In politica la menzogna è preferita alla verità.

 

In politica la menzogna è preferita alla verità.

 

Vladimir Zelensky, Eroe della Russia.

Conoscenzealconfine.it – (16 Giugno 2023) - Dmitry Orlov – ci dice:

 

Durante il suo incarico di presidente (di ciò che resta) dell’Ucraina, Zelensky ha distrutto l’Ucraina, ma ha realizzato molte cose grandiose… per la Russia.

Ecco i suoi principali risultati, in ordine sparso:

– Dopo essere stato eletto con la promessa di porre fine alle ostilità, ha immediatamente proceduto all’inasprimento del conflitto nell’est del Paese, compromettendo totalmente ciò che restava della democrazia ucraina.

Ha ulteriormente demolito lo spirito civico ucraino vietando tutti i media pubblici ad eccezione di un canale governativo, mettendo al bando tutta l’opposizione e tutte le fonti di notizie russe e, di fatto, instaurando una dittatura totalitaria.

– Ha bombardato senza sosta i civili delle regioni ora russe di Donetsk e Lugansk e poi, nella primavera del 2022, minacciandoli di un assalto genocida, ha fornito alla Russia un motivo inconfutabile per avviare l’Operazione Militare Speciale:

salvare vite civili.

Così facendo, ha contribuito ad espandere il territorio russo tramite l’annessione di quattro preziosissime province (Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson) e ha posto le basi per l’eventuale aggiunta, tra le altre, delle regioni di Nikolaev, Odessa, Kharkov e Kiev.

Ha sperperato 150 miliardi di dollari in aiuti stranieri (molti dei quali con il semplice espediente di rubarli), ha distrutto un’enorme quantità di attrezzature militari e munizioni senza ottenere nulla, e ha mandato alla morte 350 mila soldati ucraini (molti dei quali criminali di guerra nazisti), con un numero forse doppio di feriti.

–Ha ridotto la popolazione del suo Paese di quasi la metà:

 una parte di essa si è trasferita in Russia, ha ottenuto la cittadinanza russa e si è integrata produttivamente nella popolazione russa, mentre il resto è andato nell’Unione Europea, diventando un grosso peso per i bilanci sociali dei Paesi dell’UE.

– Ha ordinato alle truppe ucraine di bombardare scuole, asili, ospedali e abitazioni civili in regioni russe universalmente riconosciute, come Belgorod, ha lanciato attacchi con i droni direttamente sul Cremlino, ha dichiarato che il suo governo è un’organizzazione terroristica, precludendosi ogni possibilità di indurre la Russia a negoziare una pace che non sia interamente alle condizioni del Cremlino.

– Ha dimostrato la superiorità delle armi e delle tecniche militari russe rispetto a quelle della “NATO”, recentemente con la distruzione da parte della Russia di una delle batterie di missili Patriot fornite dagli Stati Uniti.

Quasi tutti gli equipaggiamenti che l’Occidente è stato in grado di fornire agli ucraini si sono dimostrati inferiori alle controparti russe.

– Ha dato all’esercito russo ampie opportunità di perfezionare le proprie capacità di sconfiggere le forze della “NATO”, con la sperimentazione di nuove tecniche belliche di sorveglianza del campo di battaglia con i droni e i satelliti geostazionari. Ciò sarà senza dubbio molto utile sia per contrastare la “NATO” sia per incrementare le future vendite di armi alle nazioni non occidentali, che desidereranno liberarsi dall’oppressione e dall’ingerenza occidentale.

– Ha venduto alcune delle armi ricevute dagli Stati Uniti ai cartelli della droga messicani, lasciando ai funzionari statunitensi l’unica scelta di chiudere gli occhi e fingere che ciò non sia accaduto.

Forse saranno costretti a voltarsi dall’altra parte quando i cartelli utilizzeranno queste armi per conquistare un numero sempre maggiore di città e paesi statunitensi.

Ha ospitato molti funzionari occidentali di alto rango, ai quali, in occasione della loro visita a Kiev, ha presentato sontuosi regali, come valigie di denaro riciclato in ringraziamento per gli aiuti esteri ricevuti, denaro che questi funzionari hanno poi portato a casa nel bagaglio diplomatico, esponendosi così a futuri ricatti.

– Ha dato l’esempio ad altri ebrei russi la cui sfortuna li aveva fatti finire in Ucraina piuttosto che in Russia, reinsediando i propri genitori in un quartiere elegante di Israele.

Ma ha tenuto la moglie al suo fianco, e anche lei ha fatto un buon lavoro per demoralizzare la popolazione ucraina, quando, in uno shopping sfrenato in giro per l’Europa, ha sperperato più denaro di quanto la maggior parte degli ucraini potrebbe vedere in diverse vite, il tutto pagato dai contribuenti statunitensi.

[La moglie] ha anche lavorato duramente per turlupinare i funzionari occidentali, facendo loro credere e spacciando per vere storie ridicole, come quella secondo cui le truppe russe avrebbero ricevuto compresse di Viagra per poter meglio violentare le donne ucraine.

– Zelensky è talvolta incauto; ad esempio, è stato sorpreso a nominare agenti del Servizio di Sicurezza Federale russo (ex KGB) in posti sensibili all’interno dell’establishment della difesa ucraina, anche se non è chiaro se ciò che resta della magistratura ucraina sarà in grado di perseguirlo.

 

– Uno dei suoi maggiori successi è stato quello di mettere gli Stati Uniti e la NATO in uno “Zugzwang”.

Si tratta di un termine scacchistico che indica una situazione in cui un giocatore può scegliere tra diverse mosse, che portano tutte alla sconfitta.

 Gli “Stati Uniti” e la “NATO” possono continuare a sostenere l’Ucraina, oppure possono smettere di sostenerla; in ogni caso, perderanno.

Il suo più grande successo forse è stato quello di aiutare la Russia ad allontanarsi dai suoi vicini ostili in Occidente e a dirigersi verso Paesi amici in Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina, tagliando i suoi legami economici, finanziari e culturali con l’Occidente e liberandosi dalle influenze occidentali.

Il suo incrollabile sostegno ai nazisti ucraini, i cui emblemi, insegne e slogan ricalcano la Germania nazista e i cui eroi sono collaboratori dei nazisti, unito all’abbondante sostegno ricevuto dall’Occidente, i cui leader hanno scelto di chiudere un occhio sulle loro tendenze fasciste, ha cementato nella mente dei russi la visione dell’Occidente come nemico esistenziale:

 un’entità fascista e razzista determinata a distruggere la Russia, ma troppo debole e vigliacca per fare il lavoro da sola.

Tutto ciò pone una domanda: di chi è al servizio Vladimir Zelensky?

La risposta sembra ovvia: Vladimir Zelensky è al servizio della Russia.

Questo è del tutto logico, dal momento che egli è, di fatto, russo.

Più precisamente, è un ebreo russo, ma gli ebrei russi, come tutti gli altri gruppi etnici russi, sono prima russi e poi ebrei.

La sua lingua madre è il russo e ha imparato l’ucraino (oltre all’inglese) solo dopo essere diventato Presidente, come parte della sua formazione professionale.

 È culturalmente russo e, prima di diventare Presidente, le sue commedie erano molto popolari tra i russi, sia nella (ex) Ucraina che nella Russia vera e propria.

Però non è affatto divertente, sia in ucraino (che parla abbastanza bene) che in inglese (che è ancora piuttosto stentato).

 È chiaro che non è lì che si trova il suo cuore.

Per le gesta eroiche di Vladimir Zelensky al servizio della Russia, vorrei raccomandare a Vladimir Putin di dichiararlo “Eroe della Federazione Russa” e di conferirgli la più alta decorazione russa, la “Stella d’Oro”… magari postuma, ma spesso il destino degli eroi russi è quello di morire eroicamente al servizio del proprio Paese.

 (Dmitry Orlov).

(Dmitry Orlov è nato a Leningrado, nell’URSS, da una famiglia di accademici ed è emigrato negli Stati Uniti a metà degli anni Settanta. Laureato in ingegneria informatica e linguistica, ha lavorato in diversi campi, tra cui la fisica delle alte energie, il commercio su Internet, la sicurezza delle reti e la pubblicità. È autore di numerosi libri, tra cui “Reinventing Collapse” e “The Five Stages of Collaps”)

(cluborlov.wordpress.com/2023/06/07/vladimir-zelensky-russian-hero/)

(comedonchisciotte.org/vladimir-zelensky-eroe-della-russia/)

 

 

 

 

 

La menzogna in politica

e il diritto alla verità.

Repubblica.it – (26 -5-2019) – Redazione -Stefano Rodotà – ci dice:

MAI come in questi tempi spazio pubblico e spazio privato si sono così intensamente mescolati fin quasi a rendere indistinguibili i loro confini.

 Addirittura lo spazio privato sembra svanire nell' era di Facebook e di YouTube, delle infinite e continue tracce elettroniche, dell'impietosa radiografia mediatica d' ogni mossa, contatto, preferenza.

Dobbiamo accettare la brutale semplificazione di chi ha affermato "la privacy è finita. Rassegnatevi"?

 O dobbiamo ridisegnarne i confini senza perdere i benefici della trasparenza che, soprattutto nella sfera della politica, le nuove tecnologie rendono possibili?

 La politica, appunto.

Nel nuovissimo panorama tornano, intatte e ancor più ineludibili, antiche questioni.

 Quali sono i doveri dell'uomo pubblico? Quale deve essere la sua moralità?

Possono convivere vizi privati e pubbliche virtù?

Può il politico coltivare la pretesa di stabilire egli stesso fin dove può giungere lo sguardo dei cittadini?

E soprattutto: qual è il rapporto tra verità e politica nel tempo della comunicazione globale?

«La menzogna ci è familiare fin dagli albori della storia scritta. L' abitudine a dire la verità non è mai stata annoverata tra le virtù politiche e le menzogne sono state sempre considerate giustificabili negli affari politici».

Così “Hanna Arendt”, che tuttavia in questa lunga abitudine non vedeva un dato da accettare in nome di un troppo facile realismo politico.

 Al contrario, contro la menzogna bisogna lottare non solo per la sua intrinseca immoralità, ma per i suoi effetti distruttivi proprio dello spazio della politica.

 Dove esiste un establishment, un ceto politico consapevole della necessità di mantenere la propria legittimità nei confronti dei cittadini, la pubblica menzogna sui propri fatti privati porta all' espulsione del mentitore.

“John Profumo” è costretto a dimettersi perché ha mentito alla “Camera dei Comuni” sulla sua relazione con “Christine Keeler”.

 “Gary Hart” è costretto ad abbandonare la vita politica e le sue ambizioni di candidato alla presidenza degli Stati Uniti per aver sfidato la stampa sull' esistenza di sue relazioni sessuali, che i giornalisti, facendo bene il loro mestiere, impietosamente scoprono.

Non un sussulto moralistico, ma l'affidabilità stessa del politico rende inammissibile la menzogna.

Questo significa che parlare del rapporto tra menzogna e politica esige distinzioni.

Vi è la menzogna in nome della salute della Repubblica, quella su vicende private del politico, quella che vuol salvaguardare uno spazio di intimità di cui nessuno può essere espropriato.

 Né il primo, né l'ultimo caso possono essere invocati nella vicenda che coinvolge Silvio Berlusconi.

Per quanto sia divenuta totalizzante l'identificazione sua con i destini del paese, non si può certo ritenere che il suo parlar franco sui rapporti con una giovane ragazza metta a rischio il sistema politico italiano.

 Al contrario, proprio le sue reticenze, i silenzi e le contraddizioni stanno producendo effetti perversi nella sfera pubblica.

La difesa della privacy, il rifiuto di una politica fatta di un guardare nel buco della serratura?

 Chi ragiona in questo modo sembra ignorare il modo in cui la vicenda è stata resa pubblica, la denuncia circostanziata e impietosa di “Veronica Lario”, i suoi diretti riferimenti politici.

 Lì si parlava della figura pubblica di Berlusconi, non di qualche pettegolezzo privato.

Da decenni, peraltro, è cosa nota e consolidata che i politici godono di una più ridotta "aspettativa di privacy", proprio perché la decisione di vivere in pubblico e di gestire la cosa pubblica impone loro di rendere possibile una conoscenza ampia e una valutazione continua proprio da parte di quei cittadini al cui giudizio il presidente del Consiglio sembra tenere tanto.

Chi, allora, ha "diritto alla verità"?

Questo interrogativo, che divise” Immanuel Kant” e “Benjamin Constant”, è proprio quello che sta al centro della discussione italiana.

Al deciso universalismo di Kant, Constant opponeva che «nessun uomo ha diritto a una verità che nuoccia ad altri».

Qui possiamo astenerci dal ripercorrere quella storica discussione, perché proprio la rilevanza politica del caso esclude comunque che la verità possa nuocere a persona diversa dal presidente del Consiglio, mentre il silenzio o la menzogna pregiudicano proprio quel diritto di sapere che costituisce ormai uno dei caratteri della democrazia, che sfida il machiavelliano uso politico della menzogna come strumento per mantenere il potere.

 Molte volte si è sottolineato che le procedure di occultamento della verità hanno sempre accompagnato i regimi totalitari, mentre l'accesso alla verità è sempre stato una prerogativa delle libere assemblee, a partire dalla democrazia di Atene.

Il diritto alla verità, in questo caso più che mai, è diritto di tutti.

 È stato proprio il presidente del Consiglio a rendere ineludibile la questione con le sue reticenze, le doppie versioni, il distogliere lo sguardo da fatti incontestabili.

 Il suo rifiuto di rispondere a domande specifiche, e tutt' altro che pretestuose proprio perché riferite a dati precisi, assomiglia assai a quella "facoltà di non rispondere" di cui giustamente può giovarsi l'indagato o l'imputato.

 " Nemo ternetur se detegere ", recita una antica e civile formula giuridica, che si può spiegare con le parole di un vecchio commentatore:

 «non imporre a nessuno, neppure allo scellerato più infame, di rivelare il malfatto».

Quali consiglieri, ammesso che ce ne siano, hanno suggerito al presidente del Consiglio di seguire una strada così scivolosa?

Una menzogna può acquietare i fedeli di un politico, ma lo spinge a rinserrarsi nel suo campo trincerato, corrode la fiducia dei cittadini in un tempo in cui proprio la produzione di fiducia è considerata un elemento indispensabile per restituire alla politica un vero consenso.

Non è il moralismo a spingere verso questa conclusione, anche se oggi soffriamo proprio di un deficit spaventoso di moralità pubblica.

 La democrazia, ricordiamolo, non è solo governo del popolo, ma governo "in pubblico".

Qui, in questa semplice e profonda verità, sta l'inammissibilità della menzogna in politica, che si trasforma proprio nella pretesa di non rendere conto dei propri comportamenti da parte di chi ha liberamente scelto di uscire dal rassicurante spazio privato per essere protagonista nello spazio pubblico.

(STEFANO RODOTÀ – ex professore di Diritto Pubblico e Deputato -ora defunto. N.d.R.).

 

 

 

 

Perché i politici italiani mentono

e negano l’evidenza?

  Lanuovapadania.it – (11 MARZO 2021) - Giuseppe Reguzzoni – ci dice:

 

Perché, come al letto di un paziente giunto ormai alla fine, i politici si ostinano a negare l’evidenza?

Sì, certo, non tutti i politici mentono e, soprattutto, non sempre mentono, ma questo misto di verità e di menzogna è forse anche peggiore della menzogna aperta.

Il tema non è nuovo, ma i potenti strumenti di comunicazione mediatica danno a queste domande antichissime un significato differente da quello del passato.

 Per secoli, la menzogna di massa si è confusa con la propaganda e, in modo particolare con l’indicare ai propri sudditi il nemico o il cattivo di turno.

 È ancora vero, ma oggi, la grande novità, consiste nel fatto che si mente anche ai “propri”, cittadini, elettori, sostenitori, in una proporzione che era sconosciuta ad altri tempi pure infelici.

 Lo sapeva perfettamente Adolf Hitler, che nel suo delirante “Mein Kampf” dice espressamente che, se devi mentire alle masse, devi mentire alla grande, deve trattarsi di una menzogna così grande a essere proprio per questo creduta.

La menzogna è, difatti, la quintessenza di tutti i regimi totalitari, sia quelli vecchia maniera, come le dittature ideologiche del secolo scorso, sia quelli “soft”, caratteristici del sistema di disinformazione sistematica portato avanti dai poteri forti.

Un tentativo di riflessione sul significato e sulla portata della menzogna nella gestione della cosa pubblica si trova in un libretto di “Alexandre Koyré”, Sulla menzogna in politica, pubblicato da “Lindau nel 2010” , ma uscito nell’originale francese a “New York nel 1943”.

L’Autore, membro della resistenza francese, apparteneva infatti al movimento “France Libre di De Gaulle” e prende le mosse proprio dalla sconfitta e dall’occupazione nazista della Francia, negli anni più bui della Seconda Guerra Mondiale.

 «Non si è mai mentito come al giorno d’oggi. E neppure si è mai mentito in modo così sfrontato, sistematico e continuo».

Con queste parole, che sembrano scritte oggi, inizia questa riflessione coraggiosa, che non affronta solo il tema, perenne, della menzogna, ma punta a sviscerare una delle radici ultime della perversione del Potere.

“Koyré” riconosce, sin dalle prime righe, che «la menzogna è vecchia come il mondo», ma dichiara di volersi soffermare esclusivamente sulla «menzogna politica».

Di essa tratta, nella prima parte del volumetto, per passare poi, nella seconda, al sistema di potere chiuso («segreto») che gestisce i meccanismi di condizionamento nelle dittature classiche.

E allora, soffermandoci soprattutto sul primo aspetto, come se volessimo raccogliere un mazzo di fiori da un campo proibito, riportiamo alcune citazioni dalle prime pagine di questo straordinario libretto, lasciando al Lettore il compito di applicarne il significato a questi nostri tempi.

  «Non si è mai mentito così tanto … infatti, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, dei cumuli di menzogne si riversano sul mondo. I discorsi, gli scritti, i giornali, la radio … tutto il progresso tecnico è posto al servizio della menzogna.

L’uomo moderno è immerso nella menzogna, respira la menzogna, è sottomesso alla menzogna ogni istante della sua vita (…) La menzogna moderna è fabbricata in serie e si rivolge alla massa.

Così, se nulla è più raffinato della propaganda moderna, nulla è più grossolano del contenuto delle sue asserzioni, che rivelano un disprezzo assoluto e totale della verità».

 

La massa – perché il Potere vuole «masse», non popoli – «crede a tutto ciò che le si dice. Purché glielo si dica con sufficiente insistenza. Purché si lusinghino le sue passioni, i suoi odi, le sue paure. Creder, obbedire e combattere – tale è il dovere della massa. Il pensiero è affare del capo».

 Eppure, anche in politica, la menzogna è un segno di debolezza, non di forza, forse in democrazia ancor più che nei sistemi apertamente totalitari.

 «La menzogna può essere un’arma. L’arma preferita dell’inferiore e del debole che, ingannando l’avversario, si vendica e ha la meglio su di lui».

 «Ingannare significa anche umiliare e ciò spiega la menzogna spesso gratuita delle donne e degli schiavi».

La menzogna è comunque sempre un segno di disprezzo.

Mentendoti, ti dico che per me non vali nulla, se non, al massimo, il tuo voto, di cui, per il momento, ho ancora bisogno, ma solo come un numero da aggiungere a tanti altri.

Anche per le dittature leggere – precisiamo noi – vale quello che” Koyré” scrive per i totalitarismi forti:

«Nell’antropologia totalitaria l’uomo non è contraddistinto dal pensiero, dalla ragione, dal giudizio, proprio perché, secondo essa, la grande maggioranza degli uomini ne è priva».

Se sostituiamo al generico «uomini», il termine «elettori», abbiamo la quintessenza della menzogna politica in democrazia, che è, poi, quel che certifica il fatto che le nostre democrazie sono solo «apparenti».

 Qui sta anche la risposta alla domanda da cui siamo partiti: perché i politici mentono?

 Mentono per debolezza, avendo comunque bisogno di garantirsi il consenso elettorale.

 Mentono per disprezzo, ritenendo utili i voti, ma inutili gli elettori.

 Già, proprio qui sta il punto più beffardo e più tragico:

 i politici mentono ai loro elettori, di cui pure hanno ancora in qualche modo bisogno, perché li disprezzano, ma in questo loro disprezzo sta la dimostrazione della loro debolezza e inutilità.

 All’interno dei sistemi totalitari – forti, come quelli ideologici del secolo XIX, o deboli come quello in cui stiamo rapidamente scivolando – che conta è il sistema, non la persona del politico.

Quanto meno quest’ultima sarà carismatica, tanto essa risulterà assimilabile e ininfluente.

 Ma questo, del carisma personale, è un altro discorso, e il libretto di “Koyré “non lo affronta e, forse, nell’Europa devastata dalla Guerra neppure poteva affrontarlo.

 

 

 

 

La fabbrica del falso, strategie della

menzogna nella politica oggi.

Lacittafutura.it - Alba Vastano – (02/07/2021) - ci dice:  

 

Il saggio dell’economista “Vladimiro Giacché” affronta con estrema lucidità la questione della menzogna, come presenza costante e pervasiva.

Come riuscire a sventarla per denunciare che “il re è nudo”?

“Se un tempo le verità inconfessabili del potere erano coperte dal silenzio e dal segreto, oggi la guerra contro la verità è combattuta sul terreno della parola e delle immagini” (Vladimiro Giacché).

C’è una protagonista inequivocabile nei media, così come in qualsiasi altra performance di carattere politico e sociale.

 È la menzogna.

La respiriamo ogni giorno, è pubblica e l’abbiamo fagocitata e inglobata, nostro malgrado, nel pensiero comune.

Si alloca ormai comodamente nelle nostre sinapsi, impedendo o limitando la visione trasparente della verità.

Parole e immagini mirate ci invadono e favoriscono il dilagarsi e il radicarsi della menzogna che trova quindi terreno fertile, nell’epoca del dominante linguaggio pubblico e del bombardamento delle opinioni, trasmesse alla velocità della luce, tramite i media.

 Le domande illuminanti che dovremmo porci non nascono sempre spontanee o sono fruibili dalla ristretta fascia di chi vuole vederci chiaro in questo dilagante terreno subdolo che ottenebra la verità.

“Perché chiamiamo democratico un Paese dove il governo è stato eletto dal 20 per cento degli elettori?

Perché dopo ogni riforma stiamo peggio di prima?...

Perché nei telegiornali i territori occupati diventano “Territori”?...

Che cosa distingue l’economia di mercato dal capitalismo?”:

Alcune delle domande su cui dovremmo riflettere.

Chi, in realtà, si pone queste domande e, soprattutto chi tende a trovarne risposte esaustive, sì da equipaggiarsi in collettività per tentare di capovolgerne i sistemi, destrutturando anzitutto le menzogne che nascondono?

Necessario sarebbe riflettere e compiere capillari analisi sugli avvenimenti attuali distorti dalla menzogna propagandata dai media.

Mancate verità, si può dire, strumentali alle strategie di convincimento dell’opinione pubblica, affinché si ritenga che sia quella ingiunta l’unica strada da seguire.

 Plateali e mendaci asserzioni che inducono al mono-pensiero, deprivandolo di autonomia critica e delle capacità di analisi.

Ne scrive Vladimiro Giacché, noto ed esperto economista, filosofo e scrittore di numerosi saggi sul tema dell’economia e della politica internazionale (leggi l’intervista).

Nella terza edizione del suo saggio La fabbrica del falso (ed. Imprimatur) l’autore affronta con estrema lucidità, logica e analisi del problema, la questione della menzogna, come presenza costante, generalizzata e pervasiva.

 Il saggio è articolato su tre parti in cui il tema fondante viene trattato sul nucleo centrale: il potere delle parole e delle immagini risulta decisivo per la costruzione del consenso.

“Esame critico di luoghi comuni e parole chiave del lessico contemporaneo”, nella delucidante prima tranche del saggio, tutta tesa a convergere su come la menzogna “chiama in causa la società in cui nasce e prospera”.

Evidenti due aspetti chiave:

la falsità del discorso pubblico come “indicatore di ciò che non funziona nelle nostre società” e “l’esistenza di meccanismi sociali in grado di favorire la produzione e la propagazione” …della menzogna, s’intende.

E ci s’inoltra, leggendo il saggio, nel cuore fondante del tema: “l’esame delle radici della guerra alla verità nella realtà sociale del nostro tempo”.

 E conclude l’autore con proposta di soluzioni e analisi per resistere al virus della menzogna.

 La domanda è d’obbligo: cosa si può introdurre per sventarla e dire finalmente “il re è nudo”?

Ma il mondo dei pensanti si divide, a questo punto.

La menzogna e la verità non hanno le stesse angolazioni e sfaccettature per tutti e vigono le correnti di pensiero.

 Per i seguaci del pensiero postmodernista che considerano l’idea di verità una “scoria filosofica”, intraprendere questa indagine che conduce allo smantellamento della menzogna può essere considerato un percorso inutile e superato.

Superfluo è invece per i più realisti, immersi “nelle cose di questo mondo”.

Per coloro, ad esempio che abbiano “bevuto” le motivazioni degli Usa e company per dare un perché alle guerre, dedicarsi all’analisi della menzogna potrebbe apparire superfluo.

 Il perché?

Le menzogne sono troppe e troppo evidenti.

Il che, ovviamente, non può giustificare la rinuncia allo smascheramento, ma così è.

Ai più appare un percorso, sia pur irrazionalmente, superfluo.

Vale citare per i postmodernisti (come fa Giacché in una nota nel saggio, nda) l’assunto recitato da “M.P. Linch” nel testo “La verità e i suoi nemici”:“

Può non esserci una e una sola risposta vera ad alcune questioni filosofiche, ma ce ne sono alcune effettivamente false”.

Pensiero convalidato anche da “Popper”, per il quale le teorie scientifiche non possono essere confermate definitivamente, ma possono essere falsificate”.

Fenomenologia della menzogna: la verità mutilata.

La verità non è più tale, se le si tolgono i veli di dosso”.

 Lo affermò Nietzsche.

Che vuol dire? Facilmente intuibile, ma anche fraintendibile.

Giacché appositamente la fraintende portandola all’asserzione, che è anche un’ipotesi ragionevole, che “la verità, non è più verità, se la si strappa al suo contesto”.

Un esempio, citato nel testo, si riferisce all’abbattimento della statua di Saddam Hussein a Baghdad.

Le tv inquadrarono la statua, ma non le angolature della piazza, mentre gli speaker delle tv internazionali annunciavano al mondo che era presente una “folla festante”.

In realtà la piazza era semivuota.

 Ecco la verità mutilata, riprodotta in infiniti episodi pubblici, attraverso il falsificante potere dei media che offrono in pasto all’opinione pubblica ciò che i poteri mondiali vogliono che si conosca, ma che è solo menzogna.

Allo scopo di manipolare consensi fittizi, basati su false verità.

E cita l’autore, per avvalorare la tesi della verità mutilata, il caso di “Ai Weiwei”, l’artista cinese dissidente.

La sua intervista, rilasciata al settimanale tedesco “Die Zeit”, venne tranciata nella pubblicazione di ben “1178 battute”.

Taglio che fece risultare il suo discorso “drasticamente alterato”.

Spazio e parole manipolate ad hoc per dare in pasto all’opinione pubblica l’idea di una realtà inesistente, mutilata della verità essenziale.

Così come avviene per il contesto, per le circostanze, legate ai tempi e alle dinamiche di un accaduto, che vengono spesso volutamente annebbiate.

“La trasformazione dei processi in istantanee - scrive l’autore, riferendosi in particolare all’11 Settembre - l’attenzione al particolare puntiforme a scapito del contesto, la mitologia dell’Inizio assoluto laddove vi è una connessione di avvenimenti ben determinata.

 Tutto questo consente di creare una narrazione arbitraria, in cui vi è un evento inscrivibile soltanto nella categoria dell’Orrore assoluto.

Un orrore inesplicabile, se non attraverso la categoria del Male…”.

A ulteriore conferma di quanto il contesto alterato possa falsificare la realtà dei fatti, il saggista cita l’attacco di Israele su Gaza del 2008, che un’informazione falsata fece iniziare con il lancio di razzi da parte di Hamas.

In realtà ben quattro motivi smantellano questa menzogna data in pasto ai media mondiali.

Israele, già dal 2007 aveva “trasformato Gaza in una prigione a cielo aperto”.

La tregua non è stata rotta da Hamas con il lancio dei razzi, “ma da un attacco israeliano avvenuto il 4 dicembre 2008, durante il quale furono uccisi sette Palestinesi”.

Da allora si intensificarono i lanci dei razzi, da parte dei Palestinesi che non ruppero volutamente la tregua, semplicemente perché il 19 dicembre venne a scadere.

Sarebbe stato più veritiero dire che la tregua non fu confermata, anche perché “era stata rispettata solo da loro”.

Vale la pena ricordare che durante la tregua vennero uccisi 25 palestinesi, ma nessun israeliano e che la disponibilità di Hamas a prolungare la tregua per dieci anni, venne ignorata da Israele.

L’attacco israeliano del 2008 è stato preparato per mesi, pianificato dal ministro della difesa, Barak.

Non fu, quindi, una risposta al lancio dei missili di Hamas.

All’opinione pubblica è passata una falsa narrazione, ovvero che gli Israeliani si difendevano solamente dagli aggressori palestinesi.

Nel saggio, a dimostrare quanto la menzogna sia parte integrante del messaggio dei media, l’autore parla anche di “verità imbellettata”, rappresentata dall’eufemismo, espressione di “una delle fondamentali malattie politiche e sociali della nostra società.

Una “riformulazione tranquillizzante e rassicurante” dei fatti che vengono così resi innocui, per non suscitare “reazioni ostili”.

Accade nel campo dell’economia.

Per il giornale della Confindustria la riduzione delle pene per i datori di lavoro, relative ai “reati sulla sicurezza dei lavoratori” sono solo un “restyling delle sanzioni”.

Nel lessico contemporaneo dei mercati la parola capitalismo viene spesso sostituita con “sistema di mercato” o “mondo delle imprese”.

 Una verità occultata con “un po’ di cerone per farla sembrare meno brutta di quello che è”.

Tutto per propagandare la menzogna, un modo per assoggettare le nostre menti ai poteri forti e dar loro il consenso a fare del nostro futuro terra bruciata.

Seminando mendacemente la convinzione che “lo stato di cose attuale sia necessario e ineluttabile”.

Il terreno è fertilissimo.

(Vladimiro Giacché, La fabbrica del falso, Ed. Imprimatur)

 

 

 

 

In politica è inevitabile mentire.

Chi non mente viene subito punito

dall'elettore che preferisce dare

il suo voto a chi gli conta le balle.

Italiaoggi.it - Diego Gabutti – (17-2-2020) – ci dice:

 

Mentire va bene, è parte della condizione umana.

Se non si mentisse mai, se l'assoluta franchezza fosse la regola e non l'eccezione, ogni forma di convivenza sarebbe impossibile:

 si sfascerebbero le famiglie, i bambini andrebbero ogni sera a letto senza cena, le mogli in ogni porto prenderebbero a mattarellate i marinai.

Sarebbe un 1984 a immagine e somiglianza di Piercamillo Davigo:

tutti colpevoli per autodenuncia, senza bisogno di prove.

Mentire, cercando di non farsi beccare, ha dunque un suo tassativo e universale perché.

 È un perché che vale per tutti i rapporti sociali, quelli privati come quelli pubblici.

Si mente tra le mura domestiche, al bar e in ufficio, al telefono e chattando en travesti, spacciandosi cioè per qualcun altro (per incorruttibili, diciamo, o per maestri di morale, come fanno gli utenti del sacro blog).

Ma è in politica, naturalmente, che mentire (più che utile, o pratico) è imprescindibile.

Semplicemente non è possibile dire agli elettori la verità:

 voterebbero subito per chi sta mentendo.

Gli elettori non vogliono sentir parlare di sacrifici a proprio carico, di tagli del welfare, o di stop alle pensioni facili.

 Vogliono sentir parlare di sacrifici altrui (più tasse per i ricchi) e dell'oro delle favole (lotta agli evasori fiscali, basta con i vitalizi ai politici, al diavolo il fiscal compact, tassare a sangue le multinazionali).

Non che gli elettori, compresi i più ingenui tra loro, credano davvero nelle ridicole iperboli che li spingono a votare Tizio piuttosto che Caio o Sempronio.

Ci credono come chi mette nel carrello del supermercato il detersivo X o il dentifricio Y crede nelle esagerazioni della pubblicità.

Come i politici, che li sbandierano in campagna elettorale, anche gli elettori sanno benissimo che i programmi politici che lavano più bianco del bianco sono assurdità;

e che con i soldi del Monopoli puoi comprare Parco della Vittoria e costruirci sopra un hotel a 10 e più stelle ma non ci puoi pagare neanche un solo stipendio pubblico o un solo assegno dell'assistenza sociale.

Non di meno i politici mentono e gli elettori votano.

Mentire e lasciar mentire:

è uno dei protocolli segreti del patto sociale, imperativo e ineluttabile soprattutto in politica.

Non si mente, ai piani alti delle istituzioni, per il gusto di mentire, o per il brivido dell'inganno, ma per necessità:

 il consenso elettorale si conquista promettendo redditi di cittadinanza, decrescite felici e altre analoghe chimere in stile Bello Figo («non pago affitto/dai cazzo, siamo negri noi»).

È un po' come in amore, almeno nei romanzi d'Achille Campanile:

 si conquistano i favori dell'amata o dell'amato con serenate in playback, scatole di cioccolatini che risalgono al Natale di tre anni fa, collane di perle finte, anelli di fidanzamento comprati in cartoleria e vaghe promesse di matrimonio.

Sono giustificate anche le spiritose invenzioni di “Luigi Di Maio” (alcune involontarie, come la location venezuelana del golpe cileno, e altre volontarie, tipo «non sapevo che l'ex assessora Paola Muraro fosse indagata»).

Se a volte è il suo naso quello che s'allunga, capita che anche gli altri non la contino sempre giusta sul suo conto.

Cotta e troppo presto mangiata, senza assaggiarla prima con la punta della lingua, la chat parzialmente strombazzata da Corriere, Repubblica e Messaggero dice infatti l'esatto contrario di quel che racconta la stessa chat pubblicata per intero sul Blog Pippa:

 Di Maio non tifava pro ma contro Raffaele Marra, esattamente come aveva dichiarato a In mezz'ora.

 Be', visto che stavolta non ha mentito, Di Maio ha diritto a un buono per aggiustare, in futuro, qualche verità che risulti scomoda a lui, a «Virginia» o agli Associati.

Ai «giornaloni», nessun buono, invece: fermi un giro.

 

 

 

Verità e bugie nella

politica internazionale.

 Ilpensierostorico.com - Giorgia Maddalon – (20- 5- 2020) – ci dice:

(Recensione a J. Mearsheimer, Verità e bugie nella politica internazionale

Luiss University Press-Roma)

 

False informazioni tra governi, allarmismo, miti nazionalisti, insabbiamenti strategici e ignobili: sono, queste, solo alcune delle tipologie di bugie utilizzate dai capi di Stato in politica estera a cui “John Mearsheimer” sottopone la sua attenta analisi in “Verità e bugie nella politica internazionale”

Nel panorama della tradizione politica occidentale una politica che fondi i suoi presupposti e la sua agenda sui puri principi della verità non è forse mai esistita.

Bisognerebbe tornare indietro alla visione teorica di Platone, alla sua concezione di polis ideale dove i filosofi erano guidati dalla verità del logos e allontanati da qualsiasi impulso viscerale alla menzogna.

 Seppur considerato un atto riprovevole e condannato da tutte le religioni (la falsa testimonianza è tra i Dieci Comandamenti), la menzogna è sempre stata, soprattutto in passato, strumento di potere e protezione, ma anche arma contro il nemico.

 Parte integrante della natura umana, fenomeno trasversale rispetto ad ogni tempo e cultura, si è sempre rivelata una componente centrale nei rapporti sociali e politici tra individui che, al di là di qualsiasi moralismo, andrebbe osservata con maggiore consapevolezza per comprenderne i fili che la muovono.

Le bugie possono essere dannose, ma a volte anche la verità lo è.

Ma cosa definisce l’una e l’altra?

Può una menzogna, se detta a fin di bene, essere considerata giusta? S

e assolutisti come “Immanuel Kant” e “Sant’Agostino” ritengono che mentire sia sempre sbagliato, per gli “utilitaristi” la menzogna può anche giocare a vantaggio di uno scopo socialmente utile.

Muovendo oltre la sfera personale e avvicinandoci al complesso mondo della politica internazionale, non sarà difficile notare come quello della bugia sia in realtà un problema antico quanto la politica perché ha a che fare con la potenza, con il regno della diplomazia, con quella parte della politica più avvezza alla segretezza.

 Non è detto però che della menzogna faccia necessariamente parte la “volutas nocendi”, l’intenzione di nuocere o danneggiare.

I capi di Stato si sentono spesso investiti del dovere morale di mentire per garantire la protezione e la sopravvivenza del proprio paese, facendo della bugia a fin di bene una parte integrante dei rapporti internazionali.

L’analisi di Mearsheimer in questo è puntale e precisa.

 Un capo di Stato potrebbe mentire per insabbiare una politica apparentemente discutibile, ma dal potenziale strategico, al fine di godere di ampio margine di manovra senza sollevare pubbliche obiezioni.

I tentativi del Presidente Kennedy di condurre la crisi dei missili di Cuba a una conclusione pacifica sono un esempio calzante d’insabbiamento strategico volto a non compromettere le relazioni diplomatiche con altre nazioni.

 Intuendo che la decisione dell’amministrazione americana di rimuovere i missili Jupiter dalla Turchia, in cambio del ritiro di quelli sovietici da Cuba, non avrebbe incontrato il favore del suo pubblico, finendo anche per danneggiare i rapporti di Washington con gli alleati Nato, il Presidente americano raccomandò ai sovietici di tacere sull’accordo preso.

 Ma non sono rari neppure i casi in cui si ricorre all’allarmismo per spronare il popolo riluttante e scettico a considerare seriamente il pericolo di un’insorgente minaccia senza dover necessariamente ricorrere a una propaganda ingannevole.

L’essenza dell’allarmismo si riassume nella celebre frase di “Kemal Ataturk”:

 «Per il popolo, nonostante il popolo».

 

“Mearsheimer “ci mostra come l’allarmismo abbia giocato un ruolo forte nella politica estera statunitense degli ultimi settant’anni.

 Per superare la generale riluttanza ad attaccare l’Iraq, il 27 settembre 2002 il Segretario della difesa “Donald Rumsfeld” dichiarò la presenza di prove inconfutabili relative allo stretto rapporto collaborativo tra Saddam Hussein e Osama Bin Laden, nonostante nessun simile accertamento fosse mai stato effettivamente confermato né dalla CIA, né dalla DIA e quantomeno dalla Commissione d’Indagine sull’11 settembre dell’anno precedente.

 Non solo, per indurre il popolo americano a considerare Saddam coinvolto nell’attentato terroristico delle Torri Gemelle, il “Presidente Bush” affermò nella sua lettera al Congresso del 2003 come tra i diritti legali degli Stati Uniti rientrasse quello di «prendere le misure necessarie contro i terroristi internazionali e le loro organizzazioni, comprese quelle nazioni, quelle associazioni o individui che hanno progettato, autorizzato, perpetrato, facilitato gli attacchi terroristici verificatisi l’11 settembre 2001».

Risulta quindi problematica la tesi di chi ritiene che nelle democrazie contemporanee sia quasi necessario legittimare il ricorso all’impostura per assicurare coesione e stabilità politica:

avallare cioè la tesi di rivalutare in termini positivi il ricorso a errori utili come strumenti di conservazione della democrazia.

 Ma questo non è di certo un dilemma che nasce oggi, ma affonda le sue radici nel passato.

Già nel “Principe di Machiavelli” si parla di amoralità della politica:

 «e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi […] si guarda al fine […] e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati» (Machiavelli, Il Principe, XVIII).

Per Machiavelli l’azione politica non può tener conto delle regole morali.

 Il fine, ovvero la conquista e la conservazione del potere politico, giustificherebbe anche l’uso della crudeltà e della dissimulazione.

 La sfera politica è quella delle azioni strumentali che, in quanto tali, devono essere giudicate non in sé stesse, ma in base alla loro maggiore idoneità al raggiungimento dello scopo.

Ma esiste davvero una morale diversa e speciale per l’uomo politico?

 Come può il fine essere giusto se per raggiungerlo servono mezzi ingiusti?

La politica è una complessa rete di agenti e dinamiche.

Inoltre, per quanto sia legittimo fare dell’amore per la verità una virtù diplomatica, la verità della politica non può essere sottoposta a quella reductio ad unum di cui la filosofia si serviva per ricondurre fenomeni diversi a un unico principio esplicativo (Robespierre era detto “l’incorruttibile”, eppure non fece della Francia una democrazia libera).

 

“Martin Jay” in” Le virtù della menzogna. Politica e arte dell’inganno” riconosce che la politica non sarà mai una zona completamente libera dalla menzogna, piena incarnazione di autenticità e onestà, quanto piuttosto duplice e contemporanea espressione di moralismo-realismo, rettitudine-impudenza.

 Ciò nonostante, la menzogna non può e non deve essere un modus operandi generalizzabile.

 In un quadro come quello attuale ci si domanda allora se il rapporto tra verità e politica possa dirsi definitivamente collassato.

Ecco che la riflessione sulla “nobile menzogna” di Platone come legittimo espediente pedagogico e morale, strumento per trincerarsi dietro la ragion di Stato, “pharmakon” da prescrivere al popolo per garantire l’ordine politico è oggi più centrale che mai.

Quella di “Mearsheimer” è una lente d’ingrandimento con cui guardare alla menzogna come fenomeno dalle molteplici sfumature, come manipolazione della realtà ma anche espressione della creatività dell’uomo.

Di fronte ad un dibattito sociale e politico dominato dall’uso e abuso della parola, in cui la nostra presa sulla realtà è continuamente distorta dalle false notizie rese attendibili dall’era digitale, vi è l’urgente necessità di affermare il diritto alla verità e recuperare un’etica della parola.

 Riscoprirne lo statuto e la dimensione morale in riferimento alla sfera delle relazioni internazionali, ma soprattutto a quella personale.

Verità e bugie nella politica internazionale apre la strada a una grande sfida politica.

 E se nel libro la menzogna sembra avere un peso maggiore nella sfera internazionale, probabilmente, come diceva “Kant” nell’opera “Per la pace perpetua”, avremo la pace solo quando non si daranno più le condizioni perché la guerra ci sia.

 Ovvero quando la menzogna e la segretezza si sostituiranno a uno spazio pubblico e ad un mercato delle idee leale e trasparente.

 

 

 

Lettere dalla Merica n. 6/2023 –

Rimborsato dal fisco (negli USA, eh…)

Stefanorolando.it – (May 31, 2023) - Paolo Giacomoni – ci dice:

 

In America, chi non paga le tasse va in galera.

E questo è vero non soltanto per l’aneddotica legata a Al Capone, di cui si sa che, essendo falliti tutti i tentativi della polizia per punire le sue azioni criminali, nel 1931era stato condannato e messo in prigione a Alcatraz per un cosiddetto “white collar crime”, quello per cui anche Trump rischia di trovarsi vestito di una tuta arancione.

Infatti, anche dei cittadini più “normali” possono finire in galera se non pagano le tasse.

Un mio vicino lavorava in un’azienda il cui proprietario amava i cavalli da corsa, il gioco d’azzardo e le case in Nevada… e non pagava le tasse.

Avendo frodato il fisco per più di due milioni di dollari, quel signore era stato condannato alla reclusione e trasferito in una galera federale dove ha trascorso un paio d’anni (con gran gioia del mio vicino che non lo portava nel cuore).

I cinici di casa nostra mi domanderanno se una tale efficacia nel punire l’evasore si accompagna ad altrettanta solerzia nel rimborsare l’ingenuo che, per qualsivoglia ragione, di tasse ne abbia pagate troppe.

Posso testimoniare per esperienza personale che la risposta è positiva.

Io ricevo una pensione francese composta della pensione “classica” della Sécurité Sociale, e da una pensione “complementare”.

Gli accordi internazionali tra Francia e USA prevedono che, per i residenti negli USA che beneficiano della pensione francese, detta pensione francese è esentasse.

Io credevo che questi accordi fossero limitati alla pensione “classica” e quindi pagavo regolarmente le imposte sul reddito relativo alla pensione “complementare”: errore!

Quando me ne sono accorto, ho fatto richiesta per essere rimborsato. Sfortunatamente la richiesta è ricevibile solo per gli ultimi tre anni: vitaccia.

Ma la richiesta, inoltrata nel marzo di quest’anno, ha avuto esito positivo e in maggio ho ricevuto il rimborso, tanto dallo stato dell’Alabama quanto dal servizio federale delle imposte sul reddito.

Un’altra novità sulle tasse, sociale, questa, e non personale, merita di essere presa in considerazione.

Il Parlamento ed il Senato dell’Alabama, che non sono noti per essere degli estremisti sovversivi, sono in procinto di promulgare una legge che riduce la tassa sui prodotti alimentari e su tutto quello che va sotto il nome di “groceries”, una tassa che qui è mal vista come lo era la famigerata tassa sul macinato nel neonato Regno d’Italia.

Si tratta di un’imposta indiretta del 9% la cui soppressione, per le famiglie a basso reddito, può avere effetti positivi non trascurabili.

Se la legge passa, i suoi effetti entreranno in vigore (non oso dire “verranno implementati”) progressivamente e, nel giro di due o tre anni, la tassa sulle “groceries” si verrà ridotta al 2%.

Ve lo dicevo, io, che il Parlamento e il Senato dell’Alabama non sono dei pericolosi sovversivi!

Ma ogni passo verso un po’ meno di ingiustizia sociale, particolarmente negli stati del profondo sud, deve essere preso in considerazione come un progresso inalienabile.

Forza, Biden!

Il 2022 è stato l’anno delle bugie. In tempo

di menzogne universali, dire la verità

è un atto rivoluzionario.

Carlson elenca le bugie preferite.

E in Italia quali saranno state? Ah a saperlo…

Agenparl.eu - Luigi Camilloni - Tucker Carlson –(25 Dicembre 2022) – ci dicono:

 

«In tempo di menzogne universali, dire la verità è un atto rivoluzionario», scriveva George Orwell.

La missione (vera) di un giornalista è quella di raccontare i fatti cercando di scrivere la verità che dovrà poi essere letta dai potenti e dal pubblico.

Oggi c’è troppa compromissione tra potenti e giornalisti.

Non va bene, anche perché il compiacimento falsa la realtà, con la conseguente decisione sbagliata da parte dei decisori politici.

Vediamo i fatti.

Pochi giorni orsono, il conduttore della “FNC” “Tucker Carlson” ha aperto la sua trasmissione del venerdì con una presentazione delle sue “bugie preferite” dell’anno.

Tra le cosiddette “bugie preferite” di Carlson c’era la minaccia che il” presidente russo” Vladimir Putin” contro gli Stati Uniti, le origini del “COVID-19”, il fondatore di “FTX” caduto in disgrazia” Samuel Bankman-Fried” e il “modo in cui l’amministrazione Biden ha minimizzato le pressioni inflazionistiche”.

 

«Questo è, che ci crediate o no, uno dei nostri ultimi spettacoli del 2022.

Quindi, naturalmente, abbiamo pensato all’anno che è stato.

Cosa lo ha caratterizzato?

Beh, se stai vivendo una vita sana, ovviamente, le tue relazioni l’hanno definita.

La politica non è mai la cosa più importante.

Le persone intorno a te sono: la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi cani.

Ecco da dove viene la gioia, non dalle elezioni» dice “Carlson”.

«Le tue relazioni significano molto di più per te di qualsiasi stupida dichiarazione che “Nancy Pelosi” ha fatto nell’ultimo anno dal suo complesso a “Napa”. Tuttavia, la politica conta.

 Non sono irrilevanti. Le chiacchiere di” Nancy Pelosi” hanno un effetto sulla tua vita», prosegue “Carlson”.

Quindi, cosa ha rappresentato la politica del 2022?

 Beh, mentire sì. Questo è stato l’anno della menzogna.

 I responsabili raccontano un sacco di bugie.

 Questo è quello che abbiamo imparato, e lo sappiamo per certo, perché mentre sono dei bugiardi accaniti e impegnati, non sono molto bravi a farlo.

Le loro vite sono amatoriali, ovvie, patetiche, tristi e c’è qualcosa di offensivo in questo.

Non pisciare sui miei stivali e dirmi che sta piovendo, recita la vecchia frase da cowboy.

 Non dirmi qualcosa che sappiamo entrambi non essere vero e aspettarti che ci creda.

Quando lo fai, attacchi la mia dignità. Mi sminuisci. Mi tratti come un bambino.

Se hai intenzione di dirmi una bugia, mettiti un po’ di impegno.

Prova qualcosa di intelligente.

Abbi l’orgoglio di farle artigianalmente. Non tirare fuori dallo scaffale gli stessi vecchi alibi polverosi come un barattolo di salsa per spaghetti scaduta e aspettarti che ci caschi di nuovo.

Sai, oh, non possiamo dirtelo, signore e signora America.

 È una questione di grave sicurezza nazionale, ma non preoccuparti, va tutto bene. Stiamo facendo un ottimo lavoro.

Ci hanno provato per, beh, 21 anni ormai, con i file dell’11 settembre ancora in qualche modo segreti e per quasi 60 anni con l’assassinio di JFK.

A questo punto, nessun americano vivente ci crede ancora e nessuno dovrebbe, ma continuano a farlo comunque.

Chiaramente, pensano che abbiamo dei danni celebrali.

È frustrante da guardare, ma oggi abbiamo deciso di divertirci.

Sembrava l’opzione più positiva, forse la più positiva disponibile date le circostanze.

Quindi, signore e signori, ecco le nostre bugie preferite del 2022.

Abbiamo avuto un’infinità di cose tra cui scegliere per fare l’elenco di stasera, dalla scena del crimine a tarda notte di “Paul Pelosi” all’infinita propaganda sulla guerra in Ucraina, al milione di americani inesistenti che in realtà non ha ottenuto nuovi lavori nel terzo trimestre dell’anno.

Ma inizieremo con quella che potrebbe essere la bugia più stupida mai raccontata: Vladimir Putin ha fatto saltare in aria il proprio gasdotto verso l’Europa.

Ora, facendo questo, Putin ha paralizzato la propria economia e indebolito la propria posizione strategica nel bel mezzo di una guerra, ma lo ha fatto comunque perché correttamente questo è il tipo di comportamento malvagio per cui Vladimir Putin è famoso.

È così cattivo.

Non è solo una minaccia per noi, un pericolo fisico diretto per Omaha, Bangor e San Jose.

Vladimir Putin è così malvagio, è una minaccia esistenziale per sé stesso.

 Ferma quell’uomo prima che faccia saltare in aria altre sue condutture.

Questo è ciò che i media ci hanno detto con una faccia completamente seria. Guarda.

PAMELA BROWN, CONDUTTRICE DELLA CNN:

Come si inserisce questo nel playbook di Putin?

 Naturalmente, come ti aspetteresti, Susan, la Russia dice:

«Oh, non abbiamo niente a che fare con questo. Stiamo per avviare un’indagine», ma andiamo.

SUSAN GLASSER, ANALISTA DI AFFARI GLOBALI DELLA CNN:

Guardi, le indicazioni sono che era coinvolto un gioco scorretto e che sembra che la Russia sia certamente il sospettato più probabile di questo.

JOHN BRENNAN, EX DIRETTORE DELLA CIA:

Penso che questo sia chiaramente un atto di sabotaggio di qualche tipo e la Russia è certamente il sospettato più probabile.

Penso che questa potrebbe essere solo la prima salva di alcune cose aggiuntive che potrebbero arrivare verso l’Europa.

 

BILL BROWDER, CEO, HERMITAGE CAPITAL MANAGEMENT:

 Ciò che Putin ci sta dicendo facendo saltare in aria il suo oleodotto è:

 «Guardate, posso far saltare in aria un oleodotto. Se necessario, posso far saltare i cavi internet che entrano nel tuo paese. Posso far saltare in aria condutture funzionanti. Potrei fare ogni genere di cose».

«Se posso uccidermi, potrei fare qualsiasi cosa. La Russia è certamente il sospettato più probabile, dice “John Brennan” e puoi fidarti di lui quando lo dice perché “John Brennan” era il direttore della CIA di” Barack Obama”.

Non c’è niente di losco in quel ragazzo, dice Carlson.

Non è mai stato coinvolto in omicidi illegali o altro. Ha a cuore i tuoi migliori interessi. Mettiamolo in TV come un affidabile esperto di politica estera. Ci dirà la verità.

Devi ridere di questo perché, beh, qual è l’opzione?

 E in realtà, “John Brennan” si rivela affidabile in almeno in un senso.

Se lo dice” John Brennan”, è quasi certamente vero il contrario e questo è stato in questo caso qui.

No, la Russia non ha fatto saltare in aria i propri oleodotti. Quell’esplosione è stata opera dell’amministrazione Biden.

Hanno firmato e possiamo dirtelo stasera con fiducia.

L’unica domanda rimanente è, ora che sappiamo per certo che “Joe Biden” ha rilasciato intenzionalmente più carbonio nell’atmosfera di qualsiasi essere umano nella storia registrata, puo’ continuare a tenere lezioni a tutti noi sul riscaldamento globale?

Stiamo pensando, oh, sì, può farlo.

Biden è certamente la principale carica per farlo: senz’anima. Questo è un uomo che ha fatto la doccia con sua figlia, che sorride quando è arrabbiato.

Quest’uomo dirà letteralmente qualsiasi cosa.

Se l’esercito cinese scatenasse nel mondo un virus influenzale fabbricato in modo mortale, “Joe Biden” ti biasimerebbe per questo e in realtà lo ha fatto.

Le persone stanno morendo di COVID, ci ha detto “Joe Biden”, perché hai domande su un’iniezione sperimentale di mRNA che non funziona davvero e di cui non possiamo conoscere gli effetti a lungo termine.

 Sei tu il criminale qui, non il governo cinese, perché sei “non vaccinato”.

Devi essere punito.

Questo era il messaggio della Casa Bianca raccolto e diffuso con entusiasmo dai tirapiedi altrettanto senz’anima di Biden nei media ed eccone uno:

“Leana Wen”, ex gigante dell’aborto “Planned Parenthood”, ora della “CNN”.

DR. LEANA WEN, ANALISTA MEDICO DELLA CNN:

Abbiamo una finestra molto ristretta per legare la politica di riapertura allo stato di vaccinazione perché altrimenti, se tutto viene riaperto, allora quale sarà la carota?

Come incentiviamo le persone a ricevere effettivamente il vaccino?

Ecco perché penso che il “CDC” e l’amministrazione “Biden” debbano uscire molto più audaci e dire:

 «Se sei vaccinato, puoi fare tutte queste cose. Qui ci sono tutte queste libertà che hai», perché altrimenti le persone usciranno e godranno comunque di queste libertà.

«Quindi, i non vaccinati potrebbero “godere delle libertà”, ha irritato “Leana Wen” e tutti sanno che secondo la Costituzione degli Stati Uniti, ciò non è consentito.

Corri a tornare al tuo tugurio, kulak.

 Nessuna libertà per te. La pappa viene scolata alle 4:00. Bevilo con gratitudine», afferma Carlson.

Oh, che differenza di un anno fa.

Ora sappiamo che tutto ciò che “Leana Wen” ci ha detto alla CNN era una bugia, e lo sappiamo per certo, perché, sorprendentemente,” Leana Wen” lo ha appena ammesso. Questa settimana, Wen ha riconosciuto che in realtà questa non è una pandemia di non vaccinati.

È il contrario.

Il CDC, ha detto, ha ora stabilito che «le persone vaccinate che non hanno mai avuto il COVID avevano almeno tre volte più probabilità di essere infettate rispetto alle persone non vaccinate con una precedente infezione e uno studio di Lancet» (continua la citazione),

«ha scoperto che coloro che sono stati vaccinati ma non hanno mai avuto il COVID avevano quattro volte più probabilità di avere una malattia grave, con conseguente ricovero in ospedale o morte rispetto ai non vaccinati che si sono ripresi».

 

Voglio dire, cosa?

Quindi, i vaccinati hanno quattro volte più probabilità di essere ricoverati in ospedale o morire di COVID?

Quattro volte.

Quindi, si scopre che nessuna delle tue propagande “vax” era vera.

 Per usare un eufemismo, era tutta una bugia.

 La domanda è: possiamo riavere indietro le nostre vite adesso?

E la nostra economia? I nostri lavori?

Quand’è la parte in cui crolli in singhiozzi devastanti di contrizione e implori perdono per aver fuorviato l’intero paese in questioni di vita e di morte e per aver ferito le persone?

 Non vediamo l’ora di quella parte, però, ovviamente non stiamo trattenendo il respiro.

 Per ora, è abbastanza soddisfacente vedere una bugia identificata per quello che è sempre stata.

E onestamente, questo è anche il piacere di guardare lo svolgersi della saga di Sam Bankman-Fried.

Bankman-Fried era questo ragazzo strano e grassoccio con una maglietta che giocava ai videogiochi durante le interviste, prendeva un sacco di pillole e non riusciva mai a spiegare del tutto il modello di business del suo “scambio di criptovalute”.

Voglio dire, letteralmente, fin dal primo giorno, questo ragazzo è stato un artista della truffa assolutamente trasparente.

 Il tuo golden retriever potrebbe aver sentito l’odore della frode su questo tizio.

Era così profumato. Ne puzzava.

Ma in qualche modo i geni, i maghi finanziari della CNBC, non ne avevano idea.

 Si sono innamorati di Sam Bankman-Fried.

Volevano essere Sam Bankman-Fried.

Ci hanno detto che Sam Bankman-Fried era il nuovo JPMorgan.

 Ecco un nastro che guarderemo almeno una volta al mese per il resto della nostra vita.

 È così buono.

 

ANDREW ROSS SORKIN, CNBC:

Lo chiamano il JPMorgan di Crypto, giusto?

KATE ROONEY, CNBC: Sì, il Michael Jordan delle criptovalute, se vuoi.

Quindi, perché dovresti portare in giro un cripto miliardario dai capelli flosci, vegano e irrequieto che di tanto in tanto dorme su una sedia a sacco?

Durante il cosiddetto inverno delle criptovalute, il CEO trentenne è stato definito il Cavaliere Bianco delle criptovalute.

JM CRAMER, CNBC: JPMorgan di questa generazione: FTX di Sam Bankman-Fried. È il” Jay Gould” della nostra era o è il “JPMorgan” della nostra era?

CO-HOST: Penso che sia ancora da definire. È ancora da determinare.

CRAMER: È Vanderbilt?

CO-CONDUTTORE: Potrebbe esserlo.

CRAMER: È Harriman?

CO-HOST: Forse.

CRAMER: È lo scandalo del Credit Mobilier?

CO-CONDUTTORE: È Carnegie?

CRAMER: Se dà molte biblioteche, lo è.

(FINE VIDEOCLIP).

 

CARLSON: Non è stato 10 anni fa.

Sono passate settimane, giorni, prima che la frode Sam Bankman-Fried crollasse su se stessa. È Vanderbilt? È Harriman? È Carnegie? È JP che fa impazzire Morgan? No. No, non lo è.

In realtà, è un criminale accusato che proprio questa settimana è stato fotografato mentre si trascinava in manette mentre si recava in cella.

 È semplicemente fantastico.

Queste persone sono ridicole e questa è la vera lezione di Sam Bankman-Fried e ci godremo ogni secondo.

Adesso è un po’ più difficile godersi ciò che sta accadendo al resto dell’economia, in particolare l’inflazione.

L’inflazione è uno di quei fenomeni economici che non è necessario essere un professore del MIT per identificare.

 Il prezzo delle cose che acquisti ogni settimana è aumentato molto?

Oh, ha. Ok, hai l’inflazione.

L’inflazione è dimostrabile.

Chiunque affermi il contrario sta mentendo e tutti lo sanno ed è per questo che anche la maggior parte dei politici, le persone che mentono su qualsiasi cosa, non si preoccupano di mentire sull’inflazione.

 È troppo facile catturarli, ma alcuni continuano a mentire al riguardo.

A loro piace solo l’esperienza di mentire.

Li fa sentire vivi.

Janet Yellen è una di quelle.

 Guardala qui per dirti che l’inflazione che stai vivendo ogni giorno non è reale.

 È un miraggio.

È “transitorio”.

JANET YELLEN, SEGRETARIO DEL TESORO DEGLI STATI UNITI GIUGNO 2021: Abbiamo avuto diversi mesi di alta inflazione che la maggior parte degli economisti, me compreso, ritiene saranno transitori.

YELLEN, GIUGNO 2021: Personalmente credo che questo rappresenti fattori transitori.

NORA O’DONNELL, CBS NEWS, OTTOBRE 2021: I prezzi più alti sono qui per restare?

 

YELLEN: Credo che sia transitorio, ma non intendo suggerire che queste pressioni scompariranno nel prossimo mese o due.

YELLEN, LUGLIO 2021, CNBC: È importante monitorarlo attentamente, ma credo fondamentalmente che questo sia qualcosa che si sistemerà.

“SARA EISEN”, CNBC NEWS ANCHOR: Transitorio?

YELLEN: transitorio.

(FINE VIDEOCLIP)

CARLSON: Hai sentito? Lei è un’economista.

Non è un’artista della truffa che si è arricchita con tangenti camuffate da onorari di parola da parte delle grandi banche dopo aver diretto la Fed.

 No, no, no, no.

 Lei è un’economista e poiché lei è un’economista e tu no, sa che ci sono molti tipi di inflazione.

C’è l’”inflazione convenzionale” e c’è qualcosa chiamato “inflazione transitoria” e questo è il tipo di inflazione di cui non ti è permesso lamentarti, specialmente prima di un’elezione di medio termine.

Ti viene comandato di ignorare quel tipo di inflazione e se ti dà ancora fastidio, allora devi fare il tuo dovere patriottico e ottenere un aborto.

 Questa è la parola di Janet Yellen, che da stasera è letteralmente il nostro Segretario al Tesoro.

Quindi, buon Natale agli americani.

Almeno sai con chi abbiamo a che fare ora.

 La buona notizia è che possiamo ancora essere felici.

La felicità è un dono di Dio e nemmeno l’amministrazione Biden può portarcela via.

E in Italia? Quali sono state le bugie preferite che sono state raccontate? (Luigi Camilloni).

Jan-Paul Sartre:

menzogna e malafede.

Exagere.it - Giacomo Dallari – (10-3-2023) – ci dice:

 

«Credo che l’amico Pietro abbia dell’amicizia per me.

Lo credo in buona fede. Lo credo, ma non ne ho l’intuizione accompagnata da evidenza,

perché questo tipo di oggetto, per sua natura, non si presta all’intuizione.

Lo credo, cioè mi lascio andare a degli impulsi di confidenza,

decido di crederci e di tenermi fermo a questa decisione,

mi comporto insomma come se ne fossi certo,

il tutto nell’unità sintetica di uno stesso atteggiamento».

(J.P.Sartre, L’essere e il nulla)

 

È innegabile l’interesse che la menzogna ha sempre suscitato nella riflessione filosofica.

Ma per quale motivo?

 Provando a dare una risposta a questa domanda, possiamo affermare che per prima cosa la capacità di mentire, cioè di alterare la verità o di creare “altre” forme di verità, è una caratteristica fondamentale, se non peculiare, dell’essere umano.

Se ci riflettiamo bene, inoltre, la filosofia, avendo a che fare con la ricerca della verità, deve necessariamente scontrarsi con la menzogna.

Fra verità e menzogna esiste infatti un legame che determina una loro compresenza o, per meglio dire, una loro complementarietà:

la menzogna presuppone inevitabilmente la verità e ciò stabilisce il fatto che io non possa mentire, almeno intenzionalmente, se non conosco la verità.

 Al contrario, la verità, così come essa si è andata a costruire nel corso dei secoli passati, è da sempre stata caratterizzata da un progressivo smascheramento delle “bugie” precedenti, considerate fino a quel momento come verità assolute.

Tale riflessione non riguarda solo il piano teorico della filosofia, il suo essere un approccio speculativo e astratto, ma interessa ed è di fondamentale rilevanza anche dal punto di vista etico, politico, sociale e comportamentale.

 Non possiamo infatti dubitare del fatto che il mentire riguardi direttamente noi, le nostre azioni, i nostri comportamenti, le scelte che facciamo e, più in generale, le relazioni che intessiamo con gli altri.

In termini filosofici, dunque, la menzogna ha una storia complessa che ci potrebbe condurre anche alla sua negazione o all’impossibilità da parte nostra di costruire in termini contenutistici un suo sviluppo storico, così come è stato straordinariamente descritto da “Antonio Tagliapietra” nel suo testo “Filosofia della bugia”.

L’approccio filosofico ha sempre preferito lavorate sulle teorie della verità piuttosto che confrontarsi con le bugie, che sono rimaste spesso solo sullo sfondo, “come pars destruens” della filosofia.

 Ciò è stato sottolineato anche da “Jacques Derrida” quando afferma che «anche supponendo, concesso non dato, che la menzogna abbia una storia, si dovrebbe pure poterla raccontare senza mentire»

 

Senza una pretesa di completezza, in questa sede, verrà presa in considerazione la riflessione sulla tematica della menzogna di “Jean Paule Sarte”, uno dei filosofi, che forse più di altri, si è spinto ad indagare, non tanto e non solo la “verità tout court”, quanto la possibilità della menzogna come fatto autoconsapevole e cosciente, in poche parole, come un atto di coscienza.

Solitamente definiamo una menzogna come un atteggiamento verso l’esterno.

 In questo caso la bugia proviene dall’interno di noi stessi e ha l’obiettivo di modificare un qualcosa di esterno a noi, sia esso un comportamento, un’idea o l’immagine di noi che gli altri apprendono e interiorizzano. I

n questo caso la menzogna ha le caratteristiche della frode, di un inganno:

essa raggira il nostro interlocutore e gli consegna una realtà altra rispetto alla verità.

Tecnicamente parlando è un fatto che riguarda moltissimi aspetti della nostra esistenza individuale e della vita consociata.

Si pensi ad esempio ai racconti che ognuno di noi fa delle proprie esperienze.

Chi, più o meno consapevolmente, non “arricchisce” o “manipola” alcune caratteristiche contenutistiche?

Non parliamo poi della vita politica e delle “promesse” che animano le campagne elettorali e vanno a costruire un’immagine a volte molto lontana dalla verità dei fatti.

“Sartre” preferisce soffermarsi su un altro aspetto della menzogna:

quello che riguarda la possibilità che essa sia diretta verso sé stessi.

 In questa accezione, ciò che si delinea è una forma di negazione proiettata verso l’interno che, come tale, ha diverse conseguenze e caratteristiche peculiari.

“Sartre”, infatti, parla di questa forma di bugia chiamandola in modo diverso e definendola, non tanto come vera e propria menzogna, quanto come malafede.

«L’essenza della menzogna – scrive Sartre – implica che il mentitore sia completamente cosciente della verità che maschera […].

 L’ideale del mentitore è dunque una coscienza cinica, che afferma dentro di sé la verità, la nega nelle parole, e nega per sé -stessa questa negazione».

 Questo, a pensarci bene, ricalca fedelmente l’idea della bugia come fatto fraudolento.

“Sartre” definisce la menzogna come un «comportamento di trascendenza» e questo perché essa presuppone «l’esistenza mia, l’esistenza dell’altro, la mia esistenza per l’altro e l’esistenza dell’altro per me».

Come si può osservare, la menzogna è un qualcosa che vive nella relazione e si struttura a partire da un interno – la mia esistenza – passa attraverso la consapevolezza dell’altro, e giunge fino alla possibilità che essa possa alterare le rispettive idee dell’essenza degli interlocutori.

La “malafede”, al contrario, «implica l’unità di una coscienza» per cui «colui a cui si mente e chi mente sono una sola e medesima persona».

 In altre parole ognuno di noi è cosciente della propria malafede.

 In questo caso è molto più complesso stabilire le motivazioni delle proprie bugie e definirne i contenuti o, per meglio dire, i moventi.

 A chi si rivolge? Quali sono gli obiettivi? Quali le motivazioni?

 

Secondo “Sartre” l’essere umano non è solo “condannato” alla libertà, per cui è chiamato ad un’esistenza vissuta nel segno della responsabilità piena, ma è anche – come scrive in “Essere e il nulla” –  «l’essere che può prendere atteggiamenti negativi nei confronti di se stesso» e accogliere per veri fatti che contrastano la realtà, ma che riguardano direttamente lui.

Inoltre l’essere umano ha due proprietà che lo caratterizzano: da una parte è un fatto, cioè vive l’attualità del suo tempo, si trova in un preciso spazio e non può, contemporaneamente, vivere un tempo diverso o trovarsi in un altro spazio;

dall’altra parte, però, l’uomo è anche trascendenza in quanto, diversamente da tutti gli altri esseri viventi, ha la capacità di immaginare mondi possibili, superando in tal modo il presente come viene normalmente percepito e proiettandosi verso una possibilità atemporale e priva di spazio.

 L’individuo è consapevole della sua essenza ed ha percezione della sua contingenza, ma è contemporaneamente abilissimo nell’oltrepassare, cioè trascendere, la sua datità e la sua concretezza immaginandosi altro rispetto a ciò che è.

È ciò che afferma quando sostiene che «non si subisce la propria malafede, non si è affetti da malafede, non è uno stato.

La coscienza si contamina da sé stessa di malafede».

Per farci comprendere a pieno cosa intenda per malafede,” Sartre “porta l’esempio di una donna che si reca ad un primo appuntamento con un uomo.

 La donna, ovviamente, è perfettamente consapevole delle intenzioni dell’uomo ed è quindi chiamata ad una scelta:

cedere alle avance dell’uomo oppure no.

 La donna e l’uomo vivono nel presente, sono cioè fatti in evoluzione temporale e corpi che si muovono in uno spazio determinato e contingente.

Nello stesso tempo, però, sono spinti e animati da una forza trascendente che li proietta entrambi in un futuro molto diverso dal presente e, cosa assai importante, entrambi ne sono perfettamente consapevoli.

“Sartre” racconta che la donna, inizialmente, rifiuta di percepire il desiderio dell’uomo riconducendolo inevitabilmente ad un fatto presente e concreto.

 Il desiderio diviene semplice stima, ammirazione e rispetto e in questo caso viene privato del suo valore trascendente.

La malafede è presente in quanto entrambi sono spinti dal desiderio di volere, ma allo stesso tempo avvertono la necessità di non perdere la libertà dei loro soggetti.

 Le loro persone entrano quindi in una sorta di contraddittorietà individuale che, secondo “Sartre”, dimostra la struttura duplice della natura umana per la quale l’uomo è sia fatto che trascendenza, presenza e possibilità, atto ed eventualità, circostanza ed immaterialità.

Questa duplicità, teoricamente, dovrebbe essere consapevole e il soggetto dovrebbe percepirsi come soggetto cosciente in modo da poter operare una scelta che origina un fatto, senza che quest’ultimo metta in discussione l’integrità della mia libertà, del mio essere per-sé e del mio essere per-gli altri.

In maniera criptica scrive “Sartre”:

«come se io fossi per me stesso la verità di me stesso ed altri non possedesse di me che un’immagine deformata.

 L’ uguale dignità del mio essere per altri e del mio essere per me, permette una sintesi perpetuamente disgregativa ed un perpetuo gioco di evasione dal per-sé al per-altri e dal per-altri al per-sé».

“Sartre” ripropone quindi una questione che, forse più di altre, è destinata a rimanere uno dei grandi misteri degli esseri umani.

 I problemi legati alla menzogna, sia nel suo aspetto relazionale che in quello etico e morale, diventano questioni ontologiche che riguardano direttamente la struttura profonda dell’essere.

«Ci si mette in malafede come ci si addormenta e si è in malafede come si sogna. Una volta realizzato questo modo d’essere, è altrettanto difficile uscirne, come svegliarsi;

la malafede è un tipo di essere nel mondo come la veglia e il sogno, che tende per sé stesso a perpetuarsi» scrive” Sartre” mettendoci in guardia sul fatto che la possibilità della menzogna a sé stessi è un rischio concreto e permanente dell’essere umano.

 

 

 

 

PERCHÉ I POLITICI CI MENTONO?

 LA CRISI DI GOVERNO E

L’ANALISI DI HANNAH ARENDT

 Ilsuperuovo.it – (9 Dicembre 2019) - Federica Torresan - ci dice:

 

L’attualità del libro di Arendt “La menzogna in politica” paragonata alla nostra crisi di governo.

In questi ultimi giorni si è parlato di crisi di governo e tavolo di discussione sulla manovra di bilancio e il Mes.

Nel panorama mondiale queste forme di crisi e menzogne non sono nuove: Hannah Arendt nel suo testo dedicato alla menzogna analizza lo scandalo americano dei “Pentagon Papers” che misero in crisi il governo Nixon nel 1971, in concomitanza alle elezioni presidenziali.

La crisi di governo italiana: verità o menzogna?

Non si placano i rischi di crisi di governo.

Nonostante l’accordo raggiunto dalla maggioranza sulla manovra nella campale giornata di venerdì scorso, la tenuta della maggioranza appare debole.

Sono almeno 3 i pericoli che potrebbero minare la fragile compattezza dell’esecutivo Conte-bis.

Se, infatti, al momento le forze al potere festeggiano per i risultati raggiunti sulla legge di bilancio per il 2020 e le prossime settimane saranno cruciali.

 E, probabilmente, riaccenderanno tensioni mai sopite tra i leader dei partiti di maggioranza.

 La crisi di governo rischia di esplodere su almeno 3 questioni rilevanti:

il rilancio delle aziende Ilva e Alitalia, il nodo MES e le elezioni regionali in Emilia Romagna.

 In gioco c’è soprattutto la credibilità dell’Italia.

Dietro l’angolo è sempre presente una destra agguerrita contro un governo “indesiderato” dagli italiani.

Nei giorni scorsi, oltre al meme e dissing vari tra le diverse fazioni politiche, sul web si è parlato abbondantemente del MES, il meccanismo europeo di stabilità.

Durante l’ultima riunione dell’Eurogruppo del 4 dicembre scorso, non sono emerse possibilità di cambiare il documento, considerato blindato a Bruxelles.

Una notizia, questa, che ha messo in fibrillazione la maggioranza, criticata aspramente non solo dall’opposizione, ma soprattutto al suo interno dal Movimento 5 Stelle.

La comunicazione in Senato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul fondo salva-Stati prevista mercoledì prossimo, dunque, si preannuncia decisiva.

 Luigi Di Maio ha promesso battaglia per difendere l’Italia minacciata dalle clausole già accordate dall’eurozona, quindi ne esce una Italia vittima di menzogna.

Chi la spunterà?

“I Pentagon Papers” e il primo caso noto di menzogna in politica e la critica arendtinana.

I Pentagon Papers (“Carte del Pentagono”) sono dei documenti top-secret di 7000 pagine del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America che presentano uno studio approfondito sulle strategie e i rapporti del governo federale con il Vietnam nel periodo che va dal 1945 al 1967.

 Furono raccolti nel 1967, per volere di “Robert McNamara”, che voleva darli all’amico “Robert Kennedy”, che in quel momento pensava di candidarsi alla presidenza.

 I “Pentagon Papers” furono poi copiati da “Daniel Ellsberg”, venduti e pubblicati per la prima volta sul “New York Times”, in prima pagina, il 13 giugno 1971 e in seguito sul “Washington Post”.

Hannah Arendt entrò nel merito della questione analizzando le carte che aprirono la crisi del governo Nixon dopo aver rivelato al mondo la verità sulla guerra in Vietnam.

Si tratta di un’originale riflessione sulla natura della politica e sul suo rapporto con la verità.

Il libro – qui proposto con il testo originale a fronte – prende spunto dalla vicenda dei “Pentagon Papers”, documenti riservati del “Dipartimento della difesa USA”: nel 1971 alcuni stralci di quelle relazioni “coperte da segreto di Stato” furono trafugati e pubblicati sulle pagine del “New York Times”, rivelando all’opinione pubblica l’ammissione da parte del Pentagono dell’assoluta inutilità strategica dell’impegno americano in Vietnam.

 Partendo da una semplice domanda “Hannah Arendt” innesca una lucida analisi sull’uso in politica della menzogna.

 Se nel passato gli “arcana imperii “erano considerati necessari per le strategie diplomatico-militari di uno stato, al tempo dei “Pentagon Papers” l’occultamento della verità e la creazione di una dimensione virtuale servono a fissare un mondo “pubblicitario” dove conta l’apparire e non l’essere.

 La filosofa tedesca smonta la montagna di tesi – dal “caso test” dell’Indocina all’“effetto domino” – dei “problem-solvers” e dei “decision-makers”, evidenziando come esse non siano delle dinamiche ideate per vincere una guerra, ma delle formule vuote di convincimento della massa sia della bontà di una crociata anticomunista, sia della immensa forza di una nazione.

Menzogna in politica necessaria o solo arma attira popoli?

Per raggiungere i propri obiettivi, la politica ha sempre preferito alla veridicità la segretezza e la bugia, mezzi abili per modificare, attraverso l’immaginazione, la realtà.

 È uno strumento che se usato porta a guerre e sofferenze, oltre a celare e nascondere le verità ai popoli governati.

 È uno strumento di controllo per le masse alle quali bastano le false promesse per far sì che un determinato gruppo politico sia quello che poi comanderà ma baserà sempre la sua politica sulla menzogna.

È giusto quindi governare basandosi su una menzogna o è ora di cambiare questo schema?

Nessuno può saperlo.

Nemmeno chi ci è dentro.

 

 

 

 

QUANDO LA MENZOGNA È

STATA SPAZZATA VIA DALLA VERITA'.

 Ilcattolico.it – (18 Agosto 2019) – Domenico Bonvegna – ci dice:

(“la verità prevarrà sempre”: Bernard Lecomte).

Nei giorni della canonizzazione di Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, per onorare in qualche modo la sua poliedrica figura, non ho trovato di meglio che leggermi, una serie di libri, che avevo nella mia biblioteca, e poi di proporne il contenuto ai vari blog, siti internet dove collaboro da anni.

Studiando ho scoperto che il papa polacco, senza ombra di dubbio, può essere considerato il più grande uomo, un gigante del XX° secolo.

 Attenzione, non solo per le sue qualità e capacità religiose, in quanto pontefice e capo della Chiesa Cattolica, ma anche per le sue straordinarie attitudini politiche, sociologiche, psicologiche, filosofiche e storiche.

 

Tra l'altro leggendo i vari volumi, che ora ho pubblicato in un'opera collattanea nel mio blog personale, ho notato che la figura di Giovanni Paolo II ancora non è conosciuta o studiata abbastanza a cominciare dai cattolici.

 Prendiamo per esempio la sua visione socio-politica, quella che riguarda la dottrina sociale della Chiesa, quegli aspetti che lo hanno visto protagonista nelle battaglie sociali, culturali e politiche, prima da vescovo e poi da papa, nei confronti del totalitarismo socialcomunista in Polonia e poi in tutto l'Est europeo.

C'è un ottimo testo scritto da un giornalista francese “Bernard Lecomte”, «La verità prevarrà sempre sulla menzogna. Come papa Giovanni Paolo II ha sconfitto il comunismo», pubblicato da Mursia.

Questa pubblicazione, ormai non più riedita, potrebbe essere un'ottima sintesi di come i popoli dell'est hanno riacquistato la libertà attraverso una rivoluzione silenziosa, guidata, per certi versi, dal papa slavo.

 «La sua elezione al soglio pontificio nell'ottobre del 1978 ha sconvolto la Ostpolitik del Vaticano e riportato la speranza a milioni di cattolici polacchi, cechi, ungheresi e ucraini.

“Non temete, la Verità vincerà!” ha continuato a ripetere loro».

L'autore del libro, che ha seguito i viaggi del papa nell'Europa dell'Est, rivela i segreti di quella riconquista dei popoli dell'est europeo che hanno combattuto una battaglia non sanguinaria come quello polacco.

“ Lecomte” mette in luce come Giovanni Paolo II abbia galvanizzato quegli uomini e donne dell'Est e come con i suoi discorsi, ha sconvolto le società totalitarie, nonostante il tentativo di assassinarlo avvenuto nel 1981.

Il libro è un resoconto appassionato «del lungo pellegrinaggio dei popoli dell'Est europeo verso la libertà», con particolare riferimento ai vari protagonisti, i cosiddetti dissidenti che hanno lottato e spesso pagando con la loro vita, contro il totalitarismo comunista, quali Lech Walesa, Vaclav Havel, il cardinale Stefan Wyszynki e tanti altri.

“Lecomte” fa un'ottima sintesi dei vari passaggi della lotta, della resistenza pacifica di questo grande papa e per certi versi di tanti suoi figli spirituali, in particolare i polacchi.

Al testo di” Lecomte” ho accennato nella serata di Rodì Milici del 31 luglio scorso quando ho presentato l'ottimo libro di “Rod Dreher”, «L'opzione Benedetto».

“Dreher” ai cristiani suggerisce di riesaminare l'azione sociopolitica dei dissidenti cecoslovacchi durante la repressione comunista. Quell'esperienza dei dissidenti oggi può esserci utile.

C'è un filo rosso che accomuna i dissidenti dell'est, in particolare i polacchi e i cechi.

“Lecomte” indica in questa resistenza al sistema comunista il collante religioso, in particolare, quello cattolico, infatti, proprio nelle terre cattoliche i comunisti hanno subito una disfatta.

Anche se per la verità, tra i dissidenti si trovano tante personalità non cattoliche e lontane dalle chiese.

 Infatti dopo l'elezione di Karol Wojtyla, «si osserva un fenomeno degno di nota: è essenzialmente nelle file degli uomini di fede in generale, senza distinzione confessionale, che appaiono i nuovi affossatori del totalitarismo, futuri eroi moderni dell'Europa liberata.

Uomini e donne che non fanno mistero delle loro idee; che anzi manifestano apertamente, con rischio personale, le loro convinzioni religiose».

Questi oppositori hanno capito che di fronte a un regime dove l'ideologia domina la politica, non serve difendere una religione, una parrocchia in particolare.

 Ciò che ha senso, «è la difesa dell'uomo tutto intero: della dignità dell'uomo, dei suoi diritti, della sua identità».

 Infatti può osservare “Doina Cornea”, dissidente romena, «non è la mia adesione a una determinata opinione che mi ha valso la persecuzione da parte del potere, ma la mia adesione all'idea di verità in generale».

Tra l'altro “Lecomte “scrive a proposito del sacerdote, martire “Jerzy Popieluszko”, assassinato dal regime comunista polacco, «se si fosse accontentato di difendere i diritti della Chiesa cattolica, non sarebbe stato assassinato».

È la forza morale di questa gente ad attirare e impressionare le nuove generazioni dell'Europa orientale.

«La purezza, la verità, il coraggio, non sono necessariamente valori evangelici per quelle popolazioni 'atee'; ma affascinano, attirano, compensano il deserto morale che caratterizza la maggior parte di quei paesi.

 In Russia, in Romania, il semplice fatto di dire a voce alta la verità è un atto insensato, uno scandalo politico, un inizio di ribellione».

“Lecomte” sottolinea come tanti “eroi”, combattenti, dissidenti, che hanno combattuto contro il totalitarismo comunista sono diventati credenti tardi.

A questo proposito fa l'esempio di Aleksandr Solzenicyn, Vaclav Havel, in Polonia, Bronislav Geremek e Adam Michnik, ma poi si potrebbero fare tanti altri nomi.

Tuttavia che cosa unisce persone tanto diverse?

Per Lecomte, sia Wojtyla, Walesa, Havel, Sacharov, Solzenicyn, «credono tutti nella vita, e nella vittoria dell'uomo. Sia che lo scrivano con la maiuscola o no».

Di fronte alla grande rivoluzione polacca, sembrano profetiche le parole di “Nikita Kruscev”:

 «tutto questo non sarebbe accaduto se si fossero fucilati in tempo un paio di scrittori».

 Sono tre gli uomini che hanno contribuito alla trasformazione della Polonia: Stefan Wyszynski, primate di Polonia, personificazione della resistenza al comunismo; Jerzy Turowicz, esponente di un piccolo gruppo di intellettuali cattolici indipendenti, raccolti sotto la sigla “Znak”; e Adam Michnik, geniale militante della “sinistra laica”, di cui promosse il collegamento con la Chiesa.

«Senza questi tre uomini, senza ciò che essi rappresentano, Karol Wojtyla non sarebbe diventato papa.

 E l'Europa dell'Est, senza dubbio, sarebbe ancora comunista».

Wyszynski era convinto che qualsiasi regime, anche il più feroce, prima o poi, deve scendere a patti con la società. I

l cardinale Wyszynski, dopo anni di prigionia, redige nel maggio 1956,” i Giuramenti” di Jasna Gora e una “Grande Novena”, due esercizi spirituali, per preparare il millenario della Chiesa in Polonia.

 Per nove anni in tutte le parrocchie del paese i fedeli si mobilitano riproducendo l'icona della Madonna di “Jasna Gora”, organizzando pellegrinaggi, sessioni e ritiri.

«Migliaia di villaggi, milioni di fedeli ascoltano, meditano, pregano, si organizzano, si raccolgono in una contro società tanto più dinamica quanto più il regime di Wladislaw Gomulka – dimenticando il “disgelo” - affonda nella paralisi e nel dogmatismo».

Si pensi allo sconforto dei rappresentanti sindacali comunisti, vedere ogni anno a partire dal 1972, oltre 150.000 minatori slesiani recarsi in pellegrinaggio alla Madonna di Piekary Slaskie.

Infatti commentando l'ex primo segretario del POUP, Stanislaw Kania, poteva osservare:

 «La Chiesa aveva già oltrepassato la sfera spirituale, e si adoperava per rispondere alle richieste sociali della società, in particolare degli operai. Il risultato sarà il ritratto del papa appeso ai cancelli dei cantieri Lenin in sciopero, nell'agosto 1980».

C'è stato uno straordinario fervore spirituale in tutta la società polacca, guidata dal loro primate, ormai divenuto il simbolo della resistenza al potere ateo.

Pertanto, «i giovani, gli intellettuali, gli operai, lo stesso clero rafforzano le loro convinzioni, affinano il senso morale, tengono viva la speranza».

Per certi versi «Wyszynski ha, letteralmente, arato il paese».

 È stato lui a suscitare innumerevoli vocazioni, riaccese il desiderio dei sacramenti, diede vitalità straordinaria alla Chiesa.

 «Quest'impresa incredibile non poteva non avere conseguenze sociali e politiche; formò migliaia di laici, chiamati a fungere da nuove cinghie di trasmissione, ma anche di pastori, tra i quali figurava in prima linea Karol Wojtyla».

Eletto poi papa, sarà Giovanni paolo II il propulsore, l“amplificatore”, come lui stesso ribadì, di quel movimento irreprimibile, che aveva già visto nella sua diocesi di Cracovia.

 A questo punto il testo di “Lecomte”, sottolinea come nella società polacca si diffusa una sorta di società parallela a quella del regime comunista.

All'epoca si diffondono le “università volanti”, destinate ad educare come sempre i più giovani alla resistenza “culturale”.

Qui si incontrano storici laici come Geremek, Michnik, Lipski con i conferenzieri delle “parrocchie universitarie” e con altri professori dell'università di Lublino come Mazowiecki, Szczepanski, Wozniakowski.

 «Agli uni e agli altri – scrive “Lecomte” – interessano le stesse cose: difendere la verità, preservare il patrimonio culturale, preparare la vittoria dell'opposizione».

E tutto questo viene appoggiato dall'arcivescovo di Cracovia, cioè Wojtyla.

I comunisti polacchi sapevano di questo sostegno alle varie manifestazioni culturali, dove si riunivano centinaia di intellettuali, militanti, giovani.

 Un dirigente comunista, parlando di Wojtyla dice:

«Nella sua diocesi l'arcivescovo organizzava conferenze scientifiche e culturali, campi estivi, ecc., che non si chiamavano 'università volanti' ma vi assomigliavano straordinariamente».

Il giornalista francese che conosce bene i “segreti” della società polacca, fa osservare che in Occidente, allora non si rendevano conto che praticamente in quel paese stava nascendo «un fronte antitotalitario che riuniva per la prima volta le forze vive dell'intellighenzia, cattolici e non cattolici, e che a poco a poco costituisce, come spiega Michnik, una 'società civile' alla Tocqueville».

“Lecomte” segnala un libro di “Micnik”, che esce nel 1977, dove per la prima volta si sostiene che l'alleanza tra la Chiesa e la sinistra, che sembrerebbero antitetici, è necessaria per evitare che «l'una e l'altra cadano nel tranello della collaborazione con il potere totalitario».

Pertanto secondo “Michnik”, «senza questi due sostegni i comunisti non riusciranno mai ad allargare la loro base sociale e politica: rimarranno una minoranza che governa con la forza, dunque perpetuamente illegittima».

È qui che il testo di “Lecomte “fa emergere l'analogia del lavoro dei dissidenti polacchi con quello che stanno portando avanti i dissidenti cecoslovacchi a Praga.

“Michnik” aveva capito e non si stancherà mai di ripeterlo «che non è possibile vincere il comunismo aggrappandosi ai vecchi schemi di 'sinistra' e 'destra' che ancora esistono nella parte libera dell'Europa.

 Il vero spartiacque politico si situa ormai tra l'accettazione del totalitarismo e la lotta antitotalitaria, senza distinzioni di matrici».

 

Poi il testo di “Lecomte “ripercorre tutti i passaggi del papa polacco in particolare riguardo alla Polonia. È una narrazione appassionante, a cominciare dal primo viaggio di Giovanni Paolo II.

“Verrà non verrà?“, c'è stato un braccio di ferro con il regime, e nello stesso tempo con la stessa Unione Sovietica.

Il 2 giugno 1979 avvenne il grande evento, la Polonia si riveste di fiori multicolori, «a Varsavia le sole macchie grigie, lungo il percorso del papa, sono gli edifici del partito e del governo».

Giovanni Paolo II, in piazza della Vittoria, divenuto uno spazio di libertà, calcando ogni parola, afferma:

 «Oggi, in questa piazza della Vittoria, nella capitale della Polonia, io domando insieme a voi tutti che Cristo non cessi di essere un libro sempre aperto sull'uomo, sulla sua dignità, sui suoi diritti! Un libro aperto sulla vita, per il domani, per il nostro avvenire, polacchi!».

La ruota della Storia si muove.

 Di giorno in giorno le folle aumentano, in particolare a “Gniezno” , culla del cristianesimo polacco e poi a Czestochowa, capitale del culto mariano, dove ricorda che la sola autorità cui devono obbedire i polacchi si chiama” Maria vergine”. È la festa più bella della storia polacca.

Mentre il regime, la stampa, cercano in tutti i modi di nascondere con grandi sforbiciate le grandi manifestazioni popolari.

 Ma si può fare poco, dopo una settimana della presenza del papa, c'è un intero popolo che alza fieramente la testa.

«Milioni di persone abituate da trent'anni a parlare schiettamente in famiglia, in piccoli gruppi, ma a tacere in pubblico, prendono coscienza del loro numero, della loro esistenza, della loro forza».

 

Con tutta franchezza Giovanni Paolo II, fece capire al suo popolo di essere una forza:

«abbattè anzitutto un muro psicologico, facendo capire alla società che essa era una forza; e poi ispirò in modo durevole certi valori morali come la verità, l'uguaglianza dei cittadini, i diritti dell'individuo. Senza i quali l'agosto 1980 non ci sarebbe stato».

Naturalmente tutto questo crea sconcerto nell'apparato del regime comunista polacco, ma anche negli altri regimi dell'est, anche perché il papa a “Gniezno “aveva lanciato l'appello a tutti i popoli slavi per l'unità spirituale dell'Europa.

Poi arriva la grande rivoluzione di Solidarnosc:

 niente libertà senza la “solidarietà”.

C'è tutto un dibattito culturale intorno a questo termine, scelto con determinazione dai vari esponenti del dissenso polacco. «Nie ma wolnosci bez solidarnosci», (non c'è libertà senza solidarietà).

 «Per quasi dieci anni questo slogan è stato scandito in Polonia in mille manifestazioni, scritto su mille muri, cucito su mille striscioni rossi e bianchi».

A questo proposito sosteneva padre “Josef Tischner”, teologo, amico intimo del papa,

 «la prima reazione della gente di fronte al totalitarismo è la paura di stabilire legami gli uni con gli altri, la fuga nell'individualismo. La novità polacca è la scoperta dell'etica della solidarietà. Senza questo legame – che definisce la religione – non possono nascere né autogestione, né democrazia, né pluralismo».

Pertanto la solidarietà è un legame indispensabile all'uomo nella società, un legame che manca nelle società totalitarie atee.

Queste società tentano di spezzare il legame dell'uomo con Dio (re-ligio).

I diritti umani derivano direttamente da questo diritto fondamentale.

Una teologia, forse oscura in Occidente, ma chiarissima in Polonia, infatti, gli operai di Danzica, quando crearono il loro sindacato, spontaneamente lo battezzarono, Solidarnosc, “Solidarietà”.

Il regista Andrzej Wajda, nel suo film, mostra come le precedenti sollevazioni polacche erano fallite per mancanza di solidarietà, tra le varie categorie sociali.

 Ora era evidente il cambiamento, quando per esempio, arrivano ai Cantieri Lenin in sciopero, il 22 agosto 1980, Tadeusz Mazowiecki e Bronislaw Geremek, esponenti autorevoli dell'intellighenzia di Varsavia e poi tutti gli altri, perlopiù cattolici, sconosciuti a Walesa e subito “assunti” come esperti.

 Attraverso questo nuovo legame tra intellettuali, sacerdoti, operai, studenti, si crea una contro società, quella vera, non quella ideata dal potere comunista.

Il testo del giornalista francese narra tutti i passaggi straordinari della controrivoluzione non violenta del sindacato guidato da Lech Walesa.

Lo stato di assedio del generale Jaruszelki, il carcere per i sindacalisti.

 Poi arriva il secondo e il terzo viaggio del papa, dove si rileva che ormai il popolo polacco è sulla strada della sua liberazione, un processo avviato che non potrà fermarsi.

 Il segno della vittoria è presente in ogni uomo e donna della Polonia.

Una vittoria raggiunta per mezzo della Verità:

“la Verità vi farà liberi”, è la frase che più di ogni altra preferita dal santo padre, come lui stesso disse ad “Andrè Frossard”.

 

La Verità, in bocca a un papa dell'est, è un concetto che porta lontano.

La verità in «quei paesi fondati sull'ideologia menzognera è diventata il valore più raro, e quindi più prezioso».

Per un occidentale capire perché tanta gente, scrittori, poeti, insegnanti, giornalisti, sacerdoti, lottasse per la verità, talvolta fino alla morte, non era facile.

Giovanni Paolo II, non si accontenta di predicare la Verità come valore evangelico: ne fa un principio d'azione.

«La Verità è indispensabile alla fiducia tra gli uomini in qualsiasi comunità, nella famiglia come nello Stato. È la condizione di ogni dialogo sociale; e la prima premessa di ogni strategia antitotalitaria».

Col marxismo e il leninismo, il concetto di Verità, cambia, non è più quello della filosofia aristotelica, ma quello “che va nel senso presunto della Storia”, e che quindi può variare a seconda delle forze che determinano la verità.

 Verità è ciò che decide la “numenklatura”, i rappresentanti della classe operaia, i rivoluzionari professionisti.

Un altro concetto presente nella strategia del pontefice polacco, ben sviluppato nel libro è quello della “Storia nel cuore” di ogni cosa.

«La Storia è il secondo pilastro del discorso di Giovanni Paolo II. Non è il culto gratuito del passato, che ha solo un limitato interesse: bensì la conoscenza e la coscienza di quel passato che costituisce un insieme organico di cultura, tradizioni, lingua, e fonda semplicemente l'identità dell'uomo».

Nella predica del Corpus Domini, l'arcivescovo “Wojtyla” esclama:

 «Noi non ci strapperemo dal nostro passato! Non lasceremo che il nostro passato ci sia strappato dall'anima! Esso costituisce anche oggi l'essenza della nostra identità. Noi vogliamo che la nostra gioventù conosca la verità e la storia della nostra nazione. […] Una nazione, per vivere, ha bisogno di conoscere la verità su sé stessa. E ha diritto di accedere a questa verità».

I tre viaggi del papa in Polonia sono ricchi di lezioni di storia.

In ogni occasione Giovanni Paolo II cerca sempre di risuscitare la memoria collettiva.

 E proprio sul ricordo, sottolinea “Lecomt”e, nacque il sindacato libero di Solidarnocs.

Quando” Walesa” andò a deporre i fiori sugli operai trucidati a Danzica dalla polizia comunista.

 «Senza il ricordo di quelle vittime che il potere voleva cancellare definitivamente dalla memoria nazionale, il sindacato Solidarnosc non sarebbe mai nato».

Non è un caso che i principali animatori dell'opposizione polacca siano degli storici che tra l'altro operavano nelle cosiddette “università volanti”.

Il partito comunista polacco era abile nel falsificare sistematicamente la storia, ma questo vale per tutta quella parte dell'Europa dell'est.

In questi paesi i popoli sono stati defraudati di tutti i ricordi che stavano loro a cuore.

“ Lecomte “evidenzia magnificamente come sempre i dissidenti si sono mobilitati per commemorare, per ricordare, ne sono prova i vari samizdat, che hanno da sempre privilegiato il dibattito storico e le rivelazioni sul passato.

«Sono stati perseguitati, braccati, condannati, – scrive” Lecomte” – perché ogni giudizio indipendente sulla Storia era una minaccia per il regime [...]».

Del resto “Solzenicyn” in Russia ha dedicato la sua opera principale, “La ruota rossa”, a ristabilire la verità sulla rivoluzione russa, mito fondatore del regime.

Lo storico “Jurij Afanasiev”, che voleva far luce sul gulag e riabilitare le vittime dello stalinismo, affermava:

 «Se un regime teme la verità sulla propria storia, vuol dire che non è democratico, e quindi che è illegittimo. Sarà la verità storica a fondare la legittimità del regime sovietico».

Giovanni Paolo II più volte è stato promotore di commemorare anniversari, di ricordare la storia europea confiscata dal potere ideologico.

 Il motivo è perché la storia è la matrice di una nazione.

 «Uno Stato che neghi, in nome dell'ideologia, questa o quella commemorazione, si priva delle proprie radici.

“Se spezzi le tue catene ti liberi, se tagli le tue radici, muori”», amava ricordare “Doina Cornea”.

L'ultima parte del testo, il libro offre delle schede-sintesi dei vari passaggi della liberazione dai regimi comunisti dei vari popoli dell'est, iniziando dall'Ungheria per finire alla grande madre URSS del traghettatore Michail Gorbaciov, pellegrino suo malgrado in Vaticano.

Per finire con la cara nazione della Lituania, della grande donna combattente “Nijole Sadunaite”.

 

Concludo, questo mio studio, lasciando la parola a “Lecomte”:

«Un'ideologia, un regime politico, un sistema poliziesco si sono sfaldati in pochi mesi sotto gli occhi degli occidentali, e questo a loro sembra quasi normale.

Ma chi prendeva sul serio il papa polacco, quando nell'ottobre del 1978 invitava gli Stati dell'Europa orientale a “spalancare le porte a Cristo?”

Quando nel giugno 1979 diceva alle folle polacche che il comunismo era solo una parentesi storica?

 Quando nel dicembre 1981 si schierava con tutta la sua autorità apostolica in difesa di Solidarnosc?».

(Domenico Bonvegna)

(domenico_bonvegna@libero.it)

                                                                                    

 

 

 

Lavrov: Quando il conflitto

ucraino finirà, il globalismo finirà.

Uz.com - ANDREW ANGLIN – (17 GIUGNO 2023) – ci dice:

 

So di averlo detto sei milioni di volte, ma la guerra in Ucraina sul terreno è praticamente irrilevante rispetto agli effetti della guerra ucraina sulla geopolitica.

Sarebbe stato importante se la Russia avesse potuto perdere, ma non può perdere. I critici ora dicono che stanno vincendo troppo lentamente, ma anche se quella strana affermazione fosse vera, è irrilevante.

La scorsa settimana è accaduto uno sviluppo molto grande:

la Cina ha inviato camion blindati in Cecenia.

 

Avevo affermato fin dall'inizio che la Cina non avrebbe permesso alla Russia di perdere la guerra, perché la Cina non può permettersi che la Russia cada in mano all'Occidente.

Diversi noti commentatori di destra stavano dicendo che la Cina non avrebbe mai impegnato materiale nello sforzo bellico della Russia, anche se si sono già impegnati pienamente a sostenere l'economia russa.

Loro avevano torto e io avevo ragione (come al solito).

Non mi preoccupo nemmeno di seguire il giorno per giorno della guerra.

 È troppo autistico.

E non importa.

Ciò che conta è che, poiché gli Stati Uniti hanno iniziato questa guerra psicologica di proposito, poi l'hanno usata come scusa per cercare di far crollare il governo della Russia attraverso le sanzioni, il mondo intero è in procinto di tagliare i legami con gli americani.

È stata pura arroganza che ha portato gli Stati Uniti a pensare di poter usare l'Ucraina come ariete per abbattere lo stato russo.

 Questa sarà la caduta dell'Impero Anale.

Tutte le cose che ho detto che sarebbero accadute stanno accadendo.

Sarebbe troppo dire che i russi l'hanno pianificato in questo modo.

Chiaramente, non l'hanno fatto.

Possiamo vedere dall'invasione iniziale che Putin e Lavrov presumevano che gli Stati Uniti avrebbero negoziato.

Chiunque suggerisca che i russi sono così stupidi da credere di poter conquistare una nazione di 40 milioni di persone con 150.000 soldati vi sta solo mentendo. L'invasione iniziale era ovviamente una tattica negoziale.

Quello che hanno finito con – il mondo intero dalla loro parte, e un ruolo guida nel nuovo ordine mondiale – è più di quanto avrebbero mai potuto sperare.

È stata una tempesta perfetta.

Tutti erano stanchi degli Stati Uniti per un'intera lista di ragioni, la più recente è che gli Stati Uniti sono in procinto di costringere il mondo intero a partecipare non solo al sesso gay ma anche al sesso gay infantile.

Il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, che si sta svolgendo ora, ha rappresentanti di oltre 100 paesi presenti.

Quando il conflitto in Ucraina sarà risolto, Kiev avrà accettato la perdita dei suoi ex territori e la globalizzazione guidata dall'Occidente sarà morta, ha detto venerdì il ministro degli Esteri russo “Sergey Lavrov” a “RT Arabic”.

Parlando a margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, “Lavrov” ha descritto la guerra per procura dell'Occidente con la Russia come "un conflitto geopolitico", in cui gli Stati Uniti stavano tentando di eliminare un potente concorrente e "preservare la loro posizione egemonica con tutti i mezzi".

"Il tentativo è inutile, e lo sappiamo tutti", ha dichiarato “Lavrov”, aggiungendo che l'Ucraina e i suoi sostenitori saranno costretti ad accettare nuove "realtà concrete" prima che venga raggiunto un cessate il fuoco.

È un nuovo giorno.

Il sole sta finalmente raggiungendo il picco attraverso l'oscurità brutale e satanica dell'”Ordine Anale”.

In primo luogo, Kiev deve accettare che qualsiasi potenziale accordo di pace dovrà tenere conto della perdita delle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson, e Zaporozhye, che hanno votato per aderire alla Federazione Russa l'anno scorso.

Prima di inviare i suoi militari in Ucraina, Mosca ha offerto condizioni più generose, e” Lavrov “ha avvertito venerdì che "più a lungo rimandano i colloqui, più difficile sarà per loro raggiungere un accordo con noi".

L'Ucraina e i suoi sostenitori europei hanno ammesso che gli accordi di Minsk del 2014 e del 2015 – in base ai quali Kiev ha promesso di concedere un'autonomia limitata a Donetsk e Lugansk – sono stati uno stratagemma per guadagnare tempo all'Ucraina per prepararsi alla guerra con la Russia.

Questa è stata davvero la cosa più stupida che si possa immaginare: l'intero establishment occidentale ha semplicemente dichiarato apertamente di aver firmato falsi accordi di pace in modo da potersi preparare alla guerra.

Hanno detto che va bene farlo perché la Russia è così immorale.

Questa è di per sé un'ammissione che l'Occidente voleva la guerra e ha bullizzato la Russia.

Altrimenti, avrebbero potuto semplicemente firmare l'accordo legittimamente, invece che con le dita incrociate dietro la schiena.

In qualche modo, anche dopo che è stata fatta questa ammissione pubblica, l'Occidente continua a sostenere che l'invasione russa è una "guerra di aggressione".

 

Faresti affari con qualcuno come questo?

Questa situazione non si ripeterà mai più, ha detto “Lavrov” a “RT”.

"Non saremo disposti a lasciare che le garanzie di sicurezza siano basate su più impegni e promesse o persino documenti che l'Occidente potrebbe offrirci", ha detto. "Dobbiamo garantire la nostra sicurezza nazionale da soli".

"Comprendiamo pienamente che possiamo contare solo su noi stessi e costruire relazioni solo con paesi aperti a una partnership equa e reciprocamente vantaggiosa", ha continuato” Lavrov”.

"Questo non è ciò che vediamo in Occidente in questi giorni".

Infine,” Lavrov “ha dichiarato che l'era in cui gli Stati Uniti e i loro alleati controllano le istituzioni della globalizzazione – principalmente banche di sviluppo e organizzazioni multilaterali – volgerà al termine.

"Oggi c'è la consapevolezza che i processi di crescita devono essere regionalizzati e questa visione prevale", ha detto “Lavrov”.

"Tutti i paesi di questo vasto continente dovrebbero usare i vantaggi dati da Dio e dalla natura per sviluppare catene logistiche, finanziarie e di trasporto reciprocamente vantaggiose".

Il ministro degli Esteri ha aggiunto che la Russia "lascerà tutte le porte aperte" per la partnership con i paesi europei che si rendono conto che i loro interessi sono meglio serviti dalla cooperazione con la Russia piuttosto che giocando ai "giochi ideologici e geopolitici" di Washington.

"Il mondo sarà diverso", ha concluso il diplomatico russo.

"E i processi che vediamo svolgersi oggi sono stati stimolati dalla risposta dell'Occidente all'operazione militare speciale della Russia, quando abbiamo accettato la sfida che ci hanno lanciato.

 Questi processi mostrano chiaramente che l'autonomia e l'indipendenza di qualsiasi struttura sulla scena globale che sia legata all'Occidente sta diventando la tendenza principale oggi".

È stata davvero una sfida.

Ancora una volta, perché questo non può essere detto abbastanza:

quando gli occidentali hanno ammesso che non avevano intenzione di onorare il loro accordo per fermare la guerra contro i russi a Donetsk, hanno ammesso che l'intera situazione, iniziata nel 2014 con il rovesciamento del governo eletto dell'Ucraina da parte di terroristi neonazisti pagati, era una messa in scena, progettata per creare una guerra.

Merkel, Hollande e lo stesso Zelensky hanno dichiarato apertamente di aver firmato questo accordo di pace con un piano consapevole per romperlo.

 Zelensky, un comico ebreo, si candidò e fu eletto su una piattaforma per far rispettare l'accordo.

Poi, dopo essere stato eletto, ha iniziato davvero ad agitare la situazione, spingendo i neonazisti a iniziare davvero a bombardare il Donbass.

Nessuno negli Stati Uniti è stato in disaccordo con nessuna di queste affermazioni.

Non più tardi del 9 febbraio 2022 – giorni prima dell'inizio dell'invasione russa – “The Guardian” parlava della possibilità di onorare gli accordi.

 (Nota: ieri ho scritto dell'innocenza goyish del Guardian.)

 

Tutta questa cospirazione per costringere la Russia a una guerra e poi cercare di far collassare la loro economia è molto semplice e pubblica.

 È stato progettato dall'ebrea kaganista “Victoria Nuland”, che è letteralmente sposata con “Robert Kagan”, che ha pianificato la seconda guerra in Iraq.

Ha scritto questo nel 1998:

Robert Kagan è il figlio del professore di Yale Donald Kagan, che è un ebreo russo e uno dei fondatori del neoconservatorismo.

 Kagan il giovane ha iniziato il "Progetto per un nuovo secolo americano" con William Kristol, che è il figlio di Irving Kristol, un altro ebreo russo, noto come "Il padrino del neoconservatorismo".

L'ebrea Nuland è stata ambasciatrice presso la NATO sotto George W. Bush, poi è entrata nel Dipartimento di Stato sotto Obama, dove ha pianificato l'intero complotto contro la Russia.

Questo è tutto noto. Tutto ciò che sta accadendo è una cospirazione ebraica contro la Russia, che è associata e sostenuta da varie cose:

L'industria degli armamenti.

BlackRock.

L'agenda gay.

Donne bianche ossessionate da Donald Trump.

Transumanisti globalisti tecnocratici (cioè Klaus Schwab e il WEF).

I serpenti ebrei possono negare tutto questo nei loro media quanto vogliono. Possono mantenere la propria popolazione di ritardati grassi e gay in un costante stato di agitazione e belligeranza.

 

Prova a fare un piccolo elenco nella tua testa dei disaccordi significativi (leggi: consequenziali) tra questi due.

Tuttavia, tutti gli altri nel mondo vedono cosa è successo.

Vedono che gli Stati Uniti sono completamente fuori controllo, organizzando tutte queste guerre, tentando di dominare totalmente il globo e implementare una sorta di impero spaziale pederastico basato sull'intelligenza artificiale.

Tutti lo sanno.

Perché pensi di sentire sempre parlare così tanto della Cina ora?

"qui non c'è motivo per l'antisemitismo in Cina" è una frase così strana.

Ovviamente intende significare che i cinesi non hanno una storia con gli ebrei, ma implica necessariamente che i paesi con una storia con gli ebrei hanno "motivi" per l'antisemitismo.

È importante notare che queste persone, gli ebrei, in realtà credono e promuovono l'idea che tutti nel mondo li odiano senza alcuna ragione.

"Non c'è motivo per l'antisemitismo in Cina" è una frase così strana.

Ovviamente intende significare che i cinesi non hanno una storia con gli ebrei, ma implica necessariamente che i paesi con una storia con gli ebrei hanno "motivi" per l'antisemitismo.

È importante notare che queste persone, gli ebrei, in realtà credono e promuovono l'idea che tutti nel mondo li odiano senza alcuna ragione.

Stiamo entrando in una nuova era.

La nuova era sarà pacifica, eterosessuale e definita dal sistema cinese di cooperazione attraverso il commercio globale, piuttosto che dal sistema ebraico-americano di dominio globale attraverso la guerra e la manipolazione dei mercati finanziari.

Alcune persone di destra mi attaccano per essere uno scellino cinese.

Va bene.

Dal mio punto di vista, chiunque sostenga gli ebrei che mantengono il potere è stupido e pericoloso.

Se ti opponi al fatto che i cinesi prendano il potere agli ebrei, sostieni gli ebrei che mantengono il potere e sostieni tutto ciò che gli ebrei fanno con il loro potere, compresi i bambini e la trilogia di Star Wars di JJ Abrams.

Penso che ci sia una rinascita dell'anti-anglicismo perché in questo momento, la destra non ha ancora imparato a conoscere la sino-amicizia.

 E penso che farò parte degli spasimi di quella trasformazione, che deve avvenire.

La destra non sarà la folle ebraica che era una volta nel secolo scorso.

La sino-amicizia sarà al centro di questo.

È un'enorme trasformazione da fare per la destra. Ora stanno entrando in una modalità Sino e Angli sarà risentito a causa del suo ruolo principale.

Ma senza quel ruolo guida e senza quella trasformazione, la destra non sopravviverà.

 

 

 

La cospirazione del "Grande Zero

Carbonio" e il "Grande Reset" del WEF

Globalresearch.ca – (17 giugno 2023) - F. William Engdahl – ci dice:

 

Il globalista “Davos World Economic Forum” proclama la necessità di raggiungere l'obiettivo mondiale di "net zero carbon" entro il 2050.

Questo per la maggior parte suona lontano nel futuro e quindi ampiamente ignorato.

Eppure le trasformazioni in corso dalla Germania agli Stati Uniti, a innumerevoli altre economie, stanno preparando il terreno per la creazione di quello che nel 1970 è stato chiamato il “Nuovo Ordine Economico Internazionale”.

In realtà è un progetto per un “corporativismo totalitario tecnocratico globale”, che promette enorme disoccupazione, deindustrializzazione e collasso economico fin dalla progettazione.

 Considera alcuni retroscena.

Klaus Schwab e il suo  World Economic Forum (WEF) sta attualmente promuovendo il suo tema preferito, il Grande Reset dell'economia mondiale.

 La chiave di tutto è capire cosa intendono i globalisti per Net Zero Carbon entro il 2050.

L'UE è in testa alla gara, con un piano audace per diventare il primo continente "carbon neutral" del mondo entro il 2050 e ridurre le sue emissioni di CO2 di almeno il 55% entro il 2030.

In un post di agosto 2020 sul suo blog, l'autoproclamato zar globale dei vaccini “Bill Gates” ha scritto sulla prossima “crisi climatica”:

"Per quanto terribile sia questa pandemia, il” cambiamento climatico potrebbe essere peggiore” ... Il calo relativamente piccolo delle emissioni di quest'anno rende chiara una cosa: non possiamo arrivare a zero emissioni semplicemente – o anche principalmente – volando e guidando meno".

Con un monopolio virtuale sui media mainstream e sui social media, “la lobby del riscaldamento globale” è stata in grado di indurre gran parte del mondo a supporre che il meglio per l'umanità sia eliminare gli idrocarburi tra cui petrolio, gas naturale, carbone e persino l'elettricità nucleare "carbon free" entro il 2050, che speriamo possa evitare un aumento da 1,5 a 2 gradi centigradi della temperatura media mondiale.

C'è solo un problema con questo.

È la copertura per un diabolico secondo piano.

Origini del "riscaldamento globale".

Molti hanno dimenticato la tesi scientifica originale avanzata per giustificare un cambiamento radicale nelle nostre fonti energetiche.

Non era "cambiamento climatico".

Il clima terrestre è in continua evoluzione, correlato ai cambiamenti nell'emissione di brillamenti solari o cicli di macchie solari che influenzano il clima terrestre.

Intorno al volgere del millennio, quando il precedente ciclo di riscaldamento guidato dal sole non era più evidente, “Al Gore” e altri hanno spostato la narrazione in un gioco di prestigio linguistico a "Cambiamento climatico", dal riscaldamento globale.

Ora la narrativa della paura è diventata così assurda che ogni strano evento meteorologico viene trattato come "crisi climatica".

Ogni uragano o tempesta invernale è rivendicato come prova che gli” Dei del Clima” ci stanno punendo gli esseri umani peccaminosi che emettono CO2.

Ma aspetta.

 L'intera ragione della transizione verso fonti energetiche alternative come il solare o l'eolico, e l'abbandono delle fonti di energia del carbonio, è la loro affermazione che “la CO2 è un gas serra” che in qualche modo arriva fino all'atmosfera dove forma una coperta che presumibilmente riscalda la Terra sottostante – “Global Warming”.

 Le emissioni di gas serra secondo l'”Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti” provengono principalmente dalla CO2.

Da qui l'attenzione alle "impronte di carbonio".

 

Ciò che non viene quasi mai detto è che la CO2 non può librarsi nell'atmosfera dagli scarichi delle automobili o dalle centrali a carbone o da altre origini artificiali. L'anidride carbonica non è carbonio o fuliggine. È un gas invisibile e inodore essenziale per la fotosintesi delle piante e tutte le forme di vita sulla terra, compresi noi. La CO2 ha un peso molecolare di poco superiore a 44 mentre l'aria (principalmente ossigeno e azoto) ha un peso molecolare di soli 29.

Il peso specifico della CO2 è circa 1,5 volte maggiore dell'aria.

Ciò suggerirebbe che i gas di scarico di CO2 provenienti da veicoli o centrali elettriche non salgono nell'atmosfera a circa 12 miglia o più sopra la Terra per formare il “temuto effetto serra”.

Maurizio Forte.

Per apprezzare quale azione criminale si sta svolgendo oggi intorno a “Gates”, “Schwab” e ai sostenitori di una presunta economia mondiale "sostenibile", dobbiamo tornare al 1968, quando “David Rockefeller e amici” crearono un movimento attorno all'idea che il consumo umano e la crescita della popolazione fossero il principale problema mondiale.

“Rockefeller”, la cui ricchezza era basata sul petrolio, creò il neo-malthusiano Club di Roma nella villa Rockefeller di Bellagio, in Italia.

 Il loro primo progetto fu quello di finanziare uno studio spazzatura al MIT chiamato “Limits to Growth” nel 1972.

Un organizzatore chiave dell'agenda di "crescita zero" di Rockefeller nei primi anni 1970 era il suo amico di lunga data, un petroliere canadese di nome” Maurice Strong”, anche lui membro del Club di Roma.

Nel 1971 Strong fu nominato Sottosegretario delle Nazioni Unite e Segretario Generale della conferenza della” Giornata della Terra” di Stoccolma del giugno 1972.

Fu anche amministratore fiduciario della “Fondazione Rockefeller”.

Maurice Strong è stato uno dei primi propagatori chiave della teoria scientificamente infondata secondo cui le emissioni prodotte dall'uomo dai veicoli di trasporto, dalle centrali a carbone e dall'agricoltura hanno causato un drammatico e accelerato aumento della temperatura globale che minaccia la civiltà, il cosiddetto riscaldamento globale. Ha inventato il termine elastico "sviluppo sostenibile".

Come presidente della Conferenza di Stoccolma delle Nazioni Unite per la Giornata della Terra del 1972, Strong ha promosso la riduzione della popolazione e l'abbassamento degli standard di vita in tutto il mondo per "salvare l'ambiente".

Alcuni anni dopo lo stesso “Strong” dichiarò:

"L'unica speranza per il pianeta non è che le civiltà industrializzate collassano? Non è nostra responsabilità realizzarlo?"

Questa è l'agenda oggi conosciuta come “Great Reset” o “Agenda 2030 “delle Nazioni Unite.

“Strong” ha continuato a creare il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC), un organismo politico che avanza l'affermazione non provata che le emissioni di CO2 prodotte dall'uomo stavano per far precipitare il nostro mondo in una catastrofe ecologica irreversibile.

Il co-fondatore del Club di Roma, il dottor” Alexander King”, ammise la frode essenziale della loro agenda ambientale alcuni anni dopo nel suo libro”, The First Global Revolution”.

 Egli ha dichiarato:

Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, ci è venuta l'idea che l'inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d'acqua, la carestia e simili sarebbero stati all'altezza ...

Tutti questi pericoli sono causati dall'intervento umano ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati.

Il vero nemico, quindi, è l'umanità stessa.

“King” ha ammesso che la "minaccia del riscaldamento globale" era semplicemente uno stratagemma per giustificare un attacco all'"umanità stessa".

 Questo è ora in fase di implementazione come il “Grande Reset” e lo stratagemma “Net Zero Carbon”.

Disastro energetico alternativo.

Nel 2011, agendo su consiglio di “Joachim Schnellnhuber”, dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico (PIK), Angela Merkel e il governo tedesco hanno imposto un divieto totale dell'elettricità nucleare entro il 2022, come parte di una strategia governativa del 2001 chiamata “Energiewende” o “Energy Turn”, per fare affidamento su solare ed eolico e altre "rinnovabili".

L'obiettivo era quello di rendere la Germania la prima nazione industriale ad essere "carbon neutral".

La strategia è stata una catastrofe economica.

 Passando dall'avere una delle reti di generazione elettrica a basso costo e affidabili del mondo industriale, oggi la Germania è diventata il generatore elettrico più costoso del mondo.

Secondo l'”associazione tedesca dell'industria energetica” BDEW, al più tardi entro il 2023, quando chiuderà l'ultima centrale nucleare, la Germania dovrà affrontare carenze di elettricità.

Allo stesso tempo, il carbone, la più grande fonte di energia elettrica, viene gradualmente eliminato per raggiungere “Net Zero Carbon”.

 Le industrie tradizionali ad alta intensità energetica come l'acciaio, la produzione di vetro, i prodotti chimici di base, la produzione di carta e cemento, stanno affrontando costi crescenti e chiusure o delocalizzazione e perdita di milioni di posti di lavoro qualificati.

 L'energia inefficiente dell'eolico e del solare, oggi costa da 7 a 9 volte di più del gas.

La Germania ha poco sole rispetto ai paesi tropicali, quindi il vento è visto come la principale fonte di energia verde.

C'è un enorme input di cemento e alluminio necessari per produrre parchi solari o eolici.

Ciò richiede energia a basso costo – gas, carbone o nucleare – per produrre.

Man mano che questo viene gradualmente eliminato, il costo diventa proibitivo, anche senza aggiunte "tasse sul carbonio".

La Germania ha già circa 30.000 turbine eoliche, più che altrove nell'UE.

Le gigantesche turbine eoliche hanno seri problemi di rumore o rischi per la salute degli infrasuoni per i residenti nelle vicinanze delle enormi strutture e danni alle intemperie e agli uccelli.

 Entro il 2025 si stima che il 25% dei mulini a vento tedeschi esistenti dovrà essere sostituito e lo smaltimento dei rifiuti è un problema colossale.

Le aziende vengono citate in giudizio mentre i cittadini si rendono conto di quanto siano disastrosi.

Per raggiungere gli obiettivi entro il 2030, Deutsche Bank ha recentemente ammesso che lo stato dovrà creare una "dittatura ecologica".

Allo stesso tempo, la spinta tedesca per porre fine al trasporto di benzina o diesel entro il 2035 a favore dei veicoli elettrici è sulla buona strada per distruggere l'industria più grande e redditizia della Germania, il settore automobilistico, e abbattere milioni di posti di lavoro.

 I veicoli alimentati a “batteria agli ioni di litio” hanno una "impronta di carbonio" totale quando sono inclusi gli effetti dell'estrazione del litio e della produzione di tutte le parti, che è peggiore delle auto diesel.

E la quantità di elettricità aggiuntiva necessaria per una Germania a zero emissioni di carbonio entro il 2050 sarebbe molto più di oggi, poiché milioni di caricabatterie avranno bisogno di elettricità di rete con energia affidabile.

 Ora la Germania e l'UE iniziano a imporre nuove "tasse sul carbonio", presumibilmente per finanziare la transizione verso zero emissioni di carbonio.

Le tasse renderanno solo l'energia elettrica e l'energia ancora più costose, assicurando il collasso più rapido dell'industria tedesca.

Spopolamento.

Secondo coloro che avanzano l'”agenda Zero Carbon”, è proprio quello che desiderano:

 la deindustrializzazione delle economie più avanzate, una strategia decennale calcolata come diceva “Maurice Strong”, per provocare il collasso delle civiltà industrializzate.

Trasformare l'attuale economia industriale mondiale in una distopia che brucia legna e gira a vento dove i blackout diventano la norma come ora in California, è una parte essenziale di una trasformazione del “Grande Reset” nell'ambito dell'”Agenda 2030”:

il Global Compact delle Nazioni Unite per la sostenibilità.

Il consigliere per il clima della Merkel, “Joachim Schnellnhuber”, nel 2015 ha presentato l'agenda verde radicale di Papa Francesco, la lettera enciclica, “Laudato Si “, come incaricato di Francesco alla Pontificia Accademia delle Scienze.

E ha consigliato l'UE sulla sua agenda verde.

 In un'intervista del 2015, “Schnellnhuber” ha dichiarato che la "scienza" ha ora determinato che la massima capacità di carico di una popolazione umana "sostenibile" era di circa sei miliardi di persone in meno:

"In un modo molto cinico, è “un trionfo per la scienza” perché finalmente abbiamo stabilizzato qualcosa – vale a dire le stime per la capacità di carico del pianeta, vale a dire al di sotto di 1 miliardo di persone".

(Gli “assassini” hanno preso il “controllo” del pianeta Terra! N.d.R.)

Per fare questo il mondo industrializzato deve essere smantellato.

“Christiana Figueres”, collaboratrice dell'”agenda del World Economic Forum” ed ex segretario esecutivo della “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”, ha rivelato il vero obiettivo dell'”agenda climatica delle Nazioni Unite” in una conferenza stampa di Bruxelles del febbraio 2015 in cui ha dichiarato:

"Questa è la prima volta nella storia umana che ci stiamo ponendo il compito di cambiare intenzionalmente il modello di sviluppo economico che ha regnato dalla rivoluzione industriale".

Le osservazioni di “Figueres del 2015” sono riprese oggi dal presidente francese Macron alla "Agenda di Davos" del “World Economic Forum del gennaio 2021”, dove ha affermato che

"nelle circostanze attuali, il modello capitalista e l'economia aperta non sono più fattibili".

Macron, un ex banchiere Rothschild, ha affermato che "l'unico modo per uscire da questa epidemia è creare un'economia più focalizzata sull'eliminazione del divario tra ricchi e poveri".

Merkel, Macron, Gates, Schwab e amici lo faranno portando gli standard di vita in Germania e nell'OCSE ai livelli dell'Etiopia o del Sudan.

Questa è la loro distopia a zero emissioni di carbonio.

Limitare severamente i viaggi aerei, i viaggi in auto, il movimento delle persone, la chiusura dell'industria "inquinante", tutto per ridurre la CO2.

Inquietante quanto convenientemente la pandemia di coronavirus ponga le basi per il “Great Reset” e l'”Agenda 2030 Net Zero Carbon” delle Nazioni Unite.

 

 

 

 

La fornitura di carne degli Stati Uniti

potrebbe presto essere ampiamente

contaminata con proteine mRNA

da "vaccini" biotecnologici.

Globalresearch.ca - Mike Adams – (17 giugno 2023) – ci dice:

(NaturalNews.com)

 

Ci sarà presto un altro motivo per scegliere opzioni alimentari vegetariane o ottenere la carne da fonti locali e affidabili:

 i vaccini mRNA stanno per essere pesantemente implementati in tutta l'industria della carne, con bovini, polli, maiali, capre e altri animali destinati a regolari iniezioni di mRNA.

Come abbiamo visto con gli esseri umani, le iniezioni di mRNA possono:

Circolare in tutto il corpo e finiscono nel sangue e negli organi.

Indurre il corpo a produrre proteine tossiche che possono causare effetti tossici.

Ostruire le arterie e finire per uccidere o danneggiare le persone da ictus o attacchi di cuore.

Alterare i cromosomi e causare cambiamenti genetici permanenti all'organismo.

Gli aghi ipodermici, si scopre, non sono l'unico modo in cui queste istruzioni di mRNA possono essere introdotte nel corpo umano.

Possono anche essere ingeriti o possono entrare attraverso il contatto con la pelle. La semplice manipolazione di carne cruda contaminata da prodotti a base di mRNA è probabilmente l'equivalente di essere esposti allo "spargimento" da parte dei destinatari del vaccino.

 E anche se l'acido dello stomaco probabilmente distrugge le sequenze di mRNA, c'è assorbimento che avviene in bocca, sotto la lingua, motivo per cui molti farmaci e integratori – tra cui oli di CBD e zinco – sono spesso meglio assorbiti sotto la lingua piuttosto che essere ingeriti.

Pertanto, la semplice introduzione di prodotti a base di carne animali vaccinati con mRNA in bocca, se non completamente cotti, può esporre a una sorta di "spargimento di cibo" di prodotti a base di mRNA che possono essere assorbiti nel sangue e circolati in tutto il corpo.

 Questo può includere proteine che sono estranee al corpo umano.

Il pasticcio normativo del vaccino mRNA COVID: soppressione delle informazioni, nascondere decessi ed eventi avversi.

Pfizer, Bayer e altri giganti farmaceutici hanno già annunciato vaccini mRNA per animali da carne.

Come ha rivelato il” Dr. Robert Malone” in un recente articolo “substack”, i giganti di Big Pharma hanno iniziato ad annunciare vaccini mRNA per gli animali già nel 2016.

Dalla sua storia:

Bayer collabora con BioNTech per sviluppare vaccini a mRNA e farmaci per la salute animale (10 maggio 2016).

SEQUIVITY: Vaccini suini personalizzati, utilizzando vaccini a RNA (sito web Merck, gennaio 2023).

L'acquisizione espande e completa il solido portafoglio di vaccini di “Merck Animal Health” (comunicato stampa Merck, novembre 2015).

NSW” accelera i vaccini mRNA FMD e “Lumpy Skin Disease “(nei bovini) (governo australiano).

Un accordo sul vaccino mRNA per l'afta epizootica è stato firmato tra il governo del “NSW” e la società statunitense “Tiba Biotech” (comunicato stampa Tiba Biotech).

È chiaro che l'industria degli animali da ranch sta per essere superata dai vaccini mRNA, che probabilmente uccideranno un numero scioccante di animali da ranch (e promuoveranno l'aumento dell'infertilità) e contamineranno la fornitura di carne con artefatti di mRNA come le proteine spike.

 Considera questo un tipo di programma di "spopolamento degli animali del ranch" per eliminare la carne e costringere le persone a fare vermi della farina e grilli (vedi sotto).

Presto, se mangi prodotti a base di carne convenzionali, mangerai i risultati della produzione biotecnologica della "vaccinazione" di massa dell'mRNA degli animali.

Se mangi carne, sappi da dove viene.

Da qui in poi, se scegli di mangiare carne, sappi da dove viene.

Se proviene da operazioni di animali da fabbrica, è quasi certo che sarà presto contaminato dalla biotecnologia dell'mRNA.

Sebbene sia ancora un'ipotesi, è possibile che la cottura ad alta temperatura possa distruggere alcune delicate proteine generate dalla biotecnologia dell'mRNA.

Per questo motivo, assicurati di evitare di mangiare prodotti a base di carne cruda / rosa come bistecche rare.

Non sappiamo ancora con certezza che la cottura distrugge le proteine spike, tuttavia, quindi fai attenzione quando consumi prodotti a base di carne provenienti da fonti convenzionali. (Speriamo di saperne di più su questo argomento e riferire i nostri risultati a voi.)

Se mangi carne, fai uno sforzo per trovare fornitori di carne locali che seguano pratiche più olistiche e naturali come evitare iniezioni di mRNA per le loro mandrie.

Sostieni l'agricoltura locale e avrai una linea di approvvigionamento di cibo più pulito.

 Scegli sempre animali allevati con mangimi biologici non OGM, se possibile.

Oppure potresti mangiare vermi della farina e "hamburger di coleotteri" per placare” i ricchi affari dei globalisti”.

Sembra ovvio che i globalisti stiano cercando di contaminare la fornitura di carne e di spazzarla via nel tempo, sostituendo le carni animali con larve, vermi della farina, grilli e larve di mosca soldato nero, tra le altre creature.

Un articolo “StudyFinds.org “evidenzia un recente studio sui “vermi della farina” che afferma che queste “larve essiccate” sostituiranno presto il pollo nelle parti di pollo.

 

Non sembra un pranzo delizioso? Presto, questo è ciò che le masse impoverite saranno offerte come “fonte proteica”:

Nel frattempo, senza dubbio, i governanti globalisti godranno di costolette di prima qualità sui loro jet privati mentre sgranocchiano insalate biologiche non OGM, perché sanno che il cibo pulito promuove la longevità.

(naturalnews.com)

 

 

 

 

La “Grande Sostituzione”,

in stile Europa occidentale.

 Unz.com - AUGUSTIN GOLAND - (16 GIUGNO 2023) – ci dice:

 

Anche se le nazioni europee dovessero fare sul serio nella lotta contro l'immigrazione clandestina, cosa che la maggior parte di loro deve ancora fare, ciò non sarebbe sufficiente a fermare” la Grande Sostituzione”.

Quell'esperimento di ingegneria sociale continuerebbe, anche se forse a un ritmo leggermente più lento e con una percentuale minore di criminali e terroristi islamici che si dirigono verso il Vecchio Continente.

Nel corso degli anni, l'immigrazione di massa dell'Europa occidentale, iniziata sul serio nel 1970, è diventata auto-nutriente ed esponenziale.

 Ciò è in parte dovuto al fatto che l'élite globalista al potere si è abituata e non è disposta a chiudere le porte, qualunque siano le conseguenze, e in parte perché il diritto al ricongiungimento familiare degli immigrati e dei rifugiati stanziali è diventato la norma sotto gli auspici della “Corte europea dei diritti dell'uomo”.

Un altro fattore importante è che gli immigrati di origine africana e mediorientale hanno più figli delle persone di origine europea.

La "Grande Sostituzione" è un termine inventato dall'autore francese” Renaud Camus”, per il quale si è guadagnato l'etichetta di teorico della cospirazione di estrema destra.

 Insulti a parte, il termine descrive semplicemente ciò che sta accadendo ora nella parte occidentale del Vecchio Continente, con tassi di natalità autoctoni molto bassi da un lato e una popolazione di origine straniera in rapido aumento con tassi di natalità più elevati dall'altro.

Alcuni preferiscono il termine "colonizzazione invertita".

 Un altro francese, “Bernard Lugan”, storico e africanista, ha scritto un libro su questo argomento, pubblicato l'anno scorso “come la Francia è diventata la colonia delle sue colonie”.

I lettori del “Rinascimento americano” potrebbero essere più concentrati sulla questione razziale, ma una preoccupazione maggiore per la maggior parte degli europei occidentali è l'ascesa dell'Islam che è legata a questa “colonizzazione invertita”.

Altrettanto preoccupante è il semplice fatto che i nativi europei si sentono sempre meno a casa nei loro paesi a causa della crescente presenza di culture, costumi e lingue straniere.

Una grande maggioranza di europei vuole meno immigrati, ma i loro “governi nazionali globalisti” e i rappresentanti presso l'”Unione europea” globalista non sembrano preoccuparsene, anche se a volte potrebbero dire il contrario.

Un esempio è il “Regno Unito post-Brexit”, dove il governo conservatore ha presieduto a un aumento senza precedenti dell'immigrazione legale da fuori Europa.

 In effetti, i non europei hanno ora più che sostituito i cittadini dei paesi dell'UE che hanno lasciato il Regno Unito o hanno smesso di venire quando i britannici hanno lasciato l'Unione europea.

Uno degli argomenti a sostegno della Brexit era che la Gran Bretagna sarebbe stata in grado di riprendere il controllo dei suoi confini, ma riprendere il controllo dei suoi confini non fermerà l'immigrazione se il suo governo non lo vuole.

I manifestanti pro-Brexit dei gilet gialli marciano sul Parlamento chiedendo una Brexit senza accordo, la fine dell'immigrazione e la fine di ciò che vedono come” notizie false mainstream”, 13 aprile 2019.

L'immigrazione netta nel Regno Unito (il numero di coloro che sono venuti a vivere nel Regno Unito meno il numero di coloro che hanno lasciato) ha raggiunto 606.000 per il 2022, che è un aumento del 24% rispetto ai 488.000 registrati l'anno precedente e un record di tutti i tempi.

Gli arrivi extracomunitari hanno incluso: 361.000 studenti e le loro famiglie; 235.000 persone che arrivano per motivi di lavoro; 172.000 partecipanti a programmi umanitari (tra cui 114.000 ucraini e 52.000 hongkonghesi);

e 76.000 persone che chiedono asilo.

Il venticinque percento dei visti rilasciati nel 2022 è andato a cittadini indiani, che hanno beneficiato quell'anno di un aumento del 73% dei visti per studenti e di un aumento del 130% dei visti di lavoro.

Nel 2022, la migrazione netta dell'UE è stata di meno 51.000, il che significa che 51.000 cittadini dell'UE in più hanno lasciato il Regno Unito rispetto a quelli che sono venuti a viverci (per almeno un anno).

 Inoltre, in quell'anno, 4.000 cittadini britannici hanno lasciato il Regno Unito, mentre 662.000 cittadini extracomunitari sono venuti per rimanere.

Nel 2010, quando la migrazione netta era di 252.000 persone – gran parte delle quali era dovuta all'immigrazione da altri paesi dell'UE – i Tories promisero di ridurre l'immigrazione netta a "decine di migliaia".

Oggi quella promessa è in gran parte dimenticata.

Nel 2019, il partito ha promesso di nuovo, questa volta di ridurre l'immigrazione netta dai 226.000 prevalenti in quel momento.

Ma poi è arrivato l'enorme picco nel 2022.

Entro il 2023, il primo ministro Rishi Sunak, un indù praticante e figlio di indiani punjabi immigrati dall'Africa orientale nel 1960, non è stato disposto a impegnarsi in tale riduzione, dicendo solo che vuole "ridurre i numeri" in qualche modo.

 Per questo è stato aspramente criticato dai membri del suo stesso partito.

Il rilascio di visti di lavoro nel Regno Unito si basa su punti e i nuovi criteri rilasciati nel 2020, subito dopo la Brexit, hanno contribuito all'aumento dell'immigrazione legata al lavoro da fuori Europa.

 

Gli immigrati con visti di lavoro e visti per studenti possono anche portare persone a carico (marito, moglie, partner civile o non sposato e qualsiasi figlio sotto i 18 anni).

Oltre 135.000 visti sono stati rilasciati nel 2022 per tali persone a carico.

 Inoltre, gli ex studenti possono rimanere e lavorare nel Regno Unito con un visto di laurea per due o tre anni.

"Voglio dire, se la migrazione netta negli ultimi anni è stata di circa 300.000 all'anno, è come cinque circoscrizioni parlamentari di nuove persone ogni anno", ha detto il deputato conservatore “Adam Holloway” a “Nigel Farage” su “GB News” nel maggio 2023.

"In dieci anni, si tratta di quasi 50 circoscrizioni parlamentari in termini di persone.

So che almeno un gruppo di noi sta chiedendo di vedere il ministro degli Interni la prossima settimana, perché non si tratta solo delle prospettive elettorali del partito conservatore ad essere distrutte da questo.

Ma in realtà si tratta della forma e della sensazione del nostro paese che va avanti".

Il ministro degli Interni “Suella Braverman” è figlia di genitori indiani immigrati nel Regno Unito nel 1960, da Mauritius e Kenya.

Tuttavia, è lei che ha fatto pressione sugli altri membri del governo britannico per rilanciare l'impegno del 2010 di ridurre la migrazione netta a decine di migliaia ogni anno.

Nel frattempo, i suoi colleghi britannici bianchi nel gabinetto si sono ostinatamente rifiutati di farlo, o per impegni con le imprese che vogliono manodopera abbondante e a basso costo o per” wokeismo”.

Migliaia di persone marciano per i rifugiati nel centro di Londra nella “Giornata contro il razzismo delle Nazioni Unite “mentre il ministro degli Interni britannico “Suella Braverman” visita il Ruanda per colloqui sui piani dei governi britannici di inviare rifugiati nel paese africano.

“Ben Harris-Quinney”, presidente del “Bow Group,” il più antico” think tank conservatore del Regno Unito”, ha dichiarato a” Breitbart New”s nel maggio 2023:

"Il Partito conservatore ha infranto la sua promessa ormai vecchia di 13 anni di ridurre l'immigrazione a decine di migliaia perché teme le aziende globali più dei loro elettori traditi.

 Le aziende amano l'immigrazione di massa perché vogliono manodopera a basso costo, facile da sfruttare e prezzi immobiliari gonfiati in modo innaturale.

Come conseguenza dell'immigrazione sostenuta, in gran parte legale, i britannici bianchi costituivano poco meno dell'80% della popolazione nel 2019 rispetto a poco meno del 90% nel 2001.

Peggio ancora, le nascite bianche britanniche sono diminuite dal 65% di tutte le nascite vive nel 2014 al 61% nel 2019.

Tra il 2011 e il 2021, la percentuale di residenti in Inghilterra e Galles nati al di fuori del Regno Unito è aumentata dal 13,4% della popolazione totale al 16,8%.

Nel 2021, quasi il 29% dei nati vivi erano da donne nate al di fuori del Regno Unito e il tasso medio di fertilità per quelle donne era di 2,03 per donna rispetto a 1,54 per le donne nate nel Regno Unito.

In un sondaggio” YouGov “pubblicato nel dicembre dello scorso anno, il 57% degli intervistati ha dichiarato che il livello di immigrazione in Gran Bretagna negli ultimi dieci anni era stato troppo alto, il 20% ha dichiarato che era stato più o meno giusto, e solo il 7% pensava che fosse stato troppo basso.

Il settantadue per cento ha dichiarato di disapprovare il modo in cui il governo sta attualmente gestendo la questione dell'immigrazione.

Francia.

 

Anche in Francia l'immigrazione ha toccato nuovi record.

 Il presidente francese, Emmanuel Macron, è famoso per aver detto una volta che non esiste una cosa come la cultura francese, ma solo culture in Francia.

E questa è davvero la sensazione che si prova quando si visita quel paese, soprattutto ma non esclusivamente le sue città più grandi, come Parigi.

Il presidente Macron è visto da molti francesi come una versione europea del primo ministro canadese Justin Trudeau, noto per le sue politiche di frontiere aperte.

Solo di recente Macron ha cercato di apparire disposto a limitare l'immigrazione di fronte al crescente malcontento e instabilità popolare.

(Macron e Trudeau sono fieramente “uomini di Davos”. N.d.R.)

I manifestanti appendono uno striscione a una statua colonialista.

Diverse persone, per lo più della popolazione comoriana, hanno manifestato a Marsiglia contro la legge sull'immigrazione dal governo francese di Emmanuel Macron e sostenute dal ministro dell'Interno Gérald Darmanin.

I fatti dicono il contrario, tuttavia, ed è un dato di fatto che il governo della Francia, un paese di 68 milioni di persone, ha rilasciato 320.000 permessi di soggiorno per la prima volta agli stranieri nel 2022.

Questo era il 17% in più rispetto all'anno precedente e quasi il doppio rispetto a 15 anni prima.

Di questi oltre 320.000 permessi di soggiorno per la prima volta, 108.340 sono stati dati agli studenti;

90.385 sono andati a familiari di residenti legali;

52.570 sono andati a immigrati economici;

40.490 sono stati emessi per motivi umanitari; e 28.545 sono stati assegnati per altri motivi.

Inoltre, sono stati rilasciati 255.118 visti per lavori a breve termine.

Questi numeri non scenderanno presto se un disegno di legge proposto dal governo di Macron l'anno scorso sarà finalmente votato in legge.

Tale disegno di legge prevederebbe, tra le altre cose, la legalizzazione degli immigrati clandestini che lavorano in settori che soffrono di mancanza di lavoratori, come l'industria dell'ospitalità.

Inoltre, il governo francese ha fatto marcia indietro sulla minaccia di trattenere i visti da diversi paesi africani che avevano impedito il ritorno dei loro cittadini deportati dalla Francia.

Durante una visita in Algeria nel dicembre 2022, il ministro dell'Interno francese “Gérald Darmanin” ha annunciato "il ritorno delle normali relazioni consolari" per quanto riguarda la concessione dei visti.

Solo nel caso degli algerini, ciò significava che tra i 300.000 e i 400.000 visti sarebbero stati rilasciati ogni anno.

 Peggio ancora, la decisione è stata presa nonostante la mancanza di progressi nell'incoraggiare quei paesi a riprendere i loro cittadini deportati.

 Nel 2022, più di 130.000 ordini di espulsione sono stati emessi dalle autorità francesi, ma meno del 10% è stato eseguito.

 È un problema che dura da molti anni, poiché molti paesi africani e musulmani in particolare hanno bloccato la maggior parte dei rimpatri dei loro cittadini.

Sulla base dei dati ufficiali del governo del 2021, 7 milioni di immigrati vivono attualmente in Francia, tra cui 2,5 milioni che hanno ottenuto la cittadinanza francese.

 Dei sette milioni, il 47,5% è nato in Africa e il 13,6% in Asia.

 I paesi di nascita più comuni per gli immigrati sono Algeria (12,7%), Marocco (12%), Portogallo (8,6%), Tunisia (4,5%), Italia (4,1%), Turchia (3,6%) e Spagna (3,5%).

 

Ma se prendiamo in considerazione i figli e i nipoti degli immigrati, il numero di persone di origine straniera in Francia è di 19 milioni, ovvero il 28% della popolazione totale del paese.

Della popolazione di età compresa tra 0 e 4 anni, la percentuale sale a quasi il 42%.

E se escludiamo gli immigrati di origine europea e la loro prole, scopriamo che quasi il 30% dei membri più giovani della popolazione francese non sono di origine europea.

Queste cifre ufficiali non si basano sulle statistiche etniche, che non sono consentite in Francia, ma sui paesi di origine degli immigrati.

 Le fonti di altri dati sulla popolazione includono cifre non ufficiali come il numero di test per l'anemia falciforme condotti dagli ospedali francesi sui neonati.

Tradizionalmente, questi test sono stati eseguiti su bambini i cui genitori sono di origine africana o mediorientale.

 (Anche coloro i cui genitori provengono dai Caraibi francesi sono testati, anche se potrebbero essere cittadini francesi e non immigrati.)

I dati mostrano che il 20% dei neonati nel 2001 è stato testato, mentre nel 2016 quasi il 40% è stato testato, quasi il doppio della percentuale.

A causa dell'uso di questi dati da parte dell'"estrema destra", il governo francese ha ora ordinato agli ospedali di condurre i test su tutti i neonati, sebbene la malattia genetica non colpisca i bianchi.

Oltre all'aumento dell'immigrazione, con l'immigrazione legale che costituisce di gran lunga la maggior parte, il cambiamento demografico in Francia è anche causato da diversi tassi di fertilità.

Mentre il tasso di fertilità complessivo in Francia è ora di circa 1,7 figli per donna, è molto più alto tra le donne immigrate:

 3,5 bambini per le donne del Nord Africa, 3,1 per le donne dalla Turchia e 2,9 per le donne dell'Africa sub-sahariana.

Più apertamente che nel Regno Unito, la colonizzazione in corso della Francia da parte di immigrati provenienti per lo più dalle sue ex colonie ha sollevato l'allarme sul progressivo declassamento di quel paese allo status di terzo mondo.

Lo stesso presidente Macron ha coniato la parola "de civiltà" per descrivere l'evoluzione del suo paese che si verifica sotto il suo mandato.

Ci sono stati anche avvertimenti di un crescente rischio di guerra civile da parte di alti funzionari, tra cui il predecessore del presidente Macron, “François Hollande”, così come dal primo ministro degli interni di Macron, “Gérard Collomb”.

Non c'è da stupirsi che due terzi dei francesi considerino la “Grande Sostituzione reale” e non solo una teoria della cospirazione, e tre quarti pensano che ci siano troppi immigrati nel loro paese.

Parlando delle lamentele del presidente Macron sulla "de civiltà" della Francia, il suo connazionale del 17 ° secolo Jacques-Bénigne Bossuet, un vescovo che era predicatore di corte del re Luigi XIV e un famoso oratore, aveva un famoso detto per persone come lui:

"Dio ride degli uomini che deplorano gli effetti di cui hanno a cuore le cause".

Germania.

Anche la Germania è andata molto lontano sulla strada della sostituzione della popolazione, e ultimamente sta accelerando in quella direzione.

 Nel 2022, su una popolazione totale di circa 84 milioni, 15,3 milioni di persone in Germania erano nate all'estero.

 Altri 4,9 milioni erano figli di due immigrati e altri 3,9 milioni avevano un genitore immigrato.

"Si tratta di un aumento del 6,3% rispetto al dato del 2021", ha osservato “Deutsche Welle” ad aprile.

 L'autore di “DW” ha inoltre scritto:

 "Gli alti livelli medi di migrazione negli ultimi anni erano evidenti anche nelle statistiche.

Poco più di 6 milioni di persone sono emigrate in Germania nell'ultimo decennio, tra il 2013 e il 2022.

Va detto che di questi sei milioni, 1,1 milioni erano rifugiati ucraini arrivati nel 2022 dopo l'invasione russa del loro paese.

 E anche con così tanti rifugiati ucraini, la migrazione netta verso la Germania nel 2022 è stata "solo" di circa 329.000 immigrati, poco più della metà di quella del Regno Unito (606.000).

Nel complesso, tra i sei milioni, solo poco più di un quarto erano richiedenti asilo – migranti illegali per la maggior parte.

 Coloro che cercavano opportunità di lavoro costituivano un altro quarto, con un altro quarto di familiari ammessi per il ricongiungimento familiare e solo poco più dell'8% ammesso come studenti.

Il governo di coalizione tedesco, guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz, vuole spalancare le porte per risolvere la presunta mancanza di manodopera qualificata del paese.

Una nuova legge in fase di stesura che amplierà l'attuale legge sull'immigrazione qualificata è destinata ad aumentare l'immigrazione di manodopera qualificata da fuori dell'UE di circa 60.000 persone all'anno.

Proprio come ha fatto il Regno Unito e come la Francia sta progettando di fare, la nuova legge tedesca abbasserebbe la soglia salariale per i contratti di lavoro che consentono agli stranieri di venire a lavorare nel paese.

Il governo tedesco intende anche promuovere attivamente il mercato del lavoro tedesco in tutto il mondo.

Il cancelliere Olaf Scholz parla alla conferenza stampa dopo il vertice federale-statale nell'ufficio del cancelliere.

 In un vertice sui rifugiati nell'ufficio del cancelliere, i governi federale e statale hanno rinviato una decisione fondamentale su finanziamenti federali permanentemente più elevati per il finanziamento di alloggi, assistenza e integrazione di coloro che cercano protezione.

Oltre a ciò, la nuova legge ridurrebbe il periodo di residenza richiesto per la cittadinanza da otto a cinque anni e persino a tre anni per coloro che parlano bene il tedesco e possono vantare risultati professionali o accademici.

Ciò significa che circa due milioni di immigrati sarebbero in grado di richiedere immediatamente la cittadinanza, molti dei quali sono siriani e altri mediorientali e africani arrivati durante la grande crisi dell'immigrazione del 2015-2016.

Scholz non sembra preoccuparsi né della minaccia del terrorismo islamico né della criminalità domestica, comprese le aggressioni sessuali e gli stupri.

 Infatti, ai cittadini tedeschi è legalmente impedito persino di conoscere la connessione tra criminalità e razza, perché, come la Francia, la Germania non consente la raccolta di dati sull'etnia o sulla razza.

 

Va notato di passaggio che la prospettiva di criminali sessuali stranieri e potenziali jihadisti che entrano liberamente nel Regno Unito da paesi come la Germania è stato un argomento chiave a favore dell'uscita dall'Unione europea durante la corsa al referendum sulla Brexit del 2016.

Giustamente, ma aver lasciato l'UE non sarà di grande aiuto per il Regno Unito se mantiene i suoi confini aperti agli afghani, ai pakistani e ad altri cittadini dei paesi musulmani.

 Da qui il rimprovero spesso fatto ai Tories in Gran Bretagna che la loro politica sull'immigrazione è un tradimento della Brexit.

C'è un altro aspetto della politica di immigrazione "scelta" che è attualmente promossa dai leader europei come alternativa all'immigrazione clandestina non scelta.

Tale politica priva le società più povere e meno sviluppate dei loro membri più brillanti, mantenendo tali società in povertà e ampliando il divario con l'Europa.

La politica incita anche i non qualificati in quei paesi a tentare la fortuna con mezzi illegali.

Un esempio lampante di ciò è il modo in cui l'Occidente sta attivamente reclutando medici africani e asiatici, che sono incoraggiati a immigrare legalmente, aumentando così l'effetto di attrazione sui loro pazienti non qualificati.

Questo tipo di bracconaggio umano è sia immorale che miope.

Tutte queste tendenze indicano una cosa:

 l'importanza della ri- immigrazione.

L'immigrazione extraeuropea deve essere fermata, certo, e i tassi di natalità nativi devono aumentare, ma alla fine, per risolvere i problemi demografici dell'Europa, devono tornare indietro.

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