“Emissioni zero prima del 2050”.
“Emissioni
zero prima del 2050”.
Lo
Capite o No che il Carbonio (Co2) che
Vogliono
Eliminare siamo Noi?
Conoscenzealconfine.it
– (14 Luglio 2023) - Marcello Pamio – ci dice:
La Co2
è un alimento indispensabile per tutti gli esseri viventi!
Secondo
i” venduti” dell’IPCC, il” Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambio
Climatico” le emissioni di CO₂ di combustibili fossili devono essere ridotte a
zero entro il 2100.
“Se non salviamo noi stessi da noi stessi,
siamo fregati”, dice lo slogan.
La
cosa strana è che tutta la vita è basata sul carbonio e questo viene generato
dall’anidride carbonica presente nell’atmosfera.
Tutto il carbone nei combustibili fossili che
stiamo bruciando oggi, una volta era nell’atmosfera come CO₂, prima che venisse consumato dal
plancton nel mare e dalle piante nella terra.
Carbone,
petrolio e gas naturale sono i residui di questo plancton e piante che sono
stati trasformati dal calore e dalla pressione.
Se non
ci fosse stata la CO₂ nell’atmosfera la terra sarebbe un pianeta morto.
Parlando di cambiamento climatico, eliminate la CO₂ e
avrete la morte del pianeta!
L’Agenzia
per la protezione dell’ambiente ha decretato questa essenziale sostanza un contaminante!
Come
può qualcosa che rende possibile la vita, essere dannosa?
L’anidride
carbonica è un alimento indispensabile per tutti gli esseri viventi!
Ce ne
può essere troppo come dicono gli “allarmi climatici”?
Se
guardiamo al quadro completo troviamo qualcosa di sorprendente.
Per la
maggior parte della storia del pianeta è sempre stata presente nell’atmosfera a
livelli molto più elevati di oggi.
Durante
l’esplosione
cambriana,
quando la vita multicellulare apparì per la prima volta, i livelli di CO₂ erano
10 volte maggiori degli attuali.
In
pratica, stiamo vivendo in un’era di basso livello.
Il livello ottimale di CO₂ per la crescita
delle piante sarebbe 4 o 5 volte maggiore di quello che c’è attualmente.
Questo
è il motivo per cui nelle serre iniettano la CO₂ aggiuntiva: per incentivare la crescita delle
piante!
Natura.
Allo
stesso modo, incentivare la CO₂ nell’atmosfera terrestre promuoverebbe la
crescita di cibo e foreste.
Ma
arriviamo al punto cruciale:
questo aiuterebbe il pianeta a sfamare i 10
miliardi di persone che toccheremo entro la metà del secolo.
E
forse questo per qualcuno è un problema.
“L’economia
Green” serve a ridurre la “CO2” e quindi le opportunità di alimentarsi.
Elimineranno
così gli allevamenti per darci cibo morto, sintetico; spariranno le auto per
rinchiuderci nelle prigioni-città da 15 minuti.
Lo
Capite o No che il Carbonio che Vogliono Eliminare siamo Noi?
(Marcello
Pamio) (t.me/marcellopamio)
Neutralità
climatica.
Consilium.europa.eu
– (12 luglio 2023) – Redazione – ci dice:
I
paesi dell'UE si sono impegnati a rendere l'UE climaticamente neutra.
Il
passaggio a una società e a un'economia a emissioni zero rappresenta sia una
sfida urgente, dato il numero crescente di eventi meteorologici estremi, sia
un'occasione per creare nuovi posti di lavoro e opportunità economiche.
La
transizione verde costituisce inoltre un passo necessario verso la riduzione
delle dipendenze energetiche dell'UE.
La
sostituzione dei combustibili fossili con forme energetiche più pulite ridurrà
le emissioni di gas a effetto serra dell'UE e la renderà meno dipendente dal
gas russo.
Il
Consiglio sta attualmente lavorando a nuove norme volte a ridurre le emissioni
dell'UE di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto al 1990) con il cosiddetto
pacchetto "Pronti per il 55%".
Questa
pagina fornisce un quadro delle riunioni più recenti e previste a breve, dei
comunicati stampa e delle politiche riguardanti i lavori del Consiglio e del
Consiglio europeo sull'obiettivo dell'UE di raggiungere la neutralità climatica
entro il 2050.
Finanziamento
della “transizione climatica”.
Infografica
- Cosa fa l'UE per finanziare la transizione verso la neutralità climatica?
Questa
infografica illustra le risorse finanziarie destinate dall'UE alla transizione
verso la neutralità climatica.
Infografica
completa.
L'Unione
europea sostiene fermamente la transizione verso un'economia a basse emissioni
di carbonio, più efficiente in termini di risorse e più sostenibile.
Ciò rientra negli sforzi dell'UE per
conseguire i suoi obiettivi in materia di clima e di energia in linea con
l'accordo di Parigi e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle
Nazioni Unite per il 2030.
Per
conseguire gli obiettivi in materia di clima, ambiente e sostenibilità sociale
sono necessari importanti investimenti pubblici e privati.
L'UE e
i suoi Stati membri sono il principale fornitore a livello mondiale di
finanziamenti pubblici per il clima, con 23,04 miliardi di EUR erogati nel 2021.
Inoltre,
il Green Deal europeo ha sottolineato la necessità di mobilitare flussi
finanziari e di capitale privati a favore degli investimenti verdi.
COS’È
LA NEUTRALITÀ CARBONICA E
COME RAGGIUNGERLA
ENTRO IL 2050.
Agente0011.it – (10 Gennaio 2022) – Redazione
– ci dice:
Nella
legge europea sul clima, l'Unione europea si impegna a raggiungere il traguardo
della neutralità carbonica”, le cosiddette "emissioni zero", entro il
2050.
Cosa comporterà
in pratica?
Il
cambiamento climatico sta colpendo il nostro pianeta, sotto forma di condizioni
climatiche estreme quali siccità, ondate di caldo, piogge intense, alluvioni e
frane sempre più frequenti, anche in Europa.
L'innalzamento
del livello dei mari, l'acidificazione dell'oceano e la perdita della
biodiversità sono ulteriori conseguenze dei rapidi cambiamenti climatici.
Per
riuscire a contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° -
reputata sicura dal “Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento
climatico” (IPCC) - raggiungere il traguardo emissioni zero entro la metà del
ventunesimo secolo è essenziale.
Tale
obiettivo è previsto anche dall'Accordo di Parigi firmato da 195 paesi, inclusa
l'Unione europea.
A dicembre
2019 la Commissione europea ha presentato “il Green deal europeo”, il piano per
rendere l'Europa climaticamente neutrale entro il 2050.
Questo
obiettivo sarà raggiunto attraverso” la legge europea sul clima” che inserisce
la neutralità climatica nella legislazione vincolante comunitaria.
Cos'è
la neutralità carbonica?
È
un’espressione che potrebbe essere male interpretata: si potrebbe pensare che
significhi “smettere
di produrre emissioni di gas serra”, ma non è proprio così.
Quando
si parla di “emissioni zero” si intende in realtà “emissioni nette zero”, cioè
una condizione in cui per ogni tonnellata di CO2 o di un altro gas serra che si
diffonde nell’atmosfera se ne rimuove altrettanta.
(Ma la CO2 è più pesante dell’atmosfera,
quindi rimane a stretto contatto della terra e degli oceani, non può creare uno
strato alto atmosferico ricco di Co2! N.d.R.)
Le
emissioni zero (o neutralità carbonica) consistono quindi nel raggiungimento di
un equilibrio tra le emissioni e l'assorbimento delle stesse.
Quando
si rimuove anidride carbonica dall'atmosfera si parla di sequestro o
immobilizzazione del carbonio.
Per raggiungere tale obiettivo, l'”emissione dei gas
ad effetto serra” (GHG) dovrà essere controbilanciata dall'assorbimento delle
emissioni di carbonio.
(L’assorbimento
delle emissioni di Co2 avviene tramite il terreno e gli oceani senza
l’intervento dell’uomo! N.d.R.)
Viene
definito pozzo di assorbimento un sistema in grado di assorbire maggiori
quantità di carbonio rispetto a quelle che emette
I principali pozzi di assorbimento naturali
sono rappresentati dal suolo, dalle foreste, e dagli oceani.
Secondo le stime, i pozzi naturali rimuovono
tra i 9.5 e gli 11 Gt di CO2 all'anno. Nel 2019, le emissioni globali di CO2
hanno superato di più di tre volte (38.0 Gt) la capacità totale di assorbimento
dei pozzi naturali.
Ad
oggi, nessun pozzo di assorbimento artificiale è in grado di rimuovere la
necessaria quantità di carbonio dall'atmosfera necessaria a combattere il
riscaldamento globale.
Il carbonio conservato nei pozzi naturali come
le foreste è rilasciato nell'atmosfera attraverso gli incendi nelle foreste, i
cambiamenti nell'uso del terreno o i disboscamenti.
Per
questo motivo è fondamentale ridurre le emissioni di carbonio per poter
raggiungere la neutralità climatica.
Compensare
le emissioni di carbonio.
Un
altro modo per ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità carbonica
consiste nel compensare le emissioni prodotte in un settore riducendole in un
altro.
Questo
può essere fatto investendo nelle energie rinnovabili, nell'efficienza
energetica o in altre tecnologie pulite.
Il Sistema per lo scambio delle quote di
emissione dell'UE è un esempio di schema per la compensazione delle emissioni
di carbonio.
Il
meccanismo della delocalizzazione della CO2 è un altro modo per ridurre le
emissioni.
Attraverso
questo sistema, si conta di aiutare a prevenire la delocalizzazione delle
emissioni di CO2 scoraggiando lo spostamento della produzione verso paesi con
norme meno rigorose sulle emissioni di gas serra.
La
Commissione dovrebbe proporre questa tassa sul carbonio nel 2021.
Gli
obiettivi dell'Unione europea.
L'Unione
europea è impegnata in un'ambiziosa politica climatica.
Secondo
il piano stabilito dal “Green Deal”, l'UE aspira a diventare il primo
continente “a togliere dall'atmosfera” almeno tanta CO2 quanta ne produce entro
il 2050.
Il
Parlamento europeo il 7 ottobre ha approvato non solo il raggiungimento della
neutralità climatica entro il 2050, ma anche una riduzione delle emissioni del
60% entro il 2030.
Si
tratta di una proposta più ambiziosa rispetto alla proposta della Commissione
del 55%, a cui il Parlamento richiede di fissare un ulteriore obiettivo
intermedio per il 2040 per assicurare il raggiungimento dell'obiettivo finale
nel 2050.
Gli
eurodeputati hanno chiesto ai singoli stati membri di divenire climaticamente
neutrali, così che dopo il 2050 la CO2 “rimossa dall'atmosfera” sarà maggiore
che quella prodotta.
(Rimuovere
la CO2 da parte dell’uomo è un crimine contro la vita verde del pianeta!
N.d.R.)
Inoltre,
tutti i sussidi diretti o indiretti per i combustibili fossili dovranno essere eliminati
al massimo entro il 2025.
Nell’aprile
2021, gli eurodeputati hanno raggiunto l’accordo con il Consiglio sull’obbligo
per l’UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
L’istituzione
di un comitato consultivo scientifico europeo indipendente sui cambiamenti
climatici, come suggerito dal” PE”, servirà a valutare la qualità degli
interventi introdotti e a monitorare i progressi fatti.
Attualmente
cinque stati membri dell'UE hanno legiferato circa l'obiettivo emissioni zero:
la
Svezia mira a raggiungere zero emissioni entro il 2045, mentre Francia,
Germania, Danimarca e Ungheria entro il 2050.
Accade
nel 2019: una petizione
per
negare la scienza del clima.
Climateranti.it
– Redazione – (9 giugno 2019) – ci dice:
Sembrerà
incredibile, ma alcuni docenti ed ex docenti universitari hanno lanciato una
delirante petizione sul clima in cui si negano decenni di scienza del clima e
si riciclano i soliti vecchi argomenti del “negazionismo climatico”.
Mentre
la comunità scientifica mondiale (foraggiata dai nuovi ricchi globalisti N.d.R.) continua a sfornare pubblicazioni di
grande spessore e importanza sul riscaldamento globale in corso e atteso per il
futuro, alcuni docenti universitari italiani hanno scritto e stanno facendo
girare una petizione in cui concludono che sarebbe unicamente la natura e non
l’uomo a governare il clima.
Ne
abbiamo ricevuto una copia, e abbiamo verificato che, ovviamente, la petizione
contiene molti errori e falsità, nonché molte delle tesi senza fondamento già
proposte da “Franco Battaglia” e “Nicola Scafetta”, più volte confutate anche
su Climalteranti.
Nello
spirito di servizio che anima questo blog, rendiamo disponibile la petizione con l’analisi dei principali
errori.
“l’anidride
carbonica non è un agente inquinante”
“Sbagliato”:
l’anidride
carbonica, pur non essendo causa diretta di patologie come altri inquinanti
(gli ossidi di zolfo e azoto, per esempio, e molti altri), può essere
considerata comunque un inquinante perché, in concentrazioni eccessive,
determina impatti ambientali diretti e indiretti:
aumentando
l’effetto serra naturale determina un aumento delle temperature, un’alterazione
del ciclo idrologico, e quindi danni per la salute umana, l’agricoltura, la
biodiversità, ecc;
inoltre
provoca l’acidificazione degli oceani.
La
presenza di CO2 non è mai stata così alta negli ultimi milioni di anni e il suo
aumento costante è legato essenzialmente all’uso dei combustibili fossili e
alla deforestazione.
“basate
sull’illusoria pretesa di governare il clima”:
Sbagliato:
“governare
il clima” è un concetto confuso e impreciso, un espediente retorico che sembra
negare una conclamata evidenza scientifica, ossia il legame – questo sì
inconfutabile – fra le emissioni antropiche di gas serra e il riscaldamento
globale.
L’unica
“pretesa” di chi chiede di ridurre le emissioni è quella di evitare che i
cambiamenti climatici portino ancora maggiori impatti sul pianeta, sugli umani
e le altre specie viventi, alcuni dei quali potenzialmente irreversibili per i
tempi dell’esperienza umana.
“Questa
è la tesi del “riscaldamento globale antropico” promossa dall’”Intergovernmental
Panel on ClimateChange” (IPCC) delle Nazione Unite.”
Sbagliato:
l’IPCC
non “promuove” la teoria del riscaldamento globale, ma si limita (si fa per
dire…) ad analizzare e riassumere la letteratura scientifica mondiale, che
conferma in decine di migliaia di pubblicazioni scientifiche (molte delle quali
antecedenti l’istituzione dell’IPCC), l’influenza delle attività umane sul
riscaldamento globale.
“Quella del riscaldamento globale
causato dalla CO2 antropica è però solo una congettura non dimostrata, ma
dedotta da alcuni modelli climatici che sono complessi programmi al computer
chiamati “General Circulation Models”.
Sbagliato:
l’affermazione è clamorosa, soprattutto se si pensa
che l’impatto dei gas serra, e dell’anidride carbonica in particolare, era già
stato calcolato dallo scienziato svedese “Svante Arrhenius” in un suo articolo
pubblicato nel 1896.
Da
allora i contributi teorici e le evidenze sperimentali si sono sommati.
I modelli non simulano soltanto il
riscaldamento globale causato dalla concentrazione atmosferica di CO2 e la
sigla GCM (mutuata dalla meteorologia), sta anche per “Global Climate Models” o
“Global Coupled Model”.
I
modelli attuali includono molte componenti del sistema climatico (oceani,
terraferma, ghiacci, vegetazione ecc.) e per questo vengono chiamati “Climate
System Models”, “Community Climate System Models” o “Earth System Models”.
Inoltre,
l’importanza fondamentale delle attività umane sul riscaldamento globale è
mostrata da modelli diversi dai GCM, ed è anche comprovata dall’applicazione di
modelli basati su approcci radicalmente differenti.
“la
letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una “variabilità
climatica naturale” che questi stessi modelli non sono in grado di riprodurre”
Sbagliato:
seppur
ci siano inevitabili incertezze nel descrivere la variabilità del sistema
climatico, il contribuito delle forzanti naturali è irrisorio, come è riportato
nel Sommario per i decisori politici del “Quinto rapporto sul clima” dell’UPCC
(punto D3):
“I gas
serra hanno contribuito al riscaldamento superficiale globale medio in un range
probabile di 0,5 °C – 1,3 °C nel periodo 1951-2010, con il contributo di altre
forzanti antropogeniche, compreso l’effetto di raffreddamento degli aerosol,
che è probabile ricada nell’intervallo da -0,6 °C a 0,1 °C.
È
probabile che il contributo da forzanti naturali sia compreso nell’intervallo
da -0,1 °C a 0,1 °C e che quello della variabilità interna naturale sia
probabilmente compreso anch’esso nell’intervallo da -0,1 °C a 0,1 °C.
Considerati
nel loro complesso, questi contributi stimati sono coerenti con il
riscaldamento osservato, approssimativamente tra 0,6 °C e 0,7 °C durante questo
periodo”.”.
“Tale
variabilità naturale spiega una parte consistente del riscaldamento globale
osservato nell’ultimo secolo”.
Sbagliato:
–
congettura non dimostrata.
La
variabilità naturale non può spiegare il riscaldamento globale dell’ultimo
secolo, ma solo l’entità del “rumore” che si sovrappone al “segnale” di
riscaldamento dato dai gas serra.
“Numerose
osservazioni climatiche mostrano che i modelli di simulazione non riproducono
la variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non
ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni precedenti all’attuale,
i quali si sono ripetuti ogni mille anni circa.”
Sbagliato: – congettura non dimostrata:
le
ricostruzioni delle temperature degli ultimi 10.000 anni non mostrano affatto
periodi caldi ripetuti ogni 1000 anni.
D’altra
parte, i modelli di simulazione mostrano una variabilità molto simile a quella
naturale, del resto riprodotta altrettanto bene da modelli a reti neurali solo
quando sono alimentati dalle concentrazioni di gas serra effettive.
“Questi
periodi includono il ben noto “Periodo Caldo Medioevale”, il “Periodo Caldo
Romano” ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene tra i
9000 e i 6000 anni fa.
Questi periodi del passato sono stati anche
più caldi del periodo presente”.
Sbagliato:
–
congettura smentita:
Il
Periodo Caldo Medioevale e il Periodo Caldo Romano non sono stati affatto più
caldi di oggi, come mostrato da molte ricostruzioni delle temperature, ed hanno
riguardato solo alcune zone del globo.
Mentre
non si può escludere che in alcune zone per periodi limitati le temperature
siano state elevate come oggi, nel complesso in nessuno di quei due periodi il
pianeta fu più caldo di oggi.
“Molti studi hanno dimostrato che queste
grandi oscillazioni climatiche del passato sono strettamente correlate ai cicli
millenari dell’attività solare.
Questi effetti non sono riprodotti dai
modelli.”
Sbagliato
–
congettura smentita:
i
cicli millenari dell’attività solare non sono strettamente correlati
all’andamento delle temperature degli ultimi 10.000 anni.
Diversi studi (profumatamente pagati! N.d.R.) hanno mostrato come il Sole non
abbia avuto alcun influsso fondamentale sul riscaldamento globale.
Sono
disponibili molti studi recenti (si veda ad esempio qui), ma già nel giugno
2007 un corposo lavoro (Lockwood e Frohlich, 2007), che analizzò gli studi
pubblicati e valutò le possibili influenze del Sole sul clima della Terra,
concluse in modo chiaro:
“Il
Sole ha avuto una chiara influenza sul clima nel periodo preindustriale e ha
avuto un’influenza percepibile nella prima metà del XX secolo.
Il rapido aumento delle temperature osservato
dopo il 1985 non può essere attribuito alla variabilità solare, qualsiasi sia
il meccanismo considerato e in qualsiasi modo si pensi che la variazione solare
possa essere amplificata.
Tutti i parametri del Sole che possono avere
un’influenza sul clima negli ultimi 20 anni sono andati in una direzione
opposta a quella richiesta per spiegare l’aumento osservato delle temperature
medie.”
“Il riscaldamento osservato dal 1900 è in realtà
iniziato nel 1700, cioè al minimo della” Piccola Era Glaciale” (corrispondente
a quel minimo millenario di attività solare che gli astrofisici chiamano “Minimo
solare” di Maunder), il periodo più freddo degli ultimi 10.000 anni.”
Sbagliato
–
congettura smentita:
le
ricostruzioni delle temperature degli ultimi secoli non mostrano l’inizio del
riscaldamento nel 1700.
Gli
anni tra il 1700 e il 1800 mantengono temperature sostanzialmente senza
tendenze, e con elevate variazioni inter annuali.
“Da allora a oggi l’attività solare, seguendo il suo
ciclo millenario, è aumentata riscaldando la superficie terrestre”
Sbagliato – congettura smentita:
non esiste traccia di un ciclo millenario
dell’attività solare, la quale cala dagli anni Settanta in corrispondenza con
l’impennata del riscaldamento globale.
Va
ricordato che i modelli che considerano le cause e gli effetti mostrano come
dagli anni ’60 del secolo scorso vi sia un “disaccoppiamento causale” tra
attività solare e temperature.
Inoltre,
se la causa dell’aumento della temperatura fosse l’aumento dell’attività solare
si avrebbe anche un riscaldamento della stratosfera, che invece si sta raffreddando
in modo coerente con l’aumentato effetto serra legato all’uso dei combustibili
fossili e con il riscaldamento della troposfera.
“i
modelli falliscono nel riprodurre le oscillazioni climatiche osservate con
cicli di circa 60 anni.
Queste
sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880)
seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento
(1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70), e da un nuovo periodo di
riscaldamento (1970-2000).
E gli anni successivi (2000- 2019) hanno visto
non l’aumento previsto dai modelli di circa 0.2°C per decennio, ma una
sostanziale stabilità climatica che è stata sporadicamente interrotta dalle
rapide oscillazioni naturali dell’oceano Pacifico equatoriale conosciute come
l’”El Nino Southern Oscillation”, come quella che ha indotto il riscaldamento
momentaneo tra il 2015 e2016.”
Sbagliato – congettura ridicola:
questi
fantomatici cicli di 60 anni non esistono nei dati.
Al
contrario, i modelli ben descrivono la tendenza dell’aumento delle temperature,
senza dover introdurre arbitrariamente “sporadiche interruzioni” e
“riscaldamenti momentanei”.
Definire
poi “sostanziale stabilità climatica” il fatto che, nei primi diciannove anni
del XXI secolo, diciotto di essi siano nella classifica dei diciannove anni più
caldi… beh, ci vuole coraggio!
“Riguardo
i cicloni Atlantici tropicali abbattutisi sul Nord America, se si considerano i
dati dal 1880, in essi appare una forte oscillazione di 60 anni, correlata con
l’oscillazione termica dell’oceano Atlantico chiamata “Atlantic Multidecadal
Oscillation”
Sbagliato
–
congettura non dimostrata.
È vero
che esistono variazioni climatiche multi-decennali nel Nord Atlantico, ma
autorevoli lavori sul tema mostrano una “crescente tendenza dell’attività
degli uragani durante l’era industriale”, pur se “l’attività degli uragani
contemporanea non ha superato l’intervallo di variabilità climatica naturale
stimato durante l’ultimo millennio”.
“Tutte
le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo
antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella
indotta dal sole, dalla luna e dalle oscillazioni termiche oceaniche.”
Sbagliato
–
congettura non dimostrata:
la
variabilità climatica indotta dal sole e dalla luna non è sottostimata.
Poi
saremmo tutti quanti curiosi di conoscere quale sia la variabilità indotta
dalla luna sull’andamento della temperatura globale.
“…Bisogna essere consapevoli che il metodo
scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di
una congettura una teoria scientifica consolidata.
Ci
sono state anche petizioni sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno
espresso dissenso con la congettura del riscaldamento globale antropico.
Tra
queste si ricordano, quella promossa nel 2007 dal fisico “F. Seitz”, già
presidente della “National Academy of Scienc”e americana e quella promossa dal “Non
governmental International Panel on Climate Change” (NIPCC) il cui rapporto del
2009 conclude che «La natura, non l’attività dell’Uomo, governa il clima».”
Falsità:
Frederick
Seitz ha
fatto parte, come dimostrato da varie inchieste giornalistiche, di un gruppo di
scienziati pagati profumatamente per difendere di volta in volta le posizioni
della grande industria sugli argomenti più scabrosi; a partire dal tabacco per
finire con il clima.
La
principale petizione è quella lanciata nel 1998 dal chimico “Arthur Robinson” e
figlio, dall’astrofisica “Sallie Baliunas” e dall’ingegnere “Willie Soon”, a
nome di una piccola organizzazione dal nome “Oregon Institute of Science and
Medicine” creata da “Arthur Robinson”.
Oltre
allo scetticismo sul riscaldamento globale, promuoveva la vendita di un kit per
l’home-schooling rivolto ai “genitori preoccupati per la diffusione del
socialismo nelle scuole” e vari libri su come sopravvivere alla guerra
nucleare.
La
scarsa credibilità di quella vecchia petizione è anche legata al fatto che dei
32.000 sottoscrittori solo 39 dichiarano di occuparsi di clima per motivi
professionali, e fra gli altri erano presenti persone con un titolo di studio
ma non esperte di clima, persone con lauree autocertificate, persone
irreperibili o con nomi di defunti, personaggi di serie televisive o cartoni
animati, soubrette, ecc.
Inoltre “Seitz”, presidente del famigerato “George
Marshall Institute”, aveva accompagnato l’invito a firmarla con un articolo
degli autori della petizione, impaginato come quelli dei “PNAS,” la rivista
della “National Academy of Sciences” che denunciò il falso in un comunicato
stampa.
Il
“rapporto NIPCC” del 2009 è oggi noto come una delle tante operazioni di
disinformazione promosse dall’”Heartland Institute”, nonché per la quantità di
errori e falsità contenute.
Conclusione.
La
recente “petizione sul riscaldamento globale antropogenico” è qualcosa che
rasenta il ridicolo, e che come tale meriterebbe di rimanere confinata
nell’oblio, spazzata via dai fatti e dalle evidenze scientifiche, come
ampiamente dimostrato in questo post.
Tuttavia,
ci rendiamo conto di come il web sia sempre più un vettore di bufale e fake
news, pertanto nello spirito che anima questo blog abbiamo ritenuto di dover
intervenire ancora una volta, a supporto di chi cerca informazioni corrette.
Non
possiamo a tal proposito non sottolineare come sei dei sette promotori della
petizione (due geologi, due fisici, un economista e un geografo) non dispongano
di pubblicazioni scientifiche nel campo della climatologia (come facilmente
verificabile consultando banche dati scientifiche come Scopus o Web of
Science), mentre il settimo è stato autore di tante pubblicazioni – su riviste
minori – con teorie sempre diverse e in sostanza ignorate dalla comunità
scientifica.
PS.
Abbiamo
verificato in seguito che la petizione è stata pubblicata online sul sito web
dell’ASTRI (Associazione di Scienziati e Tecnologi per la Ricerca Italiana),
con diverse modifiche non sostanziali rispetto al testo sopra riportato (es.
modifiche delle date dei picchi dell’”Atlantic Multidecadal Oscillation” o
dell’anno da cui sarebbe iniziata la diminuzione del numero dei cicloni…).
(Testo
di Stefano Caserini, Claudio Cassardo, Claudio della Volpe, Mario Grosso,
Gabriele Messori, Elisa Palazzi, Sylvie Coyaud).
Cambiamento
climatico: gas a effetto
serra
che causano il riscaldamento globale.
Europarl.europa.eu – Redazione – (23-03-2023)
– ci dice:
I gas
fluorurati a effetto serra (gas fluorurati) sono prodotti dall'uomo e hanno un
elevato potenziale di riscaldamento globale, spesso migliaia di volte più forte
della CO2.
Gli
idro fluorocarburi (HFC) rappresentano circa il 90% delle emissioni di gas fluorurati
e sono utilizzati principalmente nei refrigeranti di frigoriferi, congelatori,
condizionatori d'aria e pompe di calore.
I gas
fluorurati a effetto serra sono prodotti dall'attività umana e contribuiscono
notevolmente al riscaldamento globale.
L'anidride
carbonica (CO2) è fra i tanti gas ad effetto serra. Scoprite come influisce sul
riscaldamento globale, la sua origine e il suo contributo alle emissioni
dell'UE.
L'UE
vuole ridurre drasticamente i gas serra, che contribuiscono al cambiamento climatico.
La più
nota è l'anidride carbonica (CO2), ma altre, presenti nell'atmosfera in misura
minore, possono contribuire ancora di più al riscaldamento globale.
Cosa
causa i gas ad effetto serra?
I gas
nell'atmosfera agiscono in modo simile al vetro di una serra: intrappolano il
calore del sole e gli impediscono di disperdersi nello spazio, provocando così
il riscaldamento globale.
L'effetto
serra fa sì che la temperatura della superficie terrestre sia più alta di
quanto sarebbe se non ci fossero gas serra nell'atmosfera, permettendo la vita
sul pianeta.
(Ma se
la Co2 è un gas più pesante dell’atmosfera che respiriamo, se ne deve dedurre
che non può rimanere fermo ad una certa altezza da terra, ma deve cadere sul
suolo oppure sull’oceano. In ogni caso non si può produrre l’effetto serra.
N.d.R.)
Molti
gas serra sono presenti naturalmente nell'atmosfera.
Tuttavia,
l'attività umana contribuisce al suo accumulo e aumenta il riscaldamento
globale.
Di
conseguenza, i modelli di neve e precipitazioni cambiano, le temperature medie
aumentano e gli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e
inondazioni, si verificano con maggiore frequenza. (Ma non a causa dell’opera dell’uomo.
N.d.R.)
Altri
fattori e cifre sul cambiamento climatico.
Quali
sono i principali gas serra?
Esistono
diversi tipi di gas serra e il loro contributo al riscaldamento globale varia.
L'anidride
carbonica, il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O), tra gli altri, sono
naturalmente presenti nell'atmosfera, ma sono anche generati dalle attività
umane.
(Si,
ma non rimangono nell’atmosfera ma precipitano sulla terra. N.d.R.)
I gas
fluorurati a effetto serra sono il tipo più potente e persistente di gas a
effetto serra emessi dalle attività umane. (Ma sono sempre più pesanti
dell’atmosfera. N.D.R.)
Possono
produrre un effetto serra migliaia di volte maggiore della CO2.
Inclusi
in questo tipo sono idro fluorocarburi (HFC), (per fluorocarburi), esafluoruro
di zolfo (SF6) e tri fluoruro di azoto (NF3).
Questi
gas sono spesso usati come sostituti delle sostanze che riducono lo strato di
ozono, che sono sostanze chimiche artificiali che, una volta emesse,
raggiungono l'atmosfera superiore e distruggono lo strato protettivo di ozono.
A differenza delle sostanze che riducono lo
strato di ozono, i gas fluorurati non danneggiano lo strato di ozono.
Il
Protocollo di Kyoto e l'Accordo di Parigi, il cui obiettivo è coordinare la
risposta globale ai cambiamenti climatici, includono i seguenti sette gas
serra:
Diossido
di carbonio.
La CO2 è prodotta naturalmente dagli animali
durante la respirazione e attraverso la scomposizione della biomassa.
Inoltre, può entrare nell'atmosfera attraverso
la combustione di combustibili fossili e reazioni chimiche.
Durante
la fotosintesi, il processo che converte la luce solare in energia, le piante
la sottraggono all'atmosfera.
Pertanto,
le foreste svolgono un ruolo importante nel sequestro del carbonio. (Le foreste sono a livello del terreno su cui precipita
la Co2 , più pesante dell’atmosfera. N.d.R.)
Metano.
Il
metano è un gas incolore che è il componente principale del gas naturale.
Le sue
emissioni provengono dalla produzione e dal trasporto di carbone, gas naturale
e petrolio, nonché dal bestiame e da altre pratiche agricole, dall'uso del
suolo e dalla decomposizione dei rifiuti organici nelle discariche municipali.
Nel
2021, la maggior parte delle emissioni di metano proveniva da agricoltura,
silvicoltura e pesca. (Il metano rimane a contatto del terreno. N.d.R.)
Ossido
nitroso.
Questo gas viene prodotto a seguito
dell'azione microbica nel suolo, dell'uso di fertilizzanti contenenti azoto,
della combustione del legno e della produzione chimica.
Viene
emesso nelle attività agricole e industriali, nonché nell'uso del suolo;
la combustione di combustibili fossili e
rifiuti solidi; e trattamento delle acque reflue.
Nell'UE,
l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca hanno prodotto la maggior parte delle
emissioni di metano nel 2021.
Idro fluoro
carburi.
Gli
idro fluoro carburi rappresentano circa il 90% delle emissioni di gas
fluorurati e l'UE sta lavorando per eliminarli gradualmente entro il 2050.
Sono
utilizzati principalmente per assorbire il calore in frigoriferi, congelatori,
condizionatori d'aria e pompe di calore, nonché spray per l'asma e aerosol
tecnici, agenti schiumogeni e negli estintori.
Nel
2021 hanno prevalso nei settori del commercio all'ingrosso e al dettaglio,
riparazione di autoveicoli e motocicli.
Per fluorocarburi.
I per fluorocarburi
sono composti artificiali comunemente usati nei processi di produzione
industriale.
Esafluoruro
di zolfo.
L'esafluoruro
di zolfo è spesso utilizzato nell'isolamento delle linee elettriche.
Tri fluoruro
di azoto.
Il tri
fluoruro di azoto viene utilizzato come "gas di pulizia della camera"
nei processi di produzione per pulire l'accumulo indesiderato dalle parti e dai
circuiti del microprocessore mentre vengono costruiti.
Impatto
dei gas serra sul riscaldamento globale.
I gas
serra hanno un diverso potenziale di riscaldamento globale. Per poterli confrontare, i loro
impatti vengono solitamente convertiti in CO2 equivalente.
Nel
2021, le emissioni di gas a effetto serra generate dalle attività economiche
nell'UE hanno raggiunto i 3,6 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, il 22%
in meno rispetto al 2008.
La CO2
ha rappresentato quasi l'80% del volume di tutte le emissioni di gas a effetto
serra. Il metano con oltre il 12%.
Il metano dura meno della CO2 nell'atmosfera,
ma assorbe molta più energia solare. (La Co2 non può salire nell’atmosfera,
essendo 4 volte più pesante della stessa. N.d.R.)
È un
pericoloso inquinante atmosferico a livello del terreno e le sue perdite possono
causare esplosioni.
Nel
complesso, tutti i gas fluorurati rappresentano solo il 2,5% circa delle
emissioni di gas a effetto serra dell'UE.
Tuttavia, anche se vengono emesse in quantità
minori, intrappolano il calore in modo molto più efficace della CO2.
Altri
fatti e cifre sulle emissioni di gas a effetto serra per paese e settore
dell'UE.
In che
modo l'UE intende ridurre i gas serra?
(I gas
serra semplicemente non possono esistere nell’atmosfera: sono solo sul terreno
o sulla superfice degli oceani. N.d.R)
La
legge sul clima dell'UE fissa obiettivi giuridicamente vincolanti per la
riduzione delle emissioni di gas a effetto serra:
entro
il 2030 devono essere diminuite del 55% rispetto ai livelli del 1990 e l'UE
deve raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050.
Per
raggiungere questi obiettivi, l'UE ha implementato diverse misure:
-
ridurre le emissioni nei trasporti;
-
fissare standard per risparmiare energia e investire nelle energie rinnovabili;
-
impedire il trasferimento delle industrie che emettono gas a effetto serra al
di fuori dell'UE per evitare normative più severe;
-
promuovere il primo grande mercato mondiale del carbonio, il sistema europeo di
scambio di quote di emissione.
-
stabilire obiettivi di riduzione per ciascun paese dell'UE;
-
promozione delle foreste e di altre aree di “sequestro del carbonio, compreso i
mari”.
Riscaldamento
globale:
cause,
conseguenze e soluzioni.
Ilgiornaledellambiente.it
-Redazione – Avv. Ezio Bonanni- (20-1-2020) – ci dice:
Riscaldamento
globale prevede un aumento delle temperature.
Negli
ultimi due secoli stiamo assistendo a un cambiamento del clima globale con un
incremento particolarmente decisivo nell’ultimo trentennio.
In
questa guida, nata grazie all’Avv. Ezio Bonanni, scopriamo cosa significa
riscaldamento globale (global warming in inglese), quali sono riscaldamento
globale cause e quali sono le conseguenze e le possibili soluzioni.
Riscaldamento
globale definizione.
Per
riscaldamento globale si intende il riscaldamento climatico che porta le
temperature del nostro pianeta ad alzarsi.
In
altre parole il clima sta cambiando e il clima sulla Terra si sta riscaldando.
Che
cosa si intende per cambiamento climatico?
Un
cambiamento climatico è la mutazione del clima sul pianeta.
In particolare l’UNFCCC (Convenzione Quadro
sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite), definisce il cambiamento
climatico come “un cambiamento del clima che sia attribuibile direttamente o
indirettamente ad attività umane, che “alterino la composizione dell’atmosfera planetaria” e che si sommino alla naturale
variabilità climatica osservata su intervalli di tempo analoghi.“
Il
clima cambia dunque per cause naturali ed è sempre cambiato.
Tanto
che nell’evoluzione del nostro pianeta si riconoscono fasi glaciali ed
interglaciali, nonché le cosiddette piccole ere glaciali, come quella che va
dal XVI al XIX secolo in cui il porto di Rotterdam era spesso ghiacciato e
anche il Tamigi era solito ghiacciarsi.
E poi c’è una componente umana, o antropica, che con
le sue attività influisce ulteriormente sulle variazioni del clima.
Riscaldamento
globale: pareri dal mondo scientifico
Si
calcola che il 97% degli studiosi sia d’accordo nell’identificare il
surriscaldamento globale come cambiamento del clima attribuibile all’uomo e
alle sue attività.
Il mondo scientifico è concorde su
surriscaldamento globale e alle cause, mentre le previsioni su come il clima
possa continuare a cambiare e le conseguenze surriscaldamento globale non
trovano sempre il mondo scientifico concorde.
Sul
sito della Commissione Europea è riportato che:
i più
grandi esperti di problemi climatici del nostro pianeta ritengono che le attività dell’uomo siano quasi
certamente la causa principale dell’aumento delle temperature osservato dalla metà del 20° secolo.
Quanto
si sta riscaldando il nostro pianeta?
L’attuale
temperatura media Terra è più alta di 0,85ºC rispetto ai livelli della fine del
19° secolo.
Ciascuno
degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti decenni, da quando
sono iniziate le prime rilevazioni, ovvero nel 1850.
Nella
regione alpina le temperature medie sono aumentate di 1.0 ± 0.1 °C al secolo
negli ultimi due secoli, con un incremento e velocizzazione nell’ultimo
trentennio.
Le
precipitazioni si sono ridistribuite su tutto il pianeta portando, ad esempio
nella regione alpina, una diminuzione del numero di giorni di precipitazione ed
un aumento dell’intensità delle piogge, specialmente in autunno e in inverno.
Il pH
degli oceani, a causa all’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica in
atmosfera, mostra una chiara tendenza all’acidificazione.
(Ma la
Co2 non può aumentare nell’atmosfera, infatti essendo un prodotto volatile più
pesante della stessa rimane sul suolo e sugli oceani. N.d.R.)
Le
catene montuose di media latitudine del nostro pianeta, come Himalaya, Alpi,
Montagne Rocciose, e Ande meridionali, ma anche vette tropicali come il
Kilimangiaro, stanno mostrando segni della perdita glaciale.
I
ghiacci artici stanno subendo la stessa sorte tanto che il celeberrimo
Passaggio a nord-ovest e il passaggio a nord-est nel mare glaciale artico si
sono aperti.
Principali
cause riscaldamento globale.
Il
riscaldamento globale è causato dalle attività umane (e dal sole che è la causa .N.d.R.) che determinano il rilascio
nell’atmosfera di gas che, seppure presenti anche in natura, finiscono per
incrementare la loro densità sconvolgendo la quantità di energia presente sulla
Terra e aumentandone la temperatura globale.
Tra le
attività umane che causano l’effetto riscaldamento globale ci sono la
deforestazione massiccia, l’allevamento intensivo di bestiame e l’uso di
particolari fertilizzanti e di altri gas. Qui di seguito elenchiamo nel
dettaglio tutte le cause del riscaldamento globale.
Gas serra.
Il
riscaldamento globale è causato nello specifico dall’emissione nell’atmosfera
dei cosiddetti gas serra.
Cosa sono e quali sono i gas serra?
I gas serra la cui concentrazione nella nostra
atmosfera (non può essere aumentata in quanto più pesanti
dell’atmosfera stessa. N.d.R.) sono:
anidride
carbonica (CO2);
metano;
ossido
di azoto;
gas
fluorurati.
La CO2
è responsabile del 63% del riscaldamento terrestre causato dall’uomo e dal sole.
Il metano è responsabile del 19% del
riscaldamento del pianeta di origine antropica, l’ossido di azoto del 6% (leggi
tutto sull’inquinamento atmosferico).
Che
cos’è l’effetto serra?
I gas
serra una volta rilasciati nell’atmosfera (dove essendo più pesanti dell’aria
precipitano al suolo o sui mari e quindi non vi rimangono. N.d.R.) sono responsabili del cosiddetto
effetto serra.
L’effetto serra definizione, come suggerisce
il termine, è molto simile a quello prodotto da una serra i cui vetri
impediscono all’energia solare, e dunque al calore, di essere rilasciato
nell’atmosfera.
(Ma se
l’effetto serra non può verificarsi in quanto la Co2 non può salire
nell’atmosfera in quanto la CO2 è più pesante dell’aria se ne dovrebbe dedurre
che il riscaldamento terrestre è opera del sole e non dell’uomo! N.d.R.)
Questi
gas sono infatti in grado di rafforzare la capacità dell’atmosfera terrestre di
catturare radiazioni ad onda lunga provenienti dal suolo cambiando così le
temperature sul nostro pianeta.
Cause
dell’aumento dei gas serra
Cosa
causa l’effetto serra? Quali sono nel dettaglio le attività umane che causano
il riscaldamento della terra?
Uso di
combustibili fossili.
La
combustione di carbone, petrolio e gas produce anidride carbonica e ossido di
azoto.
Le concentrazioni di questi due gas (NON) aumentano
nell’atmosfera rispetto alle soglie naturali (NON) producendo come conseguenze
effetto serra.
Deforestazione.
Gli
alberi aiutano a regolare il clima assorbendo CO2 dall’atmosfera, regolandone
le concentrazioni.
Con la
deforestazione massiccia la CO2 contenuta nel legno viene altresì rilasciata nell’atmosfera ossia sulla terra, non
alimentando così un effetto serra.
Allevamento
del bestiame.
I
bovini e gli ovini producono grandi quantità di metano durante il processo di
digestione.
Lo
sviluppo di allevamenti intensivi causa un forte incremento delle
concentrazioni di questo gas serra nell’atmosfera (ma poi il gas serra più pesante
dell’aria decade sulla terra. N.d.R.)
Fertilizzanti
azotati
I
fertilizzanti azotati producono emissioni di ossido di azoto che vanno ad
incrementare la concentrazione del gas nella nostra atmosfera (ossia sulla nostra terra.N.d.R.)
Gas
Fluorurati o FGAS.
I gas
fluorurati sono una causa dell’effetto serra.
La
legislazione dell’UE ne prevede la graduale eliminazione.
Sono usati in impianti fissi di
refrigerazione, di condizionamento d’aria e pompe di calore e commutatori di
alta tensione, apparecchiature contenenti solventi, impianti fissi di
protezione antincendio ed estintori.
Conseguenze
del riscaldamento globale (dovuto al sole.N.d.R).
Il
riscaldamento globale ha conseguenze prima di tutto ambientali, ma anche
economiche e sociali.
Vediamole nel dettaglio.
Desertificazione.
Un
aumento della temperatura media globale porterebbe ad avere aree delle medie
latitudini più soggette a fenomeni di desertificazione, in seguito a siccità e
ondate di caldo.
Scioglimento
dei ghiacci.
Lo
scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento globale influenza la
disponibilità di acqua fresca per l’irrigazione e per uso domestico, mette a
repentaglio la vita degli animali che vivono negli ambienti ghiacciati e
influisce sul livello degli oceani.
Innalzamento,
riscaldamento e acidificazione degli oceani.
L’incremento
di CO2 nell’atmosfera (che poi ricade sulla terra o sugli oceani.N.d.r)
oltre
a mutare il ph degli oceani rendendoli più acidi e sconvolgendone gli equilibri
con possibili estinzioni e sconvolgimenti della catena alimentare,
amplificherebbe il rilascio di CO2 che è presente nell’acqua che evaporerebbe
in maggiori quantità in seguito al riscaldamento ambientale.
Il
livello dei mari si innalzerebbe in seguito allo scioglimento dei ghiacci
sommergendo le coste.
Tropicalizzazione
del Mediterraneo, Meridionalizzazione del Mediterraneo e Migrazione
lessepsiana.
Nel
mar Mediterraneo si assiste da alcuni anni a un ingresso di specie tropicali,
in molti casi lessepsiani ovvero penetrati dal mar Rosso attraverso il Canale
di Suez. Nelle zone più settentrionali del Mediterraneo assistiamo all’aumento
delle specie meridionali prima presenti solo sulle coste nordafricane.
Questi cambiamenti hanno gravi effetti sulle
specie autoctone con conseguente impatto ecologico.
Cambiamenti
nella circolazione atmosferica e fenomeni atmosferici estremi.
La
modifica della circolazione atmosferica e dei suoi pattern andrebbe verso
scambi meridiani con conseguente aumento della frequenza e dell’intensità di
eventi estremi come alluvioni, siccità, ondate di caldo e di gelo con forti
ripercussioni sull’agricoltura e sulla concentrazione geografica delle zone
abitate.
Soluzioni
al problema del riscaldamento globale.
Le
proiezioni del modello climatico adottato dall’”Intergovernmental Panel on
Climate Change – IPCC) delle Nazioni Unite, il più importante organismo
scientifico per la ricerca sul clima, indicano che la temperatura media
superficiale del pianeta si dovrebbe innalzare di circa 1,1 °C – 6,4 °C durante
il XXI secolo, se non verranno poste in atto delle soluzioni al problema del
riscaldamento globale.
Un
aumento di 2ºC rispetto alla temperatura dell’era preindustriale viene
considerato dagli scienziati come la soglia oltre la quale vi è un rischio di
gran lunga maggiore che si verifichino mutamenti ambientali pericolosi e
potenzialmente catastrofici a livello mondiale.
Per
questo motivo, la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di
mantenere il riscaldamento sotto i 2ºC.
L’Accordo
di Parigi.
L’accordo
di Parigi del 2015 impegna i governi ad agire sulle emissioni di gas serra per
mantenere l’aumento della temperatura sotto i 2 gradi entro il 2050 e a
compiere ogni sforzo per portarlo a 1,5 gradi.
In
base al report dell’IPCC, per centrare l’obiettivo occorre ridurre le emissioni
di anidride carbonica del 45% entro il 2030 (rispetto ai livelli di dieci anni
fa), e del 100% entro il 2050.
Al
netto del contributo fisiologico che il vapore acqueo e le nubi danno
all’effetto serra – variabile dal 36% al 72% in funzione della località e della
stagione – il principale gas serra (GHG) è infatti l’anidride carbonica, che
contribuisce per oltre il 60%, seguita dal metano (20%), ozono (15%), ossidi
nitrosi (10%) e l’insieme dei clorofluorocarburi (5%).
Le
emissioni di anidride carbonica derivano da tre gruppi di attività umane:
l’industria e il settore energetico (44% della CO2, 30% delle emissioni totali
di GHG), l’edilizia (30% della CO2, 19% del totale), e i trasporti (23% della
CO2, 15% del totale).
Possibili
rimedi al riscaldamento globale.
Qui di
seguito riportiamo i cambiamenti necessari per contrastare il cambiamento
climatico, il riscaldamento globale ed effetto serra cause e conseguenze.
Come
soluzione al cambiamento climatico ci sono:
Efficienza
energetica.
Necessario
è un inteso programma di ricerca e sviluppo sull’efficienza energetica e sulla
transizione verso fonti fossili meno inquinanti e alle rinnovabili.
Gli edifici stessi, comprese le abitazioni
privati, dovrebbero produrre l’energia necessaria alla loro costruzione,
mantenimento e smantellamento pensato per il riciclo dei componenti.
Economia
circolare.
Il
sistema economico necessita di essere ridisegnato a vantaggio dei cicli
economici circolari che prevedono il minor utilizzo delle materie prime e il minor
scarto e spreco possibile quando i beni saranno arrivati a fine vita.
Un’economia
circolare prevede una diminuzione dell’industria della produzione e un aumento
di quella della manutenzione e riciclo.
Trasporti.
Occorrerà
realizzare un nuovo modello di movimento di persone e merci che permetta di
razionalizzare i trasporti diminuendo il più possibile la distanza fra luoghi
di residenza e di lavoro, luoghi di produzione e di consumo e favorire i
collegamenti telematici rispetto agli spostamenti fisici di cose se non sono
strettamente necessari.
Bill
Gates vuole «oscurare» il Sole?
Sì ma
per combattere il cambiamento climatico
(con
l'appoggio della Casa Bianca).
Corriere.it
- Michela Rovelli – (4 luglio 2023) – ci dice:
Il
programma di ingegneria solare portato avanti dall'università di Harvard è
finanziato da Bill Gates.
Ora un
report della Casa Bianca apre allo studio scientifico su cui si dibatte da anni.
Bill
Gates vuole «oscurare» il Sole?
È un
progetto scientifico controverso, che va sotto il nome di geoingegneria solare
e che, fondamentalmente, sta studiando l'ultima arma da sferrare contro il
cambiamento climatico.
Tra i
suoi più illustri finanziatori c'è Bill Gates, che da anni spende soldi e tempo
- con la sua fondazione - per capire come contrastare gli effetti dell'impatto
dell'uomo sull'ambiente.
Più
recentemente anche la Casa Bianca ha dato un timido consenso a portare avanti
questa sperimentazione:
in un
report pubblicato il 30 giugno, racconta “Politico”, l'amministrazione Biden si
dice aperta a studiare la possibilità che alterare i raggi solari possa essere
un contributo al raffreddamento del Pianeta.
Non
manca lo scetticismo, né la cautela, nell'affrontare una materia che, come
abbiamo già detto, è controversa.
E infatti nello stesso report viene scritto
che «Non
ci sono piani in corso per stabilire un programma di ricerca globale».
Nella pratica questo progetto, che viene
portato avanti da un team di scienziati dell'università di Harvard, prevede di
modificare la radiazione solare.
Possiamo
dire «oscurare il Sole» per essere sintetici, ma la pratica è molto più
complessa.
Cos'è
la geo ingegneria solare.
C'è
molta divisione, tra gli scienziati, su questo studio noto come”SCoPEx” (Stratospheric Controlled Perturbation
Experiment, Esperimento sulla perturbazione controllata stratosferica).
Si
utilizza una tecnica chiamata “SRM “(Solar Radiation Management, gestione
della radiazione solare) allo scopo di bloccare il riflesso dei raggi solari prima
che raggiungano l'atmosfera terrestre.
L'ipotesi è che questo possa contribuire al
rallentamento del riscaldamento globale.
Per
farlo, gli scienziati di “Harvard” vogliono sviluppare una forma di “SRM” nota
come “Stratospheric Aerosol Injection” (Iniezione di Aerosol Stratosferico).
Come si legge su un documento dell'”Etc Group”,
un'associazione che monitora l'impatto delle nuove tecnologie sulla
biodiversità e i diritti umani, «prevede di spruzzare una soluzione di acqua, gesso e
particelle di zolfo nell'atmosfera attraverso un pallone aerostatico che vola
ad alta quota».
Questa
sostanza dovrebbe generare delle nuvole che andranno a bloccare la luce del
sole nell'atmosfera superiore.
Non si
conoscono gli effetti collaterali.
La
parte più controversa della geoingegneria solare sta nel fatto che non si
conoscono, ad oggi, i potenziali effetti collaterali di un'azione di questo
tipo sull'ambiente.
Secondo
gli scienziati di Harvard, almeno nella fase sperimentale, «le quantità rilasciate dal
progetto saranno molto piccole rispetto ad altri rilasci di routine di
materiale nella stratosfera da parte di aeromobili, razzi o voli di routine in
pallone aerostatico».
Ma un
punto importante è che c'è consapevolezza dei rischi.
E
infatti ciò che si propone con lo “SCoPEx” è «ridurre l'incertezza su questioni
scientifiche specifiche effettuando misurazioni quantitative di alcune delle
microfisiche dell'aerosol e della chimica atmosferica necessarie per stimare i
rischi e i benefici della geoingegneria solare in modelli atmosferici di grandi
dimensioni», come si legge sul sito.
In
altre parole: l'obiettivo è studiare le potenzialità - positive e negative - di questa
soluzione al cambiamento climatico per essere pronti a capire se e come utilizzarla
nel caso in cui un domani servisse.
L'appoggio
politico.
Il
vero protagonista dello “SCoPEx” si chiama “David Keith”.
Lui e l'ingegnere di Harvard “James Anderson”
sono stati i precursori della geoingegneria solare.
Nel
2012 avevano pianificato il primo esperimento, con un pallone aerostatico che
avrebbe rilasciato particelle nell'atmosfera a circa 24mila metri di altezza
sopra Fort Sumner, nel Nuovo Messico.
L'esperimento
è stato cancellato, con grande amarezza di Keith, che non si arrende e nel 2017
contribuisce all'apertura di un programma di ricerca all'università di Harvard,
sostenuto da diversi miliardari e fondazioni private, tra cui Bill Gates.
Ciò
che manca è un appoggio politico, necessario perché lo studio - che non manca
neanche oggi di controversie - venga accettato.
Ed
ecco il perché del report della Casa Bianca:
«Un
programma di ricerca sulle implicazioni scientifiche e sociali della
modificazione della radiazione solare (SRM) consentirebbe di prendere decisioni
più informate sui potenziali rischi e benefici della SRM come componente della
politica climatica, accanto agli elementi fondamentali della mitigazione delle
emissioni di gas serra e dell'adattamento.
L'SRM offre la possibilità di raffreddare il
pianeta in modo significativo su una scala temporale di pochi anni», si legge
nel documento della amministrazione Biden.
Dall'altra
parte dell'Atlantico, anche le istituzioni europee sono attente al tema, e
hanno espresso la volontà di avviare un dibattito internazionale per capire
come si potrebbe sfruttare la scienza per limitare il riscaldamento provocato
dal sole:
«Guidata dal principio di precauzione, l'Ue
sosterrà gli sforzi internazionali per valutare in modo esaustivo i rischi e le
incertezze degli interventi sul clima, compresa la modifica della radiazione
solare, e promuoverà le discussioni su un potenziale quadro internazionale per
la sua governance, compresi gli aspetti legati alla ricerca», si legge in un
documento a firma del Parlamento e del Consiglio europeo.
Oscuramento
del sole? La soluzione
di
Bill Gates al riscaldamento globale.
Energycue.it
– Maria Chiara Cavuoto – (7 luglio 2023) – ci dice:
L'oscuramento
del sole è una proposta della geoingegneria solare, finanziata da Bill Gates,
che mira a risolvere il riscaldamento globale.
Bill
Gates ha finanziato un progetto di oscuramento del sole con l’obiettivo di
combattere il riscaldamento globale.
Tuttavia,
è fondamentale fare chiarezza su questa questione e analizzare in modo approfondito
le informazioni disponibili.
In
questo articolo esploreremo il rapporto della Casa Bianca sulle tecniche di
modifica delle radiazioni solari, il coinvolgimento di Bill Gates nel progetto”
SCoPEx” e i possibili rischi e benefici di questa proposta di geoingegneria
solare.
Il
rapporto della Casa Bianca sulla modifica delle radiazioni solari.
La
Casa Bianca ha pubblicato un rapporto che valuta le tecniche di modifica delle
radiazioni solari come una possibile soluzione al cambiamento climatico.
Queste tecniche, conosciute come “solar
radiation modification” (SRM), sono complesse e controverse.
Tuttavia,
il rapporto della Casa Bianca afferma che la modifica delle radiazioni solari
potrebbe offrire la possibilità di raffreddare il pianeta in modo significativo
su una scala temporale di pochi anni.
Il rapporto specifica che al momento non ci
sono piani in corso per istituire un programma di ricerca completo sulla
modifica delle radiazioni solari.
La Casa Bianca riconosce che sono necessarie ulteriori
valutazioni scientifiche e sociali per comprendere appieno i potenziali rischi
e benefici di queste tecniche.
Il
coinvolgimento di Bill Gates nel progetto per l’oscuramento del sole.
Bill
Gates, fondatore di Microsoft e attivista per la sostenibilità, ha dimostrato
interesse e ha sostenuto finanziariamente la ricerca sulla geoingegneria solare.
La sua fondazione, la Bill and Melinda Gates
Foundation, ha fornito finanziamenti per progetti di ricerca.
Tra
questi rientra il progetto SCoPEx (Stratospheric Controlled Perturbation Experiment).
Questo
progetto, coordinato dall’Università di Harvard, mira a esplorare la
possibilità di utilizzare aerosol atmosferici con uno scopo ben preciso.
In particolare, l’obiettivo è quello di
riflettere una piccola quantità di radiazione solare e studiare gli effetti a
livello atmosferico.
L’esperimento pilota previsto per il 2021 è stato
annullato e non è stato effettivamente condotto.
L’obiettivo
di SCoPEx non è l’oscuramento del sole, ma quello di esaminare gli effetti
delle particelle in atmosfera per valutare il loro impatto sul clima.
Bill
Gates ha dimostrato interesse per la ricerca e il finanziamento di progetti
volti a comprendere e affrontare i problemi ambientali.
Ma non esistono prove concrete che dimostrino
un suo intento di oscuramento del sole come soluzione definitiva al
riscaldamento globale.
Il
coinvolgimento di Gates in progetti di geoingegneria solare è spesso oggetto di
critiche e dibattiti.
Alcuni
lo accusano di voler manipolare il clima e di avere un ruolo eccessivo nel
determinare le soluzioni al cambiamento climatico.
Dal canto suo, Gates ha dichiarato di sostenere la
ricerca scientifica e di promuovere l’innovazione per affrontare le sfide
ambientali globali.
Oscuramento
del sole.
La
tecnica proposta per l’oscuramento del sole.
La
tecnica di modifica delle radiazioni solari, discussa nel contesto
dell’oscuramento del sole, coinvolge l’introduzione di particelle o aerosol
nell’atmosfera.
Uno
dei metodi proposti prevede la dispersione di sostanze come l’acqua, il gesso e
le particelle di zolfo nell’atmosfera superiore.
L’obiettivo
di questa tecnica è quello di creare una sorta di “ombrello” artificiale che
riduca l’entità dei raggi solari che raggiungono la superficie terrestre.
Ciò potrebbe portare a una diminuzione della
temperatura globale o a un rallentamento del riscaldamento climatico.
È necessaria una ricerca approfondita per
valutare l’impatto sull’ambiente e sul clima regionale.
Allo
stesso modo va analizzato l’impatto sulla qualità dell’aria e su altri aspetti
chiave prima di considerare l’attuazione su larga scala.
Rischi
e benefici della geoingegneria solare.
La
geoingegneria solare, compresa la modifica delle radiazioni solari, è un campo
di studio controverso e in fase di valutazione da parte di diverse istituzioni.
L’Unione Europea ha anche manifestato
interesse nella ricerca delle implicazioni scientifiche e sociali di queste
tecniche.
Tuttavia,
è importante riconoscere che i potenziali rischi e benefici di tali interventi
sul clima non sono ancora completamente compresi.
Uno dei principali timori riguarda gli effetti
e gli impatti a lungo termine sulla salute umana, sull’ecosistema e sul clima
stesso.
L’introduzione di particelle o aerosol nell’atmosfera
potrebbe alterare i modelli di precipitazione, influenzare la qualità dell’aria
e avere impatti negativi sulla flora e sulla fauna.
Inoltre,
non è ancora chiaro come queste tecniche potrebbero influenzare la formazione delle
nuvole e i cicli naturali dell’acqua, con potenziali conseguenze a livello
regionale e globale.
Oltre
ai rischi scientifici e ambientali, la geoingegneria solare solleva anche
questioni etiche e legali.
La modifica delle radiazioni solari può essere
considerata un intervento umano diretto sul clima e sull’ambiente.
Ciò solleva dubbi sul concetto di ingegneria
planetaria e sulla nostra responsabilità di fronte alla natura.
Inoltre, l’attuazione di questi progetti
richiederebbe una governance internazionale solida e un accordo globale.
Gli effetti della modifica delle radiazioni
solari potrebbero estendersi oltre i confini nazionali.
Per questo è fondamentale stabilire chiarezza
su come prendere decisioni, chi sarebbe responsabile del monitoraggio e quali
norme dovrebbero essere rispettate.
Alcuni
esperti mettono in guardia anche sugli effetti a lungo termine della
geoingegneria solare.
Modificare
l’equilibrio delle radiazioni solari potrebbe mascherare l’aumento della
temperatura globale, ma non affrontare direttamente le cause sottostanti del
cambiamento climatico.
Ad
esempio, non cambierebbe l’eccessiva emissione di gas serra.
Ciò potrebbe portare a una dipendenza continua da
queste tecniche, con conseguenti rischi e incertezze sul lungo periodo.
Le
alternative alla geoingegneria solare.
Mentre
la geoingegneria solare continua a essere oggetto di discussione e ricerca,
esistono anche molte altre soluzioni per affrontare il cambiamento climatico.
Investimenti
nell’energia rinnovabile, riduzione delle emissioni di gas serra, conservazione
delle foreste, promozione dell’efficienza energetica e sviluppo di tecnologie
pulite sono solo alcune delle alternative.
È importante considerare anche queste
soluzioni insieme all’approfondimento della ricerca sulla geoingegneria solare.
La
sfida del cambiamento climatico richiede quindi un approccio olistico, che
coinvolga diverse soluzioni e sforzi congiunti da parte della comunità
scientifica, dei governi, delle aziende e dei cittadini.
L’importanza
della ricerca scientifica e della valutazione dei rischi.
Data
la complessità e le incertezze associate alla geoingegneria solare, è
fondamentale condurre ulteriori ricerche scientifiche e valutazione dei rischi.
Oggi
gli studi sperimentali, i modelli climatici avanzati e le simulazioni
computerizzate possono aiutare a valutare gli effetti delle tecniche di
modifica delle radiazioni solari.
Le
valutazioni vanno fatte su scala ridotta prima di prendere in considerazione
implementazioni su larga scala.
Inoltre, è essenziale coinvolgere diverse
discipline scientifiche, esperti di clima, biologi, ecologisti, chimici e altri
professionisti per valutare gli impatti e gli effetti collaterali potenziali.
(MARIA
CHIARA CAVUOTO)
Il
green deal europeo non è
Politica
ambientale ma (dannosa)
politica
industriale.
Brunoleoni.it
– Redazione – (11-7-2023) – ci dice:
La
politica ambientale europea ha sempre meno a che fare con l’ambiente.
Il
ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha messo in guardia contro la
“crisi di rigetto” che potrebbe derivare dall’eccessiva radicalizzazione delle
politiche ambientali.
Detto
semplicemente: ha ragione.
La
riduzione delle emissioni e, in generale, il miglioramento della qualità
ambientale sono finalità meritevoli di essere perseguite.
L’Europa stessa ha fatto passi da gigante, se
è vero che abbiamo (finora) raggiunto tutti i target che ci eravamo assegnati e
che abbiamo una performance ambientale, comunque misurata, tra le migliori al
mondo.
Sarebbe
però sbagliato pensare che la sostenibilità non sia uno tra i tanti obiettivi
politicamente desiderabili – magari anche il più importante – ma l’unico
obiettivo.
Per
declinare in modo razionale l’aspirazione a fare dell’Europa l’economia più
pulita al mondo – cosa che nei fatti già è – occorre tenere conto di due
principi, che soprattutto nel periodo” post Covid” Bruxelles sembra aver perso
di vista.
Da un
lato, l’asticella, per poter essere raggiunta, deve essere anzitutto
raggiungibile.
Data la natura degli investimenti richiesti, è
impensabile continuare a rivedere i traguardi.
Eppure, nel giro di pochi anni l’obiettivo di
riduzione delle emissioni al 2030, per citarne soltanto uno, è passato dal 40
al 55 per cento.
Questo
ha anche allungato i tempi per scrivere i piani che devono indicare come
raggiungerlo, e il risultato è che le imprese avranno le informazioni di cui
necessitano, se tutto va bene, a metà del 2024:
cioè
avranno appena un lustro per mettere in atto investimenti colossali.
Ci
sarà voluto più tempo a scrivere i piani (che sono stati avviati nel 2018) di
quanto ne resterà per attuarli.
L’altro
aspetto è che, a dispetto della retorica, la politica ambientale europea ha
sempre meno a che fare con l’ambiente e sempre più a che vedere con precise
scelte di carattere industriale.
Ogni volta che si favorisce una tecnologia
(per esempio l’auto elettrica) o se ne ostacola un’altra (per esempio il
nucleare), si rinuncia a strumenti potenzialmente utili a contrastare il
cambiamento climatico.
Non
importa quanto la strada possa apparire segnata:
l’evoluzione
tecnologica segue spesso sentieri contorti, per cui ciò che sembrava inutile
può improvvisamente diventare necessario.
Questo
cambio di prospettiva implica spostare l’attenzione dall’obiettivo genuinamente
ambientale (tagliare le emissioni) e indirizzare risorse umane, finanziarie e
politiche verso altre finalità (per esempio promuovere specifiche tecnologie).
Ciò ha
non solo implicazioni ambientali – perché può implicare l’abbandono di
tecnologie potenzialmente utili - ma anche economiche e sociali, in quanto
inevitabilmente comporta la scelta di industrie “vincitrici” e “perdenti” sulla
base di criteri, in senso lato, politici.
Mettere
in discussione questo approccio, diversamente da quanto ha detto il
vicepresidente della Commissione “Frans Timmermans” in un’intervista su
Repubblica, non significa essere “contro l’ambiente”, ma essere contro una politica
industriale per la quale l’ambiente è solo un pretesto.
Pan al
Sole24Ore: L'Europa deve
attrarre
più investimenti,
l'industria
sia al centro dell'agenda.
Confindustria.it – (23 marzo 2023) - Europa, Vice
Presidente –Stefan Pan – ci dice:
“L’Europa
ha potenzialmente tutte le caratteristiche per essere un continente forte e
reggere la pressione che arriva da Usa e Cina.
Ma per
farlo serve mettere l'industria al centro dell'agenda europea, attraverso una
strategia di politica industriale organica e a lungo termine.
Senza
industria l'Europa non esiste.
Ed è
importante che sia unita per realizzare la sua capacità di difendere i valori
di libertà, sviluppo, inclusione”.
Così
Stefan Pan, delegato di Confindustria per l'Europa, in un’intervista al Sole 24
Ore ha sottolineato le richieste delle industrie europee di” Business Europe”
alla vigilia del Consiglio europeo di oggi e domani.
Sul
tavolo c'è da affrontare non solo la guerra in Ucraina ma anche la
competitività Ue, mercato unico ed economia, energia e migrazioni.
Proprio
in vista del Consiglio Ue, “Business Europe” - l'associazione che riunisce le
associazioni imprenditoriali europee - ha messo a punto un documento che
individua tutti i fattori che allontanano gli investimenti dall'Unione europea
e propone gli interventi necessari per cambiare rotta.
“Secondo
i dati recenti di “Business Europe” – ha detto Pan - da quando gli Stati Uniti
hanno dato il via all'”Ira”, con benefici consistenti per chi investe negli
Usa, l'Europa sta perdendo moltissimi investimenti.
Dal
2019 ad oggi “Business Europe” ha calcolato che gli investimenti diretti sono
diminuiti del 66% in Ue mentre in Usa sono cresciuti del 63%”.
“Bisogna lavorare - ha sottolineato
Pan - per rendere l'Europa attrattiva e diventare il luogo migliore dove
realizzare gli investimenti.
È
questa la risposta per reagire alla doppia pressione degli Usa, con l'Ira, e
della Cina, che sta rafforzando la sua industria, puntando sull'innovazione
tecnologica.
Il
mondo delle imprese sta facendo sentire la propria voce, attraverso un dialogo
costante con Bruxelles, che vede impegnato in prima persona anche il presidente
Bonomi”.
Pan ha
poi rimarcato la necessità di ritrovare nella politica industriale europea la
stessa unità avuta in occasione della pandemia:
"Andare
avanti insieme è necessario, solo l'Europa unita può dare una risposta adeguata
alle sfide che abbiamo davanti.
È molto positivo che si riparli di industria,
politica industriale, competitività.
La
presidente della Commissione aveva ipotizzato un fondo sovrano ma la strada
imboccata finora è quella di un allentamento dei vincoli degli aiuti di Stato.
È una
scelta che non condividiamo perché crea asimmetrie, premiando i paesi che hanno
maggiore spazio fiscale.
Basta
guardare i numeri: lo scorso anno il 49,3% degli aiuti di Stato sono andati
alla Germania, il 29,9% alla Francia e all'Italia solo il 4,7%”.
E a
proposito delle risorse per alimentare il fondo sovrano europeo ipotizzato
dalla Presidente Ursula Von der Leyen ha detto:
“Dobbiamo
assolutamente impegnarci a spendere i fondi che sono già a disposizione, vale a
dire i finanziamenti del “Pnrr” e quelli comunitari.
Inoltre,
di fronte alla mole di investimenti necessaria a cogliere la doppia sfida della
transizione green e digitale, si potrebbe attingere anche alle risorse del “Mes”.
Nel
corso del colloquio, Pan ha affrontato anche il tema della doppia transizione
ambientale e digitale e degli obiettivi posti dall’Europa:
“ Se
si vogliono raggiungere – ha detto- le imprese devono essere messe in
condizione di farlo.
Lo
studio di Confindustria sul “Fit for 55”, che abbiamo appena presentato,
evidenzia che occorrono circa 1.100 miliardi di investimenti al 2030.
Le risorse pubbliche sono minime e questo
significa che è quasi tutto sulle spalle dei privati.
Ecco
perché occorre un'azione adeguata, che non crei asimmetrie, ragionando su tutti
gli aspetti legati alle transizioni.
A partire dalla sfera regolatoria, su cui
occorre certezza.
Non si
possono cambiare le regole in corsa: penso per esempio alla normativa sul
packaging, dove ora si è scelto il riuso al posto del riciclo.
Una
scelta che spiazza intere filiere che avevano investito nel riciclo,
consentendo all'Italia di raggiungere gli obiettivi UE al 2030 con ben nove
anni di anticipo.
Senza
contare il mancato rispetto del principio di neutralità tecnologica.
Considerazioni
analoghe valgono per il superamento del motore endotermico:
si è
scelto l'elettrico, quando possono esserci altre soluzioni.
Ora il
dibattito si è riaperto, su spinta soprattutto dell'Italia.
Come
Confindustria stiamo lavorando con le istituzioni Ue, contribuendo al dibattito
con analisi e contributi concreti che spesso vengono recepiti, come ad esempio
è avvenuto con la proposta di riforma del mercato elettrico”.
Infine
Pan ha affrontato il capitolo sui costi che comportano l’eccessiva
regolamentazione e burocrazia dell’energia:
“Negli Usa vince il “time to market”, da noi
il “time to regulation”.
Le
imprese devono fare i conti con vere e proprie zavorre.
Bisogna
semplificare il quadro normativo, evitare di imporre nuove leggi, istituire un “competitiveness
check”, per verificare costantemente lo stato dell'arte”.
E
sulla possibilità che le elezioni Ue del 2024 siano un freno ai dossier aperti
ha concluso: “
Non
devono esserlo perché i tempi dell'economia non coincidono con quelli della
politica.
C'è in
ballo la tenuta dell'industria europea e dei posti di lavoro”.
Case a
emissione zero:
Ue
valuta obbligo entro il 2050.
Mutui.it
– Redazione – (15 novembre 2022) – ci dice:
Mutuo
casa: trova il migliore.
Previste
anche due nuove categorie energetiche.
Entro
il 2030 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a emissione zero
fatta eccezione per quelli di proprietà pubblica che dovranno rispettare il
termine del 2028.
Per
quelli già esistenti invece l’obbligo di “restyling” dovrà essere rispettato
entro il 2050.
A
suggerire questi nuovi requisiti per l’edilizia è il “Consiglio dell’Unione
Europea” che ha recentemente dato il via libera revisione della direttiva sulle
prestazioni energetiche degli immobili (Energy Performance of Building
Directive – Epbd).
Nuove
categorie di attestazione energetica.
Ma non
si tratta dell’unica novità: dall’Unione europea arrivano anche due nuove
categorie di attestazione energetica.
Entrando
nel dettaglio, le due categorie sono:
A0,
dedicata agli edifici a zero emissioni;
A+,
che potrà essere ottenuta dagli immobili che forniranno anche energia
sostenibile alla rete locale.
Obiettivi
difficili da raggiungere.
Si
tratta di obiettivi molto importanti ma difficili da raggiungere tanto più in
un contesto come quello attuale:
con
tassi di interesse in aumento si rivela infatti ancora più oneroso da parte dei
risparmiatori il ricorso a mutui prima casa e a mutui ristrutturazione.
Il
rischio inoltre per molti proprietari di immobili è che si confermi assai arduo
riuscire a dare adeguata risposta alle richieste dell’Europa per motivi
tecnici:
il problema infatti non è “solo” il costo di
alcuni interventi, ma anche l’esistenza nel nostro Paesi di molti edifici
sottoposti a vincoli storici e artistici.
La
situazione è resa ancora più complessa da un ulteriore elemento:
l’eventuale penalizzazione in termini di
prezzo al mq degli immobili obsoleti dal punto di vista energetico.
L'iter
previsto.
Come
muoversi quindi? Meglio giocare d’anticipo o aspettare ancora prima di avviare
una ristrutturazione?
Per
ora occorre precisare che l’Unione Europea non ha stabilito ancora nulla:
prima
di tradursi in obblighi normativi ben precisi, queste indicazioni dovranno
essere discusse dalla “Commissione Trasporto e Turismo e dalla Commissione
Energia” del Parlamento europeo, per poi approdare alla seduta plenaria.
In caso di approvazione dovranno poi essere
recepiti da tutti gli Stati membri.
E qui
le posizioni dei diversi Paesi sembrano essere discordanti, per effetto di
abitudini culturali che incidono sul modo di vivere la casa in senso più ampio.
All’interno
del Parlamento Europeo vi sono infatti da una parte, i Paesi nordici che
puntano a un’interpretazione più rigida della direttiva, e dall’altra i Paesi
come l’Italia caratterizzati dalla presenza di numerosi immobili “datati”, ma
anche tutelati, dal punto di vista storico e culturale che spingono invece per
un’interpretazione “a maglie larghe”.
Net
Zero 2050: cos'è e come
raggiungere
l'obiettivo?
Luce –
gas.it – Francesca Pasculli – (6-4-2023) – ci dice:
Confronto
luce e gas!
Net
Zero.
Cos'è
il Net Zero? Come adeguarsi all'accordo?
Net
Zero è l'obiettivo, portato avanti dalle aziende europee, di azzerare le
emissioni di carbonio entro il 2050, in modo tale da poter frenare l'aumento
delle temperature globali e stabilizzarle entro 1,5°C.
Il Net
Zero è un obiettivo con basi scientifiche, che ha dimostrato come sarebbe
possibile diminuire le emissioni del 55% nel 2030 rispetto a quelle del 1990,
per poi azzerarle del tutto intorno al 2050.
In
questo panorama a lungo termine, il 2030 si pone come un obiettivo intermedio,
fondamentale per questo tipo di operazioni.
Cos'è
il Net Zero?
Il Net
Zero è un obiettivo a livello europeo e globale che nasce dall'Accordo di
Parigi.
L'Unione
europea e i suoi stati membri hanno approvato e ratificato l'Accordo di Parigi,
con la forte intenzione di portarlo a termine.
Su questa strada l'Unione Europea si prepara a
diventare la prima economia e società a impatto climatico zero entro il 2050.
L'esigenza,
a livello mondiale, di contenere l'aumento della temperatura media globale
entro 1,5°C, ha portato la commissione a porsi come obiettivo quello di
abbattere le emissioni di carbonio entro metà del secolo.
Per
alcune imprese sarà possibile riuscire a ridurre le emissioni, fino a portarle
a zero, mantenendo un corretto funzionamento, ma questo discorso non è valido
per tutti i settori.
L’agricoltura, l’edilizia o l’aviazione per esempio,
non potranno far a meno di emettere gas, andando dunque ad alterare la
stabilità climatica.
Il Net
Zero tiene conto di questo aspetto, pertanto prevede l'attuazione di strategie
che portino ad un numero di emissioni in negativo, in modo tale da rimuovere
dall'atmosfera il gas serra in eccesso.
Le
emissioni in negativo sono un punto cruciale della Net Zero, in quanto in
questo modo non ci si baserà solo su l'azzeramento delle emissioni ma anche
sulla compensazione.
Rimane il fatto che bisogna puntare molto
sulla ricerca e sulle fonti di energia rinnovabili.
Come
raggiungere la Net Zero per le aziende?
Nel
2019 le emissioni di gas serra diminuiscono del 19% rispetto al 1990, passando
da 519 a 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente del 2,4% rispetto al 2018.
La
diminuzione è dovuta alla crescita negli ultimi anni della produzione di
energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico), all’incremento
dell’efficienza energetica nei settori industriali e alla riduzione dell’uso
del carbone.
Per
ridurre le emissioni è necessario valutarle e comprenderle, facendo una
distinzione tra:
Emissioni
dirette,
provenienti da fonti o sorgenti all'interno dei confini organizzativi posseduti
o controllati dalle aziende, come ad esempio caldaie, generatori elettrici,
processi industriali o mobili come i veicoli.
Emissioni
indirette,
collegate alle emissioni di carbonio provenienti dalla combustione associata
alla produzione dell'energia finale e utilizzata dall'organizzazione, come ad
esempio l'elettricità, il calore ecc.
Altre
emissioni indirette, le più difficili da controllare, poiché interne alla “value
chain” dell'azienda.
Queste, di solito sono la quota maggiore
nell'inventario delle emissioni ed includono viaggi d'affari, gestione rifiuti,
spostamenti casa-lavoro e molto altro.
Il
primo passo per le aziende ai fini di adeguarsi ed avvicinarsi agli obiettivi
della Net Zero è avere una fornitura energetica con fonti rinnovabili o
compensazione al 100% delle emissioni di anidride carbonica.
Nella
tabella trovi le migliori offerte per l'area business che prevedono una
fornitura green.
Tariffe
Business Gas per Aziende 100% CO2 Free o compensata.
Carbon
neutrality: cos'è e come differisce dal Net Zero?
Con il
termine carbon neutrality, la cui traduzione in italiano è "neutralità
carbonica", si intende il risultato di un processo di quantificazione,
riduzione e compensazione delle emissioni di carbonio da parte di prodotti,
servizi e organizzazioni. Arrivare ad una condizione di carbon neutrality
significa raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimento di carbonio.
La
carbon neutrality si riferisce quindi alle emissioni di carbonio derivanti da
siti, prodotti, marchi ed eventi, e si raggiunge acquistando crediti di
compensazione delle emissioni di carbonio.
La Net
Zero invece,
ha un obiettivo più ambizioso: agire su tutto il processo della “value chain”, quindi
dal fornitore fino al prodotto finale, controllando tutto il processo
aziendale, di cui alcune organizzazioni non ne detengono il controllo
dell'intera filiera.
Cos'è
la” value chain?
La
value chain, in italiano "catena del valore", è l'insieme di tutti i
processi e le attività necessarie alle aziende per creare o vendere un prodotto
o servizio.
Questo
comprende tutte le fasi della creazione: dall'idea fino all'approdo nel
mercato, la progettazione, la distribuzione e l'approvvigionamento delle materie
prime utili.
Andamento
delle emissioni per le aziende italiane.
Il
settore industriale è quello maggiormente interessato agli accordi
internazionali per la diminuzione di emissioni inquinanti. Tra i settori che
emetto più anidride carbonica c'è quello della carta e della stampa, per cui
vedere l'andamento del consumo e delle emissioni può restituire una fotografia
della situazione attuale.
Emissioni
di anidride carbonica delle aziende italiane di carta e stampa. (Fonte: elaborazione openpolis.it
su dati Ispra).
Il
grafico fa riferimento all'intensità di anidride carbonica, ossia alle
tonnellate di CO2 emesse, sia per milioni di euro che per tonnellata di carta
prodotta. Come si vede, il trend delle emissioni di anidride carbonica, negli
ultimi 20 anni, è calato.
Un
altro settore che può essere di esempio per come ha diminuito le sue emissioni
negli ultimi 20 anni è quello chimico.
L'industria chimica infatti, dal 1990 al 2018
è riuscita a diminuire le sue emissioni del 60%.
Questo
dato fa riferimento alle emissioni di anidride carbonica che deriva dalla
combustione di combustibili fossili per la produzione di prodotti chimici e per
la generazione di energia elettrica e termica.
Emissione
di anidride carbonica delle aziende italiane del settore chimico.
(Fonte:
elaborazione openpolis.it su dati Ispra).
Net
Zero: uno sguardo globale.
L'Agenzia
Internazionale dell'Energia ha scritto il primo rapporto speciale al mondo
sull'avanzamento di questo obiettivo.
Secondo
la “IEA” (acronimo in inglese dell'Agenzia Internazionale dell'Energia) le
operazioni fin ora condotte dai governi per raggiungere l'emissione zero non
sono ancora sufficienti per arrivare a questo obiettivo entro il 2050.
Per
questo motivo ha stilato un percorso completo che riuscirà a garantire il
raggiungimento delle emissioni globali di anidride carbonica e quindi limitare
l'aumento della temperatura globale a 1,5°C, garantendo però alle imprese una
fornitura energetica stabile e conveniente.
L'Agenzia
Internazionale dell’Energia, che si riconosce nella figura del suo dirigente “Fatih
Birol,” ha pubblicato la prima tabella di marcia completa al mondo affinché il
settore energetico globale raggiunga emissioni nette zero entro il 2050, così
come dice nel suo tweet, che ti riportiamo qui sotto.
net
zero.
(Fonte:
Twitter)
Report
PDF Agenzia Internazionale dell'Energia.
(Se
vuoi leggere il report ufficiale sul piano d'azione dell'Agenzia Internazionale
dell'Energia, puoi scaricare il documento in formato pdf).
Secondo
il percorso previsto dall'IEA, sarà necessario, da qui al 2030 un massiccio
impegno delle tecnologie energetiche pulite ed efficienti già disponibili per
dimezzare le emissioni.
Contemporaneamente sarà richiesta una forte
spinta alla ricerca e innovazione in materia energetica.
Infatti,
nelle previsioni dell'”Agenzia Internazionale dell'Energia”, dal 2030 al 2050 è
previsto l'utilizzo di fonti e tecnologie, ad oggi ancora in fase sperimentale.
Per
questo motivo sarà necessario che i governi pongano al centro delle politiche
energetiche e climatiche l'implementazione di tecnologie per l'energia pulita,
aumentando rapidamente anche i fondi per la ricerca e lo sviluppo.
La
nostra tabella di marcia mostra che l'enorme sfida di una rapida transizione
verso un sistema a energia netta zero è anche un'enorme opportunità per le
nostre economie.
La
transizione deve essere equa e inclusiva, senza lasciare indietro nessuno.
Dobbiamo garantire che le economie in via di sviluppo ricevano i finanziamenti
e il know-how tecnologico di cui hanno bisogno per costruire i loro sistemi
energetici per soddisfare le esigenze delle loro popolazioni ed economie in
espansione in modo sostenibile.
Emissioni
zero, molte speranze
e pochi obiettivi: i dati di “Oxford Net Zero”
nonsoloambiente.it – (21 DICEMBRE 2021) - GAIA DI GIORGIO –
ci dice:
Solo
cinque obiettivi netti zero fissati dalle nazioni del G20 sono sostenuti da
piani solidi.
Nella
legge europea sul clima, l'Unione Europea si impegna a raggiungere il traguardo
della neutralità carbonica, le cosiddette "emissioni zero", entro il
2050.
Le
emissioni zero (o neutralità carbonica) consistono nel raggiungimento di un
equilibrio tra le emissioni e l'assorbimento di carbonio.
Quando
si rimuove anidride carbonica dall'atmosfera si parla di sequestro o
immobilizzazione del carbonio.
(L’anidride
carbonica è più pesante dell’aria atmosferica e quindi “non può salire” ma solo
scendere! N.d.R.)
Per
raggiungere tale obiettivo, l'emissione dei gas ad effetto serra dovrà essere
controbilanciata dall'assorbimento delle emissioni di carbonio.
La
neutralità climatica è stata al centro della CoP26 e della Pre-Cop:
a
fissare gli obiettivi di neutralità sono stati grandi inquinatori come Russia e
Arabia Saudita, ma anche paesi di medio calibro come gli Emirati Arabi Uniti e
ovviamente l’Europa, tra i maggiori emettitori di gas serra subito dopo
l’India.
Proprio
l’India ha annunciato a Glasgow che diventerà net-zero nel 2070, mentre la Cina
ha anche pubblicato un piano dettagliato da qui al 2030 pochi giorni prima del
vertice sul clima.
Attualmente
sono 136 su 198 i paesi che hanno fissato una data entro la quale arriveranno a
emissioni nette zero.
I
Paesi aderenti rappresentano al tempo stesso più dell’80% del pil globale e il
77% dei gas serra emessi in tutto il mondo.
Cifre
che un anno fa si aggiravano al 68% e al 61%.
Numeri
che si allontanano dagli obiettivi fissati in direzione neutralità climatica e
che mostrano una certa audacia da parte dei Paesi aderenti.
Cautela
che il gruppo di ricerca “Oxford Net Zero” richiama a gran voce: dall’analisi
dei dati raccolti, contando solo gli impegni forti e gli annunci di piani
chiari verso la neutralità climatica, emerge che i paesi virtuosi sono
appena il 10% del pil mondiale e il 5% delle emissioni.
Solo
cinque obiettivi netti zero fissati dalle nazioni del G20 sono sostenuti da
piani solidi.
“Oxford
Net Zero” fornisce infatti una panoramica dei dati, suddivisa per Paese,
secondo tre aree di rischio: rosso, arancio e verde, in base al livello di emissioni.
Secondo
i ricercatori, a partire dalla “COP26” di Glasgow “sono necessari dei passi per
chiarire e rafforzare gli obiettivi netti zero, compresi quelli che
corrispondono ad azioni immediate”.
Per
parlare di obiettivi è necessario considerare azioni chiave per procedere nella
direzione giusta, che supportata da dati concreti può rappresentare una svolta
significativa per i Paesi che puntano alla neutralità climatica, obiettivo
previsto anche dall'Accordo di Parigi firmato da 195 paesi.
“Grande
Reset” e “amazonizzazione”
della società: cosa prevede il paradiso
terrestre della “super class”
ilgiornale.t
– blog di Luciano Puglisi – (23 ottobre 2020) – ci dice:
Mentre
l’Europa si trova stretta nella cosiddetta “seconda ondata” del Coronavirus,
l’Irlanda è il primo Paese del vecchio continente ad applicare un nuovo
lockdown.
Il dibattito sul rapporto tra la tutela della
salute e quella delle libertà individuali è dunque in pieno svolgimento.
Un
punto, tuttavia, è fermo.
Il
Covid-19 esiste, circola e infetta.
I
circoli negazionisti che stanno sorgendo un po’ in tutto il continente non sono
tuttavia un fenomeno da considerare risibile, perché espressione di quelle
fasce sociali portate alla disperazione provocata dalle misure di contenimento
più rigide.
Sulla
cui inevitabilità, dal punto di vista medico-scientifico, non sembra tuttavia
esserci un parere unanime.
Da
ultimo si citi lo studio, pubblicato sul bollettino dell’”OMS”, del professor “John
Ioannis”, docente di “Epidemiologia e Salute della popolazione” all’università
di Stanford, tra i massimi esperti mondiali di analisi dei dati in medicina,
per cui il tasso di letalità del Covid-19 (si considerino, peraltro, gli errori
medici dovuti all’impreparazione e commessi nella prima ondata, come la
confusione tra tromboembolia polmonare e polmonite interstiziale), per le persone
sotto i 70 anni sarebbe dello 0,05%, con un decesso ogni 2000 contagiati,
mentre, per gli over 70, sarebbe pari allo 0,25%, poco più del doppio di quello
di una normale influenza stagionale.
Comunque
si vogliano leggere questi dati, le differenti e conflittuali prese di
posizione degli esponenti più autorevoli della comunità scientifica sembrano
certificare, piuttosto, che il lockdown sia una decisione squisitamente
politica.
Politica
come lo è stata la recente presa di posizione, in un capitolo del “World
Economic Outlook”, del FMI – “Fondo Monetario Internazionale”, una delle
istituzioni simbolo dei “potentati finanziari dell’emisfero occidentale” e del
cosiddetto “Washington Consensus”.
Ebbene il “FMI” ha invitato a “riconsiderare
la narrativa prevalente sui lockdown“, per la quale sarebbe necessario “un
compromesso tra salvare vite umane e sostenere l’economia”.
Non è
una novità.
Già lo
scorso mese di giugno il FMI aveva proposto sul proprio sito ufficiale un
articolo dal titolo “Dal Grande Lockdown alla Grande Trasformazione”, firmato dal direttore generale
dell’organizzazione, “Kristina Georgiev”, che si esprimeva in termini
sostanzialmente entusiastici in merito alle misure di blocco totale
dell’economia e di libertà di movimento delle persone.
La
serrata delle economie, per la “Georgiev”, ha aperto infatti a diverse
“opportunità”.
Tra queste la “trasformazione digitale” e la
possibilità di muoversi verso una società “più verde”, coronamento di quella
“Grande Trasformazione” di cui al titolo.
Una
narrazione positiva dei lockdown che si sovrappone a quella che è stata
proposta dal WEF – “World Economic Forum” di Davos e, soprattutto, dal suo
presidente e fondatore, l’economista Klaus Schwab (costruttore di bombe atomiche
tattiche in Sud Africa con 20 mila dipendenti. N.d.R.) con il concetto di “Grande Reset”.
Se ne
era parlato, in un precedente articolo su questo blog, riportanto la lettura
fortemente critica che, del “Grande Reset”, aveva dato un altro economista,
l’ex Banca Mondiale “Peter Koenig”.
Forse, tuttavia, e dati gli eventi che si
stanno susseguendo con crescente drammaticità soprattutto in Europa, vale ora
la pena soffermarsi maggiormente su questo argomento.
Quello
che le istituzioni della galassia mondialista e anglofona definiscono “Grande
Reset” o “Grande Trasformazione” (ma, sostanzialmente, si tratta della medesima
idea) è un concetto presentato, lo scorso 3 giugno, nel corso di un evento
online organizzato proprio dal WEF e che ha visto una serie di appelli
appassionati da parte di leader del FMI, della Banca Mondiale, del Regno Unito,
degli Stati Uniti, dell’industria e della finanza occidentale al fine di
sfruttare l’”opportunità” concessa dalla pandemia per “resettare” il modello
economico, sostituendolo con quello che è stato definito “Green New Deal”.
Tra i
convenuti c’era realmente il “gotha del mondialismo”:
dal “principe
Carlo “del Galles, rappresentante del casato reale britannico, a “Gina Goliath”,
capo economista del Fondo monetario internazionale, passando per “Antonio
Guterres”, segretario generale delle Nazioni Unite.
La
discussione intorno al concetto di “Grande Reset” lanciato da Schwab e soci,
sarà al centro del prossimo summit di Davos, che previsto per l’inizio del 2021
ma che, recentemente, è stato fatto slittare al mese di maggio.
Per
iniziare a capire come il “Grande Reset” immaginato dall’élite globalista e
mondialista si possa configurare, tuttavia, è possibile fare riferimento ai
concetti espressi dallo stesso Schwab in un libro intitolato per l’appunto “Covid-19: The Great Reset”, scritto insieme al direttore del “Global
Risk Network £dello stesso WEF, “Thierry Malleret”, oltre che alle
anticipazioni concettuali pubblicate proprio sul sito del World Economic Forum.
In una recensione al saggio il già citato “Peter
Koenig”, sostiene che “Schwab” e “Malleret” “ammettono, quasi con una certa
soddisfazione, che milioni di posti di lavoro andranno persi e continueranno ad
essere eviscerati a velocità mozzafiato, e che milioni di piccole e medie
imprese se ne andranno per sempre, che solo poche sopravvivranno, ovvero i conglomerati
globalizzati”.
“Koenig” trova, quindi, nel libro,
conferma alle ipotesi critiche che già aveva espresso.
Dal
sito del WEF, effettuando una sintesi tra i vari panel virtuali e gli articoli
proposti, si può comprendere come il “Grande Reset” si basi essenzialmente su
pochi punti fermi:
una
completa digitalizzazione dell’economia e del mercato del lavoro; una
sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle alternative; una
“Quarta Rivoluzione Industriale”, attraverso le nuove reti 5G e 6G; una
riduzione globale delle emissioni.
Il
“Grande Reset”, insomma, nelle intenzioni dei suoi estensori, è quello che
costringerà il mondo a entrare in un modello economico “verde”.
Lo
stesso suggerito da “Greta Thunberg” e, inoltre, da “Papa Francesco” nella sua
enciclica “Laudato si”, il medesimo anticipato da personalità come “Al Gore” e
sostenuto ormai da decenni da “ONG anglofone” di chiara impronta mondialista
come il” WWF” o “Greenpeace”.
Un
modello che piace all’Occidente che vuole emanciparsi dalla dipendenza
dalle fonti fossili e dai Paesi produttori, soprattutto in un momento in cui la
Cina, primo rivale dello stesso Occidente, è divenuto il primo acquirente
mondiale di crude oil, candidandosi così a sovvertire (almeno potenzialmente),
il predominio del petro-dollaro negli scambi internazionali.
Questo
modello sarà (o, meglio, è già) quello dominato dai colossi del “capitalismo
della sorveglianza” (peraltro, “Shoshana Zuboff”, cioè proprio la docente della
“Harvard Bussiness School” che ha coniato la definizione, ha recentemente messo
in guardia dall’appaltare ai giganti privati le app per il tracciamento dei
contagi), i sovrani della rete come i cosiddetti “big five” della tecnologia:
Facebook,
Google, Amazon, Apple e Microsoft, che, con la progressiva digitalizzazione della vita quotidiana sono destinati a penetrare
con sempre maggiore invasività e capacità di controllo nell’esistenza degli
esseri umani.
Il
“Great Reset” si sovrappone, tuttavia, anche al documento ‘”Agenda 2030”,
pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2015 e comprendente 17 obiettivi di sviluppo
sostenibile, riassumibili, come riporta l’autorevole analista “William
F.Engdahl”, nell’ambizione di creare un mondo “con uguaglianza di reddito,
uguaglianza di genere, vaccini per tutti sotto l’egida dell’OMS e della “Coalition
for Epidemic Preparedness Innovations” (CEPI), lanciata nel 2017 dal WEF in
collaborazione con la “Bill & Melinda Gates Foundation”.
Agenda
2030, sempre citando “Engdahl” “chiede crescita economica sostenibile,
agricoltura sostenibile (OGM), energia sostenibile e moderna (eolica, solare),
città sostenibili, industrializzazione sostenibile… Sostenibilità è la parola
chiave.
Se scaviamo
in profondità, è chiaro che si tratti di una parola in codice che cela una
riorganizzazione della ricchezza mondiale attraverso mezzi come le tasse
punitive sul carbonio che ridurranno drasticamente i viaggi aerei e dei
veicoli”.
Ecco
che, allora, diventa subito chiaro come abbia perfettamente ragione “Koenig”
quando sostiene che il “Grande Reset” (o “Grande Trasformazione” o “Agenda
2030” che dir si voglia) pur ammantandosi, come sovente avviene in questi casi,
di concetti utopici, sottintenda piuttosto l’ennesima distopia elitaria, che prevede una sostanziale
erosione dei redditi della classe media per consentire sia la riduzione di
consumi ed emissioni, sia quella “uguaglianza di reddito” che non può che
tradursi, data la struttura del “capitalismo della sorveglianza”, in
un’uguaglianza verso il basso, tendente a una “amazonizzazione” della società, con conseguente trasferimento del
reddito sottratto verso il vertice della piramide.
Cosa che, del resto, con i lockdown, è già
ampiamente accaduta:
secondo
un recente report di “UBS” e “PWC”, durante la grande serrata dell’economia
della scorsa primavera, molti esponenti della cosiddetta “super class” hanno
incrementato i propri patrimoni di oltre un quarto.
Solo
il patrimonio del patron di Amazon,” Jeff Bezos”, è aumentato di 76 miliardi di
dollari.
E anche secondo Forbes il patrimonio dei primi
400 miliardari al mondo è incrementato dell’8% solo nell’ultimo anno.
Questo
è avvenuto mentre i redditi dei lavoratori dipendenti, nel mondo, hanno subito
una contrazione complessiva di 3.500 miliardi.
Secondo
“Josef Stadler”, capo del “family office” di “UBS”, il quadro è tale per cui il
mondo post pandemico si presenta con una concentrazione della ricchezza tornata
ai livelli del 1905, ossia a quando le battaglie per diritti del lavoro e
salari erano ancora agli albori.
Così,
il “Grande Reset” assume i contorni di una rivisitazione dell’”ordine mondiale
in chiave transumanista” e intrisa di una pseudo-religiosità cyber-pagana (una
sorta di culto della “Madre Terra” dalle tinte hi-tech):
un
disegno da “fine della storia” che sembra delineare un futuro in cui il mondo e
i suoi abitanti si ritroveranno ingurgitati da una ciclopica fabbrica “green“,
un alveare umano in cui la maggioranza dei cittadini, quali meri ingranaggi del
sistema, avrebbe l’unico scopo di produrre, limitando al minimo svaghi,
socialità, consumi.
Un
incubo per le moltitudini, ma un paradiso per i pochissimi super-ricchi.
Il WEF
e i circoli elitari connessi, del resto, non sembrerebbero essere arrivati
all’appuntamento con la pandemia impreparati:
il 18 ottobre 2019, pochi mesi prima
dell’esplosione del Covid, andava in scena a New York l’esercitazione “Event
201”, sponsorizzata proprio dal WEF e dalla Bill e Melinda Gates Foundation
(che, di una possibile pandemia da Coronavirus parlava del resto dall’inizio
dello scorso decennio), basata su questo presupposto:
“È
solo questione di tempo prima che una di queste epidemie diventi globale, una
pandemia con conseguenze potenzialmente catastrofiche.
Una grave pandemia, che si manifestasse come
‘Event 201’, richiederebbe una cooperazione affidabile tra diversi settori,
governi nazionali e istituzioni internazionali chiave”.
Ecco
che, allora, lo scenario proposto dall’esercitazione prevedeva “l’esplosione di un nuovo coronavirus
zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali alle persone e che, alla fine,
diventa trasmissibile in modo efficiente da persona a persona, portando a una
grave pandemia.
L’agente
patogeno e la malattia che provoca sono in gran parte modellati sulla SARS, ma
è più trasmissibile negli ambienti comunitari da persone con sintomi lievi”.
Praticamente
una profezia.
Cardinale
Müller: “Chiedere l’aborto
come
un diritto umano è insuperabile
nel
suo cinismo.”
Sabinopagiolla.it
– il Blog di Sabino Paciolla – (13 Aprile 2022) – ci dice:
Il
cardinale “Gerhard Ludwig Müller” ha rilasciato un’importante intervista a
“kath.net” sulla concezione ateo-evoluzionista dell’uomo e sull’aborto.
La
riprendo dal “Catholic World Report” e ve la propongo.
Lothar
C. Rilinger:
La concezione ateo-evoluzionista dell’uomo si basa sul dualismo di corpo e
spirito.
Questa
concezione dell’uomo può essere accettata da un punto di vista cristiano?
Cardinale
Gerhard Ludwig Müller: Lo stretto dualismo della mente come cosa pensante (res
cogitans) e del corpo come cosa estesa (res extensa) risale in questa forma al
filosofo francese “René Descartes.
Egli
non si intendeva affatto come ateo e presentò persino un’impressionante prova
dell’esistenza di Dio, che risulterebbe come un’idea necessaria evidente dalla
nostra autocoscienza.
Solo i
materialisti dell’Illuminismo popolare come il barone d’Holbach, “Helvetius o
La Mettrie” riducevano l’uomo alla materia.
L’uomo,
sostenevano, non era altro che una macchina, da spiegare interamente con le
leggi della meccanica.
Oppure
l’uomo era solo la somma delle sue condizioni sociali, come dicevano “Comte” e
“Marx”, e quindi doveva in primo luogo essere creato in un uomo nuovo
attraverso il miglioramento.
L’ateismo
della critica alla religione nei secoli XIX e XX da parte di “Max Stirner” e
“Feuerbach”, in connessione con l’evoluzionismo darwiniano, non poteva più
riconoscere nell’uomo una differenza di essenza tra animale e uomo.
Per “Nietzsche”, l’uomo era l'”animale non
ancora determinato” che si era sviluppato nell'”uomo superiore” solo in pochi
esemplari, mentre le grandi masse rappresentavano un “surplus di ribelli,
malati, degenerati, infermi, necessariamente sofferenti”.
Per il
“deterioramento della razza europea” attraverso la “rivalutazione” dei deboli
ai forti e del disprezzo per i sofferenti alla compassione per loro, Nietzsche
– questo filosofo del nichilismo e araldo della “morte di Dio”, che gli
eugenisti e i razzisti del XX secolo hanno invocato a torto o a ragione –
incolpa il cristianesimo nei suoi scritti:
“Al di
là del bene e del male” (cfr. § 62). L’uomo non era che il pezzo intermedio tra
l’animale e il prossimo “superuomo”, che era così “caro al cuore di Nietzsche”.
L’attuale
transumanesimo o post umanesimo segue il canto delle sirene del suo profeta
impazzito:
“Bene!
Fatevi coraggio, uomini superiori!”, come esclamava:
“Solo ora la montagna del futuro umano
comincia a lavorare.
Dio è
morto: Ora desideriamo che il superuomo viva!”
(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra,
Parte IV. L’uomo superiore, 2, [Lipsia 1923], 418).
Qui si
sente indirizzata l’élite globalista di oggi, che si concede tutti i privilegi,
e prescrive alle masse ottuse a miliardi, che Nietzsche chiamava la
“marmaglia”, la cura da cavallo dell’auto decimazione e al resto dell’umanità
la felicità delle vacche al pascolo (cfr. Klaus Schwab e Thierry Malleret,
La grande narrazione. Per un futuro migliore, 2022).
“Ma mentre l’uguaglianza davanti a Dio
era quella che spronava allo sforzo, l’uguaglianza degli ‘ultimi uomini’ è
quella di una famigerata consolazione, perché non c’è più niente che valga la
pena di sforzarsi, né c’è più nessuno che la rivendichi.”
(Herfried Münkler, Marx – Wagner –
Nietzsche. Welt im Umbruch, Berlino 2021, 222).
Proprio
qui è la linea di faglia tra la concezione dell’uomo come immagine e
somiglianza di Dio (Genesi 1:27; Salmo 8:6; Romani 8:29) e la riduzione naturalistica
dell’uomo al prodotto accidentale dell’evoluzione, della sociologia e dell’uomo
geneticamente arricchito come futuro ibrido di organismo biologico e
intelligenza artificiale, l’homunculus o cyborg.
Per noi vale la verità rivelata sull’uomo:
“Perché
la creazione stessa sarà liberata dalla sua schiavitù alla decadenza e otterrà
la gloriosa libertà dei figli di Dio.” (Romani 8:21).
Rilinger:
È eticamente giustificabile chiamare “materia”
o “cosa” una creatura di Dio, come viene considerato anche un bambino non
ancora nato, che in fondo deve essere velato dalla qualifica di “ammasso di
cellule” o “tessuto di gravidanza”, evidentemente per non far rivelare la piena
verità alla popolazione?
Card.
Müller:
Ogni
essere umano deve sé stesso nella sua reale esistenza fisica all’essere
generato e concepito da suo padre e da sua madre.
I genitori non producono un tessuto che poi
accidentalmente effettuerebbe una sorta di trasformazione in un’esistenza
umana.
Dall’inizio
del concepimento, ogni essere umano possiede un “DNA” distintivo come base
fisica della sua identità personale.
Ogni essere umano, in quanto persona di natura
spirituale-corporea, è dall’eternità voluto, amato e destinato da Dio alla
comunione salvifica con Lui senza fine;
“Perché
quelli che ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi
all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli.” (Romani 8:29)
Rilinger:
La
gravidanza è ovviamente vista come una malattia nella nuova concezione
dell’uomo, il termine “salute riproduttiva” come sinonimo di aborto non può
essere interpretato altrimenti.
La
gravidanza può essere considerata come una malattia e quindi l’aborto come
ripristino della salute?
Card.
Müller:
La
gravidanza non è altro che la simbiosi corporea del bambino generato da un uomo
con la donna che è e rimarrà sua madre fino alla morte.
La gravidanza offre al bambino la culla della
vita e la sua crescita fino al giorno in cui il bambino vede la luce del giorno
nella nascita.
La malattia, invece, significa la limitazione
e la minaccia alla vita, alle funzioni corporali o all’integrità mentale e
spirituale.
La procreazione di un bambino, la gravidanza,
la nascita, la cura del neonato, il suo essere nutrito con il latte della
madre, i baci e le lacrime della madre, la cura per la crescita sana del
bambino sono tutt’altro che un malfunzionamento che mette in discussione il
funzionamento di un “prodotto” tecnico.
La
procreazione di un nuovo essere umano nel grembo materno non è una riproduzione
di un oggetto di piacere o un oggetto d’uso, ma una partecipazione dei genitori
al piano di creazione e di salvezza di Dio.
Gesù, il Figlio di Dio, ha fatto venire a Lui
i bambini per benedirli e per raccomandarceli nella loro semplicità e
incorruttibilità come modello della nostra figliolanza con Dio.
(Mt
18, 1-4).
Egli è
dunque l’archetipo della bontà di Dio verso i bambini.
Egli
ci fa riflettere quando dice:
“Quando
una donna è in travaglio, ha dolore, perché è giunta la sua ora; ma quando ha
partorito il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, perché si rallegra che
un bambino sia nato nel mondo.”
(Giovanni 16:21).
Rilinger:
Poiché
la sessualità è spesso staccata dalla procreazione di un essere umano e quindi
serve al guadagno personale del piacere piuttosto che alla continuazione della
società, la gravidanza è talvolta vista come una menomazione del piacere. Questa
menomazione potrebbe essere considerata come una malattia?
Card.
Müller:
Non
tutte le unioni sessuali tra uomo e donna portano alla gravidanza.
Ma non si deve nemmeno separare
fondamentalmente da essa per “usare” il mero piacere sessuale – senza amore
personale – come una droga contro l’esperienza dell’insensatezza dell’esistenza
o come una mortificazione
o un aumento dell’autostima.
Il
matrimonio è un’unità olistica dell’uomo e della donna nell’amore che porta i
due partner oltre sé stessi nell’esperienza dell’amore incondizionato di Dio,
che è la nostra felicità eterna.
“L’atto coniugale è talvolta meritorio e senza
alcun peccato mortale o veniale, come quando è diretto al bene della
procreazione e dell’educazione di un figlio per il culto di Dio”
(Tommaso d’Aquino, Commento a 1 Corinzi, cap.
7), anche se effettivamente – senza
l’intenzione escludente dei genitori – non nasce un nuovo essere umano.
Rilinger:
Nella
nuova concezione dell’uomo, l’essere umano non ancora nato è considerato come
una cosa.
Questa
qualificazione giuridica dell’essere umano non ancora nato come una cosa ha lo
scopo di ottenere la possibilità di poter uccidere il nascituro fino all’ultimo
secondo logico di gravidanza, senza che ci sia un reato di omicidio?
Card.
Müller:
Una
cosa è un essere inanimato come un libro, una macchina, un computer.
Ma un
essere umano nello stato embrionale del suo sviluppo è un essere vivente con
gli organi umani che gli permettono di pensare e agire in modo veramente umano.
Anche
una donna non partorisce una cosa, ma un bambino, che spera di poter prendere
in braccio sano e vivo.
Un’argomentazione
contro questo modo disumano di pensare nei confronti del bambino nel grembo
materno è superflua, perché l’essere umano del bambino nel grembo materno è
evidente e la sua negazione è la giustificazione del più atroce crimine contro
la vita.
Dichiarare
che un bambino nel grembo materno è una cosa è altrettanto perverso che rendere le persone schiave e poi
dichiararle “cose” per giustificare questo orrendo crimine contro l’umanità.
Rilinger:
Il
Parlamento europeo ha adottato il cosiddetto “Rapporto Matic” nell’estate del
2021, secondo il quale l’aborto dovrebbe essere considerato un diritto umano.
Può
immaginare che il rifiuto di osservare questo cosiddetto diritto umano appena
inventato avrà conseguenze civili o penali?
Card.
Müller:
Quando
questi atei e agnostici neopagani parlano di diritti umani e di valori europei,
ammettono a malincuore che esistono norme etiche.
Anche
se, nel loro disorientamento metafisico derivante dalla perdita di fede nel Dio
onnipotente, nostro Creatore e giudice incorruttibile delle azioni buone e
cattive, rifiutano norme morali oggettive e universalmente vincolanti, devono
però almeno riconoscere come minimo etico il limite dell’autodeterminazione nel
corpo e nella vita dell’altro essere umano.
Chi
pensa che i potenti, i sani e i ricchi abbiano più diritto alla vita dei
deboli, dei malati e dei poveri, si condanna come discepolo del darwinismo
sociale, che ha fatto milioni di vittime delle ideologie politiche nel XX
secolo.
Non basta invocare il proprio antifascismo e antistalinismo,
bisogna piuttosto rinunciare ai loro principi disumani nel pensiero e
nell’azione.
Nonostante tutti gli appelli all’emancipazione
dal decalogo o gli appelli alla decisione della maggioranza nei parlamenti o al
mutato sentimento del popolo, la legge morale naturale che brilla nella ragione
e nella coscienza di ogni essere umano è valida.
Coloro
che sono così criminalmente frivoli con la vita degli altri gridano più forte
quando – come
si può vedere nei processi per crimini di guerra – essi stessi lo prendono nel
collo.
Il
Concilio Vaticano II, nel decreto conciliare “Gaudium et Spes”, invitava al
rispetto della
persona umana, dicendo:
“ognuno
deve considerare ogni suo prossimo senza eccezione come un altro sé stesso,
tenendo conto prima di tutto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla
con dignità, per non imitare il ricco che non ebbe alcuna preoccupazione per il
povero Lazzaro”.
Ai
nostri giorni un obbligo speciale ci vincola a farci prossimo di ogni persona
senza eccezione e ad aiutarla attivamente quando incontra il nostro cammino,
sia essa un vecchio abbandonato da tutti, un lavoratore straniero ingiustamente
guardato dall’alto, un rifugiato, un bambino nato da un’unione illegale e che
soffre ingiustamente per un peccato che non ha commesso, o una persona affamata
che disturba la nostra coscienza ricordando la voce del Signore:
‘Quando l’avete fatto a uno solo di questi
miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’
(Matt.
25:40).”
Prosegue
affermando che:
“Inoltre, tutto ciò che si oppone alla
vita stessa, come qualsiasi tipo di omicidio, genocidio, aborto, eutanasia o
autodistruzione volontaria, tutto ciò che viola l’integrità della persona
umana, come mutilazioni, tormenti inflitti al corpo o alla mente, tentativi di
coercizione della volontà stessa; tutto ciò che insulta la dignità umana, come
le condizioni di vita subumane, l’imprigionamento arbitrario, la deportazione,
la schiavitù, la prostituzione, la vendita di donne e bambini; così come le
vergognose condizioni di lavoro, dove gli uomini sono trattati come semplici
strumenti di profitto, piuttosto che come persone libere e responsabili; tutte
queste cose e altre simili sono davvero infamie.
Avvelenano
la società umana, ma fanno più male a chi le pratica che a chi ne soffre.
Inoltre, sono il supremo disonore per il Creatore”.
(Vaticano
II, Gaudium et Spes, 27)
Rilinger:
Può –
come è richiesto nella nuova concezione dell’uomo – essere vietato a un medico
di rifiutarsi di uccidere un essere umano non nato contro la sua coscienza
morale?
Card.
Müller:
Costringere
una persona ad agire contro la sua coscienza è già di per sé immorale.
Punirlo per questo è il segno sicuro di una
perversione della giustizia in una politica totalitaria deragliata, che ha
perso la sua pretesa allo stato di diritto, anche se presenterebbe ancora
formalmente l’apparenza di una democrazia.
Rilinger:
Il
rifiuto di un medico di eseguire un omicidio prenatale può essere considerato
come una “violenza di genere contro le donne”, come richiesto dalla concezione
ateo-evoluzionista dell’uomo?
Card.
Müller:
L’aborto
è una violenza di genere contro la donna in quanto madre e contro sua figlia o
figlio.
Rilinger: È compatibile con il nostro
ordinamento giuridico che ogni ospedale, compreso un ospedale cattolico, debba
eseguire aborti?
Card.
Müller:
Non si
può arbitrariamente-positivisticamente dichiarare giusto ciò che è eticamente
sbagliato.
Rilinger:
Nel
caso della gravidanza, i diritti umani della madre e del nascituro possono
collidere se la vita della madre è messa in pericolo dalla gravidanza.
In questo caso, si deve fare un bilanciamento
di interessi, per cui il medico deve decidere tra la vita della madre e quella
del nascituro?
Card.
Müller:
Nessun
medico ha il diritto di disporre della vita e della morte di un altro essere
umano.
Il suo
compito è piuttosto quello di salvare la vita.
In un
caso estremo, quando solo una vita può essere salvata a spese di un’altra vita,
nessuno può decidere dall’esterno.
Qui inizia la logica dell’amore più grande,
come in “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
(Gv
15,13).
Conosco
donne che erano disposte a sacrificare la loro vita per il loro bambino in
quest’ora, che sono morte nel processo, e altre che sono sopravvissute
nonostante le previsioni dei medici, e che oggi ringraziano Dio per questa
grazia.
Rilinger:
Gli
aborti, per qualsiasi motivo, devono essere inclusi nel catalogo delle
prestazioni delle compagnie di assicurazione sanitaria e degli assicuratori.
Si può pretendere che la comunità degli
assicurati paghi per aborti che non sono indicati dal punto di vista medico e
che hanno, di fatto, un carattere di contraccezione generale?
Card.
Müller:
Dal
punto di vista della legge morale naturale e della concezione cristiana
dell’uomo, la partecipazione obbligatoria ad ogni forma di aborto, eutanasia e
altre forme di eliminazione della presunta “vita non più degna di essere
vissuta” è da respingere con ogni enfasi e ad ogni condizione.
Naturalmente
è un fatto che nelle dittature totalitarie e anche negli stati dell'”Occidente
democratico” certi gruppi ideologici – fino ai partiti rappresentati in
parlamento – costringono i concittadini a collaborare finanziariamente
all’uccisione di persone innocenti.
I
cristiani sono spesso diffamati pubblicamente, discriminati e persino
perseguiti per questo.
Rilinger:
Il “rapporto
Matic” non ha conseguenze giuridiche, poiché il Parlamento europeo non ha
competenza legislativa per la legge sull’aborto.
Tuttavia, questo rapporto ha un impatto nel
discorso politico.
Questa decisione vuole mostrare quali sono i
valori europei da considerare, in modo che, come ha già chiesto il presidente
Macron, la “Carta europea dei diritti fondamentali “debba essere modificata?
Il
card. Müller:
“Pretendere
l’aborto come un diritto umano non può essere superato nel suo cinismo disumano”.
Questo è ciò che Papa Francesco dirà al
presidente francese, che pubblicamente dice di essere suo amico.
Rilinger:
Eminenza, grazie mille!
PERCHÉ
LA MELONI HA VINTO?
Comedonchisciotte.org
- Nestor Halak - (25 Ottobre 2022) – ci
dice:
Tutti
i commentatori politici che ho letto sembrano d’accordo nell’attribuire le
ragioni della vittoria di Fratelli d’Italia nelle ultime elezioni al ruolo di
unica opposizione ufficiale ricoperto dal partito relativamente agli ultimi due
governi della repubblica, i due governi che si sono ritrovati a portare avanti
le politiche covidiane prima e
successivamente quelle relative all’intervento nella guerra in Ucraina contro
la Russia, sia in forma economica che di aiuti francamente militari.
Se
questa analisi è corretta, e io credo che lo sia, ciò significa che la
maggioranza del popolo italiano non era affatto contenta né delle politiche
covidiane, né, tantomeno, della guerra non dichiarata alla Russia.
Due linee, di fatto, assolutamente senza
precedenti nella storia della repubblica.
In
altre parole, se si crede che gli elettori abbiano premiato il partito meno
coinvolto in queste politiche proprio perché era il partito meno coinvolto,
significa che si ha coscienza della sostanziale, per quanto sotterranea,
opposizione popolare ad esse, opposizione che si è riusciti a eludere tramite
una serie di trucchi, soprattutto legati alla incessante campagna di propaganda
su tutti i media reperibili e all’occultamento sistematico dei fatti rilevanti in
un mare di inutili minuzie.
Ciò
equivale ad ammettere che la volontà popolare è stata volutamente distorta per
ottenere una politica contraria a quella che il popolo avrebbe voluto se fosse
stato libero di informarsi e di esprimersi.
È dunque una forzatura ritenere che la grande
maggioranza della popolazione approvava e approva le politiche pandemiche o la
vaccinazione obbligatoria o la partecipazione alla guerra alla Russia, al contrario il consenso, o almeno
l’acquiescenza, sono stati estorti attraverso una serie di continue alterazioni
e distorsioni intenzionali della realtà. Non proprio un risultato lusinghiero
per un sistema che continua a spacciarsi per democratico.
Ci si
deve inoltre rendere conto che
l’opposizione rappresentata da Fratelli d’Italia è stata sostanzialmente
ambigua, fatta più di moderazione degli aspetti più estremistici della linea
politica ufficiale che della proposizione di una politica realmente alternativa
ad essa, un’opposizione ad un tempo visibile e quindi funzionale alla raccolta
di voti di protesta, ma abbastanza generica da poterli poi plausibilmente
contraddire riconducendoli nello stesso alveo delle politiche già tracciate dai
governi precedenti e dai loro suggeritori internazionali senza che ciò
apparisse un “tradimento” troppo
eclatante.
L’operazione,
insomma, è evidentemente la classica cattura del dissenso all’interno di una
formazione politica controllabile al fine di non farlo esprimere in qualcosa di
realmente antisistema:
tuttavia
mi pare che rimanga innegabile, per quanto nessuno lo evidenzi, che le elezioni
sono state vinte proprio grazie allo scarso gradimento delle masse per le
politiche portate avanti dai governi Conte e Draghi.
Dal
punto di vista del merito, sembra piuttosto chiaro che tutti i protagonisti delle
formazioni politiche che stanno entrando a far parte del nuovo governo,
sappiano benissimo come stanno veramente le cose (come del resto lo sa chiunque
sia minimamente addetto ai lavori), sia per quanto riguarda la vicenda covid,
che, ancora di più, per quanto riguarda la guerra in Ucraina, ma allo stesso tempo, sappiano anche
benissimo che in mancanza di una loro esplicita acquiescenza alla ricostruzione
ufficiale di entrambe le vicende, mai sarebbe stato loro permesso di arrivare
al governo del paese e mai sarà loro permesso di conservarlo.
Il
recente teatrino berlusconiano in merito alla guerra pare un evidente indizio
di tutto ciò.
Tutti
sanno bene cosa sta succedendo, ma sanno anche che sono chiamati ad essere
complici del suicidio del paese se non vogliono essere artefici del proprio.
Come
si comporterà, dunque, questa gente per conservare e possibilmente consolidare
la posizione raggiunta senza aver l’aria di tradire il paese e l’elettorato?
Be,
probabilmente si arrangeranno a galleggiare per quanto gli riesce su acque
torbide e mosse.
Ciò
che potranno concedersi in autonomia, dipende da come si svilupperanno le cose
nella mappa del potere mondiale, da chi in un certo momento starà vincendo la
guerra economica o la guerra sul campo di battaglia, da quale parte tirerà il
vento.
Certo
saranno molto prudenti a rispettare i loro padrini internazionali, ma con
altrettanta certezza non saranno loro fedeli ad ogni costo se questi ultimi
avranno l’aria di perdere il loro potere.
Il
vecchio Berlusconi con il suo stile caratteristico lo sta già mostrando ai
quattro venti (non si capisce bene se per calcolo o per senilità), d’altra parte il gran senile di
Washington ha già apertamente condannato i risultati elettorali e la Van Der
Qualcosa, in un meraviglioso eccesso di democrazia,
ha precisato di avere i mezzi per costringere
gli italiani a votare nella maniera giusta se non dovessero capire da soli
qual’ è.
Ma i
nuovi governanti questa capacità indubbiamente la possiedono al pari di tutti
gli altri politici e “giornalisti” di regime senza che ci sia alcun bisogno di
istruzioni esplicite.
Quanto
a noi poveri sudditi, abbiamo fatto la nostra scelta, almeno quella che ci è
stata concessa, adesso, nell’attesa che si compia la sistematica distruzione
dell’Europa e con essa del nostro posto nel mondo, possiamo seguire il
campionato di calcio o, per i più impegnati, le oramai imminenti elezioni
americane che gli anglo modaioli avranno certamente già imparato a chiamare “midterm”.
Mi
sento comunque di poter concludere con una nota positiva tratta dalla
finalmente avvenuta cessazione dei poteri del precedente esecutivo:
meglio che Speranza non sia più ministro della
“salute” piuttosto che lo sia ancora, meglio che Draghi non sia più presidente
del consiglio piuttosto che lo sia ancora, meglio che Di Maio non sia più
ministro degli esteri piuttosto che lo sia ancora!
Magari
i nuovi non saranno migliori, ma peggiori la vedo dura.
“SULL’ORLO
DI UNA NUOVA GUERRA
MONDIALE:
LE NAZIONI EUROPEE
DEVONO
COOPERARE CON IL “SUD GLOBALE!”
Comedonchisciotte.org
- Redazione CDC – (16 Luglio 2023) – movisol.org – ci dicono:
Pubblichiamo
un resoconto sulla straordinaria conferenza tenutasi a Strasburgo, in Francia, l’8-9
luglio 2023, indetta dallo” Schiller Institute” all’insegna del titolo sopra
riportato.
Essendo
la prima conferenza internazionale da tre anni, dopo la parentesi del Covid,
essa ha registrato uno spirito ottimista e combattivo.
I
lavori si sono articolati in cinque sessioni, con trenta relatori provenienti
da diciotto paesi.
Tra
questi, lo “Schiller Institute” è stato particolarmente onorato di annoverare
“Lu Shaye”, “Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese” in Francia.
È
stata l’occasione per i partecipanti, provenienti da contesti e paesi molto
diversi, di riunirsi e confrontarsi su come realizzare un nuovo paradigma a
livello internazionale, che garantisca un futuro di pace e prosperità per tutti.
Tutto
ciò è in netto contrasto con il “Vertice per un nuovo patto finanziario globale” tenutosi due settimane prima a
Parigi,
dove i leader del Sud del mondo hanno irriso l’ipocrisia dei loro omologhi
europei.
È
stato anche un intervento tempestivo e necessario contro il vertice della “NATO globale”,
tenutosi pochi giorni dopo, l’11-12 luglio, a Vilnius, in Lituania, dove i leader del famigerato
complesso politico-militare-industriale transatlantico hanno inteso pianificare
la continuazione di altre guerre e provocazioni in nome della difesa dell’agonizzante
“ordine basato sulle regole” dell’Occidente.
E ciò
è avvenuto subito dopo la scioccante decisione dell’amministrazione Biden di inviare in Ucraina le bombe a
grappolo, che
non faranno altro che aumentare le sofferenze della popolazione civile.
Le
sessioni dello “Schiller Institute” hanno affrontato un’ampia gamma di temi
decisivi dal punto di vista economico, strategico, ambientale e culturale.
Un leitmotiv che ha attraversato i due giorni
di interventi è stata la domanda: l’Europa avrà il coraggio di rompere con i dettami
imposti dal complesso militare-industriale, trasmessi principalmente da Stati
Uniti, Regno Unito e NATO?
Lo “Schiller Institute” (SI) è impegnato a far sì che
ciò avvenga, come ha sottolineato più volte” Helga Zepp-LaRouche”, presidente
dell’Istituto.
Ma è
altrettanto importante, hanno sostenuto lei ed altri, che gli Stati Uniti si
liberino dalla geopolitica “dell’Impero britannico” e tornino alla tradizione
repubblicana dei padri fondatori e di altri grandi leader del passato; una
missione che lo “Schiller Institute” si è assunto.
Poiché
lo spazio per un resoconto completo della conferenza è insufficiente, abbiamo
riportato il programma dettagliato alla fine.
I video delle cinque sessioni verranno
progressivamente pubblicati sui siti dello “Schiller Institute”, comprese le
versioni doppiate, ove possibile, in inglese, francese e tedesco.
Cinque
relatori dall’Italia, “Michele Geraci”, ex sottosegretario allo Sviluppo
Economico, “Alessia Ruggeri”, sindacalista ed esponente della” Coalizione
internazionale per la Pace”, “Maurizio Abbate”, presidente dell’”ENAC” (Ente
Nazionale Attività Culturali), il “Prof. Alberto Prestininzi” e “Liliana Gorini”,
presidente di “Movisol”, sono un indice dell’interesse suscitato in Italia
dalle proposte di “Helga Zepp-LaRouche” per una nuova architettura di pace e
sviluppo che ponga fine al pericolo di guerra.
Il
pericolo di guerra nucleare.
La
prima sessione della conferenza (“La pace nel mondo attraverso una nuova architettura di
sicurezza e sviluppo per ogni paese: la indispensabile autonomia strategica dei
paesi europei”) è iniziata con l’intervento di “Helga Zepp-LaRouche”, che ha dato il “La” al convegno,
contrapponendo le tragiche conseguenze del tentativo di mantenere l’egemonia
del barcollante “ordine basato sulle regole” transatlantico all’ascesa delle
nazioni del Sud globale che si stanno liberando da secoli di servitù coloniale
e stanno affermando il proprio diritto allo sviluppo economico.
Anche
se “ora ci troviamo nel momento più pericoloso che la specie umana abbia mai
affrontato”, caratterizzato dal pericolo di una guerra termonucleare – c’è
comunque speranza, ha detto.
Se gli arroganti leader dell’Occidente si unissero
alle nazioni del Sud globale in una nuova era di sviluppo, realizzerebbero il
potenziale per creare un nuovo, magnifico paradigma per il futuro dell’umanità.
Alla
signora “LaRouche” ha fatto seguito l’ambasciatore cinese in Francia, “S.E. Lu
Shaye,” che ha sottolineato come in questo momento “stiano avvenendo, ad un ritmo
accelerato, cambiamenti mai visti da un secolo a questa parte, che danno luogo
a trasformazioni del mondo, dei tempi attuali e della storia senza precedenti”.
Ella
ha inoltre illustrato le incredibili opportunità che si aprirebbero alle
nazioni occidentali se decideranno di coopereranno con il Sud globale,
partecipando alle numerose iniziative di sviluppo che la Cina sta promuovendo,
come l’Iniziativa “Belt and Road”.
Una
prospettiva russa sugli ultimi trent’anni.
Il
terzo relatore era “Ilia Subbotin”, Consigliere dell’”Ambasciata della
Federazione Russa in Francia”, sul tema “Che cosa vuole veramente la Russia
nei rapporti con l’Europa: pace o guerra?”.
Sulla base di una decennale esperienza
personale di diplomatico in Europa, “Subbotin” ha ripercorso la storia del
crollo dell’Unione Sovietica e la successiva, tumultuosa transizione all’era
post-sovietica, fino all’attuale intervento militare della Russia in Ucraina.
Il
diplomatico russo ha sottolineato che, contrariamente ai proclami del
presidente “George H.W. Bush” secondo cui l’Occidente avrebbe “vinto” la Guerra
Fredda, dal punto di vista russo la “Guerra Fredda” non è stata “persa”, ma fu fermata dall’allora presidente
Mikhail Gorbaciov.
La maggior parte dei cittadini delle ex repubbliche
sovietiche attendeva con ansia una nuova unione, con il desiderio di entrare a
far parte del “mondo occidentale”.
Nonostante
gli innumerevoli sforzi compiuti dai leader russi nell’arco di trent’anni, in
particolare da “Vladimir Putin”, ogni tentativo di instaurare rapporti migliori
e stabili è stato sabotato, portando alla rivolta di Maidan, attivamente
orchestrata e incoraggiata da politici e ONG occidentali.
In seguito, come hanno ammesso la “Merkel” e “Macron”,
l’Occidente non ha mai avuto l’intenzione di attuare gli accordi di Minsk.
Questo
ha portato alla situazione attuale in cui, secondo l’ambasciatore “Subbotin”,
“l’operazione militare speciale è diventata il passo giusto, e non alternativo,
per garantire la sicurezza della Russia e proteggere il popolo russo”.
“Subbotin”
ha concluso il suo intervento affermando che “l’egemone che perde il dominio
reagisce con cattiveria”.
Benché
il mondo multipolare sia ormai un dato di fatto, le nazioni europee devono
ancora decidere se unirsi ai “nuovi centri di crescita economica” del Sud
globale.
Quando
e se ciò accadrà, la Russia sarà pronta a un dialogo tra pari reciprocamente
vantaggioso, sulla base dei nostri interessi fondamentali”.
La
prima sessione si è conclusa con interventi di relatori provenienti da “India”,”
Italia”, “Germania” e “Francia”, tra cui l’ex sottosegretario “Michele Geraci”,
che hanno parlato del potenziale che esiste per le nazioni europee di unirsi al
Sud globale per creare un nuovo paradigma.
Geraci
ha illustrato le ragioni del protocollo d’intesa, che egli negoziò
faticosamente con Pechino quando era al governo, nel 2018-19, con cui l’Italia
aderì alla “Belt and Road Initiative”, o Nuova Via della Seta.
Quel
protocollo generò irritazione negli ambienti filo-atlantisti, che sollevarono
varie obiezioni e oggi si oppongono al suo rinnovo.
Geraci
ha elencato alcune delle obiezioni, confutandole, per poi spiegare perché, a
suo avviso, la “BRI” è la soluzione alla crisi strategica.
Una
delle obiezioni era che aderendo alla” BRI”, l’Italia avrebbe “svenduto” i
porti alla Cina.
Questo
è virtualmente impossibile, ha spiegato Geraci, perché per legge l’Italia non
può vendere i porti.
Ampliarli
e farne un terminale della Via della Seta Marittima è invece di tutto vantaggio
per il paese, che intercetterebbe gran parte di container che, provenendo da
Suez, oggi circumnavigano la penisola iberica per accedere ai mercati
dell’Europa settentrionale e centrale.
Senza
menzionare il fatto che la Cina è presente, come proprietario o
comproprietario, nei porti di tutti i nostri alleati.
Un’altra
obiezione era che accogliendo investimenti diretti cinesi, l’Italia sarebbe
caduta nella “trappola del debito”.
Questo
è ridicolo, ha fatto notare Geraci, perché anche se la Cina investisse dieci,
venti o addirittura cinquanta miliardi in Italia, ciò rimarrebbe una
percentuale infinitesimale in un PIL di quasi duemila miliardi.
Inoltre,
l’adesione dell’Italia alla BRI, sancita con la visita di Xi Jinping in Italia,
ha già giovato al nostro settore turistico.
È
bastato che il Presidente cinese visitasse Palermo e facesse qualche
osservazione sulle bellezze della città perché il giorno dopo piovessero
ordinazioni dalla Cina agli hotel della zona.
Non si
coglie, poi, o non si vuole cogliere, l’aspetto centrale del “Memorandum
d’Intesa”, che è quello della “cooperazione Italia-Cina per sviluppare l’Africa”.
Questo è l’unico modo per fermare l’immigrazione irregolare.
Per offrire un esempio visivo di come la BRI operi,
Geraci ha mostrato un filmato del viaggio recentemente compiuto in “Laos” e “Thailandia”
da Shanghai, dove ha una cattedra universitaria.
Grazie
alla nuova ferrovia “Boten-Vientian”, di 414 km, costruita nell’ambito della
BRI, i tempi di viaggio tra la Cina e la capitale del Laos si sono dimezzati.
Questo
non è il solo effetto dei trasporti moderni: anche lo spirito della popolazione
cambia.
Si diffonde l’ottimismo, che è palpabile agli
occhi di un osservatore straniero. Questa nuova realtà cozza con l’impressione
avuta nel prosieguo del viaggio, in Thailandia, dove i treni sulla vecchia rete
ferroviaria viaggiano ad una media esattamente della metà.
Le
basi di un movimento per la pace sostenibile in tutto il mondo.
La
seconda sessione della conferenza è stata aperta da “Jacques Cheminade,”
presidente del partito politico francese “Solidarité et Progrès,” che ha
descritto l’attuale periodo storico come “la battaglia tra l’oligarchia
finanziaria malthusiana e dominatrice, che occupa i nostri paesi occidentali, e
coloro che credono che la specie umana abbia diritto allo sviluppo”.
“Cheminade”
ha sottolineato il ruolo cruciale dell’economista americano “Lyndon LaRouche”
(1922-2019), nel definire i principi dell’economia fisica critici per un “Nuovo
Paradigma di sviluppo”.
Lo ha riconosciuto l’economista russo “Sergei
Glazyev,” Ministro dell’Integrazione e della Macroeconomia della “Commissione
Economica Eurasiatica” [EAEU], che ha scritto che “i principi dell’economia fisica
sostenuti da “Lyndon La Rouche” sono alla base del miracolo economico cinese di
oggi e sono alla base della politica di sviluppo economico dell’India”.
Alla
sessione hanno partecipato relatori provenienti da Argentina, Repubblica
Democratica del Congo, Francia e Turchia, tutti impegnati nella lotta per lo
sviluppo economico e la giustizia sociale.
La
terza sessione era dedicata al “Movimento per la pace nel mondo al di sopra
delle logiche di partito: il caso speciale degli Stati Uniti; il ruolo del
Vaticano e del Sud globale” ed è stata aperta da “Harley Schlanger,” vicepresidente
dello “Schiller Institute americano”, che ha esordito presentando il discorso con cui John
F. Kennedy proclamò l’intenzione di porre fine alla Guerra Fredda, offrendo una visione diametralmente
opposta al percorso seguito da Washington negli ultimi decenni.
Gli
altri relatori, tra cui Alessia Ruggeri in rappresentanza del movimento per il
referendum contro le armi all’Ucraina, hanno presentato la situazione nei
rispettivi paesi rispetto allo sforzo di costruire un movimento per la pace in grado
di contrastare la massiccia propaganda dei media mainstream.
La
domenica mattina è iniziata con una stimolante tavola rotonda sul tema: “Una cultura per emancipare ed
esprimere le capacità creative di ogni essere umano – un dialogo tra culture e
civiltà”.
Il
relatore principale è stato “Luc Reychler”, professore emerito dell’Università
di Lovanio ed ex direttore del” Centro per la ricerca sulla pace e gli studi
strategici del Belgio”. Nel suo intervento, polemicamente intitolato “I valori umanistici europei contro la
cultura della guerra: che cosa direbbe Erasmo della pace in Ucraina?”, ha
ipoteticamente visto l’attuale guerra per procura con gli occhi del grande
studioso olandese del Rinascimento, “Erasmo da Rotterdam” (1466-1536).
Liliana
Gorini, presidente di Movisol, ha visto la guerra in corso con gli
occhi del “Marchese di Posa” nel “Don Carlos” di Giuseppe Verdi, che parla di “orrenda pace, la pace dei sepolcri” e di Papa Giovanni XXIII che, nella sua
enciclica “Pacem in Terris, gettò le basi per la distensione.
“Maurizio
Abbate”, presidente dell’ENAC, è intervenuto sulla “cultura come fondamento della pace” prendendo ad esempio un’iniziativa
del suo organismo per il dialogo culturale con la Siria.
La
conferenza si è conclusa con quello che oggi è diventato un tema molto
controverso:
“Ecologia
scientifica e valutazione della sfida climatica: la priorità è sradicare la
povertà e la fame nel mondo”.
I relatori (provenienti da Francia, Germania e
Italia) hanno confutato con grande competenza e con una buona dose di umorismo
l’attuale clamore sul “cambiamento climatico” ed hanno puntato il dito contro
la “terribile
ideologia malthusiana” che è alla base del Green Deal.
Tra
essi, segnaliamo il “prof. Alberto Prestininzi”, ex docente di Geologia
all’Università di Roma “La Sapienza” e curatore del volume “Dialoghi sul Clima”, scritto dai membri italiani del
gruppo Clintel.
La
scienza si basa sui fatti e non sulle ipotesi, ha sostenuto con forza
Prestininzi, presentando con numerose schede i fatti che smentiscono l’ipotesi
di una “emergenza climatica”.
Sabato
sera, i partecipanti hanno assistito ad un concerto di musica classica.
Il
programma prevedeva la pianista albanese Dhurata Lazo che ha eseguito una
romanza del compositore albanese “Tonin Harapi” e tre pezzi di “Frédéric Chopin”.
Ha poi accompagnato il soprano svedese “Leena Malkki” in due arie di Mozart e
Verdi e in due “lieder” di “Schubert”.
“Helga
Zepp-LaRouche “ha elogiato lo spirito combattivo dei partecipanti a questa
straordinaria conferenza, osservando come “abbiamo bisogno di un’esplosione di
ottimismo”, ottimismo che consiste nel sapere che può ancora prevalere un
paradigma di pace e sviluppo, e non quello della guerra.
(Movisol.org)
(movisol.org/sullorlo-di-una-nuova-guerra-mondiale-le-nazioni-europee-devono-cooperare-con-il-sud-globale/).
IL
CAMBIAMENTO CLIMATICO
FA
BENE AL PORTAFOGLI DI RE CARLO.
Comedonchisciotte.org - Redazione CDC – (13
Luglio 2023) - Movisol.org – ci dicono:
Re
Carlo III sta prendendo due piccioni con una fava (dal suo punto di vista) con
la frode del “cambiamento climatico provocato dall’uomo”:
più profitti finanziari e più persone eliminate dal
pianeta.
Per
quanto riguarda i primi, la Famiglia Reale potrebbe ottenere 111 milioni di
sterline dai parchi eolici costruiti nel “Crown Estate”, un profitto “inatteso”
di quasi 24 milioni di sterline.
Il “Crown
Estate “comprende, tra le altre proprietà, l’intero fondale marino che circonda
l’Inghilterra, dove le aziende hanno acquistato contratti di locazione per la
creazione di parchi eolici, in conformità con il Great Reset.
Benché il”Crown Estate “sia storicamente
proprietà privata della monarchia, tale diritto è stato revocato decenni fa, in
cambio di uno stanziamento governativo per il sostegno della famiglia reale.
Questa
decisione è stata a sua volta ribaltata e la Corona riceve ora un bel 25% dei
profitti annuali delle “Crown Estates”, invece di uno stanziamento approvato
dal Parlamento (questa mega-truffa è stata denunciata dall’EIR nel 2021:
“Queen
Making ‘Windfall’ of Billions from Green Genocide”, (larouchepub.com/other/2021/4809-queen_making_windfall_of_billi.htm).
Tra
l’aumento manipolato dei prezzi dell’energia e la vendita di locazioni in mare
per i parchi eolici, i profitti del “Crown Estate” sono saliti a 443 milioni di
sterline nel 2022, con un incremento di quasi un quarto.
La
domanda ora è: il 25% di questi ricavi sarà consegnato a Re Carlo, aumentandone
l’assegno annuale da 86 a 111 milioni di sterline, o andrà al Tesoro?
Benché
lo stesso Carlo avesse indicato in precedenza che la plusvalenza sarebbe dovuta
andare al “bene pubblico”, non è stato specificato se ciò significa al Tesoro o
a uno dei suoi progetti “verdi”.
Molly
Scott Cato,
docente
di economia verde presso l’Università di Roehampton ed ex parlamentare europea
dei Verdi, ha affermato che il Re dovrebbe rinunciare completamente ai diritti
sulla sovvenzione sovrana.
“Dopo
un anno in cui molti hanno lottato per pagare le bollette energetiche alle
stelle, ci si chiederà sicuramente se il Re debba prendere il 25% del profitto
a cui ha diritto per legge”, ha dichiarato.
“È
stato ampiamente elogiato quando, a gennaio, ha deciso di trasferire la sua
quota a un bene pubblico più ampio.
Mi
auguro che si ripeta in questo momento di crisi per molti dei suoi sudditi”.
La
decisione su quanto Carlo intascherà non sarà resa ufficiale fino alla fine di
quest’anno.
(Movisol.org)
(movisol.org/il-cambiamento-climatico-fa-bene-al-portafogli-di-re-carlo/)
Yuval
Noah Harari, Bill Gates, Klaus Schwab:
le
riflessioni di un agnostico.
Ilgiornaleditalia.it
– (28 nov.2022) - Alfredo Tocchi – ci dice:
Leggo
tutto ciò che trovo scritto da questi tre protagonisti del nostro presente.
Loro hanno una visione precisa, un progetto e lo portano avanti con determinazione.
Hanno già plasmato il nostro presente, gli
ultimi tre anni sono stati un assaggio di ciò che hanno in serbo per noi.
“Gesù
Cristo è una fake news… Grazie alla fusione con l’intelligenza artificiale,
l’essere umano diverrà l’artefice del proprio destino”.
Stimo
Yuval Noah Harari.
Da
agnostico, non mi sento offeso dalle sue affermazioni.
Io stesso ho scritto molte volte che la Bibbia
è un libro di fiabe.
Le religioni, queste meravigliose fiabe per
un’umanità bambina, composte con gli elementi più classici, come un colossal
hollywoodiano:
il
bene, il male, l’eroe che salva il mondo, il peccato, il castigo, la
redenzione, la vita eterna…
Stimo
anche Bill Gates.
C’è
stato un periodo della mia vita, nel 2014, in cui occupandomi di transumanesimo
ho scritto che il pianeta terra non era in grado di sostenere dignitosamente
otto miliardi di persone.
Più di
tutti, stimo Klaus Schwab, che mi è persino simpatico.
Quando
racconta ridendo, con quel suo accento da tedesco dei cartoni animati, di avere
infiltrato i “suoi ragazzi” nei governi di mezzo mondo Occidentale, ne ammiro
la spudoratezza, la sincerità tipica dell’uomo che non ha timore di farsi beffa
dei suoi avversari e detrattori.
Leggo
tutto ciò che trovo scritto da questi tre protagonisti del nostro presente.
Loro hanno una visione precisa, un progetto e lo portano avanti con
determinazione.
Hanno
già plasmato il nostro presente, gli ultimi tre anni sono stati un assaggio di
ciò che hanno in serbo per noi.
Naturalmente,
la loro negazione di Gesù Cristo è una bestemmia per tutti credenti. Fin dal
2014, ho scritto che i più tenaci oppositori del transumanesimo saranno i
musulmani.
Oggi
aggiungo i cattolici tradizionalisti come Monsignor Carlo Maria Viganò, sempre
lucidissimo nelle sue analisi e i cristiani ortodossi russi.
Tutti
gli altri – e sono il 99% dell’umanità – non hanno capito nulla e dormono sonni
beati, cullati dalle bugie dei media, dalla propaganda, dalla mistificazione
perfetta per tenerli addormentati.
Così è
ed è sempre stato, non me ne stupisco.
Tuttavia,
mi sorprende la quantità di utili idioti che fungono da megafoni della
propaganda:
non
tutti i giornalisti sono corrotti, la maggior parte sono semplicemente degli
ignoranti.
Procediamo
gioiosamente verso il superamento dell’homo sapiens, ci accingiamo a realizzare
il sogno di Friedrich Nietzsche, “l’Übermensch”, l’oltre uomo, il superuomo o -
se vogliamo tradurlo diversamente - il transumano.
Il
punto (e non è un sofisma) è che non abbiamo la più pallida idea di quale sia
il compito dell’essere umano su questa terra.
Per
quanto ne so io, potrebbe benissimo essere distruggere qualsiasi altra forma di
vita, per eliminare l’eccezione di un pianeta abitato.
Paradossi
a parte, dopo otto anni di studi, io ho concluso che il transumanesimo è
l’ennesima utopia partorita dalla fantasia dell’uomo.
Provo
un’avversione istintiva verso l’eugenetica, il mind uploading, i modem
all’interno dei corpi e i cyborg.
L’essere
umano è un mistero e abbandonare le leggi della natura per intraprendere una
strada verso l’ignoto è un azzardo che potrebbe risultare fatale. Ricordo il
verso di “Charles Baudelaire ““Race de Caïn, au ciel monte, et sur la terre jette
Dieu !” e ne ho timore.
Così,
anche se li stimo, Yuval Noah Harari, Bill Gates, Klaus Schwab mi fanno
ribrezzo.
Il
primo non fa mistero che a suo modo di vedere le cose una parte dell’umanità
dovrebbe essere soppressa.
La
chiama l’umanità inutile e io – da giurista – mi domando se il diritto di
vivere possa essere negato a chi non abbia un’utilità sociale.
Sento il nauseabondo tanfo dell’ideologia
nazista, e osservo che c’è davvero un fil rouge che lega questi tre uomini, ed
è la svastica.
Non è un caso se il “Deep State” (credete che non esista? Ancora
siete davvero così ingenui?) ha posto ai confini del mondo Occidentale un fantoccio
neonazista, non è un caso se neonazisti vengono chiamati eroi e fatti passare
per lettori di Immanuel Kant.
Quanto
a Bill Gates, trovo osceni i suoi finanziamenti all’OMS e al CEPI (nato a Davos
il 21 luglio 2017 - qui il documento ufficiale.
(who.int/medicines/ebola-treatment/TheCoalitionEpidemicPreparednessInnovations-an-overview.pdf)
Per
iniziativa di Norvegia - il cui fondo sovrano è gestito dal fondo BlackRock -
la Bill & Melinda Gates Foundation, la casa farmaceutica Wellcome e il
World Economic Forum, la cui mission, dal 2017 e dunque ben prima della
pandemia, è la diffusione planetaria dei vaccini).
Soprattutto
trovo osceni i legami tra Moderna e il DARPA (en.wikipedia.org/wiki/DARPA) e scandaloso il suo essere un
neomalthusiano, convinto che il pianeta terra sia “un vascello spaziale
programmato per trasportare non più di tre miliardi di persone”.
Certo,
è americano e forse affetto da Asperger.
Ma dovrebbe spiegare cosa significhi
trasportare: non siamo in Star Trek, la vita è un mistero e - se siamo in
viaggio – l’unica destinazione è la morte, l’incognito definitivo e inconoscibile.
Tutte
le stupidate dei transumanisti tipo:
“Sconfiggeremo
la morte” o “Trasmetteremo i contenuti del cervello” vanno prese per quello che
sono: vaneggiamenti di menti deboli.
Infine,
Klaus Schwab è un ottimista e un convinto transumanista.
C’è una meravigliosa intervista rilasciata
alla televisione francese in cui gongola letteralmente parlando della
possibilità che i nostri assistenti virtuali imparino da noi.
Quest’uomo
crede davvero nelle “magnifiche sorti e progressive” e non fa mistero di sognare
un Occidente retto da un regime in cui ogni aspetto della vita umana sia
controllato grazie all’intelligenza artificiale da governi paternalisti e
totalitari.
Nell’ultimo
discorso, a margine del G 20, ha annunciato una stagione di impoverimento e tumulti
sociali, preludio del Great Reset.
L’agenda
2030 non è un complotto, è un progetto già in parte realizzato.
Tre
uomini, dietro di loro il Deep State.
I 23
trilioni di dollari dei fondi BlackRock, Vanguard e State Street gli consentono
di opprimere Nazioni sovrane gravate da un debito pubblico soggetto alle
fluttuazioni dei mercati.
Il
totale controllo dei media gli consente di portare avanti una campagna di
mistificazione dopo l’altra.
Think tank come il “World Economic Forum” e l’”Aspen
Institute “formano la classe politica del serpente:
globalisti
malthusiani senza alcun rispetto per l’unicità della condizione umana.
E noi,
minoranza sveglia e consapevole, cosa possiamo opporre?
Un
ritorno alla Messa in latino, qualche norma che impedisca di ripetere i crimini
degli eugenetisti già commessi dai nazisti, l’apologia dei bei tempi che
furono.
La verità è che noi al modello di società dei
transumanisti non abbiamo nulla – proprio nulla – da opporre.
Nell’eterna
lotta tra il bene e il male, anche se noi davvero fossimo il bene, saremmo
destinati alla sconfitta.
E non mi si dica che l’Apocalisse racconta la
nostra vittoria, perché io sono agnostico e per me l’Apocalisse è una fiaba per
bambini.
Sono
agnostico ma non bestemmio e rispetto i credenti, quindi nulla dirò sul valore
della preghiera.
Il
presente è già distopico e il futuro inizia a somigliare ai sogni di Yuval Noah
Harari, Bill Gates, Klaus Schwab.
Come
un russo bianco io combatterò la mia battaglia per il mondo di ieri.
Faceva
schifo per buona parte dell’umanità, ne sono consapevole.
Ma era
meglio di ciò che ci aspetta.
I miei alleati li ho indicati otto anni fa:
sono i cristiani ortodossi russi, i musulmani
e i cattolici tradizionalisti di Monsignor Carlo Maria Viganò.
I nemici sono i transumanisti, i neonazisti e
i neomalthusiani.
Se
sarà necessario, mi trasferirò all’estero per continuare a vivere nel mondo di
ieri.
Non ho
intenzione di subire altre violazioni dei miei diritti umani e costituzionali,
mi resta troppo poco da vivere per diventare uno schiavo.
Le anime candide della dissidenza nostrana,
quelle che organizzano i “”Duran Adam” per non politicizzare il dissenso,
quelle che non capiscono nulla del presente non possono essere miei compagni di
viaggio.
Sono tutt’al più fiancheggiatori
inconsapevoli, rientrano nel numero degli utili idioti.
Great
Reset o rivoluzione, tertium non datur.
Rivoluzionari
all’orizzonte non ne scorgo, vedo soltanto una massa di pigri e molli esseri
umani distratti dai filmati divertenti su TikTok.
Esseri incapaci di comprendere il presente,
già persi nel metaverso, in buona parte inutili esattamente come me.
Animali
al vertice della catena alimentare, parassiti distruttori del pianeta blu,
l’unico dove viva l’homo sapiens.
Ancora
per quanto?
(Alfredo
Tocchi, Il Giornale d’Italia)
TUTELARE
LA VITA E LA DIGNITÀ DI OGNI UOMO.
CONTRO
LA DERIVA ANTROPOLOGICA.
Centrostudilevantino.it
– (GIU 26, 2023) – Federica Galvan, avvocato – ci dice:
Maternità
surrogata:
donna incinta con soldi in mano.
Parlare
oggi di maternità surrogata significa dar già per scontato che possa essere
lecita, o solo ipotizzabile, la compravendita di esseri umani, peraltro ormai
da tempo prodotti e manipolati in laboratorio nonché lo scarto di essi, quando
“difettosi”.
Questa
ultima ed ennesima deriva di natura antropologica e giuridica non è altro, in
fin dei conti, che il frutto di quell’astrattismo ideologico postmoderno che ha
portato alla perdita della “recta ratio”, per dirla alla Cicerone.
La
crisi antropologica, culturale e, prima di tutto, spirituale in Europa e, in
generale, in Occidente, ha attraversato gli ultimi secoli mediante le spinte
propulsive della cultura giuridica illuminista e post-illuminista, passando da
un giusnaturalismo di tipo soggettivo ad un giuspositivismo assoluto, con ciò
avviando un processo di distacco, sempre più marcato del diritto positivo (ius
positum) dal diritto naturale (ius naturale).
Ma è
nel secolo scorso che questo processo ha conosciuto delle accelerazioni, dei
passaggi violenti quanto strategici che hanno rappresentato un punto di non
ritorno, poiché, come insegna Cicerone, senza l’aggancio ad una norma naturale
non si può distinguere una legge buona da una cattiva.
Lo
scollamento, infatti, da quelle radici di millenaria cultura giuridica
ereditata dal diritto romano fondato sul diritto naturale, ha prodotto
mostruosità concettuali ed astrazioni metagiuridiche che potremmo definire,
propriamente, “antigiuridiche”.
Mentre,
infatti, nel diritto romano il concetto di homo e di persona, con la dignità
che ne consegue, è valore universale preesistente ad ogni norma positiva e,
come tale, viene riconosciuto nella sua concretezza e sacralità al tempo
stesso, oggi la persona è stata ridotta ad oggetto fluido e manipolabile.
Nella
cultura giuridica romana troviamo, come ci testimonia il titolo V (De Statu
hominum) del libro I dei Digesta di Giustiniano, la nozione di “homines”, i
quali sono poi elencati nella status che appartiene loro concretamente, e cioè
liberi, servi, cives Romani, ingenui, libertini nonché qui in utero sunt
(coloro che si trovano nell’utero e cioè i nascituri).
Prova
ne è anche lo stesso istituto (presente in epoca precristiana) del curator ventris (letteralmente curatore del ventre e
cioè tutore del concepito che si trova in utero e, quindi, tutore della stessa
madre) il quale aveva il compito, come ci riporta Ulpiano, di assicurare alla
donna incinta “cibum, potum, vestitum, tectum”
al fine di tutelare, in primo luogo, l’incolumità del nascituro e la
dignità della madre rimasta vedova o comunque sola.
E ciò
non solo a tutela della familia e dei parentes ma, soprattutto, della res
pubblica perché, come ci spiegano i giuristi romani, i concepiti sono futuri
cittadini da proteggere e far nascere.
“Non dubitiamo che il Pretore debba venire in
aiuto anche del concepito, tanto più che la sua causa è più da favorirsi che
quella del fanciullo: il concepito infatti è favorito affinché venga alla luce,
il fanciullo affinché sia introdotto nella famiglia; questo concepito, infatti,
si deve alimentare perché nasce non solo per il genitore, cui si dice
appartenere, ma anche per la res pubblica”.
Non
solo, dunque, i concepiti sono cittadini a tutti gli effetti ma essi sono
soggetti di diritto, beneficiari di tutela specifica.
Ed è proprio in questo concreto concetto di
persona (“in puero homo” e “qui in utero sunt”) che si rivela l’alto grado di
civiltà giuridica.
Del
resto, una cultura giuridica che si rispetti non consente che la madre sia
lasciata sola ma ha cura della donna e del bambino in quanto soggetti di
diritto da tutelare e proteggere.
Tale
antropologia giuridica riflette una visione concreta ed autentica dell’uomo,
che istintivamente riconosciamo come irrinunciabile.
E ciò
perché, aldilà delle nostre infrastrutture ideologiche moderne e postmoderne
sappiamo perfettamente che tutti noi siamo stati nascituri e, come tali,
bisognosi e degni di tutela.
Il
fondamento di verità contenuto nella nozione di soggetti giuridici e cittadini
in riferimento a coloro “qui in utero sunt” è assioma antropologico fondante la
civiltà romana dall’epoca precristiana fino ai nostri giorni.
Se
paragoniamo, però, questa chiara realtà con le valutazioni postmoderne del
concetto di concepito e di nascituro, ci accorgiamo di sconfinare
improvvisamente in una dimensione altra, “virtuale”, fittizia, in ultima
analisi falsa.
E ciò
riflette la stessa concezione di uomo e la sua dignità che domina il diritto
moderno.
La
graduale sostituzione del diritto naturale con il diritto positivo ha prodotto
un’accezione moderna di uomo utile solo in quanto capace di autodeterminarsi,
soggetto ontologicamente sempre più astratto e impersonale.
Ultimamente,
infine, nella follia astrattiva, che vuole essere rispettosa delle differenze
cosiddette di genere, si parla di una soggettività non più intesa come
antropologicamente oggettiva ma fluida e in divenire.
Del
resto, la subcultura globalista imposta da una governance mondiale sempre più
presente ed ingerente negli ordinamenti giuridici europei, impone mutamenti di
linguaggio attraverso nuovi paradigmi ed ambivalenze linguistiche giuridiche
gradualmente propedeutiche ad una spersonalizzazione anche in tema di identità
sessuale e di ideologia gender, nella scomposizione dell’io in mille forme in
quanto “percepite” e non in quanto oggettivamente e biologicamente date.
Questo
processo di propaganda ideologica e di consenso verso una nuova forma
concettuale astratta ed adulterata ha trovato, come analizza brillantemente “Marguerite
A. Peeters”, le sue strategiche evoluzioni dagli anni novanta in poi – con le
apposite conferenze “Onu”, in particolare del Cairo e di Pechino – nella
prospettiva della governance mondiale di imposizione di un nuovo e strategico
linguaggio:
“Così
il gender è inseparabile dagli altri nuovi paradigmi”(…) ”tutto è collegato;
tutto è inestricabilmente dentro tutto.
Il
nuovo consenso è un sistema semantico ed etico”
E’
evidente, però, che il punto di svolta che ha portato a queste derive,
attraverso una graduale spersonalizzazione e desacralizzazione del concetto di
uomo e di persona, sia avvenuto con la forzatura ideologica, di matrice
maltusiana, operata attraverso la matrice culturale sottostante alla legge 194
del 1978 in materia di c.d. “interruzione volontaria di gravidanza”, laddove
l’operazione di astrazione concettuale e di mistificazione terminologica (già a
partire dal termine illusorio ”
interruttivo” di un iter, la gravidanza appunto, che in realtà non avrà più
luogo dopo tale interruzione ) produrrà un “aborto” anche della ragione stessa.
Quando,
infatti, si è voluto interpretare, dal punto di vista ontologico, il nascituro
come una semplice appendice della donna e non più come una persona meritevole
in sé di tutela, si è irrimediabilmente caduti in una follia concettuale che
contraddice la ragione e la logica, oltre che la dignità e la sacralità
dell’essere umano.
E ciò,
a voler tacere del contrasto pure con le norme di diritto positivo
costituzionali (in tema di tutela della vita) e civili, laddove per il nostro
ordinamento il concepito è comunque potenzialmente soggetto titolare di
diritti, ad esempio come beneficiario di lasciti testamentari, sebbene
perfezioni l’acquisto della capacità giuridica con l’evento della nascita.
Volendo
soffermarci su tale titolarità del concepito, anche solo ipotetica in quanto il
suo pieno espletamento ed esercizio sarebbero subordinati all’evento della
nascita, non possiamo con tutta onestà negare che essa, comunque, si riferisce
ad una persona che dovrà nascere e che potrà ereditare.
La
mistificazione della realtà invece operata nella legge 194 del 1978 mediante
tale salto illogico, ha portato, inevitabilmente, alla destrutturazione del
concetto di persona, prima definito come feto, poi embrione, cellula embrionale
ed, infine, grumo di materia (come, purtroppo troveremo nella giurisprudenza
successiva, applicativa della legge) e, da questo momento, non ci
meraviglieremo più delle conseguenti derive di dissoluzione del diritto e della
stessa percezione della realtà.
L’uomo
diviene un oggetto manipolabile al punto da costituire “risorsa umana” in
ambito giuslavoristico, identità virtuale e ibrida (transumanesimo) e oggetto
di consumo acquistabile dal migliore offerente (utero in affitto) e, perché no,
anche essere fluido sessualmente, percepito in divenire nelle sue diverse
forme.
Illuso
di avere diritto illimitato di scelta e di consumo, l’uomo è ridotto esso
stesso a bene di consumo, oggetto fallato che può essere scartato.
Nei
contratti di maternità surrogata, l’embrione (il nascituro diremmo) viene sì
protetto con la clausola che nega la facoltà per la gestante di abortire (senza
il consenso degli acquirenti), ma non in quanto essere umano fragile da
difendere, bensì quale oggetto da acquistare con garanzia di prodotto finito e
di buona qualità, il tutto a scelta e discrezione dei compratori e nemmeno più
della donna.
Resta
il fatto che alcuni rimangono più soggetti di diritto di altri.
Gli
indifesi, i fragili diventano sopprimibili secondo il convincimento post
maltusiano della necessità di una migliore qualità della vita, dello scarto dei
soggetti fallati, del controllo delle nascite in chiave ecologista.
Tutto
ciò nasce da un punto di frattura e di non ritorno: la illogica reductio ad
unum da “homo” a” res”.
E in
una dimensione ormai virtuale e liquida si è entrati in una irrealtà
pericolosa, dove il diritto stesso si è dissolto in un irrazionale desiderio,
declinato nell’illusorio superamento dei limiti naturali e nelle sue chimere.
(Federica
Galvan, avvocato)
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