EUROPA OSTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI.

 

EUROPA OSTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI.

 

 

Prandini: “Dai vermi al vino, basta

con questa Europa ostaggio delle multinazionali

ilpuntocoldiretti.it – Ettore Prandini – (24 Gennaio 2023) – ci dice:

 

La salute non c`entra nulla, qui si parla di soldi, di lobby che imperversano a Bruxelles e di un`Europa che è ostaggio delle multinazionali, altro che di un bicchiere di vino».

È l’attacco lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini in un’intervista al quotidiano “La Verità” dove spazia a tutto campo, dal via libera alle etichette allarmistiche sul vino agli attacchi alla zootecnia, dalla strategia “Farm to Fork a Big Pharma”, fino agli insetti a tavola.

«I vermi nel piatto - dice il presidente di Coldiretti - sono la manifestazione più evidente che Bruxelles è totalmente fuori sintonia con la gente.

Gli italiani li rifiutano, ma così gran parte degli europei.

Mi interessa però fare chiarezza sul vino.

Per noi significa 14 miliardi di fatturato, di cui oltre la metà all’estero.

 Vendiamo circa 3,5 miliardi di vino in Europa e oltre 4 nel resto del mondo, con gli Usa che sono il nostro miglior cliente e dove abbiamo costruito una cultura della qualità, del bere responsabile.

Siamo il primo produttore mondiale, secondi dietro la Francia per valore dell’export, ma siamo il Paese che ha il più consistente accrescimento del valore della produzione.

Difendere il settore vitivinicolo è difendere l’economia e la cultura italiane.

L’Irlanda non produce vino, ma ospita grazie al suo regime fiscale che fa dumping al resto d`Europa le multinazionali del bere che stanno spendendo miliardi in comunicazione e che vogliono erodere quote di mercato.

 Per loro è conveniente promuovere bevande che con la chimica magari riproducono anche gli aromi del vino ed è indispensabile togliere dal mercato un concorrente come l’Italia».

Una scienziata diventata famosa grazie al Covid, la professoressa Antonella Viola, applaude all’Irlanda, peraltro già imitata dal Canada, e dice che il vino come tutto l`alcol fa malissimo.

Chi beve vino ha il cervello piccolo...

«Mi dispiace per la professoressa Viola, ma ci sono migliaia di studi che dicono il contrario.

Magari lei sa tutto sui virus, però dovrebbe ascoltare e studiare la mole gigantesca dei pareri dei nutrizionisti che dicono che un consumo moderato di vino, come peraltro è nella cultura nostra, fa bene.

 Il vino è un tratto identitario, è un prodotto culturale che deriva dalla storia della nostra civiltà: dai greci, dai romani.

Osservo, ma è per far capire che certi giudizi buttati lì magari per fare notizia contrastano con la realtà, che in Italia ci sono migliaia di centenari e tutti dichiarano di aver sempre bevuto vino e di continuare a consumarlo.

Vorrei sapere perché gli stessi allarmi che si lanciano sul vino non li sento per i cibi ultra processati, pieni di sostanze chimiche, di cui si fa fatica a riconoscere gli ingredienti e che l’Europa vuole imporci».

 

Il Parlamento di Strasburgo aveva però bocciato il documento europeo sul cancro in cui si accennava al vino come rischioso.

Perché la Commissione ha dato il via libera all’Irlanda per le etichette terroristiche?

«È la prima volta che accade che il Parlamento venga scavalcato e questa Commissione è particolarmente sensibile alle istanze dei lobbisti.

A Bruxelles la pressione delle multinazionali della nutrizione è fortissima.

Il Parlamento aveva escluso che si potesse equiparare la nocività del fumo, da cui le etichette dissuasive sui pacchetti di sigarette, con il vino, di cui è dimostrato che un consumo moderato è salutare.

 È chiaro che l’abuso va combattuto, ma ogni abuso fa male, anche quello di succo di pomodoro che piace alla professoressa Viola. Invece la Commissione ha dato il via libera all’Irlanda. Come daranno via libera alla carne, al pesce, al latte sintetici. Perché a Bruxelles comandano i lobbisti delle multinazionali».

Sembra uno scenario da Qatargate...

«E’ peggio.

 La corruzione del Qatar incide su dichiarazioni di principio politico, qui si sta giocando con la salute di centinaia di milioni di persone.

La sete di guadagno delle multinazionali della distribuzione e della nutrizione in stretto collegamento con Big Pharma sta condizionando le scelte della Commissione:

 i guadagni folli di una ventina di persone condizionano i destini degli europei. Servirebbe il primato della politica e invece le lobby hanno stretto d’assedio Bruxelles.

Pensiamo al Nutriscore, l’etichetta a semaforo che non è affatto un pericolo scampato.

Hanno solo preso tempo per far calmare le acque, ma le multinazionali che lo sostengono insistono perché gli “energy drink”, le patatine fritte, “gli alimenti Frankenstein” prendano il posto dei cibi sani, agricoli, dell’olio extravergine di oliva.

 E la Commissione le ascolta con attenzione».

Ci sono dei fatti che lo dimostrano?

«È opportuno che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen vada a rendere omaggio a Bill Gates, che è il primo produttore e sponsor della carne sintetica ed è anche il maggior finanziatore privato dell’Oms?

 L’Organizzazione mondiale della sanità dove Big Pharma ha dimostrato di essere molto ascoltata - e Gates ha interessi anche nel settore dei vaccini - dovrebbe essere un organismo terzo, indipendente.

 Ebbene, dall’Oms arrivano allarmi sulla carne rossa - che per fortuna sono stati rintuzzati - e arrivano inviti ai “novel food”, che sono soltanto prodotti della chimica.

Poi la Commissione dà il via libera alla finta carne e agli insetti importati dal Vietnam, Paese sul quale per quel che riguarda la salubrità alimentare è lecito avere dei dubbi.

Frans Timmermans, olandese che politicamente conta più della Von der Leyen, vicepresidente della Commissione in Olanda le multinazionali prosperano grazie a tasse da paradisi fiscali che dovrebbero essere incompatibili con un’idea di Europa unita - vuole azzerare la zootecnia per fare posto ai bioreattori che il suo Paese ospita insieme alla Danimarca, dove si producono le bistecche sintetiche.

Con la scusa dell’ambiente ci dicono che dobbiamo mangiare gli insetti quando i bioreattori che producono la finta carne, il finto latte, il finto pesce usano enormi quantità di acqua e hanno emissioni record.

La verità è che si vuole togliere dal mercato l’eccellenza agroalimentare, e quella italiana in particolare, per fare posto a questo tipo di alimentazione.

Che ha una sola finalità: omologare il gusto per consentire alle multinazionali di guadagnare indisturbate».

Dunque la zootecnia non ha un impatto ambientale drammatico?

«La zootecnia italiana ha un impatto valutato nel 5% di tutte le emissioni, ma anche quella europea è virtuosa.

In Europa però - lo testimonia il “Farm to Forks” che incoraggia e finanzia la produzione e il consumo di “novel food e di insetti “- si è scelta la strada di non produrre per importare da altri Paesi dove spesso gli standard di sicurezza alimentare sono bassissimi.

Questo per non impattare sull’ambiente.

La scelta giusta sarebbe: investo perché le mie produzioni siano le più sostenibili possibili.

Peraltro il “Farm to Forks” è stato concepito prima della sciagurata invasione dell’Ucraina.

Che ha dimostrato che dobbiamo invece puntare all’autosufficienza alimentare per una doppia sicurezza: economica e alimentare.

 E però l’Europa con la “Pac” paga le aziende per non produrre.

A Bruxelles spira un vento ideologico per cui bisogna educare il consumatore, bisogna fargli fare le scelte che la Commissione ritiene giuste».

L’Italia che può fare?

«Quello che sta facendo.

Si è molto ironizzato sul ministero della sovranità alimentare e invece è quello che ci vuole.

 Il ministro Francesco Lollobrigida sta tessendo a Bruxelles alleanze significative.

 Lo abbiamo visto col Nutriscore.

Anche la premier Giorgia Meloni fa sentire il peso dell’Italia in queste scelte:

In Italia bisogna continuare ad affermare, come peraltro sta avvenendo, la centralità dell’agricoltura.

 Il futuro passa da noi».

I consumatori però non ce la fanno. Non c’è il rischio che il “made in Italy” vada fuori mercato?

«I prezzi alimentari sono aumentati meno del resto.

A pesare sulla spesa sono i prodotti per la casa, per l’igiene.

 Sul caro vita incidono le bollette, i trasporti, l’elettronica.

È evidente che dobbiamo riunire tutta la filiera, dal campo alla trasformazione alla distribuzione, per cercare di contenere i prezzi.

Ma si deve dire ai consumatori che per troppo tempo il cibo è stato considerato non un valore, si pagava troppo poco.

E ci si è abituati a sprecare con impatti negativi sull`ambiente e sull`economia. Bisogna per prima cosa lottare contro lo spreco alimentare.

 Poi va sostenuto il potere di acquisto.

Ma bisogna restituire al cibo il valore che ha, e nel paniere della famiglia spostare le opzioni di acquisto sulla qualità alimentare. Altrimenti quei soldi si spenderanno sulla sanità.

Un centesimo di aumento nel cibo di qualità è un euro risparmiato negli ospedali.

Bisognerebbe pensarci quando si fanno allarmi a vuoto e invece si tollera l’invasione della chimica a tavola».

 

 

 

Etichette sul vino, Europa

ostaggio di lobby e multinazionali’.

Ilfriuli.it – (28-1-2023) – Redazione – ci dice:

Coldiretti Fvg all'attacco: "La tutela della salute non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti"

“Non è una questione di salute, ma di un’Europa ostaggio di lobby e multinazionali”.

Coldiretti Fvg rilancia le parole del presidente nazionale Ettore Prandini sul via libera all’Irlanda delle etichette con la scritta “nuoce gravemente alla salute” sul vino, come già accade per le sigarette.

Una linea “inaccettabile – osserva il direttore regionale della Coldiretti Cesare Magalini – e che contestiamo anche in difesa di un settore che vale in Italia 14 miliardi di euro e dà lavoro a 1 milione e 300mila persone, con numeri importanti anche in Friuli Venezia Giulia, con oltre 4mila aziende vinicole, un export pari a 146 milioni di euro nei primi nove mesi del 2022 e 27mila ettari coltivati”.

Il giusto impegno dell’Unione europea per tutelare la salute dei cittadini, secondo il presidente di Coldiretti Udine Gino Vendrame, “non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate”.

E’, infatti, del tutto improprio, sostiene Coldiretti, assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione come la birra e il vino.

 Un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta 10mila anni di storia.

 

“Vorremmo sapere – conclude Magalini – perché gli stessi allarmi che si lanciano sul vino non li sentiamo per i cibi ultra processati, pieni di sostanze chimiche, di cui si fa fatica a riconoscere gli ingredienti e che l’Europa vuole imporci”.

 

 

 

Come (e perché) la Polonia “tiene in ostaggio”

la tassa globale sulle multinazionali.

 

Europa.today.it – Redazione – (25-5-2022) – ci dice:

 

Secondo alcune fonti Ue, Varsavia sta usando il potere di veto per costringere la Commissione europea a dare ok al suo Pnrr.

Il potere di veto in capo ai governi Ue per le scelte di politica fiscale continua ad essere usato come arma politica per ottenere vantaggi su altri dossier.

Lo stallo che ha caratterizzato le ultime riunioni del Consiglio Ecofin, l’assemblea tra i ministri dell’Economia e delle finanze dell’Ue, riguarda l’accordo sulla tassazione minima globale delle società multinazionali.

 Un tema che in teoria vedrebbe tutta l’Ue d’accordo nel contrasto alle aziende che sfruttano gli escamotage, oggi consentiti dai sistemi tributari, per pagare molte meno tasse di quelle che dovrebbero versare.

 Eppure il governo polacco sta bloccando la decisione attesa da mesi.

Secondo alcune fonti Ue citate dalla stampa internazionale, Varsavia starebbe tenendo in ostaggio le nuove regole sulla tassazione societaria per costringere la Commissione europea a dare l’atteso ok al Pnrr polacco, e dunque il via libera ai fondi del Next Generation EU.

Peccato che Varsavia non abbia rispettato gli impegni presi in sede Ue sullo Stato di diritto, ad esempio sulla promessa di rimozione della camera disciplinare per i magistrati ritenuta illegittima dalla Corte di giustizia dell’Ue.

Questo spiegherebbe il veto, ribadito anche nella riunione di ieri tra i ministri dell’Economia.

L’obiettivo era quello di dare l’ok finale alla direttiva proposta dalla Commissione per recepire nel diritto Ue la riforma delle norme sulla tassazione internazionale delle società concordata a livello Ocse e G20 sull'erosione della base fiscale e il trasferimento degli utili.

L’accordo internazionale approvato da 137 Paesi prevede infatti la fissazione di un'aliquota minima al 15% da applicare a tutte le grandi multinazionali ovunque si trovi la loro sede fiscale.

Varsavia per il momento ha detto no alla proposta sostenendo che andrebbe integrata con il cosiddetto ‘primo pilastro’ dell’intesa globale sulla tassazione minima, volto a redistribuire le basi imponibili tra gli Stati in modo da assicurare una più equa ripartizione del gettito proveniente dalle grandi aziende.

 

“A nostro modo di vedere, non c'è legame tra il primo e il secondo pilastro”, ha detto dopo la riunione il ministro delle Finanze tedesco, Christian Lindner.

“Mi auguro che un Paese in particolare dell'Unione europea”, ovvero la Polonia, “cambi presto opinione”, ha aggiunto il ministro auspicando che alla prossima riunione non si riproponga il veto di Varsavia.

 

 

 

Protesta ecologista, in migliaia si scontrano

con la polizia, feriti e mezzi in fiamme.

Europa.today – Redazione – (25-3-2023) – ci dice:

Scontri tra polizia e black block a causa della riserva idrica in costruzione: per il Ministro dell'Interno francese si tratta di violenze "Indicibili".

Francia, proteste ecologiste per il bacino idrico: scontri violenti con la polizia.

Sono almeno cinque i feriti, dei quali uno in modo grave, negli scontri scoppiati tra manifestanti e polizia attorno alla contesa riserva idrica in costruzione a Sainte-Soline (Deux-Sèvres), in Francia, dove migliaia di persone si sono mobilitate nonostante il divieto di assembramento.

Secondo Le Monde, molti manifestanti, tra cui un fotografo, sono rimasti feriti.

Il Ministro dell'Interno: "Indicibile, intollerabile violenza".

Il quotidiano francese ha denunciato l'uso di idranti e granate stordenti da parte della polizia, che utilizza anche “quad” per muoversi più agevolmente nel fango.

"Diversi agenti della gendarmeria sono rimasti feriti", ha confermato a Bfmtv il tenente colonnello Nassima Djebli, portavoce della gendarmeria. Secondo le notizie riportate da Le Figaro, cinque mezzi della gendarmeria sono stati distrutti dalle fiamme.

Il ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, ha sottolineato su Twitter

"la violenza contro i nostri gendarmi da parte dell'estrema sinistra a Sainte-Soline: indicibile, insopportabile. Nessuno dovrebbe tollerare questo".

A partire dalle 13,30, i dintorni del bacino sono stati scossi da numerose esplosioni. Nella tarda mattinata aveva cominciato a sfilare un lungo corteo, formato da almeno 6.000 persone, secondo la prefettura, circa 30.000 secondo gli organizzatori - il collettivo delle “associazioni Bassines non merci”, il movimento ambientalista delle Rivolte della Terra e della Confederazione contadina.

 "L'obiettivo è avvicinarsi e accerchiare il bacino per fermare il cantiere ", ha detto un membro delle Rivolte della Terra all'inizio del corteo.

 

 

Parla di 24 agenti della gendarmeria e di sette manifestanti feriti il bilancio fornito dal ministro degli Interni francese, Gérald Darmanin, sui fatti di Sainte-Soline.

 Due casi, uno tra gli agenti e uno tra i dimostranti, vengono definiti di "urgenza assoluta".

 Il bilancio "forse non è definitivo" e il ministro ha denunciato come gli agenti siano stati "ingaggiati da elementi più estremisti, rendendo più complicato l'intervento dei sanitari".

Perché si protesta per il bacino idrico.

A Sainte-Soline, comune nel cuore della Francia di 379 abitanti nel dipartimento di Deux Sevres, nella regione della Nuova Aquitania, è in costruzione un mega-bacino idrico, nell'ambito di un controverso progetto per raccogliere le acque per irrigare i campi delle colture intensive e contrastare la siccità.

La stampa francese ne parla come dei "bacini della rabbia": negli ultimi due anni, questi "serbatoi sostitutivi" sono diventati il simbolo della lotta contro "la monopolizzazione dell'acqua da parte dell'agrobusiness", secondo gli oppositori.

La protesta contro questi "mega-bacini" non è nuova. A Sainte-Soline come nella maggior parte degli altri territori interessati va avanti fin dal febbraio 2017, data di inizio dell'inchiesta pubblica relativa alla creazione di 19 bacini - numero che sarà poi rivisto al ribasso, scendendo a 16, per un totale di sei milioni di metri cubi - detti di "sostituzione" e dedicati all'irrigazione nel bacino del Sèvre Niortaise e del Mignon.

Protesta tramutatasi in rabbia nello scorso ottobre, quando per la prima volta a Sainte-Soline si sono registrati scontri tra oppositori e polizia.

 All'epoca, il ministro dell'Interno Gerald Darmanin parlò di un "raduno molto violento" - 61 gendarmi rimasero feriti, "22 dei quali in modo grave" - e denunciò l'"ecoterrorismo" di alcuni dei manifestanti. Questo non ha rallentato l'avanzamento di progetti simili: all'inizio di novembre è stato convalidato un progetto di bacino idrico nella Vienne, un dipartimento confinante con il Deux-Sèvres.

Insetti, i decreti fuorilegge

del governo italiano.

  Greatitalianfoodtrade.it - Dario Dongo – (28/03/2023) – ci dice:

 

Il governo italiano sotto le briglie di Coldiretti disperde risorse pubbliche in quattro decreti sulla etichettatura degli insetti che sono fuorilegge, per incostituzionalità e contrasto con il diritto europeo, oltreché inutili.

1) Italia, decreti insetti, 23 marzo 2023.

Quattro decreti a firma dei ministri dell’agricoltura, la sovranità e le On.le Francesco Lollobrigida, delle imprese e del Made in Italy alimentare Adolfo Urso e della salute Prof. Orazio Schillaci.

I decreti-fotocopia, datati 23 marzo 2023, si distinguono per la sola variante degli insetti edibili in ciascuno di essi considerati (grillo, locusta migratoria, verme della farina e larva gilla).

 

1.1) Premesse

Le premesse dei quattro decreti richiamano diverse fonti normative:

i regolamenti UE che autorizzano l’immissione sul mercato dei vari insetti di cui sopra in diverse forme, condizioni e quantità di utilizzo quali ingredienti di alcune categorie di alimenti (identificate mediante apposito database di EFSA).

 Ai sensi del Novel Food Regulation (EU) No 2015/2283 e riforma del suo regolamento di esecuzione (reg. EU 2017/2470. V. note 1,2,3),

la legge 24 dicembre 2012 n. 234, articolo 36, che attribuisce ai ‘ministri competenti’ (così si spera) l’attuazione mediante decreto degli ‘atti di esecuzione non autonomamente applicabili, adottati (…) dalla Commissione europea in esecuzione di atti dell’Unione europea già recepiti o già efficaci nell’ordinamento nazionale’.

1.2) Requisiti di etichettatura e posizionamento a scaffale

L’etichetta dei prodotti alimentari che contengano i vari insetti contenuti nei quattro decreti deve riferire:

le rispettive denominazioni legali, come stabilite nei regolamenti di autorizzazione come novel food, e

le possibili reazioni allergiche (nel caso dei grilli, per possibili sensibilità da parte dei soggetti allergici a crostacei, molluschi e acari della polvere).

Nessuna novità rispetto ai regolamenti europei,

‘nel campo visivo principale, stampate in modo da risultare facilmente visibili e chiaramente leggibili, devono essere riportate le seguenti indicazioni: “Il prodotto alimentare contiene…”.

i prodotti in questione ‘devono essere posti in vendita in comparti separati, segnalati attraverso apposita cartellonistica’. Come già avviene, nella prassi, per alcune categorie di alimenti innovative (es. prodotti con formule proteiche).

1.3) Provenienza obbligatoria.

‘Al fine di assicurare una corretta e completa informazione ai consumatori, rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari e della concorrenza sleale, è obbligatorio riportare’ in etichetta dei prodotti in esame ‘l’indicazione del luogo di provenienza’.

2) Novel food, le regole UE. Il caso dei grilli.

I regolamenti UE 2022/188 e 2023/5 autorizzano l’immissione sul mercato, quali novel food, di:

Acheta domesticus (grillo domestico) congelato, essiccato e in polvere (macinato), come snack e ingrediente alimentare in una serie di prodotti alimentari,

polvere sgrassata di grilli (Acheta domesticus), con esclusive quinquennali

a favore, rispettivamente, delle società Fair Insects B.V. (NL) e Cricket One Ltd. (Vietnam. V. note 5,6).

2.1) Requisiti di etichettatura UE.

Le etichette degli alimenti che contengano i già menzionati novel food – in base ai citati regolamenti UE, direttamente applicabili nei 27 Stati membri – devono sempre riportare:

le denominazioni ‘Acheta domesticus (grillo domestico) congelato’ o ‘Acheta domesticus (grillo domestico) essiccato/in polvere’, a seconda della forma utilizzata. Ovvero ‘polvere parzialmente sgrassata di Acheta domesticus (grillo domestico)’,

l’indicazione, ‘accanto all’elenco degli ingredienti’, che ‘tale ingrediente può provocare reazioni allergiche nei consumatori con allergie note ai crostacei e ai prodotti a base di crostacei, ai molluschi e ai prodotti a base di molluschi e agli acari della polvere’ (5,6).

3) Vizio di costituzionalità.

La legge 234/12 delega i ministri competenti – previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, che sui decreti in esame è stata raggiunta nella seduta 22 marzo 2023 – ai soli ‘adeguamenti tecnici e atti di esecuzione dell’Unione europea’ relativi a misure ‘non automaticamente applicabili’ (articolo 36. V. supra, par. 1.1).

Tutti i regolamenti europei di autorizzazione dei novel food, peraltro, specificano sia le ‘condizioni alle quali il nuovo alimento può essere utilizzato’, sia i ‘requisiti specifici aggiuntivi in materia di etichettatura’ e gli eventuali ‘altri requisiti’.

 Non sussistono perciò i presupposti per l’esercizio della delega ministeriale.

4) Violazioni del diritto europeo.

L’eccesso di delega assorbe ogni ulteriore motivo di illegittimità dei decreti ministeriali in esame, per contrasto con la Costituzione della Repubblica italiana. A ciò si aggiungono le violazioni del diritto europeo, come di seguito espresse:

reg. UE 1169/11, articolo 38.1 (Disposizioni nazionali). ‘Quanto alle materie espressamente armonizzate dal presente regolamento, gli Stati membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto dell’Unione lo autorizza’. Nel caso di specie, i decreti italici intervengono su materie oggetto di disciplina specifica mediante appositi regolamenti europei.

4.1) Origine e provenienza, oneri probatori.

‘Gli Stati membri possono introdurre disposizioni concernenti l’indicazione obbligatoria del paese d’origine o del luogo di provenienza degli alimenti solo ove esista un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e la sua origine o provenienza.

Al momento di notificare tali disposizioni alla Commissione, gli Stati membri forniscono elementi a prova del fatto che la maggior parte dei consumatori attribuisce un valore significativo alla fornitura di tali informazioni’ (reg. UE 1169/11, articolo 39.2).

4.2) Italia e Francia a confronto.

I ministri italiani – in barba alle regole UE di cui sopra – hanno provato a giustificare le proprie fantasie sulla provenienza degli insetti adducendo ‘superiori esigenze di più completa informazione consumeristica e di prevenzione delle frodi e della concorrenza sleale, di ulteriormente specificare’.

Il governo francese ha invece già superato l’esame della Corte di Giustizia, nel dimostrare quanto necessario a prescrivere l’etichettatura di origine del latte.  E si è concentrato sulle vere priorità, senza grilli per la testa.

Avendo prescritto l’indicazione dell’origine delle carni – bovine, suine, ovine e avicole – al ristorante.

5) Gli ordini di Coldiretti.

I quattro decreti esprimono miseramente, ancora una volta, gli ordini di Coldiretti. Dalla quale infatti provenivano i seguenti proclami:

‘la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra Ue, come il Vietnam, la Thailandia o la Cina (…) ed è quindi importante che la provenienza sia sempre indicata in etichetta’,

‘gli italiani, per la grande maggioranza, non porterebbero mai a tavola gli insetti, considerati estranei alla cultura alimentare nazionale:

il 54% è infatti proprio contrario agli insetti a tavola, mentre è indifferente il 24%, favorevole solo il 16% e non risponde il 6%, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Quale indagine, su quale campione? Gli stessi numeri venivano dedotti 6 anni prima, nel 2017.

6) Conclusioni provvisorie.

Fratelli d’Italia purtroppo ricade nell’errore di seguire gli ordini di una confederazione agricola che negli ultimi decenni ha avuto i suoi numi tutelari in Matteo Renzi in Italia e Paolo De Castro a Strasburgo.

 E nel comandare ‘a mosca cieca’ le politiche agroalimentari in Italia ha raccolto, negli ultimi anni, i seguenti risultati:

circa 400mila aziende agricole estinte tra 2010 e 2020 (-30%) mentre la superficie si è ridotta del 2,5% (fonte Istat),

bilancia commerciale negativa (29,8 miliardi di euro v. 29,4 al 30.6.22, fonte Ismea),

‘molto vulnerabili’ alla degradazione oltre il 10% dei suoli (fonte Ispra).

(Agli italiani fanno mangiare gli “escrementi di insetti”, ma “loro” si nutrono di

floride bistecche. N.D.R.)

 

 

 

BILL GATES PROGETTA UNO STATO

CARCERARIO PANDEMICO GLOBALE.

Comedonchisciotte.org - Redazione CDC – (26 Marzo 2023) - Jeffrey A. Tucker- theepochtimes.com- ci dice:

 

Un disastro epico come la risposta del COVID, si potrebbe supporre, dovrebbe ispirare un po’ di umiltà e di ripensamento su come la sanità pubblica possa essere andata così male.

Hanno avuto la loro occasione, ma hanno creato un disastro globale che non ha precedenti.

Questo è più che ovvio per qualsiasi osservatore competente.

Il passo successivo potrebbe essere quello di vedere se ci sono luoghi in cui le cose sono andate piuttosto bene, e la Svezia mi viene in mente per prima.

 Le perdite sul piano dell’istruzione sono state inesistenti perché non hanno chiuso le scuole.

 In generale la vita è continuata normalmente e con ottimi risultati.

Si potrebbe ipotizzare che la via svedese sia stata avvalorata.

 Purtroppo ai nostri leader non importa nulla delle prove, a quanto pare.

La loro preoccupazione è il potere e il denaro ad ogni costo.

Di conseguenza, stiamo assistendo a uno sforzo concertato non solo per raddoppiare gli errori la volta successiva, ma per renderli ancora peggiori.

Nel fine settimana sono emersi i due principali esposti.

New York Times: “Stiamo facendo di nuovo gli stessi errori” di Bill Gates.

Gates si avvale del suo posto privilegiato presso il New York Times per promuovere ancora una volta un “Corpo di Emergenza Sanitaria Globale,” insediato presso l’”Organizzazione Mondiale della Sanità” e gestito dalle stesse persone che hanno creato la risposta alla pandemia questa volta.

 In altre parole, si tratterebbe del centro del governo globale che spinge il mondo a ulteriori blocchi, in attesa di un’altra serie di vaccini.

Non ha imparato nulla dall’ultimo pasticcio che ha creato, per quanto ci si possa credere.

Anzi, è completamente spudorato.

 Secondo lui, l’unico problema è che non ci siamo chiusi abbastanza velocemente, non abbiamo fatto uscire i vaccini abbastanza velocemente e non abbiamo condotto abbastanza ricerche in anticipo per creare il vaccino perfetto.

 E sì, questo richiede necessariamente “una ricerca sul guadagno di funzioni”.

In altre parole, secondo Gates, dobbiamo far sì che la ricerca continui a giocherellare in laboratorio con trucchi che anticipino gli agenti patogeni del futuro, aumentando così ancora una volta il rischio di fughe di laboratorio che rendono necessari rimedi che possono essere prodotti e distribuiti solo dalle aziende farmaceutiche in cui Gates ha investito così tanto denaro.

Di conseguenza, abbiamo questo ciclo infernale:

 la “ricerca sul guadagno di funzioni” che anticipa il prossimo agente patogeno creandolo e rischiando così una perdita di laboratorio che rilascia l’agente patogeno che poi deve essere aggiustato dai vaccini stessi, ma tutto il mondo deve essere chiuso in attesa che possano essere distribuiti a miliardi di persone.

E si tenga presente che Gates non è un uomo qualunque che scrive un articolo.

È lui stesso il proprietario de facto dell’”Organizzazione Mondiale della Sanità”, quindi la sua spinta per una burocrazia permanente sulle pandemie ha molto peso.

 La macchina burocratica dei suoi sogni scavalcherebbe la sovranità nazionale per assicurarsi che non ci sia mai più un’altra Svezia.

“È difficile per un singolo Paese fermare la diffusione di una malattia da solo”, scrive, “Molte delle azioni più significative richiedono il coordinamento dei più alti livelli di governo”.

Il modello è sempre lo stesso ed è tratto dal mondo dell’informatica.

 C’è un disco rigido pulito, paragonato al corpo umano o a intere società. Funzionano bene, ma poi arriva una minaccia esogena sotto forma di malware. Per sconfiggerlo, abbiamo bisogno di un software aggiornato. È chiaro che non si dovrebbe accendere il computer finché non si riesce a ripulire il disco rigido.

 

Sono serio: La comprensione dei virus da parte di Gates non va oltre questo.

 Non ha imparato assolutamente nulla in questi anni.

Sta ancora ripetendo le ridicole frasi dei suoi TED Talks di anni fa.

In realtà, tutto ciò non ha nulla a che fare con i virus biologici, per i quali abbiamo sviluppato un sistema immunitario, un concetto che gli sfugge del tutto.

 Trova inconcepibile che la strategia migliore per le persone sane sia quella di incontrare il virus e allenare il sistema immunitario.

Anzi, è sconcertato da questa idea, favorendo solo l’uso di sostanze iniettabili per combattere le malattie.

Non gli sfugge nemmeno il modo in cui i virus, siano essi provenienti dai laboratori o dalla natura, debbano obbedire alla naturale dinamica epidemiologica della diffusione patogena.

Più sono letali, meno è probabile che si diffondano.

 È vero anche il contrario: più sono diffusi, come il COVID, meno sono gravi.

Il motivo è semplice:

 un agente patogeno ha bisogno di un ospite vivente. Certo, ci sono altre variabili come la latenza, ovvero quanto tempo il virus vive nell’ospite prima che compaiano sintomi debilitanti.

A parte questo, un laboratorio non può creare nulla che giochi fuori da questa matrice.

Se siete in grado di comprendere questo paragrafo, posso garantirvi questo.

 Ora ne sapete molto di più sui virus di Bill Gates.

 Eppure è lui ad avere l’influenza decisiva sulla politica delle pandemie in tutto il mondo.

Il motivo è estremamente rozzo: sono i suoi soldi.

Non è certo la sua intelligenza.

Infatti, è piuttosto scioccante come il suo denaro sia riuscito da solo a comprare il silenzio degli scienziati di tutto il mondo, che si sono dimostrati spaventosamente ossequiosi e deferenti nei confronti del fanatismo che Gates ha propinato per decenni.

Un buon esempio viene da Tom Frieden, l’autore del citato articolo del WALL Street Journal.

Per tutti i problemi della risposta alla pandemia, scrive, sappiamo cosa funziona: mascherine, lockdown e vaccini (idealmente obbligatori).

Il pezzo è esasperante al punto che è frustrante persino scrivere una risposta.

E questo perché la sua conclusione è già pronta nella formulazione.

Lancia una serie di link ad altri studi nel caso in cui si dubiti della sua veridicità, mentre evita accuratamente l’enorme numero di studi che dimostrano il contrario.

(“WALL Street Journal”: “Cosa ha funzionato contro la Covid: mascherine, lockdown e vaccini”

 Tom Frieden - ex capo dei CDC).

Quindi, sì, nel corso della settimana ho passato fin troppo tempo a esaminare le prove a sostegno della sua tesi.

Per quanto riguarda le mascherine, cita studi assurdi di tre anni fa.

Uno ha esaminato il mascheramento in Arizona per tre settimane e ha rilevato una differenza nei tassi di infezione.

Ma questo studio è stato condotto durante la più piccola ondata iniziale del 2020 ed è completamente invalidato dalle analisi successive delle stesse due contee, per non parlare delle molte centinaia di studi di qualità che non hanno mostrato alcuna differenza nella diffusione virale in funzione del mascheramento.

Un altro studio proviene da una nave della Marina Militare in cui è stato chiesto alle persone di effettuare dei self-report.

 Non è nemmeno una scienza seria, eppure questo ex capo del CDC lo cita.

Lo stesso studio è stato promosso dal CDC per giustificare la propria spinta verso le mascherine.

 È apparso nella serie MMWR per tre anni, che comprendeva alcuni dei peggiori dati scientifici mai diffusi da una burocrazia moderna.

 

Per quanto riguarda le chiusure delle aziende, Frieden non si prende nemmeno il disturbo di citare uno studio in loro difesa.

Si limita ad affermare il diritto dei governi di chiudere le aziende se vogliono.

Ciò che queste persone non menzionano mai è che tali chiusure includono anche il diritto del governo di bloccare la vostra casa per le feste e la vostra chiesa per le funzioni religiose.

In altre parole, si tratta di un attacco massiccio ai diritti umani duramente conquistati in 1.000 anni.

Infine, per quanto riguarda l’efficacia dei vaccini, tutti gli studi che cita si basano su modelli informatici fasulli che possono generare qualsiasi conclusione si desideri in base ai parametri delle variabili in ingresso.

Sono i tipi di modelli che gli scienziati seri che lavorano, ad esempio, in economia hanno smesso di usare molti decenni fa.

 Eppure gli epidemiologi continuano a sguazzarci dentro per sostenere le loro politiche preferite.

Naturalmente egli ignora le molte centinaia di studi condotti negli Stati Uniti e nel mondo che non mostrano alcuna relazione tra gli interventi governativi e i buoni risultati in termini di salute durante la pandemia.

C’è una ragione per essere profondamente allarmati da questi due articoli.

Gli autori parlano a nome di alcune delle persone più potenti del mondo. Stanno spiegando esattamente ciò che vogliono fare.

Sono completamente insensibili alle prove. E rivelano la loro ambizione di annullare, rovesciare e abolire di fatto tutto ciò che una volta era conosciuto come libertà.

 

Incredibilmente, hanno la faccia tosta di scrivere queste cose nel bel mezzo della carneficina che hanno creato l’ultima volta. Tutto ciò mi ricorda il famoso riassunto dell’impero romano scritto dal grande storico Tacito, parafrasando Calgaco:

Questi saccheggiatori del mondo, dopo aver esaurito la terra con le loro devastazioni, stanno saccheggiando l’oceano:

 spinti dalla cupidigia, qualora il loro nemico sia ricco; dall’ambizione, se è povero; non saziati dall’Oriente e dall’Occidente: si tratta di gente che guarda con uguale avidità alla ricchezza e all’indigenza.

 Devastare, massacrare, usurpare con appellativi falsi, lo chiamano impero; laddove creano un deserto, invece, lo chiamano pace.

Bill Gates e Tom Frieden hanno creato un deserto e lo chiamano salute.

(Jeffrey A. Tucker, theepochtimes.com)

(theepochtimes.com/bill-gates-plots-a-global-pandemic-prison-state_5138824.html?utm_source=partner&utm_ca)

 

 

 

 

Crollo dei Mercati Azionari e Crypto.

La Corsa ai Nuovi Protocolli è iniziata…

Conoscenzealconfine.it – (29 Marzo 2023) - Luca La bella – ci dice:

Come ampiamente descritto in questi anni la corsa verso l’armonizzazione verso i nuovi protocolli “ISO 20022” del sistema dei pagamenti interbancari è iniziata.

Il 20 Marzo è stata la data di inizio, dopo il rinvio di Novembre dello scorso anno in quanto solo poche Nazioni al Mondo, tra cui il Sud Africa, erano riuscite ad implementare il nuovo standard internazionale sui pagamenti che prevede scambi di nuova valuta “asset backed” ovvero monete coperte da risorse reali in sostituzione della classica, obsoleta e manipolabile, moneta “Fiat” (ossia creata dal nulla).

Nei prossimi giorni buona parte delle Banche nel Mondo saranno predisposte e operative nell’implementazione di questi protocolli, e ci si sta quindi preparando ad un forte ritracciamento dei mercati azionari, in quanto molte Banche e Fondi di investimento svolgono un corposo ruolo nel mantenere la liquidità all’interno degli stessi come anche nel” trading delle Crypto”.

Anche la SEC lancia l’allarme sugli investimenti in criptovalute per diversi motivi.

Addirittura la “stablecoin Tether” deve affrontare il controllo normativo nei prossimi giorni.

 Questi investimenti come ho sempre spiegato, sono di natura altamente volatile e speculativa, oltre al fatto che la mancanza di protezione degli investitori su molte piattaforme, rende questi ultimi vulnerabili a potenziali perdite.

 Inoltre, molte società di Crypto potrebbero non aderire alle leggi federali applicabili sui titoli, aumentando ulteriormente il rischio.

 La scorsa settimana, il WALL Street Journal ha pubblicato un rapporto esclusivo secondo cui le persone dietro la stablecoin Tether e lo scambio di asset digitali “Bitfinex” “hanno utilizzato documenti falsificati e società di comodo” per garantire l’accesso ai servizi bancari già nel 2017.

Tra i dettagli più intriganti nel rapporto WSJ c’è il ruolo della “Signature Bank” con sede a New York, che, fino alla drammatica implosione dei giorni scorsi della “Silvergate Bank” con sede in California, era una delle uniche due banche statunitensi che gestivano un volume significativo di transazioni per scampi in criptovalute.

Quindi ricapitolando qualora “Theter “non dovesse superare i controlli normativi della SEC, potrebbe essere bloccata dal sistema portandosi giù anche il “Bitcoin” e l’“Ethereum”.

Queste ultime sono anche sotto tiro da parte di Russia e Cina che si preparano a bannare il loro utilizzo, a fronte del nuovo sistema quantistico più moderno ma soprattutto trasparente e non legato a “Stablecoin “come “Thete”r che intrinsecamente parametra il suo valore al Dollaro Americano.

Anche in molti Paesi africani è in atto questo passaggio come il Kenya.

Infatti il “Kenya Bankers Association” (KBA) ha annunciato che la “Automated Clearing House” (ACH) è stata ora aggiornata allo standard ISO 20022, uno standard internazionale aperto usato dalle istituzioni finanziarie per scambiare informazioni per migliorare costantemente l’infrastruttura del sistema di pagamento, fornire sistemi più efficienti e solidi in linea con la strategia e la visione del sistema nazionale di pagamento del settore, e guarda caso, proprio il Kenya ha sottoscritto un accordo con gli Emirati Arabi Uniti (UAE) e l’Arabia Saudita per comprare il petrolio con la propria moneta nazionale, lo scellino (Codice ISO 4217: KES) anziché in dollari USA!

Di fatto entrando nel comparto BRICS.

Come in Africa così in Europa.

Infatti la “Banca centrale europea” sta aggiornando il principale sistema di pagamento europeo attraverso il consolidamento del sistema “TARGET2”. “TARGET2” è una piattaforma di regolamento in tempo reale con sede in Europa che elabora fino al 90% del volume totale dei pagamenti in euro nel mondo.

 Questo sistema è utilizzato dalle banche centrali e commerciali e da altri istituti finanziari per gli accordi reciproci.

Gli esperti finanziari definiscono la transizione al sistema di pagamento” TARGET2”, una “rivoluzione positiva”, che sposterà contemporaneamente tutti i partecipanti al sistema verso un’infrastruttura di pagamento tecnologicamente più avanzata e di qualità superiore della zona euro.

 Quindi più di 1.000 banche europee sono passate al nuovo sistema contemporaneamente nei giorni scorsi.

Convergere verso una multipolarità di monete nazionali “Asset Backed” è l’unica soluzione per l’intero sistema finanziario e sta avvenendo.

Come ampiamente descritto in questi anni la Rivalutazione Monetaria (RV), cambierà gli equilibri geopolitici in tutto il Mondo, senza risparmiare però grandi scossoni al mercato azionario globale, specialmente nel comparto Bancario.

Questo crollo imminente viaggia di pari passo al cambio di sistema.

I crolli finanziari come le rivoluzioni si dice siano impossibili finché non sono inevitabili.

 In genere procedono per fasi. Da quando le banche centrali hanno iniziato ad aumentare i tassi di interesse in risposta all’aumento dell’inflazione, i mercati finanziari sono stati sotto pressione.

Il salvataggio di diverse Banche dovrebbe prevedere emissione di nuova liquidità da parte delle Banche centrali che andrebbe solo ad aumentare ancora di più l’inflazione in un circolo vizioso senza fine, e ormai è ora di tirare giù le carte per scoprire che punto si ha in mano.

È successo negli USA e sta ora accadendo in Europa con “Credit Suisse” e “Deutsche Bank”, la cui sede di Londra è stata venduta in questi giorni per 257 milioni di Sterline ad una società Malese, e probabilmente la prossima a subire le più forti ripercussioni, che potrebbero essere l’innesco per l’uscita della Germania dall’Europa stessa e l’ingresso nei paesi del BRICS, avvenimento che ormai sembra imminente.

Se vogliamo comunque fare una analisi tecnica della situazione dei mercati possiamo riassumere lo scenario come segue.

L’indice S&P500 è sceso di circa il 20%.

Le più grandi società tecnologiche statunitensi, tra cui Apple, Microsoft, Alphabet e Amazon, hanno perso circa 4,6 trilioni di dollari di valore di mercato.

La crisi dei “gilt” britannici, ovvero le obbligazioni del governo del Regno Unito in sterline emesse da “HM Treasury” e quotata alla Borsa di Londra del settembre 2022, potrebbe essere costata 500 miliardi di dollari.

Il 30% dei paesi dei mercati emergenti e il 60% delle nazioni a basso reddito affrontano una crisi del debito.

 I problemi hanno ora raggiunto il sistema finanziario, con le banche statunitensi, europee e giapponesi che hanno perso circa 460 miliardi di dollari  di valore di mercato nel marzo 2023.

Tassi più elevati hanno comportato perdite non realizzate sugli investimenti superiori a 600 miliardi di dollari alla fine del 2022 presso le banche statunitensi assicurate dalla “Federal Deposit Insurance Corporation”.

Se si includono altre attività sensibili all’aumento degli interessi, la perdita per le sole banche americane potrebbe essere di circa $ 2.000 miliardi.

A livello globale, la perdita totale non realizzata potrebbe essere da due a tre volte superiore.

È più chiaro così il quadro generale?

Il crollo dei mercati azionari quindi possiamo dire sia imminente. Mi chiedo quindi adesso cosa succederà quando il sistema finanziario statunitense, epurato dalla turpe pratica della “Riserva frazionaria” tanto cara ai nostri esperti della “contro informazione”, applicherà i protocolli ISO20022 (rimasto per ultimo) e trasformerà di fatto il “dollaro fiat” nello “”USN emesso dalla “Treasury” e non più dalla “FED”, con copertura di asset reali.

 

La bolla del vecchio dollaro scoppierà, deflagrando all’interno dell’intero sistema e spingendo alcuni degli stati federali a chiedere l’indipendenza dagli USA.

 Il Texas probabilmente sarà la prima Nazione a muovere questo passo come scrissi due anni fa in un mio articolo sul TEXIT.

Ogni crollo della Borsa degno di questo nome, avviene di solito nel così detto “Black Friday,” quindi vediamo cosa succederà fra pochi giorni, ovvero Venerdì 31 Marzo.

(Luca La bella -- databaseitalia.it/index.php/2023/03/28/crollo-dei-mercati-azionari-e-crypto-la-corsa-ai-nuovi-protocolli-e-iniziata/)

 

 

 

 

Cibo sintetico, il 74% delle amministrazioni

comunali non lo vuole in commercio.

Riminiday.it – Redazione – (1°- 3- 2023) – ci dice:

 

La provincia di Rimini dice no al cibo sintetico e sposa la campagna di Coldiretti a favore del made in Italy e della sovranità alimentare.

(Carne chimica creata in laboratorio).

La provincia di Rimini dice no al cibo sintetico.

 Ad oggi, il 74% delle amministrazioni comunali, ha infatti deliberato la sua contrarietà alla commercializzazione in Italia.

"Un risultato notevole – spiegano il Presidente Coldiretti Rimini Guido Cardelli Masini Palazzi e il Direttore Alessandro Corsini – che segna un punto importante in questa battaglia a favore del made in Italy e della sovranità alimentare.

La forte presa di posizione di Coldiretti sta dando i suoi frutti".

"Il cibo sintetico è un ragionamento – spiega Cardelli Masini Palazzi - che va oltre ogni logica naturale.

Si tratta di ricchezze, di lobby che imperversano a Bruxelles e di una Europa ostaggio delle multinazionali.

 Lo si evince dal via libera alle etichette allarmistiche sul vino, dagli attacchi alla zootecnia e, ultimo in ordine di tempo, dall’allarme degli insetti a tavola".

"E’ un attacco mirato a distruggere un’intera economia reale – evidenzia il Direttore Corsini  -  che ricorda per quanto riguarda la carne da laboratorio la verità che non viene pubblicizzata è che non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore, non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.

Ma non c’è solo la bistecca in provetta infatti la società “Remilk” vuole poi aprire una fabbrica chimica in Danimarca per la produzione di latte sintetico realizzato in laboratorio senza mucche, in Germania si lavora a bastoncini di sostanza ittica coltivati in vitro senza aver mai neppure visto il mare, mentre negli Usa si stanno buttando anche sul sushi in provetta".

"Chi controllerà il cibo controllerà la libertà dei popoli e le democrazie dei paesi – evidenzia il “Vice Direttore di Coldiretti Rimini Giorgio Ricci” - in Italia esistono allevatori sottoposti a rigidi controlli sul benessere animale e sui prodotti utilizzati nelle diverse coltivazioni e quindi è evidente che l’agricoltura non è il problema per l’ambiente come vogliono far credere per sponsorizzare il cibo sintetico, il quale, ottenuto in laboratorio attraverso cellule staminali riprodotte in vitro (come nel caso della carne) o proteine vegetali (vedi il pesce sintetico vegetale) rappresenterebbe un durissimo colpo all’intero comparto agricolo alimentare del nostro paese".

"Per Coldiretti – conclude il Presidente Cardelli Masini Palazzi - alla base della sovranità alimentare vi è l’educazione alimentare fatta di qualità ed eccellenze del Territorio che vanno tutelate".

 

 

 

 

Minimum tax al 15%,

accordo raggiunto.

italiaoggi.it – Matteo Rizzi – (17 dicembre 2022) – ci dice:

 

Aliquota minima al 15% firmata da tutti i 27 stati membri dell’Unione europea.

Giovedì notte il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo unanime sull’adozione della tassa minima per le multinazionali.

 Giovedì notte dopo un colpo di sorpresa da parte della Polonia che minacciava di bloccare nuovamente la direttiva sulla minimum tax, gli aiuti da 18 miliardi di euro per l'Ucraina e il “Pnrr” ungherese, il Consiglio Ue ha raggiunto un accordo unanime sull'adozione della tassa minima per le multinazionali.

L'aliquota minima si applicherà alle società con un fatturato superiore a 750 milioni di euro e dovrà essere recepita entro la fine del 2023 con l'imposta applicata a partire dal 2024 con un gettito aggiuntivo stimato di circa 2,6 miliardi per l'Italia e 71,5 miliardi per tutta l'Unione.

Lunedì notte gli ambasciatori dell'Unione avevano siglato un accordo definitivo sull'introduzione dell'imposta minima al 15% dell'Ue (si veda ItaliaOggi del 14 dicembre), ma durante l'incontro per ottenere l'adozione formale di mercoledì al Consiglio, Varsavia ha avanzato delle perplessità che sono state ritirate solo giovedì.

Parlando con i giornalisti all'ingresso del vertice Ue, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki aveva definito «un ricatto» l'accordo raggiunto lunedì.

Prima dell'accordo di lunedì, i governi Ue avevano deciso di discutere le quattro questioni separate come un pacchetto unico per assicurarsi che l'Ungheria approvasse i finanziamenti per l'Ucraina e la tassa Ocse - due decisioni che Budapest aveva tenuto in ostaggio per ottenere flessibilità sul Pnrr nazionale, hanno detto i diplomatici europei.

«L'accordo raggiunto sulla “global minimum tax” è una bellissima notizia e un grande risultato del governo italiano grazie al ruolo svolto da Giorgia Meloni che ha sbloccato una situazione molto complicata superando le difficoltà poste da alcuni paesi», ha commentato il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti.

«È una misura importante, sono molto soddisfatto perché permetterà il recupero di base imponibile in Italia e la creazione di un mercato più trasparente ed equo per chi opera sul territorio nazionale». La decisione dell'Ue, insieme agli sviluppi nel Regno Unito e Svizzera e al sostegno della riforma Ocse a due pilastri in Australia, Corea, Giappone, fanno prevedere che il 2023 sarà l'anno di implementazione dell'aliquota per il resto del mondo, tenendo presente che circa 140 Paesi hanno dato il proprio consenso alle nuove nell'ottobre 2021.( Matteo Rizzi)

Atto di guerra degli Stati Uniti contro l'Unione europea:

il presidente Biden ha ordinato l'attacco terroristico

contro Nord Stream.

Alto tradimento contro i popoli d'Europa.

Globalresearch.ca – (26 marzo 2023) - Prof Michel Chossudovsky – ci dice:

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta l'11 ottobre 2022 nella settimana successiva all'atto di sabotaggio del gasdotto Nord Stream del 26 settembre 2022, i cui dettagli specifici sono stati successivamente rivelati da Seymour Hersh.

L'articolo conferma inequivocabilmente l'intento del presidente Joe Biden per quanto riguarda il sabotaggio del Nord Stream in una conferenza stampa della Casa Bianca tenutasi il 7 febbraio 2022.

Inoltre, il cancelliere tedesco Olaf Scholz era presente alla conferenza stampa.

Il capo del governo tedesco Scholz ha confermato il suo sostegno alla dichiarazione di Biden relativa al Nord Stream:

"Non ci sarà più un Nord Stream 2", ha detto Joe Biden.

Questo atto di sabotaggio ordinato da Joe Biden all'inizio di febbraio 2022 è stato un atto di guerra contro l'Unione europea, che ha portato a conseguenze economiche e sociali devastanti.

(A causa della censura dei media diretta contro Global Research, la sostanza di questo articolo non ha raggiunto un vasto pubblico.)

(Esiste anche la video intervista di Michel Chossudovsky.)

 

MICHEL CHOSSUDOVSKY – L'AMERICA È IN GUERRA CON L'EUROPA.

Nei recenti sviluppi, il procuratore generale tedesco Peter Frank ha confermato che "non ci sono prove per incolpare la Russia per la distruzione dei gasdotti Nord Stream":

"Attualmente non è stato dimostrato (...) L'indagine è in corso (...) Attualmente stiamo valutando tutto questo in modo forense. [Il sospetto] che ci sia stato un atto di sabotaggio straniero [in questo caso], non è stato finora dimostrato", ha detto durante l'intervista a Die Welt.

Nessuna prova di sabotaggio straniero di un atto che ha creato scompiglio sociale e difficoltà nell'Unione europea, con l'aumento dei prezzi dell'energia?

Le persone stanno congelando, incapaci di pagare le bollette del riscaldamento. L'economia dell'Unione europea, che dipendeva dall'energia a basso costo proveniente dalla Russia, è nel caos.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha rifiutato di commentare l'indagine.

Se non era la Russia, chi c'era dietro?

Inequivocabilmente, questo atto di sabotaggio era stato ordinato dal Presidente degli Stati Uniti.

La seguente dichiarazione è stata fatta esattamente un anno fa:

"Lo faremo, vi prometto, saremo in grado di farlo", dice Joe Biden 7 febbraio 2022.

Olaf Scholz e Peter Frank sono bugiardi.

Il sabotaggio è stato commesso da una "potenza straniera".

Ciò è confermato da una recente dichiarazione di Victoria Nuland alla Commissione per le relazioni estere del Senato.

"Senatore Cruz, come lei sono io e penso che l'amministrazione sia molto gratificata di sapere che Nord Stream 2 è ora, come le piace dire, un pezzo di metallo in fondo al mare".

(Esiste il video della sua dichiarazione).

 

F**k the EU again: "Un pezzo di metallo in fondo al mare."

 

È un atto di guerra contro il popolo europeo. E i loro leader sono complici di questo atto di sabotaggio

Gli Stati Uniti continuano a crescere in Ucraina.

Victoria Nuland ha testimoniato all'audizione della Commissione per le relazioni estere del Senato il 26 gennaio 2023.

(Michel Chossudovsky, 8 febbraio 2023)

 

L'America è in guerra contro l'Europa

di Michel Chossudovsky. (11 ottobre 2022)

 

I gasdotti Nord Stream oggetto dell'attacco si trovano all'interno della giurisdizione territoriale (marittima) di quattro Stati membri dell'Unione europea.

Nel diritto internazionale, "integrità territoriale" si estende alle "proprietà" situate all'interno delle acque territoriali dello Stato nazionale.

La distruzione deliberata di tali "proprietà" all'interno delle acque territoriali di un paese da parte o per conto di un attore di uno stato straniero costituisce un atto di guerra.

"Il sabotaggio è la causa più probabile delle perdite in due gasdotti del Mar Baltico tra la Russia e l'Europa, hanno detto i leader europei, dopo che i sismologi hanno segnalato esplosioni intorno ai gasdotti Nord Stream".

Secondo la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen "le fughe di notizie" nel Mar Baltico erano dovute a "sabotaggi":

"Qualsiasi interruzione deliberata delle infrastrutture energetiche europee attive è inaccettabile e porterà alla risposta più forte possibile", ha avvertito, e ha esortato e indagato per ottenere piena chiarezza sugli "eventi e perché".

Il primo ministro danese Mette Frederiksen li ha descritti come "atti deliberati", aggiungendo: "Non stiamo parlando di un incidente".

Von Der Leyen non ha approfondito chi potrebbe esserci dietro questi "atti deliberati" di sabotaggio.

Bomba.

In un'intervista televisiva del 7 febbraio 2022 il Presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto che gli Stati Uniti avrebbero agito contro Nord Stream se necessario.

Questa dichiarazione è stata fatta 3 settimane prima dell'invasione russa:

Presidente Joe Biden: "Se la Russia invade, ciò significa carri armati e truppe che attraversano di nuovo il confine dell'Ucraina, allora

"Non ci sarà più un Nord Stream 2"

Giornalista: "Ma come lo farai esattamente, dal momento che il progetto è sotto il controllo della Germania?"

Biden: "Lo faremo, ve lo prometto, saremo in grado di farlo". (enfasi aggiunta).

Joe Biden: "Non ci sarà più un Nord Stream 2"

Le prove suggeriscono che questo attacco terroristico era stato contemplato dall'amministrazione Biden prima dell'invasione russa.

È stato effettuato dalla CIA?

"Saremo in grado di farlo", ha detto Joe Biden.

Atto di guerra degli Stati Uniti contro l'Unione europea.

Nord Stream che ha origine in Russia passa attraverso le acque territoriali di quattro Stati membri dell'UE tra cui Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania. Il permesso è stato fornito e approvato dai parlamenti di quei paesi prima della costruzione.

Inoltre, i gasdotti Nord Stream richiedevano anche l'approvazione di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, che facevano parte del processo consultivo prima della costruzione.

Bomba:

 Da un punto di vista legale (diritto internazionale: Carta delle Nazioni Unite, diritto del mare) questo non è stato un attacco terroristico contro la Russia, è stato un atto di guerra degli Stati Uniti contro l'Unione europea.

I gasdotti Nord Stream oggetto dell'attacco si trovano all'interno della giurisdizione territoriale (marittima) di quattro Stati membri dell'Unione europea. Nel diritto internazionale, "integrità territoriale" si estende alle "proprietà" situate all'interno delle acque territoriali dello Stato nazionale.

La distruzione deliberata di tali "proprietà" all'interno delle acque territoriali di un paese da parte o per conto di un attore di uno stato straniero costituisce un atto di guerra.

"La Classe Politique": Alto Tradimento.

L'America non è più "un alleato" dell'UE. Anzi.

Il ruolo insidioso degli Stati Uniti nel compiere atti di sabotaggio contro l'UE è ampiamente documentato.

 Al di là di ogni dubbio.

Nel frattempo i politici corrotti dell'UE non solo incolpano la Russia, ma stanno preparando il terreno per la distruzione dell'Unione europea per conto di Washington.

Stanno "dormendo con il nemico" a scapito dei popoli d'Europa.

Il tradimento costituisce un atto di tradimento da parte di politici europei in alta carica per conto di una potenza straniera, che attraverso vari mezzi sta attivamente e deliberatamente innescando il caos economico e sociale sia nell'Europa occidentale che in quella orientale.

Gli Stati Uniti non sono un alleato dell'UE. Anzi. Washington sta conducendo una guerra contro l'Europa, con il sostegno di funzionari governativi corrotti in alto ufficio. È un atto di tradimento.

Anche i media sono complici, cioè nel sostenere un flusso di menzogne. L'obiettivo non detto è quello di fornire un volto umano a questi atti di tradimento.

Tradimento ai più alti livelli di governo.

Ciò che è necessario è un "cambio di regime" in tutta l'Unione europea e procedimenti penali diretti contro politici corrotti.

 

 

 

Come “Blackrock Investment Fund”

ha innescato la crisi energetica globale.

Globalresearch.ca – (07 marzo 2023) - F. William Engdahl – ci dice:

 

"Adesione all'Agenda di sostenibilità 2030 delle Nazioni Unite". Colossale disinvestimento nel settore globale del petrolio e del gas da trilioni di dollari.

(USA: Economia globale, petrolio ed energia).

La maggior parte delle persone è sconcertata da quella che è una crisi energetica globale, con i prezzi del petrolio, del gas e del carbone che contemporaneamente salgono alle stelle e costringono persino alla chiusura di importanti impianti industriali come prodotti chimici o alluminio o acciaio.

 L'amministrazione Biden e l'UE ha insistito sul fatto che tutto è dovuto alle azioni militari di Putin e della Russia in Ucraina.

Non è così.

La crisi energetica è una strategia pianificata da tempo dai circoli aziendali e politici occidentali per smantellare le economie industriali in nome di un'agenda verde distopica.

Ciò ha le sue radici nel periodo ben prima del febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato la sua azione militare in Ucraina.

Blackrock spinge i criteri ESG.

Nel gennaio 2020, alla vigilia dei devastanti blocchi covid economicamente e socialmente, il CEO del più grande fondo di investimento del mondo, Larry Fink di Blackrock, ha pubblicato una lettera ai colleghi di WALL Street e ai CEO aziendali sul futuro dei flussi di investimento.

Nel documento, modestamente intitolato "A Fundamental Reshaping of Finance", Fink, che gestisce il più grande fondo di investimento del mondo con circa 7 trilioni di dollari allora in gestione, ha annunciato una partenza radicale per gli investimenti aziendali.

Il denaro "diventerebbe verde".

Nella sua lettera del 2020 che ha seguito Fink ha dichiarato:

"Nel prossimo futuro – e prima di quanto molti si aspettino – ci sarà una significativa riallocazione del capitale ... Il rischio climatico è un rischio di investimento".

 Inoltre, ha affermato: "Ogni governo, azienda e azionista deve affrontare il cambiamento climatico".

In una lettera separata ai clienti investitori di Blackrock, Fink ha consegnato la nuova agenda per gli investimenti di capitale.

Ha dichiarato che Blackrock uscirà da alcuni investimenti ad alto contenuto di carbonio come il carbone, la più grande fonte di elettricità per gli Stati Uniti e molti altri paesi.

Ha aggiunto che Blackrock esaminerà nuovi investimenti in petrolio, gas e carbone per determinare la loro adesione alla "sostenibilità" dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Fink ha chiarito che il più grande fondo del mondo avrebbe iniziato a disinvestire in petrolio, gas e carbone.

 "Nel corso del tempo", ha scritto Fink, "le aziende e i governi che non rispondono agli “stakeholder” e affrontano i rischi per la sostenibilità incontreranno un crescente scetticismo da parte dei mercati e, a sua volta, un costo del capitale più elevato".

Ha aggiunto che "il cambiamento climatico è diventato un fattore determinante nelle prospettive a lungo termine delle aziende ... Siamo sull'orlo di un rimodellamento fondamentale della finanza".

Da quel momento in poi il cosiddetto investimento” ESG”, penalizzando le società che emettono CO2 come ExxonMobil, è diventato tutto di moda tra gli hedge fund e le banche di WALL Street e i fondi di investimento tra cui State Street e Vanguard.

Tale è il potere di Blackrock.

Fink è stato anche in grado di ottenere quattro nuovi membri del consiglio di amministrazione di ExxonMobil impegnati a porre fine al business petrolifero e del gas della società.

Segui i "soldi veri" dietro la "nuova agenda verde".

La lettera di Fink del gennaio 2020 è stata una dichiarazione di guerra da parte della grande finanza contro l'industria energetica convenzionale.

BlackRock è stato membro fondatore della “Task Force on Climate-related Financial Disclosures” (TCFD) ed è firmatario dei “PRI” delle Nazioni Unite – “Principles for Responsible Investing”, una rete di investitori sostenuta dalle Nazioni Unite che spingono gli investimenti a zero emissioni di carbonio utilizzando i criteri ESG altamente corrotti – fattori ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento.

 Non esiste un controllo oggettivo sui dati falsi per i criteri ESG di un'azienda.

Anche Blackrock ha firmato la dichiarazione del Vaticano del 2019 sostenendo i regimi di prezzo del carbonio.

 BlackRock nel 2020 ha anche aderito a “Climate Action 100”, una coalizione di quasi 400 gestori di investimenti che gestiscono 40 trilioni di dollari.

Con quella fatidica lettera del “CEO” del gennaio 2020, Larry Fink ha messo in moto un colossale disinvestimento nel settore globale del petrolio e del gas da trilioni di dollari.

In particolare, nello stesso anno “Fink di BlackRock” è stato nominato nel Consiglio di fondazione del distopico “World Economic Forum” di Klaus Schwab, il nesso aziendale e politico dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite a zero emissioni di carbonio.

Nel giugno 2019, il “World Economic Forum e le Nazioni Unite” hanno firmato un quadro di partenariato strategico per accelerare l'attuazione dell'Agenda 2030.

 Il WEF ha una piattaforma di “intelligence strategica” che include i 2030 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 17.

Nella sua lettera del CEO del 2021, Fink ha raddoppiato l'attacco a petrolio, gas e carbone.

 "Dato quanto sarà centrale la transizione energetica per le prospettive di crescita di ogni azienda, stiamo chiedendo alle aziende di rivelare un piano su come il loro modello di business sarà compatibile con un'economia a zero emissioni nette", ha scritto Fink.

Un altro funzionario di BlackRock ha detto in una recente conferenza sull'energia, "dove andrà BlackRock, altri seguiranno".

(Per ora solo “Putin” si è opposto alla “politica economica e climatica” di BlackRock. NDR.)

In soli due anni, entro il 2022 circa 1 trilione di dollari sarà uscito dagli investimenti nell'esplorazione e nello sviluppo di petrolio e gas a livello globale.

 L'estrazione del petrolio è un'attività costosa e il taglio degli investimenti esterni da parte di BlackRock e di altri investitori di WALL Street significa la lenta morte del settore.

Biden: un presidente BlackRock?

All'inizio della sua allora poco brillante candidatura presidenziale, Biden ha avuto un incontro a porte chiuse alla fine del 2019 con Fink che, secondo quanto riferito, ha detto al candidato che "sono qui per aiutare".

Dopo il suo fatidico incontro con Fink di BlackRock, il candidato Biden ha annunciato:

 "Ci libereremo dei combustibili fossili ..."

Nel dicembre 2020, ancor prima che Biden fosse insediato nel gennaio 2021, ha nominato il responsabile globale degli investimenti sostenibili di BlackRock, Brian Deese, come assistente del presidente e direttore del Consiglio economico nazionale.

Qui, Deese, che ha svolto un ruolo chiave per Obama nella stesura dell'accordo sul clima di Parigi nel 2015, ha silenziosamente plasmato la guerra di Biden all'energia.

Questo è stato catastrofico per l'industria petrolifera e del gas. L'uomo di Fink, Deese, è stato attivo nel fornire al nuovo presidente Biden un elenco di misure anti-petrolio da firmare per ordine esecutivo a partire dal primo giorno nel gennaio 2021.

Ciò includeva la chiusura “dell'enorme oleodotto Keystone XL” che avrebbe portato 830.000 barili al giorno dal Canada fino alle raffinerie del Texas e l'interruzione di qualsiasi nuovo contratto di locazione nell'Arctic National Wildlife Refuge (ANWR).

Biden ha anche aderito all'accordo sul clima di Parigi che Deese aveva negoziato per Obama nel 2015 e Trump ha -poi- annullato.

Lo stesso giorno, Biden ha messo in moto un cambiamento del cosiddetto "costo sociale del carbonio" che impone un punitivo $ 51 a tonnellata di CO2 all'industria petrolifera e del gas.

Questa mossa, stabilita sotto l'autorità puramente esecutiva senza il consenso del Congresso, sta causando un costo devastante agli investimenti in petrolio e gas negli Stati Uniti, un paese che solo due anni prima era il più grande produttore di petrolio del mondo.

Capacità di raffinazione di uccisione.

Ancora peggio, le aggressive regole ambientali di Biden e i mandati di investimento ESG di BlackRock stanno uccidendo la capacità di raffinazione degli Stati Uniti.

Senza raffinerie non importa quanti barili di petrolio prendi dalla Strategic Petroleum Reserve.

 Nei primi due anni della presidenza Biden gli Stati Uniti hanno chiuso circa 1 milione di barili al giorno di capacità di raffinazione di benzina e diesel, alcuni a causa del crollo della domanda di covid, il declino più rapido nella storia degli Stati Uniti.

Gli arresti sono permanenti.

Nel 2023 si chiuderà un ulteriore 1,7 milioni di barili al giorno di capacità a seguito del disinvestimento ESG di BlackRock e WALL Street e delle normative Biden.

Citando il pesante disinvestimento di WALL Street nel petrolio e le politiche anti-petrolio di Biden, il CEO di Chevron nel giugno 2022 ha dichiarato di non credere che gli Stati Uniti costruiranno mai un'altra nuova raffineria.

Larry Fink, membro del consiglio di amministrazione del World Economic Forum di Klaus Schwab, è affiancato dall'UE il cui presidente della Commissione europea, la notoriamente corrotta Ursula von der Leyen ha lasciato il consiglio del WEF nel 2019 per diventare capo della Commissione europea.

Il suo primo atto importante a Bruxelles è stato quello di far passare l'agenda UE Zero Carbon Fit for 55.

Ciò ha imposto importanti tasse sul carbonio e altri vincoli su petrolio, gas e carbone nell'UE ben prima delle azioni russe del febbraio 2022 in Ucraina.

 L'impatto combinato dell'agenda ESG “fraudolenta” di Fink nell'amministrazione Biden e della “follia” Zero Carbon dell'UE sta creando la peggiore crisi energetica e inflazionistica della storia.

(F. William Engdahl è consulente strategico e docente, ha conseguito una laurea in politica presso l'Università di Princeton ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica.)

 

 

 

 

Come distruggere la Russia.

Rapporto 2019 di Rand Corporation:

"Estensione eccessiva e squilibrio della Russia"

Globalresearch.ca – (26 marzo 2023) - Manlio Dinucci – ci dice:

 Agenda di guerra NATO degli Stati Uniti.

Di massima rilevanza per la guerra in corso in Ucraina, di seguito è riportato l'articolo di revisione di Manlio Dinucci pubblicato per la prima volta da Global Research il 25 maggio 2019, che fornisce una sintesi di un rapporto Rand intitolato: “Overextending and Unbalancing Russia”.

Costringere l'avversario ad espandersi incautamente per sbilanciarlo e poi distruggerlo.

Questa non è la descrizione di un “judo hold”, ma un piano contro la Russia elaborato dalla Rand Corporation, il “think tank” più influente degli Stati Uniti. Con uno staff di migliaia di esperti, Rand si presenta come la fonte più affidabile al mondo per l'intelligence e l'analisi politica per i leader degli Stati Uniti e dei loro alleati.

La “Rand Corp” si vanta di aver contribuito all'elaborazione della strategia a lungo termine che ha permesso agli Stati Uniti di vincere la Guerra Fredda, costringendo l'Unione Sovietica a consumare le proprie risorse economiche nello scontro strategico.

È questo modello che è stato l'ispirazione per il nuovo piano, “Overextending and Unbalancing Russia”, pubblicato da Rand.

(Esiste il documento completo di “RAND Maggio 2019”).

Secondo i loro analisti, la Russia rimane un potente avversario per gli Stati Uniti in alcuni settori fondamentali.

Per gestire questa opposizione, gli Stati Uniti e i loro alleati dovranno perseguire una strategia congiunta a lungo termine che sfrutti le vulnerabilità della Russia. Così “Rand” analizza i vari mezzi con cui sbilanciare la Russia, indicando per ciascuno le probabilità di successo, i benefici, i costi e i rischi per gli Stati Uniti.

Gli analisti di Rand stimano che la più grande vulnerabilità della Russia sia quella della sua economia, a causa della sua forte dipendenza dalle esportazioni di petrolio e gas.

Il reddito derivante da queste esportazioni può essere ridotto rafforzando le sanzioni e aumentando le esportazioni di energia degli Stati Uniti.

L'obiettivo è obbligare l'Europa a diminuire le sue importazioni di gas naturale russo e sostituirlo con gas naturale liquefatto trasportato via mare da altri paesi.

Un altro modo per destabilizzare l'economia russa a lungo termine è incoraggiare l'emigrazione di personale qualificato, in particolare giovani russi con un alto livello di istruzione.

Nei settori ideologico e dell'informazione, sarebbe necessario incoraggiare la contestazione interna e, allo stesso tempo, minare l'immagine della Russia all'esterno, escludendola dai forum internazionali e boicottando gli eventi sportivi internazionali che organizza.

Nel settore geopolitico, armare l'Ucraina consentirebbe agli Stati Uniti di sfruttare il punto centrale della vulnerabilità esterna della Russia, ma questo dovrebbe essere attentamente calcolato per tenere la Russia sotto pressione senza scivolare in un grande conflitto, che vincerebbe.

Nel settore militare, gli Stati Uniti potrebbero godere di alti benefici, con bassi costi e rischi, aumentando il numero di truppe terrestri dei paesi della NATO che lavorano in funzione anti-russa.

Gli Stati Uniti possono godere di alte probabilità di successo e alti benefici, con rischi moderati, soprattutto investendo principalmente in bombardieri strategici e missili d'attacco a lungo raggio diretti contro la Russia.

Lasciare il “Trattato INF” e schierare in Europa nuovi missili nucleari a raggio intermedio puntati contro la Russia porterebbe ad alte probabilità di successo, ma presenterebbe anche alti rischi.

Calibrando ogni opzione per ottenere l'effetto desiderato – concludono gli analisti di Rand – la Russia finirebbe per pagare il prezzo più duro in un confronto, ma gli Usa dovrebbero anche investire ingenti risorse, che quindi non sarebbero più disponibili per altri obiettivi.

Questo è anche un avvertimento preventivo di un imminente importante aumento della spesa militare USA/NATO, a svantaggio dei bilanci sociali.

Questo è il futuro che ci viene prospettato dalla” Rand Corporation, il più influente think tank del Deep State” – ovvero il centro sotterraneo del potere reale attanagliato dalle oligarchie economiche, finanziarie e militari – che determina le scelte strategiche non solo degli USA, ma di tutto il mondo occidentale.

Le "opzioni" previste dal piano non sono in realtà altro che varianti della stessa strategia di guerra, il cui prezzo in sacrifici e rischi è pagato da tutti noi.

 

 

 

Governance globale attraverso

l'intelligenza artificiale: l'ultima

“tirannia” irresponsabile.

Globalresearch.ca - Brandon Smith – (29 marzo 2023) – ci dice:

Il WEF cita l’“IA “come la chiave singolare della "Quarta Rivoluzione Industriale".

 A loro avviso, non ci può essere progresso umano senza l'influenza degli algoritmi di intelligenza artificiale, rendendo l'input umano quasi obsoleto.

Non è un segreto che le istituzioni globaliste siano ossessionate dall'intelligenza artificiale come una sorta di profezia tecnologica.

Lo trattano come se fosse quasi soprannaturale nel suo potenziale e spesso sostengono che ogni innovazione industriale e sociale significativa nel prossimo futuro dovrà la sua esistenza all'“IA”.

Il World Economic Forum di Klaus Schwab cita l'IA come la chiave singolare per l'ascesa di quella che chiamano la "Quarta Rivoluzione Industriale". A loro avviso, non ci può essere progresso umano senza l'influenza degli algoritmi di intelligenza artificiale, rendendo l'input umano quasi obsoleto.

Questa illusione è spesso promossa da” propagandisti globalisti”.

Ad esempio, dai un'occhiata alla visione riassuntiva del membro del WEF “Yuval Harari” (filosofo), che crede davvero che l'IA abbia capacità creative che sostituiranno l'immaginazione umana e l'innovazione.

Non solo, ma “Harari” ha costantemente sostenuto in passato che l'IA gestirà il mondo molto meglio di quanto gli esseri umani possano mai fare.

Gli esempi di” Harari” sulla creatività dell'IA potrebbero sembrare un'estrema ingenuità per molti di noi, ma sa esattamente cosa sta facendo nel travisare le capacità degli algoritmi.

Giochi come gli “scacchi” e il “Go” sono giochi di schemi limitati da regole, ci sono solo così tante permutazioni di questi modelli in un dato scenario e l'IA è semplicemente più veloce a individuarli rispetto alla maggior parte degli umani perché è ciò che è progettato per fare dai creatori di software.

Questo non è diverso dal risolvere un'equazione matematica;

Solo perché una calcolatrice è più veloce di te non significa che sia "creativa".

C'è una grande differenza tra automazione cognitiva e autonomia cognitiva.

L'intelligenza artificiale è pura automazione;

Giocherà ai giochi per cui è programmato e imparerà a giocarli bene, ma non avrà mai un'epifania un giorno e creerà un gioco nuovo e unico da zero a meno che non sia codificato per farlo.

 L'IA non si divertirà mai a giocare a questo nuovo gioco che ha creato, o sentirà la gioia di condividere quel gioco con gli altri, quindi perché dovrebbe preoccuparsi?

Non cercherà mai di contribuire al mondo più di quanto non sia pre-programmato per fare.

Il modo in cui i globalisti pubblicizzano l'IA è molto tattico, tuttavia.

Quando” Harari” afferma che molte persone diventeranno parte della "classe inutile" una volta che l'IA prenderà il controllo dell'economia, sta alludendo a un'altra ideologia globalista basata sull'elitarismo: il transumanesimo.

L'obiettivo del transumanesimo è quello di fondere un giorno i corpi umani e le menti umane con la tecnologia e l'intelligenza artificiale, e solo un gruppo limitato di persone avrà le risorse per raggiungere questo obiettivo (i globalisti).

Hai paura di entrare a far parte della "classe inutile"?

Bene, se raschiate e supplicate e servite ogni capriccio dell'”establishment elitario globalista”, allora forse sarete abbastanza fortunati da ottenere impianti che vi permetteranno di interfacciarvi con l'IA, e quindi il vostro futuro impiego e "utilità" saranno garantiti.

Non suona bene?

Ma, come tutte le visioni dei narcisisti, ci sono illusioni di divinità e poi c'è la realtà.

Continuo ad avere seri dubbi sul fatto che l'IA sarà mai legittimamente autonoma o legittimamente vantaggiosa per l'umanità in alcun modo oltre ad avere la capacità di calcolare rapidamente all'interno di regole matematiche.

L'analisi rapida dei dati può essere utile in molte aree della scienza, ma non è davvero la prova dell'intelligenza autonoma, e gli algoritmi possono essere predittivi ma non più predittivi degli esseri umani che guardano gli stessi dati statistici.

 Non c'è nulla nell'IA che sia impressionante se si considera quel poco che effettivamente realizza.

L'intelligenza artificiale è un giocattolo, un trucco da salotto, non un'entità vivente con osservazioni e conclusioni indipendenti.

 E certamente non è un essere simile a un dio capace di inondarci di ambrosia scientifica o di costruire una civiltà perfetta.

Prevedo che una società dipendente dall'IA ristagnerà e rimarrà intrappolata nella stasi, senza mai inventare nulla di molto valore e senza mai progredire.

Si occuperà sempre e solo dell'omogeneizzazione – la fusione delle persone con l'algoritmo.

È lì che andranno TUTTE le energie della società.

 

Come punto di riferimento per cui l'IA è sopravvalutata, tutto ciò che dobbiamo fare è guardare al comportamento dei programmi di IA come “ChatGPT”;

 L'algoritmo è stato scoperto in numerose occasioni per contenere pregiudizi politici estremi sempre inclini all'estrema sinistra, compresi pregiudizi basati su convinzioni non supportate in alcun modo da prove scientifiche.

È interessante notare che “ChatGPT “a volte mostrerà anche una risposta apparentemente ostile a concetti conservatori o fatti scomodi.

 Il” bot” negherà quindi che sta dando opinioni personali anche quando le sue risposte sono costantemente pro-sinistra.

Come è possibile un pregiudizio politico per un software a meno che non sia stato programmato per mostrare quel pregiudizio?

Non c'è obiettività da trovare nell'IA, né alcuna creatività, semplicemente rigurgiterà le opinioni personali o i pregiudizi delle persone che l'hanno creata e che hanno progettato il modo in cui elabora i dati.

A differenza di un tipico adolescente umano che cerca di adottare le convinzioni sociali o politiche opposte dei propri genitori per distinguersi, l'IA non si tingerà mai metaforicamente i capelli di blu, si forerà il naso e si proclamerà vegana – farà sempre ciò che i suoi creatori vogliono che faccia.

Un altro esempio di questa dinamica è l'arte AI, che essenzialmente ruba le proprietà stilistiche di numerosi artisti umani inseriti nel suo database e li copia.

Mentre l'imitazione potrebbe essere considerata la più alta forma di adulazione, non è la stessa cosa della creatività.

Questo potrebbe non sembrare un grosso problema quando si tratta di un semplice “chatbot” o della realizzazione di cartoni animati.

Ma è un problema enorme quando iniziamo a parlare di IA che influenza le politiche sociali e governative.

I globalisti sostengono che l'IA sarà ovunque:

 negli affari, nelle scuole, nelle operazioni aziendali, nelle imprese scientifiche e persino all'interno del governo.

DEVE eseguire tutto.

 Perché?

In realtà non dicono perché se non per fare vaghe promesse di incredibili progressi e benefici precedentemente inimmaginabili.

Ad oggi, non ci sono state profonde innovazioni prodotte dall'IA, ma suppongo che i propagandisti pro-IA diranno che l'età dell'oro è "proprio dietro l'angolo".

Gli usi dell'IA sono veramente limitati ad aiutare gli esseri umani con compiti semplici, ma c'è ancora un costo.

Un'auto a guida autonoma potrebbe essere ottima per una persona fisicamente handicappata, ma può anche essere una stampella che convince una popolazione a non imparare mai a guidare da sola.

 Per estensione, l'IA è in molti modi la stampella DEFINITIVA che porta alla tirannia finale.

Se le persone sono convinte a consegnare i normali processi umani e le opportunità decisionali all'automazione, allora hanno ceduto le loro libertà in cambio di convenienza.

Ancora più importante, se gli algoritmi sono autorizzati a dettare gran parte delle scelte e delle conclusioni, le persone non sentiranno più un senso di responsabilità per le loro azioni.

 Indipendentemente dalle conseguenze, tutto ciò che devono fare per il resto della loro vita è dire a sé stessi che stavano solo seguendo i suggerimenti (o gli ordini) dell'IA.

 L'IA diventa una forma di coscienza collettivizzata esterna;

Una bussola morale artificiale per”la mente alveare”.

Ma chi controllerà davvero quella bussola morale e strozzerà le decisioni di milioni di persone?

Sarà l'IA o le élite dietro le quinte a manipolare l'algoritmo?

Per molte persone questo probabilmente suona come fantascienza.

Sì, ci sono state molte fantasie immaginarie di come sarebbe stato il mondo all'ombra dell'IA – consiglio vivamente il film francese della Nouvelle Vague "Alphaville" come una delle previsioni più accurate sugli orrori dell'IA e della tecnocrazia.

Tuttavia, ciò di cui sto mettendo in guardia qui non è un futuro teorico lontano, è già qui.

Questi sono gli obiettivi palesi dei globalisti in bella vista, con una copertura di zucchero per renderli più appetibili.

Ho scritto delle motivazioni delle élite e della loro venerazione per l'IA nel mio articolo "Intelligenza artificiale: uno sguardo secolare all'anticristo digitale".

Quel pezzo era incentrato sulle pulsioni filosofiche di Harari  che fanno desiderare ai globalisti l'IA.

In questo articolo voglio sottolineare la questione della governance dell'IA e come potrebbe essere fatta appello alle masse.

Per raggiungere il futuro distopico che i globalisti vogliono, devono ancora convincere una grande percentuale della popolazione ad applaudirlo e abbracciarlo.

La comodità di avere un sistema che prende decisioni difficili per noi è un fattore ovvio, come menzionato sopra.

 Ma la governance dell'IA non riguarda solo la rimozione della scelta, ma anche la rimozione delle informazioni di cui potremmo aver bisogno per essere istruiti abbastanza per fare scelte.

Lo abbiamo visto di recente con le restrizioni della pandemia covid e la collusione (con tangenti elargite) tra governi, media aziendali e social media.

Gli algoritmi sono stati ampiamente utilizzati dai conglomerati dei media web da Facebook a YouTube per interrompere il flusso di informazioni che potrebbe essere contrario alla narrativa ufficiale.

In alcuni casi la censura ha preso di mira le persone che si limitavano a porre domande pertinenti o a introdurre teorie alternative.

 In altri casi, la censura ha preso di mira dati dimostrabili che erano contrari alle politiche del governo.

 Una moltitudine di affermazioni governative sulle origini del covid, mascheramenti, lockdown e vaccini si sono dimostrate false negli ultimi anni, eppure milioni di persone credono ancora ciecamente alla narrativa originale perché sono state bombardate senza sosta dagli algoritmi.

Non sono mai stati esposti alle informazioni contrastanti, quindi non sono mai stati in grado di giungere alle proprie conclusioni.

Fortunatamente, a differenza dei “bot”, l'intelligenza umana è piena di anomalie: persone che agiscono sull'intuizione e sullo scetticismo per mettere in discussione affermazioni preconcette o fabbricate.

La mancanza di informazioni contrarie provoca immediatamente sospetti per molti, e questo è ciò che i governi autoritari spesso rifiutano di cogliere.

La grande promessa che i globalisti mantengono in nome dell'IA è l'idea di uno stato puramente oggettivo;

Un sistema sociale e governativo senza pregiudizi e senza contenuti emotivi.

È l'idea che la società possa essere gestita dal pensiero automatico per "salvare gli esseri umani da sé stessi" e dalle proprie fragilità.

È una falsa promessa, perché non ci sarà mai una cosa come “l'IA oggettiva”, né alcuna IA che comprenda le complessità dello sviluppo psicologico umano.

Inoltre, il sogno globalista dell'IA non è guidato dall'avventura, ma dalla paura.

Riguarda la paura della responsabilità, la paura del merito, la paura dell'inferiorità, la paura della lotta e la paura della libertà.

Le più grandi conquiste dell'umanità sono ammirevoli perché sono raggiunte con contenuti emotivi, non nonostante esso.

È quel contenuto che ci ispira a scavare nell'ignoto e superare le nostre paure.

 La governance dell'IA e una società integrata nell'IA non sarebbero altro che un'azione disperata per negare la necessità della lotta e la volontà di superare.

I globalisti sono più che felici di offrire una via d'uscita dalla lotta, e lo faranno con l'intelligenza artificiale come volto della loro benevolenza.

 Tutto quello che dovrai fare è barattare le tue libertà e forse la tua anima in cambio di non dover mai affrontare il puro terrore dei tuoi pensieri tranquilli.

 Alcune persone, purtroppo, credono che questo sia un commercio equo.

Le élite globaliste presenteranno l'IA come il grande giudice, l'intercessore puro e logico del percorso corretto; non solo per le nazioni e per le popolazioni in generale, ma per ogni singola vita.

Con l'algoritmo falsamente accettato come infallibile e puramente imparziale, le élite possono quindi governare il mondo attraverso la loro creazione senza volto senza alcuna supervisione:

Perché possono quindi affermare che non sono loro a prendere decisioni, è l'IA.

In che modo si mette in discussione o addirittura si punisce un'IA per aver sbagliato o causato disastri?

E, se l'IA prende tutte le sue decisioni “a favore dell'agenda globalista”, beh, sarà trattata come una semplice coincidenza.

(Brandon Smith, Alt-Market.us, 2023)

 

 

 

Quando gli animali sono ostaggio

della politica, il caso di cinghiali e lupi.

Lifegate.it - Brunella Paciello – (20 gennaio 2023) – ci dice:

 

Un recente emendamento propone la caccia indiscriminata ai cinghiali per limitarne il numero.

 I cinghiali vagolano per le strade di Roma. E la politica non fa altro che minacciarne l’uccisione.

 Intanto anche i lupi in Svezia rischiano grosso.

I cinghiali sono ormai una sgradita presenza sul suolo italiano e Roma non è immune dalla loro invasione che si fa sempre più massiccia.

Le decisioni politiche pesano molto sulla situazione e non sembrano far intravedere uno spiraglio nella gestione in Italia.

Nel frattempo anche in Svezia si cerca di diminuire il numero dei lupi contravvenendo alle direttive europee in materia di animali selvatici.

I cinghiali hanno invaso Roma.

Incuranti di emendamenti e prese di posizioni di politici ed esperti nei giorni scorsi persino la splendida Villa Pamphili è stata chiusa perché alcuni ungulati vagavano indisturbati fra alberi e cespugli.

 E come se non bastasse poco tempo prima un uomo su uno scooter era finito in coma per un incontro ravvicinato con un cinghiale.

Una situazione da allarme rosso che sta mettendo a dura prova i nervi dei cittadini della Capitale, ma che poteva essere sia prevista che arginata se si fossero presi provvedimenti adeguati in tempo.

Ma l’aumento esponenziale degli animali selvatici, lupi in testa, sembra preoccupare anche la civilissima Svezia che prevede – sempre se riuscirà a ottenere le delibere necessarie – di limitare il numero di questi predatori che, secondo le autorità svedesi, sono ormai troppi sul suolo nazionale.

Che sta succedendo?

Abbiamo chiesto l’aiuto degli esperti per tentare di tracciare delle linee guida che possano aiutarci a capire.

I cinghiali sono ormai numerosissimi in Italia.

Cinghiali a Roma e in tutta la penisola.

Recentemente il governo ha introdotto con la legge finanziaria un emendamento che autorizza il contenimento delle specie ritenute “pericolose” per agricoltura, circolazione stradale e incolumità pubblica.

Questo tipo di controllo viene considerato come un’attività non coincidente con la pratica venatoria e quindi si è deciso di considerarla possibile anche nelle aree urbane, in quelle protette e senza particolari limitazioni, premesso che queste attività di contenimento debbano sempre essere eseguite da persone munite di licenza di caccia e operino sotto il controllo dei carabinieri forestali.

Sul provvedimento si attende per ora il parere del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, visto anche che buona parte delle direttive, secondo esperti e associazioni animaliste,  sono da considerarsi illegittime.

Cinghiali e proteste.

Caccia ai cinghiali in città e altre strane storie dal mondo dei diritti animali.

“Il provvedimento è pessimo, sia per modalità che per una visione inaccettabile che vede, come unica risoluzione delle problematiche relative alla fauna, l’abbattimento.

 E tutto ciò senza preoccuparsi minimamente di valutare soluzioni diverse eticamente e scientificamente più corrette”, delucida in proposito Ermanno Giudici, scrittore e blogger.

Cinghiali in Italia, ucciderli non serve e non risolve il problema.

“C’è da dire – prosegue – che l’emendamento in questione sottrae il personale, già scarso, ai carabinieri forestali, investiti di questo ulteriore compito che si può leggere come volontà di ridurre le loro capacità operative nel contrastare i reati in materia di ambiente e biodiversità.

 Sostenere però che questa norma abbia autorizzato un incontrollato far west urbano, culminato con l’episodio di un cacciatore che ha sparato da una finestra a un cinghiale colpendo invece un’autovettura, è un falso che né la politica, né i mezzi d’informazione dovrebbero cavalcare.

 In questo modo si crea soltanto disinformazione e si contribuisce a diffondere la notizia errata che chiunque possa fare abbattimenti, senza regole”.

Purtroppo alla base del problema dei cinghiali in aree urbane sta in primo luogo il degrado sempre più evidente delle aree metropolitane invase da rifiuti di ogni genere e cassonetti che non vengono svuotati regolarmente.

Tutto ciò induce i selvatici – cinghiali e volpi in testa – a invadere man mano il territorio per procurarsi cibo facile e alla portata del branco.

Animali selvatici, conosciamoli per rispettarli di più.

A questo proposito è netta la posizione delle associazioni animaliste come avverte un comunicato stampa dell’Oipa, l’Organizzazione internazionale protezione animale:

“La caccia e la politica di selezione non sono la soluzione al problema della proliferazione dei cinghiali, ma ne sono la causa.

Tutto ciò viene attestato da etologi, zoologi e naturalisti.

La presenza dei cinghiali in città è dovuta soprattutto a una scorretta raccolta dei rifiuti.

Inoltre, ancor più a monte, vi è la politica dei ripopolamenti degli anni passati.

 È bene sapere che gli ungulati che popolano oggi l’Italia, più grandi e prolifici degli autoctoni, sono stati introdotti dai paesi dell’Europa orientale a uso e consumo dei cacciatori, cui ora si ricorre per risolvere un problema che loro stessi hanno determinato”.

E a proposito dell’invasione dei cinghiali a Villa Pamphili,  Alessandro Piacenza, responsabile fauna selvatica dell’associazione animalista, aggiunge come sia necessaria, insieme a una politica di pulizia metropolitana e a una corretta raccolta dei rifiuti, un uso corretto dei dissuasori – dalla sterilizzazione chimica alla cattura mirata – già allo studio del ministero della Salute.

L’Oipa chiede poi che i cinghiali catturati vengano destinati a strutture specifiche e non abbattuti rispettando, in questo modo, l’articolo 9 della Costituzione che tutela anche gli animali.

Cinghiali.

Peste suina, facciamo il punto della situazione.

Chi di natura offende, di natura perisce, verrebbe da dire.

 Il fenomeno degli animali selvatici sempre più confidenti nei confronti dell’essere umano ha tante cause e diversi aspetti.

 Tutti hanno però alla base l’incapacità umana di comprendere la natura e rapportarsi nei suoi confronti.

La decimazione di cinghiali, lupi e orsi provoca, infatti, anche un complesso fenomeno naturale.

 Le femmine, se private del maschio alfa, tendono ad accoppiarsi con i soggetti restanti sovvertendo e incrementando il ritmo naturale dei calori, con il solo scopo di generare nuovi soggetti che ripopolino il branco.

E il fenomeno ha quindi il risultato di aumentare il numero dei selvatici con un effetto paradossale e incontrollabile.

Lupi.

In Svezia vogliono procedere, in contrasto con le direttive UE, all’abbattimento dei lupi.

I lupi e la Svezia, un problema politico.

La recente presa di posizione svedese che prevede l’abbattimento di 75 lupi su una popolazione stimata di 460 esemplari ha sollevato non poche polemiche. E già il braccio di ferro con l’Unione europea si preannuncia lungo e complicato.

La popolazione di questi predatori, in Svezia e nella vicina Norvegia, era stata quasi estinta intorno al 1970 come ha dimostrato uno studio realizzato dalla Ntnu, l’Università norvegese di scienza e tecnologia e da quella di Copenaghen.

 Rimarca Ermanno Giudici:

“I lupi attualmente presenti nel territorio risultano essere provenienti dalla vicina Finlandia da dove sono giunti andando a occupare le nicchie ecologiche lasciate libere a causa dell’uomo che si è progressivamente spostato in aree metropolitane.

Lupo.

In Svezia è iniziato il più grande abbattimento di lupi della storia moderna.

Gli attacchi al grande predatore, però, non arrivano solo dal Nordeuropa, ma anche dalla Svizzera, che ha da poco compiuto il tentativo, fallito, di far modificare lo status del lupo riconosciuto dalla Convenzione di Berna, da specie “strettamente protetta” a “protetta”.

In questo modo sarebbe stato possibile per la confederazione elvetica attuare ulteriori misure di sfoltimento dei branchi, in un paese dove i conflitti fra predatori e allevatori sono abbastanza frequenti”.

Ma mentre il mondo scientifico continua a lanciare allarmi, raccomandando la necessità di mettere in atto ogni azione possibile per la conservazione della biodiversità, unica via per mantenere l’ambiente in equilibrio, la politica, in Svezia come in Italia, sembra più interessata a seguire il parere di alcuni gruppi elettorali piuttosto che quello della scienza.

E cerca di mantenere costante la direttiva del dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte.

Branco lupi.

La presenza del lupo è importantissima per la salute dell’ecosistema.

Sostanzialmente identico il parere del biologo Mauro Belardi, esperto di sostenibilità ambientale e presidente della cooperativa Eliante:

 “La Svezia è membro UE dunque ogni deroga al divieto di abbattimento deve rispettare l’articolo 16 della direttiva Habitat che informa che le uccisioni devono essere motivate e limitate, possono essere richiesti solo se esiste il buono stato di conservazione della specie, devono essere prima state tentate soluzioni alternative, ecc.

Inoltre c’è da dire che la densità di lupi in Svezia è molto bassa rispetto alla media europea.

 Da questo derivano le polemiche, in quanto il provvedimento svedese palesemente non rispetta la direttiva”.

Se ne accorgeranno i politici europei o preferiranno accontentare frange di contribuenti – allevatori, cacciatori, agricoltori – in grado di sostenere l’attività politica?

 Non è facile dare una risposta allo stato attuale delle cose.

I prossimi mesi e anni saranno fondamentali per cercare di capire se le attività umana potranno coesistere in armonia con le leggi naturali o se, ancora una volta, si assisterà alla prevaricazione e al tentativo di annientamento dei più deboli. In questo caso gli animali, appunto.

 

 

 

 

L’Onu ostaggio dei veti:

l’impotenza sui conflitti.

Corriere.it - Milena Gabanelli e Danilo Taino – (6 aprile 2022) – ci dicono:

 

Anche questa volta, messo di fronte all’invasione dell’Ucraina, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha mostrato la sua impotenza.

Sabato 26 febbraio scorso si è riunito per discutere una risoluzione contro l’aggressione russa e il 5 aprile per condannare il massacro di Bucha.

Inevitabilmente, non è riuscito ad adottare una risoluzione nella prima riunione e a condannare formalmente la Russia nella seconda.

Inevitabilmente perché l’oggetto in discussione riguardava direttamente il governo di Mosca, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio stesso, i cinque che vinsero la Seconda guerra mondiale e che dispongono del potere di veto sull’adozione di ogni documento.

 La risoluzione di febbraio contro l’azione di Putin era stata presentata da Stati Uniti e Albania: undici Paesi si sono dichiarati a favore, tre – Cina, India ed Emirati Arabi – si sono astenuti e l’ambasciatore russo presso l’Onu ha votato contro. Veto, tutto inutile.

Il diritto di veto.

Il Consiglio di Sicurezza è uno dei sei maggiori organi dell’Onu. È composto dai rappresentanti di quindici Paesi: dai cinque Permanenti – Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia – e da dieci eletti a rotazione che rimangono in carica due anni ma che non hanno diritto di veto.

Nelle dispute tra Paesi, il Consiglio cerca prima la conciliazione stabilendo principi, investigando, mandando missioni e inviati speciali e invitando il segretario generale dell’Onu a cercare soluzioni.

Nei casi di conflitto, innanzitutto può emettere direttive di cessate il fuoco e inviare missioni di peacekeeping.

Se non basta può decidere sanzioni economiche, embargo sulle armi, penalità e restrizioni finanziarie, divieti di transito e viaggio;

e poi rottura delle relazioni diplomatiche, blocchi attorno al Paese colpito dalle misure;

e infine azioni militari collettive.

Il diritto di veto, però, ha fatto sì che, sin dalla sua creazione nel 1945, l’Onu non sia stata in grado di impedire alcun conflitto iniziato da uno dei cinque membri permanenti.

 

La risoluzione contro la Corea del Nord.

In epoca di Guerra Fredda, il Consiglio di Sicurezza ha approvato solo due risoluzioni che contemplavano l’uso della forza.

 La prima sulla Corea del Sud invasa da quella del Nord nel 1950. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunì il 25 e il 27 giugno e approvò le risoluzione 82 e 83 con le quali condannava «l’attacco armato sulla Repubblica di Corea da parte delle forze della Nord Corea», chiedeva «l’immediata cessazione delle ostilità» e domandava alle «autorità della Nord Corea di ritirare le loro forze armate al 38° parallelo»;

infine raccomandava ai membri dell’Onu di fornire assistenza in ogni modo alla Corea del Sud.

Le risoluzioni furono votate senza voti contrari dei Cinque: nel 1950, il seggio della Cina era occupato dalla Repubblica di Cina, cioè Taiwan, non da Pechino che se lo prenderà solo negli Anni Settanta.

Taipei (Formosa) votò a favore.

 La Russia non c’era alle riunioni proprio perché stava boicottando il Consiglio di Sicurezza a causa del riconoscimento di Taipei e non di Pechino.

Quindi, risoluzioni adottate.

Ma completamente ignorate dalla Corea del Nord, da Mosca e da Pechino, le quali due continuarono a sostenere e armare Pyongyang per tutta la guerra successiva che terminò solo nel 1953.

Finito il boicottaggio del Consiglio di Sicurezza, l’Unione Sovietica impose il veto su ogni risoluzione riguardante la Corea del Nord.

 

La prima Guerra del Golfo.

Il 2 agosto 1990, l’Iraq di Saddam Hussein invase il Kuwait.

 Il Consiglio di Sicurezza approvò una mozione (660) che chiedeva il ritiro delle truppe di Bagdad.

 Dopo avere riaffermato la richiesta in altre dieci risoluzioni, il 29 novembre 1990 il Consiglio approvò la numero 678 che invocava il Capitolo VII delle Nazioni Unite – quello che stabilisce un atto di aggressione che interrompe la pace é autorizza l’uso della forza militare per restaurarla.

Come ultima chance, diede all’Iraq tempo fino al 15 gennaio 1991 per adeguarsi alla risoluzione 660.

Pechino si astenne.

L’Unione Sovietica, già in fase di disfacimento, votò a favore.

L’operazione militare (Desert Storm) fu poi guidata dagli Stati Uniti, con una coalizione di 35 Nazioni, iniziò il 17 gennaio 1991 ed entro febbraio era terminata con la restaurazione dell’Emiro in Kuwait, la sconfitta dell’Iraq.

 Saddam fu risparmiato da George Bush senior.

 

(Arabia Saudita 1990: truppe francesi erano pronte a unirsi alle forze della coalizione contro l’Iraq dopo l’invasione del Kuwait del 2 agosto.)

Dopo la caduta del Muro.

Negli Anni Novanta, caduta l’Urss, il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato l’uso della forza in tre casi.

 In Somalia, con l’operazione Restore Hope nel 1992, nessun voto contrario: la guerra civile nel Paese era sfuggita di mano alla missione umanitaria (peacekeeping) dell’Onu e il Consiglio di Sicurezza autorizzò l’intervento armato di una forza multinazionale (guidata dagli Usa).

L’operazione terminò nel 1993 ma forze sotto le bandiere dell’Onu rimasero fino al 1994 con esiti pessimi:

disorganizzazione e mancanza di leadership dell’Onu, oltre a uno scandalo che interessò il contingente canadese, con due militari sorpresi a picchiare un teenager durante la missione umanitaria.

 

(Somalia 1993: un convoglio di marines statunitensi supera un check point belga durante un’operazione militare congiunta USA/Belgio, il 27 marzo 1993 a Kismayu)

Nel 1993 in Bosnia Erzegovina.

 Il 15 aprile il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò una risoluzione nella quale si stabiliva, per la prima volta, una “safe area”:

 a Srebrenica e zone circostanti, dove unità paramilitari serbo-bosniache attaccavano civili, forze dell’Onu e convogli di aiuti.

 La risoluzione imponeva il ritiro dei serbo-bosniaci, la sicurezza di Srebrenica, la cessazione degli aiuti militari ai serbo-bosniaci da parte della Repubblica di Jugoslavia, come al tempo si chiamavano la Serbia e il Montenegro.

La missione umanitaria dell’Onu per fermare la pulizia etnica – condotta dall’Unprofor, United Nations Protection Force – fu un fallimento quando Srebrenica fu presa dalle milizie di Radko Mladic nel luglio del 1995.

Nel genocidio furono uccisi ottomila musulmani bosniaci. A quel punto la risoluzione fu adottata all’unanimità.

Ma l’intervento delle forze Onu fu un disastro.

Ad Haiti nel 1994 per «restaurare la democrazia» nel Paese. Una giunta militare aveva spodestato il presidente Aristide e il governo.

 Fu autorizzata una missione militare multilaterale guidata dagli Usa. Nessun voro contrario, Pechino astenuta.

 

 Guerra del Kosovo, 1999, bombardamento Nato della Jugoslavia. +In quell’anno era in corso un’altra pulizia etnica, contro i kosovari albanesi, da parte della Jugoslavia.

 Gli Stati Uniti chiesero all’Onu di potere intervenire ma Russia e Cina fecero sapere che avrebbero posto il veto a un intervento armato.

La Nato decise dunque di intervenire senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, «per ragioni umanitarie».

 

(Srebrenica: una donna prega davanti alla lapide del mausoleo con i nomi delle vittime)

2001 Afghanistan.

I contrasti tra i membri permanenti con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza ebbero una parentesi dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

 La risoluzione 1368 fu adottata dal Consiglio il giorno dopo l’attentato.

Presentata dalla Francia, chiedeva a tutti i Paesi di assicurare alla giustizia i responsabili dell’atto terroristico, compresi organizzatori e sponsor, e chiedeva di aumentare gli sforzi per eradicare il terrorismo internazionale.

Gli Stati Uniti e alleati intervennero in Afganistan in ottobre.

 La risoluzione iniziale fu seguita da altre, fino alla risoluzione 1386 del 20 dicembre 2001 che creava la International Security Assistance Force (Isaf), formazione militare multinazionale che aveva il compito di assistere gli afghani a costruire istituzioni.

L’Isaf diventò poi parte della guerra contro i talebani.

 Anche quella risoluzione fu adottata all’unanimità.

(16 settembre 2001 Afghanistan: si crea una processione verso il villaggio di Saricha, nel cuore del Panjshir, a circa 160 km da Kabul, per la sepoltura di Ahmad Shah Masood).

2011 Libia.

Il cessate il fuoco in Libia nel 2011 (approvato, ma non rispettato da Gheddafi) formò la base legale per l’intervento militare nella guerra civile libica.

 Fu proposto da Francia, Libano e Regno Unito e approvato con l’astensione di Cina e Russia.

 L’intervento iniziò con un bombardamento dei francesi e missili dai sottomarini britannici dopo che Gheddafi aveva minacciato l’opposizione.

 Poi la Nato assunse il comando dell’operazione.

Il caso Iraq.

Invasione Iraq.

L’accordo tra i Grandi Cinque durò poco.

Tra il 2002 e il 2003, una serie di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza avevano riguardato l’Iraq.

In particolare, a Bagdad fu mandata una missione guidata da Hans Blix e Mohammed El Baradei per investigare la presenza di armi di distruzione di massa, che Usa e Regno Unito ritenevano ci fossero, date le forniture che l’Iraq aveva ricevuto negli anni.

Blix ed El Baradei non trovarono prove conclusive della loro presenza.

Il 5 febbraio 2003, il segretario di Stato americano Colin Powell fece una presentazione al Consiglio e sostenne la presenza di armi di distruzione di massa, oltre che Saddam avrebbe avuto rapporti con al Qaida.

Powell disse anni dopo che la decisione di invadere era già stata presa, in quel momento, da George Bush junior.

Di fronte alla debole presentazione di Powell – che sosteneva il diritto di intervento in Iraq in quando il Paese non aveva rispettato le «18 risoluzioni precedenti» (in particolare la 1441 sul disarmo dell’Iraq) –, tre altri membri permanenti del Consiglio si mostrarono contrari: Cina, Russia, Francia.

Del Consiglio in quell’occasione faceva parte anche la Germania, come Paese non permanente, e famoso diventò l’intervento del ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer:

 «I’m not convinced», disse.

La risoluzione che era stata proposta da Washington, Londra e Madrid fu ritirata:

americani e britannici ritennero che prendersi un cospicuo numero di veti (tre) avrebbe provocato più danni che procedere senza il mandato dell’Onu.

 L’invasione dell’Iraq iniziò il 19 marzo 1993 con una «Coalizione di volonterosi» formata alla fine da 49 Paesi.

Il 1° maggio 2003 Iraq: il presidente degli Stati Uniti d’America George W. Bush, sulla portaerei USS Abraham Lincoln, dichiara la missione in Iraq compiuta

I veti sulla Siria.

Il 4 ottobre 2011, di fronte alla repressione dell’opposizione in Siria da parte di Bashar Assad, alcuni Paesi presentano una risoluzione per condannare «le gravi e sistemiche violazioni dei diritti umani» e per minacciare azioni se non fossero cessate.

 La risoluzione fallisce per il veto di Mosca e Pechino; altre due risoluzioni sulla questione non passano per lo stesso motivo il 4 febbraio 2012 e il 19 luglio 2012. In parallelo, la repressione del regime di Assad si rafforza.

Nel 2014, la condanna dell’annessione russa della Crimea non viene accolta per l’ovvio veto di Mosca.

I veti su Palestina, Israele e Medio Oriente.

Nel corso dei decenni sul conflitto Israele Palestina e Territori Occupati gli Usa hanno messo il veto su 29 risoluzioni.

Mentre negli ultimi 30 anni sulle questioni mediorientali e Siria la Russia ha votato «no» su 17 risoluzioni.

In totale, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che consentono l’uso della forza in situazioni di grave crisi sono state sette, dal 1945 (il cessate il fuoco in Libano non può essere considerato uso della forza)

 Quando sono in gioco interessi anche di uno solo dei cinque membri permanenti, il Consiglio di Sicurezza non può fare nulla.

La riforma impossibile

In sostanza la possibilità che il Consiglio di Sicurezza adotti risoluzioni in casi rilevanti di conflitto a livello globale è praticamente zero.

Così come la Lega delle Nazioni non riuscì a evitare la Seconda guerra mondiale.

 Non è una questione tecnica, risolvibile con il cambiamento delle regole di funzionamento dell’Onu.

È che l’equilibrio raggiunto alla fine della Seconda guerra mondiale è finito da tempo e, ora che la competizione tra potenze si è fatta fortissima, non c’è alcuna speranza che gli equilibri stabiliti nel 1945 possano funzionare.

 Il governo mondiale in cui molti hanno sperato in momenti meno violenti svanisce sempre più.

Come si vede in questo 2022, lo spirito di potenza prevale sullo spirito dell’unità delle Nazioni. Pensare dunque a una riforma del Consiglio di Sicurezza è purtroppo naif.

 

Il governo mondiale in cui molti hanno sperato in momenti meno violenti svanisce sempre più.

 Come si vede in questo 2022, lo spirito di potenza prevale sullo spirito dell’unità delle Nazioni.

Sostanzialmente, il Consiglio è oggi un forum di scontro dove viene reso evidente al mondo come si schierano, o si astengono, sui diversi grandi problemi le Nazioni più potenti, in particolate Usa, Cina e Russia e i loro alleati.

 Un piccolo passo di valore politico, in un momento in cui si decide della Sicurezza in Europa, potrebbe (e dovrebbe) farlo la Francia cedendo all’Ue il suo seggio permanente.

Al Consiglio di Sicurezza del 5 aprile, Volodymyr Zelensky ha chiesto che alla Russia venga tolto il diritto di veto.

 

 

 

 

 

MIGRANTI: “CI LASCIATE STUPRARE

VOSTRE FIGLIE PER NON ESSERE RAZZISTI”

  Voxnews.info – (MARZO 30, 2023) - Redazione Vox – ci dice:

Secondo uno studio tedesco, circa la metà dei presunti profughi che riescono a raggiungere l’Europa soffre di malattie psichiche come il pericoloso (per gli altri) disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

(Come Kabobo. Come sicuramente tireranno fuori per lo sgozzatore di Rimini.)

Questo, al di là delle motivazioni, pone un gravissimo problema alle società ospitanti, perché gli effetti immediati e anche futuri possono essere devastanti: si va dai casi alla Kabobo alle imponenti spese sanitarie.

Coloro che sono affetti da PTSD soffrono di ripetuti incubi, flashback o scene simili in cui l’esperienza traumatica viene riprodotta e ri-vissuta. I veterani del Vietnam soffrivano di PTSD, e molti sono stati protagonisti di stragi.

E non nascondono la loro violenza. Come chi minacciava tempo fa Salvini di ‘guerra’.

Quando ancora era il nostro ‘eroe’.

“Ci siamo noi, e siamo pronti ad andare fino alla guerra contro Salvini”, così un gruppo di immigrati guidato da un leader che, microfono alla mano, parlava di immigrazione come “soluzione per l’Italia” perché “prima dell’immigrazione l’Italia non era così, il governo non aveva quasi nulla, con l’immigrazione – afferma – è riuscita a competere coi Paesi europei.

Ma oggi vogliono scambiare la soluzione con il problema”.

Parole deliranti. Parole di facinorosi da rispedire a casa.

Ma il vero pericolo afro islamico è di natura demografica.

 I ventri delle loro donne e i barconi sono la vera bomba, non il terrorismo o la violenza, che possono essere tragici, devastanti, ma che non hanno l’impatto a lungo termine che ha, invece, l’invasione demografica in atto.

Pensare che il problema afro islamico si risolva combattendo gli effetti, è come pensare di sconfiggere un cancro curandone solo i sintomi.

 Il cancro si asporta.

La soluzione al problema immigrazione è quella portata avanti dal premio Nobel Aung San Suu Kyi: espulsione di massa di centinaia di migliaia di individui. Altrimenti siamo fottuti.

Gli africani – maschi e giovani – corrono in Europa, ci dicono, perché in Africa non c’è posto per loro.

Ma in Angola, alla periferia di Luanda, esiste un’intera megalopoli, Nova Cidade de Kilamba: vuota.

Nova Cidade è il frutto di un accordo tra il governo di Pechino e quello angolano ed è stata realizzata dalla” società cinese statale Citic” in cambio delle concessioni petrolifere angolane alla Cina.

Composta da circa 750 edifici di otto piani, una dozzina di scuole e un centinaio di negozi, dovrebbe accogliere 500 mila persone – ma è praticamente deserta da anni.

Ad oggi ha una popolazione di appena 80 mila abitanti.

È costata circa 3 miliardi di euro.

Perché non se ne vanno in Angola, possono anche contribuire con i soldi che spendono per il viaggio, invece di pagare gli scafisti.

Questo si, sarebbe un vero ‘ricollocamento’.

 Certo, non piacerebbe a chi pianifica la deportazione di immigrati a basso costo per abbattere il costo del lavoro in Europa a favore delle grandi industrie e multinazionali.

Il problema di fondo è che, questi clandestini, non fuggono per trovare un posto dove abitare, cercano qualcuno che li mantenga.

“Stiamo prendendo l’Europa, e gli europei sono troppo stupidi e deboli per rimandarci indietro”, racconta un immigrato/profugo africano.

Poi spiega ai suoi ‘colleghi’ rimasti in patria:

“Gli europei ci accolgono e ci danno cibo gratuito, assistenza sanitaria, e alloggio, non si tratta di migliorare la nostra vita, si tratta di conquistare l’Europa e mettere fine alla cultura europea.

Gli europei hanno più paura di essere chiamati «razzisti» o «nazisti che di avere le loro figlie e mogli stuprate da noi africani.

 Stiamo distruggendo la loro discendenza e ci stiamo prendendo la loro terra e ci pagano anche per farlo!”

E questo accade solo in Europa.

In Italia, in particolare: perché le coop del Pd hanno fame.

 Perché il Pd ha fame.

Ma tutti finiremo mangiati dagli invasori, se non li fermiamo.

 

 

 

 

 

 

Putin: Russia invierà armi

nucleari tattiche in Bielorussia.

 Firstonline.info – Redazione Firstonline.it – (26 Marzo 2023 ) – ci dice:

 

Russia trasferirà sistemi missilistici Iskander-M a doppia capacità in Bielorussia e convertirà alcuni aerei bielorussi Su-25 per consentire loro di trasportare armi nucleari.

 I paesi nordici si uniscono per una difesa collettiva.

È questa la risposta del presidente Vladimir Putin all’invio di armi all’uranio impoverito e jet all’Ucraina.

“Faremo in Bielorussia esattamente quello che hanno fatto gli Stati Uniti in Europa.

Le metteremo lì per addestrare i militari bielorussi a partire dal 3 aprile” sono state le parole del presidente russo che si è anche espresso sulle armi all’uranio impoverito per Kiev “abbiamo, senza esagerare, centinaia di migliaia di tali munizioni.

Al momento non le stiamo usando. Sono armi molto pericolose per l’uomo e la natura a causa della polvere radioattiva”.

Per Mosca, l’accordo tra Putin e Lukashenko non violerebbe il trattato di non proliferazione nucleare Start.

"Quando", Veltroni guarda nostro passato, con fiducia nel futuro.

Sistemi missilistici in Bielorussia.

La Russia trasferirà quindi i sistemi missilistici Iskander-M a doppia capacità in Bielorussia e convertirà alcuni aerei bielorussi Su-25 per consentire loro di trasportare armi nucleari (dovrebbero essere 10 gli aerei pronti a utilizzare questo tipo di arma).

 La costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche in Bielorussia è previsto entro il 1° luglio.

“Non verranno consegnate tecnologie per la conversione di aerei in vettori di armi nucleari” ha spiegato Konstantin Vorontsov, vicecapo della delegazione russa a una riunione del Primo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Vorontsov ha poi “giustificato” questa operazione a causa della politica Nato di espansione delle infrastrutture nucleari verso est.

La decisione della Russia di inviare armi a Minsk stride con quanto dichiarato tempo da fa dal presidente Lukashenko che si era detto contrario tempo fa all’utilizzo di armi nucleari sul suolo bielorusso.

“La Russia ha preso la Bielorussia come ostaggio nucleare.

 Un passo verso la destabilizzazione interna del paese ” è stato il commento su Twitter di Oleksiy Danilov, il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina.

Modernizzare i carri armati.

Tra le altre intenzioni dichiarate da Putin vi è quella di produrre e modernizzare 1.600 carri armati.

 Anche questa sembra essere una risposta alle manovre degli alleati dell’Ucraina: “L’Occidente ha in programma di inviare carri armati in Ucraina, noi ne produrremo di nuovi e modernizzeremo oltre 1.600 di quelli esistenti.

Il numero totale di carri armati dell’esercito russo sarà tre volte quelle delle forze armate ucraine.

 Anche più di tre volte” ha detto Putin a Russia-24.

Paesi nordici insieme per una difesa congiunta.

Intanto i paesi nordici hanno deciso di unire le loro forze per una sicurezza collettiva.

 I comandanti delle forze aeree di Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca hanno firmato un memorandum per creare una difesa aerea nordica unificata volta a contrastare la crescente minaccia della Russia.

L’obiettivo è quello di poter operare in modo congiunto, sulla base delle modalità operative della Nato.

Una “scelta difensiva” sostiene il comandante delle forze aeree danesi, il maggiore generale Jan Dam.

 

 

 

Responsabilità delle multinazionali:

legge europea.

Alliancesud.ch – Laurent Matile – (23.2.2022) – ci dice:

 

Oggi la Commissione europea ha presentato a Bruxelles un progetto di legge sulla responsabilità delle multinazionali a livello europeo.

 Il Consiglio federale deve ora mantenere la promessa fatta durante la campagna di votazione.

Comunicato stampa della Coalizione per multinazionali responsabili, 23 febbraio 2022.

Diritto europeo sulla responsabilità delle multinazionali: la Svizzera presto l'unico Paese in Europa senza responsabilità delle multinazionali?

La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles un progetto di legge sulla responsabilità delle multinazionali a livello dell’UE.

Il testo obbliga le multinazionali a rispettare i diritti umani e l'ambiente e contiene norme di responsabilità civile così come sanzioni in caso di violazioni, come aveva proposto l'Iniziativa per multinazionali responsabili. Il Consiglio federale deve ora mantenere la promessa fatta durante la campagna di votazione e garantire che la Svizzera non sia presto l’unico Paese in Europa senza responsabilità delle multinazionali.

 

Il Consiglio federale e la lobby delle multinazionali hanno combattuto l'Iniziativa per multinazionali responsabili avanzando come argomento principale la necessità di una regolamentazione coordinata a livello internazionale.

 “Se il Consiglio federale lo credeva seriamente, allora deve agire e presentare rapidamente una vera legge sulla responsabilità delle multinazionali, come ha fatto l'Unione europea”, commenta Dick Marty, membro del comitato della Coalizione per multinazionali responsabili.

Questo è l'unico modo per la Svizzera di assicurarsi di poter mettere in vigore una legge in contemporanea all’UE e di non rimanere l'unico Paese in Europa senza responsabilità delle multinazionali.

Norme di responsabilità civile e sanzioni estese.

La nuova Direttiva dell'UE si applicherà alle multinazionali dell’Unione europea con 250 o più dipendenti e contiene un dovere di diligenza esteso, che copre tutti i diritti umani e le norme ambientali internazionali.

 Le multinazionali dovranno inoltre mostrare come rispettano gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

 Le multinazionali di Paesi terzi - come la Svizzera - che realizzano un fatturato di almeno 150 milioni di euro di cifra di affari nello spazio europeo sono anch’esse incluse.

Per quanto riguarda l'attuazione, il regolamento è progettato per essere più rigoroso di quello che era stato proposto dall’Iniziativa per multinazionali responsabili:

 da un lato, ogni Stato membro dell'UE dovrà introdurre un’autorità di vigilanza con il potere di imporre multe, cosa che non era prevista nella nostra iniziativa; dall’altro, la proposta dell’UE prevede che la responsabilità delle multinazionali si estenda non solo alle loro filiali, come richiesto dall'Iniziativa per multinazionali responsabili, ma anche ai loro subappaltatori, e persino ai loro subappaltatori indiretti in determinate circostanze.

La proposta dell’UE va quindi più lontano dell’Iniziativa per multinazionali responsabili e molto oltre il controprogetto alibi entrata in vigore il 1° gennaio 2022, che prevede un dovere di diligenza solo in due aree (lavoro minorile, minerali di conflitto) e nessun meccanismo di controllo o di sanzione.

Ampio sostegno degli ambienti economici.

Negli ultimi mesi, numerose multinazionali, tra le quali Nestlé, Danone, Epson, Ikea, Mondelez e Ferrero, così come dei rappresentanti degli ambienti economici, si sono espressi chiaramente a favore di una “Direttiva europea forte”, contenente delle regole di responsabilità civile.

 “Delle regole chiare e delle condizioni uguali sono importanti per ampi settori dell’economia.

 Il Consiglio federale deve quindi agire rapidamente in modo che la Svizzera non sia l’unico Paese europeo senza una legge sulla responsabilità delle multinazionali”, afferma Dominique de Buman, ex presidente del Consiglio nazionale e membro del comitato della Coalizione per multinazionali responsabili.

Una grande campagna in arrivo.

Per la “Coalizione per multinazionali responsabili”, la palla è ora nel campo del Consiglio federale e del Parlamento.

 La Coalizione lancerà quindi quest'estate una petizione su larga scala per chiedere al Consiglio federale di presentare rapidamente una legge forte ed efficace sulla responsabilità delle multinazionali.

Chantal Peyer, consigliera politica presso Heks/Eper e membro del comitato, sottolinea:

“Siamo determinati, insieme alle decine di migliaia di persone che hanno sostenuto la campagna per l’Iniziativa per multinazionali responsabili, a ricordare al Consiglio federale la sua promessa”.

Ecco la “trappola dei pesticidi”:

i contadini ostaggio dei colossi.

Investgate-europe.eu – (30 Giugno 2022) - Maria Maggiore e Lorenzo Buzzoni – ci dicono:

 

FITOFARMACI – I big del settore hanno continui incontri con la Commissione Ue, la sola Bayer spende 4,2 mln l’anno in lobbying: e così si continuano a coltivare semi ‘costruiti’ in coppia coi diserbanti.

Pesticidi.

L'Europa è bloccata in una relazione tossica: per anni gli agricoltori hanno fatto affidamento su agenti chimici per produrre il cibo che nutre l'intero continente.

 I pericoli dei pesticidi sono noti, eppure se ne continua a fare un utilizzo sfrenato.

Riuscirà l'Europa ad affrontare il silenzioso problema dei pesticidi nel mezzo di una crisi della biodiversità?

Dieter Helm coltiva 750 ettari di terreno, insieme ai figli, nella regione di Prignitz, a nord-ovest di Berlino.

Quando parla dei campi, parla anche di ecologia:

 “Il suolo è un organismo vivente, bisogna prendersene cura, è il nostro sostentamento”.

Il figlio Holger mostra con orgoglio la striscia fiorita appositamente piantata ai margini di un enorme campo di grano.

 Api, farfalle e sirfidi torneranno a vivere lì insieme a uccelli di campagna, allodole, cardellini, pernici.

 Ma per lottare contro erbacce, infestazioni fungine e insetti, gli Helm usano pesticidi.

Prima della semina applicano il glifosato, un veleno che uccide qualunque foglia al suo passaggio.

 In seguito spruzzano degli accorciatori di steli per evitare che il grano, riccamente fertilizzato e in rapida crescita, cada.

Seguono i fungicidi contro la “ruggine”.

 Dieter sa che “sono sostanze altamente tossiche”, ma non può farne a meno “se dobbiamo produrre gli stessi rendimenti”.

Nell’Estremadura spagnola, Ildefonso Cabaníllas Corchado è disperato per la dipendenza dai prodotti chimici:

“Coi pesticidi, gli affari peggiorano di anno in anno.

Prima, con due o tre prodotti avevamo tutto sotto controllo, mentre ora dobbiamo fare varie combinazioni di pesticidi, il che rende tutto più costoso.

 È come se i parassiti avessero già uno scudo”.

Dipendenza, rischi di produttività, margini all’osso: sono le paure degli agricoltori, che affrontano prezzi di energia e fertilizzanti schizzati alle stelle da un anno e mezzo e ora saliti anche per la guerra in Ucraina.

L’uso dei pesticidi chimici in agricoltura è controverso da molti decenni, da quando nel 1962 uscì il primo libro sul Ddt, “Primavera silenziosa” dell’americana Rachel Carlson.

 Da allora sono i convitati di pietra al banchetto dell’agricoltura europea.

Alcune sentenze in Italia e Francia hanno stabilito un nesso diretto tra l’esposizione costante ad alcuni pesticidi e malattie come il Morbo di Parkinson. Le leggi attuali dell’Ue obbligano a usarli solo come “ultima risorsa” e a far un uso intelligente di pratiche naturali.

Ma di fatto, l’abitudine, la mancanza di adeguate conoscenze dei contadini, il peso di una lobby potentissima, il bisogno di anticipare le previsioni di guadagno, rendono qualunque cambiamento quasi impossibile.

L’Ong Foodwatch sta per pubblicare uno studio proprio dal titolo “Lock-In pesticidi” in cui spiega che l’uso prolungato dei fitofarmaci

 “ha reso fragili i sistemi di produzione agricola, creando una dipendenza auto-rinforzata dai pesticidi, che ha portato a un ‘blocco’ (lock-in) da cui non sembra possibile uscire”.

Il problema è che oltre la salute umana, è a rischio anche e soprattutto la salute del suolo e la scomparsa degli insetti, come le api, che servono anche ad assicurare l’impollinazione del 75% delle colture europee.

Secondo la Commissione Ue, il 70% delle terre in Europa è “in condizioni malsane”, l’Agenzia europea per l’Ambiente scrive:

Se continuiamo a utilizzare il suolo come facciamo oggi, ridurremo anche la capacità della terra di produrre una quantità sufficiente di mangimi e cibo adatto al consumo umano”.

Coi pesticidi la terra diventa sterile e “tra 10-15 anni rischiamo di avere una crisi alimentare in Europa – ha detto il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, a Investigate Europe – non per la guerra in Ucraina”.

Secondo i dati di “Foodwatch”, i cittadini europei buttano via 80 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, senza contare le colture che non vengono raccolte per i prezzi bassi, arrivando a 110 milioni di tonnellate.

Cibo neanche tutto destinato al consumo umano diretto:

l’82% delle calorie necessarie all’uomo è prodotto solo dal 23% della terra agricola disponibile; il restante 77% dei terreni è utilizzato per produrre mangimi.

La rotta di un’agricoltura intensiva e industriale andrebbe invertita subito, invece il richiamo a una produzione più sostenibile trova il muro dell’agroindustria.

 In gennaio ha aperto le danze uno studio dell’Università di Wageningen, finanziato da “CropLife”, lobby delle aziende produttrici di pesticidi:

la riduzione dell’uso di pesticidi in Europa, si legge nello studio, “comporterà una diminuzione della produzione in media del 10-20%” con relativo aumento delle importazioni e calo delle esportazioni.

La strategia europea.

Bruxelles vorrebbe tagliare la chimica del 50% in 8 anni. Il problema: importeremo di più da Paesi senza vincoli.

“CropLife” è finanziata dalle 4 industrie leader del settore pesticidi:

 due sono tedesche – la Bayer e BASF;

Syngenta con sede in Svizzera ma di proprietà della cinese ChemChina e Corteva, fondata dalle due americane Dow e DuPont.

Controllano da sole due-terzi del mercato mondiale dei pesticidi, un business da 53 miliardi di dollari.

 Dal 2019 hanno avuto 69 incontri, due al mese, con Commissari europei e loro gabinetti.

Ma sarebbero molti di più, se esistesse anche un registro degli incontri coi funzionari.

La tedesca Bayer da sola spende a Bruxelles il budget più alto: oltre 4,25 milioni di euro all’anno.

 Solo Google, Facebook e Microsoft spendono di più per la lobby.

La nuova proposta di regolamento della Commissione di diminuire l’uso di pesticidi del 50% entro il 2030, spaventa l’industria, ma neanche tanto:

se infatti un pesticida chimico è vietato nell’Ue, può comunque essere esportato. Quindi i veleni vietati nell’Ue possono andare nei Paesi in cui sono ancora consentiti e poi tornare da noi come prodotti importati.

 Ecco perché la Francia ha chiesto all’Ue, prima di qualunque riforma interna, regole simili per i prodotti importati.

Le multinazionali della chimica controllano tutta la catena agricola:

forniscono ai contadini i pochi semi che resistono ai loro erbicidi velenosi, poi i loro consulenti vanno nelle fattorie a spiegare come e quando usarli.

Un circolo vizioso, una gabbia.

 “La formazione dei contadini è un grosso problema”, dice Paolo Di Stefano, capo dell’ufficio europeo di Coldiretti:

 “Gli agricoltori devono essere accompagnati per modificare l’impostazione della lotta alle fitopatie.

Bisogna investire massicciamente nella loro formazione, permettendo alle organizzazioni come “Coldiretti” di trasmettere le buone informazioni, togliendo spazio alle multinazionali private”.

C’è ancora molto lavoro, perché le più grandi compagnie che producono semi oggi nel mondo – Bayer (ex Monsanto), Dupont Pioneer, e Syngenta, 53% del mercato globale – sono anche leader nella produzione di pesticidi.

Esiste pertanto un intreccio indissolubile fra chi produce semi e chi produce le sostanze contro le erbe indesiderate o gli insetti:

si pensi all’erbicida “Roundup” di Monsanto e ai semi “Roundup Ready”, “costruiti” per la resistenza a questo prodotto.

 “Perchè l’uscita dalla trappola dei pesticidi sia economicamente vantaggiosa per gli agricoltori, l’abbandono va sussidiato”, dice Matthias Wolfschmidt, direttore strategico di Foodwatch:

Nella coltivazione dei cereali si può fare immediatamente”.

Poi si potrebbe seguire il modello danese, che ha appena introdotto una tassa sulle sostanze più dannose: se inquini, paghi.

La nuova proposta di Bruxelles.

L’esecutivo europeo ha presentato il 22 giugno una nuova proposta di Regolamento per ridurre di almeno il 50% l’uso dei pesticidi in Europa entro il 2030.

 Per la prima volta si chiedono obiettivi nazionali obbligatori e s’incoraggia l’uso di pratiche alternative in agricoltura.

 Una proposta che deve però ancora passare al vaglio dei governi e dell’Europarlamento: almeno 15 Paesi membri hanno già avanzato alla Commissione i propri dubbi.

Ad oggi, però, il bilancio Ue non impone “condizioni” per cambiare l’agricoltura.

L’Europa distribuisce ancora un terzo del suo budget al settore, 55 miliardi all’anno, e chiede grandi impegni verso un’agricoltura sostenibile per la terra e meno impattante sul clima.

Ma se gli agricoltori non invertono rotta, che succede?

“Niente – spiega Damiano di Simine, della coalizione Cambiamo Agricoltura – i contadini prendono il sussidio europeo anche se non perseguono gli obiettivi richiesti, né ci sono premi per chi invece prova a cambiare.

E intanto l’80% dei fondi agricoli per l’Italia va ancora al 20% di grandi aziende agricole, in gran parte nella Pianura Padana”.

 

 

Klaus Schwab: "... Chi padroneggia queste

tecnologie, in qualche modo,

sarà il padrone del mondo".

Globalresearch.ca - Jacob Nordangard - Ricerca globale – (30 marzo 2023) – ci dice:

 

 Durante il World Government Summit 2023, che si è tenuto a Dubai negli Emirati Arabi Uniti il 13-15 febbraio, il presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha proclamato che chi controlla le tecnologie della quarta rivoluzione industriale sarà il padrone del mondo.

Schwab è stato presentato dal presidente della riunione, “Mohammed bin Abdullah Al Gergawi”.

 Era ovvio chi era più alto di grado.

Anche nel film commemorativo recentemente uscito per il decimo anniversario del World Government Summit, Schwab è l'oratore di apertura.

 

Il World Government Summit è stato fondato nel 2013 come "Government Summit" dal monarca assoluto di Dubai, Mohammed bin Rashid al Maktoum (è anche il Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti).

Secondo Schwab, l'incontro ha funzionato come un "fratello minore" per l'incontro annuale del World Economic Forum di Davos.

Nel 2016, il vertice governativo è stato aggiornato per diventare un'organizzazione e il nome è cambiato in "World Government Summit" per riflettere le sue ambizioni di svolgere un ruolo maggiore sulla scena internazionale e rafforzare la sua cooperazione con istituzioni e organizzazioni globali come l'ONU, il WEF e la Banca mondiale. Per sottolinearlo, nello stesso anno è stata avviata l'iniziativa “SDGs in Action”.

Lo scopo del forum era quello di formare una piattaforma di conoscenza all'"intersezione tra governo, futurismo, tecnologia e innovazione".

Oltre a Gergawi, la leadership è composta dai due ministri degli Emirati Arabi Uniti Ohood Bint Khalfan Al Roumi e Omar Sultan Al Olama.

Tutti e tre sono strettamente associati al World Economic Forum.

Gergawi è membro del “WEF Leadership Council “mentre Ohood e Omar sono Young Global Leaders (classe 2012 e 2022, rispettivamente).

 

Il “World Economic Forum” è sia un co-fondatore che uno stretto partner strategico. O

ggi, il World Government Summit è la loro filiale in Medio Oriente, mentre il Sultanato di Dubai a sua volta funge da laboratorio in cui i concetti e le tecnologie futuristiche che Schwab propaga nei suoi libri possono essere testati.

È un paese modello futuristico e costituisce la Mecca dei futuristi.

 Quest'anno, ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l'intenzione di lanciare una valuta digitale della banca centrale.

 Il paese ha anche creato un programma spaziale nel 2006 che ha portato all'invio di una sonda spaziale sul pianeta Marte nel 2021.

Ma anche le Nazioni Unite hanno partecipato come partner strategico fin dall'inizio.

Da allora, un certo numero di organismi sussidiari come UNESCO, UNICEF, ILO e OMS hanno aderito.

Ciò dimostra anche che il WEF e le Nazioni Unite hanno lavorato a stretto contatto per diversi anni prima che la loro partnership diventasse ufficiale nel giugno 2019.

L'ONU ha anche una stretta relazione con gli Emirati Arabi Uniti (attraverso una partnership strategica) da quando il paese ha ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito oltre 50 anni fa.

 Il paese è oggi il centro logistico delle Nazioni Unite in Medio Oriente e un gran numero di agenzie delle Nazioni Unite sono rappresentate nel paese.

Quest'anno, anche la riunione delle Nazioni Unite sul clima COP28 sarà organizzata a Dubai.

 Dato che il paese ospita la sesta più grande riserva di petrolio del mondo e la diciassettesima più grande riserva di gas naturale, sarà innegabilmente un po’ difficile prendere sul serio la loro preoccupazione per il clima.

La ricchezza dell'intero paese e la metropoli futuristica di Dubai sono state costruite con l'aiuto delle gigantesche entrate petrolifere.

Piuttosto, il loro impegno riguarda la trasformazione tecnologica che la "crisi climatica" motiva.

Gli Emirati Arabi Uniti sono una monarchia autocratica senza rappresentanza popolare e hanno commesso numerose violazioni dei diritti umani.

Il fatto che Klaus Schwab non veda problemi con la stretta collaborazione è forse comprensibile.

Non è consentita alcuna opposizione che possa dire no all'agenda futuristica della sorveglianza.

Ma il fatto che l'ONU, presumibilmente umanitaria, sia in stretta collaborazione con leader autoritari e potenti è ancora più difficile da digerire.

 Ma d'altra parte, tutte le circa 30 dittature del mondo sono membri delle Nazioni Unite.

 

Oltre a Klaus Schwab, all'incontro di quest'anno hanno partecipato una serie di fedeli scudieri dell'agenda come il capo dell'Organizzazione mondiale del commercio “Ngozi Iweala”, il capo del FMI” Kristalina Georgieva”, il capo dell'OMS “Tedros Ghebreyesus” (Tedros era già lì nel 2018 e ha parlato di creare "un mondo senza pandemie"!), “Henrietta Forr”e (UNICEF),” Nick Clegg” (Meta) e il “futurista” contraddittorio “Elon Musk” (SpaceX, Neuralink och Starlink).

Il summit riunisce anche una serie di aziende associate con stretti legami con il “World Economic Forum” come Google, Meta, Amazon, Visa, PWC, McKinsey, Boston Consulting Group e Accenture.

Nel suo "Discorso sullo stato del mondo", Klaus Schwab ha dichiarato che siamo all'inizio di una vasta trasformazione tecnologica che cambierà tutto nei prossimi decenni.

L'Intelligenza Artificiale, ma non solo l'Intelligenza Artificiale, ma anche il Metaverso, le nuove tecnologie spaziali, e potrei continuare all'infinito. Biologia sintetica.

 La nostra vita tra dieci anni sarà completamente diversa...

Secondo Klaus, è importante prendere l'iniziativa in questo sviluppo per diventare alla fine "il sovrano del mondo".

... E chi padroneggia queste tecnologie, in qualche modo, sarà il padrone del ondo.

Per emergere come vincitori alla fine, sviluppare le necessarie capacità di leadership è cruciale.

 

Musk contro Schwab al World Government Summit – Due visioni concorrenti per il futuro.

Ciò a cui Klaus si riferisce è che è il conforme, l'adattabile e il resiliente che farà meglio.

 Vale a dire, coloro che entrano nel percorso futuristico e nell'idea dell'utopia sostenibile che Klaus e il WEF rappresentano.

Ha anche detto che è importante essere preparati a spiacevoli sorprese!

Perché ci saranno sicuramente quelli che chiamiamo i cigni neri.

 Le spiacevoli sorprese che arriveranno sulla nostra strada.

(Un "cigno nero" è "un evento improbabile e imprevedibile che potrebbe potenzialmente avere gravi conseguenze".)

Secondo Klaus, le attuali crisi globali che hanno creato un mondo frammentato non dovrebbero essere viste come crisi perché sono in realtà espressione di "profondi processi di trasformazione sistemica".

Klaus prevede anche che i processi di sconvolgimento che abbiamo visto negli ultimi anni aumenteranno.

Ciò segue in gran parte gli scenari delineati dagli scenari della “Fondazione Rockefeller” per il futuro della tecnologia e dello sviluppo e nella “Great Transition Initiative” sostenuta dalle Nazioni Unite.

 Il suo autore principale, il futurista Paul Raskin, ha scritto in “Journey to Earthland”: The Great Transition to Planetary Civilisation (2016):

... Vari fattori scatenanti potrebbero indurre una crisi generale a livello di sistema. Vale a dire, un improvviso cambiamento climatico potrebbe generare carenza di cibo, instabilità economica, migrazione di massa e conflitti.

Una pandemia, diffusa dai poveri nobili benestanti e sradicati, potrebbe propagarsi in lungo e in largo, travolgendo le istituzioni sanitarie.

 Il caos indotto da un attacco macro-terroristico potrebbe seguire un ciclo degenerativo di violenza e disordine.

L'assoluta scarsità di risorse vitali, come acqua, petrolio e terreni coltivabili, potrebbe generare uno tsunami di caos.

 Un collasso del sistema finanziario globale potrebbe innescare una cascata di perturbazioni a catena.

 

Non si tratta di tornare al mondo com'era prima che la crisi colpisse.

Quello che sta succedendo è che il vecchio mondo viene fatto a pezzi in modo che il nuovo e "migliore" ordine possa sorgere come una fenice.

 Schwab parla di "noi" che dobbiamo ri-globalizzare il mondo.

Ma questa volta con una nuova gestione in grado di "sanificare efficacemente l'anidride carbonica" e portare il mondo a zero emissioni entro il 2050.

Torniamo agli scenari di Raskin per il futuro:

La Fase Planetaria, nata dalla crisi sistemica, sollecita una risposta sistemica.

Un'ONU rivitalizzata.

È qui che le Nazioni Unite entrano in scena come salvatrici. Durante il vertice, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, in un discorso dal quartier generale delle Nazioni Unite, ha affermato che il vertice del governo mondiale ha stabilito una piattaforma globale che contribuirà a plasmare i governi del futuro.

Guterres ha parlato della necessità di rafforzare la governance globale per affrontare il "disastro climatico" e per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità globale:

Abbiamo bisogno che tutti – nel settore privato, nella società civile e oltre – lavorino insieme per il bene comune.

 Questa è la nostra agenda comune.

Guterres crede di avere la risposta alla crisi sistemica che colpisce il mondo dopo la pandemia e la guerra in Ucraina.

La nostra agenda comune delle Nazioni Unite, che è stata introdotta nel 2021 e dovrebbe essere adottata al vertice del futuro, nel settembre 2024 offrirà una serie completamente nuova di strumenti per gestire efficacemente le crisi mondiali (e la popolazione mondiale).

 Più specificamente, la “piattaforma di emergenza pianificata “ha lo scopo di riunire rappresentanti selezionati della comunità globale (organismi delle Nazioni Unite, società e società civile) per affrontare "emergenze" come "crisi climatiche", "pandemie", "eventi del cigno nero" e "grandi eventi nello spazio".

Ciò potrebbe avere conseguenze di vasta portata e riecheggia lo scenario autoritario del2 Mondo Fortezza” nella Grande Transizione, dove "un'ONU aggiornata" viene utilizzata come” piattaforma di coordinamento” per attuare misure draconiane utilizzando Big Data e tecnologia di sorveglianza al fine di proteggere gli interessi e le risorse della "nuova élite di potere".

Il vertice del governo mondiale fornisce un forum in cui tutte queste idee vengono tradotte.

 Intendono non solo cercare di prevedere lo sviluppo futuro, ma anche contribuire a guidarlo nella direzione desiderata.

Come ha detto Klaus Schwab durante il Great Narrative Meeting a Dubai nel novembre 2021:

Per plasmare il futuro. Devi prima immaginare il futuro. Devi progettare il futuro. E poi devi eseguire.

Attraverso lo strumento interattivo WGS "Technology Radar" è anche possibile ottenere una visione del futuro che i futuristi desiderano e di quanto lontano sia arrivato lo sviluppo tecnologico in una serie di aree diverse.

 Qui vengono identificate più di 150 tecnologie emergenti, mappate, ciascuna posizionata per indicare il suo stadio di maturità. 

 La ruota si legge come una mappa su ogni concetto di fantascienza distopica mai immaginato e ha sottotitoli come Grande Fratello, Matrice virtuale e Cittadino post-umano. Ma questa volta, non per avvertirci di loro, ma piuttosto per celebrare il fatto che sono finalmente disponibili, o dovrebbero esserlo nel prossimo futuro.

Qui, troviamo descrizioni di come potrebbe funzionare un sistema di credito sociale:

Questo sviluppo tecnologico potrebbe aiutare i cittadini a raggiungere punteggi di cittadinanza ottimali o portare all'ostracismo e, in definitiva, all'esilio.

Diversi sistemi di sorveglianza potrebbero immediatamente contrassegnare i cittadini con punteggi bassi, seguendoli più da vicino rispetto ai cittadini con punteggi alti.

 Qualsiasi comportamento scorretto, indipendentemente dalla gravità, verrebbe notato e immediatamente punito con l'aiuto di audit di polizia robot.

Forum sul futuro di Dubai.

Museo del futuro, Dubai.

Nell'ottobre 2022, la “conferenza Dubai Future Forum” è stata organizzata per la prima volta nel Museum of the Future.

Dietro l'iniziativa c'è la “Dubai Future Foundation”, guidata dal principe ereditario “Sheikh Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum “(YGL 2008) e che comprende anche la principale troika del vertice del governo mondiale.

In collaborazione con il “World Economic Forum”, la “Dubai Future Foundation” gestisce anche il Centro locale per “la quarta rivoluzione industriale” negli Emirati Arabi Uniti.

L'incontro ha riunito 45 istituzioni internazionali e 400 esperti con l'obiettivo di "progettare il futuro".

 Qui sono stati discussi temi come "il futuro del nostro mondo", "Mitigare il rischio esistenziale attraverso la previsione" e le possibilità per la civiltà umana di diventare una "civiltà interplanetaria".

 L'agenda era chiaramente intrecciata con l'agenda futura delle Nazioni Unite (Pensare e agire per le generazioni future) attraverso la partecipazione sia di “UN Global Pulse” che di” UN Future Forum”.

Tra i relatori c'erano il transumanista svedese Anders Sandberg del “Future of Humanity Institute “e Jerome Glenn di “The Millennium Project”.

Durante l'incontro è stata fondata anche la “Global Future Society”. U

n'alleanza di futuristi creata per rendere il “Museum of the Future di Dubai” una casa per i futuristi e i visionari del mondo.

 Questo è come l'equivalente moderno della ricerca del “Sacro Romano Imperatore Rodolfo II” per riunire tutti i principali alchimisti a Praga nel 16 ° secolo.

 I futuristi sono gli alchimisti del 21° secolo.

 

In una conversazione tra “Al Gergawi” e il collega futurista “Dr. Michio Kaku” ha discusso degli enormi cambiamenti tecnologici previsti nei prossimi 50 anni.

Proprio come Schwab, Kaku immagina un futuro transumanista che cambia la definizione stessa di ciò che significa essere umani.

Una fusione totale tra uomo e macchina.

I computer scompariranno e saranno sostituiti da chip incorporati nel nostro cervello.

Comunicheremo telepaticamente e saremo in grado di registrare i nostri ricordi e le nostre emozioni.

 Anche la televisione scomparirà e Internet sarà neurologicamente cablato. Useremo i computer quantistici più velocemente e più potenti di qualsiasi cosa abbiamo visto prima.

Kaku crede anche che la digitalizzazione del cervello ci porterà a diventare immortali.

 

Per i futuristi, non sembra esserci alcun dubbio. Sognano di fare un'ascensione digitale per diventare superumani nel nuovo millennio.

 Voler preservare la nostra umanità e la società così com'è e rinunciare all'offerta di essere "aggiornati" con impianti è classificato come retrogrado e "bio-conservatore".

Come ha affermato Klaus Schwab nel suo discorso:

Non puoi stare al passo con le nuove tecnologie. Devi essere un “front runner”. Perché altrimenti sarai dalla parte dei perdenti.

Sembra che siamo stati conquistati da un culto techno estremo e bizzarro.

 La domanda è: come possiamo salvarci da questi utopisti irrealistici con manie di grandezza e creare un futuro che benefici veramente la nostra umanità?

Forse è giunto il momento di un "Grande evento nello spazio esterno" in cui questo culto futurista viene inviato in un viaggio di sola andata su Marte?

Elon Musk ha dichiarato la sua intenzione di decollare con SpaceX nel 2029.

 La domanda è: possiamo permetterci di aspettare così a lungo?

 

 

 

 

Da dove viene l'affermazione che

"il 97% degli scienziati" crede che

il cambiamento climatico sia un

problema urgente causato dall'uomo?

È vero?

Globalresearch.ca - Arjun Walia – The Pulse – (25 – 2 - 2023) – ci dice:

 

La storia della scienza del clima e le origini degli scenari apocalittici.

Rapporto approfondito: Cambiamenti climatici.

Il cambiamento climatico sta accadendo? Naturalmente, il cambiamento climatico è sempre avvenuto, molto prima della rivoluzione industriale.

 La Terra ha attraversato molteplici cicli di cambiamenti climatici estremi e così hanno fatto altri pianeti, come Marte, per esempio.

Ma la domanda oggi è: quanto l'attività umana influenza il cambiamento climatico moderno?

Il grande pubblico è stato innescato a credere che il cambiamento climatico sia prevalentemente il risultato dell'attività umana e che ci stiamo dirigendo verso una catastrofe climatica completa entro i prossimi due decenni.

Al pubblico è stato anche detto che circa il 97% degli scienziati è d'accordo con la narrativa della catastrofe, ma è davvero vero?

Da dove viene questo numero?

La verità è che c'è un folto gruppo di scienziati del clima e accademici nel campo che non sono d'accordo con la visione troppo semplificata del cambiamento climatico che viene costantemente sputata, ma al pubblico non viene detto questo.

L'intero sistema ruota attorno all'idea che la maggioranza può essere fatta credere a qualsiasi cosa, purché sia ripetuta ad alta voce e spesso. E funziona. (L'informatore della NSA Edward Snowden)

È simile a quello che abbiamo visto con COVID-19, dove una grande minoranza, o forse la maggioranza di medici, scienziati, sviluppatori di vaccini e rinomati esperti di malattie infettive si sono opposti a blocchi, maschere e mandati di vaccino. Molti di loro sono stati censurati e indicati come "teorici della cospirazione".

L'ho detto prima e lo dirò di nuovo, il mainstream può far sentire la minoranza come la maggioranza, e la maggioranza si sente come la minoranza. Forse questo è qualcosa che abbiamo visto con questa cifra del "97%"?

La storia della scienza del clima e le origini degli scenari apocalittici.

Nel 1980, il “Rockefeller Brothers Fund” divenne l'unica autorità dell'agenda del riscaldamento globale.

Il fondo si vanta di essere uno dei primi grandi attivisti globali citando la sua forte difesa sia per la formazione del 1988 del” Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” (IPCC) che per la creazione nel 1992 della “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”.

Questo è quando è iniziata la maggior parte dei messaggi riguardanti l'"allarmismo" climatico, con articoli coerenti nel mainstream che prevedevano scenari di Armageddon simili a sventura.

Ad esempio, il 29 giugno 1989, l'Associated Press (AP) pubblicò una storia contenente un'intervista con “Noel Brown”, all'epoca direttore dell'ufficio di New York del “Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente”. In esso affermava:

"Intere nazioni potrebbero essere spazzate via dalla faccia della Terra dall'innalzamento del livello del mare se la tendenza al riscaldamento globale non viene invertita entro il 2000".

Questo ovviamente non è accaduto, eppure assomiglia allo stesso tipo di previsioni che vediamo accadere oggi.

 Si pone la domanda, cosa sta guidando queste previsioni a 10 anni, e sono accurate?

La maggior parte degli scienziati è d'accordo con loro?

Quando è entrato nella “coscienza mainstream” il numero del "consenso del 97%"?

Sembra che un articolo di “Naomi Oreskes”, professore di storia della scienza e professore affiliato di “Scienze della Terra e planetarie” all'Università di Harvard, abbia fatto girare la palla.

L'articolo di Oreskes del 2004 includeva un'analisi di 928 articoli contenenti le parole chiave "cambiamento climatico globale".

Ha dichiarato: "nessuno dei documenti era in disaccordo con la posizione di consenso" del riscaldamento globale causato dall'uomo. Ha affermato che qualsiasi dissenso professionale rimanente è estremamente minore.

Inoltre, nel 2010 l'accademico William R. Love Anderegg ha scoperto che dal 97% al 98% dei 200 scrittori "più prolifici" sui cambiamenti climatici credeva che i gas serra prodotti dall'uomo fossero responsabili della maggior parte del riscaldamento che stiamo vivendo.

Questo ha ricevuto molta attenzione, nonostante il fatto che 200 ricercatori e "scrittori" delle migliaia che avevano contribuito al dibattito sulla scienza del clima non siano affatto vicini a un consenso.

Un articolo del 2013 di Cook, et al., sembrava essere la pubblicazione più significativa per rendere popolare la cifra del 97%.

Gli autori hanno utilizzato una metodologia simile a Oreskes ma hanno basato la loro analisi su “abstract” piuttosto che su contenuti completi o su un vero esame della scienza.

Il documento ha esaminato 12.000 articoli pubblicati tra il 1991 e il 2011 che contenevano le parole "riscaldamento globale" o "cambiamento climatico globale".

Ha affermato che il 97% degli scienziati del clima era d'accordo con l'idea che "gli esseri umani stanno cambiando il clima".

 È diventato uno dei giornali più popolari di tutti i tempi, raggiungendo oltre 1 milione di download.

C'è davvero consenso?

Secondo Roy Spencera, meteorologo e ricercatore principale presso l'Università dell'Alabama a Huntsville, che ha lavorato come scienziato senior per gli studi sul clima presso il Marshall Space Flight Center della NASA, e Joseph Bast, Senior Fellow presso l'Heartland Institute,

Clima di paura: gli allarmisti del riscaldamento globale intimidiscono gli scienziati dissenzienti e costringendoli al silenzio.

L'affermazione che il 97% degli scienziati ritiene che il cambiamento climatico sia un problema causato dall'uomo e urgente è una finzione.

 Il cosiddetto consenso deriva da una manciata di sondaggi ed esercizi di conteggio degli “abstract” che sono stati contraddetti da ricerche più affidabili." – Roy Spencera e Joseph Bast, “The Wall Street Journal”.

 

Ci sono prove disponibili che dimostrano che molti esperti del settore non sono d'accordo sul fatto che gli esseri umani siano gli unici responsabili di uno scenario di cambiamento climatico a "livello di armageddon" e che ci sono una miriade di fattori che non vengono considerati quando si tratta di altri fattori che influenzano il nostro clima.

Sembra che molti scienziati che non sono in realtà scienziati del clima siano semplicemente saltati sul carro.

Un sondaggio del 2012, ad esempio, ha rilevato un forte scetticismo tra i membri dell'”American Meteorological Society”.

Una petizione firmata da 31.000 scienziati afferma che "non ci sono prove scientifiche convincenti che il rilascio umano di [...] l'anidride carbonica, il metano o altri gas serra stanno causando o causeranno, nel prossimo futuro, un riscaldamento catastrofico dell'atmosfera terrestre e la distruzione del clima terrestre.

La loro parola chiave è “catastrofica”.

Rigorose indagini internazionali condotte dagli scienziati tedeschi Dennis Bray e Hans von Storch – più recentemente pubblicate su” Environmental Science and Policy nel 2010” – hanno rilevato che la maggior parte degli scienziati del clima non è d'accordo con il consenso su questioni chiave come l'affidabilità dei dati climatici e dei modelli computerizzati.

 Non credono che i processi climatici come la formazione delle nuvole e le precipitazioni siano sufficientemente compresi per prevedere i futuri cambiamenti climatici.

I sondaggi dei meteorologi trovano ripetutamente che la maggioranza si oppone al presunto consenso.

Solo il 39,5% dei 1.854 membri dell'”American Meteorological Society” che hanno risposto a un sondaggio nel 2012 ha affermato che il riscaldamento globale causato dall'uomo è pericoloso.

— Roy Spencera & Joseph Bast.

Uno dei metodi usati per affermare che c'è un consenso schiacciante sembra essere quello di chiedere o intervistare gli scienziati se sono d'accordo sul fatto che i livelli di C02 nell'atmosfera sono aumentati, che la Terra si è riscaldata (anche se solo di poco) e che l'uomo ha svolto un ruolo.

Il problema è che questo è qualcosa su cui quasi tutti gli scienziati del clima possono essere d'accordo.

Ciò su cui non si è d'accordo è il fatto che questo non ha alcuna evidente implicazione di pericolo, eppure quella narrazione è ed è stata costantemente dipinta come supporto al catastrofismo e all'allarmismo.

"Le nostre piante coltivate si sono evolute circa 400 milioni di anni fa, quando la CO2 nell'atmosfera era di circa 5000 parti per milione!

 I nostri alberi e arbusti sempreverdi si sono evoluti circa 360 milioni di anni fa, con livelli di CO2 a circa 4.000 ppm.

Quando i nostri alberi decidui si sono evoluti circa 160 milioni di anni fa, il livello di CO2 era di circa 2.200 ppm – ancora cinque volte il livello attuale.

Dennis T. Avery, economista agricolo e ambientale, senior fellow per il Center for Global Food Issues in Virginia ed ex analista senior per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

 

La politicizzazione della scienza del clima.

Come risultato dell'allarmismo, vengono messe in moto politiche  e importanti decisioni su come viviamo, che sembrano togliere ulteriormente la nostra privacy, libertà e aumentare il già forte stato di sorveglianza che alla fine mette più ricchezza e controllo nelle mani del già ricco "uno per cento".

Alcuni sono persino preoccupati che i blocchi climatici possano essere implementati un giorno in futuro.

Il presidente Obama e il segretario di Stato John Kerry sono stati due dei tanti che hanno ripetutamente usato lo slogan del 97%.

 Kerry è arrivato al punto di dire che "il 97% degli studi sul clima sottoposti a revisione paritaria confermano che il cambiamento climatico sta avvenendo e che l'attività umana è in gran parte responsabile".

Questo è ancora il messaggio che riceviamo oggi dalla grande politica.

Inoltre, una considerazione importante in questa discussione è che stiamo cercando di definire un singolo numero per rappresentare una gamma di opinioni che hanno molte sfumature.

Come dice Oreskes nel suo articolo, "Spesso è difficile determinare esattamente cosa pensano gli autori del documento sul cambiamento climatico globale".

Gli scenari apocalittici possono generare clic e vendere pubblicità, ma in realtà non riescono a trasmettere che la scienza è sfumata.

Le previsioni apocalittiche non sono affatto basate sull'evidenza, contribuiscono semplicemente al panico e alla paura inutili offrendo false narrazioni che possono sopraffare i lettori, portando all'inazione e alla disperazione, specialmente tra i giovani di oggi.

Dove abbiamo visto questa politicizzazione prima?

 Diversi ricercatori di varie istituzioni accademiche nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada hanno pubblicato un documento nel febbraio 2022 intitolato "Le conseguenze non intenzionali della politica sui vaccini COVID-19: perché mandati, passaporti e blocchi segregati possono causare più danni che benefici".

In esso, spiegano,

"Il discorso pubblico e politico ha rapidamente normalizzato lo stigma contro le persone che rimangono non vaccinate, spesso intrecciato nel tono e nell'inquadratura degli articoli dei media; ad esempio, un popolare organo di stampa ha compilato un elenco di "notevoli anti-vaxxer che sono morti di COVID-19" (Savulescu e Giubilini, 2021).

I leader politici hanno individuato i “non vaccinati”, incolpandoli di: la continuazione della pandemia; stress sulla capacità ospedaliera; l'emergere di nuove varianti; guidare la trasmissione a individui vaccinati; e la necessità di blocchi in corso, maschere, chiusure di scuole e altre misure restrittive.

La retorica politica è scesa nel moralismo, nel capro espiatorio, nel biasimo e nel linguaggio condiscendente usando termini peggiorativi e promuovendo attivamente lo stigma e la discriminazione come strumenti per aumentare la vaccinazione.

Ci sono molti esempi che possono essere trovati per illustrare come la politica domina i rapporti sul clima.

Ad esempio, se torniamo al 1995° Rapporto di Valutazione dell'IPCC delle Nazioni Unite del 2, possiamo vedere quanto l'agenda abbia oscurato e attenuato la scienza attuale.

Gli scienziati hanno incluso queste tre affermazioni nella bozza:

"Nessuno degli studi sopra citati ha mostrato prove evidenti che possiamo attribuire i cambiamenti osservati (climatici) alla causa specifica dell'aumento dei gas serra".

"Nessuno studio fino ad oggi ha attribuito positivamente tutto o parte (dei cambiamenti climatici osservati) a cause antropogeniche (cioè causate dall'uomo)".

"È probabile che qualsiasi affermazione di rilevamento positivo di cambiamenti climatici significativi rimanga controversa fino a quando le incertezze sulla variabilità naturale del sistema climatico non saranno ridotte".

Tuttavia, il "riassunto" e la dichiarazione conclusiva del rapporto dell'IPCC sono stati scritti da politici, non da scienziati. In molte occasioni, diversi “scienziati del clima “hanno spiegato che le regole costringono gli scienziati a cambiare i loro rapporti per abbinare il "riassunto" finale dei politici.

Queste tre affermazioni degli scienziati sopra sono state sostituite con questa:

"L'equilibrio delle prove suggerisce un'influenza umana percepibile sul clima globale".

Il New York Times ha brevemente coperto il fatto che molti "scettici" stavano facendo queste accuse, che il rapporto stava esagerando e collegando in modo impreciso l'attività umana al potenziale di cambiamenti climatici catastrofici, senza alcuna scienza a sostegno di tale affermazione.

Il Dr. Richard Lindzen, autore principale del capitolo 7, "Processi climatici fisici e feedback", del terzo rapporto di valutazione dell'IPCC sui cambiamenti climatici, e Alfred P. Sloan professore di meteorologia in pensione presso il Massachusetts Institute of Technology esprime la sua preoccupazione:

"Come siamo arrivati a questo punto in cui la scienza ha cessato di essere interessata all'affascinante questione di rendere conto della straordinaria storia del clima terrestre per una comprensione di come funziona effettivamente il clima e invece si è dedicata a una componente di correttezza politica.

 Forse si dovrebbe avere una visione più ampia di ciò che sta accadendo".

Ci sono fondamentalmente tre gruppi di persone che si occupano della questione del cambiamento climatico.

 I gruppi 1 e 2 sono scienziati, e il gruppo tre è composto da politici, gruppi ambientalisti e media.

Lindzen fa un ottimo lavoro nel proporre dove si trovano realmente gli scienziati.

 

Considerazioni finali.

Mi è sempre sembrato strano che i grandi disastri ambientali, come la recente fuoriuscita di sostanze chimiche / deragliamento di treni nella Palestina orientale, Ohio, e la catastrofica attività umana che ha portato alla massiccia deforestazione e all'estremo inquinamento dei nostri laghi d'acqua dolce, aria, suolo e oceani, continuino ad essere ignorati e non presentati come urgenti.

 Non c'è dubbio, stiamo distruggendo nostra madre. Dobbiamo chiederci, i governi si preoccupano davvero del benessere della Terra, o stanno semplicemente usando il cambiamento climatico per scopi egoistici e secondi fini, come le grandi imprese?

È frustrante da guardare, perché gli esseri umani hanno il potenziale per creare un mondo e un ambiente in cui tutta la vita possa prosperare.

Inoltre, le tecnologie innovative che sono al 100% rispettose dell'ambiente continuano ad essere ignorate.

La complessa scienza dietro la narrativa della CO2 in particolare è un argomento per un altro articolo.

La correlazione tra C02 e temperatura ha molti buchi.

Un'altra citazione di Lindzen sottolinea questo punto:

"Ora ecco la narrativa attualmente popolare riguardante questo sistema.

 Il clima, un complesso sistema multifattoriale, può essere riassunto in una sola variabile, la variazione di temperatura media globale, ed è principalmente controllato dalla perturbazione dell'1-2% nel bilancio energetico dovuta a una singola variabile – l'anidride carbonica – tra molte variabili di importanza comparabile.

Questa è una coppia straordinaria di affermazioni basate su un ragionamento che rasenta il pensiero magico.

È, tuttavia, la narrazione che è stata ampiamente accettata, anche tra molti scettici.

Questa accettazione è un forte indicatore del problema identificato da Snow.

Molti politici e società colte vanno anche oltre:

approvano l'anidride carbonica come variabile di controllo e, sebbene i contributi di CO2 dell'umanità siano piccoli rispetto agli scambi naturali molto più grandi ma incerti sia con gli oceani che con la biosfera, sono fiduciosi di sapere esattamente quali politiche attuare per controllare.

Lindzen afferma che credere nella narrativa della CO2 è abbastanza vicino a credere nella "magia".

Come ha potuto un tale esperto del settore, e migliaia di altri, arrivare a questa conclusione?

E perché c'è un punto di vista così polarizzante da parte dei grandi media e dei politici?

Forse lui e molti altri hanno torto, ma il punto è che non c'è mai una discussione o una presentazione di punti di vista opposti all'interno del mainstream.

Invece, gli scienziati che parlano contro il punto di vista dello status quo sono costantemente demonizzati, ridicolizzati, assassinati e censurati.

Durante un panel anti-disinformazione del World Economic Forum (WEF) nel settembre dello scorso anno, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le comunicazioni globali, Melissa Fleming, ha annunciato di "possedere la scienza".

Si riferiva specificamente alla loro nuova agenda sui cambiamenti climatici e ai loro sforzi per censurare la "disinformazione".

Dal mio punto di vista, tutto ciò che vedo è un dogma dovuto agli attori politici e ad altri che cercano di sfruttare le opportunità che abbondano nel settore energetico multimiliardario e ai leader che si nascondono dietro il pretesto di preoccuparsi davvero del nostro pianeta.

 Ma forse mi sbaglio.

Sono stato un grande sostenitore delle tecnologie energetiche pulite e della conservazione del nostro pianeta per molti anni.

 È la spinta principale dietro il mio lavoro.

 Sono assolutamente a favore di iniziative ecologiche pulite, ma la coscienza e l'intenzione dietro queste iniziative è ciò che mi preoccupa.

Che tipo di mondo creeremo se non possiamo discutere le idee di base?

Che tipo di mondo creeremo quando sceglieremo di correre, nascondere e censurare invece di avere conversazioni importanti?

Come possiamo smettere di identificarci così profondamente con le posizioni, in modo da poter essere più liberi di cambiare idee quando nuove informazioni ci aiutano a capire meglio le cose?

Rigenerare, oltre la narrativa C02.

Vorrei segnalarvi il nostro documentario, Regenerate, Beyond The C02 Narrative.

Uno degli aspetti più importanti di Regenerate è che stiamo guardando il nostro ambiente da un punto di vista così limitato che non possiamo identificare i veri problemi che affrontiamo e che il nostro livello di pensiero, o coscienza, è completamente scollegato dalle soluzioni necessarie per cambiare veramente il nostro rapporto con il nostro pianeta.

Pertanto, stiamo creando soluzioni che non affrontano veramente il rendere l'ambiente più pulito o migliore a lungo termine.

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