Bombe atomiche per tutti. Chiedete a Davos.
Bombe
atomiche per tutti. Chiedete a Davos.
Ai
dittatori piace il
cambiamento
climatico (e i profughi).
Greenreport.it-
Umberto Mazzantini-([2 Agosto 2018) - ci dice :
Una
nuova generazione di leader autoritari sta utilizzando il cambiamento climatico
e i profughi ambientali e delle guerre per prendere il potere.
Per
spiegare il rapporto emergente tra autoritarismo e cambiamento climatico,
Samuel Miller McDonald, un ricercatore della School School of Geography and the
Environment dell’Università di Oxford, fa l’esempio delle Maldive, il
piccolo Stato insulare di atolli paradisiaci retto da una feroce dittatura
islamista della quale i turisti (anche quelli italiani che tornano a casa e
postano su Facebook invettive islamofobe) non sembrano accorgersi.
Nell’articolo
“Climate
Kings” pubblicato su The New Republic, Miller McDonald ricorda che la
maggioranza delle Maldive entro la fine del secolo verrà inghiottita dal mare,
una cosa che preoccupava molto il primo presidente democraticamente eletto del
Paese, Mohamed Nasheed, che fin dal suo insediamento nel 2008 aveva avviato
misure di adattamento al cambiamento climatico, fino ad annunciare piani di
evacuazione per trasferire 360.000 cittadini maldiviani in nuove territori da
acquistare nello Sri Lanka, in India o in Australia. Nasheed aveva anche promesso di far
diventare le Maldive il primo Paese del mondo a emissioni zero e aveva
conquistato l’attenzione mediatica globale riunendo sott’acqua il suo governo
per discutere i pericoli del riscaldamento globale.
Nasheed
era ed è un democratico progressista e ambientalista e, poco prima di essere defenestrato
aveva detto: «Quel che dobbiamo fare è niente di meno che de-carbonizzare l’intera
economia globale. Se l’uomo può camminare sulla luna, possiamo unirci per
sconfiggere il nostro comune nemico: il carbonio».
Nel 2012,
dopo proteste per l’aumento dei prezzi delle materie prime e la stagnazione
economica orchestrate dall’opposizione islamista, un golpe militare ha deposto
Nasheed, costringendolo a fuggire dalle Maldive con la minaccia delle armi.
Al
potere è stato insediato Abdulla Yameen, che ha subito sospeso alcune parti
della costituzione per poter arrestare gli oppositori, compresi 5 giudici della
Corte Suprema e persino il suo fratellastro. Intanto Yameen applicava la legge
islamica e rottamava i piani di adattamento climatico di Nasheed e i programmi
di energia rinnovabile, Il dittatore populista e islamista delle Maldive vuole
invece costruire nuove isole ed economic free zones per attrarre un’élite globale.
Nel 2017 il ministro dell’ambiente delle
Maldive Thoriq Ibrahim ha sancito in un’intervista a The Guardian la fine delle
politiche climatiche di Nasheed: «Non abbiamo bisogno di riunioni di governo
sott’acqua, Non abbiamo bisogno di andare da nessuna parte. Abbiamo bisogno di
sviluppo».
Miller
McDonald scrive che «Se si può trarre qualche lezione dalla lotta per il potere
nelle Maldive, è che le persone che si sentono minacciate da una forza esterna,
siano invasori stranieri o maree in aumento, spesso cercano rassicurazione.
Questa rassicurazione può arrivare sotto la forma di un leader uomo forte,
qualcuno che dice loro che tutto andrà bene, che l’economia crescerà, le dighe
in mare reggeranno. Le persone devono solo rinunciare alle elezioni o a un
processo giusto fino alla risoluzione della crisi. Questa è forse la minaccia più
trascurata dei cambiamenti climatici: importanti cambiamenti nel clima globale
potrebbero dar vita a una nuova generazione di governanti autoritari, non solo
nei Paesi più poveri o con istituzioni democratiche deboli, ma anche in nazioni
industrializzate ricche». E ogni riferimento a Paesi come gli Usa e l’Italia non è
casuale.
Infatti,
il ricercatore dell’università di Oxford fa notare che «Crisi dei rifugiati, carestia,
siccità: questi sono i materiali che gli uomini forti possono usare per
costruire il potere. Già, il conflitto e l’instabilità civile si stanno
diffondendo in tutto il Sud del mondo, con siccità e inondazioni che alimentano
conflitti e crisi di rifugiati in alcune parti dell’Africa e del Medio Oriente» ed è da lì che viene la benzina
dell’instabilità e lo spauracchio dei migranti che hanno portato al potere le
neo-destre in Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Austria, Italia…
Secondo
lo studio “Social
and economic impacts of climate” , pubblicato nel settembre 2016 su Science da Tamma Carleton e Solomon Hsiang
dell’università della California – Berkley, entro il 2030 il cambiamento
climatico aumenterà del 50% il rischio di conflitti armati in Africa, da dove
vengono i profughi che Salvini vorrebbe fermare con le vedette regalate alle
milizie islamiste che sostengono il governo “ufficiale” libico.
L’area più a rischio sembra quella dell’Africa
orientale, dove è ancora in corso il conflitto genocida nel Darfur in Sudan e
si è appena sopita la guerra civile del Sud Sudan, mentre Etiopia ed Eritrea
cercano una fragile pace.
Per
non parlare di un’altra ex colonia italiana, la Somalia che era e resta uno
Stato fantasma spappolato e dissanguato da conflitti tribali e dal fanatismo
islamista degli Al-Shabaab.
Ma
Miller McDonald fa notare che il virus dell’autoritarismo non risparmia nemmeno
economie e democrazie più robuste come il Kenya, dove «Una siccità paralizzante
ha portato a una rapida inflazione dei prezzi dei generi alimentari, raddoppiando
dal 2014 il numero di persone insicure. Questo, e le dispute sul possesso della
terra nella regione di Laikipia, a nord di Nairobi, ha contribuito a innescare
scontri violenti, minacciando la stabilità politica del Paese».
Instabilità
di cui ha approfittato subito il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta stringendo
ancora di più la sua presa sul potere. Nell’ottobre 2017, dopo essere stato
accusato di aver truccato il primo turno delle elezioni presidenziali, Kenyatta
dichiarò il disastro nazionale per siccità a poche settimane e settimane dal
secondo turno delle elezioni ed è così che è stato rieletto in mezzo al caos,
tra le proteste di piazza brutalmente sedate con la scusa dell’emergenza e
impadronendosi dei media per mettere a tacere i suoi avversari.
Miller
McDonald avverte «Non sono solo le nazioni in via di sviluppo a rischio di un
autoritarismo opportunistico alimentato dal clima. I Paesi ricchi possono
possedere le risorse per isolarsi dagli impatti fisici a breve termine dei
cambiamenti climatici: possono permettersi le dighe marittime, i servizi di
emergenza e l’aria condizionata. Ma quando i conflitti sulle risorse scoppiano
nel mondo in via di sviluppo, sono destinati a generare crisi che si riversano
nei Paesi più ricchi».
E,
pensando proprio ai profughi e alle politiche per “contenerli”, è ormai famoso
lo studio “Climate
change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought”
pubblicato nel 2015 su Proceedings of the National Academy of Sciences da un team
dell’Università della California – Santa Barbara e della Columbia
University che ha collegato la siccità che dal 2007 al 2010 ha devastato la Mezzaluna fertile tra
Iraq e Siria, che ha causato insicurezza
idrica e agricola e mortalità del bestiame.
Alla
guerra civile siriana iniziata nel 2011, che – anche grazie agli interventi
armati stranieri – ha costretto milioni di persone a cercare rifugio in Europa,
quella che qualcuno chiama “la pacchia”.
Miller
McDonald ricorda che «Il loro arrivo ha contribuito a alimentare movimenti
antidemocratici in tutto il continente». Jonathan Weiler, coautore di
Authoritarianism and Polarization in American Politics, concorda: «Persino lo spettro delle crisi dei
rifugiati e degli spostamenti di popolazione possono avere un impatto
sull’autoritarismo».
E si
tratta di paure che non sono destinate a diminuire: secondo il “The Lancet Countdown’s 2017 report”, entro la metà del XXI secolo il
clima sempre più estremo potrebbe costringere a migrare fino a un miliardo di
persone in tutto il mondo e Miller McDonald conclude: «Una migrazione umana
senza precedenti influenzerà senza dubbio la politica dei Paesi ricchi,
spingendoli a destra. Il modo migliore per contrastare questo fenomeno è
naturalmente fermare, o almeno rallentare, gli effetti dei cambiamenti
climatici. Finora, l’accordo di Parigi è l’unico risultato tangibile di quegli
sforzi, e il suo destino è tutt’altro che certo, con gli Stati Uniti che
minacciano di ritirarsi. Ma questo potrebbe cambiare, se i problemi causati dai
cambiamenti climatici – non solo gli uragani più forti, la siccità e l’innalzamento
dei mari, ma la spaccatura politica – continueranno ad approdare sulle
coste scomparse dei governi ricchi».
Zelensky
apre Davos.
In arrivo nuove armi.
"Munizioni
dall'Italia."
Ilgiornale.it-(24
Maggio 2022) - Francesco De Remigis- ci dice:
Il
presidente: "Dateci fondi e corridoi per il grano". Gli Usa:
forniture da 20 Paesi.
Gli
argomenti si incrociano a Davos. E anche il presidente ucraino interviene in
collegamento nell'appuntamento economico più importante dell'anno tornato dopo
due anni di Covid e l'edizione 2021 annullata dal virus. «Embargo completo sul petrolio,
sanzioni massime, nessun commercio con Mosca - chiede Zelensky -, tutte le
banche russe siano escluse dai sistemi globali». L'Sos cibo: «Serve un corridoio
per l'export del grano e dei cereali, altrimenti sarà estensione della crisi
energetica e alimentare». Ma poi vira sull'89° giorno di guerra: «È l'ora di decidere
se la forza bruta dominerà il mondo».
Considerazioni
che proiettano l'immagine del leader di Kiev non più solo come capo di una
legittima resistenza nazionale, ma come qualcos'altro.
«Non
aspettate che la Russia usi armi speciali, chimiche, biologiche o Dio non
voglia nucleari, non date l'impressione che il mondo non opporrà una resistenza
adeguata».
Zelensky vuole «cambiare approccio, agire
preventivamente, adattarsi con nuovi strumenti». Sostanzialmente contrattaccare
con armi a lunga gittata per fermare Putin e sbloccare lo stallo delle merci
nei porti.
Mentre
la Russia si dice «esportatore affidabile», smarcandosi da ogni accusa: «Quando i treni con le armi arrivano
dalla Polonia - tuona Dimitri Peskov - nessuno impedisce loro di riportare
indietro grano».
Applaudito
da tutti, tranne dai delegati cinesi che sui lampi militari di Zelensky
lasciano la platea di Davos (da cui sono stati esclusi i russi), in un altro
foro, quello dei 47 Paesi pro-Ucraina riuniti nella base americana di Ramstein
da remoto, il discorso «militare» di Zelensky viene passato al setaccio con
cautela: per sminare il rischio evocato anche negli Usa.
Quello
di creare prodromi di escalation con l'invio di armi più sofisticate a Kiev
come i lanciarazzi multipli Mlrs, il sistema più potente dell'industria bellica
occidentale.
Un
utilizzo mirato, e non oltre il confine ucraino dei dispositivi sollecitati da
Zelensky, trova terreno fertile nella Ramstein-bis. Videoconferenza allargata: non solo
40 Paesi già convocati il mese scorso dagli Usa tra cui l'Italia (ringraziata
ieri dal patron Lloyd Austin, il numero uno del Pentagono per altre
«munizioni»).
Ma
pure le new entry Austria, Bosnia-Erzegovina, Colombia, Irlanda e Kosovo. Per
Austin, l'America ha «radunato il mondo libero», i ministri «hanno compreso che
la posta in gioco va ben oltre l'Europa, la minaccia russa è un affronto per
l'ordine internazionale».
E 20
Paesi annunciano nuovi pacchetti d'armi, tra cui Grecia, Norvegia e Polonia,
Danimarca (che darà un lanciatore di arpioni e missili per difendere la costa).
In collegamento pure il ministro ucraino e il rappresentante dell'intelligence
della difesa.
Dalla
base Usa in Germania filtra poco altro: l'amministrazione Biden ha già spedito
a Kiev obici M777, come Australia e Canada, mentre la Gran Bretagna missili
Brimstone e un nuovo sistema di difesa a corto raggio, spiega il segretario di
Stato americano alla Difesa riconoscendo a Londra «un ruolo guida».
I
pezzi d'artiglieria giunti finora in Ucraina hanno portata di 30 km, un
proiettile alla volta e devono essere trainati da camion di città a città. I
super-lanciarazzi chiesti da Zelensky hanno invece un raggio d'azione fino a 70
km; colpire e ritrarsi.
Kiev
ne sostiene la necessità per avversare Mosca nel Donbass.
Austin
invita i 47 Paesi il 15 giugno a un terzo incontro a margine del vertice Nato
di Bruxelles. «Vogliamo continuare le riunioni». Un rendez-vous militare che lascia
intendere come, nelle previsioni del Pentagono, la guerra vada avanti a lungo.
Tocca
però decidere se farla salire di livello, assecondando le pressanti richieste
di Kiev, o frenarla. In qualche modo.
Il
Pilota Automatico della
Democrazia
Terminale.
Conoscenzealconfine.it
-Roberto Pecchioli - (12 Agosto 2022)- ci dice:
Nel
bosco dei ribelli è giunta notizia che in Italia si terranno le elezioni
politiche il 25 settembre. Accogliamo l’informazione con uno sbadiglio, seguito
da un debole sorriso.
Anche
il “Drago” ha gettato la spugna, forse spaventato dall’autunno freddo per
mancanza di energia, dalla conseguente inflazione e dalla possibilità di
reazioni popolari.
La
macchina procedurale della stanca, asmatica democrazia rappresentativa è
avviata.
Nel
bosco non ci sono sezioni elettorali e non si eleggono deputati. Ci limitiamo
ad aspettare la frescura settembrina, rammentando una canzone di battaglia di
noi ragazzi di tanti anni fa, che osarono sfidare lo spirito dei tempi: “Democrazia, democrazia, è cosa vostra
e non è mia. Democrazia, democrazia,
fintanto che comandate voi”.
Come
Walter Whitman, “due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per
questo che sono diverso”.
La distinzione rispetto al poeta di “Foglie
d’erba” è che la sua diversità era l’orientamento sessuale, che non si chiamava
ancora così.
Pure,
nei nostri anni difficili e formativi di democrazia ce n’era assai più di
adesso. Gli
spazi bisognava conquistarseli palmo a palmo, ma non c’era la palude
maleodorante e la dura dialettica delle idee aveva per protagonisti figure
dello spessore di Berlinguer, Almirante, Moro, Andreotti, Craxi, La Malfa.
Ora vige il pensiero unico, e Tocqueville, dalla tomba, può
compiacersi di quanto sia stata profetica la sua analisi sulla tirannia della
maggioranza conformista, imbelle, interessata solo a sé stessa. Tramonta anche l’idea della democrazia liberale di
Ortega:
“l’unico governo che rispetta la minoranza, perfino quella più debole.”
Sarà
che una volta la politica contava qualcosa, progetti e modelli erano
alternativi. La gente si divideva su visioni del mondo e della società e anche per
questo correva a votare. Da trent’anni – e nell’ultimo decennio con un’accelerazione
impressionante – l’intera classe politica si è posta al servizio dei poteri globalisti,
rafforzando il modello liberal liberista in economia e libertario-libertino in
campo morale.
Tutti
hanno promosso la privatizzazione di beni e servizi, nell’indifferenza per
l’interesse popolare e nazionale; tutti hanno accettato la cessione di
sovranità ad organismi tecnocratici e finanziari sovrannazionali.
L’intero
cerchio della politica “di sistema” ha segato l’albero su cui è appollaiata,
sostenendo il passaggio da un ordinamento democratico ad uno tecnocratico.
La sovranità non appartiene più al popolo, sia
pure esercitata “nelle forme e nei limiti della costituzione”. È saldamente nelle mani di
oligarchie, “esperti” e “competenti” avulsi dalla vita e dalla volontà
popolare.
Le
forze politiche hanno portato all’apice l’arte del camuffamento, continuando a
presentarsi sotto le mentite spoglie della sinistra, della destra e del centro,
dei conservatori, dei progressisti, dei riformisti e dei moderati. Nella
sostanza, termini del lessico politico che non significano più nulla.
Le
società postmoderne sono diventate postdemocratiche, pur mantenendo, per motivi
cosmetici e
per avvalorare la menzogna di massa, le forme e le procedure della
democrazia rappresentativa.
Che
non rappresenta più molto, tanto che la tirannia della maggioranza intuita da
Tocqueville quasi due secoli fa è diventata il contrario: tirannia della minoranza
nell’indifferenza e docilità dei più.
In
maniera confusa e contraddittoria, un numero crescente di persone lo ha
compreso, disprezza la politica e se ne tiene lontana perfino nell’occasione
del voto.
Tra
tante sciocchezze divenute patrimonio di massa, Jean Jacques Rousseau enunciò
anche alcune verità. Una riguarda la sovranità, che per il ginevrino il popolo
esercita un solo giorno, quello del voto, per spogliarsene dopo aver restituito
la matita copiativa.
Gli
ultimi anni sono stati i primi della transizione post democratica:
comandano
oligarchie proprietarie di tutto, promotrici di un pensiero dominante
tendenzialmente unico che rende superfluo il rito delle votazioni.
Siamo
plasmati per pensare allo stesso modo, parlare, mangiare, vestirsi in modo
uguale, omologato. Perché votare, se i programmi divergono solo su sfumature e
se pezzi sempre più ampi del ceto politico trasmigrano da uno schieramento
all’altro, se non rispondono al popolo, promettendo ad oligarchie e mercati che
saranno fedeli, fedelissimi alla linea?
Un
alto funzionario dell’oligarchia globalista occidentale , l’ex ministro
“tecnico” Enzo Moavero Milanesi, ha spiegato in un’intervista ciò che dovrà
fare obbligatoriamente il futuro governo “da chiunque sia composto”.
Le
figurine intercambiabili, oltre a non poter discutere in alcun modo la
collocazione internazionale dell’Italia, le sue alleanze (o sottomissioni) e i
suoi impegni bellici (nonostante l’evidente dissenso della maggioranza ex
sovrana) dovranno praticare una politica di bilancio definita
“imprescindibile”. Ovvero spenderanno i nostri soldi come vogliono loro.
C’è il
patto di stabilità (ma la democrazia è per natura instabile, a differenza delle
dittature) con l’impianto sanzionatorio per chi sgarra, deciso da chi gestisce i fondi creati dal nulla
dalla Banca Centrale, che, in qualità di creditrice (non di prestatrice di ultima
istanza) ha “vasta influenza” sulle scelte (obbligate) dell’esecutivo.
La
vocazione dogmatica dell’oligarchia sono le liberalizzazioni (balneari, tassisti, imprenditori,
siete avvisati) opporsi alle quali significa perdere “gli ingenti fondi europei
“, ossia prestiti da onorare.
Che ci resta, se il gioco è definito in
partenza, le squadre fungibili e decide tutto l’arbitro?
Se – puta caso – qualcuno volesse cambiare le
regole o il gioco, fuoriuscendo dallo schema obbligato liberal liberista e dal
sistema dei diritti individuali che hanno decostruito l’uomo, polverizzato la
famiglia, innescato il dramma della denatalità e generato un’impressionante
confusione di massa?
Nessun
problema, recitano i paladini della democrazia terminale.
Si può
partecipare alle elezioni e presentare un programma alternativo. È la sfolgorante democrazia, il sistema politico più
bello ed inclusivo inventato da mente umana. Peccato che ci abbiano appena
detto che dobbiamo fare ciò che vogliono loro: si chiama governance,
amministrazione controllata dell’esistente.
I
governi sono amministratori condominiali che rispondono ai costruttori dei
palazzi.
Se hanno trasferito il potere ad organismi
transnazionali, vertici non elettivi, poteri di fatto, cupole finanziarie,
mercati, commissioni, lo hanno fatto precisamente per bypassare l’ingombrante
parere dei popoli. I quali, nonostante il bombardamento mediatico e culturale, si ostinano
a non pensarla come i Superiori.
Pazienza,
ripete l’Ottimista Democratico.
Andrete
in parlamento e farete sentire la vostra voce. Ma il parlamento – il cui nome evoca
più la logorrea che l’azione – non conta quasi nulla. I deputati sono scelti
uno per uno dai capi dei partiti e se si azzardano a dissentire, l’agiata
carriera è finita. Se presentano leggi o proposte, i vertici parlamentari
faranno in modo che non vengano discusse o siano stravolte.
Se poi
le decisioni del governo non piacciono, c’è una doppia tagliola. Il voto di
fiducia – il governo Draghi ne ha totalizzati cinquantacinque – blocca il
dibattito e costringe ad approvare tutto a scatola chiusa.
Oppure
si governa a colpi di decreti immediatamente esecutivi che diventeranno legge
con le metodologie descritte, o di provvedimenti amministrativi contro cui non
vi è possibilità di opposizione o impugnazione, tipo i DPCM (Decreti del
Presidente del Consiglio dei Ministri).
E poi,
entrare in parlamento… mica facile. Innanzitutto ci sono gli sbarramenti percentuali, i collegi blindati in cui si sa in
anticipo chi vincerà, la difficoltà creata ad arte contro la rappresentanza
nella democrazia detta rappresentativa.
Negli
ultimi tempi sono stati raggiunti vertici impensabili nella negazione della
democrazia reale da parte dei cantori h 24 della democrazia teorica.
Già
svuotato di potere, formato da yes men (e women, non dimentichiamo le quote
rosa obbligatorie, che dovranno estendersi ai “generi” inventati dagli intellettuali
di servizio) il mezzo migliore per costituire un parlamento privo di vera
opposizione, è impedire con regole burocratiche la partecipazione alle elezioni
di chi non fa parte del cerchio magico.
I
partiti – tutti – hanno stabilito per sé un vero e proprio “ius primae noctis“. Poiché la norma
prevede che gli aspiranti partecipanti alle elezioni presentino a sostegno un
ingente numero di firme di cittadini – autenticate da pubblici ufficiali – il
gioco è fatto. Hanno esentato sé stessi dall’obbligo – comprese sigle formate in
parlamento allo scopo di aggirare la norma – confermandolo per gli altri.
Immaginate quanto sia arduo, in piena estate e
in tempo di epidemia, raccogliere decine di migliaia di firme “in presenza”. È una legge criminogena: chiunque
abbia conoscenza della realtà, sa quali illegalità, quali trucchi siano
generalizzati e sa altresì che quasi mai chi autentica le firme è presente al
momento della sottoscrizione.
Problema
risolto per “loro”: nessuna firma. Problema insormontabile per tutti gli altri,
se vogliono agire nella legalità. I costi dell’operazione sono ingenti: notai, avvocati,
ufficiali giudiziari, modulistica, corse affannose per raccogliere i
certificati anagrafici dei sottoscrittori. Una corsa ad ostacoli al termine
della quale, stremati e senza più un soldo, i potenziali oppositori potranno
affrontare il “Golia” dei partiti di sistema, ignorati, tranne pochissimi spazi
contingentati, da radio, tv e giornali, se non per essere attaccati e irrisi.
La
corsa è ampiamente truccata. Un esempio: da anni il sistema mediatico offre
enormi spazi a Carlo Calenda, leader di sé stesso. Perché? Evidentemente è “una
riserva della Repubblica”, destinato ad affiancare o sostituire chi dicono
loro, fingere opposizione o una fronda interna al sistema.
E gli
altri? Si sgolano a rassicurare, giurare fedeltà ai Superiori mentre si
scannano all’interno per accaparrarsi i posti migliori in lista. E l’opposizione? Non pervenuta,
come la temperatura di remote località alpine, oppure impegnatissima a
mostrarsi più devota ai mercati, alla finanza, agli alleati-padroni.
E
quella vera, che si è formata nonostante tutto in questi terribili anni?
Generosi e sinceri i militanti, tante persone di ogni
orientamento che vogliono cambiare le cose, ma duci e duchesse l’un contro
l’altro armati, rissosi, incapaci di unirsi. Dissensi ideologici, certo, linee
spesso incompatibili, è vero. Ma soprattutto appetiti di piccoli personaggi la
cui aspirazione non è cambiare il mondo, ma il proprio status sociale. Un posticino in parlamento fa gola,
eccome, come
sanno i grillini transumanti a destra e a manca (più a manca, invero),
impegnati a ostentare il più alto tasso di progressismo.
Una
certezza: nessuna soluzione al presente stato di cose può venire dalla stessa
mentalità, dal medesimo humus che l’ha prodotto. Lo diceva Einstein e lo
ripetiamo noi, convinti che la via parlamentare – in assemblee destituite di potere,
svuotate di prestigio, piene di soggetti ricattabili che alla politica hanno
affidato la loro realizzazione personale – non sia più praticabile.
Il
mondo cambierà – se cambierà – solo per iniziativa di lotte di massa, movimenti
sociali, insorgenze di popolo. Assai improbabili al tempo dei tremebondi sudditi
mascherati che il potere ha convinto della sua inamovibilità e della mancanza
di alternative. Masse depoliticizzate non cambiano il mondo: per questo chi comanda
gradisce la nostra assenza alle urne, benché abbia predisposto ogni cosa
affinché nulla muti.
Quindi,
è la triste conclusione, poco o nulla cambierà dopo il 25 settembre. Per questo
chi non se la sente di votare il meno peggio o il meno distante dai suoi
interessi e principi si asterrà o annullerà la scheda. Nel gioco della “tela” vi è una
situazione in cui uno dei giocatori, qualunque mossa faccia avrà le pedine in
posizione vincente e “mangerà” quelle avversarie. È la condizione della ricca oligarchia
globalista nazi-bolscevica davanti al voto del 25 settembre.
Diceva
un campione di coraggio e libertà, Aleksandr Solzhenitsyn, che se non sussiste
la possibilità di opporsi al male o manca il coraggio per affrontarlo, almeno
non si collabori con esso, non si diventi complici. È poco, poco davvero. Ma questo resta a noi ribelli, a
noi irriducibili innamorati delle libertà, costretti a gridare al pilota
automatico, come tanti anni fa, “democrazia, democrazia, è cosa vostra e non è
mia.”
(Roberto
Pecchioli- inchiostronero.it/il-pilota-automatico-della-democrazia-terminale/)
CENTO
ANNI DOPO, LA SINISTRA
ITALIANA
SENZA PROGRAMMI
SI
SPAVENTA PER IL FASCISMO INESISTENTE.
Inchiostronero.it-
(13-8-2022)- Augusto Grandi – ci dice :
Il
prossimo 28 ottobre saranno trascorsi 100 anni dalla Marcia su Roma. Cento
anni, un secolo. Eppure, Bonelli, il leaderino del mini-partito dei Verdi, non ha
trovato nulla di più intelligente da dire a Calenda se non l’immancabile
“fascista!”.
Dopo
un secolo, il fantasma di Mussolini continua a spaventare una sinistra che non
riesce a proporre nulla di credibile perché, invece di guardare avanti,
continua a camminare con la testa rivolta al passato.
Siamo
passati dai cappelli a cilindro alle minigonne e poi all’abbigliamento di ogni
tipo; dalle carrozze a cavalli all’uomo sulla Luna; dalle baionette ai droni. Ma per la gauche di ogni tipo il
problema è sempre lo stesso: il fascismo vittorioso 100 anni orsono e morto da
quasi 80 anni.
“Fascista”,
la parola magica per criminalizzare gli avversari, per cancellare ogni
discussione scomoda, per nascondere la mancanza di idee e di visione.
Bonelli,
visti i modestissimi risultati conseguiti dal partitello ambientalista in
Italia (a differenza di ciò che accade nel resto d’Europa), dovrebbe
preoccuparsi della propria incapacità di incidere, della mancanza di
credibilità, della inadeguatezza del programma, della totale assenza di una
comunicazione efficace.
E invece risolve tutto accusando gli avversari
di essere fascisti. Ma, dopo un secolo, l’anatema non funziona più. Serve solo per giustificare il
mantenimento, con denaro pubblico, di associazioni che non hanno più senso
alcuno se non quello di garantire seggiole e poltrone.
Però,
per conquistare qualche consenso in più, strillare contro il fantasma di
Mussolini non serve. Così come gli articoli di Berizzi e Murgia non fanno
vendere copie in più dei rispettivi giornali che ospitano ridicole inchieste su
un pericolo che non esiste o patetici sondaggi su quanto ciascuno ha atteggiamenti
fascisti.
L’arco
costituzionale è crollato, così come si è disgregato in Francia alle
legislative il fronte repubblicano anti-lepenista. I cittadini vogliono proposte sulla
lotta contro il carovita, vogliono indicazioni sui salari da pagare ai giovani,
sulle tasse, sulla lotta alla criminalità. E invece si ritrovano con politici
che evitano tutti i temi della vita reale nascondendosi dietro l’indignazione
per un braccio teso ad una cerimonia funebre.
Ed
allora, non avendo nulla di intelligente da dire sul tema ambientale, Bonelli
si rifugia nella parola magica, scagliata contro l’ex compagno Calenda. Non
sarà l’unico.
Perché l’antifascismo contro un fascismo che non
esiste più da 80 anni è l’unico collante di una coalizione a guida Pd priva di
un programma comune, di un’idea coinvolgente.
Ed
allora si moltiplicheranno le berizzate per mettere in guardia da un pericolo inventato. Arriverà un nuovo fascistometro
della Murgia. Tutti
insieme appassionatamente, la sinistra ma anche Crosetto.
Un
altro che non si è ancora accorto che Mussolini è morto, Balbo pure e Pavolini
non si sente molto bene. D’altronde se a loro si toglie il fascismo, restano “anti”
senza sapere anti-cosa.
(Augusto
Grandi).
Ucraina,
Zelensky a Davos chiede aiuto
per la
ricostruzione: “Lavoro enorme.”
Entilocali-online.it-
Adnkronos- (23 maggio 2022)- ci dice :
(Adnkronos)
– C’è da
fare “un lavoro enorme” per ricostruire l’Ucraina. Volodymyr Zelensky si è
rivolto al Forum di Davos, prestigioso appuntamento che riunisce il gotha della
finanza mondiale, per lanciare il suo ennesimo appello degli ultimi 89 giorni
di guerra. Stavolta incentrato sul futuro del suo Paese, alcune parti del quale
sono state devastate dai bombardamenti russi.
“Vi
invito a prendere parte a questa ricostruzione”, ha detto in collegamento video
da Kiev ai rappresentanti degli Stati presenti. “La quantità di lavoro è
enorme. Abbiamo più di 500 miliardi di dollari di perdite. Dobbiamo ricostruire
intere città, intere industrie”, ha proseguito il leader ucraino annunciando un
“modello speciale di ricostruzione” che consiste nel fatto che ciascun Paese o
città interessato avrà l’opportunità “storica” di ‘adottare’ una specifica
regione, città, comunità o industria dell’Ucraina.
“La
storia è a un punto di svolta” e queste parole non hanno “solo un significato
retorico”, ha evidenziato, sottolineando che ora è il momento in cui “si decide se
la forza bruta dominerà il mondo. La forza bruta non cerca altro che la
sottomissione di coloro che vuole sottomettere. E non discute ma uccide, come
sta facendo la Russia in Ucraina anche in questo momento in cui stiamo parlando”.
Zelensky
ha quindi accusato la Russia di essere diventata uno “Stato di crimini di
guerra” che ispira “altri potenziali aggressori” e le cui azioni provocano
“invece di città pacifiche di successo: rovine annerite. Invece del normale
commercio: mine nel mare e porti bloccati in Ucraina. Invece del turismo: cieli
chiusi e migliaia di bombe e missili da crociera russi. Ecco come apparirà il
mondo se l’umanità perderà” quest’occasione. “Sembrerà una grande raccolta di
crimini di guerra”.
Il
leader ucraino ha quindi sostenuto che le forze ucraine hanno fermato
l’esercito russo, che è stato “definito il secondo al mondo”, ma a costo di
pesanti combattimenti e migliaia di vite umane e ora “stiamo gradualmente
cacciando gli occupanti dalla nostra terra”.
“Ma
avremmo dovuto farlo se l’anno scorso fossimo stati ascoltati e se il pacchetto
di sanzioni che può abbattere qualsiasi aggressore fosse stato applicato in
modo preventivo contro la Federazione Russa? Sono sicuro che la risposta è ‘no’ “,
ha insistito Zelensky, criticando la comunità internazionale per aver “reagito”
e non “prevenuto” l’offensiva di Mosca.
Secondo
il presidente, ora non bisogna aspettare che la Russia usi armi chimiche, biologiche o
nucleari e
non si deve “dare all’aggressore l’impressione che il mondo non mostrerà
abbastanza resistenza”, ribadendo il suo appello a imporre a Mosca il “massimo”
delle sanzioni che, ha evidenziato, ancora non sono state imposte.
“Embargo
petrolifero russo. Blocco completo di tutte le banche senza eccezioni, tutte.
Completa cessazione del commercio con l’aggressore. Questo – ha detto
riferendosi sempre alle sanzioni – dovrebbe essere un modello di pressione che
funzioni in modo convincente per mantenere la pace per decenni”.
E
infine un passaggio sulla sicurezza alimentare, messa a repentaglio dal blocco
dei porti ucraini e dalla ‘guerra del grano’ scatenata dalla Russia. “Qualsiasi
risposta alla carestia di massa è in ritardo per definizione. La carestia deve essere fermata
quando non è ancora iniziata. Ma ora non esiste uno strumento del genere nel
mondo – ha concluso – Proponiamo di creare un’organizzazione di Stati
esportatori di cibo responsabili e democratici che possano agire nel rispetto
dei diritti umani e delle regole del commercio globale. La nostra motivazione è
molto semplice. Qualunque siano i punti di svolta nella storia, l’umanità deve
avere un’assicurazione contro la carestia”.
Coronavirus:
impreparati? Vero.
Ma è
strano che a dirlo sia Bill Gates,
che è
il vero padrone dell'Oms,
Organizzazione
mondiale della sanità
Italiaoggi.it-
Tino Oldani-(17-3-2020)- ci dice :
«Voglio
dedicare più tempo alle finalità filantropiche»: con queste parole, Bill Gates, 64
anni, venerdì 13 marzo ha annunciato la sua uscita dal board di Microsoft, da
lui fondata nel 1975 e grazie alla quale è diventato uno degli uomini più
ricchi del pianeta.
Nello
stesso giorno, spinto dalla sete di informazioni innescata dal coronavirus, sul
web è girato moltissimo un breve filmato girato nel 2015 durante un convegno a
Vancouver, in cui Bill Gates disse per la prima volta che il mondo era del
tutto impreparato a fronteggiare una pandemia da virus:
«Se nei prossimi decenni moriranno 10 milioni
di persone, non sarà per una bomba atomica, ma per un virus».In quel Ted talk
(colloqui su Technology, entertainment & design), Gates spiegò che le
potenze mondiali, per decenni, avevano speso molti miliardi per nuovi armamenti
nucleari, ma destinato poche risorse per combattere il vero nemico del futuro:
le epidemie da virus.
Tanto
è vero, aggiungeva, che una pandemia simulata in base alla micidiale influenza
spagnola del 1918, oggi potrebbe provocare 33 milioni di morti nel mondo, e
danni all'economia per tremila miliardi di dollari.
Una
strage basata su un virus che, potendosi trasmettere per via aerea da un essere
umano all'altro, grazie alla facilità dei collegamenti tra i continenti dovuta
alla globalizzazione, sarebbe stata senza precedenti nella storia. Per contrastare un tale pericolo,
concludeva Bill Gates, era più che mai urgente intensificare gli studi e le
ricerche sui virus e sui vaccini, spostando l'attenzione dei governi dagli
armamenti alla tutela della salute.
Previsioni
analoghe, altrettanto catastrofiche, Bill Gates le ha ripetute più volte negli
ultimi cinque anni, facendosi forte del fatto che lui, per primo, già da tempo
aveva deciso di cambiare mestiere per combattere le epidemie, in veste di filantropo.
Nel 2000
aveva costituito con la moglie la Bill & Melinda Gates Foundation, oggi la
più grande fondazione filantropica al mondo, detentrice di 46,8 miliardi di
dollari di attività.
Fin
dall'inizio, la Fondazione di Gates si è impegnata con fondi propri in una
campagna mondiale per combattere la poliomielite, soprattutto nei paesi più
poveri, Africa in testa. Con il risultato che oggi, nel mondo, la poliomielite è
regredita del 99%: un merito incontestabile di Bill Gates.
Negli
ultimi anni, oltre alla polio, la lotta ai virus è stata un suo chiodo fisso,
in interviste e non solo. Tanto che alcuni mesi fa, ottobre 2019, la Bill & Melinda
Gates Foundation e il World Economic Forum (quello che riunisce a Davos i
potenti della terra al cui comando vi è Klaus Schwab) sono stati i partner del John Hopkins
Center for Health Security di Baltimora in una simulazione di una pandemia
coronavirus, chiamata «nCoV-2019», che ha rivelato un potenziale distruttivo
pari a 65 milioni di morti e un calo del mercato azionario del 15%.
Tutto
ciò, come ha confermato lo stesso John Hopkins Center, è accaduto appena due
mesi prima della comparsa del coronavirus in Cina. Non solo.
L'Oms
(Organizzazione mondiale della sanità) ha inizialmente adottato un acronimo simile
a quello della simulazione (nCoV-2019), per poi cambiarlo in CoVid-19.
Dettagli
che hanno spinto alcuni siti web di controinformazione, sia negli Usa che
altrove, a puntare i riflettori - con toni alquanto critici - su Bill Gates e sui suoi rapporti con
l'Oms, con le maggiori case farmaceutiche mondiali e con il Darpa, l'agenzia
del governo Usa per lo sviluppo delle tecnologie militari, comprensive dell'uso
dei virus.
Lungi
da noi l'ipotesi di complotti dei Big Pharma dietro alle sperimentazioni sui
virus. Ma
è quantomeno strano che sia proprio Bill Gates a lamentarsi per gli scarsi
investimenti nella lotta ai virus. Oggi il budget dell'Oms (circa 4 miliardi di
dollari) è finanziato per l'87% da donatori privati e per il resto dagli Stati,
l'esatto rovescio di quanto accadeva fino al 1990. E tra i privati, il più influente è proprio la
fondazione di Bill Gates, che è il secondo finanziatore dell'Oms, dietro agli
Stati Uniti e davanti alla Gran Bretagna.
Dettaglio
importante: l'80% dei fondi donati dai privati sono earmarked, vincolati cioè a
finanziare programmi specifici, decisi dai privati e non dall'Oms.
Nel
biennio 2016-17, la Fondazione dei coniugi Gates ha donato 444 milioni il primo
anno (di cui 221 vincolati) e 457 milioni l'anno dopo (di cui 213 vincolati). «Ormai l'Oms è costretta a tenere
conto di quello che Gates ritiene prioritario, come nel caso della polio», ha dichiarato a Repubblica qualche
tempo fa Antoine Flahault, direttore dell'Istituto di Sanità globale di
Ginevra. La
poliomielite non uccide quasi più, eppure l'Oms vi destina 894 milioni, dieci
volte più che alla prevenzione dell'Aids, che è la quarta causa di morte nei
paesi poveri.
Oggi
l'Oms è guidata formalmente da un africano, Tedros Adhanon Ghebreyesus, ex
ministro della salute in Etiopia. Ma il vero padrone dell'ente è la Fondazione di Bill
Gates.
L'Oms, a giudizio dei governi che hanno ridotto i finanziamenti, ha perso il
controllo del proprio bilancio, ed esegue gli ordini dei grandi donatori
privati. I
quali sono avvantaggiati dal fatto che il bilancio Oms è modesto rispetto alle
esigenze, pari a circa il 10% della spesa pubblicitaria delle grandi case
farmaceutiche.
Ecco,
in questo scenario, dove l'Oms può dichiarare che il coronavirus è una
pandemia, ma senza poter fare molto altro, a chi si deve l'impreparazione del
mondo? Bill
Gates, che pure ha grandi meriti, è sicuro di non avere commesso anche lui
qualche omissione? Dal 2015 ad oggi ha fatto davvero l'uso migliore dei suoi
miliardi filantropici? Un uso più coerente con le sue denunce? Cinque anni
persi: troppi.
Davos,
Trump: «Ambientalisti
profeti di sventura». Greta:
«Clima,
non è cambiato nulla».
Ilmessaggero.it-
Redazione- (21-1-2020)- ci dice : «L'America sta vincendo di nuovo, come mai prima»,
dice il presidente Usa Donald Trump durante il suo 'special address' al Forum
economico mondiale di Davos. Un intervento che arriva dopo il duro monito ai
big dell'economia lanciato da Greta Thunberg, che già alle 8,30 di stamani a un
forum intitolato 'Forging a sustainable path towards a common future' ha sottolineato come sul clima non
sia «cambiato nulla».
«Abbiamo
concluso accordi straordinari sul commercio con la Cina da una parte, e Messico
e Canada dall'altra, i migliori accordi di sempre», ha rivendicato Trump,
sottolineando il più basso tasso di disoccupazione di sempre fra i meriti della
sua amministrazione.
«Questi grandiosi numeri rappresentano molte
cose, nonostante la Fed abbia alzato i tassi troppo presto e li abbia abbassati
troppo tardi». «Ci sono state cose molto positive da noi, non così positive,
invece, altrove», ha aggiunto in un apparente ironico riferimento all'Europa,
«nonostante i tassi negativi, una cosa a cui io mi abituerei facilmente». «È finita l'era dello scetticismo
verso gli Stati Uniti e le aziende sono tornate nel nostro Paese».
Il
cinquantesimo compleanno di Davos avviene all'insegna del cambiamento
climatico, con una partecipazione di attivisti senza precedenti. E la giovane svedese, arrivata ieri
con una marcia da Landquart accompagnata da ambientalisti locali, è affiancata da una decina di
'teenage changemakers', coetanei impegnati sul fronte del clima.
Davos,
summit sul capitalismo responsabile con Trump e Greta.
Ambientalisti
profeti di sventura. «Questo non è il momento del pessimismo sul clima», ha
sottolineato Trump parlando di chi mette in guardia sul cambiamento climatico
come «profeti di sventura». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump a Davos
annunciando che gli Stati Uniti parteciperanno all'iniziativa '1 miliardo di
alberi contro il cambiamento climaticò, 'Plant-for-the-Planet'.
«Non
posso certo lamentarmi di non essere ascoltata, vengo ascoltata in
continuazione. Ma la scienza, e i giovani, in generale non sono al centro del
dibattito sul clima. Invece si tratta del nostro futuro e c'è bisogno di
portare la scienza al centro della conversazione».
«Nessuno
se lo sarebbe aspettato, c'è una maggiore consapevolezza e il cambiamento
climatico è diventato un tema caldo. Ma da un altro punto di vista non è stato
fatto nulla, le emissioni di Co2 non sono state ridotte ed è questo il nostro
obiettivo», ha detto la Thunberg promettendo che «questo è solo l'inizio» e
auspicando che «si inizi ad ascoltare la scienza e si inizi a considerare la
crisi per quello che è».
Anche
Hitler aveva
in mano
la
bomba atomica e i missili per scatenarla.
Ma non
fece in tempo per poche settimane.
Italiaoggi.it-
Roberto Motta-(7-7- 2021) ci dice:
(Ndr. Tutti
sanno che Klaus Schwab (il nuovo dio in terra per tutti i globalisti occidentali)
fabbrica bombe atomiche nel suo stabilimento con 20 mila dipendenti in Sud- Africa.
Una piccola bomba atomica costa sul mercato nero 30 milioni di dollari. Il
Padre di Schwab ha collaborato con gli scienziati atomici di Hitler sino alla
fine della guerra.
Cosa
farà ora il “nostro genio” Klaus Schwab con tutte le sue bombe atomiche
“liberalizzate” dal governo unico mondiale nel prossimo “NWO “?)
Ottobre
1944, Villa Feltrinelli sul Garda Invecchiato di vent'anni, distrutto dalle
sconfitte e dal potere perduto, nemmeno la vista spettacolare sul lago gli era
di sollievo. Mussolini chiamò Dolfin, il segretario.
«Trovate
quel corrispondente di guerra, Luigi Romersa, convocatelo qui. Con urgenza, fu
il solo a dirmi la verità sulla guerra in Africa orientale». Romersa,
giornalista rigoroso e coraggioso, onnipresente sui fronti, ufficiale di
complemento, seguiva il consiglio di Ernest Hemingway, «Scrivi quello che hai visto e
vissuto, in modo semplice e chiaro».
Il
giorno dopo era di fronte al duce. Che andò subito al punto. «Voglio che Voi andiate in Germania
per vedere se esistono davvero le armi segrete dei tedeschi. Vi firmo due
lettere, una per Goebbels, ministro per gli Armamenti, e una per Hitler, con le
quali vi presento e garantisco per la vostra persona. Partite subito».
Goebbels
lo ricevette. Prese la lettera di Mussolini e chiamò il quartier generale del
Führer. Hitler
in persona gli diede l'autorizzazione di visitare la base di Peenemunden, dove
conobbe Wernher von Braun, l'uomo dei missili, delleV2.
A Peenemunden, lo portarono con un aereo
militare, e vide tutto quello che i tedeschi stavano realizzando. Sottomarini
veloci di lunga immersione, Jet Messerschmitt 262 che raggiungevano i mille
chilometri orari.
Le
armi più potenti erano i missili V2, capaci di volare a 80 mila metri, a 5.500
km-ora, guidati dal radar, con una testa esplosiva da 500 chili. Ma l'arma più segreta, ancora senza
nome, era la bomba che lo storico tedesco Rainer Karlsch chiamò «l'atomica di
Hitler».
Era la
mattina del 12 ottobre 1944. Sull'isola di Rügen, nel Mar Baltico, in una zona
vicino alla base di Peenemunden, Romersa assistette a una esplosione
eccezionale. Vide una luce abbagliante, poi un intero bosco scomparire, dall'interno
di un bunker di cemento armato insieme a un gruppo di alti ufficiali tedeschi.
«Uscimmo molte ore dopo l'esplosione, racconta,
indossando degli scafandri di amianto per proteggerci. Era qualcosa di
completamente nuovo. Nessuno ancora disponeva di armi del genere. Cosa penso di
quell'esplosione? All'epoca non si poteva confrontare con nulla, fino alle due
bombe atomiche lanciate a Hiroshima e Nagasaki».
«Chiesi
a Von Braun, genio della missilistica, se una bomba di quel tipo si poteva
lanciare con un missile V2. Certo, rispose, é quello su cui stiamo lavorando.
E'questione di mesi, dobbiamo riuscirci prima di aprile 1945, abbiamo i Russi
alle porte.
Corriamo di pari passo con il gruppo di
ricerca guidato dal fisico Kurt Diebner, capo del progetto di energia nucleare
al centro sperimentale di Gottow, Berlino, coperto dal segreto di Stato». A conferma, la prima vera
atomica con il fungo, fu testata nel marzo del 45 in Turingia, a Ohrdruf, dove
lo storico Karlsch ha raccolto campioni di terreno con forti tracce di plutonio
e uranio.
«Quando
tornai in Italia, chiude Roversa, feci una lunga relazione a Mussolini, gli
spiegai quello che avevo visto, le armi in azione e la loro efficacia. Il Duce prese appunti, gli stessi che
usò nel suo ultimo discorso, il 16 dicembre 1944, al Teatro lirico di Milano.
Quando annunciò un imminente attacco tedesco: un attacco con bombe e missili di
potenza straordinaria capace di distruggere città intere in un istante».
La
prima atomica Usa, quella cui lavorarono Enrico Fermi e Oppenheimer, fu testata
il 16 luglio 1945 nel deserto del New Mexico. Gli americani, e arrivarono
secondi, ma
bastò e vinsero la guerra. Anche senza le V2.
Davos,
Soros evoca
terza guerra
mondiale e "fine della nostra civiltà."
It.inveting.com-
David Pinchodo-(25.05.2022)- ci dice :
Investing.com
- Nell'ambito
di un intervento a dir poco allarmistico, il famoso investitore George Soros
(globalista della cricca di Davos) avvertito dei rischi della depressione
globale, di una possibile terza guerra mondiale oltre che alla caduta della
civiltà a seguito della guerra in Ucraina.
Al
World Economic Forum di Davos di Klaus Schwab, Soros ha affermato che il corso
della storia è cambiato radicalmente a seguito dell'invasione russa in Ucraina.
"Ha
scosso l'Europa nel profondo", ha detto Soros. "L'Unione Europea è
stata creata per impedire che una cosa del genere accada. Anche quando i
combattimenti si fermeranno, come alla fine accadrà, la situazione non tornerà
mai più allo status quo ante. L'invasione russa potrebbe rivelarsi l'inizio
della terza guerra mondiale e la nostra civiltà potrebbe non
sopravvivere", ha aggiunto.
Secondo
Soros il Globalista, altre questioni come le pandemie, i cambiamenti climatici
e l'evitare una guerra nucleare sono passati in secondo piano dopo il 24
febbraio. "Ecco perché dico che la nostra civiltà potrebbe non
sopravvivere", ha precisato in seguito.
Parlando
dei cambiamenti climatici, l'investitore ha avvertito che è sono "sul
punto di diventare irreversibili". "Questa potrebbe essere la fine
della nostra civiltà", ha affermato. Ricordiamo che l'invasione
dell'Ucraina da parte della Russia ha messo in pausa la transizione energetica,
con la destabilizzazione dei mercati delle materie prime che ha portato ad un
ritorno dei combustibili fossili.
Soros
ha definito questa situazione "particolarmente spaventosa". "La
maggior parte di noi accetta l'idea che un giorno dovremo morire, ma diamo per
scontato che la nostra civiltà sopravviverà", ha detto.
"Pertanto,
dobbiamo mobilitare tutte le nostre risorse per porre fine alla guerra
rapidamente. Il miglior, e forse l'unico, modo per preservare la nostra civiltà è
sconfiggere il [presidente russo Vladimir] Putin. Questa è la questione
principale", ha aggiunto.
PUNTURE
DI SPILLO:
LA
“SICUREZZA” SECONDO XÍ JÌNPÍNG.
Laportadivetro.org-
Pietro Terna- (9-6-2022)- ci dice:
“La palla di fuoco di un’esplosione
nucleare impiega circa 10 secondi per raggiungere le sue dimensioni massime.
Un’esplosione nucleare rilascia grandi quantità di energia sotto forma di
esplosione, calore e radiazioni. Un’enorme onda d’urto raggiunge velocità di
molte centinaia di chilometri all’ora”.
Non si
tratta dell’inizio di un romanzo di fantascienza, ma dell’esposizione, senza enfasi,
degli effetti diretti di un’esplosione nucleare, come riportata nel sito web della Campagna Internazionale per
l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN, dall’inglese International Campaign to
Abolish Nuclear Weapons), coalizione globale della società civile.
L’ho
letta mentre ascoltavo chi, con tono salottiero, discuteva di possibile escalation
nucleare della guerra. È una descrizione che rimuoviamo dalla nostra percezione
del reale, come una scena di un film, ma le bombe nucleari pesano su tutti noi:
una assoluta follia collettiva.
Le
proposte al Forum di Boao.
Una
descrizione che dobbiamo avere ben presente mentre ragioniamo di politica
estera o di politica commerciale nel 2022. Si tratta di argomentazioni che usano
la guerra come fulcro per le proprie leve. In questa prospettiva, il
riferimento centrale non è a Biden, né tanto meno a Putin il distruttore, ma a
Xí Jìnpíng, il leader della Tigre asiatica, con la sua aria da gattone
benevolente che ha già deciso quello che sarà il nostro destino.
Intervenendo
ad aprile in video al Forum di Boao – località della provincia cinese di
Hainan, dove si svolge quello che è considerato il forum di Davos dell’Asia –
il presidente cinese ha esordito parlando di pace e cooperazione:
“Le
difficoltà e le sfide sono un ulteriore promemoria del fatto che l’umanità è
una comunità con un futuro condiviso in cui tutti i popoli crescono e cadono
insieme, e che tutti i Paesi devono seguire la tendenza dei tempi
caratterizzata da pace, sviluppo e cooperazione win-win e devono muoversi nella
direzione di costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità,
affrontando le sfide per costruire un futuro luminoso attraverso la
cooperazione”.
Poco
oltre, dopo aver citato un motto di un improbabile antico filosofo cinese, ha
affermato che: “Per promuovere la sicurezza per tutti nel mondo, la Cina vorrebbe
proporre una Iniziativa di Sicurezza Globale”; “vorrebbe proporre”, che nel testo
ufficiale in inglese è “would like to propose”: un’introduzione quasi in punta di
forchetta, per
un botto come il lancio di una Global Security Initiative.
Tutto
bene, dunque? Non vi sembra che serva qualche cautela? Chi gli lascia così
tanto spazio? Certo personaggi come Medvedev ci spingono a fidarci della potenza
asiatica: “Bastardi e impacciati , così definisce tutti quelli che sono contro
la Russia l’ex presidente della Federazione russa, Dmitry Medvedev.
I
controversi equilibri internazionali.
L’attuale
vice presidente del Consiglio di sicurezza russa scrive su Telegram solo parole
di odio nei confronti degli occidentali: Vogliono la nostra morte, quella
della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”. Diamo
spazio tutti noi, con le nostre incertezze; gli Stati Uniti e l’Europa in
primis, con la mancanza di un’azione vigorosa per la pace. La pace senza se e
senza ma, perché così deve essere. Infine, c’è anche lo spettro della bomba.
I
punti chiave della proposta cinese: impegno per una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile;
impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi,
a sostenere la non ingerenza negli affari interni e a rispettare le scelte
indipendenti dei percorsi di sviluppo e dei sistemi sociali nei diversi Paesi;
impegno a rispettare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, a
rifiutare la mentalità della Guerra Fredda, a opporsi all’unilateralismo e a
dire no alla politica dei gruppi e al confronto tra blocchi; impegno a
sostenere le legittime preoccupazioni di tutti i Paesi in materia di sicurezza;
impegno a risolvere pacificamente le differenze e le controversie tra i Paesi
attraverso il dialogo e la consultazione; impegno a mantenere la sicurezza nei
campi tradizionali e non tradizionali e a collaborare alle controversie
regionali e alle sfide globali come il terrorismo, il cambiamento climatico, la
sicurezza informatica e la biosicurezza.
Un non
piccolo dettaglio: “la non ingerenza negli affari interni e a rispettare le
scelte indipendenti dei percorsi di sviluppo e dei sistemi sociali nei diversi
Paesi”! Altrimenti? Crolla tutta la costruzione? È quello il prezzo da pagare
per allontanare la guerra e dimenticare la bomba? Forse ce lo siamo meritati.
Alla
ricerca di un nuovo negoziatore.
Avremmo
bisogno di un nuovo Kissinger, certo meno spregiudicato, ma con la stessa
capacità costruttiva del vero negoziatore. Fu lui a convincere Nixon che non era
possibile tenere la Cina al di fuori del concerto delle Nazioni.
L’operazione
aveva anche il grande pregio, per gli americani, di ridurre il ruolo
dell’Europa: quella delle potenze europee vincitrici della Seconda guerra mondiale,
Francia e Gran Bretagna, entrambe dotate di armi nucleari proprie.
Henry
Kissinger ha 99 anni. Anche lui con l’eterna aria del gattone che ha già
adocchiato il topo. A Davos, in maggio, ha ammonito America e Occidente a non
cercare di umiliare la Russia e ha sottolineato (su suggerimento di Klaus
Schwab) che “per la pace generale del mondo è importante che gli Stati Uniti e la Cina
attenuino il loro rapporto di avversità”. Può valer la pena ascoltarlo.
Bomba
atomica: la circolare ministeriale per salvarsi…
Se
qualche lettore, ammesso che ce ne siano, pensa che io sia troppo preoccupato
per la bomba, annuncio che lo sono molto meno dopo aver letto della circolare
inviata dal Ministero della Giustizia ai magistrati del tribunale di Roma,
sulle regole da rispettare in caso di eventi con “armi o agenti di tipo chimico,
biologico, radiologico e nucleare”. Leggiamo che si devono sigillare gli infissi
contro le radiazioni; chiudere le tende, perché fermano i raggi gamma… sono
quasi rasserenato!
Il
Covid usato per imporre
la
Nuova Emergenza Climatica.
Conoscenzealconfine.it-(
14 Agosto 2022) - Marcello Pamio - ci dice:
La
paura del virus consolida e rafforza le convinzioni sul cambiamento climatico.
Ora
forse potete capire il perché nel Pnrr alla transizione ecologica sono andati
71 miliardi, mentre alla sanità “solo” 20 miliardi. Ricordo che è un fondo
pensato per superare la crisi Covid!
La
nuova emergenza impone di cambiare i nostri stili di vita altrimenti entro il
2050 la civiltà collasserà per effetto del cambiamento climatico. Lo dice anche
Greta!
Viene
il sospetto che la pandemia sia stata creata per rifilarci la svolta green! Ed è proprio così!
Approfittano
del coronavirus per velocizzare le grandi trasformazioni/transizioni
programmate da anni (clima, energia, digitalizzazione, ecc.). Serviva un
catalizzatore e hanno scelto il Covid…
La
conferma arriva da uno studio appena pubblicato su Environmental Science & Policy
dal titolo:
“La paura del Covid-19 rafforza le
convinzioni sul cambiamento climatico”.
Secondo
gli autori infatti “Il Covid-19 e altre future crisi possono offrire una
promettente opportunità ai governi europei per accelerare i loro sforzi nella
protezione climatica, in termini di legittimazione sociale”. La ricerca dimostra che quando
affiora una nuova emergenza, la precedente non viene mai soppiantata…
Il
“bacino di preoccupazione” è potenzialmente infinito. Paura crea paura!
“Un
aumento nella preoccupazione per una minaccia può accrescere le paure di altri
pericoli” è il loro motto!
La
differenza la facciamo noi non cascando nella trappola della paura.
Rovesciando
il Great
Reset nel “Great Change”, nel grande cambiamento, creando nuove realtà sociali!
(Marcello
Pamio- t.me/marcellopamio).
«Dirò
ai potenti: il mondo
si può
cambiare».
Corriere.it-
Michele Farina- ( 25-1-2022)- ci dice :
PORTO
ALEGRE - Saluta la folla con la mano sinistra aperta, la mano senza più il
mignolo che una macchina gli ha tranciato quando faceva il tornitore. Sono le
18 e 30 (le 21 e 30 in Italia) all’Anfiteatro del Tramonto di Porto Alegre:
migliaia di persone provenienti da 157 Paesi gremiscono la conca erbosa sulla
riva del lago Guaiba, davanti a un orribile palco sotto un arco rosa. Tra i
1710 eventi del Forum, questo (fuoriprogramma) è forse quello più sentito.
Tutti
aspettano lui, Lula. E’ la sua terza volta al Forum, la prima da presidente del
Brasile. Una tappa di poche ore, prima di saltare sull’altra sponda (non solo)
dell’Atlantico. Il popolo no global vuole una spiegazione dal «presidente dei
poveri» che ha deciso di volare a Davos, in Svizzera, a quello che il movimento
dei Senza Terra chiama il «banchetto degli affamatori». Lula non li tradisce.
Grida con forza il suo no alla guerra, pur senza un richiamo diretto all’Iraq,
«perché il mondo ha bisogno di pace». Ai brasiliani dice: «Voglio che il mio
governo tratti ciascuno di voi come io tratto mio figlio più piccolo che ha 17
anni».
Tra un
paio d’ore prenderà l’aereo per il forum dei global. «E’ come giocare un derby
un tempo con l’International e un tempo con il Gremio», bofonchia Joao,
parlando delle due squadre di Porto Alegre. Il presidente operaio dice che non
sarà il portavoce del no global nella tana dei global. Va a Davos perché è
stato invitato come presidente di tutti i brasiliani. «Il Brasile è l’ottava
potenza del mondo, ha 54 milioni di abitanti denutriti, e ora ha per la prima
volta il funzionario pubblico numero uno che è stato un operaio tornitore». Con
la voce roca, vestito scuro senza cravatta, accanto alla moglie Marisa con la
camicetta rossa, Lula grida che «a quelli di Davos dirò quello che dico a ciascuno di
voi: che non è possibile andare avanti con questa economia che sfrutta i Paesi
poveri, che il nuovo ordine mondiale così com’è non funziona».
A
Davos, nella tana dei capitalisti. A fare che? Lula ricorda di quando era
giovane e gli dicevano: «Non entrare nel sindacato, ha un sistema vecchio,
basato sul diritto del lavoro di Mussolini. Ci sono entrato, e in tre anni
abbiamo rinnovato tutto». In mattinata, parlando con una trentina di
rappresentanti del comitato internazionale del Forum, Lula aveva detto che la
sua vita «è stata piena di sfide e contraddizioni», e che la scelta di andare a
Davos è un’altra di queste contraddizioni. «Non sarò il vostro portavoce - ha
detto il presidente-. Dirò quello che penso». Il mondo vuole la pace, non la guerra
(l’anno scorso Lula condannò sia gli attentati dell’11 settembre che la
risposta in Afghanistan).
«Lula
mi ha colpito positivamente», dice Flavio Totti, portavoce del movimento Tavola
per la Pace, che organizza ogni anno la marcia di Assisi. «Ci ha invitato a
credere nella nostra forza. Stando però attenti a non presentarci come quelli
che hanno la verità in tasca». C’è stato anche il tempo per qualche battuta.
«Quando ha riconosciuto il gruppo italiano - racconta Totti - ha detto che una
volta pensava che le carenze della democrazia dipendessero da una carenza di
educazione. Ma che poi ha visto che molti Paesi dove tutti vanno
all’università, Paesi come l’Italia dotati di grande tradizione culturale, poi
si ritrovano con Berlusconi».
A un
mese dall’insediamento, la Lula-mania tra i brasiliani non è calata. I giornali
che lo ritraggono «con l’ultimo modello di occhiali», la sua foto in mutande e
canotta a corredo di un articolo sul colesterolo. Anche la sua foto ufficiale,
in cui appare senza la fascia tradizionale con i colori della bandiera, è
oggetto di editoriali compiaciuti. La modella Giselle, che è nata a due ore da
Porto Alegre, annuncia che devolverà 150 mila euro al progetto «Fome Zero»
(Fame zero) lanciato dal governo per combattere la povertà.
Tra i
no global la sua decisione di andare a Davos ha aperto qualche crepa. «Neppure
l’ex presidente, Cardoso, ci mise piede». Per rendere l’idea della
contrapposizione: due anni fa un tentativo di far dialogare i due Fori (via
videoconferenza) finì tra accuse e insulti.
«Sarebbe
bello prendere tutti i delegati di Davos metterli su un’astronave diretta nello
spazio», disse uno dei guru del Forum, il professor Walter Bello. Lula sull’astronave? Gruppi
minoritari del Pt, il partito di Lula, avevano sì minacciato una protesta
all’Anfiteatro del Tramonto. Un centinaio di persone al massimo, cancellate
dagli applausi dei «Luliani». Mentre lui lasciava il palco del Tramonto, la
festa è proseguita con la musica. Una variante del «showmicio», come dicono i
brasiliani, metà comizio (comicio) metà spettacolo. Gilberto Gil non c’era.
Il ministro
della Cultura (che ha confessato a Time che il presidente gli ha detto: «Mi
raccomando, ti voglio con i capelli lunghi») è a Parigi. Lula e la delegazione
di altri ministri lo raggiungerà (con volo di linea, per non spendere troppo)
sulla via di Davos. Il ministro della Tecnologia Roberto Amaral, che nei giorni
scorsi ha azzardato che il Brasile dovrebbe mettere a punto gli strumenti per
fabbricare la bomba atomica, in questi giorni era a Porto Alegre. Silenziosissimo. Lula ha richiamato
i suoi «a pensare prima di parlare». Una gaffe sull’atomica è l’ultima cosa che
può servire a Lula il pacifista.
(Michele
Farina).
Bce ed
economisti di Davos avvertono:
“Ora
rischiamo la recessione e salari più bassi”.
Fanpage.it-
Giacomo Andreoli-(25-5-2022)- ci dice :
Alcuni
tra i massimi esperti di economia del pianeta, riuniti a Davos, prefigurano le
prospettive economiche per il pianeta e l’Italia sembra essere tra chi rischia
di più la recessione in Occidente.
L'Italia
è tra quei Paesi al mondo che in questo momento rischiano la recessione. A
dirlo sono alcuni tra i maggiori esperti di economia del pianeta che si trovano
a Davos per il World Economic Forum, con la Bce che sembra confermare in parte
queste fosche previsioni. Secondo la direttrice del Fondo Monetario Internazionale,
Kristalina Georgieva, questo sarà un anno molto duro e la recessione è prevista
"per alcune nazioni, in particolare quelle più dipendenti dall'energia
russa" aggiungendo che "i prezzi dei generi alimentari continuano
a crescere e ci sarà uno choc". Questo nonostante le strategie occidentali
per ridurre la dipendenza da Mosca.
In
effetti la Banca centrale europea conferma nel suo rapporto periodico sulla
stabilità finanziaria che la guerra in corso e le sanzioni contro Mosca
"peggiorano le condizioni dell'Eurozona, specialmente a causa dei rincari
di energia, materie prime e degli a cresciuti rischi su inflazione e
crescita". Questo, fanno notare, vale soprattutto per i Paesi con il
debito pubblico più alto e le maggiori dipendenze dalle forniture russe, poiché
più esposti. Tuttavia la Bce sottolinea che "finora la reazione dei
mercati a questa vicenda è stata ampiamente ordinata".
Secondo
gli analisti della Banca, poi, la crescita potrebbe essere intaccata anche da
altri fenomeni su scala globale, come un pesante rallentamento economico della
Cina, debolezza in economie emergenti chiave o una ripresa del Covid. I rischi maggiori per Paesi come
l'Italia sono le possibili insolvenze di alcune aziende, specialmente in quei
settori che non si sono ancora del tutto ripresi dopo i lockdown pandemici.
La
Comunità dei capi economisti del World Economic Forum prevede in generale una
crescita ridotta al livello globale e un'inflazione galoppante. Ma non solo,
anche "salari reali più bassi, più insicurezza alimentare a livello
globale e devastanti conseguenze umane per la frammentazione dell'economia del
pianeta".
Solo
il grano, secondo gli esperti riuniti a Davos, quest'anno vedrà un aumento dei
prezzi di oltre il 40%. A questo si aggiungono i valori di oli vegetali,
cereali e carne, che raggiungeranno "livelli mai così alti". Quindi si prevede "l'aumento
nella fame nel mondo e una crisi legata al costo della vita".
(fanpage.it/economia/bce-ed-economisti-di-davos-avvertono-ora-rischiamo-la-recessione-e-salari-piu-bassi/).
Davos
chiede la fusione di
intelligenza umana ed artificiale per
censurare la «disinformazione» prima
che venga pubblicata.
Renovatio21.com-
Redazione- (12 Agosto 2022) - ci dice:
Il
World Economic Forum di Klaus Schwab ha
pubblicato un articolo che invoca la fusione di sistemi di intelligenza umana e
artificiale per censurare lo «hate speech» e la «disinformazione» online prima ancora che ne sia
consentita la pubblicazione.
In
pratica, una censura preventiva da applicarsi a chiunque voglia esprimersi
liberamente in rete.
Il 10
agosto sul sito del WEF è stato pubblicato un articolo intitolato «La soluzione agli abusi online? “AI”
più intelligenza umana». In esso siamo messi in guardia contro il temibile pericolo del «mondo
oscuro dei danni online».
Ad
occhio e croce questo cappello introduttivo è stato inserito dopo, e peraltro
da persone che mai hanno sentito l’espressione «excusatio non petita, accusatio
manifesta».
Il
lettore concorderà con noi che si tratta di uno dei momenti più patetici e
grotteschi della giornata: il WEF getta il sasso e nasconde la mano, e accusa i siti che
riportano ciò che scrive. È triste, imbarazzante, rivoltante, comico al contempo.
Bisogna
dire che l’articolo è piuttosto esplicito.
«Combinando
in modo univoco la potenza della tecnologia innovativa, la raccolta di
informazioni fuori piattaforma e l’abilità di esperti in materia che
comprendono come operano gli attori delle minacce, il rilevamento su larga
scala degli abusi online può raggiungere una precisione quasi perfetta»,
afferma l’autore del pezzo, che non sappiamo se abbia presente che la censura
dei social già funziona così da anni – per cui, a fine lettura, non sappiamo
quanto ci stiano prendendo per i fondelli.
L’articolo
si conclude proponendo «un nuovo framework: piuttosto che fare affidamento
sull’ “IA” per rilevare su larga scala e sugli esseri umani per rivedere i casi
limite, un approccio basato sull’intelligenza è fondamentale».
«Introducendo
nei set di apprendimento l’intelligenza curata dall’uomo, fuori piattaforma,
multilingue , l’IA sarà quindi in grado di rilevare anche le sfumature di nuovi
abusi su larga scala, prima che raggiungano le piattaforme tradizionali. Integrare questo rilevamento
automatizzato più intelligente con l’esperienza umana per rivedere i casi
limite e identificare falsi positivi e negativi e quindi reinserire quei
risultati nei set di addestramento ci consentirà di creare un’IA con l’intelligenza
umana integrata», afferma l’articolo.
Insomma:
la via
cyborg al censore perfetto, mezzo uomo mezzo macchina, come Robocop.
«In
altre parole, la tua libertà di parola verrà probabilmente censurata prima
ancora che tu possa pubblicarla sui siti di social media. Alcuni la chiamano
“censura preventiva”» scrive Summit News.
«I
team di fiducia e sicurezza possono impedire che le minacce aumentino online
prima che raggiungano gli utenti» scrive l’articolo WEF.
Il
World Economic Forum di Klaus Schwab in teoria dovrebbe parlare di economia, ma
ci stiamo rendendo conto che invece tratta di tutt’altro.
Il Grande Reset non sembra passare per banche
e fabbriche, danari e lavoratori: pare invece richiedere, a gran voce,
giganteschi sistemi di controllo integrati, e forse perfino la mista unione
tecnoide tra esseri umani e computer.
Il
Klaus Schwab (il nuovo Hitler) non è nuovo a discorsi di estremismo
transumanista in cui annuncia la necessità di fondere uomo e macchina, un processo che lui inserisce nel suo
concetto di «Quarta Rivoluzione Industriale», propalata a piene mani a manager
e amministratori di tutte le latitudini e di tutti i livelli, che ripetono a
pappagallo la teoria transumanista della «fusione della nostra identità fisica,
digitale e biologica».
Ciò è
scritto nero su bianco sul suo libro La quarta rivoluzione industriale, che per
qualche ragione ha la prefazione dell’erede Agnelli John Elkan.
Nel
testo, lo Schwab (il nuovo dio dei globalisti occidentali. Ndr) spiega con entusiasmo come la
tecnologia in arrivo consentirà alle autorità di «intromettersi nello spazio fino ad
ora privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il
nostro comportamento».
«Con
il miglioramento delle capacità in questo settore, aumenterà la tentazione per
le forze dell’ordine e i tribunali di utilizzare tecniche per determinare la
probabilità di attività criminale, valutare la colpa o addirittura recuperare i
ricordi direttamente dal cervello delle persone».
Senza
pudore alcuno, Klaus Schwab (il nuovo Hitler ) era arrivato a suggerire l’utilizzo di scansioni
cerebrali, rese possibili dagli impianti biocibernetici, anche solo per
viaggiare:
«Anche
attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione
cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un
individuo».
«I
dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà
virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel
nostro cervello».
«I
microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno
il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa
significhi essere umani», sostiene Schwab (il nuovo dio terreno.Ndr).
In un
inquietante evento a Davos è possibile vedere Schwab che parla con il padrone
di Google “Sergej Brin” della possibilità di leggere il pensiero a tutti i
partecipanti nella sala.
««Puoi
immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro
cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi
avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso
dirti immediatamente come reagiscono le persone».
In
pratica, già cinque anni fa, Klaus Schwab annunziava più chip cerebrali per
tutti.
Bisogna
ammetterlo: neanche un cattivo di James Bond raggiunge simili altezze.
Del
resto, un mondo così orrendo e perverso ai tempi di Ian Fleming non era
immaginabile.
Pensate
al povero George Orwell ridotto al niente dalla distopia presente, mille volte
peggiore di quella che immaginava in 1984 – dove i chip cerebrali, che leggono
e comandano il foro interiore degli esseri umani, non erano minimamente
pensabili.
SCANDALO
ONECOIN:
‘L’UE MI
ABBANDONA
ALLA GIUSTIZIA
USA.
IO
ANDRÒ IN CARCERE PER 40 ANNI
E GLI
EUROPEI PERDERANNO I RISARCIMENTI.’
Notiziegeopolitiche.net-
Daniele Priori – (12 Agosto 2022) – ci dice:
Esclusiva
Ng: parla
l’ex capo degli 007 lussemburghesi Frank Schneider.
Frank
Schneider, ex direttore operativo del Service de Renseignement de l’État (SRE)
lussemburghese (ndr, Servizi segreti interni), è stato arrestato dai francesi in relazione a un
caso di frode negli Stati Uniti: il caso OneCoin.
OneCoin
è stato creato dalla donna d’affari bulgara, Ruja Ignatova, scomparsa nel 2017.
Schneider
è stato arrestato con un mandato d’arresto internazionale emesso da un
tribunale di New York, che incaricava la polizia speciale della Brigade de recherche et
d’intervention francese, un’unità di tipo SWAT.
Il suo arresto ha sollevato diverse questioni
in materia di diritti nell’Ue e sulla libertà di movimento dei cittadini
europei, ma anche sul potere dei tribunali americani nel perseguitare i
cittadini europei.
– Come
ha iniziato a lavorare per i servizi di intelligence lussemburghesi?
” Dopo
aver lavorato nella sezione politica dell’ambasciata degli Stati Uniti negli
anni ’90, mi è stato chiesto di entrare a far parte del servizio di
intelligence lussemburghese SRE nel 2000.
All’epoca questa era una reliquia della Guerra
fredda e doveva essere adattata alle moderne esigenze in seguito agli attentati
dell’11 settembre e alla rinascita del terrorismo islamico.
Ho
anche notato che il Lussemburgo aveva bisogno di un vero servizio di intelligence,
uno che potesse effettivamente fare il lavoro e non solo esistere sulla carta.
Sono
diventato il giovanissimo direttore delle operazioni e alla fine degli anni
2000 mi sono reso conto di essere troppo giovane per rimanere
nell’organizzazione.
Ero
ambizioso e non potevo vedermi trascorrere i prossimi 25 anni fino al mio
pensionamento in questa posizione, ma non avevo nemmeno le reti di relazioni
politiche o l’interesse a diventare il regista.
Invece ho convinto l’allora governo sotto la guida di
Jean Claude a creare una società di intelligence sostenuta dal governo che
potesse concentrarsi maggiormente sui requisiti di informazione per il settore
finanziario del Lussemburgo. Il governo ha approvato e sponsorizzato la mia azienda Sandstone, creata nel
2008”.
– Ma
il governo Junker è stato accusato di alcune irregolarità durante il suo
mandato?
” Nel
2012 i partiti di opposizione in Lussemburgo hanno collaborato con i partner
della coalizione socialista di Juncker e hanno utilizzato i servizi di
intelligence come catalizzatore per estromettere Juncker dal governo.
Sono stato accusato insieme ad altri di
illeciti che sono stati successivamente indagati dalla giustizia
lussemburghese, per poi essere finalmente assolto da tutte le accuse nel 2019.
Tuttavia
le conseguenze politiche della cosiddetta vicenda SREL hanno visto la fine del
partito di centrodestra di Juncker, il CSV, dominante dal dopoguerra ed è
iniziato un imbarazzante cocktail di liberali, socialisti e verdi senza una
chiara leadership. Dire che questo nuovo governo non era dalla mia parte è un
eufemismo”.
– Poi
cosa ha fatto nella vita e come è arrivato a lavorare per Ruja Ignatova, la
fondatrice di OneCoin?
” Nell’ottobre
2015 ho ricevuto un’e-mail da un mio ex cliente, l’ex viceministro delle
Finanze bulgaro Krassimir Katev, che a quel tempo era amministratore delegato
della filiale di Sofia della banca russa VTB, incarico che ricopre ancora oggi.
Krassi
mi è stato presentato nel 2010 dal mio buon amico Tyler Drumheller, ex capo
della divisione europea della CIA.
Nella
sua e-mail Krassi mi ha presentato la sua buona amica Ruja Ignatova che aveva
bisogno di assistenza a molti livelli. Sono seguite una prima telefonata e
poi diversi incontri con Ruja, che è stata la fondatrice della criptovaluta
chiamata “OneCoin”.
Il modello di business era complesso e fino ad
oggi abbastanza difficile da comprendere chiaramente.
OneCoin è stata una fusione del folle mondo
del marketing multilivello (MLM) con il mondo ancora più folle delle
criptovalute. Il risultato è stato una “turbo pazzia”. Sebbene l’MLM non sia
illegale, è spesso al limite, molte organizzazioni MLM, come ad esempio Herbalife,
si trovano in alcune fasi in conflitto con la legge.
OneCoin
è cresciuto in modo esponenziale e ha mostrato carenze su tutti i fronti, dalla
conoscenza delle procedure per i clienti, alla conformità della governance
aziendale, alla gestione della reputazione, fino alle sfide legali. Era esattamente ciò per cui
Sandstone, la mia società, era lì e dopo un’indagine di onboarding molto
dettagliata in cui abbiamo verificato tutte le informazioni fornite da Ruja, a
partire dal suo CV, la realtà dei suoi straordinari risultati accademici,
diversi pareri legali di importanti studi che hanno trovato OneCoin in linea
con la legge, ho accettato Ruja come mio cliente. Ho lavorato per lei fino alla
sua scomparsa il 25 ottobre 2017”.
– In
cosa consisteva il suo lavoro per Ruja Ignatova?
” Inizialmente
abbiamo esaminato una serie di problemi e svolto una serie di controlli sui
precedenti delle persone coinvolte negli affari di Ruja. Ben presto è emerso che c’erano
problemi con ogni individuo che controllavamo su ogni fronte dell’azienda.
Il
mondo del MLM mi era sconosciuto e ho scoperto questo universo parallelo di
individui di network marketing che anche prima di OneCoin guadagnavano milioni
di commissioni vendendo qualsiasi cosa attraverso le loro reti. Le persone che hanno assistito Ruja
nella gestione delle finanze erano tutte un’incognita per me, dal suo ragazzo
Gilbert Armenta, a tutte le società di elaborazione finanziaria, fino ai
fornitori di servizi alle imprese”.
– Che
cosa ha fatto Ruja quando le ha comunicato le sue valutazioni?
” Gran
parte, se non la maggior parte, delle mie scoperte è stata semplicemente
ignorata da Ruja. È emerso che semplicemente non aveva il tempo di cambiare
queste persone poiché gli affari erano in continua crescita.
Nonostante
la sua lucidità, la sua presenza e l’intelligenza mozzafiato, Ruja era una
manager incompetente, superficiale, che si circondava deliberatamente di un
basso livello di competenze, delegando oltre ogni aspetto della sua attività,
il tutto finì con la completa perdita del controllo su fondi e transazioni, sui
clienti e sulla conformità, sulla governance e sulle attività del suo personale
chiave. Ho
cercato di concentrare il mio lavoro nell’affrontare alcune delle gravi sfide
di reputazione e legali subappaltando ai migliori professionisti il lavoro. I
principali avversari di Ruja provenivano dall’altrettanto folle mondo delle
criptovalute”.
– Come
descriverebbe quel mondo? Rispetto all’esperienza OneCoin ovviamente.
” Questi
pionieri e fanatici di bitcoin erano fondamentalmente contrari a chiunque
utilizzasse la criptovaluta per guadagni aziendali commerciali. Individui come Michal Turton che
scrive sotto lo pseudonimo di OZ in vari forum online o un individuo chiamato
Tim Taychun, un altro fanatico di bitcoin, stavano animando le discussioni
negative tramite i forum su Internet.
Ovviamente
abbiamo indagato su queste persone in dettaglio e abbiamo scoperto che tutto
ciò che cercavano alla fine era che Ruja offrisse loro dei soldi per fare
marcia indietro.
Tuttavia
Ruja ha rifiutato di soccombere alle richieste poco ortodosse e ha
semplicemente aumentato la tensione. Tutto questo lavoro ha richiesto
alcuni budget molto alti che Ruja ci ha messo a disposizione e ha permesso alla
mia azienda di mettere a disposizione studi legali di primo piano come Hogan
Lovells e l’ex avvocato di Bill Clinton, Robert S Bennett, gli avvocati di
gestione della reputazione Carter Ruck e Schillings, lo studio di pubbliche
relazioni Chelgate, Andrew Trollope QC, la società di pubbliche relazioni di
New York, 5W Public Relations, lo specialista dell’intelligence statunitense Dr
Neil Livingstone che, con le conoscenze di Ruja e il via libera, era
l’interfaccia permanente con l’FBI su questioni OneCoin, ma anche altri
consulenti come lo specialista in criptovalute e candidato al Congresso USA
Brian Forde, ex vice CEO di Standard Chartered Bank e attuale vicepresidente
del consiglio di sorveglianza di ING Bank Mike Rees, membri senior della Camera
dei Lord britannica, ex membri del gabinetto britannico, ex segretari del
governo degli Stati Uniti, numerosi attivi ed ex ufficiali dell’intelligence e
società di intelligence in tutto il mondo”.
– Da
quello che ha capito oggi, OneCoin è stato pianificato come frode da Ruja
Ignatova sin dall’inizio?
” No,
decisamente no”.
–
L’FBI sostiene il contrario. Perché?
” L’FBI
sostiene il contrario citando alcuni frammenti di e-mail tra Ruja e Sebastian
Greenwood, il suo cofondatore, fuori contesto, suggerendo che l’hanno
pianificata come una frode.
Questo
semplicemente non è vero. Sono certo che Ruja l’ha vista come una vera idea
imprenditoriale e si è ispirata a idee e concetti simili. Sono altrettanto
certo che né Ruja né nessun altro si aspettava che OneCoin decollasse come ha
fatto.
È qui
che si manifestano le carenze nella gestione poiché il successo non è stato
soddisfatto con le decisioni manageriali necessarie e l’implementazione di
meccanismi per gestire il successo e la crescita esponenziale”.
– Il giornalista della BBC Jamie Bartlett
afferma nel suo libro recentemente pubblicato “The Missing Cryptoqueen” che lei ha aiutato la sua cliente a
scomparire nel 2017 e che ora vive una vita mondana a bordo di uno yacht nel
Mediterraneo. Come risponde a questo proposito?
” Per
essere onesti Jamie, dice anche che lo nego, cosa che faccio categoricamente,
perché non ho aiutato Ruja a scomparire. Questa voce deriva dalla testimonianza
del fratello di Ruja, Konstantin, arrestato nel gennaio 2019 a Las Vegas,
rinchiuso a New York per otto mesi, che è finito per concludere un accordo
sulla base di una dichiarazione di colpevolezza con i pubblici ministeri
statunitensi, in base alla quale è diventato testimone in un processo contro
l’avvocato Mark Scott che ha gestito alcune delle finanze di Ruja.
I pubblici ministeri statunitensi sapevano prima del
mio arresto che Konstantin aveva mentito sotto giuramento, ma ciononostante
usarono le dichiarazioni di Konstantin contro di me alle autorità francesi
giustificando la richiesta di arresto, detenzione ed estradizione nei miei
confronti.
Le due
dichiarazioni giurate sono state fornite al vice procuratore statunitense Mike
McGinnis e all’agente dell’FBI Ronald Shimko. Questo è quello che posso dire
della scomparsa di Ruja, dato che sono stato in contatto con lei fino
all’ultimo giorno di ottobre 2017.
Avevamo
progetti per i giorni successivi, erano stati fissati incontri con avvocati,
altri progetti erano in cantiere. Intorno al 20 ottobre Ruja mi ha detto che
doveva lasciare la Bulgaria per un breve periodo. Le ho messo il dubbio e l’ho
sconsigliata, poiché Ruja sapeva che il posto più sicuro per lei era la
Bulgaria.
Sapeva all’epoca che la Procura meridionale di New York era molto interessata a
lei.
A quel punto avevamo informazioni sul fatto che
Gilbert Armenta, uomo ricco e fidanzato di Ruja, stesse effettivamente
lavorando con l’FBI contro di lei, sotto una tremenda pressione.
C’era
un piano per persuadere Ruja con il pretesto di incontrare un individuo che era
interessato ad acquistare OneCoin da lei, attraverso un incontro tramite
Gilbert in Costa Rica, ma conoscevamo il vero scopo di questo.
Ruja ha registrato tutte le sue conversazioni
con Gilbert come richiesto dai suoi contatti del governo bulgaro che avevano
pianificato di confrontarsi con le autorità statunitensi per i loro piani
oltraggiosi.
In queste
circostanze ho messo in dubbio la necessità per Ruja di viaggiare. Ma Ruja ha spiegato che i suoi
contatti bulgari le hanno chiesto di lasciare il paese il 25 perché c’era
un’incursione della polizia annunciata sulla base di una richiesta di
assistenza legale dalla Germania.
In realtà questo raid avvenne ma solo alcuni
mesi dopo.
I bulgari hanno detto che volevano dimostrare
che Ruja aveva lasciato il paese e quindi non poteva essere interrogata su
richiesta tedesca, quindi ha viaggiato nonostante le mie preoccupazioni. Ha preso un volo Ryanair la mattina
presto il 25 ottobre 2017 da Sofia ad Atene, accompagnata da una delle sue
guardie del corpo. Quando è arrivata ad Atene, Ruja mi ha chiamato.
Ero a
Londra in quel momento. Mi ha spiegato che la sua guardia del corpo aveva
“istruzioni” di lasciarla e tornare a Sofia. Eravamo entrambi confusi su chi
avrebbe dato tali istruzioni.
Ruja ha confermato di essere stata istruita
dalla sua guardia del corpo in partenza di salire a bordo di un volo per
Salonicco più tardi quel giorno dove sarebbe stata accolta da un nuovo
equipaggio di guardie del corpo. Fece come le era stato detto e mi chiamò di
nuovo da Salonicco.
Ha
scherzato dicendo di aver ricevuto un messaggio di attendere in aeroporto per
alcune ore l’arrivo della sua scorta. Decise che sarebbe andata a fare shopping
per noia e mi avrebbe contattato più tardi. Ormai era sera a Londra e Ruja
chiamò da un’auto.
Ha detto che stava tornando in Bulgaria via
terra e che il suo ingresso nel paese non sarebbe stato registrato. Poiché la
conversazione si interrompeva più volte, dovette richiamarmi. Alla fine mi ha
chiesto di incontrarla a Sofia la settimana successiva.
Sembrava stanca ma rilassata e gioviale.
Intorno alle 2 del mattino, ora di Londra, ho ricevuto un messaggio che diceva
“casa sicura”. Ho trovato quel testo leggermente strano perché era in inglese e noi
comunicavamo esclusivamente in tedesco. Dal mattino successivo Ruja era
irraggiungibile”.
– Cosa
pensa le sia successo?
“Penso
che sia stata uccisa e mentre spero che non sia così, non ho visto nulla che
indichi il contrario. Le autorità statunitensi hanno contattato il suo avvocato
statunitense Robert S Bennett all’inizio del 2019 esprimendo il desiderio di
parlare con me”.
– Qual
è stata la sua reazione quando lei è stata inserita nella lista dei 10 più
ricercati dell’FBI?
“Tra i
10 ci sono 7 assassini, due capi del cartello della droga, un pedofilo e
assassino di una bambina di cinque anni. Ruja potrebbe essere responsabile
delle perdite finanziarie delle persone e anche se gli importi sono
incredibilmente alti, non è paragonabile a nessun componente di un elenco del
genere.
Averla
elencata come una delle prime 10 fuggitive degli Stati Uniti mi indica che gli
Stati Uniti devono aver vinto la loro guerra globale al terrorismo visto che
non ci sono più terroristi da elencare. È a dir poco patetico”.
– Ruja
è cittadina tedesca, OneCoin è stata molto attiva in Europa compresa l’Italia,
ma sembrano minori le attività negli States. Perché gli Stati Uniti sono così
interessati a questo caso?
” Per
citare Bob Bennett, “questo è un caso di denaro. È tutta una questione di
soldi”. Tutto su OneCoin e Ruja fa clamore.
Il
business MLM fa clamore, è pieno di pazzi esaltati che hanno guadagnato milioni
e milioni con OneCoin.
Il settore delle criptovalute è esaltato, è
sotto steroidi, e con tutti i tipi di fanatici, pieno di nuovi arrivati che
sembrano fallire nel medio periodo.
E mentre le dimensioni potrebbero essere inferiori a
quelle di OneCoin, le criptovalute avevano perso investitori per oltre 3
trilioni di dollari nel novembre 2021 e la perdita oggi rimane ancora superiore
a 2 trilioni.
Il costo della bolla delle dotcom del 2002 è
stimato in 5 trilioni di dollari.
Tutto ciò si basa su false promesse, false
dichiarazioni e aspettative di rendimento particolarmente irrealistiche che
sono più vicine al fenomeno del gioco d’azzardo che all’investimento. Tutto questo clamore crea un’indagine
delle forze dell’ordine altrettanto pubblicizzata in cui i trucchi sporchi
sembrano consentiti come mezzi per raggiungere un fine.
Alla
fine ci sono carriere in gioco e carriere da fare. Un procedimento giudiziario di
successo da parte di avvocati statunitensi nel caso OneCoin, da un miliardo di
dollari, creerà carriere di avvocati di successo e altamente pagate, mentre la
mancata indagine sarà senza dubbio un colossale killer per la carriera.
A
partire dal 2016 l’Ue ha in atto un investimento multinazionale amministrato da
Europol. Questa è nota come operazione Siena o talvolta anche come operazione
Satellite. Gli Stati Uniti e altri paesi non Ue sono stati invitati a
collaborare.
Sembra
che ci siano tipiche guerre per il territorio in cui le agenzie partecipanti
lavorano più l’una contro l’altra che per collaborare con un’altra. Il fatto è
che OneCoin è un caso europeo con giurisdizione europea al 100% e per lo più
vittime europee e quindi non c’entra con gli Stati Uniti. Il fatto, tuttavia, è
anche che ancora una volta le agenzie dell’Ue sembrano incapaci di lavorare
insieme e ricercare le informazioni a loro disposizione da fonti europee e
individui come me. Il mondo intero sa che sono stato rilasciato nel novembre
dello scorso anno e finora nessuno di nessuna agenzia dell’Ue si è rivolto a me
e mi ha fatto domande. Perché dovrei rifiutarmi di assisterli?”.
– Cosa
rischia se la Francia decide finalmente di estradarla negli Stati Uniti?
” Quarant’anni
più, un ergastolo o una lenta condanna a morte alla mia età. Sono accusato di
cospirazione per riciclaggio di denaro e frode telematica. Quest’ultimo non ho
ancora idea di cosa significhi. Se ritenuto colpevole verrò condannato secondo
le linee guida di condanna e vedendo le somme in gioco è probabile che andrò
vicino al massimo della pena. A differenza dei paesi dell’Ue, le sentenze
vengono aggiunte negli Stati Uniti, motivo per cui esistono queste fasi
ridicole che possono durare più a lungo di una vita umana”.
– Come
cittadino dell’Ue, se il Lussemburgo non estrada i suoi cittadini e la Francia
non estrada un cittadino francese, con quale logica la Francia può quindi
estradare un cittadino dal Lussemburgo? La Francia non dovrebbe rimandarla
nel suo paese d’origine? Non c’è alcuna legge dell’UE che dovrebbe giocare in
questa situazione?
” Semplicemente
non c’è logica. Ai sensi dell’articolo 21 del trattato dell’Ue (TFUE), un
cittadino dell’Ue ha il diritto di vivere e lavorare in qualsiasi stato membro
dell’Ue. In aggiunta ai diritti fondamentali di cui all’articolo 18, nessun
Paese può discriminare i cittadini dell’Ue sulla base della loro cittadinanza.
È chiaro che la Francia dovrebbe trattarmi come uno dei suoi cittadini e
rifiutare la mia estradizione negli Stati Uniti.
Ma questo è politicamente delicato e una
questione di Ue contro sovranità nazionale. L’EUCJ riconosce questo problema sotto la cosiddetta dottrina
Petruhhin, una giurisprudenza che dà ai Paesi di nazionalità il diritto alla
possibilità di riavere i propri cittadini al fine di evitare l’estradizione. Ma le sentenze sono complesse e
scomode e richiedono uno sforzo reale da parte del Paese di cittadinanza, nel
mio caso il Lussemburgo”.
– Che
cosa intende fare il Lussemburgo, il suo paese di cittadinanza, per proteggerla
da tutto questo e proteggersi dall’estradizione del suo ex capo
dell’intelligence negli Stati Uniti?
“Niente
da quello che posso vedere. Questo è, tuttavia, un vero problema. Il Lussemburgo
non è solo responsabile delle proprie informazioni classificate, ma anche della
custodia e della protezione delle informazioni che sono state condivise con il
Lussemburgo da altre nazioni. Spesso questo è stabilito tramite trattati di sicurezza
bilaterali. Ho lavorato a stretto contatto con i servizi di intelligence di
altre nazioni. Il lavoro che ho svolto insieme ad altri servizi nazionali non
riguarda gli Stati Uniti o in alcuni casi potrebbe essere stato contrario agli
interessi degli Stati Uniti.
Nello
scenario in cui devo affrontare un pubblico ministero statunitense potrebbe
benissimo risultare che le mie informazioni più preziose provengono dal tempo
trascorso con i servizi di intelligence.
Ho
reali speranze che, mentre il mio paese non ha idea per questo, altre nazioni
possano mostrare alcune preoccupazioni. In ogni caso, come mi descrivono
chiaramente i miei avvocati statunitensi, la tipica domanda di apertura di un
pubblico ministero statunitense sarà: “Frank, quando hai lasciato il college
cosa hai fatto?”.
È
obbligo di qualsiasi procuratore statunitense identificare qualsiasi violazione
delle leggi statunitensi. Ma cosa accadrebbe se queste leggi venissero violate
nel contesto del mio lavoro per lo Stato che ho servito, e se venissero violate
da società lussemburghesi e io fossi a conoscenza di tali violazioni? Vedete che tutto questo è piuttosto
complesso ma sfortunatamente ben oltre la capacità di comprensione del
Lussemburgo”.
–
Pensa che il Lussemburgo possa davvero voler sbarazzarsi di lei?
“Questo
è certamente quello che sembra, poiché non vengono fatti sforzi per il
contrario”.
– Ha
lavorato con i servizi segreti italiani durante la sua carriera
nell’intelligence?
“L’ho
fatto ovviamente. Ho lavorato principalmente con i servizi esterni italiani
SISMI, che poi nel 2007 ha preso il nome di AISE. Ho prestato assistenza
ovunque e in qualsiasi momento in modo specifico su questioni di intelligence
finanziaria poiché il Lussemburgo e l’Italia hanno spesso avuto una relazione
difficile quando si trattava del segreto finanziario del Lussemburgo. Ma
abbiamo sempre trovato una soluzione per assistere il più possibile i nostri
amici italiani, spesso piegando al massimo le nostre stesse regole. Dopo la mia
partenza sono rimasto molto vicino ai servizi statali italiani e ho collaborato
a stretto contatto con società di intelligence commerciali italiane. Qui,
recentemente, abbiamo esaminato i flussi finanziari illegali verso l’Iran e la
violazione delle sanzioni iraniane da parte di obiettivi di interesse per lo
Stato italiano”.
– Sarebbe in grado di aiutare l’indagine
italiana sulle attività di OneCoin in Italia?
“Sì
assolutamente. Ancora una volta, non sono difficile da trovare e molto
accessibile. È importante che le vittime possano essere risarcite e mi sembra
che ci siano clienti OneCoin italiani. Quindi dovrebbe esserci un interesse per
le informazioni che sono in grado di fornire. Si dovrebbe essere chiaramente
consapevoli che una volta che gli Stati Uniti saranno riusciti a congelare e
sequestrare i beni di OneCoin, questi andranno persi per sempre per le vittime
non statunitensi e rimarranno quindi nelle casse del tesoro americano”.
Antonino
Zichichi: "Il cambiamento climatico
dipende
dalle attività umane per il 5%.
Non
confondiamolo con l'inquinamento".
Huffingtonpost.it-Antonino
Zichichi-(30 Settembre 2019) - ci dice:
“Il
riscaldamento globale dipende dal motore metereologico dominato dalla potenza
del Sole.
Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni
naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è
senza fondamento scientifico”.
In
un'analisi apparsa sul Giornale, il fisico approfondisce la questione clima e
si rivolge a Greta Thunberg: "Non dovrebbe interrompere gli studi, come ha
detto di volere fare".
″È
bene precisare che cambiamento climatico e inquinamento sono due cose completamente
diverse. Legarli vuol dire rimandare la soluzione. E infatti l’inquinamento si
può combattere subito senza problemi, proibendo di immettere veleni nell’aria.
Il riscaldamento globale è tutt’altra cosa”.
Già in passato Antonino Zichichi ha negato l’origine
antropica del surriscaldamento globale. In un’analisi apparsa sul Giornale, il
fisico approfondisce la questione, diventata di interesse popolare dopo le
battaglie di Greta Thunberg.
“Il
riscaldamento globale dipende dal motore metereologico dominato dalla potenza
del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece
da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il
surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico”.
Il
discorso di Greta all'Onu: "Ci avete rubato i sogni e l'infanzia."
(Tutti
sanno che Greta è una discepola prediletta da Klaus Schwab. Ndr)
Zichichi parla dell’attivista svedese,
riconoscendole il merito di esser riuscita a calamitare l’attenzione sul tema, ma sottolineando l’importanza della
Scienza per comprendere il fenomeno.
“Greta
ha parlato di clima per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.
E c’è riuscita. Ma se non c’è la Logica, e quindi la Matematica e poi la Scienza, cioè
la prova sperimentale, il clima rimane quello che è: una cosa di cui si parla
tanto, senza usare il rigore logico di un modello matematico e senza essere
riusciti a ottenere la prova sperimentale che ne stabilisce il legame con la
realtà. Greta
non dovrebbe interrompere gli studi, come ha detto di volere fare [...]. Greta
dovrebbe dire che di clima bisognerebbe iniziare a parlarne alle scuole
elementari”.
L’approccio,
a suo parere, dovrebbe essere differente.
“Per
risolvere i problemi climatologici è necessario studiare la Matematica delle
equazioni differenziali non lineari e gli esperimenti da fare affinché questa
Matematica corrisponda alla realtà. Altrimenti si parla di clima senza affrontare
i problemi legati al clima”.
Quando
Zichichi disse: “La foto del buco nero? Non è una scoperta”.
Climatologo:
“Riscaldamento global
e non
è solo colpa dell’uomo”.
“Dipende
dal sole”.
Ilsussidiario.net-(30.06.2022)
- Josephine Carinci- Nicola Scarfetta - ci dicono:
Il
riscaldamento globale non è solamente colpa dell’uomo. Tutto dipenderebbe dalla
posizione del sole e dalla sua attività, spiega Scarfetta. Parole del
meteorologo.
(caldo_meteo_temperature_previsioni_estate_tempo_farmacia_anticiclone_lapresse_2017)
(La
presse) -
Nicola
Scarfetta, professore di Meteorologia e Climatologia dell’Università di Napoli
Federico II, è tra gli esperti più accreditati sul panorama scientifico per
quanto riguarda i cambiamenti climatici. Il docente ha sviluppato la teoria dei
cicli millenari solari che influenzerebbero il clima del pianeta.
Tramite
il Mattino, ha spiegato: “Si tratta di cicli del clima di lungo periodo, da non
confondere quello degli ultimi mesi con la siccità dilagante. L’oscillazione
millenaria è stata osservata molto bene dai dati solari, addirittura ha un
nome: è chiamata Oscillazioni o Ciclo di Eddy, in onore del grande fisico
solare John A. Eddy un pioniere della materia che a metà degli anni Settanta
studiò il minimo di Mounder cioè quella durante la piccola era glaciale
avvenuta tra il 1650 e il 1715 in cui c’è stata la minima presenza di macchie
solari”.
Nasce
proprio da questo la teoria del professor Scarfetta:
“Da qui il punto di partenza per la teoria
dell’oscillazione millenaria, cioè fu constatato che a una bassa attività
solare corrispondeva un periodo freddo-glaciale. Prima di questo minimo di
Mounder c’è stato invece un periodo caldo, corrispondente al medievo, così come
dopo è iniziato quello attuale, il periodo caldo contemporaneo. Analizzando i
dati a ritroso almeno di 10mila anni, si è visto che questa alternanza
caldo-freddo sulla Terra corrispondeva all’attività solare, con una cadenza di
mille anni. Dal 2000 in poi ci sono stati innumerevoli pubblicazioni
sull’argomento che correla un record solare con un record climatico, consideri che intorno al 1950 abbiamo
avuto un’attività solare davvero molto alta, da lì abbiamo avuto i primi
segnali di un forte cambiamento anche del clima”.
La
responsabilità dell’uomo.
Secondo
la teoria di Scarfetta, dunque, l’uomo non avrebbe colpe nel riscaldamento
globale?
Non è
proprio così: “L’aumento delle temperature dal 1700 a oggi rientra nel ciclo millenario
solare sicuramente ma a esso dovremmo sovrapporre eventualmente la componente
antropica, cioè creata dall’uomo”.
La causa solare è primaria o secondaria?
“Al
momento esiste una notevole incertezza sia di dati climatici, cioè di quanto si
sta riscaldando la Terra, e sia di dati per la ricostruzione dell’attività
solare antica.
I dati solari veri li abbiamo dal 1978 in poi
cioè da quando i satelliti sono stati abilitati per queste ricerche.
Quindi
alcuni gruppi scientifici dicono che l’attività solare è cambiata su scala
secolare, quindi un’attività modesta, e ci sono altri astrofisici che affermano
che è variata molto di più perfino con un rapporto 4-5 volte di più. Grandi
differenze, quindi”.
Il caldo
attuale, che sta mettendo a dura prova l’uomo ma anche l’attività agricola e
non soltanto, a cosa è dovuto?
Scarfetta
spiega: “Stiamo
vivendo un periodo con un blocco di aria fresca fermo dietro le Alpi che per
poca energia non riesce a passare, e di contrasto l’anticiclone africano trova
il varco e si stabilisce sul Mediterraneo, portando clima caldo e impedisce formazioni di nubi.
Il Nord Atlantico a dire il vero si è
raffreddato ma il ciclone islandese non riesce ad arrivare qui da noi, questo
perché l’aria non riesce a caricarsi di umidità ed energia: se l’acqua è fredda c’è minore
evaporazione che dalla superficie del mare sale in atmosfera, con venti poco
potenti. Quindi ciclone resta immobile”.
Riscaldamento
globale.
E’ tutta
colpa del Sole.
Unina.it-Redazione-
(30-10-2021)- ci dice :
In una
estesa Invited Review pubblicata su Research in Astronomy and Astrophysics (IOP
Publishing), un gruppo internazionale di 23 scienziati esperti in fisica
solare, astronomia e nei cambiamenti climatici - che include anche il
professore Nicola Scafetta del Dipartimento di Scienze della Terra,
dell'Ambiente e delle Risorse della Federico II - mostra che è prematuro dare
la colpa al riscaldamento climatico osservato dal 1900 ad oggi principalmente
alle emissioni antropiche di gas serra.
Lo
studio contraddice la conclusione principale dell'Intergovernmental Panel on
Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, ripetuta anche nell'ultimo rapporto
(Sixth Assessment Report, AR6) pubblicato in agosto, in quanto questo è basato
su dati parziali e incompleti che non sono sufficienti per valutare correttamente
l'effetto del Sole sul clima della Terra.
La review - basata su circa 500 studi
scientifici - usa tutte le serie solari oggi disponibili e numerose serie
climatiche globali. Queste serie mostrano tra di loro una grande variabilità
secolare. Lo
studio conclude che il possibile contributo del sole al riscaldamento globale
osservato durante il XX secolo dipende fortemente dalle serie solari e
climatiche specifiche adottate per l'analisi.
Gli
studiosi mostrano che l'ipotesi sostenuta dall'IPCC secondo cui l'aumento
dell'attività solare osservato durante il XX secolo avrebbe avuto un effetto
trascurabile sul riscaldamento climatico post-industriale si basa solo su
simulazioni generate da modelli climatici globali che usano come forzanti
solari quelli che si ottengono con le serie astronomiche che presentano la più
piccola variabilità secolare. Paradossalmente, i modellisti climatici ignorano le serie
solari proposte nella letteratura scientifica che suggeriscono una variabilità
solare secolare molto più ampia (fino ad un fattore 10) e che presentano anche
una diversa modulazione che meglio si correla con quella mostrata nelle serie
climatiche.
Inoltre,
nei documenti dell'IPCC le predizioni dei modelli climatici - che già producono
un riscaldamento superiore a quello riportato nelle serie climatiche ufficiali
- vengono anche confrontate con delle serie climatiche che diversi studi
considerano problematiche perché sicuramente influenzate da una componente
spuria di riscaldamento non climatico, come quello registrato dalle stazioni
meteorologiche posizionate in prossimità dei centri urbani. Dal dopoguerra ad oggi, le isole di
calore urbano sono cresciute notevolmente in molte parti del mondo inducendo un
riscaldamento solo locale che dovrebbe essere completamente rimosso nelle serie
usate per studiare i cambiamenti climatici. Questo però non avviene perché, come
lo studio anche mostra, usando solo le serie meteorologiche registrate nei siti
rurali, il riscaldamento globale dell'ultimo secolo è inferiore di almeno del
20% di quello riportato nelle serie climatiche usate dall'IPCC.
I 23 studiosi concludono che il selezionare le
serie solari con la più bassa variabilità solare insieme a serie climatiche
influenzate dal riscaldamento urbano ha l'evidente l'effetto di minimizzare la
componente naturale del cambiamento climatico e, simultaneamente, di
massimizzare quella antropica, ma l'operazione è scientificamente scorretta.
Infatti, data la notevole variabilità e le incertezze esistenti tra le serie
astronomiche e climatiche, diverse selezioni di dati portano a conclusioni
contradditorie: l'aumento dell'attività solare durante il XX secolo ad oggi
potrebbe avere contribuito quasi nulla (come sostenuto dall'IPCC) oppure la
maggior parte del riscaldamento osservato. Quindi, ritenere che il riscaldamento
climatico globale dal 1900 sia dovuto all'uomo e che i modelli climatici
attuali siano sufficientemente validi per prevedere i cambiamenti climatici
futuri è al momento prematuro e probabilmente errato.
Connolly, R., ed altri 22 autori. "How
much has the Sun influenced Northern Hemisphere temperature trends? An ongoing
debate."
(raa-journal.org/raa/index.php/raa/article/view/4906).
Pedofilia:
"Un culto satanico
diffuso
nei centri di potere."
Lanuovabq.it-
Benedetta Frigerio – (10-7-2020) - ci dice:
«Migliaia
di bambini vengono rapiti, abusati, uccisi e sacrificati al diavolo per ragioni
di potere. Lo dicono le vittime, le prove». «Abbiamo raccolto testimonianze che
parlano del legame fra pedofilia e satanismo». «Il fenomeno sfugge al controllo
della polizia». «La guerra fra bene e male è giocata sugli innocenti».
A
parlare alla Nuova Bussola Quotidiana è Robert David Steele, consulente capo
della Commissione giudiziaria d’inchiesta sul Traffico di esseri umani e abuso
sessuale di minori, ex ufficiale dei Marines ed ex membro della CIA.
Quello
che ci racconta è frutto dei racconti di persone coinvolte negli abusi o di
vittime i cui predatori sono stati accusati di pedofilia e finiti in carcere.
«Migliaia
di bambini vengono rapiti, abusati, uccisi e sacrificati al diavolo per ragioni
di potere. Lo dicono le vittime, i testimoni, le prove». A parlare a La Nuova
Bussola Quotidiana è Robert David Steele, ex ufficiale dei Marines, ex membro
della CIA e candidato al premio Nobel per la pace nel 2017.
Steele
ha formato oltre 8000 rappresentanti dell’Intelligence e delle forze
dell’ordine ed è stato chiamato dal Tribunale Internazionale per la Giustizia
Naturale (Associazione con sede a Londra che ha riunito esperti di tutto il
mondo) come consigliere e consulente capo della Commissione giudiziaria
d’inchiesta sul Traffico di esseri umani e abuso sessuale di minori.
Quello che ci racconta è frutto delle numerose
testimonianze (in parte simili a quella di Michela nel libro "Fuggita da
satana" in cui si parla di violenze e bambini sacrificati) di persone
coinvolte negli abusi o di vittime i cui predatori sono stati accusati di
pedofilia e finiti in carcere.
Steele,
per quanto tempo ha lavorato per la Cia e cosa ha scoperto durante gli anni del
suo operato riguardo alla pedofilia?
Ho
lavorato per la Cia nell’ufficio delle Operazioni Clandestine dal 1979 al 1988,
ma non ho scoperto la piena estensione della pedofilia finché non è esploso lo
scandalo del “PizzaGate", con il mio successivo sostegno al libro “Pedophilia
& Empire: Satan, Sodomy, & the Deep State” (“Pedofilia e Impero: Satana, la
sodomia e lo Stato Profondo”), per cui ho scritto la prefazione e il cui titolo è stato da
me suggerito, e fino a quando non sono stato invitato a diventare commissario e
consulente capo della Judicial Commission of Inquiry into Human Trafficking and
Child Sex Abuse.
Ora in
Occidente ci sono continui arresti (centinaia) relativi agli abusi di migliaia
di bambini. Ma in molti casi la stampa dedica poche righe a notizie dalla
portata enorme. Non solo, come abbiamo riportato (qui), i processi legali
vengono spesso interrotti. Le prove scompaiono o vengono insabbiate e di norma
sia gli investigatori sia i giudici vengono rimossi. Come mai?
Dopo
anni di studio del fenomeno sono ormai persuaso che la pedofilia sia il modo
con cui il Deep State (“Lo Stato profondo”) attira a sé personaggi chiave e
mantiene il potere. La “trappola della pedofilia” (video che ritraggono personalità note
con bambini, ndr) è principalmente usata dal Mossad ma anche da molte altre reti di
intelligence - lo scandalo di Epstein è solo la punta dell’iceberg.
Ci
sono operazioni portate avanti con questo ricatto in ogni provincia e Stato del
mondo. Inoltre ci sono molti poliziotti, giudici, PM, capi di polizia, editori
e grandi firme corrotti o ricattati sapendo che se violeranno l’omertà al
riguardo della pedofilia potranno anche essere uccisi.
Il
silenzio mediatico è tale che nessuno si domanda dove siano reclutati migliaia
di bambini. Può dirci qualcosa al riguardo?
La
stima migliore dice che circa otto milioni di bambini all’anno vengono
“reclutati” in tutto il mondo, con un'aspettativa di vita per bambino abusato
di circa due anni. Mentre molti bambini scompaiono perché semplicemente
scappano da casa, in media la maggioranza di chi scompare finisce nelle reti
della pedofilia, per essere poi torturati e infine uccisi, affinché il loro
sangue sia bevuto e i suoi organi mangiati, come emerso anche dalle
testimonianze rilasciate alla Commissione che possono essere visionate.
Cosa
raccontano le vittime? Può spiegare che cosa fanno i pedofili ai bambini e se
ci sono legami con il satanismo come modo per raggiungere il potere?
(A
capo di questi infami vi è Klaus Schwab. Il suo regno è il mondo, quale satana
padrone del globalismo occidentale a capo di tutti i paesi globalisti
satanisti! Ndr)
Abbiamo
raccolto testimonianze (qui un esempio) di alcune vittime che parlano di questo
legame fra pedofilia e satanismo (in Italia denunciato appunto in "Fuggita
da satana" e da don Fortunato Di Noto), anche se la maggior parte delle
informazioni provengono da fonti secondarie.
Va
detto che c’è una differenza fra i pedofili che abusano da soli dei bambini e
quelli per cui la pedofilia è un atteggiamento acquisito, un rito di passaggio
ai ranghi alti ed esclusivi del Deep State.
La pedofilia è anche strettamente associata alla sodomia
che è un aspetto particolare della Frammassoneria e delle società segrete.
La
perversione sembra essere considerata un privilegio legato al rango e include i
cosiddetti Abusi
di Rito Satanico (Satanic Ritual Abuse, “Sra”). Il Deep State è assolutamente satanico,
luciferino ed è legato alla sinagoga di satana.
Anche
la notizia dell’aumento delle sparizioni di minori nel mondo è silenziata. Si
può ricondurre il fenomeno alla crescita della pedofilia? I bambini possono
essere rapiti da famiglie “normali” o è più facile che provengano da famiglie e
situazioni già fragili?
Ci
sono tre tipi di provenienze dei bambini. La più basilare è la crescita di
bambini come coltivazione redditizia, venduti senza che siano stati registrati
alla nascita. La seconda è dei bambini reclutati dal flusso migratorio.
Di recente abbiamo scoperto (da una
conversazione con un ufficiale del Dipartimento di sicurezza nazionale) che
alcuni agenti del Dipartimento di sicurezza nazionale hanno preso in custodia
bambini al confine meridionale per venderli ai pedofili così da arrotondare lo
stipendio.
La
terza sono i bambini su richiesta, che si dividono in figli di genitori
degeneri che li vendono ad ore ai pedofili e in bambini rapiti dopo essere
stati selezionati dai cataloghi: fra i bambini più costosi ci sono quelli che
vengono rapiti da famiglie “perfette” di tutto il mondo, che non hanno idea che
i loro bambini fossero stati fotografati, messi su catalogo per poi essere
venduti.
Dalle
notizie relative a Germania, Francia e Gran Bretagna è emerso che spesso la
polizia ma anche i servizi sociali sono collusi con i pedofili. La collusione è
un’istituzione diffusa?
La
collusione è molto diffusa ma mi permetta una nota a partire dalla nostra
esperienza. Spesso le organizzazioni che hanno a che fare con i bambini -
dall’Unicef all’Oxfam ai Boy Scouts (tutte implicate in scandali noti, ndr) fino ai servizi di protezione dei
minori - nascono come legittime.
Nel
tempo però attraggono i pedofili che mirano ad avere contatti con i bambini. La
pedofilia sfugge al controllo della polizia, inclusa Scotland Yard e la
Gendarmeria di tutti i paesi, perché è un privilegio dei nobili, dei partiti al
potere, dei miliardari e delle celebrità. (Gli uomini di Davos ne sanno
qualcosa! Ndr)
È una
forma di cocaina, anche perché oltre all'eccitazione che deriva dall'abusare di
un bambino impunemente, c'è anche l’adrenotropo, il sangue intriso di
adrenalina (per la paura,ndr) che si ricava dalla tortura di un bambino prima che il suo
sangue venga raccolto.
Quindi
l’adrenotropo dei bambini usato come droga non è una fantasia.
È
reale e può essere congelato per il trasporto. Il modo migliore per spiegare i suoi
effetti è quello della tortura dei cani da parte di cinesi che li mettono a
bollire vivi prima di mangiarli. In questo modo il sangue del cane si riempie di
adrenalina cambiando il sapore della carne. Non è una fantasia ma un’atrocità
nota in tutto il mondo. Inoltre, c’è anche un effetto anti-età, per cui molte
celebrità sembrano essere dipendenti dall’adrenotropo.
Lei ha
parlato delle organizzazioni per l’infanzia: in effetti, due anni fa è emerso
lo scandalo degli abusi sessuali da parte degli operatori dell’Unicef, ora
leggiamo che oltre tremila operatori Onu hanno abusato di 60 mila bambini. Cosa ne pensa?
Non mi
sorprende. Lo
stesso è accaduto all’interno degli schieramenti della NATO e delle operazioni
militari statunitensi. Un mercenario spiegò che l’unico modo per essere sicuri
di non contrarre malattie sessuali era di comprare una vergine molto giovane.
In
America, con l’esplosione del “Pizzagate" sono emersi fatti inoppugnabili: le foto e i video della pizzeria di
Alefanti sul suo profilo Instagram (bambini bendati e con le mani legate,
transessuali che elogiano gli abusi sessuali…).
Anche le immagini dei quadri che ritraggono
bambini legati nella casa dei Podesta sono inquietanti. Nonostante questo la
stampa ha chiuso il caso con la parola “fake news”. Com’è possibile?
Per le
ragioni dette, la stampa libera negli Stati Uniti non esiste.
Però
ci sono articoli come questo di Sky News che ammettono la diffusione della
pedofilia a Hollywood.
La
pedofilia è un “segreto di pulcinella” che attraversa tutte le società mondane.
Ciò che è meno noto è che la pedofilia è solo la parte
iniziale: da qui si passa alla tortura, alla produzione di adrenotropo e agli
abusi di rito satanico che includono la raccolta di feti e anche il consumo
della carne dei bambini subito dopo la nascita (qui una testimonianza). Ancora una
volta rimando al libro di cui ho parlato sopra.
Dopo
l’arresto di Epstein è emerso chiaramente che molte persone al potere sono
coinvolte con la pedofilia, infatti diverse celebrità volavano sulla sua isola
privata dove i bambini venivano abusati. Nonostante questo, non è emerso altro
(il principe Andrea pare più che altro un capro espiatorio). Perché le vittime
non parlano?
La
maggioranza delle vittime viene uccisa e i loro corpi vengono cremati. Sono d’accordo sul fatto che il
principe Andrea sia un capro espiatorio, lo considero come uno che si è
coinvolto con una diciassettenne e non propriamente come un pedofilo. È stato usato come un’esca. Invece,
vale la pena dire che Epstein, che nel 2008 avevo già definito un falso
miliardario - Les Wexner il sionista miliardario americano lo finanziava (si dice che abbia anche finanziato
l’11 settembre) - era solo un addetto ai lavori.
Trump
parla di un Deep State corrotto e coinvolto. Ma cosa sta facendo per fermare
l’abuso di minori?
Mi
lasci dire, Donald Trump è uno dei più grandi presidenti della storia americana
al pari di Andrew Jackson, John F. Kennedy e Ronald Reagan. È unico fra tutti i presidenti per
aver preso in considerazione la piaga del traffico di esseri umani - ha emanato
a riguardo due ordini esecutivi, uno nel dicembre del 2017 e uno a gennaio
2020. Quando il Deep State sarà finalmente distrutto, sarà proprio il suo uso e
abuso di bambini che, grazie a tutta la documentazione della National Security
Agency (NSA) e da altre fonti, avrà reso la vittoria possibile. Perchéquesto mondo e il potere
muovono guerra ai bambini e alla loro innocenza?
I
bambini sono sempre stati abusati. I sacrifici umani non sono nuovi e nemmeno
la pedofilia lo è.
I bambini sono il futuro dell’umanità, inoltre
l’1 per cento di essa pensa che il 90 per cento di tutti gli esseri umani debba
essere eliminato affinché il pianeta sia stabile. (Lo comanda il nuovo Lucifero Klaus
Schwab, capo dei globalisti occidentali.Ndr)
La
terra è nel mezzo di una guerra massiccia tra il bene e il male e l’abuso dei
bambini è il fulcro dei questa guerra.
Consolidamento.
Fisicaquantistica.it-conoscenzealconfine.it-
Beatrice-( 29 Marzo 2022)- ci dice :
Consolidamento.
È questa oggi la parola d’ordine.
Se
all’inizio fu necessario uno shock per distruggere il conosciuto senza che
nessuno osasse ostacolare il processo di ricostruzione, oggi, mattone dopo
mattone, tassello dopo tassello, le basi debbono essere rinforzate, i bastioni
resi ancor più inespugnabili.
Il
nuovo ordine mondiale di Klaus Schwab, edificato con enorme sforzo
propagandistico e con un dispiegamento di forze inaudito, deve ora
necessariamente cristallizzarsi, amalgamarsi con la vita, riplasmare abitudini
e quotidianità, passare da straordinario ad ordinario.
Nella
cementificazione del paradigma autoritario odierno, in cui si rigenerano
istituti anacronistici che sembravano sepolti nei meandri polverosi della
storia, il conflitto in Ucraina ricopre sicuramente un ruolo chiave. In un momento in cui la narrazione
pandemica, tra lasciapassare e punture forzate, sembrava oramai aver smarrito
la sua vis originaria, il cambio di rotta bellico sembra più che mai funzionale a
corroborare l’ordine costituito, a soffiare sul fuoco della perenne emergenza,
a non perdere il terreno sino ad oggi conquistato.
Lo
schema seguito è il medesimo: un nemico da combattere con ogni mezzo ed ad ogni costo,
sacrifici, un capro espiatorio da dare in pasto a masse frastornate ed
isteriche, propaganda incessante e mistificazione della realtà.
Non contano nulla umanità, democrazia e
solidarietà.
Contano ancor meno le analisi geopolitiche di eminenti professori da salotto e
le manipolazioni mediatiche dei pennivendoli con l’elmetto.
Tutto,
oggi, sembra esser programmato per consolidare quanto venuto in auge in questi
due anni di sconvolgimenti, per continuare a riorganizzare la società secondo
schemi ed agende ex ante partoriti, che avrebbero rischiato di affievolirsi,
deteriorarsi od andare perduti senza l’avvento di una “nuova” crisi, di
un’altra strategia di dominio e terrore.
Dal
virus alla guerra, dal lockdown all’inflazione, dai no-vax ai russi, dalla
crisi sanitaria a quella energetica, il passo è stato brevissimo.
L’assalto
all’uomo ed alla sua natura continua sempre nelle stesse modalità, con la
fragile e ridicola scusa del bene comune e della salvezza del genere umano.
Le
tempistiche, oramai, lasciano poco spazio ai dubbi. Se l’inverno passato è
stato duro, il prossimo non sarà da meno.
Oramai
abbiamo la scorza dura. Coraggio e sangue freddo.
(weltanschauung.info/2022/03/consolidamento.html).
Verso
un Mondo Transumano.
Fisicaquantistica.it-
conoscenzealconfine.it- Beatrice- ( 21 Maggio 2021)- ci dice :
Intervento
di Mons. Carlo Maria Viganò al world summit “Truth Over Fear: The Vaccine, and
the Great Reset”.
“Verrà
un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli
si avventeranno contro dicendo: ‘tu sei pazzo!’ a motivo della sua
dissomiglianza da loro”. (Sant’Antonio Abate)
Ecco
cosa c'è dietro la lettera di Viganò .
Intervento
di Mons. Carlo Maria Viganò al world summit “Truth Over Fear: The Vaccine, and
the Great Reset” (7-9 Maggio 2021), riguardo il “fantastico mondo” voluto
dal Great Reset, dai fautori del Nuovo Ordine Mondiale e dagli adepti della
setta globalista: “Un mondo transumano”.
(Il
piano ordito dal globalista Klaus Schwab.Ndr)
Sono
molto grato al dottor Patrick Coffin per l’opportunità che mi è stata offerta
di prender parte al world summit “Truth Over Fear: The Vaccine, and the Great
Reset.”
Mentre
mi appresto a prendere la parola, desidero salutare ognuno dei partecipanti e
benedire il loro impegno al servizio della verità, soprattutto in queste ore di
grande confusione, di oscuramento delle menti e delle coscienze. Avete
sicuramente preso conoscenza delle mie dichiarazioni del 25 marzo scorso , con
le quali ho voluto in qualche modo lanciare questo evento e anticipare i temi,
trattandone alcuni in modo più articolato. La presente esposizione tocca altri
aspetti e intende in qualche modo completare il mio precedente intervento.
I
media, i politici, i manager delle grandi aziende e addirittura i sacerdoti e i
Vescovi ci parlano ossessivamente di un mondo connesso, in cui le facoltà del
corpo umano sono amplificate da una serie di appendici tecnologiche che ci
permettono di parlare all’automobile, di accendere la luce del salotto parlando
con un cilindro di plastica, di ricevere da Alexa informazioni sul traffico, di
ordinare il sushi dal cellulare, di sapere se il latte che abbiamo in frigo è
prossimo alla scadenza. Secondo loro, questo mondo rappresenta una conquista ed
un progresso per l’umanità. Molte delle meraviglie che ci aspettano sono già
disponibili, altre sono imminenti, già brevettate e pronte ad essere immesse
sul mercato.
Immaginiamo
per un istante che uno di noi, per un caso fortuito, all’inizio dello scorso
anno si sia trovato a vivere isolato da tutto questo. Immaginiamo che abbia deciso di
ritirarsi in uno chalet di montagna per scrivere un libro, o di chiudersi in un
monastero per un periodo di meditazione e preghiera. Niente televisione, niente giornali,
niente social, niente notizie dell’ultim’ora sul cellulare. Solo i ritmi della
natura, il canto degli uccelli, il soffio del vento, lo scroscio del torrente,
il rintocco di una campana. Fino al momento in cui, dopo più di un anno, questo fortunato
amico conclude il suo periodo di isolamento e torna nel mondo, credendo di
trovarlo come lo ha lasciato.
Dinanzi
a cosa si trova, questa persona rimasta lontana mentre noi eravamo rinchiusi in
casa per i lockdown imposti da quasi tutti i Governi del mondo?
Ebbene, il nostro amico scoprirà che mentre si
dedicava al suo romanzo o alla meditazione dei Padri della Chiesa il mondo è
letteralmente impazzito. Una sindrome influenzale, che dai dati ufficiali causa lo
stesso numero di decessi tra gli anziani e le persone debilitate di una normale
influenza stagionale, è stata usata come pretesto per seminare terrore tra la
popolazione, grazie alla complicità dei politici, dei media, dei medici, delle
forze dell’ordine.
Si
vedrà circondato da persone che indossano una mascherina anche all’aperto,
perché qualcuno ha detto che serve per impedire il contagio. Quando, rientrato a casa, vorrà
andare a fare la spesa, verrà scacciato dal negozio di alimentari perché non
porta quella ridicola museruola, e non potrà pranzare al ristorante senza
essersi sottoposto ad un tampone che, fino all’anno scorso, era indicato come
inefficace per scopi diagnostici.
Si
sentirà dire che questa “pandemia” ha causato milioni di morti, anche se nel
2020 in tutti gli Stati del mondo i decessi sono stati praticamente gli stessi
di quelli degli anni precedenti. E che, per un virus influenzale notoriamente
mutante, come qualsiasi virus Corona, le autorità mondiali hanno acquistato
dalle case farmaceutiche miliardi di dosi di vaccini dichiaratamente inutili,
visto che non garantiscono immunità ed anzi hanno gravi effetti collaterali,
che però nessuno vuole riconoscere.
Il
nostro amico rimarrà sconcertato nell’apprendere che, al primo insorgere dei
contagi in una remota località della Cina, anziché bloccare i voli e le
comunicazioni con l’estero, c’era chi gridava al razzismo e si preoccupava di testimoniare
solidarietà andando a mangiare involtini primavera al ristorante cinese, con
uno stuolo di reporter e fotografi al seguito. Apprenderà dai giornali che molti
Stati, da più di un decennio, avevano depotenziato la sanità pubblica, chiuso
ospedali, lasciato il piano pandemico non aggiornato.
E non
si capaciterà del fatto che siano state vietate le cure efficaci e l’assistenza
domiciliare, aspettando che i contagiati peggiorassero per essere ricoverati
nei reparti di terapia intensiva e fatti morire con i ventilatori per la
respirazione profonda.
Rimarrà
scandalizzato quando gli diranno che i morti sono stati privati dell’autopsia e
sottoposti a cremazione senza funerali religiosi, come se chi li ha lasciati
morire non volesse lasciare tracce dei propri misfatti.
Potete
immaginare quanto l’assurdità di tutto questo, per una persona che non è stata
bombardata quotidianamente dalle notizie terroristiche dei media, suoni
incomprensibile. E come sia incomprensibile la passività e la rassegnata obbedienza delle
masse ai diktat delle autorità civili e religiose.
Perché
il nostro amico scoprirà che anche in chiesa le cose sono cambiate: non c’è più
la pila dell’acqua benedetta, gli inginocchiatoi sono scomparsi per far posto a
sedie distanziate con cartelli che indicano dove ci si può sedere, quante
persone possono entrare, e che la Comunione dev’essere ricevuta nella mano per
ragioni igieniche.
Apprenderà
che non solo i parroci e i Vescovi si sono adeguati alla follia collettiva, ma
vi hanno dato un contributo personale, giungendo in certi casi a imporre
tamponi e vaccini per chi vuole assistere alle funzioni.
Gli
mostreranno il famoso video di Bergoglio da solo in piazza San Pietro, o
l’intervista in cui sponsorizza i vaccini come un “dovere morale”, anche se sono prodotti con materiale
fetale proveniente da aborti. E gli diranno che la Congregazione per la Dottrina della Fede
si è premurata di dichiarare moralmente leciti quei vaccini.
Quando
parlerà con gli amici che non sente da più di un anno, il nostro amico verrà a sapere
che è stato loro vietato di uscire, di incontrarsi per le feste, di celebrare
la Pasqua e il Natale, di andare a Messa, di confessarsi, di ricevere i
Sacramenti; che lo Stato ha imposto lockdown e coprifuoco, chiudendo negozi e
ristoranti, musei e palestre, scuole e biblioteche.
Tutto chiuso, per il terrore di un virus
influenzale che poteva esser curato – che può essere curato – con terapie che
l’OMS e gli altri “esperti” hanno proibito, ordinando la “vigile attesa”.
E se
chiederà perché nessuno abbia protestato, si sentirà dire che le manifestazioni
di dissenso sono state parimenti vietate e represse dalla polizia a colpi di
manganello.
Gli
diranno che in alcuni Stati sono stati costruiti centri di detenzione per chi
non vuole sottoporsi alla vaccinazione, mentre si è cercato di rendere obbligatoria
una app che consente il tracciamento dei movimenti dei cittadini e oggi si
teorizza l’uso di un microchip sottocutaneo che rileverebbe la positività al
virus o di un passaporto vaccinale, grazie al quale sarebbe possibile viaggiare
in aereo o andare al ristorante.
E
tutto questo è stato possibile grazie al silenzio dei magistrati, mentre
anonimi comitati scientifici spadroneggiavano con protocolli assurdi e
inefficaci.
Milioni
di persone confinate agli arresti domiciliari avrebbero dovuto ridurre il
numero dei contagi, mentre in realtà i Paesi in cui il lockdown non è stato
imposto hanno avuto meno morti. Milioni di persone costrette a non lavorare, ridotte
in miseria da decisioni illegittime e incostituzionali, hanno obbedito
aspettando ridicole elemosine promesse mille volte e mai arrivate.
Milioni,
miliardi di persone hanno subito le decisioni di pochi “filantropi” (come Klaus
Schwab, Soros, Gates, ecc.), che sono riusciti ad imporre i vaccini prodotti da case
farmaceutiche di cui essi sono i principali azionisti, con l’approvazione di organi
di controllo che essi finanziano per la maggior parte.
Nessun
conflitto di interessi, nessun crimine contro l’umanità, nessuna violazione
delle libertà naturali e dei diritti fondamentali dei cittadini. Tutto è filato
liscio, come in un film distopico.
Ebbene,
quello che il nostro amico si trova dinanzi è il fantastico mondo voluto dal
Great Reset, dai fautori del Nuovo Ordine Mondiale, dagli adepti della setta
globalista.
Un
mondo “transumano”, in cui gli algoritmi partoriti da menti malate, diaboliche,
decidono se si può uscire di casa, quali cure devono essere somministrate,
quali attività possono aprire, quali persone hanno il diritto di lavorare.
E mentre eravamo imprigionati senza sbarre
nelle nostre case, credendo ai farneticanti annunci della televisione e dei
social, col favore delle tenebre c’era chi installava ovunque i ripetitori del
5G, per rendere possibile quella svolta tecnologica che dovrebbe connettere
tutti e tutto, dal frullatore all’iPad, dall’auto elettrica alle lezioni a
distanza. Con
l’obbligo perpetuo di mantenere il “distanziamento sociale” e di esser
vaccinati ogni sei mesi, ben che vada, in nome di una pandemia di cui non si
vedono i danni se non nella narrazione mediatica e nella sciagurata gestione da
parte dei politici e dei medici di regime.
Il
nostro amico non è un medico, ma siccome non ha vissuto questo anno e mezzo di
delirio sanitario subendo l’assordante bombardamento mainstream della
televisione e dei social, riesce a cogliere la follia di quanto è accaduto a
tutti noi, assieme
al piano criminale che è stato perpetrato dall’élite.
Né gli
sfuggirà – come non sfugge a noi – il ruolo che ha avuto la Gerarchia cattolica
nell’imporre la narrazione ufficiale, usando l’autorità della Chiesa per
ratificare un crimine mostruoso, una frode colossale contro Dio e contro l’uomo.
Se
facciamo un confronto tra come vivevamo a Gennaio 2020 e come ci siamo ridotti
a vivere oggi, non possiamo non riconoscere il successo di questo piano
infernale, accettato dalla maggior parte delle persone come ineluttabile.
Vi è chi, non potendo accettare l’intrinseca
irrazionalità dei provvedimenti adottati dai governanti, sospende il giudizio e
si consegna ai propri carnefici. Altri, cercando un senso soprannaturale alla follia
collettiva, invoca da Dio la fine di una pestilenza inesistente o si adegua
alle nuove liturgie pagane del Covid. Altri ancora, più combattivi, non
riescono a rassegnarsi alla mostruosità di quanto avviene e sperano in un
intervento divino.
Se
solo avessimo il buonsenso di pensare autonomamente, di usare la razionalità di
cui ci ha dotati il Padreterno, comprenderemmo immediatamente che questo orrore non è
altro che il “mondo alla rovescia” voluto dall’eterno Nemico del genere umano,
l’inferno in terra vagheggiato dai servi di Satana, il “Nuovo Ordine Infernale”
che prelude all’avvento dell’Anticristo e alla fine dei tempi. Solo così potremmo capire
l’apostasia dei vertici della Chiesa, tutti presi a dar prova di obbedienza
all’ideologia globalista, al punto da rinnegare Cristo in croce e preferire, al
soave giogo di Cristo, le pesanti catene di Lucifero.
Se vi
è un “Grande Ripristino” di cui l’umanità ha davvero bisogno, questo può solo
avvenire nel ritorno a Dio, in una vera e propria conversione degli individui e
delle società a Cristo Re, che da troppo tempo abbiamo lasciato spodestare in
nome di una perversa libertà che tutto concede e tutto legittima fuorché il
Bene. Quel
“Great Reset” si è compiuto sul Golgota, nel momento in cui Satana ha creduto
di mettere a morte il Figlio di Dio e di impedire la Redenzione, mentre in
realtà egli siglava la propria definitiva sconfitta.
Quello a cui assistiamo oggi è solo un doloroso
strascico della battaglia tra Cristo e Satana, tra la stirpe della Donna
rivestita di luce di cui parla l’Apocalisse e la stirpe maledetta dell’antico
Serpente.
Così,
nell’avvicinarci alla persecuzione degli Ultimi Tempi, noi abbiamo la certezza
soprannaturale che anche questa grottesca pandemia, miserabile pretesto per
l’instaurazione di una sinarchia antiumana e anticristica, è destinata alla
sconfitta, perché Cristo ha già vinto l’eterno Sconfitto, con una vittoria
schiacciante e inesorabile.
Forti
di questa vittoria epocale, di cui vedremo il trionfo forse molto presto, noi
dobbiamo combattere sotto le insegne di Cristo Re e sotto la protezione della
Regina delle Vittorie, alla Quale il Signore ha dato il potere di schiacciare il
capo del Maligno.
Se
torneremo a Cristo, iniziando da noi stessi e dalla nostra famiglia, riusciremo
non solo ad aprire gli occhi per comprendere l’assurdità di quanto avviene
intorno a noi, ma sapremo anche combattere efficacemente con le armi
invincibili della Fede. “Omne, quod est ex Deo, vincit mundum: et haec est victoria,
quae vincit mundum, fides nostra. – Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il
mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5, 4). Allora la nuova torre di Babele,
il castello di carte del Covid, la farsa dei vaccini, la frode del Great Reset
crolleranno inesorabilmente, manifestando nella sua natura diabolica il piano
omicida dell’Avversario e dei suoi servi.
Guardiamo
alla Nuova Gerusalemme che discende dal cielo, la Santa Chiesa, che nella
visione di San Giovanni appare “come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21,
2). Ascoltiamo la gran voce che annunzia: “E Dio asciugherà ogni lacrima dai
loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché
le cose di prima sono passate” (Ap 21, 4). Il nostro “Great Reset” si compie in
Nostro Signore: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5), “Io sono
l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine” (Ap 21, 6).
Possa
l’intera Corte celeste assisterci e proteggerci in questa battaglia epocale,
nella quale ci gloriamo di militare sotto le insegne di Cristo Re e di Maria
Regina.
(Mons.
Carlo Maria Viganò, Arcivescovo, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti
d’America).
” IO
SO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO”!
Tuttaunaltrastoriaitaliana.com-Rita
Cabras-( 27-1-2022)- ci dice:
Federico
Caffè le cui parole vogliono ancora oggi, essere un invito alla riflessione che
è esattamente anche lo scopo di chi scrive unitamente a quello predominante di
informare chiunque abbia buona volontà e disponibilità. Si ringrazia l’autore del post
anche per aver voluto ricordare il Professore, certamente un uomo retto che
amava e onorava la sua patria e ne voleva il suo bene.
Ed ora a noi Draghino mio, m’hai provocato e
mo’ te se magno…, gnam!
E devi da ringrazia’ er signor BALOCCO che m’ha
addorcito co li panettoni sua che so così boni che c’ho provvista fino a Pasqua.
E allora Marie’ te se messo n’capoccia de fa er
Marchese der Grillo e noantri, er popolo cojone , semo secondo te ì Ricciotto
de a situazione…., a Marie’ ma n’do vai si lla banana nun ce ll’hai / bello
hawaiano becchete sto banano….] . A Marie’ e famo che pe na vorta osservamo la
Costituzione e l’applicamo..ee? Noi, er popolo cojone, semo li Marchesi der
Grillo e tu, Marie’ sei Ricciotto come ha da esse, no?
Te
promettemo che nun t’arroventamo e monete de e tasse, perché vedi Riccio’ si tu
nun ce rispetti noi te ce mannamo tutti n’coro a te! tutti lì ministri tua e
pure tutti lì servi che te massageno tutto er santo giorno co a lingua. Ma
dimme na cosa Marie’ ma che gnente gnente tè sé n’grugnato pe mister Vittorio
Colao che me deve de da na’ vagonata de sordi!
A
Riccio’ ma che pe puni’ me’ n’hai castigato du mijoni più li poliziotti, co l’obbligo
vaginale e sta fregnaccia der lasseme passa’ verde?.
Ma nun
se po fa! Marie’! Ma che te se trasformato ner carbonaro sempre
m’briaco? Co tutti sti decreti. Ma come! Er Presidente t’ha miracolato! E t’ha
fatto capo der governo puro si c’è quella legge, com’era? ah! Si! La legge 17,
Anselmi-Spadolini’, er divieto e li sanzioni a quelli come te che occupano
cariche pubbliche, te fai parte de a massoneria e cosa più grave, secondo John
Coleman, fai pure parte de li 300 m’fami che vonno distrugge l’Italia: er
comitato dei 300.
Nun ce
credi Riccio’? E allora guarda n’po la lista dei nomi, ce trovi pure lo
stratega de via FANI, l’amichetto de Renzi, l’americano…, a wuan’ de sten?
E pure quella sola de Colao c’ appartiene a
quer gruppo de banditi der Bilderberg ,n’antra setta segreta… e Riccio’?
E allora Riccio’! Massacri er popolo pe na
pandemia truffa, come li tamponi! Guarda n’po che c’è scritto in uno de li “vangeli” vostri, il CDC.
Mo to
o dico co parole mie; apri bene le orecchie Riccio’ quest’artri banditi del CDC
dicono che pe lì tamponi, nun avendo er virus cinese che nissuno ha mai
isolato, hanno…,ammantienete Riccio’!
Usato
er virus de l’influenza stagionale, che pure lui è uno co a corona ma ne é mortale e nun fa invalidi come invece
li veleni vostri.
Perciò
Riccio’ so tutti positivi ar coronavirus stagionale; e allora sti tamponi,
mortacci vostri, hanno reagito ar coronavirus stagionale! Allora Riccio’ ce
state a cojona’ da du anni! E tutti
quelli che so morti?! De che so’ morti Riccio’? Chi ce li spiega?
E chi
ce spiega come mai so morti solo lì ricoverati e l’anziani delle case de riposo…eterno. chi ce li spiega? Li servi
tua giornalisti?
L’ esperti de sti ” ciufoli”? Leggi con carma
Riccio’ so 80 pagine in inglese e si tu me permetti quarche copia l’ho mannate
a diverse procure.
A’ e
si c’hai problemi co a lingua de Albione basta che sali de novo sur Britannia
come ner 92, e te fai aiuta’ da Lilibeth: a regina!
E je dici: [ hai visto Maestà? So veramente
passato dalle parole a li fatti ! E mentre
m’briacamo sti pecoroni con green pass e
vaccino, ” io” , ti svendo l’ urtimi gioielli rimasti, impianti sciistici, ecc.
E così anche per il SEC è tutto legale.
E allora Ricciotto mio, noi er popolo cojone
ve ce mannamo tutti in coro, e va!… e
va!…; torniamo all’ amata madrelingua e traduciamo dal bell’idioma romanesco.
Nessuno
spiegherà tutti quei morti perché la truffa criminale deve andare
avanti fino alle estreme
conseguenze proprio a causa di tutti quei morti
e del sequestro in casa di 65 milioni di
cittadini.
Di
Vittorio Colao si parlerà in una pagina dedicata. Dunque! Caricati nella pagina tra i vari documenti
importanti ve ne sono due, entrambi in formato pdf già inviati all’ attenzione
della magistratura inquirente e sono; un
documento del CDC, 80 pagine, ove vi si legge l’
ammissione dell’ azione fraudolenta
ancorché criminale che da due anni si perpetra in danno ai cittadini ovvero non
disponendo, questi criminali, di materiale genetico del Sars-Cov2 di cui
non è stata fornita prova dell’
avvenuto isolamento, hanno utilizzato materiale biologico-genetico del
coronavirus dell’ influenza stagionale;
tradotto in soldoni, tutti i tamponi che
da due anni a questa parte sono risultati positivi lo sono stati e, sono positivi al virus dell’influenza stagionale anch’esso
appartenente alla famiglia dei corona.
Questo
in estrema sintesi quanto si legge nel documento confidenziale del CDC. ” Vaccini”; in altro documento,
sempre formato pdf, vi si legge che i
cosiddetti organismi di vigilanza e
sicurezza americani, FDA CDC OMS, erano da subito
a conoscenza delle migliaia di
decessi e gravi reazioni avverse
provocate dalle inoculazioni ma anziché bloccare immediatamente le ” vaccinazioni”
hanno esercitato pressioni e minacce sui sanitari al fine di impedire loro di segnalare
al VAERS e alle autorità
competenti quanto avveniva
nelle corsie degli ospedali.
A questo
si aggiunge l’avvenuta rimozione dal database VAERS, di rapporti contenenti
decessi e gravi reazioni avverse attribuite ai colpi vaccinali:( nella pagina è
caricato uno delle migliaia di
referti autoptici che certificano il
decesso da vaccino, Pfizer, di un 26
enne, sano).
Ed ora
Operation Omicron.
Nel
precedente articolo nell’ immagine in evidenza vi è il post il cui titolo è appunto, operation omicron.
Chi
scrive, come è nella sua natura, ha
voluto approfondire la letteratura scientifica su questa cosiddetta nuova variante
che secondo le nuove star televisive sedicenti esperti, sta causando fino a 300
decessi al giorno.
Sempre secondo giornalisti ed
esperti starebbe causando pressione e addirittura saturazione nelle terapie intensive come mostrato nel fraudolento servizio mandato in onda a reti unificate mediaset- rai; ( Berlinguer,
Formigli, Giletti, ecc. ), che mostra l’ ospedale palermitano Cervello, con una tensostruttura esterna al PS
affermando che ciò era dovuto alla
saturazione delle corsie e delle terapie
intensive per colpa, è stato detto, dei non vaccinati istigando così all’
odio verso cittadini già discriminati dai vari DL : ammirevole la faccia di
bronzo della dott.ssa intervistata, peccato che
striscia la notizia abbia mandato in onda lo stesso servizio
ma documentando la realtà, ovvero che l’ interno dell’ ospedale è un
cantiere ormai da tempo al punto che non arriva l’ ossigeno agli erogatori questo stato di cose ha costretto al
montaggio della tensostruttura.
Infatti i vari inviati dai mistificatori
dell’informazione hanno fatto i menzogneri collegamenti all’ esterno dell’ospedale
a differenza dell’inviato di striscia che ha documentato dall’interno, il deprecabile
stato in cui versa il nosocomio.: sigg.ri giornalisti finirete anche voi nel
tritacarne, forse anche mediatico; non vi resta che attendere il prox- lavoro
.
Dunque
cosa si è trovato sulla “nuovissima variante” Omicron. Tecnologia di virus
autoreplicante posseduta da DARPA, virus benevolo” nasce in laboratorio,
progettato da “White Hats”
letteralmente “cappello bianco” come vengono appellati quegli scienziati che operano per il bene del genere
umano.
Omicron,
i cui test avrebbero dimostrato che solleciterebbe una risposta immunitaria
naturale, fornendo protezione da tutti gli altri ceppi di virus significando
con ciò che Omicron renderebbe di fatto inutili ancorché dannose le misture
geniche in via di inoculazione. [Uno studio sulla azione positiva di Omicron è stato
pubblicato su Journal of Genetic & Genomics caricato in questa pagina. Su
DARPA, piace a questa scrivente sottolineare che ha rifiutato l’offerta di
finanziamento da Eco Healt Alliance per il rilascio aerosolizzato di proteine
Spike, tossiche, nelle grotte dello Yunnan, in Cina, dove dimorano i
pipistrelli usati negli esperimenti del
laboratorio di Wuhan. : E come dice Zaia; ragionateci su.
(RITA CABRAS.)
A
Davos la paura fa novanta.
Lab-ips.org - PRESSENZA.COM- editor- Marco Bersani -(29
Gennaio 2020)- ci dice :
(Comune-info)
Al
congresso sono tanti, dotti, medici e sapienti, per parlare, giudicare,
valutare e provvedere”.
Non
serve scomodare Edoardo Bennato per percepire come a Davos, tra sorrisi rassicuranti e sguardi cortesi,
la paura dei potenti abbia assunto, per la prima volta, le vesti della padrona
di casa.
Il
fatto è che sono giunti contemporaneamente al pettine due nodi potenzialmente
devastanti per il destino del capitalismo, tanto caro ai partecipanti, accorsi
da tutto il pianeta.
Il
primo nodo è paradossalmente dovuto al successo del sistema che, nell’epoca
della finanziarizzazione spinta, ha prodotto un tale accentramento di ricchezze
e, specularmente, una tale diffusione di povertà, da scatenare rivolte di massa
in diversi paesi e regioni (dal Medio Oriente all’America Latina, dall’India
alla Francia), contro le politiche di austerità e contro le élite
politico-economiche, divenute, in questi decenni, vere e proprie oligarchie.
Ecco
allora Klaus Schwab, nientemeno che fondatore e direttore del World Economic
Forum, fare un accorato appello (intervista a ‘La Repubblica’ 18 dicembre 2019)
affinché inizi
“l’era del capitalismo responsabile”, motivandola con il fatto che oggi il mito della globalizzazione
positiva non regge più perché “grazie al web c’è una nuova consapevolezza per
cui l’accesso a salute, scuole e condizioni di vita decenti per tutti è
diventato fondamentale. Nessuno può essere lasciato indietro. E chi resta
indietro ha la capacità di mobilitarsi con facilità, come dimostrano i gilet
gialli”.
A
questa prima preoccupazione, se n’è aggiunta con prepotenza un’altra, dettata
dall’accelerazione della crisi climatica, inizialmente vista come una nuova
prateria per l’espansione degli interessi finanziari, il decantato capitalismo
“verde”, benvoluto da un ampio arco di soggetti che va dal re dei fondi di
investimento, BlackRock, fino ad alcune delle maggiori associazioni
ambientaliste.
Ma
anche su questo versante il panico inizia ad emergere: da una ricerca prodotta proprio dal
WEF, risulta come settori interi dell’economia – edilizia, agricoltura e
alimentare – potranno essere “significativamente sconvolti” dalla crisi
climatica, con la messa sicuramente a rischio di attività pari al 15% del Pil
globale e impatti negativi su altre attività pari a un ulteriore 37% del Pil
globale.
“Per
non mettere a repentaglio la nostra sicurezza economica, dobbiamo non
considerare più come esternalità i danni che l’attività economica arreca
all’ambiente”, conclude la ricerca.
Gli ha
fatto immediatamente eco un recente rapporto della Banca dei Regolamenti
Internazionali (BRI), secondo il quale la prossima devastante crisi finanziaria
potrà essere provocata da un evento catastrofico legato al cambiamento
climatico, in grado di innescare effetti drammatici sul sistema finanziario,
assolutamente impreparato, visto che già oggi, secondo la ricerca, solo il 44%
delle perdite finanziarie causate da eventi di questo tipo sono coperte negli
Usa (in Asia l’8% e in Africa il 3%). Insomma, all’ormai classico ‘cigno nero’
(evento economico straordinario e traumatico), sta sostituendosi il ‘cigno
verde’, con potenzialità ancor più negative.
Tutto
bene, dunque, visto che anche i ricchi hanno finalmente capito? Non scherziamo.
La preoccupazione degli accoliti di Davos (capitanati da Klaus Schwab) è unicamente legata al buon
andamento dei titoli di Borsa e, come diceva il compianto Valentino Parlato, “la borghesia è illuminata finché
qualcun altro paga la bolletta della luce”.
Ciò
che in realtà va bene è che il re sia finalmente visto nudo e che
l’estrattivismo finanziario (trappola del debito), naturale (saccheggio dei
beni comuni) e relazionale (patriarcato) di cui si nutre sia sempre più chiaro
nella consapevolezza dei popoli.
Il
Grande Reset. La Grande Risistemazione.
Si
stanno preoccupando per noi…
Gruppolaico.it-
Redazione- (3 aprile 2021) - ci dice :
Ecco
il progetto di zio Klaus Schwab: la pandemia rappresenta una rara ma breve opportunità di
riflettere, ripensare e “resettare” il mondo. Risistemare tutto. E i covidioti
pensano che governi, case farmaceutiche, medici e quant’altro siano eroi buoni
che vogliono il nostro bene. Altro che salute! Ci vogliono “resettare”, rifare
noi e il mondo secondo i programmi di Big Money, Big Pharma, élite scientifiche
e mestatori nascosti nell’ombra. (gruppolaico.it/category/rassegna-stampa/emergenza-rassegna-stampa/).
Siamo
di nuovo e chissà per quanto tempo in questo odioso, violento lockdown, dannoso
per la salute mentale e fisica, per la democrazia, l’economia, per le
relazioni, per i bambini! E assolutamente inutile dal punto di vista del virus,
come mille studi scientifici hanno più che dimostrato. Ma il covidiota è
contento perché il virus che ha in testa lo fa sentire protetto proprio mentre
progettano la distruzione delle esistenze, anche la sua, poverino.
Ma
lockdown, mascherine, tamponi e vaccini, (questi maledetti vaccini ) e
distanziamenti non sono stati pensati per tranquillizzare e curare il
covidiota- complice di tutto questo che sta accadendo. Il Grande Reset se ne “frega” della
massa di covidioti belanti, li usa soltanto per portare avanti il proprio progetto criminale che Klaus Schwab ha ben esposto nel suo libro Covid-19: the Great Reset e nel World Economic
Forum del 2021.
E
tutto alla luce del sole, meno che per i media allineati ai governucoli, come
il nostro, a loro volta allineati ai gestori del Grande Reset. Solo i cretini
continuano a dire che questo è complottismo ma non si è mai visto un
“complotto” messo così in evidenza con tanta sicumera ed arroganza.
L’epidemia
è per loro una grande opportunità di potere globale, controllo e manipolazione
totale dell’umanità, di distruzione ( già iniziata) per rafforzare le loro
immense e diaboliche ricchezze. E il covidiota, impaurito ad arte, crede che si
stanno preoccupando per lui!
IL
GRANDE RESET: IL WEF CELEBRA LE CITTÀ VUOTE E LA DISTRUZIONE DELLE ESISTENZE
COME UN SUCCESSO
Il
World Economic Forum, con la sua organizzazione di Klaus Schwab, non lascia
dubbi che vuole salvare il pianeta. Il problema, secondo loro, è l’uomo con
tutto il suo inquinamento e la sua industria.
Mentre
molti imprenditori temono per la loro esistenza e si rassegnano alle chiusure, il WEF ha pubblicato un articolo con
video il 22 febbraio, che mostra molto chiaramente in quale direzione dovrebbe
andare la nuova normalità. Città vuote, economie distrutte, persone che si suicidano
per la disperazione, tutto questo è agli occhi del World Economic Forum un primo
successo del Grande Reset di klaus Schwab.
La
disumanità dei globalisti occidentali (liberal Dem Usa e Ue) non può essere mostrata più
chiaramente che in un video in cui si celebra la liberazione del pianeta dal
virus umano.
Un
commento di Alina Adair, giornalista.
Il 26
febbraio, il WEF ha fatto circolare questo video, tra altri, via Twitter: (youtu.be/WURkmUR7Bfg).
Per i
signori del World Economic Forum di Klaus Schwab, l’uomo è il virus da cui il
pianeta deve essere curato.
Gli
autoproclamati salvatori della terra sono entusiasti di quanto siano buone le
chiusure per l’ambiente. Scrivono estaticamente che “i lockdown hanno ridotto
significativamente l’attività umana e il suo impatto sulla crosta terrestre”,
che si traduce nel “periodo più tranquillo sulla Terra da decenni”. Celebrano persino la riduzione del
50% del rumore ambientale come un successo, mentre la maggior parte dei
proprietari di aziende sull’orlo del fallimento sono probabilmente seduti a
casa a piangere silenziosamente.
Grazie
alla riduzione del rumore, i ricercatori sono stati in grado di registrare per
la prima volta nel 2020 le vibrazioni della crosta terrestre che altrimenti non
sarebbero mai state registrate. Un gruppo internazionale di sismologi di 33 paesi
sembra aver avuto da fare durante il lockdown, registrando una diminuzione del
cosiddetto rumore ambientale da parte di viaggiatori e fabbriche.
Il WEF
ha notato gioiosamente che senza viaggi e fabbriche, possiamo rilevare
terremoti per lo più irrilevanti che altrimenti passerebbero inosservati.
Quindi in futuro non saremo in grado di viaggiare per permettere ai sismologi
di fare il loro lavoro? E le fabbriche non riapriranno più perché questo piace molto
di più agli arroganti del WEF? A giudicare dal Piano del Grande Reset, possiamo
quasi certamente rispondere “sì” a entrambe le domande.
Il
WEF, che dichiara costantemente di voler fare solo del bene, tratta gli esseri
umani come un virus da combattere.
Fanno
finta di voler salvare l’Africa e tutti gli altri paesi poveri, ma non hanno nessuna empatia con le
sofferenze delle esistenze che distruggono.
Chi
pensa che il WEF sia a Davos e non abbia niente a che fare con noi si sbaglia.
Abbiamo già ripetutamente riferito che il World Economic Forum sta attuando
l’idea di Klaus Schwab (nuovo satana!Ndr)sotto forma del Grande Reset.
Le
chiusure erano e sono solo in apparenza imposte a causa del coronavirus, e sono
servite esclusivamente al Grande Reset dall’inizio della cosiddetta pandemia.
Il
piano permette la restrizione dei diritti fondamentali in tutte le democrazie e
l’obiettivo è l’abolizione del capitalismo e l’istituzione di un governo
mondiale.
Chi
aspetta in lockdown che la soglia (ndr dei cosidetti positivi) scenda al di sotto di una certa
misura e che gli sia permesso di riaprire, andrà incontro alla sua rovina,
questo è certo come l’Amen in chiesa. I signori del WEF hanno pianificato
tutto con cura e non solo osservano la distruzione deliberata dell’economia nei
paesi finora industrializzati, ma lo stanno facendo ascoltando musica classica
e considerano la graduale distruzione deliberatamente provocata del mondo
occidentale come un successo.
Il
Forum economico mondiale, con la sua Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ha aperto
la strada alla distruzione del nostro futuro.
Il
sospetto è che Kurz, Anschober, Merkel, Macron, Johnson e molti altri dirigenti
degli attuali stati in lockdown si siano lasciati “persuadere” con benefici di
chissà quale tipo e ora stanno imponendo questa agenda ai loro paesi e alle
loro popolazioni contro di loro.
Se
Kurz (cancelliere austriaco) fosse onesto, direbbe al popolo cosa sta
arrivando. Anche
Kurz, come tutti gli altri che indossano il marchio del male sul bavero, sembra
spingere l’agenda del Great Reset.
Quando
si sveglierà finalmente la magistratura?
(wochenblick.at/wef-feiert-leere-innenstaedte-und-zerstoerte-existenzen-als-erfolg/).
(nogeoingegneria.com/
15/3/2021).
Prima
di leggere questo articolo che segue v’invitiamo a leggere : Il Grande Reset. La Grande
Risistemazione. Klaus Schwab e il suo Grande Reset fascista -nazi- bolscevico.
Cerchiamo di capire un po’ chi è il principale mentore
del Grande Reset, il teorizzatore ed ideologo, colui a cui si fa riferimento
per i suoi scritti e per la sua conduzione del WEF. Cerchiamo di conoscere un
po’ dove affonda le sue radici maligne colui che ci sta rovinando la vita
(scusate, volevamo dire che si sta preoccupando per noi…) attraverso una catena
di manutengoli che arrivano fino ai vessatori drago-governativi nostrani. (GLR).
I VALORI DELLA FAMIGLIA SCHWAB – REPORT
INVESTIGATIVO SULL’UOMO DIETRO AL GREAT RESET.
Il
vero Klaus Schwab è un vecchio zio gentile che desidera fare del bene per
l’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato il
lavoro degli schiavi e ha aiutato i nazisti a ottenere la prima bomba atomica?
(
Johnny Vedmore indaga.)
La
mattina dell’11 settembre 2001, Klaus Schwab sedeva a fare colazione nella
Sinagoga Park East di New York City con il rabbino Arthur Schneier, ex
vicepresidente del Congresso ebraico mondiale e stretto collaboratore delle
famiglie Bronfmane e Lauder.
Insieme,
i due uomini hanno assistito a uno degli eventi più impattanti dei vent’anni
successivi mentre gli aerei colpivano gli edifici del World Trade Center. Ora, due decenni dopo, Klaus Schwab
siede di nuovo in prima fila in un momento che definisce la generazione nella
storia umana moderna.
Sembra
sempre avere un posto in prima fila quando la tragedia si avvicina, la
vicinanza di Schwab a eventi che alterano il mondo probabilmente è dovuta al
suo essere uno degli uomini più ben collegati sulla Terra.
In
qualità di forza trainante del World Economic Forum, “l’organizzazione
internazionale per la cooperazione pubblico-privato”, Schwab ha corteggiato
capi di stato, dirigenti d’azienda e l’élite dei circoli accademici e
scientifici a Davos da oltre 50 anni. Più recentemente, ha anche incoraggiato
le ire di molti a causa del suo ruolo più recente di frontman del Great Reset,
uno sforzo radicale per ricostruire la civiltà a livello globale per l’espresso
beneficio dell’élite del World Economic Forum e dei loro alleati.
Schwab,
durante la riunione annuale del Forum nel gennaio 2021, ha sottolineato che la
costruzione della fiducia sarà parte integrante del successo del Great Reset,
segnalando una successiva espansione della già massiccia campagna di pubbliche relazioni
dell’iniziativa. Sebbene Schwab chiedesse la costruzione della fiducia
attraverso un “progresso” non specificato, la fiducia è normalmente facilitata
dalla trasparenza.
Forse
è per questo che così tanti hanno rifiutato di fidarsi del signor Schwab e
delle sue motivazioni, poiché si sa così poco della storia e del background
dell’uomo prima della sua fondazione del Forum economico mondiale all’inizio
degli anni ’70.
Come
molti importanti frontmen sponsorizzati dall’élite, le tracce online sul passato
di Schwab sono state ben ripulite, rendendo difficile trovare informazioni
sulla sua storia iniziale e informazioni sulla sua famiglia.
Eppure,
essendo nato a Ravensburg, in Germania nel 1938, molti hanno ipotizzato negli
ultimi mesi che la famiglia di Schwab possa aver avuto qualche legame con gli
sforzi bellici dell’Asse, legami che, se scoperti, potrebbero minacciare la
reputazione del Forum economico mondiale e portare a controlli indesiderati.
alle sue missioni e motivazioni.
In
questa investigazione senza confini, viene esplorato approfonditamente il
passato che Klaus Schwab si è impegnato a nascondere, rivelando il
coinvolgimento della famiglia Schwab non solo nella ricerca nazista di una
bomba atomica, ma nel programma nucleare illegale dell’apartheid sudafricano.
Particolarmente
rivelatrice è la storia del padre di Klaus, Eugen Schwab, che guidò nella
guerra la filiale tedesca sostenuta dai nazisti di una società di ingegneria
svizzera come importante appaltatore militare.
Quella
compagnia, Escher-Wyss, avrebbe usato il lavoro degli schiavi per produrre
macchinari fondamentali per lo sforzo bellico nazista, nonché lo sforzo nazista
per produrre componenti per il suo programma nucleare. Anni dopo, presso la stessa azienda,
un giovane Klaus Schwab prestò servizio nel consiglio di amministrazione quando
fu presa la decisione di fornire al regime razzista di apartheid del Sud Africa
le attrezzature necessarie per promuovere la sua ricerca per diventare una
potenza nucleare.
Con il
World Economic Forum ora è un eminente sostenitore della non proliferazione
nucleare e dell’energia “pulita”, il passato di Klaus Schwab lo rende un povero
portavoce della sua dichiarata agenda per il presente e il futuro.
Tuttavia,
scavando ancora più a fondo nelle sue attività, diventa chiaro che il vero
ruolo di Schwab è stato a lungo quello di “plasmare le agende globali,
regionali e industriali” del presente al fine di garantire la continuità di
agende più grandi e molto più vecchie che sono venute dopo la seconda guerra
mondiale, non solo la tecnologia nucleare, ma anche le politiche di controllo
della popolazione influenzate dall’eugenetica.
La
fondazione del World Economic Forum.
Nel
1970, il giovane emergente, Klaus Schwab, scrisse alla Commissione europea e chiese
aiuto per la creazione di un “think tank non commerciale per i leader aziendali europei”.
Anche la Commissione Europea sponsorizzerà l’evento,
inviando il politico francese Raymond Barre a fungere da “mentore
intellettuale” del forum.
Raymond
Barre, che a quel tempo era commissario europeo per gli affari economici e
finanziari, sarebbe poi diventato primo ministro francese e sarebbe stato
accusato di fare commenti antisemiti mentre era in carica.
Così,
nel 1970, Klaus Schwab lasciò Escher Wyss per organizzare una conferenza
manageriale aziendale di due settimane. Nel 1971, la prima riunione del World
Economic Forum – allora chiamato European Management Symposium – si tenne a
Davos, in Svizzera.
Kissinger
e Klaus Schwab al centro del mondo.
Circa
450 partecipanti da 31 paesi avrebbero preso parte al primo European Management
Symposium di Schwab, composto principalmente da manager di varie società
europee, politici e accademici statunitensi. Il progetto è stato registrato come
organizzato da Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che, più tardi
nello stesso anno, sarebbe diventata la moglie di Klaus Schwab.
Il
simposio europeo di Klaus non era un’idea originale. Come sceneggiatore Ganga Jey Aratnam
era già coerente nel 2018:
“Lo“ Spirit of Davos ”di Klaus Schwab
era anche lo “ Spirit of Harvard ”.
Non
solo la business school aveva sostenuto l’idea di un simposio. Il famoso
economista di Harvard John Kenneth Galbraith ha sostenuto la società
benestante, nonché le esigenze di pianificazione del capitalismo e il
riavvicinamento tra Oriente e Occidente “.
Era
anche vero che, come ha sottolineato anche Aratnam, questa non era la prima
volta che Davos ospitava eventi del genere. Tra il 1928 e il 1931, presso l’Hotel
Belvédère si tennero le Conferenze dell’Università di Davos, eventi che furono
co-fondati da Albert Einstein e furono fermati solo dalla Grande Depressione e
dalla minaccia di una guerra incombente.
Il
Club di Roma e il WEF.
Il
gruppo più influente che ha stimolato la creazione del simposio di Klaus Schwab
è stato il Club of Rome, un influente think tank dell’élite scientifica e
monetaria che rispecchia il World Economic Forum in molti modi, anche nella sua
promozione di un modello di governance globale guidato da una élite tecnocratica.
Il
Club era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal
chimico scozzese Alexander King durante un incontro privato in una residenza di
proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, in Italia.
Tra i
suoi primi risultati c’era un libro del 1972 intitolato “The Limits to Growth”
che si concentrava in gran parte sulla sovrappopolazione globale, avvertendo
che “se i modelli di consumo del mondo e la crescita della popolazione
continuassero agli stessi alti tassi del tempo, la terra avrebbe raggiunto i
suoi limiti entro un secolo.”
Alla
terza riunione del World Economic Forum nel 1973, Peccei pronunciò un discorso
di sintesi del libro, che il sito web del World Economic Forum ricorda come
l’evento distintivo di questo storico incontro.
Nello stesso anno, il Club di Roma pubblicherà
un rapporto che descrive in dettaglio un modello “adattivo” per la governance
globale che dividerebbe il mondo in dieci regioni economiche - politiche
interconnesse.
Il
Club di Roma è stato a lungo controverso per la sua ossessione di ridurre la
popolazione globale e molte delle sue politiche precedenti, che i critici
descrissero come influenzate dall’eugenetica e dal neo-malthusiano.
Tuttavia,
nel famigerato libro del 1991, The First Global Revolution, si affermava che tali politiche
avrebbero potuto ottenere il sostegno popolare se le masse fossero state in
grado di collegarle a una lotta esistenziale contro un nemico comune.
A tal
fine, La prima rivoluzione globale contiene un passaggio intitolato “Il nemico
comune dell’umanità è l’uomo”, che afferma quanto segue:
“Nella
ricerca di un nemico comune contro il quale possiamo unirci, ci è venuta l’idea
che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua,
la carestia e simili, sarebbero stati adatti. Nella loro totalità e nelle loro
interazioni questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere
affrontata da tutti insieme. Ma designando questi pericoli come nemici, cadiamo
nella trappola, di cui abbiamo già avvertito i lettori, vale a dire scambiare i
sintomi per le cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento
dell’uomo nei processi naturali ed è solo attraverso atteggiamenti e
comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico quindi è
l’umanità stessa “.
Negli
anni successivi, le élite che popolano il Club di Roma e il World Economic
Forum hanno spesso sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono
essenziali per la protezione dell’ambiente.
Non
sorprende quindi che il World Economic Forum utilizzi in modo simile le
questioni del clima e dell’ambiente come un modo per commercializzare politiche
altrimenti impopolari, come quelle del Great Reset, se necessario.
Il
passato è un prologo.
Dalla
fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone
più potenti al mondo e il suo Great Reset ha reso più importante che mai
esaminare l’uomo seduto sul trono globalista occidentale.
Dato
il suo ruolo di primo piano nello sforzo di vasta portata per trasformare ogni
aspetto dell’ordine esistente, la storia di Klaus Schwab è stata difficile da
ricercare. Quando inizi a scavare nella storia di un uomo come Schwab, che
siede in alto su altri oscuri promotori e agitatori d’élite, presto scopri che
molte informazioni sono state nascoste o rimosse.
Klaus Schwab
è qualcuno che vuole rimanere nascosto negli angoli oscuri della società e che
permetterà solo alla persona media di vedere un costrutto ben presentato della
persona prescelta.
Il
vero Klaus Schwab è un vecchio zio gentile che desidera fare del bene per
l’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato il
lavoro degli schiavi e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima
bomba atomica?
Klaus
Schwab è l’onesto business manager di cui dovremmo fidarci per creare una
società e un posto di lavoro più equi per l’uomo comune, o è lui la persona che ha contribuito
a spingere Sulzer Escher-Wyss in una rivoluzione tecnologica che ha portato al
suo ruolo nella creazione illegale di armi nucleari per il regime razzista di
apartheid del Sud Africa?
Le
prove che ho esaminato non suggeriscono
un uomo gentile, ma piuttosto un membro di una famiglia ricca e ben collegata
che ha una storia di aiuto nella creazione di armi di distruzione di massa per
governi aggressivi e razzisti.
Come
ha affermato Klaus Schwab nel 2006 “La conoscenza sarà presto disponibile
ovunque – la chiamo la ‘googlizzazione’ della globalizzazione. Non è più quello
che sai, è come lo usi. Devi essere un regolatore del ritmo.”
Klaus
Schwab si considera un pioniere e un giocatore di prim’ordine, e va detto che
le sue qualifiche e la sua esperienza sono impressionanti. Tuttavia, quando si
tratta di mettere in pratica ciò che predichi, Klaus Schwab è stato scoperto. Una delle tre maggiori sfide nella
lista delle priorità per il Forum economico mondiale è la non proliferazione
delle armi nucleari, ma né Klaus Schwab né suo padre Eugen hanno rispettato
quegli stessi principi quando erano in affari. Piuttosto il contrario.
A
gennaio, Klaus Schwab ha annunciato che il 2021 è l’anno in cui il World
Economic Forum e i suoi alleati devono “ricostruire la fiducia” con le masse.
Tuttavia,
se Schwab continua a nascondere la sua storia e quella dei legami di suo padre
con la “National
Socialist Model Company” che era Escher-Wyss durante gli anni ’30 e ’40, allora le persone avranno buone ragioni per
diffidare delle motivazioni alla base del suo Grande agenda di ripristino.
Nel
caso degli Schwab, le prove non puntano semplicemente a pratiche commerciali
inadeguate o ad una sorta di malinteso. La storia della famiglia Schwab rivela
invece un’abitudine a lavorare con dittatori genocidi per i motivi di base del
profitto e del potere.
I
nazisti e il regime dell’apartheid sudafricano sono due dei peggiori esempi di
leadership nella politica moderna, ma ovviamente gli Schwab non potevano o non
lo vedevano all’epoca.
Nel
caso dello stesso Klaus Schwab, sembra che abbia contribuito a riciclare le
reliquie dell’era nazista, cioè le sue ambizioni nucleari e le sue ambizioni di
controllo della popolazione, in modo da garantire la continuità di un’agenda più
profonda.
Mentre
prestava servizio in una capacità di leadership a Sulzer Escher Wyss, la
società ha cercato di aiutare le ambizioni nucleari del regime sudafricano,
allora il governo adiacente più nazista del mondo, preservando l’eredità
dell’era nazista di Escher Wyss.
Quindi,
attraverso il World Economic Forum, Schwab ha contribuito a riabilitare le politiche di controllo
della popolazione influenzate dall’eugenetica durante l’era successiva alla
seconda guerra mondiale, un momento in cui le rivelazioni delle atrocità naziste
hanno portato rapidamente la pseudo-scienza in grande discredito.
C’è
qualche motivo per credere che Klaus Schwab, così come esiste oggi, è cambiato
comunque? O è ancora il volto pubblico di uno sforzo decennale per garantire la
sopravvivenza di un’agenda molto vecchia?
L’ultima
domanda che dovrebbe essere posta sulle reali motivazioni dietro le azioni di Klaus Schwab, potrebbe essere la più importante per
il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare la Quarta Rivoluzione
Industriale, o sta cercando di creare il Quarto Reich?
(Johnny
Vedmore, giornalista - databaseitalia.it/ 20/2/2021).
(Johnny
Vedmore è un giornalista investigativo indipendente e un musicista di Cardiff,
Galles. Il suo lavoro mira ad esporre le persone potenti che sono trascurate
dagli altri giornalisti e a portare nuove informazioni ai suoi lettori.)
Chi è
Vladimir Putin, l'ex KGB
che fa
temere la Terza Guerra Mondiale.
Affaritaliani.it-
Redazione-( 25-2-2022)-ci dice :
Nipote
del cuoco personale di Lenin e Stalin, battezzato in segreto, fan degli ABBA e
appassionato di judo: scopri i segreti della vita privata dell'oligarca.
Putin
come Hitler e Stalin?
Vladimir
Vladimirovic Putin il prossimo 7 ottobre compirà 70 anni. Da oltre venti è, di
fatto, il nuovo Zar della Russia, nonché l'uomo che dopo l'invasione
dell'Ucraina sta facendo tremare il mondo, terrorizzato dallo spettro di una
possibile Terza Guerra Mondiale. La sua iniziativa militare ha spinto a diffuse
proteste e a paragoni con Hitler e Stalin, anche se nel sondaggio di Affari
Italiani i lettori si sono schierati in grande maggioranza con lui e non con la
Nato. O,
forse, si sono schierati soprattutto contro l'egemonia culturale, economica e
militare degli Stati Uniti, alla quale siamo ormai assuefatti dai tempi della
Guerra Fredda. E' proprio nella fase più difficile dei rapporti tra la vecchia Unione
Sovietica e gli Stati Uniti che Putin, nipote del cuoco personale di Lenin e
Stalin, si è formato, lavorando come alto funzionario del KGB dal 1975 al 1991.
Da
solo contro i manifestanti.
Di
stanza a Dresda, ragione per la quale parla un tedesco quasi perfetto, il
giovane Putin rimase in Germania anche dopo la caduta del Muro di Berlino.
Anzi, in quella fase concitate si incaricò di distruggere i documenti
compromettenti del regime comunista, passando intere giornate a bruciare
documenti che non andavano consegnati alla storia. Quando i manifestanti che
sognavano l'inizio di un nuovo mondo si presentarono sotto il suo ufficio, lui
scese per strada brandendo la sua pistola di ordinanza e spiegando con fredda
lucidità che entrare nel palazzo significava "invadere il territorio
Sovietico". Per quel motivo, non avrebbe esitato a sparare sulla folla,
scaricando i 12 colpi della sua arma. O, meglio, 11: "L'ultimo lo terrò per me, così
mi ucciderò prima che possiate farlo voi". Nonostante fossero decisamente molto
più numerosi, gli attoniti manifestanti capirono che non stava bluffando e
girarono rapidamente i tacchi.
Stefano
Massini racconta Putin a "Piazzapulita".
Dal
KGB al ruolo di delfino di Eltsin.
Nel
1991 si è dimesso dal suo incarico al KGB per buttarsi in politica. La sua
strada verso il successo è stata davvero particolare. Nel 1999 le città di
Mosca e Volgodonsk vennero sconvolte da una serie di attentati e Putin, allora
Primo Ministro, capì che dalla sua reazione sarebbe dipesa la sua ambizione di
sostituire Boris Eltsin alla presidenza dello Stato. Seppure con prove
discutibili, accusò i separatisti ceceni di aver messo le bombe e quindi ordinò
il bombardamento di Grozny, dando inizio alla seconda guerra cecena con
l'auspicio di “accoppare i terroristi nel cesso”. Grazie al pugno di ferro dimostrato
nell'occasione riuscì a conquistare la presidenza della Russia, nonostante lo
scetticismo di alcuni. Come scrive Anna Zafesova nel suo libro “Navalny contro
Putin“, alla cerchia di potere di Eltsin “Putin era apparso abbastanza anonimo,
timido e zelante da affidargli una serie di operazioni che richiedevano un
tocco delicato e una notevole assenza di scrupoli, per poi promuoverlo a
delfino”. L’oligarca
Sergey Pugachev ha inoltre raccontato che la scelta per la successione di
Eltsin era caduta sul funzionario pietroburghese “proprio perché considerato
privo di capacità e ambizioni tali da renderlo autonomo”.
Putin: un Presidente a vita?
Eppure
oggi l'ex anonimo Putin è al suo quarto mandato da Presidente, per quanto non
consecutivo. Dopo i primi due non poteva ricandidarsi, quindi ha sostenuto il
suo delfino Dmitrij Medvedev, che ha poi lo ha nominato Primo ministro. Di fatto, non ha mai smesso di comandare
nemmeno per un minuto, forte anche di una crescita economica veramente
strabiliante durante la sua leadership, dopo la depressione che era seguita al
crollo dell'URSS. Nel 2012 ha conquistato il terzo mandato con il 64% dei voti
e la sua popolarità non è calata nemmeno dopo la prima guerra del Donbass e la
crisi della Crimea, nel 2014, con le conseguenti sanzioni economiche che
ridussero in maniera significativa la ricchezza nazionale. Eppure, nel 2018
(anno dei mondiali di calcio in Russia), Putin si è aggiudicato un quarto
mandato salendo addirittura al 76% delle preferenze. Non solo. Due anni dopo è riuscito a farsi
approvare una riforma della costituzione che gli permetterà infatti di
candidarsi per altri due mandati alla presidenza della nazione, ovvero fino al
2036, quando avrà 84 anni. E poi si vedrà.
Le
accuse di dittatura e complotto.
In
generale, nell'era-Putin la Russia non ha certo brillato per la tutela della
democrazia. I detrattori dell'ex agente segreto puntano il dito su un regime col
quale la libertà di stampa e di opinione è veramente discutibile, come
testimoniato anche da Freedom House e Amnesty International. Il processo appena iniziato contro il
suo oppositore Aleksej Navalnyj, blogger di origine ucraina, è il caso più
noto, ma non certo l'unico. È impossibile dimenticare le accuse rivolte a Putin dall'ex
agente sovietico Aleksandr Litvinenko: nel libro nel 2002 “Blowing up Russia
– Terror from Within”, parla delle bombe del 1999 come un complotto ordito da
Putin per scatenare l’invasione della Cecenia e facilitare poi la sua elezione
a Presidente. Litvinenko è morto per avvelenamento da Polonio 210 a Londra nel 2006,
dopo aver accusato i servizi segreti di Putin di aver complottato per
ucciderlo. Pur
se accusato anche di altri omicidi di avversari, il presidente russo
ufficialmente si dichiara contrario alla pena di morte.
L'amicizia
con Trump e le accuse di omofobia e ingerenza.
Altrettanto
controversa è stata la presunta ingerenza russa nelle elezioni americane del
2016, dove al dichiarato sostegno a Donald Trump (al quale Putin è tuttora
molto vicino) si sarebbe affiancata anche un'intensa attività di hackeraggio ai
danni della rivale Hilary Clinton. Allargando ulteriormente lo sguardo, gli
esperti di attacchi cibernetici indicano proprio nella Russia la fonte di una
serie di iniziative sul Web decisamente poco commendevoli. Nel paese di Putin si finisce in
carcere solamente se si osa organizzare un gay pride, ma è decisamente
rischioso anche solo parlare dei diritti gay, perché gli psicologi del governo
inseriscono tra i criteri del reato di propaganda gay l’incitamento ai figli “a
mancare di rispetto ai genitori”. Eppure l'oligarca afferma di “rispettare
l'orientamento sessuale” di chiunque, ma di agire per risolvere un mero
problema demografico: “Ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che
generano prole”.
Tutte
le ombre (e le ricchezze) dello Zar.
Con il
suo atteggiamento da padre-padrone dello Stato, Putin è stato accusato sia di
aver cercato di costruire un culto della personalità che, in termini più
concreti, di peculato, visto l'ingente arricchimento da quando è al potere: tra
le sue numerose residenze, ne vanta anche una sul Mar Nero del valore di un
miliardo di euro, che sarebbe persino “più grande del Cremlino”. Le
informazioni sul tema non sono precisissime e il perché lo spiega Zafesova nel suo già citato
libro: “L’evoluzione del secondo presidente della Russia, da ordinario agente
del Kgb a onnipotente Zar e poi al «cattivo internazionale», è una delle carriere più oscure
della storia russa.
Al
Forum di Davos del 2000 i giornalisti occidentali chiesero ai ministri del
governo russo ragguagli sul nuovo capo di Stato, ancora un illustre
sconosciuto. La domanda «Who is Mr. Putin?» sprofondò in un imbarazzato
silenzio che fece storia, e che rimane ancora in un certo senso il simbolo di
un regime ossessionato dalla segretezza.
Anche
oggi non sappiamo quasi nulla del presidente russo: per esempio, dove si
nasconde quando sparisce dai monitor dei media, quante e quali residenze abbia,
con chi le abita, e perfino dove si trova in ogni singolo momento, visto che si
è fatto costruire uffici praticamente identici a quello del Cremlino nelle sue
varie dacie. Ma anche se numerose circostanze e fatti – tra cui quelli su
malattie, palazzi, figli segreti e conti nascosti – verranno rivelati,
probabilmente, solo dopo la fine del suo regno, è stato lo stesso Putin a raccontare
e raccontarsi con una sincerità a tratti quasi impossibile per un capo supremo,
in un percorso emblematico di un regime la cui mistica alla fine ha coinciso
con le idee, le fobie e i tic del suo reggente e simbolo. Il quale a sua volta
ha attinto la sua forza principale da una sintonia singolare con il proprio
elettore”.
La
famiglia di Putin, la fede e le sue umili origini.
Figlio
di un “comunista modello e militante ateo” (Vladimir Spiridonovic Putin,
sommergibilista della marina militare) e di una madre “devota credente
ortodossa" (Marija Ivanovna Šelomova, operaia), Putin da bambino è stato
battezzato segretamente, per sfuggire all'ostracismo del Pcus nei confronti
della chiesa.
Non
era figlio unico, ma i suoi due fratelli sono entrambi morti precocemente: il
primo dopo solo alcuni mesi di vita e il secondo di una malattia (la difterite)
durante l’assedio di Leningrado. Oggi il presidente è un membro praticante della Chiesa
ortodossa russa: la sua "conversione" ebbe luogo dopo un grave
incidente stradale occorso alla moglie nel 1993 e si rafforzò dopo l'incendio
del 1996 alla sua dacia, che miracolosamente non fece vittime. Putin racconta
che, prima di una visita ufficiale in Israele, sua madre gli consegnò la
propria croce battesimale “Feci come mi chiese e quindi mi mise la croce al
collo. Da allora non l'ho mai tolta”.
La
vita privata, la moglie e i figli.
Il 28
luglio 1983 Putin si è sposato con Ljudmila Škrebneva, dalla quale ha avuto due
figlie: Marija Putina (1985) e Ekaterina Putina (1986). Entrambe hanno studiato
alla Deutsche Schule Moskau (la Scuola tedesca di Mosca) ed attualmente sono
rispettivamente una genetista e un'esperta di intelligenza artificiale.
Ekaterina, arrivata quinta in una competizione mondiale di ballo rock n'roll, è
diventata prima direttrice di Innopraktika, un progetto di sviluppo da 1,7
miliardi di dollari, e poi, a soli 33 anni, responsabile di un nuovo istituto
di intelligenza artificiale nella stessa università. Nessuna delle due figlie
oggi porta il patronimico del padre. Nel giugno 2013 Putin e la moglie si
sono separati e il presidente Putin è sentimentalmente legato a una nuova
compagna, la ginnasta Alina Kabaeva.
Dalla
medaglia d'oro olimpica ha avuto altri due figli: Dimitry (2009) e una bambina
(2012). Il
nome della secondogenita è avvolto dal mistero, come peraltro il reale numero
dei figli illegittimi che Putin - secondo i rumors - avrebbe avuto nel corso di
una vita decisamente movimentata anche su quel versante.
Le sue
passioni: sport, musica e animali.
Anche
Putin ama molto lo sport, dal calcio (tifa lo Zenit San Pietroburgo) alla
Formula 1. In particolare, è appassionato di judo, nel quale ha vinto varie
competizioni e che tuttora pratica: detiene l'8° dan (cintura rossa/bianca).
Nel 2004 è stato anche co-autore del libro: “Judo: History, Theory, Practice” e
nel 2013, con l'aiuto di Steven Seagal, ha rilanciato in Russia il programma di
allenamento psicofisico GTO. Fan degli ABBA, Putin è un grande amante degli
animali e possiede cinque cani: un esemplare femmina di Labrador retriever nota
come Connie Paulgrave (scomparsa alla fine del 2014); un esemplare maschio di
Karakachan (un pastore bulgaro) di nome Buffy che gli è stato donato
dall'allora Primo ministro bulgaro Bojko Borisov; Yume, una femmina di Akita,
omaggio dell'omonima prefettura giapponese per l'aiuto fornito dalla Russia
durante il terremoto del 2011; Verny, un esemplare maschio di Alabai
regalatogli dal presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedow in occasione del
suo 65° compleanno, e infine un esemplare maschio di pastore di Ciarplanina:
Pasha, dono del presidente serbo Aleksandar Vučić.
Elementi
di vita quotidiana che normalizzano il profilo dell'uomo che oggi fa tremare il
mondo. Esagerazioni della propaganda occidentale? Non secondo Zafesova, che sugli anni
della gioventù di Putin scrive: “Forte della sua formazione universitaria giuridica, teorizzava con i colleghi attoniti
che l’Urss faceva al mondo più paura degli Usa perché non possedeva una
procedura democratica: per lanciare una guerra atomica il presidente americano
avrebbe dovuto rendere conto al Congresso, e anche all’opinione pubblica, mentre un leader del Pcus in preda
all’Alzheimer poteva schiacciare il bottone rosso senza che nessuno osasse
contraddirlo”.
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