INGANNARE IL POPOLO PER DERUBARLO.

 INGANNARE IL POPOLO PER DERUBARLO.

“MANIFESTO DI FORZA DEL POPOLO”.

Forzadelpopolo.org- Avvocati Lillo Massimiliano Musso e Vincenzo Sparti- (16-3-2022)-ci dicono:

Forza del Popolo è un laboratorio democratico che persegue il miglioramento delle condizioni umane, sociali ed economiche, attraverso la progressiva destrutturazione del “potere dello stato” e la contestuale ricostruzione del sistema istituzionale in “organi a servizio del cittadino”.

 Capisaldi del movimento sono la riaffermazione del primato della coscienza personale, della sovranità popolare e della sovranità monetaria, il federalismo nazionale e l’autonomia dei Comuni, la concezione universalistica dei diritti dell’Uomo e il diritto di autodeterminazione dei popoli.

 LEGITTIMITÀ DEL MOVIMENTO .

Già nel XVI secolo  fu affermato il diritto del popolo di ribellarsi nel caso in cui l’istituzione che detiene il potere fosse divenuta sua nemica.

Per il britannico John Locke, “Contro la tirannia come contro ogni potere politico che ecceda ai suoi limiti e ponga l’arbitrio al posto della legge, il popolo ha il diritto di ricorrere alla resistenza attiva e alla forza. In questo caso la resistenza non è ribellione perché è piuttosto la resistenza contro la ribellione dei governanti alla legge e alla natura stessa della società civile. Il popolo diventa giudice dei governanti e in qualche modo si appella allo stesso giudizio di Dio“.

Concetto analogo è stato affermato dallo statunitense Henry David Thoreau nel libello “disobbedienza civile“: “Tutti gli uomini riconoscono il diritto alla rivoluzione, quindi il diritto di rifiutare l’obbedienza e d’opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano grandi ed intollerabili“.

Il russo Lev Tolstoj dal canto suo ammoniva: “Vero che noi non siamo responsabili dei misfatti dei governanti, ma siamo responsabili dei nostri misfatti, e quelli commessi dai nostri governanti divengono nostri se, sapendo che sono misfatti, noi partecipiamo al loro compimento“.

Non si può negare che l’odierno sistema politico-istituzionale italiano, oltre la coltre della sua apparente democraticità, stia devastando intere fasce della popolazione ed abbia abbandonato i cittadini in preda a potenti organizzazioni private trans-nazionali (multinazionali straricche).

“I governi e le classi dirigenti oggidì si appoggiano non sul diritto, neanche sopra una parvenza di giustizia, ma sopra una organizzazione così ingegnosa, grazie ai progressi della scienza, che tutti gli uomini sono presi in un cerchio di violenza dal quale non hanno alcuna possibilità di uscire“.

Contro un simile stato, sia come “stato delle cose” che come “Stato politico”, Forza del Popolo intende reagire energicamente.

Forza del Popolo s’interroga da tempo su cos’altro debba subire il popolo affinché reagisca, fin dove possano spingersi i segni dello sfacelo affinché il popolo si desti e si riappropri del proprio destino.

A tale interrogativo non segue alcuna risposta temeraria, poiché il movimento non attende né guerre né totalitarismi affinché abbia luogo una ri-Costituente democratica, cioè la ricostruzione dalle fondamenta della Repubblica italiana.

Una ricostruzione resa necessaria dal collasso della democrazia, naufragata tra le onde di una – a tratti – indecifrabile dittatura soft, costruita silenziosamente all’interno delle maglie democratiche, i cui frutti di fame e di miseria sono simili a quelli di un conflitto bellico che si perpetua da decenni. I partiti tradizionali hanno perduto la loro ragione d’essere e appaiono più dei comitati d’affari che centri di mediazione e di potenziamento della rappresentanza della sovranità popolare.

Per il francese Georges Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario, “Uomini d’affari e politicanti globalisti  non sanno niente della produzione, e tuttavia si ingegnano per imporsi ad essa, mal dirigerla e sfruttarla senza il minimo scrupolo: ritengono che il mondo rigurgiti di ricchezze abbastanza perché si possa comodamente derubarlo, senza sollevare troppo gli strepiti dei produttori; tosare il contribuente senza che questi si rivolti: ecco l’arte del grande uomo di Stato e del grande uomo d’affari. Hanno una scienza tutta particolare per fare approvare le loro furfanterie dalle assemblee deliberanti; il regime parlamentare è truccato allo stesso modo delle riunioni di azionisti. Probabilmente è per via delle affinità psicologiche, derivanti da questi modi di operare, che gli uni e gli altri si intendono in maniera tanto perfetta: la democrazia è il paese della cuccagna sognato da uomini d’affari privi di scrupoli“. Sono passati più di cent’anni da quando Sorel descriveva la “sua” realtà, che è anche ed ancora la “nostra”. Sono passati cent’anni ed esattamente non è cambiato niente. Noi di Forza del Popolo non ci arrendiamo, non fuggiamo alla ricerca della libertà, ma vinceremo per la nostra libertà.

Forza del Popolo, quindi, alla “critica dello stato” affianca l’idea di ricostruzione dello Stato dalle sue fondamenta. Perciò, la vocazione di Forza del Popolo è eminentemente rivoluzionaria, per come appresso spiegato.

 PAROLA CHIAVE: popolo libero.

Nei suoi propositi Forza del Popolo si ispira agli ideali del socialismo cristiano, con misurata apertura alla antica cultura liberale. Forza del Popolo si oppone ad ogni forma di liberalismo selvaggio, di imperialismo militare, di dittatura finanziaria, di colonizzazione e di sfruttamento dei popoli.

Il trittico ideologico, sintetizzabile in Forza del Popolo, è costituito dal socialismo , dal cristianesimo universale e dalla vecchia cultura liberale vocata al bene comune, nella convinzione che ognuna delle tre “ideologie”, in cui si insinuano radicalismi di ogni genere, possegga un proprio rispettivo nucleo di verità simmetrico e complementare rispetto alle altre.

Del resto, la sintesi delle tre culture è l’humus ideologico su cui è sorta la Costituzione italiana.

Ciò rende Forza del Popolo l’unica forza politica in Italia che attinge il suo paradigma idealistico direttamente dalla Costituzione, in specie dalla parte in cui sono riconosciuti i diritti fondamentali degli individui e delle aggregazioni sociali, pur anelando ad una riforma della stessa Costituzione nella parte che legittima i poteri dello Stato a scapito dell’effettiva sovranità popolare.

Per raggiungere l’obiettivo manifesto di rendere concreta l’attuazione della prima parte della Costituzione, Forza del Popolo si impegna per la radicale riforma dei poteri dello Stato e delle strutture burocratiche, nella consapevolezza di dovere attrarre a sé l’impegno di larghissimi settori della società italiana e del pubblico impiego. Pertanto, Forza del Popolo come movimento  sociale  è a vocazione maggioritaria ed è inclusiva nei suoi percorsi anche di differenti sensibilità politiche, in vista di obiettivi comuni.

“Nessuna ragione di dissenso antica o recente – scriveva il socialista liberale Carlo Rosselli – può essere tanto grave da giustificare l’eternarsi della divisione, nessun vantaggio derivante da una pretesa maggiore chiarezza e compattezza ideologica può superare l’immenso vantaggio derivante dall’unione delle forze e degli sforzi di tutti“; ciò è tanto più vero in questa grave ora del Paese che richiede compattezza per la risalita dal baratro morale, politico e culturale in cui è piombata l’Italia. La crisi economica, infatti, è figlia dell’abbandono della sintesi delle tre dette ideologie e della pubblica moralità.

Forza del Popolo è un movimento essenzialmente nuovo  e spinge per una rivoluzione pacifica e non violenta.

Il richiamo alla “forza”, contenuto nel nome del movimento, non va inteso nel senso di violenza, ma, come in Georges Sorel, quale elemento di contrapposizione al pacifismo sentimentale e al compromesso strisciante; quindi, quale richiamo alla qualità più vera del popolo italiano, capace di schiacciare la testa alla tirannia del potere globalista di Klaus Schwab.

 

Con le parole del francese Pierre-Joseph Proudhon, Forza del Popolo propugna “un cambiamento integrale nelle idee e nei cuori” al fine di sostituire l’attuale sistema politico con un’applicazione più nobile della prima parte della Costituzione italiana, con un sistema più elevato, privo di privilegi e guarentigie, improntato ai valori di onestà, correttezza, sincerità, bontà, solidarietà e, parallelamente, procedendo all’integrale revisione degli assetti politico-istituzionali del Paese. Forza del Popolo intende delegittimare le attuali cariche del potere attraverso gli strumenti democratici a disposizione, prima tra tutte la libertà di comunicare il presente manifesto politico, lanciando apertamente la sfida al “sistema”, rivolgendoci alle masse, per contribuire alla crescita della coscienza sociale e della cultura politica e per l’affermazione dei diritti fondamentali della persona.

Forza del Popolo afferma la dignità dell’individuo, della famiglia, dei comuni, delle regioni e dello stato. Quindi, è una forza che riconosce l’indispensabilità dello Stato e degli enti per la tutela concreta della dignità dell’individuo e della famiglia.

Per la Legge astratta e generale, il rapporto tra la “persona” e lo “stato” dovrebbe estrinsecarsi nella logica del servizio al cittadino. Tuttavia, è evidente che nella vita quotidiana la “persona” abbia perso la sua identità, mutandosi in “spettatore”, “consumatore”, “utente”, “contribuente”; tutto, fuorché cittadino.

Mentre lo status di cittadino conferisce astrattamente alla persona poteri sovrani, nei casi concreti il cittadino risulta costantemente alla mercé di funzionari pubblici in un rapporto di sudditanza psicologica dai centri di potere globalisti antinazionali sotto la sorveglianza dei capò creati da Klaus Schwab.

La sottomissione del cittadino al burocrate globalista  è il primo profilo sintomatico dell’esercizio arrogante e miserrimo della funzione pubblica, in grado di essere corrotta anche con poco.

La corruzione dilagante in Italia è figlia di questo insano rapporto di potere che lega il funzionario pubblico al cittadino. Il rapporto tra lo stato non globalista  e il cittadino è e deve essere un rapporto di servizio al cittadino e non di sudditanza verso il “Moloch Stato Unico Mondiale”.

Quando lo stato  nazionale globalista si impone con prepotenza contro la volontà popolare, lo stato non è più Stato, perché lo Stato è strumentale alla libera espressione dell’essere umano, al riconoscimento della sua dignità, alla tutela dei più deboli.

 Per la tutela della persona lo Stato reale eroga servizi, con eserciti di dipendenti pubblici pagati per instaurare con il cittadino un rapporto di servizio. Per tale funzione, lo Stato attinge le risorse dal cittadino. Forza del Popolo intende affermare questo principio concretamente in modo tale che l’impiego pubblico si liberi dai condizionamenti politici e recuperi nella sua totalità la bellezza di un quotidiano impiego al servizio dei cittadini.

  POTERE IN SERVIZIO per il popolo nazionale.

Forza del Popolo non condivide la tripartizione sostanziale dei poteri dello Stato in cui si è annidata concettualmente la legittimazione dell’idea che vi sia superiorità del potere statale globale  a scapito delle libertà individuali e della concreta tutela della dignità umana.

Dai tre poteri, intesi come poteri arbitrari e irresponsabili, sono sorte le tre caste che tengono sotto scacco il popolo. La commistione, spesso, con la criminalità organizzata, con le massonerie o con l’antimafia di facciata, ha reso molte flaccide mosche forti come calabroni tutti resi straricchi dal patrocinio di Klaus Schwab.

Forza del Popolo, aderendo sul piano costituzionale al principio formale della tripartizione delle funzioni dello stato, contesta la manifestazione sostanziale attuale del “potere” dello stato globalista attuale  , caratterizzato da continue e sempre più gravi degenerazioni di un potere abile a preservare se stesso, senza conseguire l’obiettivo posto alla radice della sua funzione, anzi costituendo esso stesso causa di molti mali.

Responsabilità sono da imputare ad una buona parte di magistratura per avere consentito al malaffare, alla corruzione e alla criminalità di fiorire all’ombra delle leggi e per avere rallentato l’opera di verità e di giustizia di moltissimi magistrati impegnati in prima linea, a rischio della propria stessa vita.

La magistratura (quando è favorevole al regime globalista autoritario ) non di rado è sfociata nell’arbitrio, nell’irragionevolezza, nell’irresponsabilità.

Il Governo, nella burocrazia globalista ottusa, parassitaria ed ostile, è stato sin qui essenzialmente impegnato a spremere il popolo come un limone, con l‘imposizione forzosa di imposte, tasse e gabelle di ogni genere.

Parimenti, per rendere concreti i servizi al cittadino, il Governo ha affidato le entrate pubbliche, sofferta spremitura del popolo, a veri e propri comitati d’affari sotto il dominio perverso dei vari  globalisti super ricchi Rothschild ,Rockefeller , Soros , Klaus Schwab & C.

 Così come “appalti” su scuole, ospedali, mezzi pubblici, autostrade, beni pubblici in genere, sono divenuti l’oggetto delle speculazioni illecite più scandalose della nostra storia, infine determinandosi altissimi costi e servizi inefficienti o fallimentari.

La classe politica, in cui si concretizza la rappresentanza del popolo e il potere legislativo, ha sin qui sguazzato nella corruzione, nell’inganno e nella sopraffazione del popolo, con una produzione legislativa pletorica, lobbistica ed indecifrabile in cui, come sintetizzato da un adagio cinese, “le leggi sono come tele di ragno: le mosche vi si impigliano, i calabroni globalisti le attraversano“.

Un sistema di “raccomandazione scientifica“ ha consentito l’ingresso nei ruoli dello Stato o nelle libere professioni di molte persone inadatte, a scapito spesso delle persone perbene, mentre chi è perbene ha trovato ostacoli alla propria carriera, puntualmente superato da colleghi a cui l’appellativo “perbene” non appartiene. È persino evidente che chi è perbene non fa carriera nella pubblica amministrazione. Addirittura, si percepisce in Italia che vivere onestamente sia inutile, quasi ad essere un limite funzionale.

I parlamentari sono il capolavoro assoluto del sistema, con riti elettorali che hanno ripristinato il carattere elitario della rappresentanza politica, definitivamente sganciata dall’appartenenza ad un dato territorio e dalla reale partecipazione del cittadino alla vita democratica del Paese. Gli “onorevoli” hanno dimenticato sempre più spesso di essere rappresentanti della sovranità popolare, impegnati a godere senza misura dei propri privilegi, decisi dagli stessi parlamentari. In pratica, in Parlamento il goloso e il gelataio coincidono nella stessa persona.

Senza il rapporto di servizio tra lo stato e il cittadino si è manifestato un sistema perfettamente autoreferenziale fondato sul potere globalista e parassitario.

“Potere” è un termine anticristiano, è un concetto pericoloso in sé stesso e non è meritevole di consacrazione costituzionale.

Del resto, la Costituzione italiana, anzitutto, afferma la più alta dignità del popolo, che viene indicato come popolo sovrano, a cui appartiene la sovranità e non la schiavitù perenne come propaganda il ricco Klaus Schwab.

Tale potere sovrano deriva dalla Costituzione, essenzialmente non solo perché è scritto sulla carta, ma perché la medesima Costituzione è stata scritta in nome del popolo, per volere del popolo, con il sangue e la sofferenza del popolo.

Pertanto, il legislatore della Costituzione è ancora vivo, non è mai morto, perché il popolo precede la legge ed è sempre pronto a rovesciare il tavolo e a riscrivere le regole come e quando vuole.

 

La forza del popolo, in tal senso, è dirompente e non conosce ostacoli.

La forza del popolo è l’unica forma di potere legittima, perché promana dallo stato naturale delle cose, in cui persone libere e uguali si danno delle regole per la pacifica coesistenza, per la solidale collaborazione, per la tutela della persona. La forza del popolo è l’unica forma di potere legittima perché alla radice impedisce che una teoria politica possa riportare ad epoche passate caratterizzate da schiavismo, guerre, divisioni.

La forza del popolo non è da associare soltanto alla ghigliottina, bensì soprattutto alla costruzione di ponti, quindi la forza del popolo va intesa come forza motrice della storia, a volte brutale, altre salvifica, ma sempre secondo un destino non scritto, in cui Forza del Popolo vuole interpretare il suo ruolo dalla parte del popolo ed esserne forza politica organizzata e determinante.

Gesù ha condannato le fondamenta stesse dei sistemi di governo strutturati sulla violenza e sul comando globalista arbitrario. Gli attuali sistemi politici globalisti continuano a fondarsi sulla violenza e sul comando e tengono in schiavitù miliardi di persone, privandole della possibilità di vivere serenamente e costringendole alla mera sopravvivenza fisica ed alla ricerca estenuante e non decorosa dei mezzi di sostentamento.

Ecco perché nel III millennio più che di “potere” o di “poteri” bisogna affermare l’umiltà e lo spirito di servizio nelle funzioni affidate ai dipendenti pubblici; mentalità presente in grandi persone non globaliste , che hanno dato la vita per il prossimo.

Alla domanda di un giornalista «Ma chi glielo fa fare?», il magistrato siciliano Giovanni Falcone ha risposto, poco prima di morire, “Soltanto lo spirito di servizio“.

Nel Vangelo Gesù esorta al buono spirito di servizio: “i capi delle nazioni dominano su di esse ed i grandi globalisti esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra di voi: ma colui che vorrà diventare grande tra di voi, si farà vostro servitore, e colui che vorrà essere il primo tra di voi si farà vostro schiavo“.

Un’esortazione concreta, manifestata con la lavanda dei piedi, in cui Gesù dice: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi“.

Gesù, quindi, ha con autorità eradicato la legittimazione del potere globalista e imposto alla coscienza il dovere del servizio. Per un cristiano tale nuova condizione costituisce una parte della grazia ricevuta con la conversione.

Giovanni Falcone affermava di sé di essere un umile servitore dello Stato mosso soltanto da spirito di servizio. Tuttavia, analogo giudizio del popolo su tanti pezzi dello Stato non può sussistere. Se lo “stato” fosse sempre animato dallo spirito di servizio – e non dal potere – l’immediata conseguenza sarebbe quella dell’obbligo dei funzionari dello Stato di svolgere le proprie funzioni umilmente, lontane dal profilo dei potenti ricchi globalisti , di persone di potere, bensì come espressione credibile di servitori dello Stato. Non possono e non devono esistere condizioni di potere, bensì devono legittimarsi persone che, in forza di specifiche attribuzioni e in linea con precisi limiti, vengano chiamate a svolgere i servizi che lo Stato sovrano nazionale deve garantire al popolo sovrano.

La responsabilità del funzionario pubblico, inscindibilmente connessa al controllo del suo operato, deve essere il primo corollario fondamentale del rapporto di servizio tra pubblica funzione e pubblico dipendente.

Parimenti, sul piano della legalità nell’esercizio della funzione pubblica, il sistema sanzionatorio penale, contabile e disciplinare, rivolto a funzionari infedeli e corrotti, deve trovare approdo nella dimensione della responsabilità oggettiva tipicizzata, anche per contrastare l’ormai evidente sistema descritto dal termine “massomafia nella globalizzazione”.

Oggi, il vero Antistato è sistema parallelo ed illegale che prende possesso delle Istituzioni, possedute, come da demoni, da persone prive di senso morale che piegano la funzione pubblica alla realizzazione del crimine e dell’interesse di parte come ordinato dal plutocrate nazi-comunista Klaus Schwab.

 AVANGUARDIA DELL’ANTIPOLITICA non globalista.

Forza del Popolo intende rappresentare la forma più autentica e più alta dell’antipolitica, intesa non già come negazione delle regole che sovrintendono ai meccanismi democratici e di raccolta del consenso, ma, più semplicemente, come movimento di opposizione al potere globalista , affinché esso divenga servizio.

Si distanzia dagli attuali movimenti antipolitici (ma ormai solo finalizzati alla  creazione di  un mondo con un unico governo  totalitario e schiavista ) perché ancora fondati sul mito e sulla menzogna. L’assurdità di alcune tesi consiste soprattutto nell’ostinata e petulante invocazione della loro onestà ontologica, della loro diversità, quasi si trattasse di un dato antropologico o scientifico, senza alcuna indicazione programmatica e di contenuto su come raggiungere l’onestà nelle Istituzioni.

Spesso ci si limita a dire “noi siamo diversi, noi siamo onesti” senza spiegare in che modo si intenda porre sotto stretto controllo il “potere”, anche il loro ormai solo globalista.

Un simile modo di ragionare è puro razzismo, è demagogia manicheista, è la notte della ragione. Si chiede sempre più spesso un atto di fede in una fede altrui, un sostegno ad infallibili qualità morali, senza prurito di spiegare quali garanzie e contromisure abbiano ideato affinché anche loro, o quelli dopo di loro, non caschino nella mala amministrazione, nell’arroganza del potere, nell’arbitrio e nel privilegio, nella forza corruttiva del potere, nella tirannia globalizzata.

Per Forza del Popolo “nessuna dittatura è migliore d’un’altra, sono tutte da abbattere“. Alcuni movimenti dell’antipolitica conquistano elettori con slogan e campanilismi, tuttavia occorre mettere nell’azione politica cultura politica e universalità, se davvero si vogliono costruire solide basi della comunità.

L’austriaco Karl Popper, liberale anti-globalista , rilevava “La domanda giusta non è “Chi deve comandare”, ma “come controllare chi comanda?”

essendo i problemi politici “problemi di struttura legale e non di persone” e le istituzioni migliori sono quelle che consentono ai governati di meglio controllare l’operato dei governanti“.

Recenti movimenti di antipolitica hanno frustrato l’anelito alla rivoluzione segreta.

“S‘è creduto l’ape della rivoluzione, e invece non era che la cicala. Possa alla fine, dopo aver avvelenato i cittadini con le sue formule assurde, portare alla causa del proletariato, caduta un giorno per sbaglio nelle sue deboli mani, l’obolo della sua astensione e del suo silenzio“.

 CONDIZIONI PER ESSERE “FORZA POPOLARE“ non globalista.

Forza del Popolo esige in maniera intransigente l’onestà personale, ma solo come precondizione perché vi si possa operare, non ritenendo, invece, che la sola onestà possa costituire di per sé garanzia di risultati o indice di capacità politica. Un cieco onesto non può guidare. Così, l’incapace onesto non può governare. Occorrono anche vocazione, attitudine, preparazione, spirito di sacrificio, militanza, coerenza, coraggio, spirito di servizio. Doti acquisibili con impegno, con umiltà e con perseveranza. E la non accettazione del governo unico dittatoriale globale come proposto da Klaus Schwab & C.

Tra i principi ispiratori di Forza del Popolo c’è l’onestà, per come insegnata da Gesù: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e al denaro“.

Pertanto, il militante di Forza del Popolo persegue secondo la propria coscienza il bene comune e mai gli interessi personali o di lobbies.

Il militante di Forza del Popolo non è un guerrafondaio, né un pacifista. È uno che mette in atto ciò che predica e che non considera la violenza come opzione per la risoluzione delle controversie. Solo la legittima difesa e la difesa dei più deboli può giustificare l’uso della commisurata forza.

Il militante di Forza del Popolo, che prende un personale nome di battaglia e viene identificato come “forza popolare” , attinge dalle ideologie tutto quanto di buono gli provoca nella coscienza, tutto ciò che gli suscita voglia di vivere nella verità, nella libertà, nella giustizia sociale, nella pace; tutto ciò che, insomma, lo inciti alla vita, alla rivoluzione rispetto ai canoni di morte e di miseria oggi dominanti.

Il socialista liberale Carlo Rosselli, quasi a rivolgersi a noi, scrisse: “Senza il balenio di un ideale supremo che permei nel profondo la sostanza e i fini della lotta attuale, senza una coscienza vivissima e abbagliante del valore dei beni pei quali si combatte, non si crea una temperatura rivoluzionaria“.

La libertà personale e il primato della coscienza sono i valori fondamentali del movimento politico Forza del Popolo. I primi ad essere chiamati alla libertà sono proprio i sostenitori di Forza del Popolo, nonché gli attivisti, militanti e rappresentanti che non saranno mai costretti ad apparire, al pari di quelli che si vedono ormai dappertutto, come dei perfetti scolaretti che ripetono frasi preconfezionate e gradite ai loro capi, che nei talk show seguono pedissequamente le tecniche comunicative loro impartite dai partiti-azienda o dai web-partiti, che si spaventano di farsi intervistare per paura di dire cose poco ortodosse secondo la visione del leader globalista venduto ai capi straricchi del globalismo universale schiavista.

(…)

Quando il presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, si presentò per la prima volta come candidato alla presidenza, manifestò un proposito forse insito di pericoli, ma per quel tempo necessario:

“Chiederò al Congresso l’unico strumento per affrontare la crisi. Il potere di agire ad ampio raggio, per dichiarare guerra all’emergenza. Un potere grande come quello che mi verrebbe dato se venissimo invasi da un esercito straniero“.

Un potere pieno, finalizzato – però – a servire il popolo, ad essere una Forza del Popolo, quindi una forza motrice della storia a tutela del popolo, eppure sistema politico non autoritario fondato sulla Forza del Popolo, quindi sulla sovranità popolare. Come per Roosevelt “le carezze non hanno mai trasformato una tigre in un gattone“, allo stesso modo la forza del popolo è necessaria per essere una forza del popolo.

Una vera Forza del Popolo si impegna a “trasformare le spade in aratri“, a combattere la crisi come se si stesse conducendo una guerra contro un nemico invisibile ma mietitore insaziabile, la miseria. Ciò perché la libertà della persona e la democrazia dei Governi derivano, anzitutto, dalla libertà dai bisogni materiali primari di ciascun individuo.

Principio basilare sempre costante in cristiani democratici come Roosevelt e in socialisti democratici come Sandro Pertini.

“La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature“.

Franklin Delano Roosevelt.

“Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame“.

Sandro Pertini – discorso di fine anno, 31 dicembre 1983.

La sintesi di queste due simmetriche prospettive prende il nome di Socialismo Cristiano, nel cui solco hanno lottato, fino a conseguenze estreme, personalità di ogni colore politico, di ogni credo, di ogni vocazione, sempre accomunate dal protendere verso la liberazione dell’uomo dalla schiavitù, morale e spirituale.

Oggi sembra che quei valori, che tanto hanno accomunato – anche nella sorte del martirio – persone apparentemente molto diverse da loro, si siano smarriti nei rivoli del consumismo, dell’egocentrismo, dell’idolatria globalista dei riccastri di Davos.

Eppure, già lo stesso Roosevelt allarmava negli anni ’40 del Novecento che “Coloro che hanno a lungo goduto dei privilegi di cui noi godiamo, col tempo, dimenticano che per conquistarli sono morti degli uomini“. Forza del Popolo si propone come forza disgregatrice del centralismo imperiale, anche in ottica di una vera globalizzazione dei diritti umani: “Il vero banco di prova per il nostro progresso non è tanto se riusciamo a far crescere l’abbondanza di coloro che già hanno troppo, ma piuttosto consiste nel cercare di fornire abbastanza a coloro che hanno troppo poco” (Roosevelt).

Ecco, allora, che i governanti devono rapportarsi ai governati come il “buon padre di famiglia” che non pone gioghi troppo pesanti sui suoi figlioli. Il liberale Winston Churcill è ancor oggi attuale laddove scrive che “Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarlo tirandone il manico“.

È evidente che dobbiamo superare l’inconfessabile ma reale concezione posta alla base del sistema tributario italiano che sottrae al cittadino tutto ciò che va oltre il sostentamento, a volte aggredendo pure quello.

Come anche dobbiamo recuperare nel linguaggio politico la parola “felicità”, disumanamente sottratta dalle legislazioni europee. Ciò perché “Lo sviluppo non può andare contro la felicità. Dev’essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla terra, delle relazioni umane, dell’avere amici, del non privarsi di queste cose indispensabili“, come in ultimo ricordato all’opinione pubblica mondiale dal morigerato “Pepe”, ex Presidente dell’Uraguay, il socialista José Alberto Mujica Cordano.

 

Se, infatti, si stabilisce come premessa che ogni essere umano ha il diritto di ricercare la felicità, non può considerarsi legittimo uno stato che sottragga tutto ciò che giudica superfluo, lasciando soltanto il sostentamento ed un alloggio ove dormire, per chi ne ha ancora uno.

Siffatto rapporto con lo Stato è un rapporto di schiavitù, legittimato da una pretesa esigenza (senza dubbio necessaria) di redistribuire la ricchezza, ma nella reale prospettiva di togliere ai poveri per dare ai ricchi in privilegi e prebende, mentre una redistribuzione spontanea avverrebbe lasciando il reddito nella libera disponibilità del lavoratore, che impiegherebbe quelle risorse per i bisogni e i divertimenti propri e della sua famiglia.

 LAVORO E REDDITO COME QUESTIONE DI DIGNITA’.

Il tema della moneta pubblica, emessa dallo Stato nel nome del popolo sovrano e accreditata per ogni cittadino che nasce nella forma del reddito di cittadinanza, è centrale rispetto a qualunque manovra economica, perché eradica immediatamente la povertà assoluta, rilancia i consumi, crea e mantiene occupazione, redistribuisce la ricchezza, sostiene il reddito diffusamente, previene gran parte della delinquenza, interrompe il legame di sudditanza che nutre il clientelismo politico.

La questione lavoro deve riagganciarsi al reddito, quest’ultimo inteso come reale capacità economica, e rimettere in discussione l’organizzazione del lavoro subordinato, a partire dagli orari di lavoro.

Forza del Popolo, sulla scia-utopia di Tommaso Moro, auspica che l’orario di lavoro non debba superare le sei ore giornaliere.

Le retribuzioni vanno ancorate ad un range predefinito, per impedire disequilibri di sistema come quelli in atto, con persone che a parità di fatica sopportano limitazioni degradanti, perché il privilegio di altre sottrae le risorse necessarie per la loro dignitosa sopravvivenza.

Occorre intervenire per ridurre la sperequazione nei trattamenti tra impiego pubblico e impiego privato. Occorre, altresì, introdurre il turnover nel pubblico impiego, quindi l’avvicendamento della forza lavoro addetta alla pubblica funzione, come per il servizio di leva. A lunga scadenza, le nuove assunzioni del dipendente pubblico dovranno essere a scadenza pluriennale, in modo da consentire a quanti più cittadini possibili di partecipare alla vita pubblica, anche nell’effettivo e concreto impiego quotidiano.

Forza del Popolo preferisce come modello di sviluppo economico la cosiddetta Economia di Comunione, il sistema cooperativistico e il terzo settore. Tale modello di sviluppo dovrà imporsi come primo settore di intervento e come modello preferenziale, sia in termini di trattamento fiscale sia di affidamento delle pubbliche commesse.

La rappresentanza sindacale va rifondata perché palesi sono i tradimenti subiti dai lavoratori. Forza del Popolo incentiverà la costituzione di sindacati autonomi, ponendosi a loro con spirito di servizio.

 APPELLO PER UNA RIVOLUZIONE GENTILE

 

Il Movimento, per la realizzazione delle sue finalità, chiede aiuto e sostegno ad ogni essere umano che ha a cuore il destino di un’umanità che spera, resiste, lotta, non si arrende. Il Movimento è aperto a tutte le persone di buona volontà che vogliono accendere in Italia il fuoco di una Politica diversa, fondata “davvero” sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla verità, sulla giustizia.

L’obiettivo rivoluzionario più alto che ci siamo dati è di trasformare il potere dello Stato in servizio per il cittadino.

La nostra è una rivoluzione gentile, lontana dalla predicazione dell’odio, lontana dalla pratica della violenza.

Non sappiamo se nel breve avremo la forza e la capacità di organizzarci in partito politico o se resteremo soltanto come movimento di ideazione politica.

Sappiamo solo che un giorno saremo maggioranza!

Spezza le catene. Alza la testa. Cammina da persona libera!

Unisciti a noi.

(Avv. Lillo Massimiliano Musso, Avv. Vincenzo Sparti).

 

 

 

 

 

Il quadro peggiora, prospettive cupe".

Si rischia la bomba sul Pil.

msn.com-ilgiornale.it- Andrea Muratore - (23-4-2022)- ci dice :

 

Allarme del Centro studi di Confindustria sulle conseguenze macroeconomiche della guerra in Ucraina: la recessione può tornare a essere una prospettiva concreta per l'Italia.

"La guerra frena l'Europa, in particolare l'Italia", sottolinea il Centro Studi Confindustria nella congiuntura flash di aprile spiegando che "lo scenario italiano è in peggioramento a causa del rincaro dell'energia e di altre materie prime".

Una complessa contingenza che precedeva la guerra aveva portato al triplice shock del caro-bollette, dell'inflazione galoppante e del rincaro di tutte le materie prime (non solo energetiche), creando le condizioni perché un evento come l'invasione russa dell'Ucraina scatenasse la tempesta perfetta.

"Gli indicatori congiunturali a marzo - osserva il Csc -hanno confermato il netto indebolimento dell'economia italiana. Il conflitto in Ucraina amplifica i rincari di energia e altre commodity, accresce la scarsità di materiali e l'incertezza.

 Sommandosi agli effetti dei contagi, ciò riduce il Pil nel primo trimestre 2022 e allunga un'ombra sul secondo: l'andamento in aprile è compromesso e le prospettive sono cupe".

 Viale dell'Astronomia non la nomina mai esplicitamente, ma la parola-tabù, recessione, non è più solo uno spauracchio ma un'ipotesi concreta.

L'industria italiana è esposta ai venti di tempesta della crisi globale, la ripresa post-Covid che si mirava a consolidare in questo 2022 è stata compromessa, la destrutturazione dei mercati globali ha frenato la forza trainante del sistema-Paese, l'export.

 "L'export italiano cresceva prima del conflitto: +5,8% a dicembre-febbraio sui tre mesi precedenti, ben oltre i livelli pre-Covid. Buona parte dell'aumento - spiega il Csc - era dovuta al rialzo dei prezzi sui mercati esteri (+2,8%). Erano in crescita le vendite nei principali mercati, Ue ed extra-Ue, e settori manifatturieri (ma ancora deboli gli autoveicoli).                                   I primi effetti della guerra in Ucraina, però, sono già visibili negli ordini manifatturieri esteri, in forte calo a marzo. Inoltre, la dinamica del commercio mondiale, già piatta a inizio anno per il calo degli scambi in Asia e l'aumento in Europa, ha prospettive negative".

Le "prospettive cupe", secondo Confindustria, intaccano anche la fiducia di consumatori e imprese. Il "ridotto ottimismo impedisce quella piena ripresa della domanda interna dell'area che in precedenza era attesa", stimano gli economisti di Viale dell'Astronomia.

La grande tempesta economica alla congiunzione tra iper-inflazione, caro-energia e sconvolgimenti dei mercati è stata affrontata, secondo Confindustria, dal governo Draghi, finora, con "interventi parziali": il Csc sottolinea che il governo "ha finora stanziato, per la prima metà del 2022 e senza ricorrere a deficit aggiuntivo, circa 14 miliardi di euro, 11 a sostegno di famiglie e imprese (di cui 1,2 per le grandi imprese solo per il 1° trimestre) e 3 per primi interventi strutturali su gas, energie rinnovabili e a sostegno delle filiere dell' automotive e dei micro-processori", ma lo sforzo dovrà essere maggiore in futuro.

(Inoltre dobbiamo prevedere la partecipazione Europea  al finanziamento di Zelensky che ha richiesto 7 miliardi di dollari al mese ! Ndr).

Ovviamente tutti questi problemi impatteranno sulla crescita finale del Pil. L'idea di un ulteriore rilancio superiore al 4%, che era ipotizzata a fine 2021, è stata già notevolmente ridimensionata.

 In conseguenza della guerra in Ucraina nella giornata del 22 febbraio Standard&Poor's ha confermato i timori di Confindustria tagliando le stime di crescita dell'economia italiana per quest'anno al 3,1% dal 4,4%.

 E' quanto si legge nella nota con cui l'agenzia di rating ha annunciato di aver confermato la classificazione BBB con outlook positivo per il debito italiano.                       Nel 2023 l'incremento del Pil dovrebbe invece attestarsi al 2,1%, per poi rallentare all'1,5% nel 2024 e allo 0,9% nel 2025, rallentando di un biennio il percorso di rientro ai livelli pre-pandemici.

Ancora più pesante il conto del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale: le stime per l'Italia indicano una crescita del 2,3% nel 2022 rispetto al 3,8% stimato a gennaio. Il taglio è pari all'1,5%.

Per il 2023 la crescita si ferma all'1,7% con una riduzione dello 0,5% rispetto alle indicazioni di gennaio.

E i danni all'economia nazionale sono consistenti anche per l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, che ha stimato la "zavorra" della guerra sul nostro Pil.

 Per l'Italia "l'effetto totale della guerra" in Ucraina sarebbe "consistente".

Cumulando gli effetti del biennio 2022-2023 il pil "si ridurrebbe di oltre 2,5 punti percentuali e i prezzi al consumo aumenterebbero per poco meno di quattro punti percentuali".

Le stime sono contenute nel focus dell'Upb sul conflitto.

I dati dunque parlano chiaro: l'Italia deve affrontare una fase di acutissima volatilità.

 E la lezione dell'era Covid insegna che misurare gli effetti macroeconomici di uno shock in tempo reale porta spesso a stimare al ribasso i danni che in realtà un'economia può dover conteggiare a crisi finita.

Confindustria lancia un grido d'allarme che parte dalle imprese produttrici e esportatrici che reggono una fetta consistente di Pil e occupazione: la tempesta perfetta le può travolgere e dietro i dati della riduzione di crescita rischiamo di assistere a perdite di quote di occupazione e benessere consistenti.

Sarebbe la terza volta in poco più di un decennio, dopo la Grande Recessione e la crisi pandemica. L'Italia non può assolutamente permetterselo.

(Ma Draghi vede in Zelensky un profeta di Klaus Schwab, il nuovo Hitler! Ndr.).

 

 

 

 

La Lotta Tra La Russia e La Mafia Khazariana

(In Ucraina) Risale a Più Di Mille Anni Fa.

Greenpass.news- Redazione GPnews- (23 aprile 2022)- ci dice :

(info@greenpass.news).

La lotta in corso in tutto il mondo è un’offensiva contro il Deep State, in particolare la mafia Khazariana. La mafia Khazariana è il più grande sindacato criminale del mondo, avendo detenuto il potere globale per migliaia di anni.

La storia di Khazaria è stata quasi completamente cancellata dai libri di storia. Tuttavia, questa prospettiva storica è necessaria per comprendere la guerra in Ucraina tra i russi e la mafia Khazariana. ( Ella Ster).

Sulla scena mondiale, la mafia Khazariana (conosciuta anche come sionista) gioca un ruolo importante. Hanno governato i regni e i sistemi bancari del mondo per secoli.

Ma hanno anche impostato la narrazione nei libri di storia. Si sono nascosti dietro false identità e attacchi con false flag. Eccellevano nella guerra e nella manipolazione.

I russi hanno combattuto i cazari più di 1200 anni fa.

 Fu la mafia Khazariana a massacrare lo zar russo e la sua famiglia.

Hanno orchestrato e finanziato la rivoluzione bolscevica.

La mafia Khazariana ha orchestrato la prima guerra mondiale e ha usato l’Olocausto per reprimere qualsiasi critica al sionismo mentre cacciava i palestinesi dalla loro terra.

Secondo “Scogliera alta” – un informatico e linguista specializzato in linguistica predittiva specializzato: “La mafia Khazariana ha cambiato storia, filosofia, prospettive, tutte queste cose per proteggersi perché loro sono nomi di ladri.

 Come disse Winston Churchill, “La storia è fatta dai vincitori”.

E chi sono i Khazar di oggi? “Scogliera alta” cita: “Klaus Schwab, i Rothschild, la famiglia Bauer che sono considerati ebrei. Non credo che siano ebrei per niente. Li considero satanici… come cazari.

Scogliera alta …vede il conflitto in Ucraina come “una guerra globale contro l’infiltrazione globale cazara di tutti i governi”. E  Considera i Khazari “la cosa più malvagia del pianeta”.(Khazars, dinastia Rothschild, Nuovo Ordine Mondiale di Klaus Schwab, Ucraina e l’attuazione dell’agenda Nephilim).

La storia di Khazaria.

L’Ucraina si trova nell’area che faceva parte dell’Impero Khazaro tra il 600 e il 900 d.C. In quest’area tra il Mar Nero e il Mar Caspio, durante questo periodo si sviluppò in una società incredibilmente malvagia e criminale.

Khazaria crebbe fino a diventare una nazione guidata da un re e da un gruppo di oligarchi occulti che prestarono servizio alla sua corte. Possedevano la conoscenza dell’antica magia nera babilonese.

Durante questo periodo, i Khazar divennero noti nei paesi circostanti come una banda di ladri, assassini e banditi di strada. Ma ciò che caratterizzava le loro pratiche e il loro modo di vivere era che assumevano l’identità dei viaggiatori che erano stati o venivano assassinati da loro.

I leader delle nazioni circostanti, in particolare lo zar russo, ricevevano da anni lamentele su questa mostruosità dai loro cittadini.

Di conseguenza, questi sbarcarono nell’800 d.C. quando un gruppo combinato consegnò un ultimatum al re cazaro.

 

L’area gialla tra il Mar Nero e il Mar Caspio era chiamata “Khazaria”.

Gli hanno inviato un comunicato dicendogli di scegliere una delle tre religioni “abramiche” per il suo popolo.

 Avevano una scelta tra Islam, cristianesimo ed ebraismo e la religione scelta doveva diventare la religione ufficiale di stato di Khazaria.

Il re Khazariano scelse il giudaismo e promise di soddisfare le richieste della “Società delle Nazioni circostanti” guidata dallo zar russo.

Per ingannare la Confederazione, il re cazaro mescolò segretamente le antiche pratiche babilonesi della magia nera con l’ebraismo. Ha creato una religione ibrida satanica segreta nota come “Talmudismo babilonese”.

L’intenso odio all’interno della mafia Khazariana li ha spinti a uccidere chiunque credesse in un dio diverso dal loro dio Baal.                   Si sono anche vendicati da lunga data su coloro che alla fine li hanno cacciati da Khazaria.

Hanno ucciso molte delle stirpi reali originali, come i reali britannici nel 17° secolo, sostituendoli con i loro bastardi. Nel 18° secolo, assassinarono la famiglia reale francese e, poco prima della prima guerra mondiale, l’arciduca Ferdinando d’Austria per dare inizio alla prima guerra mondiale.

Nel 1917 radunarono il loro esercito cazaro, i bolscevichi, e si infiltrarono e conquistarono la Russia. Hanno ucciso lo zar e la sua famiglia a sangue freddo e hanno rubato tutti i tesori d’oro, d’argento e d’arte della Russia. Poco prima della seconda guerra mondiale, uccisero le famiglie reali austriaca e tedesca.

“Clif High” afferma che ciò che sta accadendo attualmente in Ucraina non è rappresentato accuratamente in Occidente.                      Vede l’invasione russa come una lotta contro la mafia Khazariana e il loro programma pandemico, con i russi che seguono i bio-lab.

Secondo lui, le operazioni militari riguardano i bio-lab.                                     Dai documenti intercettati dai russi risulta che ci sono indizi di altri laboratori biologici o istituti medici o scientifici.

I Bio-lab in Ucraina avevano legami con il Istituto Friedrich Loeffler in Germania, che ha inviato campioni di sangue al Laboratorio vittoriano sulle malattie infettive a Melbourne e ha lavorato  assieme con il Istituto Doherty  in Australia.

Un portavoce del ministero della Difesa russo ha dichiarato in una recente conferenza stampa che ci sono 30 laboratori biologici in Ucraina.

 I documenti mostrano che questi bio-lab sono stati  finanziati dagli Stati Uniti che stanno collaborando con istituti scientifici in Germania, Svezia, Grecia e Australia.

L’11 marzo 2022, la Russia ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, composto da 15 membri, per discutere dei laboratori di armi biologiche in Ucraina sostenuti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Erano esattamente due anni dopo che l’OMS aveva dichiarato la pandemia globale di Covid-19 l’11 marzo 2020.

(Il Patto Segreto di massoni, Khazari e gesuiti: “Non ci sono virus patogeni in natura, quindi il trattamento è impossibile”).

“Clif High” dice: “Presto Xi attaccherà i bio-lab a Taiwan… quindi attaccheranno e prenderanno il controllo dei bio-lab a Taipei perché li hanno installati lì”.

Continua: “La mafia Khazariana è molto, molto, molto subdola. Stanno mettendo tutti questi bio-lab e roba nelle aree urbane, il che è perfetto da diffondere in seguito, proprio come hanno fatto con Covid-19″.

Ci sono tutti questi bio-lab sul pianeta e vengono chiusi come parte di questo rovesciamento globale della mafia Khazariana – quelli che vengono  chiamati “i globalisti” di Klaus Schwab. (…)

Putin chiuderà i 13 laboratori biologici pagati da Big Pharma e dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD). Questo è fantastico perché li deruba di enormi quantità di denaro perché queste cose vengano distrutte”.

Questo è il motivo principale della Russia, secondo “Clif High”. “Allora Putin andrà. Lascerà l’Ucraina”.

Lo stemma dei Rothschild ha  il drago (rosso) come uno dei loro simboli.

Il drago segna anche i confini della città di Londra dei Rothschild.

Nello stemma della Russia, un cavaliere su un cavallo bianco uccide un drago.

Nessuna guerra nucleare III.

I globalisti di Klaus Schwab , sostenuti dai media mainstream, stanno difendendo l’Ucraina mentre condannano le operazioni militari della Russia. “Scogliera alta”:

“Dicono di stare con gli ucraini contro i malvagi russi. Sosterranno i taiwanesi contro i malvagi cinesi? Soprattutto quando Biden è di loro proprietà? Quando ha un cazzo grosso su per il culo?”

“Clif High” si riferisce al ricatto del Partito Comunista Cinese (PCC) di Joe e Hunter Biden, di cui abbiamo già scritto  su questo blog.

 

 Codex Humanus - Il Libro dell'Umanità.

“Clif High” non pensa che il conflitto stia sfuggendo di mano. “Non ci sarà mai la terza guerra mondiale… è una guerra globale dei globalisti occidentali , ma questa è contro l’infiltrazione globale dei cazari in tutti i governi”.

Secondo “Clif High”, si nascondono falsamente dietro l’ebraismo. “Questi non sono ebrei. Sono satanisti, ok?”

“Questa guerra non sarà come qualsiasi altra guerra che hai visto perché non sarà stato-nazione contro stato-nazione”.

Lui crede che la guerra contro la “mafia Khazariana” continuerà per molti anni a venire. Crede anche che sia imminente un’esplosione di rivelazioni che raggiungerà il picco nei prossimi tre anni.

“Quindi negli anni a venire saremo completamente immersi in questa nuova guerra dell’informazione mentre ricostruiamo l’umanità e il pianeta Terra”, come ci ha spiegato  nei particolari e nei suoi libri ,Klaus Schwab.

 

 

 

Grande Reset – I ‘Valori’

di Klaus Schwab.

Lavocedellevoci.it-Redazione - (3 giugno 2021)- ci dice :

Il vero Klaus Schwab è solo un affettuoso zio che vuole fare il bene dell’umanità o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che sfruttava il lavoro degli schiavi e supportava gli sforzi nazisti per produrre la prima bomba atomica?

“ Johnny Vedmore” indaga.

La mattina dell’11 settembre 2001, Klaus Schwab era seduto a fare colazione nella Sinagoga di Park East a New York City con il Rabbino Arthur Schneier, ex vice presidente del World Jewish Congress e strettamente associato alle famiglie Bronfman e Lauder.

Davanti ai loro occhi si stava consumando uno degli eventi che avrebbe segnato irrimediabilmente il ventennio successivo, quando due aerei si schiantarono contro i grattacieli del World Trade Center. Oggi, dopo due decenni, Klaus Schwab siede ancora in prima fila in un altro momento determinante della storia umana.

Sempre in prima fila nel momento delle tragedie, la presenza di Schwab nei momenti che alterano la storia del mondo si deve alle sue connessioni in tutto il globo.

In qualità di forza motrice dietro il World Economic Forum, «l’organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privato», Schwab ha attirato capi di stato, amministratori di grandi società e l’élite dei circoli scientifici e accademici a Davos per oltre 50 anni.

Recentemente, ha anche scatenato le ire di molti a causa del suo ruolo come fautore del Grande Reset, un ampio sforzo per riformare la civiltà globale a beneficio dell’élite del World Econimic Forum e dei suoi alleati.

Schwab, durante il meeting annuale del Forum in gennaio 2021, ha evidenziato che la costruzione della fiducia è parte integrante del successo del Grande Reset, anticipando la successiva espansione di massicce campagne di pubbliche relazioni.

Anche se Schwab intende costruire la fiducia tramite un «progresso» non meglio specificato, la costruzione della fiducia è normalmente facilitata dalla trasparenza.

 Forse è per questo che molti non si fidano di Schwab e delle sue motivazioni, siccome si conosce così poco del passato e del vissuto di quest’uomo prima che fondasse il “World Economic Forum” all’inizio degli anni Settanta.

Come molti protagonisti delle agende sponsorizzate dalle élite, le pagine online che parlano di Schwab sono state adeguatamente ripulite, rendendo difficile trovare informazioni sulla sua storia e quella della sua famiglia.

Essendo nato a Ravensburg, Germania, nel 1938, molti hanno speculato sul fatto che la famiglia Schwab possa aver preso parte agli sforzi bellici dell’Asse, legame che, se rivelato, potrebbe minacciare la reputazione del World Economic Forum e avviare indagini indesiderate sulle missioni e le motivazioni professate.

Il passato che Klaus Schwab ha cercato di occultare viene esplorato nel dettaglio, rivelando il coinvolgimento della famiglia Schwab non solo nella ricerca dei nazisti sulla bomba atomica, ma anche nell’illegale programma nucleare in Sud Africa durante l’apartheid.

Di particolare interesse è la storia del padre di Klaus, Eugen Schwab, che ha introdotto una filiale tedesca, supportata dai nazisti, di un’azienda di ingegneria svizzera nella guerra come principale appaltatore dell’esercito.

 L’azienda, la Escher-Wyss, utilizzava la manodopera degli schiavi per produrre macchinari essenziali per lo sforzo bellico nazista e acqua pesante per il programma nucleare. Anni dopo, un giovane Klaus Schwab sedeva nel consiglio d’amministrazione della compagnia, quando si decise di fornire al regime razzista dell’apartheid in Sud Africa le attrezzature necessarie per avanzare le ricerche per diventare una potenza nucleare.

Con il “World Economic Forum” fautore della non-proliferazione nucleare e dell’energia nucleare «pulita», il passato di Klaus Schwab lo rende un portavoce poco autorevole della professata agenda per il presente e il futuro.

Scavando più a fondo nelle sue attività, diventa chiaro che il vero ruolo di Schwab è sempre stato quello di «plasmare le agende globali, regionali e industriali» del presente per assicurare la continuazione di agende ben più antiche e vaste che sono state screditate dopo la seconda Guerra Mondiale, non solo la tecnologia nucleare ma anche le politiche di controllo della popolazione di stampo eugenetico.

Una storia sveva.

Il 10 luglio 1870, il nonno di Klaus Schwab, Jakob Wilhelm Gottfried Schwab, che da qui in avanti chiameremo semplicemente Gottfried, nacque in Germania nel corso della guerra contro i vicini francesi.

Karlsruhe, la città natale di Gottfried Schwab, era situata nel Granducato di Baden, nel 1870 governato dal 43enne Granduca di Baden, Frederick I. L’anno seguente, il già citato Duca avrebbe partecipato alla proclamazione dell’Impero Germanico, tenutasi nel Salone degli Specchi della Reggia di Versailles. Era l’unico genero dell’Imperatore in carica, Wilhelm I e, come Frederick I, era uno dei sovrani regnanti della Germania. Quando “Gottfried Schwab” compì 18 anni, la Germania assisteva all’incoronazione di Wilhelm II, succeduto al padre, Frederick III.

 

Nel 1893, il 23enne Gottfried Schwab partì dalla Germania, rinunciando alla cittadinanza tedesca, lasciò Karlsruhe per emigrare in Svizzera.

All’epoca, la sua occupazione ufficiale era quella di un semplice panettiere.

 Qui, Gottfried incontrò Marie Lappert originaria di Kirchberg, vicino a Berna, Svizzera, di cinque anni più giovane.

 Si sposarono a Roggwil, Berna, il 27 maggio 1898 e l’anno successivo, il 27 aprile 1899, nacque il primogenito Eugen Schwab.

Al momento della sua nascita, Gottfried Schwab aveva scalato i gradini della società, diventando ingegnere meccanico.

Quando Eugen aveva un anno, Gottfried e Marie Schwab decisero di trasferirsi e tornare a vivere a Karlsruhe, dove Gottfried fece nuovamente richiesta per ottenere la cittadinanza tedesca.

Eugen Schwab avrebbe seguito le orme del padre e sarebbe diventato ingegnere meccanico; negli anni a venire, avrebbe anche consigliato la stessa carriera ai figli. Eugen Schwab avrebbe poi iniziato a lavorare in una fabbrica in una città dell’Alta Svevia, nel sud della Germania, capitale del distretto di Ravensburg, Baden-Württemberg.

La fabbrica dove iniziò la sua carriera era la filiale tedesca di una compagnia svizzera, la Escher-Wyss.

La Svizzera aveva legami economici di lunga data con la zona di Ravensburg, con i commercianti svizzeri che già nel XIX secolo vendevano filati e prodotti tessili. Nello stesso periodo, Ravensburg esportava grano a Rorschach, fino al 1870, insieme ad animali da allevamento e vari formaggi, nel cuore delle Alpi svizzere.

Tra il 1809 e il 1837, Ravensburg contava 375 cittadini svizzeri, ma nel 1910 se ne contavano appena 133.

Negli anni Trenta dell’Ottocento, alcuni operai specializzati svizzeri diedero vita a una fabbrica di cotone, con un impianto di sbiancatura e finitura incorporato di proprietà dei fratelli Herpf.

 Il mercato equino di Rorschach, creato intorno al 1840, attirava numerose persone dalla Svizzera, specialmente dopo l’inaugurazione della linea ferroviaria tra Ravensburg e Friedrichshafen, città situata nei pressi del Lago di Costanza al confine tra Svizzera e Germania.

«La guerra non significa necessariamente disoccupazione per l’industria meccanica in un paese neutrale, al contrario»

I mercanti di grano di Rorschach visitavano regolarmente la Kornhaus di Rorschach e questa cooperazione e commercio transnazionale portarono all’apertura della filiale della compagnia svizzera Escher-Wyss & Cie nella città.

Questa impresa fu resa possibile grazie al completamento della linea ferroviaria che collegava la rotta tedesca e svizzera tra il 1850 e il 1853. La fabbrica fu costruita da Walter Zuppinger tra il 1856 e il 1859 e iniziò la produzione nel 1860. Nel 1861, possiamo vedere il primo brevetto ufficiale della manifattura Escher-Wyss di Ravensburg di un «particolare meccanismo sui telai meccanici per la tessitura di nastri ».

A quel tempo, la filiale di Ravensburg era diretta da Walter Zuppinger e fu lì che sviluppò le sue turbine tangenziali e ottenne molti altri brevetti. Nel 1870, Zuppinger e altri fondarono anche una cartiera a Baienfurt, vicino Ravensburg. Andò in pensione nel 1875 e dedicò tutte le sue energie al perfezionamento delle turbine.

A cavallo del nuovo secolo, la Escher-Wyss aveva messo da parte la filatura di nastri per concentrarsi su progetti più ampi come la produzione di grandi turbine industriali e, nel 1907, avviarono una «procedura di approvazione e concessione per la costruzione di una centrale idroelettrica vicino a Dogern am Rhein, riportata anche in una pubblicazione del 1925.

Nel 1920, la Escher-Wyss si trovò coinvolta in gravi difficoltà finanziarie. Il Trattato di Versailles aveva limitato la crescita militare ed economica della Germania dopo la Grande Guerra e per la compagnia svizzera il ritorno ai progetti di ingegneria civile locale era troppo da sopportare.

 La casa madre della Escher-Wyss si trovava a Zurigo e risaliva al 1805 e la compagnia, che godeva di una buona reputazione e una storia centenaria, era considerata troppo importante per rischiare di perderla.

In dicembre 1920 venne avviata una riorganizzazione grazie a un aumento capitale sociale da 11,5 a 4,015 milioni di franchi francesi, e in seguito fu nuovamente aumentato a 5,515 milioni di franchi svizzeri. Alla fine dell’anni fiscale 1931 la Escher-Wyss era ancora in perdita.

Negli anni prima della guerra, prima dell’annessione della Polonia, la Escher-Wyss di Ravensburg diretta dal padre di Klaus Schwab, Eugen Schwab, continuò a essere il principale datore di lavoro di Ravensburg.

Ma l’impavida compagnia continuava a siglare importanti contratti per progetti di ingegneria civile su larga scala durante tutto il corso degli anni Venti, come si evince dalla corrispondenza ufficiale del 1924 tra Wilhelm III Principe di Urach alla Escher-Wyss e al gestore patrimoniale della Casa di Urach, ragioniere Julius Heller.

Questo documento tratta dei «Termini e Condizioni Generali dell’Associazione dei Produttori Tedeschi di Turbine Idrauliche per la consegna di macchinari e altre attrezzature per gli impianti idroelettrici».

Questo è anche confermato da una pubblicazione delle «Condizioni dell’Associazione dei Produttori Tedeschi di Turbine Idrauliche per l’installazione di turbine e macchinari nei confini del Reich Tedesco», stampata il 20 marzo 1923 in una brochure pubblicitaria della Escher-Wyss per il regolatore universale della pressione dell’olio.

Dopo che la Grande Depressione dell’inizio degli anni Trenta aveva devastato l’economia globale, la Escher-Wyss annunciò: «Visti gli sviluppi catastrofici della situazione economica connessi all’attuale declino, la compagnia [Escher-Wyss] non è temporaneamente in grado di tenere fede agli attuali impegni verso le nazioni clienti».

La compagnia rivelò l’intenzione di chiedere un rinvio a giudizio al quotidiano svizzero Neue Zürcher Nachrichten, che riportò il 1 dicembre 1931 che «la compagnia Escher-Wyss si trova in uno stato di bancarotta fino alla fine di marzo 1932 e che una compagnia fiduciaria svizzera era stata scelta come curatore».

 L’articolo diceva ottimisticamente che «è in programma il proseguimento delle operazioni». Nel 1931, la Escher-Wyss impiegò 1.300 lavoratori senza contratto e 550 impiegati salariati.

A metà degli anni Trenta, la Escher-Wyss si trovò nuovamente in guai finanziari. Per salvare la compagnia, questa volta, venne costituito un consorzio per non far chiudere l’azienda di ingegneria in crisi.

 Il consorzio era formato in parte dalla Banca Federale della Svizzera (per coincidenza presieduta da Max Schwab, che non ha relazioni di parentela con Klaus Schwab) ed ebbe luogo una nuova ristrutturazione.

Nel 1938 venne annunciato che un ingegnere della compagnia, Colonello Jacob Schmidheiny, sarebbe diventato il nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione della Escher-Wyss.

Poco dopo lo scoppio della guerra nel 1939, Schmidheiny disse: «La guerra non significa necessariamente disoccupazione per l’industria meccanica in un paese neutrale, al contrario». La Escher-Wyss e la nuova gestione stavano evidentemente cercando di trarre profitti dalla guerra, spianando la strada per la trasformazione in uno dei maggiori appaltatori dei Nazisti.

Breve storia della persecuzione degli ebrei a Ravensburg.

Quando Adolf Hitler conquistò il potere, molte cose cambiarono in Germania e la storia della popolazione ebrea di Ravensburg durante quell’epoca è molto triste. Però non fu la prima volta che l’antisemitismo sollevò la sua testa ripugnante nella regione.

La Escher-Wyss di Ravensburg ricevette il titolo di «Impresa Modello Nazional Socialista» dal Partito Nazista di Hitler mentre Schwab era al comando.

I Nazisti stavano corteggiando la compagnia svizzera per cooperare nel corso dell’imminente conflitto, e le avances  erano in un certo modo ricambiate.

 

Nel Medio Evo, una sinagoga, menzionata sin dal 1345, era situata nel centro di Ravensburg ed era frequentata da una piccola comunità ebraica di cui si hanno tracce tra il 1330 e il 1429.

Alla fine del 1429 e per tutto il 1430, gli ebrei di Ravensburg vennero presi di mira ed ebbe luogo un orribile massacro.

Nelle vicine località di Lindau, Überlingen, Buchhorn (poi rinominata Friedrichshafen), Meersburg e Costanza i residenti ebrei vennero arrestati.

 Gli ebrei di Lindau vennero bruciati vivi durante il libello di sangue del 1429/1430 di Ravensburg, in cui i membri della comunità ebraica furono accusati di sacrifici rituali di bambini. Nell’agosto 1430, a Überlingen, la comunità ebraica fu costretta a convertirsi: 11 accettarono e i 12 che rifiutarono vennero uccisi.

I massacri di Lindau, Überlingen e Ravensburg erano approvati direttamente dal sovrano Re Sigmund e gli ebrei sopravvissuti vennero presto espulsi dalla regione.

Il bando di Ravensburg venne confermato dall’imperatore Ferdinando I nel 1559 e fu supportato, per esempio, dalle istruzioni date alla guardia cittadina nel 1804 in cui si legge:

«Dato che gli ebrei non possono svolgere nessun commercio né attività, nessun altro è autorizzato a entrare nella città per posta o in carrozza. Il resto, comunque, se non hanno ricevuto dalla polizia un permesso per una permanenza di breve o lunga durata, devono essere allontanati a forza dalla città».

Fino al XIX secolo agli ebrei venne impedito di stabilirsi legalmente nella città e, anche allora, il loro numero era così esiguo da non essere necessario costruire una sinagoga.

Nel 1858 c’erano solamente 3 ebrei registrati a Ravensburg, nel 1895 erano 57. Dall’inizio del nuovo secolo al 1933, il numero di ebrei residenti a Ravensburg continuò a calare fino a che la comunità contava solo 23 persone.

All’inizio degli anni Trenta, le principali famiglie ebree di Ravensburg erano sette, cioè le famiglie Adler, Erlanger, Harburger, Herrmann, Landauer, Rose e Sondermann.

 Dopo la presa di potere dei Nazional Socialisti, alcuni ebrei di Ravensburg vennero inizialmente costretti a emigrare, altri sarebbero stati uccisi nei campi di concentramento nazisti. Fino alla seconda Guerra Mondiale, ci furono molti episodi di odio nei confronti della piccola comunità ebraica a Ravensburg e nelle immediate vicinanze.

Eugen Schwab (padre di Klaus)continuò a gestire l’«impresa modello nazional socialista» per Escher-Wyss, e la compagnia svizzera aiutò la Wermacht a produrre armi da guerra oltre ad armi tradizionali

Il 13 marzo 1933, tre settimane prima del boicottaggio di tutti negozi gestiti da ebrei in Germania voluto dai nazisti, le SA si posizionarono davanti a due dei cinque negozi ebrei di Ravensburg nel tentativo di impedire ai clienti di entrare e attaccarono un cartello alla porta di uno di negozi con la scritta «Wohlwert chiuso fino all’arianizzazione».

Wohlwert venne presto «arianizzato» e fu l’unico negozio gestito da ebrei a sopravvivere ai pogrom nazisti. I proprietari degli altri quattro negozi ebraici di Ravensburg, Knopf, Merkur, Landauer e Wallersteiner, furono costretti a vendere le loro proprietà a commercianti non ebrei tra il 1935 e il 1938.

In quel periodo, molti ebrei di Ravensburg riuscirono a scappare all’estero prima dell’inizio della peggiore persecuzione Nazional Socialista.

Almeno otto ebrei morirono in modo atroce, ma è stato riportato che altri tre ebrei residenti a Ravensburg sopravvissero grazie alle loro spose «ariane».

 Alcuni ebrei arrestati durante la Notte dei Cristalli furono costretti a marciare per le strade di Baden-Baden sotto la supervisione delle SS e più tardi vennero deportati nel campo di concentramento di Sachsenhausen.

A Ravensburg i nazisti perpetrarono orribili crimini contro l’umanità.

Il 1 gennaio 1934, la «Legge per la prevenzione delle malattie ereditarie» venne promulgata nella Germania nazista che prevedeva la sterilizzazione coatta per le persone a cui venivano diagnosticate malattie come demenza, schizofrenia, epilessia, sordità ereditaria e altre malattie mentali.

All’ospedale cittadino di Ravensburg, oggi chiamato Heilig-Geist Hospital, le sterilizzazioni forzate iniziarono nell’aprile 1934. Nel 1936, la sterilizzazione era la procedura medica più praticata nell’ospedale.

Negli anni prima della guerra, prima dell’annessione della Polonia, la Escher-Wyss di Ravensburg diretta dal padre di Klaus Schwab, Eugen Schwab, continuò a essere il principale datore di lavoro di Ravensburg.

 Oltre a questo, la Escher-Wyss di Ravensburg ricevette il titolo di «Impresa Modello Nazional Socialista» dal Partito Nazista di Hitler mentre Schwab era al comando.

Escher-Wyss Ravensburg e la guerra.

Ravensburg era un’anomalia nella Germania in guerra, perché non fu mai obiettivo di attacchi aerei Alleati. La presenza della Croce Rossa, e di un discutibile accordo con varie industrie compresa la Escher-Wyss, fece sì che le forze alleate non attaccarono mai la cittadina nella Germania del sud.

Non era classificato come obiettivo militare importante, per questa ragione la città mantiene ancora oggi molti dei tratti originali. Ma a Ravensburg, allo scoppiare della guerra, accaddero cose ancora più oscure.

La Escher-Wyss era leader nella tecnologia di grandi turbine per dighe e centrali idroelettriche, ma costruivano anche componenti per gli aerei da combattimento tedeschi.

Eugen Schwab continuò a gestire l’«impresa modello nazional socialista» per Escher-Wyss, e la compagnia svizzera aiutò la Wermacht a produrre armi da guerra oltre ad armi tradizionali.

La Escher-Wyss era leader nella tecnologia di grandi turbine per dighe e centrali idroelettriche, ma costruivano anche componenti per gli aerei da combattimento tedeschi.

Erano anche profondamente coinvolti in sinistri progetti parzialmente occulti che, se fossero stati completati, avrebbero cambiato le sorti della seconda Guerra Mondiale.

L’intelligence militare occidentale era a conoscenza della complicità e collaborazione tra la Escher-Wyss e i nazisti. Ci sono rapporti dell’intelligence militare occidentale, in particolare il Record Group 226 (RG226), con i dati dell’Ufficio dei Servizi Strategici che dimostrano che le forze Alleate erano consapevoli dei legami tra Escher-Wyss e i nazisti.

All’interno del RG226, ci sono tre menzioni specifiche della Escher-Wyss:

File numero 47178: Escher-Wyss Svizzera sta lavorando a un grosso ordine per la Germania. Inviano lanciafiamme dalla Svizzera sotto il nome di Brennstoffbehaelter. Datato settembre 1944.

 File numero 41589: gli svizzeri permettevano che le esportazioni tedesche venissero posizionate nel loro paese, dichiarato neutrale durante la seconda Guerra Mondiale.

 Il titolo è «Relazioni d’affari tra Empresa Nacional Calvo Sotelo (ENCASO), Escher-Wyss e Mineral Cerbau Gesellschaft».

Luglio 1944; vedi anche il rapporto L 42627 sulla collaborazione tra l’impresa spagnola Calvo Sotelo e Rheinmetall Borsig tedesca sulle esportazioni tedesche collocate in Svizzera. Agosto 1944.

 File numero 72654 afferma che la bauxite dall’Ungheria veniva inviata a Germania e Svizzera per la raffinazione.

In seguito, un sindacato governativo costruì uno stabilimento per la lavorazione dell’alluminio a Dunaalmas, ai confini con l’Ungheria. In questo modo si procuravano l’energia elettrica; l’Ungheria mise a disposizione le miniere di carbone e le attrezzature vennero fornite dall’impresa svizzera Escher-Wyss. La produzione iniziò nel 1941. Maggio 1944.

La Escher-Wyss era leader in un particolare settore emergente, la tecnologia per la creazione di nuove turbine.

La compagnia aveva progettato una turbina a 14.500 HP per lo stabilimento della Norsk Hydro, impianto idroelettrico strategicamente importante a Vemork, vicino a Rjukan in Norvegia.

Lo stabilimento della Norsk Hydro, in parte alimentato dalla Escher-Wyss, era l’unico impianto sotto il controllo nazista in grado di produrre acqua pesante, un ingrediente essenziale per ricavare il plutonio necessario per la creazione della bomba atomica da parte dei nazisti.

La Germania aveva investito tutte le risorse possibili per produrre l’acqua pesante, ma le forze Alleate erano a conoscenza degli sviluppi tecnologici, che avrebbero ribaltato le sorti della guerra, dei sempre più disperati nazisti.

Nel 1942 e 1943, lo stabilimento fu l’obiettivi di un raid, che fu un parziale successo, del Commando Britannico e della resistenza norvegese, anche se la produzione di acqua pesante proseguì.

Le potenze Alleate sganciarono oltre 400 bombe sull’impianto, che incisero in maniera marginale sulla sua produttività.

Nel 1944, la flotta tedesca tentò di trasportare l’acqua pesante in Germania, ma la resistenza norvegese affondò la nave con tutto il carico.

Con l’aiuto della Escher-Wyss, i nazisti riuscirono quasi a cambiare le sorti del conflitto e a portare alla vittoria dell’Asse.

L’impiego massivo di lavoratori coatti a Ravensburg rese necessario costruire uno dei più grandi campi di lavoro forzato mai registrato, nel laboratorio di un ex falegname al numero 16 di Ziegelstrasse.

 In questo campo furono collocati 125 prigionieri di guerra francesi che vennero poi redistribuiti in altri campi nel 1942.                                I lavoratori francesi vennero sostituiti da 150 prigionieri russi che, si dice, furono trattati peggio di tutti gli altri prigionieri di guerra.

Una di questi era Zina Jakuschewa, la cui tessera lavorativa e libretto si trovano al United States Holocaust Memorial Museum. Questi documenti la identificavano come una lavoratrice coatta non ebrea assegnata a Ravensburg, Germania, tra il 1943 e il 1944.

Eugen Schwab mantenne diligentemente lo status quo nel corso della guerra. Dopo tutto, con il giovane Klaus Martin Schwab nato nel 1938 e il piccolo Urs Reiner Schwab nato pochi anni dopo, Eugen avrebbe voluto tenere i figli lontani da ogni pericolo.

Klaus Martin Schwab – L’uomo del mistero internazionale.

Nato il 30 marzo 1938 a Ravensburg, Germania, Klaus Schwab era il figlio maggior in una classica famiglia nucleare.

Tra il 1945 e il 1947, Klaus frequentò la scuola primaria di Au, Germania. Klaus Schwab ricorda in un’intervista del 2006 per The Irish Times che:

«Dopo la guerra guidai l’associazione giovanile regionale franco-tedesca. I miei eroi erano Adenauer, De Gasperi e De Gaulle».

Klaus Schwab e il fratello minore, Urs Reiner Schwab, seguirono le orme del nonno, Gottfried, e del padre, Eugen, e studiarono ingegneria meccanica.

 Il padre di Klaus aveva detto al giovane Schwab che, se voleva avere un impatto nel mondo, avrebbe dovuto studiare ingegneria meccanica.

Questo è solo l’inizio delle credenziali universitarie di Schwab.

Klaus iniziò a studiare per tutti i suoi diplomi allo Spohn-Gymnasium di Ravensburg tra il 1949 e il 1957, diplomandosi al Humanistisches Gymnasium di Ravensburg. Tra il 1958 e il 1962, Klaus iniziò a lavorare in varie società di ingegneria e, nel 1962, Klaus completò i suoi studi di ingegneria meccanica al Federal Institute of Technology (ETH) di Zurigo, Svizzera, on un diploma in ingegneria.

L’anno seguente, completò anche un corso di economia all’Università di Friburgo, Svizzera. Dal 1963 al 1966, Klaus lavorò come assistente del Direttore Generale dell’Associazione Tedesca per la Costruzione di macchine (VDMA) di Francoforte.

Nel 1965, Klaus stava anche lavorando al suo dottorato presso la ETH di Zurigo con una dissertazione intitolata «Il prolungamento dei crediti di esportazione come problema imprenditoriale nell’ingegneria meccanica».

Nel 1966, ricevette il Dottorato in Ingegneria al Swiss Federal Institute of Technology (ETH) di Zurigo.

Al tempo, il padre di Klaus, Eugen Schwab, sguazzava in circoli più grandi che mai. Oltre ad essere una celebrità a Ravensburg come Direttore della Escher-Wyss già prima della guerra, venne anche eletto presidente della Camera di Commercio di Ravensburg.

Nel 1966, durante la costituzione del comitato tedesco per il tunnel ferroviario di Splügen, Eugen Schwab definì la creazione del comitato come un progetto «che crea connessioni migliori e più rapide per più persone in un’Europa sempre più convergente e che offre nuove opportunità per lo sviluppo culturale, economico e sociale».

Durante la sua permanenza a Harvard, Klaus fu allievo di Henry Kissinger, del quale affermò in seguito che era una delle 3 o 4 persone che avevano influito di più sul suo pensiero.

Nel 1967, Klaus Schwab ottenne un dottorato in Economia presso l’Università di Friburgo, Svizzera e un Master in Pubblica Amministrazione dalla John F. Kennedy School of Government di Harvard negli Stati Uniti.

Nel già citato articolo del The Irish Times del 2006, Klaus parla di quel periodo come molto importante per la formazione della sua ideologia, affermando:

«Anni dopo, quando tornai dagli Stati Uniti dopo aver terminato gli studi a Harvard, ci furono due eventi che ebbero un effetto significativo su di me. Il primo fu un libro di Jean-Jacques Servan-Schreiber, “La sfida americana”, in cui si diceva che l’Europa avrebbe perso contro gli Stati Uniti a causa dei metodi manageriali scadenti. L’altro evento fu, e questo è importante per l’Irlanda, che l’Europa dei sei diventò l’Europa dei nove».

 Questi due eventi contribuirono alla formazione di Klaus Schwab in un uomo desideroso di cambiare il modo in cui le persone mandavano avanti gli affari.

Quello stesso anno, il fratello minore di Klaus, Urs Reiner Schwab, si diplomò all’ETH di Zurigo come ingegnere meccanico e Klaus Schwab iniziò a lavorare nella vecchia compagnia del padre, la Escher-Wyss, che da lì a poco sarebbe diventata Sulzer Escher-Wyss AG, Zurigo, come assistente del Presidente per aiutarlo nella riorganizzazione dopo la fusione delle due compagnie. Questo ci porta ai collegamenti di Klaus con il mondo del nucleare.

L’ascesa di un tecnocrate.

Sulzer, compagnia svizzera nata nel 1834, giunse all’apice dopo aver iniziato a produrre compressori nel 1906. Nel 1914 l’impresa a conduzione famigliare divenne parte di «tre società di capitali», una delle quali era la società finanziaria ufficiale. Negli anni Trenta, i profitti della Sulzer furono influenzati dalla Grande Depressione e, come molte altre imprese in quel periodo, dovette affrontare scioperi e azioni collettive da parte dei lavoratori.

La seconda Guerra Mondiale non aveva influito sulla Svizzera tanto quanto gli stati vicini, ma il boom economico che seguì porto Sulzer a crescere come potenza e presenza dominante sul mercato.

Nel 1966, subito prima dell’entrata di Klaus Schwab alla Escher-Wyss, l’impresa svizzera che produceva turbine firmò un contratto di collaborazione coi fratelli Sulzer a Winterthur.

Sulzer e Escher-Wyss avviarono la fusione nel 1966, quando Sulzer acquistò il 53% delle azioni della compagnia.

Escher-Wyss divenne ufficialmente Sulzer Escher-Wyss AG nel 1969 quando le azioni restanti vennero acquistate dai fratelli Sulzer.

Una volta avviata la fusione, Escher-Wyss iniziò la ristrutturazione e due degli amministratori terminarono il loro servizio presso la Escher-Wyss.

 Dr. H. Schindler e W. Stoffel si dimisero dal Consiglio di Amministrazione, ora presieduto da Georg Sulzer e Alfred Schnaffer.

Il Dr. Schindler era stato membro del Consiglio di Amministrazione della Escher-Wyss per 28 anni e aveva lavorato con Eugen Schwab per gran parte del suo servizio.

Peter Schmidheiny prese il suo posto come presidente del Consiglio di Amministrazione della Escher-Wyss, portando avanti il dominio della famiglia Schmidheiny sui dirigenti della compagnia.

Durante il processo di ristrutturazione, si decise che Escher-Wyss e Sulzer si sarebbero concentrate su aree diverse dell’ingegneria meccanica: le fabbriche della Escher-Wyss avrebbero lavorato principalmente alla costruzione di impianti per l’energia idroelettrica, comprese turbine, pompe di accumulazione, macchine per l’inversione del flusso, sistemi di chiusura e condutture, oltre a turbine a vapore, turbocompressori, sistemi di evaporazione, centrifughe  e macchinari per la carta e l’industria della cellulosa. Sulzer si sarebbe concentrata sull’industria della refrigerazione oltre alla costruzione di caldaie a vapore e turbine a gas.

Il 1 gennaio 1968, la riorganizzata Sulzer Escher-Wyss AG venne pubblicamente lanciata dopo un processo di razionalizzazione, necessario in seguito ad alcune grandi acquisizioni.

 Tra queste, una collaborazione con Brown Boveri, un gruppo di compagnie svizzere di ingegneria elettrica che avevano lavorato per i nazisti, fornendo ai tedeschi alcune tecnologie per i loro sottomarini durante la seconda Guerra Mondiale. Brown Boveri venne anche descritta come «appaltatore dell’elettricità per la difesa» e avrebbe trovato la corsa agli armamenti della Guerra Fredda molto utile per gli affari.

La fusione e riorganizzazione dei due colossi di ingegneria svizzeri ebbe un successo unico.

Nelle Olimpiadi Invernali di Grenoble del 1968, Sulzer e Escher-Wyss utilizzarono 8 compressori refrigeranti per creare tonnellate di ghiaccio artificiale.

 Nel 1969, le due imprese si unirono per aiutare la costruzione di una nuova nave passeggeri chiamata «Hamburg», la prima nave al mondo con l’aria condizionata grazie alla collaborazione di Sulzer e Escher-Wyss.

È alla fine degli anni Sessanta che Klaus Schwab emerge come personaggio pubblico.

Nel 1967, Klaus Schwab entrò ufficialmente sulla scena della comunità imprenditoriale e prese le redini della fusione tra Sulzer e Escher-Wyss, oltre a creare vantaggiose alleanze con Brown Boveri e altri.

Nel dicembre 1967, Klaus tenne un discorso a un evento a Zurigo davanti alle principali organizzazioni di ingegneria meccanica; la Employers Association of Swiss Machine and Metal Manufacturers e la Association of Swiss Machine Manufacturers.

Nel suo discorso, aveva previsto accuratamente l’importanza di incorporare i computer nella moderna ingegneria meccanica svizzera, affermando che:

«Nel 1971, prodotti che ancora non esistono sul mercato probabilmente rappresenteranno un quarto delle vendite. Questo richiede che le imprese ricerchino sistematicamente tutti i possibili sviluppi e identifichino i vuoti nel mercato.

Oggi, 18 delle 20 maggiori compagnie nell’industria meccanica stanno costruendo dipartimenti a questo scopo. Ovviamente, tutti devono utilizzare le ultime scoperte tecnologiche, e il computer è tra queste. Le piccole e medie imprese nell’industria meccanica imboccano la via della cooperazione o utilizzano i servizi dei fornitori di server per l’elaborazione dei dati».

I computer e i dati erano ovviamente considerati di fondamentale importanza per il futuro, secondo Schwab, ed è evidente nella riorganizzazione della Sulzer Escher-Wyss nel corso della fusione.

 Il moderno sito web di Sulzer riflette questo radicale cambio di direzione, affermando che, nel 1968: «Le attività tecnologiche sono state intensificate [da Sulzer] e formano la base per i prodotti della tecnologia medica. Il cambiamento da una compagnia di costruzione di macchinari a una impresa tecnologica inizia a essere evidente».

Schwab affermò che le imprese che utilizzano uno stile autoritario «non sono in grado di attivare pienamente il “capitale umano”», argomento che toccò in molte altre occasioni nel corso degli anni Sessanta.

Klaus Schwab aiutava a trasformare Sulzer Escher-Wyss in un’impresa che andava oltre la costruzione di macchinari, la stava trasformando in una impresa tecnologica lanciata ad alta velocità verso il futuro hi-tech.

Da notare anche che Sulzer Escher-Wyss cambiò un altro aspetto del suo business per «formare le basi dei prodotti della tecnologia medica», un campo mai citato prima come obiettivo di Sulzer né di Escher-Wyss.

L’avanzamento tecnologico non era l’unico cambiamento che Klaus Schwab voleva introdurre alla Sulzer Escher-Wyss; voleva anche cambiare il modo in cui la compagnia considerava il suo stile manageriale.

 Schwab e i suoi collaboratori spingevano verso una filosofia di business completamente nuova che avrebbe permesso «che tutti gli impiegati accettassero tutti gli imperativi della motivazione e ad assicurare un senso di flessibilità e manovrabilità».

È alla fine degli anni Sessanta che Klaus Schwab emerge come personaggio pubblico.

In quel periodo, la Sulzer Escher-Wyss si impegnò ad essere menzionata sulla stampa come mai prima.

Nel gennaio 1969, il colosso svizzero istituì una riunione pubblica chiamata «Giornata di presentazione dell’industria meccanica alla stampa», il cui tema principale era il management della compagnia.

 Durante l’evento, Schwab affermò che le imprese che utilizzano uno stile autoritario «non sono in grado di attivare pienamente il “capitale umano”», argomento che toccò in molte altre occasioni nel corso degli anni Sessanta.

Quando Klaus Schwab entrò a far parte di Sulzer Escher-Wyss nel 1967 e avviò la riorganizzazione dell’azienda per farla diventare una società tecnologica, il coinvolgimento di Sulzer Escher-Wyss negli aspetti più oscuri della corsa globale agli armamenti nucleari divenne subito più evidente.

 

 Il plutonio e Pretoria.

Escher-Wyss è stata pioniera in alcune delle più importanti tecnologie nella generazione di energia.

Come sottolinea il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti nel suo documento sullo sviluppo del ciclo di Brayton a CO2 supercritica (CBC), dispositivo utilizzato nelle centrali idroelettriche e nucleari, «Escher-Wyss è stata la prima azienda a sviluppare le turbomacchine per sistemi CBC a partire dal 1939».

Continua affermando che sono stati costruiti 24 sistemi, «con Escher-Wyss che progettava i cicli di conversione di potenza e costruiva le turbomacchine per tutti tranne tre».

Nel 1966, poco prima dell’ingresso di Schwab in Escher-Wyss e della fusione con Sulzer, il compressore ad elio Escher-Wyss venne progettato per La Fleur Corporation e proseguì l’evoluzione dello sviluppo del ciclo di Brayton.

 Questa tecnologia era ancora importante per l’industria degli armamenti nel 1986, con i droni a propulsione nucleare equipaggiati con un reattore nucleare a ciclo Brayton raffreddato ad elio.

Escher-Wyss era stata coinvolta nella produzione e installazione di tecnologie nucleari almeno fin dal 1962, come dimostrato da un brevetto per un «sistema di scambio termico per una centrale nucleare» e da un brevetto del 1966 per un «impianto di reattore nucleare con turbina a gas con raffreddamento di emergenza».

Dopo che Schwab lasciò Sulzer Escher-Wyss, Sulzer avrebbe anche contribuito a sviluppare speciali turbocompressori per l’arricchimento dell’uranio per alimentare i reattori.

Tuttavia, con l’arrivo del bramoso signor Schwab, la compagnia prese parte alla proliferazione illegale della tecnologia delle armi nucleari.

Nel 1969, l’incorporazione di Escher Wyss e Sulzer fu completata e sarebbe stati rinominata Sulzer AG, eliminando la storica Escher-Wyss dalla denominazione.

Alla fine è stato rivelato, grazie a una revisione e un rapporto effettuato dalle autorità svizzere e da un uomo di nome Peter Hug, che Sulzer Escher-Wyss iniziò a procurarsi e costruire segretamente parti fondamentali per le armi nucleari negli anni Sessanta.

 La compagnia, mentre Schwab era membro del Consiglio, iniziò anche a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’illegale programma di armi nucleari del Sud Africa durante gli anni più bui del regime di apartheid.

Klaus Schwab fu una figura di spicco nella fondazione di una cultura aziendale che aiutò Pretoria a costruire sei armi nucleari e ad assemblarne parzialmente una settima.

Nel rapporto, Peter Hug ha delineato come Sulzer Escher Wyss AG (dopo la fusione chiamata semplicemente Sulzer AG) avesse fornito componenti vitali al governo sudafricano e trovato prove del ruolo della Germania nel sostenere il regime razzista, rivelando anche che il governo svizzero «era a conoscenza di accordi illegali ma “li tollerava in silenzio” sostenendone attivamente alcuni o criticandoli senza convinzione». I

l rapporto di Hug è stato poi completato in un lavoro dal titolo: «Svizzera e Sudafrica 1948-1994 – Rapporto finale del NFP 42+ commissionato dal Consiglio federale svizzero», compilato e scritto da Georg Kreis e pubblicato nel 2007.

Nel 1967, il Sud Africa aveva costruito un reattore come parte di un piano per produrre plutonio, il SAFARI-2 situato a Pelindaba. Il SAFARI-2 faceva parte di un progetto per sviluppare un reattore moderato da acqua pesante che sarebbe stato alimentato da uranio naturale e raffreddato con sodio.

Questo collegamento allo sviluppo di acqua pesante per la creazione di uranio, la stessa tecnologia che era stata utilizzata dai nazisti anche con l’aiuto di Escher-Wyss, potrebbe spiegare perché inizialmente i sudafricani coinvolsero Escher-Wyss.

Ma nel 1969 , il Sudafrica abbandonò il progetto del reattore ad acqua pesante di Pelindaba perché stava prosciugando le risorse dal loro programma di arricchimento dell’uranio iniziato nel 1967.

Nel 1970, Escher-Wyss era decisamente coinvolta nella tecnologia nucleare, come si evince da un documento disponibile nei Landesarchivs del Baden-Württemberg. Il documento mostra i dettagli di una procedura di appalto pubblico e contiene informazioni sui colloqui di aggiudicazione con società specifiche coinvolte nell’approvvigionamento di tecnologia e materiali nucleari. Tra le società citate troviamo: NUKEM, Uhde, Krantz, Preussag, Escher-Wyss, Siemens, Rheintal, Leybold, Lurgi, e la famigerata Transnuklear .

Gli svizzeri e i sudafricani ebbero un rapporto molto stretto in questo periodo, quando non era facile per il brutale regime sudafricano trovare alleati.

Entro il 4 novembre 1977, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva emanato la risoluzione 418 che imponeva un embargo obbligatorio sulle armi contro il Sudafrica, embargo che non sarebbe stato completamente revocato fino al 1994.

La compagnia, mentre Schwab era membro del Consiglio, iniziò anche a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’illegale programma di armi nucleari del Sud Africa durante gli anni più bui del regime di apartheid.

Georg Kreis ha sottolineato quanto segue nella sua valutazione dettagliata del rapporto Hug:

«Il fatto che le autorità abbiano assunto un atteggiamento lassista anche dopo il maggio 1978 emerge in uno scambio di lettere tra il movimento anti-apartheid e la DFMA tra ottobre e dicembre 1978.

Come spiega lo studio di Hug, il Movimento anti-Apartheid della Svizzera identificava i resoconti tedeschi secondo i quali Sulzer Escher-Wyss e una società chiamata BBC avevano fornito parti per l’impianto di arricchimento dell’uranio sudafricano e ripetuti crediti all’ESCOM, che includevano anche notevoli contributi da parte delle banche svizzere. Queste affermazioni hanno portato a chiedersi se il Consiglio Federale, alla luce del sostegno dell’embargo delle Nazioni Unite, non debba istigare la Banca nazionale a sospendere in futuro l’autorizzazione dei crediti per l’ESCOM».

Le banche svizzere avrebbero contribuito a finanziare la corsa sudafricana alle armi nucleari e, nel 1986, Sulzer Escher-Wyss produceva con successo compressori speciali per l’arricchimento dell’uranio.

La fondazione del World Economic Forum.

Nel 1970, Schwab lasciò Escher Wyss per organizzare una conferenza manageriale aziendale di due settimane. Nel 1971, la prima riunione del World Economic Forum – allora chiamato “European Management Symposium” – si tenne a Davos, in Svizzera.

Nel 1970, il giovane emergente, Klaus Schwab, scrisse alla Commissione Europea e chiese aiuto per la creazione di un «think-tank non commerciale per i leader aziendali europei».

 Anche la Commissione Europea sponsorizzò l’evento, inviando il politico francese Raymond Barre in qualità di «mentore intellettuale «del forum. Raymond Barre, che a quel tempo era commissario europeo per gli affari economici e finanziari, sarebbe poi diventato primo ministro francese e sarebbe stato accusato di  commenti antisemiti mentre era in carica.

Circa 450 partecipanti da 31 paesi avrebbero parteciparono al primo European Management Symposium di Schwab, principalmente manager di varie società europee, politici e accademici statunitensi. Il progetto venne organizzato da Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che, più tardi nello stesso anno, sarebbe diventata la moglie di Klaus Schwab.

Il simposio europeo di Klaus non era un’idea originale. Come lo scrittore Ganga Jey Aratnam affermò piuttosto coerentemente nel 2018: «Lo spirito di Davos» di Klaus Schwab era anche lo «spirito di Harvard».

 Non solo la Business School aveva sostenuto l’idea di un simposio. Il famoso economista di Harvard John Kenneth Galbraith sosteneva la società benestante, nonché le esigenze di pianificazione del capitalismo e il riavvicinamento tra Oriente e Occidente.

Era anche vero, come sottolineava anche Aratnam, che non era la prima volta che Davos ospitava simili eventi. Tra il 1928 e il 1931, presso l’Hotel Belvédère si tennero le Conferenze dell’Università di Davos, eventi che furono co-fondati da Albert Einstein e furono sospesi solo dalla Grande Depressione e dalla minaccia di una guerra incombente.

Il gruppo più influente che stimolò la creazione del simposio di Klaus Schwab fu il Club di Roma, un influente think-tank dell’élite scientifica e monetaria che ricorda il World Economic Forum per molti aspetti, anche per la promozione di un modello di governance globale guidata da un’élite tecnocratica.

Il Club di Roma e il WEF di Klaus Schwab.

 Il Club di Roma era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, in Italia.

Tra le prime pubblicazioni, un libro del 1972 intitolato The Limits to Growth che si concentrava in gran parte sulla sovrappopolazione globale, avvertendo che «se i modelli di consumo e la crescita della popolazione mondiale continuassero agli stessi alti tassi nel tempo, la terra raggiungerebbe il limite entro un secolo».

 Alla terza riunione del World Economic Forum nel 1973, Peccei pronunciò un discorso di sintesi del libro, che il sito web del World Economic Forum ricorda come l’evento caratteristico di quello storico incontro.

Nello stesso anno, il Club di Roma pubblicherà un rapporto che descrive in dettaglio un modello «adattivo» per la governance globale che dividerebbe il mondo in dieci regioni economiche-politiche interconnesse.

Il Club di Roma è stato a lungo controverso per la sua ossessione di ridurre la popolazione mondiale e molte delle sue politiche precedenti, che i critici descrivevano come influenzate dall’eugenetica e dal neo-malthusianesimo.

Tuttavia, nel famigerato libro del 1991, «La Prima Rivoluzione Globale», si affermava che tali politiche avrebbero potuto ottenere il sostegno popolare se le masse fossero state in grado di collegarle a una lotta esistenziale contro un nemico comune.

A tal fine, La prima rivoluzione globale contiene un passaggio intitolato «Il nemico comune dell’umanità è l’uomo», che afferma quanto segue:

«Nella ricerca di un nemico comune contro il quale unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adatti.

Nella loro totalità e nelle loro interazioni, questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme.

Ma designando questi pericoli come nemici, cadiamo nella trappola, di cui abbiamo già avvertito i lettori, vale a dire scambiare i sintomi per le cause.

Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento dell’uomo nei processi naturali ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico quindi è l’umanità stessa».

Negli anni successivi, le élite del Club di Roma e del World Economic Forum hanno spesso sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per la tutela dell’ambiente.                             Non sorprende quindi che il “World Economic Forum” utilizzi in modo simile le questioni climatiche e ambientali come un modo per far accettare politiche altrimenti impopolari, come quella del “Grande Reset”, se necessario.

Il passato è un prologo.

Dalla fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone più potenti al mondo e il suo Grande Reset ha reso più importante che mai esaminare l’uomo seduto sul “trono globalista”.

Dato il suo ruolo di spicco nel gigantesco sforzo per trasformare ogni aspetto dell’ordine esistente, la storia di Klaus Schwab è stata difficile da ricercare. Quando inizi a scavare nella storia di un uomo come Schwab, che siede al di sopra di altri oscuri promotori e agitatori dall’élite, ti rendi conto immediatamente che molte informazioni sono state occultate o rimosse. Klaus è uno che vuole rimanere nascosto negli angoli oscuri della società e che permetterà alla persona media di vedere un solo un costrutto ben presentato della persona scelta.

Il vero Klaus Schwab è un vecchio zio gentile che desidera il bene dell’umanità o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha sfruttato il lavoro degli schiavi e ha aiutato i nazisti a ottenere la prima bomba atomica.

Klaus è l’onesto business manager di cui dovremmo fidarci per creare una società e un posto di lavoro più equi per l’uomo comune o è lui la persona che ha contribuito a spingere Sulzer Escher-Wyss in una rivoluzione tecnologica che ha portato al suo ruolo nella creazione illegale di armi nucleari per il regime razzista dell’apartheid in Sud Africa?

Le prove che ho esaminato non fanno emergere un uomo gentile, ma piuttosto un membro di una famiglia ricca e con legami importanti con un passato nella creazione di armi di distruzione di massa per governi aggressivi e razzisti.

Come ha affermato Klaus Schwab nel 2006: «La conoscenza sarà presto disponibile ovunque – la chiamo la “googlizzazione” della globalizzazione. Non è più quello che sai, è come lo usi. Devi essere regolare il passo».

Klaus Schwab si considera un pioniere e un giocatore di prim’ordine, e va detto che le sue qualifiche e la sua esperienza sono impressionanti.

Tuttavia, quando si tratta di mettere in pratica ciò che viene predicato, Klaus è stato smascherato.

Una delle tre maggiori sfide nella lista delle priorità per il “World Economic Forum” è la non proliferazione delle armi nucleari, ma né Klaus Schwab né suo padre Eugen hanno rispettato quegli stessi principi quando erano in affari. È vero il contrario.

A gennaio, Klaus Schwab ha annunciato che il 2021 sarà l’anno in cui il World Economic Forum e i suoi alleati dovranno «ricostruire la fiducia» delle masse. Tuttavia, se Schwab continuerà a nascondere la sua storia e i legami di suo padre con l’«impresa modello nazional socialista» che era Escher-Wyss negli anni Trenta e Quaranta, allora le persone avranno buone ragioni per diffidare delle motivazioni alla base del suo Grande Reset.

Nel caso della famiglia Schwab, le prove non indicano semplicemente pratiche commerciali scorrette o un malinteso. La storia della famiglia Schwab rivela invece l’abitudine di lavorare con dittatori genocidi motivati da profitto e potere. I nazisti e il regime dell’apartheid sudafricano sono due dei peggiori esempi di leadership nella politica moderna, ma ovviamente gli Schwab non potevano o non volevano vederlo all’epoca.

L’ultima domanda che dovremmo porci sulle reali motivazioni dietro le azioni di Schwab, potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare la Quarta Rivoluzione Industriale o sta cercando di creare il Quarto Reich? Nel caso di Klaus Schwab, sembra che abbia contribuito a riesumare le reliquie dell’era nazista, cioè le ambizioni nucleari e di controllo della popolazione, in modo da garantire la continuità di un’agenda più profonda.

 Mentre prestava servizio in una posizione dirigenziale presso la Sulzer Escher-Wyss, la società ha cercato di sostenere le ambizioni nucleari del regime sudafricano, allora il governo più simile al nazismo nel mondo, preservando l’eredità nazista di Escher-Wyss.

 Quindi, attraverso il “World Economic Forum”, Schwab ha contribuito a riabilitare le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica durante l’era successiva alla seconda guerra mondiale, un momento in cui le rivelazioni delle atrocità naziste hanno portato rapidamente la pseudo-scienza in grande discredito.

 C’è qualche motivo per credere che Klaus Schwab, così come esiste oggi, sia cambiato in qualche modo? O è ancora il volto pubblico di uno sforzo decennale per garantire la sopravvivenza di un’antica agenda?

L’ultima domanda che dovremmo porci sulle reali motivazioni dietro le azioni di Schwab, potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare la Quarta Rivoluzione Industriale o “sta cercando di creare il Quarto Reich”?

(Johnny Vedmore, è un giornalista investigativo indipendente e musicista di Cardiff, Galles. Il suo lavoro vuole esporre i personaggi potenti che sono spesso tralasciati dagli altri giornalisti e fornire più informazioni ai suoi lettori. )

(Renovatio21.).

 

 

 

KLAUS SCHWAB E IL SUO GRANDE RESET

NAZI- FASCISTA: UNA PANORAMICA.

Byoblu.com- (24 Dicembre 2020)-Michele Crudelini - ci dice :    

Riportiamo di seguito la traduzione dell’articolo “KLAUS SCHWAB AND HIS GREAT NAZI-FASCIST RESET – AN OVERVIEW”, di Paul Cudenec, pubblicato sul blog “Wrong Kind of Green” (traduzione per Byoblu a cura di Dario Savastano).

 

Da dove arriva Klaus Schwab.-

Klaus Schwab, nato a Ravensburg nel 1938, è figlio della Germania di Adolf Hitler, un regime da stato di polizia costruito sulla paura e sulla violenza, sul lavaggio del cervello e sul controllo, sulla propaganda e sulla menzogna, sull’industrialismo e l’eugenetica, sulla disumanizzazione e la “disinfezione”, su una visione agghiacciante e grandiosa di un “nuovo ordine” che sarebbe durato mille anni.

Schwab sembra aver dedicato la sua vita a reinventare quell’incubo e a cercare di trasformarlo in una realtà non solo per la Germania ma per il mondo intero.

Peggio ancora, come confermano più volte le sue stesse parole, la sua visione tecnocratica nazi-fascista è anche una perversa visione transumanista, che fonderà gli esseri umani con le macchine in “curiosi mix tra vita digitale e analogica”, che infetteranno il nostro corpo con la “polvere intelligente” (Smart Dust) e in cui la polizia sarà apparentemente in grado di leggere il nostro cervello.

E, come vedremo, lui e i suoi complici stanno usando la crisi del Covid-19 per aggirare le responsabilità democratiche, per scavalcare l’opposizione, per accelerare la loro agenda e per imporla al resto dell’umanità contro la nostra volontà in quello che lui definisce un “Grande Reset“.

La governance globale: il sogno di Schwab.

Schwab non è, ovviamente, un nazista in senso classico, non essendo né nazionalista né antisemita, come testimonia il premio Dan David da un milione di dollari che gli è stato assegnato da Israele nel 2004.

Ma il nazi-fascismo del XXI secolo ha trovato diverse forme politiche attraverso le quali continuare il suo progetto cardine di rimodellare l’umanità per adattarla al capitalismo attraverso mezzi palesemente autoritari.

Questo nuovo nazi- fascismo viene oggi portato avanti sotto le spoglie della governance globale, della biosicurezza, della “Nuova Normalità“, del “New Deal for Nature” e della “Quarta Rivoluzione Industriale”.

Schwab, il fondatore ottantenne e presidente esecutivo del “World Economic Forum”, siede al centro di questa matrix come un ragno su di una enorme ragnatela.

Le origini del Grande Reset.

L’originario progetto nazi-fascista, in Italia e in Germania, si basava su una fusione tra Stato e imprese.

Mentre il comunismo prevede l’acquisizione di imprese e industrie da parte del governo, che (in teoria!) agisce nell’interesse del popolo, il nazi-fascismo si basava sull’uso dello Stato per proteggere e far progredire gli interessi delle élite benestanti.

Schwab ha proseguito su questa strada in un contesto denazificato del secondo dopoguerra, quando nel 1971 ha fondato l’European Management Forum, che si riuniva ogni anno a Davos, in Svizzera.

Qui egli promuoveva la sua ideologia del capitalismo degli stakeholder, in cui le imprese venivano portate a una più stretta collaborazione con il governo.

Il “capitalismo degli stakeholder” è descritto dalla rivista economica Forbes come “l’idea di un’azienda si concentra sul soddisfare le esigenze di tutti i suoi stakeholder: clienti, dipendenti, partner, comunità e società nel suo complesso”.

Anche nel contesto di un particolare business, si tratta sempre di un’etichetta vuota. Come osserva l’articolo di Forbes, in realtà significa solo che “le aziende possono continuare a versare denaro privatamente ai loro azionisti e dirigenti, mantenendo un volto pubblico di spiccata sensibilità sociale e di altruismo esemplare”.

Ma in un contesto sociale generale, il concetto di stakeholder è ancora più nefasto, poiché scarta ogni idea di democrazia, di dominio del popolo, a favore del dominio degli interessi delle imprese.

La società non è più considerata come una comunità vivente, ma come un’impresa, la cui redditività è l’unico scopo valido dell’attività umana.

Lo Stato azienda secondo Schwab.

Schwab ha esposto questo programma già nel 1971, nel suo libro Moderne Unternehmensführung im Maschinenbau (Gestione aziendale moderna nel settore dell’ingegneria meccanica), dove con l’uso del termine “stakeholder” (die Interessenten) ha sostanzialmente ridefinito gli esseri umani non come cittadini, individui liberi o membri di una comunità, ma come partecipanti secondari di un’enorme impresa commerciale.

Lo scopo della vita di ogni persona era “raggiungere la crescita e la prosperità a lungo termine” per questa impresa – in altre parole, proteggere e aumentare la ricchezza dell’élite capitalista globalista.

Tutto ciò è diventato ancora più chiaro nel 1987, quando Schwab ha ribattezzato il suo” European Management Forum” come “World Economic Forum“.

La nascita del World Economic Forum.

Il WEF definisce sé stesso sul proprio sito web come “la piattaforma globale per la cooperazione tra pubblico e privato”, con ammiratori che descrivono come esso crei “partnership tra uomini d’affari, politici, intellettuali e altri leader della società per ‘definire, discutere e far progredire le questioni chiave dell’agenda globale'”.

Le “partnership” che il WEF crea sono volte a sostituire la democrazia con una leadership globale di individui prescelti e non eletti il cui dovere non è quello di servire il pubblico bene, bensì quello di imporre la regola dell’1% con la minor interferenza possibile da parte del resto della popolazione.

Nei libri che Schwab scrive per il consumo pubblico, si esprime con i cliché a due facce della rotazione aziendale e dell’ambientalismo di facciata.

Gli stessi termini vuoti vengono riempiti di volta in volta. In Shaping the Future of the Fourth Industrial Revolution: A Guide to Building a Better World (Modellare in Futuro della Quarta Rivoluzione Industriale: Una Guida per Costruire un Mondo Migliore), Schwab parla di “inclusione degli stakeholder e distribuzione dei benefici” e di “partenariati sostenibili e inclusivi” che ci condurranno tutti verso un “futuro inclusivo, sostenibile e prospero”!

Dietro al WEF solo profitto e sfruttamento.

Dietro questa millanteria, la vera motivazione che guida il suo “capitalismo degli stakeholder”, che egli ha promosso incessantemente alla conferenza di Davos del WEF del 2020, è il profitto e lo sfruttamento.

Ad esempio, nel suo libro “La quarta rivoluzione industriale” del 2016, Schwab scrive di una “uberizzazione” del lavoro e dei vantaggi che ne deriverebbero per le imprese, in particolare per le start-up in rapida crescita nell’economia digitale: “Poiché le piattaforme human cloud classificano i lavoratori come lavoratori autonomi, esse sono (per il momento) libere dall’obbligo di pagare il salario minimo, le tasse del datore di lavoro e le prestazioni sociali”.

La stessa insensibilità capitalista globalista traspare dal suo atteggiamento verso le persone che si avvicinano alla fine della loro vita lavorativa e che hanno bisogno di un meritato riposo:

 

Invecchiare è una sfida economica perché se non si aumenta drasticamente l’età pensionabile in modo che i membri più anziani della società possano continuare a contribuire alla forza lavoro (un imperativo economico che ha molti benefici economici), la popolazione in età lavorativa diminuisce simultaneamente all’aumento della percentuale di anziani non autonomi.

L’essenza della Quarta Rivoluzione Industriale.

Tutto in questo mondo è ridotto alle sfide economiche, agli imperativi economici e ai benefici economici per la classe capitalista globalista dominante.

Il mito del progresso è stato a lungo utilizzato dall’1% per convincere la gente ad accettare le tecnologie progettate per sfruttarci e controllarci e Schwab gioca su questo quando dichiara che “la Quarta Rivoluzione Industriale rappresenta una significativa fonte di speranza per continuare la scalata nello sviluppo umano che ha portato a un drammatico aumento della qualità della vita per miliardi di persone dal 1800”.

Con entusiasmo afferma:

Anche se può non apparire di grande importanza per chi di noi vive quotidianamente una serie di piccole ma significative modifiche alla vita, ciò non è un cambiamento di poco conto: la Quarta Rivoluzione Industriale è un nuovo capitolo dello sviluppo umano, alla pari con la prima, la seconda e la terza Rivoluzione Industriale, ed è ancora una volta guidata dalla crescente disponibilità e di un insieme di straordinarie tecnologie che interagiscono tra loro.

Tuttavia, egli sa bene che la tecnologia non è ideologicamente neutrale, come alcuni amano sostenere. Le tecnologie e le società si modellano a vicenda, dice:

Dopo tutto, le tecnologie sono legate al modo in cui conosciamo le cose, al modo in cui prendiamo le decisioni e al modo in cui pensiamo a noi stessi e agli altri. Sono collegate alle nostre identità, alle nostre visioni del mondo e ai nostri possibili futuri.

Dalle tecnologie nucleari alla corsa allo spazio, agli smartphone, ai social media, alle auto, alla medicina e alle infrastrutture, il significato delle tecnologie le rende politiche. Anche il concetto di nazione ‘sviluppata’ si basa implicitamente sull’adozione delle tecnologie e su ciò che esse significano per noi, economicamente e socialmente.

Sostituire i lavoratori umani ritenuti inutili.

La tecnologia, per i capitalisti globalisti che la sostengono, non ha mai una finalità sociale, bensì puramente di profitto, e Schwab afferma chiaramente che lo stesso vale per la sua Quarta Rivoluzione Industriale.

Entusiasticamente scrive: “Le tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale sono veramente dirompenti, stravolgono i modi esistenti di percepire, calcolare, organizzare, agire e consegnare. Rappresentano modi completamente nuovi di creare valore per le organizzazioni e i cittadini”.

Qualora il significato di “creare valore” non fosse chiaro, egli fornisce alcuni esempi: “I droni rappresentano un nuovo tipo di lavoratore dipendente che lavora tra di noi e che esegue mansioni che un tempo coinvolgevano persone reali”  e “l’uso di algoritmi sempre più sofisticati sta rapidamente estendendo la produttività dei dipendenti, ad esempio, nell’uso dei chat bot per aumentare (e, sempre di più, sostituire) il supporto della ‘live chat’ per le interazioni con i clienti”.

Tagliare i costi per incrementare i profitti.

Schwab entra nel dettaglio delle meraviglie in grado di tagliare i costi e di incrementare i profitti nel suo mondo nuovo de “La Quarta Rivoluzione Industriale”.

Spiega:

Prima di quanto molti si aspettino, il lavoro di svariati professionisti come avvocati, analisti finanziari, medici, giornalisti, contabili, assicuratori o bibliotecari potrà essere parzialmente o completamente automatizzato…

La tecnologia sta progredendo così velocemente che Kristian Hammond, co-fondatore di Narrative Science, una società specializzata nella generazione automatica della narrativa, prevede che entro la metà degli anni venti di questo secolo, il 90% delle notizie potrebbe essere generato da un algoritmo, gran parte di esse senza alcun tipo di intervento umano (a parte la progettazione dell’algoritmo, ovviamente).

È questo imperativo economico che alimenta l’entusiasmo di Schwab per “una rivoluzione che sta cambiando radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci”.

Schwab, descrivendo le meraviglie della Quarta Rivoluzione Industriale, insiste sul fatto che essa sia “diversa da qualsiasi altra cosa che l’umanità abbia mai sperimentato prima d’ora”.

Tutto connesso e tutto controllabile.

E si scatena: “Considerate le possibilità illimitate di avere miliardi di persone collegate a dispositivi mobili, dando così origine a una potenza di elaborazione, capacità di memorizzazione e accesso alla conoscenza senza precedenti.

Oppure pensate alla sbalorditiva confluenza di scoperte tecnologiche che stanno emergendo, che coprono campi molto ampi come l’intelligenza artificiale (IA), la robotica, l’internet delle cose (IoT), i veicoli autonomi, la stampa 3D, la nanotecnologia, la biotecnologia, la scienza dei materiali, l’immagazzinamento dell’energia e il calcolo quantistico, per citarne solo alcuni. Molte di queste innovazioni sono agli albori, ma stanno già raggiungendo un punto di inflessione nel loro sviluppo, poiché incrementano e si amplificano l’un l’altra in una fusione di tecnologie tra il mondo fisico, digitale e biologico”.

Si augura inoltre un incremento dell’istruzione online, che preveda “l’uso della realtà virtuale e della realtà aumentata” per “migliorare drasticamente i risultati educativi” , sensori “installati in case, vestiti e accessori, città, trasporti e reti energetiche”  e città smart, con le loro importanti “piattaforme di dati”.

“Tutto sarà smart e connesso a internet”, dice Schwab, e ciò si estenderà anche agli animali, poiché “i sensori collegati al bestiame possono comunicare tra loro attraverso una rete di telefonia mobile”.

Adora l’idea di ” fabbriche di cellule intelligenti” che potrebbero consentire ” la generazione accelerata di vaccini”  e ” tecnologie dei big-data“.

Massima fiducia agli algoritmi.

Queste, ci assicura, “offriranno modi nuovi e innovativi per servire i cittadini e i clienti”  e dovremo smettere di opporci alle imprese che traggono profitto dallo sfruttamento e dalla vendita di informazioni su ogni aspetto della nostra vita personale.

“Stabilire la fiducia nei dati e negli algoritmi utilizzati per prendere decisioni sarà fondamentale”, insiste Schwab. “Le preoccupazioni dei cittadini in merito alla privacy e all’accertamento della responsabilità nelle strutture aziendali e legali richiederanno degli aggiustamenti di pensiero”.

In fin dei conti è chiaro che tutta questa esaltazione tecnologica ruota esclusivamente intorno al profitto, o “valore” come Schwab preferisce definirlo nella sua neolingua aziendale del 21° secolo.

Così la tecnologia blockchain sarà fantastica e provocherà “un’esplosione di beni commerciabili, dato che tutti i tipi di scambio di valore possono essere ospitati sulla blockchain”.

L’uso della tecnologia da libro mastro distribuito, aggiunge Schwab, “potrebbe costituire la forza trainante di massicci flussi di valore in prodotti e servizi digitali, fornendo identità digitali sicure che possono rendere i nuovi mercati accessibili a chiunque sia connesso a internet”.

In generale, l’interesse della Quarta Rivoluzione Industriale per l’élite imprenditoriale dominante consiste nel fatto che essa “creerà fonti di valore completamente nuove”  e “darà vita a ecosistemi di creazione di valore impossibili da immaginare con una mentalità bloccata nella terza Rivoluzione Industriale”.

Le tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale, sviluppate attraverso il 5G, rappresentano una minaccia senza precedenti per la nostra libertà, come ammette Schwab: “Gli strumenti della quarta rivoluzione industriale permettono nuove forme di sorveglianza e altri mezzi di controllo che vanno contro le società sane e aperte”.

Ma questo non gli impedisce di presentarle sotto una luce positiva, come quando dichiara che “la criminalità pubblica rischia di diminuire grazie alla convergenza di sensori, telecamere, IA e software di riconoscimento facciale”.

Nuove tecnologie al servizio dell’élite  globalista.

Egli descrive con una certa soddisfazione come queste tecnologie “possono invadere lo spazio finora privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il nostro comportamento”.

Schwab prevede che

man mano che le capacità in questo settore miglioreranno, aumenterà la tentazione per le forze dell’ordine e i tribunali di utilizzare tecniche per determinare la probabilità di attività criminali, valutare la colpevolezza o anche eventualmente recuperare i ricordi direttamente dal cervello delle persone. Persino l’attraversamento di un confine nazionale potrebbe un giorno comportare una dettagliata scansione del cervello per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo.

Ci sono momenti in cui il capo del WEF si lascia trasportare dalla passione per un futuro fantascientifico in cui “i viaggi umani nello spazio a lunga distanza e la fusione nucleare saranno all’ordine del giorno” e in cui “il prossimo modello di business di tendenza” potrebbe implicare che qualcuno “scambi l’accesso ai suoi pensieri per la possibilità di risparmiare tempo e di scrivere un post sui social media solo con il pensiero”.

Parlare di “turismo spaziale” sotto il titolo “La Quarta Rivoluzione Industriale e l’ultima frontiera” è quasi divertente, così come la suggestione che “un mondo pieno di droni offre un mondo pieno di possibilità”.

Il transumanesimo come nuova religione.

Ma quanto più il lettore avanza nel mondo rappresentato nei libri di Schwab, tanto meno esso appare come una cosa da ridere.

La verità è che questa figura altamente influente, al centro del nuovo ordine globale in via di costituzione, è un vero e proprio transumanista che sogna la fine di una vita umana e di una comunità naturale e sana. Schwab ripete questo messaggio più e più volte, come per essere sicuro di averci debitamente avvertiti.

“Le strabilianti innovazioni scatenate dalla quarta rivoluzione industriale, dalla biotecnologia all’IA, stanno ridefinendo ciò che significa essere umani” , scrive.

“Il futuro metterà alla prova la nostra concezione di ciò che significa essere umani, sia dal punto di vista biologico che sociale”.

“Già oggi i progressi delle neuro-tecnologie e delle biotecnologie ci costringono a chiederci cosa significhi essere umani”.

I dispositivi tecnologici diventeranno un’estensione del corpo umano.

Lo spiega più dettagliatamente in Shaping the Future of the Fourth Industrial Revolution:

Le tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale non si fermeranno a diventare parte del mondo fisico che ci circonda, ma diventeranno parte di noi. Infatti, alcuni di noi sentono già che i nostri smartphone sono diventati un’estensione di noi stessi. I dispositivi esterni di oggi (dai computer indossabili alle cuffie di realtà virtuale) diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello.

 

Gli esoscheletri e le protesi aumenteranno la nostra potenza fisica, mentre i progressi della neuro-tecnologia miglioreranno le nostre capacità cognitive. Diventeremo più capaci di manipolare i nostri stessi geni e quelli dei nostri figli. Questi sviluppi sollevano profondi interrogativi: Dove tracciamo il confine tra l’uomo e la macchina? Cosa significa essere umani? Un’intera sezione di questo libro è dedicata al tema “Alterare l’Essere Umano” in cui egli sbava sulla “capacità delle nuove tecnologie di diventare letteralmente parte di noi” e invoca un futuro di cyborg implicante “curiosi mix di vita digitale e analogica che ridefiniranno la nostra stessa natura”.

Egli scrive che “queste tecnologie opereranno all’interno della nostra biologia e cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo. Esse sono in grado di superare i confini del corpo e della mente, di migliorare le nostre capacità fisiche e persino di avere un impatto duraturo sulla vita stessa”.

Il sogno di Schwab dei microchip sottopelle.

Nessuna violazione sembra spingersi troppo in là per Schwab, che sogna “microchip attivi impiantabili che rompono la barriera cutanea del nostro corpo”, “tatuaggi intelligenti”, “calcolo biologico” e “organismi progettati su misura”.

È lieto di riferire che “i sensori, gli interruttori di memoria e i circuiti possono essere codificati nei comuni batteri dell’intestino umano”,  che “la Smart Dust, una varietà di computer completi con antenne, ciascuno molto più piccolo di un granello di sabbia, possono ora organizzarsi all’interno del corpo” e che “i dispositivi impiantati contribuiranno probabilmente anche a comunicare pensieri normalmente espressi verbalmente attraverso uno smartphone ‘incorporato’, così come pensieri o stati d’animo potenzialmente inespressi, attraverso la lettura di onde cerebrali e altri segnali”.

La “biologia sintetica” è all’orizzonte nel mondo della Quarta Rivoluzione Industriale di Schwab e darà ai governanti globalisti capitalisti tecnocratici del mondo “la possibilità di personalizzare gli organismi scrivendo il DNA”.

L’idea di neuro-tecnologie, in cui gli esseri umani avranno ricordi completamente artificiali impiantati nel cervello, è sufficiente per far venire il voltastomaco ad alcuni di noi, così come “la prospettiva di collegare il nostro cervello alla realtà virtuale attraverso modem corticali, impianti o nano-bot”.

È di poco conforto sapere che questo è tutto (naturalmente!) nell’interesse del profitto capitalistico globalista , poiché “preannuncia nuove industrie e sistemi per la creazione di valore” e “rappresenta un’opportunità per creare sistemi di valore completamente nuovi nella Quarta Rivoluzione Industriale”.

E che dire della “bio-stampa di tessuti organici”  o del suggerimento che “gli animali potrebbero essere potenzialmente ingegnerizzati per produrre farmaci e altre forme di trattamento”?

Qualcuno vuole sollevare obiezioni di carattere etico?

(L’intero genere umano sarà utilizzato come cavie sperimentali gratuite.Ndr)

La megalomania di Schwab si allarga anche al mondo animale.

Tutto ciò è evidentemente positivo per Schwab, che è felice di annunciare che

il giorno in cui le mucche saranno progettate per produrre nel loro (sic) latte un elemento per la coagulazione del sangue, di cui gli emofiliaci difettano, non è lontano. I ricercatori hanno già iniziato a progettare i genomi dei maiali con l’obiettivo di sviluppare organi adatti al trapianto umano.

E il tutto diventa ancora più inquietante: sin dal sinistro programma di eugenetica della Germania nazista in cui nacque Schwab, questa scienza è stata considerata inaccettabile dalla società umana, ma ora, però, evidentemente, egli sente che l’eugenetica meriti una rivalutazione, quando annuncia, in merito all’editing genetico che

il fatto che ora sia molto più facile manipolare con precisione il genoma umano all’interno di embrioni vitali, comporta la possibilità che in futuro vedremo l’avvento di bambini frutto di design che possiedono particolari caratteristiche o che sono resistenti a una specifica malattia.

Nel famigerato trattato transumanista del 2002 I, Cyborg, Kevin Warwick prevede che   gli esseri umani saranno in grado di evolversi sfruttando la super-intelligenza e le abilità aggiuntive offerte dalle macchine del futuro, unendosi ad esse. Tutto ciò indica verso lo sviluppo di una nuova specie umana, conosciuta nel mondo della fantascienza come “cyborg”. Questo non significa che tutti debbano diventare cyborg.

Se siete soddisfatti del vostro stato di esseri umani, allora così sia, potete rimanere come siete. Ma attenzione: proprio come noi umani ci siamo separati dai nostri cugini scimpanzé anni fa, così i cyborg si separeranno dagli umani. Coloro che rimangono umani probabilmente diventeranno una sottospecie. Saranno, in effetti, gli scimpanzé del futuro.

Un’élite artificiale transumana.

Schwab sembra accennare allo stesso futuro di un’élite artificiale transumana “superiore” e potenziata che si separa dalla marmaglia nata in modo naturale, in questo passaggio particolarmente maledetto del “La Quarta Rivoluzione Industriale scrive che “siamo alle soglie di un radicale cambiamento sistemico che richiede agli esseri umani di adattarsi continuamente.

Di conseguenza, potremmo assistere a un crescente grado di polarizzazione nel mondo, segnato da coloro che abbracciano il cambiamento da una parte, contro coloro che vi si oppongono dall’altra.

“Questo darà origine a una disuguaglianza che va oltre quella sociale descritta in precedenza. Questa disuguaglianza ontologica separerà chi si adatta da chi resiste, i vincenti dai perdenti materiali in tutti i sensi delle parole. I vincenti potrebbero anche beneficiare di una qualche forma di miglioramento umano radicale generato da alcuni segmenti della quarta rivoluzione industriale (come l’ingegneria genetica) di cui i perdenti saranno privati. Questo rischia di creare conflitti di classe e altri scontri, totalmente diversi da quelli visti prima d’ora”.

(Ci ammazzeranno tutti…ma saremo felici !Ndr).

Schwab aveva già parlato di una “grande trasformazione” nel 2016  ed è chiaramente determinato a fare tutto ciò che è in suo potere per realizzare il suo mondo artificiale transumanista di ispirazione eugenetica, della sorveglianza, del controllo e del profitto esponenziale  per i super ricchi quali  padroni esclusivi  di tutte le ricchezze presenti sulla terra.

Tuttavia, come rivela il suo riferimento ai “conflitti di classe” di cui sopra, è chiaramente preoccupato dalla possibilità di “resistenza sociale”  e da come procedere “se le tecnologie riceveranno una grande resistenza da parte del pubblico”.

Gli incontri annuali del WEF di Schwab a Davos sono stati a lungo accolti da proteste anticapitaliste e, nonostante l’attuale paralisi della sinistra radicale, egli è ben consapevole della possibilità di una rinnovata e forse più ampia opposizione al suo progetto, con il rischio di “risentimento, paura e contraccolpi politici”.

(Si limiteranno  a tagliarli la …testa a quell’asino pseudo intelligente .Lui lavora solo per noi schiavi! Ndr). 

Nel suo libro più recente fornisce un contesto storico, sottolineando che “l’antiglobalismo è stato forte nel periodo precedente al 1914 e fino al 1918, poi è diminuito durante gli anni Venti, ma si è riacceso negli anni Trenta in seguito alla Grande Depressione”.

Egli osserva che all’inizio degli anni 2000 “il contraccolpo politico e sociale contro la globalizzazione si è rafforzato senza sosta”,  afferma che negli ultimi due anni il ” malcontento sociale” si è diffuso in tutto il mondo, citando i Gilet Gialli in Francia tra i vari movimenti, e invoca lo “scenario cupo” che “potrebbe verificarsi di nuovo”.

Dunque come può un onesto tecnocrate realizzare il suo futuro ideale per il mondo senza il consenso dell’opinione pubblica mondiale? Come possono Schwab e i suoi amici miliardari imporre la società da loro auspicata al resto del mondo?

Creare una narrazione unica.

Una soluzione è attraverso un’incessante propaganda e lavaggio del cervello che i mass media e il mondo accademico di proprietà dell’1% dell’élite (ciò che a loro piace chiamare “una narrazione”).

Per Schwab, la riluttanza della maggioranza dell’umanità a salire a bordo del treno verso la quarta rivoluzione industriale rispecchia la tragica circostanza che “al mondo manca una narrazione coerente, positiva e comune che delinei le opportunità e le sfide della quarta rivoluzione industriale, una narrazione che è essenziale se vogliamo dare forza a un insieme diversificato di individui e comunità ed evitare un contraccolpo popolare contro i cambiamenti radicali in corso”.

E aggiunge che “è quindi fondamentale investire attenzione ed energia nella cooperazione multilaterale al di là dei confini accademici, sociali, politici, nazionali e industriali. Queste interazioni e collaborazioni sono necessarie per creare narrazioni positive, comuni e piene di speranza, che consentano a individui e gruppi di tutte le parti del mondo di partecipare alle trasformazioni in corso e di trarne vantaggio”.

Internet: l’arma che vuole utilizzare il tecno-imperialismo globale.

Una di queste “narrazioni” occulta le ragioni per cui la tecnologia della quarta rivoluzione industriale deve essere installata ovunque nel mondo il più presto possibile.

Schwab è frustrato dal fatto che “più della metà della popolazione mondiale (circa 3,9 miliardi di persone) non possa ancora accedere a Internet”,  con l’85% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo che rimane offline e quindi irraggiungibile, differentemente dal 22% del mondo sviluppato.

L’obiettivo reale della Quarta Rivoluzione Industriale è quello di sfruttare queste popolazioni a scopo di lucro attraverso il tecno-imperialismo globale, ma ovviamente questo non può essere dichiarato nella “narrazione” propagandistica necessaria per vendere il piano.

La loro missione deve invece essere presentata, come fa lo stesso Schwab, come un tentativo di “sviluppare tecnologie e sistemi che servano a distribuire valori economici e sociali come il reddito, le opportunità e la libertà a tutti i portatori di interesse”.

Si atteggia devotamente a guardiano dei” valori liberal Dem Usa  illuminati”, dichiarando che pensare in modo inclusivo va oltre il pensare alla povertà o alle comunità emarginate semplicemente come un’aberrazione, ma a qualcosa che possiamo risolvere… con le camere a gas !

Ci costringe a realizzare che “i nostri privilegi si trovano sullo stesso piano della loro sofferenza” e va al di là del reddito e dei diritti, anche se questi rimangono importanti. Attraverso l’inclusione degli stakeholder e la distribuzione dei benefici si ampliano le libertà per tutti” … ma non per gli schiavi !

La stessa tecnica, di una finta “narrazione” progettata per ingannare i cittadini benpensanti a sostenere uno schema capitalista imperialista globalista , è stata ampiamente utilizzata per quanto riguarda il cambiamento climatico.

Il ruolo di Greta Thunberg.

Schwab è chiaramente un grande fan di Greta Thunberg, la quale non aveva nemmeno fatto in tempo ad alzarsi dal marciapiede dopo la sua protesta a Stoccolma, che è stata subito spedita a Davos per parlare al WEF.

È altresì un sostenitore della proposta di un globale New Deal for Nature, in particolare attraverso il programma Voice for the Planet, che è stato lanciato al WEF di Davos nel 2019 dai Global Shapers, un’organizzazione giovanile creata da Schwab nel 2011 e giustamente descritta dal giornalista investigativo Cory Morningstar come “una grottesca esibizione di abuso aziendale mascherata come qualcosa di positivo”.

Nel suo libro del 2020, Schwab illustra il modo in cui il finto “attivismo giovanile” viene utilizzato per promuovere i suoi personali obiettivi capitalistici.

Scrive, in un passaggio estremamente franco che “l’attivismo giovanile sta aumentando in tutto il mondo, essendo stato rivoluzionato dai social media che aumentano la mobilitazione in una misura che prima sarebbe stata impossibile.

Esso assume molte forme diverse, dalla partecipazione politica non istituzionalizzata alle manifestazioni e alle proteste, e affronta questioni diverse come il cambiamento climatico, le riforme economiche, l’uguaglianza di genere e i diritti LGBTQ. La giovane generazione è saldamente all’avanguardia del cambiamento sociale. Non c’è dubbio essa che sarà il catalizzatore del cambiamento e la leva per un momento cruciale per il Grande Reset”.

In realtà, ovviamente, il futuro ultra-industriale proposto da Schwab sarà tutt’altro che verde. Non è la natura che gli interessa, ma il “capitale naturale” e “l’incentivazione degli investimenti nei mercati della frontiera verde e sociale”.

Cambiamento climatico: un’opportunità di business.

Inquinamento equivale a profitto e la crisi ambientale è solo un’altra opportunità di Business, come spiega in dettaglio ne “La Quarta Rivoluzione Industriale”:

“in questo nuovo rivoluzionario sistema industriale, l’anidride carbonica si trasformerà da inquinante ad effetto serra in un bene, e l’economia della cattura e dello stoccaggio del carbonio passerà dall’essere un costo, così come i pozzi di assorbimento dell’inquinamento, a diventare proficuo per la raccolta e l’utilizzo di carbonio e per la produzione”.

Ancora più importante: ciò aiuterà le aziende, i governi e i cittadini a diventare più consapevoli e impegnati in strategie per rigenerare attivamente il capitale naturale, permettendo usi intelligenti e rigenerativi del capitale naturale per guidare la produzione e il consumo sostenibili e dare spazio alla biodiversità per la ripresa in aree compromesse”.

Le “soluzioni” di Schwab per i danni strazianti inflitti al nostro mondo naturale dal capitalismo industriale  globalista consistono nello stesso veleno, se non peggio.

La geoingegneria è uno dei suoi cavalli di battaglia: “le proposte includono l’installazione di specchi giganti nella stratosfera per deviare i raggi del sole, la semina chimica dell’atmosfera per aumentare le precipitazioni e il dispiegamento di grandi macchine per rimuovere l’anidride carbonica dall’aria”.

E poi aggiunge: “attualmente si stanno immaginando nuovi approcci attraverso la combinazione di tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale, come le nanoparticelle e altri materiali avanzati”.

Come tutte le imprese e le ONG pro-capitaliste globaliste  che sostengono il messo in pericolo New Deal for Nature, Schwab è completamente e profondamente “non-green”.

Per lui, la “possibilità ultima” di un’energia “pulita” e “sostenibile” comprende la fusione nucleare.  Egli attende con ansia il giorno in cui i satelliti “copriranno tutto il pianeta con percorsi di comunicazione che potrebbero aiutare a collegare gli oltre 4 miliardi di persone ancora prive di accesso online”.

Schwab vuole avvalersi degli OGM.

Schwab inoltre si rammarica molto di tutta quella burocrazia che impedisce l’avanzamento senza ostacoli degli alimenti geneticamente modificati, avvertendo che “la sicurezza alimentare globale sarà raggiunta, tuttavia, solo se le norme sugli alimenti geneticamente modificati saranno adattate per dimostrare che la modificazione genetica offre un metodo preciso, efficiente e sicuro per migliorare le colture”.

Il nuovo ordine previsto da Schwab abbraccerà il mondo intero e quindi è necessaria una governance globale per imporlo, come egli afferma ripetutamente.

Il suo futuro preferito “si realizzerà solo attraverso una migliore governance globale”  insiste. “È necessaria una qualche forma di governance globale efficace” .

Il problema che abbiamo oggi è quello di un possibile “deficit di ordine globale”,  afferma, aggiungendo inverosimilmente che l’Organizzazione Mondiale della Sanità “è gravata da risorse limitate e in diminuzione”.

Quello che in realtà sta dicendo è che la sua società del grande reset e della quarta rivoluzione industriale funzionerà solo se imposta simultaneamente in tutto il pianeta, altrimenti “rimarremo paralizzati nei nostri tentativi di affrontare e rispondere alle sfide globali”.

 

Egli ammette che “in poche parole, la governance globale il nesso di tutte queste altre questioni”.

Questo che ingloba tutto disapprova molto l’idea che una particolare popolazione decida democraticamente di intraprendere un’altra strada. Tali popolazioni “rischierebbero di rimanere isolate dalle norme globali, mettendo queste nazioni a rischio di diventare i ritardatari della nuova economia digitale”,  avverte Schwab.

Cancellare identità e strutture familiari.

Ogni senso di autonomia e di attaccamento alle radici è considerato una minaccia dal punto di vista imperialista di Schwab e deve essere sradicato con la quarta rivoluzione industriale.

Scrive così:

Gli individui erano soliti identificare la loro vita più da vicino con un luogo, un gruppo etnico, una particolare cultura o anche una lingua. L’avvento del coinvolgimento online e la maggiore esposizione alle idee di altre culture fanno sì che le identità siano ora più fungibili rispetto al passato… Grazie alla combinazione di modelli migratori storici e di connettività a basso costo, si stanno ridefinendo le strutture familiari.

La democrazia vera e propria rientra essenzialmente nella stessa categoria per Schwab.

 Egli sa che la maggior parte delle persone non accetterà di buon grado i piani per distruggere le loro vite e renderle schiave di un sistema globale di sfruttamento tecno-nazi-fascista, quindi la possibilità dare loro voce in capitolo è semplicemente esclusa.

Per questo motivo il concetto di “stakeholder” è stato così importante per il progetto di Schwab. Come già discusso in precedenza, si tratta della negazione della democrazia, con l’accento posto invece sul “raggiungere i gruppi di stakeholder per la costruzione di soluzioni”.

Se il pubblico, le persone, sono incluse in questo processo ciò avviene meramente a livello superficiale. Il programma è già stato pre-ipotizzato e le decisioni sono state già prese dietro le quinte.

Schwab lo ammette efficacemente quando scrive: “dobbiamo ristabilire un dialogo tra tutti gli stakeholder per garantire una comprensione reciproca che costruisca ulteriormente una cultura di fiducia tra le autorità di regolamentazione, le organizzazioni non governative, i professionisti e gli scienziati.

Anche il pubblico deve essere preso in considerazione, perché deve partecipare alla formazione democratica degli sviluppi biotecnologici che riguardano la società, gli individui e le culture”.

Il concetto di leadership di sistema.

Quindi “anche” il pubblico deve essere considerato, in un secondo momento. Nemmeno consultato direttamente, solo “considerato”!

E il ruolo del popolo, il demos, sarà solo quello di “partecipare” alla “formazione” degli sviluppi biotecnologici.

 La possibilità che il pubblico respinga di fatto l’idea stessa di sviluppo biotecnologico è stata completamente eliminata grazie ai presupposti volutamente costruiti con la formula degli stakeholder.

Lo stesso messaggio è implicito nel titolo della conclusione di Schwab in “Shaping the Future of the Fourth Industrial Revolution: What You Can Do to Shape the Fourth Industrial Revolution.

 La tecno-tirannia non può essere messa in discussione o fermata, semplicemente “plasmata” (shaped).

Schwab usa il termine “leadership di sistema” per descrivere il modo profondamente antidemocratico in cui l’1% impone la sua agenda a tutti noi, senza darci la possibilità di dire “no”.

Egli scrive che “la leadership dei sistemi consiste nel coltivare una visione condivisa del cambiamento, lavorare insieme a tutti gli stakeholder della società globale e poi agire su di essa per cambiare il modo in cui il sistema offre i suoi benefici e a chi li offre. La leadership di sistema richiede l’azione di tutti gli stakeholder, inclusi gli individui, i dirigenti d’azienda, gli influencer sociali e i decisori politici”.

Egli definisce a questo controllo a tutto spettro dall’alto verso il basso come “la gestione del sistema dell’esistenza umana” , sebbene altri potrebbero preferire il termine “totalitarismo“.

Uno dei tratti distintivi del nazi-fascismo storico in Italia e in Germania era la sua insofferenza per le scomode restrizioni imposte alla classe dirigente (“la Nazione” in linguaggio fascista) dalla democrazia e dal liberalismo politico effettivo.

Tutto questo doveva essere spazzato via per consentire una Blitzkrieg di “modernizzazione” accelerata.

Vediamo riaffiorare lo stesso spirito negli appelli di Schwab per una “governance agile” in cui egli sostiene che “il passo dello sviluppo tecnologico e di una serie di caratteristiche delle tecnologie rendono inadeguati i cicli e i processi politici precedenti”.

(Occorre procedere velocemente  …prima che rinchiudano il “Kazaro” in un manicomio criminale -Ndr.)

Le strutture sociali saranno al servizio del capitalismo globalista.

Egli scrive che “l’idea di riformare i modelli di governance per far fronte alle nuove tecnologie non è nuova, ma l’urgenza di farlo è di gran lunga maggiore alla luce della potenza delle tecnologie emergenti di oggi… il concetto di governance agile cerca di abbinarsi con l’agilità, la fluidità, la flessibilità e l’adattabilità delle tecnologie stesse e degli attori del settore privato che le adottano”.

L’espressione “riformare i modelli di governance per far fronte alle nuove tecnologie” svela la vera essenza della questione. Come nel nazi-fascismo, le strutture sociali devono essere reinventate in modo da soddisfare le esigenze del capitalismo globalista e delle sue tecnologie generatrici di profitto.

Schwab spiega che la sua ” governance agile” comporterebbe la creazione di cosiddetti laboratori di politica:

spazi protetti all’interno del governo con un esplicito mandato di sperimentare nuovi metodi di sviluppo delle politiche utilizzando principi agili che incoraggino la collaborazione tra governi e imprese per creare ‘sandbox di sviluppo’ e ‘banchi di prova sperimentali’ per sviluppare normative che utilizzino approcci interativi, intersettoriali e flessibili… come se fossimo ancora nell’impero della Kazaria .

 

Per Schwab, il ruolo dello Stato è quello di far progredire gli obiettivi capitalistici globalisti , non di tenerli sotto controllo in alcun modo.

Sebbene egli sia del tutto favorevole al ruolo dello Stato nel consentire l’acquisizione della nostra vita da parte delle imprese, è meno interessato alla sua funzione di regolamentazione, che potrebbe rallentare l’afflusso di profitti nelle mani dei privati, e quindi prevede “lo sviluppo di ecosistemi di regolatori privati, in competizione sui mercati”.

La simulazione della pandemia fittizia.

Nel suo libro del 2018, Schwab affronta il problema delle normative moleste e di come “superare questi limiti” nel campo dei dati e della privacy.

Egli propone “accordi di condivisione dei dati tra pubblico e privato che “rompono il vetro in caso di emergenza”.

 Questi entrerebbero in gioco solo in circostanze di emergenza pre-concordate (come una pandemia) e possono contribuire a ridurre i ritardi e a migliorare il coordinamento dei paramedici, consentendo temporaneamente una condivisione dei dati che in circostanze normali sarebbe illegale”.

 

Curiosamente, due anni dopo c’è stata effettivamente una “pandemia” e queste “circostanze di emergenza pre-concordate” sono diventate realtà.

Ciò non deve essere stato una sorpresa per Schwab, visto che il suo WEF era tra gli organizzatori della famigerata conferenza “Event 201” dell’ottobre 2019, in cui fu simulata una pandemia di coronavirus fittizia.

Così ha perso poco tempo per far uscire un nuovo libro, “Covid-19: The Great Reset”, realizzato in collaborazione con Thierry Malleret, che gestisce qualcosa chiamato “The Monthly Barometer”, “una succinta analisi predittiva fornita agli investitori privati, ai CEO, ai decisori e agli opinion maker globali”.

Pubblicato nel luglio 2020, il libro si propone di partorire “congetture e idee su come potrebbe e forse dovrebbe apparire il mondo post-pandemico”.

Schwab e Malleret ammettono che il Covid-19 è “una delle pandemie meno mortali che il mondo abbia conosciuto negli ultimi 2000 anni”, aggiungendo che “le conseguenze di COVID-19 in termini di salute e mortalità saranno miti rispetto alle pandemie precedenti”.

E aggiungono che “essa non costituisce una minaccia esistenziale, né uno shock che lascerà la sua impronta sulla popolazione mondiale per decenni”.

Eppure, incredibilmente, questa “lieve” malattia viene presentata contemporaneamente come la scusa per un cambiamento sociale senza precedenti all’insegna del “Grande Reset”!

E sebbene dichiarino esplicitamente che il Covid-19 non costituisce un grande “shock”, gli autori usano ripetutamente lo stesso termine per descrivere l’impatto più ampio della crisi.

Il Covid come strumento per facilitare i cambiamenti : da vivo a morto!

Schwab e Malleret collocano il Covid-19 in una lunga tradizione di eventi che hanno facilitato cambiamenti improvvisi e significativi nelle nostre società.

In particolare evocano la Seconda Guerra Mondiale:

la Seconda Guerra Mondiale è stata la quintessenza della guerra di trasformazione, innescando non solo cambiamenti fondamentali nell’ordine globale e nell’economia globale, ma anche cambiamenti radicali negli atteggiamenti e nelle credenze sociali che alla fine hanno aperto la strada a politiche e disposizioni da contratto sociale radicalmente nuove (come l’ingresso delle donne nella forza lavoro prima di acquisire il diritto di voto).

Ci sono ovviamente differenze fondamentali tra una pandemia e una guerra (che considereremo in modo più dettagliato nelle pagine seguenti), ma l’entità del loro potere di trasformazione è paragonabile. Entrambe hanno il potenziale per essere una crisi trasformativa di proporzioni inimmaginabili in precedenza.

Si aggiungono anche al coro di molti “teorici della complotto” contemporanei nel fare un confronto diretto tra il Covid-19 e l’11 settembre: “questo è quanto è successo dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001: in tutto il mondo, nuove misure di sicurezza come l’impiego diffuso di telecamere, la richiesta di carte d’identità elettroniche e la registrazione dei dipendenti o dei visitatori in entrata e in uscita sono diventate la norma. All’epoca queste misure erano considerate estreme, ma oggi sono utilizzate ovunque e considerate “normali”.

Quando qualsivoglia tiranno dichiara il proprio diritto di governare su un popolo senza tener conto delle sue opinioni, ama giustificare la propria dittatura con la pretesa di avere il diritto morale di farlo perché egli è “illuminato”.

Lo stesso vale per la tirannia alimentata dal Covid del Grande Reset di Schwab, che il libro classifica come “leadership illuminata”, aggiungendo: “Alcuni leader e decisori che erano già in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico potrebbero voler approfittare dello shock inflitto dalla pandemia per attuare cambiamenti ambientali più ampi e duraturi. Essi, in effetti, faranno ‘buon uso’ della pandemia non lasciando che la crisi vada sprecata”.

Niente tornerà come prima.

L’élite capitalistica mondiale al potere ha certamente fatto del suo meglio per “approfittare dello shock provocato dal panico”, assicurando tutti noi fin dai primi giorni dell’epidemia che, per qualche imperscrutabile ragione, niente nella nostra vita tornerà come prima.

Schwab e Malleret sono, inevitabilmente, entusiasti dell’uso del termine “nuova normalità, nonostante abbiano ammesso che il virus è stato sempre e solo “blando”.

“È il nostro momento decisivo”, esclamano. “Molte cose cambieranno per sempre”. “Un nuovo mondo emergerà”. “Lo sconvolgimento sociale scatenato da COVID-19 durerà per anni, e forse per generazioni”. “Molti di noi stanno pensando a quando le cose torneranno alla normalità. La risposta immediata è: mai”.

Arrivano persino a proporre una nuova separazione storica tra “l’era pre-pandemica” e “il mondo post-pandemico”.

Scrivono che “cambiamenti radicali di tale conseguenza che alcuni esperti arrivano a riferirsi ad un’era ‘prima del coronavirus’ (A.C.) e ‘dopo il coronavirus’ (D.C.).

Continueremo a rimanere sorpresi sia dalla rapidità che dalla natura inaspettata di questi cambiamenti, poiché essi si fondono l’uno con l’altro, provocando conseguenze di secondo, terzo, quarto ordine e oltre, effetti a cascata ed esiti imprevisti.

Così facendo, daranno forma ad una “nuova normalità” radicalmente diversa da quella che ci lasceremo progressivamente alle spalle. Molte delle nostre convinzioni e delle nostre assunzioni su come il mondo potrebbe o dovrebbe apparire saranno distrutte in questo processo”.

 

Il Reset ambientale.

Già nel 2016, Schwab puntava a “nuovi modi di usare la tecnologia per cambiare il comportamento  e prevedeva che “la portata e l’ampiezza della rivoluzione tecnologica in corso porterà a cambiamenti economici, sociali e culturali di proporzioni così fenomenali da essere quasi impossibili da pronosticare”.

Un modo in cui aveva sperato di far avanzare la sua agenda tecnocratica era, come abbiamo notato, attraverso le false “soluzioni” al cambiamento climatico proposte dai capitalisti globalisti falsamente green.

Sotto il titolo “Reset ambientale”, Schwab e Malleret dichiarano: “a prima vista, la pandemia e l’ambiente potrebbero sembrare solo cugini imparentati alla lontana; ma sono molto più vicini e più intrecciati di quanto si pensi”.

Una delle connessioni è che sia la “crisi climatica” che quella del virus sono state usate dal WEF e da loro simili per spingere la loro agenda di governance globale. Come hanno affermato Schwab e il suo coautore, “esse hanno una natura globale e quindi possono essere affrontate in modo adeguato solo in modo coordinato a livello globale”.

Un altro collegamento è il modo in cui “l’economia post-pandemica” e “l’economia verde” comportano ingenti profitti per la gran parte agli stessi settori del grande business.

Il Covid-19 è stata evidentemente una grande notizia per quei capitalisti globalisti che speravano di incassare sulla distruzione dell’ambiente, con Schwab e Malleret a dire che “la convinzione che le strategie del Gruppo Esecutivo abbiano beneficiato della pandemia e che abbiano maggiori probabilità di beneficiarne ulteriormente è corroborata da vari sondaggi e rapporti. I primi dati mostrano che nel primo trimestre del 2020 il settore della sostenibilità ha superato quello dei fondi convenzionali”. Gli squali capitalisti del cosiddetto “settore della sostenibilità” si stanno fregando le mani con gioia alla prospettiva di tutti i soldi che stanno per fare con il Grande Reset nazi- fascista di attuato con il pretesto del Covid, in cui lo Stato è reso strumento per finanziare il loro ipocrita affarismo.

Schwab e Malleret notano che “la chiave per gonfiare il capitale privato con nuove fonti di valore economico nature-positive sarà quella di spostare le principali leve politiche e gli incentivi della finanza pubblica nell’ambito di un più ampio reset economico”.

Un documento politico preparato da Systemiq in collaborazione con il World Economic Forum stima che la costruzione di un’economia nature-positive potrebbe valere più di 10 trilioni di dollari all’anno entro il 2030… Il reset dell’ambiente non dovrebbe essere visto come un costo, ma piuttosto come un investimento che genererà attività economica e opportunità di lavoro”.

Il Covid è stato un incredibile acceleratore di cambiamenti già in atto.

Dato l’intreccio tra la crisi climatica e quella del Covid esposto da Schwab, si potrebbe ipotizzare che il piano originario fosse quello di attuare il reset della “nuova normalità” tramite la crisi climatica.

Ma evidentemente, tutta la pubblicità per Greta Thunberg e per il movimento “Extincion Rebellion”, sostenuto dalle grandi imprese, non ha suscitato abbastanza panico nell’opinione pubblica da giustificare tali misure.

Il Covid-19 serve perfettamente ai propositi di Schwab, poiché l’urgenza immediata che presenta permette di accelerare e velocizzare l’intero processo senza controllo.

“Questa differenza cruciale tra i rispettivi orizzonti temporali di una pandemia e quelli del cambiamento climatico e della perdite della natura significa che il rischio di una pandemia richiede un’azione immediata, seguita da un risultato rapido, mentre il cambiamento climatico e la perdite della natura richiedono sì anch’essi un’azione immediata, ma il risultato (o ‘ricompensa futura’, nel gergo degli economisti) seguirà solo con un certo ritardo”.

Per Schwab e i suoi amici, il Covid-19 è il grande acceleratore di tutto ciò che da anni vogliono imporci.

Come affermano lui e Malleret, “la pandemia sta chiaramente esacerbando e accelerando le tendenze geopolitiche che erano già evidenti prima dello scoppio della crisi”.

“La pandemia segnerà una svolta accelerando questa transizione. Essa ha cristallizzato la questione e reso impossibile il ritorno allo status quo pre-pandemico”.

Riescono a malapena a nascondere la loro gioia per la direzione che la società sta prendendo: “la pandemia accelererà ancora di più l’innovazione, catalizzando i cambiamenti tecnologici già in atto ( è paragonabile all’effetto esacerbante che ha avuto su altre questioni globali e nazionali di fondo) e “mettendo il turbo” a qualsiasi business digitale e alla dimensione digitale di qualsiasi business”.

“Con la pandemia, la ‘trasformazione digitale’ di cui tanti analisti si occupano da anni, senza essere esattamente sicuri di cosa significhi, ha trovato il suo catalizzatore. Uno dei principali effetti del confinamento sarà l’espansione e la progressione del mondo digitale in modo decisivo e spesso permanente.

“Nell’aprile del 2020, diversi leader del Big Tech hanno osservato quanto rapidamente e radicalmente le necessità create dalla crisi sanitaria abbiano accelerato l’adozione di una vasta gamma di tecnologie. Nell’arco di un solo mese, è apparso che molte aziende in termini di adozione delle tecnologie siano balzate avanti di diversi anni”.

Il destino sta chiaramente sorridendo a Klaus Schwab, poiché questa crisi del Covid-19 è riuscita a far avanzare, per sua fortuna, praticamente ogni aspetto dell’agenda che egli ha promosso nel corso dei decenni.

 

E così lui e Malleret riportano con soddisfazione che “la pandemia accelererà l’adozione dell’automazione sul posto di lavoro e l’introduzione di un maggior numero di robot nella nostra vita personale e professionale”.

Lo sviluppo del commercio online.

I Lockdown in tutto il mondo hanno, inutile dirlo, fornito un grande impulso finanziario alle aziende che offrono shopping online.

Gli autori raccontano che “i consumatori hanno bisogno di prodotti e, se non possono fare acquisti, inevitabilmente ricorreranno all’acquisto online. Man mano che l’abitudine prende piede, le persone che non avevano mai fatto acquisti online prima d’ora si sentiranno più a loro agio a farli, mentre le persone che prima facevano acquisti online solo parzialmente faranno presumibilmente più affidamento su di essi.

Questo è stato reso evidente durante i lockdown. Negli Stati Uniti, Amazon e Walmart hanno assunto complessivamente 250.000 lavoratori per tenere il passo con l’aumento della domanda e hanno costruito enormi infrastrutture per la fornitura online. Questa crescita accelerata dell’e-commerce significa che i giganti dell’industria del commercio al dettaglio online usciranno probabilmente dalla crisi ancora più forti di quanto non fossero nell’era pre-pandemica”.

E aggiungono: “man mano che sempre più beni e servizi ci vengono forniti attraverso i nostri cellulari e computer, le aziende di settori così diversi come l’e-commerce, le operazioni contactless, i contenuti digitali, i robot e le consegne via drone (per citarne solo alcuni) prospereranno. Non è un caso che aziende come Alibaba, Amazon, Netflix o Zoom siano emerse come ‘vincitrici’ dai lockdown”.

A titolo di corollario, potremmo ipotizzare che non è “per caso” che i governi che sono stati conquistati e controllati dalle grandi imprese, grazie a soggetti del calibro del WEF, è stata imposta una “nuova realtà” sotto la quale le grandi imprese sono le “vincitrici”…

Le buone notizie ispirate dal Covid non si fermano mai per tutti quei comparti aziendali che possono beneficiare della “Quarta Repressione Industriale”.

“La pandemia può rivelarsi una manna per l’istruzione online”, riportano Schwab e Malleret. “In Asia, il passaggio all’istruzione online è stato particolarmente notevole, con un forte aumento delle iscrizioni digitali degli studenti, una valutazione molto più alta per le imprese di educazione online e più capitale disponibile per le start-up dello ed-tech… Nell’estate del 2020, la tendenza sembra chiara: il mondo dell’istruzione, come per tanti altri settori, diventerà in parte virtuale”.

Anche gli sport online sono decollati: “per un certo periodo, il distanziamento sociale può limitare la pratica di alcuni sport, il che a sua volta andrà a beneficio della sempre più potente espansione degli sport elettronici. La tecnologia e il digitale non sono mai distanti!”.

Ci sono notizie simili dal settore bancario: “le interazioni bancarie online sono aumentate del 90% durante la crisi, dal 10%, senza alcun calo di qualità e con un aumento della regolarità”.

L’automazione come  opportunità di risparmio delle imprese.

Il passaggio all’attività online, ispirato dal Covid, va ovviamente a vantaggio della Big Tech, che sta ottenendo enormi profitti dalla crisi, come descrivono gli autori: “il valore di mercato combinato delle aziende leader del settore tecnologico ha raggiunto record su record durante i lockdown, risalendo addirittura al di sopra dei livelli di prima dello scoppio dell’epidemia… è improbabile che questo fenomeno si attenui in tempi brevi, anzi, è probabile che si verifichi piuttosto il contrario”.

Ma ci sono buone notizie anche per tutte le imprese coinvolte, che non devono più pagare gli esseri umani per lavorare per loro. L’automazione è, ed è sempre stata, un risparmio di costi e quindi un aumento dei profitti per l’élite capitalista globalista.

 

“La pandemia aumenterà certamente la nostra attenzione per l’igiene. Una nuova ossessione per la pulizia comporterà in particolare la creazione di nuove forme di imballaggio. Saremo incoraggiati a non toccare i prodotti che acquistiamo. Semplici piaceri come annusare un melone o spremere un frutto saranno disapprovati e potrebbero addirittura diventare un ricordo del passato”.

Gli autori descrivono anche ciò che appare molto simile a un’agenda tecnocratica legata al profitto dietro al “distanziamento sociale” che è stato un elemento chiave del “reset” del Covid.

Essi scrivono che “in una maniera o nell’altra, è probabile che le misure di distanziamento fisico e sociale persistano dopo che la pandemia stessa si sarà placata, giustificando la decisione di molte aziende di diversi settori industriali di accelerare l’automazione.

Dopo un po’ di tempo, le persistenti preoccupazioni per la disoccupazione tecnologica si ridurranno, poiché le società sottolineeranno il bisogno di ristrutturare i luoghi di lavoro in modo da ridurre al minimo lo stretto contatto umano. Infatti, le tecnologie di automazione sono particolarmente adatte ad un mondo in cui gli esseri umani non possono avvicinarsi troppo l’uno all’altro o sono disposti a ridurre le loro interazioni.

La nostra persistente e potenzialmente duratura paura di essere infettati da un virus (COVID-19 o un altro) accelererà così l’implacabile marcia dell’automazione, in particolare nei campi più suscettibili all’automazione”.

Come già detto, Schwab è stato a lungo frustrato da tutte quelle seccanti normative che impediscono ai capitalisti globalisti di fare tutti i soldi che vorrebbero si concentrano su preoccupazioni economicamente irrilevanti come la sicurezza e il benessere degli esseri umani.

Ma (urrà!) la crisi da Covid ha fornito la scusa perfetta per eliminare gran parte di questi ostacoli obsoleti per la prosperità e la crescita.

Un settore in cui la burocrazia è stata abbandonata è quello della salute. Perché mai uno stakeholder di buon senso dovrebbe pensare che un determinato obbligo di cura e di diligenza possa incidere sulla redditività di questo particolare settore commerciale?

Schwab e Malleret sono felicissimi di constatare che la telemedicina “beneficerà notevolmente” dell’emergenza Covid: “la necessità di affrontare la pandemia con tutti i mezzi disponibili (oltre alla necessità, durante lo scoppio epidemia, di proteggere gli operatori sanitari permettendo loro di lavorare a distanza) ha rimosso alcuni degli impedimenti normativi e legislativi legati all’adozione della telemedicina”.

“Incentivare l’economia senza contatto.”

L’abbandono della regolamentazione è un fenomeno generale sotto il regime globale della Nuova Normalità, spiegano Schwab e Malleret:

fino ad oggi i governi hanno spesso rallentato il ritmo di adozione delle nuove tecnologie a causa di lunghe riflessioni su come dovrebbe essere il miglior quadro normativo ma, come l’esempio della telemedicina e della consegna tramite droni sta ora dimostrando, è possibile una brusca accelerazione forzata dalla necessità.

Durante i lockdown, un allentamento quasi globale delle normative che in precedenza avevano ostacolato il progresso nei campi in cui la tecnologia era disponibile da anni, si è verificato all’improvviso perché non c’era scelta migliore o altra scelta disponibile. Ciò che fino a poco tempo fa era impensabile è diventato improvvisamente possibile… Le nuove regole resteranno in vigore.

E aggiungono: “l’attuale imperativo di incentivare, non importa come, l'”economia senza contatto” e la conseguente disponibilità dei regolatori ad accelerarla significa che si andrà avanti senza esclusione di colpi”.

“Senza esclusione di colpi”. Non illudetevi: questo è il linguaggio adottato dal capitalismo globalista quando abbandona la sua apparenza di democrazia liberale e passa alla modalità nazi- fascista.

Dall’opera di Schwab e Malleret si evince chiaramente che una fusione nazi-fascista tra Stato e impresa, a vantaggio di quest’ultima, è alla base del loro grande reset.

Fin dall’inizio della crisi del Covid, come loro stessi riconoscono, ingenti somme di denaro sono state trasferite dalle casse pubbliche nelle tasche rigonfie dell’1%: “nell’aprile del 2020, proprio quando la pandemia ha iniziato ad inghiottire il mondo, i governi di tutto il mondo avevano annunciato programmi di stimolo per diversi trilioni di dollari, come se otto o nove piani Marshall fossero stati messi in atto quasi contemporaneamente”.

Continuano affermando che “il COVID-19 ha riscritto molte delle regole del gioco tra pubblico e privato. … La benevola (o meno) maggiore intrusione dei governi nella vita delle imprese e nella conduzione dei loro affari dipenderà dal paese e dal settore industriale, quindi assumerà molte forme diverse”.

“Misure che sarebbero sembrate inconcepibili prima della pandemia potrebbero ben presto diventare la norma in tutto il mondo, con i governi che cercheranno di evitare che la recessione economica si trasformi in una depressione catastrofica.

“Sempre più spesso si chiederà al governo di agire come “pagatore di ultima istanza” per prevenire o arginare l’ondata di licenziamenti di massa e di distruzione delle imprese innescati dalla pandemia. Tutti questi cambiamenti stanno alterando le regole del ‘gioco’ della politica economica e monetaria”.

Uno Stato forte per aziende forti come le multinazionali.

Schwab e il suo collega accolgono di buon grado la prospettiva che un aumento dei poteri dello Stato venga utilizzato per sostenere il profitto delle grandi imprese.

Scrivono infatti che “una delle grandi lezioni degli ultimi cinque secoli in Europa e in America è la seguente: le crisi acute contribuiscono a rafforzare il potere dello Stato. È sempre stato così e non c’è motivo per cui debba essere diverso con la pandemia COVID-19”.

Aggiungono poi che “guardando al futuro, i governi molto probabilmente (ma con diversi gradi di intensità) decideranno che è nell’interesse della società riscrivere alcune delle regole del gioco e aumentare permanentemente il loro ruolo”.

L’idea di riscrivere le regole del gioco ricorda ancora una volta molto il linguaggio nazi-fascista, così come, naturalmente, l’idea di aumentare in modo permanente il ruolo dello Stato nell’aiutare il settore privato.

Vale infatti la pena di confrontare la posizione di Schwab su questo tema con quella del dittatore fascista italiano Benito Mussolini, che rispose alla crisi economica del 1931 istituendo un apposito organismo di emergenza, L’Istituto mobiliare italiano, per aiutare le imprese.

Egli dichiarò che questo fosse “uno strumento per spingere energicamente l’economia italiana verso la sua fase corporativa, cioè un sistema che fondamentalmente rispetta la proprietà e l’iniziativa privata, ma le lega strettamente allo Stato, che da solo può proteggerle, controllarle e nutrirle”.

I sospetti sulla natura nazi-fascista del grande reset di Schwab sono confermati, naturalmente, dalle misure da stato di polizia che sono state messe in atto in tutto il mondo per garantire il rispetto delle misure “d’emergenza” contro il Covid.

La forza bruta che non si nasconde mai sotto la superficie del sistema capitalista globalista diventa sempre più visibile quando entra nella fase nazi-fascista e questo è molto evidente nel libro di Schwab e Malleret.

La parola “forza” viene utilizzata più volte nel contesto del Covid-19. A volte questo avviene in ambito commerciale, come nel caso delle affermazioni che “il COVID-19 ha forzato tutte le banche ad accelerare una trasformazione digitale che ora è destinata a permanere” o che “il micro reset forzerà ogni azienda in ogni settore a sperimentare nuovi modi di fare business, di lavorare e di operare”.

Ma a volte si applica direttamente agli esseri umani, o ai “consumatori”, come Schwab e i suoi simili preferiscono pensare a noi.

“Durante i lockdown, molti consumatori in precedenza riluttanti ad affidarsi troppo alle applicazioni e ai servizi digitali sono stati forzati a cambiare le loro abitudini quasi da un giorno all’altro: guardare film online invece di andare al cinema, farsi consegnare i pasti invece di uscire al ristorante, parlare con gli amici a distanza invece di incontrarli in carne e ossa, parlare con i colleghi su uno schermo invece di chiacchierare alla macchina del caffè, fare esercizio online invece di andare in palestra, e così via…

“Molti dei comportamenti tecnologici che siamo stati forzati ad adottare durante il confinamento diventeranno più naturali grazie alla familiarità che avremo acquisito con essi. Con il persistere del distanziamento sociale e fisico, affidarsi maggiormente alle piattaforme digitali per comunicare, o lavorare, o chiedere consigli, o ordinare qualcosa, a poco a poco, guadagnerà terreno su abitudini precedentemente radicate”.

Un sistema nazi-fascista, non offre ai singoli individui la possibilità di scegliere se soddisfare o meno le sue richieste, come Schwab e Malleret hanno affermato chiaramente in merito al cosiddetto “contact-tracing” (rintracciamento dei contatti): “nessuna applicazione contact-tracing funzionerà su base volontaria se le persone non sono disposte a fornire i propri dati personali all’ente governativo che controlla il sistema; se una persona rifiuta di scaricare l’applicazione (e quindi di nascondere informazioni su una possibile infezione, movimenti e contatti), tutti ne risentiranno negativamente”.

Questo, secondo loro, è un altro grande vantaggio della crisi da Covid rispetto a quella ambientale che avrebbe potuto essere usata per imporre la loro Nuova Normalità: “mentre per una pandemia, la maggioranza dei cittadini tenderà a concordare con la necessità di imporre misure coercitive, essi resisteranno a politiche restrittive in caso di rischi ambientali dove le prove possono essere contestate”.

Queste “misure coercitive”, che ci si aspetta che tutti noi rispettiamo, comporteranno ovviamente livelli inimmaginabili di sorveglianza nazi-fascista delle nostre vite, in particolare nel nostro ruolo di schiavi salariati.

Scrivono Schwab e Malleret che “la direzione delle aziende sarà quella di una maggiore sorveglianza; nel bene e nel male, le aziende osserveranno e a volte registreranno ciò che fa la loro forza lavoro. Questa tendenza potrebbe assumere diverse forme, dalla misurazione della temperatura corporea con telecamere termiche al monitoraggio tramite un’app di come i dipendenti si adegueranno al distanziamento sociale”.

È anche probabile che misure coercitive di un tipo o di un altro siano usate per costringere le persone a sottoporsi alle vaccinazioni anti-Covid attualmente in produzione.

Schwab è profondamente legato a quel mondo, essendo molto amico di Bill Gates ed essendo stato lodato dal pilastro di Big Pharma Henry McKinnell, presidente e CEO di Pfizer Inc, come “una persona veramente dedita ad una causa veramente nobile”.

Non sorprende quindi che egli insista, insieme a Malleret, sul fatto che “non si può prevedere un pieno ritorno alla “normalità” prima che sia disponibile un vaccino”.

E aggiunge: “Il prossimo ostacolo è la sfida politica di vaccinare un numero sufficiente di persone in tutto il mondo (siamo collettivamente forti quanto l’anello più debole) con un tasso di adesione abbastanza alto nonostante l’aumento degli no-vax”.

I no global come minaccia al progetto di Schwab.

I “no-vax” si aggiungono così alla lista delle minacce per il progetto di Schwab, insieme ai manifestanti anti-globalismo e agli anti-capitalisti, ai Gilet Gialli e a tutti coloro che sono impegnati in “conflitti di classe”, “resistenza sociale” e “contraccolpi politici”.

La maggioranza della popolazione mondiale è già stata esclusa dai processi decisionali a causa della mancanza di democrazia che Schwab vuole accentuare attraverso il suo dominio azionistico delle imprese, la sua “agile governance”, il suo “sistema di gestione totalitario dell’esistenza umana”.

Ma come pensa di affrontare lo “scenario cupo” di persone che si ribellano al suo grande reset “neo-normalista” e alla sua quarta rivoluzione industriale transumanista?

Quale grado di “forza” e di “misure coercitive” sarebbe disposto ad accettare per assicurare l’alba della sua nuova era tecnocratica?

La domanda è agghiacciante, ma dobbiamo anche tener presente l’esempio storico del regime del XX secolo in cui è nato Schwab.

La nuova normalità nazista di Hitler doveva durare mille anni, ma è crollata con 988 anni di anticipo rispetto all’obiettivo.

Solo perché Hitler disse, con tutta la fiducia datagli dal potere, che il suo Reich sarebbe durato un millennio, non significava che sarebbe andata così.

Solo perché Klaus Schwab e Thierry Malleret e i loro amici dicono che stiamo entrando nella Quarta Rivoluzione Industriale e che il nostro mondo sarà cambiato per sempre, non significa che andrà così.

Non dobbiamo accettare la loro nuova normalità. Non dobbiamo cadere nella paura che vogliono infonderci. Non dobbiamo farci i loro vaccini. Non dobbiamo lasciarci impiantare i loro smartphone o lasciare che modifichino il nostro DNA. Non dobbiamo camminare, imbavagliati e sottomessi, dritti verso il loro inferno transumanista.

Possiamo denunciare le loro bugie! Smascherare la loro agenda! Rifiutare la loro narrazione! Rifiutare la loro ideologia tossica! Resistere al loro nazi-fascismo!

Klaus Schwab non è un dio, ma un essere umano. Soltanto un uomo anziano. E quelli con cui lavora, l’élite capitalista globale, sono pochi. I loro scopi non sono gli scopi della stragrande maggioranza dell’umanità. La loro visione transumanista è ripugnante per quasi tutti quelli al di fuori della loro piccola cerchia e non hanno il consenso per la dittatura tecnocratica che cercano di imporci.

Questo, dopo tutto, è il motivo per cui hanno dovuto usare la falsa bandiera della lotta contro un virus per cercare di realizzarla. Hanno capito che senza la giustificazione dell'”emergenza” non avremmo mai accettato il loro schema perverso.

Hanno paura del nostro potenziale potere perché sanno che se ci alziamo in piedi, li sconfiggeremo. Possiamo far crollare il loro progetto prima ancora che sia iniziato.

Noi siamo il popolo, noi siamo il 99%, e insieme possiamo riprenderci la nostra libertà dalle fauci mortali della macchina nazi-fascista!

(Anche il Regno di Khazaria  formato dalla Mafia Khazariana di  delinquenti, ladri e assassini è crollato miseramente nel settimo secolo  D.C !Ndr ).

 

 

 

 

 

 

IL MANIFESTO DEL GRANDE RISVEGLIO

CONTRO IL GRANDE RESET.

Comedonchisciotte.org- Aleksandr Dugin -Iacopo Brogi-(22 Marzo 2022)- ci dice:

(katehon.com).

Parte 1. Great Reset.

I 5 punti del principe Carlo.

Nel 2020, al forum di Davos, il fondatore del forum Klaus Schwab e Charles, il principe di Galles, hanno proclamato un nuovo corso per l’umanità, il Great Reset.

Il piano, secondo il Principe di Galles, si compone di cinque punti:

Per catturare l’immaginazione e la volontà dell’umanità, il cambiamento avverrà solo se le persone lo vogliono davvero;

La ripresa economica deve mettere il mondo sulla strada dell’occupazione, dei mezzi di sussistenza e della crescita sostenibili. Le strutture di incentivazione di vecchia data che hanno avuto effetti perversi sul nostro ambiente planetario e sulla natura stessa devono essere reinventate;

Sistemi e percorsi devono essere riprogettati per far avanzare le transizioni net zero a livello globale. Il prezzo del carbonio può fornire un percorso critico verso un mercato sostenibile;

Scienza, tecnologia e innovazione hanno bisogno di rinvigorimento. L’umanità è sull’orlo di scoperte catalitiche che modificheranno la nostra visione di ciò che è possibile e redditizio nel quadro di un futuro sostenibile;

Gli investimenti devono essere riequilibrati. L’accelerazione degli investimenti verdi può offrire opportunità di lavoro nell’energia verde, nella economia circolare e nella bioeconomia, nell’ecoturismo e nelle infrastrutture pubbliche verdi.

Il termine “sostenibile” fa parte del concetto più importante del Club di Roma – “sviluppo sostenibile”. Questa teoria si basa su un’altra teoria: i “limiti di crescita”, secondo cui la sovrappopolazione del pianeta ha raggiunto un punto critico (il che implica la necessità di ridurre il tasso di natalità).

Il fatto che la parola “sostenibile” venga utilizzata nel contesto della pandemia di Covid-19, che, secondo alcuni analisti, dovrebbe portare a un calo demografico, ha provocato una reazione significativa a livello globale.

I punti principali del Great Reset sono:

il controllo sulla coscienza pubblica su scala globale, che è al centro della “cancel culture”;

l’introduzione della censura sulle reti controllate dai globalisti (punto 1);

Transizione verso un’economia ecologica e rifiuto delle moderne strutture industriali (punti 2 e 5);

L’ingresso dell’umanità nel 4° ordine economico (a cui era dedicato il precedente incontro di Davos), ovvero la graduale sostituzione della forza lavoro con i cyborg e l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale avanzata su scala globale (punto 3).

L’idea principale del “Great Reset” è la continuazione della globalizzazione e il rafforzamento del globalismo dopo una serie di fallimenti: la presidenza conservatrice dell’antiglobalista Trump, la crescente influenza di un mondo multipolare – in particolare di Cina e Russia, l’ascesa di paesi islamici come Turchia, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e il loro ritiro dall’influenza dell’Occidente.

Al forum di Davos, i rappresentanti delle élite liberali globali hanno dichiarato la mobilitazione delle loro strutture in attesa della presidenza di Biden e della vittoria dei democratici negli USA, cosa che desiderano fortemente.

Implementazione.

Il contrassegno dell’agenda globalista è la canzone di Jeff Smith “Build Back Better” (lo slogan della campagna di Joe Biden). Ciò significa che dopo una serie di battute d’arresto (come un tifone o l’uragano Katrina), le persone (intendo i globalisti) ricostruiscono infrastrutture migliori di prima.

Il “Great Reset” inizia con la vittoria di Biden.

Leader mondiali, capi di grandi società – Big Tech, Big Data, Big Finance, ecc. – si sono riuniti e si sono mobilitati per sconfiggere i loro oppositori: Trump, Putin, Xi Jinping, Erdogan, l’Ayatollah Khamenei e altri. L’inizio è stato quello di strappare la vittoria a Trump utilizzando le nuove tecnologie – attraverso la “cattura dell’immaginazione” (punto 1), l’introduzione della censura su Internet e la manipolazione del voto per corrispondenza.

L’arrivo di Biden alla Casa Bianca significa che i globalisti stanno passando ai passi successivi.

Ciò influenzerà tutte le aree della vita: i globalisti stanno tornando al punto in cui Trump e altri poli di crescente multipolarismo li avevano fermati. Ed è qui che il controllo mentale (attraverso la censura e la manipolazione dei social media, la sorveglianza totale e la raccolta dei dati di tutti) e l’introduzione di nuove tecnologie giocano un ruolo fondamentale.

L’epidemia di Covid-19 è una scusa per questo. Con il pretesto dell’igiene sanitaria, il Great Reset prevede di alterare drasticamente le strutture di controllo delle élite globaliste sulla popolazione mondiale.

L’inaugurazione di Joe Biden e i decreti che ha già firmato (ribaltando praticamente tutte le decisioni di Trump) significano che il piano ha iniziato a concretizzarsi.

Nel suo discorso sul “nuovo” corso della politica estera statunitense, Biden ha espresso le principali direzioni della politica globalista. Può sembrare “nuovo”, ma solo in parte, e solo rispetto alle politiche di Trump. Nel complesso, Biden ha semplicemente annunciato un ritorno al vettore precedente:

Mettere gli interessi globali davanti agli interessi nazionali;

Rafforzare le strutture del governo mondiale e dei suoi rami sotto forma di organizzazioni sovranazionali globali e strutture economiche;

Rafforzare il blocco NATO e la cooperazione con tutte le forze e regimi globalisti;

La promozione e l’approfondimento del cambiamento democratico su scala globale, che in pratica significa:

intensificare le relazioni con quei paesi e regimi che rifiutano la globalizzazione – in primis Russia, Cina, Iran, Turchia, ecc.;

una maggiore presenza militare statunitense in Medio Oriente, Europa e Africa;

la diffusione dell’instabilità e delle “rivoluzioni colorate”;

Uso diffuso di “demonizzazione”, “de-platforming” e ostracismo di rete (cancella la cultura) contro tutti coloro che hanno opinioni diverse da quella globalista (sia all’estero che negli stessi Stati Uniti).

Così, la nuova dirigenza della Casa Bianca non solo non mostra la minima disponibilità ad avere un dialogo paritario con chiunque, ma solo inasprisce il proprio discorso” liberal Dem Usa”, che non tollera alcuna obiezione. Il globalismo sta entrando in una fase totalitaria. Ciò rende più che probabile la possibilità di nuove guerre, compreso un aumento del rischio di una terza guerra mondiale.

La geopolitica del “Grande Reset”.

La “Globalist Foundation for Defense of Democracies”, che esprime la posizione dei circoli DEM neoconservatori statunitensi, ha recentemente pubblicato un rapporto in cui raccomanda a Biden che alcune delle posizioni di Trump come:

crescente opposizione alla Cina,

maggiore pressione sull’Iran

 sono positivi, e che Biden dovrebbe continuare a muoversi lungo questi assi in politica estera.

Gli autori del rapporto, d’altra parte, hanno condannato le azioni di politica estera di Trump come:

 lavorare per disintegrare la NATO;

 riavvicinamento con i “leader totalitari” (cinesi, RPDC e russi);

un “cattivo” accordo con i talebani;

ritiro delle truppe americane dalla Siria.

Pertanto, il “Grande Reset” in geopolitica significherà una combinazione di promozione della democrazia liberal Dem Usa ” e “strategia aggressiva neoconservatrice di dominio su vasta scala”, che è il principale vettore della politica “neoconservatrice”. Allo stesso tempo, si consiglia a Biden di continuare e aumentare il confronto con Iran e Cina, ma l’obiettivo principale dovrebbe essere la lotta contro la Russia. E questo richiede il rafforzamento della NATO e l’espansione della presenza statunitense in Medio Oriente e in Asia centrale.

Come Trump, Russia, Cina, Iran e alcuni altri paesi islamici sono visti come i principali ostacoli.

È così che i progetti ambientali e le innovazioni tecnologiche (in primis l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e della robotica) si coniugano con l’affermarsi di una politica militare aggressiva.

Parte 2. Una breve storia dell’ideologia “liberal Dem Usa” : il globalismo come culmine.

Nominalismo.

Per capire chiaramente cosa significhino su scala storica la vittoria di Biden e il “nuovo” corso di Washington per il “Grande Reset”, bisogna guardare l’intera storia dell’ideologia liberal Dem Usa, partendo dalle sue radici. Solo così siamo in grado di comprendere la gravità della nostra situazione. La vittoria di Biden non è un episodio casuale, e l’annuncio di un contrattacco globalista non è solo l’agonia di un progetto fallito. È molto più grave di così. Biden e le forze dietro di lui incarnano il culmine di un processo storico iniziato nel Medioevo, che ha raggiunto la sua maturità nella Modernità con l’emergere della società capitalista globalista , e che oggi sta raggiungendo la sua fase finale, quella teorica delineata fin dall’inizio.

Le radici del sistema liberal Dem Usa  (=capitalista globalista ) risalgono alla disputa scolastica sugli universali.

 Questa disputa ha diviso i teologi cattolici in due campi: alcuni hanno riconosciuto l’esistenza del comune (specie, genere, universali), mentre altri credevano solo in alcune cose concrete – individuali, e hanno interpretato i loro nomi generalizzanti come sistemi di classificazione convenzionali puramente esterni, che rappresentano “suono vuoto”. Coloro che erano convinti dell’esistenza del generale, della specie, attingevano alla tradizione classica di Platone e di Aristotele. Vennero chiamati “realisti”, cioè coloro che riconoscevano la “realtà degli universali”. Il rappresentante più in vista dei “realisti” era Tommaso d’Aquino e, in generale, era la tradizione dei monaci domenicani.

I fautori dell’idea che solo le cose e gli esseri individuali sono reali vennero chiamati “nominalisti”, dal latino “nomen”. La richiesta – “le entità non dovrebbero moltiplicarsi senza necessità” – risale proprio a uno dei principali difensori del “nominalismo”, il filosofo inglese William Occam. Anche prima, le stesse idee erano state difese da Roscelin di Compiègne. Sebbene i “realisti” abbiano vinto la prima fase del conflitto e gli insegnamenti dei “nominalisti” fossero stati anatematizzati, in seguito i percorsi della filosofia dell’Europa occidentale – in particolare della New Age – furono seguiti da Occam.

Il “nominalismo” ha gettato le basi per il futuro liberalismo, sia ideologicamente che economicamente. Qui gli esseri umani erano visti solo come individui e nient’altro, e tutte le forme di identità collettiva (religione, classe, ecc.) dovevano essere abolite. Allo stesso modo, la cosa era vista come proprietà privata assoluta, come cosa concreta, separata, che poteva essere facilmente attribuita come proprietà a questo o quel singolo proprietario.

Il nominalismo prevalse prima di tutto in Inghilterra, si diffuse nei paesi protestanti e divenne gradualmente la principale matrice filosofica della New Age – nella religione (rapporti individuali dell’uomo con Dio), nella scienza (atomismo e materialismo), nella politica (precondizioni della democrazia borghese ), nell’economia (mercato e proprietà privata), nell’etica (utilitarismo, individualismo, relativismo, pragmatismo), ecc.

Capitalismo: la prima fase.

Partendo dal nominalismo, possiamo tracciare l’intero percorso del liberalismo storico, da Roscelin e Occam a Soros e Biden. Per comodità, dividiamo questa storia in tre fasi.

La prima fase è stata l’introduzione del nominalismo nel regno della religione. L’identità collettiva della Chiesa, come intesa dal cattolicesimo (e ancor di più dall’Ortodossia), fu sostituita dai protestanti come individui che d’ora in poi potevano interpretare la Scrittura basandosi esclusivamente sul loro ragionamento e rifiutando qualsiasi tradizione. Così molti aspetti del cristianesimo – i sacramenti, i miracoli, gli angeli, la ricompensa dopo la morte, la fine del mondo, ecc. – sono stati riconsiderati e scartati perché non rispondenti ai “criteri razionali”.

La chiesa come “corpo mistico di Cristo” fu distrutta e sostituita da club per hobby creati dal libero consenso dal basso. Ciò ha creato un gran numero di sette protestanti controverse. In Europa e nella stessa Inghilterra, dove il nominalismo aveva dato i suoi frutti più completi, il processo fu alquanto sottomesso e i protestanti più rabbiosi si precipitarono nel Nuovo Mondo e vi stabilirono la propria società. Più tardi, dopo la lotta con la metropolia, sono emersi gli Stati Uniti.

Parallelamente alla distruzione della Chiesa come “identità collettiva” (qualcosa di “comune”), i possedimenti iniziarono ad essere aboliti. La gerarchia sociale dei preti, dell’aristocrazia e dei contadini fu sostituita da indefiniti “cittadini”, secondo il significato originario della parola “borghese”. La borghesia ha soppiantato tutti gli altri strati della società europea. Ma il borghese era esattamente il miglior “individuo”, un cittadino senza clan, tribù o professione, ma con proprietà privata. E questa nuova classe iniziò a ricostruire tutta la società europea.

Contemporaneamente fu abolita anche l’unità sovranazionale della Sede Pontificia e dell’Impero Romano d’Occidente – come altra espressione di “identità collettiva”. Al suo posto è stato stabilito un ordine basato su stati-nazione sovrani, una sorta di “individuo politico”. Dopo la fine della guerra dei 30 anni, la pace di Westfalia consolidò questo ordine.

Così, verso la metà del 17° secolo, un ordine borghese (cioè il capitalismo) era emerso nei tratti principali dell’Europa occidentale.

La filosofia del nuovo ordine è stata in molti modi anticipata da Thomas Hobbes e sviluppata da John Locke, David Hume e Immanuel Kant. Adam Smith ha applicato questi principi al campo economico, dando origine al liberalismo come ideologia economica. In effetti, il capitalismo, basato sull’attuazione sistematica del nominalismo, è diventato una visione del mondo sistemica coerente. Il senso della storia e del progresso era ormai di “liberare l’individuo da ogni forma di identità collettiva” fino al limite logico.

Nel ventesimo secolo, attraverso il periodo delle conquiste coloniali, il capitalismo dell’Europa occidentale era diventato una realtà globale. L’approccio nominalista prevaleva nella scienza e nella cultura, nella politica e nell’economia, nel pensiero quotidiano del popolo occidentale e dell’intera umanità.

Il ventesimo e il trionfo della globalizzazione: la seconda fase.

Nel ventesimo secolo, il capitalismo ha dovuto affrontare una nuova sfida. Questa volta, non sono state le solite forme di identità collettiva – religiosa, di classe, professionale, ecc. – ma teorie artificiali e anche moderne (come lo stesso liberalismo) a rifiutare l’individualismo e a contrastarlo con nuove forme di identità collettiva (accomunate concettualmente).

Socialisti, socialdemocratici e comunisti hanno contrastato i liberali con identità di classe, invitando i lavoratori di tutto il mondo a unirsi per rovesciare il potere della borghesia globale. Questa strategia si rivelò efficace e in alcuni grandi paesi (sebbene non in quei paesi industrializzati e occidentali dove aveva sperato Karl Marx, il fondatore del comunismo), furono vinte le rivoluzioni proletarie.

Parallelamente ai comunisti si verificò, questa volta nell’Europa occidentale, la presa del potere da parte di forze nazionaliste estreme. Hanno agito in nome della “nazione” o di una “razza”, contrastando ancora una volta l’individualismo liberale con qualcosa di “comune”, qualche “essere collettivo”.

I nuovi oppositori del liberalismo non appartenevano più all’inerzia del passato, come nelle fasi precedenti, ma rappresentavano progetti modernisti sviluppati nello stesso Occidente. Ma erano anche costruiti sul rifiuto dell’individualismo e del nominalismo. Lo capirono chiaramente i teorici del liberalismo (soprattutto Hayek e il suo discepolo Popper), che unirono “comunisti” e “fascisti” sotto il nome comune di “nemici della società aperta”, e iniziarono con loro una guerra mortale .

Usando tatticamente la Russia sovietica, il capitalismo riuscì inizialmente ad affrontare i regimi fascisti, e questo fu il risultato ideologico della Seconda guerra mondiale. La successiva Guerra Fredda tra Oriente e Occidente alla fine degli anni ’80 si concluse con una vittoria liberale sui comunisti.

Così, il progetto di liberazione dell’individuo da ogni forma di identità collettiva e di “progresso ideologico” inteso dai liberali ha attraversato un’altra fase. Negli anni ’90, i teorici liberali iniziarono a parlare della “fine della storia” (F. Fukuyama) e del “momento unipolare” (C. Krauthammer).

Questa è stata una vivida prova dell’ingresso del capitalismo nella sua fase più avanzata: la fase del globalismo. In effetti, è stato in questo momento che nelle élite dominanti statunitensi ha trionfato la strategia del globalismo – delineata nella Prima guerra mondiale dai 14 punti di Wilson, ma alla fine della guerra fredda ha unito l’élite di entrambi i partiti – democratici e repubblicani, rappresentati principalmente dai “neoconservatori”.

Gender e post-umanesimo: la terza fase.

Dopo aver sconfitto il suo ultimo nemico ideologico, il campo socialista, il capitalismo è arrivato a un punto cruciale. L’individualismo, il mercato, l’ideologia dei diritti umani, della democrazia e dei valori occidentali avevano vinto su scala globale. Sembrerebbe che l’agenda sia adempiuta: nessuno si oppone più all'”individualismo” e al nominalismo con qualcosa di serio o sistemico.

In questo periodo, il capitalismo entra nella sua terza fase. A ben guardare, dopo aver sconfitto il nemico esterno, i “liberal Dem Usa”  hanno scoperto altre due forme di identità collettiva. Innanzitutto il genere. Dopotutto, il genere è anche qualcosa di collettivo: maschile o femminile. Quindi il passo successivo è stata la distruzione del genere come qualcosa di oggettivo, essenziale e insostituibile.

Il genere richiedeva l’abolizione, così come tutte le altre forme di identità collettiva, che erano state abolite anche prima.

Da qui la politica di genere, la trasformazione della categoria di genere in qualcosa di “opzionale” e dipendente dalla scelta individuale. Anche qui si tratta dello stesso nominalismo: perché doppie entità? Una persona è una persona come individuo, mentre il sesso può essere scelto arbitrariamente, proprio come prima erano scelti religione, professione, nazione e stile di vita.

Questo è diventato l’agenda principale dell’ideologia “liberal Dem Usa”  negli anni ’90, dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica. Sì, gli oppositori esterni hanno ostacolato la politica di genere – quei paesi che avevano ancora i resti della società tradizionale, i valori della famiglia, ecc., così come i circoli conservatori nello stesso Occidente. Combattere i conservatori e gli “omofobi”, cioè i difensori della visione tradizionale dell’esistenza dei sessi, è diventato il nuovo obiettivo degli aderenti al liberalismo progressista ossia al” Liberal Dem Usa”. Molti esponenti di sinistra si sono uniti, sostituendo la politica di genere e la protezione dell’immigrazione con precedenti obiettivi anticapitalisti.

Con il successo dell’istituzionalizzazione delle norme di genere e il successo della migrazione di massa, che sta atomizzando le popolazioni nell’Occidente stesso (che si inserisce perfettamente anche all’interno di un’ideologia dei diritti umani che opera con l’individuo indipendentemente dagli aspetti culturali, religiosi, sociali o nazionali) , divenne ovvio che ai “liberal Dem Usa” restava un ultimo passo da compiere: abolire gli esseri umani.

Dopotutto, l’umano è anche un’identità collettiva, il che significa che deve essere superato, abolito, distrutto. Questo è ciò che richiede il principio del nominalismo: una “persona” è solo un nome, un vuoto scossone dell’aria, una classificazione arbitraria e quindi sempre discutibile. C’è solo l’individuo – umano o meno, maschio o femmina, religioso o ateo, dipende dalla sua scelta.

Pertanto, l’ultimo passo lasciato ai “liberal Dem Usa” , che hanno viaggiato per secoli verso il loro obiettivo, è sostituire gli esseri umani, anche se in parte, con cyborg, reti di intelligenza artificiale e prodotti dell’ingegneria genetica. L’opzionale umano segue logicamente l’opzionale di genere.

Questo programma è già abbastanza prefigurato dal post-umanesimo, dal postmodernismo e dal realismo speculativo in filosofia, e tecnologicamente sta diventando sempre più realistico di giorno in giorno. Futurologi e fautori dell’accelerazione del processo storico (accelerazionisti) stanno guardando con fiducia al prossimo futuro quando l’Intelligenza Artificiale diventerà comparabile nei parametri di base con gli esseri umani. Questo momento è chiamato Singolarità. Il suo arrivo è previsto entro 10-20 anni.

L’ultima battaglia dei “liberal Dem Usa”.

Questo è il contesto in cui va collocata la vittoria del tutto esaurito di Biden negli Stati Uniti. Questo è ciò che significa il “Great Reset” o lo slogan “Build Back Better”.

Negli anni 2000, i globalisti hanno dovuto affrontare una serie di problemi che non erano tanto ideologici quanto di natura “civilizzazione”. Dalla fine degli anni ’90, non ci sono state praticamente ideologie più o meno coerenti nel mondo in grado di sfidare il liberalismo, il capitalismo e il globalismo. In varia misura, ma questi principi sono stati accettati da tutti o quasi. Tuttavia, l’attuazione del liberal Dem Usa e della politica di genere, così come l’abolizione degli stati-nazione a favore del governo mondiale, si è arenata su diversi fronti.

Questo è stato sempre più contrastato dalla Russia di Putin, che aveva armi nucleari e una tradizione storica di opposizione all’Occidente, così come una serie di tradizioni conservatrici conservate nella società.

La Cina, sebbene attivamente impegnata nella globalizzazione e nelle riforme liberali, non aveva fretta di applicarle al sistema politico, mantenendo il predominio del Partito Comunista e rifiutando la liberalizzazione politica.

 Inoltre, sotto Xi Jinping, le tendenze nazionali nella politica cinese iniziarono a crescere. Pechino ha usato abilmente il “mondo aperto” per perseguire i suoi interessi nazionali e persino di civiltà. E questo non faceva parte dei piani dei globalisti.

I paesi islamici hanno continuato la loro lotta contro l’occidentalizzazione e, nonostante i blocchi e le pressioni, hanno mantenuto (come l’Iran sciita) i loro regimi inconciliabilmente anti-occidentali e anti-liberali. Le politiche dei principali stati sunniti come la Turchia e il Pakistan sono diventate sempre più indipendenti dall’Occidente.

In Europa, un’ondata di populismo (IN DIFESA DELLA NAZIONE )ha iniziato a crescere quando è esploso il malcontento indigeno europeo per l’immigrazione di massa e la politica di genere.

Le élite politiche europee sono rimaste completamente subordinate alla strategia globalista, come si è visto al Forum di Davos nei rapporti dei suoi teorici Schwab e del principe Carlo, ma le società stesse si sono mosse e talvolta si sono rivolte direttamente contro le autorità – come nel caso delle Proteste dei “gilet gialli” in Francia. In alcuni luoghi, come l’Italia, la Germania o la Grecia, i partiti populisti sono persino entrati in parlamento.

Infine, nel 2016, negli stessi Stati Uniti, Donald Trump è riuscito a diventare presidente, sottoponendo l’ideologia, le pratiche e gli obiettivi globalisti a critiche dure e dirette. Ed è stato sostenuto da circa la metà degli americani.

Tutte queste tendenze anti-globalistiche agli occhi degli stessi globalisti non potevano fare a meno di sommarsi a un quadro inquietante: la storia degli ultimi secoli, con il suo progresso apparentemente ininterrotto dei nominalisti e dei liberali, è stata messa in discussione. Questo non è stato semplicemente il disastro di questo o quel regime politico. Era la minaccia della fine del liberalismo in quanto tale.

Anche gli stessi teorici del globalismo hanno intuito che qualcosa non andava. Fukuyama, ad esempio, abbandonò la sua tesi sulla “fine della storia” e suggerì che gli stati-nazione rimanessero ancora sotto il dominio delle élite liberal Dem Usa  per preparare meglio le masse alla trasformazione finale nella post-umanità, supportate da metodi rigidi. Un altro globalista, Charles Krauthammer, ha dichiarato che il “momento unipolare” era finito e che le élite globaliste non ne avevano approfittato.

Questo è esattamente lo stato di panico e quasi isterico in cui i rappresentanti dell’élite globalista hanno trascorso gli ultimi quattro anni. Ed è per questo che la questione della rimozione di Trump da presidente degli Stati Uniti era per loro una questione di vita o di morte. Se Trump avesse mantenuto il suo incarico, il crollo della strategia globalista sarebbe stato irreversibile.

Ma Biden è riuscito – con le buone o con le cattive – a cacciare Trump e demonizzare i suoi sostenitori. È qui che entra in gioco il Great Reset.

Non c’è davvero nulla di nuovo in esso: è una continuazione del principale vettore della civiltà dell’Europa occidentale nella direzione del progresso, interpretato nello spirito dell’ideologia liberal Dem Usa  e della filosofia nominalista. Non resta molto: liberare gli individui dalle ultime forme di identità collettiva – completare l’abolizione del genere e muoversi verso un paradigma post-umanista.

I progressi nell’alta tecnologia, l’integrazione delle società nelle reti sociali, strettamente controllate, come appare ora, dalle élite liberal Dem Usa  in modo apertamente totalitario, e il perfezionamento dei modi per seguire e influenzare le masse rendono il raggiungimento dell’obiettivo liberal Dem Usa globale a portata di mano.

Ma per fare quel tiro decisivo, devono, in modalità accelerata (e senza più prestare attenzione a come appare), aprire rapidamente la strada alla finalizzazione della storia. E questo significa che l’eliminazione di Trump è il segnale per attaccare tutti gli altri ostacoli.

Quindi abbiamo determinato il nostro posto nella scala della storia. E così facendo, abbiamo un quadro più completo di ciò che riguarda il Great Reset. Non è niente di meno che l’inizio dell'”ultima battaglia”. I globalisti, nella loro lotta per il nominalismo, il liberalismo, la liberazione individuale e la società civile, appaiono a sé stessi come “guerrieri della luce”, portando progresso, liberazione da migliaia di anni di pregiudizi, nuove possibilità – e forse anche l’immortalità fisica e le meraviglie della ingegneria genetica, alle masse.

Tutti coloro che vi si oppongono sono, ai loro occhi, “forze delle tenebre”.

E con questa logica, i “nemici della società aperta” devono essere affrontati con la loro stessa severità. “Se il nemico non si arrende, sarà distrutto”. Il nemico è chiunque metta in discussione il “liberal Dem Usa” , il globalismo, l’individualismo, il nominalismo in tutte le loro manifestazioni. Questa è la nuova etica del liberalismo. Non è niente di personale. Tutti hanno il diritto di essere liberal Dem Usa , ma nessuno ha il diritto di essere nient’altro.

Parte 3. Lo scisma negli Stati Uniti: il trumpismo e i suoi nemici.

Il nemico interiore.

In un contesto più limitato rispetto al quadro della storia generale del liberalismo da Ockham a Biden, la vittoria di Trump nella battaglia per la Casa Bianca nell’inverno 2020-2021, così dolorosa per i Democratici in quanto tale, ha anche un enorme significato ideologico. Questo ha a che fare principalmente con i processi che si svolgono all’interno della stessa società americana.

Il fatto è che dopo la caduta dell’Unione Sovietica e l’inizio del “momento unipolare” negli anni ’90, il liberal Dem Usa globale non ha avuto oppositori esterni. Almeno, sembrava così all’epoca nel contesto dell’aspettativa ottimistica della “fine della storia”. Anche se tali previsioni si sono rivelate premature, Fukuyama non si è semplicemente chiesto se il futuro fosse arrivato: stava seguendo rigorosamente la logica stessa dell’interpretazione liberale della storia, e quindi, con alcuni aggiustamenti, la sua analisi era generalmente corretta.

In effetti, le norme della democrazia liberale – il mercato, le elezioni, il capitalismo, il riconoscimento dei “diritti umani”, le norme della “società civile”, l’adozione di trasformazioni tecnocratiche e il desiderio di abbracciare lo sviluppo e l’implementazione dell’alta tecnologia – in particolare tecnologia digitale – sono stati in qualche modo stabiliti in tutta l’umanità. Se alcuni persistessero nella loro avversione alla globalizzazione, ciò potrebbe essere visto come mera inerzia, come una riluttanza a essere “benedetti” dal progresso liberal Dem Usa.

In altre parole, non era un’opposizione ideologica, ma solo una sfortunata seccatura. Le differenze di civiltà dovevano essere gradualmente cancellate. L’adozione del capitalismo da parte della Cina, della Russia e del mondo islamico comporterebbe prima o poi processi di democratizzazione politica, l’indebolimento della sovranità nazionale e alla fine porterebbe all’istituzione di un sistema planetario: un governo mondiale. Non era una questione di lotta ideologica, ma una questione di tempo.

Fu in questo contesto che i globalisti fecero ulteriori passi per portare avanti il ​​loro programma di base di abolizione di tutte le forme residue di identità collettiva.

Ciò ha riguardato principalmente le politiche di genere e l’intensificazione dei flussi migratori volti a erodere permanentemente l’identità culturale delle stesse società occidentali, comprese le società europee e americane. Così, la globalizzazione ha assestato il suo colpo principale.

In questo contesto, nello stesso Occidente iniziò a emergere un “nemico interiore”. Si tratta di tutte quelle forze che si risentivano della distruzione dell’identità sessuale, della distruzione dei resti della tradizione culturale (attraverso la migrazione) e dell’indebolimento della classe media.

 Sempre più preoccupanti erano anche gli orizzonti post-umanisti della Singolarità incombente e la sostituzione dell’uomo con l’Intelligenza Artificiale e sul piano filosofico non tutti gli intellettuali accettavano le conclusioni paradossali della Postmodernità e del realismo speculativo.

Inoltre, c’era una chiara contraddizione tra le masse occidentali, che vivevano nel contesto delle vecchie norme della Modernità, e le élite globaliste, che cercavano a tutti i costi di accelerare il progresso sociale, culturale e tecnologico inteso nell’ottica liberal Dem Usa . Così iniziò a delinearsi un nuovo dualismo ideologico, questa volta all’interno dell’Occidente piuttosto che al di fuori di esso.

I nemici della “società aperta”(Liberal Dem Usa)  ora apparivano all’interno della stessa civiltà occidentale. Erano quelli che rifiutavano gli ultimi fini liberali e non accettavano la politica di genere, la migrazione di massa o l’abolizione degli stati-nazione e della sovranità.

Allo stesso tempo, tuttavia, questa crescente resistenza, genericamente denominata “populismo” (o “populismo di destra”), attingeva alla stessa ideologia liberale – capitalismo e democrazia liberale – ma interpretava questi “valori” e “punti di riferimento” nel vecchio senso piuttosto che nel nuovo.

La libertà è stata concepita qui come la libertà di avere qualsiasi punto di vista, non solo quelli conformi alle norme della correttezza politica. La democrazia è stata interpretata come regola della maggioranza.

La libertà di cambiare genere doveva essere combinata con la libertà di rimanere fedeli ai valori della famiglia. La disponibilità ad accogliere i migranti che esprimevano il desiderio e dimostravano la loro capacità di integrarsi nelle società occidentali era rigorosamente differenziata dall’accettazione totale di tutti senza distinzione, accompagnata da continue scuse a tutti i nuovi arrivati ​​per il loro passato coloniale.

A poco a poco, il “nemico interno” dei globalisti ha raggiunto proporzioni serie e una grande influenza. La vecchia democrazia ha sfidato quella nuova.

Trump e la rivolta dei deplorevoli.

Ciò è culminato nella vittoria di Donald Trump nel 2016. Trump ha costruito la sua campagna proprio su questa divisione della società americana. La candidata globalista, Hillary Clinton, ha sconsideratamente definito i sostenitori di Trump, cioè il “nemico interno”, “deplorevoli”, vale a dire “patetici”, “miserevoli”. I “deplorevoli” hanno risposto eleggendo Trump.

Così, la spaccatura all’interno della democrazia liberal Dem Usa  divenne un fatto politico e ideologico cruciale.

Coloro che interpretavano la democrazia alla “vecchia maniera” (come regola della maggioranza) non solo si ribellarono alla nuova interpretazione (regola della minoranza diretta contro la maggioranza incline a prendere una posizione populista, irta di … beh, sì, certo, “fascismo” o “stalinismo”), ma sono riusciti a vincere e portare il loro candidato alla Casa Bianca.

Trump, dal canto suo, ha dichiarato la sua intenzione di “prosciugare la palude”, cioè di farla finita con “il liberalismo inteso come Liberal dem Usa” nella sua strategia globalista e di “rendere grande l’America”.

Nota la parola “di nuovo”. Trump voleva tornare all’era degli stati-nazione, per fare una serie di passi contro la corrente della storia (come la intendevano i liberali). In altre parole, il “buon vecchio ieri” si opponeva al “globalista oggi” e al “post-umanista domani”.

I successivi quattro anni furono un vero incubo per i globalisti. I media controllati dai globalisti hanno accusato Trump di ogni possibile peccato – compreso il “lavorare per i russi” perché anche i “russi” hanno insistito nel loro rifiuto del “coraggioso nuovo mondo”, sabotando le istituzioni sovranazionali – fino al governo mondiale incluso – e prevenire le sfilate del gay pride.

Tutti gli oppositori della “globalizzazione liberal Dem Usa”  erano logicamente raggruppati insieme, inclusi non solo Putin, Xi Jinping, alcuni leader islamici, ma anche – immaginate questo! – il Presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo numero uno del “mondo libero”. Questo è stato un disastro per i globalisti. Fino a quando Trump non è stato scaricato – per mezzo di rivoluzioni colorate, rivolte artificiose, scrutinio fraudolento e metodi di conteggio dei voti precedentemente utilizzati solo contro altri paesi e regimi – non potevano sentirsi a proprio agio.

È stato solo dopo aver ripreso le redini della Casa Bianca che i globalisti hanno cominciato a rinsavire. E sono tornati alla… roba vecchia. Ma nel loro caso, “vecchio” (ricostruito) significava tornare al “momento unipolare” – ai tempi pre-Trump.

Trumpismo.

Trump ha cavalcato un’ondata di populismo nel 2016 come nessun altro leader europeo è riuscito a fare. Trump divenne così un simbolo di opposizione alla “globalizzazione liberal Dem Usa” . Sì, non era un’ideologia alternativa, ma semplicemente una disperata resistenza alle ultime conclusioni tratte dalla logica e persino dalla metafisica del liberalismo (e del nominalismo). Trump non stava affatto sfidando il capitalismo o la democrazia, ma solo le forme che avevano assunto nella loro ultima fase e la loro graduale e coerente attuazione. Ma anche questo è bastato a segnare una spaccatura fondamentale nella società americana.

È così che ha preso forma il fenomeno del “trumpismo”, che per molti versi supera la scala della personalità stessa di Donald Trump. Trump ha giocato sull’ondata di protesta contro la globalizzazione. Ma è chiaro che non era e non è una figura ideologica. Eppure, è intorno a lui che inizia a formarsi il blocco di opposizione. La conservatrice americana Ann Coulter, autrice del libro  In Trump we Trust , da allora ha riformulato il suo credo come “in Trumpism we trust”.

Non tanto lo stesso Trump, quanto piuttosto la sua linea di opposizione ai globalisti, è diventata il fulcro del trumpismo. Nel suo ruolo di presidente, Trump non è sempre stato all’altezza del suo stesso articolato compito. E non è stato in grado di realizzare nulla di nemmeno vicino al “prosciugare la palude” e sconfiggere il globalismo. Ma nonostante ciò, è diventato un centro di attrazione per tutti coloro che erano consapevoli o semplicemente intuivano il pericolo proveniente dalle élite globaliste e dai rappresentanti di Big Finance e Big Tech inseparabili da loro.

Così, il nucleo del trumpismo iniziò a prendere forma.

L’intellettuale conservatore americano Steve Bannon ha svolto un ruolo importante in questo processo, mobilitando ampi segmenti di giovani e disparati movimenti conservatori a sostegno di Trump. Lo stesso Bannon è stato ispirato da autori seri antimodernisti come Julius Evola, e la sua opposizione al globalismo e al “liberal Dem Usa” aveva quindi radici più profonde.

Un ruolo importante nel trumpismo è stato svolto da coerenti paleo-conservatori – isolazionisti e nazionalisti – come Buchanan, Ron Paul, così come aderenti alla filosofia antiliberale e antimodernista (quindi fondamentalmente antiglobalista), come Richard Weaver e Russell Kirk, che erano stati emarginati dai neocon (i globalisti di destra) sin dagli anni ’80.

La forza trainante della mobilitazione di massa dei “Trumpisti” è diventata l’organizzazione in rete QAnon, che ha espresso la sua critica al liberalismo Dem USA, ai democratici e ai globalisti sotto forma di teorie del complotto.

 Hanno diffuso un torrente di accuse e denunce di globalisti coinvolti in scandali sessuali, pedofilia, corruzione e satanismo.

Le vere intuizioni sulla natura sinistra dell’ideologia liberal Dem Usa  – rese evidenti nelle ultime fasi della sua trionfante diffusione sull’umanità – sono state formulate dai sostenitori di QAnon a livello dell’americano medio e della coscienza di massa, poco inclini ad approfondite analisi filosofiche e ideologiche. Parallelamente, QAnon ha ampliato la sua influenza, ma allo stesso tempo ha conferito alla critica antiliberale tratti grotteschi.

Sono stati i sostenitori di QAnon, in quanto avanguardia del populismo della cospirazione di massa, a guidare le proteste il 6 gennaio, quando i sostenitori di Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio indignati dalle elezioni rubate. Non hanno raggiunto alcun obiettivo, ma solo fornito a Biden e ai Democratici una scusa per demonizzare ulteriormente il “trumpismo” e tutti gli oppositori del globalismo, identificando qualsiasi conservatore come “estremismo”. Seguì un’ondata di arresti e i più coerenti “Nuovi Democratici” ha suggerito che tutti i diritti sociali, inclusa la possibilità di acquistare i biglietti aerei, dovrebbero essere tolti ai sostenitori di Trump.

Poiché i social media sono regolarmente monitorati dai sostenitori dell’élite liberal Dem Usa , la raccolta di informazioni su quasi tutti i cittadini statunitensi e le loro preferenze politiche non ha posto problemi. Quindi l’arrivo di Biden alla Casa Bianca significa che il “liberalismo  Dem Usa” ha assunto tratti francamente totalitari.

D’ora in poi, il trumpismo, il populismo, la difesa dei valori della famiglia e qualsiasi accenno di conservatorismo o disaccordo con i principi del “liberal Dem Usa”  globalista negli Stati Uniti saranno quasi equivalenti a un crimine: incitamento all’odio e “fascismo”.

Tuttavia, il trumpismo non è scomparso con la vittoria di Biden. In un modo o nell’altro, ha ancora coloro che hanno votato per Donald Trump nelle ultime elezioni – e sono più di 70.000.000 di elettori.

Quindi è chiaro che il “trumpismo” non finirà affatto con Trump. Metà della popolazione statunitense si è effettivamente trovata in una posizione di opposizione radicale, e i trumpisti più coerenti rappresentano il fulcro del clandestino anti-globalizzazione all’interno della stessa cittadella del globalismo.

Qualcosa di simile sta accadendo nei paesi europei, dove i movimenti e i partiti populisti sono sempre più consapevoli di essere dissidenti privati ​​di ogni diritto e soggetti a persecuzioni ideologiche sotto un’apparente dittatura globalista.

Non importa quanto i globalisti che hanno ripreso il potere negli Stati Uniti vogliano presentare i quattro anni precedenti come uno “sfortunato malinteso” e dichiarare la loro vittoria come il definitivo “ritorno alla normalità”, il quadro oggettivo è lontano dagli incantesimi calmanti della classe superiore globalista. Non solo paesi con una diversa identità di civiltà si stanno mobilitando contro di essa e contro la sua ideologia, ma questa volta anche metà della propria popolazione, arrivando gradualmente a rendersi conto della gravità della sua situazione e cominciando a cercare un’alternativa ideologica.

Queste sono le condizioni in cui Biden è arrivato alla guida degli Stati Uniti. Lo stesso suolo americano brucia sotto i piedi dei globalisti.

E questo conferisce alla situazione della “battaglia finale” una dimensione aggiuntiva speciale. Questo non è l’Occidente contro l’Oriente, non gli Stati Uniti e la NATO contro tutti gli altri, ma i “liberal Dem Usa”  contro l’umanità – compreso quel segmento di umanità che si trova sul territorio dell’Occidente stesso, ma che si sta allontanando sempre più dalle proprie élite globaliste. Questo è ciò che definisce le condizioni di partenza di questa battaglia.

Individuum e dividuum.

Un altro punto essenziale deve essere chiarito. Abbiamo visto che l’intera storia del liberalismo è la successiva liberazione dell’individuo da ogni forma di identità collettiva. L’accordo finale nel processo di questa attuazione logicamente perfetta del nominalismo sarà il passaggio al post-umanesimo e la probabile sostituzione dell’umanità con un’altra civiltà, questa volta postumana, della macchina. Questo è ciò a cui conduce l’individualismo coerente, inteso come qualcosa di assoluto.

Ma qui la filosofia liberal Dem Usa  arriva a un paradosso fondamentale. La liberazione dell’individuo dalla propria identità umana, alla quale la politica di genere lo prepara trasformando consapevolmente e deliberatamente l’essere umano in un mostro perverso, non può garantire che questo nuovo – progressista! – essere rimarrà un individuo.

Inoltre, lo sviluppo delle tecnologie informatiche in rete, dell’ingegneria genetica e della stessa ontologia orientata agli oggetti, che rappresenta il culmine del postmodernismo, indicano chiaramente il fatto che il “nuovo essere” non sarà tanto un “animale” quanto una “macchina “. È con questo in mente che gli orizzonti dell'”immortalità” rischiano di essere offerti nella forma della conservazione artificiale dei ricordi personali (che sono abbastanza facili da simulare).

Così, l’individuo del futuro, come compimento dell’intero programma del liberalismo ora “Liberal Dem Usa” , non potrà garantire proprio quello che è stato l’obiettivo principale del progresso liberale, cioè la sua individualità.

 L’essere liberale del futuro, anche in teoria, non è un individuum, qualcosa di “indivisibile”, ma piuttosto un “dividuum”, cioè qualcosa di divisibile e fatto di parti sostituibili. Tale è la macchina: è composta da una combinazione di parti.

Nella fisica teorica, c’è stata a lungo una transizione dalla teoria degli “atomi” (cioè delle “unità indivisibili della materia”) alla teoria delle particelle, che sono pensate non come “parti di qualcosa di intero” ma come “parti senza un totale.” L’individuo nel suo insieme si decompone anche in parti componenti, che possono essere rimontate, ma anche non assemblate, utilizzate invece come bio-costruttore. Da qui le figure di mutanti, chimere e mostri che abbondano nella narrativa moderna, popolando le più immaginate (e quindi, in un certo senso, anticipate e persino pianificate) versioni del futuro.

I postmodernisti e i realisti speculativi hanno già preparato il terreno proponendo di sostituire il corpo umano come qualcosa di intero con l’idea di un “parlamento di organi” (B. Latour). In questo modo l’individuo – anche come unità biologica – diventerebbe qualcos’altro, mutando proprio nel momento in cui raggiunge la sua incarnazione assoluta.

Il progresso umano nell’interpretazione “liberal Dem Usa” finisce inevitabilmente con l’abolizione dell’umanità.

Questo è ciò che sospettano, anche se molto vagamente, tutti coloro che si battono contro il globalismo e il liberalismo.

Sebbene i QAnon e le loro teorie cospirative anti-liberali distorcano la realtà solo fornendo tratti sospetti e grotteschi che i liberali possono facilmente confutare, la realtà, se descritta in modo sobrio e oggettivo, è molto più spaventosa delle sue più allarmanti e mostruose premonizioni.

“The Great Reset” è davvero un piano per l’eliminazione dell’umanità. Perché proprio a questa conclusione conduce logicamente la linea del «progresso» liberamente inteso: l’aspirazione a liberare l’individuo da ogni forma di identità collettiva non può non sfociare nella liberazione dell’individuo da sé stesso.

Parte 4. Il grande risveglio.

Il grande risveglio: un urlo nella notte

Ci stiamo avvicinando a una tesi che rappresenta l’esatto opposto del “Grande Reset”: la tesi del “Grande Risveglio”.

Questo slogan è stato lanciato per la prima volta dagli antiglobalisti americani, come il conduttore del canale televisivo alternativo Infowars, Alex Jones, che è stato sottoposto alla censura globalista e al de-platforming dai social network nella prima fase della presidenza Trump, e gli attivisti QAnon.

È importante che ciò avvenga negli Stati Uniti, dove è imperversata l’amarezza tra le élite globaliste e i populisti che hanno avuto un proprio presidente, anche se per soli quattro anni e irrigiditi dagli ostacoli amministrativi e dai limiti dei propri orizzonti ideologici.

Liberati da un serio bagaglio ideologico e filosofico, gli antiglobalisti hanno saputo cogliere l’essenza dei processi più importanti in atto nel mondo moderno.

 Il globalismo, il liberalismo e il Grande Reset, come espressioni della determinazione delle “élite straricche  liberal Dem Usa “ a portare a termine i loro piani, con ogni mezzo – compresa la dittatura totale, la repressione su larga scala e le campagne di totale disinformazione – hanno incontrato una resistenza crescente e sempre più consapevole .

Alex Jones conclude i suoi programmi con lo stesso grido di battaglia: “Sei la Resistenza!”.

In questo caso, lo stesso Alex Jones o gli attivisti di QAnon non hanno visioni del mondo rigorosamente definite. In questo senso, sono rappresentanti delle masse, gli stessi “deplorevoli” che furono così dolorosamente umiliati da Hillary Clinton.

 Quello che ora si sta risvegliando non è un campo di oppositori ideologici del liberalismo, nemici del capitalismo o oppositori ideologici della democrazia. Non sono nemmeno conservatori. Sono solo persone, persone in quanto tali, le più ordinarie e semplici. Ma… persone che vogliono essere e rimanere umane, avere e mantenere la loro libertà, genere, cultura e vita, legami concreti con la loro Patria, con il mondo che li circonda, con le persone.

Il Grande Risveglio non riguarda le élite e gli intellettuali, ma le persone, le masse, le persone in quanto tali.

E il Risveglio in questione non riguarda l’analisi ideologica. È una reazione spontanea delle masse, poco competenti in filosofia, che hanno improvvisamente capito, come bestiame davanti al macello, che il loro destino è già stato deciso dai loro governanti e che non c’è più spazio per le persone in futuro.

Il Grande Risveglio è spontaneo, in gran parte inconscio, intuitivo e cieco. Non è affatto uno sbocco per la consapevolezza, per la conclusione, per un’analisi storica approfondita. Come abbiamo visto nel filmato del Campidoglio, gli attivisti pro-Trump e i sostenitori QAnon sembrano personaggi dei fumetti o supereroi Marvel. La cospirazione è una malattia infantile dell’anti-globalizzazione.

Ma, d’altra parte, è l’inizio di un processo storico fondamentale. Nasce così il polo di opposizione al corso stesso della storia nella “sua accezione liberal Dem Usa”.

Questo è il motivo per cui la tesi del Grande Risveglio non dovrebbe essere frettolosamente caricata di dettagli ideologici, siano essi il conservatorismo fondamentale (compreso il conservatorismo religioso), il tradizionalismo, la critica marxista del capitale o la protesta anarchica per il bene della protesta. Il Grande Risveglio è qualcosa di più organico, più spontaneo e allo stesso tempo tettonico. È così che l’umanità viene improvvisamente illuminata dalla consapevolezza della vicinanza della sua fine imminente.

Ed è per questo che il Grande Risveglio è così grave. Ed è per questo che viene dall’interno degli Stati Uniti, quella civiltà in cui il crepuscolo del “liberalismo antico”  è più fitto.

 È un grido dal centro stesso dell’inferno, da quella zona dove il futuro nero è già in parte arrivato.

Il Grande Risveglio è la risposta spontanea delle masse umane al Grande Reset. Certo, si può essere scettici. Le ricche élite “liberal Dem Usa” , soprattutto oggi, controllano tutti i principali processi di civiltà.

Controllano le finanze del mondo e possono farci qualsiasi cosa, dall’emissione illimitata a qualsiasi manipolazione di strumenti e strutture finanziarie. Nelle loro mani c’è l’intera macchina militare statunitense e la gestione degli alleati della NATO. Biden promette di rafforzare l’influenza di Washington in questa struttura, che si è quasi disintegrata negli ultimi anni.

Quasi tutti i giganti dell’High Tech sono subordinati ai “liberal Dem Usa” : computer, iPhone, server, telefoni e social network sono strettamente controllati da alcuni monopolisti che sono membri del club globalista. Ciò significa che i Big Data, cioè l’intero corpo di informazioni su praticamente l’intera popolazione della Terra, hanno un proprietario e un padrone.

Tecnologia, centri scientifici, istruzione globale, cultura, media, medicina e servizi sociali sono completamente nelle loro mani.

I liberal Dem Usa  nei governi e nei circoli di potere sono i componenti organici di queste reti planetarie che hanno tutte la stessa sede.

I servizi di intelligence dei paesi occidentali  e i loro agenti in altri regimi lavorano per i globalisti, reclutati o corrotti, costretti a collaborare o come volontari.

Viene da chiedersi: come possono in questa situazione ribellarsi al globalismo i sostenitori del “Grande Risveglio”?

 In che modo, senza avere risorse, possono affrontare efficacemente l’élite globale? Quali armi usare? Quale strategia seguire? E, inoltre, su quale ideologia affidarsi? – perché i “liberal Dem Usa e globalisti” in tutto il mondo sono uniti e hanno un’idea comune, un obiettivo comune e una linea comune, mentre i loro oppositori sono disparati non solo in società diverse, ma anche all’interno della stessa cosa.

Naturalmente, queste contraddizioni nelle file dell’opposizione sono ulteriormente esacerbate dalle élite dominanti, che sono abituate a dividere per dominare. I musulmani sono contrapposti ai cristiani, la sinistra contro la destra, gli europei contro i russi o i cinesi, ecc.

Ma il Grande Risveglio sta accadendo non a causa di, ma nonostante tutto questo. L’umanità stessa, l’uomo come eidos, l’uomo come comune, l’uomo come identità collettiva, e in tutte le sue forme insieme, organica e artificiale, storica e innovativa, orientale e occidentale, si ribella ai liberal Dem Usa.

Il Grande Risveglio è solo l’inizio.

Non è nemmeno cominciato. Ma il fatto che abbia un nome, e che questo nome sia apparso proprio nell’epicentro delle trasformazioni ideologiche e storiche, negli Stati Uniti, sullo sfondo della drammatica sconfitta di Trump, della disperata acquisizione del Campidoglio e della crescente ondata di repressione” liberal Dem Usa”  , poiché i globalisti non nascondono più la natura totalitaria sia della loro teoria che della loro pratica, è di grande (forse cruciale) importanza.

Il Grande Risveglio contro il “Grande Reset” è la rivolta dell’umanità contro le élite “liberal Dem Usa  al potere”. Inoltre, è la ribellione dell’Uomo contro il suo nemico secolare, il nemico della stessa razza umana.

Se c’è chi proclama il “Grande Risveglio”, per quanto ingenue possano sembrare le sue formule, questo già significa che non tutto è perduto, che nelle masse sta maturando un nocciolo di Resistenza, che cominciano a mobilitarsi. Da questo momento inizia la storia di una rivolta mondiale, una rivolta contro il Grande Risveglio e i suoi adepti.

Il Grande Risveglio è un lampo di coscienza alla soglia della Singolarità. È l’ultima opportunità per prendere una decisione alternativa sul contenuto e sulla direzione del futuro. La completa sostituzione degli esseri umani con nuove entità, nuove divinità, non può essere imposta semplicemente con la forza dall’alto. Le élite globaliste devono sedurre l’umanità, ottenerne – anche se vagamente – un certo consenso. Il Grande Risveglio richiede un deciso “No”!

Questa non è ancora la fine della guerra, nemmeno la guerra stessa. Inoltre, non è ancora iniziata. Ma è la possibilità di un tale inizio. Un nuovo inizio nella storia dell’uomo.

Naturalmente, il Grande Risveglio è completamente impreparato.

Come abbiamo visto, negli stessi Stati Uniti gli oppositori del” liberal Dem Usa” , sia Trump che i trumpisti, sono pronti a rifiutare l’ultima fase della democrazia liberal Dem Usa , ma non pensano nemmeno a una vera e propria critica al capitalismo. Difendono ieri e oggi contro un domani incombente e sinistro. Ma mancano di un vero e proprio orizzonte ideologico. Stanno cercando di salvare la fase precedente e antica della stessa democrazia liberale, lo stesso capitalismo, dalle sue fasi tardive e più avanzate. E questo di per sé contiene una contraddizione.

Anche la sinistra contemporanea ha dei limiti nella sua critica al capitalismo, sia perché condivide una concezione materialistica della storia (Marx era d’accordo sulla necessità del capitalismo mondiale, che sperava sarebbe poi stato superato dal proletariato mondiale) sia perché i movimenti socialisti e comunisti sono stati recentemente rilevati dai “liberal Dem Usa”  e riorientati dal condurre una guerra di classe contro il capitalismo alla protezione dei migranti, delle minoranze sessuali e alla lotta contro i “fascisti” immaginari.

La destra, invece, è confinata ai suoi stati-nazione e alle sue culture, non vedendo che i popoli di altre civiltà si trovano nella stessa situazione disperata. Le nazioni borghesi emerse agli albori dell’età moderna rappresentano un vestigio della civiltà borghese.

Questa civiltà oggi sta distruggendo e abolendo ciò che essa stessa ha creato proprio ieri, usando nel frattempo tutti i limiti dell’identità nazionale per impedire all’umanità in uno stato frammentato e conflittuale di confrontarsi con i globalisti.

Quindi c’è il Grande Risveglio, ma non ha ancora una base ideologica.

Se è veramente storico, e non un fenomeno effimero e puramente periferico, allora ha semplicemente bisogno di un fondamento, che vada al di là delle ideologie politiche esistenti emerse in epoca moderna nello stesso Occidente.

Rivolgersi a qualcuno di loro significherebbe automaticamente che ci troviamo nella prigionia ideologica della formazione del capitale.

Quindi, nel cercare una piattaforma per il Grande Risveglio che è scoppiato negli Stati Uniti, per l’ispirazione dobbiamo guardare oltre la società americana e la storia americana piuttosto breve e guardare ad altre civiltà, soprattutto alle “ideologie non liberal Dem Usa”  della stessa Europa.

Ma anche questo non basta, perché insieme alla decostruzione del vecchio  liberalismo, dobbiamo trovare appoggio nelle diverse civiltà dell’umanità, lungi dall’essere stremate dall’Occidente da dove origina e proviene la principale minaccia – a Davos, in Svizzera! – proclamata il “Grande Reset”.

L’Internazionale delle Nazioni contro l’Internazionale delle élite.

“The Great Reset” vuole rendere il mondo nuovamente unipolare per muoversi verso una non polarità globalista, dove le élite globaliste e stra-ricche diventeranno pienamente internazionali e la loro residenza sarà dispersa in tutto lo spazio del pianeta.

Questo è il motivo per cui il globalismo determina la fine degli Stati Uniti come paese, stato, società. Questo è ciò che i Trumpisti e i sostenitori del Grande Risveglio percepiscono, a volte intuitivamente. Biden è una sentenza emessa sugli Stati Uniti. E dagli Stati Uniti a tutti gli altri.

Di conseguenza, per la salvezza delle persone, dei popoli e delle società, il Grande Risveglio deve iniziare con la multipolarità. Questa non è solo la salvezza dell’Occidente stesso, e nemmeno la salvezza di tutti gli altri dall’Occidente, ma la salvezza dell’umanità, sia occidentale che non occidentale, dalla dittatura totalitaria delle élite capitaliste liberal Dem Usa.

E questo non può essere fatto solo dal popolo dell’Occidente o dal popolo dell’Oriente. Qui è necessario agire insieme. Il Grande Risveglio richiede un’internazionalizzazione della lotta dei popoli contro l’internazionalizzazione delle élite globaliste.

La multipolarità diventa il punto di riferimento più importante e la chiave della strategia del Grande Risveglio. Solo facendo appello a tutte le nazioni, culture e civiltà dell’umanità siamo in grado di raccogliere forze sufficienti per contrastare efficacemente il “Grande Reset” e l’orientamento verso la Singolarità.

Ma in questo caso l’intero quadro dell’inevitabile confronto finale si rivela molto meno disperato. Se diamo uno sguardo a tutto ciò che potrebbe diventare i poli del Grande Risveglio, la situazione si presenta sotto una luce un po’ diversa. L’Internazionale dei Popoli, una volta che si comincia a pensare in queste categorie, non si rivela né un’utopia né un’astrazione. Inoltre, possiamo già facilmente vedere un enorme potenziale e come questo possa essere sfruttato nella lotta contro il “Grande Reset”.

Elenchiamo brevemente le riserve su cui il Grande Risveglio può contare su scala mondiale.

La guerra civile americana: la scelta del nostro campo.

Negli Stati Uniti, abbiamo un punto d’appoggio nel trumpismo. Sebbene lo stesso Trump abbia perso, ciò non significa che lui stesso si sia lavato le mani, si sia rassegnato a una vittoria rubata e che i suoi sostenitori – 70.000.000 di americani – si siano sistemati e abbiano accettato la “dittatura liberal Dem Usa” come un dato di fatto. Non lo hanno fatto.

 D’ora in poi, c’è un potente clandestino anti-globalista negli stessi Stati Uniti, in gran numero (metà della popolazione!), amareggiato e spinto a disprezzare il totalitarismo liberal Dem Usa.

La distopia del 1984 di Orwell non era incarnata in un regime comunista o fascista, ma ora è in un regime liberale inteso come l’attuale “LIBERAL DEM USA “ . Ma l’esperienza sia del comunismo sovietico che della Germania nazista mostra che la resistenza è sempre possibile.

Oggi, gli Stati Uniti sono essenzialmente in uno stato di guerra civile.

 I” liberal Dem Usa” -ossia i bolscevichi -hanno preso il potere e i loro oppositori sono stati messi all’opposizione e sono sul punto di diventare illegali. Un’opposizione di 70.000.000 di persone è seria. Naturalmente, sono dispersi e potrebbero essere allo sbando dalle incursioni punitive dei Democratici e dalla nuova tecnologia totalitaria della Big Tech.

Ma è troppo presto per cancellare il popolo americano. Chiaramente, hanno ancora un certo margine di forza e metà della popolazione statunitense è pronta a difendere la propria “vera “libertà individuale ad ogni costo. E oggi la domanda è proprio questa: Biden o libertà “vera”.

Naturalmente, i “liberal Dem Usa”(ossia i bolscevici)  cercheranno di abolire il Secondo Emendamento e di disarmare la popolazione, che sta diventando sempre meno fedele all’élite globalista.

 È probabile che i Democratici (Dem Usa) cercheranno di uccidere lo stesso sistema bipartitico introducendo un regime essenzialmente monopartitico, proprio nello spirito dell’attuale stato della loro ideologia. Questo è “liberal-bolscevismo”.

Ma le guerre civili non hanno mai conclusioni scontate. La storia è aperta e la vittoria per entrambe le parti è sempre possibile. Soprattutto se l’umanità si rende conto di quanto sia importante l’opposizione americana per la vittoria universale sul globalismo.

Non importa come ci sentiamo nei confronti degli Stati Uniti, di Trump e dei Trumpisti, tutti noi dobbiamo semplicemente sostenere il polo americano del Grande Risveglio. Salvare l’America dai globalisti, e quindi contribuire a renderla di nuovo grande, è il nostro compito comune.

Populismo europeo: superare destra e sinistra.

L’ondata di populismo anti-liberal Dem Usa non si placa nemmeno in Europa.

Sebbene il globalista Macron (pupillo di Klaus Schwab )sia riuscito a contenere le violente proteste dei “Gilet Gialli” e i” liberal Dem Usa”  italiani e tedeschi abbiano isolato e impedito ai partiti di destra e ai loro leader di salire al potere, questi processi sono inarrestabili.

 Il populismo contro “ il liberal Dem Usa “esprime lo stesso Grande Risveglio, ma solo su suolo europeo e con specificità europea.

Per questo polo di resistenza è estremamente importante una nuova riflessione ideologica. Le società europee sono ideologicamente molto più attive di quelle americane, e quindi le tradizioni della politica di destra e di sinistra – e le loro contraddizioni intrinseche – sono molto più sentite.

Sono proprio queste contraddizioni che le “élite liberal Dem Usa” stanno sfruttando per mantenere la loro posizione nell’Unione europea.

Il fatto è che l’odio per i “liberal Dem Usa” in Europa cresce contemporaneamente da due parti: la sinistra li vede come rappresentanti del grande capitale, sfruttatori che hanno perso ogni decenza, e la destra li vede come provocatori di migrazioni di massa artificiali, distruttori delle ultime vestigia dei valori tradizionali, distruttori della cultura europea e becchini della classe media.

 Allo stesso tempo, per la maggior parte, i populisti sia di destra che di sinistra hanno messo da parte le ideologie tradizionali che non soddisfano più le esigenze storiche ed esprimono le loro opinioni in forme nuove, talvolta contraddittorie e frammentarie.

Il rifiuto delle ideologie “liberal Dem Usa” ,ossia del comunismo ortodosso ,è generalmente positivo; dà ai populisti una base nuova, molto più ampia. Ma è anche la loro debolezza.

Tuttavia, la cosa più fatale del populismo europeo non è tanto la sua deideologizzazione quanto la persistenza del profondo e reciproco rifiuto tra sinistra e destra che persiste dalle epoche storiche precedenti.

L’emergere di un polo europeo del Grande Risveglio deve comportare la risoluzione di questi due compiti ideologici: il definitivo superamento del confine tra sinistra e destra (cioè il rifiuto obbligato dell'”antifascismo” artificioso di alcuni e di “anticomunismo” inventato da altri) e l’elevazione del populismo in quanto tale – populismo integrale – a modello ideologico indipendente.

 Il suo significato e il suo messaggio dovrebbero essere una critica radicale del liberalismo “ora diventato  Liberal Dem Usa e del suo stadio più alto, il globalismo, combinando allo stesso tempo la richiesta di giustizia sociale e la conservazione dell’identità culturale tradizionale.

In questo caso, il populismo europeo, prima di tutto, acquisirà una massa critica che è fatalmente carente poiché i populisti di destra e di sinistra sprecano tempo e fatica per regolare i conti tra loro e, in secondo luogo, diventerà un elemento di primaria importanza nel polo del Grande Risveglio.

La Cina e la sua identità collettiva.

Gli oppositori del Great Reset hanno un altro argomento significativo: la Cina contemporanea. Sì, la Cina ha sfruttato le opportunità offerte dalla globalizzazione per rafforzare l’economia della sua società. Ma la Cina non ha accettato lo spirito stesso del globalismo, il “liberal Dem Usa” , l’individualismo e il nominalismo dell’ideologia globalista.

La Cina ha preso dall’Occidente solo ciò che l’ha resa più forte, ma ha rifiutato ciò che la renderebbe più debole. Questo è un gioco pericoloso, ma finora la Cina lo ha affrontato con successo.

In effetti, la Cina è una società tradizionale con migliaia di anni di storia e un’identità stabile. E intende chiaramente rimanere tale in futuro. Ciò è particolarmente chiaro nelle politiche dell’attuale leader cinese, Xi Jinping. È pronto a scendere a compromessi tattici con l’Occidente, ma è determinato nel garantire che la sovranità e l’indipendenza della Cina crescano e si rafforzino.

Che i globalisti e Biden agissero in solidarietà con la Cina è un mito. Sì, Trump ci ha fatto affidamento e lo ha detto Bannon, ma questo è il risultato di un orizzonte geopolitico ristretto e di una profonda incomprensione dell’essenza della civiltà cinese. La Cina seguirà la sua linea e rafforzerà le strutture multipolari. La Cina, infatti, è il polo più importante del Grande Risveglio, un punto che diverrà chiaro se si prende come punto di partenza la necessità di un’internazionalizzazione dei popoli. La Cina è un popolo con una distinta identità collettiva. L’individualismo cinese non esiste affatto e, se esiste, è un’anomalia culturale. La civiltà cinese è il trionfo del clan, del popolo, dell’ordine e della struttura su tutta l’individualità.

Naturalmente, il Grande Risveglio non deve diventare cinese. Non dovrebbe essere affatto uniforme: ogni nazione, ogni cultura, ogni civiltà ha il proprio spirito e il proprio eidos. L’umanità è diversa. E la sua unità può essere avvertita più acutamente solo quando si trova di fronte a una seria minaccia che incombe su tutti loro. E questo è esattamente ciò che è il Great Reset.

Islam contro la globalizzazione.

Un altro argomento del Grande Risveglio riguarda i popoli della civiltà islamica. Che il globalismo” liberal Dem Usa”  e l’egemonia occidentale siano radicalmente rifiutati dalla cultura islamica e dalla stessa religione islamica su cui tale cultura si basa è ovvio. Certo, durante il periodo coloniale e sotto il potere e l’influenza economica dell’Occidente, alcuni stati islamici si sono trovati nell’orbita del capitalismo, ma praticamente in tutti i paesi islamici c’è un rifiuto sostenuto e profondo del liberal Dem Usa e soprattutto del moderno liberal Dem Usa globalista .

Questo si manifesta sia in forme estreme – il fondamentalismo islamico – sia in forme moderate. In alcuni casi, singoli movimenti religiosi o politici diventano portatori dell’iniziativa antiliberale, mentre in altri casi lo Stato stesso assume questa missione. In ogni caso, le società islamiche sono ideologicamente preparate all’opposizione sistemica e attiva alla globalizzazione “liberal Dem Usa”. I progetti di The Great Reset non contengono nulla, nemmeno in teoria, che possa piacere ai musulmani. Ecco perché l’intero mondo islamico nel suo insieme rappresenta un grande polo del Grande Risveglio.

Tra i paesi islamici, l’Iran sciita e la Turchia sunnita sono i più contrari alla strategia globalista.

Inoltre, se la principale motivazione dell’Iran è l’idea religiosa dell’avvicinarsi della fine del mondo e dell’ultima battaglia, dove il principale nemico – Dajjal – è chiaramente riconosciuto come Occidente, liberal Dem Usa e globalismo, allora la Turchia è guidata più da considerazioni pragmatiche, ossia  dal  desiderio di rafforzare e preservare la propria sovranità nazionale e garantire l’influenza turca in Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale.

La politica di Erdogan di allontanarsi gradualmente dalla NATO combina la tradizione nazionale di Kemal Ataturk con il desiderio di ricoprire il ruolo di leader dei musulmani sunniti, ma entrambi sono realizzabili solo in opposizione alla globalizzazione “liberal Dem Usa” , che prevede la completa secolarizzazione delle società. l’indebolimento (e, al limite, l’abolizione) degli stati-nazione, e nel frattempo la concessione dell’autonomia politica alle minoranze etniche, mossa che sarebbe devastante per la Turchia a causa del grande e piuttosto attivo fattore curdo.

Il Pakistan sunnita, che rappresenta un’altra forma di combinazione di politica nazionale e islamica, si sta gradualmente allontanando sempre più dagli Stati Uniti e dall’Occidente.

Sebbene i paesi del Golfo siano più dipendenti dall’Occidente, uno sguardo più da vicino all’Islam arabo, e ancor di più l’Egitto, che è un altro stato importante e indipendente nel mondo islamico, rivela sistemi sociali che non hanno nulla a che fare con l’agenda globalista e sono naturalmente predisposto a schierarsi con il Grande Risveglio.

Questo è ostacolato solo dalle contraddizioni tra gli stessi musulmani, abilmente aggravate dall’Occidente e dai centri di controllo globalisti, non solo tra sciiti e sunniti ma anche dai conflitti regionali tra i singoli stati sunniti stessi.

Il contesto del Grande Risveglio potrebbe diventare una piattaforma ideologica anche per l’unificazione del mondo islamico nel suo insieme, poiché l’opposizione al “Grande Reset” è un imperativo incondizionato per quasi tutti i paesi islamici.

Questo è ciò che permette di prendere come comune denominatore la strategia e l’opposizione dei globalisti. La consapevolezza della portata del Grande Risveglio permetterebbe, entro certi limiti, di annullare l’acutezza delle contraddizioni locali per contribuire alla formazione di un altro polo di resistenza globale.

La missione della Russia: essere in prima linea nel Grande Risveglio.

Infine, il polo più importante del Grande Risveglio è destinato alla Russia.

Nonostante la Russia sia stata in parte coinvolta nella civiltà occidentale, attraverso la cultura illuminista durante il periodo zarista, sotto i bolscevichi, e soprattutto dopo il 1991, in ogni fase – nell’antichità come nel presente – la profonda identità della società russa è profondamente diffidente nei confronti dell’Occidente, in particolare del” liberal Dem Usa” e della globalizzazione. Il nominalismo è profondamente estraneo al popolo russo nelle sue stesse fondamenta.

L’identità russa ha sempre dato priorità al comune – il clan, il popolo, la chiesa, la tradizione, la nazione e il potere, e persino il comunismo rappresentava – anche se artificiale, in termini di classe – un’identità collettiva contraria all’individualismo borghese.

 I russi hanno ostinatamente rifiutato e continuano a rifiutare il nominalismo in tutte le sue forme. E questa è una piattaforma comune sia per il periodo monarchico che per quello sovietico.

Dopo il tentativo fallito di integrarsi nella comunità globale negli anni ’90, grazie al fallimento delle riforme “liberal Dem Usa” , la società russa è diventata ancora più convinta della misura in cui il globalismo e gli atteggiamenti e principi individualisti sono estranei ai russi.

Questo è ciò che determina il sostegno generale al corso conservatore e sovrano di Putin.

I russi rifiutano il “Grande Reset” sia da destra che da sinistra – e questo, insieme alle tradizioni storiche, all’identità collettiva e alla percezione della sovranità e della libertà dello Stato come il valore più alto, non è momentaneo, ma a lungo termine , caratteristica fondamentale della civiltà russa.

Il rifiuto del “liberal Dem Usa” e  della globalizzazione è diventato particolarmente acuto negli ultimi anni, poiché il “liberal Dem Usa” stesso ha rivelato le sue caratteristiche profondamente ripugnanti alla coscienza russa. Ciò giustificava una certa simpatia tra i russi per Trump e un parallelo profondo disgusto per i suoi oppositori “liberal Dem Usa”.

Da parte di Biden, l’atteggiamento nei confronti della Russia è abbastanza simmetrico. Lui e le élite globaliste in generale vedono la Russia come il principale avversario della civiltà, rifiutandosi ostinatamente di accettare il vettore del “progressismo liberal Dem Usa”  e difendendo ferocemente la sua sovranità politica e la sua identità.

Naturalmente, anche la Russia di oggi non ha un’ideologia completa e coerente che potrebbe porre una seria sfida al Grande Reset. Inoltre, le élite liberal Dem Usa  radicate ai vertici della società sono ancora forti e influenti in Russia, e le idee, le teorie e i “metodi liberal Dem Usa” dominano ancora l’economia, l’istruzione, la cultura e la scienza.

Tutto ciò indebolisce il potenziale della Russia, disorienta la società e pone le basi per crescenti contraddizioni interne. Ma, nel complesso, la Russia è la più importante, se non la principale! – polo del Grande Risveglio.

Questo è esattamente ciò a cui tutta la storia russa ha portato, esprimendo una convinzione interiore che i russi stanno affrontando qualcosa di grande e decisivo nella drammatica situazione della Fine dei Tempi, la fine della storia. Ma è proprio questo fine, nella sua versione peggiore, che implica il progetto Great Reset. La vittoria del globalismo, del nominalismo e dell’avvento della Singolarità significherebbe il fallimento della missione storica russa, non solo nel futuro ma anche nel passato. Dopotutto, il significato della storia russa è stato diretto proprio verso il futuro e il passato ne era solo una preparazione.

E in questo futuro che si avvicina, il ruolo della Russia non è solo quello di partecipare attivamente al Grande Risveglio, ma anche di esserne in prima linea, proclamando l’imperativo dell’Internazionale dei Popoli nella lotta al “liberal Dem Usa” ( il bolscevismo )  , la peste del 21° secolo.

Il risveglio della Russia: una rinascita imperiale.

Cosa significa per la Russia in tali circostanze “svegliarsi”? Significa ripristinare completamente la scala storica, geopolitica e di civiltà della Russia, diventando un polo del nuovo mondo multipolare.

La Russia non è mai stata “solo un paese”, tanto meno “solo uno tra gli altri paesi europei”.

 Nonostante tutta l’unità delle nostre radici con l’Europa, che risalgono alla cultura greco-romana, la Russia in tutte le fasi della sua storia ha seguito un suo percorso particolare, che ha inciso anche sulla nostra scelta ferma e incrollabile dell’ortodossia e del bizantinismo in generale , che ha largamente determinato il nostro allontanamento dall’Europa occidentale, che ha scelto il cattolicesimo e poi il protestantesimo. Nell’età moderna, questo stesso fattore di profonda sfiducia nei confronti dell’Occidente si è riflesso nel fatto che non siamo stati così colpiti dallo spirito stesso del Modernismo nel nominalismo , individualismo e dal  liberal Dem Usa.                      E anche quando abbiamo preso in prestito alcune dottrine e ideologie dall’Occidente, erano spesso critiche, ad esempio :

L’identità della Russia è stata anche fortemente influenzata dal vettore orientale – turaniano. Come hanno dimostrato i filosofi eurasisti, incluso il grande storico russo Lev Gumilev, lo stato mongolo di Gengis Khan fu un’importante lezione per la Russia nell’organizzazione centralizzata di tipo imperiale, che in gran parte predeterminò la nostra ascesa come Grande Potenza dal XV secolo, quando l’Orda d’Oro crollò e la Russia moscovita prese il suo posto nello spazio dell’Eurasia nord-orientale.

Questa continuità con la geopolitica dell’Orda portò naturalmente alla potente espansione delle ere successive. In ogni momento, la Russia ha difeso e affermato non solo i suoi interessi, ma anche i suoi valori.

Così, la Russia si è rivelata l’erede di due imperi che crollarono all’incirca nello stesso periodo, nel XV secolo: l’impero bizantino e quello mongolo. L’impero è diventato il nostro destino. Anche nel XX secolo, con tutto il radicalismo delle riforme bolsceviche, la Russia è rimasta un impero contro ogni previsione, questa volta sotto le spoglie dell’impero sovietico.

Ciò significa che la nostra rinascita è inconcepibile senza il ritorno alla missione imperiale fissata nel nostro destino storico.

Questa missione è diametralmente opposta al progetto globalista del “Great Reset”.

 E sarebbe naturale aspettarsi che nella loro corsa decisiva i globalisti faranno tutto ciò che è in loro potere per impedire una rinascita imperiale in Russia.

Di conseguenza, abbiamo proprio bisogno di questo: un Rinascimento Imperiale.

Non per imporre la nostra verità russa e ortodossa agli altri popoli, culture e civiltà, ma per far rivivere, fortificare e difendere la nostra identità e aiutare gli altri nella propria rinascita, per fortificare e difendere la propria il più possibile.

La Russia non è l’unico obiettivo del “Grande Reset”, anche se per molti versi il nostro Paese è l’ostacolo principale all’esecuzione dei loro piani.

Ma questa è la nostra missione: essere il “Katechon”, “colui che trattiene”, impedendo l’arrivo dell’ultimo male nel mondo.

Tuttavia, agli occhi dei globalisti, anche altre civiltà, culture e società tradizionali devono essere oggetto di smantellamento, riformattazione e trasformazione in una massa cosmopolita globale indifferenziata e, nel prossimo futuro, essere sostituite da nuove forme di vita post-umane , organismi, meccanismi o loro ibridi.

Pertanto, il risveglio imperiale della Russia è chiamato ad essere un segnale per una rivolta universale di popoli e culture contro le élite globaliste liberal Dem Usa .

Attraverso la rinascita come impero, come impero ortodosso, la Russia costituirà un esempio per altri imperi: cinese, turco, persiano, arabo, indiano, nonché latinoamericano, africano… e europeo. Invece del dominio di un unico “Impero” globalista del Grande Reset, il risveglio russo dovrebbe essere l’inizio di un’era di molti imperi.

Verso la vittoria del Grande Risveglio.

Se sommiamo il trumpismo statunitense, il populismo europeo (di destra e di sinistra), la Cina, il mondo islamico e la Russia, e prevediamo che a un certo punto la grande civiltà indiana, l’America Latina e l’Africa, che sta entrando in un altro ciclo di decolonizzazione, e tutti i popoli e le culture dell’umanità in generale possono anche unirsi a questo campo, non abbiamo semplici marginali sparsi e confusi che cercano di opporsi alle “potenti élite liberal Dem Usa”  che guidano l’umanità al massacro finale, ma un fronte a tutti gli effetti che include attori di varie scale, dalle grandi potenze con economie planetarie e armi nucleari a forze e movimenti politici, religiosi e sociali influenti e numerosi.

Il potere dei globalisti, dopotutto, si basa su insinuazioni e “miracoli neri”.

Governano non sulla base del potere reale, ma su illusioni, simulacri e immagini artificiali, che cercano maniacalmente di instillare nella mente dell’umanità.

Dopotutto, il Grande Reset è stato proclamato da una manciata di vecchi globalisti degenerati e ansimante sull’orlo della demenza (come lo stesso Biden, il raggrinzito cattivo Soros o il grasso borghese Schwab) e una marmaglia marginale e perversa selezionata per illustrare il fulmine -rapidi opportunità di carriera per tutti i deplorevoli.

Certo, hanno le borse e le macchine da stampa, i truffatori di Wall Street e gli inventori drogati della Silicon Valley che lavorano per loro.

Gli agenti dell’intelligence disciplinati e i generali dell’esercito obbedienti sono subordinati a loro.

 Ma questo è trascurabile rispetto a tutta l’umanità, agli uomini di lavoro e di pensiero, al fondo delle istituzioni religiose e alla ricchezza fondamentale delle culture.

Il Grande Risveglio significa che abbiamo capito l’essenza di quella strategia fatale, sia assassina che suicida del “progresso” come la intendono le élite liberal Dem Usa e  globaliste.

E se lo capiamo, allora siamo in grado di spiegarlo agli altri. I risvegliati possono e devono risvegliare tutti gli altri. E se riusciremo in questo, non solo il “Grande Reset” fallirà, ma verrà emesso un giusto giudizio su coloro che si sono posti l’obiettivo di distruggere l’umanità, prima nello spirito e ora nel corpo.

( Aleksandr Dugin, katehon.com).

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