Bombe atomiche per tutti. Chiedete a Davos.

Bombe atomiche per tutti. Chiedete a Davos.

 

Ai dittatori piace il

cambiamento climatico (e i profughi).

Greenreport.it- Umberto Mazzantini-([2 Agosto 2018) - ci dice :

 

Una nuova generazione di leader autoritari sta utilizzando il cambiamento climatico e i profughi ambientali e delle guerre per prendere il potere.

Per spiegare il rapporto emergente tra autoritarismo e cambiamento climatico, Samuel Miller McDonald, un ricercatore della School School of Geography and the Environment dell’Università di Oxford, fa l’esempio delle Maldive, il piccolo Stato insulare di atolli paradisiaci retto da una feroce dittatura islamista della quale i turisti (anche quelli italiani che tornano a casa e postano su Facebook invettive islamofobe) non sembrano accorgersi.

Nell’articolo “Climate Kings” pubblicato su The New Republic, Miller McDonald ricorda che la maggioranza delle Maldive entro la fine del secolo verrà inghiottita dal mare, una cosa che preoccupava molto il primo presidente democraticamente eletto del Paese, Mohamed Nasheed, che fin dal suo insediamento nel 2008 aveva avviato misure di adattamento al cambiamento climatico, fino ad annunciare piani di evacuazione per trasferire 360.000 cittadini maldiviani in nuove territori da acquistare nello Sri Lanka, in India o in Australia. Nasheed aveva anche promesso di far diventare le Maldive il primo Paese del mondo a emissioni zero e aveva conquistato l’attenzione mediatica globale riunendo sott’acqua il suo governo per discutere i pericoli del riscaldamento globale.

Nasheed era ed è un democratico progressista e ambientalista e, poco prima di essere defenestrato aveva detto: «Quel che dobbiamo fare è niente di meno che de-carbonizzare l’intera economia globale. Se l’uomo può camminare sulla luna, possiamo unirci per sconfiggere il nostro comune nemico: il carbonio».

 

Nel 2012, dopo proteste per l’aumento dei prezzi delle materie prime e la stagnazione economica orchestrate dall’opposizione islamista, un golpe militare ha deposto Nasheed, costringendolo a fuggire dalle Maldive con la minaccia delle armi.

Al potere è stato insediato Abdulla Yameen, che ha subito sospeso alcune parti della costituzione per poter arrestare gli oppositori, compresi 5 giudici della Corte Suprema e persino il suo fratellastro. Intanto Yameen applicava la legge islamica e rottamava i piani di adattamento climatico di Nasheed e i programmi di energia rinnovabile, Il dittatore populista e islamista delle Maldive vuole invece costruire nuove isole ed economic free zones per attrarre un’élite globale.

  Nel 2017 il ministro dell’ambiente delle Maldive Thoriq Ibrahim ha sancito in un’intervista a The Guardian la fine delle politiche climatiche di Nasheed: «Non abbiamo bisogno di riunioni di governo sott’acqua, Non abbiamo bisogno di andare da nessuna parte. Abbiamo bisogno di sviluppo».

 

Miller McDonald scrive che «Se si può trarre qualche lezione dalla lotta per il potere nelle Maldive, è che le persone che si sentono minacciate da una forza esterna, siano invasori stranieri o maree in aumento, spesso cercano rassicurazione. Questa rassicurazione può arrivare sotto la forma di un leader uomo forte, qualcuno che dice loro che tutto andrà bene, che l’economia crescerà, le dighe in mare reggeranno. Le persone devono solo rinunciare alle elezioni o a un processo giusto fino alla risoluzione della crisi. Questa è forse la minaccia più trascurata dei cambiamenti climatici: importanti cambiamenti nel clima globale potrebbero dar vita a una nuova generazione di governanti autoritari, non solo nei Paesi più poveri o con istituzioni democratiche deboli, ma anche in nazioni industrializzate ricche». E ogni riferimento a Paesi come gli Usa e l’Italia non è casuale.

Infatti, il ricercatore dell’università di Oxford fa notare che «Crisi dei rifugiati, carestia, siccità: questi sono i materiali che gli uomini forti possono usare per costruire il potere. Già, il conflitto e l’instabilità civile si stanno diffondendo in tutto il Sud del mondo, con siccità e inondazioni che alimentano conflitti e crisi di rifugiati in alcune parti dell’Africa e del Medio Oriente» ed è da lì che viene la benzina dell’instabilità e lo spauracchio dei migranti che hanno portato al potere le neo-destre in Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Austria, Italia…

Secondo lo studio “Social and economic impacts of climate” , pubblicato nel settembre 2016 su Science da Tamma Carleton e Solomon Hsiang dell’università della California – Berkley, entro il 2030 il cambiamento climatico aumenterà del 50% il rischio di conflitti armati in Africa, da dove vengono i profughi che Salvini vorrebbe fermare con le vedette regalate alle milizie islamiste che sostengono il governo “ufficiale” libico.

 L’area più a rischio sembra quella dell’Africa orientale, dove è ancora in corso il conflitto genocida nel Darfur in Sudan e si è appena sopita la guerra civile del Sud Sudan, mentre Etiopia ed Eritrea cercano una fragile pace.

Per non parlare di un’altra ex colonia italiana, la Somalia che era e resta uno Stato fantasma spappolato e dissanguato da conflitti tribali e dal fanatismo islamista degli Al-Shabaab.

Ma Miller McDonald fa notare che il virus dell’autoritarismo non risparmia nemmeno economie e democrazie più robuste come il Kenya, dove «Una siccità paralizzante ha portato a una rapida inflazione dei prezzi dei generi alimentari, raddoppiando dal 2014 il numero di persone insicure. Questo, e le dispute sul possesso della terra nella regione di Laikipia, a nord di Nairobi, ha contribuito a innescare scontri violenti, minacciando la stabilità politica del Paese».

Instabilità di cui ha approfittato subito il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta stringendo ancora di più la sua presa sul potere. Nell’ottobre 2017, dopo essere stato accusato di aver truccato il primo turno delle elezioni presidenziali, Kenyatta dichiarò il disastro nazionale per siccità a poche settimane e settimane dal secondo turno delle elezioni ed è così che è stato rieletto in mezzo al caos, tra le proteste di piazza brutalmente sedate con la scusa dell’emergenza e impadronendosi dei media per mettere a tacere i suoi avversari.

Miller McDonald avverte «Non sono solo le nazioni in via di sviluppo a rischio di un autoritarismo opportunistico alimentato dal clima. I Paesi ricchi possono possedere le risorse per isolarsi dagli impatti fisici a breve termine dei cambiamenti climatici: possono permettersi le dighe marittime, i servizi di emergenza e l’aria condizionata. Ma quando i conflitti sulle risorse scoppiano nel mondo in via di sviluppo, sono destinati a generare crisi che si riversano nei Paesi più ricchi».

E, pensando proprio ai profughi e alle politiche per “contenerli”, è ormai famoso lo studio “Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought” pubblicato nel 2015 su Proceedings of the National Academy of Sciences da un team dell’Università della California – Santa Barbara e della Columbia University  che ha collegato  la siccità che dal 2007 al  2010 ha devastato la Mezzaluna fertile tra Iraq e Siria, che ha causato  insicurezza idrica e agricola e mortalità del bestiame.

Alla guerra civile siriana iniziata nel 2011, che – anche grazie agli interventi armati stranieri – ha costretto milioni di persone a cercare rifugio in Europa, quella che qualcuno chiama “la pacchia”.

Miller McDonald ricorda che «Il loro arrivo ha contribuito a alimentare movimenti antidemocratici in tutto il continente». Jonathan Weiler, coautore di Authoritarianism and Polarization in American Politics, concorda: «Persino lo spettro delle crisi dei rifugiati e degli spostamenti di popolazione possono avere un impatto sull’autoritarismo».

 

E si tratta di paure che non sono destinate a diminuire: secondo il “The Lancet Countdown’s 2017 report”, entro la metà del XXI secolo il clima sempre più estremo potrebbe costringere a migrare fino a un miliardo di persone in tutto il mondo e Miller McDonald conclude: «Una migrazione umana senza precedenti influenzerà senza dubbio la politica dei Paesi ricchi, spingendoli a destra. Il modo migliore per contrastare questo fenomeno è naturalmente fermare, o almeno rallentare, gli effetti dei cambiamenti climatici. Finora, l’accordo di Parigi è l’unico risultato tangibile di quegli sforzi, e il suo destino è tutt’altro che certo, con gli Stati Uniti che minacciano di ritirarsi. Ma questo potrebbe cambiare, se i problemi causati dai cambiamenti climatici – non solo gli uragani più forti, la siccità e l’innalzamento dei mari, ma la spaccatura politica – continueranno ad approdare sulle coste scomparse dei governi ricchi».

 

 

 

Zelensky apre Davos.

 In arrivo nuove armi.

"Munizioni dall'Italia."

 

Ilgiornale.it-(24 Maggio 2022) - Francesco De Remigis- ci dice:

 

Il presidente: "Dateci fondi e corridoi per il grano". Gli Usa: forniture da 20 Paesi.

Gli argomenti si incrociano a Davos. E anche il presidente ucraino interviene in collegamento nell'appuntamento economico più importante dell'anno tornato dopo due anni di Covid e l'edizione 2021 annullata dal virus. «Embargo completo sul petrolio, sanzioni massime, nessun commercio con Mosca - chiede Zelensky -, tutte le banche russe siano escluse dai sistemi globali». L'Sos cibo: «Serve un corridoio per l'export del grano e dei cereali, altrimenti sarà estensione della crisi energetica e alimentare». Ma poi vira sull'89° giorno di guerra: «È l'ora di decidere se la forza bruta dominerà il mondo».

Considerazioni che proiettano l'immagine del leader di Kiev non più solo come capo di una legittima resistenza nazionale, ma come qualcos'altro.

«Non aspettate che la Russia usi armi speciali, chimiche, biologiche o Dio non voglia nucleari, non date l'impressione che il mondo non opporrà una resistenza adeguata».

 Zelensky vuole «cambiare approccio, agire preventivamente, adattarsi con nuovi strumenti». Sostanzialmente contrattaccare con armi a lunga gittata per fermare Putin e sbloccare lo stallo delle merci nei porti.

Mentre la Russia si dice «esportatore affidabile», smarcandosi da ogni accusa: «Quando i treni con le armi arrivano dalla Polonia - tuona Dimitri Peskov - nessuno impedisce loro di riportare indietro grano».

Applaudito da tutti, tranne dai delegati cinesi che sui lampi militari di Zelensky lasciano la platea di Davos (da cui sono stati esclusi i russi), in un altro foro, quello dei 47 Paesi pro-Ucraina riuniti nella base americana di Ramstein da remoto, il discorso «militare» di Zelensky viene passato al setaccio con cautela: per sminare il rischio evocato anche negli Usa.

Quello di creare prodromi di escalation con l'invio di armi più sofisticate a Kiev come i lanciarazzi multipli Mlrs, il sistema più potente dell'industria bellica occidentale.

Un utilizzo mirato, e non oltre il confine ucraino dei dispositivi sollecitati da Zelensky, trova terreno fertile nella Ramstein-bis. Videoconferenza allargata: non solo 40 Paesi già convocati il mese scorso dagli Usa tra cui l'Italia (ringraziata ieri dal patron Lloyd Austin, il numero uno del Pentagono per altre «munizioni»).

Ma pure le new entry Austria, Bosnia-Erzegovina, Colombia, Irlanda e Kosovo. Per Austin, l'America ha «radunato il mondo libero», i ministri «hanno compreso che la posta in gioco va ben oltre l'Europa, la minaccia russa è un affronto per l'ordine internazionale».

E 20 Paesi annunciano nuovi pacchetti d'armi, tra cui Grecia, Norvegia e Polonia, Danimarca (che darà un lanciatore di arpioni e missili per difendere la costa). In collegamento pure il ministro ucraino e il rappresentante dell'intelligence della difesa.

Dalla base Usa in Germania filtra poco altro: l'amministrazione Biden ha già spedito a Kiev obici M777, come Australia e Canada, mentre la Gran Bretagna missili Brimstone e un nuovo sistema di difesa a corto raggio, spiega il segretario di Stato americano alla Difesa riconoscendo a Londra «un ruolo guida».           

I pezzi d'artiglieria giunti finora in Ucraina hanno portata di 30 km, un proiettile alla volta e devono essere trainati da camion di città a città. I super-lanciarazzi chiesti da Zelensky hanno invece un raggio d'azione fino a 70 km; colpire e ritrarsi.

Kiev ne sostiene la necessità per avversare Mosca nel Donbass.

Austin invita i 47 Paesi il 15 giugno a un terzo incontro a margine del vertice Nato di Bruxelles. «Vogliamo continuare le riunioni». Un rendez-vous militare che lascia intendere come, nelle previsioni del Pentagono, la guerra vada avanti a lungo.

Tocca però decidere se farla salire di livello, assecondando le pressanti richieste di Kiev, o frenarla. In qualche modo.

 

 

 

 

Il Pilota Automatico della

Democrazia Terminale.

Conoscenzealconfine.it -Roberto Pecchioli - (12 Agosto 2022)- ci dice:

 

Nel bosco dei ribelli è giunta notizia che in Italia si terranno le elezioni politiche il 25 settembre. Accogliamo l’informazione con uno sbadiglio, seguito da un debole sorriso.

Anche il “Drago” ha gettato la spugna, forse spaventato dall’autunno freddo per mancanza di energia, dalla conseguente inflazione e dalla possibilità di reazioni popolari.

La macchina procedurale della stanca, asmatica democrazia rappresentativa è avviata.

Nel bosco non ci sono sezioni elettorali e non si eleggono deputati. Ci limitiamo ad aspettare la frescura settembrina, rammentando una canzone di battaglia di noi ragazzi di tanti anni fa, che osarono sfidare lo spirito dei tempi: “Democrazia, democrazia, è cosa vostra e non è mia. Democrazia, democrazia,  fintanto che  comandate voi”.

Come Walter Whitman, “due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso”.

 La distinzione rispetto al poeta di “Foglie d’erba” è che la sua diversità era l’orientamento sessuale, che non si chiamava ancora così.

Pure, nei nostri anni difficili e formativi di democrazia ce n’era assai più di adesso. Gli spazi bisognava conquistarseli palmo a palmo, ma non c’era la palude maleodorante e la dura dialettica delle idee aveva per protagonisti figure dello spessore di Berlinguer, Almirante, Moro, Andreotti, Craxi, La Malfa.

 Ora vige il pensiero unico, e Tocqueville, dalla tomba, può compiacersi di quanto sia stata profetica la sua analisi sulla tirannia della maggioranza conformista, imbelle, interessata solo a sé stessa. Tramonta anche l’idea della democrazia liberale di Ortega: “l’unico governo che rispetta la minoranza, perfino quella più debole.”

Sarà che una volta la politica contava qualcosa, progetti e modelli erano alternativi. La gente si divideva su visioni del mondo e della società e anche per questo correva a votare. Da trent’anni – e nell’ultimo decennio con un’accelerazione impressionante – l’intera classe politica si è posta al servizio dei poteri globalisti, rafforzando il modello liberal liberista in economia e libertario-libertino in campo morale.

Tutti hanno promosso la privatizzazione di beni e servizi, nell’indifferenza per l’interesse popolare e nazionale; tutti hanno accettato la cessione di sovranità ad organismi tecnocratici e finanziari sovrannazionali.

L’intero cerchio della politica “di sistema” ha segato l’albero su cui è appollaiata, sostenendo il passaggio da un ordinamento democratico ad uno tecnocratico.

 La sovranità non appartiene più al popolo, sia pure esercitata “nelle forme e nei limiti della costituzione”. È saldamente nelle mani di oligarchie, “esperti” e “competenti” avulsi dalla vita e dalla volontà popolare.

Le forze politiche hanno portato all’apice l’arte del camuffamento, continuando a presentarsi sotto le mentite spoglie della sinistra, della destra e del centro, dei conservatori, dei progressisti, dei riformisti e dei moderati. Nella sostanza, termini del lessico politico che non significano più nulla.

Le società postmoderne sono diventate postdemocratiche, pur mantenendo, per motivi cosmetici e per avvalorare la menzogna di massa, le forme e le procedure della democrazia rappresentativa.

Che non rappresenta più molto, tanto che la tirannia della maggioranza intuita da Tocqueville quasi due secoli fa è diventata il contrario: tirannia della minoranza nell’indifferenza e docilità dei più.

In maniera confusa e contraddittoria, un numero crescente di persone lo ha compreso, disprezza la politica e se ne tiene lontana perfino nell’occasione del voto.

Tra tante sciocchezze divenute patrimonio di massa, Jean Jacques Rousseau enunciò anche alcune verità. Una riguarda la sovranità, che per il ginevrino il popolo esercita un solo giorno, quello del voto, per spogliarsene dopo aver restituito la matita copiativa.

Gli ultimi anni sono stati i primi della transizione post democratica:

comandano oligarchie proprietarie di tutto, promotrici di un pensiero dominante tendenzialmente unico che rende superfluo il rito delle votazioni.

Siamo plasmati per pensare allo stesso modo, parlare, mangiare, vestirsi in modo uguale, omologato. Perché votare, se i programmi divergono solo su sfumature e se pezzi sempre più ampi del ceto politico trasmigrano da uno schieramento all’altro, se non rispondono al popolo, promettendo ad oligarchie e mercati che saranno fedeli, fedelissimi alla linea?

Un alto funzionario dell’oligarchia globalista occidentale , l’ex ministro “tecnico” Enzo Moavero Milanesi, ha spiegato in un’intervista ciò che dovrà fare obbligatoriamente il futuro governo “da chiunque sia composto”.

Le figurine intercambiabili, oltre a non poter discutere in alcun modo la collocazione internazionale dell’Italia, le sue alleanze (o sottomissioni) e i suoi impegni bellici (nonostante l’evidente dissenso della maggioranza ex sovrana) dovranno praticare una politica di bilancio definita “imprescindibile”. Ovvero spenderanno i nostri soldi come vogliono loro.

C’è il patto di stabilità (ma la democrazia è per natura instabile, a differenza delle dittature) con l’impianto sanzionatorio per chi sgarra, deciso da chi gestisce i fondi creati dal nulla dalla Banca Centrale, che, in qualità di creditrice (non di prestatrice di ultima istanza) ha “vasta influenza” sulle scelte (obbligate) dell’esecutivo.

La vocazione dogmatica dell’oligarchia sono le liberalizzazioni (balneari, tassisti, imprenditori, siete avvisati) opporsi alle quali significa perdere “gli ingenti fondi europei “, ossia prestiti da onorare.

 Che ci resta, se il gioco è definito in partenza, le squadre fungibili e decide tutto l’arbitro?

 Se – puta caso – qualcuno volesse cambiare le regole o il gioco, fuoriuscendo dallo schema obbligato liberal liberista e dal sistema dei diritti individuali che hanno decostruito l’uomo, polverizzato la famiglia, innescato il dramma della denatalità e generato un’impressionante confusione di massa?

Nessun problema, recitano i paladini della democrazia terminale.

Si può partecipare alle elezioni e presentare un programma alternativo.                              È la sfolgorante democrazia, il sistema politico più bello ed inclusivo inventato da mente umana. Peccato che ci abbiano appena detto che dobbiamo fare ciò che vogliono loro: si chiama governance, amministrazione controllata dell’esistente.

I governi sono amministratori condominiali che rispondono ai costruttori dei palazzi.

 Se hanno trasferito il potere ad organismi transnazionali, vertici non elettivi, poteri di fatto, cupole finanziarie, mercati, commissioni, lo hanno fatto precisamente per bypassare l’ingombrante parere dei popoli. I quali, nonostante il bombardamento mediatico e culturale, si ostinano a non pensarla come i Superiori.

Pazienza, ripete l’Ottimista Democratico.

Andrete in parlamento e farete sentire la vostra voce. Ma il parlamento – il cui nome evoca più la logorrea che l’azione – non conta quasi nulla. I deputati sono scelti uno per uno dai capi dei partiti e se si azzardano a dissentire, l’agiata carriera è finita. Se presentano leggi o proposte, i vertici parlamentari faranno in modo che non vengano discusse o siano stravolte.

Se poi le decisioni del governo non piacciono, c’è una doppia tagliola. Il voto di fiducia – il governo Draghi ne ha totalizzati cinquantacinque – blocca il dibattito e costringe ad approvare tutto a scatola chiusa.

Oppure si governa a colpi di decreti immediatamente esecutivi che diventeranno legge con le metodologie descritte, o di provvedimenti amministrativi contro cui non vi è possibilità di opposizione o impugnazione, tipo i DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri).

E poi, entrare in parlamento… mica facile. Innanzitutto ci sono gli sbarramenti percentuali, i collegi blindati in cui si sa in anticipo chi vincerà, la difficoltà creata ad arte contro la rappresentanza nella democrazia detta rappresentativa.

Negli ultimi tempi sono stati raggiunti vertici impensabili nella negazione della democrazia reale da parte dei cantori h 24 della democrazia teorica.

Già svuotato di potere, formato da yes men (e women, non dimentichiamo le quote rosa obbligatorie, che dovranno estendersi ai “generi” inventati dagli intellettuali di servizio) il mezzo migliore per costituire un parlamento privo di vera opposizione, è impedire con regole burocratiche la partecipazione alle elezioni di chi non fa parte del cerchio magico.

I partiti – tutti – hanno stabilito per sé un vero e proprio “ius primae noctis“. Poiché la norma prevede che gli aspiranti partecipanti alle elezioni presentino a sostegno un ingente numero di firme di cittadini – autenticate da pubblici ufficiali – il gioco è fatto. Hanno esentato sé stessi dall’obbligo – comprese sigle formate in parlamento allo scopo di aggirare la norma – confermandolo per gli altri.

 Immaginate quanto sia arduo, in piena estate e in tempo di epidemia, raccogliere decine di migliaia di firme “in presenza”. È una legge criminogena: chiunque abbia conoscenza della realtà, sa quali illegalità, quali trucchi siano generalizzati e sa altresì che quasi mai chi autentica le firme è presente al momento della sottoscrizione.

Problema risolto per “loro”: nessuna firma. Problema insormontabile per tutti gli altri, se vogliono agire nella legalità. I costi dell’operazione sono ingenti: notai, avvocati, ufficiali giudiziari, modulistica, corse affannose per raccogliere i certificati anagrafici dei sottoscrittori. Una corsa ad ostacoli al termine della quale, stremati e senza più un soldo, i potenziali oppositori potranno affrontare il “Golia” dei partiti di sistema, ignorati, tranne pochissimi spazi contingentati, da radio, tv e giornali, se non per essere attaccati e irrisi.

La corsa è ampiamente truccata. Un esempio: da anni il sistema mediatico offre enormi spazi a Carlo Calenda, leader di sé stesso. Perché? Evidentemente è “una riserva della Repubblica”, destinato ad affiancare o sostituire chi dicono loro, fingere opposizione o una fronda interna al sistema.

E gli altri? Si sgolano a rassicurare, giurare fedeltà ai Superiori mentre si scannano all’interno per accaparrarsi i posti migliori in lista. E l’opposizione? Non pervenuta, come la temperatura di remote località alpine, oppure impegnatissima a mostrarsi più devota ai mercati, alla finanza, agli alleati-padroni.

E quella vera, che si è formata nonostante tutto in questi terribili anni?

 Generosi e sinceri i militanti, tante persone di ogni orientamento che vogliono cambiare le cose, ma duci e duchesse l’un contro l’altro armati, rissosi, incapaci di unirsi. Dissensi ideologici, certo, linee spesso incompatibili, è vero. Ma soprattutto appetiti di piccoli personaggi la cui aspirazione non è cambiare il mondo, ma il proprio status sociale. Un posticino in parlamento fa gola, eccome, come sanno i grillini transumanti a destra e a manca (più a manca, invero), impegnati a ostentare il più alto tasso di progressismo.

Una certezza: nessuna soluzione al presente stato di cose può venire dalla stessa mentalità, dal medesimo humus che l’ha prodotto. Lo diceva Einstein e lo ripetiamo noi, convinti che la via parlamentare – in assemblee destituite di potere, svuotate di prestigio, piene di soggetti ricattabili che alla politica hanno affidato la loro realizzazione personale – non sia più praticabile.

Il mondo cambierà – se cambierà – solo per iniziativa di lotte di massa, movimenti sociali, insorgenze di popolo. Assai improbabili al tempo dei tremebondi sudditi mascherati che il potere ha convinto della sua inamovibilità e della mancanza di alternative. Masse depoliticizzate non cambiano il mondo: per questo chi comanda gradisce la nostra assenza alle urne, benché abbia predisposto ogni cosa affinché nulla muti.

Quindi, è la triste conclusione, poco o nulla cambierà dopo il 25 settembre. Per questo chi non se la sente di votare il meno peggio o il meno distante dai suoi interessi e principi si asterrà o annullerà la scheda. Nel gioco della “tela” vi è una situazione in cui uno dei giocatori, qualunque mossa faccia avrà le pedine in posizione vincente e “mangerà” quelle avversarie. È la condizione della ricca oligarchia globalista nazi-bolscevica davanti al voto del 25 settembre.

Diceva un campione di coraggio e libertà, Aleksandr Solzhenitsyn, che se non sussiste la possibilità di opporsi al male o manca il coraggio per affrontarlo, almeno non si collabori con esso, non si diventi complici.                        È poco, poco davvero. Ma questo resta a noi ribelli, a noi irriducibili innamorati delle libertà, costretti a gridare al pilota automatico, come tanti anni fa, “democrazia, democrazia, è cosa vostra e non è mia.”

(Roberto Pecchioli- inchiostronero.it/il-pilota-automatico-della-democrazia-terminale/)

 

CENTO ANNI DOPO, LA SINISTRA

ITALIANA SENZA PROGRAMMI

SI SPAVENTA PER IL FASCISMO INESISTENTE.

Inchiostronero.it- (13-8-2022)- Augusto  Grandi – ci dice :

 

Il prossimo 28 ottobre saranno trascorsi 100 anni dalla Marcia su Roma. Cento anni, un secolo. Eppure, Bonelli, il leaderino del mini-partito dei Verdi, non ha trovato nulla di più intelligente da dire a Calenda se non l’immancabile “fascista!”.

Dopo un secolo, il fantasma di Mussolini continua a spaventare una sinistra che non riesce a proporre nulla di credibile perché, invece di guardare avanti, continua a camminare con la testa rivolta al passato.

Siamo passati dai cappelli a cilindro alle minigonne e poi all’abbigliamento di ogni tipo; dalle carrozze a cavalli all’uomo sulla Luna; dalle baionette ai droni. Ma per la gauche di ogni tipo il problema è sempre lo stesso: il fascismo vittorioso 100 anni orsono e morto da quasi 80 anni.

“Fascista”, la parola magica per criminalizzare gli avversari, per cancellare ogni discussione scomoda, per nascondere la mancanza di idee e di visione.

Bonelli, visti i modestissimi risultati conseguiti dal partitello ambientalista in Italia (a differenza di ciò che accade nel resto d’Europa), dovrebbe preoccuparsi della propria incapacità di incidere, della mancanza di credibilità, della inadeguatezza del programma, della totale assenza di una comunicazione efficace.

 E invece risolve tutto accusando gli avversari di essere fascisti. Ma, dopo un secolo, l’anatema non funziona più. Serve solo per giustificare il mantenimento, con denaro pubblico, di associazioni che non hanno più senso alcuno se non quello di garantire seggiole e poltrone.

Però, per conquistare qualche consenso in più, strillare contro il fantasma di Mussolini non serve. Così come gli articoli di Berizzi e Murgia non fanno vendere copie in più dei rispettivi giornali che ospitano ridicole inchieste su un pericolo che non esiste o patetici sondaggi su quanto ciascuno ha atteggiamenti fascisti.

L’arco costituzionale è crollato, così come si è disgregato in Francia alle legislative il fronte repubblicano anti-lepenista.                          I cittadini vogliono proposte sulla lotta contro il carovita, vogliono indicazioni sui salari da pagare ai giovani, sulle tasse, sulla lotta alla criminalità. E invece si ritrovano con politici che evitano tutti i temi della vita reale nascondendosi dietro l’indignazione per un braccio teso ad una cerimonia funebre.

Ed allora, non avendo nulla di intelligente da dire sul tema ambientale, Bonelli si rifugia nella parola magica, scagliata contro l’ex compagno Calenda. Non sarà l’unico.

 Perché l’antifascismo contro un fascismo che non esiste più da 80 anni è l’unico collante di una coalizione a guida Pd priva di un programma comune, di un’idea coinvolgente.

Ed allora si moltiplicheranno le berizzate per mettere in guardia da un pericolo inventato. Arriverà un nuovo fascistometro della Murgia. Tutti insieme appassionatamente, la sinistra ma anche Crosetto.

Un altro che non si è ancora accorto che Mussolini è morto, Balbo pure e Pavolini non si sente molto bene. D’altronde se a loro si toglie il fascismo, restano “anti” senza sapere anti-cosa.

(Augusto Grandi).

 

 

 

 

Ucraina, Zelensky a Davos chiede aiuto

per la ricostruzione: “Lavoro enorme.”

Entilocali-online.it- Adnkronos- (23 maggio 2022)- ci dice :

(Adnkronos) – C’è da fare “un lavoro enorme” per ricostruire l’Ucraina. Volodymyr Zelensky si è rivolto al Forum di Davos, prestigioso appuntamento che riunisce il gotha della finanza mondiale, per lanciare il suo ennesimo appello degli ultimi 89 giorni di guerra. Stavolta incentrato sul futuro del suo Paese, alcune parti del quale sono state devastate dai bombardamenti russi.

“Vi invito a prendere parte a questa ricostruzione”, ha detto in collegamento video da Kiev ai rappresentanti degli Stati presenti. “La quantità di lavoro è enorme. Abbiamo più di 500 miliardi di dollari di perdite. Dobbiamo ricostruire intere città, intere industrie”, ha proseguito il leader ucraino annunciando un “modello speciale di ricostruzione” che consiste nel fatto che ciascun Paese o città interessato avrà l’opportunità “storica” di ‘adottare’ una specifica regione, città, comunità o industria dell’Ucraina.

“La storia è a un punto di svolta” e queste parole non hanno “solo un significato retorico”, ha evidenziato, sottolineando che ora è il momento in cui “si decide se la forza bruta dominerà il mondo. La forza bruta non cerca altro che la sottomissione di coloro che vuole sottomettere. E non discute ma uccide, come sta facendo la Russia in Ucraina anche in questo momento in cui stiamo parlando”.

Zelensky ha quindi accusato la Russia di essere diventata uno “Stato di crimini di guerra” che ispira “altri potenziali aggressori” e le cui azioni provocano “invece di città pacifiche di successo: rovine annerite. Invece del normale commercio: mine nel mare e porti bloccati in Ucraina. Invece del turismo: cieli chiusi e migliaia di bombe e missili da crociera russi. Ecco come apparirà il mondo se l’umanità perderà” quest’occasione. “Sembrerà una grande raccolta di crimini di guerra”.

Il leader ucraino ha quindi sostenuto che le forze ucraine hanno fermato l’esercito russo, che è stato “definito il secondo al mondo”, ma a costo di pesanti combattimenti e migliaia di vite umane e ora “stiamo gradualmente cacciando gli occupanti dalla nostra terra”.

“Ma avremmo dovuto farlo se l’anno scorso fossimo stati ascoltati e se il pacchetto di sanzioni che può abbattere qualsiasi aggressore fosse stato applicato in modo preventivo contro la Federazione Russa? Sono sicuro che la risposta è ‘no’ “, ha insistito Zelensky, criticando la comunità internazionale per aver “reagito” e non “prevenuto” l’offensiva di Mosca.

Secondo il presidente, ora non bisogna aspettare che la Russia usi armi chimiche, biologiche o nucleari e non si deve “dare all’aggressore l’impressione che il mondo non mostrerà abbastanza resistenza”, ribadendo il suo appello a imporre a Mosca il “massimo” delle sanzioni che, ha evidenziato, ancora non sono state imposte.

“Embargo petrolifero russo. Blocco completo di tutte le banche senza eccezioni, tutte. Completa cessazione del commercio con l’aggressore. Questo – ha detto riferendosi sempre alle sanzioni – dovrebbe essere un modello di pressione che funzioni in modo convincente per mantenere la pace per decenni”.

E infine un passaggio sulla sicurezza alimentare, messa a repentaglio dal blocco dei porti ucraini e dalla ‘guerra del grano’ scatenata dalla Russia. “Qualsiasi risposta alla carestia di massa è in ritardo per definizione. La carestia deve essere fermata quando non è ancora iniziata. Ma ora non esiste uno strumento del genere nel mondo – ha concluso – Proponiamo di creare un’organizzazione di Stati esportatori di cibo responsabili e democratici che possano agire nel rispetto dei diritti umani e delle regole del commercio globale. La nostra motivazione è molto semplice. Qualunque siano i punti di svolta nella storia, l’umanità deve avere un’assicurazione contro la carestia”.

 

 

Coronavirus: impreparati? Vero.

Ma è strano che a dirlo sia Bill Gates,

che è il vero padrone dell'Oms,

Organizzazione mondiale della sanità

Italiaoggi.it- Tino Oldani-(17-3-2020)- ci dice :

 

«Voglio dedicare più tempo alle finalità filantropiche»: con queste parole, Bill Gates, 64 anni, venerdì 13 marzo ha annunciato la sua uscita dal board di Microsoft, da lui fondata nel 1975 e grazie alla quale è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta.

Nello stesso giorno, spinto dalla sete di informazioni innescata dal coronavirus, sul web è girato moltissimo un breve filmato girato nel 2015 durante un convegno a Vancouver, in cui Bill Gates disse per la prima volta che il mondo era del tutto impreparato a fronteggiare una pandemia da virus:

 «Se nei prossimi decenni moriranno 10 milioni di persone, non sarà per una bomba atomica, ma per un virus».In quel Ted talk (colloqui su Technology, entertainment & design), Gates spiegò che le potenze mondiali, per decenni, avevano speso molti miliardi per nuovi armamenti nucleari, ma destinato poche risorse per combattere il vero nemico del futuro: le epidemie da virus.

Tanto è vero, aggiungeva, che una pandemia simulata in base alla micidiale influenza spagnola del 1918, oggi potrebbe provocare 33 milioni di morti nel mondo, e danni all'economia per tremila miliardi di dollari.

Una strage basata su un virus che, potendosi trasmettere per via aerea da un essere umano all'altro, grazie alla facilità dei collegamenti tra i continenti dovuta alla globalizzazione, sarebbe stata senza precedenti nella storia. Per contrastare un tale pericolo, concludeva Bill Gates, era più che mai urgente intensificare gli studi e le ricerche sui virus e sui vaccini, spostando l'attenzione dei governi dagli armamenti alla tutela della salute.

Previsioni analoghe, altrettanto catastrofiche, Bill Gates le ha ripetute più volte negli ultimi cinque anni, facendosi forte del fatto che lui, per primo, già da tempo aveva deciso di cambiare mestiere per combattere le epidemie, in veste di filantropo. Nel 2000 aveva costituito con la moglie la Bill & Melinda Gates Foundation, oggi la più grande fondazione filantropica al mondo, detentrice di 46,8 miliardi di dollari di attività.

Fin dall'inizio, la Fondazione di Gates si è impegnata con fondi propri in una campagna mondiale per combattere la poliomielite, soprattutto nei paesi più poveri, Africa in testa. Con il risultato che oggi, nel mondo, la poliomielite è regredita del 99%: un merito incontestabile di Bill Gates.

Negli ultimi anni, oltre alla polio, la lotta ai virus è stata un suo chiodo fisso, in interviste e non solo. Tanto che alcuni mesi fa, ottobre 2019, la Bill & Melinda Gates Foundation e il World Economic Forum (quello che riunisce a Davos i potenti della terra al cui comando  vi è Klaus  Schwab) sono stati i partner del John Hopkins Center for Health Security di Baltimora in una simulazione di una pandemia coronavirus, chiamata «nCoV-2019», che ha rivelato un potenziale distruttivo pari a 65 milioni di morti e un calo del mercato azionario del 15%.

Tutto ciò, come ha confermato lo stesso John Hopkins Center, è accaduto appena due mesi prima della comparsa del coronavirus in Cina. Non solo.

L'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha inizialmente adottato un acronimo simile a quello della simulazione (nCoV-2019), per poi cambiarlo in CoVid-19.

Dettagli che hanno spinto alcuni siti web di controinformazione, sia negli Usa che altrove, a puntare i riflettori - con toni alquanto critici - su Bill Gates e sui suoi rapporti con l'Oms, con le maggiori case farmaceutiche mondiali e con il Darpa, l'agenzia del governo Usa per lo sviluppo delle tecnologie militari, comprensive dell'uso dei virus.

Lungi da noi l'ipotesi di complotti dei Big Pharma dietro alle sperimentazioni sui virus. Ma è quantomeno strano che sia proprio Bill Gates a lamentarsi per gli scarsi investimenti nella lotta ai virus. Oggi il budget dell'Oms (circa 4 miliardi di dollari) è finanziato per l'87% da donatori privati e per il resto dagli Stati, l'esatto rovescio di quanto accadeva fino al 1990. E tra i privati, il più influente è proprio la fondazione di Bill Gates, che è il secondo finanziatore dell'Oms, dietro agli Stati Uniti e davanti alla Gran Bretagna.

Dettaglio importante: l'80% dei fondi donati dai privati sono earmarked, vincolati cioè a finanziare programmi specifici, decisi dai privati e non dall'Oms.

Nel biennio 2016-17, la Fondazione dei coniugi Gates ha donato 444 milioni il primo anno (di cui 221 vincolati) e 457 milioni l'anno dopo (di cui 213 vincolati). «Ormai l'Oms è costretta a tenere conto di quello che Gates ritiene prioritario, come nel caso della polio», ha dichiarato a Repubblica qualche tempo fa Antoine Flahault, direttore dell'Istituto di Sanità globale di Ginevra. La poliomielite non uccide quasi più, eppure l'Oms vi destina 894 milioni, dieci volte più che alla prevenzione dell'Aids, che è la quarta causa di morte nei paesi poveri.

Oggi l'Oms è guidata formalmente da un africano, Tedros Adhanon Ghebreyesus, ex ministro della salute in Etiopia. Ma il vero padrone dell'ente è la Fondazione di Bill Gates. L'Oms, a giudizio dei governi che hanno ridotto i finanziamenti, ha perso il controllo del proprio bilancio, ed esegue gli ordini dei grandi donatori privati. I quali sono avvantaggiati dal fatto che il bilancio Oms è modesto rispetto alle esigenze, pari a circa il 10% della spesa pubblicitaria delle grandi case farmaceutiche.

Ecco, in questo scenario, dove l'Oms può dichiarare che il coronavirus è una pandemia, ma senza poter fare molto altro, a chi si deve l'impreparazione del mondo? Bill Gates, che pure ha grandi meriti, è sicuro di non avere commesso anche lui qualche omissione? Dal 2015 ad oggi ha fatto davvero l'uso migliore dei suoi miliardi filantropici? Un uso più coerente con le sue denunce? Cinque anni persi: troppi.

 

 

 

Davos, Trump: «Ambientalisti profeti di sventura». Greta:

«Clima, non è cambiato nulla».

Ilmessaggero.it- Redazione- (21-1-2020)- ci dice : «L'America sta vincendo di nuovo, come mai prima», dice il presidente Usa Donald Trump durante il suo 'special address' al Forum economico mondiale di Davos. Un intervento che arriva dopo il duro monito ai big dell'economia lanciato da Greta Thunberg, che già alle 8,30 di stamani a un forum intitolato 'Forging a sustainable path towards a common future' ha sottolineato come sul clima non sia «cambiato nulla».

«Abbiamo concluso accordi straordinari sul commercio con la Cina da una parte, e Messico e Canada dall'altra, i migliori accordi di sempre», ha rivendicato Trump, sottolineando il più basso tasso di disoccupazione di sempre fra i meriti della sua amministrazione.

 «Questi grandiosi numeri rappresentano molte cose, nonostante la Fed abbia alzato i tassi troppo presto e li abbia abbassati troppo tardi». «Ci sono state cose molto positive da noi, non così positive, invece, altrove», ha aggiunto in un apparente ironico riferimento all'Europa, «nonostante i tassi negativi, una cosa a cui io mi abituerei facilmente». «È finita l'era dello scetticismo verso gli Stati Uniti e le aziende sono tornate nel nostro Paese».

Il cinquantesimo compleanno di Davos avviene all'insegna del cambiamento climatico, con una partecipazione di attivisti senza precedenti. E la giovane svedese, arrivata ieri con una marcia da Landquart accompagnata da ambientalisti locali, è affiancata da una decina di 'teenage changemakers', coetanei impegnati sul fronte del clima.

Davos, summit sul capitalismo responsabile con Trump e Greta.

Ambientalisti profeti di sventura. «Questo non è il momento del pessimismo sul clima», ha sottolineato Trump parlando di chi mette in guardia sul cambiamento climatico come «profeti di sventura». Lo ha detto il presidente americano Donald Trump a Davos annunciando che gli Stati Uniti parteciperanno all'iniziativa '1 miliardo di alberi contro il cambiamento climaticò, 'Plant-for-the-Planet'.

«Non posso certo lamentarmi di non essere ascoltata, vengo ascoltata in continuazione. Ma la scienza, e i giovani, in generale non sono al centro del dibattito sul clima. Invece si tratta del nostro futuro e c'è bisogno di portare la scienza al centro della conversazione».

«Nessuno se lo sarebbe aspettato, c'è una maggiore consapevolezza e il cambiamento climatico è diventato un tema caldo. Ma da un altro punto di vista non è stato fatto nulla, le emissioni di Co2 non sono state ridotte ed è questo il nostro obiettivo», ha detto la Thunberg promettendo che «questo è solo l'inizio» e auspicando che «si inizi ad ascoltare la scienza e si inizi a considerare la crisi per quello che è».

 

 

 

 

Anche Hitler aveva in mano

la bomba atomica e i missili per scatenarla.

Ma non fece in tempo per poche settimane.

Italiaoggi.it- Roberto Motta-(7-7- 2021) ci dice:

 

(Ndr. Tutti sanno che Klaus Schwab (il nuovo dio in terra per tutti i globalisti occidentali) fabbrica bombe atomiche nel suo stabilimento con 20 mila dipendenti in Sud- Africa. Una piccola bomba atomica costa sul mercato nero 30 milioni di dollari. Il Padre di Schwab ha collaborato con gli scienziati atomici di Hitler sino alla fine della guerra.

Cosa farà ora il “nostro genio” Klaus Schwab con tutte le sue bombe atomiche “liberalizzate” dal governo unico mondiale nel prossimo “NWO “?)

Ottobre 1944, Villa Feltrinelli sul Garda Invecchiato di vent'anni, distrutto dalle sconfitte e dal potere perduto, nemmeno la vista spettacolare sul lago gli era di sollievo. Mussolini chiamò Dolfin, il segretario.

«Trovate quel corrispondente di guerra, Luigi Romersa, convocatelo qui. Con urgenza, fu il solo a dirmi la verità sulla guerra in Africa orientale». Romersa, giornalista rigoroso e coraggioso, onnipresente sui fronti, ufficiale di complemento, seguiva il consiglio di Ernest Hemingway, «Scrivi quello che hai visto e vissuto, in modo semplice e chiaro».

Il giorno dopo era di fronte al duce. Che andò subito al punto. «Voglio che Voi andiate in Germania per vedere se esistono davvero le armi segrete dei tedeschi. Vi firmo due lettere, una per Goebbels, ministro per gli Armamenti, e una per Hitler, con le quali vi presento e garantisco per la vostra persona. Partite subito».

Goebbels lo ricevette. Prese la lettera di Mussolini e chiamò il quartier generale del Führer. Hitler in persona gli diede l'autorizzazione di visitare la base di Peenemunden, dove conobbe Wernher von Braun, l'uomo dei missili, delleV2.                                   

  A Peenemunden, lo portarono con un aereo militare, e vide tutto quello che i tedeschi stavano realizzando. Sottomarini veloci di lunga immersione, Jet Messerschmitt 262 che raggiungevano i mille chilometri orari.

Le armi più potenti erano i missili V2, capaci di volare a 80 mila metri, a 5.500 km-ora, guidati dal radar, con una testa esplosiva da 500 chili. Ma l'arma più segreta, ancora senza nome, era la bomba che lo storico tedesco Rainer Karlsch chiamò «l'atomica di Hitler».

Era la mattina del 12 ottobre 1944. Sull'isola di Rügen, nel Mar Baltico, in una zona vicino alla base di Peenemunden, Romersa assistette a una esplosione eccezionale. Vide una luce abbagliante, poi un intero bosco scomparire, dall'interno di un bunker di cemento armato insieme a un gruppo di alti ufficiali tedeschi. 

  «Uscimmo molte ore dopo l'esplosione, racconta, indossando degli scafandri di amianto per proteggerci. Era qualcosa di completamente nuovo. Nessuno ancora disponeva di armi del genere. Cosa penso di quell'esplosione? All'epoca non si poteva confrontare con nulla, fino alle due bombe atomiche lanciate a Hiroshima e Nagasaki».

 

«Chiesi a Von Braun, genio della missilistica, se una bomba di quel tipo si poteva lanciare con un missile V2. Certo, rispose, é quello su cui stiamo lavorando. E'questione di mesi, dobbiamo riuscirci prima di aprile 1945, abbiamo i Russi alle porte.

 Corriamo di pari passo con il gruppo di ricerca guidato dal fisico Kurt Diebner, capo del progetto di energia nucleare al centro sperimentale di Gottow, Berlino, coperto dal segreto di Stato».                   A conferma, la prima vera atomica con il fungo, fu testata nel marzo del 45 in Turingia, a Ohrdruf, dove lo storico Karlsch ha raccolto campioni di terreno con forti tracce di plutonio e uranio.

«Quando tornai in Italia, chiude Roversa, feci una lunga relazione a Mussolini, gli spiegai quello che avevo visto, le armi in azione e la loro efficacia. Il Duce prese appunti, gli stessi che usò nel suo ultimo discorso, il 16 dicembre 1944, al Teatro lirico di Milano. Quando annunciò un imminente attacco tedesco: un attacco con bombe e missili di potenza straordinaria capace di distruggere città intere in un istante».

La prima atomica Usa, quella cui lavorarono Enrico Fermi e Oppenheimer, fu testata il 16 luglio 1945 nel deserto del New Mexico. Gli americani, e arrivarono secondi, ma bastò e vinsero la guerra. Anche senza le V2.

 

 

 

Davos, Soros evoca terza guerra

 mondiale e "fine della nostra civiltà."

It.inveting.com- David Pinchodo-(25.05.2022)- ci dice :

Investing.com - Nell'ambito di un intervento a dir poco allarmistico, il famoso investitore George Soros (globalista della cricca di Davos) avvertito dei rischi della depressione globale, di una possibile terza guerra mondiale oltre che alla caduta della civiltà a seguito della guerra in Ucraina.

Al World Economic Forum di Davos di Klaus Schwab, Soros ha affermato che il corso della storia è cambiato radicalmente a seguito dell'invasione russa in Ucraina.

"Ha scosso l'Europa nel profondo", ha detto Soros. "L'Unione Europea è stata creata per impedire che una cosa del genere accada. Anche quando i combattimenti si fermeranno, come alla fine accadrà, la situazione non tornerà mai più allo status quo ante. L'invasione russa potrebbe rivelarsi l'inizio della terza guerra mondiale e la nostra civiltà potrebbe non sopravvivere", ha aggiunto.

Secondo Soros il Globalista, altre questioni come le pandemie, i cambiamenti climatici e l'evitare una guerra nucleare sono passati in secondo piano dopo il 24 febbraio. "Ecco perché dico che la nostra civiltà potrebbe non sopravvivere", ha precisato in seguito.

Parlando dei cambiamenti climatici, l'investitore ha avvertito che è sono "sul punto di diventare irreversibili". "Questa potrebbe essere la fine della nostra civiltà", ha affermato. Ricordiamo che l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha messo in pausa la transizione energetica, con la destabilizzazione dei mercati delle materie prime che ha portato ad un ritorno dei combustibili fossili.

Soros ha definito questa situazione "particolarmente spaventosa". "La maggior parte di noi accetta l'idea che un giorno dovremo morire, ma diamo per scontato che la nostra civiltà sopravviverà", ha detto.

"Pertanto, dobbiamo mobilitare tutte le nostre risorse per porre fine alla guerra rapidamente. Il miglior, e forse l'unico, modo per preservare la nostra civiltà è sconfiggere il [presidente russo Vladimir] Putin. Questa è la questione principale", ha aggiunto.

 

 

 

PUNTURE DI SPILLO:

LA “SICUREZZA” SECONDO XÍ JÌNPÍNG.

Laportadivetro.org- Pietro Terna- (9-6-2022)- ci dice:

 

La palla di fuoco di un’esplosione nucleare impiega circa 10 secondi per raggiungere le sue dimensioni massime. Un’esplosione nucleare rilascia grandi quantità di energia sotto forma di esplosione, calore e radiazioni. Un’enorme onda d’urto raggiunge velocità di molte centinaia di chilometri all’ora”.

Non si tratta dell’inizio di un romanzo di fantascienza, ma dell’esposizione, senza enfasi, degli effetti diretti di un’esplosione nucleare, come riportata nel sito web della Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN, dall’inglese International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), coalizione globale della società civile.

L’ho letta mentre ascoltavo chi, con tono salottiero, discuteva di possibile escalation nucleare della guerra. È una descrizione che rimuoviamo dalla nostra percezione del reale, come una scena di un film, ma le bombe nucleari pesano su tutti noi: una assoluta follia collettiva.

Le proposte al Forum di Boao.

Una descrizione che dobbiamo avere ben presente mentre ragioniamo di politica estera o di politica commerciale nel 2022. Si tratta di argomentazioni che usano la guerra come fulcro per le proprie leve. In questa prospettiva, il riferimento centrale non è a Biden, né tanto meno a Putin il distruttore, ma a Xí Jìnpíng, il leader della Tigre asiatica, con la sua aria da gattone benevolente che ha già deciso quello che sarà il nostro destino.

Intervenendo ad aprile in video al Forum di Boao – località della provincia cinese di Hainan, dove si svolge quello che è considerato il forum di Davos dell’Asia – il presidente cinese ha esordito parlando di pace e cooperazione:

“Le difficoltà e le sfide sono un ulteriore promemoria del fatto che l’umanità è una comunità con un futuro condiviso in cui tutti i popoli crescono e cadono insieme, e che tutti i Paesi devono seguire la tendenza dei tempi caratterizzata da pace, sviluppo e cooperazione win-win e devono muoversi nella direzione di costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità, affrontando le sfide per costruire un futuro luminoso attraverso la cooperazione”.

Poco oltre, dopo aver citato un motto di un improbabile antico filosofo cinese, ha affermato che: “Per promuovere la sicurezza per tutti nel mondo, la Cina vorrebbe proporre una Iniziativa di Sicurezza Globale”; “vorrebbe proporre”, che nel testo ufficiale in inglese è “would like to propose”: un’introduzione quasi in punta di forchetta, per un botto come il lancio di una Global Security Initiative.

Tutto bene, dunque? Non vi sembra che serva qualche cautela? Chi gli lascia così tanto spazio? Certo personaggi come Medvedev ci spingono a fidarci della potenza asiatica: “Bastardi e impacciati , così definisce tutti quelli che sono contro la Russia l’ex presidente della Federazione russa, Dmitry Medvedev.

I controversi equilibri internazionali.

L’attuale vice presidente del Consiglio di sicurezza russa scrive su Telegram solo parole di odio nei confronti degli occidentali: Vogliono la nostra morte, quella della Russia. E finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”. Diamo spazio tutti noi, con le nostre incertezze; gli Stati Uniti e l’Europa in primis, con la mancanza di un’azione vigorosa per la pace. La pace senza se e senza ma, perché così deve essere. Infine, c’è anche lo spettro della bomba.

I punti chiave della proposta cinese: impegno per una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile; impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i Paesi, a sostenere la non ingerenza negli affari interni e a rispettare le scelte indipendenti dei percorsi di sviluppo e dei sistemi sociali nei diversi Paesi; impegno a rispettare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, a rifiutare la mentalità della Guerra Fredda, a opporsi all’unilateralismo e a dire no alla politica dei gruppi e al confronto tra blocchi; impegno a sostenere le legittime preoccupazioni di tutti i Paesi in materia di sicurezza; impegno a risolvere pacificamente le differenze e le controversie tra i Paesi attraverso il dialogo e la consultazione; impegno a mantenere la sicurezza nei campi tradizionali e non tradizionali e a collaborare alle controversie regionali e alle sfide globali come il terrorismo, il cambiamento climatico, la sicurezza informatica e la biosicurezza.

Un non piccolo dettaglio: “la non ingerenza negli affari interni e a rispettare le scelte indipendenti dei percorsi di sviluppo e dei sistemi sociali nei diversi Paesi”! Altrimenti? Crolla tutta la costruzione? È quello il prezzo da pagare per allontanare la guerra e dimenticare la bomba? Forse ce lo siamo meritati.

Alla ricerca di un nuovo negoziatore.

Avremmo bisogno di un nuovo Kissinger, certo meno spregiudicato, ma con la stessa capacità costruttiva del vero negoziatore. Fu lui a convincere Nixon che non era possibile tenere la Cina al di fuori del concerto delle Nazioni.

L’operazione aveva anche il grande pregio, per gli americani, di ridurre il ruolo dell’Europa: quella delle potenze europee vincitrici della Seconda guerra mondiale, Francia e Gran Bretagna, entrambe dotate di armi nucleari proprie.

Henry Kissinger ha 99 anni. Anche lui con l’eterna aria del gattone che ha già adocchiato il topo. A Davos, in maggio, ha ammonito America e Occidente a non cercare di umiliare la Russia e ha sottolineato (su suggerimento di Klaus Schwab) che “per la pace generale del mondo è importante che gli Stati Uniti e la Cina attenuino il loro rapporto di avversità”. Può valer la pena ascoltarlo.

Bomba atomica: la circolare ministeriale per salvarsi…

Se qualche lettore, ammesso che ce ne siano, pensa che io sia troppo preoccupato per la bomba, annuncio che lo sono molto meno dopo aver letto della circolare inviata dal Ministero della Giustizia ai magistrati del tribunale di Roma, sulle regole da rispettare in caso di eventi con “armi o agenti di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare”. Leggiamo che si devono sigillare gli infissi contro le radiazioni; chiudere le tende, perché fermano i raggi gamma… sono quasi rasserenato!

 

 

 

 

 

Il Covid usato per imporre

la Nuova Emergenza Climatica.

Conoscenzealconfine.it-( 14 Agosto 2022) - Marcello Pamio - ci dice:

 

La paura del virus consolida e rafforza le convinzioni sul cambiamento climatico.

Ora forse potete capire il perché nel Pnrr alla transizione ecologica sono andati 71 miliardi, mentre alla sanità “solo” 20 miliardi. Ricordo che è un fondo pensato per superare la crisi Covid!

La nuova emergenza impone di cambiare i nostri stili di vita altrimenti entro il 2050 la civiltà collasserà per effetto del cambiamento climatico. Lo dice anche Greta!

Viene il sospetto che la pandemia sia stata creata per rifilarci la svolta green! Ed è proprio così!

Approfittano del coronavirus per velocizzare le grandi trasformazioni/transizioni programmate da anni (clima, energia, digitalizzazione, ecc.). Serviva un catalizzatore e hanno scelto il Covid…

La conferma arriva da uno studio appena pubblicato su Environmental Science & Policy dal titolo:

La paura del Covid-19 rafforza le convinzioni sul cambiamento climatico”.

Secondo gli autori infatti “Il Covid-19 e altre future crisi possono offrire una promettente opportunità ai governi europei per accelerare i loro sforzi nella protezione climatica, in termini di legittimazione sociale”. La ricerca dimostra che quando affiora una nuova emergenza, la precedente non viene mai soppiantata…

Il “bacino di preoccupazione” è potenzialmente infinito. Paura crea paura!

“Un aumento nella preoccupazione per una minaccia può accrescere le paure di altri pericoli” è il loro motto!

La differenza la facciamo noi non cascando nella trappola della paura.

Rovesciando il Great Reset nel “Great Change”, nel grande cambiamento, creando nuove realtà sociali!

(Marcello Pamio- t.me/marcellopamio).

 

 

 

 

«Dirò ai potenti: il mondo

si può cambiare».

Corriere.it- Michele Farina- ( 25-1-2022)- ci dice :

PORTO ALEGRE - Saluta la folla con la mano sinistra aperta, la mano senza più il mignolo che una macchina gli ha tranciato quando faceva il tornitore. Sono le 18 e 30 (le 21 e 30 in Italia) all’Anfiteatro del Tramonto di Porto Alegre: migliaia di persone provenienti da 157 Paesi gremiscono la conca erbosa sulla riva del lago Guaiba, davanti a un orribile palco sotto un arco rosa. Tra i 1710 eventi del Forum, questo (fuoriprogramma) è forse quello più sentito.

Tutti aspettano lui, Lula. E’ la sua terza volta al Forum, la prima da presidente del Brasile. Una tappa di poche ore, prima di saltare sull’altra sponda (non solo) dell’Atlantico. Il popolo no global vuole una spiegazione dal «presidente dei poveri» che ha deciso di volare a Davos, in Svizzera, a quello che il movimento dei Senza Terra chiama il «banchetto degli affamatori». Lula non li tradisce. Grida con forza il suo no alla guerra, pur senza un richiamo diretto all’Iraq, «perché il mondo ha bisogno di pace». Ai brasiliani dice: «Voglio che il mio governo tratti ciascuno di voi come io tratto mio figlio più piccolo che ha 17 anni».

 

Tra un paio d’ore prenderà l’aereo per il forum dei global. «E’ come giocare un derby un tempo con l’International e un tempo con il Gremio», bofonchia Joao, parlando delle due squadre di Porto Alegre. Il presidente operaio dice che non sarà il portavoce del no global nella tana dei global. Va a Davos perché è stato invitato come presidente di tutti i brasiliani. «Il Brasile è l’ottava potenza del mondo, ha 54 milioni di abitanti denutriti, e ora ha per la prima volta il funzionario pubblico numero uno che è stato un operaio tornitore». Con la voce roca, vestito scuro senza cravatta, accanto alla moglie Marisa con la camicetta rossa, Lula grida che «a quelli di Davos dirò quello che dico a ciascuno di voi: che non è possibile andare avanti con questa economia che sfrutta i Paesi poveri, che il nuovo ordine mondiale così com’è non funziona».

A Davos, nella tana dei capitalisti. A fare che? Lula ricorda di quando era giovane e gli dicevano: «Non entrare nel sindacato, ha un sistema vecchio, basato sul diritto del lavoro di Mussolini. Ci sono entrato, e in tre anni abbiamo rinnovato tutto». In mattinata, parlando con una trentina di rappresentanti del comitato internazionale del Forum, Lula aveva detto che la sua vita «è stata piena di sfide e contraddizioni», e che la scelta di andare a Davos è un’altra di queste contraddizioni. «Non sarò il vostro portavoce - ha detto il presidente-. Dirò quello che penso». Il mondo vuole la pace, non la guerra (l’anno scorso Lula condannò sia gli attentati dell’11 settembre che la risposta in Afghanistan).

«Lula mi ha colpito positivamente», dice Flavio Totti, portavoce del movimento Tavola per la Pace, che organizza ogni anno la marcia di Assisi. «Ci ha invitato a credere nella nostra forza. Stando però attenti a non presentarci come quelli che hanno la verità in tasca». C’è stato anche il tempo per qualche battuta. «Quando ha riconosciuto il gruppo italiano - racconta Totti - ha detto che una volta pensava che le carenze della democrazia dipendessero da una carenza di educazione. Ma che poi ha visto che molti Paesi dove tutti vanno all’università, Paesi come l’Italia dotati di grande tradizione culturale, poi si ritrovano con Berlusconi».

A un mese dall’insediamento, la Lula-mania tra i brasiliani non è calata. I giornali che lo ritraggono «con l’ultimo modello di occhiali», la sua foto in mutande e canotta a corredo di un articolo sul colesterolo. Anche la sua foto ufficiale, in cui appare senza la fascia tradizionale con i colori della bandiera, è oggetto di editoriali compiaciuti. La modella Giselle, che è nata a due ore da Porto Alegre, annuncia che devolverà 150 mila euro al progetto «Fome Zero» (Fame zero) lanciato dal governo per combattere la povertà.

Tra i no global la sua decisione di andare a Davos ha aperto qualche crepa. «Neppure l’ex presidente, Cardoso, ci mise piede». Per rendere l’idea della contrapposizione: due anni fa un tentativo di far dialogare i due Fori (via videoconferenza) finì tra accuse e insulti.

«Sarebbe bello prendere tutti i delegati di Davos metterli su un’astronave diretta nello spazio», disse uno dei guru del Forum, il professor Walter Bello. Lula sull’astronave? Gruppi minoritari del Pt, il partito di Lula, avevano sì minacciato una protesta all’Anfiteatro del Tramonto. Un centinaio di persone al massimo, cancellate dagli applausi dei «Luliani». Mentre lui lasciava il palco del Tramonto, la festa è proseguita con la musica. Una variante del «showmicio», come dicono i brasiliani, metà comizio (comicio) metà spettacolo. Gilberto Gil non c’era.

Il ministro della Cultura (che ha confessato a Time che il presidente gli ha detto: «Mi raccomando, ti voglio con i capelli lunghi») è a Parigi. Lula e la delegazione di altri ministri lo raggiungerà (con volo di linea, per non spendere troppo) sulla via di Davos. Il ministro della Tecnologia Roberto Amaral, che nei giorni scorsi ha azzardato che il Brasile dovrebbe mettere a punto gli strumenti per fabbricare la bomba atomica, in questi giorni era a Porto Alegre. Silenziosissimo. Lula ha richiamato i suoi «a pensare prima di parlare». Una gaffe sull’atomica è l’ultima cosa che può servire a Lula il pacifista.

(Michele Farina).

Bce ed economisti di Davos avvertono:

“Ora rischiamo la recessione e salari più bassi”.

Fanpage.it- Giacomo Andreoli-(25-5-2022)- ci dice :

 

Alcuni tra i massimi esperti di economia del pianeta, riuniti a Davos, prefigurano le prospettive economiche per il pianeta e l’Italia sembra essere tra chi rischia di più la recessione in Occidente.

L'Italia è tra quei Paesi al mondo che in questo momento rischiano la recessione. A dirlo sono alcuni tra i maggiori esperti di economia del pianeta che si trovano a Davos per il World Economic Forum, con la Bce che sembra confermare in parte queste fosche previsioni. Secondo la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, questo sarà un anno molto duro e la recessione è prevista "per alcune nazioni, in particolare quelle più dipendenti dall'energia russa" aggiungendo che "i prezzi dei generi alimentari continuano a crescere e ci sarà uno choc". Questo nonostante le strategie occidentali per ridurre la dipendenza da Mosca.

In effetti la Banca centrale europea conferma nel suo rapporto periodico sulla stabilità finanziaria che la guerra in corso e le sanzioni contro Mosca "peggiorano le condizioni dell'Eurozona, specialmente a causa dei rincari di energia, materie prime e degli a cresciuti rischi su inflazione e crescita". Questo, fanno notare, vale soprattutto per i Paesi con il debito pubblico più alto e le maggiori dipendenze dalle forniture russe, poiché più esposti. Tuttavia la Bce sottolinea che "finora la reazione dei mercati a questa vicenda è stata ampiamente ordinata".

Secondo gli analisti della Banca, poi, la crescita potrebbe essere intaccata anche da altri fenomeni su scala globale, come un pesante rallentamento economico della Cina, debolezza in economie emergenti chiave o una ripresa del Covid. I rischi maggiori per Paesi come l'Italia sono le possibili insolvenze di alcune aziende, specialmente in quei settori che non si sono ancora del tutto ripresi dopo i lockdown pandemici.

La Comunità dei capi economisti del World Economic Forum prevede in generale una crescita ridotta al livello globale e un'inflazione galoppante. Ma non solo, anche "salari reali più bassi, più insicurezza alimentare a livello globale e devastanti conseguenze umane per la frammentazione dell'economia del pianeta".

Solo il grano, secondo gli esperti riuniti a Davos, quest'anno vedrà un aumento dei prezzi di oltre il 40%. A questo si aggiungono i valori di oli vegetali, cereali e carne, che raggiungeranno "livelli mai così alti". Quindi si prevede "l'aumento nella fame nel mondo e una crisi legata al costo della vita".

(fanpage.it/economia/bce-ed-economisti-di-davos-avvertono-ora-rischiamo-la-recessione-e-salari-piu-bassi/).

 

 

 

Davos chiede la fusione di

 intelligenza umana ed artificiale per

 censurare la «disinformazione» prima

 che venga pubblicata.

Renovatio21.com- Redazione- (12 Agosto 2022) - ci dice:

Il World Economic Forum  di Klaus Schwab ha pubblicato un articolo che invoca la fusione di sistemi di intelligenza umana e artificiale per censurare lo «hate speech»  e la «disinformazione» online prima ancora che ne sia consentita la pubblicazione.

In pratica, una censura preventiva da applicarsi a chiunque voglia esprimersi liberamente in rete.

Il 10 agosto sul sito del WEF è stato pubblicato un articolo intitolato «La soluzione agli abusi online? “AI” più intelligenza umana». In esso siamo messi in guardia contro il temibile pericolo del «mondo oscuro dei danni online».

Ad occhio e croce questo cappello introduttivo è stato inserito dopo, e peraltro da persone che mai hanno sentito l’espressione «excusatio non petita, accusatio manifesta».

Il lettore concorderà con noi che si tratta di uno dei momenti più patetici e grotteschi della giornata: il WEF getta il sasso e nasconde la mano, e accusa i siti che riportano ciò che scrive. È triste, imbarazzante, rivoltante, comico al contempo.

Bisogna dire che l’articolo è piuttosto esplicito.

«Combinando in modo univoco la potenza della tecnologia innovativa, la raccolta di informazioni fuori piattaforma e l’abilità di esperti in materia che comprendono come operano gli attori delle minacce, il rilevamento su larga scala degli abusi online può raggiungere una precisione quasi perfetta», afferma l’autore del pezzo, che non sappiamo se abbia presente che la censura dei social già funziona così da anni – per cui, a fine lettura, non sappiamo quanto ci stiano prendendo per i fondelli.

L’articolo si conclude proponendo «un nuovo framework: piuttosto che fare affidamento sull’ “IA” per rilevare su larga scala e sugli esseri umani per rivedere i casi limite, un approccio basato sull’intelligenza è fondamentale».

«Introducendo nei set di apprendimento l’intelligenza curata dall’uomo, fuori piattaforma, multilingue , l’IA sarà quindi in grado di rilevare anche le sfumature di nuovi abusi su larga scala, prima che raggiungano le piattaforme tradizionali. Integrare questo rilevamento automatizzato più intelligente con l’esperienza umana per rivedere i casi limite e identificare falsi positivi e negativi e quindi reinserire quei risultati nei set di addestramento ci consentirà di creare un’IA con l’intelligenza umana integrata», afferma l’articolo.

Insomma: la via cyborg al censore perfetto, mezzo uomo mezzo macchina, come Robocop.

«In altre parole, la tua libertà di parola verrà probabilmente censurata prima ancora che tu possa pubblicarla sui siti di social media. Alcuni la chiamano “censura preventiva”» scrive Summit News.

«I team di fiducia e sicurezza possono impedire che le minacce aumentino online prima che raggiungano gli utenti» scrive l’articolo WEF.

Il World Economic Forum di Klaus Schwab in teoria dovrebbe parlare di economia, ma ci stiamo rendendo conto che invece tratta di tutt’altro.

 Il Grande Reset non sembra passare per banche e fabbriche, danari e lavoratori: pare invece richiedere, a gran voce, giganteschi sistemi di controllo integrati, e forse perfino la mista unione tecnoide tra esseri umani e computer.

Il Klaus Schwab (il nuovo Hitler) non è nuovo a discorsi di estremismo transumanista in cui annuncia la necessità di fondere uomo e macchina, un processo che lui inserisce nel suo concetto di «Quarta Rivoluzione Industriale», propalata a piene mani a manager e amministratori di tutte le latitudini e di tutti i livelli, che ripetono a pappagallo la teoria transumanista della «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

Ciò è scritto nero su bianco sul suo libro La quarta rivoluzione industriale, che per qualche ragione ha la prefazione dell’erede Agnelli John Elkan.

Nel testo, lo Schwab (il nuovo dio dei globalisti occidentali. Ndr) spiega con entusiasmo come la tecnologia in arrivo consentirà alle autorità di «intromettersi nello spazio fino ad ora privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il nostro comportamento».

«Con il miglioramento delle capacità in questo settore, aumenterà la tentazione per le forze dell’ordine e i tribunali di utilizzare tecniche per determinare la probabilità di attività criminale, valutare la colpa o addirittura recuperare i ricordi direttamente dal cervello delle persone».

Senza pudore alcuno, Klaus Schwab (il nuovo Hitler ) era arrivato a suggerire l’utilizzo di scansioni cerebrali, rese possibili dagli impianti biocibernetici, anche solo per viaggiare:

«Anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo».

«I dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello».

«I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», sostiene Schwab (il nuovo dio terreno.Ndr).

In un inquietante evento a Davos è possibile vedere Schwab che parla con il padrone di Google “Sergej Brin” della possibilità di leggere il pensiero a tutti i partecipanti nella sala.

««Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti, misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone».

In pratica, già cinque anni fa, Klaus Schwab annunziava più chip cerebrali per tutti.

Bisogna ammetterlo: neanche un cattivo di James Bond raggiunge simili altezze.

Del resto, un mondo così orrendo e perverso ai tempi di Ian Fleming non era immaginabile.

Pensate al povero George Orwell ridotto al niente dalla distopia presente, mille volte peggiore di quella che immaginava in 1984 – dove i chip cerebrali, che leggono e comandano il foro interiore degli esseri umani, non erano minimamente pensabili.

 

 

 

SCANDALO ONECOIN: ‘L’UE MI

ABBANDONA ALLA GIUSTIZIA USA.

IO ANDRÒ IN CARCERE PER 40 ANNI

E GLI EUROPEI PERDERANNO I RISARCIMENTI.’

 

Notiziegeopolitiche.net- Daniele Priori – (12 Agosto 2022) – ci dice:

Esclusiva Ng: parla l’ex capo degli 007 lussemburghesi Frank Schneider.

Frank Schneider, ex direttore operativo del Service de Renseignement de l’État (SRE) lussemburghese (ndr, Servizi segreti interni), è stato arrestato dai francesi in relazione a un caso di frode negli Stati Uniti: il caso OneCoin.

OneCoin è stato creato dalla donna d’affari bulgara, Ruja Ignatova, scomparsa nel 2017.

Schneider è stato arrestato con un mandato d’arresto internazionale emesso da un tribunale di New York, che incaricava la polizia speciale della Brigade de recherche et d’intervention francese, un’unità di tipo SWAT.

 Il suo arresto ha sollevato diverse questioni in materia di diritti nell’Ue e sulla libertà di movimento dei cittadini europei, ma anche sul potere dei tribunali americani nel perseguitare i cittadini europei.

– Come ha iniziato a lavorare per i servizi di intelligence lussemburghesi?

” Dopo aver lavorato nella sezione politica dell’ambasciata degli Stati Uniti negli anni ’90, mi è stato chiesto di entrare a far parte del servizio di intelligence lussemburghese SRE nel 2000.

 All’epoca questa era una reliquia della Guerra fredda e doveva essere adattata alle moderne esigenze in seguito agli attentati dell’11 settembre e alla rinascita del terrorismo islamico.

Ho anche notato che il Lussemburgo aveva bisogno di un vero servizio di intelligence, uno che potesse effettivamente fare il lavoro e non solo esistere sulla carta.

Sono diventato il giovanissimo direttore delle operazioni e alla fine degli anni 2000 mi sono reso conto di essere troppo giovane per rimanere nell’organizzazione.

Ero ambizioso e non potevo vedermi trascorrere i prossimi 25 anni fino al mio pensionamento in questa posizione, ma non avevo nemmeno le reti di relazioni politiche o l’interesse a diventare il regista.

 Invece ho convinto l’allora governo sotto la guida di Jean Claude a creare una società di intelligence sostenuta dal governo che potesse concentrarsi maggiormente sui requisiti di informazione per il settore finanziario del Lussemburgo. Il governo ha approvato e sponsorizzato la mia azienda Sandstone, creata nel 2008”.

– Ma il governo Junker è stato accusato di alcune irregolarità durante il suo mandato?

” Nel 2012 i partiti di opposizione in Lussemburgo hanno collaborato con i partner della coalizione socialista di Juncker e hanno utilizzato i servizi di intelligence come catalizzatore per estromettere Juncker dal governo.

 Sono stato accusato insieme ad altri di illeciti che sono stati successivamente indagati dalla giustizia lussemburghese, per poi essere finalmente assolto da tutte le accuse nel 2019.

Tuttavia le conseguenze politiche della cosiddetta vicenda SREL hanno visto la fine del partito di centrodestra di Juncker, il CSV, dominante dal dopoguerra ed è iniziato un imbarazzante cocktail di liberali, socialisti e verdi senza una chiara leadership. Dire che questo nuovo governo non era dalla mia parte è un eufemismo”.

– Poi cosa ha fatto nella vita e come è arrivato a lavorare per Ruja Ignatova, la fondatrice di OneCoin?

” Nell’ottobre 2015 ho ricevuto un’e-mail da un mio ex cliente, l’ex viceministro delle Finanze bulgaro Krassimir Katev, che a quel tempo era amministratore delegato della filiale di Sofia della banca russa VTB, incarico che ricopre ancora oggi.

Krassi mi è stato presentato nel 2010 dal mio buon amico Tyler Drumheller, ex capo della divisione europea della CIA.

Nella sua e-mail Krassi mi ha presentato la sua buona amica Ruja Ignatova che aveva bisogno di assistenza a molti livelli. Sono seguite una prima telefonata e poi diversi incontri con Ruja, che è stata la fondatrice della criptovaluta chiamata “OneCoin”.

 Il modello di business era complesso e fino ad oggi abbastanza difficile da comprendere chiaramente.

 OneCoin è stata una fusione del folle mondo del marketing multilivello (MLM) con il mondo ancora più folle delle criptovalute. Il risultato è stato una “turbo pazzia”. Sebbene l’MLM non sia illegale, è spesso al limite, molte organizzazioni MLM, come ad esempio Herbalife, si trovano in alcune fasi in conflitto con la legge.

OneCoin è cresciuto in modo esponenziale e ha mostrato carenze su tutti i fronti, dalla conoscenza delle procedure per i clienti, alla conformità della governance aziendale, alla gestione della reputazione, fino alle sfide legali. Era esattamente ciò per cui Sandstone, la mia società, era lì e dopo un’indagine di onboarding molto dettagliata in cui abbiamo verificato tutte le informazioni fornite da Ruja, a partire dal suo CV, la realtà dei suoi straordinari risultati accademici, diversi pareri legali di importanti studi che hanno trovato OneCoin in linea con la legge, ho accettato Ruja come mio cliente. Ho lavorato per lei fino alla sua scomparsa il 25 ottobre 2017”.

– In cosa consisteva il suo lavoro per Ruja Ignatova?

” Inizialmente abbiamo esaminato una serie di problemi e svolto una serie di controlli sui precedenti delle persone coinvolte negli affari di Ruja. Ben presto è emerso che c’erano problemi con ogni individuo che controllavamo su ogni fronte dell’azienda.

Il mondo del MLM mi era sconosciuto e ho scoperto questo universo parallelo di individui di network marketing che anche prima di OneCoin guadagnavano milioni di commissioni vendendo qualsiasi cosa attraverso le loro reti. Le persone che hanno assistito Ruja nella gestione delle finanze erano tutte un’incognita per me, dal suo ragazzo Gilbert Armenta, a tutte le società di elaborazione finanziaria, fino ai fornitori di servizi alle imprese”.

– Che cosa ha fatto Ruja quando le ha comunicato le sue valutazioni?

” Gran parte, se non la maggior parte, delle mie scoperte è stata semplicemente ignorata da Ruja. È emerso che semplicemente non aveva il tempo di cambiare queste persone poiché gli affari erano in continua crescita.

Nonostante la sua lucidità, la sua presenza e l’intelligenza mozzafiato, Ruja era una manager incompetente, superficiale, che si circondava deliberatamente di un basso livello di competenze, delegando oltre ogni aspetto della sua attività, il tutto finì con la completa perdita del controllo su fondi e transazioni, sui clienti e sulla conformità, sulla governance e sulle attività del suo personale chiave. Ho cercato di concentrare il mio lavoro nell’affrontare alcune delle gravi sfide di reputazione e legali subappaltando ai migliori professionisti il lavoro. I principali avversari di Ruja provenivano dall’altrettanto folle mondo delle criptovalute”.

– Come descriverebbe quel mondo? Rispetto all’esperienza OneCoin ovviamente.

” Questi pionieri e fanatici di bitcoin erano fondamentalmente contrari a chiunque utilizzasse la criptovaluta per guadagni aziendali commerciali. Individui come Michal Turton che scrive sotto lo pseudonimo di OZ in vari forum online o un individuo chiamato Tim Taychun, un altro fanatico di bitcoin, stavano animando le discussioni negative tramite i forum su Internet.

Ovviamente abbiamo indagato su queste persone in dettaglio e abbiamo scoperto che tutto ciò che cercavano alla fine era che Ruja offrisse loro dei soldi per fare marcia indietro.

Tuttavia Ruja ha rifiutato di soccombere alle richieste poco ortodosse e ha semplicemente aumentato la tensione. Tutto questo lavoro ha richiesto alcuni budget molto alti che Ruja ci ha messo a disposizione e ha permesso alla mia azienda di mettere a disposizione studi legali di primo piano come Hogan Lovells e l’ex avvocato di Bill Clinton, Robert S Bennett, gli avvocati di gestione della reputazione Carter Ruck e Schillings, lo studio di pubbliche relazioni Chelgate, Andrew Trollope QC, la società di pubbliche relazioni di New York, 5W Public Relations, lo specialista dell’intelligence statunitense Dr Neil Livingstone che, con le conoscenze di Ruja e il via libera, era l’interfaccia permanente con l’FBI su questioni OneCoin, ma anche altri consulenti come lo specialista in criptovalute e candidato al Congresso USA Brian Forde, ex vice CEO di Standard Chartered Bank e attuale vicepresidente del consiglio di sorveglianza di ING Bank Mike Rees, membri senior della Camera dei Lord britannica, ex membri del gabinetto britannico, ex segretari del governo degli Stati Uniti, numerosi attivi ed ex ufficiali dell’intelligence e società di intelligence in tutto il mondo”.

– Da quello che ha capito oggi, OneCoin è stato pianificato come frode da Ruja Ignatova sin dall’inizio?

” No, decisamente no”.

– L’FBI sostiene il contrario. Perché?

” L’FBI sostiene il contrario citando alcuni frammenti di e-mail tra Ruja e Sebastian Greenwood, il suo cofondatore, fuori contesto, suggerendo che l’hanno pianificata come una frode.

Questo semplicemente non è vero. Sono certo che Ruja l’ha vista come una vera idea imprenditoriale e si è ispirata a idee e concetti simili. Sono altrettanto certo che né Ruja né nessun altro si aspettava che OneCoin decollasse come ha fatto.

È qui che si manifestano le carenze nella gestione poiché il successo non è stato soddisfatto con le decisioni manageriali necessarie e l’implementazione di meccanismi per gestire il successo e la crescita esponenziale”.

 – Il giornalista della BBC Jamie Bartlett afferma nel suo libro recentemente pubblicato “The Missing Cryptoqueen” che lei ha aiutato la sua cliente a scomparire nel 2017 e che ora vive una vita mondana a bordo di uno yacht nel Mediterraneo. Come risponde a questo proposito?

” Per essere onesti Jamie, dice anche che lo nego, cosa che faccio categoricamente, perché non ho aiutato Ruja a scomparire. Questa voce deriva dalla testimonianza del fratello di Ruja, Konstantin, arrestato nel gennaio 2019 a Las Vegas, rinchiuso a New York per otto mesi, che è finito per concludere un accordo sulla base di una dichiarazione di colpevolezza con i pubblici ministeri statunitensi, in base alla quale è diventato testimone in un processo contro l’avvocato Mark Scott che ha gestito alcune delle finanze di Ruja.

 I pubblici ministeri statunitensi sapevano prima del mio arresto che Konstantin aveva mentito sotto giuramento, ma ciononostante usarono le dichiarazioni di Konstantin contro di me alle autorità francesi giustificando la richiesta di arresto, detenzione ed estradizione nei miei confronti.

Le due dichiarazioni giurate sono state fornite al vice procuratore statunitense Mike McGinnis e all’agente dell’FBI Ronald Shimko. Questo è quello che posso dire della scomparsa di Ruja, dato che sono stato in contatto con lei fino all’ultimo giorno di ottobre 2017.

Avevamo progetti per i giorni successivi, erano stati fissati incontri con avvocati, altri progetti erano in cantiere. Intorno al 20 ottobre Ruja mi ha detto che doveva lasciare la Bulgaria per un breve periodo. Le ho messo il dubbio e l’ho sconsigliata, poiché Ruja sapeva che il posto più sicuro per lei era la Bulgaria. Sapeva all’epoca che la Procura meridionale di New York era molto interessata a lei.

 A quel punto avevamo informazioni sul fatto che Gilbert Armenta, uomo ricco e fidanzato di Ruja, stesse effettivamente lavorando con l’FBI contro di lei, sotto una tremenda pressione.

C’era un piano per persuadere Ruja con il pretesto di incontrare un individuo che era interessato ad acquistare OneCoin da lei, attraverso un incontro tramite Gilbert in Costa Rica, ma conoscevamo il vero scopo di questo.

 Ruja ha registrato tutte le sue conversazioni con Gilbert come richiesto dai suoi contatti del governo bulgaro che avevano pianificato di confrontarsi con le autorità statunitensi per i loro piani oltraggiosi.                         In queste circostanze ho messo in dubbio la necessità per Ruja di viaggiare.                           Ma Ruja ha spiegato che i suoi contatti bulgari le hanno chiesto di lasciare il paese il 25 perché c’era un’incursione della polizia annunciata sulla base di una richiesta di assistenza legale dalla Germania.

 In realtà questo raid avvenne ma solo alcuni mesi dopo.

 I bulgari hanno detto che volevano dimostrare che Ruja aveva lasciato il paese e quindi non poteva essere interrogata su richiesta tedesca, quindi ha viaggiato nonostante le mie preoccupazioni. Ha preso un volo Ryanair la mattina presto il 25 ottobre 2017 da Sofia ad Atene, accompagnata da una delle sue guardie del corpo. Quando è arrivata ad Atene, Ruja mi ha chiamato.

Ero a Londra in quel momento. Mi ha spiegato che la sua guardia del corpo aveva “istruzioni” di lasciarla e tornare a Sofia. Eravamo entrambi confusi su chi avrebbe dato tali istruzioni.

 Ruja ha confermato di essere stata istruita dalla sua guardia del corpo in partenza di salire a bordo di un volo per Salonicco più tardi quel giorno dove sarebbe stata accolta da un nuovo equipaggio di guardie del corpo. Fece come le era stato detto e mi chiamò di nuovo da Salonicco.

Ha scherzato dicendo di aver ricevuto un messaggio di attendere in aeroporto per alcune ore l’arrivo della sua scorta. Decise che sarebbe andata a fare shopping per noia e mi avrebbe contattato più tardi. Ormai era sera a Londra e Ruja chiamò da un’auto.

 Ha detto che stava tornando in Bulgaria via terra e che il suo ingresso nel paese non sarebbe stato registrato. Poiché la conversazione si interrompeva più volte, dovette richiamarmi. Alla fine mi ha chiesto di incontrarla a Sofia la settimana successiva.

 Sembrava stanca ma rilassata e gioviale. Intorno alle 2 del mattino, ora di Londra, ho ricevuto un messaggio che diceva “casa sicura”. Ho trovato quel testo leggermente strano perché era in inglese e noi comunicavamo esclusivamente in tedesco. Dal mattino successivo Ruja era irraggiungibile”.

– Cosa pensa le sia successo?

“Penso che sia stata uccisa e mentre spero che non sia così, non ho visto nulla che indichi il contrario. Le autorità statunitensi hanno contattato il suo avvocato statunitense Robert S Bennett all’inizio del 2019 esprimendo il desiderio di parlare con me”.

– Qual è stata la sua reazione quando lei è stata inserita nella lista dei 10 più ricercati dell’FBI?

“Tra i 10 ci sono 7 assassini, due capi del cartello della droga, un pedofilo e assassino di una bambina di cinque anni. Ruja potrebbe essere responsabile delle perdite finanziarie delle persone e anche se gli importi sono incredibilmente alti, non è paragonabile a nessun componente di un elenco del genere.

Averla elencata come una delle prime 10 fuggitive degli Stati Uniti mi indica che gli Stati Uniti devono aver vinto la loro guerra globale al terrorismo visto che non ci sono più terroristi da elencare. È a dir poco patetico”.

– Ruja è cittadina tedesca, OneCoin è stata molto attiva in Europa compresa l’Italia, ma sembrano minori le attività negli States. Perché gli Stati Uniti sono così interessati a questo caso?

” Per citare Bob Bennett, “questo è un caso di denaro. È tutta una questione di soldi”. Tutto su OneCoin e Ruja fa clamore.

Il business MLM fa clamore, è pieno di pazzi esaltati che hanno guadagnato milioni e milioni con OneCoin.

 Il settore delle criptovalute è esaltato, è sotto steroidi, e con tutti i tipi di fanatici, pieno di nuovi arrivati che sembrano fallire nel medio periodo.

 E mentre le dimensioni potrebbero essere inferiori a quelle di OneCoin, le criptovalute avevano perso investitori per oltre 3 trilioni di dollari nel novembre 2021 e la perdita oggi rimane ancora superiore a 2 trilioni.

 Il costo della bolla delle dotcom del 2002 è stimato in 5 trilioni di dollari.

 Tutto ciò si basa su false promesse, false dichiarazioni e aspettative di rendimento particolarmente irrealistiche che sono più vicine al fenomeno del gioco d’azzardo che all’investimento. Tutto questo clamore crea un’indagine delle forze dell’ordine altrettanto pubblicizzata in cui i trucchi sporchi sembrano consentiti come mezzi per raggiungere un fine.

Alla fine ci sono carriere in gioco e carriere da fare. Un procedimento giudiziario di successo da parte di avvocati statunitensi nel caso OneCoin, da un miliardo di dollari, creerà carriere di avvocati di successo e altamente pagate, mentre la mancata indagine sarà senza dubbio un colossale killer per la carriera.

A partire dal 2016 l’Ue ha in atto un investimento multinazionale amministrato da Europol. Questa è nota come operazione Siena o talvolta anche come operazione Satellite. Gli Stati Uniti e altri paesi non Ue sono stati invitati a collaborare.

Sembra che ci siano tipiche guerre per il territorio in cui le agenzie partecipanti lavorano più l’una contro l’altra che per collaborare con un’altra. Il fatto è che OneCoin è un caso europeo con giurisdizione europea al 100% e per lo più vittime europee e quindi non c’entra con gli Stati Uniti. Il fatto, tuttavia, è anche che ancora una volta le agenzie dell’Ue sembrano incapaci di lavorare insieme e ricercare le informazioni a loro disposizione da fonti europee e individui come me. Il mondo intero sa che sono stato rilasciato nel novembre dello scorso anno e finora nessuno di nessuna agenzia dell’Ue si è rivolto a me e mi ha fatto domande. Perché dovrei rifiutarmi di assisterli?”.

– Cosa rischia se la Francia decide finalmente di estradarla negli Stati Uniti?

” Quarant’anni più, un ergastolo o una lenta condanna a morte alla mia età. Sono accusato di cospirazione per riciclaggio di denaro e frode telematica. Quest’ultimo non ho ancora idea di cosa significhi. Se ritenuto colpevole verrò condannato secondo le linee guida di condanna e vedendo le somme in gioco è probabile che andrò vicino al massimo della pena. A differenza dei paesi dell’Ue, le sentenze vengono aggiunte negli Stati Uniti, motivo per cui esistono queste fasi ridicole che possono durare più a lungo di una vita umana”.

– Come cittadino dell’Ue, se il Lussemburgo non estrada i suoi cittadini e la Francia non estrada un cittadino francese, con quale logica la Francia può quindi estradare un cittadino dal Lussemburgo? La Francia non dovrebbe rimandarla nel suo paese d’origine? Non c’è alcuna legge dell’UE che dovrebbe giocare in questa situazione?

” Semplicemente non c’è logica. Ai sensi dell’articolo 21 del trattato dell’Ue (TFUE), un cittadino dell’Ue ha il diritto di vivere e lavorare in qualsiasi stato membro dell’Ue. In aggiunta ai diritti fondamentali di cui all’articolo 18, nessun Paese può discriminare i cittadini dell’Ue sulla base della loro cittadinanza. È chiaro che la Francia dovrebbe trattarmi come uno dei suoi cittadini e rifiutare la mia estradizione negli Stati Uniti.

 Ma questo è politicamente delicato e una questione di Ue contro sovranità nazionale. L’EUCJ riconosce questo problema sotto la cosiddetta dottrina Petruhhin, una giurisprudenza che dà ai Paesi di nazionalità il diritto alla possibilità di riavere i propri cittadini al fine di evitare l’estradizione. Ma le sentenze sono complesse e scomode e richiedono uno sforzo reale da parte del Paese di cittadinanza, nel mio caso il Lussemburgo”.

– Che cosa intende fare il Lussemburgo, il suo paese di cittadinanza, per proteggerla da tutto questo e proteggersi dall’estradizione del suo ex capo dell’intelligence negli Stati Uniti?

“Niente da quello che posso vedere. Questo è, tuttavia, un vero problema. Il Lussemburgo non è solo responsabile delle proprie informazioni classificate, ma anche della custodia e della protezione delle informazioni che sono state condivise con il Lussemburgo da altre nazioni. Spesso questo è stabilito tramite trattati di sicurezza bilaterali. Ho lavorato a stretto contatto con i servizi di intelligence di altre nazioni. Il lavoro che ho svolto insieme ad altri servizi nazionali non riguarda gli Stati Uniti o in alcuni casi potrebbe essere stato contrario agli interessi degli Stati Uniti.

Nello scenario in cui devo affrontare un pubblico ministero statunitense potrebbe benissimo risultare che le mie informazioni più preziose provengono dal tempo trascorso con i servizi di intelligence.

Ho reali speranze che, mentre il mio paese non ha idea per questo, altre nazioni possano mostrare alcune preoccupazioni. In ogni caso, come mi descrivono chiaramente i miei avvocati statunitensi, la tipica domanda di apertura di un pubblico ministero statunitense sarà: “Frank, quando hai lasciato il college cosa hai fatto?”.

È obbligo di qualsiasi procuratore statunitense identificare qualsiasi violazione delle leggi statunitensi. Ma cosa accadrebbe se queste leggi venissero violate nel contesto del mio lavoro per lo Stato che ho servito, e se venissero violate da società lussemburghesi e io fossi a conoscenza di tali violazioni? Vedete che tutto questo è piuttosto complesso ma sfortunatamente ben oltre la capacità di comprensione del Lussemburgo”.

– Pensa che il Lussemburgo possa davvero voler sbarazzarsi di lei?

“Questo è certamente quello che sembra, poiché non vengono fatti sforzi per il contrario”.

– Ha lavorato con i servizi segreti italiani durante la sua carriera nell’intelligence?

“L’ho fatto ovviamente. Ho lavorato principalmente con i servizi esterni italiani SISMI, che poi nel 2007 ha preso il nome di AISE. Ho prestato assistenza ovunque e in qualsiasi momento in modo specifico su questioni di intelligence finanziaria poiché il Lussemburgo e l’Italia hanno spesso avuto una relazione difficile quando si trattava del segreto finanziario del Lussemburgo. Ma abbiamo sempre trovato una soluzione per assistere il più possibile i nostri amici italiani, spesso piegando al massimo le nostre stesse regole. Dopo la mia partenza sono rimasto molto vicino ai servizi statali italiani e ho collaborato a stretto contatto con società di intelligence commerciali italiane. Qui, recentemente, abbiamo esaminato i flussi finanziari illegali verso l’Iran e la violazione delle sanzioni iraniane da parte di obiettivi di interesse per lo Stato italiano”.

 – Sarebbe in grado di aiutare l’indagine italiana sulle attività di OneCoin in Italia?

“Sì assolutamente. Ancora una volta, non sono difficile da trovare e molto accessibile. È importante che le vittime possano essere risarcite e mi sembra che ci siano clienti OneCoin italiani. Quindi dovrebbe esserci un interesse per le informazioni che sono in grado di fornire. Si dovrebbe essere chiaramente consapevoli che una volta che gli Stati Uniti saranno riusciti a congelare e sequestrare i beni di OneCoin, questi andranno persi per sempre per le vittime non statunitensi e rimarranno quindi nelle casse del tesoro americano”.

 

 

 

Antonino Zichichi: "Il cambiamento climatico

dipende dalle attività umane per il 5%.

Non confondiamolo con l'inquinamento".

Huffingtonpost.it-Antonino Zichichi-(30 Settembre 2019) - ci dice:

 

“Il riscaldamento globale dipende dal motore metereologico dominato dalla potenza del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico”.

In un'analisi apparsa sul Giornale, il fisico approfondisce la questione clima e si rivolge a Greta Thunberg: "Non dovrebbe interrompere gli studi, come ha detto di volere fare".

″È bene precisare che cambiamento climatico e inquinamento sono due cose completamente diverse. Legarli vuol dire rimandare la soluzione. E infatti l’inquinamento si può combattere subito senza problemi, proibendo di immettere veleni nell’aria. Il riscaldamento globale è tutt’altra cosa”.

 Già in passato Antonino Zichichi ha negato l’origine antropica del surriscaldamento globale. In un’analisi apparsa sul Giornale, il fisico approfondisce la questione, diventata di interesse popolare dopo le battaglie di Greta Thunberg.

“Il riscaldamento globale dipende dal motore metereologico dominato dalla potenza del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico”.

Il discorso di Greta all'Onu: "Ci avete rubato i sogni e l'infanzia."

(Tutti sanno che Greta è una discepola prediletta da Klaus Schwab. Ndr)

 Zichichi parla dell’attivista svedese, riconoscendole il merito di esser riuscita a calamitare l’attenzione sul tema, ma sottolineando l’importanza della Scienza per comprendere il fenomeno.

“Greta ha parlato di clima per attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. E c’è riuscita. Ma se non c’è la Logica, e quindi la Matematica e poi la Scienza, cioè la prova sperimentale, il clima rimane quello che è: una cosa di cui si parla tanto, senza usare il rigore logico di un modello matematico e senza essere riusciti a ottenere la prova sperimentale che ne stabilisce il legame con la realtà. Greta non dovrebbe interrompere gli studi, come ha detto di volere fare [...]. Greta dovrebbe dire che di clima bisognerebbe iniziare a parlarne alle scuole elementari”.

L’approccio, a suo parere, dovrebbe essere differente.

“Per risolvere i problemi climatologici è necessario studiare la Matematica delle equazioni differenziali non lineari e gli esperimenti da fare affinché questa Matematica corrisponda alla realtà. Altrimenti si parla di clima senza affrontare i problemi legati al clima”.

Quando Zichichi disse: “La foto del buco nero? Non è una scoperta”.

 

 

 

Climatologo: “Riscaldamento global

e non è solo colpa dell’uomo”.

“Dipende dal sole”.

Ilsussidiario.net-(30.06.2022) - Josephine Carinci- Nicola Scarfetta - ci dicono:

 

Il riscaldamento globale non è solamente colpa dell’uomo. Tutto dipenderebbe dalla posizione del sole e dalla sua attività, spiega Scarfetta. Parole del meteorologo.

(caldo_meteo_temperature_previsioni_estate_tempo_farmacia_anticiclone_lapresse_2017)

(La presse) -

Nicola Scarfetta, professore di Meteorologia e Climatologia dell’Università di Napoli Federico II, è tra gli esperti più accreditati sul panorama scientifico per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Il docente ha sviluppato la teoria dei cicli millenari solari che influenzerebbero il clima del pianeta.                                

Tramite il Mattino, ha spiegato: “Si tratta di cicli del clima di lungo periodo, da non confondere quello degli ultimi mesi con la siccità dilagante. L’oscillazione millenaria è stata osservata molto bene dai dati solari, addirittura ha un nome: è chiamata Oscillazioni o Ciclo di Eddy, in onore del grande fisico solare John A. Eddy un pioniere della materia che a metà degli anni Settanta studiò il minimo di Mounder cioè quella durante la piccola era glaciale avvenuta tra il 1650 e il 1715 in cui c’è stata la minima presenza di macchie solari”.

Nasce proprio da questo la teoria del professor Scarfetta:

 “Da qui il punto di partenza per la teoria dell’oscillazione millenaria, cioè fu constatato che a una bassa attività solare corrispondeva un periodo freddo-glaciale. Prima di questo minimo di Mounder c’è stato invece un periodo caldo, corrispondente al medievo, così come dopo è iniziato quello attuale, il periodo caldo contemporaneo. Analizzando i dati a ritroso almeno di 10mila anni, si è visto che questa alternanza caldo-freddo sulla Terra corrispondeva all’attività solare, con una cadenza di mille anni. Dal 2000 in poi ci sono stati innumerevoli pubblicazioni sull’argomento che correla un record solare con un record climatico, consideri che intorno al 1950 abbiamo avuto un’attività solare davvero molto alta, da lì abbiamo avuto i primi segnali di un forte cambiamento anche del clima”.

La responsabilità dell’uomo.

Secondo la teoria di Scarfetta, dunque, l’uomo non avrebbe colpe nel riscaldamento globale?

Non è proprio così: “L’aumento delle temperature dal 1700 a oggi rientra nel ciclo millenario solare sicuramente ma a esso dovremmo sovrapporre eventualmente la componente antropica, cioè creata dall’uomo”.

 La causa solare è primaria o secondaria?

“Al momento esiste una notevole incertezza sia di dati climatici, cioè di quanto si sta riscaldando la Terra, e sia di dati per la ricostruzione dell’attività solare antica.

 I dati solari veri li abbiamo dal 1978 in poi cioè da quando i satelliti sono stati abilitati per queste ricerche.

Quindi alcuni gruppi scientifici dicono che l’attività solare è cambiata su scala secolare, quindi un’attività modesta, e ci sono altri astrofisici che affermano che è variata molto di più perfino con un rapporto 4-5 volte di più. Grandi differenze, quindi”.

Il caldo attuale, che sta mettendo a dura prova l’uomo ma anche l’attività agricola e non soltanto, a cosa è dovuto?

Scarfetta spiega: “Stiamo vivendo un periodo con un blocco di aria fresca fermo dietro le Alpi che per poca energia non riesce a passare, e di contrasto l’anticiclone africano trova il varco e si stabilisce sul Mediterraneo, portando clima caldo e impedisce                  formazioni di nubi.

 Il Nord Atlantico a dire il vero si è raffreddato ma il ciclone islandese non riesce ad arrivare qui da noi, questo perché l’aria non riesce a caricarsi di umidità ed energia: se l’acqua è fredda c’è minore evaporazione che dalla superficie del mare sale in atmosfera, con venti poco potenti. Quindi ciclone resta immobile”.

 

 

 

 

 

Riscaldamento globale.

E’ tutta colpa del Sole.

Unina.it-Redazione- (30-10-2021)- ci dice :

 

In una estesa Invited Review pubblicata su Research in Astronomy and Astrophysics (IOP Publishing), un gruppo internazionale di 23 scienziati esperti in fisica solare, astronomia e nei cambiamenti climatici - che include anche il professore Nicola Scafetta del Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse della Federico II - mostra che è prematuro dare la colpa al riscaldamento climatico osservato dal 1900 ad oggi principalmente alle emissioni antropiche di gas serra.

Lo studio contraddice la conclusione principale dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, ripetuta anche nell'ultimo rapporto (Sixth Assessment Report, AR6) pubblicato in agosto, in quanto questo è basato su dati parziali e incompleti che non sono sufficienti per valutare correttamente l'effetto del Sole sul clima della Terra.

 La review - basata su circa 500 studi scientifici - usa tutte le serie solari oggi disponibili e numerose serie climatiche globali. Queste serie mostrano tra di loro una grande variabilità secolare. Lo studio conclude che il possibile contributo del sole al riscaldamento globale osservato durante il XX secolo dipende fortemente dalle serie solari e climatiche specifiche adottate per l'analisi.

Gli studiosi mostrano che l'ipotesi sostenuta dall'IPCC secondo cui l'aumento dell'attività solare osservato durante il XX secolo avrebbe avuto un effetto trascurabile sul riscaldamento climatico post-industriale si basa solo su simulazioni generate da modelli climatici globali che usano come forzanti solari quelli che si ottengono con le serie astronomiche che presentano la più piccola variabilità secolare. Paradossalmente, i modellisti climatici ignorano le serie solari proposte nella letteratura scientifica che suggeriscono una variabilità solare secolare molto più ampia (fino ad un fattore 10) e che presentano anche una diversa modulazione che meglio si correla con quella mostrata nelle serie climatiche.

Inoltre, nei documenti dell'IPCC le predizioni dei modelli climatici - che già producono un riscaldamento superiore a quello riportato nelle serie climatiche ufficiali - vengono anche confrontate con delle serie climatiche che diversi studi considerano problematiche perché sicuramente influenzate da una componente spuria di riscaldamento non climatico, come quello registrato dalle stazioni meteorologiche posizionate in prossimità dei centri urbani. Dal dopoguerra ad oggi, le isole di calore urbano sono cresciute notevolmente in molte parti del mondo inducendo un riscaldamento solo locale che dovrebbe essere completamente rimosso nelle serie usate per studiare i cambiamenti climatici. Questo però non avviene perché, come lo studio anche mostra, usando solo le serie meteorologiche registrate nei siti rurali, il riscaldamento globale dell'ultimo secolo è inferiore di almeno del 20% di quello riportato nelle serie climatiche usate dall'IPCC.

 I 23 studiosi concludono che il selezionare le serie solari con la più bassa variabilità solare insieme a serie climatiche influenzate dal riscaldamento urbano ha l'evidente l'effetto di minimizzare la componente naturale del cambiamento climatico e, simultaneamente, di massimizzare quella antropica, ma l'operazione è scientificamente scorretta. Infatti, data la notevole variabilità e le incertezze esistenti tra le serie astronomiche e climatiche, diverse selezioni di dati portano a conclusioni contradditorie: l'aumento dell'attività solare durante il XX secolo ad oggi potrebbe avere contribuito quasi nulla (come sostenuto dall'IPCC) oppure la maggior parte del riscaldamento osservato. Quindi, ritenere che il riscaldamento climatico globale dal 1900 sia dovuto all'uomo e che i modelli climatici attuali siano sufficientemente validi per prevedere i cambiamenti climatici futuri è al momento prematuro e probabilmente errato.   

 Connolly, R., ed altri 22 autori. "How much has the Sun influenced Northern Hemisphere temperature trends? An ongoing debate."

(raa-journal.org/raa/index.php/raa/article/view/4906).

 

 

 

Pedofilia: "Un culto satanico

diffuso nei centri di potere."

Lanuovabq.it- Benedetta Frigerio – (10-7-2020) - ci dice:

 

«Migliaia di bambini vengono rapiti, abusati, uccisi e sacrificati al diavolo per ragioni di potere. Lo dicono le vittime, le prove». «Abbiamo raccolto testimonianze che parlano del legame fra pedofilia e satanismo». «Il fenomeno sfugge al controllo della polizia». «La guerra fra bene e male è giocata sugli innocenti».                 

A parlare alla Nuova Bussola Quotidiana è Robert David Steele, consulente capo della Commissione giudiziaria d’inchiesta sul Traffico di esseri umani e abuso sessuale di minori, ex ufficiale dei Marines ed ex membro della CIA.

Quello che ci racconta è frutto dei racconti di persone coinvolte negli abusi o di vittime i cui predatori sono stati accusati di pedofilia e finiti in carcere.

 

«Migliaia di bambini vengono rapiti, abusati, uccisi e sacrificati al diavolo per ragioni di potere. Lo dicono le vittime, i testimoni, le prove». A parlare a La Nuova Bussola Quotidiana è Robert David Steele, ex ufficiale dei Marines, ex membro della CIA e candidato al premio Nobel per la pace nel 2017.

Steele ha formato oltre 8000 rappresentanti dell’Intelligence e delle forze dell’ordine ed è stato chiamato dal Tribunale Internazionale per la Giustizia Naturale (Associazione con sede a Londra che ha riunito esperti di tutto il mondo) come consigliere e consulente capo della Commissione giudiziaria d’inchiesta sul Traffico di esseri umani e abuso sessuale di minori.

 Quello che ci racconta è frutto delle numerose testimonianze (in parte simili a quella di Michela nel libro "Fuggita da satana" in cui si parla di violenze e bambini sacrificati) di persone coinvolte negli abusi o di vittime i cui predatori sono stati accusati di pedofilia e finiti in carcere.

Steele, per quanto tempo ha lavorato per la Cia e cosa ha scoperto durante gli anni del suo operato riguardo alla pedofilia?

Ho lavorato per la Cia nell’ufficio delle Operazioni Clandestine dal 1979 al 1988, ma non ho scoperto la piena estensione della pedofilia finché non è esploso lo scandalo del “PizzaGate", con il mio successivo sostegno al libro “Pedophilia & Empire: Satan, Sodomy, & the Deep State” (“Pedofilia e Impero: Satana, la sodomia e lo Stato Profondo”), per cui ho scritto la prefazione e il cui titolo è stato da me suggerito, e fino a quando non sono stato invitato a diventare commissario e consulente capo della Judicial Commission of Inquiry into Human Trafficking and Child Sex Abuse.

Ora in Occidente ci sono continui arresti (centinaia) relativi agli abusi di migliaia di bambini. Ma in molti casi la stampa dedica poche righe a notizie dalla portata enorme. Non solo, come abbiamo riportato (qui), i processi legali vengono spesso interrotti. Le prove scompaiono o vengono insabbiate e di norma sia gli investigatori sia i giudici vengono rimossi. Come mai?

Dopo anni di studio del fenomeno sono ormai persuaso che la pedofilia sia il modo con cui il Deep State (“Lo Stato profondo”) attira a sé personaggi chiave e mantiene il potere. La “trappola della pedofilia” (video che ritraggono personalità note con bambini, ndr) è principalmente usata dal Mossad ma anche da molte altre reti di intelligence - lo scandalo di Epstein è solo la punta dell’iceberg.

Ci sono operazioni portate avanti con questo ricatto in ogni provincia e Stato del mondo. Inoltre ci sono molti poliziotti, giudici, PM, capi di polizia, editori e grandi firme corrotti o ricattati sapendo che se violeranno l’omertà al riguardo della pedofilia potranno anche essere uccisi.

Il silenzio mediatico è tale che nessuno si domanda dove siano reclutati migliaia di bambini. Può dirci qualcosa al riguardo?

La stima migliore dice che circa otto milioni di bambini all’anno vengono “reclutati” in tutto il mondo, con un'aspettativa di vita per bambino abusato di circa due anni. Mentre molti bambini scompaiono perché semplicemente scappano da casa, in media la maggioranza di chi scompare finisce nelle reti della pedofilia, per essere poi torturati e infine uccisi, affinché il loro sangue sia bevuto e i suoi organi mangiati, come emerso anche dalle testimonianze rilasciate alla Commissione che possono essere visionate.

Cosa raccontano le vittime? Può spiegare che cosa fanno i pedofili ai bambini e se ci sono legami con il satanismo come modo per raggiungere il potere?

(A capo di questi infami vi è Klaus Schwab. Il suo regno è il mondo, quale satana padrone del globalismo occidentale a capo di tutti i paesi globalisti satanisti! Ndr)

Abbiamo raccolto testimonianze (qui un esempio) di alcune vittime che parlano di questo legame fra pedofilia e satanismo (in Italia denunciato appunto in "Fuggita da satana" e da don Fortunato Di Noto), anche se la maggior parte delle informazioni provengono da fonti secondarie.

Va detto che c’è una differenza fra i pedofili che abusano da soli dei bambini e quelli per cui la pedofilia è un atteggiamento acquisito, un rito di passaggio ai ranghi alti ed esclusivi del Deep State.

 La pedofilia è anche strettamente associata alla sodomia che è un aspetto particolare della Frammassoneria e delle società segrete.

La perversione sembra essere considerata un privilegio legato al rango e include i cosiddetti Abusi di Rito Satanico (Satanic Ritual Abuse, “Sra”). Il Deep State è assolutamente satanico, luciferino ed è legato alla sinagoga di satana.

Anche la notizia dell’aumento delle sparizioni di minori nel mondo è silenziata. Si può ricondurre il fenomeno alla crescita della pedofilia? I bambini possono essere rapiti da famiglie “normali” o è più facile che provengano da famiglie e situazioni già fragili?

Ci sono tre tipi di provenienze dei bambini. La più basilare è la crescita di bambini come coltivazione redditizia, venduti senza che siano stati registrati alla nascita. La seconda è dei bambini reclutati dal flusso migratorio.

 Di recente abbiamo scoperto (da una conversazione con un ufficiale del Dipartimento di sicurezza nazionale) che alcuni agenti del Dipartimento di sicurezza nazionale hanno preso in custodia bambini al confine meridionale per venderli ai pedofili così da arrotondare lo stipendio.

La terza sono i bambini su richiesta, che si dividono in figli di genitori degeneri che li vendono ad ore ai pedofili e in bambini rapiti dopo essere stati selezionati dai cataloghi: fra i bambini più costosi ci sono quelli che vengono rapiti da famiglie “perfette” di tutto il mondo, che non hanno idea che i loro bambini fossero stati fotografati, messi su catalogo per poi essere venduti.

Dalle notizie relative a Germania, Francia e Gran Bretagna è emerso che spesso la polizia ma anche i servizi sociali sono collusi con i pedofili. La collusione è un’istituzione diffusa?

La collusione è molto diffusa ma mi permetta una nota a partire dalla nostra esperienza. Spesso le organizzazioni che hanno a che fare con i bambini - dall’Unicef all’Oxfam ai Boy Scouts (tutte implicate in scandali noti, ndr) fino ai servizi di protezione dei minori - nascono come legittime.

Nel tempo però attraggono i pedofili che mirano ad avere contatti con i bambini. La pedofilia sfugge al controllo della polizia, inclusa Scotland Yard e la Gendarmeria di tutti i paesi, perché è un privilegio dei nobili, dei partiti al potere, dei miliardari e delle celebrità. (Gli uomini di Davos ne sanno qualcosa! Ndr)

È una forma di cocaina, anche perché oltre all'eccitazione che deriva dall'abusare di un bambino impunemente, c'è anche l’adrenotropo, il sangue intriso di adrenalina (per la paura,ndr) che si ricava dalla tortura di un bambino prima che il suo sangue venga raccolto.

Quindi l’adrenotropo dei bambini usato come droga non è una fantasia.

È reale e può essere congelato per il trasporto. Il modo migliore per spiegare i suoi effetti è quello della tortura dei cani da parte di cinesi che li mettono a bollire vivi prima di mangiarli. In questo modo il sangue del cane si riempie di adrenalina cambiando il sapore della carne. Non è una fantasia ma un’atrocità nota in tutto il mondo. Inoltre, c’è anche un effetto anti-età, per cui molte celebrità sembrano essere dipendenti dall’adrenotropo.

Lei ha parlato delle organizzazioni per l’infanzia: in effetti, due anni fa è emerso lo scandalo degli abusi sessuali da parte degli operatori dell’Unicef, ora leggiamo che oltre tremila operatori Onu hanno abusato di 60 mila bambini. Cosa ne pensa?

Non mi sorprende. Lo stesso è accaduto all’interno degli schieramenti della NATO e delle operazioni militari statunitensi. Un mercenario spiegò che l’unico modo per essere sicuri di non contrarre malattie sessuali era di comprare una vergine molto giovane.

In America, con l’esplosione del “Pizzagate" sono emersi fatti inoppugnabili: le foto e i video della pizzeria di Alefanti sul suo profilo Instagram (bambini bendati e con le mani legate, transessuali che elogiano gli abusi sessuali…).

 Anche le immagini dei quadri che ritraggono bambini legati nella casa dei Podesta sono inquietanti. Nonostante questo la stampa ha chiuso il caso con la parola “fake news”. Com’è possibile?

Per le ragioni dette, la stampa libera negli Stati Uniti non esiste.

Però ci sono articoli come questo di Sky News che ammettono la diffusione della pedofilia a Hollywood.

La pedofilia è un “segreto di pulcinella” che attraversa tutte le società mondane.

 Ciò che è meno noto è che la pedofilia è solo la parte iniziale: da qui si passa alla tortura, alla produzione di adrenotropo e agli abusi di rito satanico che includono la raccolta di feti e anche il consumo della carne dei bambini subito dopo la nascita (qui una testimonianza). Ancora una volta rimando al libro di cui ho parlato sopra.

Dopo l’arresto di Epstein è emerso chiaramente che molte persone al potere sono coinvolte con la pedofilia, infatti diverse celebrità volavano sulla sua isola privata dove i bambini venivano abusati. Nonostante questo, non è emerso altro (il principe Andrea pare più che altro un capro espiatorio). Perché le vittime non parlano?

La maggioranza delle vittime viene uccisa e i loro corpi vengono cremati. Sono d’accordo sul fatto che il principe Andrea sia un capro espiatorio, lo considero come uno che si è coinvolto con una diciassettenne e non propriamente come un pedofilo. È stato usato come un’esca. Invece, vale la pena dire che Epstein, che nel 2008 avevo già definito un falso miliardario - Les Wexner il sionista miliardario americano lo finanziava (si dice che abbia anche finanziato l’11 settembre) - era solo un addetto ai lavori.

Trump parla di un Deep State corrotto e coinvolto. Ma cosa sta facendo per fermare l’abuso di minori?

Mi lasci dire, Donald Trump è uno dei più grandi presidenti della storia americana al pari di Andrew Jackson, John F. Kennedy e Ronald Reagan. È unico fra tutti i presidenti per aver preso in considerazione la piaga del traffico di esseri umani - ha emanato a riguardo due ordini esecutivi, uno nel dicembre del 2017 e uno a gennaio 2020. Quando il Deep State sarà finalmente distrutto, sarà proprio il suo uso e abuso di bambini che, grazie a tutta la documentazione della National Security Agency (NSA) e da altre fonti, avrà reso la vittoria possibile. Perchéquesto mondo e il potere muovono guerra ai bambini e alla loro innocenza?

I bambini sono sempre stati abusati. I sacrifici umani non sono nuovi e nemmeno la pedofilia lo è.

 I bambini sono il futuro dell’umanità, inoltre l’1 per cento di essa pensa che il 90 per cento di tutti gli esseri umani debba essere eliminato affinché il pianeta sia stabile. (Lo comanda il nuovo Lucifero Klaus Schwab, capo dei globalisti occidentali.Ndr)

La terra è nel mezzo di una guerra massiccia tra il bene e il male e l’abuso dei bambini è il fulcro dei questa guerra.

 

 

 

Consolidamento.

Fisicaquantistica.it-conoscenzealconfine.it- Beatrice-( 29 Marzo 2022)- ci dice :

 

Consolidamento. È questa oggi la parola d’ordine.

Se all’inizio fu necessario uno shock per distruggere il conosciuto senza che nessuno osasse ostacolare il processo di ricostruzione, oggi, mattone dopo mattone, tassello dopo tassello, le basi debbono essere rinforzate, i bastioni resi ancor più inespugnabili.

Il nuovo ordine mondiale di Klaus Schwab, edificato con enorme sforzo propagandistico e con un dispiegamento di forze inaudito, deve ora necessariamente cristallizzarsi, amalgamarsi con la vita, riplasmare abitudini e quotidianità, passare da straordinario ad ordinario.

Nella cementificazione del paradigma autoritario odierno, in cui si rigenerano istituti anacronistici che sembravano sepolti nei meandri polverosi della storia, il conflitto in Ucraina ricopre sicuramente un ruolo chiave. In un momento in cui la narrazione pandemica, tra lasciapassare e punture forzate, sembrava oramai aver smarrito la sua vis originaria, il cambio di rotta bellico sembra più che mai funzionale a corroborare l’ordine costituito, a soffiare sul fuoco della perenne emergenza, a non perdere il terreno sino ad oggi conquistato.

Lo schema seguito è il medesimo: un nemico da combattere con ogni mezzo ed ad ogni costo, sacrifici, un capro espiatorio da dare in pasto a masse frastornate ed isteriche, propaganda incessante e mistificazione della realtà.

 Non contano nulla umanità, democrazia e solidarietà. Contano ancor meno le analisi geopolitiche di eminenti professori da salotto e le manipolazioni mediatiche dei pennivendoli con l’elmetto.

Tutto, oggi, sembra esser programmato per consolidare quanto venuto in auge in questi due anni di sconvolgimenti, per continuare a riorganizzare la società secondo schemi ed agende ex ante partoriti, che avrebbero rischiato di affievolirsi, deteriorarsi od andare perduti senza l’avvento di una “nuova” crisi, di un’altra strategia di dominio e terrore.

Dal virus alla guerra, dal lockdown all’inflazione, dai no-vax ai russi, dalla crisi sanitaria a quella energetica, il passo è stato brevissimo.

L’assalto all’uomo ed alla sua natura continua sempre nelle stesse modalità, con la fragile e ridicola scusa del bene comune e della salvezza del genere umano.

Le tempistiche, oramai, lasciano poco spazio ai dubbi. Se l’inverno passato è stato duro, il prossimo non sarà da meno.

Oramai abbiamo la scorza dura. Coraggio e sangue freddo.

(weltanschauung.info/2022/03/consolidamento.html).

Verso un Mondo Transumano.

Fisicaquantistica.it- conoscenzealconfine.it- Beatrice- ( 21 Maggio 2021)- ci dice :

 

Intervento di Mons. Carlo Maria Viganò al world summit “Truth Over Fear: The Vaccine, and the Great Reset”.

“Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: ‘tu sei pazzo!’ a motivo della sua dissomiglianza da loro”. (Sant’Antonio Abate)

Ecco cosa c'è dietro la lettera di Viganò .

Intervento di Mons. Carlo Maria Viganò al world summit “Truth Over Fear: The Vaccine, and the Great Reset” (7-9 Maggio 2021), riguardo il “fantastico mondo” voluto dal Great Reset, dai fautori del Nuovo Ordine Mondiale e dagli adepti della setta globalista: “Un mondo transumano”.

(Il piano ordito dal globalista Klaus Schwab.Ndr)

Sono molto grato al dottor Patrick Coffin per l’opportunità che mi è stata offerta di prender parte al world summit “Truth Over Fear: The Vaccine, and the Great Reset.”

Mentre mi appresto a prendere la parola, desidero salutare ognuno dei partecipanti e benedire il loro impegno al servizio della verità, soprattutto in queste ore di grande confusione, di oscuramento delle menti e delle coscienze. Avete sicuramente preso conoscenza delle mie dichiarazioni del 25 marzo scorso , con le quali ho voluto in qualche modo lanciare questo evento e anticipare i temi, trattandone alcuni in modo più articolato. La presente esposizione tocca altri aspetti e intende in qualche modo completare il mio precedente intervento.

I media, i politici, i manager delle grandi aziende e addirittura i sacerdoti e i Vescovi ci parlano ossessivamente di un mondo connesso, in cui le facoltà del corpo umano sono amplificate da una serie di appendici tecnologiche che ci permettono di parlare all’automobile, di accendere la luce del salotto parlando con un cilindro di plastica, di ricevere da Alexa informazioni sul traffico, di ordinare il sushi dal cellulare, di sapere se il latte che abbiamo in frigo è prossimo alla scadenza. Secondo loro, questo mondo rappresenta una conquista ed un progresso per l’umanità. Molte delle meraviglie che ci aspettano sono già disponibili, altre sono imminenti, già brevettate e pronte ad essere immesse sul mercato.

Immaginiamo per un istante che uno di noi, per un caso fortuito, all’inizio dello scorso anno si sia trovato a vivere isolato da tutto questo. Immaginiamo che abbia deciso di ritirarsi in uno chalet di montagna per scrivere un libro, o di chiudersi in un monastero per un periodo di meditazione e preghiera. Niente televisione, niente giornali, niente social, niente notizie dell’ultim’ora sul cellulare. Solo i ritmi della natura, il canto degli uccelli, il soffio del vento, lo scroscio del torrente, il rintocco di una campana. Fino al momento in cui, dopo più di un anno, questo fortunato amico conclude il suo periodo di isolamento e torna nel mondo, credendo di trovarlo come lo ha lasciato.

Dinanzi a cosa si trova, questa persona rimasta lontana mentre noi eravamo rinchiusi in casa per i lockdown imposti da quasi tutti i Governi del mondo?

 Ebbene, il nostro amico scoprirà che mentre si dedicava al suo romanzo o alla meditazione dei Padri della Chiesa il mondo è letteralmente impazzito. Una sindrome influenzale, che dai dati ufficiali causa lo stesso numero di decessi tra gli anziani e le persone debilitate di una normale influenza stagionale, è stata usata come pretesto per seminare terrore tra la popolazione, grazie alla complicità dei politici, dei media, dei medici, delle forze dell’ordine.

Si vedrà circondato da persone che indossano una mascherina anche all’aperto, perché qualcuno ha detto che serve per impedire il contagio. Quando, rientrato a casa, vorrà andare a fare la spesa, verrà scacciato dal negozio di alimentari perché non porta quella ridicola museruola, e non potrà pranzare al ristorante senza essersi sottoposto ad un tampone che, fino all’anno scorso, era indicato come inefficace per scopi diagnostici.

Si sentirà dire che questa “pandemia” ha causato milioni di morti, anche se nel 2020 in tutti gli Stati del mondo i decessi sono stati praticamente gli stessi di quelli degli anni precedenti. E che, per un virus influenzale notoriamente mutante, come qualsiasi virus Corona, le autorità mondiali hanno acquistato dalle case farmaceutiche miliardi di dosi di vaccini dichiaratamente inutili, visto che non garantiscono immunità ed anzi hanno gravi effetti collaterali, che però nessuno vuole riconoscere.

Il nostro amico rimarrà sconcertato nell’apprendere che, al primo insorgere dei contagi in una remota località della Cina, anziché bloccare i voli e le comunicazioni con l’estero, c’era chi gridava al razzismo e si preoccupava di testimoniare solidarietà andando a mangiare involtini primavera al ristorante cinese, con uno stuolo di reporter e fotografi al seguito. Apprenderà dai giornali che molti Stati, da più di un decennio, avevano depotenziato la sanità pubblica, chiuso ospedali, lasciato il piano pandemico non aggiornato.

E non si capaciterà del fatto che siano state vietate le cure efficaci e l’assistenza domiciliare, aspettando che i contagiati peggiorassero per essere ricoverati nei reparti di terapia intensiva e fatti morire con i ventilatori per la respirazione profonda.

Rimarrà scandalizzato quando gli diranno che i morti sono stati privati dell’autopsia e sottoposti a cremazione senza funerali religiosi, come se chi li ha lasciati morire non volesse lasciare tracce dei propri misfatti.

Potete immaginare quanto l’assurdità di tutto questo, per una persona che non è stata bombardata quotidianamente dalle notizie terroristiche dei media, suoni incomprensibile. E come sia incomprensibile la passività e la rassegnata obbedienza delle masse ai diktat delle autorità civili e religiose.

Perché il nostro amico scoprirà che anche in chiesa le cose sono cambiate: non c’è più la pila dell’acqua benedetta, gli inginocchiatoi sono scomparsi per far posto a sedie distanziate con cartelli che indicano dove ci si può sedere, quante persone possono entrare, e che la Comunione dev’essere ricevuta nella mano per ragioni igieniche.

Apprenderà che non solo i parroci e i Vescovi si sono adeguati alla follia collettiva, ma vi hanno dato un contributo personale, giungendo in certi casi a imporre tamponi e vaccini per chi vuole assistere alle funzioni.

Gli mostreranno il famoso video di Bergoglio da solo in piazza San Pietro, o l’intervista in cui sponsorizza i vaccini come un “dovere morale”, anche se sono prodotti con materiale fetale proveniente da aborti. E gli diranno che la Congregazione per la Dottrina della Fede si è premurata di dichiarare moralmente leciti quei vaccini.

Quando parlerà con gli amici che non sente da più di un anno, il nostro amico verrà a sapere che è stato loro vietato di uscire, di incontrarsi per le feste, di celebrare la Pasqua e il Natale, di andare a Messa, di confessarsi, di ricevere i Sacramenti; che lo Stato ha imposto lockdown e coprifuoco, chiudendo negozi e ristoranti, musei e palestre, scuole e biblioteche.

 Tutto chiuso, per il terrore di un virus influenzale che poteva esser curato – che può essere curato – con terapie che l’OMS e gli altri “esperti” hanno proibito, ordinando la “vigile attesa”.

 

E se chiederà perché nessuno abbia protestato, si sentirà dire che le manifestazioni di dissenso sono state parimenti vietate e represse dalla polizia a colpi di manganello.

Gli diranno che in alcuni Stati sono stati costruiti centri di detenzione per chi non vuole sottoporsi alla vaccinazione, mentre si è cercato di rendere obbligatoria una app che consente il tracciamento dei movimenti dei cittadini e oggi si teorizza l’uso di un microchip sottocutaneo che rileverebbe la positività al virus o di un passaporto vaccinale, grazie al quale sarebbe possibile viaggiare in aereo o andare al ristorante.

E tutto questo è stato possibile grazie al silenzio dei magistrati, mentre anonimi comitati scientifici spadroneggiavano con protocolli assurdi e inefficaci.

Milioni di persone confinate agli arresti domiciliari avrebbero dovuto ridurre il numero dei contagi, mentre in realtà i Paesi in cui il lockdown non è stato imposto hanno avuto meno morti. Milioni di persone costrette a non lavorare, ridotte in miseria da decisioni illegittime e incostituzionali, hanno obbedito aspettando ridicole elemosine promesse mille volte e mai arrivate.

Milioni, miliardi di persone hanno subito le decisioni di pochi “filantropi” (come Klaus Schwab, Soros, Gates, ecc.), che sono riusciti ad imporre i vaccini prodotti da case farmaceutiche di cui essi sono i principali azionisti, con l’approvazione di organi di controllo che essi finanziano per la maggior parte.

Nessun conflitto di interessi, nessun crimine contro l’umanità, nessuna violazione delle libertà naturali e dei diritti fondamentali dei cittadini. Tutto è filato liscio, come in un film distopico.

Ebbene, quello che il nostro amico si trova dinanzi è il fantastico mondo voluto dal Great Reset, dai fautori del Nuovo Ordine Mondiale, dagli adepti della setta globalista.

Un mondo “transumano”, in cui gli algoritmi partoriti da menti malate, diaboliche, decidono se si può uscire di casa, quali cure devono essere somministrate, quali attività possono aprire, quali persone hanno il diritto di lavorare.

 E mentre eravamo imprigionati senza sbarre nelle nostre case, credendo ai farneticanti annunci della televisione e dei social, col favore delle tenebre c’era chi installava ovunque i ripetitori del 5G, per rendere possibile quella svolta tecnologica che dovrebbe connettere tutti e tutto, dal frullatore all’iPad, dall’auto elettrica alle lezioni a distanza. Con l’obbligo perpetuo di mantenere il “distanziamento sociale” e di esser vaccinati ogni sei mesi, ben che vada, in nome di una pandemia di cui non si vedono i danni se non nella narrazione mediatica e nella sciagurata gestione da parte dei politici e dei medici di regime.

Il nostro amico non è un medico, ma siccome non ha vissuto questo anno e mezzo di delirio sanitario subendo l’assordante bombardamento mainstream della televisione e dei social, riesce a cogliere la follia di quanto è accaduto a tutti noi, assieme al piano criminale che è stato perpetrato dall’élite.

Né gli sfuggirà – come non sfugge a noi – il ruolo che ha avuto la Gerarchia cattolica nell’imporre la narrazione ufficiale, usando l’autorità della Chiesa per ratificare un crimine mostruoso, una frode colossale contro Dio e contro l’uomo.

Se facciamo un confronto tra come vivevamo a Gennaio 2020 e come ci siamo ridotti a vivere oggi, non possiamo non riconoscere il successo di questo piano infernale, accettato dalla maggior parte delle persone come ineluttabile.

 Vi è chi, non potendo accettare l’intrinseca irrazionalità dei provvedimenti adottati dai governanti, sospende il giudizio e si consegna ai propri carnefici. Altri, cercando un senso soprannaturale alla follia collettiva, invoca da Dio la fine di una pestilenza inesistente o si adegua alle nuove liturgie pagane del Covid. Altri ancora, più combattivi, non riescono a rassegnarsi alla mostruosità di quanto avviene e sperano in un intervento divino.

Se solo avessimo il buonsenso di pensare autonomamente, di usare la razionalità di cui ci ha dotati il Padreterno, comprenderemmo immediatamente che questo orrore non è altro che il “mondo alla rovescia” voluto dall’eterno Nemico del genere umano, l’inferno in terra vagheggiato dai servi di Satana, il “Nuovo Ordine Infernale” che prelude all’avvento dell’Anticristo e alla fine dei tempi. Solo così potremmo capire l’apostasia dei vertici della Chiesa, tutti presi a dar prova di obbedienza all’ideologia globalista, al punto da rinnegare Cristo in croce e preferire, al soave giogo di Cristo, le pesanti catene di Lucifero.

Se vi è un “Grande Ripristino” di cui l’umanità ha davvero bisogno, questo può solo avvenire nel ritorno a Dio, in una vera e propria conversione degli individui e delle società a Cristo Re, che da troppo tempo abbiamo lasciato spodestare in nome di una perversa libertà che tutto concede e tutto legittima fuorché il Bene. Quel “Great Reset” si è compiuto sul Golgota, nel momento in cui Satana ha creduto di mettere a morte il Figlio di Dio e di impedire la Redenzione, mentre in realtà egli siglava la propria definitiva sconfitta.

 Quello a cui assistiamo oggi è solo un doloroso strascico della battaglia tra Cristo e Satana, tra la stirpe della Donna rivestita di luce di cui parla l’Apocalisse e la stirpe maledetta dell’antico Serpente.

Così, nell’avvicinarci alla persecuzione degli Ultimi Tempi, noi abbiamo la certezza soprannaturale che anche questa grottesca pandemia, miserabile pretesto per l’instaurazione di una sinarchia antiumana e anticristica, è destinata alla sconfitta, perché Cristo ha già vinto l’eterno Sconfitto, con una vittoria schiacciante e inesorabile.

Forti di questa vittoria epocale, di cui vedremo il trionfo forse molto presto, noi dobbiamo combattere sotto le insegne di Cristo Re e sotto la protezione della Regina delle Vittorie, alla Quale il Signore ha dato il potere di schiacciare il capo del Maligno.

Se torneremo a Cristo, iniziando da noi stessi e dalla nostra famiglia, riusciremo non solo ad aprire gli occhi per comprendere l’assurdità di quanto avviene intorno a noi, ma sapremo anche combattere efficacemente con le armi invincibili della Fede. “Omne, quod est ex Deo, vincit mundum: et haec est victoria, quae vincit mundum, fides nostra. – Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1Gv 5, 4). Allora la nuova torre di Babele, il castello di carte del Covid, la farsa dei vaccini, la frode del Great Reset crolleranno inesorabilmente, manifestando nella sua natura diabolica il piano omicida dell’Avversario e dei suoi servi.

Guardiamo alla Nuova Gerusalemme che discende dal cielo, la Santa Chiesa, che nella visione di San Giovanni appare “come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21, 2). Ascoltiamo la gran voce che annunzia: “E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 4). Il nostro “Great Reset” si compie in Nostro Signore: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 5), “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine” (Ap 21, 6).

Possa l’intera Corte celeste assisterci e proteggerci in questa battaglia epocale, nella quale ci gloriamo di militare sotto le insegne di Cristo Re e di Maria Regina.

(Mons. Carlo Maria Viganò, Arcivescovo, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America).

 

 

 

 

” IO SO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO”!

Tuttaunaltrastoriaitaliana.com-Rita Cabras-( 27-1-2022)- ci dice:

 

Federico Caffè le cui parole vogliono ancora oggi, essere un invito alla riflessione che è esattamente anche lo scopo di chi scrive unitamente a quello predominante di informare chiunque abbia buona volontà e disponibilità. Si ringrazia l’autore del post anche per aver voluto ricordare il Professore, certamente un uomo retto che amava e onorava la sua patria e ne voleva il suo bene.

 Ed ora a noi Draghino mio, m’hai provocato e mo’ te se magno…, gnam!

 E devi da ringrazia’ er signor BALOCCO che m’ha addorcito co li panettoni sua che so così boni che c’ho provvista fino a Pasqua.

 E allora  Marie’ te se messo n’capoccia de fa er Marchese der Grillo e noantri, er popolo cojone , semo secondo te ì Ricciotto de a situazione…., a Marie’ ma n’do vai si lla banana nun ce ll’hai / bello hawaiano becchete sto banano….] . A Marie’ e famo che pe na vorta osservamo la Costituzione e l’applicamo..ee? Noi, er popolo cojone, semo li Marchesi der Grillo e tu, Marie’ sei Ricciotto come ha da esse, no?

Te promettemo che nun t’arroventamo e monete de e tasse, perché vedi Riccio’ si tu nun ce rispetti noi te ce mannamo tutti n’coro a te! tutti lì ministri tua e pure tutti lì servi che te massageno tutto er santo giorno co a lingua. Ma dimme na cosa Marie’ ma che gnente gnente tè sé n’grugnato pe mister Vittorio Colao che me deve de da na’ vagonata de sordi!

A Riccio’ ma che pe puni’ me’ n’hai castigato du mijoni più li poliziotti, co l’obbligo vaginale e sta fregnaccia der lasseme passa’ verde?.

Ma nun se po fa!  Marie’!  Ma che te se trasformato ner carbonaro sempre m’briaco? Co tutti sti decreti. Ma come! Er Presidente t’ha miracolato! E t’ha fatto capo der governo puro si c’è quella legge, com’era? ah! Si! La legge 17, Anselmi-Spadolini’, er divieto e li sanzioni a quelli come te che occupano cariche pubbliche, te fai parte de a massoneria e cosa più grave, secondo John Coleman, fai pure parte de li 300 m’fami che vonno distrugge l’Italia: er comitato dei 300.

Nun ce credi Riccio’? E allora guarda n’po la lista dei nomi, ce trovi pure lo stratega de via FANI, l’amichetto de Renzi, l’americano…, a wuan’ de sten?

 E pure quella sola de Colao c’ appartiene a quer gruppo de banditi der Bilderberg ,n’antra setta segreta… e Riccio’?

 E allora Riccio’! Massacri er popolo pe na pandemia truffa, come li tamponi! Guarda n’po che  c’è scritto in uno de li  “vangeli” vostri, il CDC.

Mo to o dico co parole mie; apri bene le orecchie Riccio’ quest’artri banditi del CDC dicono che pe lì tamponi, nun avendo er virus cinese che nissuno ha mai isolato, hanno…,ammantienete Riccio’!

Usato er virus de l’influenza stagionale, che pure lui è uno co a corona  ma ne é mortale e nun fa invalidi come invece li veleni vostri.

Perciò Riccio’ so tutti positivi ar coronavirus stagionale; e allora sti tamponi, mortacci vostri, hanno reagito ar coronavirus stagionale! Allora Riccio’ ce state a  cojona’ da du anni! E tutti quelli che so morti?! De che so’ morti Riccio’? Chi ce li  spiega?

E chi ce spiega come mai so morti solo lì ricoverati e l’anziani delle case   de riposo…eterno. chi ce li spiega? Li servi tua giornalisti?

 L’ esperti de sti ” ciufoli”? Leggi con carma Riccio’ so 80 pagine in inglese e si tu me permetti quarche copia l’ho mannate a diverse procure.

A’ e si c’hai problemi co a lingua de Albione basta che sali de novo sur Britannia come ner 92, e te fai aiuta’ da Lilibeth: a regina!

 E je dici: [ hai visto Maestà? So veramente passato dalle parole a li fatti !                                 E mentre m’briacamo  sti pecoroni con green pass e vaccino, ” io” , ti svendo l’ urtimi gioielli rimasti, impianti sciistici, ecc. E così anche per il SEC è tutto legale.

 E allora Ricciotto mio, noi er popolo cojone ve ce mannamo tutti in coro, e  va!… e va!…; torniamo all’ amata madrelingua e traduciamo  dal bell’idioma romanesco.

Nessuno spiegherà tutti quei morti perché la truffa criminale  deve andare  avanti fino alle  estreme conseguenze proprio a   causa di tutti  quei morti  e del sequestro in casa di 65 milioni di  cittadini. 

Di Vittorio Colao si parlerà in una pagina dedicata. Dunque! Caricati  nella pagina tra i vari documenti importanti  ve ne sono due, entrambi  in formato pdf già inviati all’ attenzione della magistratura  inquirente e sono; un documento del CDC, 80 pagine, ove  vi si legge l’ ammissione dell’ azione  fraudolenta ancorché criminale che da due anni si perpetra in danno ai cittadini  ovvero non  disponendo, questi criminali, di materiale genetico del Sars-Cov2 di cui non è stata  fornita prova dell’ avvenuto  isolamento, hanno  utilizzato materiale biologico-genetico del coronavirus  dell’ influenza stagionale; tradotto in soldoni, tutti i tamponi  che da due anni a questa parte  sono  risultati positivi lo sono stati  e, sono positivi al virus  dell’influenza stagionale anch’esso appartenente alla famiglia  dei corona.

Questo in estrema sintesi quanto si legge nel documento  confidenziale del CDC. ” Vaccini”; in altro documento, sempre formato pdf, vi si legge   che i cosiddetti organismi di vigilanza  e sicurezza  americani, FDA CDC OMS, erano  da subito  a conoscenza delle migliaia  di decessi e gravi  reazioni avverse provocate dalle inoculazioni ma anziché bloccare immediatamente le ” vaccinazioni” hanno esercitato pressioni e minacce sui sanitari al fine  di impedire loro  di segnalare  al VAERS e alle autorità  competenti quanto  avveniva nelle  corsie degli  ospedali.

A questo si aggiunge l’avvenuta rimozione dal database VAERS, di rapporti contenenti decessi e gravi  reazioni  avverse attribuite ai colpi  vaccinali:( nella pagina  è   caricato uno delle   migliaia di referti autoptici  che certificano il decesso  da vaccino, Pfizer, di un 26 enne, sano).

Ed ora Operation Omicron.

Nel precedente articolo nell’ immagine in evidenza vi è   il post il cui titolo è appunto, operation omicron.

Chi scrive, come è   nella sua natura, ha voluto approfondire la letteratura scientifica su questa cosiddetta nuova variante che secondo le nuove star televisive sedicenti esperti, sta causando fino a 300 decessi al giorno.

Sempre   secondo giornalisti  ed   esperti starebbe causando pressione e addirittura saturazione nelle  terapie intensive come mostrato  nel fraudolento  servizio mandato in onda  a reti unificate mediaset- rai; ( Berlinguer, Formigli, Giletti, ecc. ), che mostra l’ ospedale palermitano Cervello,  con una tensostruttura esterna al PS affermando che ciò  era dovuto alla saturazione delle corsie  e delle terapie intensive per colpa,  è stato  detto, dei non vaccinati istigando così all’ odio verso cittadini già discriminati dai vari DL : ammirevole la faccia di bronzo della dott.ssa intervistata, peccato che  striscia la notizia abbia mandato in onda lo stesso  servizio  ma documentando la realtà, ovvero che l’ interno dell’ ospedale  è  un cantiere ormai da tempo al punto che non arriva l’ ossigeno agli erogatori  questo stato di cose ha costretto al montaggio della tensostruttura.

 

 Infatti i vari inviati dai mistificatori dell’informazione hanno fatto i menzogneri collegamenti all’ esterno dell’ospedale a differenza dell’inviato di striscia che ha documentato dall’interno, il deprecabile stato in cui versa il nosocomio.: sigg.ri giornalisti finirete anche voi nel tritacarne, forse anche mediatico; non vi resta che attendere il prox- lavoro . 

Dunque cosa si è trovato sulla “nuovissima variante” Omicron. Tecnologia di virus autoreplicante posseduta da DARPA, virus benevolo” nasce in laboratorio, progettato da “White  Hats” letteralmente  “cappello   bianco” come   vengono appellati quegli  scienziati che operano per il bene  del genere  umano.

Omicron, i cui test avrebbero dimostrato che solleciterebbe una risposta immunitaria naturale, fornendo protezione da tutti gli altri ceppi di virus significando con ciò che Omicron renderebbe di fatto inutili ancorché dannose le misture geniche in via di inoculazione. [Uno studio sulla azione positiva di Omicron è stato pubblicato su Journal of Genetic & Genomics caricato in questa pagina. Su DARPA, piace a questa scrivente sottolineare che ha rifiutato l’offerta di finanziamento da Eco Healt Alliance per il rilascio aerosolizzato di proteine Spike, tossiche, nelle grotte dello Yunnan, in Cina, dove dimorano i pipistrelli usati negli esperimenti   del laboratorio di Wuhan. : E come dice Zaia; ragionateci su.

(RITA CABRAS.)

 

 

 

A Davos la paura fa novanta.

 Lab-ips.org - PRESSENZA.COM- editor- Marco Bersani -(29 Gennaio 2020)- ci dice :

(Comune-info)

Al congresso sono tanti, dotti, medici e sapienti, per parlare, giudicare, valutare e provvedere”.

Non serve scomodare Edoardo Bennato per percepire come a Davos,  tra sorrisi rassicuranti e sguardi cortesi, la paura dei potenti abbia assunto, per la prima volta, le vesti della padrona di casa.

Il fatto è che sono giunti contemporaneamente al pettine due nodi potenzialmente devastanti per il destino del capitalismo, tanto caro ai partecipanti, accorsi da tutto il pianeta.

Il primo nodo è paradossalmente dovuto al successo del sistema che, nell’epoca della finanziarizzazione spinta, ha prodotto un tale accentramento di ricchezze e, specularmente, una tale diffusione di povertà, da scatenare rivolte di massa in diversi paesi e regioni (dal Medio Oriente all’America Latina, dall’India alla Francia), contro le politiche di austerità e contro le élite politico-economiche, divenute, in questi decenni, vere e proprie oligarchie.

Ecco allora Klaus Schwab, nientemeno che fondatore e direttore del World Economic Forum, fare un accorato appello (intervista a ‘La Repubblica’ 18 dicembre 2019) affinché inizi “l’era del capitalismo responsabile”, motivandola con il fatto che oggi il mito della globalizzazione positiva non regge più perché “grazie al web c’è una nuova consapevolezza per cui l’accesso a salute, scuole e condizioni di vita decenti per tutti è diventato fondamentale. Nessuno può essere lasciato indietro. E chi resta indietro ha la capacità di mobilitarsi con facilità, come dimostrano i gilet gialli”.

A questa prima preoccupazione, se n’è aggiunta con prepotenza un’altra, dettata dall’accelerazione della crisi climatica, inizialmente vista come una nuova prateria per l’espansione degli interessi finanziari, il decantato capitalismo “verde”, benvoluto da un ampio arco di soggetti che va dal re dei fondi di investimento, BlackRock, fino ad alcune delle maggiori associazioni ambientaliste.

Ma anche su questo versante il panico inizia ad emergere: da una ricerca prodotta proprio dal WEF, risulta come settori interi dell’economia – edilizia, agricoltura e alimentare – potranno essere “significativamente sconvolti” dalla crisi climatica, con la messa sicuramente a rischio di attività pari al 15% del Pil globale e impatti negativi su altre attività pari a un ulteriore 37% del Pil globale.

“Per non mettere a repentaglio la nostra sicurezza economica, dobbiamo non considerare più come esternalità i danni che l’attività economica arreca all’ambiente”, conclude la ricerca.

Gli ha fatto immediatamente eco un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), secondo il quale la prossima devastante crisi finanziaria potrà essere provocata da un evento catastrofico legato al cambiamento climatico, in grado di innescare effetti drammatici sul sistema finanziario, assolutamente impreparato, visto che già oggi, secondo la ricerca, solo il 44% delle perdite finanziarie causate da eventi di questo tipo sono coperte negli Usa (in Asia l’8% e in Africa il 3%). Insomma, all’ormai classico ‘cigno nero’ (evento economico straordinario e traumatico), sta sostituendosi il ‘cigno verde’, con potenzialità ancor più negative.

Tutto bene, dunque, visto che anche i ricchi hanno finalmente capito? Non scherziamo.

 La preoccupazione degli accoliti di Davos (capitanati da Klaus Schwab) è unicamente legata al buon andamento dei titoli di Borsa e, come diceva il compianto Valentino Parlato, “la borghesia è illuminata finché qualcun altro paga la bolletta della luce”.

Ciò che in realtà va bene è che il re sia finalmente visto nudo e che l’estrattivismo finanziario (trappola del debito), naturale (saccheggio dei beni comuni) e relazionale (patriarcato) di cui si nutre sia sempre più chiaro nella consapevolezza dei popoli.

 

 

 

Il Grande Reset. La Grande Risistemazione.

Si stanno preoccupando per noi

 

Gruppolaico.it- Redazione- (3 aprile 2021) - ci dice :

 

Ecco il progetto di zio Klaus Schwab: la pandemia rappresenta una rara ma breve opportunità di riflettere, ripensare e “resettare” il mondo. Risistemare tutto. E i covidioti pensano che governi, case farmaceutiche, medici e quant’altro siano eroi buoni che vogliono il nostro bene. Altro che salute! Ci vogliono “resettare”, rifare noi e il mondo secondo i programmi di Big Money, Big Pharma, élite scientifiche e mestatori nascosti nell’ombra. (gruppolaico.it/category/rassegna-stampa/emergenza-rassegna-stampa/).

Siamo di nuovo e chissà per quanto tempo in questo odioso, violento lockdown, dannoso per la salute mentale e fisica, per la democrazia, l’economia, per le relazioni, per i bambini! E assolutamente inutile dal punto di vista del virus, come mille studi scientifici hanno più che dimostrato. Ma il covidiota è contento perché il virus che ha in testa lo fa sentire protetto proprio mentre progettano la distruzione delle esistenze, anche la sua, poverino.

Ma lockdown, mascherine, tamponi e vaccini, (questi maledetti vaccini ) e distanziamenti non sono stati pensati per tranquillizzare e curare il covidiota- complice di tutto questo che sta accadendo. Il Grande Reset se ne “frega” della massa di covidioti belanti, li usa soltanto per portare avanti il proprio progetto criminale che Klaus  Schwab ha ben esposto nel suo libro Covid-19: the Great Reset e nel World Economic Forum del 2021.

E tutto alla luce del sole, meno che per i media allineati ai governucoli, come il nostro, a loro volta allineati ai gestori del Grande Reset. Solo i cretini continuano a dire che questo è complottismo ma non si è mai visto un “complotto” messo così in evidenza con tanta sicumera ed arroganza.

L’epidemia è per loro una grande opportunità di potere globale, controllo e manipolazione totale dell’umanità, di distruzione ( già iniziata) per rafforzare le loro immense e diaboliche ricchezze. E il covidiota, impaurito ad arte, crede che si stanno preoccupando per lui!

IL GRANDE RESET: IL WEF CELEBRA LE CITTÀ VUOTE E LA DISTRUZIONE DELLE ESISTENZE COME UN SUCCESSO

 

Il World Economic Forum, con la sua organizzazione di Klaus Schwab, non lascia dubbi che vuole salvare il pianeta. Il problema, secondo loro, è l’uomo con tutto il suo inquinamento e la sua industria.

Mentre molti imprenditori temono per la loro esistenza e si rassegnano alle chiusure, il WEF ha pubblicato un articolo con video il 22 febbraio, che mostra molto chiaramente in quale direzione dovrebbe andare la nuova normalità. Città vuote, economie distrutte, persone che si suicidano per la disperazione, tutto questo è agli occhi del World Economic Forum un primo successo del Grande Reset di klaus Schwab.

La disumanità dei globalisti occidentali (liberal Dem Usa e Ue) non può essere mostrata più chiaramente che in un video in cui si celebra la liberazione del pianeta dal virus umano.

Un commento di Alina Adair, giornalista.

Il 26 febbraio, il WEF ha fatto circolare questo video, tra altri, via Twitter: (youtu.be/WURkmUR7Bfg).

Per i signori del World Economic Forum di Klaus Schwab, l’uomo è il virus da cui il pianeta deve essere curato.

Gli autoproclamati salvatori della terra sono entusiasti di quanto siano buone le chiusure per l’ambiente. Scrivono estaticamente che “i lockdown hanno ridotto significativamente l’attività umana e il suo impatto sulla crosta terrestre”, che si traduce nel “periodo più tranquillo sulla Terra da decenni”. Celebrano persino la riduzione del 50% del rumore ambientale come un successo, mentre la maggior parte dei proprietari di aziende sull’orlo del fallimento sono probabilmente seduti a casa a piangere silenziosamente.

Grazie alla riduzione del rumore, i ricercatori sono stati in grado di registrare per la prima volta nel 2020 le vibrazioni della crosta terrestre che altrimenti non sarebbero mai state registrate. Un gruppo internazionale di sismologi di 33 paesi sembra aver avuto da fare durante il lockdown, registrando una diminuzione del cosiddetto rumore ambientale da parte di viaggiatori e fabbriche.

Il WEF ha notato gioiosamente che senza viaggi e fabbriche, possiamo rilevare terremoti per lo più irrilevanti che altrimenti passerebbero inosservati. Quindi in futuro non saremo in grado di viaggiare per permettere ai sismologi di fare il loro lavoro? E le fabbriche non riapriranno più perché questo piace molto di più agli arroganti del WEF? A giudicare dal Piano del Grande Reset, possiamo quasi certamente rispondere “sì” a entrambe le domande.

Il WEF, che dichiara costantemente di voler fare solo del bene, tratta gli esseri umani come un virus da combattere.

Fanno finta di voler salvare l’Africa e tutti gli altri paesi poveri, ma non hanno nessuna empatia con le sofferenze delle esistenze che distruggono.

Chi pensa che il WEF sia a Davos e non abbia niente a che fare con noi si sbaglia. Abbiamo già ripetutamente riferito che il World Economic Forum sta attuando l’idea di Klaus Schwab (nuovo satana!Ndr)sotto forma del Grande Reset.

Le chiusure erano e sono solo in apparenza imposte a causa del coronavirus, e sono servite esclusivamente al Grande Reset dall’inizio della cosiddetta pandemia.

Il piano permette la restrizione dei diritti fondamentali in tutte le democrazie e l’obiettivo è l’abolizione del capitalismo e l’istituzione di un governo mondiale.

Chi aspetta in lockdown che la soglia (ndr dei cosidetti positivi) scenda al di sotto di una certa misura e che gli sia permesso di riaprire, andrà incontro alla sua rovina, questo è certo come l’Amen in chiesa. I signori del WEF hanno pianificato tutto con cura e non solo osservano la distruzione deliberata dell’economia nei paesi finora industrializzati, ma lo stanno facendo ascoltando musica classica e considerano la graduale distruzione deliberatamente provocata del mondo occidentale come un successo.

Il Forum economico mondiale, con la sua Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ha aperto la strada alla distruzione del nostro futuro.

Il sospetto è che Kurz, Anschober, Merkel, Macron, Johnson e molti altri dirigenti degli attuali stati in lockdown si siano lasciati “persuadere” con benefici di chissà quale tipo e ora stanno imponendo questa agenda ai loro paesi e alle loro popolazioni contro di loro.

Se Kurz (cancelliere austriaco) fosse onesto, direbbe al popolo cosa sta arrivando. Anche Kurz, come tutti gli altri che indossano il marchio del male sul bavero, sembra spingere l’agenda del Great Reset.

Quando si sveglierà finalmente la magistratura?

(wochenblick.at/wef-feiert-leere-innenstaedte-und-zerstoerte-existenzen-als-erfolg/).

(nogeoingegneria.com/ 15/3/2021).

 

Prima di leggere questo articolo che segue v’invitiamo a  leggere : Il Grande Reset. La Grande Risistemazione. Klaus Schwab e il suo Grande Reset fascista -nazi- bolscevico.

 Cerchiamo di capire un po’ chi è il principale mentore del Grande Reset, il teorizzatore ed ideologo, colui a cui si fa riferimento per i suoi scritti e per la sua conduzione del WEF. Cerchiamo di conoscere un po’ dove affonda le sue radici maligne colui che ci sta rovinando la vita (scusate, volevamo dire che si sta preoccupando per noi…) attraverso una catena di manutengoli che arrivano fino ai vessatori drago-governativi nostrani. (GLR).

 I VALORI DELLA FAMIGLIA SCHWAB – REPORT INVESTIGATIVO SULL’UOMO DIETRO AL GREAT RESET.

 

Il vero Klaus Schwab è un vecchio zio gentile che desidera fare del bene per l’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato il lavoro degli schiavi e ha aiutato i nazisti a ottenere la prima bomba atomica?

( Johnny Vedmore indaga.)

La mattina dell’11 settembre 2001, Klaus Schwab sedeva a fare colazione nella Sinagoga Park East di New York City con il rabbino Arthur Schneier, ex vicepresidente del Congresso ebraico mondiale e stretto collaboratore delle famiglie Bronfmane e Lauder.

Insieme, i due uomini hanno assistito a uno degli eventi più impattanti dei vent’anni successivi mentre gli aerei colpivano gli edifici del World Trade Center. Ora, due decenni dopo, Klaus Schwab siede di nuovo in prima fila in un momento che definisce la generazione nella storia umana moderna.

Sembra sempre avere un posto in prima fila quando la tragedia si avvicina, la vicinanza di Schwab a eventi che alterano il mondo probabilmente è dovuta al suo essere uno degli uomini più ben collegati sulla Terra.

In qualità di forza trainante del World Economic Forum, “l’organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privato”, Schwab ha corteggiato capi di stato, dirigenti d’azienda e l’élite dei circoli accademici e scientifici a Davos da oltre 50 anni. Più recentemente, ha anche incoraggiato le ire di molti a causa del suo ruolo più recente di frontman del Great Reset, uno sforzo radicale per ricostruire la civiltà a livello globale per l’espresso beneficio dell’élite del World Economic Forum e dei loro alleati.

Schwab, durante la riunione annuale del Forum nel gennaio 2021, ha sottolineato che la costruzione della fiducia sarà parte integrante del successo del Great Reset, segnalando una successiva espansione della già massiccia campagna di pubbliche relazioni dell’iniziativa. Sebbene Schwab chiedesse la costruzione della fiducia attraverso un “progresso” non specificato, la fiducia è normalmente facilitata dalla trasparenza.

Forse è per questo che così tanti hanno rifiutato di fidarsi del signor Schwab e delle sue motivazioni, poiché si sa così poco della storia e del background dell’uomo prima della sua fondazione del Forum economico mondiale all’inizio degli anni ’70.

Come molti importanti frontmen sponsorizzati dall’élite, le tracce online sul passato di Schwab sono state ben ripulite, rendendo difficile trovare informazioni sulla sua storia iniziale e informazioni sulla sua famiglia.

Eppure, essendo nato a Ravensburg, in Germania nel 1938, molti hanno ipotizzato negli ultimi mesi che la famiglia di Schwab possa aver avuto qualche legame con gli sforzi bellici dell’Asse, legami che, se scoperti, potrebbero minacciare la reputazione del Forum economico mondiale e portare a controlli indesiderati. alle sue missioni e motivazioni.

In questa investigazione senza confini, viene esplorato approfonditamente il passato che Klaus Schwab si è impegnato a nascondere, rivelando il coinvolgimento della famiglia Schwab non solo nella ricerca nazista di una bomba atomica, ma nel programma nucleare illegale dell’apartheid sudafricano.

Particolarmente rivelatrice è la storia del padre di Klaus, Eugen Schwab, che guidò nella guerra la filiale tedesca sostenuta dai nazisti di una società di ingegneria svizzera come importante appaltatore militare.

 

Quella compagnia, Escher-Wyss, avrebbe usato il lavoro degli schiavi per produrre macchinari fondamentali per lo sforzo bellico nazista, nonché lo sforzo nazista per produrre componenti per il suo programma nucleare. Anni dopo, presso la stessa azienda, un giovane Klaus Schwab prestò servizio nel consiglio di amministrazione quando fu presa la decisione di fornire al regime razzista di apartheid del Sud Africa le attrezzature necessarie per promuovere la sua ricerca per diventare una potenza nucleare.

Con il World Economic Forum ora è un eminente sostenitore della non proliferazione nucleare e dell’energia “pulita”, il passato di Klaus Schwab lo rende un povero portavoce della sua dichiarata agenda per il presente e il futuro.

Tuttavia, scavando ancora più a fondo nelle sue attività, diventa chiaro che il vero ruolo di Schwab è stato a lungo quello di “plasmare le agende globali, regionali e industriali” del presente al fine di garantire la continuità di agende più grandi e molto più vecchie che sono venute dopo la seconda guerra mondiale, non solo la tecnologia nucleare, ma anche le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica.

La fondazione del World Economic Forum.

Nel 1970, il giovane emergente, Klaus Schwab, scrisse alla Commissione europea e chiese aiuto per la creazione di un “think tank non commerciale per i leader aziendali europei”.

 Anche la Commissione Europea sponsorizzerà l’evento, inviando il politico francese Raymond Barre a fungere da “mentore intellettuale” del forum.

Raymond Barre, che a quel tempo era commissario europeo per gli affari economici e finanziari, sarebbe poi diventato primo ministro francese e sarebbe stato accusato di fare commenti antisemiti mentre era in carica.

Così, nel 1970, Klaus Schwab lasciò Escher Wyss per organizzare una conferenza manageriale aziendale di due settimane. Nel 1971, la prima riunione del World Economic Forum – allora chiamato European Management Symposium – si tenne a Davos, in Svizzera.

Kissinger e Klaus Schwab al centro del mondo.

Circa 450 partecipanti da 31 paesi avrebbero preso parte al primo European Management Symposium di Schwab, composto principalmente da manager di varie società europee, politici e accademici statunitensi. Il progetto è stato registrato come organizzato da Klaus Schwab e dalla sua segretaria Hilde Stoll che, più tardi nello stesso anno, sarebbe diventata la moglie di Klaus Schwab.

Il simposio europeo di Klaus non era un’idea originale. Come sceneggiatore Ganga Jey Aratnam era già coerente nel 2018:

Lo“ Spirit of Davos ”di Klaus Schwab era anche lo “ Spirit of Harvard ”.

Non solo la business school aveva sostenuto l’idea di un simposio. Il famoso economista di Harvard John Kenneth Galbraith ha sostenuto la società benestante, nonché le esigenze di pianificazione del capitalismo e il riavvicinamento tra Oriente e Occidente “.

Era anche vero che, come ha sottolineato anche Aratnam, questa non era la prima volta che Davos ospitava eventi del genere. Tra il 1928 e il 1931, presso l’Hotel Belvédère si tennero le Conferenze dell’Università di Davos, eventi che furono co-fondati da Albert Einstein e furono fermati solo dalla Grande Depressione e dalla minaccia di una guerra incombente.

Il Club di Roma e il WEF.

Il gruppo più influente che ha stimolato la creazione del simposio di Klaus Schwab è stato il Club of Rome, un influente think tank dell’élite scientifica e monetaria che rispecchia il World Economic Forum in molti modi, anche nella sua promozione di un modello di governance globale guidato da una élite tecnocratica.

Il Club era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, in Italia.

Tra i suoi primi risultati c’era un libro del 1972 intitolato “The Limits to Growth” che si concentrava in gran parte sulla sovrappopolazione globale, avvertendo che “se i modelli di consumo del mondo e la crescita della popolazione continuassero agli stessi alti tassi del tempo, la terra avrebbe raggiunto i suoi limiti entro un secolo.”

Alla terza riunione del World Economic Forum nel 1973, Peccei pronunciò un discorso di sintesi del libro, che il sito web del World Economic Forum ricorda come l’evento distintivo di questo storico incontro.

 Nello stesso anno, il Club di Roma pubblicherà un rapporto che descrive in dettaglio un modello “adattivo” per la governance globale che dividerebbe il mondo in dieci regioni economiche - politiche interconnesse.

Il Club di Roma è stato a lungo controverso per la sua ossessione di ridurre la popolazione globale e molte delle sue politiche precedenti, che i critici descrissero come influenzate dall’eugenetica e dal neo-malthusiano.

Tuttavia, nel famigerato libro del 1991, The First Global Revolution, si affermava che tali politiche avrebbero potuto ottenere il sostegno popolare se le masse fossero state in grado di collegarle a una lotta esistenziale contro un nemico comune.

A tal fine, La prima rivoluzione globale contiene un passaggio intitolato “Il nemico comune dell’umanità è l’uomo”, che afferma quanto segue:

“Nella ricerca di un nemico comune contro il quale possiamo unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adatti. Nella loro totalità e nelle loro interazioni questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme. Ma designando questi pericoli come nemici, cadiamo nella trappola, di cui abbiamo già avvertito i lettori, vale a dire scambiare i sintomi per le cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento dell’uomo nei processi naturali ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico quindi è l’umanità stessa “.

Negli anni successivi, le élite che popolano il Club di Roma e il World Economic Forum hanno spesso sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per la protezione dell’ambiente.

Non sorprende quindi che il World Economic Forum utilizzi in modo simile le questioni del clima e dell’ambiente come un modo per commercializzare politiche altrimenti impopolari, come quelle del Great Reset, se necessario.

Il passato è un prologo.

Dalla fondazione del World Economic Forum, Klaus Schwab è diventato una delle persone più potenti al mondo e il suo Great Reset ha reso più importante che mai esaminare l’uomo seduto sul trono globalista occidentale.

Dato il suo ruolo di primo piano nello sforzo di vasta portata per trasformare ogni aspetto dell’ordine esistente, la storia di Klaus Schwab è stata difficile da ricercare. Quando inizi a scavare nella storia di un uomo come Schwab, che siede in alto su altri oscuri promotori e agitatori d’élite, presto scopri che molte informazioni sono state nascoste o rimosse.

Klaus Schwab è qualcuno che vuole rimanere nascosto negli angoli oscuri della società e che permetterà solo alla persona media di vedere un costrutto ben presentato della persona prescelta.

Il vero Klaus Schwab è un vecchio zio gentile che desidera fare del bene per l’umanità, o è davvero il figlio di un collaboratore nazista che ha usato il lavoro degli schiavi e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica?

Klaus Schwab è l’onesto business manager di cui dovremmo fidarci per creare una società e un posto di lavoro più equi per l’uomo comune, o è lui la persona che ha contribuito a spingere Sulzer Escher-Wyss in una rivoluzione tecnologica che ha portato al suo ruolo nella creazione illegale di armi nucleari per il regime razzista di apartheid del Sud Africa?

Le prove che ho esaminato  non suggeriscono un uomo gentile, ma piuttosto un membro di una famiglia ricca e ben collegata che ha una storia di aiuto nella creazione di armi di distruzione di massa per governi aggressivi e razzisti.

Come ha affermato Klaus Schwab nel 2006 “La conoscenza sarà presto disponibile ovunque – la chiamo la ‘googlizzazione’ della globalizzazione. Non è più quello che sai, è come lo usi. Devi essere un regolatore del ritmo.”

 

Klaus Schwab si considera un pioniere e un giocatore di prim’ordine, e va detto che le sue qualifiche e la sua esperienza sono impressionanti. Tuttavia, quando si tratta di mettere in pratica ciò che predichi, Klaus Schwab  è stato scoperto. Una delle tre maggiori sfide nella lista delle priorità per il Forum economico mondiale è la non proliferazione delle armi nucleari, ma né Klaus Schwab né suo padre Eugen hanno rispettato quegli stessi principi quando erano in affari. Piuttosto il contrario.

A gennaio, Klaus Schwab ha annunciato che il 2021 è l’anno in cui il World Economic Forum e i suoi alleati devono “ricostruire la fiducia” con le masse.

Tuttavia, se Schwab continua a nascondere la sua storia e quella dei legami di suo padre con la “National Socialist Model Company” che era Escher-Wyss durante gli anni ’30 e ’40, allora le persone avranno buone ragioni per diffidare delle motivazioni alla base del suo Grande agenda di ripristino.

Nel caso degli Schwab, le prove non puntano semplicemente a pratiche commerciali inadeguate o ad una sorta di malinteso. La storia della famiglia Schwab rivela invece un’abitudine a lavorare con dittatori genocidi per i motivi di base del profitto e del potere.

I nazisti e il regime dell’apartheid sudafricano sono due dei peggiori esempi di leadership nella politica moderna, ma ovviamente gli Schwab non potevano o non lo vedevano all’epoca.

Nel caso dello stesso Klaus Schwab, sembra che abbia contribuito a riciclare le reliquie dell’era nazista, cioè le sue ambizioni nucleari e le sue ambizioni di controllo della popolazione, in modo da garantire la continuità di un’agenda più profonda.

Mentre prestava servizio in una capacità di leadership a Sulzer Escher Wyss, la società ha cercato di aiutare le ambizioni nucleari del regime sudafricano, allora il governo adiacente più nazista del mondo, preservando l’eredità dell’era nazista di Escher Wyss.

Quindi, attraverso il World Economic Forum, Schwab ha contribuito a riabilitare le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica durante l’era successiva alla seconda guerra mondiale, un momento in cui le rivelazioni delle atrocità naziste hanno portato rapidamente la pseudo-scienza in grande discredito.

C’è qualche motivo per credere che Klaus Schwab, così come esiste oggi, è cambiato comunque? O è ancora il volto pubblico di uno sforzo decennale per garantire la sopravvivenza di un’agenda molto vecchia?

L’ultima domanda che dovrebbe essere posta sulle reali motivazioni dietro le azioni di  Klaus  Schwab, potrebbe essere la più importante per il futuro dell’umanità: Klaus Schwab sta cercando di creare la Quarta Rivoluzione Industriale, o sta cercando di creare il Quarto Reich?

(Johnny Vedmore, giornalista - databaseitalia.it/ 20/2/2021).

(Johnny Vedmore è un giornalista investigativo indipendente e un musicista di Cardiff, Galles. Il suo lavoro mira ad esporre le persone potenti che sono trascurate dagli altri giornalisti e a portare nuove informazioni ai suoi lettori.)

 

 

 

 

 

 

Chi è Vladimir Putin, l'ex KGB

che fa temere la Terza Guerra Mondiale.

Affaritaliani.it- Redazione-( 25-2-2022)-ci dice :

Nipote del cuoco personale di Lenin e Stalin, battezzato in segreto, fan degli ABBA e appassionato di judo: scopri i segreti della vita privata dell'oligarca.

Putin come Hitler e Stalin?

Vladimir Vladimirovic Putin il prossimo 7 ottobre compirà 70 anni. Da oltre venti è, di fatto, il nuovo Zar della Russia, nonché l'uomo che dopo l'invasione dell'Ucraina sta facendo tremare il mondo, terrorizzato dallo spettro di una possibile Terza Guerra Mondiale. La sua iniziativa militare ha spinto a diffuse proteste e a paragoni con Hitler e Stalin, anche se nel sondaggio di Affari Italiani i lettori si sono schierati in grande maggioranza con lui e non con la Nato. O, forse, si sono schierati soprattutto contro l'egemonia culturale, economica e militare degli Stati Uniti, alla quale siamo ormai assuefatti dai tempi della Guerra Fredda. E' proprio nella fase più difficile dei rapporti tra la vecchia Unione Sovietica e gli Stati Uniti che Putin, nipote del cuoco personale di Lenin e Stalin, si è formato, lavorando come alto funzionario del KGB dal 1975 al 1991.

Da solo contro i manifestanti.

Di stanza a Dresda, ragione per la quale parla un tedesco quasi perfetto, il giovane Putin rimase in Germania anche dopo la caduta del Muro di Berlino. Anzi, in quella fase concitate si incaricò di distruggere i documenti compromettenti del regime comunista, passando intere giornate a bruciare documenti che non andavano consegnati alla storia. Quando i manifestanti che sognavano l'inizio di un nuovo mondo si presentarono sotto il suo ufficio, lui scese per strada brandendo la sua pistola di ordinanza e spiegando con fredda lucidità che entrare nel palazzo significava "invadere il territorio Sovietico". Per quel motivo, non avrebbe esitato a sparare sulla folla, scaricando i 12 colpi della sua arma. O, meglio, 11: "L'ultimo lo terrò per me, così mi ucciderò prima che possiate farlo voi". Nonostante fossero decisamente molto più numerosi, gli attoniti manifestanti capirono che non stava bluffando e girarono rapidamente i tacchi.

Stefano Massini racconta Putin a "Piazzapulita".

Dal KGB al ruolo di delfino di Eltsin.

Nel 1991 si è dimesso dal suo incarico al KGB per buttarsi in politica. La sua strada verso il successo è stata davvero particolare. Nel 1999 le città di Mosca e Volgodonsk vennero sconvolte da una serie di attentati e Putin, allora Primo Ministro, capì che dalla sua reazione sarebbe dipesa la sua ambizione di sostituire Boris Eltsin alla presidenza dello Stato. Seppure con prove discutibili, accusò i separatisti ceceni di aver messo le bombe e quindi ordinò il bombardamento di Grozny, dando inizio alla seconda guerra cecena con l'auspicio di “accoppare i terroristi nel cesso”. Grazie al pugno di ferro dimostrato nell'occasione riuscì a conquistare la presidenza della Russia, nonostante lo scetticismo di alcuni. Come scrive Anna Zafesova nel suo libro “Navalny contro Putin“, alla cerchia di potere di Eltsin “Putin era apparso abbastanza anonimo, timido e zelante da affidargli una serie di operazioni che richiedevano un tocco delicato e una notevole assenza di scrupoli, per poi promuoverlo a delfino”. L’oligarca Sergey Pugachev ha inoltre raccontato che la scelta per la successione di Eltsin era caduta sul funzionario pietroburghese “proprio perché considerato privo di capacità e ambizioni tali da renderlo autonomo”.

 

 Putin: un Presidente a vita?

Eppure oggi l'ex anonimo Putin è al suo quarto mandato da Presidente, per quanto non consecutivo. Dopo i primi due non poteva ricandidarsi, quindi ha sostenuto il suo delfino Dmitrij Medvedev, che ha poi lo ha nominato Primo ministro. Di fatto, non ha mai smesso di comandare nemmeno per un minuto, forte anche di una crescita economica veramente strabiliante durante la sua leadership, dopo la depressione che era seguita al crollo dell'URSS. Nel 2012 ha conquistato il terzo mandato con il 64% dei voti e la sua popolarità non è calata nemmeno dopo la prima guerra del Donbass e la crisi della Crimea, nel 2014, con le conseguenti sanzioni economiche che ridussero in maniera significativa la ricchezza nazionale. Eppure, nel 2018 (anno dei mondiali di calcio in Russia), Putin si è aggiudicato un quarto mandato salendo addirittura al 76% delle preferenze. Non solo. Due anni dopo è riuscito a farsi approvare una riforma della costituzione che gli permetterà infatti di candidarsi per altri due mandati alla presidenza della nazione, ovvero fino al 2036, quando avrà 84 anni. E poi si vedrà.

Le accuse di dittatura e complotto.

In generale, nell'era-Putin la Russia non ha certo brillato per la tutela della democrazia. I detrattori dell'ex agente segreto puntano il dito su un regime col quale la libertà di stampa e di opinione è veramente discutibile, come testimoniato anche da Freedom House e Amnesty International. Il processo appena iniziato contro il suo oppositore Aleksej Navalnyj, blogger di origine ucraina, è il caso più noto, ma non certo l'unico. È impossibile dimenticare le accuse rivolte a Putin dall'ex agente sovietico Aleksandr Litvinenko: nel libro nel 2002 “Blowing up Russia – Terror from Within”, parla delle bombe del 1999 come un complotto ordito da Putin per scatenare l’invasione della Cecenia e facilitare poi la sua elezione a Presidente. Litvinenko è morto per avvelenamento da Polonio 210 a Londra nel 2006, dopo aver accusato i servizi segreti di Putin di aver complottato per ucciderlo. Pur se accusato anche di altri omicidi di avversari, il presidente russo ufficialmente si dichiara contrario alla pena di morte.

L'amicizia con Trump e le accuse di omofobia e ingerenza.

Altrettanto controversa è stata la presunta ingerenza russa nelle elezioni americane del 2016, dove al dichiarato sostegno a Donald Trump (al quale Putin è tuttora molto vicino) si sarebbe affiancata anche un'intensa attività di hackeraggio ai danni della rivale Hilary Clinton. Allargando ulteriormente lo sguardo, gli esperti di attacchi cibernetici indicano proprio nella Russia la fonte di una serie di iniziative sul Web decisamente poco commendevoli. Nel paese di Putin si finisce in carcere solamente se si osa organizzare un gay pride, ma è decisamente rischioso anche solo parlare dei diritti gay, perché gli psicologi del governo inseriscono tra i criteri del reato di propaganda gay l’incitamento ai figli “a mancare di rispetto ai genitori”. Eppure l'oligarca afferma di “rispettare l'orientamento sessuale” di chiunque, ma di agire per risolvere un mero problema demografico: “Ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole”.

Tutte le ombre (e le ricchezze) dello Zar.

Con il suo atteggiamento da padre-padrone dello Stato, Putin è stato accusato sia di aver cercato di costruire un culto della personalità che, in termini più concreti, di peculato, visto l'ingente arricchimento da quando è al potere: tra le sue numerose residenze, ne vanta anche una sul Mar Nero del valore di un miliardo di euro, che sarebbe persino “più grande del Cremlino”. Le informazioni sul tema non sono precisissime e il perché lo spiega Zafesova nel suo già citato libro: “L’evoluzione del secondo presidente della Russia, da ordinario agente del Kgb a onnipotente Zar e poi al «cattivo internazionale», è una delle carriere più oscure della storia russa.

Al Forum di Davos del 2000 i giornalisti occidentali chiesero ai ministri del governo russo ragguagli sul nuovo capo di Stato, ancora un illustre sconosciuto. La domanda «Who is Mr. Putin?» sprofondò in un imbarazzato silenzio che fece storia, e che rimane ancora in un certo senso il simbolo di un regime ossessionato dalla segretezza.

Anche oggi non sappiamo quasi nulla del presidente russo: per esempio, dove si nasconde quando sparisce dai monitor dei media, quante e quali residenze abbia, con chi le abita, e perfino dove si trova in ogni singolo momento, visto che si è fatto costruire uffici praticamente identici a quello del Cremlino nelle sue varie dacie. Ma anche se numerose circostanze e fatti – tra cui quelli su malattie, palazzi, figli segreti e conti nascosti – verranno rivelati, probabilmente, solo dopo la fine del suo regno, è stato lo stesso Putin a raccontare e raccontarsi con una sincerità a tratti quasi impossibile per un capo supremo, in un percorso emblematico di un regime la cui mistica alla fine ha coinciso con le idee, le fobie e i tic del suo reggente e simbolo. Il quale a sua volta ha attinto la sua forza principale da una sintonia singolare con il proprio elettore”.

La famiglia di Putin, la fede e le sue umili origini.

Figlio di un “comunista modello e militante ateo” (Vladimir Spiridonovic Putin, sommergibilista della marina militare) e di una madre “devota credente ortodossa" (Marija Ivanovna Šelomova, operaia), Putin da bambino è stato battezzato segretamente, per sfuggire all'ostracismo del Pcus nei confronti della chiesa.

Non era figlio unico, ma i suoi due fratelli sono entrambi morti precocemente: il primo dopo solo alcuni mesi di vita e il secondo di una malattia (la difterite) durante l’assedio di Leningrado. Oggi il presidente è un membro praticante della Chiesa ortodossa russa: la sua "conversione" ebbe luogo dopo un grave incidente stradale occorso alla moglie nel 1993 e si rafforzò dopo l'incendio del 1996 alla sua dacia, che miracolosamente non fece vittime. Putin racconta che, prima di una visita ufficiale in Israele, sua madre gli consegnò la propria croce battesimale “Feci come mi chiese e quindi mi mise la croce al collo. Da allora non l'ho mai tolta”.

La vita privata, la moglie e i figli.

Il 28 luglio 1983 Putin si è sposato con Ljudmila Škrebneva, dalla quale ha avuto due figlie: Marija Putina (1985) e Ekaterina Putina (1986). Entrambe hanno studiato alla Deutsche Schule Moskau (la Scuola tedesca di Mosca) ed attualmente sono rispettivamente una genetista e un'esperta di intelligenza artificiale. Ekaterina, arrivata quinta in una competizione mondiale di ballo rock n'roll, è diventata prima direttrice di Innopraktika, un progetto di sviluppo da 1,7 miliardi di dollari, e poi, a soli 33 anni, responsabile di un nuovo istituto di intelligenza artificiale nella stessa università. Nessuna delle due figlie oggi porta il patronimico del padre. Nel giugno 2013 Putin e la moglie si sono separati e il presidente Putin è sentimentalmente legato a una nuova compagna, la ginnasta Alina Kabaeva.

Dalla medaglia d'oro olimpica ha avuto altri due figli: Dimitry (2009) e una bambina (2012). Il nome della secondogenita è avvolto dal mistero, come peraltro il reale numero dei figli illegittimi che Putin - secondo i rumors - avrebbe avuto nel corso di una vita decisamente movimentata anche su quel versante.

Le sue passioni: sport, musica e animali.

Anche Putin ama molto lo sport, dal calcio (tifa lo Zenit San Pietroburgo) alla Formula 1. In particolare, è appassionato di judo, nel quale ha vinto varie competizioni e che tuttora pratica: detiene l'8° dan (cintura rossa/bianca). Nel 2004 è stato anche co-autore del libro: “Judo: History, Theory, Practice” e nel 2013, con l'aiuto di Steven Seagal, ha rilanciato in Russia il programma di allenamento psicofisico GTO. Fan degli ABBA, Putin è un grande amante degli animali e possiede cinque cani: un esemplare femmina di Labrador retriever nota come Connie Paulgrave (scomparsa alla fine del 2014); un esemplare maschio di Karakachan (un pastore bulgaro) di nome Buffy che gli è stato donato dall'allora Primo ministro bulgaro Bojko Borisov; Yume, una femmina di Akita, omaggio dell'omonima prefettura giapponese per l'aiuto fornito dalla Russia durante il terremoto del 2011; Verny, un esemplare maschio di Alabai regalatogli dal presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhamedow in occasione del suo 65° compleanno, e infine un esemplare maschio di pastore di Ciarplanina: Pasha, dono del presidente serbo Aleksandar Vučić.

Elementi di vita quotidiana che normalizzano il profilo dell'uomo che oggi fa tremare il mondo. Esagerazioni della propaganda occidentale? Non secondo Zafesova, che sugli anni della gioventù di Putin scrive: “Forte della sua formazione universitaria giuridica, teorizzava con i colleghi attoniti che l’Urss faceva al mondo più paura degli Usa perché non possedeva una procedura democratica: per lanciare una guerra atomica il presidente americano avrebbe dovuto rendere conto al Congresso, e anche all’opinione pubblica, mentre un leader del Pcus in preda all’Alzheimer poteva schiacciare il bottone rosso senza che nessuno osasse contraddirlo”.

  

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