SOTTO L’INGANNO GLOBALE.

 SOTTO L’INGANNO GLOBALE.

 

L’Unione Europea messa in

ginocchio dagli Straussiani.

Voltairenet.org - Thierry Meyssan – (13 settembre 2022) – ci dice:

 

Un gruppuscolo di statunitensi, sviluppatosi attorno al pensiero del filosofo Leo Strauss, ora controlla la segreteria alla Difesa e la segreteria di Stato. Dopo aver organizzato moltissime guerre successive a quelle della Jugoslavia, hanno architettato la guerra in Ucraina.

Gli Straussiani manipolano l’Unione Europea e s’apprestano a privarla delle fonti di energia.

Se la classe dirigente europea non apre gli occhi, l’alleanza con Washington porterà all’affondamento dell’economia dell’Unione.

È illusorio credere che le nazioni europee saranno risparmiate in quanto Paesi sviluppati.

Gli Straussiani scrissero già nel 1992 che non avrebbero esitato a distruggere la Germania e l’UE.

Secondo il professor Leo Strauss, è meglio essere come Hitler piuttosto che cadere nelle sue mani.

Dal 1949 il filosofo tedesco ebreo Leo Strauss insegnò all’università di Chicago. Molto presto radunò attorno a sé un piccolo gruppo di accoliti ebrei, scelti fra i suoi allievi, cui riservò un insegnamento orale molto diverso da quello esposto nelle opere scritte.

Secondo Strauss, le democrazie erano state incapaci di proteggere gli ebrei dalla soluzione nazista. Per evitare il ripetersi del dramma e che la mannaia si abbattesse nuovamente sugli ebrei, i discepoli dovevano tenere il coltello dalla parte del manico: Strauss li consigliò di costruire la propria dittatura.

Leo Strauss chiamò i suoi discepoli opliti (i soldati di Sparta) e li istruì perché andassero a disturbare le lezioni di alcuni suoi colleghi.

Molti membri di questa setta hanno svolto elevatissimi incarichi negli Stati Uniti e in Israele. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, il funzionamento e l’ideologia di questo gruppuscolo sono stati oggetto di molte polemiche. I partigiani e gli avversari del filosofo si sono scontrati in un’infinità di pubblicazioni. Tuttavia i fatti sono incontrovertibili.

Autori antisemiti hanno mescolato, a torto, straussiani, comunità ebraiche della diaspora e Stato d’Israele.

 Ebbene, l’ideologia di Leo Strauss non fu mai discussa nel mondo ebraico prima dell’11 Settembre.

Dal punto di vista sociologico è un fenomeno settario, nient’affatto rappresentativo della cultura ebraica.

Tuttavia, nel 2003, alla presenza di altri dirigenti israeliani, i sionisti revisionisti di Benjamin Netanyahu conclusero un patto con gli Straussiani statunitensi. L’alleanza non fu mai resa pubblica.

Una caratteristica di questo gruppuscolo è che è pronto a tutto. Per esempio, volevano far tornare l’Iraq all’età della pietra. Ed è quanto hanno effettivamente fatto. Secondo loro qualsiasi sacrificio è accettabile, anche da parte di loro stessi, pur di continuare a essere i primi; non i migliori, ma i primi!

Nel 1992 un consigliere del segretario alla Difesa, lo straussiano Paul Wolfowitz, redasse il “Defense Planning Guidance”, il primo documento ufficiale Usa ispirato al pensiero di Leo Strauss .

Wolfowitz fu iniziato al pensiero di Strauss dal filosofo statunitense Allan Bloom (amico del francese Raymond Aron) e conobbe Strauss solo al termine dell’insegnamento a Chicago. Ciononostante, l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Jeane Kirkpatrick, ha individuato in Wolfowitz «una delle grandi figure straussiane».

Nel contesto del crollo dell’Unione Sovietica, Wolfowitz ha elaborato una strategia per mantenere l’egemonia degli Stati Uniti sul resto del mondo.

Il “Defense Planning Guidance” avrebbe dovuto rimanere riservato, ma il New York Times ne rivelò le linee principali e ne pubblicò alcuni stralci. Tre giorni dopo il Washington Post ne rivelò altri dettagli. Il testo originale non fu mai pubblicato, ne circolò una versione rivista dal segretario alla Difesa (e futuro vicepresidente) Dick Cheney.

Si sa che il documento originale si fonda su una serie di riunioni cui parteciparono gli straussiani Andrew Marshall, teorico del Pentagono che fu sostituito tre anni dopo la sua morte da Arthur Cebrowski, poi Albert Wohlstetter, l’ideatore della strategia della dissuasione atomica, nonché suo genero Richard Perle, futuro direttore del “Defence Policy Board”. Il “Defense Planning Guidance” fu redatto da un allievo di Wohlstetter, Zalmay Khalilzad, futuro ambasciatore all’Onu.

Il documento parla di un nuovo «ordine mondiale […] alla fine retto dagli Stati Uniti», ove la superpotenza avrebbe stretto soltanto alleanze contingenti, a seconda dei conflitti.

 L’Onu, e persino la Nato, avrebbero dovuto essere progressivamente messi da parte.

In senso più ampio, la dottrina Wolfowitz teorizza la necessità per gli Stati Uniti di bloccare l’emergere di ogni potenziale minaccia alla propria egemonia, segnatamente di «nazioni avanzate», come Germania e Giappone.

In particolare viene presa di mira l’Unione Europea:

«Benché gli Stati Uniti sostengano il progetto d’integrazione europea, dobbiamo vigilare per prevenire l’emergere di un sistema di sicurezza esclusivamente europeo, che minerebbe la Nato, in particolare la sua struttura di comando integrato».

 Di conseguenza, gli europei saranno invitati a inserire nel Trattato di Maastricht una clausola che subordina la loro politica di difesa a quella della Nato, mentre il rapporto del Pentagono raccomanderà l’integrazione nell’Unione Europea di nuovi Stati dell’Europa centrale e orientale, cui al tempo stesso verrà accordato il vantaggio di un’intesa militare con gli Stati Uniti che li protegga da eventuale attacco russo.

 

Il documento è pazientemente messo in atto da trent’anni.

 Il Trattato di Maastricht, titolo V, articolo J4, paragrafo 4 stabilisce:

 «La politica dell’Unione ai sensi del presente articolo non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi derivanti per alcuni Stati membri dal trattato dell’Atlantico del Nord ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in questo ambito».

Queste disposizioni sono state riprese da diversi testi, anche dall’art. 42 del Trattato sull’Unione Europea.

 Gli Stati membri dell’ex Patto di Varsavia hanno aderito quasi tutti all’Unione Europea. La loro decisione è stata una scelta imposta da Washington e annunciata dal segretario di Stato James Baker poco prima della riunione del Consiglio europeo che l’ha avallata.

Nel Duemila Paul Wolfowitz fu, con Zbigniew Brzezinski, il principale oratore di un vasto convegno ucraino-statunitense a Washington, organizzato dai nazionalisti integralisti ucraini rifugiati negli Usa.

Wolfowitz s’impegnò a sostenere l’Ucraina indipendente, a provocare l’entrata in guerra della Russia contro Kiev e infine a finanziare la distruzione del rivale degli Stati Uniti che stava rifiorendo.

Gli impegni sono stati messi in atto con l’“Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act of 2022”, adottato il 28 aprile 2022:

 l’Ucraina è dispensata da ogni procedura di controllo degli armamenti, in particolare dalla certificazione della destinazione finale; costosissime armi sono concesse in prestito-noleggio dagli Usa all’UE per difendere l’Ucraina. Quando la guerra sarà finita gli europei dovranno pagare quanto consumato. E il conto sarà salato.

Victoria Nuland e Antony Blinken spesso nell’ufficio di John Kerry.

Benché le élite europee abbiano finora tratto beneficio dall’alleanza con gli Stati Uniti, non devono meravigliarsi se, come vuole il “Defense Planning Guidance”, oggi Washington tenta di distruggerle.

Già dopo gli attentati dell’11 Settembre hanno potuto constatare ciò di cui gli Usa sono capaci: Paul Wolfowitz impedì ai Paesi che avevano espresso riserve sulla guerra contro l’Iraq, come Germania e Francia, di concludere contratti per la ricostruzione del Paese.

Nella congiuntura attuale l’aumento dei prezzi delle fonti di energia, cui se n’è aggiunta la penuria, minacciano non solo il riscaldamento e il trasporto dei cittadini, ma soprattutto la sopravvivenza delle industrie. Se il fenomeno si protrarrà sarà l’insieme dell’economia europea a crollare bruscamente, facendo retrocedere la popolazione di almeno un secolo.

È un fenomeno difficile da analizzare dal momento che i prezzi e la disponibilità delle fonti di energia dipendono da numerosi fattori.

Innanzitutto i prezzi derivano dalla domanda e dall’offerta. Sono dunque risaliti con la ripresa dell’economia globale dopo la fine della pandemia di Covid-19.

Secondariamente le fonti di energia sono l’obiettivo principale degli speculatori, ancor più delle monete. Il prezzo mondiale del petrolio può aumentare di 2,5 volte per effetto solo della speculazione.

Questi sono fenomeni ricorrenti e conosciuti. Ma le sanzioni contro la Russia, rea di aver voluto applicare l’Accordo di Minsk II, di cui si era fatta garante di fronte al Consiglio di Sicurezza, hanno mandato in frantumi il mercato mondiale.

Ora il prezzo globale non esiste più, i prezzi si differenziano a seconda dei Paesi dei venditori e degli acquirenti. I prezzi dell’energia sono tuttora quotati in borsa a Wall Street e alla City, ma non hanno alcun rapporto con i prezzi praticati a Beijing o a Nuova Delhi.

Ma, soprattutto, petrolio e gas, prima abbondanti nell’Unione Europea, ora qui cominciano a scarseggiare, pur continuando a sovrabbondare a livello globale.

Tutti i nostri punti di riferimento sono stravolti. I nostri strumenti statistici, concepiti per il mercato globale, si rivelano inutili. Possiamo solo formulare ipotesi, ma non abbiamo strumenti per verificarle. Questo permette a tanti “esperti” di raccontare con aria dotta un sacco di idiozie; di fatto tutti si sbizzarriscono in pronostici.

Uno dei nuovi fattori è il riflusso dei dollari che servivano per gli scambi, nonché per la speculazione, e che non sono più utilizzabili in determinati Paesi.

 Questa moneta, soprattutto virtuale, esce dalla Russia e dai Paesi suoi alleati per andare o tornare in Paesi dove ha ancora corso. Un fenomeno gigantesco che la Riserva federale e le forze armate Usa hanno sempre voluto evitare, ma che gli straussiani dell’amministrazione Biden (il segretario di Stato Antony Blinken e la vice Victoria Nuland) hanno deliberatamente provocato.

Convinti, a torto, che la Russia ha invaso l’Ucraina e intende annetterla, gli europei si sono auto-vietati di commerciare con Mosca.

Continuano a usare gas russo, ma sono persuasi che Gazprom chiuderà il rubinetto.

Per esempio, la stampa europea ha annunciato che la compagnia russa avrebbe chiuso il gasdotto Nord Stream, sebbene la società avesse solo avvertito di un’interruzione di tre giorni per ragioni tecniche.

Normalmente le forniture dei gasdotti vengono interrotte due giorni ogni due mesi per manutenzione. In questo caso, il blocco occidentale, che impediva la restituzione delle turbine inviate in Canada per la riparazione, ha creato intralci a Gazprom. Poco importa, la popolazione europea ha capito che i cattivi russi avrebbero chiuso il gas alla vigilia dell’inverno.

La propaganda europea mira a preparare l’opinione pubblica alla chiusura definitiva del gasdotto, addossandone la responsabilità alla Russia.

In questa vicenda gli europei non fanno che applicare le direttive degli straussiani: sabotano la propria industria a danno dei cittadini. Già alcune imprese energivore hanno ridotto la produzione, se non addirittura chiuso.

 

Il processo di decadenza dell’Unione Europea sarà inarrestabile fintanto che qualcuno oserà opporvisi. Con grande sorpresa generale, il 3 settembre si è svolta a Praga una manifestazione a favore della Russia. La polizia ha ammesso la partecipazione di 70 mila persone, su 10 milioni di abitanti; probabilmente i manifestanti erano più numerosi. I commentatori politici li hanno denigrati definendoli «utili idioti di Putin». Sono insulti che mascherano malamente il disagio delle élite europee.

Gli esperti di energia considerano inevitabili interruzioni di corrente in tutta l’Unione. Solo l’Ungheria, che ha ottenuto alcune dispense, potrebbe sfuggire alle regole del mercato unico dell’energia. I Paesi in grado di produrre elettricità la dovranno condividere con i Paesi incapaci di produrla, non importa se per iattura o imprevidenza.

Bruxelles dovrebbe cominciare da un abbassamento di tensione elettrica, poi decretare interruzioni notturne, infine diurne. I privati avranno difficoltà nell’uso degli ascensori, per il riscaldamento invernale, per cucinare, se utilizzano fornelli elettrici; inoltre, chi utilizza treni, autobus o vetture elettriche avrà difficoltà negli spostamenti.

 Le imprese energivore, come gli altiforni, dovrebbero chiudere. Alcune infrastrutture dovrebbero diventare impraticabili: per esempio i tunnel oltre una certa lunghezza, che non potranno più essere aerati.

 Ma, soprattutto, gli impianti elettronici, concepiti per funzionare ininterrottamente, non sopporteranno ripetute interruzioni. Sarà il caso, per esempio, delle reti di telefonia mobile, che dopo tre mesi di simile trattamento saranno inservibili.

Nei Paesi del terzo mondo, ove l’elettricità scarseggia, si utilizzano led a batteria per illuminazione e UPS [gruppi di continuità] per alimentare macchine che consumano poco, come computer o televisori. Ma sono strumenti non commercializzati nell’Unione.

Il PIL dell’Unione è già diminuito di quasi l’1%. La recessione continuerà, come pianificato dagli straussiani, o i cittadini dell’Unione si opporranno come ha cominciato a fare parte del popolo ceco?

Gli straussiani andranno fino in fondo. Hanno approfittato della decadenza statunitense per arrogarsi il Potere, quello vero. Giacché un tossicodipendente, mai eletto, può utilizzare aerei ufficiali a gogò per fare affari ovunque nel mondo, gli straussiani si sono installati con discrezione all’ombra del presidente Biden e governano in sua vece.

I dirigenti europei dal canto loro o sono ciechi o troppo coinvolti per fermarsi, per riconoscere trent’anni di errori e invertire la rotta.

Cosa va ricordato:

 Gli straussiani sono una setta di fanatici pronta a tutto pur di mantenere la supremazia degli Stati Uniti sul mondo. Hanno pianificato le guerre che funestano il mondo da trent’anni e l’attuale in Ucraina.

 Hanno persuaso l’Unione Europea che Mosca voleva annettersi l’Ucraina, poi tutta l’Europa centrale, convincendo Bruxelles a bloccare ogni transazione commerciale con la Russia.

 La crisi energetica, solo agli inizi, spinge l’Unione Europea verso interruzioni di elettricità e di corrente che provocheranno devastazioni sul tenore di vita dei cittadini e sull’economia.

(Thierry Meyssan )

 

 

 

 

Zelensky: l’inganno

della controffensiva.

Voltairenet.org - Thierry Meyssan – (20-9-2022) – ci dice:

 

Il presidente Zelensky e i suoi alleati della Nato hanno lanciato una controffensiva contro le truppe russe, scegliendo un territorio che ne era sguarnito e che Mosca non intendeva occupare. Possono così celebrare in pompa magna una vittoria senza nemici e senza combattimento. Analisi di un bluff che convince solo chi vuole lasciarsi convincere, ovvero il pubblico occidentale.

Il presidente Zelensky assiste all’alzabandiera ucraina a Izyum “liberata”.

Kiev ha annunciato con rulli di tamburo e squilli di tromba una controffensiva nella regione di Karkiv, ossia di fronte al Donbass. Le forze sostenute dalla Nato sono riuscite a “liberare” una porzione di territorio lunga 70 chilometri e profonda una trentina.

A Izium il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato la «prossima vittoria» sull’«invasore» russo.

La stampa occidentale parla di disfatta russa e s’interroga su un possibile complotto per rovesciare il «presidente sconfitto» Vladimir Putin.

Un racconto che non sta né in cielo né in terra, una produzione Nato.

In realtà le forze occidentali non sono mai entrate in Donbass, non nella repubblica di Lugansk né in quella di Donetsk.

Si sono riprese territori che l’esercito russo aveva conquistato, ma mai occupato. All’inizio dell’operazione in Ucraina il presidente Putin aveva annunciato di voler difendere le due repubbliche del Donbass, di voler «denazificare» (ossia liberare dai nazionalisti integralisti) l’Ucraina, senza però annetterla.

Successivamente, Putin ha annunciato di voler anche far pagare agli ucraini la guerra scatenata annettendo il sud del Paese.

Due le opzioni di Putin: annettere la Novorossia o annettere la Makhnovchtchina, due territori di tradizione russa che in gran parte si sovrappongono.

La Novorossia, letteralmente Nuova Russia, è la colonia popolata da russi conquistata da Grigori Potemkin, il favorito della zarina Caterina II, ai danni dell’impero ottomano.

Ne fa parte tutto il sud dell’attuale Ucraina, compresa la Crimea, fino alla piccola porzione dell’attuale Moldavia, la Transnistria.

 La Novorossia non ha mai vissuto gli orrori della servitù della gleba che Caterina II non riuscì a debellare dal suo impero.

Il maresciallo Potemkin vi fondò uno Stato illuminato, ispirato alla Grecia e a Roma antiche. La Novorossia fu governata per un periodo da un ufficiale francese, amico personale di Alessandro I, Armand de Vignerot du Plessis, duca di Richelieu e futuro presidente del consiglio dei ministri francese.

Il territorio della Makhnovchtchina, poi si è progressivamente esteso a tutta la zona, incluse Kershon e Izium.

La Makhnovchtchina è il territorio in cui nel 1918 trionfò l’Armata nera dell’anarchico contadino Nestor Makhno.

Riuscì a liberarsi dal potere di Kiev, detenuto all’epoca da Symon Petliura e Dmytro Dontsov, protettore e fondatore dei nazionalisti integralisti, i cui successori sono oggi al potere in Ucraina, definiti dalla Russia «nazisti».

 I partigiani di Makhno instaurarono un regime libertario nel sud-est del Paese, ispirato alle idee dei socialisti francesi del XIX secolo (Charles Fourier, Pierre-Joseph Proudhon), ma soprattutto influenzato da Pierre Kropotkin: l’istituzione di comuni autogestiti.

 La Makhnovchtchina fu rovesciata e i suoi aderenti massacrati durante gli attacchi provenienti dall’impero tedesco, dai nazionalisti integralisti ucraini, nonché dei bolscevichi trotzkisti.

Putin ha scelto infine la Novorossia e ora la rivendica ufficialmente.

La zona “liberata” dall’esercito di Kiev è stata per breve tempo parte di uno dei più grandi Paesi anarchici del mondo, quello di Nestor Makhno; non ha mai fatto parte della Novorossia.

 Il governo di Kiev ha riconquistato, come accadde nel periodo fra le due guerre, questa piccola porzione di territorio.

Secondo la prospettiva russa, Kiev ha riconquistato un territorio che Mosca a suo tempo aveva pensato di annettere, cui però alla fine ha rinunciato, dove non c’erano truppe russe, solo poliziotti di frontiera e del Donbass. Sono costoro che sono fuggiti con la coda fra le gambe. Non ci sono stati combattimenti, tanto meno c’è stata una sconfitta.

In questo contesto le lunghe dissertazioni dei media occidentali su un complotto di generali per rovesciare il presidente Putin «sconfitto» sono pure invenzioni.

Sarebbe diverso se le forze occidentali riprendessero Kershon, porto situato sul Dnepr appena prima che sfoci nel Mar Nero. Una seconda operazione è pianificata attorno alla centrale di Zaporijia.

Ma non ci siamo ancora.

L’inganno del presidente Zelensky consiste nel presentare come una battaglia un avanzamento delle sue truppe in un territorio non occupato.

Un’astuzia che gli ha permesso di chiedere altri miliardi agli Occidentali; infatti la “controffensiva” è stata lanciata il 6 settembre: due giorni dopo, l’8 settembre, una cinquantina di Paesi si sono riuniti nella base statunitense di Ramstein (Germania) per decidere di fornire nuove armi all’Ucraina. Siccome nessun Paese aveva disponibilità in bilancio, le spese sono state anticipate dagli Stati Uniti, in nome dell’”Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act of 2022”. Le altre nazioni pagheranno in seguito − e pagheranno − quanto spendono oggi a credito.

Il 9 e 10 settembre l’“Institute for the Study of War” ha rivelato dettagli sull’avanzata delle truppe ucraine e la calorosa accoglienza delle popolazioni.

Una messinscena che la stampa occidentale si è bevuta e diffonde. Ma questo istituto è un covo di Straussiani.

 È diretto da Kimberly Kagan, cognata della vicesegretaria di Stato Victoria Nuland. Tra gli amministratori figura Bill Kristol, ex presidente del Progetto per un nuovo secolo americano, nonché il generale David Petraeus, che distrusse l’Iraq e l’Afghanistan.

L’11 settembre l’agenzia Reuters-Thompson ha affermato che migliaia di soldati russi erano in fuga.

Ha parlato di «duro colpo per la Russia»; in realtà lo stato-maggiore russo ha ordinato il ritiro immediato da un territorio di cui non vuole farsi carico.

Quando Donald Trump estromise gli Straussiani dalla propria amministrazione, Victoria Nuland divenne una dei direttori dell’agenzia Reuters.

Il dispaccio della Reuters è stato firmato da Max Hunder, laureato di Eton, la scuola più facoltosa d’Inghilterra. Poco dopo il ministro della Difesa britannico ha confermato la notizia d’agenzia.

Il 12 settembre la truffa è convalidata dal New York Times, che dedica due pagine alla celebrazione del valoroso presidente Zelensky. Il resto della stampa occidentale rilancia senza riflettere.

Per mera sfortuna, nel momento in cui il quotidiano newyorchese va in edicola, le centrali elettriche ucraine sono fuori uso perché colpite nella notte da missili. L’Ucraina è al buio. La controffensiva anche.

Il presidente Putin, esasperato dalla malafede occidentale, dichiara che finora la Russia ha dispiegato contro i «nazisti» di Kiev una piccola parte delle proprie forze e che, se necessario, le future azioni avranno tutt’altra portata.

I capi di Stato presenti al vertice dell’OCS di Samarcanda.

A Samarcanda, al vertice dell’”Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai” (OCS), il resto del mondo, che ha gli occhi per vedere − a differenza degli Occidentali che hanno orecchie solo per ascoltare baggianate − ha accolto calorosamente la delegazione russa.

All’epoca di Eltsin, Cina e Russia crearono una struttura di contatto.

 Il capo del governo russo, Evgenij Primakov, riconobbe confini stabili con Beijing. Nel 1996 il gruppo di contatto divenne un forum internazionale cui si aggiunsero gli Stati dell’Asia Centrale (Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan); in seguito, poco prima degli attentati dell’11 settembre 2001, divenne l’odierno OCS.

La Russia e la Cina avevano già capito che gli anglosassoni fomentavano disordini in Asia centrale. Hanno perciò sviluppato programmi contro il terrorismo e il separatismo. I successivi avvenimenti hanno dato loro ragione.

In vent’anni l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai ha continuato ad allargarsi.

L’OCS si è rapidamente sviluppata. Sono entrati India, Pakistan e Iran. La Bielorussia si sta preparando. L’Afghanistan e la Mongolia sono osservatori. Altri 14 Stati ne sono partner. L’OCS si distingue per uno spirito molto diverso da quello delle organizzazioni occidentali. In un certo modo vi si può vedere il prosieguo dello spirito di Bandung: sovranità degli Stati, non ingerenza reciproca, nonché cooperazione.

L’OCS rassicura e riunisce.

Oggi rappresenta un quarto della popolazione mondiale, ovvero i due terzi se si considerano gli Stati osservatori. Non vi si fanno progetti campati in aria, gridando vittoria quando ci s’insedia in un territorio da altri non rivendicato né difeso.

(Thierry Meyssan)

 

 

 

 

La crisi climatica ha un’unica

soluzione: uscire dal capitalismo

sinistrainrete.info - Fabrizio Venafro – (18 settembre 2022) – ci dice:

 

Ciò che spicca nelle elezioni degli ultimi decenni è l’assenza di reali alternative al sistema attuale.

Partiti senza una vera visione politica di lungo periodo non sembrano contrapporsi per visioni globali divergenti ma per correttivi anodini di un sistema che non regge più ma che viene unanimemente condiviso.

Le logiche di mercato, non contestate da alcuno dei partecipanti alle elezioni, non lasciano alcuno spazio di autonomia alla politica, chiamata a blindare e a rafforzare le dinamiche di competitività sfrenata tra individui, gruppi economici e stati.

Questo vuoto della politica risulta ancora più evidente in quelle forze che per vocazione storica dovrebbero anelare a un cambiamento dei rapporti sociali, dei rapporti di classe si sarebbe detto un tempo, e quindi a una trasformazione radicale del sistema.

Tale ruolo era ricoperto in passato dai partiti social-comunisti che avevano come aspirazione massima il superamento del capitalismo. Paradossalmente, oggi che il capitalismo presenta contraddizioni drammatiche e insanabili tale critica è quasi del tutto scomparsa se si eccettuano pochi cenacoli di intellettuali.

A dire il vero, l’obiettivo del superamento del sistema capitalista è venuto sbiadendo gradualmente già dagli anni seguenti il secondo dopoguerra.

Il compromesso keynesiano aveva già conquistato la classe operaia con l’illusione che questa avrebbe potuto godere di una buona fetta della torta. In seguito, l’affermarsi della razionalità neoliberale ha dato il colpo di grazia all’attecchimento di un qualsiasi pensiero critico che mettesse in discussione i dogmi del libero mercato strutturato sulla competizione senza quartiere.

Nel 1994, Marco Revelli scriveva “Le due destre”, in cui prendeva atto che nel panorama politico italiano non esisteva più la classica contrapposizione tra destra e sinistra.

A fronteggiarsi si trovavano due destre: l’una tecnocratica ed elitaria (liberale globalista), l’altra populista e plebiscitaria (fascistoide nazionalista).

 Entrambe operavano da sponda istituzionale per gestire il passaggio alla società postmoderna nella quale una nuova ragione del mondo avrebbe soppiantato tutti gli schemi appartenenti alla società fordista e al compromesso tra capitale e lavoro.

 

Oggi, il capitalismo mostra il drammatico fallimento delle promesse di benessere e felicità diffusi. La disuguaglianza è aumentata a livelli mai registrati nella storia recente e meno recente. Sono aumentati anche i conflitti, nonostante la caduta del blocco sovietico; il venir meno della guerra fredda ha aperto la stura ai molti conflitti caldi e ha lasciato libera la bestia americana di azzannare chiunque fosse sospettato di minare ai suoi interessi, come prescriveva la dottrina Clinton.

La povertà è aumentata anche negli stati a economia avanzata, grazie all’attacco al mondo del lavoro e alla scelta degli stati di abiurare al loro ruolo di garante del compromesso tra capitale e lavoro. Anzi è stata spianata la strada affinché il capitale fosse libero di esprimere tutta la propria aggressività.

È aumentata anche la precarietà dei lavoratori che va di pari passo alla compressione del loro potere d’acquisto. La crisi climatica ha raggiunto un punto di non ritorno e gli eventi meteorologici avversi, quali siccità, inondazioni, uragani, si abbattono soprattutto su popolazioni e ceti già provati dai disagi creati dal capitale. Corollario di cambiamenti climatici e guerre sono le crescenti migrazioni tra gli stati, dovute al tentativo di fuggire da situazioni drammatiche nella speranza di trovare altrove un habitat più favorevole.

Nonostante il capitalismo ci abbia regalato un mondo peggiore, a livello globale, sembra che la sua egemonia non venga meno. Alla coscienza di alcuni che il modello non funziona più e produce solo disastri per le collettività, corrisponde l’assenza da parte dei più di una vera critica che ne metta in dubbio la funzionalità.

Il panorama politico italiano, ma non solo, rispecchia tale contraddizione. Nessuno che si interroghi sul futuro dell’umanità rimanendo ancorati su fattori tecnici utili a dare risposte sul breve periodo. La politica è ridotta ad amministrazione, a tecnocrazia. Il programma massimo, coincidente con il proseguire di uno sviluppo capitalistico votato a un’accumulazione permanente e distruttiva, non viene messo in discussione. La stessa tecnocrazia serve a mascherare di neutralità e di ineluttabilità decisioni politiche prese a monte. Mentre la nave affonda, ci si preoccupa di drenare acqua con i secchi anziché tappare la falla.

Negli anni successivi al dopoguerra, nell’ambito della Scuola di Francoforte ci si interrogava su chi potesse essere il soggetto rivoluzionario, dato che la classe operaia era stata conquistata dalle sirene del capitale che aveva promesso una fetta più ampia della torta.

Alcuni individuavano tale soggetto tra le frange più disagiate, tra il sottoproletariato, tra i nuovi immigrati ma tali previsioni si sono rivelavate errate. Soprattutto, la nuova razionalità neoliberale, con la frammentazione dei gruppi collettivi, il rifiuto dell’intermediazione e l’individualizzazione spinta, ha impedito la formazione di una coscienza critica analoga a quella formatasi nel movimento operaio otto-novecentesco.

Negli ultimi decenni, non solo è mancata la domanda su chi potessero incarnare le contraddizioni del capitalismo e promuovere una rivoluzione antisistema, ma è mancata la stessa critica radicale al sistema, il desiderio di superare il capitalismo. L’omologazione è stata quasi totale.

Eppure, c’è una questione dirompente che riporta i nodi al pettine e aspetta solo qualcuno che ne comprenda la portata rivoluzionaria. La crisi ambientale è l’unica la cui faglia non può essere nascosta dal capitalismo.

La voracità di quest’ultimo in nome di un’accumulazione fine a sé stessa, la sua necessità a fagocitare le risorse naturali e a scaricare rifiuti e inquinamento nell’ambiente, la sua tendenza all’esternalizzazione dei costi che gli impedisce di valutarne l’impatto rappresentano tutti aspetti non emendabili.

Intervenire su tali aspetti significherebbe mutare la natura stessa del capitalismo e quindi porsi in direzione di un suo superamento. Il capitalismo ha capito la gravità della situazione. Per questo ha promosso per decenni campagne di negazionismo per occultare i danni dovuti al modello di accumulazione. A ciò si deve il ritardo con il quale la comunità politica è arrivata a prendere in considerazione i moniti del mondo scientifico che anni addietro venivano considerati eccessivamente allarmistici.

Negli ultimi anni, un filone di studi efficacemente ripercorso da John Bellamy Forster (Ecologia, in M. Musto, Marx revival, 2019, Donzelli) ha evidenziato come Marx abbia denunciato la spoliazione della natura prima della nascita del pensiero ecologico borghese.

 Nei suoi scritti lo sfruttamento della natura e quello dell’uomo rappresentano le due facce della medaglia del capitalismo.                            Si pensi alle osservazioni su «come il capitalismo ha depredato la natura» e su «come ha spogliato gli esseri umani della loro essenza naturale-fisica (oltre che intellettuale), usandoli prematuramente per poi gettarli via, senza costi per il capitale».

 Inoltre sono descritte due concezioni della crisi ecologica pienamente attuali: crisi economiche causate dall’ambiente, dalla crescente scarsità di risorse naturali e dal crescente aumento dei costi dell’offerta; crisi ecologiche vere e proprie, le quali non sono contemplate dal capitalismo come costi in virtù delle sue capacità esternalizzanti.

Oggi queste crisi sono evidenti più che mai e il cambiamento climatico, che ha indotto gli scienziati a parlare dell’avvento di una nuova era, l’Antropocene, sta mostrando come il capitalismo possa perpetuarsi solo a scapito dell’esistenza del genere umano.

Ancora una volta distruzione della natura e dell’umanità vanno di pari passo. Quelle promesse di felicità e benessere che il capitale aveva fatto e con le quali aveva illuso anche i propri antagonisti si sono infrante sul muro di un sistema autoreferenziale. Nel quale il mezzo è diventato il fine e l’uomo, al pari della natura, è subordinato a produzione e consumo.

Se ci si ferma a riflettere sul futuro dell’umanità, si comprende come quelle fratture evidenziate sopra non potranno che aumentare a causa della crisi climatica. Per questa ragione, nulla più della crisi ecologica, nel XXI secolo, può assumere quella portata universale e rivoluzionaria che, nel XX secolo, si riteneva avesse la classe operaia, sola in grado di azione rivoluzionaria in quanto principale vittima dell’alienazione e della disumanizzazione del sistema. Tanto che oggi si comincia a parlare di un nascente proletariato ambientale come unico portatore di una carica rivoluzionaria allo stesso tempo ecologica e sociale.

 In fondo, i movimenti dei Fridays For Future sono la naturale evoluzione di quelli di Occupy Wall Street dato che entrambi hanno uno stesso nemico: quell’un per cento più ricco che alimenta un sistema di accumulazione che va a detrimento della stragrande maggioranza dell’umanità.

Se si auspicano soluzioni per la crisi ambientale, sarebbe miope cercarle all’interno di un sistema dominato dalla logica capitalista.

Si possono individuare soluzioni anodine all’interno del sistema stesso, come il ricorso ad energie green ed ecosostenibili.

Ma, in realtà, la contraddizione, con tutto il suo portato di catastrofe ecologica e umana, esploderà in modo deflagrante. L’emergenza richiede una critica radicale e un mutamento sistemico.

Le teorie della decrescita, se semanticamente poco attraenti, colgono però il nocciolo del problema. Rappresentano quanto auspicato giusto cinquant’anni fa dagli scienziati che, incaricati dal Club di Roma, produssero quel pionieristico studio su I limiti dello sviluppo.

 La soluzione auspicata in quello studio era incompatibile con il capitalismo. Infatti, in luogo di una continua competizione volta a generare una distruzione (di ambiente e risorse naturali) creatrice (di merci inutili, rifiuti e inquinamento), si auspicava una collaborazione tra Nord e Sud del mondo con una riduzione del tenore consumista del primo e uno sviluppo rispettoso dell’ambiente del secondo grazie alle tecnologie offerte dai paesi ricchi.

 Ciò che deve essere abbandonato è il dogma produttivista con annesso mantra del Pil. Questo a sua volta basato sulla crescita della produzione e del consumo di merci non necessarie che drogano artificialmente l’economia producendo esternalità non più tollerabili. Di fatto si tratta di uscire dal capitalismo. Il che, come ha affermato Mélenchon, non è una posizione ideologica ma di necessità.

A cogliere il testimone della rivolta, come argomenta Forster, potranno essere le popolazioni del sud del mondo, più esposte alle contraddizioni del capitalismo.

 La stragrande maggioranza dell’umanità emarginata dagli interessi dominanti a fronte di un mondo sempre più disumanizzato potrà prendere coscienza della ineluttabilità di un mondo caratterizzato da uno sviluppo umano sostenibile.

 Allora si potrà prendere atto della necessità della traduzione della critica ecologica classica marxiana nella prassi rivoluzionaria contemporanea.

 

 

 

 

Il conflitto in Ucraina accelera

la fine del dominio dell’Occidente.

Sinistrainrete.info - Thierry Meyssan – ( 5 settembre 2022) – ci dice :

 

Il conflitto ucraino, presentato come un’aggressione della Russia, è invece l’applicazione della risoluzione 2202 del 17 febbraio 2015 del Consiglio di Sicurezza.

Francia e Germania non hanno tenuto fede agli impegni assunti con l’Accordo di Minsk II, quindi per sette anni la Russia si è preparata allo scontro attuale. Mosca ha previsto le sanzioni occidentali con molto anticipo, sicché le sono bastati due mesi per aggirarle. Le sanzioni scompaginano la globalizzazione statunitense, perturbano le economie occidentali spezzando le catene di approvvigionamento, facendo rifluire i dollari verso Washington e provocando un’inflazione generale, causando infine una crisi energetica.

Chi la fa l’aspetti: gli Stati Uniti e i loro alleati si stanno scavando la fossa con le proprie mani. Nel frattempo le entrate del Tesoro russo in sei mesi sono aumentate del 32%.

Nei sette anni appena trascorsi spettava alle potenze garanti dell’Accordo di Minsk II (Germania, Francia, Ucraina e Russia) farlo rispettare. Non l’hanno fatto, sebbene l’intesa sia stata avallata e legalizzata il 17 febbraio 2015 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e a dispetto delle affermazioni sulla necessità di proteggere i cittadini ucraini, minacciati dal loro stesso governo.

Il 31 gennaio 2022, allorquando cominciavano a circolare notizie su un possibile intervento militare russo, il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Difesa ucraino, Oleksy Danilov, sfidava Germania, Francia, Russia e Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dichiarando: «Il rispetto degli Accordi di Minsk significa la distruzione del Paese. Quando furono firmati sotto la minaccia armata dei russi   e sotto lo sguardo di tedeschi e francesi era già chiaro a tutte le persone razionali che sarebbe stato impossibile applicarli».

Sette anni dopo, quando il numero di ucraini uccisi dal governo di Kiev ha superato i 12 mila secondo la versione ucraina e i 20 mila secondo la Commissione d’inchiesta russa, solo allora Mosca ha lanciato un’«operazione militare speciale» contro i «nazionalisti integralisti» ucraini (come vogliono essere chiamati), che i russi definiscono «neonazisti».

Sin dall’inizio dell’operazione la Russia ha dichiarato che si sarebbe limitata a soccorrere le popolazioni e a «denazificare» l’Ucraina, non già a occuparla. Ciononostante gli Occidentali hanno accusata la Russia di voler prendere Kiev, di voler rovesciare il presidente Zelensky e annettere l’Ucraina; azioni che evidentemente i russi non hanno fatto.

Soltanto dopo l’esecuzione di uno dei negoziatori ucraini, Denis Kireev, ucciso dai servizi di sicurezza del proprio Paese (SBU), e la sospensione dei colloqui da parte del presidente Zelensky, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato di voler inasprire le pretese russe.

Ora la Federazione reclama la Novorussia, ossia tutto il sud dell’Ucraina, territorio storicamente russo dai tempi della zarina Caterina II, salvo un’interruzione di 33 anni.

Deve essere chiaro che, se la Russia non ha fatto nulla per sette anni, non è stato per insensibilità verso il massacro delle popolazioni russofone del Donbass, ma perché si preparava a fronteggiare la prevedibile risposta occidentale.

Secondo la classica citazione del ministro degli esteri dello zar Alessandro II, principe Alessandro Grotchakov:

 «È ferma intenzione dell’imperatore consacrare la propria sollecitudine preferibilmente al benessere dei sudditi, allo sviluppo delle risorse interne del Paese; questi sforzi potrebbero essere riversati all’esterno solo se gli interessi positivi della Russia lo esigessero imperativamente. Si rimprovera alla Russia l’isolamento e il silenzio di fronte a fatti che contrastano con il diritto e l’equità. Si dice che la Russia tenga il broncio. La Russia non tiene il broncio: si raccoglie

Gli Occidentali hanno qualificato l’operazione di polizia russa «aggressione».

Passo dopo passo, sono arrivati a dipingere la Russia una «dittatura» e la sua politica estera «imperialismo».

Nessuno sembra aver letto l’Accordo di Minsk II, benché validato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In un colloquio telefonico, rivelato dall’Eliseo, fra i presidenti Putin e Macron, quest’ultimo manifesta disinteresse per le sorti della popolazione del Donbass, ossia disprezzo per l’Accordo di Minsk II.

Oggi i servizi segreti occidentali soccorrono i «nazionalisti integralisti» ucraini (i «neonazisti», secondo la terminologia russa) e, invece di cercare una soluzione pacifica, tentano di distruggere la Russia dall’interno.

Per il diritto internazionale, Mosca ha solo applicato la risoluzione del 2015 del Consiglio di Sicurezza. Si può deplorarne la brutalità, ma non la si può rimproverare di aver agito precipitosamente (sette anni!), né di essere nell’illegalità (risoluzione 2202).

I presidenti Petro Poroshenko, François Hollande, Vladimir Putin e la cancelliera Angela Merkel si erano impegnati, in una dichiarazione «congiunta allegata alla risoluzione, a fare rispettare l’Accordo.

Se una di queste potenze fosse intervenuta prima, si sarebbero potute scegliere altre modalità per mettere alle strette l’Ucraina, ma non l’hanno fatto.

La logica avrebbe voluto che il segretario delle Nazioni Unite richiamasse all’ordine i membri del Consiglio affinché non condannassero un’operazione di cui avevano accettato il principio sette anni prima, ma ne fissassero le modalità.

Non l’ha fatto. Anzi, la Segreteria generale, travalicando il proprio ruolo e schierandosi a favore del sistema unipolare, ha dato istruzione agli alti funzionari presenti sui teatri di guerra di cessare ogni incontro con i diplomatici russi.

Non è la prima volta che la Segreteria generale contravviene allo statuto delle Nazioni Unite.

Durante la guerra contro la Siria redasse un piano di cinquanta pagine per la deposizione del governo siriano che implicava la decadenza della sovranità popolare siriana e la de-baasificazione del Paese.

Un testo che non è mai stato pubblicato, ma che con sgomento abbiamo analizzato su queste colonne. Alla fine, l’inviato speciale del segretario generale a Damasco, Staffan de Mistura, è stato costretto a firmare una dichiarazione in cui ne riconosceva la nullità. In ogni caso, la nota del Segretariato generale che vieta ai funzionari dell’Onu di partecipare alla ricostruzione della Siria è tutt’ora in vigore e paralizza il rientro in patria degli esiliati, con grave danno non solo per la Siria, ma anche per il Libano, la Giordania e la Turchia.

Durante la guerra di Corea, gli Stati Uniti approfittavano della politica sovietica del seggio vuoto per fare la loro guerra dietro la bandiera delle Nazioni Unite (all’epoca la Cina Popolare non faceva parte del Consiglio). Dieci anni fa utilizzavano il personale dell’Onu per fare una guerra totale alla Siria. Oggi vanno oltre, prendendo posizione contro un membro permanente del Consiglio di Sicurezza.

Dopo essere diventata con Kofi Annan un’organizzazione sponsorizzata dalle multinazionali, con Ban Ki-moon e António Guterres l’Onu si è trasformata in succursale del dipartimento di Stato.

La Russia e la Cina sono consapevoli, come del resto anche gli altri Stati, del fatto che l’Onu ha cessato del tutto di svolgere la propria funzione. L’Organizzazione infatti acuisce le tensioni e partecipa ai conflitti, perlomeno in Siria e nel Corno d’Africa.

Mosca e Beijing s’impegnano nel potenziamento di altre istituzioni.

La Russia non concentra più i propri sforzi sulle strutture ereditate dall’Unione Sovietica, come la Comunità degli Stati Indipendenti, la Comunità Economica Euroasiatica, persino l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva; nemmeno sulle strutture ereditate dalla guerra fredda, come l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. S’impegna invece su quelle istituzioni che consentiranno di ridisegnare un mondo multilaterale.

Innanzitutto la Russia mette in risalto le azioni economiche dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Non le rivendica come iniziative proprie, ma come sforzi comuni cui partecipa. 13 Stati ambiscono entrare nei BRICS, ma gli attuali membri al momento non sono favorevoli ad accogliere nuove adesioni. Già ora i BRICS hanno un potere molto superiore a quello del G7: agiscono. Per contro, il G7 proclama da diversi anni di voler fare grandi cose, mai realizzate, e dispensa voti, buoni o cattivi, agli Stati che non ne fanno parte.

In particolare, la Russia preme per una più ampia apertura e per una più profonda trasformazione dell’Organizzazione di Cooperazione di Shangai (OCS), che finora è stata solo una struttura di contatto dei Paesi dell’Asia centrale, attorno a Russia e Cina, per prevenire i disordini che i servizi segreti anglosassoni tentavano di fomentare.

A poco a poco i Paesi membri hanno imparato a conoscersi meglio. Inoltre l’OCS si è allargata, in particolare a India e Pakistan, infine all’Iran. Di fatto essa oggi incarna i principi di Bandung, fondati sulla sovranità degli Stati e sulla negoziazione, in contrasto con quelli degli Occidentali, basati sulla conformità all’ideologia anglosassone.

Appunto: gli Occidentali concionano, Russia e Cina agiscono.

 Dico concionano perché credono che il loro agitarsi sia efficace. Così Stati Uniti e Regno Unito, poi Unione Europea e Giappone, hanno adottato misure economiche molto dure contro la Russia.

Non osando dire che si trattava di mosse di una guerra finalizzata a mantenere il dominio Occidentale sul mondo, le hanno definite «sanzioni», benché non ci siano stati né un processo né un’arringa della difesa né una sentenza.

Ovviamente si tratta di sanzioni illegali perché decise fuori dalle istituzioni delle Nazioni Unite. Ma gli Occidentali, che hanno la pretesa di essere i difensori delle regole internazionali, non sanno che farsene del diritto internazionale.

Ovviamente il diritto di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio impedisce che si prendano sanzioni contro uno di loro; questo perché la finalità dell’Onu non è conformarsi all’ideologia anglosassone, ma preservare la pace mondiale.

Riprendo l’osservazione fatta precedentemente: Russia e Cina avanzano, ma a un ritmo completamente diverso da quello degli Occidentali. Tra l’impegno russo d’intervenire in Siria e il dispiegamento dei soldati trascorsero due anni; due anni necessari per completare le armi che ne avrebbero garantito la superiorità sul campo di battaglia. Ne sono occorsi sette perché la Russia passasse dall’impegno assunto con Minsk II all’intervento militare in Donbass; sette anni usati a preparare l’aggiramento delle sanzioni economiche occidentali.

Per questa ragione le sanzioni non sono riuscite a mettere in ginocchio l’economia russa, ma colpiscono in profondità chi le ha volute.

 I governi tedesco e francese prevedono gravissimi problemi energetici; già ora alcune imprese girano a rilento e presto saranno costrette alla chiusura.

 L’economia russa invece è in piena espansione. Dopo due mesi in cui il Paese ha vissuto sulle riserve, ora è tempo di abbondanza. Nel primo semestre c’è stato un boom delle entrate del Tesoro russo, che sono aumentate del 32%. Non soltanto il rifiuto occidentale del gas russo ha fatto salire i prezzi, a vantaggio del primo esportatore, la Russia, ma questo strappo alla concezione liberale ha spaventato gli altri Stati che, per rassicurarsi, si sono girati verso Mosca.

La Cina, che gli Occidentali presentano come venditrice di paccottiglia, nonché Stato rapace che fa cadere le sue prede in una spirale d’indebitamento, ha in realtà annullato la maggior parte dei debiti di 13 Stati africani.

 

Ogni giorno ascoltiamo i nobili discorsi occidentali e le loro accuse alla Russia e alla Cina. Ma ogni giorno, se guardiamo i fatti, constatiamo che la realtà è differente. Per esempio, gli Occidentali ci spiegano, senza darcene prova, che la Cina è una «dittatura» e che «ha incarcerato un milione di uiguri». Mancano statistiche recenti ma è noto a tutti che in Cina ci sono meno carcerati che negli Stati Uniti, sebbene questi ultimi abbiano una popolazione pari a un quarto di quella cinese. Ci spiegano anche che in Russia gli omosessuali sono perseguitati, ma a Mosca ci sono discoteche gay più grandi di quelle di New York.

La cecità occidentale porta a situazioni grottesche, ove i dirigenti occidentali sono incapaci di vedere l’impatto delle proprie contraddizioni.

Il presidente Emmanuel Macron è stato nei giorni scorsi in Algeria per tentare di riconciliare le due nazioni e comperare il gas necessario a sopperire alla carenza che egli stesso ha contribuito a causare. Il presidente francese è consapevole di essere arrivato tardi: le alleate Italia e Germania hanno già fatto i loro acquisti.

In compenso, Macron ostenta di credere, a torto, che il principale problema franco-algerino sia la colonizzazione. Non si rende conto che l’Algeria non può avere fiducia nella Francia perché Parigi sostiene i suoi peggiori nemici, i jihadisti della Siria e del Sahel.

 Macron non coglie il nesso tra l’assenza di relazioni diplomatiche con la Siria, l’estromissione della Francia dal Mali e la freddezza con cui è stato ricevuto ad Algeri.

Vero è che i francesi non sanno chi siano i jihadisti: hanno recentemente giudicato, nel più grande processo del secolo, gli attentati di Saint-Denis, dei caffè di Parigi e del Bataclan (13 novembre 2015) senza porsi il problema dei sostegni degli Stati agli jihadisti.

Non hanno certo dimostrato senso della giustizia, hanno manifestato invece codardia. Si sono lasciati terrorizzare da un pugno di uomini; l’Algeria invece ne ha dovuti affrontare durante la guerra civile decine di migliaia e ne affronta altrettanti nel Sahel.

Mentre Russia e Cina avanzano, l’Occidente regredisce. E continuerà a precipitare se non chiarirà la propria politica, se non la farà finita con la duplice morale e non smetterà il doppio gioco.

 

 

 

L’INGANNO GLOBALE DEL CORONAVIRUS

SERVE PER SALVARE IL LIBERISMO,

DA SE’ STESSO.

Comedonchisciotte.org – Ruggero Arenella – (30 Aprile 2020) – ci dice: 

 

“… [la borghesia] al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli.” K. Marx e F. Engels – Manifesto del Partito Comunista, 1848.

“Si può avere libertà economica senza libertà politica, ma non si può avere libertà politica senza libertà economica.” F. Von Hayek, Intervista al New York Times, 1979.

Come per qualcuno “eravamo tutti uguali, ma qualcuno era più uguale degli altri”, per qualcuno ora “siamo tutti liberi, ma qualcuno è più libero degli altri”.

Il liberalismo nella storia ha sempre manifestato le sue contraddizioni. Le contraddizioni sono insite nel pensiero liberale. E inevitabilmente queste portano a crisi sociali ed economiche: nel sistema capitalistico, la libertà individuale a un certo punto va a sbattere contro l’interesse pubblico. Il libero mercato, la ‘democrazia liberale’, nel tempo si trasforma di fatto in una oligarchia. Ma l’oligarchia, in teoria, è antitetica al pensiero liberale.

Nel 1976, la Commissione Trilaterale incaricava 3 intellettuali di redigere un documento in cui si analizzava il presente storico, al fine di trovare il modo per conciliare il liberismo con la democrazia, sotto un piano politico-economico.

Come far accettare alle democrazie delle politiche economiche ad esclusivo interesse delle elites?

Bisognava legittimare un nuovo pensiero economico e sociale, che vedeva nella libertà di commercio, nella volontà individuale del singolo di migliorare la propria condizione, la guida verso l’“Equilibrio di Mercato”, quella condizione economica ottimale, dove le forze produttive avrebbero pienamente espresso loro stesse. Una condizione per cui non c’è più conflitto economico fra classi, perché il Mercato porta tutto in equilibrio: “Il migliore dei mondi possibili”.

 

Il neo-liberismo, attraverso le università e i mass media, si è così imposto nel giro di due decenni a tutto l’occidente. Il cittadino americano, come quello inglese, francese, tedesco, italiano, avrebbero rinunciato ai loro diritti economici (scritti nelle Costituzioni) in nome della Legge di Mercato: è’ inutile che chiedi diritti economici, non servono allo sviluppo generale, e neanche al tuo. Piuttosto impegnati nell’attività economica individuale, il tuo unico diritto è quello alla libera impresa. Non serve altro.

Questa narrazione ha funzionato per decenni, ma poi il liberismo, ancora una vota, si è accartocciato su sé stesso.

 

“[la borghesia] Ha tolto di sotto i piedi dell’industria il suo terreno nazionale, con gran rammarico dei reazionari.” K. Marx e F. Engels – Manifesto del Partito Comunista, 1848.

C’è un gruppo di interesse economico ancora potente (nonostante la profezia di Marx), che dalla narrazione liberale ha perso e continua a perdere. Come a metà ‘800, il Capitale Nazionale è ancora oggi una forza sociale resistente, a volte alleata, a volte in aperto conflitto, col Capitale Globalista: le “elites neoliberiste” occidentali. Quelle che Marx semplicemente chiamava: “la Borghesia”.

Il liberismo, l’ideologia del ‘Capitale Globalista’ ha così prodotto due nemici: la ‘Classe operaia’ e il ‘Capitale Nazionale’.

La Classe Operaia è stata distrutta negli ultimi 40 anni. Ormai senza più alcuna rappresentanza politica in nessun paese occidentale (ah! Sanders!).

Il Capitale Nazionale ancora resiste, e negli ultimi anni, è riuscito ad assestare qualche bel colpo ai rivali globalisti. Così come il neoliberismo iniziò la sua rivalsa dagli Stati Uniti e Inghilterra con Reagan e Tatcher, così il ‘sovranismo’ conquistò il suo posto nel mondo partendo dagli stessi Paesi. 2016: Brexit e Donald Trump.

Ma il sovranismo ‘partitico’ non spaventa così tanto le elites globaliste. Trump fa parte di quella élite, e la asseconda nelle sue guerre imperiali: servo di Israele e nemico di Venezuela, Russia, Iran, Korea del Nord, e tutti gli Stati che prontamente verranno definiti ‘canaglia’ una volta che li si vorrà attaccare.

Ciò che preoccupa le élites è il ‘sovranismo dal basso’, cioè quella volontà popolare crescente volta a mettere un freno alla globalizzazione. Se questa volontà fosse intercettata da partiti non guidati dagli interessi esclusivi del Capitale Nazionale ma da partiti che rappresentano l’unità d’interessi del popolo nazionale, sebbene sia un’ipotesi remota, è ragionevole pensare che alimenti qualche preoccupazione all’élite liberal-globalista.

Cos’è che ha permesso ai popoli di maturare un pensiero ‘sovranista’? Il liberismo stesso! La libertà di pensiero e di opinone. E soprattutto la libertà di stampa.

 

Il Capitale Globalista “rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate”. I mezzi che ha predisposto per il controllo sociale, per l’indottrinamento verso la cultura della visibilità massmediatica e consumistica, i social networks, si sono trasformati in armi rivolte verso sé stesso. La vittoria di Trump è il risultato di questo “errore di valutazione” dell’élite liberal-globalista. Bisognava correre ai ripari, e sono arrivate le “fake news”. Ma questo non basta. Non è abbastanza per annullare il potenziale distruttivo che la libertà di informazione ha contro “i padroni del discorso”.

Ecco allora che il liberismo si trova oggi di fronte ad un’altra contraddizione da superare. Se quella economica è stata superata grazie all’imposizione della sacra legge di mercato, come poter superare quella politica?

Un bel grattacapo per l’élite liberal-globalista. Anzi no. A ben pensarci, la soluzione già c’è. Basta guardare al di là del Pacifico. Dove c’è un paese di un miliardo e 400 milioni di persone, governato da un regime comunista che da 40 anni attua meravigliosamente bene il libero mercato.

Il Partito Comunista Cinese applica politiche neoliberali da 40 anni, con grande successo. Libertà di impresa e limitazioni alle libertà individuali. Libertà economica ma repressione politica. Così come Hayek stimava tanto Pinochet, chissà che direbbe di Xi Jinping?

 

Le élite economiche occidentali, neoliberiste, liberal-globaliste, deep-state, Borghesia, chiamatele come volete, si sono alleate col Partito Comunista Cinese.

Il motivo: il liberalismo non basta più a sé stesso. Per superare le sue contraddizioni e portare avanti la globalizzazione, per arrivare al fine ultimo della “Grande Società”, ora ci va un po’ di vecchio, sano e onesto regime totalitario.

(Ruggero Arenella)

 

 

 

Inganno Mondiale.

Veritàuniversale.it- Redazione – (30-3-2022) – ci dice:

 

Siamo immersi in un grande Inganno Mondiale creato da menti raffinatissime.

Saresti disposto a mettere la tua vita nelle mani di pochissime persone che ingannano te e il resto dell’umanità e che sono consapevoli di farlo esclusivamente per i loro interessi personali, sfruttando, per il proprio tornaconto, la maggior parte delle risorse del pianeta?

Saresti disposto a delegare e regalare a queste persone il bene più importante che hai, cioè la tua libertà di scelta, trascorrendo un’intera vita completamente inerte e indifferente dinanzi alle ingiustizie del mondo, diventando così complice dell’immane sofferenza da loro arrecata?

Significherebbe vendere l’anima al diavolo. Saresti disposto a farlo?

Eppure è quello che facciamo da sempre, ritenendola l’unica realtà possibile.

L'inganno mondiale, pianificato ed orchestrato da una élite di 700 persone.

Il mondo è governato da circa 700 persone che decidono le sorti dell’umanità grazie ai loro inganni.

Come risulta impresso sulla pietra delle Georgia GuideStones, uno dei loro tanti obiettivi è di ridurre la popolazione mondiale del 93%:

“Mantieni l’Umanità sotto i 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura “.

 

Tramite i loro inganni questi individui portano avanti i più svariati programmi di dominio e di controllo. Ti sembra normale che 700 persone controllino e decidano della vita di 8 miliardi di persone?

Quello che è bizzarro è che i padroni del mondo notificano puntualmente all’umanità, in varie forme, le decisioni che prendono sulle nostre vite.

Lo sapevi che a New York, su una facciata esterna di Union Square, l’opera “Climate Clock” segna gli anni, i mesi e i giorni che mancano al primo gennaio 2028, il giorno indicato dagli esperti come momento di non ritorno per la Terra e per tutti gli esseri viventi compreso l’uomo?

 È sotto gli occhi di tutti e noi che abbiamo fatto? Nulla! Di chi è la colpa? Di chi ci vuole distruggere, o mostra, che glielo permettiamo nella più totale indifferenza?

Siamo tutti esseri umani, viviamo insieme sullo stesso pianeta ed abbiamo indistintamente gli stessi diritti, doveri e responsabilità civili!

Se non ci opporremo a questo scempio e continueremo ad assecondare ogni loro richiesta saremo ritenuti complici dalla Legge universale. Se non vogliamo assumerci il Karma conseguente alla nostra indifferenza, secondo la Legge di Causa ed Effetto, e pagarne il prezzo nelle prossime incarnazioni, dobbiamo iniziare ad esercitare il nostro libero arbitrio in un modo più saggio e concretizzarlo nell’azione sociale, di riscatto dell’umanità.

Ricorda che l’uomo è divino e come tale ha sempre la forza di rompere lo specchio dell’inganno.

William Casey

direttore CIA (1981):

"Sapremo che il nostro programma di disinformazione è stato completato quando tutto ciò che l’opinione pubblica americana crede è falso".

J. Edgar Hoover

direttore FBI:

"L’individuo è in difficoltà quando viene faccia a faccia con una cospirazione così enorme che non può credere che esista"

Adolf Hitler

Dittatore:

"Le grandi masse di gente cadranno più facilmente vittime di una grande bugia piuttosto che di una piccola. Particolarmente se la bugia viene ripetuta spesso"

Henry Ford

Imprenditore:

 

"È un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina".

David Rockfeller,

banchiere tra i fondatori del gruppo Bilderberg e della commissione Trilaterale:

"Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che lavora contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come “internazionalisti” e di cospirare con altri nel mondo per costruire una struttura più integrata a livello mondiale politico ed economico - un unico ordine mondiale -, se preferite. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono fiero di esserlo"

Mark Twain

Scrittore:

"E’ più facile ingannare gli uomini che persuaderli di essere stati ingannati."

 

Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.

La Verità è come il sapore di un cibo, nessuno di noi sarà mai in grado di spiegarlo a qualcun altro. Dovrai sperimentarlo in prima persona.

Premettiamo che il nostro compito non è quello di convincerti in quanto la ricerca della Verità è una strada del tutto intima e personale. La Verità si può definire tale se è una, unica e dimostrabile; infatti il nostro compito è quello di portarti le prove scientifiche, spiegarti come tutti gli ambiti dell’esistenza umana siano collegati tra loro e darti le chiavi di lettura per svelare i condizionamenti e le bugie di questa società o meglio di chi muove i fili da dietro le quinte. Noi vogliamo aiutare più anime possibili a risvegliarsi e a squarciare il velo che copre l’inganno di cui la maggior parte dell’umanità è inconsapevole, perché non c’è più tempo. Chi ci comanda ci ha sempre nascosto la Verità sulle leggi che governano la Creazione, sul perché nasciamo e moriamo, sul fatto che non siamo soli nell’infinito universo, e sul potere che abbiamo di cambiare la nostra vita, decidendo autonomamente il nostro destino, senza delegare sempre la nostra scelta a qualcun altro.

La Creazione è basata su leggi universali e scientifiche racchiuse nella Scienza dello Spirito. Questa scienza comprende la Legge di Causa ed Effetto, la Legge del Karma, la Legge della Reincarnazione e molto altro. Queste leggi sono attive nel mondo spirituale. Le cause, cioè i comportamenti che noi attuiamo, manifestano degli effetti, ossia delle conseguenze nel mondo materiale (ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria) diventando inscindibili tra loro, creando un tutt’uno tra il mondo ponderabile e l’imponderabile, dando il potere a chiunque le comprenda di essere artefice del proprio destino in quanto conoscendo la causa puoi determinare l’effetto.

Da tantissimo tempo queste leggi sono state accolte ed applicate da molte civiltà del cosmo che hanno permesso loro di raggiungere un’evoluzione inimmaginabile in tutti i campi, da quello tecnologico a quello spirituale, da quello sociale a quello etico e così via. Questi popoli vivono nell’abbondanza e i loro pilastri sono la Pace, l’Amore, la Giustizia e la Fratellanza ed applicano la legge dell’“Ama il prossimo tuo come te stesso” nella vita quotidiana. Le civiltà che vivono con questa etica evolvono ininterrottamente con questi risultati proprio grazie alla Legge di Causa ed Effetto.

Ti sarai accorto che qui sulla Terra la situazione è ben diversa. Stiamo svendendo la nostra vita, in termini di tempo, energie e denaro a delle persone che fanno esclusivamente i loro interessi.

I “padroni universali” stanno distruggendo il pianeta, annientando il senso di umanità nelle persone mettendo fratello contro fratello, togliendo la libertà, calpestando i diritti fondamentali di ogni essere umano, fomentando odio e guerre, eliminando per sempre la speranza di poter dare il futuro di un mondo migliore ai propri figli.

Il valore più grande che questa umanità riconosce e per la quale è disposta a tutto è il dio Denaro, ossia carta colorata con dei numeri stampati sopra, creata appositamente per il totale controllo e dominio sulle masse.

“Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona”.

Gesù in Matteo 6,24.

È evidente che siamo vittime di un grande Inganno Mondiale e che l’uomo ha perso totalmente la capacità di discernere tra il bene e il male, diventando, attraverso la propria codardia, complice di questi delinquenti e assassini. Stiamo vivendo sotto una dittatura che esiste e persiste solo perché il popolo lo permette con la sua indifferenza accettando l’inaccettabile.

Ci sono molte cose che dobbiamo conoscere ed applicare nella nostra vita per poter cambiare noi stessi e il mondo intorno a noi. Non abbiamo molto tempo perché la Terra non riesce più a sostenere il disequilibrio innaturale che noi abbiamo causato con il nostro comportamento scellerato e irrispettoso nei confronti della vita animale, vegetale e minerale. La stessa Scienza ci avverte che al pianeta rimangono pochi anni di vita.

È arrivato anche per te il momento di conoscere la Verità!

“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di Verità, egli vi guiderà alla Verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.”

Gesù in Giovanni 16,12-13.

Siamo nel periodo storico definito dalle Sacre Scritture dell’“Apocalisse”, ossia svelamento, rivelazione, dal greco “apokálypsis”. Siamo nei tempi della Seconda venuta di Cristo accompagnato dalle sue “legioni di angeli”, cioè esseri extraterrestri evoluti che Lo hanno riconosciuto come il Re dell’universo e Lo servono incondizionatamente.

Duemila anni fa Cristo ci aveva detto che sarebbe tornato alla Fine dei Tempi per decretare il giudizio finale dell’umanità, la separazione del grano dalla gramigna e per giudicare attraverso le opere chi sarà meritevole di vivere nel “Regno dei Cieli”.

Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti.”

Salmo 24.

 

 

 

L'inganno dei corridoi umanitari

in Ucraina: accuse reciproche

tra Mosca e Kyiv.

Ilfoglio.it- RUGGIERO MONTENEGRO – (07 MAR 2022) – ci dice:

 

Terminato il terzo round di colloqui.

"Piccoli passi in avanti sull'evacuazione", dice il delegato ucraino. In mattinata il Cremlino aveva annunciato il cessate il fuoco per portare in salvo i civili in Russia e in Bielorussia. Ma l'esercito russo non ha smesso di attaccare. Kyiv accusa Mosca: "Immorale". Pechino: "Pronti a mediare". Italia nella lista dei "paesi ostili" stilata dai russi

 

La guerra in Ucraina e l'energia, una sfida globale per la libertà.

Ambasciatore Usa presso la Nato: nessuna No fly zone su Ucraina.

[21.10] “Il nostro obiettivo in questo momento è fermare effettivamente la guerra. Non vogliamo espandere questo conflitto oltre l'Ucraina, quindi la Nato non è pronta ad andare avanti con una no-fly zone", ha detto Julianne Smith, ambasciatrice Usa presso la Nato, intervistata dalla CNN.

Gli Stati Uniti hanno circa 100 mila militari di stanza in Europa, e nel fine settimana hanno stabilito di inviarne altri 500. L'obiettivo, secondo il dipartimento della Difesa, è quello di rassicurare gli alleati della Nato e di scoraggiare un allargamento del conflitto in corso in Ucraina.

[20.40]La Fifa ha comunicato che "nel caso in cui i club affiliati alla Federcalcio russa (FUR) non raggiungano un accordo con i rispettivi giocatori e allenatori stranieri entro il 10 marzo 2022 e salvo diversamente concordato per iscritto, i giocatori e gli allenatori avranno il diritto di sospendere unilateralmente il rapporto di lavoro  fino al 30 giugno 2022".

La massima federazione del calcio ha anche stabilito che "tutti i contratti di lavoro di giocatori e allenatori stranieri con i club gli affiliati alla Federcalcio ucraina (UAF) saranno considerati automaticamente sospesi fino al 30 giugno 2022, senza che sia necessario alcun intervento delle parti in tal senso". I calciatori potranno così accasarsi presso altri club fino al termine di questa stagione.

Domani Zelensky parlerà alla Camera dei comuni britannica.

 [20.25] Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenzky, interverrà domani in video alla Camera dei comuni britannica. Ad annunciarlo il presidente della Camera dei comuni, Lindsay Hoyle, secondo cui il leader ucraino rivolgerà un discorso ai parlamentari britannici.

Accordo al Congresso Usa per nuove sanzioni contro la Russia e l'importazione di energia.

[20.10] Fronte unito tra conservatori e repubblicani americani: "Abbiamo concordato un percorso legislativo per vietare l'importazione di prodotti energetici dalla Russia e sospendere le normali relazioni commerciali sia con la Russia che con la Bielorussia", si legge in una nota diffusa dai membri della commissioni competenti di Senato e Camera.

Sarebbe stato infatti trovato un accordo per un disegno di legge bipartisan che mira ad inasprire le sanzioni nei confronti di Russia e Bielorussia. Sanzioni che aumenterebbero i poteri del presidente Joe Biden nell'adottare questo tipo di provvedimenti e potrebbero spingersi fino al blocco totale delle importazioni, come confermano Cnn e Cnbc.

La Russia proseguirà i negoziati con la parte ucraina, a breve. Dice il capo delegazione di Putin.

[19.25] La Russia proseguirà i colloqui con l'Ucraina, a breve. Lo afferma il capo delegazione russo Vladimir Medinskij, citato dall'agenzia di stampa "Ria Novosti". La parte russa auspica che i corridoi umanitari possano essere istituiti e funzionare già da domani, con i delegati ucraini che avrebbero dato rassicurazioni in materia.

Tuttavia, poco dopo, lo stesso Medinskij ha aggiunto, parlando alla Tv Russia 24, che "i colloqui non sono stati all'altezza delle aspettative. Speriamo che la prossima volta potremo registrare progressi piu' importanti".

 

La giornata di oggi è stata segnata dalle accuse reciproche tra Russia e Ucraina sul mancato funzionamento delle procedure di evacuazione. Kyiv ha accusato Mosca di non aver realmente cessato il fuoco, mentre i russi hanno incolpato il governo di Zelensky di non aver seguito le leggi del diritto internazionale umanitario.

Intanto nella capitale ucraina sono tornate a suonare le sirene in vista di un nuovo attacco aereo.

Scholz, Biden, Macron e Johnson: protezione dei civili ha massima priorità.

[19.15] La protezione dei civili nell'Ucraina attaccata dalla Russia ha "la massima priorita'".

È la posizione comune del cancelliere tedesco Olaf Scholz, dai presidenti Stati Uniti e Francia Joe Biden ed Emmanuel Macron, e dal primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, che hanno avuto oggi un colloquio telefonico, nel corso del quale si sono impegnati nel chiedere alla Russia di "porre fine immediatamente all'attacco in violazione del diritto internazionale" contro l'Ucraina.

Terminato il terzo round di negoziati: "Piccoli passi in avanti sui corridoi umanitari", dice un delegato ucraino.

 [18.55] "Ci sono piccoli sviluppi positivi", riferisce Mykhailo Podolyak, uno dei negoziatori ucraini al tavolo della trattativa. Le parti avrebbero trovato un'intesa minima, dopo tre ore di confronto, per favorire l'evacuazione dei civili, dopo una giornata segnata da accuse reciproche tra Mosca e Kyiv. Nessuna conferma per ora da parte russa sugli sviluppi delle trattative.

Ministro infrastrutture Ucraina: danni per oltre 10 miliardi.

[18.50] Le truppe russe hanno danneggiato le infrastrutture di trasporto dell'Ucraina creando danni per oltre 10 miliardi di dollari. Lo ha riferito il ministro delle Infrastrutture ucraino Oleksandr Kubrakov. "Alla fine della scorsa settimana abbiamo calcolato i danni relativi esclusivamente alle infrastrutture di trasporto. Si tratta di strade, ponti, ferrovie e attrezzature danneggiate durante i bombardamenti. Questa cifra ha superato i 10 miliardi di dollari".

Russia Unita, il partito di Putin, vuole nazionalizzare attività delle aziende che hanno lasciato il paese.

 

[18.45] Per porre un freno all'emorragia di capitali che lasciano la Russia dopo le sanzioni, il partito apparato del presidente Putin, Russia Unita, propone di nazionalizzare la produzione e le attività delle aziende che lasciano Mosca. Lo ha affermato il segretario del Consiglio generale di Russia Unita, Andreij Turchak, come riporta l'agenzia di stampa "Tass".

Scholz: energia russa "essenziale per Ue e Germania."

[18.15]  Nonostante le richieste del presidente ucraino Zelensky che questa mattina è tornato a chiedere nuove sanzioni, tra cui il blocco del petrolio russo, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che l'Europa non può garantire le sue forniture energetiche senza le importazioni dalla Russia. In un comunicato, il cancelliere tedesco ha ribadito che l'energia russa è di "importanza essenziale".

Anche l'Ungheria intanto, attraverso il ministro delle finanze Mihaly Varga ha fatto sapere che non sosterranno nessuna sanzione sull'energia russa.

Cnn: Usa valuta di fornire sistemi di difesa aerea agli alleati Nato.

[17.45] Secondo quanto riportato dalla Cnn, gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di fornire sistemi di difesa antiaerea agli alleati della Nato in Europa orientale. Il timore - spiega l'emittente che ha parlato con un alto funzionario americano - è che la Russia possa colpire in quella zona con missili o aerei.

Ministro degli Esteri ucraino contro Israele per transazioni con Mosca: "Soldi sporchi di sangue."

[17.30] "Mentre il mondo sanziona la Russia per le sue barbare atrocità, alcuni preferiscono fare soldi intrisi di sangue ucraino", scrive il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, denunciando che la compagnia aerea di bandiera israliana El Ai continui a fare affare con la Russia, "accettando pagamenti attraverso 'Mir', progettato per eludere le sanzioni. Immorale e un duro colpo alle relazioni ucraino-israeliane."

Attacco areo a Makariv: i russi uccidono almeno 13 persone.

 

[17.25] Almeno 13 persone sono state uccise in un attacco aereo su Makariv, a ovest di Kiev. Il raid ha colpito un panificio dove lavoravano circa 30 persone. Lo ha riferito il Servizio di emergenza ucraino. Il ministero degli Ester aggiunge inoltre che le truppe russe hanno continuato a lanciare missili contro alcune città inclusa Kiev, nonostante la promessa di garantire dei corridoi umanitari per consentire l'evacuazione.

[17.15] Palazzi ed edifici completamente distrutti, strade invase dai detriti, dopo i bombardamenti russi di oggi che hanno colpito e aree residenziali della città di Kharchiv, come testimonia il video girato da France Press.

 I russi a Melitopol hanno preso il controllo delle comunicazioni in città.

[17.05] La torre della tv della città ucraina di Melitopol, nella regione di Zaporižžja, è finita sotto il controllo delle truppe russe. Lo ha reso noto il sindaco di Melitopol, Ivan Fedorov, attraverso il suo profilo Facebook.

"La torre della televisione della città, così come le torri della radio sono sotto il controllo degli occupanti che attualmente controllano il perimetro della città, le Forze armate della Federazione Russa", ha detto Fedorov. Le trasmissioni in diretta sono state interrotte, ha infine precisato il sindaco".

Leopoli chiede aiuto alle organizzazioni umanitarie.

[ore 17.00] Il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi, ha detto che la città, che si trova nella parte occidentale del paese, quella dove il conflitto è meno cruento, ha non è al momento più in grado di aiutare le persone sfollate a causa dell'assalto russo. Il primo cittadino ha detto di aspettarsi un "un'altra ondata di rifugiati, per questo invitiamo le organizzazioni umanitarie internazionali a venire qui e ad aiutare. Da soli non ce la possiamo fare".

Aggiornamento sulle vittime civili in Ucraina.

[ore 16.50] Tra le 04:00 del 24 febbraio 2022, quando è iniziato l'attacco armato della Federazione Russa contro l'Ucraina, e la mezzanotte del 6 marzo 2022, l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha registrato 1.207 vittime civili in Ucraina: 406 morti e 801 feriti.

 

 

 

- un totale di 406 morti (77 uomini, 45 donne, 8 ragazzi e 4 ragazze, oltre a 15 bambini e 257 adulti di cui non si conosce il sesso)

- un totale di 801 feriti (72 uomini, 51 donne, 11 ragazze, e 2 maschi, oltre a 29 bambini e 636 adulti il ​​cui sesso è ancora sconosciuto)

In altre regioni dell'Ucraina (la città di Kyiv e le regioni di Cherkasy, Chernihiv, Kharkiv, Kherson, Kyiv, Mykolaiv, Odesa, Sumy, Zaporizhzhia e Zhytomyr), che erano sotto il controllo del governo quando si sono verificate le vittime: 679 vittime (313 uccisi e 366 feriti).

La maggior parte delle vittime civili registrate sono state causate dall'uso di armi esplosive con un'ampia area di impatto, compresi i bombardamenti di artiglieria pesante e sistemi di missili multi lancio, missili e attacchi aerei.

L'OHCHR ritiene che le cifre reali siano considerevolmente più elevate, soprattutto nel territorio controllato dal governo e soprattutto negli ultimi giorni, poiché la ricezione di informazioni da alcune località in cui sono in corso intense ostilità è stata ritardata e molte segnalazioni sono ancora in attesa di conferma. Ciò riguarda, ad esempio, la città di Volnovakha dove si accusano centinaia di vittime civili. Queste cifre vengono ulteriormente confermate e non sono incluse nelle statistiche di cui sopra.

In corso i negoziati tra delegazione ucraina e russa . Sindaco Irpin alla Cnn: "Russi mirano ai civili."

 [16.00] Il terzo round di colloqui tra Russia e Ucraina è iniziato poco fa. Ma gli attacchi dell'esercito russo non si placano e continuano a non permettere l'evacuazione dei civili: "Questi non sono un esercito, questi sono animali", ha detto il sindaco di Irpin. città alle porte di Kyiv, in una intervista alla CNN. "Stanno uccidendo civili. Stanno bombardando la nostra città, i nostri edifici residenziali e le ambulanze. Stanno sparando sulle ambulanze. Questa è solo una mostruosità".

 

La delegazione ucraina e quella russa in Bielorussia per il terzo round di colloqui.

  Il negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak esorta la Russia a fermare gli attacchi ai civili. "Tra pochi minuti inizieremo a parlare con i rappresentanti di un paese che crede seriamente che la violenza su larga scala contro i civili sia un argomento. Dimostrate che non è così", scrive su Twitter.

Oltre 17mila ucraini arrivati in Italia dall'inizio del conflitto.

[15.5o] Sono 17.286 i cittadini ucraini entrati in Italia dall’inizio del conflitto fino ad oggi: 8.608 donne, 1.682 uomini e 6.996 minori. Principali destinazioni Roma, Milano, Napoli e Bologna. Lo comunica il Viminale.

Orban: ok a truppe Nato in Ungheria, no ad armi in transito verso l'Ucraina.

[15.40] Dopo le dichiarazioni di questa mattina, è arrivato il decreto che permette alle truppe Nato di entrare in Ungheria occidentale. Il testo non consente il transito il transito di armi dirette all'Ucraina in guerra. Soltanto equipaggiamenti difensivi, carburante e aiuti umanitari possono attraversare il territorio magiaro verso quello ucraino.

 Il Regno Unito dichiara di non poter più offrire assistenza consolare ai cittadini Uk in Ucraina.

 [15.25] "Il governo del Regno Unito mantiene una presenza diplomatica in Ucraina, ma non possiamo più fornire assistenza consolare di persona a causa del deterioramento della situazione della sicurezza", riporta la Cnn, citando una nota del Foreign Commonwealth and Development Office (FCDO). L'invito ai cittadini britannici è di contattare una linea di assistenza o di rivolgersi ad ambasciate consolati di nazioni vicine.

Un altro segnale dell'escalation che non arresta a placarsi, dopo che già stamattina i corridoi umanitari sono stati ostacolati, quando non del tutti resi impossibili, dal fuoco dell'esercito russo.

 

 

Michel: nei prossimi giorni discuteremo dell'adesione Ue dell'Ucraina.

[15] "Nei prossimi giorni discuteremo dell'ingresso nell'Ue dell'Ucraina", ha detto Charles Michel. Il presidente del Consiglio europeo ha aggiunto che "l'Ue è fermamente al fianco dell'Ucraina negli sforzi per alleviare le sofferenze umanitarie inflitte dall'aggressione russa e garantire la sicurezza nucleare. Continua lo stretto contatto con il presidente Zelensky". In mattinata tra i due c'è stato un nuovo colloquio telefonico.

Mosca detta le condizioni.

[14.30] È arrivata a Brest, in Bielorussia, per i colloqui anche la delegazione ucraina. La Russia continua a chiedere che Kyiv fermi la sua attività militare, sancisca la neutralità nella sua Costituzione, riconosca la Crimea come territorio russo e riconosca l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. La Russia è pronta a fermare le sue operazioni militari "in qualsiasi momento" se Kiev soddisfa le sue richieste, ha detto a Reuters il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Putin all'Ue: "Dare vero contributo alla crisi. Fare pressioni su Kyiv, obbligandola a rispettare il diritto umanitario."

[13.50] Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Come riferisce il Cremlino, Putin ha continuato ad accusare le autorità ucraine per il fallimento dei corridoi umanitari dicendo che il suo esercito sta adottando "tutte le misure possibili per salvare la vita dei civili" e chiedendo all'Unione europea "di dare un vero contributo per salvare vite umane, mettendo pressione sulle autorita' di Kiev e obbligandole a rispettare il diritto umanitario".

Ursula von der Leyen: "Lavoriamo a nuove sanzioni contro la Russia."

[13.30] "Vista l'evoluzione della situazione in Ucraina, l'incoscienza del Cremlino nei confronti dei cittadini, donne, bambini, uomini, ovviamente stiamo lavorando anche su ulteriori sanzioni che potrebbero essere giustificate". Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Sono stati già introdotte, ha ricordato von der Leyen, "tre pacchetti di sanzioni pesanti, ma ora dobbiamo assicurarci che non ci siano scappatoie e che l'effetto delle sanzioni sia massimizzato. Le sanzioni in atto sono davvero pesanti", "basti vedere le turbolenze al ribasso nell'economia russa".

Blinken: la Nato valuta di allargare la sua presenza nell'Europa orientale.

[13] Il segretario di Stato americano Blinken, in conferenza stampa a Vilnius con il ministro degli Esteri lituano Gabriel Landsbergis, ha annunciato l'arrivo nei prossimi giorni di 400 militari americani, garantendo inoltre "il dispiegamento di forze aggiuntive, comprese le forze americane qui in Lituania, caccia F-35 insieme a strumenti d'equipaggiamento, che verranno schierati qui e negli altri Paesi baltici".

"Allo stesso tempo, all'interno della Nato, stiamo continuamente riesaminando la nostra posizione di difesa, considerando un'estensione del dispiegamento delle nostre forze. Prendiamo in considerazione anche un dispiegamento più permanente", ha aggiunto il funzionario americano, ricordando l'articolo 5 dell'Alleanza, secondo cui la Nato è pronta a intervenire nel caso in cui un Pease membro dovesse essere attaccato.

Ucraina conferma: alle 15 via terzo round negoziati

[12.50] Con Tweet il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podoliak conferma i negoziati previsti per oggi, alle 16 ora di Kyiv (le 15 in Italia): "Delegazione invariata".

Giovedì incontro tra i ministri degli Esteri di Ucraina e Russia in Turchia. La delegazione di Putin è arrivata in Bielorussia.

[12.35] Giovedì i ministri degli esteri di Ucraina (Dmytro Kuleba) e Russia ( Sergey Lavrov) si vedranno in Turchia, nell'ambito del Forum della diplomazia di Antalya - previsto dall'11 al 13 marzo. Il capo della diplomazia di Ankara ha riferito l'incontro si terrà in presenza del ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu.

Anche l'Italia nella lista paesi ostili della Russia

[12.25] Il governo russo ha approvato una lista di stati e territori stranieri "che commettono atti ostili" contro la federazione russa. Tra questi anche l'Italia, insieme ai paesi Ue, Australia, Regno Unito, l'Unione europea, Islanda, Canada, Liechtenstein, Monaco, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, San Marino, Singapore, Usa, Taiwan, Ucraina, Montenegro, Svizzera, Giappone.

Il Cremlino ha anche approvato le regole per le transazioni con società straniere soggette a sanzioni. Tutte le transazioni e le operazioni di societa' russe con cittadini e aziende di Paesi considerati "ostili" alla Russia saranno approvate dalla commissione governativa per il monitoraggio degli investimenti esteri, come si legge in una nota. Il decreto è stato firmato dal primo ministro Mikhail Mishustin. In base al documento, "una società residente in Russia o una societa' straniera dall'elenco dei Paesi ostili deve richiedere il permesso di trattare, fornendo informazioni complete sul richiedente, incluso un documento sui titolari effettivi della società". Sulla base di queste informazioni, la Russia deciderà poi se acconsentire gli scambi economici.

Russia prepara disconnessione totale da Internet.

 [12.10] Dopo aver bloccato i principali social network, il Cremlino avrebbe avviato un piano per la disconnessione totale dei suoi server, che entro e non oltre l'11 marzo devono essere riportati entro i confini russi. Lo ha riferito ieri l'agenzia Alexa, pubblicando una serie di documenti. Mosca avrebbe già messo in allerta attraverso una comunicazione informale del viceministro dello sviluppo digitale le sue amministrazioni, come confermano fonti di intelligence occidentale. Anche canali vicini ad Anonymous rilanciano la notizia.

 

Sindaco di Kyiv, Klitschko: "Forti combattimenti intorno alla città, principalmente a nord-ovest".

[12.05] "Forti combattimenti intorno a Kyiv, principalmente a nord-ovest", ha detto poco il sindaco di Kyiv Vitalii Klitschko. "Il nemico sta distruggendo Bucha, Hostomel, Vorzel, Irpin. Uccidono deliberatamente civili", ha aggiunto.

 

Intanto, secondo la Cnn, gli Stati Uniti e altri membri della Nato hanno finora inviato all'Ucraina 17.000 missili anticarro e 2.000 missili antiaerei Stinger. Lo ha riferito un alto funzionario all'emittente americana.

Draghi: "Essenziale unità Ue su crisi umanitaria ed energetica."

[11.30] Il premier Mario Draghi questa mattina ha incontrato a Bruxelles la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, ribadendo la necessità che l'Unione europea, la Nato e il G7 affrontino in maniera unitaria la guerra in Ucraina e i suoi effetti. Il premier ha sottolineato l'intenzione di ridurre la dipendenza energetica da Mosca.

 

Guerra in Ucraina e crisi energetica, Draghi incontra von der Leyen. "Ue dimostri unità."

  Anche la delegazione ucraina in viaggio verso la Bielorussia. Colloqui previsti per le 12, ma potrebbero slittare di qualche ora.

[11.10] Anche la delegazione ucraina è partita alla volta di Brest, la regione in Bielorussia dove sono previsti i colloqui per le ore 15 (le 12 in Italia). L'orario potrebbe tuttavia slittare, come ha riferito all'agenzia di stampa "Ria Novosti" il politologo bielorusso Yury Voskresensky, che partecipa all'organizzazione dei negoziati.

"Il terzo round di trattative è  previsto per oggi alle 15 (le 12 in Italia), nello stesso luogo in cui si è svolto il secondo round, la regione di Brest. Entrambe le parti sono partite, però sulla base di problemi logistici della delegazione dell'Ucraina, potrebbero esserci cambiamenti negli orari", ha detto Voskresensky.

Continua il pressing di Zelensky: "Necesessarie No fly zone e nuove sanzioni. Bloccare petrolio russo."

[11.00] "Quante altre morti sono necessarie per proteggere il nostro cielo? Stiamo aspettando questa decisione": Zelensky è tornato a chedere la No fly zone per il suo paese. Il presidente ucraino ha anche chiesto alla Nato aerei e sistemi antiaerei.

"Le nostre tesi nelle conversazioni con i partner sono assolutamente logiche. Se l'invasione continua e la Russia non avrà abbandonato i suoi piani contro l'Ucraina, allora è necessario un nuovo pacchetto di sanzioni. Nuove sanzioni, nuove misure contro la guerra, per il bene della pace. Il boicottaggio delle esportazioni russe, in particolare, il rifiuto di petrolio e prodotti petroliferi dalla Russia: questo potrebbe essere definito un embargo. E il boicottaggio delle importazioni in Russia", ha poi aggiunto Zelensky in un videomessaggio pubblicato sul suo canale Telegram, continuando a invocare nuove misure e il supporto dell'Occidente.

Fonti russe: delegazione Cremlino in viaggio verso Bielorussia per terzo round colloqui.

 Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, la delegazione di Putin, guidata da Vladimir Medinskij, sarebbe partita alla volta della Bielorussia per il terzo round di colloqui con la controparte. L'incontro sarebbe previsto per le 12 ora italiana (le 15 a Mosca). Si attendono conferme da Kyiv.

Salvini in volo verso Varsasia.

[10.35] Secondo AdnKronos il segretario della Lega, Matteo Salvini è in volo per Varsavia. Domani sarebbe atteso al confine tra Polonia e Ucraina.

  IL PERSONAGGIO.

"Ghe pensi mi": Salvini a Varsavia per aiutare i profughi in fuga dalla guerra di Putin.

Cina pronta a mediare, "quando necessario."

[10.25] La Cina continuerà a svolgere un "ruolo costruttivo" nella promozione del dialogo pacifico tra Russia e Ucraina, ed è pronta a "lavorare al fianco della comunità internazionale per condurre la dovuta mediazione, quando necessario". Lo ha dichiarato questa mattina il ministro degli Esteri della Cina, Wang Yi, offrendo inoltre il supporto della Croce rossa cinese nella gestione della crisi umanitaria.

 

I rapporti tra Cina e Russia "continueranno a far avanzare costantemente il partenariato strategico globale di coordinamento per una nuova era", ha anche aggiunto il ministro degli Esteri", sottolineando come " La nostra amicizia è solida come una roccia e sarà immune alle interferenze".

Ucraina, vicepremier Vereshchuk: corridoi umanitari proposti da Russia sono "inaccettabili."

[10.10] Le autorità ucraine continuano a opporsi all'apertura di corridoi umanitari che favoriscano l'evacuazione di civili in Russia: "Questa opzione è inaccettabile. La nostra gente non andrà da Kyiv alla Bielorussia per volare più tardi nella Federazione Russa", ha detto la vicepremier Irina Vereshchuk.

Oltre 1 milione di rifugiati hanno varcato il confine polacco. In Italia già arrivati 14 mila ucraini.

 [10]   Sono 1.067.000 i profughi scappati dall'Ucraina in guerra che hanno raggiunto la Polonia, secondo le stime della Guardia di frontiera polacca. Solo nella giornata di ieri Varsavia ha registrato l'ingresso di 142.300 persone, mentre questa mattina, alle 7 ora locale, sono già arrivate altre 42 mila persone.

In Italia intanto, "fino a ieri sono arrivati più di 14 mila profughi attraverso le reti interpersonali di amici e parenti", ha detto questa mattina il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, intervistato da Radio24. Al momento, con questi numeri, la situazione sul fronte Covid "non è problematica, ma il tema va affrontato per quando i numeri saranno piu' importanti", ha aggiunto.

Almeno 8 morti a  Kharkiv a causa dei bombardamenti russi nelle ultime 24 ore

 [9.45] Sarebbero almeno 8 le vittime degli attacchi aerei condotti da Mosca su Kharkiv nelle ultime 24 ore. Lo afferma questa mattina il Servizio nazionale per l'emergenza ucraino aggiungendo che le operazioni militari di ieri hanno provocato incendi  in almeno 21 edifici, mentre molti altri palazzi sarebbero "completamente o parzialmente demoliti". Almeno 200 le persone soccorse ed evacuate durante i raid.

 

   Germania valuta l'invio di nuove armi all'Ucraina.

[09.30] Il governo federale tedesco valuta la fornitura di altre armi all'Ucraina invasa dalla Russia. Lo afferma la ministra della Difesa, Christine Lambrecht, secondo cui "è in esame tutto cio' che è possibile. È nostro compito - ha aggiunto - garantire la difesa nazionale e dell'Alleanza atlantica".

L'inganno dei corridoi umanitari.

La Russia ha aperto alle ore 8 italiane (le 10 a Mosca) corridori umanitari a Kyiv, Kharkiv, Mariupol e Sumy per permettere l'evacuazione dei civili. È stato inoltre annunciata una pausa nei combattimenti. Secondo quanto riporta l'agenzia russa Ria Novosti questi conducono però o in Russia o in Bielorussia. Due operazioni di evacuazione pianificate da Mariupol e dalla vicina Volnovakha erano fallite nei giorni scorsi perché, nonostante la Russia avesse assicurato il rispetto del cessate il fuoco, le truppe avevano continuato a sparare e bombardare.

Il Cremlino ha riferito che la decisione dell'apertura di corridoi umanitari è stata presa dopo una "richiesta personale" del presidente francese Emmanuel Macron a Putin nel corso della conversazione telefonica di ieri. La versione di Mosca però è stata smentita dall'Eliseo: "Il Presidente ha chiesto il rispetto del diritto internazionale umanitario, la protezione della popolazione civile e la consegna degli aiuti. Il rispetto del diritto internazionale consiste nel cessare i bombardamenti e l'offensiva. Non sono stati chiesti corridoi umanitari per la Russia... È un modo per Putin di spingere la sua narrativa: è lui che viene attaccato e gli ucraini sono gli aggressori".

L'Ucraina ha affermato che la proposta della Russia sui corridoi umanitari che portano i rifugiati in Bielorussia o in Russia è "completamente immorale" perché come affermato da un portavoce del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i cittadini ucraini dovrebbero poter lasciare le loro case attraverso il territorio ucraino e rifugiarsi in un paese non nemico: "La sofferenza delle persone viene utilizzata per creare l'immagine televisiva desiderata", ha detto il portavoce in un messaggio scritto all'agenzia di stampa Reuters.

I combattimenti non sono in ogni caso stati interrotti. A Leopoli, come segnalato dall'Associated Press, le truppe russe hanno continuato a sparare. E attorno a Kyiv l'esercito russo sta cercando di ammassare più mezzi militari possibili per superare la resistenza ucraina e conquistare la capitale.

Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda hanno chiesto "l'immediata sospensione dell'accesso della Russia a tutti i sistemi dell'Interpol".

 

 

 

COME IL NUCLEO INFLUISCE SUL CLIMA?

Creativesociety.com – Redazione – (11 February 2022) – ci dice.

  

Il nucleo del pianeta influisce molto il clima, contrariamente alla teoria del fattore antropologico (ossia all’opera dell’uomo, ndr). La destabilizzazione del nucleo porta ad aumento di eruzioni vulcaniche e terremoti distruttivi e indebolisce il campo magnetico della Terra.

Una serie di cambiamenti senza precedenti sta avvenendo nel nucleo del nostro pianeta:

nel 1997-98 si è spostato anormalmente verso nord;

ora si osserva la cristallizzazione asimmetrica e fenomeni inspiegabili al centro del nucleo;

 il flusso di ferro fuso nel nucleo liquido esterno sta accelerando dal 2015;

il battito, le manifestazioni microsismiche che emanano dal nucleo, create dalla sua dissonanza, è in aumento.

 

A causa degli spostamenti del nucleo:

il pianeta tende ad accelerare e ad accumulare forza centrifuga;

c'è un'espansione del pianeta lungo l'equatore, che è stata registrata dai satelliti;

 si stanno risvegliando vecchie e stanno apparendo nuove crepe e fratture, che spingono l'acqua in profondità della terra;

a causa della dissonanza del nucleo e di un aumento della forza centrifuga, il magma comincia a salire verso la superficie terrestre, erodendo e riscaldando più del solito la litosfera dall'interno;

 questo porta a un aumento del flusso geotermico del sottosuolo, fa salire plum di magma sotto i ghiacciai dell'Antartide occidentale e della Groenlandia centrale, che di conseguenza accelera lo scioglimento dei ghiacciai;

 fa bollire le acque sotterranee nella Siberia occidentale e in altre regioni con crosta sottile;

 le temperature medie degli oceani aumentano, appaiono regioni anomale di acqua estremamente calda;

cresce il numero, l'area e la durata degli incendi, nati sulle faglie crostali e a causa del degassamento, cioè metano, idrogeno e altri gas infiammabili fuoriescono dal sottosuolo.

Un altro risultato dello squilibrio del nucleo è un indebolimento del campo elettromagnetico, che ha già superato il 9%, un aumento improvviso dell'anomalia magnetica del Sud Atlantico e una deriva accelerata del polo magnetico.

Ma perché l'interrelazione di tutti questi processi è ignorata dalla comunità scientifica? Non si tratta di uno studio obbligatorio per la sopravvivenza dell'umanità durante il periodo di catastrofi verificatesi nel corso del ciclo ogni 12000 anni?

Tuttavia, il modello consumistico della società non trae vantaggio dal riportare queste informazioni vitali, perché impossibile guadagnare sulla scienza onesta sul nucleo.

Perciò è più importante che mai avere una visione obiettiva di ciò che sta accadendo al pianeta, e aprire una ricerca onesta sulle vere cause del cambiamento climatico, i cui risultati devono essere resi pubblici. E questo è possibile solo nella Società Creativa.

 Il 4 dicembre 2021 la gente di tutto il mondo è stata testimone di un evento storico: la Conferenza Internazionale online "Crisi globale. L’ora della verità".

La Conferenza è stata trasmessa in diretta da volontari in 100 lingue ed è andata in onda su tutte le reti di social media e migliaia di canali mediatici in tutto il mondo.

Questo giorno ha rivelato alla gente la verità che cambierà il futuro!

 

 

 

L'inflazione è qui per restare?

Ispionline.it – ISPI Data Lab -Redazione – (13 luglio 2022) – ci dice:

A giugno, l’inflazione in Eurozona ha fatto segnare l’8,6% su base annua. È un ennesimo record da quando esiste l’Unione economia monetaria, che infrange quello di maggio (+8,1%). E che eguaglia i livelli di inflazione americani di maggio, a loro volta mai così alti da 40 anni.

È per questo che le Banche centrali delle due grandi aree valutarie, la Federal Reserve e la Banca centrale europea (BCE), sono più che mai attive. La Fed ha già cominciato da mesi a stringere i cordoni, mentre le maglie della BCE dovrebbero cominciare a farsi più strette tra due settimane, il 21 luglio.

Dietro a tassi di inflazione così simili, si nascondono cause che solo in parte sono sovrapposte. L’inflazione europea sembra infatti essere ancora molto più “importata” rispetto a quella americana, che sembra essere molto più “diffusa” e, forse, più duratura.

Nel frattempo, le economie di entrambe le sponde dell’Atlantico stanno frenando bruscamente. Ci avviciniamo davvero a quel periodo di stagflazione che paventavamo su queste pagine solo lo scorso marzo?

A giugno, l’inflazione in Eurozona ha fatto segnare l’8,6% su base annua. È un ennesimo record da quando esiste l’Unione economia monetaria, che infrange quello di maggio (+8,1%). E che eguaglia i livelli di inflazione americani di maggio, a loro volta a +8,6%, e a mai così alti da 40 anni.

Tuttavia a spiegare tassi d’inflazione così simili sulle due sponde dell’Atlantico sono componenti anche nettamente diverse. Al primo posto per entrambe le zone valutarie c’è ovviamente la componente energia, che a maggio faceva segnare un +39% in Eurozona e un +34% negli USA (sempre su base annua). Ma negli USA l’inflazione di gran parte delle componenti meno volatili tende a essere più alta rispetto a quella fatta segnare in Eurozona, e anche di molto.

 

È sufficiente confrontare l’inflazione sui beni industriali (+4,2% in zona euro, +11,4% in USA), quella sui servizi (+3,5% vs +5,7%) e quella sui capi d’abbigliamento (+1,7% vs +5,0%) per notare differenze significative.

Cosa significa? È un indizio che negli USA l’inflazione sembra stare diventando sempre più radicata nelle aspettative di imprese e consumatori, e che non si tratti di un fenomeno tanto passeggero come sarebbe stato possibile pensare a inizio anno. Ciò non significa che lo stesso non stia accadendo in Europa. Ma, se lo sta facendo, siamo ancora nelle fasi iniziali del ciclo di “radicamento”.

Per catturare in maniera sintetica la differenza tra le due inflazioni, quella europea e quella americana, vi proponiamo un l grafico. Si tratta di un grafico che potrebbe a prima vista trarre in inganno, perché sembrerebbe rappresentare proprio l’inflazione in Eurozona e negli Stati Uniti.

Ciò che è raffigurato, invece, è qualcosa di diverso: la differenza, per entrambe le aree monetarie, tra l’indice di inflazione complessiva (che include l’intero paniere di prodotti preso in considerazione dagli istituti di statistica) e l’inflazione core (che esclude prodotti i cui prezzi tendono a essere fortemente volatili – come i beni energetici, alimentari, l'alcool e il tabacco).

L’inflazione core tende a essere maggiormente rappresentativa di quanto dell’inflazione registrata in un’area valutaria sia destinato a “radicarsi”, cioè a diventare duraturo. Naturalmente, anche i prezzi dei prodotti inclusi nel paniere core possono risentire dell’innalzamento dei prezzi di prodotti volatili come quelli energetici. Ma, di solito, lo faranno meno.

 

Cosa ci dice il grafico ? Essenzialmente, che le inflazioni simili fatte registrare in Eurozona e negli Stati Uniti in questi mesi sembrano avere origini non identiche. E che forse anche la loro durata potrebbe essere diversa. Come si può notare, infatti, da un lato è vero che gli spread tra inflazione complessiva e inflazione core fatti registrare in Eurozona e negli USA sono a livelli tra i più alti di sempre, e in crescita. Questo suggerisce che i prodotti molto volatili (come gli energetici) stiano avendo una grande influenza nel “trascinare” verso l’alto l’inflazione.

D’altra parte, si può anche notare che i valori europei staccano ormai nettamente quelli americani, dopo aver viaggiato praticamente appaiati per anni. Ciò suggerisce che negli USA la tendenza a “incorporare” l’inflazione in tutti i prodotti, anche quelli di solito meno volatili, sia molto più alta.

 E questo a sua volta fa pensare che l’inflazione americana sia generata in parte maggiore da cause interne e a dinamiche di domanda, come per esempio il fatto che il tasso di disoccupazione sia molto basso e che per compensare la forte domanda di lavoro i salari negli Usa siano cresciuti a ritmi sostenuti.

Al contrario, in Eurozona sembra che gli alti tassi d’inflazione dipendano in misura maggiore alla variazione dei prezzi dei prodotti volatili, e dunque più a dinamiche di offerta che di domanda.

Come vedremo, questo suggerisce ricette diverse perché Eurozona e Usa possano uscire da questo periodo di forte crescita dei prezzi.

Quello di oggi è un dejà vu? Sì e no. L'elevata inflazione odierna evoca il ricordo della Grande Inflazione degli anni Settanta.

 In questo grafico ci limitiamo a osservare l’inflazione statunitense. Le similitudini fra i due periodi di inflazione elevata, anni Settanta e oggi, sono effettivamente molteplici: entrambi iniziarono dopo un periodo di bassa inflazione e di grandi spese pubbliche (negli anni Sessanta per la guerra in Vietnam e per il programma di Great Society di Lyndon Johnson; oggigiorno per far fronte alla pandemia di Covid-19) ed entrambi coincidono con importanti shock nei prezzi globali dell'energia e dei generi alimentari.

Queste somiglianze non devono però ingannare. Fra le maggiori differenze troviamo infatti il ruolo giocato dalla Fed. Negli anni Settanta, la banca centrale americana non aveva l'indipendenza necessaria per prendere decisioni autonome ed era troppo influenzata dalla politica per agire in maniera tempestiva.

Quando divenne chiaro che la Fed non avrebbe agito rapidamente, alzando i tassi d’interesse, imprenditori e consumatori cominciarono ad aspettarsi tassi di inflazione elevati e ad agire di conseguenza: le imprese iniziarono ad alzare i prezzi e i lavoratori a chiedere aumenti salariali. Legna sul fuoco dell’inflazione, che venne spenta solo dalla decisa azione della Fed di Paul Volcker dal 1979 in avanti.

Oggi però le cose sono cambiate, e sia la consapevolezza che l’inflazione dipenda strettamente dalla politica monetaria e non da altri interventi (come per esempio l’imposizione di controlli sui prezzi), sia l’evoluzione dei loro mandati danno alla Fed e alla BCE la consapevolezza di avere tra le mani gli strumenti corretti per combattere l’inflazione, e la possibilità di concentrarsi sull'interesse economico nazionale di lungo periodo, anziché sulle richieste dei governi in carica – che quasi mai vorrebbero rischiare un rallentamento economico nel corso del loro mandato, anche a fronte di tassi di inflazione molto elevati.

 

Di fronte a un periodo di alta inflazione, c’è una sola cosa che dovrebbe fare una banca centrale: alzare i tassi d’interesse, costringendo la crescita economica a rallentare ma, al contempo, nella speranza che in questo modo rallenti anche la crescita dei prezzi.

Per Fed e BCE si tratta di una situazione tecnicamente più gestibile rispetto ai periodi di bassa crescita e bassa inflazione (o addirittura deflazione) vissuti dopo la Grande recessione del 2009, nel corso della crisi dell’euro nella sola Europa (2011-2014), e poi ancora durante il primo anno di pandemia.

Allora, per stimolare l’economia i tassi d’interesse dovevano calare, e in quel caso ci si scontrava con la cosiddetta “zero lower bound” (ZLB): un tasso d’interesse non può (almeno in teoria) diventare negativo, perché significherebbe essere pagati un certo tasso d’interesse per prendere a prestito dei soldi, anziché pagarlo.

 Anche per questo, una volta portati i tassi d’interesse a zero e raggiunta la ZLB, le banche centrali hanno dovuto adottare politiche monetarie non convenzionali, tra le quali il più famoso quantitative easing, per continuare a stimolare ulteriormente economie ancora anemiche.

Portando di fatto i tassi di interesse reali in territorio negativo, ma consapevoli che non ci si potesse spingere troppo oltre in questo territorio inesplorato e dalle conseguenze paradossali.

In casi di inflazione elevata, invece, il limite per le banche centrali non esiste: i tassi possono essere alzati all’infinito.

Ciò tuttavia non significa che non esistano pericoli. Alzare i tassi troppo presto, o troppo in fretta, rischia infatti di provocare una frenata economica troppo brusca o profonda, e dunque di causare una evitabile recessione.

Nel nostro caso, la Fed ha ormai da mesi già deciso di tornare ad alzare i propri tassi d’interesse e lo sta facendo in maniera molto più rapida del previsto.

Diversamente, la BCE ha deciso di mantenere i propri tassi a zero fino a questo momento, di riassorbire il proprio quantitative easing pandemico, e di iniziare ad alzare i tassi solo a fine luglio.

Per spiegare le diverse scelte dalle due parti dell’Atlantico, a fronte di tassi di inflazione praticamente identici, bisogna tornare al primo grafico di questo DataLab.

La BCE scommette infatti che l’inflazione europea sia meno “strutturale” e duratura rispetto a quella americana, e che dunque il rischio di alzare i tassi troppo presto sia più concreto rispetto alla propria controparte d’oltreoceano.

Come mostrato nel nostro grafico, la diagnosi appare corretta. Ma se la scommessa sarà vinta o persa (cioè, che l’inflazione elevata sia un fenomeno passeggero o più duraturo) è qualcosa che potremo verificare solo nei prossimi mesi.

Quali effetti stanno avendo i rialzi (attuali e previsti) dei tassi di interesse negli USA e in Europa?

 Innanzitutto, un rallentamento della domanda occidentale, che sta finalmente cominciando a moderare la crescita dei prezzi delle materie prime. Lo si vede bene considerando l’andamento dei prezzi dei metalli: dai livelli record di marzo sono scesi del 18%, e sono inferiori del 7% rispetto a un anno fa. Una vera eccezione in tempi di iperinflazione. Tuttavia trend simili, anche se meno marcati, si osservano anche nei prezzi del cibo (-5% nell’ultimo mese) e dei fertilizzanti (-13% da aprile), che sembrano aver superato il loro picco e avviarsi verso una fase di discesa.

 

Che il peggio sia passato? Non proprio. Alcuni dei principali fattori dietro questo calo sono infatti transitori.

Sui prezzi dei metalli influiscono ad esempio i lockdown in Cina, che ne hanno ridotte fortemente le importazioni (Pechino è il primo importatore al mondo di queste materie prime).

Mentre la ciclicità dei raccolti spiega la dinamica dei prezzi dei fertilizzanti, la cui domanda è diminuita visto che è ormai trascorsa la stagione della semina.

In favore di quella del raccolto di grano e mais nell'emisfero settentrionale, la cui offerta sta quindi aumentando.

Eppure, malgrado la progressiva riduzione delle restrizioni all’export imposte negli scorsi mesi su materie prime alimentari (olio di palma indonesiano) e fertilizzanti (dalla Russia), i loro prezzi restano rispettivamente superiori del 23% e dell’85% rispetto a giugno 2021.

 E forse solo una recessione globale potrebbe riportarli giù, sotto ai livelli di guardia.

Considerando la situazione economica attuale, viene da chiedersi quali siano le aspettative degli operatori di mercato. Per farlo utilizziamo il Purchasing Managers' Index (PMI), un indice che misura il livello di attività dei responsabili degli acquisti nel settore manifatturiero rispetto al mese precedente.

Quando il suo valore è superiore al 50, come dopo la prima ondata pandemica nel giugno 2020, significa che il mercato si aspetta una fase di espansione economica.

 Per converso, quando il valore dell’indice scende sotto i 50, le aspettative sono al ribasso.

 

Anche se i valori ufficiali di luglio non sono ancora disponibili, i dati mostrano un trend chiaramente in discesa – e in forte discesa proprio dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina alla fine del febbraio scorso.

Gli operatori di mercato non sembrano aspettarsi ancora una recessione (il valore è infatti ancora superiore al 50), ma molti di loro dichiarano di stare riducendo gli acquisti rispetto ai mesi precedenti. Sintomo di una strategia più cauta in vista di una possibile recessione.

Di fronte a questi segnali di rallentamento economico, la parola sulla bocca di tutti gli economisti è stagflazione.

Ovvero una combinazione di bassa crescita economica, elevata inflazione e alto livello di disoccupazione.

Da cui non è facile uscire: misure per ridurre l’inflazione rischiano di abbattere completamente la crescita economica, viceversa politiche pro-crescita produrranno ancora più inflazione.

A guardare l’aggiornamento delle previsioni su crescita del PIL e tasso di inflazione relativi ai paesi europei, tali prospettive non sembrano poi così remote. Rispetto a dicembre 2021, mediamente in Europa le prospettive di inflazione per il 2022 sono state riviste al rialzo di 5,1 punti percentuali (p.p). Mentre quelle di crescita sono state riviste al ribasso di 1,8 punti percentuali. Con picchi negativi per Germania (-2,2 p.p.) e Italia (-2,1).

Ma mancano ancora due ingredienti fondamentali prima che sia stagflazione.

La disoccupazione è ancora molto bassa: in Europa sotto i livelli pre-pandemici. E l’inflazione dovrebbe diventare persistente, tollerata dalle banche centrali per un periodo sufficientemente lungo da modificare le aspettative di lavoratori, imprese e investitori.

Oggi, per fortuna, non sembra questo il caso, viste le politiche monetarie di Fed e BCE.

Che, come detto, stanno già alzando i tassi d’interesse o si preparano a farlo. Ma che però potrebbero essere arrivate troppo in ritardo rispetto agli eventi macroeconomici.

In tal caso un atterraggio morbido dell’economia sarebbe difficile.

E il rischio è di trovarsi con una recessione sincronizzata in Europa, USA e Cina.

Meglio della stagflazione?

 

 

 

Ucraina: Putin sceglie l’escalation.

 

Ispionline.it – Alessia De Luca – (21 settembre 2022) – ci dice:

Mobilitazione parziale.

Vladimir Putin richiama i riservisti e annuncia referendum sull’annessione di territori ucraini. Il leader del Cremlino denuncia la “minaccia nucleare” della Nato e avverte: “Pronti a difenderci con ogni mezzo”.

Il presidente russo Vladimir Putin annuncia la mobilitazione parziale della cittadinanza e quattro referendum sull’annessione alla Russia di altrettanti territori ucraini occupati dalle truppe di Mosca.

Lo ha fatto in un discorso alla nazione, atteso ieri ma rinviato a questa mattina, in cui ha chiarito che “la Russia difenderà i sui territori” e accusato l’Occidente di “volerci distruggere”.

Putin ha parlato di una “mobilitazione parziale”, che interesserà solo i riservisti e coloro che hanno prestato servizio nelle forze armate: circa 300mila persone secondo il ministro della Difesa Sergei Shoigu.

 Ad alimentare i timori di una coscrizione più ampia, il fatto che, poche ore prima, la Duma avesse approvato un inasprimento delle pene per i renitenti alla leva.

 E il sito di informazione dissidente Meduza riporta su Telegram che dopo le parole del presidente i voli diretti da Mosca a Erevan e Istanbul sono andati esauriti.

 Nel complesso, il leader del Cremlino ha annunciato un’escalation politica e militare del conflitto in corso da quasi sette mesi, dalle conseguenze imprevedibili. I referendum – secondo quanto annunciato – si svolgeranno a partire da venerdì e fino al 26 settembre nelle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, nella regione di Zaporizhzhia, dove si trova la più grande centrale nucleare d’Europa, e a Kherson, la città del sud conquistata all’inizio dell’invasione. In totale, si tratta di una superficie pari a circa il 15% del territorio ucraino.

Ha vinto il ‘partito della guerra’?

Che la guerra stesse entrando in una fase potenzialmente più pericolosa era chiaro da qualche tempo.

Il successo della controffensiva ucraina nel nord-est che in pochi giorni aveva portato alla riconquista di oltre mille miglia quadrate di territorio occupato dai russi aveva messo in allarme e imbarazzato il Cremlino.

Che dopo aver sospeso l’organizzazione dei referendum per l’annessione di fatto oggi ha improvvisamente invertito la rotta, accelerando i tempi delle consultazioni, che si terranno a partire da dopodomani.

 Una svolta che – secondo il sito Meduza – è da attribuire al ‘partito della guerra’ composto di potenti burocrati russi, politici (tra cui l’ex presidente Dmitrij Medvedev) e funzionari delle forze dell'ordine, favorevoli ad un'ulteriore escalation della guerra con l'Ucraina.

Sarebbero loro ormai a costituire il ‘cerchio magico’ che influenza le decisioni di Putin, e a cui si deve anche la decisione di tenere i referendum nei territori occupati. Consultazioni che – a differenza di quella organizzata in Crimea nel 2014 – “neanche ci si preoccupa di rendere legittime agli occhi del mondo” e che si terranno nel mezzo di una guerra tuttora in corso.

Referendum farsa?

In pochi hanno dubbi in merito: l’esito dei referendum è scontato. Sanciranno l’annessione alla Russia dell'intera regione del Donbass, così come di Zaporizhzhia e Kherson.

 Senza contare che dal punto di vista legale i soldati russi che dovessero rifiutarsi di combattere su quei territori potranno essere accusati di diserzione e tradimento. E poco importa se il resto del mondo non dovesse riconoscerli, Mosca non intende annettere quei territori per consolidare una vittoria sul campo di battaglia.

Ma per modificare uno status quo che gli è sfavorevole. I referendum servono a giustificare il ricorso a misure estreme se – come è altamente probabile – all’indomani del loro svolgimento, l’avanzata ucraina dovesse colpire quello che le consultazioni avranno sancito come territorio nazionale russo.

Putin potrà alimentare la sua narrativa secondo cui la patria “è sotto attacco” e bisogna difenderla da “nazisti” dell'Ucraina e i suoi sostenitori occidentali.

 In quest’ottica il ricorso del presidente alla minaccia nucleare nel discorso di oggi assume il tono di un avvertimento ancor più sinistro. “Se l’integrità territoriale della Russia sarà minacciata – ha detto – la difenderemo con ogni mezzo a nostra disposizione. E questo non è un bluff”.

Ultimatum al mondo?

L’intervento di Putin alla televisione russa non poteva non scatenare reazioni a livello globale. “Il Cremlino annuncia la mobilitazione nella giornata internazionale della pace – ha fatto notare Charles Michel, presidente del Consiglio europeo – mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite i paesi lavorano per la cooperazione, la sicurezza e la prosperità.

 In questa guerra c'è un solo un aggressore, la Russia, e un solo aggredito, l'Ucraina”, ha commentato su Twitter.

E proprio a margine dell’Assemblea Onu il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha parlato di “atto di disperazione” di Putin ribadendo che “la Russia non vincerà questa guerra”.

Dura condanna anche del presidente americano Joe Biden: “Abbiamo un membro permanente del Consiglio di sicurezza che ha invaso un suo vicino con l'obiettivo di cancellarlo dalle mappe – ha detto dal pulpito dell’Assemblea Generale –. Oggi Putin ha inviato altre minacce. Il Cremlino sta organizzando un referendum farsa, che è un’enorme violazione del diritto internazionale”.

Più distaccata la reazione cinese che, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, ha chiesto “alle parti interessate di attuare un cessate il fuoco” e di trovare una soluzione “che affronti le legittime preoccupazioni di sicurezza di tutte le parti il prima possibile”.

Un invito che difficilmente sarà accolto secondo Tatiana Stanovaya, fondatrice della società di analisi politica R.Politik.

 “Putin ha scommesso sull'escalation”, osserva, e aggiunge: “Il suo è un chiarissimo ultimatum all'Ucraina e all'Occidente”.

Il Commento:

Di Eleonora Tafuro Ambrosetti, ISPI research fellow:

“Volodymyr Zelensky ha sempre visto ulteriori referendum russi in territorio ucraino come linee rosse che avrebbero reso impossibile ogni negoziato. Ma oggi sembra chiaro che Putin di negoziare non abbia mai avuto realmente intenzione. Ed è per questo che ha decretato una mobilitazione parziale come reazione sia al successo della controffensiva ucraina sia ai vari moniti e alle esortazioni espresse dai leader presenti al vertice SCO la settimana scorsa, per i quali la guerra deve finire al più presto.

Il coinvolgimento sempre maggiore della popolazione russa ha, però, rischi per la leadership russa. Potremmo infatti vedere un’erosione del consenso non solo tra le élite politiche, ma anche tra i cittadini, che devono pagare un prezzo sempre più caro per questa guerra fortemente voluta da Putin”.

 (Alessia De Luca, ISPI Advisor for Online Publications.)

 

L’inganno della facile conoscenza.

Spazio50.org- Gianrico & Giorgia Carofiglio – (1° Maggio 2022) - ci dice:

 

Una neuroscienziata dell’UCLA, Maryanne Wolf, ha elaborato un concetto appropriato per i nostri tempi: perdita della pazienza cognitiva. Si tratta della riduzione – se non dell’abolizione – della capacità di esaminare accuratamente le questioni, i temi, in un impegno autentico di comprensione e diagnosi.

La riduzione della capacità di astenersi dal giudizio in assenza dei necessari elementi, del necessario approfondimento.

Scompare la pazienza cognitiva nel comportamento di chi cerca di acquisire informazioni nel modo più veloce e meno faticoso possibile.

Ciò naturalmente è propiziato dalla disponibilità, soprattutto attraverso internet e i social media, di un’enorme mole di dati su ogni argomento.

 Questo genera l’illusoria convinzione di poter sapere tutto senza studio, senza sacrificio, senza la fatica necessaria per imparare davvero. L’accesso a un grande quantitativo di fonti, combinato con l’incapacità di esaminarle criticamente, produce una conoscenza apparente e insidiosa.

Nella migliore delle ipotesi ci limitiamo alla superficie delle questioni, senza approfondirle, senza comprenderle, senza essere in grado di elaborarle e farle diventare sapere critico. Trasformiamo la possibilità di arrivare a qualsiasi informazione con la persuasione infondata di poter interloquire su tutto. Da questo nasce il pericoloso rifiuto – quasi il disprezzo – per le (vere) competenze e per i (veri) saperi.

A ciò si aggiunga che la ricerca accelerata, nevrotica, ossessiva di atomi di conoscenza sconnessi tra loro è dominata dalla fretta, altra perniciosa categoria della modernità.

 L’accelerazione fine a sé stessa non consente il controllo degli eventi, delle dichiarazioni, della formulazione delle opinioni. Dipende (anche) dall’ansia – un’ansia generale, strutturale – e nelle azioni che genera non vi è precisione, non vi è reale intenzione. La fretta impedisce l’approfondimento, ostacola la comprensione e produce, nel migliore dei casi, delle mezze verità; nel peggiore e più frequente dei casi, un totale fraintendimento delle idee e dei fenomeni.

Particolarmente efficace, e per certi aspetti tragica, la definizione di social media elaborata dallo scrittore francese Jerome Ferrari: “Dove cercano tutti disperatamente di esistere, e invece, con l’esibizione delle loro opinioni, commenti, fotografie non costruiscono che un tempio vuoto dedicato a un fantasma”.

Le piattaforme social sono progettate per sfruttare i nostri difetti e distorcere impulsi sani o perlomeno neutri, come il desiderio di mostrare il nostro lato migliore in pubblico o di avere l’approvazione di chi ci sta intorno. Fondamentale nel modello di business dei social media è l’engagement, che in italiano potrebbe essere tradotto come coinvolgimento, impegno, in un paradossale capovolgimento di significati.

L’engagement è la quantità di tempo che passiamo su un certo contenuto – ad esempio un post di Facebook – e quanto interagiamo con esso: misura quanto efficacemente e a lungo una piattaforma è stata capace di catturare la nostra attenzione.

 È spesso un ostacolo all’impegno e al coinvolgimento reali. Secondo uno studio di Melissa Hunt, dell’Università della Pennsylvania, usare meno i social media porta ad una riduzione significativa di depressione e solitudine: quando non si è troppo occupati a conquistare approvazione online, si può dedicare il proprio tempo ad attività che ci stanno a cuore e ci restituiscono un’immagine positiva della nostra vita.

D’altro canto, non si può negare che siano molti i vantaggi dei social. L’informazione libera e indipendente – pur caratterizzata da luci e ombre – è indubbiamente una delle maggiori conquiste dell’era digitale. Oggi, grazie soprattutto alle piattaforme che consentono a chiunque lo scambio di notizie, di idee e di contenuti, è possibile accedere a fonti che prima erano in mano ai media tradizionali.

Inoltre, i social media sono un mezzo di comunicazione democratico ed economico: tutti hanno la possibilità di connettersi senza costi particolari o addirittura senza alcun costo, se si usufruisce di una connessione Wi-Fi libera.

Per queste ragioni molte campagne di sensibilizzazione sociale sono nate da Facebook o da Twitter – si pensi solo al #metoo o alle lotte contro il razzismo – consentendo la denuncia di ingiustizie, disuguaglianze, crimini. La connettività globale ha abbattuto i confini fisici e permesso la creazione di una rete di comunicazione per molti aspetti virtuosa.

Secondo Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicanalista, e Guido Giovanardi, psicologo clinico, quando è sincera e non compulsiva la condivisione produce esperienze di rispetto e riconoscimento reciproco, facilitando un dialogo che può creare nuove connessioni.

 L’importante, concludono i due studiosi, è non perdere di vista la massima pascaliana per cui la prima regola è parlare con verità, la seconda parlare con discrezione. Cioè con la capacità di scegliere fra un Io che nutre il mondo e un Io che lo ammorba.

 

Gianrico Carofiglio (Bari, 1961) ha scritto racconti, romanzi e saggi. I suoi libri, sempre in vetta alle classifiche dei best seller, sono tradotti in tutto il mondo. Il suo romanzo più recente è La disciplina di Penelope.

Giorgia Carofiglio (Monopoli, 1995) si è laureata in Teoria Politica presso la University College London. Ha lavorato in un’agenzia letteraria e collabora con case editrici.

 

 

 

Gangster in the White House”:

Noam Chomsky su COVID-19,

OMS, Cina, Gaza e capitalismo globale.

Numeripari.org- (21 aprile 2020) – Amy Goodman -ADMIN2- ci dice:

 

Dissidente politico, linguista e autore di fama mondiale. È docente laureata presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università dell’Arizona e professore emerito presso il Massachusetts Institute of Technology, dove ha insegnato per oltre 50 anni.

AMY GOODMAN: Questa è Democracy Now!, The Quarantine Report.

 Sono Amy Goodman. Il tasso di mortalità per pandemia di coronavirus continua ad accelerare, con decessi confermati in tutto il mondo che superano i 145.000. Negli Stati Uniti giovedì i decessi sono saliti a un altro record, quasi raddoppiando per superare il record precedente di appena un giorno prima: 4.591 i residenti negli Stati Uniti che sono morti in 24 ore.

Oggi continuiamo la mia conversazione con Noam Chomsky, dissidente politico, linguista e autore di fama mondiale di oltre cento libri.

È professore laureato presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università dell’Arizona, Tucson, e professore emerito presso il Massachusetts Institute of Technology, dove ha insegnato per oltre mezzo secolo.

Il professor Chomsky si è unito a noi la scorsa settimana da casa sua a Tucson, in Arizona, dove è ricoverata la moglie Valeria.

Abbiamo parlato subito dopo che il presidente Donald Trump ha prefigurato l’annuncio di questa settimana che avrebbe tagliato il sostegno degli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale della sanità. Trump si è rivolto ai giornalisti la scorsa settimana e questo è quello che è accaduto.

REPORTER 1: È tempo di congelare i finanziamenti all’OMS durante una pandemia di questa portata?

PRESIDENTE DONALD TRUMP: No, forse no. Voglio dire, non sto dicendo che lo farò, ma lo vedremo.

REPORTER 2: Ha detto che lo farà.

PRESIDENTE DONALD TRUMP: Diamo un tremendo – no, non l’ho fatto. Ho detto che lo vedremo. Lo esamineremo. Lo vedremo.

AMY GOODMAN: Puoi parlarci di ciò che sta minacciando di fare in questo momento? Prima rifiutano i test dell’OMS, che sarebbero stati critici, e ora dicono che stanno per ritirare i finanziamenti all’Organizzazione mondiale della sanità.

NOAM CHOMSKY: Beh, questo è un comportamento tipico di autocrati e dittatori.

Quando commetti errori colossali che stanno uccidendo migliaia di persone, trova qualcun altro da incolpare. E negli Stati Uniti, purtroppo da oltre un secolo, un secolo e mezzo, è sempre facile incolpare il “pericolo giallo”.

 Il giallo: “Ci stanno venendo dietro”. Lo abbiamo visto da sempre, in effetti molto prima di oggi. Ha incolpato l’Organizzazione mondiale della sanità e la Cina, ha affermato che l’Organizzazione mondiale della sanità intrattiene relazioni insidiose con la Cina e che sta praticamente lavorando per loro.

Questo è quello che viene venduto a una popolazione che è stata profondamente indottrinata per molto tempo, siamo sulla via del ritorno all’esclusione cinese degli Atti nel 19° secolo, e dire “Sì, quei barbari gialli stanno tornando per distruggerci” è quasi istintivo. La scienza è uno dei quattro angoli dell’inganno, insieme ai media, al mondo accademico: dimentico uno degli altri, ma sono i quattro angoli dell’inganno. I suoi sostenitori vivono nell’inganno e introiettano la sua dottrina.

Dicono: “Perché dovremmo credere a qualcosa? Perché dovremmo credere alle notizie? Sono solo notizie false. Stanno tutti cercando di distruggere il nostro salvatore, il nostro presidente, il più grande presidente di sempre”.

Sono abbastanza grande da ricordare che da bambino ascoltavo i discorsi di Hitler alla radio, i raduni di Norimberga.

Non riuscivo a capire le parole, ma il tono e la reazione della folla, la folla adorante, era molto chiara e spaventosa.

Sappiamo a cosa ha portato. È difficile – mi viene in mente subito quando ascolti i deliri di Trump e la folla.

Non suggerisco che sia in qualche modo come Hitler. Hitler aveva un’ideologia, un’orribile ideologia, non solo massacrando tutti gli ebrei e 30 milioni di slavi e i rom, conquistando gran parte del mondo, ma anche un’ideologia interna: lo Stato, sotto il controllo del partito nazista, doveva controllare ogni aspetto della vita, dovrebbe persino controllare la comunità degli affari. Non è il mondo in cui ci troviamo. In realtà, è quasi l’opposto, gli affari che controllano il governo.

E per quanto riguarda Trump, l’unica ideologia rilevabile è il puro narcisismo. Per me questa è la sua ideologia: finché sarà abbastanza intelligente da continuare a servire i veri padroni, versare soldi nelle tasche del settore molto ricco e corporativo e lo lasceranno fare con le sue buffonate.

È piuttosto sorprendente vedere cosa è successo alla conferenza di Davos di gennaio organizzata dal globalista  Klaus Schwab il nuovo Dio in terra.

Questo è l’incontro delle persone che sono chiamate i “padroni dell’universo” – CEO delle grandi società, grandi star dei media e così via. Si riuniscono a Davos una volta all’anno, si congratulano a vicenda per quanto sono meravigliosi, si mettono in posa da umanisti devoti che non potevano fare di pù- sai, sono totalmente devoti al benessere della gente del mondo. “Puoi stare sicuro a lasciare il tuo destino nelle nostre mani perché siamo così bravi ragazzi.”

Trump arrivò e diede l’indirizzo principale. A loro non piace Trump. La sua volgarità è incompatibile con l’immagine che stanno cercando di proiettare sull’umanesimo coltivato. Ma lo hanno applaudito selvaggiamente, hanno applaudito lussuriosamente ogni parola, perché sanno che riconosce quali tasche devi riempire di dollari e come farlo.

 E fintanto che lo farà, fintanto che servirà il suo collegio elettorale maggiore, lo lasceranno fare con le buffonate – in effetti piace perché mobilita una folla che appoggerà politiche come i suoi risultati legislativi.

La principale è una truffa fiscale che versa denaro nelle mani delle casse aziendali e danneggia tutti gli altri. La deregolamentazione è ottima per gli affari. Loro lo amano. Possono distruggere l’ambiente e danneggiare le persone quanto vogliono. Questo è molto dannoso per la popolazione.

 

Riduci i vincoli di inquinamento e le normative sulle emissioni automatiche, cosa succede? Le persone muoiono per inquinamento, per avvelenamento da mercurio. Le acque sono avvelenate. E il mondo sta affrontando un disastro e questo lo accelera.

Come ho detto, anche nel bilancio del 10 febbraio, pur riducendo la protezione contro le malattie nel mezzo di una pandemia, aumenta i finanziamenti per la produzione di combustibili fossili che finirà per distruggerci tutti.

 Certo, molti più soldi per il Pentagono e per il suo famoso muro. Ma questo è il mondo in cui viviamo – qui, non ovunque. Come ho detto, i paesi asiatici hanno agito in modo sensato. Anche la Nuova Zelanda sembra averlo ucciso. Taiwan sta andando molto bene. In Europa, la Germania ha forse il tasso di mortalità più basso al mondo, anche la Norvegia. Ci sono modi per reagire.

E ci sono molti modi per provare a distruggere tutto – vedi quello che sta guidando il presidente Trump, con il supporto della camera ecologica di Murdoch, Fox News e altri.

E sorprendentemente, questo atto di evocazione sta funzionando. Quindi, con una mano, alzi la mano in cielo: “Sono il prescelto. Sono il tuo salvatore. Ricostruirò l’America, la renderò di nuovo eccezionale per te, perché sono il servitore. Sono il fedele servitore della classe operaia” e così via.

Nel frattempo, con l’altra mano, li pugnalerai tutti alla schiena. E per portare a termine questo, è un atto di genio politico. Devi riconoscere che è coinvolto un talento serio, che sia una pianificazione intuitiva o consapevole. È devastante. L’abbiamo detto prima. Lo vediamo ora in dittatori, autocrati, sociopatici che si trovano ad assumere posizioni di comando. E ora sta accadendo nel paese più ricco e importante della storia del mondo.

 

AMY GOODMAN: Quindi, hai questa situazione negli Stati Uniti, dove l’economia è stata bloccata a causa dell’assoluta catastrofe di questa pandemia, e dove le persone sono in isolamento, sebbene l’isolamento sia un lusso.

Penso ai così tanti lavoratori essenziali che devono uscire in questa pandemia e affrontare enormi minacce alla propria vita. Si può forse parlare di minaccia al capitalismo da parte di questa pandemia; i trilioni di dollari messi nei pacchetti di stimolo dell’economia andranno semplicemente a intensificare la disuguaglianza o aiuteranno effettivamente le persone che si trovano più in basso?

 

NOAM CHOMSKY: Questa è una scelta, non un’inevitabilità. Voglio dire, il settore aziendale sta lavorando duramente per pianificare un futuro del tipo che stai descrivendo. La domanda è se le organizzazioni popolari saranno in grado di imporre abbastanza pressione per assicurarsi che ciò non accada.

E dei modi ci sono. Le corporazioni globaliste in questo momento nascondono le loro copie di Ayn Rand e si precipitano nello stato della tata e chiedono benefici al pubblico per superare i risultati del loro comportamento criminale.

Che cosa hanno fatto negli ultimi anni? I profitti sono saliti alle stelle. Si stanno compiacendo in un’orgia di riacquisti di azioni, che sono dispositivi per aumentare la ricchezza dei ricchi azionisti e per il management minando la capacità produttiva dell’impresa su vasta scala, collocando i loro uffici da qualche parte in una piccola stanza in Irlanda, quindi non devono pagare le tasse, usando i paradisi fiscali. Questo non è un piccolo cambiamento. Sono decine di trilioni di dollari, sottratti ai contribuenti. Deve essere così?

Porta l’attuale omaggio alle corporazioni. Dovrebbe essere accompagnato da condizionalità – termine che conosciamo dall’FMI. Dovrebbero essere tenuti a garantire che non vi sarà più uso di paradisi fiscali, non ci saranno più riacquisti di azioni ora. Se non lo fanno, con una solida certezza, non arriveranno soldi dal pubblico.

È utopico? Affatto. Quella era la legge, e la legge fu applicata, fino a Ronald Reagan, che aprì il rubinetto per derubare a piacimento, con Milton Friedman e altri luminari in background che gli dicevano: “Questa è libertà”.

Libertà” significa derubare il pubblico in modo massiccio con cose come paradisi fiscali e riacquisti di azioni. Quindi non c’è nulla di utopistico in queste condizioni. Torniamo a un periodo di capitalismo praticamente irreggimentato, che si sviluppò da Roosevelt fino agli anni ’70, quando iniziò a erodersi e, con Reagan, si concluse.

Dovrebbero esserci ulteriori condizionalità, dovrebbero essere collocati i lavoratori – parte della gestione dovrebbe proprio essere rappresentata dai lavoratori. È impossibile? No, ad esempio in altri Paesi, come in Germania, succede. Dovrebbe essere richiesto che garantiscano un salario di sussistenza – non solo un salario minimo, un salario di sussistenza. Questa è una condizionalità che può essere imposta.

Ora, possiamo andare oltre e distinguere – notate che tutto questo è pre-Trump. Trump sta prendendo un sistema letale fallito e lo sta trasformando in una mostruosità, ma le radici affondano dietro di lui.

Basti pensare al motivo per cui la pandemia si è verificata in primo luogo. Le compagnie farmaceutiche stanno seguendo la logica capitalista. Non vogliono fare nulla. Il martello neoliberista afferma che il governo non può fare nulla come in passato. Sei preso in una morsa. Poi arriva Trump e lo rende incomparabilmente peggio. Ma le radici della crisi, anche in questo caso, sono pre-Trump.

 

Lo stesso con il sistema sanitario. È uno scandalo internazionale: il doppio dei costi di paesi comparabili, alcuni dei peggiori risultati. I costi sono stati recentemente stimati da uno studio su The Lancet, una delle principali riviste mediche al mondo. Hanno stimato che i costi annuali per gli americani sono vicini a mezzo trilione di dollari e 68.000 vite perse. Non è un dato irrilevante.

 

AMY GOODMAN: torniamo alla parte 2 della nostra conversazione. Gli ho chiesto di Gaza, uno dei luoghi più densamente popolati della Terra, dove sono stati segnalati almeno 13 casi di COVID-19. L’Organizzazione mondiale della sanità riferisce che ci sono solo 87 ventilatori per i 2 milioni di residenti di Gaza. Quasi 300 casi e due morti sono stati confermati in Cisgiordania. Se riesci a parlare per un momento, a livello globale, di ciò che sta accadendo su un problema che è stato vicino al tuo cuore per decenni e che sono i territori occupati, Gaza e la Cisgiordania, cosa significa per un posto come Gaza, definita dall’ONU e dalle persone di tutto il mondo una sorta di “prigione a cielo aperto” di quasi 2 milioni di persone, che cosa potrebbe significare la pandemia lì?

 

NOAM CHOMSKY: È quasi impossibile pensarci. Gaza è composta da 2 milioni di persone che vivono in una prigione, una prigione a cielo aperto, sotto costante attacco. Israele, che è la potenza occupante, riconosciuta da tutti nel mondo, ha imposto sanzioni molto severe da quando i palestinesi hanno commesso l’errore di realizzare le prime elezioni libere nel mondo arabo e di eleggere le persone sbagliate. Gli Stati Uniti e Israele caddero su di loro come una tonnellata di mattoni.

La politica israeliana, come spiegato da Dov Weissglas, il responsabile del ritiro delle truppe israeliane, del ritiro dei coloni e dell’imposizione del nuovo regime – ha spiegato francamente: “Stiamo mettendo a dieta il popolo di Gaza, giusto abbastanza per tenerli in vita”, non sarebbe bello se morissero tutti, ma niente di più. Quindi, non un pezzo di cioccolato o un giocattolo per un bambino. E se hai un grave problema di salute, forse puoi fare domanda per andare in ospedale a Gerusalemme est. Forse dopo un paio di settimane, ti sarà permesso di andare. Forse un bambino può andare, ma sua madre non può venire.

Ora ci sono un paio di casi di contagi a Gaza. Se ciò si estende, è un disastro totale. Le istituzioni internazionali hanno sottolineato che entro il 2020 – quindi ora – Gaza probabilmente diventerà a malapena vivibile. Circa il 95% dell’acqua è totalmente inquinata. Il posto è un disastro. E Trump ha fatto in modo che peggiorasse. Ha ritirato i finanziamenti dai sistemi di supporto per i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania – UNRWA – e tolto finanziamenti anche agli ospedali palestinesi. E aveva una ragione: non lo stavano lodando abbastanza. Non erano rispettosi del dio, quindi, li strangoleremo, anche quando sopravvivono a malapena sotto un regime duro e brutale.

Per inciso, questo si estende anche ai palestinesi in Israele. Gli attivisti per i diritti umani in Israele hanno sottolineato di recente – ci sono articoli a riguardo ad Haaretz – che Israele ha finalmente iniziato a creare alcune aree di test solo nelle aree ebraiche, non nelle aree con popolazione palestinese. E per assicurarsi che i risultati previsti fossero seguiti, l’hanno annunciato solo in ebraico, non in arabo, quindi i palestinesi non lo sapevano nemmeno. Se questo avviene dentro Israele, nei territori occupati è molto peggio.

E il martello di Trump batté dicendo: “Non vi daremo nemmeno un soldo, perché non siete abbastanza rispettosi di me.” Non so come descrivere questo genere di cose. Non riesco a trovare le parole per questo.

AMY GOODMAN: Cosa pensi sia necessario in una risposta internazionale per fermare l’ascesa dell’autoritarismo in risposta a questa pandemia? Ad esempio, nelle Filippine, dove il leader autoritario, alleato di Trump, Duterte, parla dell’uccisione di persone; l’enorme repressione per 1,3 miliardi di persone di Narendra Modi senza il sostegno del popolo indiano. Il presidente Trump era in India mentre la pandemia stava decollando, senza mai dire una parola, riempiendo uno stadio di 100.000 persone. Abbiamo Orbán in Ungheria, che ora governa con decreto. Cosa ci vorrebbe per capovolgerlo la situazione?

NOAM CHOMSKY: Beh, in realtà, quello che sta succedendo, nella misura in cui puoi trovare una politica coerente nella follia alla Casa Bianca, una cosa emerge con notevole chiarezza: uno sforzo per costruire un internazionale degli stati più reazionari e stati oppressivi, guidati dal gangster alla Casa Bianca. Ora, questo sta prendendo forma.

Posso affrontarlo, ma da quando hai menzionato l’India, Modi, che è un estremista nazionalista indù, non posso non dire che lui si sta sistematicamente muovendo per distruggere la democrazia secolare indiana e per schiacciare la popolazione musulmana. Quello che sta succedendo in Kashmir è terrificante. In passato era già abbastanza grave, ora sta peggiorando molto. Lo stesso vale per la popolazione musulmana, un’enorme popolazione in India. Il blocco attuale è quasi come un genocidio. Modi, a mio avviso, ha dato un avvertimento di quattro ore prima del blocco totale. Sono oltre un miliardo di persone. Alcuni di loro non hanno un posto dove andare. Le persone nell’economia informale, che raggiunge un numero enorme di persone, vengono semplicemente scacciate. “Torna a piedi al tuo villaggio”, che potrebbe essere a mille miglia di distanza. “Muori sul ciglio della strada.” Questa è una grande catastrofe in preparazione.

Ciò che sta accadendo in Asia meridionale in generale, renderà la situazione invivibile molto presto, soprattutto se le attuali politiche climatiche persistono. L’estate scorsa, la temperatura in Rajasthan è salita a 50 gradi centigradi. E sta aumentando. Ci sono centinaia di milioni di persone in India che non hanno accesso all’acqua. Andrà molto peggio, potrebbe portare a una guerra nucleare tra le due potenze che fondamentalmente si basano sulle stesse risorse idriche, che stanno diminuendo sotto il riscaldamento globale: Pakistan e India. Voglio dire, la storia dell’orrore che si sta sviluppando è, ancora una volta, indescrivibile. Non puoi trovare parole per questo. E alcune persone ne fanno il tifo, come Donald Trump e il suo amico Bolsonaro in Brasile, insieme a un paio di altri sociopatici.

Ma come contrastare un reazionario internazionale? Sviluppando una internazionale progressista. E ci sono passi che si stanno mobilitando. Non ricevono molta pubblicità, ma penso che sia il prossimo dicembre, ci sarà un annuncio formale di ciò che è in corso da qualche tempo. Yanis Varoufakis, fondatore e figura di spicco di DiEM25, il movimento progressista in Europa, avrà un ruolo molto importante. Varoufakis e Bernie Sanders sono usciti con una dichiarazione in cui si chiedeva un’Internazionale progressista per combattere e, speriamo, superare l’internazionale reazionaria con sede alla Casa Bianca.

Ora, se guardi al livello degli stati, questa sembra una competizione estremamente disuguale. Ma gli stati non sono le uniche cose che esistono. Se guardi il livello delle persone, non è impossibile. È possibile costruire un’Internazionale progressista basata sulle persone, che vanno dai gruppi politici organizzati che si sono moltiplicati, che hanno ottenuto un colpo enorme nella campagna di Sanders, che vanno dalle organizzazioni di auto-aiuto che stanno sorgendo nelle comunità di tutto il mondo, nelle aree più povere del Brasile. Un fatto sorprendente che ho menzionato, è che le bande criminali omicide si stanno assumendo la responsabilità di portare una qualche forma di protezione decente contro la pandemia nel favelas, i miserabili bassifondi a Rio. Tutto ciò sta accadendo a livello popolare. Se si espande e si sviluppa, se le persone non si arrendono solo nella disperazione, ma lavorano per cambiare il mondo, come hanno fatto in passato in condizioni molto peggiori, se lo fanno, c’è una possibilità per un’Internazionale progressista.

Tieni presente che ci sono anche casi sorprendenti di internazionalismo progressista a livello statale. Dai un’occhiata all’Unione europea. I paesi ricchi in Europa, come la Germania, ci hanno recentemente dato una lezione su cosa significhi l’unione. Giusto? La Germania sta gestendo abbastanza bene la pandemia. Probabilmente hanno il tasso di mortalità più basso al mondo, nella società organizzata. Proprio accanto, il nord Italia sta soffrendo miseramente. La Germania sta dando loro qualche aiuto? No. In effetti, la Germania ha persino bloccato lo sforzo di sviluppare obbligazioni in euro, obbligazioni generali in Europa che potrebbero essere utilizzate per alleviare la sofferenza nei paesi nelle peggiori condizioni. Ma fortunatamente per l’Italia, può cercare attraverso l’Atlantico aiuti dalla superpotenza nell’emisfero occidentale, Cuba. Cuba, ancora una volta, come prima, esibisce uno straordinario internazionalismo, con l’invio di medici in Italia. La Germania non lo farà, ma Cuba può farlo. La Cina sta fornendo aiuti materiali. Quindi, questi sono passi verso un progressivo internazionalismo a livello statale.

 

 

 

 

USA. L’amministrazione Democratica

espande le trivellazioni petrolifere

su terreni pubblici.

Farodiroma.it – Aurelio Tarquini-Redazione- (22/09/2022) – ci dice:

Nella speranza di mitigare i prezzi elevati della benzina e dell’energia elettrica, l’Amministrazione Democratica, tramite facile manipolazione del presidente Joe Biden affetto da demenza senile, sta ripristinando i contratti di locazione per le trivellazioni di petrolio e gas su terreni federali. Gli stati coinvolti sono: Alabama, Colorado, Montana, Nevada, New Mexico, North Dakota, Oklahoma, Utah e Wyoming.

Questa è una inaspettata inversione della promessa fatta durante la campagna del 2020 di diminuire la produzione americana di idrocarburi per privilegiare le energie pulite che ha fatto arrabbiare gli ecologisti in vista delle elezioni amministrative che determineranno la capacità dei Democratici di mantenere al Congresso la loro politica interna ed estera.

L’amministrazione Biden ha iniziato a vendere contratti di locazione per trivellazioni su terreni pubblici – mettendo in locazione 144.000 acri di terreni in nove Stati – poiché i Democratici devono affrontare enormi pressioni per aumentare la produzione di petrolio negli Stati Uniti a causa dell’aumento dei prezzi in parte dovuto al guerra in Ucraina, quello che loro chiamano “l’aumento dei prezzi di Putin”.

Gli effetti negativi della decisione presa non si limiteranno all’impatto ambientale, alla qualità di aria e acqua e al riscaldamento globale. Drammatiche ripercussioni sorgeranno per le comunità locali e ai bisogni di superstiti delle Nazioni Indiane vittime del primo genocidio della storia moderna «necessario» per fare dell’America una «nazione grande e prosperosa».

Per sviare critiche e opposizioni, l’amministrazione Biden ha affermato che le vendite in locazione delle terre federali saranno soggette alla consultazione delle comunità e degli «indigeni indiani». Ha inoltre informato che saranno aumentate le royalities che le aziende petrolifere devono pagare allo Stato per lo sfruttamento dei giacimenti: dal 12,5% al 18,75%.

Mentre alcuni gruppi ambientalisti hanno riconosciuto che i cambiamenti dell’amministrazione – l’aumento delle royalities e la limitazione dei contratti di locazione ad aree con infrastrutture esistenti – sono passi positivi, la maggioranza del movimento ecologista rimane critica, sostenendo che qualsiasi decisione che continui la dipendenza degli Stati Uniti dai combustibili fossili è un passo nella direzione sbagliata.

“L’affermazione dell’amministrazione Biden di essere costretta a queste vendite di locazione è pura finzione e un fallimento sconsiderato della leadership climatica. È come se stessero ignorando l’orrore di tempeste di fuoco, inondazioni e mega siccità e accettando le catastrofi climatiche come al solito… Queste vendite di contratti di locazione dovrebbero essere accantonate e i programmi federali per i combustibili fossili che distruggono il clima dovrebbero terminare”, dichiara Randi Spivak, direttore delle terre pubbliche presso il “Center for Biological Diversity in Arizona”.

Il candidato Biden ha promesso di porre fine al nuovo leasing di petrolio e gas su terreni pubblici, ma il presidente Biden sta dando la priorità ai profitti dei dirigenti petroliferi rispetto alle generazioni future”, ha affermato Nicole Ghio, senior manager del programma sui combustibili fossili presso “Friends of the Earth”, in una dichiarazione.

Un altro attivista, Kyle Tisdel, direttore del programma per il clima e l’energia presso il “Western Environmental Law Center”, che si occupa di salvaguardare i terreni pubblici, ha inviato ai Democratici un severo avvertimento collegato con le possibilità di voti alle imminenti elezioni.

“Abbiamo sentito molta retorica dal presidente Biden e dalla sua amministrazione sulla necessità di agire sul clima. Ma non solo l’amministrazione non sta facendo tutto il possibile, in realtà non sta facendo nulla. L’azione per il clima è stata un pilastro della campagna del presidente Biden e le sue promesse su questa questione esistenziale sono state una delle ragioni principali per cui il pubblico lo ha eletto”. ha affermato in una nota. Vi è il forte rischio che le associazioni ambientaliste tentino di punire i Democratiche nelle amministrative invitando gli elettori a non votarli.

È opinione diffusa che il Dipartimento di Giustizia di Biden o la Casa Bianca avrebbero potuto fare di più per ritardare il proseguimento delle aste al fine di mantenere la promessa della sua campagna, anche potenzialmente ritardando le vendite a tempo indeterminato. Invece i democratici hanno trovato un modo per assicurarsi le simpatie dei Big del petrolio che tendenzialmente votano e finanziano i Repubblicani.

“La Casa Bianca è sotto enorme pressione per fare qualcosa per il costo vertiginoso della benzina. Potrebbe significare più esplorazioni e potrebbe anche significare più produzione, ma ci vorrà del tempo – ed è un altro motivo per cui è così difficile affrontare una crisi politica quando quella crisi coinvolge i prezzi del gas”, ha detto domenica il direttore politico di ABC News Rick Klein nella popolarissima trasmissione televisiva “Good Morning America”.

Come sta succedendo per gli Stati membri dell’Unione Europea, anche negli Stati Uniti l’aumento sconsiderato dei prezzi al consumo del carburante e dell’energia non è legato alla guerra in Ucraina ma a delle vergognose speculazioni. Come la maggioranza dei Paese UE (Italia compresa) continuano ad acquistare dalla Russia petrolio e gas (nonostante i dinieghi propagandistici per il popolino) anche gli Stati Uniti non hanno interrotto o diminuito le importazioni dalla Russia, mantenendo inalterata la quota di importazione dello scorso anno: 700.000 barili di petrolio greggio e prodotti petroliferi raffinati.

Questo inganno sta seriamente danneggiando il Partito Democratico. A differenza degli elettori europei (sensibili ai valori democratici) quelli americani sono sensibili solo al loro portafoglio e di certo non accettano che il loro tenore di vita diminuisca drasticamente per difendere gli abitanti di un lontano paese europeo ai confini con la Russia che nemmeno sanno individuare sulla carta geografica.

Infatti un recente sondaggio della AB News/Ipsos ha rilevato che il 52% dell’elettorato americano non crede che il caro benzina e gli aumenti energetici siano causati dalla guerra in Ucraina, ma incolpano direttamente i Democratici. Solo il 24% degli elettori incolpano i Repubblicani e l’ex presidente Donald Trump. Il 68% degli americani disapprova in toto il modo in cui l’Amministrazione Democratica gestisce la crisi energetica.

Le previsioni più ottimistiche sul voto delle elezioni amministrative previste per l’ 8 novembre danno un largo vantaggio dei Democratici per la Camera dei Rappresentanti mentre i Repubblicani stravincerebbero al Senato.

Di parere pessimistico è Steve Shepard del “Think Thank POLITICO “che gode di una ottima reputazione nelle analisi della vita politica ed economica americana. Secondo Shepard le elezioni di medio termine del 2022 potrebbero rappresentare un disastro per il presidente Joe Biden.

Sconfessando le previsioni fino a ora fatte sul voto, Shepard afferma che i Repubblicani sono ben posizionati per riprendere il controllo della Camera, e forse del Senato. Una vittoria che potrebbe preannunciare il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Nel 2024.

(Aurelio Tarquini)

 

 

 

 

Associazione NATO del Canada

pubblica sul sito un articolo

sulla manipolazione del clima:

indurre la pioggia è meglio che usare il Napalm.

Grandeinganno.it – Redazione – (19 Settembre 2022) – ci dice: 

 

Il concetto di manipolare Madre Natura per il bene del vantaggio militare può sembrare irraggiungibile o vano… ma ripensaci. Ci sono molti esempi di tali tattiche in tutto il mondo. La maggior parte sono per scopi non militari, ma in passato alcune nazioni hanno sperimentato condizioni meteorologiche e guerre.

In particolare, la Cina ha utilizzato questa tecnologia per garantire un clima cooperativo per eventi nazionali di grande prestigio e importanza. Hanno usato la tecnologia di semina delle nuvole per disperdere le nuvole inducendo la pioggia e in precedenza per evitarla, per le cerimonie di apertura dei Giochi Olimpici estivi del 2008 a Pechino. Ciò è stato fatto lanciando oltre 1400 missili di semina delle nuvole. La Russia è anche nota per utilizzare questa tecnologia per la modifica del clima.

Un pezzo di W. Cotton della Colorado State University descrive la scienza e i diversi metodi di semina delle nuvole:

Semina igroscopica.

La semina igroscopica viene utilizzata nelle nubi in fase calda o mista. Grandi particelle idroscopiche (polveri di sale e particelle prodotte da bagliori igroscopici vengono iniettate in una nuvola per aumentare la concentrazione di “gocce raccoglitrici” che possono trasformarsi in gocce di pioggia raccogliendo goccioline più piccole e migliorando la formazione di gocce di pioggia ghiacciate e graupel (ghiaccio simile alla neve) particelle.

Questo metodo di semina può essere efficace anche nelle nubi orografiche invernali perché può contrastare le influenze negative sulle precipitazioni di alte concentrazioni di CCN nelle masse d’aria inquinate.

Semina glicogenica.

La semina glaciogenica prevede l’iniezione di materiali che producono ghiaccio in una nuvola super raffreddata per stimolare le precipitazioni mediante la crescita delle particelle di ghiaccio. L’obiettivo della semina glaciogenica è introdurre materiale di semina che produca la concentrazione ottimale di cristalli di ghiaccio per la formazione delle precipitazioni. Tale concentrazione dipende dalle caratteristiche particolari delle nuvole e dalle concentrazioni di aerosol di fondo.

C’è stato un esempio ben documentato di questa tecnologia utilizzata per scopi militari molto prima che la Cina la utilizzasse per i cieli blu.

Gli Stati Uniti hanno studiato la tecnologia di seeding delle nuvole dall’inizio del 20esimo secolo.

L’uso più controverso della tecnologia è stato durante la guerra del Vietnam tra il 1967 e il 1972. L’American Air Weather Service (con il supporto dei presidenti Lyndon B. Johnson e Richard Nixon) ha effettuato oltre 2000 missioni di semina delle nuvole e oltre 40.000 contenitori di iodio sono stati lanciati nelle nuvole sul sentiero di Ho Chi Minh in Vietnam durante un periodo di 5 anni. Lo scopo di questa operazione, considerata come “Operazione Braccio di Ferro”, era di influenzare e manipolare i movimenti di terra dei soldati vietnamiti simulando la stagione dei monsoni.

Questa operazione militare ha avuto un prezzo di circa $ 3,6 milioni di dollari all’anno. Quando la storia è uscita, ha suscitato indignazione. Era considerato “il Watergate of Weather Warfare” ed è stato ampiamente condannato dal pubblico.

È stata l’operazione americana in Vietnam che ha spinto il Congresso e la comunità internazionale attraverso le Nazioni Unite ad agire e vietare il futuro uso della manipolazione del tempo (nel contesto della guerra) attraverso trattati.                                         La Convenzione sulla modifica ambientale sulla proibizione dell’uso militare o di qualsiasi altro uso ostile delle tecniche di modifica ambientale è stata firmata nel 1977 e promulgata nel 1978. Il suo obiettivo principale è il seguente:

Ciascuno Stato Parte alla presente Convenzione si impegna a non impegnarsi nell’uso militare o in qualsiasi altro uso ostile di tecniche di modificazione ambientale aventi effetti diffusi, duraturi o gravi come mezzi di distruzione, danno o lesione a qualsiasi altro Stato.

Ci sono oltre 76 parti contraenti che osservano questo trattato, compresi gli Stati Uniti.

La manipolazione del tempo non è una scienza accurata a causa del numero di variabili come il clima, le correnti del vento, ecc. Regioni diverse ottengono risultati diversi. I sostenitori delle tattiche di manipolazione del tempo affermano che indurre la pioggia in Vietnam era più appropriato che usare il napalm. Molti, tuttavia, sono preoccupati per l’impatto ambientale di tali tattiche. Il cambiamento climatico sta diventando ogni giorno una grande priorità globale e l’uso del nostro progresso scientifico per promuovere i propri obiettivi militari e politici.

 

 

Russia-Ucraina, Putin mobilita l’esercito: “L’Occidente ha superato i limiti di aggressione”

Spirano venti di guerra globale. Chiamati 300mila riservisti. Il presidente della federazione russa avverte: "L'Occidente ha deciso per la minaccia nucleare contro di noi. Io dico all'Occidente (e alla NATO): "Abbiamo parecchie armi per rispondere. Non è un bluff". Intanto è stato indetto un Referendum per l'indipendenza del Donbass

 

SPN

21 Settembre 2022

 

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Ucraina, Putin sospenderà l’operazione se Kiev soddisferà le richieste di Mosca

Ucraina, secondo colloquio (con stretta di mano) tra le delegazioni russe e di Kiev

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Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato mercoledì una mobilitazione parziale in un discorso televisivo alla nazione, sottolineando le minacce all’esistenza del Paese poste dall’Occidente e l’inevitabile natura dell’operazione militare speciale in Ucraina.

 

La lunga linea del fronte, i continui bombardamenti delle aree di confine russe da parte dell’esercito ucraino e gli attacchi alle regioni liberate hanno richiesto la convocazione di militari dalla riserva, ha spiegato Putin.

 

La Russia chiamerà riservisti (300mila uomini) che hanno già prestato servizio nell’esercito e organizzerà il loro addestramento. I riservisti ei volontari del Donbass avranno diritto alle stesse garanzie di cui godono i militari a contratto.

 

 

Intanto dal 23 al 27 settembre le repubbliche del Donbass hanno indetto un referendum in quei territori per dare la possibilità ai cittadini russofoni di dire da che parte vogliono stare, se con l’Ucraina o con la Russia.

 

La Russia farà del suo meglio per la sicurezza dei referendum nella DPR, LPR e nelle regioni di Kherson e Zaporozhye, ha dichiarato mercoledì il presidente russo Vladimir Putin nel suo discorso televisivo alla nazione.

 

Ascolta il discorso integrale di Putin. Fonte: Casa del Sole, voce Massimo Mazzucco

 

 

 

 

“I parlamenti delle repubbliche popolari del Donbass, così come le amministrazioni militare-civili delle regioni di Kherson e Zaporozhye, hanno deciso di indire referendum sul futuro di questi territori. Si sono rivolti a noi, alla Russia, con una richiesta di a sostegno di tale passo. Dovrei sottolineare la nostra determinazione a fare del nostro meglio per garantire condizioni sicure per lo svolgimento dei referendum affinché le persone esprimano la loro volontà”, ha affermato Putin.

 

Le autorità delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, nonché delle regioni di Zaporozhye e Kherson, hanno deciso di indire referendum sull’adesione alla Russia come territori costitutivi della Russia. La votazione si svolgerà dal 23 al 27 settembre.

 

 

Il discorso di Putin in pillole

 

“Ho ordinato al governo di dare uno status legale ai volontari che combattono in Donbass

La maggior parte dei residenti di queste aree storiche in Ucraina non vuole rimanere sotto il giogo neonazista.

Abbiamo il dovere morale di non abbandonare queste persone (all’Ucraina).

Appoggiamo le richieste di referendum sollevate in quei territori.

Ho firmato il decreto che annuncia una mobilitazione parziale.

La mobilitazione avrà inizio oggi stesso.

L’Occidente ha superato ogni limite nella sua aggressione alla Russia.

L’Occidente ha deciso per la minaccia nucleare contro di noi.

Io dico all’Occidente: “Abbiamo parecchie armi per rispondere. Non è un bluff”.

Utilizzeremo tutte le risorse che abbiamo per proteggere il nostro popolo.

Il governo cercherà le risorse per aumentare la produzione di armi”.

 

La TASS ha messo insieme altri momenti salienti del discorso di Putin trasmesso in diretta dai canali televisivi russi.

 

Mobilitazione parziale

La linea di ingaggio del combattimento si estende ora per oltre 1.000 km nell’operazione militare speciale in Ucraina mentre gli attacchi terroristici di armi occidentali sono già in corso contro le aree di confine russe. “La NATO sta conducendo ricognizioni in tutto il sud della Russia in tempo reale, utilizzando sistemi avanzati, aerei e navi, satelliti e droni strategici”.

 

 

Anche il ricatto nucleare ha iniziato a essere utilizzato: “Ciò riguarda non solo i bombardamenti incoraggiati dall’Occidente della centrale nucleare di Zaporozhye, che potrebbero innescare un disastro nucleare, ma anche le dichiarazioni di rappresentanti dei principali paesi della NATO sulla possibilità e l’ammissibilità dell’uso di armi di distruzione di massa contro la Russia”.

 

Come proposto dallo stato maggiore russo e dal ministero della Difesa, la Russia chiamerà una mobilitazione parziale e queste misure inizieranno già il 21 settembre.

 

La Russia chiamerà riservisti, principalmente quelli che hanno prestato servizio nell’esercito. I cittadini mobilitati seguiranno la formazione necessaria e godranno delle stesse garanzie che vengono date al personale a contratto. Il governo russo e il ministero della Difesa uguaglieranno le formazioni di volontari del Donbass ai militari russi nel loro status.

 

Le autorità russe risolveranno immediatamente anche tutte le questioni relative alla fornitura alle imprese del settore della difesa delle forniture e delle risorse finanziarie necessarie.

 

Operazione militare speciale come misura richiesta

“Dopo che l’attuale regime di Kiev ha pubblicamente respinto la soluzione pacifica del problema del Donbass e, per di più, ha annunciato le sue rivendicazioni sulle armi nucleari, è diventato assolutamente chiaro che una nuova offensiva su larga scala sul Donbass, come è avvenuto due volte in passato, era inevitabile. Dopo di che sarebbe seguito un attacco alla Crimea russa, alla Russia”.

 

La risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, proseguita dal 2014, non è andata bene per l’Occidente ed è per questo che i compromessi raggiunti ai colloqui di Istanbul sono stati respinti e gli accordi sono stati interrotti “in realtà su istruzione diretta dei paesi occidentali”.

 

Le repubbliche del Donbass e le regioni ucraine liberate si sono rivolte alla Russia con la richiesta di sostenere i referendum e Mosca farà del suo meglio per garantire sicurezza e protezione ai residenti di quei territori per fare la loro scelta. “Sosterremo la decisione sul loro futuro che prenderà la maggioranza dei residenti delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, delle regioni di Zaporozhye e Kherson”.

 

La Repubblica popolare di Lugansk “è già stata praticamente completamente liberata dai neonazisti”. Le battaglie nella Repubblica popolare di Donetsk continuano e “là il regime occupazionale di Kiev ha creato una linea profondamente stratificata di fortificazioni a lungo termine nell’arco di otto anni”.

Le minacce dell’occidente sono inammissibili

Ci sono state dichiarazioni nei paesi occidentali sulla necessità della disintegrazione della Federazione Russa, come nel caso dell’URSS nel 1991, “in una serie di regioni e aree in guerra fatale”. La Russia ha sempre fermato coloro che cercavano la supremazia mondiale e lo farà di nuovo adesso.

Anche la Russia adotterà misure urgenti per preservare la sua indipendenza. “Coloro che stanno tentando di ricattarci con armi nucleari devono essere consapevoli che i venti dominanti possono anche girare dalla loro parte”.

“I cittadini russi devono essere fiduciosi: l’integrità territoriale della nostra Patria, la nostra indipendenza e libertà saranno assicurate. Consentitemi di ribadirlo: questo sarà assicurato con tutti i nostri mezzi a disposizione”.

 

 

 

 

Per un punto Martin perse la cappa.

Il fatto si è ripetuto anche di recente,

per fortuna soltanto in parte.

Ildenaro.it - Domenico Ocone – (20 Settembre 2022) – ci dice:

 

(Joe Biden e Mario Draghi).

Nell’aneddotica popolare c’è l’episodio di un prete che, infastidito da un cane esuberante, invita il proprietario a richiamarlo. Questi, scusandosi, chiede imbarazzato al prelato di avere pazienza.

 Al che il sacerdote risponde che l’animale su di giri perde proprio la pazienza e il suo abito talare si sta danneggiando.

Qualcosa del genere deve essere successo anche al professor Mario Draghi.

Nel corso di un’intervista ha definito, con parole pesanti come macigni, pupazzi manovrati dal Cremlino parte degli aspiranti a succedergli.

Non ha fatto nomi e tanto ha evitato il peggio, ma il mondo era abituato finora all’uso di espressioni più sobrie, composte con parole pesate sulla bilancia di precisione, da parte del Capo del Governo.

La chiave di lettura del fatto probabilmente è riposta nel cesto delle tante provocazioni di cui è stato destinatario durante lo svolgimento del suo mandato, meglio sarebbe definirle esasperazioni.

 In campagna si dice: “Dalli e dalli, si piegano anche i metalli” e il significato dell’espressione è chiaro.

Tutto ciò premesso, il Professore è volato negli Usa per partecipare nella qualità che ancora mantiene, all’assemblea annuale dell’Onu.

Incontrerà anche Biden da solo, nonché altri personaggi nelle ore a seguire. Riceverà anche un ennesimo riconoscimento internazionale, da aggiungere agli altri da poco attribuitigli.

Sarà quindi il testimone di un’Italia efficiente, aggiungendo che confermerà in quelle sedi che la stessa continuerà a essere tale anche quando alla guida non ci sarà più lui.

Servitore fedelissimo dello Stato, dunque, anche a un passo dalla conclusione dell’incarico. Altra summa in uso nel contado riferita alla compravendita di qualsiasi cosa è: “Chi non apprezza, alla fine è quello che compra”.

 Per una parte della politica italiana, nel corso delle ultime battute del governo in via di archiviazione, tale condizione non si è verificata.

Ciò nonostante da ogni parte, soprattutto dalla EU, al Premier venisse riconosciuto, senza limitazioni di sorta, merito per quanto stava facendo per il Paese.

Ogni corda, tirata troppo, finisce con lo spezzarsi e quindi Draghi ha preferito gettare la spugna per evitare il peggio.

Per non continuare a girare il dito nella piaga, può essere opportuno scendere in strada e cominciare a entrare nei vari esercizi commerciali per avere un’idea diretta di quanto sta succedendo nella vita di tutti i giorni che è quanto dovrà risolvere con priorità assoluta il prossimo Governo.

 In effetti è come se, nell’ambito dello studio dell’economia reale, ci si concentrasse su una campionatura dei prodotti di prima necessità, nel gergo militare “generi di sopravvivenza e conforto”.

Rimarrebbe soddisfatto Joseph Campbell, che nella prima metà del secolo scorso, negli Usa, intuì l’importanza delle confezioni monoporzione.

La prima espressione che concretò, all’inizio della sua straordinaria avventura imprenditoriale, fu appunto la Campbell’s Soup, che ancora oggi è leader di mercato nel suo genere.

Tale antefatto vuole essere l’introduzione a un argomento importante che, anche se ha preso forma in un contesto negativo, è augurabile che riesca a mutare un atteggiamento non corretto della società che fu dei consumi: lo spreco, soprattutto quello alimentare.

 La dimostrazione che il fenomeno è in atto è data dall’introduzione delle confezioni dal peso di frazioni di chilo anche per prodotti di uso comune, quali frutta e verdura.

Del resto è stato inevitabile e degna di apprezzamento l’adozione di questa innovazione per una serie di motivi.

Tra di essi spicca, oltre la migliorata accessibilità economica e la riduzione dell’invenduto da portare in discarica, la conseguente salvaguardia dell’ambiente.

 Essa consegue alla riduzione dell’impatto ambientale conseguente a tale rinnovato stile di vita. Non tragga in inganno l’apparenza bucolica di tale rappresentazione: essa è Il retro di una medaglia il cui lato principale ha una valenza completamente opposta.

 Su di essa spiccano un notevole incremento dei prezzi al consumo e una ancora più marcata riduzione della capacità di spesa dei consumatori, specialmente di quelli con redditi medio bassi.

Quanto appena descritto, già di per sé molto preoccupante, è anche l’indicatore di un procedere ancor più allarmante del sistema socioeconomico verso una situazione più che temibile: la recessione.

Espressa con semplicità, essa consiste nella riduzione più o meno massiccia del PIL, prodotto interno lordo, del Paese, o di un aggregato come la EU, se non addirittura planetario.

Appare chiaro che l’esito delle votazioni dovrebbe poggiare su motivazioni di testa e non di pancia degli elettori.

Sarà infatti la nuova coalizione di governo che verrà eletto dal prossimo parlamento a girare il secondo tempo del colossal PNRR.

Esso dovrebbe essere uno degli episodi che dovranno comporre l’opera omnia NGEU. Questa volta il regista sarà diverso e, adatto allo scopo, andrebbe cercato avendo a disposizione tempo e materiale umano. Il primo scarseggia ormai da quel di, l’altro è quello reperibile sul mercato e ogni precisazione è superflua.

Il pericolo è che, invece della” pellicola long size” prevista, ne esca un cinepanettone. L’ipotesi è da tenere nel dovuto conto, avvicinandosi la fine dell’anno, periodo solitamente eletto per la proiezione di quel genere di film.

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