PANDEMIA DA COVID-19

“PANDEMIA DA COVID-19- Inflazione galoppante

-Cosa ci aspetta ?”

 

 

Covid, scenario catastrofico: un milione

di casi al giorno. Lockdown per mesi.

Affaritaliani.it-Alberto Maggi-(15 dicembre 2021)- ci dice:

 

 L'ipotesi choc dal quotidiano britannico The Guardian .

Covid, Pregliasco: "Se ci sono un milione ci casi al giorno nel Regno Unito, in Italia sarà più o meno la stessa cosa."

 Lo scenario non è drammatico. E' catastrofico. Secondo quanto ha riportato l'autorevole quotidiano britannico The Guardian alla fine di dicembre, a causa della variante Omicron, nel Regno Unito si potrebbe raggiungere la cifra impressionante di un milione di positivi al Covid ogni giorno.                                                    Uno tsunami impensabile e devastante. Non si tratta di allarmismo, ma dello scenario peggiore - non l'unico, va detto, ci sono anche quelli meno pessimisti - che le autorità di tutti i Paesi stanno valutando in queste ore e in questi giorni.

Che cosa potrebbe succedere in Italia?                                                                          "Se nel Regno Unito ci saranno un milione di casi al giorno a fine dicembre, dopo qualche settimana da noi la situazione sarà più o meno la stessa, considerando lo scenario peggiore della Omicron, che non è l'unico sul tavolo", afferma ad Affaritaliani.it il virologo Fabrizio Pregliasco, membro del Cts della Lombardia e direttore sanitario dell'ospedale Galeazzi di Milano.

Anche se consideriamo, grazie alle vaccinazioni, che soltanto lo 0,1% dei contagiati finisce in terapia intensiva, con quei numeri di positivi al giorno significa che circa 1.000 pazienti quotidianamente finiscono nei reparti di TI delle terapie intensive.                  Il risultato sarebbe, nel Regno Unito come in Italia e in ogni Paese del mondo, il collasso del sistema sanitario nazionale con il grave e serio rischio di non poter curare e trattare le altre patologie non Covid.

Lo scenario peggiore, che viene valutato al ministero della Salute così come a Palazzo Chigi, inevitabilmente porterebbe a durissime misure di restrizione a gennaio, o al massimo all'inizio di febbraio.

Stando a fonti politiche, se son vere quelle previsioni, diventa sicuro un lockdown totale e generalizzato (anche per i vaccinati) probabilmente per diversi mesi, fino a primavera. Se la variante Omicron ha una diffusione come quella prevista da The Guardian è ipotizzabile un lockdown in tutta Europa già all'inizio del 2022.

Chiusura di tutte le attività non essenziali come ristoranti, cinema, teatri, pub, pizzerie, piscine, palestre, piste da sci. Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, ritorno del coprifuoco alle ore 22 (o anche prima), stop ai campionati di calcio e di tutti gli sport, divieto di visite private ad amici e familiari e ritorno del modulo lasciapassare per chi vuole uscire di casa. Azione permessa solo per lavoro (nel caso in cui non sia possibile lo smart working), per motivi di salute o di necessità.

Insomma, lo scenario peggiore fa paura. Non solo nel Regno Unito. E a conferma di quanto abbiamo scritto, nel primo pomeriggio sono arrivate le parole pesantissime e inequivocabili di Andrea Ammon, direttrice dell'Ecdc, il “centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie”:

"La probabilità di un'ulteriore diffusione della variante Omicron è molto elevata e la sola vaccinazione non ci permette di prevenirne l'impatto; è urgente una forte azione per ridurre la trasmissione e contenere l'impatto sui sistemi sanitari. Una rapida introduzione di misure non farmaceutiche è necessaria per ridurre la trasmissione della variante Delta e rallentare Omicron".                                                Quali sono le "misure non farmaceutiche"? Lockdown...

 

 

 

 

 

 

La Bce non ha paura dell'inflazione

e rimanda ogni scelta a dicembre,

disappunto dei mercati.

Lastampa.it- FABRIZIO GORIA-(28 Ottobre 2021)- ci dice:

 

Christine Lagarde spiega che le fiammate sui prezzi restano «transitorie», anche se potrebbero durare «nel corso del 2022». Nessuna modifica agli stimoli pandemici. Gli investitori non festeggiano.

Tutto rimandato a dicembre. La Banca centrale europea (Bce) sceglie la via della prudenza e preferisce aspettare nuovi dati per capire se l’inflazione è causata da fenomeni transitori, come si ritiene ora, o persistenti. Un messaggio, quello della presidente Christine Lagarde, che ha colto di sorpresa analisti e investitori, che alla vigilia della riunione di oggi si attendevano maggiore trasparenza su un aspetto cruciale per la ripartenza post-Covid. Le fiammate sui prezzi vanno avanti da mesi e il timore è che la messa in sicurezza dell’eurozona contro di esse non possa più essere rimandata.

Il consensus dei mercati finanziari era tutto schierato su un versante. Quello del pragmatismo adattivo. Come quello portato avanti da Janet Yellen durante il suo mandato alla Federal Reserve statunitense. E invece no. Lagarde, e con lei il Consiglio direttivo di Francoforte, ha optato per prendere tempo. Ancora un mese e pochi giorni per decidere come agire contro la spirale inflazionistica che sta avvolgendo l’area euro. Una spira iniziata in primavera, ma che doveva attenuarsi a fine estate. Siamo ormai a novembre e la flessione non c’è stata. Tuttavia, la Bce continua a ribadire che non ci sono pericoli per il medio termine. Nel corso del 2022 i prezzi torneranno intorno al 2%, target storico per Francoforte. La dinamica, secondo la Bce, è ancora sotto controllo.

Sul fronte più ostico, quello dell’inflazione, Lagarde pare avere le idee chiare. Le maggiori pressioni derivano dai prezzi dell’energia, che sono considerati dalla Bce come temporanei. “L’attuale fase di inflazione durerà più a lungo del previsto”, ha detto Lagarde, ma tornerà a scendere nel corso del prossimo anno. Questo perché i fattori che stanno spingendo in alto i prezzi dell’energia sono da considerare come un trend una tantum. Fino a un certo punto però. Come ammesso da Lagarde, forse per la prima volta dall’inizio della crisi delle materie prime che sta impegnando l’eurozona in una lotta per la stabilità della ripresa, “se i colli di bottiglia nella filiera globale dovessero continuare più a lungo, e si dovessero trasmettere ai salari, le pressioni sui prezzi potrebbero essere più persistenti”. Vale a dire che l’economia europea potrebbe avere conseguenze immediate nel corso del 2022. Un fattore capace di rendere più fragile e disomogenea la ripartenza dell’area euro. Per ora, nonostante un dibattito considerato “intenso” da fonti della Bce, non ci sono state deviazioni significative rispetto alla politica adottata negli ultimi 4 mesi.

La conseguenza diretta dell’approccio della Bce si riflette sulle misure pandemiche. Per ora nessuna modifica al Pandemic emergency purchase programme (Pepp), il piano d’acquisto di titoli pubblici e privati dell’eurozona lanciato nel marzo 2020 per fronteggiare gli effetti negativi della pandemia di Covid-19 sull’economia dell’area euro. Dovrebbe finire nel marzo 2022, ma le aspettative del mercato sono per una chiusura anticipata. E in questo caso, dicembre potrebbe essere l’occasione per il cambio di passo, pur sempre graduale, verso l’Asset purchase programme (App). Molto dipenderà dall’evoluzione epidemiologica. Ma Lagarde ha detto che “nella mia visione il Pepp finirà come previsto, nel marzo 2022”. Un concetto ripetuto per più volte durante la conferenza stampa. Peccato che sia in contraddizione con quanto detto poco tempo fa dalla numero uno della Bce. Infatti, a inizio settembre, discutendo con Klaus Schwab, numero uno del World economic forum (Wef), Lagarde aveva spiegato il concetto base della politica di stimoli monetari della Bce:

 “Bisogna essere chirurgici: non è più una questione di sostegno massiccio, quanto di supporto mirato per quei settori che sono stati gravemente danneggiati”. Tradotto, solo i segmenti ancora in difficoltà saranno aiutati. Una ricalibrazione, in altre parole. Guai a chiamarlo “tapering”, ovvero restrizione degli stimoli, come ha sottolineato Lagarde nella sessione di domande e risposte coi giornalisti. Peccato che oggi ci sia stata una parziale, ma rilevante, retromarcia. Un atteggiamento che non è piaciuto ai mercati finanziari.

A oggi, secondo la Bce, la maggiore ragione per cui non si è deciso di intervenire sono i prezzi dell’energia. Eppure, il termine “inflation”, inflazione, viene nominato 24 volte nel discorso di Lagarde. Non poche.                      I valori continueranno a essere monitorati, ma per adesso, secondo la Bce, non rappresentano un enorme problema. Eppure, non sono poche le banche centrali a livello globale che stanno restringendo la propria politica monetaria. Prima il Canada, poi il Brasile, mentre nelle prossime settimane saranno gli Stati Uniti e il Regno Unito a tagliare gli stimoli, proprio a causa dell’inflazione galoppante su scala mondiale. La Bce ha deciso di attendere. Analisti finanziari e investitori istituzionali continuano a essere scettici su tale approccio. E la risposta diretta c’è stata sul mercato obbligazionario, con i Btp italiani che hanno osservato un rialzo dei rendimenti dopo le parole di Lagarde. Il pericolo negli ambienti finanziari è che quella di oggi sia stata un’occasione mancata per la Bce. Da qui a dicembre si capirà chi aveva ragione.

 

 

 

 

Covid, nuovi farmaci e dosi di vaccino

 a tutti: cosa ci aspetta con la pandemia.

Corriere.it- Laura Cuppini e Alessandro Fulloni-(7 novembre-2021)- ci dice:

 

Dall’efficacia del green pass alla protezione dei bimbi, confronto tra esperti al «Tempo della Salute».

Covid, nuovi farmaci e dosi di vaccino a tutti: cosa ci aspetta con la pandemia .                    

 A che punto siamo della pandemia? Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi? Se ne è parlato al «Tempo della Salute» in un incontro con Sergio Abrignani, membro del Cts e professore di Patologia generale all’Università degli Studi di Milano; Massimo Galli, da poco in pensione dopo essere stato ordinario di Malattie infettive nello stesso ateneo; Sergio Harari, docente di Medicina interna e direttore di Pneumologia all’Ospedale San Giuseppe MultiMedica di Milano; Nicola Montano, docente di Medicina interna e direttore di Medicina generale al Policlinico milanese, e Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute.

Ha moderato Luigi Ripamonti, responsabile editoriale di Corriere Salute. Domande anche a Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, pure lui ieri, in un altro convegno, presente all’evento.

Come immaginate i prossimi mesi?

Abrignani: «Questo inverno sarà migliore di quello scorso perché abbiamo tanti vaccinati (oltre l’80% della popolazione over 12). Altri Paesi europei hanno numeri peggiori. Anche se dovessero aumentare i contagi, in Italia avremo un aumento limitato di decessi e ricoveri in terapia intensiva».

Galli: «Oltre al successo della campagna vaccinale, abbiamo il green pass. La Gran Bretagna era molto avanti rispetto a noi sulle vaccinazioni, poi ha segnato il passo, ha buttato le mascherine e ora deve affrontare una situazione molto seria. In Italia dobbiamo interrogarci su coloro che si sono vaccinati tra i primi, dato che come sappiamo la durata della copertura è limitata per le reinfezioni, mentre resiste di più nel proteggere dall’infezione grave».

Harari: «L’Italia va assai meglio di altri Paesi. C’è una buona aderenza alla campagna vaccinale, il distanziamento è rispettato dalla maggioranza. Avremo un Natale meno drammatico dell’anno scorso, ma molto dipende da quanto andremo avanti con le vaccinazioni. Noi medici abbiamo un ruolo importante nel convincere i timorosi e dubbiosi. Le Regioni con più casi sono quelle con un più basso tasso di vaccinazioni, come il Trentino».

Montano: «La Romania, con il 25% di copertura vaccinale, vive la sua peggiore ondata. Il Belgio (al 60-65% di copertura) sta valutando le limitazioni».

Sileri: «Gradualità e green pass ci hanno salvato. Quella del certificato verde è stata un’intuizione: se non sei vaccinato devi fare un test e ciò permette di individuare parte del sommerso. I contagi potranno aumentare, ma mortalità e ricoveri resteranno bassi grazie alle vaccinazioni».

Burioni: «Saremmo in una situazione drammatica senza i vaccini, perché siamo alle porte della stagione durante la quale i virus respiratori si trasmettono di più. Ricordiamo inoltre che rimangono oltre sette milioni di persone non vaccinate, per le quali esiste un pericolo di ammalarsi in modo grave».

Il provvedimento deciso in Austria (lockdown per i non vaccinati) potrebbe essere adottato anche da noi?

Sileri: «Il governo non ha in programma un’opzione di questo genere, proprio grazie al fatto che abbiamo il green pass».

 

Chi riceverà la terza dose?

Abrignani: «La schedula di tre dosi è una regola nei vaccini: le prime due danno una risposta immunitaria rapida e dopo 6-12 mesi la terza stabilisce una memoria di lungo periodo. Ragionando da immunologo, credo che la terza dose sarà estesa a tutti».

Burioni: «Stiamo facendo la cosa giusta: somministrare le terze dosi a chi certamente ne ha bisogno, come gli ultrasessantenni e le persone fragili. Per le altre fasce di età servirà osservare cosa succede, ma dobbiamo essere pronti. Voglio ricordare che i guariti da Covid-19 devono ricevere una dose di vaccino: è molto importante per essere davvero protetti».

È consigliabile vaccinare i bambini sotto i 12 anni?

Galli: «Sì, se non blocchiamo la circolazione del virus anche tra i più giovani non ne usciamo più. Poi come medici dobbiamo anche considerare il rapporto rischi-benefici dei singoli pazienti, è in questo senso che bambini e adolescenti vanno protetti dalla malattia. Sappiamo che il Long Covid non riguarda solo adulti e anziani, ma si presenta in modo subdolo anche tra i giovani».

Quali sono i disturbi a lungo termine in chi ha avuto l’infezione?

Harari: «Sappiamo dai dati della letteratura scientifica che la percentuale di pazienti con problemi a distanza di tempo è rilevante. Anche chi ha avuto il Covid in forma lieve spesso deve poi assumere farmaci che prima non prendeva. Inoltre non abbiamo idea di cosa succederà agli ex pazienti a distanza di anni».

È sicuro ricevere insieme i vaccini antinfluenzale e anti-Covid?

Abrignani: «Sì, pensiamo ai bambini piccolissimi che ricevono l’esavalente. L’importante è non mescolare vaccini a base di virus attenuati (per esempio nel caso del morbillo) con altri tipi di vaccini. Quelli contro il Covid sono costruiti su un singolo antigene, la proteina Spike, ma il nostro sistema immunitario è abituato a vedere diversi antigeni contemporaneamente».

Per le terze dosi si useranno solo i vaccini a mRna? E ancora: stato di emergenza e green pass saranno ulteriormente prolungati?

Sileri: «Sì, per le terze dosi si useranno solo vaccini a mRna. Dobbiamo mettere in sicurezza il Paese, le scuole, monitorare le varianti. Poi toglieremo il distanziamento, le mascherina e infine il green pass. Questa gradualità non la decidiamo noi, ma il virus. Quarta, quinta e sesta ondata magari arriveranno, ma saranno lievi. Ci saranno purtroppo altri morti, ma gli ospedali potranno tornare alla loro attività normale».

Oltre ai vaccini, stanno arrivando i primi farmaci antivirali per Sars-CoV-2. Abbiamo gli strumenti per tornare alla normalità?

Abrignani: «Se dovesse comparire una variante più diffusiva della Delta ce ne accorgeremo in fretta e saranno prodotti vaccini basati sul nuovo ceppo (a mRna o proteine ricombinanti). Così riusciremo a controllare il virus».

Galli: «Il farmaco antivirale per via orale può salvare persone a rischio di progressione grave della malattia, ma gli studi sono ancora in corso. Le terapie che abbiamo oggi (cortisone, Remdesivir, anticorpi monoclonali già usati contro malattie autoimmuni) non sono pienamente soddisfacenti, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia».

Sileri: «Ricordiamo comunque che il primo baluardo contro il virus è la vaccinazione, il farmaco serve se nonostante il vaccino ci si ammala gravemente di Covid».

Burioni: «Io sono ottimista: per i vaccinati questa infezione sta diventando qualcosa di non preoccupante. Se poi dovessero arrivare farmaci efficaci le cose si metterebbero davvero bene».

 

Cosa abbiamo imparato dalla pandemia?

Montano: «Che il sistema ospedale-centrico non è sufficiente. Servono un coordinamento, regole generali per tutti».

Harari: «I nostri ospedali hanno dimostrato una flessibilità impensabile. Abbiamo cambiato reparti e organizzazione in 12 ore, imparando a lavorare meglio con competenze diverse».

Sileri: «Ospedale e territorio devono lavorare in modo integrato. Il problema è proprio il personale, spostato dove serviva. Abbiamo aumentato le borse di specializzazione e il fondo per la Sanità aumenterà nei prossimi anni».

Abrignani: «L’unica cosa buona lasciata dalla pandemia è che abbiamo capito l’importanza della ricerca biomedica. Siamo sempre stati un Paese antiscientifico ma ora c’è fermento ed è chiaro a tutti che investire nella ricerca è sempre vantaggioso».

 

 

 

 

Usa: l’inflazione continua a galoppare, crolla la popolarità di Biden.

Unionesarda.it-Redazione-(15 novembre 2021)-ci dice:

 

I costi di una spesa per quattro persone sono passati dai 674 dollari al mese del 2020 ai 849 dollari di oggi.

L’inflazione continua a galoppare negli Stati Uniti, una situazione che mette sempre più in crisi il Joe Biden e l’agenda economica del presidente.

I prezzi sono aumentati del 6,2% nel mese di ottobre e i rincari sono sempre più pesanti per i cittadini americani, soprattutto con l’approssimarsi dell’inverno (con l’incremento dei consumi di energia) e delle festività natalizie. I costi di una spesa per quattro persone sono passati dai 674 dollari al mese del 2020 ai 849 dollari di oggi.

Nel contempo la popolarità di Biden sta crollando: secondo quanto riporta un sondaggio effettuato da Washington Post-Abc, il 53% della popolazione non è d’accordo il suo operato, mentre solo un 41% lo sostiene. Una percentuale in calo rispetto al 50% registrato a giugno e al 44% di settembre. In particolare, il 50% degli americani ritiene il presidente responsabile del carovita.

Le misure chiave dell’amministrazione sono ancora ferme: se sembra ormai prossima la firma del piano per le infrastrutture, il Build Back Better il maxi-provvedimento economico che stanzia fondi per Covid-19, servizi sociali e welfare – è fermo in Congresso, osteggiato non solo dai repubblicani ma anche da una parte dei democratici.

Si teme infatti che iniettando una liquidità di 1.500-1.700 miliardi di dollari, i prezzi saliranno alle stelle, dando vita a una spirale negativa che potrebbe arrivare a fermare la crescita.

"Il Covid ha distrutto le catene di approvvigionamento nel mondo. Ora siamo nel mezzo di una ripresa economica storica, ma gli americani sono alle prese con prezzi troppo alti. Dobbiamo approvare Build Back Better per ridurre i costi per le famiglie che lavorano e aiutare la gente e tornare al lavoro", ha twittato Biden.

"È importante realizzare che la causa dell'inflazione è la pandemia.

Se vogliamo far scendere l'inflazione, la cosa più importante che possiamo fare è continuare a fare progressi sulla pandemia", ha dichiarato il segretario al Tesoro Janet Yellen secondo cui, quando l’emergenza Covid sarà passata, i prezzi scenderanno nella seconda metà del 2022.

 

 

 

Fed mano pesante con il tapering

e 3 aumenti tassi nel 2022.

Fxempre.it- Fabio Carbone-(16 dic. 2021)- ci dice:

La Fed usa la mano pesante con il tapering e dimezza gli acquisti, mentre si punta a 3 aumenti dei tassi di interesse nel 2022 e altri nel 2023 e 2024.

Federal Reserve aggressiva contro l’inflazione galoppante, è ora di cambiare nella politica monetaria statunitense e di togliere un po’ di denaro dalla circolazione. Così Jerome Powell annuncia che già dal mese di gennaio 2022 i riacquisti di titoli scenderanno a 60 miliardi di dollari.

Il piano di riacquisto straordinario previsto per combattere lo shock economico causato dalla pandemia, prevedeva 120 miliardi di dollari di riacquisti al mese.                                                                                              Nel mese di novembre la Fed aveva già avviato la riduzione (tapering) di 30 miliardi di dollari, ed ora il dimezzamento che segna il cambio di passo accelerato per contrastare una inflazione che negli USA non si mostrava così alta dai primi anni ‘80 dello scorso secolo.

Il FOMC (Federal Open Market Committee), ha confermato i tassi di interesse sui FED fund ai minimi storici, in una forchetta compresa tra lo zero e lo 0,25%.

Previsti 3 rialzi dei tassi entro il 2022 e altri tra il 2023 e il 2024.

Le decisioni della Fed nel dettaglio.

Il Comitato (FOMC) ha come obiettivo raggiungere la massima occupazione e mantenere l’inflazione al tasso del 2% nel lungo periodo. A sostegno di questi obiettivi, il Comitato ha deciso di mantenere la fascia obiettivo per il tasso dei fondi federali da 0 a 0,25%.

Ma dal momento che l’inflazione ha superato il 2% da tempo, “il Comitato si aspetta che sia appropriato mantenere questa fascia obiettivo fino a quando le condizioni del mercato del lavoro non avranno raggiunto livelli coerenti con le valutazioni del Comitato di massima occupazione”.

Per questo motivo, “alla luce degli sviluppi dell’inflazione e dell’ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, il Comitato ha deciso di ridurre il ritmo mensile dei suoi acquisti netti di attività di 20 miliardi di dollari per i titoli del Tesoro e di 10 miliardi di dollari per i titoli garantiti da ipoteca delle agenzie” per il mese di dicembre. Mentre a partire da gennaio, il Comitato diminuirà gli acquisti di titoli del Tesoro a 40 miliardi di dollari al mese e di titoli garantiti da ipoteche di agenzie a 20 miliardi di dollari al mese per un totale di 60 miliardi.

“Il Comitato ritiene che riduzioni simili nel ritmo degli acquisti di attività nette – si legge nel comunicato – saranno probabilmente appropriate” per i prossimi mesi. Nel caso in cui di dovesse rendere necessario, la Fed è pronta ad aggiustare il ritmo degli acquisti “se giustificato da cambiamenti nelle prospettive economiche”.

“Gli acquisti e la detenzione di titoli da parte della Federal Reserve continueranno a favorire il buon funzionamento del mercato e condizioni finanziarie accomodanti, sostenendo così il flusso di credito alle famiglie e alle imprese”.

 

La reazione dei mercati.

Il Nasdaq 100 ha chiuso con una risalita del +,35%, mentre il Dow Jones ha chiuso la giornata a +1,08%.

Anche Tokyo ha chiuso in positivo con l’indice Nikkei 225 balzato del +2,13%, mentre il resto dell’Asia + rimasto fiacco.

Le borse europee sono partite con il turbo. Milano segna il +1,15%, Francoforte il +1,59% e Parigi il +1,45%. Anche Madrid è in positivo del +1,13%.

 

 

 

 

I CRIMINI SENZA SCRUPOLI DELLA PFIZER,

PASSATI E PRESENTI.

Noingegneria.com-Redazione-  (13 DICEMBRE 2021)- ci dice :

 

In un’intervista del 9 novembre 2021 con l’amministratore delegato dell’Atlantic Council Frederick Kempe, il presidente e amministratore delegato della Pfizer Albert Bourla ha affermato che “una piccola parte di professionisti” fa circolare intenzionalmente “disinformazione… in modo da disorientare coloro che hanno dei dubbi”.                                                                                               Tali figure professionali mediche non sono solo persone cattive, ha detto Bourla, “sono invece criminali, perché le loro azioni sono letteralmente costate milioni di vite”.

Il manuale dei criminali include il dictum di incolpare sempre l’altra parte per ciò di cui loro stessi sono colpevoli.

Pfizer ha una lunga storia di attività criminale. L’azienda è stata citata in diverse sedi per test di farmaci non etici, pratiche di marketing illegali, corruzione in diversi paesi, violazioni ambientali – compreso lo scarico illegale del PCB e altri rifiuti tossici – violazioni del lavoro e della sicurezza dei lavoratori e altro. È stato anche criticato per aver praticato prezzi eccessivi che minacciano la vita dei pazienti con malattie croniche come l’epilessia.

Tra il 2002 e il 2010, la Pfizer è stata multata per 3 miliardi di dollari con condanne penali, sanzioni civili e sentenze, compresa una multa di 2,3 miliardi di dollari nel 2009, la più grande multa per frode sanitaria nella storia americana.

Nel 2011, Pfizer ha pagato 14,5 milioni di dollari per chiudere le accuse di marketing illegale, e nel 2014 ha risolto le accuse relative alla commercializzazione illegale del farmaco Rapamune per i trapianti di rene con 35 milioni di dollari. Niente di tutto ciò ha scoraggiato la condotta scorretta futura ( Pfizer investe 2 miliardi di dollari in campagne pubblicitarie).

Secondo un informatore (whistleblower) che ha lavorato nella sperimentazione di fase 3 del farmaco COVID di Pfizer nell’autunno del 2020, i dati sono stati falsificati, i pazienti erano privi di controllo e il monitoraggio degli effetti collaterali era rimasto indietro.                                                                                               In un’intervista del 9 novembre 2021 con l’amministratore delegato dell’Atlantic Council Frederick Kempe , il presidente e amministratore delegato della Pfizer Albert Bourla ha sostenuto che “una piccola parte di professionisti” faccia circolare intenzionalmente “disinformazione… in modo da fuorviare coloro che hanno delle perplessità.

Tali professionisti medici, ha detto Bourla, non solo sono cattive persone, “sono criminali, perché hanno letteralmente causato milioni di vite”. Bourla non ha problemi a parlare, essendo l’amministratore delegato di un’azienda il cui nome è sinonimo di criminalità organizzata.

I commenti di Bourla sono stati fatti lo stesso giorno in cui la Pfizer e il suo partner BioNTech hanno chiesto alla U.S. Food and Drug Administration di ampliare l’autorizzazione per i richiami a tutti coloro che hanno più di 18 anni.

Il bue che chiama l’asino.

 

Direi che non possiamo essere troppo sorpresi, dato che la strategia di difesa primaria di persone come Bourla è quella di incolpare la controparte per i propri misfatti. Sostiene persino che l’azienda sia stata presa di mira da “organizzazioni oscure”, cioè organizzazioni che non siano trasparenti in merito ai loro finanziamenti.

Questo è precisamente ciò che è il Center for Countering Digital Hate (CCDH), le cui fabbricazioni sono usate per sostenere la narrativa ufficiale, che coloro che presentano prove che dimostrano che le vaccinazioni COVID  sono pericolose sono terroristi in patria  e vogliono peggiorare il bilancio delle vittime della pandemia.

Nessuno sa chi finanzia questo gruppo, ma ha moltissime connessioni con i falchi di guerra e i promotori del Grande Reset incluso l’Atlantic Council, al quale Bourla sta facendo queste dichiarazioni.

Attraverso i membri del suo consiglio, il CCDH può essere collegato alla Commissione Trilaterale, al Consiglio Atlantico, al Consiglio Europeo delle Relazioni Estere, al Save the Children Fund (finanziato dalla Gates Foundation e partner della Gates’s GAVI Vaccine Alliance), al Parlamento britannico, alla CIA e all’Evento 201, (6,7) alla Microsoft,(8) e al Center for American Progress  (un’altra organizzazione finanziata da fondi neri) .

E Bourla vuole farci credere che la Pfizer sia sotto attacco da parte di gruppi con denaro sporco? Ancora una volta, il manuale di questi lupi include il dictum di incolpare sempre l’altra parte per ciò di cui loro stessi sono colpevoli.

Ulteriori informazioni sul Consiglio Atlantico.

Nell’agosto 2018, Facebook ha affermato che una “campagna di interferenze” da parte di “cattivi attori” russi era stata condotta sulla sua piattaforma fino alle elezioni intermedie del 2018. Tuttavia, è risultato che queste pagine non sono state identificate da Facebook. Venivano principalmente dal Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council.

 

Nel suo articolo, “L’isteria riguardo alla nuova campagna per influenzare Facebook non corrisponde ai fatti” , la giornalista investigativa Whitney Webb ha intrapreso un’immersione profonda in questo sforzo di propaganda assurda, sottolineando che:

“… nonostante le affermazioni dei legislatori, Facebook non ha stabilito alcun legame con il governo russo e nemmeno con cittadini russi.

L’unica “prova” per sostenere l’affermazione del coinvolgimento russo è che una delle pagine identificate “ha avuto un account IRA [Internet Research Agency, una “troll farm” russa nominata in un atto d’accusa di Mueller] in qualità di un suo admin per “solo sette minuti” e “uno degli account IRA che abbiamo disattivato nel 2017 che ha condiviso un evento Facebook ospitato da” una delle pagine.

Al di là del fatto che le accuse di coinvolgimento russo sono altamente politicizzate, data la mancanza di prove concrete, non c’è quasi nessuna indicazione che questa “campagna per influenzare” sia stata influente.

In effetti, la maggior parte delle pagine e degli account del “cattivo attore” non avevano quasi nessun seguace, e addirittura la maggior parte di loro non aveva alcun seguito. Per esempio, solo quattro delle 32 pagine e account totali dei social media avevano più di 10 seguaci, con tutte le altre pagine – cioè le restanti 28 – che avevano tra 10 e zero, secondo le dichiarazioni di Facebook.

Tutti gli account Instagram identificati avevano zero seguaci e, tra quei sette account, solo uno di loro aveva fatto un singolo post sulla piattaforma. Per stessa ammissione di Facebook, solo quattro delle pagine nominate erano anche lontanamente significative in termini di seguaci e quindi di ‘influenza’”.

Perché menziono questo? Perché questa è la stessa tattica usata per classificare un piccolo numero di individui con una portata limitata dei social media come terroristi domestici, semplicemente per aver condiviso delle contro-narrazioni sulla pandemia di COVID.

False accuse usate per soffocare la libertà di parola.

Secondo il CCDH,12 una dozzina di individui, tra cui io, erano responsabili del 65% di tutti i contenuti anti-vaccini sui social media e dovrebbero quindi essere bannati da tutte le piattaforme. La maggior parte delle compagnie di social media si sono conformate da allora, rimuovendo la maggior parte di noi. Questo nonostante una pubblica denuncia in merito alle accuse del CCDH da parte di Monika Bickert, vice presidente della politica dei contenuti di Facebook, che ha dichiarato che:

… queste 12 persone sono responsabili di circa lo 0,05% di tutte le visualizzazioni di contenuti relativi ai vaccini su Facebook. Questo include tutti i post relativi ai vaccini che hanno condiviso, veri o falsi, così come gli URL associati a queste persone.

Il rapporto  su cui si basa la narrazione errata ha analizzato solo un insieme ristretto di 483 voci di contenuto su sei settimane da soli 30 gruppi, alcuni dei quali hanno solo 2.500 utenti.

Non sono in alcun modo rappresentativi delle centinaia di milioni di post che la gente ha condiviso sui vaccini COVID-19 negli ultimi mesi su Facebook.

Inoltre, non c’è alcuna spiegazione di come l’organizzazione dietro il rapporto abbia identificato il contenuto che descrivono come ‘anti-vax’ o come abbiano scelto i 30 gruppi che hanno incluso nella loro analisi. Non c’è alcuna giustificazione per la loro affermazione che i loro dati costituiscono un ‘campione rappresentativo’ del contenuto condiviso attraverso le nostre applicazioni”.

Guerra d’informazione.

Tornando al Consiglio Atlantico, la Webb ha notato che:

“Facebook ha ufficialmente collaborato con l’Atlantic Council lo scorso maggio, con il fine di fronteggiare le cosiddette ‘fake news’, sottolineando che il think-tank hawkish sarebbe servito come ‘occhi e orecchie’ per identificare le presunte operazioni di influenze straniere …

Il Consiglio Atlantico stesso è guidato da un mix di ufficiali militari in pensione, ex politici ed élite economiche occidentali. E gli sponsor finanziari del think-tank includono i principali appaltatori della difesa degli Stati Uniti, le agenzie allineate con Washington e il Pentagono, gli Emirati Arabi Uniti, le principali società transnazionali e l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO).

 

Si può pensare a diverse ragioni per cui un tale gruppo sarebbe interessato a fomentare l’isteria anti-russa … I conflitti di interesse del Consiglio Atlantico sono certamente da tenere a mente …”

Lo stesso dobbiamo dire del CCDH, e anche di Pfizer.                                       Entrambi sono palesemente di parte e non sono in grado di giudicare ciò che è disinformazione e ciò che non lo è. Ma in fin dei conti, questa è una guerra. Siamo in una guerra d’informazione, e il termine “disinformazione” viene lanciato al posto delle granate. Il discernimento e un po’ di saggezza di base sono necessari per evitare di diventare una vittima.

Le società di fact checking sono un’altra arma progettata e schierata per controllare la narrazione. Esistono come guardiani per incanalare i lettori e gli spettatori verso la narrazione ufficiale e lontano da tutto ciò che potrebbe sollevare domande scomode. Il più grande e influente fact checker è NewsGuard, che attribuisce valutazioni di “affidabilità” ai siti web.

 

Il cofondatore di NewsGuard, Louis Crovitz, è un membro del Council on Foreign Relations – un altro sostenitore del Grande Reset – e i consiglieri principali includono Tom Ridge, ex segretario della Homeland Security, e il Ret. Michael Hayden, ex direttore della CIA e della NSA.

Sapere questo, rende più facile capire come le persone comuni che condividono informazioni che si discostano dalla narrativa ufficiale possano essere etichettate e trattate come una minaccia alla sicurezza nazionale.

La pandemia COVID è un’operazione militarizzata. Siamo in guerra, e il nemico designato (guardando dalla parte di chi ha iniziato questa guerra senza dirlo a nessuno) sono i cittadini del mondo che cercano di salvaguardare la loro libertà e i loro diritti umani.

Pfizer ha una lunga storia di comportamento criminale.

 

 

Pfizer sta dall’altra parte – quella che sta cercando di installare un regime tecnocratico non eletto basato sull’idea che abbiamo bisogno di un apparato globale di biosicurezza e biosorveglianza sennò moriremo tutti.

Questa non è una posizione nuova per loro. Durante la guerra civile americana, iniziata nel 1862, il bisogno di massicce quantità di antidolorifici e antisettici permise alla Pfizer di prosperare ed espandersi in tempo di guerra. Oggi, il “bisogno” confezionato del vaccino COVID-19 sta permettendo alla Pfizer di fare ancora una volta fortuna, e come ho già detto, siamo di nuovo in guerra, anche se non dichiarata.

Per ottenere ciò, la Pfizer è disposta a “ricattare” i paesi affinché accettino i termini del suo vaccino COVID – come esaminato nel rapporto Gravitas di cui sopra – termini che assicurano che la Pfizer ne esca sempre vincente.

Un termine chiave è l’assenza di responsabilità, che è comprensibile considerando la quantità di danni che il vaccino COVID di Pfizer sta causando. La Pfizer è arrivata al punto tale da intimidire le nazioni a impegnare beni sovrani come le basi militari come garanzia per pagare qualsiasi causa per danni da vaccino che potrebbe derivare dal loro vaccino COVID.

Questo non è illegale, ma non è etico, come la sperimentazione su persone senza consenso informato. Tutti coloro che ricevono queste iniezioni approvate d’urgenza fanno parte di questa ricerca, mentre allo stesso tempo vengono ostacolati nel vedere qualcosa che non sia propaganda.

Senza una informazione veritiera e trasparente sia dei rischi che dei benefici, non c’è consenso informato. La Pfizer sta anche sperimentando su bambini e donne incinte senza consenso informato, due categorie che storicamente sono state off-limits per la sperimentazione di farmaci.

Un informatore (whistleblower) sostiene che i dati siano stati falsificati .

Secondo un informatore che ha lavorato alla sperimentazione di fase 3 COVID di Pfizer nell’autunno del 2020, i dati sono stati falsificati e i pazienti non sono stati sottoposti a blindatura.        Anche il monitoraggio degli effetti collaterali segnalati è rimasto bloccato .   Questa non è la prima volta che un’accusa simile è stata rivolta a Pfizer.

Nel 2014, Pfizer è stata condannata a pagare 75 milioni di dollari per liquidare le accuse relative ai suoi test illegali di un nuovo antibiotico ad ampio spettro su bambini nigeriani gravemente malati. Come riportato dall’Independent  all’epoca, Pfizer inviò una squadra di medici in Nigeria nel bel mezzo di un’epidemia di meningite.

Per due settimane, la squadra si sistemò proprio accanto a una stazione medica gestita da Medici Senza Frontiere e iniziò a distribuire il farmaco sperimentale, Trovan. Dei 200 bambini scelti, la metà ricevette il farmaco sperimentale e l’altra metà il già autorizzato antibiotico Rocephin.

Undici dei bambini trattati dal team Pfizer morirono, e molti altri soffrirono di effetti collaterali come danni cerebrali e insufficienza di organi. Pfizer negò di aver commesso errori. Secondo l’azienda, solo cinque dei bambini a cui è stato dato il Trovan morirono, rispetto ai sei che ricevettero il Rocephin, quindi il loro farmaco non era da biasimare.

Il problema è che non avevano mai detto ai genitori che ai loro figli veniva somministrato un farmaco sperimentale, e tanto meno avevano chiesto loro se volevano che i loro figli prendessero parte alla sperimentazione.

Un ‘trasgressore abituale.

Nel suo articolo del 2010, “Tough on Crime? Pfizer and the CIHR”, Robert G. Evans, Ph.D., professore emerito alla Vancouver School of Economics, ha descritto Pfizer come “un ‘trasgressore abituale,’ costantemente impegnato in pratiche di marketing illegali e corrotte, corrompendo i medici e sopprimendo i risultati avversi della sperimentazione”.

 

Inoltre, mentre la Pfizer aveva prodotto una lettera di autorizzazione da un comitato etico nigeriano, la lettera si rivelò essere stata retrodatata. Lo stesso comitato etico è stato istituito solo un anno dopo che la sperimentazione aveva già avuto luogo.

I cablogrammi del Dipartimento di Stato hanno inoltre rivelato che la Pfizer ha assunto delle spie con il progetto di incastrare un procuratore generale nigeriano per fargli abbandonare la causa dei genitori. La Pfizer ha persino cercato di evitare la responsabilità accusando falsamente Medici Senza Frontiere di aver distribuito il farmaco sperimentale.

Pfizer è stata citata in giudizio in diverse sedi per test sui farmaci non etici, pratiche di marketing illegali , corruzione in diversi paesi  , violazioni ambientali – tra cui lo scarico illegale di PCB e altri rifiuti tossici  – violazioni della sicurezza sul lavoro e dei lavoratori e altro ancora.  È stata anche criticata per eccesso di prezzi che minaccia la vita dei pazienti con malattie croniche come l’epilessia  .

Tra il 2002 e il 2010, la Pfizer e le sue filiali sono state multate per 3 miliardi di dollari tra condanne penali, sanzioni civili e verdetti della giuria. Questo includeva 2,3 miliardi di dollari per la commercializzazione illegale del farmaco contro l’artrite, Bextra, che sono stati chiesti nel 2009 . È stato il più grande patteggiamento per frode sanitaria nella storia americana.

Secondo il rapporto di Global Justice, “La storia orribile di Big Pharma: perché non possiamo permettere alle corporazioni farmaceutiche il posto di comando e il controllo della risposta alla COVID-19: “

“Un informatore ha dichiarato che il personale di vendita era incentivato a vendere Bextra ai medici per patologie per le quali il farmaco non era approvato e a dosi fino a otto volte superiori a quelle raccomandate. Alla Pfizer ci si aspettava che io aumentassi i profitti a tutti i costi, anche quando le vendite significavano mettere in pericolo delle vite. Non potevo farlo”, ha detto.

 

Nel 2011, la Pfizer ha accettato di pagare altri 14,5 milioni di dollari per risolvere le accuse federali legate al marketing illegale,  e nel 2014 ha liquidato le accuse federali relative alla commercializzazione impropria del farmaco Rapamune per i trapianti di rene per un importo di 35 milioni di dollari.

Nessuna di queste azioni legali ha scoraggiato un comportamento illecito futuro. Per Pfizer, pagare multe per nascondere le illegalità sotto il tappeto è diventato parte del costo di fare affari, e se lo può permettere. Anche se le multe possono sembrare straordinarie, sono minuscole se paragonate ai profitti dell’azienda.

Pfizer è stata tra le prime 30 aziende più redditizie al mondo nel 2020, con profitti che hanno raggiunto i 16 miliardi di dollari, e la sua sola vaccinazione COVID dovrebbe rendere 13 miliardi di dollari nel 2021 .

Come rilevato dallo studio legale Matthews and Associates, “la storia di Pfizer è piena di tanti sotterfugi e accordi sottobanco che l’azienda avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile per promuovere la fiducia nel suo vaccino COVID frettolosamente confezionato”. La strategia chiave per aumentare la fiducia, purtroppo, è la censura.

Quale ‘nuovo stile di vita’ sta promettendo la Pfizer?

Secondo Bourla nella sua intervista all’Atlantic Council, il modo più veloce per tornare alla normalità è che tutti si vaccinino.

Considerando quanto poco le cose siano cambiate nonostante i massicci tassi di vaccinazione, sembra chiaro che i globalisti incaricati del Grande Reset – e la Pfizer fa parte di quel gruppo – non hanno alcuna intenzione di permettere che qualcosa torni alla normalità. Non importa quanti si adeguano, o quante volte ci adeguiamo.

L’Australia è forse l’illustrazione più lampante di ciò che il mondo intero dovrà affrontare. Anche se la maggioranza è “vaccinata”, le loro libertà non sono state restituite, e ora devono sottoporsi ai richiami o perdere quella parvenza di libertà che il primo ciclo di iniezioni ha dato loro. Il governo australiano sta confiscando e bloccando i conti bancari delle persone, trattenendo i sussidi di disoccupazione e altro – tutto in nome della “salute pubblica”.

Anche Bourla indica che non c’è ritorno alla vecchia normalità quando afferma: ” La sola cosa che separa il nuovo modo di vivere da quello attuale è … l’esitazione alle vaccinazioni”.

Un nuovo modo di vivere. Che aspetto ha questo “nuovo stile di vita”? È come in Australia. È come in Israele. Assomiglia alla Lituania , dove il tuo “diritto” a frequentare ristoranti, negozi, centri commerciali, saloni di bellezza, biblioteche, banche, agenzie di assicurazione e università, e il tuo “diritto” alle cure mediche ospedaliere e ai viaggi, dipendono tutti dalla tua volontà di partecipare a un esperimento medico che può ucciderti o renderti invalido.( altri Stati non vanno meglio) .

Il “nuovo stile di vita” di cui parla Bourla implica giocare ripetutamente alla roulette russa letale solo per “guadagnare” il diritto di esser parte della società. No, grazie. Bourla può tenersi il suo “nuovo stile di vita”.

 

 

 

DAVOS HA AVVERTITO: ATTACCO INFORMATICO

E COLLASSO SISTEMICO DEL COMPLESSO FINANZIARIO GLOBALE.

Nogeoingegneria.com- Whitney Webb-( 10 DICEMBRE 2021)- ci dice :

 

Secondo Whitney Webb, brillante giornalista e ricercatrice che si occupa principalmente di intelligence, tecnologia, sorveglianza e libertà civili, e autrice del seguente articolo, esiste un piano concreto per creare un tecno-fascismo globale.                                                                Ci sono numerosi segnali che confermano la sua visione, non ultimo la simulazione che ha appena avuto luogo in Israele, dove 10 paesi, tra cui l’Italia, hanno condotto una simulazione di un grande attacco informatico al sistema finanziario globale.                                                                    La responsabile del ministero delle Finanze, Shira Greenberg, ha guidato il team. L’esercizio è stato “un’ulteriore prova della leadership globale di Israele” nel campo della difesa informatica finanziaria, ha detto. E non solo.

Il mondo è da tempo pronto ad affidare la ‘sicurezza’ ad Israele                                    e lo ha già fatto. Non esiste grande paese o grande azienda che non abbia qualche specialista della Magal israeliana che tiene d’occhio le sue attività (aeroporti civili, porti marittimi civili, servizi, petrolio e gas, nucleare, comuni e sicurezza pubblica, commerciale e industriale, governo, mercato VIP, strade, ponti, gallerie e ferrovie, settore militare, sistema bancario, frontiere).

Un rapporto pubblicato l’anno scorso dalla WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative chiede la fusione delle banche di Wall Street, dei loro regolatori e delle agenzie di Intelligence, se necessario, per affrontare un presunto attacco informatico imminente che farà crollare il sistema finanziario esistente.

Nel novembre 2020, il World Economic Forum e Carnegie Endowment for International Peace hanno coprodotto un rapporto che avvertiva che il sistema finanziario globale era sempre più vulnerabile agli attacchi informatici.

I consulenti del gruppo che ha prodotto il rapporto includevano rappresentanti della Federal Reserve, della Banca d’Inghilterra, del Fondo monetario internazionale, giganti di Wall Street come JPMorgan Chase e colossi della Silicon Valley come Amazon.

L’inquietante documento è stato pubblicato pochi mesi dopo che il World Economic Forum aveva condotto una simulazione di un evento del genere, un attacco informatico che mette in ginocchio il sistema finanziario globale, in collaborazione con la più grande banca russa, che dovrebbe dare il via alla trasformazione economica di quel paese, lanciando la propria valuta digitale sostenuta dalla banca centrale.

Di recente, la più grande organizzazione di condivisione di informazioni del settore finanziario, il Financial Services Information Sharing and Analysis Center (FS-ISAC), i cui membri noti includono la Bank of America, Wells Fargo e Citigroup, ha avvertito che hacker e criminali informatici sono pronti ad attaccare congiuntamente il sistema finanziario globale.

Il CEO di questa organizzazione aveva precedentemente dato lo stesso avvertimento, che è stato pubblicato nel rapporto del World Economic Forum-Carnegie Endowment (WEF-Carnegie).

Tali simulazioni coordinate e avvertimenti da parte di coloro che dominano l’attuale sistema finanziario in difficoltà sono ovviamente motivo di preoccupazione, soprattutto considerando che il World Economic Forum è ben noto per la sua simulazione Event 201 su una pandemia globale di coronavirus che ha avuto luogo pochi mesi prima della Crisi COVID-19.

Da allora, la crisi COVID-19 è stata citata come la principale giustificazione per accelerare quella che viene definita la trasformazione digitale del settore finanziario e di altri settori, che il World Economic Forum e i suoi partner promuovono da anni.

La loro ultima previsione di un evento apocalittico, un attacco informatico che ferma l’attuale sistema finanziario e avvia il suo collasso sistemico, se si verificasse, sarebbe il passo finale e necessario per ottenere l’esito desiderato del Forum di un cambiamento diffuso alla valuta digitale e una maggiore governance globale dell’economia internazionale.

Dato che gli esperti hanno avvertito dall’ultima crisi finanziaria globale che il collasso dell’intero sistema era inevitabile, a causa della cattiva gestione della banca centrale e della dilagante corruzione di Wall Street, un attacco informatico fornirebbe anche lo scenario perfetto per smantellare l’attuale sistema in difficoltà, poiché assolverebbe le banche centrali e le istituzioni finanziarie corrotte da ogni responsabilità.

Fornirebbe anche una giustificazione per le politiche incredibilmente preoccupanti promosse nel rapporto WEF-Carnegie, come una maggiore fusione di agenzie di intelligence e banche al fine di «proteggere» meglio le infrastrutture finanziarie critiche.

Considerando il precedente delle simulazioni e dei rapporti passati del WEF con la crisi COVID-19, vale la pena esaminare le simulazioni, gli avvertimenti e le politiche promosse da queste potenti organizzazioni. Il resto di questo rapporto esaminerà il rapporto WEF-Carnegie del novembre 2020, mentre un rapporto successivo si concentrerà sul più recente rapporto FS-ISAC pubblicato la scorsa settimana. La simulazione WEF di un attacco informatico al sistema finanziario globale, Cyber Polygon 2020, è stata coperta in dettaglio da Unlimited Hangout in un rapporto precedente.

L’iniziativa di politica informatica WEF-Carnegie.

Il Carnegie Endowment for International Peace è uno dei think tank di politica estera più influenti negli Stati Uniti, con legami stretti e persistenti con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ex presidenti degli Stati Uniti, corporazioni americane e clan di oligarchi americani come i Pritzkers of Hyatt Hotels.

Gli attuali amministratori del Carnegie Endowment includono dirigenti di Bank of America e Citigroup, nonché altre influenti istituzioni finanziarie.

Nel 2019, lo stesso anno dell’Evento 201, il Carnegie Endowment ha lanciato la sua Cyber ​​Policy Initiative con l’obiettivo di produrre una«”strategia internazionale per la sicurezza informatica e il sistema finanziario globale 2021-2024».

La loro ultima previsione di un evento apocalittico, un attacco informatico che ferma l’attuale sistema finanziario e avvia il suo collasso sistemico, se si verificasse, sarebbe il passo finale e necessario per ottenere l’esito desiderato del Forum di un cambiamento diffuso alla valuta digitale e una maggiore governance globale dell’economia internazionale

Questa strategia è stata pubblicata pochi mesi fa, nel novembre 2020, e, secondo il Carnegie Endowment, è stata creata da «esperti leader di governi, banche centrali, industria e comunità tecnica» al fine di fornire una «sicurezza informatica internazionale a più lungo termine e una strategia» specifica per il sistema finanziario.

L’iniziativa è una conseguenza degli sforzi passati del Carnegie Endowment per promuovere la fusione di autorità finanziarie, industria finanziaria, forze dell’ordine e agenzie di sicurezza nazionale, che è sia una delle principali raccomandazioni del rapporto di novembre 2020 che una conclusione di una «tavola rotonda di alto livello del 2019» tra la Carnegie Endowment, il FMI e i governatori delle banche centrali.

La Carnegie Endowment aveva anche collaborato con l’FMI, SWIFT, Standard Chartered e FS-ISAC per creare una «cassetta degli strumenti per lo sviluppo di capacità di resilienza informatica» per le istituzioni finanziarie nel 2019.

Nello stesso anno, la Carnegie Endowment ha anche iniziato a tracciare «l’evoluzione del panorama delle minacce informatiche e gli incidenti che coinvolgono le istituzioni finanziarie» in collaborazione con BAE Systems, il più grande produttore di armi del Regno Unito. Secondo il Carnegie Endowment, questa collaborazione continua nel presente.

Nel gennaio 2020, i rappresentanti del Carnegie Endowment hanno presentato la loro Cyber ​​Policy Initiative all’incontro annuale del World Economic Forum, dopo il quale il Forum ha ufficialmente collaborato con la Carnegie Endowment all’iniziativa.

I consulenti del progetto ora congiunto WEF-Carnegie includono rappresentanti di banche centrali, tra cui la Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea; alcune delle banche più note di Wall Street come Bank of America e JPMorgan Chase; organizzazioni delle forze dell’ordine come Interpol e il Secret Service degli Stati Uniti; colossi aziendali come Amazon e Accenture; e istituzioni finanziarie globali tra cui il Fondo monetario internazionale e SWIFT (la società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali).

Altri importanti consulenti includono l’amministratore delegato e capo del Centro per la sicurezza informatica del WEF, Jeremy Jurgens, che è stato anche un attore chiave nella simulazione Cyber ​​Polygon, e Steve Silberstein, CEO del Financial Services Information Sharing and Analysis Center.

Non una questione di se ma di quando.

Il rapporto di novembre 2020 della Cyber ​​Policy Initiative è ufficialmente intitolato Strategia internazionale per proteggere meglio il sistema finanziario. Inizia osservando che il sistema finanziario globale, come molti altri sistemi, sta «attraverso una trasformazione digitale senza precedenti, accelerata dalla pandemia di coronavirus».

Quindi avverte: «Gli attori malintenzionati stanno approfittando di questa trasformazione digitale e rappresentano una minaccia crescente per il sistema finanziario globale, la stabilità finanziaria e la fiducia nell’integrità del sistema finanziario. Gli attori maligni utilizzano le capacità informatiche per rubare, interrompere o minacciare in altro modo le istituzioni finanziarie, gli investitori e il pubblico. Questi attori includono non solo criminali sempre più audaci, ma anche stati e aggressori sponsorizzati dallo stato».

A seguito di questo avvertimento di «attori maligni», il rapporto aggiunge che «voci chiave sempre più preoccupate stanno suonando l’allarme». Rileva che Christine Lagarde della Banca centrale europea ed ex del FMI ha avvertito nel febbraio 2020 che «un attacco informatico potrebbe innescare una grave crisi finanziaria». Un anno prima, alla riunione annuale del WEF, il capo della banca centrale giapponese aveva previsto che «la sicurezza informatica potrebbe diventare il rischio più grave per il sistema finanziario nel prossimo futuro».

Rileva inoltre che nel 2019, Jamie Dimon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, ha etichettato gli attacchi informatici come forse «la più grande minaccia per il sistema finanziario degli Stati Uniti».

Non molto tempo dopo l’avvertimento di Lagarde nell’aprile 2020, il Financial Stability Board della Bank for International Settlements ha affermato che «gli incidenti informatici rappresentano una minaccia per la stabilità del sistema finanziario globale» e che «un grave incidente informatico, se non adeguatamente contenuto, potrebbe seriamente sconvolgere i sistemi finanziari, comprese le infrastrutture finanziarie critiche, portando a più ampie implicazioni sulla stabilità finanziaria».

Gli autori del rapporto WEF-Carnegie aggiungono a queste preoccupazioni che «lo sfruttamento delle vulnerabilità informatiche potrebbe causare perdite agli investitori e al pubblico in generale» e portare a danni significativi alla fiducia del pubblico e alla fiducia nell’attuale sistema finanziario.

Rileva inoltre, oltre a colpire in modo significativo il pubblico in generale, questa minaccia avrebbe un impatto sia sui Paesi ad alto reddito che sui paesi a reddito medio-basso, il che significa che l’impatto sulle masse sarebbe di portata globale.

Il rapporto quindi conclude minacciosamente che «una cosa è chiara: non è una questione di se accadrà un incidente grave, ma di quando».

Garantire il controllo della narrativa.

Un’altra sezione del rapporto descrive in dettaglio le raccomandazioni per controllare la narrativa nel caso in cui si verifichi un attacco informatico così paralizzante.

Il rapporto raccomanda specificamente che «le autorità finanziarie e l’industria dovrebbero assicurarsi di essere adeguatamente preparate per operazioni di influenza e attacchi ibridi che combinano operazioni di influenza con attività di hacking dannoso» e che «applicano le lezioni apprese dalle operazioni di influenza mirate ai processi elettorali a potenziali attacchi alle istituzioni finanziarie».

Prosegue raccomandando che «le principali società di servizi finanziari, banche centrali e altre autorità di vigilanza finanziaria», i cui rappresentanti hanno fornito consulenza per il rapporto WEF-Carnegie, «identifichino un unico punto di contatto all’interno di ciascuna organizzazione per coinvolgere le piattaforme di social media in caso di crisi».

Gli autori del rapporto sostengono che, «in caso di crisi», come un devastante attacco informatico al sistema bancario globale, «le società di social media dovrebbero amplificare rapidamente le comunicazioni delle banche centrali» in modo che le banche centrali possano «smascherare le informazioni false» e «calmare i mercati».

Dichiara inoltre che «le autorità finanziarie, le società di servizi finanziari e le società tecnologiche [presumibilmente comprese le società di social media] dovrebbero sviluppare un chiaro piano di comunicazione e risposta incentrato sulla capacità di reagire rapidamente».

In particolare, sia Facebook che Twitter sono elencati nell’appendice del rapporto come «stakeholder del settore» che sono «coinvolti» con l’iniziativa WEF-Carnegie.

Il rapporto afferma inoltre che è necessario un coordinamento premeditato per una tale crisi tra banche e società di social media in modo che entrambe le parti interessate possano «determinare quale gravità della crisi richiederebbe una comunicazione amplificata».

Il rapporto chiede inoltre alle società di social media di collaborare con le banche centrali per «sviluppare percorsi di escalation simili a quelli sviluppati sulla scia delle passate interferenze elettorali, come si è visto negli Stati Uniti e in Europa».

Naturalmente, quei «percorsi di escalation» hanno comportato un’ampia censura sui social media. Il rapporto sembra riconoscerlo quando aggiunge che «è necessario un rapido coordinamento con le piattaforme di social media per organizzare la rimozione dei contenuti».

Pertanto, il rapporto chiede alle banche centrali di colludere con le piattaforme di social media per pianificare gli sforzi di censura che verrebbero attuati se si verificasse una crisi sufficientemente grave nei mercati finanziari.

Per quanto riguarda le «operazioni di influenza», il rapporto le divide in due categorie: quelle che si rivolgono alle singole imprese e quelle che si rivolgono ai mercati in generale.

Per quanto riguarda la prima categoria, il rapporto afferma che «gli attori organizzati diffonderanno voci fraudolente per manipolare i prezzi delle azioni e generare profitti in base a quanto il prezzo delle azioni è stato spostato artificialmente».

Aggiunge che, in queste operazioni di influenza, «aziende e lobbisti utilizzano campagne di astroturfing, che creano una falsa apparenza di supporto di base, per offuscare il valore di un marchio concorrente o tentare di influenzare le decisioni politiche abusando delle richieste di commenti pubblici online». Le somiglianze tra quest’ultima affermazione e il fenomeno Wall-Street-Bets di gennaio 2021 sono evidenti.

Per quanto riguarda la seconda categoria di «operazioni di influenza», il rapporto definisce queste operazioni come «probabilmente eseguite da un attore politicamente motivato come un gruppo terroristico o persino uno stato-nazione».

Aggiunge che «questo tipo di operazione di influenza può mirare direttamente al sistema finanziario per manipolare i mercati, ad esempio diffondendo voci su decisioni di mercato da parte delle banche centrali» e diffondendo «false informazioni che non fanno riferimento direttamente ai mercati finanziari ma che fa reagire i mercati finanziari».

Dato che il rapporto afferma che la prima categoria di operazioni di influenza pone un rischio sistemico scarso mentre la seconda «può comportare un rischio sistemico», sembra probabile che l’evento previsto dal rapporto WEF-Carnegie comporterebbe affermazioni di quest’ultimo da parte di un «gruppo terrorista» o «Stato-nazione».

In particolare, il rapporto in diverse occasioni cita la Corea del Nord come probabile colpevole. Si sofferma anche sulla probabilità che media artificiali o deep-fake facciano parte di questo evento devastante del sistema nelle economie emergenti e/o nei paesi ad alto reddito che stanno attraversando una crisi finanziaria.

Un rapporto separato di giugno 2020 dell’iniziativa WEF-Carnegie è stato pubblicato specificamente sul tema dei deep-fake e del sistema finanziario, osservando che tali attacchi sarebbero probabilmente trapelati durante una crisi finanziaria più ampia per «amplificare» le narrazioni dannose o «simulare il contraccolpo dei consumatori di base contro un marchio mirato».

Aggiunge che «le aziende, le istituzioni finanziarie e i regolatori governativi che affrontano le crisi delle pubbliche relazioni sono particolarmente vulnerabili ai deepfake e ai media artificiali».

Alla luce di queste affermazioni, vale la pena sottolineare che i cattivi attori all’interno del sistema attuale potrebbero sfruttare questi scenari e teorie per dipingere un vero e proprio contraccolpo di base contro una banca o una società come una artificiale «operazione di influenza» perpetrata da «criminali informatici» o da uno Stato.

Considerando che il rapporto WEF-Carnegie fa riferimento a uno scenario analogo alla situazione di Wall-Street-Bets nel gennaio 2021, uno sforzo guidato dai banchieri per etichettare falsamente un futuro contraccolpo della base come artificiale e colpa di un «gruppo terroristico» o Stato-nazione non dovrebbe essere escluso.

«Riduzione della frammentazione»”: fusione delle banche con i loro regolatori e agenzie di Intelligence.

Data l’inevitabilità di questo evento distruttivo, come previsto dagli autori del rapporto WEF-Carnegie, è importante concentrarsi sulle soluzioni proposte nel rapporto, poiché diventeranno immediatamente rilevanti quando questo evento si verificherà.

Alcune delle soluzioni proposte sono attese da un documento politico collegato al WEF, come un aumento dei partenariati pubblico-privato e un maggiore coordinamento tra le organizzazioni regionali e internazionali, nonché un maggiore coordinamento tra i governi nazionali.

Tuttavia, la principale «soluzione» al centro di questo rapporto, e anche al centro degli altri sforzi dell’iniziativa WEF-Carnegie, è la fusione delle banche aziendali, delle autorità finanziarie che le controllano, delle società tecnologiche e della sicurezza nazionale.

Gli autori del rapporto sostengono che la principale vulnerabilità del sistema finanziario globale al momento è «l’attuale frammentazione tra le parti interessate e le iniziative» e che mitigare questa minaccia al sistema globale sta nel ridurre quella «frammentazione».

Gli autori sostengono che il modo per risolvere il problema richiede la massiccia riorganizzazione di tutti gli «stakeholder» attraverso un maggiore coordinamento globale.

Il rapporto rileva che «il distacco tra la finanza, la sicurezza nazionale e le comunità diplomatiche è particolarmente pronunciato» e richiede un’interazione molto più stretta tra i tre elementi.

Si afferma quindi: «Ciò richiede ai Paesi non solo di organizzarsi meglio a livello nazionale, ma anche di rafforzare la cooperazione internazionale per difendersi, indagare, perseguire e idealmente prevenire attacchi futuri. Ciò implica che il settore finanziario e le autorità finanziarie devono interagire regolarmente con le forze dell’ordine e altre agenzie di sicurezza nazionale in modi senza precedenti, sia a livello nazionale che internazionale».

Alcuni esempi di queste necessarie interazioni «senza precedenti» tra banche e sicurezza nazionale sono inclusi nelle raccomandazioni del rapporto.

Ad esempio, il rapporto afferma che «i governi dovrebbero utilizzare le capacità uniche delle loro comunità di sicurezza nazionale per aiutare a proteggere le FMI [infrastrutture del mercato finanziario] e i sistemi commerciali critici».

Chiede inoltre che «le agenzie di sicurezza nazionali consultino i fornitori di servizi cloud critici [come Amazon Web Services, partner della WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative] per determinare come la raccolta di informazioni potrebbe essere utilizzata per aiutare a identificare e monitorare potenziali attori di minacce significative e sviluppare un meccanismo per condividere informazioni sulle minacce imminenti» con le aziende tecnologiche.

Il rapporto afferma inoltre che «l’industria finanziaria dovrebbe dare il proprio peso agli sforzi per affrontare la criminalità informatica in modo più efficace, ad esempio aumentando la sua partecipazione agli sforzi delle forze dell’ordine”.

 

Su quest’ultimo punto, vi sono indicazioni che ciò sia già iniziato. Ad esempio, Bank of America, la seconda banca più grande degli Stati Uniti e parte della WEF-Carnegie Cyber ​​Policy Initiative e FS-ISAC, è stata segnalata come «attivamente ma segretamente impegnata con le forze dell’ordine statunitensi nella caccia a estremisti» in seguito agli eventi del 6 gennaio a Capitol Hill.

In tal modo, Bank of America ha condiviso informazioni private con il governo federale senza la conoscenza o il consenso dei suoi clienti, portando i critici ad accusare la banca di «agire efficacemente come un’agenzia di intelligence».

Probabilmente la parte più preoccupante del rapporto, tuttavia, è il suo invito a unire l’apparato di sicurezza nazionale e l’industria finanziaria e quindi utilizzarlo come modello per fare lo stesso con altri settori dell’economia.

Afferma che «proteggere il sistema finanziario internazionale può essere un modello per altri settori», aggiungendo che «concentrarsi sul settore finanziario fornisce un punto di partenza e potrebbe aprire la strada a una migliore protezione di altri settori in futuro».

Se tutti i settori dell’economia si fondessero con la sicurezza nazionale, creerebbe una realtà in cui nessuna parte della vita umana quotidiana non è controllata da queste due entità già molto potenti.

Questo è un piano chiaro per creare il tecno-fascismo su scala globale.

Come chiarisce questo rapporto WEF-Carnegie, la ricetta per inventare un simile incubo è già stata tracciata in coordinamento con le stesse istituzioni, banche e governi che attualmente controllano il sistema finanziario globale.

Non solo il controllo aziendale globale è un obiettivo, ma, come sottolineato nell’articolo di Unlimited Hangout su Cyber ​​Polygon, il World Economic Forum e molti dei suoi partner hanno effettivamente un interesse nel collasso sistemico dell’attuale sistema finanziario.

Inoltre, molte banche centrali hanno recentemente proposto sistemi di valuta digitale che possono raggiungere una rapida adozione di massa solo se il sistema esistente crolla.

Dato che questi sistemi sono destinati ad essere integrati con gli ID biometrici e i cosiddetti passaporti vaccinali attraverso il WEF e la Vaccine Credential Initiative sostenuta da Big Tech, vale la pena considerare i tempi del previsto lancio di tali sistemi per determinare quando ciò prevede ed è probabile che si verifichi un evento presumibilmente inevitabile.

Con questo nuovo sistema finanziario così profondamente interconnesso con i cosiddetti sforzi per le credenziali, il previsto attacco informatico al settore finanziario si verificherebbe probabilmente nel momento in cui faciliterebbe al meglio l’adozione del nuovo sistema economico e la sua integrazione nei sistemi di credenziali attualmente promossi come via d’uscita dalle restrizioni legate al COVID-19.

(Whitney Webb).

 

 

 

 

 

PANDEMIA - IMMERSI IN UN IPNOTIZZANTE TOTALITARISMO

– LA VERA CRISI È PSICOLOGICA, MA NE USCIREMO.

Nogeoingegneria.com-Prof. Matthias Desmet-( 12 DICEMBRE 2021)- ci dice :

 

E’ sbagliato parlare di ‘dittatura’, in questi tempi di pandemia. E’ più   giusto usare il termine di ‘totalitarismo’.

Lo spiega, in un suo scritto, il professor Matthias Desmet, psicologo, psicanalista, esperto di psicologia di massa, docente all’Università di Gent, in Belgio. Il concetto-base che viene espresso è quella sulla “formazione di massa” che in questi mesi sta prendendo, giorno dopo giorno, sempre più corpo. Come un vero virus.

Ecco le sue frasi, non poco illuminanti.

I genitori che stanno vaccinando i loro figli con tanto entusiasmo stanno entrando in quello stato di coscienza tipico delle masse chiamato «formazione di massa». Questo cambiamento sociale avviene quando c’è o è stato un periodo di ansia fluttuante, ed è un passo sulla strada verso un totalitarismo di stato.

Il totalitarismo inizia sempre con una «formazione di massa» all’interno della popolazione. Non è la stessa cosa della dittatura: in una dittatura le persone obbediscono per paura del dittatore al vertice. Il totalitarismo è l’opposto: le persone sono come ipnotizzate dall’obbedienza «per il bene della collettività».

Vediamo cos’è la «formazione di massa». Trovare una nuova coesione come collettivo crea una soluzione all’ansia; la narrazione e l’ideologia che riguardano la pandemia e i vaccini sono diventati «oggetto dell’ansia». Quando l’ansia fluttuante [cioè senza una chiara causa] ha trovato un bersaglio, un oggetto, la gente sente che l’ansia sparisce, ha un senso; si crea un significato e un senso di solidarietà. Quando questo accade, la gente cambia.

Non sono più razionali e non pensano in modo critico come prima. Questo è il motivo per cui tutti conosciamo amici, un tempo intelligenti e compassionevoli, che ora sono ammutoliti e non ascoltano voci divergenti: sono intolleranti e persino meschini o crudeli.                                                                               Nell’ipnosi, l’attenzione si restringe progressivamente fino a quando il soggetto non riesce a vedere al di fuori del suo punto di vista molto ristretto sulla realtà.

La «formazione di massa» ha bisogno di quattro condizioni per realizzarsi [la prima cosa è l’isolamento sociale, cioè la mancanza di legami sociali; la seconda è la mancanza di un senso nella vita; la terza è la presenza di molta ansia fluttuante; la quarta è un forte malcontento psicologico].

 

Questo è successo ciò che sta accadendo.

 L’ansia e l’isolamento che molti hanno provato prima e durante la pandemia hanno trovato il loro perfetto «oggetto di ansia» saldamente ancorato alla narrativa sulla pandemia e sul vaccino.

 Non possono tollerare o consentire il dissenso o voci dissonanti; non vogliono nemmeno sentire qualsiasi domanda. Se si svegliano, la loro terribile ansia tornerà; chi gestisce la «formazione di massa» non può nemmeno permettere alla massa di svegliarsi, perché quando la massa si sveglia e vede la realtà si arrabbia con coloro che hanno creato il danno e talvolta li uccidono.

 La storia insegna che, chi ha gestito una «formazione di massa», viene sempre ucciso da quelli che erano ipnotizzati, che si svegliano e vedono di nuovo il mondo reale.

Questa è attualmente una crisi sociale e noi abbiamo un compito da svolgere.

- Il 30% delle persone è profondamente ipnotizzato.

– Il 40% non lo è, ma segue la massa. Se questo 40% non ascolta opinioni divergenti si unirà agli ipnotizzati.

– L’ultimo 30% non può essere ipnotizzato; deve continuare a far sentire la sua voce.

Nel totalitarismo, quando le ultime voci di dissenso si arrendono e tacciono, la massa comincia a commettere atrocità in nome della solidarietà e della collettività.

Il 30% non ipnotizzato è un insieme di diversi gruppi di diverse idee religiose e politiche. Se non trova un terreno comune per unirsi, perde; e, senza le voci coraggiose e costanti del dissenso, quel 40% cade nella «formazione di massa.

 

La vera crisi è psicologica. Ma ne usciremo.

Estratti dell’Intervista al Professor Mattias Desmet.

Considerazioni profonde e precise di una crisi che è principalmente sociale e culturale e i cui danni collaterali vengono spesso offuscati dal condizionamento generale e dall’enorme potere psicologico della narrativa dominante.

È sorprendente, ancora una volta, constatare le analogie a livello internazionale nella gestione politica e collettiva della pandemia e il comune sentore dell’emergere di una nuova società totalitaria.

A quasi un anno dall’inizio della crisi della corona, com’è la salute mentale della popolazione?

“E’ particolarmente importante collocare il benessere mentale nella crisi da corona nella sua continuità storica. La salute mentale era in declino da decenni. C’è stato a lungo un costante aumento del numero di problemi di depressione e ansia e del numero di suicidi. E negli ultimi anni c’è stata un’enorme crescita dell’assenteismo lavorativo dovuto a sofferenze psicologiche e burnout.

L’anno prima dello scoppio della corona, si poteva sentire questo malessere crescere in modo esponenziale. C’era l’impressione che la società si stesse dirigendo verso un punto di svolta in cui una “riorganizzazione” psicologica del sistema sociale era imperativa.                                  Questo sta accadendo col covid.                                                                           Inizialmente, abbiamo notato che le persone con poca conoscenza del virus evocavano paure terribili – si è manifestata una vera reazione di panico sociale . Ciò accade soprattutto se esiste già una forte paura latente in una persona o in una popolazione.

Le dimensioni psicologiche dell’attuale crisi della corona sono seriamente sottovalutate. (…)

Il lockdown spesso ha liberato le persone da un terribile routine psicologica. Questo ha creato un inconscio supporto per il blocco. Se la popolazione non fosse già stata stremata dalla propria vita, e soprattutto dal proprio lavoro, non ci sarebbe mai stato favore alla chiusura. (…)

Se non teniamo conto dell’insoddisfazione della popolazione per la sua esistenza, non capiremo questa crisi e non saremo in grado di risolverla. A proposito, ora ho l’impressione che la nuova normalità sia diventata di nuovo un solco e non sarei sorpreso se la salute mentale iniziasse davvero a deteriorarsi nel prossimo futuro. Forse soprattutto se si scopre che il vaccino non fornisce la soluzione magica che ci si aspetta. (…)

Negli adulti c’è anche la paura, ma l’oggetto della paura è diverso. Alcuni hanno principalmente paura del virus stesso.

Ci sono persone che vivono nella mia strada che difficilmente osano lasciare le loro case. Altri temono le conseguenze economiche delle misure. E altri ancora temono i cambiamenti sociali causati dalle misure corona. Temono l’emergere di una società totalitaria. Come me, ad esempio (ride).

I tassi di mortalità e morbilità associati al coronavirus sono commisurati alle risposte spaventose?

Gli effetti deleteri della risposta del governo sono sproporzionati rispetto al rischio per la salute del virus. Professionalmente, sono coinvolto in due progetti di ricerca sulla corona. Di conseguenza, ho lavorato abbastanza intensamente con i dati. Chiaramente, il tasso di mortalità virale è piuttosto basso.                                   I numeri che i media stanno annunciando si basano, diciamo, su un conteggio eccessivamente generoso. Indipendentemente da eventuali problemi medici preesistenti, quasi tutte le persone anziane morte sono state addizionate alle morti da covid. Conosco personalmente una persona che è stata registrata come morte corona. Era un malato di cancro terminale che morì con piuttosto che per corona. L’aggiunta di questi tipi di morti alle morti corona aumenta il numero e aumenta l’ansia nella popolazione. (…)

Come sono state accolte le critiche nel mondo scientifico?

Si è tentato di risolvere la crisi chiedendo maggiore trasparenza e obiettività. Ma questo non ha risolto molto. Piuttosto, la causa del problema risiede in un tipo specifico di scienza emersa durante l’Illuminismo. Questa scienza si basa su una fede assoluta nell’oggettività.

Secondo gli adepti di questa visione, il mondo è totalmente oggettivabile, misurabile, prevedibile e verificabile. Ma la scienza stessa ha dimostrato che questa idea è insostenibile. Esistono limiti all’obiettività e, a seconda del dominio scientifico, è molto probabile che si incontrino questi limiti.   La fisica e la chimica sono ancora relativamente adatte per la misurazione. Ma questo ha molto meno successo in altre aree di ricerca come l’economia, la scienza biomedica o la psicologia, dove è più probabile che un ricercatore scopra che la soggettività di un ricercatore ha avuto un’influenza diretta sulle sue osservazioni. Ed è proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno cercato di eliminare dal dibattito scientifico.

Paradossalmente – ma non a caso – questo nucleo porta all’esatto opposto del risultato sperato. Vale a dire, ad una radicale mancanza di oggettività e una proliferazione di soggettività. Questo problema è persistito anche dopo la crisi di replicabilità, non è stato risolto nonostante gli sforzi dei critici. Di conseguenza, ora, 15 anni dopo, in preda alla crisi del corona, continuiamo ad affrontare esattamente gli stessi problemi.

Ed è proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno cercato di eliminare dal dibattito scientifico. Paradossalmente – ma non a caso – questo nucleo conduce all’esatto opposto del risultato sperato. Vale a dire, una radicale mancanza di oggettività e una proliferazione di soggettività.

Quindi i politici attuali basano le misure che prendono per la pandemia su principi scientifici stabiliti in modo errato?

Credo di si. Anche qui vediamo una sorta di credenza ingenua nell’oggettività che si trasforma nel suo opposto: una grave mancanza di oggettività con masse di errori e disattenzione. Ma peggio: c’è una connessione sinistra tra l’emergere di questo tipo di scienza assolutista e il processo di manipolazione e totalitarizzazione della società .

Nel suo libro “Le origini del totalitarismo” , Hannah Arendt descrive brillantemente come questo processo ha avuto luogo nella Germania nazista, o in URSS. I nascenti regimi totalitari ricorrono tipicamente a un discorso “scientifico”.

Mostrano una grande preferenza per cifre e statistiche, che degenerano rapidamente in pura propaganda, caratterizzato da un radicale “disprezzo dei fatti”.

Ad esempio, il nazismo ha basato la sua ideologia sulla superiorità della razza ariana. Un’intera serie di cosiddetti dati scientifici ha convalidato la loro teoria. Oggi sappiamo che questa teoria non aveva validità scientifica, ma gli scienziati dell’epoca usavano i media per difendere le posizioni del regime.

O prendiamo lo “scienziato” preferito da Stalin, Trofim Lysenko, che rifiutava la genetica “borghese” e credeva che i caratteri ereditari fossero modificabili dall’ambiente… (…)

Oggi si percepisce un fenomeno simile. Nella società c’è sofferenza psicologica diffusa, mancanza di significato e legami sociali ridotti. Poi arriva una narrativa che punta a un oggetto della paura, il virus, dopo di che la popolazione lega fortemente la sua paura e il suo disagio a questo oggetto temuto.

Nel frattempo, c’è un appello costante in tutti i media a combattere collettivamente il nemico assassino.                                                           Gli scienziati che portano la narrativa alla popolazione sono ricompensati, in cambio, con un enorme potere sociale.                                      Il loro potere psicologico è così grande che, su loro suggerimento, l’intera società rinuncia bruscamente a una serie di costumi sociali e si riorganizza in modi che nessuno all’inizio del 2020 riteneva possibile.

Cosa pensa che succederà adesso?

L’attuale politica della corona ripristina temporaneamente un po’ di solidarietà sociale e di significato per la società.                                                             Lavorare insieme contro il virus crea una sorta di intossicazione, che si traduce in un enorme restringimento dell’attenzione, in modo che altre questioni, come la preoccupazione per i danni collaterali, svaniscano sullo sfondo.

Anche le Nazioni Unite e diversi scienziati hanno avvertito sin dall’inizio che il danno collaterale globale potrebbe generare molte più morti del virus, ad esempio a causa della miseria, della fame e del trattamento ritardato delle vere patologie.

Il condizionamento sociale delle masse ha un altro effetto curioso: induce gli individui a mettere da parte psicologicamente le motivazioni egoistiche e individuali. In questo modo si può tollerare un governo che toglie alcuni piaceri personali. Per fare solo un esempio: le strutture di ristorazione in cui le persone hanno lavorato per tutta la vita possono essere chiuse senza troppe proteste. O anche: la popolazione è priva di spettacoli, festival e altri piaceri culturali.

I leader totalitari capiscono intuitivamente che tormentare la popolazione in modo perverso rafforza ancora di più il condizionamento sociale.

 Non posso spiegarlo completamente ora, ma il processo di condizionamento sociale è intrinsecamente autodistruttivo.

 Una popolazione colpita da questo processo è capace di enormi atrocità verso gli altri, ma anche verso se stessa. Non ha assolutamente alcuna esitazione a sacrificarsi. Questo spiega perché, a differenza delle semplici dittature, uno stato totalitario non può sopravvivere. Alla fine si divora completamente, per così dire. Ma il processo di solito richiede molte vite umane.

Riconosce i tratti totalitari della crisi attuale e la risposta del governo ad essa?

Decisamente. Quando ci si allontana dalla narrativa del virus, si scopre un processo totalitario per eccellenza.                                                          Ad esempio, secondo Arendt, uno stato pre-totalitario taglia tutti i legami sociali della popolazione.

Le dittature semplici lo fanno a livello politico – assicurano che l’opposizione non possa unirsi – ma gli stati totalitari lo fanno tra la popolazione, nella sfera privata. Il totalitarismo è così concentrato sul controllo totale che crea automaticamente sospetti tra la popolazione, inducendo le persone a spiarsi e denunciarsi a vicenda.                                                                                 Le persone non osano più parlare contro la maggioranza e sono meno capaci di organizzarsi a causa delle restrizioni. Non è difficile riconoscere tali fenomeni nella situazione odierna, oltre a molte altre caratteristiche del totalitarismo emergente.

 

Che cosa vuole ottenere in ultima analisi da questo stato totalitario?

Il suo emergere è un processo automatico accompagnato da un lato da una grande ansia da parte della popolazione e, dall’altro, da un pensiero scientifico che considera possibile la conoscenza totale.

Oggi c’è chi crede che la società non debba più basarsi su narrazioni politiche ma su fatti e cifre scientifiche, favorendo così il governo della tecnocrazia. La loro immagine ideale è quella che il filosofo olandese Ad Verbrugge chiama “allevamento umano intensivo”.

All’interno di un’ideologia biologico-riduzionista, virologica, viene indicato il monitoraggio biometrico continuo e le persone sono sottoposte a continui interventi medici preventivi, come le campagne di vaccinazione.

Tutto questo per ottimizzare presumibilmente la salute pubblica. E deve essere implementata un’intera gamma di misure di igiene medica; per i sostenitori di questa ideologia, non si può mai fare abbastanza per raggiungere l’ideale della massima “salute” possibile. (…)

 Sebbene il governo aspiri a un enorme miglioramento della salute della sua società, le sue azioni rovineranno la salute della società. A proposito, questa è una caratteristica fondamentale del pensiero totalitario secondo Hannah Arendt: finisce nell’esatto opposto di ciò che originariamente perseguiva .

La campagna di vaccinazione dissiperà questa paura e porrà fine a questa esplosione totalitaria?

Un vaccino non risolverà l’attuale impasse. Perché in verità, questa crisi non è una crisi sanitaria, è una profonda crisi sociale e anche culturale. Del resto il governo ha già annunciato che le misure non scompariranno dopo la vaccinazione. (…)

Piuttosto, prevedo questo scenario: nonostante tutti gli studi promettenti, il vaccino non porterà a una soluzione.                                        E la cecità che il condizionamento sociale e la totalitarizzazione comportano faranno gettare la colpa su coloro che non sono d’accordo con la narrazione e/o si rifiutano di essere vaccinati. Serviranno come capri espiatori.

 Ci sarà un tentativo di metterli a tacere. E se ciò avrà successo, arriverà il temuto punto di svolta nel processo di totalitarizzazione: solo dopo aver eliminato completamente l’opposizione, lo stato totalitario mostrerà la sua forma più aggressiva. Diventa quindi – per usare le parole di Hannah Arendt – un mostro che mangia i suoi stessi figli. In altre parole, il peggio forse deve ancora venire.

A cosa si riferisce?

I sistemi totalitari in genere hanno tutti la stessa tendenza all’isolamento come metodo; per garantire la salute della popolazione, le porzioni “malate” della popolazione saranno ulteriormente isolate e rinchiuse nei campi.

Quell’idea è stata effettivamente suggerita più volte durante la prima crisi covid, ma liquidata come “non realizzabile” a causa della resistenza sociale.

Ma quella resistenza persisterà se la paura continuerà ad aumentare?

Sono paranoico? Ma chi avrebbe mai pensato all’inizio del 2020 che la nostra società sarebbe stata così oggi?

Il processo di totalitarizzazione si basa sull’effetto ipnotico di una narrativa e può essere interrotto solo da un’altra narrativa. Quindi, spero che più persone metteranno in dubbio il presunto pericolo del virus e la necessità delle attuali misure della corona, e oseranno parlarne pubblicamente.

Percepisci l’attuale evoluzione sociale come andando in una direzione negativa. Come vedi il futuro?

Sono convinto che da tutto questo uscirà qualcosa di bello. La scienza materialistica parte dall’idea che il mondo sia costituito da particelle materiali.

 Eppure proprio la stessa scienza rivela che la materia è una forma di coscienza, che non c’è certezza e che la mente umana non riesce a cogliere il mondo.

Ad esempio, il fisico danese e vincitore del Premio Nobel Niels Bohr ha sostenuto che le particelle elementari e gli atomi si comportano in modo radicalmente irrazionale e illogico. Secondo lui, erano meglio compresi usando la poesia che usando la logica.

Sperimenteremo qualcosa di simile a livello politico.                                                          Nel prossimo futuro, forse storicamente faremo il tentativo più ampio di controllare tutto in modo tecnologico e razionale.

Alla fine, questo sistema dimostrerà di non funzionare e dimostrerà che abbiamo bisogno di una società e di una politica completamente diverse. Il nuovo sistema si baserà maggiormente sul rispetto per ciò che è in definitiva sfuggente alla mente umana e sul rispetto per l’arte e l’intuizione che erano centrali per le religioni.

Oggi siamo vicini a un cambiamento di paradigma?

Senza dubbio. Questa crisi annuncia la fine di un paradigma storico culturale. Parte della transizione è già stata compiuta nelle scienze. I geni che hanno gettato le basi della fisica moderna, della teoria dei sistemi complessi e dinamici, della teoria del caos e della geometria non euclidea hanno già capito che non esiste una ma molte logiche diverse, che c’è qualcosa di intrinsecamente soggettivo in ogni cosa e che le persone vivono in modo diretto risonanza con il mondo che li circonda e con tutte le complessità della natura. Inoltre, l’uomo è un essere che dipende dai suoi simili nella sua esistenza energetica. I fisici lo sanno da tempo, ora dovrà valere anche per il resto di noi.

(Intervista al Professor Mattias Desmet, docente di psicologia clinica all’Università di Ghent in Belgio, dal filosofo politico Patrick Dewals. Articolo tradotto e completo su :  theunconditionalblog.com).

(milanocittastato.it/opinioni/la-vera-crisi-e-psicologica-ma-ne-usciremo/).

 

 

 

QUAL È LA VERITÀ? LE INIEZIONI DI mRNA

SONO VACCINAZIONI O TRATTAMENTI GENETICI?

Nogeoingegneria.com- PAUL SCHREYER-( 6 DICEMBRE 2021)- ci dice:

Dopo ‘l’apertura’ da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e sulla scia delle decisioni prese in Germania, la maggiore spinta in Italia per l’estensione dell’obbligo vaccinale viene dalla Confindustria. Il governo non ha ancora esaurito il suo arsenale per ‘incoraggiare’ la vaccinazione.

Ma che tipo di “salvavita” è quello di cui vogliono convincere tutti per poi somministrarlo?  Politici e i media dicono che i nuovi preparati di mRNA – come “Comirnaty” di Biontech – siano vaccini, che sarebbero quindi soggetti a regole e norme legali simili a quelle di altre vaccinazioni conosciute e consolidate da tempo.

 I critici, d’altra parte, spiegano che si tratta di “terapia genica” chiamata così unicamente per aggirare la regolamentazione legale più severa e gli alti ostacoli all’approvazione. Qual è la verità?

Un eccellente indagine risponde a queste domande. Si riferisce alla Germania, ma si potranno rintracciare parallelismi in altri paesi. Sarebbe utile un approfondimento della questione in questa direzione.

La vaccinazione è qualcosa di positivo, mantiene la salute ed è necessaria – molti ne sono sicuri, in particolare in tempi di Coronavirus.

La tecnologia dell’mRNA ora utilizzata sebbene sia una nuova procedura, potrebbe essere valutata sulla base della vasta esperienza acquisita con altre vaccinazioni negli ultimi anni e decenni.                                                                                                                        Il rischio sarebbe gestibile. L’obbligo di usare i preparati mRNA (“vaccinazione obbligatoria”) sarebbe in ogni caso legalmente nei limiti di ciò che è permesso – dopo tutto, esiste già  vaccinazione obbligatoria contro il morbillo. Tuttavia, le valutazioni di diversi esperti stanno sollevando dubbi rispetto a questa narrativa.

Così, per esempio, Stefan Oelrich, un membro del consiglio di amministrazione della Bayer, ha recentemente commentato i preparati di mRNA in modo tale da sollevare domande fondamentali.

Oelrich è il capo della divisione farmaci del gruppo Bayer, che ha raggiunto un fatturato mondiale di 17 miliardi di euro lo scorso anno sotto la sua direzione.

 All’apertura dell’annuale vertice mondiale sulla salute il 24 ottobre a Berlino, interveniva insieme al ministro federale della sanità, al direttore dell’OMS, al presidente della Commissione UE e al segretario generale dell’ONU. Nel suo discorso di benvenuto, Oelrich ha ammesso: “Le vaccinazioni mRNA sono un esempio di terapia cellulare e genica. Se avessimo fatto un sondaggio pubblico due anni fa e avessimo chiesto chi sarebbe stato disposto a sottoporsi a una terapia genica o cellulare e a farsela iniettare nel proprio corpo, probabilmente il 95% delle persone l’avrebbe rifiutata.                                                                  Questa pandemia ha aperto gli occhi a molte persone sull’innovazione in una maniera che non era possibile prima”.

Le iniezioni di mRNA non sono quindi una vaccinazione nel senso in cui il termine è stato usato finora. Secondo Oelrich, si tratta di terapia genica, che fino a poco tempo fa era fortemente oggetto di controversie.

Anche altri esperti la vedono in questo modo. Il 2 novembre, una settimana dopo la dichiarazione di Oelrich a Berlino, un gruppo di esperti si è riunito a Washington su invito del senatore Ron Johnson per valutare la campagna di somministrazione dei preparati di mRNA.

Tra gli esperti invitati c’era Peter Doshi, professore di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici all’Università del Maryland e direttore della rivista The BMJ, nota anche come British Medical Journal, una delle riviste mediche più prestigiose del mondo. Doshi ha chiarito durante questo incontro:

“Sono uno di quegli accademici che ritengono che questi prodotti mRNA che tutti chiamano ‘vaccini’ sono qualitativamente diversi dai vaccini standard. Ho trovato sorprendente apprendere che il dizionario Merriam-Webster ha cambiato la definizione di ‘vaccino’ all’inizio di quest’anno. I prodotti mRNA non soddisfano i criteri di definizione di un vaccino che il Merriam-Webster aveva da 15 anni. Ciononostante, la definizione è stata ampliata in modo che i prodotti mRNA sono ora considerati vaccini”.

I dizionari Merriam-Webster corrispondono al Duden nel mondo di lingua inglese. In effetti, la definizione è stata cambiata di conseguenza nel gennaio 2021, cioè all’inizio della campagna mondiale di vaccinazione (ecco le voci prima e dopo il cambiamento). Doshi ha collegato a questo la seguente domanda:

“Cosa pensereste di un obbligo di vaccino Covid se non chiamassimo questi preparati ‘vaccini’? E se queste iniezioni fossero invece chiamate droghe? Lo scenario allora sarebbe: abbiamo questo farmaco e abbiamo la prova che non previene l’infezione né ferma la trasmissione del virus.

Ma il farmaco dovrebbe ridurre il rischio di ammalarsi gravemente e di morire a causa del covid. Prenderesti una dose di questo farmaco ogni sei mesi, eventualmente per il resto della tua vita, se fosse necessario per mantenere il farmaco efficace? E non assumeresti il farmaco solo tu, ma sosterresti anche un obbligo legale che anche tutti gli altri debbano assumere il farmaco?

O diresti: Aspetta un attimo – se questo è tutto ciò che questa medicina può fare, perché invece non usiamo una medicina normale, come facciamo di solito quando siamo malati e vogliamo stare meglio? E perché rendere obbligatorio prenderla?

Il punto è: Solo perché lo chiamiamo vaccino, non dobbiamo presumere che questi nuovi prodotti siano uguali a tutti gli altri vaccini per l’infanzia che sono obbligatori.                                                                  Ogni prodotto è qualcosa di diverso. Se la gente è d’accordo a rendere obbligatorio qualcosa solo perché è una vaccinazione e poi rendiamo obbligatorie anche altre vaccinazioni, allora penso che sia il momento di portare un po’ di pensiero critico in questa discussione”.

Una modifica giuridica ha reso la terapia genica una “vaccinazione”.

Qual è la situazione giuridica in Germania? Dove si stabilisce cosa può o non può essere considerato una vaccinazione?                                      I servizi scientifici del Bundestag tedesco hanno presentato una classificazione tecnica su questo nel gennaio 2021, che afferma con riferimento alla direttiva UE 2001/83/CE che “i medicinali contenenti mRNA devono essere classificati come medicinali di terapia genica”. Tuttavia, c’è un’eccezione a questo, vale a dire “i medicinali contenenti mRNA che sono vaccini contro le malattie infettive”.

Come si spiega questa eccezione? Una ricerca mostra che essa può essere fatta risalire a una modifica della legge nel 2009. Prima di tale modifica, il paragrafo 4 della legge tedesca sui medicinali affermava:

” Per vaccini si intendono medicinali (…) contenenti antigeni destinati ad essere utilizzati nell’uomo o negli animali per produrre specifiche sostanze di difesa e di protezione”.

Questo è cambiato nel 2009. Nel marzo di quell’anno, poco prima dello scoppio dell’influenza suina, il governo tedesco ha presentato un disegno di legge “per modificare i regolamenti sui medicinali”, che era necessario, tra l’altro, per adattare la legge sui prodotti medicinali a un regolamento europeo che disciplinava la gestione dei nuovi terapeutici genici.                                                                                                                  Il ministro della salute responsabile all’epoca era Ulla Schmidt (SPD).                                      A pagina 10 del progetto di legge di 72 pagine era nascosta la seguente proposta di emendamento poco visibile, difficile da capire senza una spiegazione più approfondita:

“Al paragrafo 4, dopo la parola “antigeni”, sono inserite le parole “o acidi nucleici ricombinanti” e prima del punto alla fine, le parole “e, nella misura in cui contengono acidi nucleici ricombinanti, sono destinati esclusivamente alla prevenzione o al trattamento di malattie infettive”.

Da precisare: il termine “acidi nucleici ricombinanti” include anche l’mRNA prodotto artificialmente. Nel giugno 2009, il Comitato della Sanità del Bundestag ha raccomandato ai parlamentari di adottare il progetto di emendamento di 72 pagine del governo.

 Il rappresentante della CDU nella commissione all’epoca era Jens Spahn ( dal 2018 ministro federale della sanità. Ha pronunciato la frase shock  «Quasi tutti (i tedeschi) alla fine dell’inverno saranno vaccinati, guariti o morti». Spahn è un membro della comunità Young Global Leaders del World Economic Forum.

Il progetto è stato approvato dal Bundestag poco dopo, nel luglio 2009, e quindi dichiarato Legge applicabile. Da allora, il paragrafo 4 del Medicines Act recita come segue (le nuove aggiunte sono evidenziate in grassetto):

“I vaccini sono medicinali (…) contenenti antigeni o acidi nucleici ricombinanti e destinati ad essere somministrati all’uomo o agli animali per la produzione di specifiche sostanze di difesa e di protezione e, in quanto contengono acidi nucleici ricombinanti, sono destinati esclusivamente alla prevenzione o al trattamento di malattie infettive.”

Senza queste modifiche di definizione, determinate politicamente, i preparati di mRNA  il cui uso obbligatorio è attualmente previsto, non sarebbero legalmente considerati vaccinazioni, ma terapie geniche.

Il medico Wolfgang Wodarg, all’epoca membro della commissione sanitaria del Bundestag, ha spiegato a Multipolar su richiesta che questo dettaglio dell’emendamento alla legge non era noto nemmeno a lui in quel momento. Secondo Wodarg, la decisione è stata presa “nell’ultima sessione prima della pausa estiva della campagna elettorale senza alcun dibattito”.

La Commissione europea ha inoltre modificato una direttiva “per quanto riguarda i medicinali per terapie innovative” nel settembre 2009. Da allora, è stata usata la seguente definizione:

” Per medicinale di terapia genica si intende un medicinale biologico che ha le seguenti caratteristiche: contiene una sostanza attiva che contiene un acido nucleico ricombinante (…) I vaccini contro le malattie infettive non sono medicinali di terapia genica”.

Mercato emergente dei farmaci mRNA.

Le nuove terapie geniche con farmaci mRNA sono state fortemente promosse dai produttori negli ultimi anni per compensare le forti perdite di vendite nel settore di mercato dei farmaci protetti da brevetto. La Ärztezeitung ha scritto su questo nel febbraio 2021:

“Entro il 2023, le perdite di entrate dell’industria farmaceutica dovute alle scadenze dei brevetti sono stimate a più di 121 miliardi di dollari nel mondo, 95 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. (…) Una contromossa dell’industria farmaceutica con innovazioni è particolarmente promettente.

Le nuove opzioni terapeutiche emergenti (per esempio mRNA, anticorpi bi-specifici, terapia genica) non solo danno speranza ai pazienti, ma se sono approvate positivamente, spingeranno anche le curve di vendita e di profitto dei produttori verso nuove vette.

Con una migliore efficacia e meno effetti collaterali, il prezzo del farmaco gioca un ruolo piuttosto subordinato, almeno quando c’è poca o nessuna concorrenza. Inoltre, gli investitori che scommettono sul settore giusto da subito possono trarre profitto dall’aumento delle curve ( delle quotazioni azionarie)”.

Biontech: “Categoria terapeutica nuova e senza precedenti”.

 

Biontech non aveva praticamente nessuna esperienza con i vaccini prima della crisi del Coronavirus. Fino al 2019 si occupava principalmente della ricerca di immunoterapie mRNA individualizzate per i pazienti affetti da cancro.

Anche se una collaborazione con Pfizer era iniziata nel 2018 per sviluppare un “vaccino” mRNA contro l’influenza, il progetto era ancora agli albori fino alla crisi del Coronavirus – e tuttora lo è. Secondo le dichiarazioni dell’azienda della fine del 2019, in quel momento erano ancora lontani più di un anno dall’inizio dei primi studi clinici. In effetti, i primi studi clinici di un farmaco mRNA progettato per proteggere contro l’influenza (“BNT 161”) iniziarono solo nel settembre 2021, tre anni dopo l’annuncio.

Nel mese di ottobre 2019, la Biontech si è quotata in borsa negli Stati Uniti per raccogliere ulteriore capitale degli investitori. In quell’occasione, l’azienda ha spiegato apertamente in un ampio rapporto annuale i “rischi associati alla nostra attività”:

“Per quanto ne sappiamo, non c’è attualmente alcun precedente per un’immunoterapia basata sull’mRNA, come quella che stiamo sviluppando, ad essere approvata per la vendita dalla [US Food and Drug Administration] FDA, dalla Commissione Europea o da qualsiasi altra autorità di regolamentazione altrove nel mondo. (…) È possibile che i candidati prodotti che sviluppiamo non siano efficaci o che siano solo moderatamente efficaci o che abbiano effetti collaterali indesiderati o non voluti, tossicità o altre caratteristiche che potrebbero impedire l’approvazione alla commercializzazione o limitare l’uso commerciale. (…)

Lo sviluppo di farmaci a base di mRNA comporta rischi significativi per lo sviluppo clinico e la regolamentazione, poiché si tratta di una categoria terapeutica nuova e senza precedenti. Come potenziale nuova categoria di terapie, a nostra conoscenza, nessuna immunoterapia mRNA è stata ancora approvata dalla FDA, EMA o qualsiasi altra agenzia di regolamentazione. (…) Ad oggi, non c’è stato alcuno studio di fase 3 di un prodotto basato sull’mRNA o di un prodotto commerciale basato sull’mRNA. (…) Attualmente, l’mRNA è considerato un prodotto di terapia genica dalla FDA”.

Questo per quanto la presentazione di Biontech stessa del mese di ottobre 2019.

Conclusione.  

Supporre che i preparati di mRNA, come quelli di Biontech, siano vaccini è basato su una modifica della definizione politica che è stata approvata senza dibattito parlamentare e nascosta in un emendamento di 72 pagine 12 anni fa. Le due risoluzioni approvate dalla Commissione UE e dal Bundestag nel 2009 permettono ai produttori di preparati di mRNA di aggirare la regolamentazione legale più severa delle terapie geniche, a condizione che dichiarino che i farmaci sono diretti contro le malattie infettive. In realtà, però, si tratta di una terapia genica o di un farmaco di ingegneria genetica.

(multipolar-magazin.de/artikel/faktencheck-impfungen-oder-gentherapie).

 

 

 

 

 

 

IL TOTALITARISMO EMERGENTE.

Nogeoingegneria.com-Prof. Matthias Desmet-(7 DICEMBRE 2021)-ci dice:

E’ sbagliato parlare di ‘dittatura’, in questi tempi. E’ più   giusto usare il termine di ‘totalitarismo’. Lo spiega, in un suo scritto, il professor, psicologo, psicanalista, esperto di psicologia di massa, docente all’Università di Gent, in Belgio. Il concetto-base che viene espresso è quella sulla “formazione di massa” che in questi mesi sta prendendo, giorno dopo giorno, sempre più corpo.

Dice Desmet: Nel totalitarismo, quando le ultime voci di dissenso si arrendono e tacciono, la massa comincia a commettere atrocità in nome della solidarietà e della collettività.

“Coronavirus, le misure adottate evidenziano caratteristiche totalitarie.”

L’intervista rilasciata dal professor Mattias Desmet al filosofo politico Patrick Dewals è probabilmente una delle analisi più lucide e illuminanti mai lette sull’attuale stato di salute della società.

Considerazioni profonde e precise di una crisi che è principalmente sociale e culturale e i cui danni collaterali vengono spesso offuscati dal condizionamento generale e dall’enorme potere psicologico della narrativa dominante.

È sorprendente, ancora una volta, constatare le analogie a livello internazionale nella gestione politica e collettiva della pandemia e il comune sentore dell’emergere di una nuova società totalitaria.

A quasi un anno dall’inizio della crisi della corona, com’è la salute mentale della popolazione?

E’ particolarmente importante collocare il benessere mentale nella crisi da corona nella sua continuità storica. La salute mentale era in declino da decenni. C’è stato a lungo un costante aumento del numero di problemi di depressione e ansia e del numero di suicidi. E negli ultimi anni c’è stata un’enorme crescita dell’assenteismo lavorativo dovuto a sofferenze psicologiche e burnout.

L’anno prima dello scoppio della corona, si poteva sentire questo malessere crescere in modo esponenziale. C’era l’impressione che la società si stesse dirigendo verso un punto di svolta in cui una “riorganizzazione” psicologica del sistema sociale era imperativa. Questo sta accadendo col covid. Inizialmente, abbiamo notato che le persone con poca conoscenza del virus evocavano paure terribili – si è manifestata una vera reazione di panico sociale . Ciò accade soprattutto se esiste già una forte paura latente in una persona o in una popolazione.

Le dimensioni psicologiche dell’attuale crisi della corona sono seriamente sottovalutate. Una crisi agisce come un trauma che toglie il senso storico a un individuo. Il trauma è visto come un evento isolato in sé, quando in realtà fa parte di un processo continuo.

Ad esempio, trascuriamo facilmente il fatto che una parte significativa della popolazione è stata stranamente sollevata durante il blocco iniziale, sentendosi liberata dallo stress e dall’ansia. Ho sentito regolarmente persone dire: “Sì, queste misure sono pesanti, ma almeno posso rilassarmi un pò ‘”. Poiché la routine della vita quotidiana si è fermata, una calma si è stabilizzata sulla società.

Il lockdown spesso ha liberato le persone da un terribile routine psicologica. Questo ha creato un inconscio supporto per il blocco. Se la popolazione non fosse già stata stremata dalla propria vita, e soprattutto dal proprio lavoro, non ci sarebbe mai stato favore alla chiusura .

Ho notato qualcosa di simile quando il primo lockdown è terminato. Si sentivano regolarmente affermazioni come “Non ricominceremo a vivere come una volta, resteremo bloccati di nuovo nel traffico” e così via. La gente non voleva tornare alla normalità pre-corona.

Se non teniamo conto dell’insoddisfazione della popolazione per la sua esistenza, non capiremo questa crisi e non saremo in grado di risolverla. A proposito, ora ho l’impressione che la nuova normalità sia diventata di nuovo un solco e non sarei sorpreso se la salute mentale iniziasse davvero a deteriorarsi nel prossimo futuro. Forse soprattutto se si scopre che il vaccino non fornisce la soluzione magica che ci si aspetta.

Nei media compaiono regolarmente grida disperate di giovani. Quanto sono da prendere sul serio?

Il vissuto dei lockdown e le misure associate sono completamente diversi per i giovani e per gli adulti. A differenza di un adulto di mezza età, l’arco di un anno per un giovane significa un periodo in cui si subisce un enorme sviluppo psicologico, gran parte del quale avviene in dialogo e relazione con i coetanei. I giovani di oggi stanno vivendo questo periodo cruciale di sviluppo mentale ed esistenziale in isolamento , e può darsi che avrà conseguenze negative per la maggior parte di loro. Ma tutto è complesso per quanto riguarda i giovani. Ad esempio, coloro che in precedenza hanno sperimentato ansia sociale acuta o isolamento sociale possono ora sentirsi meglio perché non sono più i disadattati. Ma in generale, i giovani sono senza dubbio i più colpiti da questa crisi della corona.

E l’ansia negli adulti?

Negli adulti c’è anche la paura, ma l’oggetto della paura è diverso. Alcuni hanno principalmente paura del virus stesso. Ci sono persone che vivono nella mia strada che difficilmente osano lasciare le loro case. Altri temono le conseguenze economiche delle misure. E altri ancora temono i cambiamenti sociali causati dalle misure corona. Temono l’emergere di una società totalitaria. Come me, ad esempio (ride).

I tassi di mortalità e morbilità associati al coronavirus sono commisurati alle risposte spaventose?

Gli effetti deleteri della risposta del governo sono sproporzionati rispetto al rischio per la salute del virus. Professionalmente, sono coinvolto in due progetti di ricerca sulla corona. Di conseguenza, ho lavorato abbastanza intensamente con i dati. Chiaramente, il tasso di mortalità virale è piuttosto basso. I numeri che i media stanno annunciando si basano, diciamo, su un conteggio eccessivamente generoso. Indipendentemente da eventuali problemi medici preesistenti, quasi tutte le persone anziane morte sono state addizionate alle morti da covid. Conosco personalmente una persona che è stata registrata come morte corona. Era un malato di cancro terminale che morì con piuttosto che per corona. L’aggiunta di questi tipi di morti alle morti corona aumenta il numero e aumenta l’ansia nella popolazione.

Diversi medici di emergenza mi hanno chiamato durante la seconda ondata. Alcuni mi hanno detto che il loro reparto non era assolutamente invaso da pazienti affetti da corona. Altri mi hanno detto che più della metà dei pazienti in terapia intensiva non aveva la corona o mostrava sintomi così lievi che sarebbero stati mandati a casa, se gli fosse stata diagnosticata l’influenza; ma dato il panico prevalente, ciò diventava impossibile. Sfortunatamente, questi medici hanno voluto rimanere anonimi, quindi il loro messaggio non è arrivato ai media e all’opinione pubblica.

Siamo colpiti dalla scomparsa della capacità di criticare il consensus e le misure corona, anche all’interno del mondo accademico dove la pratica della scienza richiedono un pensiero critico. Come lo spieghi?

 

A dire il vero, all’università e nel mondo della medicina ci sono molti che si stupiscono di quello che sta succedendo . Ho parecchi amici in campo medico che non accettano la narrativa convenzionale. Dicono “apriamo gli occhi, non vedi che questo virus non è la peste?” Ma troppo spesso non fanno il passo per dirlo pubblicamente. Inoltre, per ogni voce critica, altre trenta seguono la storia, anche se questo significa che devono abbandonare i loro standard di critica scientifica.

 

È un segno di viltà?

 

In alcuni casi lo è. In effetti puoi distinguere tre gruppi ovunque. Il primo gruppo non crede alla storia e lo dice pubblicamente. Nemmeno il secondo gruppo crede alla storia, ma pubblicamente la condivide lo stesso, perché, vista la pressione sociale, non osano fare altrimenti. E il terzo gruppo crede davvero nella narrativa dominante e ha una vera paura del virus. Quest’ultimo gruppo si trova sicuramente anche nelle università.

Colpisce come gli studi scientifici, anche in questa crisi della corona, rivelino risultati molto diversi. Sulla base di questi risultati, gli scienziati possono difendere teorie quasi diametralmente opposte come l’unica verità. Com’è possibile?

Infatti, ci sono tantissime posizioni contraddittorie nella ricerca, ad esempio, per quanto riguarda l’efficacia delle maschere facciali o dell’idrossiclorochina, il successo dell’approccio svedese o l’efficacia del test PCR. Ancora più curioso, gli studi scientifici che contengono un numero enorme di errori improbabili, che non ci si aspetterebbe che una persona normalmente sana di mente commetta. E’ il caso in termini di determinazione del numero assoluto di contagi, mentre un competente sa che questo non significa nulla finché il numero di infezioni rilevate non viene confrontato con il numero di test effettuati; ovviamente, più test esegui, più è probabile che il tuo tasso di infezione aumenti; è così difficile? Inoltre, va tenuto presente che il test PCR può produrre un gran numero di falsi positivi, poiché la tecnica è ampiamente utilizzata impropriamente per la diagnosi.

 

Ma come può succedere questo? Scienziati che straparlano?

 

Ancora una volta, per capire questo fenomeno è opportuno collocarlo nella prospettiva storica, perché la qualità discutibile della ricerca scientifica non è una questione nuova.

Nel 2005 è scoppiata nelle scienze la cosiddetta “crisi della replicabilità”  [di certi esperimenti scientifici]. Diversi comitati istituiti per indagare sui casi di frode scientifica hanno rilevato che la ricerca scientifica pullula di errori. Spesso le conclusioni dichiarate hanno un valore molto dubbio. Sulla scia della crisi sono apparsi sui journals del settore diversi titoli che lasciano poco all’immaginazione. Nel 2005, John Ioannidis, professore di statistica medica a Stanford, ha pubblicato “Perché la maggior parte dei risultati delle ricerche pubblicate sono falsi” .                                                       Nel 2016, un diverso gruppo di ricerca ha scritto sullo stesso argomento, in Reproducibility: a Tragedy of Errors pubblicato sulla rivista medica The Nature .

Questi sono solo due esempi dell’ampia letteratura che descrive questo problema. Io stesso sono ben consapevole delle traballanti fondamenta scientifiche di molti risultati di ricerca. Oltre al master in psicologia clinica, ho per questo conseguito un master in statistica. Il mio dottorato ha affrontato problemi di misurazione nel campo della psicologia.

Come sono state accolte le critiche nel mondo scientifico?

Si è tentato di risolvere la crisi chiedendo maggiore trasparenza e obiettività. Ma questo non ha risolto molto. Piuttosto, la causa del problema risiede in un tipo specifico di scienza emersa durante l’Illuminismo. Questa scienza si basa su una fede assoluta nell’oggettività.

 

Secondo gli adepti di questa visione, il mondo è totalmente oggettivabile, misurabile, prevedibile e verificabile. Ma la scienza stessa ha dimostrato che questa idea è insostenibile. Esistono limiti all’obiettività e, a seconda del dominio scientifico, è molto probabile che si incontrino questi limiti. La fisica e la chimica sono ancora relativamente adatte per la misurazione. Ma questo ha molto meno successo in altre aree di ricerca come l’economia, la scienza biomedica o la psicologia, dove è più probabile che un ricercatore scopra che la soggettività di un ricercatore ha avuto un’influenza diretta sulle sue osservazioni. Ed è proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno cercato di eliminare dal dibattito scientifico.

Paradossalmente – ma non a caso – questo nucleo porta all’esatto opposto del risultato sperato. Vale a dire, ad una radicale mancanza di oggettività e una proliferazione di soggettività. Questo problema è persistito anche dopo la crisi di replicabilità, non è stato risolto nonostante gli sforzi dei critici. Di conseguenza, ora, 15 anni dopo, in preda alla crisi del corona, continuiamo ad affrontare esattamente gli stessi problemi.

Ed è proprio questo nucleo soggettivo che gli scienziati hanno cercato di eliminare dal dibattito scientifico. Paradossalmente – ma non a caso – questo nucleo conduce all’esatto opposto del risultato sperato. Vale a dire, una radicale mancanza di oggettività e una proliferazione di soggettività.

Quindi i politici attuali basano le misure che prendono per la pandemia su principi scientifici stabiliti in modo errato?

Credo di si. Anche qui vediamo una sorta di credenza ingenua nell’oggettività che si trasforma nel suo opposto: una grave mancanza di oggettività con masse di errori e disattenzione. Ma peggio: c’è una connessione sinistra tra l’emergere di questo tipo di scienza assolutista e il processo di manipolazione e totalitarizzazione della società .

Nel suo libro Le origini del totalitarismo , Hannah Arendt descrive brillantemente come questo processo ha avuto luogo nella Germania nazista, o in URSS. I nascenti regimi totalitari ricorrono tipicamente a un discorso “scientifico”.

 

Mostrano una grande preferenza per cifre e statistiche, che degenerano rapidamente in pura propaganda, caratterizzato da un radicale “disprezzo dei fatti”. Ad esempio, il nazismo ha basato la sua ideologia sulla superiorità della razza ariana. Un’intera serie di cosiddetti dati scientifici ha convalidato la loro teoria. Oggi sappiamo che questa teoria non aveva validità scientifica, ma gli scienziati dell’epoca usavano i media per difendere le posizioni del regime.

O prendiamo lo “scienziato” preferito da Stalin, Trofim Lysenko, che rifiutava la genetica “borghese” e credeva che i caratteri ereditari fossero modificabili dall’ambiente…

Hannah Arendt descrive come questi scienziati hanno proclamato credenziali scientifiche discutibili. Descrive anche come l’emergere di questo tipo di scienza e delle sue applicazioni industriali sia stata accompagnata da un inevitabile cambiamento sociale. Le classi scomparvero e i normali legami sociali si deteriorarono, con molta paura, ansia, frustrazione e mancanza di significato indefinibili. È in tali circostanze che le masse sviluppano qualità psicologiche molto specifiche. Tutte le paure che perseguitano la società si legano a un “oggetto” – per esempio, gli ebrei – in modo che le masse entrino in una sorta di lotta energica con questo oggetto.

Oggi si percepisce un fenomeno simile. Nella società c’è sofferenza psicologica diffusa, mancanza di significato e legami sociali ridotti. Poi arriva una narrativa che punta a un oggetto della paura, il virus, dopo di che la popolazione lega fortemente la sua paura e il suo disagio a questo oggetto temuto. Nel frattempo, c’è un appello costante in tutti i media a combattere collettivamente il nemico assassino. Gli scienziati che portano la narrativa alla popolazione sono ricompensati, in cambio, con un enorme potere sociale. Il loro potere psicologico è così grande che, su loro suggerimento, l’intera società rinuncia bruscamente a una serie di costumi sociali e si riorganizza in modi che nessuno all’inizio del 2020 riteneva possibile.

Cosa pensa che succederà adesso?

L’attuale politica della corona ripristina temporaneamente un po’ di solidarietà sociale e di significato per la società. Lavorare insieme contro il virus crea una sorta di intossicazione, che si traduce in un enorme restringimento dell’attenzione, in modo che altre questioni, come la preoccupazione per i danni collaterali, svaniscano sullo sfondo. Anche le Nazioni Unite e diversi scienziati hanno avvertito sin dall’inizio che il danno collaterale globale potrebbe generare molte più morti del virus, ad esempio a causa della miseria, della fame e del trattamento ritardato delle vere patologie.

Il condizionamento sociale delle masse ha un altro effetto curioso: induce gli individui a mettere da parte psicologicamente le motivazioni egoistiche e individuali. In questo modo si può tollerare un governo che toglie alcuni piaceri personali. Per fare solo un esempio: le strutture di ristorazione in cui le persone hanno lavorato per tutta la vita possono essere chiuse senza troppe proteste. O anche: la popolazione è priva di spettacoli, festival e altri piaceri culturali.

I leader totalitari capiscono intuitivamente che tormentare la popolazione in modo perverso rafforza ancora di più il condizionamento sociale. Non posso spiegarlo completamente ora, ma il processo di condizionamento sociale è intrinsecamente autodistruttivo. Una popolazione colpita da questo processo è capace di enormi atrocità verso gli altri, ma anche verso se stessa. Non ha assolutamente alcuna esitazione a sacrificarsi. Questo spiega perché, a differenza delle semplici dittature, uno stato totalitario non può sopravvivere. Alla fine si divora completamente, per così dire. Ma il processo di solito richiede molte vite umane.

Riconosce i tratti totalitari della crisi attuale e la risposta del governo ad essa?

Decisamente. Quando ci si allontana dalla narrativa del virus, si scopre un processo totalitario per eccellenza. Ad esempio, secondo Arendt, uno stato pre-totalitario taglia tutti i legami sociali della popolazione. Le dittature semplici lo fanno a livello politico – assicurano che l’opposizione non possa unirsi – ma gli stati totalitari lo fanno tra la popolazione, nella sfera privata. Il totalitarismo è così concentrato sul controllo totale che crea automaticamente sospetti tra la popolazione, inducendo le persone a spiarsi e denunciarsi a vicenda. Le persone non osano più parlare contro la maggioranza e sono meno capaci di organizzarsi a causa delle restrizioni. Non è difficile riconoscere tali fenomeni nella situazione odierna, oltre a molte altre caratteristiche del totalitarismo emergente.

Che cosa vuole ottenere in ultima analisi da questo stato totalitario?

 

Il suo emergere è un processo automatico accompagnato da un lato da una grande ansia da parte della popolazione e, dall’altro, da un pensiero scientifico che considera possibile la conoscenza totale. Oggi c’è chi crede che la società non debba più basarsi su narrazioni politiche ma su fatti e cifre scientifiche, favorendo così il governo della tecnocrazia. La loro immagine ideale è quella che il filosofo olandese Ad Verbrugge chiama “allevamento umano intensivo”.

All’interno di un’ideologia biologico-riduzionista, virologica, viene indicato il monitoraggio biometrico continuo e le persone sono sottoposte a continui interventi medici preventivi, come le campagne di vaccinazione. Tutto questo per ottimizzare presumibilmente la salute pubblica. E deve essere implementata un’intera gamma di misure di igiene medica; per i sostenitori di questa ideologia, non si può mai fare abbastanza per raggiungere l’ideale della massima “salute” possibile. E’ apparso un articolo di giornale in cui si leggeva che la popolazione dovrebbe essere ancor più spaventata. Solo allora si sarebbero attenuti alle misure raccomandate dai virologi. Dal loro punto di vista, fomentare la paura lavorerà per produrre del bene. Ma quando elaborano tutte queste misure draconiane, i politici dimenticano che le persone non possono essere sane, né fisicamente né mentalmente, senza sufficiente libertà, privacy e diritto all’autodeterminazione, valori che questa visione totalitaria tecnocratica ignora totalmente. Sebbene il governo aspiri a un enorme miglioramento della salute della sua società, le sue azioni rovineranno la salute della società. A proposito, questa è una caratteristica fondamentale del pensiero totalitario secondo Hannah Arendt: finisce nell’esatto opposto di ciò che originariamente perseguiva .

La campagna di vaccinazione dissiperà questa paura e porrà fine a questa esplosione totalitaria?

 

Un vaccino non risolverà l’attuale impasse. Perché in verità, questa crisi non è una crisi sanitaria, è una profonda crisi sociale e anche culturale. Del resto il governo ha già annunciato che le misure non scompariranno dopo la vaccinazione. E’ sorprendente che i paesi che sono già molto avanzati con la campagna di vaccinazione – come Israele e Gran Bretagna – stranamente stiano ancora di più stringendo seriamente le misure.

 

Piuttosto, prevedo questo scenario: nonostante tutti gli studi promettenti, il vaccino non porterà a una soluzione. E la cecità che il condizionamento sociale e la totalitarizzazione comportano faranno gettare la colpa su coloro che non sono d’accordo con la narrazione e/o si rifiutano di essere vaccinati. Serviranno come capri espiatori. Ci sarà un tentativo di metterli a tacere. E se ciò avrà successo, arriverà il temuto punto di svolta nel processo di totalitarizzazione: solo dopo aver eliminato completamente l’opposizione, lo stato totalitario mostrerà la sua forma più aggressiva. Diventa quindi – per usare le parole di Hannah Arendt – un mostro che mangia i suoi stessi figli. In altre parole, il peggio forse deve ancora venire.

 

A cosa si riferisce?

 

I sistemi totalitari in genere hanno tutti la stessa tendenza all’isolamento come metodo; per garantire la salute della popolazione, le porzioni “malate” della popolazione saranno ulteriormente isolate e rinchiuse nei campi. Quell’idea è stata effettivamente suggerita più volte durante la prima crisi covid, ma liquidata come “non realizzabile” a causa della resistenza sociale. Ma quella resistenza persisterà se la paura continuerà ad aumentare? Sono paranoico? Ma chi avrebbe mai pensato all’inizio del 2020 che la nostra società sarebbe stata così oggi? Il processo di totalitarizzazione si basa sull’effetto ipnotico di una narrativa e può essere interrotto solo da un’altra narrativa. Quindi, spero che più persone metteranno in dubbio il presunto pericolo del virus e la necessità delle attuali misure della corona, e oseranno parlarne pubblicamente.

 

Perché questa risposta alla paura non si verifica con la crisi climatica?

 

La crisi climatica potrebbe non essere adatta come oggetto di paura. Potrebbe essere troppo astratto e non possiamo associarlo alla morte istantanea di una persona cara o di noi stessi. E come oggetto di paura, è anche meno direttamente correlato alla nostra visione medico-biologica dell’uomo. Quindi, un virus è un oggetto privilegiato di paura.

 

Cosa ci dice l’attuale crisi sul nostro rapporto con la morte?

 

La scienza dominante percepisce il mondo come un’interazione meccanicistica di atomi e altre particelle elementari che si scontrano casualmente e producono tutti i tipi di fenomeni, compresi gli esseri umani. Questa scienza ci rende disperati e impotenti di fronte alla morte.

Allo stesso tempo, la vita è vissuta come un dato totalmente privo di significato e meccanicistico, ma ci aggrappiamo ad essa come se fosse tutto ciò che abbiamo, e vogliamo eliminare ogni comportamento che potrebbe rischiare di perderlo. E questo è impossibile. Paradossalmente, cercare radicalmente di evitare rischi, ad esempio attraverso misure anti-covid, crea il rischio più grande di tutti. Basta guardare al colossale danno collaterale che viene causato.

 

Percepisci l’attuale evoluzione sociale come andando in una direzione negativa. Come vedi il futuro?

 

Sono convinto che da tutto questo uscirà qualcosa di bello. La scienza materialistica parte dall’idea che il mondo sia costituito da particelle materiali. Eppure proprio la stessa scienza rivela che la materia è una forma di coscienza, che non c’è certezza e che la mente umana non riesce a cogliere il mondo. Ad esempio, il fisico danese e vincitore del Premio Nobel Niels Bohr ha sostenuto che le particelle elementari e gli atomi si comportano in modo radicalmente irrazionale e illogico. Secondo lui, erano meglio compresi usando la poesia che usando la logica.

 

Sperimenteremo qualcosa di simile a livello politico. Nel prossimo futuro, forse storicamente faremo il tentativo più ampio di controllare tutto in modo tecnologico e razionale. Alla fine, questo sistema dimostrerà di non funzionare e dimostrerà che abbiamo bisogno di una società e di una politica completamente diverse. Il nuovo sistema si baserà maggiormente sul rispetto per ciò che è in definitiva sfuggente alla mente umana e sul rispetto per l’arte e l’intuizione che erano centrali per le religioni.

Oggi siamo vicini a un cambiamento di paradigma?

Senza dubbio. Questa crisi annuncia la fine di un paradigma storico culturale. Parte della transizione è già stata compiuta nelle scienze. I geni che hanno gettato le basi della fisica moderna, della teoria dei sistemi complessi e dinamici, della teoria del caos e della geometria non euclidea hanno già capito che non esiste una ma molte logiche diverse, che c’è qualcosa di intrinsecamente soggettivo in ogni cosa e che le persone vivono in modo diretto risonanza con il mondo che li circonda e con tutte le complessità della natura. Inoltre, l’uomo è un essere che dipende dai suoi simili nella sua esistenza energetica. I fisici lo sanno da tempo, ora per il resto di noi!

(theunconditionalblog.com/diagnosi-di-una-crisi-sociale-e-culturale/?fbclid=IwAR2kPNJhQMY9S-k51bUP28gDKSoDIbzVRo0pV5z65abxgAz4gnPg58SId4E).

 

 

 

 

DOCUMENTO BOMBA SUI DATI DEL VACCINO PFIZER

Nogeoingegneria.com-Redazione- Election Wizard -   ( 13 DICEMBRE 2021)- ci dice:

 

Avete visto il rilascio di documenti sui dati del vaccino Pfizer? Si tratta di una bomba. Non c’è da stupirsi che la FDA abbia lottato per tenerli nascosti per 55 anni.

Ecco la rapida carrellata:

A febbraio del 2021, Pfizer aveva già ricevuto più di 1.200 segnalazioni di morti presumibilmente causate dal vaccino e decine di migliaia di eventi avversi segnalati, compresi 23 casi di aborti spontanei su 270 gravidanze e più di 2.000 segnalazioni di disturbi cardiaci.

Tenete presente che questi sono i dati della Pfizer stessa”.

I nostri ringraziamenti a Election Wizard per aver portato questo rapporto alla nostra attenzione.

Questo rapporto confidenziale di Pfizer rilasciato nell’ambito di una procedura di libertà d’informazione (FOI) fornisce i dati sui decessi e gli eventi avversi registrati da Pfizer dalla partenza del progetto del vaccino nel dicembre 2020 alla fine di febbraio 2021, quindi un periodo molto breve (al massimo due mesi e mezzo).

Il vaccino Pfizer BioNTech è stato lanciato negli Stati Uniti il 14 dicembre dopo la concessione della Emergency Use Authorization l’11 dicembre 2020.

Per ironia della sorte, i dati rivelati in questo “rapporto insider” confutano la narrazione ufficiale del vaccino, spacciata dai governi e dall’OMS. Conferma anche l’analisi di numerosi medici e scienziati che hanno rivelato le conseguenze devastanti del “vaccino” mRNA.

Ciò che è contenuto nel rapporto “confidenziale” della Pfizer sono prove dettagliate sugli impatti del “vaccino” in termini di mortalità e morbilità.

Questi dati che provengono dalla “bocca della verità ” possono ora essere utilizzati per affrontare e formulare procedure legali contro Big Pharma, i governi, l’OMS e i media.

In un tribunale, le prove contenute in questo rapporto confidenziale di Big Pharma (insieme ai dati sulle morti e gli eventi avversi compilati dalle autorità nazionali in UE, Regno Unito e USA) sono inconfutabili: perché si tratta dei loro dati e delle loro stime e non delle nostre.

Tenete a mente: sono dati che si basano su casi segnalati e registrati, che costituiscono una piccola percentuale del numero effettivo di decessi ed eventi avversi legati ai vaccini.

Questo è un Mea Culpa de facto da parte della Pfizer. #Sì, è un vaccino assassino.

Ed è anche un Mea Culpa da parte dei governi nazionali di tutto il mondo che sono minacciati o corrotti da Big Pharma.

“Uccidere è un bene per gli affari”: È un’operazione multimiliardaria in tutto il mondo. E Pfizer ha già una fedina penale (2009) con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per accuse di “marketing fraudolento”.

Invitiamo i “Covid-19 Fact Checkers” a esaminare questo rapporto confidenziale della Pfizer.

(Ops. Si dà il caso che il presidente di Reuters “Fact Checker” ed ex amministratore delegato (CEO) “è anche uno dei principali investitori e membri del consiglio di amministrazione di Pfizer”).

(Michel Chossudovsky. GlobalResearch, 5 dicembre 2021).

(globalresearch.ca/bombshell-document-dump-pfizer-vaccine-data/5763397).

 

 

 

 

 

Avete mai…

Conoscenzealconfine.it- Giuseppe Scarano-(16 Dicembre 2021)- ci dice:

 

Vi ricordate quando ogni anno facevate il siero antinfluenzale? O ancora ancora più indietro. Quello per la pertosse, la difterite, il tetano, il vaiolo, il morbillo, la rosolia, la parotite, l’epatite, la meningite, la tubercolosi? Bene fermi li.

Avete mai visto un siero che prevede una maschera e si deve mantenere il distanziamento sociale? Anche quando si è completamente immunizzati? Avete mai sentito parlare di un siero che fa contrarre o diffondere l’elemento virale anche dopo essere stati immunizzati? O forse non immunizza? Perché non fanno un test degli anticorpi e tampone obbligatorio ai vaccinati dopo 3 settimane?

Prima di questo, avete mai sentito di premi, sconti, o incentivi per fare il citato siero? Avete mai visto prima di oggi discriminazioni per chi non li avesse fatti? Avete mai visto un siero monodose che devi fare x 2 dosi? e poi 3… forse 4…

Avete mai visto un siero che fa rompere i rapporti tra familiari, colleghi e amici? Avete mai visto un siero che minaccia il vostro sostentamento? Il lavoro e la scuola?

Se non facevate il siero, qualcuno ha mai cercato di farvi sentire una cattiva persona?

Avete mai visto 4 topi con la maschera no vax che riescono a riempire contemporaneamente piazze, porti, e terapie intensive? Avete mai visto un siero che permettesse a un bambino di 12 anni di sostituire il consenso dei suoi genitori?

E avete mai visto un siero del quale si parlasse 24 ore al giorno per 600 giorni consecutivi? Dopo tutti quelli che ho elencato all’inizio avete mai visto un siero come questo che discrimina, divide ed ammalerà una società come quella di oggi?

Forse vi è sfuggito che mentre vi fanno litigare l’uno con l’altro, l’elettricità è aumentata del 40%, il gas del 30%,la benzina de 26% e l’inflazione galoppa…

Non trovate strano che un siero faccia tutte queste cose e pure sembra che non faccia proprio quello per il quale dicono sia stato progettato, e senza vergona ora richiede anche una 3° dose, nonostante già con la prima e la 2° dovevate essere schermati più di Superman e diventare immortali?

È normale che vi fidiate di qualcosa che funzionicchia?

Allora ditemi, esiste un altro prodotto al mondo che se non funziona bene, invece di prendersela con chi lo produce ci si arrabbia con chi NON lo ha voluto fare?

Esiste la libera scelta in democrazia…o siamo altrove…forse in Cina? Cioè praticamente è la prima volta nella storia che l’inefficacia di un farmaco è colpa di chi non lo ha preso.

E vi sembra normale che a chi non lavora diano il reddito di cittadinanza per stare a casa, mentre nello stesso tempo chi lavora e si fa il culo deve pagarsi i tamponi per poter lavorare?

Non trovate strano che abbiano buttato via milioni di euro per riempire le scuole con 430 mila inutili banchi a rotelle, ed oggi a chi chiede i tamponi gratuiti urlano che è immorale, uno spreco di denaro pubblico?

Le stesse scuole dove a ottobre siete andati a votare senza green pass, e dove fino al giorno prima, non potevate nemmeno entrare senza. Vi sembra normale?

Guardiamoci nelle palle degli occhi, non fingete di non aver visto anche solo negli ultimi 3/4 mesi ovunque manifestazioni con migliaia di persone (L’Italia del calcio, della Pallavolo, le messe oceaniche del Papa nei paesi dell’est, manifestazioni politiche, rave party ecc., assembramenti a migliaia, con mancate distanze e mascherine portate sotto il mento ed i contagi ed i morti quasi inesistenti. Contagi per il 90% di asintomatici che sono “magicamente” aumentati dal 15 ottobre, con 300.000 tamponi in più ai no vax, no green pass.

Davvero credete che le eventuali chiusure siano colpa delle persone negative che si sottopongono a tamponi ogni 2 giorni? E adesso arriva anche il Super Gp… Se il covid-19 fosse letale, a quest’ora usciremmo di casa scavalcando i morti, e non scansando gli imbecilli…

(Giuseppe Scarano- t.me/stefanomontanariufficiale).

 

 

 

 

 

Omicron, variante depotenziata

 per far finire la pandemia.

Libreidee.org-Pino Cabras-(16/12/2021)-ci dice :

 

 

Dalla Russia, uno dei paesi protagonisti assoluti della ricerca sul Covid (e precedentemente della ricerca su Ebola e Mers), arriva una notizia bomba, che disegna uno scenario assolutamente nuovo sul futuro della pandemia e che va in direzione opposta rispetto all’isterismo alimentato dalle nostre classi dirigenti e dal loro incredibile codazzo di propagandisti della paura.

La notizia in Italia è stata veicolata da “Demos Tv” e precedentemente divulgata dall’agenzia “Ria Novosti”.

Dunque: «Il ceppo Omicron del coronavirus potrebbe essere stato creato e manipolato artificialmente».                                            L’affermazione è di un noto virologo russo, Pyotr Chumakov, membro dell’Accademia delle Scienze della Russia e capo del laboratorio di proliferazione cellulare e biologia molecolare presso l’Istituto Engelhardt, ai microfoni di “Radio Russia”.

Secondo lo scienziato, tutte le mutazioni delle precedenti varianti di Sars-Cov-2 sono state raccolte nella variante Omicron, ma con l’aggiunta di un «inserto di tre amminoacidi», la cui comparsa è impossibile in modo naturale: il risultato è un «ceppo super-indebolito», che tuttavia si diffonde con assai maggior velocità della variante Delta e può bypassare i vaccini.

Tuttavia, l’Omicron non causa gravi conseguenze, al momento.                                                              Una recentissima ricerca proveniente dalla Danimarca fa presagire che, semmai si fosse pensato ai vaccini a m-Rna come a uno scudo efficace, la variante Omicron rispetto alle altre varianti potrebbe avere una “preferenza” per i vaccinati e, soprattutto, per i super-vaccinati con tre dosi, anziché per i non vaccinati.                                                 Chumakov descrive così la situazione:

 «Omicron può infettare molte persone che sono già state vaccinate. Ma la malattia ha un decorso facile, per loro. Nemmeno tra i non vaccinati si registrano casi molto gravi. Ossia, pare che questo sia un ceppo che si diffonde molto rapidamente e che sia facilmente tollerato. Questo è molto positivo».

Sulla velocità della diffusione, le notizie convergono verso una forte accelerazione: ieri gli scienziati della Lks School of Medicine dell’Università di Hong Kong (Hk Umed) hanno riferito che la variante Omicron del coronavirus infetta e si moltiplica 70 volte più velocemente nei bronchi umani rispetto al ceppo Delta, ma con un’infezione meno grave nei polmoni.

 Il nuovo ceppo Sars-Cov-2 è stato identificato per la prima volta in Botswana e in Sudafrica il 20 novembre. Contiene decine di mutazioni nella proteina Spike, di cui l’agente patogeno ha bisogno per infettare le cellule.

Presumibilmente, afferma Chumakov, questa variante si è originariamente sviluppata nel corpo di una persona immunocompromessa, forse infetta da Hiv. Anche un altro scienziato russo, Alexander Gintsburg, direttore del Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleya Center (dove si sono sviluppati i vaccini contro Ebola e Mers nonché il vaccino Sputnik V), sottolinea la minore gravità della malattia.

 Il presidente russo Vladimir Putin in persona, dopo una telefonata con l’omologo sudafricano Ramaphosa, ha preso subito sul serio la questione Omicron, tanto da far volare in fretta e furia un Ilyushin Il-76 in Sudafrica con a bordo una squadra di epidemiologi e fisici del ministero della salute, un reparto ad hoc del ministero delle emergenze e «un laboratorio mobile» del Rospo trebnadzor, la struttura sanitaria civile della Federazione Russa.

Non è frequente sentire parole ottimiste dal solitamente cauto Putin. Perciò non è passata inosservata una sua recente dichiarazione: «Omicron potrebbe essere un “vaccino naturale” che avvicina la fine della pandemia».

Tutto bene e tutto verso la conclusione? Presto per dirlo. Ma questa notizia va presa dal lato corretto: la sindemia del Covid-19 è un fenomeno planetario in cui la stragrande maggioranza dei protagonisti vive in un mondo “Burioni free”, “Draghi free” e “Scanzi free”.

Legioni di specialisti e decine di Stati stanno prendendo le misure del fenomeno in modi molto vari e con uno slancio scientifico che non potrebbe mai essere riassunto dai numerosi professionisti della paura che invece infestano le nostre latitudini con la parola scienza ridotta a una teologia dogmatica e liberticida.

Ulteriore considerazione, meno rassicurante delle precedenti: le conclusioni tratte dal dottor Chumakov in merito al fattore “artificiale” (ossia manipolato in laboratorio) della variante Omicron, presagisce un nuovo tipo di mondo in cui i rischi biologici fanno un drammatico salto di qualità.

 L’impossibile diventa possibile e l’alterazione dei meccanismi della vita trasforma l’“homo sapiens” in una variante impazzita dell’“homo faber”. Se Hiroshima ci aveva portato su un crinale apocalittico dal lato dell’atomo, l’era Covid ci disvela il crinale apocalittico dal lato delle cellule. La politica deve scoprire fino a dove l’uomo voglia perturbare l’universo.

 Si tratta di una preoccupazione esistenziale più matura rispetto alla paura governata dai talk show e dalle leggi orwelliane dei nostri governanti.

(Pino Cabras, riflessioni sulle dichiarazioni si Chumakov pubblicate il 16 dicembre 2021 sulla pagina Facebook di Cabras, deputato del gruppo “L’Alternativa C’è”).

 

 

 

 

Pandemia e sovrabbondanza di informazioni.

Che cosa abbiamo imparato dagli anni del covid.

Rainews.it- Redazione-(9-12-2021)- ci dice:

 

 "Infodemia" è la parola chiave di uno studio a cui hanno preso parte diversi ricercatori italiani. "I social media hanno cambiato radicalmente il meccanismo tramite il quale accediamo alle informazioni e formiamo le nostre opinioni.

Dobbiamo capire meglio come gli individui assumono o evitano informazioni e come queste decisioni possano influenzare il loro comportamento".( Tweet 09 dicembre 2021) .

"L'accesso illimitato all'informazione può generare confusione e influenzare i comportamenti durante un'emergenza sanitaria".                                                                                       Si definisce infodemia, ed è al centro di una ricerca pubblicata oggi sulla rivista statunitense Cell a cui hanno collaborato, tra gli altri, gli italiani Walter Quattrociocchi (Università La Sapienza, Roma), Matteo Cinelli e Fabiana Zollo (Università Ca' Foscari di Venezia), Antonio Scala del Cnr.

 Secondo i ricercatori, "la pandemia di Covid-19 ha evidenziato il ruolo fondamentale della diffusione di informazioni nelle emergenze sanitarie e nella gestione delle crisi.                                                                                       La complessità della scienza e del metodo scientifico sono difficili da comunicare a un pubblico ampio, data a maggior ragione l'eterogeneità dell'alfabetizzazione scientifica.

 Il contesto tende a favorire semplificazioni estreme tali da polarizzare le narrazione. Al contempo, l'evolversi dei dati e la sovrabbondanza del panorama informativo possono indurre confusione sia tra i decisori sia nella società civile.           Per esempio, il problema della diffidenza verso i vaccini appare correlata a un calo di fiducia nelle istituzioni, nutrito dal diffondersi della disinformazione".

 La ricerca evidenzia come ci sia ancora confusione attorno a questo termine, che non si può sovrapporre semplicemente al concetto di disinformazione e alla dicotomia tra vero e falso.

 "Occorre prendere in considerazione altri aspetti, connessi al comportamento umano, in particolare la tendenza degli individui a selezionare le informazioni che confermino le loro credenze e ignorare quelle che le sconfessino".   È dunque un fenomeno "che sembra connesso fortemente ai cambiamenti nel modello di business della diffusione delle informazioni, oggi dominata dai social media". Alla luce di questo, l'infodemia è stata ridefinita come "una sovrabbondanza di informazioni, in parte corrette e in parte no, che avviene durante un'epidemia". 

"I social media - si legge inoltre nell'articolo - hanno cambiato radicalmente il meccanismo tramite il quale accediamo alle informazioni e formiamo le nostre opinioni.

Dobbiamo capire meglio come gli individui assumono o evitano informazioni e come queste decisioni possano influenzare il loro comportamento.                                      Nonostante le molteplici iniziative volte a fornire informazioni corrette al pubblico, l'impatto di queste informazioni sulle scelte personali è ancora una questione aperta. Gli schemi di consumo dell'informazione non sono necessariamente un indicatore affidabile dei cambiamenti comportamentali.                                                               D'ora in poi, tenere in conto la complessità del comportamento umano nella gestione di un'epidemia diventa di grande importanza per indirizzare i molti aspetti di questo fenomeno verso un approccio scientificamente fondato, al fine di supportare la progettazione di strategie effettive di comunicazione e sviluppare gli strumenti necessari per gestire adeguatamente l'infodemia".

 Insomma, "in una pandemia globale, l'informazione dà forma alle percezioni e può influenzare le scelte e quindi la progettazione delle politiche e la risposta sociale. Per arrivare a una migliore sorveglianza delle epidemie dobbiamo considerare la presenza contemporanea delle dimensioni info-demiche e epidemiche, tenendo conto delle loro caratteristiche proprie e comuni".                                                                                                         (- See more at: rainews.it/dl/rainews/articoli/Pandemia-e-sovrabbondanza-di-informazioni-al-centro-di-una-ricerca-della-rivista-Cell-a000ac9d-75a8-4d51-aa8f-9daf8a959fdb.html).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Europa, superato lo stress test del

Covid si aprono prospettive di stabilità.

Fiananza.com- Luca Losito -(9 dicembre 2021)- ci dice:

 

Stabilità. Lo scenario futuro sull’Europa sembra avere chiaramente intrapreso questo rassicurante tipo di strada. Seppur tra le mille variabili delle sfide moderne, infatti, il Vecchio Continente è riuscito a fronteggiare lo stress test della pandemia al meglio e ora ha davanti a sé delle prospettive economiche interessanti per gli investitori.

Ad affermarlo è l’European Secular Outlook di PIMCO.

Le basi per un futuro più stabile.

Lo shock economico del COVID-19 e le crescenti preoccupazioni sul cambiamento climatico hanno favorito un migliore coordinamento tra i politici europei. Questo potrebbe aver ridotto i rischi di coda e posto le basi per una maggiore stabilità su un orizzonte secolare. Tuttavia, come il resto del mondo, l'Europa sarà probabilmente messa alla prova da un ambiente macroeconomico radicalmente diverso.

 Il decennio pre-pandemico della Nuova Normalità, caratterizzato da crescita inferiore ma stabile, inflazione al di sotto del target, volatilità contenuta e rendimenti corposi degli asset, sta rapidamente scivolando alle spalle. Quello che ci aspetta sembra essere una crescita più incerta e irregolare e un ambiente inflazionistico con molte insidie per le autorità politiche.

La svolta rispetto al passato.

Fortunatamente, l'Europa sembra meglio preparata che in passato.   La BCE ha rafforzato il suo ruolo di prestatore di ultima istanza per il comparto sovrano dell'area euro, e il fondo Next Generation EU (NGEU) da 800 miliardi di euro ha infranto il tabù del finanziamento dei piani di ripresa nazionali attraverso l'emissione comune di obbligazioni.                                                                                        Il NGEU intende indirizzare gli investimenti pubblici e privati verso aree dell'economia che si prevede genereranno maggiori rendimenti in futuro, vale a dire i settori della green economy e del digitale. E nonostante le obbligazioni emesse dalla NGEU non siano eurobond in senso stretto, crediamo che rappresentino comunque un passo importante verso una maggiore coesione fiscale.

L'evoluzione del Vecchio Continente

Nel complesso, la ricerca prevede un'evoluzione piuttosto che una rivoluzione in Europa. Per esempio, la prospettiva di modificare il trattato sul funzionamento dell'UE continua a sembrare remota e le considerazioni politiche e di rischio morale continuano a giustificare un premio al rischio significativo.                                                                                     È importante, però, che nelle fasi di recessione economica, l'Europa sembri abbracciare una risposta politica più calibrata di quanto non abbia fatto nel 2008 e nel 2011 - quando i policymaker agirono con meno forza e con meno coordinamento all'indomani della crisi finanziaria globale.  

Come minimo, un migliore coordinamento dovrebbe aprire la prospettiva di un'area euro meno soggetta a crisi e più stabile in un orizzonte secolare. In effetti, il COVID ha costituito un massiccio stress test per la coesione dell'area euro. La risposta politica è stata molto più convincente che negli episodi precedenti, il che è di buon auspicio per gli asset di rischio.

La Germania dà il ritmo.

Le politiche economiche del nuovo governo tedesco, che dovrebbe entrare in carica già il mese prossimo, daranno probabilmente il ritmo a tutta l'Europa e, implicitamente, alla BCE. Berlino con ogni probabilità perseguirà una posizione fiscale un po' meno dogmatica ed opterà per investimenti che modernizzino il Paese e rafforzino la domanda interna. Tuttavia, difficilmente la Germania passerà da fiscalmente conservatrice a fiscalmente progressista.

È probabile che la Germania mantenga il “debt brake”, la regola costituzionale istituita nel 2009 che limita il deficit strutturale del governo federale allo 0,35% del PIL. Tuttavia, è probabile che la più grande economia europea cerchi dei modi per modificare alcuni elementi del “debt brake” e opti per un'interpretazione un po' più flessibile delle regole fiscali.

Questo manderebbe un segnale al resto dell'Europa, in particolare per quanto riguarda le riforme delle norme del Patto di stabilità e crescita dell'UE, che limitano il deficit di bilancio di uno stato al 3% del PIL e il debito nazionale al 60% del PIL.

Gli altri seguiranno Berlino.

Il resto dell'Europa seguirà probabilmente un approccio simile. un cambio di regime radicale nella riforma delle normative fiscali - un processo che è già iniziato e che non sarà concluso fino alla fine del 2022. Le riforme potranno tradursi in un maggiore margine di manovra, principalmente generato dal riconoscimento che il consolidamento fiscale a spese degli investimenti non è stata la strategia ottimale per raggiungere la sostenibilità del debito.

Caso emblematico: la Commissione europea ha presentato il mese scorso un documento di discussione sulla riforma del patto di stabilità, che si è concentrato sui piani di rimborso del debito. Un'altra proposta del Meccanismo europeo di stabilità prevede un aumento del tetto massimo del debito dal 60% al 100% del PIL a causa del contesto di minore crescita, pur mantenendo il tetto del 3% del deficit.

Nel complesso, i risultati si sono orientati verso una maggiore spesa; la probabilità che le misure fiscali giochino un ruolo maggiore nel mix complessivo delle politiche è aumentata, e la probabilità di una politica di austerity, in particolare di austerità pro-ciclica durante le recessioni economiche, è diminuita. Ci sono anche sfide crescenti - disuguaglianza, digitalizzazione, clima - che potrebbero costringere i governi a spendere cifre maggiori.

Le sfide digital e green.

Gran parte di questa spesa ruoterà probabilmente intorno al NGEU. Due delle principali riforme strutturali e priorità politiche del fondo riguardano il cambiamento climatico e la digitalizzazione. L'Europa ha già solide politiche sul cambiamento climatico, e probabilmente punterà a posizionarsi come leader globale. Il NGEU è stato istituito nel luglio 2020 come uno strumento temporaneo e una tantum per emettere debito che non è sostenuto da una garanzia in solido - quindi, i suoi titoli non costituiscono eurobond in senso stretto.

 Tuttavia, il fondo crea un precedente: manda un messaggio forte e rappresenterà, nel tempo, un catalizzatore per una più stretta integrazione fiscale e politica della zona euro, e dell'Europa continentale più in generale. Anche se crediamo che sia uno sviluppo inequivocabilmente positivo per l'Europa, tutto ciò non implica necessariamente una riduzione della necessità e degli sforzi per migliorare ulteriormente la struttura istituzionale, in particolare per quanto riguarda la zona euro.

L'incognita dell'inflazione.

La spesa aggiuntiva alimenterà l’inflazione? L'incertezza è maggiore dato lo shock pandemico e le molte trasformazioni che entreranno in gioco nell’orizzonte secolare. Eppure, l'Europa è entrata nella pandemia con un'inflazione ben al di sotto dell'obiettivo di stabilità dei prezzi della BCE per un lungo periodo di tempo. Ha anche fornito meno sostegno economico rispetto agli Stati Uniti, per esempio, e la politica fiscale continuerà probabilmente ad essere più attiva negli Stati Uniti e nel Regno Unito che nell'area euro. Quindi, ci sembra meno probabile che, nel medio e lungo termine, l'Europa esca dalla pandemia con un problema di elevata inflazione.

Implicazioni per gli investimenti.

Mentre le valutazioni di partenza offrono uno spazio limitato per la compressione degli spread e i rischi per le prospettive macroeconomiche rimangono elevati, un'area euro meno soggetta a crisi è di buon auspicio per gli asset di rischio in generale. L’analisi evidenzia un ottimismo diffuso sugli spread dei Paesi periferici, in particolare sull'Italia. Data la struttura istituzionale unica dell'area euro e le diverse condizioni macroeconomiche, i rendimenti della regione rimarranno relativamente meglio ancorati rispetto a quelli delle altre regioni, e siamo abbastanza neutrali per quanto riguarda l'esposizione complessiva alla duration. Infine, gli analisti continuano a privilegiare le posizioni europee con una curva dei rendimenti ripida, in quanto non si aspettano che la BCE sia in grado di alzare presto i tassi, mentre la divergenza della politica monetaria potrebbe rendere l'euro una valuta di finanziamento interessante nel medio termine.

 

 

 

 

 

Tra crescita e inflazione

il futuro che ci aspetta.

Lavoce.info- RONY HAMAUI-(  16/12/2021)-ci dice:

 

 MONETA E INFLAZIONE.

Sono attendibili le rosee stime della Commissione e di altri organismi internazionali sull’economia italiana? In tempi tanto incerti è difficile fare previsioni. Ma è probabile che l’inflazione duri più a lungo di quanto sostengono le banche centrali.

Previsioni difficili.

L’11 novembre, la Commissione europea ha rivisto di nuovo al rialzo le stime sulla crescita europea e soprattutto italiana. Secondo le nuove previsioni, il Pil dell’Italia dovrebbe aumentare del 6,2 per cento quest’anno (oltre un punto in più di quanto previsto la scorsa estate) e del 4,3 per cento il prossimo. Ugualmente positive sono le stime sull’inflazione, che non dovrebbe allontanarsi troppo dal 2 per cento, e sul debito pubblico, che si ridurrebbe dal 155,6 per cento del 2020 al 151 per cento del 2023.

La questione, tuttavia, è quanto siano attendibili queste rosee previsioni, che per altro non si discostano troppo da quelle formulate dagli altri principali istituti di ricerca internazionali, quali il Fondo monetario internazionale (Fmi) e l’Ocse, o prodotte dalla Banca centrale europea e dal governo.

L’interrogativo è legittimo alla luce delle difficoltà che hanno avuto tutti i previsori nell’anticipare la vigorosa ripresa economica mondiale e la forte crescita dei prezzi che si registra oggi. Ancora lo scorso marzo, l’inflazione americana era stimata sotto il 2 per cento, mentre ora viaggia sopra il 6 per cento. Certamente, in una situazione eccezionale e particolarmente incerta come quella attuale, dove variabili sociosanitarie giocano un ruolo importante, elaborare previsioni attendibili non è una missione semplice.

Tuttavia, si ha l’impressione che stime di natura essenzialmente estrapolative non aiutino molto a prevedere il futuro in un momento di forti cambiamenti.

Se pochi, sulla base delle esperienze pandemiche passate e dei periodi post-bellici, erano riusciti ad anticipare una intensa crescita economica, nessuno aveva messo in conto un’esplosione inflazionistica della portata di quella attuale.

La fiammata dell’inflazione trova la sua ragione nella forte domanda, dovuta ai risparmi forzosi provocati dai lockdown e nelle politiche economiche straordinariamente espansive, ma soprattutto nei vincoli all’offerta.                                      La rottura delle articolate catene produttive costruite negli scorsi decenni, i crescenti ostacoli al commercio internazionale (blocco dei porti, carenza di navi e di autisti di tir, politiche commerciali protezionistiche, tensioni geo-politiche), ma anche i cambiamenti dei gusti dei consumatori e la scarsità di manodopera, causata da nuovi modelli di vita, hanno provocato vincoli all’offerta di beni (più che di servizi), che si sono scaricati sui prezzi. In un mondo che è cambiato velocemente è anche diventato più difficile per i produttori pianificare le loro attività.

Quanto durerà?

Ora il dibattito è incentrato su quanto sia temporanea l’ondata inflazionistica.

Recenti studi hanno mostrato che il numero di beni e servizi che hanno registrato aumenti dei prezzi è stato sinora relativamente limitato (segno che l’inflazione potrebbe essere temporanea), anche se si sta espandendo.

Tuttavia, le variabili cruciali per rispondere alla presunta perniciosità della crescita dei prezzi stanno nella presenza di meccanismi di indicizzazione, che furono alla base dei fenomeni inflazionistici degli anni Settanta, e nella formazione delle aspettative.

I meccanismi d’indicizzazione salariali sono stati via via smantellati negli ultimi quarant’anni e oggi non rappresentano più una minaccia per spirali inflazionistiche.

Le aspettative hanno assunto, invece, un ruolo predominante nel meccanismo di formazione della spesa e dell’inflazione. Se infatti i lavoratori si metteranno in testa che l’inflazione non è solo temporanea cominceranno a chiedere aumenti salariali che gli imprenditori accetteranno poiché pensano di poterli scaricare sui prezzi di vendita. Analogamente, di fronte alla prospettiva di continui aumenti dei prezzi, i consumatori anticipano i loro acquisti o, più spesso, si spaventano e cominciano a risparmiare per mantenere la loro ricchezza reale. 

A partire dagli anni Ottanta le banche centrali hanno accumulato un’enorme credibilità in termini di stabilità dei prezzi, grazie anche all’indipendenza dalle forze politiche che si sono guadagnate. Ora però, la loro credibilità appare difficile da difendere perché l’enorme accumulo di debito pubblico frena i loro margini di manovra. Se aumentassero repentinamente i tassi d’interesse rischierebbero di rendere il debito di alcuni paesi insostenibile.

Inoltre, ci siamo appena lasciati alle spalle la peggiore recessione dell’ultimo secolo e non siamo ancora usciti dalla pandemia. Quindi i costi di una nuova recessione sarebbero altissimi.

Infine, l’aumento dei tassi d’interesse poco può fare di fronte a un’inflazione che in larga misura dipende da fattori di offerta. Ecco allora che le banche centrali, cercano di posticipare una restrizione monetaria e tentano invece di controllare le aspettative attraverso la retorica.

Si spiega così la petulanza con la quale ribadiscono che l’inflazione attuale è solo temporanea, sperando in tal modo di influenzare le aspettative di famiglie e imprese. Mai come in questo momento tornano in mente le parole di Friedrich Nietzsche “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato”.

Se torna l’inflazione, la Bce cambia politica.

Per concludere, è probabile che l’inflazione sarà più lunga di quanto oggi anticipato dalle banche centrali e dagli altri organismi internazionali, e la crescita meno esuberante di quella prevista.

In questa direzione agiscono sia vincoli all’offerta, che il ridursi del potere d’acquisto dei consumatori provocato dall’inflazione inattesa. Per non parlare, poi, del possibile riemergere di comportamenti orientati alla prudenza da parte dei consumatori, dato che il Covid-19 allunga la sua ombra anche sul 2022.

(Rony Hamaui é laureato all'Università Commerciale L. Bocconi e Master of Science alla London School of Economics.).

 

 

 

 

 

PASSO FALSO ALL’ONU: LA CRISI CLIMATICA

“NON C’ENTRA NULLA CON SICUREZZA E CONFLITTI”

Nogeoingegneria.com-Matthias Hancke-(16 DICEMBRE 2021)-c i dice:

La Russia pone il veto alla risoluzione delle Nazioni Unite che collega il clima e la sicurezza internazionale.

 La crisi meteorologica e climatica che stiamo vivendo da anni deve essere vista e analizzata da una prospettiva ‘dimenticata’.                                                                                                           Per quanto riguarda la sicurezza, i russi sanno bene che la manipolazione del tempo e del clima può essere ed è già stata usata come arma di guerra, quindi c’è un rischio per la sicurezza da collocare qui.   Anche gli altri paesi lo sanno, dato che tali operazioni sono state praticate in tutto il mondo da più di 60 anni.

Un documento del 1960 della CIA ci mostra che  LA CIA VUOLE CONTROLLARE NON SOLO IL METEO, MA ANCHE IL CLIMA.

E la  CIA progetta oppure usa  la Geoingegneria e manipolazione climatica come arma di guerra? 

Disse la Dottoressa Rosalie Bertell:“QUALSIASI APPROCCIO ALL’AMBIENTE CHE NON TENGA CONTO DELLA QUESTIONE MILITARE È RIDICOLO”.

La scienziata ci svela nel suo radicale quanto illuminante libro “PIANETA TERRA – L’ULTIMA ARMA DI GUERRA” una realtà del tutto ignorata.                                                            Una realtà caratterizzata da una guerra di portata planetaria, silenziosa e sottaciuta, che si alimenta nutrendosi delle risorse del Pianeta, impattando in maniera distruttiva, e spesso irreparabile, sui territori e sulle popolazioni che li abitano.

Prof. Michel Chossudovsky, che da molti anni si impegna a rendere noti questi fatti nascosti, riepiloga in una breve intervista a seguito di quest’articolo.

Passo falso all’Onu: la crisi climatica “non c’entra nulla con sicurezza e conflitti.”

La Russia ha messo il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza che riconosceva il cambiamento climatico come una minaccia per la pace internazionale e chiedeva di integrare questa dimensione negli orientamenti strategici dell’organo. Contraria anche l’India, la Cina si astiene.

(Rinnovabili.it) – Per l’Onu, la crisi climatica non è una minaccia per la sicurezza e la pace internazionale. E quando c’è da gestire una situazione di conflitto non bisogna tener conto del cambiamento climatico, delle sue cause e dei suoi effetti sull’ambiente e sulle società umane.

È fallito il tentativo di Irlanda e Niger di far approvare dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione che mettesse il “climate change” al centro delle attenzioni del Palazzo di Vetro. Il veto della Russia, insieme al voto contrario dell’India e alle perplessità della Cina (che si è astenuta) hanno affossato la proposta.

Solo pochi giorni fa il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva definito la crisi climatica come un “fattore che aggrava il terrorismo”, perché permette ai gruppi estremisti di manipolare l’accesso alle risorse (sempre più scarse), acquisire legittimità agli occhi delle popolazioni e sostituirsi agli Stati. Innumerevoli volte durante il suo mandato, il diplomatico portoghese ha poi avvertito che la crisi climatica in molte regioni rischia di esacerbare le fragilità presenti e quindi di acuire tensioni e conflitti latenti.

Posizioni che con Guterres sono arrivate finalmente ai vertici Onu. La risoluzione bocciata ieri a New York avrebbe fatto un passo ulteriore: legava clima e conflitti in modo stretto, e soprattutto chiedeva che la crisi climatica diventasse un fattore centrale nella strategia onusiana di prevenzione dei conflitti.

Tradotto: l’attivazione di missioni di “peacekeeping”, la scelta di imporre sanzioni, e future risoluzioni del Consiglio di sicurezza avrebbero potuto fare perno sul cambiamento climatico e i suoi impatti.

 

La Russia ha motivato il suo no con l’idea che non bisognerebbe rendere politica una questione che, per Mosca, è squisitamente economica e sociale.

Anche Nuova Delhi è d’accordo con i russi sull’idea che inserire la crisi climatica al centro degli sforzi Onu porterebbe a più divisioni nella comunità internazionale. Insieme con Pechino, questo fronte crede che legare conflitti e clima – quindi renderlo uno dei temi cardine dell’azione del Consiglio di sicurezza – sia inappropriato perché in sede Onu esiste già un organo deputato a occuparsi della crisi climatica, ovvero l’Unfccc.

Che però non approva risoluzioni né sanzioni.

(rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/crisi-climatica-onu-russia/)

LA MANIPOLAZIONE DEL CLIMA PER SCOPI MILITARI –

 Intervista con MICHEL CHOSSUDOVSKY.

Estratto del film ‘Overcast’ di Matthias Hancke con la presenza di Michel Chossudovsky, economista canadese.

Chossudovsky è stato “visiting professor” in molti paesi dell’Europa occidentale, nel sud-est asiatico e in America Latina.                                                                                 Inoltre, è stato membro nel consiglio di diverse organizzazioni internazionali ed è stato consulente per governi di paesi in via di sviluppo.                                                                               Il prof. Michel Chossudovsky è presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG), un’organizzazione indipendente per la ricerca e l’informazione con sede a Montreal, Canada.                                                         Chossudowsky inserisce nello scenario di guerra globale un tassello rilevante:                         LA MANIPOLAZIONE DEL CLIMA PER SCOPI MILITARI FILM COMPLETO: “OVERCAST – ESPERIMENTI CLIMATICI IN CIELO” (youtube.com/watch?v=3Xla2944mwU).

Con gentile permesso di Matthias Hancke.

 Chossudovsky è stato firmatario della dichiarazione di Kuala Lumpur per criminalizzare la guerra. È autore di The Globalization of Poverty and The New World Order (2003) e America’s “War on Terrorism” (2005). Il suo libro più recente è intitolato “Towards a World War III”.                                                                                                      Scenario: The Dangers of Nuclear War (2011). Il prof. Michel Chossudovsky è presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG), un’organizzazione indipendente per la ricerca e l’informazione con sede a Montreal, Canada.

“CRG” gestisce il sito “GlobalResearch.ca” che promuove un punto di vista critico verso la politica estera degli Stati Uniti e della NATO, così come “teorie del complotto” riguardanti l’attacco dell’11 settembre 2001 e “la guerra al terrorismo”, disinformazione dei media, povertà e diseguaglianza sociale, la crisi economica globale, la politica e la religione.

Fa parte del Comitato Scientifico della rivista italiana Geopolitica.

 

 

 

 

 

AGENDA 2030: SOTTO L’ALBERO DI NATALE

DI ROMA 17 PACCHI CON GLI OBIETTIVI DELL’ONU.

Nogeoingegneria.com-Redazione-( 15 DICEMBRE 2021)- ci dice:

 

Il grande abete rosso (di 113 anni), invece di celebrare lo spirito del Natale, è stato sacrificato per celebrare l’Agenda 2030 e il Grande Reset.                                                            L’albero di San Pietro sembra simbolico.                                                                                                       Non è un controsenso abbattere un abete centenario visto che” la Laudato Sì”  invita alla tutela del creato?

 I doni che spiegano la “Nuova Sostenibilità “si trovano sotto l’albero in Piazza Venezia.

Diciassette pacchi dono speciali sono comparsi quest’anno sotto il tradizionale e scintillante albero di Natale di Roma.                                                                                                                              La cerimonia per l’accensione delle luci dell’abete alto 25 metri allestito in Piazza Venezia, nel centro storico della capitale, si è tenuta nel contesto del lancio dell’iniziativa ‘Regaliamoci una città sostenibile’.

L’iniziativa invita tutti i cittadini ad unirsi all’impegno globale per costruire un mondo più sostenibile, iniziando dalla propria città.                                           I diciassette pacchi dono, posti sotto l’albero, rappresentano altrettanti “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite”, sfide globali che includono priorità come Fame Zero, l’Azione Climatica, la parità di Genere.                                                                             Alla cerimonia sono intervenuti il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, la Presidente di ACEA Michaela Castelli, il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini.

”I doni sotto questo ‘albero delle Azioni’ sono una guida su come ognuno di noi può diventare parte del cambiamento attraverso semplici azioni” ha detto il Direttore della FA invitando tutti ad informarsi sulle ”azioni sostenibili che ognuno di noi può compiere nella propria vita quotidiana” e sottolineando ”l’importanza di lavorare assieme per rendere la nostra società – sia nelle città che nelle campagne – più sostenibile per una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore per tutti – senza lasciare indietro nessuno”.

Il sindaco Gualtieri ha definito questo ”un Natale all’insegna della luce e della sostenibilità che punta ad unire il periodo festivo a un momento di riflessione rispetto agli obiettivi che l’Onu ha individuato per garantire un futuro migliore a tutti noi, a partire dai più piccoli. Ringrazio quindi tutti i partner coinvolti nel progetto. L’albero in piazza Venezia, le installazioni nei municipi e il sistema di luci sostenibili, il messaggio ai bambini – ha proseguito il Sindaco Gualtieri – simboleggiano la volontà della nostra città di agire rispetto al dovere che abbiamo di salvare il nostro pianeta e, come ha scritto Papa Francesco nella Enciclica Laudato si’, di ‘unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale’.

Secondo il Ministro Enrico Giovannini ”gli obiettivi dello sviluppo sostenibile sono il regalo più bello che può essere fatto alle giovani generazioni e a tutti noi, il regalo che apre la strada ad un futuro diverso e migliore. Il mio augurio è che i doni sotto l’albero di Natale di Piazza Venezia facciano riflettere chiunque, romani e turisti, sugli impegni che tutti noi siamo chiamati ad assumere”.

Ogni dono ai piedi dell’albero è dotato di un codice QR grazie al quale, attraverso il proprio smartphone, i visitatori potranno scoprire azioni concrete per rendere il proprio stile di vita più sostenibile e iniziare a costruire un futuro migliore per il pianeta, la città e le persone.                                 Un pacco speciale, illustrato dall’artista romano Lorenzo Terranera, sarà dedicato interamente ai bambini, e, attraverso azioni semplici e divertenti, darà modo anche ai più piccoli di iniziare a imparare e a contribuire ad un futuro sostenibile per tutti.

Per i visitatori romani e di tutto il mondo, maggiori informazioni saranno disponibili anche sul sito della FAO e attraverso la App ‘Natale a Roma’.

L’iniziativa è frutto della collaborazione tra FAO e Italia, che quest’anno, nel contesto della Presidenza italiana del G20, ha portato la sicurezza alimentare, la trasformazione dei sistemi agroalimentari e lo sviluppo sostenibile in cima all’Agenda globale.

(onuitalia.com/2021/12/09/albero-di-natale/).

L’agenda 2030 del WEF è parte integrante di ciò che ora viene pubblicizzato come The Great Reset,

 un piano che ha avuto origine in qualcosa chiamato Global Redesign Initiative, redatto dal WEF sulla scia della crisi economica del 2008.                                          Il sito web del “Transnational Institute “descrive l’iniziativa come “multi-stakeholderismo” come una “nuova forma di governance globale”.

In una nota a margine, mentre stavo inserendo il riferimento del “Transnational Institute”, ho notato che l’URL includeva le parole “cancellazione del backup del termine di tassonomia in seguito”.                                                                          Non so se questo significa qualcosa, ma ho archiviato la pagina per ogni evenienza. Altri termini e slogan che descrivono vari aspetti di questo programma di acquisizione globale includono:

La Quarta Rivoluzione Industriale, che fa parte del movimento transumanista.                                                                                                                                                           Nel video sopra, il fondatore del WEF Klaus Schwab descrive questi piani.

Ricostruire meglio-The Green New Deal-“Equità”-Capitalismo degli stakeholder- ARTICOLO INTEGRALE.

IL “WORLD ECONOMIC FORUM” DI DAVOS, HA SVELATO I CONTORNI DI CIÒ CHE DOBBIAMO ASPETTARCI NEI MESI A VENIRE.

Agenda 2030 ONU e il Grande Reset.

Se confrontiamo i dettagli dell’”Agenda ONU 2030” del 2015 con il “Grande Reset” del WEF, troviamo che coincidono perfettamente.

Il tema di “Agenda 2030” è un “mondo sostenibile” definito dall’uguaglianza di reddito e di genere, dai vaccini per tutti sotto l’egida dell’OMS e della “Coalition for Epidemic Preparedness Innovations” (CEPI), lanciata nel 2017 dal WEF insieme alla “Bill & Melinda Gates Foundation”.

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno pubblicato un documento intitolato «Trasformare il nostro mondo: l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile».

L’Amministrazione Obama non l’ha mai sottoposta al Senato, consapevole che non sarebbe stata approvata. Eppure, sta avanzando in tutto il mondo.

Comprende 17 obiettivi di “sviluppo sostenibile”, come estensione alla precedente Agenda 21…

ARTICOLO INTEGRALE: (nogeoingegneria.com/effetti/politicaeconomia/il-world-economic-forum-di-davos-hanno-svelato-i-contorni-di-cio-che-dobbiamo-aspettarci-nei-mesi-a-venire/).

 

 

 

 

 

IL “WORLD ECONOMIC FORUM” DI DAVOS,

HA SVELATO I CONTORNI DI CIÒ CHE

DOBBIAMO ASPETTARCI NEI MESI A VENIRE.

Nogeoingegneria.com-Redazione- William F. Engdahl-(22 AGOSTO 2020)- ci dice:

 

Economia e Pandemia, ora arriva il «Grande Reset» di Davos.

“Renovatio 21” propone questo articolo di William F. Engdahl, tradotto da Alessandra Boni.

Per coloro che si chiedono cosa accadrà dopo che la pandemia di Covid-19 ha portato al blocco quasi completo dell’economia mondiale, causando la peggiore depressione dagli anni ’30, i Leader della principale ONG della globalizzazione, il “World Economic Forum” di Davos, hanno appena svelato i contorni di ciò che dobbiamo aspettarci nei mesi a venire.

Queste persone hanno deciso di usare la crisi come un’opportunità.

Il 3 giugno, tramite il loro sito Web, il “World Economic Forum” di Davos (WEF), ha svelato i contenuti del prossimo forum di gennaio 2021.

Lo chiameranno il «Grande Reset». Utilizzeranno l’impatto sbalorditivo del Coronavirus per far avanzare un piano molto specifico.

In particolare, tale Agenda si integra perfettamente con un’altra, l’”Agenda 2030″ varata dall’ONU nel 2015.

L’ironia del principale forum mondiale sull’economia — quello che ha avanzato l’”Agenda della Globalizzazione” a partire dagli anni ’90, abbracciando quello che chiamano “sviluppo sostenibile” — è davvero enorme.

Lascerebbe pensare che questo programma non riguardi esattamente ciò di cui il WEF e i partner stiano realmente parlando.

Il Grande Reset.

Il 3 giugno il Presidente del WEF Klaus Schwab ha pubblicato un video che annuncia il tema annuale per il 2021, il “Grande Reset”.

Sembra essere nientemeno che la promozione di un’Agenda Globale volta a ristrutturare l’economia mondiale secondo linee molto specifiche, molto simili a quelle sostenute dall’IPCC, da Greta dalla Svezia e dai suoi amici aziendalisti come Al Gore o Larry Fink della Blackwater.

È interessante notare che i portavoce del WEF inseriscano il “reset dell’economia mondiale” nel contesto del Coronavirus e del conseguente crollo dell’economia industriale mondiale.

Il sito web del WEF afferma che: «Ci sono molte ragioni per perseguire un Grande Reset, ma la più urgente è l’epidemia di Covid-19».

Quindi, il Grande Reset dell’economia globale deriva dal Covid-19 e dalle «occasioni» che presenta.

Annunciando il tema del 2021, il fondatore del WEF, Schwab,

(vecchio pazzo che gira nudo sulle spiagge della Florida , molto  rincitrullito…nota aggiunta)

ha quindi affermato, spostando abilmente l’attenzione:

«Abbiamo un solo pianeta e sappiamo che il cambiamento climatico potrebbe essere il prossimo disastro globale con conseguenze ancor più drammatiche per l’umanità».

Sottintende (da vecchio pazzo, quale è  )che il cambiamento climatico è il motivo alla base della catastrofe della pandemia di Coronavirus.

(E tutto il mondo economico -che conta-lo segue in questa forsennata operazione distruttiva del genere umano !).

Per evidenziare l’”Agenda verde sostenibile”, il WEF si è avvalso della partecipazione dell’aspirante Re d’Inghilterra, il Principe Carlo.

Riferendosi alla catastrofe globale di Covid-19, il Principe di Galles ha detto:

«Se c’è una lezione cruciale che possiamo imparare da questa crisi, è che dobbiamo mettere la natura al centro di quello che facciamo. Semplicemente, non possiamo più perdere tempo».

Insieme a Schwab e al Principe Carlo c’è anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres (lautamente pagato da Gates e Soros ):

«Dobbiamo costruire economie e società più uguali, inclusive e sostenibili che siano più resistenti di fronte alle pandemie, ai cambiamenti climatici e ai molti altri cambiamenti globali che affrontiamo».

Tenete bene a mente il suo discorso su «economie e società sostenibili». Lo riprenderemo in seguito.

Anche la nuova responsabile del FMI, Kristalina Georgieva, ha appoggiato il “Grande Reset”.

Fra gli altri resettatori del WEF ci sono: Ma Jun (Presidente del “Green Finance Committee” della “China Society for Finance and Banking” e membro del “Monetary Policy Committee” della “People’s Bank of China”), Bernard Looney (CEO di BP), Ajay Banga (CEO di Mastercard) e Bradford Smith (Presidente di Microsoft).

Non fraintendete, il Great Reset non è il momento migliore per Schwab e i suoi amici. Il sito web del WEF afferma che:

«I blocchi causati dal COVID-19 potrebbero gradualmente allentarsi, ma l’ansia per le prospettive sociali ed economiche del mondo si sta intensificando. Ci sono buone ragioni per preoccuparsi: una forte recessione economica è già iniziata e potremmo affrontare la peggiore depressione dagli anni ’30. Ma, anche se probabile, questo risultato non è inevitabile».

 

Gli sponsor (disgraziati e delinquenti )del “WEF” hanno grandi progetti:

«Il mondo deve agire congiuntamente e rapidamente per rinnovare tutti gli aspetti della nostra società e della nostra economia. Dall’istruzione ai contratti sociali e fino alle condizioni di lavoro. Ogni paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare e ogni settore, dal petrolio al gas e fino alla tecnologia, dev’essere trasformato. In breve, abbiamo bisogno di un «grande ripristino” del capitalismo». 

Questa è davvero tanta roba.

Cambiamenti radicali.

Schwab rivela ancora di più sulla prossima agenda:

«… un lato positivo della pandemia è che ha dimostrato quanto velocemente possiamo apportare cambiamenti radicali al nostro stile di vita. Quasi istantaneamente, la crisi ha costretto aziende e privati ad abbandonare pratiche per molto tempo ritenute essenziali: dai frequenti viaggi aerei al lavoro in ufficio».

Sarebbero questi i lati positivi? Schwab suggerisce comunque di estendere quei radicali cambiamenti:

«L’agenda del Grande Reset dovrebbe avere tre componenti principali.                                Il primo per indirizzare il mercato verso risultati più equi. A tal fine, i Governi dovrebbero migliorare il coordinamento … e creare le condizioni per una economia più coinvolgente …».

Tale Agenda includerebbe: «modifiche alle tasse patrimoniali, ritiro dei sussidi per i combustibili fossili e nuove Leggi che regolino la proprietà intellettuale, il commercio e la concorrenza».

La seconda componente dell’Agenda del Grande Reset per assicurare che:

«gli investimenti promuovano obiettivi condivisi, come l’uguaglianza e la sostenibilità».

A questo punto, il Capo del WEF afferma che i recenti copiosi contributi per stimolare l’economia dell’UE, degli USA, della Cina e di altri paesi devono essere utilizzati per creare una nuova economia che sia:

«Più resiliente, equa e sostenibile nel lungo periodo. Ciò significa, ad esempio, la costruzione di infrastrutture urbane “verdi” e la creazione di incentivi per le industrie volti a migliorare la loro esperienza in termini di metriche ambientali, sociali e di governance (ESG)».

Infine, la terza componente di questo Great Reset è per implementare uno dei progetti personali di Schwab, la “Quarta Rivoluzione Industriale”:

«La terza e ultima priorità dell’Agenda del Grande Reset è quella di sfruttare le innovazioni della Quarta Rivoluzione Industriale per sostenere il bene pubblico, in particolare affrontando le sfide sanitarie e sociali. Durante la crisi del Covid-19 aziende, università e altri hanno unito le forze per sviluppare diagnosi, terapie e possibili vaccini; per istituire centri di controllo e creare meccanismi per tracciare le infezioni; per fornire la telemedicina. Immaginate cosa sarebbe possibile fare se simili sforzi, concertati, venissero fatti in ogni settore.»

La “Quarta Rivoluzione Industriale” comprende la biotecnologia per l’editing genetico, le telecomunicazioni 5G, l’intelligenza artificiale e simili.

Agenda 2030 ONU e il Grande Reset.

Se confrontiamo i dettagli dell’”Agenda ONU 2030” del 2015 con il “Grande Reset” del WEF, troviamo che coincidono perfettamente.

Il tema di “Agenda 2030” è un “mondo sostenibile” definito dall’uguaglianza di reddito e di genere, dai vaccini per tutti sotto l’egida dell’OMS e della “Coalition for Epidemic Preparedness Innovations” (CEPI), lanciata nel 2017 dal WEF insieme alla “Bill & Melinda Gates Foundation”.

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno pubblicato un documento intitolato «Trasformare il nostro mondo: l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile».

L’Amministrazione Obama non l’ha mai sottoposta al Senato, consapevole che non sarebbe stata approvata. Eppure, sta avanzando in tutto il mondo.

Comprende 17 obiettivi di “sviluppo sostenibile”, come estensione alla precedente Agenda 21:

«Porre fine alla povertà e alla fame in tutte le loro forme e dimensioni … proteggere il pianeta dal degrado, anche attraverso il consumo e la produzione sostenibili, gestendo in modo responsabile le risorse naturali e adottando provvedimenti urgenti sui cambiamenti climatici …».

Chiede crescita economica e agricoltura sostenibili (OGM), energia (eolico, solare), città e industrializzazione anch’esse sostenibili …

“Sostenibilità” è la parola chiave. Se scaviamo in profondità, è chiaro che è una “parola in codice” volta a definire la riorganizzazione della ricchezza mondiale attraverso ad esempio tasse punitive sul carbonio, che ridurrebbero drasticamente i viaggi, aerei e veicolari.

Il “mondo meno sviluppato” non arriverà ad essere sviluppato. Anzi, sono le civiltà avanzate che devono abbassare i loro standard di vita per diventare “sostenibili”.

(Ma è mai possibile che le parole di un vecchio pazzo possano essere credute ed applicate dai governanti  dei Paesi del Mondo intero? Nota extra).

Maurice Strong.

Per comprendere il doppio uso del termine “sostenibile”, dobbiamo tornare a Maurice Strong, un miliardario canadese, petroliere  e amico intimo di David Rockefeller — il personaggio centrale degli anni ’70 per la promozione dell’idea che le emissioni di CO2 causate dall’uomo stavano rendendo il mondo invivibile.

Strong ha creato il Programma Ambientale” delle Nazioni Unite e, nel 1988, il “Gruppo Intergovernativo delle Nazioni Unite per i Cambiamenti Climatici” (IPCC) per studiare esclusivamente la CO2 prodotta dall’uomo.

Nel 1992 Strong dichiarò che: «L’unica speranza per il pianeta non è forse fare in modo che le civiltà industrializzate collassino? Non è nostra responsabilità realizzarla?».

Al “Summit della Terra” di Rio, nello stesso anno, Strong aggiunse:

«Gli stili di vita attuali e i modelli di consumo della ricca classe media — che comportano un’elevata assunzione di carne, l’uso di combustibili fossili, elettrodomestici, aria condizionata e abitazioni suburbane — non sono sostenibili».

La decisione di demonizzare la CO2, uno dei composti più essenziali per sostenere la vita, sia umana che vegetale, non è casuale.

Come ha affermato il prof. Richard Lindzen, fisico atmosferico del MIT:

«Dopo tutto la CO2 cos’è? — non è un inquinante, è un prodotto della respirazione di ogni creatura vivente, è il prodotto di tutta la respirazione delle piante, è essenziale per la vita delle piante e la fotosintesi, è un prodotto di tutta la combustione industriale.

Voglio dire, se avete mai desiderato un fulcro per “controllare il tutto”, la CO2 sarebbe l’ideale. Ha quindi una sorta di attrattiva fondamentale per la mentalità burocratica».

Per non dimenticare l’esercitazione curiosamente tempestiva riguardo una possibile pandemia a New York, l’”Evento 201″ del 18 ottobre 2019, che è stata co-sponsorizzata dal “World Economic Forum” e dalla “Gates Foundation”.

Si basava sull’idea che:

«E’ solo questione di tempo prima che una di queste epidemie diventi globale, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Una grave pandemia, diventata Event 201, richiederebbe la cooperazione fra diversi settori-chiave, governi nazionali e istituzioni internazionali».

Lo scenario “Event 201” ipotizzava che:

“Lo scoppio di un nuovo Coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali e quindi alle persone, e poi da persona a persona, causerebbe una grave pandemia. L’agente patogeno è in gran parte modellato sulla SARS, ma è maggiormente trasmissibile in ambito comunitario da persone con sintomi lievi».

La decisione del “World Economic Forum” di effettuare il Grande Reset è a tutti gli effetti un tentativo sottilmente velato di far avanzare il modello distopico, ma «sostenibile», dell’Agenda 2030: un «Green New Deal» globale sulla scia delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19.

Gli stretti legami con i progetti della Gates Foundation, con l’OMS e con le Nazioni Unite suggeriscono che dopo la scomparsa della pandemia di Covid-19 potremmo trovarci ad affrontare un mondo molto più sinistro.

(William F. Engdahl). (renovatio21.com/economia-e-pandemia-ora-arriva-il-grande-reset-di-davos/)-

(williamengdahl.com/englishNEO9Jun2020.php).

 

 

 

 

 

 

 

 

La super-immunità a COVID-19:        uno dei più grandi misteri della pandemia.

Lescienze.it- Ewen Callaway su Nature-(21 ottobre 2021)- ci dice:

 

Alcuni studi suggeriscono che le persone guarite da COVID-19 e che successivamente vengono vaccinate sviluppano una risposta immunitaria più forte rispetto a quelle che non sono mai state infettate. Si sta ora cercando di scoprire i meccanismi alla base di questo fenomeno.

COVID-19-IMMUNOLOGIA.

Circa un anno fa – prima che la Delta e altre varianti entrassero nel lessico di COVID-19 – i virologi Theodora Hatziioannou e Paul Bieniasz, entrambi della Rockefeller University di New York, hanno cercato di creare una versione di una proteina chiave di SARS-CoV-2 con la capacità di schivare tutti gli anticorpi prodotti dal nostro corpo per bloccare l'infezione.

L'obiettivo era identificare le parti della proteina spike – che SARS-CoV-2 usa per infettare le cellule – prese di mira da questi anticorpi neutralizzanti, al fine di costruire un modello di una parte chiave dell'attacco portato dal nostro corpo al virus.                                                                                    Così i ricercatori hanno mischiato e abbinato mutazioni potenzialmente rischiose identificate in esperimenti di laboratorio e virus circolanti, e hanno testato i loro Franken-spike in innocui virus "pseudotipi" incapaci di causare COVID-19.                                                                                                                               In uno studio pubblicato lo scorso settembre su "Nature", hanno riferito che una spike mutante contenente 20 variazioni era completamente resistente agli anticorpi neutralizzanti prodotti dalla maggior parte delle persone testate che erano state infettate o vaccinate – ma non agli anticorpi di tutti.

Coloro che erano guariti da COVID-19 mesi prima di ricevere i vaccini avevano “anticorpi in grado di bloccare la spike mutante”, che mostra molta più resistenza all'attacco immunitario di qualsiasi variante conosciuta in natura.                                        Gli anticorpi di queste persone hanno anche bloccato altri tipi di coronavirus.                         "È molto probabile che saranno efficaci contro qualsiasi variante futura che SARS-CoV-2 lancerà contro di loro", spiega Hatziioannou.

Mentre il mondo è alla ricerca di nuove varianti di coronavirus, la base di questa "super-immunità" è diventata uno dei grandi misteri della pandemia.

I ricercatori sperano che, mappando le differenze tra la protezione immunitaria che viene dall'infezione rispetto a quella dalla vaccinazione, si possa tracciare un percorso più sicuro verso questo più alto livello di protezione.

"Ci sono implicazioni sui richiami di vaccino e su come le nostre risposte immunitarie sono preparate alla prossima variante che può emergere", spiega Mehul Suthar, virologo della Emory University di Atlanta, in Georgia. "Stiamo partendo da zero per cercare di capire questa cosa."

Immunità ibrida.

Non molto tempo dopo che i paesi hanno iniziato a distribuire i vaccini, i ricercatori hanno iniziato a notare proprietà uniche nelle risposte al vaccino di persone che avevano precedentemente contratto COVID-19 per poi guarirne.

"Abbiamo notato che gli anticorpi raggiungono i livelli astronomici, che superano quelli che si ottengono con due sole dosi di vaccino", spiega Rishi Goel, immunologo dell'Università della Pennsylvania a Philadelphia che fa parte di un gruppo che studia la super-immunità – o "immunità ibrida", come la chiamano molti scienziati.

Gli studi iniziali sulle persone con immunità ibrida hanno scoperto che il loro siero – la porzione di sangue contenente anticorpi era molto più capace di neutralizzare i ceppi in grado di evitare l'immunità, come la variante Beta identificata in Sudafrica, e altri coronavirus, rispetto agli individui vaccinati 'naïve' che non avevano mai incontrato SARS-CoV-2.

Non era chiaro se questo fosse dovuto solo agli alti livelli di anticorpi neutralizzanti o ad altre proprietà.

Gli studi più recenti suggeriscono che l'immunità ibrida è, almeno in parte, dovuta a fattori immunitari chiamati cellule B di memoria. La maggior parte degli anticorpi prodotti dopo un'infezione o una vaccinazione provengono da cellule a vita breve chiamate plasma-blasti, e i livelli di anticorpi scendono quando queste cellule inevitabilmente muoiono.

Una volta che i plasma-blasti non ci sono più, la fonte principale degli anticorpi diventano le cellule B della memoria, molto più rare, che vengono attivate dall'infezione o dalla vaccinazione.

Alcune di queste cellule a lunga vita producono anticorpi di qualità superiore rispetto ai plasma-blasti, spiega Michel Nussenzweig, immunologo della Rockefeller.                                                                Questo perché evolvono in organi chiamati linfonodi, acquisendo mutazioni che li aiutano, nel tempo, a legarsi più strettamente alla proteina spike.

Quando le persone che sono guarite da COVID-19 sono esposte nuovamente alla spike di SARS-CoV-2, queste cellule si moltiplicano e producono un maggior numero di questi potentissimi anticorpi.

"Basta un''annusata' all'antigene, in questo caso al vaccino a mRNA, e queste cellule semplicemente esplodono", afferma Goel.

In questo modo, una prima dose di vaccino in un soggetto che è stato precedentemente infettato sta facendo lo stesso lavoro di una seconda dose in qualcuno che non ha mai avuto COVID-19.

Anticorpi potenti.

Le differenze tra le cellule B di memoria innescate dall'infezione e quelle innescate dalla vaccinazione – così come gli anticorpi che producono – potrebbero anche essere alla base delle risposte elevate dell'immunità ibrida.

L'infezione e la vaccinazione espongono la proteina spike al sistema immunitario in modi molto diversi, spiega Nussenzweig.

In una serie di studi (3,4,5) il gruppo di Nussenzweig, che include Hatziioannou e Bieniasz, ha confrontato le risposte anticorpali di persone infettate e vaccinate.

Entrambe portano alla creazione di cellule B di memoria che producono anticorpi che si sono evoluti per diventare più potenti, ma i ricercatori suggeriscono che questo avviene in misura maggiore dopo l'infezione.

Il gruppo ha isolato centinaia di cellule B di memoria – ognuna delle quali produce un anticorpo unico – da persone in vari momenti dopo l'infezione e la vaccinazione.

L'infezione naturale ha suscitato anticorpi che hanno continuato a crescere in potenza e ampiezza contro le varianti per un anno dopo l'infezione, mentre la maggior parte di quelli suscitati dalla vaccinazione sembrava smettere di cambiare nelle settimane dopo una seconda dose.

 Le cellule B di memoria che si sono evolute dopo l'infezione erano anche più propense di quelle della vaccinazione a produrre anticorpi che bloccano le varianti che aggirano l'immunità come la Beta e la Delta.

COVID-19 e i casi di infezione in persone vaccinate.

di Emily Willingham  del Scientific American.

Uno studio separato ha scoperto che, rispetto alla vaccinazione a mRNA, l'infezione porta a un pool di anticorpi che riconoscono le varianti in modo più uniforme, prendendo di mira diverse regioni della spike.

I ricercatori hanno anche scoperto che le persone con immunità ibrida hanno prodotto livelli costantemente più elevati di anticorpi rispetto alle persone mai infettate e vaccinate, fino a sette mesi.                                               Nelle persone con immunità ibrida, i livelli di anticorpi erano anche più stabili, riferisce il gruppo guidato dall'immunologo Duane Wesemann della Harvard Medical School di Boston, in Massachusetts.

Niente di sorprendente.

Molti studi sull'immunità ibrida non hanno seguito i destinatari naïve del vaccino per così tanto tempo come quelli che hanno superato COVID-19, ed è possibile che le loro cellule B producano anticorpi che acquistano potenza e ampiezza con più tempo, dosi aggiuntive di vaccino, o entrambi, dicono i ricercatori.

Possono essere necessari mesi affinché un pool stabile di cellule B di memoria si stabilisca e maturi.

"Non è sorprendente che le persone infettate e vaccinate stiano ottenendo una bella risposta", dice Ali Ellebedy, immunologo ed esperto di cellule B alla Washington University di St. Louis, nel Missouri.                   "Stiamo confrontando qualcuno che ha iniziato l'iter tre o quattro mesi fa con qualcuno che l'ha iniziato ora".

Ci sono prove che le persone che hanno ricevuto entrambi i vaccini senza essere state precedentemente infettate sembrano recuperare il ritardo. Il gruppo di Ellebedy ha prelevato campioni di linfonodi da individui vaccinati con mRNA e ha trovato segni che alcune delle loro cellule B di memoria suscitate dalla vaccinazione stavano acquisendo mutazioni, fino a 12 settimane dopo la seconda dose, il che ha permesso loro di riconoscere diversi coronavirus, compresi alcuni che causano i comuni raffreddori.

Goel, l'immunologo dell'Università della Pennsylvania, John Wherry e i loro colleghi hanno trovato indizi che, sei mesi dopo la vaccinazione, le cellule B di memoria di soggetti naïve stavano continuando a crescere in numero e a evolvere una maggiore capacità di neutralizzare le varianti.

 I livelli di anticorpi sono scesi dopo la vaccinazione, ma queste cellule dovrebbero iniziare a produrre anticorpi se incontrassero di nuovo SARS-CoV-2. "

La realtà è che abbiamo un pool di cellule B di memoria di alta qualità pronte a proteggerci se incontriamo di nuovo questo antigene", ha commentato Goel.

I benefici del richiamo.

Una terza dose di vaccino potrebbe permettere alle persone che non sono state infettate di ottenere i benefici dell'immunità ibrida, dice Matthieu Mahévas, immunologo dell'Institut Necker Enfants Malades di Parigi.

Il suo gruppo ha scoperto che alcune delle cellule B di memoria dei destinatari naïve del vaccino potrebbero riconoscere Beta e Delta due mesi dopo la vaccinazione. "Quando si aumenta questo pool, si può chiaramente immaginare che si genereranno potenti anticorpi neutralizzanti contro le varianti", afferma Mahévas.

Estendere l'intervallo tra le dosi di vaccino potrebbe anche imitare gli aspetti dell'immunità ibrida.

Nel 2021, in mezzo a scarse forniture di vaccino e un aumento dei casi, i funzionari della provincia canadese del Quebec hanno raccomandato un intervallo di 16 settimane tra la prima e la seconda dose (da allora ridotto a otto settimane).

Un gruppo guidato da Andrés Finzi, virologo dell'Università di Montreal, in Canada, ha scoperto che le persone che hanno ricevuto questo regime avevano livelli di anticorpi SARS-CoV-2 simili a quelli delle persone con immunità ibrida.

Questi anticorpi potrebbero neutralizzare una serie di varianti di SARS-CoV-2, così come il virus dell'epidemia di SARS del 2002-2004. "Siamo in grado di portare le persone naïve quasi allo stesso livello di quelle precedentemente infettate e vaccinate, che è il nostro gold standard", aggiunge Finzi.

Capire il meccanismo dietro l'immunità ibrida sarà la chiave per emularla, dicono gli scienziati.

Gli ultimi studi si concentrano sulle risposte anticorpali prodotte dalle cellule B, ed è probabile che le risposte delle cellule T alla vaccinazione e all'infezione si comportino in modo diverso.

L'infezione naturale innesca anche risposte contro le proteine virali diverse dalla spike – il bersaglio della maggior parte dei vaccini. Nussenzweig si chiede se siano cruciali anche altri fattori caratteristici dell'infezione naturale.

 Durante l'infezione, centinaia di milioni di particelle virali popolano le vie respiratorie, incontrando le cellule immunitarie che si trovano regolarmente nei linfonodi vicini, dove maturano le cellule B di memoria.

 Le proteine virali rimangono nell'intestino di alcune persone mesi dopo il recupero, ed è possibile che questa persistenza aiuti le cellule B ad affinare le loro risposte a SARS-CoV-2.

I ricercatori dicono che è anche importante determinare gli effetti nel mondo reale dell'immunità ibrida.

Uno studio effettuato in Qatar suggerisce che le persone che ricevono il vaccino a mRNA di Pfizer-BioNTech dopo l'infezione hanno meno probabilità di risultare positive a COVID-19 rispetto agli individui senza storia di infezione.

L'immunità ibrida potrebbe anche essere responsabile del calo del numero di casi in Sud America, dice Gonzalo Bello Bentancor, virologo dell'Istituto Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro, in Brasile.

Numerosi paesi sudamericani hanno sperimentato tassi di infezione molto alti all'inizio della pandemia, ma ora hanno vaccinato una gran parte delle loro popolazioni. È possibile che l'immunità ibrida sia migliore dell'immunità derivante dalla sola vaccinazione nel bloccare la trasmissione, dice Bello Bentancor.

Con l'accumularsi delle infezioni causate dalla variante Delta, i ricercatori, tra i quali Nussenzweig, sono interessati a studiare l'immunità nelle persone che sono state infettate dopo le loro vaccinazioni COVID-19, invece che prima.

La prima esposizione di un individuo al virus dell'influenza condiziona le sue risposte alle successive esposizioni e vaccinazioni – un fenomeno chiamato peccato antigenico originale – e i ricercatori vogliono sapere se questo accade con SARS-CoV-2.

Coloro che studiano l'immunità ibrida sottolineano che – indipendentemente dai potenziali benefici – i rischi di un'infezione da SARS-CoV-2 implicano che dovrebbe essere evitata.                                                  "Non stiamo invitando nessuno a farsi infettare e poi vaccinare per avere una buona risposta", conclude Finzi. "Perché alcuni di loro non ce la faranno."(L'originale di questo articolo è stato pubblicato su "Nature" il 14 ottobre 2021. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. ). 

Commenti

Post popolari in questo blog

L’umanità sta creando il nostro tempo.

La cultura della disumanizzazione del nemico ideologico.

La Flotilla e il senso di Netanyahu per la Pace.