I NEMICI DEI MIEI NEMICI SONO I MIEI AMICI.

 I NEMICI DEI MIEI NEMICI SONO I MIEI AMICI.

 

Un’alternativa plurale di pace.

Pressenza.com -Laura Tussi- Maurizio Acerbo – (20.08.22) - ci dicono:

 

Laura Tussi conversa con Maurizio Acerbo segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.

(Intervista rilasciata prima della crisi di governo del luglio 2022).

È necessario costruire un soggetto plurale alternativo al modo di fare politica attuale, assolutamente senza l’accordo con i poteri forti, tra cui banche, fondazioni, assicurazioni, fondi finanziari e altro. Come?

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: è il detto popolare. Il come lo dovremmo vedere tutti insieme però della necessità credo non si possa fare a meno. Noi assistiamo anche in queste ore a un coro intorno alla figura di Draghi che dice molto di che cosa è diventata la politica in Italia e non solo in Italia.

Quindi credo che abbiamo un’urgenza che è quella di costruire un’alternativa popolare. Perché dico “popolare”, perché noi abbiamo un sistema politico che è diventato sempre più blindato verso le classi popolari di cui conquista il consenso di una fascia sempre più ristretta, perché metà della popolazione ormai non vota. Lo fa attraverso un bombardamento mediatico e attraverso tante strutture di gestione del potere e però la politica di fondo è una politica oramai che attribuisce priorità ai grandi capitali, alla logica del profitto e, come noi pacifisti avvertiamo da anni, a una logica anche del complesso militare industriale e imperialista davvero molto pericolosa per le sorti della pace mondiale.

Quindi nel frattempo partiamo da una cosa. Da ciò che non vogliamo essere. Non vogliamo essere parte del partito della guerra perché alla fine tutti i partiti si accapigliano, ma vedremo come andrà a finire. Comunque hanno tutti votato per l’invio delle armi. Tutti hanno un approccio favorevole all’aumento delle spese militari. Nessuno si colloca in una linea di disobbedienza alle politiche della NATO.

Non vogliamo neanche far parte del partito della precarizzazione del lavoro che, ricordo, è il prodotto di scelte di tutti i governi di centrosinistra e centrodestra che si sono passati la staffetta nel corso degli anni.

 Non siamo neanche del partito delle privatizzazioni e non a caso Draghi è considerato da loro come un punto di riferimento. Draghi è l’uomo delle privatizzazioni. Del governo delle privatizzazioni che sono state bipartisan. Quindi, se non vogliamo far parte di questo partito unico, dovremmo, credo, e qui vengo al come, evitare divisioni settarie che impediscono l’unità di chi sta in basso e costruire un programma di alternativa per il Paese un po’ come hanno fatto i nostri compagni e le nostre compagne in altri luoghi del pianeta da ultimo in Francia.

È tutto difficile perché chi la pensa come noi è completamente invisibile, azzerato dai media e quindi i nostri discorsi non arrivano alla maggioranza della popolazione e questo è un problema, ma dovrebbe suscitare un grande senso di responsabilità in chi vuole cambiare le cose e deve avere anche l’umiltà di praticare l’unità perché abbiamo bisogno di un progetto che acquisisca quel minimo di forza che consenta di parlare al Paese.

Ricordo che nessuno avrebbe potuto prevedere il successo di Mélenchon in Francia, ma quel successo è stato costruito andando in salita per tanti anni. Insomma noi ci proviamo. Abbiamo subito tante sconfitte, ma dobbiamo tornare a provarci.

 

Occorre un importante radicamento nella società civile e nelle varie istanze pacifiste. Anche questa è la nuova entità parlamentare per poter cambiare?

È ovvio che l’Italia ha bisogno di un movimento pacifista forte e ne ha bisogno l’Europa perché mi pare evidente che noi oggi viviamo un paradosso. L’opinione pubblica è maggioritariamente sulle nostre posizioni e, nonostante ciò, siamo bombardati dai media. Però paradossalmente non riusciamo a costruire una grande mobilitazione di massa.

Questo significa che vi è una debolezza del movimento pacifista perché questo mugugno della gente contro le scelte di guerra non si traduce in azione collettiva: noi dobbiamo lavorare in questa direzione.

Quindi ricostruire una forza unitaria politica pacifista credo sia interesse anche dei movimenti per la pace che dovrebbero evitare il collegamento col PD perché è il partito più organicamente filo Nato in una maniera che davvero lascia sempre più interdetti e ci fa inorridire.

Lo dico perché so che ci sono molti che voteranno e hanno votato per il centrosinistra e che la pensano come Gino Strada. Che danno il loro 5 x mille a Emergency e che fanno una sottoscrizione per una nuova ONG per la pace e però poi alla fine, fanno scelte assolutamente contraddittorie. Noi dobbiamo lavorare invece alla crescita del movimento pacifista e popolare e al tempo stesso alla sua autonomia perché se il centrosinistra è il partito delle spese militari e della fedeltà agli USA e alla Nato, non vedo perché dobbiamo collaborare con loro alla costruzione di una macchina da guerra.

Un nostro successo elettorale, anche se non cambierebbero i problemi dalla sera alla mattina, aiuterebbe ad avere in Parlamento e nei media una posizione pacifista conseguente e contestare le scelte di guerra.

È fondamentale capire cosa sta accadendo perché al vertice della Nato a Madrid (che ha ricevuto il sostegno entusiasta dei partiti di governo) abbiamo scoperto non solo che siamo in guerra con la Russia, ma che tra i nostri nemici, tra le nostre minacce, vi è la Cina.

Ora noi non vogliamo che l’Italia sia la piattaforma militare della nuova guerra fredda con la Cina e della prosecuzione della guerra per procura con la Russia. Vogliamo che l’Italia conquisti la funzione che ci assegna l’articolo 11 della Costituzione cioè di essere un Paese che fa politiche di pace.

Con noi dovremmo mettere insieme coloro – questa è la prima fondamentale discriminante – che si ritrovano invece intorno alla missione dell’articolo 11. Il nostro Paese non deve diventare una potenza imperialista, militarista, guerrafondaia. Non deve essere subalterno a chi fa queste politiche, diventando cobelligerante, ma deve perseguire la pace. A me fa impazzire l’idea che Erdogan faccia il mediatore tra Russia e Ucraina e la Nato. Avrei preferito lo facesse l’Italia.

 

Con l’assemblea tenutasi a Roma per creare un’unione popolare cosa si vuole ottenere?

Stiamo per costruire l’Unione Popolare chiamando a raccolta le forze migliori. C’è stata una risposta molto positiva in termini di adesioni all’appello che è circolato. Speriamo che il processo di costruzione porti in tempi brevissimi ad aggregare un’area del Paese fatta da persone che tutti i giorni si impegnano sul piano sociale, politico, civile, culturale. Insomma quell’altra Italia che oggi non ha rappresentanza.

Credo che sia un dovere. Noi ci proveremo ovviamente. Vogliamo andare molto oltre la sommatoria dei partiti che hanno già detto come Rifondazione Comunista e Potere al popolo: “Noi ci stiamo”.

Abbiamo chiesto a Luigi De Magistris la disponibilità ad impegnarsi in questo progetto, perché con lui abbiamo condotto una esperienza quasi unica in Italia. Dieci anni di governo in alternativa a tutte le forze che oggi dominano il Parlamento avendo battuto a Napoli il centrosinistra, il centrodestra e anche il Movimento 5 Stelle. Partiamo da un’esperienza che è stata non solo di vittoria alle elezioni, ma anche di vittoria nei fatti.

Con il centrosinistra in realtà si fa ingannare chi vuol essere ingannato dal PD.

 Non ha mai avuto un programma di sinistra quindi chi si stupisce e dice: “Oddio ma non fanno cose di sinistra” in realtà è perché si è auto-illuso.

 Il PD non ha mai avuto, dalla sua fondazione, un programma di sinistra: non si chiama partito di sinistra. Credo che non abbiano scritto nello Statuto di essere un partito di sinistra. Prende i voti dei creduloni grazie a tanti strumenti. A Milano c’è chi ha votato per Sala pensando che fosse un ecologista. Il che è tutto dire.

Credo che noi abbiamo il dovere di provarci a costruire questa prospettiva dell’Unione Popolare; dobbiamo fare anche in fretta perché si voterà tra pochissimo. A me dispiace doverlo fare in fretta solo perché non abbiamo il tempo per quel processo partecipativo che avevo immaginato. Ma proviamo lo stesso, perché le ragioni per cui abbiamo proposto di lanciare un percorso verso l’Unità Popolare escono rafforzate ogni giorno da quello che accade nel nostro Paese.

Con la rappresentanza del nuovo soggetto politico alternativo e il legame con il mondo pacifista, l’opposizione al pensiero bellicista e guerrafondaio di Draghi come potrà prendere forma?

Innanzitutto va sottolineato che questo pensiero bellicista non è un’invenzione nostra, perché abbiamo una riconfigurazione della politica occidentale che va verso oggettivamente la guerra.

 Basti pensare ai bilanci militari degli Stati Uniti che da anni sono in crescita vertiginosa. Ogni anno è il record della storia del bilancio militare e le scelte che stanno facendo in Europa di fronte al conflitto Russia-Ucraina sono aberranti.

La guerra doveva durare due giorni e invece è diventata interminabile. L’idea di fondo è che gli Stati Uniti costruiscono un blocco coinvolgendo l’Europa, il Giappone, fino all’Australia. Sostanzialmente gli Stati Uniti vorrebbero conservare per via militare quel predominio che non hanno più sul piano economico perché la stessa globalizzazione, voluta da loro, ha prodotto altre potenze, altri scenari.

Quindi noi non ci troviamo di fronte a scelte improvvisate. La guerra in Ucraina è una guerra ricercata per anni che l’élite Europea ha subito e non ha avuto la forza di dire “No” agli Stati Uniti. Sta subendo anche adesso e oramai siamo di fronte a una mutazione che produrrà un’escalation militare sempre più pericolosa.

In uno scenario di questo tipo in Russia sarà sempre più forte il nazionalismo revanchista e neo-zarista imperiale.

Ma anche in Cina certo non avanzeranno i processi di democratizzazione.

È la guerra che chiama guerra e chiama anche fascismo. Chiama anche crisi della democrazia e recupero di ideologia nazionalista. Non dobbiamo farci ingannare che in questa guerra le nostre armi servono per la democrazia e i diritti umani. Quali diritti umani?

Basti vedere come Al Sisi sia coccolato sia dall’Occidente che dalla Russia. Io lascerei in pace i diritti umani e la democrazia che sono il frutto di lotte di chi si è opposto all’imperialismo e al colonialismo; a questa tendenza neoimperialista che si afferma nel mondo.

 Quindi noi dobbiamo creare una contro-egemonia e per farlo nel nostro Paese, innanzitutto dobbiamo ricostruire una forza che si dia la pace come obiettivo prioritario a partire dal “No” all’aumento delle spese militari.

Noi dobbiamo organizzare la rivolta ogni volta che diranno che non ci sono i soldi per un ospedale. Noi dovremmo dire “maledetti li avete trovati per i missili e i carri armati e le portaerei e i droni e tutte le diavolerie con cui ammazzare la gente”.

Abbiamo bisogno di far tornare questo punto in primo piano nell’agenda politica. Dobbiamo creare un’unità dal basso e stare uniti per promuovere la pace.

Dobbiamo rifiutare il ricatto di chi ci accusa di essere amici di Putin; le accuse che lanciano contro noi pacifisti sono le stesse che Putin lancia contro i pacifisti russi accusandoli di essere filoamericani. Noi invece ci libereremo volentieri degli oligarchi dell’est e dell’ovest.

Ma come facciamo in Italia a raggiungere i risultati delle ultime elezioni francesi dove la sinistra, quella vera, ha ottenuto ottimi risultati?

Non penso che siano possibili miracoli. Lo stesso risultato francese è stato prodotto da anni ed iniziative di una lenta crescita dopo una fase di crisi della sinistra radicale francese.

Questa crescita è stata molto simile a quella che viviamo noi e quindi credo che dobbiamo innanzitutto iniziare a ricostruirla questa forza, a ridargli uno spazio sul terreno della rappresentanza, a lavorare alla convergenza dei movimenti e prepararci ad anni di lotta politica. Nessuno si sarebbe immaginato un successo come quello che ebbero alcuni anni fa i 5 Stelle che dallo zero virgola fecero un boom.

Non è detto che noi non si abbia lo stesso successo però – e io su questo voglio essere chiaro – noi dobbiamo fare una cosa credibile e trovare le forme per costruire un discorso che funzioni. La maggior parte degli italiani mi sembra abbia visto diminuire negli ultimi trent’anni il proprio reddito nonostante tutte le riforme fatte.

Anzi, a causa delle riforme neoliberiste, siamo l’unico Paese dell’Europa che ha perso potere d’acquisto. Gli italiani hanno vissuto il furto con le privatizzazioni del patrimonio collettivo. E il risultato oggi è un fallimento totale che è stato reso emblematico dal crollo del ponte Morandi.

 Tutti gli italiani vorrebbero, potenziare la sanità pubblica; essere curati bene e godere di una assistenza adeguata che invece il governo attuale non pratica. Insomma è una scelta già fatta.

Si è deciso di continuare a tagliare la spesa sanitaria. Credo che la maggior parte degli italiani vogliano avere una maggiore stabilità e qualche diritto in più sul lavoro perché penso che ci siano molti nonni stanchi di dover aiutare i nipoti perché se trovano lavoro, trovano un lavoro precario e sottopagato che non consente di sopravvivere.

Se è vero che ci sono tante persone preoccupate per la catastrofe ambientale, penso che noi dobbiamo provare a costruire un discorso e una forza unitaria, per trasformare queste posizioni condivise dalla maggioranza della popolazione anche in forza elettorale.

Magari non ci riusciremo la prima volta, però proviamoci con convinzione. Magari facciamo un gran risultato come quello in Calabria con De Magistris alle regionali, dove si è ottenuto il 17%. Non siamo condannati alla marginalizzazione. Soprattutto a quelli che dicono: “non si può fare e quindi stiamo con il centrosinistra”, io rispondo: se tutti voi state con noi si può fare, dipende anche da voi.

 

 

 

 

Dopo avervi definito “Untori”

ora vogliono il vostro Voto.

Conoscenzealconfine.it-( 21 Agosto 2022) – WI- ci dice:

 

A poco più di un mese dalla fatidica data fissata per le elezioni, nessuno ha più il coraggio di parlare di “Green pass”. Con un colpo di spugna, come se nulla fosse, l’Italia bene, progressista alla cinese e sostenitrice accanita del lasciapassare di stato, ha cancellato un anno di menzogne, ricatti e violenza.

Eppure, circa 365 giorni fa, con una situazione “sanitaria” – secondo i LORO numeri – nettamente migliore di quella odierna, iniziò la più grande caccia alle streghe, la più feroce persecuzione di onesti e sani cittadini che la storia della nostra scalcinata “repubblica” ricordi, culminata, il 15 ottobre, con il certificato verde per lavorare e sopravvivere.

Nulla ci è stato risparmiato: melensa retorica, pubblica gogna, volgari etichette, vomitevoli processi mediatici, abuso della decretazione d’urgenza, violazione del principio di legalità e della certezza del diritto, compressione feroce delle libertà individuali ed un tempo intangibili, financo quella di disporre del proprio corpo.

Ora, in piena farsa elettorale, con l’acqua alla gola, quei ghigni malefici, quelle affermazioni deliranti, hanno lasciato spazio a smaglianti e rassicuranti sorrisi di porcellana, a slogan da quattro soldi su giovani ed occupazione, a vane promesse fatte senza vincolo di mandato ed astruse alleanze per assicurarsi una poltrona.

Evidentemente, ora che la soglia del 3% si fa sempre più pressante e l’incubo di rimanere fuori è all’orizzonte, i “signori” progressisti alla cinese in questione hanno bisogno anche dei voti di quelli che una volta definivano senza mezzi termini “untori”, criminali, irresponsabili, a cui solo un anno fa volevano togliere salario, vita sociale, limitare i movimenti e perché no, anche le cure mediche. Oramai, non c’è più un fondo da raschiare, né esistono limiti alla vergogna. Le colonne d’Ercole della decenza sono state, inesorabilmente, abbondantemente superate.

(WI- t.me/weltanschauungitaliaofficial)

 

 

 

 

IL TERRORISMO PROMOSSO DALLA

 NATO E DAGLI STATI UNITI INIZIA

A MOSTRARE IL SUO VERO VOLTO.

Controinformazione.info- Luciano Lago-(21 agosto 2022)- ci dice :

 

Il caso dell’assassinio della giovane figlia di Dugin, Dasha Dugina, dovrebbe essere considerato come una prova eclatante e significativa, di come l’Ucraina, con il supporto dei servizi di intelligence occidentali, è entrata nella fase aperta di una guerra terroristica – compreso il bombardamento della centrale nucleare di Zaporozhye – che minaccia non solo la Russia e la stessa Ucraina ma anche l’Europa.

 

Dasha Dugina era una persona conosciuta nell’ambito dei circoli filosofici del mondo russo e tutti dicono che era una persona meravigliosa, colta, brillante e pura.

Queste persone non muoiono per qualche motivo casuale ma per qualcosa di più importante: sono considerate un ostacolo dalle élite globaliste occidentali che decidono di eliminarle con il metodo abietto dell’assassino su procura, il sistema consueto della mafia e dei gangster.

Cosi è facile presumere che si tratti di un altro attacco terroristico commesso dal regime di Kiev, su suggerimento dei servizi di intelligence occidentali.

Quanto accaduto, secondo molti analisti, va messo alla pari con altri casi simili accaduti in otto anni dal 2014. Ad esempio, gli omicidi dell’ex capo della DPR Alexander Zakharchenko, l’assassinio dei leader della milizia indipendentista, quello dei funzionari delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, l’omicidio del giornalista/scrittore ucraino filo russo Oles Buzina ed altri casi similari.

Nelle ultime settimane, come tutti hanno visto, l’Ucraina, con il supporto e la guida degli Stati Uniti, è passata direttamente a metodi di guerra terroristica analoghi a quelli attuati in Siria. Il capo dell’amministrazione della regione di Kherson Vladimir Saldo è stato avvelenato, sono stati compiuti diversi tentativi di omicidio, che si sono conclusi con la morte di alcuni funzionari delle regioni di Kherson e Zaporozhye. Ora è stato commesso un attacco terroristico contro la famiglia Dugin , l’ultimo di questi episodi.

Il momento dell’attacco terroristico.

Tale sequenza di avvenimenti conferma quanto avevamo previsto ed anticipato: la strategia dei paesi anglo USA è quella di fare dell’Ucraina una base di destabilizzazione in Europa in modo analogo di come avvenuto in Siria. Tale strategia prevede si sobillare la guerra civile e formare organizzazioni terroristiche che colpiscano tutti coloro che sono di ostacolo al progetto di destabilizzazione del paese in funzione anti russa.

Le forze filo occidentali in Ucraina, nonostante il massiccio invio di armamenti ed il supporto di istruttori della NATO, stanno perdendo la guerra sul campo e per questo danno avvio alla strategia terroristica guidata dalla CIA e dal M-16, esattamente come accaduto in Siria.

I mandanti sono sempre gli stessi e si trovano a Washington ed a Londra con la solerte collaborazione dei paesi europei.

 

 

L’ORDINE MONDIALE SEMBRA

DIVERSO DA MOSCA E PECHINO.

Controinformazione.info- MK Bhadrakumar-(20 agosto 2022)- ci dice:

 

Il ministero della Difesa cinese ha annunciato oggi la sua partecipazione all’esercitazione strategica di comando e personale Vostok 2022, che si svolgerà in Russia dal 30 agosto al 5 settembre. La dichiarazione di basso profilo di Pechino indica che la Cina invierà alcune truppe e che questa partecipazione fa parte del piano di cooperazione annuale dei due paesi.

La dichiarazione afferma che “parteciperanno anche India, Bielorussia, Tagikistan, Mongolia e altri paesi”.

Ha affermato che la partecipazione della Cina “mira ad approfondire la cooperazione pragmatica e amichevole con gli eserciti dei paesi partecipanti, migliorare il livello di coordinamento strategico tra tutte le parti partecipanti e migliorare la capacità di affrontare varie minacce alla sicurezza”.»

In quello che può essere interpretato come un riferimento obliquo al conflitto in Ucraina e alle grandi tensioni di potere in generale, Pechino ha affermato che l’esercitazione è “estranea all’attuale situazione internazionale e regionale.»

Vostok è uno degli eventi di punta del ciclo di addestramento annuale delle forze armate russe volto a testare la prontezza nazionale per una guerra su larga scala e ad alta intensità contro un avversario tecnologicamente avanzato in un conflitto multidirezionale a livello di teatro.

Vostok 2018 ha coinvolto circa 300.000 soldati – oltre a 1.000 aerei ed elicotteri, 80 navi e 36.000 carri armati, veicoli corazzati e altri – ed è stato su una scala senza precedenti. Le forze russe, cinesi e mongole sono state le uniche partecipanti e l’evento è stato annunciato come un’esibizione militare russo-cinese accuratamente orchestrata.

Sembra che la partecipazione cinese sarà ridotta, nonostante le tempeste che incombono all’orizzonte per Russia e Cina. L’annuncio cinese arriva il giorno dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha usato un linguaggio eccezionalmente duro per condannare le “élite globaliste occidentali”, accusandole di causare caos, “suscitare conflitti vecchi e nuovi e perseguire il cosiddetto contenimento politico” come parte di un programma per “mantenere l’egemonia e il potere che sfugge loro”. Putin ha affermato: “Hanno bisogno del conflitto per mantenere la loro egemonia.»

Il discorso alla 10a Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale di martedì a Mosca conteneva anche riferimenti specifici alla regione Asia-Pacifico. Putin ha detto:

 

“La NATO sta strisciando verso est e sta costruendo la sua infrastruttura militare… Gli Stati Uniti hanno recentemente fatto un altro tentativo deliberato di alimentare le fiamme e fomentare problemi nella regione dell’Asia-Pacifico. La fuga degli Stati Uniti a Taiwan non è solo opera di un politico irresponsabile, ma fa parte di una strategia americana deliberata e mirata per destabilizzare la situazione e seminare il caos nella regione e nel mondo. Questa è una sfacciata dimostrazione di mancanza di rispetto per gli altri paesi e per i propri impegni internazionali. Consideriamo questa una provocazione attentamente pianificata.

“Vogliono dare la colpa dei propri fallimenti ad altri paesi, ovvero Russia e Cina, che difendono il loro punto di vista e progettano una politica di sviluppo sovrano senza sottostare ai dettami delle élite sovranazionali.

“Vediamo anche l’Occidente collettivo che cerca di estendere il suo sistema di blocchi alla regione Asia-Pacifico, come ha fatto con la NATO in Europa. A tal fine, creano unioni politico-militari aggressive come AUKUS e altri.»

Significativamente, Putin ha chiesto “un rafforzamento radicale del sistema contemporaneo di un mondo multipolare”. Ha detto: “Tutte queste sfide sono globali, e quindi sarebbe impossibile superarle senza combinare gli sforzi e il potenziale di tutti gli Stati…

“La Russia parteciperà attivamente e con fiducia a questi sforzi congiunti coordinati; insieme ai suoi alleati, partner e compagni di pensiero, migliorerà i meccanismi di sicurezza internazionale esistenti e ne creerà di nuovi, e rafforzerà costantemente le forze armate nazionali e altre strutture di sicurezza fornendo loro armi e attrezzature militari avanzate. La Russia garantirà i suoi interessi nazionali, così come la protezione dei suoi alleati.»

Va notato, tuttavia, che i commenti cinesi generalmente evitano di considerare la questione di Taiwan e il conflitto in Ucraina come analoghi e sintomatici della nascita di un mondo multipolare.

In un commento pubblicato oggi, il direttore del People’s Daily Ding Yang ha sottolineato ancora una volta che il vero pericolo è che gli Stati Uniti e la Cina si possano “assopire nel conflitto”.

Ha scritto che gli Stati Uniti sono “come un cavallo in fuga che corre selvaggiamente verso il precipizio della guerra”, ma l’obiettivo è come trarre profitto da una guerra, o meglio “come trarre profitto dalla guerra di qualcuno ad un altro”.

Ding ha adottato una prospettiva marxiana secondo cui la politica americana è dettata dagli interessi del capitale americano e “Washington vede la Cina come un nemico perché ha sostituito il formaggio americano.»

Secondo lui, la strategia degli Stati Uniti è essenzialmente quella di “escludere la Cina dal mercato globale e dalla catena di produzione. Quindi, anche quando si tratta di Taiwan, “uno degli obiettivi principali è creare tensione e trascinare ulteriormente la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company nell’assedio dei chip statunitensi contro la Cina

L’ideologia, i diritti umani, ecc., sono solo alibi per la competizione dei capitali per i mercati. In parole povere, preoccupa gli Stati Uniti che “anche il capitale cinese stia iniziando a globalizzare”.

Deng è fiducioso: “Se seguiamo la logica dello sviluppo del capitale come la vedono loro, ciò che conta è che la produzione cinese alla fine li spingerà fuori dalla catena industriale globale, lasciandoli senza soldi da guadagnare e senza lavoro da fare. Quindi la prima cosa che vogliono fare è massimizzare la loro quota nel mercato cinese.»

“Quindi la prossima cosa da fare è inevitabilmente mettere in atto una stretta globale sul capitale e sulla produzione cinese”. Qui sta il pericolo, perché “l’opzione della guerra è una parte inerente all’esportazione e all’espansione del capitale americano

Ma il vantaggio della Cina è che “a differenza del percorso storico di espansione globale del capitale occidentale, c’è una logica di ‘sviluppo comune’ dietro al capitale cinese che va all’estero

È interessante notare che il China Daily, gestito dal governo, ha riferito oggi che le partecipazioni cinesi in titoli del Tesoro statunitensi sono state ulteriormente ridotte fino a luglio, ma la Cina è solo uno dei tanti altri paesi a farlo, incluso il Giappone, in risposta al ciclo di inasprimento della Fed.

Ma «il calo potrebbe progressivamente rallentare». Il fatto è che è “irrealistico” che la Cina rinunci alle sue partecipazioni di debito statunitense fintanto che i Treasury statunitensi rimarranno una risorsa chiave di riserva internazionale!

 Ciò è diametralmente opposto al percorso revisionista intrapreso dalla Russia.

(MK Bhadrakumar: Indian Punchline- Traduzione: Luciano Lago).

 

 

 

 

Elon Musk prevede

 il «crollo demografico» della Cina.

Epochtimes.it- Eva Fu- (14 GIUGNO 2022)- ci dice

(theepochtimes.com/elon-musk-predicts-chinas-population-collapse_4515767.html)

Secondo il Ceo di Tesla Elon Musk, la Cina potrebbe presto affrontare un «calo di popolazione» all’indomani del programma decennale di controllo della popolazione di Pechino che fino a poco tempo aveva limitato la maggior parte delle famiglie in Cina a un singolo figlio.

«La maggior parte delle persone pensa ancora che la Cina abbia una politica del figlio unico», ha scritto in un tweet del 6 giugno che è stato appuntato in cima al suo account Twitter.

«La Cina ha avuto il suo numero di nascite più bassa di sempre l’anno scorso, nonostante abbia una politica dei tre figli! Agli attuali tassi di natalità, la Cina perderà circa il 40% delle persone di ogni generazione!» ha scritto, prima di aggiungere la triste nota: «Crollo della popolazione».

La politica del figlio unico è stata istituita dal Partito Comunista Cinese tra il 1980 e il 2015 nel tentativo di frenare un tasso di crescita della popolazione che il regime considerava troppo rapido, e facilitare la crescita economica.

I trasgressori del limite sono stati multati, costretti ad aborti o sterilizzazioni e potevano potenzialmente perdere il lavoro.

Fino alla sua abolizione ufficiale nel 2016, la politica aveva causato circa 400 milioni di aborti, pari al 28% degli 1,4 miliardi di abitanti del Paese, secondo le statistiche ufficiali. Ha anche portato all’abbandono dei bambini e all’infanticidio delle bambine a causa delle tradizionali preferenze sociali per un figlio maschio.

La politica decennale ha accelerato una crisi demografica in Cina, caratterizzata da un rapido invecchiamento della popolazione e da tassi di natalità in calo.

Così, di fronte a una crisi economica incombente dovuta alla sua forza lavoro in diminuzione, nel 2016 il regime cinese ha concesso la possibilità di avere due figli alle coppie e poi ha aumentato il limite a tre nel 2021, oltre a fornire benefici relativi all’assistenza all’infanzia, sull’imposta sul reddito e sugli alloggi, per sostenere le famiglie in crescita.

Ma queste misure hanno fatto poco per convincere le coppie ad avere più figli.

Il tasso di natalità in Cina è in calo da cinque anni consecutivi. Nel 2021 sono nati circa 7,52 bambini ogni 1.000 persone, il livello più basso dalla conquista della Cina da parte delle milizie comuniste nel 1949. Al contrario, il tasso di natalità per gli Stati Uniti nel 2021 era di 12 per 1.000 persone.

A marzo, nella provincia del Guangxi, una regione autonoma della Cina meridionale confinante con il Vietnam, le autorità hanno iniziato a consentire alle coppie sposate di avere un quarto figlio in otto contee di confine.

Ma gli ultimi dati ufficiali di maggio mostrano che la popolazione di almeno 15 province o comuni cinesi, inclusa Pechino, si è ridotta, con un calo in 11 province. Ciò includeva cinque province in cui il numero di decessi ha superato le nascite per la prima volta da decenni.

Recenti studi demografici indicano che il mondo in generale, che attualmente conta circa 8 miliardi di persone, sta affrontando un problema di calo demografico.

 

Uno di questi studi, pubblicato nel 2020 sulla rivista medica Lancet, ha previsto che la popolazione umana globale raggiungerà il picco di 9,7 miliardi in circa quattro decenni prima di iniziare a diminuire. «Una volta iniziato il declino della popolazione globale, probabilmente continuerà inesorabilmente».

Lo Studio di Lancet prevedeva che entro la fine di questo secolo la Cina avrebbe perso 668 milioni di persone, ovvero quasi la metà della sua attuale popolazione.

Musk è stato esplicito sulle conseguenze del calo della crescita demografica mondiale.

Di recente ha condiviso una clip scattata durante la Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale nel 2019, in cui è stato visto seduto fianco a fianco con il miliardario Jack Ma, fondatore del gigante cinese dell’e-commerce Alibaba.

«Supponendo che ci sia un futuro benevolo con l’Ia, penso che il problema più grande che il mondo dovrà affrontare tra 20 anni è il crollo della popolazione. Voglio sottolineare questo: il problema più grande tra 20 anni sarà il crollo della popolazione. Non esplosione. Crollo».

Nel video, Jack Ma era d’accordo con lui. «1,4 miliardi di persone in Cina sembrano tante, ma penso che nei prossimi 20 anni vedremo che questa cosa porterà grossi problemi alla Cina. La velocità di diminuzione della popolazione aumenterà».

«Il collasso della popolazione è la più grande minaccia alla civiltà», ha scritto Musk in un tweet del 24 maggio che accompagnava la breve clip.

 

Le tre strade maestre sulle quali

è in gioco la “sovranità” digitale.

Ilsole24ore.com- Alessandro Curioni-(12 agosto 2022)- ci dice :

 

La Ue è in ritardo sulla tecnologia e punterà sulle regole, perché per le big tech è soprattutto un ghiotto mercato.

Quando si parla di sovranità giuridicamente si fa riferimento all’autorità dello Stato e indirettamente alla sua sicurezza.

La sua espressione tipica è in termini di territorio, definendo dei confini fisici entro i quali un soggetto esercita un potere pressoché assoluto.

Di conseguenza essa ha molto a che vedere con l’indipendenza, un concetto che negli ultimi trent’anni è stato scardinato da un lato dal fenomeno della globalizzazione, dall’altro dall’avvento della società dell’informazione.

Proprio quest’ultimo tema ha introdotto una specifica declinazione della sovranità in ambito tecnologico: quella connessa alla trasformazione digitale che rappresenta uno dei punti chiave della strategia dell’Unione Europea.

Si tratta di una partita in cui il Vecchio Continente si gioca il suo futuro. La questione riguarda il “come” è possibile garantirsi quella che chiameremo la sovranità digitale.Si possono immaginare tre strade: lo sviluppo della tecnologia, la disponibilità di competenze, il controllo delle informazioni.

Il primo punto vede l’Europa in drammatico ritardo e immaginare di colmare il gap anche in tempi lunghi sembra utopico. La disponibilità di hardware e software “made in Eu” è sostanzialmente irrilevante e i numeri sono impietosi.

Sul fronte del software e dei servizi la prevalenza degli operatori statunitensi è tale che se domani mattina decidessero di “spegnere” Internet nessuno potrebbe impedirlo.

Microsoft, Google, Amazon controllano il 64% del mercato cloud infrastrutturale.

 L’azienda fondata da Bill Gates da sola ha il pressoché completo monopolio dei sistemi operativi per server e personal computer (circa il 90%) e il pacchetto software più utilizzato al mondo (Office).

Il 91% dei sistemi operativi installati su smart phone è IOS (Apple) o Android (Google).

L’88% dei browser utilizzati e il 92% delle caselle di posta elettronica sono in capo a Microsoft, Apple e Google.

Aggiungiamo, infine, che l’intero universo dei social media è presidiato da Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), Microsoft (Linkedin) e Google (YouTube).

Dal punto di vista hardware si presentano analoghe concentrazioni impressionanti, nessuna delle quali vede un operatore europeo in prima linea.

Esemplificativo il caso dei processori in cui le statunitensi Intel e AMD controllano tutto il mercato di quelli destinati a PC e server, mentre sul fronte degli smart phone dominano Qualcomm, Apple, Media-Tek, Samsung e Huawei.

Altro settore critico in cui l’Europa è in affanno riguarda le tecnologie infrastrutturali e delle telecomunicazioni, strategicamente fondamentali in relazione allo sviluppo della rete mobile 5G che si candida come unica modalità di connessione del futuro.

La presenza nel settore di Ericsson-Nokia è una magra consolazione perché le sorti sembrano nelle mani delle cinesi Huawei e Zte da un lato e dell’americana Cisco dall’altro.

Per capire quanto esso sia considerato un ambito critico basta fare un piccolo salto indietro nel tempo e rammentare la “guerra commerciale” tra Washington e Pechino.

La vicinanza di Huawei e Zte al governo cinese portò gli Stati Uniti a considerare i due operatori una vera e propria minaccia alla sicurezza nazionale.

Se questo è lo stato dell’arte il futuro non lascia molte possibilità all’Europa perché in termini di investimenti a fronte dei 50 miliardi di euro messi sul piatto nel 2021 dalle aziende ICT europee, secondo le stime della Commissione, i cinque Over The Top statunitensi ha risposto con 155 miliardi di dollari.

 Mentre, ancora nel 2020, la Cina aveva annunciato un piano da 1,4 trilioni di dollari di spesa entro il 2025.

 Per coloro che sono ormai tagliati fuori dallo sviluppo di tecnologie proprietaria esiste un “piano B” che si basa sulla disponibilità di personale qualificato nella gestione di tecnologie e informazioni.

In particolare, lo sforzo dovrebbe essere rivolto alle cosiddette tecnologie “Open Source” la cui peculiare caratteristica di essere manipolabili da chiunque, ma di proprietà di nessuno, potrebbe garantire un certo grado di autonomia almeno a livello software.

Anche in questo caso si tratterebbe di un investimento a lungo termine che si scontra con la rapida evoluzione del mercato e il prevalere di soluzione consolidate.

In questo senso un esempio è stata la gara per la realizzazione del nostro cloud nazionale per la pubblica amministrazione.

 Vero che i contendenti erano tutti europei (Fastweb e Aruba da una parte, Leonardo, TIM, Sogei e CDP dall’altra), ma le tecnologie messe in campo erano quelle di Amazon, Microsoft, Google, Oracle.

Questo per il semplice motivo che costruire da zero quanto serviva sarebbe stato incompatibile in termini di tempi e costi. Perso anche questo treno resta un’ultima spiaggia: il controllo diretto sui dati e informazioni ivi compresa la loro localizzazione, e questo è possibile attraverso norme e leggi che sono la perfetta espressione della sovranità, nella più classica interpretazione del termine.

Proprio questa sembra essere la strada che i 27 hanno deciso di percorrere a partire dal 2016, anno in cui è entrato in vigore il Regolamento Europeo per La protezione dei Dati a cui hanno fatto seguito una serie di normative di contorno come quelle in materia di cyber security (vedi Direttiva NIS e Cybersecurity Act).

Il quadro si andrà a completare con altri interventi chiave, a partire dal Digital service Act (DSA) e dal Digital market ACT, a cui si affiancheranno il Data governance ACT e l’Artificial Intelligence Act, per andare a coprire anche l’ultima frontiera delle tecnologie dell’informazione.

 La ferma convinzione delle autorità europee che questa sia la via e che tutti i Paesi aderenti la debbano perseguire in modo unitario senza deroghe o eccezioni è dimostrata dal massiccio ricorso a “regolamenti”.

Essi, a differenza delle “Direttive”, non devono essere recepiti e interpretati da norme nazionali, ed entrano in vigore contemporaneamente, così come sono, in tutti gli Stati.

Qualcuno potrebbe domandarsi per quale ragione le big tech dovrebbero accettare un’impalcatura normativa che non ha uguali al mondo e senza dubbio limiterà fortemente i loro spazi di manovra.

Per il semplice motivo che nessun operatore economico rinuncerà a cuor leggero a 400 milioni di utenti-consumatori alto spendenti (la più grande concentrazione al mondo) e a un parco di aziende che produce il 22% del Pil mondiale.

 Proprio questa è la grande scommessa europea per conservare la sua sovranità e limitare la colonizzazione digitale.

(Presidente Di.Gi. Academy)

 

 

 

 

Guatemala, istituzioni

sotto scacco.

Peacelink.it- Giorgio Trucchi-(18 agosto 2022)- ci dice :

 

Mobilitazioni e proteste contro l'alto costo della vita, la corruzione e la persecuzione politica.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicate in Guatemala le manifestazioni di protesta contro quella che viene considerata una vera e propria deriva totalitaria, caratterizzata dall’assalto alle istituzioni da parte del cosiddetto 'patto dei corrotti', che riunisce oligarchia e settori ultraconservatori della società guatemalteca.

L'escalation repressiva, che va di pari passo con la militarizzazione della vita civile, è caratterizzata dalla sistematica persecuzione di attivisti sociali, difensori della terra e dei beni comuni, studenti, comunicatori sociali, giornalisti, operatori di giustizia e oppositori politici.

La recente frode alle elezioni per la scelta delle nuove autorità dell'università pubblica San Carlos de Guatemala (USAC), così come gli attacchi furibondi a giudici e pubblici ministeri, sono segnali evidenti del deterioramento delle istituzioni democratiche del paese centroamericano.

Una situazione che è diventata ancora più drammatica con la crisi economica causata dalla pandemia, l'impatto di due uragani (Eta e Iota) e l'incapacità, negligenza e disinteresse delle autorità di far fronte alle avversità.

Per questo motivo, lo scorso 9 e 11 agosto, l'Assemblea sociale e popolare del Guatemala, un organismo che riunisce un ampio spettro di organizzazioni, ha indetto uno ‘sciopero plurinazionale’ contro l'alto costo della vita, la corruzione, l'impunità, la cooptazione delle istituzioni e la criminalizzazione di lotta sociale.

Dalla regressione al consolidamento autoritario.

Dopo la firma degli accordi di pace (1996), il Guatemala ha promosso una serie di azioni che hanno consentito cambiamenti significativi nel sistema giudiziario.

Queste riforme hanno facilitato i procedimenti penali contro ex militari che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani durante il lungo conflitto armato interno, nonché di membri dell'élite politica e dell'oligarchia nazionale coinvolti in casi di corruzione, traffico di influenza e impunità.

La reazione ai processi e alle condanne di soggetti che storicamente hanno goduto di totale impunità, non solo è stata immediata, ma ha anche generato un’accelerazione senza precedenti dell’autoritarismo nel paese.

“Durante gli ultimi quattro anni abbiamo assistito a un’intensificazione del processo regressivo, mentre ora siamo già entrati in una fase di consolidamento dello Stato autoritario”, spiega Jorge Santos, coordinatore generale dell'Unità per la protezione dei difensori dei diritti umani in Guatemala (Udefegua).

Per analizzare e capire meglio cosa stia accadendo in Guatemala, Udefegua ha sistematizzato alcuni indicatori.

“In pratica stiamo assistendo a una vera e propria cooptazione istituzionale e all’allineamento dei tre poteri dello Stato. La popolazione è del tutto indifesa davanti a istituzioni totalmente controllate dal 'patto dei corrotti'.

Sta aumentando la militarizzazione della società, non solo in termini di controllo del territorio, ma anche dell'appropriazione di spazi e sfere che corrispondono alle autorità civili”, afferma il difensore dei diritti umani.

Allo stesso tempo, continua Santos, assistiamo all’aumento del conservatorismo estremo, della violenza e della repressione, in particolare contro i settori meno protetti della società guatemalteca.

Le popolazioni indigene, l’infanzia e la gioventù, donne e bambine, la comunità LGBTI sono le principali vittime di queste politiche regressive, con un aumento significativo degli atti di violenza, in particolare della violenza politica contro tutti coloro che vengono identificati come oppositori del regime”.

Omicidi, aggressioni e persecuzioni.

Nel suo rapporto più recente, Udefegua segnala che nel 2021 sono stati registrati 1.002 attacchi contro individui, organizzazioni e comunità che difendono i diritti umani, inclusi 11 omicidi, 5 tentati omicidi e 5 casi di tortura e trattamenti crudeli, disumani e degradanti.

Sono stati inoltre documentati almeno 211 attacchi contro operatori di giustizia, come parte della scalata repressiva e del processo di cooptazione del sistema giudiziario.

In particolare, spiega Udefegua, la Procura della Repubblica “ha abbandonato le sue funzioni di controllo sull’osservanza delle leggi e di repressione dei reati contro le persone, le comunità e le organizzazioni”, e preferisce “garantire l'impunità degli aggressori e la criminalizzazione di chi difende i diritti”.

Sono anche stati registrati 127 attacchi contro giornalisti e comunicatori sociali e 147 contro difensori della terra e dei beni comuni.

Nella maggior parte dei casi si è trattato di atti di diffamazione (385), molestie (158), denunce giudiziarie infondate (101), detenzioni illegali (57), intimidazioni (52) e minacce verbali (24).

Più di 500 attacchi sono attribuibili a pubblici ufficiali e funzionari di governo.

“Ci troviamo di fronte a un'alleanza tra l'élite economica, che controlla il 'patto dei corrotti', quella politica e militare, che realizza le azioni progettate dall'oligarchia, e la criminalità organizzata. Sono questi gli attori che dirigono e portano avanti il processo di consolidamento dell'autoritarismo in Guatemala”, assicura Santos.

Le vittime.

Per il coordinatore di Udefegua, le principali vittime dell'escalation autoritaria sono proprio quei settori che subiscono le devastazioni derivate dall'imposizione di un modello economico neoliberista estrattivista, che cerca di dare nuova linfa ai privilegi storici dell'oligarchia.

Il perfezionamento del modello economico - spiega il rapporto – viene imposto a ferro e fuoco, commettendo illeciti e togliendo di mezzo coloro che si oppongono.

“È proprio nei luoghi in cui si impongono alle popolazioni i progetti minerari, di produzione di energia elettrica, l’espansione delle monocolture intensive, la distruzione delle foreste, che si registra la maggior parte delle aggressioni e delle violenze contro chi difende la terra e i beni comuni”.

Poiché la fase di consolidamento dello Stato autoritario implica l'assunzione del controllo assoluto delle istituzioni, la strategia dell'aggressione si è rivolta anche contro quegli operatori di giustizia che conducevano le indagini a carico di ex militari e oligarchi.

Attualmente si stima che siano almeno 24 i giudici e i pm che hanno dovuto abbandonare il Paese. Lo stesso sta accadendo con altri funzionari giudiziari e difensori dei diritti umani.

Allo stesso modo, Udefegua registra l’attacco sistematico contro quei mezzi di comunicazione che si dedicano in particolare alla denuncia di casi di corruzione e traffici di influenza, che coinvolgono tanto il presidente Alejandro Giammattei quanto persone di sua fiducia.

 

Il rapporto cita, tra gli altri, casi emblematici come gli attacchi contro i giornalisti Michelle Mendoza, Sonny Figueroa, Marvin del Cid, Juan Luís Font, Carlos Ernesto Choc e, più recentemente, contro José Rubén Zamora, editore di El Periódico.

Vittime degli attacchi sono anche organi di stampa come La Hora, Plaza Pública, Prensa Comunitaria, No Ficción, Quórum e lo stesso El Periódico.

“Aggressioni, diffamazione e stigmatizzazione di giornalisti e comunicatori sociali, nonché minacce, furto di attrezzature e incursioni violente fanno parte di questo ambiente che si sta installando nel Paese", afferma Santos.

La stessa cosa accade al Procuratore per i diritti umani uscente (il suo mandato termina il prossimo 20 agosto) Jordán Rodas, che ha subito attacchi sistematici durante tutto il suo periodo e che ora sarà sostituito da una persona totalmente piegata agli interessi del ‘patto dei corrotti’.

“Faranno la stessa cosa che hanno fatto in Procura, ovvero annientare l’istituzione e clonarla a proprio piacimento. Quello che stanno cercando di fare è ripristinare il vecchio ordine violento e impune del passato che ha affamato milioni di famiglie”.

Unità, resistenza e azione.

Finora, la mobilitazione di ampi settori della società guatemalteca non è stata in grado di generare cambiamenti sostanziali, né di mettere in scacco il ‘patto dei corrotti’.

Secondo Jorge Santos, esiste un fenomeno legato alle stesse espressioni democratiche, progressiste, di sinistra e persino rivoluzionarie della società guatemalteca, che, fino ad ora, ha reso impossibile la creazione di un'articolazione ampia che riunisca tutte queste forze vitali.

 

“Ci sono almeno cinque espressioni sociali e politiche con queste caratteristiche che, invece di unirsi, continuano a rimanere divise, a farsi concorrenza. Tra l’altro in uno scenario elettorale in cui tutto è predisposto affinché il cittadino non possa esercitare veramente il suo diritto di scelta, ma solo scegliere tra le opzioni politiche che l'oligarchia ha già definito. Si tratta quindi di una dittatura di nuovo tipo, con un'oligarchia che, a prescindere dall'attore politico al governo, è colei che esercita il potere reale”, spiega Santos.

L'anno prossimo si terranno nuove elezioni generali in Guatemala e sono già state denunciate tutta una serie di azioni delle autorità elettorali, tendenti a limitare o ostacolare la partecipazione di partiti che rappresenterebbero un cambiamento.

In questo contesto di cooptazione istituzionale, l'obiettivo è quello di favorire le opzioni delle destre, consolidando lo schema autoritario che si sta sperimentando nel Paese.

“Qui non si tratta di brogli elettorali durante e dopo il voto, ma di azioni fraudolente durante i mesi precedenti la data delle elezioni, per determinare chi saranno gli attori politici che avranno l'autorizzazione a partecipare come candidati.

Stiamo vedendo, spiega Santos, come la figlia del genocida Ríos Montt stia creando un'alleanza politica oligarchico-militare con il figlio dell'ex presidente Álvaro Arzu, principale promotore del modello neoliberista che ha privatizzato la cosa pubblica e saccheggiato le Banche dello Stato e le risorse del Paese”.

Nonostante le difficoltà e lo scenario complesso in cui si sta muovendo il Guatemala, la resistenza continua e la gente è ancora in piazza.

“Ovunque vai, nei 22 dipartimenti e nei 340 comuni c'è resistenza e difesa dei diritti umani. Il regime ha dovuto imporre lo stato di emergenza e militarizzare il territorio per cercare di fermare la protesta. Le popolazioni si mobilitano permanentemente in difesa dei propri diritti e dei propri territori, cercando di ribaltare questo scenario.

Le persone vengono in tribunale per sostenere i pm e i giudici vittime di persecuzione. Lo stesso fanno per far sentire il loro appoggio ai difensori dei diritti umani e alle comunità criminalizzate.

Prima o poi, conclude il difensore dei diritti umani, ci renderemo conto che è necessario compiere il salto di qualità e creare una grande articolazione sociale e politica, indispensabile se si vuole sconfiggere il 'patto dei corrotti'".

(LINyM)

 

 

 

TRATTI I DATI PERSONALI

SENZA CONSENSO? PER LA

CASSAZIONE È ILLECITO PERMANENTE.

Previti.it- Avv. Vincenzo Colarocco e Dott. Niccolò Olivetti-(18 settembre 2020)- ci dicono:

 

Tratti i dati personali senza consenso? Per la Cassazione è illecito permanente.

Con l’ordinanza 18288/20 la seconda sezione civile della Corte di Cassazione pone un principio destinato a incidere nell’attività di molti titolari di banche dati, non solo per le Big-Tech ma anche per i data-broker, gli intermediari che forniscono dati e profili alle aziende e per i fornitori di servizi tecnologici.

 La fattispecie.

Il casus belli esaminato dai giudici ermellini riguardava l’ingiunzione di 340 mila euro comminata nel 2013 al Garante per la protezione dei dati personali a Postel per aver violato gli obblighi di idonea informativa e di raccolta del consenso, unitamente agli articoli 162.2-bis, 164 e 164-bis del decreto legislativo 196/2003. Tra i motivi di gravame - oltre a profili di incostituzionalità - anche l’intervenuta prescrizione dell’azione amministrativa. Rilievi a cui però la Suprema Corte ha opposto la natura permanente di quegli illeciti, ancorché rimasti “dormienti” per un lungo periodo.

Il principio.

Questo orientamento fa desumere un importante principio: il termine di prescrizione non decorre sino a quando sussiste l’illecito. La vittima avrà quindi la possibilità di agire contro il responsabile in qualsiasi momento - anche dopo molti anni - se medio tempore la condotta illecita non è terminata. Il dies a quo del termine prescrizionale decorrerà dal primo giorno di avvenuta cessazione dell’illecito.

Conclusioni.

La Corte ha ritenuto che il trattamento di dati personali senza adeguata informativa e senza la raccolta del consenso dell’interessato siano illeciti permanenti e dunque soggetti alla sanzione ratione temporis prevista all’atto dell’accertamento da parte delle autorità di controllo.

La soluzione interpretativa, resa nell’ottica di una tutela rafforzata dei diritti dell’interessato, suscita molte perplessità circa l’impatto sulla prescrizione dell’illecito amministrativo e sulla ragionevole durata dei procedimenti. (Avv. Vincenzo Colarocco e Dott. Niccolò Olivetti).

Come i complottisti usano il covid

per affossare le agende verdi

di G20 e Cop26.

Huffingstonpost.it - Guido Petrangeli-(03 Novembre 2021)- ci dice :

 

Il virus etichettato come il grimaldello delle solite élite, per imporre una “Tirannia verde”.

I recenti eventi del G20 e della Cop 26 hanno dato la linea su quello che sarà il tema dominante del dibattito pubblico mondiale. Parliamo ovviamente dell’ambiente e dei cambiamenti climatici.

Stiamo per passare da una fase in cui la narrazione principale era incentrata sul tema migranti a una in cui si parlerà soprattutto di clima. Una conferma importante in tal senso ci arriva dalla rete dove si stanno organizzando, intorno a gruppo ben definiti, una serie di campagne negazioniste sui cambiamenti climatici.

Eravamo ancora in piena emergenza pandemica quando si è affacciato il primo tentativo di associare il covid-19 alla parola chiave “lockdown climatico”.

Sui social e sulle chat di whatsapp sono iniziate a circolare in maniera insistente delle teorie complottiste che descrivevano il covid come il grimaldello delle solite   élite, per imporre una futura “Tirannia verde”.

L’origine di quest’ondata dis-iformativa è stata rintracciata dagli analisti dell’Institute for strategic dialogue in un editoriale del The Guardian nel quale si sosteneva che un ritorno alla normalità post-pandemica avrebbe dovuto tenere conto dei benefici ottenuti dal taglio delle emissioni durante la fase di lockdown. Altri articoli che mettevano in relazione i cambiamenti climatici con l’emergenza sanitaria sono stati usati per dare il via a campagne negazioniste.

Un esempio di questa strumentalizzazione la troviamo su News Busters, un sito che si definisce lo smascheratore delle bugie dei media liberali, dove è apparsa la notizia che Bill Gates e George Soros starebbero al centro di un complotto per imporre il blocco climatico globale.

Nell’articolo si parla di élite globaliste “eco estremiste” favorevoli al lockdown climatico come parte di un’agenda più ampia nel controllo sociale.

 News-busters è solo una delle numerose entità di proprietà del Media Research Center (MRC), una società di tendenze conservatrici che rifiuta il consenso scientifico sul cambiamento climatico e critica la copertura mediatica che lo riflette. In poco tempo questo articolo è stato rilanciato sui principali social media da vari gruppi negazionisti raggiungendo un elevato livello di condivisioni.

Su Breitbart News questa tipologia di narrazione è continuata con una teoria sulle élite globaliste che stanno usando il Covid-19 per imporre un’agenda green che porterà a smantellare le economie capitaliste e a favorire un cambiamento sociale a spese delle libertà personali. È infatti molto ricorrente nei gruppi negazionisti del clima la narrazione che associa le politiche green alla perdita dell’indipendenza energetica o al favoreggiamento degli interessi di paesi rivali.

Il volume di discussioni online sul lockdown climatico, secondo il report dell’ISD, si è impennato nel febbraio scorso quando il World Economic Forum di Klaus Schwab  ha suggerito di utilizzare la pandemia come impulso per ridurre le disparità economiche e affrontare la crisi climatica.

Questo tweet del WEF ha dato il là ai vari gruppi online per scatenare la loro propaganda complottista. Da questa ondata di fake-news è uscito sul blog di estrema destra Zero Hedge un articolo intitolato “Il Guardian promuove il lockdown globale ogni due anni per combattere il cambiamento climatico”.

Sul sito dei negazionisti climatici Climatism.Blog è stato pubblicato un post intitolato “SORPRESA, SORPRESA! Lockdown globale ogni due anni per raggiungere gli obiettivi di CO₂ di Parigi”. Non mancano neanche dei video YouTube come “Coming Soon: Climate Lockdowns” del polemista di estrema destra Paul Joseph Watson.

Il salto di qualità della propaganda disinformativa è avvenuto però questa estate quando la narrazione sul “lockdown climatico” è iniziata a circolare nei gruppi e negli ambienti online dei QAnon.

Alcuni video cospirazionisti che parlavano appunto di “Green Lockdown”, grazie alla spinta dei Qanon, sono iniziati a viaggiare in maniera virale su Tik Tok e Twitter.

 E proprio in seguito all’intervento dei Qanon gli analisti dell’ISD hanno rilevato il volume più alto mai registrato di menzioni per “blocco climatico” su Twitter. L’ultima di queste campagne negazioniste che sfruttano dichiarazioni e articoli per spingere l’idea di una tirannia verde viene proprio dal nostro paese. È qui infatti che le parole del ministro Cingolani “Il clima è ormai un’emergenza come il Covid” sono state usate dai Qanon per diffondere bufale sui cambiamenti climatici e spargere la paura di un futuro lockdown climatico.

 

 

 

Il nuovo ordine mondiale

dopo il Covid-19.

 Store.rubettinoeditore.it- Gianluca Ansalone-( 1 Aprile 2021)- ci dice:

(formiche.net)

Geopolitica del contagio.

Il futuro delle democrazie e il nuovo ordine mondiale dopo il Covid-19.

L’Occidente non sarà più lo stesso dopo la pandemia. Il virus si sta dimostrando l’agente politico di cambiamento più potente e pericoloso di questo nuovo ventennio, un agente che accelera ed esaspera molte dinamiche già in atto e di cui ci siamo accorti troppo tardi. […]

Abbiamo dato per scontata e irreversibile la democrazia, abbiamo concentrato i nostri sforzi sull’allargamento dei diritti, senza interrogarci sul ruolo dei doveri nel garantire una convivenza matura. Abbiamo preferito elevare al potere non chi esprimeva il dubbio, utilissimo al progresso, ma chi dissacrava la competenza.

 

[…] Tutto ha avuto origine negli anni Novanta dello scorso secolo, il decennio della “grande distrazione”.

Un sistema politico ed economico, quello della democrazia liberale di mercato, aveva dimostrato nei fatti di essere più solido, più inclusivo e sostenibile delle economie pianificate socialiste.

 La fine della Guerra Fredda non fu infatti conseguenza di una sconfitta militare sul campo ma dell’implosione del blocco guidato dall’Unione Sovietica. È da lì che prese le mosse il sentimento del primato occidentale, per il quale le democrazie saranno pure sistemi imperfetti, ma niente e nessuno avrebbe avuto la forza e il coraggio di metterle in discussione all’interno di demolirle dall’esterno.

Ma nel mondo post-Covid l’unica certezza che avremo è che non bisognerà avere certezze, non si potrà dare nulla per scontato e perfino i pilastri del modello economico e politico dell’ultimo secolo saranno destinati a cambiare.

[…] Proprio nei mesi più duri della pandemia, Pechino ha lanciato il più ambizioso progetto di rivoluzione monetaria mai sperimentato, dicendo addio alle banconote e testando una valuta digitale e sovrana. La nuova moneta, conosciuta come Digital Currency Electronic Payments (DCEP) sarà il veicolo attraverso il quale imporre lo yuan a livello globale.

Già oggi la maggior parte delle transazioni al dettaglio in Cina vengono effettuate con app di pagamento digitali, come Alipay (di Alibaba) o Wechat pay. Ma siamo ancora in un contesto nel quale le transazioni vengono poi accreditate ai commercianti.

Con la DCEP si apre la prospettiva di una moneta digitale sovrana emessa dal governo, gratuita e del tutto uguale alle banconote stampate oggi. Pechino ritiene che in questo modo potrà non solo scongiurare una inevitabile guerra finanziaria con gli USA e con il dollaro ma che il suo successo potrà portare questa moneta digitale a diventare il prossimo standard internazionale di pagamento e perfino di riserva. Questo progetto è anche la risposta del Partito Comunista cinese al successo crescente delle criptovalute (come il Bitcoin o il Diem-Libra di Facebook), vietate in Cina già dal 2018 perché ritenute una seria minaccia alla sovranità e alla sicurezza.

Pechino ha così dato vita alla prima moneta ibrida della storia: è virtuale per sua natura ma coniata dalla Banca centrale, che ne mette a disposizione le garanzie. Una sperimentazione è già in atto nelle città di Shenzhen e Suzhou.

La sfida cinese è dunque economica, finanziaria e strategica allo stesso tempo. Ma, fatto forse ancora più rilevante, essa è soprattutto una sfida culturale. Il modello di autocrazia di mercato cinese è l’unica alternativa all’eredità del primato delle democrazie liberali che perfino la Guerra Fredda non aveva saputo scalfire.

Oggi, per le nostre democrazie, infragilite e inceppate, si apre una sfida senza precedenti: dimostrare di essere ancora efficaci, di poter garantire le migliori condizioni di sviluppo, prosperità e inclusività nel lungo termine. La sfida cinese è una sfida a questa visione.

Se è vero che questa pandemia ha avuto gli stessi effetti di una guerra, dobbiamo aspettarci che mentre ci avviciniamo alla fine dell’emergenza, il mondo si debba preparare ad affrontare anche una nuova Yalta.

 Il pianeta sarà con ogni probabilità diviso in nuove sfere d’influenza. La ricerca, la scienza, la salute saranno i fili di una nuova cortina di ferro.

La Cina ha già attivato tutti i canali necessari in questo senso. Avrà dalla sua non solo la forza dei numeri, con l’economia e la finanza globale che guarderanno a Oriente per ancorare le proprie prospettive di crescita, ma anche una narrativa che sta assumendo i contorni di vera e propria propaganda post-moderna.

A esserne protagonisti sono i cosiddetti wolf warriors, un gruppo di comunicatori selezionati tra diplomatici, esperti di social media, cyber attivisti, manager e esponenti politici, allineati sulla necessità di tutelare la credibilità politica e gli interessi di Pechino dalle accuse di Paesi percepiti come rivali.

Questo gruppo prende il nome da un celebre film d’azione, nel quale una divisione delle forze armate interviene in un Paese lontano per salvare cittadini cinesi in balia di un gruppo di mercenari occidentali.

Quella messa in piedi da Pechino non è solo un’efficace macchina di propaganda ma un’operazione politica di sistematica demolizione della credibilità degli avversari, anche attraverso un uso massiccio dei social media più popolari tra le nuove generazioni.

Siamo immersi nella più grave crisi globale dal Secondo Dopoguerra. Ne usciremo di certo. Grazie al progresso delle scienze saremo liberi da questo virus. Grazie al ruolo dell’industria farmaceutica potremo garantire questa libertà su scala planetaria. […] [Ma dobbiamo cominciare] ad occuparci della prossima.

Sarà il salto di specie di un nuovo, potente virus? Se così sarà potremo almeno dirci pronti a gestirne l’arrivo e le possibili implicazioni.

Sarà la proliferazione di un batterio resistente agli antibiotici? Dobbiamo accelerare oggi sulla ricerca per contrastarne gli esiti e la possibile diffusione.

 

Sarà un attacco cibernetico su vasta scala, in grado di mettere in ginocchio le nostre economie, la nostra società, la nostra sicurezza? Dobbiamo costruire un’alleanza globale per la smilitarizzazione del cyberspazio e per la difesa congiunta, sul modello dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO).

Sarà l’implosione di alcuni modelli e la inevitabile crisi sociale ed economica che colpirà l’Occidente dopo la pandemia? Dobbiamo pensare oggi a dare profondità strategica alle nostre decisioni, uscendo dalla logica insostenibile dei sussidi e creando le migliori condizioni per rendere i nostri territori competitivi ed attrattivi per i capitali, le merci, il sapere ed i talenti che torneranno a muoversi.

Sarà l’impatto della crisi climatica che già nel prossimo decennio potrà avere conseguenze devastanti non solo sull’ambiente ma anche sulla sicurezza delle Nazioni? Dobbiamo immediatamente creare un modello di adattamento a questo cambiamento ormai irreversibile e mettere in sicurezza i nostri sistemi, evitando di superare la soglia critica di una catastrofe climatica su larga scala.

Sarà la competizione geostrategica delle autocrazie che, rinvigorite dalla debolezza delle democrazie fiaccate dal virus, approfitteranno per recriminare la leadership globale? Dobbiamo rafforzare i princìpi e modernizzare i sistemi democratici perché si dimostrino efficaci, competitivi e in grado di dettare l’agenda anche nel nuovo mondo.

 

Qualunque sarà la fisionomia della prossima crisi, usciamo dalla pandemia da Covid-19 molto più deboli, fragili ed insicuri. L’unica cosa però da non fare è perdere l’occasione per guidare il cambiamento o quanto meno plasmarlo con i nostri valori ed i nostri obiettivi.

In fondo il successo della scienza nella corsa al vaccino è una notizia positiva anche sotto il profilo strategico: l’Occidente ha ancora molto da dire e da fare. Occorre riportare al centro il valore della competenza e la capacità di cogliere ed affrontare la complessità. Bisogna ricucire il rapporto di fiducia tra politica, scienza, cittadini e imprese. Il pregiudizio nei confronti degli scienziati o delle multinazionali si alimenta della sfiducia dei cittadini verso la politica.

Le democrazie vivono e si rafforzano anche attorno ai simboli. Joe Biden ha usato i primi giorni alla Casa Bianca per ribaltare la condotta e la narrativa del rapporto con la scienza rispetto al suo predecessore.

Ha innanzitutto firmato una serie di ordini esecutivi per imporre l’uso della mascherina in tutti gli uffici pubblici federali e per tutti gli spostamenti interni. Ha ripristinato i finanziamenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità e annunciato il rientro di Washington negli Accordi sul clima di Parigi. Ha promesso cento milioni di vaccinati entro i primi cento giorni del suo mandato. Ha nominato Eric Lander, genetista di fama mondiale, a capo dell’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche, promuovendolo a rango di Ministro.

E’la prima volta che accade nella storia degli Stati Uniti, per un incarico che Trump aveva lasciato addirittura vacante per tutto il suo mandato. Biden ha anche sostituito nello Studio Ovale il ritratto del controverso Presidente Andrew Jackson con quello di Benjamin Franklin, padre fondatore e uomo di scienza.

 Abbiamo appena combattuto una delle battaglie più dure e difficili della storia contemporanea contro un nemico invisibile. Se sarà servito ad affinare le armi della prevenzione, della cooperazione globale, del dialogo e della compartecipazione di tutti, governi e cittadini, agli stessi obiettivi, allora questa crisi devastante non sarà passata invano.

Viceversa, avremo solo posticipato il prossimo appuntamento con la Storia.

 

 

 

Emergenza clima:

l’impegno europeo

verso la Cop27.

 

Egticasgr.com-Redazione-(16 giugno 2022)- ci dice :

Emergenza clima: l’estate 2022 sarà la più calda degli ultimi 10 anni. Lo sostiene la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l’agenzia federale statunitense che si interessa di oceanografia, meteorologia e climatologia. Secondo Noaa nel 2021 l’inquinamento da gas serra, conseguenza dalle attività umane, ha immesso nell’atmosfera il 49% di calore in più rispetto al 1990.

La prossima conferenza a tema “emergenza clima” sarà la Cop27 e si terrà a Sharm El-Sheikh (Egitto) dal 7 al 18 novembre 2022.

 Questo sarà un appuntamento fondamentale anche perché, nel frattempo, la guerra in Ucraina ha costretto l’Occidente, l’Europa in particolare, ad avviare processi per l’indipendenza energetica che pregiudicano gli impegni presi in Scozia nel corso della Cop26.

Per essere energeticamente indipendenti dal gas e dal petrolio russo alcuni Stati, per esempio, hanno deciso di aumentare la quota di carbone nel mix energetico interno facendo un salto indietro di decenni nel mix energetico.

Emergenza clima, la risposta dell’UE: il piano d’azione climatica 2022-2030.

Nonostante questo, e non sapendo fino a quando durerà la guerra, l’Europa continua a credere nella possibilità di arrivare alla carbon neutrality entro il 2050 e ridurre le emissioni inquinanti di almeno il 55% entro il 2030.

 Sono questi i nuovi impegni che la UE porterà alla Cop27 in Egitto. Il Piano europeo sottolinea la necessità di accelerare la transizione verde senza perdere di vista i criteri di inclusività e sostenibilità e definisce le modalità con cui la Commissione intende raggiungere gli obiettivi climatici nell’ambito del Green Deal europeo.

Tra queste modalità l’Europa prevede:

misure di protezione e sostegno verso le economie più deboli;

sforzi congiunti per sostenere un’economia che faccia della crescita rigenerativa il proprio modello;

incentivi per la creazione di posti di lavoro ecologici;

nuove regole sui trasporti e sul consumo del suolo.

Poiché gli impatti negativi dei cambiamenti climatici riguarderanno in modo sproporzionato le nazioni più povere, il Piano di azione climatica sottolinea che il Continente deve essere pronto ad affrontare l’emergenza clima anche dal punto di vista delle migrazioni: milioni di persone in fuga dalle aree del pianeta diventate ormai invivibili proprio a causa del surriscaldamento globale.

Sarà quindi necessario uno sforzo congiunto per tutelare i diritti umani delle popolazioni minacciate dagli effetti del cambiamento climatico perché i costi dell’inazione sarebbero di gran lunga maggiori.

Secondo il report Global Trends dell’UNHCR nel 2020, 82,4 milioni di persone (di cui il 42% sono minori) sono state costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici, numero quasi raddoppiato rispetto a quello riportato per il 2010.

Il testo infine prevede l’utilizzo di indicatori di benessere e ricchezza che misurino i progressi “oltre il Pil” affinché l’elaborazione delle linee guida per favorire un’economia competitiva tengano conto del capitale naturale, ovvero della biodiversità e degli ecosistemi fuori e dentro le aree urbane, puntando a rendere almeno il 30% della terra e del mare dei Paesi dell’UE area protetta. La prossima revisione formale degli obiettivi è fissata per ottobre 2023.

Piano di azione climatica, impegno UE verso Cop 27.

La questione indiana.

Se da una parte l’Occidente è consapevole delle conseguenze climatiche delle proprie scelte, dall’altra c’è il rischio che siano i Paesi in via di sviluppo a mettere un freno agli obiettivi più ambiziosi.

Prendiamo l’emergenza clima in India. Gli impegni assunti dal Paese nel corso della Cop26 a Glasgow, per esempio, nascevano già depotenziati a causa del passo indietro che, durante gli ultimi minuti della Conferenza, ha imposto un cambiamento del testo dell’accordo sostituendo “eliminazione del carbone” (phase out) con “riduzione” (phase down).

Una decisione che, come ha dichiarato il Ministro dell’ambiente indiano durante un evento live organizzato dal Financial Times sul futuro economico e commerciale del Paese è necessaria fino a quando il Paese non avrà la tecnologia necessaria per avviare un processo di transizione ecologica per abbandonare definitivamente le fonti fossili.

Un processo che non può concretizzarsi senza l’aiuto delle economie avanzate. Le quali non sembrano essere rimaste sorde alla richiesta di sostegno. Poche settimane prima del G7, precisamente il 2 maggio, durante un incontro al vertice tra il Cancelliere tedesco Olaf Scholz e il Primo ministro indiano Narendra Modi, la Germania si è impegnata a investire 10 miliardi di euro per supportare la svolta verde dell’India.

Il forum intergovernativo G7 “Progressi verso un mondo equo.”

Poche settimane dopo, il 26 e 27 maggio 2022, si è svolto sempre a Berlino il forum intergovernativo G7 “Progressi verso un mondo equo” dove i Ministri dell’ambiente e dell’energia dei 7 Paesi partecipanti (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti) hanno confermato la linea del Governo tedesco, aderendo a un accordo che lancia un messaggio forte a sostegno di una maggiore azione l’emergenza clima e concretizza la volontà di intraprendere azioni di solidarietà con i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici proprio come l’India che si trova a dover affrontare un’ondata di caldo “precoce”: la più impressionante anomalia di temperatura a livello mondiale. Nella capitale, Delhi, nel mese di maggio 2022 si sono registrate temperature sopra i 46 gradi.

L’ondata di caldo che sta investendo l’India ha comportato effetti devastanti per la salute pubblica, le risorse idriche e l’agricoltura costringendo il governo a bloccare l’export di grano (in modo da poter sfamare la propria popolazione) aggravando così la scarsità di cereale a livello mondiale, che già soffriva per l’impossibilità dell’Ucraina ad esportare il proprio.

L’impatto negativo di questo scenario colpisce in particolar modo le persone e le famiglie più fragili dell’India, del Pakistan e del Bangladesh che, a causa dell’ondata di caldo estremo, vedono aggravarsi la loro situazione economica non potendo, a causa della scarsità di risorse idriche e l’impennata del termometro (si pensi soprattutto ad agricoltori e venditori ambulanti) lavorare con continuità. La perdita di capacità lavorativa legata alle temperature estreme comporta inoltre l’abbandono scolastico e i matrimoni precoci.

L’impegno di Etica Sgr per l’emergenza clima: perché è importante prendere posizione.

L’impegno per proteggere il pianeta, per la parità dei diritti, dei doveri e delle risorse di fronte all’emergenza clima contraddistingue, fin dalla nascita, la mission di Etica Sgr.

Il mondo della finanza, infatti, per la sua capacità di indirizzare i capitali verso un’economia a bassa intensità di carbonio, svolge un ruolo fondamentale per la realizzazione degli obiettivi di neutralità climatica.

Etica Sgr, infatti, in occasione della Cop26 ha sottoscritto insieme a 600 investitori istituzionali da tutto il mondo, una dichiarazione rivolta ai Governi per chiedere l’adozione di piani volontari di riduzione delle emissioni i cosiddetti Contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions).

La dichiarazione nasce dall’idea di unire le forze per ridurre le emissioni climalteranti del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030 al fine di raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050 o prima.

L’iniziativa è coerente con l’engagement di Etica Sgr, in particolare con gli ambiti sistemici di dialogo relativi al cambiamento del clima e ai diritti umani del Piano di Engagement e con il progetto di realizzare attività di advocacy con Stati, Regolatori e Standard-setter.

 

 

 

 

Sviluppo economico e

politiche energetiche.

Temi.camera.it- Redazione- (27 luglio 2022)- ci dice :

 

Studi - Attività produttive.

 

Gli aiuti di Stato nell'epidemia da COVID-19 e nell'attuale contesto di crisi energetica: il quadro europeo.

Per contrastare gli effetti economici e sociali provocati dall'epidemia da COVID-19, sono state adottate in sede europea diverse misure di sostegno.

Con la Comunicazione della Commissione "Temporary framework for State aid measures to support the economy in the current COVID-19 outbreak - COM 2020/C 91 I/01", gli Stati membri sono stati autorizzati ad adottare aiuti al tessuto economico in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato.

Il Temporary Framework è stato esteso ed integrato sei volte.

Il 18 novembre 2021, con la Comunicazione C(2021) 8442, è stata approvata la sesta proroga del Quadro  fino al 30 giugno 2022, definendo, nel contempo, un percorso per la graduale eliminazione degli aiuti legati alla crisi alla luce della ripresa in corso dell'economia europea. A tal fine, la Commissione ha deciso di introdurre due nuove misure "di accompagnamento" delle imprese per un ulteriore periodo limitato: gli incentivi diretti per investimenti privati (ammissibili sino al 31 dicembre 2022) e le misure di sostegno alla solvibilità (ammissibili sino al 31 dicembre 2023).

Contestualmente, la Commissione europea ha avviato la revisione della disciplina non emergenziale sugli aiuti di Stato, valevole per il nuovo periodo programmatorio 2021-2027.

 Il 2 luglio 2020 la Commissione ha prorogato la validità di alcune norme che sarebbero altrimenti scadute alla fine del 2020.

Contestualmente, vi ha apportato, previa consultazione con gli Stati membri, alcuni adeguamenti, nonché alcune estensioni mirate a garantirne la certa applicazione durante la crisi e il passaggio dalla fase di gestione dell'emergenza alla fase di attuazione delle misure per la ripresa.

Quanto ai nuovi orientamenti adottati, applicabili a decorrere dal 1° gennaio 2022, si richiamano quelli concernenti gli aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 1° gennaio 2022 - 31 dicembre 2027 (Comunicazione (2021/C 153/01)). In proposito, la Carta degli aiuti a finalità regionale dell'Italia è stata approvata dalla Commissione UE il 2 dicembre 2021. Si richiamano anche gli Orientamenti per gli aiuti al finanziamento del rischio (Comunicazione (2021/C 508/01)).

Infine, gli attuali recenti sviluppi geopolitici hanno indotto la necessità di adottare nuovi strumenti eccezionali di sostegno in modo da compensare parzialmente gli effetti dell'aumento dei costi dell'energia, ed in particolare lo shock dei prezzi verificatosi dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

 La Commissione europea ha adottato, il 23 marzo scorso, un nuovo e ulteriore Quadro temporaneo - integrato ed esteso a luglio - destinato ad operare, retroattivamente, dal 1° febbraio 2022 fino al 31 dicembre 2022, e, per alcune tipologie di aiuti, inerenti alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili e la decarbonizzazione del sistema industriale, fino al 30 giugno 2023.

Anche in questo caso, dunque, la Commissione si è avvalsa della flessibilità in materia di aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di sostenere le imprese e i settori duramente colpiti dalla crisi energetica.

 

 

 

 

 

In Francia debuttano

le restrizioni sociali

contro “l’emergenza caldo.”

Lindipendente.online -Raffaele De Luca – (21 GIUGNO 2022)- ci dice :

 

In diversi dipartimenti francesi, negli scorsi giorni sono state imposte alcune restrizioni sociali allo scopo dichiarato di tutelare la salute pubblica durante l’ondata di caldo estremo.

Ad esempio in quello della Gironda, situato nella regione della Nuova Aquitania, a partire dalle ore 14:00 di venerdì 17 giugno e fino a domenica 19 giugno (quando è terminata l’ondata di caldo) con un decreto prefettizio sono stati vietati tutti gli eventi pubblici all’aperto così come quelli da svolgersi in locali non climatizzati.

Proibiti inoltre i fuochi d’artificio fino alla mattina di lunedì 20 giugno e posticipate a domenica le cerimonie commemorative dell’appello del generale de Gaulle del 18 giugno 1940.

La Gironda, però, non è stato l’unico dipartimento ad aver imposto divieti. Ad imboccare tale strada, infatti, è stato anche il dipartimento della Charente Marittima, dove sempre a causa dell’ondata di caldo estremo e sempre con decreto prefettizio “tutte gli eventi pubblici, in particolare quelli festivi, culturali e sportivi, all’aperto o in locali aperti al pubblico non climatizzati” sono stati “vietati venerdì 17 giugno dalle 14.00 alle 20.00 e nei giorni successivi dalle 10.00 alle 20.00 fino alla fine dell’ondata”, mentre i fuochi d’artificio sono stati proibiti “da venerdì 17 giugno alle 14:00 a lunedì 20 giugno a mezzanotte”. Meno dura invece la risposta del dipartimento della Vandea, dove il prefetto si è limitato a vietare lo svolgimento delle manifestazioni sportive pubbliche all’aperto venerdì 17 giugno dalle 14:00 alle 19:00 e sabato 18 giugno dalle 10:00 alle 19:00.

Certo, non si può dire che i timori circa l’ondata di caldo non fossero motivati, dato che il servizio nazionale meteorologico francese Météo-France aveva in quei giorni posto i dipartimenti citati in “Vigilanza Rossa” a causa delle temperature previste intorno ai 40°C.

Tuttavia, non si può non notare che se fino a poco tempo fa il modus operandi generalmente adottato dalle autorità per fronteggiare le elevate temperature estive era quello di consigliare agli individui fragili di tutelarsi, suggerendo ad esempio di non uscire nelle ore più calde, adesso le istituzioni non sembrano farsi troppi problemi ad imporre veri e propri divieti a tutta la popolazione.

Tra il diffondere consigli ai soggetti potenzialmente a rischio e l’imporre restrizioni in maniera indistinta a tutta la popolazione c’è una differenza abissale, che evidentemente l’abitudine all’imporre restrizioni generalizzate durante la pandemia ha reso più sfumate.

Le misure imposte durante l’emergenza sanitaria, infatti, sembrano sostanzialmente aver aperto la strada ad un nuovo modo di gestire le emergenze da parte delle autorità pubbliche.

E quanto deciso da alcuni dipartimenti francesi testimonia il rischio concreto che l’imporre restrizioni generalizzate diventi una vera e propria consuetudine da applicare alla bisogna. Evidentemente, dopo l’esperienza della pandemia il pericolo è che le autorità politiche o prefettizie si sentano in diritto di introdurre indistintamente restrizioni alla cittadinanza per tutelare la salute pubblica, pur essendo solo alcune le categorie realmente a rischio. (Raffaele De Luca)

 

Ucraina: 10 punti per capire

come la guerra ha cambiato il mondo.

Ispionline.it- Redazione-( 16 marzo 2022)- ci dice :

 

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin è uno spartiacque. In sole due settimane ha prodotto una serie di conseguenze impensabili fino a pochi giorni prima: e non solo per le parti in causa, ma anche per il resto del mondo.

 Dal ricompattamento degli Stati membri dell’Unione Europea alla decisione storica della Germania di riarmarsi; da un flusso migratorio senza precedenti alla messa in discussione della transizione energetica, dalla rivitalizzazione della NATO al possibile “raffreddamento” delle relazioni tra Mosca e Pechino, questa guerra sembra essere un vero game-changer. Comunque vada a finire il conflitto, il mondo di domani potrebbe non essere più lo stesso.

Dalla guerra (contro la pandemia) alla guerra (quella vera).

Due anni fa l’inizio della pandemia ha cambiato il volto del mondo, portando i paesi ad adottare misure da tempi di guerra, dalla chiusura dei confini ai lockdown; quella che è stata spesso chiamata “la guerra contro il virus” ha portato l’Europa a uno sforzo di coordinamento e di solidarietà al suo interno talvolta difficile, tra chiusura delle frontiere e politiche vaccinali diverse. Mentre l’UE si abitua alla “nuova normalità”, la guerra ai suoi confini pone ora una minaccia esistenziale che ne ha compattato la risposta: in tempi da record, l’UE ha mobilitato aiuti militari per 500milioni di euro, facendo la scelta storica di usare il budget dei paesi membri per finanziare la consegna di armi letali.

 L’attenzione si sposta dalla guerra al virus alla guerra sul campo, mentre nelle zone di maggiore flusso di rifugiati, si teme un allarme Covid-19: due guerre diverse che hanno cambiato il volto del mondo, insieme? Nel frattempo, la reintroduzione del Patto di Stabilità può attendere. È il caso di parlare di una nuova “variante Kiev”?

Germania, Europa: aiuti militari “da 0 a 100 (miliardi).”

Da domenica 27 febbraio, l’UE per la prima volta nella sua storia ha iniziato a esportare armi. Non era mai accaduto: i Trattati impediscono a Bruxelles di utilizzare il budget comunitario per motivi bellici. Ma i Ministri dell’UE hanno aggirato il divieto attivando uno strumento esterno al budget, la European Peace Facility, che può mobilitare fino a 5 miliardi di euro per aiuti militari.

 500 milioni sono stati immediatamente utilizzati per inviare armi sul fronte ucraino. Questa svolta riflette l’eccezionalità per l’UE e i suoi Stati Membri della crisi ucraina, che il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha definito “un momento storico per il nostro continente”.

Proprio la Germania ha iniziato lo scorso 26 febbraio un nuovo capitolo della propria storia. Negli ultimi settant’anni il governo tedesco non ha mai esportato armi verso territori di conflitto, un impegno durato fino a qualche giorno fa: il Paese si è adesso riposizionato a livello internazionale dando sostegno militare (attraverso l’esportazione di armi) al governo di Kiev.

 Su questa scia, 24 ore dopo, Berlino ha anche annunciato un aumento della spesa militare (attualmente all’1,5% del Pil) tale da raggiungere l’obiettivo interno alla NATO del 2% del Pil. A questo contribuirà uno stanziamento di 100 miliardi di euro per spese militari.

Da Trump a Biden, se l’Atlantico torna a restringersi.

Durante la Presidenza Trump le relazioni transatlantiche erano giunte ai minimi termini: sia a livello economico, a causa dei dazi imposti dagli USA sui prodotti europei, che a livello strategico-militare, con Trump che criticava i membri europei della NATO per non spendere abbastanza per la Difesa.

Con Biden alla Casa Bianca, nel 2021 le frizioni commerciali sono state parzialmente risolte (sia la controversia Airbus-Boeing che quella sull’acciaio/alluminio) ed è stato lanciato un nuovo “Trade and Technology Council”. Oggi, la guerra in Ucraina ha riavvicinato ulteriormente le due sponde dell’Atlantico anche dal punto di vista geopolitico, con una convergenza pressoché totale sulle misure da prendere contro la Russia (vedi il coordinamento sulle sanzioni) e in sostegno dell’Ucraina.

Migranti: Da "aiutiamoli a casa loro" a "accogliamoli tutti."

La guerra in Ucraina ha generato un flusso di rifugiati rapido e massiccio. Di fronte a questo fenomeno senza precedenti, i leader europei hanno risposto con solidarietà, aprendo i confini e facilitando le procedure di ingresso.

L’UE ha approvato l’utilizzo della Direttiva di Protezione Temporanea, che darà alle persone provenienti dall’Ucraina (salvo alcune categorie) il diritto di essere accolti nell’UE con procedure semplificate. Questa direttiva viene usata per la prima volta e dà ai rifugiati di guerra una protezione senza precedenti per la semplicità delle procedure, particolarmente snelle e veloci, con accesso al sistema educativo, al mercato del lavoro, alloggio e assistenza sociale, con un rinnovo automatico di un anno.

Questa solidarietà si differenzia rispetto alla gestione di “crisi migratorie” del passato, come quello del 2015 nel Mediterraneo, la chiusura dei confini da parte dell’Ungheria, o il recente trattamento dei migranti e richiedenti asilo al confine tra la Bielorussia con Polonia e Lituania: si è passati da una politica di chiusura a una di benvenuto, un’accelerazione virtuosa di fronte all’emergenza in corso, ma che ha fatto parlare di doppio standard nel trattamento dei migranti in base ai paesi di provenienza.

Sanzioni: Da armi spuntate a un “all in”?

Le prime sanzioni alla Russia furono imposte nel 2014, in seguito all’invasione della Crimea e al sostegno dei movimenti separatisti nel Donbass da parte della Russia. Quelle misure, volte soprattutto a colpire singoli individui o settori circoscritti, ebbero un’efficacia limitata portando alla “cristallizzazione” dell’occupazione in Ucraina. Otto anni dopo, la situazione è decisamente diversa: l’esclusione delle principali banche russe dal circuito di pagamenti SWIFT e il blocco delle riserve valutarie della Banca Central Russa in euro e in dollari possono davvero colpire l’economia di Mosca (come dimostra il crollo del rublo – 29% - nella sola giornata del 28 febbraio). Dopo decisioni “timide” dovute anche a visioni divergenti tra gli Stati membri volte a tutelare i propri interessi nazionali (va menzionata anche l’iniziale ritrosia dell’Italia e della Germania), l’invasione dell’Ucraina ha convinto l’UE a varare in maniera compatta sanzioni molto più pesanti.

Climate change: Dal net zero al "va bene tutto purché scaldi."

Se il 2020 è stato l’anno dei grandi annunci di svolta climatica dei più importanti Paesi del mondo, con Unione Europea, Cina, Giappone e Stati Uniti che annunciavano piani ambiziosi per arrivare alla neutralità climatica entro la metà del secolo, la situazione all’inizio del 2022 è profondamente cambiata. L’Europa sembra riconoscere che la transizione sarà lunga e annuncia l’inserimento del nucleare e del gas tra le fonti “green”, ma anche questo potrebbe non bastare a gestire l’emergenza di breve-medio periodo. Nel frattempo, si parla di riapertura di centrali a carbone, per far fronte a prezzi del gas impazziti e per cercare di ridurre la dipendenza dalla Russia. Non è la sola: Pechino annuncia infatti la riapertura di centrali e miniere di carbone per far fronte all’accresciuta domanda di energia. Si apre ora e più che mai la questione: è il momento della grande accelerazione degli investimenti in rinnovabili, o sarà l’energia “del passato” ad assicurare la sicurezza energetica dei Paesi?

Nato: Da “cerebralmente morta” a “the place to be”.

Per Trump era inutile e per Macron era cerebralmente morta. Oggi far parte della Nato torna ad essere appetibile anche per paesi tradizionalmente neutrali come Svezia e Finlandia, mentre le repubbliche baltiche si sentono al sicuro per la loro appartenenza nell’Alleanza Atlantica e comunicano al mondo il loro “te l’avevo detto che la Russia era pericolosa!”.

La guerra in Ucraina ha innescato un cambiamento di approccio nella politica estera di attori la cui neutralità sembrava consolidata verso una presa di posizione attiva nei confronti della Russia. Svezia e Finlandia, molto vicine geograficamente alla Russia, sembrano propense a interrompere una neutralità decennale mostrando un interesse crescente a unirsi alla NATO, mentre mandano in Ucraina aiuti militari. Questa dinamica ha coinvolto perfino la Svizzera, paese super partes per antonomasia, la cui neutralità (che dura dal XVI secolo ed è sopravvissuta a due guerre mondiali) è venuta meno quando la Confederazione ha imposto sanzioni alla Russia e inviato aiuti militari. Il ritorno della guerra in Europa sta quindi spostando l’asse di paesi storicamente neutrali verso un coinvolgimento nel fronte comune, mentre la Nato ritrova la propria missione originaria di bastione difensivo contro le attività militari di Mosca: la paura di Putin di una espansione a Est dell’Alleanza Atlantica sembra sempre di più una profezia che si autoavvera.

Rapporto Cina-Russia: Dall’amicizia “senza limiti” all’astensione all’Onu.

Fino al 4 febbraio le relazioni tra Cina e Russia avevano toccato il massimo storico tanto da essere definite “senza limiti”. Dopo 10 giorni dall’invasione si moltiplicano i segnali di un mancato pieno supporto cinese all’invasione: l’astensione della Cina all’Onu, la telefonata tra Wang Yi e Kuleba per la mediazione di un cessate il fuoco, il congelamento dei prestiti a Russia e Bielorussia da parte dell’Aiib sostenuta da cinesi.

 L’avanzata dell’invasione con un crescente numero di vittime civili, l’isolamento russo e il rischio che la Cina possa essere caricata delle responsabilità del conflitto in quanto quasi alleata della Russia sembra aver fissato un limite, almeno parziale, alle relazioni. Che negli ultimi anni, comunque, sono aumentate nettamente: sia dal punto di vista economico (con la Cina che oggi è saldamente il primo partner commerciale di Mosca), che energetico: è stato infatti da poco firmato il contratto per il raddoppio del gasdotto “Power of Siberia”.

Taiwan: Da “attenzione la Cina invaderà” a “attenzione l’Occidente risponderà

Secondo l’Economist nell’estate 2021 Taiwan era “il posto più pericoloso al mondo” (a causa delle mire espansionistiche di Pechino e degli interessi degli USA nell’area) e prima delle Olimpiadi sembrava che la Cina cercasse di capire fino a dove UE e USA si sarebbero spinti per difendere l’Ucraina, per eventualmente agire di conseguenza con Taiwan. La risposta è arrivata: quando serve l’Occidente c’è e nel XXI secolo fare la guerra è ancora più difficile di prima per la resistenza delle popolazioni locali e per l’incredibile diffusione di informazioni di ogni tipo in tempo reale. Il disimpegno in Afghanistan era stato fatto anche per concentrarsi sul contenimento alla Cina, una politica che non può prescindere dalla difesa di Taiwan. Allo stato attuale Pechino sembra molto meno desiderosa di impegnarsi nell’invasione di Taiwan: un’impresa che, se fallimentare, potrebbe danneggiare la corsa di Xi verso la riconferma al XX Congresso del Pcc del prossimo autunno. Le ricognizioni aeree sembrano solo “normale amministrazione” senza costituire un pericolo reale, anche perché la reazione di Taiwan e del resto del mondo sarà di elevare l’allerta aumentando le difficoltà per un ipotetico attacco cinese.

Valute: Dal dollaro al bitcoin?

Nei mercati emergenti caratterizzati da volatilità finanziaria, detenere valuta straniera considerata più “forte” (soprattutto dollari, ma anche euro) è considerato il migliore modo per proteggere i propri risparmi ricorrendo a beni cosiddetti “rifugio”. Questo era vero anche in Russia fino a pochi giorni fa, ovvero prima che entrassero in vigore le sanzioni economiche che hanno fatto crollare a picco il valore del rublo e reso quasi impossibile accedere a valuta straniera (da qui la corsa agli sportelli bancari dei giorni scorsi). A causa del difficoltoso accesso ai canali “tradizionali” dei mercati finanziari internazionali, in Russia (ma anche in Ucraina) ha ripreso vigore il ricorso al Bitcoin come nuovo bene rifugio. Tanto che si sta cominciando a parlare dei bitcoin (e degli altri cryptoassets) come “valute di guerra”.

 

 

 

Gli Esseri Umani sono andati

Troppo Oltre nel mancare

di Rispetto alla Vita.

Fisicaquantistica.it- Monique Mathieu-(22 Agosto 2022) - ci dice:

 

“Figli della Luce, Figli della Terra, è con immensa gioia che siamo ancora qui con voi. Vogliamo dirvi (lo ripetiamo e lo ripeteremo, perché non è ancora completamente radicato in voi), quanto sia importante il periodo che state vivendo”.

“È necessario comprendere che dovete spiritualizzare la vostra vita. Non vi chiediamo di meditare di continuo, di non vivere la vostra terza dimensione, poiché siete in un mondo di terza dimensione e dovete viverlo in quanto tale. Ciò che vi viene chiesto è di spiritualizzare la vostra vita, ovvero di cercare di modificare il vostro comportamento nel vostro ambiente, nella vostra famiglia, con i vostri amici e fare in modo che i vostri comportamenti diventino sempre più sereni, saggi, fraterni, pieni di dolcezza, pieni di gentilezza, pieni d’Amore e soprattutto, ovviamente, pieni di saggezza.

Come stavamo dicendo, il periodo è veramente molto importante! Purtroppo, per un certo periodo di tempo, vivete e vivrete ancora situazioni difficili a causa dei comportamenti umani, per il comportamento di esseri che non hanno ancora pienamente compreso cosa può rappresentare la fratellanza.

I Grandi Esseri di Luce, con cui siamo in contatto, sono spesso molti tristi… la tristezza per noi non esiste, ma è un termine umano che prendiamo dalla coscienza del nostro canale per esprimere ciò che vogliamo dire… quindi, essi sono tristi nel vedere il comportamento umano, nel vedere che gli esseri umani non sono ancora in grado di fare pace né in loro stessi né soprattutto intorno a loro, vale a dire che entrano in un’immensa dualità, in guerre impossibili. Questa dualità e queste guerre, sono causate dalle paure e dall’ego e ovviamente anche dal potere!

 

Ciò che si chiede agli esseri umani, è di cercare soprattutto di fare pace in loro stessi; in che modo? Semplicemente cercando di essere in armonia con voi stessi, prendendo coscienza che in voi esiste la dualità, poiché vivete in un mondo duale, ed è questo ciò che vi permette di evolvere e di creare l’unità in voi, l’unità con ciò che siete realmente, cioè degli esseri molto luminosi, degli esseri di Luce… (non come noi, perché per ora siete sulla Terra e avete indossato l’abito che corrisponde alla dimensione in cui vivete); ma come vi abbiamo detto molte volte: chi siete voi? Siete tutti Esseri di Luce che non sanno di esserlo o che, per il momento, lo hanno semplicemente dimenticato.

Da tutti gli esseri che si svegliano sempre più spesso, ci si aspetterà molto di più che da coloro che sono ancora un po’ addormentati o completamente addormentati, e a loro verrà chiesto di lavorare molto sulla pace nel più profondo di loro stessi, di lavorare sulle relazioni, di evitare di esprimere giudizi su ogni cosa e su ogni persona.

Non solo state andando verso una dimensione molto diversa, ma anche verso una vita molto diversa. Per ora siete in grandissima trasformazione ed è per questo che le tante turbolenze vi agitano.”

Mi mostrano come se in ciascuno di noi ci fossero dei terremoti, dei vortici.

“È come se la materia che riveste il vostro corpo fosse anch’essa in fermento, e questo è dovuto alle notevoli energie che state ricevendo; quindi, avete delle difficoltà a capire voi stessi, perché tutto è in movimento, tutto sta cambiando nella frequenza vibratoria della materia.

Ovviamente, alcuni possono misurare questa frequenza vibratoria con i loro calcoli che, secondo noi, non sono corretti, ma non è importante, perché siete voi stessi a percepire la vera misura; quindi, siccome tutto cambia in modo straordinario, gli esseri si indeboliscono sempre di più, perché è in atto una ristrutturazione materiale e spirituale.

Voi non vi rendete conto che la materia, che forma il vostro corpo, sta cambiando non solo vibrazione, ma anche “consistenza”. Se foste veramente in grado di misurare la frequenza vibratoria della materia densa del vostro corpo (non con i vostri calcoli), sareste molto sorpresi di vedere quanto tutti gli esseri umani, soprattutto coloro che sono aperti, siano cambiati, si siano trasformati.

Tutto questo in voi causerà delle difficoltà di adattamento, tanto più se non c’è armonia tra il vostro corpo e la vostra mente, cioè se vi preoccupate perché avete dei problemi di salute o esistenziali, ecc. C’è come un’ulteriore lotta nella vostra trasformazione. Dovreste quindi essere totalmente liberi e dire a voi stessi: ‘Qualunque cosa accada, io l’accetto, (in ogni caso non potrete fare diversamente), inoltre dire: ‘Io accetto soprattutto la trasmutazione’.

 

Avete veramente iniziato la trasmutazione della materia, la trasmutazione di tutto ciò che siete nella terza dimensione, per andare verso livelli di coscienza superiori e verso una materia molto più eterea, molto più leggera. Quindi, ovviamente tutto questo vi porta ad avere piccoli problemi, più o meno importanti, a seconda di come accettate questa profonda trasformazione di ciò che siete, ma non avete nulla da temere.

Se vi lasciate veramente trasportare da questa trasformazione, l’unica vostra difficoltà sarà quella di non riuscire a riconoscere voi stessi: sarete talmente diversi da ciò che siete stati che vi porrete delle domande dicendo a voi stessi: ‘Non reagisco più come prima, sento delle cose che non ho mai sentito, sento il mio corpo molto più intensamente di quanto potessi sentire prima, mi sento molto più in armonia con me stesso’. Potrete farvi tutte queste riflessioni, perché andrete realmente verso una totale mutazione di ciò che siete come esseri umani.

Dovete capire che questa mutazione è necessaria… Non possiamo dirvi cosa succederà domani alla tal ora, poiché sarebbe un grave errore e non lo faremo mai, ma il tempo sta accelerando e ne siete tutti consapevoli… torniamo quindi a questo argomento che riguarda il “domani”; se domani dovesse cambiare tutto quanto, sarete pronti? Questa preparazione, conscia o inconscia, l’avete già iniziata da qualche tempo; vi state riadattando rispetto a ciò che siete, rispetto alle nuove energie, alle nuove vibrazioni. Non ne siete realmente consapevoli, ma i vostri comportamenti possono farvi prendere coscienza delle immense trasformazioni che state vivendo.

Ancora una volta, l’adattamento a questo nuovo modo di essere, a questa nuova coscienza può disorientare rispetto a ciò che eravate ieri, rispetto a ciò che siete oggi e a ciò che sarete domani. Quindi, tutto ciò che state vivendo a livello fisico, psicologico, relazionale, emozionale, ecc., è un’immensa preparazione per ciò che dovrete vivere domani.

Non potete (e questo è assolutamente impossibile!) cambiare spontaneamente il mondo in cui vivete, con le turbolenze, con i vostri stati di coscienza, con le vostre preoccupazioni, con le vostre paure – perché sono ancora molte – non potete passare da questo stato ad uno stato di serenità, di vera fratellanza, ad uno stato modificato di coscienza rispetto a ciò che siete oggi; quindi c’è una preparazione tutti i giorni! Ogni giorno vivete questa preparazione, ma non ne siete consapevoli, ed è per questo che cerchiamo di parlarne continuamente, fino a quando in voi non scatterà qualcosa.

Finché in voi non ci sarà questo scatto, potremo parlarvi dieci, venti, mille volte dello stesso argomento, ma le porte resteranno chiuse. All’improvviso ascolterete, anche se useremo parole un po’ diverse; voi ascolterete ciò che non avrete mai potuto sentire prima, e questo farà scattare qualcosa in voi; ma quando succederà? E cosa significherà? Ciò significherà che sarete semplicemente pronti, che avrete realizzato il lavoro necessario per passare in una dimensione completamente diversa, nella dimensione in cui state andando, in questa dimensione di coscienza; ma più che altro è uno stato modificato di coscienza, uno stato di vita, uno stato vibratorio diverso.

Il vostro mondo, il vostro pianeta, sarà diverso, tutto ciò che vive sul pianeta sarà diverso. Nel nuovo mondo che vi attende, non esisterà più nessuna crudeltà; nessuno mangerà nessuno, tutti i regni vivranno in perfetta armonia. Gli esseri umani stanno evolvendo, e dovranno evolvere anche i diversi regni che saranno pronti o selezionati per andare in questi mondi di pace e serenità.

Nel nuovo mondo che vi attende, molti esseri, che siano animali o umani, si nutriranno molto più di energia (potete definirlo prana), perché gli esseri sapranno che questo alimento è alla portata di tutti; essi non avranno più bisogno di un cibo pesante. In questo modo alleggeriranno ancora di più i loro corpi. Il nutrimento pranico alleggerisce il corpo, molto più del cibo “materiale”, cioè quello di cui vi cibate attualmente.

Ma, siccome siete ancora in questa terza dimensione, avete bisogno di nutrire il vostro corpo con un cibo pesante, ma gradualmente, in modo spontaneo cambierete la vostra alimentazione. Alcuni hanno già iniziato e, pian piano, tutti saranno portati a cambiare la propria alimentazione, perché sarà qualcosa che scaturirà da dentro di voi. Quindi, chi non l’ha ancora cambiata è perché non ha ancora avuto quello scatto che potrebbe avvenire domani o dopodomani. Ma non importa, perché questo scatto può verificarsi da un momento all’altro; questo scatto, in linguaggio umano, può definirsi una “presa di coscienza” che vi conduce realmente verso qualcos’altro, verso il vostro nuovo destino, verso il vostro nuovo mondo.”

Alcuni potrebbero pensare: ‘Ma, in questo nuovo mondo, come potremo portare con noi le nostre famiglie, i nostri figli, coloro che amiamo?’

Ecco la loro risposta: “Non importa, anche se i vostri familiari non fanno parte di quella che possiamo chiamare ‘spiritualità’ e che noi preferiamo definire saggezza e Amore; se hanno molto Amore nel loro cuore, tutto accadrà nel migliore dei modi.

Il cammino spirituale è un percorso, il cammino del cuore è un altro tipo di percorso, e ci sono molte persone che credono di essere sul percorso spirituale, ma non sanno di essere invece sul percorso del cuore.

Se nei vostri cari sentite molto Amore, non preoccupatevi; anche se non credono in ciò che fate, se in loro c’è molto Amore, transiteranno come voi attraverso una strada diversa; esistono molte strade che conducono a questa transizione. C’è la strada spirituale, c’è quella della saggezza e dell’Amore, ma ve ne sono altre… anche se in realtà non è proprio così, perché l’unica vera strada, è la strada dell’Amore, ma altre vie possono condurvi sulla strada dell’Amore.

Vogliamo dire anche questo: Ora, vivrete eventi su tutto il pianeta, un totale cambiamento di paradigma, un totale cambiamento culturale. Gli esseri umani, almeno in parte, hanno veramente esagerato nel non rispettare la vita e, automaticamente, ci sarà un riadattamento per rimettere le cose a posto”.

Ciò che mi dicono è strano: “Alcuni esseri umani hanno offeso l’Intelligenza Celeste; si sono totalmente distaccati dalla realtà, cioè dalla realtà spirituale, dalla realtà Divina, da Dio, ma non importa… la parola Dio, se pronunciata, è molto potente, ma non importa se lo chiamate in modo diverso (Padre Creatore, ecc.), non importa! Dal momento in cui la maggior parte del mondo si allontana dalla Creazione, c’è un intervento, e in questo momento, le forze della luce oscura hanno un potere immenso sulla coscienza e sull’anima degli esseri fragili, e l’umanità è fragile.

Per questo, e a causa di questo… diremo che per questa perversione, per questa malvagità, per la cattiva direzione che hanno fatto prendere agli esseri umani, per questo motivo ci sarà un intervento Divino”.

Mi dicono: “Gli esseri umani che dominano questo mondo, non sempre si rendono conto del male che fanno, e anche coloro che li seguono, non potranno più agire per molto, perché l’umanità terrestre non potrà più offendere l’Universo e Dio ancora a lungo. In questo momento, tutto è completamente fuori fase, fuori dalla realtà; il male è ovunque, e purtroppo, molti esseri umani non lo percepiscono più.

Quindi avete realmente toccato il fondo! Per questo, tra non molto, ripetiamo ancora una volta, ci sarà un intervento Divino per riportare il bene al proprio posto e per sradicare completamente tutte queste forze della luce oscura. Quindi, voi cosa dovete fare? Tenervi costantemente allineati, seguire la vostra strada, mettere in pratica, anche solo in parte, tutto ciò che vi abbiamo detto!

Nel momento in cui pensate di offrire l’Amore, esso emana da voi e va ad aiutare gli esseri. Non potete toccare la Vibrazione Amore. Nel momento in cui pensate che esiste, essa si manifesta ed è questo il miracolo dell’Amore! Alcuni chiederanno: ‘Ma come si fa a mandare Amore?’ Semplicemente pensando che nel profondo del vostro cuore esiste una notevole forza che si chiama Amore Luce. Pensando ad essa, spalancate le porte del vostro cuore e l’Amore volerà verso tutti coloro che ne avranno bisogno. Questo è importante! Ogni volta che pensate di offrire Amore, esso parte e se ne va e il miracolo è che più offrite, più l’Amore cresce in voi.

Crescerete ancora di più, vi sveglierete alla vostra vera realtà e noi saremo sempre lì a prendervi per mano, a guidarvi, ma solo se ce lo chiederete. Quindi connettetevi alle vostre Guide, connettetevi agli Esseri di Luce, connettetevi ovviamente all’immenso Amore che c’è dentro di voi e intorno a voi. Voi siete esseri meravigliosi e lo ignorate, ma presto il miracolo si compirà e inizierete a capire cosa siete e chi siete, per il massimo bene della Vita, della vostra vita e della vita su questo mondo.

Ora vi lasciamo. Che la pace, la gioia e l’Amore inondino costantemente le vostre vite. Vi amiamo infinitamente e vi diciamo a presto”.

 

 

 

 

Trump nella bufera:

incita all’odio e colleziona scandali

e inchieste ma il trumpismo c’è.

Giorni bui per l’America.

Firstonline.info- Mario Margiocco-(17 Agosto 2022)- ci dice :

 

Dopo tutti gli scandali, le indagini e la violazione di ogni regola il trumpismo resta vivo perché dietro c’è il malessere di decine di milioni di elettori annebbiati da “America e americani prima di tutto.”

Usata ogni tanto, da un secolo, contro il presidente di turno, una caustica battuta di un maestro del giornalismo americano d’altri tempi riceveva nel 2016 nuova giovinezza ed è da allora legata, per molti, a quel che resta del ciuffo a visiera di Donald Trump.

 L’autore è Henry Louis Mencken da Baltimora, al suo massimo negli anni 20 del 900, che la offrì ai lettori del Baltimore Sun del 26 luglio di 98 anni fa, mentre stava per essere eletto il vacuo Warren G. Harding.

“Con il perfezionamento della democrazia – sentenziava Mencken – il ruolo del presidente rappresenta sempre più da vicino l’anima profonda del popolo. In una qualche grande e gloriosa giornata la gente comune del Paese finalmente vedrà realizzarsi il sogno custodito nel più profondo del cuore e la Casa Bianca sarà abbellita dalla presenza di un totale cretino”.

Il che non vuol dire un cretino innocuo. Uno come noi, finalmente; il massimo del populismo, come ben sappiamo in Italia.

Trump: volto della rabbia di un’America divisa.

Il quadro è nero dopo quattro anni di presidenza Trump e altri due anni in cui Trump è riuscito a passare agli occhi di decine di milioni di americani non come un qualunque candidato sconfitto ma come un legittimo sovrano defraudato.

 Ed essendo lui “uno come noi”, a milioni si sentono defraudati.

Sarebbe un grave errore però ridurre il tutto a un fatto di presunta stupidità collettiva. Dietro la scelta di soluzioni radicali, di qualcuno che finalmente lanci a Washington il gesto dell’ombrello, c’è il malessere di decine di milioni di elettori che si sentono traditi. I

n particolare, dalle inefficaci avventure militari dopo gli attentati terribili del 2001, dalla paurosa crisi finanziaria post 2008, dove molti si sono sentiti abbandonati dal sistema che invece ha protetto le banche, dalla crescente diseguaglianza dei redditi e dalla fine dei buoni posti di lavoro blue collar più o meno sicuri; e infine da un’agenda sociale progressista che ha sconvolto negli ultimi decenni, secondo molti, l’idilliaco scenario di family, church and country.

Trump e la pericolosa distorsione della realtà: “Il sovrano defraudato.

Barack Obama aveva ampiamente promesso nel 2008 una grande pulizia, necessaria per il baratro finanziario incombente, con una campagna di chiaro populismo moderato di sinistra cui non seguirono i fatti, e nessuna azione penale contro finanziari d’assalto imbroglioni.

 E così circa un terzo delle contee che avevano votato Obama nel 2012 e un quarto di quelle che lo avevano fatto nel 2008 passavano nel 2016 a Trump.

Oggi l’America è come una foresta piena di tronchi caduti e arbusti secchi e basta una scintilla per mandare tutto a fuoco, come dice il politologo Robert Pape dell’Università di Chicago, autore nell’ultimo anno e mezzo di una mezza dozzina di indagini demoscopiche mirate all’elettorato trumpiano.

Esistono oggi, ricorda Pape, dai 15 ai 20 milioni di americani adulti convinti che la violenza sia giustificata per riportare Donald Trump alla Casa Bianca, che gli è stata sottratta con l’inganno. In molti ci credono, Trump ne ha fatto la sua bandiera, non è vero niente, ma funziona perché spiega semplicemente tutto: ci imbrogliano, anche nel voto.

Trump contro Biden e l’attacco al Campidoglio.

Tutti sanno che Trump vinse sei anni fa grazie a circa 80 mila voti popolari in più di Hillary Clinton presi in tre Stati (Michigan, Pennsylvania e Wisconsin) che gli dettero la maggioranza necessaria nell’electoral vote; la Clinton ebbe quasi 2.9 milioni di voti popolari in più, su base nazionale, ma il meccanismo elettorale premiò Trump, e nessuno cavalcò la fandonia della “vittoria tradita” e di fantomatici brogli a favore di Trump.

Joe Biden batteva Trump nel novembre del 2020 grazie a uno scarto di 44mila voti complessivi in Wisconsin Georgia e Arizona senza i quali il risultato, in termini di electoral vote, sarebbe stato alla pari, da risolvere poi al Congresso, secondo le regole costituzionali. Nel complesso dei sei stati più in bilico, oltre ai tre citati anche Michigan Pennsylvania e Nevada, si arriva a circa 310 mila voti in più per Biden, che ebbe anche quasi 7 milioni di voti popolari in più, ma questo come noto ha un valore solo simbolico nel sistema federale americano che modera lo strapotere delle aree più popolose attraverso il meccanismo dell’electoral college.

 Trump rifiutò di riconoscere i verdetti delle autorità statali, ciascuna responsabile della regolarità dei voti, fece enormi pressioni sui politici repubblicani locali perché invocassero brogli impossibili da dimostrare, minacciò, urlò confermando di avere un carattere dai tratti infantili che reagisce istericamente alle sconfitte, pretese alla fine che il vicepresidente Pence come presidente del Senato non sottoscrivesse i verdetti inviati a Washington dai singoli Stati, autorità autonome anche in fatto di elezioni, Pence si rifiutò, ed è in quel clima che avveniva il 6 gennaio 2021 l’incredibile attacco delle truppe d’assalto di Trump al Campidoglio.

Indagini, inchieste e perquisizioni: tutti i nodi al pettine di Trump.

I nodi stanno venendo al pettine, in una battaglia che dovrebbe anche indicare quanti davvero credono alla vittoria tradita e quanti no, prima di tutto all’interno del partito repubblicano, al di là delle dichiarazioni propagandistiche del “salviamo l’America dai traditori”. Un gruppo di giuristi e politici repubblicani, tra cui due ex senatori, ha diffuso a luglio 2022 uno studio di 70 pagine (Lost, not stolen, e cioè Voto perso, non rubato) dove vengono esaminati tutti i casi di presunti brogli, negati già dai vari Stati e da circa 60 sentenze (spesso di giudici conservatori) su singoli ricorsi, e ritenuti anche da questa analisi inesistenti.

Un’indagine parlamentare della Camera sta esaminando il ruolo di Trump negli incredibili disordini del 6 gennaio del 21, e sono emerse testimonianze e informazioni pesanti. Due indagini penali federali stanno valutando una gli stessi episodi del 6 gennaio, l’altra il tentativo complessivo di stravolgere i risultati elettorali.

 In Georgia è in corso un esame sulle pressioni fatte da Trump nel novembre 2020 sulle autorità locali. I magistrati di New York hanno due indagini distinte sulle pratiche commerciali, e il comportamento fiscale, dell’impero Trump.

E infine, nell’ambito di un caso federale aperto da tempo sull’uso dei documenti riservati che Trump avrebbe dovuto restituire alla fine del mandato, un anno e mezzo fa, c’è stata la perquisizione della sua residenza in Florida, la nota Mar-a-Lago, da parte dell’Fbi, l’8 agosto scorso, con il sequestro di varie casse di documenti. È stato il salto di qualità nella contesa. “Barack Hussein Obama si è tenuto 33milioni di pagine di materiale”, ha annunciato Trump poco dopo. Tutto smentito dagli Archivi Nazionali, depositari del materiale. Ma l’importante è confondere le acque e fare la vittima.

 

Trump è in grande difficoltà ma i repubblicani sono ancora il suo partito.

La mossa a Mar-a-Lago è stata un azzardo da parte del ministro della Giustizia Merrick Garland e del presidente Biden, con la Casa Bianca che si tiene tuttavia il più possibile defilata in questa battaglia legale?

Qualcuno lo sostiene, perché la forza di Trump sul partito repubblicano è ancora notevole e i sondaggi indicano che se le primarie presidenziali si tenessero ora sarebbe lui il probabile candidato.

Joe Kent, candidato trumpiano dello Stato di Washington per un seggio alla Camera, ha detto che “tutto questo indica chiaramente ciò che molti di noi dicono da molto tempo: siamo in guerra”.

E Kari Lake, che ha vinto con assalti alla iugulare le primarie repubblicane e sarà il prossimo novembre il molto probabile nuovo governatore dell’Arizona: “questa è una battaglia tra chi vuole salvare l’America e chi vuole distruggerla”.

E ancora: “Non si fermeranno di fronte a nulla per azzerare i patrioti che si battono duramente per salvare il Paese, Voi con chi state?” Subito, mettendo le mani avanti, il suo portavoce ha aggiunto che “accusare i repubblicani di incitamento alla violenza è il solito gioco disonesto”.

Ma incitare alla violenza è esattamente ciò che Trump e i suoi stanno facendo. Dicono che mai un ex presidente e candidato presidenziale è stato trattato così e chiedono un’inchiesta su Garland.

 È stato facile rispondere che mai un presidente e un candidato presidenziale si è mosso con uno spregio della legge pari a quello dimostrato da Donald Trump. Se la legge alla fine non riuscirà a vincere, aspettiamoci giorni bui per l’America, e per noi.

(Mario Margiocco)

 

 

 

I nemici dei miei nemici.

Linformale.eu- Niram Ferretti- (27 Febbraio 2021)- ci dice :

E’passata agli annali la battuta di Donald Rumsfeld, ex Segretario alla Difesa di George W. Bush, quando, nel 1983, dopo un incontro con Saddam Hussein a Baghdad disse, “E’ un figlio di puttana ma è il nostro figlio di puttana”.

Affermazione in cui si riassumeva icasticamente un’idea base della Realpolitik;

 i nemici dei miei nemici sono miei amici. Così è stato in tempi recenti per Mohammed bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita, de facto colui che la governa nonostante il re sia sempre l’anziano padre Salman.

L’asse tra Donald Trump e il giovane leader musulmano aveva un ben preciso obbiettivo, quello di rafforzare i legami con la Casa di Saud, dopo la lunga parentesi di gelo con gli Stati Uniti, a seguito della decisione di Barack Obama di negoziare con l’Iran.

La ricollocazione dell’Iran come l’attore più pericoloso sulla scena medio orientale, messa in atto dall’amministrazione Trump, obbligava il riavvicinamento all’Arabia Saudita e iniziava a gettare i semi per la successiva fioritura di rapporti tra una parte del mondo arabo sunnita e Israele, culminati con gli Accordi di Abramo del 2020.

Quando, nell’ottobre del 2018, venne barbaramente trucidato a Istanbul il giornalista saudita espatriato, Jamal Khashoggi, da tempo inviso a Mohammed bin Salman per le sue critiche al regime saudita, i riflettori si puntarono sul giovane principe.

Sotto l’amministrazione Trump, la CIA iniziò un’indagine che si concluse con un rapporto che indicava il principe saudita come colui che aveva dato ordine al commando che aveva poi ucciso Khashoggi, di recarsi a Istanbul con l’obbiettivo di colpirlo. Dal rapporto, tuttavia, non emergeva se il principe saudita avesse stabilito di farlo rapire o assassinare.

L’amministrazione Trump non rese il documento pubblico e minimizzò le accuse rivolte all’alleato saudita. “Il nostro figlio di puttana” doveva essere salvaguardato a fronte di un figlio di puttana ben maggiore, l’Iran.

 Nel mentre, buona parte della stampa liberal Dem Usa cavalcò il caso attaccando Trump e presentando Khasshogi come un campione di libertà, dimenticando i suoi legami passati e presenti all’epoca del suo assassinio con la Fratellanza Musulmana, di cui era stato un membro e che continuava a sostenere sulle pagine del Washington Post, uno dei giornali per il quale scriveva. Siamo così giunti alla decisione odierna dell’Amministrazione Biden di rendere pubblico il report della CIA che l’Amministrazione Trump aveva tenuto chiuso in un cassetto.

Si tratta di un passo significativo che segue quello di congelare l’erogazione di una fornitura di armi all’Arabia Saudita e di non volere più offrire supporto alla guerra che i sauditi intraprendono in Yemen da sei anni contro le milizie Houti sostenute dall’Iran.

Tutto ciò in nome della difesa dei “diritti umani”, di cui, certamente l’Arabia Saudita, in buona compagnia con la maggioranza degli Stati musulmani, non è un campione.

Si tratta di mosse assai azzardate, poiché l’indebolimento del rapporto strategico regionale che gli Usa intrattengono con la Casa di Saud e che inizia nel 1945, è indubbiamente un assist fornito all’Iran. L’attacco aereo della settimana scorsa in Arabia Saudita contro un aereo civile da parte dei ribelli Houti, lo dimostra chiaramente.

Il nuovo Segretario di Stato, Anthony Blinken, subito dopo l’attacco ha affermato che gli USA non staranno a guardare mentre i sauditi vengono aggrediti, evidenziando l’inattuabilità di una politica basata su un colpo al cerchio e uno alla botte.

Se si vogliono salvaguardare i diritti umani, e se la neo-amministrazione Biden intende impugnare questo stendardo morale per affermare una sorta di tutela etica degli Usa sul resto del mondo, avrà sicuramente assai da fare, e molto in Medioriente, non solo in Arabia Saudita, ma in Egitto, dove governa un altro “figlio di puttana” necessario tuttavia all’equilibrio geopolitico regionale che non è costruito sugli ideali, ma su necessità molto concrete, fatti brutali.

L’Amministrazione Trump lo aveva molto presente, fondando le sue decisioni in Medioriente su un realismo robusto che, necessariamente, imponeva di chiudere un occhio sull’abuso dei diritti umani, di cui, regionalmente, l’Iran detiene il primato.

Nessuno pensa che Mohammed bin Salman sia un campione di virtù e un esempio di leader illuminato, nonostante qualche timida riforma intrapresa all’interno del suo regno, ma cercare di indebolirne l’immagine prendendolo di mira fa solo il gioco di Teheran.

 

 

 

 

GESÙ E I NEMICI.

Parlamidilui.agesci.it-Giulia Manzoni –(30-11-2021)- ci dice :

 

Le parole “nemico” ed “inimicizia” vengono dal termine latino inimicus, che è formato dalla parola amicus cui si aggiunge un prefisso negativo in– che, a sua volta, modifica la lettera a in i. Dal punto di vista etimologico un nemico è, quindi, il contrario di un amico. Tuttavia, sappiamo che, più in generale, un nemico è una persona che prova sentimenti e ha atteggiamenti ostili, che si comporta cercando di danneggiare l’altro e desiderando, e spesso anche cercando di procurare, il male.

 

GESÙ E I NEMICI.La vita di Gesù è costellata di episodi in cui si trova a dover fronteggiare nemici insidiosi. Il suo modo di stare in mezzo e di fronte ad essi è qualcosa che non smette mai di sorprendere ed interrogare in profondità il lettore dei vangeli.  Nel Vangelo secondo Matteo si nota che, non solo la fine della vita di Gesù è determinata dall’intervento dei suoi nemici (Mt 26-27), ma anche l’inizio, quando la sua famiglia è costretta a fuggire in Egitto per scampare alla strage degli innocenti ordinata da Erode (Mt 2,13 e seguenti).

Nel corso di tutta la sua esistenza, Gesù avrà molti nemici ed incontrerà forti opposizioni e contrasti.

È proprio per questo motivo che le sue parole riguardo al rapporto con i nemici sono autorevoli ed affidabili: perché ha parlato di qualcosa che lui per primo ha vissuto e l’ha fatto in modo così radicale da arrivare a dare la propria vita.

Nei capitoli dal 5 al 7 del Vangelo secondo Matteo troviamo il cosiddetto “discorso della montagna”. Si tratta di un discorso molto ampio che comprende le “beatitudini”, un commento alla legge ebraica, la preghiera del “Padre nostro” e altri insegnamenti importanti per la vita spirituale dei discepoli di ieri, come quelli di oggi.

Questo grande discorso si trova all’inizio del Vangelo secondo Matteo (che ha ben 28 capitoli, quindi il capitolo 5 è praticamente all’inizio!), una posizione redazionalmente strategica, come se l’evangelista volesse mettere bene in chiaro quale fosse l’insegnamento di questo straordinario rabbì di nome Gesù del quale si sta accingendo a raccontare tutta la storia.

All’interno di questa grande sezione, troviamo dei versetti che chiariscono molto bene quale fosse l’idea di Gesù riguardo al rapporto da avere con i nemici (Matteo 5,38-48):

38 -Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente;

39- ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra;

 40 -e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

 41- E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

42- Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

43 -Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44- ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,

45- perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.

46- Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?

47- E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?

 Non fanno così anche i pagani?

48- Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

In queste poche righe, Gesù esprime la sua idea di rapporto con i “nemici”, con chi, cioè, ci fa del male o ci costringe a fare cose che non vorremmo. La proposta di Gesù spiazza tutti.

Spiazza innanzitutto noi. Come si può pensare di non opporsi ai nemici, anzi di assecondarli fino ad arrivare a porgere l’altra guancia o a pregare per chi ci perseguita?

 È un gioco in contropiede, quello che Gesù ci propone di fare, perché è un gioco che genera stupore.

Agire nei confronti del nemico come suggerisce Gesù è un modo per mettere l’altro di fronte all’inaspettato, a qualcosa che, inevitabilmente, apre a nuove prospettive e orizzonti. Sono, questi, gli orizzonti, i panorami, che possono essere contemplati facendo due miglia di strada anziché uno solo, ma sono anche gli orizzonti relazionali nuovi che si possono instaurare nel cammino.

 È nella relazione che si può conoscere l’altro e comprenderlo, è nella relazione che si può imparare ad avere uno sguardo di misericordia verso i suoi difetti (oltre che verso i propri) e imparare così ad amare l’altro, amico o nemico che sia.

Perché amare il nemico non è amare lo schiaffo, o la fatica della strada, o il freddo del mantello sottratto, ma è amare il fratello, la sorella, nonostante tutte queste cose, senza chiudere la relazione con lui, senza confinare la relazione a qualcosa di già determinato e irreversibilmente compromesso, ma lasciare una porta aperta, vivere la disponibilità all’incontro nonostante i torti subìti.

Amare i nemici è amare il fratello e la sorella per quello che è, come noi stessi siamo amati da chi ci vuole bene, dai nostri amici e dal Padre.

 

Amare il nemico e pregare per chi ci perseguita non sono comandamenti facili.

Amare fino in fondo è non prevaricare, non cadere nella menzogna, nell’insulto, nel disprezzo, nella mormorazione verso l’altro e nemmeno evitare l’altro.

Questo può essere facile (ma neanche tanto) con chi ci è amico, ma con i nostri nemici…! Non pensiamo ai nemici lontani, i “nemici pubblici” come possono essere terroristi o delinquenti, persone sulle quali ricade il cliché della cattiveria ma che non conosciamo direttamente, pensiamo a chi è accanto a noi e con il quale fatichiamo a stare, la cui parola ci sembra sempre inadeguata, i cui modi sono riconosciuti da tutti come violenti. Amare l’altro è quanto di più gratuito si possa provare a fare, senza la pretesa o l’attesa di essere ricambiati, solo con il coraggio della libertà.

Gesù era un uomo veramente libero. Mi colpisce sempre, quando leggo il brano dell’arresto di Gesù (Mt 26,47–50), come Gesù abbia la forza di chiamare Giuda “amico”.

Proprio nel momento in cui Giuda, colui che l’ha tradito, lo sta consegnando in mano alle guardie, mentre bacia Gesù, non per dimostrare affetto ma solo per dare un segnale a chi è con lui, ecco che, proprio in quel momento, Gesù lo chiama “amico”.

E questo non significa che Gesù fosse contento di essere arrestato e condannato, ma che, anche in quel momento così tragico, non negava il suo legame di affetto e la sua relazione con Giuda. La parola “amico” sarà l’ultima parola che Gesù dirà a Giuda. La parola “amico”, pronunciata da Gesù nel momento del tradimento, sarà l’unica parola di misericordia e compassione che accompagnerà Giuda nella solitudine del suo tragico suicidio (Mt 27,5).

Gesù associa al comandamento dell’amore per i nemici anche la preghiera per i persecutori. Questo è un elemento molto importante che non va mai dimenticato. La preghiera è, per il credente, l’occasione per attingere acqua fresca ad una fonte quando è assetato, il banchetto a cui rifocillarsi quando è senza forze.

Amare i nemici è un comandamento esigente, che non può essere esaurito con la nostra sola volontà. È nella preghiera che si acquistano, non solo le forze per poterlo fare, ma anche lo sguardo che non giudica e non condanna l’altro, perché è nella preghiera che, innanzitutto, ci scopriamo non giudicati e non condannati.

 

 

I medici e il dovere

di trattare il nemico.

Univadis.it- Daniela Ovadia-(25/03/2022) - ci dice:

(Agenzia Zoe - Attualità mediche) 

 

 I medici possono sostenere il boicottaggio delle forniture sanitarie, compresi i farmaci e i trattamenti salvavita, ai cittadini russi? Dovrebbero farlo?

Recentemente, la questione è stata sollevata nelle chat e nei social media, soprattutto qui in Europa. La guerra fa ormai parte della nostra vita quotidiana. Siamo tutti impegnati ad aiutare i rifugiati ucraini, fornendo assistenza sanitaria di base, aprendo le nostre case per ospitarli, e raccogliendo beni e farmaci da inviare ai confini dell'Ucraina dove migliaia di rifugiati sono oramai ammassati. Tutti noi riconosciamo che ci sono vittime e aggressori.

Quando devo rispondere a domande così impegnative, sono contenta di aver scelto di studiare e insegnare etica e bioetica. Carte, linee guida e dichiarazioni etiche funzionano bene come un "esoscheletro morale" che mi aiuta a tenere a mente i valori più alti della medicina, anche quando questi valori stabiliscono soglie morali molto impegnative e a volte si scontrano con il mio istinto.

Le Convenzioni di Ginevra (quattro trattati firmati nel 1949, alla fine della seconda guerra mondiale, e tre protocolli aggiuntivi firmati nel 1977) stabiliscono norme legali internazionali per il trattamento umanitario in tempo di guerra, compresa l'assistenza sanitaria. Assicurano protezione ai feriti, ai malati e ai civili in una zona di guerra e nelle sue vicinanze.

Naturalmente, hanno lo scopo principale di proteggere coloro che sono attaccati dalla crudeltà dell'aggressore, e ci sono molte prove che la campagna militare russa sta violando le regole delle Convenzioni di Ginevra prendendo di mira ospedali e strutture sanitarie.

Ma questo permette alla comunità medica internazionale di tagliare i legami con il sistema sanitario russo, impedendo alle aziende farmaceutiche e all'industria medica di inviare i propri prodotti nel paese dell'aggressore?

A mio parere, la risposta è no.

 Le Convenzioni di Ginevra affermano che le regole di protezione si applicano ai civili in qualsiasi paese coinvolto in una guerra, e anche ai soldati in difficoltà, una volta che sono feriti o lasciano il campo di battaglia.

Anche se volessimo basarci solo sulle teorie bioetiche classiche di beneficenza e non maleficenza delle azioni mediche, potremmo essere nei guai se contribuiamo al crollo del sistema sanitario russo con l'obiettivo di fare pressione sul governo russo per fermare la guerra.

La Russia è un paese molto grande, già afflitto da enormi diseguaglianze nella salute.

Il boicottaggio economico sta già causando una carenza di forniture salvavita, come i farmaci per le chemioterapie e le tecnologie diagnostiche, come ha ben descritto una giornalista russa in un articolo su questo stesso sito.

Possiamo facilmente prevedere che il numero di morti evitabili crescerà velocemente.

Abbiamo già visto un aumento significativo del tasso di mortalità nei paesi occidentali durante la pandemia, quando l'accesso alle misure preventive e ai trattamenti è stato compromesso.

Ci aspettiamo che le sanzioni abbiano un impatto simile, e probabilmente i nostri politici si aspettano che spingano i cittadini russi a ribellarsi contro il criminale di guerra che sta governando il loro paese. Ma i politici hanno ruoli diversi e quadri etici diversi dai medici e dagli operatori sanitari, secondo la bioetica moderna.

Gli interessi degli esseri umani e quelli della società.

La Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina (meglio conosciuta come Convenzione di Oviedo), firmata dal Consiglio d'Europa nel 1997, è il primo testo internazionale giuridicamente vincolante che mira a preservare la dignità, i diritti e le libertà dell'uomo attraverso una serie di principi e divieti contro l'uso improprio dei progressi della medicina. Il punto di partenza della Convenzione è che gli interessi degli esseri umani devono venire prima degli interessi della scienza o della società.

Si basa sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, e specialmente sugli articoli dal 22 al 27 che stabiliscono i diritti economici, sociali e culturali degli individui, compresa la salute e si riferisce in particolare alle cure date a chi è in maternità o nell'infanzia.

La Convenzione di Oviedo stabilisce una serie di principi e divieti in materia di bioetica, ricerca medica, consenso, diritti alla vita privata e all'informazione, ecc. Ma, prima di tutto, stabilisce il principio che tutti hanno il diritto di essere curati, se malati, e che è dovere di ogni medico curare chiunque ne abbia bisogno, senza chiedere e senza esprimere giudizi morali.

Si tratta di un principio importante e fondante della bioetica moderna, sancito anche in altri documenti, come la Dichiarazione di Helsinki della World Medical Association, adottata per la prima volta dalla 18a Assemblea Generale della WMA nel giugno 1964 e modificata più volte (l'ultima nel 2013). Sia la Convenzione di Oviedo che la Dichiarazione di Helsinki sono concepite principalmente per proteggere gli esseri umani nella ricerca medica.

Questo è un ulteriore problema che la comunità medica e le compagnie farmaceutiche dovranno affrontare se vogliono davvero interrompere qualsiasi collaborazione con la comunità scientifica russa, perché le moderne carte bioetiche affermano che chi inizia una sperimentazione clinica ha il dovere di portarla a termine e ha anche il dovere di continuare a offrire un trattamento adeguato ai pazienti reclutati, anche in caso di interruzione della sperimentazione e indipendentemente dalle ragioni sottostanti.

Non è la prima volta che le sanzioni hanno un impatto sulla salute di un paese. Durante gli anni '80, il boicottaggio scientifico del Sudafrica colpì la salute dei cittadini sudafricani, anche se i farmaci e le forniture mediche non erano inclusi nel divieto commerciale.

(Ma le bombe atomiche create in Sud Africa da Klaus Schwab esistono e costano

30 milioni di dollari l’una! Ndr)

I sostenitori interni delle sanzioni, come la National Medical and Dental Association, una delle principali organizzazioni mediche anti-apartheid, hanno discusso, allora, i modi per sostenere le sanzioni economiche e, allo stesso tempo, proteggere i più vulnerabili dal peso che derivava da queste politiche.

Il "nemico come paziente" e ciò che possiamo imparare, da un punto di vista etico, dall'esperienza dei medici coinvolti nel trattamento dei nemici è stato il soggetto di un recente studio molto interessante di Rubinstein e Bentwich. Si tratta di un'analisi quantitativa dei pregiudizi impliciti nei medici israeliani che trattano sia i siriani feriti che i terroristi civili palestinesi.

I risultati mostrano che i medici israeliani sono più prevenuti verso i civili palestinesi, ma il commento più interessante, a mio avviso, è quello che gli autori hanno aggiunto all'abstract: "Questa carenza [di empatia verso certi tipi di nemici] mina il principio di beneficenza, influenzando così l'adempimento dell'impegno di curare i pazienti. Riconoscere e affrontare le potenziali carenze emotive ed etiche in gioco negli incontri con i cosiddetti nemici-pazienti è importante per la comunità medica globale, poiché tali incontri sono sempre più parte integrante delle attuali realtà politiche affrontate sia dal mondo sviluppato sia da quello in via di sviluppo."

In conclusione, la comunità medica è quindi impossibilitata a sostenere qualsiasi sanzione o boicottaggio?

Penso che possiamo trovare una buona risposta a questa domanda in una dichiarazione sullo status morale del boicottaggio scientifico in generale, pubblicata su Nature nel 2003 da un gruppo di scienziati. Secondo gli autori, tra cui Colin Blakemore e Richard Dawkins, un boicottaggio scientifico deve soddisfare condizioni precise, tra cui un giudizio esplicito e ampiamente condiviso sul fatto che valga la pena abbandonare il principio di universalità della scienza per un particolare e soverchiante guadagno.

Bisogna essere sicuri che il boicottaggio contribuisca effettivamente a cambiare "il comportamento inaccettabile di un regime" perché "non è solo un gesto politico".

Infine, ma non meno importante, il boicottaggio dovrebbe essere "parte di un programma di misure concordate a livello internazionale che esprimono orrore collettivo contro un regime e sono necessarie per evitare qualche disastro prevedibile", al fine di evitare qualsiasi decisione guidata dalla ritorsione invece che dal beneficio.

Nel caso del divieto commerciale russo, queste misure devono essere prese a sostegno dell'Ucraina, in primo luogo, ma anche dei civili russi, magari attraverso programmi sostenuti a livello internazionale per garantire almeno le forniture salvavita.

"In onore della conoscenza che ho ricevuto dai miei maestri, giuro di prendermi cura di chiunque soffra, principe o schiavo".

(Giuramento di Ippocrate.)

 

Storia di Sharon 15enne albanese

in una scuola tra amici e nemici.

Corrieredelmezzogiorno.corriere.it- Giancarlo Visitilli – (27-3-2022)- ci dice :

Originario di Tirana, frequenta il secondo anno in un professionale della provincia barese.

È in Italia da 12 anni, ultimo di 3 figli papà operaio e mamma casalinga.

Ci sono voluti 31 anni per poter raccontare storie come questa.        Si è dovuto sedimentare il tempo, in uno spazio concreto, la Puglia, perché la maggior parte dei 21 mila albanesi, arrivati a Bari con la nave Vlora l’8 agosto 1991, potessero essere riconosciuti esseri umani.

 Lavoratori, non stupratori. Integrati.

Perché per interagire, quindi integrare, è necessario che il tempo definisca le distanze e riavvicini quell’unico interesse che, mai come in questo momento, tutti desideriamo, la pace.

Questo sentimento, a scuola, lo leggiamo negli occhi, sulla pelle e in quel che accade dentro ciascuno.

 Questa settimana l’ho letto negli occhi di Sharon. Un quindicenne originario di Tirana, frequenta il secondo anno in un professionale della provincia barese.

 L’insegnante di lettere dice che è un «ragazzino che non spicca a scuola, ma non va neanche male».

Faccio fatica a comprendere un ossimoro tale. In realtà, Sharon è un ragazzo possente, crede nell’uso della forza «per difendere i miei amici deboli». Una sorta di Robin Hood: «non ho la forza fisica – dice – ho un’arma: la gentilezza e l’educazione che ho imparato a scuola e in famiglia».

Sharon è in Italia da 12 anni, ultimo di 3 figli, papà operaio e mamma casalinga. Spesso, «anzi ogni giorno, sono bullizzato dai miei compagni di classe, per invidia, credono che io sia il preferito dei professori». Non mi imbarazza poco l’uso esatto del congiuntivo e la ricerca lessicale che Sharon utilizza durante la chiacchierata.

Da insegnante, posso affermarlo che non è da tutti.

Il fatto eclatante di cui Sharon mi fa edotto è che «faccio fatica a relazionarmi con buona parte della classe, sono amato dai pochi altri compagni di scuola, miei connazionali, da troppo poco tempo in Italia e non abili in italiano».

Sharon cosa fa per loro? Li aiuta, traduce le lezioni nelle ore extrascolastiche, nei pomeriggi che hanno cominciato a incendiarsi e lasciarsi ardere dal fervore per lo studio è sempre più difficile.

 Per Sharon è diverso: «Faccio doposcuola per i compagni che non sanno l’italiano e che io conosco bene. La vostra lingua, anzi, ormai la nostra lingua, mi piace: leggo molti libri, mi piacciono le storie. Di voi italiani, però, non mi piacciono i modi».

Come raccontano i suoi insegnanti, Sharon interviene sempre in classe, è educato, rispettoso. Interviene alzando la mano. Gli epiteti offensivi li subisce ma non ne dispensa, «soprattutto cerco di non offendermi».

È come se Sharon avesse fatto del ritornello «nessuno vuole essere Robin» una domanda. A se stesso. Sharon deflagra ogni stereotipizzazione, che in genere gli immigrati si portano addosso.

 «Si fa fatica in Italia: non è sempre lo straniero, l’immigrato a distinguersi in negativo, a destabilizzare l’ordine in una classe». Chiedo a Sharon cosa significhi destabilizzare. «Gli amici sono sconvolti che io sia l’unico nella chat degli insegnanti. I docenti che non conoscono l’albanese, utilizzano me per comunicare con altri studenti albanesi che non conoscono l’italiano».

 Ce ne sono a centinaia nelle classi italiane. Restano in classe dalle 5 alle 8 ore, senza comprendere nulla di quello che spiegano i maestri e gli insegnanti. Restano, perché devono. Restano nulla.

Per questo, fa molta paura l’arrivo nelle aule della scuola italiana delle studentesse e degli studenti ucraini.

Per tenerli come? A fare che? Con chi? Se mancano insegnanti come Sharon, che sappiano come minimo il cirillico.

 E poi insegnino che l’integrazione non è stare. È esserci, in uno spazio e in un tempo. Si speri migliore, per gli amici e i nemici di Sharon.

 

 

 

Dagli amici mi guardi Dio,

che dai nemici mi guardo io.

It.linkedin.com. Vincenzo Brancaccio- (17-1-2020)- ci dice :

È facile aspettarsi qualche attacco da parte dei nostri nemici, ciò che invece è decisamente più inusuale è il tradimento di una persona a noi cara. Per tale motivo il proverbio invita ad affidarsi a Dio affinché protegga da situazioni del genere.

Io non sono credente ma i proverbi, come sempre, dicono il vero. Chi ha creato questi detti lo ha evidentemente fatto per esperienze vissute.

Io non sono né il primo né sarò l'ultimo, ad aver vissuto una situazione così spiacevole.

Quando sposi un progetto ambizioso, quando ti sembra di essere affiancato da persone capaci e soprattutto fidate, non ti pesa cambiare lavoro città e vita, lo fai e basta, soprattutto se hai un esagerato spirito d'avventura come il mio.

Hai l'entusiasmo di un ragazzino al primo impiego, ti lanci e generi mille idee fino a trovare quella che ti sembra giusta. Le giornate volano senza accorgerti che la luna prende il posto del sole ma non sei stanco, anzi ti sembra sempre di non aver fatto abbastanza. Talmente immerso nella visione che non ti accorgi della presunzione e delle energie negative che ti circondano.

Ed infatti non è mai abbastanza, "l'amico" lascia il posto al vero mostro, ma tu non vuoi crederci, non puoi crederci. Ti impegni ancora di più rubando tempo alla tua vita perché credi in ciò che fai e soprattutto sai che nel medio periodo i risultati arriveranno.

Ma io non sono un imprenditore però ho imparato molto bene che per avere successo in ciò che fai, devi avere delle caratteristiche di base:

Coraggio, umiltà, Leadership, Visione, Pazienza, Conoscenza, Esperienza,

SOLDI.

Il coraggio delle proprie idee e di portarle avanti nonostante i probabili insuccessi, grande fiducia nei propri mezzi.

L'umiltà di imparare dagli errori del passato, di ascoltare le esperienze dei colleghi, del team e dei collaboratori, di circondarsi di persone capaci che ne sanno anche di più di te.

La forza della leadership ovvero la capacità di essere visto dal mondo che ti circonda, come una persona "attraente", qualcuno da emulare, qualcuno da ascoltare e dal quale imparare, qualcuno soprattutto che possa essere un esempio e che si assuma le responsabilità di tutto quanto accade (causatività).

 

La visione sempre chiara di dove si vuole arrivare e come arrivarci, nel medio e lungo periodo.

La pazienza per sopportare gli insuccessi e l'attesa dei risultati della tua visione.

La conoscenza totale di ciò che si fa, degli eventuali piani alternativi, delle difficoltà che altri prima di te hanno incontrato e come migliorare ciò che di buono già esiste. La conoscenza delle dinamiche del marketing e della gestione amministrativa.

L'esperienza di navigazione nel mare non sempre calmo del mercato, di come ottenere il meglio dalle risorse, di stesura target, di trarre il meglio anche in situazioni avverse e di trasformare problemi in soluzioni.

I Soldi necessari per supportare almeno 24 mesi caratterizzati dall'alternanza di buoni momenti ad altri nei quali non si vede un centesimo. Non si apre una azienda coi soldi contati, dove anche una bolletta della luce potrebbe creare difficoltà di cassa ed un collaboratore diventa un peso quando arriva il momento di pagarlo. Non è rispettoso per sé stessi e per chi, con fiducia, affida la propria vita alle scelte di un imprenditore.

Quello che non ho ancora imparato però, è la capacità di analisi degli "amici".

Per natura dò fiducia a tutti, figuriamoci agli amici. Non riesco proprio a pensare che un amico possa farti del male o penalizzarti ma succede e, quando accade, può essere devastante per le conseguenze che ne possono derivare. Più ti fidi e più ti esponi.

Personalmente, grazie agli "amici", mi sono risvegliato povero da un giorno all'altro una settimana prima di Natale.

 

Panico. depressione e confusione hanno impiegato 65 minuti per trasformarsi in rabbia positiva che, mi ha permesso di trovare soluzioni immediate che potessero regalare il Natale che la mia famiglia si meritava. Ho generato una serie di azioni che si sono trasformate in opportunità e quindi la possibilità di scegliere quale di queste cogliere.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine.

Tutto sembra facile e scontato ma nel nostro paese da racconto di Orwell, sei già vecchio per la "fattoria" dopo i 40, figuriamoci superati i 50.

Ho inviato oltre 300 cv in meno di 6 giorni, contattato direttamente 10 AD di aziende medie raccontando loro come avrei potuto rappresentare un valore e come migliorare le performance delle loro reti commerciali vista la mia esperienza del settore di appartenenza. Ti dicono "sei troppo vecchio", "sei troppo referenziato" (modo elegante per dire sei vecchio), "costi troppo" (senza neanche aver parlato di soldi, quindi sei vecchio).

Poi arrivano gli AMICI, quelli che non ti aspetti, quelli che rispettano la tua dignità e conoscono il tuo valore e ti mettono in condizione di guadagnare dei soldi immediatamente. Quelli che confermano che rimanere connessi col mondo che ci circonda, è il segreto del saper vivere.

E poi il 16 gennaio ti regali il diritto di scelta tra due aziende che ti propongono ruoli e compensi degni del tuo percorso professionale. Succede così che firmi un contratto di lavoro con una delle aziende più interessanti del suo settore che opera a livello nazionale ed internazionale. in Ita(g)lia, a 54 anni.

Per questo, cari "amici" vi ringrazio per la vostra disumanità, scorrettezza ed opportunismo. E ‘ solo grazie a voi che ho scoperto una volta di più, quanta forza ho dentro, la fiducia nella mia vision, la mia leadership, il mio coraggio, la mia esperienza e soprattutto la mia grande umiltà nel mettermi in gioco anche in ruoli che normalmente svolgono gli studenti. L'ho fatto con dignità e con divertimento e con l'obiettivo di dare un sorriso al mio piccolo nella notte di Babbo Natale.

Sono un giovane di 54 anni che rinasce da un fallimento e che non si è mai arreso al devastante luogo comune del "sei troppo vecchio". Mollare mai, lottare sempre senza perdere di vista la propria rotta.

La vita sa essere meravigliosa, basta guardarla dal lato corretto.

 

 

 

Fratelli ucraini, abbiamo un

nemico comune, la dittatura.

Voxeurop.eu- Alhierd Bacharevič - Ukrainskyi Tyzhden (Kyiv)- (7 Marzo 2022)- ci dicono :

 

In questa lettera aperta lo scrittore, traduttore e oppositore politico bielorusso Alhierd Bacharevič si rivolge agli ucraini, chiedendo loro di non punire i cittadini bielorussi per il comportamento criminale di Aleksandr Lukašenko e del suo alleato Vladimir Putin: “Mille bielorussi sono stati arrestati per aver protestato contro la guerra. Spero che queste persone siano altrettante mille ragioni per non guardare alla Bielorussia con odio”.

 

Cari ucraini e ucraine,

Miei eroi, amici miei cari. Persone per le quali ora soffriamo.

 

Non voglio che questa lettera venga letta come una rivendicazione. È troppo tardi per cercare di giustificarmi rispetto all’Ucraina; non ha senso, la macchina della guerra si è già messa in moto, la morte avanza da ogni lato, compresa nella mia patria, e nessun tentativo di difesa, per quanto forte, la fermerà. Non voglio neppure che questa lettera venga presa come un atto di pentimento. Lasciate il pentimento a chi ha le mani sporche di sangue. Siete in guerra, state difendendo il vostro paese, non siamo in chiesa. Siamo tutti quanti insieme di fronte alla Storia, ai lati diversi di un confine tra civiltà che non abbiamo disegnato noi.

Questi sono giorni terribili, prima di tutto per l'Ucraina, ma anche per l'Europa tutta, incastrata di nuovo nella sempiterna trappola della volontà di pace ad ogni costo. È questa l'Europa in cui credo ancora e della quale voi incarnate la speranza. Vorrei tanto che leggesse questa lettera fino alla fine. E a quel punto potrete odiarci, disprezzarci, maledirci ancora e ancora; ma sarete anche costretti a riflettere a chi è contro di voi, se è la mia Bielorussia ad essere contro di voi.

"Noi bielorussi siamo un popolo pacifico...". Così inizia l'inno nazionale della Repubblica di Bielorussia. La musica risale all'epoca sovietica, sono solo le parole ad essere cambiate; all’epoca c'erano le servili "Noi bielorussi, con i nostri fratelli russi...". La mia Bielorussia, la vera Bielorussia, non ha riconosciuto né l'inno della Repubblica socialista Sovietica Bielorussa, né quello nuovo. È un simbolo della dittatura come la bandiera rossa e verde e lo stemma in stile sovietico. Ma ormai al mondo non interessano più queste cose.

"Noi bielorussi siamo un popolo pacifico". Queste parole per molto tempo hanno soddisfatto molte persone, riprese dalla propaganda di stato e da coloro che si opponevano al regime. “Siamo un popolo pacifico” sia il potere che l’opposizione potevano facilmente aderire a questa affermazione. Ora sono solamente un mucchio di sciocchezze. La favoletta del popolo pacifico e dei buoni vicini si è trasformata, in un attimo, in una bugia ipocrita e sanguinaria.

Insieme ai "nostri fratelli russi" la Bielorussia è stata trasformata in una testa di ponte per un attacco all'Ucraina, è diventata un aggressore, a fianco alle nazioni più odiose della storia. L'immagine di "popolo pacifico" è volata in mille pezzi, per sempre, così come l'immagine dei bielorussi come vittime, oppressi per secoli e spinti quasi all'estinzione, ma degni di rispetto in quanto sopravvissuti.

Insieme ai "nostri fratelli russi", anche la Bielorussia è stata trasformata in una testa di ponte per un attacco all'Ucraina, è diventata un aggressore, a fianco alle  nazioni più odiose della storia.

Lukašenko ha condotto la Bielorussia e il suo popolo nel vicolo cieco da cui tutti dovremo uscire, compresi i cittadini bielorussi che per tutta la vita si sono vantati di non essere "interessati alla politica". Nessuno di noi può ora stare tranquillo e tacere. Nessuno di noi può ora dire “non mi riguarda”. Nessuno di noi può dire "sono solo una persona normale, nessuno si accorge di me".

Ma, più terribile ancora, è il ruolo vergognoso che sta giocando la Bielorussia, e che le generazioni future dovranno pagare.  A lungo la parola "Bielorussia" evocherà nelle menti in tutto il mondo immagini di guerra, una guerra nella quale, per la prima volta nella storia la Bielorussia non è né difensore né vittima, ma il fedele servitore del fascismo di Putin.

Non molto tempo fa eravamo orgogliosi del fatto che avevamo finalmente ottenuto un'immagine bella e potente agli occhi del mondo, quella di centinaia di migliaia di uomini e donne che, disarmati, scendevano in strada nel 2020. Persone che si sono opposte ai criminali che si fanno chiamare "polizia" ed "esercito" con nient'altro in mano se non parole di protesta e sete di libertà. Quella particolare immagine è stata eliminata, cancellata, proprio come i graffiti rivoluzionari del 2020 vengono ancora cancellati nella mia natìa Minsk e nel resto della Bielorussia.

La differenza è che quei messaggi ora sono scritti con il sangue degli ucraini, e chi è responsabile di questo scempio si considera bielorusso, proprio come me.

Ma sappiate che c’è una differenza fondamentale: chi sogna un'altra Bielorussia, chi  da anni cerca di far diventare quel sogno una realtà, sa che c’è un legame e un'affinità incommensurabilmente più grande e potente con voi; non con i  nostri generali, né con i soldati che vi stanno invadendo.

Per questo io, Alhierd Bacharevič, scrittore bielorusso, sono pronto ad assumere la mia parte di responsabilità per quello che sta avvenendo. Sono pronto a prendere su di me la vergogna e la disgrazia della Bielorussia per quello che sta succedendo, proprio come fecero gli scrittori tedeschi emigrati dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale. Questo è uno dei compiti della letteratura di oggi. Ciononostante non riesco ad accettare che tutta la mia Bielorussia debba portare lo stigma della vergogna e dell'odio dinanzi al mondo.

Voi ucraini state difendendo il vostro paese. Il vostro esercito, i vostri territori, ogni uomo e donna in Ucraina si è unito per respingere l’invasore. La vostra è una guerra di difesa e di liberazione. Il vostro cammino verso la libertà ha reso evidente che l'impero di Putin non potrà più imprigionarvi di nuovo. L'Ucraina è già cambiata, per sempre. Nel 2020 noi bielorussi ci siamo resi conto che non abbiamo un esercito che possiamo definire “nostro”. Le formazioni militari che avrebbero dovuto difenderci hanno fatto la guerra contro persone disarmate.

I bielorussi hanno visto con i loro occhi che chi aveva giurato fedeltà al popolo lo ha tradito senza esitare, partecipando attivamente alla repressione dei loro concittadini. Nessuno considera l'esercito della Bielorussia come bielorusso. Non c'è nessun esercito in Bielorussia. Ci sono i generali di Lukašenko che, come quelli di Putin, sognano di vedersi decorati con le medaglie del padrone. Poi ci sono i gradi inferiori che ne eseguono i comandi criminali. In fondo, la carne da cannone di una guerra criminale.

Sono pronto a prendere su di me la vergogna e la disgrazia della Bielorussia per quello che sta succedendo, proprio come fecero gli scrittori tedeschi emigrati dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale.

Mi viene detto e ripetuto che queste sono solo parole, che l'Ucraina si aspetta un'azione decisiva da parte dei bielorussi. Ma le parole sono tutto quello che ho. Parole di cui sono responsabile.

Credo nelle parole, come ultima arma di ogni essere umano. Vi scrivo dall'emigrazione, da un'Europa dove regna ancora la pace, seppure un po’ traballante. Un'Europa che oggi manifesta una solidarietà senza precedenti, un'Europa che vi difende. E per quanto riguarda le azioni... Centinaia di migliaia di bielorussi sono usciti nel 2020 per manifestare contro il regime che ora attacca l'Ucraina. Ero tra loro, così come i miei amici e colleghi. Decine di migliaia sono stati messi in prigione, dove sono stati torturati e continuano a subire lo stesso trattamento. Uccisi, torturati, violentati. Decine di migliaia hanno lasciato il paese. E migliaia continuano la loro resistenza, nascosti, restando nel loro paese.

Nella mia patria tutto è stato distrutto, anche il poco che è riuscito a crescere nonostante il regime, negli ultimi due decenni. Non è rimasto nemmeno quel tanto di libertà che ci permetteva di pensare criticamente e creare. Non ci sono mezzi d’informazione indipendenti liberi che potrebbero raccontare la verità su quanto avviene in Ucraina e aiutare le persone a vedere la guerra attraverso lo sguardo ucraino e bielorusso. Costoro sono considerati "estremisti" e bloccati, i loro giornalisti sono in prigione o costretti a riferire dall'estero. La Bielorussia è in preda al dolore e all'orrore dal 2020.

La Bielorussia è una grande ferita aperta. Non so se ci sono famiglie rimaste indenni alle repressioni. La Bielorussia non ha avuto la possibilità di riprendere fiato dopo la repressione delle proteste, è stata trascinata nella guerra.

Nessuno considera l'esercito della Bielorussia come bielorusso. Non c'è nessun esercito in Bielorussia. Ci sono i generali di Lukašenko che, come quelli di Putin, sognano di essere decorati con le medaglie del padrone.

Se dovessi descrivere la situazione con una metafora direi che un uomo ferito viene raccolto da terra e immediatamente viene usato come testa d’ariete per sfondare la porta del vicino. Di chi è la colpa? Dell'uomo ferito! Dopo tutto, è la sua testa che viene usata per sfondare la porta.

Nel 2020 gli ucraini ci hanno sostenuto nella nostra lotta, ci hanno offerto il loro appoggio, soprattutto con le parole, parole molto importanti che non dimenticheremo. Nessuno vi ha risposto: “Ma sono solo parole". È colpa dei bielorussi se non siamo stati in grado di abbattere il muro? O che abbiamo permesso a Putin di occupare il nostro paese? O che abbiamo permesso che il nostro paese venisse usato per il fascismo russo? Secondo una prospettiva storica, sì, forse. Ma noi viviamo qui e ora. Migliaia di bielorussi hanno vissuto sulla loro pelle la repressione e ora sono in prigione. Non potrò mai accettare che meritino odio e disprezzo. Quello che hanno fatto non è invano. La Bielorussia si stava – molto lentamente – svegliando dal sonno imposto da Lukašenko. La storia non si fa in un giorno. Quelli che hanno lottato per la libertà forse non vivranno per vederla. Ma questo significa forse che tutti i loro sforzi sono stati vani?

 

È davvero possibile che tutto ciò che è stato scritto dai mezzi d’informazione ucraini due anni fa sia stato dimenticato? È stato scritto così tanto tempo prima dell'inizio della guerra? Non posso credere ai miei occhi quando leggo ciò che viene scritto oggi nei giornali ucraini sul cosiddetto "referendum" che si è tenuto in Bielorussia il 27 febbraio. L'ennesima farsa, organizzata da un dittatore per ottenere il controllo totale sul paese e consegnarlo ai russi una volta per tutte, viene presentata come una "libera espressione della volontà" anti-ucraina dei bielorussi.

Mi rendo conto che c'è una guerra d'informazione in corso. Instillare l'odio per il nemico è giustificato e opportuno. In questo caso però non c'è stata alcuna "libera espressione della volontà" dei bielorussi. È stato uno degli spettacoli drammatici della routine di Lukashenko, un'altra delle sue "eleganti vittorie".

La Bielorussia sta oggi vivendo una situazione che può essere descritta solamente in termini di una guerra civile sotto occupazione straniera. La Bielorussia non è l'Ucraina. Non c'è un governo bielorusso in Bielorussia, nessun esercito bielorusso, nessuna polizia bielorussa, nessuna politica bielorussa, nessun giornale bielorusso libero. La Bielorussia è gravemente amputata, la Bielorussia è divisa. La Bielorussia non sa cosa fare di sé stessa o come sopravvivere, o come bloccare la sua scomparsa dalla mappa del mondo o dal territorio della moralità umana.

La mia Bielorussia esiste oggi – all'interno del paese e oltre i suoi confini – come una serie di isole di resistenza. Il compito di queste isole è quello di rimanere in vita e di raccogliere le forze. Non conterei sul fatto che oggi possano unirsi, prendere il potere e fermare la guerra. Penso però che queste isole di resistenza siano la base per un futuro stato pacifico, un vicino libero di un'Ucraina libera. In questi giorni di guerra si uniscono a sostegno dell'Ucraina e fanno tutto il possibile. Si possono ignorare i loro sforzi, se sono fatti per l'Ucraina e per la futura Bielorussia?

 

Nel lontano 1968 sette dissidenti sovietici uscirono sulla Piazza Rossa di Mosca per protestare contro l'invasione della Cecoslovacchia. I cechi scrissero questo su di loro: queste sette persone ci danno almeno sette ragioni per non odiare la Russia. Mille bielorussi sono stati arrestati per aver protestato contro la guerra in Ucraina. Vorrei poter sperare che queste persone rappresentino altrettante mille ragioni per non guardare alla Bielorussia con odio.

Non voglio certo che questo testo venga letto come un tentativo patetico, come se piangessi e mi prosternassi davanti a voi. Quando io, come altri bielorussi, faccio delle donazioni all'esercito ucraino o a delle ong non voglio che questo venga visto come un tentativo di redimersi. Lo faccio come un pari vostro, come essere umano e come bielorusso che non è in grado di aiutare in un altro modo l'Ucraina in questo momento difficile. Ogni volta che mia moglie e io partecipiamo alle manifestazioni a sostegno dell'Ucraina, non lo facciamo mossi dal senso di colpa, ma perché vogliamo avere una qualche influenza sui politici occidentali che ancora ascoltano quello che la gente dice loro.

Le parole sono tutto quello che ho. Parole di cui sono responsabile.

Quando io, come emigrante con il minimo dei diritti, scrivo questa lettera in bielorusso da Graz in Austria agli ucraini e ai miei connazionali, lo faccio non certo per cercare il vostro perdono, ma perché non posso e non voglio tacere.

Quando scrivevo libri e saggi, quando nel mio romanzo The Dogs of Europe mettevo in guardia dai pericoli dell'impero di Putin, la maggior parte dei miei lettori lo considerava solo una distopia. Bene, ora ci siamo dentro, voi e noi. Ho fatto tutto quello che potevo? Questa non è una domanda per voi. È una domanda per me, e devo trovare la risposta da solo. Come fanno tutti i bielorussi.

 

Ma non posso guardare con calma e comprensione quello che si dice nei social media: "Ok, continuate a leccare il culo di Putin!".

Non sono i fan di Putin che lo scrivono, ma dei bielorussi che hanno combattuto contro il fascismo di Putin in ogni modo e non hanno permesso che la Bielorussia diventasse la vergogna dell'Europa.

Non posso senza orrore e rabbia leggere di come i bielorussi vedono i finestrini delle loro auto rotte quando cercano di aiutare i rifugiati ucraini, solo perché le loro auto hanno targhe bielorusse. Trovo doloroso leggere come gli amici bielorussi dell'Ucraina, che hanno subìto e pagato le repressioni del regime, sentirsi dire: "Feccia, vai a sbaciucchiare Lukašenko". Ci sono bielorussi che sono stati cacciati dalle loro case in Ucraina, dove sono venuti per salvarsi dal lukašismo.

A cosa vi porta questo odio? Se siete convinti che vi aiuterà a sconfiggere gli occupanti, scriveteci e ditecelo. Noi capiremo. Continueremo a sostenervi in silenzio, tenendo la bocca ben chiusa per rendere più facile sopportare l'insulto.

Scriveteci e distruggete gli occupanti, da qualunque parte provengano, dalla Russia o dalla Bielorussia, dalla Cecenia o da qualunque altro posto. Saremo felici di tutte le perdite che causerete ai vostri nemici.

Ma questo odio sconsiderato verso tutto ciò che porta il nome bielorusso non vi porterà alcun alleato nel campo nemico. E la maggior parte di noi non vive nel campo nemico. Siamo da qualche parte nel vuoto, tra la luce e l'oscurità. Ci vergogniamo, veniamo coperti di insulti e abbiamo paura, ma combattiamo dalla vostra parte.

Alcuni di noi con le parole, alcuni con il pensiero, alcuni con i fatti, alcuni con le armi perché sì, ci sono bielorussi che hanno preso le armi per combattere per voi. E ci sono alcuni che semplicemente seguono le notizie, che non riescono a dormire, soffocati dall’impotenza e dalla disperazione, che maledicono coloro che hanno scatenato questa guerra.

Mille bielorussi sono stati arrestati per aver protestato contro la guerra. Spero che queste persone siano altrettante mille ragioni per non guardare alla Bielorussia con odio.

Non abbiamo scelto dove nascere. Nemmeno voi.

Parte del piano terribile di Mosca è di ingigantire l'odio. Ovunque. E hanno iniziato a mettere in atto questo piano tanto tempo fa. Per il Cremlino è fondamentale instillare l'odio tra i suoi vicini, farlo crescere perché diventi impossibile tornare indietro. Il classico "divide et impera".

Cari amici ucraini, abbiamo un nemico comune, un nemico che gioisce ogni volta che nasce un conflitto tra noi, ogni volta che vede crescere l'odio tra persone che ieri erano amiche. Putin e Lukašenko sorridono compiaciuti, di fronte ai i loro piani che vedono funzionare. Davvero è quello che vogliamo?

Abbiamo un nemico comune. Lo dico sia ai bielorussi che agli ucraini. Abbiamo un nemico comune. Non dimentichiamolo.

Anche se forse è già troppo tardi.

 

 

 

Zalesky è lo specchio di ciò

che l'Italia ha rischiato di essere.

 Ilfoglio.it- CLAUDIO CERASA-( 22 MAR 2022)- ci dice :

    

Il nostro paese era stato preso in ostaggio da un’ideologia politica tossica e trasversale, veicolata dal M5s e dalla Lega e ha rischiato di essere una nazione di utili idioti del putinismo. Elogio di un Parlamento convertito.

Nel discorso che terrà stamattina alle Camere, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zalesky, offrirà molti traumatici spunti di riflessione per provare a mettere a fuoco le due linee rosse più importanti emerse durante la guerra in Ucraina.

La prima è quella che Vladimir Putin ha scelto di oltrepassare con lo strumento della violenza, mettendo le bombe del suo esercito al servizio di un’ideologia imperialista.

La seconda linea rossa è quella che l’occidente libero ha scelto di non superare ponendo dei limiti espliciti all’utilizzo della sua forza nella difesa dell’Ucraina.

In questi giorni, nel corso degli interventi offerti al Parlamento inglese, al Congresso americano, al Bundestag tedesco e alla Knesset israeliana, le due linee rosse sono state mostrate con forza dal presidente ucraino, anche a costo di mettere i parlamenti ospitanti di fronte ai limiti delle proprie azioni. A differenza però dei precedenti interventi, quello di oggi alla Camera offrirà involontariamente alla classe dirigente politica un elemento ulteriore di riflessione che coinciderà con un’altra linea rossa che l’Italia ha rischiato di superare all’inizio di questa legislatura.

 

Zalesky, oggi alla Camera, metterà in modo crudo, di fronte agli occhi degli utili idioti del putinismo, lo specchio di quello che l’Italia ha rischiato di essere all’indomani del 4 marzo 2018. Quando un paese fondatore dell’Europa è stato preso letteralmente in ostaggio da un’ideologia politica tossica e trasversale, veicolata dal M5s e dalla Lega, il cui fine ultimo era quello di utilizzare ogni arma possibile dell’arsenale antisistema per provare a colpire con violenza gli ingranaggi dell’Europa, delle società aperte e delle democrazie liberali.

Un po’ per questioni squisitamente legate ai rigidi algoritmi imposti dall’agenda anticasta (i nemici dei miei nemici, ovvero l’Europa, sono i miei amici, e tra questi amici c’era anche la Russia di Putin). E un po’ invece per questioni oscenamente legate alla volontà strategica di stravolgere per sempre le coordinate internazionali del nostro paese.

Eppure, per quanto possa essere doloroso contare il numero di parlamentari che oggi non parteciperanno all’incontro virtuale con Zelensky e per quanto possa essere allarmante misurare i silenzi con cui alcune forze politiche hanno scelto di accogliere le minacce rivolte dalla Russia contro il nostro ministro della Difesa, la verità è che rispetto al conflitto in Ucraina l’Italia che oggi si specchia di fronte a Zelensky vede più virtù che vizi.

Vede un paese in cui i partiti che avrebbero volentieri messo l’Italia fuori dalla Nato, oltre che dall’euro, hanno via via marginalizzato le posizioni più estremiste. Vede un paese in cui il numero di partiti non ostili all’invio di armi in Ucraina numericamente non ha eguali in Europa.

Vede un paese in cui un ex presidente del Consiglio che aveva esordito come capo del governo promettendo alle Camere di essere “fautore di un’apertura verso la Russia” e che oggi si dice favorevole a usare tutte le sanzioni necessarie da mettere in campo per fermare Putin.

Vede un paese in cui persino i partiti che si trovano all’opposizione, vedi il caso di Fratelli d’Italia, hanno scelto di prendere posizione contro il putinismo e a favore dell’atlantismo.

Vede un paese che pur essendo in Europa uno dei più dipendenti dalle fonti energetiche russe ha scelto di scommettere sulla creatività rimettendo in discussione alcuni tabù del passato per diversificare nel breve termine le sue fonti di approvvigionamento energetico. Quattro anni fa, la maggioranza delle forze politiche italiane si sentiva più a suo agio a Mosca che a Bruxelles.

Quattro anni dopo, la maggioranza delle forze politiche italiane ha scelto di fare tutto il possibile per combattere Putin. I distinguo ci sono e la perfezione è lontana. Ma rispetto all’investimento fatto da Putin sull’Italia appena quattro anni fa la Russia che si specchia nei suoi pupilli italiani ha ragione a essere delusa.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

L’umanità sta creando il nostro tempo.

La cultura della disumanizzazione del nemico ideologico.

La Flotilla e il senso di Netanyahu per la Pace.