Leggi a difesa degli interessi globali delle grandi multinazionali non debbono danneggiare solo il popolo a basso reddito.

 

Leggi a difesa degli interessi globali delle grandi multinazionali non debbono danneggiare solo il popolo a basso reddito.

 

 

 

E in Scozia Arrivò l’Ordine:

“Non Rianimate i Disabili”

Conoscenzealconfine.it – (28 Novembre 2023) - Gioia Locati – ci dice:

 

L’inchiesta scozzese sul Covid sta scoperchiando l’inferno…

Dell’inchiesta parlamentare sulla pandemia approvata il 10 novembre dal Senato al momento si sa molto poco.

 Qualche commento sui giornali però c’è stato, giusto per chiarire su cosa non si indagherà.

 Intanto, come ha messo bene in chiaro la procura di Roma, i ministri non hanno responsabilità di nulla (che li paghiamo a fare…).

Ma avremo modo di parlarne.

Al contrario, l’inchiesta scozzese sul Covid sta scoperchiando l’inferno. Sì proprio l’inferno di cui ci parlavano da bambini:

 si vede che lo creiamo noi per noialtri e Dio ce ne scampi…

 

Da Glasgow la notizia:

 l’indagine condotta da “Lord Brailsford” sta mostrando che gli ospedali hanno ricevuto precisi ordini di non rianimare i pazienti disabili.

Queste direttive tenute segrete si chiamano “DNR”.

Pare che sin dall’inizio della pandemia gli addetti alla reception dei medici di base abbiano chiamato le persone con disabilità per cercare di convincerle a firmare il modulo con l’avviso di non essere rianimati in caso di emergenza.

“Tressa Burke”, amministratore delegato della “Disability Alliance” che segue 5.500 persone con disabilità, ha raccontato che “molti scozzesi sono stati costretti a firmare un DNR inserito poi nella cartella clinica” e che la giustificazione messa per iscritto sulla fine vita di queste persone era “che avevano una condizione preesistente” come se questo in qualche modo svalutasse il loro vivere e dovessimo aspettarci che tutte le persone disabili muoiano comunque, e non vale la pena salvarle”.

L’inchiesta sta divulgando anche le esperienze di persone a cui è stato detto che non sarebbero state portate in ospedale se avessero contratto il Covid e non avrebbero avuto accesso ai ventilatori.

(Questa sembra però una mezza verità per coprire una bugia ben peggiore, perché qui in Italia almeno, è venuto fuori da tante testimonianze che le persone venivano uccise proprio con i ventilatori.

In Scozia è risultato forse utile far venire fuori una mezza verità, uno scandalo minore, ovvero un protocollo che appare disumano nei confronti delle persone disabili, ma per coprirne uno ancora peggiore, ovvero che le persone venivano in realtà uccise proprio con la pratica dell’intubazione…

E questo perché ovunque avevano bisogno di tanti pazienti da etichettare come morti per covid… e se no come la tiravano su la fanta pandemia? – nota di conoscenzealconfine).

Quante persone quindi si sono convinte (per ingenuità, per solitudine o perché hanno creduto vere le parole ‘non esistono alternative’) o sono state d’accordo? Eccolo l’inferno in terra.

Mistificato da mille scuse, l’emergenza, il caos, le direttive superiori (pronunciate da chi sarà sempre assolto, of course).

La disumanità come nuova normalità. Le legge applicata senza valori di riferimento solo per amministrare e “arrivare all’obbiettivo”. Ci si chiede quale sarà l’obiettivo…

Da Noi invece Cosa è Successo ad Anziani e Disabili?

 

Sappiamo che i secondi sono stati chiamati per primi a ricevere la vaccinazione. Sappiamo che chi ha sviluppato eventi avversi si è sentito rispondere che i malesseri più o meno severi “sono dipesi dalla sua condizione”.

Secondo il principio diffuso dal “prof Burioni” in cattedra ai corsi di aggiornamento per giornalismo, (18 mesi prima dello scoppio della pandemia) “su un vaccino non si deve mai indagare perché non nuoce mai”.

E gli anziani?

 Chi ha avuto la sfortuna di avere avuto un parente ricoverato nei tre anni di pandemia ha sperimentato anche da noi l’inferno in terra: proibite le visite o i controlli dei parenti; sedazioni ogni oltre limite (per poi passare all’intubazione che spesso ha portato alla morte – nota di conoscenza al confine); cibo inadeguato; immobilità e piaghe sul corpo. La mancanza di una sepoltura dignitosa e di un’ultima carezza hanno scavato ancor più l’abisso.

 

Domanda ai parlamentari: anche su questo scempio tutti immuni?

 Così chi ha più bisogno di amore, l’anziano che si ritrova solo o la persona che ha convissuto con handicap e malattie, ha ricevuto un calcio in faccia in nome dell’ “emergenza”, se non un vero e proprio viatico per la morte.

 Ricordate la rupe Taigeto? Gli spartani ci gettavano i bambini deformi. Quanto ci manca per arrivare lì?

(Gioia Locati)

(blog.ilgiornale.it/locati/2023/11/26/e-in-scozia-arrivo-lordine-non-rianimate-i-disabili/)

 

 

Multinazionali nel mirino dell’Onu:

devono rispettare i diritti umani.

 Altreconomia.it - Duccio Facchini — (1 Dicembre 2017) – ci dice:

(Altreconomia 199)

Intervista a “Guillaume Long”, coordinatore del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite che sta negoziando un nuovo regolamento vincolante:

 “Le imprese devono essere responsabili dovunque operino: non solo dove sono domiciliate.”

“Guillaume Long”, 40 anni, tra il marzo 2015 e il maggio 2017 ha retto due diversi ministeri in Ecuador sotto la presidenza di Rafael Correa: Cultura e Affari esteri -

“Purtroppo nel mondo di oggi gli esseri umani sono un mezzo per un fine: l’accumulazione del capitale.

Noi crediamo invece che il capitale dovrebbe essere un mezzo per l’accumulazione della felicità, dell’emancipazione, della libertà”.

“Guillaume Long” è il rappresentante permanente dell’Ecuador presso le Nazioni Unite.

Quarant’anni compiuti nel febbraio scorso, già ministro degli Esteri, oggi è il coordinatore del gruppo di lavoro intergovernativo (Open ended inter-governmental working group) che ha il mandato di negoziare una regolamentazione vincolante per le imprese multinazionali in materia di diritti umani.

 Dal 23 al 27 ottobre 2017, durante la terza sessione di lavoro a Ginevra, si sono confrontati oltre cento Stati, attori non governativi e portatori d’interessi.

 Il risultato è stato un documento di 29 pagine (draft) aperto a contributi e osservazioni fino alla fine del febbraio 2018.

 È un testo coraggioso perché affronta senza retorica il tema della responsabilità delle grandi imprese private, puntando l’attenzione -come si legge nel draft– “lungo tutta la catena di approvvigionamento”.

Il percorso diplomatico promosso tra gli altri da “Ecuador” e “Sudafrica” segna un punto di netta discontinuità con il passato, specialmente con quegli “UN Guiding principles on business and human rights” che dal 2011 hanno dato forma a un regime volontaristico per misurare la responsabilità sociale d’impresa.

Signor Long, perché le Nazioni Unite hanno rimesso al centro dell’attenzione il tema della responsabilità delle imprese multinazionali?

GL.

Credo che tutto ciò derivi dalla consapevolezza generale che non sono solo gli Stati a poter violare i diritti umani, ma anche le grandi aziende.

E che anche dietro gli abusi statali ci siano spesso interessi aziendali.

Talvolta le violazioni dei diritti umani non registrano nemmeno alcun coinvolgimento attivo degli Stati, come nel caso di Chevron-Texaco, che ha distrutto gran parte della foresta amazzonica in Ecuador.

 Ecco, sempre più Paesi hanno compreso questa dinamica e richiedono uno strumento vincolante per affrontare efficacemente il problema.

Come è possibile costruire un quadro normativo internazionale efficace a fronte delle diverse giurisdizioni dei singoli Stati?

GL.

 Semplice: come è già stato fatto in diversi settori. Quando si tratta di agevolare gli investimenti privati o difendere i grandi capitali si parla molto meno di sovranità, o di autonomia individuale degli Stati.

Le imprese transnazionali, oggi, possono rivolgersi direttamente agli organi internazionali e ai meccanismi di arbitrato se ritengono che i loro interessi siano stati influenzati o danneggiati dagli Stati.

Penso al sistema” ISDS”,” Investor-state dispute settlement”.

Se un Paese del “Terzo mondo” fa qualcosa che non è previsto nel contratto, o nazionalizza un settore o un bene, allora l’impresa può rivolgersi a una corte speciale di arbitrato, ad esempio in Europa, in forza di trattati bilaterali di investimento che la proteggono dalla legislazione nazionale del Paese in cui ha investito.

Una delle cose che ho avuto l’onore di fare mentre ero ministro degli Esteri dell’Ecuador è stato porre fine a 16 trattati bilaterali di investimento.

Ma ricorrere alla giurisdizione internazionale è semplicemente una questione di volontà politica.

Mi chiedo:

c’è la stessa determinazione che c’è stata nella difesa degli interessi del capitale delle grandi imprese quando si tratta di difendere i diritti umani delle persone comuni?

16 trattati bilaterali di investimento che “Guillaume Long” ha cancellato durante il suo mandato come ministro degli Esteri dell’Ecuador.

Nel corso dei lavori del gruppo che coordina sono emersi i limiti del sistema dei principi volontari in vigore dal 2011.

GL.

 L’Ecuador ha detto chiaramente che i principi guida dell’ONU in materia di business e diritti umani non dovrebbero essere considerati incompatibili con lo strumento vincolante, e che sono parte dello stesso processo storico che cerca di rendere le imprese transnazionali responsabili e rispettose dei diritti umani.

 Tuttavia, quei principi non dovrebbero essere utilizzati per impedire la definizione di norme vincolanti e non dovrebbero essere considerati sostitutivi del diritto internazionale.

Se mirano a dare una buona coscienza agli attori egemonici nelle relazioni internazionali e non a modificare realmente i modelli comportamentali, possono essere più un problema che una soluzione.

Allo stesso tempo, i principi volontari non tengono conto in alcun modo della necessità di riparare e risarcire le violazioni e garantire alle vittime l’accesso alla giustizia.

Nel “draft” c’è un passaggio dedicato agli obblighi fiscali delle multinazionali nei confronti dei Paesi in cui operano.

Perché è decisivo intervenire sulla leva fiscale?

GL.

 Esiste un legame intrinseco tra la giustizia fiscale e lo strumento vincolante per i giganti privati perché entrambi puntano a proteggere i diritti umani.

 L’elusione fiscale è uno degli ostacoli principali per gli Stati per poter disporre delle risorse e della capacità di proteggere i diritti del loro popolo.

Ed entrambi gli elementi hanno a che fare con la lotta per la supremazia degli esseri umani sul capitale.

 È per questo che il mio Paese ha proposto all’ONU di dotarsi di un organismo intergovernativo impegnato nella giustizia fiscale.

 Pochi lo sanno, ma l’Ecuador è probabilmente il Paese che negli ultimi dieci anni ha maggiormente aumentato la riscossione delle imposte.

Non lo ha fatto alzando le tasse, ma adoperandosi per far emergere le dichiarazioni e combattere la fuga di capitali:

siamo passati da circa 3,5 miliardi di euro nel 2006 a oltre 13 miliardi di euro quest’anno.

 E grazie a un referendum tenutosi lo scorso febbraio, qualsiasi funzionario pubblico, che sia presidente, sindaco, deputato al Parlamento o funzionario pubblico di qualsiasi tipo, che si fosse scoperto aver tenuto nascosto denaro nei paradisi fiscali, sarà sospeso, per legge.

Ancora oggi gli abitanti della foresta amazzonica che vivono nei pressi del “lago Agrio” (Ecuador) devono fare i conti con i danni procurati dalla Chevron-Texaco a causa delle perdite di greggio.

Negli anni Novanta la compagnia ha lasciato la zona, senza mai ripagare le popolazioni locali.

Il caso Chevron-Texaco segna un legame tra paradisi fiscali e impunità per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani.

GL.

 Ha ragione.

Chevron-Texaco ha distrutto l’Amazzonia e poi, quando una sentenza è stata pronunciata dalla magistratura ecuadoriana contro la multinazionale, beh, aveva già lasciato il Paese senza lasciare alcun patrimonio.

Ma quando Chevron viene portata in tribunale in altri Paesi, si nasconde dietro la maschera delle società di comodo registrate nei paradisi fiscali, il che complica molto renderla responsabile in giurisdizioni in cui non ha una sede formale.

 I paradisi fiscali hanno questo duplice scopo:

 l’evasione fiscale e l’elusione giudiziaria.

Per questo motivo lo strumento vincolante deve far sì che le imprese siano responsabili ovunque operino e non solo nel luogo in cui sono domiciliate.

È una visione radicale la sua?

GL.

 Non dovrebbe esserlo.

 Quando il presidente Rafael Correa ha detto:

“Non vogliamo una società di mercato, quanto piuttosto una società con un mercato”, certamente non ha negato l’esistenza del mercato.

 Il punto, tuttavia, è chiarire il rapporto causale. Il mercato non può essere fine a sé stesso.

 È uno strumento. Ancora una volta, citando il presidente Correa, il mercato è un ottimo servitore, ma è un terribile maestro.

Perché è così difficile realizzare un sistema di responsabilità vincolanti a carico delle multinazionali?

GL.

 Quando un Paese come l’Ecuador o il Sudafrica, o chiunque altro, propone uno strumento vincolante, ci si trova di fronte a un atteggiamento molto reticente.

Ci dicono: “Non siamo sicuri perché potrebbe scoraggiare gli investimenti e ostacolare l’economia”.

Inoltre, al giorno d’oggi c’è una pressione fortissima delle multinazionali.

Accade nei singoli governi, dove le aziende hanno ampio margine di manovra e di potere, ma anche nelle Nazioni Unite, alle quali le grandi aziende riconoscono importanti donazioni.

 Queste ingenti donazioni apparentemente altruistiche, per conto di grandi milionari, hanno un riflesso su ciò che accade in ambito multilaterale.

Consentitemi di fare un esempio:

a metà novembre si è svolta una discussione in seno all’”Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sull’industria del tabacco”.

Uno degli obiettivi che stavamo cercando di raggiungere era impedire all’industria del tabacco di donare denaro all’ILO.

Alla fine abbiamo fallito, e la questione è stata rinviata a marzo. Perché? Perché l’industria del tabacco era in agguato, da qualche parte, sullo sfondo.

Come si è comportata l’Unione europea alle sessioni del gruppo di lavoro intergovernativo che ha coordinato?

GL.

 L’ultima sessione, la terza, ha visto la partecipazione di un numero senza precedenti di Stati, 101.

Ciò dimostra che vi è un crescente interesse per lo strumento vincolante.

A differenza delle sessioni precedenti, l’Unione europea è stata molto presente e ha formulato una serie di osservazioni sul “documento degli elementi” in discussione.

 L’atteggiamento generale dell’Ue è ancora molto critico, ma si tratta comunque di uno sviluppo positivo e importante.

Il processo di negazione è terminato e c’è finalmente un impegno attivo con il gruppo di lavoro.

 Anche l’Australia si è fatta presente, per la prima volta.

Gli Stati Uniti sono invece ancora assenti, anche se c’è stato un loro tentativo fallito a margine della terza sessione per far deragliare il processo.

 

 

 

2023, cambia la tassazione

delle multinazionali.

  Lavoce.info - TOMMASO DI TANNO – (08/11/2021) - FISCO, REFRESH – ci dice:

 

Sotto l’egida dell’Ocse, il cammino per arrivare a una tassazione più equa delle multinazionali ha fatto un altro passo avanti. Le principali economie mondiali hanno raggiunto un nuovo accordo che definisce meglio i contorni di quanto stabilito a luglio.

Il nuovo accordo.

L’agognato accordo fra le principali economie mondiali, riunite sotto l’egida dell’Ocse, per una tassazione più equa delle multinazionali ha fatto un ulteriore passo avanti.

Nel luglio scorso si era concordato di procedere con la “Two-Pillar Solution”, cioè con la proposta:

(i) - di tassare nei paesi-mercato i profitti delle multinazionali indipendentemente dall’esistenza di una entità fisica nel paese-mercato (Pillar One) e quella

 (ii) di applicare una minimum tax del 15 per cento sui profitti tassati localmente con aliquota inferiore a questa, così da ridurre l’appetibilità dei paesi a troppo bassa tassazione (Pillar Two).

 

L’accordo tuttavia, ancorché decisivo, presentava una evidente matrice politica e lasciava un po’ troppo nel vago le concrete soluzioni che lo avrebbero dovuto accompagnare.

Ma ecco che l’8 ottobre scorso l’”Ocse” torna sul punto e fa l’atteso passo avanti.

Viene confermato, innanzitutto, che il “Pillar One” si applica solo alle multinazionali con più di 20 miliardi di euro di volume d’affari e con profitti superiori al 10 per cento del relativo fatturato.

 La soglia di ingresso basata sul fatturato verrà abbassata a 10 miliardi di euro fra sette anni se la soluzione ora prevista darà buoni risultati.

 Ne sono escluse le imprese estrattive (leggi petrolifere) e quelle soggette a regimi regolati (leggi banche e assicurazioni).

 Mentre, all’origine, questo sistema di tassazione era riservato alle imprese “digitali” – con tutte le complicazioni di identificazione -, parrebbe oggi esteso a tutte quelle che realizzano ricavi e profitti delle dimensioni citate indipendentemente dal settore operativo.

Sono, peraltro, escluse le attività realizzate in paesi da cui deriva un fatturato minimale (meno di 1 milione di euro; 0,25 milioni se il Pil è inferiore a 40 miliardi). L’”Ocse” indica in circa cento le multinazionali che presentano oggi queste caratteristiche e in 125 miliardi di dollari l’anno la fetta di profitto attribuibile ai paesi-mercato.

 

La ripartizione tra paesi-mercato.

 

Il regime in questione prevede una ripartizione convenzionale del diritto a tassare il profitto mondiale come segue.

Il profitto mondiale viene segmentato in più parti.

 Una prima quota, misurata in un importo pari al 10 per cento del fatturato globale, è tassabile nel paese di provenienza della multinazionale.

 La parte che residua (residual profit) – che sarà molto significativa per le imprese più profittevoli; trascurabile per le altre – è tassabile per il suo 25 per cento nei paesi-mercato anche se ivi manca un’entità fisica.

Questi indicatori – necessari per definire il cosiddetto “Amount ‘A’ del Pillar One” – erano forniti in modo assai generico a luglio, mentre sono precisati oggi in termini ben più netti.

 

I danni della rottamazione.

La conseguenza principale è che il profitto globale suscettibile di questa attribuzione – un importo valutato dall’Ocse in ben 125 miliardi di dollari – sarà assegnato ai paesi-mercato per la relativa tassazione (taxing rights).

Se queste valutazioni sono fondate, significa che un importo dell’ordine di 31,25 miliardi di dollari l’anno verrà attribuito, per essere ivi tassato, ai paesi-mercato con le aliquote a essi proprie.

La divisione dell’importo totale fra i vari paesi-mercato avverrà sulla base del fatturato quivi realizzato.

Il computo in questione, che potrebbe risultare non semplicissimo, è affidato a una entità giuridica designata dalla multinazionale che dovrebbe rapportarsi a una entità amministrativa da definire.

 Originariamente si era ipotizzata una entità sovranazionale composta da funzionari appartenenti a una pluralità di stati.

 Le attuali comunicazioni non vi fanno menzione, anche se si afferma che la definizione dell’”Amount A” e della relativa ripartizione avverrà in maniera definitiva così da non far emergere contestazioni (auguri!).

Nulla si dice con riferimento alla parte che ulteriormente residua:

cioè al 75 per cento del “residual profit” che non forma oggetto di” taxing rights” attribuiti ai paesi-mercato.

In assenza di altre indicazioni, dovrebbe essere tassato secondo i meccanismi convenzionali attuali (che non vengono revocati).

Il che vuol dire: tassazione nel paese della casa madre, salvo che vi siano controllate estere o stabili organizzazioni dichiarate in paesi esteri che verrebbero ordinariamente tassate in base agli eventuali redditi ivi dichiarati.

In cambio dell’adozione del nuovo regime gli stati membri si impegnano ad abrogare la “digital service tax” – se ne hanno adottata una, come nel nostro caso – ovvero a rinunciare al suo varo se ne avessero manifestato l’intenzione.

 

Il nuovo regime entrerebbe in vigore nel 2023.

A tal fine si prevede la redazione di una sorta di convenzione multilaterale che gli stati aderenti approverebbero quale integrazione dei vigenti trattati contro le doppie imposizioni.

Operazione che in Italia comporterebbe l’approvazione di una legge ad hoc modificativa di tutte le leggi di recepimento dei Trattati attualmente operanti con l’aggiunta dell’abrogazione dell’attuale imposta sui servizi digitali.

 

La Global Minimun Tax.

Per la Global Minimum Tax (Pillar Two) si conferma, innanzitutto, che ha un’estensione ben diversa spaziando sulle multinazionali con volume di ricavi superiore solo a 750 milioni di euro.

 Renderebbe disponibile per la sua applicazione un importo dell’ordine di 150 miliardi di dollari l’anno.

 Il meccanismo pare abbastanza semplice.

Se nel paese X si paga meno del 15 per cento, il paese d’origine della multinazionale (Y) ha diritto a prelevare sui redditi prodotti nel paese X un importo aggiuntivo tale da raggiungere complessivamente un prelievo pari al 15 per cento del reddito prodotto in X.

 Importante, però, è la specificazione che la base di calcolo della sua applicazione è l’imposta effettivamente applicata e non l’aliquota nominale applicabile nel paese X.

 Il che finirà per attrarre nel regime in questione anche filiali operanti in paesi apparentemente “normali”.

 La bassa aliquota effettiva potrà trovare accettabili giustificazioni (Ace, terremoti, pandemie, coordinamento col GILTI americano, e così via).

 Questa materia è tuttavia solo accennata e richiede evidenti perfezionamenti.

 La Minimum Tax prevede, infine, alcune eccezioni (non si applica alle attività di shipping) e un approccio temporale gradualistico – basato sulle dimensioni delle immobilizzazioni e le spese di personale – per non danneggiare eccessivamente imprese che si affacciano solo ora sui mercati internazionali.

Approccio comprensibile, ma inevitabilmente destinato a suscitare sgradevoli confronti e discussioni.

La via, però, sembra ormai tracciata.

Si applicherà dal 2023.

 

 

 

 

Dove Vogliono Andare

a Parare?

Conoscenzealconfine.it – (29 Novembre 2023) - Andrea Tosatto – ci dice:

 

Come mai l’emergenza patriarcato viene fuori adesso?

In Italia ogni due settimane un genitore ha ucciso un figlio.

È così da 12 anni.

Quando le vittime sono neonati o bambini molto piccoli, il killer è quasi sempre la madre.

E allora come la mettiamo con la storia del patriarcato?

Una volta si fischiava alle donne molto più di adesso.

Si pretendeva che la donna fosse vergine.

Oggi ci accontentiamo che lo sia nelle orecchie.

La società era molto più patriarcale di oggi.

Come mai l’emergenza patriarcato viene fuori adesso?

 Dire che fischiare ad una donna è il preludio al femminicidio è come dire che giocare a tombola a Natale è il preludio della rovina economica al casinò.

È chiaro che si sta creando un caso sul nulla. E allora dove si vuole andare a parare?

Due sono gli obbiettivi:

1) Entrare nelle scuole a lavare il cervello ai bambini, facendo in modo che siano le famiglie a chiederlo.

2) Promuovere il controllo orizzontale.

La sorella di Giulia ha detto: “Controllate l’amico, controllate il vicino”.

Sono ossessionati dal controllo.

Hanno un bisogno fottuto di controllarci e vogliono dividerci per fare in modo che ci controlliamo tra di noi.

Vi dico una cosa:

 la bomba gli sta per scoppiare in mano!

Il Re è nudo.

(Andrea Tosatto)

(t.me/AndreaTosattoOfficial)

 

 

 

Lavrov al summit Osce spacca l’Europa.

I Paesi baltici e l’Ucraina boicottano il vertice.

msn.com – Corriere della Sera - Paolo Valentino – Redazione – (29-11-2023) – ci dice: 

 

«Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono».

 Come il Figaro del Barbiere di Siviglia, “Sergei Lavrov” fa sapere che sono in molti a volerlo incontrare al vertice dell’Osce che si apre domani in Nord Macedonia. «Posso confermare che abbiamo un sacco di richieste di incontri bilaterali», dice la sua portavoce, “Maria Zakharova”.

Il ministro degli Esteri russo arriva oggi a Skopje, per un summit dell’”Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa”, che rischia di fotografare una grave spaccatura tra i Paesi europei.

 La partecipazione di “Lavrov”, la prima a un consesso internazionale in Europa dall’inizio della guerra in Ucraina, ha infatti spinto Kiev e i tre Paesi baltici ad annunciare che i loro ministri degli Esteri boicotteranno l’appuntamento.

«La delegazione ucraina non parteciperà al vertice ministeriale dell’Osce», ha detto “Oleg Nikolenko”, portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, che ha accusato la Russia di voler «sfruttare l’occasione a fini di propaganda e per minare l’unità dell’Occidente».

La Russia ha avuto un «atteggiamento ostruzionistico» dentro l’”Osce” «cercando di bloccarne le attività e impedendone ogni attività di monitoraggio in Ucraina», si legge in un comunicato dei capi delle diplomazie di Estonia, Lituania e Lettonia.

Secondo “Margus Tsahkna”, ministro degli Esteri estone, «rischia di legittimare l’aggressore russo come membro di diritto della nostra comunità di libere nazioni, banalizzando i crimini atroci che la Russia commette in Ucraina».

Tsahkna” ha anche sollecitato gli altri Paesi membri dell’Osce a «non accettare il ricatto di Mosca», ricordando anche che tre rappresentanti dell’”Osce ucraini” sono detenuti nelle carceri russe da oltre 500 giorni.

La partecipazione di Lavrov al vertice nella Macedonia del Nord è infatti frutto di un’abilissima manovra di aggiramento della diplomazia russa, che ha sfruttato la regola del consenso vigente all’Osce per paralizzarne il funzionamento interno.

Mosca prima ha messo il veto sulla candidatura dell’Estonia alla presidenza nel 2024, facendola saltare, poi si è detta d’accordo su quella di Malta, ma si è rifiutata di votarla a livello di ambasciatori insistendo che dovevano essere i ministri a decidere.

Questo rendeva inevitabile la presenza di Lavrov.

 A differenza della Polonia, che lo scorso anno quando deteneva la presidenza aveva messo il veto alla partecipazione del rappresentante di Mosca, le autorità di Skopje hanno dato il loro assenso.

Ma per arrivare nella capitale nord-macedone, Lavrov ha dovuto ottenere anche il permesso della Bulgaria a sorvolare il suo spazio aereo, facendo un’eccezione al divieto europeo.

Al vertice di Skopje parteciperà anche il segretario di Stato americano, Antony Blinken, il quale però non incontrerà il ministro russo.

Secondo un portavoce del Dipartimento di Stato, con la sua presenza Blinken vuole esprimere solidarietà agli ospiti nord-macedoni e all’Osce, definita «una importante organizzazione per affrontare i temi dei diritti umani e politici in Europa».

 

L’Osce, nata nel 1994, è figlia della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, creata a Helsinki nel 1975, che fu il punto più alto del dialogo tra Est e Ovest al tempo della Guerra Fredda.

Nonostante l’ostruzionismo russo, l’Osce è attiva in dodici missioni in Asia Centrale, Balcani Occidentali, Ucraina e Moldavia, dove monitora il rispetto dei diritti umani, la lotta alla corruzione, il contrasto ai mercanti di vite umane e al traffico di droga.

 

 

 

L'Europa è in guerra ma l'Italia

è neutrale: chi ha torto?

  Repubblica.it - Eugenio Scalfari – (29 NOVEMBRE 2015) – ci dice:

 

NELL'AMBITO d'una società globale dal punto di vista economico e tecnologico permangono tuttavia notevoli differenze per quanto riguarda la politica, la cultura e la distribuzione delle risorse tra i vari livelli delle categorie sociali, quelle che un tempo si chiamavano classi.

Nasce da queste profonde diversità del benessere la mobilità dei popoli ed anche l'andamento del tasso demografico delle varie popolazioni.

Politica, cultura, mobilità dei popoli, religioni:

sono questi i fattori dinamici che animano il pianeta, ai quali è doveroso aggiungere la necessità di tutelare il clima, visto che dobbiamo fronteggiare un sempre più elevato inquinamento dell'aria che respiriamo, dei venti, delle tempeste e dello scioglimento dei ghiacciai.

In questo quadro deflagrano anche le guerre, una delle quali sta insanguinando l'Occidente e il Medio Oriente con punte anche nel Maghreb, in Arabia, nell'Africa centrale, nelle Filippine, in Bangladesh.

Noi europei siamo al centro di questa guerra che, nonostante le apparenze, non è tra civiltà e neppure tra religioni.

 È una guerra tra fondamentalisti e liberali, tra classi evolute e periferie, tra benestanti e poveri, tra corrotti e onesti e perfino tra giovani scapestrati e giovani consapevoli.

Insomma è la crisi di un'epoca ed è anch'essa una crisi globale perché i suoi fuochi sono sparsi in tutti i continenti e si intrecciano e si alimentano tra loro.

L'Europa è ampiamente sconvolta da questa crisi e dalla guerra che ne deriva, il fondamentalismo e il terrorismo;

per combatterlo in nome della libertà anche la libertà è costretta a limiti più restrittivi.

Avveniva anche nell'antica Roma:

quando la guerra era più intensa e l'esito incerto, i consoli venivano sostituiti da un dittatore con pieni poteri per combatterla.

Non siamo a questo, ma i poteri politici tendono a concentrarsi in poche mani e le alleanze ad essere guidate da chi agisce sul terreno e dove la guerra è più intensa.

In Europa, almeno finora, il teatro tragico si svolge in Francia, nel Medio Oriente in Siria e in Iraq, in Turchia e nel Kurdistan.

La coalizione contro il Califfato comprende non soltanto l'Occidente, ma anche la Russia ed è questa la grande novità:

Putin ha come principale interlocutore Hollande, almeno in apparenza, ma in realtà è Obama il vero interlocutore e il ruolo del presidente francese è quello di mediare tra i due, in Europa comunque il leader di questa fase è Hollande e l'inno di guerra la Marsigliese.

Questa è la situazione e i fatti le danno forma.

L'Italia è il solo Paese che, pur sostenendo la necessità d'una grande coalizione che comprenda anche la Russia rifiuta di scendere sul terreno militare al di là degli impegni già da tempo assunti, che consistono in tre Tornado in missione quasi quotidiana di avvistamento e indicazione di obiettivi da colpire.

Tre giorni fa Hollande ha incontrato all'Eliseo Renzi e si sono parlati per venti minuti.

La richiesta francese consiste nella sostituzione di cento militari con altrettanti soldati italiani nel contingente di "caschi blu" dell'Onu in Libano.

 Renzi ha accettato previa l'eventuale approvazione del Parlamento e questo è tutto.

Il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una conferenza stampa di venerdì scorso ha ricordato la tradizionale politica italiana degli ultimi quarant'anni: abbiamo sempre sostenuto una politica di amicizia nei confronti del mondo arabo e iraniano a partire dai tempi di Fanfani e di Andreotti e non è nostra intenzione allontanarci da questa tradizione.

Gentiloni ha dimenticato o forse ha preferito non ricordarlo un altro personaggio che in realtà decideva la nostra politica verso quei Paesi:

Enrico Mattei, presidente dell'Eni.

Era lui che decideva la nostra politica in quei Paesi per assicurarsi l'utilizzazione del petrolio che veniva estratto dai pozzi e faceva a quei Paesi condizioni di facilitazione economica e politica tali da estromettere la potenza fino allora esercitata da quelle che venivano chiamate le "Sette sorelle", multinazionali americane, inglesi, olandesi.

Mattei aveva poteri assoluti per quanto riguarda l'Eni.

In Italia finanziava la Democrazia cristiana ma non trascurava i socialisti e neppure i comunisti e i fascisti del Msi.

Decideva lui chi doveva essere nominato ministro delle Partecipazioni statali e era lui che diceva al ministro che cosa dovesse fare anziché l'inverso.

Finanziò perfino il movimento algerino di liberazione nazionale puntando sul fatto che nel momento in cui i francesi se ne fossero andati dall'Algeria, quel nuovo Stato avrebbe concesso all'Eni l'uso del petrolio e del gas e fabbricato i necessari oleodotti per portare la materia prima alle raffinerie italiane dell'Eni.

Poi Mattei per un incidente aereo dovuto al maltempo o forse ad altre cause, morì. Nemici ne aveva soltanto due, le "Sette sorelle" e la mafia.

Queste cose Gentiloni non le sa o più probabilmente le sa ma non le dice, ma la nostra politica in Medio Oriente si spiega soltanto così.

Comunque dal punto di vista attuale siamo sostanzialmente irrilevanti in Medio Oriente e non abbiamo un gran peso in Europa.

 Renzi rivendica un ruolo di mediatore in Libia per mettere d'accordo le varie fazioni che si combattono.

Non c'è riuscito Leon dopo molti mesi di lavoro sotto l'egida dell'Onu.

 Sembra difficile che possa riuscirci Renzi.

Mi permetto ora di aggiungere un mio suggerimento contenuto nell'articolo di domenica scorsa nei confronti del nostro presidente del Consiglio.

 Credo che dovrebbe aprire, dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni, campi di accoglienza sulla costiera libica, dove i migranti dovrebbero essere trattati con decenza e dignità, mobilitando medici e anche psicologi e avviando rapidi riconoscimenti di identità e di accertamento dello status di ciascuna delle persone ospitate dai campi di accoglienza: quelli che invocano il diritto d'asilo ed hanno solide motivazioni per richiederlo potrebbero essere trasferiti sulle coste meridionali europee su navi italiane o straniere;

gli altri dovrebbero essere rimpatriati nei Paesi d'origine dove la nostra diplomazia ne tratterebbe il rientro con tutte le garanzie del caso.

Naturalmente i campi d'accoglienza dovrebbero essere militarmente difesi contro eventuali incursioni di ladri o facinorosi da un contingente militare di due o tremila uomini, ampiamente sufficienti a tutelare la sicurezza.

Ho anche suggerito in quel mio articolo a Renzi di farsi promotore della cessione di sovranità alle autorità europee dei poteri relativi alla difesa comune e alla politica estera, analoghe alle cessioni di sovranità già effettuate in materia economica delle quali opportunamente si avvale la Banca centrale e Mario Draghi che la presiede.

È del tutto improbabile che i membri dell'Unione accettino in questo momento cessioni di sovranità dei singoli Stati ad un'Europa che diventerebbe in tal modo sempre più federata di quanto non sia ora ma è soprattutto improbabile che Renzi condivida questa ipotesi perché - pensa lui - questo declasserebbe gli Stati nazionali, privandoli di una parte molto importante dei loro attuali poteri.

Se la pensa così, ed io credo che lo pensi, non vede molto lontano;

che l'Europa diventi federale in una società globale dove gli Stati hanno dimensioni continentali, significherebbe che preferisce staterelli privi di peso internazionale dove però ciascuno è padrone in casa propria.

Un'Europa così fatta non resisterebbe molto e l'Italia meno ancora degli altri ma chi è "padroncino" in casa propria obbedisce al detto "chi si contenta gode" (ma il Paese no).

Concludo con tutt'altro argomento. Ho visto pochi giorni fa in visione privata un film molto bello ed anche commovente, intitolato "Chiamatemi Francesco" diretto da Daniele Luchetti, prodotto da Valsecchi e come primi attori Rodrigo de la Serna e Sergio Hernandez.

Il film, che sarà nelle sale il 3 dicembre, racconta la vita di Jorge Mario Bergoglio nella sua giovinezza e poi nella maturità, da quando era un semplice prete poi promosso capo provinciale della Compagnia di Gesù, successivamente coadiutore del vescovo di Buenos Aires e infine arcivescovo e cardinale di Argentina.

Come si scontrò con il regime dittatoriale di Videla, autore di orribili e continui delitti; il suo amore verso i poveri, il suo riserbo verso preti e teologi della teologia della liberazione, ritenuti para-comunisti e poi scomunicati da papa Giovanni Paolo II.

Bergoglio nel film è fondamentalmente schierato con i poveri e sulle vicende drammatiche di questa sua posizione il demonio è Videla dal quale in tutti i modi, anche i più drammatici, Bergoglio cerca di mettere in salvo quelli che Videla minaccia.

 Non so fino a che punto corrisponda a verità il suo distacco dai preti di sinistra;

sta di fatto che poche settimane dopo che Bergoglio divenne Papa beatificò il vescovo Romero che era stato ucciso mentre celebrava la messa nella chiesa cattedrale di San Salvador.

Papa Wojtyla aveva espresso questa intenzione ma non l'aveva mai attuata;

papa Francesco la fece subito e Romero era certamente un vescovo politicamente di sinistra.

Papa Francesco tornerà domani dal suo viaggio africano, dal Kenya all'Uganda dove è stato accolto da milioni di fedeli. Ha riaffermato ancora una volta la diffusione addirittura capillare della corruzione e la necessità di combatterla anche in Vaticano.

Questo Papa è quello che sostiene e l'ha fatto anche nel corso di questo viaggio l'esistenza di un unico Dio e questo lo porta ad affratellarsi non solo con tutte le varie comunità cristiane ma anche con gli ebrei e soprattutto con i musulmani e a combattere contro i fondamentalismi dovunque affiorino, Chiesa cattolica compresa.

Credo sia inutile sottolineare l'importanza di questo Pontificato e la fratellanza delle religioni per combattere il fondamentalismo e il terrorismo che ne deriva.

La Chiesa di Francesco è quella della pace, dell'amore per i poveri, per gli esclusi e per tutte le persone consapevoli e orientate vero il bene del prossimo. È mondiale nel senso profondo del termine e mai come in questi tristissimi tempi d'un uomo di questa tempra e di questa autorevolezza il mondo ha avuto bisogno.

 

Comunicato Stampa del Coordinamento

 Romano di Solidarietà con la Palestina.

Conoscenzealconfine.it – (30 Novembre 2023) – Redazione – ci dice:

 

In quanto utenti del servizio pubblico, chiediamo alle redazioni giornalistiche RAI la lettura del seguente breve comunicato, invitandole a riconoscere e quindi rifiutare la faziosità fin qui dimostrata.

L’informazione data dalle redazioni giornalistiche della RAI sul genocidio in corso a Gaza distorce gravemente e mistifica persino i fatti, a causa dell’acritica e ampia diffusione che fa delle comunicazioni del governo di Tel Aviv.

Le forze armate israeliane hanno compiuto gravissimi crimini di guerra (denunciati anche dal Segretario Generale dell’ONU), in quasi due mesi di continui bombardamenti contro la popolazione palestinese di Gaza – totalmente sotto assedio, con azzeramento delle forniture di acqua, energia elettrica, carburante; blocco quasi totale dell’ingresso di cibo e medicinali – distruggendo tutte le infrastrutture civili, compresi gli ospedali; utilizzando armi proibite, come bombe al fosforo e a grappolo; colpendo 250mila abitazioni, di cui 50mila distrutte.

Oltre 16mila uccisi, di cui più di 6mila bambini, 35mila feriti, in parte destinati a morire presto non potendo essere curati, 6.500 dispersi sotto le macerie.

Tra i morti, anche 207 medici e infermieri e 70 giornalisti.

Tutto questo viene giustificato dal “diritto di autodifesa” di Israele:

 è invece pulizia etnica e terrorismo di stato, impunito e di dimensioni apocalittiche.

(t.me/lantidiplomatico)

 

 

 

 

Cosa significa "neutrale"?

Swissinfo.ch – Sibilla Mondolfi – Redazione – (09 luglio 2022) - ci dice:

 

La Svizzera sta cercando di ridefinire la sua neutralità. Il termine ha varie connotazioni e può essere interpretato in vari modi, come dimostra un confronto con altre nazioni.

Dall'attacco dell'Ucraina da parte della Russia, Putin chiede a Zelensky di proclamare la neutralità del proprio Paese.

Una condizione giuridica che impedirebbe all'ex Repubblica sovietica di diventare membro della NATO.

Secondo l'esperto in materia di neutralità Pascal Lottaz, l'obiettivo è neutralizzare l'Ucraina.

 "La Svizzera ha vissuto una situazione analoga nel 1815. La Confederazione voleva però diventare neutrale; è questa la sostanziale differenza".

"Al momento, la neutralità è in perdita di consensi."

(“Pascal Lottaz”, esperto di neutralità).

 

Nel caso in cui dovesse diventare neutrale, l'Ucraina chiede che la sua sicurezza venga garantita da altri Stati, in maniera particolare da quelli che fanno parte della NATO.

 "Una questione contro cui si sono arenate le trattative di pace con la Russia, poiché si tratterebbe praticamente di un'adesione alla NATO", dice “Lottaz”.

Nel 1815, durante i negoziati, la Svizzera non ottenne alcuna protezione militare. Inoltre, la Confederazione non è membro della NATO.

 Per questo motivo si è dotata di un esercito per difendersi.

Ciò dimostra che la neutralità ha varie facce.

Gli Stati e le organizzazioni, come il “CICR” o l'”ONU”, interpretano il concetto di neutralità in maniera diversa.

Bisogna inoltre ricordare che c'è la neutralità imposta da altri o quella che è stata abbracciata per libera scelta.

Le superpotenze hanno sempre voluto che ci fossero degli Stati cuscinetto tra le principali zone d'influenza.

Vari tipi di neutralità.

La maggior parte delle nazioni neutrali si sono dotate di un esercito per difendersi e impedire a truppe straniere di violare i loro confini o di usare il loro territorio come corridoio di transito.

Stati come il Costa Rica, il Liechtenstein o il Vaticano conoscono, invece, una neutralità non armata.

Il Costa Rica si affida alla protezione degli Stati Uniti, il Liechtenstein al sostegno della Svizzera, mentre il Vaticano è un'eccezione da vari punti di vista.

 

Ci sono Stati che scelgono la neutralità per chiudersi a riccio su sé stessi, ad esempio il Turkmenistan, Paese retto da una dittatura totalitaria.

"Per lo Stato dell'Asia centrale, la neutralità è un pretesto per non fare parte dei consessi internazionali, evitando così che qualcuno si intrometta nelle sue questioni di politica interna", indica “Lottaz”.

Una strategia adottata fino al 2012 anche dal Myanmar o dall'Albania durante la Guerra fredda.

Per altri Stati, invece, come la Svizzera, l'Austria e, fino a poco tempo fa, la Svezia e la Finlandia, la neutralità è una sorta di lasciapassare per accedere alla scena internazionale e promuovere i buoni uffici.

Secondo “Lottaz”, questi Paesi hanno adottato un approccio integrativo.

 "Da tempo, la Svezia e la Finlandia non si definiscono più neutrali, rimanendo però Paesi non allineati.

Ora, con l'adesione alla NATO, rinunciano anche a questo statuto", spiega l'esperto.

“Lottaz” dice che il conflitto sta vivendo un'escalation che mette in pericolo la stabilità del continente europeo.

 La discussione a livello nazionale e internazionale intorno alla neutralità è sicuramente utile e interessante.

Il dibattito non deve però portare a una diminuzione degli Stati neutrali perché questa tendenza non favorirebbe certo la pace.

"Al momento, la neutralità è in perdita di consensi.

Soprattutto in Occidente si ritiene che la Svizzera stia aiutando la Russia, un comportamento giudicato moralmente riprovevole".

C'è chi parla di una svolta, altri di un ritorno alla Guerra fredda.

Un'evoluzione che potrebbe promuovere la riapparizione sulla scena internazionale del “Movimento degli Stati non allineati”, a cui, tra il 2010 e il 2014 apparteneva anche l'Ucraina su volere della Russia.

L'organizzazione internazionale è stata creata durante il periodo in cui USA e Unione sovietica si contendevano l'egemonia del pianeta.

L'idea è stata promossa da Egitto, India e Jugoslavia.

 Al movimento aderirono soprattutto Paesi africani e asiatici che volevano rimanere neutrali nel conflitto tra Est ed Ovest e non intendevano aderire a uno dei due blocchi.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, l'istituzione ha perso importanza. "L'invasione dell'Ucraina ha ricompattato la NATO.

La stessa cosa potrebbe succedere con il “Movimento degli Stati non allineati”, ciò che favorirebbe un suo ritorno sulla scena internazionale.

Si nota un certo attivismo", dice “Lottaz”.

Ad esempio, la Cina, l'India, l'Indonesia, il Ghana e i Paesi sudamericani non hanno ripreso le sanzioni contro la Russia.

India e Cina hanno adottato una “posizione neutrale situazionale”, anche se ufficialmente non usano questo termine. Non vogliono immischiarsi nel conflitto.

Contrariamente all'approccio di altri Stati che sono sempre neutrali, come la Svizzera, loro decidono a seconda delle circostanze.

È un comportamento che possiamo paragonare all'isolazionismo adottato dagli Stati Uniti all'inizio della Seconda guerra mondiale.

 Allora si parlava di neutralismo, dottrina che venne abbonata durante il conflitto. Gli USA sono rimasti neutrali per 150 anni.

"Possiamo paragonare gli Stati Uniti del XIX secolo con la Cina odierna", dice “Lottaz”.

La Cina non vuole stringere alleanze militari, non è per nulla contenta del conflitto in Ucraina e non vuole essere coinvolta in una guerra.

"Sarebbe disposta a imbracciare le armi solo per risolvere la contesa con Taiwan".

“Lottaz” ricorda che le superpotenze sono sempre state neutrali se potevano trarne qualche vantaggio.

 Le convenzioni dell'Aia sono state scritte per loro e non per gli Stati piccoli come la Svizzera e l'Austria.

"Per questo motivo, il diritto della neutralità lascia spazio all'interpretazione e permette ai Paesi neutrali di vendere armi se ciò non favorisce una parte in conflitto".

Risalenti al 1907, le “Convenzioni dell'Aia sono obsolete” visto che sono state aggiornate solo in maniera sporadica.

 Ad esempio, il diritto della neutralità non contempla l'uso dei missili o la cyberguerra poiché all'inizio del secolo scorso non esistevano.

"Gli accordi devono essere aggiornati per rispecchiare le condizioni del XXI secolo", ribadisce “Lottaz”.

 

Pro e contro della neutralità.

(swissinfo.ch)

La neutralità svizzera è sempre stata malleabile.

Stando alla ricercatrice in materia di sicurezza” Lea Schaad”, molte persone non sanno che c'è una sostanziale differenza tra diritto della neutralità e politica di neutralità.

Il diritto della neutralità, definito nelle “Convenzioni dell'Aia”, prevede che gli Stati neutrali non partecipino a conflitti armati.

La politica di neutralità facoltativa ha quale obiettivo convincere altri Paesi a non entrare in guerra e per questo motivo è più flessibile.

 

(Micheline Calmy-Rey)

(Ha coniato il termine "neutralità attiva" e ha sostenuto il multilateralismo:

L'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey, del Partito Socialista -PS).

Schaad spiega che la politica di neutralità della Svizzera non è stata iscritta nella Costituzione federale affinché fosse possibile interpretarla in maniera diversa a dipendenza della situazione.

"Durante la Guerra fredda, la Confederazione l'applicava in maniera rigorosa. In seguito, la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha iniziato a parlare di “neutralità attiva”.

Dalla caduta del Muro di Berlino, la Svizzera ha ripreso regolarmente le sanzioni economiche decise a livello internazionale".

Anche “Lottaz” ricorda che la Svizzera ha adeguato la sua neutralità a dipendenza della situazione.

Tra le due guerre mondiali, quando faceva parte della Società delle nazioni, la Confederazione ha perseguito una "neutralità differenziata" e ha ripreso le sanzioni economiche, senza partecipare però militarmente ai conflitti.

 Quando l'Italia ha attaccato l'Etiopia nel 1935, la Svizzera ha dovuto cambiare approccio poiché l'applicazione delle sanzioni avrebbe isolato il Ticino.

Per questo motivo è ritornata alla neutralità integrale.

 

Reinterpretazione della neutralità svizzera.

(Ignazio Cassis)

 Punta alla "neutralità cooperativa": il presidente Ignazio Cassis del Partito liberale radicale (PLR).

“Schaad” ritiene molto interessante il dibattito lanciato dal ministro degli esteri “Ignazio Cassis “alla fine di maggio durante il Forum economico di Davos.

Il presidente della Confederazione ha parlato di "neutralità cooperativa", un termine che ha suscitato un certo clamore.

“Lottaz” indica che "neutralità attiva", "neutralità impegnata" o "neutralità cooperativa" sono termini politici, creati per dare una nuova connotazione alla neutralità.

Un'idea condivisa da Schaad: "Probabilmente si tratta di un primo tentativo da parte di “Cassis” di reinterpretare la neutralità".

 

Visto che la politica di neutralità è malleabile, le varie correnti politiche in Svizzera si scontrano sulla sua interpretazione:

da una parte c'è chi chiede che la Confederazione sia neutrale con tutte le parti in conflitto, sia da un punto di vista militare che economico.

Per questo motivo non dovrebbe riprendere le sanzioni.

"Oggi alcuni politici domandano un ritorno alla neutralità integrale", dice “Lottaz”.

Dall'altra, c'è chi chiede alla Svizzera di abbandonare l'atteggiamento isolazionista e di prendere attivamente posizione.

"Non sarebbe male se riuscissimo a definire chiaramente la nostra linea politica", dice “Schaad”, ricordando che così si eviterebbero le discussioni quando si è confrontati con nuovo evento geopolitico.

 

La Svizzera potrebbe reagire più in fretta.

(Christoph Blocher)

 Sostiene un'interpretazione rigorosa della neutralità che vorrebbe iscrivere nella Costituzione: l'ex consigliere federale Christoph Blocher dell'Unione democratica di centro (UDC).

Anche il Consiglio federale vuole definire in maniera più chiara la politica di neutralità della Svizzera.

Per questo motivo sta elaborando un nuovo rapporto.

Nell'ultimo documento, risalente al 1993, il governo aveva illustrato come intendeva interpretare il concetto di neutralità.

Secondo “Schaad”, il documento del Dipartimento federale degli affari esteri e che sarà probabilmente presentato in estate coinciderà con un cambiamento di rotta rispetto al passato, analogamente a quanto è avvenuto alla fine della Guerra fredda. La mutata situazione geopolitica, come allora, richiede una ridefinizione della neutralità.

Una tale reinterpretazione del concetto di "neutralità" viene seguita con interesse anche all'estero.

 "L'augurio è che la Svizzera sia in grado di reagire più in fretta", sostiene Schaad.

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la Confederazione era stata criticata dagli Stati Uniti e dagli alleati per la sua titubanza nel riprendere le sanzioni internazionali.

A mettere un bastone tra le ruote del governo, ci potrebbe pensare l'ex consigliere federale Christoph Blocher.

Il leader carismatico dell'Unione democratica di centro intende lanciare un'iniziativa affinché la neutralità venga ancorata nella Costituzione federale.

 In questo modo, vincolerebbe il governo a promuovere una neutralità rigorosa. L'ultima parola sulla neutralità spetterà quindi al popolo.

 

Bye-Bye… Alfred Henry Heinz Kissinger!

Conoscenzealconfine.it – (30 Novembre 2023) - Marcello Pamio – ci dice:

 

Morto Kissinger: il Criminale Sionista è Tornato all’Inferno!

Non basterebbe una enciclopedia per elencare tutti i crimini commessi da Henry (Heinz) Alfred Kissinger l’ashkenazita di punta del sionismo radicale.

È stato Dirigente della Fondazione Rockefeller e membro permanente di gruppi elitari come:

Pilgrims Society, Bilderberg, Commissione Trilaterale, Aspen Institute, Bohemian Club, Hollinger Corporation.

Ha redatto il “Memorandum 200”, un documento per la de popolazione attraverso eugenetica, aborti, guerre, carestie e crisi varie! Insomma, quello che sta avvenendo.

Nonostante le centinaia di accuse per crimini non sono mai riusciti a portarlo in tribunale per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio.

Ovviamente il motivo era la sua genetica d’elezione…

Ha sul groppone più crimini lui di “Pol Pot”, e ora lo venerano come un saggio statista.

Ma le porte dell’Inferno si sono schiuse anche per lui…

Ovviamente il “mainstream celebrerà l’ebreo ashkenazita”, punta di diamante del sionismo radicale, come un grande statista, quando invece è stato uno dei più grandi criminali dell’ultimo secolo, è morto infatti alla veneranda età di 100 anni.

 È proprio vero che l’erba cattiva non muore mai.

Mi verrebbe da vomitare se avessi ancora le ghiandole parietali dello stomaco…

Marcello Pamio.

(t.me/marcellopamio)

 

 

 

 

La neutralità nel diritto internazionale:

l’esempio di Malta.

 Affarinternazionali.it - Fabio Caffio – (31 Marzo 2022) – ci dice:

 

La neutralità dell’Ucraina è stata una delle prime condizioni poste dalla Russia per il cessate il fuoco.

 Molte le soluzioni ipotizzate, prevedendo comunque l’adesione dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Russia esclusa, forse) oltre che di Germania, Turchia, Israele.

 Nel momento in cui si immagina che anche l’Italia se ne faccia garante è opportuna una riflessione sul modello della neutralità maltese in cui abbiamo avuto un ruolo primario.

Neutralità e diritto internazionale.

La neutralità come diritto di uno Stato a non partecipare alle ostilità per preservare la sua integrità territoriale è disciplinata sul piano militare dalle Convenzioni dell’Aja del 1907 relative, rispettivamente, alla guerra terrestre ed a quella marittima.

Completavano il quadro anteguerra le norme consuetudinarie contenute in altri strumenti.

Con l’entrata in vigore della “Carta delle Nazioni Unite” che ha vietato la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie e ha previsto l’adozione di misure coercitive verso gli Stati aggressori, si è posto in dubbio la possibilità che alcuni Paesi facciano leva sulla loro neutralità permanente per non osservare le decisioni del “Consiglio di sicurezza”.

 

Certo è che l’assunzione di uno status di neutralità, per essere efficace internazionalmente, presuppone un accordo con altri Stati, anche bilaterale.

Diverso quindi il caso di dichiarazioni politiche di neutralità assunte solo in atti costituzionali.

 Esclusivamente politica sembra essere la matrice del “Movimento che unisce i Paesi “non allineati” i quali non aderiscono ai blocchi delle Superpotenze e alle Alleanze politico-militari.

 

La casistica europea.

Per l’Ucraina, i più hanno indicato il precedente del “Memorandum del 1955” in cui l’Austria si impegnò, col consenso di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, ad adottare in perpetuo «una neutralità del tipo praticato dalla Svizzera».

Com’è noto, la neutralità della Confederazione fu sancita dal Congresso di Vienna del 1815.

 

Qualcuno ha anche richiamato l’esperienza della Finlandia o quella della Svezia, anche se la loro neutralità ha una configurazione politica di “non allineamento militare” che, al pari del caso dell’Austria,  non ha impedito l’adesione all’Ue.

Non va dimenticata, inoltre, l’Irlanda che fa tuttora della sua “neutralità militare” (il Paese non ha solo Forze di Difesa) un punto di forza.

Un caso a sé è la neutralità dello Stato della Città del Vaticano affermata dall’art. 24 del Trattato con l’Italia del 1929.

 

La relazione italo-maltese.

Esiste un filo comune che lega l’allentamento dei vincoli coloniali maltesi dal Regno Unito alla progressiva uscita dell’Ucraina dall’orbita dell’ex Unione Sovietica dopo la sua dissoluzione.

 Dom Mintoff condusse, a partire dal 1971, una violenta campagna contro il rinnovo della concessione di basi militari a Londra,  culminata poi nel 1977 nel trasferimento del Comando Nato delle forze navali alleate per il sud (Navsouth) a Napoli.

Insomma, qualcosa di simile alla questione della spartizione della Flotta di Sebastopoli  che indusse il presidente ucraino Viktor Iushenko (sostenitore della Nato) a denunciare nel 2005 l’accordo del 1997 che consentiva alla Marina Russa  di utilizzare la base navale di Sebastopoli in Crimea.

Nel 1980 Malta fu al centro di manovre libiche volte a minarne l’indipendenza. L’Italia, per evitare che l’aggressività di Tripoli lambisse la Sicilia, favorì l’assunzione da parte maltese di un impegno unilaterale di neutralità di cui si fece garante.

L’iniziativa italiana fu formalizzata nel 1980 con accordo ratificato  con Legge 15 aprile 1981, n. 149).

Analogo riconoscimento bilaterale fu fatto nel 1981 dalla Francia, seguito poi, da quello di Unione Sovietica e Cina a testimonianza del grande dinamismo della politica estera maltese.

 

Attualmente la Costituzione di Malta  stabilisce solennemente (Chap. 1, Sect. 1) che «Malta è uno stato neutrale…. aderendo a una politica di non allineamento e rifiutando di partecipare a qualsiasi alleanza militare.

 Tale status implicherà, in particolare, che:

 (a) nessuna base militare straniera sarà ammessa sul territorio maltese

(b) nessuna struttura militare a Malta potrà essere utilizzata da forze straniere se non su richiesta del governo di Malta, e solo nei seguenti casi:

 (i) nell’esercizio del diritto inerente all’autodifesa (…)».

 

Nella stessa Costituzione si fa anche riferimento al fatto che «i cantieri navali della Repubblica di Malta saranno negati alle navi militari delle due superpotenze [al tempo, Stati Uniti ed Unione Sovietica]».

 A lungo, durante la Guerra Fredda, Malta era stata infatti oggetto di mire dall’URSS che cercava di farne una sua base navale.

Il modello Maltese di neutralità costituisce indubbiamente un unicum.

 Possiamo infatti dire che Malta sia ad un tempo demilitarizzata, armata per proprie esigenze difensive e potenzialmente assistita da Stati terzi.

Valletta (membro della Ue e del Commonwealth) non aderisce perciò ad alcuna alleanza militare pur avendo una sua Forza armata; se attaccata potrebbe richiedere l’aiuto dell’Italia o di altri Stati che si sono impegnati a sostenerla: in tal caso, il nostro Paese dovrebbe forse intervenire senza coinvolgere la Nato. (V. Natalino Ronzitti, GMF Mediterranean Paper 2010, 24).

Lo status quo del Mar Nero.

Quando le armi taceranno tra Russia e Ucraina sarà necessario far ricorso a soluzioni diplomatiche.

Nonostante il quadro di situazione della crisi non accenni a migliorare, l’opzione della neutralità ucraina conserva tuttavia una sua forza attrattiva quale extrema ratio per la cessazione del conflitto.

Gioca a suo favore la carta della difesa dell’integrità territoriale di Kiev che sarà assunta dai Paesi garanti.

Un ulteriore elemento di valenza prioritaria è l’esigenza di non alterare lo status quo del Mar Nero di cui la Turchia si pone come garante sulla base della Convenzione di Montreux del 1936.

Questo spiega l’attivismo di Ankara.

Non a caso, proprio l’esigenza di stabilizzare il Mediterraneo fu alla base della scelta della neutralità maltese favorita dall’Italia quarant’anni fa.

Non c’è dubbio infatti che la neutralità, per essere efficace, vada sempre proiettata in una dimensione futura ed in un contesto geopolitico di ampia portata che includa anche gli scenari marittimi.

 

 

 

Il ruolo dell’Unione europea

nella diplomazia climatica.

Affarinternazionali.it - Joseph Earsom – (30 novembre 2023) – ci dice:

COP28Unione Europea.

Si è aperta a Dubai la 28a edizione della “United Nations Framework Convention on Climate Change” (UNFCC).

Si prevede che il meeting annuale dedicato alla “governance internazionale sul clima “si concentri su questioni chiave come le “perdite e danni”, il processo di eliminazione dei combustibili fossili e i risultati del primo “Global Stocktake” dell’Accordo di Parigi.

È importante che attraverso queste negoziazioni le parti inviino segnali sugli attuali livelli di ambizione della loro azione climatica e sul più ampio potenziale per la cooperazione internazionale in un momento di alta tensione geopolitica.

Mentre gli impatti della crisi climatica continuano a manifestarsi in Europa e nel mondo, le azioni e gli impegni attuali rimangono incredibilmente insufficienti a raggiungere l’obiettivo di 1.5 C° concordato a Glasgow.

Le negoziazioni rimangono tese su questioni cruciali come il fondo per perdite e danni creato alla COP27.

 Inoltre, l’invasione russa dell’Ucraina continua a erodere la cooperazione internazionale sul clima, sia a livello dei fora, come il G20, sia indirettamente attraverso le conseguenti crisi energetiche.

 La guerra a Gaza ha ulteriormente aumentato le tensioni e ha potenzialmente spostato le questioni climatiche fuori dall’agenda diplomatica di alto livello.

In questo senso, nonostante gli allarmi accorati del mondo scientifico, la probabilità di raggiungere risultati ambiziosi a Dubai rimane limitata.

I temi centrali e le priorità dell’Ue

Questo contesto è particolarmente impegnativo per le parti che cercano guidare le negoziazioni della COP28, come l’Unione Europea (Ue).

Le priorità dell’Ue nelle negoziazioni includono far impegnare le parti a triplicare la capacità globale di energia rinnovabile e a duplicare l’efficienza energetica entro il 2030, insieme alla definizione di un processo di eliminazione delle fonti fossili “non abbattute” e alla fine immediata dei sussidi associati a queste ultime (Council of the European Union, 2023).

Inoltre, il Commissario per il clima “Wopke Hoekstra” ha promesso un “contributo finanziario sostanziale da parte dell’Ue e degli Stati membri per il fondo perdite e danni alla COP 28” (European Commission, 2023).

Difatti, nel passato, la diplomazia dell’Ue si è adattata con successo a contesti difficili sia dentro che fuori l’UNFCCC, specialmente dopo il fiasco della COP15 di Copenhagen nel 2009 e l’elezione di Donald Trump (Bäckstrand & Elgström, 2013; Earsom & Delreux, 2021; Tobin et al., 2023).

 

Per fare ciò, l’Ue si è affidata alla combinazione di più componenti: la sua ambiziosa legislazione interna, la sua azione ‘esemplare’, l’impegno diplomatico e la creazione di relazioni con le parti di tutto il mondo (Oberthür & Dupont, 2021). Dunque, da una parte, esistono i precedenti per ritenere l’UE in grado di adattarsi al teso contesto di negoziazioni e di raggiungere con successo i suoi obiettivi.

Dall’altra, tuttavia, gli sviluppi interni all’UE e l’incoerenza del suo raggio di azione nelle questioni climatiche mettono in discussione fino a che punto l’Ue potrà esercitare un ruolo guida nell’azione climatica internazionale nel 2023.

 

Dal “Green Deal” a “Fit for 55.”

Internamente, il Green Deal europeo costituisce sicuramente un passo avanti senza precedenti dell’azione climatica dell’Ue.

 La relativa European Climate Law, che rende giuridicamente vincolante l’azzeramento delle emissioni entro il 2050, così come l’obiettivo di ridurre i gas serra del 55% entro il 2030, insieme al pacchetto “Fit for 55”, dimostrano le ambizioni interne dell’UE e il suo impegno nei confronti dell’azione climatica. Tuttavia, cominciano ad emergere delle crepe.

La richiesta del presidente francese Emmanuel Macron a maggio 2023 di una pausa alla regolamentazione ambientale e la recente opposizione parlamentare alla legge sul ripristino della natura rivelano crescenti contraccolpi politici nei confronti del “Green Deal europeo” e forse sono anche indicative di un ridotto interesse pubblico per la regolamentazione climatica, in vista delle elezioni europee a giugno 2024.

Nel contesto della COP, questi sviluppi potrebbero influenzare il sostegno politico di alto livello, interno all’UE, su argomenti di negoziazione cruciali, così come il modo in cui l’UE è percepita dalle altre parti.

 

Per quanto riguarda l’azione esterna, due sviluppi potrebbero influenzare il successo dell’Ue alla COP28. In primo luogo, la legislazione climatica dell’Ue a forte dimensione esterna, come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), la proposta del Net Zero Industrial Act e strumenti di azione esterna come il Global Gateway, non hanno solamente sollevato dubbi sull’incoerenza delle posizioni dell’Ue nell’UNFCCC ma hanno anche irritato alcuni paesi partner e sollevato accuse di protezionismo e di colonialismo climatico (van Schaik & Cretti, 2023).

Infatti, i tentativi dell’Ue di promuovere il clima nel complesso delle sue regolamentazioni e politiche influenzano altre aree della sua azione esterna, come il commercio e lo sviluppo.

Conseguenze potenzialmente inattese e priorità discordanti, particolarmente legate alla giustizia e all’equità, potrebbero compromettere la cooperazione con i partner del Sud globale e mettere alla prova la naturale tendenza della diplomazia europea a costruire ponti (Smith et al., 2023).

In secondo luogo, l’Ue è priva di un centro di gravità forte capace di guidare la sua diplomazia climatica in un contesto caratterizzato dal mainstreaming dell’agenda climatica.

Come dimostrano gli esempi precedenti, la diplomazia climatica è sempre più intersettoriale ed è presente nell’agenda di un numero sempre maggiore di fora internazionali.

In questo senso, essa riunisce un numero ancora maggiore di stakeholder rispetto a quanto avvenuto, ad esempio, nella fase precedente l’Accordo di Parigi, dove l’UE aveva condotto con successo la fase di preparazione diplomatica attraverso le sue strutture di coordinamento interno (Delreux & Earsom, 2023).

Possibili prospettive.

Realizzare una diplomazia climatica così completa richiede un forte coordinamento tra i numerosi soggetti e settori interessati e un centro di gravità politico (Oberthür & Dupont, 2021).

 Ad esempio, il mio recente articolo su “The International Spectator” illustra le sfide che l’UE ha incontrato nella decarbonizzazione dei trasporti internazionali.

Dato che il Consiglio Affari Esteri stabilisce l’agenda della diplomazia climatica UE in senso più generale mentre la Commissione e il Gruppo di lavoro sulle Questioni Ambientali Internazionali guidano i negoziati UNFCCC, c’è un forte potenziale di disallineamento nella comunicazione e nelle priorità nel momento in cui i negoziati toccano quasi tutti gli aspetti della società e della governance.

 L’armonizzazione sarebbe impegnativa in circostanze normali, ma le dimissioni dell’ex Commissario per il clima “Frans Timmermans”, per aspirazioni politiche olandesi, hanno probabilmente reso il compito ancora più arduo.

 

Con ciò non voglio dire che l’UE non potrà o non avrà successo alla COP28.

 Piuttosto, ho cercato di evidenziare che gli elementi su cui l’UE ha storicamente fatto affidamento per superare le circostanze difficili e guidare l’azione internazionale per il clima, forse, non sono presenti nel 2023 nella stessa misura in cui lo erano nei precedenti negoziati. A questo proposito, resta da vedere se le crepe identificate sopra sono solo superficiali o se sono in realtà più profonde.

 

Considerando il contesto geopolitico incredibilmente impegnativo della COP28, ritengo che il successo dell’UE non dipenda tanto dalla misura in cui raggiungerà i suoi obiettivi nei negoziati, quanto piuttosto da come verrà percepita, in particolare tra le parti più vulnerabili;

dal fatto che riesca o meno a “costruire ponti “;

e dalla misura in cui verrà coinvolta nella spinta finale per elaborare il comunicato conclusivo e la decisione di copertura.

 Considerare questi elementi può fornire un’utile prospettiva sulla posizione dell’UE come leader climatico nel 2023 in un momento in cui abbiamo “una finestra che si sta rapidamente restringendo per aumentare le ambizioni e attuare gli impegni esistenti al fine di limitare il riscaldamento a 1.5 C”.

(Joseph Earsom è Assistant Professor of Environmental and climate change policy presso EspolLille.)

 

 

 

 

COP28: dall’assenza di Joe Biden

ai dati inquietanti sul clima

Affarinternazionali.it – (30 Novembre 2023) – Redazione – ci dice:

 

Cambiamento climaticoCOP28.

Giovedì 30 novembre 2023 apre i battenti la Cop28 a Dubai, l’annuale conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, con una serie di dati inquietanti che sottolineano l’urgenza di azioni concrete per affrontare la crisi climatica.

La “Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico” (COP) rappresenta uno degli eventi più cruciali a livello globale e si presenta come un’opportunità unica per la comunità internazionale di affrontare con decisione le sfide climatiche sempre più urgenti.

I dati più importanti.

Il cambiamento climatico è ormai una realtà innegabile, con impatti devastanti su ecosistemi, comunità e economie in tutto il mondo.

 La COP28 si svolge in un momento critico, con la necessità di adottare misure ambiziose e concrete per mitigare gli effetti dei gas serra e rallentare l’aumento delle temperature globali.

I dati più inquietanti e impossibili da non tener conto possono essere riassunti in cinque punti fondamentali:

 

Anno Record di Calore nel 2023:

La conferenza si apre con la certezza che il 2023, spinto dall’evento climatico El Niño, sarà l’anno più caldo mai registrato.

Giorno Record di Calore:

Il 6 luglio ha segnato il giorno più caldo sulla Terra con una temperatura media globale di 17,23 gradi, un record nella storia delle misurazioni.

Record di Temperatura dei Mari:

Il 1° agosto ha registrato la temperatura più alta mai misurata nei mari tra le latitudini di 60° N e 60° S, con 20,96 gradi.

Sorpassati i 2 Gradi:

Il 17 novembre è stata superata per la prima volta la soglia di 2 gradi sopra i livelli pre-industriali del 1850-1900, un traguardo critico.

Ritardo negli Obiettivi di Parigi:

 Gli obiettivi degli Accordi di Parigi del 2015 sono lontani:

entro il 2030, le emissioni di gas serra dovrebbero ridursi del 43%, ma le azioni finora intraprese porteranno solo a una riduzione del 2%.

Si prevede un acceso confronto tra Paesi più e meno industrializzati sulla questione del finanziamento del “Fondo Loss & Damage”.

 Tuttavia, sembra che nelle riunioni pre-COP28 si stia cercando un compromesso. Al di là dei dati, dunque, i temi principali della COP28 sono il bilancio a otto anni dall’accordo di Parigi (COP21) e il Fondo Loss & Damage.

 Quest’ultimo, finanziato dai Paesi più ricchi, mira a compensare le perdite e i danni causati dai cambiamenti climatici nei paesi più poveri.

Nonostante le promesse di 100 miliardi di dollari all’anno, la pandemia e la guerra in Ucraina hanno dirottato risorse altrove, mettendo in discussione l’effettiva disponibilità di fondi.

L’assenza di Joe Biden e altre controversie.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha ufficialmente annunciato la sua assenza dalla Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico.

 La notizia è stata confermata dalla Casa Bianca, svelando che Biden sarà assente durante l’incontro che si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre.

 Il motivo sarebbe la necessità di bilanciare le esigenze di una guerra in Medio Oriente e di una campagna presidenziale che si intensificherà a gennaio.

La decisione di Biden assume una rilevanza particolare quest’anno, poiché, secondo indiscrezioni, diverse nazioni intendono spingere per il primo accordo mondiale mirato all’eliminazione graduale di carbone, petrolio e gas responsabili delle emissioni di anidride carbonica (Co2).

Secondo la BBC, emerge un caso eclatante di conflitto di interessi tra la presidenza della COP e gli obiettivi dell’incontro:

il capo designato della Conferenza di Dubai, Sultan al Jaber, ricopre contemporaneamente un ruolo di rilievo nella “Abu Dhabi National Oil Company” (Adnoc), un’azienda petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti.

 La BBC, citando documenti del “Centre for Climate Reporting” (Ccr), afferma che Al Jaber avrebbe utilizzato la sua posizione per negoziare accordi nel settore dei combustibili fossili.

Riunioni commerciali avrebbero coinvolto rappresentanti di almeno 27 governi, e l’Adnoc avrebbe proposto alla Cina di collaborare a progetti nel settore del gas naturale liquefatto in Mozambico, Canada e Australia.

Tuttavia, un portavoce della presidenza della COP28 ha respinto le accuse, dichiarando che i documenti riportati sono inesatti e non sono stati utilizzati nelle riunioni preparatorie della conferenza.

La controversia sulla partecipazione di Biden e i dubbi sulla neutralità del capo designato della COP28 gettano un’ombra sulla conferenza, sottolineando l’urgente necessità di affrontare non solo le sfide climatiche ma anche questioni di trasparenza e integrità nell’affrontare una delle sfide più pressanti del nostro tempo.

Mentre la prossima sede della COP29 rimane incerta, la COP30 nel 2025 è prevista a Belem, in Brasile, indicando che la comunità internazionale è chiamata a mantenere la sua attenzione sulla lotta contro il cambiamento climatico per gli anni a venire.

(I” buffoni del clima” non sanno neppure che la “CO2 essendo” un gas più pesante dell’aria non può “volare nell’atmosfera” e raggiungere i veri gas serra! N.D.R).

 

 

 

La bufala dell'antisemitismo è ufficialmente crollata. Gli ebrei non lo sanno ancora, ma è finita.

Unz.com - ANDREW ANGLIN – (29 NOVEMBRE 2023) – ci dice:

 

La trasformazione è avvenuta così velocemente che non credo che le persone l'abbiano ancora afferrata:

La definizione ufficiale di "antisemitismo" prima del 7 ottobre 2023 era "odiare gli ebrei senza motivo".

La definizione di "antisemitismo" post-7/10 è "dire che gli ebrei dovrebbero smettere di uccidere i bambini".

È una trasformazione davvero enorme.

So che la maggior parte dei non ebrei non lo capisce, ma ciò che è ancora più folle è che la maggior parte degli ebrei non sembra capirlo.

Gli ebrei hanno una psicosi in cui vedono qualsiasi critica al loro comportamento come "odio".

Dovrei essere il miglior antisemita del mondo, ma tutto quello che ho fatto è stato critico il loro comportamento. Tuttavia, gli ebrei avevano un certo grado di negazione plausibile per quanto riguarda il loro programma di promuovere l'omosessualità sui bambini, o il loro programma di inondare i paesi bianchi di immigrati poveri e analfabeti non bianchi.

Potevano anche affermare che queste cose erano buone.

Ora, stanno prendendo la stessa strada ("se critici il nostro comportamento, significa che ci odi, e quindi sei malvagio"), ma stanno prendendo questa posizione nel contesto di "massacriamo i bambini".

In pratica, hanno distrutto l'intero racket dell'antisemitismo, in modo permanente.

È davvero irresponsabile da parte loro. Questo ha dato loro tanto, così tanto potere, e l'hanno fatto incazzare.

"La gente ci odia senza motivo perché uccidiamo i bambini" semplicemente non è una strategia di relazioni pubbliche praticabile.

Alberino di New York:

Gli studenti ebrei hanno intentato una causa federale per i diritti civili accusando l'Università della California di consentire la "diffusione incontrollata e di lunga data dell'antisemitismo" nel suo campus di Berkeley.

La causa sostiene che l'odio per gli ebrei è "esploso" in seguito all'attacco furtivo del gruppo terroristico Hamas contro Israele il 7 ottobre, citando anche le dichiarazioni nella denuncia del presidente della facoltà di legge di “Cal-Berkeley, Erwin Chemerinsky.”

 

Nella causa depositata martedì presso la Corte Distrettuale della California del Nord a San Francisco, i querelanti che rappresentano gli studenti ebrei – il Louis D. Brandeis Center for Human Rights Under Law e gli Ebrei Americani per l'Equità nell'Istruzione – hanno osservato che circa due dozzine di gruppi studenteschi vietano gli oratori sionisti.

Il divieto è una palese discriminazione dal momento che quasi tutti gli ebrei si identificano come sionisti o credenti nello stato ebraico di Israele, si legge nella denuncia.

Sì, questo è... È molto confuso. La fede nel sionismo non è un tratto intrinseco, come avere la pelle nera. È una scelta, e il sostegno al sionismo è un comportamento. Pertanto, se essere contro il sionismo è "antisemitismo", allora per definizione, "antisemitismo" non significa "odiare gli ebrei senza motivo".

Sono stati in grado di farla franca con questa roba quando hanno potuto nascondersi dietro l'Olocausto.

Non doveva avere senso, perché poteva semplicemente mostrare la foto di un ragazzo con un tatuaggio e dire "mio zio è stato trasformato in un paralume". Sono stati in grado di usare lo sfruttamento emotivo per costringere le persone al silenzio.

L'intera faccenda si sta ora sgretolando.

Dal 7 ottobre, l'antisemitismo è dilagante nella scuola, si legge nella denuncia, citando numerosi episodi di intimidazione, molestie e violenze fisiche contro gli studenti ebrei.

 

Ad esempio, durante una delle numerose manifestazioni tenutesi alla W”UC Berkeley per celebrare Hamas” , uno studente universitario ebreo avvolto in una bandiera israeliana è stato aggredito da due manifestanti che lo hanno colpito alla testa con una bottiglia d'acqua di metallo.

Ma è stato aggredito perché era avvolto in una bandiera israeliana, una bandiera che ora è equiparata all'omicidio di massa di bambini. Non è stato aggredito perché "la gente lo odia senza motivo".

 

Anche studenti e professori ebrei ricevono lettere di odio che chiedono la loro gas azione e omicidio . Molti studenti ebrei riferiscono di aver paura di andare a lezione, si legge nella denuncia.

Secondo l'accusa, i manifestanti filo-palestinesi – che spesso cantano "Intifada, Intifada" e "Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera" – hanno interrotto un incontro di preghiera di studenti ebrei.

SÌ.

La gente pensa che gli ebrei dovrebbero restituire la terra rubata. Questa è una posizione politica. Non ha nulla a che fare con l'odio.

Il termine "antisemitismo" non ha mai avuto alcun significato. Era sempre solo un modo per proteggere gli ebrei dalle critiche, dicendo che chiunque criticava gli ebrei li odiava senza motivo.

Ancora una volta, sono stato etichettato dall'ADL come "il più importante antisemita americano".

Non ho odiato gli ebrei senza motivo. In realtà non sarei d'accordo con la parola "odio", perché che gli ebrei trovino Gesù e si pentano di questo male che spero. Mi sono guadagnato questa etichetta di "antisemita" perché ho criticato gli ebrei.

Ecco alcuni esempi di comportamento ebraico con cui ho avuto da ridere:

Lavorare per minare e distruggere la religione cristiana.

Controllare i mezzi di informazione e usarli per indebolire gli Stati Uniti.

Controllare i media di intrattenimento e usarli per minare i valori familiari e il morale di base.

Infiltrarsi nel governo degli Stati Uniti e usare la nostra politica estera per promuovere l'agenda degli ebrei, incluso l'invio di americani in molte guerre in Medio Oriente

Produzione e distribuzione di materiale pornografico.

Spingere il femminismo come un modo per minare la famiglia.

Promuovere e normalizzare l'omosessualità.

Spingendo l'agenda trans e tranny bambino.

Utilizzare il "movimento per i diritti civili" per promuovere il conflitto razziale.

Spingere l'immigrazione di massa con l'obiettivo esplicito di rendere i bianchi minoranze nei loro paesi.

Spingere la censura di massa, non solo delle critiche dirette agli ebrei, ma di tutte le agende ebraiche.

Promuovere l'aborto.

Spingere per il controllo delle armi.

Creare il comunismo.

Impegnarsi in truffe finanziarie orientate all'usura attraverso il sistema della Federal Reserve e Wall Street.

Impegnarsi in una diffusa corruzione politica, anche attraverso l'AIPAC, che corrompe i politici che giurano fedeltà a Israele e distrugge i politici che non lo fanno.

L'elenco ovviamente potrebbe continuare.

 

 

E, naturalmente, potremmo parlare di questi problemi. Sono aperto a parlare con gli ebrei di questi problemi e ad ascoltare le loro spiegazioni sul perché sono coinvolti in questi comportamenti.

Tuttavia, gli ebrei non hanno alcun interesse a parlare di nessuno di questi problemi. Invece, vogliono semplicemente mettere a tacere chiunque chieda perché sono coinvolti in questi comportamenti, quindi li etichettano come "antisemiti". Funziona perché evocano l'Olocausto e affermano che chiunque non sia d'accordo con il loro comportamento sta pianificando di sterminarli. Dopotutto, Hitler non era d'accordo con il loro comportamento.

Voglio dire, guarda cosa ha fatto quel vecchio disgustoso Hitler a quel povero vecchio” Magnus Hirschfeld”, un ebreo gay che era il pioniere degli interventi chirurgici di mutilazione genitale!

Quel vecchio e cattivo Hitler odiava “Hirschfeld” senza motivo perché promuoveva la pederastia e le mutilazioni genitali.

Tutti vedono la bufala dell'antisemitismo ora.

 

Da oltre un decennio dice che "l'antisemitismo" è una bufala. Le persone criticano gli ebrei per il loro comportamento, e gli ebrei poi affermano che tutte le critiche sono "odio" ed esistono senza motivo.

 

Questa cosa che gli ebrei stanno facendo a Gaza, tuttavia, è troppo estrema.

È la cosa più estrema che qualcuno abbia mai fatto. Forse questo tipo di massacro di massa di bambini è accaduto nella storia (anche se ne dubito seriamente), ma certamente non è mai successo in TV in questo modo.

Se gli ebrei non fossero sconvolti completamente, cercherebbero di mitigare questo fenomeno. Ogni ebreo americano sarebbe uscito allo scoperto dicendo "Gli ebrei americani non stanno con Israele e il suo barbaro massacro". Anche se sono d'accordo, dovrebbero dire che non lo fanno.

Invece, gli ebrei stanno girando intorno ai carri e giurano di distruggere chiunque metta in discussione il diritto ebraico di macellare i bambini. Dicono che chiunque sostenga i bambini palestinesi è malvagio.

Il problema qui è: gli ebrei non possono andare in guerra con il mondo intero. Non ce ne sono abbastanza.

Gli unici non ebrei che sostengono gli ebrei sono i baby boomer, e si stanno rapidamente estinguendo.

I sondaggi dicono che oltre il 40% degli americani sostiene ancora gli ebrei. Ma tra i giovani, quel numero è inferiore al 20%.

Il fatto è che, con più della metà che non sostiene gli ebrei, ora siamo in una situazione in cui possiamo parlare degli ebrei.

 Possiamo criticarli senza essere completamente chiusi.

I sostenitori degli ebrei sono ritardati "conservatori" che pensano che questi ebrei abbiano qualcosa a che fare con il cristianesimo (al di là dell'assassinio di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo).

 Ora che possiamo parlare degli ebrei, questi "cristiani sionisti" saranno costretti a confrontarsi con il fatto che gli ebrei sono dietro i bambini trans, l'immigrazione di massa, i diritti dei gay, il BLM e ogni altra cosa che ho elencato sopra.

Una buona parte dei cristiani sionisti sono semplicemente satanici, e in realtà si divertono a massacrare persone innocenti. Ma un'altra parte di loro è legittimamente confusa, perché è stupida, e quando scoprirà cosa combinato hanno questi ebrei, ne saranno tutt'altro che felici.

Poi, naturalmente, c'è il resto del mondo, dove tutta questa faccenda dei "cristiani sionisti" non esiste.

Gli ebrei si sono davvero scavati la fossa da soli.

 

 

L'obiettivo di Israele nella guerra

di Gaza: uccidere gli edifici

Unz.com - TED RALL – (24 NOVEMBRE 2023) – ci dice:

 

I sostenitori di Israele, che sono per lo più di destra, credono alla versione ufficiale del governo israeliano, secondo cui la campagna di bombardamenti dello Stato ebraico e l'invasione di terra di Gaza hanno un obiettivo:

 deporre Hamas in modo che i suoi combattenti e il suo governo non rappresentino più una minaccia.

Secondo questa narrazione, le morti di civili palestinesi sono inevitabili danni collaterali in un ambiente urbano densamente popolato.

Coloro che non sono isolati in “Team Politics” sul conflitto, come i gruppi per i diritti umani, sono convinti che i bombardamenti siano indiscriminati – che Israele stia bombardando volenti o nolenti perché stanno reagendo con rabbia cieca all'attacco di Hamas del 7 ottobre.

I sostenitori della Palestina, per lo più di sinistra, pensano che Israele stia attivamente prendendo di mira i civili in una sanguinosa campagna di genocidio, cercando di massacrare il maggior numero possibile di innocenti.

Hanno tutti torto.

Israele non sta cercando di uccidere le persone.

Sta cercando di distruggere gli edifici.

Le persone muoiono quando gli edifici vengono bombardati.

Ma uccidere le persone non è l'obiettivo degli israeliani.

Vogliono radere al suolo Gaza.

L'appiattimento di alcuni abitanti di Gaza è un effetto collaterale dell'appiattimento degli edifici.

La maggior parte delle specie non si estingue dopo essere stata cacciata fino alla morte.

Il loro habitat è distrutto.

L'obiettivo di guerra di Israele a Gaza, credo, è quello di distruggere così tanti condomini, negozi, scuole, ospedali e altre infrastrutture che il territorio diventi inabitabile.

Le Forze di Difesa Israeliane potrebbero averlo già realizzato. Secondo le Nazioni Unite, il 45% del patrimonio abitativo nella Striscia di Gaza è stato distrutto.

Oltre 1,5 milioni su una popolazione totale di 2,3 milioni sono "sfollati interni", cioè senzatetto e vivono per strada.

 Solo uno dei 18 ospedali nel nord di Gaza, fino a sei settimane fa l'area più popolosa della Striscia, è ancora in funzione. A quattro settimane dall'inizio della guerra, il 61% di tutti i posti di lavoro a Gaza era scomparso, in un luogo precedentemente impoverito con una disoccupazione alle stelle.

Immaginate se i manifestanti che chiedevano un cessate il fuoco riuscissero a ottenere ciò che vogliono.

 Che un cessate il fuoco permanente entri in vigore domani.

Immaginate che la guerra sia finita, che Israele dica agli abitanti di Gaza che possono tornare a casa sani e salvi.

Tornare a cosa?

Metà della popolazione non ha una casa in cui tornare. (Quel numero aumenta con ogni bomba israeliana.)

Al ritorno alle loro case, molti di loro danneggiati, l'altra metà non avrebbe avuto acqua o elettricità o carburante o telefono o servizio internet, nessun negozio o negozio per comprare cibo o vestiti o qualsiasi altra cosa, nessun reddito e quindi nessun denaro con cui comprarlo, nessuna scuola in cui mandare i propri figli, nessun ospedale per curarli quando si ammalavano o erano feriti.

Un reporter del New York Times, che si è detto "sbalordito" e che aveva vissuto a Gaza prima dell'ultima guerra, ha descritto "un paesaggio così sfigurato da 42 giorni di attacchi aerei e quasi tre settimane di guerra terrestre che a volte era difficile capire dove eravamo".

“David Ignatius” del “Washington Post” riferisce che il nord di Gaza "è stato ridotto a uno scheletro.

Una settimana fa, trovandomi in via Salah al-Din a Gaza City, ho visto edifici in frantumi in ogni direzione". Sarà impossibile per chiunque vivere in una zona così disastrata. Non è che Israele o i sauditi o chiunque altro si precipiteranno a ripulire il pasticcio.

La sinistra antisionista pensa che Israele stia pianificando la “Nakba 2.0”, una rimozione forzata della popolazione palestinese da Gaza in cui l'IDF li farebbe uscire con camion o con le armi da fuoco.

I politici israeliani teste calde hanno alimentato questa teoria. Lo stesso vale per un memorandum interno del governo israeliano trapelato che pubblicizza "un'opportunità unica e rara di evacuare l'intera Striscia di Gaza in coordinamento con il governo egiziano".

In un replay del 1948, il governo israeliano si rifiuta di garantire il "diritto al ritorno" a casa dopo la conclusione delle operazioni militari.

Tutto ciò porta a una conclusione inevitabile:

 dopo che la Striscia di Gaza sarà stata oggetto di pulizia etnica della popolazione palestinese, Israele la annetterà.

 

Mentre l'annessione è certamente l'obiettivo, non credo che gli israeliani intendano uccidere tutti i palestinesi o espellerli nel deserto con la forza.

 Israele sta già affrontando un grave obbrobrio internazionale; Una mossa così radicale lo trasformerebbe in uno stato paria. Anche gli Stati Uniti avrebbero tagliato i legami.

Israele ha in mente qualcos'altro: i palestinesi lasceranno Gaza di loro spontanea volontà.

La Striscia di Gaza è ora un paesaggio infernale invivibile pieno di cumuli di macerie che coprono migliaia di cadaveri.

 I corpi in decomposizione accelerano la trasmissione di malattie sgradevoli come la tubercolosi e il colera.

 Secondo Euro-Med Monitor, il contatto con cadaveri che perdono feci, indumenti sporchi e strumenti o veicoli contaminati può diffondere l'epatite, la tubercolosi e l'HIV e rovinare le riserve idriche sotterranee.

 Uccelli, roditori e insetti mangiano i corpi e diffondono altre malattie, tra cui la malaria.

La guerra continua a uccidere persone anni dopo il ritorno della "pace".

Le macerie sono pericolose.

Le bombe e gli ordigni inesplosi devono essere rimossi professionalmente, un processo che richiede anni, persino decenni.

Poco dopo il 7 ottobre, l'esercito israeliano ha lanciato volantini sul nord di Gaza ordinando alla popolazione di evacuare a sud, in una "zona sicura".

La maggior parte delle persone ha obbedito.

 L'IDF ora controlla il nord.

 

Ora una seconda ondata di volantini sta cadendo sulla parte orientale di Khan Younis, la più grande città nel sud di Gaza, ordinando alla gente di fuggire da sud-est a sud-ovest in preparazione dei bombardamenti a tappeto dell'IDF anche lì.

Uno sguardo a una mappa rivela cosa stanno facendo gli israeliani: stanno radunando i palestinesi a sud-ovest.

Cos'è il sud-ovest? Il valico di frontiera di Rafah con l'Egitto.

Una volta che i profughi di Gaza saranno ammassati contro le porte di Rafah, Israele aprirà il confine.

 I palestinesi si riverseranno dentro e attraverso la penisola del Sinai in cerca di villaggi, paesi e città dove potrebbero avere una sorta di futuro.

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi vede il prossimo futuro.

 "Quello che sta accadendo ora a Gaza è un tentativo di costringere i residenti civili a rifugiarsi e migrare in Egitto, cosa che non dovrebbe essere accettata", lamenta Sisi.

Ma non può fare nulla per impedirlo.

Una tale eventualità significherebbe "che spostiamo l'idea di resistenza, di combattimento, dalla Striscia di Gaza al Sinai, e così il Sinai diventerebbe la base per lanciare operazioni contro Israele", avverte al-Sisi in un messaggio che lascia intendere che vede la palestinizzazione del Sinai come inevitabile.

Se la previsione di al-Sisi si avvererà, sarà una grande vittoria per Israele.

Ancora più importante, Israele annetterebbe Gaza.

Avrebbero ripulito le macerie, portato via le macerie e trasformato Gaza in lussuose località balneari e case per le vacanze.

 Se e quando gli abitanti di Gaza ri-sfollati riusciranno a ricostituirsi abbastanza da lanciare ancora una volta attacchi aerei su Israele, i razzi di Hamas (o di qualsiasi altra nuova organizzazione lo sostituirà) saranno più lontani dai principali centri abitati israeliani.

Costringere la popolazione di Gaza a fuggire distruggendo le infrastrutture del territorio è il crimine di guerra della pulizia etnica, definito in un rapporto delle Nazioni Unite sul collasso della Jugoslavia come "rendere un'area etnicamente omogenea usando la forza o l'intimidazione per rimuovere persone di determinati gruppi dall'area".

Un'organizzazione di resistenza indigena incorporata in una popolazione civile come Hamas non può essere bombardata fino all'oblio;

l'esperienza degli Stati Uniti contro i talebani dimostra che un'azione militare indiscriminata non fa che aumentare il sostegno al nemico.

L'IDF ne è consapevole;

i loro alleati degli Stati Uniti continuano a ricordare loro le fallite operazioni antiterrorismo americane dopo l'9 settembre.

Israele è troppo consapevole della sua dipendenza dal sostegno politico e finanziario degli Stati Uniti per pensare di uccidere tutti i 11,2 milioni di palestinesi di Gaza – il che, inoltre, disgusterebbe e alienerebbe anche la maggior parte dei cittadini israeliani, non importa quanto siano arrabbiati con Hamas.

La pulizia etnica con l'obiettivo di annettere Gaza è l'unica spiegazione plausibile per il comportamento di Israele dal 7 ottobre.

Israele è disposto a uccidere il popolo.

Ma in realtà vogliono distruggere gli edifici.

(Ted Rall -Twitter: @tedrall-, vignettista politico, editorialista.)

 

 

 

 

Ristrutturazione

dell'economia globale.

 Unz.com - MICHAEL HUDSON – (17 NOVEMBRE 2023) – ci dice:

 

GLENN DIESEN: Benvenuti al programma di oggi.

Il mio nome è Glenn Diesen. Sono professore presso l'Università della Norvegia sudorientale.

 Con me c'è il mio collega Alexander Mercouris dell'istruttivo e popolare “Duran”.

 

L'ospite di oggi è nientemeno che l'ottimo “Michael Hudson”, economista di famosissima fama.

Ha scritto libri brillanti, che non posso raccomandare abbastanza, sull'economia industriale, l'economia finanziaria, il processo del debito, l'impero, il collasso. Quindi è davvero uno dei più grandi economisti del nostro tempo.

Quindi il motivo per cui beneficiare davvero di parlare con lui oggi è perché viviamo in un'epoca in cui il mondo sta subendo un'enorme trasformazione.

Direi che molti dei conflitti e delle guerre che attualmente abbiamo almeno una certa origine nell'economia.

 E ciò che è andato storto, e quali saranno le nuove alternative in arrivo, è davvero qualcosa che vogliamo esplorare oggi, poiché vediamo che la tendenza principale di questi giorni sembra essere il relativo declino dell'Occidente, sia degli Stati Uniti che dell'Europa.

 E vediamo anche l'ascesa dell'Oriente, soprattutto allora con la Cina in prima linea.

Spesso l'analisi che ci viene presentata dai media è spesso limitata al PIL, il che non ci aiuta molto a capire perché gli Stati Uniti, ad esempio, hanno perso la loro competitività, la loro forza industriale, la loro capacità di competere, soprattutto con i cinesi.

 E mentre tendiamo a riferirci ai cinesi come, sapete, un paese comunista, ha sottolineato che in larga misura, sembrano assomigliare all'economia industriale degli Stati Uniti nel 19° secolo, quella del sistema americano, in particolare del sistema americano, di ieri.

 E non dobbiamo limitarci alla Cina, sembra che la Russia stia costruendo un'economia simile, beh, seguendo una formula economica simile, se vogliamo.

Quindi ho voluto consegnarlo prima a Michael Hudson.

 E ho pensato che possiamo iniziare a spiegare, immagino, cosa significa questa transizione degli Stati Uniti da un'economia industriale a un'economia finanziaria? E perché è così importante capire questo in termini di ciò che è successo con il debito e l'estensione o la sovraestensione dell'impero?

MICHAEL HUDSON:

Ebbene, lei ha detto che gli Stati Uniti hanno perso competitività.

E in realtà, è peggio, gli Stati Uniti hanno deciso di non voler competere.

E questo risale all'amministrazione Clinton negli anni '1990.

 L'obiettivo dell'amministrazione Clinton, e del Partito Democratico, era fondamentalmente una guerra di classe contro il lavoro.

 Come possiamo abbassare lo stipendio del lavoro in modo da poter aumentare la redditività?

Ebbene, il modo in cui l'America ha abbassato i salari del lavoro è stato: assumiamo manodopera asiatica, in particolare manodopera cinese.

 Lasciamo che i cinesi entrino in una relazione commerciale con noi nell'OMC.

E poi, invece di dover aumentare il prezzo del lavoro nei nostri centri industriali, a Detroit, nel Sud e nel Midwest, assumeremo prodotti realizzati con manodopera cinese che manterranno bassi i salari qui.

E l'America può trovarsi in un'economia post-industriale.

Durante gli anni '1980 e '90, tutte le discussioni economiche erano: come si fa ad avere un'economia post-industriale?

 Non volevano industrializzarsi. Pensavano che il lavoro industriale fosse un lavoro operaio.

E in America, non ci saranno laureati o diplomati delle scuole superiori che vogliono avere un lavoro da colletti blu.

Voglio un lavoro nel settore dei servizi.

Voglio fare posti di lavoro, qualcosa che non sia industriale, un lavoro manageriale.

Così è nata una nuova espressione, la classe manageriale professionale.

L'idea della crescita economica americana dagli anni '1990 in poi è stata: invece di produrre manufatti, svilupperemo monopoli di proprietà intellettuale, specialmente nella tecnologia dell'informazione, nei prodotti farmaceutici.

E l'America farà crescere la sua economia in termini di PIL, non fare profitti per impiegare manodopera per produrre sempre più beni e servizi, ma per avere rendite di monopolio per i nostri prodotti farmaceutici.

Quindi possiamo fare pillole che costano 10 centesimi l'una e venderle a 500 dollari l'una.

Possiamo fare programmi per computer per l'intelligenza artificiale automatica e per i chip dei computer e per tutta la tecnologia dell'informazione che abbiamo a enormi ricarichi.

E noi possiamo vivere delle nostre rendite economiche, vivere del grasso della terra, come si diceva una volta.

Non dobbiamo avere un lavoro da colletti blu.

Tutti possono lavorare in un ufficio e fare soldi in questo modo.

Quindi, in un certo senso, quello che è successo oggi è esattamente quello che l'America voleva.

 E all'improvviso, si sono svegliati al fatto e hanno detto, come può l'America governare il mondo ed essere il numero uno se non ha una potenza manifatturiera, se dipende da altri paesi per la sua produzione e ora per la sua tecnologia, e se tutto questo è finanziato dal debito che l'economia accumula per le spese militari all'estero per impedire ad altri paesi di competere con gli Stati Uniti?

Quando in realtà sono gli Stati Uniti che hanno deciso che vogliamo che competano perché la tua produzione e la tua competizione con noi è ciò che sta vincendo la guerra di classe contro il lavoro.

 La concorrenza è ciò che tiene basso il prezzo del lavoro.

Quindi non hanno davvero pensato, cosa significa un'economia postindustriale? Ebbene, risulta essere un'economia finanziarizzata.

 

C'è oggi, mentre si preparano le elezioni per il 2024, lo sconcerto del Partito Democratico.

Se guardi il PIL, dice il presidente Biden, stai andando così bene, guarda il PIL.

E la stragrande maggioranza degli americani, secondo tutti i sondaggi in ogni parte del paese, dice che non stiamo affatto bene.

Stiamo andando malissimo.

E si scopre che quando si guarda a quello che è il PIL americano, beh, quasi tutto è la crescita della prosperità, la crescita dei benefici finanziari per l'1%, forse per il 10% della popolazione.

 E l'1% e il 10% hanno aumentato la loro ricchezza così tanto dal 2008 che ha portato la Federal Reserve a tagliare i tassi di interesse che il guadagno dell'1% e del 10% è maggiore della perdita per il 90%.

Quindi tutto ciò che il presidente Biden può dire è: a chi credere?

 Guarderete le statistiche o guarderete alla vostra vita e a quello che dovete spendere al supermercato e a quello che dovete spendere per l'affitto e la casa mentre l'America si allontana dall'economia di un proprietario di casa in un'economia di affitto?

C'è un'enorme concentrazione di terreni e abitazioni nelle mani di proprietari assenti invece che di acquirenti privati che ora non possono permettersi di acquistare una casa quando i tassi di interesse salgono a oltre il 7,5%, nel qual caso, se si acquista una casa con un mutuo di 10 anni, in soli 10 anni, la banca guadagna più soldi per il mutuo di quanto non faccia il venditore della casa.

 

Quindi, in effetti, l'America ha scoperto che, sì, cos'è l'economia post-industriale? È un'economia finanziaria.

E un'economia finanziaria ha fatto risparmi sul lato delle attività del bilancio e del debito sul lato delle passività.

Ma i risparmi sul lato patrimoniale sono detenuti principalmente dall'1%.

 E il debito dal lato passivo è dovuto al 99%.

Così, quando il presidente Biden ha detto, e la professione degli economisti, Paul Krugman e i vincitori del premio Nobel hanno tutti detto, beh, non c'è bisogno di guardare al debito perché dobbiamo a noi stessi.

Ebbene, il noi che lo dobbiamo è il 99%. E noi stessi siamo l'1%.

E questo è ciò che sta portando gli Stati Uniti ad essere un'economia non molto felice in questi giorni.

 

ALEXANDER MERCOURIS:

Quello che hai descritto a un orecchio britannico, e io vivo in Gran Bretagna, sono a Londra, non è del tutto sconosciuto.

Voglio dire, è come il tipo di ciclo che abbiamo attraversato noi stessi in Gran Bretagna.

 Voglio dire, c'era questo sistema che gli inglesi crearono, fondamentalmente, alla fine del 19° secolo.

Abbiamo materie prime che fluiscono. Penso che sia stato Keynes a parlare di come se fossi stato una persona di una certa agiatezza in Gran Bretagna, poco prima della Prima Guerra Mondiale, potevi ordinare cose da tutto il mondo e sarebbero venute da te.

 E avevamo un sistema pesantemente finanziarizzato.

Avevamo la Banca d'Inghilterra, avevamo la City di Londra, avevamo la nostra valuta ancorata all'oro.

Abbiamo insistito sul fatto che le persone, in larga misura, commerciassero con la nostra moneta.

Abbiamo iniziato a trascurare la nostra base industriale e a fare sempre più affidamento sui profitti del nostro impero. E, sai, i sistemi di noleggio hanno iniziato a prendere piede.

E una delle cose che è successo in Gran Bretagna è che, naturalmente, la ricchezza ha iniziato gradualmente a prosciugare verso l'alto.

Era come se all'interno del sistema sociale si vedessero alcune persone alla fine del 19° secolo, all'inizio del 20° secolo, diventare incredibilmente ricche e costruire le loro case e comprare le loro Rolls-Royce Silver Ghost e mandare i loro figli nelle scuole costose e vivere una vita molto piacevole.

Ma il resto del paese stava attraversando un periodo, diciamo, di atrofia economica.

E, naturalmente, questo è accaduto in un quadro di impero e di controllo imperiale.

E mi sembra che una delle grandi differenze con gli Stati Uniti oggi, sia che almeno con gli inglesi potessero controllarli in una certa misura perché in realtà avevano un vero e proprio impero formale.

Gli Stati Uniti non ce l'hanno esattamente allo stesso modo.

 Quindi si sta innestando una struttura britannica tardo-imperiale senza avere i meccanismi dell'impero ben definiti come quelli britannici. Sto sbagliando completamente?

 

MICHAEL HUDSON:

No, ciao capito.

 La spiegazione di quello che è successo è che gli imperi non pagano. Se si guardava alla Gran Bretagna negli anni '1930, certamente stava consolidando il suo impero con l'adorabile imperiale e l'India e altri paesi dovettero risparmiare tutti i loro soldi e l'Inghilterra. Ma tutto il denaro che la Gran Bretagna ha guadagnato dal suo impero ha finito per essere usato per pagare gli Stati Uniti.

 Quindi la Gran Bretagna aveva un surplus con il suo impero e un deficit con il commercio con gli Stati Uniti e con le imprese statunitensi.

Così si scoprì che già negli anni '1930 gli Stati Uniti erano i beneficiari dell'impero.

 E, naturalmente, questo permesso agli Stati Uniti di scrivere le regole del commercio mondiale e del Fondo monetario internazionale e del prestito britannico nel 1944 e nel 1945, in modo che l'Inghilterra dovette essenzialmente cedere il suo impero agli Stati Uniti.

 Doveva porre fine alla decorazione imperiale.

Doveva introdurre il libero scambio e il libero investimento, il che significava che l'India e l'impero potevano spendere tutti i soldi che avevano guadagnato durante la seconda guerra mondiale ovunque volessero. Cioè, dove volevano?

Ebbene, l'unico paese che aveva abbastanza industria per dare loro ciò che volevano erano gli Stati Uniti.

Ebbene, gli Stati Uniti stanno attraversando quello che l'Inghilterra ha attraversato oggi.

 L'impero non ha pagato.

 E a partire dalla guerra di Corea nel 1951, gli Stati Uniti sono passati da una posizione in cui erano partiti nel 1950 con il 75% dell'oro mondiale detenuto negli Stati Uniti.

La guerra di Corea spinge gli Stati Uniti in un deficit cronico della bilancia dei pagamenti.

 E ho fatto le statistiche che ho pubblicato in “Super Imperialismo”, e l'intero deficit della bilancia dei pagamenti americana era costituito da spese militari all'estero per proteggere l'impero.

 Il settore privato in America era esattamente in equilibrio.

Il commercio, gli investimenti esteri, i prestiti, il turismo, tutto questo era bilanciato.

 L'intero deficit era costituito da spese militari, e sembrava di bloccare l'impero. Bene, oggi lo state vedendo accelerare.

E il problema è:

 come può l'America finanziare le spese militari all'estero?

 Beh, ironia della sorte, quello che è successo è che le spese militari in Vietnam e nel sud-est asiatico hanno costretto l'America fuori dal gold standard, come sapete, nel 1971.

E cosa avrebbero fatto le banche centrali straniere con tutti i dollari che stavano affluendo?

Non avrebbero fatto quello che il generale De Gaulle e la Germania stavano facendo comprando oro.

 Tutto quello che poteva fare era dire, beh, dobbiamo investire i nostri soldi in titoli.

Compreremo titoli del Tesoro degli Stati Uniti. E così tutto il denaro che l'America spendeva militarmente all'estero veniva rispedito negli Stati Uniti dalle banche centrali europee e da altri paesi in surplus di pagamento per finanziare il deficit della bilancia dei pagamenti per la guerra. Quindi, in effetti, l'intero sistema monetario internazionale era basato su pagherò per le spese militari americane in tutto il mondo.

 

Beh, potete immaginare cosa è successo oggi ora che gli Stati Uniti hanno assunto una posizione molto belligerante nel mondo, dicendo che è la nostra strada o distruggeremo le cose.

 Gli Stati Uniti, questo sistema, ha diviso il mondo in due campi opposti, come penso tu abbia detto in questo spettacolo.

Guardo regolarmente il tuo spettacolo, ed è di questo che hai parlato settimana dopo settimana dopo settimana, di come il mondo si sta dividendo e quali sono le dinamiche di questo.

 Questo è ciò di cui hai parlato.

Ovviamente, altri paesi pensano che si tratti di una sorta di folle sistema finanziario internazionale quando sono minacciati dall'avventurismo militare americano della Cina nel Vicino Oriente e in tutto il mondo. Non dovremmo avere un sistema che non si basi sul dollaro e si basi sul loro commercio e investimenti reciproci?

Questo è ciò che sta cambiando l'intera economia mondiale oggi.

 

ALEXANDER MERCOURIS:

 Assolutamente.

E sta anche influenzando i flussi commerciali perché, ancora una volta, e torno ora a ciò che gli inglesi stavano facendo con il loro impero, uno degli aspetti dell’abbellimento imperiale britannica è, naturalmente, che le colonie erano obbligate a commerciare con l'impero alle condizioni dell'impero, alle condizioni della Gran Bretagna. E questo ha avuto un effetto. Ha distorto il modo in cui le economie si sono comportate.

Voglio dire, lo si può vedere in India.

Una delle campagne di Gandhi, il Mahatma Gandhi, riguardava le importazioni nel modo in cui funzionava il commercio del cotone tra l'India e la Gran Bretagna, e funzionava interamente a beneficio della Gran Bretagna.

E in realtà non era vantaggioso per la gente in India, o almeno così pensava. E oltre un certo punto si rivelò negativo anche per le colonie. E hanno iniziato a respingere tutto questo.

E mi sbaglio a pensare che anche questa faccia parte di quello che hai appena detto, che stanno dicendo a sè stessi, beh, guarda, perché devono pagare gli americani in modo che gli americani possano minacciarci?

Ma anche che forse ci stanno anche dicendo, beh, perché dovremmo lavorare tutto il tempo mentre, sapete, costruiamo le nostre fabbriche, lavoriamo sodo per fornire agli americani i beni che vogliono, e allo stesso tempo otteniamo denaro da loro che ci si aspetta che ricicliamo negli Stati Uniti?

 

MICHAEL HUDSON:

Beh, è certamente vero che per ballare il tango bisogna essere in debito.

Ma penso che la forza trainante oggi non siano gli altri paesi che respingono così tanto, è l'America che li sta allontanando.

Sono gli Stati Uniti che non lasciano loro altra alternativa se non quella di proteggersi dalle sanzioni, e dagli Stati Uniti che semplicemente si accaparrano le loro valute estere.

Si è impossessato di 300 miliardi di denaro russo. Si è impossessato dei soldi dell'Iran molto tempo fa.

Ha preso l'oro del Venezuela dalla Banca d'Inghilterra. C'è un cambiamento di coscienza. C'è tutta la consapevolezza che il mondo ha bisogno di avere un'alternativa allo standard del dollaro USA.

E la creazione di un'alternativa significa non solo non usare il dollaro, ma significa creare un diverso tipo di fondo monetario internazionale per il commercio per finanziare la bilancia dei pagamenti e gli obblighi commerciali tra il resto del mondo, la maggioranza globale.

Richiede un'alternativa alla Banca Mondiale, non basata sulla privatizzazione delle infrastrutture, ma sul finanziamento pubblico delle infrastrutture per rendere i loro prezzi bassi, non alti, e non un vantaggio delle opportunità di profitto.

Significa un intero sistema finanziario alternativo, e un sistema commerciale, e probabilmente un'alternativa alle Nazioni Unite, che vedete paralizzate in questi giorni.

Ora, ci vuole un enorme sforzo per dire, beh, è davvero difficile staccarsi da un sistema basato sugli Stati Uniti, il sistema unipolare.

Almeno sapevamo cosa stava succedendo.

È difficile creare un'alternativa, ma gli Stati Uniti hanno davvero forzato la questione, e li hanno costretti, Cina, Russia, Iran, Asia Centrale, Africa, Sud America, tutti a rendere conto che non possiamo vivere in questo tipo di mondo in cui il sistema unipolare prenderà tutti i nostri surplus economici e li trasferirà agli Stati Uniti.

E ha un sistema commerciale in cui dipendiamo dalle esportazioni agricole americane per il nostro cibo.

 Dobbiamo essere autosufficienti dal punto di vista alimentare.

Dipendiamo dall'America per tutta la tecnologia di cui abbiamo bisogno e per il petrolio, così che se l'America decide di imporre sanzioni sul petrolio, tutte le nostre fabbriche e le nostre utenze elettriche devono chiudere.

Non vogliamo trovarci in una posizione in cui altri paesi possono usare il commercio, la finanza e gli investimenti come una sorta di guerra economica.

Questo li ha costretti ad accelerare la creazione di quello che è davvero un nuovo ordine economico, ed è quello che stiamo vedendo ora.

Un insieme completamente diverso di istituzioni che non sono, come hanno detto il presidente Xi e il presidente Putin, non unipolari ma multipolari.

E multipolare significa guadagno reciproco per noi stessi, invece che il tuo guadagno è la nostra perdita, un guadagno a somma zero, che è la strategia unipolare degli Stati Uniti.

 

GLENN DIESEN:

Volevo solo chiederle un po' quale sarebbe una politica alternativa da determinante per gli Stati Uniti, perché quando lei ha parlato della Divisione Internazionale del Lavoro, mi ricorda in qualche modo gli inglesi che abrogarono le leggi sul grano nel 1840, l’ idea era che gli inglesi avrebbero dovuto monopolizzare i prodotti manifatturieri e cercare di ottenere una resa da questo.

E allora il resto del mondo potrebbe competere, abbassando i prezzi dell'agricoltura.

Ma a partire dagli anni '1990, naturalmente, gli Stati Uniti hanno spinto per monopolizzare in gran parte la finanza e le industrie high-tech, estendendo i diritti di proprietà intellettuale in cambio della cessione della sua produzione, come stavi parlando.

Ma guardate, 30 anni dopo, possiamo valutare che non è andata molto bene, perché tutte quelle persone negli Stati Uniti che lavoravano nel settore manifatturiero, non hanno fatto lavori altamente qualificati e ad alto stipendio, la maggior parte di loro è andata nella vendita al dettaglio, quindi poco qualificata, a basso salario, creando questo enorme divario all'interno degli Stati Uniti, intensificando persino questa polarizzazione tra i super-ricchi ei super-poveri.

Quindi questo è ciò che accade a livello nazionale, ma a livello internazionale non è stato nemmeno in grado di mantenere questo livello superiore, perché i cinesi stavano scalando le catene globali del valore e, come hai sottolineato, la risposta è stata quella di raddoppiare, cioè continuare l'economia finanziaria e anche allontanare il resto del mondo.

Così, quando i cinesi sfidano gli Stati Uniti, si impadroniscono delle loro tecnologie, dei loro chip, sequestrano i soldi della Banca Centrale Russa, dimostrando loro che non possono più vivere in questo sistema dominato dagli Stati Uniti. Quindi sembra che stiano sbagliando tutto.

 

Quindi immagino che la mia domanda sia: quale sarebbe la cosa giusta da fare? Cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti a questo punto?

MICHAEL HUDSON:

Mi dispiace deludervi, ma non c'è una cosa giusta che gli Stati Uniti possano fare.

 È in trappola.

 È in quella che gli economisti chiamano la posizione ottimale. I matematici dicono che è ottimale perché qualsiasi cosa tu faccia peggiorerà le cose.

E gli Stati Uniti si sono messi all'angolo.

E l'unico modo per tirarsi fuori dall'angolo sarebbe quello di essere un diverso tipo di paese, un diverso tipo di economia.

 

Per esempio, fino a quando gli Stati Uniti avranno un'enorme spesa militare in tutto il resto del mondo, questo pomperà dollari nell'economia mondiale.

E se altri paesi non prestano questo denaro al Tesoro degli Stati Uniti o all'economia degli Stati Uniti, allora il dollaro scenderà sempre di più.

 Gli Stati Uniti non possono davvero competere dato il modo in cui sono strutturati, le loro cure mediche, le loro abitazioni e le loro finanze.

Ad esempio, il 18% del PIL americano è destinato alla spesa medica.

Se gli americani, salariati, ricevessero tutti i loro beni per niente, tutti i loro trasporti, tutto il loro cibo, tutti i loro vestiti per niente, non potrebbero comunque competere dato il fatto che devono pagare un'enorme quantità di denaro, circa 20.000 dollari all'anno, solo per l'assicurazione medica.

E gli affitti negli Stati Uniti assorbono ora circa il 40% del reddito dei salariati.

Qui a New York, l'affitto medio è di 4.500 dollari al mese.

 Beh, puoi immaginare, $ 60.000 all'anno solo per l'affitto. Come diavolo possono gli Stati Uniti finanziare il loro commercio ei loro investimenti quando il costo della vita e il costo di fare affari sono così alti?

I datori di lavoro devono pagare gran parte delle cure mediche per i loro dipendenti, e vogliono che sia così.

Vogliono un'alta spesa medica per il proprio lavoro perché ciò significa che i lavoratori soffrono di quella che Alan Greenspan, il presidente della Federal Reserve, ha chiamato la sindrome del lavoratore traumatizzato.

 Se un lavoratore sciopera, non riceve le cure mediche.

All'improvviso devono pagare enormi cure mediche.

Non possono pagare l'estratto conto mensile della carta di credito. E negli Stati Uniti, la maggior parte dei salariati ha un saldo negativo della carta di credito.

Il saldo della carta di credito è fisso al 19%.

Ma se si salta un pagamento, il tasso di interesse vendita al 30% o al 31%.

Bene, immagina se stai pagando così tanti soldi su ciò che devi, e se il tuo debito sale sempre di più, non avrai abbastanza soldi per acquistare beni e servizi.

Quindi, come può l'America diventare un paese industriale e far tornare indietro la macchina del tempo e diventare l'economia industriale che era prima se non può vendere alla propria popolazione perché i suoi salariati spendono i loro soldi per l'assistenza sanitaria, per il servizio del debito e per la casa?

E altri paesi si difendono producendo il proprio cibo, i propri produttori, e non vogliono essere soggetti a un'America che usa il suo commercio ei suoi investimenti come una sorta di blocco del suo potere politico e militare unipolare. Non si può fare.

Quindi gli Stati Uniti non hanno davvero una cura.

 E ha deciso che l'unica cosa che può provare a fare, è rinunciare alla maggioranza globale.

 L'unica parte del mondo da cui gli Stati Uniti sono ancora in grado di ottenere sostegno è l'Europa.

Ed è per questo che ha tagliato il gasdotto Nord Stream.

Voleva rendere l'Europa completamente dipendente dall'energia americana, trasformarla in quel tipo di colonia dipendente che l'Inghilterra e gli olandesi hanno cercato di fare nei secoli passati.

 Così si scopre che l'economia post-industriale è davvero ricaduta nella vecchia economia imperiale feudale, e non funzionerà finché gli altri paesi avranno un ruolo da svolgere nel proprio sviluppo.

 

ALEXANDER MERCOURIS:

L'ex colonia trasforma il suo padrone imperiale in una colonia a sé stante.

C'è una sorta di giustizia ironica, suppongo.

 Ma in ogni caso, questo è un quadro desolante, ma è comprensibile, forse, che altri paesi in tutto il mondo stanno rispondendo contro di esso.

E la Cina non si è mai lasciata, mi sembra, entrare a far parte di questo sistema.

E i cinesi messi hanno insieme politiche che ora sono, credo, viste da molte persone in tutto il mondo come potenziali alternative.

E ho notato che Xi Jinping, secondo la lettura cinese, in realtà ha alluso a questo quando ha parlato con Biden oggi.

Ha detto:

"Sai, dobbiamo capire che una cosa che non vogliamo diventare è ciò che sei.

 In realtà l'ha detto. In realtà c'è nella lettura cinese. Non vogliamo soppiantare, superare o diventare come gli Stati Uniti.

Stiamo cercando di ringiovanire noi stessi attraverso un processo di modernizzazione.

Ed è un insieme di parole piuttosto interessante, in realtà.

Vuoi parlarci un po' della Cina?

Perché per molti versi sembra essere un paese non solo diverso, ma quasi opposto al modo in cui gli Stati Uniti si sono sviluppati, almeno nel dopoguerra.

MICHAEL HUDSON:

Ebbene, le parole sono molto importanti.

E qui negli Stati Uniti abbiamo a che fare con una sorta di vocabolario orwelliano. Più e più volte, il presidente Biden ha detto che gli Stati Uniti sono una democrazia e la Cina è un'autocrazia.

E proprio ieri, alla fine del suo incontro con il presidente Xi, il presidente Biden è andato in televisione e ha detto:

"Beh, ho appena avuto a che fare con un dittatore".

Ora, cosa rende la Cina un'autocrazia?

Sta facendo esattamente quello che fanno gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Germania e ogni altro paese.

Ha investimenti pubblici in infrastrutture.

Non ha privatizzato le sue infrastrutture.

 La cosa più importante che la Cina ha fatto è mantenere la creazione di moneta e il credito come un servizio pubblico in modo che la Cina non debba prendere in prestito da una classe benestante di obbligazionisti e pagare.

La Cina può semplicemente stampare il denaro per finanziare la sua crescita economica.

 Quindi, la sua crescita economica si è autofinanziata.

Beh, gli Stati Uniti dicono che è autocratico.

Il modo democratico di fare le cose è che il governo prenderà in prestito dal settore privato e questa porta le banche a dire al governo:

vi daremo soldi solo se farete quello che vogliamo fare.

Quindi, ciò che gli Stati Uniti chiamano democrazia è ciò che Aristotele e tutti gli altri chiamano oligarchia.

 E l'ironia è che è la Cina che si sta rivelando il paese più democratico non avendo un'oligarchia, ma avendo un governo centrale che agisce praticamente con la comprensione di gruppo.

L'intero comitato centrale, tutti parlano insieme.

Non è affatto una regola di un solo uomo.

È un'idea molto precisa di ciò che vogliamo fornire al cuore dell'economia al prezzo più basso possibile.

Bene, avete visto cosa hanno fatto con i trasporti.

Si tratta di un servizio pubblico, come lo era in Inghilterra e in tutti gli altri paesi, tranne gli Stati Uniti, per assicurarsi che il costo del trasporto sia il più basso possibile.

Le comunicazioni sono un servizio di pubblica utilità. L'istruzione, negli Stati Uniti, costa $ 40.000 ora per ottenere un'istruzione.

 Altri paesi hanno un'istruzione gratuita. Quindi, negli Stati Uniti ora, se non si ereditano i soldi per pagare l'università, se non si eredita un fondo fiduciario dal 10%, allora si deve contrarre un debito studentesco che è così grande che una volta che ci si laurea al college, non ci si può permettere di comprare la propria casa perché la banca dirà:

 Mi dispiace, stai già spendendo così tanti soldi per il tuo debito studentesco che non hai abbastanza soldi per pagare anche il mutuo.

Dovrai affittare.

Ebbene, la Cina lo evita grazie all'istruzione gratuita.

È l'assistenza medica. Puoi andare fino in fondo.

Ci sono alcuni bisogni di base di cui negli Stati Uniti, e immagino anche in Inghilterra, i lavoratori ei loro datori di lavoro devono sostenere il costo.

 Non devono farlo in Cina.

C'è un certo prezzo minimo garantito della vita.

L'unico problema, ovviamente, è che la Cina non ha fatto dell'edilizia abitativa un servizio pubblico.

E la ragione è che, come parte della politica cinese di far sbocciare cento fiori, lascia la politica economica alle località, ai distretti locali e alle città in tutta la Cina.

E la teoria di 30 anni fa, 20 anni fa, era che ogni città cercava di sviluppare i propri mezzi di finanziamento.

Ebbene, dato il costo di costruzione delle infrastrutture, quasi tutte le città ei piccoli paesi della Cina e le località hanno dovuto finanziarsi vendendo terreni ai promotori immobiliari.

E così c'era un'enorme propensione in Cina per l'edilizia finanziarizzata, proprio come stava accadendo negli Stati Uniti.

 Quindi l'unico modo in cui l'economia cinese non si è liberata dal modello occidentale è in questa finanziarizzazione del settore immobiliare.

Beh, normalmente questo non sarebbe un problema per la Cina, perché essa stessa è la creatrice di denaro e debito.

Quindi la Cina è in grado di fare qualcosa che gli Stati Uniti non possono fare.

Se un'azienda industriale o una società in Cina ha un problema come ha avuto con il COVID e non può pagare i suoi debiti, non viene venduta e costretta a chiudere e licenziare i suoi lavoratori.

La Cina svaluta il debito.

È molto facile per un governo svalutare il debito societario quando il debito è dovuto a sé stesso.

Molto più difficile scriverlo quando il debito è dovuto a un banchiere privato che sta per urlare.

Beh, la stessa cosa nel settore immobiliare.

La Cina fondamentalmente potrebbe cancellare il debito che Evergrande e il Country Garden e altri grandi costruttori e sviluppatori immobiliari hanno accumulato, tranne per il fatto che per qualche ragione, penso che sia l'insistenza dei neoliberisti di Shanghai.

 Il governo cinese ha garantito il debito in dollari a queste società per emettere il loro debito.

Beh, non c'è alcuna ragione per cui aver mai emesso debito in dollari, perché la maggior parte del denaro cinese è stata spesa in patria, ad eccezione di quello che ha dovuto importare per acciaio, cemento e altri materiali da costruzione.

Ma la Cina ha fatto più o meno quello che ha fatto Fannie Mae degli Stati Uniti, garantendo il debito ipotecario.

Questo lo lega in un nodo.

La mia ipotesi è che ciò di cui il governo cinese sta discutendo in questo momento è:

ora che non siamo in grado di guadagnare i dollari per pagare il debito in dollari a causa delle sanzioni su cui gli Stati Uniti insistono, vogliamo rimuovere la promessa del governo, lo contratta per le banche che hanno garantito questo debito in dollari?

Bene, la Cina ha l'opzione, e questa è la sua bomba atomica finanziaria che ha.

Può dire, beh, siamo terribilmente dispiaciuti.

Lasceremo andare in bancarotta le banche che hanno fatto questo debito in dollari. Le società immobiliari non possono pagare.

Ciò significa che si tratta di crediti inesigibili.

Le banche non possono pagare. Li lasceremo andare in bancarotta.

 Ma, naturalmente, abbiamo, fortunatamente, un'assicurazione sui depositi per tutti i depositanti fino a, diciamo, un determinato importo che copra il 90% di tutti i depositi delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese cinesi, e lasciamo che il debito vada in rovina e ricominci tutto da capo.

 Questo, credo, è ciò di cui si sta discutendo in questo momento in Cina. E potete solo immaginare cosa farà ai detentori del dollaro.

Questo, per me, è l'ultimo tipo di de-dollarizzazione di cui stiamo parlando.

E potete solo immaginare dove questo lascerà non solo gli Stati Uniti, ma anche altri paesi che hanno cercato di detenere in dollari la ricchezza del loro 1% e delle loro oligarchie clienti nazionali.

ALEXANDER MERCOURIS:

Posso solo dire dei costi economici delle cose?

Hai assolutamente ragione. Sono andato in Cina, e in realtà... c'erano un sacco di cose che ho visto lì.

Ma ho visto, ad esempio, il sistema ferroviario cinese, i treni ad alta velocità.

E ho notato, prima di tutto, che erano entrambi molto economici su cui viaggiare, ma che erano stati progettati per essere così nel senso che l'ingegneria era eccezionale.

Ma non c'era questo sistema enormemente complicato di prima classe, seconda classe e terza classe che si avrebbe avuto in Europa, i posti molto costosi che si sarebbero avuti per le persone che avrebbero pagato di più.

Era tutto davvero impressionante e molto funzionale.

E questo è qualcosa che si è notato su tutta la linea in termini di beni e servizi che vengono forniti alla popolazione cinese.

 Era qualcosa che, almeno per la Gran Bretagna, era molto sorprendente.

 

E ora, tornando a tutto questo, naturalmente, un altro paese, forse quello che Glenn e io conosciamo molto meglio, la Russia, negli anni '1990, è andato nella direzione diametralmente opposta a quella che ha preso la Cina.

 Hanno privatizzato tutto. Hanno aperto la loro economia in ogni modo immaginabile.

Hanno permesso alle banche, alle banche private, di essere stabili.

Hanno reso la loro valuta interamente convertibile. Privatizzarono il loro patrimonio abitativo, che fino ad allora era stato di proprietà pubblica.

E, naturalmente, quello che è successo è che quando Putin è diventato presidente, aveva un piccolo gruppo di persone che erano immensamente ricche.

 Stavano anche estraendo rendite dall'economia russa. Li abbiamo visti entrambi. Entrambi l'abbiamo visto con i nostri occhi. A Mosca si poteva vedere un lusso immenso per questo piccolo gruppo di persone.

Erano in grado di farlo, perché il rublo era convertibile e il governo sosteneva il prezzo del rublo usando le rendite petrolifere che riceveva.

Sono stati in grado di convertire i loro soldi in dollari a tassi molto preferenziali.

E, naturalmente, stavano investendo quei soldi nel mercato immobiliare di Londra, a New York, e compravano obbligazioni.

Stavano anche, naturalmente, prendendo prestiti in Occidente.

Così andarono nella direzione diametralmente opposta a quella presa dai cinesi. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

MICHAEL HUDSON:

La cleptocrazia russa ha fatto i suoi soldi con la rendita economica, fondamentalmente con la rendita delle risorse naturali.

 La promessa degli Stati Uniti ai russi era:

"Beh, se si dà tutta la proprietà ai proprietari, si dà ogni fabbrica al direttore della fabbrica, si dà la compagnia del gas ai capi dei manager di Gazprom, se la si dà a loro, allora la natura farà il suo corso e saranno tutti guidati dalla mano invisibile a investire e ad agire proprio come hanno fatto gli Stati Uniti.

Ma, in realtà, questo è l'esatto opposto di tutti i modi in cui gli Stati Uniti si sono arricchiti. E i russi non avevano nemmeno un'imposta progressiva sul reddito per tutto questo.

Bene, ecco cosa è successo nel 1994, 1995, quando la Russia ha deciso di privatizzare, essenzialmente, c'era un piano che è stato messo nelle sue mani per privatizzare tutto il nichel e le materie prime e le compagnie petrolifere.

E così il governo ha preso in prestito denaro dalle banche.

Le banche avrebbero firmato un assegno al governo, diciamo, per 5 miliardi di dollari.

Il governo avrebbe preso questo assegno, e ha dato in pegno come garanzia, le partecipazioni e il “nichel Neurolch” e altro petrolio e altri.

E il governo ha poi depositato questo assegno da 500 miliardi di dollari nella banca che lo ha scritto.

Così la banca ha scritto un assegno, è stato ridepositato lì, era gratuito.

Le banche hanno creato denaro gratuito. Questo è ciò che fanno le banche.

Lo creano sui loro computer, su un bilancio.

E infatti, la Russia ha finito per dare tutta la sua resa di risorse naturali ai cleptocrati.

Beh, lei ha detto che volevano ottenere dollari.

Bene, come verranno i dollari?

Qui hanno le scorte di “nichel Neurolch” e “olio Yukos”.

L'unico modo per ottenere denaro dalle azioni è venderle all'estero, in Inghilterra e in America, perché i risparmi russi sono stati spazzati via dall'iper vendita.

Quindi i russi non avevano alcuna capacità di acquistare le proprie risorse naturali che fruttavano rendita.

Solo gli stranieri lo fecero.

 E dal 1995 al 1997, il mercato azionario russo è stato il principale mercato azionario del mondo. E questo perché era una miniera d'oro.

Era denaro gratuito dal settore pubblico.

E se si guarda agli ultimi 2.000 anni di storia, quasi tutte le fortune in ogni paese in ogni secolo sono state fatte ottenendo denaro dal settore pubblico.

Le fortune si fanno privatizzando ciò che era nel settore pubblico e dagli addetti ai lavori che se lo danno a sé stessi.

È così che l'Impero Romano ha fatto i suoi soldi, sequestrando la terra fino agli Stati Uniti, strappando terra ai nativi americani.

Quindi c'è stata tutta questa privatizzazione e, inutile dirlo, il modus operandi dei cleptocrati era quello di un rentier.

Era un'economia di ricerca di rendita quella che i neoliberisti consigliavano alla Russia di fare, non un'economia a scopo di lucro in cui gli industriali avrebbero dovuto assumere manodopera per produrre più beni e servizi.

Il fatto è che le fabbriche, come sapete, hanno smesso di pagare il lavoro.

E l'unica cosa che la Russia non ha privatizzato e ceduto liberamente è stata l'edilizia abitativa.

Ho tenuto tre discorsi davanti alla Duma nel 1994 e nel 1995, e ho chiamato a chiamare l'ex procuratore generale americano “Ramsey Clark” e altri, cercando di convincerli che dovresti dare a tutti il loro alloggio, semplicemente a nome proprio, così non lo farebbero doverlo comprare.

Creereste almeno delle case proprie, creereste un mercato interno.

Ciò è stato fatto solo molto, molto tardi, fino a quando non si è raggiunto un punto in cui i russi, gli stati baltici e tutti gli stati post-sovietici hanno dovuto pagare enormi quantità di denaro solo per avere un alloggio, mentre tutti il resto della terra e la ricchezza delle risorse naturali furono ceduti liberamente dai cleptocrati. Questa è stata la parodia neoliberista del capitalismo rentier.

Penso che sia questo il motivo per cui, leggendo oggi i discorsi del presidente Putin o del segretario Lavrov, si può vedere il disgusto che provano quasi per se stessi per essere stati intrappolati in questo tipo di piano neoliberista.

Penso che questo li abbia spinti a dire, beh, guarda, dobbiamo girare a est, non a ovest.

È così che tutta l'Europa e l'America guadagnano soldi.

Si stanno trasformando in un'economia rentier.

Abbiamo visto cosa questo ci ha fatto e, come ha detto il presidente Putin, la Russia ha perso più popolazione economicamente negli anni '90 a causa della politica neoliberista dei rentier di quanta ne abbia persa militarmente durante la seconda guerra mondiale.

Ebbene, non lo farà mai più, ed è per questo che si è concentrato così tanto sulla creazione di un'alternativa.

 Quando c'è la volontà, c'è un modo, e ora c'è la volontà, e questa è stata la precondizione per creare una base molto più solida per la crescita in Russia, Cina e nel resto della maggioranza globale.

 

GLENN DIESEN:

Lei ha parlato della volontà, ma quale sarebbe la strada, perché lei vede, immagino, che la Russia sta seguendo lo stesso percorso della Cina?

Perché quando abbiamo iniziato questo programma, ho menzionato il sistema americano, perché a volte sento che questo è il modello forse almeno la Cina, ma anche, in larga misura, la Russia potrebbe seguire perché si trovavano in una situazione molto simile a quella degli americani all'inizio del 19° secolo, in cui l'economia hamiltoniana si è trasformata in questo sistema americano in cui gli americani dicevano: non possiamo dipendere dall'industria manifatturiera britannica, dalle sue infrastrutture, dai suoi porti e così via, dalle sue banche nazionali e, più tardi, dalla moneta. Così hanno iniziato a sviluppare il proprio sistema attraverso un sacco di politiche protezionistiche, bisognerebbe aggiungere.

E hai anche visto, verso la fine del 19esimo secolo, come le persone, so che hai fatto riferimento molte volte a economisti come “Simon Patten”, che consideravano l'idea di costruire un'industria fisica, o almeno un'infrastruttura, come qualcosa di imperativo per gli investimenti.

spetta al governo farlo, perché ha un duplice effetto, da un lato rende le industrie più competitive grazie alla presenza delle infrastrutture, ma è anche qualcosa che eleva il tenore di vita del cittadino medio.

Sembra quindi che, almeno per i cinesi, le industrie fisiche siano state un obiettivo chiave della loro politica economica.

 

Ma ero quindi curioso di sapere se è lo stesso in Russia, perché gli stessi tre pilastri del sistema americano, mi sembra di vederli in entrambi i paesi, in una mano, dove cercano la sovranità tecnologica, questo è ciò su cui si sarebbe concentrato Alexander Hamilton produzione.

Ma ora, ovviamente, guardano alle piattaforme digitali e alle proprie, beh, è nelle industrie e nelle tecnologie critiche che c'è un certo livello di autonomia, entrambi cercano progetti infrastrutturali molto vasti per trovare nuove aree di connettività da evitare, sai, Punti di strozzatura americani.

E infine, entrambi si concentrano sulla de-dollarizzazione delle proprie banche, per non finire per pagare tutto l'affitto non solo agli americani, ma anche agli europei.

Quindi ero solo curioso di sapere se puoi dire qualcosa a riguardo.

Ritieni che la Russia abbia effettivamente imparato la lezione dagli anni '90 e stia seguendo quella strada, oppure qual è la direzione che stanno seguendo cinesi e russi?

 

MICHAEL HUDSON:

Ebbene, sia l'economia russa che quella cinese operano su base ad hoc.

Non esiste alcuna teoria o dottrina economica sviluppata da entrambi i paesi per spiegare ciò che stanno facendo.

In effetti, la Cina continua a mandare i suoi studenti di economia negli Stati Uniti dove imparano la politica finanziaria neoliberista.

 E i miei studenti mi dicono che gli studenti americani istruiti hanno la priorità nell'essere assunti rispetto agli studenti nazionali.

Quindi Cina e Russia stanno agendo in modo pragmatico per creare un'alternativa alla crescita neoliberista.

Ma non l'hanno fatto, non l'hanno sistematizzato nel modo in cui lo hanno spiegato i capitalisti industriali negli Stati Uniti e in Inghilterra. Ecco la nostra strategia.

Ecco il nostro insieme di leggi che abbiamo.

Immagino che si possa dire che quello che sta facendo il presidente Putin è sbalordire i cleptocrati, la classe benestante, che va bene, potete tenervi i vostri soldi, ma dovete investirli in modi che siamo d'accordo per aiutare l'economia russa a diventare auto sufficiente, indipendente, produttiva e più prospera. Quindi è tutto fatto su base ad hoc.

Uno dei problemi è che negli anni Novanta la Russia era probabilmente l'unico paese al mondo a non avere alcun background nel marxismo.

In gran parte, questo fu il risultato della divulgazione da parte di Stalin del primo volume del Capitale per dire che, beh, il capitalismo è uno sfruttamento dei lavoratori da parte dei loro datori di lavoro.

 Bene, tutto questo in effetti era nel primo volume, ma Marx ha scritto i volumi due e tre tutti sulla finanza e sulla ricerca di rendita.

E l'unica cosa che la Russia non aveva previsto negli anni '90 era la ricerca di rendite, la finanziarizzazione e il semplice utilizzo delle banche come mezzo per creare e sostenere i monopoli come fonte di reddito in modo non industriale.

Marx lo avrebbe definito un modo preindustriale.

E Marx disse che, beh, il contributo rivoluzionario del capitalismo industriale è stato quello di liberare l'Europa dal feudalesimo, dall'eredità del feudalesimo, dalla classe ereditaria dei proprietari terrieri.

 Ci libereremo dei proprietari terrieri affinché possa esserci la proprietà popolare. Eppure c'è ancora, non si sono mai sbarazzati della rendita fondiaria.

 Ma la rendita fondiaria ora, invece di essere tassata come base imponibile, viene pagata alle banche come interessi ipotecari negli Stati Uniti.

E in Russia e Cina, se si vuole comprare una casa, il terreno continua a essere affittato, man mano che la Cina diventa più prospera, le persone possono permettersi di pagare sempre di più per le case che acquistano. E questo, chiedono un prestito più grande per comprare la casa e l'affitto viene pagato alla banca.

 

Quindi la Cina sta lasciando che un settore finanziario rentier si sviluppi al suo interno perché non ha davvero definito quale sia il modello di crescita che vogliamo avere.

 Lo stanno facendo sperimentando, ad hoc, credo.

 E ciò che deve essere fatto, e che ovviamente emergerà in questo senso, è una consapevolezza di come rendere l'economia più produttiva, più efficiente, e useranno il surplus economico per aumentare gli standard di vita invece di creare un ricco monopolista della classe dei proprietari terrieri in cerca di rendite finanziarie e di rendita come si sta vedendo in Europa e negli Stati Uniti.

Quindi puoi vedere questo. Lo si può vedere, ad esempio, nel sistema bancario.

 Voglio dire, il sistema bancario, di cui la gente non sa o non ci pensa molto, voglio dire, il sistema bancario è stato completamente cambiato in Russia negli ultimi 30 anni.

Voglio dire, è diventato... è diventato quasi completamente privato.

 La “Sverbank” funzionava ancora come banca statale, ma c'era sempre la possibilità che venisse privatizzata. Ora, siamo passati da un sistema bancario in gran parte privato con banche... una volta un banchiere russo mi ha detto, le banche russe sono buchi neri, sono buchi neri nell'economia, sono un disastro così come sono. Siamo passati da un sistema bancario privato a uno quasi interamente di proprietà statale.

Esistono ancora alcune banche private russe, ma le grandi banche, quelle veramente importanti, sono di proprietà statale.

Abbiamo anche... ma sono accadute anche altre cose. Ora assistiamo all'emergere della politica industriale.

Ma tutto questo è stato una reazione, e in una certa misura è stato... è avvenuto in risposta alle pressioni dell'Occidente.

Quindi abbiamo sanzioni finanziarie, che di fatto obbligano quasi ad una sorta di controllo statale sul sistema finanziario.

Abbiamo assistito a un cambiamento nel modo in cui viene gestito il rublo, passando da una politica alla piena convertibilità verso il ritorno al controllo dei capitali. Stiamo iniziando a vedere una sorta di protezionismo imposto all'economia dall'esterno. Ma fino ad ora è tutto completamente reattivo.

MICHAEL HUDSON:

Beh, penso che la politica ad hoc sia stata deliberata, sicuramente nel caso della Cina.

 Negli anni '70 lavoravo per diverse agenzie governative statunitensi come consulente economico e ho parlato con un funzionario cinese, il rappresentante della Banca Mondiale, e lui ha detto:

guarda, amiamo davvero le tue idee.

Dobbiamo portarti a Shanghai per il nostro” Futures Institute” lì e, sai, raccontaci un po' del tuo background.

Ebbene, gli ho raccontato del mio passato, e sono cresciuto in una famiglia marxista. Mio padre era un prigioniero politico negli Stati Uniti. E il funzionario cinese ha detto:

"Oh, caro, penso che faresti meglio a non andare in Cina".

L'unica cosa che non vogliono è qualcuno con un background marxista.

 Vogliono davvero sviluppare qualcosa di nuovo. E potevo capire perché, perché pensavano che la maggior parte delle persone con un background marxista fossero i vecchi tipi stalinisti.

L'unica cosa che la Cina non voleva fare era seguire la vecchia pianificazione centrale della Russia.

 Volevano far sbocciare un centinaio di fiori, e pensavano che chiunque avesse un background marxista, sarebbe stato a favore di quel tipo di pianificazione centralizzata.

Beh, non lo ero, ma in realtà hanno detto che la mia vita poteva essere in pericolo. Non volevano che interferissi negli affari interni cinesi, quindi non ci sono andato. E potevo capire perché lo facevano.

L'ironia è che ciò che realmente aiutò la Cina a svilupparsi così tanto non fu altro che il grande distruttore del capitalismo americano, Milton Friedman e la Scuola di Chicago, a cui la gente di Shanghai fece venire Milton Friedman per parlare del libero mercato e tutto il resto.

E l'unica cosa che Friedman e i ragazzi di Chicago sono riusciti a convincere la Cina è che saranno sempre persone ambiziose e intelligenti che vedono la necessità di qualcosa che i governi non possono davvero innovare.

Che ci sia innovazione.

Lascia che le persone provino a fare soldi ovunque.

E se ci riescono, lascia che abbiano successo fino a un certo punto e diventino ricchi fino a un certo punto.

 Lasciamoli seguire. E poi siete voi a decidere chi aiutare, chi sovvenzionare e come partecipare.

Ma voi diventate i loro finanziatori, non i finanziamenti privati. Ha funzionato davvero.

 

Lo era con la politica di Deng, gatto nero, gatto bianco, purché catturino i topi, questa è la cosa importante.

Ebbene, questa politica ad hoc è ciò che ha permesso alla Cina di esprimere un buon giudizio perché il giudizio è stato espresso da un comitato centrale piuttosto ampio che ha finito per avere un buon giudizio su quali industrie sostenere, come la ferrovia ad alta velocità che hai menzionato e altre industrie. Quindi tutto ha funzionato.

Ora che sta funzionando nel loro modo ad hoc, penso che il passo successivo sarebbe per loro dire, ecco perché ha funzionato.

 Ha funzionato perché questi sono i principi di base che vogliamo avere come piattaforma economica, sia che lo si chiami socialismo o capitalismo industriale o qualcosa di completamente diverso.

Il nome non ha importanza, ma dovremmo davvero collegarlo insieme nel nuovo sistema economico che riguarda la Russia, la Cina, l'Eurasia nel suo complesso e anche l'intero sud del mondo.

Questo è ciò che stiamo aspettando di vedere, e penso che sarà molto simile a quello che accadde nel XIX secolo nell'economia politica classica britannica, una distinzione tra profitti e rendita, una distinzione tra reddito guadagnato e reddito non guadagnato, e lavoro produttivo. e lavoro improduttivo e finanza pubblica contro finanza privata.

Penso che tutto questo stia per essere codificato, e sarebbe davvero d'aiuto se la gente guardasse... Tutto questo è stato discusso per un secolo nel 19° secolo, e tu non lo farai...

In America, hanno eliminato l'intera storia del pensiero economico dal curriculum di economia perché, come diceva Margaret Thatcher, non c'è alternativa, e il modo in cui ci si assicura che non ci sia alternativa è non lasciare che nessuna conoscenza che c 'era un'alternativa, e che era il capitalismo industriale, che le persone possono sviluppare.

 

GLENN DIESEN:

Beh, volevo solo commentare più di una domanda.

Penso che sembri che l'ideologia del capitalismo si sia ristretta in ciò che potrebbe realmente significare, perché il capitalismo industriale che abbiamo avuto, sembra essere stato quasi dirottato dall'ideologia in questi giorni, perché ogni volta che parliamo di capitalismo adesso, serviamo solo una versione, che è quella di Friedrich Hayek o Milton Friedman, e spesso le persone usano gli esempi di Adam Smith o David Ricardo per suggerire che questo sia il fondamento ideologico del capitalismo.

Ma David Ricardo, nel suo libro, ha persino scritto, con sua grande sorpresa, che sì, con ogni innovazione tecnologica, il ritorno dell'investimento si concentrerà nelle mani del capitale, sconvolgendo l'equilibrio con il lavoro.

Quindi lo riconobbe, e fece lo stesso con Adam Smith, naturalmente.

Stava anche riconoscendo che sì, la mano nascosta o l'economia flessibile massima è molto efficiente al fine di ottenere maggiori entrate.

 Tuttavia, ha anche riconosciuto che una volta che l'economia cresce, ci dovrebbero essere alcune riforme del capitalismo per sostenere e aiutare i più poveri, in modo da non avere questa distribuzione molto disuguale.

Anche se non mi sbaglio, Adam Smith era anche un po' cauto riguardo allo sviluppo di coloro che cercano rendite nell'economia, qualcuno che può togliere ed essenzialmente non solo togliere profitti dalla produzione, ma quindi anche rendere la produzione meno competitiva.

 Quindi, ancora una volta, molti dei problemi che gli Stati Uniti hanno oggi, in cui c'è una classe oligarchia che sottrae ricchezza e, nel processo, rende l'intera economia americana meno produttiva.

Ma sembra che ogni volta che parliamo di capitalismo oggi, questa sia la versione di Friedman Hayek, questa è l'unica interpretazione, e l'alternativa significherebbe che saresti uno stalinista, un marxista, o qualcosa che si trova completamente dall'altra parte dello spettro.

Hai visto qualcosa di tutto questo cambiare, forse?

C'è qualche altro intellettuale emergente che sia in grado di distinguere tra capitalismo industriale e capitalismo finanziario?

Come un Friedrich Liszt del nostro tempo, qualcuno o un altro modello?

 

MICHAEL HUDSON:

Bene, hai detto la parola magica, affitto.

Ma Adam Smith, Ricardo, John Stuart Mill, Marx e gli altri parlavano tutti della teoria del valore e dei prezzi.

 

E hanno definito il prezzo come l'eccesso del prezzo rispetto al valore di costo intrinseco dei prodotti. E quella differenza di prezzo in eccesso rispetto al valore è resa economica.

E l'obiettivo di Adam Smith e Ricardo era quello di dire che la rendita non è guadagnata, è un privilegio speciale, è un retaggio del feudalesimo, e un compito storico del capitalismo industriale è quello di liberare la società dalla rendita economica.

Ed è per questo che il concetto di sfruttamento sotto forma di rendita è culminato in Marx.

La lotta contro il marxismo è una lotta contro Adam Smith e Ricardo. E ciò che Marx ha fatto è stato spingere Ricardo, Smith, Malthus, John Stuart Mill alla sua logica conclusione. E Marx ha mostrato come tutto ciò si stesse muovendo verso il socialismo, ovvero un'economia senza rendita, dove tutti guadagnavano ciò che producevano e non c'era pasto gratis.

Quello che è successo, ovviamente, è stato che i cercatori di rendita hanno reagito. E nel 1890 si ebbe la scuola austriaca, una scuola reazionaria che divenne il popolo di von Misesiani e Hayek in Austria.

 E in America c'era John Bates Clark che diceva che non c'è differenza tra l'affitto, non c'è differenza tra prezzo e valore.

 La rendita economica non esiste. Tutti guadagnano quello che vogliono, qualunque cosa ottengano, non importa come lo guadagnano. E questa è diventata la base della contabilità del reddito nazionale.

Quindi, se si guardano i conti del PIL nazionale lordo degli Stati Uniti e dell'Europa, contano la rendita economica come se fosse un'aggiunta al prodotto, al PIL.

Gli interessi e le penalità per il ritardo sono un'aggiunta al PIL.

 L'aumento degli affitti pagati dalle persone man mano che aumentano gli affitti per le loro case è tutto PIL.

Hanno cancellato l'intera spinta dell'economia classica distinguendo tra reddito guadagnato e non guadagnato.

E, naturalmente, questo è esattamente ciò che Cina, Russia e il resto del mondo vogliono distinguere.

Vogliono avere un'economia in cui le persone siano produttive, non in cui si facciano fortune essendo parassiti cercatori di rendita che guadagnano soldi nel sonno, come John Stuart Mill definiva l'affitto dei proprietari e le plusvalenze dei proprietari.

 E a quanto pare, l'unica cosa che il PIL non riporta sono le plusvalenze.

In altre parole, l'aumento del prezzo della ricchezza, l'aumento del prezzo dei beni. La maggior parte della ricchezza negli Stati Uniti e in Europa non viene creata, e certamente in Russia, non è stata creata producendo più beni e servizi.

È stato aumentando il valore della proprietà che possedevi, della proprietà immobiliare, delle azioni e delle obbligazioni, dei privilegi di affitto che ti hanno permesso di prendere i soldi che guadagni dal petrolio, dal nichel, dai diamanti o da altri prodotti.

Ciò di cui c'è bisogno è una serie di statistiche economiche che dicano effettivamente alla Russia, alla Cina e ad altri paesi quanto stiamo producendo è prodotto reale e quanto è in sovraccarico.

 Il PIL occidentale e la teoria post-classica negano che esiste qualcosa come il sovraccarico economico.

 I prezzi di monopolio non sono un sovraccarico.

Gli affitti più alti non sono un sovraccarico. Questa è l'unica cosa che Russia e Cina stanno cercando di minimizzare.

Ebbene, questo comportamento intuitivo che stanno facendo dovrebbe riflettersi in una riformulazione delle statistiche economiche esattamente come stanno facendo.

Questo è quello che sto aspettando.

La maggior parte dei miei sforzi nel parlare con i cinesi e gli articoli che sto pubblicando lì e gli articoli che ho fatto in Russia attraverso l'Accademia delle Scienze sono stati tutti su questo argomento.

 

MICHAEL HUDSON:

Penso che tu stia facendo dei progressi, in realtà, perché ricordo che un paio di anni fa andai a Perm, che è negli Urali, visitai l'università lì e incontrai persone nei dipartimenti di economia. E lì cominciavano a parlare di questo. Voglio dire, c'era... ricordo una sorta di, sai, discussione proprio su questi argomenti.

E in parte, e sono sicuro che questa sia in parte una conseguenza anche della recente esperienza in Russia, perché lì l'affitto era così rozzo e selvaggio, sai, il senso di presa di rendita dall'economia.

Era così aperto, e le persone che erano i rentier, gli oligarchi, erano così... così detestati che quasi si preparò, se vuoi, affinché la gente iniziasse a discutere contro di esso e in una sorta di rivolta contro di esso. Eppure il potere di queste persone in Russia è riuscito a rallentare in larga misura i processi di cambiamento.

Ed è... uno dei grandi paradossi è che si vede che l'Occidente ha effettivamente aiutato, in un modo piuttosto curioso, quelle persone in Russia... e di questo si parla nella stessa Russia... che volevano vedere cose come questo cambiamento.

Quindi la Russia è stata costretta ad acquistare i suoi aerei dall'Occidente, dagli Stati Uniti, dalla Boeing, dall'Airbus.

 Ora non sono più in grado di farlo, quindi devono costruire il proprio aereo.

 E hanno scoperto in modo sorprendente di possedere effettivamente le risorse e le competenze di persone che sanno come costruire aerei.

 

Lo stesso sta cominciando ad accadere nel settore della costruzione di macchine e delle macchine utensili.

 Li importavano dall'Occidente, ora devono iniziare a produrli da soli. Viene loro imposto una sorta di sistema di protezione.

Stanno scoprendo anche che gli oligarchi che sono così potenti... in realtà, non sono affatto così potenti, dopo tutto.

Sono, infatti, persone impopolari perché viste come filo-occidentali.

Ma il fatto stesso che mantenessero gran parte del loro denaro in Occidente sta iniziando a indebolirli.

Ed è questa cosa molto strana che... Mi chiedo se le persone negli Stati Uniti abbiano capito fino a che punto stanno effettivamente spingendo la Russia in una direzione in cui molte, molte persone in Russia, incluso, credo, lo stesso Putin, hanno sempre voluto andare, ma verso la quale avevano molta paura di andare.

 

MICHAEL HUDSON:

Beh, i politici certamente non lo capiscono, perché supponiamo che ci sia qualcuno nel Dipartimento di Stato o nella massa che capisce quello che hai detto.

Si chiameranno, beh, non sei un giocatore di squadra. Ciò che diciamo va bene. Siamo il paese eccezionale.

Qualunque cosa diciamo può fare.

 Sai, penso che saresti più felice con un altro lavoro.

Quindi, non capire cosa sta succedendo è una precondizione per mantenere il proprio lavoro nel Dipartimento di Stato e nel blob.

Questa è l'ironia. E tutto sta andando per il meglio.

 Hai ragione. Dove sarebbe la Russia senza che il presidente Biden la sollecitasse?

 

GLENN DIESEN: V

oglio solo aggiungere, perché sono completamente d'accordo con entrambi, perché se si guarda alle politiche in cui sono emerse le grandi economie industriali, difficilmente sono state su mercati completamente liberi o liberi, completamente, e non neoliberista almeno.

Vedete, dall'Occidente al Giappone, avete sempre avuto la consapevolezza che se si vuole avere una libera concorrenza sui mercati internazionali, bisogna essere in grado di competere.

Quindi, in altre parole, si forniscono sussidi temporanei e tariffe di protezione per costruire le industrie nascenti rispetto alle industrie mature sui mercati internazionali.

E, naturalmente, a volte questo accade, beh, storicamente, almeno dal 19° secolo in Occidente e in Giappone, abbiamo dovuto adottare politiche specifiche per proteggerli.

Ma questo, con le sanzioni, non solo contro i russi, ma anche contro i cinesi, ha imposto lo sviluppo di industrie nascenti.

Voglio dire, guarda l'industria cinese dei chip. Questo è sorprendente. Avrebbero dovuto succedere qualcosa di molto inaspettato... Gli americani hanno minacciato di... Beh, gli hanno tagliato l'accesso ai chip.

 E ora i cinesi, in tempi record, sono stati in grado di fornire tutti i finanziamenti e i sussidi e sostanzialmente rimuovere tutta questa enorme industria, che dipendeva dagli Stati Uniti, portandola sotto la completa sovranità tecnologica, sotto il controllo sovrano su di essa.

E ora questo è, sì, quasi... Beh, stavano già andando in questa direzione, naturalmente, ma costringendoli ad accelerarla.

E, ancora, vedo lo stesso in Russia dai prodotti agricoli, dai loro formaggi, dai loro ecosistemi digitali che stanno emergendo, dalle macchine utensili oltre confine, dalle banche, dal commercio nelle loro valute.

Tutto questo avrebbe richiesto forse 10, 20 anni, ed è stato ridotto a due anni per accelerare questo processo semplicemente per necessità.

Ma, sì, sono molto d'accordo con Michael Hudson anche sul fatto che questo è stato qualcosa che è diventato un requisito, forzato.

E dato che non hanno specifiche politiche che guidano in questa direzione, spesso reagendo in modo ad hoc, penso che ci sia poco riconoscimento per il modo in cui noi stessi abbiamo contribuito a questo disaccoppiamento dall'Occidente.

 

Ad ogni modo, continuo a notare che potresti presto esaurire il tempo. Quindi, prima di concludere, dobbiamo... Vi passo la parola.

 

ALEXANDER MERCOURIS: Solo una domanda che volevo davvero fare.

È proprio l'ultimo, perché lei parla del concettuale che non hanno ancora elaborato, né in Cina né in Russia, un sistema alternativo di pensiero economico. E questa è potenzialmente, per certi versi, una cosa pericolosa.

Ma sia Glenn che io, credo, abbiamo notato che in Russia stanno improvvisamente riscoprendo Friedrich List.

E Friedrich List è stato, nella Russia di fine Ottocento, inizio Novecento, il pensatore economico dominante.

Non solo “Sergei Witte”, che all'epoca era ministro delle finanze, che era un discepolo aperto e dichiarato, ma se si legge, per esempio, il tipo di corsi di economia che insegnava la scuola del ministero degli esteri in Russia, molto basato su “List”, guardando anche al sistema americano del 19° secolo, dicendo che questo è il modello che, sai, la Russia dovrebbe seguire.

 Ed entrambi, credo, abbiamo notato che i russi si guardano improvvisamente indietro e pensano a lui.

Voglio dire, non ho letto “List”. Devo dirlo molto chiaramente. È qualcuno che forse potrebbe fornire alcune delle risposte, un po' del quadro, o è solo un caso di nostalgia per un altro tempo, che purtroppo si vede anche in Russia?

 

MICHAEL HUDSON:

Ebbene, List è stata la prima generazione di protezionisti americani. Sviluppò le sue idee negli Stati Uniti con Matthew Carey nel 1820. Ma poi è andato in Germania, dove, naturalmente, ha davvero sviluppato la sua teoria secondo cui la Germania aveva bisogno di infrastrutture ferroviarie e aveva bisogno di un'iniziativa “Belt and Road”, fondamentalmente. Quindi penso che sia stato attraverso la Germania che List è arrivato in Russia.

 

Ma la seconda generazione di protezionisti negli anni '1840 e '50 dell'Ottocento negli Stati Uniti andò ben oltre la Lista.

E così hanno tradotto il libro di List e hanno detto, beh, non ha davvero preso in considerazione, non ha davvero spiegato come fosse necessario sviluppare un sistema industriale basato su manodopera ad alto salario.

È necessario aumentare la produttività del lavoro aumentando i suoi stipendi e rendendolo più sano, meglio vestito, meglio alloggiato e tutto il resto. Quindi List era solo la prima fase dei protezionisti.

E ho scritto un libro su questo, “America's Protectionist Takeoff”, dove parlo di List e dei suoi seguaci.

Voglio dire una cosa su ciò che Glenn ha detto sugli Stati Uniti che è rilevante per questo.

Gli Stati Uniti non tengono mai conto del fatto che altri paesi potrebbero avere una reazione a ciò che fanno gli Stati Uniti.

Hanno perso il treno ogni volta.

Non avevano mai sognato che la Russia avrebbe avuto un'alternativa o che la Cina avrebbe avuto un'alternativa su cosa fare.

E questo perché non pensare all'economia negli Stati Uniti come a un sistema.

Per loro, un mercato esiste senza che il governo svolga alcun ruolo, senza che la politica svolga alcun ruolo.

 E se non hai un mercato, allora, ovviamente, non c'è un sistema. C'è solo un tutti contro tutti e una grabitizzazione.

 Eppure l'economia del diciannovesimo secolo era un sistema. Questo è ciò che è il marxismo. L'economia è sociale e politica. Ecco perché gli inglesi chiamavano le loro opere economia politica. Il libro di Ricardo era Principi di economia politica, non un'economia di mercato.

E così questa idea del mercato della libera impresa secondo cui i governi non dovrebbero svolgere alcun ruolo, nessuna sovvenzione, e certamente non dovrebbero tassare, questa idea anti-governativa ha messo i paraocchi sulla politica estera americana, quindi non hanno alcuna immaginazione che la Russia possa fare esattamente ciò di cui [Alex] sta parlando, che, naturalmente, hanno fatto, come avrebbe fatto qualsiasi persona ragionevole, come ha fatto la Cina. Questa è l'ironia di tutto questo.

 

Quindi sono contento che, sì, penso che “Frederick List” sia probabilmente nelle biblioteche russe, il libro più diffuso sulle idee protezionistiche, ma anche Glenn ha menzionato la politica produttiva del Giappone.

Il principale protezionista americano negli anni '1850 dell'Ottocento fu William Seward, il partner legale del Segretario di Stato Seward, Erasmus Peshine Smith.

 E gli americani aspettavano che l'ambasciatore britannico in Giappone tornasse in Inghilterra per una vacanza, e poi Peshine Smith andò in Giappone, divenne consigliere del Mikado, e tradussero tutte le opere protezioniste americane, e questa divenne la linea guida per il modo in cui il Giappone sviluppò il suo protezionismo alla fine del XIX secolo.

Qualcosa del genere deve accadere in Russia e in Cina, ma dovrà avvenire attraverso la gente che legge i libri, perché non c'è nessuno vivente che ci andrà.

Quindi tutto ciò che possiamo fare è raccomandare loro libri da leggere e includere una storia del pensiero economico e dire:

come hanno fatto gli altri paesi ad affrontare un problema che la Russia ha oggi? In che modo gli altri paesi sono cresciuti e hanno sostituito l'Inghilterra per liberarsi dal controllo inglese del commercio internazionale?

Vediamo come hanno fatto gli altri paesi e vedremo cosa funziona e cosa non funziona.

 

GLENN DIESEN:

Sì, questa è la reazione a cui ti riferivi, perché quando Peshine Smith è andato in Giappone su invito, i giapponesi, naturalmente, hanno guardato agli orrori con la Gran Bretagna che ha distrutto la Cina nelle guerre dell'oppio dal 1840 al 60. Quindi questa è, ancora una volta, una reazione al sistema che cambia intorno a loro.

Qualche parola finale prima di concludere?

 

ALEXANDER MERCOURIS:

È stata una discussione stimolante.

Avremmo potuto andare avanti per ore, credo, ma penso che questo sia un buon punto di sosta perché, sai, abbiamo anche scoperto, voglio dire, non lo sapevo, che c'è questo corpo di pensiero economico.

Forse qualcuno dovrebbe scrivere al Cremlino e dirglielo, e a Zhong Nanhai.

 

MICHAEL HUDSON: Questo è il tuo reparto, credo.

GLENN DIESEN: Grazie pure. Lo apprezzo molto. Questo è stato immensamente interessante.

MICHAEL HUDSON: Sono contento che abbiamo scelto un argomento che non è sulla maggior parte dei blog di discussione.

GLENN DIESEN: Grazie ancora.

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