i globalisti unipolari pretendono di eliminare l’umanità.
Con quale diritto i globalisti unipolari pretendono di eliminare l’umanità.
LO SPAZIO DEL POLITICO
NEL
MONDO MULTIPOLARE.
Nuovi
Stati, secessioni, sovranità.
Pierluigifagan.wordpress.com
- Pierluigi Fagan – (29 settembre 2017) – ci dice:
Politico,
com’è noto, si riferisce alle questioni relative alla comunità o società che
nell’Antica Grecia si chiamava polis e che oggi si chiama Stato.
Non ha
cambiato solo il nome, la polis greca era una città (o al più un’isola), la più
grande e famosa, Atene, contava al suo massimo forse 130.000 abitanti ma non
tutti erano soggetti politici di diritto.
Oggi,
uno Stato medio, secondo una brutale operazione che divide la popolazione
terrestre per i poco più di 200 stati accreditati, conta poco più di 35 milioni
di abitanti.
Chiaramente,
se la dimensione di Atene sosteneva ancora il concetto di comunità, lo Stato
moderno contemporaneo verte sul concetto di società che, a sua volta, può
basarsi o meno su una rete di comunità.
Queste,
possono a volte coincidere con etnie che i greci ritenevano una istituzione
barbara, una istituzione imposta perché subita alla nascita.
Lo
spazio del politico nel mondo, sembra attraversato da due correnti potenti.
Da una
parte, la popolazione mondiale è cresciuta di due volte dal 1950 e fra trenta
anni, ad un secolo dalla data posta, risulterà cresciuta di tre volte.
Fatte le debite proporzioni, per dare una
approssimata idea della vistosità del fenomeno, è come se l’Italia, nel
prossimo secolo, diventasse una nazione di 240 milioni di persone dai 60 che ne
conta oggi.
Dall’altra,
sempre usando il 1950 come termine di riferimento, il numero di Stati -ad oggi-
è quadruplicato.
Quest’ultimo dato contrasta con l’immagine del
mondo rispetto alla quale organizziamo le nostre ricognizioni di pensiero.
Impegnati
a dibattere e profetare la fine dello Stato, il neo-liberismo globalizzante, il
sogno-incubo di un Governo Mondiale, noi stessi alle prese con la nebulosa
formazione di una entità europea sovranazionale come l’UE, ci siamo convinti
che lo Stato non ha futuro il che è ben strano visto che se ne sono prodotti
quasi centocinquanta solo negli ultimi settanta anni.
A voler arrischiare una ipotesi correlativa,
sembrerebbe che all’aumento della popolazione corrisponda una geometrica
produzione di nuovi stati.
A
voler seguire questa strada ipotetica da rivedere data la natura complessa e
non lineare di questo tipo di fenomeni, la proporzione ci porterebbe ad
immaginare al 2050, un mondo di 10 miliardi di persone, porzionato in poco più
di 270 stati.
Ma
quali fattori agirebbero in favore o contro questa ipotesi a prescindere da
l’impossibile predizione delle esatte quantità? Gli Stati, aumenteranno o si
addenseranno diminuendo in senso complessivo?
A
favore di un ipotetico trend accrescitivo, si possono segnare quattro forze.
La
prima è
proprio la frizione tra comunità e società. La crescita della popolazione che
nel prossimo futuro riguarderà soprattutto in parte l’Asia ed in maggior parte
l’Africa, può esser letta come crescita della società in quanto crescono le
comunità ma laddove la società data si basa su uno statuto storico precario
poiché tale s’è definita solo in tempi relativamente recenti e su basi
aleatorie (dove cioè non c’è un forte concetto di Nazione), in realtà quello
che crescerà saranno le popolazioni delle comunità.
C’è
anche la possibilità che queste società, ad esempio nel caso di presenza di minoranze
musulmane, abbiamo una natalità asimmetrica generando fenomeni di riequilibrio
delle varie demografie etniche come è vistosamente accaduto in Libano.
Laddove le comunità giungeranno a dimensioni
tali da potersi pensare “Nazione” la rivendicazione di un potere politico
autonomo (uno Stato), potrebbe conseguire.
Tale
rivendicazione potrebbe basarsi su effettive ancestrali tradizioni o su
“tradizioni inventate” come le definì in un celebre studio Hobsbawm.
Spesso
il confine tra effettiva tradizione e tradizione inventata, è sfumato e
storicamente difficile da sostenere o escludere del tutto.
Né il
diritto internazionale fornisce alcun certo riferimento quando si parla di
fenomeni storici in quanto questi vengono prima di quello.
La
seconda ragione a supporto di un incremento delle formazioni statali potrebbe provenire
dalla fascia afro-asiatica in cui, contemporaneamente, più forte sarà
l’incremento demografico e meno forte è la consistenza statale.
In
questa fascia, gli Stati sono sovranità per lo più di matrice post bellica
(dato che segnala anche il fatto che il concetto di “Stato” è stato importato e
non fa parte della cultura politica autoctona) e prima vi erano regni sfocati o
la tradizione islamica di imperi la cui consistenza diminuiva in rapporto alla
distanza dal centro.
Queste
entità neo-statali sono spesso la formalizzazione di precedenti Stati coloniali
o regioni amministrative disegnate dai francesi e dagli inglesi seguendo il
proprio unilaterale interesse economico e geopolitico, senza cioè attinenza con
la geo-storia specifica e sulla scorta della demografia primo-novecentesca.
In Africa, ad esempio, abbiamo un territorio che è tre
volte l’Europa (sebbene con una significativa parte desertica) ma ha -più o
meno- lo stesso numero di entità statali.
Da qui
a trenta anni, la popolazione africana sarà tre volte quella europea.
Poiché ci sarà sempre più gente, c’è spazio,
non c’è tradizione del concetto di Stato, la partizione naturale è
clanico/tribale, partizione particolarmente refrattaria ad accettare che un
clan/tribù abbia potere su tutti gli altri, la previsione di un incremento di
entità nella geografia politica di questa fascia è conseguente.
Su
questo ed estendendo il discorso alla fascia asiatica non cinese, s’innesta il
problema musulmano.
“Muslim”
significa sottomesso, sottomesso a Dio, perché un muslim dovrebbe esser
sottomesso ad uno Stato oltretutto non avendo mai lui avuto alcuna parte nella
definizione né del concetto, né della sua applicazione al suo territorio e dal
momento che la religione islamica sembra vietare alcun ente intermedio tra la
comunità dei credenti (Umma) e Dio tanto da non avere neanche una Chiesa?
Come
agiranno queste due forze, tribalismo e islam (tra loro in non contraddizione),
nel futuro di un’area che già sappiamo avrà la più grande percentuale del
futuro aumento della popolazione?
Questi
“popoli” sono stati ammassati con vecchi nemici o innaturalmente divisi nella
geografia politica post coloniale in vari Stati, Stati che, di loro natura,
tendono alla reciproca competizione, quindi alla rottura del senso di comunità
dei musulmani.
La natura clanico-tribale, complementare alla
centralizzazione imperiale, diventa focolaio di conflitto nel caso dello Stato
e ciò sebbene una qualche recente tradizione statuale è pur presente per quanto
difesa solo dalle élite assurte a tale ruolo in seguito alla funzione servile
svolta precedentemente in favore delle potenze coloniali.
Elite che sul piano politico, hanno quasi
sempre origine militare poiché è chiaro che il militare dipende da un esercito
e questo dipende dall’esistenza di uno Stato.
Militari
statalisti vs imam islamisti alle prese con un senso dello Stato precario,
inflazione demografica (e spesso costante discesa dell’età media) e turbolenze
economiche e belliche, non certo uno scenario statico.
Così
per il Medio Oriente condizionato oltreché dalla invasiva nascita di Israele,
prima ancora dal famigerato trattato segreto franco-britannico Sykes-Picot la
cui geografia politica del tutto dadaista continua a produrre frizioni da più
di un secolo.
O
vogliamo parlare dell’Afghanistan, del Pakistan, del Bangladesh, della
Birmania-Myammar le cui peripezie di convivenza forzata tra buddisti e
musulmani sponsorizzati e di recente armati da Riyad sono l’attualità delle
ultime e prossime settimane mentre il contagio potrebbe sempre arrivare in
Malesia?
E le
Filippine coi suoi 40 gruppi etnici?
E
l’Indonesia, coi suoi 54 gruppi etnici?
E
quanto possiamo dire solida l’India (formalizzata nel 1950), la seconda entità
dopo l’Africa per varietà culturale, linguistica e genetica, con un ricco
corredo di credi religiosi e per dimensioni con la seconda comunità musulmana
dopo l’Indonesia?
E le
repubbliche centro-asiatiche e il Caucaso, figli dell’implosione sovietica?
Ed
oltre alla fragilità geo-storico-istituzionale, le frizioni clanico-tribali,
l’incommensurabilità tra Stato e comunità dei musulmani, la crescita
demografica, gli endemici problemi di sviluppo e mettiamoci anche un po’ di
siccità qui ed alluvioni là poiché il cambiamento climatico afferirà queste
zone più che altrove, che ruolo giocheranno i grandi giocatori nella grande partita
per il riassetto degli equilibri geopolitici del mondo multipolare?
Quest’ultima
citata, la grande partita dei riassetti geopolitici del mondo, è la terza forza di quadro generale che va
intersecata con tutte le altre prima considerate. La competizione è su un duplice
piano, quello economico-finanziario e quello dell’egemonia geopolitica.
Il
primo, vede l’Occidente europeo in
tendenziale ritirata dalla fascia che diede i fulgori a gli imperi coloniali su
cui si è basata grande parte della ricchezza della nostra parte di mondo.
La caratteristica primordiale del sistema
economico moderno, l’esistenza di un centro con una sua contenuta corona semiperiferica
ed una vasta prateria periferica che tributava energie-materie-mano d’opera e
mercati di sfogo in cui riversare parte della sovrapproduzione, nonché gli
scarti, non c’è più.
Si va
verso un assetto ben diverso con più poli sviluppati, una generale messa in
scambio dei fattori all’interno di mercati in cui nessuno ti regala niente
(“rubare” in senso coloniale), la presenza di una vera concorrenza, cioè
presenza di alternative, un vasto e complesso intreccio tra fatti economici,
finanziari e tipicamente politici, qualche volta anche militari.
“Rubare”
in senso coloniale è oggi certo più difficile (sebbene rimangano alcuni veri e
propri scandali coloniali come l’area afro-occidentale in cui è egemone la
Francia) ma l’autentica epidemia di corruzione fotografata dalle istituzioni
globali mainstream (IMF, WB, OCSE-OECD), dice che la cleptomania occidentale ha
trovato altre forme d’espressione e che
l’esproprio delle ricchezze locali sia fatto lasciando la mancetta alle élite
locali che poi tornano i capitali nel grande circo –on and off shore- della
finanza mondiale, rende il processo solo più complicato ma non meno dannoso.
Accanto,
l’importanza dell’export militare per Francia, UK, Italia e naturalmente gli
USA che hanno in questa fascia dell’instabilità, il maggior mercato oltre alle petro-monarchie
che poi rigirano parte degli acquisti a questo stesso ambiente.
Sul
secondo aspetto, quello
geopolitico, quello che già vediamo da un po’ di tempo, (Ucraina, Siria, Yemen,
Kurdistan, Afghanistan, prossimamente Myammar ed altrove) è l’utilizzo delle
contraddizioni post coloniali da parte della potenza che sta perdendo il
vantaggio unipolare, gli Stati Uniti d’America.
In ciò, gli Usa sono coadiuvati dall’aspirante potenza
delle monarchie del Golfo che cercano di manipolare l’assetto delle comunità
musulmane, sia dove queste sono il totale della popolazione, sia dove queste
sono maggioranza o minoranza.
Cecenia,
musulmani filippini di Mindanao, Rohingya birmani, talebani afgani, minoranze
indiane, uiguri cinesi, conflitto indo-pakistano in Kashmir, sunniti vs sciiti
in vari contesti arabi (Siria, Iraq, Yemen), le due/tre Libie, Somaliland,
Nigeria-Niger-Ciad, sono elenco in continuo ampliamento ed aggiornamento.
I poli
di seconda fascia Russia e Cina, quelli che debbono naturalmente sfidare il
dominio unipolare americano, agiscono come forze conservatrici ovvero tendenti
a mantenere il quadro geografico-politico fotografabile allo stato attuale
delle cose.
Naturalmente
quando queste frizioni riguardano la propria stessa sovranità (Cecenia,
Xinjiang) ma anche quando afferiscono a paesi amici, alleati o partner con i
quali si hanno rapporti in sviluppo (Siria ed Iran ma anche Turchia per la
Russia, Pakistan e Myammar ma anche Filippine per la Cina).
A
maggior ragione la Cina, il cui piano di investimenti infrastrutturali esteri per
sviluppare la Belt and Road Iniziative, chiama a gran voce stabilità e
continuità.
Gli
USA e le petro-monarchie invece, pur con obiettivi diversi ma al momento integrabili, spingono forze apparentemente
“rivoluzionarie” che si battono per la fatidica “autodeterminazione dei popoli”
o per il
compimento di un qualche “destino musulmano passibile di jihad” andando a frugare nelle oggettivamente
precarie composizioni di stati con più etnie (clan/tribù) e più religioni.
Questa
terza forza ci dice che non solo ci sono molte ragioni per pensare ad un tormentato
processo di proliferazione futura degli Stati soprattutto nella fatidica fascia
afro-asiatica ma ci sono giochi geopolitici di grande posta in corso che
utilizzeranno in vario modo e per varie ragioni (economiche e geopolitiche)
queste contraddizioni per far avanzare le proprie pedine e controllare pezzi di
scacchiera a proprio vantaggio e quando non è possibile, almeno a svantaggio
degli avversari.
In
ultimo ed
al di là della fascia afro-asiatica con i suoi mal di pancia post-coloniali,
collegandoci a quanto appena detto, una quarta ragione per l’ipotesi di nuovi
stati, potrebbe esser data da condizioni di crescita economica limitata che
pongono dilemmi di ridistribuzione all’interno di stati disomogenei per ricchezza,
attingendo come in Europa ad un ricchissimo campionario di “popoli” che possono
vantare un qualche precedente storico (scozzesi, catalani, veneti – sardi e
siculi, valloni e fiamminghi, bavaresi, corsi, bretoni, irlandesi britannici e
financo gallesi, ma volendo l’elenco è anche più lungo dato che in Europa si contano 56
minoranze etniche) o come in Canada (Quebec) o forse anche all’interno dei tre
top player (USA, Cina e Russia tenuto conto che queste entità sono tutte e tre
multietniche).
Nelle
analisi del voto sia di Brexit che francesi nonché nella geografia del voto che
ha eletto Trump e la redistribuzione in più partiti dell’elettorato tedesco,
abbiamo già visto frizioni tra le “metropoli globali” che viaggiano ad un diversa
velocità, o determinati distretti industriali alcuni in crescita altri in
crisi, centri finanziari o di servizi, che marciano lasciando la palo il resto
del Paese, rottura dell’omogeneità economica nazionale che diventa subito
sociale e potrebbe poi diventare politica.
Un mondo
reso più difficile dai rendimenti decrescenti di certo capitalismo occidentale
preda di una incurabile demenza senile, potrebbe infondere in qualche enclave
l’idea che -da soli- si potrebbe far meglio.
L’ambizione di élite locali non integrate a
livello nazionale, potrebbe farsi agente tessitore di istanze separatiste. A
ciò si potrebbe aggiunge una reazione culturale alla cosiddetta
globalizzazione.
Questo
movimento all’Uno “che omologa ma non universalizza, comprime ma non unifica”
crea un vuoto di identità collettiva che non è meno richiesta di quella
individuale promossa unilateralmente dai fautori del “tutto il mondo è un
mercato”.
La
domanda di appartenenza e la rassicurazione del gruppo, viepiù dove religione e
politica sono ordinatori tramontanti, potrebbe allora trovare conforto nel
riconoscersi parte di un popolo antico, una tradizione, un modo di essere ricco
di significati, una minorità da riscattare.
Abbiamo
dunque visto quattro forze che congiurano al prosieguo della spinta a produrre
nuovi stati:
1)
crescita demografica che ingrossa taluni stati riproponendo al loro interno il
problema degli equilibri tra partizioni etniche;
2) una fascia afro-asiatica per lo più
islamica la cui attuale partizione statale è figlia del colonialismo, il quale
ha operato ignorando il tessuto geo-storico amalgamando cose diverse e
dividendo cose uguali;
3) un forte interesse tattico e strategico da
parte degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita nel suo sogno di allargare la
propria area di egemonia, ad usare la precaria e contraddittoria costituzione
degli stati post coloniali, sponsorizzando conflitti e scissioni;
4)
possibile tendenza ad una ripresa delle nazioni (vere o presunte) all’interno
degli Stati, alla ricerca di un sogno di autodeterminazione più vantaggioso
rispetto a l’inefficace equilibrio redistributivo gestito dal centro.
Come
abbiamo visto in analisi, promotori attivi e strategicamente interessati del principio
wilsoniano (1919) di “autodeterminazione dei popoli” non mancano, internamente ed
esternamente alle attuali partizioni statali.
Sembrerebbe
dunque sia possibile e forse probabile un ulteriore incremento quantitativo
degli Stati, nei prossimi due/tre decenni. Ma con quale concetto di sovranità?
La piena sovranità statale è stata negli
ultimi decenni erosa da più fenomeni, questi fenomeni agiranno ancora nel
futuro e saranno ancora così intensi o verranno sostituiti da altri fenomeni?
L’argomento
è un po’ troppo complesso per stare in un semplice articolo senza soffrire
delle riduzioni ma detto ciò, accenniamo a grandi linee a questa seconda parte
del ragionamento che bisognerebbe esplorare con il dovuto tempo e spazio.
Sul
piano militare -ad esempio- segniamo tre discontinuità.
A
seguito della rottura del Patto di Varsavia, non solo la NATO ha allargato a
dismisura la propria composizione (con nuovi 13 Paesi) ma sembra tendere alla
modifica della propria postura strategica da esclusivamente passiva e difensiva
ad attiva sebbene ancora non dichiaratamente offensiva.
La sua omogeneità interna però segna qualche
possibile frattura e la spinta a creare una forza armata europea, ancorché
ancora grezza, contraddittoria e certo difficile da attuare, segnala una
divergenza di interessi, di priorità e financo di metodi tra l’interpretazione
occidentale anglosassone e quella euro-continentale occidentale (quella
orientale è del tutto servile verso la protezione USA).
Altri
modelli però s’affacciano, come la Shanghai Cooperation Organization, basati su collaborazioni e
coordinamento ma tra forze armate che rimangono totalmente in capo alle
rispettive nazioni.
La seconda discontinuità è il probabile
declino delle operazioni di comunità internazionale, ovvero le cosiddette
missioni di peace-keeping a base ONU, quindi multilaterali.
In linea generale, le istituzioni sovranazionali
multilaterali non sembrano avere un futuro significativo dato che il mondo è sempre più
un tavolo di gioco in cui si affrontano attori-giocatori tra loro in aperta
competizione e quindi, radicale divergenza di interessi.
Il
terzo punto è la composizione del gruppo delle potenze atomiche che in logica
multipolare, potrebbe portare ad un allargamento della compagine.
La
questione nord coreana, è presto per dire che esito avrà ma sembra proprio che
Pyongyang sia riuscita ad imporre lo stallo, poco o nulla si può fare e per via
militare e per via diplomatica, non per congelare ma per far retrocedere i
coreani verso un disarmo.
Se
Pyongyang finisse con l’occupare la casella numero nove dell’elenco degli
“atomici”, chi potrebbe fermare un lento dilagare del fenomeno?
Se si
accetta (anche non formalmente) Pyongyang, per leggi di simmetria (sul modello
India-Pakistan), Seul che fa? E Tokyo che già scalpita? E perché Tokyo sì e
Berlino, no?
Varsavia
dormirà tranquilla con arsenali a destra e sinistra? Ed il mondo delle
monarchie del Golfo, si accontenterà dell’attuale blanda ed ambigua amicizia
nucleare con il Pakistan ora che Islamabad flirta con la Cina?
E se Riyad si arma, Teheran starà ferma? E Ankara
allora? Il Cairo? Un mondo multipolare,
è assai probabile diventerà almeno all’inizio, anche un mondo multi atomico ed
il riflesso in seno al Consiglio di sicurezza sarà cruciale poiché Germania ed
India potrebbero cambiare un po’ i grandi paesi del rapporto tra atlantisti e
resto del mondo.
L’arma nucleare che è essenzialmente
dissuasiva, realizza il massimo principio della sovranità militare,
l’intangibilità, il dotato di arma atomica non può esser attaccato viepiù se in
logica multipolare, ogni attore per quanto minore, è posizionato in una rete di
relazioni che lo dotano di alleati nel caso di attacco.
Il segnale di inizio della logica multipolare lo si
rileva già nel tratto 1996-1999 quando la curva degli investimenti miliari
(fonte SIPRI) mondiali, dopo una flessione conseguente il rilassamento post
’89, ha ripreso slancio portando, dal 2007, la spesa complessiva a superare
stabilmente quella pre ’89.
Sul
piano giuridico che attiene sia alle forme istituzionali delle relazioni internazionali,
quelle politiche (ONU, G7-G20) e quelle di economia e finanza internazionale
(WTO, OCSE-OECD, BIS, IMF, WB, circuito SWIFT, dollaro-yuan etc.) si nota un
duplice movimento con, da una parte l’attore precedentemente egemone su piano
mondiale che tende a ritirarsi dalle istituzioni multilaterali e globaliste
mentre dall’altra, gli sfidanti cominciano a produrre proto-istituzioni
alternative.
Trattati
di scambio specifici che uniscono gruppi di Stati, stanno prendendo il posto
del WTO che ormai non esiste più.
Le
nuove banche collegate ai BRICS ed al progetto cinese BRI (ad esempio la AIIB),
erodono il monopolio IMF-WB.
Qui si
gioca una partita per gli equilibri, se gli sfidanti non verranno riconosciuti
ovvero se non verranno aumentate di peso ed importanza le loro quote nelle
istituzioni già esistenti, formeranno istituzioni alternative e concorrenti.
In
linea generale, la direzione sembra voler seguire un nuovo percorso creando una
rete assai complessa ed a geometrie variabili di accordi inter-nazionali per
gruppi, piuttosto che la precedente direzione di confluenza generale in accordi
globali.
L’attore
unico di questi accordi, non può che essere lo Stato e la presenza di
alternative e di geometrie variabili, rende lo Stato più forte nelle
contrattazioni dei limiti oltre i quali c’è una erosione di sovranità.
Financo
Internet comincia
col risentire della rottura del globale dato che più d’un Paese si sta dotando
di reti interne protette da firewall e la presunta verginità della neutralità
della rete è stata ormai definitivamente affossata dalle rivelazioni su tutti i
numerosi processi con cui americani, britannici, russi e cinesi, controllano la
“spontaneità” del traffico in rete.
Di
contro, emergono sempre più strategie di “soft power informativo e culturale” che pluralizzano l’ambiente,
depotenziando quell’intrusione di forme culturali sovranazionali a senso unico
in grado di controllare popoli terzi tramite l’influenza che si esercita sulla
loro mentalità.
Altresì,
molti Stati, dopo un primo momento di passiva arrendevolezza guidata dal
concetto della “società aperta”, stanno attivando strumenti di selezione,
controllo e gestione dei flussi migratori.
Come per i trattati economici multilaterali che porteranno la mondializzazione a
diventare una rete complessa di inter-nazionalizzazioni, non si tratta di una
oscillazione ondivaga raccontata come “chiusura egoista” ed impossibile impermeabilità dei
confini ma di una selezione più discriminante di quanto, come e dove aprire la
società.
Nessun
sistema in natura è totalmente aperto altrimenti non sarebbe un sistema, nessun
sistema è totalmente chiuso altrimenti cesserebbe di esistere.
Così,
si notano sempre più attenzioni a gli investimenti esteri sempre ben accetti ed
anzi assai richiesti ma meno sul modello della totale arrendevolezza e più sul modello sviluppato dai cinesi di
apertura controllata o partecipazione mista.
Addirittura
l’Unione europea fondata sulla logica del totalmente libero mercato, mostra recentemente l’intenzione di voler riportare le
potenti multinazionali del web e del digitale americane ad un regime fiscale
normale
(mentre altri cominciano a domandarsi se i loro vistosi monopoli siano
legittimi) e
di impedire alla Cina una entrata troppo facile nel proprio perimetro degli
scambi.
Così
per il ritorno dell’agognato “investimento statale”, invocato addirittura
dall’IMF, unica posta -sembra- in grado di rianimare la circolazione della
ricchezza assai ristagnante.
Così
per la sfiducia per gli effetti delle teorie sui vantaggi comparati che porta
molti pentiti della mano invisibile oggi a pensar necessario
reindustrializzarsi.
Così
per le necessarie operazioni di riequilibrio redistributivo che s’impongono
laddove ormai in molti hanno capito che molta ricchezza concentrata in poche
mani va nel senso esattamente contrario alla logica che già a gli esordi
dell’economia moderna leggeva il sistema come assai simile a quello della
circolazione sanguigna dove la giusta quantità di sangue deve arrivare
dappertutto nel minor tempo possibile.
Giuridico
ed economico sembrano quindi voler superare la fase della nebulosa mondialista
omnicomprensiva e dettagliarsi in parti che controllano le interrelazioni, un
processo la cui logica non può che essere quella concordata tra Stati in
recupero di sovranità.
Geografia
politica oggi.
In
definitiva, quello che leggiamo è la crescita esponenziale dei problemi da
gestire ma l’unico attore in grado di intenzionalità ragionata e strategica è e
rimane lo Stato.
Gestire
le retroazioni dei limiti ambientali, tessere relazioni inter-nazionali sul
doppio livello dell’economia e della geopolitica, tenere i mercati
aperti/chiusi, disciplinare le relazioni che dall’esterno vengono all’interno e
viceversa (vale per gli investimenti esteri come per i migranti ed altro
ancora), le geopolitiche specifiche della logistica e dei trasporti, del cibo e
dell’acqua, dell’energia e delle telecomunicazioni, la sovranità ma anche
difendibilità valutaria, la redistribuzione interna, la stessa gestione del
sistema-Paese in senso strategico poiché nei tempi in cui siamo capitati le
condizioni si fanno viepiù strette e vivere alla giornata significa non poter
contare su buone condizioni di possibilità future, il menù è ampio ed
impegnativo.
I
compiti non mancano, il problema semmai è la capacità dello Stato di assolvere
ai molteplici e difficili problemi connessi per avere une effettiva sovranità.
Soprattutto,
appare diversa la situazione tra gli Stati impostati secondo forme più o meno
illuminate di centralismo decisionista ed al limite vero e proprio dispotismo e
gli Stati provenienti da sistemi di democrazia rappresentativa.
Questi
ultimi, hanno visto una crescita di dimensione, ruolo e potere di diverse forme
di élite, di oligarchie, di lobbies, di cartelli visibili e invisibili poiché
l’ordinatore che domina le forme di vita associata occidentale è l’economico.
Il politico è stato confinato al ruolo di
fornitore e protettore di condizioni di possibilità per l’economico.
Queste
élite vedono solo l’interesse particolare ed a breve termine il che contrasta
con le richieste teoriche di salvaguardia e gestione dell’interesse generale
valutato anche a medio e lungo termine.
Ma
questo addensamento di corpi egoisti che come virus si alimentano voracemente a
scapito della salute dell’organismo generale, viepiù famelici ora che sentono
il restringimento delle condizioni di possibilità generali (il neo-liberismo
può esser diagnosticato come forma patologica ed estrema del mercatismo
onnivoro laddove evidentemente la macchina economica tradizionale ha cominciato
da tempo a non funzionare più come una volta), è solo la metà di un fenomeno.
Dall’altra parte c’è stata la progressiva scomparsa
degli enti intermedi (partiti, sindacati, gruppi di opinione a comporre la mitica
e sempre meno consistente “società civile”), del senso di partecipazione civile e
politica, di vivacità democratica, di buona intensità e distribuzione di
informazioni corrette e conoscenze vaste quanto approfondite sul ricco
campionario di parti e dinamiche che compongono il mondo complesso.
Nelle
democrazie occidentali le élite vanno ormai appresso al puro interesse di
nicchia disposte quindi a lasciare lo Stato come vuoto a perdere intorno a cui
come mitili, si attaccano le ultime rimanenze provinciali di un “politico”
stanco e senza slancio ma anche le popolazioni sembrano non aver più gli
strumenti per interpretare il mondo e di conseguenza adattarvisi cambiandolo al
contempo.
In
fondo, ogni popolo ha l’élite che si merita.
Agli
Stati europei, tutti concettualmente formati da vicende di parecchi secoli fa
in un mondo che non c’è più, si pongono diverse questioni attinenti la dimensione
necessaria a riconquistare e difendere la sovranità in un mondo così affollato
e competitivo ma soprattutto si pone il problema dell’adeguatezza dei soggetti
occidentali a capire quale nuovo modo di stare al mondo si rende necessario
adottare per dare un futuro alla loro longeva ma non necessariamente eterna
forma di civilizzazione.
Non
stiamo evidentemente parlando di politica a breve respiro, per altro l’unica
che sembra interessare i pochi che ancora vi si dedicano, stiamo parlando di
strategia dei prossimi tre decenni.
Molti
rifiutano questo appello pressante che proviene dalla poderosa dinamica di
cambiamento del mondo poiché si tende a non leggere il fondo impersonale dei
fenomeni ma solo quello personale di chi li cavalca e ciò è -in parte-
comprensibile.
Alla
lunga però, resistere alle potenti forze mareali del mondo nuovo e complesso,
porterà inevitabilmente a diverse forme di caotica frammentazione a cui faranno
da contrappeso reazioni identitarie ed irrigidimenti di vario tipo, reazioni
-in Europa- tristemente note.
Pare richiedersi di accettare il cambiamento,
lo sforzo di una propria via adattiva alle mutate condizioni e quindi pare
richiedersi facoltà di progetto e non più solo di critica e resistenza.
La critica da sola non cambia lo stato delle
cose e la resistenza al cambiamento è foriera sempre di irrigidimenti che
sfociano in qualche disastro storico.
Ma
“accettare il cambiamento” non significa seguirne la partitura imposta da certe
interpretazioni di parti minoritarie interessate a mantenere il loro potere ed
è su progetti alternativi che queste vanno sfidate più che nella difesa di un
“come eravamo” che storicamente non è mai buona guida.
Forse
è giunto il momento di rimettere in discussione i contratti che hanno fondato
in Europa il concetto di Nazione prendendo atto che lo spazio statale di tipo europeo
non garantisce già oggi il mantenimento efficiente della sovranità e viepiù non
la garantirà in futuro.
Stati
(Stati non vaghe “Unioni”) più grandi, federali, fatti di più “nazioni” o
“etnie” tra loro integrate, promossi da un movimento fondativo radicalmente
democratico, di portanza tale da garantire difesa dello spazio e gestione dei
corsi economici, nonché delle relazioni con il resto del mondo e tutte le altre
questioni che abbiamo visto, sembrano l’unica strada per resistere alla doppia
pressione del globalismo mercatistica nel macro e della reazione
micro-identitaria dall’altra che per altro gli è simmetrica.
Soprattutto,
sembrano l’unica risposta possibile per partecipare e non subire gli effetti
del nuovo gioco di tutti i giochi del riassetto multipolare.
Se da
una parte gli Stati aumenteranno, altri in altro contesto geo-storico,
potrebbero avere interesse invece ad addensarsi.
Tali
progetti dovrebbero ricorrere ai suggerimenti della geo-storia, ovvero
modularsi secondo le linee che marcano lo sviluppo storico a sua volta
contenuto in spazi geografici: mediterranei, europei del Nord, Slavi nelle loro
diverse configurazioni.
Queste
sono tre aree geo-storiche ben precise e prima di pensare all’improbabile
fusione in un unico calderone degli altamente eterogenei (l’improbabile “unione dei popoli” che
rispetto all’unione delle “élite” non discute il format ma solo l’agente
costruttore),
dovrebbero addensarsi al loro interno dove le differenze sono meno pronunciate.
Ciò che non è nella geo-storia, verrebbe
rigettato dalla stessa geo-storia e quindi conviene ascoltarne i suggerimenti
diversamente da quanto fatto da élite europee trainate dall’unico mito in
comune del mercato.
l’Unione
europea è e rimarrà per sempre un mercato con qualche istituzione di supporto o
poco più ma nel mondo multipolare, l’economia è soggetta alla politica e ciò che non è
soggetto politico dotato di tutte le leve di sovranità sarà subordinato alle
regole imposte dai principali player.
Cambiare
si deve ma sul come sarebbe il caso di aprire urgentemente il dibattito,
soprattutto occorre fuggire presto dalla minorità passiva di oscillare tra
Unione (inconsistente tanto nella versione elitista che ipoteticamente
popolare), la tardiva riscoperta della Nazione e nuove rivendicazioni
secessioniste.
Nuovi
Stati in grado di partecipare al gioco multipolare, più grandi ma fondati
politicamente e su basi di compatibilità geo-storica, pluri-nazionali e di conseguenza
federali, declinanti nel locale lo specifico che ricalca mentalità e storie di
ricca diversità, locale che meglio si presta alla volontà imprescindibile di
“osare di più democrazia”.
Dobbiamo
osare più democrazia perché con la complessità del mondo nuovo dovremmo farci i
conti tutti se non vogliamo che l’ennesima élite malintenzionata o anche solo
inetta ed incapace ci porti là dove il futuro sarà incubo.
Questa potrebbe esser l’unica via che abbiamo per non
finire a far da camerieri al tavolo in cui atlantisti, islamici, cinesi,
indiani, russi e quanti altri decideranno in che mondo vivremo.
(Per
noi europei hanno già deciso i Deep State degli USA, Ue & C. Diventeremo
umanità soggetta all’élite finanziaria mondiale del globalismo unipolare col
destino miserabile descritto nei suoi libri da Klaus Schwab, ossia dovremo
diventare gli schiavi transumani dell’élite ristretta al comando dell’umanità
futura opportunamente ridotta di numero. Ndr.)
Giocare
con il fuoco in Ucraina.
Sinistrainrete.info - John J. Mearsheimer –
(21 agosto 2022) - ci dice:
Questo
articolo di John Mearsheimer, apparso il 17 agosto su “Foreign Affairs”, ha
grande importanza, e va letto e valutato con la massima attenzione, sia per il
suo contenuto, sia per il significato politico che assume. Le ragioni sono le
seguenti:
1. è,
probabilmente, il maggiore studioso al mondo della logica di potenza. Si è
diplomato a West Point, ha fatto parte dell’Esercito e dell’Aviazione degli
Stati Uniti. Ha insegnato per quarant’anni all’Università di Chicago. I suoi
testi sono letture obbligatorie in tutti i corsi di International Relations
almeno occidentali, e nelle Accademie militari di tutto il mondo. Non ha mai
cercato o accettato impegni nell’amministrazione politica degli Stati Uniti per
conservare la sua indipendenza di pensiero e la sua obiettività di studioso.
2.
“Foreign Affairs” è il più importante periodico specializzato statunitense in
materia di politica internazionale, e viene letto da tutta l’ufficialità
politica ed economica americana ed europea.
Esso
non solo pubblica l’articolo di Mearsheimer, ma lo pubblica in forma gratuita,
accessibile a tutti, in modo da garantirgli la massima diffusione possibile; ciò
che probabilmente implica una forma di convalida ufficiosa della posizione di
Mearsheimer, o quanto meno la volontà del board di “Foreign Affairs” che
l’articolo di Mearsheimer – un severo monito sui rischi della guerra in
Ucraina, e implicitamente un preoccupato appello per un cambio di strategia –
venga letto e preso in considerazione dai policymakers americani ed europei, e
dall’opinione pubblica occidentale tutta.
3.
L’articolo di Mearsheimer dunque si inserisce nel tentativo di forze
statunitensi, tutt’altro che trascurabili, di favorire un mutamento nella
strategia americana contro la Russia; come il recente intervento di Henry
Kissinger sul “Wall Street Journal”, o la videointervista di George Beebe,
Director for Grand Strategy del Quincy Institute for Responsible Statecraft, ex
consigliere per la sicurezza del Vicepresidente Dick Cheney.
4. Il
contenuto dell’articolo non ha bisogno di chiarimenti. Come gli è solito,
Mearsheimer espone con limpidezza e semplicità argomenti strettamente
concatenati. Mi limito a sottolineare alcuni punti.
5. La
guerra è imprevedibile, e chi ritenga di poterla prevedere e controllare con
certezza è in errore. L’imprevedibilità della guerra è una premessa teorica,
esposta con la massima perspicuità da Clausewitz; e un fatto empirico
illustrato da mille esempi. Ad esempio, nella II GM i tedeschi attaccarono
l’Unione Sovietica perché certi di poterla sconfiggere. Concordavano con questa
previsione tutti, ripeto TUTTI gli Stati Maggiori del mondo: salvo miracoli,
l’Unione Sovietica sarebbe stata sconfitta. Poi l’Unione Sovietica, dopo sei
mesi di sconfitte tremende, ha fatto il miracolo e ha inflitto alla Germania
una sconfitta devastante.
6.
L’interpretazione della volontà del nemico, e l’interpretazione dei fatti
militari sul campo, sono sempre dubbie, soggette all’errore, e provocano
reazioni, sviluppi, conseguenze imprevedibili e molto difficili da controllare.
Esempio: nell’articolo, Mearsheimer correttamente individua l’origine del
cambio di strategia statunitense nell’interpretazione americana degli eventi
bellici: “Inizialmente, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno appoggiato
l’Ucraina per impedire una vittoria russa e negoziare da posizione favorevole
la fine dei combattimenti. Ma non appena l’esercito ucraino ha iniziato a
martellare le forze russe, specialmente intorno a Kiev, l’amministrazione Biden
ha cambiato rotta e si è impegnata ad aiutare l’Ucraina a vincere la guerra
contro la Russia.
” Se è
corretta l’interpretazione dell’operazione militare speciale russa proposta da
“Marinus” (probabilmente il gen. Paul Van Riper, Corpo dei Marines) su
“Maneuverist Papers n.22”, l’Amministrazione presidenziale e i suoi consulenti
militari hanno sbagliato l’interpretazione della fase iniziale dell’invasione
russa: hanno creduto che le sconfitte tattiche subite dai russi intorno a Kiev
segnalassero le scarse capacità delle FFAA russe, mentre si trattava di una
complessa manovra diversiva volta a fissare le truppe ucraine nel Nordovest,
mentre il grosso delle forze russe si posizionava nel Sudest; una diversione
ben riuscita che ha condotto all’attuale situazione sul campo, nettamente
favorevole alla Russia.
Personalmente,
credo esatta la lettura di “Marinus”, che peraltro coincide con la lettura del
nostro gen. Fabio Mini. Da questa errata lettura della situazione sul campo,
l’Amministrazione americana ha concluso che fosse possibile e vantaggioso
perseguire obiettivi strategici estremamente ambiziosi, sui quali ha
formalmente impegnato la reputazione e il prestigio degli Stati Uniti.
7.
Quanto più a lungo dura una guerra, tanto più imprevedibili sono il suo decorso
e le sue conseguenze. Questo è un semplice corollario dei due punti precedenti:
con il passare del tempo, incertezza si aggiunge a incertezza, imprevedibilità
a imprevedibilità, possibilità di errore e incidente a possibilità di errore e
incidente.
8. A
che cosa è dovuto il presente stallo della guerra in Ucraina? A mio avviso,
consegue a una scelta politica russa. Da quanto si può intendere della
situazione militare sul campo, già ora la Russia potrebbe sferrare un’offensiva
per ottenere una vittoria decisiva sull’Ucraina, annientandone le FFAA.
La
Russia sta impegnando nei combattimenti soltanto le milizie delle Repubbliche
del Donbass, e i mercenari dell’Orchestra Wagner. Le truppe russe si occupano
del martellamento d’artiglieria delle posizioni fortificate ucraine, e non
entrano in combattimento se non occasionalmente, in formazioni ridotte. Esse
hanno avuto tutto il tempo di riposarsi, ricostituirsi, riorganizzarsi, e sono
insomma più che pronte all’impiego.
Le
migliori truppe ucraine hanno subito perdite incapacitanti, nessun territorio
ucraino preso dai russi è mai stato riconquistato stabilmente. La
controffensiva annunciata dagli ucraini resta un annuncio, probabilmente perché
di fatto impossibile: le migliori truppe ucraine hanno subito perdite
incapacitanti, le nuove formazioni sono raccogliticce, mal addestrate, e
scontano un incolmabile divario sia nella direzione operativa, sia nelle
capacità combattive, sia nell’armamento a disposizione, nonostante gli aiuti
occidentali.
Se la
Russia non sferra già ora un attacco decisivo per annientare le FFAA ucraine,
probabilmente è per due ragioni:
a) non
far perdere la faccia agli Stati Uniti, provocandone una reazione estrema con
l’escalation di ritorsioni a cui condurrebbe
b)
attendere sia le elezioni statunitensi di midterm, sia le reazioni dei governi
europei alla crisi energetica che si annuncia per l’inverno, con le gravi
conseguenze politiche e sociali che innescherà.
9. In
conclusione: per prevenire i gravi rischi di una escalation illustrati
dall’articolo di Mearsheimer, una escalation che può sfuggire al controllo dei
contendenti e condurre sino alla guerra nucleare, è assolutamente necessario
che i Paesi europei più direttamente minacciati dall’escalation, e già ora più
gravemente danneggiati dalla strategia americana, se ne differenzino e
appoggino le forze che negli Stati Uniti tentano di correggere la rotta
strategica, e di creare le condizioni minime per una trattativa tra USA e
Russia. È una svolta politica difficile, ma necessario e urgente: dopo,
potrebbe essere troppo tardi
(Roberto Buffagni)
Giocare
con il fuoco in Ucraina.
I
rischi sottovalutati di una escalation catastrofica.
John J. Mearsheimer.
I
decisori occidentali paiono aver raggiunto un consenso sulla guerra in Ucraina:
il conflitto si risolverà in una situazione di stallo prolungata, e alla fine
una Russia indebolita accetterà un accordo di pace favorevole sia agli Stati
Uniti e i suoi alleati NATO, sia all’Ucraina.
Sebbene
i dirigenti istituzionali riconoscano che sia Washington sia Mosca potrebbero
dare inizio a una escalation per ottenere un vantaggio o prevenire la
sconfitta, danno per scontato che sia possibile evitare un’escalation catastrofica.
Pochi
immaginano che le forze statunitensi finiscano per essere direttamente
coinvolte nei combattimenti, o che la Russia oserà impiegare le armi nucleari.
Washington
e i suoi alleati sono troppo faciloni e arroganti. Sebbene sia possibile evitare
un’escalation disastrosa, la capacità dei contendenti di gestire questo
pericolo è tutt’altro che certa.
Il rischio è sostanzialmente maggiore di
quanto non ritenga il senso comune. E dato che le conseguenze di una escalation
potrebbero includere una guerra di grandi proporzioni in Europa, e forse anche
l’annientamento nucleare, ci sono buone ragioni per preoccuparsi seriamente.
In
pratica, ciò significa che gli Stati Uniti potrebbero entrare in combattimento
se desiderano disperatamente vincere o impedire all’Ucraina di perdere, mentre
la Russia potrebbe utilizzare armi nucleari se desidera disperatamente vincere,
o se teme un’imminente sconfitta, uno scenario probabile se le forze armate
statunitensi entrassero in guerra.
Inoltre,
data la determinazione di ciascuna parte a raggiungere i propri obiettivi, ci
sono poche possibilità di un compromesso sensato.
Il
pensiero massimalista che ora prevale sia a Washington sia a Mosca dà a
ciascuna parte ulteriori ragioni per vincere sul campo di battaglia, per poter
dettare i termini dell’eventuale pace.
In
effetti, l’assenza di una possibile soluzione diplomatica fornisce a entrambe
le parti un ulteriore incentivo ad arrampicarsi in una escalation.
Ciò
che si trova sui gradini più alti della scala potrebbe essere qualcosa di
veramente catastrofico: un livello di morte e distruzione superiore a quello
della seconda guerra mondiale.
PUNTARE
IN ALTO.
Inizialmente,
gli Stati Uniti e i loro alleati hanno appoggiato l’Ucraina per impedire una
vittoria russa e negoziare da posizione favorevole la fine dei combattimenti.
Ma non
appena l’esercito ucraino ha iniziato a martellare le forze russe, specialmente
intorno a Kiev, l’amministrazione Biden ha cambiato rotta e si è impegnata ad
aiutare l’Ucraina a vincere la guerra contro la Russia.
Ha
anche cercato di danneggiare gravemente l’economia russa imponendo sanzioni
senza precedenti. In aprile, il Segretario alla Difesa Lloyd Austin ha spiegato
gli obiettivi degli Stati Uniti: “Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto
che non le sia più possibile fare il tipo di cose che ha fatto invadendo
l’Ucraina “.
In
buona sostanza, gli Stati Uniti hanno annunciato la loro intenzione di
eliminare la Russia dal novero delle grandi potenze.
Ciò
che più conta, gli Stati Uniti hanno impegnato la loro reputazione sull’esito
del conflitto.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha
etichettato la guerra russa in Ucraina come un “genocidio” e ha accusato il
presidente russo Vladimir Putin di essere un “criminale di guerra” che dovrebbe
affrontare un “processo per crimini di guerra “.
Proclami
presidenziali del genere rendono difficile immaginare che Washington faccia
marcia indietro; se la Russia prevalesse in Ucraina, la posizione degli Stati
Uniti nel mondo subirebbe un duro colpo.
Anche
le ambizioni russe si sono ampliate. Contrariamente a quanto si pensa in
Occidente, Mosca non ha invaso l’Ucraina per conquistarla e integrarla in una
Grande Russia.
Si trattava principalmente di impedire
all’Ucraina di trasformarsi in un baluardo occidentale al confine con la Russia.
Putin
e i suoi consiglieri erano particolarmente preoccupati per l’adesione
dell’Ucraina alla NATO.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov
ha chiarito sinteticamente il punto a metà gennaio, dicendo in una conferenza
stampa: “la
chiave di tutto è la garanzia che la NATO non si espanda verso est “.
Per i
leader russi, la prospettiva dell’adesione dell’Ucraina alla NATO è, come ha
affermato lo stesso Putin prima dell’invasione, “una minaccia diretta alla sicurezza
russa “,
una minaccia che potrebbe essere eliminata solo entrando in guerra e trasformando
l’Ucraina in uno stato neutrale o fallito.
È a
questo fine che, a quanto pare, gli obiettivi territoriali della Russia si sono
notevolmente ampliati dall’inizio della guerra.
Fino alla vigilia dell’invasione, la Russia si
era impegnata ad attuare l’accordo di Minsk II, che avrebbe mantenuto il
Donbass come parte dell’Ucraina.
Nel
corso della guerra, tuttavia, la Russia ha conquistato vaste aree di territorio
nell’Ucraina orientale e meridionale, e ci sono prove crescenti che Putin ora
intenda annettere tutta o la maggior parte di quelle terre, il che
trasformerebbe effettivamente ciò che resta dell’Ucraina in uno stato
disfunzionale, monco.
Per la
Russia, la minaccia oggi è ancor maggiore di quanto non fosse prima della
guerra, soprattutto perché l’amministrazione Biden è ora determinata a
recuperare le conquiste territoriali russe, e a menomare in modo permanente la
potenza russa.
A
peggiorare ulteriormente le cose per Mosca, Finlandia e Svezia stanno entrando
a far parte della NATO, e l’Ucraina è meglio armata e più strettamente alleata
con l’Occidente.
Mosca
non può permettersi di perdere in Ucraina e utilizzerà ogni mezzo disponibile
per evitare la sconfitta.
Putin
sembra fiducioso che la Russia alla fine prevarrà sull’Ucraina e sui suoi
sostenitori occidentali.
“Oggi sentiamo che vogliono sconfiggerci sul
campo di battaglia “, ha detto all’inizio di luglio.
“Che dire? Che ci provino. Gli obiettivi
dell’operazione militare speciale saranno raggiunti. Non ci sono dubbi su
questo”.
L’Ucraina,
dal canto suo, ha gli stessi obiettivi dell’amministrazione Biden. Gli ucraini
sono decisi a riconquistare il territorio perso a vantaggio della Russia,
inclusa la Crimea, e una Russia più debole è sicuramente meno minacciosa per
l’Ucraina.
Inoltre, sono fiduciosi di poter vincere, come
ha chiarito a metà luglio il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov,
quando ha affermato:
“La
Russia può sicuramente essere sconfitta e l’Ucraina ha già mostrato come “. Il
suo omologo americano a quanto pare è d’accordo.
“La nostra assistenza sta facendo davvero la
differenza sul campo “, ha detto Austin in un discorso di fine luglio.
“La
Russia pensa di poter tenere duro più a lungo dell’Ucraina e di noi. Ma questo
è solo l’ultimo della serie di errori di calcolo della Russia “.
In
buona sostanza, Kiev, Washington e Mosca sono tutti totalmente impegnati a
vincere a spese del loro avversario, il che lascia poco spazio ai compromessi.
Probabilmente,
né l’Ucraina né gli Stati Uniti accetterebbero un’Ucraina neutrale; in realtà,
l’Ucraina sta diventando ogni giorno che passa più strettamente legata
all’Occidente.
Né è
probabile che la Russia restituisca tutto, o anche la maggior parte del
territorio che ha sottratto all’Ucraina, in specie perché le animosità che
hanno alimentato il conflitto nel Donbass tra separatisti filorussi e governo
ucraino negli ultimi otto anni sono oggi più intense che mai.
Questi
interessi contrastanti spiegano perché tanti osservatori ritengano che un
accordo negoziato non avverrà a breve, e quindi prevedono una sanguinosa
situazione di stallo. In questo hanno ragione.
Ma gli
osservatori stanno sottovalutando il potenziale di un’escalation catastrofica
implicita in una lunga guerra in Ucraina.
Ci
sono tre vie fondamentali verso l’escalation intrinseche alla condotta della
guerra:
una o
entrambe le parti scalano deliberatamente per vincere, una o entrambe le parti
scalano deliberatamente per prevenire la sconfitta, oppure i combattimenti
scalano non per scelta deliberata ma involontariamente.
Ciascuno
dei tre percorsi potenzialmente può spingere gli Stati Uniti a entrare
direttamente in guerra, o spingere la Russia a usare armi nucleari, o forse
condurre a entrambe le cose.
ENTRA
IN SCENA L’AMERICA.
Appena
l’amministrazione Biden ha concluso che la Russia poteva essere battuta in
Ucraina, ha inviato più armi, e armi più potenti, a Kiev.
L’Occidente
ha iniziato ad aumentare la capacità offensiva dell’Ucraina inviando armi come
il sistema di missili a lancio multiplo HIMARS, oltre a quelle “difensive” come
il missile anticarro Javelin.
Nel
corso del tempo, sia la letalità sia la quantità delle armi sono aumentate.
Si
tenga presente che a marzo Washington aveva posto il veto a un piano per
trasferire i caccia MiG-29 polacchi in Ucraina, sulla base del fatto che ciò
avrebbe potuto condurre a una escalation, ma a luglio non ha sollevato
obiezioni quando la Slovacchia ha annunciato che stava valutando l’invio degli
stessi aerei a Kiev.
Gli
Stati Uniti stanno anche pensando di dare i propri F-15 e F-16 all’Ucraina.
Gli
Stati Uniti e i loro alleati stanno anche addestrando l’esercito ucraino e
fornendogli informazioni vitali che esso impiega per distruggere i principali
obiettivi russi.
Inoltre,
come riportato dal “New York Times”, l’Occidente ha “una rete clandestina di
commando e spie” sul terreno, all’interno dell’Ucraina.
Magari Washington non è direttamente coinvolta
nei combattimenti, ma è profondamente coinvolta nella guerra.
E oggi
manca solo un breve passo per avere soldati americani che premono il grilletto
e piloti americani che schiacciano il pulsante di sparo.
Le
forze armate statunitensi potrebbero essere coinvolte nei combattimenti in vari
modi.
Si
consideri una situazione in cui la guerra si trascina per un anno o più e non
c’è né una soluzione diplomatica in vista né un percorso plausibile per una
vittoria ucraina.
Allo
stesso tempo, Washington desidera disperatamente porre fine alla guerra, forse
perché deve concentrarsi sul contenimento della Cina o perché i costi economici
del sostegno all’Ucraina stanno causando problemi politici in patria e in
Europa.
In
simili circostanze, i politici statunitensi avrebbero tutte le ragioni per
prendere in considerazione l’adozione di misure più rischiose, come
l’imposizione di una no-fly zone sull’Ucraina o l’inserimento di piccoli
contingenti di forze di terra statunitensi, per aiutare l’Ucraina a sconfiggere
la Russia.
Uno
scenario più probabile per l’intervento degli Stati Uniti si verificherebbe se
l’esercito ucraino iniziasse a crollare, e la Russia sembrasse destinata a
ottenere una vittoria decisiva.
In tal
caso, dato il profondo impegno dell’amministrazione Biden a prevenire questo
esito, gli Stati Uniti potrebbero tentar di invertire la tendenza
coinvolgendosi direttamente nei combattimenti.
È
facile immaginare i funzionari statunitensi convinti che sia in gioco la
credibilità del loro paese, e persuasi che un uso limitato della forza possa
salvare l’Ucraina senza indurre Putin a usare le armi nucleari.
Oppure,
un’Ucraina disperata potrebbe lanciare attacchi su larga scala contro paesi e
città russe, nella speranza che una simile escalation provochi una massiccia
risposta russa che finisca per costringere gli Stati Uniti a unirsi ai
combattimenti.
L’ultimo
scenario per il coinvolgimento americano ipotizza un’escalation involontaria:
senza volerlo, Washington viene coinvolta nella guerra da un evento imprevisto
che sfugge di mano.
Forse
i caccia statunitensi e russi, che sono già entrati in stretto contatto sul Mar
Baltico, si scontrano accidentalmente.
Un simile incidente potrebbe facilmente
degenerare, dati gli alti livelli di paura da entrambe le parti, la mancanza di
comunicazione e la demonizzazione reciproca.
O
magari la Lituania blocca il passaggio delle merci sanzionate che viaggiano
attraverso il suo territorio mentre si dirigono dalla Russia a Kaliningrad,
l’enclave russa separata dal resto del paese.
La
Lituania ha fatto proprio questo a metà giugno, ma ha fatto marcia indietro a
metà luglio, dopo che Mosca ha chiarito che stava contemplando “misure severe”
per porre fine a quello che considerava un blocco illegale.
Il
ministero degli Esteri lituano, tuttavia, ha resistito alla revoca del blocco.
Dal momento che la Lituania è un membro della NATO, gli Stati Uniti quasi
certamente verrebbero in sua difesa se la Russia attaccasse il paese.
O
forse la Russia distrugge un edificio a Kiev, o un sito di addestramento da
qualche parte in Ucraina, e uccide involontariamente un numero considerevole di
americani, per esempio operatori umanitari, agenti dell’intelligence o
consiglieri militari.
L’amministrazione
Biden, di fronte a una sollevazione della sua opinione pubblica, decide che
deve vendicarsi e colpisce obiettivi russi, il che conduce a una serie di
ritorsioni tra le due parti.
Infine,
c’è la possibilità che i combattimenti nell’Ucraina meridionale danneggino la
centrale nucleare di Zaporizhzhya controllata dalla Russia, la più grande d’Europa,
al punto da emettere radiazioni nella regione, portando la Russia a rispondere
in modo proporzionale.
Dmitry
Medvedev, l’ex presidente e primo ministro russo, ha dato una risposta
inquietante a questa possibilità, dicendo ad agosto: “Non si dimentichi che ci
sono siti nucleari anche nell’Unione europea. E anche lì sono possibili
incidenti “.
Se la
Russia dovesse colpire un reattore nucleare europeo, gli Stati Uniti
entrerebbero quasi sicuramente in guerra.
Naturalmente,
anche Mosca potrebbe istigare l’escalation. Non si può escludere la possibilità
che la Russia, nel disperato tentativo di fermare il flusso di aiuti militari
occidentali in Ucraina, colpisca i paesi attraverso i quali passa la maggior
parte di essa: Polonia o Romania, entrambi membri della NATO.
C’è anche la possibilità che la Russia possa
lanciare un massiccio attacco informatico contro uno o più paesi europei che
aiutano l’Ucraina, causando gravi danni alla sua infrastruttura critica.
Un
simile attacco potrebbe spingere gli Stati Uniti a lanciare un attacco
informatico di rappresaglia contro la Russia. Se l’attacco informatico
riuscisse, Mosca potrebbe rispondere militarmente; se fallisse, Washington
potrebbe decidere che l’unico modo per punire la Russia è colpirla direttamente.
Questi
scenari sembrano inverosimili, ma non sono impossibili. E sono solo alcuni dei
tanti percorsi attraverso i quali quella che ora è una guerra locale potrebbe
trasformarsi in qualcosa di molto più grande e più pericoloso.
PASSAGGIO
AL CONFLITTO NUCLEARE.
Sebbene
l’esercito russo abbia causato enormi danni all’Ucraina, Mosca, finora, è stata
riluttante a intensificare il suo impegno per vincere la guerra.
Putin
non ha ampliato le dimensioni delle sue forze attraverso la coscrizione su
larga scala.
Né ha
preso di mira la rete elettrica dell’Ucraina, ciò che sarebbe relativamente
facile da fare e infliggerebbe ingenti danni a quel paese.
In
effetti, molti russi lo hanno accusato di non aver condotto la guerra in modo
più vigoroso. Putin ha preso atto di questa critica, ma ha fatto sapere che se
necessario, avrebbe dato inizio a una escalation dell’impegno russo.
“Non
abbiamo ancora cominciato a fare sul serio “, ha detto a luglio, suggerendo che
la Russia potrebbe fare di più, se la situazione militare deteriorasse: e lo
farebbe.
E a
proposito della forma terminale di escalation? Ci sono tre circostanze in cui
Putin potrebbe usare le armi nucleari.
Il primo, se gli Stati Uniti e i loro alleati
della NATO entrassero in guerra. Questo sviluppo non solo sposterebbe notevolmente
l’equilibrio di forze militari a svantaggio della Russia, aumentando
notevolmente le probabilità di una sua sconfitta, ma per la Russia
significherebbe anche combattere alle porte di casa contro una grande potenza,
in una guerra che potrebbe facilmente dilagare nel territorio russo.
I leader russi penserebbero certamente che la
loro sopravvivenza è a rischio, ciò che gli darebbe un potente incentivo a
usare armi nucleari per salvare la situazione.
Come
minimo, prenderebbero in considerazione lanci nucleari dimostrativi, per
convincere l’Occidente a fare marcia indietro. È impossibile sapere in anticipo
se una mossa simile porrebbe termine alla guerra, o la condurrebbe in una
escalation di cui si perderebbe il controllo.
Nel
suo discorso del 24 febbraio, in cui annunciava l’invasione, Putin ha
chiaramente sottinteso che avrebbe impiegato le armi nucleari se gli Stati
Uniti e i loro alleati fossero entrati in guerra.
Rivolgendosi
a “coloro che potrebbero essere tentati di interferire “, ha detto, “devono
sapere che la Russia risponderà immediatamente e ci saranno conseguenze che non
avete mai visto in tutta la vostra storia “.
Il suo
avvertimento non è sfuggito a Avril Haines, il direttore dell’intelligence
nazionale statunitense, che a maggio aveva predetto che Putin avrebbe potuto
usare armi nucleari se la NATO “interviene o sta per intervenire “, in buona
parte perché ciò “contribuirebbe ovviamente a una percezione che sta per
perdere la guerra in Ucraina”.
Nel secondo
scenario nucleare, l’Ucraina
inverte da sola le sorti sul campo di battaglia, senza il coinvolgimento
diretto degli Stati Uniti.
Se le
forze ucraine fossero sul punto di sconfiggere l’esercito russo e riprendersi
il territorio perduto del loro paese, non c’è dubbio che Mosca potrebbe
facilmente vedere questo esito come una minaccia esistenziale che esige una
risposta nucleare.
Dopotutto, Putin e i suoi consiglieri erano
sufficientemente allarmati dal crescente allineamento di Kiev con l’Occidente da
decidere deliberatamente di attaccare l’Ucraina, nonostante i chiari
avvertimenti degli Stati Uniti e dei loro alleati sulle gravi conseguenze che
la Russia avrebbe dovuto affrontare.
A
differenza del primo scenario, Mosca impiegherebbe armi nucleari non nel
contesto di una guerra con gli Stati Uniti, ma contro l’Ucraina.
Lo
farebbe con poco timore di ritorsioni nucleari, dal momento che Kiev non ha
armi nucleari, e perché Washington non avrebbe alcun interesse a iniziare una
guerra nucleare.
L’assenza di una chiara minaccia di ritorsione
renderebbe più facile per Putin contemplare l’uso del nucleare.
Nel
terzo scenario, la guerra si risolve in una lunga situazione di stallo che non ha soluzione diplomatica e
diventa estremamente costosa per Mosca.
Nel
disperato tentativo di porre fine al conflitto a condizioni favorevoli, Putin
potrebbe perseguire l’escalation nucleare per vincere.
Come
nello scenario precedente, in cui si escala per evitare la sconfitta, una
rappresaglia nucleare degli Stati Uniti sarebbe altamente improbabile.
In
entrambi gli scenari, è probabile che la Russia utilizzi armi nucleari tattiche
contro una piccola serie di obiettivi militari, almeno inizialmente.
Potrebbe
colpire paesi e città in attacchi successivi, se necessario.
Ottenere
un vantaggio militare sarebbe uno degli obiettivi della strategia, ma il più
importante sarebbe infliggere un colpo capace di rovesciare la situazione:
incutere una tale paura all’ Occidente che gli Stati Uniti e i loro alleati si
muovano rapidamente per porre fine al conflitto a condizioni favorevoli a
Mosca.
Non
c’è da stupirsi che William Burns, il direttore della CIA, abbia osservato ad
aprile: “Nessuno di noi può prendere alla leggera la minaccia rappresentata da
un potenziale ricorso ad armi nucleari tattiche o armi nucleari a basso
rendimento “.
CORTEGGIARE LA CATASTROFE.
Si può
ammettere che, sebbene uno di questi scenari catastrofici possa teoricamente
verificarsi, le possibilità che si realizzino effettivamente sono minime, e
quindi ci sarebbe poco da preoccuparsi.
Dopotutto, i leader di entrambe le parti hanno
potenti incentivi a tenere gli americani fuori dalla guerra, e a evitare un uso
del nucleare, anche limitato; per tacere di una vera e propria guerra nucleare.
Magari
si potesse essere così ottimisti. In realtà, la visione convenzionale
sottovaluta abbondantemente i pericoli di una escalation in Ucraina.
Anzitutto,
le guerre tendono ad avere una logica propria, che rende difficile prevederne
il corso. Chi dice di sapere con certezza quale strada prenderà la guerra in
Ucraina si sbaglia.
Le dinamiche dell’escalation in tempo di
guerra sono tanto difficili da prevedere quanto difficili da controllare, il
che dovrebbe esser di monito a coloro che sono fiduciosi che gli eventi, in
Ucraina, si possano gestire.
Inoltre, come ha riconosciuto il teorico
militare prussiano Carl von Clausewitz, il nazionalismo incoraggia le guerre
moderne a degenerare nella loro forma più estrema, specialmente quando la posta
in gioco è alta per entrambe le parti.
Questo
non vuol dire che le guerre non possano essere limitate, ma che limitarle non è
facile.
Infine,
dati i costi sbalorditivi di una guerra nucleare tra grandi potenze, anche una
piccola possibilità che essa si verifichi dovrebbe far riflettere tutti, a
lungo, sulla direzione che potrebbe prendere questo conflitto.
Questa
pericolosa situazione crea un potente incentivo a trovare una soluzione
diplomatica alla guerra.
Purtroppo,
tuttavia, non è in vista una soluzione politica, poiché entrambe le parti si
sono fermamente impegnate a raggiungere obiettivi bellici che rendono quasi
impossibile il compromesso.
L’amministrazione
Biden avrebbe dovuto collaborare con la Russia per risolvere la crisi ucraina
prima dello scoppio della guerra a febbraio.
Ormai
è troppo tardi per concludere un accordo. Russia, Ucraina e Occidente sono
bloccati in una situazione terribile, senza una via d’uscita ovvia.
Si può solo sperare che i leader di entrambe
le parti gestiscano la guerra in modi che evitino un’escalation catastrofica.
Per le decine di milioni di persone le cui vite sono in gioco, tuttavia, questa
è una magra consolazione.
(Foreign
Affairs”, 17 agosto 2022. foreignaffairs.com/ukraine/playing-fire-ukraine?fbclid=IwAR3DoBHzjXNJc6zJ39SxS-TOAN4tT6gLDf50QRcF7r3R0RBDe_tAFJfcLHo).
Perché
i globalisti
unipolari
odiano Putin.
Sfero.me
– Redazione – (25-2-2022) – ci dice:
Vladimir
Putin fa il suo esordio sulla scena politica mondiale il 9 agosto del 1999,
quando Boris El’cin lo nomina Primo ministro della Federazione Russa.
Poco
tempo dopo, in seguito alle dimissioni del Presidente El’cin del 31 dicembre
1999, Putin ricoprirà l’incarico di Presidente ad interim, per poi essere
eletto Presidente nelle elezioni del 26 marzo 2000.
Putin
si troverà in mano un paese economicamente devastato, politicamente in preda
all’anarchia ed umiliato nel suo spirito patriottico. Come si era arrivati a
questo punto?
L’ultima
fase sovietica della storia russa fu guidata, com’è noto, da Michail Gorbachev,
Segretario Generale del PCUS dal 1985 e Presidente dell’URSS dal 1990 al ’91.
Gorbachev, l’uomo con la voglia di coca-cola sulla fronte, avviò in Russia una
serie di riforme liberali (perestrojka), incoraggiato in ciò dalle potenze
occidentali; queste riforme, parziali e contraddittorie, innestate in un
tessuto economico collettivista, ebbero un effetto sociale declaratorio: si può cogliere una ragguardevole
similitudine con le riforme che la UE impone agli stati nazionali europei non
in linea con certi parametri (i famosi compiti a casa).
Il
risultato fu che Gorbachev divenne popolarissimo in Occidente ma profondamente
detestato in patria, nel 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di
Stato a cui si oppose vittoriosamente il Presidente della Federazione Russa
Boris El ’cin; ne conseguirà la dissoluzione dell’URSS e la fine della carriera
politica di Gorbachev: El ’cin diverrà il Presidente di una Russia non più
sovietica.
Il
nuovo leader emerso come eroe nazionale dagli avvenimenti drammatici che
segnarono la fine dell’URSS portò avanti un programma di riforme liberiste
contrassegnato da privatizzazioni massicce (El ’cin aveva sempre accusato
Gorbachev di non essere stato capace di attuare tali riforme), a tal fine non
esiterà a reprimere brutalmente l’opposizione parlamentare.
Il
liberismo selvaggio promosso da El ’cin in un contesto nazionale dove regnava
il caos favorirà la concentrazione della ricchezza privata tra i cosiddetti
“oligarchi” russi: questo è l’effetto del mercato lasciato libero di
autoregolarsi.
La famosa “mano invisibile” di cui parlava Adam Smith
infatti, ben lungi dal garantire la convergenza dell’interesse individuale con
quello collettivo, non fa altro che drenare le risorse dei tanti per
concentrarle nelle mani dei pochi (sempre gli stessi).
Per di
più El ’cin era un personaggio alquanto pittoresco, eccessivamente dedito
all’alcol al punto da barcollare in
mondovisione durante gli incontri internazionali, era pertanto facilmente
manipolabile dalle potenze della NATO che ne approfittarono per allargarsi
verso est, in violazione del tacito accordo russo-americano: come gli americani
sappiano rispettare i patti ce lo testimoniano i trattati firmati con Nuvola
Rossa e le tribù indiane.
Ma
questa situazione agevolava anche le multinazionali che avevano cominciato a
spartirsi gli interessi commerciali russi, mentre sul territorio i cittadini
sperimentavano le delizie del liberismo con gli oligarchi e i mafiosi russi
(spesso le due figure coincidevano) che dominavano le città.
Questo
era lo stato dell’arte quando Putin nell’agosto del 1999 assunse la carica di
Primo ministro e pochi mesi dopo, con le dimissioni di El ’cin, la Presidenza della Federazione
Russa.
Non è
questo il luogo dove ripercorrere le tappe politiche del ventennio putiniano,
quello che è importante sottolineare è che fin dall’inizio del suo mandato
Putin si è impegnato a ripristinare in Russia il primato dello Stato ed a
ristabilire la piena sovranità del suo paese.
A questo scopo si è adoperato a ridimensionare
fortemente lo strapotere delle lobbies globali penetrate in Russia negli anni
precedenti ed a restaurare il ruolo di grande potenza del suo paese nello
scacchiere internazionale; mentre sul piano interno smantellava (anche con
metodi sbrigativi) il potere mafioso che gli oligarchi russi avevano acquisito
negli anni della presidenza El ’cin.
In
poche parole ha fatto prevalere gli interessi della propria Patria e del
proprio popolo, il che era più che sufficiente per suscitare l’odio dei
potentati mondialisti, poiché secondo l’ideologia globalista un governante che
privilegia l’interesse del proprio paese non può che essere un bieco fascista
violatore dei diritti umani, un despota spietato nemico dell’Occidente “libero” e
“democratico”.
Il fatto che il popolo russo apprezzasse e
apprezzi Putin enormemente di più di quanto non abbia mai apprezzato El ’cin e
Gorbachev non ha mai scalfito le certezze dei potentati occidentali che non
hanno mai smesso di aizzare i loro cani da riporto (i professionisti
dell’informazione) ad una campagna calunniosa e demonizzante (reductio ad
hitlerum) nei confronti del leader del Cremlino.
Del
resto la visione politica di Putin non contempla la concezione di un mondo
unipolare come
invece è prefigurato nei deliri di onnipotenza dei globalisti e ciò fa del leader russo il principale
ostacolo alla realizzazione del progetto di NWO.
La suggestione di un mondo unipolare dove
tutti i popoli debbano condividere istituzioni e valori (occidentali) sorge
dopo la caduta del comunismo sovietico, in origine il progetto era concepito
come l’allargamento del modello liberaldemocratico a tutto il pianeta sotto la
guida dello stato egemone, gli USA.
Ma
progressivamente questo disegno, sostanzialmente politico, si trasforma in un
piano di riprogrammazione antropologica dell’umano.
Ciò
avviene quando la conduzione del progetto unipolare passa dal potere pubblico a
quello delle élites private; le grandi
corporations finanziarie, commerciali e
tecnologiche, attraverso la sperimentazione e l’affinamento di quelle tecniche
atte a conseguire nelle masse una modificazione della percezione della realtà, già utilizzate nella pubblicità,
nei media e nei social, si rendono
conto di poter implementare gli stessi metodi non soltanto allo scopo di
incrementare i profitti ma con il fine
assai più ambizioso di forgiare l’intera umanità mediante la creazione di un
immaginario unico, facendo vivere gli esseri umani dentro una matrix da loro ideata e scissa dalla realtà.
Questo
nuovo immaginario ha effettivamente pervaso l’intero Occidente e oltre, ma
incontra difficoltà ad oltrepassare l’ex cortina di ferro e si infrange di
fronte alla forza cationica rappresentata da Putin.
Il
socialismo reale non era riuscito a sprigionare quella carica
antropologicamente dissolutrice che la democrazia liberale con il suo edonismo
ed individualismo aveva impresso in Occidente.
L’implosione
del comunismo ha pertanto consentito il riemergere di un’umanità ancora
integra, sufficientemente corazzata contro i deliri prometeici di una società
liquida affetta da nichilismo terminale.
Così
in Russia dopo la parentesi Gorbachev-El ’cin, che aveva dato l’illusione ai
potentati occidentali di poter facilmente colonizzare l’ex impero sovietico,
l’emergere di uno statista come Putin frustra i disegni coltivati nelle
centrali delle oligarchie mondialiste.
Ma la
distanza irriducibile tra Putin e i suoi nemici non può essere circoscritta ad
un comune conflitto politico tra potenze rivali; la weltanschauung putiniana è
inconciliabile con la visione globalista predicata dalle oligarchie
transnazionali, tanto più che tale differenza si è ormai riposizionata da un piano
politico-filosofico a quello etico-antropologico.
Putin
è pienamente consapevole del ruolo catecontico che ha assunto a livello
planetario e di come ciò lo ponga in aperta contrapposizione con
l’establishment mondialista:
“E’ mio dovere attaccare il Nuovo
Ordine Mondiale per aver fatto degradare i “valori della famiglia”. La società sadica di de Sade e le
basi del pensiero antinaturale-morale-etico-logico. Come capo di stato mio
dovere mantenere i valori tradizionali e i valori della famiglia tradizionale. Perché i matrimoni dello stesso sesso
non produrranno alcun bambino. Dio ha deciso e dobbiamo preoccuparci per il
tasso di natalità nel nostro paese. Dobbiamo rafforzare le famiglie”.
(controinformazione.info/putin-e-mio-dovere-attaccare-il-nuovo-ordine-mondiale-per-aver-fatto-degradare-i-valori-della-famiglia/)
Il
costituire Putin un argine al sovvertimento metafisico patrocinato da un NWO
che pretende di negare l’essenza e l’esistenza di un ordine naturale,
razionale, morale e antropologico è la ragione primaria dell’odio rabbioso ed
isterico che le élites nutrono nei confronti dello Zar.
Poiché
il fine ultimo di questi poteri luciferini, ancor prima dell’arricchimento
materiale e del dominio sui popoli, è l’instaurazione di un ordine antiumano.
La
nuova costituzione russa, voluta da Putin e approvata con referendum nel 2020,
riassume la concezione politica, antropologica e spirituale che il presidente
russo ha propugnato nel suo ventennio di leadership e si configura in tutti i
suoi articoli come l’opposto speculare dei “nuovi diritti” esaltati dal progressismo
globalista.
L’Occidente
negli ultimi secoli non ha fatto che rinnegare sé stesso, le proprie
tradizioni, disconoscere i fondamenti metafisici della sua stessa civiltà (che
poi è la civiltà tout court), con una accelerazione impressionante registratasi
negli ultimi decenni. I principi di Dio, Patria e Famiglia, sui quali si è
incardinata per millenni la società umana, sono stati derisi, demoliti ed
espulsi dall’orizzonte culturale contemporaneo perché considerati incompatibili
con una concezione moderna e progressiva della società e sostituiti dai nuovi
“luminosi valori”: LGBT, gay marriage, aborto senza limitazioni, eutanasia,
utero in affitto, gender, accoglienza incondizionata, raccolta differenziata,
lotta al riscaldamento globale e alle emissioni di Co2, vaccini for ever.
Ebbene
è proprio su quei principi che dalle democrazie liberali vengono ritenuti
superati che è imperniata la nuova Costituzione russa.
Essa
contiene un riferimento esplicito alla fede cristiana del popolo russo (ciò che
la UE ha rifiutato sprezzantemente di inserire nel proprio Trattato) che è
parte integrante dell’identità nazionale;
viene
valorizzata la lingua russa come idioma ufficiale della federazione e ribadito
il principio di sovranità nazionale laddove si riafferma la priorità della
Costituzione e della legge russa sul diritto internazionale (contro l’ideologia no border dei
“diritti umani”); viene fissato il concetto di famiglia naturale (la famiglia sic et
simpliciter) come unione tra uomo e donna che potranno diventare padre e madre
(e non genitore 1 e genitore 2 come farneticano i sociopatici della UE).
(ricognizioni.it/dio-patria-e-famiglia-la-costituzione-piu-bella-del-mondo-e-quella-di-putin/)
Anche
di fronte al fenomeno Covid si registra un approccio radicalmente diverso da
parte di Putin.
In
Russia non c’è mai stato un lockdown rigido come l’abbiamo conosciuto in larga
misura in Occidente, le restrizioni sono state estremamente blande e in buona
parte soltanto teoriche (l’amuleto mascherina era un optional anche in luoghi
chiusi).
Già il
mese scorso Putin ha peraltro annunciato la fine di gran parte delle
limitazioni vigenti ripristinando quella normalità che in Occidente si vorrebbe
cancellare per sempre.
Questa
politica non ha causato la decimazione della popolazione, il numero dei morti è
inferiore a quello dei paesi europei; naturalmente tutto ciò è sistematicamente
ignorato dai media occidentali impegnati a dispensare terrore e ad invocare
restrizioni sempre più rigide.
È
l’effetto matrix di cui parlavamo sopra. I popoli dell’Occidente progressista socialista
(Dem Usa) vivono ormai in una bolla psichica nella quale sono indotti a
crogiolarsi; nel mondo dei diritti inalienabili è stata sufficiente la paura
per una sindrome parainfluenzale a far rinunciare alle libertà più elementari.
Gli
intellettuali progressisti, vestali della Costituzione e dei diritti umani,
sono i primi ad auspicare le misure più coercitive, poiché prima viene la
salute!
Il
culto idolatrico per la mera sopravvivenza biologica promosso da questo
culturame asservito e prezzolato (di autoproclamati scienziati e sedicenti
intellettuali) è purtroppo la cifra di un mondo prigioniero della codardia e
della superstizione.
Come altro si potrebbe definire il
comportamento di chi sta in auto da solo con la mascherina sul viso?
E non è superstizione l’attesa messianica di
un vaccino salvifico da somministrare omnibus hominibus quasi si trattasse di
un rito di espiazione collettiva piuttosto che di uno strumento di prevenzione
per i più fragili?
No, vi
state sbagliando!
Il vero problema non sono coloro che hanno
elaborato questo esperimento sociale e messo su questa tragicomica sceneggiata.
Loro
perseguono i loro obiettivi che sono economici, biopolitici, transumanisti, ma
il vero problema sono le masse, o buona parte di esse, che hanno accettato con
devozione e sollievo il totalitarismo sanitario che è stato loro imposto.
Ligi ad eseguire i riti della nuova religione
sanitaria (mascherine, igienizzazione, distanziamento), zelanti verso i
trasgressori che attentano al bene pubblico: “il lockdown è per il nostro bene”
si ripetono mentalmente da soli quando non sono di fronte alla TV che glielo
ricorda; i diritti, la libertà?
Cosa
vuoi che siano di fronte al rischio per la salute? Già, il loro terrore è di
perdere questa miserabile vita (che non è il naturale timore per la morte): è
lo stato d’animo che pervade l’uomo moderno, l’uomo che ha introiettato la
sentenza di Nietzsche, “Dio è morto!”, e non gli resta altro che aggrapparsi
alla “nuda vita” (Agamben). Questo è l’uomo occidentale.
Il
Presidente della Tanzania ha rifiutato i vaccini offertigli dall’OMS e non ha
mai imposto un lockdown al suo popolo; il suo ministro della salute, una donna,
ha mostrato un intruglio di erbe che a suo dire curerebbe il Covid.
I
grandi giornali italiani l’hanno subito descritta come una fattucchiera tribale
(ma loro non sono razzisti né sessisti!): guai a non adeguarsi al pensiero
unico, ora anche sanitario.
Sono
gli stessi giornali che magnificano le virtù taumaturgiche della mascherina;
sì, proprio loro che hanno come editori quelli che le mascherine hanno
l’appalto di produrle, e poco importa se prima d’ora si erano sempre occupati
di automobili e di trattori.
A ben
guardare, le restrizioni, il lockdown, il panico, la fede nel vaccino, la
coscienza che “nulla sarà come prima”, sono psicosi appannaggio del solo mondo
occidentale.
Se i media e gli scienziati non stessero sul
libro paga delle oligarchie dominanti forse si chiederebbero il perché.
Bill
Gates, il profeta che ci vuole salvare tutti con il suo vaccino (mentre
continua a predicare che il più impellente problema del pianeta è la
sovrappopolazione), ci ha consigliato di recente un’alimentazione a base di
carne sintetica, magari con un contorno di insetti proteici:
è un
dovere morale se si vuole combattere la crisi climatica provocata dalle
emissioni di Co2 provenienti dal settore agricolo.
Preparatevi
dunque al prossimo psicodramma collettivo. Sì perché dopo il virus la futura
imminente calamità “naturale”, già programmata nelle centrali del potere, sarà
la lotta al riscaldamento globale: l’UE, com’è noto, si è già mobilitata, anche
il governo Draghi ha risposto “presente!”.
Del
resto se Dio è morto qualcuno dovrà pure occuparsi di questioni dalla portata
universale come il clima.
Alla
luce di tutto questo i tanti bravi cittadini praticanti devoti del verbo
salutista e osservanti delle disposizioni liberticide del neo-regime della
biosicurezza dovrebbero chiedersi perché mai temere la perdita della vita se
l’alternativa è una vita di merda.
Ma
nella Matrix City in cui vivono non si è programmati per porsi delle domande e
tanto meno per darsi delle risposte (con buona pace di Marzullo).
Joachim
Hagopian, Epic Crossroads:
Pathway
to Armageddon or Defeating
the
Deep State
Cabal in Ukraine.
Jameshfetzer.org-
Blog di James Fetzer - Gioacchino Hagopian – (7 novembre 2022) – ci dicono:
Le
élite dominanti hanno manipolato la guerra in Ucraina per contribuire a
raggiungere l'attuale tragico finale di partita, incolpando convenientemente la
figura dell'opposizione demonizzata e potenzialmente controllata che
l'Occidente ama odiare – Vladimir Putin.
Non
appena le élite si sono rese conto che l'olocausto del vaccino non stava
uccidendo abbastanza della popolazione globale abbastanza velocemente per i
loro gusti malati, la magia nera ha vistosamente preso il via, e proprio al
momento giusto per monopolizzare tutta l'attenzione pubblica e l'attenzione
esclusivamente sull'Ucraina, con la propaganda dei media occidentali in overdrive per
dipingere la falsa percezione di uno scenario Davide contro Golia, interpretato
dall'attore Volodymyr Zelensky, reginetta del dramma, ha interpretato l'eroica
figura sfavorita, che coraggiosamente si erge a nome di "tutte le
democrazie occidentali ovunque", combattendo valorosamente il suo
non provocato, grande demone cattivo della Russia dell'invasore Putin, nel
disperato tentativo di resuscitare la falsità di un secondo impero imperialista
sovietico.
Questa
falsa strategia narrativa ininterrotta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, di bugie
propagandistiche non fallisce mai e, ancora una volta, la stessa popolazione
ingannata e stupida che è prontamente caduta per la falsa pandemia e la morte
genocida per omicidio farmaceutico, ancora una volta è caduta nelle stesse
bugie assurde senza sosta, manipolando gli sciocchi per "difendere
l'Ucraina" inviando i loro soldi insieme all'Occidente inviando miliardi
in armi e aiuti, scorte di armi in esaurimento critico, alla nazione più
corrotta di tutta Europa, e forse del mondo – l'Ucraina che funge da "parco
giochi del diavolo" delle élite.
La
stragrande maggioranza dei contributi mondani ha solo alimentato le casse dei
gangster corrotti del banchiere centrale noti come mafia Khazariana, dove anche per ammissione dei media
mainstream, la maggior parte delle armi spedite in Ucraina finiscono vendute
sul mercato nero e sul dark web a organizzazioni criminali nefaste e attori
statali.
Eppure
le suicide sanzioni occidentali e gli effetti bellici del disegno globalista
hanno effettivamente tagliato la fornitura mondiale di grano dalla Russia e
dall'Ucraina come due dei principali produttori di cereali del pianeta di semi di
girasole / olio, soia, mais, grano e orzo - tutti destinati a morire di fame e
uccidere milioni se non miliardi di persone in tutto il mondo.
In
queste elezioni di medio termine negli Stati Uniti, la prima volta che si tiene
su un'eclissi lunare di luna di sangue, l'ultima eclissi lunare da tre anni,
l'umanità si trova a un monumentale bivio cruciale.
No,
non si tratta di eleggere un gruppo di democratici o repubblicani al Congresso,
perché se c'è qualcosa che abbiamo imparato nella nostra vita, è che la stessa élite di potere
controlla ogni antiquato sistema bipartitico su questa terra, che si tratti dei democratici o del
GOP, del partito laburista contro conservatore del Regno Unito, liberale contro
conservatore e così via fino alla nausea con lo stesso vecchio sistema
malvagio occupato dagli stessi guardiani prescelti che servono gli stessi
diavoli burattinai che hanno sempre stato in carica e in controllo.
Sebbene
il conflitto ucraino segni la fine del potere occidentale e dell'egemonia
unipolare degli Stati Uniti, va ben oltre quelle pietre miliari significative.
In effetti, l'élite dominante ora ha paura di perdere
il potere e il controllo globale finale, poiché tutte le loro biglie sono
sull'Ucraina che vince a tutti i costi.
Se
Zelensky e Kiev crollano, lo stesso vale per i loro burattini in Occidente che seguono
gli ordini dei loro padroni, anche se ciò significa la caduta dell'intera civiltà
occidentale.
Sebbene
l'élite globale possa essere composta principalmente da importanti dinastie
nobiliari e di linea di sangue dell'Occidente, principalmente Europa e Nord
America, questi controllori planetari non sono fedeli a nessuna regione,
nazione o popolo, ma solo alla propria autoconservazione e al loro potere
inestinguibile a tutti i costi umani.
Questo
crocevia fondamentale a cui si fa riferimento nel titolo di questo articolo è
la scelta tra un percorso che è indubbiamente difficile ma che sostiene la vita
e preserva la vita, mentre l'altro è la strada per l'inferno, la morte e la
distruzione.
In questi tempi epici che stiamo vivendo,
questa è la scelta definitiva che tutti noi vivi oggi stiamo affrontando, che
ci piaccia o no, consapevoli o ignari.
O
lottiamo contro la tirannia per una vita migliore e più sicura sia per noi
stessi che per le generazioni a venire, o semplicemente accettiamo la morte per
genocidio.
Questa
presentazione coprirà principalmente, in particolare, come le élite globali
hanno messo praticamente tutte le loro uova in un unico paniere, e non è il
coniglietto pasquale, né Babbo Natale, né la decima cristiana e sicuramente non l'altro cesto
"Great Reset" di Klaus Schwab.
Il
fulcro del procedimento è la realtà che tutto ciò per cui l'élite ha lavorato
nel suo tirannico schema di acquisizione globale è in gioco se la sopravvivenza
del suo impero anglo-americano-zio gestito dai signori della mafia Khazariana del
cartello bancario Rothschild precipita nella sconfitta dell'Ucraina.
L'impegno disperato della cabala che mette tutte le
sue biglie su una vittoria in Ucraina sta facendo di tutto per evitare la piena
esposizione del suo "parco giochi del diavolo" che è l'antica
Khazaria trasformata in Ucraina moderna.
In
conclusione, la cabala criminale genera la maggior parte delle sue entrate dal
crimine organizzato, e l'Ucraina è stata il centro del traffico europeo di
droga, armi, organi umani e bambini.
Dal
momento che l'esercito russo ha chiuso i bio-laboratori finanziati dal
Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dell'Ucraina e ha fatto un'enorme
ammaccatura nello sradicare i suoi trilioni di denaro riciclato nel crimine
organizzato, questo è esattamente il motivo per cui i controllori della linea
di sangue stanno giocando le loro stesse vite sulla vittoria in Ucraina, cosa
che chiaramente non sono, e rischiano di perdere tutto e, proprio per questo
motivo, sono pronti a far precipitare l'umanità giù dalla scogliera nucleare.
Così,
i burattini della cabala negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell'UE, nella
NATO e in Israele sanno tutti che i loro sono in gioco se la loro guerra
collettiva in Ucraina viene persa dalla Russia.
Le
dinastie di controllo che adorano Lucifero si rendono conto che tutto ciò per
cui hanno lavorato così duramente – il loro unico controllo del governo
mondiale è in gioco se l'Ucraina cade, e se Kiev cade, così fa il loro intero
Impero Khazariano sul pianeta.
La
scorsa settimana, il deputato russo Andrei Isayev su Russia-1, il canale
mediatico statale più seguito, ha dichiarato:
Le
strutture economiche europee protesteranno trasferendo la loro produzione e
spostando i loro capitali in Cina, America e altri paesi in cui è favorevole
operare.
E l'idiozia che si è impadronita delle élite
anglo-americane comincerà finalmente a disfarsi notevolmente.
Questo
politico russo sa che la guerra dell'Occidente in Ucraina è una proposta
perdente sia per le imprese occidentali che per i cittadini.
Con
questo conflitto inscenato in Ucraina, la demolizione controllata dell'intero
Occidente è attualmente in procinto di essere distrutta dal disegno globalista,
e la caduta della civiltà occidentale sarà completa.
La tempesta perfetta di crisi mortali della
cabala criminale ha lo scopo di spopolare drasticamente il pianeta terra, in
particolare colpendo i continenti più ricchi che contengono maggioranze bianche
cristiane e le più grandi classi medie.
Secondo
l'agenda della mafia Khazariana, le nazioni occidentali come Stati Uniti, Regno
Unito ed Europa occidentale sono destinate a subire le più pesanti perdite
economiche e umane in una potenziale terza guerra mondiale nucleare innescata
dal conflitto ucraino, presto raggiunto da un fronte di guerra orientale separato a
Taiwan quando la Cina farà la sua mossa sulla capitale globale dei microchip
Taipei.
Il
luogo di nascita dell'Impero Khazariano è l'antico Khazaro che ora è il campo
di battaglia devastato dell'Ucraina, e l'élite globalista unipolare ha contato
sulla sconfitta russa in Ucraina e sul successivo cambio di regime a Mosca.
La
maggioranza ebraica ashkenazita residente in Israele ha infatti contato sulla
creazione di una seconda patria ebraica in Ucraina, e per molti in Israele
sarebbe il loro ritorno ancestrale a casa, a differenza di Israele.
La
continuità del controllo planetario assoluto include il ripristino dell'antico
Impero Khazariano fiorente sia in Ucraina che nel vicino Khazariano dell'Ucraina,
il Kazakistan, dove la loro moderna capitale globalista Astana è stata
costruita come quartier generale mondiale degli Illuminati.
Tuttavia,
tutto potrebbe essere perduto se il nazionalista russo Putin riuscisse a
conquistare la patria storica dell'Impero Khazariano.
Quello
che stiamo vedendo nelle ultime settimane nel diluvio di atti terroristici
contro la Russia, in realtà, è la conferma della disperazione della cabala.
Prima
è arrivato il
tentativo di assassinio intenzionale ma fallito sulla vita del nazionalista
russo, definito spregiativamente come "il cervello di Putin",
Aleksandr Dugin, ma invece sua giovane figlia giornalista è diventata tragicamente una
martire russa con l'esplosione di un'autobomba terroristica dell'intelligence
ucraina alla fine di agosto vicino a Mosca, come il primo terrorista sparato
attraverso la prua, senza dubbio dato il via libera dall'Occidente.
Il
terrorismo internazionale ha preso una svolta drammatica un mese dopo con
l'esplosione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 dalla Russia alla Germania il 26
settembre. Esimo.
Questo attacco non è stato certo l'Ucraina ad
agire da sola, ma chiaramente in combutta con sabotatori implicati sia dagli
Stati Uniti che dal Regno Unito, anche se recentemente la Russia ha concluso
che si è verificato a causa della Royal Navy britannica.
La
prova di un'ulteriore colpevolezza arriva dalla Russia che chiede una risposta
al messaggio intercettato dell'ex primo ministro britannico Liz Truss al
segretario di Stato americano Antony Blinken, che affermava in modo concreto:
"È
fatta", pochi istanti dopo che i gasdotti Nord Stream 1 e 2 sono stati
fatti saltare in aria.
Ciò
dimostra virtualmente che l'impero anglo-americano era colpevole di distruggere
la fonte tedesca di combustibile invernale per riscaldare sia le case che le
fabbriche.
Il
ministero della Difesa russo sta individuando il Regno Unito, certo che la Royal
Navy britannica sia stata coinvolta sia nel complotto che nell'esecuzione della
distruzione dell'oleodotto.
Poi
pochi giorni dopo, l'8 ottobre, esimo l'ennesimo attacco terroristico destinato
a distruggere l'orgoglio e la gioia di Putin – il ponte più lungo del mondo che
collega la sua Crimea annessa nel 2014 con la terraferma russa.
Questa
aggressione indica ancora una volta una collusione congiunta tra i governi di
Gran Bretagna e Ucraina.
Meno
di sei mesi prima, nell'aprile 2022, le prove dimostrano che gli ufficiali dell'intelligence
britannica hanno escogitato un elaborato piano per far saltare in aria il ponte
di Kerch che in seguito sarebbe stato eseguito da più servizi di intelligence
SBU dell'Ucraina.
Poi è
arrivata la continua minaccia del terrorismo nucleare sotto falsa bandiera che
incolpa Putin come l'incendiario dietro una cinetica terza guerra mondiale
nucleare che ha dominato i titoli dei giornali per settimane per tutto ottobre.
Mentre le accuse della Russia e dei
giornalisti dei media indipendenti come me coprivano la preponderanza di prove che
indicavano l'Ucraina e l'Occidente come colpevoli di una potenziale bomba
nucleare sotto falsa bandiera, Zelensky, i suoi alleati occidentali e la stampa
corporativa hanno anche saturato i media con un imminente presunto attacco
nucleare da parte della Russia per incolpare l'Ucraina. Per molte settimane il mondo intero è
stato nervosamente vicino all'orlo della distruzione. Mai prima d'ora l'umanità
è stata più in pericolo di annientamento nucleare.
Gli
Stati Uniti e il Regno Unito come due terzi dell'impero anglo-americano-zio gestito
dalla mafia Khazariana (cioè, i soliti sospetti della linea di sangue guidati
dal cartello bancario centrale Rothschild) sono stati ripetutamente implicati
congiuntamente in atti di terrorismo nelle esplosioni dell'oleodotto, nel
terrorismo del ponte di Kerch, settimane di minacce di terrorismo tattico sotto
falsa bandiera nucleare e ora l'attacco terroristico dei droni recentemente
fallito contro la flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli.
Tutti questi attacchi terroristici USA-Regno
Unito contro le forze di Mosca stanno aumentando, chiaramente intesi a
provocare alla fine la Russia a vendicarsi non solo contro Kiev, ma
direttamente contro l'Occidente, il Regno Unito in particolare.
Una
miccia nucleare accorciata è ora accesa di fronte alla politica di M.O.
dell'Occidente nei confronti della Russia con provocazioni senza sosta e palesi
aggressioni, tentando deliberatamente di suscitare la rappresaglia di Putin per
fornire la scusa USA-UK-NATO-ZIO per entrare in guerra mondiale contro la
Russia.
È più
che ovvio che i mafiosi Khazariani che agiscono patologicamente in tutto il
panorama geopolitico hanno volontariamente creato una giungla internazionale
senza legge, determinati a giocare secondo il proprio insieme di regole
inventate, apparendo pronti a portarlo al livello successivo - facendo saltare
in aria il mondo in un Armageddon nucleare terroristico.
Non è
nemmeno un caso che mentre gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno
intenzionalmente aumentato le tensioni nucleari, il Pentagono ha aumentato la
sua soglia nucleare l'ultima settimana di ottobre per includere il lancio di
armi nucleari contro minacce non nucleari.
Questa
politica nucleare statunitense rivista non si astiene più dai primi attacchi
preventivi, alzando esponenzialmente la posta in gioco contro i nemici nucleari
designati Russia e Cina su due fronti della terza guerra mondiale in Ucraina e
presto a Taiwan.
L'Occidente
manca di tecnologia di guerra ipersonica, è significativamente indietro nel
raggiungere le armi scalari della Russia e non ha una difesa in grado di
eguagliare la Russia o la Cina, tanto meno affrontarle entrambe allo stesso tempo.
La flotta navale statunitense può essere facilmente sterilizzata con la tecnologia
di disturbo delle potenze orientali.
Inoltre,
gli Stati Uniti stanno affrettando l'ordine di consegna di un arsenale nucleare
B61 appena ricostruito in Europa previsto per le vacanze il mese prossimo in
previsione dell'accensione della terza guerra mondiale entro o durante il nuovo
anno 2023.
Ciò
che è chiaro è che il Grande Reset delle élite è stato meticolosamente
co-programmato contemporaneamente con l'implosione di un'economia globale
insostenibile e in bancarotta e il trampolino di lancio per il conto alla
rovescia per l'Armageddon nucleare Occidente contro Oriente.
L'élite
dominante ha ordinato ai suoi burattini occidentali di emettere sanzioni
suicide contro la Russia mentre si gettava a capofitto nella follia nucleare
della guerra mondiale contro le potenze orientali che possiedono sia la
superiorità economica che militare sull'Occidente, su cui ovviamente i
controllori informati contano tutto.
L'élite ha pianificato la distruzione della civiltà
occidentale per molti anni, distruggendo le ricche classi medie di caucasici
cristiani residenti nei tre continenti più ricchi della terra come il
necessario trampolino di lancio globalista verso una governance mondiale, una
griglia di controllo super-sorvegliante digitalizzata e l'espansione della
schiavitù delle città intelligenti della Belt and Road guidate dal PCC.
Se
Putin e Xi agiscono come opposizione controllata dalla City di Londra rimane
alla fine da incerto a probabile.
Oltre
a tutto questo, il Centro di comando e controllo del Delta (Cia) degli Stati
Uniti responsabile degli obiettivi strategici e tattici militari dell'Occidente
e delle missioni di combattimento sul campo di battaglia ucraino, incluso il
dispiegamento di truppe e attrezzature, sono stati recentemente violati
dall'intelligence militare russa.
Questo
livello grossolano di incompetenza messa in scena "come sopra, così
sotto" è così palesemente ovvio con un comandante in capo degli Stati
Uniti incapace di mettere insieme una singola frase pronunciata che abbia un
senso intelligibile.
Quindi,
è giusto, naturalmente, che il cervello strategico dietro tutte le operazioni
militari statunitensi in Ucraina abbia appena rivelato i principali segreti
militari dell'Occidente.
Dopo
tutto, la stessa leadership militare che ci guida lungo il sentiero del giorno
del giudizio in Ucraina è responsabile di aver umiliatamente perso la guerra
più lunga della storia americana in Afghanistan l'anno scorso.
Per
disegno globalista, dopo 20 anni di sprechi e fallimenti, Biden e il suo
segretario alla Difesa Lloyd Austin hanno consegnato tutta la capacità bellica
degli Stati Uniti al nemico talebano.
Che la stessa forza combattente degli Stati
Uniti guidata dagli stessi traditori statunitensi stia ora andando testa a
testa contro Russia e Cina su più fronti di guerra non è altro che la
configurazione globalista per la drammatica caduta suicida dell'Occidente.
Ancora
una volta, tutto è stato pianificato e coreografato dall'élite satanica per
distruggere l'Occidente nella sua "tempesta perfetta" di crisi
mortali che ogni giorno incombe più letale con il confronto nucleare che arriva
prima o poi.
Inoltre,
in risposta alle costanti provocazioni occidentali progettate per portare
all'olocausto nucleare, e al ministro della Difesa russo Shoigu che afferma che
la NATO ha ammassato 30.000 truppe lungo il confine occidentale della Russia,
la Russia ha ora schierato missili ipersonici MiG-31K lungo il suo lato del
confine europeo come chiara dimostrazione di forza per contrastare qualsiasi
aggressione la NATO scelga dopo.
Ancora
una volta, è probabile che l'Occidente venga presto annientato, proprio come il sito web sul commercio di armi MIC
deagel. comper anni ha previsto una popolazione statunitense di soli 65 milioni entro il
2025, un incredibile spopolamento dell'80%.
Ogni
singolo giorno sembra che ci stiamo rapidamente avvicinando sempre più
all'inferno sulla terra che si avvera.
Come
per cementare l'inevitabile, parlando con i media televisivi cechi, Volodymyr Zelensky
ha detto la scorsa settimana che nessuno dovrebbe avere paura della possibilità
di una guerra nucleare.
La CBS
riferisce che un recente studio conclude che una guerra nucleare USA-Russia
ucciderebbe più di 5 miliardi di persone, per lo più per fame.
Tutti
questi allarmanti indicatori DEFCON-3 predicono che i burattini occidentali ci
fanno tutti in crociera per un livido militare, mentre la Russia si prepara a
sferrare il colpo letale.
Eppure
tutta l'umanità soffre per il grave esito di questo disastro ferroviario in
fuga.
Poi il
più recente atto di aggressione terroristica occidentale avvenuto una settimana
fa con gli attacchi dei droni alla base navale russa di Sebastopoli in Crimea
sul Mar Nero, sempre con prove chiare legate al coinvolgimento del Regno Unito.
Nello
stesso momento in cui l'Occidente attraverso gli Stati Uniti e il Regno Unito
sta intensificando la sua serie in corso di atti palesi di terrorismo che
prendono direttamente di mira la Russia, recenti resoconti dei media rivelano
che Biden ha schierato un contingente di 4.700 soldati del mondo 101 San Aviotrasportato
Divisione che partecipa entro tre miglia dal confine ucraino in esercitazioni
di combattimento congiunte con la Romania, membro della NATO, pronta ad andare
in diretta in qualsiasi momento.
E ora l'ultimo mostra le prove che gli stivali
dei GI americani sono sul terreno all'interno dell'Ucraina, secondo quanto
riferito per garantire che tutte le armi statunitensi inviate negli ultimi nove
mesi raggiungano le destinazioni militari di Kiev.
Nel
frattempo, tre mesi fa, la CBS ha rivelato che almeno il 70% di tutte le scorte
di armi quasi esaurite dell'Occidente spedite in Ucraina stanno in realtà
finendo sull'enorme mercato nero e sul dark web, vendute a varie bande
criminali e organizzazioni terroristiche come l'ISIS.
Il
noto analista militare in pensione, il colonnello Doug MacGregor, mette in
dubbio questa spiegazione come uno stratagemma fasullo per aver aspettato
passivamente nove mesi per fare finalmente qualcosa, mentre per molti mesi si
sapeva che miliardi di armi statunitensi erano stati persi senza alcuna azione
intrapresa da Washington per correggere la situazione.
Quindi, aspettare fino ad ora per inviare
improvvisamente truppe americane è altamente sospetto, e una povera scusa
fragile che ci avvicina molto di più a una terza guerra mondiale cinetica.
Ricordiamo
che il bugiardo cronico Biden ha promesso che nessuna truppa americana sarebbe
mai stata schierata sul terreno in Ucraina.
A
proposito di bugiardi, con la cabala bugiardo guerrafondaio della cabala, David
Petraeus, un paio di giorni prima, dichiarando che gli Stati Uniti da soli,
senza la NATO, potrebbero inviare soldati statunitensi in Ucraina, è molto
chiaro che l'intento dei neoconservatori di Washington è quello di giustificare
il dispiegamento di "una coalizione di volenterosi" come "una forza
multinazionale" per combattere i russi sul suolo ucraino.
Temendo
che la Russia farà progressi decisivi raggiungendo guadagni strategici
irreversibili durante le settimane più fredde a venire, ora che la
mobilitazione di 300.000 soldati di Putin è completa, e i 100.000novizi
coscritti e non addestrati dell'Ucraina ora inviati come carne da cannone sui
campi di battaglia per sostituire freneticamente l'enorme tasso di logoramento
dell'Ucraina di soldati caduti già uccisi in azione, chiaramente è tempo di
disperazione, quindi le forze occidentali schierate ora in Ucraina sono una
chiara indicazione che gli Stati Uniti stanno ora combattendo una guerra
mondiale contro la Russia a propulsione nucleare per pura disperazione che le
élite che spingono la guerra sono messe in un angolo scagliandosi con poco da
perdere.
Ecco
quanto siamo vicini a perdere tutte le nostre vite o a vincere la guerra tra il
bene e il male. La seconda opzione è la nostra unica opzione.
Questo
è solo il precursore per il prossimo invio "della coalizione dei
volenterosi", tra cui altri 30.000soldati della NATO lungo i confini russo
e bielorusso, come riportato una settimana fa dalla Tass, pronti a unirsi alla
mischia del cazzo guidata dalla già attiva presenza militare statunitense che
combatte in Ucraina, seguendo un modello simile al coinvolgimento degli Stati
Uniti nella guerra siriana.
Solo
che questa volta porta una posta in gioco molto più disastrosa. Ma poi una
calda terza guerra mondiale nucleare agisce come una componente aggiuntiva
significativa all'arsenale illimitato della cabala di armi di distruzione di
massa mortali che attualmente attaccano l'umanità per spopolare radicalmente la
terra entro il prossimo anno o giù di lì. La cabala ha orchestrato la sua
massiccia moria umana ora in lavorazione.
Questa
terribile condizione umana che si verifica oggi riflette uno stato di entropia
instabile, in attesa di collasso, grave privazione morale e distruzione globale
pervasiva perché la struttura di potere che risale a millenni fa è stata governata
dalle stesse linee di sangue psicopatiche basate su un paradigma di scarsità di
risorse e una falsa fallacia malthusiana di sovrappopolazione in competizione
per risorse in declino e esaurite.
Finché
questa visione del mondo viene propagata dall'élite dominante per giustificare
la sua storia sanguinosa, incluso il genocidio di oggi, indipendentemente da
qualsiasi "nuovo e migliorato" rilancio di questo percorso
"insostenibile", pesantemente battuto, la struttura di potere
esistente oggi non appare diversa dalla struttura di potere esistente durante i
tempi antichi, perché la storia dimostra sempre che la vita sulla terra consiste in un
ciclo infinito di ripetizione "uguale al vecchio capo" di spietato,
Potere brutale e psicopatico, nonostante varie civiltà vadano e vengano, se sono sempre gestite dalle stesse
linee di sangue genetiche ininterrotte di predatori bellicosi il cui programma
è sempre quello di preservare lo status quo, le dinamiche raramente se non mai
cambiano e la stessa piccola manciata di abbienti mantiene inevitabilmente un
controllo dispotico da un millennio all'altro.
Oggi
la sfida della razza umana è quella di rifiutare di rimanere debole, passiva,
timorosa o troppo sottoposta al lavaggio del cervello per affrontare questo 11 esimo.
L'ora
si avvicina alla morte imminente, perché un numero sufficiente di noi ora sa
troppo e non deve permettere che questo disastro epico accada.
Perire inconsapevolmente dall'assalto
orchestrato dalle élite del loro evento di estinzione del genocidio umano è un
peccato non resistere e opporsi a questo male con tutte le nostre forze
collettive.
Per evitare questo tragico destino, noi come razza
umana dobbiamo sollevarci come esseri umani sovrani per combattere
coraggiosamente contro questo controllo luciferino esercitato da potenti forze
assassine che rappresentano l'attuale struttura di potere demoniaca.
La
chiave per rimanere in vita è rimuovere gli assassini genocidi dall'accesso
alle loro armi di distruzione di massa prima che ci rimuovano da questa terra.
Sostituire
un sistema brutale, ingiusto, sfruttatore di potere e controllo ci richiede di
evolvere facendo enormi passi avanti come specie umana al fine di promuovere,
preservare e salvare la vita sacra, la crescita spirituale e l'espansione della
consapevolezza e della coscienza divina attraverso un importante cambiamento di
paradigma dalla fatiscente struttura di potere esistente progettata per
sfruttare, costringere ed esercitare volontariamente il controllo distruttivo
finale sulle masse globali per sviluppare creativamente un cambiamento
fondamentale.
Sistema
umano elevato ispirato dal nostro Creatore basato su valori pro-sociali di
altruismo spirituale e cooperazione simbiotica per opporsi attivamente e
prevenire questo ciclo di replica senza fine di "uguale al vecchio
capo".
Questa
trasformazione necessaria richiede che i responsabili all'interno di questa
struttura di potere esistente perpetrino l'attuale abominevole genocidio contro
la nostra specie umana siano pienamente responsabili dei loro crimini contro i
bambini e l'umanità.
E
poiché i membri di questa struttura di potere esistente sono sempre stati così
abili maestri dell'inganno nel corso dei secoli, hanno effettivamente mantenuto
la nostra razza umana dirottata dal progresso evolutivo, sempre divisa e
conquistata, e troppo impotente e / o ignorante per sfidare l'ingiusto status
quo.
Finché
i controllori della linea di sangue ci tengono divisi, programmati dal minimo
comune denominatore di odio, inganno, paura e ignoranza, ingannati nel dare la
colpa ad altri gruppi esterni mirati, seminando semi diabolici di divisione
ideologica, dal duopolio dei partiti politici in competizione, dalla guerra di
classe socioeconomica, dalle popolazioni migranti contro la cittadinanza
nativa, o dalla dinamica logorata dispiegata di in-group contro out-group
fabbricato,
Conflitto programmabile che separa intrinsecamente le masse, tenendoci per
sempre separati, disuniti e divisi per razza, etnia, nazionalità, religione,
genere, età, livello di istruzione, orientamento sessuale, ci sono innumerevoli
modi in cui i maestri dell'inganno all'interno della loro struttura di potere
ci mantengono con successo troppo deboli, disorganizzati, fratturati e divisi
per reagire.
I
membri dell'élite dominante sono in grado di massimizzare il loro potere
collettivo e il controllo sulle masse perché come maestri dell'inganno e della
manipolazione, attraverso la diseducazione volontaria, il condizionamento
sociale nefasto e l'ingegneria sociale maligna che invariabilmente portano al
lavaggio del cervello propagandato e alla perdita di potere controllata, noi
cittadini non ci uniamo mai in una solidarietà abbastanza forte da opporci
attivamente alle forze di controllo.
Ma
forti della verità e del fermo coraggio e determinazione nell'esercitare la
nostra forza di volontà collettiva unificata per disobbedire civilmente alla
tirannia autoritaria di criminali traditori e assassini, specialmente uniti e
aiutati da militari e personale delle forze dell'ordine allineato con Noi il
Popolo sostenendo fedelmente i loro giuramenti e il dovere di proteggere e
difendere la nostra Costituzione, Noi il Popolo prevarremo e sconfiggeremo il
nostro conosciuto, identificato nemico malvagio.
È
armandoci della verità, per quanto inquietantemente oscura e tristemente
negativa, che Noi, il Popolo, possiamo iniziare a ritenere pienamente
responsabili i colpevoli di crimini di guerra contro l'umanità.
Poiché
l'élite dominante ha avuto così tanto successo nell'infiltrarsi e controllare
sovversivamente ogni istituzione di potere, in particolare il sistema di
giustizia penale mondiale, i membri della struttura di potere sono stati in
grado di rimanere praticamente irraggiungibili, immuni da ogni responsabilità
legale e penale per essere mai incriminati, arrestati e consegnati alla
giustizia per i loro crimini pervasivi commessi nel corso dei secoli.
Le
brave persone di questa terra possono combattere per distruggere il nostro
nemico comune come unica possibilità di sopravvivere come una specie umana
ancora intatta, autorizzata a cambiare radicalmente e sostituire questa
secolare struttura di potere decadente con una che promuova la salute olistica,
l'abbondanza sostenuta, la realizzazione benigna e l'amore universale per tutta
la Creazione di Dio.
Poiché
sono sempre stati gli stessi controllori della linea di sangue per diritto di
nascita a perpetrare gli stessi crimini atroci contro i bambini e l'umanità nel
corso della storia, assicurano che il sistema finanziario, politico e legale
sia sempre impilato e truccato con guardiani curati che hanno giurato con
giuramenti di sangue di operare sul lato oscuro per sostenere lo status quo
luciferino non etico, indipendentemente da quanto corrotto o ingiusto, al fine
di proteggere i potenti criminali al vertice di questa catena alimentare
parassitaria dalla giustizia e dalla responsabilità.
Sebbene
il sistema oggi possa essere più corrotto e corrosivo che mai, la differenza
principale tra ora e il passato è che i potenti criminali al vertice non hanno
mai avuto i loro crimini così accuratamente e pubblicamente esposti come fatti
inconfutabili come adesso.
La
loro tirannica esagerazione mostrata durante la loro falsa pandemia fabbricata
e l'olocausto genocida ha allertato molti di noi, così che Noi il Popolo siamo
ora consapevoli della loro cospirazione criminale per spopolare la nostra unica
casa planetaria, vittimizzando ulteriormente i nostri figli nei modi più
eclatanti e impensabili.
Caso
in questione è la recente decisione del CDC di rendere l'arma biologica letale
che uccide milioni di persone di tutte le età parte del record di
immunizzazione programmata di ogni bambino americano.
Come risultato del fatto che il popolo ora si
arma di questa verità inquietante, l'élite sta perdendo sia il suo potere che
il controllo su di noi perché lentamente ma inesorabilmente, le masse globali si stanno
risvegliando a questa realtà allarmante per chiedere che i colpevoli siano
finalmente processati, perseguiti e debitamente puniti.
In
mezzo a questa resa dei conti, le élite sono determinate a sfuggire alla
giustizia creando tali sconvolgimenti globali destabilizzanti e pericolose
condizioni di vita e di morte progettando una massiccia convergenza di così
tante crisi mortali che ci colpiscono tutte in una volta che sperano di
uccidere efficacemente dal 90 al 95% della popolazione di oggi, chiamandolo il
loro "Grande Reset".
Con un
abbattimento così drastico, brutale e sistematico delle masse, l'élite progetta
di evitare sia la punizione che la giustizia da parte di una minoranza
indebolita e terrorizzata di sopravvissuti disposti ad accettare la schiavitù
per evitare la morte.
Finché
la razza umana è immersa nell'orrore e nel terrore inevitabili in mezzo a tale
caos di massa per morie umane, i personaggi demoniaci al vertice non dovranno
mai rispondere dei loro peccati empi in nessun tribunale o tribunale militare.
Ma noi, il popolo, dobbiamo chiederne conto.
Sebbene
le élite stiano puntando disperatamente su questo apocalittico risultato
finale, non ci riusciranno mai.
La loro fretta di imporre un incubo distopico di
controllo assoluto e restrizione super sorvegliante su di noi non avrà mai
successo nonostante il loro programma di muoversi rapidamente per abolire il
contante e imporre rigorosamente la valuta digitale della banca mondiale, la
schiavitù dell'ID digitale, la conformità QR forzata attraverso punteggi di
credito sociale progettati per punire i dissidenti e assegnare un benessere
universale simbolico all'interno di una matrice del pianeta prigione che
include un degradato, dieta malsana mangiare insetti e carne finta OGM,
complimenti degli assassini eugenetici Bill Gates, Klaus Schwab e il discendente
succhiasangue di Vlad l'Impalatore Cattivo, re Carlo III.
Meno
di tre mesi dopo l'insediamento dell'impostore nel ladro Biden, un titolo del New
York Post ha predetto "Come le politiche di confine di Biden aumenteranno il
traffico sessuale di bambini negli Stati Uniti".
Ora,
tre anni dopo l'elezione rubata da Biden, la rispettata ex giornalista
televisiva sudafricana veterana di 60 Minutes Lara Logan è diventata audace
nelle sue dichiarazioni che l'hanno fatta bandire dalla Fox per aver chiamato
il dottor Fauci Dr. Mengele e lo scorso fine settimana bandita da News max per
aver affermato fin troppo ovvio su Joe Biden, che come patriarca della famiglia pedo-crime spinge il
traffico sessuale di minori negli Stati Uniti e in Ucraina:
La
ragione per cui credo che le persone abbiano reagito in quel modo è che si
tratta di bambini.
La domanda che non vogliono farci è: dove sono
tutti i bambini scomparsi?
Cosa
succede a questi bambini? Come possono centinaia di migliaia di bambini
scomparire negli Stati Uniti ogni anno e nessuno sa dove si trovino?
Svaniscono
e basta? Non credo.
Ogni
giro di traffico sessuale in tutto il mondo sa, portare i bambini negli Stati
Uniti che questa amministrazione sta partecipando al traffico di bambini.
Stanno
pagando aziende, LLC e organizzazioni non profit e gruppi ecclesiali.
Li stanno pagando per prendere questi bambini
e farli sparire.
Il rapporto che hai mostrato ha parlato del
sangue dei bambini piccoli come il segreto dell'anti-invecchiamento.
E
perché nessuno chiede da dove viene il sangue? Come si ottiene il sangue dei
bambini piccoli? E importa se i bambini sono sempre più giovani? Quindi ora
stai parlando - stai parlando del sangue dei bambini ora? È di questo che stai
parlando?
Anche
se il suo coraggio sfacciato dovrebbe essere applaudito, la stampa mainstream è
stata pronta a cestinarla come pazzia.
Ma
questo è ciò per cui la pseudo-stampa è pagata così bene, coprire il flagello
planetario.
I
malvagi hanno mostrato da che parte stanno, impegnati nella morte e nella
distruzione su una scala satanica senza precedenti.
Ora è
il momento di fare o morire per noi persone decenti di questa terra per
mostrare da che parte stiamo.
Siamo in guerra e dobbiamo sconfiggere il male in
mezzo a noi o perire. Abbiamo solo una scelta giusta da fare prima che sia
troppo tardi.
(Joachim
Hagopian è un laureato di West Point, ex ufficiale dell'esercito e autore di
"Don't Let the Bastards Getcha Down", che espone un difettoso sistema
di leadership militare statunitense basato sul biglietto che aumenta la scala
dell'anzianità, invariabilmente eliminando i migliori e i più brillanti,
lasciando la mediocrità e i seguaci dell'ordine che salgono in cima come generali
politici-burocrati designati a perdere ogni moderna guerra degli Stati Uniti
per disegno d'élite.)
(Dopo
l'esercito, Joachim ha conseguito un master in psicologia clinica e ha lavorato
come terapeuta autorizzato nel campo della salute mentale con giovani e
adolescenti abusati per più di un quarto di secolo.
A Los
Angeles si trovò a combattere i più grandi servizi di protezione dell'infanzia
della nazione all'interno del sistema di assistenza all'infanzia completamente
rotto e corrotto degli Stati Uniti.)
(L'esperienza
sia nel sistema militare che nel sistema di assistenza all'infanzia lo ha
preparato bene come ricercatore e giornalista indipendente, esponendo i mali di
Big Pharma e come il sistema medico e psichiatrico controllato dai Rockefeller
infligga più danni che benefici, caso in questione l'attuale diabolica bufala
pandemica e genocidio.)
(Come
giornalista indipendente nell'ultimo decennio, Joachim ha scritto centinaia di
articoli per molti siti di notizie, come Global Research, lewrockwell. Come
attualmente: jameshfetzer.org.
Come
autore di bestseller pubblicato su Amazon di una serie di volumi di 5 libri
intitolata Pedophilia & Empire: Satan, Sodomy & the Deep State, la sua
serie di libri dalla A alla Z espone il flagello globale della pedofilia è
disponibile gratuitamente su: pedoempire.org/contents/.)
La
sedicente sinistra si occupa
soltanto
di tre
argomenti:
LGBT,
migranti e globalizzazione unipolare.
Altreinfo.it
- Mattia Liviani – (05/10/2019) – ci dice:
Ci
sono soprattutto tre cose che stanno a cuore alla sedicente sinistra: i diritti
degli LGBT, la globalizzazione unipolare e i migranti. Ed è soprattutto in
queste tre direzioni che sviluppa la propria azione politica.
Come
ben diceva Karl Marx, per capire appieno gli eventi bisogna analizzarli anche
da un punto di vista economico e finanziario. E così faremo.
Chi
vota la sedicente sinistra.
Un
tempo il bacino elettorale della sinistra era formato soprattutto da operai e
classi subalterne. Ma negli ultimi decenni il mondo è cambiato, questo bacino
elettorale si è sgretolato e non trova più punti di riferimento certi.
La
sinistra è stata sostituita da una finta sinistra, che ne ha usurpato il nome,
il cui bacino elettorale è più variegato.
Ci sono LGBT, indottrinati al politicamente
corretto, faccendieri e cooperative fucsia, migranti e loro discendenti.
Gli
operai e le classi subalterne guardano altrove, e la falsa sinistra pure.
I loro
grandi finanziatori e sostenitori mediatici sono invece i globalisti unipolari
della finanza apolide e predatoria, vale a dire quelli che risucchiano
ricchezza e soldi dal basso, vale a dire dai poveri e dal ceto medio, per
incanalarlo verso i piani alti, nelle tasche dei più potenti.
Ed è
incredibile che possano autodefinirsi “di sinistra” proprio quelle forze
politiche che facilitano e promuovono l’esproprio dei poveri e degli ultimi in
favore dei ricchi e dei ricchissimi.
Gli
indottrinati.
Una delle
componenti principali dell’elettorato di questa sedicente sinistra è formata
dagli indottrinati al politicamente corretto, condizionati dalla propaganda dei
grandi giornaloni, interamente in mano alla finanza globalista unipolare, i
quali impongono col martellamento mediatico continuo un semplice pensiero unico
globale che recita più o meno così:
“Se non la pensi come noi sei un
razzista, un nazista ed un fascista. Sei la feccia dell’umanità”.
Gli
indottrinati non hanno vere e proprie idee politiche, semplicemente sono
condizionati dal pensiero unico dominante, dalla paura di essere tacciati di
razzismo, nonché dal pensiero buonista, promosso dai globalisti con tutto il
potere mediatico di cui dispongono.
Questo
è il “do ut des” della politica.
I
globalisti unipolari mettono a disposizione della falsa sinistra tutti i media
di cui dispongono ed i soldi necessari per ogni malefatta. I politici di
quell’area appoggiano la globalizzazione selvaggia con leggi ed azioni
concrete, portando avanti l’agenda mondialista.
Molti
capiscono il gioco, ma gli indottrinati no. E quindi il gioco può andare avanti.
Gli
LGBT.
Non
c’è molto da dire sugli LGBT e i loro diritti, pensiero fisso della sedicente
sinistra.
Si
tratta del gruppo sociale più finanziato, promosso, difeso, tutelato e
garantito del mondo occidentale.
Il tutto grazie ai soldi dei globalisti, in
quanto l’avanzata degli LGBT e della famiglia arcobaleno sono funzionali al
loro progetto mondialista. La sedicente sinistra promuove la società arcobaleno
e indebolisce la famiglia per far piacere al loro padrone, traendo anche un
vantaggio elettorale.
La
parola d’ordine della falsa sinistra è indebolire la famiglia tradizionale e
rafforzare quello arcobaleno.
I
migranti.
La
terza direttrice verso cui punta l’azione politica della finta sinistra è i
migranti.
Essi
hanno una doppia utilità per i globalisti. Da una parte indeboliscono il
tessuto sociale esistente, la coesione e le resistenze della popolazione
autoctona.
Dall’altro
garantiscono un serbatoio di manodopera a basso costo, mobile, senza radici sul
territorio e sfruttabile dal capitale. Ed anche la sedicente sinistra se ne
avvantaggia.
Infatti,
i discendenti dei migranti, quando avranno acquisito il diritto di voto,
saranno i futuri elettori della sinistra che si è battuta per portarli qui.
Saranno
i migranti a garantire la sopravvivenza politica della falsa sinistra ed il
posto di lavoro ai loro politici di riferimento, che non finisce col mandato
elettorale, come qualcuno potrebbe pensare, ma va avanti per tutta la vita se
non per generazioni.
Infatti, la carriera dei politici continua nelle altre
amministrazioni pubbliche, nelle università e nelle società partecipate. Non
soltanto la loro carriera, ma anche quella dei loro figli e discendenti.
Ma c’è
dell’altro. Avere centinaia di migliaia di migranti da accudire vuol dire
favorire le cooperative fucsia ed assicurare grandi affari ai grandi elettori
della falsa sinistra. E finché questi faranno buoni affari coi migranti,
continueranno a votarli.
Il
massacro sociale.
In
realtà questa falsa sinistra, ultraliberista in economia, completamente
staccata dal popolo e dalla realtà, sta facendo soltanto gli interessi di sé
stessa, garantendosi la sopravvivenza.
Incentivano
la deportazione di africani, distruggono la famiglia e incrementano la
disparità sociale.
Se non
ci fosse il capitale globalista a sostenerli coi soldi e con la falsa
informazione, il gioco durerebbe poco e tutti si accorgerebbero dell’inganno e
del massacro sociale che è ormai alle porte.
Ma
purtroppo una cortina fumogena mediatica impedisce ai più di capire cosa si
nasconda davvero dietro questo comportamento criminale.
(Mattia
Liviani - altreinfo.org)
ELEZIONI
USA:
CROLLO O
PALINGENESI
DELL’IMPERO?
Sollevazione.it
- Moreno
Pasquinelli – (NOV 07, 2022) – ci dice:
È
molto probabile che queste elezioni di medio termine saranno, come del resto
molti commentatori americani ritengono, le più importanti della recente storia
degli Stati Uniti.
Sulla
carta, in palio, ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35
seggi del Senato, ben 39 governatorati statali su 50, oltre ad una sterminata
serie di enti amministrativi e politici locali.
Nella
sostanza la posta è molto più grande: per usare una nozione tanto cara agli
imperialisti americani c’è in gioco un vero e proprio regime change.
Non
quindi meramente l’ennesima puntata dell’avvicendamento al potere di uno dei
due poli storici in cui è storicamente divisa l’élite oligarchica, il
democratico ed il repubblicano.
Fu
l’inattesa ascesa (2017) del miliardario Donald Trump a cambiare tutto.
Fino
ad allora il fenomeno del populismo conservatore, animato dagli spiriti
dell’anarco-capitalismo da una parte e da certo messianismo americanista
dall’altra, era sempre vivacchiato sottotraccia.
Con la
vittoriosa scalata di Trump al Partito repubblicano quel populismo venne alla
ribalta non più solo come grido di ribellione del proletariato bianco e dei
ceti medi pauperizzati, ma come opzione sposata da una parte della stessa élite
dominante W.A.S.P.
Era il
segnale che la società americana era attraversata da una doppia ed esplosiva
polarizzazione: non la divisione tra alto e basso ma la scissione in basso e in
alto, non la guerra dei poveri contro i ricchi bensì la guerra tra i poveri e
tra i ricchi.
Con la
vittoria di Biden nelle presidenziali del novembre 2020 l’élite
liberal-democratica si era illusa di essersi liberata del fantasma del
trumpismo.
Mai speranza fu più velleitaria. Questa élite
è ora nel panico più totale. Lo dimostrano i toni usati non solo dal cicisbeo
Biden e ma pure dal raffinato Obama in questi ultimi giorni di dispendiosissima
campagna elettorale.
“Trump
è il responsabile diretto dell’ondata di violenze che attraversa la società” … “Questa
volta è in gioco la stessa democrazia” … “La battaglia in cui ci troviamo è una
battaglia per la democrazia, per l’anima dell’America”.
L’inossidabile
reggitore di moccoli Bernie Sanders segue la stessa trama: “E’ il momento più
difficile della nostra vita, sono midterm senza precedenti. Non mi sarei mai
aspettato di dirlo, come senatore Usa, ma in gioco c’è il futuro democratico
del nostro Paese”.
Chi è
al dentro della psicologia politica americana profonda sa che non si tratta di
sparate dettate da disperazione, sono frasi che esprimono davvero la radicalità
dello scontro in atto.
Riconosce
quindi, in questa drammaticità di toni, l’influenza sullo stesso mondo liberal
degli spiriti di quell’apocalittismo che va per la maggiore nell’opposto
variopinto e turbolento arcipelago delle sette neo-evangeliche e
cristiano-sioniste.
È
proprio in quell’arcipelago (lo stesso che negli anni ’80 sospinse il
reaganismo e poi il suprematismo americanista del “cristiano rinato” Bush J.)
che viene la principale forza ideologico-spirituale propulsiva del trumpismo —
posto appunto che il suo sostrato politico non è null’altro che un liberalismo
fondamentalista e individualista — sorvoliamo per clemenza sull’accusa rivolta
a Trump di essere un “fascista”, una fesseria totale.
Un mix
esplosivo tutto americano. La forza del trumpismo (anche nel suo sottoprodotto
rappresentato dal” floridian” Ron Desantis) si vede anche dal fatto che ha
dettato non solo il ritmo delle danze delle elezioni di midterm ma anzitutto i
temi centrali della campagna: ancor prima della pur grave crisi economica, e
del casino geopolitico mondiale, l’aborto, i temi bioetici, la questione LGBT,
il sicuritarismo e il secondo emendamento, il contrasto dell’immigrazione
clandestina.
Mai il
clivage ideologico tra le due principali frazioni dell’élite oligarchica è
stato tanto profondo, di mezzo ci sono opposte visioni del mondo, dell’uomo,
dell’America.
Se il
trumpismo non è quindi per niente un blocco monolitico, dall’altra parte della
barricata quello che di riffa o di raffa sostiene Biden è un coacervo che va da
certa destra conservatrice classica alla nuova estrema sinistra, passando per
tutte le sfumature del progressismo postmodernista.
Non è questa la sede per dissertare sulla
profonda metamorfosi subita dalle sinistre radicali americane (ma lo si dovrà
pur fare prima o poi poiché ciò che accade oltre oceano sta impattando
profondamente anche su quelle europee).
No, i movimenti quali Me Too e Black Lives
Matter, i fenomeni come la Cancel Culture e il Wokeisme, non vanno presi
sottogamba.
Posto
che essi godono dell’appoggio dell’élite transumanista dei giganti GAFAM (il
solo miliardario che da quelle parti va controcorrente è Elon Musk), si deve
dire che la loro egemonia, non cade dal cielo ma viene da lontano.
È il precipitato politico sociale della
penetrazione nelle università e nei cenacoli dell’intellighenzia di certa
filosofia post-strutturalista e decostruzionista (anzitutto i francesi Lyotard,
Foucault, Deleuze, Derrida, ecc), correnti di pensiero che negli USA hanno
assunto la forma ancor più devastante dei Whiteness Studies (Studi sulla
Bianchezza) e dei cosiddetti Studi (Post-)Coloniali.
Di qui
il nichilismo iconoclasta con cui si vorrebbe mettere al rogo, assieme
all’Iliade e agli Upanishad, assieme a Platone e Confucio, tutte le fondamenta
delle diverse civiltà, a cominciare da quella occidentale.
Sono i
segnali, quelli che ci vengono dagli Stati Uniti, di una crisi esistenziale
dell’America. La spaccatura non è mai stata così profonda.
Nella transizione epocale al cybercapitalismo è
revocata in dubbio la supremazia mondiale americana, posto che questa
supremazia è oramai non solo una seconda pelle dell’americanismo, è la sua
stessa essenza.
Senza
questa supremazia gli Stati Uniti potrebbero fragorosamente crollare come stato
nazione.
Attenti
dunque, da questa periferiche parti, a non farsi facili illusioni: l’élite oligarchica
è sì dilaniata dalla lotta intestina, ma questo scontro, per le province, non
promette nulla di buono, poiché esso è tra due concezioni diverse sulla via e
sui mezzi per conservare e ripristinare, nel mondo nuovo che avanza, il
suprematismo ideocratico americano.
Per
concludere. È vero che tutti e due i campi che si contendono oggi il potere
dicono di riconoscersi nei sacri valori della rivoluzione e della guerra
d’indipendenza dall’impero inglese.
Tuttavia,
proprio stando alle radici, a fronte di ciò che li unisce ben più profonde sono
le ragioni che li divide, e ciò che li divide ha segnato molto più
profondamente la storia americana e la psicologia di quel popolo: si tratta
della sanguinosa guerra civile che dilaniò l’America tra il 1861 e il 1865. In
quell’inferno che forgiò gli USA come stato nazione si annida l’anima loro, il
loro peccato originale.
Diverse
sono le maniere in cui può cadere un impero. Una di queste è per implosione.
Posto che ciò che accade al centro dell’impero
si riverbera sempre nelle sue periferie, chi può escludere che l’attuale lotta
intestina diventi guerra civile dispiegata?
SULL’ORLO
DELLA TERZA
GUERRA
MONDIALE.
Sollevazione.it-
Aleksandr Dugin – (20 settembre 2022) – ci dice:
Negli
ultimi giorni si è assistito a un significativo spostamento dell’equilibrio di
potere in Ucraina. Questo deve essere compreso nella sua interezza.
I
contrattacchi di Kiev sono stati generalmente infruttuosi nella regione di
Kherson, ma, ahimè, efficaci nella regione di Kharkiv.
È la
situazione a Kharkiv e la ritirata forzata delle forze alleate a costituire il
punto di svolta. Mettendo da parte gli effetti psicologici e i legittimi sentimenti dei
patrioti, va registrato che nell’intera storia dell’Operazione Militare
Speciale [SMO] siamo arrivati al punto di non ritorno.
Tutti
raccomandano ora misure straordinarie per ribaltare la situazione, e alcuni di
questi suggerimenti sono piuttosto razionali. Non abbiamo alcuna pretesa di
originalità, ma cerchiamo semplicemente di riassumere i punti e le raccomandazioni
più importanti e di collocarli nel contesto geopolitico globale.
Terza
guerra mondiale.
Siamo
sull’orlo della terza guerra mondiale, che l’Occidente sta spingendo in modo
compulsivo. E questo non è più un timore o un’aspettativa, è un dato di fatto.
La Russia è in guerra con l’Occidente
collettivo, con la NATO e i suoi alleati (anche se non con tutti: la Turchia e
la Grecia hanno una loro posizione e alcuni Paesi europei, in primo luogo ma
non solo Francia e Italia, non vogliono partecipare attivamente a una guerra
con la Russia).
Eppure, la minaccia di una terza guerra mondiale è
sempre più vicina.
Se si
arriverà all’uso di armi nucleari è una questione aperta. Ma la probabilità di
un Armageddon nucleare cresce di giorno in giorno. È abbastanza chiaro, e molti
comandanti militari americani (come l’ex comandante americano in Europa Ben
Hodges) lo dichiarano apertamente, che l’Occidente non si accontenterà nemmeno
del nostro ritiro completo dal territorio dell’ex Ucraina, ci finirà sul nostro
suolo, insistendo sulla “resa incondizionata” (Jens Stoltenberg), sulla
“de-imperializzazione” (Ben Hodges), sullo smembramento della Russia.
Nel
1991, l’Occidente si è accontentato del crollo dell’URSS e della nostra resa
ideologica, in primo luogo accettando l’ideologia liberale occidentale, il
sistema politico e l’economia sotto la guida dell’Occidente. Oggi, la linea
rossa per l’Occidente è l’esistenza di una Russia sovrana, anche all’interno
dei confini della Federazione Russa.
Il
contrattacco dell’AFU nella regione di Kharkiv è un attacco diretto
dell’Occidente alla Russia. Tutti sanno che questa offensiva è stata
organizzata, preparata ed equipaggiata dal comando militare degli Stati Uniti e
della NATO e si è svolta sotto la loro diretta supervisione.
Non si
tratta solo dell’uso di equipaggiamento militare della NATO, ma anche del
coinvolgimento diretto dell’intelligence aerospaziale occidentale, di mercenari
e di istruttori.
Agli
occhi dell’Occidente, questo è l’inizio della “nostra fine”. Una volta che
avremo fatto una debolezza nella difesa dei territori sotto il nostro controllo
nella regione di Kharkiv, potremo essere ulteriormente sconfitti. Non si tratta
di un piccolo successo della controffensiva di Kiev, ma del primo successo
tangibile della “Drang nach Osten” delle forze NATO.
Naturalmente,
si può cercare di attribuire il tutto a temporanee “difficoltà tecniche” e
rimandare l’analisi sostanziale della situazione a un momento successivo. Ma
questo non farebbe altro che ritardare la realizzazione del fatto compiuto e
quindi non farebbe altro che deprimerci e demoralizzarci.
Vale
quindi la pena di ammettere freddamente che l’Occidente ci ha dichiarato guerra
e la sta già facendo. Non abbiamo scelto questa guerra, non l’abbiamo voluta.
Anche nel 1941 non volevamo la guerra con la Germania
nazista e ci siamo rifiutati di crederci fino all’ultimo. Ma nella situazione
attuale, quando la guerra è condotta contro di noi de facto, questo non è
decisivo. L’unica cosa che conta ora è vincerla difendendo il diritto della
Russia di essere.
La
fine della SMO.
La SMO
come operazione limitata per liberare il Donbass e alcuni territori della
Novorossia è terminata. È gradualmente degenerata in una vera e propria guerra
con l’Occidente, in cui, di fatto, lo stesso regime nazista terrorista di Kiev
gioca solo un ruolo strumentale.
Il
tentativo di assediarla e di liberare alcuni territori ucraini controllati dai
nazisti in Novorossia, mantenendo inalterato l’equilibrio geopolitico esistente
nel mondo come operazione tecnica, è fallito, e fingere che stiamo
semplicemente continuando la SMO – da qualche parte alla periferia
dell’attenzione pubblica – è semplicemente inutile.
Al di
là della nostra volontà, ora siamo in guerra e questo riguarda ogni cittadino
russo: ognuno di noi è nel mirino del nemico, del terrorista, del cecchino, del
DRG.
Detto
questo, la situazione è tale che, tutto sommato, è impossibile riportare tutto
alle condizioni iniziali – prima del 24 febbraio 2022. Ciò che è accaduto è
irreversibile e non dobbiamo temere alcuna concessione o compromesso da parte
nostra. Il nemico accetterà solo la nostra resa totale, la sottomissione, lo
smembramento e l’occupazione. Quindi non abbiamo semplicemente scelta.
La
fine della SMO significa la necessità di una profonda trasformazione
dell’intero sistema politico e sociale della Russia moderna – per mettere il
Paese su un piede di guerra – in politica, economia, cultura e nella sfera
dell’informazione. La SMO può essere rimasta un contenuto importante, ma non
l’unico, della vita sociale russa. La guerra con l’Occidente sottomette tutto.
Il
fronte ideologico.
La
Russia si trova in uno stato di guerra ideologica. I valori difesi
dall’Occidente globalista – LGBT, legalizzazione della perversione, delle
droghe, fusione tra uomo e macchina, mescolanza totale attraverso la migrazione
incontrollata, ecc. – sono inestricabilmente legati alla sua egemonia
politico-militare e al suo sistema unipolare.
Il
liberalismo occidentale e il dominio politico-militare ed economico globale
degli Stati Uniti e della NATO sono la stessa cosa. È assurdo combattere
l’Occidente e accettare (anche solo in parte) i suoi valori, in nome dei quali
sta conducendo una guerra contro di noi, una guerra di annientamento.
Una
nostra ideologia a tutti gli effetti non sarebbe solo “utile” per noi oggi; se
non ne abbiamo una, perderemo. L’Occidente continuerà ad attaccarci sia
dall’esterno, con nazisti ucraini armati e addestrati, sia dall’interno, con la
quinta colonna, sempre liberale, che corrompe abilmente le menti e le anime
delle giovani generazioni. Senza una nostra ideologia, che definisca chiaramente
chi è amico e chi è nemico, ci troveremmo in una situazione del genere quasi
impotenti.
L’ideologia
deve essere dichiarata immediatamente e la sua essenza deve essere un rifiuto
totale e diretto dell’ideologia occidentale, del globalismo e del liberalismo
totalitario, con tutte le sue sottospecie strumentali – compresi il neonazismo,
il razzismo e l’estremismo.
Mobilitazione.
La
mobilitazione è inevitabile. La guerra riguarda tutti e tutto, ma mobilitazione
non significa inviare con la forza i coscritti al fronte, questo può essere
evitato, ad esempio, formando un movimento di volontariato a tutti gli effetti,
con i benefici necessari e il sostegno dello Stato.
Occorre
puntare sui veterani e sul sostegno speciale ai guerrieri della Novorossia. La
Russia ne ha pochi, ma ci sono sostenitori anche all’estero. Non dovremmo
essere timidi nel formare inter-brigate antinaziste e antiglobalizzazione con
persone oneste dell’Est e dell’Ovest.
Ma
soprattutto non dobbiamo sottovalutare i russi. Siamo una nazione di eroi. A
caro prezzo, ma un nemico terribile, che abbiamo sconfitto non una o due volte
nella nostra gloriosa storia.
Anche
questa volta saremo vittoriosi, se non altro nella guerra contro l’Occidente, e
questa volta sarà una guerra di popolo. Stiamo vincendo le guerre del popolo,
guerre in cui il popolo gigante si è risvegliato per combattere.
La
mobilitazione implica un cambiamento completo della politica di informazione.
Le norme del tempo di pace (che sono essenzialmente la copia cieca dei programmi
e delle strategie di intrattenimento occidentali che non fanno altro che
corrompere la società) devono essere abolite.
La
televisione e i media in generale dovrebbero diventare strumenti di
mobilitazione patriottica in tempo di guerra. Tutti i concerti al fronte,
essendo anche sul fronte interno. È già iniziata a poco a poco, ma per ora
riguarda solo una piccola parte dei canali. Ma dovrebbe essere ovunque.
La
cultura, l’informazione, l’educazione, l’illuminazione, la politica, la sfera
sociale: tutto deve lavorare all’unanimità per la guerra, cioè per la vittoria.
Economia
Ogni
Stato sovrano può emettere la quantità di moneta nazionale di cui ha bisogno.
Se è veramente sovrano.
La guerra con l’Occidente priva di senso
continuare a giocare partite economiche secondo le sue regole.
Un’economia
di guerra non può che essere sovrana.
Per la
Vittoria si dovrebbe spendere quanto serve. Bisogna solo fare in modo che
l’emissione sia concentrata in un circuito speciale destinato a scopi
strategici. La corruzione in tali circostanze dovrebbe essere equiparata a un
crimine di guerra.
Guerra
e benessere sono incompatibili. La comodità come obiettivo, come punto di
riferimento nella vita, deve essere abbandonata, solo le nazioni preparate alle
difficoltà sono in grado di vincere vere e proprie guerre.
In
queste situazioni c’è sempre una nuova razza di economisti il cui obiettivo è
salvare lo Stato, soprattutto questo. Dogmi, scuole, metodi e approcci sono
secondari.
Possiamo
chiamare un’economia di questo tipo economia di mobilitazione o semplicemente
economia di guerra.
I
nostri alleati.
In
ogni guerra il ruolo degli alleati è estremamente importante. Oggi la Russia
non ne ha così tanti, ma esistono.
Innanzitutto,
stiamo parlando di quei Paesi che rifiutano l’ordine unipolare liberale
occidentale.
Sono i
fautori del multipolarismo come la Cina, l’Iran, la Corea del Nord, la Serbia,
la Siria, la Repubblica Centrafricana, il Mali, ma anche, in una certa misura,
l’India, la Turchia, alcuni Paesi islamici, africani e latinoamericani
(soprattutto Cuba, Nicaragua e Venezuela).
Per
affrontarli, occorre mobilitare tutte le risorse disponibili, non solo la
diplomazia professionale, ma anche quella popolare e per questo è di nuovo
necessaria l’ideologia.
Dobbiamo convincere i nostri alleati che abbiamo
deciso di rompere in modo irreversibile con il globalismo e l’egemonia
occidentale e che siamo pronti ad andare fino in fondo nella costruzione di un
mondo multipolare.
Qui
dobbiamo essere coerenti e risoluti. Il tempo dei mezzi toni e dei compromessi
è finito. La guerra dell’Occidente contro la Russia sta dividendo l’umanità su
diversi lati delle barricate.
Fattore
spirituale.
Al
centro del confronto globale che è iniziato c’è l’aspetto spirituale, religioso.
La Russia si trova in guerra con una civiltà antireligiosa che combatte Dio e
che rovescia le fondamenta stesse dei valori spirituali e morali: Dio, la
Chiesa, la famiglia, il genere, l’uomo.
Con
tutte le differenze tra Ortodossia, Islam tradizionale, Ebraismo, Induismo o
Buddismo, tutte le religioni e le culture costruite su di esse riconoscono la
verità divina, l’alta dignità spirituale e morale dell’uomo, onorando le
tradizioni e le istituzioni – lo Stato, la famiglia, la comunità.
L’Occidente
moderno ha abolito tutto questo, sostituendolo con la realtà virtuale,
l’individualismo estremo, la distruzione del genere, la sorveglianza
universale, una “cultura dell’abolizione” totalitaria, una società della
post-verità.
In
Ucraina fioriscono il satanismo aperto e il razzismo puro e semplice e
l’Occidente non fa che sostenerli.
Abbiamo
a che fare con quella che gli anziani ortodossi chiamano la “civiltà
dell’Anticristo”. Il ruolo della Russia è quindi quello di unire i credenti di
diverse fedi in questa battaglia decisiva. Non dovete aspettare che il nemico
mondiale distrugga la vostra casa, uccida vostro marito, vostro figlio o vostra
figlia… A un certo punto sarà troppo tardi. Dio non voglia che viviamo per
vedere un momento simile.
L’offensiva
nemica nella regione di Kharkiv è solo questo: l’inizio di una vera e propria
guerra dell’Occidente contro di noi.
L’Occidente
dimostra la sua intenzione di iniziare una guerra di annientamento contro di
noi — la terza guerra mondiale. Dobbiamo riunire tutto il nostro più profondo
potenziale nazionale per respingere questo attacco. Con tutti i mezzi:
pensiero, forza militare, economia, cultura, arte, mobilitazione interna di
tutte le strutture dello Stato e di ciascuno di noi.
(Aleksandr
Dugin).
«OGGI
C’È UNA LOTTA DI SPIRITO,
PERCHÉ LA CIVILTÀ È SPIRITO».
Databaseitalia.it
– Armando Savini – (18 0ttobre 2022) – ci dice:
Dugin:
«È un ciclo fondamentalmente nuovo della storia russa e globale, in cui si
decide il destino stesso del mondo».
Di
seguito, un articolo di Aleksandr Dugin, che spiega come la guerra intrapresa
dalla Russia sia in realtà necessaria non solo per garantire il diritto di
esistere della Russia come civiltà ma anche per la sopravvivenza di ogni
civiltà che non voglia essere omologata al liberismo globalista americano.
L’articolo è stato tradotto da Lorenzo Maria
Pacini e pubblicato su Geopolitica.ru, con il titolo Dall’errore di Putin al
“punto Huntington”.
L’Europa sotto scacco.
Il
filosofo, pubblicista, geopolitico Alexander Dugin, in un’intervista a
Tsargrad, il primo canale televisivo russo, ha formulato l’essenza nascosta del
feroce confronto con la Russia che l’Occidente ha iniziato dopo il
dispiegamento di una speciale operazione militare in Ucraina. La SWO non riguarda solo la
smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina e non riguarda solo la
salvezza del popolo russo del Donbass. È un ciclo fondamentalmente nuovo della
storia russa e globale, in cui si decide il destino stesso del mondo.
La
fine della storia non è arrivata.
Tsargrad:
Alexander,
quali sono, secondo lei, i compiti dell’operazione, che è già chiamata
Operazione Terra secondo il significato della lettera Z nell’alfabeto slavo
antico?
Un
paese di fessi (21 Settembre 2022).
Alexander
Dugin: Naturalmente,
gli obiettivi di questa operazione sono stati delineati dal presidente. Ma se
guardiamo in un contesto più globale, vediamo che stiamo parlando di eventi su
scala colossale. Guardiamo al passato recente.
C’era
un sistema bipolare 33 anni fa. Il mondo era composto da due campi. Uno era sovietico, con un sistema di
valori, etica, norme di diritto internazionale, politica interna ed estera. E
l’altro era il blocco occidentale. E c’era un certo equilibrio tra loro. I paesi che non
avevano ancora aderito potevano scegliere tra loro.
Dopo
il crollo dell’Unione Sovietica, è rimasto un solo polo. Questo mondo unipolare
aveva un solo insieme di sistemi, di regole, che dichiarava immediatamente
universali.
Questa
era la “fine della storia” secondo il futurologo americano Fukuyama: un ordine
mondiale liberale, un vittorioso sistema di valori occidentale e capitalista
accettato da tutti. La Cina in economia, e la Russia completamente.
Ma per
consolidare questa vittoria globale per ogni evenienza, la NATO si espanse
verso est, e tutti i paesi dell’Europa orientale che si erano staccati dal
nostro polo sovietico furono presi nel rigido sistema del blocco.
Il
crollo dell’URSS ha fissato la seconda fase dell’adesione degli stati
post-sovietici alla NATO, e la terza fase è stata delineata dai processi
centrifughi all’interno della Russia. E il risultato è stato quello di macinare
tutto in questa unica civiltà.
Tuttavia,
Fukuyama è stato precocemente contrastato dal filosofo e politologo americano
Huntington.
Ha
postulato che solo il guscio ideologico, il comunismo, si è sgretolato. E
presto le civiltà riemergeranno e inizieranno un confronto. E ora siamo solo al
“punto di Huntington”.
Sono
emerse delle civiltà. Conducendo un’operazione militare speciale, ci affermiamo
non come un paese, ma come questa civiltà russo-ortodossa. E il globalismo
cerca di impedirlo facendoci “male” con misure diverse.
Quando
spuntano le civiltà.
Stiamo
cominciando solo ora ad allontanarci dai percorsi stranieri?
– No.
Vladimir Putin ha cambiato quel vettore 22 anni fa. Ha detto: smettiamo di
disintegrarci, cominciamo a concentrarci e ad affermarci a poco a poco. Per
tutto questo tempo eravamo in cammino verso il 22 febbraio 2022, quando abbiamo
dichiarato chiaramente la nostra sovranità di fronte a una minaccia mortale.
Sì,
non è stata una nostra iniziativa, è stata una risposta forzata, ma la minaccia
stessa può essere vista solo da coloro che vogliono vivere. Ci sono quelli che
non si vedono come una civiltà; per loro l’essere, la sovranità, un sistema
indipendente di valori e una nazione sono tutte astrazioni rispetto al comfort
all’interno delle regole liberali.
Quindi,
la civiltà russa è emersa?
– Sì,
è emerso, confermando Huntington. Ma anche Fukuyama non va da nessuna parte.
L’altro giorno ha scritto un articolo intitolato “La guerra di Putin all’ordine
mondiale globale”.
Biden
gli fa eco dicendo: stiamo costruendo un nuovo ordine mondiale in cui l’America
dominerà.
Ecco
perché il conflitto tra un mondo unipolare e un mondo multipolare si sta
intensificando. Tra la fine liberale globalista della storia e la Russia come
civiltà indipendente e continuatrice della storia.
Allo
stesso tempo, vediamo la posizione unica della Cina, che dice: io sono una
civiltà in più, né occidentale né russa. Ma io sono dalla parte della Russia
perché non voglio essere anch’io un’appendice occidentale.
E
questa è l’essenza della risposta di Xi Jinping a Biden quando gli ha chiesto
di tradire Putin per alcuni benefici – come si fa nel mondo unipolare
occidentale. E ricevette un rifiuto comprensibile.
Anche
l’India ha avuto dei ripensamenti….
– Sì,
la stessa India, che ha molte contraddizioni con la Cina, si è improvvisamente
chiesta: se questi due, Xi Jinping e Putin, pretendono così insistentemente di
essere delle civiltà, allora perché non lo sono anch’io, con i miei quasi due
miliardi di abitanti, migliaia di anni di storia e cultura? E l’America Latina
sarà la prossima a svegliarsi.
E
l’Europa?
– E
l’Europa, naturalmente. Oggi è totalmente superato dal globalismo, in uno stato
di panico e di isteria. E domani, quando vinceremo, penserà: voi tutti vi siete
affermati come civiltà, perché dovrei rimanere un’arretrata nel mondo
anglosassone?
È per questo risveglio che la lotta è in corso ora.
Non siamo in guerra con l’Ucraina e nemmeno con la NATO, ma con un mondo
unipolare.
Può
sembrare paradossale, ma l’America può anche guadagnare in questa lotta
l’indipendenza che le manca al momento.
Mi
riferisco all’America profonda dei contadini laboriosi, dei lavoratori, degli
imprenditori. Il suo frontman Trump è stato tagliato fuori da tutti i social
media; quindi, ora è costretto a creare la sua propria rete in America, di
fatto il suo proprio internet.
Così
anche la civiltà americana si trova vittima del globalismo unipolare contro cui
stiamo lottando.
L’errore
del neoliberalismo.
Perché
ci abbiamo messo così tanto tempo a costruire la nostra forza mentre guardavamo
il nostro stesso paese attraversare processi distruttivi? Quale momento stavamo
aspettando?
– Si
tratta di una domanda difficile e delicata. Dieci anni prima di Putin, nel
1989, sotto Gorbaciov, ho insistito personalmente nei miei primi articoli che
la Russia era una civiltà e che non dovevamo aspettare che ci togliessero
tutto. Ho anche scritto della scissione in Ucraina, della Crimea e del
crescente confronto con l’Occidente.
Ho
immaginato questa “Operazione Z” per tutta la mia vita cosciente. Tutti i miei
pensieri vanno alla Russia, al nostro spirito, alle nostre radici – cerco di
far parlare questa stessa terra attraverso di me.
Questo
è “niente di personale”, e tutte le invettive, tutti gli attacchi alle mie tesi
(a parte l’incomprensione) hanno a che fare con la negazione che la Russia è
una civiltà indipendente, e che il popolo russo è il soggetto principale della
storia mondiale.
È così
che la nostra gente ha sempre pensato – gli zar, i patriarchi, i santi, gli
aratori e i guerrieri, ma dalla fine degli anni ’80, siamo andati completamente
fuori strada. In primo luogo, negli anni ’90, abbiamo semplicemente girato di
180 gradi dalla strada giusta, e quando arrivò Putin, correggemmo la rotta, ma
non completamente, ma come a metà.
Eravamo
congelati su questa “virata” – né qui né là. Ed è stato solo il 22 febbraio
2022 che abbiamo finalmente stabilito la nostra rotta – in direzione opposta a
quella del 1991.
Penso
che per qualche tempo, Putin abbia voluto sinceramente combinare
l’incompatibile: la sovranità della Russia, alla quale è sempre stato
sinceramente impegnato, e i valori occidentali liberali e globalisti.
Non è
stato il primo sovrano russo a cercare di conciliare queste cose. Basti
ricordare Caterina la Grande fino alla Rivoluzione francese, Alessandro II con
le sue riforme liberali.
È
stato un errore?
– Sì,
un errore. Non solo Putin, ma molti grandi governanti russi che hanno cercato
di utilizzare i modelli occidentali per rafforzare la Russia.
Lasciandosi trasportare dall’occidentalismo,
abbiamo sempre perso il tempo storico. E quelli dall’altra parte hanno sempre
sfruttato ciò che ci è sfuggito. Noi abbiamo “voltato le spalle” all’Ucraina,
non siamo entrati in quello che “fermentava” lì, mentre loro no.
Hanno
introdotto con competenza e tecnologia il nazionalismo al limite del nazismo
per “plasmare” uno stato nazionale dove non c’erano mai stati i presupposti per
la sua nascita, dove vivono almeno due popoli.
E
hanno coperto il nazismo dall’alto con un “guscio” neoliberale. Cioè, usavano
una tecnologia politica molto efficace, che oggi dobbiamo “gestire” con la
forza delle armi.
È così
che hanno creato l’ISIS, “Al-Qaeda “. Mentre loro facevano questo, noi
perdevamo tempo cercando di usare gli strumenti del nostro avversario per i
nostri scopi.
Non
c’è bisogno di dubitare di Putin.
Ma la
Cina sembra essere riuscita a usare gli strumenti occidentali per rafforzarsi?
– Sì,
è così. Ma solo ora, 40 anni dopo l’inizio delle riforme di Deng Xiaoping,
l’America scopre improvvisamente con stupore che la Cina ha preso
dall’Occidente solo ciò che l’ha resa più forte. Avevano scartato le cose che
stavano distruggendo la civiltà cinese – la sovranità, il potere, il sistema
politico e abbiamo ingoiato tutto.
Abbiamo lasciato entrare i liberali e abbiamo
mangiato veleno liberale. Oggi è il “momento della verità”.
In tal vediamo: uno è scappato, l’altro si è
confuso, il terzo ha condannato, il quarto ha taciuto. Ha urlato per 30 anni e
ora è un uomo difficile da trovare.
Lasciatemi
ripetere: la nostra scommessa sul neoliberalismo è stata un errore. Ma ora lo
stiamo correggendo.
Sa
perché ho detto sopra che la sua domanda è insidiosa? Non dobbiamo dubitare di
Putin ora! Perché ora finalmente, forse tardivamente, attraverso errori, ma
siamo dove dobbiamo essere e ora abbiamo bisogno solo di una cosa: il
consolidamento, il sostegno del presidente per la nostra vittoria.
In
queste circostanze straordinarie, dobbiamo delegare la nostra piena fiducia
alle autorità. Allora il governo avrà successo. Non è il momento di rivangare
il passato, di chiedere perché Chubais è fuggito proprio ora e perché Ekho
Moskvy è stata chiusa proprio di recente, e così via nella lista…
La
vittoria Z è per tutto il mondo.
Qual è
stata, secondo lei, la base profonda dell’attuale impennata non solo di anti putinismo,
ma di una specie di russofobia cavernicola in Occidente?
– È
questa guerra di civiltà di cui parlavo. La maggior parte degli stessi europei
non capisce ancora il significato di fondo della lotta che la Russia ha
iniziato in Ucraina.
Alcuni,
tuttavia, hanno già cominciato a indovinare “all’indietro”, comprendendo
l’essenza del totalitarismo liberale in cui il mondo occidentale sta
sprofondando.
Lì
hanno incluso, per esempio, la persecuzione legale per aver negato il
“matrimonio omosessuale” o il diritto al “cambio di sesso” da bambino.
Non
riesci nemmeno più a pensare a te stesso che sia brutto e se lo dici ad alta
voce, rischi la prigione.
Lo
stesso atteggiamento si applica ora a coloro che cercano di difendere la Russia
e i russi.
Basta aprire la bocca per essere perseguiti
legalmente.
Così
ora siamo come i nuovi “ebrei slavi” lì, come nella Germania nazista. Tutto il
male del mondo viene dai russi.
La
situazione è molto più difficile di quanto molti di noi pensino ancora. Siamo
stati seri con il nostro fraterno popolo ucraino, e i patroni del nazismo
ucraino, che lo hanno portato al potere, hanno deciso di essere altrettanto
seri con noi.
Inondando
l’Ucraina di armi, hanno seriamente deciso di sacrificare tutti gli ucraini con
le nostre mani. E, di conseguenza, demonizzarci e porci al di fuori dello
status di esseri umani.
È una guerra totale e sono pronti a
combatterlo, temo, fino alla fine. Sì, è la guerra di civiltà, anche se può
trasformarsi in una guerra nucleare nel prossimo futuro. È troppo serio.
Cosa
succederà quando vinceremo?
– Un
mondo multipolare, un’alternativa al progetto globalista. Non un’umanità
unificata, che immaginano debba essere liberale, omo e transessuale, femminista.
Dove
l’intelligenza è sostituita dall’intelligenza artificiale: iPhone in mano,
cuffie nelle orecchie, dove la stessa cosa batte in ogni continente e gli
stessi video idioti di TicToc e uno completamente diverso.
Dove
la gente si veste in modo diverso, mangia il proprio cibo e non gli hamburger
di McDonald’s.
Dove
tutti non navigano costantemente sui social network e non guardano stupidi
programmi copiati in TV e uno svilupperà aerei nell’ufficio di progettazione
nazionale, l’altro arerà la sua terra, il terzo alleverà maiali, il quarto
inventerà qualcosa, e il quinto scriverà musica e dipinti nello spirito del suo
popolo e infatti non è un fatto che dove crediamo ci sarà un’età della pietra,
non ci sarà un’età dell’oro.
E il luogo che oggi ci sembra il centro
incrollabile della civiltà tecnologica rimarrà tale. Le cose saranno diverse.
Alexander,
può nominare la cosa principale di cui abbiamo bisogno oggi come popolo per
resistere a questo confronto e vincere?
–
Consolidamento, prima di tutto nello spirito. Abbiamo buttato questa parola
fuori dal vocabolario, si parla sempre più di economia, di alcune strategie
efficaci, di indagini sociologiche, di giochi d’affari. Ma oggi c’è una lotta
di spirito, perché la civiltà è spirito.
E
anche loro hanno spirito, solo al contrario, invertito. È uno spirito nero.
Perché gli uomini delle ambasciate occidentali si cambiano improvvisamente in
abiti femminili?
È questo che vogliono? Sì, la maggior parte di
loro sono uguali – persone normali e sane nel senso estetico della parola. Ma
sono guidati da un certo spirito. È uno stile: devono affermare che non c’è
differenza tra un uomo e una donna, ed è un certo dogma – o lo accettano o
spariscono.
Così
dicono al nostro desiderio di essere noi stessi: no, non potete farlo – il
nostro spirito lo proibisce.
Non
dovreste esserlo affatto, la storia è finita, vi siete arresi e siete in
ginocchio dove vi abbiamo messo nel novantunesimo, e la nostra rigida risposta
“no” è un’eresia per loro.
Capendo
che il neoliberalismo occidentale in forma pura non ha preso piede da noi,
sarebbero felici di darci, come ucraini, qualche ideologia radicale ed estranea
allo spirito russo – qualche forma di nazismo, estremismo sociale o religioso.
In modo che noi, come popolo, ci
restringessimo e dimenticassimo le nostre radici e, come paese, cadessimo a
pezzi. Che taglieranno come un salame. Ma non è un bene per noi.
Per
ora la cosa più importante per noi è vincere l’operazione militare speciale. Sarà
una vittoria per Z-Earth, sarà una vittoria per lo spirito russo, ed è una
vittoria per tutti noi, tutti noi assolutamente.
Anche
coloro che oggi pensano di essere dall’altra parte si renderanno conto che
avevamo ragione.
(Aleksandr
Dugin)
(geopolitica.ru/it/article/dallerrore-di-putin-al-punto-huntington-leuropa-sotto-scacco).
Darya
Platonova Dugina
giornalista
russa.
Sovranitàpopolare.org
- Francesco Cappello – (22/08/2022) – ci dice:
Darya
Platonova Dugina giornalista uccisa
dai
servizi speciali ucraini.
Uccisa
in un atto terroristico Darya Platonova Dugina, esperta russa di relazioni
internazionali, giornalista, editorialista, osservatrice politica del movimento
internazionale euroasiatico.
L’obbiettivo
dell’attentato all’auto di Darya, in una località vicina al villaggio di
Bolshiye Vyazyomya vrebbe, potuto essere il padre, il filosofo Alexander Dugin,
creatore della moderna scuola di geopolitica, capo del Dipartimento di
sociologia delle relazioni internazionali all’Università Statale Lomonosov di
Mosca, fondatore del Movimento Internazionale Eurasiatico.
Relativamente
recente e comunque datata dicembre 2021, prima dell’inizio della guerra, l’intervista che Darya Platonava
aveva rilasciato a Pangea Grandangolo, il notiziario internazionale di Manlio
Dinucci ospitato da Byoblu.
Ecco
il testo dell’intervista:
Vi
sono grata per l’invito. Grazie per aver voluto affrontare la questione
dell’attuale escalation fra la Russia e l’Ucraina e, perfino su scala più
larga, fra la Russia e l’Occidente.
Innanzitutto
vorrei dire che, dal punto di vista russo, gli Stati Uniti sono il primo
fattore degli eventi che si producono in Ucraina, a ridosso delle nostre
frontiere. L’amministrazione di Biden, che già in precedenza nella persona di
Vittoria Nuland aveva lavorato sulle élite ucraine e sulla popolazione per
destabilizzare la situazione dello Stato ucraino, adesso opera per provocare
una guerra.
La si
può denominare: terza guerra mondiale, o semplice guerra locale, ma rimane il
fatto che secondo la Russia è in atto una provocazione del clan conservatore
americano per indurre allo scontro bellico due popoli, storicamente fratelli.
Bisogna
aggiungere che oggi la provocazione si sta spingendo molto più avanti e che
anche per la Russia ciò costituisce una novità rilevante.
I
servizi di sicurezza hanno comunicato di aver individuato 106 agenti ucraini
che stavano preparando attentati e stragi in 37 regioni della Russia.
Cioè,
oltre alla costante tensione sul piano politico e mediatico, dobbiamo oggi
confrontarci anche con azioni di gruppi terroristici nel nostro paese,
fortunatamente neutralizzati per tempo.
Per
quanto concerne la pressione mediatica, bisogna rilevare che l’Occidente
presenta il dislocamento di truppe russe alle frontiere come un’intenzionale
provocazione, volta a iniziare una guerra.
Si tratta di una componente della guerra
ibrida. Voglio
rammentare che le guerre attuali sono passate dallo scontro campale fra due
avversari a nuovi format di guerra ibrida e a rete. Vengono condotte con svariati
strumenti, tra i quali rientrano quelli mediatici.
Senza
dubbio, oggi assistiamo a un rafforzamento sempre maggiore della propaganda
antirussa sui media americani, britannici, tedeschi.
In
Polonia e nei paesi baltici la propaganda antirussa è un elemento tradizionale
della guerra mediatica.
In Francia si manifesta in misura minore,
poiché la Francia sempre più si orienta a difendere la propria sovranità e
autonomia.
Prevalgono le tendenze a stabilire contatti
pragmaticamente utili con la Russia. Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna,
in Germania e in una serie di paesi dell’Europa orientale è invece in atto
un’operazione tendente a sovrastare il Cremlino, a privare la Russia del
diritto di difendere il proprio popolo.
Del
Donbass e della Crimea parleremo oltre. Qui si cerca di mostrare la difesa
delle proprie frontiere come se la Russia fosse un paese aggressore. È un’operazione
preparata nel dettaglio. Il settimanale Bild ha pubblicato perfino le mappe del piano
di aggressione.
Per
ora sono solo abbozzi della campagna con cui la Russia sarà accusata di
aggressione, nel caso in cui volesse difendere i propri cittadini.
Bisogna ricordare che in Donbass si trovano
molte persone che hanno ricevuto un passaporto russo.
Perciò
la Federazione Russa farà di tutto per evitare che la provocazione si estenda.
La
Russia vuole la pace e i russi entrano in guerra solo quando la pace è
minacciata.
Questo
è il paradosso. Al momento attuale, nonostante questo, l’élite conservatrice
americana, l’amministrazione Biden, il cosiddetto deep state degli Usa, sono
orientati univocamente a inasprire i conflitti fra Russia e Ucraina, restandone
fuori.
In precedenza hanno fatto lo stesso con i
georgiani, destabilizzando la Georgia. Ma agli appelli di Saakashvili per la
guerra non ha fatto seguito alcun sostegno americano.
Adesso
è stato messo in moto il progetto ucraino. Si tratta di un piano apertamente
antirusso, di pura russofobia.
Quest’area
è diventata un focolaio di tensione a causa della sua funzione geopolitica.
L’Ucraina, secondo la teoria geopolitica del
cordone sanitario, è il territorio che connette la Russia all’Europa.
Scopo principale di questa guerra è impedire
la collaborazione fra la Russia e l’Europa, separarle e contrapporle.
Ciò
avrà ovviamente influenza sul Nord – Stream 2 e viene già minacciata la stessa
configurazione del sistema Nord-Stream. Abbiamo già sentito la dichiarazione di
Schultz, l’avvertimento del cancelliere, circa la possibilità di rivedere il
progetto. Nell’accordo
di coalizione del nuovo governo tedesco il Nord-Stream non viene menzionato.
Ciò
significa che si lascia la porta aperta alle due opzioni: realizzazione o
congelamento. Appare evidente che, nella strategia generale della globalizzazione,
bisogna imporre il controllo dell’Ucraina e far sì che il cordone sanitario
impedisca l’alleanza tra la Russia e l’Europa.
La
Russia dovrà difendere innanzitutto i propri cittadini. Molti nel Donbass hanno
passaporti russi e la Russia non può accettare passivamente quel che sta
succedendo. Il nostro presidente ha definito: genocidio la ripresa dei bombardamenti
sulla popolazione civile in Donbass, ed è il genocidio di un popolo russo.
Solo
per citare le statistiche, si prendano le cifre dei bambini vittime del
conflitto: 152. Sono stati uccisi finora 152 bambini (Pushilin ne dichiara
126). Ed è soltanto un esempio, non parlerò dei dati complessivi.
È
naturale che, in una simile situazione, la Russia si comporterà com’è dovere di
uno Stato sovrano. Se i nostri cittadini vengono minacciati di sterminio, lo
Stato dovrà intervenire per difendere il primo dei diritti umani: il diritto
alla vita. Quindi la risposta ci sarà. L’ho già detto: i russi vogliono la
pace, ma davanti a un genocidio entreranno in guerra, per ristabilire la pace.
La
volontà di pace si manifesta anche in guerra. Bisogna ristabilire la giustizia,
difendere la popolazione civile.
Per
quanto riguarda le dichiarazioni dell’Unione Europea, non possiamo non rilevare
che sono in perfetta linea con l’agenda globalista.
Vorrei
tuttavia aggiungere che l’Unione Europea non è l’Europa. Prendiamo ad esempio
la Francia. La Francia è membro dell’Unione Europea, ma i candidati alla
presidenza del 2017, come Jean- Luc Mélenchon (Qui tradotto da Google:
Ljuksemburg ) e Marie Le Pen, hanno definito inammissibile la rottura dei
rapporti con la Russia. Marie Le Pen ha perfino detto alla Polonia che l’Ucraina
appartiene alla sfera d’influenza russa.
Quindi
in Europa c’è una spaccatura. La prima osservazione da fare è che il governo
dell’Unione Europea non rappresenta gli interessi dell’Europa.
L’agenda della Ue è identica a quella della community
globalista e della minoranza più conservatrice a Washington, che vuole
stabilire una dittatura neoliberale in tutti i paesi del mondo.
Naturalmente,
il principale avversario e il nemico numero uno di questo progetto è la Russia,
poiché la Russia è una civiltà che sussiste in maniera indipendente e si
frappone alla realizzazione di questo piano unipolare. Attualmente si vengono
unendo anche la Cina e perfino, almeno in parte, l’India.
In
definitiva l’Unione Europea con questa sua agenda si pone alla retroguardia
della politica di pressione sulla Russia, promossa da Washington.
Di
fatto è un ripetitore di segnali, che replica ciecamente i diktat del
globalismo unipolare.
Per
quanto concerne il rafforzamento delle truppe russe alle frontiere, vale quanto
detto dalla direttrice del Dipartimento per l’informazione, Marija Zachàrova:
ciò avviene sul territorio della Federazione Russa, che può effettuare
qualsiasi disposizione delle proprie truppe sul suo territorio. Non è affare
degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.
Questi
stati non hanno alcun diritto di dettare regole sugli spostamenti delle truppe.
È un affare interno dello Stato russo. Il vero punto è che sia gli Usa, sia
la Ue, stanno conducendo una campagna di propaganda mediatica contro il nostro
paese, in cui fra l’altro fanno ampio ricorso a fake-news.
Verificando
le informazioni che diffondono, si può notare che forniscono dati del tutto
errati sulla dislocazione delle truppe. Dicono che si vengono concentrando
soprattutto a Voronezh e a Rostov.
Ma
basta un minimo di attenzione per capire che il quadro è completamente diverso.
Anche i dati sulle altre regioni richiedono un accorto esame. Nondimeno il
punto è che la pressione mediatica e politica continuerà. Dove tutto questo
porterà, non è ancora chiaro.
Scopo
degli Usa è la rottura dei rapporti fra la Russia e l’Europa. Purtroppo i
partner europei si adeguano all’agenda globalista e non tralasciano occasione
per mostrarsi fedeli alleati del globalismo unipolare.
Tuttavia vorrei rilevare che in Russia, nonostante
le dichiarazioni dell’Unione Europea, arrivano anche le voci di un’altra
Europa, che ha una visione alternativa degli eventi in corso.
Vorrei
credere che questo punto di vista alternativo, la visione di un continente
antiglobalista, di un’Europa sovrana nel senso geopolitico del termine, di un’Europa
che sia polis sovrana, ebbene tutti speriamo che queste voci in futuro saranno
udite, che si manifesteranno con forza sempre maggiore nell’ambito europeo, ma
già adesso si stanno manifestando, grazie a Dio.
Una
settimana dopo una successiva intervista di cui riportiamo il testo:
Grazie
mille per l’invito. In effetti la situazione sta cambiando molto rapidamente. È
passata solo una settimana dal nostro ultimo incontro, e di nuovo il mondo
sembra avvicinarsi ad una terza guerra mondiale.
La situazione si sta facendo sempre più
critica. Il ministro degli esteri russo, come voi avete rilevato il 17
dicembre, ha pubblicato il progetto di accordi sulla sicurezza in Europa.
Semplificando
per i nostri ascoltatori, illustrerò i punti principali di questo progetto. La
parte russa propone agli Usa di cessare l’ulteriore espansione della Nato e le
sue attività belliche nelle repubbliche post-sovietiche.
Il
discorso verte sull’Europa orientale e sull’area dall’Ucraina al Caucaso
all’Asia Centrale.
In questo quadro l’Ucraina costituisce la
priorità numero uno, poiché l’ingresso dell’Ucraina nella Nato rappresenterebbe
il superamento della linea rossa, in quanto ciò significherebbe la presenza a
diretto contatto con le frontiere russe di un’alleanza ostile, sorta
inizialmente per contrastare l’Unione Sovietica e diretta oggi contro l’intero
blocco euroasiatico.
Attualmente
la Nato svolge il ruolo di filiale di quella civiltà del mare, rappresentata
dal mondo anglosassone.
Quindi
la dislocazione di contingenti militari della Nato alle frontiere russe
costituisce una minaccia diretta alla sovranità della Russia.
Ma la
questione va oltre. I tempi della guerra fredda con gli Usa sono trascorsi,
nondimeno si è conservata la contrapposizione fra due visioni dell’ordine
mondiale, quella del mondo anglosassone e del mondo eurasiatico.
Fra i
due blocchi si trova l’Europa, che soffre per la grave tensione fra globalisti
e antiglobalisti.
Per
quanto riguarda la pubblicazione degli atti del Ministero degli esteri russo,
va detto che la parte russa intende agire apertamente, a differenza dei partner
occidentali, poiché in precedenza era stata concordata la riunione delle due
Germanie, alla condizione che la Nato non si sarebbe estesa verso Est.
Gli
accordi vennero presi in forma orale fra Backer e Shevarnadze, ma gli Usa li
hanno infranti più e più volte.
Quando
alcuni anni dopo un esperto russo, in una conferenza stampa, pose la questione
a Brzezinsky, questi ha risposto apertamente: vi abbiamo ingannato, abbiamo
ingannato l’Urss con gli accordi sulla sicurezza in Europa. Questo è il motivo
per cui la Russia ha dato stavolta forma pubblica al documento.
Mosca
non intende più condurre accordi segreti. Il mondo attuale è tripolare e gli
Usa hanno perduto la propria leadership di superpotenza.
Al
momento si trovano in grave crisi. Devono fronteggiare un’inflazione
gigantesca, la crisi migratoria e, soprattutto, si trovano sull’orlo di un
conflitto civile. Lo ammettono gli stessi analisti della Cia; lo ha dichiarato
Barbara Walter in un’intervista alla CNN.
In
questo quadro la Russia ha ripreso la propria sovranità geopolitica, grazie a
Putin, ed è orientata alla costituzione di un mondo multipolare, in cui non vi
sia l’elezione di un solo centro.
Il
mondo anglosassone pone invece il globalismo unipolare quale primo obiettivo e
ritiene che tutti i paesi debbano sottomettersi a un nuovo sistema, che essi
denominano: democrazia o neoliberalismo.
La
Russia riconosce invece agli altri popoli il diritto di vivere come vogliono,
in un mondo multipolare. La visione multipolare orienta ad esempio l’azione
della Russia in Siria e in Africa.
Per
quanto concerne le proposte di accordo attuali, la loro pubblicazione rientra
in questo quadro.
Il
presidente russo è pronto ad agire apertamente e ad assumersi la responsabilità
di ciò che afferma, quando si pronuncia contro l’ulteriore estensione della
Nato a Est. Si tratta di una scelta di metodo interessante, se confrontata ai
metodi dell’agenda globalista, in cui la norma è l’infrazione degli accordi
conseguiti.
Per
giunta negli Usa sussiste un’inaudita turbolenza ai vertici delle élite.
Esistono diversi clan neoconservatori e non si scorge alcuna chiara leadership.
Nel
partito democratico non comandano né i Clinton, né Biden, né Kamala Harris.
Anche questo è un grave problema, che ci mette in difficoltà e spinge la Russia
ad assumere una posizione di soggetto sovrano, in uno spazio globale
alternativo.
La
Nato considera una simile prospettiva come un danno ai propri interessi e ai
propri principi.
Ma il
non riconoscimento degli impegni assunti e il rifiuto delle proposte di
trattato condurranno automaticamente alla terza guerra mondiale.
La
situazione che si crea è molto complicata e di nuovo dipende dalla spaccatura
interna agli Stati Uniti.
Ad
esempio ho consultato di recente i materiali sull’argomento e ho notato un
articolo di un responsabile alla sicurezza, il quale afferma che gli Usa
dovrebbero spostare l’attenzione dall’Ucraina a Taiwan; che la Cina va
considerata il nemico numero 1, e la Russia il nemico numero 2.
Si
tratta pur sempre di neoconservatori.
Dall’altro
lato, esiste un clan di neoconservatori, il quale insiste sulla necessità di
forniture di armi all’Ucraina: 300 milioni di dollari previsti dal budget della
difesa nel 2017. Costoro esigono l’accoglienza dell’Ucraina nella Nato e il
rifiuto categorico delle proposte di Mosca.
Questo
è il punto di divaricazione: se la Nato e gli Usa si orientassero a discutere
le proposte, l’espansione si arresterebbe, il fronte si sfalderebbe, si
andrebbe al compromesso; l’altra strada condurrebbe all’inizio della guerra.
Ieri,
21 dicembre, il ministro della difesa russo Shoigù, ha dichiarato che in Donbass
operano compagnie provate militari statunitensi. Ha destato sensazione la
notizia fornita da Shoigù, che tali contingenti dispongono di armi chimiche. La
situazione ricorda da vicino quella siriana.
Le
armi chimiche cioè servire sia il pretesto di un attacco, incolpandone
l’avversario, sia per l’uso diretto da parte dei mercenari.
La
Russia sarà naturalmente costretta a intervenire. Ricordo che le armi chimiche
sono state espressamente vietate dalle risoluzioni Onu del 92 e del 93. Si
tratterebbe di un indubbio attraversamento della linea rossa.
È una situazione inimmaginabile, ma rimane il fatto
dell’escalation in corso. La presenza di mercenari stranieri nella regione
significa che la guerra tra russi e ucraini, tra due popoli fratelli, è già
stata decisa e che gli Usa respingeranno le proposte, poiché la terza guerra
mondiale è per loro indispensabile, sia al fine di imporre il loro progetto di
mondo unipolare, sia per risolvere i problemi interni.
Penso
che tale situazione non avrà forte influenza sui rapporti fra l’Italia e la
Russia. Naturalmente spetta esclusivamente agli italiani e ai loro politici
assumere decisioni sulla dislocazione delle bombe nucleari sul proprio
territorio.
È una
questione di politica interna del popolo italiano. I rapporti fra italiani e
russi sono sempre stati buoni, quanto alla somiglianza di mentalità, a una
certa simpatia emotiva, all’apertura verso il mondo. C’è molto in comune. La
presenza in Italia delle bombe nucleari del tipo N1, 10 e 12, non riguarda i
sentimenti di amicizia fra i due popoli.
Altra
questione è che purtroppo la politica dell’Unione Europea si manifesti con una
serie di atti e di leggi antirusse. Il punto è che ciò non viene fatto in base
agli interessi dei popoli italiano, francese, tedesco, polacco o ungherese,
bensì sulla base di un’agenda globalista unipolare, che viene imposta loro
dall’esterno.
I
geopolitici americani ritengono che il controllo dell’Europa sia possibile
attraverso la pressione sulle élite, che dominano l’Unione Europea, e che
questa sia la chiave del dominio mondiale.
Per
tale motivo adesso anche in Europa si delinea una sorta di conflitto civile,
una contrapposizione fra coloro che si oppongono all’egemonia dei globalisti unipolari
e una minoranza, che agisce quale avanguardia della globalizzazione. È molto
interessante rilevare che la democrazia occidentale sia divenuta oggi il potere
di una minoranza, mentre nel senso classico dovrebbe essere il potere di una
maggioranza.
Si
tratta di un paradosso. Ma nondimeno, nonostante le basi Nato dislocate in
Europa, che dagli anni Novanta hanno cominciato a espandersi verso Est, in
barba a tutti gli accordi, ebbene nonostante ciò, non sussistono ostacoli reali
a un’amicizia, culturale, diplomatica, politica e, in definitiva, umana, fra i
nostri popoli.
In
questa fase, in Germania e in altri paesi europei, è iniziato un processo di
denuclearizzazione, il che è un indirizzo molto positivo, tanto più che si
tratta di un’area in cui lottano due forze: continentale e globalista.
La
prima propone un’alleanza; la seconda, sottomissione. L’alleanza del continente
eurasiatico significa collaborazione; l’unione con gli Stati Uniti significa
sottomissione.
Comunque va sottolineato che la decisione sul
trasferimento delle armi nucleari all’Italia è una questione interna
dell’Italia, una decisione che spetta al popolo italiano.
Tale
decisione spetta senza dubbio agli italiani. Altra questione è che i globalisti unipolari
impongono loro un’élite dall’esterno. Ma questo è un alto discorso. Ci
vorrebbe un’ulteriore trasmissione sulle fratture interne all’Unione Europea,
viste dalla Russia. Per il momento mi sembra che basti.
Grazie.
Molte grazie.
Ed
ecco l’ultima intervista concessa a cura di Maya Nogradi per Grandangolo su
Byoblu:
Maya: “Dottoressa Daria Platonova,
benvenuta di nuovo su Pangea, grazie per essere qui con noi. Ho alcune domande
da porre a lei che ha partecipato personalmente al Forum Economico
Internazionale di San Pietroburgo. Innanzitutto, potrebbe riassumere ai nostri
spettatori quali sono stati i temi centrali del Forum?”
Daria:
Il
contesto del Forum economico internazionale di San Pietroburgo è stato
quest’anno nettamente diverso da tutti quelli precedenti.
Alla
fine degli anni Novanta e all’inizio degli anni Duemila, questo evento era il
simbolo dell’inclusione della Russia nel mondo occidentale globalizzato. Ora
tutto è cambiato.
La
frattura su larga scala tra l’Occidente e la Russia ha fatto emergere un
orientamento diverso. Non sorprende quindi che la maggior parte degli stranieri
presenti al Forum di quest’anno provenisse da Asia, Africa, America Latina e
Medio Oriente.
Particolare
attenzione è stata rivolta allo sviluppo delle relazioni turco-russe, al
partenariato tra Russia ed Egitto, Russia e Africa e Russia e Cina.
L’economia
mondiale si sta trasformando. Le sanzioni statunitensi sulle riserve valutarie
della Russia hanno ridotto la fiducia nella valuta statunitense.
Il
processo di de-dollarizzazione coinvolge tutto il mondo. Gli Stati Uniti e i
loro satelliti europei perderanno inevitabilmente la guerra ibrida globale da
loro scatenata.
L’Occidente ha provocato un conflitto su scala
mondiale per mantenere la propria egemonia in una situazione in cui è già
apparso un nuovo centro dell’economia mondiale con un sistema di governance
qualitativamente più efficace.
Ogni
passo di Washington per intensificare questa guerra indebolisce la sua
posizione e rafforza i vantaggi di Cina e India. Aprendo la strada alla
creazione di un nuovo sistema monetario mondiale. Le basi di questo sistema
vengono costruite attraverso colloqui e riunioni di esperti al di fuori del
mondo occidentale.
Al
forum sono intervenuti rappresentanti dei governi e delle banche centrali di
Russia, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Venezuela, Egitto, responsabili di
organizzazioni internazionali, membri della comunità scientifica e culturale di
Russia, Cina, India, Cuba, il governo dell’Afghanistan e rappresentanti di
aziende di diversi Paesi.
Maya: “In parte ha già risposto alla mia
seconda domanda, ma ci interessa sapere qual è il suo punto di vista, quali
prospettive apre il forum secondo lei, ha qualcosa da aggiungere su questo
punto?”
Daria:
Il
forum dimostra che gli attori non occidentali stanno salendo alla ribalta nello
spazio economico comune dell’Eurasia. Primo fra tutti è la Cina.
Al
forum di San Pietroburgo hanno partecipato rappresentanti cinesi di alto
livello come Zhang Hanhui, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica
Popolare Cinese presso la Federazione Russa, Huang Zhaohui, amministratore
delegato e presidente del comitato di gestione della China International
Capital Corporation Limited e Zhou Liqun, presidente dell’Unione degli
imprenditori cinesi in Russia.
Anche
i rappresentanti dei Paesi del Golfo Persico sono interessati all’economia
russa. Particolare attenzione è rivolta all’Africa.
Poco
prima del forum di San Pietroburgo, è giunto in visita in Russia il capo
dell’Unione Africana, il presidente senegalese Macky Sall.
Dopo i colloqui con il leader russo, ha
dichiarato che è necessario eliminare le sanzioni contro la Russia per il grano
e i fertilizzanti. Anche altri leader africani hanno espresso una posizione
favorevole alla Russia.
La
posizione dei Paesi africani, che, ad eccezione dei regimi fortemente
influenzati da Stati Uniti e Francia, hanno assunto una posizione neutrale nel
conflitto globale, dimostra la formazione di un nuovo mondo multipolare, in cui
le potenze regionali difendono i propri interessi, senza tener conto della
volontà degli ex “padroni del mondo”: Stati Uniti ed Europa.
Il
Presidente russo Vladimir Putin ha osservato, durante un incontro con Macky
Sall, che le relazioni tra la Russia e i Paesi africani stanno entrando in una
nuova fase di sviluppo.
Nonostante
le sanzioni, e probabilmente grazie ad esse, il fatturato commerciale è già
cresciuto in modo significativo dall’inizio di quest’anno , del 34%. In futuro
la cooperazione si espanderà.
Gli
sviluppi della politica e dell’economia mondiale dimostrano che è l’Asia a
definire il futuro del mondo. Pechino, Ankara, Mosca e Teheran stanno
diventando principali centri politici decisionali.
L’Occidente continuerà chiaramente a cercare di
dividere i suoi avversari. Tuttavia, la comprensione di questa strategia
dell’Occidente dovrebbe aiutare le potenze asiatiche a superare tutte le
provocazioni e a presentare un fronte unito contro l’egemonia dell’Occidente.
Un’altra
cosa interessante è stata che mentre ai forum precedenti i partecipanti si
vestivano tutti secondo la moda occidentale, in giacca e cravatta, questa volta
i rappresentati dei diversi paesi indossavano i propri vestiti tradizionali,
quindi anche su un livello visivo, simbolicamente, è stata trasmessa l’idea
della multipolarità’ e il rispetto reciproco delle culture diverse.
Maya: “Grazie, è stato un piacere averla
con noi e spero di poterla rivedere presto qui su Pangea, buona giornata.”
Riportiamo
a seguire
l’importante intervista al padre di Darya, Aleksandr Dugin, filosofo e politologo russo, a cura
di Manlio Dinucci, su Pangea Grandangolo, andata in onda sul canale tv Byoblu
il 08/04/2022:
Nel
frattempo la vicenda della centrale di Zaporija al confine con la Crimea sta
diventando sempre più delicata. Gli ucraini (leggi gli USA) accusano i russi di
bombardare la centrale, che però è già in mano russa! I russi bombarderebbero
la centrale che occupano… In realtà a bombardare pericolosamente la centrale,
rischiando un disastro nucleare, è l’artiglieria ucraina.
Zelensky
ha dichiarato che colpirà i russi perché usano la centrale atomica di
Zaporizhia:
Non
vogliamo nemmeno immaginare le conseguenze di un’emergenza radioattività e
relativi lockdown nei paesi europei in seguito a disastro nucleare provocato da
bombardamento della centrale ma capiamo che nella logica patologica ormai
chiaramente perseguita in modo sistematico questa prospettiva potrebbe essere
ricercata e voluta.
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