quel pericolo e di saper affrontare quella situazione. Spesso, in situazioni difficili e di grande impatto emotivo, si tende ad affidarsi a persone a cui siamo legati da vincoli affettivi, l’amore in queste situazioni porta a sovrastimare l’amato. In realtà, in situazioni di difficoltà, di emergenza, o manipolatorie, non bisogna certo abbandonare gli affetti ma bisogna saper discriminare quali risorse siano più utili nell’affrontare l’emergenza. Una risorsa potrebbe essere il fare riferimento a persone realmente esperte.

 

Un ulteriore principio persuasivo è quello della prova sociale (Cialdini, 2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020). Secondo tale principio, tutto ciò che fanno gli altri è fatto bene e le scelte fatte dagli altri sono le scelte giuste; in pratica, la realtà prende forma sulla base di ciò che gli altri fanno, vedono, o dicono.

 

 La consapevolezza di tale principio persuasivo può essere considerata un valido strumento di difesa laddove sussistano condizioni di dipendenza affettiva. Molto spesso la dipendenza affettiva trae nutrimento dal fatto che la vittima non vuole essere giudicata male dagli altri e da quelli che dicono: «ma tuo marito è bravissimo, è una persona eccezionale, quant’è gentile», quando invece in famiglia è un violento o un manipolatore…

 

Il temere il giudizio degli altri fa scattare il principio della prova sociale, cioè “se gli altri dicono che io non devo lamentarmi e che le cose vanno bene io non mi devo lamentare perché sono io che non mi accorgo che le cose vanno bene, e quindi sono io che sbaglio”. In questo caso, gli altri saranno i parenti, i genitori, i fratelli, gli amici.

 

Un altro elemento da considerare e la cui piena consapevolezza può diventare un utile strumento di difesa è il principio di impegno–coerenza (Cialdini, 2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020; Buchanan, 2020). Secondo questo principio, un individuo, dopo aver preso una posizione, tenderà ad acconsentire a richieste di comportamento che siano coerenti con quella posizione. Nel caso della dipendenza affettiva, il dipendente che si trova in una relazione di coppia vincolante e manipolatoria si troverà a dover esaudire le continue richieste di aiuto o di obbedienza da parte del manipolatore coerentemente con le risposte di acquiescenza date in precedenza. In una comunicazione manipolatoria, in cui vengono usate domande ambigue o tronche, le risposte che seguiranno saranno risposte ad interpretazioni di tali domande, non alla domanda vera (nascosta o implicita). In questo caso, per il principio di impegno coerenza, rispondere in modo automatico (da parte della vittima) vorrà dire essere già dentro la trappola persuasiva, perché, accettando l’ambiguità, la risposta farà riferimento ad una domanda creatasi nella mente di chi risponde.

 

La dipendenza affettiva è una risposta complessa, soggetta a risposte euristiche di diverso tipo. Spesso la vittima si sente vincolata dal senso di colpa originato dal principio di reciprocità (Cialdini, 2009; 2017; Frauenstein e Flowerday, 2020).

 

Questo principio è un elemento importante nei processi affiliativi, tanto che nei gruppi ove non ci sia reciprocità i legami sono poco stabili dato il crearsi di un basso livello di soddisfazione. Secondo tale principio, quando un individuo fa un regalo od una concessione ad un altro, che sia un dono o un favore, si aspetterà consapevolmente o inconsapevolmente qualcosa in cambio; d’altra parte, anche il beneficiario si sentirà, altrettanto consapevolmente o inconsapevolmente, in dovere di ricambiare.

 

 Nello specifico della dipendenza affettiva, la vittima si sentirà spesso accusata di essere egoista perché non vengono ricambiati i supposti comportamenti protettivi o altruistici del manipolatore. Ma l’euristica della reciprocità, in una relazione spesso invischiante come quella della dipendenza affettiva, funziona anche al contrario: credere di ottenere reazioni positive dalla propria acquiescenza. Il dipendente (la vittima) si comporta in modo servile e acquiescente, anche perché si aspetta che il manipolatore lo tratti bene, e questo avviene sia nella dipendenza affettiva tra coppie, sia nell‘abuso su minori, sia con amici, ma anche in ambito lavorativo (p.es. nel mobbing) e in ambito educativo.

 

Se ci si trova di fronte ad un manipolatore, questi continuerà a chiedere sempre più acquiescenza senza dare nulla in cambio, facendo credere che prima o poi la benevolenza desiderata arriverà. Se invece la persona a cui viene riconosciuto potere non avesse intenzioni manipolatorie porterebbe avanti una transazione comunicativa sana fondata su rinforzi positivi.

 

L’importanza degli obiettivi personali.

 

Questo excursus sugli strumenti di difesa si conclude con l’acquisizione di una nuova consapevolezza, la consapevolezza degli obiettivi personali, molla di ogni comportamento umano e scopo di ogni transazione comunicativa.

 

Nella vita quotidiana, ancor più in una situazione di forte emergenza, è importante avere in mente gli obiettivi che si vuole raggiungere e avere sempre chiari i propri desideri e i propri interessi. Non sempre si riescono a definire chiaramente desideri profondi e obiettivi finali; in queste situazioni è imperativo fermarsi e avviare un’accurata introspezione.

 

 Nel momento in cui siano chiari e ben definiti gli obiettivi di vita, gli obiettivi riguardo una certa transazione comunicativa, i desideri rispetto la propria vita, il futuro, il passato, le relazioni con le persone, l’amore, la scuola e il lavoro, tutti gli strumenti di difesa descritti in precedenza funzioneranno al pieno delle loro possibilità ed efficacia. In tal modo tutti gli strumenti di difesa perdono l’etichetta di tecniche e di strumenti, per diventare atteggiamenti ben radicati ed efficienti. Questo perché sono gli obiettivi a dare un senso profondo alle scelte di vita, e a permettere un riconoscimento profondo delle tecniche e delle strategie utilizzate, tra cui proprio gli strumenti di difesa contro la comunicazione manipolativa.

 

Senza una progettualità e senza l’associazione degli strumenti di difesa ad obiettivi ben definiti, gli stessi strumenti non introiettati diventerebbero soltanto qualcosa da imparare a memoria e mettere in atto solo all’occorrenza, riducendone l’efficacia. Considerando l’analisi fin qui esposta da un’ottica diametralmente opposta, si potrebbe ricorrere all’aiuto di due principi persuasivi molto efficienti e confusivi dal punto di vista dell’identificazione dell’obiettivo finale: il principio di scarsità ed il principio della prova sociale. Nel caso del principio di scarsità l’obiettivo viene indotto dal desiderio di non perdersi un’occasione ritenuta preziosa; secondo tale principio, le persone cercano di assicurarsi le occasioni che scarseggiano; la scarsità aumenta il desiderio di qualcosa perché vissuta come una restrizione alla libertà di poterla avere.

 

Quindi la vittima può credere di voler raggiungere una meta desiderabile solo perché resa difficile da raggiungere dall’intervento esterno del persuasore o del manipolatore. In più, questo principio può essere rinforzato, per una maggiore efficacia, dalla creazione di una risposta di reattanza psicologica (Brhem, 1966; Miron e Brehm, 2006).

 

La reattanza psicologica è quella reazione che ogni individuo ha nei confronti di una restrizione (vera o presunta) della libertà personale: nella comunicazione persuasiva, si pone una scelta obbligata e “ingiusta” in modo da spingere la vittima verso un comportamento opposto, un comportamento di ribellione.

 

 È chiaro che questa risposta di reattanza è stata costruita dal persuasore per creare nell’immaginario della vittima un nuovo e stimolante obiettivo da raggiungere, di solito legato all’illusione di acquisizione di nuovi spazi di libertà personale.

 

Un meccanismo di risposta simile viene prodotto da un principio già considerato in precedenza, il principio della prova sociale (Cialdini, 2009; 2017; Buchanan, 2020; Frauenstein e Flowerday, 2020). Secondo tale principio una persona tenderà ad acconsentire ad una richiesta nella misura in cui altre persone simili lo abbiano già fatto o lo stiano facendo.

 

La prova sociale è considerata una prova di verità. In questo caso l’obiettivo da raggiungere è legato al bisogno di non perdere il contatto con i propri simili e ciò rappresenta un obiettivo protettivo, non di crescita. La crescita è data dalla creazione di qualcosa dal nulla oppure dalla modificazione di qualcosa di preesistente, sempre finalizzate al benessere dell’individuo.

 

Quando un obiettivo è protettivo, il benessere non è evolutivo, ma è legato alla diminuzione delle tensioni e delle paure. In pratica, le risposte legate a questi due principi sostituiscono gli obiettivi personali con obiettivi indotti esternamente.

 

Quindi, una decisione stimolata dal principio di scarsità in realtà non è un obiettivo personale che l’individuo desidera perseguire, ma rispecchia il bisogno di non perdere una certa occasione. Nel caso della prova sociale si può invece pensare: «gli altri lo fanno, io lo faccio perché lo fanno gli altri»; quindi la persona sta mettendo all’esterno l‘obiettivo da raggiungere.

 

 Nei casi in cui è in atto un processo di persuasione, o peggio di manipolazione mentale, è fondamentale discriminare gli obiettivi e gli interessi personali dalle risposte automatiche. Allenando quotidianamente la propria capacità introspettiva si possono discriminare gli obiettivi frutto di un’analisi personale profonda, dagli obiettivi nati da motivazioni prevalentemente esterne e di natura euristica.

 

In questo modo ogni attacco manipolativo riceverà un tipo di risposta automatica (gli strumenti di difesa fin qui descritti), frutto di analisi introspettiva; ogni strumento di difesa si rivelerà una potente protezione dei propri obiettivi personali. Per cui, nel momento in cui vi è una nuova consapevolezza riguardo obiettivi ed interessi personali, i meccanismi mentali utili per perseguirli sono proprio gli strumenti di difesa oggetto di questo scritto.

 

 Tali strumenti sono “di difesa” perché hanno il compito di difendere uno dei nuclei profondi di ogni essere umano: la possibilità di avere un futuro. Tale possibilità è data dagli interessi personali (i quali permettono di aumentare l’efficienza mentale) e dalla identificazione e rispetto degli obiettivi (portare a compimento le personali tappe evolutive). Quando gli obiettivi e gli interessi personali sono ben identificati e introiettati il meccanismo mentale automatico sarà quello di proteggerli.

 

Conclusioni.

 

La nuova consapevolezza derivata dallo studio degli strumenti di difesa permette di comprendere che ogni persona che cerca di attuare il controllo mentale su un altro essere umano è una persona che non riconosce l’altro, o come suo pari, o come suo simile.

 

In relazione a ciò è importante tenere conto che ogni comunicazione difensiva messa in atto sarà necessariamente studiata e strategica, e, il più delle volte, sembrerà innaturale.

 

 Sarà questa innaturalità, questo agire strategico che permetterà alla “vittima” di uscire fuori dal suo ruolo, o per lo meno, di rendere evidente che quel ruolo è stato finalmente scoperto. Una conclusione nefasta, ma non infrequente, si ha quando la dimostrazione di aver riconosciuto la comunicazione manipolativa, stimola una risposta ancor più violenta del manipolatore. Questo spaventa e può far desistere da una qualsiasi reazione, bloccando la vittima nel suo ruolo precostituito.

 

Bisogna tener conto però, che una reazione più violenta è una mera copertura, da parte del manipolatore, della sua incapacità di raggiungere l’obiettivo che si era prefissato. Una disperata controffensiva, che spesso cela l’esaurimento del vigore del manipolatore e la paura dell’inefficacia del suo attacco. Se la vittima resta ferma nella reazione di difesa, di protezione dei suoi interessi, non farà altro che accorgersi dell’esaurimento di tali energie.

 

 

 

 

Le principali tecniche di manipolazione.

 

Guidapsicologi.it-comitato di guida  psicologi-(20 GEN 2020)- ci dice:

(Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi).

 

Alcune persone cercano di ridurre la nostra autostima e di farci sentire insicuri e colpevoli. Quali strategie utilizzano?

 

Le principali tecniche di manipolazione.

Narcisisti, manipolatori, bugiardi...quali sono le tecniche manipolatorie che dobbiamo evitare?

 

Manipolazione e manipolatori.

Non sempre chi ci è vicino vuole il nostro bene. Amici, parenti o colleghi di lavoro possono mettere in atto delle strategie per annullarci o per ridurre la nostra autostima. Si tratta di vere e proprie tecniche di manipolazione che sono spesso utilizzate, ad esempio, dai bugiardi patologici o dai narcisisti.

 

Non sempre è facile rendersi conto di essere vittima di questi attacchi. Tuttavia, è importante imparare a riconoscere queste tecniche perché potrebbero danneggiarci seriamente e far aumentare le nostre insicurezze. C’è da dire però che forme di manipolazione psicologica esistono a diversi livelli, anche quotidiani, che non sembra provocano danni così irreparabile o per i quali non è necessario ritrovarsi sempre sulla difensiva.

 

Alcune forme di manipolazione vengono usate anche nell’educazione o nelle nostre relazioni quotidiane. Quindi è importante imparare a distinguere quando ci troviamo vittime di comportamenti tossici e patologici, e quando invece siamo davanti a forme di manipolazione quotidiane che possiamo imparare a gestire tramite l’esperienza.

 

Caratteristiche manipolatorie.

Caratteristiche di un manipolatore.

Esistono diversi tipi di persone che cercano di manipolarci, spesso a causa della loro stessa insicurezza e del bisogno di "nutrirsi" della confusione o dell'infelicità degli altri. Il loro obiettivo è quello di farci sentire deboli, di ridurre la nostra autostima e di farci sentire colpevoli per errori che hanno commesso loro.

 

Riconoscere ed evitare queste persone o le loro tecniche è indispensabile per non cadere nelle mani di questi manipolatori o di soffrirne le conseguenze nel lungo periodo. Di seguito vi illustriamo alcune delle principali tecniche manipolatorie utilizzate.

 

Tipi di manipolazione.

La manipolazione può avere presa su diverse sfere del nostro essere, dalla manipolazione emotiva a quella psicologica. Il manipolatore patologico cerca infatti di individuare dei “bottoni”, ovvero delle debolezze nelle vittima, sui quali fare leva.

 

Lo psicologo George K. Simon, afferma che perché una manipolazione sia efficace è necessario che il manipolatore agisca secondo determinate regole e   comportamentali e disponga di particolari attitudini.

 

In particolare:

 

Il manipolatore nasconde la sua aggressività, e non lascia trasparire le sue reali intenzioni. Questo punto è fondamentale perché la manipolazione possa avere successo. Normalmente vengono applicate due forme di mascheramento dell’aggressività: o attraverso forme passivo-aggressive  (come il silenzio o l’ostilità indiretta) o forme di aggressività relazionale (che includono la distruzione dell’autostima della vittima o delle sue sicurezze).

 

 Il manipolatore dispone della capacità di individuare le debolezze delle sue vittime, ed è in grado, a partire da queste debolezze, di creare veri e propri schemi di manipolazione.

Insensibilità, mancanza di senso di colpa e distacco emotivo: il manipolatore non ha remore a causare danno alla propria vittima, se questo è utile al suo obiettivo.

Come vedremo nel paragrafo successivo infatti, la manipolazione avviene a livello interazionale e comunicativo perché è necessario che ci sia uno scambio tra le due persone.

 

manipolazione psicologica.

 

La manipolazione psicologica.

La manipolazione psicologica è un fatto interazionale che deriva dallo scambio tra due e più persone e che ha alla base pertanto una forma comunicativa. Quindi per essere un buon manipolatore, occorre essere anche un buon comunicatore (e la vittima deve essere disposta ad ascoltare). Questo perché è necessario che i concetti espressi dal manipolatore, anche se sono semplici, facciano leva sul lato emotivo e psicologico della vittima e siano dotati di una forma narrativa.

 

Robert Cialdini, Psicologo statunitense e professore dell’Arizona State University, riconosce alcune regole fondamentali nella comunicazione persuasiva, basate su strategie cognitive e volte a modificare l’atteggiamento dell’interlocutore.

 

Le regole della comunicazione persuasiva.

Cialdini, all’interno dei suoi studi sulla psicologia sociale, studia alcune formule di base dei rapporti interpersonali che tendono alla manipolazione e alla persuasione.

 

Vediamole da vicino:

 

Reciprocità: è stato dimostrato che l’essere umano sente la necessità di ricambiare favori. Ma questo sentimento può essere pericoloso perché può portare a sentirsi in debito per favori non chiesti, può portare a scambi non equi e far sí che l’altro accetti solo per il sentimento di reciprocità.

 

Anche nell’ ambito del marketing e del commercio viene usato questo tipo di meccanismo: per esempio quando si regalano campioni omaggio, nella speranza di incitare a un acquisto.

Impegno e coerenza: mantenere ferme le nostre idee e la nostra coerenza è un punto importante nella definizione del sé e per questo motivo cerchiamo di applicarlo spesso. Esistono forme di influenza sociale che cercano di sfruttare questi meccanismi per arrivare ai loro scopi. Può essere il caso per esempio di un venditore che, sapendo che siete ecologisti, cercherà di usare un argomentario di risparmio energetico e riduzione dei residui per vendere il suo aspirapolvere.

 

Abbocando a questo amo, l’acquisto di quell’aspirapolvere sembrerà coerente con i vostri ideali e la vostra identità.

Riprova sociale: Le persone possono essere influenzate dalla massa, proprio perché si tende a credere che se la maggior parte delle persone fa o crede una cosa, per forza questa debba essere vera. Secondo questo principio infatti nascono e si consolidano le mode.

Autorità: Si crede più facilmente a ciò che viene espresso da una fonte autorevole o da una figura di rilievo, dando per scontato che tali persone e/o istituzioni possano essere più fondate. Tali istituzioni o persone, tendono pertanto ad avere più potere persuasivo.

 

Simpatia: Creando un legame di simpatia o di similitudine, riuscendo così a far sì che l’interlocutore si identifichi o prenda a cuore la situazione perché gli risulta molto vicino a sé, il manipolatore può influire nel cambio di visione o di atteggiamento nell’altro.

Scarsità: Nel caso soprattutto di marketing e commercio, definire un bene scarso può far si che le persone tendano a comprare impulsivamente, spinti dalla preoccupazione di non trovare più ciò che vogliono acquistare.

Tecniche emotive e psicologiche.

Partendo da queste considerazioni, possiamo cercare di approfondire alcune tecniche di manipolazione emotiva e psicologica che vengono usate nelle relazioni interpersonali.

 

Proiezione e colpa.

Come abbiamo già detto, molti di questi manipolatori sono insicuri e per questo "proiettano" i propri errori e le proprie mancanze sull'altra persona facendola sentire colpevole. In questa maniera, il manipolatore cerca di capovolgere la situazione a suo favore, in modo tale non solo da risultare vincitore all'interno della discussione ma anche di far stare male l'altro.

 

Distorcere la realtà.

Una delle tecniche più utilizzate è quella di distorcere la realtà. Può accadere, per esempio, durante una discussione con il partner. La strategia del "gaslighting" si utilizza per destabilizzare e far dubitare l'altra persona e per farle credere che stia vivendo in una realtà immaginaria. Una delle frasi più utilizzate? «È tutto frutto della tua immaginazione».

 

Confondere con le parole.

Alcuni manipolatori sono piuttosto bravi con l'utilizzo delle parole. Creano una rete di frasi e di espressioni che ingabbiano e confondono la vittima. Utilizzano veri e propri monologhi, interrompendo l'altra persona, evitando che esprima la sua opinione e riuscendo ad avere il controllo all'interno della conversazione. In alternativa, il manipolatore può cercare di affibbiare parole che il suo interlocutore in realtà non ha mai pronunciato cercando di interpretare il suo pensiero in maniera distorta.

 

Il silenzio.

Quando il narcisista si rende conto che le sue tecniche non hanno l'effetto desiderato, può intraprendere due strade: insultare o stare in silenzio. Nel secondo caso, la vittima si sente invisibile e colpevole. L'obiettivo è quello di umiliare l'altra persona e di farla sentire male per non essersi sottomessa ai suoi desideri e alle sue tecniche di manipolazione.

 

Il finto buono.

Uno dei manipolatori più subdoli è senza dubbio chi si dimostra molto amichevole e buono con l'altra persona ma che in realtà indossa una maschera. Nonostante sembri capace di gioire con l'altro per i traguardi raggiunti, cerca sempre in maniera sottile di instillare il dubbio o di distruggere parte delle gioie conquistate.

 

tecniche di manipolazione mentale ed emotiva.

 

Altre tecniche di manipolazione mentale.

Abbiamo visto che esistono diverse tipologie di manipolazione e che vengono messe in atto dal manipolatore per indebolire la volontà della persona che ha davanti e poter così plasmare la sua mente con forme di condizionamento.

 

Il condizionamento fu studiato da Pavlov, che dimostrò come sia possibile connettere alcuni stati emotivi e risposte cognitive a stimoli esterni grazie appunto a forme di associazione. Questo tipo di comportamento stimolo-risposta è alla base della manipolazione ed è lo strumento utilizzato dai manipolatori. Vediamo alcune forme di manipolazione mentale.

 

Isolamento. L’essere umano è un animale sociale, e una parte dell’immagine che abbiamo di noi stessi viene proiettata dalle relazioni che abbiamo. Non solo: l’affetto, l’amore, la comunicazione e tanti altri aspetti sono fondamentali per l’essere umano. Una persona isolata dal mondo per lungo periodo, inizierà ad avere percezioni distorte della realtà, lascerà navigare l’immaginazione e le sue ansie, arrivando a un punto di diventare vittima dei suoi stessi pensieri. L’isolamento può essere una forma molto forte di indebolimento e persuasione mentale.

 

Il gruppo: forme di controllo sociale e “Group thinking”. Lo psicologo Solomon Asch studiò a fondo le dinamiche di gruppo per arrivare a definire come gli individui siano fortemente condizionati nei propri comportamenti e nella percezioni di ciò che accade. Questo accade per ciò che gli individui percepiscono nella realtà esterna, ma anche su come essi stessi si definiscono. Per esempio se una persona all’interno di un gruppo viene etichettata in un certo modo all’interno del gruppo, potrebbe sentirsi identificata con il passare del tempo con quest’etichetta. Pertanto il gruppo può influire non solo su come l’individuo percepisce la realtà, ma anche su come percepisce sé stesso.

 

Sottomissione. Le forme di manipolazione che sottendono a processi di sottomissione, sono diverse e complicate, ma il fatto principale è che il manipolatore tenterà di ledere la percezione del sé della persona manipolata per assumerne il controllo, facendole credere di essere sbagliata o malata. Normalmente questo tipo di manipolazione genera poi una dipendenza che porta la vittima a non riuscire più a liberarsene e a non vedere chiaramente la realtà.

 

Esaurimento: un’altra pratica di manipolazione è quella di portare la persona all’esaurimento, cercando di condizionare e destruttura la sua mente.

Esistono altre forme di manipolazione sia fisica che mentale molto forti che vengono usate in diversi contesti, come per esempio l’ipnosi. Se vi sentiste in qualche momento vittima di manipolazioni mentali e psicologiche contatta uno specialista che ti possa aiutare.

 

Vittime e manipolatori.

Abbiamo visto le caratteristiche principali dei manipolatori e le loro tecniche. Ma secondo che criterio il manipolatore sceglie la sua vittima ideale? Normalmente un narcisista o un bugiardo patologico, scelgono le loro vittime in base a certe debolezze che denotano.

 

Ogni manipolatore, potrebbe agire su una debolezza particolare, però cercando di riassumere le varie teorie, potremmo dire che il manipolatore cerca di far leva su:

 

l’ingenuità o l’eccessivo biasimo, ossia su persone che non sono in grado di percepire il male nell’altro e ritengono che gli altri siano sempre onesti .

 

Scarsa fiducia in sé stessi o bassa autostima: le persone che credono di non meritarsi amore o non sono sicuri di sé stessi, sono più facile da manipolare e convincere. Anche coloro che non hanno ancora definito la loro identità potrebbero sentirsi compromessi da un manipolatore.

 

Dipendenza: le persone che tendono a soffrire di alcune forme di dipendenza, soprattutto quella emotiva, tendono a dipendere dagli altri e a essere sottomessi per il loro equilibrio emotivo. Per questo il manipolatore potrà influire facilmente su queste persone.

Razionalizzazione: cercare di riportare tutto sul piano logico o capire le ragioni del manipolatore può fare perdere di vista la realtà delle cose.

Solitudine: anche la solitudine o la continua ricerca di approvazione da parte degli altri può far sì di essere facilmente manipolabili. Queste sono alcune caratteristiche generali che possono rendere vulnerabile una persona a tecniche di manipolazione.

Ovviamente ne esistono degli altri e ogni caso è particolare, se ci si sente in balia di manipolazione è sempre meglio chiedere aiuto a uno specialista.

 

Sintomi di manipolazione.

 

I principali sintomi.

La manipolazione si può verificare in qualsiasi ambiente relazionale, dal lavoro all’amicizia e può presentarsi con una serie di sintomi. Secondo alcuni studiosi, esistono 3 livelli in cui si potrebbero manifestare i sintomi:

 

il primo livello è il livello in cui si presentano i primi segnali di manipolazione, che però potrebbero essere gestiti con una buona comunicazione. Per esempio si potrebbero verificare stati di confusione, eccessivo controllo da parte del partner, persone che ti mettono in guardia dal rapporto, ansia e timore quando il partner si avvicina, non sentirsi sé stessi.

Il secondo livello di manipolazione si presenta quando la persona manipolata inizia a mettere in dubbio le proprie ragioni e ciò che pensa o prova. In questa frase il manipolatore inizierà a decostruire l’identità e l’autostima della persona con critiche, giudizi, ricatti emotivi, silenzi, per dimostrare che ha ragione e che l’unico punto di vista che conta è il suo.

 

 In questa fase i sintomi che scatena tale manipolazione nella vittima sono ansia generalizzata, stanchezza, colpevolizzazione. (anche di cose che non si sono fatte), giustificazione degli atteggiamenti del manipolatore, perdere interesse riguardo ad altre cose, dimenticare eventi o atteggiamenti passati.

Il terzo livello di manipolazione coincide con la fase di resa, dove la persona manipolata è totalmente soggiogata dal manipolatore che lo giustificherà e si sentirà meritevole del trattamento orribile che sta ricevendo. I sintomi della persona manipolata in questa fase sono: depressione, ansia e attacchi di panico, apatia, stress, disturbi psicosomatici, paura e angoscia.

 

Come uscirne.

Uscire da un periodo di manipolazione psicologico è difficile, perché le principali tecniche si basano appunto su forme di distorsione della realtà e di annichilamento dell’identità e dell’autostima della persona, oltre che a forma di dipendenza. Per questo è necessario un lungo percorso di ricostruzione e di presa di coscienza del proprio essere e di quello che è successo.

 

Come in ogni processo psicologico, il primo passo per migliorare e iniziare a recuperarsi è l’accettazione di ciò che è successo. Per uscirne si lavorerà poi su altri processi come il riconoscimento delle strategie manipolative, la ricostruzione emotiva e il rispetto verso sé stessi. Seguire una terapia può essere un aiuto, per poter elaborare e superare questo momento. Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti.

 

 

 

 

 

 

Focolaio Covid alla Camera, sette deputati positivi.

msn.com- il messaggero.it- Redazione-  (24-11-2021)- ci dice_

 

Da un lato il ritorno dei contagi, dall’altro i ricorsi contro il Green pass. Alla Camera la sfida contro il Covid 19 assume, a tratti, contorni grotteschi. Proprio nel giorno in cui fonti parlamentari lasciano trapelare la notizia di 7 deputati risultati positivi ai tamponi alla fine della scorsa settimana, in Aula va infatti avanti lo scontro sul “Qr code”.

 

Il Green pass infatti, come per qualsiasi altra attività del Paese, è obbligatorio per accedere ai lavori. Tuttavia la deputata eletta con il M5s e ora nel Misto Sara Cunial la scorsa settimana ha presentato ricorso contro la misura, vincendolo e prendendo parte in questi giorni ai lavori (ieri l’assurda invettiva rivolta ai colleghi: «Anche se voi mi discriminate io vi perdono»). Una vicenda che ha fatto scuola. Al punto altri dieci esponenti del gruppo Misto della Camera hanno presentato ricorso contro la delibera dei questori. Una richiesta di sospensiva su cui dovrà esprimersi il Consiglio di giurisdizione di Montecitorio domani.

 

Sette deputati sono risultati positivi al covid. E alla Camera si è affacciato il timore di un ritorno al passato recente. A Montecitorio, la normalità aveva compiuto un passo simbolico, ma significativo, un paio di settimane fa, con la riapertura del Transatlantico, chiuso con l'emergenza sanitaria per far posto ai banchi dell'Aula e garantire il distanziamento dei parlamentari. Il presidente della Camera Roberto Fico ha comunque rassicurato: c'è un «monitoraggio costante - ha detto - e la situazione Covid è sotto controllo».

 

Intanto, un gruppo di parlamentari ha presentato due ricorsi - uno alla Corte Costituzionale e uno alla Camera - contro il green pass a Montecitorio: «Abbiamo sempre detto che è una misura irrazionale - ha detto Raffaele Trano, deputato di Alternativa c'è - Avere tutto il Parlamento vaccinato non significa essere immuni».

La notizia dei sette contagiati è arrivata nel giorno in cui la deputata no vax Sara Cunial (eletta col M5s e ora nel gruppo misto) è tornata alla Camera: malgrado non abbia il green pass, può (momentaneamente) partecipare ai lavori, ma solo dalla tribuna. «Vi perdono anche se mi state discriminando come mai è successo a nessuno in questa Aula», ha detto prima che si spegnesse il microfono. I «nuovi positivi» non sono i primi parlamentari ad aver preso il covid in epoca vaccinazioni, ma il fatto che si tratti di sette casi nello stesso momento ha creato un pò di apprensione, tanto che la deputata di FdI, Wanda Ferro, ha chiesto che vi sia una «valutazione della situazione». In ogni modo, i casi sarebbero stati riscontrati la scorsa settimana: alla ripresa effettiva dei lavori dopo il weekend, i deputati «positivi» non sarebbero quindi tornati a Montecitorio.

 

 

 

 

 

I like fanno male alla politica.

Il Partito democratico (USA) sta affossando Joe Biden (e Trump ringrazia).

 

Linkiesta.it-Christian Rocca-(23 novembre 2021)- ci dice:

 

Un importante magazine americano ha raccontato l’errore politico del mondo progressista (dem USA) che si è convinto che con le battaglie culturali identitarie che vanno fortissimo sui social e nelle università si possano vincere le elezioni. La realtà dimostra il contrario e il presidente lo sa benissimo, ma la risposta dell‘ala centrista è altrettanto sbagliata e sta peggiorando la situazione.

La lezione vale anche per noi del PD.

 

La presidenza di Joe Biden è a rischio, e con essa anche l’esperimento democratico americano. L’ho già scritto un paio di volte negli ultimi tempi, anche se confido ancora nei pesi e nei contrappesi previsti dalla Costituzione degli Stati Uniti, ma ormai il dibattito è aperto, pubblico, popolare.

 

Attenzione, il problema stavolta non è Donald Trump. O, meglio, non è ancora Trump. Lo sarà se, come possibile, la presidenza Biden dovesse clamorosamente fallire. Le elezioni di metà mandato del 2022 sembrano ormai segnate e se si votasse oggi, secondo i sondaggi, Trump vincerebbe e questa volta difficilmente farebbe prigionieri.

 

Ma oggi la presidenza Biden è sotto il tiro incrociato del fuoco amico, non di Trump.

Da una parte c’è l’ala socialista del Partito democratico (Dem USA), una fazione militante ben finanziata da una fitta rete di fondazioni e di donatori milionari che fino a qualche anno fa nemmeno esisteva.

Sul fronte opposto, a indebolire Biden c’è una parte del mondo centrista che ha ben presente il danno elettorale che stanno facendo alla causa i radicali, ma che a sua volta propone soluzioni controproducenti, a cominciare dal de-potenziamento del piano di investimenti sociali presentato con solennità dal presidente.

 

L’ultima copertina del New York magazine, rivista elitaria di Manhattan e per questo strutturalmente attenta ai temi culturali progressiste, è un capo d’accusa senza attenuanti, anche perché è una pubblicazione che non può essere tacciata di pregiudizio contro la sinistra:

«Joe Biden contro i Democratici», si legge nel titolo. E poi, nel sommario, «Perché un presidente un tempo popolare e con un programma ancora più popolare è così nei guai?». Risposta: «Prendetevela con il suo partito».

NY magazine.

Il pericolo, insomma, è la battaglia ideologica dentro il Partito democratico(dem Usa), avviata dall’ala socialista per spodestare quella più tradizionalmente liberal(USA), sulla scia di quanto avvenuto in anni recenti in Gran Bretagna contro i blairiani, in Francia contro i liberalsocialisti e in Italia contro i riformisti PD.

 

La tesi del New York magazine, arricchita da dati e da testimonianze autorevoli, è questa: Biden ha vinto le primarie e le elezioni presidenziali da democratico moderato e grazie al sostegno decisivo degli elettori afroamericani.

Particolare da non trascurare: l’ala socialista (Partito comunista USA) del partito (Dem USA) ha ridicolizzato Biden prima del voto, oltre che avversato, e durante le primarie gli ha anche consigliato di ritirarsi per evitare l’umiliazione e l’imbarazzo di una sconfitta certa (e di una vittoria di Bernie Sanders o Elizabeth Warren).

 

Ma è stato l’errore post elettorale, quello più grave. L’ala socialista del Partito, molto influente nelle università e nei media, ha maldestramente interpretato il successo elettorale di Biden come un evento epocale di riallineamento dell’asse politico a favore di un maggiore impegno militante a favore delle politiche identitarie delle minoranze etniche e di genere.

 

In realtà, scrive il New York magazine, i dati suggeriscono altro: nel 2020, le minoranze etniche hanno votato per Trump in percentuale maggiore rispetto a quattro anni prima, perché la divisione fondamentale nella società americana non è etnica, ma culturale.

 

Gli afroamericani, i latinoamericani e gli asiatici non sono necessariamente favorevoli a togliere i fondi alla polizia, ad aprire le frontiere o a pagare la copertura sanitaria agli stranieri come credono i militanti di sinistra. Anzi, sono il blocco più moderato dell’elettorato democratico, con problemi e istanze molto simili a quelli dei bianchi senza istruzione superiore che negli ultimi anni hanno abbandonato il partito proprio perché disinteressati alle battaglie culturali e identitarie della sinistra militante, molto sentite nelle università e sui media ma evidentemente non nei villaggi di provincia.

 

Da qui il grande equivoco, ben sfruttato dai media di destra e da Trump, di cui è vittima il Partito democratico di questa stagione che, anziché capire che cosa sta succedendo, continua ad accelerare sul fronte identitario (Gender), e nel farlo continua a perdere consensi.

 

Nel tentativo di corteggiare gli elettori non bianchi, i democratici sono riusciti ad allontanarli e nel cercare una maggiore mobilitazione delle minoranze marginalizzate lo hanno fatto in un modo non rispondente alle loro esigenze, ottenendo l’effetto opposto.

 

I centristi, scrive il New York magazine, hanno tutte le ragioni di questo mondo a prendersela con i socialisti (Comunisti USA), ma a loro volta hanno sbagliato risposta e hanno peggiorato la situazione per Biden e per l’America.

 

Sul piano rooseveltiano di Biden per ricostruire meglio il paese grazie agli ingenti investimenti infrastrutturali e nel welfare, i democratici stanno buttando al mare l’occasione unica di migliorare le condizioni di vita degli americani, di allargare la sfera dei diritti civili e di riottenere la fiducia della working class.

 

Il progetto di Biden è partito con il favore popolare, ma col passare del tempo il gradimento si è ridotto sensibilmente, stavolta a causa dell’intervento dei senatori centristi democratici, i quali hanno considerato il calo dei consensi, la catastrofica sconfitta in Virginia e le grigie previsioni elettorali del prossimo anno come un rigetto generalizzato del piano Biden e delle singole misure di maggiore copertura sociale.

 

Questo ulteriore errore di valutazione li ha convinti a cancellare dal piano Biden la copertura pubblica di spese mediche, sociali e universitarie, indebolendolo e rendendolo meno efficace e meno popolare.

 

Un doppio autogol, insomma, costruito interamente in casa democratica(Dem USA), nonostante il forte consenso popolare iniziale sul progetto-manifesto di un presidente che ha sconfitto il predecessore con uno scarto di oltre sette milioni di voti.

 

La disaffezione degli elettori democratici, insomma, non va ricercata nelle misure di maggiore protezione economica e sociale proposte da Biden, piuttosto nelle battaglie culturali e identitarie ideate dalla classe agiata progressista e drogate dai like nel collegio di Twitter, ma che nel mondo reale non hanno una forte presa, anzi disperdono il consenso.

 

Sarebbe il caso che i democratici americani se ne accorgessero in tempo, prima che sia troppo tardi. E questa è una lezione americana anche per il nostro mondo democratico (Dittatura sanitaria) che gioca a farsi la guerriglia e che scambia la politica con le attività social degli influencer. Salvo poi accorgersi che i gli elettori se ne vanno altrove.

 

 

 

 

 

Covid, scoperta la 'porta d'ingresso'

 nelle cellule umane.

 

msn.com-Adnkronos-Agenzia- Redazione-(23-11-2021)-ci dice:

(webinfo@adnkronos.com ).

 

Arriverà dalla ricerca scientifica italiana una nuova strategia di precisione per ostacolare l'infezione del coronavirus e la sua rapida diffusione tra le cellule, destinata a essere la base di un nuovo farmaco, per il quale è già stato depositato un brevetto. La strada che condurrà al farmaco ha preso avvio dallo studio promosso da Istituto Italiano di Tecnologia, Scuola Superiore Sant'Anna di Oisa, Università degli Studi di Milano, ora pubblicato sulla rivista "Pharmacological Research", organo della "International Union of Basic and Clinical Pharmacology".

 

Gli scienziati Paolo Ciana (Università degli Studi di Milano, docente di Farmacologia), Vincenzo Lionetti (Scuola Superiore Sant'Anna, docente di Anestesiologia), Angelo Reggiani (Istituto Italiano di Tecnologia, ricercatore senior and principal investigator in farmacologia)                     si sono interrogati sulla possibilità di prevenire il progressivo avanzamento dell’infezione da parte di qualsiasi variante di Sars-CoV-2, bloccando il recettore Ace2, ovvero la 'porta' che il coronavirus usa per entrare nelle cellule umane. Per questo scopo, gli scienziati hanno brevettato un nuovo approccio, il primo tassello di quello che diventerà un farmaco, basato sull’uso di un aptamero di Dna, ovvero un breve filamento oligonucleotidico, capace di legarsi in modo specifico al residuo K353 di Ace2 rendendolo inaccessibile alla proteina spike di qualsiasi coronavirus. 

 

I tre inventori, insieme a collaboratrici e collaboratori, hanno già identificato due aptameri anti K353, quelli capaci di inibire in modo dose-dipendente il legame della proteina virale spike all’Ace2 umana e così prevenire in modo efficace l’infezione delle cellule.

 

"Grazie a questo studio – commentano gli scienziati - sarà adesso possibile sviluppare un nuovo approccio terapeutico di precisione per prevenire contrarre l’infezione da Covid-19 in forma grave, senza stimolare il sistema immunitario o avere effetti collaterali importanti correlati ai più famosi farmaci costituiti da anticorpi monoclonali o altre proteine terapeutiche. In questo senso, infatti, le potenziali tossicità degli acidi nucleici come farmaci sono di gran lunga inferiori rispetto ad altri farmaci innovativi come gli anticorpi monoclonali o altre proteine terapeutiche". 

 

 

 

 

 

 

La Comunicazione in Medicina.

Sismed-it.com- Giuseppe Gullace (*)-Luciano Peirone (**)-(12 Ottobre 2021)- ci dicono:

 

 

 

Parte I: La comunicazione come processo e le sue criticità.

 

L’unico grande problema della comunicazione è l’illusione che abbia avuto luogo.

(George Bernard Shaw).

 

 La comunicazione deve essere utile per i destinatari e non per chi la promuove.

(Sergio Mattarella),

 

Riassunto.

La comunicazione è parte integrante della nostra vita e condiziona continuamente il rapporto con noi stessi e con gli altri. È un processo che, sulla base di elementi definiti, prevede la trasmissione di informazioni e notizie.

 

La comunicazione in Medicina o nella trasmissione di argomenti medici è materia particolarmente importante e delicata che richiede attenzione e una gestione chiara, etica e responsabile.

 

Abbiamo diviso il lavoro in tre parti:

1)-La comunicazione come processo e le sue criticità,

2)-La comunicazione medica e la relazione con il paziente,

3)-Aspetti psicologici della relazione medico-paziente.

 

In questa prima parte riportiamo alcune notizie storiche, i meccanismi della comunicazione e alcune criticità soprattutto riguardanti il modo scorretto di trasmissione delle informazioni e alcuni aspetti e modalità della sua manipolazione (volontaria/involontaria).

 

Echi dalla storia.

Non è possibile non comunicare. Questo è uno dei cinque assiomi della comunicazione  che ci riporta alla nascita dell’universo quando possiamo immaginare sia nata la comunicazione, intesa dal latino come entrare in contatto, prima tra le cose poi, con il passare dei millenni e, quindi, dei secoli, tra le piante e tra gli animali, insomma tra tutti gli esseri viventi.

 

 L’uomo comunica con l’esterno attraverso i sensi che sono gli strumenti attraverso i quali il corpo umano percepisce informazioni dal mondo circostante.  Anche il mondo interiore riceve informazioni che, attraverso l’influenza dei sistemi cerebrale, neuro-ormonale, psico-comportamentale, microbioma intestinale, ecc., vengono elaborate per dare, in estrema sintesi, risposte ai due grandi obiettivi dell’uomo che sono la sopravvivenza e la riproduzione. Con l’arrivo dell’uomo sulla terra, la comunicazione è diventata bisogno, cioè necessità di trasmettere informazioni agli altri, contemporanei o posteri.                                                                           

 

Dalle iscrizioni rupestri abbiamo cominciato a capire come i nostri primitivi antenati rappresentavano e raccontavano la quotidianità e come vivevano, cacciavano, pregavano, ecc., come siano venuti a contatto con la malattia (nemico invisibile inviato da forze soprannaturali provenienti dal cielo o dagli dei come punizione divina) e come successivamente abbia preso corpo la Medicina nata per guarire o almeno alleviare le sofferenze della malattia con preghiere, riti e pozioni magiche .

 

La vita dell’uomo si distende tra passato, presente e futuro lungo il fluire temporale del cambiamento e dello sviluppo; da qui, miglioramento e peggioramento rappresentano due differenti percorsi, evolutivo ed involutivo, rispettivamente, entrambi espressione del cambiamento. La necessità che l’uomo stesso ha di comunicare e di trasmettere informazioni agli altri uomini probabilmente comincia da qui, con i graffiti delle caverne e successivamente con le rappresentazioni grafiche.

 

Poi è arrivata la scrittura e la comunicazione grafica dei segni e quella vocale diventa comunicazione scritta e con la scrittura nasce la prima documentazione della comunicazione che si realizza come strumento obiettivo di materializzazione delle idee, del pensiero, divenendo mezzo di informazione . Dalle tavolette di argilla su cui compare la prima scrittura cuneiforme sumerica si legge che Enmerkar, dopo avere ripetutamente mandato un messaggio vocale attraverso il proprio emissario al Signore di Aratta ed avendone ricevuto sempre una risposta non gradita, pensando che il re non avesse capito….prese allora una zolla  di argilla il signore di Uruk e vi scrisse parole come sopra una tavola. Mai era stata scritta parola sull’argilla. Ma ora, poiché il dio del sole così l’aveva ispirato, così accadde. Ed Enmerkar scrisse la tavola .

 

La storia successiva acquisisce sempre più documentazione che riguarda usi, costumi, politica ed avvenimenti di popoli come Sumeri, Assiri, Babilonesi, Egizi e via via tanti altri, e che ha arricchito le nostre conoscenze. Nelle tavolette di argilla della biblioteca di Assurbanipal troviamo i primi testi, riferiti ai Sumeri, di medicina, diagnosi, terapia, farmacologia, igiene, chirurgia, il primo codice (di Ur Nammu) sulla responsabilità medica (qualche migliaio di anni prima del Codice di Hammurabi, babilonese) ed il primo logo dei due serpenti attorcigliati ad un bastone (simbolo di rigenerazione del dio sumero Enki) divenuto più tardi il simbolo dei medici (il Caduceo) .

 

Ed ancora, informazioni sulla Medicina Assira, Akkadica, Babilonese ed Egizia (ampia documentazione scritta sui papiri di Kahun, Ebers, Edwin Smith, Hearst, Chester, Berlino e Londra) (6-8). Nella cappella votiva di Imhotep del tempio di Hatshepsut a Deir el Bahari è incisa su una colonna la più antica documentazione sanitaria (intorno al 1500 a.C.) … Andromachos, macedone, uomo sofferente viene dal buon dio Amenhotep; era malato ed il buon dio il giorno stesso lo guarì…

 

 La documentazione sanitaria organizzata compare intorno al V secolo a.C. con le tavolette del tempio di Epidauro, prima forma di ospedale, sulle quali erano scritti i nomi dei malati, la città di origine, la malattia di ciascun malato, i trattamenti ricevuti e le guarigioni ottenute (9). Il Corpus Hippocraticum (10,11) rappresenta la più ampia raccolta di testi di medicina che, superando molti dei concetti dell’antichità, getta le basi per la medicina moderna, ivi compresa la relazione con i pazienti e la trasmissione delle informazioni a contenuto educativo.

 

Compaiono a Roma, nel periodo dell’estensione dei suoi domini al di là delle Alpi e del Mediterraneo, i primi notiziari scritti di attualità rivolti ad informare in forma diretta ed immediata i recettori del tempo, con connotazione giornalistica vera e propria, anche se rudimentale; ai sub-rostrani (coloro che fornivano nei pressi del Foro informazioni ed indiscrezioni) il compito della pubblicazione quotidiana degli Acta .

 

 La trasmissione delle informazioni, che per secoli è avvenuta e tramandata a voce e a mezzo di testi scritti a mano, subisce una prima rivoluzione con l’invenzione della stampa ad opera di Gutenberg, ufficializzata con la pubblicazione della Bibbia tra il 1448 ed il 1454; tuttavia, traccia di stampa si ha da scoperte riferite a molti secoli prima in Egitto e successivamente in Cina .

 

Verso la fine del 1400 compaiono in Francia i canard, fogli stampati, costituiti da 8 a 10 pagine con numerose illustrazioni, a corredo di notizie amene e curiose, mentre intorno al 1500 compaiono i primi fogli, avvisi veneziani, manoscritti a 4-8 facciate, a cadenza settimanale, venduti al prezzo di 2 soldi (una gaxeta veneziana) con notizie commerciali, finanziarie e politiche, cui fece seguito nel 1563 la prima pubblicazione con il nome di Gazeta (derivazione da gaxeta), le cui copie venivano distribuite anche nelle province marittime della Serenissima (15). Con la definizione di giornale o gazzetta, compare negli anni successivi in Italia una ampia produzione di fogli notizie a stampa ed anche in Europa. L’Aviso Relation order Zeitung è il primo settimanale a stampa pubblicato ad Augusta in Germania nel 1609 mentre nasce a Lipsia nel 1660 il primo quotidiano a stampa, il Leipziger Zeitung.                                 

 

In Inghilterra compare l’11 marzo del 1702 la prima pubblicazione, The Daily Courant, primo newspaper giornaliero inglese di Samuel Buckley, primo direttore che pubblicò il 1° marzo del 1711 anche il primo numero di The Spectator.

 

Nei secoli successivi la comunicazione scritta si diffonde e si evolve in contemporanea con lo sviluppo e l’introduzione di nuovi mezzi di comunicazione: telegrafo, telefono, radio, televisione ed infine social media. Oggi la comunicazione è dappertutto, come in passato, con la differenza che rispetto a questo è materializzata a tal punto da influenzare in maniera importante la nostra vita.

 

La comunicazione come processo.

Per Comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire, e communico = mettere in comune, entrare in contatto, rendere partecipe) si intende il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione da un individuo a un altro (o da un luogo a un altro), attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice comune .

 

Dalla prospettiva etimologica generale, che per l’appunto definisce la comunicazione quale “atto del comunicare, trasmettere ad altri” , derivano alcune prospettive specifiche, fra le quali quelle della psicologia risultano di particolare impatto, sia teorico sia pratico. Basti pensare alla complessa articolazione dell’atto comunicativo in fatto di struttura e funzioni, di verbalità e non-verbalità  di società e massa, di approccio behavioristico/psicosociale/psicoanalitico/sistemico .

 

Basti pensare inoltre, nell’ottica della psicologia umana, alla seguente precisa definizione: “Humans communicate to relate and exchange ideas, knowledge, feelings, experiences and for many other interpersonal and social purposes” (Gli umani comunicano per relazionarsi e scambiare idee, conoscenze, sentimenti, esperienze e per molti altri scopi interpersonali e sociali) .

 

Watzlawick definisce la Comunicazione umana come uno scambio interattivo fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento.

 

Il processo si fonda su cinque caratteristiche principali che contraddistinguono le diverse modalità di interazione, delineate e definite assiomi della comunicazione, e cioè, la comunicazione tra due o più persone, in quanto verbale o non verbale o comportamento che sempre esprime un messaggio,

a) non può non avvenire,

b) essa avviene attraverso il contenuto e la modalità di trasmissione del messaggio,

c) secondo una sequenza temporale cadenzata degli scambi stimolo-risposta,

 d) attraverso canali verbali (parola) o non verbali (gesti, atteggiamenti, tono della voce, espressione del volto, ecc.),

e) mediante una interazione tra due persone simmetrica (tra pari o minime differenze) o complementare (asimmetrica, con accentuazione delle differenze) .

 

Il processo comunicativo, secondo il modello di Shannon-Weaver , si basa sui seguenti elementi fondamentali:

 

Emittente, sorgente del messaggio

Ricevente, destinatario del messaggio

Messaggio, contenuto di ciò che viene inviato o trasmesso

Codice, modo (linguaggio) con cui si invia il messaggio

Canale, mezzo con cui viene inviato il messaggio

Contesto, luogo, momento e circostanze in cui viene inviato il messaggio

Filtro, tutti i fattori che disturbano o facilitano l’invio del messaggio e la sua ricezione.

I filtri rappresentano elementi importanti nel processo di comunicazione per la loro capacità di favorire, influenzare, alterare o disturbare la comunicazione; tra questi ci sono elementi fisici (rumori, silenzio, brusii, voce bassa, ecc.), psicologici (emotività, ansia, nervosismo, pregiudizi, aspettative, scarsa empatia, ecc.), altri (tipo giochi, interessi, motivazioni, ecc.).

 

 L’informazione (dal latino dare forma alla mente, ad una idea) è l’insieme di dati correlati tra loro, con cui un’idea (o un fatto) prende forma ed è comunicata ). Nel processo di Comunicazione, specialmente verbale o scritta, l’informazione rappresenta il contenuto della comunicazione stessa, cui viene dato valore e che trasmette conoscenza e, quindi, potenzialmente utile per il fruitore.

 

 L’informazione diventa notizia quando essa è riferita ad un fatto o ad un avvenimento che viene reso noto oppure il resoconto di un fatto che viene portato a conoscenza mediante una connotazione giornalistica ed attraverso i mezzi di comunicazione più svariati. La definizione di notizia è soggettiva e dipende da fattori che singolarmente o combinati tra loro attribuiscono valore alla notizia stessa . La notizia è un elemento dinamico basato su ricerca, approfondimento e divulgazione che nella sua accezione positiva e corretta dà informazioni compiute e veritiere; non mancano però le ricostruzioni personali, a volte fuorvianti, ingannevoli, disorientanti, presentate a volte in modo inconsapevole ma a volte di proposito: orientare il ricevente attraverso la disinformazione.

 

Nel I secolo dopo Cristo Marco Fabio Quintiliano  definisce gli ingredienti (le buone regole) della pianificazione (Quis = Chi, Quid = Che cosa, Quando = Quando, Ubi = Dove, Cur = Perché, Quomodo = in che modo, e cioè il Soggetto, la Causa formale, la Causa temporale, la Causa materiale, la Causa finale e la Causa modale), una metodologia di comunicazione nell’arte della formazione oratoria ed educativa.

 

Allo scopo di assicurarsi che le notizie fossero date in modo completo a garanzia di una corretta comunicazione, nel XVIII secolo in Inghilterra venne introdotta la regola delle 5 W (Who = Chi, What = Che cosa, Where = Dove, When = Quando, Why = Perché); solo successivamente Rudyard Kipling introdusse la sesta lettera H per How = In che modo, a completamento di quanto Quintiliano aveva scritto in precedenza.

 

Il processo di Comunicazione, la presentazione e trasmissione di una informazione/notizia, l’approccio per problemi di qualsiasi processo in un qualsiasi contesto di realizzazione o cambiamento di qualcosa hanno un modo di procedere comune o comunque molto simile, all’interno di uno schema che prevede la relazione tra i vari elementi a volte evidenti, spesso da ricercare ed identificare. Rispettare questo modo di procedere rappresenta la base della comprensione degli eventi e del raggiungimento degli obiettivi .

 

Il tema del processo comunicativo (oltretutto fortemente “omologato”), non può prescindere dalla particolare attenzione alle implicazioni in fatto di sociologia e politica della comunicazione di massa, per cui effetti e contesto situazionale sono di particolare importanza come sottolineato dal famoso modello di Lasswell : “Who says what, to whom, in what channel, with what effect” (Chi dice cosa, a chi, in quale canale, con quale effetto).”

 

Nel suo essenziale pragmatismo, focalizzato proprio sulla dimensione “macro”, questo paradigma, oltre ad analizzare il mittente, il messaggio, il ricevente ed il canale, consente di mettere in luce quanto importante sia l’effetto (sia sui tanti riceventi, la cosiddetta “popolazione”, sia sui pochi mittenti, a loro volta influenzati dal feedback, reale o presunto tale). Pertanto abbiamo la forte sottolineatura degli effetti (E) comunicativi. Ben si comprende allora la delicatezza di tutto questo in termini di “politiche mediche e sociali”.

 

Come pure, ampliando il discorso di Lasswell, ben si evidenzia la delicatezza degli aspetti storico-sociali e politico-culturali: variabili queste che possono risultare “impazzite” e che confluiscono nel situational context (SC)(in campo epistemologico ciò equivale al tema popperiano della logica situazionale).

 

Che accade allora, in un tale bailamme, dell’auspicabile efficace discorso sanitario/salutare? Tutto quanto detto porta addirittura, nella esasperata dilatazione dei “tutti connessi/sconnessi”, a dover allargare e riscrivere la formula in questo modo: 5W+H+E+SC, con l’aggiunta degli effetti e del contesto. Inoltre, il famoso “Why”, proprio in quanto facilmente plasmabile (e manipolabile) dalle interpretazioni umane, andrebbe sempre attentamente valutato: da un lato in quanto oggettivo e dall’altro lato in quanto soggettivo, senza dimenticare il concetto di “intenzione” (a sua volta conscia/esplicita oppure inconscia/implicita), intenzione comunicativa sia di chi lancia (o vorrebbe lanciare) il messaggio sia di chi riceve (o vorrebbe ricevere) il messaggio.

 

Alcune criticità nella comunicazione.

La regola delle 5W+H, successivamente con l’aggiunta di E+SC, ha sempre rappresentato la guida per redigere un articolo, ma anche per trasferire informazioni, in maniera che le informazioni stesse e le notizie in esso contenute fossero presentate in modo chiaro e completo e facilmente comprensibili da chiunque li leggesse. In tempi moderni viene applicata non solo al giornalismo ma anche ad altri settori: politico, economico e sociale. Tuttavia, da alcuni anni, sembra sia regolarmente disattesa specialmente in campo giornalistico dove si fa sempre più fatica a leggere un articolo e capire cosa è successo, il riferimento lineare dei fatti è spesso disordinato e mescolato a commenti ed opinioni di chi scrive che disorientano il lettore.

 

Succede spesso anche nella comunicazione in generale, social media, talk show e perfino in conferenze di qualsivoglia natura. La comunicazione corretta è un modo di esprimere la realtà e spiegarla, non di crearla o di inserire i fatti all’interno della nostra realtà e farli adattare alla nostra visione di essa.

 

Si va diffondendo sempre più la natura manipolativa ed insincera della trasmissione delle notizie; infatti, negli ultimi tempi, la parola “sincerità” è stata logorata dall’uso eccessivo che se ne è fatto al punto tale da diventare ormai uno slogan ipocrita collegato in modo tutt’altro che limpido con l’idea che può esistere davvero una visione giusta delle cose, cioè la propria .

 

Con la diffusione oggi di sofisticati mezzi di comunicazione, la manipolazione dell’informazione e delle notizie trasmesse sta diventando una realtà sempre più evidente, spesso con diversi livelli di rischio e pericolosità. La manipolazione della comunicazione e stravolgimento della realtà è un fenomeno antico che, tuttavia, in epoca moderna è diventato più diffuso in sempre più numerosi fatti della vita quotidiana.

 

Diceva Watzlawick che l’illusione più pericolosa è che esista soltanto un’unica realtà; in effetti esistono molte versioni della realtà (la verità vera e la verità che appare, così come si trova nel linguaggio comune), tutte derivanti dalla comunicazione e da quello che questa è capace di creare e non da verità oggettive ed immodificabili ).

 

 La diffusione di informazioni e notizie dovrebbe essere improntata, invece che sulla manipolazione, sul rispetto delle 5W+H. Sembra, invece, a nostro avviso che la natura manipolatoria della comunicazione che si verifica in certe circostanze non sia in relazione tanto con la corretta trasmissione di notizie veritiere quanto con l’effetto (E) che si vuole indurre nel ricevente (lettore/ascoltatore). “Le promesse, le grandi promesse, sono l’anima della pubblicità” diceva Samuel Johnson (27); potrebbe essere considerato uno dei tanti modi usati dai politici o dai pubblicitari.

 

Questo modo di riferire le notizie o trasmettere le informazioni non dà tutto ciò che è necessario a chi le riceve per poter conoscere realmente i fatti e poter esprimere una sua opinione e contribuisce, a nostro avviso, a creare una realtà falsata, proprio perché la percezione del messaggio inviato può essere influenzata da molti fattori a seconda dei quali può determinare nel ricevente diverse reazioni.

 

Diceva Oriana Fallaci che il personaggio pubblico, in quanto noto, prima di parlare deve valutare bene quello che dice proprio per gli effetti che il suo messaggio può provocare in quanto personaggio pubblico (comunicazione personale); ogni stimolo o messaggio inviato, influenzato o meno da elementi di rinforzo, provoca una risposta o reazione che influenza il comportamento . La comunicazione della notizia in maniera chiara e corretta, presuppone che chi la riferisce si attenga in maniera asettica ai fatti così come li ha osservati o gli sono stati riferiti scorporandole dai commenti personali che spesso alterano l’obiettività delle notizie stesse fino a sembrare una opinione più che un fatto.

 

Chi ascolta la notizia senza commento è in grado da solo di valutarla secondo i suoi parametri. Questo modo di riportare le notizie e trasferire informazioni nulla toglie al bisogno di riferire opinioni, ipotesi, commenti, dubbi e quant’altro che non sono la notizia ma semplicemente qualcosa di soggettivo e personale il cui contenuto può essere valutato liberamente dall’ascoltatore/lettore in quanto tale e non come notizia. Oggi, leggendo i giornali o assistendo a dibattiti televisivi, si ha chiara evidenza di una forte ipocrisia che traspare da coloro che dicono di essere imparziali ed obiettivi, ma di fatto prendono le parti dei propri preferiti cercando di indurre chi legge o ascolta a condividere le loro opinioni e a ritenere che le loro idee siano quelle giuste: e la notizia?

 

Quella non ha importanza, passa in secondo ordine o qualche volta viene ripresa per giustificare i propri ragionamenti. Se si ha pazienza di guardare alcune interviste fatte alle persone comuni, ci si rende conto che queste ripetono sempre più spesso quello che giorni prima i giornali hanno pubblicato o alcuni così detti opinionisti hanno detto in TV.     

 

Non è infrequente rilevare che tale comportamento porta a disinformazione e, quindi, disorientamento. Un esempio del genere è accaduto frequentemente durante il periodo di pandemia da Covid-19 con talk show impostati su chiacchiericcio da spettacolo, voci discordanti dei commentatori,  susseguirsi di contrastanti raccomandazioni ed indicazioni diffuse dalle istituzioni, incessante fluire dei messaggi sui social, il negazionismo recuperato dal passato e sempre presente nella storia dell’uomo, che hanno creato disorientamento tra la gente, quello che fa negare la realtà e che spinge a sottovalutare il problema;

 

orientati più a fare audience, alla polemica e a fare mostra di sé che alla trasmissione della sostanza dell’informazione ed al trasferimento di indicazioni utili per il comportamento delle persone in un momento delicato come era quello della pandemia, problema di sanità pubblica.

 

 A questo si è aggiunto un bombardamento continuo da parte dei giornali con diffusione di notizie inquietanti spesso sensazionalistiche che dipingevano agli occhi increduli della gente un mondo irreale. Nessuna preoccupazione o attenzione per gli effetti che dichiarazioni confuse e contraddittorie rilasciate dai cosiddetti esperti stavano provocando negli ascoltatori. Il risultato finale è stato un certo disorientamento delle persone e scatenamento delle tifoserie del web con grande distorsione della realtà ed aumentata diffusione di fake news ). La comunicazione univoca e corretta, strumento fondamentale ed indispensabile sia nella vita quotidiana ma ancor più in situazioni di emergenza, è saltata creando confusione ed allo stesso tempo paura, preoccupazione, insicurezza, insofferenza, esasperazione, rabbia, ma anche incredulità.

 

E’ sembrato rivivere quanto descritto dal Manzoni nel XXXI capitolo dei ”Promessi Sposi” riguardo la peste di Milano del 1630, quando medici anche famosi, la gente, i politici, i magistrati e le autorità tutte negarono la peste, chi per preconcetta opinione chi per interesse al punto tale che “chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule e con disprezzo iracondo”. 

 

L’incredulità e la negazione della realtà “contro la ragione e l’evidenza” veniva manifestata dalle spiegazioni contraddittorie ed in contrasto con i dati reali, dalla “imperfezione degli editti”, dalla “trascuranza dell’eseguirli”, dalla “destrezza nell’eluderli”, dal ritardo con cui questi venivano scritti e pubblicati.  Questo tipo di comunicazione favorì la diffusione della peste.

 

Un professionista a contatto con il pubblico, per essere credibile, serio e corretto dovrebbe esprimere le proprie opinioni ed il proprio parere sulla base della propria esperienza e forte del supporto di dati reali, letti in maniera obiettiva e non interpretati a secondo del proprio interesse personale (supporter action).

 

Una comunicazione corretta non deve ingenerare confusione e disorientamento in chi ascolta/legge, specialmente quando l’informazione riguarda argomenti relativi alla salute delle persone ed alla Medicina, altrimenti il risultato conseguente è la disinformazione, che comunque costa alla collettività; non dovrebbe neanche puntare a sacrificare la veridicità e valutazione degli effetti sul ricevente a favore dell’incremento dell’audience. È nostra convinzione che le opinioni debbano essere supportate dai fatti ma chiaramente distinte da questi (non si possono confondere fatti con opinioni).

 

Assistendo a trasmissioni televisive o leggendo gli articoli della stragrande maggioranza dei giornali, oggi si nota che la comunicazione è frequentemente e continuamente manipolata a tal punto che si ha l’impressione di vivere in una realtà virtuale (immaginaria, talvolta immaginata addirittura in modo implicito-inconscio, e quindi particolarmente subdola perché lo stesso “emittente” ne è preda): una forma di Truman show, costruita di proposito dove coesistono la verità vera (raramente citata) e le altre “verità” (pseudo-verità continuamente rappresentate), quelle raccontate, quelle manipolate, quelle intossicate, ma, poiché colpiscono i bisogni ed i sentimenti delle persone sono quelle più accettate.

 

 La verità vera, quella autentica, invece, viene trasformata in una idea, in una fantasia, o in una cosa irreale, a tal punto che si fa fatica a riferirla e a farla accettare. Si ha così la sensazione che la comunicazione sia in larga parte usata come mezzo per manipolare ed orientare le menti delle persone e dei popoli.

 

Una forma manipolatoria della comunicazione è quella del gaslighting .

Il termine è tratto da un’opera teatrale del drammaturgo inglese Patrick Hamilton, pubblicata nel 1935 con il nome di Gaslight , conosciuta successivamente in USA come Angel Street ed adattata in diverse produzioni cinematografiche.

 

 La trama parla di un marito che cerca di convincere la propria moglie verso una realtà diversa, spostando e nascondendo oggetti in casa e insistendo che sia lei a sbagliarsi o a ricordare male quando nota questi cambiamenti; al limite della pazzia, l’unica cosa che le rimane, per aggrapparsi alla realtà, sono le luci a gas, che il marito usa per cercare i gioielli di una donna che ha ucciso nell’appartamento al piano di sopra.

 

Il contenuto dell’opera ha dato origine alla parola gaslighting che in Psicologia si usa per definire una forma di violenza e manipolazione psicologica nella quale false informazioni (parte cognitiva) sono presentate alla vittima come reali.

 Lo scopo finale è quello di farla dubitare dei suoi ricordi e giudizi e della sua stessa percezione della realtà e costringerla così a sentirsi in torto ed a perdere progressivamente il suo senso critico (parte emozionale e relazionale); presentare una realtà diversa da quella vera magari usando anche il metodo subliminale (per rafforzare l’attenzione si inseriscono rapidissimi messaggi o fotogrammi di eventi tragici e drammatici) per far perdere il senso critico a chi la riceve e quindi orientarlo verso una realtà diversa, cioè manipolarlo.

 

Una forma di gaslighting è anche quella che si registra oggi per effetto della costante narrazione che ci viene propinata da TV, giornali e social media, che sfianca e corrode la coscienza di tanti che, alla fine, decidono di arrendersi e di smettere di credere alla realtà reale, sottomettendosi alla realtà fittizia. Spinti dall’anestetico a fare le rivoluzioni e poi ad essere benevoli con loro stessi e pronti a cambiare orientamento quando la mancata realizzazione dei “sogni” si mescola ad una nuova ondata di bisogni da soddisfare.

 

Diceva un generale russo che le guerre oggi non si vincono più con le armi ma le vince chi ha maggiori capacità di manipolare la mente dei popoli; potremmo anche dire che, per esempio, in politica vince chi fa più promesse e ha maggiore capacità di suggestionare gli altri. Una volta notorietà era sinonimo di credibilità; oggi più spesso chi promette l’impossibile e le spara più grosse diventa agli occhi delle persone più credibile. Anche in campo medico la Comunicazione presenta delle importanti criticità come vedremo nelle parti successive.

 

Considerazioni finali.

Parafrasando Watzlawick possiamo dire che come il cambiamento pervade la nostra vita ed influenza notevolmente la relazione con noi stessi e gli altri , anche la comunicazione è una conditio sine qua non della nostra vita e dell’ordinamento sociale.

 

Sin dall’inizio della nostra esistenza ognuno di noi è coinvolto in un complesso e dinamico processo di apprendimento delle regole della comunicazione, della loro acquisizione e della loro applicazione volontaria o involontaria nella nostra quotidianità, ma di tali regole, che vengono rispettate quando la comunicazione è efficace e violate quando questa è disturbata, ognuno di noi è consapevole solo in minima parte.

 

 La comunicazione umana, in quanto processo complesso di trasmissione di informazioni e di emozioni, mira ad osservare, analizzare e capire il comportamento delle persone e le reazioni che la ricezione delle informazioni stesse provocano, attraverso lo studio delle manifestazioni osservabili nella relazione tra individui, ivi comprese le caratteristiche dei diversi componenti.

 

 Tra i vari componenti che riteniamo debbano essere presenti a dimostrazione di una comunicazione corretta ed efficace vi sono il campo di osservazione, il contesto generale, il mezzo e le modalità di trasmissione, gli obiettivi e gli effetti che la comunicazione determina. Ma alla base di tutto, a nostro avviso, devono essere presenti alcuni principi fondamentali quali quelli etici ed il rispetto per gli altri. Un ampio campo di osservazione e una valutazione del contesto, adeguati mezzi e modalità di trasmissione, una definizione degli obiettivi facilitano la possibilità di comprensione dei messaggi e delle reazioni.

 

Tuttavia, quando vengono a mancare i principi fondamentali di etica e di rispetto, viene a mancare la correttezza della comunicazione e la sua manipolazione risulta evidente. Riportare i comportamenti del comunicare all’interno del rispetto verso gli altri e dei principi etici sembra una operazione impossibile; ma se si inizia dall’infanzia e dall’adolescenza, con la scuola e la famiglia, e poi con la formazione e la pratica lavorativa sarà comunque un lavoro arduo e lungo ma non impossibile. Una buona formazione non risolverà del tutto il problema né eliminerà la manipolazione della comunicazione ma porterà sicuramente ad un migliore e corretto uso della stessa.

 

(*) Consulente Cardiologo, Multimedica di Limbiate (MB). Già Direttore del Dipartimento Cardiovascolare, del Dipartimento Coordinamento delle Attività Specialistiche Territoriali e della Cardiologia Riabilitativa dell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco; già Professore a contratto di Cardiologia, Università di Firenze.

 

(**) Psicoterapeuta. Già Professore a contratto di Psicologia Clinica e della Salute-Benessere all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e all’Università di Brescia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Manipolazione Mediatica nell'Era del Web.

TEORIE > CONCETTI > ECOSISTEMA MEDIATICO.

 

Pensierocritico.eu-Redazione-(20-1-2021)-ci dice:

 

 

Scopo di questa pagina.

Un precursore degli studi sulla manipolazione mediatica fu il giornalista americano Walter Lippmann che studiò, a partire dalla prima guerra mondiale, l'uso massiccio della propaganda sia da parte dei regimi autoritari che di quelli democratici. Nel 1922 Lippmann pubblicò un libro, ormai diventato un classico: "L'opinione pubblica" .

 

In quel testo egli sosteneva che la società era diventata troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta del suo ambiente. A causa di questa complessità l'uomo era costretto a rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Lippmann denominò "pseudo-ambienti". Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva, secondo Lippmann, alimentato dai mezzi di informazione (a quell'epoca solo stampa e radio), che potevano così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle politiche di pace o di guerra dei loro paesi.

 

 Lo pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere, in virtù del quale possiamo vivere la nostra vita fatta più di rappresentazioni che di fatti o eventi ai quali assistiamo.

L'essere umano cerca continuamente di "adattare" la sua rappresentazione della realtà al suo ambiente reale, ma la qualità di questo adattamento dipende da due fattori.

Il primo è la qualità delle informazioni (fatti+opinioni), sempre esposta al rischio di manipolazione, che egli è in grado di procurarsi.  Il secondo dipende dalla sua capacità di analizzarle criticamente senza "piegarle" ai propri pregiudizi.

 

Già negli anni '70 lo psicologo Kurt Danziger aveva descritto, nel testo "La comunicazione interpersonale", la manipolazione che ogni venditore cerca di attuare con i suoi clienti spostando il focus della discussione dal prodotto all'immagine della personalità del cliente.

I mezzi di comunicazione di massa (radio-TV-Web) sono diventati determinanti nella creazione del senso comune. Quel ruolo di mediazione tra la complessità della realtà sociale e l'individuo, ruolo che Lippmann aveva assegnato agli "pseudo-ambienti", è cambiato.

 

Secondo il linguista George Lakoff gli pseudo-ambienti sono oggi costituiti non tanto da contenuti quanto da codici, simboli e cornici comunicative (frame), vale a dire da metafore che orientano la mente degli ascoltatori/telespettatori nella direzione voluta. Infatti l'efficacia della manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi politici o commerciali.

 

L'idea che la manipolazione mediatica scomparirà con l'uso del Web è largamente mitica, come scrive il sociologo Guido Gili: ""In realtà la "rete delle reti" contiene sia "reti a nodi" che "reti a centri", del tutto simili ai sistemi della comunicazione di massa.

 

Tant'è vero che moltissimi media tradizionali, dai quotidiani alle TV, sono ora attivi sulla rete. Con un'importante differenza: nei sistemi a centri tradizionali il ricevente era anonimo per l'emittente che poteva avvalersi solo di un feedback deduttivo, con il quale ricostruire le tendenze e le aspettative del pubblico per segmenti e categorie più o meno vaste. Inserendosi nella rete, questo sistema a centri può consentire a chi occupa la posizione centrale di conoscere assai meglio i destinatari, e i loro consumi comunicativi, aumentando e non riducendo le possibilità di manipolazione." 

 

Il consulente d'impresa Marco Minghetti, nell'ambito del suo progetto 2.0 di intelligenza collettiva, rivolge ai "disorientati" di tutto il mondo la formula che guida l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi il potere risiede nelle parole".

Il punto chiave.

Manipolare non è solo mentire, quanto agire sulle credenze altrui per indurre comportamenti dannosi per altri o per la stessa persona che li adotta. (Franca D'Agostini).

 

Molti di noi vengono oggi influenzati più di quanto non sospettino, e la nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto. Sono all’opera su vasta scala forze che si propongono, e spesso con successi sbalorditivi, di convogliare le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze di consumatori, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi in prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali.

E’ significativo che tali forze cerchino di agire su di noi a nostra insaputa, sì che i fili che ci fanno muovere sono spesso, in un certo senso, occulti. (Vance Packard).

 

Hai diritto ad avere una tua opinione, puoi credere o meno a una versione dei fatti. Ma non puoi avere i tuoi fatti. (Alan Miller).

 

Origine degli studi sulla manipolazione mediatica.

La manipolazione individuale, ovvero il tentativo di modificare a proprio vantaggio il comportamento di altri soggetti, è sempre esistita. Nel V secolo A.C. i Sofisti, retori che si vantavano di poter prevalere nelle assemblee popolari per mezzo di abili discorsi, vennero violentemente attaccati da Platone in diversi dialoghi e in particolare nel Gorgia.

 

Platone, in opposizione ai sofisti, sosteneva che il vero politico è colui che non bada al successo, ma ha a cuore il vero e il bene.

 

Un fenomeno relativamente recente è invece la manipolazione dell'opinione pubblica attuata attraverso la propaganda consentita dai mezzi di comunicazione di massa. Nel seguito vengono brevemente descritte alcune delle tappe con le quali la sociologia ha indagato il fenomeno della manipolazione mediatica fino ai nostri giorni e ai cambiamenti che il Web ha determinato nella manipolazione della comunicazione.

 

Manipolazione dell'opinione pubblica secondo Walter Lippmann.

Un precursore degli studi sulla manipolazione mediatica fu il giornalista americano Walter Lippmann che studiò, a partire dalla prima guerra mondiale, l'uso massiccio della propaganda sia da parte dei regimi autoritari che di quelli democratici.

Nel 1922 Lippmann pubblicò un libro, ormai diventato un classico: "L'opinione pubblica" .

In quel testo egli sosteneva che la società era diventata troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta del suo ambiente. A causa di questa complessità l'uomo era costretto a rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Lippmann denominò "pseudo-ambienti". Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva, secondo Lippmann, alimentato dai mezzi di informazione (a quell'epoca solo stampa e radio), che potevano così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle politiche di pace o di guerra dei loro paesi. Lo pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere, in virtù del quale possiamo vivere la nostra vita fatta più di rappresentazioni che di fatti o eventi ai quali assistiamo.

 

Secondo Walter Lippman l’opinione pubblica viene formata e manipolata tramite ciò di cui ci fidiamo e che riteniamo essere un “autentico messaggero.”

Manipolazione dei social media.

"Scagli la prima pietra chi non ha mai fatto circolare come verità autentica quello che aveva sentito dire da qualcuno che non ne sapeva affatto più di lui. In tutti questi casi c'è un fattore comune che è particolarmente degno di nota: l'inserimento di uno pseudo-ambiente tra l'individuo e il suo ambiente.

 Il comportamento dell'individuo è appunto una reazione a questo pseudo-ambiente. Ma dato che è un comportamento, le sue conseguenze, se si tratta di atti, non operano nello pseudo-ambiente nel quale è stato stimolato, ma nell'ambiente reale nel quale l'azione accade."

 

 

L'essere umano cerca continuamente di "adattare" la sua rappresentazione della realtà al suo ambiente reale, ma la qualità di questo adattamento dipende da due fattori. Il primo è la qualità delle informazioni (fatti+opinioni), sempre esposta al rischio di manipolazione, che egli è in grado di procurarsi.  Il secondo dipende dalla sua capacità di analizzarle criticamente senza "piegarle" ai propri pregiudizi.

 

La società è diventata troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta di essa. L'essere umano è costretto a rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Walter Lippmann denominò "pseudo-ambienti".  Lo pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere, in virtù del quale possiamo vivere la nostra vita fatta più di rappresentazioni che di fatti o eventi ai quali assistiamo. Il contenuto degli pseudo-ambienti viene alimentato dai mezzi di informazione

Per Walter Lippmann l'opinione pubblica del suo tempo (ma le cose oggi non sono diverse) è preda della propaganda politica e recepisce solo stereotipi, cioè rappresentazioni parziali e semplificate della realtà. Egli giunse alla conclusione che i mezzi di comunicazione di massa, benchè fossero uno strumento di sviluppo della partecipazione democratica, fossero anche un potenziale rischio per la democrazia.

 

Al paradigma critico di Lippmann, basato sulle rappresentazioni di realtà, si affianca oggi un nuovo paradigma sociologico che attribuisce ai media la capacità non solo di rappresentare ma anche di creare la realtà. Quest'ultimo paradigma, cui si accenna nelle prossime sezioni di questa pagina, è giustificato dall'ampiezza e pervasività dei nuovi mezzi di comunicazione di massa.

 

Come si indirizza la mente delle persone.

Strategie per la manipolazione mediatica.

Lo pseudo-ambiente in cui viviamo.

 

Lippmann.

Viviamo in uno pseudo-ambiente dove ogni essere umano cerca di adattare la sua rappresentazione della realtà al suo ambiente reale.

Manipolazione mediatica come esito della modernità.

Un ulteriore contributo al concetto di manipolazione lo diede negli anni '40 il sociologo Karl Mannheim .

Nei suoi studi sulla manipolazione psicologica egli scrisse che nelle società moderne le tecniche dirette di influenza sociale sono inefficaci. Occorre usare tecniche indirette che operino mediante la manipolazione dell'influenza psicologica.

Consapevole del rischio che tali tecniche potessero, anche in società democratiche, riemergere in situazioni di crisi, egli assegnò la massima importanza al pluralismo delle fonti informative e al loro controllo istituzionalizzato.

 

Subito dopo la seconda guerra mondiale T.W.Adorno e M.Horkheimer evidenziarono, tra le strutture psicologiche che favoriscono la formazione di personalità autoritarie , una sindrome manipolativa.

 La sindrome manipolativa, secondo Adorno, scaturisce dal processo di razionalizzazione, rivolto al dominio sulla realtà, che ha guidato lo sviluppo della civiltà occidentale.

 

La sindrome manipolativa è dunque un modo di concepire la realtà che annulla i legami emotivi e considera le persone e le cose come oggetti da manipolare mediante modelli teorici.

 

La sindrome manipolativa è un modo di concepire la realtà che annulla i legami emotivi e considera le persone e le cose come oggetti da manipolare mediante modelli teorici.

Il desiderio di uniformarsi agli altri.

 

Negli anni '50 il sociologo David Riesman nel libro "La folla solitaria" , trattò il problema del conformismo sociale causato dalla crescente paura dell'isolamento insita nelle società moderne.

Egli scrisse che la manipolazione dell'essere umano è resa possibile dal desiderio, costruito dall'uomo (con l'euristica del conformismo successivamente scoperta) e alimentato dalla società, di uniformarsi agli altri.

Avviene così che i gruppi sociali di appartenenza, anziché costituire una barriera di protezione dall'influenza della comunicazione di massa, alimentano il conformismo.

 

Riesman per primo mise in evidenza la caratteristica auto-manipolatoria dell'essere umano: anche in presenza di un grande pluralismo di fonti informative il desiderio di conformità sociale (magari mantenendo differenze marginali), prende il sopravvento.

La manipolazione dell'essere umano è resa possibile dal desiderio, costruito dall'uomo (con l'euristica del conformismo) e alimentato dalla società, di uniformarsi agli altri.

Opinione pubblica o privata.

L'ingannevole pubblicità online: Astroturfing.

 

A partire dagli anni '80, il marketing online ha inventato l'Astrosurfing, vale a dire l'arruolamento di utenti che, dietro compenso, pubblicano false recensioni positive per promuovere prodotti o servizi sul Web, ad esempio su Tripadvisor, Yelp, Amazon.

 

Questo dilagante fenomeno ha coinvolto anche Wikipedia, infatti molte aziende eticamente poco dotate fanno modificare (da utenti anonimi) le pagine che li riguardano cancellando i commenti negativi e inserendo informazioni che ne propagandano un'immagine positiva. Per contrastare tale fenomeno un hacker statunitense ha creato il software Wikiscanner che consente di trovare le relazioni tra le modifiche anonime fatte su Wikipedia e le aziende alle quali le modifiche si riferiscono.

 

L'Astroturfing è alla base di ogni attività di Lobbying.

 

La giornalista investigativa Sharyl Attkisson descrive in quale modo i lobbisti usano l'astroturfing per manipolare e distorcere mass media e social media .

 

Manipolare le idee per indirizzare i bisogni.

Negli anni '50 il sociologo Vance Packard affrontò, nel testo "I persuasori occulti", ormai diventato un classico, il tema della manipolazione della mente dei consumatori mediante messaggi pubblicitari che facevano ricorso a tecniche psicologiche per indirizzare le scelte d'acquisto.

Egli arrivò a proporre una visione del mercato completamente dominata dai grandi gruppi industriali e dalla loro strategia di allevamento e condizionamento mentale dei consumatori "dalla culla alla tomba".

Packard si occupò, pionieristicamente, dell'influsso della pubblicità televisiva sul pubblico statunitense, mettendo in evidenza il fatto che alcuni inserzionisti si lamentavano dell'elevata qualità dei programmi televisivi (erano gli anni '50) perché, negli intervalli in cui venivano trasmessi gli inserti pubblicitari, i telespettatori parlavano tra loro del programma...Ecco un brano tratto dal suo libro (p.147).

 

La domanda risale al 1955. Oggi non pochi degli spettatori dei programmi televisivi americani hanno diritto di porsela. E' possibile che talune tra le trasmissioni decisamente brutte siano tali di proposito, per dare maggiore forza di penetrazione agli inserti pubblicitari?

 

Puntare alla personalità del cliente.

Già negli anni '70 lo psicologo Kurt Danziger aveva descritto, nel testo "La comunicazione interpersonale" , la manipolazione che ogni venditore cerca di attuare con i suoi clienti spostando il focus della discussione dal prodotto all'immagine della personalità del cliente.

 

Coloro che usano l'Astroturfing possono essere riconosciuti dall'impiego di un linguaggio "emotivamente carico", dalla citazione di miti che sono stati smascherati e demistificati, dall'aggressione verbale al carattere di persone o organizzazioni specifiche piuttosto che dall'attenersi all'analisi dei fatti, dall'usare scetticismo e critiche verso coloro che espongono i fatti piuttosto che verso i fatti stessi.

 

Come individuare l'Astroturfing sul Web.

I consigli della giornalista investigativa Sharyl Attkisson per chi vuole individuare l'Astroturfing nelle proprie letture online (da "4 Ways To Spot Big Pharma’s Astroturfing And Media Manipulation") sono:

 

Uso di un linguaggio "emotivamente carico" o "incendiario".

Citazione di miti che sono stati smascherati e demistificati.

Aggressione verbale rivolta al carattere di persone o organizzazioni specifiche piuttosto che alla "Analisi dei fatti."

Scetticismo e critiche verso coloro che espongono i fatti piuttosto che verso i fatti stessi.

Manipolare le idee per indirizzare i comportamenti.

 

I mezzi di comunicazione di massa (radio-TV-Web) sono diventati determinanti nella creazione del senso comune. Quel ruolo di mediazione tra la complessità della realtà sociale e l'individuo, ruolo che Lippmann aveva assegnato agli "pseudo-ambienti", è cambiato.

Secondo il linguista George Lakoff ( gli pseudo-ambienti sono oggi costituiti non tanto da contenuti quanto da codici, simboli e cornici comunicative (frame), vale a dire da metafore che orientano la mente degli ascoltatori-telespettatori nella direzione voluta. Infatti l'efficacia della manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi politici o commerciali.

 

Ad esempio, riguardo al contesto politico, la parola "sollievo" evoca un frame che comprende una parte afflitta e un soccorritore. Questo soccorritore è un eroe al quale si è grati. Chiunque cerchi di fermare il soccorritore viene dunque ritenuto malvagio. Se in questo contesto si collega il termine "sollievo" al termine "tasse" creando uno slogan politico quale "sollievo fiscale", chiunque si proponga di abolire le tasse è un eroe e colui che tenti di ostacolarlo un malvagio: ecco creato il frame !

 

Se questo messaggio viene ripetuto innumerevoli volte crea nella mente degli ascoltatori una disposizione favorevole (verso il soggetto che lo propone) anche nel caso in cui lo specifico ascoltatore sia talmente povero da non poter eventualmente fruire di alcuna riduzione fiscale.

 

Stupidità.

It would take a vaccine against stupidity.

What about the side effects?

L'efficacia della manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi politici o commerciali.

Esempi analoghi relativi alla situazione politica italiana sono presenti nel libro "Sulla lingua del tempo presente" di Gustavo Zagrebelski e sono analizzati nella pagina Analisi argomenti che riporta un'analisi del lessico berlusconiano alla luce della Teoria degli Atti Linguistici.

Questo paradigma sociologico sostiene che la realtà viene costruita per mezzo del linguaggio e altre forme simboliche attraverso cui ce la rappresentiamo. Conseguentemente i mezzi di comunicazione di massa, nell'atto stesso di trasmettere informazioni, trasformano e creano la realtà.

 

Il Web favorisce o ostacola la manipolazione mediatica?

 

Negli ultimi anni Il sociologo Manuel Castells ha evidenziato il nuovo paradigma della comunicazione di massa: i nuovi media (citizen journalism e social media) rendono possibile una comunicazione individuale di massa (mass self-communication) che favorisce il contropotere e il sorgere di nuovi movimenti sociali.

Esempi recenti di tale fenomeno: Primavera Araba in Egitto e Tunisia, Occupy Wall Street negli USA, Rivolta in Islanda, Indignados in Spagna, Movimento 5Stelle in Italia. Il successo di questi movimenti dimostra, secondo Castells, che i social networks possono essere impiegati come strumenti di contropotere.

 

Mass media.

Dai mass media alla mass self-communication.

La trasformazione del sistema di comunicazione da mass media a mass self-communication, è in corso e consiste nel passaggio dalla distribuzione di massa di messaggi unidirezionali "one-to-many " allo scambio di messaggi interattivi "many-to-many ".

Di fronte a questa trasformazione i media tradizionali (mainstream) stanno cercando di reagire creando dei link alla rete orizzontale di comunicazione dei social media e connettendosi alla blogosfera dove giornalisti non professionisti e indipendenti pubblicano contenuti non sottoposti al controllo delle redazioni.

 

Si è avviata l'interconnessione tra due mondi: il mondo dei media tradizionali (Radio, TV, Giornali) e il mondo dei social media (Blog, Microblog, Forum, ecc).

 L'esperienza italiana del Movimento 5Stelle, che ha orientato fortemente il risultato elettorale del febbraio 2013, dimostra l'avvenuta interconnessione dei due mondi. Beppe Grillo, con un'accorta strategia di comunicazione, è riuscito a trasferire il suo messaggio politico dal suo Blog alla Tv, Radio e giornali tradizionali. Ulteriori esempi della fusione di media tradizionali e social media sono riportati nella pagina Ecosistema Mediatico Emergente.

 

Manipolazione del Web.

L'idea che la manipolazione mediatica scomparirà con l'uso del Web è largamente mitica, come scrive il sociologo Guido Gili :

 

"In realtà la "rete delle reti" contiene sia "reti a nodi" che "reti a centri", del tutto simili ai sistemi della comunicazione di massa. Tant'è vero che moltissimi media tradizionali, dai quotidiani alle TV, sono ora attivi sulla rete.

Con un'importante differenza: nei sistemi a centri tradizionali il ricevente era anonimo per l'emittente che poteva avvalersi solo di un feedback deduttivo, con il quale ricostruire le tendenze e le aspettative del pubblico per segmenti e categorie più o meno vaste. Inserendosi nella rete, questo sistema a centri può consentire a chi occupa la posizione centrale di conoscere assai meglio i destinatari, e i loro consumi comunicativi, aumentando e non riducendo le possibilità di manipolazione."

 

Struttura della manipolazione.

Sappiamo che ogni giornale online utilizza dei servizi software per l'analisi degli accessi alle sue pagine (mediante i cookies) e sarebbe tecnicamente in grado di usarli per confezionare un'edizione online su misura per ogni utente, ma oggi il rispetto della privacy lo impedisce. Questa possibilità è invece già sfruttata da Google News per personalizzare automaticamente la scelta delle notizie da mostrare al singolo utente.

 

I filtri che personalizzano le informazioni che riceviamo nelle nostre ricerche sul web e quelli che scelgono le notizie che dovrebbero "interessarci" sono un rischio per la nostra capacità di pensiero.

Google ci sta trasformando in zombie eterodiretti?

I filtri che personalizzano le informazioni che riceviamo nelle nostre ricerche sul web e quelli che scelgono le notizie che dovrebbero "interessarci " sono un rischio per la nostra capacità di pensiero.

False identità (sockpuppet) sui Social Media.

Fake social media.

I Sockpuppet (marionette) sono delle false identità create sui Social Media per esprimere commenti a favore o contro certe tesi e manovrate in funzione dell'interesse del loro creatore

 

Sul Web c'è un elevato numero di profili fake (ChatBot) pilotati per favorire o danneggiare candidati o forze politiche.

Manipolazione dei Social Media.

 

La manipolazione dei social media è già iniziata in campo militare: un articolo del Guardian descrive l'iniziativa del comando militare USA che ha fatto sviluppare da una società specializzata (Ntrepid) un software per manipolare i social media.

 Lo scopo è quello di influenzare le conversazioni online svolgendo propaganda pro-USA in medio ed estremo oriente. Questo software permette ai singoli militari americani di creare e controllare (dagli USA) fino a dieci identità false (sockpuppet), che partecipino alle conversazioni sui social media nel linguaggio locale (Arabo, Farsi, Urdu, Pashtu, ecc), pubblicando blogposts, chatroom posts, ecc.

 

Un altro ambito in cui la manipolazione dei social media ha iniziato a operare è quello politico. Uno studio di due ricercatori americani, Social Media and the Elections, ha descritto vari tipi di manipolazione finalizzati ad alterare la percezione che gli elettori avevano dei candidati:

 

incremento fittizio dei sostenitori (fake);

associazione di termini denigratori a un candidato per falsarne l'indicizzazione nelle ricerche google;

spamming con invio di falsi messaggi twitter.

 

Da qualche anno il social network preferito dai politici è diventato Twitter (Trump è uno dei suoi massimi utilizzatori) perché permette di manipolare l'informazione con l'impiego dei Political Bot, ossia di profili falsi creati ad arte per manipolare il consenso dei politici che li usano.

Per approfondire andare alla pagina L'Era della Post-verità.

Noam Chomsky.

Falso Decalogo sulle strategie di manipolazione  di massa attribuito a Noam Chomsky.

"Non ho scritto nessun decalogo sulla manipolazione."

Verificare sempre la credibilità delle proprie fonti!

 

Il falso decalogo delle 10 strategie di manipolazione attribuito a Chomsky.

Se si cerca sul web con un qualsiasi motore il termine "manipolazione" o "strategia manipolazione", si trovano diversi website che presentano un "decalogo sulle strategie di manipolazione" attribuito al famoso linguista Noam Chomsky.

 

 Se però si decide di verificare se tale decalogo è stato scritto realmente da Chomsky non si trova nessuna fonte diretta; infatti se si cerca tale documento sul sito ufficiale di Chomsky non se ne trova traccia.

Lo scrittore Jean Bricmont, che ha scritto un testo sul pensiero di Chomsky,  ha descritto in un articolo le sue impressioni sul decalogo attribuito a Chomsky e ha trovato che esso gli sembrava una semplificazione e una deformazione del pensiero del linguista americano.

 Bricmont ha così deciso di verificare la correttezza dell'attribuzione inviando una email a Chomsky che gli ha così risposto: "

Non ho alcuna idea della provenienza di questo testo. Non ho fatto io quella compilation nè l'ho messa sul web. Suppongo che colui che l'ha scritta potrà pretendere che si tratti di una interpretazione  di ciò che ho scritto qui o là, ma certamente non in quella forma nè come elenco." 

Bricman ha concluso scrivendo che il successo del testo (che viene cliccato e linkato in molte lingue sul web) illustra il fraintendimento del pensiero di Chomsky, sia tra i suoi sostenitori che tra i suoi avversari.

 

Il problema che si vuole evidenziare non riguarda la qualità del falso decalogo, i cui concetti potrebbero anche essere validi, quanto il fatto che non corrispondono al pensiero di Chomsky: è stata sfruttata la notorietà dell'autore per propagandare un testo che altrimenti pochi avrebbero letto.

Questo caso mette in rilievo l'importanza della verifica di credibilità delle fonti (del singolo documento o dell'intero website).

 In particolare è essenziale risalire al website dell'Autore del testo citato, o del suo Editore o del suo Istituto di ricerca.  Altri elementi sul falso decalogo, compreso il suo vero autore, sono stati ricostruiti da Ricardo Nuno Silva in questo post.

La propaganda è dannosa perché usa le parole scelte da chi ha il "potere."

La pubblicitaria Annamaria Testa mette in luce le differenze tra pubblicità e propaganda nelle strategie di comunicazione persuasive di massa (vedi bibliografia). La comunicazione persuasiva è sempre esistita, e Annamaria Testa scrive:

 

 Il problema con la propaganda è che persuade le persone di cose false, e che per riuscirci le disinforma e le manipola facendo leva sulla minaccia e sulla paura.

 

Il consulente d'impresa Marco Minghetti , nell'ambito del suo progetto 2.0 di intelligenza collettiva, rivolge ai "disorientati" di tutto il mondo la formula che guida l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi il potere risiede nelle parole".

 Da qui l'invito ad accorgersi della manipolazione delle parole evidenziata dallo scrittore Gianrico Carofiglio nel libro "La manomissione delle parole", di cui parla Minghetti:

 

Carofiglio riflette sull’importanza del linguaggio nel nuovo millennio, soffermandosi sul rapporto tra linguaggio e potere ed appunto il “potere” di quest’ultimo di mutare il mondo delle parole: questo provoca effetti profondi sugli individui e sulla società tutta.

Il messaggio ai "disorientati" di tutto il mondo dovrebbe essere la formula che guida l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi più che mai il potere risiede nelle parole."

Conclusioni (provvisorie): la società è diventata troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta del suo ambiente.

 

Un precursore degli studi sulla manipolazione mediatica fu il giornalista americano Walter Lippmann che studiò, a partire dalla prima guerra mondiale, l'uso massiccio della propaganda sia da parte dei regimi autoritari che di quelli democratici. Nel 1922 Lippmann pubblicò un libro, ormai diventato un classico: "L'opinione pubblica" . In quel testo egli sosteneva che la società era diventata troppo complessa per consentire all'uomo una conoscenza diretta del suo ambiente. A causa di questa complessità l'uomo era costretto a rappresentarsi il suo ambiente con modelli semplificati che Lippmann denominò "pseudo-ambienti". Il contenuto degli pseudo-ambienti veniva, secondo Lippmann, alimentato dai mezzi di informazione (a quell'epoca solo stampa e radio), che potevano così manipolare e distorcere i messaggi a beneficio delle politiche di pace o di guerra dei loro paesi. Lo pseudo-ambiente è il mondo virtuale in cui la simbolizzazione ci fa vivere, in virtù del quale possiamo vivere la nostra vita fatta più di rappresentazioni che di fatti o eventi ai quali assistiamo.

 

L'essere umano cerca continuamente di "adattare" la sua rappresentazione della realtà al suo ambiente reale, ma la qualità di questo adattamento dipende da due fattori. Il primo è la qualità delle informazioni (fatti+opinioni), sempre esposta al rischio di manipolazione, che egli è in grado di procurarsi.  Il secondo dipende dalla sua capacità di analizzarle criticamente senza "piegarle" ai propri pregiudizi.

Già negli anni '70 lo psicologo Kurt Danziger aveva descritto, nel testo "La comunicazione interpersonale", la manipolazione che ogni venditore cerca di attuare con i suoi clienti spostando il focus della discussione dal prodotto all'immagine della personalità del cliente.

 

I mezzi di comunicazione di massa (radio-TV-Web) sono diventati determinanti nella creazione del senso comune. Quel ruolo di mediazione tra la complessità della realtà sociale e l'individuo, ruolo che Lippmann aveva assegnato agli "pseudo-ambienti", è cambiato.

Secondo il linguista George Lakoff gli pseudo-ambienti sono oggi costituiti non tanto da contenuti quanto da codici, simboli e cornici comunicative (frame), vale a dire da metafore che orientano la mente degli ascoltatori/telespettatori nella direzione voluta. Infatti l'efficacia della manipolazione mediatica non dipende dai simboli o dalle metafore in quanto tali, quanto dalla loro capacità di creare un contesto emotivo favorevole all'accoglimento dei successivi messaggi politici o commerciali.

 

L'idea che la manipolazione mediatica scomparirà con l'uso del Web è largamente mitica, come scrive il sociologo Guido Gili: ""In realtà la "rete delle reti" contiene sia "reti a nodi" che "reti a centri", del tutto simili ai sistemi della comunicazione di massa. Tant'è vero che moltissimi media tradizionali, dai quotidiani alle TV, sono ora attivi sulla rete.

 Con un'importante differenza: nei sistemi a centri tradizionali il ricevente era anonimo per l'emittente che poteva avvalersi solo di un feedback deduttivo, con il quale ricostruire le tendenze e le aspettative del pubblico per segmenti e categorie più o meno vaste.

 

 Inserendosi nella rete, questo sistema a centri può consentire a chi occupa la posizione centrale di conoscere assai meglio i destinatari, e i loro consumi comunicativi, aumentando e non riducendo le possibilità di manipolazione."  Il consulente d'impresa Marco Minghetti, nell'ambito del suo progetto 2.0 di intelligenza collettiva, rivolge ai "disorientati" di tutto il mondo la formula che guida l'interpretazione delle parole usate dai media: "oggi il potere risiede nelle parole".

 

 

 

 

 

Le 12 barriere della comunicazione.

Luciamontesipsicologa.it-Lucia Montesi-(21 settembre 2021)- ci dice:

 

 

Ci sono frasi e comportamenti che usiamo quotidianamente e che ostacolano la comunicazione e l'ascolto. Lo psicologo Thomas Gordon ne ha individuate 12.

Le barriere della comunicazione, concetto elaborato dallo psicologo americano Thomas Gordon, sono frasi e comportamenti che utilizziamo abitualmente e che ostacolano la comunicazione, rallentandola o bloccandola e provocando nell’altro chiusura o allontanamento.

 

Tutti le usiamo, a volte sono anzi utili e necessarie, ma spesso le utilizziamo inconsapevolmente anche quando non servono, o anzi, sono controproducenti. Diventano un limite soprattutto quando ascoltiamo qualcuno che ci parla di un suo problema, perché interferiscono con la sua libera espressione, trasmettono giudizi, critiche, o lasciano all’altro la sensazione di non essere ascoltato e compreso.

 

Vediamo in dettaglio le 12 barriere formulate da Gordon:

 

1)-Ordinare, comandare: quando usiamo frasi che iniziano con “Tu devi…”, “Bisogna che tu…”, o ordiniamo “Fai così!”, imponiamo qualcosa all’altro facendolo sentire inadeguato e stimolando una reazione di rabbia e di ribellione.

 

2)-Minacciare, mettere in guardia: simile alla precedente, ma sottolinea le conseguenze negative di un comportamento (“Se non farai così…”, “Guarda che se continui così…”). Il comportamento voluto viene ottenuto incutendo paura. Più spesso, il risultato è di ostilità e ribellione.

 

3)-Rimproverare, fare la morale: espressioni come “Per il tuo bene dovresti…”, “Non ci si comporta così!”, provocano senso di colpa, chiusura, ribellione e fanno sentire manipolati.

 

4)-Dare consigli e soluzioni: “Io al posto tuo…”, “Perché non fai così…?”, trasmettono sfiducia nella capacità dell’altro di trovare da solo una soluzione, bloccano la comunicazione, danno la sensazione che si ha fretta di concludere il discorso.

 

5)-Convincere con argomentazioni, spiegare: “Tu sbagli perché…”, “In realtà le cose non stanno così…”, induce a porsi sulla difensiva, fa sentire inadeguati e non compresi.

 

6)-Criticare, giudicare: “Sei un irresponsabile!”, “Sei un egoista”, “Non sei capace”, fanno sentire l’altro svalutato, provocano rabbia e, a lungo andare, minano l’autostima.

 

7)-Fare complimenti: “Bravo, hai fatto bene”, “Hai fatto la cosa giusta”, “Tu sei sempre il migliore!”. Può sembrare strano che fare apprezzamenti sia considerato una barriera alla comunicazione. A ben vedere, però, trasmettiamo all’altro il messaggio che se avesse fatto scelte diverse avremmo disapprovato, ed è quindi una comunicazione manipolatoria. Oppure, l’apprezzamento induce nell’altro la sensazione di una aspettativa nei suoi confronti che può risultare ansiogena.

 

8)-Ridicolizzare: osservazioni come “Piangi per ogni cosa!”, “Ti stai comportando come un bambino”, fanno sentire la persona svalutata e suscitano ostilità.

 

9)-Interpretare: dicendo “Tu in realtà non volevi dire questo”, “Sei solo stanco…”, “So che in realtà non sei arrabbiato come dici”, si presume di sapere meglio dell’altro cosa lui pensi o provi ignorando ciò che dichiara. Questo fa sentire incompresi e non rispettati nei propri sentimenti. Anche nel caso l’interpretazione fosse giusta, avrebbe l’effetto di far sentire l’altro scoperto e messo a nudo.

 

10)-Consolare: frasi come “Vedrai che andrà tutto bene” o “Su, non piangere!” bloccano l’espressione delle emozioni, irritano, danno la sensazione di voler tagliare corto perché siamo noi a non reggere il disagio e lo sfogo dell’altro.

 

11)-Fare domande, indagare: “Ma come mai?”, “Ma tu cosa avevi fatto?”, “Ma tu dov’eri?”, “Mi sembra strano che sia andata così”, trasmettono sospetto e sfiducia, fanno sentire all’altro che si mette in dubbio la sua versione dei fatti e fanno sentire non compresi.

 

12)-Cambiare argomento, minimizzare: dire “Non ci pensare!”, “Basta, parliamo di cose allegre!”, “Ti preoccupi troppo”, significa svalutare ciò che l’altro prova e bloccare la comunicazione.

 

Nelle interazioni quotidiane, è inevitabile utilizzare una o più di queste barriere. Tuttavia,  accorgersi di usarle, essere consapevoli degli effetti che producono, permette di limitarle o calibrarle per migliorare le nostre relazioni.

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