SOTTO L’INGANNO GLOBALE.
SOTTO L’INGANNO GLOBALE.
L’Unione
Europea messa in
ginocchio
dagli Straussiani.
Voltairenet.org
- Thierry Meyssan – (13 settembre 2022) – ci dice:
Un gruppuscolo
di statunitensi, sviluppatosi attorno al pensiero del filosofo Leo Strauss, ora
controlla la segreteria alla Difesa e la segreteria di Stato. Dopo aver
organizzato moltissime guerre successive a quelle della Jugoslavia, hanno
architettato la guerra in Ucraina.
Gli
Straussiani manipolano l’Unione Europea e s’apprestano a privarla delle fonti
di energia.
Se la
classe dirigente europea non apre gli occhi, l’alleanza con Washington porterà
all’affondamento dell’economia dell’Unione.
È
illusorio credere che le nazioni europee saranno risparmiate in quanto Paesi
sviluppati.
Gli
Straussiani scrissero già nel 1992 che non avrebbero esitato a distruggere la
Germania e l’UE.
Secondo
il professor Leo Strauss, è meglio essere come Hitler piuttosto che cadere
nelle sue mani.
Dal
1949 il filosofo tedesco ebreo Leo Strauss insegnò all’università di Chicago.
Molto presto radunò attorno a sé un piccolo gruppo di accoliti ebrei, scelti
fra i suoi allievi, cui riservò un insegnamento orale molto diverso da quello
esposto nelle opere scritte.
Secondo
Strauss, le democrazie erano state incapaci di proteggere gli ebrei dalla
soluzione nazista. Per evitare il ripetersi del dramma e che la mannaia si
abbattesse nuovamente sugli ebrei, i discepoli dovevano tenere il coltello
dalla parte del manico: Strauss li consigliò di costruire la propria dittatura.
Leo
Strauss chiamò i suoi discepoli opliti (i soldati di Sparta) e li istruì perché
andassero a disturbare le lezioni di alcuni suoi colleghi.
Molti
membri di questa setta hanno svolto elevatissimi incarichi negli Stati Uniti e
in Israele. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il funzionamento e
l’ideologia di questo gruppuscolo sono stati oggetto di molte polemiche. I
partigiani e gli avversari del filosofo si sono scontrati in un’infinità di
pubblicazioni. Tuttavia i fatti sono incontrovertibili.
Autori
antisemiti hanno mescolato, a torto, straussiani, comunità ebraiche della
diaspora e Stato d’Israele.
Ebbene, l’ideologia di Leo Strauss non fu mai
discussa nel mondo ebraico prima dell’11 Settembre.
Dal
punto di vista sociologico è un fenomeno settario, nient’affatto
rappresentativo della cultura ebraica.
Tuttavia,
nel 2003, alla presenza di altri dirigenti israeliani, i sionisti revisionisti
di Benjamin Netanyahu conclusero un patto con gli Straussiani statunitensi.
L’alleanza non fu mai resa pubblica.
Una
caratteristica di questo gruppuscolo è che è pronto a tutto. Per esempio,
volevano far tornare l’Iraq all’età della pietra. Ed è quanto hanno effettivamente
fatto. Secondo loro qualsiasi sacrificio è accettabile, anche da parte di loro
stessi, pur di continuare a essere i primi; non i migliori, ma i primi!
Nel
1992 un consigliere del segretario alla Difesa, lo straussiano Paul Wolfowitz,
redasse il “Defense Planning Guidance”, il primo documento ufficiale Usa
ispirato al pensiero di Leo Strauss .
Wolfowitz
fu iniziato al pensiero di Strauss dal filosofo statunitense Allan Bloom (amico
del francese Raymond Aron) e conobbe Strauss solo al termine dell’insegnamento
a Chicago. Ciononostante, l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Jeane
Kirkpatrick, ha individuato in Wolfowitz «una delle grandi figure straussiane».
Nel
contesto del crollo dell’Unione Sovietica, Wolfowitz ha elaborato una strategia
per mantenere l’egemonia degli Stati Uniti sul resto del mondo.
Il “Defense
Planning Guidance” avrebbe dovuto rimanere riservato, ma il New York Times ne
rivelò le linee principali e ne pubblicò alcuni stralci. Tre giorni dopo il
Washington Post ne rivelò altri dettagli. Il testo originale non fu mai
pubblicato, ne circolò una versione rivista dal segretario alla Difesa (e
futuro vicepresidente) Dick Cheney.
Si sa
che il documento originale si fonda su una serie di riunioni cui parteciparono
gli straussiani Andrew Marshall, teorico del Pentagono che fu sostituito tre
anni dopo la sua morte da Arthur Cebrowski, poi Albert Wohlstetter, l’ideatore
della strategia della dissuasione atomica, nonché suo genero Richard Perle,
futuro direttore del “Defence Policy Board”. Il “Defense Planning Guidance” fu
redatto da un allievo di Wohlstetter, Zalmay Khalilzad, futuro ambasciatore
all’Onu.
Il
documento parla di un nuovo «ordine mondiale […] alla fine retto dagli Stati
Uniti», ove la superpotenza avrebbe stretto soltanto alleanze contingenti, a
seconda dei conflitti.
L’Onu, e persino la Nato, avrebbero dovuto essere
progressivamente messi da parte.
In
senso più ampio, la dottrina Wolfowitz teorizza la necessità per gli Stati
Uniti di bloccare l’emergere di ogni potenziale minaccia alla propria egemonia,
segnatamente di «nazioni avanzate», come Germania e Giappone.
In
particolare viene presa di mira l’Unione Europea:
«Benché
gli Stati Uniti sostengano il progetto d’integrazione europea, dobbiamo
vigilare per prevenire l’emergere di un sistema di sicurezza esclusivamente
europeo, che minerebbe la Nato, in particolare la sua struttura di comando
integrato».
Di conseguenza, gli europei saranno invitati a
inserire nel Trattato di Maastricht una clausola che subordina la loro politica
di difesa a quella della Nato, mentre il rapporto del Pentagono raccomanderà
l’integrazione nell’Unione Europea di nuovi Stati dell’Europa centrale e
orientale, cui al tempo stesso verrà accordato il vantaggio di un’intesa
militare con gli Stati Uniti che li protegga da eventuale attacco russo.
Il
documento è pazientemente messo in atto da trent’anni.
Il Trattato di Maastricht, titolo V, articolo J4, paragrafo 4
stabilisce:
«La politica dell’Unione ai sensi del presente
articolo non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di
difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi derivanti per alcuni Stati
membri dal trattato dell’Atlantico del Nord ed è compatibile con la politica di
sicurezza e di difesa comune adottata in questo ambito».
Queste
disposizioni sono state riprese da diversi testi, anche dall’art. 42 del Trattato
sull’Unione Europea.
Gli Stati membri dell’ex Patto di Varsavia
hanno aderito quasi tutti all’Unione Europea. La loro decisione è stata una
scelta imposta da Washington e annunciata dal segretario di Stato James Baker
poco prima della riunione del Consiglio europeo che l’ha avallata.
Nel
Duemila Paul Wolfowitz fu, con Zbigniew Brzezinski, il principale oratore di un
vasto convegno ucraino-statunitense a Washington, organizzato dai nazionalisti
integralisti ucraini rifugiati negli Usa.
Wolfowitz
s’impegnò a sostenere l’Ucraina indipendente, a provocare l’entrata in guerra
della Russia contro Kiev e infine a finanziare la distruzione del rivale degli
Stati Uniti che stava rifiorendo.
Gli
impegni sono stati messi in atto con l’“Ukraine Democracy Defense Lend-Lease
Act of 2022”, adottato il 28 aprile 2022:
l’Ucraina è dispensata da ogni procedura di
controllo degli armamenti, in particolare dalla certificazione della
destinazione finale; costosissime armi sono concesse in prestito-noleggio dagli
Usa all’UE per difendere l’Ucraina. Quando la guerra sarà finita gli europei
dovranno pagare quanto consumato. E il conto sarà salato.
Victoria
Nuland e Antony Blinken spesso nell’ufficio di John Kerry.
Benché
le élite europee abbiano finora tratto beneficio dall’alleanza con gli Stati
Uniti, non devono meravigliarsi se, come vuole il “Defense Planning Guidance”,
oggi Washington tenta di distruggerle.
Già
dopo gli attentati dell’11 Settembre hanno potuto constatare ciò di cui gli Usa
sono capaci: Paul Wolfowitz impedì ai Paesi che avevano espresso riserve sulla guerra
contro l’Iraq, come Germania e Francia, di concludere contratti per la
ricostruzione del Paese.
Nella
congiuntura attuale l’aumento dei prezzi delle fonti di energia, cui se n’è
aggiunta la penuria, minacciano non solo il riscaldamento e il trasporto dei
cittadini, ma soprattutto la sopravvivenza delle industrie. Se il fenomeno si
protrarrà sarà l’insieme dell’economia europea a crollare bruscamente, facendo
retrocedere la popolazione di almeno un secolo.
È un
fenomeno difficile da analizzare dal momento che i prezzi e la disponibilità
delle fonti di energia dipendono da numerosi fattori.
Innanzitutto
i prezzi derivano dalla domanda e dall’offerta. Sono dunque risaliti con la
ripresa dell’economia globale dopo la fine della pandemia di Covid-19.
Secondariamente
le fonti di energia sono l’obiettivo principale degli speculatori, ancor più
delle monete. Il prezzo mondiale del petrolio può aumentare di 2,5 volte per
effetto solo della speculazione.
Questi
sono fenomeni ricorrenti e conosciuti. Ma le sanzioni contro la Russia, rea
di aver voluto applicare l’Accordo di Minsk II, di cui si era fatta garante di
fronte al Consiglio di Sicurezza, hanno mandato in frantumi il mercato mondiale.
Ora il
prezzo globale non esiste più, i prezzi si differenziano a seconda dei Paesi
dei venditori e degli acquirenti. I prezzi dell’energia sono tuttora quotati in
borsa a Wall Street e alla City, ma non hanno alcun rapporto con i prezzi
praticati a Beijing o a Nuova Delhi.
Ma,
soprattutto, petrolio e gas, prima abbondanti nell’Unione Europea, ora qui
cominciano a scarseggiare, pur continuando a sovrabbondare a livello globale.
Tutti
i nostri punti di riferimento sono stravolti. I nostri strumenti statistici,
concepiti per il mercato globale, si rivelano inutili. Possiamo solo formulare
ipotesi, ma non abbiamo strumenti per verificarle. Questo permette a tanti
“esperti” di raccontare con aria dotta un sacco di idiozie; di fatto tutti si
sbizzarriscono in pronostici.
Uno
dei nuovi fattori è il riflusso dei dollari che servivano per gli scambi,
nonché per la speculazione, e che non sono più utilizzabili in determinati
Paesi.
Questa moneta, soprattutto virtuale, esce
dalla Russia e dai Paesi suoi alleati per andare o tornare in Paesi dove ha
ancora corso. Un fenomeno gigantesco che la Riserva federale e le forze armate
Usa hanno sempre voluto evitare, ma che gli straussiani dell’amministrazione
Biden (il segretario di Stato Antony Blinken e la vice Victoria Nuland) hanno
deliberatamente provocato.
Convinti,
a torto, che la Russia ha invaso l’Ucraina e intende annetterla, gli europei si
sono auto-vietati di commerciare con Mosca.
Continuano
a usare gas russo, ma sono persuasi che Gazprom chiuderà il rubinetto.
Per
esempio, la stampa europea ha annunciato che la compagnia russa avrebbe chiuso
il gasdotto Nord Stream, sebbene la società avesse solo avvertito di
un’interruzione di tre giorni per ragioni tecniche.
Normalmente
le forniture dei gasdotti vengono interrotte due giorni ogni due mesi per
manutenzione. In questo caso, il blocco occidentale, che impediva la restituzione delle
turbine inviate in Canada per la riparazione, ha creato intralci a Gazprom.
Poco importa, la popolazione europea ha capito che i cattivi russi avrebbero
chiuso il gas alla vigilia dell’inverno.
La
propaganda europea mira a preparare l’opinione pubblica alla chiusura
definitiva del gasdotto, addossandone la responsabilità alla Russia.
In
questa vicenda gli europei non fanno che applicare le direttive degli
straussiani: sabotano la propria industria a danno dei cittadini. Già alcune imprese energivore hanno
ridotto la produzione, se non addirittura chiuso.
Il
processo di decadenza dell’Unione Europea sarà inarrestabile fintanto che
qualcuno oserà opporvisi. Con grande sorpresa generale, il 3 settembre si è
svolta a Praga una manifestazione a favore della Russia. La polizia ha ammesso
la partecipazione di 70 mila persone, su 10 milioni di abitanti; probabilmente
i manifestanti erano più numerosi. I commentatori politici li hanno denigrati
definendoli «utili idioti di Putin». Sono insulti che mascherano malamente il
disagio delle élite europee.
Gli
esperti di energia considerano inevitabili interruzioni di corrente in tutta
l’Unione. Solo
l’Ungheria, che ha ottenuto alcune dispense, potrebbe sfuggire alle regole del
mercato unico dell’energia. I Paesi in grado di produrre elettricità la dovranno
condividere con i Paesi incapaci di produrla, non importa se per iattura o
imprevidenza.
Bruxelles
dovrebbe cominciare da un abbassamento di tensione elettrica, poi decretare
interruzioni notturne, infine diurne. I privati avranno difficoltà nell’uso
degli ascensori, per il riscaldamento invernale, per cucinare, se utilizzano
fornelli elettrici; inoltre, chi utilizza treni, autobus o vetture elettriche
avrà difficoltà negli spostamenti.
Le imprese energivore, come gli altiforni, dovrebbero
chiudere. Alcune infrastrutture dovrebbero diventare impraticabili: per esempio
i tunnel oltre una certa lunghezza, che non potranno più essere aerati.
Ma, soprattutto, gli impianti elettronici, concepiti
per funzionare ininterrottamente, non sopporteranno ripetute interruzioni. Sarà
il caso, per esempio, delle reti di telefonia mobile, che dopo tre mesi di
simile trattamento saranno inservibili.
Nei
Paesi del terzo mondo, ove l’elettricità scarseggia, si utilizzano led a batteria per
illuminazione e UPS [gruppi di continuità] per alimentare macchine che
consumano poco, come computer o televisori. Ma sono strumenti non
commercializzati nell’Unione.
Il PIL
dell’Unione è già diminuito di quasi l’1%. La recessione continuerà, come pianificato
dagli straussiani, o i cittadini dell’Unione si opporranno come ha cominciato a
fare parte del popolo ceco?
Gli
straussiani andranno fino in fondo. Hanno approfittato della decadenza
statunitense per arrogarsi il Potere, quello vero. Giacché un tossicodipendente, mai eletto, può utilizzare aerei ufficiali a
gogò per fare affari ovunque nel mondo, gli straussiani si sono installati con
discrezione all’ombra del presidente Biden e governano in sua vece.
I
dirigenti europei dal canto loro o sono ciechi o troppo coinvolti per fermarsi,
per riconoscere trent’anni di errori e invertire la rotta.
Cosa
va ricordato:
Gli straussiani sono una setta di fanatici pronta a
tutto pur di mantenere la supremazia degli Stati Uniti sul mondo. Hanno pianificato
le guerre che funestano il mondo da trent’anni e l’attuale in Ucraina.
Hanno persuaso l’Unione Europea che Mosca
voleva annettersi l’Ucraina, poi tutta l’Europa centrale, convincendo Bruxelles
a bloccare ogni transazione commerciale con la Russia.
La crisi energetica, solo agli inizi, spinge
l’Unione Europea verso interruzioni di elettricità e di corrente che
provocheranno devastazioni sul tenore di vita dei cittadini e sull’economia.
(Thierry
Meyssan )
Zelensky:
l’inganno
della
controffensiva.
Voltairenet.org
- Thierry Meyssan – (20-9-2022) – ci dice:
Il
presidente Zelensky e i suoi alleati della Nato hanno lanciato una
controffensiva contro le truppe russe, scegliendo un territorio che ne era
sguarnito e che Mosca non intendeva occupare. Possono così celebrare in pompa
magna una vittoria senza nemici e senza combattimento. Analisi di un bluff che
convince solo chi vuole lasciarsi convincere, ovvero il pubblico occidentale.
Il
presidente Zelensky assiste all’alzabandiera ucraina a Izyum “liberata”.
Kiev
ha annunciato con rulli di tamburo e squilli di tromba una controffensiva nella
regione di Karkiv, ossia di fronte al Donbass. Le forze sostenute dalla Nato
sono riuscite a “liberare” una porzione di territorio lunga 70 chilometri e
profonda una trentina.
A
Izium il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato la «prossima vittoria»
sull’«invasore» russo.
La
stampa occidentale parla di disfatta russa e s’interroga su un possibile
complotto per rovesciare il «presidente sconfitto» Vladimir Putin.
Un
racconto che non sta né in cielo né in terra, una produzione Nato.
In
realtà le forze occidentali non sono mai entrate in Donbass, non nella
repubblica di Lugansk né in quella di Donetsk.
Si
sono riprese territori che l’esercito russo aveva conquistato, ma mai occupato.
All’inizio
dell’operazione in Ucraina il presidente Putin aveva annunciato di voler
difendere le due repubbliche del Donbass, di voler «denazificare» (ossia
liberare dai nazionalisti integralisti) l’Ucraina, senza però annetterla.
Successivamente,
Putin ha annunciato di voler anche far pagare agli ucraini la guerra scatenata
annettendo il sud del Paese.
Due le
opzioni di Putin: annettere la Novorossia o annettere la Makhnovchtchina, due
territori di tradizione russa che in gran parte si sovrappongono.
La
Novorossia, letteralmente Nuova Russia, è la colonia popolata da russi
conquistata da Grigori Potemkin, il favorito della zarina Caterina II, ai danni
dell’impero ottomano.
Ne fa
parte tutto il sud dell’attuale Ucraina, compresa la Crimea, fino alla piccola
porzione dell’attuale Moldavia, la Transnistria.
La Novorossia non ha mai vissuto gli orrori
della servitù della gleba che Caterina II non riuscì a debellare dal suo
impero.
Il
maresciallo Potemkin vi fondò uno Stato illuminato, ispirato alla Grecia e a
Roma antiche. La Novorossia fu governata per un periodo da un ufficiale
francese, amico personale di Alessandro I, Armand de Vignerot du Plessis, duca
di Richelieu e futuro presidente del consiglio dei ministri francese.
Il territorio
della Makhnovchtchina, poi si è progressivamente esteso a tutta la zona,
incluse Kershon e Izium.
La
Makhnovchtchina è il territorio in cui nel 1918 trionfò l’Armata nera
dell’anarchico contadino Nestor Makhno.
Riuscì
a liberarsi dal potere di Kiev, detenuto all’epoca da Symon Petliura e Dmytro
Dontsov, protettore e fondatore dei nazionalisti integralisti, i cui successori
sono oggi al potere in Ucraina, definiti dalla Russia «nazisti».
I partigiani di Makhno instaurarono un regime
libertario nel sud-est del Paese, ispirato alle idee dei socialisti francesi
del XIX secolo (Charles Fourier, Pierre-Joseph Proudhon), ma soprattutto
influenzato da Pierre Kropotkin: l’istituzione di comuni autogestiti.
La Makhnovchtchina fu rovesciata e i suoi
aderenti massacrati durante gli attacchi provenienti dall’impero tedesco, dai
nazionalisti integralisti ucraini, nonché dei bolscevichi trotzkisti.
Putin
ha scelto infine la Novorossia e ora la rivendica ufficialmente.
La
zona “liberata” dall’esercito di Kiev è stata per breve tempo parte di uno dei
più grandi Paesi anarchici del mondo, quello di Nestor Makhno; non ha mai fatto
parte della Novorossia.
Il governo di Kiev ha riconquistato, come
accadde nel periodo fra le due guerre, questa piccola porzione di territorio.
Secondo
la prospettiva russa, Kiev ha riconquistato un territorio che Mosca a suo tempo
aveva pensato di annettere, cui però alla fine ha rinunciato, dove non c’erano truppe
russe, solo poliziotti di frontiera e del Donbass. Sono costoro che sono
fuggiti con la coda fra le gambe. Non ci sono stati combattimenti, tanto meno
c’è stata una sconfitta.
In
questo contesto le lunghe dissertazioni dei media occidentali su un complotto
di generali per rovesciare il presidente Putin «sconfitto» sono pure
invenzioni.
Sarebbe
diverso se le forze occidentali riprendessero Kershon, porto situato sul Dnepr
appena prima che sfoci nel Mar Nero. Una seconda operazione è pianificata
attorno alla centrale di Zaporijia.
Ma non
ci siamo ancora.
L’inganno
del presidente Zelensky consiste nel presentare come una battaglia un
avanzamento delle sue truppe in un territorio non occupato.
Un’astuzia
che gli ha permesso di chiedere altri miliardi agli Occidentali; infatti la
“controffensiva” è stata lanciata il 6 settembre: due giorni dopo, l’8
settembre, una cinquantina di Paesi si sono riuniti nella base statunitense di
Ramstein (Germania) per decidere di fornire nuove armi all’Ucraina. Siccome nessun Paese aveva
disponibilità in bilancio, le spese sono state anticipate dagli Stati Uniti, in nome dell’”Ukraine Democracy
Defense Lend-Lease Act of 2022”. Le altre nazioni pagheranno in seguito − e pagheranno −
quanto spendono oggi a credito.
Il 9 e
10 settembre l’“Institute for the Study of War” ha rivelato dettagli sull’avanzata
delle truppe ucraine e la calorosa accoglienza delle popolazioni.
Una
messinscena che la stampa occidentale si è bevuta e diffonde. Ma questo
istituto è un covo di Straussiani.
È diretto da Kimberly Kagan, cognata della
vicesegretaria di Stato Victoria Nuland. Tra gli amministratori figura Bill
Kristol, ex presidente del Progetto per un nuovo secolo americano, nonché il
generale David Petraeus, che distrusse l’Iraq e l’Afghanistan.
L’11
settembre l’agenzia Reuters-Thompson ha affermato che migliaia di soldati russi
erano in fuga.
Ha
parlato di «duro colpo per la Russia»; in realtà lo stato-maggiore russo ha
ordinato il ritiro immediato da un territorio di cui non vuole farsi carico.
Quando
Donald Trump estromise gli Straussiani dalla propria amministrazione, Victoria
Nuland divenne una dei direttori dell’agenzia Reuters.
Il
dispaccio della Reuters è stato firmato da Max Hunder, laureato di Eton, la
scuola più facoltosa d’Inghilterra. Poco dopo il ministro della Difesa
britannico ha confermato la notizia d’agenzia.
Il 12
settembre la truffa è convalidata dal New York Times, che dedica due pagine
alla celebrazione del valoroso presidente Zelensky. Il resto della stampa occidentale
rilancia senza riflettere.
Per
mera sfortuna, nel momento in cui il quotidiano newyorchese va in edicola, le
centrali elettriche ucraine sono fuori uso perché colpite nella notte da
missili. L’Ucraina è al buio. La controffensiva anche.
Il
presidente Putin, esasperato dalla malafede occidentale, dichiara che finora la
Russia ha dispiegato contro i «nazisti» di Kiev una piccola parte delle proprie
forze e che, se necessario, le future azioni avranno tutt’altra portata.
I capi
di Stato presenti al vertice dell’OCS di Samarcanda.
A
Samarcanda, al vertice dell’”Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai” (OCS), il resto del mondo, che ha gli occhi per vedere − a
differenza degli Occidentali che hanno orecchie solo per ascoltare baggianate − ha accolto calorosamente la
delegazione russa.
All’epoca
di Eltsin, Cina e Russia crearono una struttura di contatto.
Il capo del governo russo, Evgenij Primakov,
riconobbe confini stabili con Beijing. Nel 1996 il gruppo di contatto
divenne un forum internazionale cui si aggiunsero gli Stati dell’Asia Centrale
(Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan); in seguito, poco prima
degli attentati dell’11 settembre 2001, divenne l’odierno OCS.
La
Russia e la Cina avevano già capito che gli anglosassoni fomentavano disordini
in Asia centrale. Hanno perciò sviluppato programmi contro il terrorismo e il
separatismo. I successivi avvenimenti hanno dato loro ragione.
In
vent’anni l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai ha continuato ad
allargarsi.
L’OCS
si è rapidamente sviluppata. Sono entrati India, Pakistan e Iran. La
Bielorussia si sta preparando. L’Afghanistan e la Mongolia sono osservatori.
Altri 14 Stati ne sono partner. L’OCS si distingue per uno spirito molto
diverso da quello delle organizzazioni occidentali. In un certo modo vi si può vedere il
prosieguo dello spirito di Bandung: sovranità degli Stati, non ingerenza
reciproca, nonché cooperazione.
L’OCS
rassicura e riunisce.
Oggi
rappresenta un quarto della popolazione mondiale, ovvero i due terzi se si
considerano gli Stati osservatori. Non vi si fanno progetti campati in aria, gridando
vittoria quando ci s’insedia in un territorio da altri non rivendicato né
difeso.
(Thierry
Meyssan)
La
crisi climatica ha un’unica
soluzione:
uscire dal capitalismo
sinistrainrete.info
- Fabrizio Venafro – (18 settembre 2022) – ci dice:
Ciò
che spicca nelle elezioni degli ultimi decenni è l’assenza di reali alternative
al sistema attuale.
Partiti
senza una vera visione politica di lungo periodo non sembrano contrapporsi per
visioni globali divergenti ma per correttivi anodini di un sistema che non
regge più ma che viene unanimemente condiviso.
Le
logiche di mercato, non contestate da alcuno dei partecipanti alle elezioni,
non lasciano alcuno spazio di autonomia alla politica, chiamata a blindare e a
rafforzare le dinamiche di competitività sfrenata tra individui, gruppi
economici e stati.
Questo
vuoto della politica risulta ancora più evidente in quelle forze che per
vocazione storica dovrebbero anelare a un cambiamento dei rapporti sociali, dei
rapporti di classe si sarebbe detto un tempo, e quindi a una trasformazione
radicale del sistema.
Tale
ruolo era ricoperto in passato dai partiti social-comunisti che avevano come
aspirazione massima il superamento del capitalismo. Paradossalmente, oggi che
il capitalismo presenta contraddizioni drammatiche e insanabili tale critica è
quasi del tutto scomparsa se si eccettuano pochi cenacoli di intellettuali.
A dire
il vero, l’obiettivo del superamento del sistema capitalista è venuto sbiadendo
gradualmente già dagli anni seguenti il secondo dopoguerra.
Il
compromesso keynesiano aveva già conquistato la classe operaia con l’illusione
che questa avrebbe potuto godere di una buona fetta della torta. In seguito,
l’affermarsi della razionalità neoliberale ha dato il colpo di grazia
all’attecchimento di un qualsiasi pensiero critico che mettesse in discussione
i dogmi del libero mercato strutturato sulla competizione senza quartiere.
Nel
1994, Marco Revelli scriveva “Le due destre”, in cui prendeva atto che nel
panorama politico italiano non esisteva più la classica contrapposizione tra
destra e sinistra.
A
fronteggiarsi si trovavano due destre: l’una tecnocratica ed elitaria (liberale
globalista), l’altra populista e plebiscitaria (fascistoide nazionalista).
Entrambe operavano da sponda istituzionale per
gestire il passaggio alla società postmoderna nella quale una nuova ragione del
mondo avrebbe soppiantato tutti gli schemi appartenenti alla società fordista e
al compromesso tra capitale e lavoro.
Oggi,
il capitalismo mostra il drammatico fallimento delle promesse di benessere e
felicità diffusi. La disuguaglianza è aumentata a livelli mai registrati nella
storia recente e meno recente. Sono aumentati anche i conflitti, nonostante la
caduta del blocco sovietico; il venir meno della guerra fredda ha aperto la
stura ai molti conflitti caldi e ha lasciato libera la bestia americana di
azzannare chiunque fosse sospettato di minare ai suoi interessi, come
prescriveva la dottrina Clinton.
La
povertà è aumentata anche negli stati a economia avanzata, grazie all’attacco
al mondo del lavoro e alla scelta degli stati di abiurare al loro ruolo di
garante del compromesso tra capitale e lavoro. Anzi è stata spianata la strada
affinché il capitale fosse libero di esprimere tutta la propria aggressività.
È
aumentata anche la precarietà dei lavoratori che va di pari passo alla
compressione del loro potere d’acquisto. La crisi climatica ha raggiunto un
punto di non ritorno e gli eventi meteorologici avversi, quali siccità,
inondazioni, uragani, si abbattono soprattutto su popolazioni e ceti già
provati dai disagi creati dal capitale. Corollario di cambiamenti climatici e
guerre sono le crescenti migrazioni tra gli stati, dovute al tentativo di fuggire
da situazioni drammatiche nella speranza di trovare altrove un habitat più
favorevole.
Nonostante
il capitalismo ci abbia regalato un mondo peggiore, a livello globale, sembra
che la sua egemonia non venga meno. Alla coscienza di alcuni che il
modello non funziona più e produce solo disastri per le collettività,
corrisponde l’assenza da parte dei più di una vera critica che ne metta in
dubbio la funzionalità.
Il
panorama politico italiano, ma non solo, rispecchia tale contraddizione. Nessuno che si interroghi sul futuro
dell’umanità rimanendo ancorati su fattori tecnici utili a dare risposte sul
breve periodo. La politica è ridotta ad amministrazione, a tecnocrazia. Il programma massimo, coincidente
con il proseguire di uno sviluppo capitalistico votato a un’accumulazione
permanente e distruttiva, non viene messo in discussione. La stessa tecnocrazia serve a
mascherare di neutralità e di ineluttabilità decisioni politiche prese a monte.
Mentre la nave affonda, ci si preoccupa di drenare acqua con i secchi anziché
tappare la falla.
Negli
anni successivi al dopoguerra, nell’ambito della Scuola di Francoforte ci si
interrogava su chi potesse essere il soggetto rivoluzionario, dato che la
classe operaia era stata conquistata dalle sirene del capitale che aveva
promesso una fetta più ampia della torta.
Alcuni
individuavano tale soggetto tra le frange più disagiate, tra il
sottoproletariato, tra i nuovi immigrati ma tali previsioni si sono rivelavate
errate. Soprattutto,
la nuova razionalità neoliberale, con la frammentazione dei gruppi collettivi,
il rifiuto dell’intermediazione e l’individualizzazione spinta, ha impedito la
formazione di una coscienza critica analoga a quella formatasi nel movimento
operaio otto-novecentesco.
Negli
ultimi decenni, non solo è mancata la domanda su chi potessero incarnare le
contraddizioni del capitalismo e promuovere una rivoluzione antisistema, ma è
mancata la stessa critica radicale al sistema, il desiderio di superare il
capitalismo. L’omologazione è stata quasi totale.
Eppure,
c’è una questione dirompente che riporta i nodi al pettine e aspetta solo
qualcuno che ne comprenda la portata rivoluzionaria. La crisi ambientale è l’unica la cui
faglia non può essere nascosta dal capitalismo.
La
voracità di quest’ultimo in nome di un’accumulazione fine a sé stessa, la sua
necessità a fagocitare le risorse naturali e a scaricare rifiuti e inquinamento
nell’ambiente, la sua tendenza all’esternalizzazione dei costi che gli
impedisce di valutarne l’impatto rappresentano tutti aspetti non emendabili.
Intervenire
su tali aspetti significherebbe mutare la natura stessa del capitalismo e
quindi porsi in direzione di un suo superamento. Il capitalismo ha capito la gravità
della situazione. Per questo ha promosso per decenni campagne di negazionismo
per occultare i danni dovuti al modello di accumulazione. A ciò si deve il
ritardo con il quale la comunità politica è arrivata a prendere in
considerazione i moniti del mondo scientifico che anni addietro venivano
considerati eccessivamente allarmistici.
Negli
ultimi anni, un filone di studi efficacemente ripercorso da John Bellamy
Forster (Ecologia, in M. Musto, Marx revival, 2019, Donzelli) ha evidenziato
come Marx abbia denunciato la spoliazione della natura prima della nascita del
pensiero ecologico borghese.
Nei suoi scritti lo sfruttamento della natura
e quello dell’uomo rappresentano le due facce della medaglia del capitalismo. Si pensi alle
osservazioni su «come il capitalismo ha depredato la natura» e su «come ha
spogliato gli esseri umani della loro essenza naturale-fisica (oltre che
intellettuale), usandoli prematuramente per poi gettarli via, senza costi per
il capitale».
Inoltre sono descritte due concezioni della crisi
ecologica pienamente attuali: crisi economiche causate dall’ambiente, dalla
crescente scarsità di risorse naturali e dal crescente aumento dei costi
dell’offerta; crisi ecologiche vere e proprie, le quali non sono contemplate
dal capitalismo come costi in virtù delle sue capacità esternalizzanti.
Oggi
queste crisi sono evidenti più che mai e il cambiamento climatico, che ha
indotto gli scienziati a parlare dell’avvento di una nuova era, l’Antropocene,
sta mostrando come il capitalismo possa perpetuarsi solo a scapito
dell’esistenza del genere umano.
Ancora
una volta distruzione della natura e dell’umanità vanno di pari passo. Quelle
promesse di felicità e benessere che il capitale aveva fatto e con le quali
aveva illuso anche i propri antagonisti si sono infrante sul muro di un sistema
autoreferenziale. Nel quale il mezzo è diventato il fine e l’uomo, al pari
della natura, è subordinato a produzione e consumo.
Se ci
si ferma a riflettere sul futuro dell’umanità, si comprende come quelle
fratture evidenziate sopra non potranno che aumentare a causa della crisi
climatica.
Per questa ragione, nulla più della crisi ecologica, nel XXI secolo, può
assumere quella portata universale e rivoluzionaria che, nel XX secolo, si
riteneva avesse la classe operaia, sola in grado di azione rivoluzionaria in
quanto principale vittima dell’alienazione e della disumanizzazione del
sistema. Tanto
che oggi si comincia a parlare di un nascente proletariato ambientale come
unico portatore di una carica rivoluzionaria allo stesso tempo ecologica e
sociale.
In fondo, i movimenti dei Fridays For Future
sono la naturale evoluzione di quelli di Occupy Wall Street dato che entrambi
hanno uno stesso nemico: quell’un per cento più ricco che alimenta un sistema di
accumulazione che va a detrimento della stragrande maggioranza dell’umanità.
Se si
auspicano soluzioni per la crisi ambientale, sarebbe miope cercarle all’interno
di un sistema dominato dalla logica capitalista.
Si
possono individuare soluzioni anodine all’interno del sistema stesso, come il
ricorso ad energie green ed ecosostenibili.
Ma, in
realtà, la contraddizione, con tutto il suo portato di catastrofe ecologica e
umana, esploderà in modo deflagrante. L’emergenza richiede una critica radicale
e un mutamento sistemico.
Le
teorie della decrescita, se semanticamente poco attraenti, colgono però il
nocciolo del problema. Rappresentano quanto auspicato giusto cinquant’anni fa
dagli scienziati che, incaricati dal Club di Roma, produssero quel
pionieristico studio su I limiti dello sviluppo.
La soluzione auspicata in quello studio era
incompatibile con il capitalismo. Infatti, in luogo di una continua
competizione volta a generare una distruzione (di ambiente e risorse naturali)
creatrice (di merci inutili, rifiuti e inquinamento), si auspicava una collaborazione
tra Nord e Sud del mondo con una riduzione del tenore consumista del primo e
uno sviluppo rispettoso dell’ambiente del secondo grazie alle tecnologie
offerte dai paesi ricchi.
Ciò che deve essere abbandonato è il dogma
produttivista con annesso mantra del Pil. Questo a sua volta basato sulla
crescita della produzione e del consumo di merci non necessarie che drogano
artificialmente l’economia producendo esternalità non più tollerabili. Di fatto
si tratta di uscire dal capitalismo. Il che, come ha affermato Mélenchon, non è
una posizione ideologica ma di necessità.
A
cogliere il testimone della rivolta, come argomenta Forster, potranno essere le
popolazioni del sud del mondo, più esposte alle contraddizioni del capitalismo.
La stragrande maggioranza dell’umanità
emarginata dagli interessi dominanti a fronte di un mondo sempre più
disumanizzato potrà prendere coscienza della ineluttabilità di un mondo
caratterizzato da uno sviluppo umano sostenibile.
Allora si potrà prendere atto della necessità della traduzione
della critica ecologica classica marxiana nella prassi rivoluzionaria
contemporanea.
Il
conflitto in Ucraina accelera
la
fine del dominio dell’Occidente.
Sinistrainrete.info
- Thierry Meyssan – ( 5 settembre 2022) – ci dice :
Il
conflitto ucraino, presentato come un’aggressione della Russia, è invece
l’applicazione della risoluzione 2202 del 17 febbraio 2015 del Consiglio di
Sicurezza.
Francia
e Germania non hanno tenuto fede agli impegni assunti con l’Accordo di Minsk
II, quindi per sette anni la Russia si è preparata allo scontro attuale. Mosca ha previsto le sanzioni
occidentali con molto anticipo, sicché le sono bastati due mesi per aggirarle. Le sanzioni scompaginano la
globalizzazione statunitense, perturbano le economie occidentali spezzando le
catene di approvvigionamento, facendo rifluire i dollari verso Washington e
provocando un’inflazione generale, causando infine una crisi energetica.
Chi la
fa l’aspetti: gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno scavando la fossa con le
proprie mani. Nel frattempo le entrate del Tesoro russo in sei mesi sono
aumentate del 32%.
Nei
sette anni appena trascorsi spettava alle potenze garanti dell’Accordo di Minsk
II (Germania, Francia, Ucraina e Russia) farlo rispettare. Non l’hanno fatto,
sebbene l’intesa sia stata avallata e legalizzata il 17 febbraio 2015 dal
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e a dispetto delle affermazioni
sulla necessità di proteggere i cittadini ucraini, minacciati dal loro stesso
governo.
Il 31
gennaio 2022, allorquando cominciavano a circolare notizie su un possibile
intervento militare russo, il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale
di Difesa ucraino, Oleksy Danilov, sfidava Germania, Francia, Russia e Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite dichiarando: «Il rispetto degli Accordi di Minsk
significa la distruzione del Paese. Quando furono firmati sotto la minaccia
armata dei russi e sotto lo sguardo di tedeschi e francesi era
già chiaro a tutte le persone razionali che sarebbe stato impossibile
applicarli».
Sette
anni dopo, quando il numero di ucraini uccisi dal governo di Kiev ha superato i
12 mila secondo la versione ucraina e i 20 mila secondo la Commissione
d’inchiesta russa, solo allora Mosca ha lanciato un’«operazione militare
speciale» contro i «nazionalisti integralisti» ucraini (come vogliono essere
chiamati), che i russi definiscono «neonazisti».
Sin
dall’inizio dell’operazione la Russia ha dichiarato che si sarebbe limitata a
soccorrere le popolazioni e a «denazificare» l’Ucraina, non già a occuparla. Ciononostante gli Occidentali hanno
accusata la Russia di voler prendere Kiev, di voler rovesciare il presidente
Zelensky e annettere l’Ucraina; azioni che evidentemente i russi non hanno fatto.
Soltanto
dopo l’esecuzione di uno dei negoziatori ucraini, Denis Kireev, ucciso dai
servizi di sicurezza del proprio Paese (SBU), e la sospensione dei colloqui da
parte del presidente Zelensky, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato
di voler inasprire le pretese russe.
Ora la
Federazione reclama la Novorussia, ossia tutto il sud dell’Ucraina, territorio
storicamente russo dai tempi della zarina Caterina II, salvo un’interruzione di
33 anni.
Deve
essere chiaro che, se la Russia non ha fatto nulla per sette anni, non è stato
per insensibilità verso il massacro delle popolazioni russofone del Donbass, ma
perché si preparava a fronteggiare la prevedibile risposta occidentale.
Secondo
la classica citazione del ministro degli esteri dello zar Alessandro II,
principe Alessandro Grotchakov:
«È ferma intenzione dell’imperatore consacrare la
propria sollecitudine preferibilmente al benessere dei sudditi, allo sviluppo
delle risorse interne del Paese; questi sforzi potrebbero essere riversati
all’esterno solo se gli interessi positivi della Russia lo esigessero
imperativamente. Si rimprovera alla Russia l’isolamento e il silenzio di fronte
a fatti che contrastano con il diritto e l’equità. Si dice che la Russia tenga
il broncio. La Russia non tiene il broncio: si raccoglie.»
Gli
Occidentali hanno qualificato l’operazione di polizia russa «aggressione».
Passo
dopo passo, sono arrivati a dipingere la Russia una «dittatura» e la sua
politica estera «imperialismo».
Nessuno
sembra aver letto l’Accordo di Minsk II, benché validato dal Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite. In un colloquio telefonico, rivelato dall’Eliseo, fra
i presidenti Putin e Macron, quest’ultimo manifesta disinteresse per le sorti
della popolazione del Donbass, ossia disprezzo per l’Accordo di Minsk II.
Oggi i
servizi segreti occidentali soccorrono i «nazionalisti integralisti» ucraini (i
«neonazisti», secondo la terminologia russa) e, invece di cercare una soluzione
pacifica, tentano di distruggere la Russia dall’interno.
Per il
diritto internazionale, Mosca ha solo applicato la risoluzione del 2015 del
Consiglio di Sicurezza. Si può deplorarne la brutalità, ma non la si può
rimproverare di aver agito precipitosamente (sette anni!), né di essere
nell’illegalità (risoluzione 2202).
I
presidenti Petro Poroshenko, François Hollande, Vladimir Putin e la cancelliera
Angela Merkel si erano impegnati, in una dichiarazione «congiunta allegata alla
risoluzione, a fare rispettare l’Accordo.
Se una
di queste potenze fosse intervenuta prima, si sarebbero potute scegliere altre
modalità per mettere alle strette l’Ucraina, ma non l’hanno fatto.
La
logica avrebbe voluto che il segretario delle Nazioni Unite richiamasse
all’ordine i membri del Consiglio affinché non condannassero un’operazione di
cui avevano accettato il principio sette anni prima, ma ne fissassero le
modalità.
Non
l’ha fatto. Anzi, la Segreteria generale, travalicando il proprio ruolo e
schierandosi a favore del sistema unipolare, ha dato istruzione agli alti
funzionari presenti sui teatri di guerra di cessare ogni incontro con i
diplomatici russi.
Non è
la prima volta che la Segreteria generale contravviene allo statuto delle
Nazioni Unite.
Durante
la guerra contro la Siria redasse un piano di cinquanta pagine per la
deposizione del governo siriano che implicava la decadenza della sovranità
popolare siriana e la de-baasificazione del Paese.
Un
testo che non è mai stato pubblicato, ma che con sgomento abbiamo analizzato su
queste colonne. Alla fine, l’inviato speciale del segretario generale a Damasco, Staffan
de Mistura, è stato costretto a firmare una dichiarazione in cui ne riconosceva
la nullità. In ogni caso, la nota del Segretariato generale che vieta ai funzionari
dell’Onu di partecipare alla ricostruzione della Siria è tutt’ora in vigore e
paralizza il rientro in patria degli esiliati, con grave danno non solo per la
Siria, ma anche per il Libano, la Giordania e la Turchia.
Durante
la guerra di Corea, gli Stati Uniti approfittavano della politica sovietica del
seggio vuoto per fare la loro guerra dietro la bandiera delle Nazioni Unite
(all’epoca la Cina Popolare non faceva parte del Consiglio). Dieci anni fa
utilizzavano il personale dell’Onu per fare una guerra totale alla Siria. Oggi
vanno oltre, prendendo posizione contro un membro permanente del Consiglio di
Sicurezza.
Dopo
essere diventata con Kofi Annan un’organizzazione sponsorizzata dalle
multinazionali, con Ban Ki-moon e António Guterres l’Onu si è trasformata in
succursale del dipartimento di Stato.
La
Russia e la Cina sono consapevoli, come del resto anche gli altri Stati, del
fatto che l’Onu ha cessato del tutto di svolgere la propria funzione. L’Organizzazione infatti acuisce le
tensioni e partecipa ai conflitti, perlomeno in Siria e nel Corno d’Africa.
Mosca
e Beijing s’impegnano nel potenziamento di altre istituzioni.
La
Russia non concentra più i propri sforzi sulle strutture ereditate dall’Unione
Sovietica, come la Comunità degli Stati Indipendenti, la Comunità Economica
Euroasiatica, persino l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva;
nemmeno sulle strutture ereditate dalla guerra fredda, come l’Organizzazione
per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. S’impegna invece su quelle
istituzioni che consentiranno di ridisegnare un mondo multilaterale.
Innanzitutto
la Russia mette in risalto le azioni economiche dei BRICS (Brasile, Russia,
India, Cina, Sudafrica). Non le rivendica come iniziative proprie, ma come
sforzi comuni cui partecipa. 13 Stati ambiscono entrare nei BRICS, ma gli
attuali membri al momento non sono favorevoli ad accogliere nuove adesioni. Già
ora i BRICS hanno un potere molto superiore a quello del G7: agiscono. Per
contro, il G7 proclama da diversi anni di voler fare grandi cose, mai
realizzate, e dispensa voti, buoni o cattivi, agli Stati che non ne fanno
parte.
In
particolare, la Russia preme per una più ampia apertura e per una più profonda
trasformazione dell’Organizzazione di Cooperazione di Shangai (OCS), che finora
è stata solo una struttura di contatto dei Paesi dell’Asia centrale, attorno a
Russia e Cina, per prevenire i disordini che i servizi segreti anglosassoni
tentavano di fomentare.
A poco
a poco i Paesi membri hanno imparato a conoscersi meglio. Inoltre l’OCS si è
allargata, in particolare a India e Pakistan, infine all’Iran. Di fatto essa
oggi incarna i principi di Bandung, fondati sulla sovranità degli Stati e sulla
negoziazione, in contrasto con quelli degli Occidentali, basati sulla
conformità all’ideologia anglosassone.
Appunto:
gli Occidentali concionano, Russia e Cina agiscono.
Dico concionano perché credono che il loro
agitarsi sia efficace. Così Stati Uniti e Regno Unito, poi Unione Europea e
Giappone, hanno adottato misure economiche molto dure contro la Russia.
Non
osando dire che si trattava di mosse di una guerra finalizzata a mantenere il
dominio Occidentale sul mondo, le hanno definite «sanzioni», benché non ci siano stati né un
processo né un’arringa della difesa né una sentenza.
Ovviamente
si tratta di sanzioni illegali perché decise fuori dalle istituzioni delle
Nazioni Unite. Ma gli Occidentali, che hanno la pretesa di essere i difensori delle
regole internazionali, non sanno che farsene del diritto internazionale.
Ovviamente
il diritto di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio impedisce che si
prendano sanzioni contro uno di loro; questo perché la finalità dell’Onu non è
conformarsi all’ideologia anglosassone, ma preservare la pace mondiale.
Riprendo
l’osservazione fatta precedentemente: Russia e Cina avanzano, ma a un ritmo
completamente diverso da quello degli Occidentali. Tra l’impegno russo d’intervenire
in Siria e il dispiegamento dei soldati trascorsero due anni; due anni
necessari per completare le armi che ne avrebbero garantito la superiorità sul
campo di battaglia. Ne sono occorsi sette perché la Russia passasse dall’impegno
assunto con Minsk II all’intervento militare in Donbass; sette anni usati a
preparare l’aggiramento delle sanzioni economiche occidentali.
Per
questa ragione le sanzioni non sono riuscite a mettere in ginocchio l’economia
russa, ma colpiscono in profondità chi le ha volute.
I governi tedesco e francese prevedono
gravissimi problemi energetici; già ora alcune imprese girano a rilento e
presto saranno costrette alla chiusura.
L’economia russa invece è in piena espansione. Dopo
due mesi in cui il Paese ha vissuto sulle riserve, ora è tempo di abbondanza.
Nel primo semestre c’è stato un boom delle entrate del Tesoro russo, che sono
aumentate del 32%. Non soltanto il rifiuto occidentale del gas russo ha fatto
salire i prezzi, a vantaggio del primo esportatore, la Russia, ma questo
strappo alla concezione liberale ha spaventato gli altri Stati che, per
rassicurarsi, si sono girati verso Mosca.
La
Cina, che gli Occidentali presentano come venditrice di paccottiglia, nonché
Stato rapace che fa cadere le sue prede in una spirale d’indebitamento, ha in
realtà annullato la maggior parte dei debiti di 13 Stati africani.
Ogni giorno
ascoltiamo i nobili discorsi occidentali e le loro accuse alla Russia e alla
Cina. Ma ogni giorno, se guardiamo i fatti, constatiamo che la realtà è
differente. Per esempio, gli Occidentali ci spiegano, senza darcene prova, che la
Cina è una «dittatura» e che «ha incarcerato un milione di uiguri». Mancano
statistiche recenti ma è noto a tutti che in Cina ci sono meno carcerati che
negli Stati Uniti, sebbene questi ultimi abbiano una popolazione pari a un
quarto di quella cinese. Ci spiegano anche che in Russia gli omosessuali sono
perseguitati, ma a Mosca ci sono discoteche gay più grandi di quelle di New
York.
La
cecità occidentale porta a situazioni grottesche, ove i dirigenti occidentali
sono incapaci di vedere l’impatto delle proprie contraddizioni.
Il
presidente Emmanuel Macron è stato nei giorni scorsi in Algeria per tentare di
riconciliare le due nazioni e comperare il gas necessario a sopperire alla
carenza che egli stesso ha contribuito a causare. Il presidente francese è
consapevole di essere arrivato tardi: le alleate Italia e Germania hanno già
fatto i loro acquisti.
In
compenso, Macron ostenta di credere, a torto, che il principale problema
franco-algerino sia la colonizzazione. Non si rende conto che l’Algeria non può
avere fiducia nella Francia perché Parigi sostiene i suoi peggiori nemici, i
jihadisti della Siria e del Sahel.
Macron non coglie il nesso tra l’assenza di
relazioni diplomatiche con la Siria, l’estromissione della Francia dal Mali e
la freddezza con cui è stato ricevuto ad Algeri.
Vero è
che i francesi non sanno chi siano i jihadisti: hanno recentemente giudicato,
nel più grande processo del secolo, gli attentati di Saint-Denis, dei caffè di
Parigi e del Bataclan (13 novembre 2015) senza porsi il problema dei sostegni
degli Stati agli jihadisti.
Non
hanno certo dimostrato senso della giustizia, hanno manifestato invece
codardia. Si sono lasciati terrorizzare da un pugno di uomini; l’Algeria invece
ne ha dovuti affrontare durante la guerra civile decine di migliaia e ne
affronta altrettanti nel Sahel.
Mentre
Russia e Cina avanzano, l’Occidente regredisce. E continuerà a precipitare se
non chiarirà la propria politica, se non la farà finita con la duplice morale e
non smetterà il doppio gioco.
L’INGANNO
GLOBALE DEL CORONAVIRUS
SERVE
PER SALVARE IL LIBERISMO,
DA SE’
STESSO.
Comedonchisciotte.org
– Ruggero Arenella – (30 Aprile 2020) – ci dice:
“… [la
borghesia] al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente
conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli.” K.
Marx e F. Engels – Manifesto del Partito Comunista, 1848.
“Si
può avere libertà economica senza libertà politica, ma non si può avere libertà
politica senza libertà economica.” F. Von Hayek, Intervista al New York Times,
1979.
Come
per qualcuno “eravamo tutti uguali, ma qualcuno era più uguale degli altri”,
per qualcuno ora “siamo tutti liberi, ma qualcuno è più libero degli altri”.
Il
liberalismo nella storia ha sempre manifestato le sue contraddizioni. Le
contraddizioni sono insite nel pensiero liberale. E inevitabilmente queste
portano a crisi sociali ed economiche: nel sistema capitalistico, la libertà
individuale a un certo punto va a sbattere contro l’interesse pubblico. Il
libero mercato, la ‘democrazia liberale’, nel tempo si trasforma di fatto in
una oligarchia. Ma l’oligarchia, in teoria, è antitetica al pensiero liberale.
Nel
1976, la Commissione Trilaterale incaricava 3 intellettuali di redigere un
documento in cui si analizzava il presente storico, al fine di trovare il modo
per conciliare il liberismo con la democrazia, sotto un piano
politico-economico.
Come
far accettare alle democrazie delle politiche economiche ad esclusivo interesse
delle elites?
Bisognava
legittimare un nuovo pensiero economico e sociale, che vedeva nella libertà di
commercio, nella volontà individuale del singolo di migliorare la propria
condizione, la guida verso l’“Equilibrio di Mercato”, quella condizione
economica ottimale, dove le forze produttive avrebbero pienamente espresso loro
stesse. Una condizione per cui non c’è più conflitto economico fra classi, perché il Mercato porta tutto in
equilibrio: “Il migliore dei mondi possibili”.
Il
neo-liberismo, attraverso le università e i mass media, si è così imposto nel
giro di due decenni a tutto l’occidente. Il cittadino americano, come quello
inglese, francese, tedesco, italiano, avrebbero rinunciato ai loro diritti
economici (scritti nelle Costituzioni) in nome della Legge di Mercato: è’ inutile che chiedi diritti
economici, non servono allo sviluppo generale, e neanche al tuo. Piuttosto
impegnati nell’attività economica individuale, il tuo unico diritto è quello
alla libera impresa. Non serve altro.
Questa
narrazione ha funzionato per decenni, ma poi il liberismo, ancora una vota, si
è accartocciato su sé stesso.
“[la
borghesia] Ha tolto di sotto i piedi dell’industria il suo terreno nazionale,
con gran rammarico dei reazionari.” K. Marx e F. Engels – Manifesto del Partito
Comunista, 1848.
C’è un
gruppo di interesse economico ancora potente (nonostante la profezia di Marx),
che dalla narrazione liberale ha perso e continua a perdere. Come a metà ‘800, il Capitale
Nazionale è ancora oggi una forza sociale resistente, a volte alleata, a volte in aperto
conflitto, col Capitale Globalista: le “elites neoliberiste” occidentali.
Quelle che Marx semplicemente chiamava: “la Borghesia”.
Il
liberismo, l’ideologia del ‘Capitale Globalista’ ha così prodotto due nemici:
la ‘Classe operaia’ e il ‘Capitale Nazionale’.
La
Classe Operaia è stata distrutta negli ultimi 40 anni. Ormai senza più alcuna
rappresentanza politica in nessun paese occidentale (ah! Sanders!).
Il
Capitale Nazionale ancora resiste, e negli ultimi anni, è riuscito ad assestare
qualche bel colpo ai rivali globalisti. Così come il neoliberismo iniziò la sua
rivalsa dagli Stati Uniti e Inghilterra con Reagan e Tatcher, così il
‘sovranismo’ conquistò il suo posto nel mondo partendo dagli stessi Paesi.
2016: Brexit e Donald Trump.
Ma il
sovranismo ‘partitico’ non spaventa così tanto le elites globaliste. Trump fa
parte di quella élite, e la asseconda nelle sue guerre imperiali: servo di
Israele e nemico di Venezuela, Russia, Iran, Korea del Nord, e tutti gli Stati
che prontamente verranno definiti ‘canaglia’ una volta che li si vorrà
attaccare.
Ciò
che preoccupa le élites è il ‘sovranismo dal basso’, cioè quella volontà
popolare crescente volta a mettere un freno alla globalizzazione. Se questa volontà fosse
intercettata da partiti non guidati dagli interessi esclusivi del Capitale
Nazionale ma da partiti che rappresentano l’unità d’interessi del popolo
nazionale, sebbene sia un’ipotesi remota, è ragionevole pensare che alimenti qualche preoccupazione all’élite
liberal-globalista.
Cos’è
che ha permesso ai popoli di maturare un pensiero ‘sovranista’? Il liberismo
stesso! La libertà di pensiero e di opinone. E soprattutto la libertà di stampa.
Il
Capitale Globalista “rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le
potenze degli inferi da lui evocate”. I mezzi che ha predisposto per il
controllo sociale, per l’indottrinamento verso la cultura della visibilità
massmediatica e consumistica, i social networks, si sono trasformati in armi
rivolte verso sé stesso. La vittoria di Trump è il risultato di questo “errore
di valutazione” dell’élite liberal-globalista. Bisognava correre ai ripari, e
sono arrivate le “fake news”. Ma questo non basta. Non è abbastanza per
annullare il potenziale distruttivo che la libertà di informazione ha contro “i
padroni del discorso”.
Ecco
allora che il liberismo si trova oggi di fronte ad un’altra contraddizione da
superare. Se
quella economica è stata superata grazie all’imposizione della sacra legge di
mercato, come poter superare quella politica?
Un bel
grattacapo per l’élite liberal-globalista. Anzi no. A ben pensarci, la
soluzione già c’è. Basta guardare al di là del Pacifico. Dove c’è un paese di
un miliardo e 400 milioni di persone, governato da un regime comunista che da
40 anni attua meravigliosamente bene il libero mercato.
Il
Partito Comunista Cinese applica politiche neoliberali da 40 anni, con grande
successo. Libertà di impresa e limitazioni alle libertà individuali. Libertà
economica ma repressione politica. Così come Hayek stimava tanto Pinochet,
chissà che direbbe di Xi Jinping?
Le élite
economiche occidentali, neoliberiste, liberal-globaliste, deep-state,
Borghesia, chiamatele come volete, si sono alleate col Partito Comunista Cinese.
Il
motivo: il
liberalismo non basta più a sé stesso. Per superare le sue contraddizioni
e portare avanti la globalizzazione, per arrivare al fine ultimo della “Grande
Società”, ora
ci va un po’ di vecchio, sano e onesto regime totalitario.
(Ruggero
Arenella)
Inganno
Mondiale.
Veritàuniversale.it-
Redazione – (30-3-2022) – ci dice:
Siamo
immersi in un grande Inganno Mondiale creato da menti raffinatissime.
Saresti
disposto a mettere la tua vita nelle mani di pochissime persone che ingannano
te e il resto dell’umanità e che sono consapevoli di farlo esclusivamente per i
loro interessi personali, sfruttando, per il proprio tornaconto, la maggior
parte delle risorse del pianeta?
Saresti
disposto a delegare e regalare a queste persone il bene più importante che hai,
cioè la tua libertà di scelta, trascorrendo un’intera vita completamente inerte
e indifferente dinanzi alle ingiustizie del mondo, diventando così complice
dell’immane sofferenza da loro arrecata?
Significherebbe
vendere l’anima al diavolo. Saresti disposto a farlo?
Eppure
è quello che facciamo da sempre, ritenendola l’unica realtà possibile.
L'inganno
mondiale, pianificato ed orchestrato da una élite di 700 persone.
Il
mondo è governato da circa 700 persone che decidono le sorti dell’umanità
grazie ai loro inganni.
Come
risulta impresso sulla pietra delle Georgia GuideStones, uno dei loro tanti
obiettivi è di ridurre la popolazione mondiale del 93%:
“Mantieni
l’Umanità sotto i 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura “.
Tramite
i loro inganni questi individui portano avanti i più svariati programmi di
dominio e di controllo. Ti sembra normale che 700 persone controllino e decidano
della vita di 8 miliardi di persone?
Quello
che è bizzarro è che i padroni del mondo notificano puntualmente all’umanità,
in varie forme, le decisioni che prendono sulle nostre vite.
Lo
sapevi che a New York, su una facciata esterna di Union Square, l’opera “Climate Clock” segna gli anni, i mesi e i giorni
che mancano al primo gennaio 2028, il giorno indicato dagli esperti come
momento di non ritorno per la Terra e per tutti gli esseri viventi compreso
l’uomo?
È sotto gli occhi di tutti e noi che abbiamo
fatto? Nulla! Di chi è la colpa? Di chi ci vuole distruggere, o mostra, che
glielo permettiamo nella più totale indifferenza?
Siamo
tutti esseri umani, viviamo insieme sullo stesso pianeta ed abbiamo
indistintamente gli stessi diritti, doveri e responsabilità civili!
Se non
ci opporremo a questo scempio e continueremo ad assecondare ogni loro richiesta
saremo ritenuti complici dalla Legge universale. Se non vogliamo assumerci il Karma
conseguente alla nostra indifferenza, secondo la Legge di Causa ed Effetto, e
pagarne il prezzo nelle prossime incarnazioni, dobbiamo iniziare ad esercitare
il nostro libero arbitrio in un modo più saggio e concretizzarlo nell’azione
sociale, di riscatto dell’umanità.
Ricorda
che l’uomo è divino e come tale ha sempre la forza di rompere lo specchio
dell’inganno.
William
Casey
direttore
CIA (1981):
"Sapremo
che il nostro programma di disinformazione è stato completato quando tutto ciò
che l’opinione pubblica americana crede è falso".
J.
Edgar Hoover
direttore
FBI:
"L’individuo
è in difficoltà quando viene faccia a faccia con una cospirazione così enorme
che non può credere che esista"
Adolf
Hitler
Dittatore:
"Le
grandi masse di gente cadranno più facilmente vittime di una grande bugia
piuttosto che di una piccola. Particolarmente se la bugia viene ripetuta spesso"
Henry
Ford
Imprenditore:
"È un bene che il popolo non comprenda
il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse
credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina".
David
Rockfeller,
banchiere
tra i fondatori del gruppo Bilderberg e della commissione Trilaterale:
"Alcuni
credono che facciamo parte di una cabala segreta che lavora contro gli
interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come
“internazionalisti” e di cospirare con altri nel mondo per costruire una
struttura più integrata a livello mondiale politico ed economico - un unico
ordine mondiale -, se preferite. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e
sono fiero di esserlo"
Mark
Twain
Scrittore:
"E’
più facile ingannare gli uomini che persuaderli di essere stati ingannati."
Conoscerete
la verità e la verità vi farà liberi.
La
Verità è come il sapore di un cibo, nessuno di noi sarà mai in grado di
spiegarlo a qualcun altro. Dovrai sperimentarlo in prima persona.
Premettiamo
che il nostro compito non è quello di convincerti in quanto la ricerca della
Verità è una strada del tutto intima e personale. La Verità si può definire
tale se è una, unica e dimostrabile; infatti il nostro compito è quello di
portarti le prove scientifiche, spiegarti come tutti gli ambiti dell’esistenza
umana siano collegati tra loro e darti le chiavi di lettura per svelare i
condizionamenti e le bugie di questa società o meglio di chi muove i fili da
dietro le quinte. Noi vogliamo aiutare più anime possibili a risvegliarsi e a
squarciare il velo che copre l’inganno di cui la maggior parte dell’umanità è
inconsapevole, perché non c’è più tempo. Chi ci comanda ci ha sempre nascosto
la Verità sulle leggi che governano la Creazione, sul perché nasciamo e
moriamo, sul fatto che non siamo soli nell’infinito universo, e sul potere che
abbiamo di cambiare la nostra vita, decidendo autonomamente il nostro destino,
senza delegare sempre la nostra scelta a qualcun altro.
La
Creazione è basata su leggi universali e scientifiche racchiuse nella Scienza
dello Spirito. Questa scienza comprende la Legge di Causa ed Effetto, la Legge
del Karma, la Legge della Reincarnazione e molto altro. Queste leggi sono
attive nel mondo spirituale. Le cause, cioè i comportamenti che noi attuiamo,
manifestano degli effetti, ossia delle conseguenze nel mondo materiale (ad ogni
azione corrisponde una reazione uguale o contraria) diventando inscindibili tra
loro, creando un tutt’uno tra il mondo ponderabile e l’imponderabile, dando il
potere a chiunque le comprenda di essere artefice del proprio destino in quanto
conoscendo la causa puoi determinare l’effetto.
Da
tantissimo tempo queste leggi sono state accolte ed applicate da molte civiltà
del cosmo che hanno permesso loro di raggiungere un’evoluzione inimmaginabile
in tutti i campi, da quello tecnologico a quello spirituale, da quello sociale
a quello etico e così via. Questi popoli vivono nell’abbondanza e i loro
pilastri sono la Pace, l’Amore, la Giustizia e la Fratellanza ed applicano la
legge dell’“Ama il prossimo tuo come te stesso” nella vita quotidiana. Le
civiltà che vivono con questa etica evolvono ininterrottamente con questi
risultati proprio grazie alla Legge di Causa ed Effetto.
Ti
sarai accorto che qui sulla Terra la situazione è ben diversa. Stiamo svendendo la nostra vita, in
termini di tempo, energie e denaro a delle persone che fanno esclusivamente i
loro interessi.
I
“padroni universali” stanno distruggendo il pianeta, annientando il senso di
umanità nelle persone mettendo fratello contro fratello, togliendo la libertà,
calpestando i diritti fondamentali di ogni essere umano, fomentando odio e
guerre, eliminando per sempre la speranza di poter dare il futuro di un mondo
migliore ai propri figli.
Il
valore più grande che questa umanità riconosce e per la quale è disposta a
tutto è il dio Denaro, ossia carta colorata con dei numeri stampati sopra,
creata appositamente per il totale controllo e dominio sulle masse.
“Nessuno
può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e
disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona”.
Gesù
in Matteo 6,24.
È
evidente che siamo vittime di un grande Inganno Mondiale e che l’uomo ha perso
totalmente la capacità di discernere tra il bene e il male, diventando,
attraverso la propria codardia, complice di questi delinquenti e assassini. Stiamo vivendo sotto una dittatura
che esiste e persiste solo perché il popolo lo permette con la sua indifferenza
accettando l’inaccettabile.
Ci
sono molte cose che dobbiamo conoscere ed applicare nella nostra vita per poter
cambiare noi stessi e il mondo intorno a noi. Non abbiamo molto tempo perché la
Terra non riesce più a sostenere il disequilibrio innaturale che noi abbiamo
causato con il nostro comportamento scellerato e irrispettoso nei confronti
della vita animale, vegetale e minerale. La stessa Scienza ci avverte che al pianeta
rimangono pochi anni di vita.
È
arrivato anche per te il momento di conoscere la Verità!
“Molte
cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il
peso. Quando però verrà lo Spirito di Verità, egli vi guiderà alla Verità tutta
intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi
annunzierà le cose future.”
Gesù
in Giovanni 16,12-13.
Siamo
nel periodo storico definito dalle Sacre Scritture dell’“Apocalisse”, ossia
svelamento, rivelazione, dal greco “apokálypsis”. Siamo nei tempi della Seconda
venuta di Cristo accompagnato dalle sue “legioni di angeli”, cioè esseri
extraterrestri evoluti che Lo hanno riconosciuto come il Re dell’universo e Lo
servono incondizionatamente.
Duemila
anni fa Cristo ci aveva detto che sarebbe tornato alla Fine dei Tempi per
decretare il giudizio finale dell’umanità, la separazione del grano dalla
gramigna e per giudicare attraverso le opere chi sarà meritevole di vivere nel
“Regno dei Cieli”.
“Del Signore è la terra e quanto
contiene, l’universo e i suoi abitanti.”
Salmo
24.
L'inganno
dei corridoi umanitari
in
Ucraina: accuse reciproche
tra
Mosca e Kyiv.
Ilfoglio.it-
RUGGIERO MONTENEGRO – (07 MAR 2022) – ci dice:
Terminato
il terzo round di colloqui.
"Piccoli
passi in avanti sull'evacuazione", dice il delegato ucraino. In mattinata il Cremlino aveva
annunciato il cessate il fuoco per portare in salvo i civili in Russia e in
Bielorussia.
Ma l'esercito russo non ha smesso di attaccare. Kyiv accusa Mosca:
"Immorale". Pechino: "Pronti a mediare". Italia nella lista
dei "paesi ostili" stilata dai russi
La
guerra in Ucraina e l'energia, una sfida globale per la libertà.
Ambasciatore
Usa presso la Nato: nessuna No fly zone su Ucraina.
[21.10]
“Il nostro
obiettivo in questo momento è fermare effettivamente la guerra. Non vogliamo
espandere questo conflitto oltre l'Ucraina, quindi la Nato non è pronta ad
andare avanti con una no-fly zone", ha detto Julianne Smith, ambasciatrice
Usa presso la Nato, intervistata dalla CNN.
Gli
Stati Uniti hanno circa 100 mila militari di stanza in Europa, e nel fine
settimana hanno stabilito di inviarne altri 500. L'obiettivo, secondo il
dipartimento della Difesa, è quello di rassicurare gli alleati della Nato e di
scoraggiare un allargamento del conflitto in corso in Ucraina.
[20.40]La
Fifa ha comunicato che "nel caso in cui i club affiliati alla Federcalcio
russa (FUR) non raggiungano un accordo con i rispettivi giocatori e allenatori
stranieri entro il 10 marzo 2022 e salvo diversamente concordato per iscritto,
i giocatori e gli allenatori avranno il diritto di sospendere unilateralmente
il rapporto di lavoro fino al 30 giugno
2022".
La
massima federazione del calcio ha anche stabilito che "tutti i contratti
di lavoro di giocatori e allenatori stranieri con i club gli affiliati alla
Federcalcio ucraina (UAF) saranno considerati automaticamente sospesi fino al
30 giugno 2022, senza che sia necessario alcun intervento delle parti in tal
senso". I calciatori potranno così accasarsi presso altri club fino al
termine di questa stagione.
Domani
Zelensky parlerà alla Camera dei comuni britannica.
[20.25] Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenzky,
interverrà domani in video alla Camera dei comuni britannica. Ad annunciarlo il
presidente della Camera dei comuni, Lindsay Hoyle, secondo cui il leader
ucraino rivolgerà un discorso ai parlamentari britannici.
Accordo
al Congresso Usa per nuove sanzioni contro la Russia e l'importazione di
energia.
[20.10]
Fronte unito tra conservatori e repubblicani americani: "Abbiamo
concordato un percorso legislativo per vietare l'importazione di prodotti
energetici dalla Russia e sospendere le normali relazioni commerciali sia con
la Russia che con la Bielorussia", si legge in una nota diffusa dai membri
della commissioni competenti di Senato e Camera.
Sarebbe
stato infatti trovato un accordo per un disegno di legge bipartisan che mira ad
inasprire le sanzioni nei confronti di Russia e Bielorussia. Sanzioni che aumenterebbero i poteri
del presidente Joe Biden nell'adottare questo tipo di provvedimenti e
potrebbero spingersi fino al blocco totale delle importazioni, come confermano
Cnn e Cnbc.
La
Russia proseguirà i negoziati con la parte ucraina, a breve. Dice il capo
delegazione di Putin.
[19.25]
La Russia proseguirà i colloqui con l'Ucraina, a breve. Lo afferma il capo
delegazione russo Vladimir Medinskij, citato dall'agenzia di stampa "Ria
Novosti". La parte russa auspica che i corridoi umanitari possano essere istituiti
e funzionare già da domani, con i delegati ucraini che avrebbero dato
rassicurazioni in materia.
Tuttavia,
poco dopo, lo stesso Medinskij ha aggiunto, parlando alla Tv Russia 24, che
"i
colloqui non sono stati all'altezza delle aspettative. Speriamo che la prossima
volta potremo registrare progressi piu' importanti".
La
giornata di oggi è stata segnata dalle accuse reciproche tra Russia e Ucraina
sul mancato funzionamento delle procedure di evacuazione. Kyiv ha accusato Mosca di non aver
realmente cessato il fuoco, mentre i russi hanno incolpato il governo di
Zelensky di non aver seguito le leggi del diritto internazionale umanitario.
Intanto
nella capitale ucraina sono tornate a suonare le sirene in vista di un nuovo
attacco aereo.
Scholz,
Biden, Macron e Johnson: protezione dei civili ha massima priorità.
[19.15]
La protezione dei civili nell'Ucraina attaccata dalla Russia ha "la
massima priorita'".
È la
posizione comune del cancelliere tedesco Olaf Scholz, dai presidenti Stati
Uniti e Francia Joe Biden ed Emmanuel Macron, e dal primo ministro del Regno Unito
Boris Johnson, che hanno avuto oggi un colloquio telefonico, nel corso del quale si sono impegnati
nel chiedere alla Russia di "porre fine immediatamente all'attacco in
violazione del diritto internazionale" contro l'Ucraina.
Terminato
il terzo round di negoziati: "Piccoli passi in avanti sui corridoi
umanitari", dice un delegato ucraino.
[18.55] "Ci sono piccoli sviluppi positivi", riferisce Mykhailo Podolyak,
uno dei negoziatori ucraini al tavolo della trattativa. Le parti avrebbero
trovato un'intesa minima, dopo tre ore di confronto, per favorire l'evacuazione
dei civili, dopo una giornata segnata da accuse reciproche tra Mosca e Kyiv. Nessuna conferma per ora da parte
russa sugli sviluppi delle trattative.
Ministro
infrastrutture Ucraina: danni per oltre 10 miliardi.
[18.50]
Le truppe russe hanno danneggiato le infrastrutture di trasporto dell'Ucraina
creando danni per oltre 10 miliardi di dollari. Lo ha riferito il ministro
delle Infrastrutture ucraino Oleksandr Kubrakov. "Alla fine della scorsa settimana
abbiamo calcolato i danni relativi esclusivamente alle infrastrutture di
trasporto. Si tratta di strade, ponti, ferrovie e attrezzature danneggiate
durante i bombardamenti. Questa cifra ha superato i 10 miliardi di
dollari".
Russia
Unita, il partito di Putin, vuole nazionalizzare attività delle aziende che
hanno lasciato il paese.
[18.45]
Per porre
un freno all'emorragia di capitali che lasciano la Russia dopo le sanzioni, il
partito apparato del presidente Putin, Russia Unita, propone di nazionalizzare
la produzione e le attività delle aziende che lasciano Mosca. Lo ha affermato
il segretario del Consiglio generale di Russia Unita, Andreij Turchak, come
riporta l'agenzia di stampa "Tass".
Scholz:
energia russa "essenziale per Ue e Germania."
[18.15] Nonostante le richieste del presidente ucraino
Zelensky che questa mattina è tornato a chiedere nuove sanzioni, tra cui il
blocco del petrolio russo, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che
l'Europa non può garantire le sue forniture energetiche senza le importazioni
dalla Russia. In un comunicato, il cancelliere tedesco ha ribadito che
l'energia russa è di "importanza essenziale".
Anche
l'Ungheria intanto, attraverso il ministro delle finanze Mihaly Varga ha fatto
sapere che non sosterranno nessuna sanzione sull'energia russa.
Cnn:
Usa valuta di fornire sistemi di difesa aerea agli alleati Nato.
[17.45]
Secondo
quanto riportato dalla Cnn, gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di
fornire sistemi di difesa antiaerea agli alleati della Nato in Europa
orientale. Il timore - spiega l'emittente che ha parlato con un alto
funzionario americano - è che la Russia possa colpire in quella zona con
missili o aerei.
Ministro
degli Esteri ucraino contro Israele per transazioni con Mosca: "Soldi
sporchi di sangue."
[17.30]
"Mentre il mondo sanziona la Russia per le sue barbare atrocità, alcuni
preferiscono fare soldi intrisi di sangue ucraino", scrive il ministro
degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, denunciando che la compagnia aerea di
bandiera israliana El Ai continui a fare affare con la Russia, "accettando
pagamenti attraverso 'Mir', progettato per eludere le sanzioni. Immorale e un
duro colpo alle relazioni ucraino-israeliane."
Attacco
areo a Makariv: i russi uccidono almeno 13 persone.
[17.25]
Almeno 13 persone sono state uccise in un attacco aereo su Makariv, a ovest di
Kiev. Il raid ha colpito un panificio dove lavoravano circa 30 persone. Lo ha
riferito il Servizio di emergenza ucraino. Il ministero degli Ester aggiunge
inoltre che le truppe russe hanno continuato a lanciare missili contro alcune
città inclusa Kiev, nonostante la promessa di garantire dei corridoi umanitari
per consentire l'evacuazione.
[17.15]
Palazzi ed edifici completamente distrutti, strade invase dai detriti, dopo i
bombardamenti russi di oggi che hanno colpito e aree residenziali della città
di Kharchiv, come testimonia il video girato da France Press.
I russi a Melitopol hanno preso il controllo
delle comunicazioni in città.
[17.05]
La torre
della tv della città ucraina di Melitopol, nella regione di Zaporižžja, è
finita sotto il controllo delle truppe russe. Lo ha reso noto il sindaco di
Melitopol, Ivan Fedorov, attraverso il suo profilo Facebook.
"La
torre della televisione della città, così come le torri della radio sono sotto
il controllo degli occupanti che attualmente controllano il perimetro della
città, le Forze armate della Federazione Russa", ha detto Fedorov. Le
trasmissioni in diretta sono state interrotte, ha infine precisato il
sindaco".
Leopoli
chiede aiuto alle organizzazioni umanitarie.
[ore
17.00] Il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi, ha detto che la città, che si
trova nella parte occidentale del paese, quella dove il conflitto è meno
cruento, ha non è al momento più in grado di aiutare le persone sfollate a
causa dell'assalto russo. Il primo cittadino ha detto di aspettarsi un "un'altra
ondata di rifugiati, per questo invitiamo le organizzazioni umanitarie
internazionali a venire qui e ad aiutare. Da soli non ce la possiamo
fare".
Aggiornamento
sulle vittime civili in Ucraina.
[ore
16.50] Tra le 04:00 del 24 febbraio 2022, quando è iniziato l'attacco armato
della Federazione Russa contro l'Ucraina, e la mezzanotte del 6 marzo 2022,
l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR)
ha registrato 1.207 vittime civili in Ucraina: 406 morti e 801 feriti.
- un
totale di 406 morti (77 uomini, 45 donne, 8 ragazzi e 4 ragazze, oltre a 15
bambini e 257 adulti di cui non si conosce il sesso)
- un
totale di 801 feriti (72 uomini, 51 donne, 11 ragazze, e 2 maschi, oltre a 29
bambini e 636 adulti il cui sesso è ancora sconosciuto)
In
altre regioni dell'Ucraina (la città di Kyiv e le regioni di Cherkasy,
Chernihiv, Kharkiv, Kherson, Kyiv, Mykolaiv, Odesa, Sumy, Zaporizhzhia e
Zhytomyr), che erano sotto il controllo del governo quando si sono verificate
le vittime: 679 vittime (313 uccisi e 366 feriti).
La
maggior parte delle vittime civili registrate sono state causate dall'uso di
armi esplosive con un'ampia area di impatto, compresi i bombardamenti di
artiglieria pesante e sistemi di missili multi lancio, missili e attacchi
aerei.
L'OHCHR
ritiene che le cifre reali siano considerevolmente più elevate, soprattutto nel
territorio controllato dal governo e soprattutto negli ultimi giorni, poiché la
ricezione di informazioni da alcune località in cui sono in corso intense
ostilità è stata ritardata e molte segnalazioni sono ancora in attesa di
conferma. Ciò riguarda, ad esempio, la città di Volnovakha dove si accusano
centinaia di vittime civili. Queste cifre vengono ulteriormente confermate e
non sono incluse nelle statistiche di cui sopra.
In
corso i negoziati tra delegazione ucraina e russa . Sindaco Irpin alla Cnn: "Russi
mirano ai civili."
[16.00] Il terzo round di colloqui tra Russia
e Ucraina è iniziato poco fa. Ma gli attacchi dell'esercito russo non si
placano e continuano a non permettere l'evacuazione dei civili: "Questi non sono un esercito,
questi sono animali", ha detto il sindaco di Irpin. città alle porte di
Kyiv, in una intervista alla CNN. "Stanno uccidendo civili. Stanno
bombardando la nostra città, i nostri edifici residenziali e le ambulanze.
Stanno sparando sulle ambulanze. Questa è solo una mostruosità".
La
delegazione ucraina e quella russa in Bielorussia per il terzo round di
colloqui.
Il negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak
esorta la Russia a fermare gli attacchi ai civili. "Tra pochi minuti
inizieremo a parlare con i rappresentanti di un paese che crede seriamente che
la violenza su larga scala contro i civili sia un argomento. Dimostrate che non
è così", scrive su Twitter.
Oltre
17mila ucraini arrivati in Italia dall'inizio del conflitto.
[15.5o]
Sono 17.286 i cittadini ucraini entrati in Italia dall’inizio del conflitto
fino ad oggi: 8.608 donne, 1.682 uomini e 6.996 minori. Principali destinazioni
Roma, Milano, Napoli e Bologna. Lo comunica il Viminale.
Orban:
ok a truppe Nato in Ungheria, no ad armi in transito verso l'Ucraina.
[15.40]
Dopo le dichiarazioni di questa mattina, è arrivato il decreto che permette
alle truppe Nato di entrare in Ungheria occidentale. Il testo non consente il
transito il transito di armi dirette all'Ucraina in guerra. Soltanto
equipaggiamenti difensivi, carburante e aiuti umanitari possono attraversare il
territorio magiaro verso quello ucraino.
Il Regno Unito dichiara di non poter più
offrire assistenza consolare ai cittadini Uk in Ucraina.
[15.25] "Il governo del Regno Unito
mantiene una presenza diplomatica in Ucraina, ma non possiamo più fornire
assistenza consolare di persona a causa del deterioramento della situazione
della sicurezza", riporta la Cnn, citando una nota del Foreign
Commonwealth and Development Office (FCDO). L'invito ai cittadini britannici è
di contattare una linea di assistenza o di rivolgersi ad ambasciate consolati
di nazioni vicine.
Un
altro segnale dell'escalation che non arresta a placarsi, dopo che già
stamattina i corridoi umanitari sono stati ostacolati, quando non del tutti
resi impossibili, dal fuoco dell'esercito russo.
Michel:
nei prossimi giorni discuteremo dell'adesione Ue dell'Ucraina.
[15]
"Nei prossimi giorni discuteremo dell'ingresso nell'Ue dell'Ucraina",
ha detto Charles Michel. Il presidente del Consiglio europeo ha aggiunto che
"l'Ue è fermamente al fianco dell'Ucraina negli sforzi per alleviare le
sofferenze umanitarie inflitte dall'aggressione russa e garantire la sicurezza
nucleare. Continua lo stretto contatto con il presidente Zelensky". In
mattinata tra i due c'è stato un nuovo colloquio telefonico.
Mosca
detta le condizioni.
[14.30]
È arrivata a Brest, in Bielorussia, per i colloqui anche la delegazione
ucraina. La Russia continua a chiedere che Kyiv fermi la sua attività militare,
sancisca la neutralità nella sua Costituzione, riconosca la Crimea come
territorio russo e riconosca l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche di
Donetsk e Lugansk. La Russia è pronta a fermare le sue operazioni militari
"in qualsiasi momento" se Kiev soddisfa le sue richieste, ha detto a
Reuters il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
Putin
all'Ue: "Dare vero contributo alla crisi. Fare pressioni su Kyiv,
obbligandola a rispettare il diritto umanitario."
[13.50]
Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio con il presidente del
Consiglio europeo, Charles Michel. Come riferisce il Cremlino, Putin ha
continuato ad accusare le autorità ucraine per il fallimento dei corridoi
umanitari dicendo che il suo esercito sta adottando "tutte le misure
possibili per salvare la vita dei civili" e chiedendo all'Unione europea
"di dare un vero contributo per salvare vite umane, mettendo pressione
sulle autorita' di Kiev e obbligandole a rispettare il diritto
umanitario".
Ursula
von der Leyen: "Lavoriamo a nuove sanzioni contro la Russia."
[13.30]
"Vista
l'evoluzione della situazione in Ucraina, l'incoscienza del Cremlino nei
confronti dei cittadini, donne, bambini, uomini, ovviamente stiamo lavorando
anche su ulteriori sanzioni che potrebbero essere giustificate". Lo ha detto la presidente
della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Sono stati già introdotte, ha
ricordato von der Leyen, "tre pacchetti di sanzioni pesanti, ma ora dobbiamo
assicurarci che non ci siano scappatoie e che l'effetto delle sanzioni sia massimizzato.
Le sanzioni in atto sono davvero pesanti", "basti vedere le
turbolenze al ribasso nell'economia russa".
Blinken:
la Nato valuta di allargare la sua presenza nell'Europa orientale.
[13]
Il segretario di Stato americano Blinken, in conferenza stampa a Vilnius con il
ministro degli Esteri lituano Gabriel Landsbergis, ha annunciato l'arrivo nei
prossimi giorni di 400 militari americani, garantendo inoltre "il
dispiegamento di forze aggiuntive, comprese le forze americane qui in Lituania,
caccia F-35 insieme a strumenti d'equipaggiamento, che verranno schierati qui e
negli altri Paesi baltici".
"Allo
stesso tempo, all'interno della Nato, stiamo continuamente riesaminando la
nostra posizione di difesa, considerando un'estensione del dispiegamento delle
nostre forze. Prendiamo in considerazione anche un dispiegamento più permanente",
ha aggiunto il funzionario americano, ricordando l'articolo 5 dell'Alleanza,
secondo cui la Nato è pronta a intervenire nel caso in cui un Pease membro
dovesse essere attaccato.
Ucraina
conferma: alle 15 via terzo round negoziati
[12.50]
Con Tweet il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podoliak conferma i negoziati
previsti per oggi, alle 16 ora di Kyiv (le 15 in Italia): "Delegazione
invariata".
Giovedì
incontro tra i ministri degli Esteri di Ucraina e Russia in Turchia. La
delegazione di Putin è arrivata in Bielorussia.
[12.35]
Giovedì i ministri degli esteri di Ucraina (Dmytro Kuleba) e Russia ( Sergey
Lavrov) si vedranno in Turchia, nell'ambito del Forum della diplomazia di
Antalya - previsto dall'11 al 13 marzo. Il capo della diplomazia di Ankara ha
riferito l'incontro si terrà in presenza del ministro degli Esteri della
Turchia, Mevlut Cavusoglu.
Anche
l'Italia nella lista paesi ostili della Russia
[12.25]
Il governo russo ha approvato una lista di stati e territori stranieri
"che commettono atti ostili" contro la federazione russa. Tra questi
anche l'Italia, insieme ai paesi Ue, Australia, Regno Unito, l'Unione europea,
Islanda, Canada, Liechtenstein, Monaco, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud,
San Marino, Singapore, Usa, Taiwan, Ucraina, Montenegro, Svizzera, Giappone.
Il
Cremlino ha anche approvato le regole per le transazioni con società straniere
soggette a sanzioni. Tutte le transazioni e le operazioni di societa' russe con
cittadini e aziende di Paesi considerati "ostili" alla Russia saranno
approvate dalla commissione governativa per il monitoraggio degli investimenti
esteri, come si legge in una nota. Il decreto è stato firmato dal primo
ministro Mikhail Mishustin. In base al documento, "una società residente in Russia o
una societa' straniera dall'elenco dei Paesi ostili deve richiedere il permesso
di trattare, fornendo informazioni complete sul richiedente, incluso un
documento sui titolari effettivi della società". Sulla base di queste
informazioni, la Russia deciderà poi se acconsentire gli scambi economici.
Russia
prepara disconnessione totale da Internet.
[12.10] Dopo aver bloccato i principali social
network, il Cremlino avrebbe avviato un piano per la disconnessione totale dei
suoi server, che entro e non oltre l'11 marzo devono essere riportati entro i
confini russi. Lo ha riferito ieri l'agenzia Alexa, pubblicando una serie di
documenti. Mosca
avrebbe già messo in allerta attraverso una comunicazione informale del
viceministro dello sviluppo digitale le sue amministrazioni, come confermano
fonti di intelligence occidentale. Anche canali vicini ad Anonymous rilanciano
la notizia.
Sindaco
di Kyiv, Klitschko: "Forti combattimenti intorno alla città,
principalmente a nord-ovest".
[12.05]
"Forti combattimenti intorno a Kyiv, principalmente a nord-ovest", ha
detto poco il sindaco di Kyiv Vitalii Klitschko. "Il nemico sta
distruggendo Bucha, Hostomel, Vorzel, Irpin. Uccidono deliberatamente
civili", ha aggiunto.
Intanto,
secondo la Cnn, gli Stati Uniti e altri membri della Nato hanno finora inviato
all'Ucraina 17.000 missili anticarro e 2.000 missili antiaerei Stinger. Lo ha
riferito un alto funzionario all'emittente americana.
Draghi:
"Essenziale unità Ue su crisi umanitaria ed energetica."
[11.30]
Il premier Mario Draghi questa mattina ha incontrato a Bruxelles la presidente
della commissione europea Ursula von der Leyen, ribadendo la necessità che
l'Unione europea, la Nato e il G7 affrontino in maniera unitaria la guerra in
Ucraina e i suoi effetti. Il premier ha sottolineato l'intenzione di ridurre la
dipendenza energetica da Mosca.
Guerra
in Ucraina e crisi energetica, Draghi incontra von der Leyen. "Ue dimostri
unità."
Anche la delegazione ucraina in viaggio verso la
Bielorussia. Colloqui previsti per le 12, ma potrebbero slittare di qualche ora.
[11.10]
Anche la delegazione ucraina è partita alla volta di Brest, la regione in
Bielorussia dove sono previsti i colloqui per le ore 15 (le 12 in Italia).
L'orario potrebbe tuttavia slittare, come ha riferito all'agenzia di stampa
"Ria Novosti" il politologo bielorusso Yury Voskresensky, che
partecipa all'organizzazione dei negoziati.
"Il
terzo round di trattative è previsto per
oggi alle 15 (le 12 in Italia), nello stesso luogo in cui si è svolto il
secondo round, la regione di Brest. Entrambe le parti sono partite, però sulla
base di problemi logistici della delegazione dell'Ucraina, potrebbero esserci
cambiamenti negli orari", ha detto Voskresensky.
Continua
il pressing di Zelensky: "Necesessarie No fly zone e nuove sanzioni.
Bloccare petrolio russo."
[11.00]
"Quante altre morti sono necessarie per proteggere il nostro cielo? Stiamo
aspettando questa decisione": Zelensky è tornato a chedere la No fly zone per il suo
paese. Il presidente ucraino ha anche chiesto alla Nato aerei e sistemi
antiaerei.
"Le
nostre tesi nelle conversazioni con i partner sono assolutamente logiche. Se
l'invasione continua e la Russia non avrà abbandonato i suoi piani contro
l'Ucraina, allora è necessario un nuovo pacchetto di sanzioni. Nuove sanzioni, nuove misure contro
la guerra, per il bene della pace. Il boicottaggio delle esportazioni russe, in
particolare, il rifiuto di petrolio e prodotti petroliferi dalla Russia: questo
potrebbe essere definito un embargo. E il boicottaggio delle importazioni in
Russia", ha poi aggiunto Zelensky in un videomessaggio pubblicato sul suo
canale Telegram, continuando a invocare nuove misure e il supporto
dell'Occidente.
Fonti
russe: delegazione Cremlino in viaggio verso Bielorussia per terzo round
colloqui.
Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, la
delegazione di Putin, guidata da Vladimir Medinskij, sarebbe partita alla volta
della Bielorussia per il terzo round di colloqui con la controparte. L'incontro
sarebbe previsto per le 12 ora italiana (le 15 a Mosca). Si attendono conferme
da Kyiv.
Salvini
in volo verso Varsasia.
[10.35]
Secondo AdnKronos il segretario della Lega, Matteo Salvini è in volo per
Varsavia. Domani sarebbe atteso al confine tra Polonia e Ucraina.
IL PERSONAGGIO.
"Ghe
pensi mi": Salvini a Varsavia per aiutare i profughi in fuga dalla guerra
di Putin.
Cina
pronta a mediare, "quando necessario."
[10.25]
La Cina continuerà a svolgere un "ruolo costruttivo" nella promozione
del dialogo pacifico tra Russia e Ucraina, ed è pronta a "lavorare al
fianco della comunità internazionale per condurre la dovuta mediazione, quando
necessario". Lo ha dichiarato questa mattina il ministro degli Esteri
della Cina, Wang Yi, offrendo inoltre il supporto della Croce rossa cinese
nella gestione della crisi umanitaria.
I
rapporti tra Cina e Russia "continueranno a far avanzare costantemente il
partenariato strategico globale di coordinamento per una nuova era", ha
anche aggiunto il ministro degli Esteri", sottolineando come " La
nostra amicizia è solida come una roccia e sarà immune alle interferenze".
Ucraina,
vicepremier Vereshchuk: corridoi umanitari proposti da Russia sono
"inaccettabili."
[10.10]
Le autorità ucraine continuano a opporsi all'apertura di corridoi umanitari che
favoriscano l'evacuazione di civili in Russia: "Questa opzione è
inaccettabile. La nostra gente non andrà da Kyiv alla Bielorussia per volare
più tardi nella Federazione Russa", ha detto la vicepremier Irina
Vereshchuk.
Oltre
1 milione di rifugiati hanno varcato il confine polacco. In Italia già arrivati
14 mila ucraini.
[10]
Sono 1.067.000 i profughi scappati dall'Ucraina in guerra che hanno
raggiunto la Polonia, secondo le stime della Guardia di frontiera polacca. Solo
nella giornata di ieri Varsavia ha registrato l'ingresso di 142.300 persone,
mentre questa mattina, alle 7 ora locale, sono già arrivate altre 42 mila
persone.
In
Italia intanto, "fino a ieri sono arrivati più di 14 mila profughi
attraverso le reti interpersonali di amici e parenti", ha detto questa
mattina il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, intervistato da
Radio24. Al momento, con questi numeri, la situazione sul fronte Covid
"non è problematica, ma il tema va affrontato per quando i numeri saranno
piu' importanti", ha aggiunto.
Almeno
8 morti a Kharkiv a causa dei
bombardamenti russi nelle ultime 24 ore
[9.45] Sarebbero almeno 8 le vittime degli
attacchi aerei condotti da Mosca su Kharkiv nelle ultime 24 ore. Lo afferma
questa mattina il Servizio nazionale per l'emergenza ucraino aggiungendo che le
operazioni militari di ieri hanno provocato incendi in almeno 21 edifici, mentre molti altri
palazzi sarebbero "completamente o parzialmente demoliti". Almeno 200
le persone soccorse ed evacuate durante i raid.
Germania valuta l'invio di nuove armi
all'Ucraina.
[09.30]
Il governo federale tedesco valuta la fornitura di altre armi all'Ucraina
invasa dalla Russia. Lo afferma la ministra della Difesa, Christine Lambrecht,
secondo cui "è in esame tutto cio' che è possibile. È nostro compito - ha aggiunto -
garantire la difesa nazionale e dell'Alleanza atlantica".
L'inganno
dei corridoi umanitari.
La
Russia ha aperto alle ore 8 italiane (le 10 a Mosca) corridori umanitari a
Kyiv, Kharkiv, Mariupol e Sumy per permettere l'evacuazione dei civili. È stato
inoltre annunciata una pausa nei combattimenti. Secondo quanto riporta
l'agenzia russa Ria Novosti questi conducono però o in Russia o in Bielorussia.
Due operazioni di evacuazione pianificate da Mariupol e dalla vicina Volnovakha
erano fallite nei giorni scorsi perché, nonostante la Russia avesse assicurato
il rispetto del cessate il fuoco, le truppe avevano continuato a sparare e
bombardare.
Il
Cremlino ha riferito che la decisione dell'apertura di corridoi umanitari è
stata presa dopo una "richiesta personale" del presidente francese
Emmanuel Macron a Putin nel corso della conversazione telefonica di ieri. La
versione di Mosca però è stata smentita dall'Eliseo: "Il Presidente ha
chiesto il rispetto del diritto internazionale umanitario, la protezione della
popolazione civile e la consegna degli aiuti. Il rispetto del diritto
internazionale consiste nel cessare i bombardamenti e l'offensiva. Non sono
stati chiesti corridoi umanitari per la Russia... È un modo per Putin di spingere
la sua narrativa: è lui che viene attaccato e gli ucraini sono gli
aggressori".
L'Ucraina
ha affermato che la proposta della Russia sui corridoi umanitari che portano i
rifugiati in Bielorussia o in Russia è "completamente immorale"
perché come affermato da un portavoce del presidente ucraino Volodymyr
Zelensky, i cittadini ucraini dovrebbero poter lasciare le loro case attraverso
il territorio ucraino e rifugiarsi in un paese non nemico: "La sofferenza
delle persone viene utilizzata per creare l'immagine televisiva
desiderata", ha detto il portavoce in un messaggio scritto all'agenzia di
stampa Reuters.
I
combattimenti non sono in ogni caso stati interrotti. A Leopoli, come segnalato
dall'Associated Press, le truppe russe hanno continuato a sparare. E attorno a
Kyiv l'esercito russo sta cercando di ammassare più mezzi militari possibili
per superare la resistenza ucraina e conquistare la capitale.
Gran
Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno chiesto
"l'immediata sospensione dell'accesso della Russia a tutti i sistemi
dell'Interpol".
COME
IL NUCLEO INFLUISCE SUL CLIMA?
Creativesociety.com
– Redazione – (11 February 2022) – ci dice.
Il
nucleo del pianeta influisce molto il clima, contrariamente alla teoria del
fattore antropologico (ossia all’opera dell’uomo, ndr). La destabilizzazione del nucleo
porta ad aumento di eruzioni vulcaniche e terremoti distruttivi e indebolisce
il campo magnetico della Terra.
Una
serie di cambiamenti senza precedenti sta avvenendo nel nucleo del nostro
pianeta:
nel
1997-98 si è spostato anormalmente verso nord;
ora si
osserva la cristallizzazione asimmetrica e fenomeni inspiegabili al centro del
nucleo;
il flusso di ferro fuso nel nucleo liquido
esterno sta accelerando dal 2015;
il
battito, le manifestazioni microsismiche che emanano dal nucleo, create dalla
sua dissonanza, è in aumento.
A
causa degli spostamenti del nucleo:
il
pianeta tende ad accelerare e ad accumulare forza centrifuga;
c'è
un'espansione del pianeta lungo l'equatore, che è stata registrata dai
satelliti;
si stanno risvegliando vecchie e stanno
apparendo nuove crepe e fratture, che spingono l'acqua in profondità della
terra;
a
causa della dissonanza del nucleo e di un aumento della forza centrifuga, il
magma comincia a salire verso la superficie terrestre, erodendo e riscaldando
più del solito la litosfera dall'interno;
questo porta a un aumento del flusso
geotermico del sottosuolo, fa salire plum di magma sotto i ghiacciai
dell'Antartide occidentale e della Groenlandia centrale, che di conseguenza
accelera lo scioglimento dei ghiacciai;
fa bollire le acque sotterranee nella Siberia
occidentale e in altre regioni con crosta sottile;
le temperature medie degli oceani aumentano,
appaiono regioni anomale di acqua estremamente calda;
cresce
il numero, l'area e la durata degli incendi, nati sulle faglie crostali e a
causa del degassamento, cioè metano, idrogeno e altri gas infiammabili
fuoriescono dal sottosuolo.
Un
altro risultato dello squilibrio del nucleo è un indebolimento del campo
elettromagnetico, che ha già superato il 9%, un aumento improvviso
dell'anomalia magnetica del Sud Atlantico e una deriva accelerata del polo
magnetico.
Ma
perché l'interrelazione di tutti questi processi è ignorata dalla comunità
scientifica? Non si tratta di uno studio obbligatorio per la sopravvivenza
dell'umanità durante il periodo di catastrofi verificatesi nel corso del ciclo
ogni 12000 anni?
Tuttavia,
il modello consumistico della società non trae vantaggio dal riportare queste
informazioni vitali, perché impossibile guadagnare sulla scienza onesta sul nucleo.
Perciò
è più importante che mai avere una visione obiettiva di ciò che sta accadendo
al pianeta, e aprire una ricerca onesta sulle vere cause del cambiamento
climatico, i cui risultati devono essere resi pubblici. E questo è possibile
solo nella Società Creativa.
Il 4 dicembre 2021 la gente di tutto il mondo
è stata testimone di un evento storico: la Conferenza Internazionale online
"Crisi globale. L’ora della verità".
La
Conferenza è stata trasmessa in diretta da volontari in 100 lingue ed è andata
in onda su tutte le reti di social media e migliaia di canali mediatici in
tutto il mondo.
Questo
giorno ha rivelato alla gente la verità che cambierà il futuro!
L'inflazione
è qui per restare?
Ispionline.it
– ISPI Data Lab -Redazione – (13 luglio 2022) – ci dice:
A
giugno, l’inflazione in Eurozona ha fatto segnare l’8,6% su base annua. È un
ennesimo record da quando esiste l’Unione economia monetaria, che infrange
quello di maggio (+8,1%). E che eguaglia i livelli di inflazione americani di
maggio, a loro volta mai così alti da 40 anni.
È per
questo che le Banche centrali delle due grandi aree valutarie, la Federal
Reserve e la Banca centrale europea (BCE), sono più che mai attive. La Fed ha
già cominciato da mesi a stringere i cordoni, mentre le maglie della BCE
dovrebbero cominciare a farsi più strette tra due settimane, il 21 luglio.
Dietro
a tassi di inflazione così simili, si nascondono cause che solo in parte sono
sovrapposte. L’inflazione europea sembra infatti essere ancora molto più
“importata” rispetto a quella americana, che sembra essere molto più “diffusa”
e, forse, più duratura.
Nel
frattempo, le economie di entrambe le sponde dell’Atlantico stanno frenando
bruscamente. Ci avviciniamo davvero a quel periodo di stagflazione che
paventavamo su queste pagine solo lo scorso marzo?
A
giugno, l’inflazione in Eurozona ha fatto segnare l’8,6% su base annua. È un
ennesimo record da quando esiste l’Unione economia monetaria, che infrange
quello di maggio (+8,1%). E che eguaglia i livelli di inflazione americani di
maggio, a loro volta a +8,6%, e a mai così alti da 40 anni.
Tuttavia
a spiegare tassi d’inflazione così simili sulle due sponde dell’Atlantico sono
componenti anche nettamente diverse. Al primo posto per entrambe le zone
valutarie c’è ovviamente la componente energia, che a maggio faceva segnare un
+39% in Eurozona e un +34% negli USA (sempre su base annua). Ma negli USA
l’inflazione di gran parte delle componenti meno volatili tende a essere più
alta rispetto a quella fatta segnare in Eurozona, e anche di molto.
È
sufficiente confrontare l’inflazione sui beni industriali (+4,2% in zona euro,
+11,4% in USA), quella sui servizi (+3,5% vs +5,7%) e quella sui capi
d’abbigliamento (+1,7% vs +5,0%) per notare differenze significative.
Cosa
significa? È un indizio che negli USA l’inflazione sembra stare diventando
sempre più radicata nelle aspettative di imprese e consumatori, e che non si
tratti di un fenomeno tanto passeggero come sarebbe stato possibile pensare a
inizio anno. Ciò non significa che lo stesso non stia accadendo in Europa. Ma,
se lo sta facendo, siamo ancora nelle fasi iniziali del ciclo di “radicamento”.
Per
catturare in maniera sintetica la differenza tra le due inflazioni, quella
europea e quella americana, vi proponiamo un l grafico. Si tratta di un grafico
che potrebbe a prima vista trarre in inganno, perché sembrerebbe rappresentare
proprio l’inflazione in Eurozona e negli Stati Uniti.
Ciò
che è raffigurato, invece, è qualcosa di diverso: la differenza, per entrambe
le aree monetarie, tra l’indice di inflazione complessiva (che include l’intero paniere di
prodotti preso in considerazione dagli istituti di statistica) e l’inflazione core (che esclude prodotti i cui prezzi
tendono a essere fortemente volatili – come i beni energetici, alimentari,
l'alcool e il tabacco).
L’inflazione
core tende
a essere maggiormente rappresentativa di quanto dell’inflazione registrata in
un’area valutaria sia destinato a “radicarsi”, cioè a diventare duraturo. Naturalmente, anche i prezzi dei
prodotti inclusi nel paniere core possono risentire dell’innalzamento dei
prezzi di prodotti volatili come quelli energetici. Ma, di solito, lo faranno
meno.
Cosa
ci dice il grafico ? Essenzialmente, che le inflazioni simili fatte registrare in
Eurozona e negli Stati Uniti in questi mesi sembrano avere origini non
identiche. E che forse anche la loro durata potrebbe essere diversa. Come si
può notare, infatti, da un lato è vero che gli spread tra inflazione
complessiva e inflazione core fatti registrare in Eurozona e negli USA sono a
livelli tra i più alti di sempre, e in crescita. Questo suggerisce che i
prodotti molto volatili (come gli energetici) stiano avendo una grande
influenza nel “trascinare” verso l’alto l’inflazione.
D’altra
parte, si può anche notare che i valori europei staccano ormai nettamente
quelli americani, dopo aver viaggiato praticamente appaiati per anni. Ciò
suggerisce che negli USA la tendenza a “incorporare” l’inflazione in tutti i
prodotti, anche quelli di solito meno volatili, sia molto più alta.
E questo a sua volta fa pensare che l’inflazione
americana sia generata in parte maggiore da cause interne e a dinamiche di
domanda, come per esempio il fatto che il tasso di disoccupazione sia molto
basso e che per compensare la forte domanda di lavoro i salari negli Usa siano
cresciuti a ritmi sostenuti.
Al
contrario, in Eurozona sembra che gli alti tassi d’inflazione dipendano in
misura maggiore alla variazione dei prezzi dei prodotti volatili, e dunque più
a dinamiche di offerta che di domanda.
Come
vedremo, questo
suggerisce ricette diverse perché Eurozona e Usa possano uscire da questo
periodo di forte crescita dei prezzi.
Quello
di oggi è un dejà vu? Sì e no. L'elevata inflazione odierna evoca il ricordo
della Grande Inflazione degli anni Settanta.
In questo grafico ci limitiamo a osservare
l’inflazione statunitense. Le similitudini fra i due periodi di inflazione
elevata, anni Settanta e oggi, sono effettivamente molteplici: entrambi iniziarono
dopo un periodo di bassa inflazione e di grandi spese pubbliche (negli anni
Sessanta per la guerra in Vietnam e per il programma di Great Society di Lyndon
Johnson; oggigiorno per far fronte alla pandemia di Covid-19) ed entrambi
coincidono con importanti shock nei prezzi globali dell'energia e dei generi
alimentari.
Queste
somiglianze non devono però ingannare. Fra le maggiori differenze troviamo
infatti il ruolo giocato dalla Fed. Negli anni Settanta, la banca centrale
americana non aveva l'indipendenza necessaria per prendere decisioni autonome
ed era troppo influenzata dalla politica per agire in maniera tempestiva.
Quando
divenne chiaro che la Fed non avrebbe agito rapidamente, alzando i tassi
d’interesse, imprenditori e consumatori cominciarono ad aspettarsi tassi di
inflazione elevati e ad agire di conseguenza: le imprese iniziarono ad alzare i
prezzi e i lavoratori a chiedere aumenti salariali. Legna sul fuoco dell’inflazione, che
venne spenta solo dalla decisa azione della Fed di Paul Volcker dal 1979 in
avanti.
Oggi
però le cose sono cambiate, e sia la consapevolezza che l’inflazione dipenda
strettamente dalla politica monetaria e non da altri interventi (come per
esempio l’imposizione di controlli sui prezzi), sia l’evoluzione dei loro
mandati danno alla Fed e alla BCE la consapevolezza di avere tra le mani gli
strumenti corretti per combattere l’inflazione, e la possibilità di
concentrarsi sull'interesse economico nazionale di lungo periodo, anziché sulle
richieste dei governi in carica – che quasi mai vorrebbero rischiare un
rallentamento economico nel corso del loro mandato, anche a fronte di tassi di
inflazione molto elevati.
Di
fronte a un periodo di alta inflazione, c’è una sola cosa che dovrebbe fare una
banca centrale: alzare i tassi d’interesse, costringendo la crescita economica
a rallentare ma, al contempo, nella speranza che in questo modo rallenti anche
la crescita dei prezzi.
Per
Fed e BCE si tratta di una situazione tecnicamente più gestibile rispetto ai
periodi di bassa crescita e bassa inflazione (o addirittura deflazione) vissuti
dopo la Grande recessione del 2009, nel corso della crisi dell’euro nella sola
Europa (2011-2014), e poi ancora durante il primo anno di pandemia.
Allora,
per stimolare l’economia i tassi d’interesse dovevano calare, e in quel caso ci
si scontrava con la cosiddetta “zero lower bound” (ZLB): un tasso d’interesse non può (almeno
in teoria) diventare negativo, perché significherebbe essere pagati un certo
tasso d’interesse per prendere a prestito dei soldi, anziché pagarlo.
Anche per questo, una volta portati i tassi
d’interesse a zero e raggiunta la ZLB, le banche centrali hanno dovuto adottare
politiche monetarie non convenzionali, tra le quali il più famoso quantitative
easing, per continuare a stimolare ulteriormente economie ancora anemiche.
Portando
di fatto i tassi di interesse reali in territorio negativo, ma consapevoli che
non ci si potesse spingere troppo oltre in questo territorio inesplorato e
dalle conseguenze paradossali.
In
casi di inflazione elevata, invece, il limite per le banche centrali non
esiste: i tassi possono essere alzati all’infinito.
Ciò
tuttavia non significa che non esistano pericoli. Alzare i tassi troppo presto,
o troppo in fretta, rischia infatti di provocare una frenata economica troppo
brusca o profonda, e dunque di causare una evitabile recessione.
Nel
nostro caso, la Fed ha ormai da mesi già deciso di tornare ad alzare i propri
tassi d’interesse e lo sta facendo in maniera molto più rapida del previsto.
Diversamente,
la BCE ha deciso di mantenere i propri tassi a zero fino a questo momento, di riassorbire il proprio
quantitative easing pandemico, e di iniziare ad alzare i tassi solo a fine luglio.
Per
spiegare le diverse scelte dalle due parti dell’Atlantico, a fronte di tassi di
inflazione praticamente identici, bisogna tornare al primo grafico di questo
DataLab.
La BCE
scommette infatti che l’inflazione europea sia meno “strutturale” e duratura
rispetto a quella americana, e che dunque il rischio di alzare i tassi troppo
presto sia più concreto rispetto alla propria controparte d’oltreoceano.
Come
mostrato nel nostro grafico, la diagnosi appare corretta. Ma se la scommessa
sarà vinta o persa (cioè, che l’inflazione elevata sia un fenomeno passeggero o
più duraturo) è qualcosa che potremo verificare solo nei prossimi mesi.
Quali
effetti stanno avendo i rialzi (attuali e previsti) dei tassi di interesse
negli USA e in Europa?
Innanzitutto, un rallentamento della domanda
occidentale,
che sta finalmente cominciando a moderare la crescita dei prezzi delle materie
prime. Lo si vede bene considerando l’andamento dei prezzi dei metalli: dai
livelli record di marzo sono scesi del 18%, e sono inferiori del 7% rispetto a
un anno fa. Una vera eccezione in tempi di iperinflazione. Tuttavia trend simili, anche se
meno marcati, si osservano anche nei prezzi del cibo (-5% nell’ultimo mese) e
dei fertilizzanti (-13% da aprile), che sembrano aver superato il loro picco e
avviarsi verso una fase di discesa.
Che il
peggio sia passato? Non proprio. Alcuni dei principali fattori dietro questo
calo sono infatti transitori.
Sui
prezzi dei metalli influiscono ad esempio i lockdown in Cina, che ne hanno
ridotte fortemente le importazioni (Pechino è il primo importatore al mondo di
queste materie prime).
Mentre
la ciclicità dei raccolti spiega la dinamica dei prezzi dei fertilizzanti, la
cui domanda è diminuita visto che è ormai trascorsa la stagione della semina.
In
favore di quella del raccolto di grano e mais nell'emisfero settentrionale, la
cui offerta sta quindi aumentando.
Eppure,
malgrado la progressiva riduzione delle restrizioni all’export imposte negli
scorsi mesi su materie prime alimentari (olio di palma indonesiano) e
fertilizzanti (dalla Russia), i loro prezzi restano rispettivamente superiori
del 23% e dell’85% rispetto a giugno 2021.
E forse solo una recessione globale potrebbe
riportarli giù, sotto ai livelli di guardia.
Considerando
la situazione economica attuale, viene da chiedersi quali siano le aspettative
degli operatori di mercato. Per farlo utilizziamo il Purchasing Managers' Index (PMI), un indice che misura il livello di
attività dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero rispetto al
mese precedente.
Quando
il suo valore è superiore al 50, come dopo la prima ondata pandemica nel giugno
2020, significa che il mercato si aspetta una fase di espansione economica.
Per converso, quando il valore dell’indice scende
sotto i 50, le aspettative sono al ribasso.
Anche
se i valori ufficiali di luglio non sono ancora disponibili, i dati mostrano un
trend chiaramente in discesa – e in forte discesa proprio dall’inizio
dell’invasione russa dell’Ucraina alla fine del febbraio scorso.
Gli
operatori di mercato non sembrano aspettarsi ancora una recessione (il valore è
infatti ancora superiore al 50), ma molti di loro dichiarano di stare riducendo
gli acquisti rispetto ai mesi precedenti. Sintomo di una strategia più cauta in
vista di una possibile recessione.
Di
fronte a questi segnali di rallentamento economico, la parola sulla bocca di
tutti gli economisti è stagflazione.
Ovvero
una combinazione di bassa crescita economica, elevata inflazione e alto livello
di disoccupazione.
Da cui
non è facile uscire: misure per ridurre l’inflazione rischiano di abbattere
completamente la crescita economica, viceversa politiche pro-crescita produrranno ancora più
inflazione.
A
guardare l’aggiornamento delle previsioni su crescita del PIL e tasso di
inflazione relativi ai paesi europei, tali prospettive non sembrano poi così
remote. Rispetto a dicembre 2021, mediamente in Europa le prospettive di
inflazione per il 2022 sono state riviste al rialzo di 5,1 punti percentuali
(p.p). Mentre quelle di crescita sono state riviste al ribasso di 1,8 punti
percentuali. Con picchi negativi per Germania (-2,2 p.p.) e Italia (-2,1).
Ma
mancano ancora due ingredienti fondamentali prima che sia stagflazione.
La
disoccupazione è ancora molto bassa: in Europa sotto i livelli pre-pandemici. E
l’inflazione dovrebbe diventare persistente, tollerata dalle banche centrali
per un periodo sufficientemente lungo da modificare le aspettative di
lavoratori, imprese e investitori.
Oggi,
per fortuna, non sembra questo il caso, viste le politiche monetarie di Fed e
BCE.
Che,
come detto, stanno già alzando i tassi d’interesse o si preparano a farlo. Ma
che però potrebbero essere arrivate troppo in ritardo rispetto agli eventi
macroeconomici.
In tal
caso un atterraggio morbido dell’economia sarebbe difficile.
E il
rischio è di trovarsi con una recessione sincronizzata in Europa, USA e Cina.
Meglio
della stagflazione?
Ucraina:
Putin sceglie l’escalation.
Ispionline.it
– Alessia De Luca – (21 settembre 2022) – ci dice:
Mobilitazione
parziale.
Vladimir
Putin richiama i riservisti e annuncia referendum sull’annessione di territori
ucraini. Il leader del Cremlino denuncia la “minaccia nucleare” della Nato e
avverte: “Pronti a difenderci con ogni mezzo”.
Il
presidente russo Vladimir Putin annuncia la mobilitazione parziale della
cittadinanza e quattro referendum sull’annessione alla Russia di altrettanti
territori ucraini occupati dalle truppe di Mosca.
Lo ha
fatto in un discorso alla nazione, atteso ieri ma rinviato a questa mattina, in
cui ha chiarito che “la Russia difenderà i sui territori” e accusato
l’Occidente di “volerci distruggere”.
Putin
ha parlato di una “mobilitazione parziale”, che interesserà solo i riservisti e
coloro che hanno prestato servizio nelle forze armate: circa 300mila persone
secondo il ministro della Difesa Sergei Shoigu.
Ad alimentare i timori di una coscrizione più
ampia, il fatto che, poche ore prima, la Duma avesse approvato un inasprimento
delle pene per i renitenti alla leva.
E il sito di informazione dissidente Meduza
riporta su Telegram che dopo le parole del presidente i voli diretti da Mosca a
Erevan e Istanbul sono andati esauriti.
Nel complesso, il leader del Cremlino ha annunciato
un’escalation politica e militare del conflitto in corso da quasi sette mesi,
dalle conseguenze imprevedibili. I referendum – secondo quanto annunciato – si
svolgeranno a partire da venerdì e fino al 26 settembre nelle due repubbliche
separatiste di Donetsk e Lugansk, nella regione di Zaporizhzhia, dove si trova la più grande centrale
nucleare d’Europa, e a Kherson, la città del sud conquistata all’inizio
dell’invasione. In totale, si tratta di una superficie pari a circa il 15% del
territorio ucraino.
Ha
vinto il ‘partito della guerra’?
Che la
guerra stesse entrando in una fase potenzialmente più pericolosa era chiaro da
qualche tempo.
Il
successo della controffensiva ucraina nel nord-est che in pochi giorni aveva
portato alla riconquista di oltre mille miglia quadrate di territorio occupato
dai russi aveva messo in allarme e imbarazzato il Cremlino.
Che
dopo aver sospeso l’organizzazione dei referendum per l’annessione di fatto
oggi ha improvvisamente invertito la rotta, accelerando i tempi delle
consultazioni, che si terranno a partire da dopodomani.
Una svolta che – secondo il sito Meduza – è da
attribuire al ‘partito della guerra’ composto di potenti burocrati russi,
politici (tra cui l’ex presidente Dmitrij Medvedev) e funzionari delle forze
dell'ordine, favorevoli ad un'ulteriore escalation della guerra con l'Ucraina.
Sarebbero
loro ormai a costituire il ‘cerchio magico’ che influenza le decisioni di
Putin, e a cui si deve anche la decisione di tenere i referendum nei territori
occupati. Consultazioni che – a differenza di quella organizzata in Crimea nel
2014 – “neanche ci si preoccupa di rendere legittime agli occhi del mondo” e
che si terranno nel mezzo di una guerra tuttora in corso.
Referendum
farsa?
In
pochi hanno dubbi in merito: l’esito dei referendum è scontato. Sanciranno
l’annessione alla Russia dell'intera regione del Donbass, così come di
Zaporizhzhia e Kherson.
Senza contare che dal punto di vista legale i soldati
russi che dovessero rifiutarsi di combattere su quei territori potranno essere
accusati di diserzione e tradimento. E poco importa se il resto del mondo non
dovesse riconoscerli, Mosca non intende annettere quei territori per
consolidare una vittoria sul campo di battaglia.
Ma per
modificare uno status quo che gli è sfavorevole. I referendum servono a
giustificare il ricorso a misure estreme se – come è altamente probabile –
all’indomani del loro svolgimento, l’avanzata ucraina dovesse colpire quello
che le consultazioni avranno sancito come territorio nazionale russo.
Putin
potrà alimentare la sua narrativa secondo cui la patria “è sotto attacco” e
bisogna difenderla da “nazisti” dell'Ucraina e i suoi sostenitori occidentali.
In quest’ottica il ricorso del presidente alla
minaccia nucleare nel discorso di oggi assume il tono di un avvertimento ancor
più sinistro. “Se l’integrità territoriale della Russia sarà minacciata – ha
detto – la difenderemo con ogni mezzo a nostra disposizione. E questo non è un
bluff”.
Ultimatum
al mondo?
L’intervento
di Putin alla televisione russa non poteva non scatenare reazioni a livello
globale. “Il
Cremlino annuncia la mobilitazione nella giornata internazionale della pace –
ha fatto notare Charles Michel, presidente del Consiglio europeo – mentre
all’Assemblea generale delle Nazioni Unite i paesi lavorano per la
cooperazione, la sicurezza e la prosperità.
In questa guerra c'è un solo un aggressore, la
Russia, e un solo aggredito, l'Ucraina”, ha commentato su Twitter.
E
proprio a margine dell’Assemblea Onu il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha
parlato di “atto di disperazione” di Putin ribadendo che “la Russia non vincerà
questa guerra”.
Dura
condanna anche del presidente americano Joe Biden: “Abbiamo un membro
permanente del Consiglio di sicurezza che ha invaso un suo vicino con
l'obiettivo di cancellarlo dalle mappe – ha detto dal pulpito dell’Assemblea
Generale –. Oggi Putin ha inviato altre minacce. Il Cremlino sta organizzando
un referendum farsa, che è un’enorme violazione del diritto internazionale”.
Più
distaccata la reazione cinese che, attraverso il portavoce del ministero degli
Esteri Wang Wenbin, ha chiesto “alle parti interessate di attuare un cessate il
fuoco” e di trovare una soluzione “che affronti le legittime preoccupazioni di
sicurezza di tutte le parti il prima possibile”.
Un
invito che difficilmente sarà accolto secondo Tatiana Stanovaya, fondatrice
della società di analisi politica R.Politik.
“Putin ha scommesso sull'escalation”, osserva,
e aggiunge: “Il suo è un chiarissimo ultimatum all'Ucraina e all'Occidente”.
Il
Commento:
Di
Eleonora Tafuro Ambrosetti, ISPI research fellow:
“Volodymyr
Zelensky ha sempre visto ulteriori referendum russi in territorio ucraino come
linee rosse che avrebbero reso impossibile ogni negoziato. Ma oggi sembra
chiaro che Putin di negoziare non abbia mai avuto realmente intenzione. Ed è
per questo che ha decretato una mobilitazione parziale come reazione sia al
successo della controffensiva ucraina sia ai vari moniti e alle esortazioni
espresse dai leader presenti al vertice SCO la settimana scorsa, per i quali la
guerra deve finire al più presto.
Il
coinvolgimento sempre maggiore della popolazione russa ha, però, rischi per la
leadership russa. Potremmo infatti vedere un’erosione del consenso non solo tra
le élite politiche, ma anche tra i cittadini, che devono pagare un prezzo
sempre più caro per questa guerra fortemente voluta da Putin”.
(Alessia De
Luca, ISPI Advisor for Online Publications.)
L’inganno
della facile conoscenza.
Spazio50.org-
Gianrico & Giorgia Carofiglio – (1° Maggio 2022) - ci dice:
Una
neuroscienziata dell’UCLA, Maryanne Wolf, ha elaborato un concetto appropriato
per i nostri tempi: perdita della pazienza cognitiva. Si tratta della riduzione
– se non dell’abolizione – della capacità di esaminare accuratamente le
questioni, i temi, in un impegno autentico di comprensione e diagnosi.
La
riduzione della capacità di astenersi dal giudizio in assenza dei necessari
elementi, del necessario approfondimento.
Scompare
la pazienza cognitiva nel comportamento di chi cerca di acquisire informazioni
nel modo più veloce e meno faticoso possibile.
Ciò
naturalmente è propiziato dalla disponibilità, soprattutto attraverso internet
e i social media, di un’enorme mole di dati su ogni argomento.
Questo genera l’illusoria convinzione di poter
sapere tutto senza studio, senza sacrificio, senza la fatica necessaria per
imparare davvero. L’accesso a un grande quantitativo di fonti, combinato con
l’incapacità di esaminarle criticamente, produce una conoscenza apparente e
insidiosa.
Nella
migliore delle ipotesi ci limitiamo alla superficie delle questioni, senza
approfondirle, senza comprenderle, senza essere in grado di elaborarle e farle
diventare sapere critico. Trasformiamo la possibilità di arrivare a qualsiasi
informazione con la persuasione infondata di poter interloquire su tutto. Da
questo nasce il pericoloso rifiuto – quasi il disprezzo – per le (vere)
competenze e per i (veri) saperi.
A ciò
si aggiunga che la ricerca accelerata, nevrotica, ossessiva di atomi di
conoscenza sconnessi tra loro è dominata dalla fretta, altra perniciosa
categoria della modernità.
L’accelerazione fine a sé stessa non consente il
controllo degli eventi, delle dichiarazioni, della formulazione delle opinioni.
Dipende (anche) dall’ansia – un’ansia generale, strutturale – e nelle azioni
che genera non vi è precisione, non vi è reale intenzione. La fretta impedisce
l’approfondimento, ostacola la comprensione e produce, nel migliore dei casi,
delle mezze verità; nel peggiore e più frequente dei casi, un totale
fraintendimento delle idee e dei fenomeni.
Particolarmente
efficace, e per certi aspetti tragica, la definizione di social media elaborata
dallo scrittore francese Jerome Ferrari: “Dove cercano tutti disperatamente di
esistere, e invece, con l’esibizione delle loro opinioni, commenti, fotografie
non costruiscono che un tempio vuoto dedicato a un fantasma”.
Le
piattaforme social sono progettate per sfruttare i nostri difetti e distorcere
impulsi sani o perlomeno neutri, come il desiderio di mostrare il nostro lato
migliore in pubblico o di avere l’approvazione di chi ci sta intorno.
Fondamentale nel modello di business dei social media è l’engagement, che in
italiano potrebbe essere tradotto come coinvolgimento, impegno, in un
paradossale capovolgimento di significati.
L’engagement
è la quantità di tempo che passiamo su un certo contenuto – ad esempio un post
di Facebook – e quanto interagiamo con esso: misura quanto efficacemente e a
lungo una piattaforma è stata capace di catturare la nostra attenzione.
È spesso un ostacolo all’impegno e al
coinvolgimento reali. Secondo uno studio di Melissa Hunt, dell’Università della
Pennsylvania, usare meno i social media porta ad una riduzione significativa di
depressione e solitudine: quando non si è troppo occupati a conquistare approvazione
online, si può dedicare il proprio tempo ad attività che ci stanno a cuore e ci
restituiscono un’immagine positiva della nostra vita.
D’altro
canto, non si può negare che siano molti i vantaggi dei social. L’informazione
libera e indipendente – pur caratterizzata da luci e ombre – è indubbiamente
una delle maggiori conquiste dell’era digitale. Oggi, grazie soprattutto alle
piattaforme che consentono a chiunque lo scambio di notizie, di idee e di
contenuti, è possibile accedere a fonti che prima erano in mano ai media
tradizionali.
Inoltre,
i social media sono un mezzo di comunicazione democratico ed economico: tutti
hanno la possibilità di connettersi senza costi particolari o addirittura senza
alcun costo, se si usufruisce di una connessione Wi-Fi libera.
Per
queste ragioni molte campagne di sensibilizzazione sociale sono nate da
Facebook o da Twitter – si pensi solo al #metoo o alle lotte contro il razzismo
– consentendo la denuncia di ingiustizie, disuguaglianze, crimini. La
connettività globale ha abbattuto i confini fisici e permesso la creazione di
una rete di comunicazione per molti aspetti virtuosa.
Secondo
Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicanalista, e Guido Giovanardi, psicologo
clinico, quando è sincera e non compulsiva la condivisione produce esperienze
di rispetto e riconoscimento reciproco, facilitando un dialogo che può creare
nuove connessioni.
L’importante, concludono i due studiosi, è non
perdere di vista la massima pascaliana per cui la prima regola è parlare con
verità, la seconda parlare con discrezione. Cioè con la capacità di scegliere
fra un Io che nutre il mondo e un Io che lo ammorba.
Gianrico
Carofiglio (Bari, 1961) ha scritto racconti, romanzi e saggi. I suoi libri,
sempre in vetta alle classifiche dei best seller, sono tradotti in tutto il
mondo. Il suo romanzo più recente è La disciplina di Penelope.
Giorgia
Carofiglio (Monopoli, 1995) si è laureata in Teoria Politica presso la
University College London. Ha lavorato in un’agenzia letteraria e collabora con
case editrici.
Gangster
in the White House”:
Noam
Chomsky su COVID-19,
OMS,
Cina, Gaza e capitalismo globale.
Numeripari.org-
(21 aprile 2020) – Amy Goodman -ADMIN2- ci dice:
Dissidente
politico, linguista e autore di fama mondiale. È docente laureata presso il
Dipartimento di Linguistica dell’Università dell’Arizona e professore emerito
presso il Massachusetts Institute of Technology, dove ha insegnato per oltre 50
anni.
AMY
GOODMAN: Questa è Democracy Now!, The Quarantine Report.
Sono Amy Goodman. Il tasso di mortalità per pandemia di
coronavirus continua ad accelerare, con decessi confermati in tutto il mondo che
superano i 145.000. Negli Stati Uniti giovedì i decessi sono saliti a un altro
record, quasi raddoppiando per superare il record precedente di appena un
giorno prima: 4.591 i residenti negli Stati Uniti che sono morti in 24 ore.
Oggi
continuiamo la mia conversazione con Noam Chomsky, dissidente politico, linguista e
autore di fama mondiale di oltre cento libri.
È
professore laureato presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università
dell’Arizona, Tucson, e professore emerito presso il Massachusetts Institute of
Technology, dove ha insegnato per oltre mezzo secolo.
Il
professor Chomsky si è unito a noi la scorsa settimana da casa sua a Tucson, in
Arizona, dove è ricoverata la moglie Valeria.
Abbiamo
parlato subito dopo che il presidente Donald Trump ha prefigurato l’annuncio di
questa settimana che avrebbe tagliato il sostegno degli Stati Uniti
all’Organizzazione mondiale della sanità. Trump si è rivolto ai giornalisti
la scorsa settimana e questo è quello che è accaduto.
REPORTER
1: È tempo di congelare i finanziamenti all’OMS durante una pandemia di questa
portata?
PRESIDENTE
DONALD TRUMP: No, forse no. Voglio dire, non sto dicendo che lo farò, ma lo
vedremo.
REPORTER
2: Ha detto che lo farà.
PRESIDENTE
DONALD TRUMP: Diamo un tremendo – no, non l’ho fatto. Ho detto che lo vedremo.
Lo esamineremo. Lo vedremo.
AMY
GOODMAN: Puoi parlarci di ciò che sta minacciando di fare in questo momento? Prima rifiutano i test dell’OMS, che
sarebbero stati critici, e ora dicono che stanno per ritirare i finanziamenti
all’Organizzazione mondiale della sanità.
NOAM
CHOMSKY: Beh,
questo è un comportamento tipico di autocrati e dittatori.
Quando
commetti errori colossali che stanno uccidendo migliaia di persone, trova
qualcun altro da incolpare. E negli Stati Uniti, purtroppo da oltre un secolo, un secolo
e mezzo, è sempre facile incolpare il “pericolo giallo”.
Il giallo: “Ci stanno venendo dietro”. Lo
abbiamo visto da sempre, in effetti molto prima di oggi. Ha incolpato l’Organizzazione
mondiale della sanità e la Cina, ha affermato che l’Organizzazione mondiale
della sanità intrattiene relazioni insidiose con la Cina e che sta praticamente
lavorando per loro.
Questo
è quello che viene venduto a una popolazione che è stata profondamente
indottrinata per molto tempo, siamo sulla via del ritorno all’esclusione cinese
degli Atti nel 19° secolo, e dire “Sì, quei barbari gialli stanno tornando per
distruggerci” è quasi istintivo. La scienza è uno dei quattro angoli
dell’inganno, insieme ai media, al mondo accademico: dimentico uno degli altri,
ma sono i quattro angoli dell’inganno. I suoi sostenitori vivono nell’inganno e
introiettano la sua dottrina.
Dicono:
“Perché dovremmo credere a qualcosa? Perché dovremmo credere alle notizie? Sono
solo notizie false. Stanno tutti cercando di distruggere il nostro salvatore,
il nostro presidente, il più grande presidente di sempre”.
Sono
abbastanza grande da ricordare che da bambino ascoltavo i discorsi di Hitler
alla radio, i raduni di Norimberga.
Non
riuscivo a capire le parole, ma il tono e la reazione della folla, la folla
adorante, era molto chiara e spaventosa.
Sappiamo
a cosa ha portato. È difficile – mi viene in mente subito quando ascolti i
deliri di Trump e la folla.
Non
suggerisco che sia in qualche modo come Hitler. Hitler aveva un’ideologia,
un’orribile ideologia, non solo massacrando tutti gli ebrei e 30 milioni di
slavi e i rom, conquistando gran parte del mondo, ma anche un’ideologia
interna: lo Stato, sotto il controllo del partito nazista, doveva controllare
ogni aspetto della vita, dovrebbe persino controllare la comunità degli affari. Non è il mondo in cui ci troviamo. In realtà, è quasi l’opposto, gli
affari che controllano il governo.
E per
quanto riguarda Trump, l’unica ideologia rilevabile è il puro narcisismo. Per
me questa è la sua ideologia: finché sarà abbastanza intelligente da continuare
a servire i veri padroni, versare soldi nelle tasche del settore molto ricco e
corporativo e lo lasceranno fare con le sue buffonate.
È
piuttosto sorprendente vedere cosa è successo alla conferenza di Davos di
gennaio organizzata dal globalista Klaus
Schwab il nuovo Dio in terra.
Questo
è l’incontro delle persone che sono chiamate i “padroni dell’universo” – CEO delle grandi società, grandi
star dei media e così via. Si riuniscono a Davos una volta all’anno, si
congratulano a vicenda per quanto sono meravigliosi, si mettono in posa da
umanisti devoti che non potevano fare di pù- sai, sono totalmente devoti al
benessere della gente del mondo. “Puoi stare sicuro a lasciare il tuo destino
nelle nostre mani perché siamo così bravi ragazzi.”
Trump
arrivò e diede l’indirizzo principale. A loro non piace Trump. La sua volgarità è incompatibile
con l’immagine che stanno cercando di proiettare sull’umanesimo coltivato. Ma
lo hanno applaudito selvaggiamente, hanno applaudito lussuriosamente ogni parola,
perché sanno che riconosce quali tasche devi riempire di dollari e come farlo.
E fintanto che lo farà, fintanto che servirà il suo
collegio elettorale maggiore, lo lasceranno fare con le buffonate – in effetti
piace perché mobilita una folla che appoggerà politiche come i suoi risultati
legislativi.
La
principale è una truffa fiscale che versa denaro nelle mani delle casse
aziendali e danneggia tutti gli altri. La deregolamentazione è ottima per gli
affari. Loro lo amano. Possono distruggere l’ambiente e danneggiare le persone
quanto vogliono. Questo è molto dannoso per la popolazione.
Riduci
i vincoli di inquinamento e le normative sulle emissioni automatiche, cosa
succede? Le persone muoiono per inquinamento, per avvelenamento da mercurio. Le
acque sono avvelenate. E il mondo sta affrontando un disastro e questo lo
accelera.
Come
ho detto, anche nel bilancio del 10 febbraio, pur riducendo la protezione
contro le malattie nel mezzo di una pandemia, aumenta i finanziamenti per la
produzione di combustibili fossili che finirà per distruggerci tutti.
Certo, molti più soldi per il Pentagono e per
il suo famoso muro. Ma questo è il mondo in cui viviamo – qui, non ovunque.
Come ho detto, i paesi asiatici hanno agito in modo sensato. Anche la Nuova
Zelanda sembra averlo ucciso. Taiwan sta andando molto bene. In Europa, la Germania ha forse il tasso
di mortalità più basso al mondo, anche la Norvegia. Ci sono modi per reagire.
E ci
sono molti modi per provare a distruggere tutto – vedi quello che sta guidando
il presidente Trump, con il supporto della camera ecologica di Murdoch, Fox
News e altri.
E
sorprendentemente, questo atto di evocazione sta funzionando. Quindi, con una
mano, alzi la mano in cielo: “Sono il prescelto. Sono il tuo salvatore. Ricostruirò
l’America, la renderò di nuovo eccezionale per te, perché sono il servitore.
Sono il fedele servitore della classe operaia” e così via.
Nel
frattempo, con l’altra mano, li pugnalerai tutti alla schiena. E per portare a
termine questo, è un atto di genio politico. Devi riconoscere che è coinvolto
un talento serio, che sia una pianificazione intuitiva o consapevole. È
devastante. L’abbiamo detto prima. Lo vediamo ora in dittatori, autocrati, sociopatici
che si trovano ad assumere posizioni di comando. E ora sta accadendo nel paese
più ricco e importante della storia del mondo.
AMY
GOODMAN: Quindi,
hai questa situazione negli Stati Uniti, dove l’economia è stata bloccata a
causa dell’assoluta catastrofe di questa pandemia, e dove le persone sono in
isolamento, sebbene l’isolamento sia un lusso.
Penso
ai così tanti lavoratori essenziali che devono uscire in questa pandemia e
affrontare enormi minacce alla propria vita. Si può forse parlare di minaccia
al capitalismo da parte di questa pandemia; i trilioni di dollari messi nei
pacchetti di stimolo dell’economia andranno semplicemente a intensificare la
disuguaglianza o aiuteranno effettivamente le persone che si trovano più in
basso?
NOAM
CHOMSKY: Questa è una scelta, non un’inevitabilità. Voglio dire, il settore
aziendale sta lavorando duramente per pianificare un futuro del tipo che stai
descrivendo. La domanda è se le organizzazioni popolari saranno in grado di imporre
abbastanza pressione per assicurarsi che ciò non accada.
E dei
modi ci sono. Le corporazioni globaliste in questo momento nascondono le loro copie di
Ayn Rand e si precipitano nello stato della tata e chiedono benefici al
pubblico per superare i risultati del loro comportamento criminale.
Che
cosa hanno fatto negli ultimi anni? I profitti sono saliti alle stelle. Si
stanno compiacendo in un’orgia di riacquisti di azioni, che sono dispositivi
per aumentare la ricchezza dei ricchi azionisti e per il management minando la
capacità produttiva dell’impresa su vasta scala, collocando i loro uffici da
qualche parte in una piccola stanza in Irlanda, quindi non devono pagare le
tasse, usando i paradisi fiscali. Questo non è un piccolo cambiamento. Sono
decine di trilioni di dollari, sottratti ai contribuenti. Deve essere così?
Porta
l’attuale omaggio alle corporazioni. Dovrebbe essere accompagnato da
condizionalità – termine che conosciamo dall’FMI. Dovrebbero essere tenuti a
garantire che non vi sarà più uso di paradisi fiscali, non ci saranno più
riacquisti di azioni ora. Se non lo fanno, con una solida certezza, non
arriveranno soldi dal pubblico.
È
utopico? Affatto. Quella era la legge, e la legge fu applicata, fino a Ronald
Reagan, che aprì il rubinetto per derubare a piacimento, con Milton Friedman e
altri luminari in background che gli dicevano: “Questa è libertà”.
“Libertà” significa derubare il
pubblico in modo massiccio con cose come paradisi fiscali e riacquisti di
azioni. Quindi non c’è nulla di utopistico in queste condizioni. Torniamo a un
periodo di capitalismo praticamente irreggimentato, che si sviluppò da
Roosevelt fino agli anni ’70, quando iniziò a erodersi e, con Reagan, si
concluse.
Dovrebbero
esserci ulteriori condizionalità, dovrebbero essere collocati i lavoratori –
parte della gestione dovrebbe proprio essere rappresentata dai lavoratori. È
impossibile? No, ad esempio in altri Paesi, come in Germania, succede. Dovrebbe essere richiesto che
garantiscano un salario di sussistenza – non solo un salario minimo, un salario
di sussistenza. Questa è una condizionalità che può essere imposta.
Ora,
possiamo andare oltre e distinguere – notate che tutto questo è pre-Trump. Trump sta prendendo un sistema letale
fallito e lo sta trasformando in una mostruosità, ma le radici affondano dietro
di lui.
Basti
pensare al motivo per cui la pandemia si è verificata in primo luogo. Le compagnie farmaceutiche stanno
seguendo la logica capitalista. Non vogliono fare nulla. Il martello
neoliberista afferma che il governo non può fare nulla come in passato. Sei
preso in una morsa. Poi arriva Trump e lo rende incomparabilmente peggio. Ma le
radici della crisi, anche in questo caso, sono pre-Trump.
Lo
stesso con il sistema sanitario. È uno scandalo internazionale: il doppio dei
costi di paesi comparabili, alcuni dei peggiori risultati. I costi sono stati
recentemente stimati da uno studio su The Lancet, una delle principali riviste
mediche al mondo. Hanno stimato che i costi annuali per gli americani sono
vicini a mezzo trilione di dollari e 68.000 vite perse. Non è un dato
irrilevante.
AMY
GOODMAN: torniamo
alla parte 2 della nostra conversazione. Gli ho chiesto di Gaza, uno dei luoghi
più densamente popolati della Terra, dove sono stati segnalati almeno 13 casi
di COVID-19. L’Organizzazione mondiale della sanità riferisce che ci sono solo
87 ventilatori per i 2 milioni di residenti di Gaza. Quasi 300 casi e due morti
sono stati confermati in Cisgiordania. Se riesci a parlare per un momento, a
livello globale, di ciò che sta accadendo su un problema che è stato vicino al
tuo cuore per decenni e che sono i territori occupati, Gaza e la Cisgiordania,
cosa significa per un posto come Gaza, definita dall’ONU e dalle persone di
tutto il mondo una sorta di “prigione a cielo aperto” di quasi 2 milioni di
persone, che cosa potrebbe significare la pandemia lì?
NOAM
CHOMSKY: È
quasi impossibile pensarci. Gaza è composta da 2 milioni di persone che vivono
in una prigione, una prigione a cielo aperto, sotto costante attacco. Israele,
che è la potenza occupante, riconosciuta da tutti nel mondo, ha imposto
sanzioni molto severe da quando i palestinesi hanno commesso l’errore di
realizzare le prime elezioni libere nel mondo arabo e di eleggere le persone
sbagliate. Gli Stati Uniti e Israele caddero su di loro come una tonnellata di
mattoni.
La
politica israeliana, come spiegato da Dov Weissglas, il responsabile del ritiro
delle truppe israeliane, del ritiro dei coloni e dell’imposizione del nuovo
regime – ha spiegato francamente: “Stiamo mettendo a dieta il popolo di Gaza,
giusto abbastanza per tenerli in vita”, non sarebbe bello se morissero tutti,
ma niente di più. Quindi, non un pezzo di cioccolato o un giocattolo per un bambino.
E se hai un grave problema di salute, forse puoi fare domanda per andare in
ospedale a Gerusalemme est. Forse dopo un paio di settimane, ti sarà permesso
di andare. Forse un bambino può andare, ma sua madre non può venire.
Ora ci
sono un paio di casi di contagi a Gaza. Se ciò si estende, è un disastro
totale. Le istituzioni internazionali hanno sottolineato che entro il 2020 –
quindi ora – Gaza probabilmente diventerà a malapena vivibile. Circa il 95%
dell’acqua è totalmente inquinata. Il posto è un disastro. E Trump ha fatto in
modo che peggiorasse. Ha ritirato i finanziamenti dai sistemi di supporto per i
palestinesi a Gaza e in Cisgiordania – UNRWA – e tolto finanziamenti anche agli
ospedali palestinesi. E aveva una ragione: non lo stavano lodando abbastanza.
Non erano rispettosi del dio, quindi, li strangoleremo, anche quando
sopravvivono a malapena sotto un regime duro e brutale.
Per
inciso, questo si estende anche ai palestinesi in Israele. Gli attivisti per i
diritti umani in Israele hanno sottolineato di recente – ci sono articoli a
riguardo ad Haaretz – che Israele ha finalmente iniziato a creare alcune aree
di test solo nelle aree ebraiche, non nelle aree con popolazione palestinese. E
per assicurarsi che i risultati previsti fossero seguiti, l’hanno annunciato
solo in ebraico, non in arabo, quindi i palestinesi non lo sapevano nemmeno. Se
questo avviene dentro Israele, nei territori occupati è molto peggio.
E il
martello di Trump batté dicendo: “Non vi daremo nemmeno un soldo, perché non
siete abbastanza rispettosi di me.” Non so come descrivere questo genere
di cose. Non riesco a trovare le parole per questo.
AMY
GOODMAN: Cosa
pensi sia necessario in una risposta internazionale per fermare l’ascesa
dell’autoritarismo in risposta a questa pandemia? Ad esempio, nelle Filippine,
dove il leader autoritario, alleato di Trump, Duterte, parla dell’uccisione di
persone; l’enorme repressione per 1,3 miliardi di persone di Narendra Modi
senza il sostegno del popolo indiano. Il presidente Trump era in India mentre
la pandemia stava decollando, senza mai dire una parola, riempiendo uno stadio
di 100.000 persone. Abbiamo Orbán in Ungheria, che ora governa con decreto. Cosa
ci vorrebbe per capovolgerlo la situazione?
NOAM
CHOMSKY: Beh,
in realtà, quello che sta succedendo, nella misura in cui puoi trovare una
politica coerente nella follia alla Casa Bianca, una cosa emerge con notevole
chiarezza: uno sforzo per costruire un internazionale degli stati più
reazionari e stati oppressivi, guidati dal gangster alla Casa Bianca. Ora,
questo sta prendendo forma.
Posso
affrontarlo, ma da quando hai menzionato l’India, Modi, che è un estremista
nazionalista indù, non posso non dire che lui si sta sistematicamente muovendo
per distruggere la democrazia secolare indiana e per schiacciare la popolazione
musulmana. Quello che sta succedendo in Kashmir è terrificante. In passato era
già abbastanza grave, ora sta peggiorando molto. Lo stesso vale per la popolazione
musulmana, un’enorme popolazione in India. Il blocco attuale è quasi come un
genocidio.
Modi, a mio avviso, ha dato un avvertimento di quattro ore prima del blocco
totale. Sono oltre un miliardo di persone. Alcuni di loro non hanno un posto
dove andare. Le persone nell’economia informale, che raggiunge un numero enorme
di persone, vengono semplicemente scacciate. “Torna a piedi al tuo villaggio”,
che potrebbe essere a mille miglia di distanza. “Muori sul ciglio della
strada.” Questa è una grande catastrofe in preparazione.
Ciò
che sta accadendo in Asia meridionale in generale, renderà la situazione
invivibile molto presto, soprattutto se le attuali politiche climatiche
persistono. L’estate scorsa, la temperatura in Rajasthan è salita a 50 gradi
centigradi. E sta aumentando. Ci sono centinaia di milioni di persone in India
che non hanno accesso all’acqua. Andrà molto peggio, potrebbe portare a una
guerra nucleare tra le due potenze che fondamentalmente si basano sulle stesse
risorse idriche, che stanno diminuendo sotto il riscaldamento globale: Pakistan
e India. Voglio dire, la storia dell’orrore che si sta sviluppando è, ancora
una volta, indescrivibile. Non puoi trovare parole per questo. E alcune persone
ne fanno il tifo, come Donald Trump e il suo amico Bolsonaro in Brasile, insieme a un paio di altri
sociopatici.
Ma
come contrastare un reazionario internazionale? Sviluppando una internazionale
progressista. E ci sono passi che si stanno mobilitando. Non ricevono molta
pubblicità, ma penso che sia il prossimo dicembre, ci sarà un annuncio formale
di ciò che è in corso da qualche tempo. Yanis Varoufakis, fondatore e figura di
spicco di DiEM25, il movimento progressista in Europa, avrà un ruolo molto
importante. Varoufakis e Bernie Sanders sono usciti con una dichiarazione in
cui si chiedeva un’Internazionale progressista per combattere e, speriamo,
superare l’internazionale reazionaria con sede alla Casa Bianca.
Ora,
se guardi al livello degli stati, questa sembra una competizione estremamente
disuguale. Ma gli stati non sono le uniche cose che esistono. Se guardi il
livello delle persone, non è impossibile. È possibile costruire
un’Internazionale progressista basata sulle persone, che vanno dai gruppi
politici organizzati che si sono moltiplicati, che hanno ottenuto un colpo
enorme nella campagna di Sanders, che vanno dalle organizzazioni di auto-aiuto
che stanno sorgendo nelle comunità di tutto il mondo, nelle aree più povere del
Brasile. Un
fatto sorprendente che ho menzionato, è che le bande criminali omicide si
stanno assumendo la responsabilità di portare una qualche forma di protezione
decente contro la pandemia nel favelas, i miserabili bassifondi a Rio. Tutto
ciò sta accadendo a livello popolare. Se si espande e si sviluppa, se le
persone non si arrendono solo nella disperazione, ma lavorano per cambiare il
mondo, come hanno fatto in passato in condizioni molto peggiori, se lo fanno,
c’è una possibilità per un’Internazionale progressista.
Tieni
presente che ci sono anche casi sorprendenti di internazionalismo progressista
a livello statale. Dai un’occhiata all’Unione europea. I paesi ricchi in
Europa, come la Germania, ci hanno recentemente dato una lezione su cosa
significhi l’unione. Giusto? La Germania sta gestendo abbastanza bene la
pandemia. Probabilmente hanno il tasso di mortalità più basso al mondo, nella
società organizzata. Proprio accanto, il nord Italia sta soffrendo miseramente.
La Germania sta dando loro qualche aiuto? No. In effetti, la Germania ha persino
bloccato lo sforzo di sviluppare obbligazioni in euro, obbligazioni generali in
Europa che potrebbero essere utilizzate per alleviare la sofferenza nei paesi
nelle peggiori condizioni. Ma fortunatamente per l’Italia, può cercare
attraverso l’Atlantico aiuti dalla superpotenza nell’emisfero occidentale,
Cuba. Cuba, ancora una volta, come prima, esibisce uno straordinario
internazionalismo, con l’invio di medici in Italia. La Germania non lo farà, ma Cuba può
farlo. La
Cina sta fornendo aiuti materiali. Quindi, questi sono passi verso un
progressivo internazionalismo a livello statale.
USA.
L’amministrazione Democratica
espande
le trivellazioni petrolifere
su
terreni pubblici.
Farodiroma.it
– Aurelio Tarquini-Redazione- (22/09/2022) – ci dice:
Nella
speranza di mitigare i prezzi elevati della benzina e dell’energia elettrica,
l’Amministrazione Democratica, tramite facile manipolazione del presidente Joe
Biden affetto da demenza senile, sta ripristinando i contratti di locazione per
le trivellazioni di petrolio e gas su terreni federali. Gli stati coinvolti
sono: Alabama, Colorado, Montana, Nevada, New Mexico, North Dakota, Oklahoma,
Utah e Wyoming.
Questa
è una inaspettata inversione della promessa fatta durante la campagna del 2020
di diminuire la produzione americana di idrocarburi per privilegiare le energie
pulite che ha fatto arrabbiare gli ecologisti in vista delle elezioni
amministrative che determineranno la capacità dei Democratici di mantenere al
Congresso la loro politica interna ed estera.
L’amministrazione
Biden ha iniziato a vendere contratti di locazione per trivellazioni su terreni
pubblici – mettendo in locazione 144.000 acri di terreni in nove Stati – poiché
i Democratici devono affrontare enormi pressioni per aumentare la produzione di
petrolio negli Stati Uniti a causa dell’aumento dei prezzi in parte dovuto al
guerra in Ucraina, quello che loro chiamano “l’aumento dei prezzi di Putin”.
Gli
effetti negativi della decisione presa non si limiteranno all’impatto
ambientale, alla qualità di aria e acqua e al riscaldamento globale. Drammatiche
ripercussioni sorgeranno per le comunità locali e ai bisogni di superstiti
delle Nazioni Indiane vittime del primo genocidio della storia moderna «necessario»
per fare dell’America una «nazione grande e prosperosa».
Per
sviare critiche e opposizioni, l’amministrazione Biden ha affermato che le
vendite in locazione delle terre federali saranno soggette alla consultazione
delle comunità e degli «indigeni indiani». Ha inoltre informato che saranno
aumentate le royalities che le aziende petrolifere devono pagare allo Stato per
lo sfruttamento dei giacimenti: dal 12,5% al 18,75%.
Mentre
alcuni gruppi ambientalisti hanno riconosciuto che i cambiamenti
dell’amministrazione – l’aumento delle royalities e la limitazione dei
contratti di locazione ad aree con infrastrutture esistenti – sono passi
positivi, la maggioranza del movimento ecologista rimane critica, sostenendo
che qualsiasi decisione che continui la dipendenza degli Stati Uniti dai
combustibili fossili è un passo nella direzione sbagliata.
“L’affermazione
dell’amministrazione Biden di essere costretta a queste vendite di locazione è
pura finzione e un fallimento sconsiderato della leadership climatica. È come
se stessero ignorando l’orrore di tempeste di fuoco, inondazioni e mega siccità
e accettando le catastrofi climatiche come al solito… Queste vendite di
contratti di locazione dovrebbero essere accantonate e i programmi federali per
i combustibili fossili che distruggono il clima dovrebbero terminare”, dichiara
Randi Spivak, direttore delle terre pubbliche presso il “Center for Biological
Diversity in Arizona”.
“Il candidato Biden ha promesso di
porre fine al nuovo leasing di petrolio e gas su terreni pubblici, ma il
presidente Biden sta dando la priorità ai profitti dei dirigenti petroliferi
rispetto alle generazioni future”, ha affermato Nicole Ghio, senior manager del
programma sui combustibili fossili presso “Friends of the Earth”, in una
dichiarazione.
Un
altro attivista, Kyle Tisdel, direttore del programma per il clima e l’energia
presso il “Western Environmental Law Center”, che si occupa di salvaguardare i
terreni pubblici, ha inviato ai Democratici un severo avvertimento collegato
con le possibilità di voti alle imminenti elezioni.
“Abbiamo
sentito molta retorica dal presidente Biden e dalla sua amministrazione sulla
necessità di agire sul clima. Ma non solo l’amministrazione non sta facendo
tutto il possibile, in realtà non sta facendo nulla. L’azione per il clima è
stata un pilastro della campagna del presidente Biden e le sue promesse su
questa questione esistenziale sono state una delle ragioni principali per cui
il pubblico lo ha eletto”. ha affermato in una nota. Vi è il forte rischio che
le associazioni ambientaliste tentino di punire i Democratiche nelle
amministrative invitando gli elettori a non votarli.
È
opinione diffusa che il Dipartimento di Giustizia di Biden o la Casa Bianca
avrebbero potuto fare di più per ritardare il proseguimento delle aste al fine
di mantenere la promessa della sua campagna, anche potenzialmente ritardando le
vendite a tempo indeterminato. Invece i democratici hanno trovato un modo per
assicurarsi le simpatie dei Big del petrolio che tendenzialmente votano e
finanziano i Repubblicani.
“La
Casa Bianca è sotto enorme pressione per fare qualcosa per il costo vertiginoso
della benzina. Potrebbe significare più esplorazioni e potrebbe anche
significare più produzione, ma ci vorrà del tempo – ed è un altro motivo per
cui è così difficile affrontare una crisi politica quando quella crisi
coinvolge i prezzi del gas”, ha detto domenica il direttore politico di ABC News Rick
Klein nella popolarissima trasmissione televisiva “Good Morning America”.
Come
sta succedendo per gli Stati membri dell’Unione Europea, anche negli Stati
Uniti l’aumento sconsiderato dei prezzi al consumo del carburante e
dell’energia non è legato alla guerra in Ucraina ma a delle vergognose
speculazioni. Come la maggioranza dei Paese UE (Italia compresa) continuano ad
acquistare dalla Russia petrolio e gas (nonostante i dinieghi propagandistici
per il popolino) anche gli Stati Uniti non hanno interrotto o diminuito le
importazioni dalla Russia, mantenendo inalterata la quota di importazione dello
scorso anno: 700.000 barili di petrolio greggio e prodotti petroliferi
raffinati.
Questo
inganno sta seriamente danneggiando il Partito Democratico. A differenza degli
elettori europei (sensibili ai valori democratici) quelli americani sono
sensibili solo al loro portafoglio e di certo non accettano che il loro tenore
di vita diminuisca drasticamente per difendere gli abitanti di un lontano paese
europeo ai confini con la Russia che nemmeno sanno individuare sulla carta
geografica.
Infatti
un recente sondaggio della AB News/Ipsos ha rilevato che il 52% dell’elettorato
americano non crede che il caro benzina e gli aumenti energetici siano causati
dalla guerra in Ucraina, ma incolpano direttamente i Democratici. Solo il 24%
degli elettori incolpano i Repubblicani e l’ex presidente Donald Trump. Il 68% degli americani disapprova in
toto il modo in cui l’Amministrazione Democratica gestisce la crisi energetica.
Le
previsioni più ottimistiche sul voto delle elezioni amministrative previste per
l’ 8 novembre danno un largo vantaggio dei Democratici per la Camera dei
Rappresentanti mentre i Repubblicani stravincerebbero al Senato.
Di
parere pessimistico è Steve Shepard del “Think Thank POLITICO “che gode di una ottima reputazione
nelle analisi della vita politica ed economica americana. Secondo Shepard le
elezioni di medio termine del 2022 potrebbero rappresentare un disastro per il
presidente Joe Biden.
Sconfessando
le previsioni fino a ora fatte sul voto, Shepard afferma che i Repubblicani
sono ben posizionati per riprendere il controllo della Camera, e forse del
Senato. Una vittoria che potrebbe preannunciare il ritorno di Donald Trump alla
Casa Bianca. Nel 2024.
(Aurelio
Tarquini)
Associazione
NATO del Canada
pubblica
sul sito un articolo
sulla
manipolazione del clima:
indurre
la pioggia è meglio che usare il Napalm.
Grandeinganno.it
– Redazione – (19 Settembre 2022) – ci dice:
Il
concetto di manipolare Madre Natura per il bene del vantaggio militare può
sembrare irraggiungibile o vano… ma ripensaci. Ci sono molti esempi di tali
tattiche in tutto il mondo. La maggior parte sono per scopi non militari, ma in
passato alcune nazioni hanno sperimentato condizioni meteorologiche e guerre.
In
particolare, la Cina ha utilizzato questa tecnologia per garantire un clima
cooperativo per eventi nazionali di grande prestigio e importanza. Hanno usato
la tecnologia di semina delle nuvole per disperdere le nuvole inducendo la
pioggia e in precedenza per evitarla, per le cerimonie di apertura dei Giochi
Olimpici estivi del 2008 a Pechino. Ciò è stato fatto lanciando oltre 1400
missili di semina delle nuvole. La Russia è anche nota per utilizzare questa
tecnologia per la modifica del clima.
Un
pezzo di W. Cotton della Colorado State University descrive la scienza e i
diversi metodi di semina delle nuvole:
Semina
igroscopica.
La
semina igroscopica viene utilizzata nelle nubi in fase calda o mista. Grandi particelle idroscopiche
(polveri di sale e particelle prodotte da bagliori igroscopici vengono
iniettate in una nuvola per aumentare la concentrazione di “gocce
raccoglitrici” che possono trasformarsi in gocce di pioggia raccogliendo
goccioline più piccole e migliorando la formazione di gocce di pioggia
ghiacciate e graupel (ghiaccio simile alla neve) particelle.
Questo
metodo di semina può essere efficace anche nelle nubi orografiche invernali
perché può contrastare le influenze negative sulle precipitazioni di alte
concentrazioni di CCN nelle masse d’aria inquinate.
Semina
glicogenica.
La
semina glaciogenica prevede l’iniezione di materiali che producono ghiaccio in
una nuvola super raffreddata per stimolare le precipitazioni mediante la
crescita delle particelle di ghiaccio. L’obiettivo della semina glaciogenica è
introdurre materiale di semina che produca la concentrazione ottimale di
cristalli di ghiaccio per la formazione delle precipitazioni. Tale
concentrazione dipende dalle caratteristiche particolari delle nuvole e dalle
concentrazioni di aerosol di fondo.
C’è
stato un esempio ben documentato di questa tecnologia utilizzata per scopi
militari molto prima che la Cina la utilizzasse per i cieli blu.
Gli
Stati Uniti hanno studiato la tecnologia di seeding delle nuvole dall’inizio
del 20esimo secolo.
L’uso
più controverso della tecnologia è stato durante la guerra del Vietnam tra il
1967 e il 1972. L’American Air Weather Service (con il supporto dei presidenti
Lyndon B. Johnson e Richard Nixon) ha effettuato oltre 2000 missioni di semina
delle nuvole e oltre 40.000 contenitori di iodio sono stati lanciati nelle
nuvole sul sentiero di Ho Chi Minh in Vietnam durante un periodo di 5 anni. Lo
scopo di questa operazione, considerata come “Operazione Braccio di Ferro”, era
di influenzare e manipolare i movimenti di terra dei soldati vietnamiti
simulando la stagione dei monsoni.
Questa
operazione militare ha avuto un prezzo di circa $ 3,6 milioni di dollari
all’anno. Quando la storia è uscita, ha suscitato indignazione. Era considerato “il Watergate of
Weather Warfare” ed è stato ampiamente condannato dal pubblico.
È
stata l’operazione americana in Vietnam che ha spinto il Congresso e la
comunità internazionale attraverso le Nazioni Unite ad agire e vietare il
futuro uso della manipolazione del tempo (nel contesto della guerra) attraverso
trattati. La Convenzione sulla modifica
ambientale sulla proibizione dell’uso militare o di qualsiasi altro uso ostile
delle tecniche di modifica ambientale è stata firmata nel 1977 e promulgata nel
1978. Il suo obiettivo principale è il seguente:
Ciascuno
Stato Parte alla presente Convenzione si impegna a non impegnarsi nell’uso
militare o in qualsiasi altro uso ostile di tecniche di modificazione
ambientale aventi effetti diffusi, duraturi o gravi come mezzi di distruzione,
danno o lesione a qualsiasi altro Stato.
Ci
sono oltre 76 parti contraenti che osservano questo trattato, compresi gli
Stati Uniti.
La
manipolazione del tempo non è una scienza accurata a causa del numero di
variabili come il clima, le correnti del vento, ecc. Regioni diverse ottengono
risultati diversi. I sostenitori delle tattiche di manipolazione del tempo
affermano che indurre la pioggia in Vietnam era più appropriato che usare il
napalm. Molti, tuttavia, sono preoccupati per l’impatto ambientale di tali
tattiche. Il cambiamento climatico sta diventando ogni giorno una grande
priorità globale e l’uso del nostro progresso scientifico per promuovere i
propri obiettivi militari e politici.
Russia-Ucraina,
Putin mobilita l’esercito: “L’Occidente ha superato i limiti di aggressione”
Spirano
venti di guerra globale. Chiamati 300mila riservisti. Il presidente della
federazione russa avverte: "L'Occidente ha deciso per la minaccia nucleare
contro di noi. Io dico all'Occidente (e alla NATO): "Abbiamo parecchie
armi per rispondere. Non è un bluff". Intanto è stato indetto un Referendum
per l'indipendenza del Donbass
SPN
21
Settembre 2022
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Ucraina,
Putin sospenderà l’operazione se Kiev soddisferà le richieste di Mosca
Ucraina,
secondo colloquio (con stretta di mano) tra le delegazioni russe e di Kiev
SOSTIENICI
Il
presidente russo Vladimir Putin ha annunciato mercoledì una mobilitazione
parziale in un discorso televisivo alla nazione, sottolineando le minacce
all’esistenza del Paese poste dall’Occidente e l’inevitabile natura
dell’operazione militare speciale in Ucraina.
La
lunga linea del fronte, i continui bombardamenti delle aree di confine russe da
parte dell’esercito ucraino e gli attacchi alle regioni liberate hanno
richiesto la convocazione di militari dalla riserva, ha spiegato Putin.
La
Russia chiamerà riservisti (300mila uomini) che hanno già prestato servizio
nell’esercito e organizzerà il loro addestramento. I riservisti ei volontari
del Donbass avranno diritto alle stesse garanzie di cui godono i militari a
contratto.
Intanto
dal 23 al 27 settembre le repubbliche del Donbass hanno indetto un referendum
in quei territori per dare la possibilità ai cittadini russofoni di dire da che
parte vogliono stare, se con l’Ucraina o con la Russia.
La
Russia farà del suo meglio per la sicurezza dei referendum nella DPR, LPR e
nelle regioni di Kherson e Zaporozhye, ha dichiarato mercoledì il presidente
russo Vladimir Putin nel suo discorso televisivo alla nazione.
Ascolta
il discorso integrale di Putin. Fonte: Casa del Sole, voce Massimo Mazzucco
“I
parlamenti delle repubbliche popolari del Donbass, così come le amministrazioni
militare-civili delle regioni di Kherson e Zaporozhye, hanno deciso di indire
referendum sul futuro di questi territori. Si sono rivolti a noi, alla Russia,
con una richiesta di a sostegno di tale passo. Dovrei sottolineare la nostra
determinazione a fare del nostro meglio per garantire condizioni sicure per lo
svolgimento dei referendum affinché le persone esprimano la loro volontà”, ha
affermato Putin.
Le
autorità delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nonché delle regioni
di Zaporozhye e Kherson, hanno deciso di indire referendum sull’adesione alla
Russia come territori costitutivi della Russia. La votazione si svolgerà dal 23
al 27 settembre.
Il
discorso di Putin in pillole
“Ho
ordinato al governo di dare uno status legale ai volontari che combattono in
Donbass
La
maggior parte dei residenti di queste aree storiche in Ucraina non vuole
rimanere sotto il giogo neonazista.
Abbiamo
il dovere morale di non abbandonare queste persone (all’Ucraina).
Appoggiamo
le richieste di referendum sollevate in quei territori.
Ho
firmato il decreto che annuncia una mobilitazione parziale.
La
mobilitazione avrà inizio oggi stesso.
L’Occidente
ha superato ogni limite nella sua aggressione alla Russia.
L’Occidente
ha deciso per la minaccia nucleare contro di noi.
Io
dico all’Occidente: “Abbiamo parecchie armi per rispondere. Non è un bluff”.
Utilizzeremo
tutte le risorse che abbiamo per proteggere il nostro popolo.
Il
governo cercherà le risorse per aumentare la produzione di armi”.
La
TASS ha messo insieme altri momenti salienti del discorso di Putin trasmesso in
diretta dai canali televisivi russi.
Mobilitazione
parziale
La
linea di ingaggio del combattimento si estende ora per oltre 1.000 km nell’operazione
militare speciale in Ucraina mentre gli attacchi terroristici di armi
occidentali sono già in corso contro le aree di confine russe. “La NATO sta
conducendo ricognizioni in tutto il sud della Russia in tempo reale,
utilizzando sistemi avanzati, aerei e navi, satelliti e droni strategici”.
Anche
il ricatto nucleare ha iniziato a essere utilizzato: “Ciò riguarda non solo i
bombardamenti incoraggiati dall’Occidente della centrale nucleare di
Zaporozhye, che potrebbero innescare un disastro nucleare, ma anche le
dichiarazioni di rappresentanti dei principali paesi della NATO sulla
possibilità e l’ammissibilità dell’uso di armi di distruzione di massa contro
la Russia”.
Come
proposto dallo stato maggiore russo e dal ministero della Difesa, la Russia
chiamerà una mobilitazione parziale e queste misure inizieranno già il 21
settembre.
La
Russia chiamerà riservisti, principalmente quelli che hanno prestato servizio
nell’esercito. I cittadini mobilitati seguiranno la formazione necessaria e
godranno delle stesse garanzie che vengono date al personale a contratto. Il
governo russo e il ministero della Difesa uguaglieranno le formazioni di
volontari del Donbass ai militari russi nel loro status.
Le
autorità russe risolveranno immediatamente anche tutte le questioni relative
alla fornitura alle imprese del settore della difesa delle forniture e delle
risorse finanziarie necessarie.
Operazione
militare speciale come misura richiesta
“Dopo
che l’attuale regime di Kiev ha pubblicamente respinto la soluzione pacifica
del problema del Donbass e, per di più, ha annunciato le sue rivendicazioni
sulle armi nucleari, è diventato assolutamente chiaro che una nuova offensiva
su larga scala sul Donbass, come è avvenuto due volte in passato, era
inevitabile. Dopo di che sarebbe seguito un attacco alla Crimea russa, alla
Russia”.
La
risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, proseguita dal 2014, non è
andata bene per l’Occidente ed è per questo che i compromessi raggiunti ai
colloqui di Istanbul sono stati respinti e gli accordi sono stati interrotti
“in realtà su istruzione diretta dei paesi occidentali”.
Le
repubbliche del Donbass e le regioni ucraine liberate si sono rivolte alla
Russia con la richiesta di sostenere i referendum e Mosca farà del suo meglio
per garantire sicurezza e protezione ai residenti di quei territori per fare la
loro scelta. “Sosterremo la decisione sul loro futuro che prenderà la
maggioranza dei residenti delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk,
delle regioni di Zaporozhye e Kherson”.
La
Repubblica popolare di Lugansk “è già stata praticamente completamente liberata
dai neonazisti”. Le battaglie nella Repubblica popolare di Donetsk continuano e
“là il regime occupazionale di Kiev ha creato una linea profondamente
stratificata di fortificazioni a lungo termine nell’arco di otto anni”.
Le
minacce dell’occidente sono inammissibili
Ci
sono state dichiarazioni nei paesi occidentali sulla necessità della
disintegrazione della Federazione Russa, come nel caso dell’URSS nel 1991, “in
una serie di regioni e aree in guerra fatale”. La Russia ha sempre fermato
coloro che cercavano la supremazia mondiale e lo farà di nuovo adesso.
Anche
la Russia adotterà misure urgenti per preservare la sua indipendenza. “Coloro
che stanno tentando di ricattarci con armi nucleari devono essere consapevoli
che i venti dominanti possono anche girare dalla loro parte”.
“I
cittadini russi devono essere fiduciosi: l’integrità territoriale della nostra
Patria, la nostra indipendenza e libertà saranno assicurate. Consentitemi di
ribadirlo: questo sarà assicurato con tutti i nostri mezzi a disposizione”.
Per un
punto Martin perse la cappa.
Il
fatto si è ripetuto anche di recente,
per
fortuna soltanto in parte.
Ildenaro.it
- Domenico Ocone – (20 Settembre 2022) – ci dice:
(Joe
Biden e Mario Draghi).
Nell’aneddotica
popolare c’è l’episodio di un prete che, infastidito da un cane esuberante,
invita il proprietario a richiamarlo. Questi, scusandosi, chiede imbarazzato al
prelato di avere pazienza.
Al che il sacerdote risponde che l’animale su
di giri perde proprio la pazienza e il suo abito talare si sta danneggiando.
Qualcosa
del genere deve essere successo anche al professor Mario Draghi.
Nel
corso di un’intervista ha definito, con parole pesanti come macigni, pupazzi
manovrati dal Cremlino parte degli aspiranti a succedergli.
Non ha
fatto nomi e tanto ha evitato il peggio, ma il mondo era abituato finora
all’uso di espressioni più sobrie, composte con parole pesate sulla bilancia di
precisione, da parte del Capo del Governo.
La
chiave di lettura del fatto probabilmente è riposta nel cesto delle tante
provocazioni di cui è stato destinatario durante lo svolgimento del suo
mandato, meglio sarebbe definirle esasperazioni.
In campagna si dice: “Dalli e dalli, si
piegano anche i metalli” e il significato dell’espressione è chiaro.
Tutto
ciò premesso, il Professore è volato negli Usa per partecipare nella qualità
che ancora mantiene, all’assemblea annuale dell’Onu.
Incontrerà
anche Biden da solo, nonché altri personaggi nelle ore a seguire. Riceverà anche un ennesimo riconoscimento
internazionale, da aggiungere agli altri da poco attribuitigli.
Sarà
quindi il testimone di un’Italia efficiente, aggiungendo che confermerà in
quelle sedi che la stessa continuerà a essere tale anche quando alla guida non
ci sarà più lui.
Servitore
fedelissimo dello Stato, dunque, anche a un passo dalla conclusione
dell’incarico. Altra summa in uso nel contado riferita alla compravendita di qualsiasi
cosa è: “Chi
non apprezza, alla fine è quello che compra”.
Per una parte della politica italiana, nel
corso delle ultime battute del governo in via di archiviazione, tale condizione
non si è verificata.
Ciò
nonostante da ogni parte, soprattutto dalla EU, al Premier venisse
riconosciuto, senza limitazioni di sorta, merito per quanto stava facendo per
il Paese.
Ogni
corda, tirata troppo, finisce con lo spezzarsi e quindi Draghi ha preferito
gettare la spugna per evitare il peggio.
Per
non continuare a girare il dito nella piaga, può essere opportuno scendere in
strada e cominciare a entrare nei vari esercizi commerciali per avere un’idea
diretta di quanto sta succedendo nella vita di tutti i giorni che è quanto
dovrà risolvere con priorità assoluta il prossimo Governo.
In effetti è come se, nell’ambito dello studio
dell’economia reale, ci si concentrasse su una campionatura dei prodotti di
prima necessità, nel gergo militare “generi di sopravvivenza e conforto”.
Rimarrebbe
soddisfatto Joseph Campbell, che nella prima metà del secolo scorso, negli Usa,
intuì l’importanza delle confezioni monoporzione.
La
prima espressione che concretò, all’inizio della sua straordinaria avventura
imprenditoriale, fu appunto la Campbell’s Soup, che ancora oggi è leader di mercato
nel suo genere.
Tale
antefatto vuole essere l’introduzione a un argomento importante che, anche se
ha preso forma in un contesto negativo, è augurabile che riesca a mutare un
atteggiamento non corretto della società che fu dei consumi: lo spreco, soprattutto quello
alimentare.
La dimostrazione che il fenomeno è in atto è data
dall’introduzione delle confezioni dal peso di frazioni di chilo anche per
prodotti di uso comune, quali frutta e verdura.
Del
resto è stato inevitabile e degna di apprezzamento l’adozione di questa
innovazione per una serie di motivi.
Tra di
essi spicca, oltre la migliorata accessibilità economica e la riduzione
dell’invenduto da portare in discarica, la conseguente salvaguardia
dell’ambiente.
Essa consegue alla riduzione dell’impatto
ambientale conseguente a tale rinnovato stile di vita. Non tragga in inganno l’apparenza bucolica
di tale rappresentazione: essa è Il retro di una medaglia il cui lato
principale ha una valenza completamente opposta.
Su di essa spiccano un notevole incremento dei
prezzi al consumo e una ancora più marcata riduzione della capacità di spesa
dei consumatori, specialmente di quelli con redditi medio bassi.
Quanto
appena descritto, già di per sé molto preoccupante, è anche l’indicatore di un
procedere ancor più allarmante del sistema socioeconomico verso una situazione
più che temibile: la recessione.
Espressa
con semplicità, essa consiste nella riduzione più o meno massiccia del PIL,
prodotto interno lordo, del Paese, o di un aggregato come la EU, se non
addirittura planetario.
Appare
chiaro che l’esito delle votazioni dovrebbe poggiare su motivazioni di testa e
non di pancia degli elettori.
Sarà
infatti la nuova coalizione di governo che verrà eletto dal prossimo parlamento
a girare il secondo tempo del colossal PNRR.
Esso
dovrebbe essere uno degli episodi che dovranno comporre l’opera omnia NGEU. Questa volta il regista sarà
diverso e, adatto allo scopo, andrebbe cercato avendo a disposizione tempo e
materiale umano. Il primo scarseggia ormai da quel di, l’altro è quello reperibile sul
mercato e ogni precisazione è superflua.
Il
pericolo è che, invece della” pellicola long size” prevista, ne esca un
cinepanettone. L’ipotesi è da tenere nel dovuto conto, avvicinandosi la fine
dell’anno, periodo solitamente eletto per la proiezione di quel genere di film.
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