i partiti “Liberal Dem Usa “sono scollegati dalla realtà

In Usa e nell’occidente i partiti “Liberal

Dem Usa “sono scollegati dalla realtà.

 

Le coalizioni sono in crisi.

Draghi non cede sulle armi.

msn.com-ilgiornale.it- Adalberto Signore- (5-5-2022)- ci dice :

 

In Italia poco più di tre mesi e le due coalizioni che sostengono il governo di Mario Draghi sono finite terremotate.

Il primo strappo ha lacerato soprattutto il centrodestra, compromettendo il già difficile rapporto tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Il secondo, invece, proprio in questi giorni ha pesantemente incrinato l'asse tra Pd e M5s, con Giuseppe Conte che ormai da 48 ore strizza l'occhio al suo personale Papeete.

Non si spiega altrimenti un ex premier e leader di maggioranza che nel giro di due giorni accusa il «suo» presidente del Consiglio prima di «ricatto» (sul termovalorizzatore di Roma) e poi  di «rappresaglia» (sul no al Superbonus).

 Così, ci sta che a Palazzo Chigi siano più che convinti che Conte sia ormai entrato in modalità-campagna elettorale.

D’altra parte, la richiesta a Draghi di riferire alle Camere sulle armi è alquanto pretestuosa.

Il voto del Parlamento dello scorso primo marzo (peraltro a larghissima maggioranza) fornisce infatti al governo un ombrello politico e giuridico fino al 31 dicembre.

E in quell’occasione il M5s - così come la Lega di un Salvini anche lui oggi dubbioso - si espresse convintamente a favore dell’invio di armi a Kiev.

Passati due mesi, però, l’autoproclamato avvocato del popolo ha scoperto che battere la via dello scetticismo è utile a raccogliere qualche consenso in più nei sondaggi.

Così, prima ha iniziato a dissertare sulla differenza tra armi letali e no, come se al ministero della Difesa fossero indecisi se mandare cerbottane o missili anticarro. E poi, non contento, ha aperto il dibattito filosofico sugli armamenti difensivi e quelli offensivi, dicendosi contrario all’invio di carri armati.

Nessuno, evidentemente, deve avergli spiegato che in Ucraina è in corso un’invasione militare di terra e che un blindato può essere determinante proprio per difendersi dall’avanzata dei carri armati sovietici.

Di questi e altri interrogativi, dunque, dovrebbe «rispondere Draghi». Che - chiede Conte e a ruota il capogruppo grillino alla Camera Davide Crippa - deve «riferire in Parlamento».

 La verità è che si gioca sul cavillo. E su quelli che sono obblighi di legge già codificati, visto che proprio il provvedimento approvato il primo marzo impone di tenere «costantemente informato il Parlamento».

Conte, insomma, sa che prima o poi Draghi in aula ci andrà. E anche se lo farà perché rientra nelle già previste «comunicazioni trimestrali» è pronto a rivendersi la cosa come un suo grande successo.

Nella sua richiesta, insomma, c’è poca politica e molta propaganda. E che l’ex premier voglia solo alzare la tensione in chiave elettorale, lo pensa non soltanto Draghi ma - a microfoni spenti - lo ripetono ministri di quasi tutti i partiti.

Mariastella Gelmini fa un passo in più. «Rispetto al tema delle armi - spiega a SkyTg24 il titolare degli Affari regionali - ricordo a Conte che una cosa è governare un Paese in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, un’altra sono le campagne elettorali».

 «Sia M5s che Lega hanno votato la risoluzione che impegna il governo a sostenere militarmente l’Ucraina. Serve coerenza e rispetto per un voto che è stato espresso qualche settimana fa», gli fa eco il ministro per il Sud, Mara Carfagna.

Conte ha invece deciso di giocare sull’equivoco. E continua a battere sulla richiesta di avere Draghi in Parlamento nonostante - lo ha ribadito ieri alla Camera il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulé - la natura dei decreti interministeriali resti la stessa.

Sul terzo sono da giorni al lavoro Difesa, Economia ed Esteri e dovrebbe arrivare al più tardi la prossima settimana, anche se la tempistica è comunque legata ai nostri partner europei.

 Qualcosa in proposito potrebbe dire oggi il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, atteso per un’audizione nelle commissioni riunite di Camera e Senato.

Draghi, invece, potrebbe riferire in Parlamento dopo il suo viaggio a Washington, nelle prossime settimane. Ma - come già stabilito dal decreto - si tratterebbe di una semplice informativa, prevista a cadenza trimestrale fino al 31 dicembre.

E per la quale non è previsto alcun voto.

 

 

Due partiti, due culture,

due nazioni?.

 Aspeniaonline.it- David Mermin -(Il 5 gennaio 2022)- ci dice :

Per più di 150 anni il panorama politico degli Stati Uniti è stato dominato da due soli grandi partiti.

 Il sistema bipartitico è una conseguenza naturale della struttura elettorale americana così com'è delineata nella costituzione, che prevede un presidente dotato di ampi poteri, eletto a maggioranza da un organo noto come collegio e composto su base statale, e un Congresso federale i cui Sono eletti, sempre con sistema maggioritario, in collegi uninominali distrettuali (per la Camera dei Rappresentanti) o statali (per il Senato).

Per quanto piccoli partiti e movimenti politici hanno potuto mettere in discussione questo sistema, nessuno è riuscito a modificare la struttura bipartitica. I due partiti principali, democratico e repubblicano.

Questa struttura storica è sopravvissuta nel tempo, assorbendo i cambiamenti demografici, culturali e ideologici del paese: nuovi movimenti e voci emergenti hanno finito per associarsi a un partito o all'altro. Per quanti difetti possa, questo sistema, avere il suo punto di forza nella stabilità, ha sempre garantito il regolare svolgimento di più elezioni o meno e i due partiti si sono pacificamente alternati al controllo del potere esecutivo e legislativo fin dai tempi della guerra civile 1861-65.

(Il bipartitismo americano nelle elezioni presidenziali (Wikipedia) ).

 

LA POLARIZZAZIONE SENZA LIMITI .

Questa stabilità è oggi a rischio. Gli eventi traumatici del 6 gennaio 2021, che hanno segnato il primo passaggio di poteri non pacifico dai tempi della guerra civile, sono stati giustamente attribuiti alle iniziative antidemocratiche messe in atto dalla guerra dal presidente Donald Trump nel disperato tentativo di minare un risultato elettorale.

Trump però non è nato dal nulla. E' solo il sintomo più evidente di una frattura profonda e fondamentale del paese: una frattura che si è ampliata fino a diventare una minaccia esistenziale per la stabilità democratica che finora generazioni di americani avevano dato per scontata.

Analisti e osservatori politici con sempre maggiore frequenza analizza  la “polarizzazione” della politica americana, e il termine è sicuramente accurato.

Anche se la percentuale di americani che si identificano persona con uno o l'altro dei due maggiori partiti è in realtà leggermente diminuita nel corso dell'ultimo secolo, osservando più da vicino i comportamenti politici si nota che quasi il 90% degli elettori sono fedeli sostenitori di un partito o dell'altro, un dato costante almeno dal 2008.

L'identificazione partitica di per sé non è certo un problema: in una democrazia sana, una vivace competizione per idee e interessi diversi è un pregio, non un difetto. Oggi, tuttavia, le due entità denominate partito democratico e partito repubblicano sono passate dall'essere avversari politici a qualcosa di più rischioso.

( Polarizzazione e progresso nella politica statunitense).

 LA MAPPA DI DUE TRIBÙ .

La tipica mappa delle elezioni presidenziali americane è un mosaico di stati rossi, repubblicani, e blu, democratici.

Il sistema costituzionale del Collegio elettorale ha conseguenze politiche note: la vittoria di uno dei due partiti e la conseguente elezione del presidente dalla capacità di costruire una maggioranza di 270 voti all'interno del Collegio elettorale, sommando le vittorie ottenute in ciascuno.

Tuttavia, uno più sguardo attento all'interno di ogni stato, rosso o blu che sia, rivela divari geografici più rilevanti, che negli ultimi anni si sono accentuati.

 

Il centro di tutte le grandi città degli Stati Uniti, senza eccezioni, in qualunque stato si trova scuro, è colorato di blu, con una forte concentrazione di elettori democratici.

 Nelle città più grandi e lungo le coste le aree blu sono decisamente estese. Ognuna di queste città blu scuro è circondato da una fascia suburbana il cui colore è un misto di blu chiaro e rosso chiaro, più blu verso il centro, più rossa verso l'esterno.

Invece quasi tutte le aree rurali (con alcune interessanti eccezioni), migliaia di contee scarsamente popolate in ogni parte del paese, sono colorate di rosso scuro.

Il “Big Sort” descritto da Bill Bishop nel 2008 si è accentuato nelle città e nei singoli quartieri: la maggior parte degli americani sceglie di vivere tra i della tribù propria politica.

Questa differenza fra città e campagna si è intensificata durante le elezioni che si sono svolte a partire dal 2016.

 Fra il 2016 e il 2020 i voti a favore di Donald Trump sono diminuiti in tre quarti delle grandi aree metropolitane del paese e aumentati in due terzi delle conte rurali.

Fino al costante impegno di Trump nell'alimentare le contrapposizioni razziali, culturali ed economiche abbia indubbiamente che approfondito questa frattura geografica, tale divergenza era già in atto: è una tendenza che sembra destinata a sopravvivere all'ex presidente.

 Il risentimento che gli elettori rurali conservatori provano verso quelli che percepiscono come élite cosmopolite è un dato documentato nelle democrazie di tutto il mondo, inclusa quella americana.

 Elezioni del novembre 2021 in Virginia.

Ogni elezione, in ogni stato, oggi si sviluppa attorno a questo contrasto di fondo fra città e campagna. Persino il Texas, il grande “stato rosso” per antonomasia della politica americana, quattro enormi aree metropolitane che potrebbero, nel corso del prossimo decennio, colorare lo stato di blu, grazie alla crescita continua della popolazione giovane, multietnica e altamente istruita che le abita.

 (Una fotografia elettorale dell'America di Joe Biden).

 I VALORI DIVIDONO .

A partire dall'inizio di questo secolo, durante la presidenza di George W. Bush, e con sempre maggiore intensità da allora in poi, i sondaggi hanno mostrato un crescente divario fra gli elettorati dei due partiti, non solo su questioni rigorosamente politiche come avveniva in passato ma anche su valori fondamentali.

Un ampio spettro di opinioni non sia una novità per la politica americana, è invece una novità che ogni convinzione, su qualunque argomento, finisca per produrre uno schema settario.

Durante la maggior parte del ventesimo secolo, entrambi i partiti hanno occupato un ampio ventaglio di posizioni, dalla sinistra ideologica alla destra, con grandi gruppi di moderati nel mezzo. La progressiva riduzione dei moderati è il dato rilevante degli ultimi anni.

Di fatto, oggi non ci sono quasi più “elettori liberal” nella compagine repubblicana né “elettori conservatori” in quella democratica.

Da quando Donald Trump, nel 2016, si è presentato come candidato presidenziale repubblicano e poi durante i suoi anni alla Casa Bianca, la contrapposizione fra le due tribù politiche si è estesa fino a includere opinioni opposte su fatti e realtà oggettive.

Prendiamo ad esempio alcuni temi inclusi nella tabella che segue: la stragrande maggioranza degli elettori democratici (inclusi gli indipendenti che votano per il partito democratico) condivide le opinioni selezionate nella colonna di sinistra mentre gli elettori repubblicani (e gli indipendenti che “no per il partito democratico”) ) sono state raccolte quelle nella colonna di destra.

 Ogni volta che si fa un sondaggio su questi temi si ripropone la stessa rigida contrapposizione, mentre fino a quaranta o anche venti anni fa i membri di ciascun partito avevano opinioni più varie e “miste” .

Gli elettori democratici pensano che:    

· L'aborto dovrebbe essere legale.

· Il governo dovrebbe garantire l'assistenza sanitaria a tutti gli americani.

· La pena di morte dovrebbe essere abolita.

· L'America dovrebbe accogliere nuovi immigrati.

· Le tasse sui ricchi e sulle multinazionali dovrebbero essere aumentate.

Gli elettori  repubblicani  pensano che :

. L'aborto dovrebbe essere illegale.

· Il governo non dovrebbe garantire l'assistenza sanitaria a tutti gli americani.

· La pena di morte dovrebbe essere applicata.

· L'America dovrebbe limitare ulteriormente l'immigrazione.

· Le tasse devono essere per tutti.

 

 Queste contrapposizioni fra destra e sinistra ci sono familiari e non sono di per sé motivo di crisi, anche se negli ultimi anni si sono irrigidite. Più preoccupante è che questi di parte si sono trasformati in visioni del mondo radicalmente contrapposte. Non si tratta più di opinioni divergenti su temi specifici, ma di divergenze di principio: che cosa ci sta a cuore, quali obiettivi abbiamo e che in che tipo di società vogliamo vivere.

Per continuare l'elenco degli elementi contrapposti che emergono dai sondaggi, guardiamo a questa seconda tabella.

 

 Gli elettori democratici pensano che :

· La ricchezza di una persona dipende largamente dal contesto in cui è nata.

· Il governo dovrebbe fare di più per aiutare le persone che sono state emarginate dal razzismo.

· Sarebbe opportuno rinunciare ad alcuni vantaggi personali per migliorare le condizioni di vita della maggioranza degli americani.

· Il voto è un diritto fondamentale di ogni cittadino americano adulto e non dovrebbe essere limitato.

· Gli Stati Uniti devono essere un crogiolo di cultura e valori diversi.

Gli  elettori repubblicani pensano che :

· L'apertura dell'America nei confronti di persone provenienti da tutto il mondo nazionale è essenziale per l'identità.

· La ricchezza di una persona dipende soprattutto da quanto duramente lavora nella vita.

· Invece di lamentarsi del razzismo, certe persone dovrebbero impegnarsi di più per migliorare le loro comunità.

· Non sono disposti a rinunciare ad alcuni vantaggi personali per migliorare le condizioni di vita della maggioranza degli americani.

· Il diritto di voto è un privilegio che comporta delle responsabilità e può essere limitato.

· Gli Stati Uniti devono avere una cultura americana.

· Un'apertura eccessiva dell'America nei confronti di persone provenienti da tutto il mondo è un rischio per l'identità nazionale.

 

 Ne emerge un netto divario di valori sui temi dell'inclusione e dell'esclusione, che si riflette sugli schieramenti politici.                                  I democratici  -(Liberal dem Usa : ossia i comunisti ,socialisti, Gender, LGBT, Lesbiche, Omosessuali , Pensiero unico politicamente corretto  , Transumanisti, abolizione della proprietà privata e  dei confini tra gli stati , un governo unico dittatoriale globalista ,con l’ eliminazione del 90 % della popolazione  mondiale,  ecc…   )- credono sempre più e in grande maggioranza in un paese inclusivo, che vede con favore la diversità e punta a migliorare la condizione degli esclusi.

 I repubblicani credono sempre più e in grande maggioranza in un paese esclusivo e di un'unica cultura. Implicitamente (ma talvolta anche più espressamente) questa cultura è bianca, patriarcale e cristiana.

Con il radicarsi e irrigidirsi di valori, ciascuno schieramento percepisce ormai lo schieramento opposto come una minaccia esistenziale.

Se, come oggi molti repubblicani, la cultura e l'identità dell'America saranno letteralmente distrutte da un partito democratico che crede nell'immigrazione incontrollata e nel socialismo, l'importanza di tenere i democratici lontani dal potere supera qualsiasi altra componente, inclusa quella di rispettare le norme della democrazia.

 E se, come nella oggi molti democratici, la società varia e inclusiva dell'America sarà letteralmente distrutto da un partito repubblicano che crede superiorità dei bianchi e nella teocrazia, anche tenere i repubblicani lontani dal potere assume un'importanza decisiva ed “esistenziale” .

LA CRISI EPISTEMIOLOGICA .

Si è aggiunta, a peggiorare uno scontro di carattere tribale, la domanda di cosa sia vero o cosa sia falso e di come distinguerli.

Naturalmente, le fake news non sono certo una novità e i politici hanno sempre cercato di rivelare la percezione della verità.

 La novità sta nell'emergere di un intero ecosistema comunicativo che ha collegato l'ideologia di destra (negli Stati Uniti quella repubblicana) a un sistema di convinzioni oggettivamente false. Ecco un'altra serie di opinioni discordanti che emergono dai sondaggi. La differenza qui sta nel fatto che quelli in cui la maggioranza dei democratici (ossia “Liberal Dem Usa”)  sono costituiti da dati di fatto mentre quelli in cui crede la maggioranza dei repubblicani non lo sono  .

Gli elettori democratici  pensano che    :

· Il cambiamento climatico è un problema globale causato dall'attività umana.

· La pandemia da Covid-19 ha ucciso 700.000 americani.

 

· Il vaccino contro il Covid-19 è sicuro ed efficace.

· Joe Biden ha vinto le elezioni nel 2020 con una legittima maggioranza di voti.

· L'attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stato guidato da sostenitori di Trump.

 

Gli elettori repubblicani pensano che :

· Le cause del cambiamento climatico non sono certe e i rischi sono esagerati.

· Il governo gonfia le cifre delle vittime del Covid-19.

· Il vaccino contro il Covid-19 ha gravi effetti collaterali, come per esempio l'infertilità.

· Joe Biden ha vinto le elezioni nel 2020 solo in virtù di brogli elettorali.

· L'attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 è stato guidato da manifestanti di sinistra (liberal Dem Usa) che cercavano di mettere Trump in cattiva luce.

 

 LE RADICI DELLO SCONTRO RAZZIALE .

 La stabilità del sistema bipartitico che sperimenta gli Stati Uniti non hanno mai avuto “quella”  politica, soprattutto quella violenza.

In particolare, la fine dell'era della Ricostruzione, negli anni 1870, e il ripristino della supremazia bianca nel Sud sono attraverso azioni di un terrorismo parte passati quali linciaggi, azioni violente da parte del KKK e il rovesciamento armato di parlamentari neri eletti in Louisiana, Carolina del Nord e altrove. Più tardi, nel periodo di “forte resistenza” all'integrazione 'insieme degli anni Cinquanta e Sessanta si sono verificati episodi di violenza implicita se o esplicitamente incoraggiati dai politici gregazionisti, che erano perlopiù democratici.

 

I semi dell'odierna frattura politica attorno ai valori sono stati piantati in quell'epoca, con l'adozione dalla parte del partito repubblicano della “Strategia meridionale”.

Mentre i democratici assumevano un atteggiamento sempre più progressista nell’atteggiamento nei confronti dell'inclusione e degli investimenti sociali, i repubblicani si rivolgevano agli elettori bianchi conservatori del Sud che fatto parte della coalizione  democratica usando un linguaggio razzialmente connotato e facendo appello ai “valori tradizionali” in opposizione ai diritti dei movimenti femministi e a quelli per i diritti civili e per i degli omosessuali.

I successivi decenni di battaglie politiche su questi temi – più basati sui valori e le divisioni sociali che sugli interessi economici – hanno prodotto le due coalizioni profondamente divise che vediamo oggi: democratici di città, istruiti, laici e multietnici e repubblicani di campagna, meno istruiti, più cristiani e bianchi.

Trump ha reso il linguaggio più esplicito, ma la sua coalizione e la sua retorica nel 2020 riflettevano ancora la elaborata quarant'anni prima.

 

 IL RISCHIO DI UNA SPIRALE DI VIOLENZA .

In un paese in cui i due partiti politici sono separati geograficamente, demograficamente, culturalmente e fattualmente, restano pochi punti d'incontro. Paradossalmente, uno dei pochi argomenti su cui nei seggi recenti si riscontrano un forte accordo fra i due partiti è che le divisioni in atto nel paese rappresentano una serie minaccia per il futuro della democrazia – il 79% dei democratici e l'89% dei repubblicani condividono questa opinione.

Ma naturalmente ogni partito ritiene che l'altro sia la fonte di questa minaccia  . Ancora una volta, i sostenitori dei due partiti si basano su fonti di informazione diverse e nutrono opinioni contrapposte su ciò che sta realmente accadendo.

Alcuni leader repubblicani, resisi conto del pericolo, hanno provato ad allontanare il partito dall'orlo del precipizio, senza riuscirci.

 Della manciata di repubblicani che al Congresso ha votato a favore dell'impeachment del presidente Trump per avere fomentato la rivolta del 6 gennaio, la maggior parte non si presenterà con  candidati alle elezioni: non intendono affrontare gli elettori delle primarie repubblicane, visto che li considera  dei traditori. I funzionari statali repubblicani che hanno certificato la vittoria di Biden alle elezioni in Georgia, Arizona, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan, gli stati contesi, hanno ricevuto insulti e minacce di morte e alcuni di loro sono stati espulsi dal partito.

(La geografia interna del Partito Repubblicano – oltre Trump).

 Sia chiaro: la maggior parte dei repubblicani, e i sondaggi lo confermano, non è a favore della diffusione politica ma questo modo di pensare si sta diffondendo.

A ottobre del 2021, il 30% repubblicani (e l'11% dei democratici) credeva che “i veri patrioti americani potrebbero dover ricorrere alla violenza per salvare il nostro paese”  .

In assenza di fonti di informazione o di leader ritenuti affidabili da entrambe le parti, non è chiaro chi o cosa possa interrompere questa spirale di paura e ripristinare la capacità degli americani di fare politica in maniera normale.

 

 

 

L'ascesa del populismo in Europa.

Italia, la terra promessa.

Forumcostituzionale.it- Carlo Fusaro-(26 agosto 2019)-ci dice :

 

SOMMARIO: 1. Cosa si deve intendere per populismo; 2. Il successo dei populismi; 3. Impatto dei populismi sugli ordinamenti costituzionali; 4. Il caso italiano oggi; 5. La tradizione populista in Italia;6. Il potenziale per la mentalità populista; 7. Le sfide poste dai populisti al governo all’ordinamento costituzionale italiano;                              8. Qualche provvisoria conclusione.

Questo articolo è diviso in cinque parti, seguite da una conclusione: in primo luogo,

cerco di specificare a cosa mi riferisco quando uso il termine "populismo"; in secondo luogo, approfondisco le ragioni per cui il populismo si è diffuso in modo così spettacolare negli ultimi anni; in terzo luogo, mi soffermo brevemente sul costituzionalismo contemporaneo, e sul perché il populismo sta minando alcune delle sue caratteristiche principali; in quarto luogo, cerco di ragionare sul perché il populismo ha avuto tanto successo in Italia dove i populisti sono riusciti ad andare al governo; in quinto luogo, segnalo alcune conseguenze costituzionali dell'esperimento populista in Italia. Infine, provo ad avanzare qualche provvisoria conclusione.

1. Prima di tutto, vorrei chiarire cosa intendo per "populismo". Infatti l'elenco dei

contributi accademici che analizzano il populismo e cercano di definirlo, è molto lungo, risale a qualche tempo fa ma si è recentemente trasformato in una valanga. Anticipo che a  mio avviso, più che un'ideologia più o meno coerente, il populismo è un modo di pensare e di agire, uno stile, un modo di affrontare le questioni sociali, un modo di competere per il potere politico, un modo di raccogliere e consolidare il consenso; quindi il populismo è e riflette una mentalità.

 

In effetti il populismo può essere fatto risalire alla seconda metà dell'Ottocento e da allora ci sono stati vari movimenti politici di massa considerati populisti o che hanno scelto espressamente di chiamarsi populisti: mi riferisco alla versione originale russa del populismo [i Narodniks, un movimento politico della classe media negli anni ‘60 e ’70 dell’Ottocento: la loro ideologia era conosciuta come Narodnichestvo, dal russo narod, che significa "popolo"]; mi riferisco alla nascita del Partito popolare agrario nel Middle-West americano, fondato a Saint Louis, nel 1892; e circa nello stesso periodo penso al generale George Ernest Boulanger in Francia [boulangisme fu chiamato il suo movimento].

 

Alcuni autori considerano il fascismo italiano un movimento populista (non mi

soffermerò su questo punto); ma da decenni la maggior parte degli autori concorda sul fatto che gli esempi più significativi di populismo sono state le sue versioni latinoamericane, interpretate da Getulio Vargas (in Brasile) e ancor più da Juan Domingo Perón e più tardi da sua moglie (in Argentina). Gli esperimenti populisti latino-americani sono interessanti anche per il loro carattere nazionalistico e diremmo oggi caratterizzato da una torsione sovranista (anche come reazione alla dottrina americana Monroe del 1823).

 

Più tardi, negli anni Sessanta e Settanta e persino negli anni Ottanta del XX secolo si è registrato un significativo calo dell'interesse accademico per il populismo. Ma negli anni Novanta gli sviluppi politici di alcuni paesi, a partire dall'Italia (mi riferisco ai successi .

 Questo articolo costituisce la traduzione e l’adattamento di un intervento pronunciato a Londra, presso l’Istituto italiano di cultura in occasione della XIV Conversazione costituzionale italo-britannica organizzata dal Devolution Club, dalla UK Constitutional Law Association e dall’Istituto italiano di cultura, tenutasi il 3 giugno 2019 (titolo della versione originale, in inglese, The Rise of Populism in Europe. Italy the Promised Land; quel testo è pubblicato su Astrid-on-line Rassegna, n. 13/2019). Ringrazio il collega Alessandro Torre

per l’occasione offertami.

 

Politici come  Silvio Berlusconi hanno rinnovato l'interesse per il populismo come oggetto di ricerca: e i contributi accademici sono diventati numerosissimi nell'ultimo decennio, grazie ai successi politici ed elettorali di una varietà di partiti anti-establishment di tipo assai diverso in molte, se non tutte le democrazie consolidate; basti dire che nel 2017, il Cambridge Dictionary ha incoronato il "populismo" come "parola dell'anno"; mentre alcuni mesi fa lo scienziato politico olandese Cas MUDDE in un commento pubblicato da "The Guardian" (22 novembre 2018) ha addirittura definito di populismo come "il concetto che

definisce la nostra epoca" (egli è anche l’autore di un saggio accademico dal titolo The Populist Zeitgeist, in Government and Opposition, 39/4, 541-563).

 

Non  entrerò nei dettagli a proposito dei vari movimenti, partiti, governi, singoli leader che negli ultimi 150 anni sono stati chiamati "populisti".

Mi sembra chiaro che essi non condividono un'ideologia comune, intesa come un unico sistema di credenze politiche basato su un insieme condiviso di valori normativi.

Ciò è talmente vero che nell'attuale discorso pubblico sui partiti populisti, sulle politiche, ecc. c'è un costante riferimento ai populisti di destra rispetto ai populisti di sinistra.

 Esistono infatti diversi tipi di populismi, allineati anche in direzioni opposte secondo la tradizionale contrapposizione destra-sinistra, con alcuni che semplicemente la rifiutano del tutto (si pensi in Italia al M5S).

 

Che cosa hanno in comune, allora? A mio avviso, condividono tutti un insieme di

presupposti molto limitato, ma decisivo: l’approccio alla politica.

 E’ questo che li contraddistingue come populisti; allo stesso tempo tendono ad utilizzare gli stessi strumenti per trattare sia con i loro seguaci sia con i propri concorrenti.

 

Sottoscrivo ciò che alcuni autori hanno già scritto: il populismo non è un'ideologia

comune, ma una mentalità, una strategia comune per realizzare diverse ideologie distinte, uno "stile politico che può plasmare una varietà di simboli" (WILES in IONESCU & GELLNER EDS. 1969; KAZIN 1995, che studiò George Wallace e Ronald Reagan; TARCHI 2015, ma 2003 prima ed.; DIAMANTI & LAZAR 2018; FOURNIER 2019).

 

Che cos'è allora ciò che tutti i movimenti populisti condividono in una misura o

nell'altra?

 

No. 1, l'idea che la società è separata in due gruppi relativamente omogenei e antagonisti: da un lato il "popolo puro", dall'altro "l'élite corrotta", considerata come una casta. Ne consegue che "il popolo" è pienamente giustificato nel rivoltarsi contro le élite considerate alla stregua di minoranze ingiustamente privilegiate che li privano dei suoi diritti, lo dominano e lo sfruttano economicamente. Questo comporta un approccio amiconemico e l'uso di tutti i mezzi a disposizione per prevalere.

 

No. 2, l'idea che questo "popolo puro" è un unico soggetto unitario e indifferenziato che si suppone agisca come tale:

questo spiega il rifiuto della tradizionale scissione di destra-sinistra e la conseguente pretesa di unanimità; si afferma anche che il popolo ha il diritto di prevalere per la sua integrità, le sue qualità etiche naturali, il suo senso comune e, naturalmente, il suo numero.

 

No. 3, l'idea che a questo "popolo" deve essere concesso il primato perché ha

una legittimazione superiore.

No. 4, il conseguente rifiuto del pluralismo (i partiti politici in particolare non dovrebbero dividere i popoli come soggetto unitario), insieme

all'esaltazione di una presunta identità territoriale (per lo più nazionale) condivisa (basata su lingua, religione, etnia, ecc.).

No. 5, la tendenza a rifiutare tutte le istituzioni, gli organismi e le entità intermedie e allo stesso tempo la propensione ad acclamare un

leader come (unico) legittimo interprete del popolo e protettore della propria identità.

No. 6,

la tendenza a considerare come nemici tutti coloro che non fanno parte del "popolo", che, unita all’esaltazione delle qualità del "popolo", porta spesso al nazionalismo (a volte anche radicale) e all'esaltazione della sovranità nazionale.

 

Altre caratteristiche comuni della mentalità populista e della pratica populista sono: il costante ricorso a capri espiatori quali tutti coloro che sono considerati appartenenti alle odiate élite, le potenze straniere, le banche, i mercati finanziari, l'Unione Europea, altre organizzazioni sovranazionali; o semplicemente chiunque sia percepito come nemico  potenziale o reale del popolo e soprattutto della sua identità (immigrati, musulmani, ebrei, rom e così via).

 

Come abbiamo visto, il populismo esiste da molto tempo. Dopo la seconda guerra

mondiale, tuttavia, è stato presente solo marginalmente nelle cosiddette democrazie consolidate, con alcune limitate eccezioni (una delle quali è l'Italia), e confinato all’America Latina. Invece i movimenti populisti e i leader populisti sono in forte crescita nell'ultimo decennio (per un aggiornamento si veda TARCHI 2015, 95-169).

 

Perchè?

 Fondamentalmente ci sono due tendenze interpretative (anche se alcuni

autori le condividono entrambe): seguendo la prima, la crescita del populismo è una conseguenza più o meno diretta della globalizzazione e in particolare della crisi finanziaria ed economica del 2007-2014 (la reazione di tutti quelli che sarebbero “rimasti indietro");

seguendo la seconda, questa crescita ha a che fare con una trasformazione più generale della società contemporanea, probabilmente in relazione alla globalizzazione, ma in modo molto meno immediato.

 

 Secondo Francis Fukuyama, ad esempio, la politica dell' identità,un elemento importante della mentalità populista, è una conseguenza della

modernizzazione in generale: «modernizzazione», dice, «significa cambiamento e

trasformazioni continue, e anche l'aprirsi di nuove opportunità e scelte... Questa fluidità è nel complesso una buona cosa...

 

Ma la libertà e il grado di scelta... possono rendere le persone infelici e scollegate dal prossimo. Molti divengono così nostalgici dei valori comunitari di un tempo e della vita strutturata che pensano di aver perso... Possono così

essere sedotti da leader che spiegano loro che sono stati traditi e non rispettati nella loro dignità dalle strutture di potere esistenti, e che appartengono a importanti comunità, la cui grandezza dovrà un giorno essere di nuovo riconosciuta...» (FUKUYAMA 2018, 165).

 

Secondo altri studiosi, il populismo è il «disordine senile della democrazia», dovuto essenzialmente ad un pesante deficit di rappresentanza che ha portato ad un deficit di legittimazione, dovuto soprattutto alla trasformazione dei partiti politici tradizionali e ancor più alla trasformazione dei partiti socialisti e socialdemocratici che hanno abbandonato il ruolo che avevano nella società e nel sistema politico (REVELLI 2019 e 2017).

 

Diversi autori ritengono che molti si siano rivolti ai leader populisti a causa degli errori delle classi dirigenti: l'eccesso di fiducia nel libero mercato, la diffusione di valori individualistici, l'errata assunzione che i confini nazionali non abbiano più significato (GALLI DELLA LOGGIA,2019).

 

Analogamente, Wolfgang MUENCHAU sul Financial Times (15 febbraio 2019) afferma che «la democrazia liberale è riuscita ad abbattere barriere, a proteggere i diritti umani e a promuovere società aperte...», ma non è stata in grado di gestire le conseguenze sociali ed economiche di tali politiche: questo è ciò che ha reso i regimi liberali intrinsecamente instabili... a causa di immigrazione, insicurezza, ricorso all’intelligenza artificiale, cambiamenti climatici, trasferimenti di imprese attraverso i confini.

 

2. La mia opinione personale è che l'attuale diffusione del populismo e il successo dei movimenti guidati dai leader populisti, che si appellano alla mentalità populista e usano tattiche populiste, siano dovuti a elementi contestuali di lungo termine; certamente è stata innescata dalla crisi ma sicuramente siano stati rafforzati e resi possibili oltre che da alcune trasformazioni sociali, soprattutto da un insieme di sviluppi tecnologici (internet e i social media al di sopra di tutto). Questi si sono dimostrati ideali per favorire la diffusione capillare della politica populista.

 

Non entrerò nei dettagli qui. Molti sottolineano – giustamente - che la propaganda è sempre esistita, e così anche la disinformazione, l'abitudine di calunniare gli avversari, e via dicendo. Si potrebbe citare Gustave LE BON e il suo celebre libro del 1895 intitolato Psychologie des foules (pubblicato un anno dopo nel Regno Unito con il titolo The Crowd: A Study of the Popular Mind), uno dei libri fondamentali sulla psicologia della folla, e concludere che non c'è nulla di veramente nuovo sotto il sole.

Ma non sono d'accordo: i successi populisti dipendono in larga misura dalla capacità dei leader populisti di attuare una strategia che combina radicalismo verbale e simbolismo con i più moderni strumenti di marketing politico. E il marketing politico contemporaneo utilizza in gran parte strumenti di comunicazione digitale che permettono la propagazione

geometrica dei loro messaggi. Di più: non si tratta solo della velocità nella diffusione delle informazioni; è la qualità stessa dell'informazione, sono la qualità e le specificità di tecniche di comunicazione che fanno uso spregiudicato di espressioni di odio, di false identità, del furto di dati personali, della profilazione non autorizzata di singoli individui, della sistematica character assassination di alcuni oppositori (basti pensare a come è stata trattata Hillary Clinton nel 2015-2016).

 

Suppongo di non dover dire di più su questo nel paese di Brexit e di Cambridge Analytica (o nel paese della piattaforma Rousseau): mi limiterò a fare riferimento perciò alla Relazione finale del Digital, Culture, Media and Sport

Committee della Camera dei Comuni, pubblicata il 18 febbraio 2019, col titolo:

Disinformation and fake news, nonché all'appassionata ed efficace presentazione TED di Carole CADWALLADR, la giornalista dell’Observer (15 aprile 2019).

Tutto questo avviene nell'era della c.d. disintermediazione, elemento contestuale decisivo (BASSANINI, CERNIGLIA,

PIZZOLATO E QUADRIO CURZIO, a cura di, 2019).

3. Se il populismo è ciò che ho descritto, se alcune delle ragioni del suo attuale

successo sono quelle di cui ho parlato, in che modo la diffusione della mentalità populista e in che modo il populismo in azione hanno un impatto sulle nostre costituzioni? Come influiscono sul costituzionalismo? In primo luogo, vorrei parlare in termini generali; in secondo luogo, cercherò di indagare il caso italiano in particolare.

 

Permettetemi di premettere alcune stipulazioni aggiuntive.

Considero il costituzionalismo una teoria generale prescrittiva di come un ordinamento costituzionale dovrebbe essere costruito sulla base di una specifica selezione di valori e principi. Quella che noi chiamiamo semplicemente "democrazia costituzionale", in realtà è una democrazia basata sulle prescrizioni del costituzionalismo contemporaneo: si tratta infatti di un tipo specifico di democrazia, che potremmo anche chiamare liberal democrazia, quella che è stata attuata con successo e ampiamente estesa dopo la seconda guerra mondiale, al punto che alla fine del secolo scorso alcuni autori non hanno

resistito alla tentazione di teorizzare che questi erano destinati a diventare "gli" schemi costituzionali standard da applicare prima o poi ovunque.

Le caratteristiche di quel costituzionalismo contemporaneo possono essere riassunte come segue: la tutela e la promozione dei diritti umani, compresi i diritti sociali e di cittadinanza, come priorità indiscussa (da tutelare anche a livello internazionale);

 

l'uguaglianza tra tutti gli esseri umani e il divieto di ogni discriminazione per motivi di razza, colore, sesso, stato sociale, etnia; l'istituzione di una magistratura completamente indipendente; il riconoscimento del principio della sovranità popolare e della regola della maggioranza, insieme alla garanzia di sottrarre da questa regola maggioritaria le questioni la cui regolamentazione può violare la protezione dei diritti umani e di alcuni diritti, anche politici, delle minoranze; la piena autonomia della sfera civile e politica dalla sfera religiosa; un insieme di accordi istituzionali che garantisca un minimo inviolabile di controlli

ed equilibri incrociati: in altre parole, rigide limitazioni all'esercizio del potere politico ancorché pienamente legittimo; il fatto che tutti gli elementi precedentemente elencati devono essere radicati in una fonte del diritto riconosciuta come superiore a qualsiasi legge ordinaria (in altre parole: tali caratteristiche non sono in balia della maggioranza

politica pro-tempore, ed anzi talune di esse non possono essere in alcuna circostanza limitate o ridotte, c.d. eternity clause).

5-

Come ha scritto recentemente Samuel ISSACHAROFF: «Dall'inizio dell'esperimento madisoniano, la sfida è stata quella di far prevalere chi ha vinto le elezioni, ma non troppo»

(ISSACHAROFF in GRABER, LEVINSON E TUSHNET 2018, 458).

E' proprio questo il punto:

il costituzionalismo liberale consiste nel limitare il potere politico e nel garantire i diritti umani.

Ebbene: il populismo mette a repentaglio proprio i pilastri della liberal-democrazia, cioè del costituzionalismo così come noi lo interpretiamo in Europa: mette in gioco le tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri dell'Unione europea, a partire dallaConvenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

 

Il populismo in quei paesi in cui è stato in grado di condividere o controllare il potere o anche solo di esercitare un'influenza decisiva suffraga, credo, la mia affermazione. Mi riferisco alle esperienze passate del XX secolo, ma anche a quelle più recenti in Europa (Ungheria, Polonia, Italia, Regno Unito) e oltre (USA).

 

Faccio alcuni esempi. Il populismo in azione mette in pericolo, direttamente o

indirettamente, l'indipendenza della magistratura; il populismo in azione tende

espressamente o implicitamente a limitare o limitare la tutela dei diritti umani (Ungheria,Italia, USA).

 

In questo senso ci sono Autori che considerano il populismo «una reazione a

tutto ciò che il costituzionalismo globale implica...»: più accesso e condivisione di

informazioni, più mobilità, più apertura dello Stato, aumento dei diritti umani. Secondo BELOV 2018, il populismo può essere considerato come un tentativo di riaffermare quello che egli chiama costituzionalismo westfaliano, opposto al costituzionalismo globale, che a mio avviso è, a ben vedere, una forma di costituzionalismo liberale;

 analogamente

DESMOND & ROGERS in GRABER, LEVINSON E TUSHNET 2018, suggeriscono che il populismo si sia sviluppato come reazione contro quello che chiamano costituzionalismo trasformativo (KLARE 1998), quello che altri chiamano costituzionalismo globale, CASSESE 2017);

secondo altri ancora… «le prevalenti teorie giudiziarie della CEDU e della CGUE e le Corti europee sovranazionali sono parzialmente responsabili del malessere sovranazionale e della crescita del populismo nel Vecchio Continente...» a causa di «…un'idea di progresso che, come una profezia che si autoavvera, invita allo sviluppo giuridico attraverso decisioni giudiziarie a scapito della deliberazione politica, e rischiando feroci opposizioni...» (PIN 2019); il populismo tende inoltre a rifiutare ogni tipo di costrizione in nome della volontà del popolo concepito, come abbiamo visto, come un tutt’uno omogeneo (questo è il germe

dell'antipluralismo); il populismo rifiuta i vincoli istituzionali e temporali (considera ad esempio i parlamenti troppo lenti; l'idea che lo sorregge, è: «questa è la volontà del popolo e deve essere attuata ora, senza indugio»). Ciò spiega perché i populisti tendono a resistere a qualsiasi tipo di controllo e bilanciamento sia da parte di istituzioni politiche sia

di autorità indipendenti; perché tendono inoltre a rifiutare qualsiasi intermediazione, e attaccano le istituzioni rappresentative in generale, in particolare i Parlamenti; e perché, infine, promuovono coerentemente strumenti di democrazia diretta in grado di aggirare partiti politici e assemblee, attraverso iniziative popolari, referendum e plebisciti.

 

 Non basta: il populismo in azione, a causa dell'uso del tutto spregiudicato di internet e dei social media, attenta ai presupposti stessi della democrazia liberale.(Che non ha nulla a che fare con il pensiero ” Liberal Dem Usa”, globalista ed assassino dell’umanità !Ndr.) 

 

Infatti minando alla base il funzionamento delle leggi sulle campagne elettorali volte a garantire parità di condizioni e minima trasparenza e, in ultima analisi, elezioni eque.

In questo senso, le vicende della Brexit, le elezioni presidenziali USA del 2016, e

prima ancora le vicende italiane, corroborano il grido appassionato di Carole CADWALLADR:

«… quello che il voto sulla Brexit dimostra è che la democrazia liberale si è rotta... Questa non è democrazia..... è sovversione...» (Facebook’s Role in Brexit – and the Threath to Democracy, TED 2019).

 

 Con parole più sobrie lo stesso è stato scritto più volte da The Economist, tradizionale roccaforte del pensiero liberale. In proposito, a conferma del fenomeno che stiamo indagando, e per un'analisi approfondita delle rinnovate difficoltà del

costituzionalismo liberale, si vedere la corposa, completa ricerca condotta da GRABER,  LEVINSON E TUSHNET pubblicata da Oxford U. Press lo scorso anno (Constitutional Democracy in Crisis? , Oxford U. Press, Oxford 2018).

Ma vorrei evitare un possibile malinteso. Insisto nel parlare di democrazia liberale e costituzionalismo liberale, dove l'aggettivo è cruciale perché di fatto il populismo non può essere facilmente liquidato come "antidemocratico" o semplicemente "non democratico".

Questi aggettivi possono applicarsi (talvolta) a quello che noi chiamiamo populismo di destra, ma non si applicano al populismo in generale. Al contrario, è importante riconoscere che il populismo minaccia alcune delle condizioni preliminari della democrazia liberale e del costituzionalismo liberale, ma allo stesso tempo fa continuo, direi ossessivo riferimento alla sovranità popolare; esso pretende di essere l'epitome della democrazia.

Il punto è che i populisti possono essere considerati democratici, ma solo secondo una concezione limitata, minima di cosa è la democrazia: mentre invece il populismo è incompatibile con la democrazia per coloro che condividono di essa una concezione più completa. Non si tratta di un'osservazione marginale. Sulla base di essa si comprende perché il populismo tende a rifiutare i vincoli temporali nei processi decisionali politici in nome della volontà popolare, perché non lascia tempo perché le decisioni maturino: per i populisti il voto definisce l'ordine del giorno e la tempistica, punto.

Citando ancora ISSACHAROF: «il populismo non tollera alcun ostacolo a che si dia seguito immediato al successo elettorale conseguito, per cui qualsiasi separazione dei poteri diventa illegittima a fronte del mandato conseguito dal leader nazionale. Ciò che James Madison ha salutato come i virtuosi vantaggi della 'filtrazione' dei sentimenti popolare grazie all'intermediazione istituzionale diventa causa di frustrazione della volontà popolare» (ancora in GRABER ET AL. 2018, 449).

In definitiva è per questo che il populismo sfida il costituzionalismo e la

democrazia liberale, quali abbiamo avuti nella maggior parte dei paesi occidentali; e per questo esso è incompatibile con le tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri dell'UE e con i loro valori fondamentali: la tolleranza, il rispetto per l'avversario, il rispetto per il pluralismo, il rispetto dei vincoli sociali e istituzionali al potere politico, la protezione dei diritti umani, la consapevolezza dei limiti della sovranità, il rifiuto degli eccessi di un nazionalismo mal concepito.

 

4. Vengo al caso italiano. Non è per un erroneo senso di orgoglio (magari con un

senso di avvilimento!), che devo sottolineare che l'Italia è stata ed è all'avanguardia del populismo contemporaneo. Ciò a molti, fuori d’Italia, è sfuggito. L'Italia è un paese di medie dimensioni; la sua rilevanza è limitata e la sua lingua non è compresa dai più; essa suscita scarso interesse da parte dei media internazionali. Le sfide alla democrazia liberale sollevate dalle più recenti forme di populismo aggressivo e dall'uso astuto e senza scrupoli delle tecnologie digitali sono esplose come una questione importante, forse “la”questione più importante per la salute delle nostre democrazie, solo dopo il referendum su

Brexit e dopo l'elezione di Donald Trump.

 

All'epoca, però, in Italia un movimento populista anti-establishment aveva già ottenuto il 25% dei voti alle elezioni parlamentari del 2013 e "l'esperimento M5S" era in corso da quasi un decennio (vedi IACOBONI 2018). E ad oggi, l'Italia è l'unico paese in cui un'azienda informatica è riuscita a costruire un movimento sociale da zero mescolando teoria delle reti, psicologia cognitiva e competenze digitali, utilizzando esclusivamente la rete; capace di trasformare questo movimento in un concorrente elettorale abbastanza forte da diventare il partito più votato in meno di dieci anni: nonostante il “movimento” sia un'entità totalmente opaca, organizzata attorno ad una piattaforma internet (quella non a caso

chiamata Rousseau), strettamente controllata dal proprietario di quella stessa azienda privata.

 

L'Italia è anche l'unico grande paese europeo in cui una combinazione di populisti

destra e di populisti che si dipingono né di sinistra né di destra sono riusciti a formare una maggioranza parlamentare che ha guidato il paese dal giugno 2018 all’agosto 2019.

 

Come è stato scritto, l'Italia si è trasformata in una disrupted democracy, e il principale motore di questo sviluppo è stato Internet (vedi SILBERFELD 2018): «la storia del populismo in Italia non è solo una questione di disillusione verso la classe politica... E' la storia di come una confluenza di persone, tecnologia ed eventi globali si sono combinati per dare una svolta alla politica italiana...», e aggiunge: «...analizzando le elezioni italiane… [del 2018 NdA],

possiamo cominciare a comprendere gli effetti positivi e negativi della tecnologia sui nostri sistemi democratici di governo».

Ma quali sono state le premesse dell'enorme successo del populismo nell'Italia del terzo millennio? Ce ne sono diverse, e alcune risalgono al passato.

 

5. In primo luogo esiste una significativa - direi pionieristica - tradizione populista in Italia. Non mi riferisco, come fanno alcuni autori, al massimalismo socialista né al fascismo (primi decenni del XX secolo).

Sia i socialisti sia Mussolini hanno ovviamente fatto largo

uso della demagogia, ma non sono stati nemmeno "populisti" secondo le ipotesi interpretative proposte nella prima parte di questo articolo.

 

Mi riferisco piuttosto al successo improvviso quanto breve del Fronte dell'Uomo Qualunque, movimento lanciato da un giornalista, Guglielmo Giannini, direttore di un settimanale politico satirico che ebbe un seguito straordinario.

 

 Il suo era populismo al cento per cento: contro tutti i partiti, contro

i politici di professione, in nome della "folla" e della sua "nobiltà", perfino a favore della scelta dei parlamentari non attraverso il voto e la competizione fra partiti ma ricorrendo a una lotteria, fiducia nella magistratura considerata l'unica opposizione qualificata (GIANNINI, 1945).

 

Questo primo movimento populista durò ben poco; le elezioni del 1948 fondarono il primo sistema partitico italiano costruito intorno alla Democrazia Cristiana e ai suoi alleati da una parte e al Partito Comunista dall'altra, indotto e consolidato dalla Guerra Fredda:

fu, al contrario di quel che volevano i populisti dell’epoca, proprio il trionfo della politica di partito e del professionismo politico.

Quando la cortina di ferro finalmente cadde e l'Unione Sovietica scomparve, anche

quel sistema partitico crollò: soprattutto per le sue molteplici debolezze e la sua incapacità di evolvere e riformare le istituzioni politiche, combattendo efficacemente la corruzione.

 

La maggior parte dei partiti "tradizionali" si sciolsero in un anno o due, alcuni subirono trasformazioni considerevoli, mentre ne furono istituiti di nuovi, capaci di raccogliere un ampio sostegno: anche grazie alle sue reti televisive, cominciò l'era di Silvio Berlusconi.

Non c'è dubbio che ci sono stati tratti populisti significativi nel modo in cui Berlusconi ha fatto campagna elettorale, nel modo in cui si è posto in rapporto con i suoi elettori e nel modo come ha agito politicamente; senza dubbio ci sono anche alcune somiglianze tra Berlusconi e Donald Trump.

 

Ma ci sono anche differenze che non devono essere ignorate:

Berlusconi è un demagogo, ha spesso invocato la legittimazione popolare diretta,

rivendicato grazie ai voti ottenuto, potendo contare, per qualche tempo, su parte rilevante del sistema dei media; ma fondamentalmente ha giocato secondo le regole del gioco liberale democratico, ha inserito saldamente il suo partito nella famiglia del Partito Popolare Europeo (base politica, insieme ai socialisti e ai liberali delle istituzioni UE), ha rispettato i suoi avversari e non li ha mai sistematicamente calunniati, non ha mai contestato sostanzialmente le regole e le direttive dell'UE.

 

 I numerosi processi cui è stato sottoposto con esito variabile documentano che il suo tentativo di giocare la sua legittimazione elettorale contro i tribunali e, in particolare, contro i pubblici ministeri è stato infruttuoso.

 

Per riassumere: da un lato non credo che Berlusconi possa essere considerato tout court un populista, dall'altro non dubito che abbia concorso al rilancio di

alcuni tratti populisti della politica italiana.

Vi sono autori i quali arruolano diverse altre personalità della politica italiana del

secondo dopoguerra tra coloro che hanno contribuito a radicare lo stile populista nella politica italiana: dopo Giannini, Marco TARCHI, ad esempio, cita Marco Pannella, il defunto presidente Francesco Cossiga, Mario Segni, Leoluca Orlando, Umberto Bossi, l'ex procuratore e politico Antonio Di Pietro, alcuni dei magistrati di Mani Pulite.

 

Ma di nuovo:

una cosa è condividere alcune caratteristiche populiste, altra cosa è essere populista fino in fondo (TARCHI 2015, 218 ss.). Se mai una sottolineatura di Tarchi deve essere richiamata: in relazione al populismo, una specificità del caso italiano sta nel fatto che non sono stati solo outsiders a muovere contro la democrazia rappresentativa e il sistema politico consolidato, ma anche personalità, giornalisti, editori, accademici, imprenditori, cioè gran parte dell'establishment (TARCHI 2015, 227). Questo fenomeno, causa ed effetto della particolare diffusione della mentalità populista nel nostro paese, ha contribuito molto ad aprire la strada ai successivi trionfi dei partiti apertamente e programmaticamente

populisti, orgogliosi di essere populisti.

 

6. Il fatto è che il potenziale latente del populismo nella società italiana esiste da

sempre: a mio avviso dipende dal livello di istruzione particolarmente basso e dallo

sconcertante alto livello di analfabetismo funzionale. Non mi dilungherò in dettagli:

i dati dicono che l'Italia è superata solo da un paio di altri paesi europei. Non basta: più della maggior parte degli altri europei (e più della maggior parte dei cittadini gli altri paesi anche al di fuori dell'Europa, tra quelli dove sono stati raccolti i dati) gli italiani mostrano una terribile propensione a percezioni errate: queste sono state documentate in una ricerca internazionale annuale iniziata nel 2014, chiamata Perils of Perceptions di IPSOS-Mori, la  nota agenzia di ricerche di mercato con sede a Londra, che mostra l'umiliante posizionamento dell'Italia (e degli Stati Uniti tra l'altro) in una classifica di "distorsione percettiva" tra 40 paesi di tutti i continenti.

 

Il presidente dell'Ipsos Nando Pagnoncelli ha appena pubblicato un libro basato sui dati relativi al nostro paese (PAGNONCELLI 2019). Gli

italiani ritengono che la popolazione immigrata sia il 26% (è inferiore al 10%); pensano che i diabetici siano il 35% della popolazione (sono il 5%); pensano che il 48% della popolazione non abbia un lavoro (è il 10%); di conseguenza, pensano che il 50% della popolazione non sia attiva (è il 25%, ancora molto, ma la metà); infine, gli italiani sono convinti che la criminalità sia in aumento, mentre gli omicidi in Italia sono la metà di 20 anni fa e quasi la metà di quelli commessi nella sola Chicago in un anno....

 

Così stando così le cose, non sorprende che i populisti siano riusciti a "creare" un'emergenza immigrazione e rifugiati che semplicemente non esiste; ed è anche possibile rispondere

alla domanda: come mai l'Italia è l'unico paese sviluppato in cui le opinioni totalmente screditate sui vaccini si sono diffuse al punto da essere condivise da circa il 40% della popolazione, una circoscrizione elettorale attentamente coltivata dai partiti populisti.

 

 In questo modo, si può capire come Internet e i social media abbiano esercitato un ruolo più decisivo nell'influenzare l'opinione pubblica rispetto alla maggior parte degli altri paesi.

Infatti, la pluriennale sfiducia nelle istituzioni politiche, le incessanti campagne contro i partiti politici, l'influenza attribuita alla criminalità organizzata e il livello di corruzione (di corruzione percepita, per la precisione), le difficoltà originate dalla crisi finanziaria mondiale aggravata dal debito cumulato italiano: tutti questi possono essere considerati fattori contestuali e circostanziali che spiegano il trionfo dei partiti populisti. Ma non c'è dubbio, a mio avviso, che i social media sono stati gli strumenti che hanno permesso di ottenere questi trionfi.

 

7. Due parole, ora, sulle molteplici sfide che i partiti populisti al potere hanno posto alla Costituzione italiana e, più in generale, al costituzionalismo.

Una prima sfida è stata alla stessa forma di governo parlamentare: il governo di M5S -Lega è stato il primo dal 1948 formato da partiti che erano concorrenti nell'ambito di proposte politiche contrapposte (la Lega faceva parte della coalizione di centro-destra, il M5S era da solo, e aveva sempre respinto ogni ipotesi di coalizione); il loro governo congiunto si è basato, almeno formalmente, non su una coalizione politica ma su un semplice contratto privato firmato davanti a un notaio, un contratto che conteneva un insieme di punti che non erano il frutto di una linea politica comune, ma di una sorta di scambio fondato sulla sistematica spartizione delle principali politiche in base alle promesse elettorali di ciascun partito (con pensioni e immigrazione lasciate alla Lega; con reddito di cittadinanza, giustizia, modifiche costituzionali lasciate al M5S, e così via).

 

Una seconda sfida è consistita negli attacchi sistematici contro autorità indipendenti: il Presidente della Repubblica è stato minacciato di impeachment per non aver fatto quello che la nuova maggioranza si aspettava da lui al momento della formazione del governo; la Banca d'Italia è stata attaccata e il Gabinetto ha brutalmente interferito nella scelta dei componenti del suo Direttorio ( essi, a differenza del Governatore, sono sempre stati scelti

nel rispetto delle proposte del Governatore stesso); lo stesso si può dire di altre autorità e agenzie (le diverse coalizioni hanno sempre influenzato la selezione delle personalità al timone di quelle autorità, ma in 70 anni non c'era mai stata un'occupazione così diretta e strettamente partigiana, quasi militare di tutte le posizioni disponibili).

 

Con effetti immediati:

basti pensare che il nuovo presidente dell’Autorità garante della concorrenza… si è messo subito a pontificare… contro la concorrenza!

Una terza minaccia deriva dal comportamento in Parlamento della Lega e dell'M5S:

hanno eletto i presidenti e i vicepresidenti senza coinvolgere i partiti dell'opposizione;

hanno approvato il bilancio 2019 senza concedere un'unica ora di discussione sul testo (una prima volta nella storia parlamentare italiana: il caso è stato portato davanti alla Corte costituzionale, cfr. decisione 17/2019); inoltre i due presidenti hanno sistematicamente dato interpretazioni dei regolamenti limitanti l'ammissione degli emendamenti presentati dall'opposizione al punto da minarne gravemente il ruolo.

 

 La cosa più preoccupante è che ciò è accaduto anche in relazione a due disegni di legge volti a modificare la Costituzione.

Si tratta di una questione significativa perché rivela il nucleo centrale dell'approccio populista alle istituzioni politiche: entrambe le Camere hanno approvato due distinti progetti di legge che modificano la Costituzione, uno per ridurre a 600 il numero totale dei membri eletti del Parlamento (ora sono 945) e il secondo per introdurre un'iniziativa popolare rafforzata che permette di aggirare il Parlamento nell'approvazione delle leggi: se

le Camere non approvano un progetto di legge presentato da 500.000 cittadini senza modifiche significative, seguirà automaticamente un referendum. Si tratta evidentemente di una strategia coordinata volta a minare la democrazia rappresentativa.

 

 Questi non sono i timori di un costituzionalista: è l'obiettivo dichiarato dei populisti italiani degli M5S. In un'intervista riportata dal Corriere della Sera (23 luglio 2018), Davide Casaleggio (l'imprenditore che controlla il M5S: su questo fra un attimo) ha dichiarato che «oggi, grazie alla rete e alla tecnologia, esistono mezzi di partecipazione più democratici e più efficaci di qualsiasi sistema di governo del Ventesimo secolo. Il superamento della democrazia rappresentativa è ineluttabile...»; ha aggiunto, poi, che in un decennio o due il Parlamento «potrebbe non essere più necessario nella forma attuale»; appena il 24

maggio 2019 il Ministro per i rapporti col Parlamento e la democrazia diretta (un

ossimoro!), Riccardo Fraccaro, ha postato il seguente messaggio: «…con la democrazia diretta i politici non sono più necessari. E se non sono più necessari, si metteranno al servizio dei cittadini. Questa è la nostra idea di politica, questo è l'M5S» (testo verificato dall'Autore).

 

Ulteriori sfide sono poste da altre politiche, iniziative, decisioni e comportamenti dei due partiti populisti: per quanto riguarda le politiche giudiziarie, la demonizzazione degli immigrati, i tentativi teatrali di respingere i rifugiati salvati in mare, la trasformazione retroattiva dello status legale di 117.000 persone divenute illegali da un giorno all'altro, il tentativo di infliggere multe di migliaia di euro per ogni persona salvata in mare (poi respinta informalmente dal presidente della Repubblica e per il momento accantonata: ma

sono rimasti sequestri e multe per le navi), continui attacchi contro le ONG accusate di essere complici della tratta di esseri umani, la tendenza a tollerare discorsi di odio e insegne fasciste, l'inadeguata repressione degli attacchi contro i Rom, forme sottili o aperte di limitazioni contro la stampa (si veda la vicenda del finanziamento di Radio-Radicale), la prassi sistematica di infliggere forme di character assasination contro avversari, l'uso di internet e dei social media per influenzare l'opinione pubblica e determinare l’agenda politica ricorrendo a mezzi illegali (la piattaforma del M5S chiamata

Rousseau è stata multata per violazione delle norme a tutela della privacy; Facebook ha recentemente cancellato ben 2,5 milioni di falsi account, tutti relativi ai due partiti populisti al potere: 12 maggio 2019).

 

In sintesi, due sono le violazioni più preoccupanti contro il costituzionalismo, credo,

che hanno trasformato l'Italia in una disrupted democracy (democrazia perturbata): una è il già citato uso senza restrizioni e senza scrupoli dei media digitali, che tuttora mina la possibilità di elezioni libere ed eque; l'altra è la natura stessa dell'M5S, un movimento politico interamente sottomesso ad un'unica società privata, controllata da un unico individuo (Davide Casaleggio), la cui opinione è decisiva per la selezione dei candidati del movimento, per determinare chi deve rappresentarlo nel governo, capace addirittura di costringere tutti i deputati M5S a contribuire con 300 euro mensili alla piattaforma

Rousseau, nonché di costringere tutti i personaggi pubblici del movimento ad utilizzare la stessa piattaforma per condividere i loro video e garantire i ricavi generati alla Fondazione Rousseau guidata dallo stesso Casaleggio.

 

In confronto, Forza Italia, il partito personale di Berlusconi, è un modello di trasparenza. In altre parole: le politiche sia della Lega che del M5S sono difficilmente conciliabili con alcuni dei principi che fanno parte dell'identità

stessa della costituzione italiana: la dignità umana (artt. 2 e 3.1),

l'internazionalismo e le limitazioni alla sovranità (artt. 10 e 11), la solidarietà (art. 2), laicità (artt. 7 e 8 e la giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale), il sostegno alla libera ricerca scientifica (art. 9: vedi le campagne anti-vaccini); e più in generale, la buona educazione e I rapporti civili fra le persone.

 

Infine, l'Italia è una vetrina di come possono operare due tipi piuttosto diversi di partiti populisti, capaci di cooperare l'uno con l'altro: un esempio che sembra rafforzare l'idea che ciò che conta non è la sfumatura ideologica dei populisti, ma il loro metodo condiviso e il comune disprezzo per i valori, i principi e le istituzioni della democrazia liberale.

 

 La civiltà è considerata da loro un'ipocrisia: il grido di battaglia di Salvini è "no a banchieri, burocrati, barche e buonisti", slogan che penso sia il massimo del degrado politico.

Salvini è anche l'uomo che finisce i suoi comizi brandendo rosari e crocifissi, ed invocando la protezione di Maria, e lascia che la folla fischi Papa Francesco (un impenitente promotore del bene, forse il buonista in capo), nell'indignazione della maggior parte delle autorità ecclesiastiche cattoliche: un modo per cercar consensi fra i tradizionalisti cattolici che si oppongono alle scelte e al magistero dell’attuale pontefice e pare siano più di quelli che si possano immaginare.

 

8. Qualche parola per concludere. Il caso italiano (ma non solo quello italiano)

dimostra quanto siano importanti la cultura e l'educazione; quanto sia difficile garantire un approccio sufficientemente razionale alle scelte politiche; quanto sia necessario difendere o ripristinare un sufficiente livello di fiducia nella funzione di corpi ed organismi intermedi e nelle istituzioni; quanto possa essere pericolosa oggi la cosiddetta democrazia diretta, sia in sé stessa sia come mezzo per minare la democrazia rappresentativa; come le nostre comuni tradizioni costituzionali siano strettamente legate alla democrazia rappresentativa

(e quanto questa sia preziosa: si vedano le vicende politiche italiane e inglesi fra agosto e settembre 2019).

 

Non molto diversamente da oltre due secoli fa, la questione è come garantire la

limitazione del potere, nelle nuove condizioni. Una delle principali lezioni da imparare è che certi valori e i principi di base (principi costituzionali) non sono mai "interiorizzati" una volta per tutte.

Dopo la Seconda guerra mondiale, e soprattutto dopo la caduta del comunismo in Russia, abbiamo dato per scontato che l'ideologia costituzionale dei diritti umani aveva prevalso.

 

Non è così: siamo stati troppo ottimisti, forse ingenui (FUKUYAMA

1992). Anche qui in Europa, proprio nel continente in cui il costituzionalismo liberale ha raggiunto il massimo livello di tutela dei diritti umani (anche grazie al sistema multilivello di corti indipendenti), il rispetto dei diritti umani resta sempre in gioco e non può essere dato per scontato; al contrario, non solo è in pericolo, ma spesso apertamente contestato da leader, movimenti politici e singoli individui che rivendicano apertamente il loro diritto di rifiutarsi apertamente di proteggerli e persino di ridicolizzarli.

 

James WILSON, il cappellaio scozzese che fondò The Economist 176 anni fa nella ricerca del libero scambio, del libero mercato, di un governo limitato, una volta disse che nulla serve meglio del liberalismo che

"la dura lotta tra l'intelligenza, che avanza, e un'indegna, timida ignoranza che ostacola il nostro progresso" (un'anticipazione del libero mercato delle idee teorizzata da Oliver W.Holmes nel 1919).

 

 Il problema è che l'ignoranza oggi non è affatto timida; al contrario, è arrogante, aggressiva e audace, è senza scrupoli, è capace di utilizzare gli strumenti potenti e non regolamentati della tecnologia digitale e ormai dell’intelligenza artificale:

come affrontare questa realtà è una sfida e una grande questione costituzionale del nostro tempo. Speriamo di non essere troppo in ritardo.

 

 

 

 

Il ritorno di Trump,

un problema in più.

Corriere.it- Massimo Gaggi-(05 maggio 2022)- ci dice :

 

 

Portando col suo endorsement (e i soldi del miliardario della Silicon Valley, Peter Thiel) Vance ad assicurarsi la nomination col 32% (quasi 10 punti in più del più immediato inseguitore), Trump ha dimostrato di avere ancora in pugno l’elettorato conservatore e di poter fare il bello e il cattivo tempo nel partito repubblicano.

 

L’Ohio è stato devastato dalle massicce prescrizioni di farmaci oppioidi usati, in realtà, come una droga e dall’eroina «e Donald Trump è eroina culturale»

 Era l’estate del 2016 quando J.D. Vance, allora sulla cresta dell’onda per la pubblicazione di “Elegia Americana”, un racconto di successo sull’impoverimento dell’America profonda, attaccava con grande durezza il candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Sei anni e molti pentimenti dopo, Vance è il candidato repubblicano al seggio senatoriale dell’Ohio che l’ha spuntata su altri esponenti politici dello Stato più accreditati di lui, con più esperienza politica, maggiore seguito popolare e con inattaccabili credenziali di fedeltà a Trump.

 

Eppure l’ex presidente ha deciso, contro il partito, di appoggiare il vecchio nemico relegato dai sondaggi nelle retrovie (quinto con un magro 8% a due mesi dal voto delle primarie .Spingendo,così, i suoi fan a votare un personaggio che loro detestavano e che di certo non amano ora che si è umiliato chiedendo scusa cento volte a Trump.

 

Ma proprio quelle ripetute umiliazioni sono il monito di Trump al suo partito: «Faccio a modo mio».

In vista delle elezioni di mid term del prossimo novembre The Donald appoggia, anche contro esponenti repubblicani in carica, un gran numero di candidati estremisti o sostenitori delle teorie cospirative dei QAnon e dell’illegittimità dell’elezione di Joe Biden.

Se passeranno com’è passato Vance alle primarie, e avranno, poi, successo nel voto di novembre, non solo falliranno i tentativi di ricostruire un’area repubblicana moderata e istituzionale, ma la destra trasformerà in un inferno i due ultimi anni della presidenza Biden.

Non solo bloccando in un Congresso a probabile maggioranza repubblicana i provvedimenti del suo governo, ma aprendo inchieste a raffica su presunte irregolarità per «processare» un presidente che verrebbe quotidianamente accusato di essere un usurpatore. Una prospettiva che non può non preoccupare anche noi europei, soprattutto in tempi di guerra che richiedono una leadership americana forte.

 

 

 

 

 

 

 

Che cos’è il Partito

Democratico americano.

It.insideover.com- Andrea Muratore-(6 GENNAIO 2022)- ci dice :

 

 

Il Partito Democratico americano vanta quasi duecento anni di storia e, essendo in attività dal 1828, può definirsi come la formazione politica oggigiorno più antica al mondo.

 La formazione dell’attuale presidente Joe Biden e della vicepresidente Kamala Harris ha alle spalle una lunga storia che l’ha vista attraversare, nella sua lunga storia, l’intero arco politico negli Stati Uniti.

 Dalle origini come formazione conservatrice, attenta alla difesa dello schiavismo negli Stati del Sud e segregazionista, il Partito Democratico è poi diventato il contenitore politico artefice del New Deal, della svolta dei diritti civili, infine del Multiculturalismo.

La sua storia, assieme a quella del Partito Repubblicano, racconta due secoli di evoluzione degli States.

 

Una storia articolata.

Il Partito Democratico è il diretto erede del dallo storico Partito Democratico-Repubblicano fondato da Thomas Jefferson nel 1792 come espressione dei piccoli proprietari degli Stati del Sud, ostili al centralismo predicato dalle ex colonie britanniche del New England in senso federalista.

 

Dal 1800 al 1824 Jefferson, James Madison e James Monroe furono eletti alla presidenza come espressione di questa formazione, che fu la principale portavoce dell’ideologia dell’espansione a Ovest e dell’accrescimento dimensionale dell’Unione, al cui dilatarsi iniziarono a esprimersi diverse posizioni politiche.

 

Fu l’ascesa del primo presidente populista, Andrew Jackson, a sancire la scissione tra il Partito Democratico e una serie di formazioni minori tra cui si sarebbe distinto, in seguito, il Partito Whig, espressione della borghesia finanziaria del Nord da cui nel 1854 sarebbe emerso il Partito Repubblicano.

 

All’elezione di Abrahm Lincoln, repubblicano, avvenuta nel 1860, la principale divisione tra Repubblicani e Democratici era palese: i Repubblicani, oggi definibili “a sinistra” dello spettro politico, erano a favore del protezionismo, della crescita industriale, degli investimenti interni, del superamento della schiavitù;

 i Democratici, invece, difendevano il latifondo agrario e la schiavitù, guidando la secessione e dando fuoco alle polveri della Guerra Civile tra il 1861 e il 1865.

 

Dopo l’assassinio di Lincoln, a livello nazionale la politica americana fu monopolizzata dai Repubblicani, che sospesero temporaneamente dall’Unione alcuni Stati meridionali e ammisero al voto gli ex schiavi afroamericani, per cui il Partito Democratico fu per qualche tempo fuori gioco.

In cambio, però, il partito poté consolidare le sue roccaforti negli Stati segregazionisti del Sud; sarebbe stato Grover Cleveland ad aggiungere, a conquista della frontiera in via di completamento, frange di proletariato urbano, di immigrati cattolici e esponenti della piccola imprenditoria al blocco elettorale democratico, consentendo ai Democratici la riconquista della Casa Bianca nel 1884.

Iniziò l’inesorabile spostamento al centro prima e a sinistra poi del partito: dapprima con la forma populista di William Bryan e in seguito con quella istituzionale di Woodrow Wilson, i democratici tra fine Ottocento e inizio Novecento coniugarono conservatorismo identitario, frange crescenti di progressismo sociale e internazionalismo, mentre i Repubblicani erano più conservatori sul piano sociale e isolazionisti.

 

Anche il più progressista Franklin Delano Roosevelt poté costruire il New Deal puntando sull’alleanza con le classi conservatrici.

Roosevelt seppe iniziare a far sfondare i Dem nel nuovo elettorato afroamericano con le sue politiche economiche keynesiane e a partire dal Secondo dopoguerra iniziò a cambiare la coalizione sociale con l’uscita dei Democratici sudisti dal partito.

 In genere, gli abitanti bianchi del Sud continuarono a votare per i Democratici nelle elezioni locali e in quelle per il Congresso (in cui molti Democratici sudisti erano conservatori), ma ad abbandonare il partito o a favore dei Repubblicani o di candidati del Sud indipendenti alle elezioni presidenziali.

 

Nella Guerra Fredda i democratici furono il partito del più ferreo anticomunismo (con John Fitzgerald Kennedy) e del progetto della great society; con Lyndon Johnson promossero l’apertura delle prime misure di sanità pubblica e chiusero il cerchio promuovendo la legge sui diritti civili.

L’ascesa della questione ambientalista e del progressismo liberal a favore delle minoranze a partire dalla metà degli Anni Settanta ha definitivamente fatto transitare nel centro-sinistra i democratici, divenuti infine il partito-sponsor della “globalizzazione neoliberista” con Bill Clinton e del tentativo di governarla dopo i disastri delle guerre afghane e irachene e la crisi finanziaria del 2007-2008 prima (presidenze di Barack Obama) e la tempesta pandemica da Covid-19 poi (attuale presidenza Biden).

 

I presidenti democratici.

Diversi presidenti democratici tra i quindici che il partito ha eletto nel corso degli utlimi due secoli hanno segnato profondamente la storia degli Usa.

 

Andrew Jackson fu presidente dal 1828 al 1836. Da capo dello Stato lanciò una profonda operazione di democratizzazione delle strutture politiche statunitensi, precedentemente dominate dalle ristrette oligarchie terriere del Sud e da quelle finanziarie del Nord. Andando spesso anche contro l’interesse dei suoi referenti al Sud, tentò di aumentare la centralizzazione politica offrendo, in cambio, spazio alle correnti più libertarie abolendo la Bank of United States, antesignana della Federal Reserve; durante il suo mandato furono progressivamente abolite le restrizioni di voto e introdotto il voto segreto; molte cariche pubbliche, statali e locali, divennero elettive; si intensificarono infine le campagne contro gli Indiani d’America.

 

Nella Grande Guerra il presidente che condusse alla vittoria fu Woodrow Wilson, alfiere di un interventismo “missionario” che echeggiava il sostegno del suo partito al destino manifesto quale ideologia di espansione di Washington. Wilson del resto fu un convintissimo sudista che fece però passare leggi progressiste, come quella sull’antimonopolio e la riforma costituzionale che diede il voto alle donne, senza tuttavia promuovere i diritti degli afroamericani, al contrario sostenendo e promuovendo la segregazione razziale come gli altri Democratici suoi coevi.

 

Franklin Delano Roosevelt si impegnò per superare l’estasi liberista dei governi repubblicani degli Anni Venti che condusse alla Grande Depressione. Fautore di politiche di intervento pubblico molto massicce il governo del presidente democratico potè superare veramente la Grande Depressione solo con l’effetto leva garantito dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dal compattamento del Paese nel regime di economia bellica. Il sostegno di figure come padre Charles Couglin, il radio-predicatore nemico di Wall Street, alla sua figura, è sintomatico di un’evoluzione sociale avvenuta nella base elettorale dei dem, sempre meno elitisti, durante i suoi lunghi mandati.

 

 

John Kennedy tradusse definitivamente in realtà questi propositi e inaugurò un’apertura dei dem verso la conquista della maggioranza dell’elettorato delle minoranze. Questo avrebbe portato, infine, i dem a essere il primo partito capace di eleggere un afroamericano, Barack Obama, alla Casa Bianca, nel 2008. Kennedy e l’attuale inquilino della Casa Bianca, Joe Biden, sono altresì gli unici cattolici eletti presidenti nella storia americana.

 

Le correnti attuali.

Oggigiorno il Partito Democratico è una formazione liberal-progressista con correnti interne estremamente diversificate a seconda delle basi politiche e territoriali di riferimento.

 

Scomparsa la corrente dei Democratici del Sud passata nei Repubblicani, esiste tuttavia una fascia di centristi, liberali in politica economica e più conservatori della media del partito sui diritti civili, che consentono ai dem di presidiare fasce di elettorato a lungo ostili negli ultimi decenni: un esempio classico è Joe Manchin, Senatore dello Stato della West Virginia.

 

Negli ultimi anni sta prendendo piede la corrente dei “Progressive Democrats,” esponenti della sinistra interna e aperti alla lotta ai monopoli finanziari e tecnologici, alla sanità universale, alla democratizzazione del sistema politico, a un welfare all’Europea e a tutte le battaglie proprie della cultura liberal predominante tra gli studenti e la nuova borghesia urbana. L’esponente tipico di questa corrente è stato, negli ultimi anni, il Senatore del Vermont Bernie Sanders.

 

Relativamente maggioritaria resta, comunque, la corrente dei Democratici Centristi, così chiamati in quanto non si professano propriamente di sinistra e si rifanno piuttosto al centrismo liberale e alla terza via di ispirazione blairiana.

Tra questi vi sono importanti personaggi quali i presidenti Bill Clinton, Barack Obama e Joe Biden. Essi rappresentano l’ossatura del partito e di parte della classe dirigente americana. I maggiori custodi di una lunga storia che deve sempre essere mediata con le spinte provenienti dall’esterno. Come del resto Biden ha ben dovuto comprendere, bilanciandosi tra pressioni dei radicali e mediazioni con i conservatori, fin dai primi giorni del suo mandato.

 

 

 

 

 

Biden può trasformare l’Ucraina in un conflitto globale

it.insideover.com -Roberto Vivaldelli- (4 MAGGIO 2022)-ci dice :

 

 

È una strategia molto pericolosa quella che stanno adottando gli Stati Uniti in Ucraina, che potrebbe addirittura portare  a un’escalation e allargare così il conflitto oltre i confini del Paese ex-sovietico.

A sostenerlo è una firma prestigiosa della rivista statunitense Foreign Policy, Michael Hirsh, in un articolo pubblicato nelle scorse ore che racconta i dubbi che molti esponenti dell’establishment della politica estera degli Stati Uniti stanno avanzando nei confronti della strategia dell’amministrazione Biden che tutto sembra fuorché voler trovare una soluzione diplomatica, come ha peraltro sottolineato di recente l’economista Jeffrey Sachs al Corriere della Sera.

 

La diplomazia è rimasta al palo, soggiogata dagli interessi delle grandi potenze, vittima di una strategia che può condurre a uno stato di guerra permanente. Per “procura”, per il momento. In futuro, chissà.

 

L’obiettivo degli Usa: indebolire la Russia.

Secondo Hirsh la sensazione di molti osservatori è che, con l’intensificarsi degli aiuti che il presidente Usa Joe Biden e gli alleati della Nato hanno deciso di stanziare in favore dell’Ucraina, a Vladimir Putin non rimarrà altra scelta se non quella di arrendersi o, più probabilmente, raddoppiare gli sforzi militari del suo Paese, aumentando così la possibilità “di allargare la sua guerra oltre l’Ucraina”.

 

Nella giornata di giovedì, infatti, il Congresso ha esortato il presidente Joe Biden a fornire altri 33 miliardi di dollari in assistenza militare, economica e umanitaria all’Ucraina al fine di inviare un chiaro messaggio al leader del Cremlino.

 

Come ha spiegato senza troppo giri di parole il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Llyod Austin a seguito di un incontro a Kiev con il presidente ucraino Volodymyr Zelenesky, l’obiettivo degli Stati Uniti è ora quello di ridurre il potere della Russia a lungo termine.

 

“Vogliamo vedere una Russia indebolita al punto che non possa invadere altri Paesi come ha fatto invadendo l’Ucraina”.

È chiaro dunque che questa strategia prevede una lunga guerra di logoramento, che non finirà a breve.

È la prospettiva alla quale si sono preparati Stati Uniti e Russia, dopo gli errori di calcolo iniziali.

La  presunta “guerra lampo” riportata da una certa narrazione mediatica è solamente un lontano ricordo: ora tutte le parti si sono arrese all’idea che questa guerra durerà a lungo.

 

(“La guerra in Ucraina nata dall’umiliazione russa”.

“Gli Usa non vogliono la pace in Ucraina”.

Putin al telefono con Macron.

“Rischio che il conflitto si allarghi”).

 

Secondo Sean Monaghan, esperto del Center for Strategic and International Studies, agli occhi del Cremlino “l’Occidente è pronto a prendersi la Russia.

Non era detto prima. Ora se ne parla”.

 

 Una convinzione maturata anche alla luce delle dichiarazioni di Joe Biden durante il vertice in Polonia del mese scorso, quando ha ammesso che l’obiettivo degli Usa è il “regime change” e che Putin “non può più restare al potere”.

 

“Questo trasforma questa guerra territoriale in un confronto più ampio”, con il rischio concreto che arrivare a un accordo per porre fine alle ostilità diventi una mera utopia, almeno nel breve periodo. George Beebe, ex analista della Cia, ha sottolineato a Foreign Policy che l’amministrazione Biden potrebbe rischiare di dimenticare che “il più importante interesse nazionale degli Stati Uniti è evitare un conflitto nucleare con la Russia”.

 

“Sta diventando più pericoloso”, ha confermato anche Charles Kupchan, ex funzionario dell’amministrazione Obama e studioso di relazioni internazionali alla Georgetown University. “Dobbiamo iniziare ad andare oltre i Javelin e parlare di un finale politico”.

 

Tesi che confermano quando affermato dall’ex ambasciatore Usa Chas Freeman a InsideOver nelle scorse settimane, secondo il quale la guerra in Ucraina “non è solo una guerra tra russi e ucraini e tra Russia e Ucraina” ma “è una guerra per procura tra Russia e Stati Uniti” per determinare se “l’Ucraina rimane parte della sfera di influenza americana in cui è stata assorbita in modo informale nel 2014”, oppure se farà “parte di una sfera di influenza russa”.

 

Il suo carattere di “guerra per procura”, come il Vietnam o l’Afghanistan durante la Guerra Fredda, “lo rende un gioco a somma zero tra Mosca e Washington. Nella misura in cui la guerra indebolisce la Russia, gli Stati Uniti sembrano non avere alcun interesse a porvi fine”.

Anche lo studioso di relazioni internazionali presso l’Università del Texas, Christopher Layne, intervistato sempre da InsideOver, era stato molto chiaro in merito:

 “Ora abbiamo una guerra per procura in Ucraina tra USA-NATO contro la Russia. Ciò è guidato principalmente dalla strategia americana, che mira a: la rimozione di Putin; l’indebolimento del potere russo; e l’ulteriore estensione del potere degli Stati Uniti (e della Nato)”. Su questi presupposti, la guerra non può che continuare. Fino a data da destinarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

La vera minaccia

della Big Tech.

 

It.insideover.com -Cris Grisworld - ( 17-3-2022)- ci dice :

 

A Washington, DC, gli argomenti politici sulla Big Tech non sono abbastanza grandi.

Questioni politicamente elettrizzanti come la censura e il monopolio tendono a dominare la conversazione politica.

 

Ma l'era dell'informazione ha fondamentalmente alterato il modo in cui gli esseri umani si relazionano, come si sviluppano i bambini, come funzionano i mercati e come si svolge la nostra vita sociale e politica condivisa.

 

Come ha fatto prima la Rivoluzione Industriale, la Rivoluzione dell'Informazione richiede una visione politica ampia e aggiornata per governarla.

Nello sviluppare una tale visione, i responsabili politici devono ricordare una verità essenziale che sfida la loro consueta fiducia nei mercati per risolvere i problemi: le forze di mercato da sole non massimizzano la prosperità umana e non tutti i beni appartengono a un mercato.

 

Nel loro libro “Economia civile”, i professori di economia Luigino Bruni e Stefano Zamagni si rivolgono alla tradizione filosofica italiana per descrivere una concezione vecchia ma trascurata del mercato:

 

“I mercati reali”, ricordano, “non sono mai eticamente neutrali; sono o civili o incivili”.

Per “civili” Bruni e Zamagni non intendono “gentili” ma civili.

 I mercati o operano secondo la loro “antica, originaria vocazione di alleato del bene comune, rappresentando uno spazio di libertà, socialità ed espressione delle nostre capacità…come persone”, e quindi sono civili, oppure no, invece “compulsivamente cercare la ricchezza piuttosto che la felicità pubblica, e... dimenticare e distruggere beni economici fondamentali come i beni relazionali, i beni comuni e i beni gratuiti”.

Molti dei cambiamenti che l'era dell'informazione ha operato sono stati, in questo senso, incivili.

 

Il governo democratico deve svolgere un ruolo nel correggere questo.

I leader tecnologici preferirebbero credere che qualsiasi danno derivante dai loro prodotti e pratiche sia il costo inevitabile del progresso, che il mercato neutrale ha parlato e il ruolo del governo è quello di togliersi di mezzo.

 

Questo oscura la realtà che consentire al cambiamento tecnologico di svilupparsi in modi che danneggiano il benessere individuale, la prosperità economica della comunità, l'integrità del nostro tessuto sociale condiviso e le nostre libertà politiche è una scelta politica. Possiamo e dobbiamo fare scelte migliori, tenendo presenti diversi principi chiave.

 

La prima è che una nazione libera e fiorente deve difendere i suoi figli.

I bambini meritano una sfera protettiva in cui crescere e svilupparsi in sicurezza, ma un numero crescente di prove chiarisce che la migrazione di massa della vita sociale dell'infanzia nell'ambiente virtuale dei social media ha causato loro danni profondi .

Questo è inaccettabile.

 

Il mondo virtuale che Big Tech induce i bambini ad abitare non è costruito a beneficio dei bambini, ma per catturare la loro attenzione e trarne profitto, a scapito del loro benessere.

Il mercato non ha corretto questo danno

Al contrario:

 ora è effettivamente al di là della capacità dei genitori di rimuovere volontariamente i propri figli dalla portata dei social media e, per quanto riguarda i bambini, il prodotto è progettato per creare dipendenza e renderli socialmente dipendenti dal suo utilizzo.

 La politica deve intervenire.

Di solito non lasciamo le questioni relative alla sicurezza dei bambini al mercato per definire e determinare, o sacrificare i bambini per il bene dell'"innovazione" e della "crescita", né dovremmo in questo caso.

 

L'ordine pubblico deve anche tutelare il diritto delle persone a godere di una vita privata alla quale né lo Stato né il mercato hanno accesso.

Si tratta di privacy personale, certo, ma anche di autonomia.

L'enorme quantità di dati personali a disposizione delle aziende (e in molti casi dei governi) presenta spaventose opportunità di manipolare sia le convinzioni che i comportamenti.

 Questo uso dei dati personali, soprattutto quando non sono stati divulgati in modo consensuale e affermativo per tale scopo, è immorale e pericoloso.

 

Eppure il conferimento di tali dati, sebbene in alcuni casi tecnicamente “volontario”, è funzionalmente diventato il prezzo necessario per l'ingresso sia alla vita sociale che professionale in America, rendendo scelte vere difficili.

Ed è difficile fornire un consenso significativo in un ambiente in cui i dati personali, una volta forniti, lasciano effettivamente il controllo della persona che li riguarda.

Le democrazie funzionanti non dovrebbero permettere un mercato nella privacy dei suoi cittadini, né nell'autonomia personale di cui la loro privacy è una precondizione necessaria.

 

I cittadini devono avere il controllo della tecnologia, non il contrario.

Per parafrasare il Nuovo Testamento, gli esseri umani non sono fatti per la tecnologia, ma la tecnologia per gli esseri umani.

 

Gli algoritmi possono aumentare il potere decisionale in modi preziosi, ma il loro uso deve essere soggetto al giudizio umano e alla riflessione democratica.

 La mancata supervisione dell'uso degli algoritmi nel perseguimento dell'efficienza del mercato si traduce in ingiustizie e umiliazioni inaccettabili ma evitabili, come nei casi in cui gli algoritmi sanitari volti a migliorare l'efficienza amministrativa distribuiscono l'assistenza in modo razzialmente discriminatorio , o gli algoritmi di assunzione scartano qualificati ma non candidati di lavoro tradizionali prima che la loro candidatura veda un occhio umano.

 

Infine, il diritto delle nazioni di fare e far rispettare democraticamente le proprie leggi, proteggere i propri cittadini e sostenere i propri valori non dovrebbe essere soggetto a scambi sul mercato.

 Eppure il mercato tecnologico globale ignora l'integrità delle prerogative nazionali.

 

Le aziende tecnologiche americane non devono essere autorizzate a eludere la legge e i valori americani semplicemente perché credono che i loro modelli di business lo richiedano. Le società tecnologiche straniere che desiderano condurre affari negli Stati Uniti devono essere soggette alla legge americana scritta nell'interesse dei propri cittadini.

 

Ci sono segni di speranza.

Negli ultimi mesi, in risposta al crescente malcontento e preoccupazione dell'opinione pubblica americana, i politici statunitensi hanno sempre più lottato con domande più ampie su cosa potrebbe comportare governare bene l'era dell'informazione.

Devono continuare ad espandere quella comprensione, finché non sarà abbastanza grande da governare adeguatamente la Big Tech.

 

(Chris Griswold è il Policy Director di American Compass. @Chris_Griz

americancompass.org/technology .).

 

 

 

 

 

LA “MENZOGNA COVID”  STA VENENDO  ALLA  LUCE.

GOVERNO BUGIARDO.

Laverita.info- Rubrica le lettere di Mario Giordano- Gabriele Vagli  - (6-5-2022)- ci dice :

Dopo due anni di balle governative e mainstream ,sembra che si possa iniziare -anche grazie  alla “VERITA’” : complimenti a  tutta la redazione !- a tirare le somme.

Sintetizzando : il virus è quasi certamente stato creato in laboratorio; il “protocollo paracetamolo e vigile attesa “ ha favorito la morte di tanti italiani ; le cure precoci sempre osteggiate dai governi sono dimostrate efficaci e di basso costo ; la cura al plasma  dell’amato  prof. De Donno ,rifiutata dal governo ,funziona ottimamente ; gli efficaci antivirali , dapprima rifiutati dal governo sebbene  gratuiti , vengono somministrati con inaudita riluttanza e spesso lasciati scadere ; il sedicente salvifico vaccino  si è rivelato essere una immunoterapia  sicuramente meno efficace di quella che io ( che mi fido  della scienza e non di Speranza) faccio senza bisogno di obblighi , ricatti, estorsioni o di hub vaccinali , di crioconservazione  , di siringhe luerlock , di personale  medico dedicato , ecc. acquistandola in farmacia a mie spese senza spendere  né in primule né in crisantemi; i trivaccinati hanno ormai la maggio probabilità di infettarsi anche più volte e di contagiare gli altri : i non vaccinati che sviluppano sintomi si curano ormai tempestivamente con farmaci di uso comune e risolvono min pochi giorni ,spesso più celermente dei vaccinati; gli effetti collaterali sono diffusi e purtroppo (lo dico con estrema tristezza  e rabbia ) gravi e sembra siano stati scientemente occultati  da almeno un produttore ; le morti inspiegabili post vaccino sono moltissime e in preoccupante aumento, in particolar modo tra i giovani sportivi .

Ancora e sempre : nessuna correlazione . Soprattutto tra gli ultimi due governi e la realtà .

(Gabriele Vagli- e mail ).

 

 

 

 

 

 

 

Guadagno di funzione, Oltre 100.000

documenti  rivelano dettagli inquietanti

su esperimenti ad alto rischio-

renovatio21.com - Redazione- Joseph Mercola - (5 Maggio 2022)- ci dice :

(Children’s Health Defense.).

 

 

Un rapporto investigativo della collaboratrice di Vanity Fair Katherine Eban, basato su oltre 100.000 documenti dell’EcoHealth Alliance, mostra una realtà inquietante di «contratti di sovvenzione oscuri, supervisione fragile dei NIH e perseguimento di sovvenzioni governative per ricerche globali sempre più rischiose».

 

 In un reportage investigativo del 31 marzo 2022, la collaboratrice di Vanity Fair Katherine Eban ha esaminato il contenuto di oltre 100.000 documenti dell’EcoHealth Alliance, inclusi i verbali delle riunioni, le e-mail interne e i rapporti, la maggior parte dei quali precedenti alla pandemia di COVID-19, mostrando una realtà inquietante di «sovvenzioni oscure accordi, la fragile supervisione del National Institutes of Health (NIH) e il perseguimento di sovvenzioni governative per ricerche globali sempre più rischiose».

 

 

Il 4 aprile 2022 , Eban ha discusso il suo articolo investigativo con i co-conduttori di Rising Ryan Grim e Robby Soave. I vari documenti sono stati rilasciati in conformità con le richieste del Freedom of Information Act (FOIA) da diverse parti, tra cui BuzzFeed, The Intercept, US Right to Know, White Coat Waste, GOP Oversight e altri.

 

Il presidente dell’EcoHealth Alliance Peter Daszak ammette di «coltivare» i legami con il governo per anni partecipando a fantasiosi cocktail party a Washington DC, spesso facendo presentazioni insieme al dottor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), e la corrispondenza interna rivela la sua ossessione per i finanziamenti, al punto da presentare proposte di ricerca rischiose all’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della difesa (DARPA).

La sequenza genica mancante.

Eban ha iniziato la sua storia con il resoconto di Jesse D. Bloom, Ph.D., virologo computazionale e biologo evoluzionista del Fred Hutchinson Cancer Research Center. Il 18 giugno 2021, Bloom ha inviato la bozza di un articolo di prestampa che aveva scritto a Fauci e al capo di Fauci, il dottor Francis Collins, allora direttore del National Institutes of Health.

 

Secondo Eban, il documento «conteneva rivelazioni sensibili» sul NIH e Bloom voleva che Fauci lo vedesse prima che andasse in stampa e diventasse di dominio pubblico.

 

Eban scrive: «In circostanze normali, il preprint avrebbe potuto innescare un rispettoso scambio di opinioni. Ma questo non era un preprint ordinario e nemmeno il momento era ordinario».

 

L’origine di SARS-CoV-2 era molto contestata a questa epoca, con la maggior parte dei funzionari che insistevano ancora sul fatto che si fosse evoluto naturalmente e avesse saltato le specie, mentre un gruppo crescente di ricercatori indipendenti continuava a indicare discrepanze genetiche che rendevano l’evoluzione naturale altamente improbabile.

 

 «Un contingente crescente di studiosi si chiedeva se potesse aver avuto origine all’interno di un vicino laboratorio noto per aver condotto una rischiosa ricerca sul coronavirus finanziata in parte dagli Stati Uniti», scrive Eban, riferendosi al Wuhan Institute of Virology (WIV) a Wuhan, in Cina, dove si è verificata per la prima volta l’epidemia di COVID-19.

Eban continua:

 

 «Il documento di Bloom era il prodotto del lavoro investigativo che aveva intrapreso dopo aver notato che un certo numero di prime sequenze genomiche SARS-CoV-2 menzionate in un articolo pubblicato dalla Cina erano in qualche modo scomparse senza lasciare traccia».

 

«Le sequenze, che mappano i nucleotidi che conferiscono a un virus la sua identità genetica unica, sono fondamentali per tracciare quando il virus è emerso e come potrebbe essersi evoluto».

«Secondo Bloom, la loro scomparsa ha sollevato la possibilità che il governo cinese stia cercando di nascondere le prove sulla diffusione precoce della pandemia. Mettendo insieme gli indizi, Bloom ha stabilito che lo stesso NIH aveva cancellato le sequenze dal proprio archivio su richiesta dei ricercatori di Wuhan».

«Ora, sperava che Fauci e il suo capo, il direttore del NIH Francis Collins, potessero aiutarlo a identificare altre sequenze cancellate che avrebbero potuto far luce sul mister».

 

 In una breve nota a margine, Epoch Times ha affrontato la presunta cancellazione di sequenze genetiche dal suo database su richiesta di un ricercatore cinese. Amanda Fine, capo della filiale dei media del NIH, ha detto a Epoch Times che le sequenze non sono state effettivamente cancellate; i dati sono stati semplicemente rimossi dall’accesso pubblico, quindi i dati sono ora disponibili solo per coloro che hanno il suo numero di accesso.

 

 Disaccordi controversi

Collins ha risposto programmando una riunione Zoom per il 20 giugno 2021, alla quale ha invitato Fauci, Kristian Andersen, Ph.D., biologo evoluzionista, e Robert Garry, Ph.D., virologo. Bloom ha invitato il biologo evoluzionista Sergei Pond, Ph.D., e Rasmus Nielsen, Ph.D., un biologo genetico con esperienza negli aspetti statistici e computazionali della teoria evolutiva e della genetica.

 

L’incontro fu controverso e Bloom si turbò così tanto che, sei mesi dopo, ne scrisse un resoconto dettagliato. Dopo che Bloom ha descritto le sue scoperte e le domande che ha sollevato, Andersen è intervenuto, dicendo di aver trovato l’analisi di Bloom «profondamente preoccupante».

 

 Eban scrive: «Se gli scienziati cinesi volevano eliminare le loro sequenze dal database, cosa che la politica del NIH autorizzava loro a fare, non era etico per Bloom analizzarle ulteriormente, ha affermato. E non c’era nulla di insolito nelle prime sequenze genomiche a Wuhan.

 

«Immediatamente, Nielsen e Andersen si stavano “urlando a vicenda”, ha scritto Bloom, con Nielsen che insisteva sul fatto che le prime sequenze di Wuhan erano “estremamente sconcertanti e insolite”».

«Andersen… ha sollevato una terza obiezione. Andersen, ha scritto Bloom, “aveva bisogno di sicurezza fuori casa, e il mio preprint avrebbe alimentato l’idea cospirativa che la Cina stesse nascondendo i dati e quindi avrebbe portato a più critiche nei confronti di scienziati come lui”».

 

 «Fauci ha quindi preso il sopravvento, obiettando alla descrizione del preprint degli scienziati cinesi che hanno cancellato le sequenze “surrettiziament”. Le parola erano pesanti, disse Fauci, e il motivo per cui avevano chiesto le cancellazioni era sconosciuto».

 

«Fu allora che Andersen fece un suggerimento che sorprese Bloom. Ha detto che era uno screener al server di prestampa, che gli ha dato accesso a documenti che non erano ancora pubblici».

 

«Si è quindi offerto di eliminare completamente la prestampa o di rivederla “in un modo che non lasciasse traccia di che ciò fosse stato fatto”. Bloom ha rifiutato, dicendo che dubitava che entrambe le opzioni fossero appropriate, “data la natura controversa della riunione”».

“A quel punto, sia Fauci che Collins hanno preso le distanze dall’offerta di Andersen, con Fauci che ha detto, come ha ricordato Bloom, “Solo per la cronaca, voglio essere chiaro che non ti ho mai suggerito di eliminare o rivedere la pre-stampa”. Sembrava sapere che Andersen si era spinto troppo oltre».

 

 EcoHealth, uno sponsor di ricerche rischiose finanziato dal governo.

La chiamata Zoom del 20 giugno 2021 rifletteva «una mentalità d’assedio al NIH», scrive Eban, «la cui causa era molto più grande di Bloom e delle sequenze mancanti».

 

 Il NIH aveva un problema di pubblicità perché stava diventando noto che il NIH-NIAID aveva finanziato la ricerca sul guadagno di funzione (GoF) potenzialmente rischiosa presso la WIV attraverso l’EcoHealth Alliance.

 

 Le domande di Bloom non hanno fatto che aumentare una situazione già delicata.

 

 Nel 2014, EcoHealth ha ricevuto una sovvenzione NIAID di 3,7 milioni di dollari per studiare il rischio di emergenza del coronavirus dei pipistrelli e il potenziale di focolai nelle popolazioni umane. Quasi 600.000 di dollari di questi sono andati al WIV, che è stato un collaboratore chiave.

 

(A quel tempo, Daszak aveva già lavorato con Shi Zhengli, il direttore del WIV meglio conosciuto come «batwoman», per nove anni. In tutto, dal 2005, Shi e Daszak hanno collaborato a 17 articoli scientifici.)

 

La borsa di studio del 2014 mette in evidenza la verità di ciò che i critici della ricerca del GoF affermano da anni, ovvero che questo tipo di ricerca non raggiunge mai i suoi obiettivi. Dicono che deve essere fatto per prevenire o anticipare le pandemie, ma non una singola pandemia è mai stata evitata e, invece, la ricerca sul GoF potrebbe effettivamente esserne la causa.

EcoHealth non è riuscito a prevedere, per non parlare di prevenire, la pandemia di COVID-19 e l’epidemia iniziale che si è verificata nelle vicinanze del WIV ha sollevato fin dall’inizio i sospetti di una perdita di laboratorio.

 

Gli ovvi tentativi del NIH-NIAID di nascondere il loro coinvolgimento con la ricerca del GOF sui coronavirus dei pipistrelli al WIV hanno solo peggiorato tali sospetti, così come il rifiuto del governo cinese di condividere i dati grezzi dei pazienti o di partecipare agli sforzi per indagare sull’origine di SARS-CoV-2.

 

Curiosamente, nel settembre 2019, tre mesi prima che il COVID-19 fosse ufficialmente dichiarato pandemia, il WIV ha anche rimosso il suo database dei virus, che all’epoca conteneva circa 22.000 campioni di virus e le loro sequenze genetiche, e ha rifiutato le richieste internazionali di ripristinalo da allora.

 

 D’altra parte, in quello che sembra essere stato un atto di benefica reciprocità verso i suoi alleati americani, il WIV ha cancellato dal suo sito web le menzioni della sua collaborazione con il NIAID-NIH e altri partner di ricerca americani nel marzo 2021, dopo che i membri del Senato hanno iniziato a criticare Fauci sul suo finanziamento della ricerca GOF presso il WIV.

Allo stesso tempo, hanno anche cancellato un articolo scientifico che discuteva della ricerca genetica sul virus della SARS.

 

Il comportamento sospetto di Daszak.

Il comportamento di Daszak ha anche alimentato i sospetti di una perdita di laboratorio, potenzialmente di un virus che lui stesso ha contribuito a creare.

Per esempio:

In un articolo di Nature dell’ottobre 2015, Daszak ha avvertito che una pandemia globale potrebbe verificarsi a causa di un incidente di laboratorio e che «i rischi erano maggiori con il tipo di ricerca sulla manipolazione dei virus condotta a Wuhan».

 

All’inizio di quell’anno, ha anche tenuto un discorso a un seminario delle National Academies of Science sulla riduzione del rischio di malattie infettive emergenti e tra il materiale che ha presentato c’era un documento intitolato «Assessing Coronavirus Threats», che includeva un esame dello «spillover potenziale» da “studi genetici e sperimentali” sui virus.

 

In particolare, ha evidenziato il pericolo di sperimentare su «topi umanizzati», ovvero topi di laboratorio che sono stati geneticamente modificati per trasportare geni, cellule o tessuti umani.

 

 Eppure, nonostante la sua storia di tali avvertimenti, nel febbraio 2020, Daszak ha scritto una «dichiarazione di consenso scientifico» pubblicato su The Lancet che condannava la teoria delle fughe di laboratorio come nient’altro che una selvaggia teoria della cospirazione.

 

EcoHealth ha ricevuto finanziamenti dal programma USAID PREDICT, che è stato coinvolto nell’identificazione di virus con potenziale pandemico. Il direttore di quel programma, Dennis Carroll, è ora sospettato di aver rubato i fondi dei contribuenti utilizzando i fondi PREDICT per pagare le spese relative alla sua stessa organizzazione, il Global Virome Project (GVP).

 

Nell’e-mail di marzo 2019, Daszak ha notato che gli avvocati avevano segnalato questo conflitto di interessi e avevano suggerito modifiche a una lettera del consiglio di amministrazione.

Daszak ha scritto: “Mi rendo conto che questo non è il linguaggio che volevi, ma è più sicuro per noi in questo momento delicato in cui riceviamo ancora finanziamenti USAID … per attività relative al GVP”. Il commento sembra confermare che Daszak era consapevole che ciò che Carroll stava facendo era inappropriato e potenzialmente illegale, e ha contribuito a nascondere le scorrettezze di Carroll.

 

Nathan Wolfe, laureato Young Global Leader del World Economic Forum ,di proprietà di Klaus Schwab , fa parte del comitato editoriale di EcoHealth dal 2004 e nel 2017 ha collaborato alla stesura di uno studio sui coronavirus dei pipistrelli.

 Wolf è il fondatore di Metabiota, ora implicato nel funzionamento dei biolab finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina che la Russia sostiene stiano conducendo ricerche segrete sulle armi biologiche.

 

Daszak è anche uno dei 15 coautori dell’articolo del 2015, «SARS-Like Cluster of Circulating Bat Coronavirus Pose Threat for Human Emergence», che l’esperto di guerra biologica Francis Boyle sostiene essere “la pistola fumante” che rivela i colpevoli della pandemia covid.

 

Altri coautori e finanziatori di quel documento includono Collins, Fauci e Ralph Baric, Ph.D., che ha condotto ricerche sul coronavirus sui topi umanizzati insieme a Shi – la stessa ricerca che Daszak aveva avvertito potrebbe rappresentare il rischio di pandemia più grave.

 

 Perché la mancanza di trasparenza da parte di tutti i soggetti coinvolti?

Gli sforzi di Collins, Fauci, Dazak e altri membri della comunità scientifica per soffocare il dibattito sulla genesi del SARS-CoV-2 – la maggior parte dei quali ha chiari collegamenti con la ricerca sul GoF del coronavirus e/o il WIV – solleva ovvi interrogativi sul motivo .

 

«Potrebbe essere stato per proteggere la scienza dai deliri dei teorici della cospirazione?» chiede Eban.

 «O per proteggersi da una rivelazione che potrebbe rivelarsi fatale per certe ricerche rischiose che ritengono indispensabili? O per proteggere vasti flussi di sovvenzioni da interferenze politiche o regolamenti governativi?…»

«Forse più di chiunque altro, Peter Daszak… era in una posizione unica per aiutare il mondo a svelare il mistero dell’origine, non ultimo condividendo ciò che sapeva».

«Ma l’anno scorso, il dottor Jeffrey Sachs, l’economista della Columbia University che sovrintende alla commissione COVID-19 di Lancet, ha licenziato Daszak dal timone di una task force che indagava sulla genesi del virus, dopo aver rifiutato categoricamente di condividere i rapporti sui progressi della sua borsa di ricerca contestata».

 

«(… Daszak ha detto che stava “semplicemente seguendo la guida del NIH” quando ha rifiutato la richiesta di Sachs, perché l’agenzia stava trattenendo i rapporti in questione fino a quando non avevano giudicato una richiesta FOIAW. I rapporti sono ora disponibili pubblicamente, ha detto)»

 

«”[Daszak] e il NIH si sono comportati male”, ha detto Sachs a Vanity Fair».

«C’è stata una mancanza di trasparenza…»

 

«Ha affermato che il NIH dovrebbe sostenere un”indagine scientifica indipendente” per esaminare il ‘possibile ruolo’ nella pandemia del NIH, dell’EcoHealth Alliance, del Wuhan Institute of Virology e di un laboratorio partner presso l’Università della Carolina del Nord. “Entrambe le ipotesi ci stanno ancora molto a cuore”, ha detto, e “devono essere studiate seriamente e scientificamente”…»

 

Il campanello d’allarme è suonato nel 2016.

Tornando alla sovvenzione NIAID di 3,7 milioni di dollari ricevuta da EcoHealth nel 2014, Eban racconta come sono suonati i campanelli d’allarme nel 2016, quando EcoHealth era in ritardo nel presentare il suo rapporto annuale sullo stato di avanzamento.

 

«L’agenzia ha minacciato di trattenere i fondi fino a quando non l’ha presentata», scrive, e «il rapporto che alla fine ha presentato ha preoccupato gli specialisti delle sovvenzioni dell’agenzia».

 

Secondo il report, Daszak e i suoi collaboratori stavano cercando di creare un clone infettivo della sindrome respiratoria mediorientale (MERS), un nuovo coronavirus con un tasso di mortalità del 35%.

 

«Il rapporto ha anche chiarito che la sovvenzione del NIH era già stata utilizzata per costruire due coronavirus chimerici simili a quello che ha causato la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), che è emersa nel 2002 e ha causato almeno 774 morti in tutto il mondo».

 

 «(Un virus chimerico è quello che combina frammenti di virus diversi.) Queste rivelazioni hanno spinto gli specialisti delle sovvenzioni del NIH a porre una domanda fondamentale: il lavoro dovrebbe essere soggetto a una moratoria federale su quella che è stata chiamata ricerca sul guadagno di funzione?» scrive Eban.

 

«Con ciò, la borsa di studio di Daszak si è ingarbugliata in un dibattito lungo anni che aveva diviso la comunità della virologia. Nel 2011, due scienziati hanno annunciato separatamente di aver alterato geneticamente l’influenza aviaria asiatica altamente patogena A (H5N1), il virus dell’influenza aviaria che ha ucciso almeno 456 persone dal 2003».

 

«Gli scienziati hanno dato al virus nuove funzioni, consentendogli di diffondersi in modo efficiente tra i furetti, che sono geneticamente più vicini agli esseri umani rispetto ai topi, come un modo per valutare i suoi rischi per le persone. Entrambi gli studi avevano ricevuto finanziamenti NIH».

 

«La comunità scientifica è esplosa in conflitto su quella che è diventata nota come ricerca sul guadagno di funzione. I fautori hanno affermato che potrebbe aiutare a prevenire le pandemie evidenziando potenziali minacce».

«I critici hanno sostenuto che la creazione di agenti patogeni che non esistevano in natura correva il rischio di scatenarli. Mentre la disputa infuriava, Fauci ha lavorato per trovare una via di mezzo, ma alla fine ha sostenuto la ricerca…»

 

Nell’ottobre 2014, l’amministrazione Obama ha imposto una moratoria sui nuovi finanziamenti federali per la ricerca che potrebbero rendere i virus dell’influenza, della MERS o della SARS più virulenti o trasmissibili, mentre si svolgeva una revisione. Ma la moratoria, come scritto, ha lasciato delle scappatoie, che hanno permesso a Daszak di cercare di salvare la ricerca.

 

 «L’8 giugno 2016, ha scritto agli specialisti delle sovvenzioni del NIH che le chimere simili alla SARS dell’esperimento completato erano esenti dalla moratoria perché i ceppi utilizzati non erano stati precedentemente noti per infettare gli esseri umani…»

 

NIH ha aggirato le regole di moratoria sul guadagno di funzione.

Nella sua lettera al NIH, Daszak ha anche fatto riferimento a un documento del 2015 scritto da Shi e Baric, che descriveva in dettaglio un esperimento in cui mescolavano componenti di virus simili alla SARS di specie diverse per creare una nuova chimera in grado di infettare direttamente le cellule umane. Per inciso, questa ricerca è stata finanziata sia dal NIH che da EcoHealth.

 

 Secondo Daszak, la chimera prodotta era meno letale della SARS originale, quindi anche la sua chimera sarebbe probabilmente meno letale. Tuttavia, gli specialisti delle sovvenzioni del NIH erano tutt’altro che rassicurati sul fatto che la sua chimera MERS non sarebbe stata pericolosa, poiché Shi e Baric in quel documento del 2015 avevano notato il pericolo di tali esperimenti, sottolineando che «i panel di revisione scientifica potrebbero ritenere studi simili … troppo rischiosi per perseguire».

 

«Se non altro, lo studio MERS proposto da Daszak era ancora più rischioso», scrive Eban. «Così ha lanciato un compromesso al NIH: che se uno qualsiasi dei ceppi ricombinati avesse mostrato una crescita 10 volte maggiore di un virus naturale, “avrebbero immediatamente”:

 i)interrotto tutti gli esperimenti con il mutante,

 ii) informato il responsabile del programma NIAID e l’UNC [Comitato istituzionale per la biosicurezza] di questi risultati e

iii) partecipato agli alberi decisionali per decidere percorsi appropriati da seguire”».

 

 Il 7 luglio 2016, il NIH ha accettato la proposta di Daszak, che, come osserva Eban, «si basava interamente sulla trasparenza reciproca». Shi sarebbe stato responsabile di informare Daszak se una qualsiasi delle ricombinazioni avesse avuto un tasso di crescita 10 volte superiore a un virus naturale, e Daszak avrebbe informato l’agenzia dei risultati, in modo che potessero decidere il destino dell’esperimento.

 

 Jack Nunberg, direttore del Montana Biotechnology Center, ha detto a Eban che consentire che questo tipo di ricerca ad alto rischio fosse perseguito presso il WIV era «semplicemente folle». «Le ragioni sono la mancanza di supervisione, la mancanza di regolamentazione, l’ambiente in Cina … questo è ciò che lo eleva davvero al regno del “No, questo non dovrebbe accadere”».

 

 In effetti, nel gennaio 2021, l’intelligence declassificata del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti afferma che scienziati militari cinesi hanno lavorato con il WIV almeno dal 2017, sollevando dubbi sul fatto che la ricerca presso il WIV avesse un duplice scopo.

 

Pericolosa proposta alla DARPA.Alla fine di marzo 2018, EcoHealth, di fronte a problemi finanziari, in collaborazione con Shi e Baric, ha presentato una proposta alla DARPA con la speranza di assicurarsi nuovi finanziamenti.

 

 Parte della proposta includeva l’esame dei coronavirus di pipistrello simili alla SARS per i siti di scissione della furina, che è ciò che consente al virus di infettare le cellule umane. Hanno anche proposto di inserire un sito di scissione della furina, apparentemente per creare un coronavirus infettivo, e di testarlo su topi con polmoni umanizzati.

 

 Il sito di scissione della furina di SARS-CoV-2 è uno dei tratti distintivi curiosi che lo fanno risaltare come potenziale arma biologica prodotta, poiché i coronavirus non hanno questa caratteristica naturalmente, di cui siamo a conoscenza. Hanno quindi proposto di mappare le aree ad alto rischio e di testare varie sostanze nel tentativo di ridurre la diffusione virale tra i pipistrelli.

 

 «Per quasi ogni definizione, questa era una ricerca sul guadagno di funzione», ha scritto Eban. «La moratoria federale è stata revocata nel gennaio 2017 e sostituita con un sistema di revisione chiamato HHS P3CO Framework (Potential Pandemic Pathogen Path and Oversight). Ciò ha richiesto una revisione della sicurezza da parte dell’agenzia che finanzia la ricerca».

 

 Eppure EcoHealth Alliance, nella sua proposta DARPA, ha insistito sul fatto che la ricerca sarebbe stata esentata dal quadro P3CO. La DARPA ha respinto la proposta e ha detto a Eban che parte del motivo del rifiuto era «a causa dell’orribile mancanza di buon senso».

 

I revisori delle sovvenzioni DARPA hanno visto EcoHealth come un «gruppo disordinato» e il WIV è stato valutato come dotato di standard di sicurezza inferiori alla media. Un ex funzionario della DARPA senza nome che era presente al momento della proposta ha detto a Eban che consentire a EcoHealth Alliance di essere il primo appaltatore per un progetto di ricerca con rischi per la sicurezza nazionale sarebbe come «avere la tua agenzia di auto a noleggio che cerca di gestire un’armata».

 

È importante sottolineare che la domanda di sovvenzione non ha valutato adeguatamente i rischi del GOF e la possibilità che il lavoro costituisca una ricerca preoccupante a duplice uso (DURC). In altre parole, EcoHealth non ha considerato come la ricerca potrebbe essere riproposta come arma biologica o come potrebbe mettere in pericolo la sicurezza nazionale.

 

Simon Wain-Hobson, dopo aver esaminato la proposta DARPA, ha affermato che è «fondamentalmente una tabella di marcia per un virus simile a SARS-CoV-2». Daszak, tuttavia, afferma che la ricerca non è mai stata implementata, non da EcoHealth, Baric o Shi, per quanto ne sappia.

Tuttavia, la domanda rimane: la ricerca del GOF pubblicata da Shi e Baric (e finanziata da EcoHealth) nel 2015 ha portato alla creazione di SARS-CoV-2? Mentre Shi e Baric hanno fatto quella ricerca nel laboratorio di Baric a Chapel Hill, Carolina del Nord, Shi o altri potrebbero aver esposto il lavoro al WIV?

 

 Daszak non è stato disposto a rilasciare alcune sequenze di coronavirus SARS dal lavoro al WIV, sostenendo di aver bisogno del governo cinese per autorizzarne il rilascio. Ma questa spiegazione sembra «minare l’intera logica per cui il governo degli Stati Uniti aiuta a finanziare una collaborazione globale sull’emergenza del virus», osserva Eban, aggiungendo:

 

 «Wain-Hobson ha la sua ipotesi su ciò che sta accadendo: il gruppo di scienziati che spinge l’affermazione sull’origine naturale, dice, “vuole dimostrare che la virologia non è responsabile [di aver causato la pandemia]. Questa è la loro agenda”»

(Joseph Mercola).

 

 

Dragonballe Z.

Renovatio21.com- Redazione- Roberto Dal Bosco - (3 Maggio 2022)- ci dice :

 

 

Bisogna tentare di mantenere la calma, e ricostruire quello che è successo.

Il nostro premier si è scagliato contro il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.

 

Come noto, Lavrov ha parlato in una trasmissione TV di Mediaset. L’establishment è arrabbiato, sembra un colpaccio, un’esclusiva italiana che non dovremmo permetterci.

Tuttavia chi segue Renovatio 21, sa che in questi giorni il Lavrov – dei cui discorsi pubblici cerchiamo di tenere traccia, perché è importante sapere cosa dice la parte censurata del conflitto – ha rilasciato diverse interviste, dai media arabi a quelli cinesi, passando per una quantità di eventi pubblici nei quali ha offerto la sua analisi della situazione, spesso puntualissima.

Dagospia aveva anticipato che l’intervista aveva fatto saltare i nervi al governo antirusso. Chi è stato a mettere in moto la macchina che ha portato un ministro di Mosca a parlare sulla TV nazionale italiana?

 

È stato Valentino Valentini, l’ex poliglossico interprete di Berlusconi, testimone diretto degli anni della granitica amicizia italo-russa?

 

È stato un qualche potente della TV con entrature oltrecortina?

 

È stato Berlusconi stesso? Ma come, non era a cuccia dentro il governo? Ma come, non era arrabbiato con Putin perché Vladimir adesso gli butta giù il telefono come ad uno scocciatore? Mistero.

La rabbia nel Palazzo, a quel che si diceva, era tanta.

 

Quindi ecco che in un raro caso di apparizione pubblica, il Draghi post-COVID si spende contro l’apparizione catodica del ministro che insultò il suo amico Giggino, fidato capo della diplomazia italiana, il ministro forse più allineato col Mario premier.

 

Ecco quindi, che partono le balle del Drago. Le Dragonballe.

«Prima di tutto, parliamo di un Paese, l’Italia, dove c’è libertà di espressione» dice, con sorrisetto in volto il nostro premier per offendere Lavrov e la Russia.

«Questo Paese permette dunque di esprimere le proprio opinioni liberamente».

 

Eh? Ma che davvero davvero?

 

E noi dovremmo stare a sentire una cosa del genere? Il premier ha idea di cosa sia l’Italia – il mondo – nell’Anno Domini 2022?

 

Ban? Shadowban? Processi alle grandi piattaforme che ti zittiscono… Draghi ne ha mai sentito parlare? Draghi ha idea di come si sente attualmente una larga parte dei cittadini italiani?

 

Noi, che siamo censurati (e magari pure spiati) ovunque, dovremmo sentirci dire che abbiamo la libertà di esprimerci?

Ma Draghi si è accorto che non esiste una testata in Italia che anche solo mezza cosa fuori dalla narrazione? O meglio: Draghi si è accorto che se ne è accorta una vasta porzione della popolazione?

 

In Italia c’è la libertà di espressione?

Ci spiega allora perché i siti russi – Rt.com, Sputnik e talvolta pure il sito ufficiale del Cremlino – sono irraggiungibili?

Una balla del genere la deve proprio raccontare ad un popolo che, mentre si esprimeva liberamente in piazza, è stato fatto oggetto di forza ondulatoria fino a che non è stata spenta la protesta nella repressione più triste, tra manganelli, idranti, ondate di agenti in borghese ed in assetto antisommossa?

 

 Le vagonate di celerini per far chiudere una pasticceria, qualcuno le rammenta? E piazza Duomo a Milano?

Ma di cosa stiamo parlando?

 

 Ah, sì, la libertà di espressione.

 

 Draghi, pur essendo un tecnocrate – termine anche troppo nobilitante per dire impiegato di Stato cooptato ad alti livelli – mai nella sua vita si si dovrebbe essere occupato del tema… tuttavia,  in effetti di libertà di parola aveva parlato giusto qualche settimana fa.

 

Ricordate? Era per dire che gli articoli dove si discuteva dell’assassinio di Putin nel nostro Paese si possono scrivere tranquillamente… lui quindi stava dalla parte del giornale denunciato dall’ambasciatore russo. «In Russia non c’è libertà di stampa, solidarietà a Giannini e ai suoi giornalisti».

 

Fu una mossa geniale, degna di un grande leader lungimirante: il giorno dopo doveva chiamare Putin per parlare della mancanza di gas che sta facendo chiudere le nostre aziende.

 

Ci ribolle il sangue, lo vedete. Basterebbero le prime parole del suo discorso per voler chiudere tutto, per nausearci tra bugie e nonsensi.

 

Draghi dice che ciò che dice il ministro Lavrov è «aberrante». Tuttavia «aberrante», per noi, è avere un premier che non abbiamo votato, un primo ministro privo di partito, fatto piovere dal cielo da chissà chi.

(Ma da Klaus Schwab… il nuovo Hitler !Ndr).

 

 

Per noi che crediamo che il nostro voto valga qualcosa, sì, avere un premier del genere è aberrante: nella storia repubblicana si contano pochissimi casi di tecnocrati installati al potere, e tutti in era recente (il primo probabilmente è stato il suo mentore, Ciampi), quando la sovranità italiana era già stata patentemente liquidata, come testimonia il caso del Britannia, panfilo sul quale, come sappiamo, il Draghi diede un discorso di benvenuto caloroso (includendo nei saluti tali «Invisibili Britannici»: invisibili britannici di altro tipo ci sa che operano anche ora in Ucraina e forse pure in Russia…)

 

 Per noi, il Britannia è aberrante.

Per noi  è aberrante la «distruzione creativa» dell’economia promossa apertamente dal gruppo dei Trenta capeggiato da Draghi.

(Klaus Schwab ha ordinato nella sua “quarta rivoluzione industriale” la distruzione del nostro sistema industriale basato sulle  piccole e medie aziende!Ndr) .

 

Per noi sono aberranti le fake news ministeriali, le dragonballe sui vaccinati che non contagiano, con l’annuncio, un po’ adolfesco, secondo cui «i nostri problemi dipendono dai non vaccinati».

Invece, dobbiamo sentire che «oscena» sarebbe la storia di Hitler di origine ebraica raccontata da Lavrov.

 

Il Draghi ostenta sicumera: eccerto, lui sta storia non la ha mai sentita, nonostante fino a qualche anno fa degli studi genetici comprovanti svolti da ricercatori belgi ne parlava in tranquillità il Corriere e tutta la stampa possibile, sempre ghiotta di scandali e paradossi sul tema di svastica e stella di David.

Non vogliamo nemmeno entrare nella faccenda. Con evidenza, Lavrov come altri, non si prendono la briga di spiegare cosa sia il zhido-banderismo ucraino, di cui Renovatio 21 ha parlato, ma forse è il caso di fare un articolo a parte: in breve, l’azione di oligarchi ebrei come Igor Kolomojskij, che da una parte crea e lancia il presidente ebreo (russofono) Zelens’kyj e dall’altra imbastisce e finanzia battaglioni nazionalisti pieni di croci uncinate ucronaziste.

 

 Ci limitiamo a ricordare che gli stessi nazisti sono quelli a cui l’Occidente – compresa l’Italia – stanno fornendo armi – armi che in un futuro prossimo sappiamo come possano andare in mano a terroristi. Questo è «osceno», questo è «aberrante», non le storielle sulle origini giudaiche dello Hitler.

 

Fornire armi significa dare la possibilità di uccidere. Fornire armi ai nazisti significa aiutare stragi naziste. Ce ne rendiamo conto?

(Ma se il nuovo Hitler ,Klaus Schwab, è un costruttore incognito  di bombe atomiche

in Sud Africa ?Ndr).

 

Com’è possibile aprire la bocca su Hitler quando si stanno armando personaggi con svastiche e rune?

 

Infine, ecco che il nostro – incredibile, davvero – si scaglia contro la libertà di stampa, che aveva sostenuto una manciata di secondi prima.

 

«La televisione trasmette liberamente queste opinioni», cioè, quella di Lavrov, del ministro in carica del Paese con cui siamo materialmente in guerra.

Per Dragonball evidentemente non è accettabile.

«Lei ha parlato di intervista» dice seccato al giornalista che aveva fatto la domanda. «In realtà è stato un comizio».

Il problema, dice il tecnocrate che oltre che di vaccini ne sa anche di giornalismo, è che è stata fatta «senza nessun contraddittorio».

 

 Certo, come no: vediamo il contraddittorio che esiste in Italia sui giornali nei confronti suoi e del suo governo. Stiamo vedendo una folla infinita di giornalisti che stanno chiedendosi se è il caso che a capo delle migliaia di testate atomiche americane ci sia uno in demenza senile. Stiamo vedendo il fior fiore di contraddittori sulla guerra in Ucraina, sulle armi inviate verso il sangue e il caos, sulle fabbriche che chiudono, sul rischio nucleare…

 

 «Non è un granché professionalmente… Fa venire in mente strane idee». Ah bello, adesso ci parla di professionalità, e poi lancia un messaggio subliminale a qualcuno (Berlusconi? Salvini? Chi?), magari sottintendendo una mezza accusa di potenziale intelligenza con il nemico.

 

Quindi, se il ministro Lavrov non deve parlare in TV, se ogni comunicazione di Mosca deve essere censurata, significa che siamo in guerra con la Russia?

La risposta ve l’abbiamo già data: di fatto, sì, e, a quanto ha scritto nero su bianco il Financial Times, dentro ci ha trascinato proprio Mario Draghi.

 

Andate a rivedervi l’articolo: Draghi è considerabile come uno degli attori principali di quella che potrebbe essere la prima vera mossa di guerra economica dichiarata della storia umana: il sequestro (cioè, il ladrocinio) di 300 miliardi di dollari dei russi depositati in Banche Centrali estere. Spariti, puf. Mai successo: nemmeno, durante la Seconda Guerra Mondiale, i danari tedeschi depositati alla Banca d’Inghilterra, con i V2 che si mangiavano il 25% di Londra.

 

Nell’Euroregno dei Draghi, invece, si può.

 

 «In Europa, è stato Draghi a spingere l’idea di sanzionare la Banca Centrale al vertice di emergenza dell’UE la notte dell’invasione. L’Italia, grande importatore di gas russo, in passato era stata spesso titubante riguardo alle sanzioni. Ma il leader italiano ha sostenuto che le scorte di riserve della Russia potrebbero essere utilizzate per attutire il colpo di altre sanzioni, secondo un funzionario dell’UE».

Così il Financial Times, che non ci risulta sia stato smentito.

In Senato, poche settimane prima, Draghi aveva dichiarato un qualcosa che ad oggi non capiamo bene cosa volesse dire – o non dire.

«Era stato tutto premeditato da tanto tempo» aveva dichiarato Draghi riguardo ad un presunto complotto russo che aveva programmato la situazione attuale.

 

«Le riserve della Banca centrale russa dalla guerra di Crimea ad oggi sono state aumentate sei volte, alcune sono state lasciate in deposito presso altre Banche centrali in giro per il mondo, altre presso banche normali. Non c’è quasi più nulla, è stato portato via tutto, queste cose non si fanno in giorno, in mesi, mesi e mesi. Non ho alcun dubbio che ci fosse molta premeditazione e preparazione».

 

Ci avete capito qualcosa? Stava già ammettendo il suo ruolo in questo attacco frontale a Mosca, che rende l’Italia bersaglio inevitabile? Oppure si tratta semplicemente di un’altra dragonballa nella guerra contro la Russia, una Dragonballa Z?

Non ci è dato saperlo, tuttavia di una cosa siamo certi: il disallineamento assoluto di Draghi e del suo governo rispetto all’interesse nazionale.

Industrie disintegrate, valanghe di disoccupazione, la fame che può incredibilmente tornare fra noi, la minaccia sempre più viva di uno scontro termonucleare in casa nostra: tutto questo avviene mentre il nostro governo di occupa di armare l’Ucraina e di lamentarsi se il ministro russo parla alla TV italiana.

Tutto questo, dopo aver rubato due anni della nostra vita, e una fetta definitiva della nostra prosperità, con il COVID, lasciando una scia di morti e di mRNA che gridano vendetta al cielo.

 

Questo sì è «osceno», e «aberrante», e «fa venire in mente strane idee».

In realtà, sappiamo esattamente che idee dobbiamo avere.

(Roberto Dal Bosco).

 

 

 

 

 

 

 

 

Bill Gates: bisogna inventare qualcosa

contro la “misinformazione” medica.

Renovatio21.com- Redazione- (6 Maggio 2022)- ci dice :

 

 

Bill Gates chiede nuovi strumenti per censurare internet.

 

In un’apparizione in un programma della TV americana NBC, a Bill Gates è stato chiesto della «disinformazione» online e cosa pensava dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk in relazione a ciò.

 

«Quando guardi a come gli Stati Uniti e il mondo hanno risposto al COVID-19, che si tratti di mascherine o vaccini o di lockdown… è diventato così politico … È stato così politicizzato» ha detto la conduttrice.

«Sì, è un peccato che non abbiamo avuto voci fidate in entrambe le parti che parlavano dei vantaggi di mascherine e vaccini in modo che non fosse una questione politica» ha risposto il Gates.

 

 La conduttrice ha quindi chiesto della «misinformazione», parola della neolingua che vuole significare «disinformazione» senza temere di assumersene la responsabilità. La giornalista ha dichiarato che è stata «un segno distintivo» della pandemia.

 

 

«Il presidente Biden ha affermato piuttosto notoriamente lo scorso luglio che la disinformazione sui social media sta uccidendo le persone. Lei è d’accordo?».

«Assolutamente… è terribile» risponde Gates.

 

La domanda successiva è stata su Elon Musk e il nuovo corso di Twitter promesso dopo l’acquisto della piattaforma da parte del patron di Tesla, che peraltro disprezza apertamente il Gates.

 

«Beh, il regno digitale ha facilitato, sai, idee interessanti ma sbagliate che si sono diffuse molto rapidamente. E dobbiamo innovare in modo che il regno digitale sia più una cosa positiva per far uscire la verità e che le persone capiscano che “ehi, questo è falso”».

 

 In un’intervista al Wall Street Journal, Gates aveva risposto a una domanda simile su cosa potrebbe fare Elon Musk con Twitter.

«Come si sente riguardo a qualcosa che dice che i vaccini uccidono le persone o che Bill Gates vuole fare il “tracking le persone”? Non è del tutto chiaro cosa farà».

 

La dichiarazione pare proprio una “excusatio non petita “in mondovisione. Le dichiarazioni del Gates su sistemi di tracciamento, nonostante le smentite dell’interessato, esistono – per non parlare del famigerato esperimento africano sui “Quantum Dots vaccinali” finanziato dalla Gates Foundation.

 

«Se Twitter peggiorerà, ne parlerò», ha detto in seguito Gates nella stessa intervista.

 

 «Il modo in cui fai in modo che quelle piattaforme diffondano verità e non cose pazze; c’è bisogno di una vera invenzione lì», ha detto Gates.

«Non ho la soluzione a questo. Spero che molte persone brillanti ci stiano pensando, ma è un grosso problema in termini di legittimità delle elezioni o innovazioni mediche».

 

 Bello il riferimento alle elezioni, mentre la mente corre ad un candidato in chiara demenza senile che prende 10 milioni di voti in più di Barack Obama.

 

Gates chiede un’«invenzione» anche lì, per impedire ai cittadini di dubitare e fare domande, com’è loro diritto.

 

La galla che canta ha fatto l’uovo? Ancora una excusatio non petita?

 

 La goffaggine di Gates, lo sappiamo, tante volte è molto rivelatrice…

 

 

 

 

I neoconservatori sociopatici

sacrificano ucraini e poveri globali .

 

unz.com - MICHAEL HUDSON-- Katie Halper- AARON MATÉ   - (29 APRILE 2022)- ci dicono :

 

 

KATIE HALPER: Professor Michael Hudson, grazie mille per esserti unito a noi. Siamo davvero entusiasti di averti.

 

Volevamo iniziare chiedendovi se potevate fornire una panoramica di quale sia l'economia che guida questo conflitto – e per conflitto, intendo il conflitto tra Russia e Ucraina, e, naturalmente, con il resto del mondo, o in realtà il conflitto tra Russia e Stati Uniti, e le ricadute economiche.

 

MICHAEL HUDSON: Beh, dipende da che parte stai guardando. Da parte russa, non credo che i fattori economici fossero primari. Erano minacciati dall'espansione della NATO e in realtà da un piano per attaccare le aree di lingua russa dell'Ucraina. Quindi, penso che i calcoli della Russia fossero semplicemente militari. I calcoli dell'Occidente erano molto diversi.

E se si guarda a quali sono i risultati del conflitto, si deve presumere che tutti stessero parlando dei risultati [come] erano noti. Sono molto chiari.

I risultati sono un aumento molto grande dei prezzi del carburante, del petrolio e dell'energia, un aumento molto grande dei prezzi agricoli con forniture in calo.

Ciò lascerà la maggior parte dell'Africa e dell'America Latina – i paesi del terzo mondo, il Sud del mondo – incapaci di pagare i loro debiti esteri, il che si tradurrà in un massiccio default del debito o si tradurrà in un ripudio del debito.

 

I paesi dovranno scegliere. Dovranno gestire le loro case senza energia, le loro fabbriche senza energia e il consumo di energia pro capite è direttamente collegato al PIL negli ultimi 150 anni. Ogni grafico mostra che il consumo di energia, il PIL e il reddito personale aumentano insieme.

 

Quindi, cosa faranno i paesi quando non possono permettersi di pagare i prezzi più alti per l'energia?

 Bene, Janet Yellen, che era il capo della Federal Reserve e [ora] il Segretario del Tesoro dice: "Beh, quello che faremo è usare il Fondo Monetario Internazionale per preservare l'egemonia unipolare dell'America".

 Penso che abbia usato quasi quelle parole. Dobbiamo mantenere il controllo americano del mondo e lo faremo attraverso il FMI. E questo significa in pratica usare il FMI per creare diritti speciali di prelievo, che saranno una sorta di denaro gratuito, la maggior parte dei quali andrà agli Stati Uniti per sostenere le sue spese militari all'estero per tutta questa enorme escalation militare. E consentirà al FMI di andare nei paesi e dire: "Ti aiuteremo a pagare i tuoi debiti e non essere pignorato e ottenere energia, ma è condizionale".

A condizioni usuali: devi abbassare i salari; devi approvare una legislazione anti-lavoro; devi accettare di iniziare a vendere il tuo pubblico dominio e privatizzare.

 

La crisi energetica e alimentare causata dalla guerra della NATO contro la Russia sarà usata come leva non solo per spingere la privatizzazione, in gran parte sotto il controllo degli investitori statunitensi e delle banche e dei finanziatori, ma bloccherà ancora di più i paesi nell'orbita degli Stati Uniti, sia il Sud del mondo che soprattutto l'Europa.

 

Una vittima sarà ovviamente l'Europa e l'euro. L'euro sta precipitando di valore giorno dopo giorno, poiché la gente si rende conto che ha perso i suoi mercati di esportazione in Russia e in gran parte dell'Asia, e ora anche a casa, perché le esportazioni richiedono energia per essere fatte.

I suoi costi di importazione stanno aumentando, in particolare l'energia.

Si è accettato di utilizzare, credo, ora 3 miliardi di dollari per costruire nuove strutture portuali per acquistare gas naturale statunitense – gas naturale liquefatto a tre-sette volte il prezzo che sta pagando ora, il che renderà quasi impossibile per le aziende tedesche produrre fertilizzanti per coltivare colture in Germania. L'euro sta precipitando.

 

Il più grande crollo di tutti è stato lo yen giapponese, perché il Giappone importa tutta la sua energia e la maggior parte del suo cibo e sta mantenendo i suoi tassi di interesse molto bassi per sostenere il settore finanziario.

 E così, l'economia giapponese viene sacrificata e schiacciata. E penso che questo sia ... non puoi dire: "Accidenti, questo è un incidente". Questo fa parte del piano, perché ora gli Stati Uniti possono dire: "Naturalmente non vogliamo che il tuo yen scenda così tanto che i tuoi consumatori devono pagare di più. Naturalmente, vi daremo DSP – diritti speciali di prelievo – e vi daremo l'aiuto americano.

Ma vogliamo che tu riscriva la tua costituzione in modo da poter avere armi atomiche sul tuo suolo in modo che possiamo combattere contro la Cina fino all'ultimo giapponese. Proprio come stiamo facendo in Ucraina, lasciatelo fare per voi".

 

E, naturalmente, i giapponesi lo adorano. Il governo ama questa idea. Amano sacrificare la popolazione, che è quello che hanno fatto sin dal Plaza Accord e dall'Accordo del Louvre del 1980 che fondamentalmente hanno distrutto l'economia industriale giapponese da questa enorme ripresa a solo una contrazione di massa.

 

Quindi, questi sono gli effetti economici della guerra. E sul giornale, pensi che la guerra riguardi gli ucraini e la NATO che combattono i russi, ed è davvero una guerra degli Stati Uniti usare il conflitto NATO-Russia come mezzo per bloccare il controllo sui suoi alleati e sull'intero mondo occidentale, e nelle parole di Janet Yellen, ristabilire il potere unipolare americano.

 

AARON MATÉ: E pensi che, supponendo che questa sia la strategia degli Stati Uniti, prendendo la tua argomentazione al valore nominale, pensi che questa strategia avrà successo?

 

MICHAEL HUDSON: Alla fine, sarà controproducente. E quasi tutti i discorsi politici e militari degli Stati Uniti hanno la frase: "Accidenti, non vogliamo che l'America si spari". E ovviamente sono tutti preoccupati per questo. È una scommessa enorme.

 

Apparentemente, i militari non sono stati nemmeno consultati nelle sanzioni che sono state messe contro l'energia russa. E i militari non sono stati consultati nemmeno sui piani del Dipartimento di Stato e della Sicurezza Nazionale... i neo-con che stanno conducendo la guerra della NATO. E quindi, ovviamente, ci sono molti dubbi all'interno dell'esercito, ma non parlano – non è quello che fanno.

 

È incredibile che in Europa l'unica opposizione a questo venga dalla destra, gente come Marine Le Pen. Non dall'ala sinistra. Quindi, l'ala sinistra in Europa... Non dovrei dire la sinistra, dovrei dire ciò che ora è la destra, i partiti socialdemocratici, il partito laburista, questi sono i partiti che sono completamente dietro la NATO. E non sembra esserci un imperativo politico in questi paesi, se non quello di assecondare la politica che comprimerà la loro bilancia dei pagamenti e li bloccherà nella dipendenza dagli Stati Uniti.

 

Quindi, cosa sembra accadere se non c'è una lotta da parte dell'Europa? Ovviamente, se si guarda al voto delle Nazioni Unite sull'opportunità di uscire con una politica contro la Russia, molti paesi si sono astenuti o hanno votato contro. Quindi, il grande risultato economico è strutturale.

 

Significa che c'è come una cortina di ferro tra il mondo occidentale bianco (Europa e Nord America) e l'Eurasia (Cina, India e Russia e i loro territori circostanti).

 

E se avete la Cina, l'India e la Russia – o quello che [Halford John] Mackinder chiamava Eurasia, il nucleo del mondo – allora, avete intenzione di avere il resto dell'Asia in arrivo?

La domanda sarà: cosa succederà a Taiwan, Giappone e Corea del Nord? Sono praticamente in palio.

Eppure due giorni fa, il leader della NATO, [Jens] Stoltenberg, ha detto che la NATO deve avere una presenza nel Mar Cinese Meridionale, che la NATO deve difendere l'Europa nel Pacifico, in Cina.

Quindi, puoi vedere il conflitto che sta arrivando lì. E penso che anche uno dei popoli della NATO – un politico europeo, negoziatore – abbia detto che questa guerra non può essere risolta economicamente. Non può essere risolto per trattato. Può essere risolto solo militarmente.

 

Bene, allora sei tornato a, come influenzeranno l'economia i militari? Bene, la Russia non può permettersi di perdere, perché se perde, la NATO metterà armi atomiche proprio in Ucraina, proprio accanto al suo confine, come vuole fare in Lettonia ed Estonia.

E gli Stati Uniti, a quanto pare, stanno prendendo posizione: "Non possiamo perdere, perché se perdiamo, Biden non sarà rieletto".

 

E Biden a quanto pare sta ora conducendo la campagna militare ed economica con l'obiettivo di come può essere rieletto nel novembre [2024] – con l'unica vera variabile nella strategia americana che è il pubblico americano stesso, che, sfortunatamente, non c'è quasi nessuna discussione su ciò di cui stiamo parlando oggi, tranne il tuo spettacolo, Internet, [The Vineyard of] The Saker e gli altri. Quindi, tutto è in palio.

 

AARON MATÉ: E a proposito, se questo è il pensiero di Biden, lo sta facendo, anche se la maggior parte degli americani non si sveglia preoccupandosi dell'Ucraina, non è la loro principale preoccupazione. Ma c'è un atteggiamento molto diverso all'interno della Casa Bianca. Ovviamente, lo fanno.

 

Quindi, lascia che ti chieda della Russia. La Russia può permettersi di resistere a tutto questo? Mentre stiamo parlando, la Russia ha recentemente interrotto le consegne di gas a Polonia e Bulgaria. Diciamo che altre parti d'Europa seguono l'esempio e si rifiutano di pagare in rubli per i pagamenti del gas, come Putin ha chiesto. La Russia può permettersi di tagliare fuori più paesi dal ricevere energia russa, o Putin sta bluffando lì, secondo te?

 

MICHAEL HUDSON: No, ovviamente può permettersi di tagliarlo fuori perché la Russia è praticamente autonoma. È così che è sopravvissuto al 1990 e alla terapia d'urto. Qualsiasi paese che potrebbe sopravvivere alla terapia d'urto, nulla sarà più così serio. Quindi, è già dimostrato che può sopravvivere, 20 anni fa, 30 anni fa. E può sopravvivere molto meglio di quanto l'Europa possa sopravvivere.

 

AARON MATÉ: Michael, lasciami ritornare lì. È sopravvissuto, ma gli anni '90 hanno avuto un tributo molto pesante sulla Russia.

 

MICHAEL HUDSON: Sì, lo ha fatto. Assolutamente.

 

AARON MATÉ: Sta suggerendo che la Russia potrebbe affrontarlo di nuovo?

 

MICHAEL HUDSON: No, non credo che sarà di nuovo così serio, perché ora ha il sostegno di Cina, India e altri paesi. Prima che fosse completamente smantellato dall'interno. Ora, non è smantellato dall'interno. È ricostruito; certamente, è militare.

Ha ricostruito abbastanza della sua economia e ha fatto abbastanza collegamenti con altre economie che lo sostengono politicamente.

 Perché Biden ha detto più e più volte: "Dobbiamo distruggere la Russia perché se distruggiamo la Russia, la taglieremo fuori in Cina, e poi possiamo andare contro la Cina come nostro vero nemico". Quindi, dobbiamo tagliare il mondo potenzialmente opposto a noi, prima la Russia e poi la Cina, forse anche l'India.

Ed è stato molto esplicito in questo, quindi puoi immaginare dove questo lascia la Cina e l'India. L'India ha già detto: "Beh, guarda, siamo economicamente legati alla Russia. Continueremo a collegarci".

 

Le riserve estere della Russia sono state rubate in Occidente. Fondamentalmente lavorerà con la Cina per creare una sorta di swap di valuta reciproca come gli Stati Uniti organizzano con l'Europa e altri paesi: swap di valuta in modo che possano detenere la valuta l'uno dell'altro.

E la Cina sa che, alla fine, sarà ripagato attraverso un nuovo gasdotto per fornire gas alla Cina.

Quindi, penso che in Russia sia stata presa una decisione che si sta disaccoppiando con l'Occidente. Certamente, disaccoppiarsi dall'Europa, disaccoppiarsi dagli Stati Uniti, tranne che per il commercio marginale, e [dal] riorientarsi verso l'Occidente perché non può più permettersi di trattare a questi termini.

 

Quindi, sì, sarà doloroso. Ma penso che il popolo russo, che riceve un rapporto molto diverso sulla guerra e la violenza e il terrorismo che sta accadendo rispetto alla stampa americana, i russi sembrano essere l'80% dietro Putin. Non è come negli anni '90 quando erano completamente demoralizzati.

 

I combattimenti militari non finiranno quest'anno o l'anno prossimo. Ci vorranno almeno 30 anni. E finirà probabilmente con una divisione tra Europa e Occidente da un lato e l'Eurasia dall'altro, con sempre più Africa e Sud America che si collegano all'economia eurasiatica mentre l'Europa e le economie americane si restringono.

 

Quasi tutti vedono il restringimento. Penso che il presidente cinese Xi abbia detto l'altro giorno, vede che l'economia americana si sta restringendo, e certamente l'economia europea si sta restringendo, per un decennio o finché continua il corso neoliberista.

E penso che sia abbastanza ovvio: si ridurrà. E Xi ha anche detto che è perché un'economia pianificata centralmente, che chiamano socialismo o marxismo con caratteristiche cinesi, è più efficiente della democrazia, perché la democrazia si trasforma davvero in oligarchia molto rapidamente, e l'oligarchia si trasforma in un'aristocrazia ereditaria.

 

E l'Occidente non è più una democrazia. L'Occidente si sta trasformando in un'aristocrazia ereditaria. E i cinesi stanno cercando di impedire alla classe finanziaria di diventare una classe indipendente, perseguendo politiche che impoveriscono il lavoro, perché per loro il credito bancario e il credito sono ancora un'utilità pubblica.

Questo è il settore più importante da salvare in Cina, ed è ciò che rende la Cina così diversa dagli Stati Uniti. Si potrebbe dire che i banchieri e Wall Street sono i pianificatori centrali degli Stati Uniti, e la loro pianificazione centrale è a favore del settore finanziario, assicurativo e immobiliare, e i banchieri sono responsabili della Cina attraverso il Tesoro, che è gestito da funzionari del partito che non stanno cercando di fare plusvalenze per le famiglie benestanti ma stanno usando la finanza per costruire la loro industria e infrastrutture e rendersi indipendenti dall'Occidente, in modo che l'America non possa mai fare alla Cina quello che ha fatto alla Russia.

 

AARON MATÉ: E se dovessi prevedere i primi posti in cui vedremo una grande ricaduta, grandi disordini a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime a causa di questa guerra all'Ucraina, dove sarà?

 

MICHAEL HUDSON: Direi l'America Latina, l'Africa, i paesi del terzo mondo che hanno seguito la politica della Banca Mondiale negli ultimi 70 anni e non hanno prodotto il proprio cibo, ma producono le colture di esportazione, quindi dipendono dall'importazione di cibo, principalmente grano americano e importazione di energia americana.

 

E probabilmente il gioco economico centrale della guerra della NATO contro la Russia è stato quello di riconcentrare il controllo del commercio mondiale di energia nelle mani delle compagnie petrolifere americane, inglesi e olandesi.

Quindi, fondamentalmente le compagnie petrolifere e gli Stati Uniti lasceranno che i paesi del terzo mondo entrino in crisi. Se falliscono sulle loro obbligazioni, allora gli Stati Uniti e gli obbligazionisti possono trattare l'America Latina come hanno trattato l'Argentina o il Venezuela e afferrare qualsiasi attività che hanno al di fuori del loro paese. Come il Venezuela aveva investimenti negli Stati Uniti e oro che ha lasciato nella Banca d'Inghilterra che sono stati afferrati.

 

Ci sarà un'enorme presa di risorse. Questo dovrebbe essere il modo in cui questo si svolge, e le risorse più ovvie per gli accaparrati saranno in America Latina e in Africa. Forse alcuni paesi asiatici in deficit.

Quindi, questo è l'anello più debole, ed è per questo che c'è questa lotta all'interno del FMI nelle prossime riunioni, per creare questi diritti speciali di prelievo per dare loro denaro a condizione che ci sia una guerra di classe.

Quindi, quello che stiamo vedendo, in realtà, non è una guerra tra la NATO e la Russia. È una guerra di classe dei neoliberisti contro il lavoro in tutto il mondo per stabilire il potere della finanza sul lavoro.

 

AARON MATÉ: E quindi, pensi che ci sia una minaccia di una crisi della fame ancora peggiore in questo mondo, di cui non stiamo parlando e che dovremmo prepararci per questo?

 

MICHAEL HUDSON: Una minaccia? Questo è l'obiettivo! Sì certo. Questo è ciò a cui mirano.

Se leggi quello che Klaus Schwab dice al World Economic Forum, ha detto che ci sono il 20% di troppe persone nel mondo, specialmente nel Sud del mondo. Questo è ciò a cui servono tutte le grandi fondamenta.

I miliardari, tutti dicono: "Dobbiamo diradare la popolazione, ci sono troppi consumatori che non producono abbastanza ricchezza per noi".

 Se producono ricchezza per se stessi, questo non conta perché non è per noi e non lo otteniamo. Quindi, sì, non sarà un incidente. Ovviamente, chiunque guardi alle tendenze economiche di base può vedere che questo è inevitabile – e si deve presumere che questo sia stato discusso come parte dell'intero grande piano neoliberista dell'amministrazione Biden e dello Stato Profondo dietro di esso.

 

KATIE HALPER: Quanto è diverso da quello che abbiamo visto con Trump, quanto continua, o quanta aberrazione abbiamo tra le diverse amministrazioni?

 

MICHAEL HUDSON: È praticamente lo stesso. Gli stessi gruppi hanno ancora il controllo. Trump stava per nominare quel generale che avrebbe sostanzialmente ripulito il Dipartimento di Stato e la CIA, ma suo genero li convinse a non nominare questa persona.

E Trump non aveva nessuno nella sua amministrazione in grado di chiudere l'intero gruppo neocon lì. Quindi, fondamentalmente, li ha lasciati distruggere, essenzialmente. Hanno semplicemente ignorato quello che ha fatto. Voleva ritirare le truppe dalla Siria e l'esercito si è semplicemente rifiutato di ritirare le truppe.

 

 Nessuno ha seguito i suoi ordini. Quindi, era un'aberrazione politica, ma la presidenza degli Stati Uniti in questi giorni è praticamente una figura di spicco per lo Stato Profondo dietro di essa. Quindi, non penso che ci sia molta differenza. I repubblicani sono tanto dietro questo piano quanto i democratici.

 

AARON MATÉ: Lasciate che vi chieda del tributo economico sull'Ucraina da questo conflitto, e non solo dall'invasione della Russia, ma dagli ultimi otto anni dal colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti.

 

E forse possiamo iniziare con quello che è successo nell'autunno del 2013, perché la storia convenzionale che ci viene raccontata molto negli Stati Uniti è che fondamentalmente tutta questa crisi è iniziata quando l'Ucraina era in trattative con l'UE sotto Yanukovych, il presidente estromesso.

E Yanukovich stava per firmare questo accordo con l'UE ed è quello che la maggior parte degli ucraini voleva. Avrebbe portato la libertà in Ucraina, e poi la Russia fondamentalmente l'ha sabotata e gli ha ordinato di non farlo. Ed è stato allora che gli ucraini sono usciti per protestare...

 

KATIE HALPER: Questo non è... non stai dicendo questo, Aaron, giusto? Stai dicendo che questa è la narrativa mainstream che ci è stata data.

 

AARON MATÉ: Sì, questa è la narrativa mainstream che ci è stata data. Ed è stato allora che gli ucraini sono usciti per protestare contro la rivoluzione di Maidan, come viene chiamata, ed è quello che ha portato al colpo di stato nel febbraio del 2014 che ha spodestato Yanukovich.

 

Puoi parlarci di ciò che questa narrazione sbaglia, in particolare dei termini effettivi degli accordi che Yanukovich è stato chiesto di firmare dall'UE e cosa avrebbe significato per l'Ucraina?

 

MICHAEL HUDSON: Beh, la Russia non poteva davvero dire a Yanukovich cosa fare. Yanukovich è sempre stato indipendente. La Russia ha offerto un accordo migliore e Yanukovich ha detto che l'accordo che l'UE stava offrendo lo avrebbe reso molto più povero della continuazione delle relazioni che aveva con la Russia, che, dopo tutto, erano le sue relazioni tradizionali.

 

Quindi, Yanukovich non ha firmato gli accordi con l'UE. E a quel punto, non sono stati gli ucraini a protestare.

Era un gruppo neonazista che si posizionava in... che si è messo in piedi con cecchini in tutta piazza Maidan, ed è stato il gruppo nazista che ha iniziato a sparare sui poliziotti per farlo apparire come se fosse il governo, e per sparare sulla folla generale.

Quindi, fondamentalmente, il colpo di stato è stato sponsorizzato dagli Stati Uniti che hanno inserito i funzionari designati dalla signora Nuland, e gli ucraini avevano sperato che in qualche modo l'adesione all'UE li avrebbe resi prosperi. Bene, questo è il mito che l'Europa aveva, che se avesse seguito solo il consiglio degli Stati Uniti, sarebbe finita prospera con tanti beni di consumo quanti gli Stati Uniti. Ed era tutto un mito.

 

Ma quando il consiglio di amministrazione di Yanukovich lo ha guardato, hanno detto: "Beh, non faremo soldi in questo modo, fondamentalmente". E i cleptocrati che gestivano l'Ucraina in quel momento... gli ucraini non gestivano l'Ucraina.

Era considerato dalla Banca Mondiale, da ogni agenzia, il paese più corrotto d'Europa, e i cleptocrati pensavano: "Aspetta un minuto. Se firmiamo questo, allora gli europei prenderanno il controllo della nostra proprietà e vorranno comprarci, e finiremo con alcuni yacht e alcuni immobili in Inghilterra come i russi. Ma sarà davvero un omaggio". Quindi, erano certamente dietro Yanukovich, dicendo: "Questo non è un buon affare con questo".

 

Fu allora che gli Stati Uniti decisero che avevano bisogno di un colpo di stato, e anche in quel momento volevano ... si rese conto che aveva l'idea di combattere a lungo termine contro la Russia come il primo domino a cadere nella lotta contro la Cina. Questo era già nella discussione già in quel momento nel 2014.

 

AARON MATÉ: A destra. Carl Gershman è l'ex capo del National Endowment for Democracy. Ha chiamato l'Ucraina, citando, "Il più grande premio", e quello che ha visto come una lotta contro la Russia, ha pensato che in realtà portare l'Ucraina nell'orbita occidentale avrebbe effettivamente portato a un cambio di regime anche in Russia, e ha portato alla caduta di Vladimir Putin.

 

MICHAEL HUDSON: Beh, era un trotskista, un neocon e un virulento odiatore della Russia.

 

KATIE HALPER: Un esempio di quella grande traiettoria da trotskista a neocon che vediamo così tanto.

 

MICHAEL HUDSON: Sì.

AARON MATÉ: Un piccolo punto però. Penso che la protesta che è avvenuta inizialmente contro Yanukovich, penso che in realtà fosse una grande massa di persone. Non era neonazista. Penso che il neonazista...

 

MICHAEL HUDSON: A destra. Ma non hanno fatto il colpo di stato. Non c'erano dietro il colpo di stato.

 

AARON MATÉ: Il colpo di stato è stato sicuramente l'estrema destra, come si sono persino presi il merito – come si prendono persino il merito, apertamente.

 

Lei ha menzionato i cleptocrati in Russia. Lasciate che ve lo chieda. Qual è il vero stato dell'oligarchia in Russia?

Sentiamo costantemente parlare negli Stati Uniti degli oligarchi russi, e sono in qualche modo incolpati di tutti i mali del mondo.

 

Qual è la realtà reale degli oligarchi russi? Come si è evoluto sotto Putin? Questa classe oligarchica è stata ovviamente creata sotto [Boris] Eltsin con il consiglio dei tecnocrati statunitensi che sono entrati.

Qual è il potere effettivo degli oligarchi in Russia ora e il loro rapporto con Vladimir Putin?

 

 

 

 

 

Porre fine alla guerra culturale.

Separare la scuola e lo stato.

Unz.com- RON PAUL- ( 2 MAGGIO 2022)- ci dice :

 

 

Un disegno di legge della Florida che limita l'istruzione in classe per quanto riguarda la sessualità nella scuola materna fino alla terza elementare è diventato l'ultima schermaglia di guerra culturale.

 

I sostenitori del disegno di legge affermano che le scuole governative non hanno alcun interesse a essere coinvolte in questo tipo di istruzione con i giovani studenti. Fanno un buon punto. L'uso del potere governativo per indottrinare i bambini in determinate convinzioni politiche e sociali – indipendentemente dai desideri dei genitori – è un grosso problema.

 

Mentre l'istruzione in questione in Florida è associata agli sforzi della sinistra, la tentazione di cercare di raggiungere obiettivi ideologici attraverso la politica dell'istruzione può essere forte anche tra i conservatori.

 

La legislatura dell'Ohio sta prendendo in considerazione un disegno di legge simile al disegno di legge della Florida. Poiché il disegno di legge dell'Ohio si applica alle scuole private che partecipano al programma di voucher scolastici finanziato dai contribuenti dell'Ohio oltre alle scuole governative, i legislatori conservatori che sostengono il disegno di legge dell'Ohio stanno rivendicando l'avvertimento dei conservatori e dei libertari che consentire al governo di sovvenzionare le tasse scolastiche private porterebbe al controllo governativo delle scuole private.

 

Altri conservatori stanno cercando di costringere le scuole ad adottare un curriculum "patriottico".

Questo è altrettanto pernicioso degli sforzi della sinistra per costringere le scuole a insegnare la teoria critica della razza.

Gli studenti indottrinati nella teoria critica della razza si laureeranno credendo che i capitalisti maschi bianchi siano la fonte di tutti i mali. Gli studenti indottrinati nel "patriottismo" si laureeranno credendo a ogni bit di propaganda sponsorizzata dal partito della guerra e diffameranno tutti i dissidenti della "linea del partito" come diffusori antipatriottici di disinformazione dalla Russia o da qualsiasi paese sostituisca la Russia come nemico globale numero uno.

 

In una società libera, i genitori – non i politici, i burocrati o i sindacati degli insegnanti – controllerebbero l'istruzione. I genitori decideranno se e quando l'educazione dei loro figli includerà argomenti come la sessualità, la teoria della razza e le prove a favore e contro il darwinismo.

 

La richiesta dei genitori che i loro figli ricevano un'istruzione di qualità che rifletta i valori dei genitori potrebbe essere soddisfatta da un libero mercato se il governo si togliesse di mezzo. Un sistema educativo di libero mercato fornirebbe ai genitori una varietà di opzioni, tra cui scuole private religiose e laiche, scuole basate sulla comunità e homeschooling.

 

Le persone alla ricerca di un programma di homeschooling di qualità che incorpori idee libertarie senza mai sacrificare l'istruzione per l'indottrinamento dovrebbero esaminare il mio curriculum di homeschooling.

 

Il curriculum Ron Paul offre agli studenti un'istruzione a tutto tondo che include programmi rigorosi in storia, matematica e scienze fisiche e naturali. Il curriculum fornisce anche istruzioni in finanza personale. Gli studenti possono sviluppare capacità comunicative superiori attraverso corsi intensivi di scrittura e public speaking. Un'altra caratteristica del mio curriculum è che offre agli studenti l'opportunità di creare e gestire le proprie attività.

Le sezioni di governo e storia del curriculum enfatizzano l'economia austriaca, la teoria politica libertaria e la storia della libertà. Tuttavia, a differenza delle scuole governative, il mio curriculum non mette mai l'indottrinamento ideologico prima dell'istruzione. I forum interattivi offrono agli studenti l'opportunità di interagire con i loro coetanei al di fuori di un ambiente formale.

 

Incoraggio tutti i genitori che cercano di fornire ai propri figli un'istruzione priva di indottrinamento ad andare a RonPaulCurriculum.com per ulteriori informazioni sul mio programma di homeschooling.

 

 

 

 

 

I democratici di Biden

hanno una mano perdente?

 

Unz.com- PAT BUCHANAN -( 3 MAGGIO 2022)- ci dice :

 

 

"A volte niente è una vera mano cool."

 

Nel film classico "Cool Hand Luke", il detenuto Luke, interpretato da Paul Newman, lo spiega ai suoi compagni di detenzione dopo aver vinto il piatto in una mano di poker senza nemmeno un paio di deuces.

 

Il presidente Joe Biden dovrebbe prenderne atto. Perché, in questo momento, "niente" è la mano che sta cercando di andare alle elezioni del 2022.

 

Con l'economia la questione predominante, l'ultimo giorno lavorativo di aprile ha portato notizie inquietanti per i democratici. "Il Nasdaq chiude il mese peggiore dal 2008", titolava il titolo principale di sabato sul Wall Street Journal. "I dati tristi alimentano i timori di stagflazione", titolava il Financial Times.

 

"Il crollo del mercato riflette l'allarme del dolore che ci attende", ha scritto il New York Times. Sottotitolo: "Il calo di aprile è stato il peggiore degli ultimi due anni".

 

"Traiettoria in questione come mercato tank di nuovo", ha detto la prima pagina del Washington Post. A cosa si riferiva il Post?

 

Il Nasdaq aveva chiuso in calo di oltre il 4%. Il Dow Jones Industrial Average è sceso di oltre 900 punti nella giornata. L'indice S&P 500 è sceso del 3,6% venerdì, portando la perdita di aprile a quasi il 9% del suo valore. Era dalla seconda guerra mondiale che l'S&P non iniziava un anno con una performance peggiore.

 

Questo bagno di sangue nei mercati è accumulato in cima a un tasso di inflazione dell'8,5% e una contrazione dell'1,4% del PIL nel primo trimestre. Se un calo simile seguirà nel secondo trimestre, l'economia su cui il partito di Biden si trova o cade a novembre sarà ufficialmente in recessione.

 

Con l'indice di disapprovazione di Biden già superiore di 10 punti rispetto al suo 42% di approvazione, la questione economica potrebbe portare a una disfatta ancora più grande dei democratici della Camera di quanto sarebbe normale a metà mandato.

 

La questione ora al secondo posto come preoccupazione nazionale è la crisi al confine dove 2 milioni di migranti illegali hanno attraversato nel primo anno di Biden e i "fuggitivi" che hanno eluso ogni funzionario degli Stati Uniti mentre si intrufolavano sono stimati in centinaia di migliaia.

 

Circa 8.000 migranti attraversano il confine degli Stati Uniti ogni giorno. E secondo la stessa amministrazione Biden, la metà di quella che molti attraverseranno ogni giorno se il Titolo 42, che consente alle autorità di frontiera di respingere i migranti in Messico per problemi di salute, sarà revocato questo mese.

Terzo nella preoccupazione degli elettori è l'esplosione di crimini violenti, in particolare "uccisioni di massa" che coinvolgono quattro vittime morte o ferite, escluso l'autore. Quest'anno, le uccisioni di massa stanno quasi eguagliando il numero record stabilito nel primo anno di Biden.

 

C'è stato un tempo in cui l'omicidio di massa, come il massacro di San Valentino a Chicago da parte della banda di Al Capone, o la furia omicida di Charlie Starkweather attraverso le Grandi Pianure nel 1958, erano eventi rari.

Ora le persone che sparano su centri commerciali, treni e metropolitane e che investono le persone con auto e camion sono all'ordine del giorno.

 

Biden non è responsabile dell'esplosione di furti d'auto e uccisioni di massa o sparatorie di poliziotti. Ma il suo partito è stato identificato con la campagna della sua sinistra per "definanziare la polizia" e rifocalizzarsi sulle "cause profonde" del crimine, le condizioni sociali che si dice producano criminali, piuttosto che i criminali stessi.

 

Il Partito Repubblicano è stato identificato con soluzioni che coinvolgono più polizia, più pubblici ministeri e più celle di prigione e detenuti, che, sempre più, è dove si trova il paese.

 

Oltre alle questioni che si rivoltano contro i democratici, Biden stesso è diventato un freno per il partito. I suoi bassi numeri nei sondaggi, i difetti verbali del piede, la fragilità visibile e il percepito "declino cognitivo" sono tutti sforzi di handicap per ritrarlo come un leader forte, impegnato e decisivo.

 

Il jolly nella mano di poker di Biden è la guerra in Ucraina.

Biden ha incanalato 3,7 miliardi di dollari nello sforzo bellico ucraino e ha inviato missili Javelin e Stinger e, ultimamente, artiglieria pesante. Sta facendo pressione sul Congresso per ulteriori 33 miliardi di dollari – 20 miliardi di dollari in aiuti militari – nei prossimi cinque mesi di questo anno fiscale.

 

Finora, la classe politica statunitense in questa capitale è stata in gran parte unita e solidale con gli ucraini.

Ma il dissenso sta aumentando. Perché, ci si chiede, siamo così concentrati sui confini orientali dell'Ucraina quando il confine meridionale degli Stati Uniti viene violato illegalmente da 200.000 invasori ogni mese e migliaia di altri "scappati" – alcuni dei quali sono trafficanti di sesso, spacciatori di droga, terroristi e membri dei cartelli messicani.

 

Il futuro degli Stati Uniti non è suscettibile di essere alterato in modo significativo da chi alla fine controlla Mariupol o il Mar d'Azov.

Ma più di 2 milioni di migranti ogni anno che entrano negli Stati Uniti a volontà non possono che avere un impatto sul carattere futuro e sulla composizione della nazione che ha perso il controllo dei suoi confini.

Se Mosca controlla Luhansk e Donetsk, cosa che ha fatto per tutta la durata della Guerra Fredda e per decenni prima, è più importante per noi che l'America in cui siamo cresciuti diventa più un Terzo Mondo che una nazione occidentale?

 

(Patrick J. Buchanan è l'autore di "Nixon's White House Wars: The Battles That Made and Broke a President and Divided America Forever".)

 

 

 

 

 

 

 

Due anni dopo la vittoria totale di Black Lives Matter,                                i musei in Inghilterra vedono "decolonizzare", per rimuovere i musei specializzati che celebrano la storia del lavoro a maglia e del cricket del loro passato razzista bianco.

Unz.com- PAUL KERSEY -( 4 MAGGIO 2022)- ci dice :

 

Basta cancellare il “candore e la storia bianca” e farla finita.

Questo è il gioco finale, giusto?

[Ora i radicali "svegliati" prendono di mira il cricket e il KNITTING: come il denaro dei contribuenti dell'Arts Council England è stato speso per "decolonizzare" i musei specializzati di "narrazioni razziste" che raffigurano la storia di "uomini bianchi, ricchi e normodotati", Daily Mail, 24 aprile 2022]:

 

Prima erano statue, poi nomi di strade e libri di autori bianchi. Ora i radicali di sinistra hanno il cricket e il lavoro a maglia nel loro mirino mentre mirano a decolonizzare la Gran Bretagna – e hanno usato milioni di soldi dei contribuenti per farlo.

 

Il denaro dei contribuenti viene speso per decolonizzare i musei inglesi, che raffigurano una storia scritta da "uomini bianchi, ricchi e normodotati".

 

L'Arts Council England ha versato milioni di soldi dei britannici laboriosi nel Museum Development England, che ha affermato che i musei del paese, comprese le attrazioni dedicate al cricket e alla maglieria, avevano bisogno di aiuto con "equità e inclusione".

 

C'è stata una continua indignazione per le lunghezze in cui i capi dei musei e delle arti stanno per pulire i loro musei di storia nel tentativo di sembrare inclusivi e diversi.

L'organo consultivo ha fornito indicazioni ai capi delle attrazioni durante un programma di formazione che presumibilmente ha mostrato come "narrazioni razziste" e "razzismo implicito" possono verificarsi nei musei perché la storia che tutti abbiamo imparato è stata per lo più scritta da "uomini bianchi", ha riferito The Telegraph.

La guida di Museum Development England diceva: "La storia è scritta dai vincitori e in Europa e nell'Impero britannico, i vincitori tendono ad essere stati uomini bianchi, ricchi e normodotati.

 

"C'è un appello a 'decolonizzare' i musei per affrontare il loro razzismo implicito (e il sessismo e l'abilismo)".

Il concetto artificiale di razza è stato il fondamento di ulteriori teorie che hanno mirato a giustificare l'oppressione di persone che non sono bianche.

 

"Questa creazione di una narrazione di inferiorità ha preso parte, a volte sottilmente, alle istituzioni sociali e culturali.

"Le narrazioni e le supposizioni razziste, quindi, sono inevitabilmente alla base della creazione di molte collezioni museali e di come sono state interpretate".

 

Museums Development di solito lavora con piccoli musei nel tentativo di ottenere l'accreditamento dall'Arts Council England.

Lo Yorkshire Cricket Museum, il Wigston Framework Knitters Museum vicino a Leicester, il Postal Museum di Londra, il National Glass Centre e l'Isle of Wight Bus and Coach Museum sono tutti in lizza per l'accreditamento.

 

Dopo le proteste mondiali di Black Lives Matter, i capi dello sviluppo museale hanno avuto una formazione sulla diversità in modo da poter capire il "privilegio bianco" e perché i musei hanno spesso anche una "prospettiva eterosessuale".

 

Guidance ha dichiarato: "Esplorare l'identità e l'appartenenza è un elemento fondamentale nel ruolo dei musei e delle organizzazioni del patrimonio ... [e] un buon punto di partenza è quello di non fare mai supposizioni sull'identità di genere di nessuno".

 

Ha anche sconsigliato l'uso di un linguaggio di genere che potrebbe essere visto come offensivo per le donne come "presidiato, presidente, manodopera".

Ha aggiunto: "Le donne non bianche, disabili, transgender o della classe operaia sono ancora più sottorappresentate nelle versioni museali della storia".

Un portavoce dell'Arts Council England ha dichiarato a MailOnline: "Investiamo attentamente in una vasta gamma di musei e organizzazioni per produrre un lavoro accurato, perspicace e di alta qualità che offra valore per il contribuente.

 

"L'investimento nella rete di sviluppo dei musei fornisce supporto, formazione e consulenza molto graditi a una vasta gamma di musei in tutta l'Inghilterra – spesso si tratta di piccoli musei guidati da volontari.

 

"L'attenzione si concentra molto sull'aiutare le popolazioni locali a proteggere e condividere il loro patrimonio in modo che possa essere goduto dalle generazioni future".

 

Il consiglio radicale di Museums Development arriva dopo anni di tentativi di censurare tutto, dai corsi di liste di lettura universitarie ai nomi delle strade e ai programmi di matematica in nome della decolonizzazione e della diversità.

Questo mese il più grande sindacato degli insegnanti ha detto che le scuole devono insegnare la "giustizia sociale" e incorporare la storia nera in tutto il curriculum.

 

La National Education Union (NEU) ha detto che avrebbe impedito ulteriori incidenti come quello che ha coinvolto Child Q, una studentessa nera che è stata ingiustamente perquisita.

Se decolonizzi il passato del candore nel presente, ti assicuri che il candore non abbia posto nel futuro. Il Great Replacement è arrivato anche per i musei di maglieria e cricket in Inghilterra. Non si fermerà fino a quando tutto il nostro passato non sarà consumato nel nulla.

È molto meglio essere un colonizzatore, piuttosto che essere oggetto di decolonizzazione.

 

 

 

 

LA TEORIA GENDER,

UNA ROTTURA ANTROPOLOGICA.

Comedonchisciotte.org- Redazione CDC -( 06 Maggio 2022 )- ci dice :

(G.O., sollevazione.it).

 

La teoria del gender, per come è proposta ora, mira a decostruire i ruoli sessuali tradizionali per asserirne l’infondatezza, ma il suo presupposto è rivendicativo e ideologico: si vuol cioè asserire l’inesistenza di un determinismo biologico alla base della psicologia e del comportamento di genere, dicendo che i sessi in biologia sono ininfluenti. La finalità è quella di svalutare il significato di “maschile” e “femminile”, di cancellarli.

 

Se consultate Wikipedia alla voce “teoria del gender”, troverete che viene negata l’esistenza sia di una teoria che di una ideologia del gender, imputandone l’invenzione a fazioni complottiste di matrice cattolica volte a osteggiare la conquista di spazi sociali per le donne e il gruppo LGBTQ+.

 

Ora, notoriamente Wikipedia è l’enciclopedia del sapere globalista della sinistra americana, che non si fa scrupolo nell’epurare voci ad essa non allineate, come è accaduto recentemente all’economista Vlaimiro Giacchè (condannato alla “damnatio memoriae” poiché sovranista), così come non si astiene dal cambiare la denominazione della strage di Odessa, trasformandola nella voce “rogo di Odessa” e dunque falsificando la storia.

 Essendo Wikipedia un tale “braccio armato” dell’ideologia, qualche sospetto sul motivo di questo diniego dell’esistenza della teoria del gender ci viene, visto che il cittadino medio può venire assalito da una sorta di “dissonanza cognitiva”, immerso com’è in un continuo incitamento all’anti-patriarcato, al femminismo, alla parità di genere, all’inclusività LGBT in luoghi dell’Italia, come l’Emilia Romagna in cui vivo, che dell’urgenza di questi problemi non ne sentono l’ombra da generazioni.

 

Il cittadino comune assiste a un profluvio di investimenti governativi nella parità di genere (investimenti più massicci di quanto avvenga per la sanità, per intenderci) e al proliferare di programmi, ore di lezione, opuscoli informativi, libri di testo dai contenuti attenti al gender nelle nostre scuole dell’obbligo e non, insegnamenti che sottraggono parecchio tempo alle materie fondamentali in passato come italiano, storia, matematica, filosofia. Spesso questi programmi e opuscoli vengono affidati a psicologi valendosi di consulenti, quando è il caso, afferenti a gruppi LGBT “perché più sensibili alla tematica”.

 

E’ stato anche emesso un testo con linee guida per giornalisti e photo editor, in cui si chiariscono termini linguistici “raccomandati” e quelli da evitare, qualcosa di simile alla censura, insomma: ad esempio si raccomanda di utilizzare il termine “maternità surrogata“ anziché il troppo crudo  “utero in affitto” e si chiede di non pubblicare foto di Gay pride troppo perturbanti.

 I fondi europei finanziano studi universitari, convegni, conferenze, mostre su tematiche gender o parità di genere – qui da noi ricordo l’ultimo, la mostra dedicata alla moda tenutasi a Carpi (Modena) “Habitus, liberare il corpo”, che ha ottenuto il finanziamento europeo proprio perché dedicata al tema.

 

Le riviste e le trasmissioni televisive, siano esse di moda, di lifestyle, di gossip, sono fitte di articoli di punta sul tema: ricordo che quando come giornalista mi recai nella sede del gruppo editoriale che a Pechino pubblica l’edizione cinese delle testate globali Condé Nast, mi venne detto che il palinsesto delle testate di ogni anno, cioè quello degli argomenti trattati, veniva deciso dal governo.

 Per riviste femminili? Ne rimasi stupita.

Oggi mi stupisco meno: sappiamo di quali investimenti sia stata oggetto la stampa in tema di narrazione mainstream del Covid, e, dati i contenuti delle testate, oggi non mi stupirei se una lauta fetta fosse proprio dedicata alla promozione della teoria gender. Assistiamo, ancora, al bizzarro usa della shevà, contro il quale si sono inutilmente levate voci di intellettuali tra cui Cacciari, una e rovesciata atta a non usare desinenze al maschile e al femminile, poiché  potrebbero ferire chi a tali generi non senta d’appartenere.

 

Per non offendere i gay siamo arrivati a paradossi come questo, che fa strame della storia della lingua; ricordiamo inoltre quanto utile fosse la neolingua di Orwell nel diniego della realtà: chi non disponga di categorie definitorie per certi enti o fenomeni non avrà le basi per nominarli e dunque prendere una posizione rispetto ad essi.

 

Penso anche alla tragicomica news per via della quale un annuncio di non so quale testata inglese definiva le donne, per non nominare il termine “woman”, termine reputato poco politically correct , “portatrici di cervice”.

 

Quando la scrittrice J. Rowling, autrice di Harry Potter, si è pubblicamente scagliata contro questa follia è stata attaccata da buona parte dei nuovi benpensanti, tanto da essersi fatta la nomea di nemica dei gay, e tanto da indurre la produzione della serie di film di cui è di fatto l’autrice a non invitarla nemmeno alla celebrazione dell’anniversario del primo “Harry Potter”.

 

Insomma non esisterà, come asserisce Wikipedia, una teoria del gender, ma essa sta entrando negli stili di vita di tutti. Per chiarire dunque di che si tratta, dirò in breve che essa affonda le sue radici nei “gender studies” che nascono in America negli anni 70, quando alcuni studiosi, valendosi delle teorie femministe, del clima decostruzionista e post-strutturalista, cominciarono ad asserire che il genere è culturalmente dato ed è sganciato dal sesso d’appartenenza.

 

La cosa è difficilmente confutabile, in realtà: tutte le culture hanno sostenuto nei loro usi e costumi la divisione binaria in generi per inscrivere i soggetti in una società avente certi principi di funzionamento.

La sessuazione era cioè, di fatto, una tra le strutture portanti della civiltà, comportava prima fra tutte la divisione del lavoro tra uomo e donna, poi l’assunzione di ruoli legati al genere, per via dei quali l’intera vita delle persone era scandita e regolata da un preciso canovaccio di nome, funzioni, mansioni, rituali.

 Così l’esistenza tutta era governata attraverso il controllo di sesso, sessualità, generatività. Pare che anche oggi si stia facendo la stessa cosa, valendosi apparentemente dei principi opposti però.

 

La teoria del gender, per come è proposta ora, mira a decostruire i ruoli sessuali tradizionali per asserirne l’infondatezza, ma il suo presupposto è rivendicativo e ideologico: si vuol cioè asserire l’inesistenza di un determinismo biologico alla base della psicologia e del comportamento di genere, dicendo che i sessi in biologia sono ininfluenti.

 

 La finalità è quella di svalutare il significato di “maschile” e “femminile”, di cancellarli addirittura come concetti dal vocabolario, per non discriminare chi non senta di appartenere appieno a una delle categorie. Insomma, per non patire un limite si sposta il limite, lo si cancella.

Un po’ come ha fatto l’OMS con la pandemia: ne ha cambiato la definizione, che richiedeva un parametro numerico che avrebbe escluso il Covid dal novero delle pandemie, per poter definire il Covid “pandemia”.

O un po’ come facciamo con il linguaggio, definendo un cieco “non vedente”, così che, escludendo dall’uso un termine storicamente troppo associato con l’handicap, il cieco possa sembrarci un po’ meno cieco.

 

La teoria del gender vuole dare a ogni individuo discrezionalità completa circa il suo identificarsi in un sesso, anzi, come asseriscono le teorie più estreme dello xeno-femminismo, asserisce che ognuno possa cambiare genere e anche orientamento sessuale  più volte nel corso dell’esistenza  e persino nello stesso giorno, è un suo diritto farlo:

 in lgbtq+, il + sta per “identificarsi in tanti sessi quanti possibile, infiniti sessi e orientamenti sessuali”: si vuol difendere chi, mettiamo, si innamori di una scarpa. Da qui il  termine di  “gender fluid”, che sta a indicare l’ indeterminatezza di genere.

 

Il primo problema è che tale teoria nasce, come già asserito, come fortemente ideologica, non lucida: è in nome del “diritto a essere fluidi”, a non essere discriminati poiché fluidi che asserisce l’inesistenza di generi dati in natura.

 

Il secondo problema è che i sessi in biologia esistono, dunque negarne l’esistenza è un’operazione che potremmo dire quantomeno di diniego della realtà.

 I correlati comportamentali e psichici della biologia non sono stati pienamente studiati, ma c’è il forte sospetto che ci siano; le differenze corporee in una specie caratterizzata da dimorfismo sessuale rendono ciascuno dei sessi più facilitato nello  svolgere certe mansioni, perlomeno nei confronti della prole: se pensiamo alla gravidanza e all’allattamento, con il tipo di relazione che essi instaurano tra madre e figlio che essi innescano e con la secrezione di ormoni che l’espletamento degli stessi comporta.

 

L’ossitocina, per esempio, secreta in abbondanza nel corso dell’allattamento, è letteralmente l’ormone dell’affettività e dell’attaccamento, dunque sembra predisporre la madre al ruolo facilitato di accudimento e al necessario “innamoramento” nei confronti del suo cucciolo.  Il congedo parentale al padre per allattamento suona, in questo contesto, poco azzeccato, ma non datemi della maschilista perché non lo sono.

 

In realtà, la psicologia scopre la fortissima componente culturale nella determinazione della psiche, dunque danno ragione alle teorie culturaliste. Ma proprio perché esse validano il ruolo chiave della socialità e della cultura nel forgiare individui e società possono porsi a ragion veduta il problema di… a cosa ci stia conducendo la teoria del gender, con la sua svalutazione di maschile e femminile, il suo desiderio di cancellare le differenze tra uomo e donna, la sua voglia di ripensare ai ruoli sessuali addirittura rinunciando al loro significato nella società, per fondare una società che ne faccia completamente a meno.

 

Può una cultura rinunciare al sesso come motore di significati, come perno e vincolo su cui far poggiare i suoi valori e il suo futuro?

Non dimentichiamo che il sesso, fino a prima dell’avvento della pillola, era anche per noi, non soltanto per le culture primitive studiate in antropologia, legato alla generatività, dunque alla creazione degli uomini nuovi.

 

Nel desiderio inizialmente sacrosanto, affacciatosi da noi dagli anni Sessanta in poi, di disfarsi di discriminazioni di genere o ruoli rigidi che inchiodavano uomini e donne in destini di scarsa libertà, si è forse finito per “gettare il bambino e l’acqua sporca?”

 

Il sospetto c’è.  Proprio perché l’uomo è “das nicht festgestellte Tier”, diceva Nietsche, cioè un animale non completato, egli necessita di norme per regolare il suo comportamento non guidato dagli istinti, cioè di un sistema di orientamento, normatività e devozione che ne consenta l’organizzazione di gruppo e della società.

 

Egli non riesce a pervenire a nulla nell’anomia, nell’assenza di valori d’orientamento. Come accade, tra il resto, in una qualunque azienda che, privata di mansioni o del “chi fa chi”, si trovi ben presto nel caos. Sta alla libertà di pensiero di ciascuno trovare, all’interno della cornice delle leggi, delle norme e dei ruoli, la sua area di manovra e d’autoespressione creativa, al limite la sua possibilità di personalizzazione, rimessa in discussione o trasgressione delle norme stesse.

 

Il sistema binario basato sui sessi, imperfetto e per tanti versi da correggere, è stato per millenni quello del patriarcato, organizzato attorno alla divisione del lavoro tra i sessi e allo scambio, osservò Levi Strauss, delle donne tra famiglie e tribù per garantire alleanze.

E’ Sebbene sia un sistema che dev’essere posto al vaglio della discussione e decostruito, ciò non toglie che ha garantito l’organizzazione delle civiltà per millenni.

Dunque, toccarlo significa metter mano a un principio organizzativo profondo, e toccarlo non può essere casuale, se agenzie dell’educazione potenti come la Disney e l’intera Hollywood stanno rivoluzionando i parametri delle sceneggiature che definiscono i cosa siano l’amore e la sessualità oggi.

Per certi versi, potremmo dire che il millenario rodaggio del sistema binario oggi in dismissione in occidente lo abbia visto come efficace per alcune funzioni essenziali, tra cui garantire la tenuta di un’istituzione che è stata per millenni l’unica e indiscussa matrice delle soggettività, la famiglia.

Un uomo di valore fondava una famiglia, un tempo, e se ne assumeva la responsabilità; oggi saremmo perseguiti, ad asserire una cosa del genere, a causa  della “pruderie” del pensiero politically correct, ipocrisia assurta a pensiero unico, vera e propria censura del pensiero intellettualmente onesto.

 

Freud fu forse tra gli ultimi a potersi permettere di asserire che la famiglia era una struttura che proteggeva l’uomo dalla regressione ai più bassi istinti dell’”homo homini lupus”, la regressione all’orda primitiva.

La famiglia si collocava, ovviamente, anche all’origine della nevrosi (tutto ha un prezzo, non c’è verso…) con la repressione sessuale che chiedeva ai suoi membri: ma tutto sommato la rinuncia pulsionale, come chiarisce ne “Il disagio della civiltà”, era il male minore, anzi era ciò su cui si era fondato l’incivilimento, ciò che lo aveva reso possibile.

Dalla rinuncia pulsionale discende la possibilità di pensiero, cioè quel differimento del soddisfacimento del desiderio che ci impegna nel trovare soluzioni, nell’attivare ipotesi, nel sognare un futuro in cui la otterremo, la cosa proibita ma desiderata, rispettando al contempo i nostri principi, il nostro ideale di noi… oppure coscientemente rinunciandovi. E’ nel differimento del soddisfacimento che si colloca l’umanazione dell’uomo, la sua reale possibilità di svincolarsi dalle tante determinazioni: ereditarie, di cultura, di coazioni a ripetere, di distruttività. Solo quando pensa l’uomo può innovare e darsi una possibilità.

 

Ovviamente l’incivilimento, con la sua richiesta di rinuncia pulsionale, chiede all’uomo come prezzo la felicità, che gli diverrà irrealizzabile: l’uomo con essa “rinuncia alla felicità per un po’ di sicurezza”, asserì ancora Freud, e potremmo dire che con l’ordine garantito dall’istituzione della famiglia l’uomo entri nel mondo del conflitto e anche nella complessità del pensiero.

 

Nel ruolo che abbiamo appena descritto di “contenitore” la famiglia è un “porto sicuro” in cui gli affetti “garantiti”, con quella quota di scontatezza che li rende abitudinari, leniscono il soggetto dalle sue molteplici incursioni nella precarietà dell’esistere.

Essa costituisce cioè il nucleo base di socialità –non dimentichiamo che l’uomo è animale politico-, la cuccia e la caverna che consente a ciascuno di sopravvivere nell’asprezza della vita.

Non solo: facendo riferimento al mito di Edipo, fu proprio mentre questi si apprestava a sposare una regina e a divenire re a Tebe che risolse l’enigma della Sfinge.

 “Qual è quell’animale che la mattina cammina su quattro zampe, a mezzogiorno su due e la sera su tre?”, chiese la sfinge. “L’uomo”, poté rispondere Edipo, per via del fatto che nella prima infanzia gattona, in giovinezza sta su due gambe e in vecchiaia deve appoggiarsi sul bastone, terza gamba.

 

L’imminenza del matrimonio lo pone dunque nella necessità di un confronto con la problematica del tempo e della caducità: accetta di entrare nel tempo, nella storia, fondando una famiglia proprio perché sente di non essere eterno. L’imminenza del matrimonio lo pone a confronto con la sua caducità, e, al contempo, con la necessità di generare per potersi trascendere come uomo e darsi un futuro negli eredi. Esce dall’eternità onnipotente per entrare nella storia.

 

La famiglia inserisce dunque il soggetto nella continuità delle generazioni, nel futuro, nelle viscere e nella profondità del tempo.

 

La profondità del tempo: se pensiamo al fatto che, per esempio, in ogni fiaba o nei miti o nelle leggende si narra della sofferenza dell’orfano alla ricerca del genitore perduto, oppure delle sue straordinarie ascendenze divine, nobiliari che lo inclinano a grandi imprese (una sorta di riscatto) e se ricordiamo come nella Bibbia stessa, nel Pentateuco, si tenti l’impresa genealogica di tracciare la linea evolutiva di tutte le famiglie succedutesi tra Adamo e la diaspora, si può ben comprendere quanto il tema dell’ascendenza sia cruciale. Vogliamo sapere da dove veniamo, avere un passato che conosciamo, non foss’altro che per potercene appropriare, farlo nostro, fonte di fierezza o di cruccio.

 

Da quella pasta veniamo, su di essa dobbiamo lavorare, da essa allontanarci e metterci sopra qualcosa d’altro o rivelare da essa un’essenza solo nostra.

 Qui si innesta il tema delle teorie del gender.

L’obiettivo di pervenire a una famiglia composta da “genitore 1” e “genitore 2” anziché da una madre e un padre va a complicare non già e soltanto il tema di cosa sia una madre e di cosa sia un padre, dunque lo statuto stesso del figlio, ma anche quello dell’eredità del tempo.

 

Cosa, come, da chi, da quando e perché ereditiamo il nucleo di ciò che siamo? Che storia ha quel passato? D’altra parte la possibile tracciabilità del nostro passato attraverso la genealogia è ora messa in questione dalla legge, che vieta anche da noi l’assegnazione del cognome paterno al nuovo nato.

Vige il doppio cognome, ma forse sarà possibile anche qui una discrezionalità di scelta relativa a quale dei due cognomi assegnare. Se così fosse, questo renderà di fatto non più percorribile per il singolo una linea, fino ad ora patrilineare, che lo riconnetta agli antenati.

 

Una nuova prassi per isolare ancor meglio l’individuo-monade-sovrana rispetto alle appartenenze primarie? Troppo rischioso per il senso di comunione che queste appartenenze generano?               Il terreno è pronto per Santa Madre Tecnologia e Santo Padre il neo-stato etico, che tendono a sostituirsi in parecchie mansioni alla famiglia. “Non avrai più nulla (ivi inclusa l’appartenenza a un mondo affettivo) e sarai felice”?…

 

Tra noi e le profondità del tempo s’inseriscono già ora le biotecnologie, che ne spezzano la continuità: la fecondazione eterologa ne è un esempio con i suoi “bambini venuti dal freddo”, da embrioni congelati.

 

 Senza nemmeno scomodare le famiglie arcobaleno, anche solo parlando dell’infertilità di una coppia o della famiglia composta da una sola donna, l’eterologa introduce il taglio della tecnica nella possibilità di accedere alle profondità del tempo.

 La discontinuità introdotta fa sì che il nascituro non potrà mai sapere chi sia il padre biologico.

 L’inquietante di questa presenza, questo padre che non si sa chi sia, fantasma inconscio di difficile gestione anche per la puerpera, lede comunque un diritto del nascituro… tutelando soltanto il desiderio di quei genitori che hanno chiamato al mondo il figlio perché lo volevano.

 

 La forza del loro desiderio, del loro amore sarà sufficiente a garantire una buona crescita? La domanda può anche trovar risposta positiva, ma è lecito porla. Siamo abituati a cogliere le verità nei dettagli, e questo dell’eterologa non è un dettaglio da sottovalutare. Questo figlio lo fabbrico io valendomi delle biotecnologie, non lo genero nell’atto d’amore e della complementarietà. Lo ottengo asfaltando il mio legittimo timore di farlo con geni che non conosco, e asfaltando il suo diritto ad avere un padre noto e a essere generato e non fabbricato.

 

 Non è che per caso questo figlio io lo stia facendo per me, piuttosto che per lui? Cioè: per essere genitori occorre, dice la psicoanalisi, aver superato le problematiche narcisistiche, le incertezze su di sé, aver completato la propria identità –almeno averne raggiunto maturità, la perenne crescita è cosa auspicabile-. In questa scelta mi sembrano adombrabili motivazioni più narcisistiche, cioè di fare un figlio per darsi un’identità, la qual cosa categorizzerebbe il neogenitore già come richiedente anziché come donativo e oblativo nei confronti del figlio. E questo, per il figlio, diventa sempre una trappola.

 

Ma questa è solo una delle tematiche.

L’eliminazione dei ruoli legati al genere può essere l’altro tema da esplorare. Come abbiamo già detto in precedenza, una divisione del lavoro “classica” affidava a una persona, la donna, il compito di cura dei figli e della famiglia.

 Questo ne sacrificava la carriera e la libertà generando ingiustizia, ma siamo sicuri che la soluzione del lavoro di entrambi sia davvero… soluzione? Quali costi ha comportato per la famiglia? Era immaginabile un’alternativa soddisfacente? Ne parleremo nel secondo articolo di questo ciclo dedicato alla discussione del ruolo dei generi nella strutturazione della società.

 (G.O. – sollevazione.it- sollevazione.it/2022/05/la-teoria-del-gender-di-g-o.html ).

 

  

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