PANDEMIA DA COVID-19
“PANDEMIA
DA COVID-19- Inflazione galoppante
-Cosa
ci aspetta ?”
Covid,
scenario catastrofico: un milione
di
casi al giorno. Lockdown per mesi.
Affaritaliani.it-Alberto
Maggi-(15 dicembre 2021)- ci dice:
L'ipotesi choc dal quotidiano britannico The
Guardian .
Covid,
Pregliasco: "Se ci sono un milione ci casi al giorno nel Regno Unito, in
Italia sarà più o meno la stessa cosa."
Lo scenario non è drammatico. E' catastrofico. Secondo quanto ha riportato
l'autorevole quotidiano britannico The Guardian alla fine di dicembre, a causa
della variante Omicron, nel Regno Unito si potrebbe raggiungere la cifra
impressionante di un milione di positivi al Covid ogni giorno. Uno tsunami impensabile e devastante. Non si tratta di allarmismo, ma
dello scenario peggiore - non l'unico, va detto, ci sono anche quelli meno
pessimisti - che le autorità di tutti i Paesi stanno valutando in queste ore e
in questi giorni.
Che
cosa potrebbe succedere in Italia? "Se nel Regno Unito ci saranno
un milione di casi al giorno a fine dicembre, dopo qualche settimana da noi la
situazione sarà più o meno la stessa, considerando lo scenario peggiore
della Omicron, che non è l'unico sul tavolo", afferma ad Affaritaliani.it il
virologo Fabrizio Pregliasco, membro del Cts della Lombardia e direttore
sanitario dell'ospedale Galeazzi di Milano.
Anche
se consideriamo, grazie alle vaccinazioni, che soltanto lo 0,1% dei contagiati
finisce in terapia intensiva, con quei numeri di positivi al giorno significa
che circa 1.000 pazienti quotidianamente finiscono nei reparti di TI delle
terapie intensive. Il risultato sarebbe, nel Regno Unito come in Italia e
in ogni Paese del mondo, il collasso del sistema sanitario nazionale con il
grave e serio rischio di non poter curare e trattare le altre patologie non
Covid.
Lo
scenario peggiore, che viene valutato al ministero della Salute così come a
Palazzo Chigi, inevitabilmente porterebbe a durissime misure di restrizione a
gennaio, o al massimo all'inizio di febbraio.
Stando
a fonti politiche, se son vere quelle previsioni, diventa sicuro un lockdown
totale e generalizzato (anche per i vaccinati) probabilmente per diversi mesi,
fino a primavera. Se la variante Omicron ha una diffusione come quella prevista da The
Guardian è ipotizzabile un lockdown in tutta Europa già all'inizio del 2022.
Chiusura
di tutte le attività non essenziali come ristoranti, cinema, teatri, pub,
pizzerie, piscine, palestre, piste da sci. Chiusura delle scuole di ogni ordine
e grado, ritorno del coprifuoco alle ore 22 (o anche prima), stop ai campionati
di calcio e di tutti gli sport, divieto di visite private ad amici e familiari
e ritorno del modulo lasciapassare per chi vuole uscire di casa. Azione
permessa solo per lavoro (nel caso in cui non sia possibile lo smart working),
per motivi di salute o di necessità.
Insomma,
lo scenario peggiore fa paura. Non solo nel Regno Unito. E a conferma di quanto abbiamo
scritto, nel
primo pomeriggio sono arrivate le parole pesantissime e inequivocabili di
Andrea Ammon, direttrice dell'Ecdc, il “centro europeo per la prevenzione e
il controllo delle malattie”:
"La
probabilità di un'ulteriore diffusione della variante Omicron è molto elevata e
la sola vaccinazione non ci permette di prevenirne l'impatto; è urgente una forte azione per
ridurre la trasmissione e contenere l'impatto sui sistemi sanitari. Una rapida introduzione di misure non
farmaceutiche è necessaria per ridurre la trasmissione della variante Delta e
rallentare Omicron". Quali sono le "misure non
farmaceutiche"? Lockdown...
La Bce
non ha paura dell'inflazione
e
rimanda ogni scelta a dicembre,
disappunto
dei mercati.
Lastampa.it- FABRIZIO GORIA-(28 Ottobre 2021)- ci dice:
Christine
Lagarde spiega che le fiammate sui prezzi restano «transitorie», anche se
potrebbero durare «nel corso del 2022». Nessuna modifica agli stimoli
pandemici. Gli investitori non festeggiano.
Tutto
rimandato a dicembre. La Banca centrale europea (Bce) sceglie la via della
prudenza e preferisce aspettare nuovi dati per capire se l’inflazione è causata
da fenomeni transitori, come si ritiene ora, o persistenti. Un messaggio,
quello della presidente Christine Lagarde, che ha colto di sorpresa analisti e
investitori, che alla vigilia della riunione di oggi si attendevano maggiore
trasparenza su un aspetto cruciale per la ripartenza post-Covid. Le fiammate sui prezzi vanno avanti
da mesi e il timore è che la messa in sicurezza dell’eurozona contro di esse
non possa più essere rimandata.
Il
consensus dei mercati finanziari era tutto schierato su un versante. Quello del
pragmatismo adattivo. Come quello portato avanti da Janet Yellen durante il suo
mandato alla Federal Reserve statunitense. E invece no. Lagarde, e con lei il
Consiglio direttivo di Francoforte, ha optato per prendere tempo. Ancora un
mese e pochi giorni per decidere come agire contro la spirale inflazionistica
che sta avvolgendo l’area euro. Una spira iniziata in primavera, ma che doveva attenuarsi a
fine estate. Siamo ormai a novembre e la flessione non c’è stata. Tuttavia, la
Bce continua a ribadire che non ci sono pericoli per il medio termine. Nel corso del 2022 i prezzi
torneranno intorno al 2%, target storico per Francoforte. La dinamica, secondo
la Bce, è ancora sotto controllo.
Sul
fronte più ostico, quello dell’inflazione, Lagarde pare avere le idee chiare.
Le maggiori pressioni derivano dai prezzi dell’energia, che sono considerati
dalla Bce come temporanei. “L’attuale fase di inflazione durerà più a lungo del
previsto”, ha detto Lagarde, ma tornerà a scendere nel corso del prossimo anno.
Questo
perché i fattori che stanno spingendo in alto i prezzi dell’energia sono da
considerare come un trend una tantum. Fino a un certo punto però. Come ammesso da Lagarde, forse per
la prima volta dall’inizio della crisi delle materie prime che sta impegnando
l’eurozona in una lotta per la stabilità della ripresa, “se i colli di
bottiglia nella filiera globale dovessero continuare più a lungo, e si
dovessero trasmettere ai salari, le pressioni sui prezzi potrebbero essere più
persistenti”. Vale a dire che l’economia europea potrebbe avere conseguenze immediate
nel corso del 2022. Un fattore capace di rendere più fragile e disomogenea la
ripartenza dell’area euro. Per ora, nonostante un dibattito considerato
“intenso” da fonti della Bce, non ci sono state deviazioni significative
rispetto alla politica adottata negli ultimi 4 mesi.
La
conseguenza diretta dell’approccio della Bce si riflette sulle misure
pandemiche. Per ora nessuna modifica al Pandemic emergency purchase programme
(Pepp), il
piano d’acquisto di titoli pubblici e privati dell’eurozona lanciato nel marzo
2020 per fronteggiare gli effetti negativi della pandemia di Covid-19
sull’economia dell’area euro. Dovrebbe finire nel marzo 2022, ma le aspettative del mercato
sono per una chiusura anticipata. E in questo caso, dicembre potrebbe essere l’occasione
per il cambio di passo, pur sempre graduale, verso l’Asset purchase programme (App). Molto dipenderà
dall’evoluzione epidemiologica. Ma Lagarde ha detto che “nella mia visione il Pepp
finirà come previsto, nel marzo 2022”. Un concetto ripetuto per più volte
durante la conferenza stampa. Peccato che sia in contraddizione con quanto
detto poco tempo fa dalla numero uno della Bce. Infatti, a inizio settembre,
discutendo con Klaus Schwab, numero uno del World economic forum (Wef), Lagarde
aveva spiegato il concetto base della politica di stimoli monetari della Bce:
“Bisogna essere chirurgici: non è più una
questione di sostegno massiccio, quanto di supporto mirato per quei settori che
sono stati gravemente danneggiati”. Tradotto, solo i segmenti ancora in difficoltà
saranno aiutati. Una ricalibrazione, in altre parole. Guai a chiamarlo “tapering”, ovvero
restrizione degli stimoli, come ha sottolineato Lagarde nella sessione di
domande e risposte coi giornalisti. Peccato che oggi ci sia stata una parziale, ma
rilevante, retromarcia. Un atteggiamento che non è piaciuto ai mercati
finanziari.
A
oggi, secondo la Bce, la maggiore ragione per cui non si è deciso di
intervenire sono i prezzi dell’energia. Eppure, il termine “inflation”,
inflazione, viene nominato 24 volte nel discorso di Lagarde. Non poche. I valori continueranno a essere monitorati, ma
per adesso, secondo la Bce, non rappresentano un enorme problema. Eppure, non sono poche le banche
centrali a livello globale che stanno restringendo la propria politica monetaria. Prima il Canada, poi il Brasile,
mentre nelle prossime settimane saranno gli Stati Uniti e il Regno Unito a
tagliare gli stimoli, proprio a causa dell’inflazione galoppante su scala
mondiale. La
Bce ha deciso di attendere. Analisti finanziari e investitori istituzionali
continuano a essere scettici su tale approccio. E la risposta diretta c’è stata sul
mercato obbligazionario, con i Btp italiani che hanno osservato un rialzo dei
rendimenti dopo le parole di Lagarde. Il pericolo negli ambienti finanziari è
che quella di oggi sia stata un’occasione mancata per la Bce. Da qui a dicembre
si capirà chi aveva ragione.
Covid,
nuovi farmaci e dosi di vaccino
a tutti: cosa ci aspetta con la pandemia.
Corriere.it- Laura Cuppini e Alessandro Fulloni-(7
novembre-2021)- ci dice:
Dall’efficacia
del green pass alla protezione dei bimbi, confronto tra esperti al «Tempo della
Salute».
Covid,
nuovi farmaci e dosi di vaccino a tutti: cosa ci aspetta con la pandemia .
A che punto siamo della pandemia? Cosa
possiamo aspettarci nei prossimi mesi? Se ne è parlato al «Tempo della
Salute» in un incontro con Sergio Abrignani, membro del Cts e professore di
Patologia generale all’Università degli Studi di Milano; Massimo Galli, da poco
in pensione dopo essere stato ordinario di Malattie infettive nello stesso
ateneo; Sergio Harari, docente di Medicina interna e direttore di Pneumologia
all’Ospedale San Giuseppe MultiMedica di Milano; Nicola Montano, docente di
Medicina interna e direttore di Medicina generale al Policlinico milanese, e
Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute.
Ha
moderato Luigi Ripamonti, responsabile editoriale di Corriere Salute. Domande
anche a Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e virologia all’Università
Vita-Salute San Raffaele, pure lui ieri, in un altro convegno, presente
all’evento.
Come
immaginate i prossimi mesi?
Abrignani:
«Questo inverno sarà migliore di quello scorso perché abbiamo tanti vaccinati
(oltre l’80% della popolazione over 12). Altri Paesi europei hanno numeri
peggiori. Anche
se dovessero aumentare i contagi, in Italia avremo un aumento limitato di
decessi e ricoveri in terapia intensiva».
Galli:
«Oltre al successo della campagna vaccinale, abbiamo il green pass. La Gran
Bretagna era molto avanti rispetto a noi sulle vaccinazioni, poi ha segnato il
passo, ha buttato le mascherine e ora deve affrontare una situazione molto seria.
In Italia dobbiamo interrogarci su coloro che si sono vaccinati tra i primi,
dato che come sappiamo la durata della copertura è limitata per le reinfezioni,
mentre resiste di più nel proteggere dall’infezione grave».
Harari:
«L’Italia
va assai meglio di altri Paesi. C’è una buona aderenza alla campagna vaccinale, il
distanziamento è rispettato dalla maggioranza. Avremo un Natale meno drammatico
dell’anno scorso, ma molto dipende da quanto andremo avanti con le
vaccinazioni. Noi medici abbiamo un ruolo importante nel convincere i timorosi
e dubbiosi.
Le Regioni con più casi sono quelle con un più basso tasso di vaccinazioni,
come il Trentino».
Montano:
«La Romania, con il 25% di copertura vaccinale, vive la sua peggiore ondata. Il
Belgio (al 60-65% di copertura) sta valutando le limitazioni».
Sileri:
«Gradualità
e green pass ci hanno salvato. Quella del certificato verde è stata un’intuizione: se non
sei vaccinato devi fare un test e ciò permette di individuare parte del
sommerso. I contagi potranno aumentare, ma mortalità e ricoveri resteranno
bassi grazie alle vaccinazioni».
Burioni:
«Saremmo
in una situazione drammatica senza i vaccini, perché siamo alle porte della
stagione durante la quale i virus respiratori si trasmettono di più. Ricordiamo
inoltre che rimangono oltre sette milioni di persone non vaccinate, per le
quali esiste un pericolo di ammalarsi in modo grave».
Il
provvedimento deciso in Austria (lockdown per i non vaccinati) potrebbe essere
adottato anche da noi?
Sileri:
«Il
governo non ha in programma un’opzione di questo genere, proprio grazie al
fatto che abbiamo il green pass».
Chi
riceverà la terza dose?
Abrignani:
«La
schedula di tre dosi è una regola nei vaccini: le prime due danno una risposta
immunitaria rapida e dopo 6-12 mesi la terza stabilisce una memoria di lungo
periodo. Ragionando da immunologo, credo che la terza dose sarà estesa a
tutti».
Burioni:
«Stiamo
facendo la cosa giusta: somministrare le terze dosi a chi certamente ne ha
bisogno, come gli ultrasessantenni e le persone fragili. Per le altre fasce di età servirà
osservare cosa succede, ma dobbiamo essere pronti. Voglio ricordare che i guariti da
Covid-19 devono ricevere una dose di vaccino: è molto importante per essere
davvero protetti».
È
consigliabile vaccinare i bambini sotto i 12 anni?
Galli:
«Sì, se non blocchiamo la circolazione del virus anche tra i più giovani non ne
usciamo più. Poi come medici dobbiamo anche considerare il rapporto
rischi-benefici dei singoli pazienti, è in questo senso che bambini e adolescenti
vanno protetti dalla malattia. Sappiamo che il Long Covid non riguarda solo adulti e
anziani, ma si presenta in modo subdolo anche tra i giovani».
Quali
sono i disturbi a lungo termine in chi ha avuto l’infezione?
Harari:
«Sappiamo dai dati della letteratura scientifica che la percentuale di pazienti
con problemi a distanza di tempo è rilevante. Anche chi ha avuto il Covid in
forma lieve spesso deve poi assumere farmaci che prima non prendeva. Inoltre non abbiamo idea di cosa
succederà agli ex pazienti a distanza di anni».
È
sicuro ricevere insieme i vaccini antinfluenzale e anti-Covid?
Abrignani:
«Sì, pensiamo ai bambini piccolissimi che ricevono l’esavalente. L’importante è
non mescolare vaccini a base di virus attenuati (per esempio nel caso del morbillo)
con altri tipi di vaccini. Quelli contro il Covid sono costruiti su un singolo antigene,
la proteina Spike, ma il nostro sistema immunitario è abituato a vedere diversi
antigeni contemporaneamente».
Per le
terze dosi si useranno solo i vaccini a mRna? E ancora: stato di emergenza e
green pass saranno ulteriormente prolungati?
Sileri:
«Sì, per
le terze dosi si useranno solo vaccini a mRna. Dobbiamo mettere in sicurezza il
Paese, le scuole, monitorare le varianti. Poi toglieremo il distanziamento, le
mascherina e infine il green pass. Questa gradualità non la decidiamo noi, ma
il virus.
Quarta, quinta e sesta ondata magari arriveranno, ma saranno lievi. Ci saranno
purtroppo altri morti, ma gli ospedali potranno tornare alla loro attività
normale».
Oltre
ai vaccini, stanno arrivando i primi farmaci antivirali per Sars-CoV-2. Abbiamo gli
strumenti per tornare alla normalità?
Abrignani:
«Se dovesse comparire una variante più diffusiva della Delta ce ne accorgeremo
in fretta e saranno prodotti vaccini basati sul nuovo ceppo (a mRna o proteine
ricombinanti). Così riusciremo a controllare il virus».
Galli:
«Il
farmaco antivirale per via orale può salvare persone a rischio di progressione
grave della malattia, ma gli studi sono ancora in corso. Le terapie che abbiamo oggi
(cortisone, Remdesivir, anticorpi monoclonali già usati contro malattie
autoimmuni) non sono pienamente soddisfacenti, soprattutto nelle fasi avanzate della
malattia».
Sileri:
«Ricordiamo comunque che il primo baluardo contro il virus è la vaccinazione, il farmaco serve se nonostante il
vaccino ci si ammala gravemente di Covid».
Burioni:
«Io sono
ottimista: per i vaccinati questa infezione sta diventando qualcosa di non
preoccupante. Se poi dovessero arrivare farmaci efficaci le cose si metterebbero
davvero bene».
Cosa
abbiamo imparato dalla pandemia?
Montano:
«Che il sistema ospedale-centrico non è sufficiente. Servono un coordinamento, regole
generali per tutti».
Harari:
«I nostri ospedali hanno dimostrato una flessibilità impensabile. Abbiamo cambiato
reparti e organizzazione in 12 ore, imparando a lavorare meglio con competenze
diverse».
Sileri:
«Ospedale
e territorio devono lavorare in modo integrato. Il problema è proprio il
personale, spostato dove serviva. Abbiamo aumentato le borse di specializzazione
e il fondo per la Sanità aumenterà nei prossimi anni».
Abrignani:
«L’unica
cosa buona lasciata dalla pandemia è che abbiamo capito l’importanza della
ricerca biomedica. Siamo sempre stati un Paese antiscientifico ma ora c’è fermento ed è chiaro a tutti che
investire nella ricerca è sempre vantaggioso».
Usa: l’inflazione continua a galoppare, crolla la
popolarità di Biden.
Unionesarda.it-Redazione-(15
novembre 2021)-ci dice:
I
costi di una spesa per quattro persone sono passati dai 674 dollari al mese del
2020 ai 849 dollari di oggi.
L’inflazione
continua a galoppare negli Stati Uniti, una situazione che mette sempre più in
crisi il Joe Biden e l’agenda economica del presidente.
I
prezzi sono aumentati del 6,2% nel mese di ottobre e i rincari sono sempre più
pesanti per i cittadini americani, soprattutto con l’approssimarsi dell’inverno
(con l’incremento dei consumi di energia) e delle festività natalizie. I costi di una spesa per quattro
persone sono passati dai 674 dollari al mese del 2020 ai 849 dollari di oggi.
Nel
contempo la popolarità di Biden sta crollando: secondo quanto riporta un
sondaggio effettuato da Washington Post-Abc, il 53% della popolazione non è
d’accordo il suo operato, mentre solo un 41% lo sostiene. Una percentuale in calo rispetto al
50% registrato a giugno e al 44% di settembre. In particolare, il 50% degli
americani ritiene il presidente responsabile del carovita.
Le
misure chiave dell’amministrazione sono ancora ferme: se sembra ormai prossima
la firma del piano per le infrastrutture, il Build Back Better – il maxi-provvedimento economico che
stanzia fondi per Covid-19, servizi sociali e welfare – è fermo in Congresso,
osteggiato non solo dai repubblicani ma anche da una parte dei democratici.
Si
teme infatti che iniettando una liquidità di 1.500-1.700 miliardi di dollari, i
prezzi saliranno alle stelle, dando vita a una spirale negativa che potrebbe
arrivare a fermare la crescita.
"Il Covid ha distrutto le catene di
approvvigionamento nel mondo. Ora siamo nel mezzo di una ripresa economica storica, ma
gli americani sono alle prese con prezzi troppo alti. Dobbiamo approvare Build Back Better
per ridurre i costi per le famiglie che lavorano e aiutare la gente e tornare
al lavoro", ha twittato Biden.
"È
importante realizzare che la causa dell'inflazione è la pandemia.
Se
vogliamo far scendere l'inflazione, la cosa più importante che possiamo fare è
continuare a fare progressi sulla pandemia", ha dichiarato il segretario
al Tesoro Janet Yellen secondo cui, quando l’emergenza Covid sarà passata, i
prezzi scenderanno nella seconda metà del 2022.
Fed mano pesante con il tapering
e 3
aumenti tassi nel 2022.
Fxempre.it-
Fabio Carbone-(16 dic. 2021)- ci dice:
La Fed
usa la mano pesante con il tapering e dimezza gli acquisti, mentre si punta a 3
aumenti dei tassi di interesse nel 2022 e altri nel 2023 e 2024.
Federal
Reserve aggressiva contro l’inflazione galoppante, è ora di cambiare nella
politica monetaria statunitense e di togliere un po’ di denaro dalla
circolazione. Così Jerome Powell annuncia che già dal mese di gennaio 2022 i riacquisti di titoli
scenderanno a 60 miliardi di dollari.
Il
piano di riacquisto straordinario previsto per combattere lo shock economico
causato dalla pandemia, prevedeva 120 miliardi di dollari di riacquisti al mese. Nel
mese di novembre la Fed aveva già avviato la riduzione (tapering) di 30 miliardi di
dollari, ed
ora il dimezzamento che segna il cambio di passo accelerato per contrastare una
inflazione che negli USA non si mostrava così alta dai primi anni ‘80 dello
scorso secolo.
Il
FOMC (Federal
Open Market Committee), ha confermato i tassi di interesse sui FED fund ai minimi
storici, in una forchetta compresa tra lo zero e lo 0,25%.
Previsti
3 rialzi dei tassi entro il 2022 e altri tra il 2023 e il 2024.
Le
decisioni della Fed nel dettaglio.
Il
Comitato (FOMC) ha come obiettivo raggiungere la massima occupazione e
mantenere l’inflazione al tasso del 2% nel lungo periodo. A sostegno di questi obiettivi, il
Comitato ha deciso di mantenere la fascia obiettivo per il tasso dei fondi
federali da 0 a 0,25%.
Ma dal
momento che l’inflazione ha superato il 2% da tempo, “il Comitato si aspetta che sia
appropriato mantenere questa fascia obiettivo fino a quando le condizioni del
mercato del lavoro non avranno raggiunto livelli coerenti con le valutazioni del
Comitato di massima occupazione”.
Per
questo motivo, “alla luce degli sviluppi dell’inflazione e dell’ulteriore
miglioramento del mercato del lavoro, il Comitato ha deciso di ridurre il
ritmo mensile dei suoi acquisti netti di attività di 20 miliardi di dollari per
i titoli del Tesoro e di 10 miliardi di dollari per i titoli garantiti da
ipoteca delle agenzie” per il mese di dicembre. Mentre a partire da gennaio, il
Comitato diminuirà gli acquisti di titoli del Tesoro a 40 miliardi di dollari
al mese e di titoli garantiti da ipoteche di agenzie a 20 miliardi di dollari
al mese per un totale di 60 miliardi.
“Il
Comitato ritiene che riduzioni simili nel ritmo degli acquisti di attività
nette – si legge nel comunicato – saranno probabilmente appropriate” per i
prossimi mesi. Nel caso in cui di dovesse rendere necessario, la Fed è pronta ad
aggiustare il ritmo degli acquisti “se giustificato da cambiamenti nelle
prospettive economiche”.
“Gli
acquisti e la detenzione di titoli da parte della Federal Reserve continueranno
a favorire il buon funzionamento del mercato e condizioni finanziarie
accomodanti, sostenendo così il flusso di credito alle famiglie e alle
imprese”.
La
reazione dei mercati.
Il
Nasdaq 100 ha chiuso con una risalita del +,35%, mentre il Dow Jones ha chiuso
la giornata a +1,08%.
Anche
Tokyo ha chiuso in positivo con l’indice Nikkei 225 balzato del +2,13%, mentre
il resto dell’Asia + rimasto fiacco.
Le
borse europee sono partite con il turbo. Milano segna il +1,15%, Francoforte il
+1,59% e Parigi il +1,45%. Anche Madrid è in positivo del +1,13%.
I
CRIMINI SENZA SCRUPOLI DELLA PFIZER,
PASSATI
E PRESENTI.
Noingegneria.com-Redazione-
(13 DICEMBRE 2021)- ci dice :
In
un’intervista del 9 novembre 2021 con l’amministratore delegato dell’Atlantic Council Frederick Kempe, il presidente e amministratore
delegato della Pfizer Albert Bourla ha affermato che “una piccola parte di professionisti” fa
circolare intenzionalmente “disinformazione… in modo da disorientare coloro che
hanno dei dubbi”. Tali figure professionali mediche non
sono solo persone cattive, ha detto Bourla, “sono invece criminali, perché le
loro azioni sono letteralmente costate milioni di vite”.
Il
manuale dei criminali include il dictum di incolpare sempre l’altra parte per
ciò di cui loro stessi sono colpevoli.
Pfizer
ha una lunga storia di attività criminale. L’azienda è stata citata in diverse
sedi per test
di farmaci non etici, pratiche di marketing illegali, corruzione in diversi
paesi, violazioni ambientali – compreso lo scarico illegale del PCB e altri
rifiuti tossici – violazioni del lavoro e della sicurezza dei lavoratori e
altro. È
stato anche criticato per aver praticato prezzi eccessivi che minacciano la
vita dei pazienti con malattie croniche come l’epilessia.
Tra il
2002 e il 2010, la Pfizer è stata multata per 3 miliardi di dollari con condanne
penali, sanzioni civili e sentenze, compresa una multa di 2,3 miliardi di
dollari nel 2009, la più grande multa per frode sanitaria nella storia
americana.
Nel
2011, Pfizer ha pagato 14,5 milioni di dollari per chiudere le accuse di
marketing illegale, e nel 2014 ha risolto le accuse relative alla
commercializzazione illegale del farmaco Rapamune per i trapianti di rene con
35 milioni di dollari. Niente di tutto ciò ha scoraggiato la condotta scorretta
futura ( Pfizer investe 2 miliardi di dollari in campagne pubblicitarie).
Secondo
un informatore (whistleblower) che ha lavorato nella sperimentazione di fase 3 del farmaco
COVID di Pfizer nell’autunno del 2020, i dati sono stati falsificati, i
pazienti erano privi di controllo e il monitoraggio degli effetti collaterali
era rimasto indietro.
In un’intervista del 9 novembre
2021 con l’amministratore delegato dell’Atlantic Council Frederick Kempe , il
presidente e amministratore delegato della Pfizer Albert Bourla ha sostenuto
che “una
piccola parte di professionisti” faccia circolare intenzionalmente
“disinformazione… in modo da fuorviare coloro che hanno delle perplessità.
Tali
professionisti medici, ha detto Bourla, non solo sono cattive persone, “sono
criminali, perché hanno letteralmente causato milioni di vite”. Bourla non ha problemi a parlare,
essendo l’amministratore delegato di un’azienda il cui nome è sinonimo di
criminalità organizzata.
I
commenti di Bourla sono stati fatti lo stesso giorno in cui la Pfizer e il suo
partner BioNTech hanno chiesto alla U.S. Food and Drug Administration di
ampliare l’autorizzazione per i richiami a tutti coloro che hanno più di 18
anni.
Il bue
che chiama l’asino.
Direi
che non possiamo essere troppo sorpresi, dato che la strategia di difesa
primaria di persone come Bourla è quella di incolpare la controparte per i
propri misfatti. Sostiene persino che l’azienda sia stata presa di mira da “organizzazioni
oscure”, cioè organizzazioni che non siano trasparenti in merito ai loro
finanziamenti.
Questo
è precisamente ciò che è il Center for Countering Digital Hate (CCDH), le cui fabbricazioni sono
usate per sostenere la narrativa ufficiale, che coloro che presentano prove che dimostrano che
le vaccinazioni COVID sono pericolose
sono terroristi in patria e vogliono
peggiorare il bilancio delle vittime della pandemia.
Nessuno
sa chi finanzia questo gruppo, ma ha moltissime connessioni con i falchi di
guerra e i
promotori del Grande Reset – incluso l’Atlantic Council, al quale Bourla sta facendo
queste dichiarazioni.
Attraverso
i membri del suo consiglio, il CCDH può essere collegato alla Commissione
Trilaterale, al Consiglio Atlantico, al Consiglio Europeo delle Relazioni Estere,
al Save the Children Fund (finanziato dalla Gates Foundation e partner della
Gates’s GAVI Vaccine Alliance), al Parlamento britannico, alla CIA e all’Evento
201, (6,7) alla Microsoft,(8) e al Center for American Progress (un’altra organizzazione finanziata da fondi
neri) .
E
Bourla vuole farci credere che la Pfizer sia sotto attacco da parte di gruppi
con denaro sporco? Ancora una volta, il manuale di questi lupi include il dictum
di incolpare sempre l’altra parte per ciò di cui loro stessi sono colpevoli.
Ulteriori
informazioni sul Consiglio Atlantico.
Nell’agosto
2018, Facebook ha affermato che una “campagna di interferenze” da parte di
“cattivi attori” russi era stata condotta sulla sua piattaforma fino alle
elezioni intermedie del 2018. Tuttavia, è risultato che queste pagine non sono
state identificate da Facebook. Venivano principalmente dal Digital Forensic Research
Lab dell’Atlantic Council.
Nel
suo articolo, “L’isteria riguardo alla nuova campagna per influenzare Facebook
non corrisponde ai fatti” , la giornalista investigativa Whitney Webb ha
intrapreso un’immersione profonda in questo sforzo di propaganda assurda,
sottolineando che:
“…
nonostante le affermazioni dei legislatori, Facebook non ha stabilito alcun
legame con il governo russo e nemmeno con cittadini russi.
L’unica
“prova” per sostenere l’affermazione del coinvolgimento russo è che una delle
pagine identificate “ha avuto un account IRA [Internet Research Agency, una
“troll farm” russa nominata in un atto d’accusa di Mueller] in qualità di un
suo admin per “solo sette minuti” e “uno degli account IRA che abbiamo
disattivato nel 2017 che ha condiviso un evento Facebook ospitato da” una delle
pagine.
Al di
là del fatto che le accuse di coinvolgimento russo sono altamente politicizzate,
data la mancanza di prove concrete, non c’è quasi nessuna indicazione che
questa “campagna per influenzare” sia stata influente.
In
effetti, la maggior parte delle pagine e degli account del “cattivo attore” non
avevano quasi nessun seguace, e addirittura la maggior parte di loro non aveva
alcun seguito. Per esempio, solo quattro delle 32 pagine e account totali dei
social media avevano più di 10 seguaci, con tutte le altre pagine – cioè le
restanti 28 – che avevano tra 10 e zero, secondo le dichiarazioni di Facebook.
Tutti
gli account Instagram identificati avevano zero seguaci e, tra quei sette
account, solo uno di loro aveva fatto un singolo post sulla piattaforma. Per
stessa ammissione di Facebook, solo quattro delle pagine nominate erano anche
lontanamente significative in termini di seguaci e quindi di ‘influenza’”.
Perché
menziono questo? Perché questa è la stessa tattica usata per classificare un
piccolo numero di individui con una portata limitata dei social media come
terroristi domestici, semplicemente per aver condiviso delle contro-narrazioni
sulla pandemia di COVID.
False
accuse usate per soffocare la libertà di parola.
Secondo
il CCDH,12 una dozzina di individui, tra cui io, erano responsabili del 65% di
tutti i contenuti anti-vaccini sui social media e dovrebbero quindi essere
bannati da tutte le piattaforme. La maggior parte delle compagnie di social media si
sono conformate da allora, rimuovendo la maggior parte di noi. Questo nonostante una pubblica
denuncia in merito alle accuse del CCDH da parte di Monika Bickert, vice
presidente della politica dei contenuti di Facebook, che ha dichiarato che:
…
queste 12 persone sono responsabili di circa lo 0,05% di tutte le
visualizzazioni di contenuti relativi ai vaccini su Facebook. Questo include
tutti i post relativi ai vaccini che hanno condiviso, veri o falsi, così come
gli URL associati a queste persone.
Il
rapporto su cui si basa la narrazione
errata ha analizzato solo un insieme ristretto di 483 voci di contenuto su sei
settimane da soli 30 gruppi, alcuni dei quali hanno solo 2.500 utenti.
Non
sono in alcun modo rappresentativi delle centinaia di milioni di post che la gente
ha condiviso sui vaccini COVID-19 negli ultimi mesi su Facebook.
Inoltre,
non c’è alcuna spiegazione di come l’organizzazione dietro il rapporto abbia
identificato il contenuto che descrivono come ‘anti-vax’ o come abbiano scelto
i 30 gruppi che hanno incluso nella loro analisi. Non c’è alcuna giustificazione per
la loro affermazione che i loro dati costituiscono un ‘campione
rappresentativo’ del contenuto condiviso attraverso le nostre applicazioni”.
Guerra
d’informazione.
Tornando
al Consiglio Atlantico, la Webb ha notato che:
“Facebook
ha ufficialmente collaborato con l’Atlantic Council lo scorso maggio, con il fine di fronteggiare le
cosiddette ‘fake news’, sottolineando che il think-tank hawkish sarebbe servito come ‘occhi e
orecchie’ per identificare le presunte operazioni di influenze straniere …
Il
Consiglio Atlantico stesso è guidato da un mix di ufficiali militari in pensione, ex
politici ed élite economiche occidentali. E gli sponsor finanziari del
think-tank includono i principali appaltatori della difesa degli Stati Uniti,
le agenzie allineate con Washington e il Pentagono, gli Emirati Arabi Uniti, le
principali società transnazionali e l’Organizzazione del Trattato Nord
Atlantico (NATO).
Si può
pensare a diverse ragioni per cui un tale gruppo sarebbe interessato a
fomentare l’isteria anti-russa … I conflitti di interesse del Consiglio Atlantico sono
certamente da tenere a mente …”
Lo
stesso dobbiamo dire del CCDH, e anche di Pfizer. Entrambi
sono palesemente di parte e non sono in grado di giudicare ciò che è
disinformazione e ciò che non lo è. Ma in fin dei conti, questa è una
guerra. Siamo in una guerra d’informazione, e il termine “disinformazione”
viene lanciato al posto delle granate. Il discernimento e un po’ di saggezza di
base sono necessari per evitare di diventare una vittima.
Le
società di fact checking sono un’altra arma progettata e schierata per
controllare la narrazione. Esistono come guardiani per incanalare i lettori e gli
spettatori verso la narrazione ufficiale e lontano da tutto ciò che potrebbe
sollevare domande scomode. Il più grande e influente fact checker è NewsGuard, che
attribuisce valutazioni di “affidabilità” ai siti web.
Il
cofondatore di NewsGuard, Louis Crovitz, è un membro del Council on Foreign
Relations – un altro sostenitore del Grande Reset – e i consiglieri principali
includono Tom Ridge, ex segretario della Homeland Security, e il Ret. Michael
Hayden, ex direttore della CIA e della NSA.
Sapere
questo, rende più facile capire come le persone comuni che condividono
informazioni che si discostano dalla narrativa ufficiale possano essere
etichettate e trattate come una minaccia alla sicurezza nazionale.
La
pandemia COVID è un’operazione militarizzata. Siamo in guerra, e il nemico designato
(guardando dalla parte di chi ha iniziato questa guerra senza dirlo a nessuno)
sono i cittadini del mondo che cercano di salvaguardare la loro libertà e i
loro diritti umani.
Pfizer
ha una lunga storia di comportamento criminale.
Pfizer
sta dall’altra parte – quella che sta cercando di installare un regime
tecnocratico non eletto basato sull’idea che abbiamo bisogno di un apparato
globale di biosicurezza e biosorveglianza sennò moriremo tutti.
Questa
non è una posizione nuova per loro. Durante la guerra civile americana,
iniziata nel 1862, il bisogno di massicce quantità di antidolorifici e
antisettici permise alla Pfizer di prosperare ed espandersi in tempo di guerra. Oggi, il “bisogno” confezionato del
vaccino COVID-19 sta permettendo alla Pfizer di fare ancora una volta fortuna,
e come ho già detto, siamo di nuovo in guerra, anche se non dichiarata.
Per
ottenere ciò, la Pfizer è disposta a “ricattare” i paesi affinché accettino i
termini del suo vaccino COVID – come esaminato nel rapporto Gravitas di cui
sopra – termini che assicurano che la Pfizer ne esca sempre vincente.
Un
termine chiave è l’assenza di responsabilità, che è comprensibile considerando
la quantità di danni che il vaccino COVID di Pfizer sta causando. La Pfizer è arrivata al punto tale da
intimidire le nazioni a impegnare beni sovrani come le basi militari come
garanzia per pagare qualsiasi causa per danni da vaccino che potrebbe derivare
dal loro vaccino COVID.
Questo
non è illegale, ma non è etico, come la sperimentazione su persone senza
consenso informato. Tutti coloro che ricevono queste iniezioni approvate
d’urgenza fanno parte di questa ricerca, mentre allo stesso tempo vengono
ostacolati nel vedere qualcosa che non sia propaganda.
Senza
una informazione veritiera e trasparente sia dei rischi che dei benefici, non
c’è consenso informato. La Pfizer sta anche sperimentando su bambini e donne incinte
senza consenso informato, due categorie che storicamente sono state off-limits
per la sperimentazione di farmaci.
Un
informatore (whistleblower) sostiene che i dati siano stati falsificati .
Secondo
un informatore che ha lavorato alla sperimentazione di fase 3 COVID di Pfizer
nell’autunno del 2020, i dati sono stati falsificati e i pazienti non sono
stati sottoposti a blindatura. Anche il monitoraggio degli effetti
collaterali segnalati è rimasto bloccato .
Questa
non è la prima volta che un’accusa simile è stata rivolta a Pfizer.
Nel
2014, Pfizer è stata condannata a pagare 75 milioni di dollari per liquidare le
accuse relative ai suoi test illegali di un nuovo antibiotico ad ampio spettro
su bambini nigeriani gravemente malati. Come riportato
dall’Independent all’epoca, Pfizer inviò
una squadra di medici in Nigeria nel bel mezzo di un’epidemia di meningite.
Per
due settimane, la squadra si sistemò proprio accanto a una stazione medica
gestita da Medici Senza Frontiere e iniziò a distribuire il farmaco
sperimentale, Trovan. Dei 200 bambini scelti, la metà ricevette il farmaco
sperimentale e l’altra metà il già autorizzato antibiotico Rocephin.
Undici
dei bambini trattati dal team Pfizer morirono, e molti altri soffrirono di
effetti collaterali come danni cerebrali e insufficienza di organi. Pfizer negò di aver commesso
errori. Secondo
l’azienda, solo cinque dei bambini a cui è stato dato il Trovan morirono,
rispetto ai sei che ricevettero il Rocephin, quindi il loro farmaco non era da
biasimare.
Il
problema è che non avevano mai detto ai genitori che ai loro figli veniva
somministrato un farmaco sperimentale, e tanto meno avevano chiesto loro se
volevano che i loro figli prendessero parte alla sperimentazione.
Un
‘trasgressore abituale.
Nel
suo articolo del 2010, “Tough on Crime? Pfizer and the CIHR”, Robert G. Evans, Ph.D.,
professore emerito alla Vancouver School of Economics, ha descritto Pfizer come
“un ‘trasgressore abituale,’ costantemente impegnato in pratiche di marketing
illegali e corrotte, corrompendo i medici e sopprimendo i risultati avversi
della sperimentazione”.
Inoltre,
mentre la Pfizer aveva prodotto una lettera di autorizzazione da un comitato
etico nigeriano, la lettera si rivelò essere stata retrodatata. Lo stesso comitato etico è stato
istituito solo un anno dopo che la sperimentazione aveva già avuto luogo.
I
cablogrammi del Dipartimento di Stato hanno inoltre rivelato che la Pfizer ha
assunto delle spie con il progetto di incastrare un procuratore generale
nigeriano per fargli abbandonare la causa dei genitori. La Pfizer ha persino cercato di
evitare la responsabilità accusando falsamente Medici Senza Frontiere di aver
distribuito il farmaco sperimentale.
Pfizer
è stata citata in giudizio in diverse sedi per test sui farmaci non etici,
pratiche di marketing illegali , corruzione in diversi paesi , violazioni ambientali – tra cui lo scarico
illegale di PCB e altri rifiuti tossici
– violazioni della sicurezza sul lavoro e dei lavoratori e altro
ancora. È stata anche criticata per
eccesso di prezzi che minaccia la vita dei pazienti con malattie croniche come
l’epilessia .
Tra il
2002 e il 2010, la Pfizer e le sue filiali sono state multate per 3 miliardi di
dollari tra condanne penali, sanzioni civili e verdetti della giuria. Questo
includeva 2,3 miliardi di dollari per la commercializzazione illegale del
farmaco contro l’artrite, Bextra, che sono stati chiesti nel 2009 . È stato il
più grande patteggiamento per frode sanitaria nella storia americana.
Secondo
il rapporto di Global Justice, “La storia orribile di Big Pharma: perché non possiamo
permettere alle corporazioni farmaceutiche il posto di comando e il controllo
della risposta alla COVID-19: “
“Un
informatore ha dichiarato che il personale di vendita era incentivato a vendere
Bextra ai medici per patologie per le quali il farmaco non era approvato e a
dosi fino a otto volte superiori a quelle raccomandate. Alla Pfizer ci si
aspettava che io aumentassi i profitti a tutti i costi, anche quando le vendite
significavano mettere in pericolo delle vite. Non potevo farlo”, ha detto.
Nel
2011, la Pfizer ha accettato di pagare altri 14,5 milioni di dollari per
risolvere le accuse federali legate al marketing illegale, e nel 2014 ha liquidato le accuse federali
relative alla commercializzazione impropria del farmaco Rapamune per i trapianti
di rene per un importo di 35 milioni di dollari.
Nessuna
di queste azioni legali ha scoraggiato un comportamento illecito futuro. Per
Pfizer, pagare multe per nascondere le illegalità sotto il tappeto è diventato
parte del costo di fare affari, e se lo può permettere. Anche se le multe
possono sembrare straordinarie, sono minuscole se paragonate ai profitti
dell’azienda.
Pfizer
è stata tra le prime 30 aziende più redditizie al mondo nel 2020, con profitti
che hanno raggiunto i 16 miliardi di dollari, e la sua sola vaccinazione COVID
dovrebbe rendere 13 miliardi di dollari nel 2021 .
Come
rilevato dallo studio legale Matthews and Associates, “la storia di Pfizer è piena di
tanti sotterfugi e accordi sottobanco che l’azienda avrà bisogno di tutto
l’aiuto possibile per promuovere la fiducia nel suo vaccino COVID
frettolosamente confezionato”. La strategia chiave per aumentare la fiducia,
purtroppo, è la censura.
Quale
‘nuovo stile di vita’ sta promettendo la Pfizer?
Secondo
Bourla nella sua intervista all’Atlantic Council, il modo più veloce per
tornare alla normalità è che tutti si vaccinino.
Considerando
quanto poco le cose siano cambiate nonostante i massicci tassi di vaccinazione, sembra chiaro che i globalisti
incaricati del Grande Reset – e la Pfizer fa parte di quel gruppo – non hanno alcuna intenzione di
permettere che qualcosa torni alla normalità. Non importa quanti si adeguano, o
quante volte ci adeguiamo.
L’Australia
è forse l’illustrazione più lampante di ciò che il mondo intero dovrà
affrontare. Anche se la maggioranza è “vaccinata”, le loro libertà non sono
state restituite, e ora devono sottoporsi ai richiami o perdere quella parvenza
di libertà che il primo ciclo di iniezioni ha dato loro. Il governo australiano
sta confiscando e bloccando i conti bancari delle persone, trattenendo i
sussidi di disoccupazione e altro – tutto in nome della “salute pubblica”.
Anche
Bourla indica che non c’è ritorno alla vecchia normalità quando afferma: ” La sola cosa che separa il nuovo modo
di vivere da quello attuale è … l’esitazione alle vaccinazioni”.
Un
nuovo modo di vivere. Che aspetto ha questo “nuovo stile di vita”? È come in
Australia. È come in Israele. Assomiglia alla Lituania , dove il tuo “diritto”
a frequentare ristoranti, negozi, centri commerciali, saloni di bellezza,
biblioteche, banche, agenzie di assicurazione e università, e il tuo “diritto”
alle cure mediche ospedaliere e ai viaggi, dipendono tutti dalla tua volontà di
partecipare a un esperimento medico che può ucciderti o renderti invalido.(
altri Stati non vanno meglio) .
Il
“nuovo stile di vita” di cui parla Bourla implica giocare ripetutamente alla
roulette russa letale solo per “guadagnare” il diritto di esser parte della
società. No,
grazie. Bourla può tenersi il suo “nuovo stile di vita”.
DAVOS
HA AVVERTITO: ATTACCO INFORMATICO
E
COLLASSO SISTEMICO DEL COMPLESSO FINANZIARIO GLOBALE.
Nogeoingegneria.com-
Whitney Webb-( 10 DICEMBRE 2021)- ci dice :
Secondo
Whitney Webb, brillante giornalista e ricercatrice che si occupa principalmente
di intelligence, tecnologia, sorveglianza e libertà civili, e autrice del
seguente articolo, esiste un piano concreto per creare un tecno-fascismo
globale. Ci sono numerosi segnali che confermano la sua
visione, non ultimo la simulazione che ha appena avuto luogo in Israele, dove 10 paesi,
tra cui l’Italia, hanno condotto una simulazione di un grande attacco informatico
al sistema finanziario globale. La responsabile del ministero delle
Finanze, Shira
Greenberg,
ha guidato il team. L’esercizio è stato “un’ulteriore prova della leadership
globale di Israele” nel campo della difesa informatica finanziaria, ha detto. E
non solo.
Il
mondo è da tempo pronto ad affidare la ‘sicurezza’ ad Israele e lo ha già fatto. Non esiste grande paese o grande
azienda che non abbia qualche specialista della Magal israeliana che tiene
d’occhio le sue attività (aeroporti civili, porti marittimi civili, servizi,
petrolio e gas, nucleare, comuni e sicurezza pubblica, commerciale e
industriale, governo, mercato VIP, strade, ponti, gallerie e ferrovie, settore
militare, sistema bancario, frontiere).
Un
rapporto pubblicato l’anno scorso dalla WEF-Carnegie Cyber Policy Initiative
chiede la fusione delle banche di Wall Street, dei loro regolatori e delle
agenzie di Intelligence, se necessario, per affrontare un presunto attacco
informatico imminente che farà crollare il sistema finanziario esistente.
Nel
novembre 2020, il World Economic Forum e Carnegie Endowment for International Peace hanno coprodotto un rapporto che
avvertiva che il sistema finanziario globale era sempre più vulnerabile agli
attacchi informatici.
I
consulenti del gruppo che ha prodotto il rapporto includevano rappresentanti
della Federal Reserve, della Banca d’Inghilterra, del Fondo monetario
internazionale, giganti di Wall Street come JPMorgan Chase e colossi della
Silicon Valley come Amazon.
L’inquietante
documento è stato pubblicato pochi mesi dopo che il World Economic Forum
aveva condotto una simulazione di un evento del genere, un attacco informatico che mette in
ginocchio il sistema finanziario globale, in collaborazione con la più grande
banca russa, che dovrebbe dare il via alla trasformazione economica di quel
paese, lanciando
la propria valuta digitale sostenuta dalla banca centrale.
Di
recente, la più grande organizzazione di condivisione di informazioni del
settore finanziario, il Financial Services Information Sharing and Analysis Center (FS-ISAC), i cui membri noti
includono la
Bank of America, Wells Fargo e Citigroup, ha avvertito che hacker e criminali
informatici sono pronti ad attaccare congiuntamente il sistema finanziario
globale.
Il CEO
di questa organizzazione aveva precedentemente dato lo stesso avvertimento, che è stato pubblicato nel rapporto
del World Economic Forum-Carnegie Endowment (WEF-Carnegie).
Tali
simulazioni coordinate e avvertimenti da parte di coloro che dominano l’attuale
sistema finanziario in difficoltà sono ovviamente motivo di preoccupazione,
soprattutto considerando che il World Economic Forum è ben noto per la sua simulazione Event 201 su una pandemia globale di coronavirus
che ha avuto luogo pochi mesi prima della Crisi COVID-19.
Da
allora, la crisi COVID-19 è stata citata come la principale giustificazione per
accelerare quella che viene definita la trasformazione digitale del settore
finanziario e di altri settori, che il World Economic Forum e i suoi
partner promuovono da anni.
La
loro ultima previsione di un evento apocalittico, un attacco informatico che
ferma l’attuale sistema finanziario e avvia il suo collasso sistemico, se si
verificasse, sarebbe il passo finale e necessario per ottenere l’esito
desiderato del Forum di un cambiamento diffuso alla valuta digitale e una
maggiore governance globale dell’economia internazionale.
Dato
che gli esperti hanno avvertito dall’ultima crisi finanziaria globale che il
collasso dell’intero sistema era inevitabile, a causa della cattiva gestione della
banca centrale e della dilagante corruzione di Wall Street, un attacco informatico fornirebbe
anche lo scenario perfetto per smantellare l’attuale sistema in difficoltà, poiché assolverebbe le banche
centrali e le istituzioni finanziarie corrotte da ogni responsabilità.
Fornirebbe
anche una giustificazione per le politiche incredibilmente preoccupanti
promosse nel rapporto WEF-Carnegie, come una maggiore fusione di agenzie di
intelligence e banche al fine di «proteggere» meglio le infrastrutture
finanziarie critiche.
Considerando
il precedente delle simulazioni e dei rapporti passati del WEF con la crisi
COVID-19, vale la pena esaminare le simulazioni, gli avvertimenti e le
politiche promosse da queste potenti organizzazioni. Il resto di questo rapporto esaminerà
il rapporto WEF-Carnegie del novembre 2020, mentre un rapporto successivo si
concentrerà sul più recente rapporto FS-ISAC pubblicato la scorsa settimana. La simulazione WEF di un attacco
informatico al sistema finanziario globale, Cyber Polygon 2020, è stata coperta in dettaglio da Unlimited Hangout in un rapporto precedente.
L’iniziativa
di politica informatica WEF-Carnegie.
Il
Carnegie Endowment for International Peace è uno dei think tank di politica
estera più influenti negli Stati Uniti, con legami stretti e persistenti con il
Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ex presidenti degli Stati Uniti,
corporazioni americane e clan di oligarchi americani come i Pritzkers of Hyatt Hotels.
Gli
attuali amministratori del Carnegie Endowment includono dirigenti di Bank of America e
Citigroup, nonché
altre influenti istituzioni finanziarie.
Nel
2019, lo
stesso anno dell’Evento 201, il Carnegie Endowment ha lanciato la sua Cyber Policy Initiative con l’obiettivo di produrre una«”strategia internazionale per la
sicurezza informatica e il sistema finanziario globale 2021-2024».
La
loro ultima previsione di un evento apocalittico, un attacco informatico che
ferma l’attuale sistema finanziario e avvia il suo collasso sistemico, se si
verificasse, sarebbe il passo finale e necessario per ottenere l’esito
desiderato del Forum di un cambiamento diffuso alla valuta digitale e una
maggiore governance globale dell’economia internazionale
Questa
strategia è stata pubblicata pochi mesi fa, nel novembre 2020, e, secondo il Carnegie Endowment, è stata creata da «esperti leader di governi, banche
centrali, industria e comunità tecnica» al fine di fornire una «sicurezza informatica internazionale
a più lungo termine e una strategia» specifica per il sistema finanziario.
L’iniziativa
è una conseguenza degli sforzi passati del Carnegie Endowment per promuovere la fusione di autorità
finanziarie, industria finanziaria, forze dell’ordine e agenzie di sicurezza
nazionale, che è sia una delle principali raccomandazioni del rapporto di
novembre 2020 che una conclusione di una «tavola rotonda di alto livello del
2019» tra la Carnegie Endowment, il FMI e i governatori delle banche centrali.
La
Carnegie Endowment aveva anche collaborato con l’FMI, SWIFT, Standard Chartered
e FS-ISAC per creare una «cassetta degli strumenti per lo sviluppo di capacità
di resilienza informatica» per le istituzioni finanziarie nel 2019.
Nello
stesso anno, la Carnegie Endowment ha anche iniziato a tracciare «l’evoluzione
del panorama delle minacce informatiche e gli incidenti che coinvolgono le
istituzioni finanziarie» in collaborazione con BAE Systems, il più grande
produttore di armi del Regno Unito. Secondo il Carnegie Endowment, questa collaborazione
continua nel presente.
Nel
gennaio 2020, i rappresentanti del Carnegie Endowment hanno presentato la loro Cyber Policy Initiative
all’incontro annuale del World Economic Forum, dopo il quale il Forum ha
ufficialmente collaborato con la Carnegie Endowment all’iniziativa.
I
consulenti del progetto ora congiunto WEF-Carnegie includono rappresentanti di
banche centrali, tra cui la Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea;
alcune delle banche più note di Wall Street come Bank of America e JPMorgan
Chase; organizzazioni delle forze dell’ordine come Interpol e il Secret Service
degli Stati Uniti; colossi aziendali come Amazon e Accenture; e istituzioni
finanziarie globali tra cui il Fondo monetario internazionale e SWIFT (la
società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali).
Altri
importanti consulenti includono l’amministratore delegato e capo del Centro per
la sicurezza informatica del WEF, Jeremy Jurgens, che è stato anche un attore
chiave nella simulazione Cyber Polygon, e Steve Silberstein, CEO del Financial Services
Information Sharing and Analysis Center.
Non
una questione di se ma di quando.
Il
rapporto di novembre 2020 della Cyber Policy Initiative è ufficialmente intitolato Strategia internazionale per
proteggere meglio il sistema finanziario. Inizia osservando che il sistema
finanziario globale, come molti altri sistemi, sta «attraverso una trasformazione
digitale senza precedenti, accelerata dalla pandemia di coronavirus».
Quindi
avverte: «Gli attori malintenzionati stanno approfittando di questa
trasformazione digitale e rappresentano una minaccia crescente per il sistema
finanziario globale, la stabilità finanziaria e la fiducia nell’integrità del
sistema finanziario. Gli attori maligni utilizzano le capacità informatiche per
rubare, interrompere o minacciare in altro modo le istituzioni finanziarie, gli
investitori e il pubblico. Questi attori includono non solo criminali sempre
più audaci, ma anche stati e aggressori sponsorizzati dallo stato».
A
seguito di questo avvertimento di «attori maligni», il rapporto aggiunge che
«voci chiave sempre più preoccupate stanno suonando l’allarme». Rileva che Christine Lagarde della
Banca centrale europea ed ex del FMI ha avvertito nel febbraio 2020 che «un
attacco informatico potrebbe innescare una grave crisi finanziaria». Un anno prima, alla riunione
annuale del WEF, il capo della banca centrale giapponese aveva previsto che «la
sicurezza informatica potrebbe diventare il rischio più grave per il sistema
finanziario nel prossimo futuro».
Rileva
inoltre che nel 2019, Jamie Dimon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, ha
etichettato gli attacchi informatici come forse «la più grande minaccia per il sistema
finanziario degli Stati Uniti».
Non
molto tempo dopo l’avvertimento di Lagarde nell’aprile 2020, il Financial Stability Board della
Bank for International Settlements ha affermato che «gli incidenti informatici
rappresentano una minaccia per la stabilità del sistema finanziario globale» e
che «un grave incidente informatico, se non adeguatamente contenuto, potrebbe
seriamente sconvolgere i sistemi finanziari, comprese le infrastrutture
finanziarie critiche, portando a più ampie implicazioni sulla stabilità
finanziaria».
Gli
autori del rapporto WEF-Carnegie aggiungono a queste preoccupazioni che «lo sfruttamento delle vulnerabilità
informatiche potrebbe causare perdite agli investitori e al pubblico in
generale» e portare a danni significativi alla fiducia del pubblico e alla
fiducia nell’attuale sistema finanziario.
Rileva
inoltre, oltre a colpire in modo significativo il pubblico in generale, questa
minaccia avrebbe un impatto sia sui Paesi ad alto reddito che sui paesi a
reddito medio-basso, il che significa che l’impatto sulle masse sarebbe di portata
globale.
Il
rapporto quindi conclude minacciosamente che «una cosa è chiara: non è una
questione di se accadrà un incidente grave, ma di quando».
Garantire
il controllo della narrativa.
Un’altra
sezione del rapporto descrive in dettaglio le raccomandazioni per controllare
la narrativa nel caso in cui si verifichi un attacco informatico così
paralizzante.
Il
rapporto raccomanda specificamente che «le autorità finanziarie e l’industria
dovrebbero assicurarsi di essere adeguatamente preparate per operazioni di
influenza e attacchi ibridi che combinano operazioni di influenza con attività
di hacking dannoso» e che «applicano le lezioni apprese dalle operazioni di
influenza mirate ai processi elettorali a potenziali attacchi alle istituzioni
finanziarie».
Prosegue
raccomandando che «le principali società di servizi finanziari, banche centrali
e altre autorità di vigilanza finanziaria», i cui rappresentanti hanno fornito
consulenza per il rapporto WEF-Carnegie, «identifichino un unico punto di
contatto all’interno di ciascuna organizzazione per coinvolgere le piattaforme
di social media in caso di crisi».
Gli
autori del rapporto sostengono che, «in caso di crisi», come un devastante
attacco informatico al sistema bancario globale, «le società di social media
dovrebbero amplificare rapidamente le comunicazioni delle banche centrali» in modo che le banche centrali
possano «smascherare le informazioni false» e «calmare i mercati».
Dichiara
inoltre che «le autorità finanziarie, le società di servizi finanziari e le
società tecnologiche [presumibilmente comprese le società di social media]
dovrebbero sviluppare un chiaro piano di comunicazione e risposta incentrato
sulla capacità di reagire rapidamente».
In
particolare, sia Facebook che Twitter sono elencati nell’appendice del rapporto come «stakeholder del settore» che sono «coinvolti» con
l’iniziativa WEF-Carnegie.
Il
rapporto afferma inoltre che è necessario un coordinamento premeditato per una
tale crisi tra banche e società di social media in modo che entrambe le parti
interessate possano «determinare quale gravità della crisi richiederebbe una
comunicazione amplificata».
Il
rapporto chiede inoltre alle società di social media di collaborare con le
banche centrali per «sviluppare percorsi di escalation simili a quelli
sviluppati sulla scia delle passate interferenze elettorali, come si è visto
negli Stati Uniti e in Europa».
Naturalmente,
quei «percorsi di escalation» hanno comportato un’ampia censura sui social
media. Il
rapporto sembra riconoscerlo quando aggiunge che «è necessario un rapido
coordinamento con le piattaforme di social media per organizzare la rimozione
dei contenuti».
Pertanto,
il rapporto chiede alle banche centrali di colludere con le piattaforme di
social media per pianificare gli sforzi di censura che verrebbero attuati se si
verificasse una crisi sufficientemente grave nei mercati finanziari.
Per
quanto riguarda le «operazioni di influenza», il rapporto le divide in due
categorie: quelle
che si rivolgono alle singole imprese e quelle che si rivolgono ai mercati in
generale.
Per
quanto riguarda la prima categoria, il rapporto afferma che «gli attori organizzati diffonderanno
voci fraudolente per manipolare i prezzi delle azioni e generare profitti in
base a quanto il prezzo delle azioni è stato spostato artificialmente».
Aggiunge
che, in queste operazioni di influenza, «aziende e lobbisti utilizzano
campagne di astroturfing, che creano una falsa apparenza di supporto di base, per offuscare il valore di un
marchio concorrente o tentare di influenzare le decisioni politiche abusando
delle richieste di commenti pubblici online». Le somiglianze tra quest’ultima
affermazione e il fenomeno Wall-Street-Bets di gennaio 2021 sono evidenti.
Per
quanto riguarda la seconda categoria di «operazioni di influenza», il rapporto definisce queste
operazioni come «probabilmente eseguite da un attore politicamente motivato come un gruppo
terroristico o persino uno stato-nazione».
Aggiunge
che «questo tipo di operazione di influenza può mirare direttamente al sistema
finanziario per manipolare i mercati, ad esempio diffondendo voci su decisioni
di mercato da parte delle banche centrali» e diffondendo «false informazioni che non fanno
riferimento direttamente ai mercati finanziari ma che fa reagire i mercati
finanziari».
Dato
che il rapporto afferma che la prima categoria di operazioni di influenza pone
un rischio sistemico scarso mentre la seconda «può comportare un rischio
sistemico», sembra probabile che l’evento previsto dal rapporto WEF-Carnegie
comporterebbe affermazioni di quest’ultimo da parte di un «gruppo terrorista» o
«Stato-nazione».
In
particolare, il rapporto in diverse occasioni cita la Corea del Nord come
probabile colpevole. Si sofferma anche sulla probabilità che media artificiali o
deep-fake facciano parte di questo evento devastante del sistema nelle economie
emergenti e/o nei paesi ad alto reddito che stanno attraversando una crisi
finanziaria.
Un
rapporto separato di giugno 2020 dell’iniziativa WEF-Carnegie è stato
pubblicato specificamente sul tema dei deep-fake e del sistema finanziario,
osservando che tali attacchi sarebbero probabilmente trapelati durante una
crisi finanziaria più ampia per «amplificare» le narrazioni dannose o «simulare
il contraccolpo dei consumatori di base contro un marchio mirato».
Aggiunge
che «le aziende, le istituzioni finanziarie e i regolatori governativi che
affrontano le crisi delle pubbliche relazioni sono particolarmente vulnerabili
ai deepfake e ai media artificiali».
Alla
luce di queste affermazioni, vale la pena sottolineare che i cattivi attori
all’interno del sistema attuale potrebbero sfruttare questi scenari e teorie
per dipingere un vero e proprio contraccolpo di base contro una banca o una società
come una artificiale «operazione di influenza» perpetrata da «criminali
informatici» o da uno Stato.
Considerando
che il rapporto WEF-Carnegie fa riferimento a uno scenario analogo alla
situazione di Wall-Street-Bets nel gennaio 2021, uno sforzo guidato dai
banchieri per etichettare falsamente un futuro contraccolpo della base come
artificiale e colpa di un «gruppo terroristico» o Stato-nazione non dovrebbe
essere escluso.
«Riduzione
della frammentazione»”: fusione delle banche con i loro regolatori e agenzie di
Intelligence.
Data
l’inevitabilità di questo evento distruttivo, come previsto dagli autori del
rapporto WEF-Carnegie, è importante concentrarsi sulle soluzioni proposte nel
rapporto, poiché diventeranno immediatamente rilevanti quando questo evento si
verificherà.
Alcune
delle soluzioni proposte sono attese da un documento politico collegato al WEF,
come un aumento dei partenariati pubblico-privato e un maggiore coordinamento
tra le organizzazioni regionali e internazionali, nonché un maggiore
coordinamento tra i governi nazionali.
Tuttavia,
la principale «soluzione» al centro di questo rapporto, e anche al centro degli
altri sforzi dell’iniziativa WEF-Carnegie, è la fusione delle banche aziendali,
delle autorità finanziarie che le controllano, delle società tecnologiche e
della sicurezza nazionale.
Gli
autori del rapporto sostengono che la principale vulnerabilità del sistema
finanziario globale al momento è «l’attuale frammentazione tra le parti
interessate e le iniziative» e che mitigare questa minaccia al sistema globale
sta nel ridurre quella «frammentazione».
Gli
autori sostengono che il modo per risolvere il problema richiede la massiccia
riorganizzazione di tutti gli «stakeholder» attraverso un maggiore
coordinamento globale.
Il rapporto
rileva che «il distacco tra la finanza, la sicurezza nazionale e le comunità
diplomatiche è particolarmente pronunciato» e richiede un’interazione molto più
stretta tra i tre elementi.
Si
afferma quindi: «Ciò richiede ai Paesi non solo di organizzarsi meglio a
livello nazionale, ma anche di rafforzare la cooperazione internazionale per
difendersi, indagare, perseguire e idealmente prevenire attacchi futuri. Ciò
implica che il settore finanziario e le autorità finanziarie devono interagire
regolarmente con le forze dell’ordine e altre agenzie di sicurezza nazionale in
modi senza precedenti, sia a livello nazionale che internazionale».
Alcuni
esempi di queste necessarie interazioni «senza precedenti» tra banche e
sicurezza nazionale sono inclusi nelle raccomandazioni del rapporto.
Ad
esempio, il rapporto afferma che «i governi dovrebbero utilizzare le capacità
uniche delle loro comunità di sicurezza nazionale per aiutare a proteggere le
FMI [infrastrutture del mercato finanziario] e i sistemi commerciali critici».
Chiede
inoltre che «le agenzie di sicurezza nazionali consultino i fornitori di
servizi cloud critici [come Amazon Web Services, partner della WEF-Carnegie
Cyber Policy Initiative] per determinare come la raccolta di informazioni
potrebbe essere utilizzata per aiutare a identificare e monitorare potenziali
attori di minacce significative e sviluppare un meccanismo per condividere
informazioni sulle minacce imminenti» con le aziende tecnologiche.
Il
rapporto afferma inoltre che «l’industria finanziaria dovrebbe dare il proprio
peso agli sforzi per affrontare la criminalità informatica in modo più
efficace, ad esempio aumentando la sua partecipazione agli sforzi delle forze
dell’ordine”.
Su
quest’ultimo punto, vi sono indicazioni che ciò sia già iniziato. Ad esempio,
Bank of America, la seconda banca più grande degli Stati Uniti e parte della
WEF-Carnegie Cyber Policy Initiative e FS-ISAC, è stata segnalata come «attivamente
ma segretamente impegnata con le forze dell’ordine statunitensi nella caccia a
estremisti» in seguito agli eventi del 6 gennaio a Capitol Hill.
In tal
modo, Bank of America ha condiviso informazioni private con il governo federale
senza la conoscenza o il consenso dei suoi clienti, portando i critici ad accusare
la banca di «agire efficacemente come un’agenzia di intelligence».
Probabilmente
la parte più preoccupante del rapporto, tuttavia, è il suo invito a unire l’apparato di
sicurezza nazionale e l’industria finanziaria e quindi utilizzarlo come modello
per fare lo stesso con altri settori dell’economia.
Afferma
che «proteggere
il sistema finanziario internazionale può essere un modello per altri settori», aggiungendo che «concentrarsi sul settore finanziario
fornisce un punto di partenza e potrebbe aprire la strada a una migliore
protezione di altri settori in futuro».
Se
tutti i settori dell’economia si fondessero con la sicurezza nazionale,
creerebbe una realtà in cui nessuna parte della vita umana quotidiana non è
controllata da queste due entità già molto potenti.
Questo
è un piano chiaro per creare il tecno-fascismo su scala globale.
Come
chiarisce questo rapporto WEF-Carnegie, la ricetta per inventare un simile
incubo è
già stata tracciata in coordinamento con le stesse istituzioni, banche e
governi che attualmente controllano il sistema finanziario globale.
Non
solo il controllo aziendale globale è un obiettivo, ma, come sottolineato
nell’articolo di Unlimited Hangout su Cyber Polygon, il World Economic Forum e molti dei suoi partner hanno effettivamente un interesse nel
collasso sistemico dell’attuale sistema finanziario.
Inoltre,
molte
banche centrali hanno recentemente proposto sistemi di valuta digitale che possono
raggiungere una rapida adozione di massa solo se il sistema esistente crolla.
Dato
che questi sistemi sono destinati ad essere integrati con gli ID biometrici e i
cosiddetti passaporti vaccinali attraverso il WEF e la Vaccine Credential Initiative sostenuta
da Big Tech,
vale la pena considerare i tempi del previsto lancio di tali sistemi per
determinare quando ciò prevede ed è probabile che si verifichi un evento
presumibilmente inevitabile.
Con
questo nuovo sistema finanziario così profondamente interconnesso con i
cosiddetti sforzi per le credenziali, il previsto attacco informatico al
settore finanziario si verificherebbe probabilmente nel momento in cui
faciliterebbe al meglio l’adozione del nuovo sistema economico e la sua
integrazione nei sistemi di credenziali attualmente promossi come via d’uscita
dalle restrizioni legate al COVID-19.
(Whitney Webb).
PANDEMIA
- IMMERSI IN UN IPNOTIZZANTE TOTALITARISMO
– LA
VERA CRISI È PSICOLOGICA, MA NE USCIREMO.
Nogeoingegneria.com-Prof.
Matthias Desmet-( 12 DICEMBRE 2021)- ci dice :
E’
sbagliato parlare di ‘dittatura’, in questi tempi di pandemia. E’ più giusto usare il termine di ‘totalitarismo’.
Lo
spiega, in un suo scritto, il professor Matthias Desmet, psicologo, psicanalista, esperto di
psicologia di massa, docente all’Università di Gent, in Belgio. Il
concetto-base che viene espresso è quella sulla “formazione di massa” che in questi mesi sta prendendo,
giorno dopo giorno, sempre più corpo. Come un vero virus.
Ecco
le sue frasi, non poco illuminanti.
I
genitori che stanno vaccinando i loro figli con tanto entusiasmo stanno
entrando in quello stato di coscienza tipico delle masse chiamato «formazione
di massa». Questo cambiamento sociale avviene quando c’è o è stato un periodo
di ansia fluttuante, ed è un passo sulla strada verso un totalitarismo di
stato.
Il
totalitarismo inizia sempre con una «formazione di massa» all’interno della
popolazione.
Non è la stessa cosa della dittatura: in una dittatura le persone obbediscono
per paura del dittatore al vertice. Il totalitarismo è l’opposto: le
persone sono come ipnotizzate dall’obbedienza «per il bene della collettività».
Vediamo
cos’è la «formazione di massa». Trovare una nuova coesione come collettivo crea una
soluzione all’ansia; la narrazione e l’ideologia che riguardano la pandemia e i
vaccini sono diventati «oggetto dell’ansia». Quando l’ansia fluttuante [cioè
senza una chiara causa] ha trovato un bersaglio, un oggetto, la gente sente che
l’ansia sparisce, ha un senso; si crea un significato e un senso di solidarietà.
Quando questo accade, la gente cambia.
Non
sono più razionali e non pensano in modo critico come prima. Questo è il motivo
per cui tutti conosciamo amici, un tempo intelligenti e compassionevoli, che
ora sono ammutoliti e non ascoltano voci divergenti: sono intolleranti e persino meschini
o crudeli. Nell’ipnosi, l’attenzione si
restringe progressivamente fino a quando il soggetto non riesce a vedere al di
fuori del suo punto di vista molto ristretto sulla realtà.
La
«formazione di massa» ha bisogno di quattro condizioni per realizzarsi [la prima cosa è l’isolamento sociale,
cioè la mancanza di legami sociali; la seconda è la mancanza di un senso nella
vita; la terza è la presenza di molta ansia fluttuante; la quarta è un forte malcontento
psicologico].
Questo
è successo ciò che sta accadendo.
L’ansia e l’isolamento che molti hanno provato prima e
durante la pandemia hanno trovato il loro perfetto «oggetto di ansia»
saldamente ancorato alla narrativa sulla pandemia e sul vaccino.
Non possono tollerare o consentire il dissenso
o voci dissonanti; non vogliono nemmeno sentire qualsiasi domanda. Se si svegliano, la loro terribile
ansia tornerà; chi gestisce la «formazione di massa» non può nemmeno permettere
alla massa di svegliarsi, perché quando la massa si sveglia e vede la realtà si
arrabbia con coloro che hanno creato il danno e talvolta li uccidono.
La storia insegna che, chi ha gestito una «formazione
di massa», viene sempre ucciso da quelli che erano ipnotizzati, che si svegliano
e vedono di nuovo il mondo reale.
Questa
è attualmente una crisi sociale e noi abbiamo un compito da svolgere.
- Il
30% delle persone è profondamente ipnotizzato.
– Il
40% non lo è, ma segue la massa. Se questo 40% non ascolta opinioni divergenti
si unirà agli ipnotizzati.
–
L’ultimo 30% non può essere ipnotizzato; deve continuare a far sentire la sua
voce.
Nel
totalitarismo, quando le ultime voci di dissenso si arrendono e tacciono, la
massa comincia a commettere atrocità in nome della solidarietà e della
collettività.
Il 30%
non ipnotizzato è un insieme di diversi gruppi di diverse idee religiose e
politiche.
Se non trova un terreno comune per unirsi, perde; e, senza le voci coraggiose e
costanti del dissenso, quel 40% cade nella «formazione di massa.
La
vera crisi è psicologica. Ma ne usciremo.
Estratti
dell’Intervista al Professor Mattias Desmet.
Considerazioni
profonde e precise di una crisi che è principalmente sociale e culturale e i cui danni collaterali vengono spesso
offuscati dal condizionamento generale e dall’enorme potere psicologico della
narrativa dominante.
È
sorprendente, ancora una volta, constatare le analogie a livello internazionale
nella gestione politica e collettiva della pandemia e il comune sentore
dell’emergere di una nuova società totalitaria.
A
quasi un anno dall’inizio della crisi della corona, com’è la salute mentale
della popolazione?
“E’
particolarmente importante collocare il benessere mentale nella crisi da corona
nella sua continuità storica. La salute mentale era in declino da decenni. C’è
stato a lungo un costante aumento del numero di problemi di depressione e ansia
e del numero di suicidi. E negli ultimi anni c’è stata un’enorme crescita
dell’assenteismo lavorativo dovuto a sofferenze psicologiche e burnout.
L’anno
prima dello scoppio della corona, si poteva sentire questo malessere crescere
in modo esponenziale. C’era l’impressione che la società si stesse dirigendo
verso un punto di svolta in cui una “riorganizzazione” psicologica del sistema
sociale era imperativa. Questo sta accadendo col covid. Inizialmente, abbiamo notato che le persone con
poca conoscenza del virus evocavano paure terribili – si è manifestata una vera reazione di
panico sociale . Ciò accade soprattutto se esiste già una forte paura latente in una
persona o in una popolazione.
Le
dimensioni psicologiche dell’attuale crisi della corona sono seriamente
sottovalutate. (…)
Il
lockdown spesso ha liberato le persone da un terribile routine psicologica. Questo ha creato un inconscio
supporto per il blocco. Se la popolazione non fosse già stata stremata dalla propria
vita, e soprattutto dal proprio lavoro, non ci sarebbe mai stato favore alla chiusura. (…)
Se non
teniamo conto dell’insoddisfazione della popolazione per la sua esistenza, non
capiremo questa crisi e non saremo in grado di risolverla. A proposito, ora ho l’impressione
che la nuova normalità sia diventata di nuovo un solco e non sarei sorpreso se la salute
mentale iniziasse davvero a deteriorarsi nel prossimo futuro. Forse soprattutto se si scopre che il vaccino non
fornisce la soluzione magica che ci si aspetta. (…)
Negli
adulti c’è anche la paura, ma l’oggetto della paura è diverso. Alcuni hanno
principalmente paura del virus stesso.
Ci
sono persone che vivono nella mia strada che difficilmente osano lasciare le
loro case. Altri temono le conseguenze economiche delle misure. E altri ancora
temono i cambiamenti sociali causati dalle misure corona. Temono l’emergere di una società
totalitaria. Come me, ad esempio (ride).
I
tassi di mortalità e morbilità associati al coronavirus sono commisurati alle
risposte spaventose?
Gli
effetti deleteri della risposta del governo sono sproporzionati rispetto al
rischio per la salute del virus. Professionalmente, sono coinvolto in due
progetti di ricerca sulla corona. Di conseguenza, ho lavorato abbastanza
intensamente con i dati. Chiaramente, il tasso di mortalità virale è piuttosto basso. I numeri che i media
stanno annunciando si basano, diciamo, su un conteggio eccessivamente generoso.
Indipendentemente
da eventuali problemi medici preesistenti, quasi tutte le persone anziane morte
sono state addizionate alle morti da covid. Conosco personalmente una persona che
è stata registrata come morte corona. Era un malato di cancro terminale che
morì con piuttosto che per corona. L’aggiunta di questi tipi di morti alle morti corona
aumenta il numero e aumenta l’ansia nella popolazione. (…)
Come
sono state accolte le critiche nel mondo scientifico?
Si è
tentato di risolvere la crisi chiedendo maggiore trasparenza e obiettività. Ma
questo non ha risolto molto. Piuttosto, la causa del problema risiede in un tipo specifico
di scienza emersa durante l’Illuminismo. Questa scienza si basa su una fede
assoluta nell’oggettività.
Secondo
gli adepti di questa visione, il mondo è totalmente oggettivabile, misurabile,
prevedibile e verificabile. Ma la scienza stessa ha dimostrato che questa idea è
insostenibile. Esistono limiti all’obiettività e, a seconda del dominio
scientifico, è molto probabile che si incontrino questi limiti. La fisica e la chimica sono ancora
relativamente adatte per la misurazione. Ma questo ha molto meno successo in
altre aree di ricerca come l’economia, la scienza biomedica o la psicologia, dove è più probabile che un
ricercatore scopra che la soggettività di un ricercatore ha avuto un’influenza
diretta sulle sue osservazioni. Ed è proprio questo nucleo soggettivo che gli
scienziati hanno cercato di eliminare dal dibattito scientifico.
Paradossalmente
– ma non a caso – questo nucleo porta all’esatto opposto del risultato sperato.
Vale a
dire, ad una radicale mancanza di oggettività e una proliferazione di
soggettività. Questo problema è persistito anche dopo la crisi di replicabilità, non
è stato risolto nonostante gli sforzi dei critici. Di conseguenza, ora, 15 anni dopo, in
preda alla crisi del corona, continuiamo ad affrontare esattamente gli stessi
problemi.
Ed è
proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno cercato di eliminare
dal dibattito scientifico. Paradossalmente – ma non a caso – questo nucleo
conduce all’esatto opposto del risultato sperato. Vale a dire, una radicale mancanza di
oggettività e una proliferazione di soggettività.
Quindi
i politici attuali basano le misure che prendono per la pandemia su principi
scientifici stabiliti in modo errato?
Credo
di si. Anche qui vediamo una sorta di credenza ingenua nell’oggettività che si
trasforma nel suo opposto: una grave mancanza di oggettività con masse di errori e
disattenzione. Ma
peggio: c’è una connessione sinistra tra l’emergere di questo tipo di scienza
assolutista e il processo di manipolazione e totalitarizzazione della società .
Nel
suo libro “Le
origini del totalitarismo” , Hannah Arendt descrive brillantemente come questo
processo ha avuto luogo nella Germania nazista, o in URSS. I nascenti regimi totalitari
ricorrono tipicamente a un discorso “scientifico”.
Mostrano
una grande preferenza per cifre e statistiche, che degenerano rapidamente in
pura propaganda, caratterizzato da un radicale “disprezzo dei fatti”.
Ad
esempio, il nazismo ha basato la sua ideologia sulla superiorità della razza
ariana.
Un’intera serie di cosiddetti dati scientifici ha convalidato la loro teoria. Oggi sappiamo che questa teoria non
aveva validità scientifica, ma gli scienziati dell’epoca usavano i media per
difendere le posizioni del regime.
O
prendiamo lo “scienziato” preferito da Stalin, Trofim Lysenko, che rifiutava la genetica “borghese”
e credeva che i caratteri ereditari fossero modificabili dall’ambiente… (…)
Oggi
si percepisce un fenomeno simile. Nella società c’è sofferenza psicologica diffusa, mancanza di significato e legami
sociali ridotti. Poi arriva una narrativa che punta a un oggetto della paura, il virus,
dopo di che la popolazione lega fortemente la sua paura e il suo disagio a
questo oggetto temuto.
Nel
frattempo, c’è un appello costante in tutti i media a combattere
collettivamente il nemico assassino. Gli scienziati che portano la
narrativa alla popolazione sono ricompensati, in cambio, con un enorme potere
sociale. Il loro
potere psicologico è così grande che, su loro suggerimento, l’intera società rinuncia
bruscamente a una serie di costumi sociali e si riorganizza in modi che nessuno
all’inizio del 2020 riteneva possibile.
Cosa
pensa che succederà adesso?
L’attuale
politica della corona ripristina temporaneamente un po’ di solidarietà sociale
e di significato per la società. Lavorare
insieme contro il virus crea una sorta di intossicazione, che si traduce in un
enorme restringimento dell’attenzione, in modo che altre questioni, come la
preoccupazione per i danni collaterali, svaniscano sullo sfondo.
Anche
le Nazioni Unite e diversi scienziati hanno avvertito sin dall’inizio che il danno collaterale globale
potrebbe generare molte più morti del virus, ad esempio a causa della miseria,
della fame e del trattamento ritardato delle vere patologie.
Il
condizionamento sociale delle masse ha un altro effetto curioso: induce gli individui a mettere da
parte psicologicamente le motivazioni egoistiche e individuali. In questo modo si può tollerare un
governo che toglie alcuni piaceri personali. Per fare solo un esempio: le strutture di ristorazione in cui
le persone hanno lavorato per tutta la vita possono essere chiuse senza troppe
proteste. O
anche: la
popolazione è priva di spettacoli, festival e altri piaceri culturali.
I
leader totalitari capiscono intuitivamente che tormentare la popolazione in
modo perverso rafforza ancora di più il condizionamento sociale.
Non posso spiegarlo completamente ora, ma il processo di condizionamento
sociale è intrinsecamente autodistruttivo.
Una popolazione colpita da questo processo è capace di
enormi atrocità verso gli altri, ma anche verso se stessa. Non ha assolutamente alcuna
esitazione a sacrificarsi. Questo spiega perché, a differenza delle semplici dittature,
uno stato totalitario non può sopravvivere. Alla fine si divora completamente,
per così dire. Ma il processo di solito richiede molte vite umane.
Riconosce
i tratti totalitari della crisi attuale e la risposta del governo ad essa?
Decisamente.
Quando ci
si allontana dalla narrativa del virus, si scopre un processo totalitario per
eccellenza.
Ad
esempio, secondo Arendt, uno stato pre-totalitario taglia tutti i legami sociali della
popolazione.
Le
dittature semplici lo fanno a livello politico – assicurano che l’opposizione
non possa unirsi – ma gli stati totalitari lo fanno tra la popolazione, nella
sfera privata. Il totalitarismo è così concentrato sul controllo totale che crea
automaticamente sospetti tra la popolazione, inducendo le persone a spiarsi e
denunciarsi a vicenda. Le
persone non osano più parlare contro la maggioranza e sono meno capaci di
organizzarsi a causa delle restrizioni. Non è difficile riconoscere tali
fenomeni nella situazione odierna, oltre a molte altre caratteristiche del
totalitarismo emergente.
Che
cosa vuole ottenere in ultima analisi da questo stato totalitario?
Il suo
emergere è un processo automatico accompagnato da un lato da una grande ansia
da parte della popolazione e, dall’altro, da un pensiero scientifico che
considera possibile la conoscenza totale.
Oggi
c’è chi crede che la società non debba più basarsi su narrazioni politiche ma
su fatti e cifre scientifiche, favorendo così il governo della tecnocrazia. La loro immagine ideale è quella che
il filosofo olandese Ad Verbrugge chiama “allevamento umano intensivo”.
All’interno
di un’ideologia
biologico-riduzionista, virologica, viene indicato il monitoraggio biometrico continuo e
le persone sono sottoposte a continui interventi medici preventivi, come le
campagne di vaccinazione.
Tutto
questo per ottimizzare presumibilmente la salute pubblica. E deve essere implementata
un’intera gamma di misure di igiene medica; per i sostenitori di questa
ideologia, non si può mai fare abbastanza per raggiungere l’ideale della
massima “salute” possibile. (…)
Sebbene il governo aspiri a un enorme
miglioramento della salute della sua società, le sue azioni rovineranno la
salute della società. A proposito, questa è una caratteristica fondamentale del
pensiero totalitario secondo Hannah Arendt: finisce nell’esatto opposto di ciò
che originariamente perseguiva .
La
campagna di vaccinazione dissiperà questa paura e porrà fine a questa
esplosione totalitaria?
Un
vaccino non risolverà l’attuale impasse. Perché in verità, questa crisi non
è una crisi sanitaria, è una profonda crisi sociale e anche culturale. Del resto il governo ha già
annunciato che le misure non scompariranno dopo la vaccinazione. (…)
Piuttosto,
prevedo questo scenario: nonostante tutti gli studi promettenti, il vaccino non
porterà a una soluzione. E la cecità che il condizionamento
sociale e la totalitarizzazione comportano faranno gettare la colpa su coloro
che non sono d’accordo con la narrazione e/o si rifiutano di essere vaccinati. Serviranno come capri espiatori.
Ci sarà un tentativo di metterli a tacere. E se ciò avrà successo, arriverà il
temuto punto di svolta nel processo di totalitarizzazione: solo dopo aver eliminato
completamente l’opposizione, lo stato totalitario mostrerà la sua forma più
aggressiva.
Diventa quindi – per usare le parole di Hannah Arendt – un mostro che mangia i suoi stessi
figli. In altre parole, il peggio forse deve ancora venire.
A cosa
si riferisce?
I
sistemi totalitari in genere hanno tutti la stessa tendenza all’isolamento come
metodo; per garantire la salute della popolazione, le porzioni “malate” della
popolazione saranno ulteriormente isolate e rinchiuse nei campi.
Quell’idea
è stata effettivamente suggerita più volte durante la prima crisi covid, ma liquidata come “non realizzabile” a causa della
resistenza sociale.
Ma
quella resistenza persisterà se la paura continuerà ad aumentare?
Sono
paranoico? Ma
chi avrebbe mai pensato all’inizio del 2020 che la nostra società sarebbe stata
così oggi?
Il
processo di totalitarizzazione si basa sull’effetto ipnotico di una narrativa e
può essere interrotto solo da un’altra narrativa. Quindi, spero che più persone
metteranno in dubbio il presunto pericolo del virus e la necessità delle
attuali misure della corona, e oseranno parlarne pubblicamente.
Percepisci
l’attuale evoluzione sociale come andando in una direzione negativa. Come vedi il
futuro?
Sono
convinto che da tutto questo uscirà qualcosa di bello. La scienza materialistica parte
dall’idea che il mondo sia costituito da particelle materiali.
Eppure proprio la stessa scienza rivela che la
materia è una forma di coscienza, che non c’è certezza e che la mente umana non
riesce a cogliere il mondo.
Ad
esempio, il fisico danese e vincitore del Premio Nobel Niels Bohr ha sostenuto che le particelle
elementari e gli atomi si comportano in modo radicalmente irrazionale e
illogico. Secondo
lui, erano meglio compresi usando la poesia che usando la logica.
Sperimenteremo
qualcosa di simile a livello politico. Nel
prossimo futuro, forse storicamente faremo il tentativo più ampio di
controllare tutto in modo tecnologico e razionale.
Alla
fine, questo sistema dimostrerà di non funzionare e dimostrerà che abbiamo
bisogno di una società e di una politica completamente diverse. Il nuovo sistema si baserà
maggiormente sul rispetto per ciò che è in definitiva sfuggente alla mente
umana e sul rispetto per l’arte e l’intuizione che erano centrali per le
religioni.
Oggi
siamo vicini a un cambiamento di paradigma?
Senza
dubbio. Questa crisi annuncia la fine di un paradigma storico culturale. Parte della transizione è già stata
compiuta nelle scienze. I geni che hanno gettato le basi della fisica moderna, della teoria dei sistemi complessi e
dinamici, della
teoria del caos e della geometria non euclidea hanno già capito che non esiste
una ma molte logiche diverse, che c’è qualcosa di intrinsecamente soggettivo in
ogni cosa e che le persone vivono in modo diretto risonanza con il mondo che li
circonda e
con tutte le complessità della natura. Inoltre, l’uomo è un essere che
dipende dai suoi simili nella sua esistenza energetica. I fisici lo sanno da tempo, ora
dovrà valere anche per il resto di noi.
(Intervista al Professor Mattias Desmet, docente di
psicologia clinica all’Università di Ghent in Belgio, dal filosofo politico
Patrick Dewals. Articolo tradotto e completo su : theunconditionalblog.com).
(milanocittastato.it/opinioni/la-vera-crisi-e-psicologica-ma-ne-usciremo/).
QUAL È
LA VERITÀ?
LE INIEZIONI DI mRNA
SONO
VACCINAZIONI O TRATTAMENTI GENETICI?
Nogeoingegneria.com-
PAUL
SCHREYER-(
6 DICEMBRE 2021)- ci dice:
Dopo
‘l’apertura’ da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der
Leyen e sulla scia delle decisioni prese in Germania, la maggiore spinta in
Italia per l’estensione dell’obbligo vaccinale viene dalla Confindustria. Il
governo non ha ancora esaurito il suo arsenale per ‘incoraggiare’ la
vaccinazione.
Ma che
tipo di “salvavita” è quello di cui vogliono convincere tutti per poi
somministrarlo? Politici e i media dicono che i nuovi
preparati di mRNA – come “Comirnaty” di Biontech – siano vaccini, che sarebbero quindi
soggetti a regole e norme legali simili a quelle di altre vaccinazioni
conosciute e consolidate da tempo.
I critici, d’altra parte, spiegano che si tratta di
“terapia genica” chiamata così unicamente per aggirare la regolamentazione
legale più severa e gli alti ostacoli all’approvazione. Qual è la verità?
Un
eccellente indagine risponde a queste domande. Si riferisce alla Germania, ma si
potranno rintracciare parallelismi in altri paesi. Sarebbe utile un approfondimento
della questione in questa direzione.
La
vaccinazione è qualcosa di positivo, mantiene la salute ed è necessaria – molti
ne sono sicuri, in particolare in tempi di Coronavirus.
La
tecnologia dell’mRNA ora utilizzata sebbene sia una nuova procedura, potrebbe
essere valutata sulla base della vasta esperienza acquisita con altre
vaccinazioni negli ultimi anni e decenni.
Il rischio sarebbe gestibile.
L’obbligo di usare i preparati mRNA (“vaccinazione obbligatoria”) sarebbe in
ogni caso legalmente nei limiti di ciò che è permesso – dopo tutto, esiste
già vaccinazione obbligatoria contro il
morbillo.
Tuttavia, le valutazioni di diversi esperti stanno sollevando dubbi rispetto a
questa narrativa.
Così,
per esempio, Stefan Oelrich, un membro del consiglio di amministrazione della Bayer, ha recentemente commentato i preparati di mRNA in modo tale da sollevare domande
fondamentali.
Oelrich
è il capo della divisione farmaci del gruppo Bayer, che ha raggiunto un fatturato
mondiale di 17 miliardi di euro lo scorso anno sotto la sua direzione.
All’apertura dell’annuale vertice mondiale
sulla salute il 24 ottobre a Berlino, interveniva insieme al ministro federale
della sanità, al direttore dell’OMS, al presidente della Commissione UE e al
segretario generale dell’ONU. Nel suo discorso di benvenuto, Oelrich ha
ammesso: “Le
vaccinazioni mRNA sono un esempio di terapia cellulare e genica. Se avessimo fatto un sondaggio
pubblico due anni fa e avessimo chiesto chi sarebbe stato disposto a sottoporsi
a una terapia genica o cellulare e a farsela iniettare nel proprio corpo,
probabilmente il 95% delle persone l’avrebbe rifiutata. Questa pandemia ha aperto gli occhi a
molte persone sull’innovazione in una maniera che non era possibile prima”.
Le
iniezioni di mRNA non sono quindi una vaccinazione nel senso in cui il termine
è stato usato finora. Secondo Oelrich, si tratta di terapia genica, che fino a poco
tempo fa era fortemente oggetto di controversie.
Anche
altri esperti la vedono in questo modo. Il 2 novembre, una settimana dopo la
dichiarazione di Oelrich a Berlino, un gruppo di esperti si è riunito a
Washington su invito del senatore Ron Johnson per valutare la campagna di
somministrazione dei preparati di mRNA.
Tra
gli esperti invitati c’era Peter Doshi, professore di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici all’Università del Maryland e
direttore della rivista The BMJ, nota anche come British Medical Journal, una delle riviste mediche più
prestigiose del mondo. Doshi ha chiarito durante questo incontro:
“Sono
uno di quegli accademici che ritengono che questi prodotti mRNA che tutti
chiamano ‘vaccini’ sono qualitativamente diversi dai vaccini standard. Ho trovato sorprendente apprendere
che il dizionario Merriam-Webster ha cambiato la definizione di ‘vaccino’
all’inizio di quest’anno. I prodotti mRNA non soddisfano i criteri di definizione di un
vaccino che il Merriam-Webster aveva da 15 anni. Ciononostante, la definizione è stata ampliata in
modo che i prodotti mRNA sono ora considerati vaccini”.
I
dizionari Merriam-Webster corrispondono al Duden nel mondo di lingua inglese. In effetti, la definizione è stata
cambiata di conseguenza nel gennaio 2021, cioè all’inizio della campagna
mondiale di vaccinazione (ecco le voci prima e dopo il cambiamento). Doshi ha collegato a questo la
seguente domanda:
“Cosa
pensereste di un obbligo di vaccino Covid se non chiamassimo questi preparati
‘vaccini’? E
se queste iniezioni fossero invece chiamate droghe? Lo scenario allora sarebbe: abbiamo questo farmaco e abbiamo la
prova che non previene l’infezione né ferma la trasmissione del virus.
Ma il
farmaco dovrebbe ridurre il rischio di ammalarsi gravemente e di morire a causa
del covid. Prenderesti
una dose di questo farmaco ogni sei mesi, eventualmente per il resto della tua
vita, se fosse necessario per mantenere il farmaco efficace? E non assumeresti il farmaco solo tu,
ma
sosterresti anche un obbligo legale che anche tutti gli altri debbano assumere
il farmaco?
O
diresti: Aspetta un attimo – se questo è tutto ciò che questa medicina può
fare, perché invece non usiamo una medicina normale, come facciamo di solito
quando siamo malati e vogliamo stare meglio? E perché rendere obbligatorio
prenderla?
Il
punto è: Solo
perché lo chiamiamo vaccino, non dobbiamo presumere che questi nuovi prodotti
siano uguali a tutti gli altri vaccini per l’infanzia che sono obbligatori. Ogni prodotto è qualcosa di diverso. Se la gente è d’accordo a rendere
obbligatorio qualcosa solo perché è una vaccinazione e poi rendiamo
obbligatorie anche altre vaccinazioni, allora penso che sia il momento di
portare un po’ di pensiero critico in questa discussione”.
Una
modifica giuridica ha reso la terapia genica una “vaccinazione”.
Qual è
la situazione giuridica in Germania? Dove si stabilisce cosa può o non può
essere considerato una vaccinazione? I servizi scientifici del Bundestag
tedesco hanno presentato una classificazione tecnica su questo nel gennaio
2021, che afferma con riferimento alla direttiva UE 2001/83/CE che “i medicinali contenenti mRNA devono
essere classificati come medicinali di terapia genica”. Tuttavia, c’è un’eccezione a questo,
vale a dire “i medicinali contenenti mRNA che sono vaccini contro le malattie
infettive”.
Come
si spiega questa eccezione? Una ricerca mostra che essa può essere fatta
risalire a una modifica della legge nel 2009. Prima di tale modifica, il
paragrafo 4 della legge tedesca sui medicinali affermava:
” Per
vaccini si intendono medicinali (…) contenenti antigeni destinati ad essere
utilizzati nell’uomo o negli animali per produrre specifiche sostanze di difesa
e di protezione”.
Questo
è cambiato nel 2009. Nel marzo di quell’anno, poco prima dello scoppio
dell’influenza suina, il governo tedesco ha presentato un disegno di legge “per modificare i regolamenti sui
medicinali”,
che era necessario, tra l’altro, per adattare la legge sui prodotti medicinali a un regolamento europeo che
disciplinava la gestione dei nuovi terapeutici genici. Il ministro della salute responsabile all’epoca era Ulla Schmidt (SPD). A pagina
10 del progetto di legge di 72 pagine era nascosta la seguente proposta di
emendamento poco visibile, difficile da capire senza una spiegazione più approfondita:
“Al
paragrafo 4, dopo la parola “antigeni”, sono inserite le parole “o acidi
nucleici ricombinanti” e prima del punto alla fine, le parole “e, nella misura
in cui contengono acidi nucleici ricombinanti, sono destinati esclusivamente alla
prevenzione o al trattamento di malattie infettive”.
Da
precisare:
il termine “acidi nucleici ricombinanti” include anche l’mRNA prodotto
artificialmente. Nel giugno 2009, il Comitato della Sanità del Bundestag ha raccomandato
ai parlamentari di adottare il progetto di emendamento di 72 pagine del
governo.
Il rappresentante della CDU nella commissione
all’epoca era Jens Spahn ( dal 2018 ministro federale della sanità. Ha pronunciato la frase shock «Quasi tutti (i tedeschi) alla fine
dell’inverno saranno vaccinati, guariti o morti». Spahn è un membro della comunità
Young Global Leaders del World Economic Forum.
Il
progetto è stato approvato dal Bundestag poco dopo, nel luglio 2009, e quindi
dichiarato Legge applicabile. Da allora, il paragrafo 4 del Medicines Act
recita come segue (le nuove aggiunte sono evidenziate in grassetto):
“I
vaccini sono medicinali (…) contenenti antigeni o acidi nucleici ricombinanti e
destinati ad essere somministrati all’uomo o agli animali per la produzione di
specifiche sostanze di difesa e di protezione e, in quanto contengono acidi
nucleici ricombinanti, sono destinati esclusivamente alla prevenzione o al
trattamento di malattie infettive.”
Senza
queste modifiche di definizione, determinate politicamente, i preparati di mRNA il cui uso obbligatorio è attualmente
previsto, non sarebbero legalmente considerati vaccinazioni, ma terapie geniche.
Il
medico Wolfgang Wodarg, all’epoca membro della commissione sanitaria del
Bundestag, ha spiegato a Multipolar su richiesta che questo dettaglio
dell’emendamento alla legge non era noto nemmeno a lui in quel momento. Secondo Wodarg, la decisione è stata presa
“nell’ultima sessione prima della pausa estiva della campagna elettorale senza
alcun dibattito”.
La
Commissione europea ha inoltre modificato una direttiva “per quanto riguarda i
medicinali per terapie innovative” nel settembre 2009. Da allora, è stata usata
la seguente definizione:
” Per
medicinale di terapia genica si intende un medicinale biologico che ha le
seguenti caratteristiche: contiene una sostanza attiva che contiene un acido
nucleico ricombinante (…) I vaccini contro le malattie infettive non sono
medicinali di terapia genica”.
Mercato
emergente dei farmaci mRNA.
Le
nuove terapie geniche con farmaci mRNA sono state fortemente promosse dai
produttori negli ultimi anni per compensare le forti perdite di vendite nel
settore di mercato dei farmaci protetti da brevetto. La Ärztezeitung ha scritto
su questo nel febbraio 2021:
“Entro
il 2023, le perdite di entrate dell’industria farmaceutica dovute alle scadenze
dei brevetti sono stimate a più di 121 miliardi di dollari nel mondo, 95
miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. (…) Una contromossa dell’industria
farmaceutica con innovazioni è particolarmente promettente.
Le
nuove opzioni terapeutiche emergenti (per esempio mRNA, anticorpi bi-specifici,
terapia genica) non solo danno speranza ai pazienti, ma se sono approvate
positivamente, spingeranno anche le curve di vendita e di profitto dei
produttori verso nuove vette.
Con
una migliore efficacia e meno effetti collaterali, il prezzo del farmaco gioca
un ruolo piuttosto subordinato, almeno quando c’è poca o nessuna concorrenza. Inoltre, gli investitori che
scommettono sul settore giusto da subito possono trarre profitto dall’aumento
delle curve ( delle quotazioni azionarie)”.
Biontech:
“Categoria terapeutica nuova e senza precedenti”.
Biontech
non aveva praticamente nessuna esperienza con i vaccini prima della crisi del
Coronavirus.
Fino al 2019 si occupava principalmente della ricerca di immunoterapie mRNA
individualizzate per i pazienti affetti da cancro.
Anche
se una collaborazione con Pfizer era iniziata nel 2018 per sviluppare un
“vaccino” mRNA contro l’influenza, il progetto era ancora agli albori fino alla
crisi del Coronavirus – e tuttora lo è. Secondo le dichiarazioni dell’azienda
della fine del 2019, in quel momento erano ancora lontani più di un anno
dall’inizio dei primi studi clinici. In effetti, i primi studi clinici di
un farmaco mRNA progettato per proteggere contro l’influenza (“BNT 161”)
iniziarono solo nel settembre 2021, tre anni dopo l’annuncio.
Nel
mese di ottobre 2019, la Biontech si è quotata in borsa negli Stati Uniti per
raccogliere ulteriore capitale degli investitori. In quell’occasione, l’azienda
ha spiegato apertamente in un ampio rapporto annuale i “rischi associati alla
nostra attività”:
“Per
quanto ne sappiamo, non c’è attualmente alcun precedente per un’immunoterapia
basata sull’mRNA, come quella che stiamo sviluppando, ad essere approvata per
la vendita dalla [US Food and Drug Administration] FDA, dalla Commissione
Europea o da qualsiasi altra autorità di regolamentazione altrove nel mondo.
(…) È possibile che i candidati prodotti che sviluppiamo non siano efficaci o
che siano solo moderatamente efficaci o che abbiano effetti collaterali
indesiderati o non voluti, tossicità o altre caratteristiche che potrebbero impedire
l’approvazione alla commercializzazione o limitare l’uso commerciale. (…)
Lo
sviluppo di farmaci a base di mRNA comporta rischi significativi per lo
sviluppo clinico e la regolamentazione, poiché si tratta di una categoria
terapeutica nuova e senza precedenti. Come potenziale nuova categoria di
terapie, a
nostra conoscenza, nessuna immunoterapia mRNA è stata ancora approvata dalla
FDA, EMA o qualsiasi altra agenzia di regolamentazione. (…) Ad oggi, non c’è stato alcuno
studio di fase 3 di un prodotto basato sull’mRNA o di un prodotto commerciale
basato sull’mRNA. (…) Attualmente, l’mRNA è considerato un prodotto di terapia
genica dalla FDA”.
Questo
per quanto la presentazione di Biontech stessa del mese di ottobre 2019.
Conclusione.
Supporre
che i preparati di mRNA, come quelli di Biontech, siano vaccini è basato su una
modifica della definizione politica che è stata approvata senza dibattito
parlamentare e nascosta in un emendamento di 72 pagine 12 anni fa. Le due
risoluzioni approvate dalla Commissione UE e dal Bundestag nel 2009 permettono
ai produttori di preparati di mRNA di aggirare la regolamentazione legale più
severa delle terapie geniche, a condizione che dichiarino che i farmaci sono
diretti contro le malattie infettive. In realtà, però, si tratta di una
terapia genica o di un farmaco di ingegneria genetica.
(multipolar-magazin.de/artikel/faktencheck-impfungen-oder-gentherapie).
IL
TOTALITARISMO EMERGENTE.
Nogeoingegneria.com-Prof.
Matthias Desmet-(7 DICEMBRE 2021)-ci dice:
E’
sbagliato parlare di ‘dittatura’, in questi tempi. E’ più giusto usare il termine di ‘totalitarismo’.
Lo spiega, in un suo scritto, il professor, psicologo, psicanalista, esperto di
psicologia di massa, docente all’Università di Gent, in Belgio. Il concetto-base
che viene espresso è quella sulla “formazione di massa” che in questi mesi sta
prendendo, giorno dopo giorno, sempre più corpo.
Dice
Desmet: Nel
totalitarismo, quando le ultime voci di dissenso si arrendono e tacciono, la
massa comincia a commettere atrocità in nome della solidarietà e della
collettività.
“Coronavirus,
le misure adottate evidenziano caratteristiche totalitarie.”
L’intervista
rilasciata dal professor Mattias Desmet al filosofo politico Patrick Dewals è
probabilmente una delle analisi più lucide e illuminanti mai lette sull’attuale
stato di salute della società.
Considerazioni
profonde e precise di una crisi che è principalmente sociale e culturale e i
cui danni collaterali vengono spesso offuscati dal condizionamento generale e
dall’enorme potere psicologico della narrativa dominante.
È
sorprendente, ancora una volta, constatare le analogie a livello internazionale
nella gestione politica e collettiva della pandemia e il comune sentore
dell’emergere di una nuova società totalitaria.
A
quasi un anno dall’inizio della crisi della corona, com’è la salute mentale
della popolazione?
“E’ particolarmente importante
collocare il benessere mentale nella crisi da corona nella sua continuità
storica. La salute mentale era in declino da decenni. C’è stato a lungo un costante
aumento del numero di problemi di depressione e ansia e del numero di suicidi.
E negli ultimi anni c’è stata un’enorme crescita dell’assenteismo lavorativo
dovuto a sofferenze psicologiche e burnout.
L’anno
prima dello scoppio della corona, si poteva sentire questo malessere crescere
in modo esponenziale. C’era l’impressione che la società si stesse dirigendo verso
un punto di svolta in cui una “riorganizzazione” psicologica del sistema
sociale era imperativa. Questo sta accadendo col covid. Inizialmente, abbiamo
notato che le persone con poca conoscenza del virus evocavano paure terribili –
si è manifestata una vera reazione di panico sociale . Ciò accade soprattutto se esiste già
una forte paura latente in una persona o in una popolazione.
Le
dimensioni psicologiche dell’attuale crisi della corona sono seriamente
sottovalutate. Una crisi agisce come un trauma che toglie il senso storico a un
individuo. Il trauma è visto come un evento isolato in sé, quando in realtà fa
parte di un processo continuo.
Ad
esempio, trascuriamo facilmente il fatto che una parte significativa della
popolazione è stata stranamente sollevata durante il blocco iniziale,
sentendosi liberata dallo stress e dall’ansia. Ho sentito regolarmente persone
dire: “Sì,
queste misure sono pesanti, ma almeno posso rilassarmi un pò ‘”. Poiché la routine della vita
quotidiana si è fermata, una calma si è stabilizzata sulla società.
Il
lockdown spesso ha liberato le persone da un terribile routine psicologica.
Questo ha creato un inconscio supporto per il blocco. Se la popolazione non fosse già
stata stremata dalla propria vita, e soprattutto dal proprio lavoro, non ci
sarebbe mai stato favore alla chiusura .
Ho
notato qualcosa di simile quando il primo lockdown è terminato. Si sentivano
regolarmente affermazioni come “Non ricominceremo a vivere come una volta, resteremo
bloccati di nuovo nel traffico” e così via. La gente non voleva tornare alla
normalità pre-corona.
Se non
teniamo conto dell’insoddisfazione della popolazione per la sua esistenza, non
capiremo questa crisi e non saremo in grado di risolverla. A proposito, ora ho
l’impressione che la nuova normalità sia diventata di nuovo un solco e non
sarei sorpreso se la salute mentale iniziasse davvero a deteriorarsi nel
prossimo futuro. Forse soprattutto se si scopre che il vaccino non fornisce la soluzione
magica che ci si aspetta.
Nei
media compaiono regolarmente grida disperate di giovani. Quanto sono da
prendere sul serio?
Il
vissuto dei lockdown e le misure associate sono completamente diversi per i
giovani e per gli adulti. A differenza di un adulto di mezza età, l’arco di un
anno per un giovane significa un periodo in cui si subisce un enorme sviluppo
psicologico, gran parte del quale avviene in dialogo e relazione con i
coetanei. I giovani di oggi stanno vivendo questo periodo cruciale di sviluppo
mentale ed esistenziale in isolamento , e può darsi che avrà conseguenze
negative per la maggior parte di loro. Ma tutto è complesso per quanto riguarda
i giovani. Ad esempio, coloro che in precedenza hanno sperimentato ansia
sociale acuta o isolamento sociale possono ora sentirsi meglio perché non sono
più i disadattati. Ma in generale, i giovani sono senza dubbio i più colpiti da
questa crisi della corona.
E
l’ansia negli adulti?
Negli
adulti c’è anche la paura, ma l’oggetto della paura è diverso. Alcuni hanno
principalmente paura del virus stesso. Ci sono persone che vivono nella mia
strada che difficilmente osano lasciare le loro case. Altri temono le
conseguenze economiche delle misure. E altri ancora temono i cambiamenti
sociali causati dalle misure corona. Temono l’emergere di una società
totalitaria. Come me, ad esempio (ride).
I
tassi di mortalità e morbilità associati al coronavirus sono commisurati alle
risposte spaventose?
Gli
effetti deleteri della risposta del governo sono sproporzionati rispetto al
rischio per la salute del virus. Professionalmente, sono coinvolto in due
progetti di ricerca sulla corona. Di conseguenza, ho lavorato abbastanza
intensamente con i dati. Chiaramente, il tasso di mortalità virale è piuttosto
basso. I numeri che i media stanno annunciando si basano, diciamo, su un
conteggio eccessivamente generoso. Indipendentemente da eventuali problemi medici
preesistenti, quasi tutte le persone anziane morte sono state addizionate alle
morti da covid. Conosco personalmente una persona che è stata registrata come
morte corona. Era un malato di cancro terminale che morì con piuttosto che per
corona. L’aggiunta di questi tipi di morti alle morti corona aumenta il numero
e aumenta l’ansia nella popolazione.
Diversi
medici di emergenza mi hanno chiamato durante la seconda ondata. Alcuni mi
hanno detto che il loro reparto non era assolutamente invaso da pazienti affetti
da corona. Altri mi hanno detto che più della metà dei pazienti in terapia
intensiva non aveva la corona o mostrava sintomi così lievi che sarebbero stati
mandati a casa, se gli fosse stata diagnosticata l’influenza; ma dato il panico
prevalente, ciò diventava impossibile. Sfortunatamente, questi medici hanno
voluto rimanere anonimi, quindi il loro messaggio non è arrivato ai media e
all’opinione pubblica.
Siamo
colpiti dalla scomparsa della capacità di criticare il consensus e le misure
corona, anche all’interno del mondo accademico dove la pratica della scienza
richiedono un pensiero critico. Come lo spieghi?
A dire
il vero, all’università e nel mondo della medicina ci sono molti che si
stupiscono di quello che sta succedendo . Ho parecchi amici in campo medico che
non accettano la narrativa convenzionale. Dicono “apriamo gli occhi, non vedi
che questo virus non è la peste?” Ma troppo spesso non fanno il passo per dirlo
pubblicamente. Inoltre, per ogni voce critica, altre trenta seguono la storia, anche
se questo significa che devono abbandonare i loro standard di critica
scientifica.
È un
segno di viltà?
In
alcuni casi lo è. In effetti puoi distinguere tre gruppi ovunque. Il primo gruppo non crede alla
storia e lo dice pubblicamente. Nemmeno il secondo gruppo crede alla storia, ma
pubblicamente la condivide lo stesso, perché, vista la pressione sociale, non
osano fare altrimenti. E il terzo gruppo crede davvero nella narrativa
dominante e ha una vera paura del virus. Quest’ultimo gruppo si trova sicuramente
anche nelle università.
Colpisce
come gli studi scientifici, anche in questa crisi della corona, rivelino
risultati molto diversi. Sulla base di questi risultati, gli scienziati possono
difendere teorie quasi diametralmente opposte come l’unica verità. Com’è
possibile?
Infatti,
ci sono tantissime posizioni contraddittorie nella ricerca, ad esempio, per
quanto riguarda l’efficacia delle maschere facciali o dell’idrossiclorochina,
il successo dell’approccio svedese o l’efficacia del test PCR. Ancora più curioso, gli studi
scientifici che contengono un numero enorme di errori improbabili, che non ci
si aspetterebbe che una persona normalmente sana di mente commetta. E’ il caso in termini di
determinazione del numero assoluto di contagi, mentre un competente sa che
questo non significa nulla finché il numero di infezioni rilevate non viene
confrontato con il numero di test effettuati; ovviamente, più test esegui, più è
probabile che il tuo tasso di infezione aumenti; è così difficile? Inoltre, va
tenuto presente che il test PCR può produrre un gran numero di falsi positivi,
poiché la tecnica è ampiamente utilizzata impropriamente per la diagnosi.
Ma
come può succedere questo? Scienziati che straparlano?
Ancora
una volta, per capire questo fenomeno è opportuno collocarlo nella prospettiva
storica, perché la qualità discutibile della ricerca scientifica non è una
questione nuova.
Nel
2005 è scoppiata nelle scienze la cosiddetta “crisi della replicabilità” [di certi esperimenti scientifici]. Diversi comitati istituiti per
indagare sui casi di frode scientifica hanno rilevato che la ricerca
scientifica pullula di errori. Spesso le conclusioni dichiarate hanno un valore molto
dubbio. Sulla
scia della crisi sono apparsi sui journals del settore diversi titoli che
lasciano poco all’immaginazione. Nel 2005, John Ioannidis, professore di statistica
medica a Stanford, ha pubblicato “Perché la maggior parte dei risultati delle
ricerche pubblicate sono falsi” . Nel 2016, un diverso gruppo di ricerca ha
scritto sullo stesso argomento, in Reproducibility: a Tragedy of Errors pubblicato sulla
rivista medica The Nature .
Questi
sono solo due esempi dell’ampia letteratura che descrive questo problema. Io stesso
sono ben consapevole delle traballanti fondamenta scientifiche di molti
risultati di ricerca. Oltre al master in psicologia clinica, ho per questo
conseguito un master in statistica. Il mio dottorato ha affrontato
problemi di misurazione nel campo della psicologia.
Come
sono state accolte le critiche nel mondo scientifico?
Si è
tentato di risolvere la crisi chiedendo maggiore trasparenza e obiettività. Ma
questo non ha risolto molto. Piuttosto, la causa del problema risiede in un
tipo specifico di scienza emersa durante l’Illuminismo. Questa scienza si basa
su una fede assoluta nell’oggettività.
Secondo
gli adepti di questa visione, il mondo è totalmente oggettivabile, misurabile,
prevedibile e verificabile. Ma la scienza stessa ha dimostrato che questa idea
è insostenibile. Esistono limiti all’obiettività e, a seconda del dominio
scientifico, è molto probabile che si incontrino questi limiti. La fisica e la
chimica sono ancora relativamente adatte per la misurazione. Ma questo ha molto
meno successo in altre aree di ricerca come l’economia, la scienza biomedica o
la psicologia, dove è più probabile che un ricercatore scopra che la
soggettività di un ricercatore ha avuto un’influenza diretta sulle sue
osservazioni. Ed è proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno
cercato di eliminare dal dibattito scientifico.
Paradossalmente
– ma non a caso – questo nucleo porta all’esatto opposto del risultato sperato.
Vale a dire, ad una radicale mancanza di oggettività e una proliferazione di
soggettività. Questo problema è persistito anche dopo la crisi di
replicabilità, non è stato risolto nonostante gli sforzi dei critici. Di
conseguenza, ora, 15 anni dopo, in preda alla crisi del corona, continuiamo ad
affrontare esattamente gli stessi problemi.
Ed è
proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno cercato di eliminare
dal dibattito scientifico. Paradossalmente – ma non a caso – questo nucleo
conduce all’esatto opposto del risultato sperato. Vale a dire, una radicale
mancanza di oggettività e una proliferazione di soggettività.
Quindi
i politici attuali basano le misure che prendono per la pandemia su principi
scientifici stabiliti in modo errato?
Credo
di si. Anche qui vediamo una sorta di credenza ingenua nell’oggettività che si
trasforma nel suo opposto: una grave mancanza di oggettività con masse di
errori e disattenzione. Ma peggio: c’è una connessione sinistra tra l’emergere di
questo tipo di scienza assolutista e il processo di manipolazione e
totalitarizzazione della società .
Nel
suo libro Le origini del totalitarismo , Hannah Arendt descrive brillantemente
come questo processo ha avuto luogo nella Germania nazista, o in URSS. I
nascenti regimi totalitari ricorrono tipicamente a un discorso “scientifico”.
Mostrano
una grande preferenza per cifre e statistiche, che degenerano rapidamente in
pura propaganda, caratterizzato da un radicale “disprezzo dei fatti”. Ad
esempio, il nazismo ha basato la sua ideologia sulla superiorità della razza
ariana. Un’intera serie di cosiddetti dati scientifici ha convalidato la loro
teoria. Oggi sappiamo che questa teoria non aveva validità scientifica, ma gli
scienziati dell’epoca usavano i media per difendere le posizioni del regime.
O
prendiamo lo “scienziato” preferito da Stalin, Trofim Lysenko, che rifiutava la
genetica “borghese” e credeva che i caratteri ereditari fossero modificabili
dall’ambiente…
Hannah
Arendt descrive come questi scienziati hanno proclamato credenziali
scientifiche discutibili. Descrive anche come l’emergere di questo tipo di scienza e
delle sue applicazioni industriali sia stata accompagnata da un inevitabile
cambiamento sociale. Le classi scomparvero e i normali legami sociali si
deteriorarono, con molta paura, ansia, frustrazione e mancanza di significato
indefinibili. È in tali circostanze che le masse sviluppano qualità psicologiche molto
specifiche.
Tutte le paure che perseguitano la società si legano a un “oggetto” – per
esempio, gli ebrei – in modo che le masse entrino in una sorta di lotta energica
con questo oggetto.
Oggi
si percepisce un fenomeno simile. Nella società c’è sofferenza psicologica diffusa,
mancanza di significato e legami sociali ridotti. Poi arriva una narrativa che punta
a un oggetto della paura, il virus, dopo di che la popolazione lega fortemente
la sua paura e il suo disagio a questo oggetto temuto. Nel frattempo, c’è un appello
costante in tutti i media a combattere collettivamente il nemico assassino. Gli scienziati che portano la
narrativa alla popolazione sono ricompensati, in cambio, con un enorme potere
sociale. Il loro potere psicologico è così grande che, su loro suggerimento,
l’intera società rinuncia bruscamente a una serie di costumi sociali e si
riorganizza in modi che nessuno all’inizio del 2020 riteneva possibile.
Cosa
pensa che succederà adesso?
L’attuale
politica della corona ripristina temporaneamente un po’ di solidarietà sociale
e di significato per la società. Lavorare insieme contro il virus crea una
sorta di intossicazione, che si traduce in un enorme restringimento
dell’attenzione, in modo che altre questioni, come la preoccupazione per i
danni collaterali, svaniscano sullo sfondo. Anche le Nazioni Unite e diversi
scienziati hanno avvertito sin dall’inizio che il danno collaterale globale
potrebbe generare molte più morti del virus, ad esempio a causa della miseria,
della fame e del trattamento ritardato delle vere patologie.
Il
condizionamento sociale delle masse ha un altro effetto curioso: induce gli
individui a mettere da parte psicologicamente le motivazioni egoistiche e
individuali. In questo modo si può tollerare un governo che toglie alcuni
piaceri personali. Per fare solo un esempio: le strutture di ristorazione in
cui le persone hanno lavorato per tutta la vita possono essere chiuse senza
troppe proteste. O anche: la popolazione è priva di spettacoli, festival e
altri piaceri culturali.
I
leader totalitari capiscono intuitivamente che tormentare la popolazione in
modo perverso rafforza ancora di più il condizionamento sociale. Non posso
spiegarlo completamente ora, ma il processo di condizionamento sociale è
intrinsecamente autodistruttivo. Una popolazione colpita da questo processo è
capace di enormi atrocità verso gli altri, ma anche verso se stessa. Non ha
assolutamente alcuna esitazione a sacrificarsi. Questo spiega perché, a
differenza delle semplici dittature, uno stato totalitario non può
sopravvivere. Alla fine si divora completamente, per così dire. Ma il processo
di solito richiede molte vite umane.
Riconosce
i tratti totalitari della crisi attuale e la risposta del governo ad essa?
Decisamente.
Quando ci si allontana dalla narrativa del virus, si scopre un processo totalitario
per eccellenza. Ad esempio, secondo Arendt, uno stato pre-totalitario taglia
tutti i legami sociali della popolazione. Le dittature semplici lo fanno a
livello politico – assicurano che l’opposizione non possa unirsi – ma gli stati
totalitari lo fanno tra la popolazione, nella sfera privata. Il totalitarismo è
così concentrato sul controllo totale che crea automaticamente sospetti tra la
popolazione, inducendo le persone a spiarsi e denunciarsi a vicenda. Le persone
non osano più parlare contro la maggioranza e sono meno capaci di organizzarsi
a causa delle restrizioni. Non è difficile riconoscere tali fenomeni nella
situazione odierna, oltre a molte altre caratteristiche del totalitarismo
emergente.
Che
cosa vuole ottenere in ultima analisi da questo stato totalitario?
Il suo
emergere è un processo automatico accompagnato da un lato da una grande ansia
da parte della popolazione e, dall’altro, da un pensiero scientifico che
considera possibile la conoscenza totale. Oggi c’è chi crede che la società non
debba più basarsi su narrazioni politiche ma su fatti e cifre scientifiche,
favorendo così il governo della tecnocrazia. La loro immagine ideale è quella che
il filosofo olandese Ad Verbrugge chiama “allevamento umano intensivo”.
All’interno
di un’ideologia biologico-riduzionista, virologica, viene indicato il
monitoraggio biometrico continuo e le persone sono sottoposte a continui
interventi medici preventivi, come le campagne di vaccinazione. Tutto questo
per ottimizzare presumibilmente la salute pubblica. E deve essere implementata
un’intera gamma di misure di igiene medica; per i sostenitori di questa
ideologia, non si può mai fare abbastanza per raggiungere l’ideale della
massima “salute” possibile. E’ apparso un articolo di giornale in cui si leggeva
che la popolazione dovrebbe essere ancor più spaventata. Solo allora si
sarebbero attenuti alle misure raccomandate dai virologi. Dal loro punto di
vista, fomentare la paura lavorerà per produrre del bene. Ma quando elaborano
tutte queste misure draconiane, i politici dimenticano che le persone non
possono essere sane, né fisicamente né mentalmente, senza sufficiente libertà,
privacy e diritto all’autodeterminazione, valori che questa visione totalitaria
tecnocratica ignora totalmente. Sebbene il governo aspiri a un enorme
miglioramento della salute della sua società, le sue azioni rovineranno la
salute della società. A proposito, questa è una caratteristica fondamentale del
pensiero totalitario secondo Hannah Arendt: finisce nell’esatto opposto di ciò che
originariamente perseguiva .
La
campagna di vaccinazione dissiperà questa paura e porrà fine a questa
esplosione totalitaria?
Un
vaccino non risolverà l’attuale impasse. Perché in verità, questa crisi non è
una crisi sanitaria, è una profonda crisi sociale e anche culturale. Del resto il governo ha già
annunciato che le misure non scompariranno dopo la vaccinazione. E’ sorprendente che i paesi che
sono già molto avanzati con la campagna di vaccinazione – come Israele e Gran
Bretagna – stranamente stiano ancora di più stringendo seriamente le misure.
Piuttosto,
prevedo questo scenario: nonostante tutti gli studi promettenti, il vaccino non
porterà a una soluzione. E la cecità che il condizionamento sociale e la
totalitarizzazione comportano faranno gettare la colpa su coloro che non sono
d’accordo con la narrazione e/o si rifiutano di essere vaccinati. Serviranno come capri espiatori. Ci
sarà un tentativo di metterli a tacere. E se ciò avrà successo, arriverà il
temuto punto di svolta nel processo di totalitarizzazione: solo dopo aver eliminato
completamente l’opposizione, lo stato totalitario mostrerà la sua forma più
aggressiva.
Diventa quindi – per usare le parole di Hannah Arendt – un mostro che mangia i
suoi stessi figli. In altre parole, il peggio forse deve ancora venire.
A cosa
si riferisce?
I
sistemi totalitari in genere hanno tutti la stessa tendenza all’isolamento come
metodo; per garantire la salute della popolazione, le porzioni “malate” della
popolazione saranno ulteriormente isolate e rinchiuse nei campi. Quell’idea è
stata effettivamente suggerita più volte durante la prima crisi covid, ma
liquidata come “non realizzabile” a causa della resistenza sociale. Ma quella
resistenza persisterà se la paura continuerà ad aumentare? Sono paranoico? Ma
chi avrebbe mai pensato all’inizio del 2020 che la nostra società sarebbe stata
così oggi? Il processo di totalitarizzazione si basa sull’effetto ipnotico di
una narrativa e può essere interrotto solo da un’altra narrativa. Quindi, spero
che più persone metteranno in dubbio il presunto pericolo del virus e la
necessità delle attuali misure della corona, e oseranno parlarne pubblicamente.
Perché
questa risposta alla paura non si verifica con la crisi climatica?
La
crisi climatica potrebbe non essere adatta come oggetto di paura. Potrebbe
essere troppo astratto e non possiamo associarlo alla morte istantanea di una
persona cara o di noi stessi. E come oggetto di paura, è anche meno
direttamente correlato alla nostra visione medico-biologica dell’uomo. Quindi,
un virus è un oggetto privilegiato di paura.
Cosa
ci dice l’attuale crisi sul nostro rapporto con la morte?
La
scienza dominante percepisce il mondo come un’interazione meccanicistica di
atomi e altre particelle elementari che si scontrano casualmente e producono
tutti i tipi di fenomeni, compresi gli esseri umani. Questa scienza ci rende
disperati e impotenti di fronte alla morte.
Allo
stesso tempo, la vita è vissuta come un dato totalmente privo di significato e
meccanicistico, ma ci aggrappiamo ad essa come se fosse tutto ciò che abbiamo,
e vogliamo eliminare ogni comportamento che potrebbe rischiare di perderlo. E
questo è impossibile. Paradossalmente, cercare radicalmente di evitare rischi,
ad esempio attraverso misure anti-covid, crea il rischio più grande di tutti.
Basta guardare al colossale danno collaterale che viene causato.
Percepisci
l’attuale evoluzione sociale come andando in una direzione negativa. Come vedi
il futuro?
Sono
convinto che da tutto questo uscirà qualcosa di bello. La scienza
materialistica parte dall’idea che il mondo sia costituito da particelle
materiali. Eppure proprio la stessa scienza rivela che la materia è una forma
di coscienza, che non c’è certezza e che la mente umana non riesce a cogliere
il mondo. Ad esempio, il fisico danese e vincitore del Premio Nobel Niels Bohr
ha sostenuto che le particelle elementari e gli atomi si comportano in modo
radicalmente irrazionale e illogico. Secondo lui, erano meglio compresi usando
la poesia che usando la logica.
Sperimenteremo
qualcosa di simile a livello politico. Nel prossimo futuro, forse storicamente
faremo il tentativo più ampio di controllare tutto in modo tecnologico e
razionale. Alla fine, questo sistema dimostrerà di non funzionare e dimostrerà
che abbiamo bisogno di una società e di una politica completamente diverse. Il
nuovo sistema si baserà maggiormente sul rispetto per ciò che è in definitiva
sfuggente alla mente umana e sul rispetto per l’arte e l’intuizione che erano
centrali per le religioni.
Oggi
siamo vicini a un cambiamento di paradigma?
Senza
dubbio. Questa crisi annuncia la fine di un paradigma storico culturale. Parte
della transizione è già stata compiuta nelle scienze. I geni che hanno gettato
le basi della fisica moderna, della teoria dei sistemi complessi e dinamici,
della teoria del caos e della geometria non euclidea hanno già capito che non
esiste una ma molte logiche diverse, che c’è qualcosa di intrinsecamente
soggettivo in ogni cosa e che le persone vivono in modo diretto risonanza con
il mondo che li circonda e con tutte le complessità della natura. Inoltre, l’uomo è un essere che
dipende dai suoi simili nella sua esistenza energetica. I fisici lo sanno da
tempo, ora per il resto di noi!
(theunconditionalblog.com/diagnosi-di-una-crisi-sociale-e-culturale/?fbclid=IwAR2kPNJhQMY9S-k51bUP28gDKSoDIbzVRo0pV5z65abxgAz4gnPg58SId4E).
DOCUMENTO
BOMBA SUI DATI DEL VACCINO PFIZER
Nogeoingegneria.com-Redazione-
Election Wizard - ( 13 DICEMBRE 2021)- ci dice:
Avete
visto il rilascio di documenti sui dati del vaccino Pfizer? Si tratta di una
bomba. Non c’è da stupirsi che la FDA abbia lottato per tenerli nascosti per 55
anni.
Ecco
la rapida carrellata:
A
febbraio del 2021, Pfizer aveva già ricevuto più di 1.200 segnalazioni di morti
presumibilmente causate dal vaccino e decine di migliaia di eventi avversi
segnalati, compresi 23 casi di aborti spontanei su 270 gravidanze e più di
2.000 segnalazioni di disturbi cardiaci.
Tenete
presente che questi sono i dati della Pfizer stessa”.
I
nostri ringraziamenti a Election Wizard per aver portato questo rapporto alla
nostra attenzione.
Questo
rapporto confidenziale di Pfizer rilasciato nell’ambito di una procedura di
libertà d’informazione (FOI) fornisce i dati sui decessi e gli eventi avversi
registrati da Pfizer dalla partenza del progetto del vaccino nel dicembre 2020
alla fine di febbraio 2021, quindi un periodo molto breve (al massimo due mesi
e mezzo).
Il
vaccino Pfizer BioNTech è stato lanciato negli Stati Uniti il 14 dicembre dopo
la concessione della Emergency Use Authorization l’11 dicembre 2020.
Per
ironia della sorte, i dati rivelati in questo “rapporto insider” confutano la narrazione ufficiale del
vaccino, spacciata dai governi e dall’OMS. Conferma anche l’analisi di numerosi
medici e scienziati che hanno rivelato le conseguenze devastanti del “vaccino”
mRNA.
Ciò
che è contenuto nel rapporto “confidenziale” della Pfizer sono prove
dettagliate sugli impatti del “vaccino” in termini di mortalità e morbilità.
Questi
dati che provengono dalla “bocca della verità ” possono ora essere utilizzati
per affrontare e formulare procedure legali contro Big Pharma, i governi, l’OMS
e i media.
In un
tribunale, le prove contenute in questo rapporto confidenziale di Big Pharma
(insieme ai dati sulle morti e gli eventi avversi compilati dalle autorità
nazionali in UE, Regno Unito e USA) sono inconfutabili: perché si tratta dei loro dati e
delle loro stime e non delle nostre.
Tenete
a mente: sono dati che si basano su casi segnalati e registrati, che
costituiscono una piccola percentuale del numero effettivo di decessi ed eventi
avversi legati ai vaccini.
Questo
è un Mea Culpa de facto da parte della Pfizer. #Sì, è un vaccino assassino.
Ed è
anche un Mea Culpa da parte dei governi nazionali di tutto il mondo che sono
minacciati o corrotti da Big Pharma.
“Uccidere
è un bene per gli affari”: È un’operazione multimiliardaria in tutto il mondo. E Pfizer ha già una fedina penale
(2009) con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per accuse di
“marketing fraudolento”.
Invitiamo
i “Covid-19
Fact Checkers” a esaminare questo rapporto confidenziale della Pfizer.
(Ops.
Si dà il caso che il presidente di Reuters “Fact Checker” ed ex amministratore
delegato (CEO) “è anche uno dei principali investitori e membri del consiglio
di amministrazione di Pfizer”).
(Michel
Chossudovsky. GlobalResearch, 5 dicembre 2021).
(globalresearch.ca/bombshell-document-dump-pfizer-vaccine-data/5763397).
Avete
mai…
Conoscenzealconfine.it-
Giuseppe Scarano-(16 Dicembre 2021)- ci dice:
Vi
ricordate quando ogni anno facevate il siero antinfluenzale? O ancora ancora
più indietro. Quello per la pertosse, la difterite, il tetano, il vaiolo, il
morbillo, la rosolia, la parotite, l’epatite, la meningite, la tubercolosi?
Bene fermi li.
Avete
mai visto un siero che prevede una maschera e si deve mantenere il
distanziamento sociale? Anche quando si è completamente immunizzati? Avete mai sentito parlare di un
siero che fa contrarre o diffondere l’elemento virale anche dopo essere stati
immunizzati? O forse non immunizza? Perché non fanno un test degli anticorpi e
tampone obbligatorio ai vaccinati dopo 3 settimane?
Prima
di questo, avete mai sentito di premi, sconti, o incentivi per fare il citato
siero? Avete mai visto prima di oggi discriminazioni per chi non li avesse
fatti? Avete mai visto un siero monodose che devi fare x 2 dosi? e poi 3… forse
4…
Avete
mai visto un siero che fa rompere i rapporti tra familiari, colleghi e amici?
Avete mai visto un siero che minaccia il vostro sostentamento? Il lavoro e la
scuola?
Se non
facevate il siero, qualcuno ha mai cercato di farvi sentire una cattiva persona?
Avete
mai visto 4 topi con la maschera no vax che riescono a riempire
contemporaneamente piazze, porti, e terapie intensive? Avete mai visto un siero che
permettesse a un bambino di 12 anni di sostituire il consenso dei suoi genitori?
E
avete mai visto un siero del quale si parlasse 24 ore al giorno per 600 giorni
consecutivi? Dopo tutti quelli che ho elencato all’inizio avete mai visto un siero
come questo che discrimina, divide ed ammalerà una società come quella di oggi?
Forse
vi è sfuggito che mentre vi fanno litigare l’uno con l’altro, l’elettricità è
aumentata del 40%, il gas del 30%,la benzina de 26% e l’inflazione galoppa…
Non
trovate strano che un siero faccia tutte queste cose e pure sembra che non
faccia proprio quello per il quale dicono sia stato progettato, e senza vergona
ora richiede anche una 3° dose, nonostante già con la prima e la 2° dovevate
essere schermati più di Superman e diventare immortali?
È
normale che vi fidiate di qualcosa che funzionicchia?
Allora
ditemi, esiste un altro prodotto al mondo che se non funziona bene, invece di
prendersela con chi lo produce ci si arrabbia con chi NON lo ha voluto fare?
Esiste
la libera scelta in democrazia…o siamo altrove…forse in Cina? Cioè praticamente è la prima volta
nella storia che l’inefficacia di un farmaco è colpa di chi non lo ha preso.
E vi
sembra normale che a chi non lavora diano il reddito di cittadinanza per stare
a casa, mentre nello stesso tempo chi lavora e si fa il culo deve pagarsi i
tamponi per poter lavorare?
Non
trovate strano che abbiano buttato via milioni di euro per riempire le scuole
con 430 mila inutili banchi a rotelle, ed oggi a chi chiede i tamponi
gratuiti urlano che è immorale, uno spreco di denaro pubblico?
Le
stesse scuole dove a ottobre siete andati a votare senza green pass, e dove
fino al giorno prima, non potevate nemmeno entrare senza. Vi sembra normale?
Guardiamoci
nelle palle degli occhi, non fingete di non aver visto anche solo negli ultimi
3/4 mesi ovunque manifestazioni con migliaia di persone (L’Italia del calcio,
della Pallavolo, le messe oceaniche del Papa nei paesi dell’est, manifestazioni
politiche, rave party ecc., assembramenti a migliaia, con mancate distanze e
mascherine portate sotto il mento ed i contagi ed i morti quasi inesistenti.
Contagi per il 90% di asintomatici che sono “magicamente” aumentati dal 15 ottobre,
con 300.000 tamponi in più ai no vax, no green pass.
Davvero
credete che le eventuali chiusure siano colpa delle persone negative che si
sottopongono a tamponi ogni 2 giorni? E adesso arriva anche il Super Gp… Se il
covid-19 fosse letale, a quest’ora usciremmo di casa scavalcando i morti, e non
scansando gli imbecilli…
(Giuseppe
Scarano- t.me/stefanomontanariufficiale).
Omicron, variante depotenziata
per far finire la pandemia.
Libreidee.org-Pino
Cabras-(16/12/2021)-ci dice :
Dalla
Russia, uno dei paesi protagonisti assoluti della ricerca sul Covid (e
precedentemente della ricerca su Ebola e Mers), arriva una notizia bomba, che
disegna uno scenario assolutamente nuovo sul futuro della pandemia e che va in
direzione opposta rispetto all’isterismo alimentato dalle nostre classi
dirigenti e dal loro incredibile codazzo di propagandisti della paura.
La
notizia in Italia è stata veicolata da “Demos Tv” e precedentemente divulgata
dall’agenzia “Ria Novosti”.
Dunque:
«Il ceppo Omicron del coronavirus potrebbe essere stato creato e manipolato
artificialmente». L’affermazione è di un noto virologo
russo, Pyotr Chumakov, membro dell’Accademia delle Scienze della Russia e capo
del laboratorio di proliferazione cellulare e biologia molecolare presso
l’Istituto Engelhardt, ai microfoni di “Radio Russia”.
Secondo
lo scienziato, tutte le mutazioni delle precedenti varianti di Sars-Cov-2 sono
state raccolte nella variante Omicron, ma con l’aggiunta di un «inserto di tre
amminoacidi», la cui comparsa è impossibile in modo naturale: il risultato è un
«ceppo super-indebolito», che tuttavia si diffonde con assai maggior velocità
della variante Delta e può bypassare i vaccini.
Tuttavia,
l’Omicron non causa gravi conseguenze, al momento. Una
recentissima ricerca proveniente dalla Danimarca fa presagire che, semmai si
fosse pensato ai vaccini a m-Rna come a uno scudo efficace, la variante Omicron
rispetto alle altre varianti potrebbe avere una “preferenza” per i vaccinati e,
soprattutto, per i super-vaccinati con tre dosi, anziché per i non vaccinati.
Chumakov descrive così la situazione:
«Omicron può infettare molte persone che sono già state
vaccinate. Ma la malattia ha un decorso facile, per loro. Nemmeno tra i non
vaccinati si registrano casi molto gravi. Ossia, pare che questo sia un ceppo
che si diffonde molto rapidamente e che sia facilmente tollerato. Questo è
molto positivo».
Sulla
velocità della diffusione, le notizie convergono verso una forte accelerazione:
ieri gli scienziati della Lks School of Medicine dell’Università di Hong Kong
(Hk Umed) hanno riferito che la variante Omicron del coronavirus infetta e si
moltiplica 70 volte più velocemente nei bronchi umani rispetto al ceppo Delta,
ma con un’infezione meno grave nei polmoni.
Il nuovo ceppo Sars-Cov-2 è stato identificato
per la prima volta in Botswana e in Sudafrica il 20 novembre. Contiene decine
di mutazioni nella proteina Spike, di cui l’agente patogeno ha bisogno per
infettare le cellule.
Presumibilmente,
afferma Chumakov, questa variante si è originariamente sviluppata nel corpo di
una persona immunocompromessa, forse infetta da Hiv. Anche un altro scienziato
russo, Alexander Gintsburg, direttore del Centro nazionale di ricerca
epidemiologica e microbiologica Gamaleya Center (dove si sono sviluppati i
vaccini contro Ebola e Mers nonché il vaccino Sputnik V), sottolinea la minore
gravità della malattia.
Il presidente russo Vladimir Putin in persona,
dopo una telefonata con l’omologo sudafricano Ramaphosa, ha preso subito sul
serio la questione Omicron, tanto da far volare in fretta e furia un Ilyushin
Il-76 in Sudafrica con a bordo una squadra di epidemiologi e fisici del
ministero della salute, un reparto ad hoc del ministero delle emergenze e «un
laboratorio mobile» del Rospo trebnadzor, la struttura sanitaria civile della
Federazione Russa.
Non è
frequente sentire parole ottimiste dal solitamente cauto Putin. Perciò non è
passata inosservata una sua recente dichiarazione: «Omicron potrebbe essere un “vaccino
naturale” che avvicina la fine della pandemia».
Tutto
bene e tutto verso la conclusione? Presto per dirlo. Ma questa notizia va presa
dal lato corretto: la sindemia del Covid-19 è un fenomeno planetario in cui la
stragrande maggioranza dei protagonisti vive in un mondo “Burioni free”,
“Draghi free” e “Scanzi free”.
Legioni
di specialisti e decine di Stati stanno prendendo le misure del fenomeno in
modi molto vari e con uno slancio scientifico che non potrebbe mai essere
riassunto dai numerosi professionisti della paura che invece infestano le
nostre latitudini con la parola scienza ridotta a una teologia dogmatica e liberticida.
Ulteriore
considerazione, meno rassicurante delle precedenti: le conclusioni tratte dal
dottor Chumakov in merito al fattore “artificiale” (ossia manipolato in
laboratorio) della variante Omicron, presagisce un nuovo tipo di mondo in cui i
rischi biologici fanno un drammatico salto di qualità.
L’impossibile diventa possibile e l’alterazione dei
meccanismi della vita trasforma l’“homo sapiens” in una variante impazzita
dell’“homo faber”. Se
Hiroshima ci aveva portato su un crinale apocalittico dal lato dell’atomo,
l’era Covid ci disvela il crinale apocalittico dal lato delle cellule. La
politica deve scoprire fino a dove l’uomo voglia perturbare l’universo.
Si tratta di una preoccupazione esistenziale
più matura rispetto alla paura governata dai talk show e dalle leggi orwelliane dei nostri
governanti.
(Pino Cabras, riflessioni sulle
dichiarazioni si Chumakov pubblicate il 16 dicembre 2021 sulla pagina Facebook
di Cabras, deputato del gruppo “L’Alternativa C’è”).
Pandemia e sovrabbondanza di informazioni.
Che
cosa abbiamo imparato dagli anni del covid.
Rainews.it-
Redazione-(9-12-2021)- ci dice:
"Infodemia" è la parola chiave di uno studio a
cui hanno preso parte diversi ricercatori italiani. "I social media hanno
cambiato radicalmente il meccanismo tramite il quale accediamo alle
informazioni e formiamo le nostre opinioni.
Dobbiamo
capire meglio come gli individui assumono o evitano informazioni e come queste
decisioni possano influenzare il loro comportamento".( Tweet 09 dicembre 2021) .
"L'accesso
illimitato all'informazione può generare confusione e influenzare i
comportamenti durante un'emergenza sanitaria".
Si
definisce infodemia, ed è al centro di una ricerca pubblicata oggi sulla
rivista statunitense Cell a cui hanno collaborato, tra gli altri, gli italiani
Walter Quattrociocchi (Università La Sapienza, Roma), Matteo Cinelli e Fabiana
Zollo (Università Ca' Foscari di Venezia), Antonio Scala del Cnr.
Secondo i ricercatori, "la pandemia di
Covid-19 ha evidenziato il ruolo fondamentale della diffusione di informazioni
nelle emergenze sanitarie e nella gestione delle crisi.
La complessità della scienza e del metodo
scientifico sono difficili da comunicare a un pubblico ampio, data a maggior
ragione l'eterogeneità dell'alfabetizzazione scientifica.
Il contesto tende a favorire semplificazioni
estreme tali da polarizzare le narrazione. Al contempo, l'evolversi dei dati e
la sovrabbondanza del panorama informativo possono indurre confusione sia tra i
decisori sia nella società civile. Per esempio, il problema della
diffidenza verso i vaccini appare correlata a un calo di fiducia nelle
istituzioni, nutrito dal diffondersi della disinformazione".
La ricerca evidenzia come ci sia ancora confusione
attorno a questo termine, che non si può sovrapporre semplicemente al concetto
di disinformazione e alla dicotomia tra vero e falso.
"Occorre prendere in considerazione altri
aspetti, connessi al comportamento umano, in particolare la tendenza degli
individui a selezionare le informazioni che confermino le loro credenze e
ignorare quelle che le sconfessino". È dunque un fenomeno "che sembra
connesso fortemente ai cambiamenti nel modello di business della diffusione
delle informazioni, oggi dominata dai social media". Alla luce di questo,
l'infodemia è stata ridefinita come "una sovrabbondanza di informazioni, in
parte corrette e in parte no, che avviene durante un'epidemia".
"I
social media - si legge inoltre nell'articolo - hanno cambiato radicalmente il
meccanismo tramite il quale accediamo alle informazioni e formiamo le nostre
opinioni.
Dobbiamo
capire meglio come gli individui assumono o evitano informazioni e come queste
decisioni possano influenzare il loro comportamento. Nonostante
le molteplici iniziative volte a fornire informazioni corrette al pubblico,
l'impatto di queste informazioni sulle scelte personali è ancora una questione
aperta. Gli schemi di consumo dell'informazione non sono necessariamente un
indicatore affidabile dei cambiamenti comportamentali. D'ora in poi, tenere in conto la
complessità del comportamento umano nella gestione di un'epidemia diventa di
grande importanza per indirizzare i molti aspetti di questo fenomeno verso un
approccio scientificamente fondato, al fine di supportare la progettazione di
strategie effettive di comunicazione e sviluppare gli strumenti necessari per
gestire adeguatamente l'infodemia".
Insomma, "in una pandemia globale,
l'informazione dà forma alle percezioni e può influenzare le scelte e quindi la
progettazione delle politiche e la risposta sociale. Per arrivare a una
migliore sorveglianza delle epidemie dobbiamo considerare la presenza
contemporanea delle dimensioni info-demiche e epidemiche, tenendo conto delle
loro caratteristiche proprie e comuni". (- See more at:
rainews.it/dl/rainews/articoli/Pandemia-e-sovrabbondanza-di-informazioni-al-centro-di-una-ricerca-della-rivista-Cell-a000ac9d-75a8-4d51-aa8f-9daf8a959fdb.html).
Europa,
superato
lo stress test del
Covid
si aprono prospettive di stabilità.
Fiananza.com-
Luca Losito -(9 dicembre 2021)- ci dice:
Stabilità. Lo scenario futuro sull’Europa
sembra avere chiaramente intrapreso questo rassicurante tipo di strada. Seppur
tra le mille variabili delle sfide moderne, infatti, il Vecchio Continente è
riuscito a fronteggiare lo stress test della pandemia al meglio e ora ha
davanti a sé delle prospettive economiche interessanti per gli investitori.
Ad
affermarlo è l’European Secular Outlook di PIMCO.
Le
basi per un futuro più stabile.
Lo
shock economico del COVID-19 e le crescenti preoccupazioni sul cambiamento
climatico hanno favorito un migliore coordinamento tra i politici europei. Questo potrebbe aver ridotto i
rischi di coda e posto le basi per una maggiore stabilità su un orizzonte
secolare. Tuttavia, come il resto del mondo, l'Europa sarà probabilmente messa
alla prova da un ambiente macroeconomico radicalmente diverso.
Il decennio pre-pandemico della Nuova Normalità,
caratterizzato da crescita inferiore ma stabile, inflazione al di sotto del
target, volatilità contenuta e rendimenti corposi degli asset, sta rapidamente
scivolando alle spalle. Quello che ci aspetta sembra essere una crescita più
incerta e irregolare e un ambiente inflazionistico con molte insidie per le
autorità politiche.
La
svolta rispetto al passato.
Fortunatamente,
l'Europa sembra meglio preparata che in passato. La BCE ha rafforzato il suo ruolo di
prestatore di ultima istanza per il comparto sovrano dell'area euro, e il fondo
Next Generation EU (NGEU) da 800 miliardi di euro ha infranto il tabù del
finanziamento dei piani di ripresa nazionali attraverso l'emissione comune di
obbligazioni. Il
NGEU intende indirizzare gli investimenti pubblici e privati verso aree
dell'economia che si prevede genereranno maggiori rendimenti in futuro, vale a
dire i settori della green economy e del digitale. E nonostante le obbligazioni emesse
dalla NGEU non siano eurobond in senso stretto, crediamo che rappresentino
comunque un passo importante verso una maggiore coesione fiscale.
L'evoluzione
del Vecchio Continente
Nel
complesso, la ricerca prevede un'evoluzione piuttosto che una rivoluzione in
Europa. Per esempio, la prospettiva di modificare il trattato sul funzionamento
dell'UE continua a sembrare remota e le considerazioni politiche e di rischio
morale continuano a giustificare un premio al rischio significativo.
È importante, però, che nelle fasi di
recessione economica, l'Europa sembri abbracciare una risposta politica più
calibrata di quanto non abbia fatto nel 2008 e nel 2011 - quando i policymaker
agirono con meno forza e con meno coordinamento all'indomani della crisi
finanziaria globale.
Come
minimo, un migliore coordinamento dovrebbe aprire la prospettiva di un'area
euro meno soggetta a crisi e più stabile in un orizzonte secolare. In effetti,
il COVID ha costituito un massiccio stress test per la coesione dell'area euro.
La risposta politica è stata molto più convincente che negli episodi
precedenti, il che è di buon auspicio per gli asset di rischio.
La
Germania dà il ritmo.
Le
politiche economiche del nuovo governo tedesco, che dovrebbe entrare in carica
già il mese prossimo, daranno probabilmente il ritmo a tutta l'Europa e,
implicitamente, alla BCE. Berlino con ogni probabilità perseguirà una posizione
fiscale un po' meno dogmatica ed opterà per investimenti che modernizzino il
Paese e rafforzino la domanda interna. Tuttavia, difficilmente la Germania
passerà da fiscalmente conservatrice a fiscalmente progressista.
È
probabile che la Germania mantenga il “debt brake”, la regola costituzionale istituita
nel 2009 che limita il deficit strutturale del governo federale allo 0,35% del
PIL. Tuttavia, è probabile che la più grande economia europea cerchi dei modi
per modificare alcuni elementi del “debt brake” e opti per un'interpretazione un
po' più flessibile delle regole fiscali.
Questo
manderebbe un segnale al resto dell'Europa, in particolare per quanto riguarda
le riforme delle norme del Patto di stabilità e crescita dell'UE, che limitano
il deficit di bilancio di uno stato al 3% del PIL e il debito nazionale al 60%
del PIL.
Gli
altri seguiranno Berlino.
Il
resto dell'Europa seguirà probabilmente un approccio simile. un cambio di
regime radicale nella riforma delle normative fiscali - un processo che è già
iniziato e che non sarà concluso fino alla fine del 2022. Le riforme potranno
tradursi in un maggiore margine di manovra, principalmente generato dal
riconoscimento che il consolidamento fiscale a spese degli investimenti non è
stata la strategia ottimale per raggiungere la sostenibilità del debito.
Caso
emblematico: la Commissione europea ha presentato il mese scorso un documento
di discussione sulla riforma del patto di stabilità, che si è concentrato sui
piani di rimborso del debito. Un'altra proposta del Meccanismo europeo di
stabilità prevede un aumento del tetto massimo del debito dal 60% al 100% del
PIL a causa del contesto di minore crescita, pur mantenendo il tetto del 3% del
deficit.
Nel
complesso, i risultati si sono orientati verso una maggiore spesa; la
probabilità che le misure fiscali giochino un ruolo maggiore nel mix
complessivo delle politiche è aumentata, e la probabilità di una politica di
austerity, in particolare di austerità pro-ciclica durante le recessioni
economiche, è diminuita. Ci sono anche sfide crescenti - disuguaglianza,
digitalizzazione, clima - che potrebbero costringere i governi a spendere cifre
maggiori.
Le
sfide digital e green.
Gran
parte di questa spesa ruoterà probabilmente intorno al NGEU. Due delle
principali riforme strutturali e priorità politiche del fondo riguardano il
cambiamento climatico e la digitalizzazione. L'Europa ha già solide politiche
sul cambiamento climatico, e probabilmente punterà a posizionarsi come leader
globale. Il NGEU è stato istituito nel luglio 2020 come uno strumento
temporaneo e una tantum per emettere debito che non è sostenuto da una garanzia
in solido - quindi, i suoi titoli non costituiscono eurobond in senso stretto.
Tuttavia, il fondo crea un precedente: manda
un messaggio forte e rappresenterà, nel tempo, un catalizzatore per una più
stretta integrazione fiscale e politica della zona euro, e dell'Europa
continentale più in generale. Anche se crediamo che sia uno sviluppo
inequivocabilmente positivo per l'Europa, tutto ciò non implica necessariamente
una riduzione della necessità e degli sforzi per migliorare ulteriormente la
struttura istituzionale, in particolare per quanto riguarda la zona euro.
L'incognita
dell'inflazione.
La
spesa aggiuntiva alimenterà l’inflazione? L'incertezza è maggiore dato lo shock
pandemico e le molte trasformazioni che entreranno in gioco nell’orizzonte
secolare. Eppure, l'Europa è entrata nella pandemia con un'inflazione ben al di
sotto dell'obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE per un lungo periodo di
tempo. Ha
anche fornito meno sostegno economico rispetto agli Stati Uniti, per esempio, e
la politica fiscale continuerà probabilmente ad essere più attiva negli Stati
Uniti e nel Regno Unito che nell'area euro. Quindi, ci sembra meno probabile
che, nel medio e lungo termine, l'Europa esca dalla pandemia con un problema di
elevata inflazione.
Implicazioni
per gli investimenti.
Mentre
le valutazioni di partenza offrono uno spazio limitato per la compressione
degli spread e i rischi per le prospettive macroeconomiche rimangono elevati,
un'area euro meno soggetta a crisi è di buon auspicio per gli asset di rischio
in generale. L’analisi evidenzia un ottimismo diffuso sugli spread dei Paesi periferici,
in particolare sull'Italia. Data la struttura istituzionale unica dell'area
euro e le diverse condizioni macroeconomiche, i rendimenti della regione
rimarranno relativamente meglio ancorati rispetto a quelli delle altre regioni,
e siamo abbastanza neutrali per quanto riguarda l'esposizione complessiva alla
duration. Infine,
gli analisti continuano a privilegiare le posizioni europee con una curva dei
rendimenti ripida, in quanto non si aspettano che la BCE sia in grado di alzare
presto i tassi, mentre la divergenza della politica monetaria potrebbe rendere
l'euro una valuta di finanziamento interessante nel medio termine.
Tra
crescita e inflazione
il
futuro che ci aspetta.
Lavoce.info-
RONY HAMAUI-( 16/12/2021)-ci dice:
MONETA E INFLAZIONE.
Sono
attendibili le rosee stime della Commissione e di altri organismi
internazionali sull’economia italiana? In tempi tanto incerti è difficile fare
previsioni. Ma è probabile che l’inflazione duri più a lungo di quanto
sostengono le banche centrali.
Previsioni
difficili.
L’11
novembre, la Commissione europea ha rivisto di nuovo al rialzo le stime sulla
crescita europea e soprattutto italiana. Secondo le nuove previsioni, il Pil
dell’Italia dovrebbe aumentare del 6,2 per cento quest’anno (oltre un punto in
più di quanto previsto la scorsa estate) e del 4,3 per cento il prossimo.
Ugualmente positive sono le stime sull’inflazione, che non dovrebbe
allontanarsi troppo dal 2 per cento, e sul debito pubblico, che si ridurrebbe
dal 155,6 per cento del 2020 al 151 per cento del 2023.
La
questione, tuttavia, è quanto siano attendibili queste rosee previsioni, che
per altro non si discostano troppo da quelle formulate dagli altri principali
istituti di ricerca internazionali, quali il Fondo monetario internazionale
(Fmi) e l’Ocse, o prodotte dalla Banca centrale europea e dal governo.
L’interrogativo
è legittimo alla luce delle difficoltà che hanno avuto tutti i previsori
nell’anticipare la vigorosa ripresa economica mondiale e la forte crescita dei
prezzi che si registra oggi. Ancora lo scorso marzo, l’inflazione americana era
stimata sotto il 2 per cento, mentre ora viaggia sopra il 6 per cento.
Certamente, in una situazione eccezionale e particolarmente incerta come quella
attuale, dove variabili sociosanitarie giocano un ruolo importante, elaborare
previsioni attendibili non è una missione semplice.
Tuttavia,
si ha l’impressione che stime di natura essenzialmente estrapolative non
aiutino molto a prevedere il futuro in un momento di forti cambiamenti.
Se
pochi, sulla base delle esperienze pandemiche passate e dei periodi
post-bellici, erano riusciti ad anticipare una intensa crescita economica,
nessuno aveva messo in conto un’esplosione inflazionistica della portata di
quella attuale.
La
fiammata dell’inflazione trova la sua ragione nella forte domanda, dovuta ai
risparmi forzosi provocati dai lockdown e nelle politiche economiche
straordinariamente espansive, ma soprattutto nei vincoli all’offerta. La rottura delle articolate catene
produttive costruite negli scorsi decenni, i crescenti ostacoli al commercio
internazionale (blocco dei porti, carenza di navi e di autisti di tir,
politiche commerciali protezionistiche, tensioni geo-politiche), ma anche i
cambiamenti dei gusti dei consumatori e la scarsità di manodopera, causata da
nuovi modelli di vita, hanno provocato vincoli all’offerta di beni (più che di
servizi), che si sono scaricati sui prezzi. In un mondo che è cambiato
velocemente è anche diventato più difficile per i produttori pianificare le
loro attività.
Quanto
durerà?
Ora il
dibattito è incentrato su quanto sia temporanea l’ondata inflazionistica.
Recenti
studi hanno mostrato che il numero di beni e servizi che hanno registrato
aumenti dei prezzi è stato sinora relativamente limitato (segno che
l’inflazione potrebbe essere temporanea), anche se si sta espandendo.
Tuttavia,
le variabili cruciali per rispondere alla presunta perniciosità della crescita
dei prezzi stanno nella presenza di meccanismi di indicizzazione, che furono alla
base dei fenomeni inflazionistici degli anni Settanta, e nella formazione delle
aspettative.
I
meccanismi d’indicizzazione salariali sono stati via via smantellati negli
ultimi quarant’anni e oggi non rappresentano più una minaccia per spirali
inflazionistiche.
Le
aspettative hanno assunto, invece, un ruolo predominante nel meccanismo di
formazione della spesa e dell’inflazione. Se infatti i lavoratori si metteranno
in testa che l’inflazione non è solo temporanea cominceranno a chiedere aumenti
salariali che gli imprenditori accetteranno poiché pensano di poterli scaricare
sui prezzi di vendita. Analogamente, di fronte alla prospettiva di continui aumenti
dei prezzi, i consumatori anticipano i loro acquisti o, più spesso, si
spaventano e cominciano a risparmiare per mantenere la loro ricchezza
reale.
A
partire dagli anni Ottanta le banche centrali hanno accumulato un’enorme
credibilità in termini di stabilità dei prezzi, grazie anche all’indipendenza
dalle forze politiche che si sono guadagnate. Ora però, la loro credibilità
appare difficile da difendere perché l’enorme accumulo di debito pubblico frena
i loro margini di manovra. Se aumentassero repentinamente i tassi d’interesse
rischierebbero di rendere il debito di alcuni paesi insostenibile.
Inoltre,
ci siamo appena lasciati alle spalle la peggiore recessione dell’ultimo secolo
e non siamo ancora usciti dalla pandemia. Quindi i costi di una nuova
recessione sarebbero altissimi.
Infine,
l’aumento dei tassi d’interesse poco può fare di fronte a un’inflazione che in
larga misura dipende da fattori di offerta. Ecco allora che le banche centrali,
cercano di posticipare una restrizione monetaria e tentano invece di
controllare le aspettative attraverso la retorica.
Si
spiega così la petulanza con la quale ribadiscono che l’inflazione attuale è
solo temporanea, sperando in tal modo di influenzare le aspettative di famiglie
e imprese. Mai come in questo momento tornano in mente le parole di Friedrich
Nietzsche “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato”.
Se
torna l’inflazione, la Bce cambia politica.
Per
concludere, è probabile che l’inflazione sarà più lunga di quanto oggi
anticipato dalle banche centrali e dagli altri organismi internazionali, e la
crescita meno esuberante di quella prevista.
In
questa direzione agiscono sia vincoli all’offerta, che il ridursi del potere
d’acquisto dei consumatori provocato dall’inflazione inattesa. Per non parlare,
poi, del possibile riemergere di comportamenti orientati alla prudenza da parte
dei consumatori, dato che il Covid-19 allunga la sua ombra anche sul 2022.
(Rony
Hamaui é laureato all'Università Commerciale L. Bocconi e Master of Science
alla London School of Economics.).
PASSO
FALSO ALL’ONU: LA CRISI CLIMATICA
“NON
C’ENTRA NULLA CON SICUREZZA E CONFLITTI”
Nogeoingegneria.com-Matthias
Hancke-(16
DICEMBRE 2021)-c i dice:
La
Russia pone il veto alla risoluzione delle Nazioni Unite che collega il clima e
la sicurezza internazionale.
La crisi meteorologica e climatica che stiamo
vivendo da anni deve essere vista e analizzata da una prospettiva
‘dimenticata’.
Per quanto riguarda la sicurezza,
i russi sanno bene che la manipolazione del tempo e del clima può essere ed è
già stata usata come arma di guerra, quindi c’è un rischio per la sicurezza da
collocare qui. Anche gli altri paesi lo sanno, dato che tali
operazioni sono state praticate in tutto il mondo da più di 60 anni.
Un
documento del 1960 della CIA ci mostra che
LA CIA VUOLE CONTROLLARE NON SOLO IL METEO, MA ANCHE IL CLIMA.
E
la CIA progetta oppure usa la Geoingegneria e manipolazione climatica
come arma di guerra?
Disse
la Dottoressa Rosalie Bertell:“QUALSIASI APPROCCIO ALL’AMBIENTE CHE NON TENGA
CONTO DELLA QUESTIONE MILITARE È RIDICOLO”.
La
scienziata ci svela nel suo radicale quanto illuminante libro “PIANETA TERRA –
L’ULTIMA ARMA DI GUERRA” una realtà del tutto ignorata. Una realtà caratterizzata da una
guerra di portata planetaria, silenziosa e sottaciuta, che si alimenta
nutrendosi delle risorse del Pianeta, impattando in maniera distruttiva, e
spesso irreparabile, sui territori e sulle popolazioni che li abitano.
Prof.
Michel Chossudovsky, che da molti anni si impegna a rendere noti questi fatti
nascosti, riepiloga in una breve intervista a seguito di quest’articolo.
Passo
falso all’Onu: la crisi climatica “non c’entra nulla con sicurezza e conflitti.”
La
Russia ha messo il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza che
riconosceva il cambiamento climatico come una minaccia per la pace
internazionale e chiedeva di integrare questa dimensione negli orientamenti
strategici dell’organo. Contraria anche l’India, la Cina si astiene.
(Rinnovabili.it) – Per l’Onu, la crisi climatica non
è una minaccia per la sicurezza e la pace internazionale. E quando c’è da
gestire una situazione di conflitto non bisogna tener conto del cambiamento
climatico, delle sue cause e dei suoi effetti sull’ambiente e sulle società
umane.
È
fallito il tentativo di Irlanda e Niger di far approvare dal Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione che mettesse il “climate change” al centro delle attenzioni del
Palazzo di Vetro. Il veto della Russia, insieme al voto contrario dell’India e
alle perplessità della Cina (che si è astenuta) hanno affossato la proposta.
Solo
pochi giorni fa il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva
definito la crisi climatica come un “fattore che aggrava il terrorismo”, perché permette ai gruppi
estremisti di manipolare l’accesso alle risorse (sempre più scarse), acquisire legittimità agli occhi delle
popolazioni e sostituirsi agli Stati. Innumerevoli volte durante il suo
mandato, il diplomatico portoghese ha poi avvertito che la crisi climatica in
molte regioni rischia di esacerbare le fragilità presenti e quindi di acuire
tensioni e conflitti latenti.
Posizioni
che con Guterres sono arrivate finalmente ai vertici Onu. La risoluzione bocciata ieri a New
York avrebbe fatto un passo ulteriore: legava clima e conflitti in modo
stretto, e soprattutto chiedeva che la crisi climatica diventasse un fattore
centrale nella strategia onusiana di prevenzione dei conflitti.
Tradotto: l’attivazione di missioni di “peacekeeping”,
la scelta di imporre sanzioni, e future risoluzioni del Consiglio di sicurezza
avrebbero potuto fare perno sul cambiamento climatico e i suoi impatti.
La
Russia ha motivato il suo no con l’idea che non bisognerebbe rendere politica
una questione che, per Mosca, è squisitamente economica e sociale.
Anche
Nuova Delhi è d’accordo con i russi sull’idea che inserire la crisi climatica
al centro degli sforzi Onu porterebbe a più divisioni nella comunità
internazionale. Insieme con Pechino, questo fronte crede che legare conflitti e
clima – quindi renderlo uno dei temi cardine dell’azione del Consiglio di
sicurezza – sia inappropriato perché in sede Onu esiste già un organo deputato
a occuparsi della crisi climatica, ovvero l’Unfccc.
Che
però non approva risoluzioni né sanzioni.
(rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/crisi-climatica-onu-russia/)
LA
MANIPOLAZIONE DEL CLIMA PER SCOPI MILITARI –
Intervista con MICHEL CHOSSUDOVSKY.
Estratto
del film ‘Overcast’ di Matthias Hancke con la presenza di Michel Chossudovsky,
economista canadese.
Chossudovsky
è stato “visiting professor” in molti paesi dell’Europa occidentale, nel sud-est
asiatico e in America Latina. Inoltre,
è stato membro nel consiglio di diverse organizzazioni internazionali ed è
stato consulente per governi di paesi in via di sviluppo. Il prof. Michel Chossudovsky è
presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG),
un’organizzazione indipendente per la ricerca e l’informazione con sede a
Montreal, Canada. Chossudowsky
inserisce nello scenario di guerra globale un tassello rilevante: LA MANIPOLAZIONE DEL CLIMA PER SCOPI MILITARI
FILM COMPLETO: “OVERCAST – ESPERIMENTI CLIMATICI IN CIELO” (youtube.com/watch?v=3Xla2944mwU).
Con
gentile permesso di Matthias Hancke.
Chossudovsky è stato firmatario della
dichiarazione di Kuala Lumpur per criminalizzare la guerra. È autore di The
Globalization of Poverty and The New World Order (2003) e America’s “War on
Terrorism” (2005). Il suo libro più recente è intitolato “Towards a World War
III”.
Scenario: The Dangers of Nuclear
War (2011). Il prof. Michel Chossudovsky è presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG), un’organizzazione indipendente
per la ricerca e l’informazione con sede a Montreal, Canada.
“CRG” gestisce il sito “GlobalResearch.ca”
che promuove un punto di vista critico verso la politica estera degli Stati
Uniti e della NATO, così come “teorie del complotto” riguardanti l’attacco
dell’11 settembre 2001 e “la guerra al terrorismo”, disinformazione dei media,
povertà e diseguaglianza sociale, la crisi economica globale, la politica e la
religione.
Fa
parte del Comitato Scientifico della rivista italiana Geopolitica.
AGENDA
2030:
SOTTO L’ALBERO DI NATALE
DI
ROMA 17 PACCHI CON GLI OBIETTIVI DELL’ONU.
Nogeoingegneria.com-Redazione-(
15 DICEMBRE 2021)- ci dice:
Il grande
abete rosso (di 113 anni), invece di celebrare lo spirito del Natale, è stato
sacrificato per celebrare l’Agenda 2030 e il Grande Reset. L’albero
di San Pietro sembra simbolico. Non
è un controsenso abbattere un abete centenario visto che” la Laudato Sì” invita alla tutela del creato?
I doni che spiegano la “Nuova Sostenibilità “si
trovano sotto l’albero in Piazza Venezia.
Diciassette
pacchi dono speciali sono comparsi quest’anno sotto il tradizionale e
scintillante albero di Natale di Roma. La cerimonia per l’accensione delle luci
dell’abete alto 25 metri allestito in Piazza Venezia, nel centro storico della
capitale, si è tenuta nel contesto del lancio dell’iniziativa ‘Regaliamoci una città sostenibile’.
L’iniziativa
invita tutti i cittadini ad unirsi all’impegno globale per costruire un mondo
più sostenibile, iniziando dalla propria città. I diciassette pacchi dono, posti sotto
l’albero, rappresentano altrettanti “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile
(OSS) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite”, sfide globali che includono priorità
come Fame
Zero, l’Azione Climatica, la parità di Genere. Alla cerimonia sono intervenuti il
Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri,
la Presidente di ACEA Michaela Castelli, il Ministro delle infrastrutture e
della mobilità sostenibili Enrico Giovannini.
”I
doni sotto questo ‘albero delle Azioni’ sono una guida su come ognuno di noi
può diventare parte del cambiamento attraverso semplici azioni” ha detto il Direttore della FA
invitando tutti ad informarsi sulle ”azioni sostenibili che ognuno di noi
può compiere nella propria vita quotidiana” e sottolineando ”l’importanza di
lavorare assieme per rendere la nostra società – sia nelle città che nelle
campagne – più sostenibile per una produzione migliore, una nutrizione
migliore, un ambiente migliore e una vita migliore per tutti – senza lasciare
indietro nessuno”.
Il
sindaco Gualtieri ha definito questo ”un Natale all’insegna della luce e
della sostenibilità che punta ad unire il periodo festivo a un momento di
riflessione rispetto agli obiettivi che l’Onu ha individuato per garantire un
futuro migliore a tutti noi, a partire dai più piccoli. Ringrazio quindi tutti
i partner coinvolti nel progetto. L’albero in piazza Venezia, le installazioni
nei municipi e il sistema di luci sostenibili, il messaggio ai bambini – ha
proseguito il Sindaco Gualtieri – simboleggiano la volontà della nostra città
di agire rispetto al dovere che abbiamo di salvare il nostro pianeta e, come ha
scritto Papa Francesco nella Enciclica Laudato si’, di ‘unire tutta la famiglia
umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale’.
Secondo
il Ministro Enrico Giovannini ”gli obiettivi dello sviluppo sostenibile sono il
regalo più bello che può essere fatto alle giovani generazioni e a tutti noi,
il regalo che apre la strada ad un futuro diverso e migliore. Il mio augurio è
che i doni sotto l’albero di Natale di Piazza Venezia facciano riflettere
chiunque, romani e turisti, sugli impegni che tutti noi siamo chiamati ad
assumere”.
Ogni
dono ai piedi dell’albero è dotato di un codice QR grazie al quale, attraverso
il proprio smartphone, i visitatori potranno scoprire azioni concrete per
rendere il proprio stile di vita più sostenibile e iniziare a costruire un
futuro migliore per il pianeta, la città e le persone. Un pacco
speciale, illustrato dall’artista romano Lorenzo Terranera, sarà dedicato
interamente ai bambini, e, attraverso azioni semplici e divertenti, darà modo
anche ai più piccoli di iniziare a imparare e a contribuire ad un futuro
sostenibile per tutti.
Per i
visitatori romani e di tutto il mondo, maggiori informazioni saranno
disponibili anche sul sito della FAO e attraverso la App ‘Natale a Roma’.
L’iniziativa
è frutto della collaborazione tra FAO e Italia, che quest’anno, nel contesto
della Presidenza italiana del G20, ha portato la sicurezza alimentare, la
trasformazione dei sistemi agroalimentari e lo sviluppo sostenibile in cima
all’Agenda globale.
(onuitalia.com/2021/12/09/albero-di-natale/).
L’agenda
2030 del WEF è parte integrante di ciò che ora viene pubblicizzato come The
Great Reset,
un piano che ha avuto origine in qualcosa
chiamato Global
Redesign Initiative, redatto dal WEF sulla scia della crisi economica del 2008. Il sito web del “Transnational
Institute “descrive l’iniziativa come “multi-stakeholderismo” come una “nuova
forma di governance globale”.
In una
nota a margine, mentre stavo inserendo il riferimento del “Transnational
Institute”, ho notato che l’URL includeva le parole “cancellazione del backup del termine
di tassonomia in seguito”. Non
so se questo significa qualcosa, ma ho archiviato la pagina per ogni evenienza.
Altri
termini e slogan che descrivono vari aspetti di questo programma di acquisizione
globale includono:
La
Quarta Rivoluzione Industriale, che fa parte del movimento transumanista. Nel
video sopra, il fondatore del WEF Klaus Schwab descrive questi piani.
Ricostruire
meglio-The Green New Deal-“Equità”-Capitalismo degli stakeholder- ARTICOLO
INTEGRALE.
IL
“WORLD ECONOMIC FORUM” DI DAVOS, HA SVELATO I CONTORNI DI CIÒ CHE DOBBIAMO
ASPETTARCI NEI MESI A VENIRE.
Agenda
2030 ONU e il Grande Reset.
Se
confrontiamo i dettagli dell’”Agenda ONU 2030” del 2015 con il “Grande Reset”
del WEF, troviamo che coincidono perfettamente.
Il
tema di “Agenda 2030” è un “mondo sostenibile” definito dall’uguaglianza di reddito e di
genere, dai vaccini per tutti sotto l’egida dell’OMS e della “Coalition for
Epidemic Preparedness Innovations” (CEPI), lanciata nel 2017 dal WEF insieme
alla “Bill & Melinda Gates Foundation”.
Nel
2015 le Nazioni Unite hanno pubblicato un documento intitolato «Trasformare il nostro mondo:
l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile».
L’Amministrazione
Obama non l’ha mai sottoposta al Senato, consapevole che non sarebbe stata
approvata. Eppure, sta avanzando in tutto il mondo.
Comprende
17 obiettivi di “sviluppo sostenibile”, come estensione alla precedente Agenda
21…
ARTICOLO
INTEGRALE:
(nogeoingegneria.com/effetti/politicaeconomia/il-world-economic-forum-di-davos-hanno-svelato-i-contorni-di-cio-che-dobbiamo-aspettarci-nei-mesi-a-venire/).
IL “WORLD ECONOMIC FORUM” DI DAVOS,
HA
SVELATO I CONTORNI DI CIÒ CHE
DOBBIAMO
ASPETTARCI NEI MESI A VENIRE.
Nogeoingegneria.com-Redazione-
William F. Engdahl-(22 AGOSTO 2020)- ci dice:
Economia
e Pandemia, ora arriva il «Grande Reset» di Davos.
“Renovatio
21” propone
questo articolo di William F. Engdahl, tradotto da Alessandra Boni.
Per
coloro che si chiedono cosa accadrà dopo che la pandemia di Covid-19 ha portato
al blocco quasi completo dell’economia mondiale, causando la peggiore depressione dagli anni
’30, i
Leader della principale ONG della globalizzazione, il “World Economic Forum” di Davos, hanno appena svelato i
contorni di ciò che dobbiamo aspettarci nei mesi a venire.
Queste
persone hanno deciso di usare la crisi come un’opportunità.
Il 3
giugno, tramite il loro sito Web, il “World Economic Forum” di Davos (WEF), ha svelato i contenuti del
prossimo forum di gennaio 2021.
Lo
chiameranno il «Grande Reset». Utilizzeranno l’impatto sbalorditivo del
Coronavirus per far avanzare un piano molto specifico.
In
particolare, tale Agenda si integra perfettamente con un’altra, l’”Agenda 2030″
varata dall’ONU nel 2015.
L’ironia
del principale forum mondiale sull’economia — quello che ha avanzato l’”Agenda della Globalizzazione” a
partire dagli anni ’90, abbracciando quello che chiamano “sviluppo sostenibile”
— è davvero enorme.
Lascerebbe
pensare che questo programma non riguardi esattamente ciò di cui il WEF e i
partner stiano realmente parlando.
Il
Grande Reset.
Il 3
giugno il Presidente del WEF Klaus Schwab ha pubblicato un video che annuncia
il tema annuale per il 2021, il “Grande Reset”.
Sembra
essere nientemeno che la promozione di un’Agenda Globale volta a ristrutturare
l’economia mondiale secondo linee molto specifiche, molto simili a quelle
sostenute dall’IPCC, da Greta dalla Svezia e dai suoi amici aziendalisti come
Al Gore o Larry Fink della Blackwater.
È
interessante notare che i portavoce del WEF inseriscano il “reset dell’economia mondiale” nel
contesto del Coronavirus e del conseguente crollo dell’economia industriale
mondiale.
Il
sito web del WEF afferma che: «Ci sono molte ragioni per perseguire un Grande Reset, ma la
più urgente è l’epidemia di Covid-19».
Quindi,
il Grande Reset dell’economia globale deriva dal Covid-19 e dalle «occasioni»
che presenta.
Annunciando
il tema del 2021, il fondatore del WEF, Schwab,
(vecchio
pazzo che gira nudo sulle spiagge della Florida , molto rincitrullito…nota aggiunta)
ha
quindi affermato, spostando abilmente l’attenzione:
«Abbiamo
un solo pianeta e sappiamo che il cambiamento climatico potrebbe essere il
prossimo disastro globale con conseguenze ancor più drammatiche per l’umanità».
Sottintende
(da vecchio
pazzo, quale è )che il cambiamento climatico è il
motivo alla base della catastrofe della pandemia di Coronavirus.
(E
tutto il mondo economico -che conta-lo segue in questa forsennata operazione distruttiva
del genere umano !).
Per
evidenziare l’”Agenda verde sostenibile”, il WEF si è avvalso della
partecipazione dell’aspirante Re d’Inghilterra, il Principe Carlo.
Riferendosi
alla catastrofe globale di Covid-19, il Principe di Galles ha detto:
«Se
c’è una lezione cruciale che possiamo imparare da questa crisi, è che dobbiamo
mettere la natura al centro di quello che facciamo. Semplicemente, non possiamo
più perdere tempo».
Insieme
a Schwab e al Principe Carlo c’è anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio
Guterres (lautamente
pagato da Gates e Soros ):
«Dobbiamo
costruire economie e società più uguali, inclusive e sostenibili che siano più
resistenti di fronte alle pandemie, ai cambiamenti climatici e ai molti altri
cambiamenti globali che affrontiamo».
Tenete
bene a mente il suo discorso su «economie e società sostenibili». Lo riprenderemo in seguito.
Anche
la nuova responsabile del FMI, Kristalina Georgieva, ha appoggiato il “Grande
Reset”.
Fra
gli altri resettatori del WEF ci sono: Ma Jun (Presidente del “Green Finance
Committee” della “China Society for Finance and Banking” e membro del “Monetary
Policy Committee” della “People’s Bank of China”), Bernard Looney (CEO di BP),
Ajay Banga (CEO di Mastercard) e Bradford Smith (Presidente di Microsoft).
Non
fraintendete, il Great Reset non è il momento migliore per Schwab e i suoi
amici. Il
sito web del WEF afferma che:
«I
blocchi causati dal COVID-19 potrebbero gradualmente allentarsi, ma l’ansia per
le prospettive sociali ed economiche del mondo si sta intensificando. Ci sono
buone ragioni per preoccuparsi: una forte recessione economica è già iniziata e
potremmo affrontare la peggiore depressione dagli anni ’30. Ma, anche se
probabile, questo risultato non è inevitabile».
Gli
sponsor (disgraziati
e delinquenti )del “WEF” hanno grandi progetti:
«Il
mondo deve agire congiuntamente e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti
della nostra società e della nostra economia. Dall’istruzione ai contratti
sociali e fino alle condizioni di lavoro. Ogni paese, dagli Stati Uniti alla
Cina, deve partecipare e ogni settore, dal petrolio al gas e fino alla
tecnologia, dev’essere trasformato. In breve, abbiamo bisogno di un «grande
ripristino” del capitalismo».
Questa
è davvero tanta roba.
Cambiamenti
radicali.
Schwab
rivela
ancora di più sulla prossima agenda:
«… un
lato positivo della pandemia è che ha dimostrato quanto velocemente possiamo
apportare cambiamenti radicali al nostro stile di vita. Quasi istantaneamente, la crisi ha
costretto aziende e privati ad abbandonare pratiche per molto tempo ritenute
essenziali: dai frequenti viaggi aerei al lavoro in ufficio».
Sarebbero
questi i lati positivi? Schwab suggerisce comunque di estendere quei radicali
cambiamenti:
«L’agenda
del Grande Reset dovrebbe avere tre componenti principali. Il primo per indirizzare il mercato verso
risultati più equi. A tal fine, i Governi dovrebbero migliorare il
coordinamento … e creare le condizioni per una economia più coinvolgente …».
Tale
Agenda includerebbe: «modifiche alle tasse patrimoniali, ritiro dei sussidi per i
combustibili fossili e nuove Leggi che regolino la proprietà intellettuale, il
commercio e la concorrenza».
La
seconda componente dell’Agenda del Grande Reset per assicurare che:
«gli
investimenti promuovano obiettivi condivisi, come l’uguaglianza e la
sostenibilità».
A
questo punto, il Capo del WEF afferma che i recenti copiosi contributi per
stimolare l’economia dell’UE, degli USA, della Cina e di altri paesi devono
essere utilizzati per creare una nuova economia che sia:
«Più
resiliente, equa e sostenibile nel lungo periodo. Ciò significa, ad esempio, la
costruzione di infrastrutture urbane “verdi” e la creazione di incentivi per le
industrie volti a migliorare la loro esperienza in termini di metriche
ambientali, sociali e di governance (ESG)».
Infine,
la terza componente di questo Great Reset è per implementare uno dei progetti personali di Schwab, la
“Quarta Rivoluzione Industriale”:
«La
terza e ultima priorità dell’Agenda del Grande Reset è quella di sfruttare le
innovazioni della Quarta Rivoluzione Industriale per sostenere il bene
pubblico, in particolare affrontando le sfide sanitarie e sociali. Durante la
crisi del Covid-19 aziende, università e altri hanno unito le forze per sviluppare
diagnosi, terapie e possibili vaccini; per istituire centri di controllo e
creare meccanismi per tracciare le infezioni; per fornire la telemedicina.
Immaginate cosa sarebbe possibile fare se simili sforzi, concertati, venissero
fatti in ogni settore.»
La
“Quarta Rivoluzione Industriale” comprende la biotecnologia per l’editing
genetico, le telecomunicazioni 5G, l’intelligenza artificiale e simili.
Agenda
2030 ONU e il Grande Reset.
Se
confrontiamo i dettagli dell’”Agenda ONU 2030” del 2015 con il “Grande Reset”
del WEF, troviamo che coincidono perfettamente.
Il
tema di “Agenda 2030” è un “mondo sostenibile” definito dall’uguaglianza di
reddito e di genere, dai vaccini per tutti sotto l’egida dell’OMS e della “Coalition for Epidemic Preparedness
Innovations” (CEPI), lanciata nel 2017 dal WEF insieme alla “Bill & Melinda Gates Foundation”.
Nel
2015 le Nazioni Unite hanno pubblicato un documento intitolato «Trasformare il nostro mondo:
l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile».
L’Amministrazione
Obama non l’ha mai sottoposta al Senato, consapevole che non sarebbe stata
approvata. Eppure, sta avanzando in tutto il mondo.
Comprende
17 obiettivi di “sviluppo sostenibile”, come estensione alla precedente Agenda
21:
«Porre
fine alla povertà e alla fame in tutte le loro forme e dimensioni … proteggere
il pianeta dal degrado, anche attraverso il consumo e la produzione
sostenibili, gestendo in modo responsabile le risorse naturali e adottando
provvedimenti urgenti sui cambiamenti climatici …».
Chiede
crescita economica e agricoltura sostenibili (OGM), energia (eolico, solare),
città e industrializzazione anch’esse sostenibili …
“Sostenibilità”
è la parola chiave. Se scaviamo in profondità, è chiaro che è una “parola in
codice” volta a definire la riorganizzazione della ricchezza mondiale
attraverso ad esempio tasse punitive sul carbonio, che ridurrebbero
drasticamente i viaggi, aerei e veicolari.
Il
“mondo meno sviluppato” non arriverà ad essere sviluppato. Anzi, sono le
civiltà avanzate che devono abbassare i loro standard di vita per diventare
“sostenibili”.
(Ma è mai possibile che le parole di
un vecchio pazzo possano essere credute ed applicate dai governanti dei Paesi del Mondo intero? Nota extra).
Maurice
Strong.
Per
comprendere il doppio uso del termine “sostenibile”, dobbiamo tornare a Maurice
Strong, un miliardario canadese, petroliere
e amico intimo di David Rockefeller — il personaggio centrale degli anni
’70 per la promozione dell’idea che le emissioni di CO2 causate dall’uomo
stavano rendendo il mondo invivibile.
Strong
ha creato il “Programma
Ambientale”
delle Nazioni Unite e, nel 1988, il “Gruppo Intergovernativo delle Nazioni
Unite per i Cambiamenti Climatici” (IPCC) per studiare esclusivamente la CO2
prodotta dall’uomo.
Nel
1992 Strong dichiarò che: «L’unica speranza per il pianeta non è forse fare in
modo che le civiltà industrializzate collassino? Non è nostra responsabilità
realizzarla?».
Al
“Summit della Terra” di Rio, nello stesso anno, Strong aggiunse:
«Gli
stili di vita attuali e i modelli di consumo della ricca classe media — che
comportano un’elevata assunzione di carne, l’uso di combustibili fossili, elettrodomestici,
aria condizionata e abitazioni suburbane — non sono sostenibili».
La
decisione di demonizzare la CO2, uno dei composti più essenziali per sostenere
la vita, sia umana che vegetale, non è casuale.
Come
ha affermato il prof. Richard Lindzen, fisico atmosferico del MIT:
«Dopo
tutto la CO2 cos’è? — non è un inquinante, è un prodotto della respirazione di
ogni creatura vivente, è il prodotto di tutta la respirazione delle piante, è
essenziale per la vita delle piante e la fotosintesi, è un prodotto di tutta la
combustione industriale.
Voglio
dire, se avete mai desiderato un fulcro per “controllare il tutto”, la CO2
sarebbe l’ideale. Ha quindi una sorta di attrattiva fondamentale per la
mentalità burocratica».
Per
non dimenticare l’esercitazione curiosamente tempestiva riguardo una possibile pandemia a New York,
l’”Evento 201″ del 18 ottobre 2019, che è stata co-sponsorizzata dal “World
Economic Forum” e dalla “Gates Foundation”.
Si
basava sull’idea che:
«E’
solo questione di tempo prima che una di queste epidemie diventi globale, con
conseguenze potenzialmente catastrofiche. Una grave pandemia, diventata Event
201, richiederebbe la cooperazione fra diversi settori-chiave, governi
nazionali e istituzioni internazionali».
Lo
scenario “Event 201” ipotizzava che:
“Lo
scoppio di un nuovo Coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali e
quindi alle persone, e poi da persona a persona, causerebbe una grave pandemia.
L’agente patogeno è in gran parte modellato sulla SARS, ma è maggiormente
trasmissibile in ambito comunitario da persone con sintomi lievi».
La
decisione del “World Economic Forum” di effettuare il Grande Reset è a tutti gli effetti un tentativo
sottilmente velato di far avanzare il modello distopico, ma «sostenibile»,
dell’Agenda 2030: un «Green New Deal» globale sulla scia delle misure di
contenimento della pandemia di Covid-19.
Gli
stretti legami con i progetti della Gates Foundation, con l’OMS e con le
Nazioni Unite suggeriscono che dopo la scomparsa della pandemia di Covid-19
potremmo trovarci ad affrontare un mondo molto più sinistro.
(William F. Engdahl). (renovatio21.com/economia-e-pandemia-ora-arriva-il-grande-reset-di-davos/)-
(williamengdahl.com/englishNEO9Jun2020.php).
La
super-immunità a COVID-19: uno dei più
grandi misteri della pandemia.
Lescienze.it-
Ewen Callaway su Nature-(21 ottobre 2021)- ci dice:
Alcuni
studi suggeriscono che le persone guarite da COVID-19 e che successivamente
vengono vaccinate sviluppano una risposta immunitaria più forte rispetto a quelle
che non sono mai state infettate. Si sta ora cercando di scoprire i meccanismi
alla base di questo fenomeno.
COVID-19-IMMUNOLOGIA.
Circa
un anno fa – prima che la Delta e altre varianti entrassero nel lessico di
COVID-19 – i
virologi Theodora Hatziioannou e Paul Bieniasz, entrambi della Rockefeller
University di New York, hanno cercato di creare una versione di una proteina
chiave di SARS-CoV-2 con la capacità di schivare tutti gli anticorpi prodotti
dal nostro corpo per bloccare l'infezione.
L'obiettivo
era identificare le parti della proteina spike – che SARS-CoV-2 usa per
infettare le cellule – prese di mira da questi anticorpi neutralizzanti, al
fine di costruire un modello di una parte chiave dell'attacco portato dal
nostro corpo al virus. Così i ricercatori
hanno mischiato e abbinato mutazioni potenzialmente rischiose identificate in
esperimenti di laboratorio e virus circolanti, e hanno testato i loro
Franken-spike in innocui virus "pseudotipi" incapaci di causare
COVID-19. In
uno studio pubblicato lo scorso settembre su "Nature", hanno riferito
che una spike mutante contenente 20 variazioni era completamente resistente
agli anticorpi neutralizzanti prodotti dalla maggior parte delle persone
testate che erano state infettate o vaccinate – ma non agli anticorpi di tutti.
Coloro
che erano guariti da COVID-19 mesi prima di ricevere i vaccini avevano “anticorpi in grado di bloccare la
spike mutante”, che mostra molta più resistenza all'attacco immunitario di qualsiasi
variante conosciuta in natura. Gli anticorpi
di queste persone hanno anche bloccato altri tipi di coronavirus. "È molto probabile che saranno efficaci contro
qualsiasi variante futura che SARS-CoV-2 lancerà contro di loro", spiega Hatziioannou.
Mentre
il mondo è alla ricerca di nuove varianti di coronavirus, la base di questa
"super-immunità" è diventata uno dei grandi misteri della pandemia.
I
ricercatori sperano che, mappando le differenze tra la protezione immunitaria che
viene dall'infezione rispetto a quella dalla vaccinazione, si possa tracciare un percorso più
sicuro verso questo più alto livello di protezione.
"Ci
sono implicazioni sui richiami di vaccino e su come le nostre risposte
immunitarie sono preparate alla prossima variante che può emergere",
spiega Mehul Suthar, virologo della Emory University di Atlanta, in Georgia. "Stiamo partendo da zero per
cercare di capire questa cosa."
Immunità
ibrida.
Non
molto tempo dopo che i paesi hanno iniziato a distribuire i vaccini, i
ricercatori hanno iniziato a notare proprietà uniche nelle risposte al vaccino
di persone che avevano precedentemente contratto COVID-19 per poi guarirne.
"Abbiamo
notato che gli anticorpi raggiungono i livelli astronomici, che superano quelli
che si ottengono con due sole dosi di vaccino", spiega Rishi Goel, immunologo
dell'Università della Pennsylvania a Philadelphia che fa parte di un gruppo che studia
la super-immunità – o "immunità ibrida", come la chiamano molti
scienziati.
Gli
studi iniziali sulle persone con immunità ibrida hanno scoperto che il loro
siero – la
porzione di sangue contenente anticorpi – era molto più capace di neutralizzare i ceppi in grado di
evitare l'immunità, come la variante Beta identificata in Sudafrica, e altri
coronavirus, rispetto agli individui vaccinati 'naïve' che non avevano mai
incontrato SARS-CoV-2.
Non
era chiaro se questo fosse dovuto solo agli alti livelli di anticorpi
neutralizzanti o ad altre proprietà.
Gli
studi più recenti suggeriscono che l'immunità ibrida è, almeno in parte, dovuta
a fattori immunitari chiamati cellule B di memoria. La maggior parte degli anticorpi
prodotti dopo un'infezione o una vaccinazione provengono da cellule a vita
breve chiamate plasma-blasti, e i livelli di anticorpi scendono quando queste cellule
inevitabilmente muoiono.
Una
volta che i plasma-blasti non ci sono più, la fonte principale degli anticorpi
diventano le
cellule B della memoria, molto più rare, che vengono attivate dall'infezione o dalla
vaccinazione.
Alcune
di queste cellule a lunga vita producono anticorpi di qualità superiore rispetto
ai plasma-blasti, spiega Michel Nussenzweig, immunologo della Rockefeller. Questo
perché evolvono in organi chiamati linfonodi, acquisendo mutazioni che li aiutano, nel tempo, a legarsi più
strettamente alla proteina spike.
Quando
le persone che sono guarite da COVID-19 sono esposte nuovamente alla spike di
SARS-CoV-2, queste cellule si moltiplicano e producono un maggior numero di
questi potentissimi anticorpi.
"Basta
un''annusata' all'antigene, in questo caso al vaccino a mRNA, e queste cellule semplicemente
esplodono", afferma Goel.
In
questo modo, una prima dose di vaccino in un soggetto che è stato
precedentemente infettato sta facendo lo stesso lavoro di una seconda dose in qualcuno
che non ha mai avuto COVID-19.
Anticorpi
potenti.
Le
differenze tra le cellule B di memoria innescate dall'infezione e quelle
innescate dalla vaccinazione – così come gli anticorpi che producono –
potrebbero anche essere alla base delle risposte elevate dell'immunità ibrida.
L'infezione
e la vaccinazione espongono la proteina spike al sistema immunitario in modi
molto diversi, spiega Nussenzweig.
In una
serie di studi (3,4,5) il gruppo di Nussenzweig, che include Hatziioannou e
Bieniasz, ha
confrontato le risposte anticorpali di persone infettate e vaccinate.
Entrambe
portano alla creazione di cellule B di memoria che producono anticorpi che si sono
evoluti per diventare più potenti, ma i ricercatori suggeriscono che questo avviene in
misura maggiore dopo l'infezione.
Il
gruppo ha isolato centinaia di cellule B di memoria – ognuna delle quali
produce un anticorpo unico – da persone in vari momenti dopo l'infezione e la
vaccinazione.
L'infezione
naturale ha suscitato anticorpi che hanno continuato a crescere in potenza e
ampiezza contro le varianti per un anno dopo l'infezione, mentre la maggior
parte di quelli suscitati dalla vaccinazione sembrava smettere di cambiare
nelle settimane dopo una seconda dose.
Le cellule B di memoria che si sono evolute dopo
l'infezione erano anche più propense di quelle della vaccinazione a produrre
anticorpi che bloccano le varianti che aggirano l'immunità come la Beta e la
Delta.
COVID-19
e i casi di infezione in persone vaccinate.
di
Emily Willingham del Scientific American.
Uno
studio separato ha scoperto che, rispetto alla vaccinazione a mRNA, l'infezione
porta a un pool di anticorpi che riconoscono le varianti in modo più uniforme,
prendendo di mira diverse regioni della spike.
I
ricercatori hanno anche scoperto che le persone con immunità ibrida hanno
prodotto livelli costantemente più elevati di anticorpi rispetto alle persone
mai infettate e vaccinate, fino a sette mesi. Nelle persone con immunità ibrida, i
livelli di anticorpi erano anche più stabili, riferisce il gruppo guidato
dall'immunologo Duane Wesemann della Harvard Medical School di Boston, in
Massachusetts.
Niente
di sorprendente.
Molti
studi sull'immunità ibrida non hanno seguito i destinatari naïve del vaccino
per così tanto tempo come quelli che hanno superato COVID-19, ed è possibile
che le loro cellule B producano anticorpi che acquistano potenza e ampiezza con
più tempo, dosi aggiuntive di vaccino, o entrambi, dicono i ricercatori.
Possono
essere necessari mesi affinché un pool stabile di cellule B di memoria si
stabilisca e maturi.
"Non è sorprendente che le persone
infettate e vaccinate stiano ottenendo una bella risposta", dice Ali
Ellebedy, immunologo ed esperto di cellule B alla Washington University di St.
Louis, nel Missouri. "Stiamo confrontando qualcuno
che ha iniziato l'iter tre o quattro mesi fa con qualcuno che l'ha iniziato ora".
Ci
sono prove che le persone che hanno ricevuto entrambi i vaccini senza essere
state precedentemente infettate sembrano recuperare il ritardo. Il gruppo di Ellebedy ha prelevato campioni di linfonodi da
individui vaccinati con mRNA e ha trovato segni che alcune delle loro cellule B di
memoria suscitate dalla vaccinazione stavano acquisendo mutazioni, fino a 12 settimane dopo la seconda
dose, il
che ha permesso loro di riconoscere diversi coronavirus, compresi alcuni che causano
i comuni raffreddori.
Goel,
l'immunologo dell'Università della Pennsylvania, John Wherry e i loro colleghi
hanno trovato indizi che, sei mesi dopo la vaccinazione, le cellule B di memoria di
soggetti naïve stavano continuando a crescere in numero e a evolvere una
maggiore capacità di neutralizzare le varianti.
I livelli di anticorpi sono scesi dopo la
vaccinazione, ma queste cellule dovrebbero iniziare a produrre anticorpi se
incontrassero di nuovo SARS-CoV-2. "
La
realtà è che abbiamo un pool di cellule B di memoria di alta qualità pronte a
proteggerci se incontriamo di nuovo questo antigene", ha commentato Goel.
I
benefici del richiamo.
Una
terza dose di vaccino potrebbe permettere alle persone che non sono state
infettate di ottenere i benefici dell'immunità ibrida, dice Matthieu Mahévas,
immunologo dell'Institut Necker Enfants Malades di Parigi.
Il suo
gruppo ha scoperto che alcune delle cellule B di memoria dei destinatari naïve
del vaccino potrebbero riconoscere Beta e Delta due mesi dopo la vaccinazione. "Quando si aumenta questo pool,
si può chiaramente immaginare che si genereranno potenti anticorpi
neutralizzanti contro le varianti", afferma Mahévas.
Estendere
l'intervallo tra le dosi di vaccino potrebbe anche imitare gli aspetti
dell'immunità ibrida.
Nel
2021, in mezzo a scarse forniture di vaccino e un aumento dei casi, i
funzionari della provincia canadese del Quebec hanno raccomandato un intervallo
di 16 settimane tra la prima e la seconda dose (da allora ridotto a otto
settimane).
Un
gruppo guidato da Andrés Finzi, virologo dell'Università di Montreal, in
Canada, ha scoperto che le persone che hanno ricevuto questo regime avevano
livelli di anticorpi SARS-CoV-2 simili a quelli delle persone con immunità
ibrida.
Questi
anticorpi potrebbero neutralizzare una serie di varianti di SARS-CoV-2, così
come il virus dell'epidemia di SARS del 2002-2004. "Siamo in grado di portare le
persone naïve quasi allo stesso livello di quelle precedentemente infettate e
vaccinate, che è il nostro gold standard", aggiunge Finzi.
Capire
il meccanismo dietro l'immunità ibrida sarà la chiave per emularla, dicono gli
scienziati.
Gli
ultimi studi si concentrano sulle risposte anticorpali prodotte dalle cellule
B, ed è probabile che le risposte delle cellule T alla vaccinazione e all'infezione
si comportino in modo diverso.
L'infezione
naturale innesca anche risposte contro le proteine virali diverse dalla spike –
il bersaglio della maggior parte dei vaccini. Nussenzweig si chiede se siano
cruciali anche altri fattori caratteristici dell'infezione naturale.
Durante l'infezione, centinaia di milioni di
particelle virali popolano le vie respiratorie, incontrando le cellule
immunitarie che si trovano regolarmente nei linfonodi vicini, dove maturano le
cellule B di memoria.
Le proteine virali rimangono nell'intestino di alcune
persone mesi dopo il recupero, ed è possibile che questa persistenza aiuti le
cellule B ad affinare le loro risposte a SARS-CoV-2.
I
ricercatori dicono che è anche importante determinare gli effetti nel mondo
reale dell'immunità ibrida.
Uno
studio effettuato in Qatar suggerisce che le persone che ricevono il vaccino a mRNA di
Pfizer-BioNTech dopo l'infezione hanno meno probabilità di risultare positive a
COVID-19 rispetto agli individui senza storia di infezione.
L'immunità
ibrida potrebbe anche essere responsabile del calo del numero di casi in Sud
America, dice Gonzalo Bello Bentancor, virologo dell'Istituto Oswaldo Cruz di
Rio de Janeiro, in Brasile.
Numerosi
paesi sudamericani hanno sperimentato tassi di infezione molto alti all'inizio
della pandemia, ma ora hanno vaccinato una gran parte delle loro popolazioni. È
possibile che l'immunità ibrida sia migliore dell'immunità derivante dalla sola
vaccinazione nel bloccare la trasmissione, dice Bello Bentancor.
Con
l'accumularsi delle infezioni causate dalla variante Delta, i ricercatori, tra
i quali Nussenzweig, sono interessati a studiare l'immunità nelle persone che sono
state infettate dopo le loro vaccinazioni COVID-19, invece che prima.
La
prima esposizione di un individuo al virus dell'influenza condiziona le sue
risposte alle successive esposizioni e vaccinazioni – un fenomeno chiamato
peccato antigenico originale – e i ricercatori vogliono sapere se questo accade
con SARS-CoV-2.
Coloro che studiano l'immunità ibrida sottolineano che – indipendentemente dai potenziali benefici – i rischi di un'infezione da SARS-CoV-2 implicano che dovrebbe essere evitata. "Non stiamo invitando nessuno a farsi infettare e poi vaccinare per avere una buona risposta", conclude Finzi. "Perché alcuni di loro non ce la faranno."(L'originale di questo articolo è stato pubblicato su "Nature" il 14 ottobre 2021. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. ).
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