i partiti “Liberal Dem Usa “sono scollegati dalla realtà
In Usa
e nell’occidente i partiti “Liberal
Dem
Usa “sono
scollegati dalla realtà.
Le
coalizioni sono in crisi.
Draghi
non cede sulle armi.
msn.com-ilgiornale.it-
Adalberto Signore- (5-5-2022)- ci dice :
In
Italia poco più di tre mesi e le due coalizioni che sostengono il governo di
Mario Draghi sono finite terremotate.
Il
primo strappo ha lacerato soprattutto il centrodestra, compromettendo il già
difficile rapporto tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Il
secondo, invece, proprio in questi giorni ha pesantemente incrinato l'asse tra
Pd e M5s, con Giuseppe Conte che ormai da 48 ore strizza l'occhio al suo
personale Papeete.
Non si
spiega altrimenti un ex premier e leader di maggioranza che nel giro di due
giorni accusa il «suo» presidente del Consiglio prima di «ricatto» (sul
termovalorizzatore di Roma) e poi di
«rappresaglia» (sul no al Superbonus).
Così, ci sta che a Palazzo Chigi siano più che
convinti che Conte sia ormai entrato in modalità-campagna elettorale.
D’altra
parte, la richiesta a Draghi di riferire alle Camere sulle armi è alquanto
pretestuosa.
Il
voto del Parlamento dello scorso primo marzo (peraltro a larghissima
maggioranza) fornisce infatti al governo un ombrello politico e giuridico fino
al 31 dicembre.
E in
quell’occasione il M5s - così come la Lega di un Salvini anche lui oggi
dubbioso - si espresse convintamente a favore dell’invio di armi a Kiev.
Passati
due mesi, però, l’autoproclamato avvocato del popolo ha scoperto che battere la
via dello scetticismo è utile a raccogliere qualche consenso in più nei
sondaggi.
Così,
prima ha iniziato a dissertare sulla differenza tra armi letali e no, come se
al ministero della Difesa fossero indecisi se mandare cerbottane o missili
anticarro. E poi, non contento, ha aperto il dibattito filosofico sugli
armamenti difensivi e quelli offensivi, dicendosi contrario all’invio di carri
armati.
Nessuno,
evidentemente, deve avergli spiegato che in Ucraina è in corso un’invasione
militare di terra e che un blindato può essere determinante proprio per
difendersi dall’avanzata dei carri armati sovietici.
Di
questi e altri interrogativi, dunque, dovrebbe «rispondere Draghi». Che -
chiede Conte e a ruota il capogruppo grillino alla Camera Davide Crippa - deve
«riferire in Parlamento».
La verità è che si gioca sul cavillo. E su
quelli che sono obblighi di legge già codificati, visto che proprio il
provvedimento approvato il primo marzo impone di tenere «costantemente
informato il Parlamento».
Conte,
insomma, sa che prima o poi Draghi in aula ci andrà. E anche se lo farà perché
rientra nelle già previste «comunicazioni trimestrali» è pronto a rivendersi la
cosa come un suo grande successo.
Nella
sua richiesta, insomma, c’è poca politica e molta propaganda. E che l’ex
premier voglia solo alzare la tensione in chiave elettorale, lo pensa non
soltanto Draghi ma - a microfoni spenti - lo ripetono ministri di quasi tutti i
partiti.
Mariastella
Gelmini fa un passo in più. «Rispetto al tema delle armi - spiega a SkyTg24 il
titolare degli Affari regionali - ricordo a Conte che una cosa è governare un
Paese in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, un’altra sono le
campagne elettorali».
«Sia M5s che Lega hanno votato la risoluzione che
impegna il governo a sostenere militarmente l’Ucraina. Serve coerenza e
rispetto per un voto che è stato espresso qualche settimana fa», gli fa eco il ministro per il Sud,
Mara Carfagna.
Conte
ha invece deciso di giocare sull’equivoco. E continua a battere sulla richiesta
di avere Draghi in Parlamento nonostante - lo ha ribadito ieri alla Camera il
sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulé - la natura dei decreti
interministeriali resti la stessa.
Sul
terzo sono da giorni al lavoro Difesa, Economia ed Esteri e dovrebbe arrivare
al più tardi la prossima settimana, anche se la tempistica è comunque legata ai
nostri partner europei.
Qualcosa in proposito potrebbe dire oggi il
ministro della Difesa Lorenzo Guerini, atteso per un’audizione nelle
commissioni riunite di Camera e Senato.
Draghi,
invece, potrebbe riferire in Parlamento dopo il suo viaggio a Washington, nelle
prossime settimane. Ma - come già stabilito dal decreto - si tratterebbe di una
semplice informativa, prevista a cadenza trimestrale fino al 31 dicembre.
E per
la quale non è previsto alcun voto.
Due
partiti, due culture,
due
nazioni?.
Aspeniaonline.it- David Mermin -(Il 5 gennaio
2022)- ci dice :
Per
più di 150 anni il panorama politico degli Stati Uniti è stato dominato da due
soli grandi partiti.
Il sistema bipartitico è una conseguenza
naturale della struttura elettorale americana così com'è delineata nella
costituzione, che prevede un presidente dotato di ampi poteri, eletto a
maggioranza da un organo noto come collegio e composto su base statale, e un
Congresso federale i cui Sono eletti, sempre con sistema maggioritario, in
collegi uninominali distrettuali (per la Camera dei Rappresentanti) o statali
(per il Senato).
Per
quanto piccoli partiti e movimenti politici hanno potuto mettere in discussione
questo sistema, nessuno è riuscito a modificare la struttura bipartitica. I due
partiti principali, democratico e repubblicano.
Questa
struttura storica è sopravvissuta nel tempo, assorbendo i cambiamenti
demografici, culturali e ideologici del paese: nuovi movimenti e voci emergenti
hanno finito per associarsi a un partito o all'altro. Per quanti difetti possa,
questo sistema, avere il suo punto di forza nella stabilità, ha sempre
garantito il regolare svolgimento di più elezioni o meno e i due partiti si
sono pacificamente alternati al controllo del potere esecutivo e legislativo
fin dai tempi della guerra civile 1861-65.
(Il bipartitismo
americano nelle elezioni presidenziali (Wikipedia) ).
LA
POLARIZZAZIONE SENZA LIMITI .
Questa
stabilità è oggi a rischio. Gli eventi traumatici del 6 gennaio 2021, che hanno segnato
il primo passaggio di poteri non pacifico dai tempi della guerra civile, sono
stati giustamente attribuiti alle iniziative antidemocratiche messe in atto
dalla guerra dal presidente Donald Trump nel disperato tentativo di minare un
risultato elettorale.
Trump
però non è nato dal nulla. E' solo il sintomo più evidente di una frattura profonda e
fondamentale del paese: una frattura che si è ampliata fino a diventare una minaccia
esistenziale per la stabilità democratica che finora generazioni di americani
avevano dato per scontata.
Analisti
e osservatori politici con sempre maggiore frequenza analizza la “polarizzazione” della politica americana,
e il termine è sicuramente accurato.
Anche
se la percentuale di americani che si identificano persona con uno o l'altro
dei due maggiori partiti è in realtà leggermente diminuita nel corso
dell'ultimo secolo, osservando più da vicino i comportamenti politici si nota
che quasi il 90% degli elettori sono fedeli sostenitori di un partito o
dell'altro, un dato costante almeno dal 2008.
L'identificazione
partitica di per sé non è certo un problema: in una democrazia sana, una vivace
competizione per idee e interessi diversi è un pregio, non un difetto. Oggi, tuttavia, le due entità
denominate partito democratico e partito repubblicano sono passate dall'essere
avversari politici a qualcosa di più rischioso.
(
Polarizzazione e progresso nella politica statunitense).
LA MAPPA DI DUE TRIBÙ .
La
tipica mappa delle elezioni presidenziali americane è un mosaico di stati
rossi, repubblicani, e blu, democratici.
Il
sistema costituzionale del Collegio elettorale ha conseguenze politiche note:
la vittoria di uno dei due partiti e la conseguente elezione del presidente
dalla capacità di costruire una maggioranza di 270 voti all'interno del
Collegio elettorale, sommando le vittorie ottenute in ciascuno.
Tuttavia,
uno più sguardo attento all'interno di ogni stato, rosso o blu che sia, rivela
divari geografici più rilevanti, che negli ultimi anni si sono accentuati.
Il
centro di tutte le grandi città degli Stati Uniti, senza eccezioni, in
qualunque stato si trova scuro, è colorato di blu, con una forte concentrazione
di elettori democratici.
Nelle città più grandi e lungo le coste le
aree blu sono decisamente estese. Ognuna di queste città blu scuro è circondato
da una fascia suburbana il cui colore è un misto di blu chiaro e rosso chiaro,
più blu verso il centro, più rossa verso l'esterno.
Invece
quasi tutte le aree rurali (con alcune interessanti eccezioni), migliaia di
contee scarsamente popolate in ogni parte del paese, sono colorate di rosso
scuro.
Il
“Big Sort” descritto da Bill Bishop nel 2008 si è accentuato nelle città e nei
singoli quartieri: la maggior parte degli americani sceglie di vivere tra i
della tribù propria politica.
Questa
differenza fra città e campagna si è intensificata durante le elezioni che si
sono svolte a partire dal 2016.
Fra il 2016 e il 2020 i voti a favore di Donald Trump
sono diminuiti in tre quarti delle grandi aree metropolitane del paese e
aumentati in due terzi delle conte rurali.
Fino
al costante impegno di Trump nell'alimentare le contrapposizioni razziali,
culturali ed economiche abbia indubbiamente che approfondito questa frattura
geografica, tale divergenza era già in atto: è una tendenza che sembra
destinata a sopravvivere all'ex presidente.
Il risentimento che gli elettori rurali conservatori
provano verso quelli che percepiscono come élite cosmopolite è un dato
documentato nelle democrazie di tutto il mondo, inclusa quella americana.
Elezioni del novembre 2021 in Virginia.
Ogni
elezione, in ogni stato, oggi si sviluppa attorno a questo contrasto di fondo
fra città e campagna. Persino il Texas, il grande “stato rosso” per antonomasia
della politica americana, quattro enormi aree metropolitane che potrebbero, nel
corso del prossimo decennio, colorare lo stato di blu, grazie alla crescita
continua della popolazione giovane, multietnica e altamente istruita che le
abita.
(Una fotografia elettorale dell'America di Joe Biden).
I VALORI DIVIDONO .
A
partire dall'inizio di questo secolo, durante la presidenza di George W. Bush,
e con sempre maggiore intensità da allora in poi, i sondaggi hanno mostrato un
crescente divario fra gli elettorati dei due partiti, non solo su questioni
rigorosamente politiche come avveniva in passato ma anche su valori
fondamentali.
Un
ampio spettro di opinioni non sia una novità per la politica americana, è
invece una novità che ogni convinzione, su qualunque argomento, finisca per
produrre uno schema settario.
Durante
la maggior parte del ventesimo secolo, entrambi i partiti hanno occupato un
ampio ventaglio di posizioni, dalla sinistra ideologica alla destra, con grandi
gruppi di moderati nel mezzo. La progressiva riduzione dei moderati è il dato rilevante
degli ultimi anni.
Di
fatto, oggi non ci sono quasi più “elettori liberal” nella compagine repubblicana né “elettori conservatori” in quella democratica.
Da
quando Donald Trump, nel 2016, si è presentato come candidato presidenziale
repubblicano e poi durante i suoi anni alla Casa Bianca, la contrapposizione
fra le due tribù politiche si è estesa fino a includere opinioni opposte su
fatti e realtà oggettive.
Prendiamo
ad esempio alcuni temi inclusi nella tabella che segue: la stragrande
maggioranza degli elettori democratici (inclusi gli indipendenti che votano per
il partito democratico) condivide le opinioni selezionate nella colonna di
sinistra mentre gli elettori repubblicani (e gli indipendenti che “no per il
partito democratico”) ) sono state raccolte quelle nella colonna di destra.
Ogni volta che si fa un sondaggio su questi
temi si ripropone la stessa rigida contrapposizione, mentre fino a quaranta o
anche venti anni fa i membri di ciascun partito avevano opinioni più varie e
“miste” .
Gli
elettori democratici pensano che:
·
L'aborto dovrebbe essere legale.
· Il
governo dovrebbe garantire l'assistenza sanitaria a tutti gli americani.
· La
pena di morte dovrebbe essere abolita.
·
L'America dovrebbe accogliere nuovi immigrati.
· Le
tasse sui ricchi e sulle multinazionali dovrebbero essere aumentate.
Gli
elettori repubblicani pensano che :
.
L'aborto dovrebbe essere illegale.
· Il
governo non dovrebbe garantire l'assistenza sanitaria a tutti gli americani.
· La
pena di morte dovrebbe essere applicata.
· L'America
dovrebbe limitare ulteriormente l'immigrazione.
· Le
tasse devono essere per tutti.
Queste contrapposizioni fra destra e sinistra
ci sono familiari e non sono di per sé motivo di crisi, anche se negli ultimi
anni si sono irrigidite. Più preoccupante è che questi di parte si sono trasformati
in visioni del mondo radicalmente contrapposte. Non si tratta più di opinioni
divergenti su temi specifici, ma di divergenze di principio: che cosa ci sta a
cuore, quali obiettivi abbiamo e che in che tipo di società vogliamo vivere.
Per
continuare l'elenco degli elementi contrapposti che emergono dai sondaggi,
guardiamo a questa seconda tabella.
Gli elettori democratici pensano che :
· La
ricchezza di una persona dipende largamente dal contesto in cui è nata.
· Il
governo dovrebbe fare di più per aiutare le persone che sono state emarginate
dal razzismo.
·
Sarebbe opportuno rinunciare ad alcuni vantaggi personali per migliorare le
condizioni di vita della maggioranza degli americani.
· Il
voto è un diritto fondamentale di ogni cittadino americano adulto e non
dovrebbe essere limitato.
· Gli
Stati Uniti devono essere un crogiolo di cultura e valori diversi.
Gli elettori repubblicani pensano che :
·
L'apertura dell'America nei confronti di persone provenienti da tutto il mondo
nazionale è essenziale per l'identità.
· La
ricchezza di una persona dipende soprattutto da quanto duramente lavora nella
vita.
·
Invece di lamentarsi del razzismo, certe persone dovrebbero impegnarsi di più
per migliorare le loro comunità.
· Non
sono disposti a rinunciare ad alcuni vantaggi personali per migliorare le
condizioni di vita della maggioranza degli americani.
· Il
diritto di voto è un privilegio che comporta delle responsabilità e può essere
limitato.
· Gli
Stati Uniti devono avere una cultura americana.
·
Un'apertura eccessiva dell'America nei confronti di persone provenienti da
tutto il mondo è un rischio per l'identità nazionale.
Ne emerge un netto divario di valori sui temi
dell'inclusione e dell'esclusione, che si riflette sugli schieramenti politici. I democratici -(Liberal dem Usa : ossia i comunisti ,socialisti,
Gender, LGBT, Lesbiche, Omosessuali , Pensiero unico politicamente
corretto , Transumanisti, abolizione
della proprietà privata e dei confini
tra gli stati , un governo unico dittatoriale globalista ,con l’ eliminazione
del 90 % della popolazione mondiale, ecc… )- credono sempre più e in grande maggioranza in un
paese inclusivo, che vede con favore la diversità e punta a migliorare la condizione degli
esclusi.
I repubblicani credono sempre più e in grande
maggioranza in un paese esclusivo e di un'unica cultura. Implicitamente (ma
talvolta anche più espressamente) questa cultura è bianca, patriarcale e
cristiana.
Con il
radicarsi e irrigidirsi di valori, ciascuno schieramento percepisce ormai lo
schieramento opposto come una minaccia esistenziale.
Se,
come oggi molti repubblicani, la cultura e l'identità dell'America saranno
letteralmente distrutte da un partito democratico che crede nell'immigrazione
incontrollata e nel socialismo, l'importanza di tenere i democratici lontani dal
potere supera qualsiasi altra componente, inclusa quella di rispettare le norme
della democrazia.
E se, come nella oggi molti democratici, la
società varia e inclusiva dell'America sarà letteralmente distrutto da un
partito repubblicano che crede superiorità dei bianchi e nella teocrazia, anche
tenere i repubblicani lontani dal potere assume un'importanza decisiva ed
“esistenziale” .
LA
CRISI EPISTEMIOLOGICA .
Si è
aggiunta, a peggiorare uno scontro di carattere tribale, la domanda di cosa sia
vero o cosa sia falso e di come distinguerli.
Naturalmente,
le fake
news non
sono certo una novità e i politici hanno sempre cercato di rivelare la
percezione della verità.
La novità sta nell'emergere di un intero ecosistema
comunicativo che ha collegato l'ideologia di destra (negli Stati Uniti quella
repubblicana) a un sistema di convinzioni oggettivamente false. Ecco un'altra serie di opinioni
discordanti che emergono dai sondaggi. La differenza qui sta nel fatto che
quelli in cui la maggioranza dei democratici (ossia “Liberal Dem Usa”) sono costituiti da dati di fatto mentre quelli
in cui crede la maggioranza dei repubblicani non lo sono .
Gli
elettori democratici pensano che :
· Il
cambiamento climatico è un problema globale causato dall'attività umana.
· La pandemia
da Covid-19 ha ucciso 700.000 americani.
· Il
vaccino contro il Covid-19 è sicuro ed efficace.
· Joe
Biden ha vinto le elezioni nel 2020 con una legittima maggioranza di voti.
·
L'attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stato guidato da sostenitori di
Trump.
Gli
elettori repubblicani pensano che :
· Le
cause del cambiamento climatico non sono certe e i rischi sono esagerati.
· Il
governo gonfia le cifre delle vittime del Covid-19.
· Il
vaccino contro il Covid-19 ha gravi effetti collaterali, come per esempio
l'infertilità.
· Joe
Biden ha vinto le elezioni nel 2020 solo in virtù di brogli elettorali.
·
L'attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stato guidato da manifestanti di
sinistra (liberal Dem Usa) che cercavano di mettere Trump in cattiva luce.
LE RADICI DELLO SCONTRO RAZZIALE .
La stabilità del sistema bipartitico che
sperimenta gli Stati Uniti non hanno mai avuto “quella” politica, soprattutto quella violenza.
In
particolare, la fine dell'era della Ricostruzione, negli anni 1870, e il
ripristino della supremazia bianca nel Sud sono attraverso azioni di un
terrorismo parte passati quali linciaggi, azioni violente da parte del KKK e il
rovesciamento armato di parlamentari neri eletti in Louisiana, Carolina del
Nord e altrove. Più tardi, nel periodo di “forte resistenza” all'integrazione
'insieme degli anni Cinquanta e Sessanta si sono verificati episodi di violenza
implicita se o esplicitamente incoraggiati dai politici gregazionisti, che
erano perlopiù democratici.
I semi
dell'odierna frattura politica attorno ai valori sono stati piantati in
quell'epoca, con l'adozione dalla parte del partito repubblicano della
“Strategia meridionale”.
Mentre
i democratici assumevano un atteggiamento sempre più progressista nell’atteggiamento
nei confronti dell'inclusione e degli investimenti sociali, i repubblicani si
rivolgevano agli elettori bianchi conservatori del Sud che fatto parte della
coalizione democratica usando un
linguaggio razzialmente connotato e facendo appello ai “valori tradizionali” in
opposizione ai diritti dei movimenti femministi e a quelli per i diritti civili
e per i degli omosessuali.
I
successivi decenni di battaglie politiche su questi temi – più basati sui
valori e le divisioni sociali che sugli interessi economici – hanno prodotto le
due coalizioni profondamente divise che vediamo oggi: democratici di città, istruiti, laici
e multietnici e repubblicani di campagna, meno istruiti, più cristiani e
bianchi.
Trump
ha reso il linguaggio più esplicito, ma la sua coalizione e la sua retorica nel
2020 riflettevano ancora la elaborata quarant'anni prima.
IL RISCHIO DI UNA SPIRALE DI VIOLENZA .
In un
paese in cui i due partiti politici sono separati geograficamente,
demograficamente, culturalmente e fattualmente, restano pochi punti d'incontro.
Paradossalmente, uno dei pochi argomenti su cui nei seggi recenti si
riscontrano un forte accordo fra i due partiti è che le divisioni in atto nel
paese rappresentano una serie minaccia per il futuro della democrazia – il 79%
dei democratici e l'89% dei repubblicani condividono questa opinione.
Ma
naturalmente ogni partito ritiene che l'altro sia la fonte di questa
minaccia . Ancora una volta, i sostenitori dei
due partiti si basano su fonti di informazione diverse e nutrono opinioni
contrapposte su ciò che sta realmente accadendo.
Alcuni
leader repubblicani, resisi conto del pericolo, hanno provato ad allontanare il
partito dall'orlo del precipizio, senza riuscirci.
Della manciata di repubblicani che al Congresso ha
votato a favore dell'impeachment del presidente Trump per avere fomentato la
rivolta del 6 gennaio, la maggior parte non si presenterà con candidati alle elezioni: non intendono
affrontare gli elettori delle primarie repubblicane, visto che li considera dei traditori. I funzionari statali repubblicani che
hanno certificato la vittoria di Biden alle elezioni in Georgia, Arizona,
Pennsylvania, Wisconsin e Michigan, gli stati contesi, hanno ricevuto insulti e
minacce di morte e alcuni di loro sono stati espulsi dal partito.
(La
geografia interna del Partito Repubblicano – oltre Trump).
Sia chiaro: la maggior parte dei repubblicani, e i
sondaggi lo confermano, non è a favore della diffusione politica ma questo modo
di pensare si sta diffondendo.
A
ottobre del 2021, il 30% repubblicani (e l'11% dei democratici) credeva che “i veri patrioti americani potrebbero
dover ricorrere alla violenza per salvare il nostro paese” .
In
assenza di fonti di informazione o di leader ritenuti affidabili da entrambe le
parti, non è chiaro chi o cosa possa interrompere questa spirale di paura e
ripristinare la capacità degli americani di fare politica in maniera normale.
L'ascesa
del populismo in Europa.
Italia,
la terra promessa.
Forumcostituzionale.it-
Carlo Fusaro-(26 agosto 2019)-ci dice :
SOMMARIO:
1. Cosa si deve intendere per populismo; 2. Il successo dei populismi; 3.
Impatto dei populismi sugli ordinamenti costituzionali; 4. Il caso italiano
oggi; 5. La tradizione populista in Italia;6. Il potenziale per la mentalità
populista; 7. Le sfide poste dai populisti al governo all’ordinamento costituzionale
italiano; 8.
Qualche provvisoria conclusione.
Questo
articolo è diviso in cinque parti, seguite da una conclusione: in primo luogo,
cerco
di specificare a cosa mi riferisco quando uso il termine "populismo";
in secondo luogo, approfondisco le ragioni per cui il populismo si è diffuso in
modo così spettacolare negli ultimi anni; in terzo luogo, mi soffermo
brevemente sul costituzionalismo contemporaneo, e sul perché il populismo sta
minando alcune delle sue caratteristiche principali; in quarto luogo, cerco di
ragionare sul perché il populismo ha avuto tanto successo in Italia dove i
populisti sono riusciti ad andare al governo; in quinto luogo, segnalo alcune
conseguenze costituzionali dell'esperimento populista in Italia. Infine, provo
ad avanzare qualche provvisoria conclusione.
1. Prima di tutto,
vorrei chiarire cosa intendo per "populismo". Infatti l'elenco dei
contributi
accademici che analizzano il populismo e cercano di definirlo, è molto lungo, risale
a qualche tempo fa ma si è recentemente trasformato in una valanga. Anticipo
che a mio avviso, più che un'ideologia
più o meno coerente, il populismo è un modo di pensare e di agire, uno stile,
un modo di affrontare le questioni sociali, un modo di competere per il potere
politico, un modo di raccogliere e consolidare il consenso; quindi il populismo
è e riflette una mentalità.
In effetti il
populismo può essere fatto risalire alla seconda metà dell'Ottocento e da allora
ci sono stati vari movimenti politici di massa considerati populisti o che
hanno scelto espressamente di chiamarsi populisti: mi riferisco alla versione
originale russa del populismo [i Narodniks, un movimento politico della classe
media negli anni ‘60 e ’70 dell’Ottocento: la loro ideologia era conosciuta
come Narodnichestvo, dal russo narod, che significa "popolo"]; mi
riferisco alla nascita del Partito popolare agrario nel Middle-West americano,
fondato a Saint Louis, nel 1892; e circa nello stesso periodo penso al generale
George Ernest Boulanger in Francia [boulangisme fu chiamato il suo movimento].
Alcuni autori
considerano il fascismo italiano un movimento populista (non mi
soffermerò su questo
punto); ma da decenni la maggior parte degli autori concorda sul fatto che gli
esempi più significativi di populismo sono state le sue versioni latinoamericane,
interpretate da Getulio Vargas (in Brasile) e ancor più da Juan Domingo Perón e
più tardi da sua moglie (in Argentina). Gli esperimenti populisti latino-americani
sono interessanti anche per il loro carattere nazionalistico e diremmo oggi
caratterizzato da una torsione sovranista (anche come reazione alla dottrina
americana Monroe del 1823).
Più tardi, negli
anni Sessanta e Settanta e persino negli anni Ottanta del XX secolo si è
registrato un significativo calo dell'interesse accademico per il populismo. Ma
negli anni Novanta gli sviluppi politici di alcuni paesi, a partire dall'Italia
(mi riferisco ai successi .
Questo articolo costituisce la traduzione e
l’adattamento di un intervento pronunciato a Londra, presso l’Istituto italiano
di cultura in occasione della XIV Conversazione costituzionale italo-britannica
organizzata dal Devolution Club, dalla UK Constitutional Law Association e
dall’Istituto italiano di cultura, tenutasi il 3 giugno 2019 (titolo della
versione originale, in inglese, The Rise of Populism in Europe. Italy the
Promised Land; quel testo è pubblicato su Astrid-on-line Rassegna, n. 13/2019).
Ringrazio il collega Alessandro Torre
per l’occasione
offertami.
Politici come Silvio Berlusconi hanno rinnovato l'interesse
per il populismo come oggetto di ricerca: e i contributi accademici sono
diventati numerosissimi nell'ultimo decennio, grazie ai successi politici ed elettorali di
una varietà di partiti anti-establishment di tipo assai diverso in molte, se
non tutte le democrazie consolidate; basti dire che nel 2017, il Cambridge
Dictionary ha incoronato il "populismo" come "parola
dell'anno"; mentre alcuni mesi fa lo scienziato politico olandese Cas MUDDE
in un commento pubblicato da "The Guardian" (22 novembre 2018) ha
addirittura definito di populismo come "il concetto che
definisce
la nostra epoca" (egli è anche l’autore di un saggio accademico dal titolo
The Populist Zeitgeist, in Government and Opposition, 39/4, 541-563).
Non entrerò nei dettagli a proposito dei vari
movimenti, partiti, governi, singoli leader che negli ultimi 150 anni sono
stati chiamati "populisti".
Mi sembra chiaro che
essi non condividono un'ideologia comune, intesa come un unico sistema di
credenze politiche basato su un insieme condiviso di valori normativi.
Ciò è talmente vero
che nell'attuale discorso pubblico sui partiti populisti, sulle politiche, ecc.
c'è un costante riferimento ai populisti di destra rispetto ai populisti di
sinistra.
Esistono infatti diversi tipi di populismi, allineati
anche in direzioni opposte secondo la tradizionale contrapposizione destra-sinistra,
con alcuni che semplicemente la rifiutano del tutto (si pensi in Italia al M5S).
Che cosa hanno in
comune, allora? A mio avviso, condividono tutti un insieme di
presupposti molto
limitato, ma decisivo: l’approccio alla politica.
E’ questo che li contraddistingue come
populisti; allo stesso tempo tendono ad utilizzare gli stessi strumenti per trattare
sia con i loro seguaci sia con i propri concorrenti.
Sottoscrivo ciò che
alcuni autori hanno già scritto: il populismo non è un'ideologia
comune, ma una
mentalità, una strategia comune per realizzare diverse ideologie distinte, uno
"stile politico che può plasmare una varietà di simboli" (WILES in IONESCU & GELLNER EDS. 1969; KAZIN 1995,
che studiò George Wallace e Ronald Reagan; TARCHI 2015, ma 2003 prima ed.;
DIAMANTI & LAZAR 2018; FOURNIER 2019).
Che cos'è allora ciò
che tutti i movimenti populisti condividono in una misura o
nell'altra?
No. 1, l'idea che la
società è separata in due gruppi relativamente omogenei e antagonisti: da un
lato il "popolo puro", dall'altro "l'élite corrotta",
considerata come una casta. Ne consegue che "il popolo" è pienamente
giustificato nel rivoltarsi contro le élite considerate alla stregua di
minoranze ingiustamente privilegiate che li privano dei suoi diritti, lo
dominano e lo sfruttano economicamente. Questo comporta un approccio
amiconemico e l'uso di tutti i mezzi a disposizione per prevalere.
No. 2, l'idea che
questo "popolo puro" è un unico soggetto unitario e indifferenziato
che si suppone agisca come tale:
questo spiega il
rifiuto della tradizionale scissione di destra-sinistra e la conseguente pretesa
di unanimità; si afferma anche che il popolo ha il diritto di prevalere per la
sua integrità, le sue qualità etiche naturali, il suo senso comune e,
naturalmente, il suo numero.
No. 3, l'idea che a
questo "popolo" deve essere concesso il primato perché ha
una legittimazione
superiore.
No. 4, il
conseguente rifiuto del pluralismo (i partiti politici in particolare non
dovrebbero dividere i popoli come soggetto unitario), insieme
all'esaltazione di
una presunta identità territoriale (per lo più nazionale) condivisa (basata su
lingua, religione, etnia, ecc.).
No. 5, la tendenza a
rifiutare tutte le istituzioni, gli organismi e le entità intermedie e allo
stesso tempo la propensione ad acclamare un
leader come (unico)
legittimo interprete del popolo e protettore della propria identità.
No. 6,
la tendenza a
considerare come nemici tutti coloro che non fanno parte del
"popolo", che, unita all’esaltazione delle qualità del
"popolo", porta spesso al nazionalismo (a volte anche radicale) e
all'esaltazione della sovranità nazionale.
Altre
caratteristiche comuni della mentalità populista e della pratica populista
sono: il costante ricorso a capri espiatori quali tutti coloro che sono
considerati appartenenti alle odiate élite, le potenze straniere, le banche, i
mercati finanziari, l'Unione Europea, altre organizzazioni sovranazionali; o
semplicemente chiunque sia percepito come nemico potenziale o reale del popolo e soprattutto
della sua identità (immigrati, musulmani, ebrei, rom e così via).
Come abbiamo visto,
il populismo esiste da molto tempo. Dopo la seconda guerra
mondiale, tuttavia,
è stato presente solo marginalmente nelle cosiddette democrazie consolidate,
con alcune limitate eccezioni (una delle quali è l'Italia), e confinato
all’America Latina. Invece i movimenti populisti e i leader populisti sono in
forte crescita nell'ultimo decennio (per un aggiornamento si veda TARCHI 2015, 95-169).
Perchè?
Fondamentalmente ci sono due tendenze
interpretative (anche se alcuni
autori le
condividono entrambe):
seguendo la prima, la
crescita del populismo è una conseguenza più o meno diretta della
globalizzazione e in particolare della crisi finanziaria ed economica del
2007-2014 (la reazione di tutti quelli che sarebbero “rimasti indietro");
seguendo la seconda, questa crescita ha a che fare con una trasformazione
più generale della società contemporanea, probabilmente in relazione alla
globalizzazione, ma in modo molto meno immediato.
Secondo Francis Fukuyama, ad esempio, la
politica dell' identità,un elemento importante della mentalità populista, è una
conseguenza della
modernizzazione in
generale: «modernizzazione», dice, «significa cambiamento e
trasformazioni
continue, e anche l'aprirsi di nuove opportunità e scelte... Questa fluidità è nel
complesso una buona cosa...
Ma la libertà e il
grado di scelta... possono rendere le persone infelici e scollegate dal
prossimo. Molti divengono così nostalgici dei valori comunitari di un tempo e
della vita strutturata che pensano di aver perso... Possono così
essere sedotti da
leader che spiegano loro che sono stati traditi e non rispettati nella loro dignità
dalle strutture di potere esistenti, e che appartengono a importanti comunità,
la cui grandezza dovrà un giorno essere di nuovo riconosciuta...» (FUKUYAMA 2018, 165).
Secondo altri
studiosi, il populismo è il
«disordine senile della democrazia», dovuto essenzialmente ad un pesante deficit di rappresentanza che ha
portato ad un deficit di legittimazione, dovuto soprattutto alla trasformazione
dei partiti politici tradizionali e ancor più alla trasformazione dei partiti
socialisti e socialdemocratici che hanno abbandonato il ruolo che avevano nella
società e nel sistema politico (REVELLI 2019 e 2017).
Diversi autori ritengono
che molti si siano rivolti ai leader populisti a causa degli errori delle
classi dirigenti: l'eccesso di fiducia nel libero mercato, la diffusione di valori
individualistici, l'errata assunzione che i confini nazionali non abbiano più
significato (GALLI DELLA
LOGGIA,2019).
Analogamente,
Wolfgang MUENCHAU sul Financial Times (15 febbraio 2019) afferma che «la
democrazia liberale è riuscita ad abbattere barriere, a proteggere i diritti
umani e a promuovere società aperte...», ma non è stata in grado di gestire le conseguenze sociali ed
economiche di tali politiche: questo è ciò che ha reso i regimi liberali
intrinsecamente instabili... a causa di immigrazione, insicurezza, ricorso
all’intelligenza artificiale, cambiamenti climatici, trasferimenti di imprese
attraverso i confini.
2. La mia opinione
personale è che l'attuale diffusione del populismo e il successo dei movimenti
guidati dai leader populisti, che si appellano alla mentalità populista e usano
tattiche populiste, siano dovuti a elementi contestuali di lungo termine;
certamente è stata innescata dalla crisi ma sicuramente siano stati rafforzati
e resi possibili oltre che da alcune trasformazioni sociali, soprattutto da un
insieme di sviluppi tecnologici (internet e i social media al di sopra di
tutto). Questi si sono dimostrati ideali per favorire la diffusione capillare
della politica populista.
Non entrerò nei
dettagli qui. Molti sottolineano – giustamente - che la propaganda è sempre
esistita, e così anche la disinformazione, l'abitudine di calunniare gli
avversari, e via dicendo. Si potrebbe citare Gustave LE BON e il suo celebre
libro del 1895 intitolato Psychologie
des foules (pubblicato un anno dopo nel Regno Unito con il titolo
The Crowd: A Study of the Popular Mind), uno dei libri fondamentali sulla psicologia della
folla, e concludere che non c'è nulla di veramente nuovo sotto il sole.
Ma non sono
d'accordo: i successi populisti dipendono in larga misura dalla capacità dei
leader populisti di attuare una strategia che combina radicalismo verbale e
simbolismo con i più moderni strumenti di marketing politico. E il marketing
politico contemporaneo utilizza in gran parte strumenti di comunicazione
digitale che permettono la propagazione
geometrica dei loro
messaggi. Di più: non si tratta solo della velocità nella diffusione delle informazioni;
è la qualità stessa dell'informazione, sono la qualità e le specificità di tecniche
di comunicazione che fanno uso spregiudicato di espressioni di odio, di false identità,
del furto di dati personali, della profilazione non autorizzata di singoli
individui, della
sistematica character assassination di alcuni oppositori (basti pensare a come è stata trattata Hillary Clinton
nel 2015-2016).
Suppongo di non
dover dire di più su questo nel paese di Brexit e di Cambridge Analytica (o nel
paese della piattaforma Rousseau): mi limiterò a fare riferimento perciò alla
Relazione finale del Digital, Culture, Media and Sport
Committee
della Camera dei Comuni, pubblicata il 18 febbraio 2019, col titolo:
Disinformation
and fake news, nonché all'appassionata ed efficace presentazione TED di Carole
CADWALLADR, la giornalista dell’Observer (15 aprile 2019).
Tutto
questo avviene nell'era della c.d. disintermediazione, elemento contestuale
decisivo (BASSANINI, CERNIGLIA,
PIZZOLATO
E QUADRIO CURZIO, a cura di, 2019).
3. Se il populismo è
ciò che ho descritto, se alcune delle ragioni del suo attuale
successo sono quelle
di cui ho parlato, in che modo la diffusione della mentalità populista e in che
modo il populismo in azione hanno un impatto sulle nostre costituzioni? Come influiscono
sul costituzionalismo? In primo luogo, vorrei parlare in termini generali; in secondo
luogo, cercherò di indagare il caso italiano in particolare.
Permettetemi di premettere
alcune stipulazioni aggiuntive.
Considero il
costituzionalismo una teoria generale prescrittiva di come un ordinamento costituzionale
dovrebbe essere costruito sulla base di una specifica selezione di valori e principi.
Quella che noi chiamiamo
semplicemente "democrazia costituzionale", in realtà è una democrazia
basata sulle prescrizioni del costituzionalismo contemporaneo: si tratta infatti di un tipo specifico di democrazia,
che potremmo anche chiamare liberal democrazia, quella che è stata attuata con
successo e ampiamente estesa dopo la seconda guerra mondiale, al punto che alla
fine del secolo scorso alcuni autori non hanno
resistito alla
tentazione di teorizzare che questi erano destinati a diventare "gli"
schemi costituzionali standard da applicare prima o poi ovunque.
Le caratteristiche
di quel costituzionalismo contemporaneo possono essere riassunte come segue: la tutela e la promozione dei diritti umani, compresi
i diritti sociali e di cittadinanza, come priorità indiscussa (da tutelare
anche a livello internazionale);
l'uguaglianza tra
tutti gli esseri umani e il divieto di ogni discriminazione per motivi di razza,
colore, sesso, stato sociale, etnia; l'istituzione di una magistratura
completamente indipendente; il riconoscimento del principio della sovranità
popolare e della regola della maggioranza, insieme alla garanzia di sottrarre
da questa regola maggioritaria le questioni la cui regolamentazione può violare
la protezione dei diritti umani e di alcuni diritti, anche politici, delle
minoranze; la piena autonomia della sfera civile e politica dalla sfera religiosa;
un insieme di accordi istituzionali che garantisca un minimo inviolabile di
controlli
ed equilibri
incrociati: in altre
parole, rigide limitazioni all'esercizio del potere politico ancorché
pienamente legittimo; il fatto che tutti gli elementi precedentemente elencati devono
essere radicati in una fonte del diritto riconosciuta come superiore a
qualsiasi legge ordinaria (in altre parole: tali caratteristiche non sono in
balia della maggioranza
politica
pro-tempore, ed anzi talune di esse non possono essere in alcuna circostanza limitate
o ridotte, c.d. eternity
clause).
5-
Come ha scritto
recentemente Samuel ISSACHAROFF: «Dall'inizio dell'esperimento madisoniano, la sfida è stata quella di
far prevalere chi ha vinto le elezioni, ma non troppo»
(ISSACHAROFF in GRABER,
LEVINSON E TUSHNET 2018, 458).
E' proprio questo il
punto:
il costituzionalismo
liberale consiste nel limitare il potere politico e nel garantire i diritti umani.
Ebbene: il populismo mette a repentaglio proprio i pilastri
della liberal-democrazia, cioè
del costituzionalismo così come noi lo interpretiamo in Europa: mette in gioco
le tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri dell'Unione europea, a
partire dallaConvenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali.
Il populismo in quei
paesi in cui è stato in grado di condividere o controllare il potere o anche
solo di esercitare un'influenza decisiva suffraga, credo, la mia affermazione. Mi riferisco alle esperienze passate del XX secolo, ma
anche a quelle più recenti in Europa (Ungheria, Polonia, Italia, Regno Unito) e
oltre (USA).
Faccio alcuni
esempi. Il populismo in azione mette in pericolo, direttamente o
indirettamente,
l'indipendenza della magistratura; il populismo in azione tende
espressamente o
implicitamente a limitare o limitare la tutela dei diritti umani
(Ungheria,Italia, USA).
In questo senso ci
sono Autori che considerano il populismo «una reazione a
tutto ciò che il
costituzionalismo globale implica...»: più accesso e condivisione di
informazioni, più
mobilità, più apertura dello Stato, aumento dei diritti umani. Secondo BELOV 2018, il populismo può essere
considerato come un tentativo di riaffermare quello che egli chiama
costituzionalismo westfaliano, opposto al costituzionalismo globale, che a mio
avviso è, a ben vedere, una forma di costituzionalismo liberale;
analogamente
DESMOND & ROGERS
in GRABER, LEVINSON E TUSHNET 2018, suggeriscono che il populismo si sia sviluppato come reazione contro
quello che chiamano costituzionalismo trasformativo (KLARE 1998), quello che
altri chiamano costituzionalismo
globale, CASSESE 2017);
secondo altri
ancora… «le prevalenti teorie giudiziarie della CEDU e della CGUE e le Corti europee
sovranazionali sono parzialmente responsabili del malessere sovranazionale e della
crescita del populismo nel Vecchio Continente...» a causa di «…un'idea di
progresso che, come una profezia che si autoavvera, invita allo sviluppo
giuridico attraverso decisioni giudiziarie a scapito della deliberazione
politica, e rischiando feroci opposizioni...» (PIN 2019); il populismo tende
inoltre a rifiutare ogni tipo di costrizione in nome della volontà del popolo
concepito, come abbiamo visto, come un tutt’uno omogeneo (questo è il germe
dell'antipluralismo);
il populismo rifiuta i
vincoli istituzionali e temporali (considera ad esempio i parlamenti troppo
lenti; l'idea che lo sorregge, è: «questa è la volontà del popolo e deve essere
attuata ora, senza indugio»). Ciò spiega perché i populisti tendono a resistere
a qualsiasi tipo di controllo e bilanciamento sia da parte di istituzioni
politiche sia
di autorità
indipendenti; perché tendono inoltre a rifiutare qualsiasi intermediazione, e attaccano le istituzioni rappresentative in generale,
in particolare i Parlamenti; e perché, infine, promuovono coerentemente strumenti di
democrazia diretta in grado di aggirare partiti politici e assemblee,
attraverso iniziative popolari, referendum e plebisciti.
Non basta: il populismo in azione, a causa
dell'uso del tutto spregiudicato di internet e dei social media, attenta ai presupposti stessi della democrazia liberale.(Che
non ha nulla a che fare con il pensiero ” Liberal Dem Usa”, globalista ed
assassino dell’umanità !Ndr.)
Infatti minando alla
base il funzionamento delle leggi sulle campagne elettorali volte a garantire
parità di condizioni e minima trasparenza e, in ultima analisi, elezioni eque.
In questo senso, le
vicende della Brexit, le elezioni presidenziali USA del 2016, e
prima ancora le
vicende italiane, corroborano il grido appassionato di Carole CADWALLADR:
«… quello che il
voto sulla Brexit dimostra è che la democrazia liberale si è rotta... Questa non
è democrazia..... è sovversione...» (Facebook’s
Role in Brexit – and the Threath to Democracy, TED 2019).
Con parole più sobrie lo stesso è stato
scritto più volte da The Economist, tradizionale roccaforte del pensiero
liberale. In proposito, a
conferma del fenomeno che stiamo indagando, e per un'analisi approfondita delle
rinnovate difficoltà del
costituzionalismo
liberale, si vedere la corposa, completa ricerca condotta da GRABER, LEVINSON E TUSHNET pubblicata da Oxford U.
Press lo scorso anno (Constitutional Democracy in Crisis? , Oxford U. Press, Oxford
2018).
Ma
vorrei evitare un possibile malinteso. Insisto nel parlare di democrazia
liberale e costituzionalismo liberale, dove l'aggettivo è cruciale perché di
fatto il populismo non può essere facilmente liquidato come
"antidemocratico" o semplicemente "non democratico".
Questi
aggettivi possono applicarsi (talvolta) a quello che noi chiamiamo populismo di
destra, ma non si applicano al populismo in generale. Al contrario, è importante riconoscere
che il populismo minaccia alcune delle condizioni preliminari della democrazia liberale
e del costituzionalismo liberale, ma allo stesso tempo fa continuo, direi
ossessivo riferimento alla sovranità popolare; esso pretende di essere
l'epitome della democrazia.
Il
punto è che i populisti possono essere considerati democratici, ma solo secondo
una concezione limitata, minima di cosa è la democrazia: mentre invece il
populismo è incompatibile con la democrazia per coloro che condividono di essa
una concezione più completa. Non si tratta di un'osservazione marginale. Sulla
base di essa si comprende perché il populismo tende a rifiutare i vincoli
temporali nei processi decisionali politici in nome della volontà popolare,
perché non lascia tempo perché le decisioni maturino: per i populisti il voto
definisce l'ordine del giorno e la tempistica, punto.
Citando
ancora ISSACHAROF: «il populismo non tollera alcun ostacolo a che si dia seguito
immediato al successo elettorale conseguito, per cui qualsiasi separazione dei
poteri diventa illegittima a fronte del mandato conseguito dal leader
nazionale. Ciò che James Madison ha salutato come i virtuosi vantaggi della
'filtrazione' dei sentimenti popolare grazie all'intermediazione istituzionale
diventa causa di frustrazione della volontà popolare» (ancora in GRABER ET AL. 2018, 449).
In definitiva è per questo
che il populismo sfida il costituzionalismo e la
democrazia liberale,
quali abbiamo avuti nella maggior parte dei paesi occidentali; e per questo
esso è incompatibile con le tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri dell'UE
e con i loro valori fondamentali: la tolleranza, il rispetto per l'avversario,
il rispetto per il pluralismo, il rispetto dei vincoli sociali e istituzionali
al potere politico, la protezione dei diritti umani, la consapevolezza dei
limiti della sovranità, il rifiuto degli eccessi di un nazionalismo mal
concepito.
4. Vengo al caso
italiano. Non è per un
erroneo senso di orgoglio (magari con un
senso di
avvilimento!), che devo sottolineare che l'Italia è stata ed è all'avanguardia
del populismo contemporaneo. Ciò a molti, fuori d’Italia, è sfuggito. L'Italia
è un paese di medie dimensioni; la sua rilevanza è limitata e la sua lingua non
è compresa dai più; essa suscita scarso interesse da parte dei media
internazionali. Le sfide alla democrazia liberale sollevate dalle più recenti
forme di populismo aggressivo e dall'uso astuto e senza scrupoli delle
tecnologie digitali sono esplose come una questione importante, forse
“la”questione più importante per la salute delle nostre democrazie, solo dopo
il referendum su
Brexit e dopo
l'elezione di Donald Trump.
All'epoca, però, in
Italia un movimento populista anti-establishment aveva già ottenuto il 25% dei
voti alle elezioni parlamentari del 2013 e "l'esperimento M5S" era in
corso da quasi un decennio (vedi IACOBONI 2018). E ad oggi, l'Italia è l'unico
paese in cui un'azienda informatica è riuscita a costruire un movimento sociale
da zero mescolando teoria delle reti, psicologia cognitiva e competenze
digitali, utilizzando esclusivamente la rete; capace di trasformare questo
movimento in un concorrente elettorale abbastanza forte da diventare il partito
più votato in meno di dieci anni: nonostante il “movimento” sia un'entità totalmente
opaca, organizzata attorno ad una piattaforma internet (quella non a caso
chiamata Rousseau),
strettamente controllata dal proprietario di quella stessa azienda privata.
L'Italia è anche
l'unico grande paese europeo in cui una combinazione di populisti
destra e di
populisti che si dipingono né di sinistra né di destra sono riusciti a formare
una maggioranza parlamentare che ha guidato il paese dal giugno 2018 all’agosto
2019.
Come è stato
scritto, l'Italia si è trasformata in una disrupted democracy, e il principale motore di questo sviluppo è stato
Internet (vedi SILBERFELD 2018): «la storia del populismo in Italia non è solo
una questione di disillusione verso la classe politica... E' la storia di come
una confluenza di persone, tecnologia ed eventi globali si sono combinati per
dare una svolta alla politica italiana...», e aggiunge: «...analizzando le
elezioni italiane… [del 2018 NdA],
possiamo cominciare
a comprendere gli effetti positivi e negativi della tecnologia sui nostri sistemi
democratici di governo».
Ma quali sono state
le premesse dell'enorme successo del populismo nell'Italia del terzo millennio?
Ce ne sono diverse, e alcune risalgono al passato.
5. In primo luogo
esiste una significativa - direi pionieristica - tradizione populista in Italia.
Non mi riferisco, come fanno alcuni autori, al massimalismo socialista né al
fascismo (primi decenni del XX secolo).
Sia i socialisti sia
Mussolini hanno ovviamente fatto largo
uso della demagogia,
ma non sono stati nemmeno "populisti" secondo le ipotesi interpretative
proposte nella prima parte di questo articolo.
Mi riferisco
piuttosto al successo improvviso quanto breve del Fronte dell'Uomo Qualunque,
movimento lanciato da un giornalista, Guglielmo Giannini, direttore di un
settimanale politico satirico che ebbe un seguito straordinario.
Il suo era populismo al cento per cento:
contro tutti i partiti, contro
i politici di
professione, in nome della "folla" e della sua "nobiltà",
perfino a favore della scelta dei parlamentari non attraverso il voto e la
competizione fra partiti ma ricorrendo a una lotteria, fiducia nella
magistratura considerata l'unica opposizione qualificata (GIANNINI, 1945).
Questo primo
movimento populista durò ben poco; le elezioni del 1948 fondarono il primo
sistema partitico italiano costruito intorno alla Democrazia Cristiana e ai
suoi alleati da una parte e al Partito Comunista dall'altra, indotto e
consolidato dalla Guerra Fredda:
fu, al contrario di
quel che volevano i populisti dell’epoca, proprio il trionfo della politica di partito
e del professionismo politico.
Quando la cortina di
ferro finalmente cadde e l'Unione Sovietica scomparve, anche
quel sistema
partitico crollò: soprattutto per le sue molteplici debolezze e la sua
incapacità di evolvere e riformare le istituzioni politiche, combattendo
efficacemente la corruzione.
La maggior parte dei
partiti "tradizionali" si sciolsero in un anno o due, alcuni subirono
trasformazioni considerevoli, mentre ne furono istituiti di nuovi, capaci di
raccogliere un ampio sostegno: anche grazie alle sue reti televisive, cominciò
l'era di Silvio Berlusconi.
Non c'è dubbio che
ci sono stati tratti populisti significativi nel modo in cui Berlusconi ha fatto
campagna elettorale, nel modo in cui si è posto in rapporto con i suoi elettori
e nel modo come ha agito politicamente; senza dubbio ci sono anche alcune
somiglianze tra Berlusconi e Donald Trump.
Ma ci sono anche
differenze che non devono essere ignorate:
Berlusconi è un
demagogo, ha spesso invocato la legittimazione popolare diretta,
rivendicato grazie
ai voti ottenuto, potendo contare, per qualche tempo, su parte rilevante del
sistema dei media; ma fondamentalmente ha giocato secondo le regole del gioco liberale
democratico, ha inserito saldamente il suo partito nella famiglia del Partito Popolare
Europeo (base politica, insieme ai socialisti e ai liberali delle istituzioni
UE), ha rispettato i suoi avversari e non li ha mai sistematicamente
calunniati, non ha mai contestato sostanzialmente le regole e le direttive
dell'UE.
I numerosi processi cui è stato sottoposto con
esito variabile documentano che il suo tentativo di giocare la sua legittimazione
elettorale contro i tribunali e, in particolare, contro i pubblici ministeri è
stato infruttuoso.
Per riassumere: da
un lato non credo che Berlusconi possa essere considerato tout court un
populista, dall'altro non dubito che abbia concorso al rilancio di
alcuni tratti
populisti della politica italiana.
Vi sono autori i
quali arruolano diverse altre personalità della politica italiana del
secondo dopoguerra
tra coloro che hanno contribuito a radicare lo stile populista nella politica
italiana: dopo Giannini, Marco TARCHI, ad esempio, cita Marco Pannella, il
defunto presidente Francesco Cossiga, Mario Segni, Leoluca Orlando, Umberto
Bossi, l'ex procuratore e politico Antonio Di Pietro, alcuni dei magistrati di
Mani Pulite.
Ma di nuovo:
una cosa è
condividere alcune caratteristiche populiste, altra cosa è essere populista
fino in fondo (TARCHI 2015, 218 ss.). Se mai una sottolineatura di Tarchi deve
essere richiamata: in relazione al populismo, una specificità del caso italiano
sta nel fatto che non sono stati solo outsiders a muovere contro la democrazia
rappresentativa e il sistema politico consolidato, ma anche personalità,
giornalisti, editori, accademici, imprenditori, cioè gran parte
dell'establishment (TARCHI 2015, 227). Questo fenomeno, causa ed effetto della
particolare diffusione della mentalità populista nel nostro paese, ha
contribuito molto ad aprire la strada ai successivi trionfi dei partiti
apertamente e programmaticamente
populisti,
orgogliosi di essere populisti.
6. Il fatto è che il
potenziale latente del populismo nella società italiana esiste da
sempre: a mio avviso
dipende dal livello di istruzione particolarmente basso e dallo
sconcertante alto
livello di analfabetismo funzionale. Non mi dilungherò in dettagli:
i dati dicono che
l'Italia è superata solo da un paio di altri paesi europei. Non basta: più
della maggior parte degli altri europei (e più della maggior parte dei
cittadini gli altri paesi anche al di fuori dell'Europa, tra quelli dove sono
stati raccolti i dati) gli
italiani mostrano una terribile propensione a percezioni errate: queste sono state documentate in una ricerca internazionale
annuale iniziata nel 2014, chiamata Perils of Perceptions di IPSOS-Mori, la nota agenzia
di ricerche di mercato con sede a Londra, che mostra l'umiliante posizionamento
dell'Italia (e degli Stati Uniti tra l'altro) in una classifica di
"distorsione percettiva" tra 40 paesi di tutti i continenti.
Il presidente
dell'Ipsos Nando Pagnoncelli ha appena pubblicato un libro basato sui dati
relativi al nostro paese (PAGNONCELLI 2019). Gli
italiani ritengono
che la popolazione immigrata sia il 26% (è inferiore al 10%); pensano che i
diabetici siano il 35% della popolazione (sono il 5%); pensano che il 48% della
popolazione non abbia un lavoro (è il 10%); di conseguenza, pensano che il 50%
della popolazione non sia attiva (è il 25%, ancora molto, ma la metà); infine,
gli italiani sono convinti che la criminalità sia in aumento, mentre gli
omicidi in Italia sono la metà di 20 anni fa e quasi la metà di quelli commessi
nella sola Chicago in un anno....
Così stando così le
cose, non sorprende che i populisti siano riusciti a "creare"
un'emergenza immigrazione e rifugiati che semplicemente non esiste; ed è anche possibile rispondere
alla domanda: come
mai l'Italia è l'unico paese sviluppato in cui le opinioni totalmente screditate
sui vaccini si sono diffuse al punto da essere condivise da circa il 40% della popolazione,
una circoscrizione elettorale attentamente coltivata dai partiti populisti.
In questo modo, si può capire come Internet e
i social media abbiano esercitato un ruolo più decisivo nell'influenzare
l'opinione pubblica rispetto alla maggior parte degli altri paesi.
Infatti, la
pluriennale sfiducia nelle istituzioni politiche, le incessanti campagne contro
i partiti politici, l'influenza attribuita alla criminalità organizzata e il
livello di corruzione (di corruzione percepita, per la precisione), le
difficoltà originate dalla crisi finanziaria mondiale aggravata dal debito
cumulato italiano: tutti questi possono essere considerati fattori contestuali
e circostanziali che spiegano il trionfo dei partiti populisti. Ma non c'è dubbio,
a mio avviso, che i social media sono stati gli strumenti che hanno permesso di
ottenere questi trionfi.
7. Due parole, ora,
sulle molteplici sfide che i partiti populisti al potere hanno posto alla Costituzione
italiana e, più in generale, al costituzionalismo.
Una prima sfida è
stata alla stessa forma di governo parlamentare: il governo di M5S -Lega è
stato il primo dal 1948 formato da partiti che erano concorrenti nell'ambito di
proposte politiche contrapposte (la Lega faceva parte della coalizione di
centro-destra, il M5S era da solo, e aveva sempre respinto ogni ipotesi di
coalizione); il loro governo congiunto si è basato, almeno formalmente, non su
una coalizione politica ma su un semplice contratto privato firmato davanti a
un notaio, un contratto che conteneva un insieme di punti che non erano il
frutto di una linea politica comune, ma di una sorta di scambio fondato sulla
sistematica spartizione delle principali politiche in base alle promesse
elettorali di ciascun partito (con pensioni e immigrazione lasciate alla Lega; con reddito di
cittadinanza, giustizia, modifiche costituzionali lasciate al M5S, e così via).
Una seconda sfida è
consistita negli attacchi sistematici contro autorità indipendenti: il Presidente
della Repubblica è stato minacciato di impeachment per non aver fatto quello che
la nuova maggioranza si aspettava da lui al momento della formazione del
governo; la Banca d'Italia è stata attaccata e il Gabinetto ha brutalmente interferito
nella scelta dei componenti del suo Direttorio ( essi, a differenza del
Governatore, sono sempre stati scelti
nel rispetto delle
proposte del Governatore stesso); lo stesso si può dire di altre autorità e agenzie
(le diverse coalizioni hanno sempre influenzato la selezione delle personalità
al timone di quelle autorità, ma in 70 anni non c'era mai stata un'occupazione
così diretta e strettamente partigiana, quasi militare di tutte le posizioni
disponibili).
Con effetti
immediati:
basti pensare che il
nuovo presidente dell’Autorità garante della concorrenza… si è messo subito a
pontificare… contro la concorrenza!
Una terza minaccia
deriva dal comportamento in Parlamento della Lega e dell'M5S:
hanno eletto i
presidenti e i vicepresidenti senza coinvolgere i partiti dell'opposizione;
hanno approvato il
bilancio 2019 senza concedere un'unica ora di discussione sul testo (una prima
volta nella storia parlamentare italiana: il caso è stato portato davanti alla
Corte costituzionale, cfr. decisione 17/2019); inoltre i due presidenti hanno
sistematicamente dato interpretazioni dei regolamenti limitanti l'ammissione
degli emendamenti presentati dall'opposizione al punto da minarne gravemente il
ruolo.
La cosa più preoccupante è che ciò è accaduto
anche in relazione a due disegni di legge volti a modificare la Costituzione.
Si tratta di una
questione significativa perché rivela il nucleo centrale dell'approccio populista
alle istituzioni politiche: entrambe le Camere hanno approvato due distinti progetti
di legge che modificano la Costituzione, uno per ridurre a 600 il numero totale
dei membri eletti del Parlamento (ora sono 945) e il secondo per introdurre un'iniziativa popolare rafforzata che permette di
aggirare il Parlamento nell'approvazione delle leggi: se
le Camere non
approvano un progetto di legge presentato da 500.000 cittadini senza modifiche
significative, seguirà automaticamente un referendum. Si tratta evidentemente di
una strategia coordinata volta a minare la democrazia rappresentativa.
Questi non sono i timori di un
costituzionalista: è l'obiettivo dichiarato dei populisti italiani degli M5S.
In un'intervista riportata dal Corriere della Sera (23 luglio 2018), Davide
Casaleggio (l'imprenditore che controlla il M5S: su questo fra un attimo) ha
dichiarato che «oggi, grazie alla rete e alla tecnologia, esistono mezzi di
partecipazione più democratici e più efficaci di qualsiasi sistema di governo
del Ventesimo secolo. Il superamento della democrazia rappresentativa è
ineluttabile...»; ha aggiunto, poi, che in un decennio o due il Parlamento
«potrebbe non essere più necessario nella forma attuale»; appena il 24
maggio 2019 il
Ministro per i rapporti col Parlamento e la democrazia diretta (un
ossimoro!), Riccardo
Fraccaro, ha postato il seguente messaggio: «…con la democrazia diretta i
politici non sono più necessari. E se non sono più necessari, si metteranno al servizio
dei cittadini. Questa è la nostra idea di politica, questo è l'M5S» (testo
verificato dall'Autore).
Ulteriori sfide sono
poste da altre politiche, iniziative, decisioni e comportamenti dei due partiti
populisti: per quanto riguarda le politiche giudiziarie, la demonizzazione
degli immigrati, i tentativi teatrali di respingere i rifugiati salvati in
mare, la trasformazione retroattiva dello status legale di 117.000 persone
divenute illegali da un giorno all'altro, il tentativo di infliggere multe di
migliaia di euro per ogni persona salvata in mare (poi respinta informalmente
dal presidente della Repubblica e per il momento accantonata: ma
sono rimasti
sequestri e multe per le navi), continui attacchi contro le ONG accusate di essere
complici della tratta di esseri umani, la tendenza a tollerare discorsi di odio
e insegne fasciste, l'inadeguata repressione degli attacchi contro i Rom, forme
sottili o aperte di limitazioni contro la stampa (si veda la vicenda del
finanziamento di Radio-Radicale), la prassi sistematica di infliggere forme di character assasination contro avversari, l'uso di internet e dei social media per
influenzare l'opinione pubblica e determinare l’agenda politica ricorrendo a
mezzi illegali (la
piattaforma del M5S chiamata
Rousseau è stata
multata per violazione delle norme a tutela della privacy; Facebook ha recentemente cancellato ben 2,5 milioni di
falsi account, tutti relativi ai due partiti populisti al potere: 12 maggio
2019).
In sintesi, due sono
le violazioni più preoccupanti contro il costituzionalismo, credo,
che hanno
trasformato l'Italia in una disrupted
democracy (democrazia
perturbata): una è il già citato uso senza restrizioni e senza scrupoli dei
media digitali, che tuttora mina la possibilità di elezioni libere ed eque;
l'altra è la natura stessa dell'M5S, un movimento politico interamente
sottomesso ad un'unica società privata, controllata da un unico individuo
(Davide Casaleggio), la cui opinione è decisiva per la selezione dei candidati
del movimento, per determinare chi deve rappresentarlo nel governo, capace
addirittura di costringere tutti i deputati M5S a contribuire con 300 euro
mensili alla piattaforma
Rousseau, nonché di
costringere tutti i personaggi pubblici del movimento ad utilizzare la stessa
piattaforma per condividere i loro video e garantire i ricavi generati alla
Fondazione Rousseau guidata dallo stesso Casaleggio.
In confronto, Forza
Italia, il partito personale di Berlusconi, è un modello di trasparenza. In
altre parole: le politiche sia della Lega che del M5S sono difficilmente
conciliabili con alcuni dei principi che fanno parte dell'identità
stessa della
costituzione italiana: la dignità umana (artt. 2 e 3.1),
l'internazionalismo
e le limitazioni alla sovranità (artt. 10 e 11), la solidarietà (art. 2),
laicità (artt. 7 e 8 e la giurisprudenza consolidata della Corte
Costituzionale), il sostegno alla libera ricerca scientifica (art. 9: vedi le
campagne anti-vaccini); e più in generale, la buona educazione e I rapporti
civili fra le persone.
Infine, l'Italia è
una vetrina di come possono operare due tipi piuttosto diversi di partiti populisti,
capaci di cooperare l'uno con l'altro: un esempio che sembra rafforzare l'idea
che ciò che conta non è la sfumatura ideologica dei populisti, ma il loro
metodo condiviso e il comune disprezzo per i valori, i principi e le
istituzioni della democrazia liberale.
La civiltà è considerata da loro un'ipocrisia:
il grido di battaglia di Salvini è "no a banchieri, burocrati, barche e
buonisti", slogan che penso sia il massimo del degrado politico.
Salvini è anche l'uomo
che finisce i suoi comizi brandendo rosari e crocifissi, ed invocando la
protezione di Maria, e lascia che la folla fischi Papa Francesco (un
impenitente promotore del bene, forse il buonista in capo), nell'indignazione
della maggior parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche: un modo per
cercar consensi fra i tradizionalisti cattolici che si oppongono alle scelte e
al magistero dell’attuale pontefice e pare siano più di quelli che si possano immaginare.
8. Qualche parola
per concludere. Il caso italiano (ma non solo quello italiano)
dimostra quanto
siano importanti la cultura e l'educazione; quanto sia difficile garantire un approccio
sufficientemente razionale alle scelte politiche; quanto sia necessario
difendere o ripristinare un sufficiente livello di fiducia nella funzione di
corpi ed organismi intermedi e nelle istituzioni; quanto possa essere pericolosa oggi la cosiddetta
democrazia diretta, sia in sé stessa sia come mezzo per minare la democrazia
rappresentativa; come le nostre comuni tradizioni costituzionali siano
strettamente legate alla democrazia rappresentativa
(e quanto questa sia
preziosa: si vedano le vicende politiche italiane e inglesi fra agosto e settembre
2019).
Non molto
diversamente da oltre due secoli fa, la questione è come garantire la
limitazione del
potere, nelle nuove condizioni. Una delle principali lezioni da imparare è che
certi valori e i principi di base (principi costituzionali) non sono mai
"interiorizzati" una volta per tutte.
Dopo la Seconda
guerra mondiale, e soprattutto dopo la caduta del comunismo in Russia, abbiamo
dato per scontato che l'ideologia costituzionale dei diritti umani aveva
prevalso.
Non è così: siamo
stati troppo ottimisti, forse ingenui (FUKUYAMA
1992). Anche qui in Europa, proprio nel continente in cui
il costituzionalismo liberale ha raggiunto il massimo livello di tutela dei
diritti umani (anche grazie al sistema multilivello di corti indipendenti), il
rispetto dei diritti umani resta sempre in gioco e non può essere dato per
scontato; al contrario, non solo è in pericolo, ma spesso apertamente
contestato da leader, movimenti politici e singoli individui che rivendicano
apertamente il loro diritto di rifiutarsi apertamente di proteggerli e persino
di ridicolizzarli.
James WILSON, il
cappellaio scozzese che fondò The Economist 176 anni fa nella ricerca del
libero scambio, del libero mercato, di un governo limitato, una volta disse che
nulla serve meglio del liberalismo che
"la dura lotta
tra l'intelligenza, che avanza, e un'indegna, timida ignoranza che ostacola il nostro
progresso" (un'anticipazione
del libero mercato delle idee teorizzata da Oliver W.Holmes nel 1919).
Il problema è che l'ignoranza oggi non è affatto timida; al contrario,
è arrogante, aggressiva e audace, è senza scrupoli, è capace di utilizzare gli
strumenti potenti e non regolamentati della tecnologia digitale e ormai
dell’intelligenza artificale:
come affrontare
questa realtà è una sfida e una grande questione costituzionale del nostro tempo.
Speriamo di non essere troppo in ritardo.
Il ritorno di Trump,
un problema in più.
Corriere.it- Massimo
Gaggi-(05 maggio 2022)- ci dice :
Portando col suo
endorsement (e i soldi del miliardario della Silicon Valley, Peter Thiel) Vance
ad assicurarsi la nomination col 32% (quasi 10 punti in più del più immediato
inseguitore), Trump ha
dimostrato di avere ancora in pugno l’elettorato conservatore e di poter fare
il bello e il cattivo tempo nel partito repubblicano.
L’Ohio è stato
devastato dalle massicce prescrizioni di farmaci oppioidi usati, in realtà,
come una droga e dall’eroina «e Donald Trump è eroina culturale»
Era l’estate del 2016 quando J.D. Vance, allora sulla cresta dell’onda
per la pubblicazione di “Elegia Americana”, un racconto di successo sull’impoverimento
dell’America profonda, attaccava con grande durezza il candidato repubblicano
alla Casa Bianca.
Sei anni e molti
pentimenti dopo, Vance è il candidato repubblicano al seggio senatoriale
dell’Ohio che l’ha spuntata su altri esponenti politici dello Stato più
accreditati di lui, con più esperienza politica, maggiore seguito popolare e
con inattaccabili credenziali di fedeltà a Trump.
Eppure l’ex
presidente ha deciso, contro il partito, di appoggiare il vecchio nemico
relegato dai sondaggi nelle retrovie (quinto con un magro 8% a due mesi dal
voto delle primarie .Spingendo,così,
i suoi fan a votare un personaggio che loro detestavano e che di certo non
amano ora che si è umiliato chiedendo scusa cento volte a Trump.
Ma proprio quelle
ripetute umiliazioni sono il monito di Trump al suo partito: «Faccio a modo mio».
In vista delle
elezioni di mid term del prossimo novembre The Donald appoggia, anche contro
esponenti repubblicani in carica, un gran numero di candidati estremisti o
sostenitori delle teorie cospirative dei QAnon e dell’illegittimità
dell’elezione di Joe Biden.
Se passeranno com’è
passato Vance alle primarie, e avranno, poi, successo nel voto di novembre, non solo falliranno i tentativi di ricostruire
un’area repubblicana moderata e istituzionale, ma la destra trasformerà in un
inferno i due ultimi anni della presidenza Biden.
Non solo bloccando
in un Congresso a probabile maggioranza repubblicana i provvedimenti del suo
governo, ma aprendo
inchieste a raffica su presunte irregolarità per «processare» un presidente che
verrebbe quotidianamente accusato di essere un usurpatore. Una prospettiva che non può non preoccupare anche noi
europei, soprattutto in tempi di guerra che richiedono una leadership americana
forte.
Che cos’è il Partito
Democratico
americano.
It.insideover.com-
Andrea Muratore-(6 GENNAIO 2022)- ci dice :
Il Partito
Democratico americano vanta quasi duecento anni di storia e, essendo in
attività dal 1828, può definirsi come la formazione politica oggigiorno più
antica al mondo.
La formazione dell’attuale presidente Joe
Biden e della vicepresidente Kamala Harris ha alle spalle una lunga storia che
l’ha vista attraversare, nella sua lunga storia, l’intero arco politico negli
Stati Uniti.
Dalle origini come formazione conservatrice,
attenta alla difesa dello schiavismo negli Stati del Sud e segregazionista, il
Partito Democratico è poi diventato il contenitore politico artefice del New
Deal, della svolta dei diritti civili, infine del Multiculturalismo.
La sua storia,
assieme a quella del Partito Repubblicano, racconta due secoli di evoluzione
degli States.
Una storia
articolata.
Il Partito
Democratico è il diretto
erede del dallo storico Partito Democratico-Repubblicano fondato da Thomas
Jefferson nel 1792 come
espressione dei piccoli proprietari degli Stati del Sud, ostili al centralismo
predicato dalle ex colonie britanniche del New England in senso federalista.
Dal 1800 al 1824
Jefferson, James Madison e James Monroe furono eletti alla presidenza come
espressione di questa formazione, che fu la principale portavoce dell’ideologia
dell’espansione a Ovest e dell’accrescimento dimensionale dell’Unione, al cui
dilatarsi iniziarono a esprimersi diverse posizioni politiche.
Fu l’ascesa del
primo presidente populista, Andrew Jackson, a sancire la scissione tra il Partito Democratico e
una serie di formazioni minori tra cui si sarebbe distinto, in seguito, il Partito Whig, espressione della borghesia
finanziaria del Nord da cui nel 1854 sarebbe emerso il Partito Repubblicano.
All’elezione di
Abrahm Lincoln, repubblicano, avvenuta nel 1860, la principale divisione tra
Repubblicani e Democratici era palese: i
Repubblicani, oggi
definibili “a sinistra” dello spettro politico, erano a favore del
protezionismo, della crescita industriale, degli investimenti interni, del
superamento della schiavitù;
i Democratici, invece,
difendevano il latifondo agrario e la schiavitù, guidando la secessione e dando
fuoco alle polveri della Guerra Civile tra il 1861 e il 1865.
Dopo l’assassinio di
Lincoln, a livello nazionale la politica americana fu monopolizzata dai
Repubblicani, che sospesero temporaneamente dall’Unione alcuni Stati
meridionali e ammisero al voto gli ex schiavi afroamericani, per cui il Partito
Democratico fu per qualche tempo fuori gioco.
In cambio, però, il
partito poté consolidare le sue roccaforti negli Stati segregazionisti del Sud;
sarebbe stato Grover Cleveland ad aggiungere, a conquista della frontiera in
via di completamento, frange di proletariato urbano, di immigrati cattolici e
esponenti della piccola imprenditoria al blocco elettorale democratico, consentendo ai Democratici la riconquista della Casa
Bianca nel 1884.
Iniziò l’inesorabile
spostamento al centro prima e a sinistra poi del partito: dapprima con la forma populista di William Bryan e
in seguito con quella istituzionale di Woodrow Wilson, i democratici tra fine Ottocento e inizio Novecento
coniugarono conservatorismo identitario, frange crescenti di progressismo
sociale e internazionalismo, mentre i Repubblicani erano più conservatori sul
piano sociale e isolazionisti.
Anche il più
progressista Franklin Delano Roosevelt poté costruire il New Deal puntando
sull’alleanza con le classi conservatrici.
Roosevelt seppe
iniziare a far sfondare i Dem nel nuovo elettorato afroamericano con le sue
politiche economiche keynesiane e a partire dal Secondo dopoguerra iniziò a cambiare la coalizione
sociale con l’uscita dei Democratici sudisti dal partito.
In genere, gli abitanti bianchi del Sud
continuarono a votare per i Democratici nelle elezioni locali e in quelle per
il Congresso (in cui molti Democratici sudisti erano conservatori), ma ad abbandonare il partito o a favore dei
Repubblicani o di candidati del Sud indipendenti alle elezioni presidenziali.
Nella Guerra Fredda
i democratici furono il partito del più ferreo anticomunismo (con John
Fitzgerald Kennedy) e del progetto della great society; con Lyndon Johnson promossero l’apertura delle prime
misure di sanità pubblica e chiusero il cerchio promuovendo la legge sui
diritti civili.
L’ascesa della
questione ambientalista e del progressismo liberal a favore delle minoranze a
partire dalla metà degli Anni Settanta ha definitivamente fatto transitare nel
centro-sinistra i democratici,
divenuti infine il
partito-sponsor della “globalizzazione neoliberista” con Bill Clinton e del tentativo di governarla dopo i disastri delle
guerre afghane e irachene e la crisi finanziaria del 2007-2008 prima
(presidenze di Barack Obama) e la tempesta pandemica da Covid-19 poi (attuale
presidenza Biden).
I presidenti
democratici.
Diversi presidenti
democratici tra i quindici che il partito ha eletto nel corso degli utlimi due
secoli hanno segnato profondamente la storia degli Usa.
Andrew Jackson fu
presidente dal 1828 al 1836.
Da capo dello Stato lanciò una profonda operazione di democratizzazione delle
strutture politiche statunitensi, precedentemente dominate dalle ristrette
oligarchie terriere del Sud e da quelle finanziarie del Nord. Andando spesso
anche contro l’interesse dei suoi referenti al Sud, tentò di aumentare la
centralizzazione politica offrendo, in cambio, spazio alle correnti più
libertarie abolendo la Bank of United States, antesignana della Federal
Reserve; durante il suo mandato furono progressivamente abolite le restrizioni
di voto e introdotto il voto segreto; molte cariche pubbliche, statali e
locali, divennero elettive; si intensificarono infine le campagne contro gli
Indiani d’America.
Nella Grande Guerra
il presidente che condusse alla vittoria fu Woodrow Wilson, alfiere di un interventismo “missionario” che
echeggiava il sostegno del suo partito al destino manifesto quale ideologia di
espansione di Washington. Wilson del resto fu un convintissimo sudista che fece
però passare leggi progressiste, come quella sull’antimonopolio e la riforma
costituzionale che diede il voto alle donne, senza tuttavia promuovere i
diritti degli afroamericani, al contrario sostenendo e promuovendo la
segregazione razziale come gli altri Democratici suoi coevi.
Franklin Delano
Roosevelt si impegnò per superare l’estasi liberista dei governi repubblicani
degli Anni Venti che condusse alla Grande Depressione. Fautore di politiche di intervento pubblico molto
massicce il governo del presidente democratico potè superare veramente la
Grande Depressione solo con l’effetto leva garantito dallo scoppio della
Seconda guerra mondiale e dal compattamento del Paese nel regime di economia
bellica. Il sostegno di figure come padre Charles Couglin, il radio-predicatore
nemico di Wall Street, alla sua figura, è sintomatico di un’evoluzione sociale
avvenuta nella base elettorale dei dem, sempre meno elitisti, durante i suoi
lunghi mandati.
John Kennedy
tradusse definitivamente in realtà questi propositi e inaugurò un’apertura dei
dem verso la conquista della maggioranza dell’elettorato delle minoranze.
Questo avrebbe portato, infine, i dem a essere il primo partito capace di
eleggere un afroamericano, Barack Obama, alla Casa Bianca, nel 2008. Kennedy e
l’attuale inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, sono altresì gli unici
cattolici eletti presidenti nella storia americana.
Le correnti attuali.
Oggigiorno il
Partito Democratico è una formazione liberal-progressista con correnti interne estremamente diversificate a
seconda delle basi politiche e territoriali di riferimento.
Scomparsa la
corrente dei Democratici del Sud passata nei Repubblicani, esiste tuttavia una fascia di centristi, liberali in
politica economica e più conservatori della media del partito sui diritti
civili, che consentono ai dem di presidiare fasce di elettorato a lungo ostili
negli ultimi decenni: un
esempio classico è Joe Manchin, Senatore dello Stato della West Virginia.
Negli ultimi anni
sta prendendo piede la corrente dei “Progressive Democrats,” esponenti della sinistra interna e aperti alla
lotta ai monopoli finanziari e tecnologici, alla sanità universale, alla
democratizzazione del sistema politico, a un welfare all’Europea e a tutte le battaglie proprie della cultura liberal
predominante tra gli studenti e la nuova borghesia urbana. L’esponente tipico di questa corrente è stato, negli
ultimi anni, il Senatore del Vermont Bernie Sanders.
Relativamente
maggioritaria resta, comunque, la corrente dei Democratici Centristi, così
chiamati in quanto non si professano propriamente di sinistra e si rifanno
piuttosto al centrismo liberale e alla terza via di ispirazione blairiana.
Tra questi vi sono
importanti personaggi quali i presidenti Bill Clinton, Barack Obama e Joe
Biden. Essi rappresentano
l’ossatura del partito e di parte della classe dirigente americana. I maggiori custodi di una lunga storia che deve sempre
essere mediata con le spinte provenienti dall’esterno. Come del resto Biden ha ben dovuto comprendere,
bilanciandosi tra pressioni dei radicali e mediazioni con i conservatori, fin
dai primi giorni del suo mandato.
Biden può trasformare l’Ucraina in un conflitto globale
it.insideover.com
-Roberto Vivaldelli- (4 MAGGIO 2022)-ci dice :
È una strategia
molto pericolosa quella che stanno adottando gli Stati Uniti in Ucraina, che
potrebbe addirittura portare a un’escalation
e allargare così il conflitto oltre i confini del Paese ex-sovietico.
A sostenerlo è una
firma prestigiosa della rivista statunitense Foreign Policy, Michael Hirsh, in
un articolo pubblicato nelle scorse ore che racconta i dubbi che molti esponenti
dell’establishment della politica estera degli Stati Uniti stanno avanzando nei
confronti della strategia dell’amministrazione Biden che tutto sembra fuorché
voler trovare una soluzione diplomatica, come ha peraltro sottolineato di
recente l’economista Jeffrey Sachs al Corriere della Sera.
La diplomazia è
rimasta al palo, soggiogata dagli interessi delle grandi potenze, vittima di
una strategia che può condurre a uno stato di guerra permanente. Per “procura”,
per il momento. In futuro, chissà.
L’obiettivo degli
Usa: indebolire la Russia.
Secondo Hirsh la
sensazione di molti osservatori è che, con l’intensificarsi degli aiuti che il
presidente Usa Joe Biden e gli alleati della Nato hanno deciso di stanziare in
favore dell’Ucraina, a Vladimir Putin non rimarrà altra scelta se non quella di
arrendersi o, più probabilmente, raddoppiare gli sforzi militari del suo Paese,
aumentando così la possibilità “di allargare la sua guerra oltre l’Ucraina”.
Nella giornata di
giovedì, infatti, il Congresso ha esortato il presidente Joe Biden a fornire
altri 33 miliardi di dollari in assistenza militare, economica e umanitaria
all’Ucraina al fine di inviare un chiaro messaggio al leader del Cremlino.
Come ha spiegato
senza troppo giri di parole il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Llyod
Austin a seguito di un incontro a Kiev con il presidente ucraino Volodymyr
Zelenesky, l’obiettivo degli Stati Uniti è ora quello di ridurre il potere
della Russia a lungo termine.
“Vogliamo vedere una
Russia indebolita al punto che non possa invadere altri Paesi come ha fatto
invadendo l’Ucraina”.
È chiaro dunque che
questa strategia prevede una lunga guerra di logoramento, che non finirà a
breve.
È la prospettiva
alla quale si sono preparati Stati Uniti e Russia, dopo gli errori di calcolo
iniziali.
La presunta “guerra lampo” riportata da una
certa narrazione mediatica è solamente un lontano ricordo: ora tutte le parti
si sono arrese all’idea che questa guerra durerà a lungo.
(“La guerra in
Ucraina nata dall’umiliazione russa”.
“Gli Usa non
vogliono la pace in Ucraina”.
Putin al telefono
con Macron.
“Rischio che il
conflitto si allarghi”).
Secondo Sean
Monaghan, esperto del Center for Strategic and International Studies, agli
occhi del Cremlino “l’Occidente è pronto a prendersi la Russia.
Non era detto prima.
Ora se ne parla”.
Una convinzione maturata anche alla luce delle
dichiarazioni di Joe Biden durante il vertice in Polonia del mese scorso,
quando ha ammesso che l’obiettivo degli Usa è il “regime change” e che Putin
“non può più restare al potere”.
“Questo trasforma
questa guerra territoriale in un confronto più ampio”, con il rischio concreto
che arrivare a un accordo per porre fine alle ostilità diventi una mera utopia,
almeno nel breve periodo. George Beebe, ex analista della Cia, ha sottolineato
a Foreign Policy che l’amministrazione Biden potrebbe rischiare di dimenticare
che “il più importante
interesse nazionale degli Stati Uniti è evitare un conflitto nucleare con la
Russia”.
“Sta diventando più
pericoloso”, ha confermato anche Charles Kupchan, ex funzionario
dell’amministrazione Obama e studioso di relazioni internazionali alla
Georgetown University. “Dobbiamo iniziare ad andare oltre i Javelin e parlare
di un finale politico”.
Tesi che confermano
quando affermato dall’ex ambasciatore Usa Chas Freeman a InsideOver nelle
scorse settimane, secondo il quale la guerra in Ucraina “non è solo una guerra
tra russi e ucraini e tra Russia e Ucraina” ma “è una guerra per procura tra
Russia e Stati Uniti” per determinare se “l’Ucraina rimane parte della sfera di
influenza americana in cui è stata assorbita in modo informale nel 2014”,
oppure se farà “parte di una sfera di influenza russa”.
Il suo carattere di
“guerra per procura”, come il Vietnam o l’Afghanistan durante la Guerra Fredda,
“lo rende un gioco a somma zero tra Mosca e Washington. Nella misura in cui la
guerra indebolisce la Russia, gli Stati Uniti sembrano non avere alcun
interesse a porvi fine”.
Anche lo studioso di
relazioni internazionali presso l’Università del Texas, Christopher Layne,
intervistato sempre da InsideOver, era stato molto chiaro in merito:
“Ora abbiamo una guerra per procura in Ucraina tra USA-NATO contro la
Russia. Ciò è guidato principalmente dalla strategia americana, che mira a: la rimozione di Putin; l’indebolimento del potere
russo; e l’ulteriore
estensione del potere degli Stati Uniti (e della Nato)”. Su questi presupposti, la guerra non può che
continuare. Fino a data da destinarsi.
La vera minaccia
della Big Tech.
It.insideover.com
-Cris Grisworld - ( 17-3-2022)- ci dice :
A Washington, DC,
gli argomenti politici sulla Big Tech non sono abbastanza grandi.
Questioni
politicamente elettrizzanti come la censura e il monopolio tendono a dominare
la conversazione politica.
Ma l'era
dell'informazione ha fondamentalmente alterato il modo in cui gli esseri umani
si relazionano, come si sviluppano i bambini, come funzionano i mercati e come
si svolge la nostra vita sociale e politica condivisa.
Come ha fatto prima
la Rivoluzione Industriale, la Rivoluzione dell'Informazione richiede una
visione politica ampia e aggiornata per governarla.
Nello sviluppare una
tale visione, i responsabili politici devono ricordare una verità essenziale
che sfida la loro consueta fiducia nei mercati per risolvere i problemi: le
forze di mercato da sole non massimizzano la prosperità umana e non tutti i
beni appartengono a un mercato.
Nel loro libro
“Economia civile”, i professori di economia Luigino Bruni e Stefano Zamagni si
rivolgono alla tradizione filosofica italiana per descrivere una concezione
vecchia ma trascurata del mercato:
“I mercati reali”,
ricordano, “non sono mai eticamente neutrali; sono o civili o incivili”.
Per “civili” Bruni e
Zamagni non intendono “gentili” ma civili.
I mercati o operano secondo la loro “antica,
originaria vocazione di alleato del bene comune, rappresentando uno spazio di
libertà, socialità ed espressione delle nostre capacità…come persone”, e quindi
sono civili, oppure no, invece “compulsivamente cercare la ricchezza piuttosto
che la felicità pubblica, e... dimenticare e distruggere beni economici
fondamentali come i beni relazionali, i beni comuni e i beni gratuiti”.
Molti dei
cambiamenti che l'era dell'informazione ha operato sono stati, in questo senso,
incivili.
Il governo
democratico deve svolgere un ruolo nel correggere questo.
I leader tecnologici
preferirebbero credere che qualsiasi danno derivante dai loro prodotti e
pratiche sia il costo inevitabile del progresso, che il mercato neutrale ha
parlato e il ruolo del governo è quello di togliersi di mezzo.
Questo oscura la
realtà che consentire al cambiamento tecnologico di svilupparsi in modi che
danneggiano il benessere individuale, la prosperità economica della comunità,
l'integrità del nostro tessuto sociale condiviso e le nostre libertà politiche
è una scelta politica. Possiamo e dobbiamo fare scelte migliori, tenendo
presenti diversi principi chiave.
La prima è che una
nazione libera e fiorente deve difendere i suoi figli.
I bambini meritano
una sfera protettiva in cui crescere e svilupparsi in sicurezza, ma un numero
crescente di prove chiarisce che la migrazione di massa della vita sociale
dell'infanzia nell'ambiente virtuale dei social media ha causato loro danni
profondi .
Questo è
inaccettabile.
Il mondo virtuale
che Big Tech induce i bambini ad abitare non è costruito a beneficio dei
bambini, ma per catturare la loro attenzione e trarne profitto, a scapito del
loro benessere.
Il mercato non ha
corretto questo danno
Al contrario:
ora è effettivamente al di là della capacità
dei genitori di rimuovere volontariamente i propri figli dalla portata dei
social media e, per quanto riguarda i bambini, il prodotto è progettato per
creare dipendenza e renderli socialmente dipendenti dal suo utilizzo.
La politica deve intervenire.
Di solito non
lasciamo le questioni relative alla sicurezza dei bambini al mercato per
definire e determinare, o sacrificare i bambini per il bene
dell'"innovazione" e della "crescita", né dovremmo in
questo caso.
L'ordine pubblico
deve anche tutelare il diritto delle persone a godere di una vita privata alla
quale né lo Stato né il mercato hanno accesso.
Si tratta di privacy
personale, certo, ma anche di autonomia.
L'enorme quantità di
dati personali a disposizione delle aziende (e in molti casi dei governi)
presenta spaventose opportunità di manipolare sia le convinzioni che i
comportamenti.
Questo uso dei dati personali, soprattutto
quando non sono stati divulgati in modo consensuale e affermativo per tale
scopo, è immorale e pericoloso.
Eppure il
conferimento di tali dati, sebbene in alcuni casi tecnicamente “volontario”, è
funzionalmente diventato il prezzo necessario per l'ingresso sia alla vita
sociale che professionale in America, rendendo scelte vere difficili.
Ed è difficile
fornire un consenso significativo in un ambiente in cui i dati personali, una
volta forniti, lasciano effettivamente il controllo della persona che li
riguarda.
Le democrazie
funzionanti non dovrebbero permettere un mercato nella privacy dei suoi
cittadini, né nell'autonomia personale di cui la loro privacy è una
precondizione necessaria.
I cittadini devono
avere il controllo della tecnologia, non il contrario.
Per parafrasare il
Nuovo Testamento, gli esseri umani non sono fatti per la tecnologia, ma la
tecnologia per gli esseri umani.
Gli algoritmi
possono aumentare il potere decisionale in modi preziosi, ma il loro uso deve
essere soggetto al giudizio umano e alla riflessione democratica.
La mancata supervisione dell'uso degli
algoritmi nel perseguimento dell'efficienza del mercato si traduce in
ingiustizie e umiliazioni inaccettabili ma evitabili, come nei casi in cui gli algoritmi sanitari volti a migliorare l'efficienza
amministrativa distribuiscono l'assistenza in modo razzialmente discriminatorio
, o gli algoritmi di
assunzione scartano qualificati ma non candidati di lavoro tradizionali prima
che la loro candidatura veda un occhio umano.
Infine, il diritto
delle nazioni di fare e far rispettare democraticamente le proprie leggi,
proteggere i propri cittadini e sostenere i propri valori non dovrebbe essere
soggetto a scambi sul mercato.
Eppure il mercato tecnologico globale ignora
l'integrità delle prerogative nazionali.
Le aziende
tecnologiche americane non devono essere autorizzate a eludere la legge e i
valori americani semplicemente perché credono che i loro modelli di business lo
richiedano. Le società
tecnologiche straniere che desiderano condurre affari negli Stati Uniti devono
essere soggette alla legge americana scritta nell'interesse dei propri
cittadini.
Ci sono segni di
speranza.
Negli ultimi mesi,
in risposta al crescente malcontento e preoccupazione dell'opinione pubblica
americana, i politici statunitensi hanno sempre più lottato con domande più
ampie su cosa potrebbe comportare governare bene l'era dell'informazione.
Devono continuare ad
espandere quella comprensione, finché non sarà abbastanza grande da governare
adeguatamente la Big Tech.
(Chris Griswold è il
Policy Director di American Compass. @Chris_Griz
americancompass.org/technology
.).
LA “MENZOGNA COVID” STA VENENDO
ALLA LUCE.
GOVERNO BUGIARDO.
Laverita.info-
Rubrica le lettere di Mario Giordano- Gabriele Vagli - (6-5-2022)- ci dice :
Dopo due anni di
balle governative e mainstream ,sembra che si possa iniziare -anche grazie alla “VERITA’” : complimenti a tutta la redazione !- a tirare le somme.
Sintetizzando : il virus è quasi certamente stato creato in
laboratorio; il “protocollo
paracetamolo e vigile attesa “ ha favorito la morte di tanti italiani ; le cure
precoci sempre osteggiate dai governi sono dimostrate efficaci e di basso costo
; la cura al plasma dell’amato
prof. De Donno ,rifiutata dal governo ,funziona ottimamente ; gli
efficaci antivirali , dapprima rifiutati dal governo sebbene gratuiti , vengono somministrati con inaudita
riluttanza e spesso lasciati scadere ; il sedicente salvifico vaccino si è rivelato essere una immunoterapia sicuramente
meno efficace di quella che io ( che mi fido della scienza e non di Speranza) faccio senza bisogno di obblighi , ricatti, estorsioni
o di hub vaccinali , di crioconservazione , di siringhe luerlock , di personale medico dedicato , ecc. acquistandola in
farmacia a mie spese senza spendere né
in primule né in crisantemi; i trivaccinati hanno ormai la maggio probabilità
di infettarsi anche più volte e di contagiare gli altri : i non vaccinati che
sviluppano sintomi si curano ormai tempestivamente con farmaci di uso comune e
risolvono min pochi giorni ,spesso più celermente dei vaccinati; gli effetti collaterali sono diffusi e purtroppo (lo
dico con estrema tristezza e rabbia )
gravi e sembra siano stati scientemente
occultati da almeno un produttore ; le morti
inspiegabili post vaccino sono moltissime e in preoccupante aumento, in
particolar modo tra i giovani sportivi .
Ancora e sempre :
nessuna correlazione . Soprattutto tra gli ultimi due governi e la realtà .
(Gabriele Vagli- e mail ).
Guadagno di
funzione, Oltre 100.000
documenti rivelano dettagli inquietanti
su esperimenti ad
alto rischio-
renovatio21.com -
Redazione- Joseph Mercola - (5 Maggio 2022)- ci dice :
(Children’s Health
Defense.).
Un rapporto
investigativo della collaboratrice di Vanity Fair Katherine Eban, basato su oltre 100.000 documenti dell’EcoHealth Alliance, mostra una realtà inquietante di «contratti di sovvenzione oscuri, supervisione fragile
dei NIH e perseguimento di sovvenzioni governative per ricerche globali sempre
più rischiose».
In un reportage investigativo del 31 marzo
2022, la collaboratrice di Vanity Fair Katherine Eban ha esaminato il contenuto
di oltre 100.000 documenti dell’EcoHealth Alliance, inclusi i verbali delle
riunioni, le e-mail interne e i rapporti, la maggior parte dei quali precedenti
alla pandemia di COVID-19, mostrando
una realtà inquietante di «sovvenzioni oscure accordi, la fragile supervisione
del National Institutes of Health (NIH) e il perseguimento di sovvenzioni
governative per ricerche globali sempre più rischiose».
Il 4 aprile 2022 ,
Eban ha discusso il suo articolo investigativo con i co-conduttori di Rising
Ryan Grim e Robby Soave. I
vari documenti sono stati rilasciati in conformità con le richieste del Freedom of Information Act (FOIA) da diverse
parti, tra cui BuzzFeed, The Intercept, US Right to Know, White Coat Waste, GOP
Oversight e altri.
Il presidente dell’EcoHealth Alliance Peter Daszak ammette di «coltivare» i legami con il governo per
anni partecipando a fantasiosi cocktail party a Washington DC, spesso facendo presentazioni insieme al dottor Anthony
Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases
(NIAID), e la
corrispondenza interna rivela la sua ossessione per i finanziamenti, al punto da presentare proposte di ricerca rischiose
all’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della difesa (DARPA).
La sequenza genica
mancante.
Eban ha iniziato la
sua storia con il resoconto di Jesse D. Bloom, Ph.D., virologo computazionale e
biologo evoluzionista del Fred Hutchinson Cancer Research Center. Il 18 giugno
2021, Bloom ha inviato la bozza di un articolo di prestampa che aveva scritto a
Fauci e al capo di Fauci, il dottor Francis Collins, allora direttore del
National Institutes of Health.
Secondo Eban, il
documento «conteneva rivelazioni sensibili» sul NIH e Bloom voleva che Fauci lo vedesse prima che andasse in
stampa e diventasse di dominio pubblico.
Eban scrive: «In circostanze normali, il preprint avrebbe potuto
innescare un rispettoso scambio di opinioni. Ma questo non era un preprint
ordinario e nemmeno il momento era ordinario».
L’origine di
SARS-CoV-2 era molto contestata a questa epoca, con la maggior parte dei funzionari che
insistevano ancora sul fatto che si fosse evoluto naturalmente e avesse saltato
le specie, mentre un gruppo
crescente di ricercatori indipendenti continuava a indicare discrepanze
genetiche che rendevano l’evoluzione naturale altamente improbabile.
«Un contingente crescente di studiosi si chiedeva se potesse aver avuto
origine all’interno di un vicino laboratorio noto per aver condotto una
rischiosa ricerca sul coronavirus finanziata in parte dagli Stati Uniti», scrive Eban, riferendosi al Wuhan Institute of Virology (WIV) a
Wuhan, in Cina, dove si è verificata per la prima volta l’epidemia di COVID-19.
Eban continua:
«Il documento di Bloom era il prodotto del
lavoro investigativo che aveva intrapreso dopo aver notato che un certo numero
di prime sequenze genomiche SARS-CoV-2 menzionate in un articolo pubblicato
dalla Cina erano in qualche modo scomparse senza lasciare traccia».
«Le sequenze, che
mappano i nucleotidi che conferiscono a un virus la sua identità genetica
unica, sono fondamentali per tracciare quando il virus è emerso e come potrebbe
essersi evoluto».
«Secondo Bloom, la
loro scomparsa ha sollevato la possibilità che il governo cinese stia cercando
di nascondere le prove sulla diffusione precoce della pandemia. Mettendo insieme gli indizi, Bloom ha stabilito che lo
stesso NIH aveva cancellato le sequenze dal proprio archivio su richiesta dei
ricercatori di Wuhan».
«Ora, sperava che
Fauci e il suo capo, il direttore del NIH Francis Collins, potessero aiutarlo a
identificare altre sequenze cancellate che avrebbero potuto far luce sul mister».
In una breve nota a margine, Epoch Times ha affrontato la presunta cancellazione di sequenze
genetiche dal suo database su richiesta di un ricercatore cinese. Amanda Fine, capo della filiale dei media del NIH, ha
detto a Epoch Times che le sequenze non sono state effettivamente cancellate; i
dati sono stati semplicemente rimossi dall’accesso pubblico, quindi i dati sono
ora disponibili solo per coloro che hanno il suo numero di accesso.
Disaccordi controversi
Collins ha risposto
programmando una riunione Zoom per il 20 giugno 2021, alla quale ha invitato
Fauci, Kristian Andersen, Ph.D., biologo evoluzionista, e Robert Garry, Ph.D.,
virologo. Bloom ha invitato il biologo evoluzionista Sergei Pond, Ph.D., e
Rasmus Nielsen, Ph.D., un biologo genetico con esperienza negli aspetti
statistici e computazionali della teoria evolutiva e della genetica.
L’incontro fu
controverso e Bloom si turbò così tanto che, sei mesi dopo, ne scrisse un
resoconto dettagliato. Dopo che Bloom ha descritto le sue scoperte e le domande
che ha sollevato, Andersen è intervenuto, dicendo di aver trovato l’analisi di
Bloom «profondamente preoccupante».
Eban scrive: «Se gli scienziati cinesi volevano eliminare le loro
sequenze dal database, cosa che la politica del NIH autorizzava loro a fare,
non era etico per Bloom analizzarle ulteriormente, ha affermato. E non c’era
nulla di insolito nelle prime sequenze genomiche a Wuhan.
«Immediatamente,
Nielsen e Andersen si stavano “urlando a vicenda”, ha scritto Bloom, con
Nielsen che insisteva sul fatto che le prime sequenze di Wuhan erano
“estremamente sconcertanti e insolite”».
«Andersen… ha
sollevato una terza obiezione. Andersen, ha scritto Bloom, “aveva bisogno di sicurezza fuori casa, e il mio
preprint avrebbe alimentato l’idea cospirativa che la Cina stesse nascondendo i
dati e quindi avrebbe portato a più critiche nei confronti di scienziati come
lui”».
«Fauci ha quindi preso il sopravvento,
obiettando alla descrizione del preprint degli scienziati cinesi che hanno
cancellato le sequenze “surrettiziament”. Le parola erano pesanti, disse Fauci,
e il motivo per cui avevano chiesto le cancellazioni era sconosciuto».
«Fu allora che
Andersen fece un suggerimento che sorprese Bloom. Ha detto che era uno screener
al server di prestampa, che gli ha dato accesso a documenti che non erano
ancora pubblici».
«Si è quindi offerto
di eliminare completamente la prestampa o di rivederla “in un modo che non
lasciasse traccia di che ciò fosse stato fatto”. Bloom ha rifiutato, dicendo
che dubitava che entrambe le opzioni fossero appropriate, “data la natura
controversa della riunione”».
“A quel punto, sia
Fauci che Collins hanno preso le distanze dall’offerta di Andersen, con Fauci
che ha detto, come ha ricordato Bloom, “Solo per la cronaca, voglio essere chiaro che non ti
ho mai suggerito di eliminare o rivedere la pre-stampa”. Sembrava sapere che
Andersen si era spinto troppo oltre».
EcoHealth, uno sponsor di ricerche rischiose
finanziato dal governo.
La chiamata Zoom del
20 giugno 2021 rifletteva «una
mentalità d’assedio al NIH», scrive Eban, «la cui causa era molto più grande di
Bloom e delle sequenze mancanti».
Il NIH aveva un problema di pubblicità perché stava diventando noto che
il NIH-NIAID aveva finanziato la ricerca sul guadagno di funzione (GoF)
potenzialmente rischiosa presso la WIV attraverso l’EcoHealth Alliance.
Le domande di Bloom non hanno fatto che
aumentare una situazione già delicata.
Nel 2014, EcoHealth ha ricevuto una sovvenzione NIAID di 3,7 milioni di
dollari per studiare il rischio di emergenza del coronavirus dei pipistrelli e
il potenziale di focolai nelle popolazioni umane. Quasi 600.000 di dollari di
questi sono andati al WIV, che è stato un collaboratore chiave.
(A quel tempo,
Daszak aveva già lavorato con Shi Zhengli, il direttore del WIV meglio
conosciuto come «batwoman», per nove anni. In tutto, dal 2005, Shi e Daszak
hanno collaborato a 17 articoli scientifici.)
La borsa di studio
del 2014 mette in evidenza la verità di ciò che i critici della ricerca del GoF
affermano da anni, ovvero che questo tipo di ricerca non raggiunge mai i suoi
obiettivi. Dicono che deve essere fatto per prevenire o anticipare le pandemie,
ma non una singola pandemia è mai stata evitata e, invece, la ricerca sul GoF
potrebbe effettivamente esserne la causa.
EcoHealth non è
riuscito a prevedere, per non parlare di prevenire, la pandemia di COVID-19 e
l’epidemia iniziale che si è verificata nelle vicinanze del WIV ha sollevato
fin dall’inizio i sospetti di una perdita di laboratorio.
Gli ovvi tentativi
del NIH-NIAID di nascondere il loro coinvolgimento con la ricerca del GOF sui
coronavirus dei pipistrelli al WIV hanno solo peggiorato tali sospetti, così
come il rifiuto del governo cinese di condividere i dati grezzi dei pazienti o
di partecipare agli sforzi per indagare sull’origine di SARS-CoV-2.
Curiosamente, nel
settembre 2019, tre mesi prima che il COVID-19 fosse ufficialmente dichiarato
pandemia, il WIV ha anche
rimosso il suo database dei virus, che all’epoca conteneva circa 22.000
campioni di virus e le loro sequenze genetiche, e ha rifiutato le richieste
internazionali di ripristinalo da allora.
D’altra parte, in quello che sembra essere
stato un atto di benefica reciprocità verso i suoi alleati americani, il WIV ha
cancellato dal suo sito web le menzioni della sua collaborazione con il NIAID-NIH
e altri partner di ricerca americani nel marzo 2021, dopo che i membri del
Senato hanno iniziato a criticare Fauci sul suo finanziamento della ricerca GOF
presso il WIV.
Allo stesso tempo,
hanno anche cancellato un articolo scientifico che discuteva della ricerca genetica sul virus della SARS.
Il comportamento
sospetto di Daszak.
Il comportamento di
Daszak ha anche alimentato i sospetti di una perdita di laboratorio,
potenzialmente di un virus che lui stesso ha contribuito a creare.
Per esempio:
In un articolo di
Nature dell’ottobre 2015, Daszak ha avvertito che una pandemia globale potrebbe
verificarsi a causa di un incidente di laboratorio e che «i rischi erano
maggiori con il tipo di ricerca sulla manipolazione dei virus condotta a
Wuhan».
All’inizio di
quell’anno, ha anche tenuto un discorso a un seminario delle National Academies of Science sulla riduzione del rischio di malattie infettive
emergenti e tra il materiale che ha presentato c’era un documento intitolato «Assessing Coronavirus Threats», che includeva un esame dello «spillover potenziale» da “studi
genetici e sperimentali” sui virus.
In particolare, ha
evidenziato il pericolo di sperimentare su «topi umanizzati», ovvero topi di
laboratorio che sono stati geneticamente modificati per trasportare geni,
cellule o tessuti umani.
Eppure, nonostante la sua storia di tali
avvertimenti, nel febbraio 2020, Daszak ha scritto una «dichiarazione di
consenso scientifico» pubblicato su The Lancet che condannava la teoria delle
fughe di laboratorio come nient’altro che una selvaggia teoria della
cospirazione.
EcoHealth ha
ricevuto finanziamenti dal programma USAID PREDICT, che è stato coinvolto
nell’identificazione di virus con potenziale pandemico. Il direttore di quel programma, Dennis Carroll, è
ora sospettato di aver rubato i fondi dei contribuenti utilizzando i fondi
PREDICT per pagare le spese relative alla sua stessa organizzazione, il Global Virome Project (GVP).
Nell’e-mail di marzo
2019, Daszak ha notato che gli avvocati avevano segnalato questo conflitto di
interessi e avevano suggerito modifiche a una lettera del consiglio di
amministrazione.
Daszak ha scritto:
“Mi rendo conto che questo non è il linguaggio che volevi, ma è più sicuro per
noi in questo momento delicato in cui riceviamo ancora finanziamenti USAID …
per attività relative al GVP”. Il commento sembra confermare che Daszak era consapevole che ciò che
Carroll stava facendo era inappropriato e potenzialmente illegale, e ha
contribuito a nascondere le scorrettezze di Carroll.
Nathan Wolfe, laureato Young Global Leader del World Economic
Forum ,di proprietà di Klaus
Schwab , fa parte del
comitato editoriale di EcoHealth dal 2004 e nel 2017 ha collaborato alla
stesura di uno studio sui coronavirus dei pipistrelli.
Wolf è il fondatore di Metabiota, ora
implicato nel funzionamento dei biolab finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina
che la Russia sostiene
stiano conducendo ricerche segrete sulle armi biologiche.
Daszak è anche uno
dei 15 coautori dell’articolo del 2015, «SARS-Like Cluster of Circulating Bat
Coronavirus Pose Threat for Human Emergence», che l’esperto di guerra biologica
Francis Boyle sostiene essere “la pistola fumante” che rivela i colpevoli della
pandemia covid.
Altri coautori e
finanziatori di quel documento includono Collins, Fauci e Ralph Baric, Ph.D.,
che ha condotto ricerche sul coronavirus sui topi umanizzati insieme a Shi – la
stessa ricerca che Daszak aveva avvertito potrebbe rappresentare il rischio di
pandemia più grave.
Perché la mancanza di trasparenza da parte di
tutti i soggetti coinvolti?
Gli sforzi di
Collins, Fauci, Dazak e altri membri della comunità scientifica per soffocare
il dibattito sulla genesi del SARS-CoV-2 – la maggior parte dei quali ha chiari
collegamenti con la ricerca sul GoF del coronavirus e/o il WIV – solleva ovvi
interrogativi sul motivo .
«Potrebbe essere stato per proteggere la scienza dai
deliri dei teorici della cospirazione?» chiede Eban.
«O per proteggersi da una rivelazione che
potrebbe rivelarsi fatale per certe ricerche rischiose che ritengono
indispensabili? O per
proteggere vasti flussi di sovvenzioni da interferenze politiche o regolamenti
governativi?…»
«Forse più di
chiunque altro, Peter Daszak… era in una posizione unica per aiutare il mondo a
svelare il mistero dell’origine, non ultimo condividendo ciò che sapeva».
«Ma l’anno scorso,
il dottor Jeffrey Sachs, l’economista della Columbia University che sovrintende
alla commissione COVID-19 di Lancet, ha licenziato Daszak dal timone di una
task force che indagava sulla genesi del virus, dopo aver rifiutato
categoricamente di condividere i rapporti sui progressi della sua borsa di
ricerca contestata».
«(… Daszak ha detto
che stava “semplicemente seguendo la guida del NIH” quando ha rifiutato la
richiesta di Sachs, perché l’agenzia stava trattenendo i rapporti in questione
fino a quando non avevano giudicato una richiesta FOIAW. I rapporti sono ora
disponibili pubblicamente, ha detto)»
«”[Daszak] e il NIH
si sono comportati male”, ha detto Sachs a Vanity Fair».
«C’è stata una
mancanza di trasparenza…»
«Ha affermato che il
NIH dovrebbe sostenere un”indagine scientifica indipendente” per esaminare il
‘possibile ruolo’ nella pandemia del NIH, dell’EcoHealth Alliance, del Wuhan
Institute of Virology e di un laboratorio partner presso l’Università della
Carolina del Nord. “Entrambe le ipotesi ci stanno ancora molto a cuore”, ha
detto, e “devono essere studiate seriamente e scientificamente”…»
Il campanello
d’allarme è suonato nel 2016.
Tornando alla
sovvenzione NIAID di 3,7 milioni di dollari ricevuta da EcoHealth nel 2014,
Eban racconta come sono suonati i campanelli d’allarme nel 2016, quando
EcoHealth era in ritardo nel presentare il suo rapporto annuale sullo stato di
avanzamento.
«L’agenzia ha
minacciato di trattenere i fondi fino a quando non l’ha presentata», scrive, e
«il rapporto che alla fine ha presentato ha preoccupato gli specialisti delle
sovvenzioni dell’agenzia».
Secondo il report,
Daszak e i suoi collaboratori stavano cercando di creare un clone infettivo
della sindrome respiratoria mediorientale (MERS), un nuovo coronavirus con un
tasso di mortalità del 35%.
«Il rapporto ha
anche chiarito che la sovvenzione del NIH era già stata utilizzata per costruire due coronavirus chimerici simili a quello che ha causato la sindrome
respiratoria acuta grave (SARS), che è emersa nel 2002 e ha causato almeno 774
morti in tutto il mondo».
«(Un virus chimerico è quello che combina
frammenti di virus diversi.) Queste rivelazioni hanno spinto gli specialisti
delle sovvenzioni del NIH a porre una domanda fondamentale: il lavoro dovrebbe
essere soggetto a una moratoria federale su quella che è stata chiamata ricerca sul guadagno di
funzione?» scrive Eban.
«Con ciò, la borsa
di studio di Daszak si è ingarbugliata in un dibattito lungo anni che aveva
diviso la comunità della virologia. Nel 2011, due scienziati hanno annunciato
separatamente di aver alterato geneticamente l’influenza aviaria asiatica
altamente patogena A (H5N1), il virus dell’influenza aviaria che ha ucciso
almeno 456 persone dal 2003».
«Gli scienziati
hanno dato al virus nuove funzioni, consentendogli di diffondersi in modo
efficiente tra i furetti, che sono geneticamente più vicini agli esseri umani
rispetto ai topi, come un modo per valutare i suoi rischi per le persone.
Entrambi gli studi avevano ricevuto finanziamenti NIH».
«La comunità
scientifica è esplosa in conflitto su quella che è diventata nota come ricerca
sul guadagno di funzione. I fautori hanno affermato che potrebbe aiutare a
prevenire le pandemie evidenziando potenziali minacce».
«I critici hanno
sostenuto che la creazione di agenti patogeni che non esistevano in natura
correva il rischio di scatenarli. Mentre la disputa infuriava, Fauci ha
lavorato per trovare una via di mezzo, ma alla fine ha sostenuto la ricerca…»
Nell’ottobre 2014,
l’amministrazione Obama ha imposto una moratoria sui nuovi finanziamenti
federali per la ricerca che potrebbero rendere i virus dell’influenza, della
MERS o della SARS più virulenti o trasmissibili, mentre si svolgeva una
revisione. Ma la moratoria, come scritto, ha lasciato delle scappatoie, che
hanno permesso a Daszak di cercare di salvare la ricerca.
«L’8 giugno 2016, ha scritto agli specialisti
delle sovvenzioni del NIH che le chimere simili alla SARS dell’esperimento
completato erano esenti dalla moratoria perché i ceppi utilizzati non erano
stati precedentemente noti per infettare gli esseri umani…»
NIH ha aggirato le
regole di moratoria sul guadagno di funzione.
Nella sua lettera al
NIH, Daszak ha anche fatto riferimento a un documento del 2015 scritto da Shi e
Baric, che descriveva in dettaglio un esperimento in cui mescolavano componenti
di virus simili alla SARS di specie diverse per creare una nuova chimera in grado di infettare
direttamente le cellule umane.
Per inciso, questa ricerca
è stata finanziata sia dal NIH che da EcoHealth.
Secondo Daszak, la chimera prodotta era meno letale della SARS
originale, quindi anche la sua chimera sarebbe probabilmente meno letale. Tuttavia, gli specialisti delle sovvenzioni del NIH
erano tutt’altro che rassicurati sul fatto che la sua chimera MERS non sarebbe
stata pericolosa, poiché
Shi e Baric in quel documento del 2015 avevano notato il pericolo di tali
esperimenti, sottolineando che «i panel di revisione scientifica potrebbero
ritenere studi simili … troppo rischiosi per perseguire».
«Se non altro, lo
studio MERS proposto da Daszak era ancora più rischioso», scrive Eban. «Così ha
lanciato un compromesso al NIH: che se uno qualsiasi dei ceppi ricombinati
avesse mostrato una crescita 10 volte maggiore di un virus naturale, “avrebbero
immediatamente”:
i)interrotto tutti gli esperimenti con il
mutante,
ii) informato il responsabile del programma
NIAID e l’UNC [Comitato istituzionale per la biosicurezza] di questi risultati
e
iii) partecipato
agli alberi decisionali per decidere percorsi appropriati da seguire”».
Il 7 luglio 2016, il NIH ha accettato la
proposta di Daszak, che, come osserva Eban, «si basava interamente sulla
trasparenza reciproca». Shi sarebbe stato responsabile di informare Daszak se
una qualsiasi delle ricombinazioni avesse avuto un tasso di crescita 10 volte
superiore a un virus naturale, e Daszak avrebbe informato l’agenzia dei
risultati, in modo che potessero decidere il destino dell’esperimento.
Jack Nunberg, direttore del Montana
Biotechnology Center, ha detto a Eban che consentire che questo tipo di ricerca
ad alto rischio fosse perseguito presso il WIV era «semplicemente folle». «Le ragioni sono la mancanza di supervisione, la
mancanza di regolamentazione, l’ambiente in Cina … questo è ciò che lo eleva davvero al regno del “No,
questo non dovrebbe accadere”».
In effetti, nel gennaio 2021, l’intelligence
declassificata del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti afferma che
scienziati militari cinesi hanno lavorato con il WIV almeno dal 2017,
sollevando dubbi sul fatto che la ricerca presso il WIV avesse un duplice
scopo.
Pericolosa proposta
alla DARPA.Alla fine di
marzo 2018, EcoHealth, di fronte a problemi finanziari, in collaborazione con
Shi e Baric, ha presentato una proposta alla DARPA con la speranza di
assicurarsi nuovi finanziamenti.
Parte della proposta includeva l’esame dei
coronavirus di pipistrello simili alla SARS per i siti di scissione della
furina, che è ciò che consente al virus di infettare le cellule umane. Hanno
anche proposto di inserire un sito di scissione della furina, apparentemente
per creare un coronavirus infettivo, e di testarlo su topi con polmoni
umanizzati.
Il sito di scissione della furina di SARS-CoV-2 è uno dei tratti
distintivi curiosi che lo fanno risaltare come potenziale arma biologica
prodotta, poiché i coronavirus non hanno questa caratteristica naturalmente, di
cui siamo a conoscenza.
Hanno quindi proposto di mappare le aree ad alto rischio e di testare varie
sostanze nel tentativo di ridurre la diffusione virale tra i pipistrelli.
«Per quasi ogni definizione, questa era una ricerca sul guadagno di
funzione», ha scritto Eban.
«La moratoria federale è stata revocata nel gennaio 2017 e sostituita con un
sistema di revisione chiamato HHS P3CO Framework (Potential Pandemic Pathogen Path and Oversight). Ciò
ha richiesto una revisione della sicurezza da parte dell’agenzia che finanzia
la ricerca».
Eppure EcoHealth Alliance, nella sua proposta DARPA, ha insistito sul
fatto che la ricerca sarebbe stata esentata dal quadro P3CO. La DARPA ha respinto
la proposta e ha detto a Eban che parte del motivo del rifiuto era «a causa
dell’orribile mancanza di buon senso».
I revisori delle
sovvenzioni DARPA hanno visto EcoHealth come un «gruppo disordinato» e il WIV è
stato valutato come dotato di standard di sicurezza inferiori alla media. Un ex
funzionario della DARPA senza nome che era presente al momento della proposta
ha detto a Eban che consentire a EcoHealth Alliance di essere il primo
appaltatore per un progetto di ricerca con rischi per la sicurezza nazionale
sarebbe come «avere la tua agenzia di auto a noleggio che cerca di gestire
un’armata».
È importante
sottolineare che la domanda di sovvenzione non ha valutato adeguatamente i
rischi del GOF e la possibilità che il lavoro costituisca una ricerca
preoccupante a duplice uso (DURC). In altre parole, EcoHealth non ha considerato come la ricerca potrebbe
essere riproposta come arma biologica o come potrebbe mettere in pericolo la
sicurezza nazionale.
Simon Wain-Hobson,
dopo aver esaminato la proposta DARPA, ha affermato che è «fondamentalmente una
tabella di marcia per un virus simile a SARS-CoV-2». Daszak, tuttavia, afferma
che la ricerca non è mai stata implementata, non da EcoHealth, Baric o Shi, per
quanto ne sappia.
Tuttavia, la domanda
rimane: la ricerca del GOF
pubblicata da Shi e Baric (e finanziata da EcoHealth) nel 2015 ha portato alla
creazione di SARS-CoV-2? Mentre
Shi e Baric hanno fatto quella ricerca nel laboratorio di Baric a Chapel Hill,
Carolina del Nord, Shi o altri potrebbero aver esposto il lavoro al WIV?
Daszak non è stato disposto a rilasciare
alcune sequenze di coronavirus SARS dal lavoro al WIV, sostenendo di aver
bisogno del governo cinese per autorizzarne il rilascio. Ma questa spiegazione sembra «minare l’intera logica per cui il governo degli Stati
Uniti aiuta a finanziare una collaborazione globale sull’emergenza del virus»,
osserva Eban, aggiungendo:
«Wain-Hobson ha la sua ipotesi su ciò che sta accadendo: il gruppo di
scienziati che spinge l’affermazione sull’origine naturale, dice, “vuole dimostrare che la virologia non è responsabile
[di aver causato la pandemia].
Questa è la loro agenda”»
(Joseph Mercola).
Dragonballe Z.
Renovatio21.com-
Redazione- Roberto Dal Bosco - (3 Maggio 2022)- ci dice :
Bisogna tentare di
mantenere la calma, e ricostruire quello che è successo.
Il nostro premier si
è scagliato contro il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.
Come noto, Lavrov ha
parlato in una trasmissione TV di Mediaset. L’establishment è arrabbiato,
sembra un colpaccio, un’esclusiva italiana che non dovremmo permetterci.
Tuttavia chi segue
Renovatio 21, sa che in questi giorni il Lavrov – dei cui discorsi pubblici
cerchiamo di tenere traccia, perché è importante sapere cosa dice la parte
censurata del conflitto – ha rilasciato diverse interviste, dai media arabi a
quelli cinesi, passando per una quantità di eventi pubblici nei quali ha
offerto la sua analisi della situazione, spesso puntualissima.
Dagospia aveva
anticipato che l’intervista aveva fatto saltare i nervi al governo antirusso.
Chi è stato a mettere in moto la macchina che ha portato un ministro di Mosca a
parlare sulla TV nazionale italiana?
È stato Valentino
Valentini, l’ex poliglossico interprete di Berlusconi, testimone diretto degli
anni della granitica amicizia italo-russa?
È stato un qualche
potente della TV con entrature oltrecortina?
È stato Berlusconi
stesso? Ma come, non era a cuccia dentro il governo? Ma come, non era arrabbiato
con Putin perché Vladimir adesso gli butta giù il telefono come ad uno
scocciatore? Mistero.
La rabbia nel
Palazzo, a quel che si diceva, era tanta.
Quindi ecco che in
un raro caso di apparizione pubblica, il Draghi post-COVID si spende contro l’apparizione
catodica del ministro che insultò il suo amico Giggino, fidato capo della
diplomazia italiana, il ministro forse più allineato col Mario premier.
Ecco quindi, che
partono le balle del Drago. Le Dragonballe.
«Prima di tutto,
parliamo di un Paese, l’Italia, dove c’è libertà di espressione» dice, con sorrisetto in volto il nostro premier per
offendere Lavrov e la Russia.
«Questo Paese permette dunque di esprimere le proprio
opinioni liberamente».
Eh? Ma che davvero davvero?
E noi dovremmo stare
a sentire una cosa del genere? Il premier ha idea di cosa sia l’Italia – il
mondo – nell’Anno Domini 2022?
Ban? Shadowban?
Processi alle grandi piattaforme che ti zittiscono… Draghi ne ha mai sentito
parlare? Draghi ha idea di come si sente attualmente una larga parte dei
cittadini italiani?
Noi, che siamo
censurati (e magari pure spiati) ovunque, dovremmo sentirci dire che abbiamo la
libertà di esprimerci?
Ma Draghi si è
accorto che non esiste una testata in Italia che anche solo mezza cosa fuori
dalla narrazione? O meglio: Draghi si è accorto che se ne è accorta una vasta
porzione della popolazione?
In Italia c’è la
libertà di espressione?
Ci spiega allora
perché i siti russi – Rt.com, Sputnik e talvolta pure il sito ufficiale del
Cremlino – sono irraggiungibili?
Una balla del genere
la deve proprio raccontare ad un popolo che, mentre si esprimeva liberamente in
piazza, è stato fatto oggetto di forza ondulatoria fino a che non è stata
spenta la protesta nella repressione più triste, tra manganelli, idranti,
ondate di agenti in borghese ed in assetto antisommossa?
Le vagonate di celerini per far chiudere una
pasticceria, qualcuno le rammenta? E piazza Duomo a Milano?
Ma di cosa stiamo
parlando?
Ah, sì, la libertà di espressione.
Draghi, pur essendo un tecnocrate – termine anche troppo nobilitante per dire impiegato
di Stato cooptato ad alti livelli – mai nella sua vita si si dovrebbe essere occupato del tema…
tuttavia, in effetti di libertà di parola aveva parlato giusto
qualche settimana fa.
Ricordate? Era per
dire che gli articoli dove si discuteva dell’assassinio di Putin nel nostro
Paese si possono scrivere tranquillamente… lui quindi stava dalla parte del
giornale denunciato dall’ambasciatore russo. «In Russia non c’è libertà di
stampa, solidarietà a Giannini e ai suoi giornalisti».
Fu una mossa
geniale, degna di un grande leader lungimirante: il giorno dopo doveva chiamare
Putin per parlare della mancanza di gas che sta facendo chiudere le nostre
aziende.
Ci ribolle il
sangue, lo vedete. Basterebbero
le prime parole del suo discorso per voler chiudere tutto, per nausearci tra
bugie e nonsensi.
Draghi dice che ciò
che dice il ministro Lavrov è «aberrante». Tuttavia «aberrante», per noi, è avere un premier che non abbiamo votato, un primo
ministro privo di partito, fatto piovere dal cielo da chissà chi.
(Ma da Klaus Schwab…
il nuovo Hitler !Ndr).
Per noi che crediamo
che il nostro voto valga qualcosa, sì, avere un premier del genere è aberrante:
nella storia repubblicana
si contano pochissimi casi di tecnocrati installati al potere, e tutti in era
recente (il primo probabilmente è stato il suo mentore, Ciampi), quando la sovranità italiana era già stata
patentemente liquidata, come testimonia il caso del Britannia, panfilo sul
quale, come sappiamo, il Draghi diede un discorso di benvenuto caloroso
(includendo nei saluti tali «Invisibili Britannici»: invisibili britannici di
altro tipo ci sa che operano anche ora in Ucraina e forse pure in Russia…)
Per noi, il Britannia è aberrante.
Per noi è aberrante la «distruzione creativa»
dell’economia promossa apertamente dal gruppo dei Trenta capeggiato da Draghi.
(Klaus Schwab ha
ordinato nella sua “quarta rivoluzione industriale” la distruzione del nostro
sistema industriale basato sulle piccole
e medie aziende!Ndr) .
Per noi sono
aberranti le fake news ministeriali, le dragonballe sui vaccinati che non
contagiano, con l’annuncio, un po’ adolfesco, secondo cui «i nostri problemi
dipendono dai non vaccinati».
Invece, dobbiamo
sentire che «oscena» sarebbe la storia di Hitler di origine ebraica raccontata
da Lavrov.
Il Draghi ostenta
sicumera: eccerto, lui sta
storia non la ha mai sentita, nonostante fino a qualche anno fa degli studi
genetici comprovanti svolti da ricercatori belgi ne parlava in tranquillità il
Corriere e tutta la stampa possibile, sempre ghiotta di scandali e paradossi
sul tema di svastica e stella di David.
Non vogliamo nemmeno
entrare nella faccenda. Con evidenza, Lavrov come altri, non si prendono la
briga di spiegare cosa sia il zhido-banderismo ucraino, di cui Renovatio 21 ha
parlato, ma forse è il caso di fare un articolo a parte: in breve, l’azione di oligarchi ebrei come Igor
Kolomojskij, che da una parte crea e lancia il presidente ebreo (russofono)
Zelens’kyj e dall’altra imbastisce e finanzia battaglioni nazionalisti pieni di
croci uncinate ucronaziste.
Ci limitiamo a ricordare che gli stessi
nazisti sono quelli a cui l’Occidente – compresa l’Italia – stanno fornendo
armi – armi che in un futuro prossimo sappiamo come possano andare in mano a terroristi.
Questo è «osceno», questo è «aberrante», non le storielle sulle origini
giudaiche dello Hitler.
Fornire armi
significa dare la possibilità di uccidere. Fornire armi ai nazisti significa
aiutare stragi naziste. Ce ne rendiamo conto?
(Ma se il nuovo
Hitler ,Klaus Schwab, è un costruttore incognito di bombe atomiche
in Sud Africa ?Ndr).
Com’è possibile
aprire la bocca su Hitler quando si stanno armando personaggi con svastiche e
rune?
Infine, ecco che il
nostro – incredibile, davvero – si scaglia contro la libertà di stampa, che
aveva sostenuto una manciata di secondi prima.
«La televisione
trasmette liberamente queste opinioni», cioè, quella di Lavrov, del ministro in
carica del Paese con cui siamo materialmente in guerra.
Per Dragonball
evidentemente non è accettabile.
«Lei ha parlato di
intervista» dice seccato al giornalista che aveva fatto la domanda. «In realtà
è stato un comizio».
Il problema, dice il
tecnocrate che oltre che di vaccini ne sa anche di giornalismo, è che è stata
fatta «senza nessun contraddittorio».
Certo, come no: vediamo il contraddittorio che
esiste in Italia sui giornali nei confronti suoi e del suo governo. Stiamo vedendo una folla infinita di giornalisti che
stanno chiedendosi se è il caso che a capo delle migliaia di testate atomiche
americane ci sia uno in demenza senile. Stiamo vedendo il fior fiore di contraddittori sulla
guerra in Ucraina, sulle armi inviate verso il sangue e il caos, sulle
fabbriche che chiudono, sul rischio nucleare…
«Non è un granché professionalmente… Fa venire
in mente strane idee». Ah
bello, adesso ci parla di professionalità, e poi lancia un messaggio
subliminale a qualcuno (Berlusconi? Salvini? Chi?), magari sottintendendo una mezza accusa di potenziale
intelligenza con il nemico.
Quindi, se il
ministro Lavrov non deve parlare in TV, se ogni comunicazione di Mosca deve
essere censurata, significa che siamo in guerra con la Russia?
La risposta ve
l’abbiamo già data: di fatto, sì, e, a quanto ha scritto nero su bianco il
Financial Times, dentro ci ha trascinato proprio Mario Draghi.
Andate a rivedervi
l’articolo: Draghi è
considerabile come uno degli attori principali di quella che potrebbe essere la
prima vera mossa di guerra economica dichiarata della storia umana: il
sequestro (cioè, il ladrocinio) di 300 miliardi di dollari dei russi depositati
in Banche Centrali estere. Spariti, puf. Mai successo: nemmeno, durante la
Seconda Guerra Mondiale, i danari tedeschi depositati alla Banca d’Inghilterra,
con i V2 che si mangiavano il 25% di Londra.
Nell’Euroregno dei
Draghi, invece, si può.
«In Europa, è stato Draghi a spingere l’idea di sanzionare la Banca
Centrale al vertice di emergenza dell’UE la notte dell’invasione. L’Italia, grande importatore di gas russo, in
passato era stata spesso titubante riguardo alle sanzioni. Ma il leader italiano ha sostenuto che le scorte di
riserve della Russia potrebbero essere utilizzate per attutire il colpo di
altre sanzioni, secondo un funzionario dell’UE».
Così il Financial
Times, che non ci risulta sia stato smentito.
In Senato, poche
settimane prima, Draghi aveva dichiarato un qualcosa che ad oggi non capiamo
bene cosa volesse dire – o non dire.
«Era stato tutto
premeditato da tanto tempo» aveva dichiarato Draghi riguardo ad un presunto
complotto russo che aveva programmato la situazione attuale.
«Le riserve della
Banca centrale russa dalla guerra di Crimea ad oggi sono state aumentate sei
volte, alcune sono state lasciate in deposito presso altre Banche centrali in
giro per il mondo, altre presso banche normali. Non c’è quasi più nulla, è
stato portato via tutto, queste cose non si fanno in giorno, in mesi, mesi e
mesi. Non ho alcun dubbio che ci fosse molta premeditazione e preparazione».
Ci avete capito
qualcosa? Stava già ammettendo il suo ruolo in questo attacco frontale a Mosca,
che rende l’Italia bersaglio inevitabile? Oppure si tratta semplicemente di
un’altra dragonballa nella guerra contro la Russia, una Dragonballa Z?
Non ci è dato
saperlo, tuttavia di una cosa siamo certi: il disallineamento assoluto di Draghi e del suo
governo rispetto all’interesse nazionale.
Industrie
disintegrate, valanghe di disoccupazione, la fame che può incredibilmente
tornare fra noi, la minaccia
sempre più viva di uno scontro termonucleare in casa nostra: tutto questo avviene mentre il nostro governo di
occupa di armare l’Ucraina e di lamentarsi se il ministro russo parla alla TV
italiana.
Tutto questo, dopo
aver rubato due anni della nostra vita, e una fetta definitiva della nostra
prosperità, con il COVID, lasciando
una scia di morti e di mRNA che gridano vendetta al cielo.
Questo sì è
«osceno», e «aberrante», e «fa venire in mente strane idee».
In realtà, sappiamo
esattamente che idee dobbiamo avere.
(Roberto Dal Bosco).
Bill Gates: bisogna inventare qualcosa
contro la “misinformazione”
medica.
Renovatio21.com-
Redazione- (6 Maggio 2022)- ci dice :
Bill Gates chiede
nuovi strumenti per censurare internet.
In un’apparizione in
un programma della TV americana NBC, a Bill Gates è stato chiesto della
«disinformazione» online e cosa pensava dell’acquisizione di Twitter da parte
di Elon Musk in relazione a ciò.
«Quando guardi a
come gli Stati Uniti e il mondo hanno risposto al COVID-19, che si tratti di
mascherine o vaccini o di lockdown… è diventato così politico … È stato così
politicizzato» ha detto la conduttrice.
«Sì, è un peccato
che non abbiamo avuto voci fidate in entrambe le parti che parlavano dei vantaggi
di mascherine e vaccini in modo che non fosse una questione politica» ha
risposto il Gates.
La conduttrice ha quindi chiesto della
«misinformazione», parola della neolingua che vuole significare
«disinformazione» senza temere di assumersene la responsabilità. La giornalista
ha dichiarato che è stata «un segno distintivo» della pandemia.
«Il presidente Biden
ha affermato piuttosto notoriamente lo scorso luglio che la disinformazione sui
social media sta uccidendo le persone. Lei è d’accordo?».
«Assolutamente… è
terribile» risponde Gates.
La domanda
successiva è stata su Elon Musk e il nuovo corso di Twitter promesso dopo
l’acquisto della piattaforma da parte del patron di Tesla, che peraltro
disprezza apertamente il Gates.
«Beh, il regno digitale
ha facilitato, sai, idee interessanti ma sbagliate che si sono diffuse molto
rapidamente. E dobbiamo innovare in modo che il regno digitale sia più una cosa
positiva per far uscire la verità e che le persone capiscano che “ehi, questo è
falso”».
In un’intervista al Wall Street Journal, Gates
aveva risposto a una domanda simile su cosa potrebbe fare Elon Musk con
Twitter.
«Come si sente
riguardo a qualcosa che dice che i vaccini uccidono le persone o che Bill Gates
vuole fare il “tracking le persone”? Non è del tutto chiaro cosa farà».
La dichiarazione
pare proprio una “excusatio non petita “in mondovisione. Le dichiarazioni del Gates su sistemi di
tracciamento, nonostante le smentite dell’interessato, esistono – per non parlare del famigerato esperimento africano
sui “Quantum Dots vaccinali” finanziato dalla Gates Foundation.
«Se Twitter
peggiorerà, ne parlerò», ha detto in seguito Gates nella stessa intervista.
«Il modo in cui fai in modo che quelle
piattaforme diffondano verità e non cose pazze; c’è bisogno di una vera
invenzione lì», ha detto Gates.
«Non ho la soluzione
a questo. Spero che molte persone brillanti ci stiano pensando, ma è un grosso
problema in termini di legittimità delle elezioni o innovazioni mediche».
Bello il riferimento alle elezioni, mentre la
mente corre ad un candidato in chiara demenza senile che prende 10 milioni di
voti in più di Barack Obama.
Gates chiede
un’«invenzione» anche lì, per impedire ai cittadini di dubitare e fare domande,
com’è loro diritto.
La galla che canta
ha fatto l’uovo? Ancora una excusatio non petita?
La goffaggine di Gates, lo sappiamo, tante
volte è molto rivelatrice…
I neoconservatori
sociopatici
sacrificano ucraini
e poveri globali .
unz.com - MICHAEL
HUDSON-- Katie Halper- AARON MATÉ
- (29 APRILE 2022)- ci dicono
:
KATIE HALPER: Professor Michael Hudson, grazie mille per esserti
unito a noi. Siamo davvero entusiasti di averti.
Volevamo iniziare
chiedendovi se potevate fornire una panoramica di quale sia l'economia che
guida questo conflitto – e per conflitto, intendo il conflitto tra Russia e
Ucraina, e, naturalmente, con il resto del mondo, o in realtà il conflitto tra
Russia e Stati Uniti, e le ricadute economiche.
MICHAEL HUDSON: Beh, dipende da che parte stai guardando. Da parte
russa, non credo che i fattori economici fossero primari. Erano minacciati
dall'espansione della NATO e in realtà da un piano per attaccare le aree di
lingua russa dell'Ucraina. Quindi, penso che i calcoli della Russia fossero
semplicemente militari. I calcoli dell'Occidente erano molto diversi.
E se si guarda a
quali sono i risultati del conflitto, si deve presumere che tutti stessero
parlando dei risultati [come] erano noti. Sono molto chiari.
I risultati sono un
aumento molto grande dei prezzi del carburante, del petrolio e dell'energia, un
aumento molto grande dei prezzi agricoli con forniture in calo.
Ciò lascerà la
maggior parte dell'Africa e dell'America Latina – i paesi del terzo mondo, il
Sud del mondo – incapaci di pagare i loro debiti esteri, il che si tradurrà in
un massiccio default del debito o si tradurrà in un ripudio del debito.
I paesi dovranno
scegliere. Dovranno gestire le loro case senza energia, le loro fabbriche senza
energia e il consumo di energia pro capite è direttamente collegato al PIL
negli ultimi 150 anni. Ogni grafico mostra che il consumo di energia, il PIL e
il reddito personale aumentano insieme.
Quindi, cosa faranno
i paesi quando non possono permettersi di pagare i prezzi più alti per
l'energia?
Bene, Janet Yellen, che era il capo della Federal Reserve e [ora] il
Segretario del Tesoro dice: "Beh, quello che faremo è usare il Fondo Monetario Internazionale per
preservare l'egemonia
unipolare dell'America".
Penso che abbia usato quasi quelle parole. Dobbiamo mantenere il controllo americano del mondo e
lo faremo attraverso il FMI.
E questo significa in pratica usare il FMI per creare diritti speciali di
prelievo, che saranno una sorta di denaro gratuito, la maggior parte dei quali andrà agli Stati Uniti per
sostenere le sue spese militari all'estero per tutta questa enorme escalation
militare. E consentirà al
FMI di andare nei paesi e dire: "Ti aiuteremo a pagare i tuoi debiti e non essere pignorato e
ottenere energia, ma è condizionale".
A condizioni usuali:
devi abbassare i salari;
devi approvare una legislazione anti-lavoro; devi accettare di iniziare a
vendere il tuo pubblico dominio e privatizzare.
La crisi energetica
e alimentare causata dalla guerra della NATO contro la Russia sarà usata come
leva non solo per spingere la privatizzazione, in gran parte sotto il controllo
degli investitori statunitensi e delle banche e dei finanziatori, ma bloccherà
ancora di più i paesi nell'orbita degli Stati Uniti, sia il Sud del mondo che
soprattutto l'Europa.
Una vittima sarà
ovviamente l'Europa e l'euro.
L'euro sta precipitando di valore giorno dopo giorno, poiché la gente si rende
conto che ha perso i suoi mercati di esportazione in Russia e in gran parte
dell'Asia, e ora anche a casa, perché le esportazioni richiedono energia per
essere fatte.
I suoi costi di
importazione stanno aumentando, in particolare l'energia.
Si è accettato di
utilizzare, credo, ora 3 miliardi di dollari per costruire nuove strutture
portuali per acquistare gas naturale statunitense – gas naturale liquefatto a
tre-sette volte il prezzo che sta pagando ora, il che renderà quasi impossibile
per le aziende tedesche produrre fertilizzanti per coltivare colture in
Germania. L'euro sta precipitando.
Il più grande crollo
di tutti è stato lo yen giapponese, perché il Giappone importa tutta la sua energia e la maggior parte
del suo cibo e sta mantenendo i suoi tassi di interesse molto bassi per
sostenere il settore finanziario.
E così, l'economia giapponese viene
sacrificata e schiacciata.
E penso che questo sia ... non puoi dire: "Accidenti, questo è un incidente". Questo fa parte del piano, perché ora gli Stati Uniti possono dire:
"Naturalmente non vogliamo che il tuo yen scenda così tanto che i tuoi
consumatori devono pagare di più. Naturalmente, vi daremo DSP – diritti
speciali di prelievo – e vi daremo l'aiuto americano.
Ma vogliamo che tu
riscriva la tua costituzione in
modo da poter avere armi atomiche sul tuo suolo in modo che possiamo combattere contro la Cina fino
all'ultimo giapponese. Proprio come stiamo facendo in Ucraina, lasciatelo fare
per voi".
E, naturalmente, i
giapponesi lo adorano. Il governo ama questa idea. Amano sacrificare la
popolazione, che è quello che hanno fatto sin dal Plaza Accord e dall'Accordo
del Louvre del 1980 che fondamentalmente hanno distrutto l'economia industriale
giapponese da questa enorme ripresa a solo una contrazione di massa.
Quindi, questi sono
gli effetti economici della guerra. E sul giornale, pensi che la guerra riguardi gli ucraini e la NATO
che combattono i russi, ed
è davvero una guerra degli Stati Uniti usare il conflitto NATO-Russia come
mezzo per bloccare il controllo sui suoi alleati e sull'intero mondo
occidentale, e nelle parole
di Janet Yellen, ristabilire il potere unipolare americano.
AARON MATÉ: E pensi che, supponendo che questa sia la strategia
degli Stati Uniti, prendendo la tua argomentazione al valore nominale, pensi
che questa strategia avrà successo?
MICHAEL HUDSON: Alla
fine, sarà controproducente. E quasi tutti i discorsi politici e militari degli
Stati Uniti hanno la frase: "Accidenti,
non vogliamo che l'America si spari". E ovviamente sono tutti preoccupati
per questo. È una scommessa enorme.
Apparentemente, i
militari non sono stati nemmeno consultati nelle sanzioni che sono state messe
contro l'energia russa. E i militari non sono stati consultati nemmeno sui
piani del Dipartimento di Stato e della Sicurezza Nazionale... i neo-con che
stanno conducendo la guerra della NATO. E quindi, ovviamente, ci sono molti
dubbi all'interno dell'esercito, ma non parlano – non è quello che fanno.
È incredibile che in
Europa l'unica opposizione a questo venga dalla destra, gente come Marine Le
Pen. Non dall'ala sinistra. Quindi, l'ala sinistra in Europa... Non dovrei dire la sinistra, dovrei dire ciò che ora è
la destra, i partiti socialdemocratici, il partito laburista, questi sono i
partiti che sono completamente dietro la NATO. E non sembra esserci un imperativo politico in
questi paesi, se non quello di assecondare la politica che comprimerà la loro
bilancia dei pagamenti e li bloccherà nella dipendenza dagli Stati Uniti.
Quindi, cosa sembra
accadere se non c'è una lotta da parte dell'Europa? Ovviamente, se si guarda al voto delle Nazioni Unite
sull'opportunità di uscire con una politica contro la Russia, molti paesi si
sono astenuti o hanno votato contro. Quindi, il grande risultato economico è strutturale.
Significa che c'è
come una cortina di ferro tra il mondo occidentale bianco (Europa e Nord
America) e l'Eurasia (Cina, India e Russia e i loro territori circostanti).
E se avete la Cina,
l'India e la Russia – o quello che [Halford John] Mackinder chiamava Eurasia,
il nucleo del mondo – allora, avete intenzione di avere il resto dell'Asia in
arrivo?
La domanda sarà:
cosa succederà a Taiwan, Giappone e Corea del Nord? Sono praticamente in palio.
Eppure due giorni
fa, il leader della NATO, [Jens] Stoltenberg, ha detto che la NATO deve avere
una presenza nel Mar Cinese Meridionale, che la NATO deve difendere l'Europa
nel Pacifico, in Cina.
Quindi, puoi vedere
il conflitto che sta arrivando lì. E penso che anche uno dei popoli della NATO
– un politico europeo, negoziatore – abbia detto che questa guerra non può
essere risolta economicamente. Non può essere risolto per trattato. Può essere risolto solo
militarmente.
Bene, allora sei
tornato a, come influenzeranno l'economia i militari? Bene, la Russia non può
permettersi di perdere, perché se perde, la NATO metterà armi atomiche proprio
in Ucraina, proprio accanto al suo confine, come vuole fare in Lettonia ed
Estonia.
E gli Stati Uniti, a
quanto pare, stanno prendendo posizione: "Non possiamo perdere, perché se perdiamo, Biden
non sarà rieletto".
E Biden a quanto
pare sta ora conducendo la campagna militare ed economica con l'obiettivo di
come può essere rieletto nel novembre [2024] – con l'unica vera variabile nella
strategia americana che è il pubblico americano stesso, che, sfortunatamente,
non c'è quasi nessuna discussione su ciò di cui stiamo parlando oggi, tranne il
tuo spettacolo, Internet, [The Vineyard of] The Saker e gli altri. Quindi,
tutto è in palio.
AARON MATÉ: E a proposito, se questo è il pensiero di Biden, lo
sta facendo, anche se la maggior parte degli americani non si sveglia
preoccupandosi dell'Ucraina, non è la loro principale preoccupazione. Ma c'è un
atteggiamento molto diverso all'interno della Casa Bianca. Ovviamente, lo
fanno.
Quindi, lascia che
ti chieda della Russia. La Russia può permettersi di resistere a tutto questo?
Mentre stiamo parlando, la Russia ha recentemente interrotto le consegne di gas
a Polonia e Bulgaria. Diciamo che altre parti d'Europa seguono l'esempio e si
rifiutano di pagare in rubli per i pagamenti del gas, come Putin ha chiesto. La
Russia può permettersi di tagliare fuori più paesi dal ricevere energia russa,
o Putin sta bluffando lì, secondo te?
MICHAEL HUDSON: No, ovviamente può permettersi di tagliarlo fuori
perché la Russia è praticamente autonoma. È così che è sopravvissuto al 1990 e alla terapia
d'urto. Qualsiasi paese che potrebbe sopravvivere alla terapia d'urto, nulla
sarà più così serio. Quindi,
è già dimostrato che può sopravvivere, 20 anni fa, 30 anni fa. E può
sopravvivere molto meglio di quanto l'Europa possa sopravvivere.
AARON MATÉ: Michael, lasciami ritornare lì. È sopravvissuto, ma
gli anni '90 hanno avuto un tributo molto pesante sulla Russia.
MICHAEL HUDSON: Sì,
lo ha fatto. Assolutamente.
AARON MATÉ: Sta
suggerendo che la Russia potrebbe affrontarlo di nuovo?
MICHAEL HUDSON: No, non credo che sarà di nuovo così serio, perché ora
ha il sostegno di Cina, India e altri paesi. Prima che fosse completamente smantellato
dall'interno. Ora, non è smantellato dall'interno. È ricostruito; certamente, è
militare.
Ha ricostruito
abbastanza della sua economia e ha fatto abbastanza collegamenti con altre
economie che lo sostengono politicamente.
Perché Biden ha detto più e più volte: "Dobbiamo distruggere la Russia perché se distruggiamo
la Russia, la taglieremo fuori in Cina, e poi possiamo andare contro la Cina
come nostro vero nemico". Quindi, dobbiamo tagliare il mondo
potenzialmente opposto a noi, prima la Russia e poi la Cina, forse anche
l'India.
Ed è stato molto
esplicito in questo, quindi puoi immaginare dove questo lascia la Cina e
l'India. L'India ha già
detto: "Beh, guarda, siamo economicamente legati alla Russia. Continueremo
a collegarci".
Le riserve estere
della Russia sono state rubate in Occidente. Fondamentalmente lavorerà con la Cina per creare una
sorta di swap di valuta reciproca come gli Stati Uniti organizzano con l'Europa
e altri paesi: swap di
valuta in modo che possano detenere la valuta l'uno dell'altro.
E la Cina sa che,
alla fine, sarà ripagato attraverso un nuovo gasdotto per fornire gas alla Cina.
Quindi, penso che in
Russia sia stata presa una decisione che si sta disaccoppiando con l'Occidente.
Certamente, disaccoppiarsi dall'Europa, disaccoppiarsi dagli Stati Uniti,
tranne che per il commercio marginale, e [dal] riorientarsi verso l'Occidente
perché non può più permettersi di trattare a questi termini.
Quindi, sì, sarà
doloroso. Ma penso che il popolo russo, che riceve un rapporto molto diverso
sulla guerra e la violenza e il terrorismo che sta accadendo rispetto alla
stampa americana, i russi sembrano essere l'80% dietro Putin. Non è come negli
anni '90 quando erano completamente demoralizzati.
I combattimenti
militari non finiranno quest'anno o l'anno prossimo. Ci vorranno almeno 30
anni. E finirà probabilmente con una divisione tra Europa e Occidente da un
lato e l'Eurasia dall'altro, con sempre più Africa e Sud America che si
collegano all'economia eurasiatica mentre l'Europa e le economie americane si
restringono.
Quasi tutti vedono
il restringimento. Penso che il presidente cinese Xi abbia detto l'altro
giorno, vede che l'economia americana si sta restringendo, e certamente
l'economia europea si sta restringendo, per un decennio o finché continua il
corso neoliberista.
E penso che sia
abbastanza ovvio: si ridurrà. E
Xi ha anche detto che è perché un'economia pianificata centralmente, che
chiamano socialismo o marxismo con caratteristiche cinesi, è più efficiente
della democrazia, perché la
democrazia si trasforma davvero in oligarchia molto rapidamente, e l'oligarchia si trasforma in un'aristocrazia ereditaria.
E l'Occidente non è
più una democrazia.
L'Occidente si sta trasformando in un'aristocrazia ereditaria.
E i cinesi stanno cercando di impedire alla classe finanziaria di diventare una
classe indipendente, perseguendo politiche che impoveriscono il lavoro, perché
per loro il credito bancario e il credito sono ancora un'utilità pubblica.
Questo è il settore
più importante da salvare in Cina, ed è ciò che rende la Cina così diversa
dagli Stati Uniti. Si
potrebbe dire che i
banchieri e Wall Street sono i pianificatori centrali degli Stati Uniti, e la loro pianificazione centrale è a favore del
settore finanziario, assicurativo e immobiliare, e i banchieri sono responsabili della Cina
attraverso il Tesoro, che è
gestito da funzionari del partito che non stanno cercando di fare plusvalenze
per le famiglie benestanti ma
stanno usando la finanza per costruire la loro industria e infrastrutture e
rendersi indipendenti dall'Occidente, in modo che l'America non possa mai fare alla Cina
quello che ha fatto alla Russia.
AARON MATÉ: E se dovessi prevedere i primi posti in cui vedremo
una grande ricaduta, grandi disordini a causa dell'aumento dei prezzi delle
materie prime a causa di questa guerra all'Ucraina, dove sarà?
MICHAEL HUDSON: Direi l'America Latina, l'Africa, i paesi del terzo
mondo che hanno seguito la politica della Banca Mondiale negli ultimi 70 anni e
non hanno prodotto il proprio cibo, ma producono le colture di esportazione,
quindi dipendono dall'importazione di cibo, principalmente grano americano e
importazione di energia americana.
E probabilmente il
gioco economico centrale della guerra della NATO contro la Russia è stato
quello di riconcentrare il controllo del commercio mondiale di energia nelle
mani delle compagnie petrolifere americane, inglesi e olandesi.
Quindi,
fondamentalmente le compagnie petrolifere e gli Stati Uniti lasceranno che i
paesi del terzo mondo entrino in crisi. Se falliscono sulle loro obbligazioni, allora gli
Stati Uniti e gli obbligazionisti possono trattare l'America Latina come hanno
trattato l'Argentina o il Venezuela e afferrare qualsiasi attività che hanno al
di fuori del loro paese. Come
il Venezuela aveva investimenti negli Stati Uniti e oro che ha lasciato nella
Banca d'Inghilterra che sono stati afferrati.
Ci sarà un'enorme
presa di risorse. Questo
dovrebbe essere il modo in cui questo si svolge, e le risorse più ovvie per gli
accaparrati saranno in America Latina e in Africa. Forse alcuni paesi asiatici in deficit.
Quindi, questo è l'anello
più debole, ed è per questo che c'è questa lotta all'interno del FMI nelle
prossime riunioni, per creare questi diritti speciali di prelievo per dare loro
denaro a condizione che ci sia una guerra di classe.
Quindi, quello che
stiamo vedendo, in realtà, non è una guerra tra la NATO e la Russia. È una guerra di classe dei neoliberisti contro il
lavoro in tutto il mondo
per stabilire il potere della finanza sul lavoro.
AARON MATÉ: E quindi, pensi che ci sia una minaccia di una crisi
della fame ancora peggiore in questo mondo, di cui non stiamo parlando e che
dovremmo prepararci per questo?
MICHAEL HUDSON: Una minaccia? Questo è l'obiettivo! Sì certo. Questo è ciò a cui mirano.
Se leggi quello che
Klaus Schwab dice al World Economic Forum, ha detto che ci sono il 20% di
troppe persone nel mondo, specialmente nel Sud del mondo. Questo è ciò a cui
servono tutte le grandi fondamenta.
I miliardari, tutti
dicono: "Dobbiamo
diradare la popolazione, ci sono troppi consumatori che non producono
abbastanza ricchezza per noi".
Se producono ricchezza per se stessi, questo
non conta perché non è per noi e non lo otteniamo. Quindi, sì, non sarà un
incidente. Ovviamente,
chiunque guardi alle tendenze economiche di base può vedere che questo è
inevitabile – e si deve presumere che questo sia stato discusso come parte
dell'intero grande piano neoliberista dell'amministrazione Biden e dello Stato
Profondo dietro di esso.
KATIE HALPER: Quanto è diverso da quello che abbiamo visto con
Trump, quanto continua, o quanta aberrazione abbiamo tra le diverse
amministrazioni?
MICHAEL HUDSON: È praticamente lo stesso. Gli stessi gruppi hanno
ancora il controllo. Trump stava per nominare quel generale che avrebbe
sostanzialmente ripulito il Dipartimento di Stato e la CIA, ma suo genero li
convinse a non nominare questa persona.
E Trump non aveva
nessuno nella sua amministrazione in grado di chiudere l'intero gruppo neocon
lì. Quindi, fondamentalmente, li ha lasciati distruggere, essenzialmente. Hanno
semplicemente ignorato quello che ha fatto. Voleva ritirare le truppe dalla
Siria e l'esercito si è semplicemente rifiutato di ritirare le truppe.
Nessuno ha seguito i suoi ordini. Quindi, era un'aberrazione politica,
ma la presidenza degli Stati Uniti in questi giorni è praticamente una figura
di spicco per lo Stato Profondo dietro di essa. Quindi, non penso che ci sia molta differenza. I repubblicani sono tanto dietro questo piano quanto i
democratici.
AARON MATÉ: Lasciate che vi chieda del tributo economico
sull'Ucraina da questo conflitto, e non solo dall'invasione della Russia, ma
dagli ultimi otto anni dal colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti.
E forse possiamo iniziare
con quello che è successo nell'autunno del 2013, perché la storia convenzionale
che ci viene raccontata molto negli Stati Uniti è che fondamentalmente tutta
questa crisi è iniziata quando l'Ucraina era in trattative con l'UE sotto
Yanukovych, il presidente estromesso.
E Yanukovich stava
per firmare questo accordo con l'UE ed è quello che la maggior parte degli
ucraini voleva. Avrebbe portato la libertà in Ucraina, e poi la Russia
fondamentalmente l'ha sabotata e gli ha ordinato di non farlo. Ed è stato
allora che gli ucraini sono usciti per protestare...
KATIE HALPER: Questo non è... non stai dicendo questo, Aaron,
giusto? Stai dicendo che questa è la narrativa mainstream che ci è stata data.
AARON MATÉ: Sì, questa è la narrativa mainstream che ci è stata
data. Ed è stato allora che gli ucraini sono usciti per protestare contro la
rivoluzione di Maidan, come viene chiamata, ed è quello che ha portato al colpo
di stato nel febbraio del 2014 che ha spodestato Yanukovich.
Puoi parlarci di ciò
che questa narrazione sbaglia, in particolare dei termini effettivi degli
accordi che Yanukovich è stato chiesto di firmare dall'UE e cosa avrebbe
significato per l'Ucraina?
MICHAEL HUDSON: Beh, la Russia non poteva davvero dire a Yanukovich
cosa fare. Yanukovich è sempre stato indipendente. La Russia ha offerto un
accordo migliore e Yanukovich ha detto che l'accordo che l'UE stava offrendo lo
avrebbe reso molto più povero della continuazione delle relazioni che aveva con
la Russia, che, dopo tutto, erano le sue relazioni tradizionali.
Quindi, Yanukovich
non ha firmato gli accordi con l'UE. E a quel punto, non sono stati gli ucraini
a protestare.
Era un gruppo
neonazista che si posizionava in... che si è messo in piedi con cecchini in
tutta piazza Maidan, ed è
stato il gruppo nazista che ha iniziato a sparare sui poliziotti per farlo
apparire come se fosse il governo, e per sparare sulla folla generale.
Quindi,
fondamentalmente, il colpo di stato è stato sponsorizzato dagli Stati Uniti che
hanno inserito i funzionari designati dalla signora Nuland, e gli ucraini
avevano sperato che in qualche modo l'adesione all'UE li avrebbe resi prosperi.
Bene, questo è il mito che
l'Europa aveva, che se avesse seguito solo il consiglio degli Stati Uniti, sarebbe finita prospera con tanti beni di consumo
quanti gli Stati Uniti. Ed era tutto un mito.
Ma quando il
consiglio di amministrazione di Yanukovich lo ha guardato, hanno detto: "Beh, non faremo soldi in questo modo, fondamentalmente".
E i cleptocrati che gestivano l'Ucraina in quel momento... gli ucraini non
gestivano l'Ucraina.
Era considerato
dalla Banca Mondiale, da ogni agenzia, il paese più corrotto d'Europa, e i cleptocrati pensavano: "Aspetta un minuto. Se
firmiamo questo, allora gli europei prenderanno il controllo della nostra
proprietà e vorranno comprarci, e finiremo con alcuni yacht e alcuni immobili
in Inghilterra come i russi. Ma sarà davvero un omaggio". Quindi, erano
certamente dietro Yanukovich, dicendo: "Questo non è un buon affare con questo".
Fu allora che gli
Stati Uniti decisero che avevano bisogno di un colpo di stato, e anche in quel
momento volevano ... si rese conto che aveva l'idea di combattere a lungo
termine contro la Russia come il primo domino a cadere nella lotta contro la
Cina. Questo era già nella discussione già in quel momento nel 2014.
AARON MATÉ: A destra. Carl Gershman è l'ex capo del National Endowment for Democracy. Ha chiamato l'Ucraina, citando, "Il più grande
premio", e quello che ha visto come una lotta contro la Russia, ha pensato
che in realtà portare l'Ucraina nell'orbita occidentale avrebbe effettivamente
portato a un cambio di regime anche in Russia, e ha portato alla caduta di
Vladimir Putin.
MICHAEL HUDSON: Beh, era un trotskista, un neocon e un virulento
odiatore della Russia.
KATIE HALPER: Un esempio di quella grande traiettoria da trotskista
a neocon che vediamo così tanto.
MICHAEL HUDSON: Sì.
AARON MATÉ: Un piccolo punto però. Penso che la protesta che è
avvenuta inizialmente contro Yanukovich, penso che in realtà fosse una grande
massa di persone. Non era neonazista. Penso che il neonazista...
MICHAEL HUDSON: A destra. Ma non hanno fatto il colpo di stato. Non
c'erano dietro il colpo di stato.
AARON MATÉ: Il colpo di stato è stato sicuramente l'estrema
destra, come si sono persino presi il merito – come si prendono persino il
merito, apertamente.
Lei ha menzionato i
cleptocrati in Russia. Lasciate che ve lo chieda. Qual è il vero stato
dell'oligarchia in Russia?
Sentiamo
costantemente parlare negli Stati Uniti degli oligarchi russi, e sono in
qualche modo incolpati di tutti i mali del mondo.
Qual è la realtà
reale degli oligarchi russi? Come si è evoluto sotto Putin? Questa classe
oligarchica è stata ovviamente creata sotto [Boris] Eltsin con il consiglio dei
tecnocrati statunitensi che sono entrati.
Qual è il potere
effettivo degli oligarchi in Russia ora e il loro rapporto con Vladimir Putin?
Porre fine alla
guerra culturale.
Separare la scuola e
lo stato.
Unz.com- RON PAUL- (
2 MAGGIO 2022)- ci dice :
Un disegno di legge
della Florida che limita l'istruzione in classe per quanto riguarda la
sessualità nella scuola materna fino alla terza elementare è diventato l'ultima
schermaglia di guerra culturale.
I sostenitori del
disegno di legge affermano che le scuole governative non hanno alcun interesse
a essere coinvolte in questo tipo di istruzione con i giovani studenti. Fanno un
buon punto. L'uso del potere governativo per indottrinare i bambini in
determinate convinzioni politiche e sociali – indipendentemente dai desideri
dei genitori – è un grosso problema.
Mentre l'istruzione
in questione in Florida è associata agli sforzi della sinistra, la tentazione
di cercare di raggiungere obiettivi ideologici attraverso la politica
dell'istruzione può essere forte anche tra i conservatori.
La legislatura
dell'Ohio sta prendendo in considerazione un disegno di legge simile al disegno
di legge della Florida.
Poiché il disegno di legge dell'Ohio si applica alle scuole private che
partecipano al programma di voucher scolastici finanziato dai contribuenti
dell'Ohio oltre alle scuole governative, i legislatori conservatori che sostengono il disegno
di legge dell'Ohio stanno rivendicando l'avvertimento dei conservatori e dei
libertari che consentire al governo di sovvenzionare le tasse scolastiche
private porterebbe al controllo governativo delle scuole private.
Altri conservatori
stanno cercando di costringere le scuole ad adottare un curriculum
"patriottico".
Questo è altrettanto
pernicioso degli sforzi della sinistra per costringere le scuole a insegnare la
teoria critica della razza.
Gli studenti
indottrinati nella teoria critica della razza si laureeranno credendo che i
capitalisti maschi bianchi siano la fonte di tutti i mali. Gli studenti
indottrinati nel "patriottismo" si laureeranno credendo a ogni bit di
propaganda sponsorizzata dal partito della guerra e diffameranno tutti i
dissidenti della "linea del partito" come diffusori antipatriottici
di disinformazione dalla Russia o da qualsiasi paese sostituisca la Russia come
nemico globale numero uno.
In una società libera,
i genitori – non i politici, i burocrati o i sindacati degli insegnanti –
controllerebbero l'istruzione. I genitori decideranno se e quando l'educazione
dei loro figli includerà argomenti come la sessualità, la teoria della razza e
le prove a favore e contro il darwinismo.
La richiesta dei
genitori che i loro figli ricevano un'istruzione di qualità che rifletta i
valori dei genitori potrebbe essere soddisfatta da un libero mercato se il
governo si togliesse di mezzo. Un sistema educativo di libero mercato
fornirebbe ai genitori una varietà di opzioni, tra cui scuole private religiose
e laiche, scuole basate sulla comunità e homeschooling.
Le persone alla
ricerca di un programma di homeschooling di qualità che incorpori idee
libertarie senza mai sacrificare l'istruzione per l'indottrinamento dovrebbero
esaminare il mio curriculum di homeschooling.
Il curriculum Ron
Paul offre agli studenti un'istruzione a tutto tondo che include programmi
rigorosi in storia, matematica e scienze fisiche e naturali. Il curriculum fornisce anche istruzioni in finanza
personale. Gli studenti possono sviluppare capacità comunicative superiori
attraverso corsi intensivi di scrittura e public speaking. Un'altra
caratteristica del mio curriculum è che offre agli studenti l'opportunità di
creare e gestire le proprie attività.
Le sezioni di
governo e storia del curriculum enfatizzano l'economia austriaca, la teoria
politica libertaria e la storia della libertà. Tuttavia, a differenza delle scuole governative, il mio curriculum non mette mai l'indottrinamento
ideologico prima dell'istruzione. I forum interattivi offrono agli studenti
l'opportunità di interagire con i loro coetanei al di fuori di un ambiente
formale.
Incoraggio tutti i
genitori che cercano di fornire ai propri figli un'istruzione priva di
indottrinamento ad andare a RonPaulCurriculum.com per ulteriori informazioni
sul mio programma di homeschooling.
I democratici di
Biden
hanno una mano
perdente?
Unz.com- PAT
BUCHANAN -( 3 MAGGIO 2022)- ci dice :
"A volte niente
è una vera mano cool."
Nel film classico
"Cool Hand Luke", il detenuto Luke, interpretato da Paul Newman, lo
spiega ai suoi compagni di detenzione dopo aver vinto il piatto in una mano di
poker senza nemmeno un paio di deuces.
Il presidente Joe
Biden dovrebbe prenderne atto. Perché, in questo momento, "niente" è
la mano che sta cercando di andare alle elezioni del 2022.
Con l'economia la
questione predominante, l'ultimo giorno lavorativo di aprile ha portato notizie
inquietanti per i democratici. "Il Nasdaq chiude il mese peggiore dal 2008", titolava il
titolo principale di sabato sul Wall Street Journal. "I dati tristi
alimentano i timori di stagflazione", titolava il Financial Times.
"Il crollo del
mercato riflette l'allarme del dolore che ci attende", ha scritto il New
York Times. Sottotitolo: "Il calo di aprile è stato il peggiore degli
ultimi due anni".
"Traiettoria in
questione come mercato tank di nuovo", ha detto la prima pagina del
Washington Post. A cosa si riferiva il Post?
Il Nasdaq aveva
chiuso in calo di oltre il 4%. Il Dow Jones Industrial Average è sceso di oltre
900 punti nella giornata. L'indice S&P 500 è sceso del 3,6% venerdì,
portando la perdita di aprile a quasi il 9% del suo valore. Era dalla seconda
guerra mondiale che l'S&P non iniziava un anno con una performance
peggiore.
Questo bagno di
sangue nei mercati è accumulato in cima a un tasso di inflazione dell'8,5% e
una contrazione dell'1,4% del PIL nel primo trimestre. Se un calo simile
seguirà nel secondo trimestre, l'economia su cui il partito di Biden si trova o
cade a novembre sarà ufficialmente in recessione.
Con l'indice di
disapprovazione di Biden già superiore di 10 punti rispetto al suo 42% di
approvazione, la questione economica potrebbe portare a una disfatta ancora più
grande dei democratici della Camera di quanto sarebbe normale a metà mandato.
La questione ora al
secondo posto come preoccupazione nazionale è la crisi al confine dove 2
milioni di migranti illegali hanno attraversato nel primo anno di Biden e i
"fuggitivi" che hanno eluso ogni funzionario degli Stati Uniti mentre
si intrufolavano sono stimati in centinaia di migliaia.
Circa 8.000 migranti
attraversano il confine degli Stati Uniti ogni giorno. E secondo la stessa
amministrazione Biden, la metà di quella che molti attraverseranno ogni giorno
se il Titolo 42, che consente alle autorità di frontiera di respingere i
migranti in Messico per problemi di salute, sarà revocato questo mese.
Terzo nella
preoccupazione degli elettori è l'esplosione di crimini violenti, in
particolare "uccisioni di massa" che coinvolgono quattro vittime
morte o ferite, escluso l'autore. Quest'anno, le uccisioni di massa stanno
quasi eguagliando il numero record stabilito nel primo anno di Biden.
C'è stato un tempo
in cui l'omicidio di massa, come il massacro di San Valentino a Chicago da
parte della banda di Al Capone, o la furia omicida di Charlie Starkweather
attraverso le Grandi Pianure nel 1958, erano eventi rari.
Ora le persone che
sparano su centri commerciali, treni e metropolitane e che investono le persone
con auto e camion sono all'ordine del giorno.
Biden non è
responsabile dell'esplosione di furti d'auto e uccisioni di massa o sparatorie
di poliziotti. Ma il suo partito è stato identificato con la campagna della sua
sinistra per "definanziare la polizia" e rifocalizzarsi sulle
"cause profonde" del crimine, le condizioni sociali che si dice
producano criminali, piuttosto che i criminali stessi.
Il Partito
Repubblicano è stato identificato con soluzioni che coinvolgono più polizia,
più pubblici ministeri e più celle di prigione e detenuti, che, sempre più, è
dove si trova il paese.
Oltre alle questioni
che si rivoltano contro i democratici, Biden stesso è diventato un freno per il
partito. I suoi bassi numeri nei sondaggi, i difetti verbali del piede, la
fragilità visibile e il percepito "declino cognitivo" sono tutti
sforzi di handicap per ritrarlo come un leader forte, impegnato e decisivo.
Il jolly nella mano
di poker di Biden è la guerra in Ucraina.
Biden ha incanalato
3,7 miliardi di dollari nello sforzo bellico ucraino e ha inviato missili
Javelin e Stinger e, ultimamente, artiglieria pesante. Sta facendo pressione
sul Congresso per ulteriori 33 miliardi di dollari – 20 miliardi di dollari in
aiuti militari – nei prossimi cinque mesi di questo anno fiscale.
Finora, la classe
politica statunitense in questa capitale è stata in gran parte unita e solidale
con gli ucraini.
Ma il dissenso sta
aumentando. Perché, ci si
chiede, siamo così concentrati sui confini orientali dell'Ucraina quando il
confine meridionale degli Stati Uniti viene violato illegalmente da 200.000
invasori ogni mese e migliaia di altri "scappati" – alcuni dei quali
sono trafficanti di sesso, spacciatori di droga, terroristi e membri dei
cartelli messicani.
Il futuro degli
Stati Uniti non è suscettibile di essere alterato in modo significativo da chi
alla fine controlla Mariupol o il Mar d'Azov.
Ma più di 2 milioni
di migranti ogni anno che entrano negli Stati Uniti a volontà non possono che
avere un impatto sul carattere futuro e sulla composizione della nazione che ha perso il
controllo dei suoi confini.
Se Mosca controlla
Luhansk e Donetsk, cosa che ha fatto per tutta la durata della Guerra Fredda e
per decenni prima, è più importante per noi che l'America in cui siamo
cresciuti diventa più un Terzo Mondo che una nazione occidentale?
(Patrick J. Buchanan
è l'autore di "Nixon's White House Wars: The Battles That Made and Broke a
President and Divided America Forever".)
Due anni dopo la
vittoria totale di Black Lives Matter, i musei in Inghilterra vedono "decolonizzare", per rimuovere i musei specializzati che celebrano la storia del lavoro a maglia e del cricket del loro passato razzista bianco.
Unz.com- PAUL KERSEY
-( 4 MAGGIO 2022)- ci dice :
Basta cancellare il “candore
e la storia bianca” e farla finita.
Questo è il gioco
finale, giusto?
[Ora i radicali
"svegliati" prendono di mira il cricket e il KNITTING: come il denaro
dei contribuenti dell'Arts Council England è stato speso per
"decolonizzare" i musei specializzati di "narrazioni
razziste" che raffigurano la storia di "uomini bianchi, ricchi e
normodotati", Daily Mail, 24 aprile 2022]:
Prima erano statue,
poi nomi di strade e libri di autori bianchi. Ora i radicali di sinistra hanno il cricket e il lavoro a maglia nel loro mirino
mentre mirano a
decolonizzare la Gran Bretagna – e hanno usato milioni di soldi dei contribuenti per farlo.
Il denaro dei
contribuenti viene speso per decolonizzare i musei inglesi, che raffigurano una
storia scritta da "uomini bianchi, ricchi e normodotati".
L'Arts Council
England ha versato milioni
di soldi dei britannici laboriosi nel Museum Development England, che ha
affermato che i musei del paese, comprese le attrazioni dedicate al cricket e
alla maglieria, avevano bisogno di aiuto con "equità e inclusione".
C'è stata una
continua indignazione per le lunghezze in cui i capi dei musei e delle arti
stanno per pulire i loro musei di storia nel tentativo di sembrare inclusivi e
diversi.
L'organo consultivo
ha fornito indicazioni ai capi delle attrazioni durante un programma di
formazione che presumibilmente ha mostrato come "narrazioni razziste"
e "razzismo implicito" possono verificarsi nei musei perché la storia
che tutti abbiamo imparato è stata per lo più scritta da "uomini
bianchi", ha riferito The Telegraph.
La guida di Museum
Development England diceva:
"La storia è scritta dai vincitori e in Europa e nell'Impero britannico, i
vincitori tendono ad essere stati uomini bianchi, ricchi e normodotati.
"C'è un appello
a 'decolonizzare' i musei per affrontare il loro razzismo implicito (e il
sessismo e l'abilismo)".
Il concetto
artificiale di razza è stato il fondamento di ulteriori teorie che hanno mirato
a giustificare l'oppressione di persone che non sono bianche.
"Questa
creazione di una narrazione di inferiorità ha preso parte, a volte sottilmente,
alle istituzioni sociali e culturali.
"Le narrazioni
e le supposizioni razziste, quindi, sono inevitabilmente alla base della
creazione di molte collezioni museali e di come sono state interpretate".
Museums Development
di solito lavora con piccoli musei nel tentativo di ottenere l'accreditamento
dall'Arts Council England.
Lo Yorkshire Cricket
Museum, il Wigston Framework Knitters Museum vicino a Leicester, il Postal
Museum di Londra, il National Glass Centre e l'Isle of Wight Bus and Coach
Museum sono tutti in lizza per l'accreditamento.
Dopo le proteste
mondiali di Black Lives Matter, i capi dello sviluppo museale hanno avuto una
formazione sulla diversità in modo da poter capire il "privilegio
bianco" e perché i musei hanno spesso anche una "prospettiva
eterosessuale".
Guidance ha
dichiarato: "Esplorare l'identità e l'appartenenza è un elemento
fondamentale nel ruolo dei musei e delle organizzazioni del patrimonio ... [e]
un buon punto di partenza è quello di non fare mai supposizioni sull'identità
di genere di nessuno".
Ha anche
sconsigliato l'uso di un linguaggio di genere che potrebbe essere visto come
offensivo per le donne come "presidiato, presidente, manodopera".
Ha aggiunto:
"Le donne non bianche, disabili, transgender o della classe operaia sono
ancora più sottorappresentate nelle versioni museali della storia".
Un portavoce
dell'Arts Council England ha dichiarato a MailOnline: "Investiamo
attentamente in una vasta gamma di musei e organizzazioni per produrre un
lavoro accurato, perspicace e di alta qualità che offra valore per il
contribuente.
"L'investimento
nella rete di sviluppo dei musei fornisce supporto, formazione e consulenza
molto graditi a una vasta gamma di musei in tutta l'Inghilterra – spesso si
tratta di piccoli musei guidati da volontari.
"L'attenzione
si concentra molto sull'aiutare le popolazioni locali a proteggere e
condividere il loro patrimonio in modo che possa essere goduto dalle
generazioni future".
Il consiglio
radicale di Museums Development arriva dopo anni di tentativi di censurare
tutto, dai corsi di liste di lettura universitarie ai nomi delle strade e ai
programmi di matematica in nome della decolonizzazione e della diversità.
Questo mese il più
grande sindacato degli insegnanti ha detto che le scuole devono insegnare la
"giustizia sociale" e incorporare la storia nera in tutto il
curriculum.
La National
Education Union (NEU) ha detto che avrebbe impedito ulteriori incidenti come
quello che ha coinvolto Child Q, una studentessa nera che è stata ingiustamente
perquisita.
Se decolonizzi il
passato del candore nel presente, ti assicuri che il candore non abbia posto
nel futuro. Il Great
Replacement è arrivato
anche per i musei di maglieria e cricket in Inghilterra. Non si fermerà fino a
quando tutto il nostro passato non sarà consumato nel nulla.
È molto meglio
essere un colonizzatore, piuttosto
che essere oggetto di decolonizzazione.
LA TEORIA GENDER,
UNA ROTTURA
ANTROPOLOGICA.
Comedonchisciotte.org-
Redazione CDC -( 06 Maggio 2022 )- ci dice :
(G.O., sollevazione.it).
La teoria del
gender, per come è proposta ora, mira a decostruire i ruoli sessuali
tradizionali per asserirne l’infondatezza, ma il suo presupposto è
rivendicativo e ideologico:
si vuol cioè asserire l’inesistenza di un determinismo biologico alla base
della psicologia e del comportamento di genere, dicendo che i sessi in biologia
sono ininfluenti. La
finalità è quella di svalutare il significato di “maschile” e “femminile”, di
cancellarli.
Se consultate
Wikipedia alla voce “teoria
del gender”, troverete che
viene negata l’esistenza sia di una teoria che di una ideologia del gender,
imputandone l’invenzione a fazioni complottiste di matrice cattolica volte a
osteggiare la conquista di spazi sociali per le donne e il gruppo LGBTQ+.
Ora, notoriamente
Wikipedia è l’enciclopedia del sapere globalista della sinistra americana, che
non si fa scrupolo nell’epurare voci ad essa non allineate, come è accaduto
recentemente all’economista Vlaimiro
Giacchè (condannato alla “damnatio memoriae” poiché sovranista), così come non si astiene dal cambiare la
denominazione della strage di Odessa, trasformandola nella voce “rogo di
Odessa” e dunque falsificando la storia.
Essendo Wikipedia un tale “braccio armato” dell’ideologia, qualche sospetto sul motivo di questo diniego
dell’esistenza della teoria del gender ci viene, visto che il cittadino medio può venire assalito da
una sorta di “dissonanza cognitiva”, immerso com’è in un continuo incitamento all’anti-patriarcato, al femminismo, alla parità di
genere, all’inclusività LGBT in luoghi dell’Italia, come l’Emilia Romagna in
cui vivo, che dell’urgenza di questi problemi non ne sentono l’ombra da
generazioni.
Il cittadino comune
assiste a un profluvio di investimenti governativi nella parità di genere
(investimenti più massicci di quanto avvenga per la sanità, per intenderci) e
al proliferare di programmi, ore di lezione, opuscoli informativi, libri di
testo dai contenuti attenti al gender nelle nostre scuole dell’obbligo e non,
insegnamenti che sottraggono parecchio tempo alle materie fondamentali in
passato come italiano, storia, matematica, filosofia. Spesso questi programmi e opuscoli vengono affidati a
psicologi valendosi di consulenti, quando è il caso, afferenti a gruppi LGBT
“perché più sensibili alla tematica”.
E’ stato anche
emesso un testo con linee guida per giornalisti e photo editor, in cui si
chiariscono termini linguistici “raccomandati” e quelli da evitare, qualcosa di
simile alla censura, insomma:
ad esempio si raccomanda di utilizzare il termine “maternità surrogata“ anziché il troppo
crudo “utero in affitto” e si chiede di
non pubblicare foto di Gay pride troppo perturbanti.
I fondi europei finanziano studi universitari,
convegni, conferenze, mostre su tematiche gender o parità di genere – qui da
noi ricordo l’ultimo, la mostra dedicata alla moda tenutasi a Carpi (Modena)
“Habitus, liberare il corpo”, che ha ottenuto il finanziamento europeo proprio
perché dedicata al tema.
Le riviste e le
trasmissioni televisive, siano esse di moda, di lifestyle, di gossip, sono
fitte di articoli di punta sul tema: ricordo che quando come giornalista mi recai nella sede del gruppo
editoriale che a Pechino pubblica l’edizione cinese delle testate globali Condé Nast, mi venne detto che
il palinsesto delle testate di ogni anno, cioè quello degli argomenti trattati,
veniva deciso dal governo.
Per riviste femminili? Ne rimasi stupita.
Oggi mi stupisco
meno: sappiamo di quali investimenti sia stata oggetto la stampa in tema di
narrazione mainstream del Covid, e, dati i contenuti delle testate, oggi non mi
stupirei se una lauta fetta fosse proprio dedicata alla promozione della teoria
gender. Assistiamo, ancora,
al bizzarro usa della shevà, contro il quale si sono inutilmente levate voci di
intellettuali tra cui Cacciari, una e rovesciata atta a non usare desinenze al
maschile e al femminile, poiché
potrebbero ferire chi a tali generi non senta d’appartenere.
Per non offendere i
gay siamo arrivati a paradossi come questo, che fa strame della storia della
lingua; ricordiamo inoltre
quanto utile fosse la neolingua di Orwell nel diniego della realtà: chi non disponga di categorie definitorie per certi
enti o fenomeni non avrà le basi per nominarli e dunque prendere una posizione
rispetto ad essi.
Penso anche alla
tragicomica news per via della quale un annuncio di non so quale testata
inglese definiva le donne, per non nominare il termine “woman”, termine
reputato poco politically correct , “portatrici di cervice”.
Quando la scrittrice
J. Rowling, autrice di Harry Potter, si è pubblicamente scagliata contro questa
follia è stata attaccata da buona parte dei nuovi benpensanti, tanto da essersi
fatta la nomea di nemica dei gay, e tanto da indurre la produzione della serie di film di cui è di
fatto l’autrice a non invitarla nemmeno alla celebrazione dell’anniversario del
primo “Harry Potter”.
Insomma non
esisterà, come asserisce Wikipedia, una teoria del gender, ma essa sta entrando
negli stili di vita di tutti.
Per chiarire dunque di che si tratta, dirò in breve che essa affonda le sue radici nei
“gender studies” che nascono in America negli anni 70, quando alcuni studiosi,
valendosi delle teorie femministe, del clima decostruzionista e
post-strutturalista, cominciarono ad asserire che il genere è culturalmente
dato ed è sganciato dal sesso d’appartenenza.
La cosa è
difficilmente confutabile, in realtà: tutte le culture hanno sostenuto nei loro usi e
costumi la divisione binaria in generi per inscrivere i soggetti in una società
avente certi principi di funzionamento.
La sessuazione era
cioè, di fatto, una tra le strutture portanti della civiltà, comportava prima
fra tutte la divisione del lavoro tra uomo e donna, poi l’assunzione di ruoli
legati al genere, per via dei quali l’intera vita delle persone era scandita e
regolata da un preciso canovaccio di nome, funzioni, mansioni, rituali.
Così l’esistenza tutta era governata
attraverso il controllo di sesso, sessualità, generatività. Pare che anche oggi
si stia facendo la stessa cosa, valendosi apparentemente dei principi opposti
però.
La teoria del gender, per come è proposta ora, mira a decostruire i ruoli
sessuali tradizionali per asserirne l’infondatezza, ma il suo presupposto è
rivendicativo e ideologico: si
vuol cioè asserire l’inesistenza di un determinismo biologico alla base della
psicologia e del comportamento di genere, dicendo che i sessi in biologia sono
ininfluenti.
La finalità è quella di svalutare il
significato di “maschile” e “femminile”, di cancellarli addirittura come
concetti dal vocabolario, per non discriminare chi non senta di appartenere
appieno a una delle categorie. Insomma, per non patire un limite si sposta il
limite, lo si cancella.
Un po’ come ha fatto
l’OMS con la pandemia: ne
ha cambiato la definizione, che richiedeva un parametro numerico che avrebbe
escluso il Covid dal novero delle pandemie, per poter definire il Covid
“pandemia”.
O un po’ come
facciamo con il linguaggio, definendo un cieco “non vedente”, così che,
escludendo dall’uso un termine storicamente troppo associato con l’handicap, il
cieco possa sembrarci un po’ meno cieco.
La teoria del gender
vuole dare a ogni individuo discrezionalità completa circa il suo identificarsi
in un sesso, anzi, come
asseriscono le teorie più estreme dello xeno-femminismo, asserisce che ognuno
possa cambiare genere e anche orientamento sessuale più volte nel corso dell’esistenza e persino nello stesso giorno, è un suo
diritto farlo:
in lgbtq+, il + sta per “identificarsi in
tanti sessi quanti possibile, infiniti sessi e orientamenti sessuali”: si vuol difendere chi, mettiamo, si innamori di una
scarpa. Da qui il termine di
“gender fluid”, che sta a indicare l’ indeterminatezza di genere.
Il primo problema è
che tale teoria nasce, come già asserito, come fortemente ideologica, non
lucida: è in nome del
“diritto a essere fluidi”, a
non essere discriminati poiché fluidi che asserisce l’inesistenza di generi
dati in natura.
Il secondo problema
è che i sessi in biologia esistono, dunque negarne l’esistenza è un’operazione
che potremmo dire quantomeno di diniego della realtà.
I correlati comportamentali e psichici della
biologia non sono stati pienamente studiati, ma c’è il forte sospetto che ci
siano; le differenze corporee in una specie caratterizzata da dimorfismo
sessuale rendono ciascuno dei sessi più facilitato nello svolgere certe mansioni, perlomeno nei
confronti della prole: se pensiamo alla gravidanza e all’allattamento, con il
tipo di relazione che essi instaurano tra madre e figlio che essi innescano e
con la secrezione di ormoni che l’espletamento degli stessi comporta.
L’ossitocina, per
esempio, secreta in abbondanza nel corso dell’allattamento, è letteralmente
l’ormone dell’affettività e dell’attaccamento, dunque sembra predisporre la
madre al ruolo facilitato di accudimento e al necessario “innamoramento” nei
confronti del suo cucciolo. Il congedo
parentale al padre per allattamento suona, in questo contesto, poco azzeccato,
ma non datemi della maschilista perché non lo sono.
In realtà, la
psicologia scopre la fortissima componente culturale nella determinazione della
psiche, dunque danno ragione alle teorie culturaliste. Ma proprio perché esse validano il ruolo chiave
della socialità e della cultura nel forgiare individui e società possono porsi
a ragion veduta il problema di… a cosa ci stia conducendo la teoria del gender, con la sua svalutazione
di maschile e femminile, il suo desiderio di cancellare le differenze tra uomo
e donna, la sua voglia di ripensare ai ruoli sessuali addirittura rinunciando
al loro significato nella società, per fondare una società che ne faccia
completamente a meno.
Può una cultura
rinunciare al sesso come motore di significati, come perno e vincolo su cui far
poggiare i suoi valori e il suo futuro?
Non dimentichiamo
che il sesso, fino a prima dell’avvento della pillola, era anche per noi, non
soltanto per le culture primitive studiate in antropologia, legato alla generatività, dunque alla creazione degli
uomini nuovi.
Nel desiderio
inizialmente sacrosanto, affacciatosi da noi dagli anni Sessanta in poi, di
disfarsi di discriminazioni di genere o ruoli rigidi che inchiodavano uomini e
donne in destini di scarsa libertà, si è forse finito per “gettare il bambino e
l’acqua sporca?”
Il sospetto c’è. Proprio
perché l’uomo è “das nicht
festgestellte Tier”, diceva
Nietsche, cioè un animale
non completato, egli
necessita di norme per regolare il suo comportamento non guidato dagli istinti, cioè di un sistema di orientamento, normatività e
devozione che ne consenta l’organizzazione di gruppo e della società.
Egli non riesce a
pervenire a nulla nell’anomia, nell’assenza di valori d’orientamento. Come
accade, tra il resto, in una qualunque azienda che, privata di mansioni o del
“chi fa chi”, si trovi ben presto nel caos. Sta alla libertà di pensiero di ciascuno trovare,
all’interno della cornice delle leggi, delle norme e dei ruoli, la sua area di
manovra e d’autoespressione creativa, al limite la sua possibilità di
personalizzazione, rimessa in discussione o trasgressione delle norme stesse.
Il sistema binario
basato sui sessi, imperfetto e per tanti versi da correggere, è stato per
millenni quello del patriarcato, organizzato attorno alla divisione del lavoro
tra i sessi e allo scambio, osservò Levi Strauss, delle donne tra famiglie e
tribù per garantire alleanze.
E’ Sebbene sia un
sistema che dev’essere posto al vaglio della discussione e decostruito, ciò non
toglie che ha garantito l’organizzazione delle civiltà per millenni.
Dunque, toccarlo
significa metter mano a un principio organizzativo profondo, e toccarlo non può
essere casuale, se agenzie dell’educazione potenti come la Disney e l’intera
Hollywood stanno rivoluzionando i parametri delle sceneggiature che definiscono
i cosa siano l’amore e la sessualità oggi.
Per certi versi,
potremmo dire che il millenario rodaggio del sistema binario oggi in
dismissione in occidente lo abbia visto come efficace per alcune funzioni essenziali, tra cui
garantire la tenuta di un’istituzione che è stata per millenni l’unica e indiscussa
matrice delle soggettività, la famiglia.
Un uomo di valore
fondava una famiglia, un tempo, e se ne assumeva la responsabilità; oggi saremmo perseguiti, ad asserire una cosa del
genere, a causa della “pruderie” del
pensiero politically correct, ipocrisia assurta a pensiero unico, vera e
propria censura del pensiero intellettualmente onesto.
Freud fu forse tra
gli ultimi a potersi permettere di asserire che la famiglia era una struttura
che proteggeva l’uomo dalla regressione ai più bassi istinti dell’”homo homini
lupus”, la regressione all’orda primitiva.
La famiglia si
collocava, ovviamente, anche all’origine della nevrosi (tutto ha un prezzo, non
c’è verso…) con la repressione sessuale che chiedeva ai suoi membri: ma tutto
sommato la rinuncia pulsionale, come chiarisce ne “Il disagio della civiltà”,
era il male minore, anzi era ciò su cui si era fondato l’incivilimento, ciò che
lo aveva reso possibile.
Dalla rinuncia
pulsionale discende la possibilità di pensiero, cioè quel differimento del
soddisfacimento del desiderio che ci impegna nel trovare soluzioni,
nell’attivare ipotesi, nel sognare un futuro in cui la otterremo, la cosa
proibita ma desiderata, rispettando al contempo i nostri principi, il nostro
ideale di noi… oppure coscientemente rinunciandovi. E’
nel differimento del soddisfacimento che si colloca l’umanazione dell’uomo, la
sua reale possibilità di svincolarsi dalle tante determinazioni: ereditarie, di
cultura, di coazioni a ripetere, di distruttività. Solo quando pensa l’uomo può
innovare e darsi una possibilità.
Ovviamente l’incivilimento,
con la sua richiesta di rinuncia pulsionale, chiede all’uomo come prezzo la
felicità, che gli diverrà irrealizzabile: l’uomo con essa “rinuncia alla felicità per un po’ di sicurezza”, asserì ancora Freud, e potremmo dire che con
l’ordine garantito dall’istituzione della famiglia l’uomo entri nel mondo del
conflitto e anche nella complessità del pensiero.
Nel ruolo che
abbiamo appena descritto di “contenitore” la famiglia è un “porto sicuro” in
cui gli affetti “garantiti”, con quella quota di scontatezza che li rende
abitudinari, leniscono il soggetto dalle sue molteplici incursioni nella
precarietà dell’esistere.
Essa costituisce
cioè il nucleo base di socialità –non dimentichiamo che l’uomo è animale
politico-, la cuccia e la caverna che consente a ciascuno di sopravvivere
nell’asprezza della vita.
Non solo: facendo
riferimento al mito di Edipo, fu proprio mentre questi si apprestava a sposare
una regina e a divenire re a Tebe che risolse l’enigma della Sfinge.
“Qual è quell’animale che la mattina cammina su quattro zampe, a
mezzogiorno su due e la sera su tre?”, chiese la sfinge. “L’uomo”, poté
rispondere Edipo, per via del fatto che nella prima infanzia gattona, in
giovinezza sta su due gambe e in vecchiaia deve appoggiarsi sul bastone, terza
gamba.
L’imminenza del
matrimonio lo pone dunque nella necessità di un confronto con la problematica
del tempo e della caducità: accetta
di entrare nel tempo, nella storia, fondando una famiglia proprio perché sente
di non essere eterno.
L’imminenza del matrimonio lo pone a confronto con la sua caducità, e, al contempo, con la necessità di generare per potersi
trascendere come uomo e darsi un futuro negli eredi. Esce dall’eternità
onnipotente per entrare nella storia.
La famiglia
inserisce dunque il soggetto nella continuità delle generazioni, nel futuro,
nelle viscere e nella profondità del tempo.
La profondità del
tempo: se pensiamo al fatto
che, per esempio, in ogni fiaba o nei miti o nelle leggende si narra della
sofferenza dell’orfano alla ricerca del genitore perduto, oppure delle sue
straordinarie ascendenze divine, nobiliari che lo inclinano a grandi imprese
(una sorta di riscatto) e se ricordiamo come nella Bibbia stessa, nel
Pentateuco, si tenti l’impresa genealogica di tracciare la linea evolutiva di tutte
le famiglie succedutesi tra Adamo e la diaspora, si può ben comprendere quanto
il tema dell’ascendenza sia cruciale. Vogliamo sapere da dove veniamo, avere un
passato che conosciamo, non foss’altro che per potercene appropriare, farlo
nostro, fonte di fierezza o di cruccio.
Da quella pasta
veniamo, su di essa dobbiamo lavorare, da essa allontanarci e metterci sopra
qualcosa d’altro o rivelare da essa un’essenza solo nostra.
Qui si innesta il tema delle teorie del gender.
L’obiettivo di
pervenire a una famiglia composta da “genitore 1” e “genitore 2” anziché da una
madre e un padre va a complicare non già e soltanto il tema di cosa sia una
madre e di cosa sia un padre, dunque lo statuto stesso del figlio, ma anche
quello dell’eredità del tempo.
Cosa, come, da chi,
da quando e perché ereditiamo il nucleo di ciò che siamo? Che storia ha quel
passato? D’altra parte la possibile tracciabilità del nostro passato attraverso
la genealogia è ora messa in questione dalla legge, che vieta anche da noi
l’assegnazione del cognome paterno al nuovo nato.
Vige il doppio
cognome, ma forse sarà possibile anche qui una discrezionalità di scelta
relativa a quale dei due cognomi assegnare. Se così fosse, questo renderà di fatto non più
percorribile per il singolo una linea, fino ad ora patrilineare, che lo
riconnetta agli antenati.
Una nuova prassi per
isolare ancor meglio l’individuo-monade-sovrana rispetto alle appartenenze
primarie? Troppo rischioso per il senso di comunione che queste appartenenze
generano? Il terreno è pronto per Santa Madre Tecnologia e Santo Padre il neo-stato
etico, che tendono a
sostituirsi in parecchie mansioni alla famiglia. “Non avrai più nulla (ivi inclusa l’appartenenza a un
mondo affettivo) e sarai felice”?…
Tra noi e le
profondità del tempo s’inseriscono già ora le biotecnologie, che ne spezzano la
continuità: la fecondazione eterologa ne è un esempio con i suoi “bambini
venuti dal freddo”, da embrioni congelati.
Senza nemmeno scomodare le famiglie arcobaleno, anche solo parlando
dell’infertilità di una coppia o della famiglia composta da una sola donna,
l’eterologa introduce il taglio della tecnica nella possibilità di accedere
alle profondità del tempo.
La discontinuità introdotta fa sì che il nascituro non potrà mai sapere
chi sia il padre biologico.
L’inquietante di questa presenza, questo padre che non si sa chi sia,
fantasma inconscio di difficile gestione anche per la puerpera, lede comunque
un diritto del nascituro… tutelando
soltanto il desiderio di quei genitori che hanno chiamato al mondo il figlio
perché lo volevano.
La forza del loro desiderio, del loro amore
sarà sufficiente a garantire una buona crescita? La domanda può anche trovar
risposta positiva, ma è lecito porla. Siamo abituati a cogliere le verità nei
dettagli, e questo dell’eterologa non è un dettaglio da sottovalutare. Questo figlio lo fabbrico io valendomi delle
biotecnologie, non lo genero nell’atto d’amore e della complementarietà. Lo
ottengo asfaltando il mio legittimo timore di farlo con geni che non conosco, e
asfaltando il suo diritto ad avere un padre noto e a essere generato e non
fabbricato.
Non è che per caso questo figlio io lo stia facendo per me, piuttosto
che per lui? Cioè: per
essere genitori occorre, dice la psicoanalisi, aver superato le problematiche
narcisistiche, le incertezze su di sé, aver completato la propria identità
–almeno averne raggiunto maturità, la perenne crescita è cosa auspicabile-. In questa scelta mi sembrano adombrabili motivazioni
più narcisistiche, cioè di fare un figlio per darsi un’identità, la qual cosa
categorizzerebbe il neogenitore già come richiedente anziché come donativo e
oblativo nei confronti del figlio. E questo, per il figlio, diventa sempre una
trappola.
Ma questa è solo una
delle tematiche.
L’eliminazione dei
ruoli legati al genere può essere l’altro tema da esplorare. Come abbiamo già
detto in precedenza, una divisione del lavoro “classica” affidava a una
persona, la donna, il compito di cura dei figli e della famiglia.
Questo ne sacrificava la carriera e la libertà generando ingiustizia, ma siamo sicuri che la soluzione del lavoro di entrambi sia davvero… soluzione? Quali costi ha comportato per la famiglia? Era immaginabile un’alternativa soddisfacente? Ne parleremo nel secondo articolo di questo ciclo dedicato alla discussione del ruolo dei generi nella strutturazione della società.
(G.O. – sollevazione.it- sollevazione.it/2022/05/la-teoria-del-gender-di-g-o.html ).
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