Chi comanda il mondo non può accettare la verità del potere.
Chi
comanda il mondo non può accettare la verità del potere.
Attentato
a Trump
Conoscenzealconfine.it
– (15 Luglio 2024) - Massimo Mazzucco – ci dice:
Il 13
luglio 2024 Trump ha vinto le elezioni.
Lo
scarto di un centimetro, nella traiettoria del proiettile, poteva determinare
la sua morte oppure la sua santificazione.
Gli è andata bene, e ora Donald Trump, agli
occhi dei suoi sostenitori, è santo a tutti gli effetti.
E la
sua presenza di spirito, nel sollevare subito il pugno e gridare “Fight! Fight!
Fight!” mentre lo portavano via sanguinante, ha dimostrato come sia dotato di
un istinto primordiale che gli permette di trasformare qualunque attacco alla
sua persona in qualcosa che lo rende eroico agli occhi del suo pubblico.
Che
siano le accuse diffamanti di “Stormi Daniels” o un proiettile alla testa,
Trump riesce sempre ad apparire come vittima eroica delle avversità che
incontra sul suo cammino.
E
vedrete che nei prossimi giorni, quando avrà modo di articolare meglio quello
che gli è successo, presenterà questo attentato come un gesto disperato da
parte del “Deep State” che vuole farlo fuori perché lui è un personaggio
scomodo, controcorrente, e quindi sostanzialmente dalla parte del popolo.
Per
questo dico che Trump ieri ha vinto le elezioni:
perché
da domani fino al 7 di novembre 2024 potrà recitare tranquillamente la parte
della vittima di quel” potere oscuro” che lui naturalmente vuole combattere
in nome di tutti gli americani.
E
beato chi ci crede.
(Massimo
Mazzucco)
(luogocomune.net/news-internazionali/attentato-a-trump)
“Quarta
Rivoluzione Industriale.”
Conoscenzealconfine.it
– (15 Luglio 2024) -Redazione -i LB (Weltanschauung Italia) – ci dice:
Ci
stiamo ritrovando il territorio totalmente industrializzato ma non abbiamo più
industrie!
Siamo
in una fase di nuova industrializzazione, la quarta rivoluzione industriale si
esprime però in forme e modalità del tutto diverse, per cui le fabbriche
italiane tendono a chiudere e ad essere fisicamente abbandonate (le zone
industriali stanno diventando delle lugubri città fantasma) ma intanto cresce
la nuova industrializzazione del territorio, con i poli della logistica e con
gli impianti energetici da eolico e fotovoltaico.
Solo
chi vive chiuso nel suo appartamento nella metropoli non sa cosa sta accadendo
ai nostri territori, che stanno venendo in molte zone letteralmente divorati da
questo “nuovo Nulla industriale”.
La
cosa buffa è che ci stiamo ritrovando il territorio totalmente industrializzato
ma non abbiamo più industrie.
Nei
mega capannoni ciclopici dei poli logistici si impacchettano, si smistano e si
inviano oggetti fatti altrove.
Fra poco queste 3 azioni potranno facilmente
essere sostituite dall’intelligenza artificiale e dalla robotica.
Nei
mega impianti “green” dopo la costruzione non ci lavora quasi nessuno.
E magari hai un mega fotovoltaico di 500
ettari dove va una volta a settimana un operaio a dare una controllata.
Ragionate
da voi sul finale drammatico di questa “Quarta Rivoluzione Industriale…”.
(Basta
leggere “La grande bugia verde” di Nicola Porro, per capire di che rivoluzione
si tratta! N.D.R)
(t.me/weltanschauungitaliaofficial).
Zelensky
cerca all’estero nuove legioni di concittadini da spedire al fronte.
Conoscenzealconfine.it
– (14 luglio 2024) – Redazione – ci dice:
Pochi
giorni fa Vladimir Zelensky, in visita a Varsavia, ha annunciato la formazione
di una legione Ucraina pensata per i volontari ucraini residenti all’estero.
La
Polonia ha promesso di equipaggiare ed addestrare i volontari che poi
torneranno in Patria a combattere.
Oggi –
dopo soli tre giorni dall’annuncio – il ministro degli Esteri polacco “Radoslaw
Sikorski” ha affermato (pravda.com.ua/eng/news/2024/07/11/7465117/index.amp) che “diverse migliaia di persone
hanno già presentato la domanda di adesione alla Legione Ucraina in Polonia.”
Tutto
ciò suona piuttosto strano, considerato che le centinaia di migliaia di
cittadini ucraini in Polonia ci sono arrivati in primis proprio per evitare il
richiamo alle armi, spesso corrompendo le guardie di frontiera con grandi somme
di denaro o rischiando la vita.
Il
ministro polacco sostiene inoltre che “se ogni paese europeo avesse fatto lo
stesso (creato simili legioni, n.d.r.), oggi l’Ucraina avrebbe diverse brigate
in più”.
Difficile immaginare che “Sikorski” non sappia che per
gli ucraini il problema stia nel lasciare il paese e non nel ritornarci.
Chi
voleva entrare volontariamente nell’esercito lo ha fatto già da molto tempo.
A chi
è rivolta allora questa nuova legione Ucraina?
I volontari che vi prenderanno parte saranno
davvero “volontari”?
Da
tempo i vertici militari ucraini si chiedono come far tornare in patria quei
concittadini che hanno abbandonato il paese sottraendosi al servizio militare.
Kiev
ha un estremo bisogno di soldati da mandare in trincea:
può contare sul continuo supporto occidentale
per quanto riguarda munizioni e armi, ma la prospettiva di vedere truppe
regolari straniere in territorio ucraino è ancora lontana.
La creazione di strutture come queste,
attraverso le quali potrebbero venire indirizzati i cittadini ucraini in età di
leva, in accordo con i Paesi europei, potrebbe essere una soluzione per questo
problema.
Oggi
il premier bavarese “Markus Soeder” ha dichiarato che “qualora dovesse giungere
una specifica richiesta da Kiev, la Germania spedirà gli ucraini idonei al
servizio militare in Ucraina”.
(t.me/vn_rangeloni)
I
Quotidiani Europei Concentrati
su Marine Le Pen ma, alla Fine,
il
Vero Sconfitto è Emmanuel Macron
Conoscenzealconfine.it
– (11 Luglio 2024) - Diego Fusaro – ci dice:
La
situazione politica in Francia, alla luce delle ultime elezioni nazionali,
risulta letteralmente esplosiva, dinamitarda e altamente instabile.
I
principali quotidiani europei, non solo quelli italiani, parlano unicamente
della sconfitta della Le Pen e omettono di segnalare che in realtà il vero
sconfitto è Emmanuel Macron.
Il
quale ha battuto, è vero, la Le Pen, ma è stato a sua volta superato nettamente
da Mélenchon e dal Fronte Popolare.
Insomma,
i francesi hanno detto in larga parte “no” al neoliberismo imperialistico del
prodotto in vitro dei Rothschild.
Colui il quale, peraltro, voleva addirittura
inviare le truppe in Ucraina a combattere e magari anche a immolarsi sull’altare
dell’imperialismo della civiltà del dollaro.
In un mondo vagamente sensato e finalmente
libero dallo schema proditorio di destra e sinistra, Mélenchon e Le Pen
dovrebbero allearsi e governare insieme.
Dovrebbero
escludere Macron e il pestilenziale fronte unico liberista e atlantista.
Dovrebbero
mettere al centro il lavoro e la sovranità, l’identità e i diritti sociali,
l’internazionalismo degli stati sovrani nazionali e la difesa strenua dei ceti
medi e delle classi lavoratrici.
Mi
rendo perfettamente conto che, allo stato dell’arte, si tratta di mera utopia.
Ma se
volessimo ragionare in chiave chimerica, sulle orme del” Cecco Angiolieri! di
“si fossi fuoco”, potremmo davvero sviluppare questa ipotesi.
Ipotesi
decisamente controvento e rivoluzionaria, peraltro in linea con quanto andiamo
da anni sostenendo.
Lo schema dicotomico di destra e sinistra
risulta oggi soltanto un cadavere concettuale.
Buono
a garantire l’eterno trionfo dell’estremo centro neoliberale e altresì a
neutralizzare ogni possibile alternativa reale all’ordine turbo capitalistico
dominante con imperialismo incorporato.
Se solo si prendesse una buona volta coscienza
del fatto che, nel nuovo scenario che stiamo vivendo, la contrapposizione non è
più quella di destra e sinistra, ma è quella tra alto e basso, tra aristocrazia
plutocratica finanziaria e masse nazionali popolari lottizzate.
Se
solo una buona volta si capisse che la contrapposizione di destra e sinistra
oggi mette solo in scena l’alternanza senza alternativa, l’omogeneità bipolare, e che le due
parti figurano come le due ali dell’aquila neoliberale e come propaggini del
dominio della classe transnazionale capitalistica, ebbene, se si capisse una buona
volta questo, sarebbe finalmente possibile compiere la rivoluzione copernicana
della politica.
Sarebbe
finalmente possibile abbandonare il pensiero politico tolemaico e articolare un concreto progetto di
emancipazione dal basso e delle masse nazionali popolari, mettendo all’angolo
il fronte unico neoliberale e atlantista, vale a dire il fronte che rappresenta
unicamente l’interesse
delle classi capitalistiche transnazionali.
Mi
rendo conto, lo so bene, che si tratta di mera utopia.
Ma
come sapeva l’antico Eraclito, se l’uomo non spera l’insperabile, non lo
troverà.
“Diego
Fusaro” (Radioattività – Lampi del pensiero quotidiano).
(radioradio.it/2024/07/quotidiani-europei-elezioni-francia-le-pen-macron-fusaro/).
Zelensky:
“Russia Partecipi
al
Prossimo Summit per la Pace,”
Conoscenzealconfine.it
– (16 Luglio 2024) – Redazione – ci dice.
Proposto
un calendario di incontri preparatori da qui a novembre.
Il
presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto favorevole alla partecipazione
della Russia al prossimo summit sulla pace in Ucraina.
Durante
una conferenza stampa svoltasi ieri a Kiev, dopo i primi colloqui di metà
giugno in Svizzera senza Mosca, Zelensky ha detto:
” Penso
che i rappresentanti russi dovrebbero partecipare a questo secondo vertice”,
sperando che un “piano” per un simile incontro possa essere pronto a novembre.
Il
presidente ucraino ha poi annunciato un calendario per i lavori preparatori al
summit, che dovrebbe tenersi a novembre.
“A
fine luglio o inizio agosto ci sarà un primo incontro a livello di ministri e
consiglieri per la sicurezza nazionale.
Il primo incontro – sulla sicurezza energetica
– sarà molto probabilmente in Qatar. Ad agosto ci sarà un incontro in Turchia
su libertà
di navigazione.
Ci
sarà la questione della sicurezza alimentare e ci sarà un piano completamente
preparato e sviluppato a settembre, ci sarà un incontro in Canada nel settore
umanitario”.
La
prima conferenza sull’Ucraina si è tenuta dal 15 al 16 giugno nel “Burgenstock
svizzero”, su richiesta di Kiev.
La
dichiarazione finale del forum non è stata firmata dall’Armenia, Bahrein,
Brasile, Colombia, India, Indonesia, Iraq, Giordania, Libia, Messico, Ruanda,
Arabia Saudita, Sud Africa, Tailandia, Emirati Arabi Uniti e Vaticano.
La
Russia non era stata invitata.
(ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/07/15/zelensky-russia-partecipi-al-prossimo-summit-per-la-pace_8509684f-c19a-4b26-90e3-dce9f29617d1.html)
(imolaoggi.it/2024/07/15/zelensky-russia-partecipi-al-prossimo-summit-per-la-pace/)
Le
origini ebraiche dell’attentatore
di
Trump, BlackRock e
il
precedente con Kennedy.
Lacrunadellago.net
– (16/07/2024) – Cesare Sacchetti – ci dice:
Attentato
a Trump: perché il Nuovo Ordine Mondiale vuole la morte del presidente
americano.
Un
caldo pomeriggio d’estate, la folla allegra radunata sul prato.
Il
fumo degli spari si sta dissipando, e si inizia ad intravedere sempre meglio la
matrice che ha concepito l’attentato a Donald Trump.
L’uomo
che ha sparato dal tetto distante circa 118 metri dal palco dal quale ha
parlato Trump è un giovane americano di origini ebraiche, tale “Thomas Crooks”.
Era
già comparso lo scorso anno in uno spot del fondo di investimenti BlackRock, il
famigerato fondo che possiede al suo interno larga parte delle più note
corporation e multinazionali del pianeta.
“Crooks”
però aveva, a quanto pare, anche uno stretto legame con la sinagoga del posto a
Butler, laddove c’è “la comunità ebraica di B’nai Abraham”.
“Thomas
Crooks” si univa spesso alle riunioni della sua sinagoga locale.
L’aspirante
assassino di Trump compare in una delle riunioni della sinagoga dove lo si vede
con il copricapo ebraico in testa, la kippah, e quindi si può dedurre da questo
fatto che “Crooks” non fosse soltanto un ebreo secolare, ma un praticante della
fede talmudica.
I
media non hanno dato molta rilevanza a questi fatti poiché alcune evidenze è
bene che restino nascoste al pubblico che altrimenti potrebbe porsi troppe
domande.
Appare
evidente che ad architettare questo attentato sia stato un mondo che ha
dichiarato guerra si dal principio a Donald Trump, da quando nel 2016 decise di
iniziare la sua carriera politica e di sfidare quel falso duopolio che vedeva
contrapporsi periodicamente i repubblicani e i democratici in una apparente
alternanza che mai però cambiava il corso politico degli Stati Uniti.
Non
aveva importanza chi entrasse alla Casa Bianca, a decretare il risultato erano sempre”
loro”.
Erano
i noti e famigerati circoli del “Council on Foreign Relations”, del
“Bilderberg”, del “Bohemian Grove” ma soprattutto dell’”AIPAC”, la potentissima
lobby sionista, e di “Chabad Lubavitch”.
Trump
e i due lati dell’ebraismo.
Ora
Trump ha giocato una partita “molto astuta” soprattutto con la parte più
nazionalista dell’ebraismo, quella legata allo stato ebraico e al “sogno” di
costruire una “Grande Israele”.
Questa
parte appartiene a pieno titolo a quella corrente del giudaismo definibile come
“sionismo messianico” che attende la venuta di un messia ebraico, il cosiddetto
“moschiach”, che un giorno nell’ottica di tale visione sarà il leader di
Israele e del mondo intero.
A
parlarci meglio di questa figura è la citata “setta sionista Chabad” che
esercita un potentissimo ascendente politico su tutte le democrazie liberali
Occidentali, e ciò spiega perché vediamo spesso i rabbini di questa setta
assieme ai vari politici e primi ministri europei e presidenti americani,
poiché questo gruppo sembra avere in mano le chiavi della politica in molte
parti del mondo.
“Chabad”
poi è tornata recentemente agli “onori” delle cronache quando sono stati
scoperti dei tunnel segreti nella sua sinagoga di New York, nei quali sono
stati trovati dei materassi sporchi e persino un seggiolone da bambino, e ciò ha evocato immagini e
pensieri orribili su quanto sia stata fatto davvero in quei luoghi nascosti.
“David
Saltzman”, un rabbino e portavoce di “Chabad”, ha ammesso che i materassi
servivano per deporre dei cadaveri, sebbene non è stato detto da dove sono
stati presi i corpi, per praticare quella che è nota sin dall’antichità come una
pratica demoniaca, ovvero la negromanzia, l”arte” di evocare gli spiriti
attraverso i morti.
Apparentemente
ci sono taluni che si affrettano a liquidare Trump come un “sionista” soltanto
per il fatto che il presidente americano ha espresso più volte la sua stima per
lo stato ebraico, senza però guardare minimamente al fatto che in nessun modo
la politica estera di Trump poteva e può soddisfare quella dello stato ebraico.
Israele
insegue un sogno di supremazia, nel quale essa aspira a diventare la padrona
del Medio Oriente e del mondo intero attraverso la ricostruzione dell’Israele
biblica, i cui confini vanno ben oltre gli odierni possedimenti dello stato
ebraico.
Si può
persino vedere sulle divise dell’esercito israeliano o sulle monete del Paese
la mappa della Grande Israele che il partito del “Likud di Netanyahu” vorrebbe
far tramutare in realtà per compiere il disegno dei padri dell’ebraismo moderno
che aspirano alla ricostruzione del Terzo Tempio nella città di Gerusalemme.
Trump
sin dal primo istante sapeva che doveva confrontarsi con questi potentissimi
ambienti e ha giocato d’astuzia come ci accingiamo a spiegare.
Il
presidente non ha mai dichiarato una ostilità aperta nei riguardi dello stato
ebraico perché sapeva che aveva tutto il mondo dei media angloamericani che
protegge Israele contro di lui, ed era necessario giocare una partita più
astuta e più raffinata.
Non
andava attaccata frontalmente Israele ma occorreva mostrare una presunta
amicizia nei suoi confronti attraverso la quale poi criticare l’altro lato
dell’ebraismo, quello più progressista e sorosiano che non è ostile ad Israele, ma
assegna un ruolo prioritario e di dominio non tanto allo stato ebraico quanto
ai “grandi” centri del potere internazionale quali l’alta finanza, l’ONU, e
tutta quella rete che costituisce la spina dorsale del globalismo.
Così
mentre Trump affermava che gli ebrei progressisti vicini a Soros sono
antisemiti perché critici di Israele, al tempo stesso portava avanti la sua
politica di separazione della politica estera americana da quella israeliana.
È
sotto la sua amministrazione che è iniziato il ritiro delle truppe dalla Siria
e dall’Afghanistan, una circostanza che ha fatto innervosire non poco Tel Aviv
che sapeva perfettamente che il presidente attraverso questa sua decisione non
faceva altro che dire addio a Israele.
Israele
difatti è stata integrata per quasi tutta la sua esistenza nella politica
estera degli Stati Uniti.
John
Fitzgerald Kennedy e la lobby israeliana.
Nessuno
dopo la fine della seconda guerra mondiale ha provato a separare Washington da
Tel Aviv, salvo il presidente John Fitzgerald Kennedy.
La
storia del presidente democratico a nostro parere è semplicemente fondamentale
per comprendere quanto sta accadendo oggi a Donald Trump.
John
Fitzgerald Kennedy veniva da una famiglia di immigrati cattolici irlandesi che
ha fatto la sua fortuna grazie alla spregiudicatezza del padre Joseph.
Joseph
Kennedy iniziò negli anni’20, durante l’era del proibizionismo, a trafficare
liquori dal Canada tramite l’appoggio di gangster ebraici quali “Meyer Lansk”y e altri
personaggi della malavita italoamericana quali “Joseph Bonanno” e “Frank
Costello”.
I
rapporti però tra gli ebrei e Joseph si faranno sempre più aspri nel corso
degli anni fino a quando il padre di JFK divenne uno strenuo oppositore
dell’ebraismo che a sua volta aveva nei suoi riguardi un odio profondo.
Il
patriarca della famiglia dopo i suoi anni nel sottobosco criminale emerge come
figura politica e diplomatica tanto da riuscire a diventare ambasciatore
americano presso il Regno Unito, laddove grazie ad un accordo con” Winston
Churchill, massone di alto grado e primo ministro britannico”, riuscì ad
importare il whiskey scozzese negli Stati Uniti anche dopo la fine dell’era
proibizionista nella seconda metà degli anni’30.
Kennedy
però inizia a schierarsi contro i piani di ingresso degli Stati Uniti nella
seconda guerra mondiale e comprende che se l’America fosse entrata in un altro
conflitto gli esiti per il Paese sarebbero stati disastrosi.
C’erano
però altre forze che volevano il conflitto che furono denunciate dal celebre
aviatore “Charles Lindbergh” che chiamò in causa la lobby ebraica che voleva
trascinare l’America in guerra per poi giungere ad altri obiettivi, quali la
nascita dello stato di Israele e la successiva ascesa dell’impero americano che
dominerà l’anglosfera per tutta la seconda metà del’900 e per i primi decenni
del secolo attuale.
Il
figlio di Kennedy, John Fitzgerald, inizia a comprendere a sua volta tramite i
consigli paterni e l’aiuto di un ebreo sionista pentito convertitosi al
cattolicesimo, “Benjamin Freedman”, che gli Stati Uniti non potranno essere mai
liberi se prima non si libereranno della influenza di Israele e del potente
mondo sionista.
JFK
così ebbe scontri durissimi con lo stato ebraico che a stento vengono narrati
dalla storiografia ufficiale nonostante ci sia una estesa bibliografia al
riguardo che suggeriamo di consultare nel libro di “Michael Collins Piper “,
“Il link mancante”.
L’esito
però di questo braccio di ferro è noto.
Kennedy viene giustiziato a Dallas il 23
novembre del 1963, non certo da Lee Harvey Oswald, che nemmeno era nel famoso
deposito dei libri ma fuori dall’edificio, ma dal suo autista, “William Greer”,
come si può vedere in un filmato.
Oswald
non era altro che un capro espiatorio e come tutti i capri espiatori andava
eliminato.
A
pensare a tale incombenza fu “Jack Ruby”, vero nome “Jacob Rubenstein”, un
mafioso di origini ebraiche che, parole sue, uccise “Oswald” per impedire che
si scatenasse un pogrom contro gli ebrei per la morte del presidente Kennedy.
Questa
è la storia che non viene raccontata sulla morte del primo presidente cattolico
alla Casa Bianca, e a parer nostro Trump ne ha fatto certamente tesoro.
Trump
sapeva che per scontrarsi contro forze simili occorreva una strategia meno
frontale, ma più sottile che gli consentisse comunque di arrivare al suo
obiettivo finale, ovvero quello di far sì che l’America ritornasse ad essere
finalmente un Paese libero e sovrano, non nelle mani di potentati globalisti
social-comunisti Dem e sionisti.
Questo
spiega la sua tattica, dove ci sono dichiarazioni di amicizia verso lo stato
ebraico, non seguite però da una geopolitica ben voluta da Tel Aviv, ma anzi
completamente incompatibile con quanto desiderato dal” Likud di Netanyahu”.
Questo
presidente si è ritrovato nelle condizioni di avere contro sia la parte
sorosiana progressista del mondo ebraico sia quella sionista messianica che vorrebbe
scatenare una guerra contro l’Iran, quando oggi invece si ritrova ad aver sofferto
l’umiliazione di aver subito un attacco da parte di Teheran senza poter far
nulla per rispondere.
La
politica estera di Trump è qualcosa che non può coesistere né con il sionismo
né con il “Nuovo Ordine Mondiale”, in quanto entrambi questi poteri senza il
controllo degli Stati Uniti non hanno alcuna possibilità di veder realizzati i
loro piani.
Questo
ci porta direttamente a quanto accaduto a “Butler”, dove ancora una volta
coloro che cospirarono contro Kennedy 61 anni prima si sono di nuovo attivati per
rimuovere dalla Casa Bianca quella che ai loro occhi è una minaccia
intollerabile, ovvero un presidente che non è ai loro ordini e che vuole
davvero liberare il suo Paese dalle spire di questi poteri che lo soffocano da
troppo tempo.
A noi
pare di cogliere una differenza fondamentale nel percorso tra i due uomini.
Se il primo non aveva purtroppo abbastanza
protezione dentro gli ambienti militari, il secondo certamente ha l’appoggio
delle forze armate senza le quali difficilmente avrebbe potuto restare ben 8
anni sulla scena politica e sopravvivere ad altri precedenti attentati.
Soprattutto
però ci pare di cogliere questa volta come la mano della Divina Provvidenza nei
suoi imperscrutabili disegni sia intervenuta per salvare la vita di Trump in
una data che è molto significativa per la storia del cristianesimo e del
cattolicesimo, quale il 13 luglio, giorno dell’anniversario della terza
apparizione della Madonna di Fatima ai tre pastorelli.
In
quell’occasione, la Vergine rivelò ai tre bambini il futuro di apostasia che
attendeva la Chiesa Cattolica, rivelazione nascosta dalla falsa chiesa del
Vaticano II.
A noi
pare di cogliere i segni dell’intervento divino.
A noi pare di vedere chiaramente come questa battaglia contro il” Nuovo
Ordine Mondiale” e coloro che speravano di ridurre in schiavitù l’umanità attraverso la
farsa pandemica sia accompagnata dalla mano di Dio, senza la quale nulla è possibile.
Chi
ancora non ha compreso questa fondamentale verità, potrà fare ben poco contro
questi poteri ed è destinato a brancolare nel buio gnosticista del “ci salviamo
da soli”.
Attentato
a Trump: perché il Nuovo Ordine Mondiale
vuole
la morte del
presidente americano.
Larunadellago.net
– Cesare Sacchetti – (14/07/2024) – ci dice:
Un
caldo pomeriggio d’estate, la folla allegra radunata sul prato della cittadina
di Butler, in Pennsylvania, laddove nel 2020 si consumò un massiccio broglio
elettorale ai danni di Donald Trump.
Il
clima sembrava festante e sereno, e nulla lasciava presagire quello che sarebbe
accaduto di lì a poco quando Trump aveva iniziato a parlare ai sostenitori che
si erano radunati per ascoltarlo.
Si
sentono degli spari riecheggiare nell’aria, almeno 3, e si vede Trump che si
porta la mano all’orecchio destro, sanguinante.
Il
servizio segreto che avrebbe dovuto impedire tutto questo agisce con grave
ritardo e sale sul palco per fare da scudo a Donald Trump gridandogli “duck”,
ovvero “abbassati”.
Trump
si china a terra con l’orecchio destro sanguinante e si sentono altri spari
diretti contro il cecchino, tale “Thomas Matthew Crooks”, un 21enne che avrebbe
sparato con un fucile AR-15 contro il candidato dei repubblicani alle
presidenziali di novembre.
Passano
alcuni minuti, e Trump si rialza ancora sanguinante ma alza il pugno verso la
folla gridando “fight” ovvero “combattete” a dimostrazione che nemmeno sotto le
circostanze più estreme si arrende ed è disposto a dare la vita per il suo
Paese.
Impossibile
pensare che tale tentativo di omicidio possa aver avuto luogo senza che la
macchina del servizio segreto si accorgesse di nulla.
Ci sono testimoni che riferiscono di aver
visto il cecchino pronto a sparare e di aver provato ad avvisare la polizia
locale, ma questa invece avrebbe fatto spallucce e lasciato l’attentatore lì
dove si trovava.
Ora
stanno emergendo dei resoconti sull’attentato in base ai quali gli uomini del
servizio segreto avrebbero visto in anticipo l’attentatore, e ciò appare
perfettamente logico considerata la loro posizione, ma qualcuno avrebbe dato ai
cecchini addetti alla sicurezza presidenziale di non aprire il fuoco.
Il
profilo dì un’agenzia stampa indipendente riporta l’indiscrezione sull’ordine
di non sparare contro l’attentatore.
Sarà
necessaria una approfondita inchiesta per risalire alla verità, ma non
dubitiamo che Trump agirà presto ed efficacemente per scoprire chi nella catena
di comando lo ha tradito.
Nelle
ore successive intanto si è messa in moto la macchina della disinformazione che
noi abbiamo ribattezzato più volte “falsa controinformazione” che già più volte
in passato si è resa protagonista di non pochi depistaggi quali quello più
famigerato di Draghi “sovranista” redento, oppure l’altro filone che fabbrica
in continuazione montature a sfondo terroristico per far credere alle persone
che la farsa pandemica non sarebbe mai finita.
Assieme
a questi poi c’è un terzo filone, ovvero quello di liquidare Trump come
“sionista” nonostante questi abbia separato la sua politica estera da quella di
Israele assieme a quello di definire i BRICS e il mondo multipolare come parte
del mondialismo.
Lo
scopo comune è sempre quello di chiudere i lettori in una gabbia permanente e
far credere che anche i patrioti che nei vari Paesi del mondo si stanno
opponendo a questo satanico progetto della governance mondiale siano tutti
parte dello stesso gioco.
Si
vogliono tagliare le gambe a chi cerca una speranza o una via d’uscita e anche
in questa occasione i vari mestatori e falsari si sono messi all’opera con la
loro campagna di bugie.
Poco
importa che Trump abbia perso un pezzo d’orecchio e poco importa che si sia
salvato per un vero e proprio miracolo, soltanto perché ha mosso la testa
all’ultimo momento in una mossa che pensiamo noi sia stata veramente
accompagnata dalla Divina Provvidenza che ieri sera gli ha salvato la vita.
Si
vuole far credere addirittura che Trump voglia svignarsela dopo 8 anni nei
quali ha dato tutto al suo Paese e ha rinunciato ad una quiete vita da
pensionato tra le spiagge della Florida, sacrificando anche il tempo libero con
la sua famiglia.
La
guerra del mondialismo contro Donald Trump.
Quanto
accaduto ieri in Pennsylvania non è che la catena di una lunga serie di
attentati che non è iniziata in questi giorni.
E’
iniziata nello stesso momento nel quale Trump annunciò di voler correre per le
presidenziali americane nel 2016, sconvolgendo tutti gli equilibri e le
decisioni prese al chiuso delle stanze del circolo del “Council on Foreign
Relations”, che dagli anni’20 ha deciso tutti i presidenti degli Stati Uniti
per conto della famiglia Rockefeller e delle altre “grandi” famiglie del
mondialismo, così come si sconvolti gli stessi equilibri che vedono gli stessi
poteri radunarsi ogni anno tra i boschi californiani del “Bohemian Grove” e
decidere il destino dell’America e del mondo intero.
Trump
ha messo fine alla continuità dello stato profondo americano. Trump ha ripreso
in mano il filo della storia che era stato spezzato quel 23 novembre del 1963 a
Dallas, quando John Fitzgerald Kennedy fu giustiziato pubblicamente a Dallas.
E non
si può vedere una sorta di passaggio del testimone tra i due presidenti. La
vera storia dell’omicidio Kennedy è narrata nel libro di” Michael Piper” dal
titolo “Il legame mancante” nel quale si narrano i durissimi contrasti tra la
presidenza Kennedy e la lobby israeliana.
JFK
non aveva suscitato le ire dello stato profondo di Washington per la sua
intenzione di volersi ritirare dal Vietnam ma per quella di separare la
politica estera americana da quella israeliana ed opporsi alla realizzazione
dell’impianto nucleare nello stato ebraico.
Kennedy
non voleva che Israele diventasse una potenza nucleare e temeva che la
leadership di questo stato animata dalla folle volontà imperialista di
estendere i confini di Israele per giungere alla nascita della” Grande Israele”
avrebbe trascinato l’America e il mondo intero in una terza guerra mondiale
annunciata con un secolo d’anticipo nella corrispondenza tra “Albert Pike” e
Giuseppe Mazzini, due figure tra le più influenti della massoneria mondiale.
Kennedy
voleva restituire all’America la sua sovranità esattamente come vuole fare
Trump e se si guarda il percorso della politica estera del secondo si vedrà che
in nessun modo, e sottolineano quest’ultima espressione, questa abbia fatto gli
interessi dello stato ebraico.
Trump
ha suscitato le ire di Israele attraverso la decisione di ritirarsi dal Medio
Oriente e la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato
ebraico non è stata accompagnata da un trasferimento definitivo ed ultimo della
sede diplomatica americana nella città contesa, che è stata la città dalla
quale iniziò la storia del cristianesimo rifiutato dagli ebrei dell’epoca.
Trump
voleva chiudere il cerchio e la sua strategia è stata alquanto abile e astuta
attraverso delle dichiarazioni di stima nei riguardi di Israele che poi sono
state un vero e proprio “non seguitar” per ciò che riguarda la politica estera,
in nessun modo compatibile con gli interessi dello stato ebraico.
Occorreva
rimuovere quest’uomo dalla Casa Bianca.
Occorreva scatenargli contro ogni possibile
mezzo per rovesciarlo ed è iniziata una lunga serie di golpe e di attentati
alla sua vita che sono puntualmente falliti.
Il
primo golpe fu il famigerato” Spygate” nel qual sono coinvolti Renzi e Obama.
L’ultimo, l’”Italia gate”, dove è coinvolto l’intera classe politica italiana
assieme ovviamente allo stato profondo americano.
Gli
attentati sono stati numerosi.
C’è stato il cecchino che sparò contro un
elicottero di Trump.
C’è stato un drone che stava per colpire il
suo aereo e ce n’è stato un altro drone che ha sparato contro la finestra della
sua camera a Mar-a-Lago, ma questa notizia non ha ma raggiunto però le pagine
dei quotidiani internazionali come altri tentativi di assassinii contro il
presidente.
C’è
stato il più grande e coordinato sforzo eversivo che si sia mai visto non solo
nei riguardi di un presidente degli Stati Uniti, ma contro ogni capo di Stato
in qualsiasi parte del mondo.
Ogni
tentativo è fallito.
Ogni tentativo di ripristinare il precedente
status quo è stato sventato da Trump, e l’ultimo della serie, l’attentato di
ieri, stavolta forse è stato sventato dalla mano divina perché il servizio di
sicurezza di Trump non ha chiaramente fatto il suo lavoro, e la polizia locale
quando è stata avvertita dai testimoni e dal pubblico della presenza di un
cecchino appostato, non ha fatto nulla e ha lasciato che l’aspirante assassino
sparasse il suo colpo prima che il servizio segreto lo uccidesse, guardandosi bene
dal prenderlo vivo e interrogarlo.
Il
probabile repulisti di Trump in arrivo.
Se
questa uccisione dell’assassino è per nascondere le trame che gli hanno
consentito di sparare a Trump, allora crediamo che gli eversori avranno un
brusco risveglio perché il presidente riuscirà probabilmente a scoprire tutto
grazie agli uomini della intelligence militare che lo assistono.
Se ci
sono altri traditori o infiltrati, verranno smascherati e questa è l’occasione
ideale per Trump per fare una definitiva e accurata pulizia di coloro che fanno
parte della sicurezza presidenziale.
I
democratici e i loro burattinai hanno avuto la loro occasione e adesso non ne
avranno più.
Impossibile
sostituire Biden, poiché chiaramente non è il partito democratico americano ad
avere in mano il pallino dell’amministrazione presidenziale, non da adesso
però, ma dal 2021 almeno, quando il vero e proprio passaggio di consegne tra le
due amministrazioni non si verificò mai per le ragioni delle quali abbiamo
parlato in precedenza.
Adesso
saranno mesi infuocati perché la cavalcata di Trump verso il ritorno ufficiale
alla Casa Bianca si annuncia ancora più trionfale.
Si
preannuncia una vera e propria ondata rossa, come il colore del partito
repubblicano americano.
In
Italia, la situazione di generale dismissione dell’intero sistema politico
concepito con l’infame armistizio di Cassibile si farà ancora più acuta e
intensa.
Nonostante
le ipocrite dichiarazioni di rito dei vari politici dei partiti della
disgraziatissima Seconda Repubblica, tutti volevano in cuor loro che
Donald Trump fosse ucciso.
Era
l’ultima spiaggia per poter salvare il sistema politico italiano che affonda
tra faide interne e feroci guerre intestine in seno alle logge massoniche che
sono accompagnate da una interminabile serie di “suicidi” estremamente anomali.
Non ci
sarà più alcuna possibilità ora. Adesso il cerchio, se già non è chiuso, lo sarà ancora
di più e sarà del tutto blindato.
Il
processo storico che è iniziato con la fine della farsa pandemica non si
arresterà, ma proseguirà ancora più inesorabile verso il suo traguardo ultimo.
Non
c’è possibilità alcuna di riesumare il tanto voluto “Nuovo Ordine Mondiale”.
Si
giungerà al definitivo smantellamento di tale disegno massonico totalitario attraverso il ritorno ufficiale di
Donald Trump alla Casa Bianca.
Occorrerà
essere pronti ad una situazione rovente di generale instabilità politica e di
dismissione degli attuali partiti già attraversati da pesanti contrasti interni.
Ieri
la mano della storia ha impedito che questo percorso fosse interrotto.
I vari
incappucciati e appartenenti alle sette sataniche che governano le democrazie
liberali dovranno prima o poi farsene una ragione.
È
finita, e qualsiasi tentativo di non voler accettare questo verdetto non è
altro che una sorta di accanimento terapeutico per provare a tenere in vita il
morto cerebrale del mondialismo e della sua folle ambizione di dominare il mondo e di
cancellare le nazioni.
La
Pfizer e Israele lavoravano ai
vaccini
digitali 7 anni prima
della
“pandemia.”
Lacrunadellago.net
– (13/07/2024) – Cesare Sacchetti – ci dice:
L’ultimo
articolo che abbiamo pubblicato riguardo al vero contenuto dei sieri ha
suscitato un acceso dibattito tra i lettori.
Sono
stati in molti a confermare che effettivamente quando si accende il “Bluetooth”
e ci si accosta ai vaccinati, si rilevano quei singolari codici alfanumerici
che non corrispondono a nessun dispositivo riconoscibile, a differenza di
quanto accade per gli altri telefoni cellulari, computer o orologi cosiddetti
“smart”.
Sono i
cosiddetti codici “MAC”, “Media Access Control,” che sono presenti all’interno
del corpo dei vaccinati poiché questi sono stati iniettati con dei vaccini che
contenevano” nano bot” e “grafene”.
La
volta precedente abbiamo spiegato che l’interazione tra queste due sostanze è
quella che permette ai primi di funzionare e di trasmettere il segnale, e al
secondo di entrare nel nostro organismo e di penetrare i nostri organi e le
nostre cellule.
Ora
sorge un altro interessante aspetto su coloro che hanno sviluppato tale
sofisticata tecnologia che a nostro giudizio può essere definita come una vera
e propria arma nanotecnologica
Nel
2013 e nel 2014, uno scienziato israeliano di nome” Ido Bachelet”, professore
presso la università” Ilan Bar “di “Tel Avi”v, aveva realizzato una serie di
conferenze nelle quali illustrava al pubblico questa tecnologia a dir poco
avveniristica.
“Bachelet”
inizia la sua prolusione mettendo in rilievo come la moderna somministrazione
di medicinali spesso non sia affatto efficace perché le sostanze chimiche che
immettiamo nei nostri corpi non vanno soltanto a interessare le cellule e gli
organi affetti da varie patologie, ma anche le cellule sane e gli organi che
non sono colpiti da nessun male.
Vi è
stata la conferenza dell’ottobre 2013 di “Bachelet” dal titolo “Moonlight
Thinking”.
L’analisi
è in parte corretta anche se lo scienziato israeliano non si sofferma sul fatto
che spesso è proprio la farmaceutica moderna fondata esclusivamente sul ruolo
della chimica che andrebbe rimessa in discussione, ma certo non era quello lo
scopo della sua ricerca.
“Bachelet
“aveva in mente qualcosa di molto diverso. Quando inizia a parlare, ci tiene a
precisare che quanto da lui detto in quell’occasione è assolutamente realtà, e
non fantascienza, e vorremmo ricordarlo anche a quei lettori, pochi per
fortuna, che si trovano ancora in un apparente stato di “dissonanza cognitiva”
e negano la tecnologia dei “nano bot”.
Lo
scienziato israeliano spiega intanto che in una sola siringa possono essere
contenuti miliardi di “nano bo”t in quanto la loro dimensione, 2000 volte
inferiore a quella di un capello, non costituisce affatto un ostacolo per
essere iniettati nel nostro corpo.
Una
volta che questi robot, perché di questo si tratta, entrano nel nostro corpo,
afferma Bachelet, iniziano ad entrare in contatto con le cellule malate e ad
iniziare il loro processo di presunta guarigione.
È
importante precisare come tale processo avviene.
Bachelet spiega che questi “nano bot” sono
collegati alla rete e possono essere controllati con un joystick da remoto
dall’operatore che li controlla.
Per
rendere ancora più chiaro il loro funzionamento, il ricercatore israeliano
spiega che il medico che segue il proprio paziente può attraverso il suo
telefono cellulare controllare lo stato di salute del suo paziente e servirsi
dei” nano bot” per intervenire su eventuali patologie che la persona presenti.
È
l’internet delle cose della quale abbiamo parlato nella precedente occasione.
Mentre a Bachelet si illuminano gli occhi quando parla di questa tecnologia,
noi invece abbiamo rabbrividito.
L’uomo
che sta descrivendo lo scienziato della” Ilan Bar” non è più un uomo normale,
ma uno che diventa connesso ad una rete di comunicazione esterna e che può
essere potenzialmente manipolato dall’esterno da qualcuno che non ha affatto i
presunti interessi filantropici di cui Bachelet parla.
Anche
ammesso che possa esistere un qualche uso positivo della “tecnologia dei nano bot”,
non sappiamo se questi possano poi essere in qualche modo spenti spontaneamente
dal paziente ed espulsi dal proprio corpo oppure se si resti ostaggio della
persona che li controlla da remoto con un joystick.
I “nano
bot” in questione, e lo conferma lo stesso “Bachelet”, hanno poi un loro “codice
IP” e dunque quando attraverso i nostri cellulari e delle applicazioni
specifiche per vedere i segnali del bluetooth ci avviciniamo ai vaccinati e
vediamo i loro codici, stiamo vedendo con ogni probabilità il codice emesso da
quei dispositivi elettronici, soltanto che non abbiamo modo di accedere e
risalire alla loro sorgente dato che questi sono controllati da una sorta di
quartier generale informatico che sarebbe interessante sapere dove si trova.
Su
questo abbiamo provato a sollevare la gravità della questione ad un livello
anche giuridico, poiché le persone sono state impiantate con dei minuscoli e
invisibili microchip senza il loro consenso, e ovviamente non può esserci alcun
“consenso informato” che tenga, se si considera che Pfizer, Moderna,
Astrazeneca e Johnson & Johnson hanno chiaramente mentito sul contenuto dei
sieri.
Non
c’è alcuna sostanza biologica in essi, ma soltanto una sofistica e letale
nanotecnologia che non ha alcuno scopo terapeutico ma piuttosto quello di
causare una complessiva degenerazione del sistema immunitario della persona
vaccinata con un conseguente peggioramento della sua salute e alla sua morte.
Ogni
giorno leggiamo di giovani vite che si spezzano e l’ultima di questa triste
serie è quella di “Lorenzo Morellini”, morto sul campo di calcetto a soli 23
anni per il solito maledetto “malore improvviso”.
Non è
normale che un ragazzo in buona salute e così giovane muoia improvvisamente
soprattutto se non ha nessuna particolare malattia rara, come nel caso di
questo giovane e del calciatore di serie C, “Mattia Giani”, morto in Toscana
anche lui a soli 26 anni.
Un
dirigente della sua società ha affermato di non aver mai visto nulla del
genere. Bene, a lui chiediamo, o ai suoi famigliari, se questo ragazzo e gli
altri che sono morti erano vaccinati.
Se le
famiglie che stanno perdendo i loro cari vogliono sapere la verità su quello
che è stato somministrato ai loro affetti, suggeriamo di vedere l’immagine già mostrata
da Ido Bachelet nelle sue conferenze.
I nano
bot sono stati ingranditi al microscopio e mostrati da Bachelet nelle sue
conferenze.
È
questo quello che hanno messo nel corpo dei vaccinati.
Se si
guarda al microscopio, non si trova nessun mRNA né nessun adenovirus di
scimpanzé, ma soltanto grafene assieme appunto ai citati “nano bot”.
Sussisteva
in alcuni ancora un certo scetticismo sul fatto che i “nano bot” potessero
essere in grado di modificare il comportamento dei vaccinati, ma a coloro che
ancora negano tale evidenza, suggeriamo di leggere non quanto scriviamo noi, ma
quanto scrivono le pubblicazioni del mainstream scientifico che già negli anni
passati affermavano chiaramente come questi dispositivi elettronici fossero in
grado di cambiare anche il comportamento della persona.
Ad
esempio, suggeriamo a costoro di leggere quanto sta accadendo in Cile, dove una
commissione parlamentare ha approvato una legge per i cosiddetti “neuro
diritti”, poiché la tecnologia attuale è già in grado di manipolare i circuiti
neuronali di un individuo e di incidere sulla sfera del suo libero arbitrio.
E’ un
campo inesplorato questo perché i presenti avanzamenti tecnologici hanno
inevitabilmente delle implicazioni teologiche, in quanto l’uomo in tale
condizione rischia di perdere la sua facoltà di distinguere il bene e il male,
e di ritrovarsi ad essere soltanto una marionetta di altri soggetti che
vogliono condurre alla distruzione il genere umano e controllare i superstiti
attraverso impianti neuronali in modo da avere un perfetto ammasso di bestiame,
o” goyim” come “amano” dire i talmudisti e più avanti vedremo il perché, pronto
ad eseguire ogni direttiva dei vertici del potere mondialista, fortunatamente
ora in pesante declino.
Se non
dovessero nemmeno bastare i pareri dei giuristi e scienziati cileni al
riguardo, allora invitiamo a leggere quest’altra pubblicazione scientifica sul
ramo della neuroscienza, nella quale si spiega come tali dispositivi riescano a
modificare e influenzare le decisioni di un individuo, senza che questi nemmeno
se renda conto.
Israele
e i legami con il mondo ebraico dei vaccini.
Ora
torniamo alla questione precedente, che è quella che riguarda la paternità di
questa tecnologia dei” nano bot” e le implicazioni che questi possono avere per
il controllo del nostro corpo.
Pfizer
ha visto la prolusione di Bachelet e dev’esserne rimasta alquanto affascinata,
in quanto sul suo sito ha annunciato con grande orgoglio di aver stabilito una
collaborazione scientifica con il ricercatore e la sua università per lavorare
congiuntamente sullo sviluppo di questi “nano bot”.
Al
colosso farmaceutico di proprietà dei fondi di investimento BlackRock e
Vanguard, allo stesso modo di Moderna, Astrazeneca e Johnson & Johnson,
evidentemente interessava avere a disposizione una tecnologia in grado di
iniettare nel corpo dei vaccinati dei “nano bot” che assicurassero che il
grafene arrivasse alle cellule del nostro organismo, e i “nano bot”
telecomandati da remoto sui quali ha lavorato Bachelet sono sembrati agli
uomini del colosso farmaceutico il mezzo ideale per raggiungere questo obiettivo.
Non si
può non vedere che nell’intero progetto vaccinale, c’è l’impronta israeliana ed
ebraica.
Se
leggiamo, ad esempio, l’articolo scritto del quotidiano ebraico di Atlanta, l’”Atlanta
Jewish Times”, dal titolo “I vaccini
Covid hanno legami ebraici”, veniamo a conoscenza di alcune interessanti
circostanze.
Ad
esempio, probabilmente è già noto a molti lettori il fatto che “Albert Bourla”,
amministratore delegato della “Pfizer”, sia di origini ebraiche e che sia un
praticante del giudaismo.
La sua
“opera” di produzione di questi letali vaccini deve essere sembrata meritoria
alla sua comunità tanto da fargli guadagnare il “premio Genesis” nel 2022, una
onorificenza che viene definita un “premio nobel ebraico”.
“Bourla”
però non è l’unico nel mondo farmaceutico che ha prodotto i vaccini ad avere
legami con il mondo ebraico e/o Israele.
Il
dirigente a capo della sezione medica di Moderna, “Tal Zaks”, è un israeliano che si è laureato
all’università di” Ben-Gurion”, e quando ha avuto modo di commentare gli sforzi
profusi nello sviluppo dei sieri ha dichiarato che lui e gli altri ricercatori
della sua casa farmaceutica “hanno lavorato giorno e notte” instancabilmente
per arrivare a consegnare i vaccini, e considerato il contenuto di questi
sieri, questa “febbre” per consegnare i sieri nel minor tempo possibile non era
certo dovuta ad una immaginaria volontà di “guarire” le masse, quanto a far sì che esse fossero inoculate
con un letale composto e attuare così il massiccio de popolamento in corso in
tutta l’Europa Occidentale.
Sono
stati in molti ad accostare questi personaggi al famigerato dottore nazista, “Mengele”,
e questo ha provocato lo “sdegno” della comunità ebraica di “Tessalonica”,
dalla quale” Burla” proviene, che ha dichiarato che Burla veniva definito come
un genocida soltanto perché ebreo, quando in realtà molti nemmeno hanno
guardato alle origini ebraiche dell’”AD di Pfizer”, ma a quello che stavano
facendo i suoi “salvifici” vaccini a base di “grafene e nano bot”, qualcosa
alla quale nemmeno lo stesso Mengele era arrivato.
Da
subito è comunque emersa una strettissima collaborazione tra le case
farmaceutiche e lo stato ebraico per far sì che questo farmaco arrivasse al
maggior numero di persone nel mondo.
Israele
è stata definita da molti il laboratorio privilegiato di tale sperimentazione,
eppure la mortalità che risulta esserci in Europa Occidentale non sembra aver
avuto luogo in Israele, poiché pare che lo stato ebraico non abbia distribuito
i veri sieri alla sua popolazione, ma dei placebo a differenza di quanto
avvenuto, ad esempio, in Europa dove non è stata trovata nessuna soluzione
salina.
Il
farmaco è talmente “miracoloso” che soltanto i cosiddetti “gentili”, uno dei
termini ebraici per identificare i non ebrei, debbono prenderlo.
Se si
guarda a quanto afferma questo rabbino all’inizio dell’operazione terroristica
del coronavirus, forse si comprende meglio il perché.
Il
rabbino afferma che quanto stava accadendo allora non riguardava in nessun modo
gli ebrei o gli israeliani, ma il resto del mondo.
Le
vittime designate della farsa pandemica erano tutti gli altri, noi, quelli
considerati di “troppo” dai “grandi” magnati della finanza internazionale quali
i famigerati Rothschild, Rockefeller, DuPont, e l’onnipresente Bill Gates,
l’uomo dei vaccini.
Questo
piano genocida non è stato evidentemente concepito in un giorno.
È il
“frutto” di decenni di lavoro, ricerca e investimenti che avevano il solo e
preciso scopo di iniettare alle masse, con le dovute eccezioni, questo vaccino
digitale che avrebbe portato alla morte fisica della persona e anche, sotto
certi aspetti, a quella spirituale.
Il
vaccino e i suoi danni spirituali.
Su
questo punto, ci sembra importante riportare la testimonianza del professor “Francesco
Lambendola” assieme a quella di un monaco ortodosso.
Il
professore nel corso di una trasmissione televisiva ha rivelato di aver avuto
un colloquio con un sacerdote esorcista che nel corso appunto della sua opera
di liberazione della persona posseduta ha appreso dall’anima dannata che
tormentava il posseduto qualcosa di alquanto inquietante.
L’anima
dannata avrebbe rivelato al sacerdote che nei vaccini ci sono delle sostanze
così pericolose da mettere a rischio persino la salvezza spirituale della
persona.
La
somministrazione del siero è stata, per molti aspetti, un’anticipazione del
futuro marchio della Bestia del quale si parla nelle Sacre Scritture e che nel
tempo dell’Apocalisse porterà alla dannazione eterna degli uomini che decideranno
di porselo sul proprio corpo per poter entrare nella società del Nuovo Ordine
Mondiale.
Il
siero non è completamente paragonabile al marchio ma ha una valenza simbolica
molto simile in quanto le gerarchie massoniche e luciferiane che hanno
concepito la farsa pandemica volevano che l’umanità fosse sottoposta ad una
iniziazione satanica di massa, come ebbe a dire un famigerato esponente della
società teosofica, “David Spengler”.
L’altra
testimonianza citata del monaco ortodosso, e riferita da padre” Savvas Agirtisi”,
sembra però aprire uno spiraglio a coloro che si sono sottoposti a tale siero.
Il
sacerdote in questione ha sofferto molto dopo la somministrazione del siero e
ha sentito che il vaccino stava avendo anche degli effetti dannosi per la sua
anima.
La
confessione è ciò che ha aiutato questo monaco a liberarsi delle conseguenze
negative spirituali che la vaccinazione gli aveva procurato.
Noi,
umilmente, ci sentiamo di suggerire questa strada ai vaccinati che stanno
soffrendo le conseguenze della vaccinazione.
Sappiamo
che ci sono diverse persone che stanno proponendo terapie di cui non si sa
molto e sappiamo che si sono messi all’opera i soliti avvoltoi, non molto
differentemente da quegli avvocati senza scrupoli che truffavano le persone con
le loro cause collettive e che affermavano, e tutt’ora affermano, che la farsa
pandemica non sarebbe mai finita, altrimenti se la giostra si ferma, non c’è
più modo di speculare sulla pelle della povera gente.
Se
però quanto accaduto ha chiaramente una valenza ancor prima che politica,
teologica o teleologica, ci sentiamo di suggerire ai lettori di trovare dei
buoni sacerdoti, non ovviamente dei seguaci del culto vaccinale, che possano
aiutare a confessare i vaccinati e ripristinare almeno la loro salute
spirituale nella speranza che questa possa propiziare poi una completa
guarigione corporea.
Le
forze che hanno lanciato tale attacco sono certamente oscure e demoniache e
vanno respinte con le armi giuste.
Soprattutto
i lettori ricordino che il nemico va conosciuto in ogni suo aspetto altrimenti
sarà sempre impossibile prendere le dovute contromisure.
Cosa
pensa veramente
“ JD
Vance” dell'Europa.
Politico.eu
– (16 luglio 202) - SEB STARCEVIC – ci dice:
La
scelta di Donald Trump per la vicepresidenza è ricaduta su un fan di Orbán che
pensa che la Germania sia "idiota" e che il Regno Unito potrebbe
essere uno stato "islamista".
I
legislatori continuano a lavorare a Capitol Hill con l'imminente chiusura in
arrivo.
JD
Vance è stato fortemente critico nei confronti di Bruxelles per la sua
decisione di trattenere i fondi dall'Ungheria e dalla Polonia per
preoccupazioni sulla democrazia e sullo stato di diritto.
JD
Vance, il nuovo vicepresidente dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald
Trump, ha molto da dire sull'Europa.
In
quanto sostenitore dell'isolazionismo degli Stati Uniti e fermo critico degli
aiuti all'Ucraina, la nomina del trentanovenne senatore dell'Ohio ha scatenato
il panico tra i diplomatici oltreoceano.
Ma
cosa potrebbe significare per l'Europa un vicepresidente Vance?
Dalla
Germania "idiota" al Regno Unito "islamista", POLITICO
approfondisce ciò che il senatore ha detto finora sul Vecchio Continente.
Sull'UE.
Vance
è stato fortemente critico nei confronti di Bruxelles per la sua decisione di
trattenere i fondi dall'Ungheria e dalla Polonia per preoccupazioni relative
alla democrazia e allo stato di diritto.
"Sai,
l'UE ha tenuto lontani miliardi di dollari di aiuti promessi dall'Ungheria, a
causa delle sue opinioni sull'Ucraina.
Ha
catturato miliardi di dollari di aiuti promessi da un precedente governo in
Polonia, a causa delle opinioni del governo conservatore polacco", ha
detto in un'intervista a febbraio.
"Questo
non è un ordine basato su regole.
Questa
è l'Europa, da Bruxelles e Berlino, che impone visioni imperialistiche liberali
al resto del continente".
Sull'Ungheria.
Proprio
come Trump, Vance ha parlato molto bene del primo ministro ungherese Viktor
Orbán e ha proposto di prendere spunto dal suo esempio in materia di politica
sociale.
"In
Ungheria, sotto Orbán, offrono prestiti alle coppie appena sposate che vengono
condonati in un secondo momento se queste coppie sono effettivamente rimaste
insieme e hanno avuto figli.
Perché
non possiamo farlo qui?
Perché non possiamo effettivamente promuovere
la formazione della famiglia?", ha detto a un think tank conservatore nel
2021.
Vance
ha anche chiesto la “de-woke-ificazione” delle scuole e ha citato Orbán come
fonte di ispirazione in un’apparizione in un podcast di destra lo scorso
settembre.
"Cosa
fai al Dipartimento dell'Istruzione?
Beh, fai quello che ha fatto Viktor Orbán in Ungheria,
che sostanzialmente è dire,
'Non ti è più permesso insegnare la teoria
critica della razza, non ti è più permesso insegnare la teoria critica del
genere... Non ti è più permesso fare queste cose e ricevere un dollaro di
denaro federale o un dollaro di denaro statale.'"
Sulla
Polonia.
Vance
ha attaccato duramente “Donald Tusk” dopo che il primo ministro polacco ha
criticato i repubblicani per aver bloccato gli aiuti degli Stati Uniti
all'Ucraina nel febbraio di quest'anno.
"Il
nuovo leader della Polonia sta arrestando oppositori politici e deve la
sicurezza del suo paese alla mia generosità", ha scritto Vance in un post
sui social media. "Potrebbe prendere in considerazione di mostrare un po'
di apprezzamento, o almeno di moderare i suoi impulsi autoritari".
Ha
invitato l'amministrazione Biden a rispondere alle riforme dei media statali
del governo Tusk, epurando i lealisti insediati dal precedente governo
conservatore.
"Vi esorto a incoraggiare il nuovo
governo polacco a riconsiderare qualsiasi azione che potrebbe indebolire il
governo stesso o le libertà che i cittadini polacchi e americani ritengono
care", ha affermato a gennaio.
Le
preoccupazioni polacche in materia di sicurezza circa l'aggressione russa erano
esagerate, ha affermato Vance in un'intervista alla CNN lo scorso dicembre.
“L’idea
che [Putin] possa marciare verso la Polonia o Berlino è assurda”, ha detto.
Sulla
Germania.
Secondo
Vance, l'apparato militare di Berlino è un caso disperato e la sua politica
energetica è "idiota".
"La
condotta della Germania in questa guerra è vergognosa, ed è un insulto per i
nostri elettori che troppi repubblicani la sostengano.
Tutte
le loro promesse si sono materializzate in letame", si è infuriato sui
social media a marzo dell'anno scorso.
“Perché
i contribuenti americani sovvenzionano l’idiota politica energetica tedesca e
la debole politica di difesa? Un mistero.”
Vance
ha nuovamente attaccato le capacità di difesa della Germania in un articolo per
il Financial Times di febbraio.
"Ogni
anno la Germania spende considerevolmente di più della Francia per la difesa,
con scarsi risultati.
L'esercito francese comprende sei brigate
multiuso altamente capaci... ma la Bundeswehr riesce a malapena a mettere
insieme una singola brigata pronta al combattimento", ha affermato.
“La
Germania è l’economia più importante d’Europa, ma fa affidamento sull’energia
importata e sulla forza militare presa in prestito.”
In
un'intervista rilasciata a febbraio, Vance ha anche commentato la crescente
popolarità dell'estrema destra in Germania , sostenendo che "l'AfD sta
andando bene" grazie a "una crescente resistenza all'immigrazione di
massa".
Nel
Regno Unito.
Il
ministro degli Esteri britannico “David Lammy” annovera Vance tra i suoi amici,
ma ciò non ha impedito al senatore americano di attaccare il Regno Unito
definendolo un "paese islamista".
"Devo
criticare il Regno Unito, solo un'altra cosa.
Stavo parlando con un amico di recente e
stavamo parlando di, sai, uno dei grandi pericoli del mondo, ovviamente, è la
proliferazione nucleare", ha detto a una conferenza conservatrice la
scorsa settimana.
"E
stavo parlando, sai, di quale sarà il primo paese veramente islamista che
otterrà un'arma nucleare, e noi eravamo tipo, forse è l'Iran, sai, forse il
Pakistan conta già, e poi alla fine abbiamo deciso che forse è il Regno Unito,
visto che i laburisti hanno appena preso il potere."
Sull'Italia.
Nemmeno
la premier italiana di estrema destra Giorgia Meloni è riuscita a sfuggire
all'ira di Vance.
"La
vittoria di Meloni in Italia è stata in gran parte un rifiuto delle politiche
di immigrazione di Bruxelles.
E tuttavia, è stata una catastrofe completa
quando si è trattato di ridurre effettivamente l'immigrazione in Italia",
ha detto Vance in un'intervista a febbraio.
LA
FORZA DELLA DEMOCRAZIA,
UNA
SFIDA PER IL FUTURO.
It.gariwo.net - Gabriele Nissim -
Presidente Fondazione
Gariwo – (27-2-2024) – ci dice:
Nell’ultimo
libro di “Edgar Morin” “Ancora un momento”, Raffaello Cortina Editore, c’è un
testo sulla democrazia che potrebbe diventare un manifesto culturale per le
prossime elezioni europee, in un mondo che sembra inghiottito da autocrazie
totalitarie e pericolosi populismi.
La
democrazia, ricorda Morin, è anzitutto la separazione dei poteri.
Il
potere esecutivo che comanda, il potere legislativo che fa le leggi e il potere
giudiziario che rende giustizia.
Questi
poteri devono essere indipendenti.
Una
dittatura non permette tutto questo, come abbiamo visto con l’assassinio di
Stato di “Aleksej Naval’nyj “in Russia, dove Putin ha potuto decidere la
condanna a morte del suo oppositore e la sistematica repressione di tutte le
voci indipendenti attraverso il controllo del potere giudiziario.
Ciò
che lui vuole, dal suo posto di comando, è legge assoluta, che i magistrati
debbano applicare non godendo di nessuna autonomia di giudizio.
Non
solo, oggi c’è anche il rischio di una deriva nelle stesse democrazie
consolidate, dove populisti come “Trump “e “Orban” cercano in vario modo di
porre dei bavagli al potere legislativo e giudiziario.
Una
democrazia è vitale quando permette la pluralità di idee e opinioni, il
confronto e l'opposizione libera e che tutti vivano il piacere e il gusto di
questo scambio creativo.
Una
democrazia senza opinioni differenti non ha senso.
E per
questo bisogna persino accettare “un certo grado di sofferenza” per delle “idee
che ci fanno orrore”.
C’è
però un punto che non viene capito, ad esempio nel nostro paese, dove lo
scontro politico è sempre tra bianco e nero, tra quella che sembra una verità
assoluta di chi sta al potere contrapposta all’errore dell’avversario.
Lo
ricorda Pascal: “Il contrario di una verità è una verità contraria”. Ossia, spiega Edgar Morin, non c’è
sempre una verità che si oppone all’errore, ma molte volte l’avversario esprime
un altro aspetto della realtà.
Una buona democrazia è quella in cui i
politici con umiltà siano in grado di riprendere i buoni spunti dell’avversario
per integrarli nella propria politica.
Nella
democrazia si sviluppa sempre un pensiero collettivo che nasce dal confronto e
dallo scambio reciproco.
E
questo è il deficit democratico del nostro paese, dove la politica (come si
vede negli squallidi talk show e nell’uso diseducativo dei social) è concepita
come una resa dei conti permanente contro l’avversario trattato come un nemico
da sconfiggere e umiliare.
Passa
sempre l’idea ridicola che chi ha governato prima abbia sempre sbagliato e chi
si trova al potere porti alla resurrezione salvifica.
Così
non si crea mai un senso del bene comune che deve andare oltre alla logica dei
partiti.
Questa
modalità inquina profondamente l’etica dei cittadini, che vengono così
disabituati a considerare l’uomo democratico come colui che è predisposto a
cambiare opinione e ad ascoltare l’altro.
La democrazia vive quando le persone si abituano a
superare costantemente i propri pregiudizi.
Al
contrario, si creano dei cittadini che si comportano come tribù contrapposte
che si insultano a vicenda (vedi i social).
Un
punto critico della democrazia è nella sua capacità di difendersi da quanti
dall’interno mirano alla sua distruzione.
Ricordiamoci
che il partito nazista ottenne democraticamente una maggioranza in parlamento.
Ecco
perché, come sostiene Karl Popper, la democrazia deve essere intollerante verso
gli intolleranti.
Ma
quale è la soglia di autodifesa?
Si pensi oggi agli Stati Uniti dove i
democratici sono consapevoli dei progetti di Trump.
La
democrazia deve sempre trovare il modo di difendersi quando si trova di fronte
a forze eversive che la vogliono minare.
Bisogna
educare la società a riconoscere i gruppi antidemocratici, anche quando sono
minoritari.
Come
ha messo bene in luce “Claude Lefort”, ricordato da Morin, bisogna difendere la
democrazia dai portatori di verità assoluta, perché nessuna democrazia si deve
basare su una sola verità, a differenza di un regime teocratico o totalitario.
Si
deve creare un argine quando i partiti cercano di imporre una loro concezione
del mondo, e lasciare sempre aperto il confronto.
La laicità è un valore che va sempre
preservato di fronte a chi ha la tentazione di imporre la propria ideologia.
“La
democrazia non ha una verità”, è un principio fondamentale per la sua
esistenza.
Edgar
Morin ricordando la grande ignoranza sui regimi totalitari del passato - quando molti credevano ai magnifici
ideali di fraternità e di uguaglianza propagandati dalla Russia, dalla Cina o
da Cuba - ritiene che bisogna costantemente lavorare sull’informazione,
affinché il cittadino possa essere consapevole dello stato del mondo in tutte
le sue scelte.
Se gli
europei fossero stati maggiormente consapevoli della politica di Putin, dalla
repressione interna, alla sua politica in Cecenia e in Georgia, sarebbero stati
più capaci di comprendere quanto stava accadendo in Ucraina.
E
maggiore conoscenza ci dovrebbe essere sulla Cina o sui regimi fondamentalisti
del Medio Oriente.
Se si
conoscesse il pericolo delle nuove autocrazie, ci sarebbe più sensibilità nel
percorso di integrazione europea e sulla necessità di una politica di difesa
comune per non trovarci un giorno subalterni e disarmati.
L’ideale della democrazia è il messaggio più
importante che l’Europa può lanciare al mondo.
E
l’educazione non la si deve immaginare solo sui banchi di scuola, ma attraverso
nuovi strumenti in un percorso che accompagna l’intera vita dei cittadini.
Senza
conoscenza e formazione non ci può essere, né un buon cittadino né un elettore
maturo, in un clima dove i social e la rete veicolano fake news e i politici
cercano un facile consenso attraverso semplificazioni e promesse basate sul
populismo.
Nel
suo piccolo la” fondazione “ha immaginato che i “Giardini dei Giusti potessero
essere un veicolo di conoscenza sullo stato del mondo e sui temi della
responsabilità individuale, facendo circolare idee e storie non solo nelle
grandi città, ma in periferia e nei piccoli centri.
Quando
ho incontrato” Alice Wairimu Nderitu”, l’advisor delle Nazioni Unite sulla
prevenzione dei genocidi, mi ha colpito una sua osservazione:
“Come
si possono impedire tante atrocità di massa nel mondo, in Africa e Asia, se
nessuno le conosce?”.
(Gabriele
Nissim, Presidente Fondazione Gariwo).
LA
GRANDE BUGIA VERDE
SMASCHERATA DA NICOLA PORRO.
Opinione.it – Redazione – (06 giugno 2024) –
ci dice:
Arriva
oggi in tutte le librerie il nuovo libro di Nicola Porro:
La grande bugia verde.
Gli scienziati smontano, con dati reali, i
dogmi dell’allarmismo climatico.
Un testo che invita il lettore ad esercitare
il proprio spirito critico e a diffidare di chi dispensa verità assolute,
soprattutto su un tema “caldo” e controverso come quello che domina il
dibattito pubblico del momento – il cambiamento climatico generato dall’uomo –
e che condiziona la nostra vita economica, sociale e personale.
“Il
climatismo è un virus ideologico che contagia destra e sinistra” avverte l’autore, ma “i critici delle ragioni antropiche
del riscaldamento climatico e gli scettici sull’imminente fine del mondo sono
numerosi”.
Porro
ha voluto perciò raccogliere qui le ricerche di alcuni autorevoli specialisti
(fisici, geologi, climatologi, meteorologi ma anche economisti e ingegneri)
mostrando anzitutto che non c’è alcun unanimismo tra gli esperti attorno al
cambiamento climatico, soprattutto sul ruolo e sull’influenza dell’uomo in tale
processo.
“Il 97
per cento della comunità scientifica sarebbe d’accordo nell’affermare che
l’uomo ha un impatto catastrofico sul clima.
Possiamo dire subito che questa è la menzogna
che sta alla base di tutte le altre menzogne.
Non
c’è alcun 97 per cento di consenso”.
Una
bufala, mentre le verità sono altre:
il riscaldamento è causato da fattori naturali
e antropogenici;
il riscaldamento è molto più lento di quanto
previsto; la politica climatica si basa su modelli inadeguati;
la Co₂
è cibo per le piante, la base di tutta la vita sulla Terra, non è un
inquinante;
i
disastri naturali non sono aumentati.
Purtroppo,
la questione è ormai passata nelle mani dei media rendendo impossibile
combattere, con metodo scientifico, una narrazione che confonde strumentalmente
la meteorologia con la climatologia e che si è imposta, da un lato, come una
sorta di fede religiosa ecologista, e dall’altro come il maggiore interesse
economico del nostro tempo:
una pseudoscienza usata come mezzo di
pressione per perseguire fini politici.
Alla
base di idee errate, e oggi ormai molto diffuse, vi è un utilizzo arbitrario e
strumentale della scienza da parte della propaganda green, che punta il dito contro l’uomo
occidentale e il suo modello di sviluppo, presunti colpevoli del cambiamento
climatico.
E
invece, lo apprendiamo in questo libro, i ghiacci artici non si stanno
riducendo;
il
numero di morti causate dai disastri naturali non è in crescita;
i dati non indicano un aumento dei fenomeni
meteorologici estremi;
le
rilevazioni scientifiche non annunciano una qualche catastrofe planetaria nel
prossimo futuro.
Il clima sta cambiando?
Certo, come ha sempre fatto nel corso dei
secoli e dei millenni, anche senza l’influenza dell’uomo.
In
queste pagine trovano finalmente voce e spazio quegli scienziati e i loro studi
troppo spesso silenziati in un confronto a senso unico, che invece di ragionare sui dati
pretende un consenso totale che ha a che fare più con i dogmi religiosi che non
con la realtà dei fatti.
(La
grande bugia verde. Gli scienziati smontano, con dati reali, i dogmi
dell’allarmismo climatico, di Nicola Porro, edito da Liberilibri 2024).
Ecco
la “grande bugia” dei fondi “Esg”.
Starmag.it
– Prof. Mario Giacco – (8 Giugno 2024) – ci dice:
L'analisi
di Mario Giaccio, già professore ordinario di “Tecnologia e innovazione” e di
“Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia” del Dipartimento di Scienze
dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, tratta dal nuovo libro di
Nicola Porro, "La grande bugia verde. Gli scienziati smontano, con dati
reali, i dogmi dell'allarmismo climatico" (Liberilibri).
Lo
strumento mediante il quale il sistema finanziario intende perseguire la
sostituzione epocale delle fonti energetiche e mutare l’attuale assetto sociale
sono i fondi ESG.
Gli
investimenti nei titoli ESG sono stati incentivati dalla crisi finanziaria del
2008. La
principale giustificazione per tali investimenti è che le imprese che credono
nel cambiamento climatico possono generare rendimenti più elevati per gli
investitori: questa tesi è stata molto criticata.
Sebbene
commercializzato come strumento di analisi del rischio climatico, l’ESG non è
tale (Edmans, 2023).
Chi
investe nei fondi ESG sostiene la decarbonizzazione delle società occidentali e
sfavorisce le compagnie dei combustibili fossili.
Se gli investimenti in petrolio e gas dei produttori
occidentali vengono limitati, l’ESG aumenta il potere di mercato dei produttori
non occidentali (Russia, Cina), consentendo una rivalutazione delle fonti
energetiche di questi ultimi con grave danno per le economie e la sicurezza
dell’Occidente.
Sembra
che la doppia finalità degli ESG – aumentare i rendimenti degli azionisti e
rendere il mondo un posto migliore – non sia raggiungibile.
Sebbene
l’insuccesso degli ESG come strategia di investimento sia diventato
inequivocabile, la dottrina politica che li sostiene continuerà fino a quando
non ci sarà un nuovo approccio politico, neutrale.
Come ha fatto, ad esempio, il Ministro delle finanze
tedesco Christian Lindner a settembre 2023, che ha criticato i politici di
Bruxelles per aver cercato di varare norme più severe sull’efficienza
energetica degli edifici, avvertendo che tali piani potrebbero scatenare una
pericolosa reazione e mettere a rischio la pace sociale.
Già
nel 2022 si è verificata la prima crisi degli ESG.
Molti osservatori finanziari hanno asserito
che gli investimenti ESG sono tornati nel mondo reale (Darwall, 2022):
il
fondo ESG di BlackRock ha perso il 22,2% del suo valore, mentre l’indice
S&P 500 Energy Sector (che tratta le fonti energetiche tradizionali) è
salito del 54%.
Le politiche ESG di BlackRock hanno fatto
recedere molti investitori per miliardi di dollari.
Il gruppo Vanguard, secondo gestore mondiale
di fondi (7,2 trilioni di dollari), si è ritirato dalla GFANZ.
Un
aspetto particolare, ma comunque interessante, è venuto alla ribalta in seguito
all’approvazione di una legge da parte del Senato del Texas nel maggio 2023:
il
disegno di legge n. 833, che tende ad impedire agli assicuratori di considerare
i criteri ESG quando determinano i premi per quasi tutte le forme di
assicurazione.
Il disegno di legge afferma che i fattori ESG
non si basano su «sani principî attuariali».
La
previsione dell’aumento degli eventi estremi, e quindi l’aumento dei premi da
pagare alle assicurazioni, è l’argomento al quale sono più affezionate le
compagnie assicurative.
L’interesse
risale all’episodio dell’uragano Katrina.
L’uragano
Katrina, del 2005, è costato all’industria delle assicurazioni immobiliari 40
miliardi di dollari.
Le
assicurazioni hanno subito cercato di recuperare la cifra, aggiornando i premi,
semplicemente facendo appello al “consenso” scientifico sul mutamento climatico, che sempre più spesso viene
invocato per qualsiasi evento negativo che capita alla società umana.
Un mese dopo il disastro di New Orleans, la
RMS Insurance, specializzata nel settore immobiliare, incaricò quattro
“esperti” di uragani:
un modellista di previsioni dell’attività dei
cicloni tropicali;
un
sostenitore del legame tra riscaldamento globale e pericolosità di questi
eventi; un fisico, fondatore di una società di consulenza assicurativa sui
rischi da eventi atmosferici;
un
fisico che metteva in relazione il riscaldamento globale con l’aumento dei
danni e quindi dei costi da esso provocati.
I
modellisti dell’RMS stimarono la possibilità di uragani nel quinquennio
2006-2010, sugli Stati Uniti meridionali, del 30% sopra la media climatica.
In questo modo l’RMS, e altre compagnie
assicuratrici, hanno potuto adeguare i premi, non a quello che è accaduto ma a
quello che sarebbe potuto accadere, per la modica cifra di 82 miliardi di
dollari (più del doppio del costo dell’uragano Katrina).
Un uragano c’è stato, ma di dollari (Guidi,
2010).
Questo è il motivo per cui qualsiasi lavoro
scientifico che metta in dubbio l’aumento degli eventi estremi viene rifiutato
o boicottato (Alimonti et al., 2022).
Nicola
Porro smonta
e
smaschera
la grande bugia verde.
destra.it
- Paolo Zannetti – (23 Giugno 2024) - Penna Pellicola Palco – ci dice:
Una
delle raccomandazioni principali a chi si interessa di politica, o di un
qualunque tema caratterizzato da opinioni contrastanti, è di riuscire a
comprendere ed assimilare le diverse opinioni.
Si
possono prendere posizioni nette – basandosi su fatti, opinioni, ideologie
preconcette, o anche dogmi religiosi – ma bisogna essere capaci di ascoltare e
capire “l’altra campana”.
Spesso
un test della preparazione di un interlocutore è quello di chiedergli di
discutere cambiando i ruoli, per vedere se è capace di esprimere correttamente
e seriamente le opinioni dei suoi avversari.
Per esempio, nella preparazione dei dibattiti
presidenziali in USA, i candidati spesso scelgono un loro collega – un collega
dello stesso partito naturalmente – ma capace di argomentare bene le tesi degli
avversari.
Purtroppo,
nel campo ambientalista-climatico, abbiamo dovuto assistere negli ultimi anni
ad un processo continuo di dogmatismo, allarmismo, esclusione del dissenso, e
rifiuto del dibattito scientifico.
L’ultimo libro di Nicola Porro (La Grande
Bugia Verde) ci fornisce un’ottima opportunità di compensare il bombardamento
di notizie allarmistiche che riceviamo giornalmente.
Non si può comprare un biglietto aereo senza
ricevere informazioni non richieste sulla produzione di CO2 associata
all’itinerario desiderato.
Non si
può visitare un hotel, senza notare avvertimenti catastrofici nei bagni che
ricordano ai clienti di riusare gli asciugamani per “salvare il pianeta”.
E così via.
Il
libro di Porro è una lettura indispensabile per chi è interessato alla
completezza dell’informazione su un tema oggi così importante quale il clima.
È un
libro scientifico-divulgativo, con abbondanti e valide citazioni, e contiene
capitoli scritti da ricercatori con impeccabili qualifiche;
ma è anche un libro divulgativo, relativamente
facile da leggere, con parecchie pagine introduttive e riassuntive scritte da
Porro, con il suo stile chiaro e gradevole.
Non è
il primo libro che ha cercato di aprire gli occhi al pubblico italiano sul tema
del clima e climatismo.
Per esempio, nel 2018, era stato stampato “Clima,
Basta Catastrofismi” – una raccolta di capitoli scritti da esperti nel settore,
tra cui anche i professori Nicola Scafetta e Umberto Crescenti, che
rincontriamo come autori di sezioni nel libro di Porro.
“Clima, Basta Catastrofismi” era una
raccolta molto completa dal punto di vista scientifico.
Criticava i modelli climatici, ma ci parlava
anche di radiazione solare, geologia, paleontologia, geomorfologia e – capitolo
interessantissimo – analizzava il ruolo del clima nella storia della vite e del
vino.
Tutti
temi che contribuivano ad alimentare un forte scetticismo verso l’allarmismo
climatico.
Il libro di Porro è simile, ma più divulgativo, e si
sofferma su tre grandi temi: l’imprecisione dei modelli climatici, la presunta
correlazione tra emissioni di CO2 e disastri naturali, e le costose ed
inefficienti politiche e spese “green”.
Porro
scrive “I ghiacci artici si stanno riducendo? Falso.
Il
numero dei morti a causa dei disastri naturali è in crescita? Falso.
Le previsioni annunciano una qualche
catastrofe planetaria nel prossimo futuro? Falso.
”
Queste conclusioni creeranno sorpresa e anche irritazione in molti lettori,
specialmente quelli più giovani che considerano la nuova economia green come la
loro missione generazionale.
La
cosa più importante è uscire dal dogmatismo e rifiutare di offendere gli
scettici con la stupida etichetta del “negazionista”.
È solo
con un serio dialogo scientifico che potremo procedere ed ottimizzare la
produzione e l’uso dell’energia.
È chiaro che ogni combustione, a pochi metri
dal nostro naso, produce qualche inquinante che sarebbe meglio non inalare o
comunque minimizzare.
Ma per
un vero progresso dobbiamo considerare costi e benefici e non lasciarci
prendere da dogmi, estremismi, e fanatismi.
Il
metodo scientifico ha regole precise.
Quando si inseriscono politica ed interessi
economici, il sistema degenera.
Non è
una coincidenza il fatto che lo scetticismo climatico è spesso promosso da
fisici ed astronomi, e cioè da settori che hanno visto notevoli risorse e fondi
di ricerca deviati verso studi ambientali di dubbia validità scientifica.
Fisici ed astronomi – che lavorano con teorie
ed equazioni molto complesse e che hanno una tradizione secolare di serio
lavoro e ricerca – spesso rimangono stupiti quando esaminano le equazioni dei
modelli climatici e le loro enormi incertezze.
A questo scetticismo si può e si deve solo
rispondere con il dialogo, il confronto dei dati, e la verifica scientifica.
Purtroppo,
oggi non è così.
Marcello
Veneziani. I democratici
cantori
della guerra infinita.
Destra.it
- Marcello Veneziani – Redazione – (16 Luglio 2024) – ci dice:
Viviamo
davvero sull’orlo di una guerra mondiale. Lo diciamo spesso ma non ci pensiamo
mai sul serio. Un filo d’incredulità e forse di fiducia alla fine spegne
quell’allarme in una specie di rito esorcistico e retorico che sembra metterci
a posto con la coscienza e la paura.
Ma l’aspetto peggiore di questo atteggiamento
è che riteniamo di correre rischi a causa sempre di un “Agente Malefico
Esterno” a cui noi siamo estranei.
Il Dittatore, il Regime dei Fanatici, lo Stato
canaglia.
Il
dittatore è sempre un po’ pazzo e tanto criminale, mette a repentaglio la pace
voluta da noi buoni.
A dir
la verità, dacché sono nato, ho visto l’Occidente, gli Stati Uniti, pezzi
d’Europa, finire in guerre rovinose non a causa di un dittatore ma per il
progetto di eliminarlo.
Non si
dichiarava mai guerra ai Grandi, cioè all’Unione Sovietica che invadeva
impunemente paesi, massacrava i resistenti e li sottometteva con la forza;
o alla Cina di Mao che massacrava i tibetani e
trucidava nel suo stesso Paese decine di milioni di abitanti.
Ma la guerra era contro i Piccoli, il singolo
dittatore e il singolo regime.
Se non
vogliamo andare troppo lontano, risalire al Vietnam o ancora più indietro, la
guerra del Golfo contro l’Iraq di Saddam Hussein, il secondo attacco a Baghdad
per presunti arsenali bellici inesistenti come poi si è visto, la condanna a
morte del Dittatore ormai irretito fu un errore e un orrore che non abbiamo mai
saputo valutare nelle sue conseguenze:
non
solo per le morti e le distruzioni che produsse, ma anche per l’alterazione
dell’equilibrio geopolitico di quell’area, per l’odio verso l’Occidente che
suscitò, alimentando il terrorismo dei fanatici islamisti e la lunga scia di
sangue, terrore e paura che lasciò nel mondo.
La
stessa cosa si è ripetuta altre volte, per esempio nella Siria di Assad, o a
volte soffiando sul fuoco di un conflitto con l’Iran;
poi con il tragico sostegno ad abbattere
ferocemente il dittatore Gheddafi in Libia, e si potrebbe ancora continuare.
Sappiamo
quanti guai ha prodotto il sostegno occidentale a rovesciare regimi autoritari,
semidittatoriali nel nord Africa, col mito della primavera araba che avrebbe
dovuto portare democrazia e invece portò integralismo islamico, faide, guerre
tribali, odio per l’Occidente, fughe in Europa, flussi migratori.
E non oso entrare nei tragici errori
dell’Occidente sulla questione del Medio Oriente e del conflitto tra Israele e
la Palestina.
O
nell’indulgenza verso regimi che soffiano sul fuoco e ledono i diritti umani,
come i paesi arabi, però tollerati perché sono alleati degli Stati Uniti,
Israele, Gran Bretagna.
Un
tempo era impensabile intervenire in Ungheria, in Polonia, in Cecoslovacchia
invase e schiacciate dalla Russia; oggi è diventato impensabile non intervenire
in Ucraina…
Adesso
ci troviamo in una situazione perfino peggiore delle precedenti, giocando col
fuoco in vari focolai mondiali ad alto pericolo mondiale, a partire
dall’Ucraina. Perché tutto questo avviene mentre davanti a noi c’è un “Pericolo
Maggiore” che è l’espansiva potenza mondiale e coloniale della Cina
comunista-tecno-capitalista di Xi-Jin-Ping;
e ci sono autocrati come Putin ed Erdogan, uno
considerato il “Male Assoluto” e l’altro è invece l’”Alleato Nato”; e ci sono i
quattro quinti del pianeta che non la pensano come noi nella selezione dei
buoni e dei cattivi, anzi spesso la pensano esattamente al contrario.
Ciononostante
l’Occidente pacifista nemico della Guerra e amico dei Diritti Umani, continua
ad armarsi,
a portare le armi nelle zone di maggiore pericolo, fino a minacciare la Russia
e a impegnarsi a garantire che la guerra in Ucraina durerà ancora molto,
mieterà altre vittime e altre distruzioni, e la trattativa, che avrebbe dovuto
cominciare già prima dell’invasione russa, verrà ulteriormente rimandata.
Nel
frattempo la nostra Europa accetta il ruolo di cagnetta da guardia della Nato e
degli Stati Uniti, peraltro guidati da un vecchio uomo sempre meno capace di
intendere e di volere.
E
nulla siamo in grado di fare per spegnere il focolaio di Gaza, aldilà di
biascicare stupidi innocui sermoni, restando inermi davanti al perdurare degli
orrori e delle deportazioni.
E nulla siamo in grado di fare per affrontare
altre più oscure polveriere in Asia e in Africa:
lanciano spesso segnali di fuoco, ma noi non
li cogliamo.
Ci siamo
trovati altre volte in situazioni di pericolo come questa ma stavolta ci sono
due aggravanti:
i leader dell’Occidente sono l’ombra degli statisti
che hanno guidato i paesi occidentali del passato e il mondo non riconosce più agli
Stati Uniti, all’Occidente, alla Nato, il ruolo di arbitro e garante supremo
del Pianeta.
E lo
dice apertamente.
Qual è
il problema?
Abbiamo
perso il senso della realtà e concepiamo la politica estera a colpi di
moralismo (intermittente) che riveste interessi parziali e momentanei,
dimenticando la dimensione propria della grande politica, che è la geopolitica.
Usiamo criteri ideologici e facciamo scelte che nel nome dell’occidente
affossano l’Europa, a partire dalla Germania.
Scelte
che sul piano geopolitico sono esattamente opposte a quelle che dovremmo fare
noi europei.
Coi
dittatori abbiamo da sempre trafficato, trattato, li abbiamo avuti come alleati
e interlocutori, perché se il dittatore non ti attacca e non pretende di
invaderti;
se
abbattendo il suo regime ti fai più nemici e ti crei più guai di quelli che
risolvi, allora è meglio risolvere le situazioni in altro modo, politico,
diplomatico, realistico, sapendo usare toni duri e aperture negoziali, come da
sempre si fa nei rapporti internazionali.
Noi
invece riteniamo che la Pace, la Felicità, i Diritti, siano insidiati da un
Dittatore, e dunque abbattendo il Dittatore li risolveremo.
E sono
beni assoluti non negoziabili mentre lui è il male assoluto e da
sradicare. Ma non solo:
il dittatore in questione oggi non è il
siriano Assad, l’irakeno Saddam o il libico Gheddafi, ma addirittura il russo
Putin, che oltretutto ha forti partner e alleati nel mondo.
Allora
lasciatemi dire che il pericolo maggiore che corriamo in questo momento in
Europa e nel mondo non proviene dai dittatori ma da questo interventismo
umanitario e armato, pacifista e bellicista, che l’Occidente a guida Biden-Nato
ha intrapreso.
E
rispetto a cui tutti gli stati nazionali in Europa sono ridotti a soldatini di
latta, obbedienti e allineati, e non solo i governi ma anche le principali
opposizioni (da noi, per esempio il Pd farebbe le stesse “scelte” del governo
Meloni, perché sui temi di fondo o sei allineato o esci dal giro).
Ci
stanno portando alla guerra nel nome della pace e dei diritti umani.
Ci
stanno portando alla guerra con il nobile scopo di evitarla…
(Marcello
Veneziani, La Verità – 14 luglio 2024).
Perché
la Russia sconfiggerà
la NATO in Ucraina.
Globalresearch.ca
– (17 luglio 2024) - Mike Whitney – ci dice:
Il
vertice di tre giorni della NATO a Washington DC ha raggiunto l'obiettivo per
il quale era stato progettato, creare un forum pubblico in cui tutti i 32
membri dell'Alleanza potessero esprimere il loro sostegno unanime ai prossimi
attacchi contro la Federazione Russa.
Questo
era il vero scopo della confabulazione.
I responsabili dell'evento hanno cercato una
drammatica dimostrazione di unità per giustificare future ostilità con Mosca e
per ridurre la possibilità che una persona fosse ritenuta responsabile
dell'inizio della terza guerra mondiale.
Il
vertice è stato seguito dalla pubblicazione di una dichiarazione formale che
suggerisce fortemente che la decisione di entrare in guerra è già stata presa.
Come molti sanno, la NATO ha dato il via
libera a una politica che consente il lancio di missili contro obiettivi
all'interno del territorio russo.
Questa politica si applicherà anche ai
numerosi F-16 della NATO che saranno schierati in Ucraina nel prossimo futuro.
(Gli F-16 possono trasportare missili
nucleari).
Nonostante il sostegno schiacciante a queste
politiche tra i membri, non dobbiamo dimenticare che si tratta di palesi atti
di aggressione vietati dal diritto internazionale.
Nessuna
quantità di trambusto di pubbliche relazioni può nascondere il fatto che la
NATO è sulla buona strada per commettere il "crimine supremo".
Vale
la pena notare che la NATO intende assumere un ruolo più attivo nella condotta
della guerra.
Secondo
il consigliere per la sicurezza nazionale “Jake Sullivan”, l'Alleanza prevede
di istituire formalmente un ufficio della NATO all'interno dell'Ucraina che
sarà utilizzato per supervisionare le operazioni militari.
In breve, i gestori del conflitto non hanno
più alcun interesse a nascondere il loro coinvolgimento.
Questa
è ora un'operazione della NATO.
Ecco
un estratto da un articolo del “World Socialist Web Site”.
Questo
ufficio della NATO accompagnerà la creazione di un comando NATO per
supervisionare la guerra in Ucraina, trasferendo la fornitura di armi e la
supervisione logistica da un gruppo ad hoc guidato dagli Stati Uniti e
l'alleanza NATO stessa.
Le
osservazioni di “Sullivan” hanno delineato i principali punti all'ordine del
giorno del vertice di tre giorni a Washington, che dovrebbe segnare una grande
escalation del conflitto con la Russia in Ucraina e prevede di aumentare
significativamente le capacità della NATO di combattere una guerra su vasta
scala in tutta Europa.
Ha
detto che il vertice annuncerà anche "un nuovo comando militare della NATO
in Germania guidato da un generale a tre stelle che lancerà un programma di
addestramento, equipaggiamento e sviluppo delle forze per le truppe ucraine".
La
creazione di un ufficio della NATO a Kiev e la riorganizzazione della fornitura
di armi, dell'addestramento e della logistica militare sotto un comando diretto
della NATO segna la fine di qualsiasi pretesa che il conflitto in Ucraina non
sia una guerra tra NATO e Russia.
Segna
una nuova pericolosa fase della guerra, sollevando la prospettiva di una grande
escalation.
Il vertice di Washington annuncerà i piani per
istituire un ufficio NATO all'interno dell'Ucraina, WSWS.
Se a
tutto questo si aggiunge il fatto che la “Dichiarazione del Vertice” postula
che l'Ucraina è ora su un percorso "irreversibile" verso l'adesione
alla NATO, diventa chiaro che si sta facendo ogni sforzo per provocare Mosca.
Non
sorprende che la Russia sia stata completamente demonizzata nella Dichiarazione
che segue lo schema familiare che abbiamo visto con altri nemici di Washington,
tra cui Saddam, Gheddafi e Assad.
Ecco
un breve riassunto della Russia "malvagia" direttamente dal testo:
La
Russia rimane la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli
alleati...
La
Russia è l'unica responsabile della sua guerra di aggressione contro l'Ucraina,
una palese violazione del diritto internazionale, compresa la” Carta delle
Nazioni Unite”.
Non ci
può essere impunità per gli abusi e le violazioni dei diritti umani, i crimini
di guerra e altre violazioni del diritto internazionale da parte delle forze e
dei funzionari russi.
La
Russia è responsabile della morte di migliaia di civili e ha causato ingenti
danni alle infrastrutture civili.
Condanniamo
con la massima fermezza gli orribili attacchi della Russia contro il popolo
ucraino, compresi gli ospedali, l'8 luglio...
Siamo
determinati a limitare e contestare le azioni aggressive della Russia e a
contrastare la sua capacità di condurre attività destabilizzanti nei confronti
della NATO e degli alleati.
Dichiarazione
del vertice di Washington, NATO.
Il
feroce ripudio della Russia da parte di Washington non lascia dubbi su dove
tutto questo stia andando.
Si sta
dirigendo verso la guerra.
Gli
autori di questa dichiarazione stavano reiterando il punto di vista delle élite
miliardarie che sono determinate a ridurre le conquiste della Russia sul campo
di battaglia, rovesciare i leader politici di Mosca e dividere il paese in
stati più piccoli e più gestibili.
La Russia rappresenta l'ostacolo più
formidabile alla strategia geopolitica complessiva di Washington di proiettare
il potere in Asia, circondare la Cina e affermarsi come potenza preminente
nella regione più prospera del mondo.
Questi
obiettivi strategici sono invariabilmente omessi nella copertura mediatica, ma
sono i fattori sottostanti che modellano gli eventi.
Ecco Biden:
"No,
Putin non ha iniziato la guerra in Ucraina".
Verso
una guerra degli Stati Uniti contro la Russia?
In
Europa continua la guerra di aggressione di Putin contro l'Ucraina.
E
Putin non vuole niente di meno che la totale sottomissione dell'Ucraina, porre
fine alla democrazia dell'Ucraina, distruggere la cultura dell'Ucraina e
cancellare l'Ucraina dalla carta geografica.
E
sappiamo che Putin non si fermerà all'Ucraina.
Ma non illudetevi, l'Ucraina può fermare Putin
– e lo farà – (applausi) – soprattutto con il nostro pieno sostegno collettivo.
E hanno il nostro pieno appoggio.
"L'Ucraina può fermare Putin e lo farà".
La Casa Bianca.
Sono
tutte sciocchezze, ma aiutano a costruire il caso della guerra, che è l'ovvia
intenzione di Biden.
(Esiste
la risposta di “John Mearsheimer” all'affermazione di Biden secondo cui Putin
vuole conquistare l'Europa.)
La
verità è che la guerra è stata innescata dall'allargamento della NATO, un fatto
scomodo che il presidente della NATO Jens Stoltenberg ha ammesso in numerose
occasioni.
Alcuni
lettori ricorderanno anche che, durante i negoziati di pace tra Kiev e Mosca
nell'aprile 2022, la richiesta principale della Russia era che l'Ucraina
rifiutasse l'adesione alla NATO e dichiarasse la neutralità permanente.
Zelensky ha accettato quei termini che, in
effetti, dimostrano che l'azione di Putin era legata all'espansione della NATO.
Non c'è praticamente alcuna prova che Putin
voglia conquistare l'Europa. Nessuno.
Putin
vuole semplicemente che l'Ucraina onori i suoi obblighi di neutralità.
Esiste
un estratto di “Ted Snider” su “Antiwar.com”:
L’Ucraina…
ha promesso di rimanere fuori dalla NATO.
Il suo
non allineamento è stato sancito nei documenti fondativi dello Stato
indipendente dell'Ucraina.
L'articolo
IX della “Dichiarazione di sovranità statale dell'Ucraina del 1990” afferma che
l'Ucraina "dichiara solennemente la sua intenzione di diventare uno stato
permanentemente neutrale che non partecipa a blocchi militari".
Questa
promessa è stata ripetuta nella Costituzione ucraina del 1996, che ha impegnato
l'Ucraina alla neutralità e le ha proibito di aderire a qualsiasi alleanza
militare.
Ma nel
2019, il presidente Petro Poroshenko ha modificato la Costituzione ucraina,
impegnando l'Ucraina nel "corso strategico" dell'adesione alla NATO e
all'UE.
Dato
il comportamento passato della NATO, questo è stato visto come una minaccia
diretta dalla Russia.
Alla
domanda del 2023 se la Russia riconosca ancora la sovranità dell'Ucraina, il
ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha risposto:
"Abbiamo
riconosciuto la sovranità dell'Ucraina nel 1991 sulla base della Dichiarazione
di indipendenza, che l'Ucraina ha adottato quando si è ritirata dall'Unione
Sovietica...
Uno
dei punti principali per [la Russia] nella dichiarazione era che l'Ucraina
sarebbe stata un paese non appartenente al blocco e non all'alleanza, non
avrebbe aderito a nessuna alleanza militare.
In
quella versione, a quelle condizioni, sosteniamo l'integrità territoriale
dell'Ucraina".
75° anniversario della NATO: le promesse non mantenute che hanno
portato alla guerra, Antiwar.com.
La
questione, naturalmente, avrebbe potuto essere risolta molto tempo fa se
Washington avesse agito in buona fede, ma Washington non ha agito in buona
fede.
In realtà, Washington è ancora determinata a
infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia al fine di attuare
la sua strategia di "pivot to Asia" per garantire il suo futuro come
unica superpotenza incontrastata del mondo.
Questi obiettivi non possono essere raggiunti
senza un'escalation, un confronto e una guerra in piena regola.
Il
vertice della NATO è solo il preludio di un conflitto più ampio e violento tra
le superpotenze nucleari.
La
domanda che dovremmo porci è se la NATO possa effettivamente vincere una guerra
con la Russia.
È
possibile?
La
risposta è "No", non può.
Perché?
Ecco
come l'analista militare” Will Schreyer” risponde a questa domanda:
Ho
fatto le mie ricerche per anni, risalenti a molto prima del 2022.... Ho
ripetutamente avvertito che (l'Ucraina) era una guerra che gli Stati Uniti /
NATO non avrebbero mai potuto vincere...
C'è
una grande differenza tra la forza "sulla carta" della NATO (compresi
gli Stati Uniti) e la loro effettiva capacità di combattere.
Gli
Stati Uniti non potevano assemblare, equipaggiare, schierare e sostenere
nemmeno 250.000 unità di combattimento nell'Europa orientale, e qualsiasi
tentativo di farlo richiederebbe l'evacuazione di tutte le principali basi
statunitensi sul pianeta.
Gli
Stati Uniti e la NATO non solo non potrebbero vincere una guerra contro la
Russia, ma verrebbero sviscerati nel tentativo.
Allertati
dalla distruzione della Jugoslavia, dell'Iraq e della Libia da parte degli
Stati Uniti e della NATO, i russi hanno trascorso gli ultimi 25 anni – e in
particolare gli ultimi due anni – impegnati in una massiccia e impressionante
costruzione e modernizzazione militare in preparazione di un'eventuale guerra
contro gli Stati Uniti/NATO.
Negli
ultimi 2+ anni, hanno metodicamente distrutto i tre eserciti per procura
successivi dell'Ucraina con un braccio legato dietro la schiena.
La
loro generazione di forze, l'addestramento al combattimento e la produzione
industriale militare superano di gran lunga l'intero blocco NATO messo insieme.
Apprezzo il grado in cui i turisti analitici militari come te sono stati
accuratamente propagandati dalle fantasie di Hollywood e dai media occidentali
controllati dallo stato, ma le guerre non si combattono e si vincono con
narrazioni immaginarie e supereroi appariscenti.
Sono
vinti dalla pura potenza di fuoco – un parametro in base al quale l'alleanza
tripartita di Russia, Cina e Iran ora possiede la supremazia sui loro nemici
ubriachi di arroganza nell'Impero Americano in rapida erosione.
A questo punto c'è solo un'opzione sensata:
abbandonare l'impero e fare pace con le
potenze della civiltà della terra.
In
caso contrario, gran parte della civiltà umana moderna rischia di essere
distrutta, e ci vorranno secoli per riprendersi.
L’Ucraina non può vincere, Will Schreyer, Twitter.
C'è
anche la fastidiosa questione della "profondità del caricatore" che
si riferisce alle scorte di armi e munizioni necessarie per sopravvivere e alla
fine sconfiggere il nemico.
Ecco
di nuovo “Schreyer”:
Non
c'è dubbio che Israele (proprio come il suo grande benefattore, gli Stati
Uniti) sia, nel contesto di una "grande guerra", in grado di eseguire
diversi attacchi dannosi contro un potenziale avversario alla pari o quasi.
Ma, in tutto il dominio imperiale, ci sono
debolezze fatali che esistono in questo momento e che non possono essere
trasformate in punti di forza in nessun momento a breve o medio termine.
Il primo è ciò che i militari chiamano
"profondità del caricatore": scorte di munizioni sufficienti per
sopraffare offensivamente, sconfiggere difensivamente e sopravvivere
strategicamente al nemico.
Né gli
Stati Uniti, né nessuna delle loro nazioni clienti, in gran parte impotenti,
possiedono una "profondità di rivista" sufficiente per perseguire
qualcosa di più di una campagna relativamente breve contro i loro potenziali
avversari alla pari: Russia, Cina, Iran – e tutti o alcuni dei loro partner di
potenza minore.
Profondità della rivista, “Will Schreyer,
Twitter”.
Ciò
che Schreyer sta dicendo è tanto profondo quanto allarmante.
Gli
Stati Uniti e la NATO non prevarranno in una guerra con la Russia perché non
hanno la capacità industriale, la generazione di forze, l'addestramento al
combattimento, la profondità del caricatore o la potenza di fuoco complessiva
della Russia.
Da ogni punto di vista, sono la forza
combattente inferiore.
Inoltre, la Russia ha già ucciso o catturato
centinaia di migliaia dei "soldati meglio addestrati e meglio equipaggiati
dell'esercito ucraino".
Quell'esercito
è già stato effettivamente annientato.
Le
truppe in trincea oggi sono reclutate male addestrate, non qualificate, con il
morale basso che vengono massacrate a migliaia.
Qualcuno
crede seriamente che il coinvolgimento della NATO possa invertire la rotta e
assicurare una vittoria?
Ecco
di più da Schreyer:
I
russi hanno dimostrato di essere in grado di abbattere regolarmente QUALSIASI
tipo di missile d'attacco che gli Stati Uniti e la NATO possono introdurre
contro di loro – non tutti sempre, ma la maggior parte di loro la maggior parte
delle volte.
E
diventano sempre più bravi con il passare del tempo.
Anzi,
negli ultimi mesi sta diventando sempre più "tutti il più delle
volte"....
Come
ha riferito il ministro della Difesa russo Sergei Shogun all'inizio di questa
settimana:
"Stiamo
utilizzando i sistemi di difesa aerea in modo completo durante l'operazione
militare speciale.
Ciò ha migliorato significativamente la loro
reattività e la gittata dei colpi.
Negli
ultimi sei mesi, abbiamo abbattuto 1.062 razzi HIMARS, missili a corto raggio e
da crociera e bombe guidate della NATO".
Nessun
altro esercito sul pianeta ha mai attestato questo livello di capacità.
Gli
Stati Uniti non ce l'hanno, e mancano almeno un decennio per svilupparlo.
L'attuale
inventario in prima linea di missili balistici tattici e missili da crociera
lanciati dal mare e dall'aria degli Stati Uniti non rappresenterebbe una sfida
tecnica maggiore per le difese aeree russe di quella che hanno già visto e
sconfitto nella guerra in Ucraina.
L'importanza di questo sviluppo sul campo di
battaglia sfida l'esagerazione.
Altera
il calcolo bellico che è stato ipotizzato per molti decenni.
Faretra
vuota, “Will Schreyer”, Twitter.
Alcuni
lettori potrebbero trovare difficile credere che la NATO si precipiti in una
guerra senza aver studiato a fondo le sue prospettive di successo.
Ma
questo è esattamente ciò che sta accadendo qui.
Il
burrascoso Zio Sam crede stupidamente che vincerà non appena "getterà il
suo cappello sul ring.
Non
può accettare che la bilancia penda a favore della Russia e che il suo ingresso
in guerra sarà accolto con una risposta fragorosa.
Ma
questa è la realtà che deve affrontare.
Ecco Schreyer
un'ultima volta:
La
NATO si troverebbe di fronte a enormi problemi di coordinamento, di dottrina e
di creazione delle forze, anche se riuscisse a concordare un obiettivo.
Le sue truppe non sono addestrate per questo
tipo di guerra e non hanno mai operato insieme...
(loro)
avrebbero difficoltà a introdurre una forza più potente delle nove Brigate
addestrate ed equipaggiate dall'Occidente per la “Grande Offensiva del 2023”,
che è appena rimbalzata sulle forze russe senza ottenere nulla di degno di
nota...
Gli
Stati Uniti non hanno unità di combattimento di terra in Europa lontanamente
adatte alla guerra terrestre ad alta intensità.
Con
abbastanza tempo, denaro, volontà politica e organizzazione, la maggior parte
delle cose sono possibili.
Ma non
c'è possibilità... che la NATO metta insieme una forza che costituirebbe
qualcosa di più di un fastidio per i russi, mettendo in pericolo molte vite...
Gli eserciti fantasma della NATO, “Will Schreyer, Substack”.
Sono
convinto che ci sia un elemento delirante all'interno dell'establishment della
politica estera che si è convinto che la NATO sconfiggerà la Russia se si
affronteranno su un campo di battaglia in Ucraina.
L'analisi
di “Schreyer” aiuta a mostrare perché ciò non accadrà.
(Michael
Whitney è un rinomato analista geopolitico e sociale con sede nello Stato di
Washington.)
Un
tempo di vergogna e dolore:
quando
si tratta di violenza politica, perdiamo tutti.
Globalresearch.ca
– (16 luglio 2024) - John W. Whitehead e Nisha Whitehead – ci dicono:
"Ogni
volta che la vita di un americano viene tolta da un altro americano inutilmente
– sia che sia fatto in nome della legge o in spregio alla legge, da un uomo o
da una banda, a sangue freddo o in passione, in un attacco di violenza o in
risposta alla violenza – ogni volta che strappiamo il tessuto della vita che un
altro uomo ha dolorosamente e goffamente tessuto per sé e per i suoi figli,
l'intera nazione è degradata. "
Robert
F. Kennedy sull'assassinio di Martin Luther King Jr. (1968)
C'è un
sottotesto in questo tentativo di assassinio dell'ex presidente Trump che non
deve essere ignorato, ed è semplicemente questo:
l'America
è stata spinta sull'orlo di una crisi di nervi nazionale.
Più di
50 anni dopo l'assassinio di John F. Kennedy, Martin Luther King Jr. e Robert
F. Kennedy, l'America è diventata una bomba a orologeria di violenza politica
nelle parole e nei fatti.
Ingigantita
da una cassa di risonanza di tweet sgradevoli e brutalità sanzionata dal
governo, la nostra cultura politicamente polarizzante di insensibilità,
crudeltà, meschinità, ignoranza, inciviltà, odio, intolleranza, indecenza e
ingiustizia è servita solo ad aumentare la tensione.
Consumata
dalla maldicenza, dalla politica di parte, dal cecchinaggio, dall'odio tossico,
dalla meschinità e dal materialismo, una cultura della meschinità è arrivata a
caratterizzare molti aspetti delle politiche governative e sociali della
nazione.
"La
meschinità oggi è uno stato mentale", scrive il professor” Nicolaus Mills
“nel suo libro “The Triumph of Meanness”, "il prodotto di una cultura del
dispetto e della crudeltà che ha avuto un enorme impatto su di noi".
Questa
crudeltà casuale è resa possibile da una crescente polarizzazione all'interno
della popolazione che enfatizza ciò che ci divide – razza, religione, status
economico, sessualità, ascendenza, politica, ecc. – piuttosto che ciò che ci
unisce: siamo tutti americani e, in un senso più ampio e globale, siamo tutti
umani.
Questo
è ciò che la scrittrice “Anna Quindlen” definisce "la politica
dell'esclusione, ciò che potrebbe essere considerato il culto dell'alterità...
Divide il paese con la stessa certezza con cui una volta lo faceva la linea
Mason-Dixon. E rende meschine e punitive le politiche e le politiche
sociali".
Tuttavia,
questa è più che meschinità.
Stiamo
implodendo su più fronti, tutti insieme.
Questo
è ciò che accade quando si permette all'ego, all'avidità e al potere di avere
la precedenza sulla libertà, l'uguaglianza e la giustizia.
Questa
è la mentalità psicopatica adottata dagli architetti del Deep State, e si
applica allo stesso modo sia che si parli di Democratici che di Repubblicani.
Attenzione,
perché questo tipo di psicopatologia può diffondersi come un virus tra la
popolazione.
Come
ha concluso uno studio accademico sulla partitocrazia, "la tirannia non prospera perché i
perpetuatori sono impotenti e ignoranti delle loro azioni. Fiorisce perché si
identificano attivamente con coloro che promuovono atti viziosi come
virtuosi".
Le
persone non si limitano a mettersi in fila e salutare. È attraverso la propria
identificazione personale con un determinato leader, partito o ordine sociale
che si diventa agenti del bene o del male.
A tal
fine, "noi il popolo" siamo diventati "noi lo stato di
polizia".
Se non
prendiamo attivamente posizione per il bene, diventiamo agenti del male. Non è
la persona in carica l'unica responsabile della carneficina. È la popolazione
che distoglie lo sguardo dall'ingiustizia, che dà potere al regime totalitario,
che accoglie gli elementi costitutivi della tirannia.
Traditore
della Costituzione: il governo degli Stati Uniti è il vero criminale.
Questa
consapevolezza mi colpì in pieno qualche anno fa.
Mi ero fermato in una libreria ed ero rimasto
colpito da tutti i libri su Hitler, ovunque mi girassi.
Eppure,
se non ci fosse stato Hitler, ci sarebbe stato ancora un regime nazista.
Ci sarebbero state ancora camere a gas, campi
di concentramento e un Olocausto.
Hitler
non è stato l'architetto dell'Olocausto. Era solo il prestanome.
Lo
stesso vale per lo stato di polizia americano: se non ci fosse stato Trump,
Obama o Bush, ci sarebbe stato ancora uno stato di polizia.
Ci sarebbero state ancora sparatorie della
polizia e prigioni private e guerre senza fine e partitocrazia governativa.
Perché?
Perché "noi, il popolo" abbiamo spianato la strada a questa tirannia
per prevalere.
Trasformando
Hitler in un super-criminale che da solo terrorizzava il mondo – non così
diverso da come Trump viene spesso dipinto – gli storici hanno dato ai complici
di Hitler (il
governo tedesco, i cittadini che hanno optato per la sicurezza e l'ordine
rispetto alla libertà, le istituzioni religiose che non sono riuscite a parlare
contro il male, gli individui che hanno eseguito gli ordini anche quando ciò
significava una condanna a morte per i loro concittadini) un lasciapassare.
È così
che sorge la tirannia e cade la libertà.
Nessuno
di noi che rimane silenzioso e impassibile di fronte al male, al razzismo, al
materialismo estremo, alla meschinità, all'intolleranza, alla crudeltà,
all'ingiustizia e all'ignoranza ottiene un lasciapassare.
Quelli
tra noi che seguono senza fare domande, che chiudono un occhio di fronte
all'ingiustizia e voltano le spalle al bisogno, che marciano di pari passo con
i tiranni e i bigotti, che permettono alla politica di prevalere sui principi,
che cedono alla meschinità e all'avidità, e che non si indignano per i molti
torti perpetrati in mezzo a noi, Sono questi individui che devono assumersi la
colpa quando l'oscurità vince.
"Le
tenebre non possono scacciare le tenebre; Solo la luce può farlo.
L'odio non può scacciare l'odio, solo l'amore
può farlo",
ha predicato Martin Luther King Jr.
L'oscurità
sta vincendo.
Non è
solo sulla scena mondiale che dobbiamo preoccuparci che l'oscurità vinca.
L'oscurità
sta vincendo nelle nostre comunità.
Sta
vincendo nelle nostre case, nei nostri quartieri, nelle nostre chiese e
sinagoghe e nei nostri enti governativi.
Sta
conquistando i cuori degli uomini e delle donne di tutto il mondo che stanno
abbracciando l'odio piuttosto che l'amore.
Sta vincendo in ogni nuova generazione che
viene educata a prendersi cura solo di se stessa, senza alcun senso di dovere
morale o civico di difendere la libertà.
John
F. Kennedy, ucciso da un proiettile assassino cinque anni prima che King fosse
giustiziato allo stesso modo, parlò di una fiaccola che era stata "passata a una nuova generazione
di americani – nati in questo secolo, temprati dalla guerra, disciplinati da
una pace dura e amara, orgogliosi della nostra antica eredità – e non disposti
ad assistere o permettere il lento disfacimento di quei diritti umani per i
quali questa nazione è sempre stata impegnata. e per il quale ci impegniamo
oggi in patria e in tutto il mondo".
Ancora
una volta, una fiaccola viene passata a una nuova generazione, ma questa torcia
sta incendiando il mondo, bruciando le fondamenta messe in atto dai nostri
antenati e accendendo tutti i sentimenti più brutti nei nostri cuori.
Questo
fuoco non è liberatorio; ci sta distruggendo.
Stiamo
insegnando ai nostri figli tutte le cose sbagliate: stiamo insegnando loro ad
odiare, insegnando loro ad adorare falsi idoli (materialismo, celebrità,
tecnologia, politica), insegnando loro a dare più valore alle ricerche vane e
agli ideali superficiali rispetto alla gentilezza, alla bontà e alla
profondità.
Siamo
dalla parte sbagliata della rivoluzione.
"Se
vogliamo metterci dalla parte giusta della rivoluzione mondiale",
consigliava King, "noi, come nazione, dobbiamo subire una rivoluzione
radicale dei valori. Dobbiamo iniziare rapidamente il passaggio da una società
orientata alle cose a una società orientata alla persona".
La
libertà esige responsabilità.
La
libertà esige che smettiamo di pensare come democratici e repubblicani e
iniziamo a pensare come esseri umani, o per lo meno, americani.
JFK fu
ucciso nel 1963 per aver osato sfidare lo Stato Profondo.
King
fu ucciso nel 1968 per aver osato sfidare il complesso militare-industriale.
Robert
F. Kennedy ha pronunciato il suo discorso sull'assassinio di Martin Luther King
Jr.
Robert
F. Kennedy offrì queste osservazioni a una nazione polarizzata sulla scia
dell'assassinio di King:
"In
questo giorno difficile, in questo momento difficile per gli Stati Uniti, forse
è bene chiedersi che tipo di nazione siamo e in quale direzione vogliamo
muoverci.
Si può essere pieni di amarezza, di odio e di
desiderio di vendetta.
Possiamo
muoverci in quella direzione come paese, in una grande polarizzazione... pieni
di odio gli uni verso gli altri.
Oppure
possiamo fare uno sforzo... per capire e comprendere, e per sostituire quella
violenza, quella macchia di sangue che si è sparsa sulla nostra terra, con uno
sforzo di comprensione con compassione e amore...
Ciò di
cui abbiamo bisogno negli Stati Uniti non è la divisione;
ciò di
cui abbiamo bisogno negli Stati Uniti non è l'odio;
ciò di cui abbiamo bisogno negli Stati Uniti
non è la violenza o l'illegalità;
ma
l'amore e la saggezza, e la compassione gli uni verso gli altri, e un
sentimento di giustizia verso coloro che ancora soffrono nel nostro paese,
siano essi bianchi o neri".
Due
mesi dopo, anche RFK fu ucciso dal proiettile di un assassino.
Cinquant'anni
dopo, siamo ancora terrorizzati dai proiettili degli assassini, ma ciò che
questi pazzi stanno davvero cercando di uccidere è il sogno di un mondo in cui
a tutti gli americani "sarebbero garantiti i diritti inalienabili alla
vita, alla libertà e alla ricerca della felicità".
Era da
tanto tempo che non osavamo sognare quel sogno.
Ma
immaginate...
Immaginate
come sarebbe questo paese se gli americani mettessero da parte le loro
differenze e osassero alzarsi in piedi – uniti – per la libertà.
Immaginate
come sarebbe questo paese se gli americani mettessero da parte le loro
differenze e osassero parlare – con una sola voce – contro l'ingiustizia.
Immaginate
come sarebbe questo paese se gli americani mettessero da parte le loro
differenze e osassero respingere – con tutta la forza dei nostri numeri
collettivi – la corruzione e il dispotismo del governo.
Come
chiarisco nel mio libro “Battlefield America: The War on the American People” e
nella sua controparte immaginaria “The Erik Blair Diaries,” la tirannia non
avrebbe alcuna possibilità.
(L'avvocato costituzionale e autore “John
W. Whitehead” é fondatore e presidente del Rutherford Institute. “Nisha
Whitehead” è la direttrice esecutiva del Rutherford Institute.
Collaborano
regolarmente con Global Research.)
Project
Total Control: tutto è un'arma quando il totalitarismo è normalizzato.
Globalresearch.ca
– (11 luglio 2024) - John W. Whitehead e Nisha Whitehead – ci dicono:
"L'errore
più grande che vedo è che le persone aspettano “A Big Sign” che dica loro che
le cose sono andate troppo oltre.
Una grande cosa che la polizia o i legislatori
o il presidente/leader faranno e che oltrepasserà il limite.
Non
arriverà mai perché non lo attraverseranno. Sposteranno la linea.
Quella
linea che pensi di seguire sta cambiando ogni giorno con piccole azioni,
disegni di legge, legislazioni...
Quella
linea smetterà di muoversi un giorno, e sarà troppo tardi...
Ogni
giorno, la vostra sensibilità viene erosa da queste atrocità volontarie.
La busta per ciò che accetterai viene spinta.
Un
giorno, tutte queste cose saranno la tua nuova normalità".
La
scrittrice nigeriana “Suyi Davies Okungbowa”.
Il
governo degli Stati Uniti sta lavorando per rimodellare il paese a immagine e
somiglianza di uno stato totalitario.
Questo
è rimasto vero negli ultimi 50 anni, indipendentemente dal partito politico in
carica.
Questo
rimarrà vero indipendentemente da chi vincerà le elezioni presidenziali del
2024.
Nel
bel mezzo del furore partigiano sul Progetto 2025, una tabella di marcia di 920
pagine su come rimodellare il governo per favorire le cosiddette cause
conservatrici, sia la destra che la sinistra si sono dimostrate tristemente ingenue
riguardo ai pericoli posti dallo Stato Profondo assetato di potere.
Eppure
non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che sia la destra che la sinistra e
i loro vari agenti sono estensioni dello Stato profondo, che continua a
condurre una guerra psicologica contro il popolo americano.
La
guerra psicologica, secondo la “Rand Corporation”, "comporta l'uso
pianificato della propaganda e di altre operazioni psicologiche per influenzare
le opinioni, le emozioni, gli atteggiamenti e il comportamento dei gruppi di
opposizione".
Da
anni ormai, il governo bombarda la cittadinanza con campagne di propaganda e
operazioni psicologiche volte a mantenerci accondiscendenti, facilmente
controllabili e a sostenere i vari sforzi del governo all'estero e all'interno.
Il
governo è così fiducioso nei suoi poteri orwelliani di manipolazione che ha
iniziato a vantarsene.
Ad
esempio, nel 2022, il 4° Gruppo di Operazioni Psicologiche dell'Esercito degli
Stati Uniti, il ramo dell'esercito responsabile della guerra psicologica, ha
pubblicato un video di reclutamento che pubblicizza i suoi sforzi per tirare le
fila, trasformare tutto ciò che toccano in un'arma, essere ovunque, ingannare,
persuadere, cambiare, influenzare e ispirare.
"Vi
siete mai chiesti chi tira i fili?" Il video di Psyops postula. "Tutto ciò che tocchiamo è
un'arma. Possiamo ingannare, persuadere, cambiare, influenzare, ispirare. Siamo
disponibili in molte forme. Siamo dappertutto".
Questo
è il pericolo che si nasconde in bella vista.
Tra le
molte armi nel vasto arsenale del governo, la guerra psicologica potrebbe
essere la più devastante in termini di conseguenze a lungo termine.
Come
spiega la “rivista militare Task and Purpose”, "la guerra psicologica
consiste nell'influenzare i governi, le persone al potere e i cittadini
comuni".
Intendiamoci,
queste campagne di psyops (operazioni psicologiche) non sono rivolte solo ai
nemici stranieri.
Il governo ha chiarito con le parole e con i
fatti che "noi, il popolo" siamo nemici interni da prendere di mira,
monitorare, manipolare, micro gestire, sorvegliare, vedere come sospetti e
trattare come se i nostri diritti fondamentali fossero meri privilegi che
possono essere facilmente scartati.
Questa
è quella che viene definita "propaganda della torta di mele".
Aiutato
e favorito dai progressi tecnologici e dalla sperimentazione scientifica, il
governo ha sottoposto il popolo americano alla "propaganda della torta di
mele" per la maggior parte del secolo scorso.
Consideriamo
alcuni dei modi in cui il governo continua a condurre una guerra psicologica su
una cittadinanza in gran parte ignara al fine di abituarci all'agenda
totalitaria dello Stato Profondo.
Tutto
è un'arma: il governo degli Stati Uniti sta conducendo una guerra psicologica
contro la nazione.
Usare
la violenza come arma per istituire la legge marziale.
Con
allarmante regolarità, la nazione continua ad essere soggetta a ondate di
violenza che terrorizzano il pubblico, destabilizzano l'ecosistema del paese e
danno al governo maggiori giustificazioni per reprimere, bloccare e istituire
politiche ancora più autoritarie per il cosiddetto bene della sicurezza
nazionale senza molte obiezioni da parte della cittadinanza.
Trasformare
la sorveglianza in un'arma, le campagne pre-crimine e pre-pensiero.
La
sorveglianza, lo stalking digitale e l'estrazione di dati del popolo americano
si sommano a una società in cui c'è poco spazio per indiscrezioni, imperfezioni
o atti di indipendenza.
Quando
il governo vede tutto e sa tutto e ha un'abbondanza di leggi che rendono anche
il cittadino apparentemente più onesto un criminale e un trasgressore della
legge, allora il vecchio adagio secondo cui non hai nulla di cui preoccuparti
se non hai nulla da nascondere non si applica più.
Aggiungete
i programmi pre-crimine al mix con le agenzie governative e le aziende che
lavorano in tandem per determinare chi è un potenziale pericolo e tesse una
ragnatela appiccicosa di valutazioni delle minacce, avvisi di rilevamento
comportamentale, "parole" segnalate e rapporti di attività
"sospette" utilizzando occhi e orecchie automatizzati, social media,
software di rilevamento del comportamento, e le spie cittadine, e tu che hai la
stoffa per un perfetto incubo distopico.
La
guerra del governo al crimine ha ora virato nel regno dei social media e
dell'intrappolamento tecnologico, con agenti governativi che adottano false
identità sui social media e immagini del profilo create dall'intelligenza
artificiale al fine di sorvegliare, prendere di mira e catturare potenziali
sospetti.
Usare
le valute digitali come armi, i punteggi dei social media e la censura.
I
giganti della tecnologia, lavorando con il governo, hanno imposto la loro
versione di giustizia sociale attraverso la tirannia digitale e la censura
aziendale, imbavagliando chi vogliono, quando vogliono, con qualsiasi pretesto
vogliano in assenza di un vero giusto processo, revisione o appello.
Purtroppo, la censura digitale è solo
l'inizio.
Le
valute digitali (che possono essere utilizzate come "uno strumento per la
sorveglianza governativa dei cittadini e il controllo sulle loro transazioni
finanziarie"), combinate con i punteggi dei social media e il capitalismo
della sorveglianza, creano una cartina di tornasole per determinare chi è
abbastanza degno di far parte della società e punire gli individui per le
mancanze morali e le trasgressioni sociali (e premiarli per aver aderito al
comportamento sanzionato dal governo).
In Cina, a milioni di individui e aziende, inseriti nella lista
nera come "indegni" in base ai punteggi di credito dei social media
che li classificano in base al fatto che siano "buoni" cittadini, è
stato vietato l'accesso ai mercati finanziari, l'acquisto di immobili o il
viaggio in aereo o in treno.
Trasformare
la conformità in un'arma.
Anche
la legge o il programma governativo più ben intenzionato può essere – ed è
stato – pervertito, corrotto e utilizzato per promuovere scopi illegittimi una
volta che il profitto e il potere sono stati aggiunti all'equazione.
La guerra al terrore, la guerra alla droga, la
guerra al COVID-19, la guerra all'immigrazione clandestina, i programmi di
confisca dei beni, i programmi di sicurezza stradale, i programmi di sicurezza
nelle scuole, il dominio eminente: tutti questi programmi sono iniziati come
risposte legittime a preoccupazioni pressanti e da allora sono diventati armi
di conformità e controllo nelle mani dello stato di polizia.
Trasformare
l'intrattenimento in un'arma.
Nell'ultimo
secolo, l'”Entertainment Media Office del Dipartimento della Difesa” ha fornito
a Hollywood attrezzature, personale e competenze tecniche a spese dei
contribuenti.
In
cambio, il complesso militare industriale ha ottenuto un ruolo da protagonista
in blockbuster come Top Gun e il suo sequel Top Gun:
Maverick,
che si traduce in pubblicità gratuita per i falchi della guerra, reclutamento
di soldati di fanteria per l'impero militare, fervore patriottico da parte dei
contribuenti che devono pagare il conto per le guerre senza fine della nazione,
e i visionari di Hollywood che lavorano per sfornare thriller distopici che
fanno apparire la macchina da guerra rilevante, eroica e necessaria.
Come osservò “Elmer Davis”, un giornalista
della CBS che fu nominato capo dell'”Office of War Information”, "Il modo
più semplice per instillare un'idea di propaganda nella mente della maggior
parte delle persone è lasciarla passare attraverso un film di intrattenimento
quando non si rendono conto di essere propagandati".
Trasformare
la scienza comportamentale in un'arma e dare una spinta.
A
parte i pericoli evidenti posti da un governo che si sente giustificato e
autorizzato a spiare il suo popolo e a usare il suo arsenale in continua
espansione di armi e tecnologia per monitorarlo e controllarlo, ci sono anche i
pericoli nascosti associati a un governo autorizzato a utilizzare queste stesse
tecnologie per influenzare i comportamenti in massa e controllare la
popolazione.
In effetti, è stato il presidente Obama a emettere un
ordine esecutivo che ordina alle agenzie federali di utilizzare metodi di "scienza comportamentale" per ridurre al minimo la
burocrazia e influenzare il modo in cui le persone rispondono ai programmi
governativi.
Si tratta di un breve salto, un salto e un
salto da un programma comportamentale che cerca di influenzare il modo in cui
le persone rispondono alle scartoffie a un programma governativo che cerca di
plasmare le opinioni del pubblico su altre questioni più consequenziali.
Così,
sempre più spesso, i governi di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti, si
affidano a "unità di spinta" per guidare i cittadini nella direzione
in cui i poteri forti vogliono che vadano, preservando l'apparenza del libero
arbitrio.
Trasformare
in armi campagne di desensibilizzazione volte a cullarci in un falso senso di
sicurezza.
Gli
eventi degli ultimi anni:
la sorveglianza invasiva, i rapporti
sull'estremismo, i disordini civili, le proteste, le sparatorie, i
bombardamenti, le esercitazioni militari e le esercitazioni di tiro attivo, i
blocchi, gli allarmi codificati a colori e le valutazioni delle minacce, i
centri di fusione, la trasformazione della polizia locale in estensioni
dell'esercito, la distribuzione di attrezzature militari e armi alle forze di
polizia locali, I database governativi contenenti i nomi dei dissidenti e dei
potenziali facinorosi hanno cospirato per abituare la popolazione ad accettare
uno stato di polizia di buon grado, persino con gratitudine.
Strumentalizzare
la politica.
Il
linguaggio della paura è parlato in modo efficace dai politici di entrambi i
lati della navata, urlato dagli esperti dei media dai loro pulpiti della TV via
cavo, commercializzato dalle multinazionali e codificato in leggi burocratiche
che fanno poco per rendere le nostre vite più sicure o protette.
La
paura, come dimostra la storia, è il metodo più spesso usato dai politici per
aumentare il potere del governo e controllare una popolazione, dividendo le
persone in fazioni e persuadendole a vedersi l'un l'altro come il nemico.
Questo
schema machiavellico ha così intrappolato la nazione che pochi americani si
rendono conto di essere manipolati nell'adottare una mentalità "noi"
contro "loro".
Invece, alimentati dalla paura e dal disgusto
per gli avversari fantasma, accettano di versare milioni di dollari e risorse
in elezioni politiche, polizia militarizzata, tecnologia di spionaggio e guerre
senza fine, sperando in una garanzia di sicurezza che non arriva mai.
Nel
frattempo, coloro che sono al potere – comprati e pagati dai lobbisti e dalle
multinazionali – portano avanti i loro costosi programmi, e "noi i
babbei" veniamo gravati dalle tasse e sottoposti a pacche sulle spalle,
incursioni della polizia e sorveglianza 24 ore su 24.
Trasformare
la genetica in un'arma.
Non
solo la paura unge gli ingranaggi della transizione al fascismo coltivando
cittadini paurosi, controllati, pacificati e intimiditi, ma si incorpora anche
nel nostro stesso DNA in modo da trasmettere la nostra paura e
l'accondiscendenza alla nostra prole.
Si
chiama eredità epigenetica, la trasmissione attraverso il DNA di esperienze
traumatiche.
Ad esempio, i neuroscienziati hanno osservato
che la paura può viaggiare attraverso generazioni di DNA dei topi.
Come riporta il Washington Post, "gli
studi sugli esseri umani suggeriscono che figli e nipoti potrebbero aver
sentito l'impatto epigenetico di eventi traumatici come la carestia,
l'Olocausto e gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001".
Trasformare
il futuro distopico in un'arma.
Con
maggiore frequenza, il governo ha lanciato avvertimenti sulla disperata
necessità di prepararsi per il futuro distopico che ci aspetta.
Ad
esempio, il video di formazione del Pentagono, "Megacities: Urban Future,
the Emerging Complexity", prevede che entro il 2030 (per coincidenza, lo
stesso anno in cui la società inizia a raggiungere la singolarità con il
metaverso) i militari saranno chiamati a utilizzare le forze armate per
risolvere futuri problemi politici e sociali interni.
Ciò di
cui stanno realmente parlando è la legge marziale, confezionata come una
preoccupazione ben intenzionata e prioritaria per la sicurezza della nazione.
L'agghiacciante video di formazione di cinque minuti dipinge un quadro
inquietante del futuro tormentato da "reti criminali",
"infrastrutture scadenti", "tensioni religiose ed etniche",
"impoverimento, baraccopoli", "discariche a cielo aperto, fogne
sovraccariche", una "massa crescente di disoccupati" e un
paesaggio urbano in cui la prospera élite economica deve essere protetta
dall'impoverimento dei non abbienti.
"Noi,
il popolo" siamo i non abbienti.
L'obiettivo
finale di queste campagne di controllo mentale – confezionate sotto le spoglie
del bene comune – è quello di vedere fino a che punto il popolo americano
permetterà al governo di andare a minare le nostre libertà.
I
fatti parlano da soli.
Qualunque
cosa possa essere – un pericolo, una minaccia, ossia una minaccia – il governo
degli Stati Uniti non sta certamente cercando i nostri migliori interessi, né è
in alcun modo amico della libertà.
Quando
il governo si considera superiore ai cittadini, quando non opera più per il
bene del popolo, quando il popolo non è più in grado di riformare pacificamente
il proprio governo, quando i funzionari governativi cessano di agire come
funzionari pubblici, quando i funzionari eletti non rappresentano più la
volontà del popolo, quando il governo viola abitualmente i diritti del popolo e
perpetra più violenza contro i cittadini che contro la classe criminale, quando
la spesa pubblica è irresponsabile e non contabilizzata, quando il potere
giudiziario agisce come tribunale dell'ordine piuttosto che come giustizia, e
quando il governo non è più vincolato dalle leggi della Costituzione, allora
non si ha più un governo "del popolo, dal popolo e per il popolo".
Quello
che abbiamo, come chiarisco nel mio libro “Battlefield America: The War on the
American People” e nella sua controparte immaginaria “The Erik Blair Diaries”,
è un governo di lupi.
(John
W. Whitehead e Nisha
Whitehead).
Americani
pronti per la guerra...
Contro
il governo degli Stati Uniti?
Globalresearch.ca
– (05 luglio 2024) - Drago Bosnic – ci dice:
Un
sondaggio nazionale (condotto da Marist Poll) alla fine di maggio ha mostrato
che uno sbalorditivo 47% dei cittadini americani crede che una nuova guerra
civile possa accadere durante la loro vita.
La
popolazione diffida anche profondamente della macchina della propaganda
mainstream, come evidenziato da precedenti sondaggi che mostrano che quasi il
40% degli americani non si fida minimamente dei propri media.
E chi potrebbe biasimarli?
Il
popolo americano è stato ingannato per decenni, con politici guerrafondai che
lo hanno ingannato nel sostenere guerre e ingerenze straniere che hanno solo
esacerbato i problemi mondiali, che spesso si ritorcevano contro l'elettorato
negli stessi Stati Uniti.
Ora, molti americani credono che le
istituzioni federali corrotte stiano cercando di spingere per uno scontro
globale al fine di privarli dei loro diritti costituzionalmente garantiti e
delle libertà fondamentali.
I
cittadini americani trovano la possibilità della coscrizione militare (nota
come leva negli Stati Uniti) una prospettiva particolarmente preoccupante e un
cattivo presagio dei tempi difficili che stanno per arrivare.
Tali
timori sono cresciuti in modo esponenziale il 14 giugno, quando la Camera ha
approvato una versione modificata del “National Defense Authorization Act”
(NDAA) che ora include una disposizione che registrerà automaticamente tutti
gli uomini americani di età compresa tra i 18 e i 26 anni con il “Selective
Service System”.
In
altre parole, questa è la restituzione delle politiche di leva pre-guerra del
Vietnam e porrà fine al tanto propagandato approccio della "forza
volontaria" (AVF) che stava dominando il pensiero strategico nell'esercito
degli Stati Uniti e nella maggior parte delle altre talassocrazie globali
durante la (prima) Guerra Fredda, continuando per tutti gli anni '90 e 2000.
Tuttavia,
con l'interesse a servire nella maggior parte delle forze armate della NATO che
precipita al suo minimo storico, la leva sembra essere l'unica soluzione a
questo problema.
È
sostanzialmente equivalente alla coscrizione che esiste ancora in molti paesi,
tra cui la Russia e diversi importanti stati membri della NATO.
Un po' ironicamente, i politici statunitensi e
il Pentagono spesso ridicolizzano le forze armate basate sulla coscrizione,
sostenendo che sono "inefficaci".
Tuttavia,
questo approccio è molto più adatto rispetto alla semplice registrazione di
uomini non addestrati per la leva.
Dopotutto, i coscritti russi hanno almeno un
addestramento militare di base, a differenza dei coscritti americani.
Questo è un cambiamento abbastanza radicale
rispetto all'approccio AVF di cui sopra e l'unica spiegazione logica è che gli
Stati Uniti si stanno preparando per una grande guerra.
E ancora una volta, come accade storicamente,
c'è un sostegno bipartisan per questa iniziativa.
L'esercito
americano sta gettando le basi per reintrodurre la leva.
Ad
esempio, importanti rappresentanti democratici come “Chrissy Houlahan” (D-Pa.)
hanno co-sponsorizzato l'NDAA.
Vale a
dire, mentre lei, una "femminista orgogliosa", in precedenza
sosteneva l'espansione della registrazione alla leva sia agli uomini che alle
donne, la sua ultima proposta includeva la registrazione automatica solo per
gli uomini.
È molto interessante vedere i politici
ignorare le proprie presunte convinzioni ideologiche, in particolare quando si
tratta di mandare in guerra i figli di altre persone.
Si potrebbe anche sostenere che le politiche
del regime di Kiev stiano lentamente trovando la loro strada verso l'Occidente
politico.
E in effetti, anche il Pentagono sostiene che
l'unico modo per combattere un avversario quasi alla pari come la Russia è
quello di ripristinare la leva, come evidenziato dalle pubblicazioni dell'”US
Army War College” che ora cercano di preparare gli americani e giustificare la
leva mentre persiste la carenza di manodopera.
In uno
dei suoi saggi (PDF) pubblicato l'anno scorso, il Pentagono sottolinea la
necessità di imparare le lezioni e trarre conclusioni dal conflitto ucraino
orchestrato dalla NATO.
In una
sottosezione intitolata "Vittime, sostituzioni e ricostituzioni", gli
autori sostengono che "i requisiti delle truppe per le operazioni di
combattimento su larga scala potrebbero richiedere una ri-concettualizzazione
della forza volontaria degli anni '70 e '80 e un passaggio alla coscrizione
parziale".
Oltre ad essere l'ennesima prova indiretta
delle enormi perdite tra le forze della giunta neonazista appoggiate dalla
NATO, è anche di cattivo auspicio per gli americani che sarebbero stati
arruolati nell'esercito americano e mandati a combattere un paese come la
Russia e/o la Cina.
Di
conseguenza, quegli stessi americani a cui hanno mentito per tutti questi
decenni non sono esattamente entusiasti di combattere, soprattutto non per lo
stesso governo che sta mentendo loro.
La
retorica che spinge per il ripristino del servizio obbligatorio va avanti da
anni. Alcune delle ultime dichiarazioni di funzionari di alto rango non fanno
che esacerbare la paura della coscrizione generale negli Stati Uniti e in altri
paesi occidentali.
A metà giugno, “Chris Miller”, l'ex Segretario
alla Difesa ad interim, ha suggerito pubblicamente che la leva dovrebbe essere
ripristinata.
Pochi giorni dopo, il “Center for a New
American Security” (CNAS), un think-tank con sede a Washington DC, ha
pubblicato un rapporto in cui ha condotto diversi scenari di wargame che
includevano la coscrizione per un conflitto su larga scala con la Cina.
Il Dipartimento della Difesa (DoD) faceva
regolarmente lo stesso nell'era pre-guerra del Vietnam.
Il
CNAS e altri think tank simili sono profondamente integrati con il Pentagono,
il che lascia gli americani preoccupati per la possibilità che tali scenari
diventino realtà.
È
interessante notare che il rapporto del CNAS sostiene che "[mobilitare]
una forza di 100.000 nuove reclute entro 200 giorni sarebbe quasi impossibile
nelle attuali condizioni culturali], insistendo sul fatto che [Internet e i
social media rappresentano un ostacolo significativo, apparentemente perché
consentono alle persone di condividere informazioni non filtrate].
In
altre parole, questo think-tank legato al Pentagono vuole chiudere il vostro
accesso a Internet per rendere più facile mandarvi in guerra con le
superpotenze nucleari.
Tuttavia, il CNAS è andato oltre, suggerendo
che "qualsiasi progetto significativo potrebbe avere successo solo se il
pubblico sapesse che potrebbe affrontare una vera punizione se si rifiutasse di
conformarsi".
Gli autori hanno anche fatto un'argomentazione
particolarmente curiosa sul fatto che i coscritti più anziani dovrebbero essere
presi di mira per primi, in quanto è più probabile che si oppongano a tali
mandati.
Nonostante
anni di fantasie della macchina della propaganda mainstream sulla "Russia
perdente", decine di milioni di americani hanno accesso a Telegram e
piattaforme simili, mostrando la brutale realtà della guerra moderna.
Insieme
all'atroce rapporto di vittime delle forze della giunta neonazista sostenute
dagli Stati Uniti e dalla NATO in Ucraina, gli americani si rendono conto che
le loro élite guerrafondaie vogliono prepararli a essere la prossima carne da
cannone.
La (s)fiducia dell'opinione pubblica nel
governo degli Stati Uniti è così negativa che i cittadini statunitensi sono più
propensi ad entrare in guerra con il proprio governo piuttosto che con
qualsiasi avversario straniero.
Meno
del 20% degli americani sostiene un ritorno alla leva dell'era pre-guerra del
Vietnam, semplicemente perché non vede un motivo per andare in guerra per gli
Stati Uniti nel loro stato attuale.
Le
cosiddette politiche "woke" e simili degenerazioni della fine della
civiltà sono i principali colpevoli.
La
maggior parte delle persone normali (conosciute come "conservatori" e
"radicali" dagli estremisti liberali al potere) trovano il sistema
assolutamente ripugnante, in particolare ora che il cosiddetto "virus
della mente sveglia" sta lentamente scivolando nel regno della pedofilia e
di simili disturbi mentali e deviazioni sessuali.
Quindi,
chi sano di mente andrebbe in guerra in modo che i cosiddetti
"transessuali" possano ballare nudi di fronte ai loro figli (compresi
i bambini in età prescolare e persino i bambini piccoli)?
In effetti, si può facilmente sostenere che la
stragrande maggioranza delle persone normali prenderebbe le armi o almeno
allontanerebbe le armi dai "malvagi russi e cinesi" che in realtà non
li costringono a fare nulla e li punterebbe contro coloro che lo fanno:
il
governo degli Stati Uniti composto da guerrafondai profondamente corrotti,
criminali di guerra, plutocrati e trafficanti di bambini (tra le altre cose).
(Drago
Bosnic è un analista geopolitico e militare indipendente. Collabora
regolarmente con Global Research.)
L'ONU
dovrebbe lavorare più
attivamente
per ridurre le possibilità
di uno scontro diretto tra
USA/NATO e Russia.
Globaresearch.ca
– (11 luglio 2024) - Bharat Dogra - ci dice:
Il
personale delle Nazioni Unite continua a svolgere un ruolo importante e a volte
salvavita a molte persone che affrontano crisi umanitarie.
Tuttavia,
il ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della pace nel mondo ha sofferto
ed è stato sempre più emarginato, poiché le grandi potenze tendono più
frequentemente a prendere in mano la situazione.
Ciononostante,
l'ONU rimane molto importante e rilevante per qualsiasi iniziativa di pace, e
non si dovrebbe e non si può ignorare il contributo potenzialmente molto
significativo dell'ONU in qualsiasi iniziativa di pace mondiale.
Mentre
ci sono molte zone di conflitto nel mondo e molti rischi per la pace, c'è un
ampio consenso sul fatto che il più grande rischio per la pace e la sicurezza
del mondo deriva dalla possibilità di un confronto diretto tra gli Stati
Uniti/NATO e la Russia.
Le due
parti hanno quasi 11.000 armi nucleari e altre armi di distruzione di massa e
armi altamente distruttive.
Se in qualsiasi confronto diretto tra le due parti,
solo il 5-10% delle armi nucleari venisse utilizzato, allora questo porrebbe
più o meno fine a tutta la vita sulla terra e questo accadrebbe nel modo più
doloroso che si possa immaginare.
Nonostante
il fatto che la possibilità di uno scontro diretto tra USA/Russia e NATO sia il
più grande pericolo che il nostro mondo travagliato deve affrontare, non sono
stati fatti sforzi adeguati al fine di ridurre questa possibilità.
Negli
ultimi anni le possibilità di tale confronto sono aumentate.
Diversi
trattati riguardanti la riduzione della minaccia delle armi nucleari in vari
modi non sono stati rinnovati o sono falliti.
C'è
stato un crescente sospetto e ostilità tra i leader delle due parti.
L'espansione verso est della NATO è sempre stata fonte di crescenti tensioni.
Le
cose sono arrivate al pettine durante la guerra in corso tra Russia e Ucraina e
nella prolungata politica del rischio calcolato, i rischi di uno scontro
diretto tra la Russia e gli Stati Uniti/NATO sono aumentati costantemente e
sono stati a un livello molto alto per un periodo prolungato.
Questo
è profondamente preoccupante, ma non ci sono molti sforzi in corso per ridurre
questi alti rischi.
Fermate
il possibile scenario della Terza Guerra Mondiale!
Conferenza internazionale di pace per lo scioglimento
della NATO e per la denuclearizzazione globale.
Prof.
Francis Boyle.
Purtroppo,
anche l'ONU non è stata coinvolta attivamente nella riduzione di queste
escalation in vari momenti di eventi importanti. Poiché le varie linee rosse
venivano superate nelle relazioni tra le due parti che diventavano più
pericolose, le Nazioni Unite avrebbero potuto intervenire per prevenire
l'escalation per quanto possibile.
Avrebbe potuto almeno lanciare avvertimenti
tempestivi in modi più efficaci.
Tuttavia,
non tutto è ancora perduto e l'ONU può ancora dare un importante contributo
alla de-escalation.
In
questo sforzo dovrebbe cercare e ottenere il sostegno (che dovrebbe essere
prontamente disponibile) di diversi statisti di alto livello, diplomatici,
accademici e altri esperti e attivisti per la pace che di volta in volta hanno
rilasciato dichiarazioni sulla necessità di ridurre queste tensioni o che
attraverso i loro scritti e discorsi sono noti per essere molto preoccupati per
gli alti rischi e le possibilità di uno scontro diretto tra Stati Uniti/NATO e
Russia.
Con il
loro aiuto, l'ONU può organizzare conferenze internazionali molto importanti e
anche incontri più piccoli, da cui possono essere rilasciate importanti
dichiarazioni e avvertimenti non una ma più volte per sottolineare la necessità
di ridurre le tensioni e i rischi di confronto diretto tra NATO/USA e Russia.
Queste dichiarazioni e avvertimenti dovrebbero
essere ulteriormente utilizzati per diffondere la consapevolezza mondiale circa
i rischi molto elevati a livello mondiale di tale confronto.
Con le dichiarazioni rilasciate in varie conferenze,
illustri statisti ed esperti dovrebbero incontrare i leader di entrambe le
parti per chiedere una de-escalation.
Tutto
questo dovrebbe continuare fino a quando non si otterranno dei buoni risultati.
Con
l'autorità e la buona volontà dell'ONU dietro questo, è probabile che una tale
campagna ottenga risultati molto migliori rispetto a qualsiasi campagna
lanciata da qualsiasi altra organizzazione.
(Bharat
Dogra è Coordinatore Onorario della Campagna per Salvare la Terra Ora.
I suoi libri più recenti includono Protecting
Earth for Children, Man over Machine, Planet in Peril e A Day in 2071.
Collabora
regolarmente con Global Research.)
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