EUROPA OSTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI.
EUROPA
OSTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI.
Prandini:
“Dai vermi
al vino, basta
con
questa Europa ostaggio delle multinazionali”
ilpuntocoldiretti.it
– Ettore Prandini – (24 Gennaio 2023) – ci dice:
“La salute non c`entra nulla, qui si
parla di soldi, di lobby che imperversano a Bruxelles e di un`Europa che è
ostaggio delle multinazionali, altro che di un bicchiere di vino».
È
l’attacco lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini in
un’intervista al quotidiano “La Verità” dove spazia a tutto campo, dal via
libera alle etichette allarmistiche sul vino agli attacchi alla zootecnia,
dalla strategia “Farm to Fork a Big Pharma”, fino agli insetti a tavola.
«I
vermi nel piatto - dice il presidente di Coldiretti - sono la manifestazione
più evidente che Bruxelles è totalmente fuori sintonia con la gente.
Gli
italiani li rifiutano, ma così gran parte degli europei.
Mi interessa
però fare chiarezza sul vino.
Per
noi significa 14 miliardi di fatturato, di cui oltre la metà all’estero.
Vendiamo circa 3,5 miliardi di vino in Europa
e oltre 4 nel resto del mondo, con gli Usa che sono il nostro miglior cliente e
dove abbiamo costruito una cultura della qualità, del bere responsabile.
Siamo
il primo produttore mondiale, secondi dietro la Francia per valore dell’export,
ma siamo il Paese che ha il più consistente accrescimento del valore della
produzione.
Difendere
il settore vitivinicolo è difendere l’economia e la cultura italiane.
L’Irlanda
non produce vino, ma ospita grazie al suo regime fiscale che fa dumping al resto
d`Europa le multinazionali del bere che stanno spendendo miliardi in
comunicazione e che vogliono erodere quote di mercato.
Per loro è conveniente promuovere bevande che
con la chimica magari riproducono anche gli aromi del vino ed è indispensabile togliere
dal mercato un concorrente come l’Italia».
Una
scienziata diventata famosa grazie al Covid, la professoressa Antonella Viola,
applaude all’Irlanda, peraltro già imitata dal Canada, e dice che il vino come
tutto l`alcol fa malissimo.
Chi
beve vino ha il cervello piccolo...
«Mi
dispiace per la professoressa Viola, ma ci sono migliaia di studi che dicono il
contrario.
Magari
lei sa tutto sui virus, però dovrebbe ascoltare e studiare la mole gigantesca
dei pareri dei nutrizionisti che dicono che un consumo moderato di vino, come
peraltro è nella cultura nostra, fa bene.
Il vino è un tratto identitario, è un prodotto
culturale che deriva dalla storia della nostra civiltà: dai greci, dai romani.
Osservo,
ma è per far capire che certi giudizi buttati lì magari per fare notizia
contrastano con la realtà, che in Italia ci sono migliaia di centenari e tutti
dichiarano di aver sempre bevuto vino e di continuare a consumarlo.
Vorrei
sapere perché gli stessi allarmi che si lanciano sul vino non li sento per i
cibi ultra processati, pieni di sostanze chimiche, di cui si fa fatica a
riconoscere gli ingredienti e che l’Europa vuole imporci».
Il
Parlamento di Strasburgo aveva però bocciato il documento europeo sul cancro in
cui si accennava al vino come rischioso.
Perché
la Commissione ha dato il via libera all’Irlanda per le etichette
terroristiche?
«È la
prima volta che accade che il Parlamento venga scavalcato e questa Commissione
è particolarmente sensibile alle istanze dei lobbisti.
A
Bruxelles la pressione delle multinazionali della nutrizione è fortissima.
Il
Parlamento aveva escluso che si potesse equiparare la nocività del fumo, da cui
le etichette dissuasive sui pacchetti di sigarette, con il vino, di cui è
dimostrato che un consumo moderato è salutare.
È chiaro che l’abuso va combattuto, ma ogni
abuso fa male, anche quello di succo di pomodoro che piace alla professoressa
Viola. Invece la Commissione ha dato il via libera all’Irlanda. Come daranno
via libera alla carne, al pesce, al latte sintetici. Perché a Bruxelles comandano i
lobbisti delle multinazionali».
Sembra
uno scenario da Qatargate...
«E’
peggio.
La corruzione del Qatar incide su
dichiarazioni di principio politico, qui si sta giocando con la salute di
centinaia di milioni di persone.
La
sete di guadagno delle multinazionali della distribuzione e della nutrizione in
stretto collegamento con Big Pharma sta condizionando le scelte della
Commissione:
i guadagni folli di una ventina di persone
condizionano i destini degli europei. Servirebbe il primato della politica e
invece le lobby hanno stretto d’assedio Bruxelles.
Pensiamo
al Nutriscore, l’etichetta a semaforo che non è affatto un pericolo scampato.
Hanno
solo preso tempo per far calmare le acque, ma le multinazionali che lo
sostengono insistono perché gli “energy drink”, le patatine fritte, “gli
alimenti Frankenstein” prendano il posto dei cibi sani, agricoli, dell’olio
extravergine di oliva.
E la Commissione le ascolta con attenzione».
Ci
sono dei fatti che lo dimostrano?
«È
opportuno che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen vada a
rendere omaggio a Bill Gates, che è il primo produttore e sponsor della carne
sintetica ed è anche il maggior finanziatore privato dell’Oms?
L’Organizzazione mondiale della sanità dove
Big Pharma ha dimostrato di essere molto ascoltata - e Gates ha interessi anche
nel settore dei vaccini - dovrebbe essere un organismo terzo, indipendente.
Ebbene, dall’Oms arrivano allarmi sulla carne
rossa - che per fortuna sono stati rintuzzati - e arrivano inviti ai “novel
food”, che sono soltanto prodotti della chimica.
Poi la
Commissione dà il via libera alla finta carne e agli insetti importati dal
Vietnam, Paese sul quale per quel che riguarda la salubrità alimentare è lecito
avere dei dubbi.
Frans
Timmermans, olandese che politicamente conta più della Von der Leyen,
vicepresidente della Commissione in Olanda le multinazionali prosperano grazie
a tasse da paradisi fiscali che dovrebbero essere incompatibili con un’idea di
Europa unita - vuole azzerare la zootecnia per fare posto ai bioreattori che il
suo Paese ospita insieme alla Danimarca, dove si producono le bistecche
sintetiche.
Con la
scusa dell’ambiente ci dicono che dobbiamo mangiare gli insetti quando i
bioreattori che producono la finta carne, il finto latte, il finto pesce usano
enormi quantità di acqua e hanno emissioni record.
La
verità è che si vuole togliere dal mercato l’eccellenza agroalimentare, e
quella italiana in particolare, per fare posto a questo tipo di alimentazione.
Che ha
una sola finalità: omologare il gusto per consentire alle multinazionali di
guadagnare indisturbate».
Dunque
la zootecnia non ha un impatto ambientale drammatico?
«La
zootecnia italiana ha un impatto valutato nel 5% di tutte le emissioni, ma
anche quella europea è virtuosa.
In
Europa però - lo testimonia il “Farm to Forks” che incoraggia e finanzia la
produzione e il consumo di “novel food e di insetti “- si è scelta la strada di
non produrre per importare da altri Paesi dove spesso gli standard di sicurezza
alimentare sono bassissimi.
Questo
per non impattare sull’ambiente.
La
scelta giusta sarebbe: investo perché le mie produzioni siano le più
sostenibili possibili.
Peraltro
il “Farm to Forks” è stato concepito prima della sciagurata invasione dell’Ucraina.
Che ha
dimostrato che dobbiamo invece puntare all’autosufficienza alimentare per una
doppia sicurezza: economica e alimentare.
E però l’Europa con la “Pac” paga le aziende per non
produrre.
A
Bruxelles spira un vento ideologico per cui bisogna educare il consumatore,
bisogna fargli fare le scelte che la Commissione ritiene giuste».
L’Italia
che può fare?
«Quello
che sta facendo.
Si è
molto ironizzato sul ministero della sovranità alimentare e invece è quello che
ci vuole.
Il ministro Francesco Lollobrigida sta
tessendo a Bruxelles alleanze significative.
Lo abbiamo visto col Nutriscore.
Anche
la premier Giorgia Meloni fa sentire il peso dell’Italia in queste scelte:
In
Italia bisogna continuare ad affermare, come peraltro sta avvenendo, la
centralità dell’agricoltura.
Il futuro passa da noi».
I
consumatori però non ce la fanno. Non c’è il rischio che il “made in Italy”
vada fuori mercato?
«I
prezzi alimentari sono aumentati meno del resto.
A
pesare sulla spesa sono i prodotti per la casa, per l’igiene.
Sul caro vita incidono le bollette, i
trasporti, l’elettronica.
È
evidente che dobbiamo riunire tutta la filiera, dal campo alla trasformazione
alla distribuzione, per cercare di contenere i prezzi.
Ma si
deve dire ai consumatori che per troppo tempo il cibo è stato considerato non
un valore, si pagava troppo poco.
E ci
si è abituati a sprecare con impatti negativi sull`ambiente e sull`economia.
Bisogna per prima cosa lottare contro lo spreco alimentare.
Poi va sostenuto il potere di acquisto.
Ma
bisogna restituire al cibo il valore che ha, e nel paniere della famiglia
spostare le opzioni di acquisto sulla qualità alimentare. Altrimenti quei soldi si
spenderanno sulla sanità.
Un
centesimo di aumento nel cibo di qualità è un euro risparmiato negli ospedali.
Bisognerebbe
pensarci quando si fanno allarmi a vuoto e invece si tollera l’invasione della
chimica a tavola».
Etichette
sul vino, Europa
ostaggio
di lobby e multinazionali’.
Ilfriuli.it
– (28-1-2023) – Redazione – ci dice:
Coldiretti
Fvg all'attacco: "La tutela della salute non può tradursi in decisioni semplicistiche
che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti"
“Non è
una questione di salute, ma di un’Europa ostaggio di lobby e multinazionali”.
Coldiretti
Fvg rilancia le parole del presidente nazionale Ettore Prandini sul via libera
all’Irlanda delle etichette con la scritta “nuoce gravemente alla salute” sul vino, come
già accade per le sigarette.
Una
linea “inaccettabile – osserva il direttore regionale della Coldiretti Cesare
Magalini – e che contestiamo anche in difesa di un settore che vale in Italia
14 miliardi di euro e dà lavoro a 1 milione e 300mila persone, con numeri
importanti anche in Friuli Venezia Giulia, con oltre 4mila aziende vinicole, un
export pari a 146 milioni di euro nei primi nove mesi del 2022 e 27mila ettari
coltivati”.
Il
giusto impegno dell’Unione europea per tutelare la salute dei cittadini, secondo il presidente di Coldiretti
Udine Gino Vendrame, “non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano
di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle
quantità consumate”.
E’,
infatti, del tutto improprio, sostiene Coldiretti, assimilare l’eccessivo
consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di
prodotti di qualità e a più bassa gradazione come la birra e il vino.
Un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il
vino che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta 10mila anni di storia.
“Vorremmo
sapere – conclude Magalini – perché gli stessi allarmi che si lanciano sul vino
non li sentiamo per i cibi ultra processati, pieni di sostanze chimiche, di cui
si fa fatica a riconoscere gli ingredienti e che l’Europa vuole imporci”.
Come
(e perché) la Polonia “tiene in ostaggio”
la
tassa globale sulle multinazionali.
Europa.today.it
– Redazione – (25-5-2022) – ci dice:
Secondo
alcune fonti Ue, Varsavia sta usando il potere di veto per costringere la
Commissione europea a dare ok al suo Pnrr.
Il
potere di veto in capo ai governi Ue per le scelte di politica fiscale continua
ad essere usato come arma politica per ottenere vantaggi su altri dossier.
Lo
stallo che ha caratterizzato le ultime riunioni del Consiglio Ecofin, l’assemblea tra i
ministri dell’Economia e delle finanze dell’Ue, riguarda l’accordo sulla tassazione
minima globale delle società multinazionali.
Un tema che in teoria vedrebbe tutta l’Ue
d’accordo nel contrasto alle aziende che sfruttano gli escamotage, oggi
consentiti dai sistemi tributari, per pagare molte meno tasse di quelle che
dovrebbero versare.
Eppure il governo polacco sta bloccando la decisione
attesa da mesi.
Secondo
alcune fonti Ue citate dalla stampa internazionale, Varsavia starebbe tenendo
in ostaggio le nuove regole sulla tassazione societaria per costringere la
Commissione europea a dare l’atteso ok al Pnrr polacco, e dunque il via libera
ai fondi del Next Generation EU.
Peccato
che Varsavia non abbia rispettato gli impegni presi in sede Ue sullo Stato di
diritto, ad
esempio sulla promessa di rimozione della camera disciplinare per i magistrati
ritenuta illegittima dalla Corte di giustizia dell’Ue.
Questo
spiegherebbe il veto, ribadito anche nella riunione di ieri tra i ministri
dell’Economia.
L’obiettivo
era quello di dare l’ok finale alla direttiva proposta dalla Commissione per
recepire nel diritto Ue la riforma delle norme sulla tassazione internazionale
delle società concordata a livello Ocse e G20 sull'erosione della base fiscale
e il trasferimento degli utili.
L’accordo
internazionale approvato da 137 Paesi prevede infatti la fissazione di
un'aliquota minima al 15% da applicare a tutte le grandi multinazionali ovunque
si trovi la loro sede fiscale.
Varsavia
per il momento ha detto no alla proposta sostenendo che andrebbe integrata con il cosiddetto ‘primo pilastro’
dell’intesa globale sulla tassazione minima, volto a redistribuire le basi
imponibili tra gli Stati in modo da assicurare una più equa ripartizione del
gettito proveniente dalle grandi aziende.
“A
nostro modo di vedere, non c'è legame tra il primo e il secondo pilastro”, ha
detto dopo la riunione il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner.
“Mi
auguro che un Paese in particolare dell'Unione europea”, ovvero la Polonia,
“cambi presto opinione”, ha aggiunto il ministro auspicando che alla prossima
riunione non si riproponga il veto di Varsavia.
Protesta
ecologista, in migliaia si scontrano
con la
polizia, feriti e mezzi in fiamme.
Europa.today
– Redazione – (25-3-2023) – ci dice:
Scontri
tra polizia e black block a causa della riserva idrica in costruzione: per il
Ministro dell'Interno francese si tratta di violenze "Indicibili".
Francia,
proteste ecologiste per il bacino idrico: scontri violenti con la polizia.
Sono
almeno cinque i feriti, dei quali uno in modo grave, negli scontri scoppiati
tra manifestanti e polizia attorno alla contesa riserva idrica in costruzione a
Sainte-Soline (Deux-Sèvres), in Francia, dove migliaia di persone si sono
mobilitate nonostante il divieto di assembramento.
Secondo
Le Monde, molti manifestanti, tra cui un fotografo, sono rimasti feriti.
Il
Ministro dell'Interno: "Indicibile, intollerabile violenza".
Il
quotidiano francese ha denunciato l'uso di idranti e granate stordenti da parte
della polizia, che utilizza anche “quad” per muoversi più agevolmente nel
fango.
"Diversi
agenti della gendarmeria sono rimasti feriti", ha confermato a Bfmtv il
tenente colonnello Nassima Djebli, portavoce della gendarmeria. Secondo le
notizie riportate da Le Figaro, cinque mezzi della gendarmeria sono stati
distrutti dalle fiamme.
Il
ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha sottolineato su Twitter
"la
violenza contro i nostri gendarmi da parte dell'estrema sinistra a
Sainte-Soline: indicibile, insopportabile. Nessuno dovrebbe tollerare
questo".
A partire
dalle 13,30, i dintorni del bacino sono stati scossi da numerose esplosioni.
Nella tarda mattinata aveva cominciato a sfilare un lungo corteo, formato da
almeno 6.000 persone, secondo la prefettura, circa 30.000 secondo gli
organizzatori - il collettivo delle “associazioni Bassines non merci”, il movimento
ambientalista delle Rivolte della Terra e della Confederazione contadina.
"L'obiettivo è avvicinarsi e accerchiare
il bacino per fermare il cantiere ", ha detto un membro delle Rivolte
della Terra all'inizio del corteo.
Parla
di 24 agenti della gendarmeria e di sette manifestanti feriti il bilancio
fornito dal ministro degli Interni francese, Gérald Darmanin, sui fatti di
Sainte-Soline.
Due casi, uno tra gli agenti e uno tra i
dimostranti, vengono definiti di "urgenza assoluta".
Il bilancio "forse non è definitivo"
e il ministro ha denunciato come gli agenti siano stati "ingaggiati da
elementi più estremisti, rendendo più complicato l'intervento dei
sanitari".
Perché
si protesta per il bacino idrico.
A
Sainte-Soline, comune nel cuore della Francia di 379 abitanti nel dipartimento
di Deux Sevres, nella regione della Nuova Aquitania, è in costruzione un
mega-bacino idrico, nell'ambito di un controverso progetto per raccogliere le
acque per irrigare i campi delle colture intensive e contrastare la siccità.
La
stampa francese ne parla come dei "bacini della rabbia": negli ultimi
due anni, questi "serbatoi sostitutivi" sono diventati il simbolo
della lotta contro "la monopolizzazione dell'acqua da parte dell'agrobusiness",
secondo gli oppositori.
La
protesta contro questi "mega-bacini" non è nuova. A Sainte-Soline
come nella maggior parte degli altri territori interessati va avanti fin dal
febbraio 2017, data di inizio dell'inchiesta pubblica relativa alla creazione di
19 bacini - numero che sarà poi rivisto al ribasso, scendendo a 16, per un
totale di sei milioni di metri cubi - detti di "sostituzione" e
dedicati all'irrigazione nel bacino del Sèvre Niortaise e del Mignon.
Protesta
tramutatasi in rabbia nello scorso ottobre, quando per la prima volta a
Sainte-Soline si sono registrati scontri tra oppositori e polizia.
All'epoca, il ministro dell'Interno Gerald
Darmanin parlò di un "raduno molto violento" - 61 gendarmi rimasero
feriti, "22 dei quali in modo grave" - e denunciò
l'"ecoterrorismo" di alcuni dei manifestanti. Questo non ha
rallentato l'avanzamento di progetti simili: all'inizio di novembre è stato
convalidato un progetto di bacino idrico nella Vienne, un dipartimento
confinante con il Deux-Sèvres.
Insetti,
i decreti fuorilegge
del
governo italiano.
Greatitalianfoodtrade.it - Dario Dongo – (28/03/2023)
– ci dice:
Il
governo italiano sotto le briglie di Coldiretti disperde risorse pubbliche in
quattro decreti sulla etichettatura degli insetti che sono fuorilegge, per
incostituzionalità e contrasto con il diritto europeo, oltreché inutili.
1)
Italia, decreti insetti, 23 marzo 2023.
Quattro
decreti a firma dei ministri dell’agricoltura, la sovranità e le On.le
Francesco Lollobrigida, delle imprese e del Made in Italy alimentare Adolfo
Urso e della salute Prof. Orazio Schillaci.
I
decreti-fotocopia, datati 23 marzo 2023, si distinguono per la sola variante
degli insetti edibili in ciascuno di essi considerati (grillo, locusta
migratoria, verme della farina e larva gilla).
1.1)
Premesse
Le
premesse dei quattro decreti richiamano diverse fonti normative:
i
regolamenti UE che autorizzano l’immissione sul mercato dei vari insetti di cui
sopra in diverse forme, condizioni e quantità di utilizzo quali ingredienti di
alcune categorie di alimenti (identificate mediante apposito database di EFSA).
Ai sensi del Novel Food Regulation (EU) No
2015/2283 e riforma del suo regolamento di esecuzione (reg. EU 2017/2470. V.
note 1,2,3),
la
legge 24 dicembre 2012 n. 234, articolo 36, che attribuisce ai ‘ministri
competenti’ (così si spera) l’attuazione mediante decreto degli ‘atti di
esecuzione non autonomamente applicabili, adottati (…) dalla Commissione
europea in esecuzione di atti dell’Unione europea già recepiti o già efficaci
nell’ordinamento nazionale’.
1.2)
Requisiti di etichettatura e posizionamento a scaffale
L’etichetta
dei prodotti alimentari che contengano i vari insetti contenuti nei quattro
decreti deve riferire:
le
rispettive denominazioni legali, come stabilite nei regolamenti di
autorizzazione come novel food, e
le
possibili reazioni allergiche (nel caso dei grilli, per possibili sensibilità
da parte dei soggetti allergici a crostacei, molluschi e acari della polvere).
Nessuna
novità rispetto ai regolamenti europei,
‘nel
campo visivo principale, stampate in modo da risultare facilmente visibili e
chiaramente leggibili, devono essere riportate le seguenti indicazioni: “Il
prodotto alimentare contiene…”.
i
prodotti in questione ‘devono essere posti in vendita in comparti separati,
segnalati attraverso apposita cartellonistica’. Come già avviene, nella prassi, per
alcune categorie di alimenti innovative (es. prodotti con formule proteiche).
1.3)
Provenienza obbligatoria.
‘Al
fine di assicurare una corretta e completa informazione ai consumatori,
rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari e della
concorrenza sleale, è obbligatorio riportare’ in etichetta dei prodotti in
esame ‘l’indicazione del luogo di provenienza’.
2)
Novel food, le regole UE. Il caso dei grilli.
I
regolamenti UE 2022/188 e 2023/5 autorizzano l’immissione sul mercato, quali
novel food, di:
Acheta
domesticus (grillo domestico) congelato, essiccato e in polvere (macinato),
come snack e ingrediente alimentare in una serie di prodotti alimentari,
polvere
sgrassata di grilli (Acheta domesticus), con esclusive quinquennali
a
favore, rispettivamente, delle società Fair Insects B.V. (NL) e Cricket One
Ltd. (Vietnam. V. note 5,6).
2.1)
Requisiti di etichettatura UE.
Le
etichette degli alimenti che contengano i già menzionati novel food – in base
ai citati regolamenti UE, direttamente applicabili nei 27 Stati membri – devono
sempre riportare:
le
denominazioni ‘Acheta domesticus (grillo domestico) congelato’ o ‘Acheta
domesticus (grillo domestico) essiccato/in polvere’, a seconda della forma
utilizzata. Ovvero ‘polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus (grillo
domestico)’,
l’indicazione,
‘accanto all’elenco degli ingredienti’, che ‘tale ingrediente può provocare
reazioni allergiche nei consumatori con allergie note ai crostacei e ai
prodotti a base di crostacei, ai molluschi e ai prodotti a base di molluschi e
agli acari della polvere’ (5,6).
3)
Vizio di costituzionalità.
La
legge 234/12 delega i ministri competenti – previa intesa con la Conferenza
Stato-Regioni, che sui decreti in esame è stata raggiunta nella seduta 22 marzo
2023 – ai soli ‘adeguamenti tecnici e atti di esecuzione dell’Unione europea’
relativi a misure ‘non automaticamente applicabili’ (articolo 36. V. supra,
par. 1.1).
Tutti
i regolamenti europei di autorizzazione dei novel food, peraltro, specificano
sia le ‘condizioni alle quali il nuovo alimento può essere utilizzato’, sia i
‘requisiti specifici aggiuntivi in materia di etichettatura’ e gli eventuali
‘altri requisiti’.
Non sussistono perciò i presupposti per
l’esercizio della delega ministeriale.
4)
Violazioni del diritto europeo.
L’eccesso
di delega assorbe ogni ulteriore motivo di illegittimità dei decreti
ministeriali in esame, per contrasto con la Costituzione della Repubblica
italiana. A ciò si aggiungono le violazioni del diritto europeo, come di
seguito espresse:
reg.
UE 1169/11, articolo 38.1 (Disposizioni nazionali). ‘Quanto alle materie
espressamente armonizzate dal presente regolamento, gli Stati membri non
possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto
dell’Unione lo autorizza’. Nel caso di specie, i decreti italici intervengono
su materie oggetto di disciplina specifica mediante appositi regolamenti
europei.
4.1)
Origine e provenienza, oneri probatori.
‘Gli Stati
membri possono introdurre disposizioni concernenti l’indicazione obbligatoria
del paese d’origine o del luogo di provenienza degli alimenti solo ove esista
un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e la sua origine o
provenienza.
Al
momento di notificare tali disposizioni alla Commissione, gli Stati membri
forniscono elementi a prova del fatto che la maggior parte dei consumatori
attribuisce un valore significativo alla fornitura di tali informazioni’ (reg.
UE 1169/11, articolo 39.2).
4.2) Italia
e Francia a confronto.
I
ministri italiani – in barba alle regole UE di cui sopra – hanno provato a
giustificare le proprie fantasie sulla provenienza degli insetti adducendo
‘superiori esigenze di più completa informazione consumeristica e di prevenzione
delle frodi e della concorrenza sleale, di ulteriormente specificare’.
Il
governo francese ha invece già superato l’esame della Corte di Giustizia, nel
dimostrare quanto necessario a prescrivere l’etichettatura di origine del
latte. E si è concentrato sulle vere
priorità, senza grilli per la testa.
Avendo
prescritto l’indicazione dell’origine delle carni – bovine, suine, ovine e
avicole – al ristorante.
5) Gli
ordini di Coldiretti.
I
quattro decreti esprimono miseramente, ancora una volta, gli ordini di
Coldiretti. Dalla quale infatti provenivano i seguenti proclami:
‘la
maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra Ue, come il Vietnam,
la Thailandia o la Cina (…) ed è quindi importante che la provenienza sia
sempre indicata in etichetta’,
‘gli
italiani, per la grande maggioranza, non porterebbero mai a tavola gli insetti,
considerati estranei alla cultura alimentare nazionale:
il 54%
è infatti proprio contrario agli insetti a tavola, mentre è indifferente il
24%, favorevole solo il 16% e non risponde il 6%, secondo l’indagine
Coldiretti/Ixe’. Quale indagine, su quale campione? Gli stessi numeri venivano
dedotti 6 anni prima, nel 2017.
6)
Conclusioni provvisorie.
Fratelli
d’Italia purtroppo ricade nell’errore di seguire gli ordini di una
confederazione agricola che negli ultimi decenni ha avuto i suoi numi tutelari
in Matteo Renzi in Italia e Paolo De Castro a Strasburgo.
E nel comandare ‘a mosca cieca’ le politiche
agroalimentari in Italia ha raccolto, negli ultimi anni, i seguenti risultati:
circa
400mila aziende agricole estinte tra 2010 e 2020 (-30%) mentre la superficie si
è ridotta del 2,5% (fonte Istat),
bilancia
commerciale negativa (29,8 miliardi di euro v. 29,4 al 30.6.22, fonte Ismea),
‘molto
vulnerabili’ alla degradazione oltre il 10% dei suoli (fonte Ispra).
(Agli italiani fanno mangiare gli “escrementi
di insetti”, ma “loro” si nutrono di
floride
bistecche. N.D.R.)
BILL
GATES PROGETTA UNO STATO
CARCERARIO
PANDEMICO GLOBALE.
Comedonchisciotte.org
- Redazione CDC – (26 Marzo 2023) - Jeffrey A. Tucker- theepochtimes.com- ci
dice:
Un
disastro epico come la risposta del COVID, si potrebbe supporre, dovrebbe
ispirare un po’ di umiltà e di ripensamento su come la sanità pubblica possa
essere andata così male.
Hanno
avuto la loro occasione, ma hanno creato un disastro globale che non ha
precedenti.
Questo
è più che ovvio per qualsiasi osservatore competente.
Il
passo successivo potrebbe essere quello di vedere se ci sono luoghi in cui le
cose sono andate piuttosto bene, e la Svezia mi viene in mente per prima.
Le perdite sul piano dell’istruzione sono
state inesistenti perché non hanno chiuso le scuole.
In generale la vita è continuata normalmente e
con ottimi risultati.
Si
potrebbe ipotizzare che la via svedese sia stata avvalorata.
Purtroppo ai nostri leader non importa nulla
delle prove, a quanto pare.
La
loro preoccupazione è il potere e il denaro ad ogni costo.
Di
conseguenza, stiamo assistendo a uno sforzo concertato non solo per raddoppiare
gli errori la volta successiva, ma per renderli ancora peggiori.
Nel
fine settimana sono emersi i due principali esposti.
New
York Times: “Stiamo facendo di nuovo gli stessi errori” di Bill Gates.
Gates
si avvale del suo posto privilegiato presso il New York Times per promuovere
ancora una volta un “Corpo di Emergenza Sanitaria Globale,” insediato presso
l’”Organizzazione Mondiale della Sanità” e gestito dalle stesse persone che
hanno creato la risposta alla pandemia questa volta.
In altre parole, si tratterebbe del centro del
governo globale che spinge il mondo a ulteriori blocchi, in attesa di un’altra
serie di vaccini.
Non ha
imparato nulla dall’ultimo pasticcio che ha creato, per quanto ci si possa
credere.
Anzi,
è completamente spudorato.
Secondo lui, l’unico problema è che non ci
siamo chiusi abbastanza velocemente, non abbiamo fatto uscire i vaccini
abbastanza velocemente e non abbiamo condotto abbastanza ricerche in anticipo
per creare il vaccino perfetto.
E sì, questo richiede necessariamente “una
ricerca sul guadagno di funzioni”.
In
altre parole, secondo Gates, dobbiamo far sì che la ricerca continui a
giocherellare in laboratorio con trucchi che anticipino gli agenti patogeni del
futuro, aumentando così ancora una volta il rischio di fughe di laboratorio che
rendono necessari rimedi che possono essere prodotti e distribuiti solo dalle
aziende farmaceutiche in cui Gates ha investito così tanto denaro.
Di
conseguenza, abbiamo questo ciclo infernale:
la “ricerca sul guadagno di funzioni” che anticipa il prossimo agente
patogeno creandolo e rischiando così una perdita di laboratorio che rilascia
l’agente patogeno che poi deve essere aggiustato dai vaccini stessi, ma tutto
il mondo deve essere chiuso in attesa che possano essere distribuiti a miliardi
di persone.
E si
tenga presente che Gates non è un uomo qualunque che scrive un articolo.
È lui
stesso il proprietario de facto dell’”Organizzazione Mondiale della Sanità”,
quindi la sua spinta per una burocrazia permanente sulle pandemie ha molto
peso.
La macchina burocratica dei suoi sogni
scavalcherebbe la sovranità nazionale per assicurarsi che non ci sia mai più
un’altra Svezia.
“È
difficile per un singolo Paese fermare la diffusione di una malattia da solo”,
scrive, “Molte
delle azioni più significative richiedono il coordinamento dei più alti livelli
di governo”.
Il
modello è sempre lo stesso ed è tratto dal mondo dell’informatica.
C’è un disco rigido pulito, paragonato al
corpo umano o a intere società. Funzionano bene, ma poi arriva una minaccia
esogena sotto forma di malware. Per sconfiggerlo, abbiamo bisogno di un
software aggiornato. È chiaro che non si dovrebbe accendere il computer finché
non si riesce a ripulire il disco rigido.
Sono
serio: La comprensione dei virus da parte di Gates non va oltre questo.
Non ha imparato assolutamente nulla in questi anni.
Sta
ancora ripetendo le ridicole frasi dei suoi TED Talks di anni fa.
In
realtà, tutto ciò non ha nulla a che fare con i virus biologici, per i quali
abbiamo sviluppato un sistema immunitario, un concetto che gli sfugge del tutto.
Trova inconcepibile che la strategia migliore
per le persone sane sia quella di incontrare il virus e allenare il sistema
immunitario.
Anzi,
è sconcertato da questa idea, favorendo solo l’uso di sostanze iniettabili per
combattere le malattie.
Non
gli sfugge nemmeno il modo in cui i virus, siano essi provenienti dai
laboratori o dalla natura, debbano obbedire alla naturale dinamica
epidemiologica della diffusione patogena.
Più
sono letali, meno è probabile che si diffondano.
È vero anche il contrario: più sono diffusi,
come il COVID, meno sono gravi.
Il
motivo è semplice:
un agente patogeno ha bisogno di un ospite vivente. Certo, ci sono altre variabili come
la latenza, ovvero quanto tempo il virus vive nell’ospite prima che compaiano
sintomi debilitanti.
A
parte questo, un laboratorio non può creare nulla che giochi fuori da questa
matrice.
Se
siete in grado di comprendere questo paragrafo, posso garantirvi questo.
Ora ne sapete molto di più sui virus di Bill Gates.
Eppure è lui ad avere l’influenza decisiva
sulla politica delle pandemie in tutto il mondo.
Il
motivo è estremamente rozzo: sono i suoi soldi.
Non è
certo la sua intelligenza.
Infatti,
è piuttosto scioccante come il suo denaro sia riuscito da solo a comprare il
silenzio degli scienziati di tutto il mondo, che si sono dimostrati
spaventosamente ossequiosi e deferenti nei confronti del fanatismo che Gates ha
propinato per decenni.
Un
buon esempio viene da Tom Frieden, l’autore del citato articolo del WALL Street
Journal.
Per
tutti i problemi della risposta alla pandemia, scrive, sappiamo cosa funziona:
mascherine, lockdown e vaccini (idealmente obbligatori).
Il
pezzo è esasperante al punto che è frustrante persino scrivere una risposta.
E
questo perché la sua conclusione è già pronta nella formulazione.
Lancia
una serie di link ad altri studi nel caso in cui si dubiti della sua
veridicità, mentre evita accuratamente l’enorme numero di studi che dimostrano
il contrario.
(“WALL
Street Journal”: “Cosa ha funzionato contro la Covid: mascherine, lockdown e
vaccini”
Tom Frieden - ex capo dei CDC).
Quindi,
sì, nel corso della settimana ho passato fin troppo tempo a esaminare le prove
a sostegno della sua tesi.
Per
quanto riguarda le mascherine, cita studi assurdi di tre anni fa.
Uno ha
esaminato il mascheramento in Arizona per tre settimane e ha rilevato una
differenza nei tassi di infezione.
Ma
questo studio è stato condotto durante la più piccola ondata iniziale del 2020
ed è completamente invalidato dalle analisi successive delle stesse due contee,
per non parlare delle molte centinaia di studi di qualità che non hanno
mostrato alcuna differenza nella diffusione virale in funzione del
mascheramento.
Un
altro studio proviene da una nave della Marina Militare in cui è stato chiesto
alle persone di effettuare dei self-report.
Non è nemmeno una scienza seria, eppure questo
ex capo del CDC lo cita.
Lo
stesso studio è stato promosso dal CDC per giustificare la propria spinta verso
le mascherine.
È apparso nella serie MMWR per tre anni, che
comprendeva alcuni dei peggiori dati scientifici mai diffusi da una burocrazia
moderna.
Per
quanto riguarda le chiusure delle aziende, Frieden non si prende nemmeno il
disturbo di citare uno studio in loro difesa.
Si
limita ad affermare il diritto dei governi di chiudere le aziende se vogliono.
Ciò
che queste persone non menzionano mai è che tali chiusure includono anche il
diritto del governo di bloccare la vostra casa per le feste e la vostra chiesa
per le funzioni religiose.
In
altre parole, si tratta di un attacco massiccio ai diritti umani duramente
conquistati in 1.000 anni.
Infine,
per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini, tutti gli studi che cita si basano
su modelli informatici fasulli che possono generare qualsiasi conclusione si desideri
in base ai parametri delle variabili in ingresso.
Sono i
tipi di modelli che gli scienziati seri che lavorano, ad esempio, in economia
hanno smesso di usare molti decenni fa.
Eppure gli epidemiologi continuano a sguazzarci dentro
per sostenere le loro politiche preferite.
Naturalmente
egli ignora le molte centinaia di studi condotti negli Stati Uniti e nel mondo
che non mostrano alcuna relazione tra gli interventi governativi e i buoni
risultati in termini di salute durante la pandemia.
C’è
una ragione per essere profondamente allarmati da questi due articoli.
Gli
autori parlano a nome di alcune delle persone più potenti del mondo. Stanno spiegando esattamente ciò
che vogliono fare.
Sono
completamente insensibili alle prove. E rivelano la loro ambizione di
annullare, rovesciare e abolire di fatto tutto ciò che una volta era conosciuto
come libertà.
Incredibilmente,
hanno la faccia tosta di scrivere queste cose nel bel mezzo della carneficina
che hanno creato l’ultima volta. Tutto ciò mi ricorda il famoso riassunto
dell’impero romano scritto dal grande storico Tacito, parafrasando Calgaco:
Questi
saccheggiatori del mondo, dopo aver esaurito la terra con le loro devastazioni,
stanno saccheggiando l’oceano:
spinti dalla cupidigia, qualora il loro nemico
sia ricco; dall’ambizione, se è povero; non saziati dall’Oriente e
dall’Occidente: si tratta di gente che guarda con uguale avidità alla ricchezza
e all’indigenza.
Devastare, massacrare, usurpare con appellativi falsi,
lo chiamano impero; laddove creano un deserto, invece, lo chiamano pace.
Bill
Gates e Tom Frieden hanno creato un deserto e lo chiamano salute.
(Jeffrey A. Tucker, theepochtimes.com)
(theepochtimes.com/bill-gates-plots-a-global-pandemic-prison-state_5138824.html?utm_source=partner&utm_ca)
Crollo
dei Mercati Azionari e Crypto.
La
Corsa ai Nuovi Protocolli è iniziata…
Conoscenzealconfine.it
– (29 Marzo 2023) - Luca La bella – ci dice:
Come
ampiamente descritto in questi anni la corsa verso l’armonizzazione verso i
nuovi protocolli “ISO 20022” del sistema dei pagamenti interbancari è iniziata.
Il 20
Marzo è stata la data di inizio, dopo il rinvio di Novembre dello scorso anno
in quanto solo poche Nazioni al Mondo, tra cui il Sud Africa, erano riuscite ad
implementare il nuovo standard internazionale sui pagamenti che prevede scambi
di nuova valuta “asset backed” ovvero monete coperte da risorse reali in
sostituzione della classica, obsoleta e manipolabile, moneta “Fiat” (ossia creata dal nulla).
Nei
prossimi giorni buona parte delle Banche nel Mondo saranno predisposte e
operative nell’implementazione di questi protocolli, e ci si sta quindi
preparando ad un forte ritracciamento dei mercati azionari, in quanto molte
Banche e Fondi di investimento svolgono un corposo ruolo nel mantenere la
liquidità all’interno degli stessi come anche nel” trading delle Crypto”.
Anche
la SEC lancia l’allarme sugli investimenti in criptovalute per diversi motivi.
Addirittura
la “stablecoin
Tether”
deve affrontare il controllo normativo nei prossimi giorni.
Questi investimenti come ho sempre spiegato,
sono di natura altamente volatile e speculativa, oltre al fatto che la mancanza
di protezione degli investitori su molte piattaforme, rende questi ultimi
vulnerabili a potenziali perdite.
Inoltre, molte società di Crypto potrebbero non
aderire alle leggi federali applicabili sui titoli, aumentando ulteriormente il
rischio.
La scorsa settimana, il WALL Street Journal ha
pubblicato un rapporto esclusivo secondo cui le persone dietro la stablecoin Tether e lo scambio di asset digitali “Bitfinex”
“hanno
utilizzato documenti falsificati e società di comodo” per garantire l’accesso
ai servizi bancari già nel 2017.
Tra i
dettagli più intriganti nel rapporto WSJ c’è il ruolo della “Signature Bank” con sede a New York, che, fino alla
drammatica implosione dei giorni scorsi della “Silvergate Bank” con sede in California, era una
delle uniche due banche statunitensi che gestivano un volume significativo di
transazioni per scampi in criptovalute.
Quindi
ricapitolando qualora “Theter “non dovesse superare i controlli normativi della
SEC, potrebbe essere bloccata dal sistema portandosi giù anche il “Bitcoin” e l’“Ethereum”.
Queste
ultime sono anche sotto tiro da parte di Russia e Cina che si preparano a
bannare il loro utilizzo, a fronte del nuovo sistema quantistico più moderno ma
soprattutto trasparente e non legato a “Stablecoin “come “Thete”r che intrinsecamente
parametra il suo valore al Dollaro Americano.
Anche
in molti Paesi africani è in atto questo passaggio come il Kenya.
Infatti
il “Kenya Bankers Association” (KBA) ha annunciato che la “Automated Clearing
House” (ACH) è stata ora aggiornata allo standard ISO 20022, uno standard
internazionale aperto usato dalle istituzioni finanziarie per scambiare
informazioni per migliorare costantemente l’infrastruttura del sistema di
pagamento, fornire sistemi più efficienti e solidi in linea con la strategia e
la visione del sistema nazionale di pagamento del settore, e guarda caso,
proprio il Kenya ha sottoscritto un accordo con gli Emirati Arabi Uniti (UAE) e
l’Arabia Saudita per comprare il petrolio con la propria moneta nazionale, lo
scellino (Codice ISO 4217: KES) anziché in dollari USA!
Di
fatto entrando nel comparto BRICS.
Come
in Africa così in Europa.
Infatti
la “Banca centrale europea” sta aggiornando il principale sistema di pagamento
europeo attraverso il consolidamento del sistema “TARGET2”. “TARGET2” è una piattaforma di
regolamento in tempo reale con sede in Europa che elabora fino al 90% del
volume totale dei pagamenti in euro nel mondo.
Questo sistema è utilizzato dalle banche centrali e
commerciali e da altri istituti finanziari per gli accordi reciproci.
Gli
esperti finanziari definiscono la transizione al sistema di pagamento” TARGET2”,
una “rivoluzione positiva”, che sposterà contemporaneamente tutti i
partecipanti al sistema verso un’infrastruttura di pagamento tecnologicamente
più avanzata e di qualità superiore della zona euro.
Quindi più di 1.000 banche europee sono
passate al nuovo sistema contemporaneamente nei giorni scorsi.
Convergere
verso una multipolarità di monete nazionali “Asset Backed” è l’unica soluzione
per l’intero sistema finanziario e sta avvenendo.
Come
ampiamente descritto in questi anni la Rivalutazione Monetaria (RV), cambierà
gli equilibri geopolitici in tutto il Mondo, senza risparmiare però grandi
scossoni al mercato azionario globale, specialmente nel comparto Bancario.
Questo
crollo imminente viaggia di pari passo al cambio di sistema.
I
crolli finanziari come le rivoluzioni si dice siano impossibili finché non sono
inevitabili.
In genere procedono per fasi. Da quando le banche centrali hanno
iniziato ad aumentare i tassi di interesse in risposta all’aumento
dell’inflazione, i mercati finanziari sono stati sotto pressione.
Il
salvataggio di diverse Banche dovrebbe prevedere emissione di nuova liquidità
da parte delle Banche centrali che andrebbe solo ad aumentare ancora di più
l’inflazione in un circolo vizioso senza fine, e ormai è ora di tirare giù le
carte per scoprire che punto si ha in mano.
È
successo negli USA e sta ora accadendo in Europa con “Credit Suisse” e “Deutsche
Bank”, la cui sede di Londra è stata venduta in questi giorni per 257 milioni
di Sterline ad una società Malese, e probabilmente la prossima a subire le più
forti ripercussioni, che potrebbero essere l’innesco per l’uscita della Germania
dall’Europa stessa e l’ingresso nei paesi del BRICS, avvenimento che ormai
sembra imminente.
Se
vogliamo comunque fare una analisi tecnica della situazione dei mercati
possiamo riassumere lo scenario come segue.
L’indice
S&P500 è sceso di circa il 20%.
Le più
grandi società tecnologiche statunitensi, tra cui Apple, Microsoft, Alphabet e
Amazon, hanno perso circa 4,6 trilioni di dollari di valore di mercato.
La
crisi dei “gilt” britannici, ovvero le obbligazioni del governo del Regno Unito in
sterline emesse da “HM Treasury” e quotata alla Borsa di Londra del settembre
2022, potrebbe
essere costata 500 miliardi di dollari.
Il 30%
dei paesi dei mercati emergenti e il 60% delle nazioni a basso reddito
affrontano una crisi del debito.
I problemi hanno ora raggiunto il sistema finanziario,
con le banche statunitensi, europee e giapponesi che hanno perso circa 460
miliardi di dollari di valore di mercato
nel marzo 2023.
Tassi
più elevati hanno comportato perdite non realizzate sugli investimenti
superiori a 600 miliardi di dollari alla fine del 2022 presso le banche
statunitensi assicurate dalla “Federal Deposit Insurance Corporation”.
Se si
includono altre attività sensibili all’aumento degli interessi, la perdita per
le sole banche americane potrebbe essere di circa $ 2.000 miliardi.
A
livello globale, la perdita totale non realizzata potrebbe essere da due a tre
volte superiore.
È più
chiaro così il quadro generale?
Il
crollo dei mercati azionari quindi possiamo dire sia imminente. Mi chiedo quindi adesso cosa
succederà quando il sistema finanziario statunitense, epurato dalla turpe
pratica della “Riserva frazionaria” tanto cara ai nostri esperti della “contro
informazione”, applicherà i protocolli ISO20022 (rimasto per ultimo) e trasformerà di
fatto il “dollaro fiat” nello “”USN emesso dalla “Treasury” e non più dalla “FED”,
con copertura di asset reali.
La
bolla del vecchio dollaro scoppierà, deflagrando all’interno dell’intero
sistema e spingendo alcuni degli stati federali a chiedere l’indipendenza dagli
USA.
Il Texas probabilmente sarà la prima Nazione a
muovere questo passo come scrissi due anni fa in un mio articolo sul TEXIT.
Ogni
crollo della Borsa degno di questo nome, avviene di solito nel così detto “Black
Friday,” quindi vediamo cosa succederà fra pochi giorni, ovvero Venerdì 31 Marzo.
(Luca
La bella --
databaseitalia.it/index.php/2023/03/28/crollo-dei-mercati-azionari-e-crypto-la-corsa-ai-nuovi-protocolli-e-iniziata/)
Cibo
sintetico, il 74% delle amministrazioni
comunali
non lo vuole in commercio.
Riminiday.it
– Redazione – (1°- 3- 2023) – ci dice:
La
provincia di Rimini dice no al cibo sintetico e sposa la campagna di Coldiretti
a favore del made in Italy e della sovranità alimentare.
(Carne
chimica creata in laboratorio).
La
provincia di Rimini dice no al cibo sintetico.
Ad oggi, il 74% delle amministrazioni comunali, ha
infatti deliberato la sua contrarietà alla commercializzazione in Italia.
"Un risultato notevole – spiegano il
Presidente Coldiretti Rimini Guido Cardelli Masini Palazzi e il Direttore
Alessandro Corsini – che segna un punto importante in questa battaglia a favore
del made in Italy e della sovranità alimentare.
La
forte presa di posizione di Coldiretti sta dando i suoi frutti".
"Il
cibo sintetico è un ragionamento – spiega Cardelli Masini Palazzi - che va
oltre ogni logica naturale.
Si
tratta di ricchezze, di lobby che imperversano a Bruxelles e di una Europa
ostaggio delle multinazionali.
Lo si evince dal via libera alle etichette
allarmistiche sul vino, dagli attacchi alla zootecnia e, ultimo in ordine di
tempo, dall’allarme
degli insetti a tavola".
"E’
un attacco mirato a distruggere un’intera economia reale – evidenzia il
Direttore Corsini - che ricorda per quanto riguarda la carne da
laboratorio la verità che non viene pubblicizzata è che non salva gli animali
perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente
perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non
aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano
sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla
serve un bioreattore, non è neppure carne ma un prodotto sintetico e
ingegnerizzato.
Ma non
c’è solo la bistecca in provetta infatti la società “Remilk” vuole poi aprire una fabbrica chimica in Danimarca per
la produzione di latte sintetico realizzato in laboratorio senza mucche, in Germania si lavora a bastoncini di
sostanza ittica coltivati in vitro senza aver mai neppure visto il mare, mentre
negli Usa si stanno buttando anche sul sushi in provetta".
"Chi
controllerà il cibo controllerà la libertà dei popoli e le democrazie dei paesi
– evidenzia il “Vice Direttore di Coldiretti Rimini Giorgio Ricci” - in Italia
esistono allevatori sottoposti a rigidi controlli sul benessere animale e sui
prodotti utilizzati nelle diverse coltivazioni e quindi è evidente che
l’agricoltura non è il problema per l’ambiente come vogliono far credere per
sponsorizzare il cibo sintetico, il quale, ottenuto in laboratorio attraverso
cellule staminali riprodotte in vitro (come nel caso della carne) o proteine
vegetali (vedi il pesce sintetico vegetale) rappresenterebbe un durissimo colpo
all’intero comparto agricolo alimentare del nostro paese".
"Per
Coldiretti – conclude il Presidente Cardelli Masini Palazzi - alla base della sovranità
alimentare vi è l’educazione alimentare fatta di qualità ed eccellenze del
Territorio che vanno tutelate".
Minimum
tax al 15%,
accordo
raggiunto.
italiaoggi.it
– Matteo Rizzi – (17 dicembre 2022) – ci dice:
Aliquota
minima al 15% firmata da tutti i 27 stati membri dell’Unione europea.
Giovedì
notte il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo unanime sull’adozione della tassa
minima per le multinazionali.
Giovedì notte dopo un colpo di sorpresa da
parte della Polonia che minacciava di bloccare nuovamente la direttiva sulla
minimum tax, gli aiuti da 18 miliardi di euro per l'Ucraina e il “Pnrr” ungherese, il
Consiglio Ue ha raggiunto un accordo unanime sull'adozione della tassa minima
per le multinazionali.
L'aliquota
minima si applicherà alle società con un fatturato superiore a 750 milioni di
euro e dovrà essere recepita entro la fine del 2023 con l'imposta applicata a
partire dal 2024 con un gettito aggiuntivo stimato di circa 2,6 miliardi per
l'Italia e 71,5 miliardi per tutta l'Unione.
Lunedì
notte gli ambasciatori dell'Unione avevano siglato un accordo definitivo
sull'introduzione dell'imposta minima al 15% dell'Ue (si veda ItaliaOggi del 14
dicembre),
ma durante l'incontro per ottenere l'adozione formale di mercoledì al
Consiglio, Varsavia ha avanzato delle perplessità che sono state ritirate solo
giovedì.
Parlando
con i giornalisti all'ingresso del vertice Ue, il primo ministro polacco Mateusz
Morawiecki aveva definito «un ricatto» l'accordo raggiunto lunedì.
Prima
dell'accordo di lunedì, i governi Ue avevano deciso di discutere le quattro
questioni separate come un pacchetto unico per assicurarsi che l'Ungheria
approvasse i finanziamenti per l'Ucraina e la tassa Ocse - due decisioni che Budapest aveva
tenuto in ostaggio per ottenere flessibilità sul Pnrr nazionale, hanno detto i
diplomatici europei.
«L'accordo
raggiunto sulla “global minimum tax” è una bellissima notizia e un grande risultato del governo
italiano grazie al ruolo svolto da Giorgia Meloni che ha sbloccato una
situazione molto complicata superando le difficoltà poste da alcuni paesi», ha
commentato il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti.
«È una
misura importante, sono molto soddisfatto perché permetterà il recupero di base
imponibile in Italia e la creazione di un mercato più trasparente ed equo per chi opera sul territorio
nazionale». La decisione dell'Ue, insieme agli sviluppi nel Regno Unito e Svizzera e
al sostegno della riforma Ocse a due pilastri in Australia, Corea, Giappone,
fanno prevedere che il 2023 sarà l'anno di implementazione dell'aliquota per il
resto del mondo, tenendo presente che circa 140 Paesi hanno dato il proprio
consenso alle nuove nell'ottobre 2021.( Matteo Rizzi)
Atto
di guerra degli
Stati Uniti contro l'Unione europea:
il
presidente Biden ha ordinato l'attacco terroristico
contro
Nord Stream.
Alto
tradimento contro i popoli d'Europa.
Globalresearch.ca
– (26 marzo 2023) - Prof Michel Chossudovsky – ci dice:
Questo
articolo è stato pubblicato per la prima volta l'11 ottobre 2022 nella
settimana successiva all'atto di sabotaggio del gasdotto Nord Stream del 26
settembre 2022, i cui dettagli specifici sono stati successivamente rivelati da
Seymour Hersh.
L'articolo
conferma inequivocabilmente l'intento del presidente Joe Biden per quanto
riguarda il sabotaggio del Nord Stream in una conferenza stampa della Casa
Bianca tenutasi il 7 febbraio 2022.
Inoltre,
il cancelliere tedesco Olaf Scholz era presente alla conferenza stampa.
Il
capo del governo tedesco Scholz ha confermato il suo sostegno alla
dichiarazione di Biden relativa al Nord Stream:
"Non
ci sarà più un Nord Stream 2", ha detto Joe Biden.
Questo
atto di sabotaggio ordinato da Joe Biden all'inizio di febbraio 2022 è stato un
atto di guerra contro l'Unione europea, che ha portato a conseguenze economiche
e sociali devastanti.
(A
causa della censura dei media diretta contro Global Research, la sostanza di
questo articolo non ha raggiunto un vasto pubblico.)
(Esiste anche la video intervista di
Michel Chossudovsky.)
MICHEL
CHOSSUDOVSKY – L'AMERICA È IN GUERRA CON L'EUROPA.
Nei
recenti sviluppi, il procuratore generale tedesco Peter Frank ha confermato che "non ci sono prove per incolpare
la Russia per la distruzione dei gasdotti Nord Stream":
"Attualmente
non è stato dimostrato (...) L'indagine è in corso (...) Attualmente stiamo
valutando tutto questo in modo forense. [Il sospetto] che ci sia stato un atto
di sabotaggio straniero [in questo caso], non è stato finora dimostrato",
ha detto durante l'intervista a Die Welt.
Nessuna
prova di sabotaggio straniero di un atto che ha creato scompiglio sociale e
difficoltà nell'Unione europea, con l'aumento dei prezzi dell'energia?
Le
persone stanno congelando, incapaci di pagare le bollette del riscaldamento. L'economia dell'Unione europea, che
dipendeva dall'energia a basso costo proveniente dalla Russia, è nel caos.
Il
cancelliere tedesco Olaf Scholz ha rifiutato di commentare l'indagine.
Se non
era la Russia, chi c'era dietro?
Inequivocabilmente,
questo atto di sabotaggio era stato ordinato dal Presidente degli Stati Uniti.
La
seguente dichiarazione è stata fatta esattamente un anno fa:
"Lo
faremo, vi prometto, saremo in grado di farlo", dice Joe Biden 7 febbraio
2022.
Olaf
Scholz e Peter Frank sono bugiardi.
Il
sabotaggio è stato commesso da una "potenza straniera".
Ciò è
confermato da una recente dichiarazione di Victoria Nuland alla Commissione per le relazioni
estere del Senato.
"Senatore
Cruz, come lei sono io e penso che l'amministrazione sia molto gratificata di
sapere che Nord Stream 2 è ora, come le piace dire, un pezzo di metallo in
fondo al mare".
(Esiste
il video della sua dichiarazione).
F**k
the EU again: "Un pezzo di metallo in fondo al mare."
È un
atto di guerra contro il popolo europeo. E i loro leader sono complici di
questo atto di sabotaggio
Gli
Stati Uniti continuano a crescere in Ucraina.
Victoria
Nuland ha testimoniato
all'audizione della Commissione per le relazioni estere del Senato il 26
gennaio 2023.
(Michel
Chossudovsky, 8 febbraio 2023)
L'America
è in guerra contro l'Europa
di
Michel Chossudovsky. (11 ottobre 2022)
I
gasdotti Nord Stream oggetto dell'attacco si trovano all'interno della
giurisdizione territoriale (marittima) di quattro Stati membri dell'Unione
europea.
Nel
diritto internazionale, "integrità territoriale" si estende alle
"proprietà" situate all'interno delle acque territoriali dello Stato
nazionale.
La
distruzione deliberata di tali "proprietà" all'interno delle acque territoriali
di un paese da parte o per conto di un attore di uno stato straniero
costituisce un atto di guerra.
"Il
sabotaggio è la causa più probabile delle perdite in due gasdotti del Mar
Baltico tra la Russia e l'Europa, hanno detto i leader europei, dopo che i
sismologi hanno segnalato esplosioni intorno ai gasdotti Nord Stream".
Secondo
la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen "le fughe di
notizie" nel Mar Baltico erano dovute a "sabotaggi":
"Qualsiasi
interruzione deliberata delle infrastrutture energetiche europee attive è
inaccettabile e porterà alla risposta più forte possibile", ha avvertito,
e ha esortato e indagato per ottenere piena chiarezza sugli "eventi e
perché".
Il
primo ministro danese Mette Frederiksen li ha descritti come "atti
deliberati", aggiungendo: "Non stiamo parlando di un incidente".
Von
Der Leyen non ha approfondito chi potrebbe esserci dietro questi "atti
deliberati" di sabotaggio.
Bomba.
In
un'intervista televisiva del 7 febbraio 2022 il Presidente degli Stati Uniti ha
riconosciuto che gli Stati Uniti avrebbero agito contro Nord Stream se
necessario.
Questa
dichiarazione è stata fatta 3 settimane prima dell'invasione russa:
Presidente
Joe Biden: "Se la Russia invade, ciò significa carri armati e truppe che
attraversano di nuovo il confine dell'Ucraina, allora
"Non
ci sarà più un Nord Stream 2"
Giornalista:
"Ma come lo farai esattamente, dal momento che il progetto è sotto il
controllo della Germania?"
Biden:
"Lo faremo, ve lo prometto, saremo in grado di farlo". (enfasi aggiunta).
Joe
Biden: "Non ci sarà più un Nord Stream 2"
Le
prove suggeriscono che questo attacco terroristico era stato contemplato
dall'amministrazione Biden prima dell'invasione russa.
È
stato effettuato dalla CIA?
"Saremo
in grado di farlo", ha detto Joe Biden.
Atto
di guerra degli Stati Uniti contro l'Unione europea.
Nord
Stream che ha origine in Russia passa attraverso le acque territoriali di
quattro Stati membri dell'UE tra cui Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania. Il permesso è stato fornito e
approvato dai parlamenti di quei paesi prima della costruzione.
Inoltre,
i gasdotti Nord Stream richiedevano anche l'approvazione di Estonia, Lettonia,
Lituania e Polonia, che facevano parte del processo consultivo prima della
costruzione.
Bomba:
Da un punto di vista legale (diritto internazionale: Carta delle
Nazioni Unite, diritto del mare) questo non è stato un attacco terroristico contro la
Russia, è stato un atto di guerra degli Stati Uniti contro l'Unione europea.
I
gasdotti Nord Stream oggetto dell'attacco si trovano all'interno della
giurisdizione territoriale (marittima) di quattro Stati membri dell'Unione
europea. Nel diritto internazionale, "integrità territoriale" si
estende alle "proprietà" situate all'interno delle acque territoriali
dello Stato nazionale.
La
distruzione deliberata di tali "proprietà" all'interno delle acque
territoriali di un paese da parte o per conto di un attore di uno stato
straniero costituisce un atto di guerra.
"La
Classe Politique": Alto Tradimento.
L'America
non è più "un alleato" dell'UE. Anzi.
Il
ruolo insidioso degli Stati Uniti nel compiere atti di sabotaggio contro l'UE è
ampiamente documentato.
Al di là di ogni dubbio.
Nel
frattempo i politici corrotti dell'UE non solo incolpano la Russia, ma stanno
preparando il terreno per la distruzione dell'Unione europea per conto di
Washington.
Stanno
"dormendo con il nemico" a scapito dei popoli d'Europa.
Il
tradimento costituisce
un atto di tradimento da parte di politici europei in alta carica per conto di
una potenza straniera, che attraverso vari mezzi sta attivamente e deliberatamente
innescando il caos economico e sociale sia nell'Europa occidentale che in
quella orientale.
Gli
Stati Uniti non sono un alleato dell'UE. Anzi. Washington sta conducendo una guerra
contro l'Europa, con il sostegno di funzionari governativi corrotti in alto
ufficio. È un atto di tradimento.
Anche
i media sono complici, cioè nel sostenere un flusso di menzogne. L'obiettivo
non detto è quello di fornire un volto umano a questi atti di tradimento.
Tradimento
ai più alti livelli di governo.
Ciò
che è necessario è un "cambio di regime" in tutta l'Unione europea e
procedimenti penali diretti contro politici corrotti.
Come “Blackrock
Investment Fund”
ha
innescato la crisi energetica globale.
Globalresearch.ca
– (07 marzo 2023) - F. William Engdahl – ci dice:
"Adesione
all'Agenda di sostenibilità 2030 delle Nazioni Unite". Colossale disinvestimento nel settore
globale del petrolio e del gas da trilioni di dollari.
(USA:
Economia globale, petrolio ed energia).
La
maggior parte delle persone è sconcertata da quella che è una crisi energetica
globale, con i prezzi del petrolio, del gas e del carbone che
contemporaneamente salgono alle stelle e costringono persino alla chiusura di
importanti impianti industriali come prodotti chimici o alluminio o acciaio.
L'amministrazione Biden e l'UE ha insistito
sul fatto che tutto è dovuto alle azioni militari di Putin e della Russia in
Ucraina.
Non è
così.
La
crisi energetica è una strategia pianificata da tempo dai circoli aziendali e
politici occidentali per smantellare le economie industriali in nome di
un'agenda verde distopica.
Ciò ha
le sue radici nel periodo ben prima del febbraio 2022, quando la Russia ha
lanciato la sua azione militare in Ucraina.
Blackrock
spinge i criteri ESG.
Nel
gennaio 2020, alla vigilia dei devastanti blocchi covid economicamente e
socialmente, il CEO del più grande fondo di investimento del mondo, Larry Fink
di Blackrock, ha pubblicato una lettera ai colleghi di WALL Street e ai CEO
aziendali sul futuro dei flussi di investimento.
Nel
documento, modestamente intitolato "A Fundamental Reshaping of Finance", Fink, che gestisce il più grande
fondo di investimento del mondo con circa 7 trilioni di dollari allora in gestione, ha annunciato una partenza radicale
per gli investimenti aziendali.
Il
denaro "diventerebbe verde".
Nella
sua lettera del 2020 che ha seguito Fink ha dichiarato:
"Nel
prossimo futuro – e prima di quanto molti si aspettino – ci sarà una
significativa riallocazione del capitale ... Il rischio climatico è un rischio di
investimento".
Inoltre, ha affermato: "Ogni governo, azienda e
azionista deve affrontare il cambiamento climatico".
In una
lettera separata ai clienti investitori di Blackrock, Fink ha consegnato la
nuova agenda per gli investimenti di capitale.
Ha
dichiarato che Blackrock uscirà da alcuni investimenti ad alto contenuto di
carbonio come il carbone, la più grande fonte di elettricità per gli Stati
Uniti e molti altri paesi.
Ha
aggiunto che Blackrock esaminerà nuovi investimenti in petrolio, gas e carbone per
determinare la loro adesione alla "sostenibilità" dell'Agenda 2030
delle Nazioni Unite.
Fink
ha chiarito che il più grande fondo del mondo avrebbe iniziato a disinvestire
in petrolio, gas e carbone.
"Nel corso del tempo", ha scritto
Fink, "le aziende e i governi che non rispondono agli “stakeholder” e affrontano i rischi
per la sostenibilità incontreranno un crescente scetticismo da parte dei
mercati e, a sua volta, un costo del capitale più elevato".
Ha
aggiunto che "il cambiamento climatico è diventato un fattore determinante
nelle prospettive a lungo termine delle aziende ... Siamo sull'orlo di un
rimodellamento fondamentale della finanza".
Da
quel momento in poi il cosiddetto investimento” ESG”, penalizzando le società che
emettono CO2 come ExxonMobil, è diventato tutto di moda tra gli hedge fund e le banche di WALL
Street e i fondi di investimento tra cui State Street e Vanguard.
Tale è
il potere di Blackrock.
Fink è stato anche in grado di ottenere
quattro nuovi membri del consiglio di amministrazione di ExxonMobil impegnati a porre fine al
business petrolifero e del gas della società.
Segui
i "soldi veri" dietro la "nuova agenda verde".
La
lettera di Fink del gennaio 2020 è stata una dichiarazione di guerra da parte
della grande finanza contro l'industria energetica convenzionale.
BlackRock
è stato membro fondatore della “Task Force on Climate-related Financial
Disclosures” (TCFD) ed è firmatario dei “PRI” delle Nazioni Unite – “Principles for Responsible Investing”,
una rete di investitori sostenuta dalle Nazioni Unite che spingono gli
investimenti a zero emissioni di carbonio utilizzando i criteri ESG altamente
corrotti –
fattori ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento.
Non esiste un controllo oggettivo sui dati falsi per i
criteri ESG di un'azienda.
Anche
Blackrock ha firmato la dichiarazione del Vaticano del 2019 sostenendo i regimi
di prezzo del carbonio.
BlackRock nel 2020 ha anche aderito a “Climate
Action 100”, una coalizione di quasi 400 gestori di investimenti che gestiscono
40 trilioni di dollari.
Con
quella fatidica lettera del “CEO” del gennaio 2020, Larry Fink ha messo in moto
un colossale disinvestimento nel settore globale del petrolio e del gas da
trilioni di dollari.
In
particolare, nello stesso anno “Fink di BlackRock” è stato nominato nel Consiglio di fondazione del distopico
“World
Economic Forum” di Klaus Schwab, il nesso aziendale e politico dell'Agenda 2030 delle
Nazioni Unite a zero emissioni di carbonio.
Nel
giugno 2019, il “World Economic Forum e le Nazioni Unite” hanno firmato un quadro di
partenariato strategico per accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030.
Il WEF ha una piattaforma di “intelligence
strategica” che include i 2030 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda
17.
Nella
sua lettera del CEO del 2021, Fink ha raddoppiato l'attacco a petrolio, gas e
carbone.
"Dato quanto sarà centrale la transizione
energetica per le prospettive di crescita di ogni azienda, stiamo chiedendo
alle aziende di rivelare un piano su come il loro modello di business sarà
compatibile con un'economia a zero emissioni nette", ha scritto Fink.
Un
altro funzionario di BlackRock ha detto in una recente conferenza sull'energia,
"dove andrà BlackRock, altri seguiranno".
(Per ora solo “Putin” si è opposto
alla “politica economica e climatica” di BlackRock. NDR.)
In
soli due anni, entro il 2022 circa 1 trilione di dollari sarà uscito dagli
investimenti nell'esplorazione e nello sviluppo di petrolio e gas a livello
globale.
L'estrazione del petrolio è un'attività
costosa e il taglio degli investimenti esterni da parte di BlackRock e di altri
investitori di WALL Street significa la lenta morte del settore.
Biden:
un presidente BlackRock?
All'inizio
della sua allora poco brillante candidatura presidenziale, Biden ha avuto un
incontro a porte chiuse alla fine del 2019 con Fink che, secondo quanto
riferito, ha detto al candidato che "sono qui per aiutare".
Dopo
il suo fatidico incontro con Fink di BlackRock, il candidato Biden ha
annunciato:
"Ci libereremo dei combustibili fossili
..."
Nel
dicembre 2020, ancor prima che Biden fosse insediato nel gennaio 2021, ha nominato il responsabile globale
degli investimenti sostenibili di BlackRock, Brian Deese, come assistente del
presidente e direttore del Consiglio economico nazionale.
Qui,
Deese, che ha svolto un ruolo chiave per Obama nella stesura dell'accordo sul
clima di Parigi nel 2015, ha silenziosamente plasmato la guerra di Biden
all'energia.
Questo
è stato catastrofico per l'industria petrolifera e del gas. L'uomo di Fink, Deese, è stato
attivo nel fornire al nuovo presidente Biden un elenco di misure anti-petrolio
da firmare per ordine esecutivo a partire dal primo giorno nel gennaio 2021.
Ciò
includeva la chiusura “dell'enorme oleodotto Keystone XL” che avrebbe portato 830.000 barili al
giorno dal Canada fino alle raffinerie del Texas e l'interruzione di qualsiasi nuovo
contratto di locazione nell'Arctic National Wildlife Refuge (ANWR).
Biden
ha anche aderito all'accordo sul clima di Parigi che Deese aveva negoziato per
Obama nel 2015 e Trump ha -poi- annullato.
Lo
stesso giorno, Biden ha messo in moto un cambiamento del cosiddetto "costo
sociale del carbonio" che impone un punitivo $ 51 a tonnellata di CO2
all'industria petrolifera e del gas.
Questa
mossa, stabilita sotto l'autorità puramente esecutiva senza il consenso del
Congresso, sta causando un costo devastante agli investimenti in petrolio e gas
negli Stati Uniti, un paese che solo due anni prima era il più grande
produttore di petrolio del mondo.
Capacità
di raffinazione di uccisione.
Ancora
peggio, le aggressive regole ambientali di Biden e i mandati di investimento
ESG di BlackRock stanno uccidendo la capacità di raffinazione degli Stati Uniti.
Senza
raffinerie non importa quanti barili di petrolio prendi dalla Strategic
Petroleum Reserve.
Nei primi due anni della presidenza Biden gli
Stati Uniti hanno chiuso circa 1 milione di barili al giorno di capacità di
raffinazione di benzina e diesel, alcuni a causa del crollo della domanda di
covid, il declino più rapido nella storia degli Stati Uniti.
Gli
arresti sono permanenti.
Nel
2023 si chiuderà un ulteriore 1,7 milioni di barili al giorno di capacità a
seguito del disinvestimento ESG di BlackRock e WALL Street e delle normative
Biden.
Citando
il pesante disinvestimento di WALL Street nel petrolio e le politiche
anti-petrolio di Biden, il CEO di Chevron nel giugno 2022 ha dichiarato di non
credere che gli Stati Uniti costruiranno mai un'altra nuova raffineria.
Larry
Fink, membro del consiglio di amministrazione del World Economic Forum di Klaus
Schwab, è affiancato dall'UE il cui presidente della Commissione europea, la notoriamente corrotta Ursula von
der Leyen
ha lasciato il consiglio del WEF nel 2019 per diventare capo della Commissione
europea.
Il suo
primo atto importante a Bruxelles è stato quello di far passare l'agenda UE
Zero Carbon Fit for 55.
Ciò ha
imposto importanti tasse sul carbonio e altri vincoli su petrolio, gas e
carbone nell'UE ben prima delle azioni russe del febbraio 2022 in Ucraina.
L'impatto combinato dell'agenda ESG “fraudolenta” di
Fink nell'amministrazione Biden e della “follia” Zero Carbon dell'UE sta creando la peggiore crisi energetica
e inflazionistica della storia.
(F.
William Engdahl è consulente strategico e docente, ha conseguito una laurea in
politica presso l'Università di Princeton ed è un autore di best-seller su
petrolio e geopolitica.)
Come
distruggere la Russia.
Rapporto
2019 di Rand Corporation:
"Estensione
eccessiva e squilibrio della Russia"
Globalresearch.ca
– (26 marzo 2023) - Manlio Dinucci – ci dice:
Agenda di guerra NATO degli Stati Uniti.
Di
massima rilevanza per la guerra in corso in Ucraina, di seguito è riportato l'articolo
di revisione di Manlio Dinucci pubblicato per la prima volta da Global Research
il 25 maggio 2019, che fornisce una sintesi di un rapporto Rand intitolato: “Overextending and Unbalancing
Russia”.
Costringere
l'avversario ad espandersi incautamente per sbilanciarlo e poi distruggerlo.
Questa
non è la descrizione di un “judo hold”, ma un piano contro la Russia elaborato
dalla Rand Corporation, il “think tank” più influente degli Stati Uniti. Con uno staff di migliaia di esperti,
Rand si presenta come la fonte più affidabile al mondo per l'intelligence e
l'analisi politica per i leader degli Stati Uniti e dei loro alleati.
La
“Rand Corp” si vanta di aver contribuito all'elaborazione della strategia a
lungo termine che ha permesso agli Stati Uniti di vincere la Guerra Fredda,
costringendo l'Unione Sovietica a consumare le proprie risorse economiche nello
scontro strategico.
È
questo modello che è stato l'ispirazione per il nuovo piano, “Overextending and Unbalancing
Russia”, pubblicato da Rand.
(Esiste il documento completo di “RAND
Maggio 2019”).
Secondo
i loro analisti, la Russia rimane un potente avversario per gli Stati Uniti in
alcuni settori fondamentali.
Per
gestire questa opposizione, gli Stati Uniti e i loro alleati dovranno
perseguire una strategia congiunta a lungo termine che sfrutti le vulnerabilità
della Russia. Così “Rand” analizza i vari mezzi con cui sbilanciare la Russia,
indicando per ciascuno le probabilità di successo, i benefici, i costi e i
rischi per gli Stati Uniti.
Gli
analisti di Rand stimano che la più grande vulnerabilità della Russia sia
quella della sua economia, a causa della sua forte dipendenza dalle
esportazioni di petrolio e gas.
Il
reddito derivante da queste esportazioni può essere ridotto rafforzando le
sanzioni e aumentando le esportazioni di energia degli Stati Uniti.
L'obiettivo
è obbligare l'Europa a diminuire le sue importazioni di gas naturale russo e
sostituirlo con gas naturale liquefatto trasportato via mare da altri paesi.
Un
altro modo per destabilizzare l'economia russa a lungo termine è incoraggiare
l'emigrazione di personale qualificato, in particolare giovani russi con un
alto livello di istruzione.
Nei
settori ideologico e dell'informazione, sarebbe necessario incoraggiare la
contestazione interna e, allo stesso tempo, minare l'immagine della Russia
all'esterno, escludendola dai forum internazionali e boicottando gli eventi sportivi
internazionali che organizza.
Nel
settore geopolitico, armare l'Ucraina consentirebbe agli Stati Uniti di sfruttare
il punto centrale della vulnerabilità esterna della Russia, ma questo dovrebbe essere
attentamente calcolato per tenere la Russia sotto pressione senza scivolare in
un grande conflitto, che vincerebbe.
Nel
settore militare, gli Stati Uniti potrebbero godere di alti benefici, con bassi
costi e rischi, aumentando il numero di truppe terrestri dei paesi della NATO che
lavorano in funzione anti-russa.
Gli
Stati Uniti possono godere di alte probabilità di successo e alti benefici, con
rischi moderati, soprattutto investendo principalmente in bombardieri
strategici e missili d'attacco a lungo raggio diretti contro la Russia.
Lasciare
il “Trattato INF” e schierare in Europa nuovi missili nucleari a raggio
intermedio puntati contro la Russia porterebbe ad alte probabilità di successo,
ma presenterebbe anche alti rischi.
Calibrando
ogni opzione per ottenere l'effetto desiderato – concludono gli analisti di
Rand – la Russia finirebbe per pagare il prezzo più duro in un confronto, ma
gli Usa dovrebbero anche investire ingenti risorse, che quindi non sarebbero
più disponibili per altri obiettivi.
Questo
è anche un avvertimento preventivo di un imminente importante aumento della
spesa militare USA/NATO, a svantaggio dei bilanci sociali.
Questo
è il futuro che ci viene prospettato dalla” Rand Corporation, il più influente
think tank del Deep State” – ovvero il centro sotterraneo del potere reale attanagliato
dalle oligarchie economiche, finanziarie e militari – che determina le scelte strategiche
non solo degli USA, ma di tutto il mondo occidentale.
Le
"opzioni" previste dal piano non sono in realtà altro che varianti
della stessa strategia di guerra, il cui prezzo in sacrifici e rischi è pagato
da tutti noi.
Governance
globale attraverso
l'intelligenza
artificiale: l'ultima
“tirannia”
irresponsabile.
Globalresearch.ca
- Brandon Smith – (29 marzo 2023) – ci dice:
Il WEF
cita l’“IA “come la chiave singolare della "Quarta Rivoluzione
Industriale".
A loro avviso, non ci può essere progresso
umano senza l'influenza degli algoritmi di intelligenza artificiale, rendendo
l'input umano quasi obsoleto.
Non è
un segreto che le istituzioni globaliste siano ossessionate dall'intelligenza
artificiale come una sorta di profezia tecnologica.
Lo
trattano come se fosse quasi soprannaturale nel suo potenziale e spesso
sostengono che ogni innovazione industriale e sociale significativa nel
prossimo futuro dovrà la sua esistenza all'“IA”.
Il
World Economic Forum di Klaus Schwab cita l'IA come la chiave singolare per
l'ascesa di quella che chiamano la "Quarta Rivoluzione Industriale". A loro avviso, non ci può
essere progresso umano senza l'influenza degli algoritmi di intelligenza
artificiale, rendendo l'input umano quasi obsoleto.
Questa
illusione è spesso promossa da” propagandisti globalisti”.
Ad
esempio, dai un'occhiata alla visione riassuntiva del membro del WEF “Yuval
Harari” (filosofo), che crede davvero che l'IA abbia capacità creative che
sostituiranno l'immaginazione umana e l'innovazione.
Non
solo, ma “Harari” ha costantemente sostenuto in passato che l'IA gestirà il
mondo molto meglio di quanto gli esseri umani possano mai fare.
Gli
esempi di” Harari” sulla creatività dell'IA potrebbero
sembrare un'estrema ingenuità per molti di noi, ma sa esattamente cosa sta
facendo nel travisare le capacità degli algoritmi.
Giochi
come gli “scacchi” e il “Go” sono giochi di schemi limitati da regole, ci sono solo così
tante permutazioni di questi modelli in un dato scenario e l'IA è semplicemente
più veloce a individuarli rispetto alla maggior parte degli umani perché è ciò
che è progettato per fare dai creatori di software.
Questo
non è diverso dal risolvere un'equazione matematica;
Solo
perché una calcolatrice è più veloce di te non significa che sia
"creativa".
C'è
una grande differenza tra automazione cognitiva e autonomia cognitiva.
L'intelligenza
artificiale è pura automazione;
Giocherà
ai giochi per cui è programmato e imparerà a giocarli bene, ma non avrà mai
un'epifania un giorno e creerà un gioco nuovo e unico da zero a meno che non
sia codificato per farlo.
L'IA non si divertirà mai a giocare a questo
nuovo gioco che ha creato, o sentirà la gioia di condividere quel gioco con gli
altri, quindi perché dovrebbe preoccuparsi?
Non
cercherà mai di contribuire al mondo più di quanto non sia pre-programmato per
fare.
Il
modo in cui i globalisti pubblicizzano l'IA è molto tattico, tuttavia.
Quando”
Harari” afferma che molte persone diventeranno parte della "classe
inutile" una volta che l'IA prenderà il controllo dell'economia, sta
alludendo a un'altra ideologia globalista basata sull'elitarismo: il transumanesimo.
L'obiettivo
del transumanesimo è quello di fondere un giorno i corpi umani e le menti umane
con la tecnologia e l'intelligenza artificiale, e solo un gruppo limitato di
persone avrà le risorse per raggiungere questo obiettivo (i globalisti).
Hai
paura di entrare a far parte della "classe inutile"?
Bene,
se raschiate e supplicate e servite ogni capriccio dell'”establishment elitario globalista”, allora forse sarete abbastanza
fortunati da ottenere impianti che vi permetteranno di interfacciarvi con l'IA,
e quindi il vostro futuro impiego e "utilità" saranno garantiti.
Non
suona bene?
Ma,
come tutte le visioni dei narcisisti, ci sono illusioni di divinità e poi c'è
la realtà.
Continuo
ad avere seri dubbi sul fatto che l'IA sarà mai legittimamente autonoma o
legittimamente vantaggiosa per l'umanità in alcun modo oltre ad avere la
capacità di calcolare rapidamente all'interno di regole matematiche.
L'analisi
rapida dei dati può essere utile in molte aree della scienza, ma non è davvero
la prova dell'intelligenza autonoma, e gli algoritmi possono essere predittivi
ma non più predittivi degli esseri umani che guardano gli stessi dati
statistici.
Non c'è nulla nell'IA che sia impressionante
se si considera quel poco che effettivamente realizza.
L'intelligenza
artificiale è un giocattolo, un trucco da salotto, non un'entità vivente con
osservazioni e conclusioni indipendenti.
E certamente non è un essere simile a un dio
capace di inondarci di ambrosia scientifica o di costruire una civiltà perfetta.
Prevedo
che una società dipendente dall'IA ristagnerà e rimarrà intrappolata nella
stasi, senza mai inventare nulla di molto valore e senza mai progredire.
Si
occuperà sempre e solo dell'omogeneizzazione – la fusione delle persone con
l'algoritmo.
È lì
che andranno TUTTE le energie della società.
Come
punto di riferimento per cui l'IA è sopravvalutata, tutto ciò che dobbiamo fare
è guardare al comportamento dei programmi di IA come “ChatGPT”;
L'algoritmo è stato scoperto in numerose
occasioni per contenere pregiudizi politici estremi sempre inclini all'estrema
sinistra, compresi pregiudizi basati su convinzioni non supportate in alcun
modo da prove scientifiche.
È
interessante notare che “ChatGPT “a volte mostrerà anche una risposta
apparentemente ostile a concetti conservatori o fatti scomodi.
Il” bot” negherà quindi che sta dando opinioni
personali anche quando le sue risposte sono costantemente pro-sinistra.
Come è
possibile un pregiudizio politico per un software a meno che non sia stato
programmato per mostrare quel pregiudizio?
Non
c'è obiettività da trovare nell'IA, né alcuna creatività, semplicemente
rigurgiterà le opinioni personali o i pregiudizi delle persone che l'hanno
creata e che hanno progettato il modo in cui elabora i dati.
A
differenza di un tipico adolescente umano che cerca di adottare le convinzioni
sociali o politiche opposte dei propri genitori per distinguersi, l'IA non si tingerà mai
metaforicamente i capelli di blu, si forerà il naso e si proclamerà vegana – farà sempre ciò che i suoi creatori
vogliono che faccia.
Un
altro esempio di questa dinamica è l'arte AI, che essenzialmente ruba le
proprietà stilistiche di numerosi artisti umani inseriti nel suo database e li
copia.
Mentre
l'imitazione potrebbe essere considerata la più alta forma di adulazione, non è
la stessa cosa della creatività.
Questo
potrebbe non sembrare un grosso problema quando si tratta di un semplice “chatbot”
o della realizzazione di cartoni animati.
Ma è
un problema enorme quando iniziamo a parlare di IA che influenza le politiche
sociali e governative.
I
globalisti sostengono che l'IA sarà ovunque:
negli affari, nelle scuole, nelle operazioni
aziendali, nelle imprese scientifiche e persino all'interno del governo.
DEVE
eseguire tutto.
Perché?
In
realtà non dicono perché se non per fare vaghe promesse di incredibili
progressi e benefici precedentemente inimmaginabili.
Ad
oggi, non ci sono state profonde innovazioni prodotte dall'IA, ma suppongo che i propagandisti
pro-IA diranno che l'età dell'oro è "proprio dietro l'angolo".
Gli
usi dell'IA sono veramente limitati ad aiutare gli esseri umani con compiti
semplici, ma c'è ancora un costo.
Un'auto
a guida autonoma potrebbe essere ottima per una persona fisicamente
handicappata, ma può anche essere una stampella che convince una popolazione a
non imparare mai a guidare da sola.
Per estensione, l'IA è in molti modi la
stampella DEFINITIVA che porta alla tirannia finale.
Se le
persone sono convinte a consegnare i normali processi umani e le opportunità
decisionali all'automazione, allora hanno ceduto le loro libertà in cambio di
convenienza.
Ancora
più importante, se gli algoritmi sono autorizzati a dettare gran parte delle
scelte e delle conclusioni, le persone non sentiranno più un senso di
responsabilità per le loro azioni.
Indipendentemente dalle conseguenze, tutto ciò
che devono fare per il resto della loro vita è dire a sé stessi che stavano
solo seguendo i suggerimenti (o gli ordini) dell'IA.
L'IA diventa una forma di coscienza
collettivizzata esterna;
Una
bussola morale artificiale per”la mente alveare”.
Ma chi
controllerà davvero quella bussola morale e strozzerà le decisioni di milioni
di persone?
Sarà
l'IA o le élite dietro le quinte a manipolare l'algoritmo?
Per
molte persone questo probabilmente suona come fantascienza.
Sì, ci
sono state molte fantasie immaginarie di come sarebbe stato il mondo all'ombra
dell'IA – consiglio
vivamente il film francese della Nouvelle Vague "Alphaville" come una
delle previsioni più accurate sugli orrori dell'IA e della tecnocrazia.
Tuttavia,
ciò di cui sto mettendo in guardia qui non è un futuro teorico lontano, è già
qui.
Questi
sono gli obiettivi palesi dei globalisti in bella vista, con una copertura di
zucchero per renderli più appetibili.
Ho
scritto delle motivazioni delle élite e della loro venerazione per l'IA nel mio
articolo "Intelligenza artificiale: uno sguardo secolare all'anticristo
digitale".
Quel
pezzo era incentrato sulle pulsioni filosofiche di Harari che fanno desiderare ai globalisti l'IA.
In
questo articolo voglio sottolineare la questione della governance dell'IA e
come potrebbe essere fatta appello alle masse.
Per
raggiungere il futuro distopico che i globalisti vogliono, devono ancora
convincere una grande percentuale della popolazione ad applaudirlo e
abbracciarlo.
La
comodità di avere un sistema che prende decisioni difficili per noi è un
fattore ovvio, come menzionato sopra.
Ma la governance dell'IA non riguarda solo la
rimozione della scelta, ma anche la rimozione delle informazioni di cui
potremmo aver bisogno per essere istruiti abbastanza per fare scelte.
Lo
abbiamo visto di recente con le restrizioni della pandemia covid e la
collusione (con
tangenti elargite) tra governi, media aziendali e social media.
Gli algoritmi
sono stati ampiamente utilizzati dai conglomerati dei media web da Facebook a
YouTube per interrompere il flusso di informazioni che potrebbe essere
contrario alla narrativa ufficiale.
In
alcuni casi la censura ha preso di mira le persone che si limitavano a porre
domande pertinenti o a introdurre teorie alternative.
In altri casi, la censura ha preso di mira
dati dimostrabili che erano contrari alle politiche del governo.
Una moltitudine di affermazioni governative
sulle origini del covid, mascheramenti, lockdown e vaccini si sono dimostrate
false negli ultimi anni, eppure milioni di persone credono ancora ciecamente
alla narrativa originale perché sono state bombardate senza sosta dagli
algoritmi.
Non
sono mai stati esposti alle informazioni contrastanti, quindi non sono mai
stati in grado di giungere alle proprie conclusioni.
Fortunatamente,
a differenza dei “bot”, l'intelligenza umana è piena di anomalie: persone che
agiscono sull'intuizione e sullo scetticismo per mettere in discussione
affermazioni preconcette o fabbricate.
La
mancanza di informazioni contrarie provoca immediatamente sospetti per molti, e
questo è ciò che i governi autoritari spesso rifiutano di cogliere.
La
grande promessa che i globalisti mantengono in nome dell'IA è l'idea di uno
stato puramente oggettivo;
Un
sistema sociale e governativo senza pregiudizi e senza contenuti emotivi.
È
l'idea che la società possa essere gestita dal pensiero automatico per
"salvare gli esseri umani da sé stessi" e dalle proprie fragilità.
È una
falsa promessa, perché non ci sarà mai una cosa come “l'IA oggettiva”, né
alcuna IA che comprenda le complessità dello sviluppo psicologico umano.
Inoltre,
il sogno globalista dell'IA non è guidato dall'avventura, ma dalla paura.
Riguarda
la paura della responsabilità, la paura del merito, la paura dell'inferiorità,
la paura della lotta e la paura della libertà.
Le più
grandi conquiste dell'umanità sono ammirevoli perché sono raggiunte con
contenuti emotivi, non nonostante esso.
È quel
contenuto che ci ispira a scavare nell'ignoto e superare le nostre paure.
La governance dell'IA e una società integrata
nell'IA non sarebbero altro che un'azione disperata per negare la necessità della
lotta e la volontà di superare.
I globalisti
sono più che felici di offrire una via d'uscita dalla lotta, e lo faranno con l'intelligenza
artificiale come volto della loro benevolenza.
Tutto quello che dovrai fare è barattare le tue
libertà e forse la tua anima in cambio di non dover mai affrontare il puro
terrore dei tuoi pensieri tranquilli.
Alcune persone, purtroppo, credono che questo
sia un commercio equo.
Le
élite globaliste presenteranno l'IA come il grande giudice, l'intercessore puro
e logico del percorso corretto; non solo per le nazioni e per le popolazioni in
generale, ma per ogni singola vita.
Con
l'algoritmo falsamente accettato come infallibile e puramente imparziale, le
élite possono quindi governare il mondo attraverso la loro creazione senza
volto senza alcuna supervisione:
Perché
possono quindi affermare che non sono loro a prendere decisioni, è l'IA.
In che
modo si mette in discussione o addirittura si punisce un'IA per aver sbagliato
o causato disastri?
E, se
l'IA prende tutte le sue decisioni “a favore dell'agenda globalista”, beh, sarà
trattata come una semplice coincidenza.
(Brandon Smith, Alt-Market.us, 2023)
Quando
gli animali sono ostaggio
della politica,
il caso di cinghiali e lupi.
Lifegate.it
- Brunella Paciello – (20 gennaio 2023) – ci dice:
Un
recente emendamento propone la caccia indiscriminata ai cinghiali per limitarne
il numero.
I cinghiali vagolano per le strade di Roma. E la
politica non fa altro che minacciarne l’uccisione.
Intanto anche i lupi in Svezia rischiano
grosso.
I
cinghiali sono ormai una sgradita presenza sul suolo italiano e Roma non è
immune dalla loro invasione che si fa sempre più massiccia.
Le
decisioni politiche pesano molto sulla situazione e non sembrano far
intravedere uno spiraglio nella gestione in Italia.
Nel frattempo
anche in Svezia si cerca di diminuire il numero dei lupi contravvenendo alle
direttive europee in materia di animali selvatici.
I
cinghiali hanno invaso Roma.
Incuranti
di emendamenti e prese di posizioni di politici ed esperti nei giorni scorsi persino
la splendida Villa Pamphili è stata chiusa perché alcuni ungulati vagavano
indisturbati fra alberi e cespugli.
E come se non bastasse poco tempo prima un
uomo su uno scooter era finito in coma per un incontro ravvicinato con un
cinghiale.
Una
situazione da allarme rosso che sta mettendo a dura prova i nervi dei cittadini
della Capitale, ma che poteva essere sia prevista che arginata se si fossero
presi provvedimenti adeguati in tempo.
Ma
l’aumento esponenziale degli animali selvatici, lupi in testa, sembra
preoccupare anche la civilissima Svezia che prevede – sempre se riuscirà a
ottenere le delibere necessarie – di limitare il numero di questi predatori
che, secondo le autorità svedesi, sono ormai troppi sul suolo nazionale.
Che
sta succedendo?
Abbiamo
chiesto l’aiuto degli esperti per tentare di tracciare delle linee guida che
possano aiutarci a capire.
I
cinghiali sono ormai numerosissimi in Italia.
Cinghiali
a Roma e in tutta la penisola.
Recentemente
il governo ha introdotto con la legge finanziaria un emendamento che autorizza
il contenimento delle specie ritenute “pericolose” per agricoltura,
circolazione stradale e incolumità pubblica.
Questo
tipo di controllo viene considerato come un’attività non coincidente con la
pratica venatoria e quindi si è deciso di considerarla possibile anche nelle
aree urbane, in quelle protette e senza particolari limitazioni, premesso che
queste attività di contenimento debbano sempre essere eseguite da persone
munite di licenza di caccia e operino sotto il controllo dei carabinieri
forestali.
Sul
provvedimento si attende per ora il parere del ministero dell’Ambiente e della
sicurezza energetica, visto anche che buona parte delle direttive, secondo
esperti e associazioni animaliste, sono
da considerarsi illegittime.
Cinghiali
e proteste.
Caccia
ai cinghiali in città e altre strane storie dal mondo dei diritti animali.
“Il
provvedimento è pessimo, sia per modalità che per una visione inaccettabile che
vede, come unica risoluzione delle problematiche relative alla fauna,
l’abbattimento.
E tutto ciò senza preoccuparsi minimamente di
valutare soluzioni diverse eticamente e scientificamente più corrette”,
delucida in proposito Ermanno Giudici, scrittore e blogger.
Cinghiali
in Italia, ucciderli non serve e non risolve il problema.
“C’è
da dire – prosegue – che l’emendamento in questione sottrae il personale, già
scarso, ai carabinieri forestali, investiti di questo ulteriore compito che si
può leggere come volontà di ridurre le loro capacità operative nel contrastare
i reati in materia di ambiente e biodiversità.
Sostenere però che questa norma abbia
autorizzato un incontrollato far west urbano, culminato con l’episodio di un
cacciatore che ha sparato da una finestra a un cinghiale colpendo invece
un’autovettura, è un falso che né la politica, né i mezzi d’informazione
dovrebbero cavalcare.
In questo modo si crea soltanto disinformazione e si
contribuisce a diffondere la notizia errata che chiunque possa fare abbattimenti,
senza regole”.
Purtroppo
alla base del problema dei cinghiali in aree urbane sta in primo luogo il
degrado sempre più evidente delle aree metropolitane invase da rifiuti di ogni
genere e cassonetti che non vengono svuotati regolarmente.
Tutto ciò
induce i selvatici – cinghiali e volpi in testa – a invadere man mano il
territorio per procurarsi cibo facile e alla portata del branco.
Animali
selvatici, conosciamoli per rispettarli di più.
A
questo proposito è netta la posizione delle associazioni animaliste come
avverte un comunicato stampa dell’Oipa, l’Organizzazione internazionale
protezione animale:
“La
caccia e la politica di selezione non sono la soluzione al problema della
proliferazione dei cinghiali, ma ne sono la causa.
Tutto
ciò viene attestato da etologi, zoologi e naturalisti.
La
presenza dei cinghiali in città è dovuta soprattutto a una scorretta raccolta
dei rifiuti.
Inoltre,
ancor più a monte, vi è la politica dei ripopolamenti degli anni passati.
È bene sapere che gli ungulati che popolano
oggi l’Italia, più grandi e prolifici degli autoctoni, sono stati introdotti
dai paesi dell’Europa orientale a uso e consumo dei cacciatori, cui ora si
ricorre per risolvere un problema che loro stessi hanno determinato”.
E a
proposito dell’invasione dei cinghiali a Villa Pamphili, Alessandro Piacenza, responsabile fauna
selvatica dell’associazione animalista, aggiunge come sia necessaria, insieme a
una politica di pulizia metropolitana e a una corretta raccolta dei rifiuti, un
uso corretto dei dissuasori – dalla sterilizzazione chimica alla cattura mirata
– già allo studio del ministero della Salute.
L’Oipa
chiede poi che i cinghiali catturati vengano destinati a strutture specifiche e
non abbattuti rispettando, in questo modo, l’articolo 9 della Costituzione che
tutela anche gli animali.
Cinghiali.
Peste
suina, facciamo il punto della situazione.
Chi di
natura offende, di natura perisce, verrebbe da dire.
Il fenomeno degli animali selvatici sempre più
confidenti nei confronti dell’essere umano ha tante cause e diversi aspetti.
Tutti hanno però alla base l’incapacità umana
di comprendere la natura e rapportarsi nei suoi confronti.
La
decimazione di cinghiali, lupi e orsi provoca, infatti, anche un complesso
fenomeno naturale.
Le femmine, se private del maschio alfa,
tendono ad accoppiarsi con i soggetti restanti sovvertendo e incrementando il
ritmo naturale dei calori, con il solo scopo di generare nuovi soggetti che
ripopolino il branco.
E il
fenomeno ha quindi il risultato di aumentare il numero dei selvatici con un
effetto paradossale e incontrollabile.
Lupi.
In
Svezia vogliono procedere, in contrasto con le direttive UE, all’abbattimento
dei lupi.
I lupi
e la Svezia, un problema politico.
La
recente presa di posizione svedese che prevede l’abbattimento di 75 lupi su una
popolazione stimata di 460 esemplari ha sollevato non poche polemiche. E già il
braccio di ferro con l’Unione europea si preannuncia lungo e complicato.
La
popolazione di questi predatori, in Svezia e nella vicina Norvegia, era stata
quasi estinta intorno al 1970 come ha dimostrato uno studio realizzato dalla
Ntnu, l’Università norvegese di scienza e tecnologia e da quella di Copenaghen.
Rimarca Ermanno Giudici:
“I
lupi attualmente presenti nel territorio risultano essere provenienti dalla
vicina Finlandia da dove sono giunti andando a occupare le nicchie ecologiche
lasciate libere a causa dell’uomo che si è progressivamente spostato in aree
metropolitane.
Lupo.
In
Svezia è iniziato il più grande abbattimento di lupi della storia moderna.
Gli
attacchi al grande predatore, però, non arrivano solo dal Nordeuropa, ma anche
dalla Svizzera, che ha da poco compiuto il tentativo, fallito, di far
modificare lo status del lupo riconosciuto dalla Convenzione di Berna, da
specie “strettamente protetta” a “protetta”.
In
questo modo sarebbe stato possibile per la confederazione elvetica attuare
ulteriori misure di sfoltimento dei branchi, in un paese dove i conflitti fra
predatori e allevatori sono abbastanza frequenti”.
Ma
mentre il mondo scientifico continua a lanciare allarmi, raccomandando la
necessità di mettere in atto ogni azione possibile per la conservazione della
biodiversità, unica via per mantenere l’ambiente in equilibrio, la politica, in
Svezia come in Italia, sembra più interessata a seguire il parere di alcuni
gruppi elettorali piuttosto che quello della scienza.
E
cerca di mantenere costante la direttiva del dare un colpo al cerchio e l’altro
alla botte.
Branco
lupi.
La
presenza del lupo è importantissima per la salute dell’ecosistema.
Sostanzialmente
identico il parere del biologo Mauro Belardi, esperto di sostenibilità
ambientale e presidente della cooperativa Eliante:
“La Svezia è membro UE dunque ogni deroga al
divieto di abbattimento deve rispettare l’articolo 16 della direttiva Habitat
che informa che le uccisioni devono essere motivate e limitate, possono essere
richiesti solo se esiste il buono stato di conservazione della specie, devono
essere prima state tentate soluzioni alternative, ecc.
Inoltre
c’è da dire che la densità di lupi in Svezia è molto bassa rispetto alla media
europea.
Da questo derivano le polemiche, in quanto il
provvedimento svedese palesemente non rispetta la direttiva”.
Se ne
accorgeranno i politici europei o preferiranno accontentare frange di
contribuenti – allevatori, cacciatori, agricoltori – in grado di sostenere
l’attività politica?
Non è facile dare una risposta allo stato
attuale delle cose.
I
prossimi mesi e anni saranno fondamentali per cercare di capire se le attività
umana potranno coesistere in armonia con le leggi naturali o se, ancora una
volta, si assisterà alla prevaricazione e al tentativo di annientamento dei più
deboli. In questo caso gli animali, appunto.
L’Onu
ostaggio dei veti:
l’impotenza
sui conflitti.
Corriere.it
- Milena Gabanelli e Danilo Taino – (6 aprile 2022) – ci dicono:
Anche
questa volta, messo di fronte all’invasione dell’Ucraina, il Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite ha mostrato la sua impotenza.
Sabato
26 febbraio scorso si è riunito per discutere una risoluzione contro
l’aggressione russa e il 5 aprile per condannare il massacro di Bucha.
Inevitabilmente,
non è riuscito ad adottare una risoluzione nella prima riunione e a condannare
formalmente la Russia nella seconda.
Inevitabilmente
perché l’oggetto in discussione riguardava direttamente il governo di Mosca,
uno dei cinque membri permanenti del Consiglio stesso, i cinque che vinsero la
Seconda guerra mondiale e che dispongono del potere di veto sull’adozione di
ogni documento.
La risoluzione di febbraio contro l’azione di
Putin era stata presentata da Stati Uniti e Albania: undici Paesi si sono
dichiarati a favore, tre – Cina, India ed Emirati Arabi – si sono astenuti e
l’ambasciatore russo presso l’Onu ha votato contro. Veto, tutto inutile.
Il
diritto di veto.
Il
Consiglio di Sicurezza è uno dei sei maggiori organi dell’Onu. È composto dai rappresentanti di
quindici Paesi: dai cinque Permanenti – Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito,
Francia – e da dieci eletti a rotazione che rimangono in carica due anni ma che
non hanno diritto di veto.
Nelle
dispute tra Paesi, il Consiglio cerca prima la conciliazione stabilendo
principi, investigando, mandando missioni e inviati speciali e invitando il segretario
generale dell’Onu a cercare soluzioni.
Nei
casi di conflitto, innanzitutto può emettere direttive di cessate il fuoco e
inviare missioni di peacekeeping.
Se non
basta può decidere sanzioni economiche, embargo sulle armi, penalità e
restrizioni finanziarie, divieti di transito e viaggio;
e poi
rottura delle relazioni diplomatiche, blocchi attorno al Paese colpito dalle
misure;
e
infine azioni militari collettive.
Il
diritto di veto, però, ha fatto sì che, sin dalla sua creazione nel 1945, l’Onu
non sia stata in grado di impedire alcun conflitto iniziato da uno dei cinque
membri permanenti.
La
risoluzione contro la Corea del Nord.
In
epoca di Guerra Fredda, il Consiglio di Sicurezza ha approvato solo due
risoluzioni che contemplavano l’uso della forza.
La prima sulla Corea del Sud invasa da quella
del Nord nel 1950. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunì il 25 e il 27 giugno e
approvò le risoluzione 82 e 83 con le quali condannava «l’attacco armato sulla
Repubblica di Corea da parte delle forze della Nord Corea», chiedeva
«l’immediata cessazione delle ostilità» e domandava alle «autorità della Nord
Corea di ritirare le loro forze armate al 38° parallelo»;
infine
raccomandava ai membri dell’Onu di fornire assistenza in ogni modo alla Corea
del Sud.
Le
risoluzioni furono votate senza voti contrari dei Cinque: nel 1950, il seggio
della Cina era occupato dalla Repubblica di Cina, cioè Taiwan, non da Pechino
che se lo prenderà solo negli Anni Settanta.
Taipei
(Formosa) votò a favore.
La Russia non c’era alle riunioni proprio
perché stava boicottando il Consiglio di Sicurezza a causa del riconoscimento
di Taipei e non di Pechino.
Quindi,
risoluzioni adottate.
Ma
completamente ignorate dalla Corea del Nord, da Mosca e da Pechino, le quali due
continuarono a sostenere e armare Pyongyang per tutta la guerra successiva che
terminò solo nel 1953.
Finito
il boicottaggio del Consiglio di Sicurezza, l’Unione Sovietica impose il veto
su ogni risoluzione riguardante la Corea del Nord.
La prima
Guerra del Golfo.
Il 2
agosto 1990, l’Iraq di Saddam Hussein invase il Kuwait.
Il Consiglio di Sicurezza approvò una mozione
(660) che chiedeva il ritiro delle truppe di Bagdad.
Dopo avere riaffermato la richiesta in altre
dieci risoluzioni, il 29 novembre 1990 il Consiglio approvò la numero 678 che
invocava il Capitolo VII delle Nazioni Unite – quello che stabilisce un atto di
aggressione che interrompe la pace é autorizza l’uso della forza militare per
restaurarla.
Come
ultima chance, diede all’Iraq tempo fino al 15 gennaio 1991 per adeguarsi alla
risoluzione 660.
Pechino
si astenne.
L’Unione
Sovietica, già in fase di disfacimento, votò a favore.
L’operazione
militare (Desert Storm) fu poi guidata dagli Stati Uniti, con una coalizione di
35 Nazioni, iniziò il 17 gennaio 1991 ed entro febbraio era terminata con la
restaurazione dell’Emiro in Kuwait, la sconfitta dell’Iraq.
Saddam fu risparmiato da George Bush senior.
(Arabia Saudita 1990: truppe francesi erano pronte a
unirsi alle forze della coalizione contro l’Iraq dopo l’invasione del Kuwait
del 2 agosto.)
Dopo
la caduta del Muro.
Negli
Anni Novanta, caduta l’Urss, il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato l’uso
della forza in tre casi.
In Somalia, con l’operazione Restore Hope nel 1992, nessun voto contrario: la guerra
civile nel Paese era sfuggita di mano alla missione umanitaria (peacekeeping)
dell’Onu e il Consiglio di Sicurezza autorizzò l’intervento armato di una forza
multinazionale (guidata dagli Usa).
L’operazione
terminò nel 1993 ma forze sotto le bandiere dell’Onu rimasero fino al 1994 con
esiti pessimi:
disorganizzazione
e mancanza di leadership dell’Onu, oltre a uno scandalo che interessò il
contingente canadese, con due militari sorpresi a picchiare un teenager durante
la missione umanitaria.
(Somalia
1993: un convoglio di marines statunitensi supera un check point belga durante
un’operazione militare congiunta USA/Belgio, il 27 marzo 1993 a Kismayu)
Nel
1993 in Bosnia Erzegovina.
Il 15 aprile il Consiglio di Sicurezza dell’Onu
approvò una risoluzione nella quale si stabiliva, per la prima volta, una “safe
area”:
a Srebrenica e zone circostanti, dove unità
paramilitari serbo-bosniache attaccavano civili, forze dell’Onu e convogli di
aiuti.
La risoluzione imponeva il ritiro dei
serbo-bosniaci, la sicurezza di Srebrenica, la cessazione degli aiuti militari
ai serbo-bosniaci da parte della Repubblica di Jugoslavia, come al tempo si
chiamavano la Serbia e il Montenegro.
La
missione umanitaria dell’Onu per fermare la pulizia etnica – condotta
dall’Unprofor, United Nations Protection Force – fu un fallimento quando Srebrenica
fu presa dalle milizie di Radko Mladic nel luglio del 1995.
Nel
genocidio furono uccisi ottomila musulmani bosniaci. A quel punto la risoluzione fu
adottata all’unanimità.
Ma
l’intervento delle forze Onu fu un disastro.
Ad
Haiti nel 1994 per «restaurare la democrazia» nel Paese. Una giunta militare aveva
spodestato il presidente Aristide e il governo.
Fu autorizzata una missione militare
multilaterale guidata dagli Usa. Nessun voro contrario, Pechino astenuta.
Guerra del Kosovo, 1999, bombardamento Nato
della Jugoslavia. +In quell’anno era in corso un’altra pulizia etnica, contro i kosovari
albanesi, da parte della Jugoslavia.
Gli Stati Uniti chiesero all’Onu di potere
intervenire ma Russia e Cina fecero sapere che avrebbero posto il veto a un
intervento armato.
La
Nato decise dunque di intervenire senza l’autorizzazione del Consiglio di
Sicurezza, «per ragioni umanitarie».
(Srebrenica:
una donna prega davanti alla lapide del mausoleo con i nomi delle vittime)
2001
Afghanistan.
I
contrasti tra i membri permanenti con diritto di veto nel Consiglio di
Sicurezza ebbero una parentesi dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre
2001.
La risoluzione 1368 fu adottata dal Consiglio
il giorno dopo l’attentato.
Presentata
dalla Francia, chiedeva a tutti i Paesi di assicurare alla giustizia i
responsabili dell’atto terroristico, compresi organizzatori e sponsor, e
chiedeva di aumentare gli sforzi per eradicare il terrorismo internazionale.
Gli
Stati Uniti e alleati intervennero in Afganistan in ottobre.
La risoluzione iniziale fu seguita da altre,
fino alla risoluzione 1386 del 20 dicembre 2001 che creava la International Security Assistance
Force (Isaf),
formazione
militare multinazionale che aveva il compito di assistere gli afghani a
costruire istituzioni.
L’Isaf
diventò poi parte della guerra contro i talebani.
Anche quella risoluzione fu adottata
all’unanimità.
(16
settembre 2001 Afghanistan: si crea una processione verso il villaggio di
Saricha, nel cuore del Panjshir, a circa 160 km da Kabul, per la sepoltura di
Ahmad Shah Masood).
2011
Libia.
Il
cessate il fuoco in Libia nel 2011 (approvato, ma non rispettato da Gheddafi)
formò la base legale per l’intervento militare nella guerra civile libica.
Fu proposto da Francia, Libano e Regno Unito e
approvato con l’astensione di Cina e Russia.
L’intervento iniziò con un bombardamento dei
francesi e missili dai sottomarini britannici dopo che Gheddafi aveva
minacciato l’opposizione.
Poi la Nato assunse il comando
dell’operazione.
Il
caso Iraq.
Invasione
Iraq.
L’accordo
tra i Grandi Cinque durò poco.
Tra il
2002 e il 2003, una serie di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza avevano
riguardato l’Iraq.
In
particolare, a Bagdad fu mandata una missione guidata da Hans Blix e Mohammed
El Baradei per investigare la presenza di armi di distruzione di massa, che Usa
e Regno Unito ritenevano ci fossero, date le forniture che l’Iraq aveva
ricevuto negli anni.
Blix
ed El Baradei non trovarono prove conclusive della loro presenza.
Il 5
febbraio 2003, il segretario di Stato americano Colin Powell fece una presentazione
al Consiglio e sostenne la presenza di armi di distruzione di massa, oltre che
Saddam avrebbe avuto rapporti con al Qaida.
Powell
disse anni dopo che la decisione di invadere era già stata presa, in quel
momento, da George Bush junior.
Di
fronte alla debole presentazione di Powell – che sosteneva il diritto di
intervento in Iraq in quando il Paese non aveva rispettato le «18 risoluzioni
precedenti» (in particolare la 1441 sul disarmo dell’Iraq) –, tre altri membri permanenti del
Consiglio si mostrarono contrari: Cina, Russia, Francia.
Del
Consiglio in quell’occasione faceva parte anche la Germania, come Paese non
permanente, e famoso diventò l’intervento del ministro degli Esteri tedesco
Joschka Fischer:
«I’m not convinced», disse.
La
risoluzione che era stata proposta da Washington, Londra e Madrid fu ritirata:
americani
e britannici ritennero che prendersi un cospicuo numero di veti (tre) avrebbe
provocato più danni che procedere senza il mandato dell’Onu.
L’invasione dell’Iraq iniziò il 19 marzo 1993
con una «Coalizione di volonterosi» formata alla fine da 49 Paesi.
Il 1°
maggio 2003 Iraq: il presidente degli Stati Uniti d’America George W. Bush, sulla
portaerei USS Abraham Lincoln, dichiara la missione in Iraq compiuta
I veti
sulla Siria.
Il 4
ottobre 2011, di fronte alla repressione dell’opposizione in Siria da parte di
Bashar Assad, alcuni Paesi presentano una risoluzione per condannare «le gravi
e sistemiche violazioni dei diritti umani» e per minacciare azioni se non
fossero cessate.
La risoluzione fallisce per il veto di Mosca e
Pechino; altre due risoluzioni sulla questione non passano per lo stesso motivo
il 4 febbraio 2012 e il 19 luglio 2012. In parallelo, la repressione del regime di Assad si
rafforza.
Nel
2014, la condanna dell’annessione russa della Crimea non viene accolta per
l’ovvio veto di Mosca.
I veti
su Palestina, Israele e Medio Oriente.
Nel
corso dei decenni sul conflitto Israele Palestina e Territori Occupati gli Usa
hanno messo il veto su 29 risoluzioni.
Mentre
negli ultimi 30 anni sulle questioni mediorientali e Siria la Russia ha votato
«no» su 17 risoluzioni.
In
totale, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che consentono l’uso della
forza in situazioni di grave crisi sono state sette, dal 1945 (il cessate il
fuoco in Libano non può essere considerato uso della forza)
Quando sono in gioco interessi anche di uno
solo dei cinque membri permanenti, il Consiglio di Sicurezza non può fare
nulla.
La
riforma impossibile
In
sostanza la possibilità che il Consiglio di Sicurezza adotti risoluzioni in
casi rilevanti di conflitto a livello globale è praticamente zero.
Così
come la Lega delle Nazioni non riuscì a evitare la Seconda guerra mondiale.
Non è una questione tecnica, risolvibile con il
cambiamento delle regole di funzionamento dell’Onu.
È che
l’equilibrio raggiunto alla fine della Seconda guerra mondiale è finito da
tempo e, ora
che la competizione tra potenze si è fatta fortissima, non c’è alcuna speranza
che gli equilibri stabiliti nel 1945 possano funzionare.
Il governo mondiale in cui molti hanno sperato
in momenti meno violenti svanisce sempre più.
Come
si vede in questo 2022, lo spirito di potenza prevale sullo spirito dell’unità
delle Nazioni. Pensare dunque a una riforma del Consiglio di Sicurezza è
purtroppo naif.
Il
governo mondiale in cui molti hanno sperato in momenti meno violenti svanisce
sempre più.
Come si vede in questo 2022, lo spirito di
potenza prevale sullo spirito dell’unità delle Nazioni.
Sostanzialmente,
il Consiglio è oggi un forum di scontro dove viene reso evidente al mondo come
si schierano, o si astengono, sui diversi grandi problemi le Nazioni più potenti,
in particolate Usa, Cina e Russia e i loro alleati.
Un piccolo passo di valore politico, in un momento in
cui si decide della Sicurezza in Europa, potrebbe (e dovrebbe) farlo la Francia
cedendo all’Ue il suo seggio permanente.
Al
Consiglio di Sicurezza del 5 aprile, Volodymyr Zelensky ha chiesto che alla Russia
venga tolto il diritto di veto.
MIGRANTI:
“CI LASCIATE STUPRARE
VOSTRE
FIGLIE PER NON ESSERE RAZZISTI”
Voxnews.info – (MARZO 30, 2023) - Redazione
Vox – ci dice:
Secondo
uno studio tedesco, circa la metà dei presunti profughi che riescono a
raggiungere l’Europa soffre di malattie psichiche come il pericoloso (per gli
altri) disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
(Come
Kabobo. Come sicuramente tireranno fuori per lo sgozzatore di Rimini.)
Questo,
al di là delle motivazioni, pone un gravissimo problema alle società ospitanti,
perché gli effetti immediati e anche futuri possono essere devastanti: si va
dai casi alla Kabobo alle imponenti spese sanitarie.
Coloro
che sono affetti da PTSD soffrono di ripetuti incubi, flashback o scene simili
in cui l’esperienza traumatica viene riprodotta e ri-vissuta. I veterani del
Vietnam soffrivano di PTSD, e molti sono stati protagonisti di stragi.
E non
nascondono la loro violenza. Come chi minacciava tempo fa Salvini di ‘guerra’.
Quando
ancora era il nostro ‘eroe’.
“Ci
siamo noi, e siamo pronti ad andare fino alla guerra contro Salvini”, così un
gruppo di immigrati guidato da un leader che, microfono alla mano, parlava di
immigrazione come “soluzione per l’Italia” perché “prima dell’immigrazione
l’Italia non era così, il governo non aveva quasi nulla, con l’immigrazione –
afferma – è riuscita a competere coi Paesi europei.
Ma
oggi vogliono scambiare la soluzione con il problema”.
Parole
deliranti. Parole di facinorosi da rispedire a casa.
Ma il
vero pericolo afro islamico è di natura demografica.
I ventri delle loro donne e i barconi sono la
vera bomba, non il terrorismo o la violenza, che possono essere tragici,
devastanti, ma che non hanno l’impatto a lungo termine che ha, invece,
l’invasione demografica in atto.
Pensare
che il problema afro islamico si risolva combattendo gli effetti, è come
pensare di sconfiggere un cancro curandone solo i sintomi.
Il cancro si asporta.
La
soluzione al problema immigrazione è quella portata avanti dal premio Nobel
Aung San Suu Kyi: espulsione di massa di centinaia di migliaia di individui.
Altrimenti siamo fottuti.
Gli
africani – maschi e giovani – corrono in Europa, ci dicono, perché in Africa
non c’è posto per loro.
Ma in
Angola, alla periferia di Luanda, esiste un’intera megalopoli, Nova Cidade de Kilamba: vuota.
Nova
Cidade è il frutto di un accordo tra il governo di Pechino e quello angolano ed
è stata realizzata dalla” società cinese statale Citic” in cambio delle
concessioni petrolifere angolane alla Cina.
Composta
da circa 750 edifici di otto piani, una dozzina di scuole e un centinaio di
negozi, dovrebbe accogliere 500 mila persone – ma è praticamente deserta da
anni.
Ad
oggi ha una popolazione di appena 80 mila abitanti.
È
costata circa 3 miliardi di euro.
Perché
non se ne vanno in Angola, possono anche contribuire con i soldi che spendono
per il viaggio, invece di pagare gli scafisti.
Questo
si, sarebbe un vero ‘ricollocamento’.
Certo, non piacerebbe a chi pianifica la deportazione
di immigrati a basso costo per abbattere il costo del lavoro in Europa a favore
delle grandi industrie e multinazionali.
Il
problema di fondo è che, questi clandestini, non fuggono per trovare un posto
dove abitare, cercano qualcuno che li mantenga.
“Stiamo
prendendo l’Europa, e gli europei sono troppo stupidi e deboli per rimandarci
indietro”, racconta un immigrato/profugo africano.
Poi
spiega ai suoi ‘colleghi’ rimasti in patria:
“Gli
europei ci accolgono e ci danno cibo gratuito, assistenza sanitaria, e
alloggio, non si tratta di migliorare la nostra vita, si tratta di conquistare
l’Europa e mettere fine alla cultura europea.
Gli europei
hanno più paura di essere chiamati «razzisti» o «nazisti che di avere le loro
figlie e mogli stuprate da noi africani.
Stiamo distruggendo la loro discendenza e ci
stiamo prendendo la loro terra e ci pagano anche per farlo!”
E
questo accade solo in Europa.
In
Italia, in particolare: perché le coop del Pd hanno fame.
Perché il Pd ha fame.
Ma
tutti finiremo mangiati dagli invasori, se non li fermiamo.
Putin:
Russia invierà armi
nucleari
tattiche in Bielorussia.
Firstonline.info – Redazione Firstonline.it –
(26 Marzo 2023 ) – ci dice:
Russia
trasferirà sistemi missilistici Iskander-M a doppia capacità in Bielorussia e
convertirà alcuni aerei bielorussi Su-25 per consentire loro di trasportare
armi nucleari.
I paesi nordici si uniscono per una difesa
collettiva.
È
questa la risposta del presidente Vladimir Putin all’invio di armi all’uranio
impoverito e jet all’Ucraina.
“Faremo
in Bielorussia esattamente quello che hanno fatto gli Stati Uniti in Europa.
Le
metteremo lì per addestrare i militari bielorussi a partire dal 3 aprile” sono
state le parole del presidente russo che si è anche espresso sulle armi
all’uranio impoverito per Kiev “abbiamo, senza esagerare, centinaia di migliaia
di tali munizioni.
Al
momento non le stiamo usando. Sono armi molto pericolose per l’uomo e la natura
a causa della polvere radioattiva”.
Per
Mosca, l’accordo tra Putin e Lukashenko non violerebbe il trattato di non
proliferazione nucleare Start.
"Quando",
Veltroni guarda nostro passato, con fiducia nel futuro.
Sistemi
missilistici in Bielorussia.
La
Russia trasferirà quindi i sistemi missilistici Iskander-M a doppia capacità in
Bielorussia e convertirà alcuni aerei bielorussi Su-25 per consentire loro di trasportare
armi nucleari (dovrebbero essere 10 gli aerei pronti a utilizzare questo tipo
di arma).
La costruzione di un deposito di armi nucleari
tattiche in Bielorussia è previsto entro il 1° luglio.
“Non
verranno consegnate tecnologie per la conversione di aerei in vettori di armi
nucleari” ha spiegato Konstantin Vorontsov, vicecapo della delegazione russa a
una riunione del Primo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Vorontsov
ha poi “giustificato” questa operazione a causa della politica Nato di
espansione delle infrastrutture nucleari verso est.
La
decisione della Russia di inviare armi a Minsk stride con quanto dichiarato
tempo da fa dal presidente Lukashenko che si era detto contrario tempo fa
all’utilizzo di armi nucleari sul suolo bielorusso.
“La
Russia ha preso la Bielorussia come ostaggio nucleare.
Un passo verso la destabilizzazione interna del paese ” è stato il commento su Twitter di Oleksiy Danilov, il segretario del
Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina.
Modernizzare
i carri armati.
Tra le
altre intenzioni dichiarate da Putin vi è quella di produrre e modernizzare
1.600 carri armati.
Anche questa sembra essere una risposta alle
manovre degli alleati dell’Ucraina: “L’Occidente ha in programma di inviare
carri armati in Ucraina, noi ne produrremo di nuovi e modernizzeremo oltre
1.600 di quelli esistenti.
Il
numero totale di carri armati dell’esercito russo sarà tre volte quelle delle
forze armate ucraine.
Anche più di tre volte” ha detto Putin a Russia-24.
Paesi
nordici insieme per una difesa congiunta.
Intanto
i paesi nordici hanno deciso di unire le loro forze per una sicurezza
collettiva.
I comandanti delle forze aeree di Svezia,
Norvegia, Finlandia e Danimarca hanno firmato un memorandum per creare una
difesa aerea nordica unificata volta a contrastare la crescente minaccia della
Russia.
L’obiettivo
è quello di poter operare in modo congiunto, sulla base delle modalità operative
della Nato.
Una
“scelta difensiva” sostiene il comandante delle forze aeree danesi, il maggiore
generale Jan Dam.
Responsabilità
delle multinazionali:
legge
europea.
Alliancesud.ch
– Laurent Matile – (23.2.2022) – ci dice:
Oggi
la Commissione europea ha presentato a Bruxelles un progetto di legge sulla
responsabilità delle multinazionali a livello europeo.
Il Consiglio federale deve ora mantenere la
promessa fatta durante la campagna di votazione.
Comunicato
stampa della Coalizione per multinazionali responsabili, 23 febbraio 2022.
Diritto
europeo sulla responsabilità delle multinazionali: la Svizzera presto l'unico
Paese in Europa senza responsabilità delle multinazionali?
La
Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles un progetto di legge sulla
responsabilità delle multinazionali a livello dell’UE.
Il
testo obbliga le multinazionali a rispettare i diritti umani e l'ambiente e
contiene norme di responsabilità civile così come sanzioni in caso di
violazioni, come aveva proposto l'Iniziativa per multinazionali responsabili. Il Consiglio federale deve ora
mantenere la promessa fatta durante la campagna di votazione e garantire che la
Svizzera non sia presto l’unico Paese in Europa senza responsabilità delle
multinazionali.
Il
Consiglio federale e la lobby delle multinazionali hanno combattuto l'Iniziativa per
multinazionali responsabili avanzando come argomento principale la necessità di
una regolamentazione coordinata a livello internazionale.
“Se il Consiglio federale lo credeva seriamente,
allora deve agire e presentare rapidamente una vera legge sulla responsabilità
delle multinazionali, come ha fatto l'Unione europea”, commenta Dick Marty,
membro del comitato della Coalizione per multinazionali responsabili.
Questo
è l'unico modo per la Svizzera di assicurarsi di poter mettere in vigore una
legge in contemporanea all’UE e di non rimanere l'unico Paese in Europa senza
responsabilità delle multinazionali.
Norme
di responsabilità civile e sanzioni estese.
La
nuova Direttiva dell'UE si applicherà alle multinazionali dell’Unione europea
con 250 o più dipendenti e contiene un dovere di diligenza esteso, che copre
tutti i diritti umani e le norme ambientali internazionali.
Le multinazionali dovranno inoltre mostrare
come rispettano gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.
Le multinazionali di Paesi terzi - come la
Svizzera - che realizzano un fatturato di almeno 150 milioni di euro di cifra
di affari nello spazio europeo sono anch’esse incluse.
Per
quanto riguarda l'attuazione, il regolamento è progettato per essere più
rigoroso di quello che era stato proposto dall’Iniziativa per multinazionali
responsabili:
da un lato, ogni Stato membro dell'UE dovrà
introdurre un’autorità di vigilanza con il potere di imporre multe, cosa che
non era prevista nella nostra iniziativa; dall’altro, la proposta dell’UE
prevede che la responsabilità delle multinazionali si estenda non solo alle
loro filiali, come richiesto dall'Iniziativa per multinazionali responsabili,
ma anche ai loro subappaltatori, e persino ai loro subappaltatori indiretti in
determinate circostanze.
La
proposta dell’UE va quindi più lontano dell’Iniziativa per multinazionali
responsabili e molto oltre il controprogetto alibi entrata in vigore il 1° gennaio
2022, che prevede un dovere di diligenza solo in due aree (lavoro minorile,
minerali di conflitto) e nessun meccanismo di controllo o di sanzione.
Ampio
sostegno degli ambienti economici.
Negli
ultimi mesi, numerose multinazionali, tra le quali Nestlé, Danone, Epson, Ikea,
Mondelez e Ferrero, così come dei rappresentanti degli ambienti economici, si
sono espressi chiaramente a favore di una “Direttiva europea forte”, contenente
delle regole di responsabilità civile.
“Delle regole chiare e delle condizioni uguali
sono importanti per ampi settori dell’economia.
Il Consiglio federale deve quindi agire
rapidamente in modo che la Svizzera non sia l’unico Paese europeo senza una
legge sulla responsabilità delle multinazionali”, afferma Dominique de Buman,
ex presidente del Consiglio nazionale e membro del comitato della Coalizione
per multinazionali responsabili.
Una
grande campagna in arrivo.
Per la
“Coalizione per multinazionali responsabili”, la palla è ora nel campo del
Consiglio federale e del Parlamento.
La Coalizione lancerà quindi quest'estate una
petizione su larga scala per chiedere al Consiglio federale di presentare
rapidamente una legge forte ed efficace sulla responsabilità delle
multinazionali.
Chantal
Peyer, consigliera politica presso Heks/Eper e membro del comitato, sottolinea:
“Siamo
determinati, insieme alle decine di migliaia di persone che hanno sostenuto la
campagna per l’Iniziativa per multinazionali responsabili, a ricordare al
Consiglio federale la sua promessa”.
Ecco
la “trappola dei pesticidi”:
i
contadini ostaggio dei colossi.
Investgate-europe.eu
– (30 Giugno 2022) - Maria Maggiore e Lorenzo Buzzoni – ci dicono:
FITOFARMACI
– I big del settore hanno continui incontri con la Commissione Ue, la sola
Bayer spende 4,2 mln l’anno in lobbying: e così si continuano a coltivare semi
‘costruiti’ in coppia coi diserbanti.
Pesticidi.
L'Europa
è bloccata in una relazione tossica: per anni gli agricoltori hanno fatto affidamento su
agenti chimici per produrre il cibo che nutre l'intero continente.
I pericoli dei pesticidi sono noti, eppure se ne
continua a fare un utilizzo sfrenato.
Riuscirà
l'Europa ad affrontare il silenzioso problema dei pesticidi nel mezzo di una
crisi della biodiversità?
Dieter
Helm coltiva 750 ettari di terreno, insieme ai figli, nella regione di
Prignitz, a nord-ovest di Berlino.
Quando
parla dei campi, parla anche di ecologia:
“Il suolo è un organismo vivente, bisogna prendersene
cura, è il nostro sostentamento”.
Il
figlio Holger mostra con orgoglio la striscia fiorita appositamente piantata ai
margini di un enorme campo di grano.
Api, farfalle e sirfidi torneranno a vivere lì
insieme a uccelli di campagna, allodole, cardellini, pernici.
Ma per lottare contro erbacce, infestazioni
fungine e insetti, gli Helm usano pesticidi.
Prima
della semina applicano il glifosato, un veleno che uccide qualunque foglia al
suo passaggio.
In seguito spruzzano degli accorciatori di steli per
evitare che il grano, riccamente fertilizzato e in rapida crescita, cada.
Seguono
i fungicidi contro la “ruggine”.
Dieter sa che “sono sostanze altamente
tossiche”, ma non può farne a meno “se dobbiamo produrre gli stessi
rendimenti”.
Nell’Estremadura
spagnola, Ildefonso Cabaníllas Corchado è disperato per la dipendenza dai
prodotti chimici:
“Coi
pesticidi, gli affari peggiorano di anno in anno.
Prima,
con due o tre prodotti avevamo tutto sotto controllo, mentre ora dobbiamo fare
varie combinazioni di pesticidi, il che rende tutto più costoso.
È come se i parassiti avessero già uno scudo”.
Dipendenza,
rischi di produttività, margini all’osso: sono le paure degli agricoltori, che
affrontano prezzi di energia e fertilizzanti schizzati alle stelle da un anno e
mezzo e ora saliti anche per la guerra in Ucraina.
L’uso
dei pesticidi chimici in agricoltura è controverso da molti decenni, da quando
nel 1962 uscì il primo libro sul Ddt, “Primavera silenziosa” dell’americana Rachel Carlson.
Da allora sono i convitati di pietra al
banchetto dell’agricoltura europea.
Alcune
sentenze in Italia e Francia hanno stabilito un nesso diretto tra l’esposizione
costante ad alcuni pesticidi e malattie come il Morbo di Parkinson. Le leggi attuali dell’Ue obbligano a
usarli solo come “ultima risorsa” e a far un uso intelligente di pratiche
naturali.
Ma di
fatto, l’abitudine, la mancanza di adeguate conoscenze dei contadini, il peso di una lobby potentissima, il
bisogno di anticipare le previsioni di guadagno, rendono qualunque cambiamento
quasi impossibile.
L’Ong
Foodwatch sta
per pubblicare uno studio proprio dal titolo “Lock-In pesticidi” in cui spiega
che l’uso
prolungato dei fitofarmaci
“ha reso fragili i sistemi di produzione agricola,
creando una dipendenza auto-rinforzata dai pesticidi, che ha portato a un ‘blocco’
(lock-in) da cui non sembra possibile uscire”.
Il
problema è che oltre la salute umana, è a rischio anche e soprattutto la salute
del suolo e la scomparsa degli insetti, come le api, che servono anche ad
assicurare l’impollinazione del 75% delle colture europee.
Secondo
la Commissione Ue, il 70% delle terre in Europa è “in condizioni malsane”,
l’Agenzia europea per l’Ambiente scrive:
“Se continuiamo a utilizzare il suolo
come facciamo oggi, ridurremo anche la capacità della terra di produrre una quantità
sufficiente di mangimi e cibo adatto al consumo umano”.
Coi
pesticidi la terra diventa sterile e “tra 10-15 anni rischiamo di avere una
crisi alimentare in Europa – ha detto il vicepresidente della Commissione,
Frans Timmermans, a Investigate Europe – non per la guerra in Ucraina”.
Secondo
i dati di “Foodwatch”, i cittadini europei buttano via 80 milioni di tonnellate
di cibo ogni anno, senza contare le colture che non vengono raccolte per i
prezzi bassi, arrivando a 110 milioni di tonnellate.
Cibo
neanche tutto destinato al consumo umano diretto:
l’82%
delle calorie necessarie all’uomo è prodotto solo dal 23% della terra agricola
disponibile; il restante 77% dei terreni è utilizzato per produrre mangimi.
La
rotta di un’agricoltura intensiva e industriale andrebbe invertita subito,
invece il richiamo a una produzione più sostenibile trova il muro
dell’agroindustria.
In gennaio ha aperto le danze uno studio
dell’Università di Wageningen, finanziato da “CropLife”, lobby delle aziende
produttrici di pesticidi:
la
riduzione dell’uso di pesticidi in Europa, si legge nello studio, “comporterà una diminuzione della
produzione in media del 10-20%” con relativo aumento delle importazioni e calo delle
esportazioni.
La
strategia europea.
Bruxelles
vorrebbe tagliare la chimica del 50% in 8 anni. Il problema: importeremo di più
da Paesi senza vincoli.
“CropLife”
è
finanziata dalle 4 industrie leader del settore pesticidi:
due sono tedesche – la Bayer e BASF;
Syngenta
con sede in Svizzera ma di proprietà della cinese ChemChina e Corteva, fondata
dalle due americane Dow e DuPont.
Controllano
da sole due-terzi del mercato mondiale dei pesticidi, un business da 53
miliardi di dollari.
Dal 2019 hanno avuto 69 incontri, due al mese,
con Commissari europei e loro gabinetti.
Ma
sarebbero molti di più, se esistesse anche un registro degli incontri coi
funzionari.
La
tedesca Bayer da sola spende a Bruxelles il budget più alto: oltre 4,25 milioni
di euro all’anno.
Solo Google, Facebook e Microsoft spendono di
più per la lobby.
La
nuova proposta di regolamento della Commissione di diminuire l’uso di pesticidi
del 50% entro il 2030, spaventa l’industria, ma neanche tanto:
se
infatti un pesticida chimico è vietato nell’Ue, può comunque essere esportato. Quindi i veleni vietati nell’Ue
possono andare nei Paesi in cui sono ancora consentiti e poi tornare da noi
come prodotti importati.
Ecco perché la Francia ha chiesto all’Ue,
prima di qualunque riforma interna, regole simili per i prodotti importati.
Le
multinazionali della chimica controllano tutta la catena agricola:
forniscono
ai contadini i pochi semi che resistono ai loro erbicidi velenosi, poi i loro
consulenti vanno nelle fattorie a spiegare come e quando usarli.
Un
circolo vizioso, una gabbia.
“La formazione dei contadini è un grosso
problema”, dice Paolo Di Stefano, capo dell’ufficio europeo di Coldiretti:
“Gli agricoltori devono essere accompagnati
per modificare l’impostazione della lotta alle fitopatie.
Bisogna
investire massicciamente nella loro formazione, permettendo alle organizzazioni
come “Coldiretti” di trasmettere le buone informazioni, togliendo spazio alle
multinazionali private”.
C’è
ancora molto lavoro, perché le più grandi compagnie che producono semi oggi nel
mondo – Bayer (ex Monsanto), Dupont Pioneer, e Syngenta, 53% del mercato
globale – sono anche leader nella produzione di pesticidi.
Esiste
pertanto un intreccio indissolubile fra chi produce semi e chi produce le
sostanze contro le erbe indesiderate o gli insetti:
si
pensi all’erbicida “Roundup” di Monsanto e ai semi “Roundup Ready”, “costruiti”
per la
resistenza a questo prodotto.
“Perchè l’uscita dalla trappola dei pesticidi
sia economicamente vantaggiosa per gli agricoltori, l’abbandono va sussidiato”,
dice Matthias Wolfschmidt, direttore strategico di Foodwatch:
“Nella coltivazione dei cereali si può
fare immediatamente”.
Poi si
potrebbe seguire il modello danese, che ha appena introdotto una tassa sulle
sostanze più dannose: se inquini, paghi.
La
nuova proposta di Bruxelles.
L’esecutivo
europeo ha presentato il 22 giugno una nuova proposta di Regolamento per
ridurre di almeno il 50% l’uso dei pesticidi in Europa entro il 2030.
Per la prima volta si chiedono obiettivi
nazionali obbligatori e s’incoraggia l’uso di pratiche alternative in
agricoltura.
Una proposta che deve però ancora passare al vaglio
dei governi e dell’Europarlamento: almeno 15 Paesi membri hanno già avanzato
alla Commissione i propri dubbi.
Ad
oggi, però, il bilancio Ue non impone “condizioni” per cambiare l’agricoltura.
L’Europa
distribuisce ancora un terzo del suo budget al settore, 55 miliardi all’anno, e
chiede grandi impegni verso un’agricoltura sostenibile per la terra e meno
impattante sul clima.
Ma se
gli agricoltori non invertono rotta, che succede?
“Niente
– spiega Damiano di Simine, della coalizione Cambiamo Agricoltura – i contadini
prendono il sussidio europeo anche se non perseguono gli obiettivi richiesti,
né ci sono premi per chi invece prova a cambiare.
E
intanto l’80% dei fondi agricoli per l’Italia va ancora al 20% di grandi
aziende agricole, in gran parte nella Pianura Padana”.
Klaus Schwab:
"... Chi padroneggia queste
tecnologie,
in qualche modo,
sarà
il padrone del mondo".
Globalresearch.ca
- Jacob Nordangard - Ricerca globale – (30 marzo 2023) – ci dice:
Durante il World Government Summit 2023, che
si è tenuto a Dubai negli Emirati Arabi Uniti il 13-15 febbraio, il presidente
del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha proclamato che chi controlla le
tecnologie della quarta rivoluzione industriale sarà il padrone del mondo.
Schwab
è stato presentato dal presidente della riunione, “Mohammed bin Abdullah Al
Gergawi”.
Era ovvio chi era più alto di grado.
Anche
nel film commemorativo recentemente uscito per il decimo anniversario del World
Government Summit, Schwab è l'oratore di apertura.
Il
World Government Summit è stato fondato nel 2013 come "Government Summit"
dal monarca assoluto di Dubai, Mohammed bin Rashid al Maktoum (è anche il Primo Ministro degli
Emirati Arabi Uniti).
Secondo
Schwab, l'incontro ha funzionato come un "fratello minore" per
l'incontro annuale del World Economic Forum di Davos.
Nel
2016, il vertice governativo è stato aggiornato per diventare un'organizzazione
e il nome è cambiato in "World Government Summit" per riflettere le sue ambizioni
di svolgere un ruolo maggiore sulla scena internazionale e rafforzare la sua cooperazione con
istituzioni e organizzazioni globali come l'ONU, il WEF e la Banca mondiale.
Per sottolinearlo, nello stesso anno è stata avviata l'iniziativa “SDGs in Action”.
Lo
scopo del forum era quello di formare una piattaforma di conoscenza
all'"intersezione tra governo, futurismo, tecnologia e innovazione".
Oltre
a Gergawi,
la leadership è composta dai due ministri degli Emirati Arabi Uniti Ohood Bint Khalfan Al Roumi e Omar Sultan Al Olama.
Tutti
e tre sono strettamente associati al World Economic Forum.
Gergawi
è membro
del “WEF Leadership Council “mentre Ohood e Omar sono Young Global
Leaders (classe 2012 e 2022, rispettivamente).
Il “World
Economic Forum” è sia un co-fondatore che uno stretto partner strategico. O
ggi,
il World
Government Summit è la loro filiale in Medio Oriente, mentre il Sultanato di Dubai a sua volta funge da laboratorio in cui i concetti e le
tecnologie futuristiche che Schwab propaga nei suoi libri possono essere
testati.
È un
paese modello futuristico e costituisce la Mecca dei futuristi.
Quest'anno, ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti
hanno annunciato l'intenzione di lanciare una valuta digitale della banca
centrale.
Il paese ha anche creato un programma spaziale
nel 2006 che ha portato all'invio di una sonda spaziale sul pianeta Marte nel
2021.
Ma
anche le Nazioni Unite hanno partecipato come partner strategico fin
dall'inizio.
Da
allora, un certo numero di organismi sussidiari come UNESCO, UNICEF, ILO e OMS
hanno aderito.
Ciò
dimostra anche che il WEF e le Nazioni Unite hanno lavorato a stretto contatto
per diversi anni prima che la loro partnership diventasse ufficiale nel giugno
2019.
L'ONU
ha anche una stretta relazione con gli Emirati Arabi Uniti (attraverso una partnership
strategica) da quando il paese ha ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito oltre 50
anni fa.
Il paese è oggi il centro logistico delle
Nazioni Unite in Medio Oriente e un gran numero di agenzie delle Nazioni Unite
sono rappresentate nel paese.
Quest'anno,
anche la riunione delle Nazioni Unite sul clima COP28 sarà organizzata a Dubai.
Dato che il paese ospita la sesta più grande
riserva di petrolio del mondo e la diciassettesima più grande riserva di gas
naturale, sarà innegabilmente un po’ difficile prendere sul serio la loro
preoccupazione per il clima.
La
ricchezza dell'intero paese e la metropoli futuristica di Dubai sono state
costruite con l'aiuto delle gigantesche entrate petrolifere.
Piuttosto,
il loro impegno riguarda la trasformazione tecnologica che la "crisi
climatica" motiva.
Gli
Emirati Arabi Uniti sono una monarchia autocratica senza rappresentanza
popolare e hanno commesso numerose violazioni dei diritti umani.
Il
fatto che Klaus Schwab non veda problemi con la stretta collaborazione è forse
comprensibile.
Non è
consentita alcuna opposizione che possa dire no all'agenda futuristica della
sorveglianza.
Ma il
fatto che l'ONU, presumibilmente umanitaria, sia in stretta collaborazione con
leader autoritari e potenti è ancora più difficile da digerire.
Ma d'altra parte, tutte le circa 30 dittature del
mondo sono membri delle Nazioni Unite.
Oltre
a Klaus Schwab, all'incontro di quest'anno hanno partecipato una serie di
fedeli scudieri dell'agenda come il capo dell'Organizzazione mondiale del
commercio “Ngozi Iweala”, il capo del FMI” Kristalina Georgieva”, il capo
dell'OMS “Tedros Ghebreyesus” (Tedros era già lì nel 2018 e ha parlato di
creare "un mondo senza pandemie"!), “Henrietta Forr”e (UNICEF),” Nick
Clegg” (Meta) e il “futurista” contraddittorio “Elon Musk” (SpaceX, Neuralink
och Starlink).
Il
summit riunisce anche una serie di aziende associate con stretti legami con il “World
Economic Forum” come Google, Meta, Amazon, Visa, PWC, McKinsey, Boston Consulting
Group e Accenture.
Nel
suo "Discorso
sullo stato del mondo", Klaus Schwab ha dichiarato che siamo all'inizio di una vasta
trasformazione tecnologica che cambierà tutto nei prossimi decenni.
L'Intelligenza
Artificiale, ma non solo l'Intelligenza Artificiale, ma anche il Metaverso, le
nuove tecnologie spaziali, e potrei continuare all'infinito. Biologia
sintetica.
La nostra vita tra dieci anni sarà
completamente diversa...
Secondo
Klaus, è importante prendere l'iniziativa in questo sviluppo per diventare alla
fine "il sovrano del mondo".
... E
chi padroneggia queste tecnologie, in qualche modo, sarà il padrone del ondo.
Per
emergere come vincitori alla fine, sviluppare le necessarie capacità di
leadership è cruciale.
Musk
contro Schwab al World Government Summit – Due visioni concorrenti per il futuro.
Ciò a
cui Klaus si riferisce è che è il conforme, l'adattabile e il resiliente che
farà meglio.
Vale a dire, coloro che entrano nel percorso
futuristico e nell'idea dell'utopia sostenibile che Klaus e il WEF
rappresentano.
Ha
anche detto che è importante essere preparati a spiacevoli sorprese!
Perché
ci saranno sicuramente quelli che chiamiamo i cigni neri.
Le spiacevoli sorprese che arriveranno sulla
nostra strada.
(Un
"cigno nero" è "un evento improbabile e imprevedibile che
potrebbe potenzialmente avere gravi conseguenze".)
Secondo
Klaus, le attuali crisi globali che hanno creato un mondo frammentato non
dovrebbero essere viste come crisi perché sono in realtà espressione di
"profondi processi di trasformazione sistemica".
Klaus
prevede anche che i processi di sconvolgimento che abbiamo visto negli ultimi
anni aumenteranno.
Ciò
segue in gran parte gli scenari delineati dagli scenari della “Fondazione
Rockefeller” per il futuro della tecnologia e dello sviluppo e nella “Great
Transition Initiative” sostenuta dalle Nazioni Unite.
Il suo autore principale, il futurista Paul
Raskin, ha scritto in “Journey to Earthland”: The Great Transition to Planetary
Civilisation (2016):
...
Vari fattori scatenanti potrebbero indurre una crisi generale a livello di
sistema. Vale
a dire, un improvviso cambiamento climatico potrebbe generare carenza di cibo,
instabilità economica, migrazione di massa e conflitti.
Una
pandemia, diffusa dai poveri nobili benestanti e sradicati, potrebbe propagarsi
in lungo e in largo, travolgendo le istituzioni sanitarie.
Il caos indotto da un attacco
macro-terroristico potrebbe seguire un ciclo degenerativo di violenza e
disordine.
L'assoluta
scarsità di risorse vitali, come acqua, petrolio e terreni coltivabili,
potrebbe generare uno tsunami di caos.
Un collasso del sistema finanziario globale
potrebbe innescare una cascata di perturbazioni a catena.
Non si
tratta di tornare al mondo com'era prima che la crisi colpisse.
Quello
che sta succedendo è che il vecchio mondo viene fatto a pezzi in modo che il
nuovo e "migliore" ordine possa sorgere come una fenice.
Schwab parla di "noi" che dobbiamo
ri-globalizzare il mondo.
Ma
questa volta con una nuova gestione in grado di "sanificare efficacemente l'anidride
carbonica" e portare il mondo a zero emissioni entro il 2050.
Torniamo
agli scenari di Raskin per il futuro:
La
Fase Planetaria, nata dalla crisi sistemica, sollecita una risposta sistemica.
Un'ONU
rivitalizzata.
È qui
che le Nazioni Unite entrano in scena come salvatrici. Durante il vertice, il segretario generale delle Nazioni
Unite António Guterres, in un discorso dal quartier generale delle Nazioni Unite, ha affermato che il vertice del
governo mondiale ha stabilito una piattaforma globale che contribuirà a plasmare
i governi del futuro.
Guterres
ha parlato della necessità di rafforzare la governance globale per affrontare
il "disastro climatico" e per raggiungere gli obiettivi di
sostenibilità globale:
Abbiamo
bisogno che tutti – nel settore privato, nella società civile e oltre –
lavorino insieme per il bene comune.
Questa è la nostra agenda comune.
Guterres
crede di avere la risposta alla crisi sistemica che colpisce il mondo dopo la
pandemia e la guerra in Ucraina.
La
nostra agenda comune delle Nazioni Unite, che è stata introdotta nel 2021 e
dovrebbe essere adottata al vertice del futuro, nel settembre 2024 offrirà una
serie completamente nuova di strumenti per gestire efficacemente le crisi
mondiali (e la popolazione mondiale).
Più specificamente, la “piattaforma di emergenza
pianificata “ha lo scopo di riunire rappresentanti selezionati della comunità globale
(organismi delle Nazioni Unite, società e società civile) per affrontare "emergenze"
come "crisi climatiche", "pandemie", "eventi del cigno
nero" e "grandi eventi nello spazio".
Ciò potrebbe
avere conseguenze di vasta portata e riecheggia lo scenario autoritario del2
Mondo Fortezza” nella Grande Transizione, dove "un'ONU aggiornata" viene
utilizzata come” piattaforma di coordinamento” per attuare misure draconiane
utilizzando Big Data e tecnologia di sorveglianza al fine di proteggere gli
interessi e le risorse della "nuova élite di potere".
Il
vertice del governo mondiale fornisce un forum in cui tutte queste idee vengono tradotte.
Intendono non solo cercare di prevedere lo
sviluppo futuro, ma anche contribuire a guidarlo nella direzione desiderata.
Come
ha detto Klaus
Schwab durante il Great Narrative Meeting a Dubai nel novembre 2021:
Per
plasmare il futuro. Devi prima immaginare il futuro. Devi progettare il futuro. E
poi devi eseguire.
Attraverso
lo strumento interattivo WGS "Technology Radar" è anche possibile
ottenere una visione del futuro che i futuristi desiderano e di quanto lontano
sia arrivato lo sviluppo tecnologico in una serie di aree diverse.
Qui vengono identificate più di 150 tecnologie
emergenti, mappate, ciascuna posizionata per indicare il suo stadio di maturità.
La ruota si legge come una mappa su ogni
concetto di fantascienza distopica mai immaginato e ha sottotitoli come Grande
Fratello, Matrice virtuale e Cittadino post-umano. Ma questa volta, non per avvertirci
di loro, ma
piuttosto per celebrare il fatto che sono finalmente disponibili, o dovrebbero
esserlo nel prossimo futuro.
Qui,
troviamo descrizioni di come potrebbe funzionare un sistema di credito sociale:
Questo
sviluppo tecnologico potrebbe aiutare i cittadini a raggiungere punteggi di
cittadinanza ottimali o portare all'ostracismo e, in definitiva, all'esilio.
Diversi
sistemi di
sorveglianza potrebbero immediatamente contrassegnare i cittadini con punteggi bassi,
seguendoli più da vicino rispetto ai cittadini con punteggi alti.
Qualsiasi comportamento scorretto,
indipendentemente dalla gravità, verrebbe notato e immediatamente punito con
l'aiuto di audit di polizia robot.
Forum
sul futuro di Dubai.
Museo
del futuro, Dubai.
Nell'ottobre
2022, la “conferenza
Dubai Future Forum” è stata organizzata per la prima volta nel Museum of the Future.
Dietro
l'iniziativa c'è la “Dubai Future Foundation”, guidata dal principe ereditario “Sheikh
Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum “(YGL 2008) e che comprende anche la principale troika del vertice del
governo mondiale.
In
collaborazione con il “World Economic Forum”, la “Dubai Future Foundation”
gestisce anche il Centro locale per “la quarta rivoluzione industriale” negli
Emirati Arabi Uniti.
L'incontro
ha riunito 45 istituzioni internazionali e 400 esperti con l'obiettivo di
"progettare il futuro".
Qui sono stati discussi temi come "il futuro del nostro mondo", "Mitigare il rischio esistenziale
attraverso la previsione" e le possibilità per la civiltà umana di diventare una
"civiltà
interplanetaria".
L'agenda era chiaramente intrecciata con
l'agenda futura delle Nazioni Unite (Pensare e agire per le generazioni
future) attraverso la partecipazione sia di “UN Global Pulse” che di” UN Future
Forum”.
Tra i
relatori c'erano il transumanista svedese Anders Sandberg del “Future of
Humanity Institute “e Jerome Glenn di “The Millennium Project”.
Durante
l'incontro è stata fondata anche la “Global Future Society”. U
n'alleanza
di futuristi creata per rendere il “Museum of the Future di Dubai” una casa per i futuristi e i
visionari del mondo.
Questo è come l'equivalente moderno della
ricerca del “Sacro Romano Imperatore Rodolfo II” per riunire tutti i principali
alchimisti a Praga nel 16 ° secolo.
I futuristi sono gli alchimisti del 21°
secolo.
In una
conversazione tra “Al Gergawi” e il collega futurista “Dr. Michio Kaku” ha
discusso degli enormi cambiamenti tecnologici previsti nei prossimi 50 anni.
Proprio
come Schwab, Kaku immagina un futuro transumanista che cambia la definizione
stessa di ciò che significa essere umani.
Una
fusione totale tra uomo e macchina.
I computer
scompariranno e saranno sostituiti da chip incorporati nel nostro cervello.
Comunicheremo
telepaticamente e saremo in grado di registrare i nostri ricordi e le nostre
emozioni.
Anche la televisione scomparirà e Internet
sarà neurologicamente cablato. Useremo i computer quantistici più velocemente e più
potenti di qualsiasi cosa abbiamo visto prima.
Kaku
crede anche che la digitalizzazione del cervello ci porterà a diventare immortali.
Per i
futuristi, non sembra esserci alcun dubbio. Sognano di fare un'ascensione
digitale per diventare superumani nel nuovo millennio.
Voler preservare la nostra umanità e la
società così com'è e rinunciare all'offerta di essere "aggiornati"
con impianti è classificato come retrogrado e "bio-conservatore".
Come
ha affermato Klaus Schwab nel suo discorso:
Non
puoi stare al passo con le nuove tecnologie. Devi essere un “front runner”.
Perché altrimenti sarai dalla parte dei perdenti.
Sembra
che siamo stati conquistati da un culto techno estremo e bizzarro.
La domanda è: come possiamo salvarci da questi
utopisti irrealistici con manie di grandezza e creare un futuro che benefici
veramente la nostra umanità?
Forse
è giunto il momento di un "Grande evento nello spazio esterno" in cui questo culto futurista viene inviato
in un viaggio di sola andata su Marte?
Elon
Musk ha dichiarato la sua intenzione di decollare con SpaceX nel 2029.
La domanda è: possiamo permetterci di
aspettare così a lungo?
Da
dove viene l'affermazione che
"il
97% degli scienziati" crede che
il
cambiamento climatico sia un
problema
urgente causato dall'uomo?
È
vero?
Globalresearch.ca
- Arjun Walia – The Pulse – (25 – 2 - 2023) – ci dice:
La
storia della scienza del clima e le origini degli scenari apocalittici.
Rapporto
approfondito: Cambiamenti climatici.
Il
cambiamento climatico sta accadendo? Naturalmente, il cambiamento
climatico è sempre avvenuto, molto prima della rivoluzione industriale.
La Terra ha attraversato molteplici cicli di
cambiamenti climatici estremi e così hanno fatto altri pianeti, come Marte, per
esempio.
Ma la
domanda oggi è: quanto l'attività umana influenza il cambiamento climatico moderno?
Il
grande pubblico è stato innescato a credere che il cambiamento climatico sia
prevalentemente il risultato dell'attività umana e che ci stiamo dirigendo
verso una catastrofe climatica completa entro i prossimi due decenni.
Al
pubblico è stato anche detto che circa il 97% degli scienziati è d'accordo con
la narrativa della catastrofe, ma è davvero vero?
Da
dove viene questo numero?
La
verità è che c'è un folto gruppo di scienziati del clima e accademici nel campo
che non sono d'accordo con la visione troppo semplificata del cambiamento climatico
che viene costantemente sputata, ma al pubblico non viene detto questo.
L'intero
sistema ruota attorno all'idea che la maggioranza può essere fatta credere a
qualsiasi cosa, purché sia ripetuta ad alta voce e spesso. E funziona. (L'informatore della
NSA Edward Snowden)
È
simile a quello che abbiamo visto con COVID-19, dove una grande minoranza, o
forse la maggioranza di medici, scienziati, sviluppatori di vaccini e rinomati
esperti di malattie infettive si sono opposti a blocchi, maschere e mandati di
vaccino. Molti di loro sono stati censurati e indicati come "teorici della cospirazione".
L'ho
detto prima e lo dirò di nuovo, il mainstream può far sentire la minoranza come
la maggioranza, e la maggioranza si sente come la minoranza. Forse questo è qualcosa che abbiamo
visto con questa cifra del "97%"?
La
storia della scienza del clima e le origini degli scenari apocalittici.
Nel
1980, il “Rockefeller Brothers Fund” divenne l'unica autorità dell'agenda del
riscaldamento globale.
Il
fondo si vanta di essere uno dei primi grandi attivisti globali citando la sua
forte difesa sia per la formazione del 1988 del” Gruppo intergovernativo delle Nazioni
Unite sui cambiamenti climatici” (IPCC) che per la creazione nel 1992 della “Convenzione quadro delle Nazioni
Unite sui cambiamenti climatici”.
Questo
è quando è iniziata la maggior parte dei messaggi riguardanti
l'"allarmismo" climatico, con articoli coerenti nel mainstream
che prevedevano scenari di Armageddon simili a sventura.
Ad
esempio, il 29 giugno 1989, l'Associated Press (AP) pubblicò una storia
contenente un'intervista con “Noel Brown”, all'epoca direttore dell'ufficio di
New York del “Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente”. In esso affermava:
"Intere
nazioni potrebbero essere spazzate via dalla faccia della Terra
dall'innalzamento del livello del mare se la tendenza al riscaldamento globale
non viene invertita entro il 2000".
Questo
ovviamente non è accaduto, eppure assomiglia allo stesso tipo di previsioni che
vediamo accadere oggi.
Si pone la domanda, cosa sta guidando queste
previsioni a 10 anni, e sono accurate?
La
maggior parte degli scienziati è d'accordo con loro?
Quando
è entrato nella “coscienza mainstream” il numero del "consenso del 97%"?
Sembra
che un articolo di “Naomi Oreskes”, professore di storia della scienza e
professore affiliato di “Scienze della Terra e planetarie” all'Università di
Harvard, abbia fatto girare la palla.
L'articolo
di Oreskes del 2004 includeva un'analisi di 928 articoli contenenti le parole
chiave "cambiamento climatico globale".
Ha
dichiarato: "nessuno dei documenti era in disaccordo con la posizione di
consenso" del riscaldamento globale causato dall'uomo. Ha affermato che
qualsiasi dissenso professionale rimanente è estremamente minore.
Inoltre,
nel 2010 l'accademico
William R. Love Anderegg ha scoperto che dal 97% al 98% dei 200 scrittori "più
prolifici" sui cambiamenti climatici credeva che i gas serra prodotti dall'uomo fossero responsabili della maggior
parte del riscaldamento che stiamo vivendo.
Questo
ha ricevuto molta attenzione, nonostante il fatto che 200 ricercatori e
"scrittori" delle migliaia che avevano contribuito al dibattito sulla
scienza del clima non siano affatto vicini a un consenso.
Un
articolo del 2013 di Cook, et al., sembrava essere la pubblicazione più
significativa per rendere popolare la cifra del 97%.
Gli
autori hanno utilizzato una metodologia simile a Oreskes ma hanno basato la
loro analisi su “abstract” piuttosto che su contenuti completi o su un vero esame della scienza.
Il
documento ha esaminato 12.000 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2011 che
contenevano le parole "riscaldamento globale" o "cambiamento climatico
globale".
Ha
affermato che il 97% degli scienziati del clima era d'accordo con l'idea che
"gli esseri umani stanno cambiando il clima".
È diventato uno dei giornali più popolari di tutti i
tempi, raggiungendo
oltre 1 milione di download.
C'è
davvero consenso?
Secondo
Roy Spencera, meteorologo e ricercatore principale presso l'Università
dell'Alabama a Huntsville, che ha lavorato come scienziato senior per gli studi
sul clima presso il Marshall Space Flight Center della NASA, e Joseph Bast,
Senior Fellow presso l'Heartland Institute,
Clima
di paura: gli allarmisti del riscaldamento globale intimidiscono gli scienziati
dissenzienti e costringendoli al silenzio.
L'affermazione
che il 97% degli scienziati ritiene che il cambiamento climatico sia un
problema causato dall'uomo e urgente è una finzione.
Il cosiddetto consenso deriva da una manciata di
sondaggi ed esercizi di conteggio degli “abstract” che sono stati contraddetti
da ricerche più affidabili." – Roy Spencera e Joseph Bast, “The Wall Street
Journal”.
Ci
sono prove disponibili che dimostrano che molti esperti del settore non sono
d'accordo sul fatto che gli esseri umani siano gli unici responsabili di uno
scenario di cambiamento climatico a "livello di armageddon" e che ci sono una miriade di fattori
che non vengono considerati quando si tratta di altri fattori che influenzano il nostro
clima.
Sembra
che molti scienziati che non sono in realtà scienziati del clima siano
semplicemente saltati sul carro.
Un
sondaggio del 2012, ad esempio, ha rilevato un forte scetticismo tra i membri
dell'”American Meteorological Society”.
Una
petizione firmata da 31.000 scienziati afferma che "non ci sono prove
scientifiche convincenti che il rilascio umano di [...] l'anidride carbonica,
il metano o altri gas serra stanno causando o causeranno, nel prossimo futuro,
un riscaldamento catastrofico dell'atmosfera terrestre e la distruzione del
clima terrestre.
La
loro parola chiave è “catastrofica”.
Rigorose
indagini internazionali condotte dagli scienziati tedeschi Dennis Bray e Hans
von Storch – più recentemente pubblicate su” Environmental Science and Policy
nel 2010” – hanno rilevato che la maggior parte degli scienziati del clima non è
d'accordo con il consenso su questioni chiave come l'affidabilità dei dati
climatici e dei modelli computerizzati.
Non credono che i processi climatici come la
formazione delle nuvole e le precipitazioni siano sufficientemente compresi per
prevedere i futuri cambiamenti climatici.
I
sondaggi dei meteorologi trovano ripetutamente che la maggioranza si oppone al
presunto consenso.
Solo
il 39,5% dei
1.854 membri dell'”American Meteorological Society” che hanno risposto a un sondaggio
nel 2012 ha
affermato che il riscaldamento globale causato dall'uomo è pericoloso.
— Roy
Spencera & Joseph Bast.
Uno
dei metodi usati per affermare che c'è un consenso schiacciante sembra essere
quello di chiedere o intervistare gli scienziati se sono d'accordo sul fatto
che i livelli di C02 nell'atmosfera sono aumentati, che la Terra si è
riscaldata (anche se solo di poco) e che l'uomo ha svolto un ruolo.
Il
problema è che questo è qualcosa su cui quasi tutti gli scienziati del clima
possono essere d'accordo.
Ciò su
cui non si è d'accordo è il fatto che questo non ha alcuna evidente
implicazione di pericolo, eppure quella narrazione è ed è stata costantemente dipinta
come supporto al catastrofismo e all'allarmismo.
"Le
nostre piante coltivate si sono evolute circa 400 milioni di anni fa, quando la CO2 nell'atmosfera era di
circa 5000 parti per milione!
I nostri alberi e arbusti sempreverdi si sono
evoluti circa 360 milioni di anni fa, con livelli di CO2 a circa 4.000 ppm.
Quando
i nostri alberi decidui si sono evoluti circa 160 milioni di anni fa, il
livello di CO2 era di circa 2.200 ppm – ancora cinque volte il livello attuale.
Dennis
T. Avery, economista agricolo e ambientale, senior fellow per il Center for
Global Food Issues in Virginia ed ex analista senior per il Dipartimento di
Stato degli Stati Uniti.
La
politicizzazione della scienza del clima.
Come
risultato dell'allarmismo, vengono messe in moto politiche e importanti decisioni su come viviamo, che sembrano togliere ulteriormente
la nostra privacy, libertà e aumentare il già forte stato di sorveglianza che alla fine mette più ricchezza e
controllo nelle mani del già ricco "uno per cento".
Alcuni
sono persino preoccupati che i blocchi climatici possano essere implementati un
giorno in futuro.
Il
presidente Obama e il segretario di Stato John Kerry sono stati due dei tanti
che hanno ripetutamente usato lo slogan del 97%.
Kerry è arrivato al punto di dire che "il 97%
degli studi sul clima sottoposti a revisione paritaria confermano che il
cambiamento climatico sta avvenendo e che l'attività umana è in gran parte
responsabile".
Questo
è ancora il messaggio che riceviamo oggi dalla grande politica.
Inoltre,
una considerazione importante in questa discussione è che stiamo cercando di
definire un singolo numero per rappresentare una gamma di opinioni che hanno
molte sfumature.
Come dice
Oreskes nel suo articolo, "Spesso è difficile determinare esattamente cosa pensano
gli autori del documento sul cambiamento climatico globale".
Gli
scenari apocalittici possono generare clic e vendere pubblicità, ma in realtà
non riescono a trasmettere che la scienza è sfumata.
Le
previsioni apocalittiche non sono affatto basate sull'evidenza, contribuiscono semplicemente al
panico e alla paura inutili offrendo false narrazioni che possono sopraffare i
lettori, portando all'inazione e alla disperazione, specialmente tra i giovani
di oggi.
Dove
abbiamo visto questa politicizzazione prima?
Diversi ricercatori di varie istituzioni
accademiche nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada hanno pubblicato un
documento nel febbraio 2022 intitolato "Le conseguenze non intenzionali della
politica sui vaccini COVID-19: perché mandati, passaporti e blocchi segregati
possono causare più danni che benefici".
In
esso, spiegano,
"Il
discorso pubblico e politico ha rapidamente normalizzato lo stigma contro le
persone che rimangono non vaccinate, spesso intrecciato nel tono e
nell'inquadratura degli articoli dei media; ad esempio, un popolare organo di
stampa ha compilato un elenco di "notevoli anti-vaxxer che sono morti di
COVID-19" (Savulescu e Giubilini, 2021).
I
leader politici hanno individuato i “non vaccinati”, incolpandoli di: la continuazione della pandemia;
stress sulla capacità ospedaliera; l'emergere di nuove varianti; guidare la
trasmissione a individui vaccinati; e la necessità di blocchi in corso,
maschere, chiusure di scuole e altre misure restrittive.
La
retorica politica è scesa nel moralismo, nel capro espiatorio, nel biasimo e
nel linguaggio condiscendente usando termini peggiorativi e promuovendo attivamente lo stigma e
la discriminazione come strumenti per aumentare la vaccinazione.
Ci
sono molti esempi che possono essere trovati per illustrare come la politica
domina i rapporti sul clima.
Ad
esempio, se
torniamo al 1995° Rapporto di Valutazione dell'IPCC delle Nazioni Unite del 2, possiamo vedere quanto l'agenda
abbia oscurato e attenuato la scienza attuale.
Gli
scienziati hanno incluso queste tre affermazioni nella bozza:
"Nessuno
degli studi sopra citati ha mostrato prove evidenti che possiamo attribuire i
cambiamenti osservati (climatici) alla causa specifica dell'aumento dei gas
serra".
"Nessuno studio fino ad oggi ha
attribuito positivamente tutto o parte (dei cambiamenti climatici osservati) a
cause antropogeniche (cioè causate dall'uomo)".
"È
probabile che qualsiasi affermazione di rilevamento positivo di cambiamenti
climatici significativi rimanga controversa fino a quando le incertezze sulla
variabilità naturale del sistema climatico non saranno ridotte".
Tuttavia,
il "riassunto" e la dichiarazione conclusiva del rapporto dell'IPCC
sono stati scritti da politici, non da scienziati. In molte occasioni, diversi “scienziati
del clima “hanno spiegato che le regole costringono gli scienziati a cambiare i
loro rapporti per abbinare il "riassunto" finale dei politici.
Queste
tre affermazioni degli scienziati sopra sono state sostituite con questa:
"L'equilibrio
delle prove suggerisce un'influenza umana percepibile sul clima globale".
Il New
York Times ha brevemente coperto il fatto che molti "scettici"
stavano facendo queste accuse, che il rapporto stava esagerando e collegando in
modo impreciso l'attività umana al potenziale di cambiamenti climatici
catastrofici, senza alcuna scienza a sostegno di tale affermazione.
Il Dr. Richard Lindzen, autore principale del capitolo 7,
"Processi
climatici fisici e feedback", del terzo rapporto di valutazione dell'IPCC sui
cambiamenti climatici, e Alfred P. Sloan professore di meteorologia in pensione presso il
Massachusetts Institute of Technology esprime la sua preoccupazione:
"Come
siamo arrivati a questo punto in cui la scienza ha cessato di essere
interessata all'affascinante questione di rendere conto della straordinaria
storia del clima terrestre per una comprensione di come funziona effettivamente il clima
e invece
si è dedicata a una componente di correttezza politica.
Forse si dovrebbe avere una visione più ampia
di ciò che sta accadendo".
Ci
sono fondamentalmente tre gruppi di persone che si occupano della questione del
cambiamento climatico.
I gruppi 1 e 2 sono scienziati, e il gruppo
tre è composto da politici, gruppi ambientalisti e media.
Lindzen
fa un ottimo lavoro nel proporre dove si trovano realmente gli scienziati.
Considerazioni
finali.
Mi è
sempre sembrato strano che i grandi disastri ambientali, come la recente fuoriuscita di
sostanze chimiche / deragliamento di treni nella Palestina orientale, Ohio, e la catastrofica attività umana che ha portato alla massiccia
deforestazione e all'estremo inquinamento dei nostri laghi d'acqua dolce, aria,
suolo e oceani, continuino ad essere ignorati e non presentati come urgenti.
Non c'è dubbio, stiamo distruggendo nostra
madre.
Dobbiamo chiederci, i governi si preoccupano davvero del benessere della Terra,
o stanno semplicemente usando il cambiamento climatico per scopi egoistici e
secondi fini, come le grandi imprese?
È
frustrante da guardare, perché gli esseri umani hanno il potenziale per creare
un mondo e un ambiente in cui tutta la vita possa prosperare.
Inoltre,
le tecnologie innovative che sono al 100% rispettose dell'ambiente continuano
ad essere ignorate.
La
complessa scienza dietro la narrativa della CO2 in particolare è un argomento
per un altro articolo.
La
correlazione tra C02 e temperatura ha molti buchi.
Un'altra
citazione di Lindzen sottolinea questo punto:
"Ora
ecco la narrativa attualmente popolare riguardante questo sistema.
Il clima, un complesso sistema
multifattoriale, può essere riassunto in una sola variabile, la variazione di
temperatura media globale, ed è principalmente controllato dalla perturbazione
dell'1-2% nel bilancio energetico dovuta a una singola variabile – l'anidride
carbonica – tra molte variabili di importanza comparabile.
Questa
è una coppia straordinaria di affermazioni basate su un ragionamento che
rasenta il pensiero magico.
È,
tuttavia, la narrazione che è stata ampiamente accettata, anche tra molti
scettici.
Questa
accettazione è un forte indicatore del problema identificato da Snow.
Molti
politici e società colte vanno anche oltre:
approvano
l'anidride carbonica come variabile di controllo e, sebbene i contributi di CO2
dell'umanità siano piccoli rispetto agli scambi naturali molto più grandi ma
incerti sia con gli oceani che con la biosfera, sono fiduciosi di sapere
esattamente quali politiche attuare per controllare.
Lindzen
afferma che credere nella narrativa della CO2 è abbastanza vicino a credere
nella "magia".
Come
ha potuto un tale esperto del settore, e migliaia di altri, arrivare a questa
conclusione?
E
perché c'è un punto di vista così polarizzante da parte dei grandi media e dei
politici?
Forse
lui e molti altri hanno torto, ma il punto è che non c'è mai una discussione o
una presentazione di punti di vista opposti all'interno del mainstream.
Invece,
gli scienziati che parlano contro il punto di vista dello status quo sono costantemente demonizzati,
ridicolizzati, assassinati e censurati.
Durante
un panel anti-disinformazione del World Economic Forum (WEF) nel settembre
dello scorso anno, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le
comunicazioni globali, Melissa Fleming, ha annunciato di "possedere la
scienza".
Si
riferiva specificamente alla loro nuova agenda sui cambiamenti climatici e ai
loro sforzi per censurare la "disinformazione".
Dal
mio punto di vista, tutto ciò che vedo è un dogma dovuto agli attori politici e
ad altri che cercano di sfruttare le opportunità che abbondano nel settore
energetico multimiliardario e ai leader che si nascondono dietro il pretesto di
preoccuparsi davvero del nostro pianeta.
Ma forse mi sbaglio.
Sono
stato un grande sostenitore delle tecnologie energetiche pulite e della
conservazione del nostro pianeta per molti anni.
È la spinta principale dietro il mio lavoro.
Sono assolutamente a favore di iniziative
ecologiche pulite, ma la coscienza e l'intenzione dietro queste iniziative è
ciò che mi preoccupa.
Che
tipo di mondo creeremo se non possiamo discutere le idee di base?
Che
tipo di mondo creeremo quando sceglieremo di correre, nascondere e censurare
invece di avere conversazioni importanti?
Come
possiamo smettere di identificarci così profondamente con le posizioni, in modo
da poter essere più liberi di cambiare idee quando nuove informazioni ci
aiutano a capire meglio le cose?
Rigenerare,
oltre la narrativa C02.
Vorrei
segnalarvi il nostro documentario, Regenerate, Beyond The C02 Narrative.
Uno
degli aspetti più importanti di Regenerate è che stiamo guardando il nostro ambiente da un punto di
vista così limitato che non possiamo identificare i veri problemi che affrontiamo
e che il
nostro livello di pensiero, o coscienza, è completamente scollegato dalle
soluzioni necessarie per cambiare veramente il nostro rapporto con il nostro
pianeta.
Pertanto,
stiamo creando soluzioni che non affrontano veramente il rendere l'ambiente più
pulito o migliore a lungo termine.
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