In politica la menzogna è preferita alla verità.
In
politica la menzogna è preferita alla verità.
Vladimir
Zelensky, Eroe della Russia.
Conoscenzealconfine.it
– (16 Giugno 2023) - Dmitry Orlov – ci dice:
Durante
il suo incarico di presidente (di ciò che resta) dell’Ucraina, Zelensky ha
distrutto l’Ucraina, ma ha realizzato molte cose grandiose… per la Russia.
Ecco i
suoi principali risultati, in ordine sparso:
– Dopo
essere stato eletto con la promessa di porre fine alle ostilità, ha
immediatamente proceduto all’inasprimento del conflitto nell’est del Paese,
compromettendo totalmente ciò che restava della democrazia ucraina.
Ha
ulteriormente demolito lo spirito civico ucraino vietando tutti i media
pubblici ad eccezione di un canale governativo, mettendo al bando tutta
l’opposizione e tutte le fonti di notizie russe e, di fatto, instaurando una
dittatura totalitaria.
– Ha
bombardato senza sosta i civili delle regioni ora russe di Donetsk e Lugansk e
poi, nella primavera del 2022, minacciandoli di un assalto genocida, ha fornito
alla Russia un motivo inconfutabile per avviare l’Operazione Militare Speciale:
salvare
vite civili.
Così
facendo, ha contribuito ad espandere il territorio russo tramite l’annessione
di quattro preziosissime province (Donetsk, Lugansk, Zaporozhye e Kherson) e ha
posto le basi per l’eventuale aggiunta, tra le altre, delle regioni di
Nikolaev, Odessa, Kharkov e Kiev.
– Ha sperperato 150 miliardi di dollari
in aiuti stranieri (molti dei quali con il semplice espediente di rubarli), ha
distrutto un’enorme quantità di attrezzature militari e munizioni senza
ottenere nulla, e ha mandato alla morte 350 mila soldati ucraini (molti dei
quali criminali di guerra nazisti), con un numero forse doppio di feriti.
–Ha
ridotto la popolazione del suo Paese di quasi la metà:
una parte di essa si è trasferita in Russia,
ha ottenuto la cittadinanza russa e si è integrata produttivamente nella
popolazione russa, mentre il resto è andato nell’Unione Europea, diventando un
grosso peso per i bilanci sociali dei Paesi dell’UE.
– Ha
ordinato alle truppe ucraine di bombardare scuole, asili, ospedali e abitazioni
civili in regioni russe universalmente riconosciute, come Belgorod, ha lanciato
attacchi con i droni direttamente sul Cremlino, ha dichiarato che il suo
governo è un’organizzazione terroristica, precludendosi ogni possibilità di
indurre la Russia a negoziare una pace che non sia interamente alle condizioni
del Cremlino.
– Ha
dimostrato la superiorità delle armi e delle tecniche militari russe rispetto a
quelle della “NATO”, recentemente con la distruzione da parte della Russia di
una delle batterie di missili Patriot fornite dagli Stati Uniti.
Quasi
tutti gli equipaggiamenti che l’Occidente è stato in grado di fornire agli
ucraini si sono dimostrati inferiori alle controparti russe.
– Ha
dato all’esercito russo ampie opportunità di perfezionare le proprie capacità
di sconfiggere le forze della “NATO”, con la sperimentazione di nuove tecniche
belliche di sorveglianza del campo di battaglia con i droni e i satelliti
geostazionari. Ciò sarà senza dubbio molto utile sia per contrastare la “NATO”
sia per incrementare le future vendite di armi alle nazioni non occidentali,
che desidereranno liberarsi dall’oppressione e dall’ingerenza occidentale.
– Ha
venduto alcune delle armi ricevute dagli Stati Uniti ai cartelli della droga
messicani, lasciando ai funzionari statunitensi l’unica scelta di chiudere gli
occhi e fingere che ciò non sia accaduto.
Forse
saranno costretti a voltarsi dall’altra parte quando i cartelli utilizzeranno
queste armi per conquistare un numero sempre maggiore di città e paesi
statunitensi.
– Ha ospitato molti funzionari
occidentali di alto rango, ai quali, in occasione della loro visita a Kiev, ha
presentato sontuosi regali, come valigie di denaro riciclato in ringraziamento
per gli aiuti esteri ricevuti, denaro che questi funzionari hanno poi portato a
casa nel bagaglio diplomatico, esponendosi così a futuri ricatti.
– Ha
dato l’esempio ad altri ebrei russi la cui sfortuna li aveva fatti finire in
Ucraina piuttosto che in Russia, reinsediando i propri genitori in un quartiere
elegante di Israele.
Ma ha
tenuto la moglie al suo fianco, e anche lei ha fatto un buon lavoro per
demoralizzare la popolazione ucraina, quando, in uno shopping sfrenato in giro
per l’Europa, ha sperperato più denaro di quanto la maggior parte degli ucraini
potrebbe vedere in diverse vite, il tutto pagato dai contribuenti statunitensi.
[La
moglie] ha anche lavorato duramente per turlupinare i funzionari occidentali,
facendo loro credere e spacciando per vere storie ridicole, come quella secondo
cui le truppe russe avrebbero ricevuto compresse di Viagra per poter meglio
violentare le donne ucraine.
–
Zelensky è talvolta incauto; ad esempio, è stato sorpreso a nominare agenti del
Servizio di Sicurezza Federale russo (ex KGB) in posti sensibili all’interno
dell’establishment della difesa ucraina, anche se non è chiaro se ciò che resta
della magistratura ucraina sarà in grado di perseguirlo.
– Uno
dei suoi maggiori successi è stato quello di mettere gli Stati Uniti e la NATO
in uno “Zugzwang”.
Si
tratta di un termine scacchistico che indica una situazione in cui un giocatore
può scegliere tra diverse mosse, che portano tutte alla sconfitta.
Gli “Stati Uniti” e la “NATO” possono
continuare a sostenere l’Ucraina, oppure possono smettere di sostenerla; in
ogni caso, perderanno.
– Il suo più grande successo forse è
stato quello di aiutare la Russia ad allontanarsi dai suoi vicini ostili in
Occidente e a dirigersi verso Paesi amici in Asia, Medio Oriente, Africa e
America Latina, tagliando i suoi legami economici, finanziari e culturali con
l’Occidente e liberandosi dalle influenze occidentali.
Il suo
incrollabile sostegno ai nazisti ucraini, i cui emblemi, insegne e slogan
ricalcano la Germania nazista e i cui eroi sono collaboratori dei nazisti,
unito all’abbondante sostegno ricevuto dall’Occidente, i cui leader hanno
scelto di chiudere un occhio sulle loro tendenze fasciste, ha cementato nella
mente dei russi la visione dell’Occidente come nemico esistenziale:
un’entità fascista e razzista determinata a
distruggere la Russia, ma troppo debole e vigliacca per fare il lavoro da sola.
Tutto
ciò pone una domanda: di chi è al servizio Vladimir Zelensky?
La
risposta sembra ovvia: Vladimir Zelensky è al servizio della Russia.
Questo
è del tutto logico, dal momento che egli è, di fatto, russo.
Più
precisamente, è un ebreo russo, ma gli ebrei russi, come tutti gli altri gruppi
etnici russi, sono prima russi e poi ebrei.
La sua
lingua madre è il russo e ha imparato l’ucraino (oltre all’inglese) solo dopo
essere diventato Presidente, come parte della sua formazione professionale.
È culturalmente russo e, prima di diventare
Presidente, le sue commedie erano molto popolari tra i russi, sia nella (ex)
Ucraina che nella Russia vera e propria.
Però
non è affatto divertente, sia in ucraino (che parla abbastanza bene) che in
inglese (che è ancora piuttosto stentato).
È chiaro che non è lì che si trova il suo
cuore.
Per le
gesta eroiche di Vladimir Zelensky al servizio della Russia, vorrei
raccomandare a Vladimir Putin di dichiararlo “Eroe della Federazione Russa” e
di conferirgli la più alta decorazione russa, la “Stella d’Oro”… magari
postuma, ma
spesso il destino degli eroi russi è quello di morire eroicamente al servizio
del proprio Paese.
(Dmitry Orlov).
(Dmitry
Orlov è nato a Leningrado, nell’URSS, da una famiglia di accademici ed è
emigrato negli Stati Uniti a metà degli anni Settanta. Laureato in ingegneria
informatica e linguistica, ha lavorato in diversi campi, tra cui la fisica
delle alte energie, il commercio su Internet, la sicurezza delle reti e la
pubblicità. È autore di numerosi libri, tra cui “Reinventing Collapse” e “The
Five Stages of Collaps”)
(cluborlov.wordpress.com/2023/06/07/vladimir-zelensky-russian-hero/)
(comedonchisciotte.org/vladimir-zelensky-eroe-della-russia/)
La
menzogna in politica
e il
diritto alla verità.
Repubblica.it
– (26 -5-2019) – Redazione -Stefano Rodotà – ci dice:
MAI
come in questi tempi spazio pubblico e spazio privato si sono così intensamente
mescolati fin quasi a rendere indistinguibili i loro confini.
Addirittura lo spazio privato sembra svanire
nell' era di Facebook e di YouTube, delle infinite e continue tracce
elettroniche, dell'impietosa radiografia mediatica d' ogni mossa, contatto,
preferenza.
Dobbiamo
accettare la brutale semplificazione di chi ha affermato "la privacy è
finita. Rassegnatevi"?
O dobbiamo ridisegnarne i confini senza
perdere i benefici della trasparenza che, soprattutto nella sfera della
politica, le nuove tecnologie rendono possibili?
La politica, appunto.
Nel
nuovissimo panorama tornano, intatte e ancor più ineludibili, antiche
questioni.
Quali sono i doveri dell'uomo pubblico? Quale
deve essere la sua moralità?
Possono
convivere vizi privati e pubbliche virtù?
Può il
politico coltivare la pretesa di stabilire egli stesso fin dove può giungere lo
sguardo dei cittadini?
E
soprattutto: qual è il rapporto tra verità e politica nel tempo della
comunicazione globale?
«La
menzogna ci è familiare fin dagli albori della storia scritta. L' abitudine a
dire la verità non è mai stata annoverata tra le virtù politiche e le menzogne
sono state sempre considerate giustificabili negli affari politici».
Così “Hanna
Arendt”, che tuttavia in questa lunga abitudine non vedeva un dato da accettare
in nome di un troppo facile realismo politico.
Al contrario, contro la menzogna bisogna
lottare non solo per la sua intrinseca immoralità, ma per i suoi effetti
distruttivi proprio dello spazio della politica.
Dove esiste un establishment, un ceto politico
consapevole della necessità di mantenere la propria legittimità nei confronti
dei cittadini, la pubblica menzogna sui propri fatti privati porta all'
espulsione del mentitore.
“John
Profumo” è costretto a dimettersi perché ha mentito alla “Camera dei Comuni”
sulla sua relazione con “Christine Keeler”.
“Gary Hart” è costretto ad abbandonare la vita
politica e le sue ambizioni di candidato alla presidenza degli Stati Uniti per
aver sfidato la stampa sull' esistenza di sue relazioni sessuali, che i
giornalisti, facendo bene il loro mestiere, impietosamente scoprono.
Non un
sussulto moralistico, ma l'affidabilità stessa del politico rende inammissibile
la menzogna.
Questo
significa che parlare del rapporto tra menzogna e politica esige distinzioni.
Vi è
la menzogna in nome della salute della Repubblica, quella su vicende private
del politico, quella che vuol salvaguardare uno spazio di intimità di cui
nessuno può essere espropriato.
Né il primo, né l'ultimo caso possono essere
invocati nella vicenda che coinvolge Silvio Berlusconi.
Per
quanto sia divenuta totalizzante l'identificazione sua con i destini del paese,
non si può certo ritenere che il suo parlar franco sui rapporti con una giovane
ragazza metta a rischio il sistema politico italiano.
Al contrario, proprio le sue reticenze, i
silenzi e le contraddizioni stanno producendo effetti perversi nella sfera
pubblica.
La
difesa della privacy, il rifiuto di una politica fatta di un guardare nel buco
della serratura?
Chi ragiona in questo modo sembra ignorare il
modo in cui la vicenda è stata resa pubblica, la denuncia circostanziata e
impietosa di “Veronica Lario”, i suoi diretti riferimenti politici.
Lì si parlava della figura pubblica di
Berlusconi, non di qualche pettegolezzo privato.
Da
decenni, peraltro, è cosa nota e consolidata che i politici godono di una più
ridotta "aspettativa di privacy", proprio perché la decisione di
vivere in pubblico e di gestire la cosa pubblica impone loro di rendere
possibile una conoscenza ampia e una valutazione continua proprio da parte di
quei cittadini al cui giudizio il presidente del Consiglio sembra tenere tanto.
Chi,
allora, ha "diritto alla verità"?
Questo
interrogativo, che divise” Immanuel Kant” e “Benjamin Constant”, è proprio
quello che sta al centro della discussione italiana.
Al
deciso universalismo di Kant, Constant opponeva che «nessun uomo ha diritto a
una verità che nuoccia ad altri».
Qui
possiamo astenerci dal ripercorrere quella storica discussione, perché proprio
la rilevanza politica del caso esclude comunque che la verità possa nuocere a
persona diversa dal presidente del Consiglio, mentre il silenzio o la menzogna
pregiudicano proprio quel diritto di sapere che costituisce ormai uno dei
caratteri della democrazia, che sfida il machiavelliano uso politico della menzogna come
strumento per mantenere il potere.
Molte volte si è sottolineato che le procedure
di occultamento della verità hanno sempre accompagnato i regimi totalitari,
mentre l'accesso alla verità è sempre stato una prerogativa delle libere
assemblee, a partire dalla democrazia di Atene.
Il
diritto alla verità, in questo caso più che mai, è diritto di tutti.
È stato proprio il presidente del Consiglio a
rendere ineludibile la questione con le sue reticenze, le doppie versioni, il
distogliere lo sguardo da fatti incontestabili.
Il suo rifiuto di rispondere a domande
specifiche, e tutt' altro che pretestuose proprio perché riferite a dati
precisi, assomiglia assai a quella "facoltà di non rispondere" di cui
giustamente può giovarsi l'indagato o l'imputato.
" Nemo ternetur se detegere ", recita una antica e civile
formula giuridica, che si può spiegare con le parole di un vecchio commentatore:
«non imporre a nessuno, neppure allo
scellerato più infame, di rivelare il malfatto».
Quali
consiglieri, ammesso che ce ne siano, hanno suggerito al presidente del
Consiglio di seguire una strada così scivolosa?
Una
menzogna può acquietare i fedeli di un politico, ma lo spinge a rinserrarsi nel
suo campo trincerato, corrode la fiducia dei cittadini in un tempo in cui
proprio la produzione di fiducia è considerata un elemento indispensabile per
restituire alla politica un vero consenso.
Non è
il moralismo a spingere verso questa conclusione, anche se oggi soffriamo
proprio di un deficit spaventoso di moralità pubblica.
La democrazia, ricordiamolo, non è solo governo del
popolo, ma governo "in pubblico".
Qui,
in questa semplice e profonda verità, sta l'inammissibilità della menzogna
in politica, che si trasforma proprio nella pretesa di non rendere conto dei propri
comportamenti da parte di chi ha liberamente scelto di uscire dal rassicurante
spazio privato per essere protagonista nello spazio pubblico.
(STEFANO
RODOTÀ – ex professore di Diritto Pubblico e Deputato -ora defunto. N.d.R.).
Perché
i politici italiani mentono
e
negano l’evidenza?
Lanuovapadania.it – (11 MARZO 2021) -
Giuseppe Reguzzoni – ci dice:
Perché,
come al letto di un paziente giunto ormai alla fine, i politici si ostinano a
negare l’evidenza?
Sì,
certo, non tutti i politici mentono e, soprattutto, non sempre mentono, ma
questo misto di verità e di menzogna è forse anche peggiore della menzogna
aperta.
Il
tema non è nuovo, ma i potenti strumenti di comunicazione mediatica danno a
queste domande antichissime un significato differente da quello del passato.
Per secoli, la menzogna di massa si è confusa
con la propaganda e, in modo particolare con l’indicare ai propri sudditi il
nemico o il cattivo di turno.
È ancora vero, ma oggi, la grande novità,
consiste nel fatto che si mente anche ai “propri”, cittadini, elettori,
sostenitori, in una proporzione che era sconosciuta ad altri tempi pure
infelici.
Lo sapeva perfettamente Adolf Hitler, che nel
suo delirante “Mein Kampf” dice espressamente che, se devi mentire alle masse, devi
mentire alla grande, deve trattarsi di una menzogna così grande a essere
proprio per questo creduta.
La
menzogna è, difatti, la quintessenza di tutti i regimi totalitari, sia quelli vecchia
maniera, come le dittature ideologiche del secolo scorso, sia quelli “soft”,
caratteristici del sistema di disinformazione sistematica portato avanti dai
poteri forti.
Un
tentativo di riflessione sul significato e sulla portata della menzogna nella gestione
della cosa pubblica si trova in un libretto di “Alexandre Koyré”, Sulla
menzogna in politica, pubblicato da “Lindau nel 2010” , ma uscito
nell’originale francese a “New York nel 1943”.
L’Autore,
membro della resistenza francese, apparteneva infatti al movimento “France
Libre di De Gaulle” e prende le mosse proprio dalla sconfitta e
dall’occupazione nazista della Francia, negli anni più bui della Seconda Guerra
Mondiale.
«Non si è mai mentito come al giorno d’oggi. E
neppure si è mai mentito in modo così sfrontato, sistematico e continuo».
Con
queste parole, che sembrano scritte oggi, inizia questa riflessione coraggiosa,
che non affronta solo il tema, perenne, della menzogna, ma punta a sviscerare
una delle radici ultime della perversione del Potere.
“Koyré”
riconosce, sin dalle prime righe, che «la menzogna è vecchia come il mondo», ma
dichiara di volersi soffermare esclusivamente sulla «menzogna politica».
Di
essa tratta, nella prima parte del volumetto, per passare poi, nella seconda,
al sistema di potere chiuso («segreto») che gestisce i meccanismi di
condizionamento nelle dittature classiche.
E
allora, soffermandoci soprattutto sul primo aspetto, come se volessimo
raccogliere un mazzo di fiori da un campo proibito, riportiamo alcune citazioni
dalle prime pagine di questo straordinario libretto, lasciando al Lettore il
compito di applicarne il significato a questi nostri tempi.
«Non si è mai mentito così tanto … infatti,
giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, dei cumuli di menzogne si
riversano sul mondo. I discorsi, gli scritti, i giornali, la radio … tutto il
progresso tecnico è posto al servizio della menzogna.
L’uomo
moderno è immerso nella menzogna, respira la menzogna, è sottomesso alla
menzogna ogni istante della sua vita (…) La menzogna moderna è fabbricata in
serie e si rivolge alla massa.
Così,
se nulla è più raffinato della propaganda moderna, nulla è più grossolano del
contenuto delle sue asserzioni, che rivelano un disprezzo assoluto e totale
della verità».
La
massa – perché il Potere vuole «masse», non popoli – «crede a tutto ciò che le
si dice. Purché glielo si dica con sufficiente insistenza. Purché si lusinghino
le sue passioni, i suoi odi, le sue paure. Creder, obbedire e combattere – tale
è il dovere della massa. Il pensiero è affare del capo».
Eppure, anche in politica, la menzogna è un
segno di debolezza, non di forza, forse in democrazia ancor più che nei sistemi
apertamente totalitari.
«La menzogna può essere un’arma. L’arma
preferita dell’inferiore e del debole che, ingannando l’avversario, si vendica
e ha la meglio su di lui».
«Ingannare significa anche umiliare e ciò
spiega la menzogna spesso gratuita delle donne e degli schiavi».
La
menzogna è comunque sempre un segno di disprezzo.
Mentendoti,
ti dico che per me non vali nulla, se non, al massimo, il tuo voto, di cui, per
il momento, ho ancora bisogno, ma solo come un numero da aggiungere a tanti
altri.
Anche
per le dittature leggere – precisiamo noi – vale quello che” Koyré” scrive per
i totalitarismi forti:
«Nell’antropologia
totalitaria l’uomo non è contraddistinto dal pensiero, dalla ragione, dal
giudizio, proprio perché, secondo essa, la grande maggioranza degli uomini ne è
priva».
Se
sostituiamo al generico «uomini», il termine «elettori», abbiamo la
quintessenza della menzogna politica in democrazia, che è, poi, quel che
certifica il fatto che le nostre democrazie sono solo «apparenti».
Qui sta anche la risposta alla domanda da cui siamo
partiti: perché i politici mentono?
Mentono per debolezza, avendo comunque bisogno di
garantirsi il consenso elettorale.
Mentono per disprezzo, ritenendo utili i voti,
ma inutili gli elettori.
Già, proprio qui sta il punto più beffardo e
più tragico:
i politici mentono ai loro elettori, di cui
pure hanno ancora in qualche modo bisogno, perché li disprezzano, ma in questo
loro disprezzo sta la dimostrazione della loro debolezza e inutilità.
All’interno dei sistemi totalitari – forti, come
quelli ideologici del secolo XIX, o deboli come quello in cui stiamo
rapidamente scivolando – che conta è il sistema, non la persona del politico.
Quanto
meno quest’ultima sarà carismatica, tanto essa risulterà assimilabile e
ininfluente.
Ma questo, del carisma personale, è un altro
discorso, e il libretto di “Koyré “non lo affronta e, forse, nell’Europa
devastata dalla Guerra neppure poteva affrontarlo.
La
fabbrica del falso, strategie della
menzogna
nella politica oggi.
Lacittafutura.it
- Alba Vastano – (02/07/2021) - ci dice:
Il
saggio dell’economista “Vladimiro Giacché” affronta con estrema lucidità la
questione della menzogna, come presenza costante e pervasiva.
Come
riuscire a sventarla per denunciare che “il re è nudo”?
“Se un
tempo le verità inconfessabili del potere erano coperte dal silenzio e dal
segreto, oggi la guerra contro la verità è combattuta sul terreno della parola
e delle immagini” (Vladimiro Giacché).
C’è
una protagonista inequivocabile nei media, così come in qualsiasi altra
performance di carattere politico e sociale.
È la menzogna.
La
respiriamo ogni giorno, è pubblica e l’abbiamo fagocitata e inglobata, nostro
malgrado, nel pensiero comune.
Si
alloca ormai comodamente nelle nostre sinapsi, impedendo o limitando la visione
trasparente della verità.
Parole
e immagini mirate ci invadono e favoriscono il dilagarsi e il radicarsi della
menzogna che trova quindi terreno fertile, nell’epoca del dominante linguaggio
pubblico e del bombardamento delle opinioni, trasmesse alla velocità della
luce, tramite i media.
Le domande illuminanti che dovremmo porci non
nascono sempre spontanee o sono fruibili dalla ristretta fascia di chi vuole
vederci chiaro in questo dilagante terreno subdolo che ottenebra la verità.
“Perché
chiamiamo democratico un Paese dove il governo è stato eletto dal 20 per cento
degli elettori?
Perché
dopo ogni riforma stiamo peggio di prima?...
Perché
nei telegiornali i territori occupati diventano “Territori”?...
Che
cosa distingue l’economia di mercato dal capitalismo?”:
Alcune
delle domande su cui dovremmo riflettere.
Chi,
in realtà, si pone queste domande e, soprattutto chi tende a trovarne risposte
esaustive, sì da equipaggiarsi in collettività per tentare di capovolgerne i
sistemi, destrutturando anzitutto le menzogne che nascondono?
Necessario
sarebbe riflettere e compiere capillari analisi sugli avvenimenti attuali
distorti dalla menzogna propagandata dai media.
Mancate
verità, si può dire, strumentali alle strategie di convincimento dell’opinione
pubblica, affinché si ritenga che sia quella ingiunta l’unica strada da
seguire.
Plateali e mendaci asserzioni che inducono al
mono-pensiero, deprivandolo di autonomia critica e delle capacità di analisi.
Ne
scrive Vladimiro Giacché, noto ed esperto economista, filosofo e scrittore di
numerosi saggi sul tema dell’economia e della politica internazionale (leggi
l’intervista).
Nella
terza edizione del suo saggio La fabbrica del falso (ed. Imprimatur) l’autore
affronta con estrema lucidità, logica e analisi del problema, la questione
della menzogna, come presenza costante, generalizzata e pervasiva.
Il saggio è articolato su tre parti in cui il
tema fondante viene trattato sul nucleo centrale: il potere delle parole e
delle immagini risulta decisivo per la costruzione del consenso.
“Esame
critico di luoghi comuni e parole chiave del lessico contemporaneo”, nella
delucidante prima tranche del saggio, tutta tesa a convergere su come la
menzogna “chiama in causa la società in cui nasce e prospera”.
Evidenti
due aspetti chiave:
la
falsità del discorso pubblico come “indicatore di ciò che non funziona nelle
nostre società” e “l’esistenza di meccanismi sociali in grado di favorire la
produzione e la propagazione” …della menzogna, s’intende.
E ci
s’inoltra, leggendo il saggio, nel cuore fondante del tema: “l’esame delle
radici della guerra alla verità nella realtà sociale del nostro tempo”.
E conclude l’autore con proposta di soluzioni
e analisi per resistere al virus della menzogna.
La domanda è d’obbligo: cosa si può introdurre per sventarla
e dire finalmente “il re è nudo”?
Ma il
mondo dei pensanti si divide, a questo punto.
La
menzogna e la verità non hanno le stesse angolazioni e sfaccettature per tutti
e vigono le correnti di pensiero.
Per i seguaci del pensiero postmodernista che
considerano l’idea di verità una “scoria filosofica”, intraprendere questa
indagine che conduce allo smantellamento della menzogna può essere considerato
un percorso inutile e superato.
Superfluo
è invece per i più realisti, immersi “nelle cose di questo mondo”.
Per
coloro, ad esempio che abbiano “bevuto” le motivazioni degli Usa e company per
dare un perché alle guerre, dedicarsi all’analisi della menzogna potrebbe
apparire superfluo.
Il perché?
Le
menzogne sono troppe e troppo evidenti.
Il
che, ovviamente, non può giustificare la rinuncia allo smascheramento, ma così
è.
Ai più
appare un percorso, sia pur irrazionalmente, superfluo.
Vale
citare per i postmodernisti (come fa Giacché in una nota nel saggio, nda)
l’assunto recitato da “M.P. Linch” nel testo “La verità e i suoi nemici”:“
Può
non esserci una e una sola risposta vera ad alcune questioni filosofiche, ma ce
ne sono alcune effettivamente false”.
Pensiero
convalidato anche da “Popper”, per il quale “le teorie scientifiche non possono
essere confermate definitivamente, ma possono essere falsificate”.
Fenomenologia
della menzogna: la verità mutilata.
“La verità non è più tale, se le si
tolgono i veli di dosso”.
Lo affermò Nietzsche.
Che
vuol dire? Facilmente intuibile, ma anche fraintendibile.
Giacché
appositamente la fraintende portandola all’asserzione, che è anche un’ipotesi
ragionevole, che “la verità, non è più verità, se la si strappa al suo
contesto”.
Un
esempio, citato nel testo, si riferisce all’abbattimento della statua di Saddam
Hussein a Baghdad.
Le tv
inquadrarono la statua, ma non le angolature della piazza, mentre gli speaker
delle tv internazionali annunciavano al mondo che era presente una “folla
festante”.
In
realtà la piazza era semivuota.
Ecco la verità mutilata, riprodotta in
infiniti episodi pubblici, attraverso il falsificante potere dei media che
offrono in pasto all’opinione pubblica ciò che i poteri mondiali vogliono che
si conosca, ma che è solo menzogna.
Allo
scopo di manipolare consensi fittizi, basati su false verità.
E cita
l’autore, per avvalorare la tesi della verità mutilata, il caso di “Ai Weiwei”,
l’artista cinese dissidente.
La sua
intervista, rilasciata al settimanale tedesco “Die Zeit”, venne tranciata nella
pubblicazione di ben “1178 battute”.
Taglio
che fece risultare il suo discorso “drasticamente alterato”.
Spazio
e parole manipolate ad hoc per dare in pasto all’opinione pubblica l’idea di
una realtà inesistente, mutilata della verità essenziale.
Così
come avviene per il contesto, per le circostanze, legate ai tempi e alle
dinamiche di un accaduto, che vengono spesso volutamente annebbiate.
“La
trasformazione dei processi in istantanee - scrive l’autore, riferendosi in
particolare all’11 Settembre - l’attenzione al particolare puntiforme a scapito
del contesto, la mitologia dell’Inizio assoluto laddove vi è una connessione di
avvenimenti ben determinata.
Tutto questo consente di creare una narrazione
arbitraria, in cui vi è un evento inscrivibile soltanto nella categoria
dell’Orrore assoluto.
Un
orrore inesplicabile, se non attraverso la categoria del Male…”.
A
ulteriore conferma di quanto il contesto alterato possa falsificare la realtà
dei fatti, il saggista cita l’attacco di Israele su Gaza del 2008, che
un’informazione falsata fece iniziare con il lancio di razzi da parte di Hamas.
In
realtà ben quattro motivi smantellano questa menzogna data in pasto ai media
mondiali.
Israele,
già dal 2007 aveva “trasformato Gaza in una prigione a cielo aperto”.
La
tregua non è stata rotta da Hamas con il lancio dei razzi, “ma da un attacco
israeliano avvenuto il 4 dicembre 2008, durante il quale furono uccisi sette
Palestinesi”.
Da
allora si intensificarono i lanci dei razzi, da parte dei Palestinesi che non
ruppero volutamente la tregua, semplicemente perché il 19 dicembre venne a
scadere.
Sarebbe
stato più veritiero dire che la tregua non fu confermata, anche perché “era
stata rispettata solo da loro”.
Vale
la pena ricordare che durante la tregua vennero uccisi 25 palestinesi, ma
nessun israeliano e che la disponibilità di Hamas a prolungare la tregua per
dieci anni, venne ignorata da Israele.
L’attacco
israeliano del 2008 è stato preparato per mesi, pianificato dal ministro della
difesa, Barak.
Non fu,
quindi, una risposta al lancio dei missili di Hamas.
All’opinione
pubblica è passata una falsa narrazione, ovvero che gli Israeliani si
difendevano solamente dagli aggressori palestinesi.
Nel
saggio, a dimostrare quanto la menzogna sia parte integrante del messaggio dei
media, l’autore parla anche di “verità imbellettata”, rappresentata
dall’eufemismo, espressione di “una delle fondamentali malattie politiche e
sociali della nostra società.
Una “riformulazione
tranquillizzante e rassicurante” dei fatti che vengono così resi innocui, per
non suscitare “reazioni ostili”.
Accade
nel campo dell’economia.
Per il
giornale della Confindustria la riduzione delle pene per i datori di lavoro,
relative ai “reati sulla sicurezza dei lavoratori” sono solo un “restyling
delle sanzioni”.
Nel
lessico contemporaneo dei mercati la parola capitalismo viene spesso sostituita
con “sistema di mercato” o “mondo delle imprese”.
Una verità occultata con “un po’ di cerone per
farla sembrare meno brutta di quello che è”.
Tutto per
propagandare la menzogna, un modo per assoggettare le nostre menti ai poteri
forti e dar loro il consenso a fare del nostro futuro terra bruciata.
Seminando
mendacemente la convinzione che “lo stato di cose attuale sia necessario e
ineluttabile”.
Il terreno
è fertilissimo.
(Vladimiro
Giacché, La fabbrica del falso, Ed. Imprimatur)
In
politica è inevitabile mentire.
Chi
non mente viene subito punito
dall'elettore
che preferisce dare
il suo
voto a chi gli conta le balle.
Italiaoggi.it
- Diego Gabutti – (17-2-2020) – ci dice:
Mentire
va bene, è parte della condizione umana.
Se non
si mentisse mai, se l'assoluta franchezza fosse la regola e non l'eccezione,
ogni forma di convivenza sarebbe impossibile:
si sfascerebbero le famiglie, i bambini
andrebbero ogni sera a letto senza cena, le mogli in ogni porto prenderebbero a
mattarellate i marinai.
Sarebbe
un 1984 a immagine e somiglianza di Piercamillo Davigo:
tutti
colpevoli per autodenuncia, senza bisogno di prove.
Mentire,
cercando di non farsi beccare, ha dunque un suo tassativo e universale perché.
È un perché che vale per tutti i rapporti
sociali, quelli privati come quelli pubblici.
Si
mente tra le mura domestiche, al bar e in ufficio, al telefono e chattando en
travesti, spacciandosi cioè per qualcun altro (per incorruttibili, diciamo, o
per maestri di morale, come fanno gli utenti del sacro blog).
Ma è
in politica, naturalmente, che mentire (più che utile, o pratico) è
imprescindibile.
Semplicemente
non è possibile dire agli elettori la verità:
voterebbero subito per chi sta mentendo.
Gli
elettori non vogliono sentir parlare di sacrifici a proprio carico, di tagli
del welfare, o di stop alle pensioni facili.
Vogliono sentir parlare di sacrifici altrui
(più tasse per i ricchi) e dell'oro delle favole (lotta agli evasori fiscali,
basta con i vitalizi ai politici, al diavolo il fiscal compact, tassare a
sangue le multinazionali).
Non
che gli elettori, compresi i più ingenui tra loro, credano davvero nelle
ridicole iperboli che li spingono a votare Tizio piuttosto che Caio o
Sempronio.
Ci
credono come chi mette nel carrello del supermercato il detersivo X o il
dentifricio Y crede nelle esagerazioni della pubblicità.
Come i
politici, che li sbandierano in campagna elettorale, anche gli elettori sanno
benissimo che i programmi politici che lavano più bianco del bianco sono
assurdità;
e che
con i soldi del Monopoli puoi comprare Parco della Vittoria e costruirci sopra
un hotel a 10 e più stelle ma non ci puoi pagare neanche un solo stipendio
pubblico o un solo assegno dell'assistenza sociale.
Non di
meno i politici mentono e gli elettori votano.
Mentire
e lasciar mentire:
è uno
dei protocolli segreti del patto sociale, imperativo e ineluttabile soprattutto
in politica.
Non si
mente, ai piani alti delle istituzioni, per il gusto di mentire, o per il
brivido dell'inganno, ma per necessità:
il consenso elettorale si conquista
promettendo redditi di cittadinanza, decrescite felici e altre analoghe chimere
in stile Bello Figo («non pago affitto/dai cazzo, siamo negri noi»).
È un
po' come in amore, almeno nei romanzi d'Achille Campanile:
si conquistano i favori dell'amata o dell'amato
con serenate in playback, scatole di cioccolatini che risalgono al Natale di
tre anni fa, collane di perle finte, anelli di fidanzamento comprati in
cartoleria e vaghe promesse di matrimonio.
Sono
giustificate anche le spiritose invenzioni di “Luigi Di Maio” (alcune
involontarie, come la location venezuelana del golpe cileno, e altre
volontarie, tipo «non sapevo che l'ex assessora Paola Muraro fosse indagata»).
Se a
volte è il suo naso quello che s'allunga, capita che anche gli altri non la
contino sempre giusta sul suo conto.
Cotta
e troppo presto mangiata, senza assaggiarla prima con la punta della lingua, la
chat parzialmente strombazzata da Corriere, Repubblica e Messaggero dice
infatti l'esatto contrario di quel che racconta la stessa chat pubblicata per
intero sul Blog Pippa:
Di Maio non tifava pro ma contro Raffaele
Marra, esattamente come aveva dichiarato a In mezz'ora.
Be', visto che stavolta non ha mentito, Di
Maio ha diritto a un buono per aggiustare, in futuro, qualche verità che risulti
scomoda a lui, a «Virginia» o agli Associati.
Ai
«giornaloni», nessun buono, invece: fermi un giro.
Verità
e bugie nella
politica
internazionale.
Ilpensierostorico.com - Giorgia Maddalon –
(20- 5- 2020) – ci dice:
(Recensione
a J. Mearsheimer, Verità e bugie nella politica internazionale
Luiss
University Press-Roma)
False
informazioni tra governi, allarmismo, miti nazionalisti, insabbiamenti
strategici e ignobili: sono, queste, solo alcune delle tipologie di bugie
utilizzate dai capi di Stato in politica estera a cui “John Mearsheimer”
sottopone la sua attenta analisi in “Verità e bugie nella politica
internazionale”
Nel
panorama della tradizione politica occidentale una politica che fondi i suoi
presupposti e la sua agenda sui puri principi della verità non è forse mai
esistita.
Bisognerebbe
tornare indietro alla visione teorica di Platone, alla sua concezione di polis
ideale dove i filosofi erano guidati dalla verità del logos e allontanati da
qualsiasi impulso viscerale alla menzogna.
Seppur considerato un atto riprovevole e
condannato da tutte le religioni (la falsa testimonianza è tra i Dieci
Comandamenti), la menzogna è sempre stata, soprattutto in passato, strumento di
potere e protezione, ma anche arma contro il nemico.
Parte integrante della natura umana, fenomeno
trasversale rispetto ad ogni tempo e cultura, si è sempre rivelata una
componente centrale nei rapporti sociali e politici tra individui che, al di là
di qualsiasi moralismo, andrebbe osservata con maggiore consapevolezza per
comprenderne i fili che la muovono.
Le
bugie possono essere dannose, ma a volte anche la verità lo è.
Ma
cosa definisce l’una e l’altra?
Può
una menzogna, se detta a fin di bene, essere considerata giusta? S
e
assolutisti come “Immanuel Kant” e “Sant’Agostino” ritengono che mentire sia
sempre sbagliato, per gli “utilitaristi” la menzogna può anche giocare a
vantaggio di uno scopo socialmente utile.
Muovendo
oltre la sfera personale e avvicinandoci al complesso mondo della politica
internazionale, non sarà difficile notare come quello della bugia sia in realtà
un problema antico quanto la politica perché ha a che fare con la potenza, con
il regno della diplomazia, con quella parte della politica più avvezza alla
segretezza.
Non è detto però che della menzogna faccia
necessariamente parte la “volutas nocendi”, l’intenzione di nuocere o
danneggiare.
I capi
di Stato si sentono spesso investiti del dovere morale di mentire per garantire
la protezione e la sopravvivenza del proprio paese, facendo della bugia a fin
di bene una parte integrante dei rapporti internazionali.
L’analisi
di Mearsheimer in questo è puntale e precisa.
Un capo di Stato potrebbe mentire per
insabbiare una politica apparentemente discutibile, ma dal potenziale
strategico, al fine di godere di ampio margine di manovra senza sollevare
pubbliche obiezioni.
I
tentativi del Presidente Kennedy di condurre la crisi dei missili di Cuba a una
conclusione pacifica sono un esempio calzante d’insabbiamento strategico volto
a non compromettere le relazioni diplomatiche con altre nazioni.
Intuendo che la decisione dell’amministrazione
americana di rimuovere i missili Jupiter dalla Turchia, in cambio del ritiro di
quelli sovietici da Cuba, non avrebbe incontrato il favore del suo pubblico,
finendo anche per danneggiare i rapporti di Washington con gli alleati Nato, il
Presidente americano raccomandò ai sovietici di tacere sull’accordo preso.
Ma non sono rari neppure i casi in cui si
ricorre all’allarmismo per spronare il popolo riluttante e scettico a
considerare seriamente il pericolo di un’insorgente minaccia senza dover
necessariamente ricorrere a una propaganda ingannevole.
L’essenza
dell’allarmismo si riassume nella celebre frase di “Kemal Ataturk”:
«Per il popolo, nonostante il popolo».
“Mearsheimer
“ci mostra come l’allarmismo abbia giocato un ruolo forte nella politica estera
statunitense degli ultimi settant’anni.
Per superare la generale riluttanza ad
attaccare l’Iraq, il 27 settembre 2002 il Segretario della difesa “Donald
Rumsfeld” dichiarò la presenza di prove inconfutabili relative allo stretto
rapporto collaborativo tra Saddam Hussein e Osama Bin Laden, nonostante nessun
simile accertamento fosse mai stato effettivamente confermato né dalla CIA, né
dalla DIA e quantomeno dalla Commissione d’Indagine sull’11 settembre dell’anno
precedente.
Non solo, per indurre il popolo americano a
considerare Saddam coinvolto nell’attentato terroristico delle Torri Gemelle,
il “Presidente Bush” affermò nella sua lettera al Congresso del 2003 come tra i
diritti legali degli Stati Uniti rientrasse quello di «prendere le misure
necessarie contro i terroristi internazionali e le loro organizzazioni,
comprese quelle nazioni, quelle associazioni o individui che hanno progettato,
autorizzato, perpetrato, facilitato gli attacchi terroristici verificatisi l’11
settembre 2001».
Risulta
quindi problematica la tesi di chi ritiene che nelle democrazie contemporanee
sia quasi necessario legittimare il ricorso all’impostura per assicurare
coesione e stabilità politica:
avallare
cioè la tesi di rivalutare in termini positivi il ricorso a errori utili come
strumenti di conservazione della democrazia.
Ma questo non è di certo un dilemma che nasce
oggi, ma affonda le sue radici nel passato.
Già
nel “Principe di Machiavelli” si parla di amoralità della politica:
«e nelle azioni di tutti li uomini, e massime
de’ principi […] si guarda al fine […] e mezzi saranno sempre iudicati
onorevoli e da ciascuno lodati» (Machiavelli, Il Principe, XVIII).
Per
Machiavelli l’azione politica non può tener conto delle regole morali.
Il fine, ovvero la conquista e la
conservazione del potere politico, giustificherebbe anche l’uso della crudeltà
e della dissimulazione.
La sfera politica è quella delle azioni
strumentali che, in quanto tali, devono essere giudicate non in sé stesse, ma
in base alla loro maggiore idoneità al raggiungimento dello scopo.
Ma
esiste davvero una morale diversa e speciale per l’uomo politico?
Come può il fine essere giusto se per
raggiungerlo servono mezzi ingiusti?
La
politica è una complessa rete di agenti e dinamiche.
Inoltre,
per quanto sia legittimo fare dell’amore per la verità una virtù diplomatica,
la verità della politica non può essere sottoposta a quella reductio ad unum di
cui la filosofia si serviva per ricondurre fenomeni diversi a un unico principio
esplicativo (Robespierre
era detto “l’incorruttibile”, eppure non fece della Francia una democrazia
libera).
“Martin
Jay” in” Le virtù della menzogna. Politica e arte dell’inganno” riconosce che
la politica non sarà mai una zona completamente libera dalla menzogna, piena
incarnazione di autenticità e onestà, quanto piuttosto duplice e contemporanea
espressione di moralismo-realismo, rettitudine-impudenza.
Ciò nonostante, la menzogna non può e non deve
essere un modus operandi generalizzabile.
In un quadro come quello attuale ci si domanda
allora se il rapporto tra verità e politica possa dirsi definitivamente
collassato.
Ecco
che la riflessione sulla “nobile menzogna” di Platone come legittimo espediente
pedagogico e morale, strumento per trincerarsi dietro la ragion di Stato, “pharmakon”
da prescrivere al popolo per garantire l’ordine politico è oggi più centrale
che mai.
Quella
di “Mearsheimer” è una lente d’ingrandimento con cui guardare alla menzogna
come fenomeno dalle molteplici sfumature, come manipolazione della realtà ma
anche espressione della creatività dell’uomo.
Di
fronte ad un dibattito sociale e politico dominato dall’uso e abuso della
parola, in cui la nostra presa sulla realtà è continuamente distorta dalle
false notizie rese attendibili dall’era digitale, vi è l’urgente necessità di
affermare il diritto alla verità e recuperare un’etica della parola.
Riscoprirne lo statuto e la dimensione morale
in riferimento alla sfera delle relazioni internazionali, ma soprattutto a
quella personale.
Verità
e bugie nella politica internazionale apre la strada a una grande sfida
politica.
E se nel libro la menzogna sembra avere un peso
maggiore nella sfera internazionale, probabilmente, come diceva “Kant”
nell’opera “Per la pace perpetua”, avremo la pace solo quando non si daranno
più le condizioni perché la guerra ci sia.
Ovvero quando la menzogna e la segretezza si
sostituiranno a uno spazio pubblico e ad un mercato delle idee leale e
trasparente.
Lettere
dalla Merica n. 6/2023 –
Rimborsato
dal fisco (negli USA, eh…)
Stefanorolando.it
– (May 31, 2023) - Paolo Giacomoni – ci dice:
In
America, chi non paga le tasse va in galera.
E
questo è vero non soltanto per l’aneddotica legata a Al Capone, di cui si sa
che, essendo falliti tutti i tentativi della polizia per punire le sue azioni
criminali, nel 1931era stato condannato e messo in prigione a Alcatraz per un
cosiddetto “white collar crime”, quello per cui anche Trump rischia di trovarsi
vestito di una tuta arancione.
Infatti,
anche dei cittadini più “normali” possono finire in galera se non pagano le
tasse.
Un mio
vicino lavorava in un’azienda il cui proprietario amava i cavalli da corsa, il
gioco d’azzardo e le case in Nevada… e non pagava le tasse.
Avendo
frodato il fisco per più di due milioni di dollari, quel signore era stato
condannato alla reclusione e trasferito in una galera federale dove ha
trascorso un paio d’anni (con gran gioia del mio vicino che non lo portava nel cuore).
I
cinici di casa nostra mi domanderanno se una tale efficacia nel punire
l’evasore si accompagna ad altrettanta solerzia nel rimborsare l’ingenuo che,
per qualsivoglia ragione, di tasse ne abbia pagate troppe.
Posso
testimoniare per esperienza personale che la risposta è positiva.
Io
ricevo una pensione francese composta della pensione “classica” della Sécurité
Sociale, e da una pensione “complementare”.
Gli
accordi internazionali tra Francia e USA prevedono che, per i residenti negli
USA che beneficiano della pensione francese, detta pensione francese è
esentasse.
Io
credevo che questi accordi fossero limitati alla pensione “classica” e quindi
pagavo regolarmente le imposte sul reddito relativo alla pensione
“complementare”: errore!
Quando
me ne sono accorto, ho fatto richiesta per essere rimborsato. Sfortunatamente la richiesta è
ricevibile solo per gli ultimi tre anni: vitaccia.
Ma la
richiesta, inoltrata nel marzo di quest’anno, ha avuto esito positivo e in
maggio ho ricevuto il rimborso, tanto dallo stato dell’Alabama quanto dal
servizio federale delle imposte sul reddito.
Un’altra
novità sulle tasse, sociale, questa, e non personale, merita di essere presa in
considerazione.
Il
Parlamento ed il Senato dell’Alabama, che non sono noti per essere degli
estremisti sovversivi, sono in procinto di promulgare una legge che riduce la
tassa sui prodotti alimentari e su tutto quello che va sotto il nome di “groceries”, una tassa che qui è mal vista come
lo era la famigerata tassa sul macinato nel neonato Regno d’Italia.
Si
tratta di un’imposta indiretta del 9% la cui soppressione, per le famiglie a
basso reddito, può avere effetti positivi non trascurabili.
Se la
legge passa, i suoi effetti entreranno in vigore (non oso dire “verranno
implementati”) progressivamente e, nel giro di due o tre anni, la tassa sulle “groceries” si verrà ridotta al 2%.
Ve lo
dicevo, io, che il Parlamento e il Senato dell’Alabama non sono dei pericolosi
sovversivi!
Ma
ogni passo verso un po’ meno di ingiustizia sociale, particolarmente negli
stati del profondo sud, deve essere preso in considerazione come un progresso
inalienabile.
Forza,
Biden!
Il
2022 è stato l’anno delle bugie. In tempo
di
menzogne universali, dire la verità
è un
atto rivoluzionario.
Carlson
elenca le bugie preferite.
E in
Italia quali saranno state? Ah a saperlo…
Agenparl.eu
- Luigi Camilloni - Tucker Carlson –(25 Dicembre 2022) – ci dicono:
«In
tempo di menzogne universali, dire la verità è un atto rivoluzionario»,
scriveva George Orwell.
La
missione (vera) di un giornalista è quella di raccontare i fatti cercando di
scrivere la verità che dovrà poi essere letta dai potenti e dal pubblico.
Oggi
c’è troppa compromissione tra potenti e giornalisti.
Non va
bene, anche perché il compiacimento falsa la realtà, con la conseguente
decisione sbagliata da parte dei decisori politici.
Vediamo
i fatti.
Pochi
giorni orsono, il conduttore della “FNC” “Tucker Carlson” ha aperto la sua
trasmissione del venerdì con una presentazione delle sue “bugie preferite”
dell’anno.
Tra le
cosiddette “bugie preferite” di Carlson c’era la minaccia che il” presidente
russo” Vladimir Putin” contro gli Stati Uniti, le origini del “COVID-19”, il
fondatore di “FTX” caduto in disgrazia” Samuel Bankman-Fried” e il “modo in cui
l’amministrazione Biden ha minimizzato le pressioni inflazionistiche”.
«Questo è, che ci crediate o no, uno
dei nostri ultimi spettacoli del 2022.
Quindi,
naturalmente, abbiamo pensato all’anno che è stato.
Cosa
lo ha caratterizzato?
Beh,
se stai vivendo una vita sana, ovviamente, le tue relazioni l’hanno definita.
La
politica non è mai la cosa più importante.
Le
persone intorno a te sono: la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi cani.
Ecco
da dove viene la gioia, non dalle elezioni» dice “Carlson”.
«Le
tue relazioni significano molto di più per te di qualsiasi stupida
dichiarazione che “Nancy Pelosi” ha fatto nell’ultimo anno dal suo complesso a
“Napa”. Tuttavia, la politica conta.
Non sono irrilevanti. Le chiacchiere di” Nancy
Pelosi” hanno un effetto sulla tua vita», prosegue “Carlson”.
Quindi,
cosa ha rappresentato la politica del 2022?
Beh, mentire sì. Questo è stato l’anno della
menzogna.
I responsabili raccontano un sacco di bugie.
Questo è quello che abbiamo imparato, e lo
sappiamo per certo, perché mentre sono dei bugiardi accaniti e impegnati, non
sono molto bravi a farlo.
Le
loro vite sono amatoriali, ovvie, patetiche, tristi e c’è qualcosa di offensivo
in questo.
Non
pisciare sui miei stivali e dirmi che sta piovendo, recita la vecchia frase da
cowboy.
Non dirmi qualcosa che sappiamo entrambi non
essere vero e aspettarti che ci creda.
Quando
lo fai, attacchi la mia dignità. Mi sminuisci. Mi tratti come un bambino.
Se hai
intenzione di dirmi una bugia, mettiti un po’ di impegno.
Prova
qualcosa di intelligente.
Abbi
l’orgoglio di farle artigianalmente. Non tirare fuori dallo scaffale gli stessi
vecchi alibi polverosi come un barattolo di salsa per spaghetti scaduta e
aspettarti che ci caschi di nuovo.
Sai,
oh, non possiamo dirtelo, signore e signora America.
È una questione di grave sicurezza nazionale,
ma non preoccuparti, va tutto bene. Stiamo facendo un ottimo lavoro.
Ci
hanno provato per, beh, 21 anni ormai, con i file dell’11 settembre ancora in
qualche modo segreti e per quasi 60 anni con l’assassinio di JFK.
A
questo punto, nessun americano vivente ci crede ancora e nessuno dovrebbe, ma
continuano a farlo comunque.
Chiaramente,
pensano che abbiamo dei danni celebrali.
È
frustrante da guardare, ma oggi abbiamo deciso di divertirci.
Sembrava
l’opzione più positiva, forse la più positiva disponibile date le circostanze.
Quindi,
signore e signori, ecco le nostre bugie preferite del 2022.
Abbiamo
avuto un’infinità di cose tra cui scegliere per fare l’elenco di stasera, dalla
scena del crimine a tarda notte di “Paul Pelosi” all’infinita propaganda sulla
guerra in Ucraina, al
milione di americani inesistenti che in realtà non ha ottenuto nuovi lavori nel
terzo trimestre dell’anno.
Ma
inizieremo con quella che potrebbe essere la bugia più stupida mai raccontata:
Vladimir Putin ha fatto saltare in aria il proprio gasdotto verso l’Europa.
Ora,
facendo questo, Putin ha paralizzato la propria economia e indebolito la
propria posizione strategica nel bel mezzo di una guerra, ma lo ha fatto
comunque perché correttamente questo è il tipo di comportamento malvagio per
cui Vladimir Putin è famoso.
È così
cattivo.
Non è
solo una minaccia per noi, un pericolo fisico diretto per Omaha, Bangor e San
Jose.
Vladimir
Putin è così malvagio, è una minaccia esistenziale per sé stesso.
Ferma quell’uomo prima che faccia saltare in
aria altre sue condutture.
Questo
è ciò che i media ci hanno detto con una faccia completamente seria. Guarda.
PAMELA
BROWN, CONDUTTRICE DELLA CNN:
Come
si inserisce questo nel playbook di Putin?
Naturalmente, come ti aspetteresti, Susan, la
Russia dice:
«Oh,
non abbiamo niente a che fare con questo. Stiamo per avviare un’indagine», ma
andiamo.
SUSAN
GLASSER, ANALISTA DI AFFARI GLOBALI DELLA CNN:
Guardi,
le indicazioni sono che era coinvolto un gioco scorretto e che sembra che la
Russia sia certamente il sospettato più probabile di questo.
JOHN
BRENNAN, EX DIRETTORE DELLA CIA:
Penso
che questo sia chiaramente un atto di sabotaggio di qualche tipo e la Russia è
certamente il sospettato più probabile.
Penso
che questa potrebbe essere solo la prima salva di alcune cose aggiuntive che
potrebbero arrivare verso l’Europa.
BILL
BROWDER, CEO, HERMITAGE CAPITAL MANAGEMENT:
Ciò che Putin ci sta dicendo facendo saltare
in aria il suo oleodotto è:
«Guardate, posso far saltare in aria un oleodotto. Se
necessario, posso far saltare i cavi internet che entrano nel tuo paese. Posso
far saltare in aria condutture funzionanti. Potrei fare ogni genere di cose».
«Se
posso uccidermi, potrei fare qualsiasi cosa. La Russia è certamente il
sospettato più probabile, dice “John Brennan” e puoi fidarti di lui quando lo
dice perché “John Brennan” era il direttore della CIA di” Barack Obama”.
Non
c’è niente di losco in quel ragazzo, dice Carlson.
Non è
mai stato coinvolto in omicidi illegali o altro. Ha a cuore i tuoi migliori
interessi. Mettiamolo in TV come un affidabile esperto di politica estera. Ci
dirà la verità.
Devi
ridere di questo perché, beh, qual è l’opzione?
E in realtà, “John Brennan” si rivela
affidabile in almeno in un senso.
Se lo
dice” John Brennan”, è quasi certamente vero il contrario e questo è stato in
questo caso qui.
No, la
Russia non ha fatto saltare in aria i propri oleodotti. Quell’esplosione è stata opera
dell’amministrazione Biden.
Hanno
firmato e possiamo dirtelo stasera con fiducia.
L’unica
domanda rimanente è, ora che sappiamo per certo che “Joe Biden” ha rilasciato intenzionalmente più
carbonio nell’atmosfera di qualsiasi essere umano nella storia registrata, puo’ continuare a tenere lezioni a
tutti noi sul riscaldamento globale?
Stiamo
pensando, oh, sì, può farlo.
Biden
è certamente la principale carica per farlo: senz’anima. Questo è un uomo che ha fatto la
doccia con sua figlia, che sorride quando è arrabbiato.
Quest’uomo
dirà letteralmente qualsiasi cosa.
Se
l’esercito cinese scatenasse nel mondo un virus influenzale fabbricato in modo
mortale, “Joe Biden” ti biasimerebbe per questo e in realtà lo ha fatto.
Le
persone stanno morendo di COVID, ci ha detto “Joe Biden”, perché hai domande su
un’iniezione sperimentale di mRNA che non funziona davvero e di cui non
possiamo conoscere gli effetti a lungo termine.
Sei tu il criminale qui, non il governo cinese, perché
sei “non vaccinato”.
Devi
essere punito.
Questo
era il messaggio della Casa Bianca raccolto e diffuso con entusiasmo dai
tirapiedi altrettanto senz’anima di Biden nei media ed eccone uno:
“Leana
Wen”, ex
gigante dell’aborto “Planned Parenthood”, ora della “CNN”.
DR.
LEANA WEN, ANALISTA MEDICO DELLA CNN:
Abbiamo
una finestra molto ristretta per legare la politica di riapertura allo stato di
vaccinazione perché altrimenti, se tutto viene riaperto, allora quale sarà la
carota?
Come
incentiviamo le persone a ricevere effettivamente il vaccino?
Ecco
perché penso che il “CDC” e l’amministrazione “Biden” debbano uscire molto più
audaci e dire:
«Se sei vaccinato, puoi fare tutte queste cose. Qui ci
sono tutte queste libertà che hai», perché altrimenti le persone
usciranno e godranno comunque di queste libertà.
«Quindi,
i non vaccinati potrebbero “godere delle libertà”, ha irritato “Leana Wen” e tutti sanno che secondo la
Costituzione degli Stati Uniti, ciò non è consentito.
Corri
a tornare al tuo tugurio, kulak.
Nessuna libertà per te. La pappa viene scolata
alle 4:00. Bevilo con gratitudine», afferma Carlson.
Oh,
che differenza di un anno fa.
Ora
sappiamo che tutto ciò che “Leana Wen” ci ha detto alla CNN era una bugia, e lo
sappiamo per certo, perché, sorprendentemente,” Leana Wen” lo ha appena
ammesso. Questa
settimana, Wen ha riconosciuto che in realtà questa non è una pandemia di non
vaccinati.
È il
contrario.
Il
CDC, ha detto, ha ora stabilito che «le persone vaccinate che non hanno
mai avuto il COVID avevano almeno tre volte più probabilità di essere infettate
rispetto alle persone non vaccinate con una precedente infezione e uno studio
di Lancet» (continua la citazione),
«ha
scoperto che coloro che sono stati vaccinati ma non hanno mai avuto il COVID
avevano quattro volte più probabilità di avere una malattia grave, con
conseguente ricovero in ospedale o morte rispetto ai non vaccinati che si sono
ripresi».
Voglio
dire, cosa?
Quindi,
i vaccinati hanno quattro volte più probabilità di essere ricoverati in
ospedale o morire di COVID?
Quattro
volte.
Quindi,
si scopre che nessuna delle tue propagande “vax” era vera.
Per usare un eufemismo, era tutta una bugia.
La domanda è: possiamo riavere indietro le
nostre vite adesso?
E la
nostra economia? I nostri lavori?
Quand’è
la parte in cui crolli in singhiozzi devastanti di contrizione e implori
perdono per aver fuorviato l’intero paese in questioni di vita e di morte e per
aver ferito le persone?
Non vediamo l’ora di quella parte, però,
ovviamente non stiamo trattenendo il respiro.
Per ora, è abbastanza soddisfacente vedere una
bugia identificata per quello che è sempre stata.
E
onestamente, questo è anche il piacere di guardare lo svolgersi della saga di
Sam Bankman-Fried.
Bankman-Fried
era questo ragazzo strano e grassoccio con una maglietta che giocava ai
videogiochi durante le interviste, prendeva un sacco di pillole e non riusciva
mai a spiegare del tutto il modello di business del suo “scambio di
criptovalute”.
Voglio
dire, letteralmente, fin dal primo giorno, questo ragazzo è stato un artista
della truffa assolutamente trasparente.
Il tuo golden retriever potrebbe aver sentito
l’odore della frode su questo tizio.
Era
così profumato. Ne puzzava.
Ma in
qualche modo i geni, i maghi finanziari della CNBC, non ne avevano idea.
Si sono innamorati di Sam Bankman-Fried.
Volevano
essere Sam Bankman-Fried.
Ci
hanno detto che Sam Bankman-Fried era il nuovo JPMorgan.
Ecco un nastro che guarderemo almeno una volta
al mese per il resto della nostra vita.
È così buono.
ANDREW
ROSS SORKIN, CNBC:
Lo
chiamano il JPMorgan di Crypto, giusto?
KATE
ROONEY, CNBC: Sì, il Michael Jordan delle criptovalute, se vuoi.
Quindi,
perché dovresti portare in giro un cripto miliardario dai capelli flosci,
vegano e irrequieto che di tanto in tanto dorme su una sedia a sacco?
Durante
il cosiddetto inverno delle criptovalute, il CEO trentenne è stato definito il
Cavaliere Bianco delle criptovalute.
JM
CRAMER, CNBC: JPMorgan di questa generazione: FTX di Sam Bankman-Fried. È il” Jay Gould” della nostra era o è
il “JPMorgan” della nostra era?
CO-HOST:
Penso che sia ancora da definire. È ancora da determinare.
CRAMER:
È
Vanderbilt?
CO-CONDUTTORE:
Potrebbe
esserlo.
CRAMER:
È Harriman?
CO-HOST:
Forse.
CRAMER:
È lo
scandalo del Credit Mobilier?
CO-CONDUTTORE:
È
Carnegie?
CRAMER:
Se dà
molte biblioteche, lo è.
(FINE
VIDEOCLIP).
CARLSON:
Non è
stato 10 anni fa.
Sono
passate settimane, giorni, prima che la frode Sam Bankman-Fried crollasse su se
stessa. È Vanderbilt? È Harriman? È Carnegie? È JP che fa impazzire Morgan? No. No, non lo è.
In
realtà, è un criminale accusato che proprio questa settimana è stato
fotografato mentre si trascinava in manette mentre si recava in cella.
È semplicemente fantastico.
Queste
persone sono ridicole e questa è la vera lezione di Sam Bankman-Fried e ci
godremo ogni secondo.
Adesso
è un po’ più difficile godersi ciò che sta accadendo al resto dell’economia, in
particolare l’inflazione.
L’inflazione
è uno di quei fenomeni economici che non è necessario essere un professore del
MIT per identificare.
Il prezzo delle cose che acquisti ogni
settimana è aumentato molto?
Oh,
ha. Ok, hai l’inflazione.
L’inflazione
è dimostrabile.
Chiunque
affermi il contrario sta mentendo e tutti lo sanno ed è per questo che anche la
maggior parte dei politici, le persone che mentono su qualsiasi cosa, non si
preoccupano di mentire sull’inflazione.
È troppo facile catturarli, ma alcuni
continuano a mentire al riguardo.
A loro
piace solo l’esperienza di mentire.
Li fa
sentire vivi.
Janet
Yellen è una di quelle.
Guardala qui per dirti che l’inflazione che
stai vivendo ogni giorno non è reale.
È un miraggio.
È
“transitorio”.
JANET
YELLEN, SEGRETARIO DEL TESORO DEGLI STATI UNITI GIUGNO 2021: Abbiamo avuto diversi mesi di alta
inflazione che la maggior parte degli economisti, me compreso, ritiene saranno
transitori.
YELLEN,
GIUGNO 2021: Personalmente credo che questo rappresenti fattori transitori.
NORA
O’DONNELL, CBS NEWS, OTTOBRE 2021: I prezzi più alti sono qui per restare?
YELLEN:
Credo che
sia transitorio, ma non intendo suggerire che queste pressioni scompariranno
nel prossimo mese o due.
YELLEN,
LUGLIO 2021, CNBC: È importante monitorarlo attentamente, ma credo
fondamentalmente che questo sia qualcosa che si sistemerà.
“SARA
EISEN”, CNBC NEWS ANCHOR: Transitorio?
YELLEN:
transitorio.
(FINE
VIDEOCLIP)
CARLSON:
Hai sentito? Lei è un’economista.
Non è
un’artista della truffa che si è arricchita con tangenti camuffate da onorari
di parola da parte delle grandi banche dopo aver diretto la Fed.
No, no, no, no.
Lei è un’economista e poiché lei è
un’economista e tu no, sa che ci sono molti tipi di inflazione.
C’è l’”inflazione
convenzionale” e c’è qualcosa chiamato “inflazione transitoria” e questo è il
tipo di inflazione di cui non ti è permesso lamentarti, specialmente prima di
un’elezione di medio termine.
Ti
viene comandato di ignorare quel tipo di inflazione e se ti dà ancora fastidio,
allora devi fare il tuo dovere patriottico e ottenere un aborto.
Questa è la parola di Janet Yellen, che da stasera è
letteralmente il nostro Segretario al Tesoro.
Quindi,
buon Natale agli americani.
Almeno
sai con chi abbiamo a che fare ora.
La buona notizia è che possiamo ancora essere
felici.
La felicità
è un dono di Dio e nemmeno l’amministrazione Biden può portarcela via.
E in
Italia? Quali sono state le bugie preferite che sono state raccontate? (Luigi Camilloni).
Jan-Paul
Sartre:
menzogna
e malafede.
Exagere.it
- Giacomo Dallari – (10-3-2023) – ci dice:
«Credo
che l’amico Pietro abbia dell’amicizia per me.
Lo
credo in buona fede. Lo credo, ma non ne ho l’intuizione accompagnata da
evidenza,
perché
questo tipo di oggetto, per sua natura, non si presta all’intuizione.
Lo
credo, cioè mi lascio andare a degli impulsi di confidenza,
decido
di crederci e di tenermi fermo a questa decisione,
mi
comporto insomma come se ne fossi certo,
il
tutto nell’unità sintetica di uno stesso atteggiamento».
(J.P.Sartre,
L’essere e il nulla)
È innegabile
l’interesse che la menzogna ha sempre suscitato nella riflessione filosofica.
Ma per
quale motivo?
Provando a dare una risposta a questa domanda,
possiamo affermare che per prima cosa la capacità di mentire, cioè di alterare
la verità o di creare “altre” forme di verità, è una caratteristica
fondamentale, se non peculiare, dell’essere umano.
Se ci
riflettiamo bene, inoltre, la filosofia, avendo a che fare con la ricerca della
verità, deve necessariamente scontrarsi con la menzogna.
Fra
verità e menzogna esiste infatti un legame che determina una loro compresenza
o, per meglio dire, una loro complementarietà:
la
menzogna presuppone inevitabilmente la verità e ciò stabilisce il fatto che io
non possa mentire, almeno intenzionalmente, se non conosco la verità.
Al contrario, la verità, così come essa si è
andata a costruire nel corso dei secoli passati, è da sempre stata
caratterizzata da un progressivo smascheramento delle “bugie” precedenti,
considerate fino a quel momento come verità assolute.
Tale
riflessione non riguarda solo il piano teorico della filosofia, il suo essere
un approccio speculativo e astratto, ma interessa ed è di fondamentale
rilevanza anche dal punto di vista etico, politico, sociale e comportamentale.
Non possiamo infatti dubitare del fatto che il
mentire riguardi direttamente noi, le nostre azioni, i nostri comportamenti, le
scelte che facciamo e, più in generale, le relazioni che intessiamo con gli
altri.
In
termini filosofici, dunque, la menzogna ha una storia complessa che ci potrebbe
condurre anche alla sua negazione o all’impossibilità da parte nostra di
costruire in termini contenutistici un suo sviluppo storico, così come è stato
straordinariamente descritto da “Antonio Tagliapietra” nel suo testo “Filosofia della bugia”.
L’approccio
filosofico ha sempre preferito lavorate sulle teorie della verità piuttosto che
confrontarsi con le bugie, che sono rimaste spesso solo sullo sfondo, “come
pars destruens” della filosofia.
Ciò è stato sottolineato anche da “Jacques
Derrida” quando afferma che «anche supponendo, concesso non dato, che la menzogna abbia
una storia, si dovrebbe pure poterla raccontare senza mentire»
Senza
una pretesa di completezza, in questa sede, verrà presa in considerazione la
riflessione sulla tematica della menzogna di “Jean Paule Sarte”, uno dei
filosofi, che forse più di altri, si è spinto ad indagare, non tanto e non solo
la “verità tout court”, quanto la possibilità della menzogna come fatto
autoconsapevole e cosciente, in poche parole, come un atto di coscienza.
Solitamente
definiamo una menzogna come un atteggiamento verso l’esterno.
In questo caso la bugia proviene dall’interno
di noi stessi e ha l’obiettivo di modificare un qualcosa di esterno a noi, sia
esso un comportamento, un’idea o l’immagine di noi che gli altri apprendono e
interiorizzano. I
n
questo caso la menzogna ha le caratteristiche della frode, di un inganno:
essa
raggira il nostro interlocutore e gli consegna una realtà altra rispetto alla
verità.
Tecnicamente
parlando è un fatto che riguarda moltissimi aspetti della nostra esistenza
individuale e della vita consociata.
Si
pensi ad esempio ai racconti che ognuno di noi fa delle proprie esperienze.
Chi,
più o meno consapevolmente, non “arricchisce” o “manipola” alcune
caratteristiche contenutistiche?
Non
parliamo poi della vita politica e delle “promesse” che animano le campagne
elettorali e vanno a costruire un’immagine a volte molto lontana dalla verità
dei fatti.
“Sartre”
preferisce soffermarsi su un altro aspetto della menzogna:
quello
che riguarda la possibilità che essa sia diretta verso sé stessi.
In questa accezione, ciò che si delinea è una
forma di negazione proiettata verso l’interno che, come tale, ha diverse
conseguenze e caratteristiche peculiari.
“Sartre”,
infatti, parla di questa forma di bugia chiamandola in modo diverso e
definendola, non tanto come vera e propria menzogna, quanto come malafede.
«L’essenza
della menzogna – scrive Sartre – implica che il mentitore sia completamente
cosciente della verità che maschera […].
L’ideale del mentitore è dunque una coscienza
cinica, che afferma dentro di sé la verità, la nega nelle parole, e nega per sé
-stessa questa negazione».
Questo, a pensarci bene, ricalca fedelmente
l’idea della bugia come fatto fraudolento.
“Sartre”
definisce la menzogna come un «comportamento di trascendenza» e questo perché
essa presuppone «l’esistenza mia, l’esistenza dell’altro, la mia esistenza per
l’altro e l’esistenza dell’altro per me».
Come
si può osservare, la menzogna è un qualcosa che vive nella relazione e si
struttura a partire da un interno – la mia esistenza – passa attraverso la
consapevolezza dell’altro, e giunge fino alla possibilità che essa possa
alterare le rispettive idee dell’essenza degli interlocutori.
La “malafede”,
al contrario, «implica l’unità di una coscienza» per cui «colui a cui si mente
e chi mente sono una sola e medesima persona».
In altre parole ognuno di noi è cosciente
della propria malafede.
In questo caso è molto più complesso stabilire
le motivazioni delle proprie bugie e definirne i contenuti o, per meglio dire,
i moventi.
A chi si rivolge? Quali sono gli obiettivi?
Quali le motivazioni?
Secondo
“Sartre” l’essere umano non è solo “condannato” alla libertà, per cui è
chiamato ad un’esistenza vissuta nel segno della responsabilità piena, ma è
anche – come scrive in “Essere e il nulla” –
«l’essere che può prendere atteggiamenti negativi nei confronti di se stesso»
e accogliere per veri fatti che contrastano la realtà, ma che riguardano
direttamente lui.
Inoltre
l’essere umano ha due proprietà che lo caratterizzano: da una parte è un fatto,
cioè vive l’attualità del suo tempo, si trova in un preciso spazio e non può,
contemporaneamente, vivere un tempo diverso o trovarsi in un altro spazio;
dall’altra
parte, però, l’uomo è anche trascendenza in quanto, diversamente da tutti gli
altri esseri viventi, ha la capacità di immaginare mondi possibili, superando
in tal modo il presente come viene normalmente percepito e proiettandosi verso
una possibilità atemporale e priva di spazio.
L’individuo è consapevole della sua essenza ed
ha percezione della sua contingenza, ma è contemporaneamente abilissimo
nell’oltrepassare, cioè trascendere, la sua datità e la sua concretezza
immaginandosi altro rispetto a ciò che è.
È ciò
che afferma quando sostiene che «non si subisce la propria malafede, non si è
affetti da malafede, non è uno stato.
La
coscienza si contamina da sé stessa di malafede».
Per
farci comprendere a pieno cosa intenda per malafede,” Sartre “porta l’esempio
di una donna che si reca ad un primo appuntamento con un uomo.
La donna, ovviamente, è perfettamente
consapevole delle intenzioni dell’uomo ed è quindi chiamata ad una scelta:
cedere
alle avance dell’uomo oppure no.
La donna e l’uomo vivono nel presente, sono
cioè fatti in evoluzione temporale e corpi che si muovono in uno spazio
determinato e contingente.
Nello
stesso tempo, però, sono spinti e animati da una forza trascendente che li
proietta entrambi in un futuro molto diverso dal presente e, cosa assai
importante, entrambi ne sono perfettamente consapevoli.
“Sartre”
racconta che la donna, inizialmente, rifiuta di percepire il desiderio
dell’uomo riconducendolo inevitabilmente ad un fatto presente e concreto.
Il desiderio diviene semplice stima,
ammirazione e rispetto e in questo caso viene privato del suo valore
trascendente.
La
malafede è presente in quanto entrambi sono spinti dal desiderio di volere, ma allo
stesso tempo avvertono la necessità di non perdere la libertà dei loro
soggetti.
Le loro persone entrano quindi in una sorta di
contraddittorietà individuale che, secondo “Sartre”, dimostra la struttura
duplice della natura umana per la quale l’uomo è sia fatto che trascendenza,
presenza e possibilità, atto ed eventualità, circostanza ed immaterialità.
Questa
duplicità, teoricamente, dovrebbe essere consapevole e il soggetto dovrebbe
percepirsi come soggetto cosciente in modo da poter operare una scelta che
origina un fatto, senza che quest’ultimo metta in discussione l’integrità della
mia libertà, del mio essere per-sé e del mio essere per-gli altri.
In
maniera criptica scrive “Sartre”:
«come
se io fossi per me stesso la verità di me stesso ed altri non possedesse di me
che un’immagine deformata.
L’ uguale dignità del mio essere per altri e
del mio essere per me, permette una sintesi perpetuamente disgregativa ed un
perpetuo gioco di evasione dal per-sé al per-altri e dal per-altri al per-sé».
“Sartre”
ripropone quindi una questione che, forse più di altre, è destinata a rimanere
uno dei grandi misteri degli esseri umani.
I problemi legati alla menzogna, sia nel suo
aspetto relazionale che in quello etico e morale, diventano questioni
ontologiche che riguardano direttamente la struttura profonda dell’essere.
«Ci si
mette in malafede come ci si addormenta e si è in malafede come si sogna. Una
volta realizzato questo modo d’essere, è altrettanto difficile uscirne, come
svegliarsi;
la
malafede è un tipo di essere nel mondo come la veglia e il sogno, che tende per
sé stesso a perpetuarsi» scrive” Sartre” mettendoci in guardia sul fatto che la
possibilità della menzogna a sé stessi è un rischio concreto e permanente
dell’essere umano.
PERCHÉ
I POLITICI CI MENTONO?
LA CRISI DI GOVERNO E
L’ANALISI
DI HANNAH ARENDT
Ilsuperuovo.it – (9 Dicembre 2019) - Federica
Torresan - ci dice:
L’attualità
del libro di Arendt “La menzogna in politica” paragonata alla nostra crisi di
governo.
In
questi ultimi giorni si è parlato di crisi di governo e tavolo di discussione
sulla manovra di bilancio e il Mes.
Nel
panorama mondiale queste forme di crisi e menzogne non sono nuove: Hannah
Arendt nel suo testo dedicato alla menzogna analizza lo scandalo americano dei
“Pentagon Papers” che misero in crisi il governo Nixon nel 1971, in
concomitanza alle elezioni presidenziali.
La
crisi di governo italiana: verità o menzogna?
Non si
placano i rischi di crisi di governo.
Nonostante
l’accordo raggiunto dalla maggioranza sulla manovra nella campale giornata di
venerdì scorso, la tenuta della maggioranza appare debole.
Sono
almeno 3 i pericoli che potrebbero minare la fragile compattezza dell’esecutivo
Conte-bis.
Se,
infatti, al momento le forze al potere festeggiano per i risultati raggiunti
sulla legge di bilancio per il 2020 e le prossime settimane saranno cruciali.
E, probabilmente, riaccenderanno tensioni mai
sopite tra i leader dei partiti di maggioranza.
La crisi di governo rischia di esplodere su
almeno 3 questioni rilevanti:
il
rilancio delle aziende Ilva e Alitalia, il nodo MES e le elezioni regionali in
Emilia Romagna.
In gioco c’è soprattutto la credibilità
dell’Italia.
Dietro
l’angolo è sempre presente una destra agguerrita contro un governo
“indesiderato” dagli italiani.
Nei
giorni scorsi, oltre al meme e dissing vari tra le diverse fazioni politiche,
sul web si è parlato abbondantemente del MES, il meccanismo europeo di
stabilità.
Durante
l’ultima riunione dell’Eurogruppo del 4 dicembre scorso, non sono emerse
possibilità di cambiare il documento, considerato blindato a Bruxelles.
Una
notizia, questa, che ha messo in fibrillazione la maggioranza, criticata
aspramente non solo dall’opposizione, ma soprattutto al suo interno dal
Movimento 5 Stelle.
La
comunicazione in Senato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul fondo
salva-Stati prevista mercoledì prossimo, dunque, si preannuncia decisiva.
Luigi Di Maio ha promesso battaglia per
difendere l’Italia minacciata dalle clausole già accordate dall’eurozona, quindi ne esce
una Italia vittima di menzogna.
Chi la
spunterà?
“I
Pentagon Papers” e il primo caso noto di menzogna in politica e la critica
arendtinana.
I
Pentagon Papers (“Carte del Pentagono”) sono dei documenti top-secret di 7000
pagine del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America che presentano
uno studio approfondito sulle strategie e i rapporti del governo federale con
il Vietnam nel periodo che va dal 1945 al 1967.
Furono raccolti nel 1967, per volere di
“Robert McNamara”, che voleva darli all’amico “Robert Kennedy”, che in quel
momento pensava di candidarsi alla presidenza.
I “Pentagon Papers” furono poi copiati da “Daniel
Ellsberg”, venduti e pubblicati per la prima volta sul “New York Times”, in
prima pagina, il 13 giugno 1971 e in seguito sul “Washington Post”.
Hannah
Arendt entrò nel merito della questione analizzando le carte che aprirono la
crisi del governo Nixon dopo aver rivelato al mondo la verità sulla guerra in
Vietnam.
Si
tratta di un’originale riflessione sulla natura della politica e sul suo
rapporto con la verità.
Il
libro – qui proposto con il testo originale a fronte – prende spunto dalla
vicenda dei “Pentagon Papers”, documenti riservati del “Dipartimento della difesa
USA”: nel 1971 alcuni stralci di quelle relazioni “coperte da segreto di Stato”
furono trafugati e pubblicati sulle pagine del “New York Times”, rivelando
all’opinione pubblica l’ammissione da parte del Pentagono dell’assoluta
inutilità strategica dell’impegno americano in Vietnam.
Partendo da una semplice domanda “Hannah
Arendt” innesca una lucida analisi sull’uso in politica della menzogna.
Se nel passato gli “arcana imperii “erano
considerati necessari per le strategie diplomatico-militari di uno stato, al
tempo dei “Pentagon Papers” l’occultamento della verità e la creazione di una
dimensione virtuale servono a fissare un mondo “pubblicitario” dove conta
l’apparire e non l’essere.
La filosofa tedesca smonta la montagna di tesi
– dal “caso test” dell’Indocina all’“effetto domino” – dei “problem-solvers” e
dei “decision-makers”, evidenziando come esse non siano delle dinamiche ideate
per vincere una guerra, ma delle formule vuote di convincimento della massa sia della
bontà di una crociata anticomunista, sia della immensa forza di una nazione.
Menzogna
in politica necessaria o solo arma attira popoli?
Per
raggiungere i propri obiettivi, la politica ha sempre preferito alla veridicità
la segretezza e la bugia, mezzi abili per modificare, attraverso l’immaginazione,
la realtà.
È uno strumento che se usato porta a guerre e
sofferenze, oltre a celare e nascondere le verità ai popoli governati.
È uno strumento di controllo per le masse alle
quali bastano le false promesse per far sì che un determinato gruppo politico
sia quello che poi comanderà ma baserà sempre la sua politica sulla menzogna.
È
giusto quindi governare basandosi su una menzogna o è ora di cambiare questo
schema?
Nessuno
può saperlo.
Nemmeno
chi ci è dentro.
QUANDO
LA MENZOGNA È
STATA
SPAZZATA VIA DALLA VERITA'.
Ilcattolico.it – (18 Agosto 2019) – Domenico
Bonvegna – ci dice:
(“la
verità prevarrà sempre”: Bernard Lecomte).
Nei
giorni della canonizzazione di Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, per onorare in
qualche modo la sua poliedrica figura, non ho trovato di meglio che leggermi,
una serie di libri, che avevo nella mia biblioteca, e poi di proporne il
contenuto ai vari blog, siti internet dove collaboro da anni.
Studiando
ho scoperto che il papa polacco, senza ombra di dubbio, può essere considerato
il più grande uomo, un gigante del XX° secolo.
Attenzione, non solo per le sue qualità e
capacità religiose, in quanto pontefice e capo della Chiesa Cattolica, ma anche
per le sue straordinarie attitudini politiche, sociologiche, psicologiche,
filosofiche e storiche.
Tra
l'altro leggendo i vari volumi, che ora ho pubblicato in un'opera collattanea
nel mio blog personale, ho notato che la figura di Giovanni Paolo II ancora non
è conosciuta o studiata abbastanza a cominciare dai cattolici.
Prendiamo per esempio la sua visione
socio-politica, quella che riguarda la dottrina sociale della Chiesa, quegli
aspetti che lo hanno visto protagonista nelle battaglie sociali, culturali e
politiche, prima da vescovo e poi da papa, nei confronti del totalitarismo
socialcomunista in Polonia e poi in tutto l'Est europeo.
C'è un
ottimo testo scritto da un giornalista francese “Bernard Lecomte”, «La verità
prevarrà sempre sulla menzogna. Come papa Giovanni Paolo II ha sconfitto il
comunismo», pubblicato da Mursia.
Questa
pubblicazione, ormai non più riedita, potrebbe essere un'ottima sintesi di come
i popoli dell'est hanno riacquistato la libertà attraverso una rivoluzione
silenziosa, guidata, per certi versi, dal papa slavo.
«La sua elezione al soglio pontificio
nell'ottobre del 1978 ha sconvolto la Ostpolitik del Vaticano e riportato la
speranza a milioni di cattolici polacchi, cechi, ungheresi e ucraini.
“Non
temete, la Verità vincerà!” ha continuato a ripetere loro».
L'autore
del libro, che ha seguito i viaggi del papa nell'Europa dell'Est, rivela i
segreti di quella riconquista dei popoli dell'est europeo che hanno combattuto
una battaglia non sanguinaria come quello polacco.
“
Lecomte” mette in luce come Giovanni Paolo II abbia galvanizzato quegli uomini
e donne dell'Est e come con i suoi discorsi, ha sconvolto le società
totalitarie, nonostante il tentativo di assassinarlo avvenuto nel 1981.
Il
libro è un resoconto appassionato «del lungo pellegrinaggio dei popoli dell'Est
europeo verso la libertà», con particolare riferimento ai vari protagonisti, i
cosiddetti dissidenti che hanno lottato e spesso pagando con la loro vita, contro
il totalitarismo comunista, quali Lech Walesa, Vaclav Havel, il cardinale
Stefan Wyszynki e tanti altri.
“Lecomte”
fa un'ottima sintesi dei vari passaggi della lotta, della resistenza pacifica
di questo grande papa e per certi versi di tanti suoi figli spirituali, in
particolare i polacchi.
Al
testo di” Lecomte” ho accennato nella serata di Rodì Milici del 31 luglio
scorso quando ho presentato l'ottimo libro di “Rod Dreher”, «L'opzione
Benedetto».
“Dreher”
ai cristiani suggerisce di riesaminare l'azione sociopolitica dei dissidenti
cecoslovacchi durante la repressione comunista. Quell'esperienza dei dissidenti
oggi può esserci utile.
C'è un
filo rosso che accomuna i dissidenti dell'est, in particolare i polacchi e i
cechi.
“Lecomte”
indica in questa resistenza al sistema comunista il collante religioso, in
particolare, quello cattolico, infatti, proprio nelle terre cattoliche i
comunisti hanno subito una disfatta.
Anche
se per la verità, tra i dissidenti si trovano tante personalità non cattoliche
e lontane dalle chiese.
Infatti dopo l'elezione di Karol Wojtyla, «si
osserva un fenomeno degno di nota: è essenzialmente nelle file degli uomini di
fede in generale, senza distinzione confessionale, che appaiono i nuovi
affossatori del totalitarismo, futuri eroi moderni dell'Europa liberata.
Uomini
e donne che non fanno mistero delle loro idee; che anzi manifestano
apertamente, con rischio personale, le loro convinzioni religiose».
Questi
oppositori hanno capito che di fronte a un regime dove l'ideologia domina la
politica, non serve difendere una religione, una parrocchia in particolare.
Ciò che ha senso, «è la difesa dell'uomo tutto
intero: della dignità dell'uomo, dei suoi diritti, della sua identità».
Infatti può osservare “Doina Cornea”,
dissidente romena, «non è la mia adesione a una determinata opinione che mi ha
valso la persecuzione da parte del potere, ma la mia adesione all'idea di
verità in generale».
Tra
l'altro “Lecomte “scrive a proposito del sacerdote, martire “Jerzy Popieluszko”,
assassinato dal regime comunista polacco, «se si fosse accontentato di difendere
i diritti della Chiesa cattolica, non sarebbe stato assassinato».
È la
forza morale di questa gente ad attirare e impressionare le nuove generazioni
dell'Europa orientale.
«La
purezza, la verità, il coraggio, non sono necessariamente valori evangelici per
quelle popolazioni 'atee'; ma affascinano, attirano, compensano il deserto
morale che caratterizza la maggior parte di quei paesi.
In Russia, in Romania, il semplice fatto di dire a
voce alta la verità è un atto insensato, uno scandalo politico, un inizio di
ribellione».
“Lecomte”
sottolinea come tanti “eroi”, combattenti, dissidenti, che hanno combattuto
contro il totalitarismo comunista sono diventati credenti tardi.
A
questo proposito fa l'esempio di Aleksandr Solzenicyn, Vaclav Havel, in
Polonia, Bronislav Geremek e Adam Michnik, ma poi si potrebbero fare tanti
altri nomi.
Tuttavia
che cosa unisce persone tanto diverse?
Per
Lecomte, sia Wojtyla, Walesa, Havel, Sacharov, Solzenicyn, «credono tutti nella
vita, e nella vittoria dell'uomo. Sia che lo scrivano con la maiuscola o no».
Di
fronte alla grande rivoluzione polacca, sembrano profetiche le parole di “Nikita
Kruscev”:
«tutto questo non sarebbe accaduto se si
fossero fucilati in tempo un paio di scrittori».
Sono tre gli uomini che hanno contribuito alla
trasformazione della Polonia: Stefan Wyszynski, primate di Polonia, personificazione della
resistenza al comunismo; Jerzy Turowicz, esponente di un piccolo gruppo di intellettuali
cattolici indipendenti, raccolti sotto la sigla “Znak”; e Adam Michnik, geniale militante della “sinistra laica”, di cui promosse il collegamento con
la Chiesa.
«Senza
questi tre uomini, senza ciò che essi rappresentano, Karol Wojtyla non sarebbe
diventato papa.
E l'Europa dell'Est, senza dubbio, sarebbe
ancora comunista».
Wyszynski era convinto che qualsiasi regime,
anche il più feroce, prima o poi, deve scendere a patti con la società. I
l
cardinale Wyszynski, dopo anni di prigionia, redige nel maggio 1956,” i
Giuramenti” di Jasna Gora e una “Grande Novena”, due esercizi spirituali, per
preparare il millenario della Chiesa in Polonia.
Per nove anni in tutte le parrocchie del paese
i fedeli si mobilitano riproducendo l'icona della Madonna di “Jasna Gora”,
organizzando pellegrinaggi, sessioni e ritiri.
«Migliaia
di villaggi, milioni di fedeli ascoltano, meditano, pregano, si organizzano, si
raccolgono in una contro società tanto più dinamica quanto più il regime di
Wladislaw Gomulka – dimenticando il “disgelo” - affonda nella paralisi e nel
dogmatismo».
Si
pensi allo sconforto dei rappresentanti sindacali comunisti, vedere ogni anno a
partire dal 1972, oltre 150.000 minatori slesiani recarsi in pellegrinaggio
alla Madonna di Piekary Slaskie.
Infatti
commentando l'ex primo segretario del POUP, Stanislaw Kania, poteva osservare:
«La Chiesa aveva già oltrepassato la sfera
spirituale, e si adoperava per rispondere alle richieste sociali della società,
in particolare degli operai. Il risultato sarà il ritratto del papa appeso ai
cancelli dei cantieri Lenin in sciopero, nell'agosto 1980».
C'è
stato uno straordinario fervore spirituale in tutta la società polacca, guidata
dal loro primate, ormai divenuto il simbolo della resistenza al potere ateo.
Pertanto,
«i giovani, gli intellettuali, gli operai, lo stesso clero rafforzano le loro
convinzioni, affinano il senso morale, tengono viva la speranza».
Per
certi versi «Wyszynski ha, letteralmente, arato il paese».
È stato lui a suscitare innumerevoli
vocazioni, riaccese il desiderio dei sacramenti, diede vitalità straordinaria
alla Chiesa.
«Quest'impresa incredibile non poteva non avere
conseguenze sociali e politiche; formò migliaia di laici, chiamati a fungere da
nuove cinghie di trasmissione, ma anche di pastori, tra i quali figurava in
prima linea Karol Wojtyla».
Eletto
poi papa, sarà Giovanni paolo II il propulsore, l“amplificatore”, come lui
stesso ribadì, di quel movimento irreprimibile, che aveva già visto nella sua
diocesi di Cracovia.
A questo punto il testo di “Lecomte”,
sottolinea come nella società polacca si diffusa una sorta di società parallela
a quella del regime comunista.
All'epoca
si diffondono le “università volanti”, destinate ad educare come sempre i più
giovani alla resistenza “culturale”.
Qui si
incontrano storici laici come Geremek, Michnik, Lipski con i conferenzieri
delle “parrocchie universitarie” e con altri professori dell'università di
Lublino come Mazowiecki, Szczepanski, Wozniakowski.
«Agli uni e agli altri – scrive “Lecomte” –
interessano le stesse cose: difendere la verità, preservare il patrimonio
culturale, preparare la vittoria dell'opposizione».
E tutto
questo viene appoggiato dall'arcivescovo di Cracovia, cioè Wojtyla.
I
comunisti polacchi sapevano di questo sostegno alle varie manifestazioni
culturali, dove si riunivano centinaia di intellettuali, militanti, giovani.
Un dirigente comunista, parlando di Wojtyla
dice:
«Nella
sua diocesi l'arcivescovo organizzava conferenze scientifiche e culturali,
campi estivi, ecc., che non si chiamavano 'università volanti' ma vi
assomigliavano straordinariamente».
Il
giornalista francese che conosce bene i “segreti” della società polacca, fa
osservare che in Occidente, allora non si rendevano conto che praticamente in
quel paese stava nascendo «un fronte antitotalitario che riuniva per la prima volta le
forze vive dell'intellighenzia, cattolici e non cattolici, e che a poco a poco
costituisce, come spiega Michnik, una 'società civile' alla Tocqueville».
“Lecomte”
segnala un libro di “Micnik”, che esce nel 1977, dove per la prima volta si
sostiene che l'alleanza tra la Chiesa e la sinistra, che sembrerebbero
antitetici, è necessaria per evitare che «l'una e l'altra cadano nel tranello
della collaborazione con il potere totalitario».
Pertanto
secondo “Michnik”, «senza questi due sostegni i comunisti non riusciranno mai ad
allargare la loro base sociale e politica: rimarranno una minoranza che governa
con la forza, dunque perpetuamente illegittima».
È qui
che il testo di “Lecomte “fa emergere l'analogia del lavoro dei dissidenti
polacchi con quello che stanno portando avanti i dissidenti cecoslovacchi a
Praga.
“Michnik”
aveva capito e non si stancherà mai di ripeterlo «che non è possibile vincere il
comunismo aggrappandosi ai vecchi schemi di 'sinistra' e 'destra' che ancora
esistono nella parte libera dell'Europa.
Il vero spartiacque politico si situa ormai
tra l'accettazione del totalitarismo e la lotta antitotalitaria, senza
distinzioni di matrici».
Poi il
testo di “Lecomte “ripercorre tutti i passaggi del papa polacco in particolare
riguardo alla Polonia. È una narrazione appassionante, a cominciare dal primo
viaggio di Giovanni Paolo II.
“Verrà
non verrà?“, c'è stato un braccio di ferro con il regime, e nello stesso tempo
con la stessa Unione Sovietica.
Il 2
giugno 1979 avvenne il grande evento, la Polonia si riveste di fiori
multicolori, «a Varsavia le sole macchie grigie, lungo il percorso del papa,
sono gli edifici del partito e del governo».
Giovanni
Paolo II, in piazza della Vittoria, divenuto uno spazio di libertà, calcando
ogni parola, afferma:
«Oggi, in questa piazza della Vittoria, nella
capitale della Polonia, io domando insieme a voi tutti che Cristo non cessi di
essere un libro sempre aperto sull'uomo, sulla sua dignità, sui suoi diritti!
Un libro aperto sulla vita, per il domani, per il nostro avvenire, polacchi!».
La
ruota della Storia si muove.
Di giorno in giorno le folle aumentano, in particolare
a “Gniezno” , culla del cristianesimo polacco e poi a Czestochowa, capitale del
culto mariano, dove ricorda che la sola autorità cui devono obbedire i polacchi
si chiama” Maria vergine”. È la festa più bella della storia polacca.
Mentre
il regime, la stampa, cercano in tutti i modi di nascondere con grandi
sforbiciate le grandi manifestazioni popolari.
Ma si può fare poco, dopo una settimana della
presenza del papa, c'è un intero popolo che alza fieramente la testa.
«Milioni
di persone abituate da trent'anni a parlare schiettamente in famiglia, in piccoli
gruppi, ma a tacere in pubblico, prendono coscienza del loro numero, della loro
esistenza, della loro forza».
Con
tutta franchezza Giovanni Paolo II, fece capire al suo popolo di essere una
forza:
«abbattè
anzitutto un muro psicologico, facendo capire alla società che essa era una
forza; e poi ispirò in modo durevole certi valori morali come la verità,
l'uguaglianza dei cittadini, i diritti dell'individuo. Senza i quali l'agosto
1980 non ci sarebbe stato».
Naturalmente
tutto questo crea sconcerto nell'apparato del regime comunista polacco, ma
anche negli altri regimi dell'est, anche perché il papa a “Gniezno “aveva
lanciato l'appello a tutti i popoli slavi per l'unità spirituale dell'Europa.
Poi
arriva la grande rivoluzione di Solidarnosc:
niente libertà senza la “solidarietà”.
C'è
tutto un dibattito culturale intorno a questo termine, scelto con
determinazione dai vari esponenti del dissenso polacco. «Nie ma wolnosci bez
solidarnosci», (non c'è libertà senza solidarietà).
«Per quasi dieci anni questo slogan è stato scandito
in Polonia in mille manifestazioni, scritto su mille muri, cucito su mille
striscioni rossi e bianchi».
A
questo proposito sosteneva padre “Josef Tischner”, teologo, amico intimo del
papa,
«la prima reazione della gente di fronte al
totalitarismo è la paura di stabilire legami gli uni con gli altri, la fuga
nell'individualismo. La novità polacca è la scoperta dell'etica della solidarietà.
Senza
questo legame – che definisce la religione – non possono nascere né
autogestione, né democrazia, né pluralismo».
Pertanto
la solidarietà è un legame indispensabile all'uomo nella società, un legame che
manca nelle società totalitarie atee.
Queste
società tentano di spezzare il legame dell'uomo con Dio (re-ligio).
I
diritti umani derivano direttamente da questo diritto fondamentale.
Una
teologia, forse oscura in Occidente, ma chiarissima in Polonia, infatti, gli
operai di Danzica, quando crearono il loro sindacato, spontaneamente lo
battezzarono, Solidarnosc, “Solidarietà”.
Il
regista Andrzej Wajda, nel suo film, mostra come le precedenti sollevazioni
polacche erano fallite per mancanza di solidarietà, tra le varie categorie
sociali.
Ora era evidente il cambiamento, quando per esempio,
arrivano ai Cantieri Lenin in sciopero, il 22 agosto 1980, Tadeusz Mazowiecki e
Bronislaw Geremek, esponenti autorevoli dell'intellighenzia di Varsavia e poi
tutti gli altri, perlopiù cattolici, sconosciuti a Walesa e subito “assunti”
come esperti.
Attraverso questo nuovo legame tra intellettuali,
sacerdoti, operai, studenti, si crea una contro società, quella vera, non
quella ideata dal potere comunista.
Il
testo del giornalista francese narra tutti i passaggi straordinari della
controrivoluzione non violenta del sindacato guidato da Lech Walesa.
Lo
stato di assedio del generale Jaruszelki, il carcere per i sindacalisti.
Poi arriva il secondo e il terzo viaggio del
papa, dove si rileva che ormai il popolo polacco è sulla strada della sua
liberazione, un processo avviato che non potrà fermarsi.
Il segno della vittoria è presente in ogni
uomo e donna della Polonia.
Una
vittoria raggiunta per mezzo della Verità:
“la
Verità vi farà liberi”, è la frase che più di ogni altra preferita dal santo
padre, come lui stesso disse ad “Andrè Frossard”.
La Verità,
in bocca a un papa dell'est, è un concetto che porta lontano.
La
verità in «quei paesi fondati sull'ideologia menzognera è diventata il valore
più raro, e quindi più prezioso».
Per un
occidentale capire perché tanta gente, scrittori, poeti, insegnanti,
giornalisti, sacerdoti, lottasse per la verità, talvolta fino alla morte, non
era facile.
Giovanni
Paolo II, non si accontenta di predicare la Verità come valore evangelico: ne
fa un principio d'azione.
«La
Verità è indispensabile alla fiducia tra gli uomini in qualsiasi comunità,
nella famiglia come nello Stato. È la condizione di ogni dialogo sociale; e la
prima premessa di ogni strategia antitotalitaria».
Col
marxismo e il leninismo, il concetto di Verità, cambia, non è più quello della
filosofia aristotelica, ma quello “che va nel senso presunto della Storia”, e
che quindi può variare a seconda delle forze che determinano la verità.
Verità è ciò che decide la “numenklatura”, i
rappresentanti della classe operaia, i rivoluzionari professionisti.
Un
altro concetto presente nella strategia del pontefice polacco, ben sviluppato
nel libro è quello della “Storia nel cuore” di ogni cosa.
«La
Storia è il secondo pilastro del discorso di Giovanni Paolo II. Non è il culto
gratuito del passato, che ha solo un limitato interesse: bensì la conoscenza e
la coscienza di quel passato che costituisce un insieme organico di cultura,
tradizioni, lingua, e fonda semplicemente l'identità dell'uomo».
Nella
predica del Corpus Domini, l'arcivescovo “Wojtyla” esclama:
«Noi non ci strapperemo dal nostro passato!
Non lasceremo che il nostro passato ci sia strappato dall'anima! Esso
costituisce anche oggi l'essenza della nostra identità. Noi vogliamo che la
nostra gioventù conosca la verità e la storia della nostra nazione. […] Una
nazione, per vivere, ha bisogno di conoscere la verità su sé stessa. E ha
diritto di accedere a questa verità».
I tre
viaggi del papa in Polonia sono ricchi di lezioni di storia.
In
ogni occasione Giovanni Paolo II cerca sempre di risuscitare la memoria
collettiva.
E proprio sul ricordo, sottolinea “Lecomt”e,
nacque il sindacato libero di Solidarnocs.
Quando”
Walesa” andò a deporre i fiori sugli operai trucidati a Danzica dalla polizia
comunista.
«Senza il ricordo di quelle vittime che il
potere voleva cancellare definitivamente dalla memoria nazionale, il sindacato
Solidarnosc non sarebbe mai nato».
Non è
un caso che i principali animatori dell'opposizione polacca siano degli storici
che tra l'altro operavano nelle cosiddette “università volanti”.
Il
partito comunista polacco era abile nel falsificare sistematicamente la storia,
ma questo vale per tutta quella parte dell'Europa dell'est.
In
questi paesi i popoli sono stati defraudati di tutti i ricordi che stavano loro
a cuore.
“
Lecomte “evidenzia magnificamente come sempre i dissidenti si sono mobilitati
per commemorare, per ricordare, ne sono prova i vari samizdat, che hanno da
sempre privilegiato il dibattito storico e le rivelazioni sul passato.
«Sono
stati perseguitati, braccati, condannati, – scrive” Lecomte” – perché ogni
giudizio indipendente sulla Storia era una minaccia per il regime [...]».
Del
resto “Solzenicyn” in Russia ha dedicato la sua opera principale, “La ruota
rossa”, a ristabilire la verità sulla rivoluzione russa, mito fondatore del
regime.
Lo
storico “Jurij Afanasiev”, che voleva far luce sul gulag e riabilitare le
vittime dello stalinismo, affermava:
«Se un regime teme la verità sulla propria storia,
vuol dire che non è democratico, e quindi che è illegittimo. Sarà la verità
storica a fondare la legittimità del regime sovietico».
Giovanni
Paolo II più volte è stato promotore di commemorare anniversari, di ricordare
la storia europea confiscata dal potere ideologico.
Il motivo è perché la storia è la matrice di una
nazione.
«Uno Stato che neghi, in nome dell'ideologia,
questa o quella commemorazione, si priva delle proprie radici.
“Se
spezzi le tue catene ti liberi, se tagli le tue radici, muori”», amava
ricordare “Doina Cornea”.
L'ultima
parte del testo, il libro offre delle schede-sintesi dei vari passaggi della
liberazione dai regimi comunisti dei vari popoli dell'est, iniziando
dall'Ungheria per finire alla grande madre URSS del traghettatore Michail
Gorbaciov, pellegrino suo malgrado in Vaticano.
Per
finire con la cara nazione della Lituania, della grande donna combattente “Nijole
Sadunaite”.
Concludo,
questo mio studio, lasciando la parola a “Lecomte”:
«Un'ideologia,
un regime politico, un sistema poliziesco si sono sfaldati in pochi mesi sotto
gli occhi degli occidentali, e questo a loro sembra quasi normale.
Ma chi
prendeva sul serio il papa polacco, quando nell'ottobre del 1978 invitava gli
Stati dell'Europa orientale a “spalancare le porte a Cristo?”
Quando
nel giugno 1979 diceva alle folle polacche che il comunismo era solo una
parentesi storica?
Quando nel dicembre 1981 si schierava con
tutta la sua autorità apostolica in difesa di Solidarnosc?».
(Domenico
Bonvegna)
(domenico_bonvegna@libero.it)
Lavrov:
Quando il conflitto
ucraino
finirà, il globalismo finirà.
Uz.com
- ANDREW ANGLIN – (17 GIUGNO 2023) – ci dice:
So di
averlo detto sei milioni di volte, ma la guerra in Ucraina sul terreno è
praticamente irrilevante rispetto agli effetti della guerra ucraina sulla
geopolitica.
Sarebbe
stato importante se la Russia avesse potuto perdere, ma non può perdere. I
critici ora dicono che stanno vincendo troppo lentamente, ma anche se quella
strana affermazione fosse vera, è irrilevante.
La
scorsa settimana è accaduto uno sviluppo molto grande:
la
Cina ha inviato camion blindati in Cecenia.
Avevo
affermato fin dall'inizio che la Cina non avrebbe permesso alla Russia di
perdere la guerra, perché la Cina non può permettersi che la Russia cada in
mano all'Occidente.
Diversi
noti commentatori di destra stavano dicendo che la Cina non avrebbe mai
impegnato materiale nello sforzo bellico della Russia, anche se si sono già impegnati
pienamente a sostenere l'economia russa.
Loro
avevano torto e io avevo ragione (come al solito).
Non mi
preoccupo nemmeno di seguire il giorno per giorno della guerra.
È troppo autistico.
E non
importa.
Ciò
che conta è che, poiché gli Stati Uniti hanno iniziato questa guerra
psicologica di proposito, poi l'hanno usata come scusa per cercare di far
crollare il governo della Russia attraverso le sanzioni, il mondo intero è in
procinto di tagliare i legami con gli americani.
È
stata pura arroganza che ha portato gli Stati Uniti a pensare di poter usare
l'Ucraina come ariete per abbattere lo stato russo.
Questa sarà la caduta dell'Impero Anale.
Tutte
le cose che ho detto che sarebbero accadute stanno accadendo.
Sarebbe
troppo dire che i russi l'hanno pianificato in questo modo.
Chiaramente,
non l'hanno fatto.
Possiamo
vedere dall'invasione iniziale che Putin e Lavrov presumevano che gli Stati
Uniti avrebbero negoziato.
Chiunque
suggerisca che i russi sono così stupidi da credere di poter conquistare una
nazione di 40 milioni di persone con 150.000 soldati vi sta solo mentendo.
L'invasione iniziale era ovviamente una tattica negoziale.
Quello
che hanno finito con – il mondo intero dalla loro parte, e un ruolo guida nel
nuovo ordine mondiale – è più di quanto avrebbero mai potuto sperare.
È
stata una tempesta perfetta.
Tutti
erano stanchi degli Stati Uniti per un'intera lista di ragioni, la più recente
è che gli Stati Uniti sono in procinto di costringere il mondo intero a partecipare
non solo al sesso gay ma anche al sesso gay infantile.
Il
Forum economico internazionale di San Pietroburgo, che si sta svolgendo ora, ha
rappresentanti di oltre 100 paesi presenti.
Quando
il conflitto in Ucraina sarà risolto, Kiev avrà accettato la perdita dei suoi
ex territori e la globalizzazione guidata dall'Occidente sarà morta, ha detto
venerdì il ministro degli Esteri russo “Sergey Lavrov” a “RT Arabic”.
Parlando
a margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, “Lavrov” ha
descritto la guerra per procura dell'Occidente con la Russia come "un
conflitto geopolitico", in cui gli Stati Uniti stavano tentando di
eliminare un potente concorrente e "preservare la loro posizione egemonica
con tutti i mezzi".
"Il tentativo è inutile, e lo sappiamo
tutti", ha dichiarato “Lavrov”, aggiungendo che l'Ucraina e i suoi
sostenitori saranno costretti ad accettare nuove "realtà concrete"
prima che venga raggiunto un cessate il fuoco.
È un
nuovo giorno.
Il
sole sta finalmente raggiungendo il picco attraverso l'oscurità brutale e
satanica dell'”Ordine Anale”.
In
primo luogo, Kiev deve accettare che qualsiasi potenziale accordo di pace dovrà
tenere conto della perdita delle regioni di Donetsk, Lugansk, Kherson, e
Zaporozhye, che hanno votato per aderire alla Federazione Russa l'anno scorso.
Prima
di inviare i suoi militari in Ucraina, Mosca ha offerto condizioni più
generose, e” Lavrov “ha avvertito venerdì che "più a lungo rimandano i colloqui,
più difficile sarà per loro raggiungere un accordo con noi".
L'Ucraina
e i suoi sostenitori europei hanno ammesso che gli accordi di Minsk del 2014 e
del 2015 – in base ai quali Kiev ha promesso di concedere un'autonomia limitata
a Donetsk e Lugansk – sono stati uno stratagemma per guadagnare tempo
all'Ucraina per prepararsi alla guerra con la Russia.
Questa
è stata davvero la cosa più stupida che si possa immaginare: l'intero
establishment occidentale ha semplicemente dichiarato apertamente di aver firmato falsi accordi di pace in
modo da potersi preparare alla guerra.
Hanno
detto che va bene farlo perché la Russia è così immorale.
Questa
è di per sé un'ammissione che l'Occidente voleva la guerra e ha bullizzato la
Russia.
Altrimenti,
avrebbero potuto semplicemente firmare l'accordo legittimamente, invece che con
le dita incrociate dietro la schiena.
In
qualche modo, anche dopo che è stata fatta questa ammissione pubblica,
l'Occidente continua a sostenere che l'invasione russa è una "guerra di
aggressione".
Faresti
affari con qualcuno come questo?
Questa
situazione non si ripeterà mai più, ha detto “Lavrov” a “RT”.
"Non
saremo disposti a lasciare che le garanzie di sicurezza siano basate su più
impegni e promesse o persino documenti che l'Occidente potrebbe offrirci",
ha detto. "Dobbiamo garantire la nostra sicurezza nazionale da soli".
"Comprendiamo
pienamente che possiamo contare solo su noi stessi e costruire relazioni solo
con paesi aperti a una partnership equa e reciprocamente vantaggiosa", ha
continuato” Lavrov”.
"Questo
non è ciò che vediamo in Occidente in questi giorni".
Infine,”
Lavrov “ha dichiarato che l'era in cui gli Stati Uniti e i loro alleati
controllano le istituzioni della globalizzazione – principalmente banche di
sviluppo e organizzazioni multilaterali – volgerà al termine.
"Oggi c'è la consapevolezza che i
processi di crescita devono essere regionalizzati e questa visione
prevale", ha detto “Lavrov”.
"Tutti
i paesi di questo vasto continente dovrebbero usare i vantaggi dati da Dio e
dalla natura per sviluppare catene logistiche, finanziarie e di trasporto
reciprocamente vantaggiose".
Il
ministro degli Esteri ha aggiunto che la Russia "lascerà tutte le porte
aperte" per la partnership con i paesi europei che si rendono conto che i
loro interessi sono meglio serviti dalla cooperazione con la Russia piuttosto
che giocando ai "giochi ideologici e geopolitici" di Washington.
"Il
mondo sarà diverso", ha concluso il diplomatico russo.
"E
i processi che vediamo svolgersi oggi sono stati stimolati dalla risposta
dell'Occidente all'operazione militare speciale della Russia, quando abbiamo
accettato la sfida che ci hanno lanciato.
Questi processi mostrano chiaramente che
l'autonomia e l'indipendenza di qualsiasi struttura sulla scena globale che sia
legata all'Occidente sta diventando la tendenza principale oggi".
È
stata davvero una sfida.
Ancora
una volta, perché questo non può essere detto abbastanza:
quando
gli occidentali hanno ammesso che non avevano intenzione di onorare il loro
accordo per fermare la guerra contro i russi a Donetsk, hanno ammesso che
l'intera situazione, iniziata nel 2014 con il rovesciamento del governo eletto
dell'Ucraina da parte di terroristi neonazisti pagati, era una messa in scena,
progettata per creare una guerra.
Merkel,
Hollande e lo stesso Zelensky hanno dichiarato apertamente di aver firmato
questo accordo di pace con un piano consapevole per romperlo.
Zelensky, un comico ebreo, si candidò e fu
eletto su una piattaforma per far rispettare l'accordo.
Poi,
dopo essere stato eletto, ha iniziato davvero ad agitare la situazione,
spingendo i neonazisti a iniziare davvero a bombardare il Donbass.
Nessuno
negli Stati Uniti è stato in disaccordo con nessuna di queste affermazioni.
Non
più tardi del 9 febbraio 2022 – giorni prima dell'inizio dell'invasione russa –
“The Guardian” parlava della possibilità di onorare gli accordi.
(Nota: ieri ho scritto dell'innocenza goyish
del Guardian.)
Tutta
questa cospirazione per costringere la Russia a una guerra e poi cercare di far
collassare la loro economia è molto semplice e pubblica.
È stato progettato dall'ebrea kaganista “Victoria
Nuland”, che è letteralmente sposata con “Robert Kagan”, che ha pianificato la
seconda guerra in Iraq.
Ha
scritto questo nel 1998:
Robert
Kagan è il figlio del professore di Yale Donald Kagan, che è un ebreo russo e
uno dei fondatori del neoconservatorismo.
Kagan il giovane ha iniziato il "Progetto
per un nuovo secolo americano" con William Kristol, che è il figlio di
Irving Kristol, un altro ebreo russo, noto come "Il padrino del
neoconservatorismo".
L'ebrea
Nuland è stata ambasciatrice presso la NATO sotto George W. Bush, poi è entrata
nel Dipartimento di Stato sotto Obama, dove ha pianificato l'intero complotto
contro la Russia.
Questo
è tutto noto. Tutto ciò che sta accadendo è una cospirazione ebraica contro la Russia,
che è associata e sostenuta da varie cose:
L'industria
degli armamenti.
BlackRock.
L'agenda
gay.
Donne
bianche ossessionate da Donald Trump.
Transumanisti
globalisti tecnocratici (cioè Klaus Schwab e il WEF).
I
serpenti ebrei possono negare tutto questo nei loro media quanto vogliono.
Possono mantenere la propria popolazione di ritardati grassi e gay in un
costante stato di agitazione e belligeranza.
Prova
a fare un piccolo elenco nella tua testa dei disaccordi significativi (leggi:
consequenziali) tra questi due.
Tuttavia,
tutti gli altri nel mondo vedono cosa è successo.
Vedono
che gli Stati Uniti sono completamente fuori controllo, organizzando tutte
queste guerre, tentando di dominare totalmente il globo e implementare una sorta di impero
spaziale pederastico basato sull'intelligenza artificiale.
Tutti
lo sanno.
Perché
pensi di sentire sempre parlare così tanto della Cina ora?
"qui
non c'è motivo per l'antisemitismo in Cina" è una frase così strana.
Ovviamente
intende significare che i cinesi non hanno una storia con gli ebrei, ma implica
necessariamente che i paesi con una storia con gli ebrei hanno
"motivi" per l'antisemitismo.
È
importante notare che queste persone, gli ebrei, in realtà credono e promuovono
l'idea che tutti nel mondo li odiano senza alcuna ragione.
"Non
c'è motivo per l'antisemitismo in Cina" è una frase così strana.
Ovviamente
intende significare che i cinesi non hanno una storia con gli ebrei, ma implica
necessariamente che i paesi con una storia con gli ebrei hanno
"motivi" per l'antisemitismo.
È
importante notare che queste persone, gli ebrei, in realtà credono e promuovono
l'idea che tutti nel mondo li odiano senza alcuna ragione.
Stiamo
entrando in una nuova era.
La
nuova era sarà pacifica, eterosessuale e definita dal sistema cinese di
cooperazione attraverso il commercio globale, piuttosto che dal sistema
ebraico-americano di dominio globale attraverso la guerra e la manipolazione
dei mercati finanziari.
Alcune
persone di destra mi attaccano per essere uno scellino cinese.
Va
bene.
Dal
mio punto di vista, chiunque sostenga gli ebrei che mantengono il potere è
stupido e pericoloso.
Se ti
opponi al fatto che i cinesi prendano il potere agli ebrei, sostieni gli ebrei
che mantengono il potere e sostieni tutto ciò che gli ebrei fanno con il loro
potere, compresi i bambini e la trilogia di Star Wars di JJ Abrams.
Penso
che ci sia una rinascita dell'anti-anglicismo perché in questo momento, la
destra non ha ancora imparato a conoscere la sino-amicizia.
E penso che farò parte degli spasimi di quella
trasformazione, che deve avvenire.
La
destra non sarà la folle ebraica che era una volta nel secolo scorso.
La
sino-amicizia sarà al centro di questo.
È
un'enorme trasformazione da fare per la destra. Ora stanno entrando in una
modalità Sino e Angli sarà risentito a causa del suo ruolo principale.
Ma
senza quel ruolo guida e senza quella trasformazione, la destra non
sopravviverà.
La
cospirazione del "Grande Zero
Carbonio"
e il "Grande Reset" del WEF
Globalresearch.ca
– (17 giugno 2023) - F. William Engdahl – ci dice:
Il
globalista “Davos World Economic Forum” proclama la necessità di raggiungere
l'obiettivo mondiale di "net zero carbon" entro il 2050.
Questo
per la maggior parte suona lontano nel futuro e quindi ampiamente ignorato.
Eppure
le trasformazioni in corso dalla Germania agli Stati Uniti, a innumerevoli
altre economie, stanno preparando il terreno per la creazione di quello che nel
1970 è stato chiamato il “Nuovo Ordine Economico Internazionale”.
In
realtà è un progetto per un “corporativismo totalitario tecnocratico globale”, che promette enorme disoccupazione,
deindustrializzazione e collasso economico fin dalla progettazione.
Considera alcuni retroscena.
Klaus
Schwab e il suo World Economic Forum
(WEF) sta attualmente promuovendo il suo tema preferito, il Grande Reset
dell'economia mondiale.
La chiave di tutto è capire cosa intendono i
globalisti per Net Zero Carbon entro il 2050.
L'UE è
in testa alla gara, con un piano audace per diventare il primo continente
"carbon neutral" del mondo entro il 2050 e ridurre le sue emissioni
di CO2 di almeno il 55% entro il 2030.
In un
post di agosto 2020 sul suo blog, l'autoproclamato zar globale dei vaccini “Bill
Gates” ha scritto sulla prossima “crisi climatica”:
"Per
quanto terribile sia questa pandemia, il” cambiamento climatico potrebbe essere
peggiore” ... Il calo relativamente piccolo delle emissioni di quest'anno rende
chiara una cosa: non possiamo arrivare a zero emissioni semplicemente – o anche
principalmente – volando e guidando meno".
Con un
monopolio virtuale sui media mainstream e sui social media, “la lobby del
riscaldamento globale” è stata in grado di indurre gran parte del mondo a
supporre che il meglio per l'umanità sia eliminare gli idrocarburi tra cui
petrolio, gas naturale, carbone e persino l'elettricità nucleare "carbon
free" entro il 2050, che speriamo possa evitare un aumento da 1,5 a 2
gradi centigradi della temperatura media mondiale.
C'è
solo un problema con questo.
È la
copertura per un diabolico secondo piano.
Origini
del "riscaldamento globale".
Molti
hanno dimenticato la tesi scientifica originale avanzata per giustificare un
cambiamento radicale nelle nostre fonti energetiche.
Non
era "cambiamento climatico".
Il
clima terrestre è in continua evoluzione, correlato ai cambiamenti
nell'emissione di brillamenti solari o cicli di macchie solari che influenzano
il clima terrestre.
Intorno
al volgere del millennio, quando il precedente ciclo di riscaldamento guidato
dal sole non era più evidente, “Al Gore” e altri hanno spostato la narrazione
in un gioco di prestigio linguistico a "Cambiamento climatico", dal
riscaldamento globale.
Ora la
narrativa della paura è diventata così assurda che ogni strano evento
meteorologico viene trattato come "crisi climatica".
Ogni
uragano o tempesta invernale è rivendicato come prova che gli” Dei del Clima”
ci stanno punendo gli esseri umani peccaminosi che emettono CO2.
Ma
aspetta.
L'intera ragione della transizione verso fonti
energetiche alternative come il solare o l'eolico, e l'abbandono delle fonti di
energia del carbonio, è la loro affermazione che “la CO2 è un gas serra” che in
qualche modo arriva fino all'atmosfera dove forma una coperta che
presumibilmente riscalda la Terra sottostante – “Global Warming”.
Le emissioni di gas serra secondo l'”Agenzia
per la protezione ambientale degli Stati Uniti” provengono principalmente dalla
CO2.
Da qui
l'attenzione alle "impronte di carbonio".
Ciò
che non viene quasi mai detto è che la CO2 non può librarsi nell'atmosfera
dagli scarichi delle automobili o dalle centrali a carbone o da altre origini
artificiali. L'anidride carbonica non è carbonio o fuliggine. È un gas invisibile e inodore
essenziale per la fotosintesi delle piante e tutte le forme di vita sulla
terra, compresi noi. La CO2 ha un peso molecolare di poco superiore a 44 mentre
l'aria (principalmente ossigeno e azoto) ha un peso molecolare di soli 29.
Il
peso specifico della CO2 è circa 1,5 volte maggiore dell'aria.
Ciò
suggerirebbe che i gas di scarico di CO2 provenienti da veicoli o centrali
elettriche non salgono nell'atmosfera a circa 12 miglia o più sopra la Terra
per formare il “temuto effetto serra”.
Maurizio
Forte.
Per
apprezzare quale azione criminale si sta svolgendo oggi intorno a “Gates”, “Schwab”
e ai
sostenitori di una presunta economia mondiale "sostenibile", dobbiamo tornare al 1968, quando “David
Rockefeller e amici” crearono un movimento attorno all'idea che il consumo umano e la
crescita della popolazione fossero il principale problema mondiale.
“Rockefeller”,
la cui ricchezza era basata sul petrolio, creò il neo-malthusiano Club di Roma nella
villa Rockefeller di Bellagio, in Italia.
Il loro primo progetto fu quello di finanziare
uno studio
spazzatura al MIT chiamato “Limits to Growth” nel 1972.
Un
organizzatore chiave dell'agenda di "crescita zero" di Rockefeller
nei primi anni 1970 era il suo amico di lunga data, un petroliere canadese di
nome” Maurice Strong”, anche lui membro del Club di Roma.
Nel
1971 Strong fu nominato Sottosegretario delle Nazioni Unite e Segretario
Generale della conferenza della” Giornata della Terra” di Stoccolma del giugno
1972.
Fu
anche amministratore fiduciario della “Fondazione Rockefeller”.
Maurice
Strong è
stato uno dei primi propagatori chiave della teoria scientificamente infondata secondo
cui le emissioni prodotte dall'uomo dai veicoli di trasporto, dalle centrali a
carbone e dall'agricoltura hanno causato un drammatico e accelerato aumento
della temperatura globale che minaccia la civiltà, il cosiddetto riscaldamento
globale.
Ha inventato il termine elastico "sviluppo sostenibile".
Come
presidente della Conferenza di Stoccolma delle Nazioni Unite per la Giornata
della Terra del 1972, Strong ha promosso la riduzione della popolazione e
l'abbassamento degli standard di vita in tutto il mondo per "salvare
l'ambiente".
Alcuni
anni dopo lo stesso “Strong” dichiarò:
"L'unica speranza per il pianeta non è
che le civiltà industrializzate collassano? Non è nostra responsabilità
realizzarlo?"
Questa
è l'agenda oggi conosciuta come “Great Reset” o “Agenda 2030 “delle Nazioni
Unite.
“Strong”
ha continuato a creare il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui
cambiamenti climatici (IPCC), un organismo politico che avanza l'affermazione non provata che le emissioni di CO2 prodotte
dall'uomo stavano per far precipitare il nostro mondo in una catastrofe
ecologica irreversibile.
Il co-fondatore
del Club di Roma, il dottor” Alexander King”, ammise la frode essenziale della
loro agenda ambientale alcuni anni dopo nel suo libro”, The First Global
Revolution”.
Egli ha dichiarato:
Alla
ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, ci è venuta l'idea che
l'inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d'acqua, la
carestia e simili sarebbero stati all'altezza ...
Tutti
questi pericoli sono causati dall'intervento umano ed è solo attraverso
atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati.
Il
vero nemico, quindi, è l'umanità stessa.
“King”
ha ammesso che la "minaccia del riscaldamento globale" era semplicemente uno stratagemma per
giustificare un attacco all'"umanità stessa".
Questo è ora in fase di implementazione come il “Grande
Reset” e lo stratagemma “Net Zero Carbon”.
Disastro
energetico alternativo.
Nel
2011, agendo su consiglio di “Joachim Schnellnhuber”, dell'Istituto di Potsdam
per la ricerca sull'impatto climatico (PIK), Angela Merkel e il governo tedesco
hanno imposto un divieto totale dell'elettricità nucleare entro il 2022, come parte di una strategia
governativa del 2001 chiamata “Energiewende” o “Energy Turn”, per fare
affidamento su solare ed eolico e altre "rinnovabili".
L'obiettivo
era quello di rendere la Germania la prima nazione industriale ad essere
"carbon neutral".
La
strategia è stata una catastrofe economica.
Passando dall'avere una delle reti di
generazione elettrica a basso costo e affidabili del mondo industriale, oggi la
Germania è diventata il generatore elettrico più costoso del mondo.
Secondo
l'”associazione tedesca dell'industria energetica” BDEW, al più tardi entro il 2023, quando chiuderà l'ultima
centrale nucleare, la Germania dovrà affrontare carenze di elettricità.
Allo
stesso tempo, il carbone, la più grande fonte di energia elettrica, viene
gradualmente eliminato per raggiungere “Net Zero Carbon”.
Le industrie tradizionali ad alta intensità
energetica come l'acciaio, la produzione di vetro, i prodotti chimici di base,
la produzione di carta e cemento, stanno affrontando costi crescenti e chiusure
o delocalizzazione e perdita di milioni di posti di lavoro qualificati.
L'energia inefficiente dell'eolico e del
solare, oggi costa da 7 a 9 volte di più del gas.
La
Germania ha poco sole rispetto ai paesi tropicali, quindi il vento è visto come
la principale fonte di energia verde.
C'è un
enorme input di cemento e alluminio necessari per produrre parchi solari o
eolici.
Ciò
richiede energia a basso costo – gas, carbone o nucleare – per produrre.
Man
mano che questo viene gradualmente eliminato, il costo diventa proibitivo,
anche senza aggiunte "tasse sul carbonio".
La
Germania ha già circa 30.000 turbine eoliche, più che altrove nell'UE.
Le
gigantesche turbine eoliche hanno seri problemi di rumore o rischi per la
salute degli infrasuoni per i residenti nelle vicinanze delle enormi strutture
e danni alle intemperie e agli uccelli.
Entro il 2025 si stima che il 25% dei mulini a vento
tedeschi esistenti dovrà essere sostituito e lo smaltimento dei rifiuti è un
problema colossale.
Le
aziende vengono citate in giudizio mentre i cittadini si rendono conto di
quanto siano disastrosi.
Per
raggiungere gli obiettivi entro il 2030, Deutsche Bank ha recentemente ammesso
che lo stato dovrà creare una "dittatura ecologica".
Allo
stesso tempo, la spinta tedesca per porre fine al trasporto di benzina o diesel
entro il 2035 a favore dei veicoli elettrici è sulla buona strada per
distruggere l'industria più grande e redditizia della Germania, il settore
automobilistico, e abbattere milioni di posti di lavoro.
I veicoli alimentati a “batteria agli ioni di
litio” hanno una "impronta di carbonio" totale quando sono inclusi
gli effetti dell'estrazione del litio e della produzione di tutte le parti, che è peggiore delle auto diesel.
E la
quantità di elettricità aggiuntiva necessaria per una Germania a zero emissioni
di carbonio entro il 2050 sarebbe molto più di oggi, poiché milioni di
caricabatterie avranno bisogno di elettricità di rete con energia affidabile.
Ora la Germania e l'UE iniziano a imporre nuove
"tasse sul carbonio", presumibilmente per finanziare la transizione
verso zero emissioni di carbonio.
Le
tasse renderanno solo l'energia elettrica e l'energia ancora più costose,
assicurando il collasso più rapido dell'industria tedesca.
Spopolamento.
Secondo
coloro che avanzano l'”agenda Zero Carbon”, è proprio quello che desiderano:
la deindustrializzazione delle economie più
avanzate, una strategia decennale calcolata come diceva “Maurice Strong”, per
provocare il collasso delle civiltà industrializzate.
Trasformare
l'attuale economia industriale mondiale in una distopia che brucia legna e gira
a vento dove i blackout diventano la norma come ora in California, è una parte
essenziale di una trasformazione del “Grande Reset” nell'ambito dell'”Agenda
2030”:
il
Global Compact delle Nazioni Unite per la sostenibilità.
Il
consigliere per il clima della Merkel, “Joachim Schnellnhuber”, nel 2015 ha
presentato l'agenda verde radicale di Papa Francesco, la lettera enciclica, “Laudato
Si “, come incaricato di Francesco alla Pontificia Accademia delle Scienze.
E ha
consigliato l'UE sulla sua agenda verde.
In un'intervista del 2015, “Schnellnhuber” ha
dichiarato che la "scienza" ha ora determinato che la massima
capacità di carico di una popolazione umana "sostenibile" era di
circa sei miliardi di persone in meno:
"In
un modo molto cinico, è “un trionfo per la scienza” perché finalmente abbiamo
stabilizzato qualcosa – vale a dire le stime per la capacità di carico del
pianeta, vale a dire al di sotto di 1 miliardo di persone".
(Gli “assassini”
hanno preso il “controllo” del pianeta Terra! N.d.R.)
Per
fare questo il mondo industrializzato deve essere smantellato.
“Christiana
Figueres”, collaboratrice dell'”agenda del World Economic Forum” ed ex
segretario esecutivo della “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui
cambiamenti climatici”, ha rivelato il vero obiettivo dell'”agenda climatica
delle Nazioni Unite” in una conferenza stampa di Bruxelles del febbraio 2015 in
cui ha dichiarato:
"Questa
è la prima volta nella storia umana che ci stiamo ponendo il compito di
cambiare intenzionalmente il modello di sviluppo economico che ha regnato dalla
rivoluzione industriale".
Le
osservazioni di “Figueres del 2015” sono riprese oggi dal presidente francese
Macron alla "Agenda di Davos" del “World Economic Forum del gennaio
2021”, dove ha affermato che
"nelle
circostanze attuali, il modello capitalista e l'economia aperta non sono più
fattibili".
Macron,
un ex banchiere Rothschild, ha affermato che "l'unico modo per uscire da
questa epidemia è creare un'economia più focalizzata sull'eliminazione del
divario tra ricchi e poveri".
Merkel,
Macron, Gates, Schwab e amici lo faranno portando gli standard di vita in Germania
e nell'OCSE ai livelli dell'Etiopia o del Sudan.
Questa
è la loro distopia a zero emissioni di carbonio.
Limitare
severamente i viaggi aerei, i viaggi in auto, il movimento delle persone, la
chiusura dell'industria "inquinante", tutto per ridurre la CO2.
Inquietante
quanto convenientemente la pandemia di coronavirus ponga le basi per il “Great
Reset” e l'”Agenda 2030 Net Zero Carbon” delle Nazioni Unite.
La
fornitura di carne degli Stati Uniti
potrebbe
presto essere ampiamente
contaminata
con proteine mRNA
da
"vaccini" biotecnologici.
Globalresearch.ca
- Mike Adams – (17 giugno 2023) – ci dice:
(NaturalNews.com)
Ci
sarà presto un altro motivo per scegliere opzioni alimentari vegetariane o
ottenere la carne da fonti locali e affidabili:
i vaccini mRNA stanno per essere pesantemente
implementati in tutta l'industria della carne, con bovini, polli, maiali, capre
e altri animali destinati a regolari iniezioni di mRNA.
Come
abbiamo visto con gli esseri umani, le iniezioni di mRNA possono:
Circolare
in tutto il corpo e finiscono nel sangue e negli organi.
Indurre
il corpo a produrre proteine tossiche che possono causare effetti tossici.
Ostruire
le arterie e finire per uccidere o danneggiare le persone da ictus o attacchi
di cuore.
Alterare
i cromosomi e causare cambiamenti genetici permanenti all'organismo.
Gli
aghi ipodermici, si scopre, non sono l'unico modo in cui queste istruzioni di
mRNA possono essere introdotte nel corpo umano.
Possono
anche essere ingeriti o possono entrare attraverso il contatto con la pelle. La semplice manipolazione di carne
cruda contaminata da prodotti a base di mRNA è probabilmente l'equivalente di
essere esposti allo "spargimento" da parte dei destinatari del
vaccino.
E anche se l'acido dello stomaco probabilmente
distrugge le sequenze di mRNA, c'è assorbimento che avviene in bocca, sotto la
lingua, motivo per cui molti farmaci e integratori – tra cui oli di CBD e zinco
– sono spesso meglio assorbiti sotto la lingua piuttosto che essere ingeriti.
Pertanto,
la semplice introduzione di prodotti a base di carne animali vaccinati con mRNA
in bocca, se non completamente cotti, può esporre a una sorta di
"spargimento di cibo" di prodotti a base di mRNA che possono essere
assorbiti nel sangue e circolati in tutto il corpo.
Questo può includere proteine che sono
estranee al corpo umano.
Il
pasticcio normativo del vaccino mRNA COVID: soppressione delle informazioni,
nascondere decessi ed eventi avversi.
Pfizer,
Bayer e altri giganti farmaceutici hanno già annunciato vaccini mRNA per
animali da carne.
Come
ha rivelato il” Dr. Robert Malone” in un recente articolo “substack”, i giganti
di Big Pharma hanno iniziato ad annunciare vaccini mRNA per gli animali già nel
2016.
Dalla
sua storia:
Bayer
collabora con BioNTech per sviluppare vaccini a mRNA e farmaci per la salute
animale (10 maggio 2016).
SEQUIVITY:
Vaccini suini personalizzati, utilizzando vaccini a RNA (sito web Merck,
gennaio 2023).
L'acquisizione
espande e completa il solido portafoglio di vaccini di “Merck Animal Health” (comunicato stampa Merck, novembre
2015).
“NSW” accelera i vaccini mRNA FMD e “Lumpy
Skin Disease “(nei bovini) (governo australiano).
Un
accordo sul vaccino mRNA per l'afta epizootica è stato firmato tra il governo
del “NSW” e la società statunitense “Tiba Biotech” (comunicato stampa Tiba Biotech).
È
chiaro che l'industria degli animali da ranch sta per essere superata dai
vaccini mRNA, che probabilmente uccideranno un numero scioccante di animali da
ranch (e promuoveranno l'aumento dell'infertilità) e contamineranno la
fornitura di carne con artefatti di mRNA come le proteine spike.
Considera questo un tipo di programma di
"spopolamento degli animali del ranch" per eliminare la carne e
costringere le persone a fare vermi della farina e grilli (vedi sotto).
Presto,
se mangi prodotti a base di carne convenzionali, mangerai i risultati della produzione
biotecnologica della "vaccinazione" di massa dell'mRNA degli animali.
Se
mangi carne, sappi da dove viene.
Da qui
in poi, se scegli di mangiare carne, sappi da dove viene.
Se
proviene da operazioni di animali da fabbrica, è quasi certo che sarà presto
contaminato dalla biotecnologia dell'mRNA.
Sebbene
sia ancora un'ipotesi, è possibile che la cottura ad alta temperatura possa
distruggere alcune delicate proteine generate dalla biotecnologia dell'mRNA.
Per
questo motivo, assicurati di evitare di mangiare prodotti a base di carne cruda
/ rosa come bistecche rare.
Non
sappiamo ancora con certezza che la cottura distrugge le proteine spike,
tuttavia, quindi fai attenzione quando consumi prodotti a base di carne
provenienti da fonti convenzionali. (Speriamo di saperne di più su questo argomento e
riferire i nostri risultati a voi.)
Se
mangi carne, fai uno sforzo per trovare fornitori di carne locali che seguano
pratiche più olistiche e naturali come evitare iniezioni di mRNA per le loro
mandrie.
Sostieni
l'agricoltura locale e avrai una linea di approvvigionamento di cibo più
pulito.
Scegli sempre animali allevati con mangimi biologici
non OGM, se possibile.
Oppure
potresti mangiare vermi della farina e "hamburger di coleotteri" per placare”
i ricchi affari dei globalisti”.
Sembra
ovvio che i globalisti stiano cercando di contaminare la fornitura di carne e
di spazzarla via nel tempo, sostituendo le carni animali con larve, vermi della
farina, grilli e larve di mosca soldato nero, tra le altre creature.
Un
articolo “StudyFinds.org “evidenzia un recente studio sui “vermi della farina”
che afferma che queste “larve essiccate” sostituiranno presto il pollo nelle parti
di pollo.
Non
sembra un pranzo delizioso? Presto, questo è ciò che le masse impoverite
saranno offerte come “fonte proteica”:
Nel
frattempo, senza dubbio, i governanti globalisti godranno di costolette di
prima qualità sui loro jet privati mentre sgranocchiano insalate biologiche non
OGM,
perché sanno che il cibo pulito promuove la longevità.
(naturalnews.com)
La “Grande
Sostituzione”,
in
stile Europa occidentale.
Unz.com - AUGUSTIN GOLAND - (16 GIUGNO 2023) –
ci dice:
Anche
se le nazioni europee dovessero fare sul serio nella lotta contro
l'immigrazione clandestina, cosa che la maggior parte di loro deve ancora fare,
ciò non sarebbe sufficiente a fermare” la Grande Sostituzione”.
Quell'esperimento
di ingegneria sociale continuerebbe, anche se forse a un ritmo leggermente più
lento e con una percentuale minore di criminali e terroristi islamici che si
dirigono verso il Vecchio Continente.
Nel
corso degli anni, l'immigrazione di massa dell'Europa occidentale, iniziata sul
serio nel 1970, è diventata auto-nutriente ed esponenziale.
Ciò è in parte dovuto al fatto che l'élite
globalista al potere si è abituata e non è disposta a chiudere le porte,
qualunque siano le conseguenze, e in parte perché il diritto al
ricongiungimento familiare degli immigrati e dei rifugiati stanziali è diventato
la norma sotto gli auspici della “Corte europea dei diritti dell'uomo”.
Un
altro fattore importante è che gli immigrati di origine africana e
mediorientale hanno più figli delle persone di origine europea.
La
"Grande Sostituzione" è un termine inventato dall'autore francese”
Renaud Camus”, per il quale si è guadagnato l'etichetta di teorico della cospirazione di
estrema destra.
Insulti a parte, il termine descrive
semplicemente ciò che sta accadendo ora nella parte occidentale del Vecchio
Continente, con tassi di natalità autoctoni molto bassi da un lato e una
popolazione di origine straniera in rapido aumento con tassi di natalità più
elevati dall'altro.
Alcuni
preferiscono il termine "colonizzazione invertita".
Un altro francese, “Bernard Lugan”, storico e
africanista, ha scritto un libro su questo argomento, pubblicato l'anno scorso
“come la Francia è diventata la colonia delle sue colonie”.
I
lettori del “Rinascimento americano” potrebbero essere più concentrati sulla
questione razziale, ma una preoccupazione maggiore per la maggior parte degli
europei occidentali è l'ascesa dell'Islam che è legata a questa “colonizzazione
invertita”.
Altrettanto
preoccupante è il semplice fatto che i nativi europei si sentono sempre meno a
casa nei loro paesi a causa della crescente presenza di culture, costumi e
lingue straniere.
Una
grande maggioranza di europei vuole meno immigrati, ma i loro “governi
nazionali globalisti” e i rappresentanti presso l'”Unione europea” globalista non
sembrano preoccuparsene, anche se a volte potrebbero dire il contrario.
Un
esempio è il “Regno Unito post-Brexit”, dove il governo conservatore ha
presieduto a un aumento senza precedenti dell'immigrazione legale da fuori
Europa.
In effetti, i non europei hanno ora più che sostituito
i cittadini dei paesi dell'UE che hanno lasciato il Regno Unito o hanno smesso
di venire quando i britannici hanno lasciato l'Unione europea.
Uno
degli argomenti a sostegno della Brexit era che la Gran Bretagna sarebbe stata
in grado di riprendere il controllo dei suoi confini, ma riprendere il controllo dei suoi
confini non fermerà l'immigrazione se il suo governo non lo vuole.
I
manifestanti pro-Brexit dei gilet gialli marciano sul Parlamento chiedendo una
Brexit senza accordo, la fine dell'immigrazione e la fine di ciò che vedono
come”
notizie false mainstream”, 13 aprile 2019.
L'immigrazione
netta nel Regno Unito (il numero di coloro che sono venuti a vivere nel Regno Unito
meno il numero di coloro che hanno lasciato) ha raggiunto 606.000 per il 2022, che è un aumento del 24% rispetto
ai 488.000 registrati l'anno precedente e un record di tutti i tempi.
Gli
arrivi extracomunitari hanno incluso: 361.000 studenti e le loro famiglie;
235.000 persone che arrivano per motivi di lavoro; 172.000 partecipanti a
programmi umanitari (tra cui 114.000 ucraini e 52.000 hongkonghesi);
e
76.000 persone che chiedono asilo.
Il
venticinque percento dei visti rilasciati nel 2022 è andato a cittadini
indiani, che hanno beneficiato quell'anno di un aumento del 73% dei visti per
studenti e di un aumento del 130% dei visti di lavoro.
Nel
2022, la migrazione netta dell'UE è stata di meno 51.000, il che significa che
51.000 cittadini dell'UE in più hanno lasciato il Regno Unito rispetto a quelli
che sono venuti a viverci (per almeno un anno).
Inoltre, in quell'anno, 4.000 cittadini
britannici hanno lasciato il Regno Unito, mentre 662.000 cittadini
extracomunitari sono venuti per rimanere.
Nel
2010, quando la migrazione netta era di 252.000 persone – gran parte delle
quali era dovuta all'immigrazione da altri paesi dell'UE – i Tories promisero
di ridurre l'immigrazione netta a "decine di migliaia".
Oggi
quella promessa è in gran parte dimenticata.
Nel
2019, il partito ha promesso di nuovo, questa volta di ridurre l'immigrazione
netta dai 226.000 prevalenti in quel momento.
Ma poi
è arrivato l'enorme picco nel 2022.
Entro
il 2023, il primo ministro Rishi Sunak, un indù praticante e figlio di indiani
punjabi immigrati dall'Africa orientale nel 1960, non è stato disposto a
impegnarsi in tale riduzione, dicendo solo che vuole "ridurre i
numeri" in qualche modo.
Per questo è stato aspramente criticato dai
membri del suo stesso partito.
Il
rilascio di visti di lavoro nel Regno Unito si basa su punti e i nuovi criteri
rilasciati nel 2020, subito dopo la Brexit, hanno contribuito all'aumento
dell'immigrazione legata al lavoro da fuori Europa.
Gli
immigrati con visti di lavoro e visti per studenti possono anche portare
persone a carico (marito, moglie, partner civile o non sposato e qualsiasi
figlio sotto i 18 anni).
Oltre
135.000 visti sono stati rilasciati nel 2022 per tali persone a carico.
Inoltre, gli ex studenti possono rimanere e
lavorare nel Regno Unito con un visto di laurea per due o tre anni.
"Voglio
dire, se la migrazione netta negli ultimi anni è stata di circa 300.000
all'anno, è come cinque circoscrizioni parlamentari di nuove persone ogni
anno", ha detto il deputato conservatore “Adam Holloway” a “Nigel Farage”
su “GB News” nel maggio 2023.
"In
dieci anni, si tratta di quasi 50 circoscrizioni parlamentari in termini di
persone.
So che
almeno un gruppo di noi sta chiedendo di vedere il ministro degli Interni la
prossima settimana, perché non si tratta solo delle prospettive elettorali del
partito conservatore ad essere distrutte da questo.
Ma in
realtà si tratta della forma e della sensazione del nostro paese che va
avanti".
Il
ministro degli Interni “Suella Braverman” è figlia di genitori indiani
immigrati nel Regno Unito nel 1960, da Mauritius e Kenya.
Tuttavia,
è lei che ha fatto pressione sugli altri membri del governo britannico per
rilanciare l'impegno del 2010 di ridurre la migrazione netta a decine di
migliaia ogni anno.
Nel
frattempo, i suoi colleghi britannici bianchi nel gabinetto si sono
ostinatamente rifiutati di farlo, o per impegni con le imprese che vogliono
manodopera abbondante e a basso costo o per” wokeismo”.
Migliaia
di persone marciano per i rifugiati nel centro di Londra nella “Giornata contro
il razzismo delle Nazioni Unite “mentre il ministro degli Interni britannico “Suella
Braverman” visita il Ruanda per colloqui sui piani dei governi britannici di
inviare rifugiati nel paese africano.
“Ben Harris-Quinney”,
presidente del “Bow Group,” il più antico” think tank conservatore del Regno
Unito”, ha dichiarato a” Breitbart New”s nel maggio 2023:
"Il
Partito conservatore ha infranto la sua promessa ormai vecchia di 13 anni di
ridurre l'immigrazione a decine di migliaia perché teme le aziende globali più
dei loro elettori traditi.
Le aziende amano l'immigrazione di massa
perché vogliono manodopera a basso costo, facile da sfruttare e prezzi
immobiliari gonfiati in modo innaturale.
Come
conseguenza dell'immigrazione sostenuta, in gran parte legale, i britannici
bianchi costituivano poco meno dell'80% della popolazione nel 2019 rispetto a
poco meno del 90% nel 2001.
Peggio
ancora, le nascite bianche britanniche sono diminuite dal 65% di tutte le
nascite vive nel 2014 al 61% nel 2019.
Tra il
2011 e il 2021, la percentuale di residenti in Inghilterra e Galles nati al di
fuori del Regno Unito è aumentata dal 13,4% della popolazione totale al 16,8%.
Nel
2021, quasi il 29% dei nati vivi erano da donne nate al di fuori del Regno
Unito e il tasso medio di fertilità per quelle donne era di 2,03 per donna
rispetto a 1,54 per le donne nate nel Regno Unito.
In un
sondaggio” YouGov “pubblicato nel dicembre dello scorso anno, il 57% degli
intervistati ha dichiarato che il livello di immigrazione in Gran Bretagna
negli ultimi dieci anni era stato troppo alto, il 20% ha dichiarato che era
stato più o meno giusto, e solo il 7% pensava che fosse stato troppo basso.
Il
settantadue per cento ha dichiarato di disapprovare il modo in cui il governo
sta attualmente gestendo la questione dell'immigrazione.
Francia.
Anche
in Francia l'immigrazione ha toccato nuovi record.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, è
famoso per aver detto una volta che non esiste una cosa come la cultura
francese, ma solo culture in Francia.
E
questa è davvero la sensazione che si prova quando si visita quel paese,
soprattutto ma non esclusivamente le sue città più grandi, come Parigi.
Il
presidente Macron è visto da molti francesi come una versione europea del primo
ministro canadese Justin Trudeau, noto per le sue politiche di frontiere
aperte.
Solo
di recente Macron ha cercato di apparire disposto a limitare l'immigrazione di
fronte al crescente malcontento e instabilità popolare.
(Macron e Trudeau sono fieramente
“uomini di Davos”. N.d.R.)
I
manifestanti appendono uno striscione a una statua colonialista.
Diverse
persone, per lo più della popolazione comoriana, hanno manifestato a Marsiglia
contro la legge sull'immigrazione dal governo francese di Emmanuel Macron e
sostenute dal ministro dell'Interno Gérald Darmanin.
I
fatti dicono il contrario, tuttavia, ed è un dato di fatto che il governo della
Francia, un paese di 68 milioni di persone, ha rilasciato 320.000 permessi di
soggiorno per la prima volta agli stranieri nel 2022.
Questo
era il 17% in più rispetto all'anno precedente e quasi il doppio rispetto a 15
anni prima.
Di
questi oltre 320.000 permessi di soggiorno per la prima volta, 108.340 sono
stati dati agli studenti;
90.385
sono andati a familiari di residenti legali;
52.570
sono andati a immigrati economici;
40.490
sono stati emessi per motivi umanitari; e 28.545 sono stati assegnati per altri
motivi.
Inoltre,
sono stati rilasciati 255.118 visti per lavori a breve termine.
Questi
numeri non scenderanno presto se un disegno di legge proposto dal governo di
Macron l'anno scorso sarà finalmente votato in legge.
Tale
disegno di legge prevederebbe, tra le altre cose, la legalizzazione degli
immigrati clandestini che lavorano in settori che soffrono di mancanza di
lavoratori, come l'industria dell'ospitalità.
Inoltre,
il governo francese ha fatto marcia indietro sulla minaccia di trattenere i
visti da diversi paesi africani che avevano impedito il ritorno dei loro
cittadini deportati dalla Francia.
Durante
una visita in Algeria nel dicembre 2022, il ministro dell'Interno francese “Gérald
Darmanin” ha annunciato "il ritorno delle normali relazioni
consolari" per quanto riguarda la concessione dei visti.
Solo
nel caso degli algerini, ciò significava che tra i 300.000 e i 400.000 visti
sarebbero stati rilasciati ogni anno.
Peggio ancora, la decisione è stata presa
nonostante la mancanza di progressi nell'incoraggiare quei paesi a riprendere i
loro cittadini deportati.
Nel 2022, più di 130.000 ordini di espulsione
sono stati emessi dalle autorità francesi, ma meno del 10% è stato eseguito.
È un problema che dura da molti anni, poiché
molti paesi africani e musulmani in particolare hanno bloccato la maggior parte
dei rimpatri dei loro cittadini.
Sulla
base dei dati ufficiali del governo del 2021, 7 milioni di immigrati vivono
attualmente in Francia, tra cui 2,5 milioni che hanno ottenuto la cittadinanza
francese.
Dei sette milioni, il 47,5% è nato in Africa e
il 13,6% in Asia.
I paesi di nascita più comuni per gli
immigrati sono Algeria (12,7%), Marocco (12%), Portogallo (8,6%), Tunisia
(4,5%), Italia (4,1%), Turchia (3,6%) e Spagna (3,5%).
Ma se
prendiamo in considerazione i figli e i nipoti degli immigrati, il numero di
persone di origine straniera in Francia è di 19 milioni, ovvero il 28% della
popolazione totale del paese.
Della
popolazione di età compresa tra 0 e 4 anni, la percentuale sale a quasi il 42%.
E se
escludiamo gli immigrati di origine europea e la loro prole, scopriamo che
quasi il 30% dei membri più giovani della popolazione francese non sono di
origine europea.
Queste
cifre ufficiali non si basano sulle statistiche etniche, che non sono
consentite in Francia, ma sui paesi di origine degli immigrati.
Le fonti di altri dati sulla popolazione
includono cifre non ufficiali come il numero di test per l'anemia falciforme
condotti dagli ospedali francesi sui neonati.
Tradizionalmente,
questi test sono stati eseguiti su bambini i cui genitori sono di origine
africana o mediorientale.
(Anche coloro i cui genitori provengono dai
Caraibi francesi sono testati, anche se potrebbero essere cittadini francesi e
non immigrati.)
I dati
mostrano che il 20% dei neonati nel 2001 è stato testato, mentre nel 2016 quasi
il 40% è stato testato, quasi il doppio della percentuale.
A
causa dell'uso di questi dati da parte dell'"estrema destra", il
governo francese ha ora ordinato agli ospedali di condurre i test su tutti i
neonati, sebbene la malattia genetica non colpisca i bianchi.
Oltre
all'aumento dell'immigrazione, con l'immigrazione legale che costituisce di
gran lunga la maggior parte, il cambiamento demografico in Francia è anche
causato da diversi tassi di fertilità.
Mentre
il tasso di fertilità complessivo in Francia è ora di circa 1,7 figli per
donna, è molto più alto tra le donne immigrate:
3,5 bambini per le donne del Nord Africa, 3,1
per le donne dalla Turchia e 2,9 per le donne dell'Africa sub-sahariana.
Più
apertamente che nel Regno Unito, la colonizzazione in corso della Francia da
parte di immigrati provenienti per lo più dalle sue ex colonie ha sollevato
l'allarme sul progressivo declassamento di quel paese allo status di terzo
mondo.
Lo
stesso presidente Macron ha coniato la parola "de civiltà" per
descrivere l'evoluzione del suo paese che si verifica sotto il suo mandato.
Ci
sono stati anche avvertimenti di un crescente rischio di guerra civile da parte
di alti funzionari, tra cui il predecessore del presidente Macron, “François
Hollande”, così come dal primo ministro degli interni di Macron, “Gérard
Collomb”.
Non
c'è da stupirsi che due terzi dei francesi considerino la “Grande Sostituzione
reale” e non solo una teoria della cospirazione, e tre quarti pensano che ci
siano troppi immigrati nel loro paese.
Parlando
delle lamentele del presidente Macron sulla "de civiltà" della
Francia, il suo connazionale del 17 ° secolo Jacques-Bénigne Bossuet, un
vescovo che era predicatore di corte del re Luigi XIV e un famoso oratore,
aveva un famoso detto per persone come lui:
"Dio
ride degli uomini che deplorano gli effetti di cui hanno a cuore le
cause".
Germania.
Anche
la Germania è andata molto lontano sulla strada della sostituzione della
popolazione, e ultimamente sta accelerando in quella direzione.
Nel 2022, su una popolazione totale di circa 84
milioni, 15,3 milioni di persone in Germania erano nate all'estero.
Altri 4,9 milioni erano figli di due immigrati
e altri 3,9 milioni avevano un genitore immigrato.
"Si
tratta di un aumento del 6,3% rispetto al dato del 2021", ha osservato “Deutsche
Welle” ad aprile.
L'autore di “DW” ha inoltre scritto:
"Gli alti livelli medi di migrazione
negli ultimi anni erano evidenti anche nelle statistiche.
Poco
più di 6 milioni di persone sono emigrate in Germania nell'ultimo decennio, tra
il 2013 e il 2022.
Va
detto che di questi sei milioni, 1,1 milioni erano rifugiati ucraini arrivati
nel 2022 dopo l'invasione russa del loro paese.
E anche con così tanti rifugiati ucraini, la
migrazione netta verso la Germania nel 2022 è stata "solo" di circa
329.000 immigrati, poco più della metà di quella del Regno Unito (606.000).
Nel
complesso, tra i sei milioni, solo poco più di un quarto erano richiedenti
asilo – migranti illegali per la maggior parte.
Coloro che cercavano opportunità di lavoro
costituivano un altro quarto, con un altro quarto di familiari ammessi per il
ricongiungimento familiare e solo poco più dell'8% ammesso come studenti.
Il
governo di coalizione tedesco, guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz, vuole
spalancare le porte per risolvere la presunta mancanza di manodopera
qualificata del paese.
Una
nuova legge in fase di stesura che amplierà l'attuale legge sull'immigrazione
qualificata è destinata ad aumentare l'immigrazione di manodopera qualificata
da fuori dell'UE di circa 60.000 persone all'anno.
Proprio
come ha fatto il Regno Unito e come la Francia sta progettando di fare, la
nuova legge tedesca abbasserebbe la soglia salariale per i contratti di lavoro
che consentono agli stranieri di venire a lavorare nel paese.
Il
governo tedesco intende anche promuovere attivamente il mercato del lavoro
tedesco in tutto il mondo.
Il
cancelliere Olaf Scholz parla alla conferenza stampa dopo il vertice
federale-statale nell'ufficio del cancelliere.
In un vertice sui rifugiati nell'ufficio del
cancelliere, i governi federale e statale hanno rinviato una decisione
fondamentale su finanziamenti federali permanentemente più elevati per il
finanziamento di alloggi, assistenza e integrazione di coloro che cercano
protezione.
Oltre
a ciò, la nuova legge ridurrebbe il periodo di residenza richiesto per la cittadinanza
da otto a cinque anni e persino a tre anni per coloro che parlano bene il
tedesco e possono vantare risultati professionali o accademici.
Ciò
significa che circa due milioni di immigrati sarebbero in grado di richiedere
immediatamente la cittadinanza, molti dei quali sono siriani e altri
mediorientali e africani arrivati durante la grande crisi dell'immigrazione del
2015-2016.
Scholz
non sembra preoccuparsi né della minaccia del terrorismo islamico né della
criminalità domestica, comprese le aggressioni sessuali e gli stupri.
Infatti, ai cittadini tedeschi è legalmente
impedito persino di conoscere la connessione tra criminalità e razza, perché,
come la Francia, la Germania non consente la raccolta di dati sull'etnia o
sulla razza.
Va
notato di passaggio che la prospettiva di criminali sessuali stranieri e
potenziali jihadisti che entrano liberamente nel Regno Unito da paesi come la
Germania è stato un argomento chiave a favore dell'uscita dall'Unione europea
durante la corsa al referendum sulla Brexit del 2016.
Giustamente,
ma aver lasciato l'UE non sarà di grande aiuto per il Regno Unito se mantiene i
suoi confini aperti agli afghani, ai pakistani e ad altri cittadini dei paesi
musulmani.
Da qui il rimprovero spesso fatto ai Tories in Gran
Bretagna che la loro politica sull'immigrazione è un tradimento della Brexit.
C'è un
altro aspetto della politica di immigrazione "scelta" che è
attualmente promossa dai leader europei come alternativa all'immigrazione
clandestina non scelta.
Tale
politica priva le società più povere e meno sviluppate dei loro membri più
brillanti, mantenendo tali società in povertà e ampliando il divario con
l'Europa.
La
politica incita anche i non qualificati in quei paesi a tentare la fortuna con
mezzi illegali.
Un
esempio lampante di ciò è il modo in cui l'Occidente sta attivamente reclutando
medici africani e asiatici, che sono incoraggiati a immigrare legalmente,
aumentando così l'effetto di attrazione sui loro pazienti non qualificati.
Questo
tipo di bracconaggio umano è sia immorale che miope.
Tutte
queste tendenze indicano una cosa:
l'importanza della ri- immigrazione.
L'immigrazione extraeuropea deve essere fermata,
certo, e i tassi di natalità nativi devono aumentare, ma alla fine, per
risolvere i problemi demografici dell'Europa, devono tornare indietro.
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