INGANNARE IL POPOLO PER DERUBARLO.
INGANNARE IL POPOLO PER DERUBARLO.
“MANIFESTO DI FORZA DEL POPOLO”.
Forzadelpopolo.org-
Avvocati Lillo Massimiliano Musso e Vincenzo Sparti- (16-3-2022)-ci dicono:
Forza del
Popolo è un laboratorio democratico che persegue il miglioramento delle
condizioni umane, sociali ed economiche, attraverso la progressiva
destrutturazione del “potere dello stato” e la contestuale ricostruzione del
sistema istituzionale in “organi a servizio del cittadino”.
Capisaldi del movimento sono la riaffermazione del
primato della coscienza personale, della sovranità popolare e della sovranità
monetaria, il federalismo nazionale e l’autonomia dei Comuni, la concezione
universalistica dei diritti dell’Uomo e il diritto di autodeterminazione dei
popoli.
LEGITTIMITÀ DEL MOVIMENTO .
Già
nel XVI secolo fu affermato il diritto
del popolo di ribellarsi nel caso in cui l’istituzione che detiene il potere
fosse divenuta sua nemica.
Per il
britannico John
Locke, “Contro la tirannia come contro ogni
potere politico che ecceda ai suoi limiti e ponga l’arbitrio al posto della
legge, il popolo ha il diritto di ricorrere alla resistenza attiva e alla
forza. In questo caso la resistenza non è ribellione perché è piuttosto la
resistenza contro la ribellione dei governanti alla legge e alla natura stessa
della società civile. Il popolo diventa giudice dei governanti e in qualche
modo si appella allo stesso giudizio di Dio“.
Concetto
analogo è stato affermato dallo statunitense Henry David Thoreau nel libello “disobbedienza civile“: “Tutti gli uomini riconoscono il
diritto alla rivoluzione, quindi il diritto di rifiutare l’obbedienza e
d’opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano
grandi ed intollerabili“.
Il
russo Lev
Tolstoj dal canto suo ammoniva: “Vero che noi non siamo responsabili dei misfatti dei
governanti, ma siamo responsabili dei nostri misfatti, e quelli commessi dai
nostri governanti divengono nostri se, sapendo che sono misfatti, noi
partecipiamo al loro compimento“.
Non si
può negare che l’odierno sistema politico-istituzionale italiano, oltre la
coltre della sua apparente democraticità, stia devastando intere fasce della
popolazione ed abbia abbandonato i cittadini in preda a potenti organizzazioni private
trans-nazionali (multinazionali straricche).
“I
governi e le classi dirigenti oggidì si appoggiano non sul diritto, neanche
sopra una parvenza di giustizia, ma sopra una organizzazione così ingegnosa, grazie ai
progressi della scienza, che tutti gli uomini sono presi in un cerchio di
violenza dal quale non hanno alcuna possibilità di uscire“.
Contro
un simile stato, sia come “stato delle cose” che come “Stato politico”, Forza
del Popolo intende reagire energicamente.
Forza
del Popolo s’interroga da tempo su cos’altro debba subire il popolo affinché
reagisca, fin dove possano spingersi i segni dello sfacelo affinché il popolo
si desti e si riappropri del proprio destino.
A tale
interrogativo non segue alcuna risposta temeraria, poiché il movimento non
attende né guerre né totalitarismi affinché abbia luogo una ri-Costituente
democratica, cioè la ricostruzione dalle fondamenta della Repubblica italiana.
Una
ricostruzione resa necessaria dal collasso della democrazia, naufragata tra le
onde di una – a tratti – indecifrabile dittatura soft, costruita
silenziosamente all’interno delle maglie democratiche, i cui frutti di fame e di miseria
sono simili a quelli di un conflitto bellico che si perpetua da decenni. I
partiti tradizionali hanno perduto la loro ragione d’essere e appaiono più dei comitati d’affari che centri di mediazione e di
potenziamento della rappresentanza della sovranità popolare.
Per il
francese Georges Sorel, teorico del sindacalismo rivoluzionario, “Uomini d’affari e politicanti
globalisti non sanno niente della produzione, e
tuttavia si ingegnano per imporsi ad essa, mal dirigerla e sfruttarla senza il
minimo scrupolo: ritengono che il mondo rigurgiti di ricchezze abbastanza
perché si possa comodamente derubarlo, senza sollevare troppo gli strepiti dei
produttori; tosare il contribuente senza che questi si rivolti: ecco l’arte del
grande uomo di Stato e del grande uomo d’affari. Hanno una scienza tutta
particolare per fare approvare le loro furfanterie dalle assemblee deliberanti;
il regime parlamentare è truccato allo stesso modo delle riunioni di azionisti.
Probabilmente è per via delle affinità psicologiche, derivanti da questi modi
di operare, che gli uni e gli altri si intendono in maniera tanto perfetta: la democrazia è il paese della
cuccagna sognato da uomini d’affari privi di scrupoli“. Sono passati più di cent’anni da
quando Sorel descriveva la “sua” realtà, che è anche ed ancora la “nostra”.
Sono passati cent’anni ed esattamente non è cambiato niente. Noi di Forza del Popolo non ci
arrendiamo, non fuggiamo alla ricerca della libertà, ma vinceremo per la nostra
libertà.
Forza
del Popolo, quindi, alla “critica dello stato” affianca l’idea di ricostruzione
dello Stato dalle sue fondamenta. Perciò, la vocazione di Forza del Popolo è
eminentemente rivoluzionaria, per come appresso spiegato.
PAROLA CHIAVE: popolo libero.
Nei
suoi propositi Forza del Popolo si ispira agli ideali del socialismo cristiano,
con misurata apertura alla antica cultura liberale. Forza del Popolo si oppone
ad ogni forma di liberalismo selvaggio, di imperialismo militare, di dittatura
finanziaria, di colonizzazione e di sfruttamento dei popoli.
Il
trittico ideologico, sintetizzabile in Forza del Popolo, è costituito dal
socialismo , dal cristianesimo universale e dalla vecchia cultura liberale
vocata al bene comune, nella convinzione che ognuna delle tre “ideologie”, in
cui si insinuano radicalismi di ogni genere, possegga un proprio rispettivo
nucleo di verità simmetrico e complementare rispetto alle altre.
Del
resto, la sintesi delle tre culture è l’humus ideologico su cui è sorta la
Costituzione italiana.
Ciò
rende Forza del Popolo l’unica forza politica in Italia che attinge il suo
paradigma idealistico direttamente dalla Costituzione, in specie dalla parte in
cui sono riconosciuti i diritti fondamentali degli individui e delle
aggregazioni sociali, pur anelando ad una riforma della stessa Costituzione nella
parte che legittima i poteri dello Stato a scapito dell’effettiva sovranità
popolare.
Per
raggiungere l’obiettivo manifesto di rendere concreta l’attuazione della prima
parte della Costituzione, Forza del Popolo si impegna per la radicale riforma
dei poteri dello Stato e delle strutture burocratiche, nella consapevolezza di
dovere attrarre a sé l’impegno di larghissimi settori della società italiana e
del pubblico impiego. Pertanto, Forza del Popolo come movimento sociale è a vocazione maggioritaria ed è inclusiva nei
suoi percorsi anche di differenti sensibilità politiche, in vista di obiettivi
comuni.
“Nessuna
ragione di dissenso antica o recente – scriveva il socialista liberale Carlo
Rosselli –
può essere tanto grave da giustificare l’eternarsi della divisione, nessun
vantaggio derivante da una pretesa maggiore chiarezza e compattezza ideologica
può superare l’immenso vantaggio derivante dall’unione delle forze e degli
sforzi di tutti“; ciò è tanto più vero in questa grave ora del Paese che
richiede compattezza per la risalita dal baratro morale, politico e culturale
in cui è piombata l’Italia. La crisi economica, infatti, è figlia
dell’abbandono della sintesi delle tre dette ideologie e della pubblica
moralità.
Forza
del Popolo è un movimento essenzialmente nuovo e spinge per una rivoluzione pacifica e non
violenta.
Il
richiamo alla “forza”, contenuto nel nome del movimento, non va inteso nel
senso di violenza, ma, come in Georges Sorel, quale elemento di contrapposizione al
pacifismo sentimentale e al compromesso strisciante; quindi, quale richiamo alla qualità
più vera del popolo italiano, capace di schiacciare la testa alla tirannia del potere globalista di
Klaus Schwab.
Con le
parole del francese Pierre-Joseph Proudhon, Forza del Popolo propugna “un
cambiamento integrale nelle idee e nei cuori” al fine di sostituire l’attuale
sistema politico con un’applicazione più nobile della prima parte della
Costituzione italiana, con un sistema più elevato, privo di privilegi e
guarentigie, improntato ai valori di onestà, correttezza, sincerità, bontà,
solidarietà e, parallelamente, procedendo all’integrale revisione degli assetti
politico-istituzionali del Paese. Forza del Popolo intende delegittimare le
attuali cariche del potere attraverso gli strumenti democratici a disposizione,
prima tra tutte la libertà di comunicare il presente manifesto politico, lanciando apertamente la sfida al
“sistema”, rivolgendoci alle masse, per contribuire alla crescita della
coscienza sociale e della cultura politica e per l’affermazione dei diritti
fondamentali della persona.
Forza
del Popolo afferma la dignità dell’individuo, della famiglia, dei comuni, delle
regioni e dello stato. Quindi, è una forza che riconosce l’indispensabilità dello
Stato e degli enti per la tutela concreta della dignità dell’individuo e della
famiglia.
Per la
Legge astratta e generale, il rapporto tra la “persona” e lo “stato” dovrebbe
estrinsecarsi nella logica del servizio al cittadino. Tuttavia, è evidente che
nella vita quotidiana la “persona” abbia perso la sua identità, mutandosi in
“spettatore”, “consumatore”, “utente”, “contribuente”; tutto, fuorché
cittadino.
Mentre
lo status di cittadino conferisce astrattamente alla persona poteri sovrani,
nei casi concreti il cittadino risulta costantemente alla mercé di funzionari
pubblici in un rapporto di sudditanza psicologica dai centri di potere
globalisti antinazionali sotto la sorveglianza dei capò creati da Klaus Schwab.
La
sottomissione del cittadino al burocrate globalista è il primo profilo sintomatico dell’esercizio
arrogante e miserrimo della funzione pubblica, in grado di essere corrotta
anche con poco.
La
corruzione dilagante in Italia è figlia di questo insano rapporto di potere che
lega il funzionario pubblico al cittadino. Il rapporto tra lo stato non
globalista e il cittadino è e deve
essere un rapporto di servizio al cittadino e non di sudditanza verso il “Moloch
Stato Unico Mondiale”.
Quando
lo stato nazionale globalista si impone
con prepotenza contro la volontà popolare, lo stato non è più Stato, perché lo
Stato è strumentale alla libera espressione dell’essere umano, al
riconoscimento della sua dignità, alla tutela dei più deboli.
Per la tutela della persona lo Stato reale eroga
servizi, con eserciti di dipendenti pubblici pagati per instaurare con il
cittadino un rapporto di servizio. Per tale funzione, lo Stato attinge le
risorse dal cittadino. Forza del Popolo intende affermare questo principio
concretamente in modo tale che l’impiego pubblico si liberi dai condizionamenti
politici e recuperi nella sua totalità la bellezza di un quotidiano impiego al
servizio dei cittadini.
POTERE IN SERVIZIO per il popolo nazionale.
Forza
del Popolo non condivide la tripartizione sostanziale dei poteri dello Stato in
cui si è annidata concettualmente la legittimazione dell’idea che vi sia
superiorità del potere statale globale a
scapito delle libertà individuali e della concreta tutela della dignità umana.
Dai
tre poteri, intesi come poteri arbitrari e irresponsabili, sono sorte le tre
caste che tengono sotto scacco il popolo. La commistione, spesso, con la
criminalità organizzata, con le massonerie o con l’antimafia di facciata, ha
reso molte flaccide mosche forti come calabroni tutti resi straricchi dal
patrocinio di Klaus Schwab.
Forza
del Popolo, aderendo sul piano costituzionale al principio formale della
tripartizione delle funzioni dello stato, contesta la manifestazione
sostanziale attuale del “potere” dello stato globalista attuale , caratterizzato da continue e sempre più
gravi degenerazioni di un potere abile a preservare se stesso, senza conseguire
l’obiettivo posto alla radice della sua funzione, anzi costituendo esso stesso
causa di molti mali.
Responsabilità
sono da imputare ad una buona parte di magistratura per avere consentito al
malaffare, alla corruzione e alla criminalità di fiorire all’ombra delle leggi
e per avere rallentato l’opera di verità e di giustizia di moltissimi
magistrati impegnati in prima linea, a rischio della propria stessa vita.
La
magistratura (quando è favorevole al regime globalista autoritario ) non di
rado è sfociata nell’arbitrio, nell’irragionevolezza, nell’irresponsabilità.
Il
Governo, nella burocrazia globalista ottusa, parassitaria ed ostile, è stato
sin qui essenzialmente impegnato a spremere il popolo come un limone, con
l‘imposizione forzosa di imposte, tasse e gabelle di ogni genere.
Parimenti,
per rendere concreti i servizi al cittadino, il Governo ha affidato le entrate
pubbliche, sofferta spremitura del popolo, a veri e propri comitati d’affari
sotto il dominio perverso dei vari globalisti super ricchi Rothschild ,Rockefeller
, Soros , Klaus Schwab & C.
Così come “appalti” su scuole, ospedali, mezzi
pubblici, autostrade, beni pubblici in genere, sono divenuti l’oggetto delle
speculazioni illecite più scandalose della nostra storia, infine determinandosi
altissimi costi e servizi inefficienti o fallimentari.
La
classe politica, in cui si concretizza la rappresentanza del popolo e il potere
legislativo, ha sin qui sguazzato nella corruzione, nell’inganno e nella
sopraffazione del popolo, con una produzione legislativa pletorica, lobbistica
ed indecifrabile in cui, come sintetizzato da un adagio cinese, “le leggi sono come tele di ragno: le
mosche vi si impigliano, i calabroni globalisti le attraversano“.
Un
sistema di “raccomandazione scientifica“ ha consentito l’ingresso nei ruoli
dello Stato o nelle libere professioni di molte persone inadatte, a scapito spesso
delle persone perbene, mentre chi è perbene ha trovato ostacoli alla propria
carriera, puntualmente superato da colleghi a cui l’appellativo “perbene” non
appartiene. È persino evidente che chi è perbene non fa carriera nella pubblica
amministrazione. Addirittura, si percepisce in Italia che vivere onestamente
sia inutile, quasi ad essere un limite funzionale.
I
parlamentari sono il capolavoro assoluto del sistema, con riti elettorali che
hanno ripristinato il carattere elitario della rappresentanza politica,
definitivamente sganciata dall’appartenenza ad un dato territorio e dalla reale
partecipazione del cittadino alla vita democratica del Paese. Gli “onorevoli”
hanno dimenticato sempre più spesso di essere rappresentanti della sovranità
popolare, impegnati a godere senza misura dei propri privilegi, decisi dagli
stessi parlamentari. In pratica, in Parlamento il goloso e il gelataio
coincidono nella stessa persona.
Senza
il rapporto di servizio tra lo stato e il cittadino si è manifestato un sistema
perfettamente autoreferenziale fondato sul potere globalista e parassitario.
“Potere”
è un termine anticristiano, è un concetto pericoloso in sé stesso e non è
meritevole di consacrazione costituzionale.
Del
resto, la Costituzione italiana, anzitutto, afferma la più alta dignità del
popolo, che viene indicato come popolo sovrano, a cui appartiene la sovranità e
non la schiavitù perenne come propaganda il ricco Klaus Schwab.
Tale
potere sovrano deriva dalla Costituzione, essenzialmente non solo perché è scritto
sulla carta, ma perché la medesima Costituzione è stata scritta in nome del
popolo, per volere del popolo, con il sangue e la sofferenza del popolo.
Pertanto,
il legislatore della Costituzione è ancora vivo, non è mai morto, perché il
popolo precede la legge ed è sempre pronto a rovesciare il tavolo e a
riscrivere le regole come e quando vuole.
La
forza del popolo, in tal senso, è dirompente e non conosce ostacoli.
La
forza del popolo è l’unica forma di potere legittima, perché promana dallo
stato naturale delle cose, in cui persone libere e uguali si danno delle regole
per la pacifica coesistenza, per la solidale collaborazione, per la tutela
della persona. La forza del popolo è l’unica forma di potere legittima perché
alla radice impedisce che una teoria politica possa riportare ad epoche passate
caratterizzate da schiavismo, guerre, divisioni.
La
forza del popolo non è da associare soltanto alla ghigliottina, bensì
soprattutto alla costruzione di ponti, quindi la forza del popolo va intesa come
forza motrice della storia, a volte brutale, altre salvifica, ma sempre secondo
un destino non scritto, in cui Forza del Popolo vuole interpretare il suo ruolo
dalla parte del popolo ed esserne forza politica organizzata e determinante.
Gesù
ha condannato le fondamenta stesse dei sistemi di governo strutturati sulla
violenza e sul comando globalista arbitrario. Gli attuali sistemi politici globalisti
continuano a fondarsi sulla violenza e sul comando e tengono in schiavitù
miliardi di persone, privandole della possibilità di vivere serenamente e
costringendole alla mera sopravvivenza fisica ed alla ricerca estenuante e non
decorosa dei mezzi di sostentamento.
Ecco
perché nel III millennio più che di “potere” o di “poteri” bisogna affermare
l’umiltà e lo spirito di servizio nelle funzioni affidate ai dipendenti
pubblici; mentalità presente in grandi persone non globaliste , che hanno dato
la vita per il prossimo.
Alla
domanda di un giornalista «Ma chi glielo fa fare?», il magistrato siciliano Giovanni Falcone
ha risposto, poco prima di morire, “Soltanto lo spirito di servizio“.
Nel
Vangelo Gesù esorta al buono spirito di servizio: “i capi delle nazioni
dominano su di esse ed i grandi globalisti esercitano su di esse il potere. Non
così dovrà essere tra di voi: ma colui che vorrà diventare grande tra di voi,
si farà vostro servitore, e colui che vorrà essere il primo tra di voi si farà
vostro schiavo“.
Un’esortazione
concreta, manifestata con la lavanda dei piedi, in cui Gesù dice: “Sapete ciò
che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi
dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché
come ho fatto io, facciate anche voi“.
Gesù,
quindi, ha con autorità eradicato la legittimazione del potere globalista e
imposto alla coscienza il dovere del servizio. Per un cristiano tale nuova
condizione costituisce una parte della grazia ricevuta con la conversione.
Giovanni
Falcone affermava di sé di essere un umile servitore dello Stato mosso soltanto
da spirito di servizio. Tuttavia, analogo giudizio del popolo su tanti pezzi
dello Stato non può sussistere. Se lo “stato” fosse sempre animato dallo
spirito di servizio – e non dal potere – l’immediata conseguenza sarebbe quella
dell’obbligo dei funzionari dello Stato di svolgere le proprie funzioni
umilmente, lontane dal profilo dei potenti ricchi globalisti , di persone di
potere, bensì come espressione credibile di servitori dello Stato. Non possono
e non devono esistere condizioni di potere, bensì devono legittimarsi persone
che, in forza di specifiche attribuzioni e in linea con precisi limiti, vengano
chiamate a svolgere i servizi che lo Stato sovrano nazionale deve garantire al
popolo sovrano.
La
responsabilità del funzionario pubblico, inscindibilmente connessa al controllo
del suo operato, deve essere il primo corollario fondamentale del rapporto di
servizio tra pubblica funzione e pubblico dipendente.
Parimenti,
sul piano della legalità nell’esercizio della funzione pubblica, il sistema
sanzionatorio penale, contabile e disciplinare, rivolto a funzionari infedeli e
corrotti, deve trovare approdo nella dimensione della responsabilità oggettiva
tipicizzata, anche per contrastare l’ormai evidente sistema descritto dal
termine “massomafia nella globalizzazione”.
Oggi,
il vero Antistato è sistema parallelo ed illegale che prende possesso delle
Istituzioni, possedute, come da demoni, da persone prive di senso morale che
piegano la funzione pubblica alla realizzazione del crimine e dell’interesse di
parte come ordinato dal plutocrate nazi-comunista Klaus Schwab.
AVANGUARDIA DELL’ANTIPOLITICA non globalista.
Forza
del Popolo intende rappresentare la forma più autentica e più alta dell’antipolitica,
intesa non già come negazione delle regole che sovrintendono ai meccanismi
democratici e di raccolta del consenso, ma, più semplicemente, come movimento
di opposizione al potere globalista , affinché esso divenga servizio.
Si
distanzia dagli attuali movimenti antipolitici (ma ormai solo finalizzati
alla creazione di un mondo con un unico governo totalitario e schiavista ) perché ancora
fondati sul mito e sulla menzogna. L’assurdità di alcune tesi consiste
soprattutto nell’ostinata e petulante invocazione della loro onestà ontologica,
della loro diversità, quasi si trattasse di un dato antropologico o
scientifico, senza alcuna indicazione programmatica e di contenuto su come
raggiungere l’onestà nelle Istituzioni.
Spesso
ci si limita a dire “noi siamo diversi, noi siamo onesti” senza spiegare in che
modo si intenda porre sotto stretto controllo il “potere”, anche il loro ormai
solo globalista.
Un
simile modo di ragionare è puro razzismo, è demagogia manicheista, è la notte
della ragione. Si chiede sempre più spesso un atto di fede in una fede altrui,
un sostegno ad infallibili qualità morali, senza prurito di spiegare quali
garanzie e contromisure abbiano ideato affinché anche loro, o quelli dopo di
loro, non caschino nella mala amministrazione, nell’arroganza del potere,
nell’arbitrio e nel privilegio, nella forza corruttiva del potere, nella
tirannia globalizzata.
Per
Forza del Popolo “nessuna dittatura è migliore d’un’altra, sono tutte da
abbattere“.
Alcuni movimenti dell’antipolitica conquistano elettori con slogan e
campanilismi, tuttavia occorre mettere nell’azione politica cultura politica e
universalità, se davvero si vogliono costruire solide basi della comunità.
L’austriaco
Karl Popper, liberale anti-globalista , rilevava “La domanda giusta non è “Chi deve
comandare”, ma “come controllare chi comanda?”
essendo
i problemi politici “problemi di struttura legale e non di persone” e le
istituzioni migliori sono quelle che consentono ai governati di meglio
controllare l’operato dei governanti“.
Recenti
movimenti di antipolitica hanno frustrato l’anelito alla rivoluzione segreta.
“S‘è
creduto l’ape della rivoluzione, e invece non era che la cicala. Possa alla
fine, dopo aver avvelenato i cittadini con le sue formule assurde, portare alla
causa del proletariato, caduta un giorno per sbaglio nelle sue deboli mani,
l’obolo della sua astensione e del suo silenzio“.
CONDIZIONI PER ESSERE “FORZA POPOLARE“ non
globalista.
Forza
del Popolo esige in maniera intransigente l’onestà personale, ma solo come
precondizione perché vi si possa operare, non ritenendo, invece, che la sola
onestà possa costituire di per sé garanzia di risultati o indice di capacità
politica. Un cieco onesto non può guidare. Così, l’incapace onesto non può
governare. Occorrono anche vocazione, attitudine, preparazione, spirito di
sacrificio, militanza, coerenza, coraggio, spirito di servizio. Doti
acquisibili con impegno, con umiltà e con perseveranza. E la non accettazione
del governo unico dittatoriale globale come proposto da Klaus Schwab & C.
Tra i
principi ispiratori di Forza del Popolo c’è l’onestà, per come insegnata da
Gesù: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel
poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta
ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella
ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due
padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e
disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e al denaro“.
Pertanto,
il militante di Forza del Popolo persegue secondo la propria coscienza il bene
comune e mai gli interessi personali o di lobbies.
Il
militante di Forza del Popolo non è un guerrafondaio, né un pacifista. È uno che
mette in atto ciò che predica e che non considera la violenza come opzione per
la risoluzione delle controversie. Solo la legittima difesa e la difesa dei più
deboli può giustificare l’uso della commisurata forza.
Il
militante di Forza del Popolo, che prende un personale nome di battaglia e
viene identificato come “forza popolare” , attinge dalle ideologie tutto quanto
di buono gli provoca nella coscienza, tutto ciò che gli suscita voglia di
vivere nella verità, nella libertà, nella giustizia sociale, nella pace; tutto
ciò che, insomma, lo inciti alla vita, alla rivoluzione rispetto ai canoni di
morte e di miseria oggi dominanti.
Il
socialista liberale Carlo Rosselli, quasi a rivolgersi a noi, scrisse: “Senza il balenio
di un ideale supremo che permei nel profondo la sostanza e i fini della lotta
attuale, senza una coscienza vivissima e abbagliante del valore dei beni pei
quali si combatte, non si crea una temperatura rivoluzionaria“.
La
libertà personale e il primato della coscienza sono i valori fondamentali del
movimento politico Forza del Popolo. I primi ad essere chiamati alla libertà
sono proprio i sostenitori di Forza del Popolo, nonché gli attivisti, militanti
e rappresentanti che non saranno mai costretti ad apparire, al pari di quelli
che si vedono ormai dappertutto, come dei perfetti scolaretti che ripetono
frasi preconfezionate e gradite ai loro capi, che nei talk show seguono
pedissequamente le tecniche comunicative loro impartite dai partiti-azienda o
dai web-partiti, che si spaventano di farsi intervistare per paura di dire cose
poco ortodosse secondo la visione del leader globalista venduto ai capi
straricchi del globalismo universale schiavista.
(…)
Quando
il presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, si
presentò per la prima volta come candidato alla presidenza, manifestò un
proposito forse insito di pericoli, ma per quel tempo necessario:
“Chiederò
al Congresso l’unico strumento per affrontare la crisi. Il potere di agire ad
ampio raggio, per dichiarare guerra all’emergenza. Un potere grande come quello
che mi verrebbe dato se venissimo invasi da un esercito straniero“.
Un
potere pieno, finalizzato – però – a servire il popolo, ad essere una Forza del
Popolo, quindi una forza motrice della storia a tutela del popolo, eppure
sistema politico non autoritario fondato sulla Forza del Popolo, quindi sulla
sovranità popolare. Come per Roosevelt “le carezze non hanno mai trasformato una
tigre in un gattone“, allo stesso modo la forza del popolo è necessaria per
essere una forza del popolo.
Una
vera Forza del Popolo si impegna a “trasformare le spade in aratri“, a
combattere la crisi come se si stesse conducendo una guerra contro un nemico
invisibile ma mietitore insaziabile, la miseria. Ciò perché la libertà della persona e
la democrazia dei Governi derivano, anzitutto, dalla libertà dai bisogni
materiali primari di ciascun individuo.
Principio
basilare sempre costante in cristiani democratici come Roosevelt e in
socialisti democratici come Sandro Pertini.
“La
vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed
indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le
dittature“.
Franklin
Delano Roosevelt.
“Battetevi
sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza
la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti
nella libertà di morire di fame“.
Sandro
Pertini – discorso di fine anno, 31 dicembre 1983.
La
sintesi di queste due simmetriche prospettive prende il nome di Socialismo Cristiano,
nel cui solco hanno lottato, fino a conseguenze estreme, personalità di ogni
colore politico, di ogni credo, di ogni vocazione, sempre accomunate dal
protendere verso la liberazione dell’uomo dalla schiavitù, morale e spirituale.
Oggi sembra
che quei valori, che tanto hanno accomunato – anche nella sorte del martirio –
persone apparentemente molto diverse da loro, si siano smarriti nei rivoli del
consumismo, dell’egocentrismo, dell’idolatria globalista dei riccastri di
Davos.
Eppure,
già lo stesso Roosevelt allarmava negli anni ’40 del Novecento che “Coloro che hanno a lungo goduto
dei privilegi di cui noi godiamo, col tempo, dimenticano che per conquistarli
sono morti degli uomini“. Forza del Popolo si propone come forza disgregatrice del
centralismo imperiale, anche in ottica di una vera globalizzazione dei diritti
umani: “Il
vero banco di prova per il nostro progresso non è tanto se riusciamo a far
crescere l’abbondanza di coloro che già hanno troppo, ma piuttosto consiste nel
cercare di fornire abbastanza a coloro che hanno troppo poco” (Roosevelt).
Ecco,
allora, che i governanti devono rapportarsi ai governati come il “buon padre di
famiglia” che non pone gioghi troppo pesanti sui suoi figlioli. Il liberale Winston Churcill è ancor
oggi attuale laddove scrive che “Una nazione che si tassa nella speranza di
diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di
sollevarlo tirandone il manico“.
È
evidente che dobbiamo superare l’inconfessabile ma reale concezione posta alla
base del sistema tributario italiano che sottrae al cittadino tutto ciò che va
oltre il sostentamento, a volte aggredendo pure quello.
Come
anche dobbiamo recuperare nel linguaggio politico la parola “felicità”,
disumanamente sottratta dalle legislazioni europee. Ciò perché “Lo sviluppo non può
andare contro la felicità. Dev’essere a favore della felicità umana, dell’amore
sulla terra, delle relazioni umane, dell’avere amici, del non privarsi di
queste cose indispensabili“, come in ultimo ricordato all’opinione pubblica
mondiale dal morigerato “Pepe”, ex Presidente dell’Uraguay, il socialista José
Alberto Mujica Cordano.
Se,
infatti, si stabilisce come premessa che ogni essere umano ha il diritto di
ricercare la felicità, non può considerarsi legittimo uno stato che sottragga
tutto ciò che giudica superfluo, lasciando soltanto il sostentamento ed un
alloggio ove dormire, per chi ne ha ancora uno.
Siffatto
rapporto con lo Stato è un rapporto di schiavitù, legittimato da una pretesa
esigenza (senza dubbio necessaria) di redistribuire la ricchezza, ma nella
reale prospettiva di togliere ai poveri per dare ai ricchi in privilegi e
prebende, mentre una redistribuzione spontanea avverrebbe lasciando il reddito
nella libera disponibilità del lavoratore, che impiegherebbe quelle risorse per
i bisogni e i divertimenti propri e della sua famiglia.
LAVORO E REDDITO COME QUESTIONE DI DIGNITA’.
Il
tema della moneta pubblica, emessa dallo Stato nel nome del popolo sovrano e
accreditata per ogni cittadino che nasce nella forma del reddito di
cittadinanza, è centrale rispetto a qualunque manovra economica, perché eradica
immediatamente la povertà assoluta, rilancia i consumi, crea e mantiene
occupazione, redistribuisce la ricchezza, sostiene il reddito diffusamente,
previene gran parte della delinquenza, interrompe il legame di sudditanza che
nutre il clientelismo politico.
La
questione lavoro deve riagganciarsi al reddito, quest’ultimo inteso come reale
capacità economica, e rimettere in discussione l’organizzazione del lavoro
subordinato, a partire dagli orari di lavoro.
Forza
del Popolo, sulla scia-utopia di Tommaso Moro, auspica che l’orario di lavoro
non debba superare le sei ore giornaliere.
Le
retribuzioni vanno ancorate ad un range predefinito, per impedire disequilibri
di sistema come quelli in atto, con persone che a parità di fatica sopportano
limitazioni degradanti, perché il privilegio di altre sottrae le risorse
necessarie per la loro dignitosa sopravvivenza.
Occorre
intervenire per ridurre la sperequazione nei trattamenti tra impiego pubblico e
impiego privato. Occorre, altresì, introdurre il turnover nel pubblico impiego,
quindi l’avvicendamento della forza lavoro addetta alla pubblica funzione, come
per il servizio di leva. A lunga scadenza, le nuove assunzioni del dipendente
pubblico dovranno essere a scadenza pluriennale, in modo da consentire a quanti
più cittadini possibili di partecipare alla vita pubblica, anche nell’effettivo
e concreto impiego quotidiano.
Forza
del Popolo preferisce come modello di sviluppo economico la cosiddetta Economia
di Comunione, il sistema cooperativistico e il terzo settore. Tale modello di
sviluppo dovrà imporsi come primo settore di intervento e come modello
preferenziale, sia in termini di trattamento fiscale sia di affidamento delle
pubbliche commesse.
La
rappresentanza sindacale va rifondata perché palesi sono i tradimenti subiti
dai lavoratori. Forza del Popolo incentiverà la costituzione di sindacati
autonomi, ponendosi a loro con spirito di servizio.
APPELLO PER UNA RIVOLUZIONE GENTILE
Il
Movimento, per la realizzazione delle sue finalità, chiede aiuto e sostegno ad
ogni essere umano che ha a cuore il destino di un’umanità che spera, resiste,
lotta, non si arrende. Il Movimento è aperto a tutte le persone di buona
volontà che vogliono accendere in Italia il fuoco di una Politica diversa,
fondata “davvero” sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla verità, sulla
giustizia.
L’obiettivo
rivoluzionario più alto che ci siamo dati è di trasformare il potere dello
Stato in servizio per il cittadino.
La
nostra è una rivoluzione gentile, lontana dalla predicazione dell’odio, lontana
dalla pratica della violenza.
Non
sappiamo se nel breve avremo la forza e la capacità di organizzarci in partito
politico o se resteremo soltanto come movimento di ideazione politica.
Sappiamo
solo che un giorno saremo maggioranza!
Spezza
le catene. Alza la testa. Cammina da persona libera!
Unisciti
a noi.
(Avv.
Lillo Massimiliano Musso, Avv. Vincenzo Sparti).
Il
quadro peggiora, prospettive cupe".
Si
rischia la bomba sul Pil.
msn.com-ilgiornale.it-
Andrea Muratore - (23-4-2022)- ci dice :
Allarme
del Centro studi di Confindustria sulle conseguenze macroeconomiche della
guerra in Ucraina: la recessione può tornare a essere una prospettiva concreta
per l'Italia.
"La
guerra frena l'Europa, in particolare l'Italia", sottolinea il Centro
Studi Confindustria nella congiuntura flash di aprile spiegando che "lo
scenario italiano è in peggioramento a causa del rincaro dell'energia e di
altre materie prime".
Una
complessa contingenza che precedeva la guerra aveva portato al triplice shock
del caro-bollette, dell'inflazione galoppante e del rincaro di tutte le materie
prime (non solo energetiche), creando le condizioni perché un evento come l'invasione russa
dell'Ucraina scatenasse la tempesta perfetta.
"Gli
indicatori congiunturali a marzo - osserva il Csc -hanno confermato il netto
indebolimento dell'economia italiana. Il conflitto in Ucraina amplifica i
rincari di energia e altre commodity, accresce la scarsità di materiali e
l'incertezza.
Sommandosi agli effetti dei contagi, ciò
riduce il Pil nel primo trimestre 2022 e allunga un'ombra sul secondo: l'andamento in aprile è compromesso e
le prospettive sono cupe".
Viale dell'Astronomia non la nomina mai
esplicitamente, ma la parola-tabù, recessione, non è più solo uno spauracchio ma un'ipotesi
concreta.
L'industria
italiana è esposta ai venti di tempesta della crisi globale, la ripresa
post-Covid che si mirava a consolidare in questo 2022 è stata compromessa, la
destrutturazione dei mercati globali ha frenato la forza trainante del
sistema-Paese, l'export.
"L'export italiano cresceva prima del
conflitto: +5,8% a dicembre-febbraio sui tre mesi precedenti, ben oltre i
livelli pre-Covid. Buona parte dell'aumento - spiega il Csc - era dovuta al
rialzo dei prezzi sui mercati esteri (+2,8%). Erano in crescita le vendite nei
principali mercati, Ue ed extra-Ue, e settori manifatturieri (ma ancora deboli
gli autoveicoli). I primi effetti della guerra in Ucraina, però, sono
già visibili negli ordini manifatturieri esteri, in forte calo a marzo. Inoltre, la dinamica del commercio
mondiale, già piatta a inizio anno per il calo degli scambi in Asia e l'aumento
in Europa, ha prospettive negative".
Le
"prospettive cupe", secondo Confindustria, intaccano anche la fiducia
di consumatori e imprese. Il "ridotto ottimismo impedisce quella piena
ripresa della domanda interna dell'area che in precedenza era attesa",
stimano gli economisti di Viale dell'Astronomia.
La
grande tempesta economica alla congiunzione tra iper-inflazione, caro-energia e
sconvolgimenti dei mercati è stata affrontata, secondo Confindustria, dal governo Draghi, finora, con
"interventi parziali": il Csc sottolinea che il governo "ha finora stanziato,
per la prima metà del 2022 e senza ricorrere a deficit aggiuntivo, circa 14
miliardi di euro, 11 a sostegno di famiglie e imprese (di cui 1,2 per le grandi
imprese solo per il 1° trimestre) e 3 per primi interventi strutturali su gas,
energie rinnovabili e a sostegno delle filiere dell' automotive e dei
micro-processori", ma lo sforzo dovrà essere maggiore in futuro.
(Inoltre
dobbiamo prevedere la partecipazione Europea
al finanziamento di Zelensky che ha richiesto 7 miliardi di dollari al
mese ! Ndr).
Ovviamente
tutti questi problemi impatteranno sulla crescita finale del Pil. L'idea di un
ulteriore rilancio superiore al 4%, che era ipotizzata a fine 2021, è stata già
notevolmente ridimensionata.
In conseguenza della guerra in Ucraina nella giornata
del 22 febbraio Standard&Poor's ha confermato i timori di Confindustria
tagliando le stime di crescita dell'economia italiana per quest'anno al 3,1%
dal 4,4%.
E' quanto si legge nella nota con cui l'agenzia di
rating ha annunciato di aver confermato la classificazione BBB con outlook
positivo per il debito italiano. Nel 2023 l'incremento del Pil
dovrebbe invece attestarsi al 2,1%, per poi rallentare all'1,5% nel 2024 e allo
0,9% nel 2025, rallentando di un biennio il percorso di rientro ai livelli
pre-pandemici.
Ancora
più pesante il conto del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale: le stime per l'Italia indicano una
crescita del 2,3% nel 2022 rispetto al 3,8% stimato a gennaio. Il taglio è pari
all'1,5%.
Per il
2023 la crescita si ferma all'1,7% con una riduzione dello 0,5% rispetto alle
indicazioni di gennaio.
E i
danni all'economia nazionale sono consistenti anche per l'Ufficio Parlamentare
di Bilancio, che ha stimato la "zavorra" della guerra sul nostro Pil.
Per l'Italia "l'effetto totale della guerra"
in Ucraina sarebbe "consistente".
Cumulando
gli effetti del biennio 2022-2023 il pil "si ridurrebbe di oltre 2,5 punti
percentuali e i prezzi al consumo aumenterebbero per poco meno di quattro punti
percentuali".
Le
stime sono contenute nel focus dell'Upb sul conflitto.
I dati
dunque parlano chiaro: l'Italia deve affrontare una fase di acutissima volatilità.
E la lezione dell'era Covid insegna che misurare gli
effetti macroeconomici di uno shock in tempo reale porta spesso a stimare al ribasso
i danni che in realtà un'economia può dover conteggiare a crisi finita.
Confindustria
lancia un grido d'allarme che parte dalle imprese produttrici e esportatrici
che reggono una fetta consistente di Pil e occupazione: la tempesta perfetta le può travolgere
e dietro i dati della riduzione di crescita rischiamo di assistere a perdite di
quote di occupazione e benessere consistenti.
Sarebbe
la terza volta in poco più di un decennio, dopo la Grande Recessione e la crisi
pandemica. L'Italia non può assolutamente permetterselo.
(Ma
Draghi vede in Zelensky un profeta di Klaus Schwab, il nuovo Hitler! Ndr.).
La
Lotta Tra La Russia e La Mafia Khazariana
(In
Ucraina) Risale a Più Di Mille Anni Fa.
Greenpass.news-
Redazione GPnews- (23 aprile 2022)- ci dice :
(info@greenpass.news).
La
lotta in corso in tutto il mondo è un’offensiva contro il Deep State, in
particolare la mafia Khazariana. La mafia Khazariana è il più grande sindacato
criminale del mondo, avendo detenuto il potere globale per migliaia di anni.
La
storia di Khazaria è stata quasi completamente cancellata dai libri di storia. Tuttavia, questa prospettiva
storica è necessaria per comprendere la guerra in Ucraina tra i russi e la
mafia Khazariana. ( Ella Ster).
Sulla
scena mondiale, la mafia Khazariana (conosciuta anche come sionista) gioca un
ruolo importante. Hanno governato i regni e i sistemi bancari del mondo per
secoli.
Ma
hanno anche impostato la narrazione nei libri di storia. Si sono nascosti
dietro false identità e attacchi con false flag. Eccellevano nella guerra e
nella manipolazione.
I
russi hanno combattuto i cazari più di 1200 anni fa.
Fu la mafia Khazariana a massacrare lo zar
russo e la sua famiglia.
Hanno
orchestrato e finanziato la rivoluzione bolscevica.
La
mafia Khazariana ha orchestrato la prima guerra mondiale e ha usato l’Olocausto
per reprimere qualsiasi critica al sionismo mentre cacciava i palestinesi dalla
loro terra.
Secondo
“Scogliera alta” – un informatico e linguista specializzato in linguistica
predittiva specializzato: “La mafia Khazariana ha cambiato storia, filosofia,
prospettive, tutte queste cose per proteggersi perché loro sono nomi di ladri.”
Come disse Winston Churchill, “La storia è fatta dai vincitori”.
E chi
sono i Khazar di oggi? “Scogliera alta” cita: “Klaus Schwab, i Rothschild, la
famiglia Bauer che sono considerati ebrei. Non credo che siano ebrei per
niente. Li considero satanici… come cazari.
Scogliera
alta …vede il conflitto in Ucraina come “una guerra globale contro
l’infiltrazione globale cazara di tutti i governi”. E Considera i Khazari “la cosa più malvagia del
pianeta”.(Khazars,
dinastia Rothschild, Nuovo Ordine Mondiale di Klaus Schwab, Ucraina e
l’attuazione dell’agenda Nephilim).
La
storia di Khazaria.
L’Ucraina
si trova nell’area che faceva parte dell’Impero Khazaro tra il 600 e il 900
d.C. In quest’area tra il Mar Nero e il Mar Caspio, durante questo periodo si
sviluppò in una società incredibilmente malvagia e criminale.
Khazaria
crebbe fino a diventare una nazione guidata da un re e da un gruppo di oligarchi occulti che prestarono servizio alla sua
corte. Possedevano la conoscenza dell’antica magia nera babilonese.
Durante
questo periodo, i Khazar divennero noti nei paesi circostanti come una banda di
ladri, assassini e banditi di strada. Ma ciò che caratterizzava le loro
pratiche e il loro modo di vivere era che assumevano l’identità dei viaggiatori
che erano stati o venivano assassinati da loro.
I
leader delle nazioni circostanti, in particolare lo zar russo, ricevevano da
anni lamentele su questa mostruosità dai loro cittadini.
Di
conseguenza, questi sbarcarono nell’800 d.C. quando un gruppo combinato
consegnò un ultimatum al re cazaro.
L’area
gialla tra il Mar Nero e il Mar Caspio era chiamata “Khazaria”.
Gli
hanno inviato un comunicato dicendogli di scegliere una delle tre religioni
“abramiche” per il suo popolo.
Avevano una scelta tra Islam, cristianesimo ed
ebraismo e la religione scelta doveva diventare la religione ufficiale di stato
di Khazaria.
Il re
Khazariano scelse il giudaismo e promise di soddisfare le richieste della “Società
delle Nazioni circostanti” guidata dallo zar russo.
Per
ingannare la Confederazione, il re cazaro mescolò segretamente le antiche pratiche
babilonesi della magia nera con l’ebraismo. Ha creato una religione ibrida
satanica segreta nota come “Talmudismo babilonese”.
L’intenso
odio all’interno della mafia Khazariana li ha spinti a uccidere chiunque
credesse in un dio diverso dal loro dio Baal. Si sono anche vendicati da lunga data
su coloro che alla fine li hanno cacciati da Khazaria.
Hanno
ucciso molte delle stirpi reali originali, come i reali britannici nel 17°
secolo, sostituendoli con i loro bastardi. Nel 18° secolo, assassinarono la
famiglia reale francese e, poco prima della prima guerra mondiale, l’arciduca
Ferdinando d’Austria per dare inizio alla prima guerra mondiale.
Nel
1917 radunarono il loro esercito cazaro, i bolscevichi, e si infiltrarono e
conquistarono la Russia. Hanno ucciso lo zar e la sua famiglia a sangue freddo e
hanno rubato tutti i tesori d’oro, d’argento e d’arte della Russia. Poco prima
della seconda guerra mondiale, uccisero le famiglie reali austriaca e tedesca.
“Clif
High” afferma
che ciò
che sta accadendo attualmente in Ucraina non è rappresentato accuratamente in
Occidente.
Vede l’invasione russa come una lotta
contro la mafia Khazariana e il loro programma pandemico, con i russi che
seguono i bio-lab.
Secondo
lui, le operazioni militari riguardano i bio-lab. Dai documenti intercettati dai russi
risulta che ci sono indizi di altri laboratori biologici o istituti medici o scientifici.
I Bio-lab
in Ucraina avevano legami con il Istituto Friedrich Loeffler in Germania, che ha inviato campioni
di sangue al
Laboratorio vittoriano sulle malattie infettive a Melbourne e ha lavorato assieme con il Istituto Doherty in Australia.
Un
portavoce del ministero della Difesa russo ha dichiarato in una recente
conferenza stampa che ci sono 30 laboratori biologici in Ucraina.
I documenti mostrano che questi bio-lab sono
stati finanziati dagli Stati Uniti che stanno
collaborando con istituti scientifici in Germania, Svezia, Grecia e Australia.
L’11
marzo 2022, la Russia ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite, composto da 15 membri, per discutere dei laboratori di
armi biologiche in Ucraina sostenuti dal Dipartimento della Difesa degli Stati
Uniti. Erano
esattamente due anni dopo che l’OMS aveva dichiarato la pandemia globale di
Covid-19 l’11 marzo 2020.
(Il Patto Segreto di massoni, Khazari
e gesuiti: “Non ci sono virus patogeni in natura, quindi il trattamento è
impossibile”).
“Clif
High” dice: “Presto Xi attaccherà i bio-lab a Taiwan… quindi attaccheranno e
prenderanno il controllo dei bio-lab a Taipei perché li hanno installati lì”.
Continua:
“La mafia
Khazariana è molto, molto, molto subdola. Stanno mettendo tutti questi bio-lab
e roba nelle aree urbane, il che è perfetto da diffondere in seguito, proprio
come hanno fatto con Covid-19″.
Ci
sono tutti questi bio-lab sul pianeta e vengono chiusi come parte di questo
rovesciamento globale della mafia Khazariana – quelli che vengono chiamati “i globalisti” di Klaus Schwab. (…)
Putin
chiuderà i 13 laboratori biologici pagati da Big Pharma e dal Dipartimento
della Difesa degli Stati Uniti (DoD). Questo è fantastico perché li deruba di
enormi quantità di denaro perché queste cose vengano distrutte”.
Questo
è il motivo principale della Russia, secondo “Clif High”. “Allora Putin andrà.
Lascerà l’Ucraina”.
Lo
stemma dei Rothschild ha il drago
(rosso) come uno dei loro simboli.
Il
drago segna anche i confini della città di Londra dei Rothschild.
Nello
stemma della Russia, un cavaliere su un cavallo bianco uccide un drago.
Nessuna
guerra nucleare III.
I
globalisti di Klaus Schwab , sostenuti dai media mainstream, stanno difendendo
l’Ucraina mentre condannano le operazioni militari della Russia. “Scogliera
alta”:
“Dicono
di stare con gli ucraini contro i malvagi russi. Sosterranno i taiwanesi contro
i malvagi cinesi? Soprattutto quando Biden è di loro proprietà? Quando ha un
cazzo grosso su per il culo?”
“Clif
High” si riferisce al ricatto del Partito Comunista Cinese (PCC) di Joe e
Hunter Biden, di cui abbiamo già scritto
su questo blog.
Codex Humanus - Il Libro dell'Umanità.
“Clif
High” non pensa che il conflitto stia sfuggendo di mano. “Non ci sarà mai la
terza guerra mondiale… è una guerra globale dei globalisti occidentali , ma
questa è contro l’infiltrazione globale dei cazari in tutti i governi”.
Secondo
“Clif High”, si nascondono falsamente dietro l’ebraismo. “Questi non sono ebrei. Sono
satanisti, ok?”
“Questa
guerra non sarà come qualsiasi altra guerra che hai visto perché non sarà
stato-nazione contro stato-nazione”.
Lui crede
che la guerra contro la “mafia Khazariana” continuerà per molti anni a venire.
Crede anche che sia imminente un’esplosione di rivelazioni che raggiungerà il
picco nei prossimi tre anni.
“Quindi
negli anni a venire saremo completamente immersi in questa nuova guerra
dell’informazione mentre ricostruiamo l’umanità e il pianeta Terra”, come ci ha
spiegato nei particolari e nei suoi
libri ,Klaus Schwab.
Grande
Reset – I ‘Valori’
di
Klaus Schwab.
Lavocedellevoci.it-Redazione
- (3 giugno 2021)- ci dice :
Il
vero Klaus Schwab è solo un affettuoso zio che vuole fare il bene dell’umanità
o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che sfruttava il lavoro degli
schiavi e supportava gli sforzi nazisti per produrre la prima bomba atomica?
“
Johnny Vedmore” indaga.
La
mattina dell’11 settembre 2001, Klaus Schwab era seduto a fare colazione nella
Sinagoga di Park East a New York City con il Rabbino Arthur Schneier, ex vice
presidente del World Jewish Congress e strettamente associato alle famiglie
Bronfman e Lauder.
Davanti
ai loro occhi si stava consumando uno degli eventi che avrebbe segnato
irrimediabilmente il ventennio successivo, quando due aerei si schiantarono
contro i grattacieli del World Trade Center. Oggi, dopo due decenni, Klaus Schwab
siede ancora in prima fila in un altro momento determinante della storia umana.
Sempre
in prima fila nel momento delle tragedie, la presenza di Schwab nei momenti che
alterano la storia del mondo si deve alle sue connessioni in tutto il globo.
In
qualità di forza motrice dietro il World Economic Forum, «l’organizzazione
internazionale per la cooperazione pubblico-privato», Schwab ha attirato capi di stato,
amministratori di grandi società e l’élite dei circoli scientifici e accademici
a Davos per oltre 50 anni.
Recentemente,
ha anche scatenato
le ire di molti a causa del suo ruolo come fautore del Grande Reset, un ampio sforzo per riformare la civiltà globale a
beneficio dell’élite del World Econimic Forum e dei suoi alleati.
Schwab,
durante il meeting annuale del Forum in gennaio 2021, ha evidenziato che la costruzione della fiducia è parte integrante del successo del
Grande Reset, anticipando la successiva espansione di massicce campagne di pubbliche
relazioni.
Anche
se Schwab intende costruire la fiducia tramite un «progresso» non meglio specificato, la
costruzione della fiducia è normalmente facilitata dalla trasparenza.
Forse è per questo che molti non si fidano di
Schwab e delle sue motivazioni, siccome si conosce così poco del passato e del
vissuto di quest’uomo prima che fondasse il “World Economic Forum” all’inizio
degli anni Settanta.
Come
molti protagonisti delle agende sponsorizzate dalle élite, le pagine online che
parlano di Schwab sono state adeguatamente ripulite, rendendo difficile trovare
informazioni sulla sua storia e quella della sua famiglia.
Essendo
nato a Ravensburg, Germania, nel 1938, molti hanno speculato sul fatto che la
famiglia Schwab possa aver preso parte agli sforzi bellici dell’Asse, legame
che, se rivelato, potrebbe minacciare la reputazione del World Economic Forum e
avviare indagini indesiderate sulle missioni e le motivazioni professate.
Il
passato che Klaus Schwab ha cercato di occultare viene esplorato nel dettaglio,
rivelando il coinvolgimento della famiglia Schwab non solo nella ricerca dei
nazisti sulla bomba atomica, ma anche nell’illegale programma nucleare in Sud
Africa durante l’apartheid.
Di
particolare interesse è la storia del padre di Klaus, Eugen Schwab, che ha
introdotto una filiale tedesca, supportata dai nazisti, di un’azienda di
ingegneria svizzera nella guerra come principale appaltatore dell’esercito.
L’azienda, la Escher-Wyss, utilizzava la manodopera
degli schiavi per produrre macchinari essenziali per lo sforzo bellico nazista
e acqua pesante per il programma nucleare. Anni dopo, un giovane Klaus Schwab
sedeva nel consiglio d’amministrazione della compagnia, quando si decise di
fornire al regime razzista dell’apartheid in Sud Africa le attrezzature
necessarie per avanzare le ricerche per diventare una potenza nucleare.
Con il
“World
Economic Forum” fautore della non-proliferazione nucleare e dell’energia nucleare
«pulita», il
passato di Klaus Schwab lo rende un portavoce poco autorevole della professata
agenda per il presente e il futuro.
Scavando
più a fondo nelle sue attività, diventa chiaro che il vero ruolo di Schwab è sempre
stato quello di «plasmare le agende globali, regionali e industriali» del
presente per assicurare la continuazione di agende ben più antiche e vaste che
sono state screditate dopo la seconda Guerra Mondiale, non solo la tecnologia
nucleare ma anche le politiche di controllo della popolazione di stampo
eugenetico.
Una
storia sveva.
Il 10
luglio 1870, il nonno di Klaus Schwab, Jakob Wilhelm Gottfried Schwab, che da
qui in avanti chiameremo semplicemente Gottfried, nacque in Germania nel
corso della guerra contro i vicini francesi.
Karlsruhe,
la città natale di Gottfried Schwab, era situata nel Granducato di Baden, nel
1870 governato dal 43enne Granduca di Baden, Frederick I. L’anno seguente, il già citato Duca
avrebbe partecipato alla proclamazione dell’Impero Germanico, tenutasi nel
Salone degli Specchi della Reggia di Versailles. Era l’unico genero dell’Imperatore
in carica, Wilhelm I e, come Frederick I, era uno dei sovrani regnanti della
Germania. Quando “Gottfried Schwab” compì 18 anni, la Germania assisteva
all’incoronazione di Wilhelm II, succeduto al padre, Frederick III.
Nel
1893, il 23enne Gottfried Schwab partì dalla Germania, rinunciando alla
cittadinanza tedesca, lasciò Karlsruhe per emigrare in Svizzera.
All’epoca,
la sua occupazione ufficiale era quella di un semplice panettiere.
Qui, Gottfried incontrò Marie Lappert
originaria di Kirchberg, vicino a Berna, Svizzera, di cinque anni più giovane.
Si sposarono a Roggwil, Berna, il 27 maggio 1898 e
l’anno successivo, il 27 aprile 1899, nacque il primogenito Eugen Schwab.
Al
momento della sua nascita, Gottfried Schwab aveva scalato i gradini della società, diventando ingegnere meccanico.
Quando
Eugen aveva un anno, Gottfried e Marie Schwab decisero di trasferirsi e tornare
a vivere a Karlsruhe, dove Gottfried fece nuovamente richiesta per ottenere la
cittadinanza tedesca.
Eugen
Schwab avrebbe seguito le orme del padre e sarebbe diventato ingegnere
meccanico; negli anni a venire, avrebbe anche consigliato la stessa carriera ai
figli. Eugen
Schwab avrebbe poi iniziato a lavorare in una fabbrica in una città dell’Alta
Svevia, nel sud della Germania, capitale del distretto di Ravensburg,
Baden-Württemberg.
La
fabbrica dove iniziò la sua carriera era la filiale tedesca di una compagnia
svizzera, la Escher-Wyss.
La
Svizzera aveva legami economici di lunga data con la zona di Ravensburg, con i
commercianti svizzeri che già nel XIX secolo vendevano filati e prodotti
tessili.
Nello stesso periodo, Ravensburg esportava grano a Rorschach, fino al 1870,
insieme ad animali da allevamento e vari formaggi, nel cuore delle Alpi
svizzere.
Tra il
1809 e il 1837, Ravensburg contava 375 cittadini svizzeri, ma nel 1910 se ne
contavano appena 133.
Negli
anni Trenta dell’Ottocento, alcuni operai specializzati svizzeri diedero vita a
una fabbrica di cotone, con un impianto di sbiancatura e finitura incorporato
di proprietà dei fratelli Herpf.
Il mercato equino di Rorschach, creato intorno
al 1840, attirava numerose persone dalla Svizzera, specialmente dopo
l’inaugurazione della linea ferroviaria tra Ravensburg e Friedrichshafen, città
situata nei pressi del Lago di Costanza al confine tra Svizzera e Germania.
«La
guerra non significa necessariamente disoccupazione per l’industria meccanica
in un paese neutrale, al contrario»
I
mercanti di grano di Rorschach visitavano regolarmente la Kornhaus di Rorschach
e questa cooperazione e commercio transnazionale portarono all’apertura della
filiale della compagnia svizzera Escher-Wyss & Cie nella città.
Questa
impresa fu resa possibile grazie al completamento della linea ferroviaria che
collegava la rotta tedesca e svizzera tra il 1850 e il 1853. La fabbrica fu
costruita da Walter Zuppinger tra il 1856 e il 1859 e iniziò la produzione nel
1860. Nel
1861, possiamo vedere il primo brevetto ufficiale della manifattura Escher-Wyss
di Ravensburg di un «particolare meccanismo sui telai meccanici per la
tessitura di nastri ».
A quel
tempo, la filiale di Ravensburg era diretta da Walter Zuppinger e fu lì che
sviluppò le sue turbine tangenziali e ottenne molti altri brevetti. Nel 1870, Zuppinger e altri fondarono
anche una cartiera a Baienfurt, vicino Ravensburg. Andò in pensione nel 1875 e
dedicò tutte le sue energie al perfezionamento delle turbine.
A
cavallo del nuovo secolo, la Escher-Wyss aveva messo da parte la filatura di nastri per
concentrarsi su progetti più ampi come la produzione di grandi turbine
industriali e, nel 1907, avviarono una «procedura di approvazione e concessione per la
costruzione di una centrale idroelettrica vicino a Dogern am Rhein, riportata
anche in una pubblicazione del 1925.
Nel
1920, la Escher-Wyss si trovò coinvolta in gravi difficoltà finanziarie. Il Trattato di Versailles aveva
limitato la crescita militare ed economica della Germania dopo la Grande Guerra
e per la compagnia svizzera il ritorno ai progetti di ingegneria civile locale
era troppo da sopportare.
La casa madre della Escher-Wyss si trovava a
Zurigo e risaliva al 1805 e la compagnia, che godeva di una buona reputazione e
una storia centenaria, era considerata troppo importante per rischiare di
perderla.
In
dicembre 1920 venne avviata una riorganizzazione grazie a un aumento capitale
sociale da 11,5 a 4,015 milioni di franchi francesi, e in seguito fu nuovamente
aumentato a 5,515 milioni di franchi svizzeri. Alla fine dell’anni fiscale 1931 la
Escher-Wyss era ancora in perdita.
Negli
anni prima della guerra, prima dell’annessione della Polonia, la Escher-Wyss di
Ravensburg diretta dal padre di Klaus Schwab, Eugen Schwab, continuò a essere
il principale datore di lavoro di Ravensburg.
Ma
l’impavida compagnia continuava a siglare importanti contratti per progetti di
ingegneria civile su larga scala durante tutto il corso degli anni Venti, come
si evince dalla corrispondenza ufficiale del 1924 tra Wilhelm III Principe di
Urach alla Escher-Wyss e al gestore patrimoniale della Casa di Urach,
ragioniere Julius Heller.
Questo
documento tratta dei «Termini e Condizioni Generali dell’Associazione dei
Produttori Tedeschi di Turbine Idrauliche per la consegna di macchinari e altre
attrezzature per gli impianti idroelettrici».
Questo
è anche confermato da una pubblicazione delle «Condizioni dell’Associazione dei
Produttori Tedeschi di Turbine Idrauliche per l’installazione di turbine e
macchinari nei confini del Reich Tedesco», stampata il 20 marzo 1923 in una
brochure pubblicitaria della Escher-Wyss per il regolatore universale della
pressione dell’olio.
Dopo
che la Grande Depressione dell’inizio degli anni Trenta aveva devastato
l’economia globale, la Escher-Wyss annunciò: «Visti gli sviluppi catastrofici
della situazione economica connessi all’attuale declino, la compagnia
[Escher-Wyss] non è temporaneamente in grado di tenere fede agli attuali
impegni verso le nazioni clienti».
La
compagnia rivelò l’intenzione di chiedere un rinvio a giudizio al quotidiano
svizzero Neue Zürcher Nachrichten, che riportò il 1 dicembre 1931 che «la compagnia Escher-Wyss si trova in
uno stato di bancarotta fino alla fine di marzo 1932 e che una compagnia
fiduciaria svizzera era stata scelta come curatore».
L’articolo diceva ottimisticamente che «è in programma
il proseguimento delle operazioni». Nel 1931, la Escher-Wyss impiegò
1.300 lavoratori senza contratto e 550 impiegati salariati.
A metà
degli anni Trenta, la Escher-Wyss si trovò nuovamente in guai finanziari. Per
salvare la compagnia, questa volta, venne costituito un consorzio per non far
chiudere l’azienda di ingegneria in crisi.
Il consorzio era formato in parte dalla Banca Federale
della Svizzera (per coincidenza presieduta da Max Schwab, che non ha relazioni
di parentela con Klaus Schwab) ed ebbe luogo una nuova ristrutturazione.
Nel
1938 venne annunciato che un ingegnere della compagnia, Colonello Jacob
Schmidheiny, sarebbe diventato il nuovo presidente del Consiglio di
Amministrazione della Escher-Wyss.
Poco
dopo lo scoppio della guerra nel 1939, Schmidheiny disse: «La guerra non significa
necessariamente disoccupazione per l’industria meccanica in un paese neutrale,
al contrario». La Escher-Wyss e la nuova gestione stavano evidentemente
cercando di trarre profitti dalla guerra, spianando la strada per la
trasformazione in uno dei maggiori appaltatori dei Nazisti.
Breve
storia della persecuzione degli ebrei a Ravensburg.
Quando
Adolf Hitler conquistò il potere, molte cose cambiarono in Germania e la storia
della popolazione ebrea di Ravensburg durante quell’epoca è molto triste. Però
non fu la prima volta che l’antisemitismo sollevò la sua testa ripugnante nella
regione.
La
Escher-Wyss di Ravensburg ricevette il titolo di «Impresa Modello Nazional Socialista»
dal Partito Nazista di Hitler mentre Schwab era al comando.
I
Nazisti stavano corteggiando la compagnia svizzera per cooperare nel corso
dell’imminente conflitto, e le avances
erano in un certo modo ricambiate.
Nel
Medio Evo, una sinagoga, menzionata sin dal 1345, era situata nel centro di
Ravensburg ed era frequentata da una piccola comunità ebraica di cui si hanno
tracce tra il 1330 e il 1429.
Alla
fine del 1429 e per tutto il 1430, gli ebrei di Ravensburg vennero presi di
mira ed ebbe luogo un orribile massacro.
Nelle
vicine località di Lindau, Überlingen, Buchhorn (poi rinominata
Friedrichshafen), Meersburg e Costanza i residenti ebrei vennero arrestati.
Gli ebrei di Lindau vennero bruciati vivi
durante il libello di sangue del 1429/1430 di Ravensburg, in cui i membri della
comunità ebraica furono accusati di sacrifici rituali di bambini. Nell’agosto 1430, a Überlingen, la
comunità ebraica fu costretta a convertirsi: 11 accettarono e i 12 che
rifiutarono vennero uccisi.
I
massacri di Lindau, Überlingen e Ravensburg erano approvati direttamente dal
sovrano Re Sigmund e gli ebrei sopravvissuti vennero presto espulsi dalla
regione.
Il
bando di Ravensburg venne confermato dall’imperatore Ferdinando I nel 1559 e fu
supportato, per esempio, dalle istruzioni date alla guardia cittadina nel 1804
in cui si legge:
«Dato
che gli ebrei non possono svolgere nessun commercio né attività, nessun altro è
autorizzato a entrare nella città per posta o in carrozza. Il resto, comunque,
se non hanno ricevuto dalla polizia un permesso per una permanenza di breve o
lunga durata, devono essere allontanati a forza dalla città».
Fino
al XIX secolo agli ebrei venne impedito di stabilirsi legalmente nella città e,
anche allora, il loro numero era così esiguo da non essere necessario costruire
una sinagoga.
Nel
1858 c’erano solamente 3 ebrei registrati a Ravensburg, nel 1895 erano 57. Dall’inizio del nuovo secolo al 1933,
il numero di ebrei residenti a Ravensburg continuò a calare fino a che la
comunità contava solo 23 persone.
All’inizio
degli anni Trenta, le principali famiglie ebree di Ravensburg erano sette, cioè
le famiglie Adler, Erlanger, Harburger, Herrmann, Landauer, Rose e Sondermann.
Dopo la presa di potere dei Nazional Socialisti,
alcuni ebrei di Ravensburg vennero inizialmente costretti a emigrare, altri
sarebbero stati uccisi nei campi di concentramento nazisti. Fino alla seconda Guerra Mondiale,
ci furono molti episodi di odio nei confronti della piccola comunità ebraica a Ravensburg
e nelle immediate vicinanze.
Eugen
Schwab (padre di Klaus)continuò a gestire l’«impresa modello nazional
socialista» per Escher-Wyss, e la compagnia svizzera aiutò la Wermacht a
produrre armi da guerra oltre ad armi tradizionali
Il 13
marzo 1933, tre settimane prima del boicottaggio di tutti negozi gestiti da
ebrei in Germania voluto dai nazisti, le SA si posizionarono davanti a due dei
cinque negozi ebrei di Ravensburg nel tentativo di impedire ai clienti di
entrare e attaccarono un cartello alla porta di uno di negozi con la scritta «Wohlwert chiuso fino
all’arianizzazione».
Wohlwert
venne presto «arianizzato» e fu l’unico negozio gestito da ebrei a sopravvivere
ai pogrom nazisti. I proprietari degli altri quattro negozi ebraici di
Ravensburg, Knopf, Merkur, Landauer e Wallersteiner, furono costretti a vendere
le loro proprietà a commercianti non ebrei tra il 1935 e il 1938.
In
quel periodo, molti ebrei di Ravensburg riuscirono a scappare all’estero prima
dell’inizio della peggiore persecuzione Nazional Socialista.
Almeno
otto ebrei morirono in modo atroce, ma è stato riportato che altri tre ebrei
residenti a Ravensburg sopravvissero grazie alle loro spose «ariane».
Alcuni ebrei arrestati durante la Notte dei
Cristalli furono costretti a marciare per le strade di Baden-Baden sotto la
supervisione delle SS e più tardi vennero deportati nel campo di concentramento
di Sachsenhausen.
A
Ravensburg i nazisti perpetrarono orribili crimini contro l’umanità.
Il 1
gennaio 1934, la «Legge per la prevenzione delle malattie ereditarie» venne
promulgata nella Germania nazista che prevedeva la sterilizzazione coatta per
le persone a cui venivano diagnosticate malattie come demenza, schizofrenia,
epilessia, sordità ereditaria e altre malattie mentali.
All’ospedale
cittadino di Ravensburg, oggi chiamato Heilig-Geist Hospital, le sterilizzazioni forzate
iniziarono nell’aprile 1934. Nel 1936, la sterilizzazione era la procedura medica più
praticata nell’ospedale.
Negli
anni prima della guerra, prima dell’annessione della Polonia, la Escher-Wyss di Ravensburg
diretta dal padre di Klaus Schwab, Eugen Schwab, continuò a essere il
principale datore di lavoro di Ravensburg.
Oltre a questo, la Escher-Wyss di Ravensburg
ricevette il titolo di «Impresa Modello Nazional Socialista» dal Partito
Nazista di Hitler mentre Schwab era al comando.
Escher-Wyss
Ravensburg e la guerra.
Ravensburg
era un’anomalia nella Germania in guerra, perché non fu mai obiettivo di
attacchi aerei Alleati. La presenza della Croce Rossa, e di un discutibile
accordo con varie industrie compresa la Escher-Wyss, fece sì che le forze
alleate non attaccarono mai la cittadina nella Germania del sud.
Non
era classificato come obiettivo militare importante, per questa ragione la
città mantiene ancora oggi molti dei tratti originali. Ma a Ravensburg, allo
scoppiare della guerra, accaddero cose ancora più oscure.
La
Escher-Wyss era leader nella tecnologia di grandi turbine per dighe e centrali
idroelettriche, ma costruivano anche componenti per gli aerei da combattimento
tedeschi.
Eugen
Schwab continuò a gestire l’«impresa modello nazional socialista» per
Escher-Wyss, e la compagnia svizzera aiutò la Wermacht a produrre armi da
guerra oltre ad armi tradizionali.
La
Escher-Wyss era leader nella tecnologia di grandi turbine per dighe e centrali
idroelettriche, ma costruivano anche componenti per gli aerei da combattimento
tedeschi.
Erano
anche profondamente coinvolti in sinistri progetti parzialmente occulti che, se
fossero stati completati, avrebbero cambiato le sorti della seconda Guerra
Mondiale.
L’intelligence
militare occidentale era a conoscenza della complicità e collaborazione tra la
Escher-Wyss e i nazisti. Ci sono rapporti dell’intelligence militare occidentale, in
particolare il Record Group 226 (RG226), con i dati dell’Ufficio dei Servizi
Strategici che
dimostrano che le forze Alleate erano consapevoli dei legami tra Escher-Wyss e
i nazisti.
All’interno
del RG226, ci sono tre menzioni specifiche della Escher-Wyss:
File
numero 47178: Escher-Wyss Svizzera sta lavorando a un grosso ordine per la Germania.
Inviano lanciafiamme dalla Svizzera sotto il nome di Brennstoffbehaelter.
Datato settembre 1944.
File numero 41589: gli svizzeri permettevano che le
esportazioni tedesche venissero posizionate nel loro paese, dichiarato neutrale
durante la seconda Guerra Mondiale.
Il titolo è «Relazioni d’affari tra Empresa Nacional
Calvo Sotelo (ENCASO), Escher-Wyss e Mineral Cerbau Gesellschaft».
Luglio
1944; vedi
anche il rapporto L 42627 sulla collaborazione tra l’impresa spagnola Calvo
Sotelo e Rheinmetall Borsig tedesca sulle esportazioni tedesche collocate in
Svizzera. Agosto 1944.
File numero 72654 afferma che la bauxite
dall’Ungheria veniva inviata a Germania e Svizzera per la raffinazione.
In
seguito, un sindacato governativo costruì uno stabilimento per la lavorazione
dell’alluminio a Dunaalmas, ai confini con l’Ungheria. In questo modo si procuravano
l’energia elettrica; l’Ungheria mise a disposizione le miniere di carbone e le
attrezzature vennero fornite dall’impresa svizzera Escher-Wyss. La produzione
iniziò nel 1941. Maggio 1944.
La
Escher-Wyss era leader in un particolare settore emergente, la tecnologia per
la creazione di nuove turbine.
La
compagnia aveva progettato una turbina a 14.500 HP per lo stabilimento della
Norsk Hydro, impianto idroelettrico strategicamente importante a Vemork, vicino
a Rjukan in Norvegia.
Lo
stabilimento della Norsk Hydro, in parte alimentato dalla Escher-Wyss, era
l’unico impianto sotto il controllo nazista in grado di produrre acqua pesante,
un ingrediente essenziale per ricavare il plutonio necessario per la creazione
della bomba atomica da parte dei nazisti.
La
Germania aveva investito tutte le risorse possibili per produrre l’acqua
pesante, ma le forze Alleate erano a conoscenza degli sviluppi tecnologici, che
avrebbero ribaltato le sorti della guerra, dei sempre più disperati nazisti.
Nel
1942 e 1943, lo stabilimento fu l’obiettivi di un raid, che fu un parziale
successo, del Commando Britannico e della resistenza norvegese, anche se la
produzione di acqua pesante proseguì.
Le
potenze Alleate sganciarono oltre 400 bombe sull’impianto, che incisero in
maniera marginale sulla sua produttività.
Nel
1944, la flotta tedesca tentò di trasportare l’acqua pesante in Germania, ma la
resistenza norvegese affondò la nave con tutto il carico.
Con
l’aiuto della Escher-Wyss, i nazisti riuscirono quasi a cambiare le sorti del
conflitto e a portare alla vittoria dell’Asse.
L’impiego
massivo di lavoratori coatti a Ravensburg rese necessario costruire uno dei più
grandi campi di lavoro forzato mai registrato, nel laboratorio di un ex
falegname al numero 16 di Ziegelstrasse.
In questo campo furono collocati 125 prigionieri di
guerra francesi che vennero poi redistribuiti in altri campi nel 1942. I lavoratori francesi vennero sostituiti da
150 prigionieri russi che, si dice, furono trattati peggio di tutti gli altri
prigionieri di guerra.
Una di
questi era Zina Jakuschewa, la cui tessera lavorativa e libretto si trovano al
United States Holocaust Memorial Museum. Questi documenti la identificavano
come una lavoratrice coatta non ebrea assegnata a Ravensburg, Germania, tra il
1943 e il 1944.
Eugen
Schwab mantenne diligentemente lo status quo nel corso della guerra. Dopo
tutto, con il giovane Klaus Martin Schwab nato nel 1938 e il piccolo Urs Reiner Schwab nato
pochi anni dopo, Eugen avrebbe voluto tenere i figli lontani da ogni pericolo.
Klaus
Martin Schwab – L’uomo del mistero internazionale.
Nato
il 30 marzo 1938 a Ravensburg, Germania, Klaus Schwab era il figlio maggior in
una classica famiglia nucleare.
Tra il
1945 e il 1947, Klaus frequentò la scuola primaria di Au, Germania. Klaus
Schwab ricorda in un’intervista del 2006 per The Irish Times che:
«Dopo
la guerra guidai l’associazione giovanile regionale franco-tedesca. I miei eroi
erano Adenauer, De Gasperi e De Gaulle».
Klaus
Schwab e il fratello minore, Urs Reiner Schwab, seguirono le orme del nonno,
Gottfried, e del padre, Eugen, e studiarono ingegneria meccanica.
Il padre di Klaus aveva detto al giovane
Schwab che, se voleva avere un impatto nel mondo, avrebbe dovuto studiare
ingegneria meccanica.
Questo
è solo l’inizio delle credenziali universitarie di Schwab.
Klaus
iniziò a studiare per tutti i suoi diplomi allo Spohn-Gymnasium di Ravensburg
tra il 1949 e il 1957, diplomandosi al Humanistisches Gymnasium di Ravensburg.
Tra il 1958 e il 1962, Klaus iniziò a lavorare in varie società di ingegneria
e, nel 1962, Klaus completò i suoi studi di ingegneria meccanica al Federal Institute
of Technology (ETH) di Zurigo, Svizzera, on un diploma in ingegneria.
L’anno
seguente, completò anche un corso di economia all’Università di Friburgo,
Svizzera. Dal
1963 al 1966, Klaus lavorò come assistente del Direttore Generale
dell’Associazione Tedesca per la Costruzione di macchine (VDMA) di Francoforte.
Nel
1965, Klaus stava anche lavorando al suo dottorato presso la ETH di Zurigo con
una dissertazione intitolata «Il prolungamento dei crediti di esportazione come
problema imprenditoriale nell’ingegneria meccanica».
Nel
1966, ricevette il Dottorato in Ingegneria al Swiss Federal Institute of
Technology (ETH) di Zurigo.
Al tempo,
il padre di Klaus, Eugen Schwab, sguazzava in circoli più grandi che mai. Oltre ad essere una celebrità a
Ravensburg come Direttore della Escher-Wyss già prima della guerra, venne anche
eletto presidente della Camera di Commercio di Ravensburg.
Nel
1966, durante la costituzione del comitato tedesco per il tunnel ferroviario di
Splügen, Eugen Schwab definì la creazione del comitato come un progetto «che
crea connessioni migliori e più rapide per più persone in un’Europa sempre più
convergente e che offre nuove opportunità per lo sviluppo culturale, economico
e sociale».
Durante
la sua permanenza a Harvard, Klaus fu allievo di Henry Kissinger, del quale
affermò in seguito che era una delle 3 o 4 persone che avevano influito di più
sul suo pensiero.
Nel
1967, Klaus Schwab ottenne un dottorato in Economia presso l’Università di
Friburgo, Svizzera e un Master in Pubblica Amministrazione dalla John F.
Kennedy School of Government di Harvard negli Stati Uniti.
Nel
già citato articolo del The Irish Times del 2006, Klaus parla di quel periodo
come molto importante per la formazione della sua ideologia, affermando:
«Anni
dopo, quando tornai dagli Stati Uniti dopo aver terminato gli studi a Harvard,
ci furono due eventi che ebbero un effetto significativo su di me. Il primo fu un libro di
Jean-Jacques Servan-Schreiber, “La sfida americana”, in cui si diceva che
l’Europa avrebbe perso contro gli Stati Uniti a causa dei metodi manageriali
scadenti. L’altro
evento fu, e questo è importante per l’Irlanda, che l’Europa dei sei diventò l’Europa
dei nove».
Questi due eventi contribuirono alla formazione di
Klaus Schwab in un uomo desideroso di cambiare il modo in cui le persone
mandavano avanti gli affari.
Quello
stesso anno, il fratello minore di Klaus, Urs Reiner Schwab, si diplomò all’ETH
di Zurigo come ingegnere meccanico e Klaus Schwab iniziò a lavorare nella
vecchia compagnia del padre, la Escher-Wyss, che da lì a poco sarebbe diventata
Sulzer Escher-Wyss AG, Zurigo, come assistente del Presidente per aiutarlo
nella riorganizzazione dopo la fusione delle due compagnie. Questo ci porta ai collegamenti di
Klaus con il mondo del nucleare.
L’ascesa
di un tecnocrate.
Sulzer,
compagnia svizzera nata nel 1834, giunse all’apice dopo aver iniziato a
produrre compressori nel 1906. Nel 1914 l’impresa a conduzione famigliare
divenne parte di «tre società di capitali», una delle quali era la società
finanziaria ufficiale. Negli anni Trenta, i profitti della Sulzer furono influenzati
dalla Grande Depressione e, come molte altre imprese in quel periodo, dovette
affrontare scioperi e azioni collettive da parte dei lavoratori.
La
seconda Guerra Mondiale non aveva influito sulla Svizzera tanto quanto gli
stati vicini, ma il boom economico che seguì porto Sulzer a crescere come potenza e
presenza dominante sul mercato.
Nel
1966, subito prima dell’entrata di Klaus Schwab alla Escher-Wyss, l’impresa
svizzera che produceva turbine firmò un contratto di collaborazione coi
fratelli Sulzer a Winterthur.
Sulzer
e Escher-Wyss avviarono la fusione nel 1966, quando Sulzer acquistò il 53%
delle azioni della compagnia.
Escher-Wyss
divenne ufficialmente Sulzer Escher-Wyss AG nel 1969 quando le azioni restanti
vennero acquistate dai fratelli Sulzer.
Una
volta avviata la fusione, Escher-Wyss iniziò la ristrutturazione e due degli
amministratori terminarono il loro servizio presso la Escher-Wyss.
Dr. H. Schindler e W. Stoffel si dimisero dal
Consiglio di Amministrazione, ora presieduto da Georg Sulzer e Alfred
Schnaffer.
Il Dr.
Schindler era stato membro del Consiglio di Amministrazione della Escher-Wyss
per 28 anni e aveva lavorato con Eugen Schwab per gran parte del suo servizio.
Peter
Schmidheiny prese il suo posto come presidente del Consiglio di Amministrazione
della Escher-Wyss, portando avanti il dominio della famiglia Schmidheiny sui
dirigenti della compagnia.
Durante
il processo di ristrutturazione, si decise che Escher-Wyss e Sulzer si sarebbero
concentrate su aree diverse dell’ingegneria meccanica: le fabbriche della
Escher-Wyss avrebbero lavorato principalmente alla costruzione di impianti per l’energia
idroelettrica, comprese turbine, pompe di accumulazione, macchine per
l’inversione del flusso, sistemi di chiusura e condutture, oltre a turbine a
vapore, turbocompressori, sistemi di evaporazione, centrifughe e macchinari per la carta e l’industria della
cellulosa. Sulzer si sarebbe concentrata sull’industria della refrigerazione
oltre alla costruzione di caldaie a vapore e turbine a gas.
Il 1
gennaio 1968, la riorganizzata Sulzer Escher-Wyss AG venne pubblicamente
lanciata dopo un processo di razionalizzazione, necessario in seguito ad alcune
grandi acquisizioni.
Tra queste, una collaborazione con Brown
Boveri, un gruppo di compagnie svizzere di ingegneria elettrica che avevano
lavorato per i nazisti, fornendo ai tedeschi alcune tecnologie per i loro
sottomarini durante la seconda Guerra Mondiale. Brown Boveri venne anche descritta
come «appaltatore dell’elettricità per la difesa» e avrebbe trovato la corsa
agli armamenti della Guerra Fredda molto utile per gli affari.
La
fusione e riorganizzazione dei due colossi di ingegneria svizzeri ebbe un
successo unico.
Nelle
Olimpiadi Invernali di Grenoble del 1968, Sulzer e Escher-Wyss utilizzarono 8
compressori refrigeranti per creare tonnellate di ghiaccio artificiale.
Nel 1969, le due imprese si unirono per aiutare la
costruzione di una nuova nave passeggeri chiamata «Hamburg», la prima nave al
mondo con l’aria condizionata grazie alla collaborazione di Sulzer e
Escher-Wyss.
È alla
fine degli anni Sessanta che Klaus Schwab emerge come personaggio pubblico.
Nel
1967, Klaus Schwab entrò ufficialmente sulla scena della comunità imprenditoriale
e prese le redini della fusione tra Sulzer e Escher-Wyss, oltre a creare
vantaggiose alleanze con Brown Boveri e altri.
Nel
dicembre 1967, Klaus tenne un discorso a un evento a Zurigo davanti alle
principali organizzazioni di ingegneria meccanica; la Employers Association of
Swiss Machine and Metal Manufacturers e la Association of Swiss Machine
Manufacturers.
Nel
suo discorso, aveva previsto accuratamente l’importanza di incorporare i
computer nella moderna ingegneria meccanica svizzera, affermando che:
«Nel
1971, prodotti che ancora non esistono sul mercato probabilmente
rappresenteranno un quarto delle vendite. Questo richiede che le imprese
ricerchino sistematicamente tutti i possibili sviluppi e identifichino i vuoti
nel mercato.
Oggi,
18 delle 20 maggiori compagnie nell’industria meccanica stanno costruendo
dipartimenti a questo scopo. Ovviamente, tutti devono utilizzare le ultime
scoperte tecnologiche, e il computer è tra queste. Le piccole e medie imprese
nell’industria meccanica imboccano la via della cooperazione o utilizzano i
servizi dei fornitori di server per l’elaborazione dei dati».
I
computer e i dati erano ovviamente considerati di fondamentale importanza per
il futuro, secondo Schwab, ed è evidente nella riorganizzazione della Sulzer
Escher-Wyss nel corso della fusione.
Il moderno sito web di Sulzer riflette questo
radicale cambio di direzione, affermando che, nel 1968: «Le attività tecnologiche sono state
intensificate [da Sulzer] e formano la base per i prodotti della tecnologia
medica. Il cambiamento da una compagnia di costruzione di macchinari a una
impresa tecnologica inizia a essere evidente».
Schwab
affermò che le imprese che utilizzano uno stile autoritario «non sono in grado
di attivare pienamente il “capitale umano”», argomento che toccò in molte altre
occasioni nel corso degli anni Sessanta.
Klaus
Schwab aiutava a trasformare Sulzer Escher-Wyss in un’impresa che andava oltre
la costruzione di macchinari, la stava trasformando in una impresa tecnologica
lanciata ad alta velocità verso il futuro hi-tech.
Da
notare anche che Sulzer Escher-Wyss cambiò un altro aspetto del suo business per «formare le basi dei prodotti della
tecnologia medica», un campo mai citato prima come obiettivo di Sulzer né di Escher-Wyss.
L’avanzamento
tecnologico non era l’unico cambiamento che Klaus Schwab voleva introdurre alla
Sulzer Escher-Wyss; voleva anche cambiare il modo in cui la compagnia
considerava il suo stile manageriale.
Schwab e i suoi collaboratori spingevano verso una
filosofia di business completamente nuova che avrebbe permesso «che tutti gli impiegati accettassero
tutti gli imperativi della motivazione e ad assicurare un senso di flessibilità
e manovrabilità».
È alla
fine degli anni Sessanta che Klaus Schwab emerge come personaggio pubblico.
In
quel periodo, la Sulzer Escher-Wyss si impegnò ad essere menzionata sulla
stampa come mai prima.
Nel
gennaio 1969, il colosso svizzero istituì una riunione pubblica chiamata
«Giornata di presentazione dell’industria meccanica alla stampa», il cui tema
principale era il management della compagnia.
Durante l’evento, Schwab affermò che le
imprese che utilizzano uno stile autoritario «non sono in grado di attivare
pienamente il “capitale umano”», argomento che toccò in molte altre occasioni nel corso
degli anni Sessanta.
Quando
Klaus Schwab entrò a far parte di Sulzer Escher-Wyss nel 1967 e avviò la
riorganizzazione dell’azienda per farla diventare una società tecnologica, il coinvolgimento di Sulzer
Escher-Wyss negli aspetti più oscuri della corsa globale agli armamenti
nucleari divenne subito più evidente.
Il plutonio e Pretoria.
Escher-Wyss
è stata pioniera in alcune delle più importanti tecnologie nella generazione di
energia.
Come
sottolinea il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti nel suo documento
sullo sviluppo del ciclo di Brayton a CO2 supercritica (CBC), dispositivo
utilizzato nelle centrali idroelettriche e nucleari, «Escher-Wyss è stata la
prima azienda a sviluppare le turbomacchine per sistemi CBC a partire dal
1939».
Continua
affermando che sono stati costruiti 24 sistemi, «con Escher-Wyss che progettava
i cicli di conversione di potenza e costruiva le turbomacchine per tutti tranne
tre».
Nel
1966, poco prima dell’ingresso di Schwab in Escher-Wyss e della fusione con
Sulzer, il compressore ad elio Escher-Wyss venne progettato per La Fleur Corporation
e proseguì l’evoluzione dello sviluppo del ciclo di Brayton.
Questa tecnologia era ancora importante per
l’industria degli armamenti nel 1986, con i droni a propulsione nucleare
equipaggiati con un reattore nucleare a ciclo Brayton raffreddato ad elio.
Escher-Wyss
era stata coinvolta nella produzione e installazione di tecnologie nucleari
almeno fin dal 1962, come dimostrato da un brevetto per un «sistema di scambio termico
per una centrale nucleare» e da un brevetto del 1966 per un «impianto di reattore
nucleare con turbina a gas con raffreddamento di emergenza».
Dopo
che Schwab lasciò Sulzer Escher-Wyss, Sulzer avrebbe anche contribuito a
sviluppare speciali turbocompressori per l’arricchimento dell’uranio per
alimentare i reattori.
Tuttavia,
con l’arrivo del bramoso signor Schwab, la compagnia prese parte alla
proliferazione illegale della tecnologia delle armi nucleari.
Nel
1969, l’incorporazione di Escher Wyss e Sulzer fu completata e sarebbe stati
rinominata Sulzer
AG, eliminando
la storica Escher-Wyss dalla denominazione.
Alla
fine è stato rivelato, grazie a una revisione e un rapporto effettuato dalle
autorità svizzere e da un uomo di nome Peter Hug, che Sulzer Escher-Wyss iniziò a
procurarsi e costruire segretamente parti fondamentali per le armi nucleari
negli anni Sessanta.
La compagnia, mentre Schwab era membro del Consiglio,
iniziò anche a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’illegale
programma di armi nucleari del Sud Africa durante gli anni più bui del regime
di apartheid.
Klaus
Schwab fu una figura di spicco nella fondazione di una cultura aziendale che
aiutò Pretoria a costruire sei armi nucleari e ad assemblarne parzialmente una
settima.
Nel
rapporto, Peter Hug ha delineato come Sulzer Escher Wyss AG (dopo la fusione
chiamata semplicemente Sulzer AG) avesse fornito componenti vitali al governo
sudafricano e trovato prove del ruolo della Germania nel sostenere il regime
razzista, rivelando
anche che il governo svizzero «era a conoscenza di accordi illegali ma “li
tollerava in silenzio” sostenendone attivamente alcuni o criticandoli senza
convinzione». I
l
rapporto di Hug è stato poi completato in un lavoro dal titolo: «Svizzera e Sudafrica 1948-1994 –
Rapporto finale del NFP 42+ commissionato dal Consiglio federale svizzero»,
compilato e scritto da Georg Kreis e pubblicato nel 2007.
Nel
1967, il Sud Africa aveva costruito un reattore come parte di un piano per
produrre plutonio, il SAFARI-2 situato a Pelindaba. Il SAFARI-2 faceva parte di un
progetto per sviluppare un reattore moderato da acqua pesante che sarebbe stato
alimentato da uranio naturale e raffreddato con sodio.
Questo
collegamento allo sviluppo di acqua pesante per la creazione di uranio, la
stessa tecnologia che era stata utilizzata dai nazisti anche con l’aiuto di
Escher-Wyss, potrebbe spiegare perché inizialmente i sudafricani coinvolsero
Escher-Wyss.
Ma nel
1969 , il Sudafrica abbandonò il progetto del reattore ad acqua pesante di
Pelindaba perché stava prosciugando le risorse dal loro programma di
arricchimento dell’uranio iniziato nel 1967.
Nel
1970, Escher-Wyss era decisamente coinvolta nella tecnologia nucleare, come si
evince da un documento disponibile nei Landesarchivs del Baden-Württemberg. Il
documento mostra i dettagli di una procedura di appalto pubblico e contiene
informazioni sui colloqui di aggiudicazione con società specifiche coinvolte
nell’approvvigionamento di tecnologia e materiali nucleari. Tra le società citate troviamo:
NUKEM, Uhde, Krantz, Preussag, Escher-Wyss, Siemens, Rheintal, Leybold, Lurgi,
e la famigerata Transnuklear .
Gli
svizzeri e i sudafricani ebbero un rapporto molto stretto in questo periodo,
quando non era facile per il brutale regime sudafricano trovare alleati.
Entro
il 4 novembre 1977, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva emanato
la risoluzione 418 che imponeva un embargo obbligatorio sulle armi contro il
Sudafrica, embargo che non sarebbe stato completamente revocato fino al 1994.
La
compagnia, mentre Schwab era membro del Consiglio, iniziò anche a svolgere un
ruolo fondamentale nello sviluppo dell’illegale programma di armi nucleari del
Sud Africa durante gli anni più bui del regime di apartheid.
Georg
Kreis ha sottolineato quanto segue nella sua valutazione dettagliata del
rapporto Hug:
«Il
fatto che le autorità abbiano assunto un atteggiamento lassista anche dopo il
maggio 1978 emerge in uno scambio di lettere tra il movimento anti-apartheid e
la DFMA tra ottobre e dicembre 1978.
Come
spiega lo studio di Hug, il Movimento anti-Apartheid della Svizzera
identificava i resoconti tedeschi secondo i quali Sulzer Escher-Wyss e una
società chiamata BBC avevano fornito parti per l’impianto di arricchimento
dell’uranio sudafricano e ripetuti crediti all’ESCOM, che includevano anche
notevoli contributi da parte delle banche svizzere. Queste affermazioni hanno portato a
chiedersi se il Consiglio Federale, alla luce del sostegno dell’embargo delle
Nazioni Unite, non debba istigare la Banca nazionale a sospendere in futuro
l’autorizzazione dei crediti per l’ESCOM».
Le
banche svizzere avrebbero contribuito a finanziare la corsa sudafricana alle
armi nucleari e, nel 1986, Sulzer Escher-Wyss produceva con successo
compressori speciali per l’arricchimento dell’uranio.
La
fondazione del World Economic Forum.
Nel
1970, Schwab lasciò Escher Wyss per organizzare una conferenza manageriale
aziendale di due settimane. Nel 1971, la prima riunione del World Economic Forum – allora
chiamato “European Management Symposium” – si tenne a Davos, in Svizzera.
Nel
1970, il giovane emergente, Klaus Schwab, scrisse alla Commissione Europea e chiese aiuto
per la creazione di un «think-tank non commerciale per i leader aziendali
europei».
Anche la Commissione Europea sponsorizzò
l’evento, inviando il politico francese Raymond Barre in qualità di «mentore
intellettuale «del forum. Raymond Barre, che a quel tempo era commissario
europeo per gli affari economici e finanziari, sarebbe poi diventato primo
ministro francese e sarebbe stato accusato di
commenti antisemiti mentre era in carica.
Circa
450 partecipanti da 31 paesi avrebbero parteciparono al primo European
Management Symposium di Schwab, principalmente manager di varie società
europee, politici e accademici statunitensi. Il progetto venne organizzato da
Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che, più tardi nello stesso
anno, sarebbe diventata la moglie di Klaus Schwab.
Il
simposio europeo di Klaus non era un’idea originale. Come lo scrittore Ganga Jey Aratnam
affermò piuttosto coerentemente nel 2018: «Lo spirito di Davos» di Klaus Schwab
era anche lo «spirito di Harvard».
Non solo la Business School aveva sostenuto
l’idea di un simposio. Il famoso economista di Harvard John Kenneth Galbraith
sosteneva la società benestante, nonché le esigenze di pianificazione del
capitalismo e il riavvicinamento tra Oriente e Occidente.
Era
anche vero, come sottolineava anche Aratnam, che non era la prima volta che
Davos ospitava simili eventi. Tra il 1928 e il 1931, presso l’Hotel Belvédère si tennero le
Conferenze dell’Università di Davos, eventi che furono co-fondati da Albert
Einstein e furono sospesi solo dalla Grande Depressione e dalla minaccia di una
guerra incombente.
Il
gruppo più influente che stimolò la creazione del simposio di Klaus Schwab fu
il Club di Roma, un influente think-tank dell’élite scientifica e monetaria che
ricorda il World Economic Forum per molti aspetti, anche per la promozione di
un modello di governance globale guidata da un’élite tecnocratica.
Il Club di Roma e il WEF di Klaus Schwab.
Il Club di Roma era stato fondato nel 1968
dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King
durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, in Italia.
Tra le
prime pubblicazioni, un libro del 1972 intitolato The Limits to Growth che si concentrava in gran parte
sulla sovrappopolazione
globale, avvertendo che «se i modelli di consumo e la crescita della
popolazione mondiale continuassero agli stessi alti tassi nel tempo, la terra
raggiungerebbe il limite entro un secolo».
Alla terza riunione del World Economic Forum
nel 1973, Peccei pronunciò un discorso di sintesi del libro, che il sito web
del World Economic Forum ricorda come l’evento caratteristico di quello storico
incontro.
Nello
stesso anno, il Club di Roma pubblicherà un rapporto che descrive in dettaglio
un modello «adattivo» per la governance globale che dividerebbe il mondo in
dieci regioni economiche-politiche interconnesse.
Il
Club di Roma è stato a lungo controverso per la sua ossessione di ridurre la
popolazione mondiale e molte delle sue politiche precedenti, che i critici descrivevano
come influenzate dall’eugenetica e dal neo-malthusianesimo.
Tuttavia,
nel famigerato libro del 1991, «La Prima Rivoluzione Globale», si affermava che tali politiche avrebbero potuto
ottenere il sostegno popolare se le masse fossero state in grado di collegarle
a una lotta esistenziale contro un nemico comune.
A tal
fine, La prima rivoluzione globale contiene un passaggio intitolato «Il nemico comune dell’umanità è
l’uomo», che afferma quanto segue:
«Nella
ricerca di un nemico comune contro il quale unirci, ci è venuta l’idea che
l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la
carestia e simili, sarebbero stati adatti.
Nella
loro totalità e nelle loro interazioni, questi fenomeni costituiscono una
minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme.
Ma
designando questi pericoli come nemici, cadiamo nella trappola, di cui abbiamo
già avvertito i lettori, vale a dire scambiare i sintomi per le cause.
Tutti
questi pericoli sono causati dall’intervento dell’uomo nei processi naturali ed
è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere
superati. Il vero nemico quindi è l’umanità stessa».
Negli
anni successivi, le élite del Club di Roma e del World Economic Forum hanno spesso sostenuto
che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per la tutela
dell’ambiente. Non sorprende quindi che il “World
Economic Forum” utilizzi in modo simile le questioni climatiche e ambientali
come un modo per far accettare politiche altrimenti impopolari, come quella del
“Grande Reset”, se necessario.
Il
passato è un prologo.
Dalla
fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone
più potenti al mondo e il suo Grande Reset ha reso più importante che mai
esaminare l’uomo seduto sul “trono globalista”.
Dato
il suo ruolo di spicco nel gigantesco sforzo per trasformare ogni aspetto dell’ordine
esistente, la storia di Klaus Schwab è stata difficile da ricercare. Quando inizi a scavare nella storia
di un uomo come Schwab, che siede al di sopra di altri oscuri promotori e
agitatori dall’élite, ti rendi conto immediatamente che molte informazioni sono
state occultate o rimosse. Klaus è uno che vuole rimanere nascosto negli angoli oscuri
della società e che permetterà alla persona media di vedere un solo un
costrutto ben presentato della persona scelta.
Il
vero Klaus Schwab è un vecchio zio gentile che desidera il bene dell’umanità o
è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha sfruttato il lavoro
degli schiavi e ha aiutato i nazisti a ottenere la prima bomba atomica.
Klaus
è l’onesto business manager di cui dovremmo fidarci per creare una società e un
posto di lavoro più equi per l’uomo comune o è lui la persona che ha
contribuito a spingere Sulzer Escher-Wyss in una rivoluzione tecnologica che ha
portato al suo ruolo nella creazione illegale di armi nucleari per il regime
razzista dell’apartheid in Sud Africa?
Le
prove che ho esaminato non fanno emergere un uomo gentile, ma piuttosto un
membro di una famiglia ricca e con legami importanti con un passato nella
creazione di armi di distruzione di massa per governi aggressivi e razzisti.
Come
ha affermato Klaus Schwab nel 2006: «La conoscenza sarà presto disponibile
ovunque – la chiamo la “googlizzazione” della globalizzazione. Non è più quello
che sai, è come lo usi. Devi essere regolare il passo».
Klaus
Schwab si considera un pioniere e un giocatore di prim’ordine, e va detto che
le sue qualifiche e la sua esperienza sono impressionanti.
Tuttavia,
quando si tratta di mettere in pratica ciò che viene predicato, Klaus è stato
smascherato.
Una
delle tre maggiori sfide nella lista delle priorità per il “World Economic
Forum” è la non proliferazione delle armi nucleari, ma né Klaus Schwab né suo
padre Eugen hanno rispettato quegli stessi principi quando erano in affari. È
vero il contrario.
A
gennaio, Klaus Schwab ha annunciato che il 2021 sarà l’anno in cui il World
Economic Forum e i suoi alleati dovranno «ricostruire la fiducia» delle masse. Tuttavia, se Schwab continuerà a
nascondere la sua storia e i legami di suo padre con l’«impresa modello
nazional socialista» che era Escher-Wyss negli anni Trenta e Quaranta, allora
le persone avranno buone ragioni per diffidare delle motivazioni alla base del
suo Grande Reset.
Nel
caso della famiglia Schwab, le prove non indicano semplicemente pratiche
commerciali scorrette o un malinteso. La storia della famiglia Schwab
rivela invece l’abitudine di lavorare con dittatori genocidi motivati da
profitto e potere. I nazisti e il regime dell’apartheid sudafricano sono due dei peggiori
esempi di leadership nella politica moderna, ma ovviamente gli Schwab non
potevano o non volevano vederlo all’epoca.
L’ultima
domanda che dovremmo porci sulle reali motivazioni dietro le azioni di Schwab,
potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare
la Quarta Rivoluzione Industriale o sta cercando di creare il Quarto Reich? Nel caso di Klaus Schwab, sembra che
abbia contribuito a riesumare le reliquie dell’era nazista, cioè le ambizioni
nucleari e di controllo della popolazione, in modo da garantire la continuità
di un’agenda più profonda.
Mentre prestava servizio in una posizione
dirigenziale presso la Sulzer Escher-Wyss, la società ha cercato di sostenere
le ambizioni nucleari del regime sudafricano, allora il governo più simile al
nazismo nel mondo, preservando l’eredità nazista di Escher-Wyss.
Quindi, attraverso il “World Economic Forum”,
Schwab ha contribuito a riabilitare le politiche di controllo della popolazione
influenzate dall’eugenetica durante l’era successiva alla seconda guerra
mondiale, un momento in cui le rivelazioni delle atrocità naziste hanno portato
rapidamente la pseudo-scienza in grande discredito.
C’è qualche motivo per credere che Klaus
Schwab, così come esiste oggi, sia cambiato in qualche modo? O è ancora il
volto pubblico di uno sforzo decennale per garantire la sopravvivenza di
un’antica agenda?
L’ultima
domanda che dovremmo porci sulle reali motivazioni dietro le azioni di Schwab,
potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare
la Quarta Rivoluzione Industriale o “sta cercando di creare il Quarto Reich”?
(Johnny
Vedmore, è un giornalista investigativo indipendente e musicista di Cardiff,
Galles. Il suo lavoro vuole esporre i personaggi potenti che sono spesso
tralasciati dagli altri giornalisti e fornire più informazioni ai suoi lettori.
)
(Renovatio21.).
KLAUS
SCHWAB E IL SUO GRANDE RESET
NAZI-
FASCISTA: UNA PANORAMICA.
Byoblu.com-
(24 Dicembre 2020)-Michele Crudelini - ci dice :
Riportiamo
di seguito la traduzione dell’articolo “KLAUS SCHWAB AND HIS GREAT NAZI-FASCIST
RESET – AN OVERVIEW”, di Paul Cudenec, pubblicato sul blog “Wrong Kind of Green”
(traduzione per Byoblu a cura di Dario Savastano).
Da
dove arriva Klaus Schwab.-
Klaus
Schwab, nato a Ravensburg nel 1938, è figlio della Germania di Adolf Hitler, un
regime da stato di polizia costruito sulla paura e sulla violenza, sul lavaggio
del cervello e sul controllo, sulla propaganda e sulla menzogna,
sull’industrialismo e l’eugenetica, sulla disumanizzazione e la “disinfezione”, su una visione agghiacciante e
grandiosa di un “nuovo ordine” che sarebbe durato mille anni.
Schwab
sembra aver dedicato la sua vita a reinventare quell’incubo e a cercare di
trasformarlo in una realtà non solo per la Germania ma per il mondo intero.
Peggio
ancora, come confermano più volte le sue stesse parole, la sua visione
tecnocratica nazi-fascista è anche una perversa visione transumanista, che
fonderà gli esseri umani con le macchine in “curiosi mix tra vita digitale e
analogica”,
che infetteranno il nostro corpo con la “polvere intelligente” (Smart Dust) e in cui la polizia sarà apparentemente
in grado di leggere il nostro cervello.
E,
come vedremo, lui e i suoi complici stanno usando la crisi del Covid-19 per
aggirare le responsabilità democratiche, per scavalcare l’opposizione, per
accelerare la loro agenda e per imporla al resto dell’umanità contro la nostra
volontà in quello che lui definisce un “Grande Reset“.
La
governance globale: il sogno di Schwab.
Schwab
non è, ovviamente, un nazista in senso classico, non essendo né nazionalista né
antisemita, come testimonia il premio Dan David da un milione di dollari che
gli è stato assegnato da Israele nel 2004.
Ma il nazi-fascismo
del XXI secolo ha trovato diverse forme politiche attraverso le quali
continuare il suo progetto cardine di rimodellare l’umanità per adattarla al
capitalismo attraverso mezzi palesemente autoritari.
Questo
nuovo nazi- fascismo viene oggi portato avanti sotto le spoglie della
governance globale, della biosicurezza, della “Nuova Normalità“, del “New Deal
for Nature” e della “Quarta Rivoluzione Industriale”.
Schwab,
il fondatore ottantenne e presidente esecutivo del “World Economic Forum”,
siede al centro di questa matrix come un ragno su di una enorme ragnatela.
Le
origini del Grande Reset.
L’originario
progetto nazi-fascista, in Italia e in Germania, si basava su una fusione tra
Stato e imprese.
Mentre
il comunismo prevede l’acquisizione di imprese e industrie da parte del
governo, che (in teoria!) agisce nell’interesse del popolo, il nazi-fascismo si
basava sull’uso dello Stato per proteggere e far progredire gli interessi delle
élite benestanti.
Schwab
ha proseguito su questa strada in un contesto denazificato del secondo
dopoguerra, quando nel 1971 ha fondato l’European Management Forum, che si
riuniva ogni anno a Davos, in Svizzera.
Qui
egli promuoveva la sua ideologia del capitalismo degli stakeholder, in cui le imprese venivano portate
a una più stretta collaborazione con il governo.
Il
“capitalismo degli stakeholder” è descritto dalla rivista economica Forbes come “l’idea di un’azienda si concentra
sul soddisfare le esigenze di tutti i suoi stakeholder: clienti, dipendenti,
partner, comunità e società nel suo complesso”.
Anche
nel contesto di un particolare business, si tratta sempre di un’etichetta
vuota. Come osserva l’articolo di Forbes, in realtà significa solo che “le aziende possono continuare a
versare denaro privatamente ai loro azionisti e dirigenti, mantenendo un volto
pubblico di spiccata sensibilità sociale e di altruismo esemplare”.
Ma in
un contesto sociale generale, il concetto di stakeholder è ancora più nefasto, poiché
scarta ogni idea di democrazia, di dominio del popolo, a favore del dominio degli
interessi delle imprese.
La
società non è più considerata come una comunità vivente, ma come un’impresa, la
cui redditività è l’unico scopo valido dell’attività umana.
Lo
Stato azienda secondo Schwab.
Schwab
ha esposto questo programma già nel 1971, nel suo libro Moderne Unternehmensführung im
Maschinenbau (Gestione aziendale moderna nel settore dell’ingegneria meccanica), dove
con l’uso del termine “stakeholder” (die Interessenten) ha sostanzialmente ridefinito gli esseri umani non
come cittadini, individui liberi o membri di una comunità, ma come partecipanti secondari di
un’enorme impresa commerciale.
Lo
scopo della vita di ogni persona era “raggiungere la crescita e la prosperità a
lungo termine” per questa impresa – in altre parole, proteggere e aumentare la ricchezza
dell’élite capitalista globalista.
Tutto
ciò è diventato ancora più chiaro nel 1987, quando Schwab ha ribattezzato il
suo” European Management Forum” come “World Economic Forum“.
La
nascita del World Economic Forum.
Il WEF
definisce sé stesso sul proprio sito web come “la piattaforma globale per la
cooperazione tra pubblico e privato”, con ammiratori che descrivono come
esso crei “partnership
tra uomini d’affari, politici, intellettuali e altri leader della società per
‘definire, discutere e far progredire le questioni chiave dell’agenda
globale'”.
Le
“partnership” che il WEF crea sono volte a sostituire la democrazia con una
leadership globale di individui prescelti e non eletti il cui dovere non è
quello di servire il pubblico bene, bensì quello di imporre la regola dell’1%
con la minor interferenza possibile da parte del resto della popolazione.
Nei
libri che Schwab scrive per il consumo pubblico, si esprime con i cliché a due
facce della rotazione aziendale e dell’ambientalismo di facciata.
Gli
stessi termini vuoti vengono riempiti di volta in volta. In Shaping the Future of the Fourth
Industrial Revolution: A Guide to Building a Better World (Modellare in Futuro della Quarta
Rivoluzione Industriale: Una Guida per Costruire un Mondo Migliore), Schwab
parla di “inclusione
degli stakeholder e distribuzione dei benefici” e di “partenariati sostenibili
e inclusivi” che ci condurranno tutti verso un “futuro inclusivo, sostenibile e
prospero”!
Dietro
al WEF solo profitto e sfruttamento.
Dietro
questa millanteria, la vera motivazione che guida il suo “capitalismo degli stakeholder”, che egli ha promosso
incessantemente alla conferenza di Davos del WEF del 2020, è il profitto e lo sfruttamento.
Ad
esempio, nel suo libro “La quarta rivoluzione industriale” del 2016, Schwab scrive di una “uberizzazione” del lavoro e dei vantaggi che ne
deriverebbero per le imprese, in particolare per le start-up in rapida crescita
nell’economia digitale: “Poiché le piattaforme human cloud classificano i lavoratori
come lavoratori autonomi, esse sono (per il momento) libere dall’obbligo di
pagare il salario minimo, le tasse del datore di lavoro e le prestazioni
sociali”.
La
stessa insensibilità capitalista globalista traspare dal suo atteggiamento
verso le persone che si avvicinano alla fine della loro vita lavorativa e che
hanno bisogno di un meritato riposo:
Invecchiare
è una sfida economica perché se non si aumenta drasticamente l’età pensionabile
in modo che i membri più anziani della società possano continuare a contribuire
alla forza lavoro (un imperativo economico che ha molti benefici economici), la
popolazione in età lavorativa diminuisce simultaneamente all’aumento della
percentuale di anziani non autonomi.
L’essenza
della Quarta Rivoluzione Industriale.
Tutto
in questo mondo è ridotto alle sfide economiche, agli imperativi economici e ai
benefici economici per la classe capitalista globalista dominante.
Il
mito del progresso è stato a lungo utilizzato dall’1% per convincere la gente
ad accettare le tecnologie progettate per sfruttarci e controllarci e Schwab
gioca su questo quando dichiara che “la Quarta Rivoluzione Industriale
rappresenta una significativa fonte di speranza per continuare la scalata nello
sviluppo umano che ha portato a un drammatico aumento della qualità della vita
per miliardi di persone dal 1800”.
Con
entusiasmo afferma:
Anche
se può non apparire di grande importanza per chi di noi vive quotidianamente
una serie di piccole ma significative modifiche alla vita, ciò non è un
cambiamento di poco conto: la Quarta Rivoluzione Industriale è un nuovo capitolo dello
sviluppo umano, alla pari con la prima, la seconda e la terza Rivoluzione
Industriale, ed è ancora una volta guidata dalla crescente disponibilità e di
un insieme di straordinarie tecnologie che interagiscono tra loro.
Tuttavia,
egli sa bene che la tecnologia non è ideologicamente neutrale, come alcuni
amano sostenere. Le tecnologie e le società si modellano a vicenda, dice:
Dopo
tutto, le tecnologie sono legate al modo in cui conosciamo le cose, al modo in
cui prendiamo le decisioni e al modo in cui pensiamo a noi stessi e agli altri.
Sono collegate alle nostre identità, alle nostre visioni del mondo e ai nostri
possibili futuri.
Dalle
tecnologie nucleari alla corsa allo spazio, agli smartphone, ai social media,
alle auto, alla medicina e alle infrastrutture, il significato delle tecnologie
le rende politiche. Anche il concetto di nazione ‘sviluppata’ si basa
implicitamente sull’adozione delle tecnologie e su ciò che esse significano per
noi, economicamente e socialmente.
Sostituire
i lavoratori umani ritenuti inutili.
La
tecnologia, per i capitalisti globalisti che la sostengono, non ha mai una
finalità sociale, bensì puramente di profitto, e Schwab afferma chiaramente che
lo stesso vale per la sua Quarta Rivoluzione Industriale.
Entusiasticamente
scrive: “Le
tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale sono veramente dirompenti,
stravolgono i modi esistenti di percepire, calcolare, organizzare, agire e
consegnare. Rappresentano modi completamente nuovi di creare valore per le
organizzazioni e i cittadini”.
Qualora
il significato di “creare valore” non fosse chiaro, egli fornisce alcuni
esempi: “I
droni rappresentano un nuovo tipo di lavoratore dipendente che lavora tra di
noi e che esegue mansioni che un tempo coinvolgevano persone reali” e “l’uso di algoritmi sempre più sofisticati
sta rapidamente estendendo la produttività dei dipendenti, ad esempio, nell’uso
dei chat bot per aumentare (e, sempre di più, sostituire) il supporto della
‘live chat’ per le interazioni con i clienti”.
Tagliare
i costi per incrementare i profitti.
Schwab
entra nel dettaglio delle meraviglie in grado di tagliare i costi e di
incrementare i profitti nel suo mondo nuovo de “La Quarta Rivoluzione
Industriale”.
Spiega:
Prima
di quanto molti si aspettino, il lavoro di svariati professionisti come
avvocati, analisti finanziari, medici, giornalisti, contabili, assicuratori o
bibliotecari potrà essere parzialmente o completamente automatizzato…
La
tecnologia sta progredendo così velocemente che Kristian Hammond, co-fondatore
di Narrative Science, una società specializzata nella generazione automatica
della narrativa, prevede che entro la metà degli anni venti di questo secolo,
il 90% delle notizie potrebbe essere generato da un algoritmo, gran parte di
esse senza alcun tipo di intervento umano (a parte la progettazione
dell’algoritmo, ovviamente).
È
questo imperativo economico che alimenta l’entusiasmo di Schwab per “una
rivoluzione che sta cambiando radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e
relazionarci”.
Schwab,
descrivendo le meraviglie della Quarta Rivoluzione Industriale, insiste sul fatto
che essa sia “diversa da qualsiasi altra cosa che l’umanità abbia mai sperimentato
prima d’ora”.
Tutto
connesso e tutto controllabile.
E si
scatena: “Considerate
le possibilità illimitate di avere miliardi di persone collegate a dispositivi
mobili, dando così origine a una potenza di elaborazione, capacità di
memorizzazione e accesso alla conoscenza senza precedenti.
Oppure
pensate alla sbalorditiva confluenza di scoperte tecnologiche che stanno
emergendo, che coprono campi molto ampi come l’intelligenza artificiale (IA),
la robotica, l’internet delle cose (IoT), i veicoli autonomi, la stampa 3D, la
nanotecnologia, la biotecnologia, la scienza dei materiali, l’immagazzinamento
dell’energia e il calcolo quantistico, per citarne solo alcuni. Molte di queste
innovazioni sono agli albori, ma stanno già raggiungendo un punto di
inflessione nel loro sviluppo, poiché incrementano e si amplificano l’un
l’altra in una fusione di tecnologie tra il mondo fisico, digitale e
biologico”.
Si
augura inoltre un incremento dell’istruzione online, che preveda “l’uso della
realtà virtuale e della realtà aumentata” per “migliorare drasticamente i
risultati educativi” , sensori “installati in case, vestiti e accessori, città,
trasporti e reti energetiche” e città
smart, con le loro importanti “piattaforme di dati”.
“Tutto
sarà smart e connesso a internet”, dice Schwab, e ciò si estenderà anche agli
animali, poiché “i sensori collegati al bestiame possono comunicare tra loro
attraverso una rete di telefonia mobile”.
Adora
l’idea di ” fabbriche di cellule intelligenti” che potrebbero consentire ” la
generazione accelerata di vaccini” e ”
tecnologie dei big-data“.
Massima
fiducia agli algoritmi.
Queste,
ci assicura, “offriranno modi nuovi e innovativi per servire i cittadini e i
clienti” e dovremo smettere di opporci alle
imprese che traggono profitto dallo sfruttamento e dalla vendita di
informazioni su ogni aspetto della nostra vita personale.
“Stabilire
la fiducia nei dati e negli algoritmi utilizzati per prendere decisioni sarà
fondamentale”, insiste Schwab. “Le preoccupazioni dei cittadini in merito alla privacy
e all’accertamento della responsabilità nelle strutture aziendali e legali
richiederanno degli aggiustamenti di pensiero”.
In fin
dei conti è chiaro che tutta questa esaltazione tecnologica ruota
esclusivamente intorno al profitto, o “valore” come Schwab preferisce definirlo
nella sua neolingua aziendale del 21° secolo.
Così
la tecnologia blockchain sarà fantastica e provocherà “un’esplosione di beni
commerciabili, dato che tutti i tipi di scambio di valore possono essere
ospitati sulla blockchain”.
L’uso
della tecnologia da libro mastro distribuito, aggiunge Schwab, “potrebbe
costituire la forza trainante di massicci flussi di valore in prodotti e servizi digitali, fornendo identità
digitali sicure che possono rendere i nuovi mercati accessibili a chiunque sia
connesso a internet”.
In
generale, l’interesse della Quarta Rivoluzione Industriale per l’élite
imprenditoriale dominante consiste nel fatto che essa “creerà fonti di valore
completamente nuove” e “darà vita a
ecosistemi di creazione di valore impossibili da immaginare con una mentalità
bloccata nella terza Rivoluzione Industriale”.
Le
tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale, sviluppate attraverso il 5G,
rappresentano una minaccia senza precedenti per la nostra libertà, come ammette
Schwab: “Gli strumenti della quarta rivoluzione industriale permettono nuove
forme di sorveglianza e altri mezzi di controllo che vanno contro le società
sane e aperte”.
Ma
questo non gli impedisce di presentarle sotto una luce positiva, come quando
dichiara che “la criminalità pubblica rischia di diminuire grazie alla convergenza di
sensori, telecamere, IA e software di riconoscimento facciale”.
Nuove
tecnologie al servizio dell’élite
globalista.
Egli
descrive con una certa soddisfazione come queste tecnologie “possono invadere lo spazio finora
privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il nostro
comportamento”.
Schwab
prevede che
man
mano che le capacità in questo settore miglioreranno, aumenterà la tentazione
per le forze dell’ordine e i tribunali di utilizzare tecniche per determinare
la probabilità di attività criminali, valutare la colpevolezza o anche
eventualmente recuperare i ricordi direttamente dal cervello delle persone. Persino l’attraversamento di un
confine nazionale potrebbe un giorno comportare una dettagliata scansione del
cervello per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo.
Ci
sono momenti in cui il capo del WEF si lascia trasportare dalla passione per un
futuro fantascientifico in cui “i viaggi umani nello spazio a lunga distanza e la
fusione nucleare saranno all’ordine del giorno” e in cui “il prossimo modello
di business di tendenza” potrebbe implicare che qualcuno “scambi l’accesso ai
suoi pensieri per la possibilità di risparmiare tempo e di scrivere un post sui
social media solo con il pensiero”.
Parlare
di “turismo spaziale” sotto il titolo “La Quarta Rivoluzione Industriale e
l’ultima frontiera” è quasi divertente, così come la suggestione che “un mondo pieno di droni offre un
mondo pieno di possibilità”.
Il
transumanesimo come nuova religione.
Ma
quanto più il lettore avanza nel mondo rappresentato nei libri di Schwab, tanto
meno esso appare come una cosa da ridere.
La
verità è che questa figura altamente influente, al centro del nuovo ordine
globale in via di costituzione, è un vero e proprio transumanista che sogna la
fine di una vita umana e di una comunità naturale e sana. Schwab ripete questo
messaggio più e più volte, come per essere sicuro di averci debitamente
avvertiti.
“Le strabilianti
innovazioni scatenate dalla quarta rivoluzione industriale, dalla biotecnologia
all’IA, stanno ridefinendo ciò che significa essere umani” , scrive.
“Il
futuro metterà alla prova la nostra concezione di ciò che significa essere
umani, sia dal punto di vista biologico che sociale”.
“Già
oggi i progressi delle neuro-tecnologie e delle biotecnologie ci costringono a
chiederci cosa significhi essere umani”.
I
dispositivi tecnologici diventeranno un’estensione del corpo umano.
Lo
spiega più dettagliatamente in Shaping the Future of the Fourth Industrial
Revolution:
Le
tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale non si fermeranno a diventare
parte del mondo fisico che ci circonda, ma diventeranno parte di noi. Infatti, alcuni di noi sentono già
che i nostri smartphone sono diventati un’estensione di noi stessi. I dispositivi esterni di oggi (dai
computer indossabili alle cuffie di realtà virtuale) diventeranno quasi certamente
impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello.
Gli
esoscheletri e le protesi aumenteranno la nostra potenza fisica, mentre i
progressi della neuro-tecnologia miglioreranno le nostre capacità cognitive.
Diventeremo più capaci di manipolare i nostri stessi geni e quelli dei nostri
figli. Questi
sviluppi sollevano profondi interrogativi: Dove tracciamo il confine tra l’uomo
e la macchina? Cosa significa essere umani? Un’intera sezione di questo libro è
dedicata al tema “Alterare l’Essere Umano” in cui egli sbava sulla “capacità delle nuove tecnologie di
diventare letteralmente parte di noi” e invoca un futuro di cyborg implicante
“curiosi mix di vita digitale e analogica che ridefiniranno la nostra stessa
natura”.
Egli
scrive che “queste tecnologie opereranno all’interno della nostra biologia e
cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo. Esse sono in grado di superare i
confini del corpo e della mente, di migliorare le nostre capacità fisiche e
persino di avere un impatto duraturo sulla vita stessa”.
Il sogno
di Schwab dei microchip sottopelle.
Nessuna
violazione sembra spingersi troppo in là per Schwab, che sogna “microchip attivi impiantabili che
rompono la barriera cutanea del nostro corpo”, “tatuaggi intelligenti”,
“calcolo biologico” e “organismi progettati su misura”.
È
lieto di riferire che “i sensori, gli interruttori di memoria e i circuiti possono
essere codificati nei comuni batteri dell’intestino umano”,
che “la Smart Dust, una varietà di computer completi con antenne, ciascuno
molto più piccolo di un granello di sabbia, possono ora organizzarsi
all’interno del corpo” e che “i dispositivi impiantati contribuiranno
probabilmente anche a comunicare pensieri normalmente espressi verbalmente
attraverso uno smartphone ‘incorporato’, così come pensieri o stati d’animo
potenzialmente inespressi, attraverso la lettura di onde cerebrali e altri
segnali”.
La
“biologia sintetica” è all’orizzonte nel mondo della Quarta Rivoluzione Industriale
di Schwab e darà ai governanti globalisti capitalisti tecnocratici del mondo “la possibilità di personalizzare gli
organismi scrivendo il DNA”.
L’idea
di neuro-tecnologie, in cui gli esseri umani avranno ricordi completamente
artificiali impiantati nel cervello, è sufficiente per far venire il
voltastomaco ad alcuni di noi, così come “la prospettiva di collegare il nostro
cervello alla realtà virtuale attraverso modem corticali, impianti o nano-bot”.
È di
poco conforto sapere che questo è tutto (naturalmente!) nell’interesse del
profitto capitalistico globalista , poiché “preannuncia nuove industrie e
sistemi per la creazione di valore” e “rappresenta un’opportunità per creare
sistemi di valore completamente nuovi nella Quarta Rivoluzione Industriale”.
E che
dire della “bio-stampa di tessuti organici” o del suggerimento che “gli animali potrebbero
essere potenzialmente ingegnerizzati per produrre farmaci e altre forme di
trattamento”?
Qualcuno
vuole sollevare obiezioni di carattere etico?
(L’intero
genere umano sarà utilizzato come cavie sperimentali gratuite.Ndr)
La
megalomania di Schwab si allarga anche al mondo animale.
Tutto
ciò è evidentemente positivo per Schwab, che è felice di annunciare che
il
giorno in cui le mucche saranno progettate per produrre nel loro (sic) latte un
elemento per la coagulazione del sangue, di cui gli emofiliaci difettano, non è
lontano. I
ricercatori hanno già iniziato a progettare i genomi dei maiali con l’obiettivo
di sviluppare organi adatti al trapianto umano.
E il
tutto diventa ancora più inquietante: sin dal sinistro programma di
eugenetica della Germania nazista in cui nacque Schwab, questa scienza è stata
considerata inaccettabile dalla società umana, ma ora, però, evidentemente,
egli sente che l’eugenetica meriti una rivalutazione, quando annuncia, in
merito all’editing genetico che
il
fatto che ora sia molto più facile manipolare con precisione il genoma umano
all’interno di embrioni vitali, comporta la possibilità che in futuro vedremo
l’avvento di bambini frutto di design che possiedono particolari caratteristiche
o che sono resistenti a una specifica malattia.
Nel
famigerato trattato transumanista del 2002 I, Cyborg, Kevin Warwick prevede che gli esseri umani saranno in grado di
evolversi sfruttando la super-intelligenza e le abilità aggiuntive offerte
dalle macchine del futuro, unendosi ad esse. Tutto ciò indica verso lo sviluppo di
una nuova specie umana, conosciuta nel mondo della fantascienza come “cyborg”.
Questo non significa che tutti debbano diventare cyborg.
Se
siete soddisfatti del vostro stato di esseri umani, allora così sia, potete
rimanere come siete. Ma attenzione: proprio come noi umani ci siamo
separati dai nostri cugini scimpanzé anni fa, così i cyborg si separeranno
dagli umani.
Coloro che rimangono umani probabilmente diventeranno una sottospecie. Saranno,
in effetti, gli scimpanzé del futuro.
Un’élite
artificiale transumana.
Schwab
sembra accennare allo stesso futuro di un’élite artificiale transumana
“superiore” e potenziata che si separa dalla marmaglia nata in modo naturale,
in questo passaggio particolarmente maledetto del “La Quarta Rivoluzione
Industriale scrive che “siamo alle soglie di un radicale cambiamento sistemico che
richiede agli esseri umani di adattarsi continuamente.
Di
conseguenza, potremmo assistere a un crescente grado di polarizzazione nel
mondo, segnato da coloro che abbracciano il cambiamento da una parte, contro
coloro che vi si oppongono dall’altra.
“Questo
darà origine a una disuguaglianza che va oltre quella sociale descritta in
precedenza. Questa disuguaglianza ontologica separerà chi si adatta da chi resiste, i
vincenti dai perdenti materiali in tutti i sensi delle parole. I vincenti
potrebbero anche beneficiare di una qualche forma di miglioramento umano
radicale generato da alcuni segmenti della quarta rivoluzione industriale (come
l’ingegneria genetica) di cui i perdenti saranno privati. Questo rischia di
creare conflitti di classe e altri scontri, totalmente diversi da quelli visti
prima d’ora”.
(Ci
ammazzeranno tutti…ma saremo felici !Ndr).
Schwab
aveva già parlato di una “grande trasformazione” nel 2016 ed è chiaramente determinato a fare tutto ciò
che è in suo potere per realizzare il suo mondo artificiale transumanista di
ispirazione eugenetica, della sorveglianza, del controllo e del profitto
esponenziale per i super ricchi
quali padroni esclusivi di tutte le ricchezze presenti sulla terra.
Tuttavia,
come rivela il suo riferimento ai “conflitti di classe” di cui sopra, è
chiaramente preoccupato dalla possibilità di “resistenza sociale” e da come procedere “se le tecnologie riceveranno una
grande resistenza da parte del pubblico”.
Gli incontri
annuali del WEF di Schwab a Davos sono stati a lungo accolti da proteste
anticapitaliste e, nonostante l’attuale paralisi della sinistra radicale, egli
è ben consapevole della possibilità di una rinnovata e forse più ampia
opposizione al suo progetto, con il rischio di “risentimento, paura e
contraccolpi politici”.
(Si limiteranno a tagliarli la …testa a quell’asino pseudo
intelligente .Lui lavora solo per noi schiavi! Ndr).
Nel
suo libro più recente fornisce un contesto storico, sottolineando che
“l’antiglobalismo è stato forte nel periodo precedente al 1914 e fino al 1918,
poi è diminuito durante gli anni Venti, ma si è riacceso negli anni Trenta in
seguito alla Grande Depressione”.
Egli
osserva che all’inizio degli anni 2000 “il contraccolpo politico e sociale
contro la globalizzazione si è rafforzato senza sosta”, afferma che negli ultimi due anni il ” malcontento
sociale” si è diffuso in tutto il mondo, citando i Gilet Gialli in Francia tra
i vari movimenti, e invoca lo “scenario cupo” che “potrebbe verificarsi di
nuovo”.
Dunque
come può un onesto tecnocrate realizzare il suo futuro ideale per il mondo
senza il consenso dell’opinione pubblica mondiale? Come possono Schwab e i suoi amici
miliardari imporre la società da loro auspicata al resto del mondo?
Creare
una narrazione unica.
Una
soluzione è attraverso un’incessante propaganda e lavaggio del cervello che i
mass media e il mondo accademico di proprietà dell’1% dell’élite (ciò che a
loro piace chiamare “una narrazione”).
Per Schwab,
la riluttanza della maggioranza dell’umanità a salire a bordo del treno verso
la quarta rivoluzione industriale rispecchia la tragica circostanza che “al mondo manca una narrazione
coerente, positiva e comune che delinei le opportunità e le sfide della quarta
rivoluzione industriale, una narrazione che è essenziale se vogliamo dare forza
a un insieme diversificato di individui e comunità ed evitare un contraccolpo
popolare contro i cambiamenti radicali in corso”.
E
aggiunge che “è quindi fondamentale investire attenzione ed energia nella
cooperazione multilaterale al di là dei confini accademici, sociali, politici,
nazionali e industriali. Queste interazioni e collaborazioni sono necessarie per
creare narrazioni positive, comuni e piene di speranza, che consentano a
individui e gruppi di tutte le parti del mondo di partecipare alle
trasformazioni in corso e di trarne vantaggio”.
Internet:
l’arma che vuole utilizzare il tecno-imperialismo globale.
Una di
queste “narrazioni” occulta le ragioni per cui la tecnologia della quarta
rivoluzione industriale deve essere installata ovunque nel mondo il più presto
possibile.
Schwab
è frustrato dal fatto che “più della metà della popolazione mondiale (circa 3,9
miliardi di persone) non possa ancora accedere a Internet”, con l’85% della popolazione dei Paesi in via
di sviluppo che rimane offline e quindi irraggiungibile, differentemente dal
22% del mondo sviluppato.
L’obiettivo
reale della Quarta Rivoluzione Industriale è quello di sfruttare queste
popolazioni a scopo di lucro attraverso il tecno-imperialismo globale, ma
ovviamente questo non può essere dichiarato nella “narrazione” propagandistica
necessaria per vendere il piano.
La
loro missione deve invece essere presentata, come fa lo stesso Schwab, come un
tentativo di “sviluppare tecnologie e sistemi che servano a distribuire valori
economici e sociali come il reddito, le opportunità e la libertà a tutti i
portatori di interesse”.
Si
atteggia devotamente a guardiano dei” valori liberal Dem Usa illuminati”, dichiarando che pensare in modo
inclusivo va oltre il pensare alla povertà o alle comunità emarginate
semplicemente come un’aberrazione, ma a qualcosa che possiamo risolvere… con le
camere a gas !
Ci
costringe a realizzare che “i nostri privilegi si trovano sullo stesso piano
della loro sofferenza” e va al di là del reddito e dei diritti, anche se questi
rimangono importanti. Attraverso l’inclusione degli stakeholder e la
distribuzione dei benefici si ampliano le libertà per tutti” … ma non per gli
schiavi !
La
stessa tecnica, di una finta “narrazione” progettata per ingannare i cittadini
benpensanti a sostenere uno schema capitalista imperialista globalista , è
stata ampiamente utilizzata per quanto riguarda il cambiamento climatico.
Il
ruolo di Greta Thunberg.
Schwab
è chiaramente un grande fan di Greta Thunberg, la quale non aveva nemmeno fatto
in tempo ad alzarsi dal marciapiede dopo la sua protesta a Stoccolma, che è
stata subito spedita a Davos per parlare al WEF.
È
altresì un sostenitore della proposta di un globale New Deal for Nature, in
particolare attraverso il programma Voice for the Planet, che è stato lanciato al WEF di
Davos nel 2019 dai Global Shapers, un’organizzazione giovanile creata da Schwab nel 2011
e giustamente descritta dal giornalista investigativo Cory Morningstar come “una grottesca esibizione di abuso
aziendale mascherata come qualcosa di positivo”.
Nel
suo libro del 2020, Schwab illustra il modo in cui il finto “attivismo
giovanile” viene utilizzato per promuovere i suoi personali obiettivi
capitalistici.
Scrive,
in un passaggio estremamente franco che “l’attivismo giovanile sta aumentando
in tutto il mondo, essendo stato rivoluzionato dai social media che aumentano
la mobilitazione in una misura che prima sarebbe stata impossibile.
Esso
assume molte forme diverse, dalla partecipazione politica non
istituzionalizzata alle manifestazioni e alle proteste, e affronta questioni
diverse come il cambiamento climatico, le riforme economiche, l’uguaglianza di
genere e i diritti LGBTQ. La giovane generazione è saldamente all’avanguardia
del cambiamento sociale. Non c’è dubbio essa che sarà il catalizzatore del
cambiamento e la leva per un momento cruciale per il Grande Reset”.
In
realtà, ovviamente, il futuro ultra-industriale proposto da Schwab sarà
tutt’altro che verde. Non è la natura che gli interessa, ma il “capitale
naturale” e “l’incentivazione degli investimenti nei mercati della frontiera
verde e sociale”.
Cambiamento
climatico: un’opportunità di business.
Inquinamento
equivale a profitto e la crisi ambientale è solo un’altra opportunità di Business,
come spiega in dettaglio ne “La Quarta Rivoluzione Industriale”:
“in
questo nuovo rivoluzionario sistema industriale, l’anidride carbonica si
trasformerà da inquinante ad effetto serra in un bene, e l’economia della
cattura e dello stoccaggio del carbonio passerà dall’essere un costo, così come
i pozzi di assorbimento dell’inquinamento, a diventare proficuo per la raccolta
e l’utilizzo di carbonio e per la produzione”.
Ancora
più importante: ciò aiuterà le aziende, i governi e i cittadini a diventare più
consapevoli e impegnati in strategie per rigenerare attivamente il capitale
naturale, permettendo usi intelligenti e rigenerativi del capitale naturale per
guidare la produzione e il consumo sostenibili e dare spazio alla biodiversità
per la ripresa in aree compromesse”.
Le
“soluzioni” di Schwab per i danni strazianti inflitti al nostro mondo naturale
dal capitalismo industriale globalista consistono
nello stesso veleno, se non peggio.
La
geoingegneria è uno dei suoi cavalli di battaglia: “le proposte includono l’installazione
di specchi giganti nella stratosfera per deviare i raggi del sole, la semina
chimica dell’atmosfera per aumentare le precipitazioni e il dispiegamento di
grandi macchine per rimuovere l’anidride carbonica dall’aria”.
E poi
aggiunge: “attualmente si stanno immaginando nuovi approcci attraverso la
combinazione di tecnologie della Quarta Rivoluzione Industriale, come le
nanoparticelle e altri materiali avanzati”.
Come
tutte le imprese e le ONG pro-capitaliste globaliste che sostengono il messo in pericolo New Deal for Nature, Schwab è completamente e
profondamente “non-green”.
Per
lui, la “possibilità ultima” di un’energia “pulita” e “sostenibile” comprende
la fusione nucleare. Egli attende con
ansia il giorno in cui i satelliti “copriranno tutto il pianeta con
percorsi di comunicazione che potrebbero aiutare a collegare gli oltre 4
miliardi di persone ancora prive di accesso online”.
Schwab
vuole avvalersi degli OGM.
Schwab
inoltre si rammarica molto di tutta quella burocrazia che impedisce
l’avanzamento senza ostacoli degli alimenti geneticamente modificati,
avvertendo che “la sicurezza alimentare globale sarà raggiunta, tuttavia, solo se le
norme sugli alimenti geneticamente modificati saranno adattate per dimostrare
che la modificazione genetica offre un metodo preciso, efficiente e sicuro per
migliorare le colture”.
Il
nuovo ordine previsto da Schwab abbraccerà il mondo intero e quindi è
necessaria una governance globale per imporlo, come egli afferma ripetutamente.
Il suo
futuro preferito “si realizzerà solo attraverso una migliore governance
globale” insiste. “È necessaria una
qualche forma di governance globale efficace” .
Il problema
che abbiamo oggi è quello di un possibile “deficit di ordine globale”, afferma, aggiungendo inverosimilmente che l’Organizzazione Mondiale della
Sanità “è gravata da risorse limitate e in diminuzione”.
Quello
che in realtà sta dicendo è che la sua società del grande reset e della quarta
rivoluzione industriale funzionerà solo se imposta simultaneamente in tutto il
pianeta, altrimenti “rimarremo paralizzati nei nostri tentativi di affrontare e
rispondere alle sfide globali”.
Egli
ammette che “in poche parole, la governance globale il nesso di tutte queste
altre questioni”.
Questo
che ingloba tutto disapprova molto l’idea che una particolare popolazione
decida democraticamente di intraprendere un’altra strada. Tali popolazioni “rischierebbero di rimanere
isolate dalle norme globali, mettendo queste nazioni a rischio di diventare i
ritardatari della nuova economia digitale”,
avverte Schwab.
Cancellare
identità e strutture familiari.
Ogni
senso di autonomia e di attaccamento alle radici è considerato una minaccia dal
punto di vista imperialista di Schwab e deve essere sradicato con la quarta
rivoluzione industriale.
Scrive
così:
Gli
individui erano soliti identificare la loro vita più da vicino con un luogo, un
gruppo etnico, una particolare cultura o anche una lingua. L’avvento del
coinvolgimento online e la maggiore esposizione alle idee di altre culture
fanno sì che le identità siano ora più fungibili rispetto al passato… Grazie
alla combinazione di modelli migratori storici e di connettività a basso costo,
si stanno ridefinendo le strutture familiari.
La
democrazia vera e propria rientra essenzialmente nella stessa categoria per
Schwab.
Egli sa che la maggior parte delle persone non
accetterà di buon grado i piani per distruggere le loro vite e renderle schiave
di un sistema globale di sfruttamento tecno-nazi-fascista, quindi la
possibilità dare loro voce in capitolo è semplicemente esclusa.
Per
questo motivo il concetto di “stakeholder” è stato così importante per il
progetto di Schwab. Come già discusso in precedenza, si tratta della negazione
della democrazia, con l’accento posto invece sul “raggiungere i gruppi di
stakeholder per la costruzione di soluzioni”.
Se il
pubblico, le persone, sono incluse in questo processo ciò avviene meramente a
livello superficiale. Il programma è già stato pre-ipotizzato e le decisioni sono
state già prese dietro le quinte.
Schwab
lo ammette efficacemente quando scrive: “dobbiamo ristabilire un dialogo tra
tutti gli stakeholder per garantire una comprensione reciproca che costruisca
ulteriormente una cultura di fiducia tra le autorità di regolamentazione, le
organizzazioni non governative, i professionisti e gli scienziati.
Anche
il pubblico deve essere preso in considerazione, perché deve partecipare alla
formazione democratica degli sviluppi biotecnologici che riguardano la società,
gli individui e le culture”.
Il
concetto di leadership di sistema.
Quindi
“anche” il pubblico deve essere considerato, in un secondo momento. Nemmeno
consultato direttamente, solo “considerato”!
E il
ruolo del popolo, il demos, sarà solo quello di “partecipare” alla “formazione”
degli sviluppi biotecnologici.
La possibilità che il pubblico respinga di
fatto l’idea stessa di sviluppo biotecnologico è stata completamente eliminata
grazie ai presupposti volutamente costruiti con la formula degli stakeholder.
Lo
stesso messaggio è implicito nel titolo della conclusione di Schwab in “Shaping
the Future of the Fourth Industrial Revolution: What You Can Do to Shape the Fourth
Industrial Revolution.
La tecno-tirannia non può essere messa in
discussione o fermata, semplicemente “plasmata” (shaped).
Schwab
usa il termine “leadership di sistema” per descrivere il modo profondamente
antidemocratico in cui l’1% impone la sua agenda a tutti noi, senza darci la
possibilità di dire “no”.
Egli
scrive che “la leadership dei sistemi consiste nel coltivare una visione condivisa
del cambiamento, lavorare insieme a tutti gli stakeholder della società globale
e poi agire su di essa per cambiare il modo in cui il sistema offre i suoi
benefici e a chi li offre. La leadership di sistema richiede l’azione di tutti
gli stakeholder, inclusi gli individui, i dirigenti d’azienda, gli influencer
sociali e i decisori politici”.
Egli
definisce a questo controllo a tutto spettro dall’alto verso il basso come “la
gestione del sistema dell’esistenza umana” , sebbene altri potrebbero preferire
il termine “totalitarismo“.
Uno
dei tratti distintivi del nazi-fascismo storico in Italia e in Germania era la
sua insofferenza per le scomode restrizioni imposte alla classe dirigente (“la
Nazione” in linguaggio fascista) dalla democrazia e dal liberalismo politico
effettivo.
Tutto
questo doveva essere spazzato via per consentire una Blitzkrieg di
“modernizzazione” accelerata.
Vediamo
riaffiorare lo stesso spirito negli appelli di Schwab per una “governance
agile” in cui egli sostiene che “il passo dello sviluppo tecnologico e di una
serie di caratteristiche delle tecnologie rendono inadeguati i cicli e i
processi politici precedenti”.
(Occorre
procedere velocemente …prima che
rinchiudano il “Kazaro” in un manicomio criminale -Ndr.)
Le
strutture sociali saranno al servizio del capitalismo globalista.
Egli
scrive che “l’idea di riformare i modelli di governance per far fronte alle
nuove tecnologie non è nuova, ma l’urgenza di farlo è di gran lunga maggiore
alla luce della potenza delle tecnologie emergenti di oggi… il concetto di governance agile
cerca di abbinarsi con l’agilità, la fluidità, la flessibilità e l’adattabilità
delle tecnologie stesse e degli attori del settore privato che le adottano”.
L’espressione
“riformare i modelli di governance per far fronte alle nuove tecnologie” svela
la vera essenza della questione. Come nel nazi-fascismo, le strutture sociali devono
essere reinventate in modo da soddisfare le esigenze del capitalismo globalista
e delle sue tecnologie generatrici di profitto.
Schwab
spiega che la sua ” governance agile” comporterebbe la creazione di cosiddetti
laboratori di politica:
spazi
protetti all’interno del governo con un esplicito mandato di sperimentare nuovi
metodi di sviluppo delle politiche utilizzando principi agili che incoraggino
la collaborazione tra governi e imprese per creare ‘sandbox di sviluppo’ e
‘banchi di prova sperimentali’ per sviluppare normative che utilizzino approcci
interativi, intersettoriali e flessibili… come se fossimo ancora nell’impero
della Kazaria .
Per
Schwab, il ruolo dello Stato è quello di far progredire gli obiettivi
capitalistici globalisti , non di tenerli sotto controllo in alcun modo.
Sebbene
egli sia del tutto favorevole al ruolo dello Stato nel consentire
l’acquisizione della nostra vita da parte delle imprese, è meno interessato
alla sua funzione di regolamentazione, che potrebbe rallentare l’afflusso di
profitti nelle mani dei privati, e quindi prevede “lo sviluppo di ecosistemi di
regolatori privati, in competizione sui mercati”.
La
simulazione della pandemia fittizia.
Nel
suo libro del 2018, Schwab affronta il problema delle normative moleste e di
come “superare questi limiti” nel campo dei dati e della privacy.
Egli
propone “accordi di condivisione dei dati tra pubblico e privato che “rompono
il vetro in caso di emergenza”.
Questi entrerebbero in gioco solo in
circostanze di emergenza pre-concordate (come una pandemia) e possono
contribuire a ridurre i ritardi e a migliorare il coordinamento dei paramedici,
consentendo temporaneamente una condivisione dei dati che in circostanze
normali sarebbe illegale”.
Curiosamente,
due anni dopo c’è stata effettivamente una “pandemia” e queste “circostanze di
emergenza pre-concordate” sono diventate realtà.
Ciò
non deve essere stato una sorpresa per Schwab, visto che il suo WEF era tra gli
organizzatori della famigerata conferenza “Event 201” dell’ottobre 2019, in cui
fu simulata una pandemia di coronavirus fittizia.
Così
ha perso poco tempo per far uscire un nuovo libro, “Covid-19: The Great Reset”, realizzato in collaborazione con Thierry Malleret, che gestisce qualcosa chiamato “The Monthly Barometer”, “una succinta analisi predittiva
fornita agli investitori privati, ai CEO, ai decisori e agli opinion maker
globali”.
Pubblicato
nel luglio 2020, il libro si propone di partorire “congetture e idee su come potrebbe e
forse dovrebbe apparire il mondo post-pandemico”.
Schwab
e Malleret ammettono che il Covid-19 è “una delle pandemie meno mortali che il
mondo abbia conosciuto negli ultimi 2000 anni”, aggiungendo che “le conseguenze
di COVID-19 in termini di salute e mortalità saranno miti rispetto alle
pandemie precedenti”.
E
aggiungono che “essa non costituisce una minaccia esistenziale, né uno shock
che lascerà la sua impronta sulla popolazione mondiale per decenni”.
Eppure,
incredibilmente, questa “lieve” malattia viene presentata contemporaneamente
come la scusa per un cambiamento sociale senza precedenti all’insegna del
“Grande Reset”!
E
sebbene dichiarino esplicitamente che il Covid-19 non costituisce un grande
“shock”, gli autori usano ripetutamente lo stesso termine per descrivere
l’impatto più ampio della crisi.
Il
Covid come strumento per facilitare i cambiamenti : da vivo a morto!
Schwab
e Malleret collocano il Covid-19 in una lunga tradizione di eventi che hanno
facilitato cambiamenti improvvisi e significativi nelle nostre società.
In
particolare evocano la Seconda Guerra Mondiale:
la
Seconda Guerra Mondiale è stata la quintessenza della guerra di trasformazione,
innescando non solo cambiamenti fondamentali nell’ordine globale e
nell’economia globale, ma anche cambiamenti radicali negli atteggiamenti e
nelle credenze sociali che alla fine hanno aperto la strada a politiche e
disposizioni da contratto sociale radicalmente nuove (come l’ingresso delle
donne nella forza lavoro prima di acquisire il diritto di voto).
Ci
sono ovviamente differenze fondamentali tra una pandemia e una guerra (che
considereremo in modo più dettagliato nelle pagine seguenti), ma l’entità del
loro potere di trasformazione è paragonabile. Entrambe hanno il potenziale per
essere una crisi trasformativa di proporzioni inimmaginabili in precedenza.
Si
aggiungono anche al coro di molti “teorici della complotto” contemporanei nel fare
un confronto diretto tra il Covid-19 e l’11 settembre: “questo è quanto è successo dopo gli
attentati terroristici dell’11 settembre 2001: in tutto il mondo, nuove misure
di sicurezza come l’impiego diffuso di telecamere, la richiesta di carte
d’identità elettroniche e la registrazione dei dipendenti o dei visitatori in
entrata e in uscita sono diventate la norma. All’epoca queste misure erano
considerate estreme, ma oggi sono utilizzate ovunque e considerate “normali”.
Quando
qualsivoglia tiranno dichiara il proprio diritto di governare su un popolo
senza tener conto delle sue opinioni, ama giustificare la propria dittatura
con la pretesa di avere il diritto morale di farlo perché egli è “illuminato”.
Lo
stesso vale per la tirannia alimentata dal Covid del Grande Reset di Schwab,
che il libro classifica come “leadership illuminata”, aggiungendo: “Alcuni leader e decisori che erano
già in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico potrebbero voler
approfittare dello shock inflitto dalla pandemia per attuare cambiamenti
ambientali più ampi e duraturi. Essi, in effetti, faranno ‘buon uso’ della
pandemia non lasciando che la crisi vada sprecata”.
Niente
tornerà come prima.
L’élite
capitalistica mondiale al potere ha certamente fatto del suo meglio per “approfittare dello shock provocato
dal panico”,
assicurando tutti noi fin dai primi giorni dell’epidemia che, per qualche imperscrutabile ragione,
niente nella nostra vita tornerà come prima.
Schwab
e Malleret sono, inevitabilmente, entusiasti dell’uso del termine “nuova
normalità, nonostante abbiano ammesso che il virus è stato sempre e solo
“blando”.
“È il
nostro momento decisivo”, esclamano. “Molte cose cambieranno per sempre”. “Un
nuovo mondo emergerà”. “Lo sconvolgimento sociale scatenato da COVID-19 durerà
per anni, e forse per generazioni”. “Molti di noi stanno pensando a quando le
cose torneranno alla normalità. La risposta immediata è: mai”.
Arrivano
persino a proporre una nuova separazione storica tra “l’era pre-pandemica” e
“il mondo post-pandemico”.
Scrivono
che “cambiamenti radicali di tale conseguenza che alcuni esperti arrivano a
riferirsi ad un’era ‘prima del coronavirus’ (A.C.) e ‘dopo il coronavirus’ (D.C.).
Continueremo
a rimanere sorpresi sia dalla rapidità che dalla natura inaspettata di questi
cambiamenti, poiché essi si fondono l’uno con l’altro, provocando conseguenze
di secondo, terzo, quarto ordine e oltre, effetti a cascata ed esiti
imprevisti.
Così
facendo, daranno forma ad una “nuova normalità” radicalmente diversa da quella
che ci lasceremo progressivamente alle spalle. Molte delle nostre convinzioni e
delle nostre assunzioni su come il mondo potrebbe o dovrebbe apparire saranno
distrutte in questo processo”.
Il
Reset ambientale.
Già
nel 2016, Schwab puntava a “nuovi modi di usare la tecnologia per cambiare il
comportamento” e prevedeva che “la portata e l’ampiezza della
rivoluzione tecnologica in corso porterà a cambiamenti economici, sociali e
culturali di proporzioni così fenomenali da essere quasi impossibili da
pronosticare”.
Un
modo in cui aveva sperato di far avanzare la sua agenda tecnocratica era, come
abbiamo notato, attraverso le false “soluzioni” al cambiamento climatico
proposte dai capitalisti globalisti falsamente green.
Sotto
il titolo “Reset
ambientale”,
Schwab e Malleret dichiarano: “a prima vista, la pandemia e l’ambiente potrebbero
sembrare solo cugini imparentati alla lontana; ma sono molto più vicini e più
intrecciati di quanto si pensi”.
Una
delle connessioni è che sia la “crisi climatica” che quella del virus sono
state usate dal WEF e da loro simili per spingere la loro agenda di governance
globale. Come
hanno affermato Schwab e il suo coautore, “esse hanno una natura globale e
quindi possono essere affrontate in modo adeguato solo in modo coordinato a
livello globale”.
Un
altro collegamento è il modo in cui “l’economia post-pandemica” e “l’economia
verde” comportano ingenti profitti per la gran parte agli stessi settori del
grande business.
Il
Covid-19 è stata evidentemente una grande notizia per quei capitalisti globalisti
che speravano di incassare sulla distruzione dell’ambiente, con Schwab e
Malleret a dire che “la convinzione che le strategie del Gruppo Esecutivo abbiano
beneficiato della pandemia e che abbiano maggiori probabilità di beneficiarne
ulteriormente è corroborata da vari sondaggi e rapporti. I primi dati mostrano
che nel primo trimestre del 2020 il settore della sostenibilità ha superato
quello dei fondi convenzionali”. Gli squali capitalisti del cosiddetto “settore della sostenibilità” si stanno fregando le mani con
gioia alla prospettiva di tutti i soldi che stanno per fare con il Grande Reset
nazi- fascista di attuato con il pretesto del Covid, in cui lo Stato è reso strumento per
finanziare il loro ipocrita affarismo.
Schwab
e Malleret notano che “la chiave per gonfiare il capitale privato con nuove fonti di
valore economico nature-positive sarà quella di spostare le principali leve
politiche e gli incentivi della finanza pubblica nell’ambito di un più ampio
reset economico”.
“Un documento politico preparato da
Systemiq in collaborazione con il World Economic Forum stima che la costruzione
di un’economia nature-positive potrebbe valere più di 10 trilioni di dollari
all’anno entro il 2030… Il reset dell’ambiente non dovrebbe essere visto come un
costo, ma
piuttosto come un investimento che genererà attività economica e opportunità di
lavoro”.
Il
Covid è stato un incredibile acceleratore di cambiamenti già in atto.
Dato
l’intreccio tra la crisi climatica e quella del Covid esposto da Schwab, si
potrebbe ipotizzare che il piano originario fosse quello di attuare il reset della
“nuova normalità” tramite la crisi climatica.
Ma
evidentemente, tutta la pubblicità per Greta Thunberg e per il movimento “Extincion Rebellion”, sostenuto dalle grandi imprese, non ha suscitato abbastanza panico
nell’opinione pubblica da giustificare tali misure.
Il
Covid-19 serve perfettamente ai propositi di Schwab, poiché l’urgenza immediata
che presenta permette di accelerare e velocizzare l’intero processo senza
controllo.
“Questa
differenza cruciale tra i rispettivi orizzonti temporali di una pandemia e
quelli del cambiamento climatico e della perdite della natura significa che il
rischio di una pandemia richiede un’azione immediata, seguita da un risultato
rapido, mentre il cambiamento climatico e la perdite della natura richiedono sì
anch’essi un’azione immediata, ma il risultato (o ‘ricompensa futura’, nel
gergo degli economisti) seguirà solo con un certo ritardo”.
Per
Schwab e i suoi amici, il Covid-19 è il grande acceleratore di tutto ciò che da
anni vogliono imporci.
Come
affermano lui e Malleret, “la pandemia sta chiaramente esacerbando e accelerando le
tendenze geopolitiche che erano già evidenti prima dello scoppio della crisi”.
“La
pandemia segnerà una svolta accelerando questa transizione. Essa ha
cristallizzato la questione e reso impossibile il ritorno allo status quo pre-pandemico”.
Riescono
a malapena a nascondere la loro gioia per la direzione che la società sta
prendendo: “la pandemia accelererà ancora di più l’innovazione, catalizzando i
cambiamenti tecnologici già in atto ( è paragonabile all’effetto esacerbante
che ha avuto su altre questioni globali e nazionali di fondo) e “mettendo il
turbo” a qualsiasi business digitale e alla dimensione digitale di qualsiasi
business”.
“Con
la pandemia, la ‘trasformazione digitale’ di cui tanti analisti si occupano da
anni, senza essere esattamente sicuri di cosa significhi, ha trovato il suo
catalizzatore. Uno dei principali effetti del confinamento sarà l’espansione e
la progressione del mondo digitale in modo decisivo e spesso permanente.
“Nell’aprile
del 2020, diversi leader del Big Tech hanno osservato quanto rapidamente e
radicalmente le necessità create dalla crisi sanitaria abbiano accelerato
l’adozione di una vasta gamma di tecnologie. Nell’arco di un solo mese, è
apparso che molte aziende in termini di adozione delle tecnologie siano balzate
avanti di diversi anni”.
Il
destino sta chiaramente sorridendo a Klaus Schwab, poiché questa crisi del
Covid-19 è riuscita a far avanzare, per sua fortuna, praticamente ogni aspetto
dell’agenda che egli ha promosso nel corso dei decenni.
E così
lui e Malleret riportano con soddisfazione che “la pandemia accelererà l’adozione
dell’automazione sul posto di lavoro e l’introduzione di un maggior numero di
robot nella nostra vita personale e professionale”.
Lo
sviluppo del commercio online.
I
Lockdown in tutto il mondo hanno, inutile dirlo, fornito un grande impulso
finanziario alle aziende che offrono shopping online.
Gli autori
raccontano che “i consumatori hanno bisogno di prodotti e, se non possono fare
acquisti, inevitabilmente ricorreranno all’acquisto online. Man mano che l’abitudine prende
piede, le persone che non avevano mai fatto acquisti online prima d’ora si sentiranno
più a loro agio a farli, mentre le persone che prima facevano acquisti online
solo parzialmente faranno presumibilmente più affidamento su di essi.
Questo
è stato reso evidente durante i lockdown. Negli Stati Uniti, Amazon e Walmart
hanno assunto complessivamente 250.000 lavoratori per tenere il passo con
l’aumento della domanda e hanno costruito enormi infrastrutture per la
fornitura online. Questa crescita accelerata dell’e-commerce significa che i
giganti dell’industria del commercio al dettaglio online usciranno
probabilmente dalla crisi ancora più forti di quanto non fossero nell’era
pre-pandemica”.
E
aggiungono: “man mano che sempre più beni e servizi ci vengono forniti
attraverso i nostri cellulari e computer, le aziende di settori così diversi
come l’e-commerce, le operazioni contactless, i contenuti digitali, i robot e
le consegne via drone (per citarne solo alcuni) prospereranno. Non è un caso
che aziende come Alibaba, Amazon, Netflix o Zoom siano emerse come ‘vincitrici’
dai lockdown”.
A titolo
di corollario, potremmo ipotizzare che non è “per caso” che i governi che sono
stati conquistati e controllati dalle grandi imprese, grazie a soggetti del
calibro del WEF, è stata imposta una “nuova realtà” sotto la quale le grandi
imprese sono le “vincitrici”…
Le
buone notizie ispirate dal Covid non si fermano mai per tutti quei comparti
aziendali che possono beneficiare della “Quarta Repressione Industriale”.
“La
pandemia può rivelarsi una manna per l’istruzione online”, riportano Schwab e
Malleret. “In Asia, il passaggio all’istruzione online è stato particolarmente
notevole, con un forte aumento delle iscrizioni digitali degli studenti, una
valutazione molto più alta per le imprese di educazione online e più capitale
disponibile per le start-up dello ed-tech… Nell’estate del 2020, la tendenza
sembra chiara: il mondo dell’istruzione, come per tanti altri settori,
diventerà in parte virtuale”.
Anche
gli sport online sono decollati: “per un certo periodo, il distanziamento
sociale può limitare la pratica di alcuni sport, il che a sua volta andrà a
beneficio della sempre più potente espansione degli sport elettronici. La
tecnologia e il digitale non sono mai distanti!”.
Ci
sono notizie simili dal settore bancario: “le interazioni bancarie online sono aumentate
del 90% durante la crisi, dal 10%, senza alcun calo di qualità e con un aumento
della regolarità”.
L’automazione
come opportunità di risparmio delle
imprese.
Il
passaggio all’attività online, ispirato dal Covid, va ovviamente a vantaggio
della Big Tech, che sta ottenendo enormi profitti dalla crisi, come descrivono
gli autori: “il valore di mercato combinato delle aziende leader del settore
tecnologico ha raggiunto record su record durante i lockdown, risalendo
addirittura al di sopra dei livelli di prima dello scoppio dell’epidemia… è
improbabile che questo fenomeno si attenui in tempi brevi, anzi, è probabile
che si verifichi piuttosto il contrario”.
Ma ci
sono buone notizie anche per tutte le imprese coinvolte, che non devono più
pagare gli esseri umani per lavorare per loro. L’automazione è, ed è sempre stata,
un risparmio di costi e quindi un aumento dei profitti per l’élite capitalista
globalista.
“La
pandemia aumenterà certamente la nostra attenzione per l’igiene. Una nuova
ossessione per la pulizia comporterà in particolare la creazione di nuove forme
di imballaggio. Saremo incoraggiati a non toccare i prodotti che acquistiamo.
Semplici piaceri come annusare un melone o spremere un frutto saranno
disapprovati e potrebbero addirittura diventare un ricordo del passato”.
Gli
autori descrivono anche ciò che appare molto simile a un’agenda tecnocratica
legata al profitto dietro al “distanziamento sociale” che è stato un elemento
chiave del “reset” del Covid.
Essi
scrivono che “in una maniera o nell’altra, è probabile che le misure di
distanziamento fisico e sociale persistano dopo che la pandemia stessa si sarà
placata, giustificando la decisione di molte aziende di diversi settori
industriali di accelerare l’automazione.
Dopo
un po’ di tempo, le persistenti preoccupazioni per la disoccupazione
tecnologica si ridurranno, poiché le società sottolineeranno il bisogno di
ristrutturare i luoghi di lavoro in modo da ridurre al minimo lo stretto
contatto umano. Infatti, le tecnologie di automazione sono particolarmente
adatte ad un mondo in cui gli esseri umani non possono avvicinarsi troppo l’uno
all’altro o sono disposti a ridurre le loro interazioni.
La
nostra persistente e potenzialmente duratura paura di essere infettati da un
virus (COVID-19 o un altro) accelererà così l’implacabile marcia
dell’automazione, in particolare nei campi più suscettibili all’automazione”.
Come
già detto, Schwab è stato a lungo frustrato da tutte quelle seccanti normative
che impediscono ai capitalisti globalisti di fare tutti i soldi che vorrebbero
si concentrano su preoccupazioni economicamente irrilevanti come la sicurezza e
il benessere degli esseri umani.
Ma
(urrà!) la crisi da Covid ha fornito la scusa perfetta per eliminare gran parte
di questi ostacoli obsoleti per la prosperità e la crescita.
Un
settore in cui la burocrazia è stata abbandonata è quello della salute. Perché
mai uno stakeholder di buon senso dovrebbe pensare che un determinato obbligo
di cura e di diligenza possa incidere sulla redditività di questo particolare
settore commerciale?
Schwab
e Malleret sono felicissimi di constatare che la telemedicina “beneficerà
notevolmente” dell’emergenza Covid: “la necessità di affrontare la pandemia con
tutti i mezzi disponibili (oltre alla necessità, durante lo scoppio epidemia,
di proteggere gli operatori sanitari permettendo loro di lavorare a distanza)
ha rimosso alcuni degli impedimenti normativi e legislativi legati all’adozione
della telemedicina”.
“Incentivare
l’economia senza contatto.”
L’abbandono
della regolamentazione è un fenomeno generale sotto il regime globale della
Nuova Normalità, spiegano Schwab e Malleret:
fino
ad oggi i governi hanno spesso rallentato il ritmo di adozione delle nuove
tecnologie a causa di lunghe riflessioni su come dovrebbe essere il miglior
quadro normativo ma, come l’esempio della telemedicina e della consegna tramite
droni sta ora dimostrando, è possibile una brusca accelerazione forzata dalla
necessità.
Durante
i lockdown, un allentamento quasi globale delle normative che in precedenza
avevano ostacolato il progresso nei campi in cui la tecnologia era disponibile
da anni, si è verificato all’improvviso perché non c’era scelta migliore o
altra scelta disponibile. Ciò che fino a poco tempo fa era impensabile è diventato
improvvisamente possibile… Le nuove regole resteranno in vigore.
E
aggiungono: “l’attuale imperativo di incentivare, non importa come, l'”economia
senza contatto” e la conseguente disponibilità dei regolatori ad accelerarla
significa che si andrà avanti senza esclusione di colpi”.
“Senza
esclusione di colpi”. Non illudetevi: questo è il linguaggio adottato dal
capitalismo globalista quando abbandona la sua apparenza di democrazia liberale
e passa alla modalità nazi- fascista.
Dall’opera
di Schwab e Malleret si evince chiaramente che una fusione nazi-fascista tra
Stato e impresa, a vantaggio di quest’ultima, è alla base del loro grande
reset.
Fin
dall’inizio della crisi del Covid, come loro stessi riconoscono, ingenti somme
di denaro sono state trasferite dalle casse pubbliche nelle tasche rigonfie
dell’1%: “nell’aprile
del 2020, proprio quando la pandemia ha iniziato ad inghiottire il mondo, i
governi di tutto il mondo avevano annunciato programmi di stimolo per diversi
trilioni di dollari, come se otto o nove piani Marshall fossero stati messi in
atto quasi contemporaneamente”.
Continuano
affermando che “il COVID-19 ha riscritto molte delle regole del gioco tra
pubblico e privato. … La benevola (o meno) maggiore intrusione dei governi nella
vita delle imprese e nella conduzione dei loro affari dipenderà dal paese e dal
settore industriale, quindi assumerà molte forme diverse”.
“Misure
che sarebbero sembrate inconcepibili prima della pandemia potrebbero ben presto
diventare la norma in tutto il mondo, con i governi che cercheranno di evitare
che la recessione economica si trasformi in una depressione catastrofica.
“Sempre
più spesso si chiederà al governo di agire come “pagatore di ultima istanza”
per prevenire o arginare l’ondata di licenziamenti di massa e di distruzione
delle imprese innescati dalla pandemia. Tutti questi cambiamenti stanno
alterando le regole del ‘gioco’ della politica economica e monetaria”.
Uno
Stato forte per aziende forti come le multinazionali.
Schwab
e il suo collega accolgono di buon grado la prospettiva che un aumento dei
poteri dello Stato venga utilizzato per sostenere il profitto delle grandi
imprese.
Scrivono
infatti che “una delle grandi lezioni degli ultimi cinque secoli in Europa e in
America è la seguente: le crisi acute contribuiscono a rafforzare il potere
dello Stato. È sempre stato così e non c’è motivo per cui debba essere diverso
con la pandemia COVID-19”.
Aggiungono
poi che “guardando al futuro, i governi molto probabilmente (ma con diversi
gradi di intensità) decideranno che è nell’interesse della società riscrivere
alcune delle regole del gioco e aumentare permanentemente il loro ruolo”.
L’idea
di riscrivere le regole del gioco ricorda ancora una volta molto il linguaggio nazi-fascista,
così come, naturalmente, l’idea di aumentare in modo permanente il ruolo dello Stato
nell’aiutare il settore privato.
Vale
infatti la pena di confrontare la posizione di Schwab su questo tema con quella
del dittatore fascista italiano Benito Mussolini, che rispose alla crisi
economica del 1931 istituendo un apposito organismo di emergenza, L’Istituto
mobiliare italiano, per aiutare le imprese.
Egli
dichiarò che questo fosse “uno strumento per spingere energicamente l’economia italiana
verso la sua fase corporativa, cioè un sistema che fondamentalmente rispetta la
proprietà e l’iniziativa privata, ma le lega strettamente allo Stato, che da
solo può proteggerle, controllarle e nutrirle”.
I
sospetti sulla natura nazi-fascista del grande reset di Schwab sono confermati,
naturalmente, dalle misure da stato di polizia che sono state messe in atto in
tutto il mondo per garantire il rispetto delle misure “d’emergenza” contro il
Covid.
La
forza bruta che non si nasconde mai sotto la superficie del sistema capitalista
globalista diventa sempre più visibile quando entra nella fase nazi-fascista e
questo è molto evidente nel libro di Schwab e Malleret.
La
parola “forza” viene utilizzata più volte nel contesto del Covid-19. A volte
questo avviene in ambito commerciale, come nel caso delle affermazioni che “il COVID-19 ha forzato tutte le
banche ad accelerare una trasformazione digitale che ora è destinata a
permanere” o che “il micro reset forzerà ogni azienda in ogni settore a
sperimentare nuovi modi di fare business, di lavorare e di operare”.
Ma a
volte si applica direttamente agli esseri umani, o ai “consumatori”, come
Schwab e i suoi simili preferiscono pensare a noi.
“Durante
i lockdown, molti consumatori in precedenza riluttanti ad affidarsi troppo alle
applicazioni e ai servizi digitali sono stati forzati a cambiare le loro
abitudini quasi da un giorno all’altro: guardare film online invece di andare
al cinema, farsi consegnare i pasti invece di uscire al ristorante, parlare con
gli amici a distanza invece di incontrarli in carne e ossa, parlare con i
colleghi su uno schermo invece di chiacchierare alla macchina del caffè, fare
esercizio online invece di andare in palestra, e così via…
“Molti
dei comportamenti tecnologici che siamo stati forzati ad adottare durante il
confinamento diventeranno più naturali grazie alla familiarità che avremo
acquisito con essi. Con il persistere del distanziamento sociale e fisico,
affidarsi maggiormente alle piattaforme digitali per comunicare, o lavorare, o
chiedere consigli, o ordinare qualcosa, a poco a poco, guadagnerà terreno su
abitudini precedentemente radicate”.
Un
sistema nazi-fascista, non offre ai singoli individui la possibilità di
scegliere se soddisfare o meno le sue richieste, come Schwab e Malleret hanno
affermato chiaramente in merito al cosiddetto “contact-tracing”
(rintracciamento dei contatti): “nessuna applicazione contact-tracing funzionerà su
base volontaria se le persone non sono disposte a fornire i propri dati
personali all’ente governativo che controlla il sistema; se una persona rifiuta
di scaricare l’applicazione (e quindi di nascondere informazioni su una
possibile infezione, movimenti e contatti), tutti ne risentiranno
negativamente”.
Questo,
secondo loro, è un altro grande vantaggio della crisi da Covid rispetto a
quella ambientale che avrebbe potuto essere usata per imporre la loro Nuova
Normalità: “mentre per una pandemia, la maggioranza dei cittadini tenderà a
concordare con la necessità di imporre misure coercitive, essi resisteranno a
politiche restrittive in caso di rischi ambientali dove le prove possono essere
contestate”.
Queste
“misure coercitive”, che ci si aspetta che tutti noi rispettiamo, comporteranno
ovviamente livelli inimmaginabili di sorveglianza nazi-fascista delle nostre
vite, in particolare nel nostro ruolo di schiavi salariati.
Scrivono
Schwab e Malleret che “la direzione delle aziende sarà quella di una maggiore
sorveglianza; nel bene e nel male, le aziende osserveranno e a volte
registreranno ciò che fa la loro forza lavoro. Questa tendenza potrebbe
assumere diverse forme, dalla misurazione della temperatura corporea con
telecamere termiche al monitoraggio tramite un’app di come i dipendenti si
adegueranno al distanziamento sociale”.
È
anche probabile che misure coercitive di un tipo o di un altro siano usate per
costringere le persone a sottoporsi alle vaccinazioni anti-Covid attualmente in
produzione.
Schwab
è profondamente legato a quel mondo, essendo molto amico di Bill Gates ed
essendo stato lodato dal pilastro di Big Pharma Henry McKinnell, presidente e
CEO di Pfizer Inc, come “una persona veramente dedita ad una causa veramente
nobile”.
Non
sorprende quindi che egli insista, insieme a Malleret, sul fatto che “non si può prevedere un pieno ritorno
alla “normalità” prima che sia disponibile un vaccino”.
E
aggiunge: “Il prossimo ostacolo è la sfida politica di vaccinare un numero
sufficiente di persone in tutto il mondo (siamo collettivamente forti quanto
l’anello più debole) con un tasso di adesione abbastanza alto nonostante
l’aumento degli no-vax”.
I no
global come minaccia al progetto di Schwab.
I
“no-vax” si aggiungono così alla lista delle minacce per il progetto di Schwab,
insieme ai manifestanti anti-globalismo e agli anti-capitalisti, ai Gilet
Gialli e a tutti coloro che sono impegnati in “conflitti di classe”,
“resistenza sociale” e “contraccolpi politici”.
La
maggioranza della popolazione mondiale è già stata esclusa dai processi
decisionali a causa della mancanza di democrazia che Schwab vuole accentuare
attraverso il suo dominio azionistico delle imprese, la sua “agile governance”,
il suo “sistema di gestione totalitario dell’esistenza umana”.
Ma
come pensa di affrontare lo “scenario cupo” di persone che si ribellano al suo
grande reset “neo-normalista” e alla sua quarta rivoluzione industriale
transumanista?
Quale
grado di “forza” e di “misure coercitive” sarebbe disposto ad accettare per
assicurare l’alba della sua nuova era tecnocratica?
La
domanda è agghiacciante, ma dobbiamo anche tener presente l’esempio storico del
regime del XX secolo in cui è nato Schwab.
La
nuova normalità nazista di Hitler doveva durare mille anni, ma è crollata con
988 anni di anticipo rispetto all’obiettivo.
Solo
perché Hitler disse, con tutta la fiducia datagli dal potere, che il suo Reich sarebbe durato un
millennio, non significava che sarebbe andata così.
Solo
perché Klaus Schwab e Thierry Malleret e i loro amici dicono che stiamo
entrando nella Quarta Rivoluzione Industriale e che il nostro mondo sarà
cambiato per sempre, non significa che andrà così.
Non
dobbiamo accettare la loro nuova normalità. Non dobbiamo cadere nella paura che
vogliono infonderci. Non dobbiamo farci i loro vaccini. Non dobbiamo lasciarci
impiantare i loro smartphone o lasciare che modifichino il nostro DNA. Non
dobbiamo camminare, imbavagliati e sottomessi, dritti verso il loro inferno
transumanista.
Possiamo
denunciare le loro bugie! Smascherare la loro agenda! Rifiutare la loro narrazione!
Rifiutare la loro ideologia tossica! Resistere al loro nazi-fascismo!
Klaus
Schwab non è un dio, ma un essere umano. Soltanto un uomo anziano. E quelli con
cui lavora, l’élite capitalista globale, sono pochi. I loro scopi non sono gli
scopi della stragrande maggioranza dell’umanità. La loro visione transumanista
è ripugnante per quasi tutti quelli al di fuori della loro piccola cerchia e
non hanno il consenso per la dittatura tecnocratica che cercano di imporci.
Questo,
dopo tutto, è il motivo per cui hanno dovuto usare la falsa bandiera della
lotta contro un virus per cercare di realizzarla. Hanno capito che senza la
giustificazione dell'”emergenza” non avremmo mai accettato il loro schema perverso.
Hanno
paura del nostro potenziale potere perché sanno che se ci alziamo in piedi, li
sconfiggeremo. Possiamo far crollare il loro progetto prima ancora che sia
iniziato.
Noi
siamo il popolo, noi siamo il 99%, e insieme possiamo riprenderci la nostra
libertà dalle fauci mortali della macchina nazi-fascista!
(Anche il Regno di Khazaria formato dalla Mafia Khazariana di delinquenti, ladri e assassini è crollato
miseramente nel settimo secolo D.C !Ndr ).
IL
MANIFESTO DEL GRANDE RISVEGLIO
CONTRO
IL GRANDE RESET.
Comedonchisciotte.org-
Aleksandr Dugin -Iacopo Brogi-(22 Marzo 2022)- ci dice:
(katehon.com).
Parte
1. Great
Reset.
I 5
punti del principe Carlo.
Nel
2020, al forum di Davos, il fondatore del forum Klaus Schwab e Charles, il
principe di Galles, hanno proclamato un nuovo corso per l’umanità, il Great
Reset.
Il
piano, secondo il Principe di Galles, si compone di cinque punti:
Per
catturare l’immaginazione e la volontà dell’umanità, il cambiamento avverrà solo se le
persone lo vogliono davvero;
La
ripresa economica deve mettere il mondo sulla strada dell’occupazione, dei mezzi di sussistenza e della
crescita sostenibili. Le strutture di incentivazione di vecchia data che hanno
avuto effetti perversi sul nostro ambiente planetario e sulla natura stessa
devono essere reinventate;
Sistemi
e percorsi devono essere riprogettati per far avanzare le transizioni net
zero a livello globale. Il prezzo del carbonio può fornire un percorso critico
verso un mercato sostenibile;
Scienza,
tecnologia e innovazione hanno bisogno di rinvigorimento. L’umanità è sull’orlo di
scoperte catalitiche che modificheranno la nostra visione di ciò che è
possibile e redditizio nel quadro di un futuro sostenibile;
Gli
investimenti devono essere riequilibrati. L’accelerazione degli investimenti
verdi può offrire opportunità di lavoro nell’energia verde, nella economia
circolare e nella bioeconomia, nell’ecoturismo e nelle infrastrutture pubbliche
verdi.
Il
termine “sostenibile” fa parte del concetto più importante del Club di Roma –
“sviluppo sostenibile”. Questa teoria si basa su un’altra teoria: i “limiti di
crescita”, secondo cui la sovrappopolazione del pianeta ha raggiunto un punto
critico (il che implica la necessità di ridurre il tasso di natalità).
Il
fatto che la parola “sostenibile” venga utilizzata nel contesto della pandemia di
Covid-19, che, secondo alcuni analisti, dovrebbe portare a un calo demografico,
ha provocato una reazione significativa a livello globale.
I
punti principali del Great Reset sono:
• il controllo sulla coscienza pubblica
su scala
globale, che
è al centro della “cancel culture”;
• l’introduzione della censura sulle reti controllate dai globalisti
(punto 1);
• Transizione verso un’economia
ecologica e
rifiuto delle moderne strutture industriali (punti 2 e 5);
• L’ingresso dell’umanità nel 4° ordine
economico (a
cui era dedicato il precedente incontro di Davos), ovvero la graduale
sostituzione della forza lavoro con i cyborg e l’implementazione
dell’Intelligenza Artificiale avanzata su scala globale (punto 3).
L’idea
principale del “Great Reset” è la continuazione della globalizzazione e il rafforzamento
del globalismo dopo una serie di fallimenti: la presidenza conservatrice
dell’antiglobalista Trump, la crescente influenza di un mondo multipolare – in particolare di Cina e Russia,
l’ascesa di paesi islamici come Turchia, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e il
loro ritiro dall’influenza dell’Occidente.
Al
forum di Davos, i rappresentanti delle élite liberali globali hanno dichiarato la mobilitazione
delle loro strutture in attesa della presidenza di Biden e della vittoria dei
democratici negli USA, cosa che desiderano fortemente.
Implementazione.
Il
contrassegno dell’agenda globalista è la canzone di Jeff Smith “Build Back Better” (lo slogan della campagna di Joe Biden).
Ciò significa che dopo una serie di battute d’arresto (come un tifone o
l’uragano Katrina), le persone (intendo i globalisti) ricostruiscono
infrastrutture migliori di prima.
Il
“Great Reset” inizia con la vittoria di Biden.
Leader
mondiali, capi di grandi società – Big Tech, Big Data, Big Finance, ecc. – si
sono riuniti e si sono mobilitati per sconfiggere i loro oppositori: Trump,
Putin, Xi Jinping, Erdogan, l’Ayatollah Khamenei e altri. L’inizio è stato quello di strappare
la vittoria a Trump utilizzando le nuove tecnologie – attraverso la “cattura
dell’immaginazione” (punto 1), l’introduzione della censura su Internet e la
manipolazione del voto per corrispondenza.
L’arrivo
di Biden alla Casa Bianca significa che i globalisti stanno passando ai passi
successivi.
Ciò
influenzerà tutte le aree della vita: i globalisti stanno tornando al punto
in cui Trump e altri poli di crescente multipolarismo li avevano fermati. Ed è qui che il controllo mentale (attraverso la censura e la manipolazione
dei social media, la sorveglianza totale e la raccolta dei dati di tutti) e
l’introduzione di nuove tecnologie giocano un ruolo fondamentale.
L’epidemia
di Covid-19 è una scusa per questo. Con il pretesto dell’igiene sanitaria, il Great Reset prevede di alterare
drasticamente le strutture di controllo delle élite globaliste sulla
popolazione mondiale.
L’inaugurazione
di Joe Biden e i decreti che ha già firmato (ribaltando praticamente tutte le
decisioni di Trump) significano che il piano ha iniziato a concretizzarsi.
Nel
suo discorso sul “nuovo” corso della politica estera statunitense, Biden ha espresso le principali
direzioni della politica globalista. Può sembrare “nuovo”, ma solo in
parte, e solo rispetto alle politiche di Trump. Nel complesso, Biden ha
semplicemente annunciato un ritorno al vettore precedente:
Mettere
gli interessi globali davanti agli interessi nazionali;
Rafforzare
le strutture del governo mondiale e dei suoi rami sotto forma di organizzazioni
sovranazionali globali e strutture economiche;
Rafforzare
il blocco NATO e la cooperazione con tutte le forze e regimi globalisti;
La
promozione e l’approfondimento del cambiamento democratico su scala globale,
che in pratica significa:
intensificare
le relazioni con quei paesi e regimi che rifiutano la globalizzazione – in primis Russia, Cina, Iran, Turchia, ecc.;
una
maggiore presenza militare statunitense in Medio Oriente, Europa e Africa;
la
diffusione dell’instabilità e delle “rivoluzioni colorate”;
Uso
diffuso di “demonizzazione”, “de-platforming” e ostracismo di rete (cancella la
cultura) contro tutti coloro che hanno opinioni diverse da quella globalista
(sia all’estero che negli stessi Stati Uniti).
Così,
la nuova dirigenza della Casa Bianca non solo non mostra la minima disponibilità
ad avere un dialogo paritario con chiunque, ma solo inasprisce il proprio
discorso” liberal Dem Usa”, che non tollera alcuna obiezione. Il globalismo sta entrando in una
fase totalitaria. Ciò rende più che probabile la possibilità di nuove guerre, compreso un
aumento del rischio di una terza guerra mondiale.
La
geopolitica del “Grande Reset”.
La “Globalist Foundation for Defense of
Democracies”, che esprime la posizione dei circoli DEM neoconservatori statunitensi,
ha recentemente pubblicato un rapporto in cui raccomanda a Biden che alcune
delle posizioni di Trump come:
crescente
opposizione alla Cina,
maggiore
pressione sull’Iran
sono positivi, e che Biden dovrebbe continuare a
muoversi lungo questi assi in politica estera.
Gli
autori del rapporto, d’altra parte, hanno condannato le azioni di politica
estera di Trump come:
lavorare per disintegrare la NATO;
riavvicinamento con i “leader totalitari” (cinesi, RPDC e russi);
un
“cattivo” accordo con i talebani;
ritiro
delle truppe americane dalla Siria.
Pertanto,
il “Grande
Reset” in
geopolitica significherà una combinazione di “promozione della democrazia liberal
Dem Usa ”
e “strategia aggressiva neoconservatrice di dominio su vasta scala”, che è il
principale vettore della politica “neoconservatrice”. Allo stesso tempo, si consiglia a
Biden di continuare e aumentare il confronto con Iran e Cina, ma l’obiettivo principale dovrebbe essere la lotta contro la Russia. E questo richiede il rafforzamento della NATO
e l’espansione della presenza statunitense in Medio Oriente e in Asia centrale.
Come Trump, Russia, Cina, Iran e alcuni
altri paesi islamici sono visti come i principali ostacoli.
È così
che i progetti ambientali e le innovazioni tecnologiche (in primis
l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e della robotica) si coniugano con
l’affermarsi di una politica militare aggressiva.
Parte
2. Una breve storia dell’ideologia “liberal Dem Usa” : il globalismo come culmine.
Nominalismo.
Per
capire chiaramente cosa significhino su scala storica la vittoria di Biden e il
“nuovo” corso di Washington per il “Grande Reset”, bisogna guardare l’intera
storia dell’ideologia liberal Dem Usa, partendo dalle sue radici. Solo così siamo in grado di
comprendere la gravità della nostra situazione. La vittoria di Biden non è un
episodio casuale, e l’annuncio di un contrattacco globalista non è solo
l’agonia di un progetto fallito. È molto più grave di così. Biden e le forze dietro di lui
incarnano il culmine di un processo storico iniziato nel Medioevo, che ha
raggiunto la sua maturità nella Modernità con l’emergere della società
capitalista globalista , e che oggi sta raggiungendo la sua fase finale, quella
teorica delineata fin dall’inizio.
Le
radici del sistema
liberal Dem Usa (=capitalista globalista ) risalgono
alla disputa scolastica sugli universali.
Questa disputa ha diviso i teologi cattolici
in due campi: alcuni hanno riconosciuto l’esistenza del comune (specie, genere, universali), mentre
altri credevano solo in alcune cose concrete – individuali, e hanno
interpretato i loro nomi generalizzanti come sistemi di classificazione convenzionali
puramente esterni, che rappresentano “suono vuoto”. Coloro che erano convinti
dell’esistenza del generale, della specie, attingevano alla tradizione classica
di Platone e di Aristotele. Vennero chiamati “realisti”, cioè coloro che riconoscevano
la “realtà
degli universali”. Il rappresentante più in vista dei “realisti” era Tommaso d’Aquino e,
in generale, era la tradizione dei monaci domenicani.
I
fautori dell’idea che solo le cose e gli esseri individuali sono reali vennero
chiamati “nominalisti”, dal latino “nomen”. La richiesta – “le entità non
dovrebbero moltiplicarsi senza necessità” – risale proprio a uno dei principali
difensori del “nominalismo”, il filosofo inglese William Occam. Anche prima, le stesse idee erano
state difese da Roscelin di Compiègne. Sebbene i “realisti” abbiano vinto la
prima fase del conflitto e gli insegnamenti dei “nominalisti” fossero stati
anatematizzati, in seguito i percorsi della filosofia dell’Europa occidentale – in
particolare della New Age – furono seguiti da Occam.
Il
“nominalismo” ha gettato le basi per il futuro liberalismo, sia ideologicamente che
economicamente. Qui gli esseri umani erano visti solo come individui e nient’altro, e
tutte le forme di identità collettiva (religione, classe, ecc.) dovevano essere
abolite.
Allo stesso modo, la cosa era vista come proprietà privata assoluta, come cosa concreta, separata, che
poteva essere facilmente attribuita come proprietà a questo o quel singolo
proprietario.
Il
nominalismo prevalse prima di tutto in Inghilterra, si diffuse nei paesi protestanti e
divenne gradualmente la principale matrice filosofica della New Age – nella religione (rapporti individuali dell’uomo con
Dio), nella scienza (atomismo e materialismo), nella politica (precondizioni della democrazia borghese
), nell’economia (mercato e proprietà privata),
nell’etica (utilitarismo, individualismo, relativismo, pragmatismo), ecc.
Capitalismo:
la prima fase.
Partendo
dal nominalismo, possiamo tracciare l’intero percorso del liberalismo storico, da Roscelin e Occam a Soros e Biden. Per comodità, dividiamo questa
storia in tre fasi.
La
prima fase
è stata l’introduzione del nominalismo nel regno della religione. L’identità collettiva della Chiesa, come intesa dal cattolicesimo (e
ancor di più dall’Ortodossia), fu sostituita dai protestanti come individui che d’ora
in poi potevano interpretare la Scrittura basandosi esclusivamente sul loro
ragionamento e rifiutando qualsiasi tradizione. Così molti aspetti del cristianesimo – i sacramenti, i miracoli, gli
angeli, la ricompensa dopo la morte, la fine del mondo, ecc. – sono stati riconsiderati e scartati
perché non rispondenti ai “criteri razionali”.
La
chiesa come “corpo mistico di Cristo” fu distrutta e sostituita da club per hobby creati
dal libero consenso dal basso. Ciò ha creato un gran numero di sette
protestanti controverse. In Europa e nella stessa Inghilterra, dove il
nominalismo aveva dato i suoi frutti più completi, il processo fu alquanto
sottomesso e i protestanti più rabbiosi si precipitarono nel Nuovo Mondo e vi
stabilirono la propria società. Più tardi, dopo la lotta con la metropolia,
sono emersi gli Stati Uniti.
Parallelamente
alla distruzione
della Chiesa come “identità collettiva” (qualcosa di “comune”), i
possedimenti iniziarono ad essere aboliti. La gerarchia sociale dei preti,
dell’aristocrazia e dei contadini fu sostituita da indefiniti “cittadini”,
secondo il significato originario della parola “borghese”. La borghesia ha soppiantato tutti
gli altri strati della società europea. Ma il borghese era esattamente il
miglior “individuo”, un cittadino senza clan, tribù o professione, ma con
proprietà privata. E questa nuova classe iniziò a ricostruire tutta la società europea.
Contemporaneamente
fu abolita anche l’unità sovranazionale della Sede Pontificia e dell’Impero
Romano d’Occidente – come altra espressione di “identità collettiva”. Al suo posto è stato stabilito un
ordine basato su stati-nazione sovrani, una sorta di “individuo politico”. Dopo la fine della guerra dei 30
anni, la
pace di Westfalia consolidò questo ordine.
Così,
verso la metà del 17° secolo, un ordine borghese (cioè il capitalismo) era
emerso nei tratti principali dell’Europa occidentale.
La
filosofia del nuovo ordine è stata in molti modi anticipata da Thomas Hobbes e
sviluppata da John Locke, David Hume e Immanuel Kant. Adam Smith ha applicato questi
principi al campo economico, dando origine al liberalismo come ideologia
economica.
In effetti, il capitalismo, basato sull’attuazione sistematica del nominalismo,
è diventato una visione del mondo sistemica coerente. Il senso della storia e del progresso
era ormai di “liberare l’individuo da ogni forma di identità collettiva” fino
al limite logico.
Nel
ventesimo secolo, attraverso il periodo delle conquiste coloniali, il capitalismo dell’Europa
occidentale era diventato una realtà globale. L’approccio nominalista prevaleva
nella scienza e nella cultura, nella politica e nell’economia, nel pensiero
quotidiano del popolo occidentale e dell’intera umanità.
Il
ventesimo e il trionfo della globalizzazione: la seconda fase.
Nel
ventesimo secolo, il capitalismo ha dovuto affrontare una nuova sfida. Questa
volta, non sono state le solite forme di identità collettiva – religiosa, di
classe, professionale, ecc. – ma teorie artificiali e anche moderne (come lo stesso
liberalismo) a rifiutare l’individualismo e a contrastarlo con nuove forme di
identità collettiva (accomunate concettualmente).
Socialisti,
socialdemocratici e comunisti hanno contrastato i liberali con identità di
classe, invitando i lavoratori di tutto il mondo a unirsi per rovesciare il
potere della borghesia globale. Questa strategia si rivelò efficace e in alcuni grandi
paesi (sebbene non in quei paesi industrializzati e occidentali dove aveva
sperato Karl Marx, il fondatore del comunismo), furono vinte le rivoluzioni
proletarie.
Parallelamente
ai comunisti si verificò, questa volta nell’Europa occidentale, la presa del
potere da parte di forze nazionaliste estreme. Hanno agito in nome della “nazione”
o di una “razza”, contrastando ancora una volta l’individualismo liberale con qualcosa
di “comune”, qualche “essere collettivo”.
I
nuovi oppositori del liberalismo non appartenevano più all’inerzia del passato, come
nelle fasi precedenti, ma rappresentavano progetti modernisti sviluppati nello
stesso Occidente. Ma erano anche costruiti sul rifiuto dell’individualismo e
del nominalismo. Lo capirono chiaramente i teorici del liberalismo (soprattutto Hayek e il
suo discepolo Popper), che unirono “comunisti” e “fascisti” sotto il nome
comune di “nemici della società aperta”, e iniziarono con loro una guerra
mortale .
Usando
tatticamente la Russia sovietica, il capitalismo riuscì inizialmente ad
affrontare i regimi fascisti, e questo fu il risultato ideologico della Seconda
guerra mondiale. La successiva Guerra Fredda tra Oriente e Occidente alla fine degli anni ’80 si concluse
con una vittoria liberale sui comunisti.
Così,
il progetto di liberazione dell’individuo da ogni forma di identità collettiva
e di “progresso ideologico” inteso dai liberali ha attraversato un’altra fase. Negli anni ’90, i teorici liberali
iniziarono a parlare della “fine della storia” (F. Fukuyama) e del “momento
unipolare” (C. Krauthammer).
Questa
è stata una vivida prova dell’ingresso del capitalismo nella sua fase più
avanzata: la fase del globalismo. In effetti, è stato in questo momento che nelle élite dominanti statunitensi ha
trionfato la strategia del globalismo – delineata nella Prima guerra mondiale
dai 14 punti di Wilson, ma alla fine della guerra fredda ha unito l’élite di
entrambi i partiti – democratici e repubblicani, rappresentati principalmente
dai “neoconservatori”.
Gender
e post-umanesimo: la terza fase.
Dopo
aver sconfitto il suo ultimo nemico ideologico, il campo socialista, il
capitalismo è arrivato a un punto cruciale. L’individualismo, il mercato,
l’ideologia dei diritti umani, della democrazia e dei valori occidentali
avevano vinto su scala globale. Sembrerebbe che l’agenda sia adempiuta: nessuno si oppone più
all'”individualismo” e al nominalismo con qualcosa di serio o sistemico.
In
questo periodo, il capitalismo entra nella sua terza fase. A ben guardare, dopo aver sconfitto
il nemico esterno, i “liberal Dem Usa” hanno
scoperto altre due forme di identità collettiva. Innanzitutto il genere. Dopotutto, il genere è anche
qualcosa di collettivo: maschile o femminile. Quindi il passo successivo è stata la
distruzione del genere come qualcosa di oggettivo, essenziale e insostituibile.
Il
genere richiedeva l’abolizione, così come tutte le altre forme di identità collettiva, che
erano state abolite anche prima.
Da qui
la politica di genere, la trasformazione della categoria di genere in qualcosa
di “opzionale” e dipendente dalla scelta individuale. Anche qui si tratta dello stesso
nominalismo: perché doppie entità? Una persona è una persona come individuo, mentre il sesso può essere scelto
arbitrariamente, proprio come prima erano scelti religione, professione,
nazione e stile di vita.
Questo
è diventato l’agenda principale dell’ideologia “liberal Dem Usa” negli anni ’90, dopo la sconfitta dell’Unione
Sovietica.
Sì, gli oppositori esterni hanno ostacolato la politica di genere – quei paesi
che avevano ancora i resti della società tradizionale, i valori della famiglia,
ecc., così come i circoli conservatori nello stesso Occidente. Combattere i conservatori e gli
“omofobi”, cioè i difensori della visione tradizionale dell’esistenza dei
sessi, è diventato il nuovo obiettivo degli aderenti al liberalismo
progressista ossia al” Liberal Dem Usa”. Molti esponenti di sinistra si sono
uniti, sostituendo la politica di genere e la protezione dell’immigrazione con
precedenti obiettivi anticapitalisti.
Con il
successo dell’istituzionalizzazione delle norme di genere e il successo della
migrazione di massa, che sta atomizzando le popolazioni nell’Occidente stesso (che
si inserisce perfettamente anche all’interno di un’ideologia dei diritti umani
che opera con l’individuo indipendentemente dagli aspetti culturali, religiosi,
sociali o nazionali) , divenne ovvio che ai “liberal Dem Usa” restava un ultimo
passo da compiere: abolire gli esseri umani.
Dopotutto,
l’umano è anche un’identità collettiva, il che significa che deve essere
superato, abolito, distrutto. Questo è ciò che richiede il principio del nominalismo: una
“persona” è solo un nome, un vuoto scossone dell’aria, una classificazione
arbitraria e quindi sempre discutibile. C’è solo l’individuo – umano o meno,
maschio o femmina, religioso o ateo, dipende dalla sua scelta.
Pertanto,
l’ultimo
passo lasciato ai “liberal Dem Usa” , che hanno viaggiato per secoli verso il
loro obiettivo, è sostituire gli esseri umani, anche se in parte, con cyborg,
reti di intelligenza artificiale e prodotti dell’ingegneria genetica. L’opzionale umano segue logicamente
l’opzionale di genere.
Questo
programma è già abbastanza prefigurato dal post-umanesimo, dal postmodernismo e
dal realismo speculativo in filosofia, e tecnologicamente sta diventando sempre
più realistico di giorno in giorno. Futurologi e fautori dell’accelerazione del
processo storico (accelerazionisti) stanno guardando con fiducia al prossimo
futuro quando l’Intelligenza Artificiale diventerà comparabile nei parametri di
base con gli esseri umani. Questo momento è chiamato Singolarità. Il suo arrivo è
previsto entro 10-20 anni.
L’ultima
battaglia dei “liberal Dem Usa”.
Questo
è il contesto in cui va collocata la vittoria del tutto esaurito di Biden negli
Stati Uniti.
Questo è ciò che significa il “Great Reset” o lo slogan “Build Back Better”.
Negli
anni 2000, i globalisti hanno dovuto affrontare una serie di problemi che non
erano tanto ideologici quanto di natura “civilizzazione”. Dalla fine degli anni ’90, non ci
sono state praticamente ideologie più o meno coerenti nel mondo in grado di
sfidare il liberalismo, il capitalismo e il globalismo. In varia misura, ma questi principi
sono stati accettati da tutti o quasi. Tuttavia, l’attuazione del liberal Dem Usa e
della politica di genere, così come l’abolizione degli stati-nazione a favore
del governo mondiale, si è arenata su diversi fronti.
Questo
è stato sempre più contrastato dalla Russia di Putin, che aveva armi nucleari e
una tradizione storica di opposizione all’Occidente, così come una serie di
tradizioni conservatrici conservate nella società.
La
Cina, sebbene attivamente impegnata nella globalizzazione e nelle riforme
liberali, non aveva fretta di applicarle al sistema politico, mantenendo il
predominio del Partito Comunista e rifiutando la liberalizzazione politica.
Inoltre, sotto Xi Jinping, le tendenze
nazionali nella politica cinese iniziarono a crescere. Pechino ha usato abilmente il “mondo
aperto” per perseguire i suoi interessi nazionali e persino di civiltà. E
questo non faceva parte dei piani dei globalisti.
I
paesi islamici hanno continuato la loro lotta contro l’occidentalizzazione e,
nonostante i blocchi e le pressioni, hanno mantenuto (come l’Iran sciita) i loro regimi
inconciliabilmente anti-occidentali e anti-liberali. Le politiche dei principali stati
sunniti come la Turchia e il Pakistan sono diventate sempre più indipendenti
dall’Occidente.
In
Europa, un’ondata di populismo (IN DIFESA DELLA NAZIONE )ha iniziato a crescere
quando è esploso il malcontento indigeno europeo per l’immigrazione di massa e
la politica di genere.
Le
élite politiche europee sono rimaste completamente subordinate alla strategia
globalista, come si è visto al Forum di Davos nei rapporti dei suoi teorici
Schwab e del principe Carlo, ma le società stesse si sono mosse e talvolta si
sono rivolte direttamente contro le autorità – come nel caso delle Proteste dei
“gilet gialli” in Francia. In alcuni luoghi, come l’Italia, la Germania o la
Grecia, i partiti populisti sono persino entrati in parlamento.
Infine,
nel 2016, negli stessi Stati Uniti, Donald Trump è riuscito a diventare
presidente, sottoponendo l’ideologia, le pratiche e gli obiettivi globalisti a
critiche dure e dirette. Ed è stato sostenuto da circa la metà degli americani.
Tutte
queste tendenze anti-globalistiche agli occhi degli stessi globalisti non
potevano fare a meno di sommarsi a un quadro inquietante: la storia degli ultimi secoli, con
il suo progresso apparentemente ininterrotto dei nominalisti e dei liberali, è
stata messa in discussione. Questo non è stato semplicemente il disastro di questo o
quel regime politico. Era la minaccia della fine del liberalismo in quanto tale.
Anche
gli stessi teorici del globalismo hanno intuito che qualcosa non andava.
Fukuyama, ad esempio, abbandonò la sua tesi sulla “fine della storia” e suggerì che gli stati-nazione
rimanessero ancora sotto il dominio delle élite liberal Dem Usa per preparare meglio le masse alla
trasformazione finale nella post-umanità, supportate da metodi rigidi. Un altro globalista, Charles
Krauthammer, ha dichiarato che il “momento unipolare” era finito e che le élite
globaliste non ne avevano approfittato.
Questo
è esattamente lo stato di panico e quasi isterico in cui i rappresentanti
dell’élite globalista hanno trascorso gli ultimi quattro anni. Ed è per questo che la questione
della rimozione di Trump da presidente degli Stati Uniti era per loro una
questione di vita o di morte. Se Trump avesse mantenuto il suo incarico, il crollo della
strategia globalista sarebbe stato irreversibile.
Ma
Biden è riuscito – con le buone o con le cattive – a cacciare Trump e
demonizzare i suoi sostenitori. È qui che entra in gioco il Great Reset.
Non
c’è davvero nulla di nuovo in esso: è una continuazione del principale vettore
della civiltà dell’Europa occidentale nella direzione del progresso,
interpretato nello spirito dell’ideologia liberal Dem Usa e della filosofia nominalista. Non resta molto: liberare gli
individui dalle ultime forme di identità collettiva – completare l’abolizione
del genere e muoversi verso un paradigma post-umanista.
I
progressi nell’alta tecnologia, l’integrazione delle società nelle reti
sociali, strettamente controllate, come appare ora, dalle élite liberal Dem Usa in modo apertamente totalitario, e il perfezionamento dei modi per
seguire e influenzare le masse rendono il raggiungimento dell’obiettivo
liberal Dem Usa globale a portata di mano.
Ma per
fare quel tiro decisivo, devono, in modalità accelerata (e senza più prestare
attenzione a come appare), aprire rapidamente la strada alla finalizzazione
della storia. E questo significa che l’eliminazione di Trump è il segnale per attaccare
tutti gli altri ostacoli.
Quindi
abbiamo determinato il nostro posto nella scala della storia. E così facendo,
abbiamo un quadro più completo di ciò che riguarda il Great Reset. Non è niente di meno che l’inizio
dell'”ultima battaglia”. I globalisti, nella loro lotta per il nominalismo, il
liberalismo, la liberazione individuale e la società civile, appaiono a sé stessi come “guerrieri
della luce”,
portando progresso, liberazione da migliaia di anni di pregiudizi, nuove
possibilità – e forse anche l’immortalità fisica e le meraviglie della ingegneria
genetica, alle masse.
Tutti
coloro che vi si oppongono sono, ai loro occhi, “forze delle tenebre”.
E con
questa logica, i “nemici della società aperta” devono essere affrontati con la
loro stessa severità. “Se il nemico non si arrende, sarà distrutto”. Il nemico è chiunque metta in
discussione il “liberal Dem Usa” , il globalismo, l’individualismo, il
nominalismo in tutte le loro manifestazioni. Questa è la nuova etica del
liberalismo. Non è niente di personale. Tutti hanno il diritto di essere liberal Dem
Usa , ma nessuno ha il diritto di essere nient’altro.
Parte
3. Lo scisma negli Stati Uniti: il trumpismo e i suoi nemici.
Il
nemico interiore.
In un
contesto più limitato rispetto al quadro della storia generale del liberalismo
da Ockham a Biden, la vittoria di Trump nella battaglia per la Casa Bianca
nell’inverno 2020-2021, così dolorosa per i Democratici in quanto tale, ha
anche un enorme significato ideologico. Questo ha a che fare principalmente
con i processi che si svolgono all’interno della stessa società americana.
Il
fatto è che dopo la caduta dell’Unione Sovietica e l’inizio del “momento
unipolare” negli anni ’90, il liberal Dem Usa globale non ha avuto oppositori
esterni. Almeno, sembrava così all’epoca nel contesto dell’aspettativa
ottimistica della “fine della storia”. Anche se tali previsioni si sono
rivelate premature, Fukuyama non si è semplicemente chiesto se il futuro fosse
arrivato: stava
seguendo rigorosamente la logica stessa dell’interpretazione liberale della
storia, e quindi, con alcuni aggiustamenti, la sua analisi era generalmente
corretta.
In
effetti, le norme della democrazia liberale – il mercato, le elezioni, il
capitalismo, il riconoscimento dei “diritti umani”, le norme della “società
civile”, l’adozione di trasformazioni tecnocratiche e il desiderio di
abbracciare lo sviluppo e l’implementazione dell’alta tecnologia – in
particolare tecnologia digitale – sono stati in qualche modo stabiliti in tutta
l’umanità. Se
alcuni persistessero nella loro avversione alla globalizzazione, ciò potrebbe
essere visto come mera inerzia, come una riluttanza a essere “benedetti” dal
progresso liberal Dem Usa.
In
altre parole, non era un’opposizione ideologica, ma solo una sfortunata
seccatura. Le
differenze di civiltà dovevano essere gradualmente cancellate. L’adozione del
capitalismo da parte della Cina, della Russia e del mondo islamico
comporterebbe prima o poi processi di democratizzazione politica,
l’indebolimento della sovranità nazionale e alla fine porterebbe
all’istituzione di un sistema planetario: un governo mondiale. Non era una
questione di lotta ideologica, ma una questione di tempo.
Fu in
questo contesto che i globalisti fecero ulteriori passi per portare avanti il
loro programma di base di abolizione di tutte le forme residue di identità
collettiva.
Ciò ha
riguardato principalmente le politiche di genere e l’intensificazione dei
flussi migratori volti a erodere permanentemente l’identità culturale delle
stesse società occidentali, comprese le società europee e americane. Così, la globalizzazione ha assestato
il suo colpo principale.
In
questo contesto, nello stesso Occidente iniziò a emergere un “nemico interiore”. Si tratta di tutte quelle forze che
si risentivano della distruzione dell’identità sessuale, della distruzione dei
resti della tradizione culturale (attraverso la migrazione) e
dell’indebolimento della classe media.
Sempre più preoccupanti erano anche gli orizzonti post-umanisti
della Singolarità incombente e la sostituzione dell’uomo con l’Intelligenza
Artificiale e sul piano filosofico non tutti gli intellettuali accettavano le
conclusioni paradossali della Postmodernità e del realismo speculativo.
Inoltre,
c’era una chiara contraddizione tra le masse occidentali, che vivevano nel
contesto delle vecchie norme della Modernità, e le élite globaliste, che cercavano
a tutti i costi di accelerare il progresso sociale, culturale e tecnologico
inteso nell’ottica liberal Dem Usa . Così iniziò a delinearsi un nuovo dualismo
ideologico, questa volta all’interno dell’Occidente piuttosto che al di fuori
di esso.
I
nemici della “società aperta”(Liberal Dem Usa) ora apparivano all’interno della stessa
civiltà occidentale. Erano quelli che rifiutavano gli ultimi fini liberali e non
accettavano la politica di genere, la migrazione di massa o l’abolizione degli
stati-nazione e della sovranità.
Allo
stesso tempo, tuttavia, questa crescente resistenza, genericamente denominata
“populismo” (o “populismo di destra”), attingeva alla stessa ideologia liberale
– capitalismo e democrazia liberale – ma interpretava questi “valori” e “punti
di riferimento” nel vecchio senso piuttosto che nel nuovo.
La
libertà è stata concepita qui come la libertà di avere qualsiasi punto di vista,
non solo quelli conformi alle norme della correttezza politica. La democrazia è stata interpretata
come regola della maggioranza.
La
libertà di cambiare genere doveva essere combinata con la libertà di rimanere
fedeli ai valori della famiglia. La disponibilità ad accogliere i migranti che
esprimevano il desiderio e dimostravano la loro capacità di integrarsi nelle
società occidentali era rigorosamente differenziata dall’accettazione totale di
tutti senza distinzione, accompagnata da continue scuse a tutti i nuovi arrivati
per il loro passato coloniale.
A poco
a poco, il “nemico interno” dei globalisti ha raggiunto proporzioni serie e una
grande influenza. La vecchia democrazia ha sfidato quella nuova.
Trump
e la rivolta dei deplorevoli.
Ciò è
culminato nella vittoria di Donald Trump nel 2016. Trump ha costruito la sua campagna
proprio su questa divisione della società americana. La candidata globalista, Hillary
Clinton, ha sconsideratamente definito i sostenitori di Trump, cioè il “nemico
interno”, “deplorevoli”, vale a dire “patetici”, “miserevoli”. I “deplorevoli”
hanno risposto eleggendo Trump.
Così,
la spaccatura all’interno della democrazia liberal Dem Usa divenne un fatto politico e ideologico
cruciale.
Coloro
che interpretavano la democrazia alla “vecchia maniera” (come regola della
maggioranza) non solo si ribellarono alla nuova interpretazione (regola della
minoranza diretta contro la maggioranza incline a prendere una posizione
populista, irta di … beh, sì, certo, “fascismo” o “stalinismo”), ma sono
riusciti a vincere e portare il loro candidato alla Casa Bianca.
Trump,
dal canto suo, ha dichiarato la sua intenzione di “prosciugare la palude”, cioè
di farla finita con “il liberalismo inteso come Liberal dem Usa” nella sua strategia globalista e di
“rendere grande l’America”.
Nota
la parola “di nuovo”. Trump voleva tornare all’era degli stati-nazione, per fare
una serie di passi contro la corrente della storia (come la intendevano i
liberali). In altre parole, il “buon vecchio ieri” si opponeva al “globalista
oggi” e al “post-umanista domani”.
I
successivi quattro anni furono un vero incubo per i globalisti. I media controllati dai globalisti
hanno accusato Trump di ogni possibile peccato – compreso il “lavorare per i
russi” perché anche i “russi” hanno insistito nel loro rifiuto del “coraggioso
nuovo mondo”, sabotando le istituzioni sovranazionali – fino al governo
mondiale incluso – e prevenire le sfilate del gay pride.
Tutti
gli oppositori della “globalizzazione liberal Dem Usa” erano logicamente raggruppati insieme, inclusi non
solo Putin, Xi Jinping, alcuni leader islamici, ma anche – immaginate questo! –
il
Presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo numero uno del “mondo libero”. Questo è stato un disastro per i
globalisti. Fino a quando Trump non è stato scaricato – per mezzo di rivoluzioni
colorate, rivolte artificiose, scrutinio fraudolento e metodi di conteggio dei
voti precedentemente utilizzati solo contro altri paesi e regimi – non potevano
sentirsi a proprio agio.
È
stato solo dopo aver ripreso le redini della Casa Bianca che i globalisti hanno
cominciato a rinsavire. E sono tornati alla… roba vecchia. Ma nel loro caso,
“vecchio” (ricostruito) significava tornare al “momento unipolare” – ai tempi
pre-Trump.
Trumpismo.
Trump
ha cavalcato un’ondata di populismo nel 2016 come nessun altro leader europeo è
riuscito a fare. Trump divenne così un simbolo di opposizione alla “globalizzazione
liberal Dem Usa” . Sì, non era un’ideologia alternativa, ma semplicemente una disperata
resistenza alle ultime conclusioni tratte dalla logica e persino dalla
metafisica del liberalismo (e del nominalismo). Trump non stava affatto sfidando il
capitalismo o la democrazia, ma solo le forme che avevano assunto nella loro
ultima fase e la loro graduale e coerente attuazione. Ma anche questo è bastato a segnare
una spaccatura fondamentale nella società americana.
È così
che ha preso forma il fenomeno del “trumpismo”, che per molti versi supera la
scala della personalità stessa di Donald Trump. Trump ha giocato sull’ondata di
protesta contro la globalizzazione. Ma è chiaro che non era e non è una
figura ideologica. Eppure, è intorno a lui che inizia a formarsi il blocco di opposizione.
La
conservatrice americana Ann Coulter, autrice del libro
In Trump we Trust , da allora ha riformulato il suo credo come “in Trumpism we trust”.
Non
tanto lo stesso Trump, quanto piuttosto la sua linea di opposizione ai
globalisti, è diventata il fulcro del trumpismo. Nel suo ruolo di presidente, Trump
non è sempre stato all’altezza del suo stesso articolato compito. E non è stato in grado di
realizzare nulla di nemmeno vicino al “prosciugare la palude” e sconfiggere il
globalismo. Ma nonostante ciò, è diventato un centro di attrazione per tutti coloro
che erano consapevoli o semplicemente intuivano il pericolo proveniente dalle
élite globaliste e dai rappresentanti di Big Finance e Big Tech inseparabili da
loro.
Così,
il nucleo del trumpismo iniziò a prendere forma.
L’intellettuale
conservatore americano Steve Bannon ha svolto un ruolo importante in questo
processo, mobilitando ampi segmenti di giovani e disparati movimenti
conservatori a sostegno di Trump. Lo stesso Bannon è stato ispirato da autori seri
antimodernisti come Julius Evola, e la sua opposizione al globalismo e al “liberal
Dem Usa” aveva quindi radici più profonde.
Un
ruolo importante nel trumpismo è stato svolto da coerenti paleo-conservatori –
isolazionisti e nazionalisti – come Buchanan, Ron Paul, così come aderenti alla
filosofia antiliberale e antimodernista (quindi fondamentalmente
antiglobalista), come Richard Weaver e Russell Kirk, che erano stati emarginati
dai neocon (i globalisti di destra) sin dagli anni ’80.
La
forza trainante della mobilitazione di massa dei “Trumpisti” è diventata
l’organizzazione in rete QAnon, che ha espresso la sua critica al liberalismo
Dem USA, ai democratici e ai globalisti sotto forma di teorie del complotto.
Hanno diffuso un torrente di accuse e denunce
di globalisti coinvolti in scandali sessuali, pedofilia, corruzione e
satanismo.
Le
vere intuizioni sulla natura sinistra dell’ideologia liberal Dem Usa – rese evidenti nelle ultime fasi della sua
trionfante diffusione sull’umanità – sono state formulate dai sostenitori di
QAnon a livello dell’americano medio e della coscienza di massa, poco inclini
ad approfondite analisi filosofiche e ideologiche. Parallelamente, QAnon ha
ampliato la sua influenza, ma allo stesso tempo ha conferito alla critica
antiliberale tratti grotteschi.
Sono
stati i sostenitori di QAnon, in quanto avanguardia del populismo della
cospirazione di massa, a guidare le proteste il 6 gennaio, quando i sostenitori
di Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio indignati dalle elezioni rubate.
Non hanno raggiunto alcun obiettivo, ma solo fornito a Biden e ai
Democratici una scusa per demonizzare ulteriormente il “trumpismo” e tutti gli
oppositori del globalismo, identificando qualsiasi conservatore come
“estremismo”. Seguì un’ondata di arresti e i più coerenti “Nuovi Democratici” ha
suggerito che tutti i diritti sociali, inclusa la possibilità di acquistare i
biglietti aerei, dovrebbero essere tolti ai sostenitori di Trump.
Poiché
i social media sono regolarmente monitorati dai sostenitori dell’élite liberal
Dem Usa , la raccolta di informazioni su quasi tutti i cittadini statunitensi e
le loro preferenze politiche non ha posto problemi. Quindi l’arrivo di Biden alla Casa
Bianca significa che il “liberalismo Dem
Usa” ha assunto tratti francamente totalitari.
D’ora
in poi, il trumpismo, il populismo, la difesa dei valori della famiglia e
qualsiasi accenno di conservatorismo o disaccordo con i principi del “liberal
Dem Usa” globalista negli Stati Uniti
saranno quasi equivalenti a un crimine: incitamento all’odio e “fascismo”.
Tuttavia,
il trumpismo non è scomparso con la vittoria di Biden. In un modo o nell’altro,
ha ancora coloro che hanno votato per Donald Trump nelle ultime elezioni – e
sono più di 70.000.000 di elettori.
Quindi
è chiaro che il “trumpismo” non finirà affatto con Trump. Metà della popolazione statunitense
si è effettivamente trovata in una posizione di opposizione radicale, e i trumpisti più coerenti rappresentano
il fulcro del clandestino anti-globalizzazione all’interno della stessa
cittadella del globalismo.
Qualcosa
di simile sta accadendo nei paesi europei, dove i movimenti e i partiti
populisti sono sempre più consapevoli di essere dissidenti privati di ogni diritto e soggetti a persecuzioni
ideologiche sotto un’apparente dittatura globalista.
Non
importa quanto i globalisti che hanno ripreso il potere negli Stati Uniti
vogliano presentare i quattro anni precedenti come uno “sfortunato malinteso” e
dichiarare la loro vittoria come il definitivo “ritorno alla normalità”, il quadro oggettivo è lontano dagli
incantesimi calmanti della classe superiore globalista. Non solo paesi con una diversa
identità di civiltà si stanno mobilitando contro di essa e contro la sua
ideologia, ma questa volta anche metà della propria popolazione, arrivando gradualmente a rendersi
conto della gravità della sua situazione e cominciando a cercare un’alternativa
ideologica.
Queste
sono le condizioni in cui Biden è arrivato alla guida degli Stati Uniti. Lo
stesso suolo americano brucia sotto i piedi dei globalisti.
E
questo conferisce alla situazione della “battaglia finale” una dimensione
aggiuntiva speciale. Questo non è l’Occidente contro l’Oriente, non gli Stati
Uniti e la NATO contro tutti gli altri, ma i “liberal Dem Usa” contro l’umanità – compreso quel segmento di umanità
che si trova sul territorio dell’Occidente stesso, ma che si sta allontanando sempre più
dalle proprie élite globaliste. Questo è ciò che definisce le condizioni di partenza
di questa battaglia.
Individuum
e dividuum.
Un
altro punto essenziale deve essere chiarito. Abbiamo visto che l’intera storia del
liberalismo è la successiva liberazione dell’individuo da ogni forma di
identità collettiva. L’accordo finale nel processo di questa attuazione
logicamente perfetta del nominalismo sarà il passaggio al post-umanesimo e la
probabile sostituzione dell’umanità con un’altra civiltà, questa volta
postumana, della macchina. Questo è ciò a cui conduce l’individualismo coerente, inteso
come qualcosa di assoluto.
Ma qui
la filosofia liberal Dem Usa arriva a un
paradosso fondamentale. La liberazione dell’individuo dalla propria identità umana,
alla quale la politica di genere lo prepara trasformando consapevolmente e
deliberatamente l’essere umano in un mostro perverso, non può garantire che
questo nuovo – progressista! – essere rimarrà un individuo.
Inoltre,
lo sviluppo delle tecnologie informatiche in rete, dell’ingegneria genetica e
della stessa ontologia orientata agli oggetti, che rappresenta il culmine del
postmodernismo, indicano chiaramente il fatto che il “nuovo essere” non sarà
tanto un “animale” quanto una “macchina “. È con questo in mente che gli orizzonti dell'”immortalità”
rischiano di essere offerti nella forma della conservazione artificiale dei
ricordi personali (che sono abbastanza facili da simulare).
Così,
l’individuo del futuro, come compimento dell’intero programma del liberalismo ora
“Liberal
Dem Usa” ,
non potrà garantire proprio quello che è stato l’obiettivo principale del
progresso liberale, cioè la sua individualità.
L’essere liberale del futuro, anche in teoria,
non è un individuum, qualcosa di “indivisibile”, ma piuttosto un “dividuum”,
cioè qualcosa di divisibile e fatto di parti sostituibili. Tale è la macchina: è composta da una
combinazione di parti.
Nella
fisica teorica, c’è stata a lungo una transizione dalla teoria degli “atomi”
(cioè delle “unità indivisibili della materia”) alla teoria delle particelle, che
sono pensate non come “parti di qualcosa di intero” ma come “parti senza un totale.” L’individuo nel suo insieme si
decompone anche in parti componenti, che possono essere rimontate, ma anche non
assemblate, utilizzate invece come bio-costruttore. Da qui le figure di mutanti, chimere
e mostri che abbondano nella narrativa moderna, popolando le più immaginate (e
quindi, in un certo senso, anticipate e persino pianificate) versioni del
futuro.
I
postmodernisti e i realisti speculativi hanno già preparato il terreno
proponendo di sostituire il corpo umano come qualcosa di intero con l’idea di
un “parlamento di organi” (B. Latour). In questo modo l’individuo – anche come unità biologica –
diventerebbe qualcos’altro, mutando proprio nel momento in cui raggiunge la sua
incarnazione assoluta.
Il
progresso umano nell’interpretazione “liberal Dem Usa” finisce inevitabilmente
con l’abolizione dell’umanità.
Questo
è ciò che sospettano, anche se molto vagamente, tutti coloro che si battono
contro il globalismo e il liberalismo.
Sebbene
i QAnon e le loro teorie cospirative anti-liberali distorcano la realtà solo
fornendo tratti sospetti e grotteschi che i liberali possono facilmente
confutare,
la realtà, se descritta in modo sobrio e oggettivo, è molto più spaventosa
delle sue più allarmanti e mostruose premonizioni.
“The
Great Reset”
è davvero un
piano per l’eliminazione dell’umanità. Perché proprio a questa conclusione
conduce logicamente la linea del «progresso» liberamente inteso: l’aspirazione a liberare l’individuo
da ogni forma di identità collettiva non può non sfociare nella liberazione
dell’individuo da sé stesso.
Parte
4. Il grande risveglio.
Il
grande risveglio: un urlo nella notte
Ci
stiamo avvicinando a una tesi che rappresenta l’esatto opposto del “Grande
Reset”: la tesi del “Grande Risveglio”.
Questo
slogan è stato lanciato per la prima volta dagli antiglobalisti americani, come
il conduttore del canale televisivo alternativo Infowars, Alex Jones, che è
stato sottoposto alla censura globalista e al de-platforming dai social network
nella prima fase della presidenza Trump, e gli attivisti QAnon.
È
importante che ciò avvenga negli Stati Uniti, dove è imperversata l’amarezza
tra le élite globaliste e i populisti che hanno avuto un proprio presidente,
anche se per soli quattro anni e irrigiditi dagli ostacoli amministrativi e dai
limiti dei propri orizzonti ideologici.
Liberati
da un serio bagaglio ideologico e filosofico, gli antiglobalisti hanno saputo
cogliere l’essenza dei processi più importanti in atto nel mondo moderno.
Il globalismo, il liberalismo e il Grande
Reset, come espressioni della determinazione delle “élite straricche liberal Dem Usa “ a portare a termine i loro piani, con
ogni mezzo – compresa la dittatura totale, la repressione su larga scala e le campagne
di totale disinformazione – hanno incontrato una resistenza crescente e sempre
più consapevole .
Alex
Jones conclude i suoi programmi con lo stesso grido di battaglia: “Sei la
Resistenza!”.
In
questo caso, lo stesso Alex Jones o gli attivisti di QAnon non hanno visioni
del mondo rigorosamente definite. In questo senso, sono rappresentanti delle masse, gli
stessi “deplorevoli” che furono così dolorosamente umiliati da Hillary Clinton.
Quello che ora si sta risvegliando non è un campo di
oppositori ideologici del liberalismo, nemici del capitalismo o oppositori
ideologici della democrazia. Non sono nemmeno conservatori. Sono solo persone, persone in quanto
tali, le più ordinarie e semplici. Ma… persone che vogliono essere e rimanere
umane, avere e mantenere la loro libertà, genere, cultura e vita, legami
concreti con la loro Patria, con il mondo che li circonda, con le persone.
Il
Grande Risveglio non riguarda le élite e gli intellettuali, ma le persone, le
masse, le persone in quanto tali.
E il
Risveglio in questione non riguarda l’analisi ideologica. È una reazione spontanea delle masse,
poco competenti in filosofia, che hanno improvvisamente capito, come bestiame
davanti al macello, che il loro destino è già stato deciso dai loro governanti
e che non c’è più spazio per le persone in futuro.
Il
Grande Risveglio è spontaneo, in gran parte inconscio, intuitivo e cieco. Non è affatto uno sbocco per la
consapevolezza, per la conclusione, per un’analisi storica approfondita. Come abbiamo visto nel filmato del
Campidoglio, gli attivisti pro-Trump e i sostenitori QAnon sembrano personaggi
dei fumetti o supereroi Marvel. La cospirazione è una malattia infantile
dell’anti-globalizzazione.
Ma,
d’altra parte, è l’inizio di un processo storico fondamentale. Nasce così il polo di opposizione al
corso stesso della storia nella “sua accezione liberal Dem Usa”.
Questo
è il motivo per cui la tesi del Grande Risveglio non dovrebbe essere
frettolosamente caricata di dettagli ideologici, siano essi il conservatorismo
fondamentale (compreso il conservatorismo religioso), il tradizionalismo, la
critica marxista del capitale o la protesta anarchica per il bene della
protesta.
Il Grande Risveglio è qualcosa di più organico, più spontaneo e allo stesso
tempo tettonico. È così che l’umanità viene improvvisamente illuminata dalla
consapevolezza della vicinanza della sua fine imminente.
Ed è
per questo che il Grande Risveglio è così grave. Ed è per questo che viene
dall’interno degli Stati Uniti, quella civiltà in cui il crepuscolo del “liberalismo
antico” è più fitto.
È un grido dal centro stesso dell’inferno, da quella
zona dove il futuro nero è già in parte arrivato.
Il
Grande Risveglio è la risposta spontanea delle masse umane al Grande Reset.
Certo, si può essere scettici. Le ricche élite “liberal Dem Usa” , soprattutto oggi,
controllano tutti i principali processi di civiltà.
Controllano
le finanze del mondo e possono farci qualsiasi cosa, dall’emissione illimitata
a qualsiasi manipolazione di strumenti e strutture finanziarie. Nelle loro mani
c’è l’intera macchina militare statunitense e la gestione degli alleati della
NATO. Biden promette di rafforzare l’influenza di Washington in questa
struttura, che si è quasi disintegrata negli ultimi anni.
Quasi
tutti i giganti dell’High Tech sono subordinati ai “liberal Dem Usa” : computer, iPhone, server, telefoni
e social network sono strettamente controllati da alcuni monopolisti che sono
membri del club globalista. Ciò significa che i Big Data, cioè l’intero corpo di
informazioni su praticamente l’intera popolazione della Terra, hanno un
proprietario e un padrone.
Tecnologia,
centri scientifici, istruzione globale, cultura, media, medicina e servizi
sociali sono completamente nelle loro mani.
I
liberal Dem Usa nei governi e nei
circoli di potere sono i componenti organici di queste reti planetarie che
hanno tutte la stessa sede.
I
servizi di intelligence dei paesi occidentali e i loro agenti in altri regimi lavorano per i
globalisti, reclutati o corrotti, costretti a collaborare o come volontari.
Viene
da chiedersi: come possono in questa situazione ribellarsi al globalismo i sostenitori
del “Grande Risveglio”?
In che modo, senza avere risorse, possono affrontare
efficacemente l’élite globale? Quali armi usare? Quale strategia seguire? E,
inoltre, su quale ideologia affidarsi? – perché i “liberal Dem Usa e
globalisti” in tutto il mondo sono uniti e hanno un’idea comune, un obiettivo
comune e una linea comune, mentre i loro oppositori sono disparati non solo in
società diverse, ma anche all’interno della stessa cosa.
Naturalmente,
queste contraddizioni nelle file dell’opposizione sono ulteriormente esacerbate
dalle élite dominanti, che sono abituate a dividere per dominare. I musulmani
sono contrapposti ai cristiani, la sinistra contro la destra, gli europei
contro i russi o i cinesi, ecc.
Ma il
Grande Risveglio sta accadendo non a causa di, ma nonostante tutto questo. L’umanità stessa, l’uomo come eidos,
l’uomo come comune, l’uomo come identità collettiva, e in tutte le sue forme
insieme, organica e artificiale, storica e innovativa, orientale e occidentale,
si ribella
ai liberal Dem Usa.
Il
Grande Risveglio è solo l’inizio.
Non è
nemmeno cominciato. Ma il fatto che abbia un nome, e che questo nome sia
apparso proprio nell’epicentro delle trasformazioni ideologiche e storiche,
negli Stati Uniti, sullo sfondo della drammatica sconfitta di Trump, della
disperata acquisizione del Campidoglio e della crescente ondata di repressione”
liberal Dem Usa” , poiché i globalisti
non nascondono più la natura totalitaria sia della loro teoria che della loro
pratica, è di grande (forse cruciale) importanza.
Il
Grande Risveglio contro il “Grande Reset” è la rivolta dell’umanità contro le
élite “liberal Dem Usa al potere”.
Inoltre, è la ribellione dell’Uomo contro il suo nemico secolare, il nemico
della stessa razza umana.
Se c’è
chi proclama il “Grande Risveglio”, per quanto ingenue possano sembrare le sue
formule, questo già significa che non tutto è perduto, che nelle masse sta
maturando un nocciolo di Resistenza, che cominciano a mobilitarsi. Da questo momento inizia la storia di
una rivolta mondiale, una rivolta contro il Grande Risveglio e i suoi adepti.
Il
Grande Risveglio è un lampo di coscienza alla soglia della Singolarità. È l’ultima opportunità per prendere
una decisione alternativa sul contenuto e sulla direzione del futuro. La completa sostituzione degli esseri
umani con nuove entità, nuove divinità, non può essere imposta semplicemente
con la forza dall’alto. Le élite globaliste devono sedurre l’umanità, ottenerne –
anche se vagamente – un certo consenso. Il Grande Risveglio richiede un deciso
“No”!
Questa
non è ancora la fine della guerra, nemmeno la guerra stessa. Inoltre, non è
ancora iniziata. Ma è la possibilità di un tale inizio. Un nuovo inizio nella storia
dell’uomo.
Naturalmente, il Grande Risveglio è completamente
impreparato.
Come
abbiamo visto, negli stessi Stati Uniti gli oppositori del” liberal Dem Usa” ,
sia Trump che i trumpisti, sono pronti a rifiutare l’ultima fase della
democrazia liberal Dem Usa , ma non pensano nemmeno a una vera e propria
critica al capitalismo. Difendono ieri e oggi contro un domani incombente e sinistro.
Ma mancano di un vero e proprio orizzonte ideologico. Stanno cercando di salvare la fase
precedente e antica della stessa democrazia liberale, lo stesso capitalismo,
dalle sue fasi tardive e più avanzate. E questo di per sé contiene una
contraddizione.
Anche
la sinistra contemporanea ha dei limiti nella sua critica al capitalismo, sia
perché condivide una concezione materialistica della storia (Marx era d’accordo
sulla necessità del capitalismo mondiale, che sperava sarebbe poi stato
superato dal proletariato mondiale) sia perché i movimenti socialisti e comunisti
sono stati recentemente rilevati dai “liberal Dem Usa” e riorientati dal condurre una guerra di
classe contro il capitalismo alla protezione dei migranti, delle minoranze
sessuali e alla lotta contro i “fascisti” immaginari.
La
destra, invece, è confinata ai suoi stati-nazione e alle sue culture, non
vedendo che i popoli di altre civiltà si trovano nella stessa situazione
disperata.
Le nazioni borghesi emerse agli albori dell’età moderna rappresentano un
vestigio della civiltà borghese.
Questa
civiltà oggi sta distruggendo e abolendo ciò che essa stessa ha creato proprio
ieri, usando nel frattempo tutti i limiti dell’identità nazionale per impedire
all’umanità in uno stato frammentato e conflittuale di confrontarsi con i
globalisti.
Quindi
c’è il Grande Risveglio, ma non ha ancora una base ideologica.
Se è
veramente storico, e non un fenomeno effimero e puramente periferico, allora ha
semplicemente bisogno di un fondamento, che vada al di là delle ideologie
politiche esistenti emerse in epoca moderna nello stesso Occidente.
Rivolgersi
a qualcuno di loro significherebbe automaticamente che ci troviamo nella
prigionia ideologica della formazione del capitale.
Quindi,
nel cercare una piattaforma per il Grande Risveglio che è scoppiato negli Stati
Uniti, per l’ispirazione dobbiamo guardare oltre la società americana e la
storia americana piuttosto breve e guardare ad altre civiltà, soprattutto alle “ideologie non
liberal Dem Usa” della stessa Europa.
Ma
anche questo non basta, perché insieme alla decostruzione del vecchio liberalismo, dobbiamo trovare appoggio nelle
diverse civiltà dell’umanità, lungi dall’essere stremate dall’Occidente da dove
origina e proviene
la principale minaccia – a Davos, in Svizzera! – proclamata il “Grande Reset”.
L’Internazionale
delle Nazioni contro l’Internazionale delle élite.
“The
Great Reset”
vuole rendere il mondo nuovamente unipolare per muoversi verso una non polarità
globalista, dove le élite globaliste e stra-ricche diventeranno pienamente
internazionali e la loro residenza sarà dispersa in tutto lo spazio del
pianeta.
Questo
è il motivo per cui il globalismo determina la fine degli Stati Uniti come
paese, stato, società. Questo è ciò che i Trumpisti e i sostenitori del Grande
Risveglio percepiscono, a volte intuitivamente. Biden è una sentenza emessa
sugli Stati Uniti. E dagli Stati Uniti a tutti gli altri.
Di
conseguenza, per la salvezza delle persone, dei popoli e delle società, il
Grande Risveglio deve iniziare con la multipolarità. Questa non è solo la salvezza
dell’Occidente stesso, e nemmeno la salvezza di tutti gli altri dall’Occidente,
ma la
salvezza dell’umanità, sia occidentale che non occidentale, dalla dittatura
totalitaria delle élite capitaliste liberal Dem Usa.
E
questo non può essere fatto solo dal popolo dell’Occidente o dal popolo
dell’Oriente. Qui è necessario agire insieme. Il Grande Risveglio richiede
un’internazionalizzazione della lotta dei popoli contro
l’internazionalizzazione delle élite globaliste.
La
multipolarità diventa il punto di riferimento più importante e la chiave della
strategia del Grande Risveglio. Solo facendo appello a tutte le nazioni, culture e
civiltà dell’umanità siamo in grado di raccogliere forze sufficienti per
contrastare efficacemente il “Grande Reset” e l’orientamento verso la
Singolarità.
Ma in
questo caso l’intero quadro dell’inevitabile confronto finale si rivela molto
meno disperato. Se diamo uno sguardo a tutto ciò che potrebbe diventare i poli del Grande
Risveglio, la situazione si presenta sotto una luce un po’ diversa. L’Internazionale dei Popoli, una
volta che si comincia a pensare in queste categorie, non si rivela né un’utopia
né un’astrazione. Inoltre, possiamo già facilmente vedere un enorme potenziale
e come questo possa essere sfruttato nella lotta contro il “Grande Reset”.
Elenchiamo
brevemente le riserve su cui il Grande Risveglio può contare su scala mondiale.
La
guerra civile americana: la scelta del nostro campo.
Negli
Stati Uniti, abbiamo un punto d’appoggio nel trumpismo. Sebbene lo stesso Trump
abbia perso, ciò non significa che lui stesso si sia lavato le mani, si sia
rassegnato a una vittoria rubata e che i suoi sostenitori – 70.000.000 di
americani – si siano sistemati e abbiano accettato la “dittatura liberal Dem Usa” come un dato di fatto. Non lo hanno
fatto.
D’ora in poi, c’è un potente clandestino
anti-globalista negli stessi Stati Uniti, in gran numero (metà della
popolazione!), amareggiato e spinto a disprezzare il totalitarismo liberal Dem
Usa.
La
distopia del 1984 di Orwell non era incarnata in un regime comunista o
fascista, ma ora è in un regime liberale inteso come l’attuale “LIBERAL DEM USA
“ . Ma
l’esperienza sia del comunismo sovietico che della Germania nazista mostra che
la resistenza è sempre possibile.
Oggi,
gli Stati Uniti sono essenzialmente in uno stato di guerra civile.
I” liberal Dem Usa” -ossia i bolscevichi -hanno preso
il potere e i loro oppositori sono stati messi all’opposizione e sono sul punto
di diventare illegali. Un’opposizione di 70.000.000 di persone è seria. Naturalmente, sono dispersi e
potrebbero essere allo sbando dalle incursioni punitive dei Democratici e dalla
nuova tecnologia totalitaria della Big Tech.
Ma è troppo
presto per cancellare il popolo americano. Chiaramente, hanno ancora un certo
margine di forza e metà della popolazione statunitense è pronta a difendere la
propria “vera “libertà individuale ad ogni costo. E oggi la domanda è proprio
questa: Biden o libertà “vera”.
Naturalmente,
i “liberal Dem Usa”(ossia i bolscevici) cercheranno di abolire il Secondo Emendamento
e di disarmare la popolazione, che sta diventando sempre meno fedele all’élite
globalista.
È probabile che i Democratici (Dem Usa)
cercheranno di uccidere lo stesso sistema bipartitico introducendo un regime
essenzialmente monopartitico, proprio nello spirito dell’attuale stato della
loro ideologia. Questo è “liberal-bolscevismo”.
Ma le
guerre civili non hanno mai conclusioni scontate. La storia è aperta e la
vittoria per entrambe le parti è sempre possibile. Soprattutto se l’umanità si rende
conto di quanto sia importante l’opposizione americana per la vittoria
universale sul globalismo.
Non
importa come ci sentiamo nei confronti degli Stati Uniti, di Trump e dei
Trumpisti, tutti noi dobbiamo semplicemente sostenere il polo americano del
Grande Risveglio. Salvare l’America dai globalisti, e quindi contribuire a
renderla di nuovo grande, è il nostro compito comune.
Populismo
europeo: superare destra e sinistra.
L’ondata
di populismo anti-liberal Dem Usa non si placa nemmeno in Europa.
Sebbene
il globalista Macron (pupillo di Klaus Schwab )sia riuscito a contenere le
violente proteste dei “Gilet Gialli” e i” liberal Dem Usa” italiani e tedeschi abbiano isolato e impedito ai partiti
di destra e ai loro leader di salire al potere, questi processi sono
inarrestabili.
Il populismo contro “ il liberal Dem Usa “esprime
lo stesso Grande Risveglio, ma solo su suolo europeo e con specificità europea.
Per
questo polo di resistenza è estremamente importante una nuova riflessione
ideologica. Le società europee sono ideologicamente molto più attive di quelle
americane, e quindi le tradizioni della politica di destra e di sinistra – e le
loro contraddizioni intrinseche – sono molto più sentite.
Sono
proprio queste contraddizioni che le “élite liberal Dem Usa” stanno sfruttando per
mantenere la loro posizione nell’Unione europea.
Il
fatto è che l’odio per i “liberal Dem Usa” in Europa cresce contemporaneamente
da due parti: la sinistra li vede come rappresentanti del grande capitale,
sfruttatori che hanno perso ogni decenza, e la destra li vede come provocatori
di migrazioni di massa artificiali, distruttori delle ultime vestigia dei
valori tradizionali, distruttori della cultura europea e becchini della classe
media.
Allo stesso tempo, per la maggior parte, i populisti
sia di destra che di sinistra hanno messo da parte le ideologie tradizionali
che non soddisfano più le esigenze storiche ed esprimono le loro opinioni in
forme nuove, talvolta contraddittorie e frammentarie.
Il
rifiuto delle ideologie “liberal Dem Usa” ,ossia del comunismo ortodosso ,è generalmente positivo; dà ai populisti una base nuova, molto
più ampia. Ma è anche la loro debolezza.
Tuttavia,
la cosa più fatale del populismo europeo non è tanto la sua deideologizzazione
quanto la persistenza del profondo e reciproco rifiuto tra sinistra e destra
che persiste dalle epoche storiche precedenti.
L’emergere
di un polo europeo del Grande Risveglio deve comportare la risoluzione di
questi due compiti ideologici: il definitivo superamento del confine tra sinistra e destra
(cioè il rifiuto obbligato dell'”antifascismo” artificioso di alcuni e di
“anticomunismo” inventato da altri) e l’elevazione del populismo in quanto
tale – populismo integrale – a modello ideologico indipendente.
Il suo significato e il suo messaggio
dovrebbero essere una critica radicale del liberalismo “ora diventato Liberal Dem Usa” e del suo stadio più alto, il globalismo, combinando allo stesso tempo la richiesta di giustizia sociale e
la conservazione dell’identità culturale tradizionale.
In
questo caso, il populismo europeo, prima di tutto, acquisirà una massa critica
che è fatalmente carente poiché i populisti di destra e di sinistra sprecano
tempo e fatica per regolare i conti tra loro e, in secondo luogo, diventerà un
elemento di primaria importanza nel polo del Grande Risveglio.
La
Cina e la sua identità collettiva.
Gli
oppositori del Great Reset hanno un altro argomento significativo: la Cina
contemporanea. Sì, la Cina ha sfruttato le opportunità offerte dalla
globalizzazione per rafforzare l’economia della sua società. Ma la Cina non ha
accettato lo spirito stesso del globalismo, il “liberal Dem Usa” ,
l’individualismo e il nominalismo dell’ideologia globalista.
La
Cina ha preso dall’Occidente solo ciò che l’ha resa più forte, ma ha rifiutato
ciò che la renderebbe più debole. Questo è un gioco pericoloso, ma finora la
Cina lo ha affrontato con successo.
In
effetti, la Cina è una società tradizionale con migliaia di anni di storia e
un’identità stabile. E intende chiaramente rimanere tale in futuro. Ciò è
particolarmente chiaro nelle politiche dell’attuale leader cinese, Xi Jinping.
È pronto a scendere a compromessi tattici con l’Occidente, ma è determinato nel
garantire che la sovranità e l’indipendenza della Cina crescano e si
rafforzino.
Che i
globalisti e Biden agissero in solidarietà con la Cina è un mito. Sì, Trump ci
ha fatto affidamento e lo ha detto Bannon, ma questo è il risultato di un
orizzonte geopolitico ristretto e di una profonda incomprensione dell’essenza
della civiltà cinese. La Cina seguirà la sua linea e rafforzerà le strutture
multipolari. La Cina, infatti, è il polo più importante del Grande Risveglio,
un punto che diverrà chiaro se si prende come punto di partenza la necessità di
un’internazionalizzazione dei popoli. La Cina è un popolo con una distinta
identità collettiva. L’individualismo cinese non esiste affatto e, se esiste, è
un’anomalia culturale. La civiltà cinese è il trionfo del clan, del popolo,
dell’ordine e della struttura su tutta l’individualità.
Naturalmente,
il Grande Risveglio non deve diventare cinese. Non dovrebbe essere affatto
uniforme: ogni nazione, ogni cultura, ogni civiltà ha il proprio spirito e il
proprio eidos. L’umanità è diversa. E la sua unità può essere avvertita più
acutamente solo quando si trova di fronte a una seria minaccia che incombe su
tutti loro. E questo è esattamente ciò che è il Great Reset.
Islam
contro la globalizzazione.
Un
altro argomento del Grande Risveglio riguarda i popoli della civiltà islamica.
Che il globalismo” liberal Dem Usa” e
l’egemonia occidentale siano radicalmente rifiutati dalla cultura islamica e
dalla stessa religione islamica su cui tale cultura si basa è ovvio. Certo,
durante il periodo coloniale e sotto il potere e l’influenza economica
dell’Occidente, alcuni stati islamici si sono trovati nell’orbita del
capitalismo, ma praticamente in tutti i paesi islamici c’è un rifiuto sostenuto
e profondo del liberal Dem Usa e soprattutto del moderno liberal Dem Usa
globalista .
Questo
si manifesta sia in forme estreme – il fondamentalismo islamico – sia in forme
moderate. In alcuni casi, singoli movimenti religiosi o politici diventano
portatori dell’iniziativa antiliberale, mentre in altri casi lo Stato stesso
assume questa missione. In ogni caso, le società islamiche sono ideologicamente
preparate all’opposizione sistemica e attiva alla globalizzazione “liberal Dem
Usa”. I progetti di The Great Reset non contengono nulla, nemmeno in teoria,
che possa piacere ai musulmani. Ecco perché l’intero mondo islamico nel suo
insieme rappresenta un grande polo del Grande Risveglio.
Tra i
paesi islamici, l’Iran sciita e la Turchia sunnita sono i più contrari alla
strategia globalista.
Inoltre,
se la principale motivazione dell’Iran è l’idea religiosa dell’avvicinarsi
della fine del mondo e dell’ultima battaglia, dove il principale nemico –
Dajjal – è chiaramente riconosciuto come Occidente, liberal Dem Usa e
globalismo, allora la Turchia è guidata più da considerazioni pragmatiche, ossia
dal desiderio di rafforzare e preservare la
propria sovranità nazionale e garantire l’influenza turca in Medio Oriente e
nel Mediterraneo orientale.
La
politica di Erdogan di allontanarsi gradualmente dalla NATO combina la
tradizione nazionale di Kemal Ataturk con il desiderio di ricoprire il ruolo di
leader dei musulmani sunniti, ma entrambi sono realizzabili solo in opposizione
alla globalizzazione “liberal Dem Usa” , che prevede la completa
secolarizzazione delle società. l’indebolimento (e, al limite, l’abolizione)
degli stati-nazione, e nel frattempo la concessione dell’autonomia politica
alle minoranze etniche, mossa che sarebbe devastante per la Turchia a causa del
grande e piuttosto attivo fattore curdo.
Il
Pakistan sunnita, che rappresenta un’altra forma di combinazione di politica
nazionale e islamica, si sta gradualmente allontanando sempre più dagli Stati
Uniti e dall’Occidente.
Sebbene
i paesi del Golfo siano più dipendenti dall’Occidente, uno sguardo più da
vicino all’Islam arabo, e ancor di più l’Egitto, che è un altro stato
importante e indipendente nel mondo islamico, rivela sistemi sociali che non
hanno nulla a che fare con l’agenda globalista e sono naturalmente predisposto
a schierarsi con il Grande Risveglio.
Questo
è ostacolato solo dalle contraddizioni tra gli stessi musulmani, abilmente
aggravate dall’Occidente e dai centri di controllo globalisti, non solo tra
sciiti e sunniti ma anche dai conflitti regionali tra i singoli stati sunniti
stessi.
Il
contesto del Grande Risveglio potrebbe diventare una piattaforma ideologica
anche per l’unificazione del mondo islamico nel suo insieme, poiché
l’opposizione al “Grande Reset” è un imperativo incondizionato per quasi tutti
i paesi islamici.
Questo
è ciò che permette di prendere come comune denominatore la strategia e
l’opposizione dei globalisti. La consapevolezza della portata del Grande
Risveglio permetterebbe, entro certi limiti, di annullare l’acutezza delle contraddizioni
locali per contribuire alla formazione di un altro polo di resistenza globale.
La
missione della Russia: essere in prima linea nel Grande Risveglio.
Infine,
il polo più importante del Grande Risveglio è destinato alla Russia.
Nonostante
la Russia sia stata in parte coinvolta nella civiltà occidentale, attraverso la
cultura illuminista durante il periodo zarista, sotto i bolscevichi, e
soprattutto dopo il 1991, in ogni fase – nell’antichità come nel presente – la
profonda identità della società russa è profondamente diffidente nei confronti
dell’Occidente, in particolare del” liberal Dem Usa” e della globalizzazione.
Il nominalismo è profondamente estraneo al popolo russo nelle sue stesse
fondamenta.
L’identità
russa ha sempre dato priorità al comune – il clan, il popolo, la chiesa, la
tradizione, la nazione e il potere, e persino il comunismo rappresentava –
anche se artificiale, in termini di classe – un’identità collettiva contraria
all’individualismo borghese.
I russi hanno ostinatamente rifiutato e continuano
a rifiutare il nominalismo in tutte le sue forme. E questa è una piattaforma
comune sia per il periodo monarchico che per quello sovietico.
Dopo
il tentativo fallito di integrarsi nella comunità globale negli anni ’90,
grazie al
fallimento delle riforme “liberal Dem Usa” , la società russa è diventata ancora
più convinta della misura in cui il globalismo e gli atteggiamenti e principi
individualisti sono estranei ai russi.
Questo
è ciò che determina il sostegno generale al corso conservatore e sovrano di Putin.
I
russi rifiutano il “Grande Reset” sia da destra che da sinistra – e questo,
insieme alle tradizioni storiche, all’identità collettiva e alla percezione
della sovranità e della libertà dello Stato come il valore più alto, non è
momentaneo, ma a lungo termine , caratteristica fondamentale della civiltà
russa.
Il
rifiuto del “liberal Dem Usa” e della
globalizzazione è diventato particolarmente acuto negli ultimi anni, poiché il “liberal
Dem Usa” stesso ha rivelato le sue caratteristiche profondamente ripugnanti alla
coscienza russa. Ciò giustificava una certa simpatia tra i russi per Trump e un
parallelo profondo disgusto per i suoi oppositori “liberal Dem Usa”.
Da
parte di Biden, l’atteggiamento nei confronti della Russia è abbastanza
simmetrico. Lui e le élite globaliste in generale vedono la Russia come il
principale avversario della civiltà, rifiutandosi ostinatamente di accettare il
vettore del “progressismo liberal Dem Usa” e difendendo ferocemente la sua sovranità
politica e la sua identità.
Naturalmente,
anche la Russia di oggi non ha un’ideologia completa e coerente che potrebbe
porre una seria sfida al Grande Reset. Inoltre, le élite liberal Dem Usa radicate ai vertici della società sono ancora
forti e influenti in Russia, e le idee, le teorie e i “metodi liberal Dem Usa”
dominano ancora l’economia, l’istruzione, la cultura e la scienza.
Tutto
ciò indebolisce il potenziale della Russia, disorienta la società e pone le
basi per crescenti contraddizioni interne. Ma, nel complesso, la Russia è la
più importante, se non la principale! – polo del Grande Risveglio.
Questo
è esattamente ciò a cui tutta la storia russa ha portato, esprimendo una
convinzione interiore che i russi stanno affrontando qualcosa di grande e
decisivo nella drammatica situazione della Fine dei Tempi, la fine della
storia. Ma è proprio questo fine, nella sua versione peggiore, che implica il
progetto Great Reset. La vittoria del globalismo, del nominalismo e
dell’avvento della Singolarità significherebbe il fallimento della missione
storica russa, non solo nel futuro ma anche nel passato. Dopotutto, il
significato della storia russa è stato diretto proprio verso il futuro e il
passato ne era solo una preparazione.
E in
questo futuro che si avvicina, il ruolo della Russia non è solo quello di
partecipare attivamente al Grande Risveglio, ma anche di esserne in prima
linea, proclamando l’imperativo dell’Internazionale dei Popoli nella lotta al “liberal Dem Usa” ( il
bolscevismo ) , la peste del 21° secolo.
Il
risveglio della Russia: una rinascita imperiale.
Cosa
significa per la Russia in tali circostanze “svegliarsi”? Significa
ripristinare completamente la scala storica, geopolitica e di civiltà della
Russia, diventando un polo del nuovo mondo multipolare.
La
Russia non è mai stata “solo un paese”, tanto meno “solo uno tra gli altri
paesi europei”.
Nonostante tutta l’unità delle nostre radici con
l’Europa, che risalgono alla cultura greco-romana, la Russia in tutte le fasi
della sua storia ha seguito un suo percorso particolare, che ha inciso anche
sulla nostra scelta ferma e incrollabile dell’ortodossia e del bizantinismo in
generale , che ha largamente determinato il nostro allontanamento dall’Europa
occidentale, che ha scelto il cattolicesimo e poi il protestantesimo. Nell’età moderna, questo stesso
fattore di profonda sfiducia nei confronti dell’Occidente si è riflesso nel
fatto che non siamo stati così colpiti dallo spirito stesso del Modernismo nel
nominalismo , individualismo e dal liberal Dem Usa. E anche quando abbiamo
preso in prestito alcune dottrine e ideologie dall’Occidente, erano spesso
critiche, ad esempio :
L’identità
della Russia è stata anche fortemente influenzata dal vettore orientale –
turaniano. Come hanno dimostrato i filosofi eurasisti, incluso il grande
storico russo Lev Gumilev, lo stato mongolo di Gengis Khan fu un’importante
lezione per la Russia nell’organizzazione centralizzata di tipo imperiale, che
in gran parte predeterminò la nostra ascesa come Grande Potenza dal XV secolo,
quando l’Orda d’Oro crollò e la Russia moscovita prese il suo posto nello
spazio dell’Eurasia nord-orientale.
Questa
continuità con la geopolitica dell’Orda portò naturalmente alla potente
espansione delle ere successive. In ogni momento, la Russia ha difeso e
affermato non solo i suoi interessi, ma anche i suoi valori.
Così,
la Russia si è rivelata l’erede di due imperi che crollarono all’incirca nello
stesso periodo, nel XV secolo: l’impero bizantino e quello mongolo. L’impero è diventato il nostro
destino. Anche nel XX secolo, con tutto il radicalismo delle riforme
bolsceviche, la Russia è rimasta un impero contro ogni previsione, questa volta sotto
le spoglie dell’impero sovietico.
Ciò
significa che la nostra rinascita è inconcepibile senza il ritorno alla
missione imperiale fissata nel nostro destino storico.
Questa
missione è diametralmente opposta al progetto globalista del “Great Reset”.
E sarebbe naturale aspettarsi che nella loro
corsa decisiva i globalisti faranno tutto ciò che è in loro potere per impedire
una rinascita imperiale in Russia.
Di
conseguenza, abbiamo proprio bisogno di questo: un Rinascimento Imperiale.
Non
per imporre la nostra verità russa e ortodossa agli altri popoli, culture e
civiltà, ma per far rivivere, fortificare e difendere la nostra identità e
aiutare gli altri nella propria rinascita, per fortificare e difendere la
propria il più possibile.
La
Russia non è l’unico obiettivo del “Grande Reset”, anche se per molti versi il
nostro Paese è l’ostacolo principale all’esecuzione dei loro piani.
Ma
questa è la nostra missione: essere il “Katechon”, “colui che trattiene”,
impedendo l’arrivo dell’ultimo male nel mondo.
Tuttavia,
agli occhi dei globalisti, anche altre civiltà, culture e società tradizionali
devono essere oggetto di smantellamento, riformattazione e trasformazione in
una massa cosmopolita globale indifferenziata e, nel prossimo futuro, essere
sostituite da nuove forme di vita post-umane , organismi, meccanismi o loro
ibridi.
Pertanto,
il risveglio imperiale della Russia è chiamato ad essere un segnale per una
rivolta universale di popoli e culture contro le élite globaliste liberal Dem
Usa .
Attraverso
la rinascita come impero, come impero ortodosso, la Russia costituirà un
esempio per altri imperi: cinese, turco, persiano, arabo, indiano, nonché
latinoamericano, africano… e europeo. Invece del dominio di un unico
“Impero” globalista del Grande Reset, il risveglio russo dovrebbe essere
l’inizio di un’era di molti imperi.
Verso
la vittoria del Grande Risveglio.
Se
sommiamo il trumpismo statunitense, il populismo europeo (di destra e di
sinistra), la Cina, il mondo islamico e la Russia, e prevediamo che a un certo
punto la grande civiltà indiana, l’America Latina e l’Africa, che sta entrando
in un altro ciclo di decolonizzazione, e tutti i popoli e le culture
dell’umanità in generale possono anche unirsi a questo campo, non abbiamo
semplici marginali sparsi e confusi che cercano di opporsi alle “potenti élite
liberal Dem Usa” che guidano l’umanità
al massacro finale, ma un fronte a tutti gli effetti che include attori di
varie scale, dalle grandi potenze con economie planetarie e armi nucleari a
forze e movimenti politici, religiosi e sociali influenti e numerosi.
Il
potere dei globalisti, dopotutto, si basa su insinuazioni e “miracoli neri”.
Governano
non sulla base del potere reale, ma su illusioni, simulacri e immagini
artificiali, che cercano maniacalmente di instillare nella mente dell’umanità.
Dopotutto,
il Grande Reset è stato proclamato da una manciata di vecchi globalisti
degenerati e ansimante sull’orlo della demenza (come lo stesso Biden, il
raggrinzito cattivo Soros o il grasso borghese Schwab) e una marmaglia
marginale e perversa selezionata per illustrare il fulmine -rapidi opportunità
di carriera per tutti i deplorevoli.
Certo,
hanno le borse e le macchine da stampa, i truffatori di Wall Street e gli
inventori drogati della Silicon Valley che lavorano per loro.
Gli
agenti dell’intelligence disciplinati e i generali dell’esercito obbedienti
sono subordinati a loro.
Ma questo è trascurabile rispetto a tutta
l’umanità, agli uomini di lavoro e di pensiero, al fondo delle istituzioni
religiose e alla ricchezza fondamentale delle culture.
Il
Grande Risveglio significa che abbiamo capito l’essenza di quella strategia
fatale, sia assassina che suicida del “progresso” come la intendono le élite
liberal Dem Usa e globaliste.
E se
lo capiamo, allora siamo in grado di spiegarlo agli altri. I risvegliati
possono e devono risvegliare tutti gli altri. E se riusciremo in questo, non
solo il “Grande Reset” fallirà, ma verrà emesso un giusto giudizio su coloro che si
sono posti l’obiettivo di distruggere l’umanità, prima nello spirito e ora nel
corpo.
( Aleksandr Dugin, katehon.com).
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