Chi comanda il mondo oggi.
Chi
comanda il mondo oggi.
Chi
comanda veramente:
banche
centrali o banche private?
Sbilanciamoci.info
– (16 gennaio 2014) – Redazione -Thomas Fazi – ci dice:
Il
progressivo scollamento tra credito e massa monetaria è, secondo molti
economisti, una delle cause principali della Grande Crisi.
Oggigiorno
è molto diffusa l’idea secondo cui le banche centrali sarebbero più potenti che
mai.
“Neil Irwin”, autore del libro” The Alchemists”:
“Three
Central Bankers and a World on Fire”, rispecchia il sentimento di molti quando
descrive i governatori della Federal Reserve, della Bce e della Banca
d’Inghilterra come “i tre uomini più potenti del mondo”.
Allo
stesso modo Mario Draghi viene spesso descritto come “l’uomo più potente
d’Europa”.
Ma è
veramente così? È innegabile che chi controlla le leve della politica monetaria dispone
di un potere enorme (di gran lunga superiore a quella di qualunque politico):
nientedimeno
che “il
potere di creare denaro dal nulla”.
È un
potere tale che nell’immaginario comune esso trascende i confini della comune
realtà per sfiorare quelli della magia, titillando le nostre fantasie (o paure)
più recondite;
non a caso “Irwin chiama” i sopracitati tre banchieri
centrali “gli alchimisti”.
In
effetti, chi dispone di una tale facoltà – quella appunto di creare denaro in
un soffio – parrebbe avere nelle sue mani il potere di decidere il destino di
intere economie.
Se
così fosse, i nostri banchieri centrali starebbero facendo veramente un pessimo
lavoro:
a
rigor di logica, a loro dovremmo imputare sia la devastante crisi del 2008 che
la debolissima ripresa post-crisi.
E
infatti, anche oggi – come negli anni trenta – molti economisti di tradizione
liberista imputano la crisi finanziaria alle politiche “troppo espansive”
perseguite dalla Federal Reserve (e, secondo alcuni, anche dalla Bce) negli
anni precedenti alla crisi del 2000.
Secondo
questa tesi, le banche centrali avrebbero deliberatamente tenuto i tassi di
interesse più bassi del dovuto per promuovere la crescita economica e
l’occupazione (come se questa fosse una cosa sbagliata, se anche fosse vero), trascurando
l’inflazione degli asset finanziari e contribuendo così alle varie bolle
immobiliari negli Usa e in Europa.
Oggi come ieri, però, questi economisti hanno
torto, anche se non per i motivi che uno potrebbe credere.
Le
ragioni sono in parte ideologiche, nel senso che gli economisti della scuola
liberista-monetarista considerano negativo (a torto) qualunque intervento dello
stato in economia.
Ma perlopiù sono concettuali, nel senso che le
loro teorie si basano su una visione fallace della moneta, e in particolare del
rapporto tra politica monetaria e credito.
Le
banche centrali, infatti, non sono le uniche istituzioni che possono creare
denaro dal nulla.
Lo stesso – e in misura molto maggiore – fanno le
banche private.
Molta
gente, quando pensa al denaro che è in circolazione, pensa alle monete e alle
banconote che ha nel portafoglio.
Ed è
comprensibile, visto che l’unico rapporto concreto che abbiamo col denaro lo
abbiamo attraverso il contante.
Ma
oggi il contante – che solo le banche centrali hanno il diritto di creare “dal
nulla” – rappresenta una piccolissima frazione del denaro in circolazione.
Un’altra piccola parte è rappresentata dalle
riserve che le banche commerciali tengono in dei conti speciali presso le banche
centrali, e che usano per effettuare pagamenti tra una banca e l’altra.
Le riserve, come il contante, possono essere create
(sempre “dal nulla”) solo dalle banche centrali.
Il
resto – sarebbe a dire, la stragrande maggioranza – del denaro in circolazione
è rappresentato dal credito bancario (o moneta bancaria).
Nell’eurozona,
ad esempio, quest’ultimo costituisce il 91 per cento di tutta la massa
monetaria.
Fin
qui non abbiamo detto nulla di particolarmente controverso. Quando parliamo del rapporto che
intercorre tra base monetaria e moneta bancaria – e tra depositi e prestiti –,
però, le cose cominciano a farsi interessanti.
In
ambito mainstream è convinzione comune che le masse monetarie siano controllate
dalla banca centrale.
Secondo
la “teoria quantitativa della moneta” – o “teoria della riserva frazionaria” –
la sequenza è la seguente:
le banche centrali possono stampare denaro e
con esso comprare titoli, privati o pubblici, dando così alle banche
commerciali, o allo Stato, nuova moneta.
Inoltre, agendo sulle riserve obbligatorie
delle banche, possono variare la capacità degli istituti di credito di
concedere prestiti, controllando così l’emissione della moneta bancaria,
attraverso quello che viene chiamato “moltiplicatore monetario”.
In
sostanza, secondo la teoria quantitativa della moneta, i depositi precedono i
prestiti, e
le banche non sono altro che un intermediario tra i risparmiatori che
depositano denaro e coloro che chiedono i prestiti.
Nel
mondo reale, però, la creazione di moneta bancaria segue un processo
diametralmente inverso a quello sopraelencato: sono infatti i prestiti a creare la
moneta e non viceversa.
E le
banche commerciali da dove ottengono la moneta per i prestiti?
Per
quanto possa suonare strano alle orecchie di molti, la risposta è che, a
livello aggregato, la creano “dal nulla” (proprio come le banche centrali);
si
limitano cioè a battere dei tasti al computer, e così facendo fanno “apparire”
dei soldi (che prima non esistevano) sul conto corrente di un individuo o di
un’impresa, incrementando lo stock di “broad money.”
Pertanto,
a differenza di quanto comunemente si crede, sono i prestiti a creare i
depositi e non viceversa.
Le
banche non sono perciò un intermediario tra i risparmiatori che depositano
denaro e coloro che chiedono i prestiti, e dunque non sono vincolate nel
concedere prestiti dall’ammontare del denaro precedentemente depositato o dalle
riserve depositate presso la banca centrale.
Ovviamente
questo ha
implicazioni enormi per la politica monetaria, poiché implica che le banche centrali
non sono in grado di controllare direttamente la quantità di moneta che viene
immessa nell’economia, che dipende invece dal rapporto domanda-offerta tra le banche
e chi richiede i prestiti, ma possono solo influenzarlo indirettamente (in teoria) attraverso la modifica del tasso di
interesse al quale rifinanziano le banche con la moneta legale, che a sua volta dovrebbe influire
su quello effettivamente applicato dalle banche ai clienti (aumentando o
riducendo la domanda).
La
verità, però, è che anche questa cinghia di trasmissione è ormai saltata.
A partire dagli anni settanta, infatti, si è
verificato un progressivo scollamento tra credito e massa monetaria, e dunque
tra credito e politica monetaria:
in
poche parole il credito – già “endogeno” di suo, come abbiamo visto –, libero
dai vincoli regolatori imposti nel dopoguerra e moltiplicato potenzialmente ad “infinitum”
dall’introduzione di complessi strumenti finanziari come la cartolarizzazione,
ha cominciato ad acquistare un’autonomia sempre maggiore dalla politica
monetaria delle banche centrali.
Secondo
un numero crescente di esperti, è questa la vera causa della crisi finanziaria
del 2008 – e non la politica di “soldi facili” delle banche centrali.
Come
ha dichiarato di recente senza troppi giri di parole “Adair Turner”, membro del
Financial Policy Committee, l’organismo di vigilanza finanziaria britannico:
“La crisi finanziaria è accaduta perché non
abbiamo limitato il sistema di creazione del credito e della moneta della
finanza privata”.
(Un
po' di storia.
La N M
Rothschild & Sons Limited (più comunemente nota semplicemente come
Rothschild) è una banca d'investimento della famiglia tedesca Rothschild. Essa
è stata fondata nella Città di Londra nel 1811 ed è attualmente una società
globale con oltre 40 uffici in tutto il mondo.
La Banca d’Inghilterra (Boe) è la banca
centrale del Regno unito, fondata nel 1694.
Oggi
possiamo dire che in Europa esistono tre grandi gruppi che operano nel regolamento
dei movimenti di capitale. Questi sono: Clearstream, Euroclear, Swift.
Rothschild
è alla base del rinnovato studio sui bilanci bancari. Ormai è stato reso palese
che le banche centrali e quelle commerciali “creano denaro dal nulla”. Tutti i
prestiti che le banche commerciali effettueranno saranno indicati nel “passivo”
del bilancio bancario. Dopo l’approvazione del bilancio bancario a fine anno da
parte dei proprietari ufficiali della banca, per definizione dovranno essere
revisionati i bilanci bancari da parte di una delle tre organizzazioni
finanziarie sopra indicate. I prestiti concessi alla clientela risulteranno
così approvati come indicati dalla banca come “passivo”.
Per
disposizioni impartite dai Rothschild & C. sui testi universitari di compilamento
del Bilanci bancari i prestiti dovranno essere indicati nel “passivo” bancario
debitamente approvato dall’assemblea dei soci della banca.
Ma al
controllo effettuato dopo l’approvazione del bilancio il “passivo” indicato
come prestiti alla clientela sarà giustamente trasformato in “utile” in quanto
era stato utilizzato il “denaro creato dal nulla” con un click del computer.
Ossia il denaro utilizzato veniva creato “prima” della concessione del prestito
e quindi non poteva che essere un “utile già esistente”.
Per
disposizioni concordate con i” veri proprietari” dell’utile bancario scoperto,
gli importi relativi dovranno essere indirizzati ai vari conti segreti siti in
banche con sede nei paradisi fiscali con indirizzi certi. N.D.R.)
Clearstream.
Wikipedia,
l'enciclopedia libera.
It.wikipedia.olrg
– (15 dicembre 2022) – Redazione – ci dice:
Stato Bandiera del Lussemburgo - Lussemburgo.
Forma
societaria: Sussidiaria
Fondazione Gennaio 2000:
Sede
principale: Lussemburgo
Gruppo. Deutsche Börse
Settore: Finanziario
Prodotti: Servizi di custodia e compensazione.
Sito
web: clearstream.com
Clearstream
Banking S.A. (CB), facente parte del gruppo Cedel - Deutsche Börse Group, è una
delle principali società di compensazione insieme ad Euroclear.
Ha sede in Lussemburgo.
È
stata creata nel 2000 dalla fusione di Cedel e Deutsche Börse Clearing, società
facente parte del Deutsche Börse Group che possiede la Frankfurt Stock Exchange.
La fusione è stata completata nel 2002.
La
cooperativa bancaria ha 1700 dipendenti in sette paesi, tra cui gli USA,
l'Inghilterra e la Germania.
Clearstream,
nel 2000, trattava 50 trilioni di euro all'anno, una cifra paragonabile a
quanto trattato annualmente da Euroclear e 450 volte maggiore del bilancio
statale del Belgio.
Nelle sue casse, nel 2000, aveva depositi per
9.000 miliardi di euro.
La
società offre servizi di custodia e compensazione (clearing) a circa 2500
clienti internazionali, usando entrambe le sedi in Lussemburgo e Germania, che
consentono la detenzione e il trasferimento di titoli.
Clearstream gestisce il suo International Central
Securities Depository (ICSD) dal Lussemburgo.
È
anche un partner congiunto nel Luxembourgish Central Securities Depository
(CSD), LuxCSD, insieme alla Banca centrale del Lussemburgo.
In Germania, Clearstream gestisce il CSD
tedesco, Clearstream Banking AG.
La società ha collegamenti con oltre 50
mercati nazionali in tutto il mondo, oltre a emissioni e custodie di Eurobonds.
Il
numero delle transazioni giornaliere, secondo una statistica interna, supera le
250.000.
Possono
avere un conto di compensazione banche ed intermediari finanziari abilitati;
un
accesso è tuttavia consentito anche a società corporate di gruppi
multinazionali, ma a discrezione di Clearstream.
Clearstream
e Euroclear detengono il monopolio quasi completo degli scambi di obbligazioni
a livello internazionale. I principali azionisti delle due società hanno fondato nel 1973 la Swift, società per lo scambio di denaro
nelle differenti divise nazionali.
I
principali azionisti delle tre società sono banche e società finanziarie
private.
A partire dagli anni ottanta, il regolamento di Clearstream ammette
l'apertura di conti correnti riservati, non pubblicati nelle liste che
regolarmente sono distribuite agli aderenti al sistema.
È Fondamentale
Liberare
Tutti
gli Spazi Occupati
dal
Potere Corrotto.
Conoscenzealconfine.it
– (4 Settembre 2023) – Redazione - ci dice:
Il
popolo italiano deve unirsi a tutti gli altri popoli del mondo nella lotta
verticale tra gli esseri umani e l’élite economico-finanziaria che sta al
vertice della piramide.
È il
loro sistema basato sulla moneta a debito invece che sulla moneta sovrana che
deve crollare, perché quella è la madre di tutte le nostre libertà.
I
politici, tutti, sono servi del club dei miliardari del mondo in qualsiasi
paese, ma non sono stati eletti per fare gli interessi dei miliardari.
Sono
dove sono, strapagati dai cittadini, per fare i NOSTRI interessi, non i loro.
I
popoli africani l’hanno capito e si stanno ribellando.
O lo
capiremo anche noi e ci uniremo alla loro lotta, e come noi dovranno capirlo ed
unirsi gli americani, gli asiatici, i latino americani, i russi, i cinesi, o
SAREMO TUTTI FOTTUTI.
Non
perdete più tempo dietro ai cosiddetti gruppi anti-sistema.
Anche loro guardano solo al loro orticello e
pensano erroneamente di poter cambiare quel sistema dall’interno.
Non è
possibile farlo dall’interno, convincetevene.
Quel
sistema deve essere letteralmente CIRCONDATO da tutti i popoli del mondo!
Quel
sistema non può esistere né funzionare senza il supporto diretto di tutta la
classe intermedia, quella dei privilegiati politici, dei portaborse e di tutte
le caste dei corrotti che, per un lauto stipendio mensile, gli permettono di
andare avanti.
Non
bisogna più aspettare che qualche leader capo-popolo si faccia avanti
esponendosi a tutti i rischi per combattere quel sistema perché la Storia ci ha
insegnato che chiunque l’ha fatto è stato eliminato.
La
libertà e i diritti umani, da nord a sud, da est a ovest del mondo, sono
UNIVERSALI e sono quelli i leaders a cui ognuno di noi deve fare riferimento.
Disobbedienza
civile ad oltranza.
Smettere
di pagare tasse e bollette in massa. Rifiutare qualsiasi imposizione dal mondo
politico ad oltranza fino al crollo del sistema.
Ci
sono in ogni paese uomini e donne di buona volontà che potrebbero fare la
differenza e lavorare per il vero bene comune, per la difesa della libertà e
dei diritti umani.
È
fondamentale liberare tutti gli spazi occupati dal potere corrotto per dare
spazio a quegli uomini e quelle donne.
Chi
non partecipa a questa lotta, l’unica che valga la pena di portare avanti, chi
si rassegna e la ritiene solo un’utopia impossibile da realizzare, sta
disconoscendo sé stesso e quei diritti, pertanto è già complice di quel sistema
marcio e corrotto.
(t.me/libera
fratellanza globale)
L'onnipotente
dollaro
USA
sta per cadere?
Unz.com
– (5 settembre 2023) – Philip Giraldi – ci
L'alleanza
BRICS è alla ricerca di un sistema finanziario globale multipolare . Il 23 agosto 2023 è stato un grande giorno di
notizie in tutto il mondo.
L'attenzione
dei media occidentali sugli eventi di quel giorno era solidamente sulle
affermazioni non provate che il presidente russo Vladimir Putin era dietro il
sabotaggio o l'abbattimento di un jet esecutivo che ha ucciso il suo ex socio
Yevgeny Prigozhin.
In
realtà, tuttavia, c'era una storia molto più importante che stava uscendo dal
Sud Africa.
In
realtà, Putin aveva un lavoro molto più importante da fare quel giorno a causa
del suo desiderio di fare progressi nel privare gli Stati Uniti della sua egemonia
del dollaro.
Putin è stato impegnato in videocollegamento
nelle discussioni che si svolgono a Johannesburg sull'espansione della
cosiddetta unione monetaria BRICS, in parte per includere misure che
diminuirebbero il dominio del dollaro nell'economia mondiale.
Questo
obiettivo sarebbe stato gravemente danneggiato se Putin fosse stato implicato
nello spettacolare assassinio pubblico di un rivale lo stesso giorno della
riunione dei BRICS, che sarebbe stato non solo imbarazzante, ma anche molto
dannoso per la sua credibilità di statista.
Se Putin avesse davvero voluto uccidere
Prigozhin, c'erano modi politicamente meno dannosi per farlo e al momento della
stesura di questo articolo la causa dell'incidente aereo rimane sconosciuta.
Secondo
una teoria, la morte di Prigozhin è stata effettuata da una bomba aerea
piazzata dall'intelligence statunitense o britannica che lavorava con agenti
ucraini all'interno della Russia per screditare il leader russo, sapendo che
anche se fosse innocente sarebbe stato incolpato dell'omicidio, che è
esattamente il modo in cui la storia si è sviluppata negli Stati Uniti e in
Europa.
Il
nome BRICS deriva da un acronimo per Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.
Secondo quanto riferito, l'economista di Goldman Sachs “Jim O'Neill “ha coniato
il termine BRIC (senza il Sudafrica) nel 2001 e il gruppo è stato istituito
pochi anni dopo utilizzando l'acronimo.
Recentemente,
la spinta ad espandere i BRICS ha guadagnato slancio a seguito della guerra in
Ucraina completamente evitabile.
Il
venerabile status quo per la finanza internazionale è stato sviluppato sulla
scia della seconda guerra mondiale a Bretton-Woods, dove sono stati creati gli
strumenti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), per
includere l'approvazione del dollaro come valuta di riserva mondiale de facto
per molte transazioni.
L'intera
struttura è, per progettazione, gestita da una cabala capitalista
transatlantica con sede a Washington.
Attualmente
c'è solo una concorrenza limitata al FMI e alla Banca Mondiale nel mercato
globale per il credito, i prestiti, l'emissione di denaro e capitale, il potere
di crescere e sviluppare economie, finanza di progetto e di rimanere
competitivi con l'afflusso di capitali tanto necessari per ospitare, vestire,
educare o nutrire le persone del mondo.
E gli Stati Uniti lo sanno e usano il loro controllo
sul sistema finanziario per mantenere i paesi politicamente in riga.
Il
modello bancario dei BRICS, basato com'è su un mondo multipolare con più valute
e accordi di prestito, ha offerto un'alternativa a questo mostro fuori
controllo di un monopolio bancario globale mantenuto dal FMI.
Questo
è il motivo per cui 132 nazioni, che avevano chiesto alle Nazioni Unite un
nuovo modello finanziario, hanno immediatamente visto la speranza nelle
iniziative bancarie e finanziarie alternative dei BRICS che hanno iniziato a
prendere forma nel 2015.
Entro
il primo anno, 57 paesi hanno formalmente aderito alla “Banca asiatica di
investimento per le infrastrutture” (AIIB) guidata dalla Cina, costituendo la
prima rottura totale con le istituzioni occidentali di Bretton Woods, con la
capitalizzazione iniziale della “Nuova Banca di Sviluppo BRICS “dichiarata di $
100 miliardi.
Quindi
i BRICS sono in circolazione nella loro forma attuale da circa otto anni, ma
l'interesse per esso è esploso con gli eventi che circondano l'inizio della
guerra in Ucraina.
Poco
più di un anno e mezzo fa, gli Stati Uniti hanno risposto all'intervento russo
in Ucraina
usando il loro controllo sul sistema bancario internazionale per schiaffeggiare
le sanzioni sulle attività finanziarie di Mosca in tutto il mondo, incluso il congelamento di miliardi
di dollari nelle banche di New York.
Secondo
una stima, 1 trilione di dollari in beni russi sono stati congelati e alle
banche russe è stato anche negato l'accesso al servizio di messaggistica
globale SWIFT che collega le istituzioni finanziarie e facilita pagamenti
rapidi e sicuri.
Washington
ha successivamente annunciato che il denaro congelato non sarebbe stato
restituito e sarebbe stato invece utilizzato per la ricostruzione dell'Ucraina.
Ciò ha
fatto scattare luci di avvertimento in tutto il mondo, anche se c'era già stato
un comportamento simile da parte degli Stati Uniti in relazione alle risorse
iraniane e venezuelane.
Molti
si chiedevano:
"Se
possono farlo a una grande potenza come la Russia, possono farlo anche a me per
punirmi? Cosa devo fare?"
Naturalmente
la risposta semplice è quella di uscire dai dollari come valuta di riserva,
anche se è stato qualcosa di difficile da fare poiché la maggior parte delle
vendite e degli acquisti di energia continuano ad essere, per accordo,
denominati in dollari.
Da qui
la transizione ai BRICS dal dollaro, consentendo transazioni finanziarie in una
gamma di valute.
L'incontro
annuale del “Business Forum dei Paesi Partner BRICS”, come si riferiscono a sé
stessi, si è svolto a Johannesburg, in Sud Africa, dal 21 al 24 agosto.
Il
presidente sudafricano “Cyril Ramaphosa” ha annunciato che Argentina, Egitto,
Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si uniranno formalmente al
gruppo di nazioni BRICS poiché le loro candidature sono state approvate dai
leader degli attuali Stati membri.
I sei
nuovi arrivati diventeranno membri a pieno titolo del club BRICS a partire da
gennaio 2024.
Il club, che è la cerchia interna del sistema
bancario, attualmente è composto dai fondatori Brasile, Russia, India, Cina e
Sud Africa, anche se ci sono molti altri non membri che godono di privilegi
bancari limitati, tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Nuova
Zelanda e Australia.
La desiderabilità dell'espansione dei BRICS è
stata in cima all'agenda del vertice di Johannesburg per tutta la settimana.
Il presidente russo Vladimir Putin, la cui
nazione assumerà la presidenza di turno dei BRICS il prossimo anno, ha parlato
ai partecipanti tramite videocollegamento e ha ringraziato l'ospite del vertice
per la sua ospitalità e il suo contributo al risultato positivo.
Il
presidente cinese Xi Jinping ha effettivamente partecipato all'incontro al
vertice, così come i capi di stato di Brasile, Cina e India per discutere una
vasta gamma di questioni geopolitiche, economiche e commerciali.
Il
presidente Xi ha dichiarato al gruppo che nel contesto della crescita dei BRICS
"la
Cina si trova saldamente dalla parte giusta della storia e crede che una giusta
causa debba essere perseguita per il bene comune".
Ha
anche denunciato indirettamente gli Stati Uniti, dicendo che "qualche
paese, ossessionato dal mantenere la sua egemonia, ha fatto di tutto per
paralizzare gli EMDC (mercati emergenti e paesi in via di sviluppo)".
Ha
sostenuto che i tentativi di punire e contenere i paesi in via di sviluppo
sarebbero "inutili" e che "l'ascesa collettiva degli EMDC
rappresentati dai BRICS sta cambiando radicalmente il panorama globale ...
[come] Gli EMDC hanno contribuito fino all'80% della crescita globale negli
ultimi 20 anni".
Ha
aggiunto: "Sono lieto di notare che oltre 20 paesi stanno bussando alla
porta dei BRICS. La Cina spera di vedere più adesione al meccanismo di
cooperazione BRICS".
Il
modello bancario multipolare dei BRICS che abbraccia più valute e le risorse
messe a disposizione attraverso la sua “Nuova Banca di Sviluppo” sono
chiaramente concetti il cui tempo è arrivato e la sua adesione probabilmente
aumenterà nei prossimi anni mentre gli Stati Uniti continuano a cercare di
governare il mondo attraverso sanzioni che distruggono le economie e
impoveriscono intere nazioni, come fanno attualmente in Siria e Venezuela.
Nel
suo documento di chiusura del vertice, i partecipanti hanno indirettamente
attaccato l'uso delle sanzioni statunitensi, affermando che ci dovrebbe essere
"preoccupazione per l'uso di misure coercitive unilaterali".
C'è
particolare risentimento in gran parte del mondo in via di sviluppo per i
tentativi degli Stati Uniti di usare sanzioni primarie e secondarie per
costringere i paesi che non sono inclini a farlo a sostenere lo sforzo bellico
della NATO in Ucraina.
I
BRICS godono di alcuni vantaggi man mano che crescono, tra cui la leadership
della Cina, che potrebbe già essere la più grande economia del mondo, nonché
l'impegno delle grandi economie sviluppate in rapida crescita Russia, Brasile,
India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran.
I
BRICS allargati includono il 36% del PIL mondiale intero (più grande del G7) e
il 47% della popolazione mondiale.
I paesi membri dei BRICS controlleranno presto
quasi la metà delle risorse energetiche mondiali e se Venezuela, Algeria e
Kazakistan saranno inclusi come nuovi membri già nel 2024, potrebbero
controllare fino al 90% di tutto il petrolio e il gas scambiati a livello
globale.
È
stato riferito che ben quaranta nuovi paesi hanno chiesto di aderire
all'alleanza. Anche il Vaticano ha cercato l'adesione come osservatore.
L'ascesa
dei BRICS significa che il dollaro USA, come minimo, perderà il suo relativo
monopolio sul commercio e sulle vendite di petrolio e gas.
Il dominio dell'economia del dollaro svanirà
inevitabilmente e il dollaro sicuramente declinerà come prima valuta di riserva
del mondo, anche se senza dubbio continuerà a sopravvivere in tale veste in
parti del mondo in cui gli Stati Uniti continuano ad avere una notevole
influenza politica ed economica, come l'America Latina.
Quale sarà il risultato per l'economia degli Stati
Uniti e per i cittadini americani?
È difficile da calcolare, e alcuni sono
prevedibilmente sprezzanti di possibili esiti negativi, ma il dollaro
inevitabilmente si ridurrà di valore, danneggiando i consumatori, e gli
americani troveranno senza dubbio molti potenziali mercati chiusi allo sviluppo
e agli investimenti statunitensi.
Questo
è in parte il motivo per cui c'è un tale panico sulla Cina a Capitol Hill.
La Cina non rappresenta una minaccia militare, ma compete con gli Stati Uniti a
livello globale e, operando attraverso i BRICS e altri meccanismi, è già la nazione leader di
un'alleanza economica altamente competitiva e attraente che rifiuta decisamente
il modello americano e dell'Europa occidentale.
Naturalmente,
gli Stati Uniti potrebbero rispondere alleggerendo le politiche economiche
coercitive che hanno impiegato per così tanto tempo, ma c'è poco da suggerire se Joe Biden
o Donald Trump sceglierebbero di seguire quella strada.
Sono i
consumatori e i contribuenti americani che soffriranno e dovranno pagare il
prezzo di qualsiasi passo falso commettano.
E l'ultimo scenario dell'orrore possibile è "Gli
Stati Uniti saranno 'costretti' ad andare nucleari contro i BRICS per salvare
il dollaro?"
Non
mettete nulla al di là dei neoconservatori assetati di potere e dei globalisti
che dominano Washington.
Restate
sintonizzati!
(Philip M. Giraldi, Ph.D., è direttore
esecutivo del Council for the National Interest, una fondazione educativa
deducibile dalle tasse 501)
CHI
GOVERNA OGGI IL MONDO?
FABIO
ARMAO RACCONTA
“LA
SOCIETA’ AUTOIMMUNE”
SU
#CONTAGIAMOCIDICULTURA.
Avvisopubblico.it – (1° Aprile 2022) - Massimo
Lauria – ci dice:
In
questa nuova puntata di #CONTAGIAMOCIDICULTURA proveremo a capire perché la
nostra società sembra non produrre più gli anticorpi per curare le proprie
malattie, ma addirittura sviluppi degli atteggiamenti che le alimentano, puntando
verso una tendenza all’autodistruzione.
Lo facciamo con un nuovo capitolo della
rubrica di “Avviso Pubblico”, nata per conoscere, analizzare e approfondire
come prevenire e contrastare le infiltrazioni mafiose e i fenomeni corruttivi,
per tentare di impedire che mafiosi e corrotti possano ancora continuare a
danneggiarci.
“Fabio
Armao” è docente di “Relazioni internazionali” all’Università di Torino, città
dove vive e lavora.
È un
profondo conoscitore delle organizzazioni criminali e collabora con la rivista
“Micromega”, per la quale cura un proprio blog.
È
autore di numerosi saggi tra cui Il” sistema mafia” (2000) e “Inside War”
(2016) e con “Meltemi” ha pubblicato “L’età dell’oikocrazia” (2020) e “Le reti
del potere” (2020), attraverso cui ha teorizzato l’ascesa del clan come struttura
sociale di riferimento contemporanea:
non
solo in ambito criminale, ma anche in economia, nella politica e in generale
nel sistema sociale.
Il
clan come nuova forma di governo su cui predominano gli interessi privati su
quelli pubblici.
Insieme ad Armao andremo a scoprire di più
attraverso il racconto de “La società autoimmune – Diario eretico di un politologo” (2022), appena pubblicato per Meltemi
Editore.
Il
libro è uno scatto ulteriore di questa presa di consapevolezza.
Fabio
Armao lo definisce un viaggio in luoghi diversi, che affronta temi diversi «nel
tentativo di rispondere ad una delle domande essenziali per noi politologi: chi
governa oggi il mondo?».
Per
rispondere a questa domanda l’autore viaggia da Palermo all’Afghanistan,
passando per Ciudad Juárez, in Messico, e per le strade degli Stati Uniti, e
poi ancora a Delhi e Londra.
In questo percorso «ricostruisce
l’aggrovigliata trama del potere nel XXI secolo, là dove si è manifestata con
drammatica evidenza una nuova forma di “totalitarismo neoliberale:
la rinascita del clan come struttura di
riferimento del sistema sociale.
Ed è proprio il clan il filo conduttore che
unisce vere e proprie patologie sociali come mafie, gang, neofascismo, finanza
underground, capitalismo clientelare, femminicidio, ecocidio e privatizzazione della guerra».
I
principali protagonisti di questa fase storica, aveva scritto Armao ne “Letà
dell’oikocrazia” (Meltemi, 2020), «non sono più gli stati-nazione, ma gruppi che agiscono come
clan: mafie, gang, terroristi, signori della guerra, ma anche partiti e alte
sfere della finanza e delle corporation multinazionali».
Ed è
proprio la politica la principale responsabile di quanto accade, dice l’autore.
La
politica «che ha abdicato alle propria natura e alla proprie funzioni e che si
è ritirata – soprattutto la politica democratica – che ha abbandonato il “welfare
state” e “le lotte per ridurre le diseguaglianze” e ha lasciato via libera ad
un capitalismo sempre più predatorio, sempre più finanziario, speculativo e che non si fa scrupolo di eliminare
addirittura i propri stessi consumatori, come nel traffico di droga».
Ma a
tutto questo c’è una soluzione, che per “Fabio Armao” è un ritorno ad una
rinnovata politica, nel tentativo di porre qualche limite al dilagare di queste
forme di violenza organizzata.
Sisci
(da Pechino), “la Cina guarda e
si
chiede chi comanda oggi a Mosca”
agensir.it
– (26 Giugno 2023) - M. Chiara Biagioni – ci dice:
TENTATO
GOLPE IN RUSSIA.
“Dal
punto di vista cinese, quello che si sta vedendo, è un fallimento sistemico del
potere moscovita”.
Da
Pechino,” Francesco Sisci”, esperto di geopolitica, già corrispondente dalla
Cina per diverse testate italiane, racconta al “Sir” come il “gigante” d’Oriente
sta seguendo l’evoluzione della crisi russa, dopo la rivolta armata lanciata da
“Yevgeny Prigozhin” sabato scorso.
È
chiaro – osserva l’esperto - che se prima Putin era il perno di tutto, oggi è
solo uno dei 4/5 attori sulla scena.
Ha perso enormemente potere.
Significa
quindi che per la Cina, non c’è più un interlocutore.
Con
chi parlano adesso? Chi comanda oggi a Mosca?
Certamente
Putin non comanda più ed è uno del mucchio.
È una
situazione estremamente confusa, di sostanziale anarchia.
E la
Cina guarda. Del resto, lo stanno facendo tutti”.
“La
Cina sta a guardare.
È
chiaro che la situazione è ancora in movimento.
La Cina spera in una stabilizzazione pacifica
ma è un augurio perché in realtà non si capisce ancora chi sta vincendo e chi
perdendo.
La
polvere è ancora in aria e bisogna vedere come e dove cadrà.
In
questa attesa, la Cina osserva”.
Da
Pechino, Francesco Sisci, esperto di geopolitica, già corrispondente dalla Cina
per diverse testate italiane, racconta al Sir come il “gigante” d’Oriente sta
seguendo l’evoluzione della crisi russa, dopo la rivolta armata lanciata da
Yevgeny Prigozhin sabato scorso.
In uno
stringato comunicato pubblicato dal ministero degli esteri russo sul proprio
sito, dopo che il viceministro russo degli Esteri, “Andrei Rudenko”, ha
incontrato ieri il ministro degli Esteri cinese “Qin Gang” a Pechino, si legge:
“La
Cina ha espresso sostegno agli sforzi della leadership della Federazione Russa per
stabilizzare la situazione nel Paese alla luce degli eventi del 24 giugno e ha
ribadito il suo interesse per il rafforzamento dell’unità e l’ulteriore
prosperità della Russia”.
Sisci
parla di una Cina “estremamente preoccupata” dalla situazione di caos che si
sta vivendo in queste ore in una Russia che appare “destabilizzata”.
“Dal
punto di vista cinese, quello che si sta vedendo è un fallimento sistemico del
potere moscovita”.
Molti
sono gli interrogativi aperti.
La
marcia di Prigozhin su Mosca era in preparazione da diversi mesi.
“L’intelligence
russa lo sapeva. Perché non l’ha comunicato a Putin e perché Putin non ha agito
di conseguenza?”, si chiede Sisci.
L’esercito
della Wagner inoltre ha percorso sabato scorso, in poche ore, più di 1.500
chilometri per raggiungere da Rostov la città di Mosca.
“Lo ha
fatto senza che nessuno abbia provato a fermarlo.
Perché
non l’hanno fatto? Che cosa è successo? Non c’erano truppe?
Non
c’erano aerei?”.
Il
terzo elemento della storia che desta interrogativi, è “il pasticcio politico”
che si è visto sabato scorso.
“Putin ha fatto una dichiarazione in cui
minacciava Prigozhin”, osserva Sisci. “Dopo poche ore, Putin scappa su un
aereo, addirittura spegne i trasponder per non farsi trovare e cede alle
richieste di Prigozhin.
Probabilmente lo riempie di soldi e lui smette
di marciare su Mosca, uscendo di scena così”.
Il quadro non torna per cui – osserva
l’esperto – “o Putin ha fatto semplicemente un bluff, quando minacciava
Prigozhin oppure, al momento di agire, i generali si sono rifiutati di farlo.
Ma in
questo caso, è evidente che il presidente ha perso autorità.
E poi,
cosa c’entra Lukashenko in questa storia?
Insomma,
abbiamo sulla scena almeno 4 attori:
Putin,
Prigozhin, i generali che non hanno agito o non hanno informato Putin e
Lukashenko”.
“Che
cosa significa questa situazione per la Cina?”, chiede Sisci.
È
chiaro che se prima Putin era il perno di tutto, oggi è solo uno dei 4/5 attori
sulla scena.
Ha
perso enormemente potere.
Significa
quindi che per la Cina, non c’è più un interlocutore. Con chi parlano adesso?
Chi comanda oggi a Mosca? Certamente Putin non comanda più ed è uno del
mucchio.
È una
situazione estremamente confusa, di sostanziale anarchia. E la Cina guarda. Del
resto, in queste ore così confuse, lo stanno facendo tutti”.
Chi
comanda nel mondo?
Gruppolaico.it
– (30-1-2023) – Redazione – ci dice:
Chi
comanda nel mondo? Chi ha deciso, auto elettosi dio, di svuotarci con protervia
delle nostre identità e di ciò che possediamo?
Chi
comanda, chi decide, all’interno delle oscure budella del “deep state globale” delle nostre vite e del nostro futuro
mentre molti, troppi di noi sono i “come se niente fosse” e vivono, lavorano, amano, fanno
progetti come se non ci fosse chi sta decidendo cosa e come dobbiamo essere,
cosa e come avere qualcosa, come vivere la nostra vita?
Chi
gestisce, nell’oscurità ed anche platealmente, il progetto criminale globale
chiamato” Grande Reset” per addomesticarci come cagnolini, per possedere i
nostri corpi attraverso la biocrazia e la biopolitica, per rimodellarci nei
nostri comportamenti alla luce della sua follia e della sua alienazione
mentale?
Chi
comanda a tal punto nel mondo, grazie anche e soprattutto alla moltitudine dei
“come se niente fosse“, da proporre queste dissennatezze criminali:
LE
PROPOSTE DEL WEF 2023: “GREEN PASS GLOBALE E CONTROLLO DELLE OPINIONI”.
Dal 16
al 20 gennaio a Davos, in Svizzera, si è svolto l’annuale incontro del “World
Economic Forum”.
Nato
nel 1971 per volere di Klaus Schwab, noto transumanista, (e costruttore di bombe atomiche
tattiche - nel suo stabilimento di 20mila impiegati in Sud Africa! N.D.R.) l’edizione 2023 del Forum ha come sempre visto
partecipe l’élite globale.
Con
più di 200 jet, elicotteri e auto blindate, hanno partecipato al WEF 116
miliardari, 600 amministratori delegati, 500 giornalisti e 400 politici.
Obiettivo:
ridisegnare il futuro dei popoli e di loro Stati sulla base di un unico governo
globalista.
Interessante
il parere delle persone, invece, che in un sondaggio promosso da Elon Musk su
Twitter, alla domanda “Il World Economic Forum dovrebbe controllare il mondo?”,
l’86% dei votanti (su 2.42 milioni) ha risposto “No”.
I temi
del dibattito al WEF sono stati: il passaporto vaccinale, la digitalizzazione
forzata, l’eliminazione della proprietà privata, la carne sintetica e la
ridefinizione della libertà d’espressione.
Passaporto
vaccinale globale.
È
stato l’ex primo ministro inglese Tony Blair a proporre durante il Forum la
nascita di un’ identità digitale sanitaria globale.
Prevedendo
l’arrivo di nuove varianti Covid-19, nonché di nuove pandemie, Blair suggerisce
che potrebbe essere una buona idea “aiutare i paesi a sviluppare
un’infrastruttura digitale nazionale, di cui avranno bisogno con questi nuovi
vaccini“.
Anche
perché, continua lui, “bisogna sapere chi è stato vaccinato e chi no. Alcuni dei
vaccini che arriveranno saranno multipli, quindi è necessario avere
un’infrastruttura digitale adeguata”.
Digitalizzazione.
In
sostegno invece all’idea di un governo tecnocratico, basato sul controllo
digitale e sul mondo virtuale, il panel “Migliorare i mezzi di sussistenza
con l’ID digitale” all’interno del quale si è spiegato come la neurotecnologia sia fondamentale
per raccogliere il numero più alto possibile di dati personali.
“Gli esseri umani abbracceranno presto la
tecnologia di impianto celebrare, in modo da decodificare il pensiero
complesso” afferma una rappresentate del WEF.
Un
nuovo comunismo.
Ad
unire due questioni apparentemente lontane, quale la proprietà privata e la
carne sintetica è stato invece lo stesso Klaus Schwab, che giustifica il suo motto “non avrai nulla e sarai felice” con
la lotta per l’ambiente:
“Mentre
l’umanità si muove ulteriormente verso un futuro post-carbonio (Co2), le
persone devono accettare che mangiare carne e la proprietà privata siano
semplicemente insostenibili”.
Il
controllo delle opinioni.
Ultimo
tema fondamentale, trattato in più punti dal World Economic Forum di
quest’anno, è stata “la libertà d’espressione”.
A
proposito di libertà d’espressione è il secondo anno che alla nostra testata
giornalistica non viene dato l’accredito per partecipare al Forum.
La
vicepresidente della Commissione europea, Věra Jourová, ha proposto di rendere
l’odio illegale, punibile per legge.
Come se
lo Stato potesse decidere cosa sia odio e cosa no. Il segretario generale delle
Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che: “È meglio prendere oggi
decisioni che alla fine non saranno popolari, ma essenziali, in grado di
plasmare la stessa opinione pubblica”.
Sulla stessa linea, il politico democratico
Seth Moulton, che sostiene che le persone non si siano vaccinate per colpa
della disinformazione. Disinformazione che andrebbe combattuta con ogni mezzo.
Per
l’Italia il ministro Valditara.
In conclusione
di quest’edizione del WEF la speranza è che nessun politico né i governi,
ascoltino i suggerimenti del World Economic Forum.
Per l’Italia era presente il ministro dell’istruzione
Giuseppe Valditara, autore della circolare che vieta l’utilizzo dei dispositivi
mobili come cellulari e tablet durante le lezioni scolastiche.
Una
direttiva che sembra cozzare con l’idea di classe del futuro proposta da Klaus
Shawb: alunni
con un visore in testa proiettati nel Metaverso.
Chi
comanda, allora?
Vi
proponiamo la preziosissima e articolata risposta di Roberto Pecchioli ( 1954,
studioso di geopolitica, economia e storia, scrittore e collaboratore di siti e
blog culturali).
Una
lunga e approfondita risposta da non limitarsi a leggere ma da STUDIARE con
attenzione ed anche con sana preoccupazione.
Chissà
che questa risposta ci renda sempre meno parte dei “come se niente fosse” e
aiuti il nostro risveglio, susciti la nostra più profonda indignazione nei
confronti dei ributtanti esseri che comandano nel mondo ora, adesso, in questo
momento, aumenti la nostra consapevolezza e sostenga la nostra più totale
Resistenza personale, a qualsiasi costo.
Per
salvare la nostra anima e la nostra dignità di essere umani e non di
cagnolini. (GLR)
CHI
COMANDA NEL MONDO?
Parte
prima.
Un
amico, conversando davanti a un caffè, ci ha posto la domanda da un miliardo di
dollari: chi comanda nel mondo?
Ha
aggiunto di non volere una risposta complessa e che gli interessa sapere nomi e
cognomi.
Vasto,
arduo programma, rispondere a un quesito che ci tiene chini sui libri da anni;
ancora più difficile indicare persone fisiche
in un tempo in cui il potere – più oligarchico e chiuso che mai – ha una
dimensione reticolare, in cui ogni snodo, ciascun anello è strettamente legato
in una ragnatela che, tuttavia, ha un centro che può essere identificato.
Al
nostro amico abbiamo ripetuto un concetto espresso da “Giano Accame”, grande
giornalista e finissimo intellettuale:
comandano
coloro dei quali non si può dire male…
(…)
Parte seconda.
Nella
prima parte di questo elaborato abbiamo cercato di fornire una risposta al
quesito su chi esercita davvero il potere nel mondo, attraverso due livelli di
indagine: comandano
coloro di cui non si può “dir male” e, concretamente, i signori del denaro, in
particolare la cupola finanziaria che si è impadronita dell’emissione
monetaria. Abbiamo
riconosciuto tristemente il ruolo secondario, se non servile, della dimensione
pubblica – Stato e politica – ma la domanda restava in parte inevasa. Occorreva
una serie di approfondimenti.
La
globalizzazione – economica, culturale, politica, produttiva, finanziaria –
perseguita da molto tempo, vincitrice unica dopo il crollo del comunismo reale,
ha portato alla crescita di un nuovo attore planetario dotato di un immenso
potere.
Si
tratta del grumo di persone, imprese, visioni dell’economia e del mondo che
detengono e possiedono la tecnologia informatica e digitale, motore e
carburante della quarta rivoluzione industriale….
(…)
Parte terza.
Nelle precedenti
parti di questo elaborato abbiamo cercato di delineare una mappa dei detentori
del potere nel mondo, o meglio in Occidente e nella parte del pianeta ad esso
legato.
Detto
dell’alleanza strategica tra i signori del denaro (finanza) e i padroni delle
tecnologie relative alle nuove scienze, abbiamo affrontato il tema degli
strumenti di cui si servono per affermare e perpetuare il loro potere.
L’orizzonte
è quello della privatizzazione di tutto, l’estromissione della dimensione
pubblica e comunitaria e i governi ridotti a gendarmi di servizio…
(…)
KLAUS
SCHWAB E TEDROS GHEBREJESUS: CHE FARE DEL MONDO.
“FEM”
e “OMS” all’appuntamento annuale dei veri Grandi.
Si è
appena conclusa a Davos l’annuale settimanella dei trilionari del mondo, con
relativi manager e risorse umane, badanti e domestici mediatici al seguito.
Però “ante portas clausas”.
Non è
solo per ricchezza, mai vista nella storia dell’umanità, che si distingue la combriccola dei
prenditori, gestori e profittatori dei beni del pianeta.
Ai
sistemi di sicurezza e blindatura militare che scoraggiano ogni naso curioso,
si accompagnano un’esibizione di lusso e protervia esibizionistica senza
confronti, insieme a uno spreco di risorse che sta alla conclamata “transizione
ecologica” come Stoltenberg sta al pacifismo.
I temi
in discussione?
Segretissimi
quelli di sostanza, tanto che li conosciamo tutti, perché da tempo vissuti
sulla pelle, o promessi al nostro futuro. Rimane il come, il quando e fino a
che punto.
In
compenso, delle riunioni dell’OMS, l’”organismo privato” che ci amministra ciò
che chiama salute, sappiamo quasi tutto.
Il
progetto è chiaro e perentorio.
Alla
luce dei mali patologici che gli operatori ci promettono, non c’è che un
rimedio (che convenga a chi conta):
basta con la sovranità di popoli e Stati,
tutti i poteri all’”OMS”. Sennò che lo pagano a fare Bill Gates e chi gli fornisce i
quadri di Big Pharma?
“Oms”,
chi comanda davvero:
i 194
stati, Bill Gates o la Cina?
Corriere.it – (10- 5- 2020) - Milena Gabanelli
e Simona Ravizza – ci dicono:
(Data
Room di Milena Gabanelli).
Quando
si chiuderà questa drammatica pandemia, l’Organizzazione mondiale della sanità
dovrà rispondere del ritardo con cui è stata comunicata.
Solo
un’inchiesta internazionale indipendente potrà chiarire se davvero
l’organizzazione, istituita dall’Onu nel 1948 con funzione di vigilanza
sanitaria mondiale, ha commesso errori.
Oggi
sta anche supervisionando più di 35 operazioni di emergenza (dal focolaio di
morbillo in Congo a quello di colera nello Yemen) e coordinando gli interventi
contro tubercolosi, diabete, poliomielite e malattie tropicali.
È
finanziata dai 194 Paesi membri con contributi fissi in base al Pil,
sostanzialmente congelati dal 1987, e da contributi volontari (qui tutta la
lista).
Questi
ultimi, che rappresentano la parte più consistente, provengono anche da una
moltitudine di soggetti privati:
parliamo
di 4,6 miliardi di dollari su un budget complessivo di 5,6.
Il
primo contribuente sono gli Stati Uniti che versano in totale 893 milioni di
dollari.
Al
secondo posto troviamo Bill e Melinda Gates con oltre 600 milioni, al terzo il Regno Unito con quasi
400, al
quarto Gavi Alliance (di Bill Gates) con 370, poi il Rotary Club, il National
Philantropic Trust e la Cina è al 14esimo posto con 85,8 milioni.
Di
fatto l’Oms gestisce il 20% del suo budget, perché il resto sono progetti
specifici decisi dai privati, e non tutti trasparenti.
Un’organizzazione quindi indebolita dalla mancanza di
soldi, e di personale con grande esperienza, liquidato per assumere giovani a
contratto.
Le
accuse al direttore generale.
Chi
comanda e decide è il direttore generale, che da statuto «non deve domandare né
ricevere istruzioni da nessun governo od autorità straniera».
Nel
2017, per la prima volta nella storia dell’Oms, a scegliere non è un gruppo
ristretto di 34 membri, ma i rappresentanti di tutti i 194 Paesi, e per la
prima volta votano un africano:
Tedros
Adhanom Ghebreyesus, ex ministro della sanità e degli esteri dell’Etiopia.
Accusato da quasi tutti i Paesi e organi di stampa di essere venuto meno al suo
dovere primario:
la
tempestività nell’informare il mondo sulla pandemia in arrivo. Ecco com’è
andata.
Oms,
chi comanda davvero: i 194 stati, Bill Gates o la Cina?
Gli
elogi alla Cina.
Il
primo ricovero all’ospedale di Wuhan di un malato di Covid-19 è dell’8 dicembre
2019, ma i funzionari cinesi riferiscono agli uffici Oms di Pechino
dell’esistenza di casi atipici di polmonite il 31 dicembre (già con Sars la
Cina aveva occultato i dati).
L’Oms,
da Ginevra, informa il mondo con un tweet il 4 gennaio, e solo il 30 gennaio,
quando i contagi ufficiali sono già 7.836 e 18 i paesi coinvolti, il direttore
generale dichiara “Pheic”, «un’emergenza sanitaria internazionale».
Nella stessa conferenza stampa si sente in
dovere di elogiare la Cina:
«La
velocità con cui ha rilevato l’epidemia, isolato il virus, sequenziato il
genoma e condiviso con l’Oms e il mondo è molto impressionante e oltre le
parole. La Cina sta definendo un nuovo standard per la risposta alle epidemie.
Non è un’esagerazione».
In
realtà il ritardo nella comunicazione della Cina stava andando di pari passo
con la sottostima dei contagi e il ridimensionamento della portata
dell’allarme.
Secondo”
Lancet”, al 20 febbraio sarebbero stati 232 mila i contagiati in Cina, contro i
55.508 segnalati.
E solo
il primo aprile la Cina riconosce il ruolo degli asintomatici.
Ancora
il 26 febbraio l’Oms è prudente:
«L’incremento
dei casi fuori la Cina ha portato alcuni media e politici e spingere per la
dichiarazione di uno stato di pandemia.
Noi
non dovremmo essere troppo impazienti, senza un’attenta analisi dei fatti».
E sconsiglia restrizioni al traffico aereo
verso la Cina.
Solo l’11 Marzo, quando il numero dei contagi si era
allargato a 114 Paesi, l’Europa in ginocchio, e 4.291 persone che hanno perso
la vita, arriva l’annuncio: «Abbiamo valutato che Covid-19 può essere definito come
pandemia».
Come
avviene la trasmissione.
L’Oms
conferma la trasmissione interumana il 21 gennaio, e solo il 27 febbraio viene
definito che avviene mediante” droplets”, mentre gli “Ecdc” europei lo avevano
già dimostrato il 2 febbraio.
Il
ritardo si ripercuote sulle misure di protezione:
sull’uso
delle mascherine nella popolazione generale, Tedros ne sconsiglia l’utilizzo.
Ancora
il 6 aprile, quando ormai le evidenze scientifiche mostrano l’efficacia
dell’uso di mascherine chirurgiche, dichiara che dovrebbero essere riservate ai
lavoratori della sanità, e consiglia ai decisori politici di applicare un
approccio basato sul rischio di esposizione al Covid-19 in base alla densità
della popolazione.
La
prima indicazione chiara su cosa fare arriva il 16 marzo:
«Testare
ogni caso sospetto, se positivo isolarlo, tracciare i contatti nei due giorni
precedenti ai sintomi e testare anche loro».
Una
strada già indicata dalla Corea del Sud:
a metà
febbraio aveva avviato una tempestiva campagna di test e tracciamenti di massa
per bloccare i focolai, portando in un mese i contagi quasi a zero.
Ma
quale interesse aveva Tedros a tentennare, in un momento in cui l’Oms ha
bisogno disperato di fondi?
Chi è
Tedros
È
stato un eccellente Ministro della sanità in Etiopia, e le sue riforme hanno
diminuito la mortalità infantile.
Tuttavia
sul suo mandato grava l’accusa, sempre respinta, di aver insabbiato 3 epidemie
di colera (2006, 2009, 2011), declassandole a diarrea.
Dal
2012 al 2016, mentre è Ministro degli affari esteri, gli investimenti della
Cina in Etiopia accelerano.
A fine
mandato si candida alla guida dell’Oms, e l’attività di lobby cinese in suo
sostegno dura due anni.
Il suo
discorso prima del voto è stato chiaro: «Nella battaglia sanitaria voglio stare
al fronte».
Uno
dei primi atti di Tedros da Direttore Generale è stato quello di nominare
ambasciatore di buona volontà Mugabe, 93 anni, ex dittatore dello Zimbawe,
alleato storico della Cina.
Nei
suoi 37 anni di malgoverno il paese è diventato un caso di disperata
corruzione, miseria diffusa e violazione dei diritti umani su larga scala. Solo la levata di scudi interna ha
costretto Tedros a ritirare la nomina.
I
rapporti Cina-Etiopia.
La
Cina è il più grande partner commerciale dell’Etiopia:
finanzia infrastrutture ferroviarie, di
telecomunicazioni, autostrade, centrali idroelettriche.
La
precondizione è l’affido esclusivo di appalti ad aziende cinesi. Nel 2016 inaugura il gigantesco
parco industriale di Hawassa, dove disloca la sua manifattura (costa meno che
in Bangladesh).
Sempre
nel 2016 sono stati registrati dalla commissione etiope per gli investimenti
più di 1.000 progetti cinesi: industria, costruzioni, immobiliare.
Ad
oggi gli investimenti ammontano a 24,5 miliardi dollari (fonte Aei).
La
Cina è anche il primo fornitore di armi all’esercito etiope.
E
l’Etiopia è il suo hub per la strategia di lungo periodo
nell’approvvigionamento delle materie prime che stanno nel resto del continente
africano, perché è nella capitale Addis Abeba che si incontrano i governi.
C’è la
sede dell’Unione Africana: un palazzo di 20 piani donato dalla Cina nel 2012.
C’è la sede della Commissione Economica per l’Africa dell’Onu, e hanno base le
più importanti organizzazioni non governative.
In sostanza fa quello che l’Europa ha fatto per 200
anni, senza però rompere le scatole sui diritti umani.
E
l’Etiopia ricambia: è stato il primo paese africano ad opporsi alla proposta
Onu di sanzioni alla Cina per la violazione dei diritti umani in Tibet.
Dal 5G
ai farmaci contraffatti.
Ogni
Paese gioca la propria partita.
Oggi
altre quattro importanti agenzie Onu sono a guida cinese: la Fao,
l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale,
l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale, l’Unione internazionale
per le telecomunicazioni, che definisce gli standard mondiali nell’uso delle
onde radio.
Mentre sul
tavolo dell’Oms ci sono le questioni del secolo:
la valutazione sulla sicurezza del 5G, e i
rapporti con Impact, la task force che lotta contro la contraffazione dei
farmaci (il 7% del totale), molto avversata dai Paesi asiatici.
Metà della contraffazione è cinese, e decine
di medicinali a larghissima diffusione contengono impurità potenzialmente
cancerogene.
La stima del valore globale sfiora nel 2020 i
1.000 miliardi di dollari.
Poi
c’è la questione del vaccino contro il Covid-19.
Quando
finalmente lo avremo, l’Oms dovrebbe avere voce in capitolo per renderlo
accessibile a tutti.
Ci sarà da lottare.
E proprio nel mezzo della pandemia il
Presidente Trump, che dal 2017 non ha nemmeno nominato il membro Usa
nell’executive board, decide di sospendere i finanziamenti all’Oms, e lavora
alla costruzione di organizzazioni alternative.
Quindi
della prossima epidemia se ne occuperanno i marines? O Bill Gates? Nulla è più
geopolitico della salute.
La
fabbrica del mondo a basso costo.
Stati
Uniti, Europa e Giappone si sono da tempo allontanati dai principi che hanno
ispirato la cooperazione tra i popoli, trovando maggiori benefici nei trattati
dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
Alle
agenzie Onu è stato impedito di mettere becco.
La globalizzazione ha prodotto enormi
ricchezze per pochi, ed ha regole cogenti: se violo una postilla del “Wto” pago
penali miliardarie, se me ne vado dall’accordo di Parigi sul clima non succede
nulla.
Abbiamo voluto che la Cina diventasse la
fabbrica del mondo a basso costo, poi esplode un virus a Wuhan, centinaia di
migliaia di persone si ammalano a Milano o a New York, e non hanno la
mascherina, i camici, i presidi sanitari, perché li fabbricano a Wuhan. Il
virus ha svelato l’effetto di una interconnessione inestricabile.
Vanno
rimesse in discussione le cause.
Per far fronte alle minacce che incombono
sulle nostre vite, dalla rottura dell’ecosistema al debito dei paesi depredati,
ad altre pandemie che arriveranno, occorre rafforzare quell’Organizzazione nata
da lacrime e sangue, costruendo però un nuovo multilateralismo insieme ai 5
continenti per uno sviluppo sostenibile.
E l’unico modo per mettersi d’accordo è la
sopravvivenza dell’umanità.
Donazioni
di Sangue.
L’Inchiesta
Svela il Business!
Conoscenzealconfine.it
– (5 Settembre 2023) - Marcello Pamio – ci dice:
“Il
sangue è un succo molto peculiare”, diceva “Johann Wolfgang von Goethe” nel
Faust…
Eh
già… un liquido molto peculiare, soprattutto per i vampiri delle lobbies
farmaceutiche!
Mi
dispiace dirvelo, ma il sangue è un “business spaventoso”.
Il
sangue delle sacche – quelle donate amorevolmente dalle persone – in minima parte
viene usato per scopi nobili: la maggior parte viene venduto al miglior offerente.
Ora
finalmente è uscito un documentario su questo argomento.
Una
inchiesta tedesca mandata in onda dal canale franco-tedesco “Arte” dal titolo
“Le business du sang”.
Il
video spiega come in Svizzera il sangue donato alla Croce Rossa (monopolista
della raccolta) viene venduto a imprese private.
Come
detto, solo una piccola parte del sangue finisce a veri malati bisognosi, il
resto (oltre l’80%) va nei laboratori di Big Pharma, che usa il plasma per
estrarre proteine e chissà cos’altro.
Lo scopo ovviamente è “nobile”:
sfornare
droghe legali, cioè farmaci costosissimi per alleviare ai subumani le pene
(create da loro stessi).
Attualmente
a livello mondiale solo quattro multinazionali (Octapharma, Baxter, CSL Behring
e Grifols) si spartiscono la torta.
Secondo
Forbes l’amministratore delegato di “Octapharma”, “Wolfgang Marguerre”, vanta
un patrimonio di 6 miliardi di dollari.
Ma non
è tutto, la cosa ancora più schifosa è che sono riusciti a creare un nuovo
mercato.
Il
sangue infatti arriva da disperati pagati 60 dollari per DUE litri di sangue.
Avete
capito?
Gente
messa male, spesso sono drogati o alcolisti che arrotondano facendosi svenare.
Così
per pochi spicci si fanno togliere il sangue, scusate volevo dire il “succo
peculiare”!
Trenta
dollari a litro. Tanto vale la Vita Umana?
(Marcello
Pamio)
(disinformazione.it/2023/09/01/donazioni-di-sangue-linchiesta-svela-il-business/)
Chi
comanda davvero
alla
Casa Bianca?
It.insideover.com - Matteo Muzio – (4 FEBBRAIO
2022) – ci dice:
La
salute del presidente americano è da sempre una grande preoccupazione per il
mondo.
Molto
prima di “Joe Biden “e delle sue apparenti gaffe e dimenticanze, “Woodrow
Wilson” riuscì a nascondere l’ictus subito il 2 ottobre 1919, nascondendosi
dietro alla moglie e al suo medico per non cedere i poteri ad interim al vice”
Thomas Marshall”, che aveva perso la sua fiducia nel corso degli anni.
Più vicino a noi, nel 1955 “Eisenhower” subì
un forte attacco cardiaco che lo costrinse a sei settimane di ricovero, dove
governò con l’ausilio del suo vicepresidente “Nixon”, contattato via telefono.
Negli
anni ’80, l’età di “Reagan” era un motivo di contenzioso e di preoccupazione.
Oggi, l’affaticamento di “Joe Biden” è monitorato con attenzione dai
commentatori conservatori, come dimostra la “viralità social della clip” con il
presidente che si appisola al vertice del “Cop26”.
Quindi
la domanda è:
chi
comanda davvero alla Casa Bianca quando il presidente appare affaticato? L’età
c’è:
il
prossimo 22 novembre saranno ottant’anni compiuti.
Di
sicuro non “Kamala Harris”, come accusava Trump durante la campagna elettorale
2020:
la
vicepresidente ha mostrato di non sapere esprimere una leadership forte nemmeno
per quanto riguarda il compito che le è stato assegnato, ovvero risolvere la
crisi migratoria al confine tra Messico e Texas.
Allora
bisogna andare verso un “insider vero”, che non viene dalla politica elettiva:
identikit che corrisponde a quello di “Ron Klain”.
Parliamo
di una figura che incarna un perfetto cursus honorum funzionale:
laurea
all’università di Georgetown con perfezionamento in legge ad Harvard.
Le sue
prime esperienze lavorative che si ricordano sono tutte nelle istituzioni:
negli anni ’80 lavora nello staff dell’allora “deputato dem” “Ed Markey “(oggi
uno dei senatori dalle idee più radicali) e nel biennio 1987-88 fa parte dei
collaboratori legali del giudice della Corte Suprema “Byron White”.
Torna
poi a lavorare per la politica, per la commissione giudiziaria del Senato come
consulente legale capo ed è lui a supervisionare i lavori riguardanti la nomina
di “Clarence Thomas” alla Corte Suprema.
Da qui il salto verso la politica:
nella
campagna di “Bill Clinton” nel 1992 e poi come capo di gabinetto prima di “Janet
Reno” e poi di “Al Gore”, fino alla campagna presidenziale del 2000.
In
queste due vesti si diffonde tra i dem la fama di “Klain” come di grande
organizzatore e uomo macchina.
La
stessa che ad assumere nuovamente il ruolo di capo di gabinetto di “Joe Biden”
nel 2009 come vicepresidente e poi nel 2021 come presidente, passando per un
altro ruolo delicato assunto il 17 ottobre 2014, quello di “capo della task
force contro la diffusione del virus Ebola negli Stati Uniti”, nonostante non
avesse alcuna esperienza in campo sanitario ed epidemiologico.
Anche
in questo caso, hanno prevalso le sue facoltà di organizzatore.
Le stesse che non hanno lasciato alcun dubbio
a “Biden” dopo la sua vittoria lo scorso novembre: “Voglio Ron”.
Scelta
quasi scontata, senza nemmeno il bisogno della conferma del Senato.
Dopo
un anno, il bilancio della sua esperienza è controverso: da un lato ha
registrato un primo semestre quasi perfetto, nel quale tutto è filato liscio,
dal varo del programma di ristori post Covid al piano vaccinale federale.
Una
persona quindi che sembra destinata a rimanere al suo posto, senza le porte
girevoli dell’epoca trumpiana con ben quattro capi di gabinetto in quattro
anni.
Però “Klain”
ha un’abitudine che dice di avere per tenersi aggiornato sulle “opinioni delle
elite”:
essere
un utente molto attivo di Twitter.
E non
uno qualunque, parliamo di una persona che attivamente diffonde messaggi “pro-Biden”
e sfotte gli avversari, interni ed esterni.
Il
problema è che la sua bolla è molto orientata verso il mondo progressista che
ovviamente costituisce solo una parte della coalizione vincente che ha portato
l’attuale presidente alla Casa Bianca.
Come
quei repubblicani moderati che lo hanno votato perché stufi di “Trump” e perché
vedevano nel messaggio moderato di “Biden” una speranza per una minore
polarizzazione.
Che fine ha fatto quel presidente?
Certo
non aiuta un Senato spaccato a metà, dove anche il problema cardiaco del
senatore” Ben Ray Lujan” del New Mexico costringe a riprogrammare l’agenda
legislativa.
C’è
anche un fattore che ci fa tornare al nostro assunto di partenza:
quanto
comanda davvero “Ron Klain”?
Come mai è immune alle critiche dure del “Washington
Post” e del “New York Times”?
Forse
il presidente” Biden”, che sempre più appare affaticato, ha bisogno di delegare
a una persona di assoluta fiducia.
Probabilmente
c’entra anche la nota lealtà del presidente verso il suo staff, che lo ha
portato a non silurare nemmeno uno dei principali artefici del disastro afghano
come il consigliere per la sicurezza nazionale “Jake Sullivan”.
“Klain” ha avuto anche dei difensori,
come il magazine progressista “The New Republic”, che ha detto che la sua
cacciata non cambierebbe nulla.
Di
certo è che la percezione del presidente come troppo allineato a sinistra non è
solo prerogativa dei repubblicani, com’è scontato, ma anche degli indipendenti.
Senza
i quali la rielezione nel 2024 è di fatto impossibile.
I
Bambini del Congo Avvelenati
per le
Nostre Auto Elettriche…
Conoscenzealconfine.it
– (6 Settembre 2023) – Luca Attanasio – Giusy Baioni - ci dicono:
I
bambini del Congo avvelenati dalle nostre auto elettriche:
fino a tre anni fa questo genocidio veniva
denunciato anche dai giornali della “feccia globalista”. Gli stessi che oggi
straparlano di “green”.
Ecco
qui due esempi…
Luca Attanasio (Il “Domani” del 21 settembre
2020).
Almeno
40mila piccoli schiavi già a 6 anni scavano a mani nude il cobalto.
Non più di dieci euro per tirar fuori in due
giorni i dieci chili per una batteria al servizio della “rivoluzione verde”.
La
piccola provincia del Lualaba, ex Katanga, fornisce al mondo sviluppato il 70
per cento del cobalto che serve per le piccole batterie degli smartphone e per
quelle massicce delle auto elettriche e ibride.
Secondo
l’Unicef sono oltre 40mila quelli che si calano nelle gallerie a età anche di
6-7 anni e scavano a mani nude per portare in superficie quantità sempre
maggiori di cobalto.
Per
una batteria di un’auto elettrica ne servono una decina di chili, che sul
mercato occidentale costano 300-350 euro, ma sono il frutto di due giornate di
lavoro pagate tra i 3 e 5 dollari.
Ai
piccoli si aggiunge un esercito di sfruttati adulti, circa 160mila uomini e
donne, ma anche ragazze che si occupano di selezionare, scartare e lavare il
materiale estratto, esposte a ogni sorta di abusi.
***
Congo,
Bimbi morti e rimasti paralizzati nelle miniere di cobalto: class action contro
i giganti del digitale. “Rispondano delle vittime”.
Giusy Baioni (“Fatto quotidiano” del 17
Dicembre 2019).
La
domanda di cobalto, indispensabile per le batterie al litio di dispositivi
elettronici e auto elettriche, è triplicata negli ultimi anni ed è destinata ad
aumentare.
Quattordici
famiglie congolesi hanno fatto causa a Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla:
chiedono i danni per lavoro forzato e compensazioni
per arricchimento illecito, supervisione negligente e inflizione intenzionale
di sofferenza emotiva.
“Mio
nipote fu costretto a cercare lavoro nelle miniere di cobalto fin da piccolo,
poiché la nostra famiglia non era in grado di pagare la retta scolastica di 6
dollari al mese.
Lo scorso aprile stava lavorando sotto terra,
in un tunnel, scavava per cercare rocce di cobalto, quando il tunnel è
collassato.
E lui
è stato sepolto vivo.
Non
abbiamo nemmeno riavuto il suo corpo”.
E
ancora: “Ho cominciato a lavorare nelle miniere a nove anni. All’inizio di
quest’anno, mentre trasportavo sacchi di cobalto per 0,75 dollari al giorno,
sono caduto in un tunnel.
Gli
altri lavoratori mi hanno tirato fuori.
E mi hanno lasciato a terra, da solo, fino a
che i miei genitori hanno sentito dell’incidente e sono venuti ad aiutarmi.
Ora
sono paralizzato dal petto in giù e non camminerò mai più “.
Sono
solo due delle testimonianze contenute nella “inedita class action” intentata
da alcune famiglie congolesi contro i colossi del digitale made in Usa.
È la
prima volta che accade.
Come
rivela il “Guardian”, il gruppo “International Rights Advocates” ha intentato
causa contro Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla a nome di quattordici famiglie della
Repubblica Democratica del Congo, i cui bambini sono morti o sono rimasti
menomati durante il lavoro nelle miniere di cobalto.
L’elenco
– avvertono gli avvocati – non è esaustivo:
le indagini sul campo stanno proseguendo e
alle aziende accusate potrebbero aggiungersi altri nomi noti.
Le multinazionali sono accusate di favoreggiamento
nella morte e nel ferimento di bambini durante il lavoro nelle miniere di
cobalto che fanno parte delle loro catene di approvvigionamento.
Si
chiedono i danni per lavoro forzato e compensazioni per arricchimento illecito,
supervisione negligente e inflizione intenzionale di sofferenza emotiva.
Il
cobalto è indispensabile per le batterie al litio presenti nei dispositivi
elettronici e anche nelle auto elettriche.
Non è
un caso che la sua domanda sia triplicata negli ultimi cinque anni e che le
previsioni siano di un ulteriore raddoppio entro il 2020.
Oltre
il 60% del cobalto mondiale si trova in Repubblica Democratica del Congo.
E qui
l’estrazione è legata ad abusi dei diritti umani, corruzione, distruzione
dell’ambiente e lavoro minorile.
Secondo
le accuse contenute nella documentazione prodotta da” IRAdvocates”, i bambini
lavoravano illegalmente in miniere di proprietà della “compagnia anglo svizzera
Glencore”, la quale vende il cobalto a “Umicore”, un trader basato a Bruxelles,
che a sua volta vende il minerale lavorato a Apple, Google, Tesla, Microsoft e
Dell.
Altri
testimoni parlano di miniere di proprietà di” Zhejiang Huayou Cobalt”,
un’azienda cinese che anch’essa fornisce “Apple Dell” e” Microsoft”.
Secondo
l’accusa, i colossi del digitale avevano “specifica conoscenza” che il cobalto
per i loro dispositivi è frutto di lavoro minorile svolto in condizioni estreme
e per questo ne sono complici.
“
Tutte le aziende in questione avevano l’autorità e le risorse per
supervisionare e regolare le loro catene di fornitura del cobalto e non l’hanno
fatto”.
La
loro inattività ha contribuito alla morte o al ferimento grave di minori.
Minori pagati 2 dollari al giorno.
(Ma
“Klaus Schwab & C.” non sono responsabili per questi crimini contro
l’umanità? N.D.R.)
(Luca
Attanasio e Giusy Baioni)
(dcnews.it/2023/09/04/i-bambini-del-congo-avvelenati-dalle-nostre-auto-elettriche-fino-a-tre-anni-fa-questo-genocidio-veniva-denunciato-anche-dai-giornali-della-feccia-gli-stessi-che-oggi-straparlano-di-green/)
Top 10
Mafie del mondo: le
Organizzazioni
Criminali più ricche e potenti.
Travel365.it
– (10-2-2023) – Francesco Mapelli – ci dice:
Gangster,
Uomo Mafia, Penale, Spia.
Non
esistono solo mafia, 'ndrangheta e camorra:
nel mondo ci sono molte altre organizzazioni
criminali capaci di scuotere i governi nazionali e internazionali, oltre che
essere molto pericolose per il resto della popolazione.
Vediamo
la top 10 delle mafie nel mondo:
la
classifica si basa sul potere offensivo.
10 – “Yardies”,
Giamaica
Potere
economico: 2/5
Potere
offensivo/militare: 1/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 1/5
Indice
di Pericolosità totale: 2/5
Attività
criminali principali: contrabbando di armi e spaccio di droga.
Gli
“Yardies” sono gruppi criminali attivi specialmente a “Londra” e formati da
immigrati provenienti dalla Giamaica e dai Caraibi.
L'attività
principale è legata al contrabbando d'armi e allo spaccio di droga, in
particolare marijuana e crack.
Numerose
le operazioni attuate dalla polizia metropolitana di Londra per combattere le
attività violente degli “Yardies”:
tra
queste ricordiamo la celebre “Operazione Trident” che ha portato alla nascita
di un'unità investigativa apposita.
9 – “Mara
Salvatrucha”, USA
Potere
economico: 1/5
Potere
offensivo/militare: 2/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 3/5
Indice
di Pericolosità totale: 2/5
Attività
criminali principali: spaccio di droga, sequestri, omicidi.
Organizzazione
criminale nata a “Los Angeles” in seguito all'associazione di diverse bande e poi
diffusasi in diversi Paesi, tra cui Guatemala, Honduras, El Salvador.
Anche
in Italia, specialmente a “Milano”, vi sono cellule della “Mara Salvatrucha”. Le attività criminali riguardano
spaccio di droga e armi, estorsioni, rapine, sequestri e addirittura omicidi.
8 – “Naša
Stvar”, Serbia
Potere
economico: 1/5
Potere
offensivo/militare: 2/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 3/5
Indice
di Pericolosità totale: 2,5/5
Attività
criminali principali: prostituzione e gioco d'azzardo
Organizzazione
criminale Serba attiva anche in Belgio, Francia, Albania, Montenegro, Bosnia, Croazia.
Nata
per gestire il traffico di sigarette, ha in mano un grosso giro di
prostituzione e di gioco d'azzardo.
7 – “Triade”,
Cina
Potere
economico: 2/5
Potere
offensivo/militare: 3/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 3/5
Indice
di Pericolosità totale: 3/5
Attività
criminali principali: gioco d'azzardo, prostituzione.
Organizzazione
criminale con sede a Hong Kong ma diffusa in tutta la Cina e in Taiwan, Macao, Nord America, Sud
Africa, Australia, Nuova Zelanda.
Tra le
principali attività figurano il gioco d'azzardo, la prostituzione, i furti.
La Triade compare anche in numerosi
videogiochi, tra cui “GTA”.
6 – “Mafia”,
Italia
Potere
economico: 2/5
Potere
offensivo/militare: 3/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 3/5
Indice
di Pericolosità totale: 3,5/5
Attività
criminali principali: racket, appalti, spaccio di droga, omicidi.
Organizzazione
criminale secolare per l'Italia, si è in seguito espansa anche all'estero, in
particolare negli Stati Uniti d'America.
Anche
definita “Cosa
Nostra”,
ha origini siciliane ed è l'organizzazione responsabile dell'uccisione di Paolo
Borsellino e Giovanni Falcone del 1992.
5 – “Cartello
di Sinaloa”, Messico
Potere
economico: 3/5
Potere
offensivo/militare: 3/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 4/5
Indice
di Pericolosità totale: 3,5/5
Attività
criminali principali: traffico internazionale di droga.
Organizzazione
di origine messicana che gestisce importanti traffici di droga.
Negli
ultimi anni si è estesa sino ad arrivare in Europa.
Secondo
la “United States Intelligence Community”, il Cartello di Sinaloa è
l'organizzazione di droga più potente ed estesa al mondo:
tocca
infatti tutti e 5 i continenti.
4 -
'Ndrangheta,
Italia
Potere
economico: 3/5
Potere
offensivo/militare: 4/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 3/5
Indice
di Pericolosità totale: 3,5/5
Attività
criminali principali: traffico internazionale di droga, usura, traffico
internazionale di armi, traffico di esseri umani.
Organizzazione
nata in Calabria e attualmente attiva anche in Germania, Paesi Bassi,
Sudafrica, Brasile, Messico, Venezuela.
Specializzata
nel traffico di droga, è nota anche per i ripetuti episodi di usura,
estorsione, traffico d'armi e addirittura traffico di esseri umani.
Nel
corso degli anni sono stati trovati esponenti della 'ndrangheta anche nella
politica e nella magistratura.
3 – “Camorra”,
Italia
Potere
economico: 4/5
Potere
offensivo/militare: 4/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 4/5
Indice
di Pericolosità totale: 4/5
Attività
criminali principali: racket, appalti, spaccio di droga, omicidi, usura.
Ed
eccoci alla terza organizzazione criminale italiana, la “Camorra”.
Originaria di Napoli, è attualmente operativa
anche in Lazio, Lombardia e fuori dai confini nazionali, come Spagna, Germania,
Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito, Marocco, Argentina, Uruguay.
Il
giro d'affari delle famiglie napoletane sarebbe di circa 12 miliardi di euro
l'anno. Tra gli agguati più famosi ricordiamo la “Strage del Bar Fulmine” a
Secondigliano del 1992, in cui morirono 5 persone.
2 – “Fratellanza
Solncevskaja”, Russia
Potere
economico: 4/5
Potere
offensivo/militare: 4/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 4/5
Indice
di Pericolosità totale: 4/5
Attività
criminali principali: prostituzione, omicidi, traffico di esseri umani, truffe
internazionali.
Potente
organizzazione russa nativa di Mosca e attualmente estesa in almeno 32
Paesi, tra cui numerose nazioni d'Europa, Nord America e Sud Africa. Nata a metà degli anni '80, è
colpevole di parecchi omicidi.
Fra le
varie attività in cui è coinvolta figurano il traffico di esseri umani, la
prostituzione e le frodi di carte di credito.
1 – “Yamaguchi-gumi”,
Giappone
Potere
economico: 5/5
Potere
offensivo/militare: 5/5
Ramificazione
nei paesi del mondo: 4/5
Indice
di Pericolosità totale: 5/5
Attività
criminali principali: racket, appalti, spaccio di droga, omicidi, usura,
traffico internazionale di armi, prostituzione, frodi bancarie.
Principale
organizzazione criminale Giapponese, estesa anche in tutta l'Asia e negli Stati
Uniti d'America.
È una
delle organizzazioni mafiose più ricche, e i suoi principali introiti derivano
da estorsioni, prostituzione, traffico d'armi, droga. Pare che sia attiva anche
con operazioni illecite in borsa.
Mafia,
ecco chi
comanda
in Sicilia.
Lasiciliaweb.it
– (7 aprile 2022) – Redazione – ci dice:
La
mappa della Dia:
a
Palermo nessun cambiamento, fibrillazioni nel Catanese.
“Cosa nostra non rappresenta l’unica
matrice criminale di tipo mafioso che opera in Sicilia”.
Nel
versante occidentale conserva un’immutata egemonia benché si registri la
presenza molto attiva di gruppi criminali di etnia nigeriana operanti
soprattutto nel capoluogo.
Nell’area orientale sono tuttora attive
compagini storicamente radicate quali” la Stidda” e altre numerose organizzazioni
mafiose non inquadrabili nella struttura di “Cosa nostra”.
È
quanto riporta la relazione semestrale della Dia diretta da Maurizio Vallone.
“La
mafia nigeriana è ben radicata e particolarmente attiva in diversi settori
criminali.
I sodalizi centrafricani sembrano aver
acquisito un vantaggio competitivo nel settore degli stupefacenti – si legge
nella relazione -.
I
cults nigeriani sono in grado di governare l’offerta e la domanda, i flussi di
sostanze stupefacenti e soprattutto i cospicui proventi derivanti da un mercato
che si conferma tuttora fiorente nonostante la pandemia”.
C’è
una crisi di leadership nei vertici regionali e provinciali di Cosa nostra.
“Il
ripianamento delle posizioni di vertice rimane ancora problematico nonostante
il ritorno nei territori di competenza di “vecchi” uomini d’onore che hanno
ottenuto la scarcerazione di recente.
Difficoltà
di dialogo, incomprensioni e differenza di vedute sono i sintomi di un gap
generazionale” che può diventare profondo e farsi critico.
Il sistema delle reggenze ha consentito una
inusuale flessibilità nella definizione delle “competenze territoriali” delle
famiglie e dei mandamenti delineando nuovi equilibri di potere quale
conseguenza di accordi “inter-mandamentali” volti a trovare utili sinergie per
superare il momento di stallo determinato dalle operazioni di Polizia sul
territorio.
I “vecchi” uomini d’onore che fanno ritorno
nei propri territori di competenza ambiscono a manovrare nuovamente le leve del
potere mafioso ma lo vogliono fare a modo loro a pieno titolo e senza
condivisione con i reggenti”.
In
Sicilia occidentale non ci sono grandi cambiamenti nel mondo della criminalità
organizzata.
Diverso
il discorso nella parte orientale dove soprattutto a Catania i clan mafiosi
sono in piena operatività.
“La città di Palermo continua a essere suddivisa in 8
mandamenti, composti da 33 famiglie e la provincia ancora strutturata in 7
mandamenti, composti da 49 famiglie”.
È
quanto riporta la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia.
La città è divisa nei mandamenti San Lorenzo
Tommaso Natale, Resuttana, Porta Nuova, Pagliarelli, Noce, Passo di Rigano
Bocadifalco, Villagrazia Santa Maria di Gesù e Ciaculli.
In provincia sette mandamenti, Partinico,
Misilmeri Belmonte Mezzagno, Villabate Bagheria, Trabia, San Giuseppe Jato,
Corleone, San Mauro Castelverde.
Contrariamente
al contesto della Sicilia occidentale l’assetto della criminalità organizzata
nella provincia di Catania e soprattutto nel capoluogo si caratterizza per la
presenza e l’operatività di diverse organizzazioni criminali.
A Catania Cosa nostra continua a essere
rappresentata dalle storiche famiglie Santapaola-Ercolano e Mazzei;
a
Caltagirone, nel comprensorio “Calatino-Sud Simeto”, dall’autonoma famiglia La
Rocca, mentre a Ramacca è residuale l’operatività dell’omonima famiglia.
Sul territorio operano da decenni anche altri
sodalizi mafiosi tra cui i clan Cappello-Bonaccorsi, Laudani, Pilleri-Di Mauro,
Sciuto (Tigna), Cursoti, Piacenti e Nicotra, i quali seppur fortemente
organizzati e per quanto regolati secondo gli schemi classici delle consorterie
mafiose, evidenziano una maggiore flessibilità non facendo parte organicamente
della struttura di Cosa nostra”.
A
Trapani Costa nostra è collegata a quella palermitana.
Essa
continuerebbe a essere articolata nei 4 mandamenti di Trapani, Alcamo, Mazara
del Vallo e Castelvetrano che a loro volta sarebbero suddivisi in 17 famiglie.
Ai
vertici dei mandamenti di Trapani e Alcamo risulterebbero avvicendarsi, con un
sistema di successione quasi “dinastico”, gli appartenenti delle locali
storiche famiglie.
Così
come per quello di Castelvetrano riconducibile al latitante Matteo Messina
Denaro e a elementi della sua cerchia familiare.
Nella
provincia di Agrigento è ormai assodata la presenza di Cosa nostra e della
stidda, spiega la relazione della Dia.
L’articolazione
di Cosa nostra a Caltanissetta rimane invariata.
Nella parte settentrionale della provincia si
rilevano i mandamenti di Mussomeli e di Vallelunga Pratameno sotto l’influenza
dei Madonia.
Sul
versante meridionale si registrano quelli di Riesi e Gela.
Nell’ambito di quest’ultimo oltre alla
famiglia di Niscemi operano le locali famiglie di Cosa nostra degli Emanuello e
dei Rinzivillo.
A Enna vivrebbe la naturale espansione delle
articolazioni di Cosa nostra nissena, catanese e messinese.
Nella
provincia Cosa nostra risulta articolata nelle storiche famiglie di Villarosa,
di Calascibetta, di Enna, di Pietraperzia e di Barrafranca.
Alle
predette risultano collegati gruppi malavitosi che controllano i territori dei
comuni di Piazza Armerina, Aidone, Agira, Valguarnera Caropepe, Leonforte e
Centuripe, Regalbuto, Troina e Catenanuova.
La
provincia di Messina in ragione della sua particolare posizione geografica
rappresenta lo spartiacque tra varie organizzazioni di tipo mafioso.
Nella parte settentrionale della provincia
opera la cosiddetta “famiglia barcellonese” che include i gruppi dei
Barcellonesi, dei Mazzarroti, di Milazzo e di Terme Vigliatore.
Nel
territorio dei Monti Nebrodi, dice la Dia, risultano attivi i sodalizi dei
Tortoriciani, dei Batanesi e dei Brontesi.
Nella
“zona nebroidea” risulta presente anche la famiglia di Mistretta che come già evidenziato sarebbe legata al
mandamento palermitano di San Mauro Castelverde.
Anche
in provincia di Ragusa coesistono distinte organizzazioni mafiose.
Da un
lato la “Stidda” che è particolarmente radicata nei territori di Vittoria,
Comiso, Acate, dall’altro Cosa nostra la quale risente dell’influenza dalle
vicine consorterie catanesi.
A
Vittoria si rileva un assetto pressoché stabile dell’organizzazione stiddara
ove il clan Dominante-Carbonaro continua a essere il sodalizio di maggiore
caratura.
Nel quadrante nord della città di Siracusa
risulta presente il gruppo Santa Panagia frangia cittadina della ramificata
compagine Nardo-Aparo-Trigila collegata alla famiglia Santapaola Ercolano di
Cosa nostra catanese.
Nel
contesto urbano emerge anche il sodalizio dei Bottato-Attanasio legato al clan
Cappello di Catania.
Chi
comanda davvero in America?
È la
grande tecnologia?
Marioxmancini.medium.com
– (15 gennaio 2021) - Mario Mancini – ci dice:
Jack
Dorsey, capo di Twitter, durante l'audizione al Senato degli Stati Uniti
d'America dello scorso ottobre.
Si può
cacciare un capo di Stato?
Dopo
che Twitter e Facebook hanno bannato in modo permanente Donald Trump, ponendo i
sigilli sui suoi account,” Kevin Roose”, giornalista del “ New York Times ”, si
è rivolto una domanda.
Questa: “chi comanda in America?”.
In
linea di principio, che un presidente degli Stati Uniti sia buttato fuori dai
due più importanti canali di informazione del paese è qualcosa di clamoroso e
stupefacente, anche nel territorio della fantapolitica di “Designeted Survivor”.
Ma
vivere in tempi speciali e qualcosa di fantascientifico può davvero accadere.
Si può
buttar fuori il presidente degli Stati Uniti da una piattaforma di
comunicazione? Certamente.
Twitter e Facebook sono società private e i
loro capi, Jack Dorsey e Mark e Zuckerberg, devono rispondere delle loro azioni
solo ai loro azionisti e per il giovane Mark significa dare conto unicamente a
sé stesso.
Se
questi capi pensano che un utente violi una sorta di vago accordo di ingaggio
con il servizio, lo possono escludere, con buona pace di tutti.
Un
potere enorme.
A
guardar bene, quello che oggi esercitano i due giovani imprenditori della
Silicon Valley, e i colleghi delle altre aziende high tech, è un potere discrezionale
— e anche arbitrario — enorme, come non ha mancato di sottolineare l'”America
Civil Liberty Union”.
Un potere che impatta tutta la società e, di
riflesso, le sue istituzioni.
“Jameel
Jaffer”, direttore del” Knight First Amendment Institute” alla Columbia
University, ha così commentato la decisione di chiudere gli account di Trump:
“L'azione
delle società tecnologiche è legale, non c'è alcun dubbio su ciò. Ma essa
dimostra il potere enorme che alcune di queste società sono come guardiani
della pubblica piazza”.
Se
Twitter e Facebook pensavano di placare la furia dei democratici ed evitare che
aggiungessero la loro voce a quella dei repubblicani nell'esigere un più
stretto controllo sulla politica dei due social media, hanno fatto male i loro
conti.
Subito
dopo il saccheggio di Capitol Hill, “Richard Blumenthal”, uno dei senatori
democratici favorevoli a rimettere mano al “Decency Act”, ha dichiarato che
quell'episodio:
“rinnova
e pone l'attenzione sulla necessità del Congresso di riformare i privilegi e
gli obblighi dei Big Tech”.
In
Europa la cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito la decisione di chiudere
gli account di Trump “problematica” e una violazione del “fondamentale diritto
alla libertà di parola”.
È
infine significativo anche il fatto che Trump, il quale sembra avere ben poche
soggezioni, tema più i giovani capi dei social media più popolari che la stessa
Nancy Pelosi e tutto il Congresso degli Stati Uniti, tanto da consegnarlo al
saccheggio e all'oltraggio con un semplice “marciamo e andate”.
E loro
sono andati e hanno saccheggiato.
A
pensarci bene non si riesce a capire, fino in fondo, se siano stati Twitter
(dove Trump ha 88 milioni di followers) e Facebook (con 35 milioni di
followers) a creare l'ordigno Trump o Trump a consegnare un così smisurato e
incontrollato potere ai due social media.
Un
rapporto simbiotico.
Per
molti anni Trump e i social media hanno vissuto in modo simbiotico, in una
relazione che li vedeva entrambi vincenti.
Una
coppia perfetta in affari.
C'è
voluta la profanazione del luogo simbolo della democrazia americana per
spingere i social media (ai quali si è aggiunto YouTube) a chiudere l'account
di Trump.
Fino a quel momento l'ospitalità donata a un
imbarazzante Presidente era stata motivata in nome della libertà di parola, uno
dei propilei della democrazia americana e dello stesso concetto politico di
democrazia.
Si può
capire l'imbarazzo, Trump era il presidente degli Stati Uniti e non un
improvvisato fanfarone dello “Speakers Corner” di Hyde Park.
Scrive
“Kevin Roose” sempre sul quotidiano di “New York”:
“La
museruola messa a Trump chiarisce bene dove risieda il potere reale nella
società digitale.
Non
nella legge, non nel meccanismo dei pesi e contrappesi, ma nella facoltà di
consentire o negare l'accesso alle piattaforme che modellano la conversazione
pubblica”.
Difficile
ribattere:
Dorsey
e Zuckerberg non si sono mai presentati alle elezioni pur esercitando
un'autorità che nessun eletto può rivendicare sulla faccia della terra, come
quella di sbattere la porta in faccia al proprio capo di stato.
Questo
potere si esercita in modo sottile, indiretto, per vie sotterranee, ma con un
impatto inverosimile.
Di chi
hanno veramente paura i populisti?
Per
rispondere, basta analizzare quello che è successo il giorno 6 gennaio.
Trump,
dopo aver scalmanato la folla, è apparso in un video, registrato poche ore dopo
che Twitter e Facebook avevano minacciato di cancellare i suoi account.
In questo video, con il ramo di olivo in mano,
ammetteva di aver perduto le elezioni, concedeva la vittoria a Biden e
condannava l'attacco al Campidoglio.
Tutte
ammissioni che si era ostinatamente rifiutate di fare di fronte a un Congresso
furente, che poi l'ha messo sotto impeachment una seconda volta, e di fronte ai
membri stessi del suo gabinetto che stavano discutendo di invocare il 25°
emendamento per rimuoverlo dall' incarico.
Tale è
l'importanza dei social media nella vita politica di oggi.
E
Trump lo sa bene.
Lo sa
bene a tal punto che dopo che è stata decisa la chiusura definitiva dei suoi
account, è tornato ad essere il Trump dell'incendiaria campagna “stop the
deal”.
Priorità:
restare sui social media.
Ci
sono state senz'altro delle preoccupazioni giuridiche e politiche che hanno
spinto il presidente ad adottare toni più concilianti, ma, a voler essere appena
maliziosi, c'è un'altra per questo effimero edulcoramento.
Cioè che Trump ha iniziato a preoccuparsi
seriamente più di perdere il proprio posizionamento sui social media che la
Casa Bianca.
Rimanere
attivo sui social media è sembrata una priorità rispetto al rimanere nello
studio ovale.
Un
impeachment avrebbe messo a rischio il suo futuro politico, ma l'esclusione dai
maggiori social media lo avrebbe privato della sua influenza culturale, che,
come gli ha insegnato “Steve Bannon”, è molto più importante di quella
politica, perché la cultura non è effimera e viene il consenso politico.
Nel
bene e nel male, la cultura plasma la personalità.
Un
influsso che Trump poteva reiterare quotidianamente con una manciata di parole
consegnate a milioni di persone tramite la sola pressione di un pulsante.
La
piattaforma alternativa.
Trump
non è uno qualunque su Twitter.
Ha un
esercito di seguaci pronti ad amplificare le sue posizioni, indipendentemente
da quali esse siano.
E non ci sono tante alternative a Twitter.
Le
piattaforme di destra, le cosiddette alt-platform, come “Gab” e “Parler” sono
dei nani a confronto di “Twitter” e raggiungono già un pubblico conquistato
che, spesso, è una mera “eco Chamber” troppo estremizzata per uscire dal proprio
perimetro politico e culturale.
Può
succedere che Trump decida di fondare una propria piattaforma sulla quale
essere nient'altro che il verace-Trump (Real-Trump).
Ma è
un'opzione disperata.
Ricostruire
un'audience su una nuova piattaforma non è un'impresa da poco, anche per un ex
presidente, soprattutto perché le piattaforme alternative sono subissate da
problemi legali e tecnici.
La
stessa “Parler” ha subito un duro colpo dopo che “Apple” si è unita a “Google”
nel bloccarla sull'”App store”.
Twitter
e Trump
Eppure
il primato di Trump all'interno di Twitter è stato il frutto di un caso
fortuito. Nel
2009, quando è entrato per la prima volta in Twitter, Trump era una star dei
reality show in cerca di visibilità e Twitter era un social media affamato di
pubblico.
I due
si trovarono subito.
Lo stile a ruota libera/flusso di coscienza di
Trump risultò una miniera d'oro per Twitter, che iniziò a consigliare e
rimbalzare i tweet attraverso gli algoritmi di raccomandazione.
Quando
Trump entrò in politica, Twitter divenne una risorsa ancor più importante,
ancor più decisiva.
La
comunicazione iniziò a passare quasi unicamente attraverso Twitter, come
nessuno, nel mondo, aveva mai fatto prima di lui.
Chiunque
avesse voluto conoscere le scelte della Casa Bianca, compresi gli stessi
compagni di partito e collaboratori di Trump, doveva informarsi su Twitter.
Con
questo comportamento Trump portava in alto anche il mezzo che usava e gli
trasferiva influenza e potere, come il centravanti si fa tirar su,
appoggiandosi sulla spalla del terzino, per colpire la palla di testa.
A quel
punto, nonostante la consapevolezza di doverlo fare, era difficile per Twitter
spegnere uno dei motori più importanti del suo business.
La
domanda finale.
Questo
ruolo assunto dai social media fa sorgere una domanda fondamentale: quella della compatibilità del loro
modello di business con lo sviluppo di una sana democrazia.
A cui
ne segue una seconda:
se una
generazione politica di Twitter-dipendenti possa ritenere più importante e
sicuro accumulare retweet piuttosto che governare in modo responsabile.
Da
loro canto i social media sono sotto attacco, ma sono acquattati in una trincea
abbastanza sicura:
la” sezione 230” del “Communications Decency
Act” li mette al riparo da ogni responsabilità legale nei confronti di ciò che
pubblicano i loro utenti.
Nessun
altro mezzo di informazione è esente da questa responsabilità.
Le
compagnie tecnologiche utilizzeranno il testo della “sezione 230” del “Communications
Decency Act” come “le 26 parole che hanno creato Internet”.
E
forse è proprio così.
Ma
oggi Internet è una sorta di creatura faustiana come continua a ripetere il suo
inventore, “Tim Berners-Lee”.
Eppure,
malgrado tutto questo fracasso, il pubblico dei social media continua a
crescere e a gradirli nella loro attuale configurazione.
Dorsey
e Zuckerberg non fanno mistero di odiare il loro ruolo di poliziotti della
libertà di parola ed evitano di esserlo ogni volta che gli è possibile.
Per
loro, il caso Trump è semplice.
Si
tratta di una celebrità che ha usato le loro piattaforme per conquistare la
presidenza e poi per inscenare un attacco alla democrazia stessa.
Pertanto la loro decisione di escluderlo non
crea alcun precedente in fatto di censura e di libertà di espressione.
È
stato semplicemente violato il codice di condotta del servizio.
Ma
forse questa narrazione non è così semplice da raccontare.
“Elon
Musk” contro gli ebrei:
ultimi
tweet dalle prime linee della guerra
di “Elon”
contro l'ebraismo internazionale.
Unz.com - ANDREW ANGLIN – (6 SETTEMBRE 2023) –
ci dice:
Questa
situazione tra “Elon Musk e l'”Anti-Defamation League” (ADL) si è intensificata
rapidamente.
All'inizio,
si lamentava solo del fatto che l'ADL gestisse una sorta di racket di
protezione in cui minacciano di usare i media per diffamare pubblicamente gli
inserzionisti se non seguono i loro boicottaggi.
Ora, fondamentalmente sta solo attaccando
apertamente l'intero concetto di "minaccia antisemita" e attaccando
l'ebraismo organizzato nel suo complesso per aver usato il loro status di
vittima per manipolare la società.
Inoltre,
c'è stato un punto in cui “Elon” sembrava essere in linea con l'affermazione
"conservatrice" di artisti del calibro di “Matt Walsh” e “Charlie
Kirk” che l'ADL non è un "gruppo ebraico" ma piuttosto un
"gruppo democratico".
Naturalmente
sono fortemente d'accordo con “Jonathan Greenblatt” sul fatto che si tratta di
un gruppo ebraico, e direi che la misura in cui la sua agenda si sovrappone
all'agenda del Partito Democratico è semplicemente la misura in cui il Partito
Democratico è controllato dagli ebrei.
“Elon”
approva regolarmente i tweet dando una risposta rapida, semplicemente per
attirare l'attenzione su di essi.
Lo ha
fatto ieri con un lungo post sulle attività criminali dell'ADL e sui vari
pagamenti che hanno fatto dopo essere stati citati in giudizio per spionaggio
domestico.
Nel bel
mezzo della “sua guerra contro l'ADL”, ha anche avuto il tempo di chiamare in
causa un altro gruppo di attivisti ebrei, l'ACLU, per aver promosso un ragazzo
che ha accoltellato una ragazza di 14 anni e violentato il suo cadavere come
icona trans.
Ha
anche chiamato” Blackrock”, un'altra organizzazione ebraica.
Quando
nel contesto della guerra totale contro l'ADL ha condotto, il fatto che questi
altri gruppi siano totalmente ebrei sembra molto rilevante.
Inoltre,
ha chiamato in causa l'ebreo ucraino “Alexander Vindman”, che è andato in
guerra per l'ADL.
Stamattina
presto (chissà da quale fuso orario sta postando), ha risposto a “Keith Woods”
due volte.
Per
coloro che non lo sanno, “Keith” è stato a un certo punto considerato un
personaggio sospetto a causa della sua associazione con il “fantasma gay “Richard
Spencer.
Tuttavia,
non penso che abbia avuto nulla a che fare con lui negli ultimi anni, ed è
stato molto favorevole a “Nick Fuentes” e all'agenda in generale.
Sono
stato vagamente a conoscenza dei suoi materiali nel corso degli anni, e le
ultime brutte prese che ho visto da lui sono state durante la “bufala del
coronavirus”.
Da allora, tutto ciò che ho visto è stato
puntuale e, naturalmente, apprezziamo il suo sostegno per il nostro ragazzo “Nick”.
A
proposito di Nick:
è diventato un po' strano che “Elon” sia in
guerra con l'ADL, eppure io e Nick siamo ancora banditi.
Se ha intenzione di chiamare l'ADL come
un'organizzazione criminale, e fraternizzare apertamente con “Keith Woods”, che
è nella stessa squadra di me e Nick, che senso ha bandirci?
Come
la gente ricorderà, stavo supportando totalmente” Elon” quando mi è stato
permesso di salire sulla piattaforma.
Poi
gli ho dato un po' di tempo e non l'ho attaccato fino a quando i miei appelli
per riavere il mio account non sono stati negati più volte.
Poi mi sono rivoltato contro di lui, perché
l'unica ragione per cui sarei stato bandito è perché lo dicevano gli ebrei.
Io sono la cartina di tornasole.
Non lo
dico perché sono io, ma perché è vero.
Se non
mi lasci salire sulla piattaforma, non hai libertà di parola e non hai il
diritto di affermare di avere libertà di parola.
Io
sono il simbolo della libertà di parola.
Sono
stata la prima persona bandita da tutto, e rimango la persona più bannata. Non ho mai commesso un solo crimine (a parte il possesso di cocaina
quando avevo 19 anni, e che viene cancellato).
Penso
che dovrei essere autorizzato a sostenere “Elon”. Ad ogni modo, ora che è
letteralmente in guerra con gli ebrei, lo sto sostenendo a prescindere. Questa
è la cosa migliore di sempre.
Forse
il tweet più rilevante che ha fatto questa mattina è stato in risposta a un sondaggio su come gli ebrei siano
pro-censura.
Non si
tratta dell'ADL. Si tratta di ebrei.
Mi piacerebbe vedere “Matt Walsh” spiegarlo.
Certo,
non lo farà.
Non dirà nulla di questa nuova direzione in cui Elon
si è mosso negli ultimi giorni. Ad un certo punto, questi conservatori dovranno
effettivamente unirsi alla parte dell'ADL nel chiamare “Elon” come un
"antisemita", perché è loro convinzione che non ti sia permesso parlare
degli ebrei e delle loro credenze.
Dire
"gli ebrei sono pro-censura" è considerato da Matt Walsh, Charlie
Kirk e presumibilmente “Tucker Carlson” come una forma di blasfemia.
È
permesso parlare dell'ADL solo come di "un'organizzazione partigiana
democratica che finge di difendere gli ebrei mentre spinge un'agenda
democratica".
Questa
ginnastica mentale rende assolutamente impossibile parlare di ciò che sta
realmente accadendo.
Per
essere chiari qui:
ciò che sta realmente accadendo è che l'ADL è
sicuramente un'organizzazione ebraica in quanto rappresenta l'agenda collettiva
dell'ebraismo collettivo, che comporta non solo la censura della critica basata
sui fatti del comportamento dei singoli ebrei e degli ebrei collettivamente, ma
anche la promozione di cose come l'immigrazione di massa e le trannies (e poi, la censura della critica di
queste cose).
Ovviamente,
non tutti gli ebrei sono d'accordo con questo consenso tra gli ebrei
internazionali.
Ci sono ebrei che sostengo e ci sono ebrei che
mi sostengono (o almeno difendono il mio diritto di parlare). Ma il "consenso" è un
consenso, in quanto la stragrande maggioranza degli ebrei lo sostiene.
Come
potete vedere nel grafico qui sopra a cui “Elon” ha risposto, solo un terzo
degli ebrei sostiene la libertà di parola. Nessuno degli ebrei che sostengono la
libertà di parola ha alcun potere significativo (con poche eccezioni degne di nota,
tra cui “David Sach”s del podcast “All-In” – è anche uno scellino di “DeSantis”
e probabilmente ha altri problemi, ma sembra sostenere legittimamente la
libertà di parola e usa la sua ricchezza a tal fine).
Ovviamente,
si potrebbe parlare all'infinito del perché gli ebrei si comportano in questo
modo.
Ma la
realtà è che si comportano in questo modo: si organizzano, come una mafia, per
distruggere chiunque si metta sulla loro strada.
Non so
perché Elon stia andando là fuori e facendo questa guerra santa ora.
Non mi è chiaro se in precedenza fosse a conoscenza
della questione ebraica, e abbia semplicemente cercato di evitarla, ma ora si
sente come se non avesse scelta, o se ne stia diventando consapevole solo ora.
Sembra
più probabile che quest'ultimo sia il caso, ma non ho modo di saperlo.
Ciò
che è chiaro è che ora sente che questi ebrei stanno scherzando con i suoi
soldi, e li sta affrontando a testa alta, perché non ha scelta.
Non
vedo davvero come questo possa de-escalation.
Mi sembra che Elon sia all-in.
L'ADL
sta chiedendo il diritto di dettare il contenuto su Twitter, e lo stanno
facendo in modo tale che non sarà in grado di gestire il sito come intende
gestirlo se dà loro il controllo.
Gli
ebrei stanno dicendo:
"Mi
dispiace – il tuo piano aziendale è stato cancellato, e non importa a noi
quanti soldi ti costa. Se non ti inchini e fai come ti viene detto, ti
distruggeremo totalmente".
La
dichiarazione più recente rilasciata dall'ADL lo dice:
Naturalmente
non stanno semplicemente dicendo "non ti è permesso parlare di noi", ma anche
"non ti è permesso parlare del fatto che non ti è permesso parlare di
noi".
Questi
sono ordini dal padrone al servo.
Sono i
padroni perché sono "il popolo eletto di Dio" e perché sono le più
grandi vittime della storia.
“Elon”
sta scegliendo di non fare come gli viene detto.
Si sta affermando come un essere umano libero,
un uomo molto realizzato che ha il diritto di fare affari liberamente nel
rispetto delle leggi degli Stati Uniti.
Il
sequel di” Kanye West”.
In un
certo senso, questo sembra un'estensione diretta – o un sequel – degli eventi
accaduti l'anno scorso con “Kanye West” che si è scontrato con gli ebrei.
“Kanye”
si arrese e ricomprò il sistema ebraico perché una cagna bianca di mamma con
tette flosce molto mediocri e un culo estremamente sfortunato gli disse di
essere un bravo ragazzo.
È stato un peccato, ma nessuno che stava
prestando attenzione ha dimenticato quello che ha detto.
Ora,
le persone che stanno prestando attenzione stanno vedendo “Elon” dire molte
delle stesse cose che “Kanye” stava dicendo.
Quindi hai il musicista più popolare
dell'epoca e l'uomo più ricco del mondo che escono entrambi e dicono "Gli
ebrei stanno cercando di controllarmi e io non sono d'accordo".
Non
c'è motivo per cui una qualsiasi di queste persone con potere e influenza, se
non sono ebrei, dovrebbe seguire l'agenda ebraica – a parte il fatto che temono
che gli ebrei li distruggano.
“
Jonathan Greenblatt” in particolare sembra credere di poter andare in guerra
con qualsiasi “goyim” e vincere, e che non ha alcun obbligo di non sembrare
totalmente malvagio mentre lo fa.
Francamente,
sono sorpreso che alcuni altri ebrei non stiano uscendo allo scoperto e non lo
stiano tenendo a freno.
È semplicemente delirante se pensa di poter
fare questo tipo di spettacolo e cancellare “Elon Musk”, e poi andarsene con la
maggior parte dei “goyim” ancora timorosi di chiedere cosa sta succedendo
esattamente con questi ebrei che sono in grado di dire a tutti nel mondo
occidentale cosa fare.
Questo
è il genere di cose che ha segnato l'inizio delle varie reazioni storiche
contro gli ebrei, quando sono stati cacciati dai paesi.
Diventano
sempre troppo presuntuosi e spingono le cose troppo oltre, e poi alla fine la
popolazione di cui si nutrono semplicemente scatta.
Inutile
dire che sono incredibilmente felice di come tutto questo sta andando. Sento
davvero che l'assoluta arroganza di “Jonathan Greenblatt” è un regalo ebraico
ai “goyim”.
Il
Giappone-ROK-Stati Uniti Vertice:
Alleanza militare trilaterale distruttiva.
"Superstrada
per la guerra Est-Ovest"
Globalresearch.ca
- Joseph H. Chung – (04 settembre 2023) – ci dice:
Il
partito di iniziazione del presidente della “ROK Yoon” al Club anti-asiatico e
pro-occidentale.
Sto
scrivendo questo documento per mettere in guardia il mondo sull'impatto
distruttivo dell'alleanza militare trilaterale che non solo ucciderà la
democrazia, la sicurezza e l'economia sudcoreane, ma allargherà anche la
superstrada alla guerra Est-Ovest.
Questo
vertice trilaterale è stato un vertice di tre uomini pericolosi.
Il
presidente degli Stati Uniti “Joe Biden” ha l'ossessione patologica di uccidere
l'Asia guidata dalla Cina.
Il
primo ministro del Giappone, “Fumio Kishida “ha il sogno pericolosamente
superato di riconquistare l'Asia a partire dalla Corea e ripristinare il potere
imperiale degli anni passati e la gloria del Giappone.
Il
presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol, è abbastanza idiota e codardo da
vendere il suo paese per la propria protezione dalle arrabbiate Coree del Sud e
dai vendicativi nordcoreani.
Il
vertice trilaterale è stato un vertice di tre leader che non hanno la
condizione necessaria per essere leader, vale a dire, l'amore per il popolo.
Biden è indifferente alla sofferenza degli
americani comuni.
Kishida disprezza la gente comune giapponese.
Yoon odia la gente comune coreana.
Il
vertice trilaterale è stato un vertice dei leader globali più impopolari.
Secondo
“Global Leader Approval Rating Tractor” (16-22 agosto 2023).
I tassi di approvazione sono stati:
Biden (40%), Kishida (23%), Yoon (22%).
“Yoon”
era appena prima del più impopolare “Petr Fiala “della Repubblica Ceca (21%).
A
proposito, il tasso di approvazione di Biden dopo due anni di presidenza è il
più basso rispetto ai corrispondenti tassi di approvazione di altri presidenti.
Quello
che è successo ai vertici è la storia di come due diplomatici esperti hanno sfruttato senza pietà un uomo
idiota e stupido per promuovere i loro interessi, in particolare i loro interessi
politici personali e di altro tipo.
È la
storia di un uomo sbagliato (“Yoon Suk-yeol”) che è apparso nel momento
sbagliato per fare cose sbagliate.
Questo
articolo offre la storia del perché e del come Yoon Suk-yeol ha offerto la
Corea del Sud ai potenti Stati Uniti e all'astuto Giappone.
Questo
vertice è un vertice maledetto, per due motivi:
In
primo luogo, distruggerà la Corea del Sud.
In
secondo luogo, porterà alla “Mutual Destructive War” (MDW) della guerra
crociata dell'Occidente contro l'Oriente.
In
questo documento vengono illustrati i seguenti problemi:
Contesto
storico del comportamento anti-coreano di Yoon.
La
diplomazia anti-coreana di Yoon.
Impatto
della diplomazia anti-coreana di Yoon.
Contesto
storico del comportamento anti-coreano di Yoon.
Per
capire il comportamento anti-coreano di Yoon, dobbiamo saperne di più sulla
lotta fatale tra la Corea del Sud conservatrice filo-giapponese (PJCSK) e la
Corea del Sud nazionalista liberale (LNSK).
Ho
pubblicato un articolo di Global Research (Ultimate Battle Between Pro-Japan
South Korea and Nationalist South Korea: Democracy at Stake, Economy in Crisis,
Security at Risk, December 22, 2022) che ha fornito maggiori informazioni
su questa lotta intra-Corea del Sud.
Il
PJCSK è stato formato durante l'era coloniale giapponese (1910-1945).
La
Corea fu annessa al Giappone nel 1910 a causa del tradimento dei politici filo-giapponesi
guidati dal traditore, Lee Wan Yong.
Questo
gruppo collaborò con il Giappone coloniale nel furto dei beni della Corea,
nella cattura di più di 200.000 giovani ragazze da inviare al campo militare
giapponese per donne di conforto, nel mobilitare circa 800.000 lavoratori
coreani a lavorare come pomate nelle miniere e nelle fabbriche giapponesi, nel
costringere i coreani a rinunciare al loro cognome coreano e a prendere un nome
giapponese e altre attività di tradimento progettate per opprimere e sfruttare
i coreani.
Quindi,
i PJCSK erano "traditori" che tradirono la Corea.
Potreste
chiedermi perché definisco il PJCSK filo-giapponese e conservatore.
Si
identificavano più con il Giappone che con la Corea.
Inoltre,
erano e sono più interessati a promuovere gli interessi del Giappone che a
proteggere gli interessi della Corea.
Quindi,
erano e sono pro-Giappone.
Hanno
fatto ogni attività illegale e immorale per conservare la loro ricchezza che è
stata ed è in gran parte rubata.
Così
erano e sono conservatori.
Il
loro conservatorismo ha poco a che fare con la conservazione di alcuni nobili
valori.
Questo fatto può essere applicato a molti
paesi in tutto il mondo.
L'attuale
PJCSK è composto dai traditori e dai loro discendenti.
È
rappresentato dal “People Power Party” (PPP) che è il discendente lineare del “Partito
Repubblicano” creato nel 1963 dal generale Park Chung-hee con 66 milioni di
dollari dati da Kishi Nobuske che è stato l'aiuto chiave di Tojo Hidekki, primo
ministro giapponese durante la guerra del Pacifico.
La
forza politica opposta in Corea del Sud è la Corea del Sud nazionalista
liberale (LNSK) rappresentata dal Partito Democratico di Corea (DPK).
Il
leader del DPK è Lee Jae-myung.
Il
PJCSK rappresenta circa il 30% della popolazione sudcoreana, mentre la
popolazione non-PJCSK rappresenta il 70% guidata dal gruppo LNSK.
Posso
aggiungere qui che, in un certo senso, la storia politica della Corea del Sud
dopo la seconda guerra mondiale è stata la storia della battaglia PJCSK-LNSK.
Dopo
la seconda guerra mondiale, i leader del PJCSK (traditori) dovevano essere
puniti anche liquidati.
In effetti, l'LNSK ha fatto una lista di
questi traditori, ma la lista è stata confiscata dalla polizia filo-giapponese.
Inoltre,
il governo militare americano (1945-1948) e il governo marcio di Syngman Rhee
(1948-1960) nominarono i traditori in posizioni chiave del governo.
Ci
furono una serie di movimenti di protesta su larga scala contro il governo
militare americano e il governo di Rhee che portarono al massacro di diverse
centinaia di migliaia di civili da parte del CIC americano (Counter
Intelligence Corps) e delle bande giovanili terroristiche di Rhee e della
polizia.
Il
grande mal di testa dei traditori era la sopravvivenza e la protezione dei loro
privilegi e delle ricchezze ottenute illegalmente e immoralmente.
Per
fare ciò, dovevano mantenere il controllo del popolo sudcoreano attraverso il
governo perpetuo.
Ma sapevano che non avrebbero mai potuto
ottenere il potere attraverso la via democratica.
L'unico
modo era la dittatura.
È un
dato di fatto, la Corea del Sud è stata oppressa e sfruttata dalla dittatura
militare spietata e criminale per 25 anni dal 1962 al 1987.
Il generale Park Chung-hee governò dal 1962 al
1979, mentre il generale Chun Doo-hwan governò dal 1980 al 1987.
Dopo
il 1987, il generale Rho Tae-woo governò la Corea del Sud dal 1987 al 1993,
seguito da Kim Yong-sam dal 1993 al 1998.
Durante
questo periodo di 10 anni, il PJCSK ha continuato a rafforzare il proprio
potere attraverso un sistema ben organizzato di appropriazione indebita del
denaro dei contribuenti.
Nel 1998
accadde qualcosa.
Kim Dae-jung è stato eletto presidente della
Corea del Sud.
Kim
era il leader della LNSK.
La vittoria di Kim è stata il risultato della
lotta sostenuta della LNSk contro il PJCSK.
La
vittoria di Kim è stata anche il risultato dei suoi notevoli piani di gestione
della crisi valutaria del 1997 causata dalla corruzione dei traditori.
Al
governo di Kim (1998-2003) è succeduto il governo di Rho Moo-hyun (2003-2008).
Kim e
Rho, leader della LNSK, hanno fatto due cose che hanno allarmato il PJCSK.
Uno
era l'aumento dello stanziamento del denaro dei contribuenti per il benessere
di tutti i cittadini.
Ciò
significava meno soldi da rubare ai traditori.
L'altro
era qualcosa che minacciava il futuro del PJCSK, perché Kim e Rho erano in
grado di produrre il processo di pace Nord-Sud.
Hanno
anche prodotto dichiarazioni congiunte Nord-Sud per l'unificazione pacifica e
la cooperazione economica.
Kim
Dae-jung lo ha prodotto il 15 giugno 2000; Rho Moo-hyun lo ha prodotto il 4
ottobre 2007.
Va
sottolineato che l'unificazione pacifica della Corea significa, per quanto
riguarda il PJCSK, non solo l'emarginazione della comunità PJCSK, ma anche una
dura punizione dei traditori da parte dei nordcoreani.
Il
processo di pace e la cooperazione economica Nord-Sud hanno portato
all'indebolimento della posizione politica ed economica del PJCSK.
Tuttavia,
il PJCSK non era inattivo. Ha reagito.
Nel
2008, Lee Mung-bak è diventato presidente della Corea del Sud (2008-2013). Lee
era noto per i suoi metodi astuti nell'uccidere gli avversari e arricchire la
comunità culturale della corruzione del PJCSK.
Ha
costretto Rho Moo-hyun a uccidersi attraverso lo scandalo delle tangenti
fabbricate dalla signora Rho.
Tuttavia,
la visione e lo spirito di Rho sono ancora vivi e rimangono la fonte del
coraggio e della determinazione di LNSK per sbarazzarsi dei traditori.
Lee
Myung-bak avrebbero sottratto miliardi di dollari attraverso il "Progetto
4-Rivers" e la "Diplomazia delle risorse naturali".
Lee sono
state successe da Park Geun-hye, figlia del generale Park Chung-hee
(2013-2017).
Non
era qualificata per gestire un governo.
Ma è
stata scelta per arricchire il PJCSK.
Tuttavia,
ciò che era un'ironia storica era il fatto che la loro complicità per
arricchire il PJCSK con denaro rubato ha portato all'ulteriore perdita di
legittimità e credibilità del PJCSK.
La
diplomazia di Yoon con Kishida e Biden: un passo verso la guerra di Corea 2.0 e
due passi verso la guerra sino-americana?
Così,
la forza e la credibilità del PJCSK che ha iniziato a cadere a causa del
governo decennale da parte della LNSK sotto Kim Dae-jung e Rho Moo-hyun è stata
ulteriormente danneggiata dalla corruzione e dall'abuso di potere di Lee
Mung-bak e Park Geun-hye.
Poi,
nel 2017, Moon Jae-in è arrivato ed è diventato presidente dopo la rivoluzione
a lume di candela durata 8 mesi effettuata da 27.000.000 di sudcoreani.
Moon
ha colpito duramente il PJCSK attraverso le riforme sociali ed economiche, la
promozione delle PME insieme alla guerra contro la cultura della corruzione del
PJCSK.
Posso
sottolineare qui che il potere della LNSK è stato attribuibile a una serie di
manifestazioni di protesta di massa che hanno portato alla rovina dei
presidenti del PJCSK e all'accesso del LNSK al potere.
Di
seguito è riportato l'elenco delle massicce manifestazioni di protesta da parte
della LNSK e la punizione dei sei presidenti del PJCSK:
19
aprile 1960: La rivoluzione studentesca costringe il presidente Rhee Syngman a
fuggire dopo essere stato accusato di corruzione e abuso di potere.
16
ottobre 1979: la protesta del BUMA porta all'assassinio del presidente Park
Chung-hee per corruzione e abuso di potere.
18
maggio 1980: il “Movimento Democratico di Kwangju” porta all'incarcerazione dei
presidenti Chun Doo-hwan e Rho Tae-woo per tradimento (Chun), corruzione e
abuso di potere.
10
giugno 1987: il “Movimento Democratico” porta alla modifica della Costituzione
che porta alla formazione di un governo civile.
2016-2017:
la rivoluzione a lume di candela che porta all'incarcerazione dei presidenti
Lee Myung-bak e Park Geun-hye per corruzione, abuso di potere e incompetenza de
governo (Park).
Pertanto,
nessuno dei sei presidenti del PJCSK ha concluso la sua presidenza in modo
onorevole.
Ciò
dimostra quanto profondamente il PJCSK sia stato corrotto da un lato e,
dall'altro, quanto duramente l'LNSK abbia reagito rischiando la vita dei suoi
membri.
Questo
è ciò che ha fatto prendere dal panico il PJCSK e lo ha costretto a fare tutto
il possibile per riprendersi il potere.
Il
PJCSK era alla ricerca del possibile candidato presidenziale che potesse
ripristinare il potere, i privilegi e la ricchezza del PJCSK.
Hanno
scelto “Yoon Suk-yeol”.
Come
ho detto più volte nei miei precedenti articoli di Global Research, “Yoon” non
ha nessuna delle qualità per diventare presidente.
D'altra
parte, ha una qualità utile per il PJCSK: ha il desiderio e i mezzi per
uccidere i nemici del PJCSK che possono minacciare gli interessi acquisiti del PJCSK
corrotto.
È
stato un pubblico ministero per tutta la sua vita professionale catturando,
mandando persone innocenti in prigione e persino distruggendo l'intera famiglia
di coloro che sono sospettati di essere contro gli interessi del PJCSK.
Nonostante
l'assenza di qualità presidenziali, il PJCSK ha scelto “Yoon” come candidato
presidenziale alle elezioni del 2022.
Una
volta eletto, la prima priorità di Yoon Suk-yeol era la distruzione della LNSK
da un lato e, dall'altro, la sopravvivenza del PJCSK permettendo il recupero
della sua ricchezza e del privilegio.
Per
fare ciò, “Yoon” ha applicato le seguenti misure.
La
distruzione della traccia del “DPK” imprigionando tutti gli ex aiutanti chiave
del governo Moon Jae-in.
L'uccisione
di possibili leader della “LNSK” attraverso scandali inventati, di solito
scandali sessuali o tangenti.
La
mobilitazione dei media, dell'ufficio del procuratore e della polizia per fare
assassinare politicamente il leader del partito di opposizione, “Lee Jae-myung”.
La
nomina dei procuratori alla maggior parte dei principali posti di ministro e
vice ministro al fine di creare la dittatura del procuratore.
In
effetti, la Corea del Sud è ora gestita da pubblici ministeri che sono
assolutamente ignoranti sulla gestione di un governo.
L'imposizione
di una forma estrema di sistema economico neoliberista facilitando
l'appropriazione indebita di fondi pubblici da parte del PJCSK, rendendo i “Chaebol”
più ricchi e più potenti e impedendo la creazione di posti di lavoro attraverso
la prevenzione dell'espansione delle PMI.
“Yoon”
ha dispiegato ogni mezzo possibile per distruggere l'LNSK.
Ma si
sente ancora insicuro e cerca protettori, che sono il Giappone e gli Stati
Uniti.
Ora,
vedremo di seguito come “Yoon” ha cercato di distruggere la Corea del Sud
attraverso una diplomazia pericolosa e criminale in complicità con “Kishida” e “Biden”.
La
diplomazia anti-coreana di “Yoon”.
Diplomazia
con il Giappone.
Il
rapporto tra PJCSK e il Giappone è sempre stato il rapporto padrone-servitore.
In effetti, il PJCSK è stato la neo-colonia
del Giappone, fin dal 1945, nel senso che il PJCSK ha promosso gli interessi
economici, politici e ideologici del Giappone e quelli del PJCSK a spese degli
interessi del LNSK.
Ciò
che è sorprendente è questo.
Il
PJCSK pensa che il suo destino dipenda dal destino del Giappone, perché il
PJCSK è stato co-autore di crimini di guerra commessi durante l'era coloniale
giapponese (1910-1945).
Il
PJCSK pensa che la Corea sia un'estensione del Giappone.
Potrebbe
persino desiderare l'annessione della Corea al Giappone 2.0.
Può
sembrare assurdo.
Davvero?
Era
successo prima nel 1910 a causa del traditore “Lee Wan Yong”. Molti pensano che
“Yoon Suk-yeol “sia la reincarnazione di “Lee Wan Yong”.
La
diplomazia di “Yoon” con “Kishida” ha prodotto due risultati catastrofici per
la Corea.
Uno
era la giustificazione del colonialismo giapponese e l'altro era la promozione
degli interessi giapponesi a spese degli interessi della Corea.
Giustificazione
del colonialismo giapponese.
“Yoon”
sostiene le argomentazioni giapponesi secondo cui il colonialismo giapponese è
stato vantaggioso per la Corea, che la Corea è stata annessa, a causa
dell'incapacità della Corea di governare la Corea, che il crimine della schiavitù
sessuale delle 200.000 donne di conforto non è mai avvenuto, che la schiavitù
del lavoro di 800.000 lavoratori coreani non ha mai avuto luogo.
“Yoon”
non protestò quando “Kishida” suggerì che l'isola di Dokdo/Takeshima era
territorio giapponese.
La
questione dell'isola di Dokto / Takeshima può provocare la guerra ROK-Giappone.
Al
Giappone non piace pagare risarcimenti ai lavoratori coreani che sono stati
sfruttati dalle imprese giapponesi come pomate.
La
Corte Suprema della Corea ha ordinato alle imprese giapponesi colpevoli di
pagare il risarcimento.
Le
imprese giapponesi si sono rifiutate di pagare.
Lo stupido “Yoon” ha chiesto alle aziende
coreane che non hanno nulla a che fare con la schiavitù del lavoro di pagarlo.
Promozione
degli interessi giapponesi a spese degli interessi della Corea.
Il PIL
pro capite della Corea del Sud sta recuperando rapidamente il PIL pro capite
giapponese.
Nel 2004, il PIL pro capite del Giappone
(nominale) era di 38.307 dollari contro i 16.283 dollari della Corea del Sud.
Pertanto, il PIL pro capite della Repubblica
di Corea era solo il 43% del PIL pro capite giapponese.
Ora,
nel 2023, il PIL pro capite giapponese è di 35.400 dollari contro i 34.967
dollari della Corea del Sud.
Pertanto,
nel 2023, il PIL pro capite della Corea del Sud è pari al 96,5% del PIL pro
capite giapponese.
Inoltre,
se confrontiamo il PIL pro capite (PPA) dei due paesi, il PIL pro capite (PPA)
coreano è di 56.693 dollari contro i 51.800 dollari del Giappone.
Pertanto, il PIL pro capite (PPA) della Corea
del Sud è superiore del 9% rispetto al PIL pro capite (PPA) giapponese.
A
proposito, PPP sta per parità di potere d'acquisto.
“Yoon”
ha applicato ogni misura possibile per seminare la crescita del PIL della
Repubblica di Corea in modo che l'economia coreana smetta di essere competitiva
con l'economia giapponese.
“Yoon”
ha adottato la forma estrema della politica economica neoliberista favorendo le
grandi aziende a scapito del benessere della gente.
Questa
politica porta alla caduta della crescita del PIL a causa del calo della
domanda interna derivante dalla distribuzione distorta del reddito a favore del
PJCSK e del Giappone che non ama la rapida crescita del PIL della ROK.
Il
Giappone non ama le piccole e medie imprese (PMI) della Corea del Sud che
forniscono prodotti chimici necessari per la produzione di semiconduttori.
Pertanto,
“Yoon” ha tagliato i sussidi solitamente concessi alle PMI coreane e ha portato
le PMI giapponesi in Corea del Sud.
“Yoon”
non si preoccupa molto del calo delle esportazioni coreane in Cina, che è
attribuibile al fatto che ROK si unisce al campo di guerra americano preparando
la guerra contro la Cina.
Il
motivo è che il Giappone riempirà il vuoto commerciale lasciato dalla Corea del
Sud.
La
diplomazia di “Yoon” con Biden.
La
diplomazia di Yoon con Biden ha portato all'alleanza militare trilaterale de
fact.
La
dichiarazione congiunta affermava: "Se un paese membro viene attaccato, è
considerato un attacco a tutti e tre i paesi". [Non è questo "un
copia e incolla" dell'articolo 5 del Trattato Atlantico] Significa, infatti, l'alleanza
militare trilaterale.
Inoltre,
l'alleanza militare sarà istituzionalizzata.
Ciò
significa che anche se il governo cambia nei paesi, l'alleanza sarà costretta a
rimanere attraverso ogni mezzo possibile, compresa, molto probabilmente, la
manipolazione informatica dei risultati elettorali e persino l'operazione
segreta per distruggere il governo che cerca di rompere l'alleanza militare.
Nell'alleanza
militare trilaterale, l'intera strategia dell'alleanza sarà determinata da
Washington;
L'esercito
giapponese avrà il compito del comando sul campo;
L'esercito sudcoreano farà tutti i lavori
sporchi.
L'alleanza
militare trilaterale è più che benvenuta da Washington.
È
passato molto tempo da quando Washington voleva l'alleanza militare trilaterale
necessaria per preservare la sua egemonia globale ed eliminare quei paesi che
potrebbero sfidare l'egemonia americana come la Cina e la Russia.
È
vero, Washington ha l'AUKUS e il QUAD.
Ma l'AUKUS non è abbastanza forte.
Il
Regno Unito è lontano dall'Asia, l'Australia una piccola potenza militare.
Il
QUAD non è affidabile, perché l'India non è un alleato militare sicuro.
Pertanto,
Washington è più che felice di avere l'esercito ROK nel suo campo di guerra.
Ricorda,
l'esercito ROK aveva, nel 2021, 500.000 soldati regolari 3.100.000 riserve
dando una potente potenza militare.
L'esercito
ROK è ora il 6 ° esercito più potente al mondo nella potenza di fuoco.
L'esercito giapponese è l'8 ° esercito più potente.
Il
paese che ha guadagnato di più dai tre vertici è sicuramente Washington.
Sono
sicuro che la comunità americana pro-guerra (APWC) è molto felice, perché
l'alleanza militare trilaterale aumenta la probabilità di sperare nella guerra
sino-americana.
Pertanto,
il bilancio della difesa aumenterà notevolmente.
Renderà
l'APWC più ricco.
Ma
questo ridurrà le risorse necessarie per risolvere i problemi interni, tra cui
il decadimento delle infrastrutture, l'ampliamento del divario di reddito, la
violenza di strada, i disoccupati, i senzatetto.
Impatto
della diplomazia anti-Corea di “Yoon”.
Gli
impatti della diplomazia di “Yoon” possono essere raggruppati in due serie di
impatti:
impatti
economici e impatti sulla sicurezza.
Impatti
economici.
L'economia
della Corea del Sud è in declino da quando “Yoon Suk-yeol” ha assunto il potere
nel 2022. Il tasso di crescita del PIL è stato un continuo aggiustamento verso
il basso e la proiezione per il 2023 non è lontana dall'1,0% addirittura
inferiore al tasso di crescita del PIL giapponese (2%).
Il
rallentamento della crescita del PIL è dovuto a diversi fattori: politica
economica pro-PJCSK;
politica economica filo-giapponese e
militarizzazione del commercio.
La
politica economica pro-PJCSK La politica economica di “Yoon “è stata progettata
per massimizzare la ricchezza del PJCSK a spese del reddito dei sudcoreani
ordinari.
“Yoon “ha
tagliato l'imposta sulle società, aumentato i sussidi alle grandi società,
tagliato i sussidi alle PMI e tagliato le spese sociali.
Ciò ha
comportato un calo della domanda interna che ha provocato un rallentamento
della crescita del PIL.
La
politica economica pro-Giappone:
L'obiettivo
della politica economica filo-giapponese di “Yoon” consiste nel rendere
l'economia della Repubblica di Corea più dipendente dall'economia giapponese.
Per fare questo, Yoon ha iniziato a
scoraggiare la produzione nazionale di importanti materiali intermedi ad alto
valore aggiunto necessari per la produzione di beni ad alta tecnologia,
compresi i semiconduttori.
La
militarizzazione del commercio e degli investimenti:
Sotto
il sistema dell'alleanza militare, il commercio diventa altamente strategico e
selettivo determinato da Washington.
ROK
non è più libera nella selezione dei partner commerciali e nella scelta dei
beni commerciali.
Allo
stesso modo, gli investimenti internazionali diventano strategici e selettivi
determinati da Washington.
Le società ROK non sono più libere di
selezionare i paesi di investimento in uscita e in entrata e i campi di
investimento.
La
combinazione delle tre serie di politiche di cui sopra può portare alla
stagnazione a lungo termine dell'economia sudcoreana.
Impatti
sulla sicurezza.
L'impatto
sulla sicurezza dell'alleanza militare trilaterale include questi impatti:
Rapido
aumento del numero di nemici e perdita dei mercati internazionali della ROK,
La
perdita di credibilità delle relazioni estere della Corea del Sud,
Il
crescente pericolo della guerra di Corea 2.0,
Il
pericolo di formare l'alleanza militare trilaterale tra Corea del Nord, Cina e
Russia,
Il
crescente pericolo della guerra santa giapponese 2.0.
Aumento
del numero di nemici e perdita dei mercati internazionali della ROK:
La Corea del Sud non ha nemici finora.
È vero
che la Corea del Nord è stata considerata un nemico, ma la maggior parte dei
sudcoreani considera i nordcoreani come fratelli e sorelle.
Il
PJCSK e gli Stati Uniti considerano la Corea del Nord come nemica sia per il
mantenimento del potere che per le vendite di armi.
L'adesione
della Corea del Sud all'alleanza militare trilaterale ha reso tutti i nemici
americani e tutti i nemici giapponesi nemici della Corea del Sud, tra cui,
naturalmente, Cina, Russia e Corea del Nord, per non parlare dei nemici
americani in Medio Oriente, Africa e Sud America.
È
semplicemente orribile immaginare l'impatto di questi nemici sul commercio di
ROK. Ricordatelo.
In Corea del Sud, il commercio bidirezionale
rappresenta fino al 100% del suo PIL.
La
perdita di credibilità delle relazioni estere della Corea del Sud:
sotto
il presidente “Moon Jae-in” (2017-2022), le relazioni estere della Corea del
Sud hanno ricevuto credibilità e rispetto in tutto il mondo a causa del fatto
che l'interferenza di Washington era relativamente debole.
Il
presidente Moon ha avuto il coraggio e la saggezza di sviluppare relazioni
estere più autonome.
Ma
sotto l'alleanza militare trilaterale, le relazioni estere autonome di Seoul
diventano molto più difficili.
Crescente
pericolo di guerra di Corea 2.0:
L'alleanza
militare trilaterale aumenta il pericolo della seconda guerra di Corea.
Da
quando” Yoon” ha preso il potere, ha provocato la Corea del Nord con parole e
azioni.
Ha menzionato la sua intenzione di
intraprendere l'attacco preventivo oltre all'espansione della scala delle
esercitazioni militari ROK-USA-Giappone.
La
Corea del Nord è arrabbiata e ha aumentato la frequenza e i test missilistici
distruttivi.
“Kim
Yo-jong”, secondo in comando in Corea del Nord, ha detto di “Yoon Suk-yeol”: "Non mi piace come essere
umano".
Ciò
che spaventa è la possibilità che “Yoon” provochi la Corea del Nord con un
attacco militare su piccola scala al fine di aumentare il suo tasso di
approvazione in calo sapendo bene che questo può portare alla guerra di Corea
2.0.
Il
pericolo di formare l'alleanza militare trilaterale tra Corea del Nord, Cina e
Russia (NKCR):
Il Giappone-ROK-Stati Uniti.
L'alleanza militare (JKORUS) può accelerare la
formazione di NKCR che può portare all'esclusione della Corea del Sud dal
blocco economico eurasiatico.
Il
futuro dell'economia della Repubblica di Corea sarà determinato dalla sua
integrazione nel” blocco economico eurasiatico” e non nel “blocco economico
indo-pacifico”.
Quindi
il JKORUS può essere un fattore fatale di stagnazione a lungo termine
dell'economia ROK.
Il
crescente pericolo della Guerra Santa 2.0 del Giappone:
Ci
sono diversi segni della fattibilità dell'ambizione del Giappone di dominare
l'Asia e ripristinare la “Great Asia Co-Prosperity Sphere” (GACPS)
La
difesa di “Yoon” del colonialismo giapponese:
il colonialismo giapponese era vantaggioso per
la Corea; il crimine delle donne di conforto non ha mai avuto luogo, la
schiavitù dei lavoratori coreani non è mai avvenuta.
Il
gruppo d'élite giapponese è composto dai discendenti del gruppo d'élite dell'ex
Giappone imperiale che ha governato l'Asia.
Questo
gruppo è rappresentato dal “Partito Liberal Democratico” (LDP) guidato dalla
linea “Kishi Nobuske”-“Shinzo Abe” di leader politici e imprenditoriali che io
chiamo il Gruppo
Neo-Meiji-Riforma (NMRG).
L'esistenza
di un potente think tank pro-guerra, la Conferenza del Giappone.
La
creazione di un clima sociale favorevole alla guerra: ritorno dello shintoismo
e del bushido.
La
persistenza del complesso giapponese di superiorità razziale del gruppo d'élite
su coreani e cinesi e la convinzione missionaria di illuminare gli asiatici.
Il
complesso di superiorità razziale giapponese e la missione di governare la
Corea e la Cina hanno avuto origine nel famoso discorso di “Fukizawa Yukichi”,
fondatore della” Keio University”, "Good-by Asia" del 1885.
La
persistente campagna per modificare l'articolo 9 della Costituzione di pace del
1948.
La
legge del 2015 che consente al Giappone di unirsi alla guerra per aiutare gli
alleati.
Il
piano di raddoppiare il bilancio della difesa giapponese in cinque anni.
L'alleanza
militare trilaterale che consente ai giapponesi di trovare scuse per
intervenire nel conflitto militare coreano.
L'alleanza
militare trilaterale consente al Giappone di utilizzare l'esercito ROK nella
conquista dell'Asia del Giappone.
La
possibilità dell'esistenza dell'accordo Biden-Kishida del 2023 simile
all'accordo Katsura-Taft del 1905 che consente al Giappone di annettere la
Corea e consente agli Stati Uniti di colonizzare le Filippine.
Già in
Corea del Sud, gli opinion maker stanno parlando della rinascita del governo
coloniale giapponese a Seoul.
È
ormai convinzione comune che “Yoon” voglia la rinascita del colonialismo
giapponese in Corea per proteggere se stesso e il PJCSK in modo che lui e i
membri del PJCSK possano sentirsi sicuri e godere della ricchezza rubata ai
coreani proprio come “Lee wan Wong” e ha fatto sotto il dominio coloniale
giapponese della Corea dal 1910 al 1945.
Conclusione.
La mia
prima conclusione è che la tragica e catastrofica distruzione di un paese (la
Corea del Sud) è avvenuta a causa della scelta di un leader sbagliato le cui
azioni sono solo per la protezione della ricchezza rubata e del potere per il
PJCSK.
Il leader sbagliato è “Yoon Suk-yeol”.
“Yoon”
non sa nulla di economia, politica e diplomazia.
Ha
trascorso tutta la sua vita professionale arrestando e imprigionando coloro che
erano critici sulla cultura corrotta del PJCSK.
Le sue
decisioni politiche sono influenzate dallo sciamano.
Sua
suocera è in prigione per frodi, tangenti, ricatti e altri crimini.
Sua
moglie ha commesso così tanti crimini che meritano una lunghissima detenzione.
Ma è
ancora libera grazie ai procuratori corrotti.
“Yoon”
è uno psicopatico e ha un'adorazione assoluta per i forti.
Biden è il forte; Il Giappone è il forte.
Ecco perché adora Biden e Kishida.
Permettetemi
di ripeterlo.
“Yoon “è
un codardo che ha paura dei coreani e cerca rifugio nella Corea dominata dal
Giappone.
In altre parole, desidera il ritorno del
potere coloniale giapponese in Corea, in cui possa sentirsi sicuro e in cui
possa sfruttare i coreani per diventare più ricchi, più potenti e più comodi
proprio come fece “Lee Wan-yong”, il traditore, nel 1910.
La mia
seconda conclusione riguarda Kishida e Biden.
Questi
due leader sanno chi e cosa sia “Yoon” e, tuttavia, lo hanno attirato a firmare
la maledetta alleanza militare trilaterale.
Mi
chiedo solo fino a che punto Biden e Kishida possano spingersi usando lo stupido “Yoon” per distruggere la
Corea del Sud.
Non
hanno alcun senso di colpa?
Ci si
aspetterebbe un po' di decenza e compassione, se sono davvero leader mondiali.
Inoltre,
la Corea del Sud è un alleato del Giappone e degli Stati Uniti.
È
etico trattare un alleato in questo modo?
La mia
terza conclusione riguarda il comportamento anti-umano di Biden e Kishida.
Biden
è ossessionato dall'idea di distruggere l'Asia guidata dalla Cina.
Kishida
è infatuato del sogno imperialista di conquistare di nuovo la Corea e l'Asia.
La
cosa triste è che l'ossessione di Biden e il sogno di Kishida porteranno a una
guerra globale Est-Ovest in cui nessuno sarà vincitore.
Accelererà
la fine dell'umanità che è già iniziata a causa dell'avidità umana, delle
guerre perpetue e della gestione selvaggia e irrazionale della natura data da
Dio da parte dell'uomo.
Spero
che la leadership della Corea del Sud cambi presto in modo che la pericolosa
alleanza militare possa essere spezzata. Il movimento di massa per
l'impeachment di” Yoon” sta prendendo forza.
Bonne chance per la lotta per l'impeachment!
(Il
Dr. Joseph H. Chung è professore di economia presso l'Università del Quebec a
Montreal (UQAM) e membro del Centro di ricerca sull'integrazione e la
globalizzazione -CEIM-UQAM).
FARE
L’INDIANO IN TUTTI I MODI:
NUOVA
DELHI È L’AGO DELLA
BILANCIA
DI QUESTO MONDO.
Comedonchisciotte.org
– (6 settembre 2023) - Matteo Parigi – ci dice:
L'India
si trova tra i Brics+, con i quali intende instaurare il nuovo mondo
multipolare, e l'Impero anglo-americano a cui rimane necessariamente legata per
ragioni di sicurezza strategica.
I prossimi vertici potrebbero confermare cosa
l'India vorrà diventare da grande.
Adesso
il Primo Ministro indiano è Narendra Modi.
I
prossimi 9 e 10 settembre Nuova Delhi ospiterà la diciottesima edizione del
G20.
Narendra
Modi ha già chiesto in piena linea con lo spirito del tempo presente di
aggiungere l’Unione Africana in qualità di membro pieno e ufficiale del summit.
Non è
certo una coincidenza il fatto che Modi abbia preso in considerazione proprio
l’istituzione panafricana creata da Gheddafi, tra l’altro in contemporanea ai
preparativi per l’imminente intervento dell’ECOWAS in Niger.
Ma al
netto delle considerazioni tattiche, è il segno ineludibile che l’India ha ben
capito il ruolo del continente africano nei prossimi equilibri mondiali
multipolari.
Nel
frattempo, la coalizione BRICS+ durante l’ultimo incontro multilaterale di
Johannesburg ha ufficializzato l’entrata dal 1° gennaio 2024 di altri sei
membri: Argentina, Egitto, Iran, Etiopia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita.
Al
riguardo, sempre il premier indiano Modi non ha dubbi sul felicitarsi
dell’ampliamento, mentre Gli Stati Uniti per bocca di “Jake Sullivan”
reagiranno cercando l’appoggio proprio dell’India quale ago della bilancia
della geopolitica asiatica, cercando allo stesso tempo di rafforzare le
organizzazioni che la connettono al continente.
È il
cuore della dottrina diplomatica indiana l’atteggiamento ambiguo (per i
profani) ma strategicamente intelligente (per gli addetti al settore) nei
confronti dei suoi partner/rivali, la cui cartina di tornasole è rappresentata
in primis dai rapporti con Russia e Cina da un lato, con gli Stati Uniti (o se
vogliamo l’Occidente) dall’altro.
Fare
l'indiano in tutti i Modi: Nuova Delhi è l'ago della bilancia di questo mondo.
Il
ruolo della Russia per l’India.
L’appartenenza
all’alleanza per un mondo multipolare, in aggiunta alle considerazioni che le
fanno temere l’enorme potenza cinese, ha (come facilmente prevedibile) evitato
l’applicazione delle sanzioni alla Russia in sede ONU dopo il 24 febbraio 2022.
L’India
di Modi ha infatti tutto da guadagnarci nel sostegno a Putin:
dopo
l’inizio del conflitto la Russia fornisce i suoi combustibili fossili a prezzo
scontato ai suoi alleati, tanto che la Russia, vendendo il suo petrolio
deprezzato del 30%, è diventata il secondo (passando dal nono) fornitore
dell’India già a fine 2022, importando una media 2 milioni di barili al giorno
a fine primavera 2023.
Indiani
che compongono a loro volta il terzo mercato mondiale importatore di energia e
sono a loro volta diventati fornitori alternativi (rispetto a Gazprom)
dell’Europa.
Inoltre,
i russi sono fornitori privilegiati di armi e tecnologie militari avanzate
dell’Unione, fondamentali per la sicurezza dal confinante e geopoliticamente
rivale impero celeste.
Attualmente
le armi russe coprono il 60% della fornitura in dotazione all’esercito indiano,
sebbene vada applicata la tara del passaggio di gran parte di esse tramite gli
ucraini.
Gli
attriti con la Cina.
Il
sostegno – più taciuto e pragmatico che aperto e convinto – alla Russia è in
sintesi la chiave di volta per la sicurezza geopolitica indiana alla luce della
competizione con la Cina.
Quest’ultima
è per Nuova Delhi fonte rivale di assorbimento economico, tecnologico e di
influenza sul continente.
Rivalità di per sé fredda, con momenti di
tensione e confronto diretto a macchia di leopardo, sia in senso spaziale che
temporale, riguardanti prevalentemente la regione intorno alla c.d. linea di
controllo effettivo:
tra il 2020-21 si sono avuti scontri militari
nel Ladakh.
A
differenza di quanto ritenuto, le diatribe non riguardano solo le
rivendicazioni di cinesi e tibetani, ma soprattutto i tradizionali “fratelli
nemici” pachistani e le comunità musulmane del Kashmir, collegate allo Xinjiang
in territorio di confine sino-pakistano e sino-indiano.
Tanto
che pure la Turchia è attore fondamentale delle attività anti-indiane dei
pakistani nel Kashmir.
Attività
figlie di un ultranazionalismo di Erdogan (in questo caso definibile
“neo-moguliano”) la cui fenomenologia si attua nel sostegno ai gruppi turcofoni
in Xinjiang e nel c.d. “Sovietistan”.
Completa
la linea di territorio conteso la linea di confine est corrispondente allo
stato “Arunachal Pradesh” (ex North East Frontier Agency) che proprio in queste
ore sta suscitando diatribe in seguito alla presunta inclusione unilaterale del
territorio nella nuova mappa ufficiale del territorio cinese.
Il
confronto avviene al confine del Ladakh tra pattuglie indiane e cinesi.
Il “sealand
asiatico”: dall’Asia-Pacifico all’Indo-Pacifico.
Tuttavia,
i rapporti India-Cina saranno decisi a seconda di cosa entrambe faranno nella
questione del c.d. «Indo-pacifico», neologismo inventato da “Shinzo Abe” in
combutta con Obama nel 2013 nel contesto deli preparativi per il contenimento
dell’influenza cinese sul mare che collega il Pacifico all’Oceano indiano, Mar
Arabico e Golfo del Bengala compresi.
L’india partecipa infatti, insieme a Stati
Uniti, Giappone e Australia al QUAD:
la più importante alleanza militare anticinese
in Asia, per questo chiamata anche la «NATO asiatica».
Sorta a Manila nel 2007 su iniziativa del già
premier giapponese “Abe”, l’alleanza si è stretta negli anni seguenti sino a
convincere l’India dell’utilità per la sicurezza dei suoi mari, sulla scia a
dire il vero delle esercitazioni congiunte India-Usa che già dagli anni Novanta
avevano luogo sulle coste di Malabar.
L’apice fu raggiunto nel 2013 con l’adozione
dello slogan ufficiale che esprime il fine dell’alleanza:
da
Asia-Pacifico la regione diventa invece «Indo-Pacifico libero e aperto».
Tradotto,
la Cina – secondo il volere di Washington, Tokyo, Canberra e Delhi – non deve
prima di tutto azzardarsi a continuare la sua rivendicazione di sovranità nei
mari ad essa più funzionali;
secondo,
la competizione sui mari dell’Asia per il commercio internazionale è
squilibrata in senso quasi-monopolistico dalla circolazione di merci cinesi.
In verità il premier Modi ha dichiarato di non aderire
alla definizione di «Indo-Pacifico libero e aperto», a favore di un più super
partes «libertà di navigazione e conformità con il diritto internazionale».
Il
ruolo dell’India è in questo senso quello di roccaforte occidentale dello
stretto di Malacca: essa deve provocare pressione alla Cina attraverso
esercitazioni, ispezioni, missioni nei dintorni.
Tentativo
imbastito nel 2019 attraverso l’«Iniziativa per l’oceano Indo-Pacifico» rivolto
a vari Stati asiatici, i quali tuttavia non ci pensano nemmeno lontanamente a
inimicarsi il loro più grande fornitore di cibo, manifatture, tecnologie,
nonché prestatore finanziario di ultima istanza.
In
particolare, Nepal, Bangladesh, l’acerrimo nemico pakistano, Sri Lanka e
Birmania sono intensamente affratellati commercialmente con i cinesi e i
recenti subbugli (Pakistan e Birmania) hanno sigillato la posizione nello scacchiere.
Fare
l'indiano in tutti i Modi: Nuova Delhi è l'ago della bilancia di questo mondo.
Addirittura,
gli stessi Australia e Giappone rischiano grosso nel caso di una guerra
economica con la Cina, dal momento che questa rimane anche per loro maggior
base di manodopera manifatturiera, tecnologica e soprattutto di materie prime.
Motivo
per cui gli USA stanno facendo grandi sforzi per costruire una rete di scambio
efficiente e alternativa nella regione.
Prova
ne è la recente creazione dell’«Indo-Pacific Economic Framework (IPEF)»: un
nuovo forum imbastito da Biden a maggio 2022 comprendente tutti gli stati che
potrebbero avere interesse a contrastare l’influenza cinese.
Gli americani affermano di voler ottenere il risultato
attraverso investimenti e creazione di infrastrutture.
Al momento
tuttavia non v’è alcuna informazione chiara, né piano programmatico preciso,
dimostrando al contrario, di essere alla meglio una copia del precedente TTP
(Trans-Pacific Partnership), o al peggio una confessata dimostrazione della
superiorità cinese.
Ultimo
ma non per importanza, la questione della penisola araba (e del mare che la
collega all’India): essa rimane la principale fornitrice di petrolio
(soprattutto l’Arabia Saudita) di Nuova Delhi ed è sede di una diaspora che
comprende 7 milioni di indiani, i quali spostano verso la madrepatria 80
miliardi di rimesse (in dollari) all’anno.
Non
può quindi che avvantaggiare gli indiani la nuova entrata di Iran e Arabia
Saudita nel forum dei multipolari, reduci tra l’altro di una nuova epoca di
relazioni diplomatiche reciproche dopo essere stati per decenni nemici giurati.
Dottrina
Modi.
Nel
frattempo, i due ministri degli esteri “Wang Yi” per la Cina e “Subrahmanyam
Jaishankar” per l’India si sono incontrati a luglio proprio per «rafforzare i rapporti tra i due paesi» e continuare sulla scia di una
cooperazione bilaterale in vari campi.
In
politica internazionale Cina e India continuano a fare scuola dimostrando che
il bilateralismo orizzontale è sempre utilitaristicamente più efficace rispetto
al multilateralismo condizionato da potenze dominanti, ossia ciò che fanno USA
e UE.
Motivo
per il quale attori come i BRICS sono capaci di una strana eterogenesi dei
fini, per cui allo stesso tempo hanno strade diverse, multipolari, ma riescono
comunque a trovare intese utili per tutti.
Anche
nell’ambito delle organizzazioni internazionali i funzionari indiani adottano
ad oltranza la dottrina Modi:
neutralismo
super partes in ogni diatriba tra terzi, ampio ricorso al diritto
internazionale a discapito del realismo machiavellico (aperto), nonché l’usuale
invito ad un «ordine internazionale democratico libero ed aperto».
I due
ministri degli esteri Subrahmanyam Jaishankar e “Wang Yi” si sono incontrati durante
l’ultimo incontro bilaterale.
Il
ministro degli esteri Subrahmanyam Jaishankar ribadisce di propendere per la
generazione di utilità attraverso le contraddizioni di cui sono ben
consapevoli.
In altre parole, la politica è caratterizzata
da un radicale nazionalismo che riesce a non cadere nelle trappole da dilemma
della sicurezza, bensì è capace di instaurare reti di sviluppo bilaterali e
regionali tutt’altro che a somma zero.
L’India di Modi (non esente, va ricordato, da grossi
problemi etnico-religiosi interni) ha trovato al momento i due piccioni (Brics e rete difensiva USA) con una fava dai quali può trarre le
risorse attualmente necessarie (in primis armi, tecnologie avanzate, infrastrutture,
medicine) se
riesce a mantenere un equilibrio complicatissimo tra i due principali
competitor dell’economia mondiale (Cina e USA).
(Matteo Parigi)
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