I pazzi al comando del mondo.

 

I pazzi al comando del mondo.

 

 

Teoria del pazzo.

 It.wikipedia.org – (23 – 10 – 2023) - Wikipedia, l'enciclopedia libera – Redazione- ci dice:

 

Nixon, considerato l'ideatore della Teoria del pazzo.

La teoria del pazzo (o teoria del folle) è una condotta di politica estera che punta a spaventare i propri nemici convincendoli che li si potrebbe attaccare con reazioni enormemente sproporzionate, cioè da pazzi.

 È stata attribuita a Richard Nixon, che ne fece un elemento fondamentale della propria interpretazione della politica estera statunitense, negli anni dal 1969 al 1974, in cui fu presidente degli Stati Uniti d'America.

Storia.

Noam Chomsky riporta un documento ufficiale USA (rapporto STRATCOM):

«È importante che "i pianificatori non siano troppo razionali nel determinare [...] quali siano gli obiettivi che contano di più per l'oppositore", che vanno comunque tutti colpiti.

"Non è bene dare di noi stessi un'immagine troppo razionale o imperturbabile".

"Il fatto che gli USA possano diventare irrazionali e vendicativi, nel caso che i loro interessi vitali siano attaccati, dovrebbe far parte dell'immagine che diamo in quanto nazione."

 È "giovevole" per la nostra condotta strategica che "alcuni elementi possano sembrare fuori controllo".»

(Noam Chomsky 2000, p. 189).

 

Chomsky contestualizza e interpreta questo passaggio in questo modo.

In seguito al crollo dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti si sono trovati ad affrontare degli stati che prima erano inseriti in una delle orbite contrapposte di USA e URSS o comunque si tenevano nel mezzo (i paesi del «terzo mondo») e quindi erano relativamente sotto controllo, mentre dopo questo cambiamento non vollero assoggettarsi all'ordine mondiale guidato dagli USA (fra questi i cosiddetti «stati canaglia»).

 Per avere influenza su questi paesi, gli Stati Uniti sentirono la necessità di condurre una politica di deterrenza che a molti sembra risuscitare la cosiddetta teoria del pazzo, attribuita originariamente a Nixon (della cui politica estera sarebbe stata la pietra angolare), il quale spiegò la propria gestione della guerra del Vietnam, apparentemente irrazionale, dicendo che voleva far credere che, essendo ossessionato dal comunismo, avrebbe potuto attaccare dovunque e con qualunque forza, anche contro gli stessi interessi degli USA, e che perciò sarebbe stato meglio assecondarlo per evitare rischi.

Usando questa strategia (di cui l'incursione in Cambogia del 1970 fu una parte), Nixon convinse il governo del Vietnam del Nord a trattare la pace in quelle sessioni negoziali che diedero luogo agli accordi di Parigi nel 1973.

 In realtà, pare che il concetto sia stato elaborato dal governo laburista di Israele negli anni cinquanta, il cui primo ministro pacifista “Moshe Sharret” lasciò scritto nel proprio diario di alcuni esponenti del governo che «parlavano a favore di atti di follia», e che «noi diventeremo pazzi [se ci faranno arrabbiare]».

 Tale formulazione di una politica del pazzo ante litteram era diretta in parte contro gli stessi USA, ritenuti all'epoca poco affidabili da parte israeliana.

Politiche di impiego di armi atomiche.

Un ingrediente necessario della teoria del pazzo è la disponibilità di armamenti pericolosi e inarrestabili, come le armi atomiche, che conservano perciò sostanzialmente la stessa funzione che avevano ai tempi della guerra fredda: nessuna altra arma infatti può sprigionare una simile potenza in tempi rapidi.

Ma ciò che è più importante è dimostrare con atti di forza che non è poi tanto remota le possibilità che le si usi.

Solo così si può dare credibilità alle proprie minacce e pressioni internazionali sugli altri Stati del mondo.

 Infatti, secondo Chomsky il tutto si riduce a una questione di credibilità.

 

L'utilità delle armi nucleari è effettiva solo se si abbandona la politica che ne prevede l'uso solo per difesa, stabilendo che potrebbero anche essere usate come misura preventiva. In generale, tutte le guerre preventive rientrerebbero in questa strategia, compresa dunque la guerra in Iraq.

A tale proposito, va segnalato come, nel corso degli anni '90 del XX secolo, gli Stati Uniti abbiano cambiato la propria politica in merito all'uso di armi nucleari:

 il Pentagono ha divulgato la “Dottrina per le Operazioni Nucleari Congiunte”, dove si afferma, fra l'altro, che «per massimizzare la capacità di dissuasione, è essenziale che le forze americane si preparino effettivamente ad usare armi nucleari», e in cui si prevede la possibilità di usarle in azioni militari preventive, in particolare contro nemici che si preparassero ad attaccare con armi di distruzione di massa o contro installazioni atte a produrle (si noti che l'applicazione di questa dottrina militare avrebbe consentito un attacco con armi nucleari ai tempi della guerra in Iraq, sulla base delle convinzioni degli Stati Uniti all'epoca).

Inoltre, le “Direttive Presidenziali sulla Sicurezza Nazionale” permettono al Presidente di ordinare un attacco con armi nucleari anche senza l'approvazione del Congresso degli Stati Uniti.

 

 

 

Storia e attualità del sionismo

tra apartheid e pulizia etnica.

Dinamopress.it - Wasim Dahmash – (18 ottobre 2023) – ci dice:

 

Il massacro di questi giorni a Gaza dovrebbe portare, secondo Netanyahu, ad “alleggerire” il peso demografico palestinese liberandosi di una fetta consistente della popolazione di Gaza, per potersi dedicare, con maggiore agio, alla pulizia etnica di altri territori.

In questi giorni mi capita d’imbattermi nell’espressione «Israele siamo noi».

 Trovo che sia una buona sintesi delle opinioni dei sostenitori di Israele, della percezione di sé stessi e del loro ruolo sociale, non solo di militanti di “destra”, ma anche di giornalisti, intellettuali e altri opinion maker.

Altri vanno oltre il generico «Israele siamo noi» e si definiscono “sionisti’, seguendo l’esempio del presidente statunitense Biden che ama ripetere di essere “sionista” perché «mio padre mi ha detto che non è necessario essere ebrei per essere sionisti».

Come a dire che il sionismo è radicato negli USA da generazioni e non interessa solo gli ebrei, ma riguarda tutti.

Anche in Italia non mancano intellettuali e personaggi in vista che si definiscono «sionisti appassionati».

 Non so ovviamente cosa pensano e come intendono il sionismo, probabilmente lo concepiscono come “cosa buona e giusta”.

Ma posso dire cosa pensano e come l’hanno vissuto i palestinesi.

Il sionismo significa per noi palestinesi il furto del nostro paese e il tentativo di furto della nostra storia.

Il furto, come tutti sanno, ma pochi vogliono ricordare, è stato possibile grazie all’occupazione britannica della Palestina e soprattutto grazie alla pulizia etnica attuata dalle milizie sioniste organizzate e sostenute dalla Gran Bretagna, quelle che sono diventate esercito israeliano.

Un esercito che ha continuato la pulizia etnica dopo la costituzione dello Stato d’Israele nel 1948, espellendo 962.000 persone (unica statistica affidabile, è quella dell’ONU).

Una pulizia etnica che i palestinesi hanno subito ancora una volta nei territori palestinesi conquistati da Israele nel 1967.

 I dirigenti israeliani continuano a ripetere di voler continuare «il lavoro iniziato nel 1948» e oggi lo sostiene Netanyahu il quale, non appagato dalla pulizia etnica strisciante di Gerusalemme e Cisgiordania, vorrebbe ripetere “il colpo” a Gaza con gli stessi metodi a lungo sperimentati:

uccidere il più grande numero di “indigeni” in modo da creare il panico e spingerli ad andarsene.

Questo è il senso dell’ordine di andare verso sud dato dall’esercito israeliano a un milione di palestinesi di Gaza.

 

Quando i primi coloni sionisti arrivano in Palestina, i palestinesi, preoccupati chiedono l’intervento del governo centrale di Istanbul, perché i coloni vanno in giro armati.

I coloni sono armati dalla Gran Bretagna che occupa la Palestina con l’intento dichiarato di trasformarla in una colonia per ebrei europei e che subito comincia a modificare il sistema delle leggi, a trasferire proprietà ai coloni, a espellere i contadini palestinesi dalle terre che coltivano da secoli e soprattutto a organizzare un esercito sionista che darà prova delle sue capacità militari contro la popolazione civile.

 I palestinesi sperimentano il sionismo soprattutto quando il paese viene consegnato alle bande armate sioniste che espellono tutti gli abitanti, a suon di stragi e massacri, dalle regioni che man mano occupano.

Oggi, i profughi palestinesi registrati dall’ONU sono 5.800.000 di cui oltre 2.000.000 si trovano nei territori occupati da Israele nel 1967.

 Se i profughi hanno assistito al furto delle loro terre e delle loro case, degli averi personali, del loro paese, della loro storia, della loro arte e di tutto ciò che forma un paese normale, coloro che non hanno subito quella sorte vivono sotto un regime di apartheid.

 Basterebbe un solo esempio: un bambino israeliano è considerato incapace di intendere e volere fino al superamento del quattordicesimo anno d’età, mentre un bambino palestinese sotto i quattordici anni può essere giudicato da un tribunale militare e condannato ad anni di carcere perché “sospettato” di aver lanciato una pietra contro soldati armati di tutto punto.

Senza parlare della continua demolizione di case, delle irruzioni notturne dei soldati, dei pogrom effettuati dai coloni protetti dai soldati, ecc.

Il discorso dell’‘Israele siamo noi’ non riguarda solo la “destra”, ma ha una dimensione che abbraccia tutta l’Europa e le sue estensioni coloniali.

Ed è del tutto comprensibile:

 Israele è l’ultima colonia dell’Europa e il suo successo rappresenta una “ricompensa” per l’esaurimento dei vecchi progetti coloniali.

Molti paesi che hanno subito il dominio coloniale hanno ottenuto l’indipendenza, formale nella maggior parte dei casi, effettiva solo in alcuni.

 Altri colonialismi d’insediamento hanno avuto pieno successo, come in America, Australia, Nuova Zelanda, ecc. ma sono ormai “normalizzati” essendo riusciti a eliminare le popolazioni indigene e a sostituirle con nuove comunità coloniali.

Altri ancora sono falliti, come in Algeria o in Sudafrica.

Non è il caso di Israele che da una parte, ha potuto occupare l’intero territorio della Palestina mandataria, oltre a territori siriani e libanesi, ma non è riuscito a eliminare gli indigeni, cioè i palestinesi, nonostante i ripetuti massacri, a cominciare da quello del 1948.

 Dopo 75 anni di continui tentativi infatti, gli indigeni sono ancora maggioranza nel territorio.

Il genocidio strisciante che Israele porta avanti nei territori occupati nel 1967, intervallato da massacri come quelli di Genin del 2002 o del 2023 oppure quelli di Gaza del 2008-9 o del 2014, non ha portato al risultato sperato, ovvero provocare un esodo di massa dei palestinesi come quelli del 1948 o del 1967.

È di questi giorni l’invito del primo ministro israeliano Netanyahu rivolto agli abitanti di Gaza di andare via, nel Sinai, unico territorio attiguo a Gaza non occupato dagli israeliani.

Lo scopo è quindi dichiarato: continuare la pulizia etnica della Palestina iniziata settantacinque anni fa e mai interrotta.

 L’espulsione, nella politica coloniale israeliana, è un primo passo che, nella prassi ormai consolidata, è seguito da pratiche tendenti a disperdere i profughi, spesso con intensi bombardamenti sulle tendopoli.

 È successo appena costituito lo Stato israeliano che ha cominciato a bombardare i profughi nella striscia di Gaza già nell’ottobre 1948, per continuare in Giordania, in Libano e in Siria.

Il massacro di questi giorni a Gaza dovrebbe portare, secondo Netanyahu, ad “alleggerire” il peso demografico palestinese liberandosi di una fetta consistente della popolazione di Gaza, per potersi dedicare, con maggiore agio, alla pulizia etnica di altri territori, da Gerusalemme e la Cisgiordania alla Galilea.

Il governo israeliano potrebbe allargare ancora di più il consenso mondiale al massacro e all’espulsione dei palestinesi di Gaza alimentando la campagna propagandistica con fake news che presentano i palestinesi come massacratori di bambini e che altri, forse in buona fede, ripetono.

 

 

 

La grazia del fallimento.

Dinamopress.it - Francesco Raparelli e Vittorio Giannitelli – (4 Febbraio 2023) – ci dicono:

 

Mentre sul bordo d’Europa tuonano i cannoni e sfilano i tank, si allarga la forbice tra ricchi e poveri, vincenti e sconfitti.

Possibile combattere ancora, quando la notte si fa sempre più buia?

(Μονή Πρέβελη, che seppe resistere ai nazisti).

 

1. La sola grande letteratura che non possiamo smettere di leggere è quella che racconta il fallimento, le «illusioni perdute», «l’incrinatura» e la caduta.

Di una classe sociale, di una generazione, di un poeta, di un amore;

 «la fine di un mondo».

E del fallimento, oggi, ci raccontano le tecnologie della comunicazione (con il buffering o il fallimento del touchscreen), le biografie lavorative, l’irrilevanza politica della moltitudine dei “working poor.”

Falliti sono anche coloro che debbono essere «resilienti»:

lavoratori a tempo determinato che, nella vita, passano la maggior parte del tempo a lavorare per (poter) lavorare.

 Tutta una trafila di presentazioni del curriculum vitae, di application; tutto un bando e un avviso, e ancora un bando, un progetto da scrivere;

tutto un minuzioso calcolo delle relazioni utili, o comunque da non trascurare; montagne di aperitivi, di chiacchiere, chat, immagini su Instagram che raccontano una vita già esposta prima di essere (davvero) vissuta.

Il più grande pensatore della crisi europea che non si placa dalla fine del secolo decimonono, “Georg Simmel”, parlando del denaro descrive la società contemporanea come una corsa senza ritmo, né carattere o singolarità, nel quale il mezzo per eccellenza, il denaro appunto, è divenuto l’unico fine.

Così è divenuta propriamente la vita, un secolo dopo “Simmel”.

Una corsa continua tra un lavoro e un aperitivo di lavoro, dopo un pranzo di lavoro nel quale non si smette di ricevere e scrivere messaggi in una chat di lavoro. Flusso indistinto, nel mezzo di relazioni tutte indifferenti:

il denaro, nella sua smaterializzazione, ambisce a diventare velocità assoluta, divina, nella quale le vacche saranno pure sgargianti, ma comunque indifferenti.

Il risveglio, come lo è stato per le criptomonete, è il fallimento: prevedibile eppure non previsto.

Così, da un fallimento all’altro, corre la vita dei mortali, sin quando una guerra non decide di affondare il fallimento nella carne, nel sangue, nello stupro.

2. La bellezza non è la grazia: si può essere belli, ma in nessun modo pieni di grazia.

Dobbiamo a “Friedrich Schiller” la distinzione più radicale dei due concetti. Radicale, perché greca e politeista nella genesi, in alcun modo cristiana e protestante.

Mentre la bellezza è natura, la grazia è accidente, relazione, gesto, espressione. Con la grazia, la natura si fa morale, la virtù sembra naturale.

Vi sono tecnica, esercizio, dedizione, ma la regola non domina la carne, si fa carne, mentre la carne si esprime secondo una regola.

 «Anima bella», scrive Schiller nel 1793, criticando la seconda Critica di Kant.

Dopo la “Fenomenologia dello spirito di Hegel”, è divenuto impossibile, quando non sconveniente, utilizzare la formula di “Schiller” (e di Jacobi, di Novalis):

si chiama anima bella colui che non vuole sporcarsi le mani con la merda, sociale e culturale, che prevalentemente abitiamo, e nella quale non può non collocarsi un’azione politica degna di questo nome.

Eppure, occorrerebbe scorgere in “Schiller” un’ispirazione spinozista, l’Illuminismo radicale che vuole pensare la convergenza, la combinazione produttiva di sensibilità e ragione.

 Contro il dominio della ragione, ovvero contro la tragicamente nota «dialettica dell’Illuminismo», Schiller propone la grazia, ovvero la regola che si fa gesto e voce, e movimento: la vita messa in forma; un’etica.

 

Ma non è stata proprio questa, d’altronde, la sfida del Sessantotto mondiale?

Contro la schiavitù salariale e contro l’imperialismo, a stelle strisce o con la falce e martello, una vita libera, comune e singolare.

Pochi hanno davvero pensato il problema del Sessantotto, prima e dopo la sua apparizione: Walter Benjamin, Simone Weil, Herbert Marcuse, Elsa Morante, Félix Guattari, Gilles Deleuze, Elvio Fachinelli.

Problema del Sessantotto: ovvero il rapporto, blasfemo per molti, tra comunismo e libertà. Solo un’etica della grazia, che non riguarda il genio e tantomeno il merito individuale, può rendere il rapporto in questione, l’unico politicamente decisivo, percorribile.

 

3. Nella storia dell’umanità, la grazia è data solo ai poveri che alzano la testa e cominciano a lottare.

Vero, la grazia riguarda anche gli artisti, gli scienziati, spesso i pazzi.

Ma la sofferenza dei pazzi va presa sul serio, senza poesia in eccesso, mentre artisti e scienziati, quando sanno essere graziosi, lo sono perché incarnano – nella vita e nell’opera – i movimenti tellurici di un’epoca.

 La bellezza riguarda i ricchi, perché solo per una natura selezionata con secoli di rapine e di rendite, di godimento senza affanno, può darsi «bellezza architettonica».

 La povertà è, in primo luogo, privazione della possibilità di bellezza.

Contrariamente a quanto si pensa, però, non sono i poveri a invidiare i ricchi, ma i ricchi a invidiare i poveri.

 Seppur eugeneticamente belli, ben nati, i ricchi sono ricchi perché incapaci di pietas.

Sanno essere anche crudeli, ovviamente, ma c’è qualcosa in più: la crudeltà è spesso effetto sistemico, quasi inevitabile, mentre l’incapacità di provare pietas, anche quando la ricchezza si fa filantropia, è una cecità del tatto.

In questo caso occorre, senza pregiudizi o vecchi rancori, tornare sulle pagine hegeliane:

il signore, essendo tale perché non ha avuto paura di tremare nella lotta a morte, desidera padroneggiare la natura, l’incertezza radicale, l’imponderabile; per realizzare il desiderio, per diventare Dio, deve far lavorare qualcuno al suo posto – la mediazione pratica tra la natura e il signore.

L’obiezione è prevedibile:

 tra la figura fenomenologica del signore, della schiavitù antica secondo il cammino dialettico, e il moderno capitalista, sia esso capitano d’industria o speculatore finanziario, la distanza è abissale; antropologia e materialismo storico non possono andare assieme.

È stato Hegel, questo conta, il primo a cogliere il rapporto tra ricchezza/potere, godimento e morte:

il signore può godere solo perché non ha paura di morire, ovvero non tiene alla sua vita meramente biologica;

 innalzandosi al di sopra della sua mera vita biologica, del suo corpo bisognoso, il signore può dunque sottomettere il servo che, al suo posto, avrà a che fare con la natura grezza, sfuggente, insostenibile nella sua acuminata autonomia.

La ricchezza e il potere del signore sono senz’altro simbolo e prestigio, ma sono anche dimenticanza del limite (esterno e interno), godimento senza senso di colpa, padroneggiare la natura attraverso la fatica altrui.

Se il signore gode, e da Nietzsche a Bataille sarà tutto un inseguimento del signoreggiare e della sua “dépense”, il servo trattiene il suo desiderio, ovvero differisce il godimento perché lavora e, lavorando, forma il mondo.

 

Non è proprio questo dare forma al mondo, questo storicizzare la natura, garantito dalla sublimazione del desiderio, a rendere possibile l’artigianato, l’arte, la bottega, il laboratorio, l’esperimento, la scienza sperimentale?

Se per un verso la soluzione hegeliana, dialettica e cristiana, celebra lavoro e necessità della sottomissione, per l’altro quella di “Zarathustra! non coglie la grandezza della sublimazione, il vero segreto della nostra differenza ontologica.

“Marcuse”, che pure non disdegnava “Nietzsche” e che era stato educato da “Essere e tempo” di Heidegger, capisce che la «de-sublimazione» liberal-capitalistica sa essere drammaticamente repressiva, mentre la sublimazione – del gioco, dell’insubordinazione, dell’arte e della scienza – può essere un’arma della trasformazione radicale dell’esistente.

Nel tratto antieroico di chi rimane attaccato alla vita e lavora, vi è anche, e sempre, la rivolta di chi, con la fatica delle mani e della testa, il mondo lo ha fatto, non si è limitato a goderne rapinandolo.

Per tutte e tutti loro per lo più anonime/i, e solo per loro, la grazia è sempre possibile.

 

4. Ma è possibile pensare la fatica del lavoro con la grazia e l’innovazione politica?

Non è forse consolatorio, per i militanti che si battono per un mondo altro, raccontarsi la rivincita graziosa dei servi?

 Non è quest’ultima il frutto – così cristiano – della dialettica, che poi si risolverà, per Hegel e non solo per lui, con il trionfo dello Stato, dell’autonomia del ‘Politico’, ecc.?

 La grazia, ammonisce “Schiller”, è leggerezza e gioco; il lavoro – diciamo noi – è violenza, sottomissione, sudore e schiene piegate.

Non casualmente “Marcuse”, che ampio uso fa di Schiller, ne fa un cantore del rifiuto e della fine della schiavitù salariale.

Abbiamo imparato sin da piccoli, amanti delle gesta sessantottesche e settantasettine, che rifiuto del lavoro salariato è separazione, autonomia di classe, rottura definitiva della mediazione statale (ovvero della dialettica borghese), nuove istituzioni proletarie,” Esodo”.

 Le battute d’arresto, anche dei movimenti più straripanti, l’affermazione del ciclo reazionario che, almeno in Italia, tarda a finire, impongono autocritica, sforzi circumnavigatori del pensiero, giri larghi dell’intelligenza collettiva.

 In primo luogo, urgerebbe una contemporanea, politicamente efficace, definizione di ‘proletariato’.

 Moltitudine dei working poor: è un abbozzo.

La prima parola, moltitudine, è stata ampiamente spiegata, negli ultimi quarant’anni.

 La nozione di “working poor” sembra ormai chiara ai più, tanti i dati statistici che raccontano.

 Ma la moltitudine, proprio perché tale, sta troppo stretta nella definizione, anche aggiornata, di proletariato;

 tanto che, per quel che riguarda i lavoratori poveri, ognuno sembra povero a modo suo.

Connettere le lotte del lavoro migrante con quelle del lavoro intellettuale precarizzato, per esempio, è questione difficilissima: c’è di mezzo la lingua, la differenza nella forma di vita, il retaggio comunitario, i muri, spesso visibili, che dividono le nostre città, le città dalla provincia, il centro dalle periferie, ecc.;

c’è di mezzo la frammentazione contrattuale e retributiva, quella del welfare pubblico e familiare, a parità di povertà si è poveri in modo assai differente; c’è di mezzo la vocazione professionale che, nel lavoro intellettuale e attraverso la reiterata «economia della promessa», estorce plusvalore assoluto – dall’università all’editoria, dal giornalismo allo spettacolo, è un continuo transitare da un lavoro non pagato all’altro.

Ciò nonostante, per chi scrive, il proletariato del nostro tempo è fatto di migranti e di «intellettuali dai piedi scalzi».

È impossibile negare che il lavoro intellettuale, nelle grandi metropoli globali, è anche e spesso agiato:

gli economisti più degli ingegneri, gli informatici più dei medici, i burocrati più dei giuristi.

Per stare in alto, però, c’è un prezzo da pagare altrettanto alto, o quanto meno alto per chi non vuole smettere di fare uso critico del pensiero:

 disarmare l’intelligenza, separare la ragione dagli affetti, le scienze «dure» da quelle umane e sociali, non sentire più il grido di disperazione che sale dagli ultimi, i penultimi, gli sfollati, i sommersi, gli sventurati.

Per coloro che non riescono nella “delicata” operazione, e che non hanno a proprio sostegno un paio d’appartamenti familiari da affittare, il lavoro intellettuale si presenta invece come scarsità, rinuncia, frustrazione, senso di colpa, senso di inferiorità, adolescenza cronica, ecc.

Una transizione, spesso senza fine, da un fallimento all’altro, anche quando, magari dopo un paio di decenni o più, si conquista l’agognata stabilità contrattuale.

Di certo non si può equiparare la condizione del lavoro migrante a quella del precariato intellettuale, se solo si pensa alle campagne del Meridione italico;

ma la sovrabbondanza di entrambe le figure nel “terziario low cost”, o i livelli di formazione tutt’altro che bassi dei migranti che affrontano il Mediterraneo sui gommoni per giungere in Europa, ci indica che spesso, e come sopra già segnalato, le distanze dipendono da fattori extralavorativi (clandestinità e fragilità della cittadinanza; razzismo; accesso al welfare; marginalità culturale).

 

5. La chiamano «polarizzazione del mercato del lavoro» ed è definita da due fenomeni complementari: skills mismatch e overeducation.

 Per un verso, la domanda di forza-lavoro da parte delle aziende incontra un’offerta di forza-lavoro inutile o inadeguata dal punto di vista delle competenze: troppi laureati e pochi tecnici – ovvero coloro che sono passati per istituti tecnico-professionali e apprendimento duale.

Per l’altro, l’eccedenza di forza-lavoro qualificata si risolve, per chi non è passato per discipline STEM o non ha rendite familiari, in sovra-educazione e lavoretti sotto-pagati:

 i laureati impiegati nella” Gig Economy”, per esempio. Ma sovra-educati sono anche e soprattutto i migranti, dagli est-europei impiegati nelle pulizie e nella cura domestica agli africani schiavi nelle campagne del Sud.

In Italia i due fenomeni sono drammatici e lampanti, ma non mancano nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, anzi.

Certo l’Italia merita un discorso a parte per ciò che concerne la struttura castale dell’industria culturale, quella clientelare del pubblico impiego.

Come correttamente rileva la nuova destra «underdog», l’industria culturale italica (cinema, teatro, editoria, istituzioni artistiche in genere) è di frequente in mano a cordate o correnti della «borghesia rossa».

L’ultima enclave, essendo invece la comunicazione (televisiva e giornalistica), salvo rare eccezioni, oramai del tutto padronale e conservatrice, quando non esplicitamente reazionaria e fascista.

Incurante degli effetti sociali delle sue condotte, tra i più noti l’anti-intellettualismo populista di buona parte della Penisola, la «borghesia rossa» è in prevalenza ceto medio-alto, vive nei centri storici delle grandi città, manda i figli a studiare (rigorosamente) all’estero, compra biologico e si professa solidale con i migranti, in larga parte tifa Zelensky.

Ma soprattutto ha recintato con rigore e attenzione ai dettagli l’industria culturale, lasciando all’intellettualità di massa, frutto delle lotte degli anni Sessanta e Settanta, lavoro servile nel cinema, povertà nel teatro, marginalità nell’editoria.

L’università è un caso nel caso, sul quale non vale la pena aggiungere parole; andrebbe semmai realizzata una ricerca seria, weberiana, sulla inedita combinazione da essa sviluppata in questi anni tra nepotismo e New Public Management, feudalesimo e ragione neoliberale.

Con decenni tra dottorato e preruolo, nonché il blocco del turnover, il precariato universitario esibisce con particolare completezza il fallimento delle nuove generazioni.

Nel pubblico impiego, poi, la continua costituzione di bacini di precari “storici” è del tutto funzionale alla proliferazione e alla stabilizzazione delle clientele e del corporativismo sindacale.

Con le sue specialità, l’Italia è comunque ai primi posti mondiali (3° posto) per disallineamento tra discipline di studio e domanda di forza-lavoro, pur essendo la penultima d’Europa per numero di laureati, peggio fa solo la Romania.

A qualcuno dovrebbe venire in mente che il problema è la domanda di forza-lavoro, la struttura produttiva del Paese fatta per lo più di piccole e medie imprese che poco o nulla investono in innovazione e ricerca, ma invece si colpevolizzano i giovani perché non studiano ingegneria e informatica, perdendo tempo con le scienze umane e quelle sociali.

Il problema della sovra-qualificazione, tra l’altro, non riguarda solo i laureati in lettere che consegnano pizze per Glovo, ma anche e soprattutto i laureati nelle discipline STEM che, assai spesso, decidono di valorizzare il proprio «capitale umano» all’estero.

Non si può che fallire, in un Paese fallito.

6. Serve chiarire:

 la grazia dei poveri che formano il mondo è contraria e ostile a quella che sollecita la vita operosa dell’eletto, calvinista e soprattutto puritano.

Come noto, “Max Weber” ha indicato i tratti dell’ascesi intramondana, decisiva – a suo avviso – per l’affermazione del capitalismo.

Essendo la grazia già da sempre decisa da Dio, la vocazione professionale può ottenere conferma della grazia quanto più, alla vocazione, si accompagnano il successo e la ricchezza.

Vocazione professionale, “Beruf”, ovvero metodica razionalizzazione della condotta, col tempo che si fa denaro e il denaro che, con le parole di “Benjamin Franklin”, si fa fecondo, figlia denaro.

Per i poveri che formano il mondo, la grazia non è già data.

Anzi, quanto più la sottomissione è tenace, tanto più il movimento è sgraziato, la sopravvivenza bestiale.

Nel capitalismo del nostro tempo, nelle città che esplodono di “working poor e clochard”, i poveri tornano a essere «brutti, sporchi e cattivi».

Anche quando aumentano i consumi, e i corpi si allenano in palestra, o nel running infinito pure di domenica che serve a disintossicarsi (dal sabato, dalla settimana di lavoro, dalle relazioni tossiche, dalle sostanze che intossicano le relazioni, ecc.), la volgarità ha la meglio sulla grazia.

Il lusso torna grande protagonista della vita dell’1% della popolazione mondiale, che possiede circa metà dei patrimoni del globo.

Il restante 99%, tutt’altro che omogeneo, quasi sempre rissoso, il lusso lo insegue, lo mima, ci muore sotto, annaspa.

E mentre il lusso domina la scena, i poveri tornano a essere colpevoli della loro povertà, il “Welfare State” si nomina assistenzialismo per lazzaroni e scansa fatiche, gente che sta sul «divano»:

l’ascesi intramondana riguarda in primo luogo loro, i poveri peccaminosi, mentre la ricchezza in eccesso e la rapina generalizzata favoriscono una rinnovata, e ormai cronica, «accumulazione originaria». Mandeville, Veblen, Sombart, e non Weber, dicono il vero sul “Geist” del capitalismo.

7. Non basta lo stigma della povertà, dopo un trentennio di paralisi della mobilità sociale e con la «ri-feudalizzazione» dei poteri, della proprietà, della ricchezza e delle armi:

 la guerra – si diceva – infila missili nelle case, proiettili nella carne – dei falliti, della Terra.

Con tanto di rilancio dell’industria bellica, della ricerca scientifica finalizzata alla distruzione di massa, degli idrocarburi che riscaldano e che bruciano – con Putin che non ha mai fatto affari come adesso, nonostante le sanzioni, con gli Stati Uniti che esportano gas liquefatto e armi come non mai.

La guerra ci ricorda che non esiste progresso;

che il «valore in movimento», il capitale, non è mai stato uno «spazio liscio»;

che il mercato non civilizza; che l’arcaico non smette di tornare in superficie, ben combinato con intelligenza artificiale e comando algoritmico; che mentre qualcuno crepa sotto le bombe qualcun altro, ovvero chi le bombe le fabbrica, continua a fare affari, anzi ne fa di più.

Ma la schifezza maggiore è l’entusiasmo per la guerra manifestato da chi, ancora per il momento, i morti ammazzati li vede solo in TV.

Tifosi di Zelensky-Biden e tifosi di Putin, tutti con i popcorn in prima fila, come d’altronde succede, in Occidente, dalla prima guerra del Golfo (1991).

 In Italia, per non sbagliare, è stato affidato il Ministero della Difesa a chi nella vita fa l’imprenditore degli strumenti di morte: chapeau.   

8. Sono particolarmente falliti quelli della mia generazione.

Quelli nati tra la metà degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta.

Ancora vicini alle forme politiche e di militanza novecentesche, eppure critici di quelle forme, alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Quelli che in Italia hanno imparato a far politica con la Pantera e le lotte francesi del 1994 e del 1995, con i centri sociali e Genova, con il movimento pacifista globale e con la ripresa dei movimenti studenteschi tra il 2005 e le riforme della ministra Maria Stella Gelmini (2008 e 2010).

Per i reduci degli anni Settanta, di tutti i tipi, la mia generazione ha mancato e manca di realismo:

 né guerriglia, lotta armata (nella sua accezione variegata, eterogenea), né Parlamento.

 Con le parole di un compagno caro di allora: «non siamo neanche entrati in partita», come dire che neanche abbiamo il merito di una sconfitta “eroica”, con qualche anno di carcere a rendere la vita per sempre giustificata, “sopra le cose”.

Per quelli nati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Zero, siamo comunque oggetti di antiquariato:

 pensiamo ancora che occorra rispettare la parola data, che la militanza politica riguardi la trasformazione della vita, che la fatica del combattimento possa essere motivo di gioia.

 La cosiddetta «Generazione Z» davvero non capisce per quale motivo ci siamo affannati a leggere il Capitolo VI inedito del I Libro del Capitale, perché abbiamo creduto che un progetto fosse ancora possibile, perché non siamo andati fino in fondo con le droghe e la dissipazione; ma soprattutto perché, al dunque, non ci siamo piegati, «fluidi» perché disperati, alla lingua del vincitore.

Ostinatamente – almeno chi non ha trovato riparo all’estero – abbiamo tentato invece di dare un senso alla vita avviando cantieri, costruendo reti, animando laboratori:

 né partito granitico né sciame evenemenziale.

Il nostro incanto giovanile ci ha spinto a desiderare un “tertium datur”:

con “Rudi Dutschke”, una «lunga marcia attraverso le istituzioni», fondandone di nuove – a volte marginali, ma capaci di esibire, e non solo di enunciare, un mondo altro.

Abbiamo desiderato troppo?

Senz’altro ora siamo degli estranei: alla carriera, al divertimento, al potere, al successo, allo spirito del tempo.

Le abbiamo “sbagliate” (proprio) tutte, troppo tardi e troppo presto.     

9. La generazione fallita non smette di prendere colpi dall’estate del 2007.

 Incassatrice, alle corde.

La crisi dei mutui subprime, quella delle grandi banche di investimento, poi degli Stati indebitati per salvare le banche dal crack, sono state la grande occasione per far ripartire l’accumulazione, razziando – come si faceva un tempo con le terre – public utilities, commodities e welfare, comprimendo i salari sotto la soglia della sussistenza.

Fino ad arrivare a una nuova «età degli Imperi», Occidente contro Oriente, costantemente sul bordo dell’Apocalisse.

Colpo dopo colpo, ci si sveglia la mattina e si fatica a comprendere se un senso ci sia mai stato – della vita, della prassi, del mondo.

Fioccano le domande: «ma cosa ho fatto, negli ultimi venti anni?»;

«Davvero il mondo attorno a me è da sempre la merda che quotidianamente mi sbatte addosso agli occhi?»;

«Potevo vedere e non ho visto, non ho voluto vedere, perché?».

Chi crede nell’antropologia che da “Hobbes” arriva a “Carl Schmitt”, non smette di brindare, intonando:

«avete visto che non c’è speranza, che la smania acquisitiva di potere è la vera cifra dell’animale che siamo?».  

10. Ma falliti sono anche, stavolta positivamente, coloro che non hanno paura di sbagliare, di tentare ancora, di inventare armi nuove.

Ambivalenza del fallimento: sconfitta, perdita, solitudine; eppure «spazio bianco», vuoto su cui «danzare», colpo schivato, stare spesso alle corde ma non cadere, saper ancora fuggire dall’angolo.

Troppo tardi e troppo presto:

ovvero impotenza della praxis, che è innanzitutto kairos; ma anche sfasatura, virtù della critica, fantasia (Fancy) corrosiva, costituente.

Fuori sincrono, c’è il «freno d’emergenza» di cui parlava “Walter Benjamin” («Marx dice che le rivoluzioni sono la locomotiva della storia universale. Ma forse le cose stanno in modo del tutto diverso. Forse le rivoluzioni sono il ricorso al freno d’emergenza da parte del genere umano in viaggio su questo treno».

Materiali preparatori delle Tesi sul concetto di storia).

La linea del progresso è tornata a essere la linea della catastrofe, e dunque accelerare non è più motivo di diversione.

Accelerando, il cervello non può far altro che cedere; sovra-stimolato, non fa altro che perdere luce.

Ritrovare invece la pazienza, tenacemente e con grazia (re)imparare a dire ‘No’, nonostante la sconfitta.

Non basta più solo affermare, serve anche riconquistare, oltre e contro la dialettica, la «negazione determinata», ovvero l’immaginazione che inventa il possibile del reale.

I falliti hanno dalla loro, sembrerà assurdo, qualche vantaggio: hanno imparato a vivere con poco, a ricominciare sempre daccapo; non hanno mai smesso di camminare in salita; l’incertezza cronica gli ha insegnato l’idea pratica del limite; sono abituati a non avere abitudini e non si sono mai sentiti a casa.

Per questo odiano la guerra, perché non hanno alcuna “Heimat” da difendere. Per questo, se alzano la testa e lottano, negando e poi costruendo sulle macerie, per loro la grazia è data.

 

P.s. In questo breve scritto, in larga parte dedicato alla perseveranza della vita, saltano agli occhi cupezze provinciali.

Maggiore effervescenza si respira da anni in Francia e in Spagna, in America Latina.

Il vero dramma, però, non è la paralisi italica – innegabile e sfiancante.

Paralisi che molto ha a che fare con le gravi responsabilità dei sindacati confederali, delle sinistre politiche varie;

 e anche con la specifica struttura produttiva, la specifica composizione sociale, della Penisola (il prevalere della piccola e media impresa, l’estensione delle clientele e dell’economia criminale, la corruzione dello spirito pubblico, la dequalificazione della scuola, la fuga di massa dei giovani qualificati).

La catastrofe del nostro tempo, con la «guerra mondiale in frammenti» ma anche prossima, è l’assenza di movimenti sociali e costituenti europei, radicalmente transnazionali.

Solo un’Europa democratica e pacifista, ovvero rivoluzionaria, può davvero azionare il «freno d’emergenza».

Di questo vuoto, difficile (impossibile?) da colmare, occorrerebbe occuparsi senza settarismi, combattendo e «fallendo meglio», con grazia.   

 

 

 

Siete proprio sicuri di

voler vivere per sempre?

Wired.it – Andrea Daniele Signorelli – (1° -11- 2019) - ci dice:

Le biotecnologie mirano ad allungare a dismisura la longevità, ma il mondo in cui vivremmo rischia di essere un incubo.

A chi non piacerebbe vivere più a lungo?

Da” Calico”, la società di proprietà di “Google” che studia come allungare la vita fino a 500 anni (stando alle dichiarazioni del suo fondatore Bill Maris), alla “Sens Research Foundation” di “Aubrey De Grey” (che punta sulla longevità resa possibile dalla manutenzione costante dell’essere umano), fino ad arrivare ai progetti transumanisti che mirano a trasferire il cervello delle singole persone nel cloud e consentirci così di vivere per l’eternità (per quanto sotto forma di avatar virtuale):

 le società che, nelle loro differenze, hanno l’obiettivo di allungare a dismisura la durata della vita proliferano, grazie anche alle centinaia di milioni di dollari investiti da personalità del calibro di “Peter Thiel”, “Jeff Bezos” e “Larry Page”.

Se le ricerche attualmente in corso nel campo della biotecnologia dovessero avere successo – e riuscissero anche solo ad aumentare l’aspettativa di vita fino a 150 anni – ne saremmo tutti ben felici.

 O meglio, quasi tutti:

“Ezekiel Emanuel” è un medico, docente all’università della Pennsylvania e ideatore di” Obamacare” – la riforma della sanità voluta dall’ex presidente degli Stati Uniti.

È anche l’autore di un lungo saggio scritto nel 2014 con il titolo Why I Hope to Die at 75” (“perché spero di morire a 75 anni”).

 

Un articolo controverso, che anche a causa della sua posizione politica scatenò infinite polemiche.

 In verità, il titolo non rispecchiava correttamente la posizione di Emanuel, la cui volontà non è di morire a 75 anni ma, più semplicemente, di smettere a quell’età di prendere medicine salvavita e lasciare così che la natura faccia il suo corso. Dalla pubblicazione di quell’articolo sono passati cinque anni e adesso Emanuel di anni ne ha 62.

Avrà cambiato idea? “Direi proprio di no”, ha raccontato recentemente in un’intervista alla “Mit Tech Review”.

La ragione di una posizione così particolare si basa soprattutto su un assunto:

se anche la medicina ci rendesse in grado di vivere più a lungo, questo non significa che gli anni guadagnati sarebbero degni di essere vissuti:

“Nei primi anni Ottanta c’era la teoria secondo cui, vivendo più a lungo, saremmo stati in salute migliore.

Del tipo: a 70 anni saremmo stati come i nostri genitori erano a 50.

Ma se guardi ai dati, le cose non stanno così.

Abbiamo sempre più disabilità.

Gli anziani hanno sempre più problemi di salute e, per la maggior parte delle persone, il problema principale è quello del declino biologico delle funzioni cognitive”.

 

Sarà anche vero che i 40 anni sono i nuovi 30, ma quando l’età si fa notevolmente più avanzata – sostiene Emanuel, basandosi sui dati – i problemi dell’anzianità rimangono gli stessi e l’allungamento della vita non corrisponde a un allungamento degli anni trascorsi in buona salute.

“Le persone che vogliono contestarmi spesso mi dicono: ‘Sai, mia zia Nellie è lucidissima anche a 94 anni eccetera.

Ma queste sono eccezioni.

Non ci sono molte persone che continuano a essere attive, intraprendenti e creative oltre i 75 anni.

È un numero molto piccolo”.

Se anche riuscissimo a vivere fino a 150 anni, insomma, bisogna ancora capire come arriveremmo a quell’età.

E se il rischio è di trascorrere metà della nostra esistenza in condizioni difficili, la prospettiva dell’allungamento della vita diventa decisamente meno appetibile.

Ma non è tutto:

“I politici dicono sempre: ‘I bambini sono la nostra risorsa più preziosa’, però poi nessuno si comporta in maniera conseguente”, prosegue Emanuel.

 “Non investiamo nei bambini nella maniera in cui investiamo sugli anziani.

 Una delle statistiche che sottolineo sempre è che nel budget degli Stati Uniti viene speso un dollaro a favore di chi ha meno di 18 anni per ogni sette che vanno a persone che ne hanno più di 65”.

Se anche la situazione cambiasse e i progressi della scienza ci consentissero davvero di arrivare a 80 anni in salute come un 50enne (e così via fino a 150/200 anni), non avremmo comunque risolto i problemi che l’allungamento della vita pone. Oggi, l’età media dei senatori italiani è di 52 anni.

Nel Regno Unito è di 51 e negli Stati Uniti di 50.

Nonostante la giovane età dei vari Mark Zuckerberg della Silicon Valley, i Ceo delle principali aziende del mondo (secondo la classifica Fortune 500) hanno in media 53 anni.

In poche parole, le persone di mezza età dominano il mondo.

Da un certo punto di vista, ha perfettamente senso: ai giovani manca l’esperienza, i più anziani invece tendono a perdere colpi.

Ma se la mezza età di domani fossero gli 80 anni, cosa succederebbe alla società?

 “Il rischio è di esacerbare le disuguaglianze intergenerazionali che vediamo già oggi”, ha scritto “Rebecca Roache”, docente di Filosofia all’università di Londra.

“Paragonati alle generazioni precedenti, i Millennial hanno meno soldi e più debiti. Fare sì che ogni generazione rimanga al potere più a lungo renderebbe le generazioni successive non solo più povere, ma con sempre meno potere.

Come sarebbe avere 20 o 30 anni in una società in cui le persone vivono ben oltre i 100 e continuano a lavorare anche quando hanno 80 anni?”.

Una considerazione molto simile è stata fatta dallo storico israeliano Yuval Noah Harari, che in “Homo Deus” – considerando la possibilità di arrivare tranquillamente a 150 anni – scrive:

 “Non importa che tu sia uno studioso, un giornalista, un cuoco o un calciatore, come ti sentiresti se il tuo capo avesse 120 anni e le sue idee fossero state formulate quando la regina Vittoria era ancora sul trono?

Nella sfera politica, gli esiti sarebbero ancora più sinistri.

Provate a pensare di avere Putin ancora al potere per una novantina d’anni. Riflettendoci meglio, se le persone vivessero fino a 150 anni, allora nel 2017 (quando il libro è stato pubblicato, nda) Stalin sarebbe ancora al comando a Mosca, ben saldo sui 139.

Il presidente Mao sarebbe un uomo di mezza età con i suoi 124 anni”.

Il concetto è chiaro:

 allungare la longevità a dismisura rischierebbe non solo di esporci a una qualità della vita sempre inferiore, non solo di rendere i giovani quasi dei fastidiosi intrusi, ma anche di rallentare l’evoluzione della società stessa.

Come ha scritto il fisico “Max Planck,” “la scienza procede un funerale per volta”: perché solo quando le generazioni precedenti si fanno da parte le nuove teorie hanno la possibilità di sostituire quelle vecchie.

 E per quanta nostalgia si possa avere dei politici vecchio stampo, oggi che siamo alle prese con Salvini, Di Maio e Marattin, immaginare che a plasmare la società siano ancora le idee di De Gasperi, Togliatti e Almirante (tutti arzilli vecchietti tra i 105 e 130 anni) non sarebbe proprio l’ideale.

La frase largo ai giovani, che già è un auspicio che mai si realizza, verrebbe oggi pronunciata pensando a Romano Prodi e Silvio Berlusconi (Sergio Mattarella sarebbe probabilmente un giovane deputato in ascesa).

Ma c’è un altro aspetto su cui si riflette poco:

avere la prospettiva di vivere per un tempo lunghissimo e addirittura – grazie al costante miglioramento delle biotecnologie – di vivere per sempre, non significa diventare immortali.

 Significa al massimo essere a mortali.

Vale a dire che non potremmo morire di vecchiaia, ma finiremmo comunque al cimitero se fossimo travolti da un camion.

 Riflettendo sulla vita che attenderebbe persone che hanno la prospettiva di vivere a tempo indeterminato, sempre Harari scrive:

“[Questo] li renderà le persone più ansiose della storia.

 Noi mortali ogni giorno tentiamo la sorte con le nostre vite, poiché sappiamo che esse termineranno un giorno in una maniera o nell’altra.

 Ecco perché intraprendiamo scalate sull’Himalaya, nuotiamo in mare e facciamo molte altre cose pericolose come attraversare la strada o mangiare fuori casa.

Ma se credi di poter vivere per sempre, sarebbe da pazzi assumersi rischi come questi”.

Magari un giorno vivremo fino a 500 anni. Il rischio è di arrivarci cercando di ricordare come si viveva bene in una società in cui si moriva ancora a un’età decente.

 

 

 

 

Gruppo Bilderberg, ecco

chi governa davvero il mondo. 

Ilfattoquotidiano.it – Diego Fusaro, filosofo – (8-2-2016) – ci dice:

Con un’espressione in bilico tra l’onesto riconoscimento della realtà fattuale e l’arroganza propria del potere, così ebbe modo di affermare uno dei massimi miliardari del pianeta:

“La lotta di classe esiste e la mia classe la sta vincendo”.

Si tratta, in effetti, di una chiara e ludica analisi del rapporto di forza quale si è venuto riconfigurando nel tempo della ribellione delle élite e dell’offensiva neoliberista al mondo del lavoro e dei diritti.

 Scenario di cui, tuttavia, non si ha contezza, poiché il potere impone le sue mappe ingannatorie e usa armi di distrazione di massa.

Per una comprensione della reale entità dell’élite neo-oligarchica come maschera di carattere e come agente del capitale assoluto-totalitario nel tempo del disarmo del “Servo” può giovare soffermare l’attenzione sul cosiddetto “gruppo Bilderberg”, emblema dell’”Internazionale liberal-finanziaria” del tempo “neofeudale”.

Contrariamente a quanto si può a tutta prima essere indotti a pensare, il gruppo Bilderberg non consiste in una società, né in una cospirazione:

 si tratta, invece, di un incontro privato tra potenti di tutto il mondo, che ricorre annualmente, a partire dal primo consesso, che avvenne nel 1954 presso l’Hotel Bilderberg della cittadina olandese di Oosterbeek.

Tale incontro annuale ha lo scopo di porre a confronto i potenti dell’élite, uniti dall’ideologia neoliberista che li rappresenta e dalla volontà di realizzare una rete atta a tutelare i loro interessi e a unire le istituzioni finanziarie.

Si tratta, appunto, di una specifica Internazionale liberal-finanziaria il cui motto pare potersi cristallizzare nel rovesciamento delle parole con cui Marx chiudeva il Manifesto: “potenti di tutto il mondo, unitevi!”.

Da un certo angolo prospettico, si potrebbe sostenere che il gruppo Bilderberg coincide tout court con una rete di interessi interdipendenti di tipo finanziario e politico, economico e industriale.

Dal 1954 ad oggi, non è mai stato permesso alla stampa di assistere ai consessi del gruppo Bilderberg, né si è mai pubblicata l’agenda del convegno, né sono state rilasciate dichiarazioni da parte di chi vi ha partecipato.

Espressione degli arcana imperii dell’economia mondiale finanziarizzata, la massima segretezza neo-oligarchica finisce per essere, paradossalmente, quanto mai rivelativa del vero carattere del gruppo Bilderberg come governo occulto che opera nell’ombra, determinando le linee generali di una politica ridotta a mera continuazione dell’economia con altri mezzi.

Ancorché le riunioni siano strettamente segrete, gli interessi dell’élite Bilderberg sono ampiamente noti, perché coincidono con quelli del finanz-capitalismo della fase assoluta del capitalismo (per un’analisi della quale mi permetto di rinviare al mio studio “Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo”).

Tali interessi orbitano intorno al fuoco prospettico dell’eliminazione degli Stati nazionali e dei diritti sociali, della creazione di un’immensa “pauper class precarizzata”, nomade e disposta a tutto pur di sopravvivere, della distruzione delle costituzioni e dei confini nazionali, della creazione di nuovi trattati internazionali vincolanti mediante il primato economico e bancario, dell’offensiva integrale al mondo del lavoro e delle garanzie sociali.

Nei piani e nei progetti del gruppo Bilderberg si incarna l’essenza della rivolta delle élite:

le unioni e i trattati internazionali vengono impiegati come strumenti mediante i quali operare la rimozione della sovranità nazionale democratica e, per questa via, destrutturare i diritti e lo stato sociale, imponendo la competitività internazionale come unico parametro.

Per il tramite dei trattati internazionali, infatti, i governi nazionali vengono privati del loro potere, che è ceduto ad agenzie internazionali e finanziarie, che si sostituiscono in misura sempre crescente agli Stati nazionali, le cui guide e i cui rappresentanti erano, almeno sulla carta, eletti dal popolo.

Per questa via, l’oligarchia finanziaria dell’élite può operare in qualità di società per azioni mondiale e di aristocrazia di intenti aspirante ad amministrare il pianeta mediante una rete transnazionale in grado di imporre senza incontrare resistenza un nuovo ordine mondiale plasmato dalla logica del capitalismo assoluto e flessibile.

Come ebbe ad affermare David Rockefeller, nel giugno del 1991, durante l’incontro del gruppo Bilderberg a Baden Baden, una sovranità sovranazionale esercitata da una élite intellettuale e da banchieri mondiali è senza dubbio da preferirsi senza esitazioni alla tradizionale autodeterminazione delle nazioni.

In queste parole, in fondo, si condensa il programma internazionalista di liberalizzazioni senza frontiere perseguito dalla “nuova Internazionale liberal-finanziaria” e della sua distruzione complementare del “Servo” come soggetto organizzato e oppositivo e di tutti i limiti reali e simbolici di frenare l’estensione illimitata del nichilismo economico.

L’obiettivo ultimo consiste nell’instaurazione di un governo unico mondiale con un solo mercato planetario, ove non sopravvivano identità e culture plurali, l’umanità sia dissolta in atomi di consumo privi di radici e di progettualità, nella forma di un’immensa plebe precarizzata e asservita.

È il trionfo del classismo planetario e del fanatismo economico transnazionale.

 

 

 

Tutte le guerre sono

guerre tra banchieri?

Lifesitenews.com – Dott. Giuseppe Mercola – (21 ottobre 2023) – ci dice:

 

La realtà è che non abbiamo “bisogno” delle banche centrali. Nemmeno per niente.

Un paese, o anche singoli stati, possono creare la propria moneta e gestire le proprie banche, senza usura o con tassi di interesse molto bassi.

 Questa è la strada verso la libertà, e tutto ciò che serve è la decisione di farlo, e il coraggio di portarlo avanti.

LA STORIA IN BREVE.

Tutte le guerre possono essere ricondotte ai banchieri centrali privati.

I soldati americani hanno combattuto e sono morti in guerre iniziate con il solo scopo di imporre un sistema bancario centrale privato alle nazioni che non lo volevano.

Le banche centrali fanno soldi dal nulla prestando denaro a interesse e, nel processo, prosciugano una nazione della sua ricchezza.

La rivoluzione americana fu istigata dal “King George III Valuta Act”, che costrinse i coloni nordamericani a condurre affari utilizzando banconote della Banca d’Inghilterra prese in prestito a interesse.

L’agenda dei banchieri centrali è semplice: derubare le persone della loro ricchezza e renderle schiave di questo sistema predatorio.

Finché esisteranno le banche centrali private, ci saranno povertà e guerre senza fine.

Il percorso verso la pace nel mondo sta nell’abolizione di tutte le banche centrali private ovunque e nel ritorno alle valute emesse dallo stato e basate sul valore che consentono alle nazioni e alle persone di diventare prospere attraverso il proprio lavoro, sviluppo e sforzi.

( Mercola  – Un  video presenta un documentario del 2013, “All Wars Are Bankers Wars”, scritto e narrato da “Michael Rivero”, fondatore di “whatreallyhappened.com.” )

Come spiegato da Rivero, tutte le guerre possono essere ricondotte ai banchieri centrali privati.

"Più studi questo, più ti renderai conto che tutte le guerre sono guerre per i banchieri centrali privati", dice.

I soldati americani hanno combattuto e sono morti in guerre iniziate con il solo scopo di imporre un sistema bancario centrale privato alle nazioni che non lo volevano.

Usura: La nascita del denaro dal denaro.

Il filosofo Aristotele (384-322 a.C.) disse una volta:

La forma più odiata, e a maggior ragione, è l’usura, che trae profitto dal denaro stesso e non dal suo uso naturale. Perché il denaro era destinato ad essere utilizzato in cambio, ma non ad aumentare con l'interesse.

E questo termine "usura", che significa la nascita del denaro dal denaro, viene applicato alla generazione del denaro, perché la prole somiglia al genitore. Pertanto, tra tutti i modi per fare soldi, questo è il più innaturale.

Ciò che Aristotele descrisse è il modello di business di tutte le banche centrali. Fanno soldi creati dal nulla e prestano il denaro a interesse e, nel processo, prosciugano una nazione della sua ricchezza.

 Il primo esempio di guerra tra banchieri illustrato nel film è quello della Rivoluzione Americana, combattuta tra il 1775 e il 1783.

Tredici colonie nordamericane della Gran Bretagna si ribellarono al dominio britannico e fondarono gli Stati Uniti d'America sovrani, fondati con la “Dichiarazione di Indipendenza” nel 1776.

 LifeSiteNews:

(quella che segue è una presentazione simile, forse ancora più efficace, da un'altra fonte, sulle guerre e sulle banche centrali che sono quasi certamente, a causa del loro rapporto con il WEF e l'ONU e la sua Agenda 2030, coinvolte nel “Nuovo Ordine Mondiale globalista” come schemi di spopolamento).

La rivoluzione americana è stata combattuta per impedire l’attività bancaria centrale.

Tuttavia, come spiegato da “Rivero£, la rivoluzione americana fu istigata dal “King George III Valuta Act”, che costrinse i coloni nordamericani a condurre affari utilizzando banconote della Banca d'Inghilterra prese in prestito a interesse:

Se torniamo agli scritti di “Ben Franklin”… [ecco] una citazione diretta:

'Il rifiuto del re Giorgio III di permettere alle colonie di gestire un sistema monetario onesto, che liberasse l'uomo comune dalle grinfie dei manipolatori del denaro, fu probabilmente la causa principale della rivoluzione."

Quello è “Ben Franklin”.

Le nostre scuole pubbliche non lo insegnano perché non dovresti sapere che i banchieri erano davvero dietro la Rivoluzione Americana.

Dopo la rivoluzione, gli Stati Uniti adottarono un sistema economico rivoluzionario e radicalmente diverso, in cui il governo emetteva una propria valuta basata sul valore, in modo che le banche private non potessero sottrarre la ricchezza delle persone attraverso banconote fruttifere.

 Quindi la Rivoluzione Americana fu combattuta principalmente per liberare il popolo americano dal” Valuta Act di Re Giorgio III”.

 

Quando la corruzione fallisce, arrivano le minacce.

Sfortunatamente, è facile corrompere le persone, e i banchieri centrali lo sanno meglio di molti altri.

Appena un anno dopo che “Mayer Amschel Rothschild” pronunciò la famigerata citazione: “Lasciatemi emettere e controllare il denaro della nazione e non mi interessa chi fa le leggi”,

 i banchieri privati ​​riuscirono a creare una banca centrale privata, chiamata” La Prima Banca degli Stati Uniti”.

 

Questa banca fu fondata nel 1791 e nel giro di 20 anni distrusse l’economia degli Stati Uniti arricchendo i proprietari delle banche.

 A causa dei suoi evidenti fallimenti, il Congresso si rifiutò di rinnovare lo statuto della banca.

 L’intenzione era quella di tornare a una valuta emessa dallo stato, basata sul valore, per la quale gli americani non avrebbero dovuto pagare alcun interesse. In risposta, “Nathan Mayer Rothschild” ha lanciato la seguente minaccia:

O la richiesta di rinnovo della Carta verrà accolta, oppure gli Stati Uniti si troveranno coinvolti in una guerra disastrosa.

Nonostante questa minaccia, il Congresso tenne duro e rifiutò di rinnovare lo statuto della banca.

“ Nathan Mayer Rothschild” si scagliò contro la decisione, affermando:

 

Date una lezione a quegli americani sfacciati! Riportateli allo status coloniale!

E questo è esattamente ciò che la Gran Bretagna ha fatto – o ha cercato di fare.

La Banca d'Inghilterra controllata dai Rothschild finanziò la guerra britannica del 1812, il cui scopo era

 a) ricolonizzare gli Stati Uniti e costringere gli americani a usare le banconote della Banca d'Inghilterra, oppure

 b) immergere la nazione in così tanti debiti da farla crollare.  Così non hanno altra scelta che accettare una nuova banca centrale privata.

"E il piano ha funzionato", dice “Rivero”.

"Anche se gli Stati Uniti vinsero la guerra del 1812, il Congresso fu costretto a concedere un nuovo statuto per un'altra banca privata, emettendo valuta pubblica come prestiti a interesse."

'Ancora una volta, i banchieri privati ​​avevano il controllo dell'offerta di moneta della nazione e non si preoccupavano di chi faceva le leggi o di quanti soldati britannici o americani dovessero morire per questo.

 E ancora una volta, la nazione è stata sprofondata nel debito, nella disoccupazione e nella povertà a causa delle depredazioni della banca centrale privata.'

Nel 1832, Andrew Jackson fece una campagna con successo per il suo secondo mandato come presidente con lo slogan "Jackson e nessuna banca".

Fedele alla sua parola, Jackson è riuscito a bloccare il rinnovo dello statuto della Seconda Banca degli Stati Uniti d'America...'

«Poco dopo la scadenza dello statuto della Seconda Banca degli Stati Uniti, ci fu un tentativo di omicidio nei confronti di Andrew Jackson.

Fallì quando entrambe le pistole usate dall'assassino, Richard Lawrence, non spararono.'

Più tardi Lawrence spiegò il motivo dell'assassinio dicendo che, con la morte del presidente Jackson, i soldi sarebbero stati più abbondanti.

Quindi si è trattato di un assassinio motivato dagli interessi dei banchieri.'

Il debito è un sistema di schiavitù.

Il motivo per cui non l’hai mai imparato a scuola è perché il sistema scolastico pubblico è asservito ai banchieri, che vogliono che certa storia rimanga nascosta.

Quando la Confederazione si separò dagli Stati Uniti, i banchieri si offrirono di finanziare gli sforzi di Lincoln per riportarli nell'unione, con un interesse del 30%.

Lincoln rispose che “non avrebbe liberato l’uomo nero schiavizzando l’uomo bianco nelle mani dei banchieri”, e invece emise una nuova valuta governativa, il biglietto verde.

 La seguente citazione del “Times di Londra” è significativa:

Se questa politica finanziaria dispettosa, che ha origine in Nord America, dovesse durare fino a diventare un appuntamento fisso, allora quel governo fornirà il proprio denaro senza alcun costo.

Ripagherà i debiti e sarà senza debiti.

Avrà tutto il denaro necessario per portare avanti il ​​suo commercio.

Diventerà prospero senza precedenti nella storia del mondo.

I cervelli e la ricchezza di tutti i paesi andranno al Nord America.

 Quel paese deve essere distrutto, altrimenti distruggerà ogni monarchia del globo.

 

Francia e Gran Bretagna pensarono di invadere gli Stati Uniti a sostegno della Confederazione, ma furono tenute a bada dalla Russia, che venne in aiuto dell’Unione di Lincoln.

 L’Unione vinse la guerra, ma Lincoln fu assassinato nel 1865.

 I biglietti verdi senza interessi furono ritirati dalla circolazione e l’America fu nuovamente costretta a prendere in prestito banconote a interesse da banchieri centrali privati.

Nel 1913, i banchieri centrali privati ​​europei si incontrarono con i loro collaboratori americani a Jekyll Island, in Georgia, dove formarono un nuovo cartello bancario americano.

“Rivero” spiega:

A causa dell'ostilità nei confronti delle precedenti banche degli Stati Uniti, il nome di questa terza banca fu cambiato in “Federal Reserve”, per conferire alla nuova banca un'immagine quasi governativa.

Ma in realtà è una banca privata.

Non è più federale di “Federal Express.”..

Quindi il 1913 si rivelò un anno di trasformazione per l’economia della nazione. Innanzitutto con l'approvazione da parte del Congresso del 16° emendamento sull'imposta sul reddito e la falsa affermazione che fosse stato ratificato.

 Ecco un'altra citazione diretta [del giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti James C. Fox, nel caso Sullivan v. United States 2003]:

"Penso che se tornassi indietro e provassi a trovare e rivedere la ratifica del 16° emendamento, che era l'”Internal Revenue”, l'imposta sul reddito... scopriresti che un numero sufficiente di stati non ha mai ratificato quell'emendamento."

Nello stesso anno (1913), il presidente “Woodrow Wilson” firmò il “Federal Reserve Act”, in cambio di contributi elettorali – una decisione di cui in seguito si pentì.

Nel 1919, Wilson scrisse:

Sono un uomo molto infelice.

 Ho involontariamente rovinato il mio paese, una grande nazione industriale è ora controllata da un sistema di credito.

Non siamo più un governo basato sulla libera opinione, non più un governo basato sulla convinzione e sul voto della maggioranza, ma un governo basato sull’opinione e sulla costrizione di un piccolo gruppo di uomini dominanti.

La Prima e la Seconda Guerra Mondiale furono guerre tra banchieri.

Secondo “Rivero”, la vera ragione dietro la Prima Guerra Mondiale – iniziata come uno scontro tra Austria, Ungheria e Serbia e solo successivamente spostata verso la Germania – era la capacità industriale della Germania, che rappresentava una minaccia economica per la Gran Bretagna, la cui valuta era in declino a causa della sua mancanza di attenzione allo sviluppo industriale.

Dopo la sconfitta della Germania, i banchieri privati ​​presero il controllo dell’economia tedesca, provocando l’iperinflazione.

Dopo il crollo della Repubblica di Weimar, il partito nazionalsocialista salì al potere ed emise una nuova valuta statale non presa in prestito dalle banche centrali.

Si basava su un’unità di valore, non su un’unità di debito.

Liberata dal dover pagare gli interessi sul denaro in circolazione, la Germania fiorì e cominciò rapidamente a ricostruire la propria industria.

È stata una trasformazione straordinaria da vedere.

 I media lo chiamarono il miracolo tedesco.

La rivista “Time” celebrava Hitler per lo straordinario miglioramento della vita del popolo tedesco e per l’esplosione dell’industria tedesca.

Nel 1938 lo nominarono addirittura “Uomo dell'anno” dal “Time Magazine”.

E poi, ancora una volta, la prosperità e la libertà della Germania da una Banca Centrale privata che prestava la valuta pubblica a interesse divennero una minaccia per altre nazioni e altre potenze…

La valuta basata sul valore emessa dallo stato tedesco rappresentava anche una minaccia diretta alla ricchezza e al potere delle banche centrali private di tutto il mondo, che già nel 1933 iniziarono a organizzare un boicottaggio globale contro la Germania per strangolare questo sovrano emergente che pensava di potrebbe governare la sua nazione senza una banca centrale privata.

La Seconda Guerra Mondiale fu sostanzialmente una ripetizione della Prima Guerra Mondiale, in quanto l’obiettivo principale era annientare il potere economico e industriale della Germania.

 In una nota del marzo 1946 di Winston Churchill a Harry Truman, la ragione della Seconda Guerra Mondiale fu chiarita:

La guerra non mirava solo ad abolire il fascismo, ma a conquistare i mercati di sbocco.

Se avessimo voluto farlo, avremmo potuto evitare che questa guerra scoppiasse senza fare un solo colpo, ma non abbiamo voluto farlo.

Secondo “Rivero”, Churchill nella sua serie di libri “La Seconda Guerra Mondiale” fece anche la seguente dichiarazione:

 

Il crimine imperdonabile della Germania prima della seconda guerra mondiale fu il tentativo di liberare la propria economia dal sistema del commercio mondiale e di costruire un sistema di cambio indipendente dal quale la finanza mondiale non poteva più trarre profitto.

Abbiamo macellato il maiale sbagliato.

I nostri militari sono il “muscolo” dei banchieri.

“Rivero” prosegue raccontando la storia di come, nel 1933, i banchieri di “Wall Street” reclutarono il maggiore generale del Corpo dei Marines “Smedley Butler” per condurre un colpo di stato contro il governo degli Stati Uniti, con l'intento di instaurare una dittatura fascista.

A quel tempo, il “New Deal” del presidente Roosevelt minacciava di ridistribuire la ricchezza alla classe media operaia, cosa che si intendeva impedire.

L’idea era quella di sbarazzarsi del governo americano nella sua interezza e insediare un segretario agli affari generali che rispondesse solo a Wall Street e non al popolo.

“Butler” finse di appoggiare il complotto e poi lo espose al Congresso prima che potesse essere portato a termine.

Roosevelt cercò di far arrestare i cospiratori, ma gli fu detto che se qualcuno dei banchieri centrali fosse stato mandato in prigione, i loro restanti amici di Wall Street avrebbero deliberatamente fatto crollare l'economia e avrebbero incolpato Roosevelt per questo.

“Butler”, nel suo libro del 1935 “War Is a Racket” confessò anche quanto segue:

Ho trascorso 33 anni e quattro mesi in servizio militare attivo come membro della forza militare più agile del nostro Paese, il Corpo dei Marines.

Ho prestato servizio in tutti i gradi di servizio, dal sottotenente al maggiore generale, e durante quel periodo ho trascorso la maggior parte del mio tempo a essere un uomo muscoloso di alta classe per le grandi imprese, per Wall Street e per i banchieri.

In breve, ero un criminale, un gangster del capitalismo.

Sospettavo di far parte di un racket in quel momento.

Ora ne sono sicuro.

 Come tutti i membri della professione militare, non ho mai avuto un pensiero originale fino a quando non ho lasciato il servizio. Le mie facoltà mentali rimasero in animazione sospesa mentre obbedivo agli ordini dei superiori.

Questo è tipico di tutti coloro che prestano servizio militare.

 Così, nel 1914, ho contribuito a rendere il Messico e soprattutto “Tampico” sicuri per gli interessi petroliferi americani.

 Ho contribuito a rendere “Haiti” e “Cuba” un posto decente in cui i ragazzi della “National City Bank” potessero raccogliere entrate.

 

Ho contribuito allo stupro di una mezza dozzina di repubbliche centroamericane a beneficio di Wall Street.

Il record del racket è lungo.

Ho contribuito a purificare il Nicaragua per la casa bancaria internazionale dei Brown Brothers dal 1909 al 1912.

Ho portato luce nella Repubblica Dominicana per gli interessi americani dello zucchero nel 1916.

In Cina nel 1927, ho contribuito a far sì che la Standard Oil si facesse strada indisturbata.

In quegli anni avevo, come direbbero i ragazzi nel retro, un gran baccano.

Sono stato ricompensato con riconoscimenti, medaglie e promozioni. Ripensandoci, sento che avrei potuto dare ad Al Capone qualche suggerimento.

La cosa migliore che poteva fare era gestire il suo racket in tre distretti cittadini.

Ho operato in tre continenti.

Il perché dietro l'assassinio di Kennedy.

Nel 1963, il presidente “John Fitzgerald Kennedy,” che comprendeva la natura predatoria delle banche centrali private, firmò l’ordine esecutivo 11110, che ordinava al Tesoro degli Stati Uniti di emettere una nuova valuta pubblica chiamata banconota degli Stati Uniti.

 Queste banconote non verrebbero prese in prestito dalla Federal Reserve ma piuttosto create dal governo degli Stati Uniti e garantite dall’argento.

Ciò rappresentò un ritorno al sistema economico su cui erano stati fondati gli Stati Uniti.

“Tutto sommato, circa 4,5 miliardi di dollari sono entrati nella circolazione pubblica, il che ha eroso i pagamenti degli interessi alla Federal Reserve e ha allentato il suo controllo sulla nazione”, afferma “Rivero”.

Cinque mesi dopo, Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas, e le banconote degli Stati Uniti furono ritirate dalla circolazione e distrutte.

 “Rivero” continua:

Dopo l'assassinio di Kennedy, “John J. McCloy”, presidente della” Chase Manhattan Bank” e presidente della” Banca Mondiale”, fu nominato membro della “Commissione Warren”.

 Ora, non mi interessa quanto sia bravo come banchiere, non è qualificato per indagare su un omicidio, che è ciò su cui ci è stato detto che si occupava la “Commissione Warren”...

Sappiamo tutti che la Commissione Warren era lì per nascondere quello che stava succedendo.

E, ovviamente, possiamo tranquillamente presumere che la presenza di “John J. McCloy” nella “Commissione Warren” servisse a garantire che il pubblico americano non avesse nemmeno un accenno delle dimensioni finanziarie dietro l'assassinio.

Ascesa e caduta di Bretton Woods.

Nel luglio 1944, alla fine della seconda guerra mondiale, una volta diventato evidente che le forze alleate stavano vincendo e sarebbero state in grado di dettare l’ambiente politico del dopoguerra, le potenze economiche mondiali si incontrarono a “Bretton Woods” nel “New Hampshire” per discutere su cosa fare divenne noto come l’”accordo di Bretton Woods per la finanza internazionale, che fu ratificato l’anno successivo.

In base a questo nuovo accordo, il dollaro statunitense ha sostituito la sterlina britannica come valuta commerciale globale e di riserva, e le nazioni firmatarie erano obbligate a legare le loro valute nazionali al dollaro.

Come spiegato da “Rivero”:

Le nazioni che hanno ratificato Bretton Woods lo hanno fatto a due condizioni.

 Il primo era che la “Federal Reserve” si sarebbe astenuta dal sovrastampare il dollaro come mezzo per saccheggiare prodotti reali... di altre nazioni, in cambio di inchiostro e carta.

Si trattava fondamentalmente di una tassa imperiale imposta dal sistema economico statunitense al resto del mondo.

Questa garanzia di non sovrastampa sarebbe stata supportata dal secondo requisito, ovvero che il dollaro americano sarebbe sempre stato riconvertibile in oro dal governo americano a 35 dollari l’oncia.

Ora, ovviamente, la “Federal Reserve”, essendo una banca privata e non responsabile nei confronti del governo degli Stati Uniti, ha di fatto iniziato a sovrastampare dollari cartacei, che sono stati inviati ad altre nazioni in tutto il mondo, e sotto Bretton Woods, hanno dovuto rispedire indietro prodotti, prodotti e materie prime a pieno valore.

Gran parte della prosperità americana percepita negli anni '50 e '60 era il risultato del fatto che queste nazioni straniere dovevano inviare vere materie prime, beni, prodotti negli Stati Uniti in cambio di questi piccoli pezzi di carta... perché erano costrette ad accettare queste note di carta che valgono $ 35 per oncia d'oro.

Poi, nel 1970, la Francia iniziò a guardare questa enorme pila di banconote stampate depositate nei caveaux delle banche, per le quali erano stati scambiati veri prodotti francesi come vino e formaggio, e notificò al governo degli Stati Uniti che avrebbero esercitato la loro opzione sotto Bretton Woods di restituire tutte quelle banconote in cambio di oro al tasso di cambio concordato di 35 dollari per oncia.

Il problema era che gli Stati Uniti non avevano neanche lontanamente l’oro per riscattare tutte quelle banconote.

 Così, il 15 agosto 1971, Richard Nixon sospese temporaneamente la convertibilità in oro delle banconote della Federal Reserve americana.

Ciò… di fatto pose fine a Bretton Woods e molte valute globali iniziarono a sganciarsi dal dollaro USA.

L'accaparramento di terre e la nascita del Petro Dollaro.

La sospensione di Bretton Woods da parte di Nixon creò anche un altro problema. “Rivero” spiega:

Gli Stati Uniti avevano garantito i loro prestiti – denaro preso in prestito da altri governi e investitori stranieri – con le riserve auree della nazione americana, e con la consapevolezza che non c’era abbastanza oro per riscattare tutte le banconote della Federal Reserve, i creditori agli Stati Uniti stavano iniziando a chiedersi:

 il governo degli Stati Uniti aveva abbastanza oro per coprire... i propri debiti in sospeso?

Le nazioni straniere iniziarono a diventare molto nervose riguardo ai prestiti agli Stati Uniti ed erano comprensibilmente riluttanti a prestare denaro aggiuntivo senza qualche forma di garanzia.

Quindi quello che ha fatto Richard Nixon è stato fondare “il movimento ambientalista”, con l’EPA e i suoi vari programmi,” come zone selvagge e aree senza strade, fiumi ereditati, zone umide e tutti questi altri programmi, che hanno preso vaste aree di terreno pubblico e le hanno trasformate in limiti al popolo americano che tecnicamente è il proprietario di tutte quelle terre.

Ma Nixon non aveva alcuna preoccupazione per l’ambiente.

 Il vero scopo di questo furto di terre con il pretesto dell’ambiente era quello di impegnare quelle terre incontaminate e le loro vaste risorse minerarie come garanzia sul debito nazionale in sospeso.

La moltitudine di tutti questi diversi programmi serviva semplicemente a nascondere la portata dell'accaparramento delle terre, la collateralizzazione del patrimonio del popolo americano... Quasi il 25% dell'intera nazione è ora bloccata da questi programmi EPA e impegnata come garanzia sui prestiti pubblici.

Ora, con i terreni disponibili per la collateralizzazione già scarsi, il governo degli Stati Uniti ha intrapreso un nuovo programma per sostenere la debole domanda internazionale di dollaro.

Gli Stati Uniti si sono avvicinati alle nazioni produttrici di petrolio del mondo, soprattutto nel Medio Oriente, e hanno offerto loro un accordo in cambio della vendita del loro petrolio solo in dollari.

 

Gli Stati Uniti garantirebbero la sicurezza militare di quelle nazioni ricche di petrolio, e le nazioni ricche di petrolio accetterebbero di spendere e investire i loro dollari cartacei all’interno degli Stati Uniti, in particolare in buoni del Tesoro statunitensi, che sarebbero rimborsabili attraverso le future generazioni di dollari statunitensi per i contribuenti.

Il concetto è stato etichettato come petrodollaro.

 In effetti, gli Stati Uniti, non più in grado di sostenere il dollaro con l’oro, lo stavano ora sostenendo con il petrolio di altri paesi, e quella necessità di mantenere il controllo su quelle nazioni petrolifere per sostenere il dollaro ha dominato da sempre la politica estera americana nella regione.

Guerre e omicidi per sostenere il Petrodollaro.

Nel corso del tempo, l’attenzione dell’America alla finanza rispetto alla produzione ha portato a una situazione in cui i paesi produttori di petrolio erano pieni di liquidità statunitense, ma gli Stati Uniti non producevano o vendevano nulla che queste nazioni volessero acquistare.

 L’Europa ha prodotto automobili e aerei migliori e non ha consentito l’uso di alimenti geneticamente modificati.

Nel 2000, l’Iraq ha chiesto il diritto di vendere il proprio petrolio in cambio di euro, e nel 2002, le Nazioni Unite hanno acconsentito a farlo nell’ambito del programma “petrolio in cambio di cibo”.

Un anno dopo, gli Stati Uniti invasero nuovamente l'Iraq, Saddam Hussein venne pubblicamente linciato e il petrolio iracheno poté nuovamente essere venduto solo in dollari USA.

Uno scenario simile si è verificato in Libia.

Nel 2000, Muammar Gheddafi propose l’adozione di una nuova valuta basata sull’oro, il dinaro d’oro.

 Ha poi annunciato che il petrolio libico sarà venduto solo in cambio di dinari d'oro.

Come notato da “Rivero”:

Questa mossa aveva il potenziale di minare seriamente l’egemonia globale del dollaro.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy sarebbe arrivato al punto di definire la Libia una minaccia alla sicurezza finanziaria mondiale.

Quindi, gli Stati Uniti hanno invaso la Libia con il pretesto di sostenere una ribellione popolare.

Hanno brutalmente assassinato Gheddafi – evidentemente perché l'oggetto del linciaggio di Saddam non era stato un messaggio sufficiente – hanno imposto una banca centrale privata e hanno riportato la produzione petrolifera della Libia in dollari.

Secondo il generale “Wesley Clark”, il piano generale per la dollarizzazione delle nazioni petrolifere del mondo comprendeva sette obiettivi:

Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan, Iran e Venezuela…

Ciò che è degno di nota riguardo alle sette nazioni originariamente prese di mira dagli Stati Uniti è che nessuna di loro è membro della “Banca dei Regolamenti Internazionali”.

Questa è la banca centrale privata dei banchieri centrali privati ​​situata in Svizzera.

 

Ciò significava che le sette nazioni prese di mira stavano decidendo da sole come gestire le loro economie, invece di sottomettersi ai banchieri centrali privati ​​internazionali.

Ora… i banchieri puntano le armi sull’Iran, che osa avere una banca centrale governativa e vendere il proprio petrolio per qualunque valuta scelga.

L'agenda di guerra per l'Iran è... costringere il petrolio iraniano a essere venduto solo in dollari e costringerlo ad accettare una banca centrale di proprietà privata.

Sei stato allevato da un sistema scolastico pubblico e da media che ti assicurano costantemente che le ragioni di tutte queste guerre e omicidi sono molte e varie. "Stiamo portando la democrazia nelle terre conquistate."

Lo sentiamo spesso, quando in realtà gli Stati Uniti non lo hanno fatto.

 Il risultato abituale di un rovesciamento degli Stati Uniti è l’imposizione di una dittatura pro-business, pro-Wall Street e pro-USA.

La vera agenda dei banchieri.

In conclusione, la vera agenda dei banchieri centrali è semplice.

Significa derubare le persone della loro ricchezza e renderle schiave di questo sistema predatorio creando un falso senso di obbligo.

“Tale obbligo è falso perché il sistema bancario centrale privato, per definizione, crea più debito che denaro con cui pagare il debito”, spiega “Rivero”.

“Non c'è via d'uscita, per come è impostato. È impossibile scappare finché giochi secondo le loro regole. E bisogna capire che il sistema bancario centrale privato non è scienza.

 È una religione”.

«Si tratta di un insieme di regole arbitrarie create a beneficio del sacerdozio, cioè dei banchieri, e viene sostenuto solo perché la gente crede che sia così che dovrebbe essere.

La frode persiste con risultati spesso letali solo perché alle persone viene fatto il lavaggio del cervello inducendole a credere che questo è il modo in cui dovrebbe essere la vita e che non esiste alcuna alternativa o dovrebbe essere nemmeno sognata”.

La strada verso la libertà: abolire le banche centrali private.

La realtà è che non abbiamo “bisogno” delle banche centrali. Nemmeno per niente.

Un paese, o anche singoli stati, possono creare la propria moneta e gestire le proprie banche, senza usura o con tassi di interesse molto bassi.

Questa è la strada verso la libertà, e tutto ciò che serve è la decisione di farlo, e il coraggio di portarlo avanti.

Idealmente, le nazioni catturate in tutto il mondo si libererebbero tutte in una volta, poiché ciò garantirebbe al meglio la sicurezza di tutti.

Come notato da “Rivero”:

Le banche centrali private non esistono per servire il popolo, la comunità o la nazione.

Le banche centrali private esistono per servire i loro proprietari per renderli ricchi oltre i sogni di Mida, e tutto al costo dell’inchiostro, della carta, della giusta tangente al giusto funzionario e dell’occasionale assassinio.

Dietro tutte queste guerre e tutti questi omicidi… c’è un’unica politica di dittatura finanziaria.

I banchieri centrali privati ​​consentono ai governanti di governare solo con la promessa che il popolo di una nazione sia schiavo delle banche centrali private.

I governanti che non accetteranno ciò verranno uccisi e la loro nazione sarà invasa da quelle altre nazioni ancora schiave delle banche centrali private.

 Gli stessi banchieri non combattono queste guerre.

 I loro figli non sono in queste guerre.

Questo cosiddetto “scontro di civiltà” di cui vi parlano i media aziendali è in realtà una guerra tra sistemi bancari, con i banchieri centrali privati ​​che si impongono al resto del mondo, non importa quanti milioni di persone dovranno morire per questo. …

Ora stiamo entrando nella terza [guerra mondiale] nell’era delle armi nucleari e biologiche.

Questo è molto pericoloso. Dobbiamo chiedercelo.

 I banchieri centrali privati ​​sono disposti a rischiare di incenerire l’intero pianeta per alimentare la loro avidità?

Apparentemente sì.

 

Quindi voi, come genitori, come fratelli, come coniugi, dovete chiedervi: 'Vuoi davvero vedere i tuoi cari in uniforme uccisi e paralizzati, tutto per un bilancio bancario?...

Finché le banche centrali private potranno esistere… ci saranno povertà, disperazione, milioni di morti in infinite guerre mondiali… Il percorso verso la vera pace mondiale sta nell’abolizione di tutte le banche centrali private ovunque e nel ritorno alle banche centrali emesse dallo Stato.

Con valute basate sul valore che consentono alle nazioni e alle persone di diventare prospere attraverso il proprio lavoro, sviluppo e sforzi.

 

 

 

Sta per iniziare una

nuova guerra mondiale?

Lifesitenews.com – Dott. Giuseppe Mercola – (31 ottobre 2023) – ci dice:

 

Con il recente attacco a Israele, i falchi belligeranti americani stanno nuovamente strillando nonostante questi avvertimenti.

 Nel frattempo, da oltre un decennio, i cartelli contrabbandano terroristi negli Stati Uniti.

Ci dice il co-fondatore di “LifeSiteNews” “Steve Jalsevac”:

 questa è un'analisi critica che collega le due guerre attuali e in corso alle ambizioni delle élite globaliste del Grande Reset.

 “LifeSiteNews” lo ha percepito fin dall’inizio della guerra in Ucraina e anche dell’attuale conflitto in Medio Oriente.

 Sempre più pubblico si sta risvegliando a questa comprensione a causa della crescente consapevolezza dei piani dichiarati del “pericoloso culto religioso” del “World Economic Forum”.

Hanno visto e ascoltato l’impegno pubblicamente dichiarato dello “Stato profondo” (Deep State) degli Stati Uniti e di Biden e di altri leader occidentali nei confronti del piano Great Reset del WEF per distruggere e poi “ricostruire meglio” il mondo.

Niente di tutto questo era nelle loro piattaforme elettorali, eppure governa tutto ciò che stanno facendo ora.

Il “Grande Reset” è anche impegnato nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che prevede allarmanti politiche legate allo spopolamento e alla rivoluzione sessuale e la soppressione delle credenze e della cultura giudaico-cristiane tradizionali, nonché della governance mondiale da parte delle élite aziendali o di ciò che il WEF chiama “stakeholder”.

Non vedrai nulla di simile a questo articolo e a molti altri che pubblichiamo relativi ai conflitti in nessuno dei media mainstream.

Per loro, queste sono tutte “teorie del complotto”, anche se le prove a sostegno di esse sono molto forti.

Infatti i media sono appositamente controllati dai globalisti.

 

LA STORIA IN BREVE.

La “cabala globalista” dietro il piano “The Great Reset” vuole disperatamente la guerra – più grande è, meglio è – poiché ciò faciliterà la transizione verso il loro “nuovo ordine mondiale”.

La guerra distrugge le catene di approvvigionamento, il settore energetico, l’approvvigionamento alimentare e la forza lavoro, il che crea dipendenza dal governo, che a sua volta verrà preso in consegna dagli interessi privati ​​e dalle banche centrali attraverso il collasso dell’economia globale.

Porre fine alla guerra in Ucraina potrebbe contribuire notevolmente a contrastare tale piano, ma invece i leader americani stanno gettando benzina su un’altra guerra.

Il 7 ottobre 2023 Hamas ha lanciato un attacco a sorpresa contro i civili israeliani.

 I falchi della guerra americani chiedono attacchi di ritorsione non solo contro i civili palestinesi a Gaza ma anche contro l’Iran, sospettato di finanziare le forze di Hamas.

L’8 ottobre 2023, un alto funzionario di Hezbollah, “Hashem Safi al-Din”, ha avvertito che il Libano si unirà alla resistenza palestinese a meno che Stati Uniti e Israele non cessino di “violare” i luoghi santi musulmani.

Le prove suggeriscono che” Hezbollah” utilizza i cartelli messicani per introdurre clandestinamente terroristi negli Stati Uniti da oltre un decennio, aumentando la possibilità di attacchi terroristici sul suolo americano, nel caso in cui dovessimo entrare in guerra in Medio Oriente.

( Mercola ) .

 Come dettagliato in “Fase 2 del Grande Reset: Guerra”, pubblicato un anno e mezzo fa, nel marzo 2022, la cabala globalista dietro il piano del Grande Reset vuole disperatamente la guerra – più grande è, meglio è – poiché ciò faciliterà la transizione verso il loro “nuovo ordine mondiale”.

Più aree verranno livellate, più facile sarà ricostruire le città intelligenti al loro posto.

 Più persone vengono uccise, più i sopravvissuti saranno malleabili e probabilmente accetteranno la schiavitù in cambio di una parvenza di pace e sicurezza.

La guerra distrugge le catene di approvvigionamento, il settore energetico, l’approvvigionamento alimentare e la forza lavoro, il che crea dipendenza dal governo, che a sua volta verrà preso in consegna dagli interessi privati ​​e dalle banche centrali private attraverso il collasso dell’economia globale.

Porre fine alla guerra in Ucraina potrebbe contribuire notevolmente a contrastare questo piano.

​​“Ma tutte le guerre sono guerre dei banchieri!”

Come minimo, ritarderebbe drasticamente l’attuazione finale del Grande Reset, dandoci il tempo di elaborare altre soluzioni.

Ma invece i leader americani stanno gettando benzina su un’altra guerra.

Come previsto, dall’incursione della Russia in Ucraina, gli Stati Uniti non hanno fatto altro che spingere per l’escalation del conflitto, e ora, con l’attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas contro Israele, i falchi della guerra americani stanno strillando di nuovo, chiedendo ritorsioni e attacchi non solo contro i civili palestinesi a Gaza ma anche contro l’Iran, sospettato di finanziare le forze di Hamas.

 

Comprendere il contesto delle guerre attuali.

La pace richiede la capacità di vedere entrambi i lati di un conflitto, e questo è qualcosa che i media mainstream non facilitano.

Ad esempio, ci è stato ripetutamente detto che l'attacco della Russia all'Ucraina era “non provocato”, ma la pazienza della Russia è stata portata al limite per oltre un decennio.

Dal punto di vista della Russia, sta combattendo una minaccia esistenziale.

 Nel frattempo, le prove suggeriscono che la base per la difesa dell’Ucraina da parte degli Stati Uniti è legata al suo essere un prezioso centro di riciclaggio di denaro e, potenzialmente, un alleato segreto per la produzione di armi biologiche.

Ora, si dice che anche Israele stia combattendo una minaccia esistenziale, e anche la leadership americana non sta facendo nulla per promuovere la pace in questa situazione.

La colpa viene attribuita a una parte o all'altra, piuttosto che vedere gli eventi in un contesto storico e cercare di arrivare a una soluzione.

Una lunga storia di conflitti.

Esiste un video che è un documentario di “History Hit Network “che esamina il conflitto di lunga data tra Israele e Palestina, iniziato con la dichiarazione di Israele come stato nazionale indipendente nel 1948.

Come spiegato nel video, migliaia di ebrei emigrarono in Palestina negli anni '20 e '30, provocando violenti scontri con la popolazione araba locale.

A quel tempo, l’impero britannico occupava la Palestina e i suoi tentativi di limitare l’immigrazione ebraica fecero infuriare gli ebrei.

 Allo stesso tempo, il sostegno dichiarato degli inglesi a una patria ebraica fece infuriare gli arabi.

Poi scoppiò la seconda guerra mondiale e circa 6 milioni di ebrei furono assassinati nei campi di concentramento nazisti.

 Dopo la guerra, gli ebrei iniziarono nuovamente ad affluire in Palestina, che consideravano la loro patria e, nel 1947, gli inglesi si resero conto che la situazione era diventata insostenibile.

La soluzione, ideata dalle Nazioni Unite appena formate, era quella di dividere la terra contesa della Palestina in due sezioni.

Gli ebrei festeggiarono e gli arabi si ribellarono.

Il 14 maggio 1948, il giorno in cui le truppe britanniche si ritirarono dalla Palestina e fu dichiarato lo Stato di Israele, scoppiò la violenza tra le due comunità.

I paesi musulmani del Libano, della Siria, dell’Iraq, della Giordania e dell’Egitto hanno attaccato lo stato appena formato e si sono assicurati il ​​territorio arabo al suo interno.

Nel restante territorio israeliano, migliaia di palestinesi furono cacciate dalle forze israeliane.

Ciò costituisce la base di un conflitto che è ancora in fermento oggi.

I palestinesi allontanati con la forza dalle loro case non lo hanno mai dimenticato. La situazione peggiorò ulteriormente nel 1967, quando Israele conquistò ulteriore territorio alla Giordania e alla Siria.

Secondo il documentario:

Quella era una guerra in cui le nazioni arabe stavano chiaramente per attaccare Israele.

 Israele aveva, per così dire, il diritto sia legale che morale di colpire per primo, e lo ha fatto per primo.

Come risultato dell'attacco preventivo di Israele, la Striscia di Gaza, inizialmente parte dell'Egitto, passò sotto il controllo di Israele.

 Nel 1973, i vicini ostili di Israele reagirono con un attacco a sorpresa durante la festa religiosa dello Yom Kippur.

Dopo anni di continue aggressioni, Egitto e Israele si incontrarono finalmente per negoziare la pace nel 1978.

Gli accordi di Camp David del 1978 restituirono la penisola del Sinai all’Egitto, mentre Israele mantenne Gerusalemme Est, la Cisgiordania, le alture del Golan in Siria e la Striscia di Gaza.

Israele ha anche acquisito più di 1 milione di arabi palestinesi che vivevano nei territori occupati da Israele.

L'ascesa di Hamas.

Gli accordi, tuttavia, non fecero nulla per placare vecchie divergenze e, per decenni, le forze israeliane e l’”Organizzazione per la Liberazione della Palestina” (OLP) portarono avanti le ostilità.

I colloqui di pace furono rinnovati all’inizio degli anni ’90 a Oslo, in Norvegia, dando vita ad una soluzione a due Stati.

Gli accordi di Oslo garantivano il diritto di Israele ad esistere come stato indipendente e che i vicini arabi avrebbero smesso di chiedere l'annientamento di Israele e avrebbero invece garantito la sua sicurezza.

 

In cambio, ai palestinesi verrebbe garantito anche uno Stato indipendente.

Di conseguenza, i palestinesi hanno potuto eleggere il proprio governo nei territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

Gerusalemme, nel frattempo, doveva essere una “città libera”.

Le cose però non andarono come previsto.

Nel 2000 sono ripresi i violenti scontri tra le due comunità e nel 2006 i palestinesi hanno eletto al potere membri del gruppo islamico intransigente Hamas.

 Il partito al potere, Fatah, si è ritrovato con soli 45 seggi su un governo di 132, mentre Hamas ne ha ottenuti 74.

Il problema?

 L'atto costitutivo di Hamas prevedeva l'impegno alla distruzione totale dello Stato israeliano – una violazione diretta degli Accordi di Oslo.

“Tahani Mustafa”, politologo, descrive Hamas come “il braccio armato del ramo palestinese dei Fratelli Musulmani, poiché è stato creato appositamente per questo motivo nel 1987”.

Secondo “Mustafa”, l'elezione di Hamas è stata un “voto di protesta” contro la corruzione di Fatah e i fallimenti del governo, e contro la continua occupazione israeliana di quella che consideravano terra palestinese.

La violenza si intensificò nei successivi quattro anni, provocando la morte di migliaia di persone da entrambe le parti.

Come osservato nel documentario, “Questo è un conflitto alimentato da vecchie controversie e lamentele irrisolte, in cui ciascuna parte incolpa l’altra”.

Entrambi si considerano i legittimi proprietari della Palestina e nessuno dei due è disposto ad accettare il compromesso di spartirsi la terra.

Il governo palestinese è diviso.

Aggiungendo un ulteriore livello di complessità, Hamas e Fatah hanno combattuto anche internamente per il controllo sulle forze di sicurezza.

 Hamas cercò di creare un governo unito, ma Fatah rifiutò e i negoziati alla fine si interruppero.

L’intelligence statunitense ha armato Fatah per effettuare un colpo di stato militare contro Hamas, ma l’intelligence di Hamas ha intercettato il piano e ha preso preventivamente il controllo della Striscia di Gaza.

Così, nel giugno 2007, il governo palestinese era diviso in due, con Fatah che controllava l’area palestinese della Cisgiordania e Hamas che controllava Gaza, che è una delle aree più densamente popolate del pianeta.

Israele ha risposto con un blocco economico di Gaza, impedendo ai residenti di ricevere cibo, medicine, materiali da costruzione e altro, nel tentativo di fare pressione su di loro affinché cacciassero Hamas.

In risposta al blocco, i militanti di Hamas hanno bombardato Israele, e Israele ha risposto allo stesso modo.

Dopo due anni di attacchi aerei avanti e indietro, l’Egitto, nel 2008, ha mediato un cessate il fuoco, e le due parti hanno convenuto che più a lungo fosse durato il cessate il fuoco, più aperti sarebbero diventati i confini di Gaza.

 Ahimè, la pace non durò a lungo.

Sei mesi dopo, nel dicembre 2008, Israele lanciò l’operazione “Piombo Fuso”, bombardando 100 obiettivi di Gaza nei primi quattro minuti dell’attacco.

Nelle tre settimane successive, le forze israeliane penetrarono a Gaza, attaccando quelle che sostenevano fossero le roccaforti di Hamas.

Tuttavia, a causa della sua densità di popolazione, le vittime civili erano inevitabili. A metà gennaio 2009, 1.400 civili palestinesi erano stati uccisi dalle forze israeliane, tra cui 313 bambini.

Israele ha finalmente concluso l'operazione il 18 gennaio 2009, in seguito alla condanna internazionale.

I Fratelli Musulmani.

Come spiegato nel film, nel 2012, i Fratelli Musulmani erano saliti al potere al Cairo, in Egitto, ed era stata forgiata un’alleanza tra i Fratelli Musulmani e Hamas, e beni tanto necessari affluivano a Gaza dall’Egitto.

Nel 2013 i Fratelli Musulmani furono rovesciati da un colpo di stato.

Il nuovo governo non ha sostenuto Hamas e ha bloccato i tunnel sotterranei utilizzati per contrabbandare merci dall'Egitto a Gaza.

 Nel 2014 Hamas si trovava ad affrontare una crisi finanziaria, poiché la maggior parte delle entrate del governo si erano prosciugate quando il contrabbando di merci era cessato.

Quasi la metà della popolazione adulta di Gaza era disoccupata e l’acqua pulita e l’elettricità scarseggiavano.

Le Nazioni Unite hanno dichiarato un'emergenza umanitaria a Gaza, ma la popolarità di Hamas è rimasta.

 I residenti di Gaza hanno invece incolpato Israele e Fatah in Cisgiordania per i loro problemi.

Il conflitto riprende.

Nel 2012, il leader di Hamas “Ahmed Al-Jabari “è stato ucciso da un attacco di droni israeliani.

Nei giorni successivi furono bombardati altri obiettivi, tra cui il quartier generale di Hamas e i depositi di munizioni.

Colpite anche le infrastrutture civili.

Hamas ha risposto con il lancio indiscriminato di razzi sulle aree civili di Israele.

 Il sistema di difesa missilistico israeliano, “Iron Dome”, ha limitato le vittime israeliane a sei.

I colloqui di pace sono ripresi nel 2014, ma sono falliti.

Nel giugno di quell'anno, tre adolescenti israeliani furono rapiti e uccisi da palestinesi in Cisgiordania.

È stata lanciata una massiccia operazione militare per individuare i colpevoli, che ha portato all’arresto di 350 palestinesi, tra cui importanti funzionari di Hamas.

Le tensioni aumentarono rapidamente.

Quando un giovane palestinese è stato ucciso da un gruppo di nazionalisti israeliani, Hamas ha lanciato razzi per rappresaglia.

 In risposta, Israele ha lanciato l’operazione “Margine Protettivo”. Ancora una volta, la Striscia di Gaza è stata trasformata in una zona di guerra.

 Al termine di un’operazione durata sette settimane, più di 20.000 case palestinesi a Gaza erano state rase al suolo e più di 2.000 residenti uccisi.

Gli Stati Uniti riconoscono Gerusalemme come capitale di Israele.

Nel 2016, il neoeletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciò che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e vi avrebbero trasferito l’ambasciata americana.

La comunità internazionale ha condannato questa mossa, esprimendo preoccupazione perché potrebbe aggravare il conflitto con la Palestina.

I palestinesi in Cisgiordania e a Gaza hanno lanciato proteste di massa settimanali, poiché le consideravano una violazione dell’accordo per mantenere Gerusalemme libera e neutrale.

Hanno chiamato le manifestazioni “La Grande Marcia del Ritorno” e hanno chiesto il diritto di tornare alle loro case ancestrali, che erano state loro tolte da Israele nel 1948, e la fine del blocco israeliano di Gaza durato 12 anni.

Nel marzo 2019, Trump ha fatto infuriare ancora una volta i palestinesi, annunciando che gli Stati Uniti sarebbero diventati il ​​primo paese ad appoggiare l’occupazione israeliana delle alture del Golan.

Come notato nel film, gli Stati Uniti hanno appoggiato “l’espansione di Israele attraverso la guerra” e, di conseguenza, “la soluzione dei due Stati, che è l’unica soluzione che il mondo è riuscito a vedere per questo conflitto da allora”.

Dal 1967, è ormai molto improbabile che abbia luogo”.

Nel gennaio 2020, l’amministrazione Trump ha presentato la parte finale del piano di pace israelo-palestinese.

I palestinesi avrebbero un proprio stato indipendente, ma Hamas dovrebbe rinunciare al potere su Gaza.

Israele guadagnerebbe anche più terra.

Il piano fu immediatamente respinto dai palestinesi e Hamas rimase al potere.

Tutto questo ci porta ad oggi, e all’attacco guidato da Hamas contro i civili israeliani nella prima settimana di ottobre.

 Come potete vedere, c'è molta storia, molto contesto, per questo ultimo round di aggressione.

Entrambe le parti hanno subito un torto in un punto o nell’altro, ed entrambe hanno sbagliato.

 Prendere posizione senza una comprensione almeno superficiale di questo contesto storico può solo portare a un maggiore spargimento di sangue. Eppure questo è ciò che stanno facendo i nostri leader, e sta alimentando le fiamme della guerra.

Ora Hezbollah sta usando i cartelli messicani per invadere gli Stati Uniti.

L’8 ottobre 2023, un alto funzionario di Hezbollah, “Hashem Safi al-Din”, ha affermato che le violazioni dei luoghi santi islamici da parte di Stati Uniti e Israele e il “superamento di tutte le linee” sono ciò che ha portato all’ultimo attacco. Inoltre, ha avvertito che il Libano si unirà al “diluvio” contro Israele se la “follia” continua.

 

Le forze di Hezbollah hanno già bombardato siti militari israeliani lungo il confine con il Libano “in solidarietà con la resistenza palestinese”.

Secondo quanto riferito, Israele ha risposto con un attacco di droni contro le “infrastrutture di Hezbollah” nell’area.

Il fatto che il Libano stia avvertendo l’America di restare fuori dal conflitto israelo-palestinese è particolarmente degno di nota alla luce delle prove che suggeriscono che Hezbollah sta utilizzando i cartelli messicani per introdurre clandestinamente terroristi negli Stati Uniti attraverso il nostro vasto confine meridionale, e lo fa da tempo. Forse da ben più di un decennio.

 Si dice anche che Hezbollah abbia stabilito una base vicino al confine americano in Messico.

Come notato da Robert F. Kennedy Jr., lasciando il confine non protetto, l’amministrazione Biden ha di fatto esternalizzato l’immigrazione statunitense ai cartelli messicani.

Decidono chi deve entrare e ci sono tutte le ragioni per sospettare che tra loro ci siano terroristi di vario genere.

L'amministrazione Biden sostiene inoltre l'escalation israeliana contro l'Iran, che alza ulteriormente la posta in gioco e rischia attacchi terroristici sul suolo americano.

Non ci sono risposte facili a conflitti ormai consolidati come quelli in Medio Oriente, ma invocare in modo aggressivo azioni di ritorsione non è chiaramente nell’interesse di nessuno, tanto meno della popolazione americana.

Eppure eccoci qui, apparentemente impotenti a evitare di essere trascinati in quella che potrebbe trasformarsi in una guerra mondiale su più fronti.

Nell’immediato, la cosa migliore che probabilmente potresti fare è assicurarti che la tua famiglia sia ben preparata per eventuali interruzioni delle nostre infrastrutture e catene di approvvigionamento.

 

 

 

 

La Presunta Superiorità Morale

dei Democratici Paesi Occidentali è Morta!

Conoscenzealconfine.it – (23 Ottobre 2023) - Leali del Brujo – ci dice:

 

L’ex primo ministro malese, Mahathir Mohamad, 98 anni:

 l’affermazione del presidente Joe Biden secondo cui l’attentato all’ospedale di Gaza è stato il risultato di un razzo palestinese è completamente ridicola e assurda.

Perché dovrebbero esserci dubbi sul fatto che l’attentato all’ospedale “Al-Ahli” provenisse da una struttura israeliana?

Il regime omicida sta cercando di spazzare via i palestinesi e Gaza dalla faccia della terra dalla settimana scorsa.

In effetti, negli ultimi 70 anni Israele ha continuato a perseguitare i palestinesi, cercando di distruggerli completamente.

E ora all’improvviso, dopo che Israele ha effettuato attacchi giorno e notte, incolpa i palestinesi per l’esplosione dell’ospedale.

 

La storia di “Biden” si basa sulle informazioni ricevute da “Netanyahu” e dal “Pentagono”.

 È ovvio che Netanyahu mente su tutto.

 E se Biden vuole usare il Pentagono per dare credibilità alla sua narrazione, allora non abbiamo dimenticato come il “Pentagono e altre istituzioni americane” abbiano mentito sull’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq.

Una bugia più recente è l’affermazione di Biden di aver visto fotografie di “Hamas” che decapitavano bambini.

La “Casa Bianca”, infatti, ha ritirato la dichiarazione, ammettendo che non vi era alcuna prova di un simile atto.

La domanda è come “Biden” possa mentire apertamente, e anche con una faccia onesta.

Il nocciolo della questione è che tutte queste atrocità commesse da Israele contro i palestinesi sono dovute al sostegno americano a Tel Aviv.

Se il governo americano dovesse ritirare il suo sostegno a Israele e tagliare tutte le forniture militari a quel regime, Israele non sarebbe in grado di commettere impunemente il genocidio e l’omicidio di massa dei palestinesi.

 Il governo americano deve ammettere la propria colpa e dire la verità.

Israele e l’IDF sono terroristi.

Gli Stati Uniti sostengono apertamente i terroristi.

Allora chi sono loro stessi, gli Stati Uniti?

Un Covo di Vipere.

 

La presunta superiorità morale dei “democratici paesi occidentali” è MORTA sotto i bombardamenti indiscriminati di Gaza.

Spregevoli individui sono stati posti a capo di questi paesi, non dai popoli che anzi li disprezzano, ma da un’élite globalista che godendo della massima impunità detta l’agenda ai servi ubbidienti.

Un covo di vipere, avvelenati dal potere, ipocriti fino al midollo non esitano un istante a condannare la “Federazione Russia per crimini di guerra”, per poi non pronunciare una sillaba di sdegno per” il genocidio dell’intero popolo palestinese”.

Il governo israeliano bombarda interi quartieri residenziali, taglia luce, acqua, gas, colpisce indiscriminatamente ospedali, chiese, moschee, scuole, per dirti che lì, da qualche parte, si nasconde un probabile terrorista.

Ma i terroristi sono loro e chiunque non si dissocia dalla barbarica idea di colpa e punizione collettiva.

Non ci sto a condannare sempre e soltanto chi resiste e lotta per liberare la propria terra dall’oppressore.

Nessuno può chiamarsi fuori da questa catastrofe, i tiepidi saranno responsabili tanto quanto i macellai, l’opulento e narcolettico occidente pagherà un prezzo inenarrabile ma giusto, poiché commisurato alle sue colpe.

A te invece dico, impegnati come puoi, desta la tua coscienza, fa in modo che la tua persona conti, non aspettare gli altri, prendi consapevolezza adesso, perché non è rimasto molto tempo.

(il Brujo, youtube.com/@Lealidelbrujo/streams)

(t.me/lealidelbrujo).

 

 

 

BCE: tra due anni euro digitale.

Vogliono far sparire la moneta cartacea.

Disinformazione.it – (21 Ottobre 2023) - Marcello Pamio – ci dice:

 

La BCE di Francoforte avvia la fase di sperimentazione dell'euro digitale che durerà due anni, in attesa poi del via libera da parte dei camerieri: i politici.

Tale test partirà il primo di novembre, quindi con la festa di Ognissanti, la cui vigilia era nota nella tradizione celtica col termine pagano di “Samhain”, ossia “la fine dell’estate”.

I Celti dividevano l’anno in due sole stagioni: estate e inverno, e la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre rappresentava la fine dell’anno:

 il capodanno celtico!

Stiamo parlando della notte nella quale il “velo” che separa il nostro mondo da quello dei morti è più sottile.

Non a caso “Samhain” racchiudeva i riti più importanti dell'anno ed era un momento di raccoglimento mistico.

I demoni (morti che camminano) che gestiscono la Troika (Commissione europea, BCE e FMI) ma non solo, casualmente hanno scelto come inizio della sperimentazione dell'euro digitale proprio questo momento di passaggio.

Sarà il capodanno del “Nuovo Ordine Mondiale”!

Vogliono far sparire la moneta cartacea e sostituirla con una digitale centralizzata! Avete idea di cosa significherà questo passaggio epocale?

 È la pietra miliare dell'élite mondialista, dei gruppi massonici e dell'alta finanza! La schiavitù assoluta!

Ma state pur certi che i pluriseriati (quelli che ancora respirano) accoglieranno a braccia aperte questa grande innovazione digitale!

E infine lo dico anche ai cosiddetti "risvegliati":

confondere i Bitcoin (non controllabili, anonimi e decentralizzati) con le valute digitali centralizzate è come confondere “Burioni” o “Bassetti” con esseri senzienti!

 

 

 

 

L’agenda “One Health” dell’OMS è

una presa completa del potere globale.

Lifesitenews.com – Dott. Giuseppe Mercola – (2 maggio 2023) – ci dice:

Il piano generale “One Health” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità va ben oltre la semplice salute e comprende norme sull’agricoltura, sul clima, sui movimenti della popolazione e altro ancora.

(La Sede dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è a Ginevra, Svizzera.)

Life Site News: il video e l'articolo seguenti presentano una panoramica che fa riflettere sui piani globalisti per l'OMS che istituirebbero una pericolosa tirannia "One Health" nel mondo.

 È fondamentale inoltrare questo materiale a tutti i rappresentanti eletti a tutti i livelli nella vostra nazione e ad altre persone influenti.

Niente può sopravvalutare la gravità di questa minaccia alla democrazia e al vostro modo di vivere.

 Non può essere ignorato.

LA STORIA IN BREVE.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta cercando di rafforzare il proprio controllo sulla salute globale attraverso modifiche alle normative sanitarie internazionali (IHR) e al trattato sulla pandemia.

Il trattato sulla pandemia garantirà all’OMS un potere che va ben oltre la semplice risposta alla pandemia.

Sottolinea l’agenda “One Health”, che unisce in uno solo le preoccupazioni per la salute umana, la salute degli animali e l’ambiente.

Secondo l’agenda One Health, l’OMS avrebbe il potere di prendere decisioni relative alla dieta, all’agricoltura e all’allevamento, all’inquinamento ambientale, allo spostamento delle popolazioni e molto altro ancora.

Gli interessi privati ​​esercitano un potere immenso sull’OMS e la maggior parte dei finanziamenti sono “specificati”, nel senso che sono destinati a programmi particolari.

 L’OMS non può stanziare questi fondi dove sono più necessari.

Anche questo influenza in modo massiccio ciò che fa l’OMS e come lo fa.

 Quindi, l’OMS è un’organizzazione che fa tutto ciò che i suoi finanziatori le dicono di fare.

La presa del potere globalista dipende dalla riuscita creazione di un ciclo di feedback di sorveglianza per le varianti del virus, dichiarazione di rischio potenziale seguita da blocchi e restrizioni, seguiti da vaccinazioni di massa delle popolazioni per “porre fine” alle restrizioni pandemiche, seguite da una maggiore sorveglianza e così via.

I finanziamenti per questo schema provengono principalmente dai contribuenti, mentre i profitti vanno alle aziende e ai loro investitori.

( Mercola ) – In un  video  del 22 marzo 2023, il “Dr. David Bell” , Ph.D., membro del comitato esecutivo della “PANDA Science Sense Society”  , esamina il nuovo trattato internazionale sulla pandemia proposto dall’”Organizzazione Mondiale della Sanità:

 cos’è e l'impatto che avrà sulla democrazia e la libertà in tutto il mondo – e le modifiche proposte ai regolamenti sanitari internazionali (IHR) dell'OMS.

Come notato da “PANDA”:

L’evento COVID ha rivelato che non si trattava solo di salute pubblica e che gli aspetti politici, economici e sociali della risposta sono di gran lunga più importanti del virus stesso.

Permane una spinta continua verso la trasformazione delle nostre società secondo modalità che minacciano la democrazia e i nostri stili di vita esistenti.

Il trattato pandemico dell’OMS e gli emendamenti dell’IHR sono due delle strategie che ci stanno spingendo “verso una trasformazione della società che minaccia la democrazia e i nostri stili di vita esistenti”.

Entrambi mirano a raggiungere la stessa cosa, ovvero centralizzare il potere sulle nazioni presso l’OMS.

L’OMS è completamente compromessa.

Come notato da “Bell”, l’OMS non è più quella di una volta.

Per cominciare, gli interessi privati ​​esercitano ora un potere immenso sull’organizzazione.

Bill Gates è il più grande finanziatore dell’OMS se si sommano le donazioni della Fondazione Gates e delle sue altre organizzazioni, come GAVI the Vaccine Alliance.

Un altro cambiamento importante è che la maggior parte dei finanziamenti sono “specificati”, nel senso che sono destinati a programmi specifici.

 L’OMS non può stanziare questi fondi dove sono più necessari.

Anche questo influenza in modo massiccio ciò che fa l’OMS e come lo fa.

Come notato da “Bell”, “L’OMS è un’organizzazione che fa qualunque cosa i suoi finanziatori le dicano di fare”.

 (Justin Trudeau si è scagliato sui social media per aver detto di non aver "costretto nessuno" a prendere i colpi di COVID).

Come appena accennato, Gates esercita la maggiore influenza finanziaria e non sembra mai finanziare nulla da cui non possa trarre profitto nel back-end.

Ad esempio, finanzia una “rivoluzione verde” in Africa che promuove le colture geneticamente modificate (GE) perché ha investito nelle aziende che forniscono sementi OGM.

Il risultato finale è una maggiore carestia e povertà, ma Gates ride fino in banca.

 

Finanzia anche campagne di vaccinazione per gli stessi vaccini in cui ha investito. Non si tratta di beneficenza o di fare del bene al mondo.

 Crea semplicemente mercati per i suoi investimenti.

“Bell” sottolinea che la strategia di blocco del COVID chiaramente non è venuta dall’OMS stessa, ma piuttosto da una fonte esterna.

 Come facciamo a saperlo?

Perché le sue linee guida pandemiche fino all’epidemia di COVID richiedevano l’isolamento solo dei pazienti infetti, per un periodo da sette a dieci giorni.

Poi, quando è arrivato il COVID, quella guida è stata completamente ribaltata e al mondo intero, sia malato che sano, è stato detto di autoisolarsi per settimane e mesi alla volta.

 Qualcuno ha fatto sì che l’OMS pubblicasse questa raccomandazione irrazionale e non scientifica.

A seguito del lockdown, molti dei presunti obiettivi dell’OMS per la salute e il benessere globale, soprattutto per i bambini, hanno subito drammatiche battute d’arresto, ma sembra che non se ne siano preoccupati.

(​​L’amministratore di Biden ritirerà il mandato del vaccino COVID per i viaggiatori stranieri e i dipendenti federali la prossima settimana).

Oltre a ciò, l’OMS ha spinto per la vaccinazione di massa delle popolazioni che sapeva chiaramente avevano un rischio estremamente basso per il COVID:

 bambini e giovani adulti in termini di fasce di età e Africa in termini di posizione geografica.

 Non sorprende che le organizzazioni legate ai vaccini di Gates (GAVI e CEPI) abbiano guidato questa carica.

 

Le contromisure COVID non avevano nulla a che fare con l’assistenza sanitaria.

“Bell” sottolinea anche quanto fosse idiota la narrativa sulla vaccinazione.

“Con una pandemia in rapido movimento, nessuno è al sicuro a meno che tutti non siano al sicuro”.

Quel motto è stato ribadito ovunque per promuovere il vaccino anti-COVID, ma è del tutto irrazionale, perché le persone che guariscono dall’infezione hanno un’immunità naturale.

Sono estremamente sicuri, indipendentemente dalla vulnerabilità degli altri.

 Non abbiamo bisogno che il mondo intero sia immune.

Basta raggiungere la soglia dell’immunità di gregge e i vulnerabili saranno automaticamente protetti da coloro che hanno l’immunità naturale.

"Ciò che questo ti dice è che le persone che gestiscono tutto questo non sono interessate alle prove, alla verità, e nemmeno alla logica", afferma “Bell”.

 “A loro interessano le frasi ad effetto, e questo non ha nulla a che fare con l'assistenza sanitaria. Niente."

(​​L’avvocato afferma che l’esercito canadese ha impedito ai medici di denunciare le ferite da puntura di COVID).

Se non sulla salute, in cosa consisteva la risposta alla pandemia?

In breve, si trattava di denaro e, più specificamente, di trasferimento di ricchezza.

Solo nel 2020 negli Stati Uniti sono stati creati quaranta nuovi miliardari mentre circa 200.000 piccole imprese sono state distrutte.

I produttori di vaccini hanno anche guadagnato centinaia di miliardi di dollari con “vaccini” che non fornivano praticamente alcuna protezione, uccidendo un numero senza precedenti di adulti in età lavorativa e decimando i tassi di natalità.

"Il più grande spettacolo sulla Terra."

“Bell” prosegue esaminando come l’industria della pandemia sta mettendo in scena “il più grande spettacolo sulla terra”.

Secondo l’industria pandemica, le pandemie stanno diventando sempre più frequenti.

Questo è falso, dice “Bell”.

Affermano inoltre che c'è "una crescente interazione tra gli esseri umani e la fauna selvatica o il bestiame", con l'insinuazione che i virus letali saltano regolarmente da una specie all'altra.

Questa nozione, dice Bell, è semplicemente “semplicemente sciocca”.

(​​L'avvocato infrange la "difesa dell'immunità" dell'establishment COVID nel caso di omicidio colposo di Remdesivir)

Tuttavia, queste sono le narrazioni con cui stanno andando a creare un ciclo di feedback di sorveglianza per le varianti, dichiarazione di rischio potenziale, seguita da blocchi e restrizioni, seguiti da vaccinazioni di massa delle popolazioni per “porre fine” alle restrizioni pandemiche, seguite da maggiore sorveglianza e Presto.

I finanziamenti per questo schema provengono principalmente dai contribuenti, mentre i profitti vanno alle aziende e ai loro investitori.

Due strumenti per prendere il controllo.

Come spiegato da “Bell”, i due strumenti principali che trasformeranno l’OMS in una polizia sanitaria centrale sono gli emendamenti all’IHR e il trattato pandemico dell’OMS.

Gli emendamenti dell'IHR (che hanno forza ai sensi del diritto internazionale) forniranno “denti” all'obiettivo dell'OMS di un maggiore controllo sulle emergenze sanitarie, mentre il trattato fornirà finanziamenti, governance e reti di approvvigionamento.

Gli emendamenti dell’RSI distruggono la sovranità nazionale e individuale.

Gli emendamenti al RSI, come attualmente redatti:

Ampliare le definizioni di pandemie ed emergenze sanitarie.

Nello specifico, introduce il “potenziale danno” piuttosto che il danno reale.

Pertanto, l’OMS può imporre blocchi o interventi medici sulla base del semplice sospetto che un virus possa causare danni pubblici.

Cambiare le raccomandazioni dell'RSI da non vincolanti a obbligatorie, in modo che gli Stati membri debbano seguire e attuare le raccomandazioni dell'OMS.

Rafforzare la capacità del direttore generale di dichiarare in modo indipendente e autonomo le emergenze sanitarie.

Istituire un vasto apparato di sorveglianza in tutti gli Stati membri.

Consentire all’OMS di condividere i dati nazionali senza consenso.

Concedere all’OMS il controllo su determinate risorse all’interno dei paesi membri, compresi i diritti di proprietà intellettuale.

Forzare il sostegno nazionale alle attività di censura dirette dall’OMS.

Modificare le disposizioni esistenti del RSI che riguardano gli individui da non vincolanti a vincolanti, comprese le disposizioni relative alla chiusura delle frontiere, alle restrizioni di viaggio, alle quarantene, agli esami medici, ai farmaci e alla vaccinazione degli individui.

(​​“Isterico e aggressivo”: Tucker Carlson indica di essere stato licenziato per aver denunciato la corruzione di “bugiardi”)

Il trattato espanderà il potere dell’OMS oltre le pandemie.

Nel frattempo, il trattato sulla pandemia:

Istituire una rete di fornitura internazionale supervisionata dall’OMS.

Finanziare le strutture e i processi di emergenza sanitaria dell’OMS richiedendo che almeno il 5% dei bilanci sanitari nazionali sia dedicato alle emergenze sanitarie.

Istituire un organo di governo sotto l’egida dell’OMS per supervisionare l’intero processo di emergenza sanitaria.

Ampliare la portata del potere dell’OMS enfatizzando l’agenda “ One Health ”, che riconosce che una gamma molto ampia di aspetti della vita e dell’ambiente possono avere un impatto sulla salute e quindi rientrano nel “potenziale” di causare danni.

 In questo modo, ad esempio, l’OMS potrà dichiarare il cambiamento climatico come un’emergenza sanitaria e successivamente richiedere il lockdown climatico.

(​​Il giudice si pronuncia a favore del passeggero Air Canada arrestato dopo essersi tolto la maschera per problemi di salute).

 

Esiste già un grafico che illustra come l'ambito di controllo dell'OMS viene ampliato nell'ambito dell'agenda One Health per coprire vasti aspetti della vita quotidiana.

 Secondo il nuovo trattato, l’OMS avrà il potere unilaterale di prendere decisioni su qualsiasi di queste aree, e i suoi dettami sostituiranno e annulleranno qualsiasi legge locale, statale e federale.

È interessante notare che il termine “One Health”, adottato formalmente dall’OMS e dai ministri della sanità del G20 nel 2017, è stato coniato per la prima volta dal vicepresidente esecutivo della “EcoHealth Alliance”, la stessa azienda che sembra aver contribuito alla creazione di SARS-CoV-2, “William Karesh”, DVM, in un articolo del 2003 sull’Ebola.

 

“Una salute”.

Direttore operativo: Mercola.

I contribuenti finanziano il proprio sfruttamento.

Come notato da “Bell”, non è solo l’OMS a portare avanti questo programma.

 È finanziato e promosso da un lungo elenco di organizzazioni, tra cui le Nazioni Unite, l'Unione Europea, la Fondazione Bill & Melinda Gates, GAVI, il Wellcome Trust, l'UNICEF, il CEPI, il World Economic Forum (WEF) e la Banca Mondiale.

 

Ma mentre queste entità finanziano ufficialmente l’industria della pandemia, ciò che sta realmente accadendo è che usano le tasse per finanziare persone ricche e sfruttare le popolazioni povere altrove”, afferma “Bell”.

Stiamo anche finanziando il nostro sfruttamento e la nostra stessa scomparsa.

Non saranno solo i poveri a soffrire sotto un regime totalitario globalista, ma tutti coloro che non fanno parte dei vertici dei globalisti.

(​​“Maxime Bernier” avverte che il disegno di legge C-11 di Trudeau potrebbe portare a un "muro" in stile cinese attorno a Internet).

I contribuenti forniscono il denaro mentre i profittatori privati ​​decidono come spendere quel denaro, e viene speso in modi che avvantaggeranno loro stessi.

 Si tratta quindi di una “partenariato” pubblico-privato in cui il pubblico viene derubato e tutti i benefici vanno al settore privato.

(È una truffa “colossale” che può prevedere il reato di genocidio dell’umanità! N.D.R.)

Cronologia attuale.

Allo stato attuale, gli emendamenti all’IHR saranno votati dall’Assemblea mondiale della sanità (OMS) nel maggio 2024, tra circa un anno.

Per passare è sufficiente la maggioranza dei voti.

Se il voto avrà luogo come previsto, il termine di 10 mesi entro il quale gli Stati membri dovranno respingere gli emendamenti scadrà nel marzo 2025 e gli emendamenti entreranno in vigore nel maggio 2025.

Se uno Stato membro rinuncia, l’attuale versione dell’IHR del 2005 si applicherà a quello Stato.

 

Il trattato pandemico dell’OMS sarà votato anche dall’OMS nel maggio 2024.

 Per essere approvato è necessaria una maggioranza di due terzi dei voti e la ratifica di 30 paesi membri.

 Trenta giorni dopo la ratifica, il trattato entrerà in vigore per i paesi che lo hanno firmato.

​​(I regimi autoritari vogliono sfruttare una rete Internet “frammentata” per controllare la libertà di parola, avverte un esperto dell’ICANN.)

I globalisti però non vogliono aspettare tre anni e nel frattempo stanno lavorando a una terza strada, che prevede la creazione di una “piattaforma di contromisure mediche per le pandemie” sotto l'egida dell'OMS.

E questa piattaforma sarà implementata entro settembre 2023.

Molti aspetti di questa piattaforma si trasformeranno poi semplicemente negli emendamenti IHR e nel trattato.

"Dobbiamo capire che tutta questa faccenda è basata su una totale assurdità", afferma Bell.

 "Ma funziona."

La fine del gioco e come fermarlo.

In un articolo di “Substack” del 16 aprile 2023 , “Jessica Rose”, una ricercatrice post-dottorato in biologia, cerca di dare un senso agli ultimi tre anni.

Partendo dalla fine, secondo lei, la fine del gioco sarà la “conversione della maggioranza degli esseri umani in lavoratori… come formiche”.

 

Per arrivarci, i globalisti devono disumanizzarci, sgretolare sistematicamente lo spirito umano, renderci sterili e distruggere ogni nozione di autonomia corporea e sovranità nazionale.

E, come dice “Bell”, finora il piano ha funzionato abbastanza bene.

Ma le crepe cominciano a mostrarsi.

Sempre più persone stanno iniziando a mettere insieme i pezzi del puzzle, come tenta di fare “Rose” nel suo articolo.

(Il vaccino AstraZeneca COVID-19 ha causato la morte di un giovane medico britannico “sano”: medico legale.)

La situazione è stata innescata dalla pandemia di Covid-19, suggerisce “Rose”.

Era finalizzato a “testare i livelli di conformità” e a preparare il terreno per l’atto successivo, che avrebbe dovuto normalizzare tutte le cose anormali.

Il” movimento trans”, che ha travolto completamente la coscienza sociale in un solo anno, è una continuazione ed espansione di quella fase di “normalizzazione dell’anormale”.

È anche una componente importante dell'agenda quella di disumanizzare e sterilizzare la popolazione.

Dopotutto, “i giovani trans” – che sono anche tra gli individui a cui è stato fatto il lavaggio del cervello in questo momento – sono il futuro dell’umanità.

Un nuovissimo rapporto redatto da esperti legali sostenuti dalle Nazioni Unite sta anche cercando di normalizzare la pedofilia , che disumanizzerebbe e deprimerebbe ulteriormente i nostri giovani per le generazioni a venire.

Aggiungendo la beffa al danno, il rapporto è stato pubblicato l’8 marzo 2023, “in riconoscimento” della “Giornata internazionale della donna”.

Non importa il fatto che le ragazze e le donne siano le principali vittime di questa mentalità malata.

L’isteria del “cambiamento climatico provocato dall’uomo” e la conseguente guerra al carbonio (CO2) è un’altra “emergenza” inventata e slegata dalla scienza e dalla realtà.

(Come si può solo pensare che il gas CO2 - pur essendo più pesante dell’aria - possa volare nella stratosfera per causare il riscaldamento globale sulla Terra! N.D.R)

E, come la risposta globale al COVID, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite sono perfettamente adattati per consentire la conclusione del gioco.

Nell’ambito di questi obiettivi, la libertà umana, la salute umana e la qualità della vita vengono sacrificate per “proteggere l’ambiente e salvare il pianeta”.

(​​Il giudice ordina a Chicago di reintegrare e di restituire la paga ai dipendenti comunali licenziati per aver rifiutato le iniezioni COVID)

Come osserva “Rose”, se il trattato pandemico dell’OMS dovesse passare, possiamo aspettarci di essere bloccati a tempo indeterminato con il pretesto di “qualche catastrofe climatica, probabilmente collegata a qualche ‘agente patogeno mortale’ trasmesso agli esseri umani attraverso alcuni insetti vettori come le zanzare”.

A quel punto, saranno in vigore anche le valute digitali delle banche centrali (CBDC), che consentiranno al regime totalitario non eletto di imporre qualsiasi restrizione immaginata dall'OMS e dai suoi finanziatori, sia essa relativa al cibo che è consentito mangiare in base alle proprie esigenze.

L'impronta di carbonio (Co2), i farmaci che sei costretto a prendere, quali cause puoi finanziare, da quali aziende puoi acquistare, quando e quanto lontano puoi viaggiare o qualsiasi altra cosa.

"Un modo pratico che mi viene in mente per impedire che si realizzi il gioco finale è fermare il CBDC", scrive “Rose”.

“Usa contanti. Insisti su questo. Non dare affari ai negozi che utilizzano solo sistemi cashless.

L’offerta è uguale alla domanda, quindi richiedi l’uso di CASH. Usa bitcoin. È l’antitesi delle CBDC.”

 

Altre strategie per rivendicare le nostre libertà.

Alla fine del suo racconto, “Bell” esamina anche alcuni dei possibili modi in cui possiamo rispondere alle minacce alla nostra sovranità nazionale e alla libertà personale, e alle sfide implicate.

Riformare l’OMS: la domanda è: come? Si può riformare?

Uscire e tagliare i fondi all’OMS:

gli svantaggi di questa strategia includono il fatto che i paesi che escono dall’OMS perdono l’influenza diretta sulla sua direzione e l’industria pandemica continuerà ad esistere ed eserciterà un’enorme influenza in tutto il mondo.

Ignorate gli emendamenti e il trattato:

pochi paesi potranno permetterselo, poiché gli stati membri non cooperativi saranno sanzionati dagli altri.

Anche i governanti malfattori e criminali saranno ancora abilitati.

Educare la popolazione e i politici e “incoraggiare la non conformità con la stupidità”:

questa è “una strada difficile”, dice Bell, “ma [dà] voce alla gente”.

(​​Tucker Carlson ha denunciato il male dell’establishment nell’ultimo discorso pubblico prima della cacciata di Fox News).

Educare la popolazione, in particolare i politici, potrebbe in definitiva essere l’approccio migliore.

Come notato da “Bell” in un articolo del 2 aprile 2023 su “The Daily Skeptic”:

La comunità internazionale può trarre vantaggio dal coordinamento in materia di salute pubblica.

Ma non è questo ciò che propone il CA+ [il trattato sulla pandemia].

Si tratta di una misura draconiana volta a togliere la sovranità nazionale.

Conferisce ampi poteri a una singola organizzazione -che diventerà criminale - con preoccupanti accordi di finanziamento e un track record per aver causato danni terribili.

 I legislatori dovrebbero respingere queste proposte, rifiutarsi di inviare i soldi dei contribuenti all’OMS e respingere “la nozione di salute pubblica per dittatura”.

 

LA GUERRA TRA ISRAELE E HAMAS STA

FAVORENDO L’AGENDA DEL GRANDE RESET.

Comedonchisciotte.org -Kit Knightly - off-guardian.org – Markus – (22 Ottobre 2023) – ci dice: 

 

È vero che, nei suoi tredici giorni di vita, la guerra ha già fatto avanzare l’agenda.

LA CENSURA.

La normalizzazione della soppressione del dissenso e la creazione di una cultura della paura allo scopo di limitare la libertà di parola sono una parte importante del Grande Reset, dopo tutto i passi successivi saranno molto più agevoli se si mettono fuori legge le proteste scomode.

Naturalmente, dall’inizio della guerra, gli appelli alla soppressione della libertà di espressione sono spuntati ovunque.

Ne avevamo parlato nel nostro articolo “La ‘guerra’ Israele-Hamas – un ulteriore pretesto per eliminare la libertà di parola “.

Da quando è stato pubblicato l’articolo, questa campagna ha preso slancio.

Il Commissario dell’Unione Europea, “Thierry Breton”, ha inviato lettere di avvertimento a tutte le principali piattaforme di social media, sostenendo che avrebbero dovuto “combattere la disinformazione” riguardante Israele, minacciando le di sanzioni.

In un altro colpo alla narrativa “la Cina è dalla nostra parte”, il servizio cinese di condivisione video “TikTok” ha accettato di “combattere la disinformazione “.

Studenti di Harvard e Berkeley sono stati minacciati di essere inseriti in una “lista nera” per aver espresso il loro sostegno alla Palestina.

La polizia tedesca e francese sta interrompendo le manifestazioni a favore della Palestina, mentre nel Regno Unito e negli Stati Uniti ci sono proposte per arrestare le persone che sventolano bandiere palestinesi o per deportare coloro che “sostengono Hamas”.

Creare una cultura della paura, far sì che le persone abbiano il terrore di esprimere i propri sentimenti o le proprie opinioni politiche, è solo uno dei tanti aspetti che Covid, Ucraina, Cambiamento Climatico e ora Israele hanno in comune.

 

IL SOFTWARE DI RICONOSCIMENTO FACCIALE.

È sempre curioso quando una storia apparentemente “fuori dal coro” si collega perfettamente ad un tema già noto alle cronache.

Lo sviluppo del software di riconoscimento facciale (FRT) – una minaccia al diritto alla privacy di tutti – è una di queste.

Prima dell'”attacco a sorpresa”, l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale da parte di Israele era stato definito da “Amnesty International” “apartheid automatizzato “.

 Negli USA, diversi Stati si oppongono da tempo all’uso del FRT e alcuni hanno presentato proposte di legge per vietarlo del tutto.

Ora, però, sembra che Israele stia usando il software di riconoscimento facciale per l’identificazione dei morti e dei feriti.

Il “Jerusalem Post” lo definisce uno “strumento per aiutare Israele a riprendersi dalla guerra con Hamas “.

 

E, per una curiosa coincidenza, tre giorni prima del presunto “attacco a sorpresa”, il governo svedese sarebbe stato “costretto” ad intensificarne l’uso a causa della “violenza delle bande “.

Nel Regno Unito questo è avvenuto in concomitanza con i piani del governo di caricare in un programma di riconoscimento facciale tutte foto dei passaporti registrati.

I piani hanno scatenato scarse proteste, soprattutto perché nessuno ne aveva sentito parlare.

Poi, sabato, durante la marcia pro-Palestina a Londra, la polizia metropolitana ha sfruttato i poteri dell’articolo 60AA, imponendo ai partecipanti di non coprirsi il volto per facilitare il riconoscimento facciale in diretta.

 (A proposito, ecco che se ne va anche la Svezia, un altro dei Paesi “buoni”).

Nessuno ha detto una parola contro questo provvedimento. Improvvisamente, ciò che ad aprile era “orwelliano” ora – grazie all’ultima guerra – va benissimo.

Il fatto che le stesse persone che ora chiedono che nessuno si copra il volto avessero gridato negli ultimi tre anni “indossate le mascherine!” è la più poetica delle ironie.

E, altrettanto ironico ma molto più tragico, le stesse persone che si erano opposte all’uso di questa tecnologia durante le proteste per i lockdown, ora la chiedono a gran voce per i “simpatizzanti del terrorismo”, il che ci porta dritti al punto tre…

DIVIDERE I MEDIA ALTERNATIVI.

I media indipendenti erano stati il motivo principale per cui la narrazione della “pandemia” non aveva raggiunto i suoi grandiosi obiettivi.

La narrazione aveva perso il suo slancio di fronte alla spinta di una solida resistenza proveniente da tutto lo spettro politico – dalla sinistra anarchica alla destra libertaria.

Da allora, uno degli scopi principali della strategia globalista è stato quello di minare questa solidarietà e la portata dei media alternativi, attaccando i loro finanziamenti, limitando la loro diffusione e, ovviamente, seminando la discordia con distrazioni divisive.

Non è un caso che l’invasione russa dell’Ucraina abbia spezzato a metà la resistenza covidiana, spaccandola lungo linee di frattura di vecchio stampo.

La “guerra” tra Israele e Hamas ha ulteriormente diviso a metà questi due schieramenti.

L’azione collettiva e il pensiero indipendente sono stati banditi nel regno delle ombre a favore del tribalismo di parte.

Le persone sono state manipolate affinché abbandonassero le posizioni anti-globaliste e scegliessero di difendere strenuamente i “globalisti buoni” da quelli cattivi.

Questo non solo ha rotto l’alleanza dei dissidenti anti-lockdown/anti-vaccini, ma ha anche infranto i loro principi e screditato le loro opinioni.

Molti – soprattutto nella destra conservatrice – hanno dimenticato che Israele era stato in prima linea nella menzogna Covid, hanno dimenticato che gli israeliani erano stati i primi a vaccinare e i primi a usare i “lasciapassare verdi” e sono saltati in loro difesa (o, più precisamente, hanno colto l’occasione per spingere un’agenda anti-Islam).

Ora spingono per la punizione collettiva e – come già detto – si rallegrano per l’abolizione della libertà di parola per i “simpatizzanti del terrorismo”.

Prendiamo ad esempio “Douglas Murray”, considerato un “assolutista della libertà di parola”, ma che, sulla scia dell'”attacco a sorpresa”, sta scrivendo articoli con titoli come questo…

Perché permettiamo proteste che glorificano il massacro?

Indipendentemente dal fatto che queste persone siano, o non siano, mai state sincere nella protesta per la libertà, la loro credibilità su questo fronte è ora distrutta per sempre.

Credo che questo “tweet” lo dica meglio di tutti:

IL “MONDO MULTIPOLARE”.

Il rovescio della medaglia della faziosità che continua a dividere il movimento alternativo Covid è la concomitante promozione del cosiddetto “mondo multipolare”.

Il fatto che la forza dominante del mondo sia un’élite globalista che non ha uno Stato come patria era stato brutalmente chiarito dalla falsa “pandemia”.

Da allora, uno dei principali obiettivi di questa élite globalista è stato quello di cancellarlo dalla nostra mente collettiva.

Viene venduta una falsa narrativa secondo cui l’impero statunitense in disfacimento è il “globalismo” e che esiste una robusta opposizione rappresentata da Russia, Cina, Iran e altri.

Questa narrazione è stata venduta dai media tradizionali e da quelli alternativi sin dall’inizio dell'”operazione militare speciale” della Russia.

 

Si tratta di una semplicistica narrazione binaria buoni/cattivi progettata per rimuovere dalla memoria collettiva due anni di cooperazione globale su larga scala tra questi presunti “nemici”.

Il conflitto tra Hamas e Israele sta già facendo la sua parte per favorire questa narrazione ingannevole.

Crea l’impressione di un mondo diviso lungo linee ben collaudate (ma sempre più prive di significato).

La pandemia ha reso evidente che le élite mondiali seguono tutte lo stesso copione.

La guerra è progettata per farci dimenticare questo fatto.

E, se questo significa che qualche migliaio di persone dovrà morire in corso d’opera, che importa?

Sia l’Occidente che l’Oriente erano stati felici di uccidere la propria gente con lockdown e farmaci tossici, quindi perché non con i missili?

Stanno vendendo logori meme della Guerra Fredda per convincervi che non sono loro i vostri nemici – sono quelli “laggiù” – i musulmani, gli ebrei, i russi…

… potete aggiungerne a vostro piacimento.

La Corea del Nord è stata accusata di fornire armi ad Hamas.

L’Iran avrebbe finanziato – o addirittura pianificato – l’attacco.

Anche la Russia, che tradizionalmente si oppone con forza a tutti i “terroristi” islamici, sta mostrando segni di compromissione della sua abituale “neutralità” sulla Palestina.

Stanno inviando carichi di aiuti a Gaza e hanno proposto risoluzioni per il cessate il fuoco al “Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” (su cui gli Stati Uniti hanno immediatamente posto il veto, ovviamente).

Per il disturbo, i parlamentari israeliani hanno minacciato di guerra la Russia in diretta su “RT”.

Nel suo discorso alla nazione di ieri, “Joe Biden” ha deliberatamente equiparato la Russia di Putin ad Hamas.

Il presidente ucraino Vlodomyr Zelensky ha fatto lo stesso subito dopo l'”attacco a sorpresa”.

Si stanno tracciando le linee di battaglia globali per una presunta “Terza Guerra Mondiale”.

Tutto ciò alimenta l’illusione che enormi e incolmabili differenze ideologiche separino questi Stati nazionali, quando, in realtà, essi condividono la maggior parte degli obiettivi della “Nuova Normalità”.

Ricordiamo che sia Israele che Hamas avevano sacrificato i loro popoli sull’altare di Pfizer.

Qualsiasi pretesa di avere a cuore la vita dei civili – da entrambe le parti – deve essere accolta con il più assoluto scetticismo.

Come si può vedere, l'”attacco a sorpresa” di Hamas ha dato nuovo slancio ad alcuni degli obiettivi della “Nuova Normalità” da tempo sulla lista dell’establishment delle cose da fare.

E questo solo per ora, ci sono altri obiettivi che non si sono ancora concretizzati ma che potrebbero facilmente farlo in futuro.

Si parla della crisi dei rifugiati – aumentare l’immigrazione clandestina e, allo stesso tempo, fomentare ancora di più la retorica divisiva desiderata, fornendo così ai governi occidentali una valvola di sfogo per la miseria finanziaria da loro deliberatamente creata.

I prezzi del petrolio stanno già salendo e, da un momento all’altro, potrebbe scoppiare la prossima “crisi energetica”.

Forse saranno le nazioni del Golfo a mettere sotto embargo Israele, o le nazioni occidentali a sanzionare il resto del mondo, ma si stanno gettando le basi.

 Il Wall Street Journal” parla già di “echi del 1973“, gli Stati Uniti hanno svenduto metà delle loro riserve petrolifere e potrebbero non essere “pronti per una crisi “.

Due articoli di questa mattina avvertono di una “crisi potenziale “.

Se (quando?) arriverà, potrà (e quasi certamente lo farà) essere immediatamente utilizzata al servizio dell’agenda del “cambiamento climatico”.

Ci verrà detto che c’è un lato positivo perché stiamo “aumentando la nostra dipendenza dalle energie rinnovabili”.

È un immenso groviglio di bugie, ma tutte portano nella stessa direzione.

Nei circoli dei media alternativi già si discute della natura di Hamas.

Fino a che punto sono stati creati da Israele o, almeno, quanto sono stati facilitati nel loro compito?

E cosa comporta tutto questo per lo stesso” attacco a sorpresa”?

Alcuni l’avevano definito un “lavoro dall’interno” fin dal momento in cui si era diffusa la notizia e, in effetti, presenta i soliti tratti distintivi del tradizionale attacco “false flag”.

Inspiegabili “fallimenti dell’intelligence”, avvertimenti ignorati e risposte ritardate.

 Forse si è trattato di averlo “lasciato accadere di proposito” (LIHOP –  Let it happen on purpose) o forse l’hanno deliberatamente fatto accadere (MIHOP –  Make/Made it happen on purpose).

Chissà fino a che punto l’élite al “comando del mondo” si spingerà nella gestione della realtà di cui ha bisogno per imporre i suoi piani al mondo.

Qualunque sia la verità di questa situazione, non si può negare che stia già lavorando sodo all’attuazione di un’agenda molto familiare.

(Kit Knightly).

(off-guardian.org).

(off-guardian.org/2023/10/20/the-israel-hamas-war-is-already-pushing-the-great-reset-agenda/).

 

 

 

 

DRONI, CARNE SINTETICA E

SUPERMERCATI INTELLIGENTI.

 Comedonchisciotte.org - Massimo A. Cascone – (20 Ottobre 2023) – ci dice: 

Carrello intelligente.

Incensate attraverso il constante lavaggio del cervello a cui ci sottopongono, questa settimana sono ben tre le notizie che meritano (purtroppo) di essere riportate in questo articolo e che mostrano il presente e il futuro prossimo a cui dobbiamo abituarci.

Amazon vola alta.

La prima notizia riguarda la nostra amata Amazon e in particolare le dichiarazioni del vicepresidente di “Amazon Prime Air”, “David Carbon, rilasciate in occasione dell’evento ‘Delivering the Future‘ a Seattle:

“Siamo entusiasti di annunciare che entro le fine del 2024 lanceremo le consegne con il nuovo drone Mk30 in Italia e nel Regno Unito “.

“Il nostro obiettivo è quello di consegnare entro la fine del decennio con i droni 500 milioni di prodotti nel mondo in un modo che è più sicuro rispetto ad andare in auto al negozio a comprarli “.

Dopo i satelliti a bassa quota di Elon Musk e le onnipresenti scie chimiche, ad aggiungersi alla allegra combriccola nei nostri cieli i droni consegna pacchi, di cui sappiamo di non poter fare a meno!

Negli Usa questo servizio è attivo solo in due Stati (per ora) – California e Texas – e solo per le case a meno di 6 km di distanza da un sito logistico con consegne di 60 minuti” riferisce “startmag.it”, mentre il nuovo drone che sperimenteranno in Europa dovrebbe consentire all’azienda di raddoppiare la distanza riuscendo allo stesso tempo a dimezzare i tempi (12km in 30 minuti).

Il peso del carico sopportato dal drone è stato stimato in 2,3kg massimo.

In Italia la logistica delle consegne volanti di Amazon sarà in collaborazione con l’Enac (Autorità nazionale dell’aviazione civile) e con l’Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile.

(startmag.it/smartcity/mk30-come-funzionera-il-drone-di-amazon-in-italia-per-le-consegne/)

Carne sintetica si, care sintetica no.

Dopo il servizio di Report che accusava il governo di aver ritirato ‘in gran segreto’  il Ddl sulla carne sintetica, non hanno tardato ad arrivare le smentite del Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Lollobrigida:

“Report dice che sarei pronto a ritirare il Ddl sulle Carni Sintetiche: FALSO.

Si tratta solo di una questione formale.

È stata ritirata la notifica all’Ue, per rispetto nei confronti del lavoro del nostro Parlamento.

Una procedura attivata in altre occasioni, non solo dall’Italia“.

 

“Il Ddl ha già avuto il VIA LIBERA in Senato, è stato appena APPROVATO in Commissione alla Camera e a breve verrà discusso e, io ritengo, approvato dall’Aula di Montecitorio”

– ha scritto il Ministro in un post Facebook.

Secondo i sostenitori del “Novel Food sintetico” il provvedimento che l’Italia vorrebbe approvare sarebbe contrario alla normativa europea per due ordini di ragione:

 

creerebbe una barriera commerciale all’interno del mercato dell’Unione europea lesiva della concorrenza;

è riferito a prodotti che hanno ricevuto il via libera dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

(wired.it/article/carne-coltivata-laboratorio-ritiro-divieto-governo-lollobrigida/)

(tg24.sky.it/cronaca/2023/10/18/lollobrigida-carne-sintetica-italia)

Il Conad dice addio al contante.

A Trento, in piazza Santa Maria, aprirà un nuovo supermercato “Conad cashierless”: senza casse, né cassieri.

I poveri comuni mortali che si recheranno a fare la spesa saranno quindi aiutati da un mix di videocamere e intelligenza artificiale, oltre che da un carrello intelligente dotato di sensori che li accompagnerà passo dopo passo durante il percorso.

Il progetto partito nel 2019 comprende anche i supermercati “Carrefour”.

I clienti entrano nel supermercato e scansionano un “QR code con l’app del negozio”.

Durante la spesa le telecamere appostate nel soffitto tracciano il profilo del cliente e dei prodotti inseriti nel carrello fino a quando il cliente non uscirà dal supermercato, a quel punto la tecnologia “Pick and Go” farà un conteggio totale della spesa che sarà addebitato sulla carta di credito del cliente.

(freshplaza.it/article/9126825/supermercati-senza-casse-arriva-la-rivoluzione-anche-per-tesco-conad-e-carrefour/)

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