i globalisti unipolari pretendono di eliminare l’umanità.

 Con quale diritto i globalisti unipolari pretendono di eliminare l’umanità.

 

LO SPAZIO DEL POLITICO

NEL MONDO MULTIPOLARE.

Nuovi Stati, secessioni, sovranità.

Pierluigifagan.wordpress.com - Pierluigi Fagan – (29 settembre 2017) – ci dice:

 

Politico, com’è noto, si riferisce alle questioni relative alla comunità o società che nell’Antica Grecia si chiamava polis e che oggi si chiama Stato.

Non ha cambiato solo il nome, la polis greca era una città (o al più un’isola), la più grande e famosa, Atene, contava al suo massimo forse 130.000 abitanti ma non tutti erano soggetti politici di diritto.

Oggi, uno Stato medio, secondo una brutale operazione che divide la popolazione terrestre per i poco più di 200 stati accreditati, conta poco più di 35 milioni di abitanti.

Chiaramente, se la dimensione di Atene sosteneva ancora il concetto di comunità, lo Stato moderno contemporaneo verte sul concetto di società che, a sua volta, può basarsi o meno su una rete di comunità.

Queste, possono a volte coincidere con etnie che i greci ritenevano una istituzione barbara, una istituzione imposta perché subita alla nascita.

Lo spazio del politico nel mondo, sembra attraversato da due correnti potenti.

Da una parte, la popolazione mondiale è cresciuta di due volte dal 1950 e fra trenta anni, ad un secolo dalla data posta, risulterà cresciuta di tre volte.

 Fatte le debite proporzioni, per dare una approssimata idea della vistosità del fenomeno, è come se l’Italia, nel prossimo secolo, diventasse una nazione di 240 milioni di persone dai 60 che ne conta oggi.

Dall’altra, sempre usando il 1950 come termine di riferimento, il numero di Stati -ad oggi- è quadruplicato.

 Quest’ultimo dato contrasta con l’immagine del mondo rispetto alla quale organizziamo le nostre ricognizioni di pensiero.

Impegnati a dibattere e profetare la fine dello Stato, il neo-liberismo globalizzante, il sogno-incubo di un Governo Mondiale, noi stessi alle prese con la nebulosa formazione di una entità europea sovranazionale come l’UE, ci siamo convinti che lo Stato non ha futuro il che è ben strano visto che se ne sono prodotti quasi centocinquanta solo negli ultimi settanta anni.

 A voler arrischiare una ipotesi correlativa, sembrerebbe che all’aumento della popolazione corrisponda una geometrica produzione di nuovi stati.

A voler seguire questa strada ipotetica da rivedere data la natura complessa e non lineare di questo tipo di fenomeni, la proporzione ci porterebbe ad immaginare al 2050, un mondo di 10 miliardi di persone, porzionato in poco più di 270 stati.

Ma quali fattori agirebbero in favore o contro questa ipotesi a prescindere da l’impossibile predizione delle esatte quantità? Gli Stati, aumenteranno o si addenseranno diminuendo in senso complessivo?

A favore di un ipotetico trend accrescitivo, si possono segnare quattro forze.

La prima è proprio la frizione tra comunità e società. La crescita della popolazione che nel prossimo futuro riguarderà soprattutto in parte l’Asia ed in maggior parte l’Africa, può esser letta come crescita della società in quanto crescono le comunità ma laddove la società data si basa su uno statuto storico precario poiché tale s’è definita solo in tempi relativamente recenti e su basi aleatorie (dove cioè non c’è un forte concetto di Nazione), in realtà quello che crescerà saranno le popolazioni delle comunità.

C’è anche la possibilità che queste società, ad esempio nel caso di presenza di minoranze musulmane, abbiamo una natalità asimmetrica generando fenomeni di riequilibrio delle varie demografie etniche come è vistosamente accaduto in Libano.

 Laddove le comunità giungeranno a dimensioni tali da potersi pensare “Nazione” la rivendicazione di un potere politico autonomo (uno Stato), potrebbe conseguire.

Tale rivendicazione potrebbe basarsi su effettive ancestrali tradizioni o su “tradizioni inventate” come le definì in un celebre studio Hobsbawm.

Spesso il confine tra effettiva tradizione e tradizione inventata, è sfumato e storicamente difficile da sostenere o escludere del tutto.

Né il diritto internazionale fornisce alcun certo riferimento quando si parla di fenomeni storici in quanto questi vengono prima di quello.

La seconda ragione a supporto di un incremento delle formazioni statali potrebbe provenire dalla fascia afro-asiatica in cui, contemporaneamente, più forte sarà l’incremento demografico e meno forte è la consistenza statale.

In questa fascia, gli Stati sono sovranità per lo più di matrice post bellica (dato che segnala anche il fatto che il concetto di “Stato” è stato importato e non fa parte della cultura politica autoctona) e prima vi erano regni sfocati o la tradizione islamica di imperi la cui consistenza diminuiva in rapporto alla distanza dal centro.

Queste entità neo-statali sono spesso la formalizzazione di precedenti Stati coloniali o regioni amministrative disegnate dai francesi e dagli inglesi seguendo il proprio unilaterale interesse economico e geopolitico, senza cioè attinenza con la geo-storia specifica e sulla scorta della demografia primo-novecentesca.

 In Africa, ad esempio, abbiamo un territorio che è tre volte l’Europa (sebbene con una significativa parte desertica) ma ha -più o meno- lo stesso numero di entità statali.

Da qui a trenta anni, la popolazione africana sarà tre volte quella europea.

 Poiché ci sarà sempre più gente, c’è spazio, non c’è tradizione del concetto di Stato, la partizione naturale è clanico/tribale, partizione particolarmente refrattaria ad accettare che un clan/tribù abbia potere su tutti gli altri, la previsione di un incremento di entità nella geografia politica di questa fascia è conseguente.

Su questo ed estendendo il discorso alla fascia asiatica non cinese, s’innesta il problema musulmano.

“Muslim” significa sottomesso, sottomesso a Dio, perché un muslim dovrebbe esser sottomesso ad uno Stato oltretutto non avendo mai lui avuto alcuna parte nella definizione né del concetto, né della sua applicazione al suo territorio e dal momento che la religione islamica sembra vietare alcun ente intermedio tra la comunità dei credenti (Umma) e Dio tanto da non avere neanche una Chiesa?

Come agiranno queste due forze, tribalismo e islam (tra loro in non contraddizione), nel futuro di un’area che già sappiamo avrà la più grande percentuale del futuro aumento della popolazione?

Questi “popoli” sono stati ammassati con vecchi nemici o innaturalmente divisi nella geografia politica post coloniale in vari Stati, Stati che, di loro natura, tendono alla reciproca competizione, quindi alla rottura del senso di comunità dei musulmani.

 La natura clanico-tribale, complementare alla centralizzazione imperiale, diventa focolaio di conflitto nel caso dello Stato e ciò sebbene una qualche recente tradizione statuale è pur presente per quanto difesa solo dalle élite assurte a tale ruolo in seguito alla funzione servile svolta precedentemente in favore delle potenze coloniali.

 Elite che sul piano politico, hanno quasi sempre origine militare poiché è chiaro che il militare dipende da un esercito e questo dipende dall’esistenza di uno Stato.

Militari statalisti vs imam islamisti alle prese con un senso dello Stato precario, inflazione demografica (e spesso costante discesa dell’età media) e turbolenze economiche e belliche, non certo uno scenario statico.

Così per il Medio Oriente condizionato oltreché dalla invasiva nascita di Israele, prima ancora dal famigerato trattato segreto franco-britannico Sykes-Picot la cui geografia politica del tutto dadaista continua a produrre frizioni da più di un secolo.

O vogliamo parlare dell’Afghanistan, del Pakistan, del Bangladesh, della Birmania-Myammar le cui peripezie di convivenza forzata tra buddisti e musulmani sponsorizzati e di recente armati da Riyad sono l’attualità delle ultime e prossime settimane mentre il contagio potrebbe sempre arrivare in Malesia?

E le Filippine coi suoi 40 gruppi etnici?

E l’Indonesia, coi suoi 54 gruppi etnici?

E quanto possiamo dire solida l’India (formalizzata nel 1950), la seconda entità dopo l’Africa per varietà culturale, linguistica e genetica, con un ricco corredo di credi religiosi e per dimensioni con la seconda comunità musulmana dopo l’Indonesia?

E le repubbliche centro-asiatiche e il Caucaso, figli dell’implosione sovietica?

Ed oltre alla fragilità geo-storico-istituzionale, le frizioni clanico-tribali, l’incommensurabilità tra Stato e comunità dei musulmani, la crescita demografica, gli endemici problemi di sviluppo e mettiamoci anche un po’ di siccità qui ed alluvioni là poiché il cambiamento climatico afferirà queste zone più che altrove, che ruolo giocheranno i grandi giocatori nella grande partita per il riassetto degli equilibri geopolitici del mondo multipolare?

Quest’ultima citata, la grande partita dei riassetti geopolitici del mondo, è la terza forza di quadro generale che va intersecata con tutte le altre prima considerate. La competizione è su un duplice piano, quello economico-finanziario e quello dell’egemonia geopolitica.

Il primo, vede l’Occidente europeo in tendenziale ritirata dalla fascia che diede i fulgori a gli imperi coloniali su cui si è basata grande parte della ricchezza della nostra parte di mondo.

 La caratteristica primordiale del sistema economico moderno, l’esistenza di un centro con una sua contenuta corona semiperiferica ed una vasta prateria periferica che tributava energie-materie-mano d’opera e mercati di sfogo in cui riversare parte della sovrapproduzione, nonché gli scarti, non c’è più.

Si va verso un assetto ben diverso con più poli sviluppati, una generale messa in scambio dei fattori all’interno di mercati in cui nessuno ti regala niente (“rubare” in senso coloniale), la presenza di una vera concorrenza, cioè presenza di alternative, un vasto e complesso intreccio tra fatti economici, finanziari e tipicamente politici, qualche volta anche militari.

“Rubare” in senso coloniale è oggi certo più difficile (sebbene rimangano alcuni veri e propri scandali coloniali come l’area afro-occidentale in cui è egemone la Francia) ma l’autentica epidemia di corruzione fotografata dalle istituzioni globali mainstream (IMF, WB, OCSE-OECD), dice che la cleptomania occidentale ha trovato altre forme  d’espressione e che l’esproprio delle ricchezze locali sia fatto lasciando la mancetta alle élite locali che poi tornano i capitali nel grande circo –on and off shore- della finanza mondiale, rende il processo solo più complicato ma non meno dannoso.

Accanto, l’importanza dell’export militare per Francia, UK, Italia e naturalmente gli USA che hanno in questa fascia dell’instabilità, il maggior mercato oltre alle petro-monarchie che poi rigirano parte degli acquisti a questo stesso ambiente.

Sul secondo aspetto, quello geopolitico, quello che già vediamo da un po’ di tempo, (Ucraina, Siria, Yemen, Kurdistan, Afghanistan, prossimamente Myammar ed altrove) è l’utilizzo delle contraddizioni post coloniali da parte della potenza che sta perdendo il vantaggio unipolare, gli Stati Uniti d’America.

 In ciò, gli Usa sono coadiuvati dall’aspirante potenza delle monarchie del Golfo che cercano di manipolare l’assetto delle comunità musulmane, sia dove queste sono il totale della popolazione, sia dove queste sono maggioranza o minoranza.

Cecenia, musulmani filippini di Mindanao, Rohingya birmani, talebani afgani, minoranze indiane, uiguri cinesi, conflitto indo-pakistano in Kashmir, sunniti vs sciiti in vari contesti arabi (Siria, Iraq, Yemen), le due/tre Libie, Somaliland, Nigeria-Niger-Ciad, sono elenco in continuo ampliamento ed aggiornamento.

I poli di seconda fascia Russia e Cina, quelli che debbono naturalmente sfidare il dominio unipolare americano, agiscono come forze conservatrici ovvero tendenti a mantenere il quadro geografico-politico fotografabile allo stato attuale delle cose.

Naturalmente quando queste frizioni riguardano la propria stessa sovranità (Cecenia, Xinjiang) ma anche quando afferiscono a paesi amici, alleati o partner con i quali si hanno rapporti in sviluppo (Siria ed Iran ma anche Turchia per la Russia, Pakistan e Myammar ma anche Filippine per la Cina).

A maggior ragione la Cina, il cui piano di investimenti infrastrutturali esteri per sviluppare la Belt and Road Iniziative, chiama a gran voce stabilità e continuità.

Gli USA e le petro-monarchie invece, pur con obiettivi diversi ma al momento integrabili, spingono forze apparentemente “rivoluzionarie” che si battono per la fatidica “autodeterminazione dei popoli” o per il compimento di un qualche “destino musulmano passibile di jihad” andando a frugare nelle oggettivamente precarie composizioni di stati con più etnie (clan/tribù) e più religioni.

Questa terza forza ci dice che non solo ci sono molte ragioni per pensare ad un tormentato processo di proliferazione futura degli Stati soprattutto nella fatidica fascia afro-asiatica ma ci sono giochi geopolitici di grande posta in corso che utilizzeranno in vario modo e per varie ragioni (economiche e geopolitiche) queste contraddizioni per far avanzare le proprie pedine e controllare pezzi di scacchiera a proprio vantaggio e quando non è possibile, almeno a svantaggio degli avversari.

In ultimo ed al di là della fascia afro-asiatica con i suoi mal di pancia post-coloniali, collegandoci a quanto appena detto, una quarta ragione per l’ipotesi di nuovi stati, potrebbe esser data da condizioni di crescita economica limitata che pongono dilemmi di ridistribuzione all’interno di stati disomogenei per ricchezza, attingendo come in Europa ad un ricchissimo campionario di “popoli” che possono vantare un qualche precedente storico (scozzesi, catalani, veneti – sardi e siculi, valloni e fiamminghi, bavaresi, corsi, bretoni, irlandesi britannici e financo gallesi, ma volendo l’elenco è anche più lungo dato che in Europa si contano 56 minoranze etniche) o come in Canada (Quebec) o forse anche all’interno dei tre top player (USA, Cina e Russia tenuto conto che queste entità sono tutte e tre multietniche).

 

Nelle analisi del voto sia di Brexit che francesi nonché nella geografia del voto che ha eletto Trump e la redistribuzione in più partiti dell’elettorato tedesco, abbiamo già visto frizioni tra  le “metropoli globali” che viaggiano ad un diversa velocità, o determinati distretti industriali alcuni in crescita altri in crisi, centri finanziari o di servizi, che marciano lasciando la palo il resto del Paese, rottura dell’omogeneità economica nazionale che diventa subito sociale e potrebbe poi diventare politica.

Un mondo reso più difficile dai rendimenti decrescenti di certo capitalismo occidentale preda di una incurabile demenza senile, potrebbe infondere in qualche enclave l’idea che -da soli- si potrebbe far meglio.

 L’ambizione di élite locali non integrate a livello nazionale, potrebbe farsi agente tessitore di istanze separatiste. A ciò si potrebbe aggiunge una reazione culturale alla cosiddetta globalizzazione.

Questo movimento all’Uno “che omologa ma non universalizza, comprime ma non unifica” crea un vuoto di identità collettiva che non è meno richiesta di quella individuale promossa unilateralmente dai fautori del “tutto il mondo è un mercato”.

La domanda di appartenenza e la rassicurazione del gruppo, viepiù dove religione e politica sono ordinatori tramontanti, potrebbe allora trovare conforto nel riconoscersi parte di un popolo antico, una tradizione, un modo di essere ricco di significati, una minorità da riscattare.

Abbiamo dunque visto quattro forze che congiurano al prosieguo della spinta a produrre nuovi stati:

1) crescita demografica che ingrossa taluni stati riproponendo al loro interno il problema degli equilibri tra partizioni etniche;

 2) una fascia afro-asiatica per lo più islamica la cui attuale partizione statale è figlia del colonialismo, il quale ha operato ignorando il tessuto geo-storico amalgamando cose diverse e dividendo cose uguali;

 3) un forte interesse tattico e strategico da parte degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita nel suo sogno di allargare la propria area di egemonia, ad usare la precaria e contraddittoria costituzione degli stati post coloniali, sponsorizzando conflitti e scissioni;

4) possibile tendenza ad una ripresa delle nazioni (vere o presunte) all’interno degli Stati, alla ricerca di un sogno di autodeterminazione più vantaggioso rispetto a l’inefficace equilibrio redistributivo gestito dal centro.

Come abbiamo visto in analisi, promotori attivi e strategicamente interessati del principio wilsoniano (1919) di “autodeterminazione dei popoli” non mancano, internamente ed esternamente alle attuali partizioni statali.

 

Sembrerebbe dunque sia possibile e forse probabile un ulteriore incremento quantitativo degli Stati, nei prossimi due/tre decenni. Ma con quale concetto di sovranità?

 La piena sovranità statale è stata negli ultimi decenni erosa da più fenomeni, questi fenomeni agiranno ancora nel futuro e saranno ancora così intensi o verranno sostituiti da altri fenomeni? 

L’argomento è un po’ troppo complesso per stare in un semplice articolo senza soffrire delle riduzioni ma detto ciò, accenniamo a grandi linee a questa seconda parte del ragionamento che bisognerebbe esplorare con il dovuto tempo e spazio.

 

Sul piano militare -ad esempio- segniamo tre discontinuità.

A seguito della rottura del Patto di Varsavia, non solo la NATO ha allargato a dismisura la propria composizione (con nuovi 13 Paesi) ma sembra tendere alla modifica della propria postura strategica da esclusivamente passiva e difensiva ad attiva sebbene ancora non dichiaratamente offensiva.

  La sua omogeneità interna però segna qualche possibile frattura e la spinta a creare una forza armata europea, ancorché ancora grezza, contraddittoria e certo difficile da attuare, segnala una divergenza di interessi, di priorità e financo di metodi tra l’interpretazione occidentale anglosassone e quella euro-continentale occidentale (quella orientale è del tutto servile verso la protezione USA).

Altri modelli però s’affacciano, come la Shanghai Cooperation Organization, basati su collaborazioni e coordinamento ma tra forze armate che rimangono totalmente in capo alle rispettive nazioni.

  La seconda discontinuità è il probabile declino delle operazioni di comunità internazionale, ovvero le cosiddette missioni di peace-keeping a base ONU, quindi multilaterali.

 In linea generale, le istituzioni sovranazionali multilaterali non sembrano avere un futuro significativo dato che il mondo è sempre più un tavolo di gioco in cui si affrontano attori-giocatori tra loro in aperta competizione e quindi, radicale divergenza di interessi.

Il terzo punto è la composizione del gruppo delle potenze atomiche che in logica multipolare, potrebbe portare ad un allargamento della compagine.

La questione nord coreana, è presto per dire che esito avrà ma sembra proprio che Pyongyang sia riuscita ad imporre lo stallo, poco o nulla si può fare e per via militare e per via diplomatica, non per congelare ma per far retrocedere i coreani verso un disarmo.

Se Pyongyang finisse con l’occupare la casella numero nove dell’elenco degli “atomici”, chi potrebbe fermare un lento dilagare del fenomeno?

Se si accetta (anche non formalmente) Pyongyang, per leggi di simmetria (sul modello India-Pakistan), Seul che fa? E Tokyo che già scalpita? E perché Tokyo sì e Berlino, no? 

Varsavia dormirà tranquilla con arsenali a destra e sinistra? Ed il mondo delle monarchie del Golfo, si accontenterà dell’attuale blanda ed ambigua amicizia nucleare con il Pakistan ora che Islamabad flirta con la Cina?

 E se Riyad si arma, Teheran starà ferma? E Ankara allora? Il Cairo?  Un mondo multipolare, è assai probabile diventerà almeno all’inizio, anche un mondo multi atomico ed il riflesso in seno al Consiglio di sicurezza sarà cruciale poiché Germania ed India potrebbero cambiare un po’ i grandi paesi del rapporto tra atlantisti e resto del mondo.

 L’arma nucleare che è essenzialmente dissuasiva, realizza il massimo principio della sovranità militare, l’intangibilità, il dotato di arma atomica non può esser attaccato viepiù se in logica multipolare, ogni attore per quanto minore, è posizionato in una rete di relazioni che lo dotano di alleati nel caso di attacco.

 Il segnale di inizio della logica multipolare lo si rileva già nel tratto 1996-1999 quando la curva degli investimenti miliari (fonte SIPRI) mondiali, dopo una flessione conseguente il rilassamento post ’89, ha ripreso slancio portando, dal 2007, la spesa complessiva a superare stabilmente quella pre ’89.

 

Sul piano giuridico che attiene sia alle forme istituzionali delle relazioni internazionali, quelle politiche (ONU, G7-G20) e quelle di economia e finanza internazionale (WTO, OCSE-OECD, BIS, IMF, WB, circuito SWIFT, dollaro-yuan etc.) si nota un duplice movimento con, da una parte l’attore precedentemente egemone su piano mondiale che tende a ritirarsi dalle istituzioni multilaterali e globaliste mentre dall’altra, gli sfidanti cominciano a produrre proto-istituzioni alternative.

Trattati di scambio specifici che uniscono gruppi di Stati, stanno prendendo il posto del WTO che ormai non esiste più.

Le nuove banche collegate ai BRICS ed al progetto cinese BRI (ad esempio la AIIB), erodono il monopolio IMF-WB.

Qui si gioca una partita per gli equilibri, se gli sfidanti non verranno riconosciuti ovvero se non verranno aumentate di peso ed importanza le loro quote nelle istituzioni già esistenti, formeranno istituzioni alternative e concorrenti.

In linea generale, la direzione sembra voler seguire un nuovo percorso creando una rete assai complessa ed a geometrie variabili di accordi inter-nazionali per gruppi, piuttosto che la precedente direzione di confluenza generale in accordi globali.

L’attore unico di questi accordi, non può che essere lo Stato e la presenza di alternative e di geometrie variabili, rende lo Stato più forte nelle contrattazioni dei limiti oltre i quali c’è una erosione di sovranità.

 

Financo Internet comincia col risentire della rottura del globale dato che più d’un Paese si sta dotando di reti interne protette da firewall e la presunta verginità della neutralità della rete è stata ormai definitivamente affossata dalle rivelazioni su tutti i numerosi processi con cui americani, britannici, russi e cinesi, controllano la “spontaneità” del traffico in rete.

Di contro, emergono sempre più strategie di “soft power informativo e culturale” che pluralizzano l’ambiente, depotenziando quell’intrusione di forme culturali sovranazionali a senso unico in grado di controllare popoli terzi tramite l’influenza che si esercita sulla loro mentalità.

Altresì, molti Stati, dopo un primo momento di passiva arrendevolezza guidata dal concetto della “società aperta”, stanno attivando strumenti di selezione, controllo e gestione dei flussi migratori.

 Come per i trattati economici multilaterali che porteranno la mondializzazione a diventare una rete complessa di inter-nazionalizzazioni, non si tratta di una oscillazione ondivaga raccontata come “chiusura egoista” ed impossibile impermeabilità dei confini ma di una selezione più discriminante di quanto, come e dove aprire la società.

Nessun sistema in natura è totalmente aperto altrimenti non sarebbe un sistema, nessun sistema è totalmente chiuso altrimenti cesserebbe di esistere.

Così, si notano sempre più attenzioni a gli investimenti esteri sempre ben accetti ed anzi assai richiesti ma meno sul modello della totale arrendevolezza e più sul modello sviluppato dai cinesi di apertura controllata o partecipazione mista.

Addirittura l’Unione europea fondata sulla logica del totalmente libero mercato, mostra recentemente l’intenzione di voler riportare le potenti multinazionali del web e del digitale americane ad un regime fiscale normale (mentre altri cominciano a domandarsi se i loro vistosi monopoli siano legittimi) e di impedire alla Cina una entrata troppo facile nel proprio perimetro degli scambi.

Così per il ritorno dell’agognato “investimento statale”, invocato addirittura dall’IMF, unica posta -sembra- in grado di rianimare la circolazione della ricchezza assai ristagnante.

Così per la sfiducia per gli effetti delle teorie sui vantaggi comparati che porta molti pentiti della mano invisibile oggi a pensar necessario reindustrializzarsi.

Così per le necessarie operazioni di riequilibrio redistributivo che s’impongono laddove ormai in molti hanno capito che molta ricchezza concentrata in poche mani va nel senso esattamente contrario alla logica che già a gli esordi dell’economia moderna leggeva il sistema come assai simile a quello della circolazione sanguigna dove la giusta quantità di sangue deve arrivare dappertutto nel minor tempo possibile.

Giuridico ed economico sembrano quindi voler superare la fase della nebulosa mondialista omnicomprensiva e dettagliarsi in parti che controllano le interrelazioni, un processo la cui logica non può che essere quella concordata tra Stati in recupero di sovranità.

Geografia politica oggi.

In definitiva, quello che leggiamo è la crescita esponenziale dei problemi da gestire ma l’unico attore in grado di intenzionalità ragionata e strategica è e rimane lo Stato.

Gestire le retroazioni dei limiti ambientali, tessere relazioni inter-nazionali sul doppio livello dell’economia e della geopolitica, tenere i mercati aperti/chiusi, disciplinare le relazioni che dall’esterno vengono all’interno e viceversa (vale per gli investimenti esteri come per i migranti ed altro ancora), le geopolitiche specifiche della logistica e dei trasporti, del cibo e dell’acqua, dell’energia e delle telecomunicazioni, la sovranità ma anche difendibilità valutaria, la redistribuzione interna, la stessa gestione del sistema-Paese in senso strategico poiché nei tempi in cui siamo capitati le condizioni si fanno viepiù strette e vivere alla giornata significa non poter contare su buone condizioni di possibilità future, il menù è ampio ed impegnativo. 

I compiti non mancano, il problema semmai è la capacità dello Stato di assolvere ai molteplici e difficili problemi connessi per avere une effettiva sovranità.

Soprattutto, appare diversa la situazione tra gli Stati impostati secondo forme più o meno illuminate di centralismo decisionista ed al limite vero e proprio dispotismo e gli Stati provenienti da sistemi di democrazia rappresentativa.

Questi ultimi, hanno visto una crescita di dimensione, ruolo e potere di diverse forme di élite, di oligarchie, di lobbies, di cartelli visibili e invisibili poiché l’ordinatore che domina le forme di vita associata occidentale è l’economico.

 Il politico è stato confinato al ruolo di fornitore e protettore di condizioni di possibilità per l’economico.

Queste élite vedono solo l’interesse particolare ed a breve termine il che contrasta con le richieste teoriche di salvaguardia e gestione dell’interesse generale valutato anche a medio e lungo termine.

Ma questo addensamento di corpi egoisti che come virus si alimentano voracemente a scapito della salute dell’organismo generale, viepiù famelici ora che sentono il restringimento delle condizioni di possibilità generali (il neo-liberismo può esser diagnosticato come forma patologica ed estrema del mercatismo onnivoro laddove evidentemente la macchina economica tradizionale ha cominciato da tempo a non funzionare più come una volta), è solo la metà di un fenomeno.

 Dall’altra parte c’è stata la progressiva scomparsa degli enti intermedi (partiti, sindacati, gruppi di opinione a comporre la mitica e sempre meno consistente “società civile”), del senso di partecipazione civile e politica, di vivacità democratica, di buona intensità e distribuzione di informazioni corrette e conoscenze vaste quanto approfondite sul ricco campionario di parti e dinamiche che compongono il mondo complesso. 

Nelle democrazie occidentali le élite vanno ormai appresso al puro interesse di nicchia disposte quindi a lasciare lo Stato come vuoto a perdere intorno a cui come mitili, si attaccano le ultime rimanenze provinciali di un “politico” stanco e senza slancio ma anche le popolazioni sembrano non aver più gli strumenti per interpretare il mondo e di conseguenza adattarvisi cambiandolo al contempo.

In fondo, ogni popolo ha l’élite che si merita.

Agli Stati europei, tutti concettualmente formati da vicende di parecchi secoli fa in un mondo che non c’è più, si pongono diverse questioni attinenti la dimensione necessaria a riconquistare e difendere la sovranità in un mondo così affollato e competitivo ma soprattutto si pone il problema dell’adeguatezza dei soggetti occidentali a capire quale nuovo modo di stare al mondo si rende necessario adottare per dare un futuro alla loro longeva ma non necessariamente eterna forma di civilizzazione.

Non stiamo evidentemente parlando di politica a breve respiro, per altro l’unica che sembra interessare i pochi che ancora vi si dedicano, stiamo parlando di strategia dei prossimi tre decenni.

Molti rifiutano questo appello pressante che proviene dalla poderosa dinamica di cambiamento del mondo poiché si tende a non leggere il fondo impersonale dei fenomeni ma solo quello personale di chi li cavalca e ciò è -in parte- comprensibile.

Alla lunga però, resistere alle potenti forze mareali del mondo nuovo e complesso, porterà inevitabilmente a diverse forme di caotica frammentazione a cui faranno da contrappeso reazioni identitarie ed irrigidimenti di vario tipo, reazioni -in Europa- tristemente note.

 Pare richiedersi di accettare il cambiamento, lo sforzo di una propria via adattiva alle mutate condizioni e quindi pare richiedersi facoltà di progetto e non più solo di critica e resistenza.

 La critica da sola non cambia lo stato delle cose e la resistenza al cambiamento è foriera sempre di irrigidimenti che sfociano in qualche disastro storico.

Ma “accettare il cambiamento” non significa seguirne la partitura imposta da certe interpretazioni di parti minoritarie interessate a mantenere il loro potere ed è su progetti alternativi che queste vanno sfidate più che nella difesa di un “come eravamo” che storicamente non è mai buona guida.

Forse è giunto il momento di rimettere in discussione i contratti che hanno fondato in Europa il concetto di Nazione prendendo atto che lo spazio statale di tipo europeo non garantisce già oggi il mantenimento efficiente della sovranità e viepiù non la garantirà in futuro.

Stati (Stati non vaghe “Unioni”) più grandi, federali, fatti di più “nazioni” o “etnie” tra loro integrate, promossi da un movimento fondativo radicalmente democratico, di portanza tale da garantire difesa dello spazio e gestione dei corsi economici, nonché delle relazioni con il resto del mondo e tutte le altre questioni che abbiamo visto, sembrano l’unica strada per resistere alla doppia pressione del globalismo mercatistica nel macro e della reazione micro-identitaria dall’altra che per altro gli è simmetrica.

Soprattutto, sembrano l’unica risposta possibile per partecipare e non subire gli effetti del nuovo gioco di tutti i giochi del riassetto multipolare.

Se da una parte gli Stati aumenteranno, altri in altro contesto geo-storico, potrebbero avere interesse invece ad addensarsi.

Tali progetti dovrebbero ricorrere ai suggerimenti della geo-storia, ovvero modularsi secondo le linee che marcano lo sviluppo storico a sua volta contenuto in spazi geografici: mediterranei, europei del Nord, Slavi nelle loro diverse configurazioni.

Queste sono tre aree geo-storiche ben precise e prima di pensare all’improbabile fusione in un unico calderone degli altamente eterogenei (l’improbabile “unione dei popoli” che rispetto all’unione delle “élite” non discute il format ma solo l’agente costruttore), dovrebbero addensarsi al loro interno dove le differenze sono meno pronunciate.

 Ciò che non è nella geo-storia, verrebbe rigettato dalla stessa geo-storia e quindi conviene ascoltarne i suggerimenti diversamente da quanto fatto da élite europee trainate dall’unico mito in comune del mercato.

l’Unione europea è e rimarrà per sempre un mercato con qualche istituzione di supporto o poco più ma nel mondo multipolare, l’economia è soggetta alla politica e ciò che non è soggetto politico dotato di tutte le leve di sovranità sarà subordinato alle regole imposte dai principali player.

 

Cambiare si deve ma sul come sarebbe il caso di aprire urgentemente il dibattito, soprattutto occorre fuggire presto dalla minorità passiva di oscillare tra Unione (inconsistente tanto nella versione elitista che ipoteticamente popolare), la tardiva riscoperta della Nazione e nuove rivendicazioni secessioniste.

Nuovi Stati in grado di partecipare al gioco multipolare, più grandi ma fondati politicamente e su basi di compatibilità geo-storica, pluri-nazionali e di conseguenza federali, declinanti nel locale lo specifico che ricalca mentalità e storie di ricca diversità, locale che meglio si presta alla volontà imprescindibile di “osare di più democrazia”.

Dobbiamo osare più democrazia perché con la complessità del mondo nuovo dovremmo farci i conti tutti se non vogliamo che l’ennesima élite malintenzionata o anche solo inetta ed incapace ci porti là dove il futuro sarà incubo.

 Questa potrebbe esser l’unica via che abbiamo per non finire a far da camerieri al tavolo in cui atlantisti, islamici, cinesi, indiani, russi e quanti altri decideranno in che mondo vivremo.

(Per noi europei hanno già deciso i Deep State degli USA, Ue & C.                                                          Diventeremo umanità soggetta all’élite finanziaria mondiale del globalismo unipolare col destino miserabile descritto nei suoi libri da Klaus Schwab, ossia dovremo diventare gli schiavi transumani dell’élite ristretta al comando dell’umanità futura opportunamente ridotta di numero. Ndr.)

 

 

 

Giocare con il fuoco in Ucraina.

 Sinistrainrete.info - John J. Mearsheimer – (21 agosto 2022) - ci dice:

 

Questo articolo di John Mearsheimer, apparso il 17 agosto su “Foreign Affairs”, ha grande importanza, e va letto e valutato con la massima attenzione, sia per il suo contenuto, sia per il significato politico che assume. Le ragioni sono le seguenti:

 

1. è, probabilmente, il maggiore studioso al mondo della logica di potenza. Si è diplomato a West Point, ha fatto parte dell’Esercito e dell’Aviazione degli Stati Uniti. Ha insegnato per quarant’anni all’Università di Chicago. I suoi testi sono letture obbligatorie in tutti i corsi di International Relations almeno occidentali, e nelle Accademie militari di tutto il mondo. Non ha mai cercato o accettato impegni nell’amministrazione politica degli Stati Uniti per conservare la sua indipendenza di pensiero e la sua obiettività di studioso.

2. “Foreign Affairs” è il più importante periodico specializzato statunitense in materia di politica internazionale, e viene letto da tutta l’ufficialità politica ed economica americana ed europea.

Esso non solo pubblica l’articolo di Mearsheimer, ma lo pubblica in forma gratuita, accessibile a tutti, in modo da garantirgli la massima diffusione possibile; ciò che probabilmente implica una forma di convalida ufficiosa della posizione di Mearsheimer, o quanto meno la volontà del board di “Foreign Affairs” che l’articolo di Mearsheimer – un severo monito sui rischi della guerra in Ucraina, e implicitamente un preoccupato appello per un cambio di strategia – venga letto e preso in considerazione dai policymakers americani ed europei, e dall’opinione pubblica occidentale tutta.

3. L’articolo di Mearsheimer dunque si inserisce nel tentativo di forze statunitensi, tutt’altro che trascurabili, di favorire un mutamento nella strategia americana contro la Russia; come il recente intervento di Henry Kissinger sul “Wall Street Journal”, o la videointervista di George Beebe, Director for Grand Strategy del Quincy Institute for Responsible Statecraft, ex consigliere per la sicurezza del Vicepresidente Dick Cheney.

4. Il contenuto dell’articolo non ha bisogno di chiarimenti. Come gli è solito, Mearsheimer espone con limpidezza e semplicità argomenti strettamente concatenati. Mi limito a sottolineare alcuni punti.

5. La guerra è imprevedibile, e chi ritenga di poterla prevedere e controllare con certezza è in errore. L’imprevedibilità della guerra è una premessa teorica, esposta con la massima perspicuità da Clausewitz; e un fatto empirico illustrato da mille esempi. Ad esempio, nella II GM i tedeschi attaccarono l’Unione Sovietica perché certi di poterla sconfiggere. Concordavano con questa previsione tutti, ripeto TUTTI gli Stati Maggiori del mondo: salvo miracoli, l’Unione Sovietica sarebbe stata sconfitta. Poi l’Unione Sovietica, dopo sei mesi di sconfitte tremende, ha fatto il miracolo e ha inflitto alla Germania una sconfitta devastante.

 

6. L’interpretazione della volontà del nemico, e l’interpretazione dei fatti militari sul campo, sono sempre dubbie, soggette all’errore, e provocano reazioni, sviluppi, conseguenze imprevedibili e molto difficili da controllare. Esempio: nell’articolo, Mearsheimer correttamente individua l’origine del cambio di strategia statunitense nell’interpretazione americana degli eventi bellici: “Inizialmente, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno appoggiato l’Ucraina per impedire una vittoria russa e negoziare da posizione favorevole la fine dei combattimenti. Ma non appena l’esercito ucraino ha iniziato a martellare le forze russe, specialmente intorno a Kiev, l’amministrazione Biden ha cambiato rotta e si è impegnata ad aiutare l’Ucraina a vincere la guerra contro la Russia.

” Se è corretta l’interpretazione dell’operazione militare speciale russa proposta da “Marinus” (probabilmente il gen. Paul Van Riper, Corpo dei Marines) su “Maneuverist Papers n.22”, l’Amministrazione presidenziale e i suoi consulenti militari hanno sbagliato l’interpretazione della fase iniziale dell’invasione russa: hanno creduto che le sconfitte tattiche subite dai russi intorno a Kiev segnalassero le scarse capacità delle FFAA russe, mentre si trattava di una complessa manovra diversiva volta a fissare le truppe ucraine nel Nordovest, mentre il grosso delle forze russe si posizionava nel Sudest; una diversione ben riuscita che ha condotto all’attuale situazione sul campo, nettamente favorevole alla Russia.

Personalmente, credo esatta la lettura di “Marinus”, che peraltro coincide con la lettura del nostro gen. Fabio Mini. Da questa errata lettura della situazione sul campo, l’Amministrazione americana ha concluso che fosse possibile e vantaggioso perseguire obiettivi strategici estremamente ambiziosi, sui quali ha formalmente impegnato la reputazione e il prestigio degli Stati Uniti.

7. Quanto più a lungo dura una guerra, tanto più imprevedibili sono il suo decorso e le sue conseguenze. Questo è un semplice corollario dei due punti precedenti: con il passare del tempo, incertezza si aggiunge a incertezza, imprevedibilità a imprevedibilità, possibilità di errore e incidente a possibilità di errore e incidente.

8. A che cosa è dovuto il presente stallo della guerra in Ucraina? A mio avviso, consegue a una scelta politica russa. Da quanto si può intendere della situazione militare sul campo, già ora la Russia potrebbe sferrare un’offensiva per ottenere una vittoria decisiva sull’Ucraina, annientandone le FFAA.

La Russia sta impegnando nei combattimenti soltanto le milizie delle Repubbliche del Donbass, e i mercenari dell’Orchestra Wagner. Le truppe russe si occupano del martellamento d’artiglieria delle posizioni fortificate ucraine, e non entrano in combattimento se non occasionalmente, in formazioni ridotte. Esse hanno avuto tutto il tempo di riposarsi, ricostituirsi, riorganizzarsi, e sono insomma più che pronte all’impiego.

Le migliori truppe ucraine hanno subito perdite incapacitanti, nessun territorio ucraino preso dai russi è mai stato riconquistato stabilmente. La controffensiva annunciata dagli ucraini resta un annuncio, probabilmente perché di fatto impossibile: le migliori truppe ucraine hanno subito perdite incapacitanti, le nuove formazioni sono raccogliticce, mal addestrate, e scontano un incolmabile divario sia nella direzione operativa, sia nelle capacità combattive, sia nell’armamento a disposizione, nonostante gli aiuti occidentali.

Se la Russia non sferra già ora un attacco decisivo per annientare le FFAA ucraine, probabilmente è per due ragioni:

a) non far perdere la faccia agli Stati Uniti, provocandone una reazione estrema con l’escalation di ritorsioni a cui condurrebbe

b) attendere sia le elezioni statunitensi di midterm, sia le reazioni dei governi europei alla crisi energetica che si annuncia per l’inverno, con le gravi conseguenze politiche e sociali che innescherà.

9. In conclusione: per prevenire i gravi rischi di una escalation illustrati dall’articolo di Mearsheimer, una escalation che può sfuggire al controllo dei contendenti e condurre sino alla guerra nucleare, è assolutamente necessario che i Paesi europei più direttamente minacciati dall’escalation, e già ora più gravemente danneggiati dalla strategia americana, se ne differenzino e appoggino le forze che negli Stati Uniti tentano di correggere la rotta strategica, e di creare le condizioni minime per una trattativa tra USA e Russia. È una svolta politica difficile, ma necessario e urgente: dopo, potrebbe essere troppo tardi

 (Roberto Buffagni)

 

Giocare con il fuoco in Ucraina.

I rischi sottovalutati di una escalation catastrofica.

 John J. Mearsheimer.

I decisori occidentali paiono aver raggiunto un consenso sulla guerra in Ucraina: il conflitto si risolverà in una situazione di stallo prolungata, e alla fine una Russia indebolita accetterà un accordo di pace favorevole sia agli Stati Uniti e i suoi alleati NATO, sia all’Ucraina.

Sebbene i dirigenti istituzionali riconoscano che sia Washington sia Mosca potrebbero dare inizio a una escalation per ottenere un vantaggio o prevenire la sconfitta, danno per scontato che sia possibile evitare un’escalation catastrofica.

Pochi immaginano che le forze statunitensi finiscano per essere direttamente coinvolte nei combattimenti, o che la Russia oserà impiegare le armi nucleari.

Washington e i suoi alleati sono troppo faciloni e arroganti. Sebbene sia possibile evitare un’escalation disastrosa, la capacità dei contendenti di gestire questo pericolo è tutt’altro che certa.

 Il rischio è sostanzialmente maggiore di quanto non ritenga il senso comune. E dato che le conseguenze di una escalation potrebbero includere una guerra di grandi proporzioni in Europa, e forse anche l’annientamento nucleare, ci sono buone ragioni per preoccuparsi seriamente.

In pratica, ciò significa che gli Stati Uniti potrebbero entrare in combattimento se desiderano disperatamente vincere o impedire all’Ucraina di perdere, mentre la Russia potrebbe utilizzare armi nucleari se desidera disperatamente vincere, o se teme un’imminente sconfitta, uno scenario probabile se le forze armate statunitensi entrassero in guerra.

Inoltre, data la determinazione di ciascuna parte a raggiungere i propri obiettivi, ci sono poche possibilità di un compromesso sensato.

Il pensiero massimalista che ora prevale sia a Washington sia a Mosca dà a ciascuna parte ulteriori ragioni per vincere sul campo di battaglia, per poter dettare i termini dell’eventuale pace.

In effetti, l’assenza di una possibile soluzione diplomatica fornisce a entrambe le parti un ulteriore incentivo ad arrampicarsi in una escalation.

Ciò che si trova sui gradini più alti della scala potrebbe essere qualcosa di veramente catastrofico: un livello di morte e distruzione superiore a quello della seconda guerra mondiale.

PUNTARE IN ALTO.

Inizialmente, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno appoggiato l’Ucraina per impedire una vittoria russa e negoziare da posizione favorevole la fine dei combattimenti.

Ma non appena l’esercito ucraino ha iniziato a martellare le forze russe, specialmente intorno a Kiev, l’amministrazione Biden ha cambiato rotta e si è impegnata ad aiutare l’Ucraina a vincere la guerra contro la Russia.

Ha anche cercato di danneggiare gravemente l’economia russa imponendo sanzioni senza precedenti. In aprile, il Segretario alla Difesa Lloyd Austin ha spiegato gli obiettivi degli Stati Uniti: “Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto che non le sia più possibile fare il tipo di cose che ha fatto invadendo l’Ucraina “.

In buona sostanza, gli Stati Uniti hanno annunciato la loro intenzione di eliminare la Russia dal novero delle grandi potenze.

 

Ciò che più conta, gli Stati Uniti hanno impegnato la loro reputazione sull’esito del conflitto.

 Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha etichettato la guerra russa in Ucraina come un “genocidio” e ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di essere un “criminale di guerra” che dovrebbe affrontare un “processo per crimini di guerra “.

Proclami presidenziali del genere rendono difficile immaginare che Washington faccia marcia indietro; se la Russia prevalesse in Ucraina, la posizione degli Stati Uniti nel mondo subirebbe un duro colpo.

Anche le ambizioni russe si sono ampliate. Contrariamente a quanto si pensa in Occidente, Mosca non ha invaso l’Ucraina per conquistarla e integrarla in una Grande Russia.

 Si trattava principalmente di impedire all’Ucraina di trasformarsi in un baluardo occidentale al confine con la Russia.

Putin e i suoi consiglieri erano particolarmente preoccupati per l’adesione dell’Ucraina alla NATO.

 Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiarito sinteticamente il punto a metà gennaio, dicendo in una conferenza stampa: “la chiave di tutto è la garanzia che la NATO non si espanda verso est “.

Per i leader russi, la prospettiva dell’adesione dell’Ucraina alla NATO è, come ha affermato lo stesso Putin prima dell’invasione, “una minaccia diretta alla sicurezza russa “, una minaccia che potrebbe essere eliminata solo entrando in guerra e trasformando l’Ucraina in uno stato neutrale o fallito.

È a questo fine che, a quanto pare, gli obiettivi territoriali della Russia si sono notevolmente ampliati dall’inizio della guerra.

 Fino alla vigilia dell’invasione, la Russia si era impegnata ad attuare l’accordo di Minsk II, che avrebbe mantenuto il Donbass come parte dell’Ucraina.

Nel corso della guerra, tuttavia, la Russia ha conquistato vaste aree di territorio nell’Ucraina orientale e meridionale, e ci sono prove crescenti che Putin ora intenda annettere tutta o la maggior parte di quelle terre, il che trasformerebbe effettivamente ciò che resta dell’Ucraina in uno stato disfunzionale, monco.

Per la Russia, la minaccia oggi è ancor maggiore di quanto non fosse prima della guerra, soprattutto perché l’amministrazione Biden è ora determinata a recuperare le conquiste territoriali russe, e a menomare in modo permanente la potenza russa.

A peggiorare ulteriormente le cose per Mosca, Finlandia e Svezia stanno entrando a far parte della NATO, e l’Ucraina è meglio armata e più strettamente alleata con l’Occidente.

Mosca non può permettersi di perdere in Ucraina e utilizzerà ogni mezzo disponibile per evitare la sconfitta.

Putin sembra fiducioso che la Russia alla fine prevarrà sull’Ucraina e sui suoi sostenitori occidentali.

 “Oggi sentiamo che vogliono sconfiggerci sul campo di battaglia “, ha detto all’inizio di luglio.

 “Che dire? Che ci provino. Gli obiettivi dell’operazione militare speciale saranno raggiunti. Non ci sono dubbi su questo”.

L’Ucraina, dal canto suo, ha gli stessi obiettivi dell’amministrazione Biden. Gli ucraini sono decisi a riconquistare il territorio perso a vantaggio della Russia, inclusa la Crimea, e una Russia più debole è sicuramente meno minacciosa per l’Ucraina.

 Inoltre, sono fiduciosi di poter vincere, come ha chiarito a metà luglio il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov, quando ha affermato:

“La Russia può sicuramente essere sconfitta e l’Ucraina ha già mostrato come “. Il suo omologo americano a quanto pare è d’accordo.

 “La nostra assistenza sta facendo davvero la differenza sul campo “, ha detto Austin in un discorso di fine luglio.

“La Russia pensa di poter tenere duro più a lungo dell’Ucraina e di noi. Ma questo è solo l’ultimo della serie di errori di calcolo della Russia “.

 

In buona sostanza, Kiev, Washington e Mosca sono tutti totalmente impegnati a vincere a spese del loro avversario, il che lascia poco spazio ai compromessi.

Probabilmente, né l’Ucraina né gli Stati Uniti accetterebbero un’Ucraina neutrale; in realtà, l’Ucraina sta diventando ogni giorno che passa più strettamente legata all’Occidente.

Né è probabile che la Russia restituisca tutto, o anche la maggior parte del territorio che ha sottratto all’Ucraina, in specie perché le animosità che hanno alimentato il conflitto nel Donbass tra separatisti filorussi e governo ucraino negli ultimi otto anni sono oggi più intense che mai.

Questi interessi contrastanti spiegano perché tanti osservatori ritengano che un accordo negoziato non avverrà a breve, e quindi prevedono una sanguinosa situazione di stallo. In questo hanno ragione.

Ma gli osservatori stanno sottovalutando il potenziale di un’escalation catastrofica implicita in una lunga guerra in Ucraina.

Ci sono tre vie fondamentali verso l’escalation intrinseche alla condotta della guerra:

una o entrambe le parti scalano deliberatamente per vincere, una o entrambe le parti scalano deliberatamente per prevenire la sconfitta, oppure i combattimenti scalano non per scelta deliberata ma involontariamente.

Ciascuno dei tre percorsi potenzialmente può spingere gli Stati Uniti a entrare direttamente in guerra, o spingere la Russia a usare armi nucleari, o forse condurre a entrambe le cose.

ENTRA IN SCENA L’AMERICA.

Appena l’amministrazione Biden ha concluso che la Russia poteva essere battuta in Ucraina, ha inviato più armi, e armi più potenti, a Kiev.

L’Occidente ha iniziato ad aumentare la capacità offensiva dell’Ucraina inviando armi come il sistema di missili a lancio multiplo HIMARS, oltre a quelle “difensive” come il missile anticarro Javelin.

Nel corso del tempo, sia la letalità sia la quantità delle armi sono aumentate.

Si tenga presente che a marzo Washington aveva posto il veto a un piano per trasferire i caccia MiG-29 polacchi in Ucraina, sulla base del fatto che ciò avrebbe potuto condurre a una escalation, ma a luglio non ha sollevato obiezioni quando la Slovacchia ha annunciato che stava valutando l’invio degli stessi aerei a Kiev.

Gli Stati Uniti stanno anche pensando di dare i propri F-15 e F-16 all’Ucraina.

Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno anche addestrando l’esercito ucraino e fornendogli informazioni vitali che esso impiega per distruggere i principali obiettivi russi.

Inoltre, come riportato dal “New York Times”, l’Occidente ha “una rete clandestina di commando e spie” sul terreno, all’interno dell’Ucraina.

 Magari Washington non è direttamente coinvolta nei combattimenti, ma è profondamente coinvolta nella guerra.

E oggi manca solo un breve passo per avere soldati americani che premono il grilletto e piloti americani che schiacciano il pulsante di sparo.

Le forze armate statunitensi potrebbero essere coinvolte nei combattimenti in vari modi.

Si consideri una situazione in cui la guerra si trascina per un anno o più e non c’è né una soluzione diplomatica in vista né un percorso plausibile per una vittoria ucraina.

Allo stesso tempo, Washington desidera disperatamente porre fine alla guerra, forse perché deve concentrarsi sul contenimento della Cina o perché i costi economici del sostegno all’Ucraina stanno causando problemi politici in patria e in Europa.

In simili circostanze, i politici statunitensi avrebbero tutte le ragioni per prendere in considerazione l’adozione di misure più rischiose, come l’imposizione di una no-fly zone sull’Ucraina o l’inserimento di piccoli contingenti di forze di terra statunitensi, per aiutare l’Ucraina a sconfiggere la Russia.

 

Uno scenario più probabile per l’intervento degli Stati Uniti si verificherebbe se l’esercito ucraino iniziasse a crollare, e la Russia sembrasse destinata a ottenere una vittoria decisiva.

In tal caso, dato il profondo impegno dell’amministrazione Biden a prevenire questo esito, gli Stati Uniti potrebbero tentar di invertire la tendenza coinvolgendosi direttamente nei combattimenti.

È facile immaginare i funzionari statunitensi convinti che sia in gioco la credibilità del loro paese, e persuasi che un uso limitato della forza possa salvare l’Ucraina senza indurre Putin a usare le armi nucleari.

Oppure, un’Ucraina disperata potrebbe lanciare attacchi su larga scala contro paesi e città russe, nella speranza che una simile escalation provochi una massiccia risposta russa che finisca per costringere gli Stati Uniti a unirsi ai combattimenti.

L’ultimo scenario per il coinvolgimento americano ipotizza un’escalation involontaria: senza volerlo, Washington viene coinvolta nella guerra da un evento imprevisto che sfugge di mano.

Forse i caccia statunitensi e russi, che sono già entrati in stretto contatto sul Mar Baltico, si scontrano accidentalmente.

 Un simile incidente potrebbe facilmente degenerare, dati gli alti livelli di paura da entrambe le parti, la mancanza di comunicazione e la demonizzazione reciproca.

O magari la Lituania blocca il passaggio delle merci sanzionate che viaggiano attraverso il suo territorio mentre si dirigono dalla Russia a Kaliningrad, l’enclave russa separata dal resto del paese.

La Lituania ha fatto proprio questo a metà giugno, ma ha fatto marcia indietro a metà luglio, dopo che Mosca ha chiarito che stava contemplando “misure severe” per porre fine a quello che considerava un blocco illegale.

Il ministero degli Esteri lituano, tuttavia, ha resistito alla revoca del blocco. Dal momento che la Lituania è un membro della NATO, gli Stati Uniti quasi certamente verrebbero in sua difesa se la Russia attaccasse il paese.

O forse la Russia distrugge un edificio a Kiev, o un sito di addestramento da qualche parte in Ucraina, e uccide involontariamente un numero considerevole di americani, per esempio operatori umanitari, agenti dell’intelligence o consiglieri militari.

L’amministrazione Biden, di fronte a una sollevazione della sua opinione pubblica, decide che deve vendicarsi e colpisce obiettivi russi, il che conduce a una serie di ritorsioni tra le due parti.

Infine, c’è la possibilità che i combattimenti nell’Ucraina meridionale danneggino la centrale nucleare di Zaporizhzhya controllata dalla Russia, la più grande d’Europa, al punto da emettere radiazioni nella regione, portando la Russia a rispondere in modo proporzionale.

Dmitry Medvedev, l’ex presidente e primo ministro russo, ha dato una risposta inquietante a questa possibilità, dicendo ad agosto: “Non si dimentichi che ci sono siti nucleari anche nell’Unione europea. E anche lì sono possibili incidenti “.

Se la Russia dovesse colpire un reattore nucleare europeo, gli Stati Uniti entrerebbero quasi sicuramente in guerra.

Naturalmente, anche Mosca potrebbe istigare l’escalation. Non si può escludere la possibilità che la Russia, nel disperato tentativo di fermare il flusso di aiuti militari occidentali in Ucraina, colpisca i paesi attraverso i quali passa la maggior parte di essa: Polonia o Romania, entrambi membri della NATO.

 C’è anche la possibilità che la Russia possa lanciare un massiccio attacco informatico contro uno o più paesi europei che aiutano l’Ucraina, causando gravi danni alla sua infrastruttura critica.

Un simile attacco potrebbe spingere gli Stati Uniti a lanciare un attacco informatico di rappresaglia contro la Russia. Se l’attacco informatico riuscisse, Mosca potrebbe rispondere militarmente; se fallisse, Washington potrebbe decidere che l’unico modo per punire la Russia è colpirla direttamente.

Questi scenari sembrano inverosimili, ma non sono impossibili. E sono solo alcuni dei tanti percorsi attraverso i quali quella che ora è una guerra locale potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più grande e più pericoloso.

PASSAGGIO AL CONFLITTO NUCLEARE.

Sebbene l’esercito russo abbia causato enormi danni all’Ucraina, Mosca, finora, è stata riluttante a intensificare il suo impegno per vincere la guerra.

Putin non ha ampliato le dimensioni delle sue forze attraverso la coscrizione su larga scala.

Né ha preso di mira la rete elettrica dell’Ucraina, ciò che sarebbe relativamente facile da fare e infliggerebbe ingenti danni a quel paese.

In effetti, molti russi lo hanno accusato di non aver condotto la guerra in modo più vigoroso. Putin ha preso atto di questa critica, ma ha fatto sapere che se necessario, avrebbe dato inizio a una escalation dell’impegno russo.

“Non abbiamo ancora cominciato a fare sul serio “, ha detto a luglio, suggerendo che la Russia potrebbe fare di più, se la situazione militare deteriorasse: e lo farebbe.

E a proposito della forma terminale di escalation? Ci sono tre circostanze in cui Putin potrebbe usare le armi nucleari.

 Il primo, se gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO entrassero in guerra. Questo sviluppo non solo sposterebbe notevolmente l’equilibrio di forze militari a svantaggio della Russia, aumentando notevolmente le probabilità di una sua sconfitta, ma per la Russia significherebbe anche combattere alle porte di casa contro una grande potenza, in una guerra che potrebbe facilmente dilagare nel territorio russo.

 I leader russi penserebbero certamente che la loro sopravvivenza è a rischio, ciò che gli darebbe un potente incentivo a usare armi nucleari per salvare la situazione.

Come minimo, prenderebbero in considerazione lanci nucleari dimostrativi, per convincere l’Occidente a fare marcia indietro. È impossibile sapere in anticipo se una mossa simile porrebbe termine alla guerra, o la condurrebbe in una escalation di cui si perderebbe il controllo.

Nel suo discorso del 24 febbraio, in cui annunciava l’invasione, Putin ha chiaramente sottinteso che avrebbe impiegato le armi nucleari se gli Stati Uniti e i loro alleati fossero entrati in guerra.

Rivolgendosi a “coloro che potrebbero essere tentati di interferire “, ha detto, “devono sapere che la Russia risponderà immediatamente e ci saranno conseguenze che non avete mai visto in tutta la vostra storia “.

Il suo avvertimento non è sfuggito a Avril Haines, il direttore dell’intelligence nazionale statunitense, che a maggio aveva predetto che Putin avrebbe potuto usare armi nucleari se la NATO “interviene o sta per intervenire “, in buona parte perché ciò “contribuirebbe ovviamente a una percezione che sta per perdere la guerra in Ucraina”.

Nel secondo scenario nucleare, l’Ucraina inverte da sola le sorti sul campo di battaglia, senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.

Se le forze ucraine fossero sul punto di sconfiggere l’esercito russo e riprendersi il territorio perduto del loro paese, non c’è dubbio che Mosca potrebbe facilmente vedere questo esito come una minaccia esistenziale che esige una risposta nucleare.

 Dopotutto, Putin e i suoi consiglieri erano sufficientemente allarmati dal crescente allineamento di Kiev con l’Occidente da decidere deliberatamente di attaccare l’Ucraina, nonostante i chiari avvertimenti degli Stati Uniti e dei loro alleati sulle gravi conseguenze che la Russia avrebbe dovuto affrontare.

A differenza del primo scenario, Mosca impiegherebbe armi nucleari non nel contesto di una guerra con gli Stati Uniti, ma contro l’Ucraina.

Lo farebbe con poco timore di ritorsioni nucleari, dal momento che Kiev non ha armi nucleari, e perché Washington non avrebbe alcun interesse a iniziare una guerra nucleare.

 L’assenza di una chiara minaccia di ritorsione renderebbe più facile per Putin contemplare l’uso del nucleare.

Nel terzo scenario, la guerra si risolve in una lunga situazione di stallo che non ha soluzione diplomatica e diventa estremamente costosa per Mosca.

Nel disperato tentativo di porre fine al conflitto a condizioni favorevoli, Putin potrebbe perseguire l’escalation nucleare per vincere.

Come nello scenario precedente, in cui si escala per evitare la sconfitta, una rappresaglia nucleare degli Stati Uniti sarebbe altamente improbabile.

In entrambi gli scenari, è probabile che la Russia utilizzi armi nucleari tattiche contro una piccola serie di obiettivi militari, almeno inizialmente.

Potrebbe colpire paesi e città in attacchi successivi, se necessario.

Ottenere un vantaggio militare sarebbe uno degli obiettivi della strategia, ma il più importante sarebbe infliggere un colpo capace di rovesciare la situazione: incutere una tale paura all’ Occidente che gli Stati Uniti e i loro alleati si muovano rapidamente per porre fine al conflitto a condizioni favorevoli a Mosca.

Non c’è da stupirsi che William Burns, il direttore della CIA, abbia osservato ad aprile: “Nessuno di noi può prendere alla leggera la minaccia rappresentata da un potenziale ricorso ad armi nucleari tattiche o armi nucleari a basso rendimento “.

 

 CORTEGGIARE LA CATASTROFE.

Si può ammettere che, sebbene uno di questi scenari catastrofici possa teoricamente verificarsi, le possibilità che si realizzino effettivamente sono minime, e quindi ci sarebbe poco da preoccuparsi.

 Dopotutto, i leader di entrambe le parti hanno potenti incentivi a tenere gli americani fuori dalla guerra, e a evitare un uso del nucleare, anche limitato; per tacere di una vera e propria guerra nucleare.

Magari si potesse essere così ottimisti. In realtà, la visione convenzionale sottovaluta abbondantemente i pericoli di una escalation in Ucraina.

Anzitutto, le guerre tendono ad avere una logica propria, che rende difficile prevederne il corso. Chi dice di sapere con certezza quale strada prenderà la guerra in Ucraina si sbaglia.

 Le dinamiche dell’escalation in tempo di guerra sono tanto difficili da prevedere quanto difficili da controllare, il che dovrebbe esser di monito a coloro che sono fiduciosi che gli eventi, in Ucraina, si possano gestire.

 Inoltre, come ha riconosciuto il teorico militare prussiano Carl von Clausewitz, il nazionalismo incoraggia le guerre moderne a degenerare nella loro forma più estrema, specialmente quando la posta in gioco è alta per entrambe le parti.

Questo non vuol dire che le guerre non possano essere limitate, ma che limitarle non è facile.

Infine, dati i costi sbalorditivi di una guerra nucleare tra grandi potenze, anche una piccola possibilità che essa si verifichi dovrebbe far riflettere tutti, a lungo, sulla direzione che potrebbe prendere questo conflitto.

Questa pericolosa situazione crea un potente incentivo a trovare una soluzione diplomatica alla guerra.

Purtroppo, tuttavia, non è in vista una soluzione politica, poiché entrambe le parti si sono fermamente impegnate a raggiungere obiettivi bellici che rendono quasi impossibile il compromesso.

L’amministrazione Biden avrebbe dovuto collaborare con la Russia per risolvere la crisi ucraina prima dello scoppio della guerra a febbraio.

Ormai è troppo tardi per concludere un accordo. Russia, Ucraina e Occidente sono bloccati in una situazione terribile, senza una via d’uscita ovvia.

 Si può solo sperare che i leader di entrambe le parti gestiscano la guerra in modi che evitino un’escalation catastrofica. Per le decine di milioni di persone le cui vite sono in gioco, tuttavia, questa è una magra consolazione.

(Foreign Affairs”, 17 agosto 2022. foreignaffairs.com/ukraine/playing-fire-ukraine?fbclid=IwAR3DoBHzjXNJc6zJ39SxS-TOAN4tT6gLDf50QRcF7r3R0RBDe_tAFJfcLHo).

 

 

 

 

Perché i globalisti

unipolari odiano Putin.

 

Sfero.me – Redazione – (25-2-2022) – ci dice:

Vladimir Putin fa il suo esordio sulla scena politica mondiale il 9 agosto del 1999, quando Boris El’cin lo nomina Primo ministro della Federazione Russa.

Poco tempo dopo, in seguito alle dimissioni del Presidente El’cin del 31 dicembre 1999, Putin ricoprirà l’incarico di Presidente ad interim, per poi essere eletto Presidente nelle elezioni del 26 marzo 2000.

Putin si troverà in mano un paese economicamente devastato, politicamente in preda all’anarchia ed umiliato nel suo spirito patriottico. Come si era arrivati a questo punto?

L’ultima fase sovietica della storia russa fu guidata, com’è noto, da Michail Gorbachev, Segretario Generale del PCUS dal 1985 e Presidente dell’URSS dal 1990 al ’91. Gorbachev, l’uomo con la voglia di coca-cola sulla fronte, avviò in Russia una serie di riforme liberali (perestrojka), incoraggiato in ciò dalle potenze occidentali; queste riforme, parziali e contraddittorie, innestate in un tessuto economico collettivista, ebbero un effetto sociale declaratorio: si può cogliere una ragguardevole similitudine con le riforme che la UE impone agli stati nazionali europei non in linea con certi parametri (i famosi compiti a casa).

Il risultato fu che Gorbachev divenne popolarissimo in Occidente ma profondamente detestato in patria, nel 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di Stato a cui si oppose vittoriosamente il Presidente della Federazione Russa Boris El ’cin; ne conseguirà la dissoluzione dell’URSS e la fine della carriera politica di Gorbachev: El ’cin diverrà il Presidente di una Russia non più sovietica.

 

Il nuovo leader emerso come eroe nazionale dagli avvenimenti drammatici che segnarono la fine dell’URSS portò avanti un programma di riforme liberiste contrassegnato da privatizzazioni massicce (El ’cin aveva sempre accusato Gorbachev di non essere stato capace di attuare tali riforme), a tal fine non esiterà a reprimere brutalmente l’opposizione parlamentare.

Il liberismo selvaggio promosso da El ’cin in un contesto nazionale dove regnava il caos favorirà la concentrazione della ricchezza privata tra i cosiddetti “oligarchi” russi: questo è l’effetto del mercato lasciato libero di autoregolarsi.

 La famosa “mano invisibile” di cui parlava Adam Smith infatti, ben lungi dal garantire la convergenza dell’interesse individuale con quello collettivo, non fa altro che drenare le risorse dei tanti per concentrarle nelle mani dei pochi (sempre gli stessi).

Per di più El ’cin era un personaggio alquanto pittoresco, eccessivamente dedito all’alcol al punto da   barcollare in mondovisione durante gli incontri internazionali, era pertanto facilmente manipolabile dalle potenze della NATO che ne approfittarono per allargarsi verso est, in violazione del tacito accordo russo-americano: come gli americani sappiano rispettare i patti ce lo testimoniano i trattati firmati con Nuvola Rossa e le tribù indiane.

Ma questa situazione agevolava anche le multinazionali che avevano cominciato a spartirsi gli interessi commerciali russi, mentre sul territorio i cittadini sperimentavano le delizie del liberismo con gli oligarchi e i mafiosi russi (spesso le due figure coincidevano) che dominavano le città.

Questo era lo stato dell’arte quando Putin nell’agosto del 1999 assunse la carica di Primo ministro e pochi mesi dopo, con le dimissioni di  El ’cin, la Presidenza della Federazione Russa.

Non è questo il luogo dove ripercorrere le tappe politiche del ventennio putiniano, quello che è importante sottolineare è che fin dall’inizio del suo mandato Putin si è impegnato a ripristinare in Russia il primato dello Stato ed a ristabilire la piena sovranità del suo paese.

 A questo scopo si è adoperato a ridimensionare fortemente lo strapotere delle lobbies globali penetrate in Russia negli anni precedenti ed a restaurare il ruolo di grande potenza del suo paese nello scacchiere internazionale; mentre sul piano interno smantellava (anche con metodi sbrigativi) il potere mafioso che gli oligarchi russi avevano acquisito negli anni della presidenza El ’cin.

In poche parole ha fatto prevalere gli interessi della propria Patria e del proprio popolo, il che era più che sufficiente per suscitare l’odio dei potentati mondialisti, poiché secondo l’ideologia globalista un governante che privilegia l’interesse del proprio paese non può che essere un bieco fascista violatore dei diritti umani, un despota spietato nemico dell’Occidente “libero” e “democratico”.

 Il fatto che il popolo russo apprezzasse e apprezzi Putin enormemente di più di quanto non abbia mai apprezzato El ’cin e Gorbachev non ha mai scalfito le certezze dei potentati occidentali che non hanno mai smesso di aizzare i loro cani da riporto (i professionisti dell’informazione) ad una campagna calunniosa e demonizzante (reductio ad hitlerum) nei confronti del leader del Cremlino.

 

Del resto la visione politica di Putin non contempla la concezione di un mondo unipolare come invece è prefigurato nei deliri di onnipotenza dei globalisti e ciò fa del leader russo il principale ostacolo alla realizzazione del progetto di NWO.

 La suggestione di un mondo unipolare dove tutti i popoli debbano condividere istituzioni e valori (occidentali) sorge dopo la caduta del comunismo sovietico, in origine il progetto era concepito come l’allargamento del modello liberaldemocratico a tutto il pianeta sotto la guida dello stato egemone, gli USA.

Ma progressivamente questo disegno, sostanzialmente politico, si trasforma in un piano di riprogrammazione antropologica dell’umano.

Ciò avviene quando la conduzione del progetto unipolare passa dal potere pubblico a quello delle élites  private; le grandi corporations  finanziarie, commerciali e tecnologiche, attraverso la sperimentazione e l’affinamento di quelle tecniche atte a conseguire nelle masse una modificazione della percezione della realtà, già utilizzate nella pubblicità, nei media e nei social, si   rendono conto di poter implementare gli stessi metodi non soltanto allo scopo di incrementare i profitti ma con il  fine assai più ambizioso di forgiare l’intera umanità mediante la creazione di un immaginario unico, facendo vivere gli esseri umani dentro una matrix  da loro ideata e scissa dalla realtà.

 

Questo nuovo immaginario ha effettivamente pervaso l’intero Occidente e oltre, ma incontra difficoltà ad oltrepassare l’ex cortina di ferro e si infrange di fronte alla forza cationica rappresentata da Putin.

Il socialismo reale non era riuscito a sprigionare quella carica antropologicamente dissolutrice che la democrazia liberale con il suo edonismo ed individualismo aveva impresso in Occidente.

L’implosione del comunismo ha pertanto consentito il riemergere di un’umanità ancora integra, sufficientemente corazzata contro i deliri prometeici di una società liquida affetta da nichilismo terminale.

Così in Russia dopo la parentesi Gorbachev-El ’cin, che aveva dato l’illusione ai potentati occidentali di poter facilmente colonizzare l’ex impero sovietico, l’emergere di uno statista come Putin frustra i disegni coltivati nelle centrali delle oligarchie mondialiste.

 

Ma la distanza irriducibile tra Putin e i suoi nemici non può essere circoscritta ad un comune conflitto politico tra potenze rivali; la weltanschauung putiniana è inconciliabile con la visione globalista predicata dalle oligarchie transnazionali, tanto più che tale differenza si è ormai riposizionata da un piano politico-filosofico a quello etico-antropologico.

Putin è pienamente consapevole del ruolo catecontico che ha assunto a livello planetario e di come ciò lo ponga in aperta contrapposizione con l’establishment  mondialista:

E’ mio dovere attaccare il Nuovo Ordine Mondiale per aver fatto degradare i “valori della famiglia”. La società sadica di de Sade e le basi del pensiero antinaturale-morale-etico-logico. Come capo di stato mio dovere mantenere i valori tradizionali e i valori della famiglia tradizionale. Perché i matrimoni dello stesso sesso non produrranno alcun bambino. Dio ha deciso e dobbiamo preoccuparci per il tasso di natalità nel nostro paese. Dobbiamo rafforzare le famiglie”.

(controinformazione.info/putin-e-mio-dovere-attaccare-il-nuovo-ordine-mondiale-per-aver-fatto-degradare-i-valori-della-famiglia/)

Il costituire Putin un argine al sovvertimento metafisico patrocinato da un NWO che pretende di negare l’essenza e l’esistenza di un ordine naturale, razionale, morale e antropologico è la ragione primaria dell’odio rabbioso ed isterico che le élites nutrono nei confronti dello Zar.

Poiché il fine ultimo di questi poteri luciferini, ancor prima dell’arricchimento materiale e del dominio sui popoli, è l’instaurazione di un ordine antiumano.

La nuova costituzione russa, voluta da Putin e approvata con referendum nel 2020, riassume la concezione politica, antropologica e spirituale che il presidente russo ha propugnato nel suo ventennio di leadership e si configura in tutti i suoi articoli come l’opposto speculare dei “nuovi diritti” esaltati dal progressismo globalista.

 

L’Occidente negli ultimi secoli non ha fatto che rinnegare sé stesso, le proprie tradizioni, disconoscere i fondamenti metafisici della sua stessa civiltà (che poi è la civiltà tout court), con una accelerazione impressionante registratasi negli ultimi decenni. I principi di Dio, Patria e Famiglia, sui quali si è incardinata per millenni la società umana, sono stati derisi, demoliti ed espulsi dall’orizzonte culturale contemporaneo perché considerati incompatibili con una concezione moderna e progressiva della società e sostituiti dai nuovi “luminosi valori”: LGBT, gay marriage, aborto senza limitazioni, eutanasia, utero in affitto, gender, accoglienza incondizionata, raccolta differenziata, lotta al riscaldamento globale e alle emissioni di Co2, vaccini for ever.

 

Ebbene è proprio su quei principi che dalle democrazie liberali vengono ritenuti superati che è imperniata la nuova Costituzione russa.

Essa contiene un riferimento esplicito alla fede cristiana del popolo russo (ciò che la UE ha rifiutato sprezzantemente di inserire nel proprio Trattato) che è parte integrante dell’identità nazionale;

viene valorizzata la lingua russa come idioma ufficiale della federazione e ribadito il principio di sovranità nazionale laddove si riafferma la priorità della Costituzione e della legge russa sul diritto internazionale (contro l’ideologia no border dei “diritti umani”); viene fissato il concetto di famiglia naturale (la famiglia sic et simpliciter) come unione tra uomo e donna che potranno diventare padre e madre (e non genitore 1 e genitore 2 come farneticano i sociopatici della UE).

(ricognizioni.it/dio-patria-e-famiglia-la-costituzione-piu-bella-del-mondo-e-quella-di-putin/)

 

Anche di fronte al fenomeno Covid si registra un approccio radicalmente diverso da parte di Putin.

In Russia non c’è mai stato un lockdown rigido come l’abbiamo conosciuto in larga misura in Occidente, le restrizioni sono state estremamente blande e in buona parte soltanto teoriche (l’amuleto mascherina era un optional anche in luoghi chiusi).

Già il mese scorso Putin ha peraltro annunciato la fine di gran parte delle limitazioni vigenti ripristinando quella normalità che in Occidente si vorrebbe cancellare per sempre.

Questa politica non ha causato la decimazione della popolazione, il numero dei morti è inferiore a quello dei paesi europei; naturalmente tutto ciò è sistematicamente ignorato dai media occidentali impegnati a dispensare terrore e ad invocare restrizioni sempre più rigide.

È l’effetto matrix di cui parlavamo sopra. I popoli dell’Occidente progressista socialista (Dem Usa) vivono ormai in una bolla psichica nella quale sono indotti a crogiolarsi; nel mondo dei diritti inalienabili è stata sufficiente la paura per una sindrome parainfluenzale a far rinunciare alle libertà più elementari.

Gli intellettuali progressisti, vestali della Costituzione e dei diritti umani, sono i primi ad auspicare le misure più coercitive, poiché prima viene la salute!

Il culto idolatrico per la mera sopravvivenza biologica promosso da questo culturame asservito e prezzolato (di autoproclamati scienziati e sedicenti intellettuali) è purtroppo la cifra di un mondo prigioniero della codardia e della superstizione.

 Come altro si potrebbe definire il comportamento di chi sta in auto da solo con la mascherina sul viso?

 E non è superstizione l’attesa messianica di un vaccino salvifico da somministrare omnibus hominibus quasi si trattasse di un rito di espiazione collettiva piuttosto che di uno strumento di prevenzione per i più fragili?

 

No, vi state sbagliando!

 Il vero problema non sono coloro che hanno elaborato questo esperimento sociale e messo su questa tragicomica sceneggiata.

Loro perseguono i loro obiettivi che sono economici, biopolitici, transumanisti, ma il vero problema sono le masse, o buona parte di esse, che hanno accettato con devozione e sollievo il totalitarismo sanitario che è stato loro imposto.

 Ligi ad eseguire i riti della nuova religione sanitaria (mascherine, igienizzazione, distanziamento), zelanti verso i trasgressori che attentano al bene pubblico: “il lockdown è per il nostro bene” si ripetono mentalmente da soli quando non sono di fronte alla TV che glielo ricorda; i diritti, la libertà? 

Cosa vuoi che siano di fronte al rischio per la salute? Già, il loro terrore è di perdere questa miserabile vita (che non è il naturale timore per la morte): è lo stato d’animo che pervade l’uomo moderno, l’uomo che ha introiettato la sentenza di Nietzsche, “Dio è morto!”, e non gli resta altro che aggrapparsi alla “nuda vita” (Agamben). Questo è l’uomo occidentale.

Il Presidente della Tanzania ha rifiutato i vaccini offertigli dall’OMS e non ha mai imposto un lockdown al suo popolo; il suo ministro della salute, una donna, ha mostrato un intruglio di erbe che a suo dire curerebbe il Covid.

I grandi giornali italiani l’hanno subito descritta come una fattucchiera tribale (ma loro non sono razzisti né sessisti!): guai a non adeguarsi al pensiero unico, ora anche sanitario.

Sono gli stessi giornali che magnificano le virtù taumaturgiche della mascherina; sì, proprio loro che hanno come editori quelli che le mascherine hanno l’appalto di produrle, e poco importa se prima d’ora si erano sempre occupati di automobili e di trattori.

A ben guardare, le restrizioni, il lockdown, il panico, la fede nel vaccino, la coscienza che “nulla sarà come prima”, sono psicosi appannaggio del solo mondo occidentale.

 Se i media e gli scienziati non stessero sul libro paga delle oligarchie dominanti forse si chiederebbero il perché.

Bill Gates, il profeta che ci vuole salvare tutti con il suo vaccino (mentre continua a predicare che il più impellente problema del pianeta è la sovrappopolazione), ci ha consigliato di recente un’alimentazione a base di carne sintetica, magari con un contorno di insetti proteici:

è un dovere morale se si vuole combattere la crisi climatica provocata dalle emissioni di Co2 provenienti dal settore agricolo.

Preparatevi dunque al prossimo psicodramma collettivo. Sì perché dopo il virus la futura imminente calamità “naturale”, già programmata nelle centrali del potere, sarà la lotta al riscaldamento globale: l’UE, com’è noto, si è già mobilitata, anche il governo Draghi ha risposto “presente!”.

Del resto se Dio è morto qualcuno dovrà pure occuparsi di questioni dalla portata universale come il clima.

 

Alla luce di tutto questo i tanti bravi cittadini praticanti devoti del verbo salutista e osservanti delle disposizioni liberticide del neo-regime della biosicurezza dovrebbero chiedersi perché mai temere la perdita della vita se l’alternativa è una vita di merda.

Ma nella Matrix City in cui vivono non si è programmati per porsi delle domande e tanto meno per darsi delle risposte (con buona pace di Marzullo).

 

 

 

Joachim Hagopian, Epic Crossroads:

Pathway to Armageddon or Defeating

the Deep State Cabal in Ukraine.

Jameshfetzer.org- Blog di James Fetzer - Gioacchino Hagopian – (7 novembre 2022) – ci dicono: 

                                                                   

Le élite dominanti hanno manipolato la guerra in Ucraina per contribuire a raggiungere l'attuale tragico finale di partita, incolpando convenientemente la figura dell'opposizione demonizzata e potenzialmente controllata che l'Occidente ama odiare – Vladimir Putin.

Non appena le élite si sono rese conto che l'olocausto del vaccino non stava uccidendo abbastanza della popolazione globale abbastanza velocemente per i loro gusti malati, la magia nera ha vistosamente preso il via, e proprio al momento giusto per monopolizzare tutta l'attenzione pubblica e l'attenzione esclusivamente sull'Ucraina, con la propaganda dei media occidentali in overdrive per dipingere la falsa percezione di uno scenario Davide contro Golia, interpretato dall'attore Volodymyr Zelensky, reginetta del dramma, ha interpretato l'eroica figura sfavorita, che coraggiosamente si erge a nome di "tutte le democrazie occidentali ovunque", combattendo valorosamente il suo non provocato, grande demone cattivo della Russia dell'invasore Putin, nel disperato tentativo di resuscitare la falsità di un secondo impero imperialista sovietico.

Questa falsa strategia narrativa ininterrotta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, di bugie propagandistiche non fallisce mai e, ancora una volta, la stessa popolazione ingannata e stupida che è prontamente caduta per la falsa pandemia e la morte genocida per omicidio farmaceutico, ancora una volta è caduta nelle stesse bugie assurde senza sosta, manipolando gli sciocchi per "difendere l'Ucraina" inviando i loro soldi insieme all'Occidente inviando miliardi in armi e aiuti, scorte di armi in esaurimento critico, alla nazione più corrotta di tutta Europa, e forse del mondo – l'Ucraina che funge da "parco giochi del diavolo" delle élite.

La stragrande maggioranza dei contributi mondani ha solo alimentato le casse dei gangster corrotti del banchiere centrale noti come mafia Khazariana, dove anche per ammissione dei media mainstream, la maggior parte delle armi spedite in Ucraina finiscono vendute sul mercato nero e sul dark web a organizzazioni criminali nefaste e attori statali.

Eppure le suicide sanzioni occidentali e gli effetti bellici del disegno globalista hanno effettivamente tagliato la fornitura mondiale di grano dalla Russia e dall'Ucraina come due dei principali produttori di cereali del pianeta di semi di girasole / olio, soia, mais, grano e orzo - tutti destinati a morire di fame e uccidere milioni se non miliardi di persone in tutto il mondo.

 

In queste elezioni di medio termine negli Stati Uniti, la prima volta che si tiene su un'eclissi lunare di luna di sangue, l'ultima eclissi lunare da tre anni, l'umanità si trova a un monumentale bivio cruciale.

No, non si tratta di eleggere un gruppo di democratici o repubblicani al Congresso, perché se c'è qualcosa che abbiamo imparato nella nostra vita, è che la stessa élite di potere controlla ogni antiquato sistema bipartitico su questa terra, che si tratti dei democratici o del GOP, del partito laburista contro conservatore del Regno Unito, liberale contro conservatore e così via fino alla nausea con lo stesso vecchio sistema malvagio occupato dagli stessi guardiani prescelti che servono gli stessi diavoli burattinai che hanno sempre stato in carica e in controllo.

 

Sebbene il conflitto ucraino segni la fine del potere occidentale e dell'egemonia unipolare degli Stati Uniti, va ben oltre quelle pietre miliari significative.

 In effetti, l'élite dominante ora ha paura di perdere il potere e il controllo globale finale, poiché tutte le loro biglie sono sull'Ucraina che vince a tutti i costi.

Se Zelensky e Kiev crollano, lo stesso vale per i loro burattini in Occidente che seguono gli ordini dei loro padroni, anche se ciò significa la caduta dell'intera civiltà occidentale.

Sebbene l'élite globale possa essere composta principalmente da importanti dinastie nobiliari e di linea di sangue dell'Occidente, principalmente Europa e Nord America, questi controllori planetari non sono fedeli a nessuna regione, nazione o popolo, ma solo alla propria autoconservazione e al loro potere inestinguibile a tutti i costi umani.

Questo crocevia fondamentale a cui si fa riferimento nel titolo di questo articolo è la scelta tra un percorso che è indubbiamente difficile ma che sostiene la vita e preserva la vita, mentre l'altro è la strada per l'inferno, la morte e la distruzione.

 In questi tempi epici che stiamo vivendo, questa è la scelta definitiva che tutti noi vivi oggi stiamo affrontando, che ci piaccia o no, consapevoli o ignari.

O lottiamo contro la tirannia per una vita migliore e più sicura sia per noi stessi che per le generazioni a venire, o semplicemente accettiamo la morte per genocidio.

Questa presentazione coprirà principalmente, in particolare, come le élite globali hanno messo praticamente tutte le loro uova in un unico paniere, e non è il coniglietto pasquale, né Babbo Natale, né la decima cristiana e sicuramente non l'altro cesto "Great Reset" di Klaus Schwab.

Il fulcro del procedimento è la realtà che tutto ciò per cui l'élite ha lavorato nel suo tirannico schema di acquisizione globale è in gioco se la sopravvivenza del suo impero anglo-americano-zio gestito dai signori della mafia Khazariana del cartello bancario Rothschild precipita nella sconfitta dell'Ucraina.

 L'impegno disperato della cabala che mette tutte le sue biglie su una vittoria in Ucraina sta facendo di tutto per evitare la piena esposizione del suo "parco giochi del diavolo" che è l'antica Khazaria trasformata in Ucraina moderna.

In conclusione, la cabala criminale genera la maggior parte delle sue entrate dal crimine organizzato, e l'Ucraina è stata il centro del traffico europeo di droga, armi, organi umani e bambini.

Dal momento che l'esercito russo ha chiuso i bio-laboratori finanziati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dell'Ucraina e ha fatto un'enorme ammaccatura nello sradicare i suoi trilioni di denaro riciclato nel crimine organizzato, questo è esattamente il motivo per cui i controllori della linea di sangue stanno giocando le loro stesse vite sulla vittoria in Ucraina, cosa che chiaramente non sono, e rischiano di perdere tutto e, proprio per questo motivo, sono pronti a far precipitare l'umanità giù dalla scogliera nucleare.

Così, i burattini della cabala negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell'UE, nella NATO e in Israele sanno tutti che i loro sono in gioco se la loro guerra collettiva in Ucraina viene persa dalla Russia.

Le dinastie di controllo che adorano Lucifero si rendono conto che tutto ciò per cui hanno lavorato così duramente – il loro unico controllo del governo mondiale è in gioco se l'Ucraina cade, e se Kiev cade, così fa il loro intero Impero Khazariano sul pianeta.

La scorsa settimana, il deputato russo Andrei Isayev su Russia-1, il canale mediatico statale più seguito, ha dichiarato:

Le strutture economiche europee protesteranno trasferendo la loro produzione e spostando i loro capitali in Cina, America e altri paesi in cui è favorevole operare.

 E l'idiozia che si è impadronita delle élite anglo-americane comincerà finalmente a disfarsi notevolmente.

Questo politico russo sa che la guerra dell'Occidente in Ucraina è una proposta perdente sia per le imprese occidentali che per i cittadini.

Con questo conflitto inscenato in Ucraina, la demolizione controllata dell'intero Occidente è attualmente in procinto di essere distrutta dal disegno globalista, e la caduta della civiltà occidentale sarà completa.

 La tempesta perfetta di crisi mortali della cabala criminale ha lo scopo di spopolare drasticamente il pianeta terra, in particolare colpendo i continenti più ricchi che contengono maggioranze bianche cristiane e le più grandi classi medie.

Secondo l'agenda della mafia Khazariana, le nazioni occidentali come Stati Uniti, Regno Unito ed Europa occidentale sono destinate a subire le più pesanti perdite economiche e umane in una potenziale terza guerra mondiale nucleare innescata dal conflitto ucraino, presto raggiunto da un fronte di guerra orientale separato a Taiwan quando la Cina farà la sua mossa sulla capitale globale dei microchip Taipei.

Il luogo di nascita dell'Impero Khazariano è l'antico Khazaro che ora è il campo di battaglia devastato dell'Ucraina, e l'élite globalista unipolare ha contato sulla sconfitta russa in Ucraina e sul successivo cambio di regime a Mosca.

La maggioranza ebraica ashkenazita residente in Israele ha infatti contato sulla creazione di una seconda patria ebraica in Ucraina, e per molti in Israele sarebbe il loro ritorno ancestrale a casa, a differenza di Israele.

La continuità del controllo planetario assoluto include il ripristino dell'antico Impero Khazariano fiorente sia in Ucraina che nel vicino Khazariano dell'Ucraina, il Kazakistan, dove la loro moderna capitale globalista Astana è stata costruita come quartier generale mondiale degli Illuminati.

Tuttavia, tutto potrebbe essere perduto se il nazionalista russo Putin riuscisse a conquistare la patria storica dell'Impero Khazariano.

Quello che stiamo vedendo nelle ultime settimane nel diluvio di atti terroristici contro la Russia, in realtà, è la conferma della disperazione della cabala.

Prima è arrivato il tentativo di assassinio intenzionale ma fallito sulla vita del nazionalista russo, definito spregiativamente come "il cervello di Putin", Aleksandr Dugin, ma invece sua giovane figlia giornalista è diventata tragicamente una martire russa con l'esplosione di un'autobomba terroristica dell'intelligence ucraina alla fine di agosto vicino a Mosca, come il primo terrorista sparato attraverso la prua, senza dubbio dato il via libera dall'Occidente.

Il terrorismo internazionale ha preso una svolta drammatica un mese dopo con l'esplosione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 dalla Russia alla Germania il 26 settembre. Esimo.

 Questo attacco non è stato certo l'Ucraina ad agire da sola, ma chiaramente in combutta con sabotatori implicati sia dagli Stati Uniti che dal Regno Unito, anche se recentemente la Russia ha concluso che si è verificato a causa della Royal Navy britannica.

La prova di un'ulteriore colpevolezza arriva dalla Russia che chiede una risposta al messaggio intercettato dell'ex primo ministro britannico Liz Truss al segretario di Stato americano Antony Blinken, che affermava in modo concreto:

"È fatta", pochi istanti dopo che i gasdotti Nord Stream 1 e 2 sono stati fatti saltare in aria.

Ciò dimostra virtualmente che l'impero anglo-americano era colpevole di distruggere la fonte tedesca di combustibile invernale per riscaldare sia le case che le fabbriche.

Il ministero della Difesa russo sta individuando il Regno Unito, certo che la Royal Navy britannica sia stata coinvolta sia nel complotto che nell'esecuzione della distruzione dell'oleodotto.

Poi pochi giorni dopo, l'8 ottobre, esimo l'ennesimo attacco terroristico destinato a distruggere l'orgoglio e la gioia di Putin – il ponte più lungo del mondo che collega la sua Crimea annessa nel 2014 con la terraferma russa.

Questa aggressione indica ancora una volta una collusione congiunta tra i governi di Gran Bretagna e Ucraina.

Meno di sei mesi prima, nell'aprile 2022, le prove dimostrano che gli ufficiali dell'intelligence britannica hanno escogitato un elaborato piano per far saltare in aria il ponte di Kerch che in seguito sarebbe stato eseguito da più servizi di intelligence SBU dell'Ucraina.

Poi è arrivata la continua minaccia del terrorismo nucleare sotto falsa bandiera che incolpa Putin come l'incendiario dietro una cinetica terza guerra mondiale nucleare che ha dominato i titoli dei giornali per settimane per tutto ottobre.

 Mentre le accuse della Russia e dei giornalisti dei media indipendenti come me coprivano la preponderanza di prove che indicavano l'Ucraina e l'Occidente come colpevoli di una potenziale bomba nucleare sotto falsa bandiera, Zelensky, i suoi alleati occidentali e la stampa corporativa hanno anche saturato i media con un imminente presunto attacco nucleare da parte della Russia per incolpare l'Ucraina. Per molte settimane il mondo intero è stato nervosamente vicino all'orlo della distruzione. Mai prima d'ora l'umanità è stata più in pericolo di annientamento nucleare.

Gli Stati Uniti e il Regno Unito come due terzi dell'impero anglo-americano-zio gestito dalla mafia Khazariana (cioè, i soliti sospetti della linea di sangue guidati dal cartello bancario centrale Rothschild) sono stati ripetutamente implicati congiuntamente in atti di terrorismo nelle esplosioni dell'oleodotto, nel terrorismo del ponte di Kerch, settimane di minacce di terrorismo tattico sotto falsa bandiera nucleare e ora l'attacco terroristico dei droni recentemente fallito contro la flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli.

 Tutti questi attacchi terroristici USA-Regno Unito contro le forze di Mosca stanno aumentando, chiaramente intesi a provocare alla fine la Russia a vendicarsi non solo contro Kiev, ma direttamente contro l'Occidente, il Regno Unito in particolare.

Una miccia nucleare accorciata è ora accesa di fronte alla politica di M.O. dell'Occidente nei confronti della Russia con provocazioni senza sosta e palesi aggressioni, tentando deliberatamente di suscitare la rappresaglia di Putin per fornire la scusa USA-UK-NATO-ZIO per entrare in guerra mondiale contro la Russia.

È più che ovvio che i mafiosi Khazariani che agiscono patologicamente in tutto il panorama geopolitico hanno volontariamente creato una giungla internazionale senza legge, determinati a giocare secondo il proprio insieme di regole inventate, apparendo pronti a portarlo al livello successivo - facendo saltare in aria il mondo in un Armageddon nucleare terroristico.

Non è nemmeno un caso che mentre gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno intenzionalmente aumentato le tensioni nucleari, il Pentagono ha aumentato la sua soglia nucleare l'ultima settimana di ottobre per includere il lancio di armi nucleari contro minacce non nucleari.

Questa politica nucleare statunitense rivista non si astiene più dai primi attacchi preventivi, alzando esponenzialmente la posta in gioco contro i nemici nucleari designati Russia e Cina su due fronti della terza guerra mondiale in Ucraina e presto a Taiwan.

L'Occidente manca di tecnologia di guerra ipersonica, è significativamente indietro nel raggiungere le armi scalari della Russia e non ha una difesa in grado di eguagliare la Russia o la Cina, tanto meno affrontarle entrambe allo stesso tempo. La flotta navale statunitense può essere facilmente sterilizzata con la tecnologia di disturbo delle potenze orientali.

Inoltre, gli Stati Uniti stanno affrettando l'ordine di consegna di un arsenale nucleare B61 appena ricostruito in Europa previsto per le vacanze il mese prossimo in previsione dell'accensione della terza guerra mondiale entro o durante il nuovo anno 2023.

Ciò che è chiaro è che il Grande Reset delle élite è stato meticolosamente co-programmato contemporaneamente con l'implosione di un'economia globale insostenibile e in bancarotta e il trampolino di lancio per il conto alla rovescia per l'Armageddon nucleare Occidente contro Oriente.

L'élite dominante ha ordinato ai suoi burattini occidentali di emettere sanzioni suicide contro la Russia mentre si gettava a capofitto nella follia nucleare della guerra mondiale contro le potenze orientali che possiedono sia la superiorità economica che militare sull'Occidente, su cui ovviamente i controllori informati contano tutto.

 L'élite ha pianificato la distruzione della civiltà occidentale per molti anni, distruggendo le ricche classi medie di caucasici cristiani residenti nei tre continenti più ricchi della terra come il necessario trampolino di lancio globalista verso una governance mondiale, una griglia di controllo super-sorvegliante digitalizzata e l'espansione della schiavitù delle città intelligenti della Belt and Road guidate dal PCC.

Se Putin e Xi agiscono come opposizione controllata dalla City di Londra rimane alla fine da incerto a probabile.

Oltre a tutto questo, il Centro di comando e controllo del Delta (Cia) degli Stati Uniti responsabile degli obiettivi strategici e tattici militari dell'Occidente e delle missioni di combattimento sul campo di battaglia ucraino, incluso il dispiegamento di truppe e attrezzature, sono stati recentemente violati dall'intelligence militare russa.

Questo livello grossolano di incompetenza messa in scena "come sopra, così sotto" è così palesemente ovvio con un comandante in capo degli Stati Uniti incapace di mettere insieme una singola frase pronunciata che abbia un senso intelligibile.

Quindi, è giusto, naturalmente, che il cervello strategico dietro tutte le operazioni militari statunitensi in Ucraina abbia appena rivelato i principali segreti militari dell'Occidente.

Dopo tutto, la stessa leadership militare che ci guida lungo il sentiero del giorno del giudizio in Ucraina è responsabile di aver umiliatamente perso la guerra più lunga della storia americana in Afghanistan l'anno scorso.

Per disegno globalista, dopo 20 anni di sprechi e fallimenti, Biden e il suo segretario alla Difesa Lloyd Austin hanno consegnato tutta la capacità bellica degli Stati Uniti al nemico talebano.

 Che la stessa forza combattente degli Stati Uniti guidata dagli stessi traditori statunitensi stia ora andando testa a testa contro Russia e Cina su più fronti di guerra non è altro che la configurazione globalista per la drammatica caduta suicida dell'Occidente.

Ancora una volta, tutto è stato pianificato e coreografato dall'élite satanica per distruggere l'Occidente nella sua "tempesta perfetta" di crisi mortali che ogni giorno incombe più letale con il confronto nucleare che arriva prima o poi.

Inoltre, in risposta alle costanti provocazioni occidentali progettate per portare all'olocausto nucleare, e al ministro della Difesa russo Shoigu che afferma che la NATO ha ammassato 30.000 truppe lungo il confine occidentale della Russia, la Russia ha ora schierato missili ipersonici MiG-31K lungo il suo lato del confine europeo come chiara dimostrazione di forza per contrastare qualsiasi aggressione la NATO scelga dopo.

Ancora una volta, è probabile che l'Occidente venga presto annientato, proprio come il sito web sul commercio di armi MIC deagel. comper anni ha previsto una popolazione statunitense di soli 65 milioni entro il 2025, un incredibile spopolamento dell'80%.

Ogni singolo giorno sembra che ci stiamo rapidamente avvicinando sempre più all'inferno sulla terra che si avvera.

Come per cementare l'inevitabile, parlando con i media televisivi cechi, Volodymyr Zelensky ha detto la scorsa settimana che nessuno dovrebbe avere paura della possibilità di una guerra nucleare.

La CBS riferisce che un recente studio conclude che una guerra nucleare USA-Russia ucciderebbe più di 5 miliardi di persone, per lo più per fame.

Tutti questi allarmanti indicatori DEFCON-3 predicono che i burattini occidentali ci fanno tutti in crociera per un livido militare, mentre la Russia si prepara a sferrare il colpo letale.

Eppure tutta l'umanità soffre per il grave esito di questo disastro ferroviario in fuga.

Poi il più recente atto di aggressione terroristica occidentale avvenuto una settimana fa con gli attacchi dei droni alla base navale russa di Sebastopoli in Crimea sul Mar Nero, sempre con prove chiare legate al coinvolgimento del Regno Unito.

Nello stesso momento in cui l'Occidente attraverso gli Stati Uniti e il Regno Unito sta intensificando la sua serie in corso di atti palesi di terrorismo che prendono direttamente di mira la Russia, recenti resoconti dei media rivelano che Biden ha schierato un contingente di 4.700 soldati del mondo 101 San Aviotrasportato Divisione che partecipa entro tre miglia dal confine ucraino in esercitazioni di combattimento congiunte con la Romania, membro della NATO, pronta ad andare in diretta in qualsiasi momento.

 E ora l'ultimo mostra le prove che gli stivali dei GI americani sono sul terreno all'interno dell'Ucraina, secondo quanto riferito per garantire che tutte le armi statunitensi inviate negli ultimi nove mesi raggiungano le destinazioni militari di Kiev.

Nel frattempo, tre mesi fa, la CBS ha rivelato che almeno il 70% di tutte le scorte di armi quasi esaurite dell'Occidente spedite in Ucraina stanno in realtà finendo sull'enorme mercato nero e sul dark web, vendute a varie bande criminali e organizzazioni terroristiche come l'ISIS.

Il noto analista militare in pensione, il colonnello Doug MacGregor, mette in dubbio questa spiegazione come uno stratagemma fasullo per aver aspettato passivamente nove mesi per fare finalmente qualcosa, mentre per molti mesi si sapeva che miliardi di armi statunitensi erano stati persi senza alcuna azione intrapresa da Washington per correggere la situazione.

 Quindi, aspettare fino ad ora per inviare improvvisamente truppe americane è altamente sospetto, e una povera scusa fragile che ci avvicina molto di più a una terza guerra mondiale cinetica.

Ricordiamo che il bugiardo cronico Biden ha promesso che nessuna truppa americana sarebbe mai stata schierata sul terreno in Ucraina.

A proposito di bugiardi, con la cabala bugiardo guerrafondaio della cabala, David Petraeus, un paio di giorni prima, dichiarando che gli Stati Uniti da soli, senza la NATO, potrebbero inviare soldati statunitensi in Ucraina, è molto chiaro che l'intento dei neoconservatori di Washington è quello di giustificare il dispiegamento di "una coalizione di volenterosi" come "una forza multinazionale" per combattere i russi sul suolo ucraino.

Temendo che la Russia farà progressi decisivi raggiungendo guadagni strategici irreversibili durante le settimane più fredde a venire, ora che la mobilitazione di 300.000 soldati di Putin è completa, e i 100.000novizi coscritti e non addestrati dell'Ucraina ora inviati come carne da cannone sui campi di battaglia per sostituire freneticamente l'enorme tasso di logoramento dell'Ucraina di soldati caduti già uccisi in azione, chiaramente è tempo di disperazione, quindi le forze occidentali schierate ora in Ucraina sono una chiara indicazione che gli Stati Uniti stanno ora combattendo una guerra mondiale contro la Russia a propulsione nucleare per pura disperazione che le élite che spingono la guerra sono messe in un angolo scagliandosi con poco da perdere.

Ecco quanto siamo vicini a perdere tutte le nostre vite o a vincere la guerra tra il bene e il male. La seconda opzione è la nostra unica opzione.

Questo è solo il precursore per il prossimo invio "della coalizione dei volenterosi", tra cui altri 30.000soldati della NATO lungo i confini russo e bielorusso, come riportato una settimana fa dalla Tass, pronti a unirsi alla mischia del cazzo guidata dalla già attiva presenza militare statunitense che combatte in Ucraina, seguendo un modello simile al coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra siriana.

Solo che questa volta porta una posta in gioco molto più disastrosa. Ma poi una calda terza guerra mondiale nucleare agisce come una componente aggiuntiva significativa all'arsenale illimitato della cabala di armi di distruzione di massa mortali che attualmente attaccano l'umanità per spopolare radicalmente la terra entro il prossimo anno o giù di lì. La cabala ha orchestrato la sua massiccia moria umana ora in lavorazione.

Questa terribile condizione umana che si verifica oggi riflette uno stato di entropia instabile, in attesa di collasso, grave privazione morale e distruzione globale pervasiva perché la struttura di potere che risale a millenni fa è stata governata dalle stesse linee di sangue psicopatiche basate su un paradigma di scarsità di risorse e una falsa fallacia malthusiana di sovrappopolazione in competizione per risorse in declino e esaurite.

Finché questa visione del mondo viene propagata dall'élite dominante per giustificare la sua storia sanguinosa, incluso il genocidio di oggi, indipendentemente da qualsiasi "nuovo e migliorato" rilancio di questo percorso "insostenibile", pesantemente battuto, la struttura di potere esistente oggi non appare diversa dalla struttura di potere esistente durante i tempi antichi, perché la storia dimostra sempre che la vita sulla terra consiste in un ciclo infinito di ripetizione "uguale al vecchio capo" di spietato, Potere brutale e psicopatico, nonostante varie civiltà vadano e vengano, se sono sempre gestite dalle stesse linee di sangue genetiche ininterrotte di predatori bellicosi il cui programma è sempre quello di preservare lo status quo, le dinamiche raramente se non mai cambiano e la stessa piccola manciata di abbienti mantiene inevitabilmente un controllo dispotico da un millennio all'altro.

Oggi la sfida della razza umana è quella di rifiutare di rimanere debole, passiva, timorosa o troppo sottoposta al lavaggio del cervello per affrontare questo 11 esimo.

L'ora si avvicina alla morte imminente, perché un numero sufficiente di noi ora sa troppo e non deve permettere che questo disastro epico accada.

 Perire inconsapevolmente dall'assalto orchestrato dalle élite del loro evento di estinzione del genocidio umano è un peccato non resistere e opporsi a questo male con tutte le nostre forze collettive.

 Per evitare questo tragico destino, noi come razza umana dobbiamo sollevarci come esseri umani sovrani per combattere coraggiosamente contro questo controllo luciferino esercitato da potenti forze assassine che rappresentano l'attuale struttura di potere demoniaca.

La chiave per rimanere in vita è rimuovere gli assassini genocidi dall'accesso alle loro armi di distruzione di massa prima che ci rimuovano da questa terra.

Sostituire un sistema brutale, ingiusto, sfruttatore di potere e controllo ci richiede di evolvere facendo enormi passi avanti come specie umana al fine di promuovere, preservare e salvare la vita sacra, la crescita spirituale e l'espansione della consapevolezza e della coscienza divina attraverso un importante cambiamento di paradigma dalla fatiscente struttura di potere esistente progettata per sfruttare, costringere ed esercitare volontariamente il controllo distruttivo finale sulle masse globali per sviluppare creativamente un cambiamento fondamentale.

Sistema umano elevato ispirato dal nostro Creatore basato su valori pro-sociali di altruismo spirituale e cooperazione simbiotica per opporsi attivamente e prevenire questo ciclo di replica senza fine di "uguale al vecchio capo".

Questa trasformazione necessaria richiede che i responsabili all'interno di questa struttura di potere esistente perpetrino l'attuale abominevole genocidio contro la nostra specie umana siano pienamente responsabili dei loro crimini contro i bambini e l'umanità.

E poiché i membri di questa struttura di potere esistente sono sempre stati così abili maestri dell'inganno nel corso dei secoli, hanno effettivamente mantenuto la nostra razza umana dirottata dal progresso evolutivo, sempre divisa e conquistata, e troppo impotente e / o ignorante per sfidare l'ingiusto status quo.

Finché i controllori della linea di sangue ci tengono divisi, programmati dal minimo comune denominatore di odio, inganno, paura e ignoranza, ingannati nel dare la colpa ad altri gruppi esterni mirati, seminando semi diabolici di divisione ideologica, dal duopolio dei partiti politici in competizione, dalla guerra di classe socioeconomica, dalle popolazioni migranti contro la cittadinanza nativa, o dalla dinamica logorata dispiegata di in-group contro out-group fabbricato, Conflitto programmabile che separa intrinsecamente le masse, tenendoci per sempre separati, disuniti e divisi per razza, etnia, nazionalità, religione, genere, età, livello di istruzione, orientamento sessuale, ci sono innumerevoli modi in cui i maestri dell'inganno all'interno della loro struttura di potere ci mantengono con successo troppo deboli, disorganizzati, fratturati e divisi per reagire.

I membri dell'élite dominante sono in grado di massimizzare il loro potere collettivo e il controllo sulle masse perché come maestri dell'inganno e della manipolazione, attraverso la diseducazione volontaria, il condizionamento sociale nefasto e l'ingegneria sociale maligna che invariabilmente portano al lavaggio del cervello propagandato e alla perdita di potere controllata, noi cittadini non ci uniamo mai in una solidarietà abbastanza forte da opporci attivamente alle forze di controllo.

Ma forti della verità e del fermo coraggio e determinazione nell'esercitare la nostra forza di volontà collettiva unificata per disobbedire civilmente alla tirannia autoritaria di criminali traditori e assassini, specialmente uniti e aiutati da militari e personale delle forze dell'ordine allineato con Noi il Popolo sostenendo fedelmente i loro giuramenti e il dovere di proteggere e difendere la nostra Costituzione, Noi il Popolo prevarremo e sconfiggeremo il nostro conosciuto, identificato nemico malvagio.

È armandoci della verità, per quanto inquietantemente oscura e tristemente negativa, che Noi, il Popolo, possiamo iniziare a ritenere pienamente responsabili i colpevoli di crimini di guerra contro l'umanità.

Poiché l'élite dominante ha avuto così tanto successo nell'infiltrarsi e controllare sovversivamente ogni istituzione di potere, in particolare il sistema di giustizia penale mondiale, i membri della struttura di potere sono stati in grado di rimanere praticamente irraggiungibili, immuni da ogni responsabilità legale e penale per essere mai incriminati, arrestati e consegnati alla giustizia per i loro crimini pervasivi commessi nel corso dei secoli.

Le brave persone di questa terra possono combattere per distruggere il nostro nemico comune come unica possibilità di sopravvivere come una specie umana ancora intatta, autorizzata a cambiare radicalmente e sostituire questa secolare struttura di potere decadente con una che promuova la salute olistica, l'abbondanza sostenuta, la realizzazione benigna e l'amore universale per tutta la Creazione di Dio.

Poiché sono sempre stati gli stessi controllori della linea di sangue per diritto di nascita a perpetrare gli stessi crimini atroci contro i bambini e l'umanità nel corso della storia, assicurano che il sistema finanziario, politico e legale sia sempre impilato e truccato con guardiani curati che hanno giurato con giuramenti di sangue di operare sul lato oscuro per sostenere lo status quo luciferino non etico, indipendentemente da quanto corrotto o ingiusto, al fine di proteggere i potenti criminali al vertice di questa catena alimentare parassitaria dalla giustizia e dalla responsabilità.

Sebbene il sistema oggi possa essere più corrotto e corrosivo che mai, la differenza principale tra ora e il passato è che i potenti criminali al vertice non hanno mai avuto i loro crimini così accuratamente e pubblicamente esposti come fatti inconfutabili come adesso.

La loro tirannica esagerazione mostrata durante la loro falsa pandemia fabbricata e l'olocausto genocida ha allertato molti di noi, così che Noi il Popolo siamo ora consapevoli della loro cospirazione criminale per spopolare la nostra unica casa planetaria, vittimizzando ulteriormente i nostri figli nei modi più eclatanti e impensabili.

Caso in questione è la recente decisione del CDC di rendere l'arma biologica letale che uccide milioni di persone di tutte le età parte del record di immunizzazione programmata di ogni bambino americano.

 Come risultato del fatto che il popolo ora si arma di questa verità inquietante, l'élite sta perdendo sia il suo potere che il controllo su di noi perché lentamente ma inesorabilmente, le masse globali si stanno risvegliando a questa realtà allarmante per chiedere che i colpevoli siano finalmente processati, perseguiti e debitamente puniti.

In mezzo a questa resa dei conti, le élite sono determinate a sfuggire alla giustizia creando tali sconvolgimenti globali destabilizzanti e pericolose condizioni di vita e di morte progettando una massiccia convergenza di così tante crisi mortali che ci colpiscono tutte in una volta che sperano di uccidere efficacemente dal 90 al 95% della popolazione di oggi, chiamandolo il loro "Grande Reset".

Con un abbattimento così drastico, brutale e sistematico delle masse, l'élite progetta di evitare sia la punizione che la giustizia da parte di una minoranza indebolita e terrorizzata di sopravvissuti disposti ad accettare la schiavitù per evitare la morte.

Finché la razza umana è immersa nell'orrore e nel terrore inevitabili in mezzo a tale caos di massa per morie umane, i personaggi demoniaci al vertice non dovranno mai rispondere dei loro peccati empi in nessun tribunale o tribunale militare. Ma noi, il popolo, dobbiamo chiederne conto.

Sebbene le élite stiano puntando disperatamente su questo apocalittico risultato finale, non ci riusciranno mai.

 La loro fretta di imporre un incubo distopico di controllo assoluto e restrizione super sorvegliante su di noi non avrà mai successo nonostante il loro programma di muoversi rapidamente per abolire il contante e imporre rigorosamente la valuta digitale della banca mondiale, la schiavitù dell'ID digitale, la conformità QR forzata attraverso punteggi di credito sociale progettati per punire i dissidenti e assegnare un benessere universale simbolico all'interno di una matrice del pianeta prigione che include un degradato, dieta malsana mangiare insetti e carne finta OGM, complimenti degli assassini eugenetici Bill Gates, Klaus Schwab e il discendente succhiasangue di Vlad l'Impalatore Cattivo, re Carlo III.

Meno di tre mesi dopo l'insediamento dell'impostore nel ladro Biden, un titolo del New York Post ha predetto "Come le politiche di confine di Biden aumenteranno il traffico sessuale di bambini negli Stati Uniti".

Ora, tre anni dopo l'elezione rubata da Biden, la rispettata ex giornalista televisiva sudafricana veterana di 60 Minutes Lara Logan è diventata audace nelle sue dichiarazioni che l'hanno fatta bandire dalla Fox per aver chiamato il dottor Fauci Dr. Mengele e lo scorso fine settimana bandita da News max per aver affermato fin troppo ovvio su Joe Biden, che come patriarca della famiglia pedo-crime spinge il traffico sessuale di minori negli Stati Uniti e in Ucraina:

La ragione per cui credo che le persone abbiano reagito in quel modo è che si tratta di bambini.

 La domanda che non vogliono farci è: dove sono tutti i bambini scomparsi?

Cosa succede a questi bambini? Come possono centinaia di migliaia di bambini scomparire negli Stati Uniti ogni anno e nessuno sa dove si trovino?

Svaniscono e basta? Non credo.

Ogni giro di traffico sessuale in tutto il mondo sa, portare i bambini negli Stati Uniti che questa amministrazione sta partecipando al traffico di bambini.

Stanno pagando aziende, LLC e organizzazioni non profit e gruppi ecclesiali.

 Li stanno pagando per prendere questi bambini e farli sparire.

 Il rapporto che hai mostrato ha parlato del sangue dei bambini piccoli come il segreto dell'anti-invecchiamento.

E perché nessuno chiede da dove viene il sangue? Come si ottiene il sangue dei bambini piccoli? E importa se i bambini sono sempre più giovani? Quindi ora stai parlando - stai parlando del sangue dei bambini ora? È di questo che stai parlando?

Anche se il suo coraggio sfacciato dovrebbe essere applaudito, la stampa mainstream è stata pronta a cestinarla come pazzia.

Ma questo è ciò per cui la pseudo-stampa è pagata così bene, coprire il flagello planetario.

I malvagi hanno mostrato da che parte stanno, impegnati nella morte e nella distruzione su una scala satanica senza precedenti.

Ora è il momento di fare o morire per noi persone decenti di questa terra per mostrare da che parte stiamo.

 Siamo in guerra e dobbiamo sconfiggere il male in mezzo a noi o perire. Abbiamo solo una scelta giusta da fare prima che sia troppo tardi.

 

(Joachim Hagopian è un laureato di West Point, ex ufficiale dell'esercito e autore di "Don't Let the Bastards Getcha Down", che espone un difettoso sistema di leadership militare statunitense basato sul biglietto che aumenta la scala dell'anzianità, invariabilmente eliminando i migliori e i più brillanti, lasciando la mediocrità e i seguaci dell'ordine che salgono in cima come generali politici-burocrati designati a perdere ogni moderna guerra degli Stati Uniti per disegno d'élite.)

(Dopo l'esercito, Joachim ha conseguito un master in psicologia clinica e ha lavorato come terapeuta autorizzato nel campo della salute mentale con giovani e adolescenti abusati per più di un quarto di secolo.

A Los Angeles si trovò a combattere i più grandi servizi di protezione dell'infanzia della nazione all'interno del sistema di assistenza all'infanzia completamente rotto e corrotto degli Stati Uniti.)

(L'esperienza sia nel sistema militare che nel sistema di assistenza all'infanzia lo ha preparato bene come ricercatore e giornalista indipendente, esponendo i mali di Big Pharma e come il sistema medico e psichiatrico controllato dai Rockefeller infligga più danni che benefici, caso in questione l'attuale diabolica bufala pandemica e genocidio.)

(Come giornalista indipendente nell'ultimo decennio, Joachim ha scritto centinaia di articoli per molti siti di notizie, come Global Research, lewrockwell. Come attualmente: jameshfetzer.org.

Come autore di bestseller pubblicato su Amazon di una serie di volumi di 5 libri intitolata Pedophilia & Empire: Satan, Sodomy & the Deep State, la sua serie di libri dalla A alla Z espone il flagello globale della pedofilia è disponibile gratuitamente su: pedoempire.org/contents/.)

 

 

 

La sedicente sinistra si occupa

soltanto di tre argomenti:

LGBT, migranti e globalizzazione unipolare.

Altreinfo.it - Mattia Liviani – (05/10/2019) – ci dice:

 

Ci sono soprattutto tre cose che stanno a cuore alla sedicente sinistra: i diritti degli LGBT, la globalizzazione unipolare e i migranti. Ed è soprattutto in queste tre direzioni che sviluppa la propria azione politica.

Come ben diceva Karl Marx, per capire appieno gli eventi bisogna analizzarli anche da un punto di vista economico e finanziario. E così faremo.

Chi vota la sedicente sinistra.

Un tempo il bacino elettorale della sinistra era formato soprattutto da operai e classi subalterne. Ma negli ultimi decenni il mondo è cambiato, questo bacino elettorale si è sgretolato e non trova più punti di riferimento certi.

La sinistra è stata sostituita da una finta sinistra, che ne ha usurpato il nome, il cui bacino elettorale è più variegato.

 Ci sono LGBT, indottrinati al politicamente corretto, faccendieri e cooperative fucsia, migranti e loro discendenti.

Gli operai e le classi subalterne guardano altrove, e la falsa sinistra pure.

I loro grandi finanziatori e sostenitori mediatici sono invece i globalisti unipolari della finanza apolide e predatoria, vale a dire quelli che risucchiano ricchezza e soldi dal basso, vale a dire dai poveri e dal ceto medio, per incanalarlo verso i piani alti, nelle tasche dei più potenti.

Ed è incredibile che possano autodefinirsi “di sinistra” proprio quelle forze politiche che facilitano e promuovono l’esproprio dei poveri e degli ultimi in favore dei ricchi e dei ricchissimi.

Gli indottrinati.

Una delle componenti principali dell’elettorato di questa sedicente sinistra è formata dagli indottrinati al politicamente corretto, condizionati dalla propaganda dei grandi giornaloni, interamente in mano alla finanza globalista unipolare, i quali impongono col martellamento mediatico continuo un semplice pensiero unico globale che recita più o meno così:

Se non la pensi come noi sei un razzista, un nazista ed un fascista. Sei la feccia dell’umanità”.

Gli indottrinati non hanno vere e proprie idee politiche, semplicemente sono condizionati dal pensiero unico dominante, dalla paura di essere tacciati di razzismo, nonché dal pensiero buonista, promosso dai globalisti con tutto il potere mediatico di cui dispongono.

Questo è il “do ut des” della politica.

I globalisti unipolari mettono a disposizione della falsa sinistra tutti i media di cui dispongono ed i soldi necessari per ogni malefatta. I politici di quell’area appoggiano la globalizzazione selvaggia con leggi ed azioni concrete, portando avanti l’agenda mondialista.

Molti capiscono il gioco, ma gli indottrinati no. E quindi il gioco può andare avanti.

Gli LGBT.

Non c’è molto da dire sugli LGBT e i loro diritti, pensiero fisso della sedicente sinistra.

Si tratta del gruppo sociale più finanziato, promosso, difeso, tutelato e garantito del mondo occidentale.

 Il tutto grazie ai soldi dei globalisti, in quanto l’avanzata degli LGBT e della famiglia arcobaleno sono funzionali al loro progetto mondialista. La sedicente sinistra promuove la società arcobaleno e indebolisce la famiglia per far piacere al loro padrone, traendo anche un vantaggio elettorale.

La parola d’ordine della falsa sinistra è indebolire la famiglia tradizionale e rafforzare quello arcobaleno.

I migranti.

La terza direttrice verso cui punta l’azione politica della finta sinistra è i migranti.

Essi hanno una doppia utilità per i globalisti. Da una parte indeboliscono il tessuto sociale esistente, la coesione e le resistenze della popolazione autoctona.

Dall’altro garantiscono un serbatoio di manodopera a basso costo, mobile, senza radici sul territorio e sfruttabile dal capitale. Ed anche la sedicente sinistra se ne avvantaggia.

Infatti, i discendenti dei migranti, quando avranno acquisito il diritto di voto, saranno i futuri elettori della sinistra che si è battuta per portarli qui.

Saranno i migranti a garantire la sopravvivenza politica della falsa sinistra ed il posto di lavoro ai loro politici di riferimento, che non finisce col mandato elettorale, come qualcuno potrebbe pensare, ma va avanti per tutta la vita se non per generazioni.

 Infatti, la carriera dei politici continua nelle altre amministrazioni pubbliche, nelle università e nelle società partecipate. Non soltanto la loro carriera, ma anche quella dei loro figli e discendenti.

 

Ma c’è dell’altro. Avere centinaia di migliaia di migranti da accudire vuol dire favorire le cooperative fucsia ed assicurare grandi affari ai grandi elettori della falsa sinistra. E finché questi faranno buoni affari coi migranti, continueranno a votarli.

Il massacro sociale.

In realtà questa falsa sinistra, ultraliberista in economia, completamente staccata dal popolo e dalla realtà, sta facendo soltanto gli interessi di sé stessa, garantendosi la sopravvivenza.

Incentivano la deportazione di africani, distruggono la famiglia e incrementano la disparità sociale.

Se non ci fosse il capitale globalista a sostenerli coi soldi e con la falsa informazione, il gioco durerebbe poco e tutti si accorgerebbero dell’inganno e del massacro sociale che è ormai alle porte.

Ma purtroppo una cortina fumogena mediatica impedisce ai più di capire cosa si nasconda davvero dietro questo comportamento criminale.

(Mattia Liviani - altreinfo.org)

 

 

 

 

ELEZIONI USA: CROLLO O

PALINGENESI DELL’IMPERO?

 

Sollevazione.it - Moreno Pasquinelli – (NOV 07, 2022) – ci dice:                

È molto probabile che queste elezioni di medio termine saranno, come del resto molti commentatori americani ritengono, le più importanti della recente storia degli Stati Uniti.

Sulla carta, in palio, ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 seggi del Senato, ben 39 governatorati statali su 50, oltre ad una sterminata serie di enti amministrativi e politici locali.

Nella sostanza la posta è molto più grande: per usare una nozione tanto cara agli imperialisti americani c’è in gioco un vero e proprio regime change.

Non quindi meramente l’ennesima puntata dell’avvicendamento al potere di uno dei due poli storici in cui è storicamente divisa l’élite oligarchica, il democratico ed il repubblicano.

Fu l’inattesa ascesa (2017) del miliardario Donald Trump a cambiare tutto.

Fino ad allora il fenomeno del populismo conservatore, animato dagli spiriti dell’anarco-capitalismo da una parte e da certo messianismo americanista dall’altra, era sempre vivacchiato sottotraccia.

Con la vittoriosa scalata di Trump al Partito repubblicano quel populismo venne alla ribalta non più solo come grido di ribellione del proletariato bianco e dei ceti medi pauperizzati, ma come opzione sposata da una parte della stessa élite dominante W.A.S.P. 

Era il segnale che la società americana era attraversata da una doppia ed esplosiva polarizzazione: non la divisione tra alto e basso ma la scissione in basso e in alto, non la guerra dei poveri contro i ricchi bensì la guerra tra i poveri e tra i ricchi.

Con la vittoria di Biden nelle presidenziali del novembre 2020 l’élite liberal-democratica si era illusa di essersi liberata del fantasma del trumpismo.

 Mai speranza fu più velleitaria. Questa élite è ora nel panico più totale. Lo dimostrano i toni usati non solo dal cicisbeo Biden e ma pure dal raffinato Obama in questi ultimi giorni di dispendiosissima campagna elettorale.

“Trump è il responsabile diretto dell’ondata di violenze che attraversa la società” … “Questa volta è in gioco la stessa democrazia” … “La battaglia in cui ci troviamo è una battaglia per la democrazia, per l’anima dell’America”.

L’inossidabile reggitore di moccoli Bernie Sanders segue la stessa trama: “E’ il momento più difficile della nostra vita, sono midterm senza precedenti. Non mi sarei mai aspettato di dirlo, come senatore Usa, ma in gioco c’è il futuro democratico del nostro Paese”.

Chi è al dentro della psicologia politica americana profonda sa che non si tratta di sparate dettate da disperazione, sono frasi che esprimono davvero la radicalità dello scontro in atto.

Riconosce quindi, in questa drammaticità di toni, l’influenza sullo stesso mondo liberal degli spiriti di quell’apocalittismo che va per la maggiore nell’opposto variopinto e turbolento arcipelago delle sette neo-evangeliche e cristiano-sioniste.

È proprio in quell’arcipelago (lo stesso che negli anni ’80 sospinse il reaganismo e poi il suprematismo americanista del “cristiano rinato” Bush J.) che viene la principale forza ideologico-spirituale propulsiva del trumpismo — posto appunto che il suo sostrato politico non è null’altro che un liberalismo fondamentalista e individualista — sorvoliamo per clemenza sull’accusa rivolta a Trump di essere un “fascista”, una fesseria totale.

Un mix esplosivo tutto americano. La forza del trumpismo (anche nel suo sottoprodotto rappresentato dal” floridian” Ron Desantis) si vede anche dal fatto che ha dettato non solo il ritmo delle danze delle elezioni di midterm ma anzitutto i temi centrali della campagna: ancor prima della pur grave crisi economica, e del casino geopolitico mondiale, l’aborto, i temi bioetici, la questione LGBT, il sicuritarismo e il secondo emendamento, il contrasto dell’immigrazione clandestina.

Mai il clivage ideologico tra le due principali frazioni dell’élite oligarchica è stato tanto profondo, di mezzo ci sono opposte visioni del mondo, dell’uomo, dell’America.

Se il trumpismo non è quindi per niente un blocco monolitico, dall’altra parte della barricata quello che di riffa o di raffa sostiene Biden è un coacervo che va da certa destra conservatrice classica alla nuova estrema sinistra, passando per tutte le sfumature del progressismo postmodernista.

 Non è questa la sede per dissertare sulla profonda metamorfosi subita dalle sinistre radicali americane (ma lo si dovrà pur fare prima o poi poiché ciò che accade oltre oceano sta impattando profondamente anche su quelle europee).

 No, i movimenti quali Me Too e Black Lives Matter, i fenomeni come la Cancel Culture e il Wokeisme, non vanno presi sottogamba.

Posto che essi godono dell’appoggio dell’élite transumanista dei giganti GAFAM (il solo miliardario che da quelle parti va controcorrente è Elon Musk), si deve dire che la loro egemonia, non cade dal cielo ma viene da lontano.

 È il precipitato politico sociale della penetrazione nelle università e nei cenacoli dell’intellighenzia di certa filosofia post-strutturalista e decostruzionista (anzitutto i francesi Lyotard, Foucault, Deleuze, Derrida, ecc), correnti di pensiero che negli USA hanno assunto la forma ancor più devastante dei Whiteness Studies (Studi sulla Bianchezza) e dei cosiddetti Studi (Post-)Coloniali.

Di qui il nichilismo iconoclasta con cui si vorrebbe mettere al rogo, assieme all’Iliade e agli Upanishad, assieme a Platone e Confucio, tutte le fondamenta delle diverse civiltà, a cominciare da quella occidentale.

Sono i segnali, quelli che ci vengono dagli Stati Uniti, di una crisi esistenziale dell’America. La spaccatura non è mai stata così profonda.

 Nella transizione epocale al cybercapitalismo è revocata in dubbio la supremazia mondiale americana, posto che questa supremazia è oramai non solo una seconda pelle dell’americanismo, è la sua stessa essenza.

Senza questa supremazia gli Stati Uniti potrebbero fragorosamente crollare come stato nazione.

Attenti dunque, da questa periferiche parti, a non farsi facili illusioni: l’élite oligarchica è sì dilaniata dalla lotta intestina, ma questo scontro, per le province, non promette nulla di buono, poiché esso è tra due concezioni diverse sulla via e sui mezzi per conservare e ripristinare, nel mondo nuovo che avanza, il suprematismo ideocratico americano.

Per concludere. È vero che tutti e due i campi che si contendono oggi il potere dicono di riconoscersi nei sacri valori della rivoluzione e della guerra d’indipendenza dall’impero inglese.

Tuttavia, proprio stando alle radici, a fronte di ciò che li unisce ben più profonde sono le ragioni che li divide, e ciò che li divide ha segnato molto più profondamente la storia americana e la psicologia di quel popolo: si tratta della sanguinosa guerra civile che dilaniò l’America tra il 1861 e il 1865. In quell’inferno che forgiò gli USA come stato nazione si annida l’anima loro, il loro peccato originale.

Diverse sono le maniere in cui può cadere un impero. Una di queste è per implosione.

 Posto che ciò che accade al centro dell’impero si riverbera sempre nelle sue periferie, chi può escludere che l’attuale lotta intestina diventi guerra civile dispiegata?

 

 

 

SULL’ORLO DELLA TERZA

GUERRA MONDIALE.

Sollevazione.it- Aleksandr Dugin – (20 settembre 2022) – ci dice:

 

Negli ultimi giorni si è assistito a un significativo spostamento dell’equilibrio di potere in Ucraina. Questo deve essere compreso nella sua interezza.

I contrattacchi di Kiev sono stati generalmente infruttuosi nella regione di Kherson, ma, ahimè, efficaci nella regione di Kharkiv.

È la situazione a Kharkiv e la ritirata forzata delle forze alleate a costituire il punto di svolta. Mettendo da parte gli effetti psicologici e i legittimi sentimenti dei patrioti, va registrato che nell’intera storia dell’Operazione Militare Speciale [SMO] siamo arrivati al punto di non ritorno.

Tutti raccomandano ora misure straordinarie per ribaltare la situazione, e alcuni di questi suggerimenti sono piuttosto razionali. Non abbiamo alcuna pretesa di originalità, ma cerchiamo semplicemente di riassumere i punti e le raccomandazioni più importanti e di collocarli nel contesto geopolitico globale.

Terza guerra mondiale.

Siamo sull’orlo della terza guerra mondiale, che l’Occidente sta spingendo in modo compulsivo. E questo non è più un timore o un’aspettativa, è un dato di fatto.

 La Russia è in guerra con l’Occidente collettivo, con la NATO e i suoi alleati (anche se non con tutti: la Turchia e la Grecia hanno una loro posizione e alcuni Paesi europei, in primo luogo ma non solo Francia e Italia, non vogliono partecipare attivamente a una guerra con la Russia).

 Eppure, la minaccia di una terza guerra mondiale è sempre più vicina.

Se si arriverà all’uso di armi nucleari è una questione aperta. Ma la probabilità di un Armageddon nucleare cresce di giorno in giorno. È abbastanza chiaro, e molti comandanti militari americani (come l’ex comandante americano in Europa Ben Hodges) lo dichiarano apertamente, che l’Occidente non si accontenterà nemmeno del nostro ritiro completo dal territorio dell’ex Ucraina, ci finirà sul nostro suolo, insistendo sulla “resa incondizionata” (Jens Stoltenberg), sulla “de-imperializzazione” (Ben Hodges), sullo smembramento della Russia.

Nel 1991, l’Occidente si è accontentato del crollo dell’URSS e della nostra resa ideologica, in primo luogo accettando l’ideologia liberale occidentale, il sistema politico e l’economia sotto la guida dell’Occidente. Oggi, la linea rossa per l’Occidente è l’esistenza di una Russia sovrana, anche all’interno dei confini della Federazione Russa.

Il contrattacco dell’AFU nella regione di Kharkiv è un attacco diretto dell’Occidente alla Russia. Tutti sanno che questa offensiva è stata organizzata, preparata ed equipaggiata dal comando militare degli Stati Uniti e della NATO e si è svolta sotto la loro diretta supervisione.

Non si tratta solo dell’uso di equipaggiamento militare della NATO, ma anche del coinvolgimento diretto dell’intelligence aerospaziale occidentale, di mercenari e di istruttori.

Agli occhi dell’Occidente, questo è l’inizio della “nostra fine”. Una volta che avremo fatto una debolezza nella difesa dei territori sotto il nostro controllo nella regione di Kharkiv, potremo essere ulteriormente sconfitti. Non si tratta di un piccolo successo della controffensiva di Kiev, ma del primo successo tangibile della “Drang nach Osten” delle forze NATO.

Naturalmente, si può cercare di attribuire il tutto a temporanee “difficoltà tecniche” e rimandare l’analisi sostanziale della situazione a un momento successivo. Ma questo non farebbe altro che ritardare la realizzazione del fatto compiuto e quindi non farebbe altro che deprimerci e demoralizzarci.

Vale quindi la pena di ammettere freddamente che l’Occidente ci ha dichiarato guerra e la sta già facendo. Non abbiamo scelto questa guerra, non l’abbiamo voluta.

 Anche nel 1941 non volevamo la guerra con la Germania nazista e ci siamo rifiutati di crederci fino all’ultimo. Ma nella situazione attuale, quando la guerra è condotta contro di noi de facto, questo non è decisivo. L’unica cosa che conta ora è vincerla difendendo il diritto della Russia di essere.

La fine della SMO.

La SMO come operazione limitata per liberare il Donbass e alcuni territori della Novorossia è terminata. È gradualmente degenerata in una vera e propria guerra con l’Occidente, in cui, di fatto, lo stesso regime nazista terrorista di Kiev gioca solo un ruolo strumentale.

Il tentativo di assediarla e di liberare alcuni territori ucraini controllati dai nazisti in Novorossia, mantenendo inalterato l’equilibrio geopolitico esistente nel mondo come operazione tecnica, è fallito, e fingere che stiamo semplicemente continuando la SMO – da qualche parte alla periferia dell’attenzione pubblica – è semplicemente inutile.

Al di là della nostra volontà, ora siamo in guerra e questo riguarda ogni cittadino russo: ognuno di noi è nel mirino del nemico, del terrorista, del cecchino, del DRG.

Detto questo, la situazione è tale che, tutto sommato, è impossibile riportare tutto alle condizioni iniziali – prima del 24 febbraio 2022. Ciò che è accaduto è irreversibile e non dobbiamo temere alcuna concessione o compromesso da parte nostra. Il nemico accetterà solo la nostra resa totale, la sottomissione, lo smembramento e l’occupazione. Quindi non abbiamo semplicemente scelta.

La fine della SMO significa la necessità di una profonda trasformazione dell’intero sistema politico e sociale della Russia moderna – per mettere il Paese su un piede di guerra – in politica, economia, cultura e nella sfera dell’informazione. La SMO può essere rimasta un contenuto importante, ma non l’unico, della vita sociale russa. La guerra con l’Occidente sottomette tutto.

Il fronte ideologico.

La Russia si trova in uno stato di guerra ideologica. I valori difesi dall’Occidente globalista – LGBT, legalizzazione della perversione, delle droghe, fusione tra uomo e macchina, mescolanza totale attraverso la migrazione incontrollata, ecc. – sono inestricabilmente legati alla sua egemonia politico-militare e al suo sistema unipolare.

Il liberalismo occidentale e il dominio politico-militare ed economico globale degli Stati Uniti e della NATO sono la stessa cosa. È assurdo combattere l’Occidente e accettare (anche solo in parte) i suoi valori, in nome dei quali sta conducendo una guerra contro di noi, una guerra di annientamento.

Una nostra ideologia a tutti gli effetti non sarebbe solo “utile” per noi oggi; se non ne abbiamo una, perderemo. L’Occidente continuerà ad attaccarci sia dall’esterno, con nazisti ucraini armati e addestrati, sia dall’interno, con la quinta colonna, sempre liberale, che corrompe abilmente le menti e le anime delle giovani generazioni. Senza una nostra ideologia, che definisca chiaramente chi è amico e chi è nemico, ci troveremmo in una situazione del genere quasi impotenti.

L’ideologia deve essere dichiarata immediatamente e la sua essenza deve essere un rifiuto totale e diretto dell’ideologia occidentale, del globalismo e del liberalismo totalitario, con tutte le sue sottospecie strumentali – compresi il neonazismo, il razzismo e l’estremismo.

Mobilitazione.

La mobilitazione è inevitabile. La guerra riguarda tutti e tutto, ma mobilitazione non significa inviare con la forza i coscritti al fronte, questo può essere evitato, ad esempio, formando un movimento di volontariato a tutti gli effetti, con i benefici necessari e il sostegno dello Stato.

Occorre puntare sui veterani e sul sostegno speciale ai guerrieri della Novorossia. La Russia ne ha pochi, ma ci sono sostenitori anche all’estero. Non dovremmo essere timidi nel formare inter-brigate antinaziste e antiglobalizzazione con persone oneste dell’Est e dell’Ovest.

Ma soprattutto non dobbiamo sottovalutare i russi. Siamo una nazione di eroi. A caro prezzo, ma un nemico terribile, che abbiamo sconfitto non una o due volte nella nostra gloriosa storia.

Anche questa volta saremo vittoriosi, se non altro nella guerra contro l’Occidente, e questa volta sarà una guerra di popolo. Stiamo vincendo le guerre del popolo, guerre in cui il popolo gigante si è risvegliato per combattere.

La mobilitazione implica un cambiamento completo della politica di informazione. Le norme del tempo di pace (che sono essenzialmente la copia cieca dei programmi e delle strategie di intrattenimento occidentali che non fanno altro che corrompere la società) devono essere abolite.

La televisione e i media in generale dovrebbero diventare strumenti di mobilitazione patriottica in tempo di guerra. Tutti i concerti al fronte, essendo anche sul fronte interno. È già iniziata a poco a poco, ma per ora riguarda solo una piccola parte dei canali. Ma dovrebbe essere ovunque.

La cultura, l’informazione, l’educazione, l’illuminazione, la politica, la sfera sociale: tutto deve lavorare all’unanimità per la guerra, cioè per la vittoria.

Economia

Ogni Stato sovrano può emettere la quantità di moneta nazionale di cui ha bisogno. Se è veramente sovrano.

 La guerra con l’Occidente priva di senso continuare a giocare partite economiche secondo le sue regole.

Un’economia di guerra non può che essere sovrana.

Per la Vittoria si dovrebbe spendere quanto serve. Bisogna solo fare in modo che l’emissione sia concentrata in un circuito speciale destinato a scopi strategici. La corruzione in tali circostanze dovrebbe essere equiparata a un crimine di guerra.

Guerra e benessere sono incompatibili. La comodità come obiettivo, come punto di riferimento nella vita, deve essere abbandonata, solo le nazioni preparate alle difficoltà sono in grado di vincere vere e proprie guerre.

In queste situazioni c’è sempre una nuova razza di economisti il cui obiettivo è salvare lo Stato, soprattutto questo. Dogmi, scuole, metodi e approcci sono secondari.

Possiamo chiamare un’economia di questo tipo economia di mobilitazione o semplicemente economia di guerra.

I nostri alleati.

In ogni guerra il ruolo degli alleati è estremamente importante. Oggi la Russia non ne ha così tanti, ma esistono.

Innanzitutto, stiamo parlando di quei Paesi che rifiutano l’ordine unipolare liberale occidentale.

Sono i fautori del multipolarismo come la Cina, l’Iran, la Corea del Nord, la Serbia, la Siria, la Repubblica Centrafricana, il Mali, ma anche, in una certa misura, l’India, la Turchia, alcuni Paesi islamici, africani e latinoamericani (soprattutto Cuba, Nicaragua e Venezuela).

Per affrontarli, occorre mobilitare tutte le risorse disponibili, non solo la diplomazia professionale, ma anche quella popolare e per questo è di nuovo necessaria l’ideologia.

 Dobbiamo convincere i nostri alleati che abbiamo deciso di rompere in modo irreversibile con il globalismo e l’egemonia occidentale e che siamo pronti ad andare fino in fondo nella costruzione di un mondo multipolare.

Qui dobbiamo essere coerenti e risoluti. Il tempo dei mezzi toni e dei compromessi è finito. La guerra dell’Occidente contro la Russia sta dividendo l’umanità su diversi lati delle barricate.

Fattore spirituale.

Al centro del confronto globale che è iniziato c’è l’aspetto spirituale, religioso. La Russia si trova in guerra con una civiltà antireligiosa che combatte Dio e che rovescia le fondamenta stesse dei valori spirituali e morali: Dio, la Chiesa, la famiglia, il genere, l’uomo.

Con tutte le differenze tra Ortodossia, Islam tradizionale, Ebraismo, Induismo o Buddismo, tutte le religioni e le culture costruite su di esse riconoscono la verità divina, l’alta dignità spirituale e morale dell’uomo, onorando le tradizioni e le istituzioni – lo Stato, la famiglia, la comunità.

L’Occidente moderno ha abolito tutto questo, sostituendolo con la realtà virtuale, l’individualismo estremo, la distruzione del genere, la sorveglianza universale, una “cultura dell’abolizione” totalitaria, una società della post-verità.

In Ucraina fioriscono il satanismo aperto e il razzismo puro e semplice e l’Occidente non fa che sostenerli.

Abbiamo a che fare con quella che gli anziani ortodossi chiamano la “civiltà dell’Anticristo”. Il ruolo della Russia è quindi quello di unire i credenti di diverse fedi in questa battaglia decisiva. Non dovete aspettare che il nemico mondiale distrugga la vostra casa, uccida vostro marito, vostro figlio o vostra figlia… A un certo punto sarà troppo tardi. Dio non voglia che viviamo per vedere un momento simile.

L’offensiva nemica nella regione di Kharkiv è solo questo: l’inizio di una vera e propria guerra dell’Occidente contro di noi.

L’Occidente dimostra la sua intenzione di iniziare una guerra di annientamento contro di noi — la terza guerra mondiale. Dobbiamo riunire tutto il nostro più profondo potenziale nazionale per respingere questo attacco. Con tutti i mezzi: pensiero, forza militare, economia, cultura, arte, mobilitazione interna di tutte le strutture dello Stato e di ciascuno di noi.

(Aleksandr Dugin).

 

 

 

«OGGI C’È UNA LOTTA DI SPIRITO,

 PERCHÉ LA CIVILTÀ È SPIRITO».

Databaseitalia.it – Armando Savini – (18 0ttobre 2022) – ci dice:

 

Dugin: «È un ciclo fondamentalmente nuovo della storia russa e globale, in cui si decide il destino stesso del mondo».

Di seguito, un articolo di Aleksandr Dugin, che spiega come la guerra intrapresa dalla Russia sia in realtà necessaria non solo per garantire il diritto di esistere della Russia come civiltà ma anche per la sopravvivenza di ogni civiltà che non voglia essere omologata al liberismo globalista americano.

 L’articolo è stato tradotto da Lorenzo Maria Pacini e pubblicato su Geopolitica.ru, con il titolo Dall’errore di Putin al “punto Huntington”.

 L’Europa sotto scacco.

 

Il filosofo, pubblicista, geopolitico Alexander Dugin, in un’intervista a Tsargrad, il primo canale televisivo russo, ha formulato l’essenza nascosta del feroce confronto con la Russia che l’Occidente ha iniziato dopo il dispiegamento di una speciale operazione militare in Ucraina. La SWO non riguarda solo la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina e non riguarda solo la salvezza del popolo russo del Donbass. È un ciclo fondamentalmente nuovo della storia russa e globale, in cui si decide il destino stesso del mondo.

La fine della storia non è arrivata.

Tsargrad: Alexander, quali sono, secondo lei, i compiti dell’operazione, che è già chiamata Operazione Terra secondo il significato della lettera Z nell’alfabeto slavo antico?

Un paese di fessi (21 Settembre 2022).

Alexander Dugin: Naturalmente, gli obiettivi di questa operazione sono stati delineati dal presidente. Ma se guardiamo in un contesto più globale, vediamo che stiamo parlando di eventi su scala colossale. Guardiamo al passato recente.

C’era un sistema bipolare 33 anni fa. Il mondo era composto da due campi. Uno era sovietico, con un sistema di valori, etica, norme di diritto internazionale, politica interna ed estera. E l’altro era il blocco occidentale. E c’era un certo equilibrio tra loro. I paesi che non avevano ancora aderito potevano scegliere tra loro.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, è rimasto un solo polo. Questo mondo unipolare aveva un solo insieme di sistemi, di regole, che dichiarava immediatamente universali.

Questa era la “fine della storia” secondo il futurologo americano Fukuyama: un ordine mondiale liberale, un vittorioso sistema di valori occidentale e capitalista accettato da tutti. La Cina in economia, e la Russia completamente.

Ma per consolidare questa vittoria globale per ogni evenienza, la NATO si espanse verso est, e tutti i paesi dell’Europa orientale che si erano staccati dal nostro polo sovietico furono presi nel rigido sistema del blocco.

Il crollo dell’URSS ha fissato la seconda fase dell’adesione degli stati post-sovietici alla NATO, e la terza fase è stata delineata dai processi centrifughi all’interno della Russia. E il risultato è stato quello di macinare tutto in questa unica civiltà.

Tuttavia, Fukuyama è stato precocemente contrastato dal filosofo e politologo americano Huntington.

Ha postulato che solo il guscio ideologico, il comunismo, si è sgretolato. E presto le civiltà riemergeranno e inizieranno un confronto. E ora siamo solo al “punto di Huntington”.

Sono emerse delle civiltà. Conducendo un’operazione militare speciale, ci affermiamo non come un paese, ma come questa civiltà russo-ortodossa. E il globalismo cerca di impedirlo facendoci “male” con misure diverse.

Quando spuntano le civiltà.

Stiamo cominciando solo ora ad allontanarci dai percorsi stranieri?

 

– No. Vladimir Putin ha cambiato quel vettore 22 anni fa. Ha detto: smettiamo di disintegrarci, cominciamo a concentrarci e ad affermarci a poco a poco. Per tutto questo tempo eravamo in cammino verso il 22 febbraio 2022, quando abbiamo dichiarato chiaramente la nostra sovranità di fronte a una minaccia mortale.

Sì, non è stata una nostra iniziativa, è stata una risposta forzata, ma la minaccia stessa può essere vista solo da coloro che vogliono vivere. Ci sono quelli che non si vedono come una civiltà; per loro l’essere, la sovranità, un sistema indipendente di valori e una nazione sono tutte astrazioni rispetto al comfort all’interno delle regole liberali.

Quindi, la civiltà russa è emersa?

– Sì, è emerso, confermando Huntington. Ma anche Fukuyama non va da nessuna parte. L’altro giorno ha scritto un articolo intitolato “La guerra di Putin all’ordine mondiale globale”.

Biden gli fa eco dicendo: stiamo costruendo un nuovo ordine mondiale in cui l’America dominerà.

Ecco perché il conflitto tra un mondo unipolare e un mondo multipolare si sta intensificando. Tra la fine liberale globalista della storia e la Russia come civiltà indipendente e continuatrice della storia.

Allo stesso tempo, vediamo la posizione unica della Cina, che dice: io sono una civiltà in più, né occidentale né russa. Ma io sono dalla parte della Russia perché non voglio essere anch’io un’appendice occidentale.

E questa è l’essenza della risposta di Xi Jinping a Biden quando gli ha chiesto di tradire Putin per alcuni benefici – come si fa nel mondo unipolare occidentale. E ricevette un rifiuto comprensibile.

Anche l’India ha avuto dei ripensamenti….

– Sì, la stessa India, che ha molte contraddizioni con la Cina, si è improvvisamente chiesta: se questi due, Xi Jinping e Putin, pretendono così insistentemente di essere delle civiltà, allora perché non lo sono anch’io, con i miei quasi due miliardi di abitanti, migliaia di anni di storia e cultura? E l’America Latina sarà la prossima a svegliarsi.

E l’Europa?

– E l’Europa, naturalmente. Oggi è totalmente superato dal globalismo, in uno stato di panico e di isteria. E domani, quando vinceremo, penserà: voi tutti vi siete affermati come civiltà, perché dovrei rimanere un’arretrata nel mondo anglosassone?

 È per questo risveglio che la lotta è in corso ora. Non siamo in guerra con l’Ucraina e nemmeno con la NATO, ma con un mondo unipolare.

Può sembrare paradossale, ma l’America può anche guadagnare in questa lotta l’indipendenza che le manca al momento.

Mi riferisco all’America profonda dei contadini laboriosi, dei lavoratori, degli imprenditori. Il suo frontman Trump è stato tagliato fuori da tutti i social media; quindi, ora è costretto a creare la sua propria rete in America, di fatto il suo proprio internet.

Così anche la civiltà americana si trova vittima del globalismo unipolare contro cui stiamo lottando.

L’errore del neoliberalismo.

Perché ci abbiamo messo così tanto tempo a costruire la nostra forza mentre guardavamo il nostro stesso paese attraversare processi distruttivi? Quale momento stavamo aspettando?

– Si tratta di una domanda difficile e delicata. Dieci anni prima di Putin, nel 1989, sotto Gorbaciov, ho insistito personalmente nei miei primi articoli che la Russia era una civiltà e che non dovevamo aspettare che ci togliessero tutto. Ho anche scritto della scissione in Ucraina, della Crimea e del crescente confronto con l’Occidente.

 

Ho immaginato questa “Operazione Z” per tutta la mia vita cosciente. Tutti i miei pensieri vanno alla Russia, al nostro spirito, alle nostre radici – cerco di far parlare questa stessa terra attraverso di me.

Questo è “niente di personale”, e tutte le invettive, tutti gli attacchi alle mie tesi (a parte l’incomprensione) hanno a che fare con la negazione che la Russia è una civiltà indipendente, e che il popolo russo è il soggetto principale della storia mondiale.

È così che la nostra gente ha sempre pensato – gli zar, i patriarchi, i santi, gli aratori e i guerrieri, ma dalla fine degli anni ’80, siamo andati completamente fuori strada. In primo luogo, negli anni ’90, abbiamo semplicemente girato di 180 gradi dalla strada giusta, e quando arrivò Putin, correggemmo la rotta, ma non completamente, ma come a metà.

Eravamo congelati su questa “virata” – né qui né là. Ed è stato solo il 22 febbraio 2022 che abbiamo finalmente stabilito la nostra rotta – in direzione opposta a quella del 1991.

Penso che per qualche tempo, Putin abbia voluto sinceramente combinare l’incompatibile: la sovranità della Russia, alla quale è sempre stato sinceramente impegnato, e i valori occidentali liberali e globalisti.

Non è stato il primo sovrano russo a cercare di conciliare queste cose. Basti ricordare Caterina la Grande fino alla Rivoluzione francese, Alessandro II con le sue riforme liberali.

È stato un errore?

– Sì, un errore. Non solo Putin, ma molti grandi governanti russi che hanno cercato di utilizzare i modelli occidentali per rafforzare la Russia.

 Lasciandosi trasportare dall’occidentalismo, abbiamo sempre perso il tempo storico. E quelli dall’altra parte hanno sempre sfruttato ciò che ci è sfuggito. Noi abbiamo “voltato le spalle” all’Ucraina, non siamo entrati in quello che “fermentava” lì, mentre loro no.

Hanno introdotto con competenza e tecnologia il nazionalismo al limite del nazismo per “plasmare” uno stato nazionale dove non c’erano mai stati i presupposti per la sua nascita, dove vivono almeno due popoli.

E hanno coperto il nazismo dall’alto con un “guscio” neoliberale. Cioè, usavano una tecnologia politica molto efficace, che oggi dobbiamo “gestire” con la forza delle armi.

 

È così che hanno creato l’ISIS, “Al-Qaeda “. Mentre loro facevano questo, noi perdevamo tempo cercando di usare gli strumenti del nostro avversario per i nostri scopi.

Non c’è bisogno di dubitare di Putin.

Ma la Cina sembra essere riuscita a usare gli strumenti occidentali per rafforzarsi?

– Sì, è così. Ma solo ora, 40 anni dopo l’inizio delle riforme di Deng Xiaoping, l’America scopre improvvisamente con stupore che la Cina ha preso dall’Occidente solo ciò che l’ha resa più forte. Avevano scartato le cose che stavano distruggendo la civiltà cinese – la sovranità, il potere, il sistema politico e abbiamo ingoiato tutto.

 Abbiamo lasciato entrare i liberali e abbiamo mangiato veleno liberale. Oggi è il “momento della verità”.

 In tal vediamo: uno è scappato, l’altro si è confuso, il terzo ha condannato, il quarto ha taciuto. Ha urlato per 30 anni e ora è un uomo difficile da trovare.

Lasciatemi ripetere: la nostra scommessa sul neoliberalismo è stata un errore. Ma ora lo stiamo correggendo.

Sa perché ho detto sopra che la sua domanda è insidiosa? Non dobbiamo dubitare di Putin ora! Perché ora finalmente, forse tardivamente, attraverso errori, ma siamo dove dobbiamo essere e ora abbiamo bisogno solo di una cosa: il consolidamento, il sostegno del presidente per la nostra vittoria.

In queste circostanze straordinarie, dobbiamo delegare la nostra piena fiducia alle autorità. Allora il governo avrà successo. Non è il momento di rivangare il passato, di chiedere perché Chubais è fuggito proprio ora e perché Ekho Moskvy è stata chiusa proprio di recente, e così via nella lista…

La vittoria Z è per tutto il mondo.

Qual è stata, secondo lei, la base profonda dell’attuale impennata non solo di anti putinismo, ma di una specie di russofobia cavernicola in Occidente?

– È questa guerra di civiltà di cui parlavo. La maggior parte degli stessi europei non capisce ancora il significato di fondo della lotta che la Russia ha iniziato in Ucraina.

Alcuni, tuttavia, hanno già cominciato a indovinare “all’indietro”, comprendendo l’essenza del totalitarismo liberale in cui il mondo occidentale sta sprofondando.

Lì hanno incluso, per esempio, la persecuzione legale per aver negato il “matrimonio omosessuale” o il diritto al “cambio di sesso” da bambino.

Non riesci nemmeno più a pensare a te stesso che sia brutto e se lo dici ad alta voce, rischi la prigione.

Lo stesso atteggiamento si applica ora a coloro che cercano di difendere la Russia e i russi.

 Basta aprire la bocca per essere perseguiti legalmente.

Così ora siamo come i nuovi “ebrei slavi” lì, come nella Germania nazista. Tutto il male del mondo viene dai russi.

 

La situazione è molto più difficile di quanto molti di noi pensino ancora. Siamo stati seri con il nostro fraterno popolo ucraino, e i patroni del nazismo ucraino, che lo hanno portato al potere, hanno deciso di essere altrettanto seri con noi.

Inondando l’Ucraina di armi, hanno seriamente deciso di sacrificare tutti gli ucraini con le nostre mani. E, di conseguenza, demonizzarci e porci al di fuori dello status di esseri umani.

 È una guerra totale e sono pronti a combatterlo, temo, fino alla fine. Sì, è la guerra di civiltà, anche se può trasformarsi in una guerra nucleare nel prossimo futuro. È troppo serio.

Cosa succederà quando vinceremo?

– Un mondo multipolare, un’alternativa al progetto globalista. Non un’umanità unificata, che immaginano debba essere liberale, omo e transessuale, femminista.

Dove l’intelligenza è sostituita dall’intelligenza artificiale: iPhone in mano, cuffie nelle orecchie, dove la stessa cosa batte in ogni continente e gli stessi video idioti di TicToc e uno completamente diverso.

Dove la gente si veste in modo diverso, mangia il proprio cibo e non gli hamburger di McDonald’s.

Dove tutti non navigano costantemente sui social network e non guardano stupidi programmi copiati in TV e uno svilupperà aerei nell’ufficio di progettazione nazionale, l’altro arerà la sua terra, il terzo alleverà maiali, il quarto inventerà qualcosa, e il quinto scriverà musica e dipinti nello spirito del suo popolo e infatti non è un fatto che dove crediamo ci sarà un’età della pietra, non ci sarà un’età dell’oro.

 E il luogo che oggi ci sembra il centro incrollabile della civiltà tecnologica rimarrà tale. Le cose saranno diverse.

 

Alexander, può nominare la cosa principale di cui abbiamo bisogno oggi come popolo per resistere a questo confronto e vincere?

– Consolidamento, prima di tutto nello spirito. Abbiamo buttato questa parola fuori dal vocabolario, si parla sempre più di economia, di alcune strategie efficaci, di indagini sociologiche, di giochi d’affari. Ma oggi c’è una lotta di spirito, perché la civiltà è spirito.

E anche loro hanno spirito, solo al contrario, invertito. È uno spirito nero. Perché gli uomini delle ambasciate occidentali si cambiano improvvisamente in abiti femminili?

 È questo che vogliono? Sì, la maggior parte di loro sono uguali – persone normali e sane nel senso estetico della parola. Ma sono guidati da un certo spirito. È uno stile: devono affermare che non c’è differenza tra un uomo e una donna, ed è un certo dogma – o lo accettano o spariscono.

Così dicono al nostro desiderio di essere noi stessi: no, non potete farlo – il nostro spirito lo proibisce.

Non dovreste esserlo affatto, la storia è finita, vi siete arresi e siete in ginocchio dove vi abbiamo messo nel novantunesimo, e la nostra rigida risposta “no” è un’eresia per loro.

Capendo che il neoliberalismo occidentale in forma pura non ha preso piede da noi, sarebbero felici di darci, come ucraini, qualche ideologia radicale ed estranea allo spirito russo – qualche forma di nazismo, estremismo sociale o religioso.

 In modo che noi, come popolo, ci restringessimo e dimenticassimo le nostre radici e, come paese, cadessimo a pezzi. Che taglieranno come un salame. Ma non è un bene per noi.

Per ora la cosa più importante per noi è vincere l’operazione militare speciale. Sarà una vittoria per Z-Earth, sarà una vittoria per lo spirito russo, ed è una vittoria per tutti noi, tutti noi assolutamente.

Anche coloro che oggi pensano di essere dall’altra parte si renderanno conto che avevamo ragione.

(Aleksandr Dugin)

(geopolitica.ru/it/article/dallerrore-di-putin-al-punto-huntington-leuropa-sotto-scacco).

 

Darya Platonova Dugina

giornalista russa.

Sovranitàpopolare.org - Francesco Cappello – (22/08/2022) – ci dice:

Darya Platonova Dugina giornalista uccisa

dai servizi speciali ucraini.

Uccisa in un atto terroristico Darya Platonova Dugina, esperta russa di relazioni internazionali, giornalista, editorialista, osservatrice politica del movimento internazionale euroasiatico.

L’obbiettivo dell’attentato all’auto di Darya, in una località vicina al villaggio di Bolshiye Vyazyomya vrebbe, potuto essere il padre, il filosofo Alexander Dugin, creatore della moderna scuola di geopolitica, capo del Dipartimento di sociologia delle relazioni internazionali all’Università Statale Lomonosov di Mosca, fondatore del Movimento Internazionale Eurasiatico.

Relativamente recente e comunque datata dicembre 2021, prima dell’inizio della guerra, l’intervista che Darya Platonava aveva rilasciato a Pangea Grandangolo, il notiziario internazionale di Manlio Dinucci ospitato da Byoblu.

Ecco il testo dell’intervista:

Vi sono grata per l’invito. Grazie per aver voluto affrontare la questione dell’attuale escalation fra la Russia e l’Ucraina e, perfino su scala più larga, fra la Russia e l’Occidente.

Innanzitutto vorrei dire che, dal punto di vista russo, gli Stati Uniti sono il primo fattore degli eventi che si producono in Ucraina, a ridosso delle nostre frontiere. L’amministrazione di Biden, che già in precedenza nella persona di Vittoria Nuland aveva lavorato sulle élite ucraine e sulla popolazione per destabilizzare la situazione dello Stato ucraino, adesso opera per provocare una guerra.

 

La si può denominare: terza guerra mondiale, o semplice guerra locale, ma rimane il fatto che secondo la Russia è in atto una provocazione del clan conservatore americano per indurre allo scontro bellico due popoli, storicamente fratelli.

Bisogna aggiungere che oggi la provocazione si sta spingendo molto più avanti e che anche per la Russia ciò costituisce una novità rilevante.

I servizi di sicurezza hanno comunicato di aver individuato 106 agenti ucraini che stavano preparando attentati e stragi in 37 regioni della Russia.

Cioè, oltre alla costante tensione sul piano politico e mediatico, dobbiamo oggi confrontarci anche con azioni di gruppi terroristici nel nostro paese, fortunatamente neutralizzati per tempo.

Per quanto concerne la pressione mediatica, bisogna rilevare che l’Occidente presenta il dislocamento di truppe russe alle frontiere come un’intenzionale provocazione, volta a iniziare una guerra.

 Si tratta di una componente della guerra ibrida. Voglio rammentare che le guerre attuali sono passate dallo scontro campale fra due avversari a nuovi format di guerra ibrida e a rete. Vengono condotte con svariati strumenti, tra i quali rientrano quelli mediatici.

Senza dubbio, oggi assistiamo a un rafforzamento sempre maggiore della propaganda antirussa sui media americani, britannici, tedeschi.

In Polonia e nei paesi baltici la propaganda antirussa è un elemento tradizionale della guerra mediatica.

 In Francia si manifesta in misura minore, poiché la Francia sempre più si orienta a difendere la propria sovranità e autonomia.

 Prevalgono le tendenze a stabilire contatti pragmaticamente utili con la Russia. Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania e in una serie di paesi dell’Europa orientale è invece in atto un’operazione tendente a sovrastare il Cremlino, a privare la Russia del diritto di difendere il proprio popolo.

Del Donbass e della Crimea parleremo oltre. Qui si cerca di mostrare la difesa delle proprie frontiere come se la Russia fosse un paese aggressore. È un’operazione preparata nel dettaglio. Il settimanale Bild ha pubblicato perfino le mappe del piano di aggressione.

Per ora sono solo abbozzi della campagna con cui la Russia sarà accusata di aggressione, nel caso in cui volesse difendere i propri cittadini.

 Bisogna ricordare che in Donbass si trovano molte persone che hanno ricevuto un passaporto russo.

Perciò la Federazione Russa farà di tutto per evitare che la provocazione si estenda.

La Russia vuole la pace e i russi entrano in guerra solo quando la pace è minacciata.

Questo è il paradosso. Al momento attuale, nonostante questo, l’élite conservatrice americana, l’amministrazione Biden, il cosiddetto deep state degli Usa, sono orientati univocamente a inasprire i conflitti fra Russia e Ucraina, restandone fuori.

 In precedenza hanno fatto lo stesso con i georgiani, destabilizzando la Georgia. Ma agli appelli di Saakashvili per la guerra non ha fatto seguito alcun sostegno americano.

Adesso è stato messo in moto il progetto ucraino. Si tratta di un piano apertamente antirusso, di pura russofobia.

Quest’area è diventata un focolaio di tensione a causa della sua funzione geopolitica.

 L’Ucraina, secondo la teoria geopolitica del cordone sanitario, è il territorio che connette la Russia all’Europa.

 Scopo principale di questa guerra è impedire la collaborazione fra la Russia e l’Europa, separarle e contrapporle.

Ciò avrà ovviamente influenza sul Nord – Stream 2 e viene già minacciata la stessa configurazione del sistema Nord-Stream. Abbiamo già sentito la dichiarazione di Schultz, l’avvertimento del cancelliere, circa la possibilità di rivedere il progetto. Nell’accordo di coalizione del nuovo governo tedesco il Nord-Stream non viene menzionato.

Ciò significa che si lascia la porta aperta alle due opzioni: realizzazione o congelamento. Appare evidente che, nella strategia generale della globalizzazione, bisogna imporre il controllo dell’Ucraina e far sì che il cordone sanitario impedisca l’alleanza tra la Russia e l’Europa.

La Russia dovrà difendere innanzitutto i propri cittadini. Molti nel Donbass hanno passaporti russi e la Russia non può accettare passivamente quel che sta succedendo. Il nostro presidente ha definito: genocidio la ripresa dei bombardamenti sulla popolazione civile in Donbass, ed è il genocidio di un popolo russo.

Solo per citare le statistiche, si prendano le cifre dei bambini vittime del conflitto: 152. Sono stati uccisi finora 152 bambini (Pushilin ne dichiara 126). Ed è soltanto un esempio, non parlerò dei dati complessivi.

È naturale che, in una simile situazione, la Russia si comporterà com’è dovere di uno Stato sovrano. Se i nostri cittadini vengono minacciati di sterminio, lo Stato dovrà intervenire per difendere il primo dei diritti umani: il diritto alla vita. Quindi la risposta ci sarà. L’ho già detto: i russi vogliono la pace, ma davanti a un genocidio entreranno in guerra, per ristabilire la pace.

La volontà di pace si manifesta anche in guerra. Bisogna ristabilire la giustizia, difendere la popolazione civile.

Per quanto riguarda le dichiarazioni dell’Unione Europea, non possiamo non rilevare che sono in perfetta linea con l’agenda globalista.

Vorrei tuttavia aggiungere che l’Unione Europea non è l’Europa. Prendiamo ad esempio la Francia. La Francia è membro dell’Unione Europea, ma i candidati alla presidenza del 2017, come Jean- Luc Mélenchon (Qui tradotto da Google: Ljuksemburg ) e Marie Le Pen, hanno definito inammissibile la rottura dei rapporti con la Russia. Marie Le Pen ha perfino detto alla Polonia che l’Ucraina appartiene alla sfera d’influenza russa.

Quindi in Europa c’è una spaccatura. La prima osservazione da fare è che il governo dell’Unione Europea non rappresenta gli interessi dell’Europa.

 L’agenda della Ue è identica a quella della community globalista e della minoranza più conservatrice a Washington, che vuole stabilire una dittatura neoliberale in tutti i paesi del mondo.

Naturalmente, il principale avversario e il nemico numero uno di questo progetto è la Russia, poiché la Russia è una civiltà che sussiste in maniera indipendente e si frappone alla realizzazione di questo piano unipolare. Attualmente si vengono unendo anche la Cina e perfino, almeno in parte, l’India.

In definitiva l’Unione Europea con questa sua agenda si pone alla retroguardia della politica di pressione sulla Russia, promossa da Washington.

Di fatto è un ripetitore di segnali, che replica ciecamente i diktat del globalismo unipolare.

Per quanto concerne il rafforzamento delle truppe russe alle frontiere, vale quanto detto dalla direttrice del Dipartimento per l’informazione, Marija Zachàrova: ciò avviene sul territorio della Federazione Russa, che può effettuare qualsiasi disposizione delle proprie truppe sul suo territorio. Non è affare degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

Questi stati non hanno alcun diritto di dettare regole sugli spostamenti delle truppe. È un affare interno dello Stato russo. Il vero punto è che sia gli Usa, sia la Ue, stanno conducendo una campagna di propaganda mediatica contro il nostro paese, in cui fra l’altro fanno ampio ricorso a fake-news.

Verificando le informazioni che diffondono, si può notare che forniscono dati del tutto errati sulla dislocazione delle truppe. Dicono che si vengono concentrando soprattutto a Voronezh e a Rostov.

Ma basta un minimo di attenzione per capire che il quadro è completamente diverso. Anche i dati sulle altre regioni richiedono un accorto esame. Nondimeno il punto è che la pressione mediatica e politica continuerà. Dove tutto questo porterà, non è ancora chiaro.

Scopo degli Usa è la rottura dei rapporti fra la Russia e l’Europa. Purtroppo i partner europei si adeguano all’agenda globalista e non tralasciano occasione per mostrarsi fedeli alleati del globalismo unipolare.

 Tuttavia vorrei rilevare che in Russia, nonostante le dichiarazioni dell’Unione Europea, arrivano anche le voci di un’altra Europa, che ha una visione alternativa degli eventi in corso.

Vorrei credere che questo punto di vista alternativo, la visione di un continente antiglobalista, di un’Europa sovrana nel senso geopolitico del termine, di un’Europa che sia polis sovrana, ebbene tutti speriamo che queste voci in futuro saranno udite, che si manifesteranno con forza sempre maggiore nell’ambito europeo, ma già adesso si stanno manifestando, grazie a Dio.

Una settimana dopo una successiva intervista di cui riportiamo il testo:

Grazie mille per l’invito. In effetti la situazione sta cambiando molto rapidamente. È passata solo una settimana dal nostro ultimo incontro, e di nuovo il mondo sembra avvicinarsi ad una terza guerra mondiale.

 La situazione si sta facendo sempre più critica. Il ministro degli esteri russo, come voi avete rilevato il 17 dicembre, ha pubblicato il progetto di accordi sulla sicurezza in Europa.

 

Semplificando per i nostri ascoltatori, illustrerò i punti principali di questo progetto. La parte russa propone agli Usa di cessare l’ulteriore espansione della Nato e le sue attività belliche nelle repubbliche post-sovietiche.

Il discorso verte sull’Europa orientale e sull’area dall’Ucraina al Caucaso all’Asia Centrale.

 In questo quadro l’Ucraina costituisce la priorità numero uno, poiché l’ingresso dell’Ucraina nella Nato rappresenterebbe il superamento della linea rossa, in quanto ciò significherebbe la presenza a diretto contatto con le frontiere russe di un’alleanza ostile, sorta inizialmente per contrastare l’Unione Sovietica e diretta oggi contro l’intero blocco euroasiatico.

Attualmente la Nato svolge il ruolo di filiale di quella civiltà del mare, rappresentata dal mondo anglosassone.

Quindi la dislocazione di contingenti militari della Nato alle frontiere russe costituisce una minaccia diretta alla sovranità della Russia.

Ma la questione va oltre. I tempi della guerra fredda con gli Usa sono trascorsi, nondimeno si è conservata la contrapposizione fra due visioni dell’ordine mondiale, quella del mondo anglosassone e del mondo eurasiatico.

Fra i due blocchi si trova l’Europa, che soffre per la grave tensione fra globalisti e antiglobalisti.

Per quanto riguarda la pubblicazione degli atti del Ministero degli esteri russo, va detto che la parte russa intende agire apertamente, a differenza dei partner occidentali, poiché in precedenza era stata concordata la riunione delle due Germanie, alla condizione che la Nato non si sarebbe estesa verso Est.

Gli accordi vennero presi in forma orale fra Backer e Shevarnadze, ma gli Usa li hanno infranti più e più volte.

Quando alcuni anni dopo un esperto russo, in una conferenza stampa, pose la questione a Brzezinsky, questi ha risposto apertamente: vi abbiamo ingannato, abbiamo ingannato l’Urss con gli accordi sulla sicurezza in Europa. Questo è il motivo per cui la Russia ha dato stavolta forma pubblica al documento.

Mosca non intende più condurre accordi segreti. Il mondo attuale è tripolare e gli Usa hanno perduto la propria leadership di superpotenza.

Al momento si trovano in grave crisi. Devono fronteggiare un’inflazione gigantesca, la crisi migratoria e, soprattutto, si trovano sull’orlo di un conflitto civile. Lo ammettono gli stessi analisti della Cia; lo ha dichiarato Barbara Walter in un’intervista alla CNN.

In questo quadro la Russia ha ripreso la propria sovranità geopolitica, grazie a Putin, ed è orientata alla costituzione di un mondo multipolare, in cui non vi sia l’elezione di un solo centro.

Il mondo anglosassone pone invece il globalismo unipolare quale primo obiettivo e ritiene che tutti i paesi debbano sottomettersi a un nuovo sistema, che essi denominano: democrazia o neoliberalismo.

La Russia riconosce invece agli altri popoli il diritto di vivere come vogliono, in un mondo multipolare. La visione multipolare orienta ad esempio l’azione della Russia in Siria e in Africa.

Per quanto concerne le proposte di accordo attuali, la loro pubblicazione rientra in questo quadro.

Il presidente russo è pronto ad agire apertamente e ad assumersi la responsabilità di ciò che afferma, quando si pronuncia contro l’ulteriore estensione della Nato a Est. Si tratta di una scelta di metodo interessante, se confrontata ai metodi dell’agenda globalista, in cui la norma è l’infrazione degli accordi conseguiti.

Per giunta negli Usa sussiste un’inaudita turbolenza ai vertici delle élite. Esistono diversi clan neoconservatori e non si scorge alcuna chiara leadership. Nel partito democratico non comandano né i Clinton, né Biden, né Kamala Harris. Anche questo è un grave problema, che ci mette in difficoltà e spinge la Russia ad assumere una posizione di soggetto sovrano, in uno spazio globale alternativo.

La Nato considera una simile prospettiva come un danno ai propri interessi e ai propri principi.

Ma il non riconoscimento degli impegni assunti e il rifiuto delle proposte di trattato condurranno automaticamente alla terza guerra mondiale.

La situazione che si crea è molto complicata e di nuovo dipende dalla spaccatura interna agli Stati Uniti.

Ad esempio ho consultato di recente i materiali sull’argomento e ho notato un articolo di un responsabile alla sicurezza, il quale afferma che gli Usa dovrebbero spostare l’attenzione dall’Ucraina a Taiwan; che la Cina va considerata il nemico numero 1, e la Russia il nemico numero 2.

Si tratta pur sempre di neoconservatori.

Dall’altro lato, esiste un clan di neoconservatori, il quale insiste sulla necessità di forniture di armi all’Ucraina: 300 milioni di dollari previsti dal budget della difesa nel 2017. Costoro esigono l’accoglienza dell’Ucraina nella Nato e il rifiuto categorico delle proposte di Mosca.

Questo è il punto di divaricazione: se la Nato e gli Usa si orientassero a discutere le proposte, l’espansione si arresterebbe, il fronte si sfalderebbe, si andrebbe al compromesso; l’altra strada condurrebbe all’inizio della guerra.

 

Ieri, 21 dicembre, il ministro della difesa russo Shoigù, ha dichiarato che in Donbass operano compagnie provate militari statunitensi. Ha destato sensazione la notizia fornita da Shoigù, che tali contingenti dispongono di armi chimiche. La situazione ricorda da vicino quella siriana.

Le armi chimiche cioè servire sia il pretesto di un attacco, incolpandone l’avversario, sia per l’uso diretto da parte dei mercenari.

La Russia sarà naturalmente costretta a intervenire. Ricordo che le armi chimiche sono state espressamente vietate dalle risoluzioni Onu del 92 e del 93. Si tratterebbe di un indubbio attraversamento della linea rossa.

 È una situazione inimmaginabile, ma rimane il fatto dell’escalation in corso. La presenza di mercenari stranieri nella regione significa che la guerra tra russi e ucraini, tra due popoli fratelli, è già stata decisa e che gli Usa respingeranno le proposte, poiché la terza guerra mondiale è per loro indispensabile, sia al fine di imporre il loro progetto di mondo unipolare, sia per risolvere i problemi interni.

Penso che tale situazione non avrà forte influenza sui rapporti fra l’Italia e la Russia. Naturalmente spetta esclusivamente agli italiani e ai loro politici assumere decisioni sulla dislocazione delle bombe nucleari sul proprio territorio.

È una questione di politica interna del popolo italiano. I rapporti fra italiani e russi sono sempre stati buoni, quanto alla somiglianza di mentalità, a una certa simpatia emotiva, all’apertura verso il mondo. C’è molto in comune. La presenza in Italia delle bombe nucleari del tipo N1, 10 e 12, non riguarda i sentimenti di amicizia fra i due popoli.

Altra questione è che purtroppo la politica dell’Unione Europea si manifesti con una serie di atti e di leggi antirusse. Il punto è che ciò non viene fatto in base agli interessi dei popoli italiano, francese, tedesco, polacco o ungherese, bensì sulla base di un’agenda globalista unipolare, che viene imposta loro dall’esterno.

I geopolitici americani ritengono che il controllo dell’Europa sia possibile attraverso la pressione sulle élite, che dominano l’Unione Europea, e che questa sia la chiave del dominio mondiale.

Per tale motivo adesso anche in Europa si delinea una sorta di conflitto civile, una contrapposizione fra coloro che si oppongono all’egemonia dei globalisti unipolari e una minoranza, che agisce quale avanguardia della globalizzazione. È molto interessante rilevare che la democrazia occidentale sia divenuta oggi il potere di una minoranza, mentre nel senso classico dovrebbe essere il potere di una maggioranza.

Si tratta di un paradosso. Ma nondimeno, nonostante le basi Nato dislocate in Europa, che dagli anni Novanta hanno cominciato a espandersi verso Est, in barba a tutti gli accordi, ebbene nonostante ciò, non sussistono ostacoli reali a un’amicizia, culturale, diplomatica, politica e, in definitiva, umana, fra i nostri popoli.

In questa fase, in Germania e in altri paesi europei, è iniziato un processo di denuclearizzazione, il che è un indirizzo molto positivo, tanto più che si tratta di un’area in cui lottano due forze: continentale e globalista.

La prima propone un’alleanza; la seconda, sottomissione. L’alleanza del continente eurasiatico significa collaborazione; l’unione con gli Stati Uniti significa sottomissione.

 Comunque va sottolineato che la decisione sul trasferimento delle armi nucleari all’Italia è una questione interna dell’Italia, una decisione che spetta al popolo italiano.

Tale decisione spetta senza dubbio agli italiani. Altra questione è che i globalisti unipolari impongono loro un’élite dall’esterno. Ma questo è un alto discorso. Ci vorrebbe un’ulteriore trasmissione sulle fratture interne all’Unione Europea, viste dalla Russia. Per il momento mi sembra che basti.

Grazie. Molte grazie.

Ed ecco l’ultima intervista concessa a cura di Maya Nogradi per Grandangolo su Byoblu:

Maya: “Dottoressa Daria Platonova, benvenuta di nuovo su Pangea, grazie per essere qui con noi. Ho alcune domande da porre a lei che ha partecipato personalmente al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo. Innanzitutto, potrebbe riassumere ai nostri spettatori quali sono stati i temi centrali del Forum?”

Daria:

Il contesto del Forum economico internazionale di San Pietroburgo è stato quest’anno nettamente diverso da tutti quelli precedenti.

Alla fine degli anni Novanta e all’inizio degli anni Duemila, questo evento era il simbolo dell’inclusione della Russia nel mondo occidentale globalizzato. Ora tutto è cambiato.

La frattura su larga scala tra l’Occidente e la Russia ha fatto emergere un orientamento diverso. Non sorprende quindi che la maggior parte degli stranieri presenti al Forum di quest’anno provenisse da Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente.

Particolare attenzione è stata rivolta allo sviluppo delle relazioni turco-russe, al partenariato tra Russia ed Egitto, Russia e Africa e Russia e Cina.

L’economia mondiale si sta trasformando. Le sanzioni statunitensi sulle riserve valutarie della Russia hanno ridotto la fiducia nella valuta statunitense.

Il processo di de-dollarizzazione coinvolge tutto il mondo. Gli Stati Uniti e i loro satelliti europei perderanno inevitabilmente la guerra ibrida globale da loro scatenata.

 L’Occidente ha provocato un conflitto su scala mondiale per mantenere la propria egemonia in una situazione in cui è già apparso un nuovo centro dell’economia mondiale con un sistema di governance qualitativamente più efficace.

Ogni passo di Washington per intensificare questa guerra indebolisce la sua posizione e rafforza i vantaggi di Cina e India. Aprendo la strada alla creazione di un nuovo sistema monetario mondiale. Le basi di questo sistema vengono costruite attraverso colloqui e riunioni di esperti al di fuori del mondo occidentale.

Al forum sono intervenuti rappresentanti dei governi e delle banche centrali di Russia, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Venezuela, Egitto, responsabili di organizzazioni internazionali, membri della comunità scientifica e culturale di Russia, Cina, India, Cuba, il governo dell’Afghanistan e rappresentanti di aziende di diversi Paesi.

Maya: “In parte ha già risposto alla mia seconda domanda, ma ci interessa sapere qual è il suo punto di vista, quali prospettive apre il forum secondo lei, ha qualcosa da aggiungere su questo punto?”

Daria:

Il forum dimostra che gli attori non occidentali stanno salendo alla ribalta nello spazio economico comune dell’Eurasia. Primo fra tutti è la Cina.

Al forum di San Pietroburgo hanno partecipato rappresentanti cinesi di alto livello come Zhang Hanhui, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica Popolare Cinese presso la Federazione Russa, Huang Zhaohui, amministratore delegato e presidente del comitato di gestione della China International Capital Corporation Limited e Zhou Liqun, presidente dell’Unione degli imprenditori cinesi in Russia.

Anche i rappresentanti dei Paesi del Golfo Persico sono interessati all’economia russa. Particolare attenzione è rivolta all’Africa.

Poco prima del forum di San Pietroburgo, è giunto in visita in Russia il capo dell’Unione Africana, il presidente senegalese Macky Sall.

 Dopo i colloqui con il leader russo, ha dichiarato che è necessario eliminare le sanzioni contro la Russia per il grano e i fertilizzanti. Anche altri leader africani hanno espresso una posizione favorevole alla Russia.

La posizione dei Paesi africani, che, ad eccezione dei regimi fortemente influenzati da Stati Uniti e Francia, hanno assunto una posizione neutrale nel conflitto globale, dimostra la formazione di un nuovo mondo multipolare, in cui le potenze regionali difendono i propri interessi, senza tener conto della volontà degli ex “padroni del mondo”: Stati Uniti ed Europa.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha osservato, durante un incontro con Macky Sall, che le relazioni tra la Russia e i Paesi africani stanno entrando in una nuova fase di sviluppo.

Nonostante le sanzioni, e probabilmente grazie ad esse, il fatturato commerciale è già cresciuto in modo significativo dall’inizio di quest’anno , del 34%. In futuro la cooperazione si espanderà.

Gli sviluppi della politica e dell’economia mondiale dimostrano che è l’Asia a definire il futuro del mondo. Pechino, Ankara, Mosca e Teheran stanno diventando principali centri politici decisionali.

 L’Occidente continuerà chiaramente a cercare di dividere i suoi avversari. Tuttavia, la comprensione di questa strategia dell’Occidente dovrebbe aiutare le potenze asiatiche a superare tutte le provocazioni e a presentare un fronte unito contro l’egemonia dell’Occidente.

Un’altra cosa interessante è stata che mentre ai forum precedenti i partecipanti si vestivano tutti secondo la moda occidentale, in giacca e cravatta, questa volta i rappresentati dei diversi paesi indossavano i propri vestiti tradizionali, quindi anche su un livello visivo, simbolicamente, è stata trasmessa l’idea della multipolarità’ e il rispetto reciproco delle culture diverse.

Maya: “Grazie, è stato un piacere averla con noi e spero di poterla rivedere presto qui su Pangea, buona giornata.”

 

Riportiamo a seguire l’importante intervista al padre di Darya, Aleksandr Dugin, filosofo e politologo russo, a cura di Manlio Dinucci, su Pangea Grandangolo, andata in onda sul canale tv Byoblu il 08/04/2022:

Nel frattempo la vicenda della centrale di Zaporija al confine con la Crimea sta diventando sempre più delicata. Gli ucraini (leggi gli USA) accusano i russi di bombardare la centrale, che però è già in mano russa! I russi bombarderebbero la centrale che occupano… In realtà a bombardare pericolosamente la centrale, rischiando un disastro nucleare, è l’artiglieria ucraina.

Zelensky ha dichiarato che colpirà i russi perché usano la centrale atomica di Zaporizhia:

Non vogliamo nemmeno immaginare le conseguenze di un’emergenza radioattività e relativi lockdown nei paesi europei in seguito a disastro nucleare provocato da bombardamento della centrale ma capiamo che nella logica patologica ormai chiaramente perseguita in modo sistematico questa prospettiva potrebbe essere ricercata e voluta.

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