“Emissioni zero prima del 2050”.

 

“Emissioni zero prima del 2050”.

 

  

Lo Capite o No che il Carbonio (Co2) che

Vogliono Eliminare siamo Noi?

Conoscenzealconfine.it – (14 Luglio 2023) - Marcello Pamio – ci dice:

 

La Co2 è un alimento indispensabile per tutti gli esseri viventi!

Secondo i” venduti” dell’IPCC, il” Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambio Climatico” le emissioni di CO₂ di combustibili fossili devono essere ridotte a zero entro il 2100.

 “Se non salviamo noi stessi da noi stessi, siamo fregati”, dice lo slogan.

La cosa strana è che tutta la vita è basata sul carbonio e questo viene generato dall’anidride carbonica presente nell’atmosfera.

 Tutto il carbone nei combustibili fossili che stiamo bruciando oggi, una volta era nell’atmosfera come CO₂, prima che venisse consumato dal plancton nel mare e dalle piante nella terra.

Carbone, petrolio e gas naturale sono i residui di questo plancton e piante che sono stati trasformati dal calore e dalla pressione.

Se non ci fosse stata la CO₂ nell’atmosfera la terra sarebbe un pianeta morto.

 Parlando di cambiamento climatico, eliminate la CO₂ e avrete la morte del pianeta!

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente ha decretato questa essenziale sostanza un contaminante!

Come può qualcosa che rende possibile la vita, essere dannosa?

L’anidride carbonica è un alimento indispensabile per tutti gli esseri viventi!

Ce ne può essere troppo come dicono gli “allarmi climatici”?

Se guardiamo al quadro completo troviamo qualcosa di sorprendente.

Per la maggior parte della storia del pianeta è sempre stata presente nell’atmosfera a livelli molto più elevati di oggi.

Durante l’esplosione cambriana, quando la vita multicellulare apparì per la prima volta, i livelli di CO₂ erano 10 volte maggiori degli attuali.

In pratica, stiamo vivendo in un’era di basso livello.

 Il livello ottimale di CO₂ per la crescita delle piante sarebbe 4 o 5 volte maggiore di quello che c’è attualmente.

Questo è il motivo per cui nelle serre iniettano la CO₂ aggiuntiva: per incentivare la crescita delle piante!

Natura.

Allo stesso modo, incentivare la CO₂ nell’atmosfera terrestre promuoverebbe la crescita di cibo e foreste.

Ma arriviamo al punto cruciale:

 questo aiuterebbe il pianeta a sfamare i 10 miliardi di persone che toccheremo entro la metà del secolo.

E forse questo per qualcuno è un problema.

“L’economia Green” serve a ridurre la “CO2” e quindi le opportunità di alimentarsi.

Elimineranno così gli allevamenti per darci cibo morto, sintetico; spariranno le auto per rinchiuderci nelle prigioni-città da 15 minuti.

Lo Capite o No che il Carbonio che Vogliono Eliminare siamo Noi?

(Marcello Pamio) (t.me/marcellopamio)     

 

 

 

Neutralità climatica.

Consilium.europa.eu – (12 luglio 2023) – Redazione – ci dice:

 

I paesi dell'UE si sono impegnati a rendere l'UE climaticamente neutra.

Il passaggio a una società e a un'economia a emissioni zero rappresenta sia una sfida urgente, dato il numero crescente di eventi meteorologici estremi, sia un'occasione per creare nuovi posti di lavoro e opportunità economiche.

La transizione verde costituisce inoltre un passo necessario verso la riduzione delle dipendenze energetiche dell'UE.

La sostituzione dei combustibili fossili con forme energetiche più pulite ridurrà le emissioni di gas a effetto serra dell'UE e la renderà meno dipendente dal gas russo.

Il Consiglio sta attualmente lavorando a nuove norme volte a ridurre le emissioni dell'UE di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto al 1990) con il cosiddetto pacchetto "Pronti per il 55%".

Questa pagina fornisce un quadro delle riunioni più recenti e previste a breve, dei comunicati stampa e delle politiche riguardanti i lavori del Consiglio e del Consiglio europeo sull'obiettivo dell'UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

 

Finanziamento della “transizione climatica”.

Infografica - Cosa fa l'UE per finanziare la transizione verso la neutralità climatica?

Questa infografica illustra le risorse finanziarie destinate dall'UE alla transizione verso la neutralità climatica.

Infografica completa.

L'Unione europea sostiene fermamente la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, più efficiente in termini di risorse e più sostenibile.

 Ciò rientra negli sforzi dell'UE per conseguire i suoi obiettivi in materia di clima e di energia in linea con l'accordo di Parigi e con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite per il 2030.

Per conseguire gli obiettivi in materia di clima, ambiente e sostenibilità sociale sono necessari importanti investimenti pubblici e privati.

L'UE e i suoi Stati membri sono il principale fornitore a livello mondiale di finanziamenti pubblici per il clima, con 23,04 miliardi di EUR erogati nel 2021.

Inoltre, il Green Deal europeo ha sottolineato la necessità di mobilitare flussi finanziari e di capitale privati a favore degli investimenti verdi.

 

 

COS’È LA NEUTRALITÀ CARBONICA E

COME RAGGIUNGERLA ENTRO IL 2050.

 Agente0011.it – (10 Gennaio 2022) – Redazione – ci dice:

 

Nella legge europea sul clima, l'Unione europea si impegna a raggiungere il traguardo della neutralità carbonica”, le cosiddette "emissioni zero", entro il 2050.

Cosa comporterà in pratica?

Il cambiamento climatico sta colpendo il nostro pianeta, sotto forma di condizioni climatiche estreme quali siccità, ondate di caldo, piogge intense, alluvioni e frane sempre più frequenti, anche in Europa.

L'innalzamento del livello dei mari, l'acidificazione dell'oceano e la perdita della biodiversità sono ulteriori conseguenze dei rapidi cambiamenti climatici.

Per riuscire a contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° - reputata sicura dal “Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico” (IPCC) - raggiungere il traguardo emissioni zero entro la metà del ventunesimo secolo è essenziale.

Tale obiettivo è previsto anche dall'Accordo di Parigi firmato da 195 paesi, inclusa l'Unione europea.

A dicembre 2019 la Commissione europea ha presentato “il Green deal europeo”, il piano per rendere l'Europa climaticamente neutrale entro il 2050.

Questo obiettivo sarà raggiunto attraverso” la legge europea sul clima” che inserisce la neutralità climatica nella legislazione vincolante comunitaria.

Cos'è la neutralità carbonica?

È un’espressione che potrebbe essere male interpretata: si potrebbe pensare che significhi “smettere di produrre emissioni di gas serra”, ma non è proprio così.

Quando si parla di “emissioni zero” si intende in realtà “emissioni nette zero”, cioè una condizione in cui per ogni tonnellata di CO2 o di un altro gas serra che si diffonde nell’atmosfera se ne rimuove altrettanta.

 (Ma la CO2 è più pesante dell’atmosfera, quindi rimane a stretto contatto della terra e degli oceani, non può creare uno strato alto atmosferico ricco di Co2! N.d.R.)

Le emissioni zero (o neutralità carbonica) consistono quindi nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l'assorbimento delle stesse.

Quando si rimuove anidride carbonica dall'atmosfera si parla di sequestro o immobilizzazione del carbonio.

 Per raggiungere tale obiettivo, l'”emissione dei gas ad effetto serra” (GHG) dovrà essere controbilanciata dall'assorbimento delle emissioni di carbonio.

(L’assorbimento delle emissioni di Co2 avviene tramite il terreno e gli oceani senza l’intervento dell’uomo! N.d.R.)

Viene definito pozzo di assorbimento un sistema in grado di assorbire maggiori quantità di carbonio rispetto a quelle che emette

 I principali pozzi di assorbimento naturali sono rappresentati dal suolo, dalle foreste, e dagli oceani.

 Secondo le stime, i pozzi naturali rimuovono tra i 9.5 e gli 11 Gt di CO2 all'anno. Nel 2019, le emissioni globali di CO2 hanno superato di più di tre volte (38.0 Gt) la capacità totale di assorbimento dei pozzi naturali.

Ad oggi, nessun pozzo di assorbimento artificiale è in grado di rimuovere la necessaria quantità di carbonio dall'atmosfera necessaria a combattere il riscaldamento globale.

 Il carbonio conservato nei pozzi naturali come le foreste è rilasciato nell'atmosfera attraverso gli incendi nelle foreste, i cambiamenti nell'uso del terreno o i disboscamenti.

Per questo motivo è fondamentale ridurre le emissioni di carbonio per poter raggiungere la neutralità climatica.

Compensare le emissioni di carbonio.

Un altro modo per ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità carbonica consiste nel compensare le emissioni prodotte in un settore riducendole in un altro.

Questo può essere fatto investendo nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica o in altre tecnologie pulite.

 Il Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell'UE è un esempio di schema per la compensazione delle emissioni di carbonio.

Il meccanismo della delocalizzazione della CO2 è un altro modo per ridurre le emissioni.

Attraverso questo sistema, si conta di aiutare a prevenire la delocalizzazione delle emissioni di CO2 scoraggiando lo spostamento della produzione verso paesi con norme meno rigorose sulle emissioni di gas serra.

La Commissione dovrebbe proporre questa tassa sul carbonio nel 2021.

Gli obiettivi dell'Unione europea.

 

L'Unione europea è impegnata in un'ambiziosa politica climatica.

Secondo il piano stabilito dal “Green Deal”, l'UE aspira a diventare il primo continente “a togliere dall'atmosfera” almeno tanta CO2 quanta ne produce entro il 2050.

Il Parlamento europeo il 7 ottobre ha approvato non solo il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, ma anche una riduzione delle emissioni del 60% entro il 2030.

Si tratta di una proposta più ambiziosa rispetto alla proposta della Commissione del 55%, a cui il Parlamento richiede di fissare un ulteriore obiettivo intermedio per il 2040 per assicurare il raggiungimento dell'obiettivo finale nel 2050.

Gli eurodeputati hanno chiesto ai singoli stati membri di divenire climaticamente neutrali, così che dopo il 2050 la CO2 “rimossa dall'atmosfera” sarà maggiore che quella prodotta.

(Rimuovere la CO2 da parte dell’uomo è un crimine contro la vita verde del pianeta! N.d.R.)

Inoltre, tutti i sussidi diretti o indiretti per i combustibili fossili dovranno essere eliminati al massimo entro il 2025.

Nell’aprile 2021, gli eurodeputati hanno raggiunto l’accordo con il Consiglio sull’obbligo per l’UE di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

L’istituzione di un comitato consultivo scientifico europeo indipendente sui cambiamenti climatici, come suggerito dal” PE”, servirà a valutare la qualità degli interventi introdotti e a monitorare i progressi fatti.

Attualmente cinque stati membri dell'UE hanno legiferato circa l'obiettivo emissioni zero:

la Svezia mira a raggiungere zero emissioni entro il 2045, mentre Francia, Germania, Danimarca e Ungheria entro il 2050.

 

Accade nel 2019: una petizione

per negare la scienza del clima.

Climateranti.it – Redazione – (9 giugno 2019) – ci dice:

 

Sembrerà incredibile, ma alcuni docenti ed ex docenti universitari hanno lanciato una delirante petizione sul clima in cui si negano decenni di scienza del clima e si riciclano i soliti vecchi argomenti del “negazionismo climatico”.

Mentre la comunità scientifica mondiale (foraggiata dai nuovi ricchi globalisti N.d.R.) continua a sfornare pubblicazioni di grande spessore e importanza sul riscaldamento globale in corso e atteso per il futuro, alcuni docenti universitari italiani hanno scritto e stanno facendo girare una petizione in cui concludono che sarebbe unicamente la natura e non l’uomo a governare il clima.

Ne abbiamo ricevuto una copia, e abbiamo verificato che, ovviamente, la petizione contiene molti errori e falsità, nonché molte delle tesi senza fondamento già proposte da “Franco Battaglia” e “Nicola Scafetta”, più volte confutate anche su Climalteranti.

Nello spirito di servizio che anima questo blog, rendiamo disponibile  la petizione con l’analisi dei principali errori.

“l’anidride carbonica non è un agente inquinante”

“Sbagliato”:

l’anidride carbonica, pur non essendo causa diretta di patologie come altri inquinanti (gli ossidi di zolfo e azoto, per esempio, e molti altri), può essere considerata comunque un inquinante perché, in concentrazioni eccessive, determina impatti ambientali diretti e indiretti:

aumentando l’effetto serra naturale determina un aumento delle temperature, un’alterazione del ciclo idrologico, e quindi danni per la salute umana, l’agricoltura, la biodiversità, ecc;

inoltre provoca l’acidificazione degli oceani.

La presenza di CO2 non è mai stata così alta negli ultimi milioni di anni e il suo aumento costante è legato essenzialmente all’uso dei combustibili fossili e alla deforestazione.

“basate sull’illusoria pretesa di governare il clima”:

Sbagliato:

“governare il clima” è un concetto confuso e impreciso, un espediente retorico che sembra negare una conclamata evidenza scientifica, ossia il legame – questo sì inconfutabile – fra le emissioni antropiche di gas serra e il riscaldamento globale.

L’unica “pretesa” di chi chiede di ridurre le emissioni è quella di evitare che i cambiamenti climatici portino ancora maggiori impatti sul pianeta, sugli umani e le altre specie viventi, alcuni dei quali potenzialmente irreversibili per i tempi dell’esperienza umana.

 

“Questa è la tesi del “riscaldamento globale antropico” promossa dall’”Intergovernmental Panel on ClimateChange” (IPCC) delle Nazione Unite.”

 

Sbagliato:

l’IPCC non “promuove” la teoria del riscaldamento globale, ma si limita (si fa per dire…) ad analizzare e riassumere la letteratura scientifica mondiale, che conferma in decine di migliaia di pubblicazioni scientifiche (molte delle quali antecedenti l’istituzione dell’IPCC), l’influenza delle attività umane sul riscaldamento globale.

Quella del riscaldamento globale causato dalla CO2 antropica è però solo una congettura non dimostrata, ma dedotta da alcuni modelli climatici che sono complessi programmi al computer chiamati “General Circulation Models”.

 

Sbagliato:

 l’affermazione è clamorosa, soprattutto se si pensa che l’impatto dei gas serra, e dell’anidride carbonica in particolare, era già stato calcolato dallo scienziato svedese “Svante Arrhenius” in un suo articolo pubblicato nel 1896.

Da allora i contributi teorici e le evidenze sperimentali si sono sommati.

 I modelli non simulano soltanto il riscaldamento globale causato dalla concentrazione atmosferica di CO2 e la sigla GCM (mutuata dalla meteorologia), sta anche per “Global Climate Models” o “Global Coupled Model”.

I modelli attuali includono molte componenti del sistema climatico (oceani, terraferma, ghiacci, vegetazione ecc.) e per questo vengono chiamati “Climate System Models”, “Community Climate System Models” o “Earth System Models”.

Inoltre, l’importanza fondamentale delle attività umane sul riscaldamento globale è mostrata da modelli diversi dai GCM, ed è anche comprovata dall’applicazione di modelli basati su approcci radicalmente differenti.

 

“la letteratura scientifica ha messo sempre più in evidenza l’esistenza di una “variabilità climatica naturale” che questi stessi modelli non sono in grado di riprodurre”

 

Sbagliato:

seppur ci siano inevitabili incertezze nel descrivere la variabilità del sistema climatico, il contribuito delle forzanti naturali è irrisorio, come è riportato nel Sommario per i decisori politici del “Quinto rapporto sul clima” dell’UPCC (punto D3):

“I gas serra hanno contribuito al riscaldamento superficiale globale medio in un range probabile di 0,5 °C – 1,3 °C nel periodo 1951-2010, con il contributo di altre forzanti antropogeniche, compreso l’effetto di raffreddamento degli aerosol, che è probabile ricada nell’intervallo da -0,6 °C a 0,1 °C.

È probabile che il contributo da forzanti naturali sia compreso nell’intervallo da -0,1 °C a 0,1 °C e che quello della variabilità interna naturale sia probabilmente compreso anch’esso nell’intervallo da -0,1 °C a 0,1 °C.

Considerati nel loro complesso, questi contributi stimati sono coerenti con il riscaldamento osservato, approssimativamente tra 0,6 °C e 0,7 °C durante questo periodo”.”.

 

“Tale variabilità naturale spiega una parte consistente del riscaldamento globale osservato nell’ultimo secolo”.

Sbagliato: – congettura non dimostrata.

La variabilità naturale non può spiegare il riscaldamento globale dell’ultimo secolo, ma solo l’entità del “rumore” che si sovrappone al “segnale” di riscaldamento dato dai gas serra.

 

“Numerose osservazioni climatiche mostrano che i modelli di simulazione non riproducono la variabilità naturale osservata del clima e, in modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni precedenti all’attuale, i quali si sono ripetuti ogni mille anni circa.”

 

Sbagliato: – congettura non dimostrata:

le ricostruzioni delle temperature degli ultimi 10.000 anni non mostrano affatto periodi caldi ripetuti ogni 1000 anni.

 

D’altra parte, i modelli di simulazione mostrano una variabilità molto simile a quella naturale, del resto riprodotta altrettanto bene da modelli a reti neurali solo quando sono alimentati dalle concentrazioni di gas serra effettive.

“Questi periodi includono il ben noto “Periodo Caldo Medioevale”, il “Periodo Caldo Romano” ed in genere ampi periodi caldi durante l’Ottimo dell’Olocene tra i 9000 e i 6000 anni fa.

 Questi periodi del passato sono stati anche più caldi del periodo presente”.

 

Sbagliato: – congettura smentita:

Il Periodo Caldo Medioevale e il Periodo Caldo Romano non sono stati affatto più caldi di oggi, come mostrato da molte ricostruzioni delle temperature, ed hanno riguardato solo alcune zone del globo.

Mentre non si può escludere che in alcune zone per periodi limitati le temperature siano state elevate come oggi, nel complesso in nessuno di quei due periodi il pianeta fu più caldo di oggi.

 

 “Molti studi hanno dimostrato che queste grandi oscillazioni climatiche del passato sono strettamente correlate ai cicli millenari dell’attività solare.

 Questi effetti non sono riprodotti dai modelli.”

Sbagliato – congettura smentita:

i cicli millenari dell’attività solare non sono strettamente correlati all’andamento delle temperature degli ultimi 10.000 anni.

 Diversi studi (profumatamente pagati! N.d.R.) hanno mostrato come il Sole non abbia avuto alcun influsso fondamentale sul riscaldamento globale.

Sono disponibili molti studi recenti (si veda ad esempio qui), ma già nel giugno 2007 un corposo lavoro (Lockwood e Frohlich, 2007), che analizzò gli studi pubblicati e valutò le possibili influenze del Sole sul clima della Terra, concluse in modo chiaro:

“Il Sole ha avuto una chiara influenza sul clima nel periodo preindustriale e ha avuto un’influenza percepibile nella prima metà del XX secolo.

 Il rapido aumento delle temperature osservato dopo il 1985 non può essere attribuito alla variabilità solare, qualsiasi sia il meccanismo considerato e in qualsiasi modo si pensi che la variazione solare possa essere amplificata.

 Tutti i parametri del Sole che possono avere un’influenza sul clima negli ultimi 20 anni sono andati in una direzione opposta a quella richiesta per spiegare l’aumento osservato delle temperature medie.”

 

 Il riscaldamento osservato dal 1900 è in realtà iniziato nel 1700, cioè al minimo della” Piccola Era Glaciale” (corrispondente a quel minimo millenario di attività solare che gli astrofisici chiamano “Minimo solare” di Maunder), il periodo più freddo degli ultimi 10.000 anni.”

 

Sbagliato – congettura smentita:

le ricostruzioni delle temperature degli ultimi secoli non mostrano l’inizio del riscaldamento nel 1700.

Gli anni tra il 1700 e il 1800 mantengono temperature sostanzialmente senza tendenze, e con elevate variazioni inter annuali.

 

 “Da allora a oggi l’attività solare, seguendo il suo ciclo millenario, è aumentata riscaldando la superficie terrestre”

 

Sbagliato – congettura smentita:

 non esiste traccia di un ciclo millenario dell’attività solare, la quale cala dagli anni Settanta in corrispondenza con l’impennata del riscaldamento globale.

Va ricordato che i modelli che considerano le cause e gli effetti mostrano come dagli anni ’60 del secolo scorso vi sia un “disaccoppiamento causale” tra attività solare e temperature.

Inoltre, se la causa dell’aumento della temperatura fosse l’aumento dell’attività solare si avrebbe anche un riscaldamento della stratosfera, che invece si sta raffreddando in modo coerente con l’aumentato effetto serra legato all’uso dei combustibili fossili e con il riscaldamento della troposfera.

 

“i modelli falliscono nel riprodurre le oscillazioni climatiche osservate con cicli di circa 60 anni.

Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70), e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000).

 E gli anni successivi (2000- 2019) hanno visto non l’aumento previsto dai modelli di circa 0.2°C per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica che è stata sporadicamente interrotta dalle rapide oscillazioni naturali dell’oceano Pacifico equatoriale conosciute come l’”El Nino Southern Oscillation”, come quella che ha indotto il riscaldamento momentaneo tra il 2015 e2016.”

Sbagliato – congettura ridicola:

questi fantomatici cicli di 60 anni non esistono nei dati.

Al contrario, i modelli ben descrivono la tendenza dell’aumento delle temperature, senza dover introdurre arbitrariamente “sporadiche interruzioni” e “riscaldamenti momentanei”.

Definire poi “sostanziale stabilità climatica” il fatto che, nei primi diciannove anni del XXI secolo, diciotto di essi siano nella classifica dei diciannove anni più caldi… beh, ci vuole coraggio!

 

“Riguardo i cicloni Atlantici tropicali abbattutisi sul Nord America, se si considerano i dati dal 1880, in essi appare una forte oscillazione di 60 anni, correlata con l’oscillazione termica dell’oceano Atlantico chiamata “Atlantic Multidecadal Oscillation”

 

Sbagliato – congettura non dimostrata.

È vero che esistono variazioni climatiche multi-decennali nel Nord Atlantico, ma autorevoli lavori sul tema mostrano una “crescente tendenza dell’attività degli uragani durante l’era industriale”, pur se “l’attività degli uragani contemporanea non ha superato l’intervallo di variabilità climatica naturale stimato durante l’ultimo millennio”.

 

“Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella indotta dal sole, dalla luna e dalle oscillazioni termiche oceaniche.”

 

Sbagliato – congettura non dimostrata:

la variabilità climatica indotta dal sole e dalla luna non è sottostimata.

Poi saremmo tutti quanti curiosi di conoscere quale sia la variabilità indotta dalla luna sull’andamento della temperatura globale.

 

 “…Bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata.

Ci sono state anche petizioni sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno espresso dissenso con la congettura del riscaldamento globale antropico.

Tra queste si ricordano, quella promossa nel 2007 dal fisico “F. Seitz”, già presidente della “National Academy of Scienc”e americana e quella promossa dal “Non governmental International Panel on Climate Change” (NIPCC) il cui rapporto del 2009 conclude che «La natura, non l’attività dell’Uomo, governa il clima».”

Falsità:

Frederick Seitz ha fatto parte, come dimostrato da varie inchieste giornalistiche, di un gruppo di scienziati pagati profumatamente per difendere di volta in volta le posizioni della grande industria sugli argomenti più scabrosi; a partire dal tabacco per finire con il clima.

La principale petizione è quella lanciata nel 1998 dal chimico “Arthur Robinson” e figlio, dall’astrofisica “Sallie Baliunas” e dall’ingegnere “Willie Soon”, a nome di una piccola organizzazione dal nome “Oregon Institute of Science and Medicine” creata da “Arthur Robinson”.

Oltre allo scetticismo sul riscaldamento globale, promuoveva la vendita di un kit per l’home-schooling rivolto ai “genitori preoccupati per la diffusione del socialismo nelle scuole” e vari libri su come sopravvivere alla guerra nucleare.

La scarsa credibilità di quella vecchia petizione è anche legata al fatto che dei 32.000 sottoscrittori solo 39 dichiarano di occuparsi di clima per motivi professionali, e fra gli altri erano presenti persone con un titolo di studio ma non esperte di clima, persone con lauree autocertificate, persone irreperibili o con nomi di defunti, personaggi di serie televisive o cartoni animati, soubrette, ecc.

 Inoltre “Seitz”, presidente del famigerato “George Marshall Institute”, aveva accompagnato l’invito a firmarla con un articolo degli autori della petizione, impaginato come quelli dei “PNAS,” la rivista della “National Academy of Sciences” che denunciò il falso in un comunicato stampa.

 

Il “rapporto NIPCC” del 2009 è oggi noto come una delle tante operazioni di disinformazione promosse dall’”Heartland Institute”, nonché per la quantità di errori e falsità contenute.

Conclusione.

La recente “petizione sul riscaldamento globale antropogenico” è qualcosa che rasenta il ridicolo, e che come tale meriterebbe di rimanere confinata nell’oblio, spazzata via dai fatti e dalle evidenze scientifiche, come ampiamente dimostrato in questo post.

Tuttavia, ci rendiamo conto di come il web sia sempre più un vettore di bufale e fake news, pertanto nello spirito che anima questo blog abbiamo ritenuto di dover intervenire ancora una volta, a supporto di chi cerca informazioni corrette.

Non possiamo a tal proposito non sottolineare come sei dei sette promotori della petizione (due geologi, due fisici, un economista e un geografo) non dispongano di pubblicazioni scientifiche nel campo della climatologia (come facilmente verificabile consultando banche dati scientifiche come Scopus o Web of Science), mentre il settimo è stato autore di tante pubblicazioni – su riviste minori – con teorie sempre diverse e in sostanza ignorate dalla comunità scientifica.

PS.

Abbiamo verificato in seguito che la petizione è stata pubblicata online sul sito web dell’ASTRI (Associazione di Scienziati e Tecnologi per la Ricerca Italiana), con diverse modifiche non sostanziali rispetto al testo sopra riportato (es. modifiche delle date dei picchi dell’”Atlantic Multidecadal Oscillation” o dell’anno da cui sarebbe iniziata la diminuzione del numero dei cicloni…).

(Testo di Stefano Caserini, Claudio Cassardo, Claudio della Volpe, Mario Grosso, Gabriele Messori, Elisa Palazzi, Sylvie Coyaud).

 

 

 

 

Cambiamento climatico: gas a effetto

serra che causano il riscaldamento globale.

  Europarl.europa.eu – Redazione – (23-03-2023) – ci dice:

  

I gas fluorurati a effetto serra (gas fluorurati) sono prodotti dall'uomo e hanno un elevato potenziale di riscaldamento globale, spesso migliaia di volte più forte della CO2.

Gli idro fluorocarburi (HFC) rappresentano circa il 90% delle emissioni di gas fluorurati e sono utilizzati principalmente nei refrigeranti di frigoriferi, congelatori, condizionatori d'aria e pompe di calore.  

I gas fluorurati a effetto serra sono prodotti dall'attività umana e contribuiscono notevolmente al riscaldamento globale.

L'anidride carbonica (CO2) è fra i tanti gas ad effetto serra. Scoprite come influisce sul riscaldamento globale, la sua origine e il suo contributo alle emissioni dell'UE.

L'UE vuole ridurre drasticamente i gas serra, che contribuiscono al cambiamento climatico.

La più nota è l'anidride carbonica (CO2), ma altre, presenti nell'atmosfera in misura minore, possono contribuire ancora di più al riscaldamento globale.

Cosa causa i gas ad effetto serra?

I gas nell'atmosfera agiscono in modo simile al vetro di una serra: intrappolano il calore del sole e gli impediscono di disperdersi nello spazio, provocando così il riscaldamento globale.

L'effetto serra fa sì che la temperatura della superficie terrestre sia più alta di quanto sarebbe se non ci fossero gas serra nell'atmosfera, permettendo la vita sul pianeta.

(Ma se la Co2 è un gas più pesante dell’atmosfera che respiriamo, se ne deve dedurre che non può rimanere fermo ad una certa altezza da terra, ma deve cadere sul suolo oppure sull’oceano. In ogni caso non si può produrre l’effetto serra. N.d.R.)

Molti gas serra sono presenti naturalmente nell'atmosfera.

Tuttavia, l'attività umana contribuisce al suo accumulo e aumenta il riscaldamento globale.

Di conseguenza, i modelli di neve e precipitazioni cambiano, le temperature medie aumentano e gli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e inondazioni, si verificano con maggiore frequenza. (Ma non a causa dell’opera dell’uomo. N.d.R.)

Altri fattori e cifre sul cambiamento climatico.

Quali sono i principali gas serra?

Esistono diversi tipi di gas serra e il loro contributo al riscaldamento globale varia.

L'anidride carbonica, il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O), tra gli altri, sono naturalmente presenti nell'atmosfera, ma sono anche generati dalle attività umane.

(Si, ma non rimangono nell’atmosfera ma precipitano sulla terra. N.d.R.)

I gas fluorurati a effetto serra sono il tipo più potente e persistente di gas a effetto serra emessi dalle attività umane. (Ma sono sempre più pesanti dell’atmosfera. N.D.R.)

Possono produrre un effetto serra migliaia di volte maggiore della CO2.

Inclusi in questo tipo sono idro fluorocarburi (HFC), (per fluorocarburi), esafluoruro di zolfo (SF6) e tri fluoruro di azoto (NF3).

Questi gas sono spesso usati come sostituti delle sostanze che riducono lo strato di ozono, che sono sostanze chimiche artificiali che, una volta emesse, raggiungono l'atmosfera superiore e distruggono lo strato protettivo di ozono.

 A differenza delle sostanze che riducono lo strato di ozono, i gas fluorurati non danneggiano lo strato di ozono.

Il Protocollo di Kyoto e l'Accordo di Parigi, il cui obiettivo è coordinare la risposta globale ai cambiamenti climatici, includono i seguenti sette gas serra:

Diossido di carbonio.

 La CO2 è prodotta naturalmente dagli animali durante la respirazione e attraverso la scomposizione della biomassa.

 Inoltre, può entrare nell'atmosfera attraverso la combustione di combustibili fossili e reazioni chimiche.

Durante la fotosintesi, il processo che converte la luce solare in energia, le piante la sottraggono all'atmosfera.

Pertanto, le foreste svolgono un ruolo importante nel sequestro del carbonio. (Le foreste  sono a livello del terreno su cui precipita la Co2 , più pesante dell’atmosfera. N.d.R.)

Metano.

Il metano è un gas incolore che è il componente principale del gas naturale.

Le sue emissioni provengono dalla produzione e dal trasporto di carbone, gas naturale e petrolio, nonché dal bestiame e da altre pratiche agricole, dall'uso del suolo e dalla decomposizione dei rifiuti organici nelle discariche municipali.

Nel 2021, la maggior parte delle emissioni di metano proveniva da agricoltura, silvicoltura e pesca. (Il metano rimane a contatto del terreno. N.d.R.)

Ossido nitroso.

 Questo gas viene prodotto a seguito dell'azione microbica nel suolo, dell'uso di fertilizzanti contenenti azoto, della combustione del legno e della produzione chimica.

Viene emesso nelle attività agricole e industriali, nonché nell'uso del suolo;

 la combustione di combustibili fossili e rifiuti solidi; e trattamento delle acque reflue.

Nell'UE, l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca hanno prodotto la maggior parte delle emissioni di metano nel 2021.

Idro fluoro carburi.

Gli idro fluoro carburi rappresentano circa il 90% delle emissioni di gas fluorurati e l'UE sta lavorando per eliminarli gradualmente entro il 2050.

Sono utilizzati principalmente per assorbire il calore in frigoriferi, congelatori, condizionatori d'aria e pompe di calore, nonché spray per l'asma e aerosol tecnici, agenti schiumogeni e negli estintori.

Nel 2021 hanno prevalso nei settori del commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli.

Per fluorocarburi.

I per fluorocarburi sono composti artificiali comunemente usati nei processi di produzione industriale.

 

Esafluoruro di zolfo.

L'esafluoruro di zolfo è spesso utilizzato nell'isolamento delle linee elettriche.

Tri fluoruro di azoto.

Il tri fluoruro di azoto viene utilizzato come "gas di pulizia della camera" nei processi di produzione per pulire l'accumulo indesiderato dalle parti e dai circuiti del microprocessore mentre vengono costruiti.

Impatto dei gas serra sul riscaldamento globale.

I gas serra hanno un diverso potenziale di riscaldamento globale. Per poterli confrontare, i loro impatti vengono solitamente convertiti in CO2 equivalente.

 

Nel 2021, le emissioni di gas a effetto serra generate dalle attività economiche nell'UE hanno raggiunto i 3,6 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, il 22% in meno rispetto al 2008.

La CO2 ha rappresentato quasi l'80% del volume di tutte le emissioni di gas a effetto serra. Il metano con oltre il 12%.

 Il metano dura meno della CO2 nell'atmosfera, ma assorbe molta più energia solare. (La Co2 non può salire nell’atmosfera, essendo 4 volte più pesante della stessa. N.d.R.)

È un pericoloso inquinante atmosferico a livello del terreno e le sue perdite possono causare esplosioni.

Nel complesso, tutti i gas fluorurati rappresentano solo il 2,5% circa delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE.

 Tuttavia, anche se vengono emesse in quantità minori, intrappolano il calore in modo molto più efficace della CO2.

Altri fatti e cifre sulle emissioni di gas a effetto serra per paese e settore dell'UE.

In che modo l'UE intende ridurre i gas serra?

(I gas serra semplicemente non possono esistere nell’atmosfera: sono solo sul terreno o sulla superfice degli oceani. N.d.R)

La legge sul clima dell'UE fissa obiettivi giuridicamente vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra:

entro il 2030 devono essere diminuite del 55% rispetto ai livelli del 1990 e l'UE deve raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050.

Per raggiungere questi obiettivi, l'UE ha implementato diverse misure:

- ridurre le emissioni nei trasporti;

- fissare standard per risparmiare energia e investire nelle energie rinnovabili;

- impedire il trasferimento delle industrie che emettono gas a effetto serra al di fuori dell'UE per evitare normative più severe;

- promuovere il primo grande mercato mondiale del carbonio, il sistema europeo di scambio di quote di emissione.

 

- stabilire obiettivi di riduzione per ciascun paese dell'UE;

- promozione delle foreste e di altre aree di “sequestro del carbonio, compreso i mari”.

 

 

 

Riscaldamento globale:

cause, conseguenze e soluzioni.

Ilgiornaledellambiente.it -Redazione – Avv. Ezio Bonanni- (20-1-2020) – ci dice:

 

Riscaldamento globale prevede un aumento delle temperature.

Negli ultimi due secoli stiamo assistendo a un cambiamento del clima globale con un incremento particolarmente decisivo nell’ultimo trentennio.

In questa guida, nata grazie all’Avv. Ezio Bonanni, scopriamo cosa significa riscaldamento globale (global warming in inglese), quali sono riscaldamento globale cause e quali sono le conseguenze e le possibili soluzioni.

Riscaldamento globale definizione.

Per riscaldamento globale si intende il riscaldamento climatico che porta le temperature del nostro pianeta ad alzarsi.

In altre parole il clima sta cambiando e il clima sulla Terra si sta riscaldando.

Che cosa si intende per cambiamento climatico?

Un cambiamento climatico è la mutazione del clima sul pianeta.

 In particolare l’UNFCCC (Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite), definisce il cambiamento climatico come “un cambiamento del clima che sia attribuibile direttamente o indirettamente ad attività umane, che “alterino la composizione dell’atmosfera planetaria” e che si sommino alla naturale variabilità climatica osservata su intervalli di tempo analoghi.“

Il clima cambia dunque per cause naturali ed è sempre cambiato.

Tanto che nell’evoluzione del nostro pianeta si riconoscono fasi glaciali ed interglaciali, nonché le cosiddette piccole ere glaciali, come quella che va dal XVI al XIX secolo in cui il porto di Rotterdam era spesso ghiacciato e anche il Tamigi era solito ghiacciarsi.

 E poi c’è una componente umana, o antropica, che con le sue attività influisce ulteriormente sulle variazioni del clima.

Riscaldamento globale: pareri dal mondo scientifico

Si calcola che il 97% degli studiosi sia d’accordo nell’identificare il surriscaldamento globale come cambiamento del clima attribuibile all’uomo e alle sue attività.

 Il mondo scientifico è concorde su surriscaldamento globale e alle cause, mentre le previsioni su come il clima possa continuare a cambiare e le conseguenze surriscaldamento globale non trovano sempre il mondo scientifico concorde.

Sul sito della Commissione Europea è riportato che:

i più grandi esperti di problemi climatici del nostro pianeta ritengono che le attività dell’uomo siano quasi certamente la causa principale dell’aumento delle temperature osservato dalla metà del 20° secolo.

Quanto si sta riscaldando il nostro pianeta?

L’attuale temperatura media Terra è più alta di 0,85ºC rispetto ai livelli della fine del 19° secolo.

Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti decenni, da quando sono iniziate le prime rilevazioni, ovvero nel 1850.

Nella regione alpina le temperature medie sono aumentate di 1.0 ± 0.1 °C al secolo negli ultimi due secoli, con un incremento e velocizzazione nell’ultimo trentennio.

Le precipitazioni si sono ridistribuite su tutto il pianeta portando, ad esempio nella regione alpina, una diminuzione del numero di giorni di precipitazione ed un aumento dell’intensità delle piogge, specialmente in autunno e in inverno.

Il pH degli oceani, a causa all’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera, mostra una chiara tendenza all’acidificazione.

(Ma la Co2 non può aumentare nell’atmosfera, infatti essendo un prodotto volatile   più pesante della stessa rimane sul suolo e sugli oceani. N.d.R.)

Le catene montuose di media latitudine del nostro pianeta, come Himalaya, Alpi, Montagne Rocciose, e Ande meridionali, ma anche vette tropicali come il Kilimangiaro, stanno mostrando segni della perdita glaciale.

I ghiacci artici stanno subendo la stessa sorte tanto che il celeberrimo Passaggio a nord-ovest e il passaggio a nord-est nel mare glaciale artico si sono aperti.

Principali cause riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale è causato dalle attività umane (e dal sole che è la causa .N.d.R.) che determinano il rilascio nell’atmosfera di gas che, seppure presenti anche in natura, finiscono per incrementare la loro densità sconvolgendo la quantità di energia presente sulla Terra e aumentandone la temperatura globale.

Tra le attività umane che causano l’effetto riscaldamento globale ci sono la deforestazione massiccia, l’allevamento intensivo di bestiame e l’uso di particolari fertilizzanti e di altri gas. Qui di seguito elenchiamo nel dettaglio tutte le cause del riscaldamento globale.

Gas serra.

Il riscaldamento globale è causato nello specifico dall’emissione nell’atmosfera dei cosiddetti gas serra.

 Cosa sono e quali sono i gas serra?

 I gas serra la cui concentrazione nella nostra atmosfera (non può essere   aumentata in quanto più pesanti dell’atmosfera stessa. N.d.R.) sono:

 

anidride carbonica (CO2);

metano;

ossido di azoto;

gas fluorurati.

La CO2 è responsabile del 63% del riscaldamento terrestre causato dall’uomo e dal sole.

 Il metano è responsabile del 19% del riscaldamento del pianeta di origine antropica, l’ossido di azoto del 6% (leggi tutto sull’inquinamento atmosferico).

Che cos’è l’effetto serra?

I gas serra una volta rilasciati nell’atmosfera (dove essendo più pesanti dell’aria precipitano al suolo o sui mari e quindi non vi rimangono. N.d.R.) sono responsabili del cosiddetto effetto serra.

 L’effetto serra definizione, come suggerisce il termine, è molto simile a quello prodotto da una serra i cui vetri impediscono all’energia solare, e dunque al calore, di essere rilasciato nell’atmosfera.

(Ma se l’effetto serra non può verificarsi in quanto la Co2 non può salire nell’atmosfera in quanto la CO2 è più pesante dell’aria se ne dovrebbe dedurre che il riscaldamento terrestre è opera del sole e non dell’uomo! N.d.R.)

Questi gas sono infatti in grado di rafforzare la capacità dell’atmosfera terrestre di catturare radiazioni ad onda lunga provenienti dal suolo cambiando così le temperature sul nostro pianeta.

Cause dell’aumento dei gas serra

Cosa causa l’effetto serra? Quali sono nel dettaglio le attività umane che causano il riscaldamento della terra?

Uso di combustibili fossili.

La combustione di carbone, petrolio e gas produce anidride carbonica e ossido di azoto.

 Le concentrazioni di questi due gas (NON) aumentano nell’atmosfera rispetto alle soglie naturali (NON) producendo come conseguenze effetto serra.

Deforestazione.

Gli alberi aiutano a regolare il clima assorbendo CO2 dall’atmosfera, regolandone le concentrazioni.

Con la deforestazione massiccia la CO2 contenuta nel legno viene altresì rilasciata nell’atmosfera ossia sulla terra, non alimentando così un effetto serra.

Allevamento del bestiame.

I bovini e gli ovini producono grandi quantità di metano durante il processo di digestione.

Lo sviluppo di allevamenti intensivi causa un forte incremento delle concentrazioni di questo gas serra nell’atmosfera (ma poi il gas serra più pesante dell’aria decade sulla terra. N.d.R.)

Fertilizzanti azotati

I fertilizzanti azotati producono emissioni di ossido di azoto che vanno ad incrementare la concentrazione del gas nella nostra atmosfera (ossia sulla nostra terra.N.d.R.)

Gas Fluorurati o FGAS.

I gas fluorurati sono una causa dell’effetto serra.

La legislazione dell’UE ne prevede la graduale eliminazione.

 Sono usati in impianti fissi di refrigerazione, di condizionamento d’aria e pompe di calore e commutatori di alta tensione, apparecchiature contenenti solventi, impianti fissi di protezione antincendio ed estintori.

Conseguenze del riscaldamento globale (dovuto al sole.N.d.R).

Il riscaldamento globale ha conseguenze prima di tutto ambientali, ma anche economiche e sociali.

 Vediamole nel dettaglio.

Desertificazione.

Un aumento della temperatura media globale porterebbe ad avere aree delle medie latitudini più soggette a fenomeni di desertificazione, in seguito a siccità e ondate di caldo.

Scioglimento dei ghiacci.

Lo scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento globale influenza la disponibilità di acqua fresca per l’irrigazione e per uso domestico, mette a repentaglio la vita degli animali che vivono negli ambienti ghiacciati e influisce sul livello degli oceani.

Innalzamento, riscaldamento e acidificazione degli oceani.

L’incremento di CO2 nell’atmosfera (che poi ricade sulla terra o sugli oceani.N.d.r)

oltre a mutare il ph degli oceani rendendoli più acidi e sconvolgendone gli equilibri con possibili estinzioni e sconvolgimenti della catena alimentare, amplificherebbe il rilascio di CO2 che è presente nell’acqua che evaporerebbe in maggiori quantità in seguito al riscaldamento ambientale.

Il livello dei mari si innalzerebbe in seguito allo scioglimento dei ghiacci sommergendo le coste.

Tropicalizzazione del Mediterraneo, Meridionalizzazione del Mediterraneo e Migrazione lessepsiana.

Nel mar Mediterraneo si assiste da alcuni anni a un ingresso di specie tropicali, in molti casi lessepsiani ovvero penetrati dal mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Nelle zone più settentrionali del Mediterraneo assistiamo all’aumento delle specie meridionali prima presenti solo sulle coste nordafricane.

 Questi cambiamenti hanno gravi effetti sulle specie autoctone con conseguente impatto ecologico.

Cambiamenti nella circolazione atmosferica e fenomeni atmosferici estremi.

La modifica della circolazione atmosferica e dei suoi pattern andrebbe verso scambi meridiani con conseguente aumento della frequenza e dell’intensità di eventi estremi come alluvioni, siccità, ondate di caldo e di gelo con forti ripercussioni sull’agricoltura e sulla concentrazione geografica delle zone abitate.

 

Soluzioni al problema del riscaldamento globale.

Le proiezioni del modello climatico adottato dall’”Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) delle Nazioni Unite, il più importante organismo scientifico per la ricerca sul clima, indicano che la temperatura media superficiale del pianeta si dovrebbe innalzare di circa 1,1 °C – 6,4 °C durante il XXI secolo, se non verranno poste in atto delle soluzioni al problema del riscaldamento globale.

Un aumento di 2ºC rispetto alla temperatura dell’era preindustriale viene considerato dagli scienziati come la soglia oltre la quale vi è un rischio di gran lunga maggiore che si verifichino mutamenti ambientali pericolosi e potenzialmente catastrofici a livello mondiale.

Per questo motivo, la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di mantenere il riscaldamento sotto i 2ºC.

L’Accordo di Parigi.

L’accordo di Parigi del 2015 impegna i governi ad agire sulle emissioni di gas serra per mantenere l’aumento della temperatura sotto i 2 gradi entro il 2050 e a compiere ogni sforzo per portarlo a 1,5 gradi.

In base al report dell’IPCC, per centrare l’obiettivo occorre ridurre le emissioni di anidride carbonica del 45% entro il 2030 (rispetto ai livelli di dieci anni fa), e del 100% entro il 2050.

Al netto del contributo fisiologico che il vapore acqueo e le nubi danno all’effetto serra – variabile dal 36% al 72% in funzione della località e della stagione – il principale gas serra (GHG) è infatti l’anidride carbonica, che contribuisce per oltre il 60%, seguita dal metano (20%), ozono (15%), ossidi nitrosi (10%) e l’insieme dei clorofluorocarburi (5%).

Le emissioni di anidride carbonica derivano da tre gruppi di attività umane: l’industria e il settore energetico (44% della CO2, 30% delle emissioni totali di GHG), l’edilizia (30% della CO2, 19% del totale), e i trasporti (23% della CO2, 15% del totale).

Possibili rimedi al riscaldamento globale.

Qui di seguito riportiamo i cambiamenti necessari per contrastare il cambiamento climatico, il riscaldamento globale ed effetto serra cause e conseguenze.

Come soluzione al cambiamento climatico ci sono:

Efficienza energetica.

Necessario è un inteso programma di ricerca e sviluppo sull’efficienza energetica e sulla transizione verso fonti fossili meno inquinanti e alle rinnovabili.

 Gli edifici stessi, comprese le abitazioni privati, dovrebbero produrre l’energia necessaria alla loro costruzione, mantenimento e smantellamento pensato per il riciclo dei componenti.

Economia circolare.

Il sistema economico necessita di essere ridisegnato a vantaggio dei cicli economici circolari che prevedono il minor utilizzo delle materie prime e il minor scarto e spreco possibile quando i beni saranno arrivati a fine vita.

Un’economia circolare prevede una diminuzione dell’industria della produzione e un aumento di quella della manutenzione e riciclo.

Trasporti.

Occorrerà realizzare un nuovo modello di movimento di persone e merci che permetta di razionalizzare i trasporti diminuendo il più possibile la distanza fra luoghi di residenza e di lavoro, luoghi di produzione e di consumo e favorire i collegamenti telematici rispetto agli spostamenti fisici di cose se non sono strettamente necessari.

 

 

Bill Gates vuole «oscurare» il Sole?

Sì ma per combattere il cambiamento climatico

(con l'appoggio della Casa Bianca).

Corriere.it - Michela Rovelli – (4 luglio 2023) – ci dice:

 

Il programma di ingegneria solare portato avanti dall'università di Harvard è finanziato da Bill Gates.

Ora un report della Casa Bianca apre allo studio scientifico su cui si dibatte da anni.

Bill Gates vuole «oscurare» il Sole?

È un progetto scientifico controverso, che va sotto il nome di geoingegneria solare e che, fondamentalmente, sta studiando l'ultima arma da sferrare contro il cambiamento climatico.

Tra i suoi più illustri finanziatori c'è Bill Gates, che da anni spende soldi e tempo - con la sua fondazione - per capire come contrastare gli effetti dell'impatto dell'uomo sull'ambiente.

Più recentemente anche la Casa Bianca ha dato un timido consenso a portare avanti questa sperimentazione:

in un report pubblicato il 30 giugno, racconta “Politico”, l'amministrazione Biden si dice aperta a studiare la possibilità che alterare i raggi solari possa essere un contributo al raffreddamento del Pianeta.

Non manca lo scetticismo, né la cautela, nell'affrontare una materia che, come abbiamo già detto, è controversa.

 E infatti nello stesso report viene scritto che «Non ci sono piani in corso per stabilire un programma di ricerca globale».

 Nella pratica questo progetto, che viene portato avanti da un team di scienziati dell'università di Harvard, prevede di modificare la radiazione solare.

Possiamo dire «oscurare il Sole» per essere sintetici, ma la pratica è molto più complessa.

 

Cos'è la geo ingegneria solare.

C'è molta divisione, tra gli scienziati, su questo studio noto come”SCoPEx” (Stratospheric Controlled Perturbation Experiment, Esperimento sulla perturbazione controllata stratosferica).

Si utilizza una tecnica chiamata “SRM “(Solar Radiation Management, gestione della radiazione solare) allo scopo di bloccare il riflesso dei raggi solari prima che raggiungano l'atmosfera terrestre.

 L'ipotesi è che questo possa contribuire al rallentamento del riscaldamento globale.

Per farlo, gli scienziati di “Harvard” vogliono sviluppare una forma di “SRM” nota come “Stratospheric Aerosol Injection” (Iniezione di Aerosol Stratosferico).

 Come si legge su un documento dell'”Etc Group”, un'associazione che monitora l'impatto delle nuove tecnologie sulla biodiversità e i diritti umani, «prevede di spruzzare una soluzione di acqua, gesso e particelle di zolfo nell'atmosfera attraverso un pallone aerostatico che vola ad alta quota».

Questa sostanza dovrebbe generare delle nuvole che andranno a bloccare la luce del sole nell'atmosfera superiore.

Non si conoscono gli effetti collaterali.

La parte più controversa della geoingegneria solare sta nel fatto che non si conoscono, ad oggi, i potenziali effetti collaterali di un'azione di questo tipo sull'ambiente.

Secondo gli scienziati di Harvard, almeno nella fase sperimentale, «le quantità rilasciate dal progetto saranno molto piccole rispetto ad altri rilasci di routine di materiale nella stratosfera da parte di aeromobili, razzi o voli di routine in pallone aerostatico».

Ma un punto importante è che c'è consapevolezza dei rischi.

E infatti ciò che si propone con lo “SCoPEx” è «ridurre l'incertezza su questioni scientifiche specifiche effettuando misurazioni quantitative di alcune delle microfisiche dell'aerosol e della chimica atmosferica necessarie per stimare i rischi e i benefici della geoingegneria solare in modelli atmosferici di grandi dimensioni», come si legge sul sito.

In altre parole: l'obiettivo è studiare le potenzialità - positive e negative - di questa soluzione al cambiamento climatico per essere pronti a capire se e come utilizzarla nel caso in cui un domani servisse.

L'appoggio politico.

Il vero protagonista dello “SCoPEx” si chiama “David Keith”.

 Lui e l'ingegnere di Harvard “James Anderson” sono stati i precursori della geoingegneria solare.

Nel 2012 avevano pianificato il primo esperimento, con un pallone aerostatico che avrebbe rilasciato particelle nell'atmosfera a circa 24mila metri di altezza sopra Fort Sumner, nel Nuovo Messico.

L'esperimento è stato cancellato, con grande amarezza di Keith, che non si arrende e nel 2017 contribuisce all'apertura di un programma di ricerca all'università di Harvard, sostenuto da diversi miliardari e fondazioni private, tra cui Bill Gates.

Ciò che manca è un appoggio politico, necessario perché lo studio - che non manca neanche oggi di controversie - venga accettato.

Ed ecco il perché del report della Casa Bianca:

«Un programma di ricerca sulle implicazioni scientifiche e sociali della modificazione della radiazione solare (SRM) consentirebbe di prendere decisioni più informate sui potenziali rischi e benefici della SRM come componente della politica climatica, accanto agli elementi fondamentali della mitigazione delle emissioni di gas serra e dell'adattamento.

 L'SRM offre la possibilità di raffreddare il pianeta in modo significativo su una scala temporale di pochi anni», si legge nel documento della amministrazione Biden.

Dall'altra parte dell'Atlantico, anche le istituzioni europee sono attente al tema, e hanno espresso la volontà di avviare un dibattito internazionale per capire come si potrebbe sfruttare la scienza per limitare il riscaldamento provocato dal sole:

 «Guidata dal principio di precauzione, l'Ue sosterrà gli sforzi internazionali per valutare in modo esaustivo i rischi e le incertezze degli interventi sul clima, compresa la modifica della radiazione solare, e promuoverà le discussioni su un potenziale quadro internazionale per la sua governance, compresi gli aspetti legati alla ricerca», si legge in un documento a firma del Parlamento e del Consiglio europeo.

 

 

 

Oscuramento del sole? La soluzione

di Bill Gates al riscaldamento globale.

Energycue.it – Maria Chiara Cavuoto – (7 luglio 2023) – ci dice:

L'oscuramento del sole è una proposta della geoingegneria solare, finanziata da Bill Gates, che mira a risolvere il riscaldamento globale.

Bill Gates ha finanziato un progetto di oscuramento del sole con l’obiettivo di combattere il riscaldamento globale.

Tuttavia, è fondamentale fare chiarezza su questa questione e analizzare in modo approfondito le informazioni disponibili.

In questo articolo esploreremo il rapporto della Casa Bianca sulle tecniche di modifica delle radiazioni solari, il coinvolgimento di Bill Gates nel progetto” SCoPEx” e i possibili rischi e benefici di questa proposta di geoingegneria solare.

Il rapporto della Casa Bianca sulla modifica delle radiazioni solari.

La Casa Bianca ha pubblicato un rapporto che valuta le tecniche di modifica delle radiazioni solari come una possibile soluzione al cambiamento climatico.

 Queste tecniche, conosciute come “solar radiation modification” (SRM), sono complesse e controverse.

Tuttavia, il rapporto della Casa Bianca afferma che la modifica delle radiazioni solari potrebbe offrire la possibilità di raffreddare il pianeta in modo significativo su una scala temporale di pochi anni.

 Il rapporto specifica che al momento non ci sono piani in corso per istituire un programma di ricerca completo sulla modifica delle radiazioni solari.

 La Casa Bianca riconosce che sono necessarie ulteriori valutazioni scientifiche e sociali per comprendere appieno i potenziali rischi e benefici di queste tecniche.

Il coinvolgimento di Bill Gates nel progetto per l’oscuramento del sole.

Bill Gates, fondatore di Microsoft e attivista per la sostenibilità, ha dimostrato interesse e ha sostenuto finanziariamente la ricerca sulla geoingegneria solare.

 La sua fondazione, la Bill and Melinda Gates Foundation, ha fornito finanziamenti per progetti di ricerca.

Tra questi rientra il progetto SCoPEx (Stratospheric Controlled Perturbation Experiment).

Questo progetto, coordinato dall’Università di Harvard, mira a esplorare la possibilità di utilizzare aerosol atmosferici con uno scopo ben preciso.

 In particolare, l’obiettivo è quello di riflettere una piccola quantità di radiazione solare e studiare gli effetti a livello atmosferico.

 L’esperimento pilota previsto per il 2021 è stato annullato e non è stato effettivamente condotto.

L’obiettivo di SCoPEx non è l’oscuramento del sole, ma quello di esaminare gli effetti delle particelle in atmosfera per valutare il loro impatto sul clima.

Bill Gates ha dimostrato interesse per la ricerca e il finanziamento di progetti volti a comprendere e affrontare i problemi ambientali.

 Ma non esistono prove concrete che dimostrino un suo intento di oscuramento del sole come soluzione definitiva al riscaldamento globale.

Il coinvolgimento di Gates in progetti di geoingegneria solare è spesso oggetto di critiche e dibattiti.

Alcuni lo accusano di voler manipolare il clima e di avere un ruolo eccessivo nel determinare le soluzioni al cambiamento climatico.

 Dal canto suo, Gates ha dichiarato di sostenere la ricerca scientifica e di promuovere l’innovazione per affrontare le sfide ambientali globali.

Oscuramento del sole.

La tecnica proposta per l’oscuramento del sole.

La tecnica di modifica delle radiazioni solari, discussa nel contesto dell’oscuramento del sole, coinvolge l’introduzione di particelle o aerosol nell’atmosfera.

Uno dei metodi proposti prevede la dispersione di sostanze come l’acqua, il gesso e le particelle di zolfo nell’atmosfera superiore.

L’obiettivo di questa tecnica è quello di creare una sorta di “ombrello” artificiale che riduca l’entità dei raggi solari che raggiungono la superficie terrestre.

 Ciò potrebbe portare a una diminuzione della temperatura globale o a un rallentamento del riscaldamento climatico.

 È necessaria una ricerca approfondita per valutare l’impatto sull’ambiente e sul clima regionale.

Allo stesso modo va analizzato l’impatto sulla qualità dell’aria e su altri aspetti chiave prima di considerare l’attuazione su larga scala.

Rischi e benefici della geoingegneria solare.

La geoingegneria solare, compresa la modifica delle radiazioni solari, è un campo di studio controverso e in fase di valutazione da parte di diverse istituzioni.

 L’Unione Europea ha anche manifestato interesse nella ricerca delle implicazioni scientifiche e sociali di queste tecniche.

Tuttavia, è importante riconoscere che i potenziali rischi e benefici di tali interventi sul clima non sono ancora completamente compresi.

 Uno dei principali timori riguarda gli effetti e gli impatti a lungo termine sulla salute umana, sull’ecosistema e sul clima stesso.

 L’introduzione di particelle o aerosol nell’atmosfera potrebbe alterare i modelli di precipitazione, influenzare la qualità dell’aria e avere impatti negativi sulla flora e sulla fauna.

Inoltre, non è ancora chiaro come queste tecniche potrebbero influenzare la formazione delle nuvole e i cicli naturali dell’acqua, con potenziali conseguenze a livello regionale e globale.

 

Oltre ai rischi scientifici e ambientali, la geoingegneria solare solleva anche questioni etiche e legali.

 La modifica delle radiazioni solari può essere considerata un intervento umano diretto sul clima e sull’ambiente.

 Ciò solleva dubbi sul concetto di ingegneria planetaria e sulla nostra responsabilità di fronte alla natura.

 Inoltre, l’attuazione di questi progetti richiederebbe una governance internazionale solida e un accordo globale.

 Gli effetti della modifica delle radiazioni solari potrebbero estendersi oltre i confini nazionali.

 Per questo è fondamentale stabilire chiarezza su come prendere decisioni, chi sarebbe responsabile del monitoraggio e quali norme dovrebbero essere rispettate.

Alcuni esperti mettono in guardia anche sugli effetti a lungo termine della geoingegneria solare.

Modificare l’equilibrio delle radiazioni solari potrebbe mascherare l’aumento della temperatura globale, ma non affrontare direttamente le cause sottostanti del cambiamento climatico.

Ad esempio, non cambierebbe l’eccessiva emissione di gas serra.

 Ciò potrebbe portare a una dipendenza continua da queste tecniche, con conseguenti rischi e incertezze sul lungo periodo.

Le alternative alla geoingegneria solare.

Mentre la geoingegneria solare continua a essere oggetto di discussione e ricerca, esistono anche molte altre soluzioni per affrontare il cambiamento climatico.

Investimenti nell’energia rinnovabile, riduzione delle emissioni di gas serra, conservazione delle foreste, promozione dell’efficienza energetica e sviluppo di tecnologie pulite sono solo alcune delle alternative.

 È importante considerare anche queste soluzioni insieme all’approfondimento della ricerca sulla geoingegneria solare.

La sfida del cambiamento climatico richiede quindi un approccio olistico, che coinvolga diverse soluzioni e sforzi congiunti da parte della comunità scientifica, dei governi, delle aziende e dei cittadini.

L’importanza della ricerca scientifica e della valutazione dei rischi.

Data la complessità e le incertezze associate alla geoingegneria solare, è fondamentale condurre ulteriori ricerche scientifiche e valutazione dei rischi.

Oggi gli studi sperimentali, i modelli climatici avanzati e le simulazioni computerizzate possono aiutare a valutare gli effetti delle tecniche di modifica delle radiazioni solari.

Le valutazioni vanno fatte su scala ridotta prima di prendere in considerazione implementazioni su larga scala.

 Inoltre, è essenziale coinvolgere diverse discipline scientifiche, esperti di clima, biologi, ecologisti, chimici e altri professionisti per valutare gli impatti e gli effetti collaterali potenziali.

(MARIA CHIARA CAVUOTO)

 

 

 

Il green deal europeo non è

Politica ambientale ma (dannosa)

politica industriale.

Brunoleoni.it – Redazione – (11-7-2023) – ci dice:

La politica ambientale europea ha sempre meno a che fare con l’ambiente.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha messo in guardia contro la “crisi di rigetto” che potrebbe derivare dall’eccessiva radicalizzazione delle politiche ambientali.

Detto semplicemente: ha ragione.

La riduzione delle emissioni e, in generale, il miglioramento della qualità ambientale sono finalità meritevoli di essere perseguite.

 L’Europa stessa ha fatto passi da gigante, se è vero che abbiamo (finora) raggiunto tutti i target che ci eravamo assegnati e che abbiamo una performance ambientale, comunque misurata, tra le migliori al mondo.

Sarebbe però sbagliato pensare che la sostenibilità non sia uno tra i tanti obiettivi politicamente desiderabili – magari anche il più importante – ma l’unico obiettivo.

Per declinare in modo razionale l’aspirazione a fare dell’Europa l’economia più pulita al mondo – cosa che nei fatti già è – occorre tenere conto di due principi, che soprattutto nel periodo” post Covid” Bruxelles sembra aver perso di vista.

Da un lato, l’asticella, per poter essere raggiunta, deve essere anzitutto raggiungibile.

 Data la natura degli investimenti richiesti, è impensabile continuare a rivedere i traguardi.

 Eppure, nel giro di pochi anni l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030, per citarne soltanto uno, è passato dal 40 al 55 per cento.

Questo ha anche allungato i tempi per scrivere i piani che devono indicare come raggiungerlo, e il risultato è che le imprese avranno le informazioni di cui necessitano, se tutto va bene, a metà del 2024:

cioè avranno appena un lustro per mettere in atto investimenti colossali.

Ci sarà voluto più tempo a scrivere i piani (che sono stati avviati nel 2018) di quanto ne resterà per attuarli.

 

L’altro aspetto è che, a dispetto della retorica, la politica ambientale europea ha sempre meno a che fare con l’ambiente e sempre più a che vedere con precise scelte di carattere industriale.

 Ogni volta che si favorisce una tecnologia (per esempio l’auto elettrica) o se ne ostacola un’altra (per esempio il nucleare), si rinuncia a strumenti potenzialmente utili a contrastare il cambiamento climatico.

Non importa quanto la strada possa apparire segnata:

l’evoluzione tecnologica segue spesso sentieri contorti, per cui ciò che sembrava inutile può improvvisamente diventare necessario.

Questo cambio di prospettiva implica spostare l’attenzione dall’obiettivo genuinamente ambientale (tagliare le emissioni) e indirizzare risorse umane, finanziarie e politiche verso altre finalità (per esempio promuovere specifiche tecnologie).

Ciò ha non solo implicazioni ambientali – perché può implicare l’abbandono di tecnologie potenzialmente utili - ma anche economiche e sociali, in quanto inevitabilmente comporta la scelta di industrie “vincitrici” e “perdenti” sulla base di criteri, in senso lato, politici.

Mettere in discussione questo approccio, diversamente da quanto ha detto il vicepresidente della Commissione “Frans Timmermans” in un’intervista su Repubblica, non significa essere “contro l’ambiente”, ma essere contro una politica industriale per la quale l’ambiente è solo un pretesto.

 

 

Pan al Sole24Ore: L'Europa deve

attrarre più investimenti,

l'industria sia al centro dell'agenda.

 Confindustria.it – (23 marzo 2023) - Europa, Vice Presidente –Stefan Pan – ci dice:

 

“L’Europa ha potenzialmente tutte le caratteristiche per essere un continente forte e reggere la pressione che arriva da Usa e Cina.

Ma per farlo serve mettere l'industria al centro dell'agenda europea, attraverso una strategia di politica industriale organica e a lungo termine.

Senza industria l'Europa non esiste.

Ed è importante che sia unita per realizzare la sua capacità di difendere i valori di libertà, sviluppo, inclusione”.

Così Stefan Pan, delegato di Confindustria per l'Europa, in un’intervista al Sole 24 Ore ha sottolineato le richieste delle industrie europee di” Business Europe” alla vigilia del Consiglio europeo di oggi e domani.

Sul tavolo c'è da affrontare non solo la guerra in Ucraina ma anche la competitività Ue, mercato unico ed economia, energia e migrazioni.

Proprio in vista del Consiglio Ue, “Business Europe” - l'associazione che riunisce le associazioni imprenditoriali europee - ha messo a punto un documento che individua tutti i fattori che allontanano gli investimenti dall'Unione europea e propone gli interventi necessari per cambiare rotta.

“Secondo i dati recenti di “Business Europe” – ha detto Pan - da quando gli Stati Uniti hanno dato il via all'”Ira”, con benefici consistenti per chi investe negli Usa, l'Europa sta perdendo moltissimi investimenti.

Dal 2019 ad oggi “Business Europe” ha calcolato che gli investimenti diretti sono diminuiti del 66% in Ue mentre in Usa sono cresciuti del 63%”.

 

Bisogna lavorare - ha sottolineato Pan - per rendere l'Europa attrattiva e diventare il luogo migliore dove realizzare gli investimenti.

È questa la risposta per reagire alla doppia pressione degli Usa, con l'Ira, e della Cina, che sta rafforzando la sua industria, puntando sull'innovazione tecnologica.

Il mondo delle imprese sta facendo sentire la propria voce, attraverso un dialogo costante con Bruxelles, che vede impegnato in prima persona anche il presidente Bonomi”.

Pan ha poi rimarcato la necessità di ritrovare nella politica industriale europea la stessa unità avuta in occasione della pandemia:

"Andare avanti insieme è necessario, solo l'Europa unita può dare una risposta adeguata alle sfide che abbiamo davanti.

 È molto positivo che si riparli di industria, politica industriale, competitività.

La presidente della Commissione aveva ipotizzato un fondo sovrano ma la strada imboccata finora è quella di un allentamento dei vincoli degli aiuti di Stato.

È una scelta che non condividiamo perché crea asimmetrie, premiando i paesi che hanno maggiore spazio fiscale.

Basta guardare i numeri: lo scorso anno il 49,3% degli aiuti di Stato sono andati alla Germania, il 29,9% alla Francia e all'Italia solo il 4,7%”.

E a proposito delle risorse per alimentare il fondo sovrano europeo ipotizzato dalla Presidente Ursula Von der Leyen ha detto:

“Dobbiamo assolutamente impegnarci a spendere i fondi che sono già a disposizione, vale a dire i finanziamenti del “Pnrr” e quelli comunitari.

Inoltre, di fronte alla mole di investimenti necessaria a cogliere la doppia sfida della transizione green e digitale, si potrebbe attingere anche alle risorse del “Mes”.

 

Nel corso del colloquio, Pan ha affrontato anche il tema della doppia transizione ambientale e digitale e degli obiettivi posti dall’Europa:

“ Se si vogliono raggiungere – ha detto- le imprese devono essere messe in condizione di farlo.

Lo studio di Confindustria sul “Fit for 55”, che abbiamo appena presentato, evidenzia che occorrono circa 1.100 miliardi di investimenti al 2030.

 Le risorse pubbliche sono minime e questo significa che è quasi tutto sulle spalle dei privati.

Ecco perché occorre un'azione adeguata, che non crei asimmetrie, ragionando su tutti gli aspetti legati alle transizioni.

 A partire dalla sfera regolatoria, su cui occorre certezza.

Non si possono cambiare le regole in corsa: penso per esempio alla normativa sul packaging, dove ora si è scelto il riuso al posto del riciclo.

Una scelta che spiazza intere filiere che avevano investito nel riciclo, consentendo all'Italia di raggiungere gli obiettivi UE al 2030 con ben nove anni di anticipo.

Senza contare il mancato rispetto del principio di neutralità tecnologica.

Considerazioni analoghe valgono per il superamento del motore endotermico:

si è scelto l'elettrico, quando possono esserci altre soluzioni.

Ora il dibattito si è riaperto, su spinta soprattutto dell'Italia.

Come Confindustria stiamo lavorando con le istituzioni Ue, contribuendo al dibattito con analisi e contributi concreti che spesso vengono recepiti, come ad esempio è avvenuto con la proposta di riforma del mercato elettrico”.

Infine Pan ha affrontato il capitolo sui costi che comportano l’eccessiva regolamentazione e burocrazia dell’energia:

  “Negli Usa vince il “time to market”, da noi il “time to regulation”.

Le imprese devono fare i conti con vere e proprie zavorre.

Bisogna semplificare il quadro normativo, evitare di imporre nuove leggi, istituire un “competitiveness check”, per verificare costantemente lo stato dell'arte”.

E sulla possibilità che le elezioni Ue del 2024 siano un freno ai dossier aperti ha concluso: “

Non devono esserlo perché i tempi dell'economia non coincidono con quelli della politica.

C'è in ballo la tenuta dell'industria europea e dei posti di lavoro”.

 

 

 

Case a emissione zero:

Ue valuta obbligo entro il 2050.

Mutui.it – Redazione – (15 novembre 2022) – ci dice:

 

Mutuo casa: trova il migliore.

Previste anche due nuove categorie energetiche.

Entro il 2030 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a emissione zero fatta eccezione per quelli di proprietà pubblica che dovranno rispettare il termine del 2028.

Per quelli già esistenti invece l’obbligo di “restyling” dovrà essere rispettato entro il 2050.

A suggerire questi nuovi requisiti per l’edilizia è il “Consiglio dell’Unione Europea” che ha recentemente dato il via libera revisione della direttiva sulle prestazioni energetiche degli immobili (Energy Performance of Building Directive – Epbd).

Nuove categorie di attestazione energetica.

Ma non si tratta dell’unica novità: dall’Unione europea arrivano anche due nuove categorie di attestazione energetica.

Entrando nel dettaglio, le due categorie sono:

A0, dedicata agli edifici a zero emissioni;

A+, che potrà essere ottenuta dagli immobili che forniranno anche energia sostenibile alla rete locale.

Obiettivi difficili da raggiungere.

Si tratta di obiettivi molto importanti ma difficili da raggiungere tanto più in un contesto come quello attuale:

con tassi di interesse in aumento si rivela infatti ancora più oneroso da parte dei risparmiatori il ricorso a mutui prima casa e a mutui ristrutturazione.

Il rischio inoltre per molti proprietari di immobili è che si confermi assai arduo riuscire a dare adeguata risposta alle richieste dell’Europa per motivi tecnici:

 il problema infatti non è “solo” il costo di alcuni interventi, ma anche l’esistenza nel nostro Paesi di molti edifici sottoposti a vincoli storici e artistici.

La situazione è resa ancora più complessa da un ulteriore elemento:

 l’eventuale penalizzazione in termini di prezzo al mq degli immobili obsoleti dal punto di vista energetico.

 

L'iter previsto.

Come muoversi quindi? Meglio giocare d’anticipo o aspettare ancora prima di avviare una ristrutturazione?

Per ora occorre precisare che l’Unione Europea non ha stabilito ancora nulla:

prima di tradursi in obblighi normativi ben precisi, queste indicazioni dovranno essere discusse dalla “Commissione Trasporto e Turismo e dalla Commissione Energia” del Parlamento europeo, per poi approdare alla seduta plenaria.

 In caso di approvazione dovranno poi essere recepiti da tutti gli Stati membri.

E qui le posizioni dei diversi Paesi sembrano essere discordanti, per effetto di abitudini culturali che incidono sul modo di vivere la casa in senso più ampio.

All’interno del Parlamento Europeo vi sono infatti da una parte, i Paesi nordici che puntano a un’interpretazione più rigida della direttiva, e dall’altra i Paesi come l’Italia caratterizzati dalla presenza di numerosi immobili “datati”, ma anche tutelati, dal punto di vista storico e culturale che spingono invece per un’interpretazione “a maglie larghe”.

 

 

 

Net Zero 2050: cos'è e come

raggiungere l'obiettivo?

Luce – gas.it – Francesca Pasculli – (6-4-2023) – ci dice:

Confronto luce e gas!

Net Zero.

Cos'è il Net Zero? Come adeguarsi all'accordo?

Net Zero è l'obiettivo, portato avanti dalle aziende europee, di azzerare le emissioni di carbonio entro il 2050, in modo tale da poter frenare l'aumento delle temperature globali e stabilizzarle entro 1,5°C.

Il Net Zero è un obiettivo con basi scientifiche, che ha dimostrato come sarebbe possibile diminuire le emissioni del 55% nel 2030 rispetto a quelle del 1990, per poi azzerarle del tutto intorno al 2050.

In questo panorama a lungo termine, il 2030 si pone come un obiettivo intermedio, fondamentale per questo tipo di operazioni.

Cos'è il Net Zero?

Il Net Zero è un obiettivo a livello europeo e globale che nasce dall'Accordo di Parigi.

L'Unione europea e i suoi stati membri hanno approvato e ratificato l'Accordo di Parigi, con la forte intenzione di portarlo a termine.

 Su questa strada l'Unione Europea si prepara a diventare la prima economia e società a impatto climatico zero entro il 2050.

L'esigenza, a livello mondiale, di contenere l'aumento della temperatura media globale entro 1,5°C, ha portato la commissione a porsi come obiettivo quello di abbattere le emissioni di carbonio entro metà del secolo.

Per alcune imprese sarà possibile riuscire a ridurre le emissioni, fino a portarle a zero, mantenendo un corretto funzionamento, ma questo discorso non è valido per tutti i settori.

 L’agricoltura, l’edilizia o l’aviazione per esempio, non potranno far a meno di emettere gas, andando dunque ad alterare la stabilità climatica.

Il Net Zero tiene conto di questo aspetto, pertanto prevede l'attuazione di strategie che portino ad un numero di emissioni in negativo, in modo tale da rimuovere dall'atmosfera il gas serra in eccesso.

Le emissioni in negativo sono un punto cruciale della Net Zero, in quanto in questo modo non ci si baserà solo su l'azzeramento delle emissioni ma anche sulla compensazione.

 Rimane il fatto che bisogna puntare molto sulla ricerca e sulle fonti di energia rinnovabili.

Come raggiungere la Net Zero per le aziende?

Nel 2019 le emissioni di gas serra diminuiscono del 19% rispetto al 1990, passando da 519 a 418 milioni di tonnellate di CO2 equivalente del 2,4% rispetto al 2018.

La diminuzione è dovuta alla crescita negli ultimi anni della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico), all’incremento dell’efficienza energetica nei settori industriali e alla riduzione dell’uso del carbone.

Per ridurre le emissioni è necessario valutarle e comprenderle, facendo una distinzione tra:

Emissioni dirette, provenienti da fonti o sorgenti all'interno dei confini organizzativi posseduti o controllati dalle aziende, come ad esempio caldaie, generatori elettrici, processi industriali o mobili come i veicoli.

Emissioni indirette, collegate alle emissioni di carbonio provenienti dalla combustione associata alla produzione dell'energia finale e utilizzata dall'organizzazione, come ad esempio l'elettricità, il calore ecc.

Altre emissioni indirette, le più difficili da controllare, poiché interne alla “value chain” dell'azienda.

 Queste, di solito sono la quota maggiore nell'inventario delle emissioni ed includono viaggi d'affari, gestione rifiuti, spostamenti casa-lavoro e molto altro.

Il primo passo per le aziende ai fini di adeguarsi ed avvicinarsi agli obiettivi della Net Zero è avere una fornitura energetica con fonti rinnovabili o compensazione al 100% delle emissioni di anidride carbonica.

Nella tabella trovi le migliori offerte per l'area business che prevedono una fornitura green.

Tariffe Business Gas per Aziende 100% CO2 Free o compensata.

Carbon neutrality: cos'è e come differisce dal Net Zero?

Con il termine carbon neutrality, la cui traduzione in italiano è "neutralità carbonica", si intende il risultato di un processo di quantificazione, riduzione e compensazione delle emissioni di carbonio da parte di prodotti, servizi e organizzazioni. Arrivare ad una condizione di carbon neutrality significa raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimento di carbonio.

La carbon neutrality si riferisce quindi alle emissioni di carbonio derivanti da siti, prodotti, marchi ed eventi, e si raggiunge acquistando crediti di compensazione delle emissioni di carbonio.

La Net Zero invece, ha un obiettivo più ambizioso: agire su tutto il processo della “value chain”, quindi dal fornitore fino al prodotto finale, controllando tutto il processo aziendale, di cui alcune organizzazioni non ne detengono il controllo dell'intera filiera.

Cos'è la” value chain?

La value chain, in italiano "catena del valore", è l'insieme di tutti i processi e le attività necessarie alle aziende per creare o vendere un prodotto o servizio.

Questo comprende tutte le fasi della creazione: dall'idea fino all'approdo nel mercato, la progettazione, la distribuzione e l'approvvigionamento delle materie prime utili.

Andamento delle emissioni per le aziende italiane.

Il settore industriale è quello maggiormente interessato agli accordi internazionali per la diminuzione di emissioni inquinanti. Tra i settori che emetto più anidride carbonica c'è quello della carta e della stampa, per cui vedere l'andamento del consumo e delle emissioni può restituire una fotografia della situazione attuale.

Emissioni di anidride carbonica delle aziende italiane di carta e stampa. (Fonte: elaborazione openpolis.it su dati Ispra).

Il grafico fa riferimento all'intensità di anidride carbonica, ossia alle tonnellate di CO2 emesse, sia per milioni di euro che per tonnellata di carta prodotta. Come si vede, il trend delle emissioni di anidride carbonica, negli ultimi 20 anni, è calato.

Un altro settore che può essere di esempio per come ha diminuito le sue emissioni negli ultimi 20 anni è quello chimico.

 L'industria chimica infatti, dal 1990 al 2018 è riuscita a diminuire le sue emissioni del 60%.

Questo dato fa riferimento alle emissioni di anidride carbonica che deriva dalla combustione di combustibili fossili per la produzione di prodotti chimici e per la generazione di energia elettrica e termica.

Emissione di anidride carbonica delle aziende italiane del settore chimico.

(Fonte: elaborazione openpolis.it su dati Ispra).

Net Zero: uno sguardo globale.

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha scritto il primo rapporto speciale al mondo sull'avanzamento di questo obiettivo.

Secondo la “IEA” (acronimo in inglese dell'Agenzia Internazionale dell'Energia) le operazioni fin ora condotte dai governi per raggiungere l'emissione zero non sono ancora sufficienti per arrivare a questo obiettivo entro il 2050.

 

Per questo motivo ha stilato un percorso completo che riuscirà a garantire il raggiungimento delle emissioni globali di anidride carbonica e quindi limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5°C, garantendo però alle imprese una fornitura energetica stabile e conveniente.

L'Agenzia Internazionale dell’Energia, che si riconosce nella figura del suo dirigente “Fatih Birol,” ha pubblicato la prima tabella di marcia completa al mondo affinché il settore energetico globale raggiunga emissioni nette zero entro il 2050, così come dice nel suo tweet, che ti riportiamo qui sotto.

net zero.

(Fonte: Twitter)

Report PDF Agenzia Internazionale dell'Energia.

(Se vuoi leggere il report ufficiale sul piano d'azione dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, puoi scaricare il documento in formato pdf).

Secondo il percorso previsto dall'IEA, sarà necessario, da qui al 2030 un massiccio impegno delle tecnologie energetiche pulite ed efficienti già disponibili per dimezzare le emissioni.

 Contemporaneamente sarà richiesta una forte spinta alla ricerca e innovazione in materia energetica.

Infatti, nelle previsioni dell'”Agenzia Internazionale dell'Energia”, dal 2030 al 2050 è previsto l'utilizzo di fonti e tecnologie, ad oggi ancora in fase sperimentale.

Per questo motivo sarà necessario che i governi pongano al centro delle politiche energetiche e climatiche l'implementazione di tecnologie per l'energia pulita, aumentando rapidamente anche i fondi per la ricerca e lo sviluppo.

La nostra tabella di marcia mostra che l'enorme sfida di una rapida transizione verso un sistema a energia netta zero è anche un'enorme opportunità per le nostre economie.

La transizione deve essere equa e inclusiva, senza lasciare indietro nessuno. Dobbiamo garantire che le economie in via di sviluppo ricevano i finanziamenti e il know-how tecnologico di cui hanno bisogno per costruire i loro sistemi energetici per soddisfare le esigenze delle loro popolazioni ed economie in espansione in modo sostenibile.

 

 

 

Emissioni zero, molte speranze

e pochi obiettivi: i dati di “Oxford Net Zero”

nonsoloambiente.it – (21 DICEMBRE 2021) - GAIA DI GIORGIO – ci dice:

Solo cinque obiettivi netti zero fissati dalle nazioni del G20 sono sostenuti da piani solidi.

Nella legge europea sul clima, l'Unione Europea si impegna a raggiungere il traguardo della neutralità carbonica, le cosiddette "emissioni zero", entro il 2050.

Le emissioni zero (o neutralità carbonica) consistono nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l'assorbimento di carbonio.

Quando si rimuove anidride carbonica dall'atmosfera si parla di sequestro o immobilizzazione del carbonio.

(L’anidride carbonica è più pesante dell’aria atmosferica e quindi “non può salire” ma solo scendere! N.d.R.)

Per raggiungere tale obiettivo, l'emissione dei gas ad effetto serra dovrà essere controbilanciata dall'assorbimento delle emissioni di carbonio.

La neutralità climatica è stata al centro della CoP26 e della Pre-Cop:

a fissare gli obiettivi di neutralità sono stati grandi inquinatori come Russia e Arabia Saudita, ma anche paesi di medio calibro come gli Emirati Arabi Uniti e ovviamente l’Europa, tra i maggiori emettitori di gas serra subito dopo l’India.

Proprio l’India ha annunciato a Glasgow che diventerà net-zero nel 2070, mentre la Cina ha anche pubblicato un piano dettagliato da qui al 2030 pochi giorni prima del vertice sul clima.

Attualmente sono 136 su 198 i paesi che hanno fissato una data entro la quale arriveranno a emissioni nette zero.

I Paesi aderenti rappresentano al tempo stesso più dell’80% del pil globale e il 77% dei gas serra emessi in tutto il mondo.

Cifre che un anno fa si aggiravano al 68% e al 61%.

Numeri che si allontanano dagli obiettivi fissati in direzione neutralità climatica e che mostrano una certa audacia da parte dei Paesi aderenti.

Cautela che il gruppo di ricerca “Oxford Net Zero” richiama a gran voce: dall’analisi dei dati raccolti, contando solo gli impegni forti e gli annunci di piani chiari verso la neutralità climatica, emerge che i paesi virtuosi sono appena il 10% del pil mondiale e il 5% delle emissioni.

Solo cinque obiettivi netti zero fissati dalle nazioni del G20 sono sostenuti da piani solidi.

“Oxford Net Zero” fornisce infatti una panoramica dei dati, suddivisa per Paese, secondo tre aree di rischio: rosso, arancio e verde, in base al livello di emissioni.

Secondo i ricercatori, a partire dalla “COP26” di Glasgow “sono necessari dei passi per chiarire e rafforzare gli obiettivi netti zero, compresi quelli che corrispondono ad azioni immediate”.

Per parlare di obiettivi è necessario considerare azioni chiave per procedere nella direzione giusta, che supportata da dati concreti può rappresentare una svolta significativa per i Paesi che puntano alla neutralità climatica, obiettivo previsto anche dall'Accordo di Parigi firmato da 195 paesi.

 

 

 

“Grande Reset” e “amazonizzazione”

 della società: cosa prevede il paradiso

 terrestre della “super class”

ilgiornale.t – blog di Luciano Puglisi – (23 ottobre 2020) – ci dice:

 

Mentre l’Europa si trova stretta nella cosiddetta “seconda ondata” del Coronavirus, l’Irlanda è il primo Paese del vecchio continente ad applicare un nuovo lockdown.

 Il dibattito sul rapporto tra la tutela della salute e quella delle libertà individuali è dunque in pieno svolgimento.

Un punto, tuttavia, è fermo.

Il Covid-19 esiste, circola e infetta.

I circoli negazionisti che stanno sorgendo un po’ in tutto il continente non sono tuttavia un fenomeno da considerare risibile, perché espressione di quelle fasce sociali portate alla disperazione provocata dalle misure di contenimento più rigide.

Sulla cui inevitabilità, dal punto di vista medico-scientifico, non sembra tuttavia esserci un parere unanime.

Da ultimo si citi lo studio, pubblicato sul bollettino dell’”OMS”, del professor “John Ioannis”, docente di “Epidemiologia e Salute della popolazione” all’università di Stanford, tra i massimi esperti mondiali di analisi dei dati in medicina, per cui il tasso di letalità del Covid-19 (si considerino, peraltro, gli errori medici dovuti all’impreparazione e commessi nella prima ondata, come la confusione tra tromboembolia polmonare e polmonite interstiziale), per le persone sotto i 70 anni sarebbe dello 0,05%, con un decesso ogni 2000 contagiati, mentre, per gli over 70, sarebbe pari allo 0,25%, poco più del doppio di quello di una normale influenza stagionale.

Comunque si vogliano leggere questi dati, le differenti e conflittuali prese di posizione degli esponenti più autorevoli della comunità scientifica sembrano certificare, piuttosto, che il lockdown sia una decisione squisitamente politica.

Politica come lo è stata la recente presa di posizione, in un capitolo del “World Economic Outlook”, del FMI – “Fondo Monetario Internazionale”, una delle istituzioni simbolo dei “potentati finanziari dell’emisfero occidentale” e del cosiddetto “Washington Consensus”.

 Ebbene il “FMI” ha invitato a “riconsiderare la narrativa prevalente sui lockdown“, per la quale sarebbe necessario “un compromesso tra salvare vite umane e sostenere l’economia”.

Non è una novità.

Già lo scorso mese di giugno il FMI aveva proposto sul proprio sito ufficiale un articolo dal titolo “Dal Grande Lockdown alla Grande Trasformazione”, firmato dal direttore generale dell’organizzazione, “Kristina Georgiev”, che si esprimeva in termini sostanzialmente entusiastici in merito alle misure di blocco totale dell’economia e di libertà di movimento delle persone.

La serrata delle economie, per la “Georgiev”, ha aperto infatti a diverse “opportunità”.

 Tra queste la “trasformazione digitale” e la possibilità di muoversi verso una società “più verde”, coronamento di quella “Grande Trasformazione” di cui al titolo.

Una narrazione positiva dei lockdown che si sovrappone a quella che è stata proposta dal WEF – “World Economic Forum” di Davos e, soprattutto, dal suo presidente e fondatore, l’economista Klaus Schwab (costruttore di bombe atomiche tattiche in Sud Africa con 20 mila dipendenti. N.d.R.) con il concetto di “Grande Reset”.

Se ne era parlato, in un precedente articolo su questo blog, riportanto la lettura fortemente critica che, del “Grande Reset”, aveva dato un altro economista, l’ex Banca Mondiale “Peter Koenig”.

 Forse, tuttavia, e dati gli eventi che si stanno susseguendo con crescente drammaticità soprattutto in Europa, vale ora la pena soffermarsi maggiormente su questo argomento.

Quello che le istituzioni della galassia mondialista e anglofona definiscono “Grande Reset” o “Grande Trasformazione” (ma, sostanzialmente, si tratta della medesima idea) è un concetto presentato, lo scorso 3 giugno, nel corso di un evento online organizzato proprio dal WEF e che ha visto una serie di appelli appassionati da parte di leader del FMI, della Banca Mondiale, del Regno Unito, degli Stati Uniti, dell’industria e della finanza occidentale al fine di sfruttare l’”opportunità” concessa dalla pandemia per “resettare” il modello economico, sostituendolo con quello che è stato definito “Green New Deal”.

Tra i convenuti c’era realmente il “gotha del mondialismo”:

dal “principe Carlo “del Galles, rappresentante del casato reale britannico, a “Gina Goliath”, capo economista del Fondo monetario internazionale, passando per “Antonio Guterres”, segretario generale delle Nazioni Unite.

La discussione intorno al concetto di “Grande Reset” lanciato da Schwab e soci, sarà al centro del prossimo summit di Davos, che previsto per l’inizio del 2021 ma che, recentemente, è stato fatto slittare al mese di maggio.

Per iniziare a capire come il “Grande Reset” immaginato dall’élite globalista e mondialista si possa configurare, tuttavia, è possibile fare riferimento ai concetti espressi dallo stesso Schwab in un libro intitolato per l’appunto “Covid-19: The Great Reset”, scritto insieme al direttore del “Global Risk Network £dello stesso WEF, “Thierry Malleret”, oltre che alle anticipazioni concettuali pubblicate proprio sul sito del World Economic Forum.

 In una recensione al saggio il già citato “Peter Koenig”, sostiene che “Schwab” e “Malleret” “ammettono, quasi con una certa soddisfazione, che milioni di posti di lavoro andranno persi e continueranno ad essere eviscerati a velocità mozzafiato, e che milioni di piccole e medie imprese se ne andranno per sempre, che solo poche sopravvivranno, ovvero i conglomerati globalizzati”.

Koenig” trova, quindi, nel libro, conferma alle ipotesi critiche che già aveva espresso.

Dal sito del WEF, effettuando una sintesi tra i vari panel virtuali e gli articoli proposti, si può comprendere come il “Grande Reset” si basi essenzialmente su pochi punti fermi:

una completa digitalizzazione dell’economia e del mercato del lavoro; una sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle alternative; una “Quarta Rivoluzione Industriale”, attraverso le nuove reti 5G e 6G; una riduzione globale delle emissioni.

Il “Grande Reset”, insomma, nelle intenzioni dei suoi estensori, è quello che costringerà il mondo a entrare in un modello economico “verde”.

Lo stesso suggerito da “Greta Thunberg” e, inoltre, da “Papa Francesco” nella sua enciclica “Laudato si”, il medesimo anticipato da personalità come “Al Gore” e sostenuto ormai da decenni da “ONG anglofone” di chiara impronta mondialista come il” WWF” o “Greenpeace”.

Un modello che piace all’Occidente che vuole emanciparsi dalla dipendenza dalle fonti fossili e dai Paesi produttori, soprattutto in un momento in cui la Cina, primo rivale dello stesso Occidente, è divenuto il primo acquirente mondiale di crude oil, candidandosi così a sovvertire (almeno potenzialmente), il predominio del petro-dollaro negli scambi internazionali.

Questo modello sarà (o, meglio, è già) quello dominato dai colossi del “capitalismo della sorveglianza” (peraltro, “Shoshana Zuboff”, cioè proprio la docente della “Harvard Bussiness School” che ha coniato la definizione, ha recentemente messo in guardia dall’appaltare ai giganti privati le app per il tracciamento dei contagi), i sovrani della rete come i cosiddetti “big five” della tecnologia:

Facebook, Google, Amazon, Apple e Microsoft, che, con la progressiva digitalizzazione della vita quotidiana sono destinati a penetrare con sempre maggiore invasività e capacità di controllo nell’esistenza degli esseri umani.

Il “Great Reset” si sovrappone, tuttavia, anche al documento ‘”Agenda 2030”, pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2015 e comprendente 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, riassumibili, come riporta l’autorevole analista “William F.Engdahl”, nell’ambizione di creare un mondo “con uguaglianza di reddito, uguaglianza di genere, vaccini per tutti sotto l’egida dell’OMS e della “Coalition for Epidemic Preparedness Innovations” (CEPI), lanciata nel 2017 dal WEF in collaborazione con la “Bill & Melinda Gates Foundation”.

Agenda 2030, sempre citando “Engdahl” “chiede crescita economica sostenibile, agricoltura sostenibile (OGM), energia sostenibile e moderna (eolica, solare), città sostenibili, industrializzazione sostenibile… Sostenibilità è la parola chiave.

Se scaviamo in profondità, è chiaro che si tratti di una parola in codice che cela una riorganizzazione della ricchezza mondiale attraverso mezzi come le tasse punitive sul carbonio che ridurranno drasticamente i viaggi aerei e dei veicoli”.

Ecco che, allora, diventa subito chiaro come abbia perfettamente ragione “Koenig” quando sostiene che il “Grande Reset” (o “Grande Trasformazione” o “Agenda 2030” che dir si voglia) pur ammantandosi, come sovente avviene in questi casi, di concetti utopici, sottintenda piuttosto l’ennesima distopia elitaria, che prevede una sostanziale erosione dei redditi della classe media per consentire sia la riduzione di consumi ed emissioni, sia quella “uguaglianza di reddito” che non può che tradursi, data la struttura del “capitalismo della sorveglianza”, in un’uguaglianza verso il basso, tendente a una “amazonizzazione” della società, con conseguente trasferimento del reddito sottratto verso il vertice della piramide.

 Cosa che, del resto, con i lockdown, è già ampiamente accaduta:

secondo un recente report di “UBS” e “PWC”, durante la grande serrata dell’economia della scorsa primavera, molti esponenti della cosiddetta “super class” hanno incrementato i propri patrimoni di oltre un quarto.

Solo il patrimonio del patron di Amazon,” Jeff Bezos”, è aumentato di 76 miliardi di dollari.

 E anche secondo Forbes il patrimonio dei primi 400 miliardari al mondo è incrementato dell’8% solo nell’ultimo anno.

Questo è avvenuto mentre i redditi dei lavoratori dipendenti, nel mondo, hanno subito una contrazione complessiva di 3.500 miliardi.

Secondo “Josef Stadler”, capo del “family office” di “UBS”, il quadro è tale per cui il mondo post pandemico si presenta con una concentrazione della ricchezza tornata ai livelli del 1905, ossia a quando le battaglie per diritti del lavoro e salari erano ancora agli albori.

Così, il “Grande Reset” assume i contorni di una rivisitazione dell’”ordine mondiale in chiave transumanista” e intrisa di una pseudo-religiosità cyber-pagana (una sorta di culto della “Madre Terra” dalle tinte hi-tech):

un disegno da “fine della storia” che sembra delineare un futuro in cui il mondo e i suoi abitanti si ritroveranno ingurgitati da una ciclopica fabbrica “green“, un alveare umano in cui la maggioranza dei cittadini, quali meri ingranaggi del sistema, avrebbe l’unico scopo di produrre, limitando al minimo svaghi, socialità, consumi.

Un incubo per le moltitudini, ma un paradiso per i pochissimi super-ricchi.

Il WEF e i circoli elitari connessi, del resto, non sembrerebbero essere arrivati all’appuntamento con la pandemia impreparati:

 il 18 ottobre 2019, pochi mesi prima dell’esplosione del Covid, andava in scena a New York l’esercitazione “Event 201”, sponsorizzata proprio dal WEF e dalla Bill e Melinda Gates Foundation (che, di una possibile pandemia da Coronavirus parlava del resto dall’inizio dello scorso decennio), basata su questo presupposto:

“È solo questione di tempo prima che una di queste epidemie diventi globale, una pandemia con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

 Una grave pandemia, che si manifestasse come ‘Event 201’, richiederebbe una cooperazione affidabile tra diversi settori, governi nazionali e istituzioni internazionali chiave”.

Ecco che, allora, lo scenario proposto dall’esercitazione prevedeva “l’esplosione di un nuovo coronavirus zoonotico trasmesso dai pipistrelli ai maiali alle persone e che, alla fine, diventa trasmissibile in modo efficiente da persona a persona, portando a una grave pandemia.

L’agente patogeno e la malattia che provoca sono in gran parte modellati sulla SARS, ma è più trasmissibile negli ambienti comunitari da persone con sintomi lievi”.

Praticamente una profezia.

 

Cardinale Müller: “Chiedere l’aborto

come un diritto umano è insuperabile

nel suo cinismo.”

Sabinopagiolla.it – il Blog di Sabino Paciolla – (13 Aprile 2022) – ci dice:

 

Il cardinale “Gerhard Ludwig Müller” ha rilasciato un’importante intervista a “kath.net” sulla concezione ateo-evoluzionista dell’uomo e sull’aborto.

La riprendo dal “Catholic World Report” e ve la propongo.

Lothar C. Rilinger: La concezione ateo-evoluzionista dell’uomo si basa sul dualismo di corpo e spirito.

Questa concezione dell’uomo può essere accettata da un punto di vista cristiano?

 

Cardinale Gerhard Ludwig Müller: Lo stretto dualismo della mente come cosa pensante (res cogitans) e del corpo come cosa estesa (res extensa) risale in questa forma al filosofo francese “René Descartes.

Egli non si intendeva affatto come ateo e presentò persino un’impressionante prova dell’esistenza di Dio, che risulterebbe come un’idea necessaria evidente dalla nostra autocoscienza.

Solo i materialisti dell’Illuminismo popolare come il barone d’Holbach, “Helvetius o La Mettrie” riducevano l’uomo alla materia.

L’uomo, sostenevano, non era altro che una macchina, da spiegare interamente con le leggi della meccanica.

Oppure l’uomo era solo la somma delle sue condizioni sociali, come dicevano “Comte” e “Marx”, e quindi doveva in primo luogo essere creato in un uomo nuovo attraverso il miglioramento.

L’ateismo della critica alla religione nei secoli XIX e XX da parte di “Max Stirner” e “Feuerbach”, in connessione con l’evoluzionismo darwiniano, non poteva più riconoscere nell’uomo una differenza di essenza tra animale e uomo.

 Per “Nietzsche”, l’uomo era l'”animale non ancora determinato” che si era sviluppato nell'”uomo superiore” solo in pochi esemplari, mentre le grandi masse rappresentavano un “surplus di ribelli, malati, degenerati, infermi, necessariamente sofferenti”.

Per il “deterioramento della razza europea” attraverso la “rivalutazione” dei deboli ai forti e del disprezzo per i sofferenti alla compassione per loro, Nietzsche – questo filosofo del nichilismo e araldo della “morte di Dio”, che gli eugenisti e i razzisti del XX secolo hanno invocato a torto o a ragione – incolpa il cristianesimo nei suoi scritti:

“Al di là del bene e del male” (cfr. § 62). L’uomo non era che il pezzo intermedio tra l’animale e il prossimo “superuomo”, che era così “caro al cuore di Nietzsche”.

L’attuale transumanesimo o post umanesimo segue il canto delle sirene del suo profeta impazzito:

“Bene! Fatevi coraggio, uomini superiori!”, come esclamava:

 “Solo ora la montagna del futuro umano comincia a lavorare.

Dio è morto: Ora desideriamo che il superuomo viva!”

 (Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Parte IV. L’uomo superiore, 2, [Lipsia 1923], 418).

Qui si sente indirizzata l’élite globalista di oggi, che si concede tutti i privilegi, e prescrive alle masse ottuse a miliardi, che Nietzsche chiamava la “marmaglia”, la cura da cavallo dell’auto decimazione e al resto dell’umanità la felicità delle vacche al pascolo (cfr. Klaus Schwab e Thierry Malleret, La grande narrazione. Per un futuro migliore, 2022).

Ma mentre l’uguaglianza davanti a Dio era quella che spronava allo sforzo, l’uguaglianza degli ‘ultimi uomini’ è quella di una famigerata consolazione, perché non c’è più niente che valga la pena di sforzarsi, né c’è più nessuno che la rivendichi.”

(Herfried Münkler, Marx – Wagner – Nietzsche. Welt im Umbruch, Berlino 2021, 222).

Proprio qui è la linea di faglia tra la concezione dell’uomo come immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1:27; Salmo 8:6; Romani 8:29) e la riduzione naturalistica dell’uomo al prodotto accidentale dell’evoluzione, della sociologia e dell’uomo geneticamente arricchito come futuro ibrido di organismo biologico e intelligenza artificiale, l’homunculus o cyborg.

 Per noi vale la verità rivelata sull’uomo:

“Perché la creazione stessa sarà liberata dalla sua schiavitù alla decadenza e otterrà la gloriosa libertà dei figli di Dio.” (Romani 8:21).

 Rilinger:

 È eticamente giustificabile chiamare “materia” o “cosa” una creatura di Dio, come viene considerato anche un bambino non ancora nato, che in fondo deve essere velato dalla qualifica di “ammasso di cellule” o “tessuto di gravidanza”, evidentemente per non far rivelare la piena verità alla popolazione?

Card. Müller:

Ogni essere umano deve sé stesso nella sua reale esistenza fisica all’essere generato e concepito da suo padre e da sua madre.

 I genitori non producono un tessuto che poi accidentalmente effettuerebbe una sorta di trasformazione in un’esistenza umana.

Dall’inizio del concepimento, ogni essere umano possiede un “DNA” distintivo come base fisica della sua identità personale.

 Ogni essere umano, in quanto persona di natura spirituale-corporea, è dall’eternità voluto, amato e destinato da Dio alla comunione salvifica con Lui senza fine;

“Perché quelli che ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli.” (Romani 8:29)

Rilinger:

La gravidanza è ovviamente vista come una malattia nella nuova concezione dell’uomo, il termine “salute riproduttiva” come sinonimo di aborto non può essere interpretato altrimenti.

La gravidanza può essere considerata come una malattia e quindi l’aborto come ripristino della salute?

Card. Müller:

La gravidanza non è altro che la simbiosi corporea del bambino generato da un uomo con la donna che è e rimarrà sua madre fino alla morte.

 La gravidanza offre al bambino la culla della vita e la sua crescita fino al giorno in cui il bambino vede la luce del giorno nella nascita.

 La malattia, invece, significa la limitazione e la minaccia alla vita, alle funzioni corporali o all’integrità mentale e spirituale.

 La procreazione di un bambino, la gravidanza, la nascita, la cura del neonato, il suo essere nutrito con il latte della madre, i baci e le lacrime della madre, la cura per la crescita sana del bambino sono tutt’altro che un malfunzionamento che mette in discussione il funzionamento di un “prodotto” tecnico.

La procreazione di un nuovo essere umano nel grembo materno non è una riproduzione di un oggetto di piacere o un oggetto d’uso, ma una partecipazione dei genitori al piano di creazione e di salvezza di Dio.

 Gesù, il Figlio di Dio, ha fatto venire a Lui i bambini per benedirli e per raccomandarceli nella loro semplicità e incorruttibilità come modello della nostra figliolanza con Dio.

(Mt 18, 1-4).

Egli è dunque l’archetipo della bontà di Dio verso i bambini.

Egli ci fa riflettere quando dice:

“Quando una donna è in travaglio, ha dolore, perché è giunta la sua ora; ma quando ha partorito il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, perché si rallegra che un bambino sia nato nel mondo.”

 (Giovanni 16:21).

Rilinger:

Poiché la sessualità è spesso staccata dalla procreazione di un essere umano e quindi serve al guadagno personale del piacere piuttosto che alla continuazione della società, la gravidanza è talvolta vista come una menomazione del piacere. Questa menomazione potrebbe essere considerata come una malattia?

Card. Müller:

Non tutte le unioni sessuali tra uomo e donna portano alla gravidanza.

 Ma non si deve nemmeno separare fondamentalmente da essa per “usare” il mero piacere sessuale – senza amore personale – come una droga contro l’esperienza dell’insensatezza dell’esistenza o come una mortificazione o un aumento dell’autostima.

Il matrimonio è un’unità olistica dell’uomo e della donna nell’amore che porta i due partner oltre sé stessi nell’esperienza dell’amore incondizionato di Dio, che è la nostra felicità eterna.

 “L’atto coniugale è talvolta meritorio e senza alcun peccato mortale o veniale, come quando è diretto al bene della procreazione e dell’educazione di un figlio per il culto di Dio”

 (Tommaso d’Aquino, Commento a 1 Corinzi, cap. 7), anche se effettivamente – senza l’intenzione escludente dei genitori – non nasce un nuovo essere umano.

Rilinger:

Nella nuova concezione dell’uomo, l’essere umano non ancora nato è considerato come una cosa.

Questa qualificazione giuridica dell’essere umano non ancora nato come una cosa ha lo scopo di ottenere la possibilità di poter uccidere il nascituro fino all’ultimo secondo logico di gravidanza, senza che ci sia un reato di omicidio?

Card. Müller:

Una cosa è un essere inanimato come un libro, una macchina, un computer.

Ma un essere umano nello stato embrionale del suo sviluppo è un essere vivente con gli organi umani che gli permettono di pensare e agire in modo veramente umano.

Anche una donna non partorisce una cosa, ma un bambino, che spera di poter prendere in braccio sano e vivo.

Un’argomentazione contro questo modo disumano di pensare nei confronti del bambino nel grembo materno è superflua, perché l’essere umano del bambino nel grembo materno è evidente e la sua negazione è la giustificazione del più atroce crimine contro la vita.

Dichiarare che un bambino nel grembo materno è una cosa è altrettanto perverso che rendere le persone schiave e poi dichiararle “cose” per giustificare questo orrendo crimine contro l’umanità.

 

 

Rilinger:

Il Parlamento europeo ha adottato il cosiddetto “Rapporto Matic” nell’estate del 2021, secondo il quale l’aborto dovrebbe essere considerato un diritto umano.

Può immaginare che il rifiuto di osservare questo cosiddetto diritto umano appena inventato avrà conseguenze civili o penali?

Card. Müller:

Quando questi atei e agnostici neopagani parlano di diritti umani e di valori europei, ammettono a malincuore che esistono norme etiche.

Anche se, nel loro disorientamento metafisico derivante dalla perdita di fede nel Dio onnipotente, nostro Creatore e giudice incorruttibile delle azioni buone e cattive, rifiutano norme morali oggettive e universalmente vincolanti, devono però almeno riconoscere come minimo etico il limite dell’autodeterminazione nel corpo e nella vita dell’altro essere umano.

Chi pensa che i potenti, i sani e i ricchi abbiano più diritto alla vita dei deboli, dei malati e dei poveri, si condanna come discepolo del darwinismo sociale, che ha fatto milioni di vittime delle ideologie politiche nel XX secolo.

 Non basta invocare il proprio antifascismo e antistalinismo, bisogna piuttosto rinunciare ai loro principi disumani nel pensiero e nell’azione.

 Nonostante tutti gli appelli all’emancipazione dal decalogo o gli appelli alla decisione della maggioranza nei parlamenti o al mutato sentimento del popolo, la legge morale naturale che brilla nella ragione e nella coscienza di ogni essere umano è valida.

Coloro che sono così criminalmente frivoli con la vita degli altri gridano più forte quando – come si può vedere nei processi per crimini di guerra – essi stessi lo prendono nel collo.

Il Concilio Vaticano II, nel decreto conciliare “Gaudium et Spes”, invitava al rispetto della persona umana, dicendo:

“ognuno deve considerare ogni suo prossimo senza eccezione come un altro sé stesso, tenendo conto prima di tutto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla con dignità, per non imitare il ricco che non ebbe alcuna preoccupazione per il povero Lazzaro”.

Ai nostri giorni un obbligo speciale ci vincola a farci prossimo di ogni persona senza eccezione e ad aiutarla attivamente quando incontra il nostro cammino, sia essa un vecchio abbandonato da tutti, un lavoratore straniero ingiustamente guardato dall’alto, un rifugiato, un bambino nato da un’unione illegale e che soffre ingiustamente per un peccato che non ha commesso, o una persona affamata che disturba la nostra coscienza ricordando la voce del Signore:

 ‘Quando l’avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’

(Matt. 25:40).”

Prosegue affermando che:

Inoltre, tutto ciò che si oppone alla vita stessa, come qualsiasi tipo di omicidio, genocidio, aborto, eutanasia o autodistruzione volontaria, tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come mutilazioni, tormenti inflitti al corpo o alla mente, tentativi di coercizione della volontà stessa; tutto ciò che insulta la dignità umana, come le condizioni di vita subumane, l’imprigionamento arbitrario, la deportazione, la schiavitù, la prostituzione, la vendita di donne e bambini; così come le vergognose condizioni di lavoro, dove gli uomini sono trattati come semplici strumenti di profitto, piuttosto che come persone libere e responsabili; tutte queste cose e altre simili sono davvero infamie.

Avvelenano la società umana, ma fanno più male a chi le pratica che a chi ne soffre. Inoltre, sono il supremo disonore per il Creatore”.

(Vaticano II, Gaudium et Spes, 27)

Rilinger:

Può – come è richiesto nella nuova concezione dell’uomo – essere vietato a un medico di rifiutarsi di uccidere un essere umano non nato contro la sua coscienza morale?

Card. Müller:

Costringere una persona ad agire contro la sua coscienza è già di per sé immorale.

 Punirlo per questo è il segno sicuro di una perversione della giustizia in una politica totalitaria deragliata, che ha perso la sua pretesa allo stato di diritto, anche se presenterebbe ancora formalmente l’apparenza di una democrazia.

Rilinger:

Il rifiuto di un medico di eseguire un omicidio prenatale può essere considerato come una “violenza di genere contro le donne”, come richiesto dalla concezione ateo-evoluzionista dell’uomo?

Card. Müller:

L’aborto è una violenza di genere contro la donna in quanto madre e contro sua figlia o figlio.

Rilinger: È compatibile con il nostro ordinamento giuridico che ogni ospedale, compreso un ospedale cattolico, debba eseguire aborti?

Card. Müller:

Non si può arbitrariamente-positivisticamente dichiarare giusto ciò che è eticamente sbagliato.

Rilinger:

Nel caso della gravidanza, i diritti umani della madre e del nascituro possono collidere se la vita della madre è messa in pericolo dalla gravidanza.

 In questo caso, si deve fare un bilanciamento di interessi, per cui il medico deve decidere tra la vita della madre e quella del nascituro?

Card. Müller:

Nessun medico ha il diritto di disporre della vita e della morte di un altro essere umano.

Il suo compito è piuttosto quello di salvare la vita.

In un caso estremo, quando solo una vita può essere salvata a spese di un’altra vita, nessuno può decidere dall’esterno.

 Qui inizia la logica dell’amore più grande, come in “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.

(Gv 15,13).

Conosco donne che erano disposte a sacrificare la loro vita per il loro bambino in quest’ora, che sono morte nel processo, e altre che sono sopravvissute nonostante le previsioni dei medici, e che oggi ringraziano Dio per questa grazia.

Rilinger:

Gli aborti, per qualsiasi motivo, devono essere inclusi nel catalogo delle prestazioni delle compagnie di assicurazione sanitaria e degli assicuratori.

 Si può pretendere che la comunità degli assicurati paghi per aborti che non sono indicati dal punto di vista medico e che hanno, di fatto, un carattere di contraccezione generale?

Card. Müller:

Dal punto di vista della legge morale naturale e della concezione cristiana dell’uomo, la partecipazione obbligatoria ad ogni forma di aborto, eutanasia e altre forme di eliminazione della presunta “vita non più degna di essere vissuta” è da respingere con ogni enfasi e ad ogni condizione.

Naturalmente è un fatto che nelle dittature totalitarie e anche negli stati dell'”Occidente democratico” certi gruppi ideologici – fino ai partiti rappresentati in parlamento – costringono i concittadini a collaborare finanziariamente all’uccisione di persone innocenti.

I cristiani sono spesso diffamati pubblicamente, discriminati e persino perseguiti per questo.

Rilinger:

Il “rapporto Matic” non ha conseguenze giuridiche, poiché il Parlamento europeo non ha competenza legislativa per la legge sull’aborto.

 Tuttavia, questo rapporto ha un impatto nel discorso politico.

 Questa decisione vuole mostrare quali sono i valori europei da considerare, in modo che, come ha già chiesto il presidente Macron, la “Carta europea dei diritti fondamentali “debba essere modificata?

Il card. Müller:

“Pretendere l’aborto come un diritto umano non può essere superato nel suo cinismo disumano”.

 Questo è ciò che Papa Francesco dirà al presidente francese, che pubblicamente dice di essere suo amico.

Rilinger: Eminenza, grazie mille!

 

 

PERCHÉ LA MELONI HA VINTO?

Comedonchisciotte.org - Nestor Halak -  (25 Ottobre 2022) – ci dice:

 

Tutti i commentatori politici che ho letto sembrano d’accordo nell’attribuire le ragioni della vittoria di Fratelli d’Italia nelle ultime elezioni al ruolo di unica opposizione ufficiale ricoperto dal partito relativamente agli ultimi due governi della repubblica, i due governi che si sono ritrovati a portare avanti le politiche covidiane  prima e successivamente quelle relative all’intervento nella guerra in Ucraina contro la Russia, sia in forma economica che di aiuti francamente militari.

Se questa analisi è corretta, e io credo che lo sia, ciò significa che la maggioranza del popolo italiano non era affatto contenta né delle politiche covidiane, né, tantomeno, della guerra non dichiarata alla Russia.

 Due linee, di fatto, assolutamente senza precedenti nella storia della repubblica.

In altre parole, se si crede che gli elettori abbiano premiato il partito meno coinvolto in queste politiche proprio perché era il partito meno coinvolto, significa che si ha coscienza della sostanziale, per quanto sotterranea, opposizione popolare ad esse, opposizione che si è riusciti a eludere tramite una serie di trucchi, soprattutto legati alla incessante campagna di propaganda su tutti i media reperibili e all’occultamento sistematico dei fatti rilevanti in un mare di inutili minuzie.

Ciò equivale ad ammettere che la volontà popolare è stata volutamente distorta per ottenere una politica contraria a quella che il popolo avrebbe voluto se fosse stato libero di informarsi e di esprimersi.

 È dunque una forzatura ritenere che la grande maggioranza della popolazione approvava e approva le politiche pandemiche o la vaccinazione obbligatoria o la partecipazione alla guerra alla Russia, al contrario il consenso, o almeno l’acquiescenza, sono stati estorti attraverso una serie di continue alterazioni e distorsioni intenzionali della realtà. Non proprio un risultato lusinghiero per un sistema che continua a spacciarsi per democratico.

Ci si deve inoltre rendere conto  che l’opposizione rappresentata da Fratelli d’Italia è stata sostanzialmente ambigua, fatta più di moderazione degli aspetti più estremistici della linea politica ufficiale che della proposizione di una politica realmente alternativa ad essa, un’opposizione ad un tempo visibile e quindi funzionale alla raccolta di voti di protesta, ma abbastanza generica da poterli poi plausibilmente contraddire riconducendoli nello stesso alveo delle politiche già tracciate dai governi precedenti e dai loro suggeritori internazionali senza che ciò apparisse  un “tradimento” troppo eclatante.

L’operazione, insomma, è evidentemente la classica cattura del dissenso all’interno di una formazione politica controllabile al fine di non farlo esprimere in qualcosa di realmente antisistema:

tuttavia mi pare che rimanga innegabile, per quanto nessuno lo evidenzi, che le elezioni sono state vinte proprio grazie allo scarso gradimento delle masse per le politiche portate avanti dai governi Conte e Draghi.

Dal punto di vista del merito, sembra piuttosto chiaro che tutti i protagonisti delle formazioni politiche che stanno entrando a far parte del nuovo governo, sappiano benissimo come stanno veramente le cose (come del resto lo sa chiunque sia minimamente addetto ai lavori), sia per quanto riguarda la vicenda covid, che, ancora di più, per quanto riguarda la guerra in Ucraina,  ma allo stesso tempo, sappiano anche benissimo che in mancanza di una loro esplicita acquiescenza alla ricostruzione ufficiale di entrambe le vicende, mai sarebbe stato loro permesso di arrivare al governo del paese e mai sarà loro permesso di conservarlo.

Il recente teatrino berlusconiano in merito alla guerra pare un evidente indizio di tutto ciò.

Tutti sanno bene cosa sta succedendo, ma sanno anche che sono chiamati ad essere complici del suicidio del paese se non vogliono essere artefici del proprio.

Come si comporterà, dunque, questa gente per conservare e possibilmente consolidare la posizione raggiunta senza aver l’aria di tradire il paese e l’elettorato?

Be, probabilmente si arrangeranno a galleggiare per quanto gli riesce su acque torbide e mosse.

Ciò che potranno concedersi in autonomia, dipende da come si svilupperanno le cose nella mappa del potere mondiale, da chi in un certo momento starà vincendo la guerra economica o la guerra sul campo di battaglia, da quale parte tirerà il vento.

Certo saranno molto prudenti a rispettare i loro padrini internazionali, ma con altrettanta certezza non saranno loro fedeli ad ogni costo se questi ultimi avranno l’aria di perdere il loro potere.

Il vecchio Berlusconi con il suo stile caratteristico lo sta già mostrando ai quattro venti (non si capisce bene se per calcolo o per senilità), d’altra parte il gran senile di Washington ha già apertamente condannato i risultati elettorali e la Van Der Qualcosa, in un meraviglioso eccesso di democrazia,

 ha precisato di avere i mezzi per costringere gli italiani a votare nella maniera giusta se non dovessero capire da soli qual’ è.

Ma i nuovi governanti questa capacità indubbiamente la possiedono al pari di tutti gli altri politici e “giornalisti” di regime senza che ci sia alcun bisogno di istruzioni esplicite.

Quanto a noi poveri sudditi, abbiamo fatto la nostra scelta, almeno quella che ci è stata concessa, adesso, nell’attesa che si compia la sistematica distruzione dell’Europa e con essa del nostro posto nel mondo, possiamo seguire il campionato di calcio o, per i più impegnati, le oramai imminenti elezioni americane che gli anglo modaioli avranno certamente già imparato a chiamare “midterm”.

Mi sento comunque di poter concludere con una nota positiva tratta dalla finalmente avvenuta cessazione dei poteri del precedente esecutivo:

 meglio che Speranza non sia più ministro della “salute” piuttosto che lo sia ancora, meglio che Draghi non sia più presidente del consiglio piuttosto che lo sia ancora, meglio che Di Maio non sia più ministro degli esteri piuttosto che lo sia ancora!

Magari i nuovi non saranno migliori, ma peggiori la vedo dura.

 

 

 

“SULL’ORLO DI UNA NUOVA GUERRA

MONDIALE: LE NAZIONI EUROPEE

DEVONO COOPERARE CON IL “SUD GLOBALE!”

Comedonchisciotte.org - Redazione CDC – (16 Luglio 2023) – movisol.org – ci dicono: 

 

Pubblichiamo un resoconto sulla straordinaria conferenza tenutasi a Strasburgo, in Francia, l’8-9 luglio 2023, indetta dallo” Schiller Institute” all’insegna del titolo sopra riportato.

Essendo la prima conferenza internazionale da tre anni, dopo la parentesi del Covid, essa ha registrato uno spirito ottimista e combattivo.

I lavori si sono articolati in cinque sessioni, con trenta relatori provenienti da diciotto paesi.

Tra questi, lo “Schiller Institute” è stato particolarmente onorato di annoverare “Lu Shaye”, “Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese” in Francia.

È stata l’occasione per i partecipanti, provenienti da contesti e paesi molto diversi, di riunirsi e confrontarsi su come realizzare un nuovo paradigma a livello internazionale, che garantisca un futuro di pace e prosperità per tutti.

Tutto ciò è in netto contrasto con il “Vertice per un nuovo patto finanziario globale” tenutosi due settimane prima a Parigi, dove i leader del Sud del mondo hanno irriso l’ipocrisia dei loro omologhi europei.

È stato anche un intervento tempestivo e necessario contro il vertice della “NATO globale”, tenutosi pochi giorni dopo, l’11-12 luglio, a Vilnius, in Lituania, dove i leader del famigerato complesso politico-militare-industriale transatlantico hanno inteso pianificare la continuazione di altre guerre e provocazioni in nome della difesa dell’agonizzante “ordine basato sulle regole” dell’Occidente.

E ciò è avvenuto subito dopo la scioccante decisione dell’amministrazione Biden di inviare in Ucraina le bombe a grappolo, che non faranno altro che aumentare le sofferenze della popolazione civile.

Le sessioni dello “Schiller Institute” hanno affrontato un’ampia gamma di temi decisivi dal punto di vista economico, strategico, ambientale e culturale.

 Un leitmotiv che ha attraversato i due giorni di interventi è stata la domanda: l’Europa avrà il coraggio di rompere con i dettami imposti dal complesso militare-industriale, trasmessi principalmente da Stati Uniti, Regno Unito e NATO?

 Lo “Schiller Institute” (SI) è impegnato a far sì che ciò avvenga, come ha sottolineato più volte” Helga Zepp-LaRouche”, presidente dell’Istituto.

Ma è altrettanto importante, hanno sostenuto lei ed altri, che gli Stati Uniti si liberino dalla geopolitica “dell’Impero britannico” e tornino alla tradizione repubblicana dei padri fondatori e di altri grandi leader del passato; una missione che lo “Schiller Institute” si è assunto.

Poiché lo spazio per un resoconto completo della conferenza è insufficiente, abbiamo riportato il programma dettagliato alla fine.

 I video delle cinque sessioni verranno progressivamente pubblicati sui siti dello “Schiller Institute”, comprese le versioni doppiate, ove possibile, in inglese, francese e tedesco.

Cinque relatori dall’Italia, “Michele Geraci”, ex sottosegretario allo Sviluppo Economico, “Alessia Ruggeri”, sindacalista ed esponente della” Coalizione internazionale per la Pace”, “Maurizio Abbate”, presidente dell’”ENAC” (Ente Nazionale Attività Culturali), il “Prof. Alberto Prestininzi” e “Liliana Gorini”, presidente di “Movisol”, sono un indice dell’interesse suscitato in Italia dalle proposte di “Helga Zepp-LaRouche” per una nuova architettura di pace e sviluppo che ponga fine al pericolo di guerra.

 

Il pericolo di guerra nucleare.

La prima sessione della conferenza (“La pace nel mondo attraverso una nuova architettura di sicurezza e sviluppo per ogni paese: la indispensabile autonomia strategica dei paesi europei”) è iniziata con l’intervento di “Helga Zepp-LaRouche”, che ha dato il “La” al convegno, contrapponendo le tragiche conseguenze del tentativo di mantenere l’egemonia del barcollante “ordine basato sulle regole” transatlantico all’ascesa delle nazioni del Sud globale che si stanno liberando da secoli di servitù coloniale e stanno affermando il proprio diritto allo sviluppo economico.

Anche se “ora ci troviamo nel momento più pericoloso che la specie umana abbia mai affrontato”, caratterizzato dal pericolo di una guerra termonucleare – c’è comunque speranza, ha detto.

 Se gli arroganti leader dell’Occidente si unissero alle nazioni del Sud globale in una nuova era di sviluppo, realizzerebbero il potenziale per creare un nuovo, magnifico paradigma per il futuro dell’umanità.

Alla signora “LaRouche” ha fatto seguito l’ambasciatore cinese in Francia, “S.E. Lu Shaye,” che ha sottolineato come in questo momento “stiano avvenendo, ad un ritmo accelerato, cambiamenti mai visti da un secolo a questa parte, che danno luogo a trasformazioni del mondo, dei tempi attuali e della storia senza precedenti”.

Ella ha inoltre illustrato le incredibili opportunità che si aprirebbero alle nazioni occidentali se decideranno di coopereranno con il Sud globale, partecipando alle numerose iniziative di sviluppo che la Cina sta promuovendo, come l’Iniziativa “Belt and Road”.

Una prospettiva russa sugli ultimi trent’anni.

Il terzo relatore era “Ilia Subbotin”, Consigliere dell’”Ambasciata della Federazione Russa in Francia”, sul tema “Che cosa vuole veramente la Russia nei rapporti con l’Europa: pace o guerra?”.

 Sulla base di una decennale esperienza personale di diplomatico in Europa, “Subbotin” ha ripercorso la storia del crollo dell’Unione Sovietica e la successiva, tumultuosa transizione all’era post-sovietica, fino all’attuale intervento militare della Russia in Ucraina.

Il diplomatico russo ha sottolineato che, contrariamente ai proclami del presidente “George H.W. Bush” secondo cui l’Occidente avrebbe “vinto” la Guerra Fredda, dal punto di vista russo la “Guerra Fredda” non è stata “persa”, ma fu fermata dall’allora presidente Mikhail Gorbaciov.

 La maggior parte dei cittadini delle ex repubbliche sovietiche attendeva con ansia una nuova unione, con il desiderio di entrare a far parte del “mondo occidentale”.

Nonostante gli innumerevoli sforzi compiuti dai leader russi nell’arco di trent’anni, in particolare da “Vladimir Putin”, ogni tentativo di instaurare rapporti migliori e stabili è stato sabotato, portando alla rivolta di Maidan, attivamente orchestrata e incoraggiata da politici e ONG occidentali.

 In seguito, come hanno ammesso la “Merkel” e “Macron”, l’Occidente non ha mai avuto l’intenzione di attuare gli accordi di Minsk.

Questo ha portato alla situazione attuale in cui, secondo l’ambasciatore “Subbotin”, “l’operazione militare speciale è diventata il passo giusto, e non alternativo, per garantire la sicurezza della Russia e proteggere il popolo russo”.

“Subbotin” ha concluso il suo intervento affermando che “l’egemone che perde il dominio reagisce con cattiveria”.

Benché il mondo multipolare sia ormai un dato di fatto, le nazioni europee devono ancora decidere se unirsi ai “nuovi centri di crescita economica” del Sud globale.

Quando e se ciò accadrà, la Russia sarà pronta a un dialogo tra pari reciprocamente vantaggioso, sulla base dei nostri interessi fondamentali”.

La prima sessione si è conclusa con interventi di relatori provenienti da “India”,” Italia”, “Germania” e “Francia”, tra cui l’ex sottosegretario “Michele Geraci”, che hanno parlato del potenziale che esiste per le nazioni europee di unirsi al Sud globale per creare un nuovo paradigma.

 

Geraci ha illustrato le ragioni del protocollo d’intesa, che egli negoziò faticosamente con Pechino quando era al governo, nel 2018-19, con cui l’Italia aderì alla “Belt and Road Initiative”, o Nuova Via della Seta.

Quel protocollo generò irritazione negli ambienti filo-atlantisti, che sollevarono varie obiezioni e oggi si oppongono al suo rinnovo.

Geraci ha elencato alcune delle obiezioni, confutandole, per poi spiegare perché, a suo avviso, la “BRI” è la soluzione alla crisi strategica.

Una delle obiezioni era che aderendo alla” BRI”, l’Italia avrebbe “svenduto” i porti alla Cina.

Questo è virtualmente impossibile, ha spiegato Geraci, perché per legge l’Italia non può vendere i porti.

Ampliarli e farne un terminale della Via della Seta Marittima è invece di tutto vantaggio per il paese, che intercetterebbe gran parte di container che, provenendo da Suez, oggi circumnavigano la penisola iberica per accedere ai mercati dell’Europa settentrionale e centrale.

Senza menzionare il fatto che la Cina è presente, come proprietario o comproprietario, nei porti di tutti i nostri alleati.

Un’altra obiezione era che accogliendo investimenti diretti cinesi, l’Italia sarebbe caduta nella “trappola del debito”.

Questo è ridicolo, ha fatto notare Geraci, perché anche se la Cina investisse dieci, venti o addirittura cinquanta miliardi in Italia, ciò rimarrebbe una percentuale infinitesimale in un PIL di quasi duemila miliardi.

Inoltre, l’adesione dell’Italia alla BRI, sancita con la visita di Xi Jinping in Italia, ha già giovato al nostro settore turistico.

È bastato che il Presidente cinese visitasse Palermo e facesse qualche osservazione sulle bellezze della città perché il giorno dopo piovessero ordinazioni dalla Cina agli hotel della zona.

 

Non si coglie, poi, o non si vuole cogliere, l’aspetto centrale del “Memorandum d’Intesa”, che è quello della “cooperazione Italia-Cina per sviluppare l’Africa”. Questo è l’unico modo per fermare l’immigrazione irregolare.

 Per offrire un esempio visivo di come la BRI operi, Geraci ha mostrato un filmato del viaggio recentemente compiuto in “Laos” e “Thailandia” da Shanghai, dove ha una cattedra universitaria.

Grazie alla nuova ferrovia “Boten-Vientian”, di 414 km, costruita nell’ambito della BRI, i tempi di viaggio tra la Cina e la capitale del Laos si sono dimezzati.

Questo non è il solo effetto dei trasporti moderni: anche lo spirito della popolazione cambia.

 Si diffonde l’ottimismo, che è palpabile agli occhi di un osservatore straniero. Questa nuova realtà cozza con l’impressione avuta nel prosieguo del viaggio, in Thailandia, dove i treni sulla vecchia rete ferroviaria viaggiano ad una media esattamente della metà.

Le basi di un movimento per la pace sostenibile in tutto il mondo.

La seconda sessione della conferenza è stata aperta da “Jacques Cheminade,” presidente del partito politico francese “Solidarité et Progrès,” che ha descritto l’attuale periodo storico come “la battaglia tra l’oligarchia finanziaria malthusiana e dominatrice, che occupa i nostri paesi occidentali, e coloro che credono che la specie umana abbia diritto allo sviluppo”.

“Cheminade” ha sottolineato il ruolo cruciale dell’economista americano “Lyndon LaRouche” (1922-2019), nel definire i principi dell’economia fisica critici per un “Nuovo Paradigma di sviluppo”.

 Lo ha riconosciuto l’economista russo “Sergei Glazyev,” Ministro dell’Integrazione e della Macroeconomia della “Commissione Economica Eurasiatica” [EAEU], che ha scritto che “i principi dell’economia fisica sostenuti da “Lyndon La Rouche” sono alla base del miracolo economico cinese di oggi e sono alla base della politica di sviluppo economico dell’India”.

Alla sessione hanno partecipato relatori provenienti da Argentina, Repubblica Democratica del Congo, Francia e Turchia, tutti impegnati nella lotta per lo sviluppo economico e la giustizia sociale.

La terza sessione era dedicata al “Movimento per la pace nel mondo al di sopra delle logiche di partito: il caso speciale degli Stati Uniti; il ruolo del Vaticano e del Sud globale” ed è stata aperta da “Harley Schlanger,” vicepresidente dello “Schiller Institute americano”, che ha esordito presentando il discorso con cui John F. Kennedy proclamò l’intenzione di porre fine alla Guerra Fredda, offrendo una visione diametralmente opposta al percorso seguito da Washington negli ultimi decenni.

Gli altri relatori, tra cui Alessia Ruggeri in rappresentanza del movimento per il referendum contro le armi all’Ucraina, hanno presentato la situazione nei rispettivi paesi rispetto allo sforzo di costruire un movimento per la pace in grado di contrastare la massiccia propaganda dei media mainstream.

La domenica mattina è iniziata con una stimolante tavola rotonda sul tema: “Una cultura per emancipare ed esprimere le capacità creative di ogni essere umano – un dialogo tra culture e civiltà”.

Il relatore principale è stato “Luc Reychler”, professore emerito dell’Università di Lovanio ed ex direttore del” Centro per la ricerca sulla pace e gli studi strategici del Belgio”. Nel suo intervento, polemicamente intitolato “I valori umanistici europei contro la cultura della guerra: che cosa direbbe Erasmo della pace in Ucraina?”, ha ipoteticamente visto l’attuale guerra per procura con gli occhi del grande studioso olandese del Rinascimento, “Erasmo da Rotterdam” (1466-1536).

Liliana Gorini, presidente di Movisol, ha visto la guerra in corso con gli occhi del “Marchese di Posa” nel “Don Carlos” di Giuseppe Verdi, che parla di “orrenda pace, la pace dei sepolcri” e di Papa Giovanni XXIII che, nella sua enciclica “Pacem in Terris, gettò le basi per la distensione.

“Maurizio Abbate”, presidente dell’ENAC, è intervenuto sulla “cultura come fondamento della pace” prendendo ad esempio un’iniziativa del suo organismo per il dialogo culturale con la Siria.

La conferenza si è conclusa con quello che oggi è diventato un tema molto controverso:

“Ecologia scientifica e valutazione della sfida climatica: la priorità è sradicare la povertà e la fame nel mondo”.

 I relatori (provenienti da Francia, Germania e Italia) hanno confutato con grande competenza e con una buona dose di umorismo l’attuale clamore sul “cambiamento climatico” ed hanno puntato il dito contro la “terribile ideologia malthusiana” che è alla base del Green Deal.

Tra essi, segnaliamo il “prof. Alberto Prestininzi”, ex docente di Geologia all’Università di Roma “La Sapienza” e curatore del volume “Dialoghi sul Clima”, scritto dai membri italiani del gruppo Clintel.

La scienza si basa sui fatti e non sulle ipotesi, ha sostenuto con forza Prestininzi, presentando con numerose schede i fatti che smentiscono l’ipotesi di una “emergenza climatica”.

 

Sabato sera, i partecipanti hanno assistito ad un concerto di musica classica.

Il programma prevedeva la pianista albanese Dhurata Lazo che ha eseguito una romanza del compositore albanese “Tonin Harapi” e tre pezzi di “Frédéric Chopin”. Ha poi accompagnato il soprano svedese “Leena Malkki” in due arie di Mozart e Verdi e in due “lieder” di “Schubert”.

“Helga Zepp-LaRouche “ha elogiato lo spirito combattivo dei partecipanti a questa straordinaria conferenza, osservando come “abbiamo bisogno di un’esplosione di ottimismo”, ottimismo che consiste nel sapere che può ancora prevalere un paradigma di pace e sviluppo, e non quello della guerra.

(Movisol.org)

(movisol.org/sullorlo-di-una-nuova-guerra-mondiale-le-nazioni-europee-devono-cooperare-con-il-sud-globale/).

 

 

 

 

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

FA BENE AL PORTAFOGLI DI RE CARLO.

  Comedonchisciotte.org - Redazione CDC – (13 Luglio 2023) - Movisol.org – ci dicono:

 

Re Carlo III sta prendendo due piccioni con una fava (dal suo punto di vista) con la frode del “cambiamento climatico provocato dall’uomo”:

 più profitti finanziari e più persone eliminate dal pianeta.

Per quanto riguarda i primi, la Famiglia Reale potrebbe ottenere 111 milioni di sterline dai parchi eolici costruiti nel “Crown Estate”, un profitto “inatteso” di quasi 24 milioni di sterline.

Il “Crown Estate “comprende, tra le altre proprietà, l’intero fondale marino che circonda l’Inghilterra, dove le aziende hanno acquistato contratti di locazione per la creazione di parchi eolici, in conformità con il Great Reset.

 Benché il”Crown Estate “sia storicamente proprietà privata della monarchia, tale diritto è stato revocato decenni fa, in cambio di uno stanziamento governativo per il sostegno della famiglia reale.

Questa decisione è stata a sua volta ribaltata e la Corona riceve ora un bel 25% dei profitti annuali delle “Crown Estates”, invece di uno stanziamento approvato dal Parlamento (questa mega-truffa è stata denunciata dall’EIR nel 2021:

“Queen Making ‘Windfall’ of Billions from Green Genocide”, (larouchepub.com/other/2021/4809-queen_making_windfall_of_billi.htm).

Tra l’aumento manipolato dei prezzi dell’energia e la vendita di locazioni in mare per i parchi eolici, i profitti del “Crown Estate” sono saliti a 443 milioni di sterline nel 2022, con un incremento di quasi un quarto.

La domanda ora è: il 25% di questi ricavi sarà consegnato a Re Carlo, aumentandone l’assegno annuale da 86 a 111 milioni di sterline, o andrà al Tesoro?

Benché lo stesso Carlo avesse indicato in precedenza che la plusvalenza sarebbe dovuta andare al “bene pubblico”, non è stato specificato se ciò significa al Tesoro o a uno dei suoi progetti “verdi”.

Molly Scott Cato,

docente di economia verde presso l’Università di Roehampton ed ex parlamentare europea dei Verdi, ha affermato che il Re dovrebbe rinunciare completamente ai diritti sulla sovvenzione sovrana.

“Dopo un anno in cui molti hanno lottato per pagare le bollette energetiche alle stelle, ci si chiederà sicuramente se il Re debba prendere il 25% del profitto a cui ha diritto per legge”, ha dichiarato.

“È stato ampiamente elogiato quando, a gennaio, ha deciso di trasferire la sua quota a un bene pubblico più ampio.

Mi auguro che si ripeta in questo momento di crisi per molti dei suoi sudditi”.

La decisione su quanto Carlo intascherà non sarà resa ufficiale fino alla fine di quest’anno.

(Movisol.org)

(movisol.org/il-cambiamento-climatico-fa-bene-al-portafogli-di-re-carlo/)

 

 

 

Yuval Noah Harari, Bill Gates, Klaus Schwab:

le riflessioni di un agnostico.

Ilgiornaleditalia.it – (28 nov.2022) - Alfredo Tocchi – ci dice:

Leggo tutto ciò che trovo scritto da questi tre protagonisti del nostro presente. Loro hanno una visione precisa, un progetto e lo portano avanti con determinazione.

 Hanno già plasmato il nostro presente, gli ultimi tre anni sono stati un assaggio di ciò che hanno in serbo per noi.

“Gesù Cristo è una fake news… Grazie alla fusione con l’intelligenza artificiale, l’essere umano diverrà l’artefice del proprio destino”.

Stimo Yuval Noah Harari.

Da agnostico, non mi sento offeso dalle sue affermazioni.

 Io stesso ho scritto molte volte che la Bibbia è un libro di fiabe.

 Le religioni, queste meravigliose fiabe per un’umanità bambina, composte con gli elementi più classici, come un colossal hollywoodiano:

il bene, il male, l’eroe che salva il mondo, il peccato, il castigo, la redenzione, la vita eterna…

Stimo anche Bill Gates.

C’è stato un periodo della mia vita, nel 2014, in cui occupandomi di transumanesimo ho scritto che il pianeta terra non era in grado di sostenere dignitosamente otto miliardi di persone.

Più di tutti, stimo Klaus Schwab, che mi è persino simpatico.

Quando racconta ridendo, con quel suo accento da tedesco dei cartoni animati, di avere infiltrato i “suoi ragazzi” nei governi di mezzo mondo Occidentale, ne ammiro la spudoratezza, la sincerità tipica dell’uomo che non ha timore di farsi beffa dei suoi avversari e detrattori.

Leggo tutto ciò che trovo scritto da questi tre protagonisti del nostro presente. Loro hanno una visione precisa, un progetto e lo portano avanti con determinazione.

Hanno già plasmato il nostro presente, gli ultimi tre anni sono stati un assaggio di ciò che hanno in serbo per noi.

Naturalmente, la loro negazione di Gesù Cristo è una bestemmia per tutti credenti. Fin dal 2014, ho scritto che i più tenaci oppositori del transumanesimo saranno i musulmani.

Oggi aggiungo i cattolici tradizionalisti come Monsignor Carlo Maria Viganò, sempre lucidissimo nelle sue analisi e i cristiani ortodossi russi.

Tutti gli altri – e sono il 99% dell’umanità – non hanno capito nulla e dormono sonni beati, cullati dalle bugie dei media, dalla propaganda, dalla mistificazione perfetta per tenerli addormentati.

Così è ed è sempre stato, non me ne stupisco.

Tuttavia, mi sorprende la quantità di utili idioti che fungono da megafoni della propaganda:

non tutti i giornalisti sono corrotti, la maggior parte sono semplicemente degli ignoranti.

Procediamo gioiosamente verso il superamento dell’homo sapiens, ci accingiamo a realizzare il sogno di Friedrich Nietzsche, “l’Übermensch”, l’oltre uomo, il superuomo o - se vogliamo tradurlo diversamente - il transumano.

Il punto (e non è un sofisma) è che non abbiamo la più pallida idea di quale sia il compito dell’essere umano su questa terra.

Per quanto ne so io, potrebbe benissimo essere distruggere qualsiasi altra forma di vita, per eliminare l’eccezione di un pianeta abitato.

Paradossi a parte, dopo otto anni di studi, io ho concluso che il transumanesimo è l’ennesima utopia partorita dalla fantasia dell’uomo.

Provo un’avversione istintiva verso l’eugenetica, il mind uploading, i modem all’interno dei corpi e i cyborg.

L’essere umano è un mistero e abbandonare le leggi della natura per intraprendere una strada verso l’ignoto è un azzardo che potrebbe risultare fatale. Ricordo il verso di “Charles Baudelaire ““Race de Caïn, au ciel monte, et sur la terre jette Dieu !” e ne ho timore.

Così, anche se li stimo, Yuval Noah Harari, Bill Gates, Klaus Schwab mi fanno ribrezzo.

Il primo non fa mistero che a suo modo di vedere le cose una parte dell’umanità dovrebbe essere soppressa.

La chiama l’umanità inutile e io – da giurista – mi domando se il diritto di vivere possa essere negato a chi non abbia un’utilità sociale.

 Sento il nauseabondo tanfo dell’ideologia nazista, e osservo che c’è davvero un fil rouge che lega questi tre uomini, ed è la svastica.

 Non è un caso se il “Deep State” (credete che non esista? Ancora siete davvero così ingenui?) ha posto ai confini del mondo Occidentale un fantoccio neonazista, non è un caso se neonazisti vengono chiamati eroi e fatti passare per lettori di Immanuel Kant.

Quanto a Bill Gates, trovo osceni i suoi finanziamenti all’OMS e al CEPI (nato a Davos il 21 luglio 2017 - qui il documento ufficiale.

(who.int/medicines/ebola-treatment/TheCoalitionEpidemicPreparednessInnovations-an-overview.pdf)

Per iniziativa di Norvegia - il cui fondo sovrano è gestito dal fondo BlackRock - la Bill & Melinda Gates Foundation, la casa farmaceutica Wellcome e il World Economic Forum, la cui mission, dal 2017 e dunque ben prima della pandemia, è la diffusione planetaria dei vaccini).

Soprattutto trovo osceni i legami tra Moderna e il DARPA (en.wikipedia.org/wiki/DARPA) e scandaloso il suo essere un neomalthusiano, convinto che il pianeta terra sia “un vascello spaziale programmato per trasportare non più di tre miliardi di persone”.

Certo, è americano e forse affetto da Asperger.

 Ma dovrebbe spiegare cosa significhi trasportare: non siamo in Star Trek, la vita è un mistero e - se siamo in viaggio – l’unica destinazione è la morte, l’incognito definitivo e inconoscibile.

Tutte le stupidate dei transumanisti tipo:

“Sconfiggeremo la morte” o “Trasmetteremo i contenuti del cervello” vanno prese per quello che sono: vaneggiamenti di menti deboli.

Infine, Klaus Schwab è un ottimista e un convinto transumanista.

 C’è una meravigliosa intervista rilasciata alla televisione francese in cui gongola letteralmente parlando della possibilità che i nostri assistenti virtuali imparino da noi.

Quest’uomo crede davvero nelle “magnifiche sorti e progressive” e non fa mistero di sognare un Occidente retto da un regime in cui ogni aspetto della vita umana sia controllato grazie all’intelligenza artificiale da governi paternalisti e totalitari.

Nell’ultimo discorso, a margine del G 20, ha annunciato una stagione di impoverimento e tumulti sociali, preludio del Great Reset.

L’agenda 2030 non è un complotto, è un progetto già in parte realizzato.

Tre uomini, dietro di loro il Deep State.

I 23 trilioni di dollari dei fondi BlackRock, Vanguard e State Street gli consentono di opprimere Nazioni sovrane gravate da un debito pubblico soggetto alle fluttuazioni dei mercati.

Il totale controllo dei media gli consente di portare avanti una campagna di mistificazione dopo l’altra.

 Think tank come il “World Economic Forum” e l’”Aspen Institute “formano la classe politica del serpente:

globalisti malthusiani senza alcun rispetto per l’unicità della condizione umana.

E noi, minoranza sveglia e consapevole, cosa possiamo opporre?

Un ritorno alla Messa in latino, qualche norma che impedisca di ripetere i crimini degli eugenetisti già commessi dai nazisti, l’apologia dei bei tempi che furono.

 La verità è che noi al modello di società dei transumanisti non abbiamo nulla – proprio nulla – da opporre.

Nell’eterna lotta tra il bene e il male, anche se noi davvero fossimo il bene, saremmo destinati alla sconfitta.

 E non mi si dica che l’Apocalisse racconta la nostra vittoria, perché io sono agnostico e per me l’Apocalisse è una fiaba per bambini.

Sono agnostico ma non bestemmio e rispetto i credenti, quindi nulla dirò sul valore della preghiera.

Il presente è già distopico e il futuro inizia a somigliare ai sogni di Yuval Noah Harari, Bill Gates, Klaus Schwab.

Come un russo bianco io combatterò la mia battaglia per il mondo di ieri.

Faceva schifo per buona parte dell’umanità, ne sono consapevole.

Ma era meglio di ciò che ci aspetta.

 I miei alleati li ho indicati otto anni fa:

 sono i cristiani ortodossi russi, i musulmani e i cattolici tradizionalisti di Monsignor Carlo Maria Viganò.

 I nemici sono i transumanisti, i neonazisti e i neomalthusiani.

Se sarà necessario, mi trasferirò all’estero per continuare a vivere nel mondo di ieri.

Non ho intenzione di subire altre violazioni dei miei diritti umani e costituzionali, mi resta troppo poco da vivere per diventare uno schiavo.

 Le anime candide della dissidenza nostrana, quelle che organizzano i “”Duran Adam” per non politicizzare il dissenso, quelle che non capiscono nulla del presente non possono essere miei compagni di viaggio.

 Sono tutt’al più fiancheggiatori inconsapevoli, rientrano nel numero degli utili idioti.

Great Reset o rivoluzione, tertium non datur.

Rivoluzionari all’orizzonte non ne scorgo, vedo soltanto una massa di pigri e molli esseri umani distratti dai filmati divertenti su TikTok.

 Esseri incapaci di comprendere il presente, già persi nel metaverso, in buona parte inutili esattamente come me.

Animali al vertice della catena alimentare, parassiti distruttori del pianeta blu, l’unico dove viva l’homo sapiens.

Ancora per quanto?

(Alfredo Tocchi, Il Giornale d’Italia)

 

 

 

TUTELARE LA VITA E LA DIGNITÀ DI OGNI UOMO.

CONTRO LA DERIVA ANTROPOLOGICA.

Centrostudilevantino.it – (GIU 26, 2023) – Federica Galvan, avvocato – ci dice:

 

Maternità surrogata: donna incinta con soldi in mano.

Parlare oggi di maternità surrogata significa dar già per scontato che possa essere lecita, o solo ipotizzabile, la compravendita di esseri umani, peraltro ormai da tempo prodotti e manipolati in laboratorio nonché lo scarto di essi, quando “difettosi”.

Questa ultima ed ennesima deriva di natura antropologica e giuridica non è altro, in fin dei conti, che il frutto di quell’astrattismo ideologico postmoderno che ha portato alla perdita della “recta ratio”, per dirla alla Cicerone.

La crisi antropologica, culturale e, prima di tutto, spirituale in Europa e, in generale, in Occidente, ha attraversato gli ultimi secoli mediante le spinte propulsive della cultura giuridica illuminista e post-illuminista, passando da un giusnaturalismo di tipo soggettivo ad un giuspositivismo assoluto, con ciò avviando un processo di distacco, sempre più marcato del diritto positivo (ius positum) dal diritto naturale (ius naturale).

Ma è nel secolo scorso che questo processo ha conosciuto delle accelerazioni, dei passaggi violenti quanto strategici che hanno rappresentato un punto di non ritorno, poiché, come insegna Cicerone, senza l’aggancio ad una norma naturale non si può distinguere una legge buona da una cattiva.

Lo scollamento, infatti, da quelle radici di millenaria cultura giuridica ereditata dal diritto romano fondato sul diritto naturale, ha prodotto mostruosità concettuali ed astrazioni metagiuridiche che potremmo definire, propriamente, “antigiuridiche”.

Mentre, infatti, nel diritto romano il concetto di homo e di persona, con la dignità che ne consegue, è valore universale preesistente ad ogni norma positiva e, come tale, viene riconosciuto nella sua concretezza e sacralità al tempo stesso, oggi la persona è stata ridotta ad oggetto fluido e manipolabile.

Nella cultura giuridica romana troviamo, come ci testimonia il titolo V (De Statu hominum) del libro I dei Digesta di Giustiniano, la nozione di “homines”, i quali sono poi elencati nella status che appartiene loro concretamente, e cioè liberi, servi, cives Romani, ingenui, libertini nonché qui in utero sunt (coloro che si trovano nell’utero e cioè i nascituri).

Prova ne è anche lo stesso istituto (presente in epoca precristiana) del curator ventris (letteralmente curatore del ventre e cioè tutore del concepito che si trova in utero e, quindi, tutore della stessa madre) il quale aveva il compito, come ci riporta Ulpiano, di assicurare alla donna incinta “cibum, potum, vestitum, tectum”  al fine di tutelare, in primo luogo, l’incolumità del nascituro e la dignità della madre rimasta vedova o comunque sola.

E ciò non solo a tutela della familia e dei parentes ma, soprattutto, della res pubblica perché, come ci spiegano i giuristi romani, i concepiti sono futuri cittadini da proteggere e far nascere.

  “Non dubitiamo che il Pretore debba venire in aiuto anche del concepito, tanto più che la sua causa è più da favorirsi che quella del fanciullo: il concepito infatti è favorito affinché venga alla luce, il fanciullo affinché sia introdotto nella famiglia; questo concepito, infatti, si deve alimentare perché nasce non solo per il genitore, cui si dice appartenere, ma anche per la res pubblica”.

Non solo, dunque, i concepiti sono cittadini a tutti gli effetti ma essi sono soggetti di diritto, beneficiari di tutela specifica.

 Ed è proprio in questo concreto concetto di persona (“in puero homo” e “qui in utero sunt”) che si rivela l’alto grado di civiltà giuridica.

Del resto, una cultura giuridica che si rispetti non consente che la madre sia lasciata sola ma ha cura della donna e del bambino in quanto soggetti di diritto da tutelare e proteggere.

Tale antropologia giuridica riflette una visione concreta ed autentica dell’uomo, che istintivamente riconosciamo come irrinunciabile.

E ciò perché, aldilà delle nostre infrastrutture ideologiche moderne e postmoderne sappiamo perfettamente che tutti noi siamo stati nascituri e, come tali, bisognosi e degni di tutela.

Il fondamento di verità contenuto nella nozione di soggetti giuridici e cittadini in riferimento a coloro “qui in utero sunt” è assioma antropologico fondante la civiltà romana dall’epoca precristiana fino ai nostri giorni.

Se paragoniamo, però, questa chiara realtà con le valutazioni postmoderne del concetto di concepito e di nascituro, ci accorgiamo di sconfinare improvvisamente in una dimensione altra, “virtuale”, fittizia, in ultima analisi falsa.

E ciò riflette la stessa concezione di uomo e la sua dignità che domina il diritto moderno.

La graduale sostituzione del diritto naturale con il diritto positivo ha prodotto un’accezione moderna di uomo utile solo in quanto capace di autodeterminarsi, soggetto ontologicamente sempre più astratto e impersonale.

Ultimamente, infine, nella follia astrattiva, che vuole essere rispettosa delle differenze cosiddette di genere, si parla di una soggettività non più intesa come antropologicamente oggettiva ma fluida e in divenire.

Del resto, la subcultura globalista imposta da una governance mondiale sempre più presente ed ingerente negli ordinamenti giuridici europei, impone mutamenti di linguaggio attraverso nuovi paradigmi ed ambivalenze linguistiche giuridiche gradualmente propedeutiche ad una spersonalizzazione anche in tema di identità sessuale e di ideologia gender, nella scomposizione dell’io in mille forme in quanto “percepite” e non in quanto oggettivamente e biologicamente date.

 

Questo processo di propaganda ideologica e di consenso verso una nuova forma concettuale astratta ed adulterata ha trovato, come analizza brillantemente “Marguerite A. Peeters”, le sue strategiche evoluzioni dagli anni novanta in poi – con le apposite conferenze “Onu”, in particolare del Cairo e di Pechino – nella prospettiva della governance mondiale di imposizione di un nuovo e strategico linguaggio:

“Così il gender è inseparabile dagli altri nuovi paradigmi”(…) ”tutto è collegato; tutto è inestricabilmente dentro tutto.

Il nuovo consenso è un sistema semantico ed etico” 

E’ evidente, però, che il punto di svolta che ha portato a queste derive, attraverso una graduale spersonalizzazione e desacralizzazione del concetto di uomo e di persona, sia avvenuto con la forzatura ideologica, di matrice maltusiana, operata attraverso la matrice culturale sottostante alla legge 194 del 1978 in materia di c.d. “interruzione volontaria di gravidanza”, laddove l’operazione di astrazione concettuale e di mistificazione terminologica (già a partire dal termine illusorio  ” interruttivo” di un iter, la gravidanza appunto, che in realtà non avrà più luogo dopo tale interruzione ) produrrà un “aborto” anche della ragione stessa.

Quando, infatti, si è voluto interpretare, dal punto di vista ontologico, il nascituro come una semplice appendice della donna e non più come una persona meritevole in sé di tutela, si è irrimediabilmente caduti in una follia concettuale che contraddice la ragione e la logica, oltre che la dignità e la sacralità dell’essere umano.

E ciò, a voler tacere del contrasto pure con le norme di diritto positivo costituzionali (in tema di tutela della vita) e civili, laddove per il nostro ordinamento il concepito è comunque potenzialmente soggetto titolare di diritti, ad esempio come beneficiario di lasciti testamentari, sebbene perfezioni l’acquisto della capacità giuridica con l’evento della nascita.

Volendo soffermarci su tale titolarità del concepito, anche solo ipotetica in quanto il suo pieno espletamento ed esercizio sarebbero subordinati all’evento della nascita, non possiamo con tutta onestà negare che essa, comunque, si riferisce ad una persona che dovrà nascere e che potrà ereditare.

La mistificazione della realtà invece operata nella legge 194 del 1978 mediante tale salto illogico, ha portato, inevitabilmente, alla destrutturazione del concetto di persona, prima definito come feto, poi embrione, cellula embrionale ed, infine, grumo di materia (come, purtroppo troveremo nella giurisprudenza successiva, applicativa della legge) e, da questo momento, non ci meraviglieremo più delle conseguenti derive di dissoluzione del diritto e della stessa percezione della realtà.

L’uomo diviene un oggetto manipolabile al punto da costituire “risorsa umana” in ambito giuslavoristico, identità virtuale e ibrida (transumanesimo) e oggetto di consumo acquistabile dal migliore offerente (utero in affitto) e, perché no, anche essere fluido sessualmente, percepito in divenire nelle sue diverse forme.

Illuso di avere diritto illimitato di scelta e di consumo, l’uomo è ridotto esso stesso a bene di consumo, oggetto fallato che può essere scartato.

 

Nei contratti di maternità surrogata, l’embrione (il nascituro diremmo) viene sì protetto con la clausola che nega la facoltà per la gestante di abortire (senza il consenso degli acquirenti), ma non in quanto essere umano fragile da difendere, bensì quale oggetto da acquistare con garanzia di prodotto finito e di buona qualità, il tutto a scelta e discrezione dei compratori e nemmeno più della donna.

Resta il fatto che alcuni rimangono più soggetti di diritto di altri.

Gli indifesi, i fragili diventano sopprimibili secondo il convincimento post maltusiano della necessità di una migliore qualità della vita, dello scarto dei soggetti fallati, del controllo delle nascite in chiave ecologista.

Tutto ciò nasce da un punto di frattura e di non ritorno: la illogica reductio ad unum da “homo” a” res”.

E in una dimensione ormai virtuale e liquida si è entrati in una irrealtà pericolosa, dove il diritto stesso si è dissolto in un irrazionale desiderio, declinato nell’illusorio superamento dei limiti naturali e nelle sue chimere.

(Federica Galvan, avvocato)

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