COME COMPORTARSI CON LA RUSSIA ?
COME COMPORTARSI CON LA RUSSIA ?
Lettera
all’ambasciata: guerra
alla
Russia? Non in mio nome.
Libreidee.org-
Michele Giovagnoli- (19/3/2022)- ci dice :
In
questi giorni così drammatici, desidero esprimere la mia più profonda vicinanza
alla Russia, come nazione, come comunità umana e come sistema sociale e
culturale.
Al
tempo stesso, intendo manifestare la mia più netta disapprovazione nei
confronti delle iniziative assunte dal governo italiano, cioè le sanzioni
economiche ai danni della Federazione Russa e, cosa ancora più grave e
inaccettabile, la fornitura di armamenti ed equipaggiamenti militari ad un
paese belligerante, qual è oggi l’Ucraina.
Come
essere umano, non posso fare a meno di deplorare il ricorso alle armi, da
qualunque parte esso provenga; sarebbe però estremamente ipocrita non voler
comprendere le ragioni che hanno ora spinto il governo di Mosca a intervenire
militarmente in Ucraina, dopo 8 anni di spietati bombardamenti nel Donbass, al
prezzo di efferate stragi di civili, senza contare la sconcertante richiesta di
adesione alla Nato da parte dell’Ucraina.
Come
italiano, continuo a guardare alla Russia come al grande paese di Tolstoj e
Dostoevskij: e oggi provo una vergogna insopprimibile di fronte all’ostracismo
e alle persecuzioni indiscriminate che colpiscono i cittadini russi che vivono
e lavorano in Italia, emarginati e sanzionati, in modo razzista, per il solo
fatto di essere russi.
Sempre
come italiano, non dimentico la sollecita, solidale assistenza fornita dalla
Russia all’Italia durante la primavera 2020, in termini di immediato supporto
sanitario.
E, come cittadino del mondo, non dimentico
l’impegno profuso dalla Russia – unica grande potenza, presente sul campo in
questo ruolo – nel contrastare energicamente, e senza equivoci, il dilagare
dell’Isis in Medio Oriente.
Esprimo
anche la più viva considerazione per l’operato del presidente della Federazione
Russa, Vladimir Putin, anche in ragione di alcune sue recenti prese di
posizione, di valore sostanziale e di rilievo simbolico: per esempio, la
sdrammatizzazione coscienziosa del problema pandemico, così come la fornitura
(gratuita) del primo vaccino C-19 e il rifiuto di varare misure ingiustamente
restrittive contro la popolazione, che in Russia non è stata vessata come
invece è purtroppo accaduto in Occidente.
Apprezzo anche la recente decisione della
Russia di porre il veto – al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – alla
risoluzione (occidentale) che pretendeva di elevare il problema ambientale e climatico
al rango di minaccia per la sicurezza degli Stati: una mistificazione pericolosa, figlia
di un pensiero di stampo totalitario al quale – ancora una volta – è stata la
Russia a porre un freno, all’insegna dei valori più profondi che dovrebbero
sempre caratterizzare ogni vero umanesimo, ogni pensiero fondato su una sincera
visione della realtà.
A
questo proposito, non posso che condannare il vergognoso atteggiamento dei mass
media italiani, i quali – come i loro omologhi statunitensi ed europei – hanno
intrapreso una pericolosa, selvaggia campagna di linciaggio contro la Russia,
ovvero contro la verità, fuorviando anche in modo criminoso l’opinione pubblica
italiana.
Mi auguro sinceramente che le ostilità in
Ucraina possano cessare al più presto, perché so che è sempre l’inerme
popolazione civile a patirne le sofferenze più gravi.
Ma so
anche che noi italiani, purtroppo, non siamo neutrali; non lo siamo più, da
quando il nostro primo ministro, Mario Draghi, ha inteso varare misure ostili,
anche sul piano militare, contro la Federazione Russa.
Considero questo gesto un vero e proprio atto
di guerra, compiuto a tradimento. Un atto di guerra compiuto non solo contro la
Russia, ma anche contro di me e contro i cittadini italiani – non pochi,
immagino – che la pensano come me, e che verso la Russia provano un senso di
grande rispetto e anche di riconoscenza.
Sappiamo
che la cultura occidentale deve molto, all’umanesimo slavo e in particolare
russo. Senza la Russia, l’Europa è destinata a restare un’entità eternamente
incompiuta. Senza una pace stabile e una vera armonia, tra Europa occidentale e
Russia, temo che noi resteremo lontani dallo spirito della giustizia, quello
che alimenta la forza necessaria a costruire un futuro dignitoso.
Ricordo bene gli intenti espressi dal
presidente Putin, alcuni anni fa, in vista delle Olimpiadi Invernali di Sochi:
tese la mano all’Occidente e invocò il fiorire di una collaborazione inedita,
storica, epocale, capace di ridisegnare l’orizzonte della nostra rispettiva
coesistenza.
Ricordo anche, purtroppo, lo sprezzante silenzio con
il quale l’Occidente lasciò cadere quell’offerta. E’ facile, oggi, accusare la
Russia di aver fomentato l’ostilità, quando chiunque di noi sa benissimo quanto
la Nato abbia costantemente provocato la Russia, avvicinandosi minacciosamente
alle sue frontiere.
Sono
grato alla Russia per il suo impegno nell’edificazione di una governance
multipolare del mondo: dopo il crollo dell’Urss, la Terra – caduta sotto il
dominio unipolare dell’Occidente – ha conosciuto una spaventosa e ininterrotta
sequela di guerre, atrocità e terrorismi.
Non
sono certo un nostalgico dell’Unione Sovietica o della Guerra Fredda; ma ho
imparato che proprio l’assenza di contrappesi può generare spirali di violenza
incontrollata. Mi coglie lo sconforto, poi, se penso alle vessazioni che l’Occidente
ha imposto, in modo progressivo, ai suoi cittadini, specie negli ultimi anni.
E il governo italiano, quello che oggi
dichiara implicitamente guerra alla Russia, è lo stesso governo che in questi
mesi, in fondo, ha “dichiarato guerra” anche ai suoi cittadini, revocando
libertà e diritti, compresi quelli fondamentali che in teoria sarebbero
garantiti dalla Costituzione democratica di questo paese.
Ora, all’indignazione si aggiunge anche la
vergogna.
Vorrei
che il governo della Federazione Russa, quantomeno, prendesse atto di questo:
che il governo italiano non può considerarmi suo complice, nell’azione che sta
conducendo contro la Russia e il suo popolo.
Come molti italiani, anch’io ho imparato a
conoscere meglio e rispettare profondamente la Russia – la sua complessità, la
sua inesauribile umanità – sin da quando, in giovane età, ebbi occasione di
affrontare il libro “La Tregua”, di Primo Levi, che narra della liberazione dei
prigionieri di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.
Chiunque
abbia letto qualche libro di storia sa perfettamente che non avrebbe mai avuto
luogo nessuno Sbarco in Normandia, se prima non ci fosse stato il devastante
sacrificio dell’Armata Rossa nella Battaglia di Stalingrado, la più importante
e decisiva di tutta la Seconda Guerra Mondiale.
Negli
ultimi anni ho apprezzato molto il lavoro giornalistico condotto in Italia da
Giulietto Chiesa: mi ha insegnato a sforzarmi, sempre, di mettermi nei panni
della controparte. Una lezione che, oggi, pare che l’Occidente abbia
completamente dimenticato. Non può esserci giustizia, se non c’è libertà.
E
oggi, in Italia, la libertà è stata limitata in modo inaudito, senza precedenti
nella storia recente. E prima ancora, non ci può essere libertà senza che, a
monte, ci sia verità. E oggi, come possiamo constatare, i media non perdono
occasione per diffondere spudorate menzogne.
Questa
situazione non può che preoccupare chiunque abbia a cuore la pace: russi,
ucraini, italiani.
Chi
lavora per dividere l’umanità, per prima cosa, racconta il falso: e di fatto,
in questo modo, condanna l’umanità.
Io mi
schiero dalla parte dell’umanità: e quindi, oggi più che mai, mi sento vicino
alla Russia. E spero che proprio la Russia, così proditoriamente aggredita,
possa contribuire all’edificazione di un mondo più grande e più giusto,
composto da tante voci; un mondo più libero, capace di riaprire gli occhi e
ripudiare la menzogna, la diffamazione, il capovolgimento sistematico della
verità.
Credo
che il nostro mondo, oggi più che mai, abbia davvero bisogno di tutti, quindi
anche della Russia. Ci servono concordia, amicizia, solidarietà e collaborazione.
Se qualcuno investe sull’odio e sulla divisione, deve sapere che fallirà:
almeno fino a quando saremo qui noi, ostinati cittadini del mondo, incrollabili
ottimisti e irriducibili avversari di chi è nemico dell’umanità.
Con i migliori auspici per una pace autentica
e durevole, in Ucraina e in tutto il pianeta, confidando che anche l’Italia possa
riconquistare presto la libertà che oggi ha perduto.
(Michele
Giovagnoli, “Solidarietà alla Russia e condanna dell’atto di guerra compiuto
dal governo italiano”, messaggio scritto con Giorgio Cattaneo e trasmesso a
Dmitry Shodin, ambasciatore russo in Italia, il 18 marzo 2022).
Putin,
l’alieno e il terrorismo
“democratico”
dell’Occidente.
Libreidee.org-
Giorgio Cattaneo- (09/3/2022)- ci dice :
Tutti
a parlare di Russia e Ucraina, naturalmente: senza mai ricordare, però, che
l’Occidente “democratico” ha sempre disatteso gli accordi con Mosca, cioè
essenzialmente la promessa di non estendere la Nato verso Est.
Basterebbe
questo, a chiudere la questione: e invece si procede con la solita nebbia di
guerra, criminalizzando Putin, proprio mentre il succitato Occidente
“democratico” – dopo due anni di follia Covid – ora provvede a massacrare i
suoi civili, in questa guerra asimmetrica, anche con lo schianto dell’economia
planetaria, già visibile a partire dall’impazzimento dei prezzi.
Tutti
esperti di Ucraina, oggi – come se a qualcuno importasse qualcosa, dei popoli
ucraini – senza vedere che l’orrendo copione dei bombardamenti non è che il
sequel dei tanti che l’hanno preceduto: come il terrorismo “islamico” (dall’11
Settembre all’Isis), il terrorismo finanziario (dalla morte civile della Grecia
al golpe bianco in Italia), il terrorismo climatico “gretino” e ovviamente il
recentissimo terrorismo sanitario.
Identici gli obiettivi: generare panico,
creare insicurezza sociale, revocare diritti e libertà, impoverire e quindi
indebolire la popolazione, ottenere obbedienza e sottomissione.
I
media nostrani oggi si esercitano nel tiro al bersaglio contro l’autocrate che
da oltre vent’anni è a capo della “democratura” russa, leader del grande paese
che – unico – in questi decenni si è regolarmente opposto, come ha potuto, alla
marea dilagante del terrorismo occidentale, sorretto in modo orwelliano da
giornali e televisioni che hanno semplicemente smesso di fare informazione.
La
Russia è rimasta estranea al terrorismo militare in Medio Oriente, scatenato
dall’Occidente “democratico” in modo diretto o attraverso manovalanza
jihadista; è infine intervenuta in modo risoluto in Siria, contro l’Isis, per
salvare il regime alleato di Damasco e impedire che i tagliagole raggiungessero
rapidamente il Caucaso.
Aggredito
dal neoliberismo
occidentale dopo il collasso dell’Urss, il sistema russo – conformatosi allo standard economico globale – non ha però esposto i suoi
cittadini agli spaventosi stress inflitti alla popolazione europea e
statunitense; al contrario: lo storico consenso tributato a Putin si spiega
anche con il fatto di aver risollevato l’economia nazionale, decuplicando il
reddito medio e sottraendo alla povertà milioni di russi, dopo il disastro
delle turbo-privatizzazioni occidentali risalenti all’epoca di Eltsin.
Il
personaggio oggi dipinto come tirannico dittatore, scontatamente sanguinario
già in quanto slavo e probabilmente anche impazzito, è lo statista che – al
mondo – si è maggiormente impegnato nel fare argine contro il terrorismo
“islamico” teleguidato dalle capitali occidentali.
E’
l’uomo che – con il veto opposto dalla Russia – ha appena impedito all’Onu di
varare una risoluzione folle, che avrebbe elevato il cambiamento climatico al
rango di “minaccia per la sicurezza nazionale” degli Stati.
Uno
snodo burocratico, l’avallo delle Nazioni Unite, che avrebbe probabilmente
accelerato l’autoritarismo tecnocratico che, in nome della tutela dell’ambiente
(ma usando il clima, come se fosse davvero l’umanità a determinarne le
variazioni), punta a imporre nuove regole, non negoziabili, a tutti gli
abitanti – non del pianeta intero, ovviamente: i fortunati siamo sempre noi,
cittadini dell’Occidente “democratico”.
La
Russia è riuscita a distinguersi e brillare, agendo cioè senza diventare nostra
complice, anche riguardo all’ultima stagione terroristica, quella sanitaria: ha
rifiutato la “dittatura” dei lockdown, non ha imposto nessun ricatto e nessun
Tso alla popolazione.
E ha offerto al mondo, a tempo di record e
gratuitamente, il primo preparato vaccinale anti-Covid.
Queste
sono le ultime, storiche mosse del regime che oggi viene presentato come una
oscura dittatura. Un establishment ibrido, che avrebbe voluto essere più
europeo che eurasiatico, contro il quale l’Occidente sta scatenando tutte le
sue armi: lo spettro missilistico della Nato in Est Europa, i neonazisti
ucraini schierati sul terreno e, soprattutto, la spaventosa guerra economica
decretata per volere dei poteri che nel 2020 hanno insediato alla Casa Bianca
nientemeno che l’oligarca Joe Biden, in mezzo alla fanghiglia della scandalosa
frode elettorale ai danni di Donal Trump.
Se una
certa élite ha sempre mirato a schiacciare i sudditi, mal sopportando i rari
lampi di democrazia reale (fioriti soprattutto nel Novecento, quando al
capitalismo occidentale occorreva ancora una classe media prospera e
ottimista), viene da domandarsi quale sia la ragione della devastante,
vorticosa accelerazione degli ultimi due decenni.
Una
progressione letteralmente esplosa nella primavera 2020 con l’operazione “psico-pandemica”,
che ora è stata sostituita dalla guerra classica, regionale, amplificata però
dalla ferocia economica del globalismo senza frontiere.
Chi
non disdegna di inoltrarsi nella cosiddetta “eso-politica”, cioè l’ipotetica
interferenza aliena nelle faccende terrestri (niente di diverso, peraltro,
dallo scenario raffigurato dalle letterature antiche, con le “divinità”
impegnate a disputarsi territori e popoli), oggi si domanda se tutta questa fretta
– all’improvviso – non sia dovuta anche al timore di eventuali “sbarchi”, sul
nostro pianeta, che secondo alcune fonti sarebbero attesi a partire dal 2024.
A
raggiungere la Terra – questa la teoria – sarebbero forze ostili a quelle, non
terrestri, che attualmente deterrebbero il controllo occulto delle
superpotenze. Il tema è vasto e, ovviamente, più che controverso.
Semplici
suggestioni?
Forse
non più, o comunque non del tutto, da quando – a partire dal 2019 – lo stesso
apparato militare occidentale ha avviato una sorta di “disclosure”, ammettendo
ufficialmente l’esistenza degli Ufo.
C’è
chi si è spinto oltre: per il generale israeliano Haim Eshed, l’Occidente
farebbe parte – da almeno trent’anni – di una Federazione Galattica, dotata di
basi condivise (sulla Terra, sulla Luna, su Marte e su altri corpi del Sistema
Solare).
In parallelo, sono pervenute dichiarazioni precise da
parte di fonti massoniche, che hanno riferito di accordi con alieni dalla
seconda metà del secolo scorso.
Tutto
questo può sembrare surreale, in un 2022 letteralmente sventrato
dall’esplosione della guerra in Ucraina, con il suo infame corollario di
sofferenze. Ma non si può fare a meno di metterle in fila, le notizie: la
catena di comando che ha provocato la Russia al punto da spingerla
all’invasione è la stessa che aveva orchestrato il terrorismo sanitario, e
prima ancora il terrorismo “islamico”, il terrorismo finanziario e il
terrorismo climatico, sdoganando nel frattempo – prima attraverso la
fantascienza, poi con le ammissioni ufficiali del Pentagono – l’esistenza del
“problema” extraterrestre, che forse è davvero il grande segreto sul quale, a
breve, non si potrà più tacere.
E’ per
questo, dunque, che qualcuno – lassù – ha deciso di gettare l’umanità, in modo
sempre più rapido, in una spirale di panico che sembra destinata a non avere
fine?
Sono semplici domande, queste, che però è la
stessa cronaca recente, ormai, ad autorizzare. L’inaudita “schiavizzazione” delle
popolazioni, specie quelle residenti in aree ancora formalmente democratiche,
serve forse a ridurne il potenziale reattivo, in vista di eventi che nessun
politico attuale sarebbe in grado, domattina, di presentare ad alta voce?
Certo,
oggi nessuno potrebbe sbilanciarsi in argomentazioni di questo tenore: sarebbe
preso per matto da chiunque, tranne che dagli ufologi o dagli studiosi di
religioni antiche.
Ma, se proprio l’Occidente “democratico” sta dando
ancora una volta il peggio di sé, mentendo innanzitutto alla sua popolazione,
non si può che prendere nota delle miserevoli condizioni in cui versa il
sistema-Italia, con il suo governo fantoccio (fellone, ma ultra-autoritario) e
la sua politica ormai clinicamente morta. I missili e le cannonate nelle
pianure ucraine irrompono nelle case di famiglie piegate dal ricatto, tra persone
rassegnate a lavorare, viaggiare e vivere solo a patto di avere in tasca il
lasciapassare digitale.
Uno strumento di dominio, che di sanitario non
ha proprio nulla, imposto in perfetto stile cinese e con il pretesto di una
patologia curabilissima.
Malattia
per la quale, però, le terapie sono state prima negate e poi ostacolate,
umiliando la scienza e tradendo nel modo più vile il patto di lealtà che, in un
paese democratico, avrebbe dovuto vincolare i governanti ai governati.
Il
primo dovere, infatti, non dovrebbe essere quello di proteggere la popolazione?
In alcuni Stati degli Usa, in Australia e Nuova Zelanda, in Europa – ma in
Italia in particolare – è avvenuto esattamente il contrario: la popolazione è
stata esposta a grandi pericoli, è stata fuorviata dalla disinformazione, è
stata ipnotizzata e terrorizzata per due anni.
E ora,
svanita anche l’ultima parvenza di pseudo-emergenza, viene mantenuta sotto la
pressione coercitiva, forse permanente, del lasciapassare, che poi sarebbe solo
il preambolo – secondo i piani – per l’eliminazione del contante e l’adozione
esclusiva della moneta digitale, cioè del controllo definitivo sull’economia
delle famiglie.
Che cosa sarà, dell’Italia, ora che l’intera
Europa sarà travolta dal massacro socio-economico delle sanzioni comminate alla
Russia?
Il
nostro è l’unico paese che, a quanto pare, non riesce a eleggere un presidente
della Repubblica diverso dal precedente. Poi ci sono i politici: Salvini
spernacchiato in Polonia, Di Maio che dà dell’“animale” a Putin.
E c’è
l’inqualificabile Draghi, che riesce a farsi giustamente canzonare persino
dall’orrido Zelensky.
«Per
riuscire a parlare con Draghi vedrò di spostare l’agenda della guerra», ha
twittato l’ucraino, dopo che il primo ministro italiano aveva snobbato un
appuntamento telefonico, perdendo così anche l’ultimo treno per assurgere al
ruolo di possibile mediatore (ruolo che, fino a ieri, non sarebbe stato affatto
sgradito a Putin).
E invece si sono bruciati i ponti, in ossequio al padrone
americano. Ormai siamo oltre: l’Italia – il paese delle mascherine e del Green Pass
Rafforzato –
ha appena inviato armamenti all’Ucraina, paese belligerante.
Così,
dall’8 marzo 2022 – per la prima volta nella storia, probabilmente – la Russia
ha inserito anche noi nella lista nera dei “paesi ostili”.
Mario
Draghi pare stia quindi per firmare il più disastroso suicidio nazionale (si
spera solo economico) degli ultimi decenni. Ma niente paura: ci resta sempre il
campionato di calcio, insieme al cabaret dei talkshow in cui sono sempre i
famosi virologi di ieri a spiegare al popolo bue come vanno le cose, in
Ucraina.
Effetti
collaterali: e se la guerra di Putin finisse – anche – per cambiare il mondo,
mettendo fine all’ipocrisia dei tanti terrorismi domestici?
Nessuno
può prevedere gli eventi: c’è solo da augurarsi che le armi tacciano al più
presto. Certo
però che, dal radar del futuro, questa Italia sembra davvero sparita: un paese
fantasma, finito, affollato di sudditi imbrogliati, derubati e inebetiti.
(Giorgio
Cattaneo, 9 marzo 2022).
Confindustria
lancia l’Allarme
riguardo
le Sanzioni alla Russia.
Conoscenzealconfine.it-
Cesare Sacchetti- (24 Marzo 2022)- ci dice:
Confindustria
ha lanciato un vero e proprio allarme riguardo alle sanzioni imposte alla
Russia.
Le
sanzioni alla Russia? Una farsa. Ecco la prova .
Il
settore manifatturiero già duramente provato da anni di progressiva erosione
dovuta all’appartenenza all’euro e successivamente dalla farsa pandemica
rischia di saltare definitivamente in aria.
Ad
esprimere crescente preoccupazione sono stati in particolar modo gli ambienti
imprenditoriali e industriali nelle regioni nelle quali è confinato il residuo
potere economico italiano, ovvero Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.
Stiamo
parlando di quel potere rappresentato dalle élite neoliberali Italiane che hanno
fermamente sostenuto” la globalizzazione di Klaus Schwab” e la letale appartenenza alla moneta unica fino
a quando c’è stato un beneficio anche per loro.
Ora il capitale del Nord sta scoprendo che seguire
fino in fondo la linea di Bruxelles equivale al loro stesso suicidio.
A
questo punto, il regime di Draghi non si ritrova soltanto privo dello scudo e
della protezione dei poteri sovranazionali che hanno governato l’Italia per
lunghi anni. Si ritrova anche privo del sostegno delle élite interne che sono il cuore
economico dello stato profondo Italiano. Il regime di Mario Draghi e la
debole classe politica che lo ha sostenuto sono ormai completamente soli e
senza protezioni tranne sempre quella del nuovo Hitler, ossia di Klaus Schwab.
(Cesare
Sacchetti-- t.me/cesaresacchetti).
Don
Curzio Nitoglia: Risposta ai Teocon
sulla
Guerra russo-ucraina del 2022.
Marcotosatti.com
- Marco Tosatti - Don Curzio Nitoglia-(18 Marzo 2022)-ci dice :
Marco
Tosatti.
Cari
amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra interessante rilanciare un articolo
scritto da don Curzio Nitoglia in merito alla guerra russo–ucraina, e alla
dichiarazione – un documento di grande ampiezza e ricco di documentazione – preparato dall’arcivescovo Carlo
Maria Viganò sull’ argomento, che gli ha fruttato alcune critiche dal mondo
cosiddetto conservatore in Italia. Ma prima mi sembra interessante condividere con voi
quello che mi ha scritto privatamente un sacerdote impegnato nello studio delle
relazioni internazionali e della Dottrina Sociale della Chiesa.
“I
cattolici (anche tradizionalisti) che in Europa demonizzano Putin si
troveranno, nei prossimi mesi e anni, come compagni di battaglia i socialisti,
i liberal-radicali, i globalisti apolidi, i cattocomunisti, …
Le
stesse forze che oggi demonizzano Putin ieri demonizzavano Trump, Orban,
Bolsonaro e Kaczynski.
Oggi,
quelle forze, strumentalizzano la Polonia e un certo cattolicesimo conservatore
in funzione anti-Putin fomentando ataviche russofobie … domani ricominceranno a
demonizzare la Polonia, le destre sovraniste, il cattolicesimo tradizionale,
Trump, Orban e Bolsonaro.
Come
si faccia a non capire ciò proprio non me lo spiego? Anche un bambino lo
capirebbe!
Il
nemico radicale e inconciliabile del cattolicesimo (anche politico, in senso
identitario-tradizionale) NON è certo la Russia di Putin (fosse anche una
autocrazia retta da un violento dittatore) ma piuttosto il liberal-radicalismo
progressista (Dem Usa) che domina gran parte dell’UE e gli USA dem.
Il
nemico non è al confine, ma in casa o meglio
al comando degli stati dell’Occidente
(in specie l’ UE) in cui gli uomini di Davos sono stati appositamente scelti da Klaus
Schwab, il nuovo Hitler !.
Risposta
ai teocon sulla guerra russo-ucraina del 2022.
Il 6
marzo è uscito un saggio magistrale (di 41 pagine fitte di note, che provano
quanto scritto nel testo) di monsignor Viganò sulla guerra che Putin ha dovuto
muovere a Zelenskyj.
Ora,
alcuni esponenti del movimento teocon italiano l’hanno criticato asserendo che:
1°)- Le nazioni dell’ex Patto di Varsavia
(morto il 31 marzo 1991 e ufficialmente sciolto il 1° luglio del medesimo
anno), oggi (2022), sotto il Patto atlantico sono più libere che se fossero
sotto l’Unione Sovietica.
Rispondo:
l’URSS si
è sciolta ufficialmente il 26 dicembre del 1991. Oggi (2022), la Russia non è
più sovietica. Inoltre, parlare di “libertà”, che è la facoltà di scegliere i
mezzi migliori per fare il bene (S. Tommaso d’Aquino, De Veritate, q. 22, a. 6;
q. 24, a. 3, ad 2um; S. Th., I, q. 83; De malo, q. 6, a. 1) e riferirla al
modello americano, che confonde la licenza con la libertà (Leone XIII,
Enciclica Libertas praestantissimum, 1888), è improprio.
2°) I teocon riducono l’intervento russo
in Ucraina solo a una pura questione economica e geopolitica di “accesso al
mare”, che la Russia non avrebbe più, dopo il crollo del Patto di Varsavia, e
vorrebbe riacquistare con l’invasione dell’Ucraina.
Rispondo:
i teocon
spostano sofisticamente il problema dal posizionamento dei missili e delle armi
della NATO in Ucraina (e, quindi, ai confini con la Russia) a una questione
puramente economica di “sbocco al mare”.
Ora,
la questione non è quella dello “sbocco al mare”, ma dell’eccessiva vicinanza
delle armi della NATO ai confini con la Russia.
In
pratica, sarebbe come se la Russia posizionasse le sue armi in Messico. Allora,
gli USA avrebbero tutti i diritti per chiedere la rimozione di queste armi dai
loro confini; proprio come avvenne quando (1961) l’URSS pose i suoi missili a
Cuba e gli USA minacciarono d’intervenire militarmente, se non fossero stati
tolti.
3°) I
teocon negano che Zelenskyj, come ha scritto monsignor Viganò, sia un
rappresentante dell’ideologia gender e LGBT.
Rispondo:
Zelenskyj
è un membro del WEF, ha beneficiato dell’appoggio del miliardario Klaus Schwab e dei suoi alleati per arrivare
al potere e realizzare il Great Reset anche in Ucraina.
Perciò, è realmente uno dei rappresentanti del
movimento LGBT, che viene considerata dai suoi sponsor europei come
indispensabile requisito dell’agenda di “riforme” che ogni Paese deve far
proprio, assieme alla parità di genere, all’aborto e alla green economy.
4°) I teocon affermano, giustamente, che
la “chiesa” ortodossa (cui appartiene Putin) è scismatica; ma, omettono di dire
che gli USA (da loro presi a modello) si fondano sostanzialmente su tre
pilastri principali, che sono il Protestantesimo, la Massoneria e il Giudaismo
postbiblico.
Ora,
questi tre errori sono molto più gravi dello scisma ortodosso. Inoltre, essi –
sino al 2015 – chiedevano all’Episcopato la deposizione di Bergoglio, reputato
da loro formalmente eretico, e l’elezione di un nuovo Papa; negando
implicitamente il Primato del Papa, che è un dogma di fede. Infine, essi sostengono che la vera
Europa è la “Magna Europa”, la quale va dall’Atlantico a Israele passando per
il continente europeo. Quindi, si fanno paladini dell’Americanismo, del
Sionismo e del Liberismo selvaggio della “Scuola di Chicago” (di Mises, Hayek e
Milton Friedman) che sono difficilmente conciliabili con la dottrina cattolico-romana.
5°) Dulcis in fundo, sostengono che Putin
ancor oggi è un comunista bolscevico.
Rispondo:
Putin, con
l’aiuto di Solgenitsin (che era stato bolscevico, ma si era convertito
realmente) ha lasciato l’ideologia marxista.
Oggi
rappresenta, con tutti i suoi limiti, un certo “ostacolo” all’avanzata del
Nuovo Ordine Mondiale.
Inoltre,
se si fanno certi proclami filo NATO e anti/Putin dal Palazzo della FAO, (che
nacque nel Canada nel 1945 con sede a Washington e nel 1951 si è trasferita a
Roma, presso il Palazzo FAO vicino alle Terme di Caracalla e a Piazza Santa
Balbina), è difficile che tali proclami siano super partes, anche perché si
rischierebbe di perdere l’ufficio nel Palazzo FAO.
Perciò,
non ci si deve meravigliare più di tanto se i teocon italiani, pur
professandosi, a parole, integralmente cattolici-romani, in realtà appoggino l’Amministrazione
del Presidente USA, Biden, anche se sostiene la liceità dell’aborto sino al 9°
mese di gravidanza.
“Se
non si agisce come si pensa, si finisce per pensare come si agisce”, preferendo
Zelenskyj a Putin, Biden e Trump, Bergoglio a Viganò; proprio come facevano i
Farisei (che sono gli antenati dei Calvinisti americanisti e dei teocon),
preferendo Barabba a Gesù.( don Curzio Nitoglia).
PUTIN: L’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE È
FINITA.
Comedonchisciotte.org-
Megas Alexandros -(18 Marzo 2022)- ci dice :
"Ormai
tutto il mondo sa, che le riserve finanziarie possono essere semplicemente
rubate"
-
E' questa la frase più significativa che il
Presidente della Russia pronuncia nel suo ultimo discorso, disinnescando così
la speculazione sui debiti pubblici, strumento di controllo ideato dalla
finanza per sottomettere interi Paesi.
Invito
tutti voi a perdere mezz’ora del vostro prezioso tempo per ascoltare le parole
del Presidente russo Vladimir Putin ( Visione Tv), che al di là delle giuste condanne
per le immani sofferenze che una guerra comporta, sono piene di verità
assolute.
Sulle
parole di Putin ci sarebbe da scrivere un libro, spaziando dalle verità
storiche, passando per le ragioni geopolitiche, fino ad arrivare a quelle in
materia di economia. Bene, è su quest’ultime che vorrei concentrarmi – proprio
perché hanno la portata storica di mettere fine ad un’era, che verrà riletta e
ricordata sui libri di storia, come una delle peggiori vissute dall’umanità: mi riferisco alla globalizzazione ed
a tutte quelle false teorie in campo economico-monetario che l’hanno
caratterizzata e resa possibile.
“Ormai
tutto il mondo sa, che le riserve finanziarie possono essere semplicemente
rubate”. E’ questa la frase che tutti voi
dovete stamparvi bene nella mente, proprio perché svela uno dei più grossi inganni sulla
comprensione della moneta fiat e dei sistemi monetari moderni – sul quale
inganno, i vari poteri annidati nel profondo delle istituzioni degli stati
occidentali, hanno edificato il loro piano di distruzione delle istituzioni
democratiche stesse, per modellarsi un mondo a loro esclusivo uso ed interesse.
Questa
frase mi ha fatto subito ricordare una delle tante educative “storielle” che
durante i nostri numerosi incontri, l’economista Warren Mosler raccontava
a noi MMTers, per renderci sempre più edotti, in merito all’inganno ed le
frodi, a cui la gente veniva e tutt’ora viene sottoposta quando si parla di
moneta.
Diceva
Mosler (al fine di farci comprendere che la moneta non era altro che numeri su
dei computer) – se, dopo la fine della seconda guerra mondiale, che vide il
Giappone sconfitto e gli Sati Uniti vincitori, quest’ultimi avessero detto ai
giapponesi: “bene, ora che avete perso la guerra, come riparazione dei danni
derivanti dal conflitto, inviateci 5 milioni di auto all’anno per 50 anni” – se questo fosse accaduto, tutto
il mondo sarebbe insorto, per l’evidente peso punitivo verso il Giappone ed il
suo popolo.
Ma in
realtà, ci diceva Mosler, questo è accaduto lo stesso; proprio perché sono 50
anni che il Giappone, tramite i loro costruttori di auto (Toyota, Mitsubishi,
ecc.), esporta, ininterrottamente negli USA, milioni di automobili. Con il risultato che per 50 anni i
giapponesi sono stati a lavorare nelle loro fabbriche per produrre automobili –
mentre,
allo stesso tempo, gli americani si dilettavano, fumandosi un sigaro, al
volante delle auto prodotte dai giapponesi, girovagando sulle loro bellissime
highways.
In
cambio di che cosa i giapponesi erano disponibili a lavorare ed inviare
automobili agli americani? la risposta ce la da Mosler: in cambio di numeri (estratti-conto
in dollari) presso la Federal Reserve.
Bene,
conclude Mosler: “se domani dicessimo ai giapponesi, scusateci! i nostri
computer sono impazziti e questi numeri (questi dollari), non esistono più!
cosa farebbero i giapponesi, verranno a riprendersi le loro auto!”
Eccoci
arrivati a quello che sta succedendo oggi con le sanzioni alla Russia ed alla
sua estromissione dal sistema dei pagamenti SWIFT, il quale ha come risultato
il blocco delle riserve in valuta estera che uno Stato oppure un privato
cittadino di quello stato, detiene.
Scendiamo
sul pratico.
In questi giorni sono in scadenza 117 milioni di cedole di eurobond in dollari
che la Russia dovrebbe onorare, appunto in valuta statunitense.
Il
ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, in un’intervista al canale
televisivo Rossiya-24 ha affermato che il pagamento potrebbe però avvenire
in rubli nel
caso in cui non fosse possibile usare valuta internazionale a causa delle sanzioni
internazionali che hanno colpito la Russia e le sue banche – aggiungendo:
“Questa
settimana pagheremo il “prossimo coupon sugli Eurobond – ha detto il ministro
-. Dobbiamo pagare questo coupon mercoledì. E oggi, lunedì, abbiamo già preparato
un ordine di pagamento denominato in valuta estera. Di conseguenza, daremo un tale
ordine alle nostre banche occidentali in modo che questo ordine di pagamento
venga eseguito. Monitoreremo lo stato di avanzamento di questo pagamento e controlleremo
in dettaglio come le banche eseguiranno i nostri ordini” – “Se vediamo
difficoltà con l’esecuzione di questo ordine – ha aggiunto domani, martedì,
prepareremo un corrispondente ordine di pagamento in rubli equivalenti.
In
conformità con il decreto presidenziale, abbiamo uno scenario del genere nel
caso in cui il pagamento non venga eseguito in valuta estera. Domani prepareremo una corrispondente
esecuzione dei nostri obblighi in rubli”
Mentre
sto scrivendo arriva la notizia:
Cosa vuol dire questo!? tutto questo significa,
proprio come ci faceva notare Mosler, che le riserve in valuta estera possono
essere tranquillamente, congelate, cancellate od addirittura (come riferisce
Putin), rubate. Come potete ben capire, questo pone un bel problema di
credibilità al mondo globalizzato, così come è stato pensato dagli squali della
finanza.
Quello
che deve essere chiaro, come sostiene Putin, se la FED impedisce al Tesoro russo
di utilizzare le sue riserve in dollari, il danno più grosso se lo
auto-infligge – ovvero mina quella che è la credibilità della valuta che da sempre è la
riserva mondiale per eccellenza, ovvero il dollaro che la FED stessa emette in
regime di monopolio.
Ma, se
la FED possiede gli strumenti per far fronte a tutto questo, chi invece è
totalmente disarmato è il settore privato estero detentore di titoli russi; qualora appunto quest’ultimo
ricevesse, come prospettato dal ministro delle finanze russo, rubli in
pagamento delle cedole.
Ovvero,
per chiunque si trovasse ad essere titolare di conti in valuta presso la banca
di Russia ed impossibilitato ad usarli, proprio in virtù delle stesse sanzioni
che il suo paese ha attuato, come potete ben comprendere, il danno non sarebbe
di poco conto.
Ecco
che è sempre più chiara la strategia che viene a galla dalle parole di Putin,
una strategia che, solo i folli e gli sprovveduti, possano pensare, essere
improvvisata. Anzi, se guardiamo bene, con occhio esperto, appare chiarissimo l’intento di
mettere sotto scacco i poteri globalisti, rivoltandogli contro le false teorie
che loro stessi hanno propugnato al mondo interi per anni.
Affermare
che le riserve in valuta non sono più sicure è un chiaro attacco per porre fine
alla devastante (per i popoli) speculazione, che il mondo finanziario ha
portato avanti per anni, in modo delinquenziale, sui debiti pubblici degli
stati oggetto del loro interesse.
Si,
cari amici, questa è la vera bomba atomica che Putin, nel suo discorso, ha
lanciato per deflagrare i piani dei globalisti.
Non
solo, il presidente russo, indica chiaramente questi poteri, come i
responsabili del notevole aumento della disuguaglianza di classe all’interno
dei vari paesi occidentali. Dove il benessere diffuso è stato proporzionalmente distrutto
di pari passo all’azzeramento della classe media, creando un divario sempre più
netto e crescente in favore delle classi più ricche.
Dichiarato
che il mondo globale ha le ore contate, Putin invita anche, tutti i popoli a
tornare ad investire nel proprio paese e nei beni reali, di fatto togliendo
linfa al grande Casino della finanza, che niente di buono porta alla vita delle
persone.
Questo
significa anche tornare alle politiche fiscali dei governi in favore della
ripresa dell’economia interna, affermandone la sua supremazia ed importanza
rispetto a quella estera.
Il
tutto in chiaro contrasto con le politiche globaliste di “montiana” memoria,
che vedevano il nostro ex-premier Mario Monti, addirittura vantarsi alla CNN
per aver distrutto la domanda interna tramite il consolidamento fiscale – politiche, poi portate avanti
pedissequamente anche dai governi successivi, da Letta a Renzi, passando per
Gentiloni per poi finire a Conte ed ultimo (ma, non per asservimento ai poteri
della finanza), l’attuale premier Mario Draghi.
Politiche che oggi, risulta sempre più
evidente, dimostrano di aver portato alla fame la maggioranza del popolo
italiano, oltre al degrado delle nostre istituzioni democratiche, sempre più
distanti dai reali problemi della gente quanto più concentrate nel mantenimento
delle loro rendite di posizione.
Putin
non lascia passare neanche il fatto che l’attuale spinta inflazionistica che il
mondo sta vivendo, è totalmente voluta e causata dei desideri speculativi e
dalle strategie degli oligopoli gestiti dagli stessi poteri che lui condanna e
combatte.
In questo dimostra, se mai ancora ce ne fosse
bisogno, di essere perfettamente ferrato, anche in materia di inflazione e
livello dei prezzi. Infatti, non perde tempo per indicare le dovute
contromisure, dando ordine di intraprendere ogni misura necessaria a sostenere
i redditi dei cittadini russi, in modo che tutto questo non abbia nessun
impatto negativo sulle loro vite quotidiane.
Infine,
Putin lancia due moniti: il primo agli oligarchi russi che vivono da benestanti
all’estero, ma con i guadagni e le risorse provenienti dal loro paese. Ovvero coloro che Putin indica come
le possibili “quinte colonne”, di cui i poteri occidentali si servono per
distruggere la società russa. Lo Zar, non condanna il loro benessere, il loro agio oppure
le loro libertà di ogni genere (anche quelle sessuali), ma certamente non potrà
accettare coloro che con la mente si porranno fuori dal pensiero di quello che
è giusto per il loro paese, di fatto passando dalla parte dei traditori.
Vladimir
Putin non usa mezzi termini per mettere in guardia chi, con il pensiero e non
geograficamente, si pone fuori dalla Russia, per il piacere di appartenere ad
una “Casta” o per la futile promessa di poter appartenere a questa “casta”
superiore dei globalisti straricchi:
“loro
dimenticano o forse non capiscono che questa casta superiore, non ha bisogno di
loro, anzi, sono per loro un materiale di consumo, che viene usato solo per
fare un danno massimo al nostro Paese”.
Il
secondo monito lo riserva ai popoli e mi spingo a dire non al suo popolo, del
quale egli si dimostra sicuro della propria identità patriottica; ecco le parole di Vladimir Putin, su
cui noi tutti patrioti italiani dovremmo riflettere ed agire:
“Qualsiasi
popolo ed il popolo russo ancor di più, può dividere i patrioti veri dai
traditori e sputarli fuori come un moscerino che per sbaglio è entrato nella
loro bocca”.
“La
Russia ed il popolo russo”- continua Putin – “non sottostaranno mai allo stato
di umiliazione in cui vivono molti paesi al mondo, tra cui molti dei quali in
Europa“. Il principio del “tutto si può
comprare, tanto caro ai poteri profondi di molti stati occidentali, non vale
per il popolo russo la cui sovranità ed il futuro dei propri figli non hanno
prezzo”.
Abbiamo
di che riflettere, cari Amici.
(Megas
Alexandros (alias Fabio Bonciani), ComeDonChisciotte.org).
(N.B.
Ndr. Occorre mettere a fuoco che l’Italia ogni anno trasferisce ogni anno 1.500 miliardi di euro del Sistema Bancario Italiano (registrato come Prestiti alla
Clientela e quindi come PASSIVO bancario
)- ai responsabili Dirigenti delle Banche Multinazionali
Globaliste. Infatti i Bilanci delle
grandi banche italiane debbono essere controllati dalle istituzioni apposite quali
sono le Spa SWIT , Clear Stream ,Euro Clear . Queste correggono le voci errate
dei Bilanci Bancari e trasformano il PASSIVO Bancario dei prestiti effettuati, in ATTIVO. Questo nuovo attivo viene poi
trasferito sui conti bancari esteri indicati dai Governatori italiani delle
Banche controllate.)
L’ANALISTA
GEOPOLITICO SAVIN:
“IN
UCRAINA LABORATORI BIOLOGICI AMERICANI.
L’OBIETTIVO ERA LA RUSSIA.”
Comedonchosciotte.org-
Costantino Ceoldo -Leonid Savin- ( 24 -3-2022)- ci dicono :
Intervista
di Costantino Ceoldo al caporedattore di Geopolitica.ru e fondatore del Journal
of Eurasian Affairs: "L'Italia svolge
attività ostili contro di noi, il vostro business qui non sarà più lo
stesso".
L’azione
militare russa in Ucraina è una cosa che le élite occidentali hanno bramato per
molto tempo, guardando ad una eventuale sconfitta della Russia come
l’anticamera della sua sottomissione e dissoluzione, anticipatorie del destino
della Cina.
L’Occidente,
mondo che si sta perdendo nella decadenza LGBT, nel gender, nelle assurde
politiche identitarie, guadagnerebbe dalla definitiva sconfitta russa un nuovo
“momento unipolare” senza data di scadenza, in cui prospererebbero perversione,
schiavitù e bis-pensiero: alla fin fine, a soccombere sarebbe l’intera umanità,
assoggettata all’orrido Nuovo Ordine Mondiale di Davos e del suo grande
sacerdote, Klaus Schwab (il nuovo Hitler !).
In
sostanza, siamo di fronte ad una resa dei conti in cui la propaganda ufficiale
occidentale presenta le decisioni russe come un gigantesco salto nel vuoto, dovuto alla follia criminale di
Vladimir Putin e perciò destinato al fallimento.
Sanzioni
economiche di una intensità mai vista, un continuo e totale fuoco di
sbarramento mediatico e l’apatia dell’opinione pubblica occidentale (anche
Italiana) già stancata da due anni di isteria pandemica, tutto ciò ha permesso di elevare ad
esempio di governante modello un ex attore mediocre, Volodymyr Zelens’kyj, uso
più che altro a ruoli di scarso valore.
Il governo di Kiev, istigato continuamente da
Washington, ha potuto così nascondere le sue enormi responsabilità nella crisi
attuale, responsabilità che non sono recenti e risalgono a prima del colpo di
Stato del 2014.
Perfino i nazisti del battaglione Azov hanno
tratto un vantaggio da questa situazione e, anzi, l’opinione pubblica
occidentale dovrebbe guardare ad essi con l’affettuosa comprensione che si
riserva a ragazzotti rudi ma sinceri, un po’ bifolchi ma solidi ed affidabili.
La
Russia ha chiaramente un’altra visione della questione ed ha evidentemente
accettato la sfida con la determinazione di chi si è preparato a lungo
all’inevitabile.
Leonid
Savin, analista e scienziato politico russo, ha acconsentito di rispondere ad
alcune domande: e le sue risposte permettono di capire il punto di vista russo meglio di
quanto non lo permetta la stampa occidentale e la stessa stampa Italiana.
Perché
la Russia ha invaso l’Ucraina? Cosa voleva e cosa vuole ottenere con questa
azione militare?
In
breve, [l’invasione] è stata fatta a causa dell’aumento della minaccia
esistenziale alla Russia stessa – dalla retorica aggressiva ai fatti reali. I laboratori di armi biologiche del
Pentagono erano già dispiegati in Ucraina così come le unità paramilitari
neonaziste che hanno bombardato le città del Donbass negli ultimi 8 anni.
La Russia ha cercato di attirare l’attenzione su
questo problema per molti anni (inclusa la mediazione per l’accordo di Minsk) e
l’ultimo tentativo è stato nel dicembre 2021, quando Mosca ha detto che se la
linea rossa fosse stata superata, ci sarebbe stata una risposta
tecnico-militare certa.
USA e NATO non erano d’accordo per le proposte
russe ed era stato pianificato un enorme attacco militare delle forze ucraine
nel Donbass. La Russia ha seguito un’azione di difesa preventiva.
I
nazisti esistono, ancora e purtroppo, in tutte le parti del mondo. Perché quelli in Ucraina sono così
importanti?
Il
caso ucraino è molto specifico, perché durante la seconda guerra mondiale molti
abitanti dell’Ucraina sovietica furono uccisi, torturati e perseguitati dalle
truppe naziste tedesche.
C’era
un gran numero di collaborazionisti che sostenevano il nazismo tedesco e
servivano come polizei – i loro discendenti hanno affermato di sostenere l’indipendenza
dell’Ucraina, non la Germania nazista.
Questo
mito è stato ampiamente diffuso in Ucraina dal 1991 e dopo la prima rivoluzione
colorata nel 2005, quando il candidato presidenziale filo-occidentale Victor
Yushenko è salito al potere, il processo di glorificazione dei collaboratori nazisti di
origine ucraina è stato avviato a livello statale.
È stato sostenuto e promosso da organizzazioni
e fondi occidentali, principalmente dagli Stati Uniti e dal Canada. C’è bisogno di ricordare che alcuni
politici contemporanei negli Stati Uniti e in Canada (ad esempio Paula Jon
Dobriansky) sono figli di nazionalisti ucraini e collaborazionisti nazisti.
Secondo
lei, il governo russo ritiene ci sia un collegamento tra i laboratori biologici
americani in Ucraina e l’epidemia di Covid che ha colpito il mondo? Se sì:
perché?
Ci
sono documenti trapelati da questi laboratori e resi pubblici in cui vi si
parla esperimenti interessanti – pipistrelli e uccelli considerati come vettori
di malattie pericolose e rotte migratorie indicavano che la Russia era stata
usata come bersaglio.
A proposito, alcuni pipistrelli con le
etichette di tali laboratori sono già stati trovati nelle città russe vicino al
confine con l’Ucraina. Personalmente penso che ci siano stati tentativi di sviluppare
qualcosa di più pericoloso e serio del Covid.
L’Occidente
ha risposto alla decisione russa imponendo un numero sorprendente di sanzioni. Come è la situazione sociale ed
economica in Russia ora?
Non è
stata una sorpresa. È dal 2014 che la Russia è sotto le sanzioni imposte
dall’Occidente e il nostro primo ministro, Mikhail Mishustin, ha già detto che
la Russia è pronta alle pressioni.
Possiamo
vedere una certa volatilità della valuta nazionale proprio ora, ma sembra che
il rublo si stabilizzi. Inoltre abbiamo alcuni limiti come i viaggi all’estero
perché alcune compagnie aeree hanno cancellato voli e [ci sono] interruzioni
temporanee alle forniture. Ma in generale la situazione è normale, non ci sono scioperi
per fame, si può trovare cibo nei negozi, i prezzi dei carburanti non crescono.
Perché
circa metà delle riserve auree della Banca Centrale russa erano all’estero,
potenzialmente bloccabili dai governi occidentali, come effettivamente è
accaduto?
Era
l’inerzia dell’agenda filo-occidentale: mantenere le riserve russe all’estero.
Ma ora Mosca sarà più saggia. Comunque penso che tutte le riserve saranno sbloccate in
futuro, perché le contro-sanzioni russe sono efficaci e porteranno, in futuro,
più problemi all’Occidente.
Quali
sono gli alleati più affidabili della Russia in questi giorni?
Bielorussia,
Cina, Nicaragua, Cuba, Venezuela, Iran, Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Arabia
Saudita e Pakistan appartengono ai molti che non sono favorevoli alle sanzioni
occidentali e non vedono l’ora di collaborare.
Naturalmente
Kazakistan, Kyrgizstan e Armenia (membri dell’Unione Economica Eurasiatica
insieme a Bielorussia e Russia). Ma anche per lo più tutti i paesi africani, il
blocco dell’ASEAN (aspettatevi Singapore), i paesi dell’America Latina sono
neutrali. Anche la Turchia (membro della NATO).
Un’ultima
domanda, che coinvolge l’Italia. Come sono ora i rapporti diplomatici con il nostro
Paese e, secondo lei, come potranno evolvere in futuro?
L’Italia
è nell’elenco ufficiale dei paesi che svolgono attività ostili contro la
Russia. Quindi, come per altri, ci sarà l’impatto delle misure russe anche
sull’Italia.
Molto
dipende dai prossimi passi dell’Unione Europea e del governo italiano. Mosca guarda con grande attenzione
agli attori che ora gestiscono la politica anti-russa. Anche dopo la
normalizzazione delle relazioni ci saranno altre regole del gioco e il business
italiano non funzionerà in Russia alle stesse condizioni di prima.
(Costantino
Ceoldo).
( Ndr.
In Italia siamo ormai nelle mani del P.U.G.K.S. ,“Partito unico globalista di
Klaus Schwab”. Questo sarà formato da
tutti i super riccastri della terra ,e
gli “OMUNCOLI” -come il nostro Draghi- saranno utilizzati come servi orgogliosi alla tavolata dei “grandi
uomini” d’oro.) .
UCRAINA:
LA GRANDE MANIPOLAZIONE.
Comedonchisciotte.org- Thierry Meyssan, voltairenet.org - ( 23 Marzo 2022)- ci dice:
Mentre
si moltiplicano le rivelazioni sulle violenze commesse negli ultimi otto anni
dai banderisti ucraini, gli Occidentali insistono a vedere solo la sofferenza
della popolazione civile ucraina.
In
Occidente le opinioni pubbliche ignorano le cause profonde della guerra, nonché
i fatti che hanno indotto il Cremlino a scatenarla. Poco importa, i banderisti
stanno per essere sconfitti e le grandi potenze preparano la pace.
Ucraina:
la grande manipolazione.
Il
presidente Putin si espone. Ha riunito 80 mila persone in uno stadio per
celebrare la riunificazione con la Crimea e la lotta ai neonazisti ucraini. A
Kiev invece nessuno scende in piazza per sostenere il presidente Zelensky, che
si nasconde.
Le
operazioni militari in Ucraina vanno avanti: i media occidentali e quelli russi
le raccontano in modi radicalmente differenti. Due resoconti che divergono non soltanto
nella descrizione della guerra, ma anche, e soprattutto, nella descrizione dei
suoi obiettivi.
In
Occidente la gente è convinta che l’esercito russo abbia problemi logistici
enormi e che gli manchi il carburante per i carri armati; che gli aerei
colpiscano indiscriminatamente obiettivi militari e civili, distruggendo intere
città; che il dittatore Putin non desisterà finché non avrà schiacciato Kiev e
ucciso il presidente Zelensky.
In
Occidente sono altresì convinti che il presidente russo voglia punire l’Ucraina
per aver scelto nel 2014 la democrazia invece della ricostituzione dell’Unione
Sovietica. Per
questa ragione semina morte e desolazione fra la popolazione civile, mentre i
suoi soldati vengono uccisi in gran numero.
In
Russia si crede invece che i combattimenti siano limitati a zone precise: il
Donbass, la costa del Mar di Azov, nonché obiettivi militari sparsi sull’intero
territorio; ovviamente si crede ci siano perdite, ma che non si tratti di
un’ecatombe.
La gente constata con stupore che gli ex
alleati della Grande Guerra Patriottica (la seconda guerra mondiale) sostengono
i banderisti, ossia i neonazisti ucraini. Ed è anche consapevole che il
ripristino della pace è subordinato alla completa neutralizzazione di costoro.
Sullo
sfondo, la guerra economica e finanziaria lanciata dall’Occidente contro la
Russia. Molte
aziende occidentali lasciano il Paese, subito sostituite da altre di Paesi che
non partecipano alla guerra. Per esempio, i McDonald sono stati sostituiti dalla catena
turca Chitik Chicken, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno accolto gli oligarchi
cacciati dall’Europa.
La
Cina e la Comunità Economica Euroasiatica stanno pianificando un sistema
economico e finanziario parallelo a quello di Bretton Woods. In altre parole,
il mondo si sta dividendo in due.
Chi
racconta la verità? I servizi segreti russi ritengono che il presidente Volodymyr
Zelensky sia fuggito da Kiev e che i suoi video-interventi siano realizzati in
studio. Esaminano tutti i suoi messaggi per localizzare dove si nasconde.
LA
GUERRA PROPRIAMENTE DETTA.
Secondo
gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in
Europa (OSCE) – il forum intergovernativo istituito con gli Accordi di Helsinki
(1973-1975) – la situazione sul fronte del Donbass era stazionaria da diversi
mesi quando, mercoledì 16 febbraio 2022, sono ripresi i bombardamenti,
culminati nelle 1.400 esplosioni udite venerdì 18 febbraio. I governi locali di Donetsk e Lugansk
hanno fatto arretrare oltre centomila persone per proteggerle dal diluvio di
fuoco.
La
sera del 18 febbraio iniziava la riunione annuale delle élite della Nato, la
“Conferenza per la Sicurezza di Monaco”.
Uno degli ospiti di spicco, il presidente ucraino
Volodymyr Zelensky, il 19 febbraio prendeva la parola per dichiarare che
l’Ucraina voleva dotarsi di armi nucleari per far fronte alla Russia.
Il 20
febbraio la Duma in fermento votava una mozione in cui chiedeva al presidente
Putin di riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass. Putin lo faceva in gran fretta la
sera del 21 febbraio: al Cremlino non c’erano nemmeno le bandiere delle due
nuove nazioni.
Il 24
febbraio iniziava l’operazione militare russa, dapprima con un bombardamento
massiccio dei sistemi di difesa antiaerea, poi con i bombardamenti delle
fabbriche d’armi e delle caserme dei banderisti (i neonazisti ucraini).
La strategia militare russa era stata improvvisata,
così come lo era stato il riconoscimento diplomatico delle repubbliche del
Donbass. Infatti
sono state utilizzate truppe già stanche per le manovre appena concluse in
Bielorussia.
La
Casa Bianca e la stampa occidentale, ignorando la guerra del Donbass e le
dichiarazioni a Monaco del presidente Zelensky, hanno invece affermato che
l’offensiva era in preparazione da molto tempo e che le truppe russe erano
state posizionate in anticipo.
Il
dittatore non poteva accettare la scelta per la democrazia degli ucraini, che
voleva perciò costringere a rientrare nell’Impero, come nel 1968 Leonid Breznev
aveva fatto con la Cecoslovacchia. Un’interpretazione dei fatti che ha diffuso
il panico nei Paesi membri dell’ex Patto di Varsavia e dell’ex Unione
Sovietica, dimentica peraltro che Breznev non era russo, ma ucraino.
Da
quel momento, applicando la tecnica messa a punto da Jamie Shea durante la guerra del
Kosovo, la Nato ogni giorno scrive una nuova storia di grande effetto sui
crimini della Russia: dal bombardamento irresponsabile di una centrale nucleare
alla frontiera russa, fino all’aneddoto commovente del giovane che raggiunge da
solo la liberà, attraversando l’Europa fino a Berlino. Cose ridicole ma suscettibili di
sconvolgere, ampiamente riprese dai media occidentali, senza alcuna verifica né
spirito critico.
Ucraina:
la grande manipolazione.
Joel
Lion, all’epoca ambasciatore a Kiev, aveva già messo in guardia contro i
banderisti. Lion oggi è in servizio al ministero degli Esteri in Israele.
LA
GUERRA DIPLOMATICA.
Siccome
le cose si mettevano male per l’esercito ucraino e gli ausiliari banderisti (o
neonazisti, secondo la terminologia russa), sin dal secondo giorno di guerra il
presidente Zelensky ha sollecitato l’ambasciata di Cina a Kiev a trasmettere al
Cremlino una richiesta di negoziazione.
Gli
Stati Uniti dapprima si sono opposti, poi hanno lasciato fare. Francia e
Germania hanno preso le prime iniziative, poi però sono state sostituite da
Turchia e Israele.
Un
fatto scontato, dal momento che Francia e Germania sono venute meno alle
responsabilità assunte quali garanti degli Accordi di Minsk: hanno permesso il
massacro da parte di Kiev di un numero di persone che oscilla da 13 a 22 mila.
La
Turchia invece ha sì appoggiato i tatari ucraini, ma senza compiere azioni in
Ucraina, mentre Israele ha bruscamente realizzato il pericolo rappresentato dai
banderisti (ossia neonazisti), che il proprio ambasciatore aveva a suo tempo
denunciato come reale.
I
negoziati proseguivano bene, nonostante l’assassinio da parte dei banderisti
ucraini di un delegato del loro Paese, il banchiere Danis Kireev, colpevole ai loro occhi di aver affermato che ucraini e russi
sono fratelli slavi; e nonostante la trovata del ministro degli Esteri francese,
Jean-Yves Le Drian, che imprudentemente e con poco tatto ha rammentato che la
Francia è una potenza nucleare, provocando così la messa in allerta nucleare
della Russia.
È
difficile immaginare la conclusione di questi negoziati. L’Ucraina, che ha integrato nelle
Forze di Difesa Territoriali 102 mila banderisti, potrebbe essere disarmata e
messa sotto la protezione di Stati Uniti e Regno Unito (vale a dire di fatto
della Nato).
In
questo modo si rispetterebbero i trattati, in particolare le Dichiarazioni di
Istanbul (1999) e di Astana (2010). L’Ucraina avrebbe così diritto a
scegliere i propri alleati ma non a ospitare armi straniere sul proprio
territorio.
Potrebbe quindi firmare accordi per la propria difesa, ma non far parte di un
comando integrato.
È una posizione molto gollista: Charles De Gaulle
aveva mantenuto l’adesione della Francia all’Organizzazione del Trattato del
Nord-Atlantico, ma aveva ritirato le forze armate francesi dal comando
integrato e mandato via i soldati statunitensi dal territorio francese.
La
Russia dovrebbe occupare in modo permanente, forse annettere, la costa del Mar
di Azov (compresa Mariupol), in modo da collegare la Crimea al Donbas.
Inoltre
dovrebbe occupare, forse annettere, il canale della Crimea del Nord, che
fornisce acqua potabile alla penisola. Infine potrebbe occupare, forse
annettere, la costa del Mar Nero (compresa Odessa), in modo da congiungere la
Crimea alla Transnistria.
La
minoranza ungherese, anch’essa vittima dei banderisti che hanno chiuso le sue
scuole, potrebbe essere annessa all’Ungheria. Tuttavia la scelta migliore non è
mai foriera di bene: la privazione dell’Ucraina dell’accesso al mare potrebbe
essere causa di futuri conflitti.
Unica
cosa sicura: la Russia proseguirà l’azione militare fino alla neutralizzazione
di tutti i bandieristi e, limitatamente a questo, avrà il sostegno di Israele.
Da
questo punto di vista l’incontro che il presidente Putin ha convocato a Mosca
«contro i nazisti» non è semplicemente un mostrare determinazione a beneficio
dell’opinione pubblica russa: è già un proclama di vittoria.
Tutti
i monumenti innalzati a Stepan Bandera e ai nazisti dovranno essere distrutti. Le altre nazioni che hanno sostenuto
i neonazisti, in particolare la Lettonia, dovranno prenderne atto.
Il grande ritorno di Sergei Glazyev: dopo aver svolto un importante
ruolo nella privatizzazione dei beni collettivi sovietici, ora potrebbe
costruire un nuovo sistema finanziario globale.
LA
GUERRA ECONOMICA E FINANZIARIA.
È su
questo piano che gli Stati Uniti si giocano tutto. Sono riusciti in pochi giorni a far prendere misure unilaterali,
quindi illegittime per il diritto internazionale, a tutti gli alleati.
Ma
queste misure, denominate sanzioni, benché non derivanti da un tribunale, non
sono sostenibili a medio termine. Già ora hanno scatenato una speculazione sfrenata
sull’energia e un immediato rialzo dei prezzi in Europa. Le grandi imprese europee lasciano la
Russia a malincuore: al Cremlino dicono di non avere scelta, ma sperano di
tornare al più presto.
Il
presidente Putin incolpa i liberali, accusati ancora recentemente di essersi
venduti all’estero. L’ex presidente Dmitri Medvedev è tornato in auge. La direttrice della Banca centrale
russa, Elvira Nabiullina, prescelta nel periodo idilliaco con l’Occidente, è
stata presentata alla Duma per succedere a se stessa; ora però sarà affiancata
da altre personalità.
A Sergei Glazyev, il cui nome è associato al periodo
delle privatizzazioni dell’era Yeltsin, è stata affidata la creazione di un
nuovo sistema economico e finanziario alternativo a quello di Bretton Woods,
concepito dagli anglosassoni nel 1944.
Tutto
è loro perdonato, purché garantiscano ai cinesi e alla Comunità Economica
Euroasiatica (Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan) che
non saranno statalisti.
Ucraina:
la grande manipolazione.
Papa
Francesco ha acconsentito a risvegliare gli antichi demoni delle crociate. Il
25 marzo consacrerà Ucraina e Russia al Cuore immacolato di Maria, esaudendo il
desiderio espresso dalla Madonna durante la Rivoluzione russa ai veggenti di
Fatima.
LA
GUERRA IDEOLOGICA.
La
pace in Ucraina non risolverà il conflitto tra Russia e Stati Uniti aperto il
17 dicembre 2021. Esso si protrarrà su altri fronti. Gli Straussiani intendono usare sul
piano globale i temi religiosi di cui hanno usato e abusato per attaccare la
Russia in Bosnia-Erzegovina, Afghanistan, Cecenia e Medio Oriente Allargato.
Ricordiamoci
che l’orientalista
straussiano Bernard Lewis (ex agente dei servizi segreti britannici, poi membro del
Consiglio di Sicurezza Nazionale USA, infine consigliere di Benjamin Netanyahu)
aveva
concepito uno strumento per mobilitare gli arabi, invece degli Occidentali,
contro i russi.
È la strategia dello «scontro di civiltà». Aveva inculcato ai credenti
mussulmani la convinzione che in Afghanistan dovevano battersi contro gli atei
sovietici.
È questa la visione cui si ispirarono gli
arabi-afghani di Osama Bin Laden. La stessa strategia è stata usata con
successo in Bosnia-Erzegovina e in Cecenia. In Afghanistan la NATO si è
appoggiata all’esercito saudita e ai Guardiani della Rivoluzione iraniani,
nonché su alcuni elementi dello Hezbollah libanese.
Uno straussiano, Richard Perle, è persino diventato
consigliere diplomatico del presidente bosniaco Alija Izetbegovic, di cui Osama
Bin Laden era consigliere militare.
In
seguito, nella seconda guerra di Cecenia, gli Straussiani organizzarono
l’alleanza tra banderisti ucraini e islamisti ceceni (Congresso di Ternopol,
2007), logisticamente sostenuti dalla Milli Görüş, all’epoca diretta da Recep Tayyip
Erdoğan.
Tutti
hanno combattuto fianco a fianco per l’Emirato Islamico di Ichkeria (Cecenia). Infine la strategia di Bernard Lewis
fu resa popolare dal suo assistente, Samuel Huntington, che non la presentò più come piano
militare, ma come fatalità atta a spiegare gli attentati dell’11 settembre 2001
quale esito della mentalità dei mussulmani in generale.
Già da
quattro anni gli Straussiani hanno deciso di riaprire lo scisma che nell’XI
secolo separò i cattolici dagli ortodossi: niente può fermare chi combatte nel
convincimento di servire Dio. Dapprima si sono spesi per far scindere la Chiesa ortodossa
ucraina dal patriarcato di Mosca. Ci sono riusciti grazie all’aiuto della Turchia, che
ha fatto pressioni sul patriarca di Costantinopoli. Adesso intendono rinfocolare le
passioni religiose riesumando le profezie di Fatima. Nel 1917, subito dopo la
Rivoluzione russa, la Vergine Maria apparve a dei veggenti portoghesi, cui
affidò diversi messaggi, uno dei quali d’implicita denuncia del rovesciamento
dello zar, sovrano per diritto divino. La Russia era la nazione che aveva
scelto il Male e voleva diffonderlo.
Il
consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, si è
quindi recato a Roma per un incontro con la Cina, in realtà per convincere papa
Francesco. Vi è riuscito.
È
stato fissato un calendario. Il presidente Zelensky si rivolgerà al parlamento francese;
indi il presidente Biden verrà in Europa per presiedere un vertice
straordinario della NATO; infine papa Francesco, esaudendo la richiesta della
Vergine Maria a Fatima, consacrerà l’Ucraina e la Russia al Cuore immacolato
della Vergine.
Può sembrare una messinscena artificiosa, ma
questa successione di avvenimenti dovrebbe avere un impatto emotivo potente. Per molti cattolici combattere la
Russia diventerà un dovere religioso.
CONCLUSIONE.
Nelle
prossime settimane il presidente Joe Biden dovrebbe cimentarsi in una nuova
narrazione, con l’intento di presentare la pace in Ucraina come vittoria del
buonsenso. Poco importa che gli ucraini abbiano giocato e perso. Poco importa
che i banderisti siano fatti prigionieri o siano morti. Poco importa che
l’Ucraina perda l’accesso al mare. Gli alleati saranno indotti ad aumentare le
spese militari e a pagare con i loro soldi la carneficina.
(Thierry
Meyssan, voltairenet.org).
AMBASCIATORE
RUSSO A ROMA
PRESENTA
ESPOSTO CONTRO LA STAMPA.
Comedonchisciotte.org-
Massimo Cascone -( 25 Marzo 2022)- ci dice :
“Il 22
marzo, su La Stampa, è stato pubblicato un articolo in cui si considerava la
possibilità dell’uccisione del presidente della Russia.
Non c’è bisogno di dire che questo è fuori
dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo. Ecco perché ho
presentato l’esposto”, ha detto l’ambasciatore della Federazione Russa a Roma,
aggiungendo: “Nel codice penale della Repubblica italiana si prevede la responsabilità
per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. In precisa conformità
alla legislazione italiana oggi mi sono recato in procura per presentare una querela con la
richiesta alle autorità italiane di esaminare obiettivamente questo caso.
Confido della giustizia italiana”.
Istigazione
a delinquere e apologia di reato, sono queste le accuse che ha mosso Sergey Razov, ambasciatore russo a
Roma,
contro il famoso quotidiano La Stampa, reo di aver preso un po’ troppo a cuore
la causa Ucraina, fino al punto da pubblicare il 22 marzo un articolo il cui
titolo poneva la questione dell’eventuale uccisione del Presidente della
Russia.
Secondo
l’ambasciatore, tale scelta del quotidiano, oltre a essere contraria alla
deontologia professionale dei giornalisti, può anche configurare delle ipotesi
di reato e per questo ha deciso di recarsi presso la Procura della Repubblica
di Roma, in piazzale Clodio, questa mattina, per presentare un esposto, affinché
le autorità italiane esaminino la questione.
“Negli
ultimi tempi ogni dichiarazione russa viene considerata una minaccia. Dovreste
seguire entrambi i messaggi e non solo quelli della parte Ucraina”, ha
sottolineato Razov, ammonendo i giornalisti accorsi sul posto.
Nonostante
l’autorità della figura che ha proceduto alla querela e malgrado le giuste
ragioni che la supportano, nutro veramente pochissime speranze che qualcosa di
positivo venga fuori da questa storia. Per quanto mi riguarda, è solo
l’ennesima pessima figura che la stampa nostrana ha fatto, questa volta anche
agli occhi della comunità internazionale.
D’altronde,
che il giornalismo mainstream si sia trasformato in propaganda non è una
sorpresa.
(Massimo
A. Cascone, 25.03.2022).
Proteina
spike nei vaccini mRNA COVID:
una
delle sostanze più bioattive e
dannose
conosciute dall'umanità.
Vaccinedeaths.com-(23/03/2022)-
Mary Villareal- ci dice:
La
proteina spike presente nei vaccini contro il coronavirus di Wuhan (COVID-19) è
una delle sostanze più bioattive e potenzialmente dannose conosciute
dall'umanità. Penetra nella barriera emato-encefalica, nel nucleo cellulare e
influenza anche la replicazione del DNA.
La
proteina spike sembra riprogrammare il sistema immunitario in un modo strano.
Il
vaccino mRNA BNT162b2 contro il virus COVID-19 ha dimostrato di riprogrammare
sia le risposte immunitarie adattive che quelle innate. Quando penetra nei
nuclei cellulari, la proteina spike fluttuante inibisce la riparazione del DNA.
( I dati
del vaccino Pfizer mostrano effetti collaterali molto più dannosi di quanto
inizialmente previsto.)
C'erano
stati problemi al sistema immunitario nei vaccinati, e sta diventando evidente
che in realtà non sviluppano un'ampia immunità naturale. Invece, producono più
anticorpi S contro la proteina spike con cui sono stati originariamente
vaccinati.
Un
recente rapporto di sorveglianza della Health Security Agency del Regno
Unito ha
mostrato che i livelli di anticorpi N sembrano essere più bassi negli individui
che acquisiscono l'infezione dopo due dosi del vaccino.
Ciò
significa che i vaccini interferiscono con la capacità del sistema immunitario
di produrre anticorpi contro il virus dopo l'infezione. Nel caso dell'anticorpo
N, questo è dimostrato essere contro la proteina nucleocapside, che funge da
guscio del virus ed è una parte importante della risposta del sistema
immunitario della popolazione non vaccinata. ( Dopo che sei danneggiato dal vaccino,
se ti lamenti dei sintomi ti verrà RICHIESTO di assumere farmaci psichiatrici
fino a quando il tuo "disturbo" non sarà curato.)
Se in
futuro si verificano mutazioni alla proteina spike del virus COVID, i vaccinati
saranno più vulnerabili e potrebbero non essere protetti a causa della loro
incapacità di produrre l'anticorpo N.
Nel
frattempo, i non vaccinati avrebbero un'immunità molto migliore a qualsiasi
mutazione a causa della loro capacità di produrre anticorpi S e N dopo
l'infezione.
I
medici americani di prima linea hanno anche avvertito che i vaccini stanno
trasformando i corpi delle persone in fabbriche di proteine spike ambulanti, il
che induce il corpo a creare anticorpi contro di loro.
"In
primo luogo, questi vaccini 'addestrano male' il sistema immunitario a
riconoscere solo una piccola parte del virus [la proteina spike]. Le varianti
che differiscono, anche leggermente, in questa proteina sono in grado di
sfuggire allo stretto spettro di anticorpi creati dai vaccini ", ha
spiegato AFLDS. "In secondo luogo, i vaccini creano 'dipendenti da
vaccino', il che significa che le persone diventano dipendenti da regolari
colpi di richiamo perché sono state 'vaccinate' solo contro una piccola
porzione di un virus mutante".
Il
gruppo ha anche citato il ministro della Salute australiano Dr. Kerry Chant,
che ha affermato che il COVID diventerà endemico e le persone dovranno
abituarsi a prendere vaccini infiniti.
Infine,
c'è il semplice fatto che i vaccini non prevengono, in alcun modo, l'infezione
nel naso e nelle vie aeree superiori, che è dove le persone completamente
vaccinate tendono a mostrare le più alte cariche virali.
Gli
individui vaccinati hanno anche riscontrato problemi immunitari e reinfezioni. Queste condizioni, soprannominate
VAIDS (o Vaccine Acquired Immune Deficiency Syndrome), sono state molto
preoccupanti in quanto potrebbero essere dannose per gli individui.
Sebbene
non sia un termine scientifico ufficiale, è importante attirare l'attenzione
sui VAIDS, specialmente per coloro che sono preoccupati per la salute
immunitaria dei loro cari vaccinati.
Alla
fine di gennaio, una manifestazione anti-mandato in Italia ha ribadito
l'affermazione che i vaccini COVID-19 erano tossici e che potevano causare una
varietà di catastrofi mediche lungo la linea. Il professor Luc Montagnier,
premio Nobel per la medicina per la sua scoperta del virus
dell'immunodeficienza umana (HIV), ha affermato che coloro che hanno ricevuto
la terza dose di vaccini COVID dovrebbero andare in laboratorio e fare i test
dell'AIDS, quindi citare in giudizio i loro governi.
Se
Montagnier e altri esperti dissidenti hanno ragione sulla "grande
moria", allora ci si aspetta circa uno o due miliardi di morti nel
prossimo futuro.
Se la
stima sembra allarmante, allora le persone dovrebbero essere più consapevoli
del crescente numero di effetti avversi, tra cui tumori e problemi cardiaci,
che si sono sviluppati in tutto il mondo. Anche la stessa Pfizer ha una lunga
lista di possibili eventi avversi dai suoi vaccini, con nove pagine di malattie
che a malapena graffiano la superficie.
Che
cosa può accadere alla Russia e a Putin.
Repubblica.it-
Enrico Franceschini-(09 MARZO 2022)-ci dice :
Le
sorti della guerra, le conseguenze del giro di vite sull'informazione e i
diritti, la fuga dei grandi marchi che
avevano impresso uno stile di vita occidentale alla società. Sono troppi gli
elementi che si sommano e non possono non pesare sul futuro del paese e del suo
leader.
Tra
guerra che avanza con nuovi orrori e fiera resistenza, sanzioni occidentali che
si allargano, fuga di aziende e brand stranieri da Mosca, treni pieni per la Finlandia,
crescenti pressioni internazionali per cercare un compromesso, manifestazioni
di protesta dalla capitale fino alla Siberia e a Vladivostok, tutti si chiedono
non solo come finirà il conflitto a Kiev ma anche come finiranno Vladimir Putin
e l’immensa nazione di cui è presidente. Ecco dunque cosa può succedere.
Innanzi
tutto, com’è la situazione in Russia?
Innegabilmente
difficile.
Dall’inizio
della guerra, la vita è cambiata in modo radicale.
Le sanzioni occidentali hanno fatto crollare
il rublo, che ha perso più del 30 per cento del suo valore nel cambio con altre
valute, e la Borsa di Mosca.
La
corsa agli sportelli di una popolazione allarmata ha messo le banche sull’orlo
del collasso: i bancomat si sono svuotati, è un’impresa ritirare contante. Circa metà delle riserve della
banca centrale sono state congelate all’estero. La stragrande maggioranza delle
aziende straniere hanno chiuso, lasciando decine di migliaia di persone senza
lavoro e privando i consumatori di beni a cui si erano abituati da decenni: se
ne sono andati o hanno sospeso l’attività tutti i brand più famosi, da quelli
di lusso, Chanel, Dior, Louis Vuitton, a quelli rivolti alla classe media, come
Ikea e Nike. Non si può volare più verso Occidente, perché Europa e Stati Uniti hanno
chiuso lo spazio aereo a tutti i voli russi, commerciali e privati. Scomparsi anche Facebook e Twitter,
inizialmente limitati dal governo, poi per decisione propria di ritirarsi dalla
Russia.
Le
cose potrebbero peggiorare?
Sì. Gira voce che il Cremlino voglia
cancellare completamente l’accesso a internet, permettendolo soltanto
attraverso una rete interna russa su cui può esercitare totale sorveglianza,
sul modello di quanto avviene da sempre in Cina.
Insieme alla chiusura di Radio Eco di Mosca, ultima
radio libera di Russia, e alle nuove leggi che minacciano con 15 anni di
prigione i giornalisti che descrivono la guerra in Ucraina usando la parola
“guerra”, un provvedimento che ricorda il Grande Fratello del romanzo di Orwell,
questo farebbe calare una censura pressoché totale sulla Russia, limitando
l’informazione ai media e ai social di stato.
Intanto
anche i giornalisti stranieri hanno smesso di scrivere da Mosca, dalla Bbc alla
Cnn fino alla stampa internazionale, per non rischiare che i propri
corrispondenti vengano sbattuti in carcere: questo non accadeva nemmeno
nell’Unione Sovietica di prima della perestrojka di Gorbaciov.
Ma i
russi possono ancora andare in Europa?
In
teoria sì, se dispongono di un passaporto europeo (parecchi ce l’hanno: Cipro,
membro della Ue, ha per esempio facilitato enormemente le procedure per
ottenere la propria cittadinanza con un investimento, infatti è stata finora
piena di russi) o di un visto.
Tuttavia
possono andarci soltanto per via di terra: i treni per Helsinki sono pieni e ci
sono ingorghi di auto alla frontiera con la Finlandia. Chi può, scappa, nel
timore che Putin, circolano voci anche su questo, imponga la legge marziale e
chiuda i confini: come in era sovietica, quando l’Urss era una immensa prigione
e occorreva un permesso speciale per poter andare all’estero.
E la
gente cosa dice?
I
sondaggi indipendenti del centro russo Levada indicano soltanto un 45 per cento
di consensi per il riconoscimento delle repubbliche separatiste del Donbass che
ha messo in moto la guerra.
I
sondaggi degli istituti di statistica in mano al Cremlino dicono viceversa che
i consensi per Putin sono cresciuti, oltrepassando il 70 per cento, dall’inizio
del conflitto: ma non sono molto credibili.
Da
quando è cominciata la guerra ci sono state manifestazioni di protesta in tutto
il paese, non solo a Mosca e San Pietroburgo, ma anche in Siberia e fino a
Vladivostok, con oltre diecimila dimostranti arrestati: un dissenso più
massiccio che in passato.
Anche
chi non scende in piazza, per paura delle conseguenze, non può non provare una
sensazione di disagio e di preoccupazione. I russi erano abituati a comprare
generi di consumo occidentali: non li troveranno più. Erano abituati a navigare
liberamente sul web, a postare su Facebook e Twitter: non potranno più farlo. Erano abituati ad andare in vacanza
in Europa, non solo i ricchi, anche la vasta classe media: prova ne siano le
decine di voli charter alla settimana che atterravano in estate all’aeroporto
di Rimini e i cartelli in cirillico sulle vetrine dei negozi lungo tutta la
Riviera romagnola.
Non
potranno più fare nemmeno questo.
Non
possono nemmeno fare il tifo per le loro squadre e i loro atleti, perché sono
stati messi al bando da tutte le competizioni sportive internazionali, a
cominciare dalle coppe europee di calcio per club e dai mondiali di fine anno
in Qatar. Certo, gli anziani pensionati che ricevono notizie
soltanto dalla tivù di stato credono per la maggior parte alla versione del
Cremlino su quanto sta accadendo in Ucraina e sul complotto occidentale contro
la Russia.
Certo,
c’è come ovunque nel mondo un divario tra l’opinione pubblica delle città e
delle campagne. Ma è indubbio che la Russia sia tornata a vivere come prima di Gorbaciov.
Ho vissuto sette anni a Mosca come corrispondente di questo giornale, ho ancora
conoscenze tra i russi che ci abitano. Ho chiesto a qualcuno di loro in
questi giorni: è come essere tornati sotto Breznev?
“E’
peggio”, mi ha risposto. Forse non del tutto, perché la società e i consumi
sono cambiati in modo irriconoscibile rispetto alla Mosca di fine anni
Settanta, inizio anni Ottanta: ma la percezione del ritorno al passato, dopo
trent’anni di vita migliore, deve essere sentita da molti.
Perciò
si può dire che la Russia d’oggi, la Russia che ha invaso l’Ucraina, è una
dittatura?
Sì. Se
si vogliono chiamare le cose con il loro nome, non c’è altro modo di definire
un paese che arresta chi protesta, mette in prigione gli oppositori, invia
killer ad assassinare dissidenti in patria e all’estero, censura
l’informazione, minaccia di guerra nucleare l’Occidente e invade una nazione.
Più o meno il ritratto dell’Urss brezneviana, inclusa
l’invasione di un paese straniero che per Breznev fu l’Afghanistan. Proprio
quella guerra contribuì a mettere in crisi l’Unione Sovietica, portando alla
libertà di stampa e alle riforme politico-economiche di Gorbaciov e alla
fragile democrazia del suo successore Boris Eltsin, trasformata gradualmente da
Putin prima in autocrazia e ora in uno stato totalitario.
È
possibile che ci sia una congiura di palazzo, un golpe contro Putin?
È
accaduto nel 1964, quando il Politbjuro, guidato da Leonid Breznev, depose
Nikita Krusciov da segretario generale del Pcus, la carica che allora
individuava il capo del Cremlino, per “gravi errori politici ed economici”.
Anche
allora fu il risultato di una sfida con l’Occidente, che rischiò di diventare
guerra atomica: la crisi dei missili a Cuba, risolta alla fine con un
compromesso ma che fu imputata a Krusciov come una sconfitta. Alcuni non gli
perdonavano la destalinizzazione e una parziale liberalizzazione: Gorbaciov e i
suoi seguaci erano chiamati “i figli del XX Congresso” (sottinteso del Pcus),
in cui Krusciov nel 1956 aveva denunciato i crimini di Stalin.
Ma il
golpe contro Krusciov prese tempo rispetto a questi eventi. Poi ci sono stati
due golpe falliti organizzati da nostalgici del comunismo, quello del 1991 per
rovesciare Gorbaciov, durato tre giorni, e quello del 1993 per rovesciare
Eltsin, respinto da quest’ultimo a cannonate contro gli insorti.
Cosa è
necessario affinché qualcosa di simile avvenga contro Putin?
Il
disagio popolare deve crescere. La guerra in Ucraina deve prolungarsi, facendo salire
il numero delle vittime russe. L’economia russa deve subire altri danni. Certo, Putin ha creato una guardia
presidenziale di decine di migliaia di uomini il cui compito specifico è
proteggere il presidente. E ha sicuramente predisposto un sistema di ricatti e minacce
contro ministri e oligarchi, ossia i miliardari che dominano l’economia, nel
caso provino a tradirlo.
Ma è impossibile che oligarchi, ministri e perfino generali
non pensino che le cose stanno andando male: probabilmente qualcuno di loro ne
parla anche, quando è sicuro di non essere spiato. Nella storia russa, quando i boiardi
sono scontenti di uno zar, come era chiamata l’aristocrazia feudale,
equivalente della nomenklatura del Cremlino attuale, prima o poi finiscono per
disfarsene.
Ci può
essere una rivolta popolare per rovesciare Putin e ristabilire la democrazia?
Neanche
questo si può escludere.
È
successo in Bielorussia negli ultimi due anni e in Kazakhstan recentemente, sia
pure senza successo perché entrambe le rivolte sono state brutalmente represse
da polizia ed esercito. Potrebbe accadere anche in Russia se aumentano il disagio
sociale e la crisi economica. Naturalmente non bastano decine di migliaia di
persone nelle piazze: occorre che scendano in strada centinaia di migliaia di
dimostranti, se non milioni. Ma anche questo è successo, in Russia, negli anni
della perestrojka.
Putin
non si rende conto del pericolo?
Probabilmente
se ne rende conto. La rigida censura imposta all’informazione, con misure che
non esistevano nemmeno al tempo dell’Urss (un giornalista straniero poteva
essere espulso se scriveva cose ritenute inaccettabili dal Cremlino, ma non
rischiava 15 anni di prigione in Russia), è un segno della preoccupazione di
Putin. L’ordine
di mettere le forze nucleari in stato d’allerta è un altro sintomo del suo
nervosismo: non ce n’era assolutamente bisogno, è stata una risposta
sproporzionata alla minaccia posta dalle sanzioni occidentali o dagli aiuti
militari all’Ucraina, così come il suo monito che la Russia avrebbe risposto
con “cose che non avete mai visto”.
Può
darsi che, in alternativa a un golpe interno, i suoi consiglieri e generali lo
facciano ragionare mettendo fine alla guerra in cambio di una riduzione delle
sanzioni? In teoria, qualcuno potrebbe provarci. Ma il modo in cui Putin ha
maltrattato come scolaretti i suoi ministri nelle apparizioni televisive delle
scorse settimane induce a credere che nessuno avrà il coraggio di provarci.
Il
presidente si è circondato di “yes men” che gli dicono solo quello che lui
vuole sentire. Oltretutto, nei due anni di pandemia Putin si è completamente
isolato, passando gran parte del tempo alla dacia fuori città nel timore
paranoico di rimanere contagiato.
Un
dissidente russo afferma che Putin è oggi più isolato di Stalin, il quale
trascorse a sua volta gli ultimi anni alla dacia, anche se, a differenza di
Putin, il Politbyuro, equivalente del governo odierno, andava regolarmente a
trovarlo e alcuni membri del suo stretto circolo facevano perfino la sauna con
lui. È il
caso di ricordare che, quando proprio alla sauna lo colpì l’ictus che poi lo
uccise, il capo del Kgb Berija non chiamò i soccorsi, lasciandolo morire: un
precedente illustre su quello che può accadere a un dittatore al potere da
troppo tempo e troppo isolato.
Ma
Putin potrebbe restare dittatore della Russia molto a lungo?
La
riforma della costituzione gli consente di rimanere alla presidenza fino al 2036,
quando avrebbe 84 anni e sarebbe al potere da 37.
In
fondo anche in Cina c’è una dittatura e sembra solidamente al potere.
Sì, ma
la Russia è in Europa e ha provato cosa sia una pur non completa libertà negli
ultimi trent’anni, per cui la situazione è diversa.
Cosa
può fare l’Occidente per spingere la Russia a cambiare corso?
Gli
Stati Uniti stanno discutendo con gli alleati europei, come sanzione
addizionale, un embargo completo del petrolio russo, che priverebbe Mosca di
una delle sue due principali fonti di reddito. L’altra è il gas: l’Europa paga
alla Russia 700 milioni di euro al giorno per il suo fabbisogno energetico. L’obiettivo
è ridurre e in prospettiva eliminare anche questo. Poi ci sono gli aiuti
militari all’Ucraina: Washington vuole aumentare anche questi. Come ha detto
domenica l’ex-premier britannico Tony Blair, “l’Occidente non può permettere
che la Russia vinca in Ucraina”. Sia per ragioni morali, perché bisogna impedire
l’asservimento e lo sterminio di un popolo. Sia per i nostri interessi, perché
se Putin vince lì non si fermerà all’Ucraina e fare i conti con un bellicoso
dittatore non sarà facile.
E
dunque come finiranno Putin e la Russia?
I
processi di questo tipo possono essere rapidi o lunghi. Nel peggiore dei casi bisognerà
attendere la morte di Putin e un riassetto delle relazioni con Mosca, quando al
Cremlino ci sarà il suo successore. Ma il sistema appare usurato, scricchiola, ricorda
per certi versi la fase finale dell’impero sovietico. “Tak zhit nilzhia”, così non si può vivere, è la frase
diventata famosa in Russia che Gorbaciov disse al suo ministro degli Esteri
Eduard Shevardnadze, passeggiando sulle rive del mar Nero (le stesse dove oggi
si combatte): il riconoscimento che il comunismo era fallito e che bisognava riformarlo
o sarebbe esploso. Ebbene, è diventato difficile vivere anche nella Russia di
Putin.
Ma in
definitiva la Russia appartiene all’Europa o no?
Lo zar
Pietro il Grande riteneva di sì: per questo chiamò architetti italiani a
edificare la capitale che avrebbe portato il suo nome, San Pietroburgo. Gorbaciov, nell’intervista che gli feci al
Cremlino per “Repubblica” il giorno dopo le sue dimissioni nel dicembre ’91, a
un certo punto sbottò: “Non siamo né tartari né tedeschi”,
ossia né asiatici né europei; però in precedenza aveva predicato per anni
l’esigenza di fare nascere “una casa comune europea”.
Fino
ai monti Urali, del resto, la Russia appartiene geograficamente all’Europa, e
nella Russia europea che vivono i tre quarti dei russi: come la matematica, la
geografia non è un’opinione.
Eppure
il dibattito tra europeisti e slavofili sul destino della Russia dura da
secoli. Quando nel 1997 domandai al grande filosofo Dmitrij Likhaciov, un
ex-dissidente che era stato anche nel Gulag, se esiste la proverbiale anima
russa, mi rispose: “Purtroppo sì. Purtroppo, perché in essa convivono cose buon
e altre pessime. Ma nessuno può predeterminare quel che devono essere i popoli.
I russi possono diventare quello che vogliono: dipende solo da loro. L’unica
cosa certa è che sono parte dell’Europa: siamo tutti figli della stessa cultura
cristiana”.
Gas,
come fare a meno della Russia?
L’energia
sarà razionata?
Domande
e risposte.
Corriere.it-economia-
Stefano Agnoli e Francesca Basso -(24 mar 2022)- ci dice :
Gas,
come fare a meno della Russia? L'energia sarà razionata?
E’ al
centro del dibattito degli ultimi giorni: è davvero possibile fare a meno del
gas della Russia? E mentre si cercano vie alternative, l’energia sarà
razionata? Proviamo a dare una risposta a questa e ad altre domande sulla crisi
energetica.
1)
Perché è salito il prezzo del gas?
L’estate
scorsa la ripresa post-pandemia ha fatto salire domanda e prezzi, e i trader
hanno preferito vendere per realizzare i guadagni invece che rimpinguare le
scorte. In più in autunno la società russa del gas, Gazprom, ha costantemente
mantenuto al minimo consentito dai contratti gli afflussi in Europa (in gennaio
-40%). La richiesta ha fatto salire i prezzi a breve termine (i prezzi «spot»)
che sono stabiliti al mercato TTf di Amsterdam e che servono come riferimento
(tariffe e bollette incluse).
LA GUERRA
IN UCRAINA.
Gas e
rubli, il doppio azzardo di Putin che specula su prezzi e valuta. Ora le mosse
sul petrolio.
(
Stefano Agnoli)
2)
Quali contromisure sta discutendo l’Ue e perché i Paesi sono divisi?
L’Ue
punta a eliminare la sua dipendenza dal gas russo entro il 2027. Il piano della
Commissione Ue sarà presentato entro fine maggio e sarà «elaborato in stretto
coordinamento con gli Stati membri», come si legge nella bozza delle
conclusioni del Consiglio europeo che oggi discuterà di energia. Quattro le
linee di intervento: stoccaggi di gas comuni, acquisti comuni su base
volontaria di gas, Gnl e idrogeno «facendo un uso ottimale del peso politico e
di mercato collettivo dell’Ue e dei suoi Stati membri per attenuare i prezzi
nei negoziati», completamento delle interconnessioni. Se su questi punti c’è un
accordo sostanziale, i Paesi Ue sono spaccati sulle soluzioni per contenere
l’impennata dei prezzi. Spagna, Italia, Grecia, Portogallo e Belgio propongono
un tetto al prezzo del gas e il disaccoppiamento dei prezzi dell’energia e del
gas (l’ipotesi spagnola, a differenza di quella italiana, prevede anche
compensazioni). Germania e Olanda guidano i Paesi che sono contrari a
interventi di mercato e optano per misure nazionali. Ma questo penalizza i
Paesi con alto debito.
ALLA
CAMERA.
Draghi:
«Gas, prezzi 5 volte più alti in un anno. Serve risposta europea».
(
Giuliana Ferraino).
3) Che
cos’è il piano Biden per il gas naturale liquefatto? Sarà sufficiente?
Gli
Stati Uniti potrebbero inviare via nave verso i mercati europei una quota
ulteriore del loro Gnl (gas naturale liquefatto) per sostituire il gas russo da
cui l’Europa dipende. Secondo le ipotesi si tratterebbe di 15 miliardi di metri
cubi di gas aggiuntivi rispetto ai circa 22 miliardi del 2021. L’Ue intende
tagliare velocemente almeno 50 miliardi di metri cubi sui 155 miliardi che
arrivano dai gasdotti siberiani. Lo sforzo Usa non basterebbe quindi a colmare
il divario. Inoltre la capacità disponibile di impianti di rigassificazione in
Europa è soprattutto in Spagna, ma il collegamento attraverso i Pirenei è un
collo di bottiglia non superabile a breve.
ENERGIA
Gas
russo in rubli, per Draghi è violazione contrattuale (e chiede aiuto a Usa e
Canada).
( Redazione Economia)
4)
Pagheremo il gas in rubli? Che cosa significherebbe?
Le
prime risposte al diktat che la Russia ha avanzato sono state negative. I
governi europei (anche Mario Draghi lo ha detto) non paiono disposti a cambiare
la valuta di riferimento dei contratti di importazione del gas. Pagare in rubli (acquistandoli con
dollari e euro) significherebbe annullare almeno in parte gli effetti delle
sanzioni, facendo rivalutare la moneta di Mosca e permettendo di contenere
l’inflazione interna. Tra gli obiettivi del G7 c’è comunque anche quello di
impedire ogni transazione con la Banca centrale russa (e quindi l’acquisto di
rubli).
5)
Perché la Germania ha sospeso la chiusura delle centrali a carbone?
La
Germania ha annunciato ieri un nuovo piano da 16 miliardi per far fronte
all’aumento dei costi energetici. Accelerazione su rinnovabili, idrogeno ma anche
sospensione della chiusura delle centrali a carbone. Si inquinerà di più ma si potrà
risparmiare sull’import di gas. I lavoratori dipendenti tedeschi, poi,
riceveranno un’indennità di 300 euro una tantum in busta paga, gli autonomi
beneficeranno invece di una riduzione sull’anticipo della tassa sui redditi.
6)
Dovremo razionare il gas e l’elettricità?
Non
sarà possibile in Italia sostituire dall’oggi al domani tutto il gas russo, che
copre il 36% di tutto l’import (circa 28 miliardi di metri cubi su 76
miliardi). Secondo alcune stime malgrado le contromosse potrebbero mancare
all’appello 10-12 miliardi di metri cubi. Il prossimo inverno potrebbero essere
necessarie misure di contenimento della domanda, partendo dalle industrie ma
interessando anche temperature e orari del riscaldamento delle abitazioni.
Cosa
vuole la Russia dall’Ucraina,
le
richieste di Putin per fermare la guerra: “È tutto qua.”
Ilriformista.it-
Elena Del Mastro-( 19 Marzo 2022)- ci
dice :
Da
giorni il presidente ucraino Zelensky chiede di poter incontrare Vladimir Putin
e discutere le modalità di una pace. Mentre continuano le trattative diplomatiche tra
stati tra telefonate e incontri, la fine della guerra sembra ancora lontana. A
ribadire le richieste della Russia all’Ucraina è stato ancora una volta il
ministro degli Esteri russo Lavorov: “Abbiamo annunciato gli obiettivi che
stiamo perseguendo al momento”.
Continuando:
“per
quanto riguarda il dialogo interno all’Ucraina, dopo tutto, saranno affari
degli ucraini quando l’operazione sarà finita. Spero che terminerà con la firma
di un documento complessivo sulle questioni che ho menzionato, come la
sicurezza, lo status neutrale dell’Ucraina con garanzie per la sua sicurezza“.
Lavrov ha poi chiesto che Kiev approvi leggi a tutela del linguaggio russo,
dell’educazione in russo e dei media russofoni, nonché norme contro la
‘nazificazione’ del Paese. “Leggi simili esistono in vari Paesi europei,
compresa la Germania”, ha spiegato Lavrov, “è tutto qua”.
Condizioni
che in una telefonata al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Vladimir Putin
ha elencato con precisione. La Bbc ha intervistato Ibrahim Kalin, consigliere
stretto di Erdogan che era presente alla telefonata. La prima condizione
richiesta è che l’Ucraina sia neutrale, ovvero non entri nella Nato: il presidente ucraino Volodymyr
Zelensky ha già ripetutamente dichiarato di avere accettato questa condizione,
anche se resta in dubbio se l’Ucraina sarebbe libera di richiedere l’adesione
all’Unione Europea e come potrebbero funzionare le “garanzie sulla sicurezza”
richieste da Kiev.
Poi
c’è il disarmo dell’Ucraina, che tuttavia non sembra escludere la possibilità
di avere un proprio esercito: Mosca probabilmente chiede che non ci siano basi
militari straniere in Ucraina e che Kiev non riceva più armamenti dall’estero;
la seconda è qualche forma di protezione per la lingua russa, possibilmente
inserendola fra le lingue nazionali, ma anche questo non pare difficile in un
Paese dove tutti parlano russo e i russi sono quasi il 30 per cento della
popolazione; e la “denazificazione”. Potrebbe essere sufficiente una legge
che mette al bando i partiti nazisti e li condanna: attualmente nel Parlamento
ucraino c’è un partito di estrema destra, ma ha solo l’1 per cento dei seggi,
ossia meno consensi di quelli che hanno partiti analoghi in Germania e in altri
paesi europei.
Poi ci
sono condizioni che hanno a che fare con lo status del Donbass e della Crimea:
in sostanza la richiesta che Kiev riconosca che le due regioni appartengono
alla Russia.
Una cessione di territorio dolorosa, ma sono le aree in cui è maggiore la
presenza della minoranza di origine russa e la Russia le occupa comunque dal
2014: un fatto compiuto da cui difficilmente Putin tornerebbe indietro.
All’alba
del 24 febbraio quando le truppe russe iniziarono ad entrare in Ucraina, Putin
in un discorso alla nazione ha dichiarato che la Russia non poteva sentirsi
“sicura, svilupparsi ed esistere” ritenendosi minacciata.
Putin
ha giustificato l’attacco militare spiegando di volere proteggere le persone
sottoposte a genocidio e puntare alla “demilitarizzazione e de-nazificazione”
dell’Ucraina. In Ucraina però non c’è stato alcun genocidio. “Come potrei essere un nazista?” ha
detto il presidente Volodymyr Zelensky, riferendosi alle sue origini ebraiche.
(…non
sarà un nazista … ma è pronto baciare il culo di Klaus Schwab, il nuovo Hitler
! Ndr.).
La
decisione di attaccare di Putin è dipesa dai timori legati a un’espansione
verso est della Nato. La Russia considera l’Ucraina come parte naturale della
sua sfera di influenza: Putin stesso ha descritto i russi e gli ucraini come
“una nazione” e il crollo dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991 come la
“disintegrazione della Russia storica”. Per il presidente russo l’Ucraina
moderna è stata interamente creata dalla Russia comunista mentre ora rappresenta
uno stato fantoccio, controllato dall’Occidente globalista.
Ma la
Russia non è solo concentrata sull’Ucraina e chiede che la Nato ritorni ai suoi
confini precedenti al 1997. Putin vuole che la Nato rimuova le sue forze e le
infrastrutture militari dagli stati membri che hanno aderito all’alleanza dal
1997 e che non schieri “armi d’attacco vicino ai confini della Russia”.
Washington
sta esercitando pressioni sulla delegazione di Kiev impegnata nei colloqui con
Mosca sulla crisi ucraina. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo
Serghiei Lavrov, secondo quanto riporta l’agenzia Tass. “Zelensky ha suggerito di tenere dei
colloqui e il nostro presidente ha accettato, tuttavia c’è la sensazione
costante che qualcuno – molto probabilmente gli Stati Uniti – stia tenendo la
mano della delegazione ucraina, impedendole di accettare le richieste che
consideriamo minime”, ha sottolineato Lavrov, aggiungendo che comunque “il
processo negoziale continua”. Finora ci sono stati tre round di colloqui tra le
delegazioni russa e ucraina e le parti.
A
questo si aggiunge il ruolo della Cina. I legami fra Russia e Cina usciranno
rafforzati della crisi ucraina: lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey
Lavrov, le cui dichiarazioni sono state riportate dall’agenzia di stampa russa
Ria Novosti. “In un contesto in cui l’Occidente sta brutalmente minando le basi del
sistema internazionale, dovremo certamente considerare che cosa dovranno fare
le due grandi potenze” ha proseguito Lavrov, notando come i rapporti bilaterali
fra Mosca e Pechino abbiano raggiunto un livello senza precedenti.
“La
richiesta di inviare peace-keeper della Nato in Ucraina è demagogica”, ha messo
in guardia il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov citato da Interfax. “È
possibile – ha sostenuto Lavrov – che tale richiesta implichi il controllo
polacco sulla parte occidentale dell’Ucraina”. “La crisi ucraina è stata causata
dalla politica perseguita dall’Occidente nei confronti della Russia”. Lo ha
detto il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, secondo quanto riporta la Tass.
Secondo
il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Nikolenko, “i mantra sempre più disperati del
ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov sui neonazisti in Ucraina e
l’oppressione della popolazione russofona per giustificare la guerra russa
significano solo una cosa: che la nave da guerra russa sta affondando, che il
suo equipaggio è intrappolato e che non ci sarà un lieto fine per loro”, ha
scritto su Twitter.
Intanto
il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podoliak ha sottolineato che “ci
sono alcune concessioni che non siamo decisamente disposti a fare. Non possiamo cedere alcun
territorio.
Se un accordo di pace completo potrebbe richiedere tempo”. Podoliak, membro
della delegazione di Kiev ai colloqui con Mosca, ha detto che “quello che potrebbe aver luogo in
pochi giorni è un cessate il fuoco” che consentirebbe l’apertura di più
corridoi umanitari.
Già
alle prime luci del mattino di sabato 19 marzo, Vladimir Medinsky, il capo
negoziatore russo ha allontanato l’ipotesi del raggiungimento di un accordo nel
breve tempo. Il testo di un possibile trattato tra Russia e Ucraina deve essere
approvato prima ancora di menzionare la possibilità di un incontro tra i
presidenti di Russia e Ucraina, Putin e Zelensky, come citato dalla Tass “Non
sono assolutamente pronto a commentare in merito. Posso solo dire che prima ancora di
menzionare una riunione dei due leader, le delegazioni di negoziatori devono
preparare e concordare il testo di un trattato. Successivamente, il testo dovrebbe
essere siglato dai ministri degli Esteri e approvato dai governi”.
(Elena
Del Mastro).
Guerra
in Ucraina, fine del Globalismo?
Guerrasegreta.com-
Ettore - (28 Febbraio 2022)- ci dice :
Giovedì
24 febbraio 2022 le truppe sovietiche sono entrate in Ucraina mentre attacchi
aerei mirati mettevano fuori uso una serie di postazioni, militari e non.
La
ragione ufficiale del conflitto è semplice ed è stata espressa direttamente dal
Presidente russo Vladimir Putin: non possiamo permettere che l’Ucraina entri nella Nato
e ci installi missili nucleari a due passi da casa.
In
realtà le cose sono più complesse di così, anche se la quasi totalità dei
commenti ufficiali ricalca una vecchia concezione ideologica in cui le potenze
contrapposte sono ‘l’un contro l’altra armate’.
Si
sente fare riferimento alla crisi del 16 ottobre 1962, quando l’Unione
Sovietica aveva installato missili con testate atomiche a Cuba, si rimarcano
desueti concetti di Occidente contro Oriente, di imperi marittimi contro imperi
continentali, insomma si fa riferimento a tutto quel bagaglio di interpretazioni,
tratte dalla geopolitica tradizionale, tanto suggestive quanto inessenziali.
Che lo
si faccia per depistare, secondo il più tradizionale degli schemi di guerra, o
perché non si comprende bene la natura dei fatti è altrettanto inessenziale.
La lotta
in corso tra forze contrapposte è infatti di ben altra portata.
Lo
esprime bene Francesco Toscano in un video
con le seguenti parole:
‘L’idea
di poter governare dal centro nascosto di una oligarchia del denaro, di poter
dominare tutti i popoli del mondo annullando tradizioni, identità,
autodeterminazione dei popoli è palesemente fallita’.
Lo
scontro in atto in Ucraina non è quindi tra Stati Uniti e Russia ma tra le
oligarchie della finanza internazionale contro tutti i popoli e in particolare
contro il popolo russo che non accetta la perdita della sua sovranità per
consegnarla in toto a un governo mondiale invisibile.
Secondo
Toscano, insomma, il Grande Reset di Klaus Schwab (il Nuovo Hitler)si è
‘infranto sugli scogli di un popolo, quello russo, che ha scelto, anche a costo
di pagare un caro prezzo, di non lasciarsi assorbire dentro questa melassa
velenosa, presentata ipocritamente come dimensione del benessere perenne, della libertà, della pace quando in
realtà si tratta semplicemente di un progetto politico totalitario e violento, per quanto accompagnato da uno
stucchevole e ipocrita politicamente corretto’ (Dem Usa).
Toscano
ha indubbiamente molte ragioni.
I
vecchi ‘soggetti’ usati dalla geopolitica, come ad esempio gli ‘Stati Uniti’,
che si ergono a difesa del rispetto del diritto internazionale, dopo avere
invaso una miriade di paesi negli ultimi decenni, in palese dispregio anche
della decenza, sia che siano stati guidati da repubblicani che da democratici,
non sono più gli ‘attori’ della commedia.
Gli
Stati Uniti di fatto non esistono più come soggetto decisionale, così come non
esistono più la Russia o l’Italia, o l’Europa o la Nato.
La
Nato in particolare oggi non è il braccio armato degli Stati Uniti ma delle
oligarchie mondialiste di Klaus Schwab.
Difficile
da digerire ma le prove sono inoppugnabili.
La grande maggioranza degli americani infatti sta con Trump che
definisce Putin ‘smart’ pur prendendone
le distanze e che disprezza profondamente le élite
truffaldine che oggi guidano il paese .
Ecco
la traduzione del discorso di Trump:
‘Usano
la Big Tech per censurarti, il Deep State per spiarti, le agenzie di
intelligence per incastrarti, i media per calunniarti… truccano le elezioni per
privarti del diritto di voto… mentre affermano di essere loro a difendere la
democrazia e la giustizia. È solo merda’.
L’Europa
è oggi un becero aggregato di burocrazie globaliste delegittimate ‘in odio alla
fortuna e agli occhi degli uomini’ come ebbe a dire Shakespeare .
Le élite
di Bruxelles non godono di nessun consenso popolare e sono costrette e mettere
a capo delle nazioni direttamente uomini della finanza mondialista, con
elezioni più o meno manipolate (Macron in Francia) o addirittura senza
ricorrere a elezioni (Draghi in Italia).
(Uomo
sciocco e vanesio degno solo di pulire il culo di Klaus Schwab.Ndr.)
Se la
pubblica opinione europea avesse la possibilità di accedere a una informazione
solo minimamente neutrale l’apparente consenso di cui godono le élite
globaliste in Europa evaporerebbe come neve al sole.
Le
pseudo-democrazie europee (tutte globaliste dirette da Klaus
Schwab) vivono
solo su una ridicola narrazione di regime, promossa dal totale appiattimento
dei mass media, da loro finanziati, e dalla corruzione di classi politiche
amanti del denaro e a volte succubi di minacce personali.
Questa
è la grande verità.
Questo
è il mondo ‘libero’ che si contrappone al popolo russo, fiero della sua
indipendenza, mondo che ha dato così brillante immagine di sé con la pandemia
del Covid-19.
Come
dice Trump alla fine del video, un mondo di ‘vera merda’.
Le élite
mondialiste lo sanno anche troppo bene. Anzi i paesi più precari (per loro)
sono proprio quelli, come l’Italia, dove il consenso alla loro dittatura
mediatica sembra plebiscitario.
Sanno
benissimo che, se mai i mezzi di comunicazione passassero in mani altrui, il
popolo italiano passerebbe dall’altra parte nello spazio di un mattino. Prima
della guerra tutti fascisti, dopo la guerra tutti antifascisti. Siamo fatti
così: ‘Francia o Spagna basta che se magna’.
Non a
caso qui da noi è stato inviato uno dei pezzi da novanta di cui dispongono le élite
transnazionali di Klaus Schwab , Mario Draghi, che per ora sta facendo il
lavoro che gli è stato assegnato con quell’inevitabile grado di disprezzo, per
le masse e i partiti, che è loro proprio.
L’interpretazione
di Toscano, nella sua indiscutibile verità, non può ovviamente avere nessuna
risonanza nell’informazione mainstream perché la conclusione sarebbe
automatica: chi non è d’accordo con le élite finanziarie che dominano
l’Occidente si ritrova a sostenere il popolo russo.
Come
dice perfettamente Toscano: ‘Dovunque ci siano uomini che non vogliono subire i soprusi
di queste caste che venerano il dio ‘spread’, essi sono nostri amici e nostri
alleati. Non cedete nel tranello di dividere i russi dagli americani, gli occidentali
dagli orientali. Il nemico è lo stesso e porta, in ogni angolo della Terra, non
le bandiere di un paese piuttosto che di un altro ma quello apolide di chi
serve solo le ragioni del denaro’.
Ritrovarsi
dalla stessa parte della barricata in compagnia di un vecchio marpione del KGB,
come Putin, rotto a tutte le esperienze, può essere una cosa non immediatamente
digeribile.
Ma,
con questa interpretazione degli eventi, ci si ritrova anche dalla parte di
Trump e cioè della maggioranza degli americani: “Anche negli Stati Uniti, dentro la
patria dell’Impero, stanno nascendo fortissimi contrappesi che mettono in
discussione il protrarsi di quello malefico progetto politico “ continua l’ineffabile Toscano.
Essere
dalle stessa parte di Putin ma anche di Trump diventa immediatamente cosa più
accettabile, date le ovvie differenze tra i due, anzi questo solo fatto
significa avallare l’interpretazione della guerra ucraina: una guerra dei popoli liberi, a
prescindere dalle loro differenze, contro i poteri finanziari che vogliono un
governo mondiale del denaro sulla pelle delle masse.
Non a
caso Trump è censurato da tutti i media, altrimenti la gente potrebbe riuscire
a fare 2+2, ma la censura verso di lui sarà sempre più difficile dopo l’uscita
del suo social.
Le
grottesche narrazioni delle Tv italiane ignorano accuratamente questo ‘Elefante
nella stanza’: il 62% del popolo americano è con Trump, per cui quando dicono gli ‘Stati
Uniti’ bisognerebbe rispondere: quali Stati Uniti, quelli di una minoranza che
sembra essere al potere sulla base di elezioni truccate o gli Stati Uniti,
quelli veri?
Insomma
il confine della guerra non è in Ucraina ma attraversa trasversalmente tutto il
mondo, dagli Stati Uniti, all’Europa, alla Russia e alla Cina.
La
Cina, ecco l’altro corno del dilemma. Stato totalitario post-comunista (ma non
poi tanto post), è sfuggita di mano al piano delle élite globaliste di Klaus
Schwab . Basta sentire come si esprime Soros su Xi per capire che per le élite
transnazionali che, con Kissinger, aprirono le porte alla Cina negli anni ‘70,
le cose non stanno andando così bene . Per quanto riguarda la Cina le minacce
di Soros sono addirittura esplicite: caro Xi, non sarai rinnovato nella
prossima assemblea del partito .
In
ogni caso Toscano si sente ottimista e ci conforta affermando:
‘La
globalizzazione ha fallito e il sistema unipolare è arrivato sul binario morto…
Non è più possibile far finta di non sapere che questo modello globale non
regge più’.
Purtroppo
noi non siamo così convinti che le cose stiano così.
Che le
élite globali si stiano giocando il tutto per tutto è scontato. Non avrebbero messo a capo
dell’Italia e della Francia uomini direttamente riconducibili alla grande
finanza, cosa mai neppure osata nei decenni passati, anzi addirittura aborrita.
Il potere vero, per loro, deve stare nell’ombra di Klaus Schwab.
Ma un
video di Putin, costretto a correggere il capo dei suoi servizi segreti sulla
operazione ucraina, è drammatico e dimostra che il consenso su di lui, tra i
vertici, è tutt’altro che plebiscitario.
La
situazione interna della Russia, nonostante l’appoggio del popolo al governo, è
critica, gli oligarchi russi non sono solo infidi, ma sono pronti al colpo di
mano a un solo segnale dei capi internazionali diretti da Klaus Schwab ,il
nuovo Hitler.
I
primi giorni della campagna di guerra, con la sospensione delle operazioni
prima di instaurare una ipotetica trattativa, è un tale errore tattico e
strategico che mette il sospetto che molti generali russi stiano in realtà
dall’altra parte.
Come i
generali massoni di Franceschiello contro Garibaldi o i generali inglesi contro
le raffazzonate truppe ribelli americane.
Un
copione già visto altre volte insomma, in cui il potere del denaro, della
corruzione e della massoneria induce i vertici militari all’alto tradimento
senza ritegno alcuno, nella convinzione che nessuno mai li metterà sotto accusa.
E
questo significa che la guerra ucraina Putin potrebbe anche perderla o comunque
essere imprigionato in una palude senza fine da cui l’uscita programmata sarà
solo la sua defenestrazione.
La sua
faccia, gonfia, cortisonica e preoccupata non fa pensare nulla di buono, anzi fa supporre che la guerra
ucraina sia stata solo una trappola ben congeniata a cui Putin non sia stato in
grado di sottrarsi.
Insomma
non è vero che l’ordine unipolare è tramontato, tutt’altro. Siamo certamente
allo scontro finale, ma non sappiamo proprio chi vincerà e la potenza delle
diaboliche forze mondialiste è tutt’ora soverchiante.
Il
governo mondiale potrebbe anche essere alle porte se la guerra ucraina porterà
alla resa della Russia cristiana.
Ma se
anche i russi e i cinesi riuscissero a sottrarsi all’abbraccio mortale dei
globalisti di Klaus Schwab , essi hanno pronto un piano B.
Il
piano A, si è detto, è quello descritto da Huxley in Il Mondo Nuovo, cioè un
governo mondiale totalizzante, ma il Piano B è quello descritto da Orwell nel
suo 1984, dove tre grandi super-stati, Oceania, Eurasia e Estasia, sono sempre
in guerra tra loro per perpetuare lo status quo.
I tre
super-stati sono inoltre organizzati al loro interno più o meno allo stesso
modo, con controlli totalizzanti per i cittadini sul tipo del Green Pass o del
Sistema di Merito Sociale cinese.
Se
Putin e Xi perderanno si andrà, in tempi brevi, verso il piano A del governo
mondiale dei banchieri usurai di Rothschild , altrimenti le élite ripiegheranno
sul piano B, dove le nostre oligarchie globaliste domineranno sul solo
Occidente (per ora), contando che le élite degli altri Super-stati abbiano gli
stessi loro obiettivi e siano, in ultima analisi loro alleati contro i popoli.
In
ogni caso, nessuno verrà a salvarci, né Putin né Xi né i loro successori. Il
nostro futuro sarà solo sulle nostre spalle.
Il
transumanesimo si rivelerà per
quello
che è: l’ennesimo abbaglio dell’umanità.
Lapekoranera.it-
Redazione- Avv. Alfredo Tocchi- ( 20 Marzo 2022)- ci dice :
Persone
come Bill Gates (e Klaus Schwab) andrebbero curate o rinchiuse in strutture
dove non possano nuocere alla società.
C’è
stato un tempo, in verità molto lontano, in cui essere uomini aveva un profondo
significato. L’umanità credeva nella sacralità della vita – di cui poco capiva
– e viveva identificata nella propria condizione umana.
Poi,
«Invece di limitarsi alla selce e, in fatto di raffinatezze tecniche, alla
carriola, (l’uomo) inventa e maneggia con abilità demoniaca arnesi che
proclamano la strana supremazia di un deficiente, di uno specimen
biologicamente declassato che nessuno avrebbe potuto immaginare capace di
innalzarsi a una nocività così ingegnosa.
Non lui, bensì il leone o la tigre avrebbero
dovuto occupare il posto che egli detiene nella scala delle creature. Ma non
sono mai i forti, sono i deboli che mirano al potere e lo raggiungono, per
l’effetto combinato dell’astuzia e del delirio». (Emil Cioran, La caduta nel
tempo).
Squilibrato
e senza freni, dotato di una volontà di potenza smisurata, l’uomo è «un
pervertito che ha complicato tutto.
La forma del sapere che ha scelto è un
attentato, un peccato se si vuole, un’indiscrezione criminale nei confronti
della creazione, che egli ha ridotta a un ammasso di oggetti dinanzi a cui si
pone, si erge quale distruttore».
Oggi,
sebbene nulla abbia capito della vita, l’umanità ha un solo obbiettivo: prendere le distanze dalla propria
condizione umana, ergersi a Dio creatore del proprio mondo.
«La civiltà, con tutto il suo apparato, si
fonda sulla nostra propensione all’irreale».
Così,
si identifica con progresso ogni passo verso l’irreale.
E se per uno scherzo del Destino il
reale irrompe nelle nostre vite, ci si rifugia nella menzogna, si nega
l’evidenza, ci si racconta una storiella rassicurante, come bambini paurosi.
Tutta
la nostra civiltà è fondata sulla paura. La nostra debolezza è stata la
molla di ogni progresso, di ogni conquista: dal fuoco alle prime rudimentali
armi.
L’uomo
domina il mondo, ma non sembra essere di questo mondo: nell’harmonia caelestis siamo
un’eccezione, disadattati che invece di vivere nel mondo evolvendosi secondo la
legge di Darwin continuano incessantemente a stravolgerlo. L’animale si evolve adattandosi, al
contrario dell’uomo che soffre di una qualche patologica deficienza e sogna
sempre un altrove migliore.
È il
dramma della condizione umana, mai compresa né accettata. E chi più ha orrore del proprio essere
uomo e in quanto tale «un cagone», come scrisse Céline, è il più attivo
nell’opera di negazione e di distruzione.
Parassita
che si nutre dell’organismo in cui vive, dotato di una seppure limitata
coscienza di sé, l’uomo non cessa di allontanarsi dalla propria condizione naturale, fino
al punto di battere ogni strada per superarla.
«Il
secolo della fine sarà il più convulso». Credo fermamente in queste parole
profetiche di Emil Cioran. Quando le scrisse, il nostro mondo era molto diverso
da quello di oggi. Oggi, il transumanesimo – il nuovo obbiettivo dell’umanità –
è alle porte.
Opporre
un modello alternativo di sviluppo ai transumanisti è un’impresa romantica e
forse disperata.
Il progresso è inarrestabile e la storia ci
insegna che le grandi civiltà crollano di schianto, non tornano sui propri
passi evitando la catastrofe.
Così,
siamo proiettati a folle velocità verso un distacco ancor più radicale dalla
natura e dalla nostra condizione umana. Cyborg popoleranno la terra,
l’intelligenza artificiale pianificherà il nostro modello di evoluzione.
E noi,
cosa faremo? Vivremo sani – grazie alle vaccinazioni, all’eugenetica e alla
clonazione – in una realtà finalmente a misura d’uomo? Ma è teorizzabile una
realtà a misura d’uomo?
Io
credo che proprio questo sia il punto. La paura della realtà è – come è
sempre stato nella storia umana – la molla che ci ha spinto a creare una realtà
virtuale. In questo mostruoso ossimoro (realtà e virtuale sono opposti
inconciliabili) sta il pericolo del transumanesimo.
Già
scorgiamo tutti gli inconvenienti del virtuale: molti esseri umani non sono più in
grado di comprendere il reale, se ne sono distaccati in parte, rifugiandosi
nell’irreale.
Nonostante
tutte le proprie conquiste, l’umanità ha sempre più paura. Ogni conquista umana
è per sua natura effimera, destinata a dissolversi. Più si conquista, più si possiede,
più si è dilaniati dall’ansia di perdere tutto. La realtà – inscalfibile, nei
secoli immutabile – terrorizza.
Gli
uomini più attivi del pianeta sono in preda a una vera frenesia nevrotica, sognano di
contribuire al superamento della condizione umana, di cui non hanno compreso
assolutamente nulla.
Spesso
la loro malattia ha un nome – Asperger – altre volte è più subdola e nasce da
traumi dell’infanzia, ma tutti, TUTTI, sono malati.
L’essere
umano equilibrato non si sogna Dio creatore, non contribuisce alla folle corsa
lontano dalla realtà perché – anche se non la comprende – accetta la propria
condizione. Plasma il proprio Destino, vive nella società, ma non ambisce al
superamento della propria condizione umana.
Non è
un caso che il filosofo del Superuomo fosse un sifilitico, tutto il transumanesimo è
infetto, ripugnante per chi sia sano.
Non è
un caso che in questo nostro presente distopico i malati siano maggioranza, che l’affermazione del
transumanesimo sia stata preceduta da una campagna mediatica che ha
terrorizzato, reso malati anche molti uomini sani, predisponendoli a vedere nel
superamento della condizione umana la soluzione, l’obbiettivo, la salvezza.
Ma
ergersi al di sopra della propria condizione umana non è possibile né
auspicabile. Disperarsi invece di accettare è patologico.
Forzare
gli eventi verso il transumanesimo è un crimine contro la creazione, un peccato
capitale di gravità pari al peccato originale, un errore capace di farci
perdere tutto ciò che abbiamo: la nostra dimensione naturale.
Persone
come Bill Gates (e Klaus Schwab)andrebbero curate o rinchiuse in strutture dove
non possano nuocere alla società.
Io
voglio morire uomo, unico, irripetibile. Cagone e limitato. Soddisfatto della
mia condizione umana.
Non ambisco ad avere un cyborg per amico, non desidero
illudermi che realtà e virtuale siano sullo stesso piano. Se ho compreso
qualcosa della mia condizione, è grazie alla mia malattia. «Senza il dolore,
non ci sarebbe coscienza» ha scritto Fëdor Michajlovič Dostoevskij.
Il
transumanesimo si rivelerà per quello che è: l’ennesimo abbaglio dell’umanità.
La
fede nella scienza, questa stupida credenza contemporanea, non ci porterà a
comprendere assolutamente nulla di essenziale. Come pensavano Antoine de Saint-Exupéry
e Robert Musil, l’essenziale è invisibile agli occhi e tutte le nostre
conoscenze empiriche non ci riveleranno nulla del mistero dell’esistenza.
Nascondersi
nel virtuale sarà l’ennesimo gesto di codardia di una civiltà in declino
governata da psicopatici globalisti.
«Colui che vuole essere più di quello che è
riuscirà solo a essere meno».
(Avv.
Alfredo Tocchi).
Il
filosofo Aleksandr Dugin:
«Putin
sta combattendo
i promotori del Grande Reset».
Lapekoranera.it-Francesco
Borgonovo -(la Verità)-( 21 Marzo 2022 )-
ci dice:
Il
filosofo noto come «ideologo di Putin»: «Il presidente russo sta combattendo
i promotori del Grande Reset. Questa è una lotta della tradizione contro il
liberalismo Dem Usa. Oggi l’Occidente moderno è il mondo dell’Anticristo».
«L’Occidente
globale ha puntato sull’Ucraina come Anti-Russia e ha dato strumentalmente il
via libera al nazismo ucraino e alla russofobia estrema a questo scopo.
Ogni
mezzo era buono per combattere la civiltà ortodossa e il mondo multipolare.
Putin, tuttavia, non ha preso questa piega ed è entrato nella battaglia, ma non
con l’Ucraina, bensì con il globalismo, con l’oligarchia mondiale, con il Great
Override, con il liberalismo(Dem Usa) e la fine della storia».
Il pensiero di Aleksandr Dugin, filosofo e
politologo russo ormai famoso nel mondo, non potrebbe essere più chiaro.
Giorno dopo giorno, Dugin continua ad
analizzare gli eventi ucraini da un punto di vista che sorvola la geopolitica e
si avventura in territori metafisici che ai suoi lettori non risultano
sconosciuti, anzi (i suoi scritti si possono leggere, ad esempio, su
Ideazione.com). Ai suoi occhi – e a quelli di molti osservatori russi, a dire
il vero – la guerra che si consuma e ci consuma in queste settimane è qualcosa
di molto, molto più imponente di un conflitto per l’energia o per la sicurezza
nazionale. Qui si tratta, scrive Dugin, di uno scontro fra la Russia e
«l’Ordine mondiale liberal Dem Usa».
Il
filosofo viene spesso definito «vicino al Cremlino» o «ispiratore di Putin», ma
è sbagliato ridurlo a un consigliori qualunque. La sua traiettoria è sempre la
stessa da anni, e lungo il percorso Aleksandr non ha trascurato critiche e
punzecchiature a Putin.
Basta
leggere i suoi libri, pubblicati in Italia da Aga edizioni di Maurizio Murelli,
a partire dall’ultimo uscito, I templari del proletariato, in un realtà un testo risalente a
diversi anni fa ma comunque molto suggestivo, perché già emerge chiarissimo il
principale interesse di Dugin: la lotta contro il liberalismo Dem Usa. Una lotta che va oltre gli interessi
dei singoli leader politici.
«L’operazione
militare speciale è diretta non solo contro il nazismo (la denazificazione –
assieme alla smilitarizzazione – è il suo obiettivo principale), ma ancor più contro il liberalismo-Dem
Usa e il globalismo», sostiene.
«Dopo
tutto, sono stati i “liberal Dem Usa occidentali “a rendere possibile il
nazismo ucraino, a sostenerlo, ad armarlo e a metterlo contro la Russia – come
nuovo polo di un mondo multipolare».
Qualcuno,
nei giorni scorsi, si è molto scandalizzato quando Dugin ha ripetuto con garbo
le sue teorie nel corso di alcune trasmissioni televisive italiane. Certe anime candide, tuttavia,
dovrebbero ricordare che in nome dello «scontro di civiltà» l’Occidente ha combattuto numerose
guerre nel passato anche recente, e in fondo la prospettiva duginiana non è poi
troppo distante da quella di Samuel Huntington (un altro che contestava l’idea di
«fine della Storia»), solo un poco più avanzata.
«Perché
la storia finisca (la tesi globalista, l’obiettivo del “Grande Riavvio”), l’asse della Storia deve essere
rotto, distrutto», spiega Dugin.
«La
Russia come polo, come attore sovrano, come civiltà semplicemente non deve
esistere e il piano diabolico dei globalisti era quello di minare la Russia
nella zona più dolorosa, di mettere gli stessi slavi orientali (cioè, di fatto,
gli stessi russi) contro di essa, e persino gli ortodossi.
Per
fare questo, gli ucraini dovevano essere collocati all’interno della matrice
globalista, per ottenere il controllo sulla coscienza della società con l’aiuto
della propaganda informativa, delle reti sociali e di una gigantesca operazione
di controllo della psiche e della coscienza, di cui milioni di ucraini sono
stati vittime negli ultimi decenni.
Gli
ucraini sono stati convinti di essere parte del mondo occidentale (globale) e
che i russi non sono fratelli, ma acerrimi nemici. E il nazismo ucraino in tale
strategia coesisteva perfettamente con il liberalismo Dem Usa , che serviva
strumentalmente». Ed è proprio su questo terreno – la contrarietà o la
condivisione dell’ordine liberale – che anche qui da noi si formano tante
posizioni differenti sul conflitto ucraino.
Qui in
Italia molti, anche nel campo «conservatore» (mi passi il termine) si dividono.
Molti sono
affascinati dalla lotta ucraina, che interpretano come una lotta patriottica.
Lei che ne pensa?
«Non
penso assolutamente nulla. Ho altre cose a cui pensare… Credo che stia agli
italiani stessi scegliere da che parte stare in questo conflitto. Schierarsi con il pagliaccio
globalista Zelensky, con i suoi estremisti nazisti o schierarsi con il
presidente russo che lotta per un mondo multipolare. Questo è ciò che ciascuno
deve decidere per conto suo».
Sembra
appunto di capire che secondo lei quello attualmente in atto sia anche (o
soprattutto) uno scontro di civiltà. Il liberalismo Dem Usa contro la
tradizione.
«Sì,
proprio così. Liberalismo contro tradizione. E non si può, del resto, sostenere
che la Russia moderna di Putin sia il rappresentante di una tradizione. No,
ahimè, non lo è. Ma il rifiuto delle pressioni dell’Occidente liberal Dem Usa
globalista potrebbe creare i presupposti per la restaurazione della tradizione.
La vittoria
dell’Occidente liberale Dem Usa globalista ci priverebbe anche di questa
possibilità».
È
molto interessante la sua analisi, pubblicata di recente, sulle corporation
della Silicon Valley. Si sono schierate tutte contro la Russia, «in difesa
della libertà e della democrazia»…
«Sì.
La Silicon Valley è il simbolo del dominio della tecnologia di cui parlavano
Spengler e Heidegger. I tecnocrati sono contro la Russia perché la Russia
incarna la cultura – o almeno i resti della cultura – e l’Occidente globalista
incarna la civilizzazione».
In
realtà tutta l’industria mediatico-culturale occidentale si è schierata contro
la Russia, da Hollywood agli intellettuali impegnati come Bernard-Henri Levy.
Non pensa che questo sia dannoso per la Russia?
«No.
Anzi, questa è una cosa che trovo salvifica. I media occidentali, Hollywood e
Bernard-Henri Levy sono l’epitome del male puro e assoluto, della menzogna e
della perversione. Se tutto il male del mondo è contro la Russia, allora la Russia è dalla parte di Dio
e della verità. E più decisamente rompiamo con l’Occidente, meglio è. L’Occidente moderno è semplicemente
il mondo dell’Anticristo».
Secondo
lei non c’è il rischio che questo conflitto causi una ferita insanabile, una
divisione definitiva tra la Russia e le altre nazioni europee?
«No,
non credo. Siamo entrati in un’era di catastrofe globale. Gli eventi si svolgeranno così
rapidamente e le cose cambieranno così rapidamente che l’attuale operazione
speciale militare in Ucraina sarà rapidamente dimenticata.
Nel
frattempo, la Russia porrà le basi per diventare un polo pieno e sovrano di un
mondo multipolare. Noi ci troveremo presto in un mondo nuovo, in cui Europa e
Russia saranno poste in una situazione radicalmente diversa».
Come
immagina il futuro dei rapporti tra Russia e Cina? Che cosa auspica a questo
riguardo?
«Questa
è la cosa più importante in questa situazione, a breve termine almeno. È la Cina che è oggi il principale
partner della Russia in un mondo multipolare. Così come la Russia è il
principale partner della Cina. Se preserviamo e rafforziamo questa alleanza, sarà una
vittoria. La
Cina è una cultura tradizionale sotto le spoglie di una civilizzazione
tecnica».
Il 25
marzo il Papa consacrerà Russia e Ucraina al cuore immacolato di Maria. C’è chi pensa che sia un gesto
legato alla profezia di Fatima, addirittura un tentativo di evitare la fine del
mondo. Lei come la vede?
«Non
posso giudicare tali trame legate al misticismo cattolico. La Russia è
l’eredità della Beata Vergine Maria, era e sarà. Perché venga consacrata
ulteriormente da un Papa che appartiene a un altro ramo del cristianesimo non
lo comprendo…».
Lei ha
scritto di recente di un «Grande Risveglio» in opposizione al «Grande Reset».
Di che si tratta?
«Ho
scritto un intero libro su questo. Il Grande Reset è un piano dei globalisti per
riconquistare il terreno perso negli ultimi decenni. Vogliono affrontare il
populismo, la crescente sovranità di Russia e Cina, e ottenere il completo
controllo dell’ideologia liberale sull’umanità.
Il
Grande Risveglio è qualcosa di esattamente opposto. È la realizzazione dell’umanità.
Le
élite globali di Biden, Klaus Schwab, Bill Gates, Bernard- Henri Levy oggi rappresentano una setta
totalitaria, un regime dittatoriale che cerca di stabilire un controllo totale
non solo sui corpi delle persone, ma sulle loro menti, le loro immaginazioni, i
loro sogni. Ci sono solo due partiti nel mondo oggi: il Partito del Grande
Reset e il Partito del Grande Risveglio».
In
Italia è da poco uscito I templari del proletariato. Per quanto lei stesso sembri
considerare superate alcune posizioni, rimane forte il tema centrale
dell’opposizione frontale al liberalismo Dem Usa. Lei ha appena parlato
dell’esistenza di due soli schieramenti. Ma come dovrebbe comportarsi, vivendo
in una democrazia liberale, chi non concorda con le idee del «Grande Reset»?
«Chiunque
può dire sì o no a qualsiasi ideologia – inclusa la più totalitaria e brutale. Dite no al liberalismo e vedete se
potete andare avanti con la vostra vita. Se potete, allora schieratevi con il
Grande Risveglio – che siate di destra o di sinistra, cioè che siate a favore
del proletariato o a favore dei Templari (sostenitori del sacro Medioevo) – e
portate avanti la vostra lotta».
( Francesco Borgonovo – La Verità).
L’incidenza
del cancro,
innescata
dal “vaccino” Covid 19.
Lapekoranera .it- Redazione-(22 Marzo 2022)- ci dice :
Diversi
mesi fa, abbiamo espresso almeno “riserve teoriche” sulla vaccinazione di
pazienti oncologici o ex pazienti che erano stati curati, a causa del meccanismo alla base
dell’iniezione del gene sull’immunità.
Diversi
genetisti avevano anche espresso le loro preoccupazioni sulla possibile
interferenza tra cellule tumorali attive o dormienti e l’attività della terapia genica sui
linfociti in particolare.
Sono
passati i mesi e la follia vaccinale si è amplificata, portando al rifiuto dei
pazienti senza passaporto negli ospedali (che, come è noto, sono destinati ad
accogliere solo persone sane) e alla richiesta di vaccinare i pazienti prima di ricevere
qualsiasi cura , compresi i malati di cancro.
Siamo
in un mondo impazzito eppure queste
storie si moltiplicano, come quella di questo giovane di 22 anni che ha avuto
una tosse cronica che ha portato a una radiografia scoprendo una massa
mediastinica. I due grandi ospedali parigini che lo hanno accolto si sono rifiutati
di iniziare la cura (senza che fosse spiegato in dettaglio) se il paziente avesse rifiutato
l’iniezione sperimentale, dagli effetti assolutamente sconosciuti sullo
sviluppo dei tumori.
La
giustificazione dei medici? Nessuno: “così è”, e noi l’abbiamo accettato!
Silenzio
sui colleghi sospesi per mancanza di obbedienza e ancor più sui motivi
oggettivi che li hanno portati a preferire perdere il lavoro, la retribuzione,
la casa, le famiglie intolleranti anche a queste decisioni, piuttosto che sottomettersi all’ukase
presidenziale per accettare sperimentazioni droghe…
Sarebbero
più di trecentomila caregiver (una cifra probabilmente molto sottovalutata visto il numero
di ospedali e cliniche attualmente costretti a chiudere letti e rimandare gli
interventi per mancanza di personale) fossero pazzi, complottisti o
deliranti al punto da mettersi in grande pericolo personale, sociale,
familiare, professionale e psicologico?
I
medici che affermano che la vaccinazione è sicura si sono presi il tempo di
guardare le statistiche degli effetti riportati e accettati dalle agenzie
ufficiali? Anche
FDA, EMA, MHRA sono “cospiratori” quando rilasciano statistiche come nel caso
di VAERS, che è entità del CDC:
VAERS
dal 26 settembre 2021.
Più di
726.000 eventi avversi correlati al vaccino Covid segnalati al VAERS mentre CDC
e FDA ribaltano le raccomandazioni del comitato consultivo sul terzo vaccino di
Pfizer.
I dati
VAERS rilasciati dal CDC includevano un totale di 726.965 segnalazioni di eventi
avversi di tutti i gruppi di età a seguito dei vaccini Covid, inclusi 15.386
decessi e 99.410 complicazioni gravi tra il 14 dicembre 2020 e il 17 settembre 2021.»
O
anche l’ANSM, la nostra agenzia francese , che mostra più di 1200 morti accettate
come almeno possibilmente legate a queste iniezioni sperimentali.
Tutti
gli studi terapeutici per cinquant’anni sono stati interrotti dopo alcuni
decessi per indagine (53 decessi hanno interrotto il vaccino H1N1). Qui migliaia di morti nel mondo e bambini
vengono aggrediti spudoratamente. Come possiamo continuare a credere che questa
sia una politica sanitaria?
Perché
questa negazione delle sette più solide da parte di medici teoricamente
istruiti, capaci di ottenere informazioni direttamente da fonti attendibili e
dotati di cervello?
Paura
del boss, del regista, che tra qualche mese sarà inevitabilmente messo in
discussione, visto che molti Paesi stanno facendo marcia indietro e anche la
Germania vuole uscire dal terrorismo vaccinale, magari in occasione dell’addio
della Merkel .
“Le
principali organizzazioni di medici a contratto in Germania chiedono la fine
immediata delle misure “anti-corona” e la fine della “retorica dell’orrore
e della politica del panico” .
Ovviamente, i medici ospedalieri francesi a
Parigi e altrove non leggono i giornali tedeschi e sono terrorizzati dalle minacce della
loro associazione professionale, del loro ministro, diventano kapos e
terrorizzano i loro pazienti.
Sempre
più testimonianze stanno arrivando .
Qualunque
siano le loro ragioni inaccettabili, le testimonianze si stanno moltiplicando.
Una
giovane ragazza accompagna l’amica al funerale della madre… una tale madre,
madre di una compagna di liceo, 34 anni, in remissione da un cancro al seno da
due anni, a
cui viene iniettato il vaccino e crolla pochi giorni dopo in coma e muore dopo
tre giorni di ricovero… Spiegazione politicamente corretta: il cancro è esploso e l’ha portata
via. Chiudi il capitolo e la bara.
Un
patologo certificato di laboratorio diagnostico segnala un aumento di 20 volte
del cancro nei pazienti vaccinati.
Cosa
avrebbe detto Maigret? [Investigatore storico della polizia].
Ma
troppe coincidenze sconvolgono gli investigatori della polizia davanti a un
cadavere. Solo
i medici non avrebbero il diritto di pensare alle coincidenze del tempo, per
esempio: “temporalità” è la loro parola d’ordine…
Come
lo slogan fuorviante, “i numeri sono sempre giusti” . Sì , se sono vere e osservate
nel mondo reale .
Ma
quanta fiducia possiamo avere nelle simulazioni truccate che il governo e i
media ci alimentano senza mai specificare che sono solo previsioni o stime?
Ma si può fare quello che si vuole con le
figure, quando le si sceglie, o le si crea per giustificare l’ipotesi scelta, e
i risultati sono totalmente sfumati.
In
ogni caso, per quanto riguarda “cancro e iniezione di geni”, la vaghezza
purtroppo si dissipa di fronte alla moltitudine di storie terribili.
Dalla
collega che vede spuntare sotto le ascelle molteplici “palline” che i controlli
in ospedale non spiegano… Ovviamente nessun legame possibile con il vax. Eppure i gangli che compaiono
qualche tempo dopo l’iniezione sono un’osservazione frequente dopo queste vax.
Quindi
chiaramente sembrano esserci tre situazioni:
La
comparsa di un tumore rapidamente dopo l’iniezione (da due settimane a pochi
mesi) e molto progressiva, in una persona che era precedentemente esente da
patologie carcinologiche note.
La
ripresa del cancro in un paziente che è in remissione completa da diversi mesi
o anni.
La
rapida, persino esplosiva, evoluzione di un cancro che non è ancora controllato.
Al di
là delle testimonianze che stanno affluendo da parenti e amici e sui social, un
quotidiano svizzero ha finalmente affrontato l’argomento in modo più ampio.
Ecco
alcuni estratti dal loro articolo[e dai loro riferimenti:
“I
vaccini contro il covid possono causare il cancro?
In
alcuni casi, la risposta sembra essere sì. Certamente, non ci sono prove che i
vaccini covid stessi siano cancerogeni. Tuttavia, è stato dimostrato che fino
al 50% dei vaccinati, i vaccini covid possono indurre un’immunosoppressione
temporanea o una dis-regolazione immunitaria (linfocitopenia) che può durare
circa una settimana o forse più.
Inoltre,
è stato dimostrato che i vaccini covid mRNA “riprogrammano” (cioè influenzano)
le risposte immunitarie adattative e innate e, in particolare, sotto-regolano la
cosiddetta via TLR4 , che è nota per svolgere un ruolo importante nella
risposta immunitaria alle infezioni e cellule cancerose”.
Pertanto
gli autori concludono che è del tutto possibile che questi cambiamenti
immunitari possano avere conseguenze indesiderate sulle condizioni del
destinatario dell’iniezione genica.
Una questione di buon senso davvero!
“Quindi,
se c’è già un tumore da qualche parte – noto o sconosciuto – o se c’è una
predisposizione a un certo tipo di cancro, un tale stato di soppressione
immunitaria indotta dal vaccino o dis-regolazione immunitaria potrebbe
potenzialmente innescare un’improvvisa crescita del tumore e il cancro in poche
settimane di vaccinazione. Va notato che la linfocitopenia è stata osservata
frequentemente anche nei casi di covid grave.
È
stata anche osservata la riattivazione post-vaccinazione di infezioni virali
latenti, inclusi il virus dell’herpes zoster, l’EBV (Epstein-Barr) e il virus
dell’epatite. “Anche l’immunosoppressione temporanea indotta dal vaccino è un fattore
che può contribuire al picco post-vaccinazione delle infezioni da coronavirus
osservato in molti paesi”.
Frequenza
dell’evento avverso correlato al vaccino nel cancro.
Ci
sono già alcune migliaia di osservazioni nelle segnalazioni ufficiali di eventi
avversi e nei gruppi di pazienti online. Ci sono certamente vere coincidenze o
ritardi diagnostici dovuti a diagnosi ritardate legate al contenimento. Ma non bisogna ignorare gli enormi
problemi che queste persone reali hanno colpito nella loro vita quotidiana e
ancor di più la responsabilità che i medici oncologici si assumono imponendo l’iniezione prima di qualsiasi
trattamento o prosecuzione del protocollo. Il loro argomento principale:
“l’abbiamo fatto bene, senza discussione” non sembra degno di una professione
un tempo ponderata.
Nell’agosto
2021, il dottor Ryan Cole, patologo americano da molti anni, ha descritto un aumento
significativo di alcuni tipi di cancro (es. cancro dell’endometrio, cancro
dell’utero) dall’inizio della campagna di vaccinazione di massa covid. Più recentemente, i patologi tedeschi
hanno anche notato il problema della dis-regolazione immunitaria
post-vaccinazione e dell’improvvisa crescita del tumore in alcuni pazienti.
Sulle
reti francesi diverse testimonianze coincidono con la ricomparsa di emorragie
vaginali in donne di età superiore agli 85 anni che portano alla diagnosi di
cancro dell’endometrio e morte rapida… La proteina spike prodotta dall’organismo dopo
l’iniezione è particolarmente attratta dai genitali, e questa sarebbe una nuova
dimostrazione di questo.
Quindi,
finché non ne sapremo di più, stiamo attenti, sia medici che assistenti, e non
facciamo l’apprendista stregone!
Occorre
cautela con tutti i trattamenti sperimentali e ancor di più quando sono il risultato
di una tecnica mai utilizzata prima nella patologia infettiva. Primo, non fare
del male deve guidare le decisioni di ogni medico fedele al suo giuramento di
Ippocrate.
(Dott.ssa
Nicole Delépine : Pediatra, oncologa, ex capo del dipartimento di oncologia
pediatrica dell’ospedale R Poincaré Garches APHP France-Sito web docteurnicoledelepine.fr
e ametist.org per la difesa dei bambini malati di cancro.)
Pool
di avvocati scrive a Mattarella:
siamo entrati in guerra per Decreto Legge,
violando
l’Art.87 della Costituzione.
Lapekoranera.it
- Redazione- (21 Marzo 2022 )- ci dice:
L’Europa
dei nostri nonni non ha armato nel secolo scorso il nazista e non avrebbe armato
in questo i neonazisti.
Ho
collaborato – insieme a molti altri avvocati – alla stesura del documento di
Mauro della Porta Raffo che viene pubblicato oggi col titolo Siamo in guerra?
(ecco il DOCUMENTO scaricabile in PDF, scritto
al pool di avvocati, indirizzato al Presidente della Repubblica).
“La
risposta alla domanda, data dopo un attento esame del Decreto Legge 28 febbraio
2022 n. 16 e di tutte le norme citate in tale decreto, è che l’Italia è in
guerra contro la Federazione Russa e che la guerra è stata dichiarata in
violazione dell’Art. 87 della Costituzione”.
Un
autorevole giurista di Stato, interpellato informalmente, ci ha esortato a badare alla
sostanza e non alla forma: la risposta dell’Italia e dei suoi alleati Occidentali
all’invasione di una Nazione membra dell’ONU è stata immediata, ferma e unanime
e questo è un bene.
Io non
sono d’accordo. Ma se anche fossi d’accordo, troverei inaccettabile la violazione della
Costituzione.
In
questo Paese, i cittadini hanno diritti umani e costituzionali che vengono
compressi a piacimento del Governo da due anni. Prima coi famigerati Dpcm, poi
con decreti legislativi, norme di rango inferiore.
Oggi,
questi cittadini – trattati come i sudditi di una monarchia assoluta – si ritrovano a pagare di tasca
propria l’incremento di un terzo – deciso alla chetichella, more solito – del
budget per spese militari (38 miliardi di Euro per il 2022, vedi articolo
de Il Sole24Ore). Si ritrovano a pagare di tasca
propria l’incremento del costo del gas e della benzina, mentre un Ministro
dichiara in televisione che «è una truffa» senza alcun concreto intervento per
punire i colpevoli (invocare l’intervento della Magistratura è inutile: è
scomparsa da due anni!).
Si
ritrovano a perdere i turisti e la clientela della Federazione Russa
(importante acquirente del made in Italy) per seguire in maniera pateticamente
servile la linea politica di una Presidenza degli Stati Uniti e di un’Unione
Europea che imbarazza per la sua ipocrisia:
8 anni di guerra nel Donbass condotta da
milizie filo naziste già sospettate di crimini di guerra e nessuna sanzione
contro un Governo che ha al proprio interno noti esponenti neonazisti.
Il Presidente del Parlamento ucraino è Andrij
Parubij. Nel
1991, a Kiev fondò il Partito Social-Nazionale d’Ucraina, di stampo neonazista,
insieme a Oleh Tjahnybok, che in seguito assumerà il nome di Unione Pan-Ucraina
“Libertà” (Svoboda). Dal 1998 al 2004 fu anche a capo dei Patrioti d’Ucraina,
organizzazione paramilitare armata. Nell’inverno 2013-2014 fu un importante
leader delle proteste di Euromaidan che portarono alla deposizione di Viktor
Janukovyč, svolgendo il ruolo di comandante delle “forze di autodifesa del
Maidan”.
Nel
settembre 2018 fu oggetto di polemiche per una sua affermazione durante una
trasmissione televisiva: Parubij affermò infatti in quell’occasione che Adolf Hitler
sarebbe stato la più grande persona a praticare la democrazia diretta…
Per
avere scritto sul mio profilo queste cose incontrovertibili, la giustizia
sommaria di Facebook, amministrata dall’intelligenza artificiale, mi ha
oscurato la pagina.
Non mi
sono mai schierato dalla parte di Vladimir Putin, ho semplicemente scritto la
verità: l’Italia
e la Russia hanno sempre avuto relazioni privilegiate, grazie a legami storici
e culturali saldissimi. Con l’entrata in guerra a fianco dell’Ucraina – per la
seconda volta dopo la scellerata campagna di Russia di Mussolini – l’Italia tradisce questi legami: ci
sarà modo di rimediare?
La
verità oggi non si può scrivere.
Si può
fare propaganda, si può diffondere la storiella per un’umanità bambina: Nato
buona Russi cattivi, ma non si può dire che l’Europa dei nostri nonni non ha
armato nel secolo scorso il nazista e non avrebbe armato in questo i neonazisti.
Il mio bisnonno, antifascista, si starà
rivoltando nella tomba davanti allo spettacolo disgustoso di un Occidente che
non è più capace di contrastare coi propri valori democratici la deriva
imperialista e militarista della NATO.
È una fortuna che lui, liberale, non possa
assistere alla sistematica violazione dei diritti umani e costituzionali in
atto nel nostro Paese, sempre più prono ai poteri sovranazionali.
Soprattutto,
è una fortuna che lui, Professore Universitario, non abbia assistito
all’idiozia dilagante di chi cancelli corsi universitari su Fedor Dostoevskij,
domandi abiure a Valerij Gergiev e innalzi a oracoli persone come il giurista
di Stato.
Siamo
entrati in guerra per Decreto Legge. Una cosa imbarazzante, degna del Paese di
Pulcinella.
Mi
vergogno di essere governato dal Dottor Mario Draghi.”
(Avv.
Alfredo Tocchi, LL.M.).
È
iniziato il Collasso dell’Economia…
Conoscenzealconfine.it-(
26 Marzo 2022)- Francesco Polimeni: ci dice :
Una
nazione sta portando alla chiusura le sue aziende perché i costi dell’energia
sono insostenibili.
Non
può più permettersi di affittare edifici all’estero, la carenza di carburante
porta a blackout che in parte durano per ore, le università esauriscono la
carta e non possono nemmeno permettersi di pagare l’elettricità e i prezzi di
tutto continuano ad aumentare.
Il
crollo è avvenuto in due settimane ed è iniziato con un forte aumento del
prezzo del carburante del 40%. La forte crescita ha ridotto i margini di tutte
le imprese locali che semplicemente non sono in grado di lavorare in rosso dopo
due anni di pandemia di coronavirus.
No,
non sto scrivendo dell’ Italia ma dello Sri Lanka. Se avete pensato all’Italia
è perché la nostra situazione è molto simile.
(Francesco
Polimeni -- t.me/lealidelbrujo).
La
Russia, documenti alla mano,
accusa
Soros e Hunter Biden di
finanziare
i bio-lab USA in Ucraina.
Visionetv.it-Giulia
Burgazzi- (25 Marzo 2022 )- ci dice :
Ha
contribuito a finanziare i bio-lab USA in Ucraina anche Hunter Biden, il figlio
del presidente USA. E con lui il finanziere George Soros: questo affermano da
ieri i russi.
E
sempre secondo i russi, i bio-lab
studiavano la diffusione di malattie tramite le migrazioni degli uccelli
e raccoglievano DNA slavo per lo studio di patogeni su base razziale.
Ieri,
24 marzo, il generale Igor Kirillov ha reso pubblici documenti sui biolab USA in Ucraina di cui si sono impossessati i
soldati russi.
Le
fonti principali sono media russi che i Governi occidentali ritengono fonti di
disinformazione e propaganda e di cui vietano perciò la diffusione. Bisogna dunque attingere in modo
indiretto: ad esempio attraverso lo statunitense Daily Beast. Per questa strada si
apprende che, secondo i russi, i finanziatori dei biolab sarebbero il dipartimento militare USA,
l’agenzia USA per lo sviluppo internazionale, la Fondazione George Soros e il
CDC, il centro USA per il controllo delle malattie infettive.
Supervisione scientifica a cura del Laboratorio Nazionale di Los
Alamos,
quello in cui nacque la bomba atomica.
Ancora
secondo i russi, il “programma biologico militare” degli USA in Ucraina
attingeva denaro dalla società di investimento Rosemont Seneca.
Hunter Biden, figlio del presidente Joe,
contribuì a fondarla nel 2009.
Proprio la Rosemont Seneca è chiamata in causa da altre
fonti a proposito di non pulitissimi affari dei Biden in Ucraina.
Le
attività condotte dai biolab Usa in Ucraina sarebbero di vastità
impressionante, affermano ancora i russi. Ma quali erano queste attività?
Ufficialmente,
gli Stati Uniti hanno preso sotto la loro ala protettrice i laboratori ex
sovietici per la guerra biologica. In base ad un trattato del 2005, ne hanno modificato
ed assecondato l’attività a fini del tutto pacifici.
Cose
tipo essere in grado di individuare al più presto gli agenti patogeni
pericolosi ed impedirne la diffusione.
I
russi ritengono invece che vi si svolgessero attività pericolose in qualche
modo ascrivibili a piani di guerra biologica. Finora non hanno prodotto documenti
in grado di provare questa loro convinzione: o, se l’hanno fatto, i documenti non
sono giunti in Occidente.
Esistono
però dei fatti comprovati. Questi fatti indicano che ha ragione la Cina quando dice che,
se gli USA vogliono liberarsi dai sospetti, devono permettere ispezioni nei
loro biolab attivi in Ucraina e non solo. La Cina lo ha ribadito ufficialmente
ancora ieri.
Il
primo fatto comprovato è che, a guerra scoppiata, nientepopodimeno che l’Organizzazione Mondiale della
Sanità ha
fatto sapere di aver dato all’Ucraina un consiglio non richiesto. Ovvero, distruggere gli agenti
patogeni custoditi nei suoi biolab per impedirne la diffusione.
Non
risulta che l’Ucraina abbia seguito il consiglio.
Non
sono noti gli elementi in base ai quali l’OMS si è sentita in dovere di
dispensarlo.
Tuttavia, se l’OMS si è esposta in questo modo,(su suggerimento di Klaus Schwab, il
nuovo Hitler globalista! Ndr. )è lecito ritenere che avesse dei sospetti peggiori di quelli
relativi alla conservazione e allo studio di un qualsiasi virus del
raffreddore.
Sempre
a guerra scoppiata – ed è il secondo elemento – Victoria “Fuck the EU” Nuland,
sottosegretario di Stato USA, ha espresso il timore che i biolab USA in Ucraina cadessero
sotto il controllo dei russi. Anche questo timore contrasta con il semplice studio di un
innocuo virus del raffreddore…
E poi
c’è un altro fatto comprovato, il terzo. In base a dichiarazioni ufficiali, i
biolab USA in Ucraina potrebbero conservare ceppi di virus o batteri messi a
punto dall’Unione Sovietica nell’ambito del suo programma per le armi
biologiche. Oh!, potrebbero soltanto conservare. Mai nessuno ha affermato che
li conservino.
Però,
nell’ambito di “scopi puramente pacifici”, suona come
ingiustificato anche solo un dubbio ufficiale di questo genere.
(GIULIA
BURGAZZI).
La
Svezia svela
le conseguenze per
i
bambini che cambiano sesso. E fa mea culpa.
Visionetv.it-
Martina Giuntoli - (25 Marzo 2022)- ci dice :
Per
anni il mondo ultra-“liberal Dem Usa internazionale”, e la pioniera Svezia
svettante tra i primi posti, si è
orientato verso la feroce condanna di quello che è il concetto di sesso
biologico, nella prospettiva utopica e a tratti persino grottesca che non
riconoscere i sessi che la natura mette a disposizione ci renda davvero liberi
e liberi di non discriminare.
Brillanti
trasmissioni TV in onda anche su canali nostrani hanno mostrato come fosse bello, rassicurante
e facile per bambini e genitori potersi affidare alle cure dei cosiddetti “professionisti del cambiamento di
sesso”, normalizzando
una tendenza che solo nell’ultima decade ha prodotto migliaia di transizioni. Ma davvero tutto questo ha regalato
pace e benessere ai pazienti e alle loro famiglie?
A
giudicare dal mea culpa di un importante ospedale universitario svedese, per
l’esattezza il Karolinska di Stoccolma, le cose non stanno esattamente così. Nella fretta di portare a compimento le transizioni,
spesso, i genitori ed i piccoli pazienti pare non abbiano ricevuto le
necessarie e dovute spiegazioni da parte del personale medico, una fra tutte,
che le cure cui venivano sottoposti i
bambini fossero potenzialmente dannose.
Si
parla infatti di individui in età precoce, preferibilmente prima
della pubertà “per una miglior riuscita dei trattamenti”.
Tuttavia,
non è dato sapere con certezza se mettere in stand by lo sviluppo sessuale di
un individuo possa avere conseguenze che la scienza ancora oggi non è in grado
di valutare.
E’ il caso
di molti che hanno ad esempio fatto la transizione ormonale da sesso femminile
a sesso maschile: l’abbattimento artificiale e verticale degli estrogeni ha provocato
danni allo scheletro, osteoporosi precoce e ridotta densità ossea.
E’
bene ricordare a tal proposito che, seppur non si possa parlare di farmaci
sperimentali, è pur sempre vero che le molecole utilizzate per i trattamenti
sono utilizzate” off label”, ovvero nascono e si testano per curare una
cosa, ma poi i medici li prescrivono e li somministrano
per trattarne un’altra.
(Klaus
Schwab -globalista -ha necessità di aumentare il numero delle piccole vittime
da immortalare sul suo altare
santificante del suo transumanesimo !Ndr.).
Il
risultato? Come mostra la storia di Leo,
uno dei piccoli trattati al Karolinska, bambini doloranti nel corpo e
nell’anima.
Anche il fatto che molte terapie siano spesso
irreversibili non è esattamente una cosa secondaria.
Nasci
bambino, poi ti senti bambina per un periodo, o cosi almeno credi, poi di nuovo bambino, ma ormai hai un corpo
femminile. Ecco
la descrizione di un’ altra tragedia, il processo di de-transition, dai
risvolti per lo più sconosciuti, ma potenzialmente più letali del non trattamento.
E
ancora, a che titolo e soprattutto su quali basi e su quali dati siamo proprio
così certi che un bambino di 8 anni possa avere la consapevolezza e la maturità
di comprendere cosa fare del proprio corpo e della propria identità?
Probabilmente
in virtù di questa considerazione, oggi,
persino i paesi più liberal Dem Usa(ossia comunisti di fatto. Ndr .) come sono
ora gli Stati Uniti e l’Europa del Nord, stanno attraversando un periodo di
profondo ripensamento.
I casi come quelli di Leo sono sempre più
numerosi e raccontano di una “scienza” che si è affrettata più ad etichettare e
a siringare (come accade troppo spesso ultimamente), rispetto ad una scienza che ha voluto e saputo ascoltare
pazienti e famiglie.
Con il
tempo ci si è resi conto che indagare e comprendere il malessere del bambino e
della famiglia è forse l’aspetto più
importante, e che questo non
necessariamente si collega soltanto ad un problema di identità sessuale. Molti bambini infatti, trattati per disforia,
si
sono poi scoperti
depressi oppure
semplicemente neuro-diversi ed avrebbero dovuto affrontare percorsi riabilitativi o di
sostegno completamente diversi.
Possiamo
sperare quindi che anche il mondo “ultra liberal Dem Usa” che diceva di non volere né di voler dare
etichette si accodi a questa de-transition?
Perché se qualcuno ha davvero concepito
etichette, queste sono venute sempre e solo da lì.
(MARTINA
GIUNTOLI).
Crolla
Black Rock: la globalizzazione
è davvero
finita.
Visionetv.it
- Arnaldo Vitangeli -(25 Marzo 2022 )-
ci dice :
«La
globalizzazione così come la conosciamo è finita». Lo abbiamo scritto
molte volte, sin dall’inizio della guerra in Ucraina che con il conflitto il
mondo entrava in una nuova era, soprattutto dal punto di vista dell’economia, ma ora ad ammetterlo esplicitamente è
nientemeno che Larry Fink, presidente di Black Rock, il maggiore fondo di investimento del mondo. Per avere un’idea delle dimensioni
di questa entità basti dire che il fondo gestisce un patrimonio di 10 mila
miliardi di dollari, una cifra al cui confronto il tanto decantato recovery
fund è un’inezia.
Nella
consueta lettera annuale agli azionisti Fink sostiene che «il disaccoppiamento dall’economia
globale spingerà le aziende e i Governi di tutto il mondo a rivalutare le loro
dipendenze e a rianalizzare le loro impronte di produzione e assemblaggio» .
Tradotto
significa che i Paesi occidentali globalisti (tutto il mondo o “comunità internazionale” per i
signori della finanza significa gli Usa e i loro alleati), saranno costretti dalla nuova realtà geopolitica
creatasi con l’attacco della Russia ai piani Nato e il sostanziale appoggio
della Cina a Putin, a cancellare il processo di globalizzazione economica
che viene
portato avanti da 30 anni da Klaus Schwab.
Non
potendo più controllare politicamente i Paesi su cui si è fondato il processo
di globalizzazione (Cina e Russia, che nella prima fase dell’epoca unipolare si
erano uniformate ai voleri di Washington) i signori di Davos (gli uomini di
Klaus Schwab )si vedono obbligati a “smontare” la globalizzazione che hanno tenacemente
costruito.
Il
processo ovviamente non è indolore, e ammesso che sia possibile raggiungere
l’indipendenza dal gas russo e dai prodotti della manifattura cinese,
l’Occidente, soprattutto l’Europa, andranno incontro a una fase di scarsità
come non si è mai vista.
Ma c’è
un altro corollario a questo teorema: ed è la morte prematura della
transizione ecologica che avrebbe dovuto, nei desideri dei grandi fondi,
generare una gigantesca “distruzione creatrice” che avrebbe messo fuori
combattimento le piccole e medie aziende (impossibilitate a convertire la
produzione in base ai nuovi parametri “green”) concentrato ulteriormente la
produzione nelle grandi multinazionali e creato giganteschi guadagni
speculativi in borsa.
(E’ la prima volta nella storia economia
recente che i delinquenti finanziari globalisti
vengono trovati a rubare con le mani in pasta. Ndr).
A
causa dello shock energetico dovuto alla guerra molti paesi stanno “cercando
nuove fonti di energia.
Negli
Stati Uniti gran parte dell’attenzione è rivolta all’aumento dell’offerta di
petrolio e gas, mentre in Europa e in Asia il consumo di carbone potrebbe
aumentare nel corso del prossimo anno.
Questo rallenterà inevitabilmente il progresso
del mondo verso il net-zero nel breve termine” afferma Fink, e in effetti pare
proprio che il mercato confermi la sua mesta analisi.
Black
Rock, che della cosiddetta green economy è il motore principale, ha subito
perdite colossali in queste settimane e un suo fondo ha addirittura perso il
91% del suo valore, si è praticamente azzerato. Si tratta, guarda un po’, del
secondo al mondo nel tracciamento e investimento nel campo truccato della
sostenibilità ambientale.
La
bolla verde,
a quanto pare, è già scoppiata in anticipo!
(ARNALDO
VITANGELI).
Tutti
a piedi: si ferma l’industria
dell’auto
in Europa. Anche questo è Grande Reset.
Visionetv.it-
Andrea Sartori- (24 Marzo 2022) -ci dice :
Immaginate
un’Europa senza automobili, camion e moto. Sembra il sogno di Greta Thunberg.
Beh, pare che questo sogno (incubo per alcuni) stia diventando realtà.
Ad
esempio la Honda, la nota casa automobilistica giapponese, non consegnerà più
pezzi di ricambio e motori in Europa, come avverte un allarmato camionista su
Twitter.
Qual é
la causa, la guerra o il Covid? O tutte e due? In realtà. come ben sappiamo, la
crisi dei componenti non è certo una cosa nuova e la prima conseguenza sono
stati i licenziamenti.
Sia il
Covid prima, che ora la guerra stanno cambiando (in peggio) il mercato dell’automobili
in Europa. E questo lo si capisce scorrendo i titoli dei siti di news. Perché
si già in epoca Covid si parlava di questo ora la crisi ucraina aggrava la
situazione.
Questo
è evidente in Germania. Dove, a causa della guerra, non arrivano i cablaggi per auto
di marca Volkswagen e Audi, in quanto il materiale proviene proprio
dall’Ucraina. Per questo gli stabilimenti tedeschi di Zwickau (dove si
assemblano 1.200 auto elettriche al giorno) e di Dresda sono stati fermati.
Gli
stabilimenti BMW che si fermeranno saranno quelli di Monaco e Dingolfing,
entrambi in Germania; lo stabilimento MINI di Oxford, in Inghilterra; la
fabbrica di motori BMW di Steyr, in Austria.. Non si fermeranno invece gli
stabilimenti BMW negli Stati Uniti, in Cina e in Messico per via di fornitori
diversi. Ovviamente fermi tutti gli stabilimenti nella Federazione Russa.
Resteremo
tutti a piedi? La cosa non pare fantascientifica.
E
sembra, parlando da complottisti, parte del famigerato “Great Reset di Klaus
Schwab”.
Una qualcosa che riguarda soprattutto Europa e Russia
mentre per ora i due grandi contendenti americano e cinese ne stanno fuori.
L’unico in Europa che pare aver capito la fregatura è il presidente francese
Emmanuel Macron, che aveva cercato di non fermare la produzione di Renault in
Russia.
Ma le
polemiche dei giorni scorsi hanno indotto ieri il colosso dell’auto ad
adeguarsi alle “sanzioni”.
Ancora
una conferma di quel che pensiamo da tempo: il Grande Reset esiste, e tocca
soprattutto a noi europei , non certo al produttore di armi atomiche Klaus
Schwab!
(ANDREA
SARTORI).
"Great
Reset", gli “oligarchi di Davos”
hanno
le idee chiare.
Lantidiplomatico.it-
La Fionda.org -G. Preterossi - (1-2-2021)-
ci dice :
"Great
Reset", gli oligarchi di Davos hanno le idee chiare.
Da un
po’ di tempo si sente parlare di Great Reset.
Che
non si tratti di un’invenzione di complottisti, da liquidare con
autocompiacimento, lo testimonia il fatto che al tema è stato dedicato di
recente un libro, di cui è autore, insieme a Thierry Malleret, Klaus Schwab (il
Nuovo Hitler ), non proprio l’ultimo scappato di casa, visto che ha fondato il
World Economic Forum di Davos (di cui è attualmente direttore esecutivo), cioè
il “club” che raccoglie i più ricchi e potenti del mondo.
“Great
Reset” è, non a caso, il tema del convegno annuale di Davos appena concluso
(svoltosi quest’anno rigorosamente da remoto). Al progetto, il Time ha dedicato
qualche mese fa la sua copertina. Ma cosa si intende, precisamente, con questa
parola d’ordine? Se leggiamo il libro di Schwab e Malleret, nonché i contributi
da tempo presenti sul tema, sul sito del Forum e altrove, possiamo farcene
qualche idea, non proprio rassicurante.
L’impressione
è che si tratti di una grande operazione di controffensiva egemonica, rispetto
ai movimenti di protesta anti-establishment cresciuti nell’ultimo decennio, per
effetto del crollo finanziario del 2008, e alla crisi di consenso che ha
investito il finanz-capitalismo e la “globalizzazione neo-liberal Dem Usa”,
producendo un disallineamento tra masse e rappresentanza politica.
Per
certi aspetti, è un’operazione ideologica preventiva, volta cioè a evitare che
dalla pandemia sorgano ricette e sensibilità che recuperino sul serio la
centralità dello Stato e della politica nella loro autonomia, rimettendo in
campo il conflitto sociale e politiche di programmazione in grado non solo di
redistribuire, limando i profitti, ma anche di orientare a fini pubblici,
collettivi, l’economia, all’insegna ad esempio dei principi del
costituzionalismo sociale e democratico.
Se di
un riorientamento c’è bisogno, per gli oligarchi di Davos questo dovrà essere
realizzato dal capitalismo globalista stesso, cioè da coloro che hanno prodotto
il disastro.
Con
una sorta di illusionistico falso movimento, mettendosi quasi all’opposizione
dell’esistente, si tratta di sfruttare l’occasione della pandemia per
immunizzare il potere assolutistico del capitale da qualsiasi reale cambiamento
che provenga dal basso e rappresenti un’alternativa organizzata: per far
questo, però, occorre mutare narrativa, fingere di liquidare il neoliberismo,
per salvare e rilanciare il capitalismo (il cui nucleo di potere neo-liberal
Dem Usa, resta però intatto),
potenziandone le possibilità di dominio.
Quel
dominio delle menti, annunciato dallo slogan thatcheriano sulle anime come
posta in gioco della politica (neo-liberal, ossia dem Usa ,comunista di fatto ), si spinge fino al progetto
smisurato di un controllo totale, algoritmico, sulle vite, il cui residuo di
differenza e autonomia deve essere azzerato o perlomeno neutralizzato con
modalità automatiche.
Si può
anche, trasformisticamente, fingere di andare incontro a dei bisogni di
inclusione (personali, si badi, non in quanto sfida politica collettiva), all’esigenza di una maggiore
salvaguardia dell’ambiente, perché nulla cambi.
Anzi,
perché l’idea stessa di un’eccedenza politico-antropologica sia scongiurata per
sempre, attraverso la codificazione algoritmica, ingegneristica della
passivizzazione.
Mai
più conflitto. Socialità ridotta al minimo.
Distruzione
delle piccole e medie imprese, delle tradizioni storiche, delle differenze.
Fine dell’autonomia (politica, economica, culturale) dell’umano. Cioè della
libertà.
La
sinistra “uguaglianza” che ne deriverebbe non avrebbe nulla a che fare con
l’uguale libertà della Rivoluzione francese, con la “pari dignità sociale”
sancita dalla nostra Costituzione, ma con l’omologazione intuita da Pasolini e
il feroce conformismo coatto immaginato da Orwell.
Il tutto condito, non a caso, da una retorica
fatua del bene comune, del green, dell’inclusione (la neolingua esenta dalla coerenza e
può mistificare qualsiasi situazione, facendola apparire come il contrario di
quella che effettivamente è).
Un classico schema da rivoluzione passiva,
spinto all’eccesso grazie ai mezzi tecnologici oggi disponibili: raccogliere alcune istanze
prospettate da una crisi sistemica (in questo caso, di protezione sociale e
sanitaria), distorcerle in vista degli interessi dominanti, costruire una narrazione ideologica
che supporti tale operazione in modo da imporre una nuova egemonia culturale,
un orizzonte di impensabilità di alternative, che giustifichi anche i prezzi
umani e sociali del Reset.
Cogliere
l’opportunità della crisi, liberandosi dalle proprie responsabilità,
occultandole (il neoliberismo Dem Usa (comunista di fatto) sembra diventato il
figlio di nessuno), rimanere alla plancia di comando e da lì scaricare sui più
una nuova feroce ristrutturazione del capitalismo, spacciandola per “Grande
Cambiamento”. Per Klaus Schwab stavolta la posta in gioco è antropologica.
Perché
l’obiettivo è l’anti-società del post-umano. Che questo comporti lo
sgretolamento delle premesse stesse della libertà, e della lotta per essa, agli
architetti della finanza globalista e post-politica pare irrilevante.
Che le
mosche cocchiere si annidino soprattutto nel progressismo liberal Dem Usa fa
tristezza, ma è rivelativo.
Al
posto del sol dell’avvenire, l’euro e il covid 19.
E i giganti del web, i social perbenisti e
l’e-commerce, con il carico di disillusione orizzontalista e nuovo
autoritarismo privatistico, quietismo acritico e potere indiretto senza
controllo e irresponsabile che questo inedito “blocco storico” gassoso comporta.
Alle origini della modernità, le potestates
indirectae che fomentavano le guerre di religione furono sconfitte: dallo Stato
moderno, che rivendicò l’autonomia del “politico”.
Oggi
come possiamo contrastare il potere distruttivo e nichilistico di questi
giganti, non con generici appelli a un ineffettuale e opaco globalismo
giuridico, ma con un’azione culturale e politica consapevole, critica,
realistica?
Nell’aprile
del 2018 la rivista francese Le Nouveau Magazine Littéraire denunciava la delirante
distopia della “dottrina gafa” (cioè dei giganti del web):
distruggere
lo Stato, abolire la vita e la proprietà privata, negare la morte. La sacralizzazione
della tecnologia digitale apre la strada al più insidioso nichilismo. Solo con un “grande risveglio” delle
coscienze possiamo nutrire la speranza di contrastarlo.
Capiamo dunque meglio in cosa consista questo
Reset, e i rischi incalcolabili che serba.
Come
riconoscono gli stessi fautori, non è l’invenzione di qualcosa di totalmente
nuovo, ma
l’accelerazione di processi e tendenze già in atto, rispetto alle cui
conseguenze sociali, però, la larga maggioranza delle persone avrebbe fatto
resistenza.
Il covid 19 è stata l’occasione per fiaccare questa
resistenza imponendo un adattamento (resilienza).
Anzi,
l’accelerazione in nome dell’emergenza è stata tale che ha impedito un serio
dibattito e una reazione organizzata.
Quali
sono le conseguenze sociali?
Si
starebbe affermando una “nuova normalità”, che se capitalizzata può essere la
nuova configurazione rituale del culto del capitale (l’ultima stazione del “capitalismo
come religione” teorizzato da Benjamin?).
Una
“normalità” fatta di distanziamento sociale (molte persone desidereranno avere
rapporti sociali ridotti al minimo, vivendo murati, “al sicuro” nella propria
casa, purché “connessi”, secondo i profeti di Davos);
lavoro
in smart working, che per i più non sarà per nulla smart, ma decreterà la fine del lavoro come fatto
sociale collettivo, il controllo algoritmico e l’assoluta fungibilità del
lavoratore, uno sfruttamento talmente intenso, capillare e automatico da non
essere neppure contrastabile in una dialettica sociale regolata dal diritto del
lavoro (che di fatto ne risulterebbe abolito).
Il tutto condito con l’elogio della
resilienza, come ideologia dell’adattamento subalterno, contro il conflitto e
la resistenza. L’importante è che non ci si ponga mai una domanda sull’augurabilità,
la giustizia di questi cambiamenti, e su chi ne trae vantaggi (i giganti
dell’e-commerce e della tecnologia digitale, con i loro tentacoli finanziari). Né tanto meno sulle conseguenze per
la vita sociale e la stessa democrazia.(La democrazia non può esistere sotto la
dittatura!).
Finiranno
tante attività economiche, artistiche, culturali, ci sarà un impoverimento
aberrante, materiale e spirituale? È il prezzo del cambiamento, bellezza! Non
c’è alternativa, appunto.
La
compensazione moralistica della distopia di Davos sarà assicurata da una bella dose di “politicamente corretto”, senza mai citare, ovviamente, né
mettere in questione le cause strutturali dei problemi ambientali e
dell’esclusione sociale, dei disastri sanitari (ormai anche in Occidente) e
dell’abbandono dell’Africa a logiche di puro sfruttamento intensivo, dell’ingovernabilità globale e
dell’esplodere delle disuguaglianze.
Il
capolavoro del Great Reset sarà cioè l’occultamento maniacale delle logiche
estrattive del capitalismo finanziario e degli effetti della demolizione dello
Stato sociale democratico che proprio i guru di Davos hanno predicato (Klaus Schwab
quale nuovo Hitler ) , e imposto grazie ai loro accoliti politici e mediatici, per
decenni. Un delitto perfetto.
Dal
punto di vista antropologico, la digitalizzazione delle relazioni umane, che
viene presentata come una straordinaria opportunità, è l’apice del delirio
anti-umanistico dei “guardiani” del nichilismo in atto.
Possibile
che la Chiesa, che pure dovrebbe ben conoscere la necessità del “freno”, e la
cultura laica che ha riflettuto sul tema del katéchon, non colga – tranne rare
eccezioni – il pericolo esiziale cui siamo esposti?
Nella mia esperienza, sono i semplici, le
persone impegnate in attività concrete, che vivono una vita reale, ad essere
più consapevoli della distruzione in atto, forse perché avvertono che uno dei
fini della grande trasformazione è proprio quello di spazzarli via, e perché
ancora non hanno perso consapevolezza della vita incarnata.
Gli intellettuali, in particolare quelli che
si autodefiniscono “progressisti”, o sono ciechi o già conquistati al dominio
dell’iniquità. Naturalmente, lo ribadisco, esistono preziose eccezioni: semi di pensiero
critico e resistenza, da coltivare con cura.
Ribadiamolo,
fissiamolo bene in mente, per non cadere nella trappola: in concreto, Great
Reset significa ulteriore inferiorizzazione e privatizzazione integrale del
lavoro, diffusione sistematica e capillare dell’e-commerce che distruggerà
economie vitali, lavoro autonomo e culture materiali, cospicua riduzione delle
relazioni amicali e comunitarie, sostanziale tramonto delle attività culturali
e artistiche dal vivo, in presenza (cioè vere).
Siamo
ancora in tempo per chiederci quale sia il senso ultimo di tutto ciò, e se lo
vogliamo davvero.
Per
chiarire quale sia la reale posta in gioco, in termini di rapporti di potere e
di possibilità di riconoscerci ancora nella vita che viviamo. ll totalitarismo pandemico dal volto
mellifluo in stile Davos e Silicon Valley non è niente altro che la risposta
del neoliberismo (Dem Usa), incattivato, alla sua crisi di legittimazione, effetto
dei disastri che esso stesso ha prodotto.
La speranza è che schiacciare le forme di vita
incarnate non sia così facile, che ci sia, ancora, una refrattarietà alla
normalizzazione dell’anti-socialità, alla pretesa di ingegnerizzare la
negazione dell’umano.
La vita è altrove. Certamente non a Davos di Klaus
Schwab. Prepariamoci a custodirla, con la coscienza affilata, come monaci, o
partigiani.
Davos,
la Grande Narrazione.
Maurizioblondet.it- Roberto PECCHIOLI- (21 Marzo 2022)-
ci dice :
(Maurizio
Blondet).
Tutto
si può dire delle oligarchie globaliste, fuorché manchino di chiarezza. Nessun
complotto: è tutto alla luce del sole.
Spiegano
da anni a chi vuol ascoltare qual è il progetto che perseguono e lo mettono per
iscritto in libri a disposizione di tutti.
In particolare, spicca l’attivismo editoriale
del Forum Economico Mondiale di Davos e del suo gran ciambellano, Klaus Schwab
(ora il nuovo Hitler).
Nel 2016 pubblicò La quarta rivoluzione
industriale,
seguita tre anni dopo da Governare la Quarta Rivoluzione Industriale.
In
quel lasso di tempo si è rafforzato il cosiddetto “partito di Davos”di Klaus Schwab,
dalla località alpina in cui si tengono gli incontri delle élite economiche,
finanziare, tecnologiche e politiche del pianeta.
Nel
2020 la svolta, in concomitanza con l’inizio dell’operazione pandemia.
Il lancio in grande stile del Grande Reset, la
grande cancellazione e il re-inizio di tutto, sotto la direzione degli
Illuminati di Davos, la montagna incantata del globalismo di Klaus Schwab .
Ecco
dunque in libreria il terzo capitolo della saga mondialista, Il Grande Reset,
l’annuncio e l’esposizione del gigantesco programma di ristrutturazione
dell’ordine economico, finanziario e antropologico a favore dei super ricchi,
diventati padroni universali, sintetizzato nello slogan “non avrai nulla e
sarai felice” indirizzato ai sudditi del feudalesimo del Terzo Millennio. Dalla
dittatura comunista del proletariato alla dittatura liberale del padronato.
Quanto
al dopo epidemia, il vegliardo di Davos – una sorta di Grande Inquisitore post
moderno, il nuovo Hitler – è stato
formale: non ci sarà alcun ritorno alla condizione pre Covid.
E’ solo colpa nostra se non prestiamo ascolto
a ciò che ci viene spiegato senza misteri. Restiamo indifferenti, uno sbadiglio
e via, come se quanto accade sotto i nostri occhi fosse un gioco di vecchi
signori con troppo tempo libero a disposizione.
La
quarta tappa del cammino dell’omino di burro del Nuovo Ordine Mondiale è la “grande narrativa”.
E’ apparsa a fine 2021 in lingua inglese- e
presto sarà certamente a disposizione in italiano – un’altra fatica letteraria
di Klaus Schwab: The great narrative, la grande narrativa, o narrazione.
Il
Forum Economico Mondiale, spuria “organizzazione internazionale per la cooperazione
pubblico-privato” ha lanciato la prossima fase dell’agenda del Grande Reset,
detta appunto “Grande Narrativa”.
Il
piano alto del potere (occupato da Klaus Schwab)– quello di chi parla a tu per tu con
gli iper ricchi padroni di tutto- avverte un limite, una falla nella propria
azione.
Capisce
che, dopo avere lavorato ai fianchi e preparato il terreno, ora deve tirare
definitivamente le reti. I pesci impigliati siamo tutti noi. Il globalismo, nella
forma del Grande Reset, deve ammantarsi di un sistema di idee, una
rappresentazione formale a uso dell’umanità da sottomettere, ma anche da
convincere.
Serve
una “narrazione”, il nome postmoderno dell’ideologia. Ci pensa Klaus Schwab, il magnifico
Hitler redivivo !.
Negli
ultimi anni, alcuni concetti hanno plasmato l’ideologia dominante. Parole come inclusione, resilienza,
sostenibilità, delle quali è stato riformulato il significato, sono entrate a
far parte del glossario progressista benpensante, ripetuto come un mantra nei
media, nelle università e nei dibattiti.
Come
predicatori di una religione New Age, attivisti, politici e uomini d’affari
portano la parola non di Dio ma del Denaro.
Il vocabolario uscito dalle multinazionali, promosso
da miliardari falsi filantropi e veri sociopatici, è diventato il discorso
dominante, la retorica obbligata, la Grande Narrazione.
The
great narrative è un compendio delle conversazioni tenute dal WEF a Dubai nel
novembre 2021.
Balza
agli occhi l’assoluta mancanza, nella narrativa globalista, di qualsiasi
afflato spirituale o soprassalto morale: tutto è declinato in termini di
potenza.(Il
mondo è mio… e lo gestisco io!).
L’impegno è stabilire un discorso che convinca
la popolazione non della giustezza, ma dell’inevitabilità della tabula rasa e
del successivo re-inizio sulle basi poste dall’oligarchia.
Per
Schwab, “un
potente catalizzatore per modellare i contorni di un futuro più prospero e
inclusivo per l’umanità e più rispettoso della natura.” Il globalismo è bravissimo a non
sprecare le opportunità delle crisi che esso stesso dissemina; nella
fattispecie intende imporre (pudicamente dicono guidare) una visione del
futuro.
“La
Great Narrative Initiative [è] uno sforzo collaborativo dei principali
pensatori del mondo per modellare prospettive a lungo termine e co-creare una
narrativa che può aiutare a guidare la creazione di una visione più resiliente,
inclusiva e sostenibile per il nostro futuro collettivo”.
Come
scegliere la spirulina giusta che dà tanti benefici, ed evitare quelle dannose
per la salute.
Bellezza
naturale.
Iniziano
dalle parole: inclusività, sostenibilità, resilienza. Sono tutti termini che il
Forum ha introdotto allorché prese il via l’operazione “Grande Reset”.
Modificati, stravolti i significati originari, le parole assumono il
significato voluto dal potere. E’ questo l’obiettivo finale del politicamente
corretto, “la forma più sofisticata di lavaggio del cervello che i governanti
abbiano mai imposto a i propri sudditi, nella consapevolezza della
corrispondenza pressoché automatica tra pensiero e linguaggio.” (Ida Magli).
L’idea
stessa di narrazione è alle origini del concetto di postmodernità formulato da
Jean François Lyotard.
Con il
lessico del pensatore francese, essa altro non è se non una delle “funzioni per
legittimare potere, autorità e costumi sociali”, ovvero tutto ciò che il grande
reset sta cercando di ottenere.
Siamo quindi di fronte a un autoritarismo impegnato a
legittimare il proprio potere, spacciandolo per verità universale scaturita da
una superiore conoscenza e comprensione della realtà.
Il
potere usa le narrazioni – pompose menzogne rivestite da un’aura di insindacabilità
quasi magica- nel “tentativo di tradurre resoconti alternativi nella propria lingua e
per sopprimere tutte le obiezioni a ciò che essi stessi stanno dicendo. “Nient’altro che una sfacciata
operazione di consenso attorno a pratiche e decisioni che non abbiamo il
diritto di discutere, giacché “vuolsi così dove si puote ciò che si vuole”.
Per
Lyotard la vera conoscenza è sempre stata in conflitto con le narrazioni, che
si rivelano, a retto giudizio, favole.
Ma la
scienza, o meglio la tecnologia e la tecnica, sue ancelle, è stata elevata a
dea e i suoi criteri- plastilina in mano a chi possiede ogni mezzo e determina
ogni fine- sono l’unica logica possibile a cui deve affidarsi l’uomo
postmoderno a cui sono cancellate cultura e natura.
Per Il
poeta indiano Tagore, “una mente tutta logica è come un coltello tutta lama. Fa
sanguinare la mano che lo usa”. Seguendo gli avvertimenti di Lyotard, la cosiddetta grande iniziativa
narrativa perde credibilità nel momento in cui è concepita, in quanto è una
costruzione arbitraria, alla quale lavorano genetisti, scienziati, futurologi e
perfino filosofi, tutti nel solco e nell’interesse di chi guida il gioco, l’oligarchia tecno finanziaria di cui
il WEF è il privilegiato luogo d’incontro con il nuovo Dio terreno, Klaus
Schwab.
Il
lancio del libro The Great Narrative ha coinciso con l’incontro annuale del
Forum del gennaio 2022 sul tema “Lavorare insieme, ripristinare la fiducia, accelerare
il capitalismo degli azionisti, sfruttare le tecnologie della Quarta
Rivoluzione Industriale e garantire un futuro più inclusivo”.
Minaccioso,
sincero.
L’agenda del Reset era stata annunciata nel
2020 come apparente risposta al Covid. Il WEF ha trascorso l’ultimo anno a
fare propaganda e collaborare con governi e potentati privati all’ obiettivo di
un mondo gestito da tecnocrati che prendono decisioni per le masse, ma per il
loro bene, per la diversità (di che cosa?) l’inclusività, la sostenibilità e
l’immancabile resilienza, così amata dal loro agente a Roma, Mario Draghi,
patrono del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza).
Nel
2019 il WEF prese parte, con la Fondazione di Bill Gates e altri, a
un’esercitazione pandemica chiamata Evento 201, che immaginava un’epidemia
diffusa in tutto il pianeta.
La simulazione ha previsto la morte di milioni
di persone, blocchi, quarantene, censura di punti di vista alternativi con il
pretesto di combattere la “disinformazione”, e ha lanciato l’idea di arrestare chi
mette in discussione la narrativa ufficiale. Indovini o criminali? Conseguiti i
loro obiettivi, gli uomini del Dominio si concentrano sulla “narrazione”, ossia
su come ingannare l’opinione pubblica.
Nel
caso in specie, raccontare le delizie della quarta rivoluzione industriale,
ovvero sostituire tutte le altre visioni del futuro dell’umanità ponendo
l’oligarchia al centro di una narrazione che li dipinge come eroi del nostro
tempo.
Prevede un futuro in cui le grandi
corporazioni private e i sedicenti filantropi usano la loro ricchezza,
influenza e potere per progettare il futuro.
La
loro filosofia sfocia nell’ ideologia transumanista che considera l’uomo limitato,
imperfetto e bisognoso di potenziamento attraverso la tecnologia, al fine di
accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale.
L’obiettivo
è gigantesco: a Dubai hanno affermato apertamente che “per la prima volta con la tecnologia
stiamo unendo la nostra società, la nostra economia, il nostro governo, la
nostra vita ed esiste un’unica piattaforma. Ciò che accadrà in futuro si baserà
su ciò che progettiamo ora”.
Vietato
eccepire, solo applausi e gratitudine: è tutto deciso. Da loro e a favore loro.
La missione del WEF è cambiare il ruolo dei
governi e dei giganti privati sino a renderli indistinguibili: una fusione
fredda sulle spalle dei popoli.
L’idea
di Quarta Rivoluzione Industriale di Schwab (4IR) è in sostanza il Panopticon (carcere)
del futuro,
dove la sorveglianza è onnipresente e la tecnologia digitale cambia le nostre
vite, associata
a concetti come Internet delle Cose, Internet dei Corpi, Internet degli umani e
Internet dei sensi, alimentato dalla tecnologia 5G e 6G.
La 4IR
si presta a una pianificazione centrale e al controllo dall’alto verso il
basso. L’obiettivo
è una società track-and-trace (tracciare e rintracciare) in cui tutte le
transazioni sono registrate, ogni persona ha un’identità digitale (ID) e il
malcontento è colpito attraverso punteggi di credito sociale alla cinese. A
Dubai hanno parlato chiaro: l’economia “tradizionale” è finita. Quando la 4IR
sarà generalizzata, ci sarà solo un’economia digitale.
Comprendere
l’Intelligenza Artificiale, la 4IR, la digitalizzazione della vita a partire
dell’abolizione del denaro contante è decisivo per l’uomo della strada.
I tecnocrati al servizio del Dominio, dietro la
maschera di benevolenza, stanno rivelando la vera natura del futuro a cui
stanno lavorando per i loro padroni: un autoritarismo tecnocratico nascosto da
un linguaggio fiorito e fuorviante.
Nella
loro visione, non possiederai nulla e vivrai felice, però diventeranno
privilegi avere un lavoro, accedere alla possibilità di viaggiare e finanche
avere un conto dal quale prelevare denaro, a insindacabile giudizio del Dominio.
Le
prove generali sono state fatte in Canada, dove a duecento partecipanti al
“convoglio della libertà” sono stati bloccati i conti bancari. In Italia a una cliente di origine
russa è stato chiuso il conto corrente. Alle rimostranze, il funzionario
incaricato ha opposto imprecisate ragioni politiche. Da un lato la realtà, dall’altro la
Grande Narrazione, variante postmoderna della bugia programmatica.
Abbiamo
un decennio per adeguarci. O per aprire gli occhi e opporci. Schwab( Il Dio in Terra) non è troppo
ottimista:
“le
persone sono diventate molto più egocentriche e, in una certa misura, egoiste”.
Chissà da chi avranno imparato. Il lato positivo è l’ammissione che la gente non crede
ancora del tutto alla distopia tecnocratica. Lorsignori sono consapevoli che non
sarà agevole costringere volontariamente le popolazioni ad adottare la visione
del Grande Reset e la Grande Narrativa. Ci saranno roccaforti dissidenti.
La classe predatoria ha trascorso decenni a pianificare e investire denaro e
intelligenza nel progetto di trasformazione planetaria. Sono attivi e consapevoli, noi no. Le minoranze che hanno capito la
portata della sfida non riescono a concretizzare azioni di resistenza e
contrattacco al piano tecnocratico-transumanista.
La
Grande Narrazione assomiglia sinistramente al mito della “nobile menzogna
“espresso da Platone nel libro III della Repubblica.
Secondo questa interpretazione, fatta propria
da personalità come Leo Strauss, sarebbe lecito mentire “per il bene della polis”, noto
solo a pochi illuminati.
Il
potere diventa franca subordinazione del debole al forte, i cui “guardiani”
controllano le ombre proiettate sulla caverna che incatena la plebe, convinta
che sia l’unica realtà.
La Grande Narrazione è l’alfabeto Braille
dell’umanità accecata.
(Klaus
Schwab deve essere -nel frattempo - impiccato !Ndr).
(twitter.com/SkyCloudSurfer/status/1493679519823245321).
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