Le grandi società USA tagliano i programmi gender.
Le grandi società USA tagliano i programmi gender.
Musk, Trump e il senso della
politica per la libertà di espressione.
Tempi.it – Andrea Venanzoni – (16 -08 -2024) - ci
dice:
L'attacco del Commissario Breton al proprietario di X
dopo l'intervista al candidato repubblicano svela l'ambizione dell'Ue di
guidare la regolazione globale e decidere per legge cosa è vero e cosa è falso.
Con molti rischi.
«Le regolamentazioni minuziose a difesa della libertà
generano servitù. La libertà fiorisce meglio in angoli trascurati».
Il caro,
vecchio “Nicolás Gómez Dávila” aveva colto esattamente la china che la civiltà
avrebbe percorso:
l’ansia cieca e furiosa di darsi presidi di carta, di
legge, per tutelare la libertà, destinati però a divenire, e nemmeno in tempi
tanto dilatati, legacci e vincoli servili.
Che l’Unione Europea abbia un problema di bulimia
burocratico-normativa è cosa nota, palesemente evidente; spesso anzi la
mancanza di piena investitura democratica di alcuni suoi organi si sublima
esattamente in questa capziosa e cavillosa sovrabbondanza di norme, in una
sorta di trasfigurazione del principio di legalità in purissima legalità
procedurale.
Non siamo organi politici, ma burocratici, sembrano
affermare i Commissari europei, e l’eco del pensiero di “Kojéve” si sente
arrivare da lontano, e allora ci legittimiamo producendo norme.
Il Commissario “Breton” contro “Elon Musk”.
Il problema è quando però gli stessi Commissari, come
nel caso di” Thierry Breton”, sembrano lasciar trasparire una loro agenda
politica.
Breton, Commissario al mercato interno e padre
politico del recentemente approvato “Digital Services Act” (DSA), ha da tempo
ingaggiato una lunga e dura battaglia nei confronti di “Elon Musk” e di “X”.
Ma, nel caso della conversazione tra il “patron di X
“e il candidato repubblicano alla Casa Bianca “Donald Trump”, Breton si è
spinto oltre, rischiando l’incidente diplomatico e l’ingerenza nel processo
elettorale statunitense.
Difatti l’alto burocrate europeo ha inviato a Musk una
durissima lettera nella quale, ricordando l’indagine che la Commissione sta
conducendo su “X “a causa della asserita scarsa adesione ai meccanismi di
compliance previsti dal DSA e richiamando gli scontri che stanno avvenendo in
Inghilterra, ha espresso la sua preoccupazione per la potenziale diffusione di
ulteriori “fake news “e ha messo nel mirino proprio l’intervista a Trump.
È un atto
oggettivamente senza precedenti.
E per molti
motivi.
Un” assist” potentissimo a Trump e Musk.
Innanzitutto, Breton è un Commissario appartenente
alla vecchia Commissione e se sarà confermato, ciò avverrà a partire da
settembre.
Nonostante alcuni dicano che la Francia starebbe
lavorando per confermarlo, mi piace ricordare che a mente dell’articolo 17 TUE
i Commissari agiscono in maniera indipendente rispetto i Paesi di loro
provenienza:
quindi, nonostante Macron ambisca a considerarlo
magari confermato già da ora, non è e non può essere così.
Quindi la sua investitura è traballante e formalmente
in scadenza, almeno fino ad avvenuto, eventuale rinnovo.
Un po’ troppo per sentirsi investiti di un atto tanto
dirompente.
In secondo luogo, per la prima volta, non vengono
richiamate genericamente “fake news” o un fatto determinato di disinformazione,
ma una “potenziale disseminazione di disinformazione” in conseguenza di un
colloquio politico riferito alla campagna elettorale statunitense, cioè di un
Paese extra-Ue.
In terzo luogo, a conferma della estrema gravità e
della intrinseca politicità di quella lettera, “Breton” non ha concordato in
alcun modo il testo e l’invio con la Commissione stessa, come ha denunciato la
stessa Commissione immediatamente dopo la divulgazione della nota.
C’è da pensare che una presa di distanza tanto netta
quanto istituzionalmente inusitata, sia stata dettata alla Commissione da una
evidente preoccupazione: quella di aver offerto a Trump e allo stesso Musk una
straordinaria arma per attaccare la cavillosità burocratica europea e la sua
tendenza a ingerirsi, quale sorta di regolatore universale, anche negli affari
di politica interna di Paesi extra-Ue.
Un assist potentissimo a Trump.
Il DSA e la libertà di espressione: una questione
globale.
Gli americani che hanno attaccato “Breton” e l’”Unione
Europea” utilizzando meme raffiguranti la guerra di indipendenza del 1776 non
hanno poi mancato di molto il bersaglio:
perché l’Ue
nutre una nemmeno tanto nascosta ambizione di proporsi davvero come guida della
regolazione mondiale.
Lo strano senso della Commissione europea per la
disinformazione.
Inoltre la sinistra vuole la censura social per chi
non la pensa come lei sul clima.
L’esternalità politica della regolazione
dell’ecosistema digitale, capace di impattare al di là delle limitazioni
territoriali, consiste esattamente nel proporsi come stella polare anche per
imprese, piattaforme digitali, Stati che non appartengono alla Ue.
Si chiama “Brussels effect”, ovvero un traboccamento
regolatorio che per importanza e impatto delle nuove norme finisce per
riverberarsi anche nelle scelte di soggetti extra-Ue.
Il precedente più effettivo e importante è quello
rappresentato dal “GDPR,” che è divenuto pietra miliare della protezione dei
dati personali ben al di là del territorio dei Paesi aderenti alla Ue.
È indubbio
infatti come moltissime aziende, quotidiani, piattaforme digitali, americani e
giapponesi, operando anche a beneficio del pubblico europeo, si siano dovuti
rendere “compliant” di quella normativa.
Con il DSA
l’ambizione è esattamente la stessa.
Proporre un modello di contrasto alla
“disinformazione” e alle “fake news” e di “tutela degli utenti”, anche mediante
la responsabilizzazione delle piattaforme nella “content moderation”, che possa
andare oltre la mera Unione.
Le “piattaforme social” sono editori?
Non è questa ovviamente la sede per una analisi
tecnica del complessissimo “framework normativo” del DSA e dei provvedimenti a
questo collegati, ma può dirsi sommariamente che il radicamento della sua
applicabilità ricorrendo al parametro di stabilimento dell’utente, e non della
piattaforma stessa, è un metodo per riaffermare la sovranità digitale
dell’Unione:
in questa prospettiva, non c’è dubbio alcuno che”
Musk” e “X “ne debbano rispettare le previsioni normative, visto che la
piattaforma impatta anche su milioni di cittadini di Paesi aderenti all’Unione.
I problemi però
non sono pochi, e non tutti sono stati risolti dal DSA, anzi.
Il primo è la semplicistica riduzione che molti
commentatori vorrebbero proporre delle piattaforme a editori, con tutte le
connesse responsabilità.
In realtà, il sistema di compliance previsto dal DSA
non va in questo senso, semplicemente perché il riconoscimento di una
piattaforma quale editore finirebbe per integrare, per citare rovesciandone il
postulato finale un noto libro americano sulla sezione 230 del “Communications
Decency Act”, le parole che distruggono Internet.
La fine delle piattaforme digitali.
Il DSA è un insieme complesso e articolato di
co-regolazione e di autoregolazione connessa a sistemi di compliance, dai
codici di condotta inseriti in un contesto nuovo rispetto quelli già vigenti
del 2016 e del 2018, alla applicabilità soggettiva alle piattaforme di
erogazione di servizi intermediari fino a modalità di “risk assessment”
punteggiate di audit e di flussi informativi con le istituzioni euro-unitarie,
ma in alcuni elementi riprende, come già la direttiva 2000/31 faceva, le
clausole di esonero, conosciute nella
regolazione americana come “samaritan clause”, tipiche dei media digitali, nei
quali difficilmente sarebbe ipotizzabile una responsabilità oggettivizzata
simile a quella editoriale.
Si fa presto a dire che una piattaforma dovrebbe
essere riconosciuta “sic et simpliciter come un editore,” ma questo
significherebbe, senza molti giri di parole, la fine totale delle piattaforme
digitali, che sarebbero costrette come un qualunque direttore responsabile ad
esperire un controllo minuzioso su qualunque contenuto.
La Ue e il “modello Facebook”.
Il DSA ha già stretto moltissimo le maglie e
responsabilizzato le piattaforme in maniera persino eccessiva, tanto ciò vero
che molte, come “Meta”, per non incorrere in alcun rischio, cancellano e
censurano contenuti senza andare troppo per il sottile:
chiunque abbia una pagina “Facebook”, sa bene a cosa
io mi stia riferendo e a come negli ultimi mesi siano divenuti a rischio
cancellazione persino contenuti evidentemente artistici o letterari.
Infatti “pronti, via”, “Starmer” blocca la legge che
difende la libertà di parola nei college.
Ma quale “hate crime”, qualcuno ricordi ai”
progressisti” la distinzione tra peccato e reato.
È questo il modello cui ambisce la Ue?
Un sistema in cui “L’origine del mondo” di “Courbet”
viene considerato oscenità o un libro non pianamente conforme alla vulgata
comune, per quanto ricercato, documentato, motivato, merita di essere
cancellato?
Ma soprattutto, il vero problema a monte, fulcro di
questa enorme battaglia: quando una notizia deve essere considerata falsa e,
soprattutto, quando la falsità viene considerata giuridicamente meritevole di
censura e cancellazione?
La guerra contro le false notizie.
Nella sua lettera,” Breton” fa espresso riferimento
agli scontri che da settimane ormai stanno agitando l’Inghilterra.
In precedenza, era stato già il “premier britannico
Starmer” a puntare il dito direttamente contro “Musk”, accusandolo di aver
contribuito a soffiare sul fuoco: “Musk” ha infatti contribuito ad amplificare
notizie che si sono poi rivelate false. Non solo, secondo i vertici Ue e quelli
britannici, avrebbe anche evocato la guerra civile.
Su questo secondo aspetto, in realtà “Musk” ha scritto
su “X” che «la guerra civile è inevitabile», una frase che può certo essere
letta come evocazione ma anche come presa d’atto di un dato di fatto:
una frase che di suo non è riconducibile nell’alveo di
una precisa previsione normativa, non più di quanto “Lo scontro delle civiltà”
di “Huntington” non possa essere accusato di rinfocolare la guerra tra civiltà.
In fondo, come insegnava “Marc Bloch” ne “La guerra e
le false notizie”, molto spesso è proprio il potere costituito a servirsi della
diffusione di notizie false.
Immaginare una falsità e una verità determinate dallo
Stato e soprattutto quando la falsità integri un rischio sistemico meritevole
di repressione lascia intravedere un futuro non troppo roseo.
Tanto ciò vero che la prima “fake news della storia
“potrebbe essere verosimilmente quella riportataci da “Tucidide “e riguardante
la “falsa lettera di Pausania” indirizzata a “Serse”, lettera che valse un
processo al” reggente di Sparta.”
E, altrettanto non casualmente, la difficoltà di
stabilire in cosa consista la falsità di una notizia, o peggio ancora di una
opinione, e di quando la stessa poi diventi rischio sistemico, ha tenuto
lontani gli organi europei da una piena tipizzazione espressa del concetto di
“fake news”, che viene invece ricavato da un complesso, e ambiguo, “framework
ricostruttivo”.
Il passo che separa abuso di potere e convenienza
politica.
Una china pericolosa, si diceva, perché come in tutti
quei casi in cui si assiste alla regolazione giuridica di quanto non è concetto
giuridico, la falsità come la oscenità, il passo che separa tutela da abuso del
potere e convenienza politica è molto breve.
E lo sanno bene in Inghilterra, dove a legislazione
vigente e immutata ma a sensibilità politica di molto mutata, si “sta
comminando la galera” a gente ‘rea’ del post sbagliato sui social media.
Questo perché istigazione, falsità, odio sono e
restano concetti sdrucciolevoli, non-giuridici, difficilmente correlati a un
nesso causale tra espressione verbale, o digitale, e azione violenta.
E la scelta di
come azionare quei dispositivi metagiuridici è intrinsecamente politica, legata
al senso comune di un dato momento storico, un senso comune che persino i
giudici sovente ossequiano.
E questo sì diventa pericoloso.
Quello Strano Naufragio della “Bayesian”
a Palermo: la
Fotocopia del Vertice
di Spie sul
Lago Maggiore?
Conoscenzealconfine.it – (22 Agosto 2024) -
Cesare Sacchetti – La crunadellago.net -ci dice:
Ancora una volta ci pare di rivivere storie e copioni
già scritti e letti qualche tempo fa.
Il 19 mattina ci svegliamo e apprendiamo che nella
notte ci sarebbe stata una presunta tromba d’aria nei pressi di Porticello, nel
Palermitano, che avrebbe causato l’affondamento di una barca a vela di ben 56
metri, il “Bayesian”.
Non appena abbiamo letto “tromba d’aria” ci è sembrato
di rivivere il “deja vu” del lago Maggiore, quando nell’aprile del 2023 una
congrega di agenti dell’”AISE” assieme a uomini del “Mossad “quali “Erez
Shimoni”, già impegnato in diverse delicate missioni per conto dello stato
ebraico, si riunivano su una barca a vela nei pressi della ridente località
lombarda a non molta distanza dal confine svizzero prima che il natante
affondasse anche lì per una fantomatica “tromba d’aria”.
Lo Yacht Bayesian di Porticello: Replica del Lago
Maggiore?
L’episodio di Porticello sembra essere il diretto
figlio di quello del lago Maggiore del 2023.
Intanto la prima cosa da fare è passare in rassegna la
ricostruzione che ci hanno offerto i media, che appare molto lontana
dall’essere credibile.
I media italiani a distanza di poche ore dai fatti
sembravano aver già ricevuto la velina da scrivere sulle pagine della carta
stampata, nonostante questa ormai non se la legga, comprensibilmente, più
nessuno.
Ci viene detto che questa barca a vela lunga, il
“Bayesian”, sarebbe affondato in seguito ad una improvvisa “tromba d’aria”.
L’”Ansa” nel suo articolo ricostruisce così l’accaduto
che avrebbe provocato il disastro.
“Secondo alcuni testimoni l’imbarcazione quando si è
scatenato il tornado era ancora in rada davanti al porto di Porticello.
L’ancora era abbassata.
Il nubifragio che si è abbattuto avrebbe spezzato
l’imponente albero a vela. Questo avrebbe provocato uno sbilanciamento
dell’imbarcazione che avrebbe poi provocato il naufragio.
I velieri in
rada erano due.
È stata propria l’altra imbarcazione a soccorrere la
Bayesian.”
Non abbiamo quindi un resoconto diretto dei
giornalisti, ma quello di alcuni presunti testimoni che riferiscono che la
barca era in rada, quindi ancora vicina al porto, e che questo “nubifragio”
sarebbe stato così imponente e violento da spezzare addirittura l’albero della
barca nel giro di pochi minuti.
Ora, in tutta onestà, non risulta che la notte del 19
agosto a Porticello si sia abbattuta sulla località siciliana una sorta di
potentissima e violentissima “tempesta perfetta” tale da spezzare l’enorme
albero di una barca in pochi minuti.
Chi ha qualche conoscenza di barche, sa perfettamente
che per buttare giù un natante simile ci vuole ben altro.
Se leggiamo poi
le caratteristiche del Bayesian, sempre in un articolo dell’Ansa, comprendiamo
meglio il perché:
“Alimentato da due motori diesel Mtu a 8 cilindri da
965 CV naviga a 12 nodi e raggiunge una velocità massima di 15 nodi.
La barca ha il secondo albero più alto al mondo e il
più grande albero in alluminio di 75 metri.”
Non parliamo, come si può vedere, di una barchetta
qualunque, ma di uno yacht a vela che ha uno degli alberi più alti al mondo che
non si spezza subito in seguito al maltempo, altrimenti ogni qual volta si
prende il mare e ci sono tempeste e maltempo ben più violenti, questo tipo di
barche dovrebbero subito affondare, e ciò non accade al largo in condizioni
molto peggiori, figuriamoci se qualcosa del genere può verificarsi nella rada
di un porto.
Il “Bayesian” era una delle eccellenze di
cantieristica navale prodotte dal “gruppo Perini Navi”, il cui sito da qualche
giorno risulta stranamente irraggiungibile.
Le immagini poi
che ci sono state mostrate dai media non fanno pensare francamente a nessun
“tornado” ma certamente a delle forti e intense folate di vento, che da sole
non sono certo in grado di spezzare un albero di 75 metri in alluminio e di
provocare poi il rapido affondamento della barca.
Appare strano poi che questo “violento nubifragio” sia
stato in grado di affondare il “Bayesian” mentre l’altra barca che era in rada,
più piccola dello yacht a vela, non ha avuto nessuna difficoltà con questo
presunto “tornado”, tanto che questa seconda imbarcazione è stata persino in
grado di dare assistenza alla prima.
Leggiamo poi un’altra testimonianza riportata sempre
dall’Ansa di un uomo che avrebbe presumibilmente assistito alla scena, ma del
quale non si fa il nome: “Quell’imbarcazione era tutta illuminata.
Verso le 4.30 di mattina non c’era più.
Una bella imbarcazione dove c’era stata una festa.
Una normale giornata di vacanza trascorsa in allegria
in mare si è trasformata in tragedia.
L’imbarcazione non era distante dal porto. Bastava
poco per alzare l’ancora e dirigersi in porto.
Evidentemente sono stati sorpresi dalla burrasca che
si è abbattuta improvvisamente e non sono riusciti ad evitare l’affondamento“.
Sarebbe interessante sapere come fa questo anonimo
testimone a sapere che a bordo ci sarebbe stata una “festa”, se lui non era
appunto a bordo e non conosceva nemmeno apparentemente nessuno che era salito
sulla barca, a meno che non si tratti dello stesso tipo di “festa” che i media
hanno provato a far credere che si stesse svolgendo sulla barca affondata sul
lago Maggiore.
Sullo “Bayesian” c’erano diverse persone di diverse
nazionalità quali inglesi, canadesi, statunitensi, neozelandesi, con doppio
passaporto francese ed inglese, e un irlandese e questa varietà di Paesi non fa
pensare ad una comitiva di turisti dello stesso Paese che fa una gita in barca,
ma a diverse persone che si erano date appuntamento sullo “Bayesian” non per
sorseggiare un bicchiere di vino in una calda domenica d’agosto, ma per qualche
altro tipo di attività “professionale”.
Mike Lynch, “Dark trace” e i Servizi Inglesi.
Sulla barca c’era anche un personaggio come “Mike
Lynch”, attualmente ancora scomparso, che nel Regno Unito era noto per essere
una sorta di “Bill Gates inglese”, dato il suo ruolo nella informatica inglese,
ramo nel quale aveva avuto anche delle grane per un processo a suo carico per
frode dal quale era uscito indenne soltanto pochi mesi fa.
“Lynch” era comunque certamente vicino agli “ambienti
del mondialismo” che contano, in quanto era stato premiato dal “forum di Davos
nel 2015” per le innovazioni portate dalla sua società, “Dark trace,” attiva
nel settore della sicurezza informatica e covo di agenti dei servizi segreti
britannici, quali l’ex direttore dell’ MI5 il generale “Lord Evans of Weardale”
e l’agente della “CIA” “Alan Wade”.
“Dark trace ha anche ricevuto l’appalto dal governo
inglese per occuparsi della sicurezza informatica del servizio sanitario
inglese, il “National Health Service”, il quale si serve di una società
israeliana, la” Carbyne911”, per gestire la mole dei dati dei pazienti inglesi.
La “Carbyne911” però non è una società qualunque. Nel
suo consiglio di amministrazione ci sono uomini quali “Ehud Barak”, già primo
ministro israeliano e molto vicino a “Netanyahu,” e “Nicole Junkermann,” ex
membro delle forze armate israeliane, amico del pedofilo e agente del Mossad,
Jeffrey Epstein.
Gli ambienti nei quali era, o è, qualora dovesse
essere ritrovato vivo, integrato “Lynch” sono quelli dei servizi segreti
britannici ed israeliani.
C’è poi un altro elemento molto interessante da
prendere in considerazione. Lo scorso 23 luglio, nell’azionariato di
“Darktrace”, era entrato il noto, o famigerato, fondo di investimenti”
BlackRock,” che assieme a “Vanguard”, come abbiamo visto in molteplici
occasioni, controlla le più grosse corporation del mondo.
“BlackRock” è un enorme deposito di scatole cinesi che
serve a mascherare le partecipazioni dei” Rothschild”, i quali da più di due
secoli si servono di tutta una rete di prestanome e agenti per non figurare
direttamente tra i proprietari delle loro società.
Non era solo” Lynch”, tra l’altro, l’unico pezzo da
novanta del mondo finanziario e tecnologico presente su quella barca.
Assieme a lui c’era un personaggio di alto profilo
della finanza di Wall Street, quale “Jonathan Bloomer”, presidente di” Morgan
Stanley”, altra banca partecipata dalla solita accoppiata “BlackRock-Vanguard,”
che risulta anche lui disperso nei fondali di Porticello.
Questi, come si vede, non sono i profili di un gruppo
di allegri turisti della domenica ma sono i nomi che contano della finanza
internazionale e del settore della cyber sicurezza strettamente legato al mondo
dell’intelligence.
Dopo aver fatto le nostre verifiche, siamo in grado di
confermare che anche in questa occasione sullo “Bayesian” non c’era affatto una
innocente festicciola agostana, ma un incontro di alto livello tra membri della
finanza e di diverse agenzie di intelligence Occidentali, in particolare quelle
del gruppo “Five Eyes”, del quale fanno parte i 5 Paesi che costituiscono la
cosiddetta anglosfera quali Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova
Zelanda.
Stavolta, secondo quanto riferiscono fonti di
intelligence dei Paesi dell’Europa Orientale, gli uomini di questi servizi
stavano studiando una qualche operazione di destabilizzazione della Turchia di
Erdogan, finita sulla lista nera dell’anglosfera dopo il suo avvicinamento con
la Russia e la sua recente richiesta di entrare a far parte dei BRICS.
Uno scenario non affatto dissimile dal precedente del
lago Maggiore, dove invece i servizi italiani, anglosassoni ed israeliani
stavano preparando una provocazione in Kosovo, come detto in precedenza.
Il governo Meloni, ancora una volta, si sarebbe
prestato a mettere a disposizione delle varie spie il territorio italiano, che
sotto questa disgraziata e corrotta classe politica ormai è diventato una zona
franca per consentire all’anglosfera e ad Israele di mettere in atto le sue
provocazioni contro la Russia.
A guastare la “festa” ci risulta che sia stato ancora
una volta un intervento esterno, e non certo una “tromba d’aria”, in maniera
non molto dissimile da quanto si era già visto sul lago Maggiore, quando i
russi intervennero per sabotare l’incontro e mandare un segnale molto chiaro ai
provocatori atlantici.
Il sito “Uncensored Foreign Policy” ha scritto che ad
affondare la barca potrebbe essere stata un’arma ad energia diretta.
A noi è stata
fornita una versione alquanto simile a questa.
Quella che abbiamo letto sui quotidiani in questi
giorni evidentemente è la solita storia di copertura dei media, che non è altro
che una velina già scritta dai servizi Occidentali e che i quotidiani si
limitano a trascrivere fedelmente come gli è stato ordinato.
La lezione che ha lasciato il compianto “Udo
Ulfkotte”, giornalista tedesco morto in circostanze ancora oggi non chiarite,
resta più attuale che mai.
La stampa nel mondo Occidentale non è altro che una
emanazione dei servizi israeliani e angloamericani e ciò non avviene al di
fuori delle democrazie liberali, ma all’interno di esse.
Lasciamo i lettori con questa ultima considerazione
per dare loro uno spunto di riflessione sulla vera natura delle
liberal-democrazie concepite dagli “illuministi massoni” ai tempi del secolo
dei Lumi.
La fitta tela di menzogne di questo sistema non viene
dal tanto vituperato “fascismo”.
Viene dal tanto
osannato liberalismo.
(Cesare Sacchetti)
(lacrunadellago.net/quello-strano-naufragio-della-bayesian-a-palermo-la-fotocopia-del-vertice-di-spie-sul-lago-maggiore/)
“Nudging” e Spegnimento dell’Empatia.
Conoscenzealconfine.it –( 21 Agosto 2024) – Redazione
– ci dice:
Cos’è il “nudging”, la manipolazione psicologica, e
come è stato usato durante la “pandemia”?
“Coloro che hanno dovuto sperimentare in prima persona
questa esclusione e questo odio non dimenticheranno mai questa esperienza
inquietante”.
“Dietro la parola dal suono innocuo ‘nudging’ si
nascondono tecniche che funzionano in profondità nella psicologia e possono
essere utilizzate per indirizzare le persone nella direzione desiderata.
In psicoterapia, questi metodi vengono utilizzati –
con la conoscenza e il consenso del paziente – per ottenere il cambiamento di
comportamento desiderato. Tuttavia, se queste tecniche vengono utilizzate
all’insaputa delle persone colpite, si tratta di manipolazione“, spiega
“FASSADENKRATZER”.
“Lo ‘spegnimento’ dell’empatia funziona attribuendo
caratteristiche spaventose, disumane o disgustose a un ‘nemico’ e
disumanizzandolo.
Ciò aumenta la disponibilità a usare la violenza
contro il ‘nemico’ o almeno la tolleranza della violenza contro queste
‘creature’” (vedi israeliani con palestinesi o vaccinati con non vaccinati –
nota di conoscenze al confine).
La manipolazione segue sempre lo stesso principio di
base e funziona ancora e ancora:
creando paura e
altri fattori di stress (come la perdita dell’esistenza o l’esclusione dalla
comunità) si crea un punto di partenza ideale per rendere le persone ricettive
alle “soluzioni” offerte.
Allora c’è bisogno di un nemico che sarà ritenuto
responsabile della situazione stressante (persone non vaccinate, russi,
negazionisti del clima, di destra).
Questo viene
sistematicamente disumanizzato per spegnere l’empatia.
Negli ultimi anni, queste tecniche di manipolazione
(chiamate anche tecniche di “soft power”) sono state utilizzate sempre più
ampiamente per orientare le persone nella direzione desiderata.
Oggi esistono
più di 400 cosiddette “unità di nudging” in tutto il mondo che lavorano a
stretto contatto con i governi.
Questa “direzione delle masse” mirata ha funzionato
sorprendentemente bene sulla scia della pandemia del coronavirus.
Con il virus avevamo un nemico ottimale (perché
invisibile), contro il quale è stata volutamente fomentata la paura della
morte.
C’era anche la narrazione dei “malati asintomatici”:
cioè ogni persona veniva dichiarata potenziale
portatrice di morte, il che creava il massimo dello stress.
Con la disponibilità della nuova vaccinazione a mRNA,
alle persone è stata offerta una “soluzione” semplice per proteggere “sé stessi
e gli altri” (rafforzata da strategie di ricompensa).
Chiunque non lo facesse era comunque considerato una
minaccia per la salute e la vita dei suoi simili, ed era considerato
antisociale perché accettava consapevolmente questo “mettere in pericolo gli
altri”.
Le persone non vaccinate sono state sistematicamente
disumanizzate politicamente e nei media (“ratti”, “angeli della morte”,
“parassiti pubblici”… ), il che ha reso possibili i successivi ben documentati
e incredibili eccessi di odio contro un intero gruppo di popolazione, in cui
tutti i tabù caddero (esistevano suggerimenti espressi ufficialmente per
limitare e rendere difficile la vita a queste persone: tagliare loro le
prestazioni sociali, vietargli di fare acquisti, di ricevere cure mediche,
limitazioni di movimento, minaccia di deportazione nei campi, privazione della
possibilità di residenza legale nel proprio paese e perfino appelli senza
censura all’omicidio nel mainstream).
Ciò ha portato a una divisione enorme nella nostra
società e nelle persone.
Un argomento molto attuale nella ricerca sul “nudging
“consiste anche nel convincere le persone a fidarsi di alcuni “esperti”
(desiderabili) e rifiutarne altri.
La parte
indesiderabile è spesso associata a caratteristiche negative e al pericolo
(minaccia per la salute, il pianeta, la democrazia…), che scatena paura e
rifiuto.
La manipolazione nella direzione desiderata inizia con
i nostri figli all’asilo (ad esempio, in un libro per bambini i “negazionisti
del clima” vengono raffigurati come maiali), e per influenzare meglio i
bambini, la famiglia viene sempre più distrutta (sessualizzazione precoce,
interrogazione sul…sesso biologico…).
Coloro che hanno dovuto sperimentare in prima persona
questa esclusione e questo odio non dimenticheranno mai questa esperienza
inquietante.
(presskit.it/2024/08/17/cose-il-nuding-la-manipolazione-psicologica-e-come-e-stato-usato-in-pandemia-coloro-che-hanno-dovuto-sperimentare-in-prima-persona-questa-esclusione-e-questo-odio-non-dimenticheranno-mai-questa-e/).
Il “gender gap” si sta chiudendo
nelle aziende
tecnologiche.
Computerweekly.it – Redazione pubblicato –
(14/03/2024) – ci dice:
Il gender gap è minore rispetto al passato nel mondo
tech per diverse ragioni
Il settore tecnologico è da tempo dominato dagli
uomini, ma non è sempre stato così.
Tra gli anni 50 e 60 buona parte delle persone che
lavoravano nel campo dell’IT erano donne.
Si trattava di ruoli e livelli di sviluppo molto
diversi rispetto a quelli odierni, ma la programmazione è per lungo tempo stata
femminile.
Furono principalmente i videogiochi a cambiare questa
tendenza.
Sponsorizzati come hobby principalmente per ragazzi, i
videogame crebbero negli anni ’70 una generazione di maschi appassionati di
tecnologia.
Così, quando il settore tech ebbe la sua prima vera
esplosione negli anni ’90, la popolazione disposta a lavorarvi era
principalmente maschile.
Così uno dei settori più influenti nell’economia
mondiale ha sviluppato un ambiente prettamente composto da uomini, ma negli
ultimi decenni questa tendenza sta cambiando rapidamente.
Sia negli Stati Uniti che in Europa il “gender gap” si
sta rapidamente chiudendo.
Dal 2019 al
2023 in Usa le donne nel settore tech sono passate da 31% al 35% della forza
lavoro, nel Regno Unito dal 29% al 32% e in Ue dal 23% al 25,2%.
Aumenti significativi legati all’ondata di assunzioni
pandemiche, ma dati che includono anche la successiva tornata di licenziamenti
che ha colpito tutte le grandi aziende del settore.
Sono diverse le ragioni di questa inversione di
tendenza.
Da una parte settori molto diversi hanno ormai
necessità di addetti che si occupino di IT.
Per questa ragione molti posti di lavoro nel settore
si sono aperti in aziende che non hanno una cultura legata alla massiccia
presenza di addetti uomini.
Uno dei principali elementi che sta attraendo le donne
verso le aziende tech è però la flessibilità del lavoro.
I giganti del
settore sono tra le compagnie che hanno implementato di più il lavoro da remoto
anche dopo la pandemia.
Questo permette alle donne di conciliare meglio lavoro
e vita privata, rendendo di conseguenza questi posti di lavoro molto più
attraenti di prima.
Tra percezione e realtà: il ruolo
dell’economia nelle presidenziali Usa.
Lavoce.info -
Mario Macis – (31/01/2024) – ci dice:
Biden può vantare successi economici tangibili, ma la
percezione dei cittadini è più orientata al pessimismo.
Si tratta di un fattore che potrebbe rivelarsi
decisivo nelle elezioni presidenziali di novembre.
Quanto pesano le crisi geopolitiche.
Presidenziali Usa in un anno di elezioni.
Nel corso del 2024, un anno elettorale di portata
globale, più della metà della popolazione mondiale, approssimativamente 4
miliardi di persone in 50 paesi, sarà chiamata alle urne per eleggere i propri
rappresentanti.
Tra questi paesi rientrano giganti come l’India e
l’intera Unione europea, ma è innegabile che un’attenzione particolare sia
riservata alle elezioni presidenziali americane, che si distinguono per il loro
impatto e risonanza internazionale.
In queste elezioni, nonostante l’importanza di temi
come immigrazione, geopolitica, aborto e le cosiddette “culture wars”,
l’economia si conferma come un argomento di primaria rilevanza nella campagna
elettorale.
Analizzando i dati, il presidente “Joe Biden” può
vantare alcuni successi notevoli, che possono essere sintetizzati come “due
missioni compiute e mezza” (tenendo presente che i presidenti amano prendersi
il merito quando le cose vanno bene e cercano scuse quando vanno male, per cui
le mie osservazioni si devono interpretare con questo caveat in mente).
La ripresa dopo la pandemia.
La prima missione compiuta è l’aver guidato il paese
fuori dalla pandemia, con una ripresa economica più forte rispetto agli altri
paesi sviluppati.
Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è
aumentato a un tasso annualizzato del 5,2 per cento nel terzo trimestre e del
3,3 per cento nel quarto trimestre del 2023.
Secondo le analisi dell’economista “Daniel Harari”,
gli Stati Uniti hanno registrato l’aumento percentuale più elevato del Pil
reale tra i paesi del G7 nel terzo trimestre del 2023 rispetto ai livelli
pre-pandemia (quarto trimestre del 2019), con un incremento del 7,3 per cento.
Il dato mette in evidenza la robustezza della ripresa
economica americana, in netto contrasto con le variazioni più modeste
registrate dai membri europei del G7.
Ad esempio, nello stesso periodo, l’Italia ha avuto
una crescita del 3,4 per cento, mentre la Francia un incremento dell’1,7 per
cento.
Il Regno Unito e la Germania, invece, si posizionano
agli ultimi posti in Europa, con aumenti rispettivamente dell’1,4 e dello 0,3
per cento.
Durante la presidenza di Biden si è verificata una
seconda “missione compiuta”, ovvero il fatto che l’inflazione sia tornata sotto
controllo, realizzando un “soft landing”, un atterraggio morbido, senza
innescare una recessione.
Vi è un vivace
dibattito su quali meccanismi abbiano prodotto il risultato, se il rialzo dei
tassi di interesse da parte della “Federal Reserve”, l’attenuazione delle
interruzioni della catena di approvvigionamento o altri fattori.
Ma il fatto è
che dopo aver raggiunto un picco del 9,1 per cento a giugno 2022, il tasso di
inflazione negli Usa è sceso significativamente.
Le ultime rilevazioni hanno mostrato che i prezzi sono
aumentati solo dello 0,2 per cento da novembre a dicembre 2023, leggermente
sopra l’obiettivo annuale del 2 per cento fissato dalla Fed.
Questi dati sono particolarmente rilevanti
considerando che non solo non c’è stata una recessione, ma il mercato del
lavoro è estremamente forte, con una disoccupazione stabilmente bassa intorno
al 3,7 per cento e numeri record di occupati.
Rispetto all’inizio della pandemia a febbraio 2020,
l’economia Usa conta oggi quasi 5 milioni di posti di lavoro in più.
Inoltre,
nonostante l’inflazione, la crescita economica è stata accompagnata da aumenti
dei salari reali, cioè aumenti dei salari nominali superiori agli aumenti
dell’inflazione.
Un recente studio empirico ha evidenziato che la
ripresa post-pandemia ha portato a un significativo miglioramento dei salari
per i lavoratori nella fascia bassa della distribuzione, riducendo il divario
di retribuzione tra laureati e non laureati e contrastando significativamente
l’incremento dell’ineguaglianza salariale registrato negli ultimi quarant’anni
negli Stati Uniti.
La “mezza” missione compiuta da Biden riguarda il
riavvio degli investimenti pubblici in America, dopo decenni di stasi.
Gli
investimenti in infrastrutture, transizione ecologica e nel settore considerato
strategico dei semiconduttori hanno rappresentato una componente importante
della “Bidenomics”, insieme a politiche a favore dei sindacati dei lavoratori e
azioni di protezione di consumatori e lavoratori contro il potere di mercato
delle grandi imprese, anche attraverso una politica antitrust più aggressiva.
La missione è “mezzo compiuta” perché il Congresso
diviso non ha consentito al presidente di realizzare tutto ciò che aveva in
programma:
su questo presumibilmente sarà costruita la
piattaforma per la sua rielezione, probabilmente annunciandola in occasione del
discorso sullo “State of the Union” il 7 marzo prossimo.
Cosa pensano gli americani dell’economia.
Tuttavia, Biden si trova ad affrontare una percezione
molto diversa nella popolazione.
Importanti
fasce di americani sono scontente della situazione economica.
Un recente sondaggio di “Pew Research” mostra che
circa tre americani su dieci (28 per cento) attualmente valutano le condizioni
economiche nazionali come eccellenti o buone, mentre una quota simile (31 per
cento) afferma che sono cattive e circa quattro su dieci (41 per cento) le
considerano solo “discrete”.
A gennaio 2020, all’inizio dell’ultimo anno
dell’amministrazione Trump, ben il 57 per cento degli americani considerava la
situazione economica eccellente o buona.
Lo scollamento tra realtà e percezione è stato da
alcuni battezzato “vibecession”, o recessione nelle “vibes”, cioè nelle
“sensazioni” della gente.
“John Burn-Murdoch” mostra che un ampio divario tra
come le persone dicono di sentirsi riguardo all’economia e gli indicatori di
come l’economia sta effettivamente andando è un fenomeno specifico agli Stati
Uniti.
È difficile non associare queste percezioni con il
giudizio negativo sul presidente Biden, considerando che attualmente solo il 33
per cento degli americani approva la sua presidenza, mentre il 65 per cento la
disapprova.
Il tasso di approvazione del presidente non supera il
40 per cento dall’aprile 2022.
Come si spiega lo scollamento?
Tra coloro che dicono che le condizioni sono cattive o
solo discrete (il 72 per cento degli americani), le motivazioni più
frequentemente espresse sono l’inflazione elevata (28 per cento) e l’alto costo
della vita (21 per cento).
Una possibilità
è che, sebbene l’inflazione abbia effettivamente rallentato, ci voglia un po’
di tempo perché le persone percepiscano concretamente questo cambiamento.
Se le percezioni dipendono non dall’ultimo dato ma,
per esempio, dalla media degli ultimi 1-2 anni, ci vorranno diversi mesi di
inflazione bassa perché la media cambi significativamente e con essa le
percezioni.
Un dato positivo per “Biden” è che le percezioni sono
migliorate a gennaio rispetto al mese precedente, un trend incoraggiante per il
presidente uscente.
Va detto anche che le percezioni sull’economia sono
polarizzate a seconda dell’orientamento politico delle persone.
In particolare, le percezioni negative sono trainate
dagli elettori repubblicani e indipendenti.
Dichiarano che l’economia è in condizioni buone o
eccellenti il 44 per cento dei democratici, il 28 per cento degli indipendenti
e il 13 per cento degli elettori repubblicani.
Il fattore incertezza.
L’opinione negativa degli elettori repubblicani si
sposa con il tenore della linea di Donald Trump, finora abbondantemente in
testa alla corsa per la nomination repubblicana, e secondo cui il collasso
economico è imminente e solo lui può salvare il paese.
La piattaforma economica di Trump non sembra essere
cambiata rispetto al passato:
ulteriori tagli alle tasse, sfruttamento intensivo di
risorse petrolifere, opposizione alle politiche ambientaliste come i sussidi
all’adozione di veicoli elettrici, inasprimento delle tariffe sulle
importazioni.
Il track record elettorale dei repubblicani a guida
Trump non è buono.
Dopo le
presidenziali del 2016, hanno o perso o registrato risultati abbondantemente
sotto le aspettative:
i repubblicani
hanno perso la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di Midterm del 2018,
Trump ha perso le presidenziali del 2020, e nelle elezioni di Midterm del 2022
i democratici hanno mantenuto il controllo del Senato contro previsioni di
vittorie repubblicane in entrambe le camere.
Ciò può rendere Biden ottimista se si dovesse di nuovo
confrontare con Trump per la presidenza.
Ma l’incertezza non manca.
Se le decisioni di voto sono influenzate da eventi
recenti, molto dipenderà da quello che succede nei prossimi mesi.
La Fed potrebbe
decidere di tagliare i tassi prima delle elezioni, offrendo ulteriore stimolo
all’economia.
Ma è anche possibile che gli effetti dei tassi di
interesse elevati si manifestino con ritardo proprio nei prossimi mesi,
rallentando l’economia.
Si aggiungono poi le tensioni geopolitiche, che vanno
dalla situazione in Ucraina, al conflitto a Gaza, fino alle crescenti tensioni
tra Cina e Taiwan, tutti fattori che potrebbero influenzare significativamente
il contesto globale e interno.
A questo proposito, il risultato delle elezioni
presidenziali avrà ovviamente effetti globali, anche perché Biden e Trump hanno
visioni molto diverse in materia di politica estera.
Se Biden è
stato alla guida dell’aiuto all’Ucraina in seguito all’invasione russa del
febbraio 2022, Trump lo considera un problema dell’Europa;
l’ex presidente
ha infatti dichiarato che, in caso di rielezione, farebbe cessare “il flusso
infinito di denaro americano verso l’Ucraina” e chiederebbe agli europei di
“rimborsare gli Stati Uniti per il costo della ricostruzione delle scorte di
armamenti”.
In conclusione, mentre Biden può vantare successi
economici tangibili, la sfida rimane nel colmare il divario tra la realtà
economica e la percezione pubblica, un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo
nelle prossime elezioni presidenziali americane.
Inoltre, persiste un’incertezza dovuta alla situazione
volatile sia interna che internazionale, che potrebbe influenzare in modo
significativo il contesto e gli esiti elettorali.
Giovanni Falcone, l’incontro con “Bush”
e il mistero dell’attentato all’Addaura.
Lacruandellago.net - Cesare Sacchetti – (16 -08-2024)
– ci dice:
Alcuni misteri dell’Italia della repubblica
dell’anglosfera nata dopo l’infamia del tradimento di Cassibile sono ancora lì,
in attesa di essere risolti.
Se dovessimo prestare ascolto a tutta quella infinita
serie di depistaggi o di “verità” di comodo che i media ci hanno propinato
negli ultimi decenni, dovremmo credere che la scia di sangue che è stata
seminata dagli ambienti dell’anglo sionismo in Italia siano soltanto il
risultato delle attività criminose di soli gruppi terroristici o di cartelli
della mafia che hanno sfidato lo Stato.
A noi questa falsa verità non interessa perché essa è
smentita da tutta quella mole di fatti che dimostrano come il terrorismo in
Italia sia sempre stato un fenomeno gestito dagli ambienti Euro-Atlantici a
partire dalle stragi provocate nell’era della cosiddetta “strategia della
tensione”, nella quale il coinvolgimento dello stato profondo americano e della
sua intelligence è stato accertato già ai tempi della strage di piazza Fontana
seguita poi da un’altra serie di sanguinosi attentati quali l’Italicus e la
strage di Bologna, soltanto per citarne due.
Lo stesso principio si applica al fenomeno mafioso che
non è mai stato veramente sviscerato come esso avrebbe dovuto esserlo poiché i
media e i loro proprietari hanno interesse a farci credere all’immagine
folkloristica della mafia, come quella organizzazione criminale gestita da due
delinquenti dentro una masseria con la coppola appoggiata al muro.
Non hanno interesse questi ambienti a raccontarci la
vera storia della mafia che sin dal primo momento è stata elevata a fenomeno
criminale sistemico dagli ambienti anglosassoni che ai tempi del Risorgimento
attraverso il decisivo contributo delle massonerie donarono alla mafia quel
potere che essa non aveva mai avuto.
La mafia prima dell’Unità d’Italia era una mafia
contadina, non strutturata e poco potente, nemmeno lontanamente in grado di
avere quella organizzazione strutturale che ebbe dopo il 1861 e dopo la caduta
del fascismo nel 1943.
La mafia deve tutto alla massoneria, in quanto è la
seconda che dà alla prima il potere di controllare il territorio e di agire
come sua manovalanza per condurre il traffico di droga e gli omicidi legati a
questo enorme business mondiale.
Se leggiamo le pagine dei libri di storia che non si
studiano sui banchi di scuola, sui quali viene trasmessa una falsa immagine
eroica del massonico risorgimento, apprendiamo che la massoneria è la vera
forza che controlla la mafia, e che ogni uomo del Risorgimento, quali Cavour,
Mazzini, Garibaldi e Adriano Lemmi erano tutti adepti della libera muratoria
che, ricordiamolo, nasce con lo scopo preciso di distruggere la civiltà
cristiana per instaurare al suo posto la religione misterica luciferiana praticata
nelle logge e rivelata soltanto agli iniziati che salgono ai vertici di questa
società segreta.
Giovanni Falcone era uno di quegli uomini che sapeva
cos’era il fenomeno mafioso.
Era un uomo che aveva studiato quest’associazione
criminale e aveva compreso che essa era soltanto il gradino inferiore di un
sistema molto più potente e molto più esteso a livello internazionale.
Le menti raffinatissime delle quali parlava il
compianto giudice dopo il fallito attentato dell’Addaura, del quale si dirà a
breve, non sono certo “Totò u curtu” e “Binnu u tratturi”.
Sono i massoni dei gradi più elevati.
Sono gli uomini
più in alto ai vertici del sistema finanziario mondiale e sono coloro che sono
in grado di provocare una crisi finanziaria e specularci sopra attraverso il
click di un bottone come accaduto nelle settimane precedenti gli attentati
dell’11 settembre, nelle quali uomini senza volto della finanza askenazita di
New York ammassavano enormi profitti scommettendo contro quelle compagnie aeree
che, guarda caso, poi finirono coinvolte negli attacchi di quel drammatico
giorno.
La storia dell’attentato all’Addaura.
L’Addaura è un esempio di come Giovanni Falcone era
riuscito a salire ad un livello così alto nelle sue inchieste tale da mettere
paura ai veri signori di questi traffici che poi sono gli stessi che aspirano
alla costruzione della “civiltà” del Nuovo Ordine Mondiale, nel quale il
cristianesimo è il nemico per eccellenza e dove le nazioni sono un ostacolo
all’accentramento del potere nelle mani di questa élite internazionale.
Quel giorno del 21 giugno 1989, Falcone era già finito
nell’occhio di quei poteri massonici che volevano sbarrargli la strada quando
soltanto l’anno prima, il CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, gli
aveva negato la possibilità di prendere il posto di Antonino Caponnetto a capo
della procura di Palermo per preferirgli invece Antonino Meli.
La storia del tradimento del CSM a Falcone è la
perfetta cartina di tornasole delle toghe italiane.
Oggi c’è una vera e propria gara da parte di diversi
magistrati ad intestarsi l’eredità del magistrato ucciso nel 1992, ma allora
quei sepolcri imbiancati che costituivano e costituiscono la magistratura
italiana facevano di tutto per affondare Falcone.
La magistratura già allora era un corpo fuori
controllo, che non obbediva alle leggi dello Stato e che di certo non era
all’opera per garantire il rispetto delle leggi e perseguire quei poteri
paralleli della massoneria, P2 ma anche massonerie “regolari”, che dopo il
crollo del fascismo sono i veri padroni di questa Repubblica per conto
ovviamente delle solite forze anglo sioniste.
La magistratura aveva una missione.
Quella di impedire ad un magistrato davvero al
servizio dello Stato come Falcone di adempiere al suo dovere e di scoprire le
identità dei veri padroni della mafia, circostanza che non poteva essere
tollerata dalla massoneria.
All’Addaura era stato già deciso che Falcone doveva
morire per questo.
La sua
inchiesta sul riciclaggio dei capitali sporchi della mafia in Svizzera aveva
già suscitato le attenzioni di certi ambienti angloamericani che sono la chiave
per comprendere la parabola della vita e della morte di questo giudice.
Soltanto 3 settimane prima dell’attentato
dell’Addaura, Falcone infatti incontra l’allora presidente degli Stati Uniti,
George H. Bush, che, fatto senza precedenti, chiede di parlare con il
magistrato siciliano con il quale ha un incontro all’ambasciata americana a via
Veneto.
Il giudice confesserà poi al giornalista Francesco La
Licata di essersi pentito di aver parlato con il presidente americano, quasi ad
essersi reso conto di essere caduto in una trappola e che l’allora capo della
Casa Bianca avesse interesse a carpire al valoroso magistrato delle
informazioni alquanto importanti sulle sue indagini.
Se Giovanni Falcone stava indagando sul piano
superiore del fenomeno mafioso e sulla finanza e la massoneria che lo
governavano, non poteva non arrivare a quei nomi che sono davvero i veri
padroni della mafia.
Uno di questi nomi è proprio quello del citato
presidente Bush che probabilmente è l’intera chiave di volta per comprendere
quanto accaduto all’Addaura.
George H. Bush: capo della CIA e trafficante di droga.
La biografia di George H. Bush non è raccontata dai
media perché questa farebbe davvero comprendere chi è stato quest’uomo e quali
poteri serviva.
Sentiamo parlare di traffico di droga, ma non ci viene
detto che quando Bush lavorava alla CIA, della quale fu anche direttore negli
anni’70, era a capo di un gruppo che si occupava del traffico di stupefacenti
dai Paesi asiatici e del Sud America verso gli Stati Uniti.
A costituire il gruppo fu il direttore della “CIA
dell’epoca, “Richard Helms”, e ne facevano parte oltre al citato “Bush”, il
Generale “Edward Landsdale, il tenente colonnello “Robert Ferrera”, “Richard
Armitage”, collaboratore di Bush, e “William Colby”, altro agente della “CIA”.
“Richard Helms”, capo della “CIA” dal 1966 al 1972.
I 5 si erano divisi i compiti e le aree geografiche
dalle quali le droghe andavano importate negli Stati Uniti, e a George H. Bush
fu assegnato il compito di gestire il traffico di oppio dalla Cina, oppio che
poi viene utilizzato, com’è noto, per la raffinazione dell’eroina e questo ci
aiuta a comprendere perché lo stato profondo americano era così sconcertato
quando Trump ha ordinato il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, perché questo
Paese, sotto l’occupazione atlantica, era diventato il centro mondiale della
produzione di oppio, mentre sotto l’amministrazione talebana non è rimasto più
nulla dei vasti campi di oppio coltivati dopo l’invasione del 2001.
Bush è uno degli uomini che ha reso realtà la
cosiddetta “drug culture” già promossa dagli intellettuali tedeschi di origine
ebraica della scuola di Francoforte che attraverso l’incoraggiamento dell’uso
delle droghe auspicavano all’inebetimento delle masse e ad una loro più facile
sottomissione alla nuova società sessantottina, nella quale i capisaldi del
mondo cristiano, quali Dio, patria e famiglia venivano sostituiti da questa
controcultura nichilista che si proponeva di plasmare una massa senza valori e
senza più identità nazionale.
Il popolo del mondialismo, in altre parole.
La “CIA” voleva servire gli scopi degli uomini della
scuola di Francoforte, e al tempo stesso la droga era ed è un ottimo affare per
finanziare tutta una serie di attività illegali messe in atto dall’agenzia che
ha sede a Langley, in Virginia.
Tra queste ci sono i traffici nei quali era partecipe
un personaggio già noto al grande pubblico per “American made” il film a lui
dedicato, il pilota “Barry Seal”, interpretato da “Tom Cruise “nella pellicola
in questione.
(Barry Seal: The Renegade Pilot Behind Tom Cruise's
'American Made')
“Barry Seal”, il pilota che trafficava droga per conto
della CIA.
Il film non sfiora nemmeno le potenti entrature che
Seal aveva. “Seal” era il pilota incaricato di importare la droga prodotta in
Colombia per conto della “CIA”.
A qualcuno potrà suonare nuovo e sconvolgente, ma la
principale agenzia di intelligence americana lavorava con i cartelli della
droga di “Pablo Escobar”, oggi invece sostituiti da quelli dei narcos
messicani.
“Seal” fu ucciso nel 1986 crivellato di colpi dai
cartelli colombiani, ma Hollywood e i media si sono “dimenticati” di dire che
il pilota della CIA aveva il numero di telefono personale dell’allora
vicepresidente Bush, membro dell’amministrazione Reagan.
Soltanto due settimane prima dell’agguato che ha
portato la sua morte, “Seal” ebbe la sciagurata idea di mettersi a ricattare il
vicepresidente per una questione di tasse non pagate che aveva in sospeso con
l’”IRS”, l’omologa dell’agenzia delle entrate in Italia.
“Seal” chiamò Bush e gli disse che se non avesse
ricevuto il suo aiuto per questa questione con l’IRS, avrebbe iniziato a
rivelare tutto del coinvolgimento del vicepresidente nelle attività di droga e
riciclaggio di denaro sporco.
“George Bush” godeva dei favori dei circoli più
potenti degli Stati Uniti, quali il “CFR” “finanziato dalla famiglia
Rockefeller” e la sua scalata al potere non si è fermata purtroppo lì.
Diventa presidente nel 1988 e sarà l’uomo poi che nel
1990 fece il famigerato discorso sul nascente “Nuovo Ordine Mondiale” all’alba
della guerra del Golfo e della caduta del muro di Berlino.
Il ruolo del “SISDE” nell’attentato all’Addaura.
Torniamo dunque al 1989 e all’estate calda che avrebbe
dovuto portare alla morte di “Giovanni Falcone”.
Il presidente degli Stati Uniti, che come abbiamo
visto ha un curriculum da trafficante internazionale di droga vuole vedere il
giudice di Palermo, il quale si pentirà poi di aver avuto l’incontro con
“George H. Bush”.
C’è interesse a Washington per quello che sta facendo
il magistrato a Palermo e sorvolare sulla tempistica così ravvicinata
dell’incontro tra Bush e Falcone e il successivo attentato all’Addaura rischia
di non far capire quali interessi si erano messi in moto contro il magistrato.
Nell’attentato all’Addaura si riscontra sin da subito
la presenza del “SISDE”.
Fallito attentato all'Addaura:
Contrada ha
tradito Falcone.
Parola del giornalista Saverio Lodato – (MOW -
Mowmag.com).
L’esplosivo rinvenuto all’Addaura.
Su quella spiaggia era stato posto un quantitativo di
esplosivo che avrebbe portato alla morte certa del giudice e dei suoi colleghi
svizzeri che erano giunti a Palermo per collaborare con Falcone per la sua
inchiesta sul riciclaggio dei capitali sporchi della mafia in Svizzera.
Gli uomini che hanno salvato la vita al magistrato
sono due.
Sono “Antonino
Agostino” ed “Emanuele Piazza”, poliziotti e membri di una sezione del “SISDE”,
l’allora servizio segreto civile, che si occupava di dare la caccia ai
latitanti della mafia.
Ancora oggi non abbiamo una ricostruzione univoca dei
fatti che videro il decisivo intervento dei due nello sventare l’attentato.
A leggere una parte degli atti, viene affermato che i
due, Agostino e Piazza, sarebbero giunti dal mare verso la villa di Falcone, si
sarebbero identificati davanti alla scorta del magistrato e avrebbero così
mandato a monte l’attentato facendo scappare il sub che aveva piazzato
l’esplosivo e che nella fretta aveva lasciato anche le pinne vicino agli
scogli.
Un’altra ricostruzione è quella fornita dal pentito
“Ilardo”, secondo il quale i due avrebbero ricevuto l’incarico di piazzare
l’esplosivo ma sarebbero poi stati decisivi nella manomissione del timer
dell’esplosivo, circostanza decisiva che avrebbe salvato la vita di Falcone e
dei suoi colleghi ticinesi.
Non si riuscì a fare luce sulla natura della bomba
perché un carabiniere, il maresciallo “Tumino”, distrusse il timer e si prese
per questo una condanna a 6 mesi per false dichiarazioni e favoreggiamento, ma
la magistratura apparentemente si fermò qui, senza cercare di capire perché
Tumino aveva fatto quello che aveva fatto e se su ordine di qualcuno.
“Antonino Agostino” viene nelle settimane successive
ucciso in un attentato assieme alla moglie “Ida Castelluccio”.
Palermo: commemorati l'agente Agostino e la moglie Ida
Castelluccio.
(Polizia di Stato).
Antonino Agostino e Ida Castelluccio.
Il 5 agosto due sicari arrivano a “Villagrazia di
Carini”, proprio nel momento nel quale i due stavano per andare dai vicini per
fargli vedere l’album di nozze.
Arrivano due uomini in motocicletta che aprono il
fuoco e uccidono prima Agostino, per poi sparare alla moglie Ida che aveva
gridato “vi conosco” poco prima di essere freddata anche lei con un colpo al
cuore.
Il padre di Agostino, “Vincenzo”, per anni ha
combattuto per avere giustizia sulla morte del figlio e si è lasciato crescere
la barba in segno di protesta contro le istituzioni che gli avevano negato la
verità sulla morte di “Antonino”.
Proprio Vincenzo Agostino rivelò che nelle settimane
precedenti il delitto, due uomini, uno dei quali soprannominato “faccia da
mostro”, per via dell’aspetto sfigurato, si erano recati presso la sua
abitazione qualificandosi come colleghi di Antonino.
Soltanto anni dopo si scoprì, dopo le dichiarazioni di
alcuni collaboratori di giustizia, che faccia da mostro era il poliziotto
“Giovanni Aiello” che, avrebbe ucciso, assieme ai mafiosi Antonino Madonia e
Gaetano Scotto, “Agostino” per punirlo di aver sventato l’attentato al giudice
Falcone.
Anche qui però la giustizia ci ha consegnato una
verità molto parziale.
Mai sono stati
approfonditi i veri mandanti del delitto e i veri nomi di coloro che ordinarono
ad Aiello, poliziotto e agente del “SISDE”, vicino a “Bruno Contrada”, numero 3
dei servizi segreti civili all’epoca, di uccidere Agostino.
“Antonino Agostino” sapeva di essere in pericolo.
Aveva dato istruzioni di guardare nel suo armadio
qualora gli fosse successo qualcosa ma non si fa in tempo a vedere cosa c’è lì
dentro.
Viene compiuta una perquisizione non verbalizzata e
non autorizzata nel suo appartamento che fa sparire tutto in fretta e furia.
Giovanni Falcone sapeva perfettamente cos’era successo
tanto da partecipare al funerale del giovane agente e di sua moglie e
confessare al commissario “Saverio Montalbano” che lui doveva la vita a quei
ragazzi.
L’altro uomo che finisce schiacciato da questi poteri
occulti è “Emanuele Piazza” che scompare nel marzo del 1990 e il cui corpo non
è mai stato ritrovato.
Mafia: sindaco Palermo ricorda Piazza, ''ha dato la
vita per la democrazia''
Il poliziotto e agente del SISDE, “Emanuele Piazza”.
Piazza, secondo le dichiarazioni dei vari pentiti, era
lì assieme ad Agostino a sventare il piano per uccidere il magistrato
siciliano.
La storia dell’Addaura può essere considerata a tutti
gli effetti l’anticamera di quanto accadde il 23 maggio del 1992 a Capaci.
Anche in quell’occasione poteri transnazionali che
andavano ben oltre mafiosi di piccolo cabotaggio decisero la morte dell’allora
direttore degli affari penali di largo Arenula.
La verità su quella strage è stata seppellita da una
indecente coltre di menzogne che hanno voluto far credere agli italiani che a
concepire quell’attentato fosse stato Silvio Berlusconi, seppur già accusato di
rapporti con la mafia, quando quell’operazione aveva invece tutti i crismi di
un complesso ed elaborato piano terroristico – militare nel quale si riscontra
il coinvolgimento di ambienti NATO, a partire dall’esplosivo che proveniva da
ordigni navali angloamericani.
Il filo che lega Capaci all’Addaura è lo stesso.
Nel 1989, Falcone attraverso la sua attività di
giudice antimafia era probabilmente vicino a risalire ai veri nomi di coloro
che gestiscono il traffico di droga internazionale, mentre nel 1992 attraverso
la sua indagine sui fondi neri del PCI, divenuto “PDS”, andò a toccare un altro
filo di quei poteri transnazionali che gestiscono l’Italia dal 1943 in poi.
L’inchiesta di Falcone e del giudice russo
“Stepankov”, se fosse proseguita, avrebbe probabilmente raso al suolo il PDS,
già deputato vincitore da Washington della rivoluzione colorata di Mani Pulite
che rase al suolo una intera classe politica con la sola eccezione dei
post-comunisti già benedetti da Henry Kissinger anni prima.
Non poteva essere tollerato dagli architetti atlantici
che questo piano andasse a monte ed ecco il massacro di Capaci.
La storia del giudice Falcone e di tutti gli uomini
come Agostino e Piazza che sono morti dal’43 in poi per via della strategia
della tensione e dello stato di sovranità limitata dell’Italia, è quella di un
uomo che ha dedicato la sua vita ad opporsi ai poteri massonici che governano
la repubblica dell’anglosfera.
È una storia che non viene raccontata, e speriamo che
iniziare a dire la verità sui veri signori della mafia e sui mandanti atlantici
della stagione stragista del dopoguerra possa fare onore a Falcone e agli
uomini che come lui hanno pagato la vita per fare il proprio dovere.
La repubblica dell’anglosfera creata nel dopoguerra
non è mai stata così vicina alla sua caduta.
Il momento per far uscire la verità su più di mezzo
secolo di stragi non è mai stato così a portata di mano.
Esperto: le agenzie di intelligence
statunitensi usano le operazioni psicologiche
per ostacolare Trump e minare la democrazia.
Lifesitenews.com – Doug Mainwaring – (21 agosto 2024)
– ci dice:
“Mike Benz”, uno dei massimi esperti di tattiche di
controllo governativo, ha confrontato gli impressionanti parallelismi tra la
"promozione della democrazia" estera degli Stati Uniti e gli sforzi
interni per indebolire la presidenza di Donald Trump, smascherando la
manipolazione del “Deep State”.
( LifeSiteNews ) — In una sorprendente serie di
esposizioni pubbliche, la massima autorità nazionale sulle tattiche di
controllo clandestino del governo ha sottolineato la sorprendente somiglianza
tra il "lavoro di promozione della democrazia" del governo degli
Stati Uniti in tutto il mondo e i suoi sforzi interni che hanno cercato
vigorosamente di ostacolare la presidenza di Donald Trump e la sua candidatura
passata e attuale.
“Mike Benz”, direttore esecutivo della” Foundation for
Freedom Online”, è salito alla ribalta nazionale dopo la sua sconvolgente
intervista con “Tucker Carlson” sulla censura governativa di chiunque non sia
in linea con le narrazioni preferite dai padroni del controllo del Dipartimento
della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, FBI, CIA, Dipartimento della Difesa
e Dipartimento di Giustizia. (“Il Consiglio”).
Ha sottolineato che queste agenzie, in sintonia con il
“Democratic National Committee”, i media tradizionali nazionali, le “ONG e
altri stakeholder”, hanno lavorato diligentemente per privare i conservatori
del diritto di voto al fine di rimodellare l'America in quello che potrebbe
essere meglio descritto come un paese neo-marxista woke.
In parole povere, le potenti agenzie governative che
in precedenza lavoravano per manipolare – e talvolta rovesciare – i governi
stranieri al fine di installare governi “democratici” più amichevoli, hanno
ampliato la loro missione per concentrarsi su quella che percepivano come una
grave minaccia interna al loro potere e controllo:
Donald Trump e i conservatori America First/MAGA che
sostenevano le sue politiche.
In nome del “salvataggio della democrazia”, i nostri
“governatori rovesciatori” un tempo concentrati sull’esterno hanno rivolto la
loro attenzione verso l’interno, per manipolare gli affari interni.
Hanno invertito
la democrazia e l’hanno calpestata per ottenere ciò che al governo degli Stati
Uniti è esplicitamente vietato fare.
"L'intera spinta dopo le elezioni del 2016",
ha detto “Benz” a “Carlson” a febbraio, "è stata quella di invertire
completamente tutto ciò che abbiamo descritto come i fondamenti di una società
democratica per affrontare la minaccia della libertà di parola su
Internet".
"Quello che hanno detto in sostanza è:
'Dobbiamo ridefinire la democrazia, passando dalla
volontà degli elettori alla sacralità delle istituzioni democratiche'", ha
spiegato “Benz”.
"E chi sono le istituzioni democratiche?" ha
chiesto.
"Oh, siamo noi! Sono i militari, è la NATO, è il
FMI e la Banca Mondiale.
Sono i media mainstream, sono le ONG.
E naturalmente, queste ONG sono in gran parte
finanziate dal dipartimento di stato o dall'IC (comunità di
intelligence)", ha continuato.
"Sono essenzialmente tutte le élite a essere
minacciate dall'ascesa del populismo interno", ha affermato “Benz”,
riassumendo la logica dello Stato profondo nel censurare gli americani di
orientamento conservatore, mentre si fa tutto il possibile per ostacolare la
loro volontà alle urne.
Hanno distorto e mutilato il significato di democrazia
e “hanno dichiarato che il loro consenso è la nuova definizione di democrazia”.
Trump annuncia che criminalizzerà
le
"transizioni di genere" senza
il consenso dei genitori, se eletto.
Lifesitenews.com - Calvin Freiburger – (21 agosto
2024) – ci dice:
Trump è pronto a dichiarare che metterà al bando gli
interventi di "transizione" eseguiti sui bambini contro la volontà
dei genitori e chiederà la pena di morte per gli abusatori e i trafficanti di
minori, ha affermato il suo staff.
( LifeSiteNews ) — L'ex presidente Donald Trump ha
intenzione di annunciare che, se tornerà alla Casa Bianca, intende sostenere la
criminalizzazione dell'inflizione di procedure di "transizione di
genere" ai minori senza il consenso dei genitori, dando così una bella
lezione ai conservatori demoralizzati dalla sua avversione a simili promesse
sulla questione dell'aborto.
Martedì, la campagna di Trump ha pubblicato un
discorso preparato da Trump che avrebbe dovuto pronunciare presso il
“Dipartimento dello Sceriffo” della Contea di Livingston a Howell, nel
Michigan, in cui avrebbe dichiarato:
"Per
proteggere i nostri bambini dalle mutilazioni sessuali, considereremo un reato
per qualsiasi professionista medico eseguire un intervento chirurgico su un
minore senza il consenso dei genitori", oltre alla pena di morte per
"stupratori di bambini e trafficanti di bambini".
Il “New York Post” ha poi riferito che il discorso è
arrivato e se n'è andato senza che Trump menzionasse nessuna delle due
proposte.
Il giorno dopo,
“The Independent” ha riferito che le promesse stanno ancora arrivando, secondo
fonti della campagna, ma sono state trattenute per essere annunciate in
un'“occasione speciale” perché sono “troppo importanti per perdersi nella
confusione” della “Democrat National Convention” di questa settimana, che sta
attirando una notevole attenzione mediatica.
Questo impegno sarebbe una buona notizia per molti
americani, anche se molti preferirebbero vedere l'ulteriore passo avanti di
vietare del tutto tali procedure, indipendentemente dal fatto che i genitori
approvino o meno.
Un significativo insieme di prove dimostra che
“affermare” la confusione di genere comporta gravi danni, soprattutto quando
viene fatto con bambini impressionabili che non hanno lo sviluppo mentale, la
maturità emotiva e l’esperienza di vita per considerare le ramificazioni a
lungo termine delle decisioni che vengono loro imposte o la piena conoscenza
degli effetti a lungo termine di procedure chirurgiche e chimiche che cambiano
la vita, trasformano fisicamente e spesso sono irreversibili.
Gli studi dimostrano che oltre l'80% dei bambini che
soffrono di disforia di genere la superano spontaneamente entro la tarda
adolescenza e che le procedure di "transizione", tra cui l'intervento
chirurgico di "riassegnazione" completa, non riescono a risolvere la
tendenza accentuata degli individui con confusione di genere a compiere atti di
autolesionismo e suicidio, anzi, la esacerbano, anche rafforzando la loro
confusione e trascurando le vere cause profonde del loro conflitto mentale.
Trump ha un record misto sulle questioni LGBT, incluso
il suo costante sostegno al "matrimonio" omosessuale, ma era
generalmente allineato con i conservatori sociali sulla libertà religiosa e il
movimento per la fluidità di genere.
Per la sua
attuale campagna, ha già promesso di "proteggere i bambini dalla follia di
genere di sinistra", incluso il divieto di finanziamenti federali,
approvazione e promozione di pratiche di "transizione di genere".
Resta da vedere se ribadire tali posizioni sia
sufficiente a soddisfare i conservatori delusi dalle sue varie svolte a
sinistra sull'aborto durante questa campagna.
Con le aggregazioni di sondaggi nazionali di
“RealClearPolitics” e “RaceToTheWH” che mostrano un vantaggio risicato ma
persistente per la candidata democratica e attuale vicepresidente “Kamala
Harris” sia nel voto popolare che nelle proiezioni del Collegio elettorale da
quando ha sostituito il presidente “Joe Biden”, si prevede che le elezioni
saranno serrate, il che significa che qualsiasi cosa che diminuisca
l'entusiasmo della propria base a presentarsi potrebbe essere critica.
LA PEKORANERA ARRUOLA
CAVALIERI CONTRO IL POTERE.
Lapecoranera.it – (21/08/2024) - Redazione - Ruggiero Capone – ci dice:
In un tempo lontano, e precedente la Pandemia, chi vi
scrive veniva invitato a cena da un potentissimo della Terra.
Motivo?
Alcuni miei articoli sui diritti di proprietà dei
terreni agricoli nella futura Europa avevano attirato le attenzioni di un
perfido e capace avvocato, che a sua volta aveva informato il proprio
importante cliente.
Dimostrazione che il potere ha occhi e orecchie dove
nemmeno noi immaginiamo, soprattutto viene costantemente informato da sbirri,
servi eletti in vari parlamenti, avvocati, pennivendoli e spioni di
professione.
Informato di
quanto il popolo sia poco sedato, incattivito e allertato dai “nemici del
sistema” (combriccola di cui fa parte chi vi scrive).
Molti anni fa
il potere era solito tentare di comprare i “nemici del sistema”, offrendo posti
impiegatizi, assunzioni in giornali, televisioni, case editrici di libri o
produzioni cinematografiche.
Oggi la strategia è cambiata, e per curare la
dissidenza optano ver la vecchia ricetta fatta d’indagini di polizia, trappole
tese da servizi segreti o da agenzie private, attenzioni fiscali, problemi
bancari, processi e galera.
Durante la cena
il potente e due suoi ospiti (tra cui l’avvocato) si dimostrarono attenti e
gentili.
A parte che l’avvocato ebbe la sfrontatezza di
chiedermi se i miei articoli avessero beneficiato di una fonte qualificata,
soprattutto se il mio informatore fosse un europarlamentare o un dirigente di
qualche commissione a Bruxelles.
Ovviamente non ricevette alcuna risposta in merito, ma
era evidente sperassero tutti che io rivelassi i miei contatti, la mia rete.
E fu in quell’occasione che un potente ebbe ad
affermare che “il popolo ha pian pianino perso il rispetto del potere e delle
regole”.
A certe affermazioni non è educato rispondere a brutto
muso durante una cena, ma confesso d’aver sorriso di circostanza, di aver
sognato l’omicidio di chi concentrava tutti quegli interessi in spregio del
diritto di ognuno di noi a partecipare alla vita pubblica, a lottare per il
bene comune, a non essere esclusi, a sognare.
Oggi è a molti evidente quanto la politica non possa o
non voglia porre argini ai potenti, ai decisori planetari.
Sotto Pandemia ci veniva ripetuto che dovevamo
imparare a rispettare le regole, che dovevamo smetterla di leggere “fake news”
contro il potere.
Ecco perché chi vi scrive confida in giovani che
colgano, nelle tante angherie del potere, un epico stimolo alla lotta.
Sentimento che li emanciperebbe dallo stato
d’esclusione sociale, d’inedia, di mera tifoseria calcistica, di scarsi mezzi
economici, di disoccupazione.
Elevandoli alla dimensione di cavalieri del loro
popolo, di rivoluzionari.
Una sfida ad entrare nella storia per tentare di
cambiare le prospettive di vita, per sovvertire e boicottare il progetto del
potere.
Nei primi anni del 1500, “Albrecht Dürer” incideva “ll
cavaliere, la morte e il diavolo”, ed è ancora possibile ammirare l’opera in
una sala del “Staatliche Kunsthalle” di “Karlsruhe”.
Essere oggi
cavaliere ha suppergiù lo stesso senso di sempre, quindi è cavaliere “Simone
Cicalone” che lotta contro il degrado nelle stazioni ferroviarie di Roma come
nelle metropolitane.
Ma cavaliere è anche “Fleximan”, o i presunti
responsabili di danneggiamenti ad apparecchi autovelox in varie zone d’Italia.
È notizia di questi giorni che circa 15mila telecamere
vengono installate a Roma sotto Giubileo per controllare e sanzionare i
cittadini:
ebbene un
cavaliere ha buone ragioni per rompere questi ordini che invadono la nostra
privacy e, soprattutto, vengono installate per fare cassa con qualsiasi
comportamento del cittadino.
Infatti saranno collegate ad una centrale elettronica
per il riconoscimento facciale, permettendo di scoprire chi compra oggetti su
una bancarella o gioca a calcio per strada, permettendo di trasformare in
criminale persino chi intento a fare scherzi bonari.
Ci vogliono spaventare, far vivere nella continua
paura di sanzioni e processi.
Ecco perché chi
scrive è a favore di coloro che romperanno quelle telecamere che vogliono
renderci tutti tristi e seriosi automi.
Oggi “ll cavaliere, la morte e il diavolo” è anche
l’attualissimo romanzo scritto da “Jean Cau” circa cinquant’anni fa e
ripubblicato da “Settimo sigillo” nel 2015:
“Cau” ci
racconta l’Europa che stiamo vivendo, sottomessa all’invasione, ma in cui si
solleva cavallerescamente il germe di una rivolta sociale animata dal ricordo
degli antichi valori.
Una rivolta che si spera prenda di mira il potere,
l’impostura, quei pochi potenti che ci studiano e ci osservano, con l’ausilio
di sbirri, magistrati, pennivendoli e camerieri eletti dal una parte del
popolo.
“DORA” CI CONVINCERA’ AD
USCIRE DA EURO ED UNIONE EUROPEA.
Lapecoranera.it – (04/08/2023) - Redazione La Pekoranera.it – ci dice:
Negli ultimi anni viene tacciato di complottismo e
terrorismo contro i sistemi fiscali e bancari chiunque tenti accusare Onu e Ue
di lavorare ad abolire la proprietà privata; anche attraverso metodiche
d’esproprio che potrebbero partire dalla conversione in “concessione europea”
dei beni registrati (auto, case, terreni, moto, locali) attualmente nella
disponibilità di soggetti che hanno regolarmente acquistato, pagato o ereditato
il rispettivo patrimonio.
Fortunatamente non siamo i soli a gridate al tentativo
d’esproprio comunista, nelle scorse settimane su chat e gruppi di protesta è
stato postato dal signor “Francesco Zimmardi” il testo del regolamento europeo
(pubblicato nella gazzetta ufficiale europea n 2554) relativo alla “resilienza
operativa digitale nel settore finanziario” (Digital operational resilience
act, nota con l’acronimo “Dora”).
“Dora” viene introdotta nel corpus giuridico
amministrativo dell’Ue dicendoci che garantirà la nostra sicurezza
elettronico-finanziaria:
infatti definisce i vari obblighi di sicurezza per i
sistemi informatici di rete, e per scongiurare (dicono a Bruxelles) eventuali
attacchi degli hacker.
Questa è la scusa che permette a “Dora” di convertire
in euro digitale tutti i soldi depositati nei conti correnti dei cittadini.
L’euro digitale è denaro elettronico-virtuale
programmato per avere una scadenza:
nei presupposti d’emissione c’è che dopo un decennio
scada, risultando pari a zero ogni euro depositato dieci anni prima.
Il “sistema Dora” dovrebbe avere accesso entro il 2025
a tutti i beni soggetti a registrazione nei paesi dell’Ue.
Poi le Agenzie del territorio ed i Pubblici registri
dei veicoli permetterebbero l’assegnazione d’un valore base a case, auto, moto,
barche…
Ad ogni bene dei privati europei verrebbe dato un
valore in base a caratteristiche e conformità, in modo che il sistema europeo
possa programmare la scadenza del patrimonio registrato, fino ad ammortizzarlo
a valore zero per certificarne l’invendibilità e nemmeno la cessione ad
eventuali eredi.
Dalle carte postate da “Francesco Zimmardi”, che ha
svolto una ricerca nella documentazione Ue, il piano decollerebbe il 17 gennaio
2025:
data in cui entrerà in corso l’euro digitale che
dovrebbe rendere la moneta carta straccia fuori corso legale.
Altre fonti dicono che formalmente decollerà l’euro
digitale e che la valutazione a scadenza dovrebbe riguardare immobili e veicoli
costruiti negli ultimi venti anni (cioè dal 2005 ad oggi).
Resta il fatto che, comunque s’inquadri la” riforma
europea Dora”, emerge che decollerebbe senza il consenso ai cittadini:
infatti, per
evidente impopolarità, si tratterebbe di un reset patrimoniale calato
dall’alto.
E sarebbe
interessante sapere chi abbia suggerito “Dora” alla Commissione Europea,
insindacabile artefice di tutti i regolamenti che hanno decimato le attività
artigianali soprattutto in Italia.
“La PekoraNera”
intende dare spazio alle ricerche di “Francesco Zimmardi” (deve contattare al
più presto La PekoraNera) ed anche ad altri gruppi che stanno opponendosi al
“portafoglio digitale europeo”.
È evidente che il progetto dell’Ue vada di pari passo
con quello dell’Onu, ovvero trasferire i beni dei cittadini dentro un unico
fondo occidentale che (dicono i Soloni) servirebbe a garantire la “povertà
sostenibile”, ovvero un fantasmagorico “reddito universale di cittadinanza”.
Ironia della sorte, l’Onu affiderebbe la gestione dei
nostri ex patrimoni ai signori di Goldman, BlackRock e Vanguard Group.
Ci è solo dato sapere che il “piano Dora” ha ricevuto
il plauso di “Elly Schlein” quand’era europarlamentare Pd, di “Roberto
Gualtieri” e di tanti altri euro seguaci di “Soros”.
Tanto meglio tanto peggio, perché sarà “Dora” a
convincere gli italiani che dall’Unione Europea necessita uscire.
LA DIARCHIA TAJANI-RENZI
PIACE SOLO A BRUXELLES E QUIRINALE.
Lapecoranera.it
– (23/08/2024) - Redazione - Ruggiero Capone – ci dice:
L’accordo tra Matteo Renzi ed Antonio Tajani sarebbe
stato siglato sotto la regia europea di “Ursula von der Leyen”.
Soprattutto godrebbe dell’appoggio del presidente
Mattarella.
Un accordo per spostare a centro la barra del governo:
detronizzando Fratelli d’Italia per godere
dell’appoggio esterno di Partito Democratico e 5Stelle, ed in forza
dell’eventuale passaggio di un drappello di onorevoli e senatori grillini tra
le fila di Forza Italia ed Italia Viva.
Mai dire mai non vale in politica:
e ricordiamo
tutti l’acrimonia tra Renzi ed i grillini.
Ma i vari rumors su travasi e passaggi pare non siano
garbati al padre nobile dei 5Stelle (Beppe Grillo) che non condivide la linea
di Giuseppe Conte, che risulterebbe tra gli architetti dell’appoggio esterno
(con circa 130 deputati) delle sinistre alla diarchia di governo Tajani-Renzi.
La “diarchia istituzionale” non è mai foriera di
stabilità di governo, soprattutto se uno dei due capi non dovesse accettare le
superiori capacità politiche del sodale di ventura.
Non ci sarebbe mai parità tra i due.
Verrebbe da chiedersi chi tra Matteo e Antonio possa
incarnare Costantino o Licinio, Tiberio Gemello o Caligola.
Ben che vada
potrebbe funzionare una imitazione delle diarchie istituzionalizzate dei
“Consoli” tardo medievali, di quei “Capitani del popolo” che ressero le sorti
della Repubblica di Genova.
Quindi Matteo ed Antonio “Capitani Reggenti” graditi
all’Imperatore del Sacro Romano Impero ed al Soglio di Roma.
Tajani ha pagato l’obolo a quest’ultimo proprio al
meeting di Rimini, dichiarandosi pronto a dare la cittadinanza ai migranti e
sposando le posizioni del Pd sulle regolarizzazioni.
Sono evidenti le comuni dissonanze verso il governo
Meloni di cui soffre il duo Renzi-Tajani.
E, come vi ripeto da tempo, la finestra temporale per
il “golpe bianco” s’apre oggi e termina con l’insediamento del nuovo inquilino
alla Casa Bianca:
se al leader d’Italia Viva e quello di Forza Italia
non dovesse riuscire a detronizzare il Governo in questo lasso di tempo,
sarebbero costretti ad accettare che “Giogia Meloni” porti a termine la
legislatura.
Al popolo non tutto è piaciuto di quello che ha fatto
questo Governo.
Ma va
riconosciuto che Giorgia Meloni s’è dimostrata una valida diga contro quelle
normative europee varate a Bruxelles per abbattere artigianato ed agricoltura
italiana, turismo e manifattura in genere.
L’esempio c’è tutto nella vertenza sulle concessioni
balneari, che Bruxelles (von der Leyen) vorrebbe sottrarre agli storici gestori
italiani di spiagge per affidarle a ben note multinazionali olandesi e
tedesche.
E non parliamo della “patrimoniale europea” che,
qualora cadesse il governo, verrebbe imposta alla “diarchia istituzionale”.
Per far cadere l’esecutivo, Italia Viva ha presentato
interrogazioni contro Arianna Meloni che avrebbero permesso alla magistratura
d’aprire indagini sul conto della sorella della premier, e col pretesto di un
fantomatico traffico d’influenze.
Domanda legittima: ma quando il PD governava non era
forse solito favorire in Rai i raccomandati con curriculum comunista e
tesseramento Pci-Pds-Cgil?
E quando la
sinistra governava non era solita far vincere gli appalti per i lavori pubblici
alle coop rosse?
Abbiamo forse dimenticato come nella Prima Repubblica
i “governi ombra Pci” di Botteghe Oscure influenzavano le nomine in Rai, Enti e
Ministeri?
Il rodato meccanismo di destabilizzazione giudiziaria
si è fatto pesante sotto Ferragosto, quando articoli apparsi su “Il Fatto
Quotidiano” e “La Repubblica” hanno parlato della partecipazione di Arianna
Meloni a vertici per le nomine in Rai e nelle società delle Ferrovie.
Tajani si è nascosto e smarcato, ma due esponenti di
Italia viva (Raffaella Paita e Maria Elena Boschi vice presidente Vigilanza
Rai) hanno usato gli articoli di giornale per presentate le interrogazioni, a
cui è seguita la grancassa dei media della sinistra televisiva.
Giustamente
Arianna Meloni si è domandata: “non sarà una strategia?
Una strategia messa a punto e studiata non per
distruggere me, che chiaramente come militante poco conto, ma magari per
infangare…”.
È evidente che
FdI abbia scoperto il gioco di Matteo Renzi.
Alessandro Sallusti ha parlato chiaramente di “metodo
Palamara” (lo ha studiato e lo conosce) spiegando come “L’attivismo di Italia
viva sulla pratica…” faccia parte di una strategia per disarcionare il governo
per via mediatico-giudiziaria.
Quindi nessuna “ansia da complotto” si può attribuire
a Fratelli d’Italia ed alla famiglia Meloni, perché il complotto s’annusa
nell’aria:
l’odore di zolfo conduce dritti alle ovattate stanze
di Bruxelles e dintorni, dove i supporter finanziari della von der Leyen
chiedono la testa di Giorgia Meloni.
E quest’ultima è stata fin troppo perbene,
diversamente avrebbe chiesto a Marine Le Pen di sputtanare in mondovisione
l’inchiesta giudiziaria belga sui compensi milionari che “Heiko von der Leyen”
ha incamerato sotto Pandemia (veniva raccomandato alle multinazionali dalla
moglie Ursula).
Ma su questi dettagli europei i giornali italiani non
amano soffermarsi, ritenendo volgare attribuire peccati veniali e corruttele
all’imperatrice Ursula.
Anche Matteo Renzi tenta abilmente di smarcarsi:
“Vi immaginate? Io che organizzo complotti assieme ai
giudici.
Io!…Io sono
garantista e per me un avviso di garanzia non cambia niente:
non sono giustizialista come quelli di Fratelli
d’Italia…
Io non attacco la famiglia della Premier per le
vicende giudiziarie, a differenza di quello che la Meloni fece con i miei
cari…”.
Ecco che Renzi al momento giusto, da buon politico
democristiano, mette fuori ricordi e memoria.
A questo complotto manca un ingrediente, la Lega:
infatti, chi ha
investito sulla diarchia Tajani-Renzi, ha anche scommesso sul fatto che in
autunno la Lega possa spaccarsi in “padani” e “nazionalisti”.
I “padani”
sarebbero gli ortodossi della prima Lega, quelli che ricordano le intese
segrete tra Miglio e Magnago da cui nacque l’astro Umberto Bossi al tramonto
della Prima Repubblica.
I
“nazionalisti” sono la novità scatenata dal generale Roberto Vannacci, a cui di
fatto appartiene metà dell’elettorato leghista.
Matteo Salvini
ha l’ingrato compito di tenete insieme queste due fazioni, ben conscio che una
Lega in frantumi agevolerebbe la caduta del governo.
E non è nemmeno
un mistero che il duo Renzi-Tajani strizzi l’occhio per questi motivi a
Giancarlo Giorgetti (il più centrista dei leghisti, uomo da grade tavolo di
trattativa).
Chiare e laconiche le parole di Giorgia Meloni:
“Purtroppo reputo molto verosimile quanto scritto da
Alessandro Sallusti. D’altronde è uno schema visto e rivisto soprattutto contro
Silvio Berlusconi:
un sistema di potere che usa ogni metodo e ogni
sotterfugio pur di sconfiggere un nemico politico che vince nelle urne la
competizione democratica.
Hanno setacciato la vita mia e di ogni persona a me
vicina senza trovare nulla per attaccarci…
Quindi, avanti a testa alta, con ancora maggiore
determinazione”.
Giorgia Meloni in questa situazione si sta dimostrando
un gigante.
E, se dovessero farla cadere, direbbe agli italiani
“andiamo subito alle urne e basta alchimie tecnocratiche…contiamo i voti!”.
Festa della salsiccia della Commissione
Europea di Ursula von der Leyen.
Politico.eu – (23 agosto 2024) - Eddy Wax – ci dice:
Aumentano le critiche a Bruxelles mentre le capitali
nominano un uomo dopo l'altro per il ruolo di commissario.
Il Parlamento europeo vota per il presidente della
Commissione.
Allo stato attuale delle cose, i paesi hanno proposto
16 uomini per i posti nel prossimo Collegio dei Commissari di von der Leyen.
Chi governa il mondo?
I ragazzi (nel caso dell'UE).
Ursula von der Leyen, la prima presidente donna della
Commissione europea, è costretta a guardare mentre i governi ignorano
categoricamente la sua richiesta di nominare un uomo e una donna ciascuno, in
modo da poter creare un team di 26 persone con un equilibrio di genere.
Allo stato attuale, i paesi hanno proposto 16 uomini
per i posti nel prossimo Collegio dei Commissari di von der Leyen, il team
esecutivo che proietta l'immagine dell'Unione europea nel mondo e gestisce
settori chiave tra cui la concorrenza, il commercio e la politica digitale.
Questa cifra è da confrontare con appena cinque donne
(tra cui la stessa von der Leyen), o sei se si include la probabile scelta
della Spagna, “Teresa Ribera, che deve ancora essere ufficialmente nominata.
Due mosse giovedì hanno fatto pendere ulteriormente la
bilancia, quando la Romania ha confermato che avrebbe nominato “Victor Negrescu,” poi il Lussemburgo ha
proposto “Christophe Hansen” per il
ruolo di prim'ordine.
Se Danimarca e Italia seguiranno l'esempio nominando
uomini, come ci si aspetta ampiamente che facciano, diventerà probabile che due
terzi dei 27 commissari dell'UE saranno uomini.
I leader dei paesi dell'UE hanno respinto la richiesta
di scelta avanzata da von der Leyen, presentandola invece con aria di sfida al
fatto compiuto e lasciando la presidente della Commissione pressoché impotente.
Personalità come il primo ministro irlandese “Simon
Harris” hanno ricordato a “von der Leyen” che, in base ai trattati dell'UE,
sono obbligate a proporre a Bruxelles un solo nome.
L'unica vera leva che von der Leyen deve usare in
risposta è il portafoglio che assegna loro.
Ma ci sono troppi uomini perché tutti possano ottenere
portafogli deboli.
L'equilibrio di genere potrebbe comunque cambiare.
L'intero
Collegio dei Commissari, composto da 27 persone, deve essere approvato con
un'unica votazione dal Parlamento europeo, dopo che tutti i commissari, eccetto
“von der Leyen”, saranno sottoposti a un interrogatorio da parte degli
eurodeputati questo autunno, il che solleva la possibilità che alcuni candidati
maschi possano essere respinti.
I funzionari dell'UE sperano che la nuova Commissione
possa essere operativa entro novembre.
"Davvero brutte notizie".
Sebbene la Commissione stessa abbia trascorso le
ultime tre settimane rifiutandosi di rilasciare dichiarazioni , personalità
esterne all'esecutivo di Bruxelles stanno ora pubblicamente mettendo in
discussione la tendenza delle nomine maschili.
“Lina Gálvez”, eurodeputata spagnola che presiede la
commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, ha dichiarato
al “Brussels Playbook” di POLITICO:
"Penso che
questa sia davvero una cattiva notizia e penso che gli Stati membri dovrebbero
davvero fare ciò che ha chiesto loro “Ursula von der Leyen”, ovvero fornire due
nomi".
Il regolamento interno del Parlamento stabilisce espressamente che gli
eurodeputati devono prestare "particolare" attenzione all'equilibrio
di genere quando si tratta di valutare i candidati commissari nelle prossime
audizioni di questo autunno.
Ciò significa che il Parlamento sta per iniziare a
respingere i candidati maschi per pareggiare i conti?
È "molto difficile", ha detto “Gálvez”,
chiedendo invece più pressione sui governi nazionali da parte della
Commissione, del Parlamento e della società civile.
"I candidati maschi 'deboli' avranno vita dura al
Parlamento europeo e molti di loro saranno probabilmente respinti" per
ottenere una Commissione con equilibrio di genere, ha previsto l'eurodeputato
socialista austriaco “Andreas Schieder”.
Tuttavia, il Parlamento ha ignorato le proprie norme
in materia di equilibrio di genere quando ha assegnato gli incarichi nelle
commissioni più alte dopo le elezioni di quest'estate.
Anche la ministra tedesca per gli Affari europei,
“Anna Lührmann,” esponente dei Verdi, ha lanciato l'allarme, invitando “von der
Leyen” a usare la durezza.
"La nuova Commissione non deve diventare un
comitato maschile", ha detto al “POLITICO's Berlin Playbook” .
"Una
rappresentanza paritaria di donne e uomini è in linea con i tempi.
Von der Leyen deve impegnarsi per questo ora!"
“Jéromine Andolfatto”, responsabile delle politiche e
delle campagne presso la “European Women's Lobby”, ha affermato che la scarsità
di candidate è in contrasto con gli impegni giuridici dell'UE in materia di
parità di genere.
"Se non si dispone di un Collegio di Commissari
rappresentativo della società, come si può garantire un processo decisionale
rappresentativo?"
si è chiesto “Andolfatto”.
(Hans von der Burchard e Max Griera)
Il partito laburista britannico può
insegnare a “Kamala Harris”
come vincere?
Politico.eu – (23 agosto 2024) - Stefan Boscia – ci
dice:
Dall'immigrazione all'edilizia abitativa e al
confronto con la sinistra, il nuovo primo ministro del Regno Unito “Keir
Starmer” sembra offrire un manuale per la vittoria ai democratici negli Stati
Uniti.
Kamala Harris si è guadagnata lo status di icona
emergente
della “Gen. Z.”
LONDRA — Sono entrambi ex procuratori tenaci che prima
di entrare in politica si sono fatti un nome arrestando criminali e combattendo
la criminalità organizzata.
Una volta in carica, le somiglianze continuarono,
poiché entrambi furono accusati di virare a sinistra e di complottare per
imporre un programma liberale e consapevole a una nazione scettica.
Ora sembrano avere molto da imparare l'uno dall'altro,
mentre ognuno lotta per riprendere il controllo della propria narrazione dai
nemici conservatori che cercano di ostacolarli elettoralmente.
In superficie, l'inaspettata candidata alla presidenza
degli Stati Uniti “Kamala Harris” e il neoeletto primo ministro del Regno Unito
“Keir Starmer” potrebbero sembrare avere poco in comune.
È un tecnocrate abbottonato, più famoso per la sua
cautela e la sua silenziosa spietatezza che per le sue capacità retoriche.
“Harris”, nel frattempo, sta diventando nota per uno
stile di campagna energico che mescola alta politica e celebrità.
In meno di un mese da quando ha sostituito “Joe Biden”
come potenziale candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Harris
si è guadagnata lo status di icona emergente della “Generazione Z”, grazie a
un'ondata di meme ispirati a “Charli XCX”.
“Starmer”, al contrario, è molto meno d'accordo con i
ragazzi, tanto che durante la campagna elettorale è stato costretto a negare di
essere stato un "robot politico".
Ma dato lo schiacciante successo di “Starmer” alle
elezioni del 4 luglio nel Regno Unito, quando il suo partito laburista ha
battuto a valanga i conservatori di centro-destra, i democratici, che si
trovano ad affrontare una lotta serrata per respingere la minaccia di Donald
Trump, stanno prestando molta attenzione.
Feste delle sorelle.
Il partito laburista, gemello non ufficiale dei
democratici, è lieto di acconsentire, anche per ingraziarsi i politici che
probabilmente ricopriranno un incarico nella futura “Casa Bianca di Harris”.
Molti dei collaboratori più stretti e fidati di
“Starmer” a Downing Street hanno partecipato questa settimana alla “Convention
nazionale democratica” di Chicago per parlare con i membri del team della
campagna del vicepresidente.
“Keir Starmer” è molto meno d'accordo con i ragazzi,
ed è stato persino costretto a negare di essere un "robot politico.
Tra loro c'erano la mente elettorale del partito
laburista, “Morgan McSweene”y, e il direttore delle comunicazioni di Downing
Street, “Matthew Doyle”.
Insieme a loro c'erano anche una schiera di
parlamentari, assistenti e strateghi del partito laburista, che hanno
incontrato i collaboratori del Partito Democratico per aiutarli a capire come
hanno gestito una delle più grandi frane nella storia elettorale britannica.
Questa collaborazione è solo uno degli aspetti di una
crescente rete transatlantica di think tank e operatori politici di
centro-sinistra che sta plasmando le politiche e i messaggi politici a
Washington e Londra.
Tra i temi in discussione rientrano ambiti politici
che si sono rivelati difficili per entrambe le parti, come l'immigrazione,
l'edilizia abitativa e la sfida della sinistra su questioni come la crisi di
Gaza.
Mai più traffico a senso unico.
“Matthew McGregor”, ex direttore digitale del partito
laburista che ha lavorato anche come stratega della campagna per l'ex
presidente degli Stati Uniti “Barack Obama”, ha affermato che la collaborazione
tra il partito laburista e i democratici è sempre stata "a senso
unico".
Per la prima volta in quasi 25 anni, ha detto
McGregor, i democratici ora credono di avere effettivamente qualcosa da
imparare dal partito laburista, dopo che il partito di” Starmer” è tornato a
vincere alle elezioni come non si vedeva dai tempi in cui il primo ministro
britannico “Tony Blair “e il presidente degli Stati Uniti “Bill Clinton”
dominavano la scena mondiale come sostenitori di una "terza via"
progressista di centro-sinistra.
In particolare, negli Stati Uniti c'è interesse per il
percorso intrapreso dal partito laburista dopo la pesante sconfitta subita nel
2019 sotto la guida del precedente leader “Jeremy Corbyn”, che si colloca
all'estrema sinistra del centro-sinistra.
"Il partito laburista è uno dei pochi partiti
occidentali che ha vinto di recente, o sembra destinato a vincere, tra i
partiti di centro-sinistra", ha affermato “McGregor”.
"Per i democratici che seguono la politica
britannica, sono rimasti incuriositi dalla velocità [con] cui il partito
laburista è passato dai tempi di “Corbyn” all'attuale potere.
Ha davvero
catturato l'attenzione della gente".
La sicurezza dei confini è sempre stata una delle
questioni più importanti per Donald Trump.
Un attuale stratega del Partito Democratico ed ex
collaboratore della Casa Bianca, a cui è stata concessa l'anonimato per parlare
liberamente, ha dichiarato a POLITICO che "anche se le circostanze nel
Regno Unito sono diverse, c'è un allineamento approssimativo e spazio per
l'impollinazione incrociata delle idee".
Ad esempio sulla sicurezza delle frontiere.
Distruggi le gang.
Una delle maggiori debolezze elettorali percepite da
Harris nei confronti di Trump è stata la questione dell'immigrazione attraverso
il poroso confine meridionale degli Stati Uniti.
Al suo insediamento nel 2021, il presidente Biden ha
incaricato Harris, la sua vicepresidente, di affrontare le cause
dell'immigrazione centroamericana, un calice avvelenato che ora i repubblicani
cercano di rivoltare contro di lei.
Nel tentativo di contrastare l'attacco, alcuni
democratici si stanno rivolgendo ai colleghi dall'altra parte dell'Atlantico
per chiedere consiglio.
La sicurezza dei confini è sempre stata una delle
questioni più sentite da Trump, una questione che continua a figurare tra le
preoccupazioni più urgenti degli elettori americani, così come di quelli
britannici.
L'immigrazione è diventata una questione importante
nelle elezioni del Regno Unito dopo l'impennata degli arrivi su piccole
imbarcazioni dalla Francia sotto il governo conservatore nella prima metà del
2024.
Un collaboratore di Downing Street ha dichiarato al
POLITICO che “Starmer” "voleva essere in grado di affrontare i
conservatori su un terreno che ritenevano fosse il loro punto di forza”.
"Ma si trattava anche di dimostrare che sapevamo
che si trattava di un'area di genuina preoccupazione pubblica e di una seria
questione politica, non solo di una questione di guerra culturale".
Durante la campagna elettorale, l'allora Primo
Ministro conservatore “Rishi Sunak” ha fatto del suo meglio per dipingere il
partito laburista come un partito morbido sul confine.
Ma gli attacchi non sono riusciti a durare.
In risposta, il leader laburista ha ripetutamente
affermato che avrebbe “distrutto le bande” che gestiscono le operazioni di
contrabbando di esseri umani attraverso una forza di frontiera rafforzata e una
maggiore cooperazione con i governi stranieri.
“Starmer” tendeva ad accompagnare questo messaggio con
aneddoti della sua passata carriera come direttore delle pubbliche accuse in
Gran Bretagna e delle sue esperienze di incarcerazione di cellule terroristiche
operanti nel Regno Unito.
L'immigrazione è diventata una questione importante
nelle elezioni del Regno Unito dopo l'aumento degli arrivi di piccole
imbarcazioni dalla Francia.
“Harris” ha toccato toni pressoché identici nei suoi
ultimi spot elettorali nonostante le affermazioni del rivale Trump secondo cui
sarebbe stata la "zar di frontiera" di Biden (un'etichetta inesatta)
e la colpa dell'intera situazione.
Anche lei, come “Starmer,” si impegna ora a rallentare
gli attraversamenti delle frontiere dal Messico, contrastando le operazioni di
contrabbando transnazionale condotte da gruppi criminali organizzati.
Nei suoi spot televisivi si dice che "come
procuratore di uno stato di confine, ha affrontato i cartelli della droga e
incarcerato membri di gang per aver contrabbandato armi e droga attraverso il
confine.
"Riparare il confine è dura. Lo è anche “Kamala
Harris."
Costruisci, tesoro, costruisci.
“Jonathan Ashworth”, direttore del think tank” Labour
Together”, è stato una delle figure di spicco del partito laburista presente
questa settimana a Chicago per il “DNC”.
L'ex parlamentare, che è stato anche uno stratega
chiave nella campagna di successo del partito laburista, ha affermato che gli
operatori democratici erano "interessati al modo in cui abbiamo esposto le
argomentazioni [sulla sicurezza delle frontiere], perché intendono esporre
anche loro le stesse argomentazioni.
"Continuavamo a ricordare alla gente che era un
duro che metteva le persone dietro le sbarre e sventava complotti
terroristici", ha detto a “POLITICO”.
"[Harris], come “Keir”, sta spingendo senza sosta
il messaggio che lei è un pubblico ministero che ha messo i criminali dietro le
sbarre".
Anche il parlamentare del partito laburista di “Dover
and Deal”, “Mike Tapp”, faceva parte di una delegazione a Chicago organizzata
questa settimana dal “Progressive Policy Institute” per "trasmettere parte
delle conoscenze che abbiamo acquisito" vincendo le elezioni.
“Tapp”, la cui circoscrizione costiera è stata in
prima linea nella lotta del governo contro gli arrivi di piccole imbarcazioni,
ha affermato di aver parlato con diversi strateghi democratici su come
convincere gli elettori dei loro piani per la sicurezza dei confini.
Le proteste di Gaza hanno travolto le principali città
di entrambi i paesi e sconvolto i campus.
"Il messaggio che sto passando ai nostri amici
americani è: non ignorate le preoccupazioni su confini sicuri e immigrazione.
Affrontatele", ha detto.
“Si attacca chi sfrutta le persone disperate e si
oltrepassa la linea dei confini sicuri, che sono essenziali per uno stato
nazionale”.
La campagna di “Harris “è iniziata solo poche
settimane fa, ma c'è già un altro ambito politico che ci sembra decisamente
familiare.
La scorsa settimana “Harris” ha annunciato che il
fulcro del suo nuovo programma economico sarà un piano per ridurre la
burocrazia e accelerare la costruzione di milioni di nuove case.
Questa politica sarà immediatamente riconosciuta dagli
osservatori politici britannici, poiché è stata svelata da “Starmer”
nell'ottobre 2023 e ora rappresenta un elemento chiave della strategia
economica del suo governo.
Incontro di menti.
Un altro ambito in cui gli strateghi democratici e
laburisti potrebbero scambiarsi opinioni è come affrontare le sfide che la
sinistra porta ai loro partiti, in particolare le proteste di Gaza che hanno
travolto le principali città di entrambi i Paesi e sconvolto i campus
universitari.
Secondo la biografia del primo ministro scritta da
“Tom Baldwin”, “McSweeney” convinse” Starmer” che era necessario sacrificare
l'unità del partito per demoralizzare la fazione di estrema sinistra e
dimostrare all'opinione pubblica che il partito laburista era cambiato.
Il cambiamento creò problemi quando “Starmer” cercò di
tenere unito il partito sulla risposta del partito laburista al conflitto a
Gaza, poiché l'ala sinistra del suo partito lo esortò a condannare Israele.
“Kamala Harris” ha annunciato un piano per ridurre la
burocrazia e accelerare la costruzione di milioni di nuove case.
Anche il Partito Democratico ha cercato di ammorbidire
la sinistra in nome dell'unità, concedendo alla leader de facto della fazione,
“Alexandria Ocasio-Cortez”, un posto come relatrice durante il DNC, nonostante
il rischio di aprire linee di attacco per Trump e i suoi repubblicani.
Come “Starmer”, un pescetariano proveniente dalla
benestante zona nord di Londra che è stato deriso dai suoi rivali conservatori
per essersi inginocchiato durante le proteste del movimento “Black Lives
Matter”, “Harris” è spesso descritta dai suoi rivali come eccessivamente
"risvegliata", come una liberale di San Francisco fuori dal mondo
della classe media americana.
I personaggi repubblicani si sono affrettati a citare
l'esempio delle sue precedenti parole calorose sul movimento "defund the
police" del 2020 in America.
“Starmer”, tuttavia, è riuscito a trasformare questa
debolezza percepita in un punto di forza evidenziando il suo lavoro come
procuratore pubblico più anziano della Gran Bretagna prima di entrare in
parlamento nel 2015.
Ora “Harris” sta cercando di fare esattamente la
stessa cosa, sfruttando la sua esperienza come procuratore generale della
California per dire agli elettori che sarebbe stata dura nei confronti
dell'immigrazione illegale e delle gang che contribuiscono ad alimentare
l'esplosione dei valichi di frontiera negli Stati Uniti dal 2021.
I parallelismi tra i messaggi del Partito Laburista e
del Partito Democratico non sembrano essere casuali, né destinati a finire
prima delle elezioni statunitensi di novembre.
È una nuova razza. Il discorso
di accettazione di “Harris”
ha mostrato perché.
Politico.eu – John F. Harris – (23 -08 – 2024) – ci
dice:
Il vicepresidente ha cercato di smantellare la
caricatura che Trump aveva fatto di lei.
La vicepresidente degli Stati Uniti e candidata
democratica alle presidenziali del 2024 “Kamala Harris” saluta il pubblico dopo
il discorso alla Convention nazionale democratica. In soli 40 minuti, giovedì
sera, “Kamala Harri”s ha accettato la nomination democratica con un discorso
fluente, incisivo e ben argomentato.( John F. Harris)
(John Harris è il fondatore e caporedattore globale di
POLITICO.
La sua rubrica
“Altitude” offre una prospettiva regolare sulla politica in un momento di
radicale sconvolgimento.)
CHICAGO — Donald Trump ha eliminato ogni mistero e
sfumatura riguardo al caso che presenterà nei prossimi 74 giorni contro “Kamala
Harris”.
L'ex presidente dice che l'attuale vicepresidente è di
sinistra ("Compagna Kamala", "molto più liberale del pazzo
Bernie Sanders").
È una persona
leggera ("stupida", "sciocca").
È una falsa, definita solo dalla sua ambizione,
disconnessa dagli americani comuni ("Quindi non so, è indiana o è
nera?" "Che fine ha fatto la sua risata?... Quella è la risata di una
persona pazza").
Giovedì sera, in soli 40 minuti, Harris ha accettato
la nomination democratica con un discorso fluido, incisivo e ben argomentato,
che mirava a smantellare la caricatura che Trump aveva fatto di lei.
È difficile immaginare che qualcuno che ha iniziato a
guardare il discorso con una mente indecisa ma genuinamente aperta (di sicuro
ce ne sono ancora alcune in quest'epoca agitata?) abbia concluso pensando:
" Sai, capisco cosa intendeva Trump".
“Harris” è diventata la candidata democratica solo a
causa di una performance pubblica spettacolarmente debole del presidente Joe
Biden meno di due mesi fa al suo dibattito con Trump.
Il formato di un discorso di accettazione è piuttosto
diverso, ovviamente.
Anche così la performance di “Harris” è stata in tutto
e per tutto l'opposto.
Harris ha convalidato, e quasi certamente rafforzato,
la percezione diffusa lasciata dai recenti sondaggi nazionali e degli stati
indecisi, secondo cui questa è una gara trasformata.
Sulla scia della convention democratica, Trump si
trova di fronte a un imperativo urgente per impedire a Harris di offrire una
performance altrettanto efficace al dibattito programmato per il 10 settembre.
DNC Day 4: “Kamala Harris” takes center stage.
Raccontando la sua biografia, “Harris” ha detto che i
suoi valori sono plasmati dalla sua prima carriera come procuratore. Questo
background si rifletteva anche nel suo tono retorico: ben organizzato,
schietto, in gran parte privo di voli lirici.
In sostanza, tuttavia, sembrava evidente che Harris
non stesse semplicemente portando avanti il suo caso.
Il discorso
aveva una dimensione difensiva ampia e strategicamente importante.
Invece di svelare un programma marcatamente di
sinistra, Harris ha presentato principalmente un insieme di priorità che
uniscono la maggior parte dei democratici:
proteggere i diritti all'aborto, il diritto di voto,
la previdenza sociale e l'assistenza sanitaria.
Anche all'interno di questo terreno familiare, ha
spesso suonato note che enfatizzavano la tradizione e la tenacia.
Si è vantata
che come procuratore e procuratore generale, ha affrontato i cartelli della
droga e le banche sfruttatrici.
Ha detto di volere un taglio delle tasse per la classe
media, mentre affermava che le modifiche fiscali di Trump avrebbero fornito
sollievo ai ricchi a spese degli altri.
Sulla sicurezza nazionale, Harris sembrava
preoccuparsi di mettere a tacere ogni dubbio sul fatto che la prima donna
presidente del paese sarebbe stata sufficientemente dura.
"Come vicepresidente, ho affrontato minacce alla
nostra sicurezza, ho negoziato con leader stranieri, ho rafforzato le nostre
alleanze e mi sono impegnata con le nostre coraggiose truppe all'estero",
ha affermato.
"Come comandante in capo, mi assicurerò che
l'America abbia sempre la forza combattente più forte e letale al mondo".
Sapendo che Trump intendeva far sua una crisi
migratoria, ha cercato di capovolgere la situazione.
Lo ha accusato
di aver ucciso un disegno di legge bipartisan sulla sicurezza dei confini
perché voleva una questione politica piuttosto che una soluzione politica, e ha
giurato che avrebbe ripreso la misura e l'avrebbe approvata.
Sapendo che la guerra tra Israele e Hamas minaccia di
dividere il suo partito, Harris ha provato, a seconda della prospettiva, a
trovare una via di mezzo o a confondere la questione con un linguaggio che
offrisse qualcosa con cui entrambe le parti potessero connettersi.
È stata
altrettanto appassionata nel dire "Difenderò sempre il diritto di Israele
a difendersi" e nell'affermare di far parte dello sforzo
dell'amministrazione Biden per far sì che "la sofferenza a Gaza finisca e
il popolo palestinese possa realizzare il proprio diritto alla dignità, alla
sicurezza, alla libertà e all'autodeterminazione".
La parte più importante dell'agenda difensiva di
Harris, tuttavia, non riguardava la politica o la politica, ma sé stessa
personalmente.
Una donna con una biografia che alcuni elettori
potrebbero trovare esotica (figlia di un matrimonio meticcio, proveniente da
una città liberale in uno stato liberale) ha raccontato la sua storia in modi
che la rendevano accessibile, familiare, rassicurante.
C'erano inni a una madre che "non perdeva mai la
calma" e insegnava alle figlie a "non lamentarsi mai delle
ingiustizie, ma a fare qualcosa al riguardo".
Descriveva una comunità unita nell'East Bay della
California, "Un bellissimo quartiere operaio di pompieri, infermieri e
operai edili". Descriveva il suo patriottismo: "Cari americani, amo
il nostro Paese con tutto il cuore".
Sembrava esserci una logica chiara nel fatto che
Harris praticasse la politica della rassicurazione.
Lei e il suo team evidentemente credono che prevenire
gli attacchi al suo curriculum o al suo carattere sia il prerequisito
necessario per lanciare i suoi attacchi al carattere e al curriculum di Trump.
Ha definito Trump "un uomo poco serio", ma
ha avvertito che gli effetti di un secondo mandato sarebbero stati
"estremamente seri".
Non c'è stato praticamente alcun elemento nella
litania anti-Trump standard dei Democratici che non abbia menzionato:
il negazionismo elettorale e la rivolta del 6 gennaio,
la sua recente condanna per 34 capi d'imputazione a New York, la causa civile
persa prima di allora in un caso di molestie sessuali, il suo scetticismo nei
confronti dell'alleanza NATO e la difesa dell'Ucraina dagli attacchi russi, la
sua presunta simpatia per Vladimir Putin e Kim Jong Un in Corea del Nord.
In precedenza nel suo discorso, Harris ha osservato
che come avvocato governativo, "per tutta la mia carriera, ho avuto un
solo cliente: il popolo".
È tornata sull'argomento in seguito per notare che, a
causa dello spostamento a destra della Corte Suprema, Trump avrebbe dovuto
affrontare meno controlli in un secondo mandato rispetto al primo:
"Immaginate Donald Trump senza barriere di
protezione e come userebbe gli immensi poteri della presidenza degli Stati
Uniti.
Non per migliorare la vostra vita, non per rafforzare
la nostra sicurezza nazionale, ma per servire l'unico cliente che abbia mai
avuto: sé stesso".
Un politico che riesce a fondere efficacemente
politica offensiva e difensiva in un discorso è una minaccia formidabile.
Questo dono è stato l'essenza del successo di Bill
Clinton e Barack Obama.
Era qualcosa che sfuggiva a Hillary Rodham Clinton nei
momenti chiave del 2016.
Ed era qualcosa che i democratici avevano concluso
fosse impossibile immaginare che un Biden invecchiato potesse fare nel 2024,
nonostante il suo successo nel 2020.
Dopo il discorso di Harris, non c'è dubbio che Trump e
la sua campagna si siano resi conto che lei ha cambiato la traiettoria della
campagna, né che siano impegnati a pensare a come provare a cambiarla di nuovo.
Le rivolte di “Hamas” alla convention del “DNC”, le
società segrete che gestiscono questa nazione e il mondo, e il male controllato
che rappresentano con un tradimento enorme che è completamente sotto gli occhi
di tutti.
Allnewspipeline.com - Alan Barton – (22 agosto 2024) –
ci dice:
Un paio di giorni fa ho fatto questo commento:
Le battute di Bart:
Mi sembra che ci sia una disparità tra le immagini dei
teppisti BLM/Antifa che si ribellano e abbattono le recinzioni e l'immagine che
stanno affrontando le attività della convention del DNC.
È strano come
siano entrambi governati e sanzionati dalle stesse persone, non è vero?
Tutto questo è solo per spettacolo, e i risultati sono
predeterminati.
Dobbiamo solo
aspettare di vedere a cosa porteranno, e la storia ci dà una buona idea di cosa
potrebbe essere.
Quando ero al college nel 1968, le rivolte dei
democratici alla Convention di Chicago furono considerate le peggiori rivolte
negli Stati Uniti fino a quel momento, e molti le considerano ancora le
peggiori.
Protestando contro la guerra in Vietnam e seguendo di
qualche mese le enormi rivolte dopo l'assassinio di Martin Luther King, gli
idioti comunisti - ehm, scusatemi, volevo dire che i giovani democratici
dell'epoca pensavano fosse giusto bruciare, distruggere, uccidere e altro
ancora per mostrare al mondo quanto fossero sconvolti dal fatto che il loro
stesso partito fosse la forza trainante dietro ciò contro cui stavano
protestando.
Come disse il reverendo “Jesse Jackson “, "Ci fu
l'assassinio del dottor Martin Luther King Jr. ad aprile e l'assassinio di
Robert Kennedy a giugno, la guerra in Vietnam, l'intrusione della polizia e la
crescente privazione dei diritti avvertita da molti americani, in particolare
dalla comunità afroamericana" e il sindaco Daley disse che il 1968 fu
"uno degli anni più difficili nella storia del paese".
Sì, lo è stato,
e i mesi a venire promettono di essere molto peggiori.
Chicago ha una storia di rivolte, dalla rivolta della
birra Lager del 1855, alle rivolte dello sciopero ferroviario del 1877 tra
molti altri scioperi/rivolte sindacali, le rivolte razziali di Chicago del 1919
chiamate l'estate rossa del 1919 che hanno lasciato 23 neri e 15 bianchi morti
e migliaia di neri per lo più senza casa, le guerre degli assessori del crimine
organizzato, le rivolte comuniste del 1933, il massacro del Memorial Day del
1937, le numerose rivolte razziali della fine degli anni '40 che hanno avuto
attentati incendiari, omicidi e altro, di nuovo nel 1953 e nel 1966, le
suddette rivolte del 1968, i Giorni di rabbia del 1969, le rivolte razziali del
1970 e dal 1976 al 1979, le rivolte del KKK e dell'apartheid del 1986, e per
non dimenticare le rivolte del campionato dei Chicago Bulls fino al Gli anni
'90 e quelli di questo secolo hanno bollato Chicago come la città violenta
d'America. Vi siete mai chiesti perché il DNC scelga Chicago come città di
scelta per tenere le convention elettorali?
La violenza e la distruzione delle rivolte del “DNC
del 2020 sono proprio lo sfondo giusto per quello che potrebbe accadere
quest'anno, quando la “BBC “ha detto "Chicago vede il giorno più mortale
da decenni tra proteste e coprifuoco".
Essendo la capitale degli omicidi degli Stati Uniti,
questo rende Chicago un ottimo posto per i democratici/comunisti per tenere la
loro convention, a quanto pare.
Il titolo del “Western Journal “per le rivolte di
quest'anno recitava "Dem Nightmare: Massive Protest Takes Over Downtown
Chicago Just Before DNC Begins" in previsione di alcuni fuochi
d'artificio.
Sebbene scriva questo mercoledì con un giorno in più
da trascorrere, il potenziale per un caos di massa è ampiamente aperto.
Ma questo sembra essere esattamente ciò che i
comunisti amano in tutto il mondo.
Un titolo di “Sarah Carter” recita "Hamas
respinge il cessate il fuoco e i negoziati sugli ostaggi in mezzo alle
controversie con Israele" e questo sembra adattarsi bene al tema scelto
per i festeggiamenti di quest'anno, poiché gli organizzatori hanno affermato
che la folla che si è radunata fuori dalla convention è lì come fazione
pro-Hamas e il DNC è completamente pro-Hamas.
Mentre i delegati non impegnati premono per il tempo
di parola per palestinesi/americani (accidenti, ma odio le doppie alleanze
statali), sembrano dimenticare che la Palestina FA parte di Israele e anche
prima del 1948 la loro bandiera aveva la Stella di David.
Il problema più grande sta nei democratici che dicono
di sostenere Israele ma non è così; sostengono i mali dei terroristi nel mondo
islamico.
Considerando quanto amano tenere riunioni a Chicago e
iniziare guerre in tutto il mondo, non c'è da sorprendersi.
Folle terroristiche per la “Palestina libera” fuori
dall'Hilton Hotel di Chicago, dove presumibilmente alloggiano i delegati del
“DNC”.
La sinistra finge di sostenere l'unica nazione
pacifica in Medio Oriente e dice di combattere il terrorismo mentre allo stesso
tempo dice che le armi pagate da Israele non saranno consegnate per alcuni anni
mentre distribuisce armi ad Hamas, a Hezbollah (che significa Partito di
Allah), all'Iran che arma e controlla quei gruppi e altri come gli 84 miliardi
di dollari in armi nuove di zecca che Biden ha DATO agli afghani per muovere
guerra ai loro vicini e quelle armi stanno finendo nelle mani di Hamas e di altri
terroristi in questo momento con l'Iran apparentemente il distributore di
quelle attrezzature militari.
Includono i
nostri sistemi di controllo e intelligence di prim'ordine, non solo carri
armati, elicotteri e camion insieme ad armi leggere.
Spediamo pallet di denaro in Iran e presumibilmente
loro capiscono come requisire uno dei nostri droni spia top secret per copiarlo
e venderlo all'estero.
Noi facciamo embarghi duri contro di loro per uccidere
la loro economia eppure stanno vendendo più petrolio e guadagnando più soldi
che mai.
Diciamo che stiamo distruggendo la loro capacità di
produrre armi nucleari, eppure vendiamo il nostro uranio alla Russia e loro lo
danno all'Iran e li aiutano a raffinarlo.
Per decenni
abbiamo detto che sono a solo un mese o due dal testare un'arma nucleare, e ora
diciamo che ancora non ne hanno una, mentre altri dicono di averne almeno una
mezza dozzina e che stanno contando.
I democratici dicono di essere contro Hamas e il suo
terrore e la sua guerra contro di noi e tutte le nazioni cristiane, mentre allo
stesso tempo sostengono tutto ciò che fanno.
Questo fiasco che si sta manifestando alla convention
DNC di Chicago è una farsa di proporzioni enormi e non importa cosa dicano o
quanto danno venga fatto, è tutto ben pianificato per far pensare alla
popolazione media degli Stati Uniti che stiamo in qualche modo combattendo
contro quei terroristi.
No, i democratici non hanno paura dei rivoltosi, ma li
sostengono al 100% proprio come lo erano dietro a tutte le altre rivolte di
Chicago nel secolo scorso e oltre. Sono loro che hanno ucciso MLK, sono loro
che hanno glorificato il comune criminale assassino di strada George Floyd e lo
hanno trasformato in una specie di eroe martire.
Sono loro che offrono sacrifici di bambini al dio
Moloch o Ba'al (Lucifero) proprio allo scoperto in cliniche mobili gratuite
alla convention.
Sono i
democratici che stanno spingendo per dei rivoluzionari comunisti a tutto tondo
per sostituire il vecchio e stanco boss mafioso “Joey dementia” in un vero e
proprio colpo di stato proprio davanti ai nostri occhi.
Non hanno nemmeno provato a nasconderlo come hanno
fatto con la farsa della frode elettorale del 2012, 2016, 2020 e che
sicuramente sarà una frode da premio delle selezioni del 2024 per il burattino
che andrà a riempire il seggio presidenziale.
"Agitatore anti-Israele assalta il palco del DNC,
strappa il microfono, urla ai sostenitori di Harris", ha scritto il
“Western Journal”.
E anche questo, "Il DNC si prepara per la
convention deturpando la Trump Tower a Chicago".
"Folla di manifestanti arrabbiati di estrema
sinistra viola il DNC, abbatte la recinzione perimetrale".
Mentre le folle
pro-Hamas si radunano fuori dalla convention, qualcosa è sicuro che si romperà.
No, non c'è vera animosità tra le folle di terroristi
di Hamas all'esterno, proprio come non c'era vero odio per il BLM o le folle di
Antifa degli anni precedenti.
In effetti, molti dei partecipanti sono esattamente le
stesse persone e gli stessi gruppi, solo con fasce diverse e che lanciano le
stesse pile di mattoni e torce fornite dal governo per accendere i fuochi.
Abbiamo visto questo spettacolo ripetersi più e più
volte, eppure continuano a compiere lo stesso compito di indebolire i nostri
diritti, le nostre libertà, il nostro sacro onore nelle stesse rivolte vecchio
stile ma appena rinominate.
Ho voluto essere breve, quindi non ho incluso troppo
di ciò che si potrebbe dire e prove da mostrare che dimostrino che questo è
esattamente ciò che sta accadendo.
Fate delle ricerche da soli e l'evidenza di questo
enorme tradimento sarà ampiamente visibile.
Le società segrete che gestiscono questa nazione e il
mondo sono al comando e non c'è niente che possiamo fare al riguardo se non
guardare lo spettacolo e urlare agli idioti che lo fanno.
Israele dissanguerà l'America e
la getterà via come una vecchia scarpa.
Unz.com - Filippo Giraldi – (22 agosto 2024) – ci
dice:
Gli Stati Uniti devono sganciarsi dalla morsa mortale
israeliana.
Ci sono alcune semplici verità che circondano tutte le
sciocchezze vomitate dagli agenti di Israele e dalle sue cheerleader negli
Stati Uniti, in Canada, in Europa e altrove nel mondo anglofono.
Prima di tutto, Israele non è una democrazia e non lo
è mai stata sin dalla sua fondazione più di settantacinque anni fa.
Ha usato
massacri di interi villaggi e altri atti di terrorismo assortiti per cacciare
tre quarti di milione di indigeni palestinesi dal loro caso.
Ha poi approvato leggi per vietare qualsiasi ritorno a
casa di quei rifugiati.
Molti degli sfollati vivono ancora oggi negli
insediamenti finanziati dalle Nazioni Unite (UNRWA), fino a poco tempo fa a
Gaza, e anche nei paesi vicini.
Agli ebrei della diaspora che non avevano radici nella
Palestina storica fu permesso di entrare e stabilirsi liberamente e di ricevere
le proprietà palestinesi rubate.
I palestinesi che non sono fuggiti e che purtroppo si
sono trovati all'interno dei nuovi confini israeliani avevano diritti limitati
rispetto ai loro vicini ebrei, anche se molti di loro erano nominalmente
cittadini israeliani.
In secondo luogo, l'affermazione è che Israele è uno
stretto alleato e amico degli Stati Uniti e delle altre nazioni che sono state
costrette a sostenerlo.
Nel suo recente discorso alla sessione congiunta del
Congresso degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano “Benjamin Netanyahu”
ha espresso un'idea che recitava così:
"Amici miei, se ricordate una cosa, una cosa di
questo discorso, ricordate questo: i nostri nemici sono i vostri nemici, la
nostra lotta è la vostra lotta, e la nostra vittoria sarà la vostra
vittoria".
Questo fece alzare in piedi le creature del Congresso
riunite e applaudirono, ma era un'affermazione falsa come il resto delle
affermazioni che riempiono la conferenza di Bibi durata quasi un'ora.
In realtà, Israele non è il vero alleato di nessuno,
anche se i politici americani totalmente comprati e pagati si divertono a
ripetere questa favola.
Le alleanze sono per loro stessa natura reciproche e
Israele non ha stipulato alcun accordo per aiutare qualsiasi altro paese che
potrebbe essere attaccato.
In effetti,
anche definire un attacco a Israele è problematico in quanto non ha confini
fissi poiché è una potenza occupante su gran parte di quella che una volta era
la Palestina.
Gli Stati Uniti, al contrario, non hanno aiutato le
cose promettendo ripetutamente un impegno "ferreo" a
"difendere" Israele anche se lo Stato ebraico dovesse iniziare una
guerra, che è esattamente ciò che stiamo vedendo in questo momento di fronte
agli omicidi e ad altri tintinnio di sciabole da parte di Netanyahu diretti
contro il Libano, la Siria e, soprattutto, l'Iran.
In realtà, a
Israele potrebbe importare di meno della vita o del benessere degli americani,
degli inglesi e degli altri che il loro testo sacro, il Talmud e molti
israeliani, potendo come subumani che esistono solo per servire gli ebrei.
Quei goyim sono poco più che fonti di denaro, armi e
copertura politica senza conseguenze, mentre i "Prescelti"
distruggono il Medio Oriente e si impegnano in un genocidio per raggiungere il
loro obiettivo di ottenere un grande Israele libero dai palestinesi che va dal
fiume Giordano al Mar Mediterraneo, con alcuni altri pezzi dei loro vicini come
l'Egitto e il Libano inclusi.
Ci sono molte prove di prima mano provenienti da
politici e rabbini israeliani che confermano il completo disprezzo di Israele
per le vite non ebraiche tra i suoi "amici" e nemici, così come la
sua totale volontà di vederli uccisi o morire di fama senza alcun rimorso.
E ciò che rende la questione peggiore è che gli
israeliani hanno talmente corrotto i governi federali e statali degli Stati
Uniti a diversi livelli e in così tante delle loro operazioni che il cittadino
medio che viene maltrattato o addirittura ucciso da Israele non troverà il
Dipartimento di Stato o la magistratura interessata a mettere in difficoltà i
sionisti chiedendo risposte su ciò che è accaduto.
Raramente si cerca di punire coloro che sono stati i
perpetratori, che spesso sono soldati o coloni vigilanti armati.
La risposta standard nelle conferenze stampa al
Dipartimento di Stato quando un americano è stato ucciso, come nel recente caso
della giornalista palestinese-americana “Shireen Abu Akleh”, è quella di
affermare che Israele senza dubbio condurrà un'indagine appropriata sul
possibile crimine, che il portavoce del governo degli Stati Uniti sicuramente
sa essere una bugia.
Israele non
punisce quasi mai i suoi soldati o poliziotti e nemmeno i suoi coloni armati
per aver ucciso arabi o stranieri.
E in molti casi il governo degli Stati Uniti intercede
effettivamente in un insabbiamento del crimine, anche quando uno o più
cittadini americani sono le vittime.
Si possono facilmente citare una serie di casi in cui
il governo israeliano si è sentito così libero da possibili conseguenze da
uccidere deliberatamente o creare un incidente che avrebbe potuto ferire gli
americani senza alcuna preoccupazione che ci sarebbero state ritorsioni da
parte di Washington.
Questa è la
tragedia in corso per cui il governo americano è stato così
"occupato" e controllato dal mostro israeliano da non avere più la
capacità di reagire razionalmente quando sono in gioco interessi reali.
Questo è il caso attuale, con una flottiglia americana
altamente vulnerabile che si dirige verso il Medio Oriente per
"difendere" Israele contro il Libano e l'Iran in risposta all'innesco
di una nuova crisi regionale da parte del governo Netanyahu dopo aver
recentemente effettuato omicidi di alto livello in entrambi i paesi.
Se si tratta di
guerra, i giovani americani saranno senza dubbio mandati dai loro leader a
morire per proteggere Israele criminale di guerra.
E la situazione non potrà che peggiorare con le
prossime elezioni.
Se “Kamala Harris” dovesse vincere la politica del
Partito Democratico sul Medio Oriente, prometterebbe di continuare ad armare e
finanziare il genocidio dei palestinesi da parte di Israele.
Non ci sarà alcun cambiamento rispetto a quanto
sostenuto dal “killer Joe Biden” e il “marito ebreo di Harris “si è già
impegnato a guidare la lotta contro l'antisemitismo negli Stati Uniti, dicendo:
"So che...
gli Stati Uniti continueranno a stare dalla parte di Israele e combatteranno la
crescente ondata di antisemitismo".
Ciò significa che Israele e gli ebrei americani, che
costituiscono la fascia demografica più ricca e potente degli Stati Uniti,
continueranno a trarne beneficio e ad essere coccolati e protetti a spese dei
contribuenti.
È addio alla
libertà di parola o di associazione negli Stati Uniti se in qualche modo
implica criticare Israele o il comportamento del gruppo ebraico.
Se Donald Trump vincesse a novembre sarebbe ancora
peggio, poiché si è impegnato a dare ulteriore potere ai gruppi ebraici.
Trump, che non è esattamente un noto studioso
dell'Olocausto, afferma che ciò che sta accadendo in questo momento negli Stati
Uniti "è esattamente ciò che accadeva prima dell'Olocausto".
Recentemente ha promesso di ripristinare il potere
della lobby israeliana sul Congresso durante un evento di "lotta
all'antisemitismo" con i donatori ebrei e la mega donatrice
filo-israeliana “Miriam Adelson”.
All'inizio di quest'anno, era stato riferito che
“Adelson”, la vedova del “defunto miliardario magnate dei casinò Sheldon
Adelson,” avrebbe dato a Trump 100 milioni di dollari per la sua campagna in
cambio del suo consenso all'annessione della Cisgiordania da parte di Israele.
Trump ha anche promesso che bloccherà o addirittura
deporterà gli antisemiti, dicendo:
"Attuerò un forte screening ideologico di tutti
gli immigrati. Se odi l'America, se vuoi abolire Israele, se non ti piace la
nostra religione (cosa che a molti di loro non piace), se simpatizzi con gli
jihadisti, allora non ti vogliamo nel nostro Paese e sei nei non entrare."
Trump ha continuato su questa falsariga, dicendo che
"anni fa" se si diceva "qualcosa di male su Israele o sul popolo
ebraico si era finiti come politici...
La lobby di gran lunga più potente in questo paese era
Israele e il popolo ebraico. Oggi, è quasi come se cosa fosse successo?
Cos'è successo? Che cosa è successo a [il senatore
Chuck] Schumer? "
Rivolgendosi ad Adelson, proseguì dicendo:
«Il potere, Miriam, di questa lobby è così potente, ed
è stato per il bene, non per il male.
Quindici anni
fa era il più potente in assoluto – non si poteva avere un 'AOC più tre' – non
avrebbero avuto la possibilità di essere eletti da nessuna parte e oggi c'è
“AOC” e alcune di queste persone e sono uh, piuttosto violente, piuttosto
violente e odiano Israele e odiano gli ebrei".
Si tratta di una promessa incredibile, sorprendente
soprattutto per la sua ignoranza, dato che la lobby israeliana possiede già
entrambi i principali partiti politici e gestisce da anni la politica estera
degli Stati Uniti e il cosiddetto Dipartimento di Giustizia.
Gli Stati Uniti
hanno anche incarichi a livello di ambasciatori che si occupano di
antisemitismo e del cosiddetto olocausto, entrambi gestiti e guidati da ebrei.
Si tratta
dell'Inviato speciale per il monitoraggio e la lotta all'antisemitismo e
dell'Ufficio dell'inviato speciale per le questioni relative all'Olocausto.
Confermando in parte ciò che Trump sosteneva, chiunque
abbia trascorso un po' di tempo a Washington e sia stato ragionevolmente
impegnato a guardare il fiasco che si svolge lì potrebbe concordare sul fatto
che la lobby straniera più potente è quella di Israele, sostenuta com'è da una
vasta lobby nazionale.
Rete che esiste per proteggere e nutrire lo Stato
ebraico.
In effetti, è l'elemento interno della lobby che le dà
forza, supportata com'è da think tank straordinariamente ben finanziati e da
mezzi di informazione e di opinione che sono manifestamente filo-israeliani
quando si tratta di sviluppi in Medio Oriente.
Il potere di
quella che preferisco chiamare lobby ebraica, perché è da lì che provengono il
denaro e l'accesso politico, si manifesta anche a livello statale e locale,
dove gli sforzi per boicottare pacificamente Israele a causa dei suoi crimini
di guerra e contro l'umanità hanno avuto luogo stati puniti e persino
criminalizzati in più di trenta stati.
In diversi stati, tra cui la Virginia, sono previsti
accordi commerciali speciali a vantaggio delle aziende israeliane a scapito dei
residenti locali e dei contribuenti che non hanno voce in capitolo su ciò che
viene fatto per loro conto.
Il controllo ebraico delle questioni e delle funzioni
di governo che stanno a cuore ai sionisti americani spiega anche perché nessun
gruppo filo-israeliano è mai stato costretto a registrarsi ai sensi del
“Foreign Agents Registration Act” (FARA), anche se opera illegalmente
all'aperto per conto di un paese straniero.
È anche il modo in cui Israele è sfuggito a qualsiasi
censura per aver rubato materiale e tecnologia per sviluppare il proprio
arsenale nucleare segreto, per il quale gli sarebbe stato negato qualsiasi
aiuto se le leggi fossero state effettivamente applicate dal Dipartimento di
Giustizia.
A Israele
dovrebbe anche essere impedito di ricevere armi o aiuti ai sensi della “legge
Leahy” degli Stati Uniti perché si è reso colpevole di crimini di guerra, fino
al genocidio.
Ha sempre mano
libera nel commettere crimini di guerra e crimini contro l'umanità senza che il
Presidente o il Segretario di Stato ne facciano una sbirciatina, entrambi
attualmente dichiarati sionisti.
L'ultimo presidente degli Stati Uniti a confrontarsi
seriamente con la lobby ebraico/israeliana è stato John F. Kennedy e potrebbe
aver pagato il prezzo più alto per la sua temerarietà.
Pochi americani sanno dell'eclatante uccisione dei
loro concittadini da parte di Israele durante l'attacco alla USS Liberty dell'8
giugno 1967, che uccise 34 marinai americani e ne ferì altri 171 nell'assalto
di due ore, che aveva chiaramente lo scopo di distruggere la nave.
Nave di raccolta di informazioni che opera legalmente
in acque internazionali raccogliendo informazioni sulla Guerra dei Sei Giorni
in corso tra Israele e i suoi vicini arabi.
Gli israeliani,
i cui aerei avevano la stella di David coperta, attaccarono ripetutamente la
nave dall'alto e con cannoni e torpediniere dal mare.
Cercarono di affondare la nave, incolpando l'Egitto,
così gli Stati Uniti avrebbero risposto attaccando i nemici arabi di Israele.
Un sopravvissuto alla Libertà , “Joe Meadors”, ricorda
come "Nessun membro del Congresso ha mai partecipato alla nostra cerimonia
commemorativa annuale al cimitero nazionale di Arlington nell'anniversario
dell'attacco.
Siamo condannati come "antisemiti" e
"bigotti" semplicemente perché abbiamo chiesto che l'attacco alla USS
Liberty fosse trattato allo stesso modo di ogni altro attacco contro una nave
della Marina americana dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tutto ciò che abbiamo siamo noi stessi.
Non il
Congresso. Non la Marina. Non il Dipartimento della Difesa.
Solo noi stessi.
Abbiamo bisogno di un posto dove siamo i benvenuti.
Abbiamo bisogno delle nostre riunioni".
In effetti, l'incredibile coraggio e determinazione
dell'equipaggio sopravvissuto furono l'unica cosa che impedì alla Liberty di
affondare.
L'ufficiale in
comando della nave, il capitano “William McGonagle”, ricevette una medaglia
d'onore dal Congresso per il suo ruolo eroico nel mantenere la nave a galla,
sebbene il presidente codardo e venale “Lyndon Baines Johnson”, che potrebbe
essere stato connivente con gli israeliani per attaccare la nave, ruppe con la
tradizione e rifiutò di tenere la cerimonia di premiazione alla Casa Bianca,
rifiutandosi anche di assegnarla personalmente, delegando tale compito al
“Segretario della Marina” in una presentazione al pubblico tenutasi solo con
riluttanza al “Washington Navy Yard”.
Le medaglie aggiuntive assegnate ad altri membri
dell'equipaggio in seguito all'attacco hanno reso la USS Liberty la nave più
decorata nella storia della Marina degli Stati Uniti.
L'insabbiamento dell'attacco iniziò immediatamente,
includendo l'occultamento dell'effettivo richiamo da parte della Casa Bianca
degli aerei da combattimento lanciati dalla Sesta Flotta per assistere la
Liberty sotto attacco.
L' equipaggio della Liberty venne successivamente
giurato di mantenere il segreto sull'incidente, così come i lavoratori del
cantiere navale di Malta e persino gli uomini della “USS Davis” , che avevano
aiutato la Liberty gravemente danneggiata ad entrare in porto.
Una corte d'inchiesta frettolosamente convocata e
condotta, guidata dall'ammiraglio “John McCain”, ha agito su ordine di
Washington di dichiarare l'attacco un caso di scambio di identità.
Il consulente
legale senior dell'inchiesta, il capitano “Ward Boston”, che successivamente
dichiarò l'attacco come "un tentativo deliberato di affondare una nave
americana e uccidere il suo intero equipaggio", descrisse anche come
"il presidente Lyndon Johnson e il segretario alla Difesa Robert McNamara
gli ordinarono di concludere che l'attacco è stato un caso di "sbaglio di
identità" nonostante le prove schiaccianti del contrario."
Le conclusioni della corte furono riscritte e le
sezioni relative ai crimini di guerra israeliani, compreso il mitragliamento
delle zattere di salvataggio, furono eliminate.
Seguendo le
orme di suo padre, il senatore John McCain dell'Arizona ha successivamente
utilizzato la sua posizione nel Comitato per i servizi armati del Senato per
bloccare di fatto qualsiasi riconvocazione di una commissione d'inchiesta per
riesaminare le prove.
La maggior parte dei documenti relativi all'incidente
di Liberty non sono mai stati resi pubblici nonostante siano trascorsi 57 anni
dall'attacco.
Per citare solo un altro esempio di come i politici
ambiziosi si mobilitano ancora per proteggere Israele, il governatore della
Florida e recente aspirante alla presidenza “Ron DeSantis” è un ex ufficiale
della Marina che una volta prestò servizio come membro del Congresso per un
distretto della Florida dove vivevano diversi sopravvissuti alla Liberty.
Hanno
raccontato come i ripetuti tentativi di incontrare “DeSantis” per discutere una
possibile inchiesta ufficiale siano stati respinti, con il deputato che si è
rifiutato di incontrarli.
Anche
l'organizzazione dei veterani, la “Legione Americana”, ha paura di Israele. Ha
rifiutato di permettere all'Associazione dei Veterani della USS Liberty di
avere un tavolo o uno stand alla sua convention annuale e ha addirittura
vietato qualsiasi partecipazione del gruppo alle sue riunioni per sempre!
Quindi, il trattamento riservato alla USS Liberty e la
soppressione dei diritti fondamentali per gli americani non dovrebbero
sorprendere nessuno in un paese la cui classe dirigente ha eseguito per decenni
gli ordini della potente lobby di un piccolo stato cliente che opera
illegalmente e non è stato altro che problemi e spese per gli Stati Uniti
d'America.
Finirà mai?
Forse, ma solo quando lo Stato ebraico avrà estratto
l'ultimo dollaro dal Tesoro americano e l'ultima arma dagli arsenali americani,
quando ciò che rimarrà degli Stati Uniti sarà solo un vecchio pezzo di stracci
e cartellini che potrà essere facilmente gettato via.
(Philip M. Giraldi, Ph.D., è direttore esecutivo del
Council for the National Interest, una fondazione educativa deducibile dalle
tasse 501(c)3- numero ID federale n. 52).
“Donald Trump”, “Kamala Harris” e
il vacillante impero americano.
Unz.com - Ron Unz - (29 luglio 2024) – ci dice:
Gli imperi che crollano possono spesso agitarsi in
modo strano prima di finire nell'oscurità.
I recenti
sviluppi nella vita politica americana mi hanno fatto venire in mente questi
pensieri.
Con le elezioni presidenziali americane a soli tre
mesi di distanza, abbiamo assistito a una serie di sviluppi notevoli, a volte
senza precedenti, che incideranno su chi trascorrerà i prossimi quattro anni
seduto nello Studio Ovale e controllerà la nostra politica di governo.
Quattro anni fa il presidente Joseph Biden ha
sostituito Donald Trump alla Casa Bianca e un mese fa si è tenuto il primo
dibattito pubblico sulla loro rivincita presidenziale.
Molti credevano
che ciò dimostrasse il totale indebolimento mentale del nostro attuale
amministratore delegato, portando a diffusi appelli da parte dei principali
donatori finanziari del Partito Democratico e degli esperti dei media affinché
Biden abbandonasse la corsa in questa fase molto avanzata.
In tutta onestà, un paio di giorni fa ho finalmente
guardato l'intero dibattito di novanta minuti e ha confermato pienamente le
affermazioni sul suo grave disturbo mentale.
Sebbene Trump difficilmente sembrasse un brillante
esperto di politica, essendo altrettanto spavaldo, vanaglorioso e talvolta in
errore come sempre, era pienamente vigile come lo era stato nel 2020 o
addirittura nel 2016.
Ma Biden sembrava anziano e mentalmente confuso, più
come un paziente di una casa di cura piuttosto che il plausibile amministratore
delegato della superpotenza globale.
Molte delle sue
osservazioni ricordano le sue ripetute affermazioni di aver visto prove
fotografiche esplicite dei 40 bambini israeliani decapitati dai militanti di
Hamas, sebbene quel presunto incidente fosse semplicemente una ridicola bufala
propagandistica.
La grave menomazione di Biden aiuta anche a spiegare
perché abbia accuratamente evitato qualsiasi conversazione diretta con il
presidente russo Vladimir Putin o il presidente cinese Xi Jinping.
Nonostante l'evidente prova dell'incapacità di Biden
di governare, i suoi collaboratori e stretti alleati politici hanno resistito
con forza alla crescente richiesta di uscire dalla corsa, sottolineando che
aveva già vinto una lunga serie di primarie e catturato quasi tutti i delegati
democratici.
Tuttavia,
queste diffuse richieste pubbliche da parte dei media suggerivano che loro e le
nostre élite politiche avessero nascosto questi fatti al pubblico per qualche
tempo e sollevavano anche domande naturali su chi avesse esattamente guidato il
nostro governo negli ultimi anni.
Durante i dibattiti presidenziali del 1984, i media
liberali ostili avevano affermato che il presidente Ronald Reagan mostrava
segni simili di confusione da anziano e che quindi avrebbe dovuto essere
respinto dagli elettori.
Ma anche se potrebbero esserci stati un breve esempio
o due di ciò, lo stato mentale di Reagan non sembrava assolutamente per nulla
simile a quello di Biden, il che non sorprende dal momento che il primo era
ancora sulla settantina mentre Biden ne ha ora 81.
In effetti, penso che un'analogia molto migliore per
Biden sia arrivata con tre degli ultimi leader del decadente impero sovietico
degli anni '80, che nominalmente hanno guidato quella superpotenza anche quando
erano senili o addirittura in coma. In un articolo della scorsa estate avevo
descritto questa preoccupante analogia.
Per gli americani come me, che sono diventati
maggiorenni negli anni '70 o nei primi anni '80, l'Unione Sovietica ha sempre
avuto l'odore di un impero ideologico in decadenza, governato da una classe
dirigente politica decrepita che aveva da tempo perso la fiducia del proprio
popolo.
Questa era la mia opinione all'epoca, e nulla di ciò
che ho imparato da allora l'ha cambiata.
Tre leader sovietici governarono in quell'epoca -
Leonid Brezhnev, Yuri Andropov e Konstantin Chernenko - tutti anziani e
infermi, con i regni degli ultimi due così brevi che il nostro presidente
Ronald Reagan una volta scherzò dicendo che morirono troppo rapidamente perché
lui potesse programmarli in un vertice.
Dato che i massimi leader dell'URSS erano così
evidentemente indeboliti, gli analisti riconobbero che difficilmente erano loro
i veri decisori del colosso sovietico in declino che nominalmente
controllavano;
invece, la maggior parte del potere era
presumibilmente conferito nelle mani di coalizioni mutevoli di loro assistenti
e consiglieri senior, persone spesso sconosciute al mondo esterno.
Forse in parte come conseguenza di questa grave
debolezza al vertice, l'URSS entrò in un periodo di forte declino sociale ed
economico, e nel giro di pochi anni scomparve dal mondo.
Tutto ciò era certamente vero, ma fa riflettere
abbastanza consultare Wikipedia e scoprire l'età esatta di quegli anziani
leader sovietici, che erano stati così ampiamente ridicolizzati dai media
occidentali come decrepiti o addirittura senili.
Breznev aveva 75 anni quando morì nel 1982, mentre
Andropov salì al potere all'età di 68 anni e morì quindici mesi dopo,
sostituito dal suo successore Chernenko , 72 anni, che sopravvisse solo un
anno.
Quindi, nell'America di oggi, tutti quei leader
sovietici confusi e confusi che guardavamo con tanto disprezzo sarebbero figure
politiche giovanili rispetto al nostro presidente “Joe Biden”, attualmente in
cerca di rielezione all'età di 80 anni, o al suo principale rivale, l'ex
presidente Donald Trump, età 77 anni.
La scienza
medica è ovviamente progredita parecchio negli ultimi quattro decenni, ma penso
che il dominio occidentale totale dei media globali sia un fattore più
importante in questa grande differenza di percezioni.
Biden è davvero
molto più acuto di Breznev e Chernenko, o semplicemente i nostri media sono più
bravi a nascondere la sua incapacità alla maggior parte del grande pubblico?
Sebbene fosse considerato il leader comunista del
mondo, Breznev si concesse personalmente accumulando una vasta collezione di
automobili di lusso, tra cui Maserati, Rolls Royce e Jaguar, una storia
imbarazzante ampiamente promossa dai potenti media occidentali come prova
dell'ipocrisia sovietica.
Ma sebbene la prova diretta del laptop di Hunter Biden
abbia rivelato che Biden e la sua famiglia avevano preso molti, molti milioni
di dollari in pagamenti segreti da stranieri, i nostri media mainstream hanno
nascosto quella realtà, quindi gran parte del pubblico probabilmente ne rimane
ancora all'oscuro.
Anche se Biden mantenne la sua posizione e rifiutò le
crescenti richieste di farsi da parte, il panorama politico americano fu
improvvisamente trasformato da un tentativo di omicidio quasi riuscito contro
Donald Trump, il suo avversario repubblicano.
In un incidente
bizzarro e altamente sospetto, agenti dei servizi segreti di Trump hanno
inspiegabilmente permesso a un ventenne di posizionarsi liberamente su un tetto
vicino con un fucile e di sparare diversi colpi, il primo dei quali ha ferito
leggermente il candidato e, secondo quanto riportato dai media, arrivò a un
passo o due dall'ucciderlo.
Sebbene enormemente odiato e temuto dalla maggior
parte dell'establishment politico americano, Trump era in vantaggio nei
sondaggi e ampiamente considerato come il favorito per riconquistare la Casa
Bianca quando questa estremamente strana lacuna nella sicurezza presidenziale
lo ha quasi portato alla morte.
Subito dopo
l'incidente, avevo annotato in un articolo alcune delle domande molto
preoccupanti che aveva sollevato.
Per più di otto anni, la maggior parte delle élite
americane ha espresso un odio ribollente nei confronti di Trump, facendo tutto
il possibile per frustrare la sua presidenza, assicurarsi la sua sconfitta nel
2020 e poi impedirgli di riconquistare la Casa Bianca nel 2024.
Poco dopo che una folla di trumpisti indignati ha
preso d'assalto il Campidoglio di Washington il 7 gennaio 2021, ho pubblicato
un articolo che indicava le prove schiaccianti che i media americani e i nostri
giganti di Internet, assistiti da numerosi ex ufficiali dell'intelligence
disonesti, si erano coalizzati per rubare le elezioni del 2020 a Donald Trump
… Più di recente, mentre gli sforzi di Trump per
riconquistare la presidenza andavano avanti, i suoi acerrimi nemici democratici
hanno lanciato una serie di oltraggiosi procedimenti politici, sperando che le
condanne penali e la possibile incarcerazione avrebbero distrutto la popolarità
di Trump tra gli elettori.
Ma invece i numeri dei sondaggi di Trump hanno
continuato a salire, e la sua ricandidatura repubblicana è diventata
assicurata.
Avendo fallito in ogni passo nel bloccare l'ascesa di
Trump, i suoi nemici politici si sono ritrovati con poche opzioni a
disposizione.
Il loro dilemma alla fine portò “Tucker Carlson “a
ipotizzare pubblicamente che avrebbero finalmente concluso che orchestrare
l'assassinio di Trump era la loro migliore possibilità di impedire il suo
ritorno trionfale alla Casa Bianca .
Secondo i resoconti dei media, un giovane uomo armato
di 20 anni di nome “Thomas Matthew Crooks” è riuscito in qualche modo ad
entrare nelle vicinanze del raduno di Trump armato di un fucile AR-15.
Si è piazzato
sul tetto di un edificio vicino e ha sparato diversi colpi, uno dei quali ha
ferito Trump all'orecchio mentre un altro ha ucciso un passante tra la folla,
dopo di che lui stesso è stato ucciso dal fuoco di un cecchino del personale di
sicurezza.
Concedere a un uomo armato una simile opportunità di
uccidere potenzialmente un importante candidato presidenziale ha ovviamente
comportato gravissime violazioni della sicurezza da parte degli agenti dei
servizi segreti che sorvegliavano Trump e questo ha naturalmente provocato
diffusi sospetti che una sorta di complotto fosse responsabile.
Sui social media circolano anche affermazioni secondo
cui alcuni passanti hanno notato l'uomo armato e allertato le autorità, ma
invece di ordinare il colpo di cecchino o almeno mettere in sicurezza il
candidato e portarlo in salvo, il personale di sicurezza ha aspettato finché il
potenziale assassino non avesse sparato con il suo fucile potenzialmente
fatale. Ossia scatti prima di intraprendere qualsiasi azione.
Gli acerrimi nemici politici di Trump hanno cospirato
per farlo uccidere da una sparatoria di un assassino, come era accaduto più di
mezzo secolo fa al presidente John F. Kennedy e poi al fratello minore di JFK,
Robert, pochi anni dopo?
Tuttavia, tutte queste prove sono state pesantemente
contestate e non credo di possedere le competenze tecniche per valutarle
adeguatamente.
Inoltre, se un
secondo tiratore esperto avesse sparato, dubito che Trump avrebbe avuto la
fortuna di scappare con niente di più grave di una lieve ferita all'orecchio.
Anche se Trump avesse mosso la testa in modo tale che il primo proiettile lo
avesse mancato di poco, mi aspetterei che un cecchino professionista avrebbe
sparato molti altri colpi, assicurandosi di essere colpito.
Pertanto, anche se trovo le circostanze dell'attacco a
Trump altamente sospette, finché non verranno fuori prove più solide mi
appoggio ancora a qualsiasi cospirazione per ucciderlo, e la sopravvivenza
quasi incolume di Trump è il motivo più forte per il mio scetticismo.
Tuttavia, se Trump fosse stato ucciso o gravemente
ferito, probabilmente sarei andato nella direzione opposta.
Nonostante la mia posizione, capisco certamente perché
altri darebbero per scontato che si tratti di una cospirazione.
Supponiamo, ad esempio, che le scarpe fossero
sull'altro piede e che il presidente Putin fosse scampato per un pelo alla
morte a causa del proiettile di un assassino mentre partecipava a un evento
pubblico in Russia.
Sicuramente i nostri media e gli esperti politici
dichiarerebbero quasi uniformemente che i responsabili sono stati i nemici
interni di Putin e che questo attacco indica che il sistema politico russo sta
precipitando verso gravi disordini interni violenti e il collasso.
Possiamo quindi ignorare con noncuranza il caso
parallelo nel nostro paese?
Se Trump fosse morto, molti dei suoi ferventi seguaci
avrebbero sicuramente reagito in modo drammatico, essendo assolutamente
convinti che gli agenti dello Stato Profondo lo avrebbero ucciso.
Trump può
essere odiato e temuto da circa la metà del paese, compresa la stragrande
maggioranza delle sue élite, ma la maggior parte dell'altra metà lo considera
il loro eroico campione, e il suo martirio politico avrebbe potuto facilmente
provocare un'ondata di disordini interni e forse anche violenza di
rappresaglia.
Secondo la maggior parte dei resoconti dei media, un
movimento inaspettato della testa di Trump lo ha salvato da una probabile morte
e, schivando accidentalmente quella competizione, il controverso candidato
presidenziale potrebbe aver permesso a tutta la nostra società di schivarne uno
metaforico.
Indipendentemente dal fatto che Trump fosse stato
preso di mira o meno a morte dai suoi nemici americani, la sparatoria ha
certamente rappresentato il più grave tentativo di omicidio interno degli
ultimi decenni da quando “John Hinckley” aveva sparato e ferito gravemente il
presidente Reagan nel 1980, quasi 45 anni fa.
Quest'ultimo incidente segnò la fine di diciassette
anni di tali attentati alla vita di presidenti o candidati presidenziali, a
cominciare dall'assassinio di JFK nel 1963 e dall'assassinio del fratello
minore Robert nel 1968, pochi minuti dopo la sua vittoria alle primarie della
California in cui il vincitore prende tutto.
Il governatore
George Wallace fu paralizzato dal proiettile di un assassino nel 1972 e due
donne diverse spararono al presidente Gerald Ford nel 1975.
Quegli stessi anni avevano visto anche una serie di
altri omicidi di alto profilo, inclusi quelli di Malcolm X nel 1965, George
Lincoln Rockwell nel 1967, Martin Luther King Jr. nel 1968 e John Lennon nel
1980.
Considerata la società americana di oggi fortemente
divisa, anche se Crooks fosse lo squilibrato uomo armato solitario che i media
dichiarano che sia, c'è il rischio molto reale che il suo attacco possa
innescare l'inizio di un nuovo ciclo di incidenti così violenti.
Trump è uno showman per tutta la vita e solo pochi
istanti dopo aver ingannato la morte, ha alzato il pugno in segno di sfida
mentre gli agenti dei servizi segreti lo spingevano giù dal palco.
Ciò ha prodotto
la fotografia iconica dell'incidente, che ricordava il famoso alzabandiera dei
“Marines a Iwo Jima” , e nel giro di poche ore gli imprenditori cinesi stavano
già offrendo in vendita capi di abbigliamento che mostravano quell'immagine
eroica .
La sopravvivenza quasi miracolosa di Trump e
l'esplosione di simpatia mediatica che ha attirato hanno portato molti
osservatori a presumere che la sua vittoria a novembre fosse assicurata, e
diversi miliardari sono rapidamente saliti a bordo del suo carrozzone politico.
Tra questi
figura in particolare l'industriale Elon Musk, l'uomo più ricco del mondo, che
ha promesso la sorprendente cifra di 45 milioni di dollari al mese a un
comitato politico pro-Trump.
Quasi subito dopo, Trump ha nominato il senatore JD
Vance come sua scelta alla vice presidenza per il suo biglietto. Il 39enne
Vance sarebbe uno dei più giovani vicepresidenti della storia americana,
battuto solo dal 36enne John Breckinridge a metà del XIX secolo e da Richard
Nixon, che aveva 39 anni quando fu eletto.
Ma entrambi
questi ultimi uomini avevano già ricoperto per anni una carica elettiva prima
della loro elevazione, mentre “Vance” aveva meno di due anni in una posizione
pubblica, avendo iniziato il suo primo mandato come senatore degli Stati Uniti
solo nel 2023.
A differenza della maggior parte delle altre figure
che Trump aveva preso in considerazione, “Vance” era un forte oppositore
pubblico della guerra in Ucraina e ricopriva molte altre posizioni politiche
che l'establishment politico americano bipartisan non gradiva molto.
Questa scelta è stata probabilmente astuta, poiché ha
ridotto la probabilità di eventuali futuri tentativi di eliminare Trump poiché
sarebbe stato semplicemente sostituito con qualcuno che aveva anche lui molte
opinioni inaccettabili.
Non appena si è placata la tempesta mediatica
sull'incontro con la morte di Trump, i principali donatori e operatori del
partito democratico hanno raddoppiato i loro sforzi per costringere Biden a
lasciare la corsa, e alla fine ci sono riusciti, uno sviluppo unico nella
storia politica americana.
Nel marzo del 1968, la forza sorprendente dello
sfidante democratico senatore “Eugene McCarthy” alle primarie del New Hampshire
portò il presidente Lyndon Johnson ad abbandonare il suo tentativo di
rielezione, scioccando l'intero paese annunciando quella decisione in una
trasmissione nazionale.
Ma la decisione di ritiro di Biden è stata molto più
strana, essendo arrivata solo dopo che aveva vinto tutte le primarie
democratiche e ricevuto circa il 99% di tutti i delegati democratici, essendo
già diventato di fatto il candidato del suo partito.
Inoltre, invece di annunciare e spiegare la sua
decisione in una trasmissione pubblica, il suo staff si è limitato a pubblicare
una lettera su Twitter, con alcuni osservatori che hanno notato che la firma
utilizzata non sembrava nemmeno corrispondere a quella abituale di Biden,
portando i cinici a chiedersi se la nostra mentalità- l'amministratore delegato
contestato era stato effettivamente coinvolto nella decisione di abbandonare il
suo tentativo di rielezione.
La partenza di Biden ha rapidamente elevato la
vicepresidente Kamala Harris come il nome probabile per sostituirlo al
ballottaggio e nel giro di pochi giorni ha attirato abbastanza delegati per
confermare la sua nomina.
Ma sebbene il motivo principale della rimozione di
Biden fosse stata la sua percepita debolezza politica nei confronti di Trump, i
sondaggi durante la maggior parte del 2024 avevano mostrato che Harris era
impopolare quanto Biden.
Essendo una donna dirigente moderata di origini miste
dell'Asia meridionale e dei Caraibi neri con un marito ebreo, “Harris” sembrava
controllare ogni casella di diversità nella scheda di valutazione del Partito
Democratico e dopo aver vinto facilmente una corsa al Senato degli Stati Uniti
nel 2016 in California, fu presto annunciata come una migliore prospettiva
presidenziale democratica per il 2020. Partecipando alle primarie presidenziali
nel gennaio 2019, ha rapidamente raccolto più soldi di qualsiasi candidato
diverso dal senatore socialista anticonformista Bernie Sanders.
Con Sanders considerato totalmente inaccettabile dalla
leadership del partito, Harris sembrava quindi nella posizione ideale per la
nomina.
Ma sebbene “Harris” fosse enormemente popolare tra la
ricca élite che dominava la macchina del partito, si dimostrò così notevolmente
impopolare tra i veri elettori democratici che abbandonò la corsa dopo soli
dieci mesi.
Per decenni, il sinonimo di candidature presidenziali
fallite è stata l'umiliante campagna repubblicana del 1980 dell'ex governatore
del Texas John Connolly , che raccolse e spese 11 milioni di dollari – una
somma senza precedenti in quell'epoca – vincendo un solo delegato .
Ma Harris ha battuto quel record di lunga data, con i
suoi tristi numeri nei sondaggi che l'hanno portata ad abbandonare la corsa del
2020 prima ancora che le prime votazioni fossero espresse in Iowa e quindi a
non ottenere un solo delegato per i 43 milioni di dollari che aveva raccolto e
speso.
Quindi “Harris”
si è classificato come forse il contendente presidenziale meno riuscito in
tutta la storia americana.
Ma nonostante un fallimento così colossale alle urne,
quelle stesse élite democratiche che l'avevano acclamata come la loro candidata
ideale l'hanno presto resuscitata dal cimitero politico convincendo l'anziano
Biden a inserirla nel suo biglietto, portandola all'elezione a vicepresidente
dopo la dura crisi elettorale. Risultati contestati della gara 2020.
Un gruppo simile di miliardari e operatori politici
del Partito Democratico, presumibilmente riuniti in stanze scrupolosamente
prive di fumo, hanno ora rimosso Biden dalla lista nonostante i 14 milioni di
voti che ha ottenuto alle primarie presidenziali, sostituendolo con Harris che
ha ottenuto zero voti.
Perfino i capi di partito più corrotti della fine del
XIX e dell'inizio del XX secolo forse non avrebbero mai osato tentare una
manovra politica così cinica.
Questo processo assolutamente antidemocratico di
selezione di un candidato smentisce ovviamente il nome del Partito Democratico.
Gli addetti ai
lavori democratici erano sicuramente a conoscenza dell'incapacità di Biden da
tempo, eppure hanno tenuto nascoste queste informazioni al pubblico e agli
elettori, scegliendo di sostituire Biden solo dopo che aveva già vinto tutte le
primarie e gli era stata assicurata la nomination, una strategia apparentemente
strana e imbarazzante antidemocratica.
Ma come hanno
suggerito varie persone, questa potrebbe essere stata la loro opzione meno
peggiore, dati i rischi che avrebbero potuto affrontare in una primaria aperta
senza il presidente Biden al ballottaggio.
Gran parte dell'elettorato democratico è indignato per
il massacro in corso da parte di Israele di così tante decine di migliaia di
civili palestinesi indifesi e per l'incrollabile sostegno del governo americano
a un massacro così spaventoso.
Essendo il presidente in carica in corsa per la
rielezione, Biden non ha dovuto affrontare alcuno sfidante serio, ma se si
fosse ritirato prima, Harris e numerosi altri democratici sarebbero entrati in
corsa per una nomina aperta, e uno o più di loro avrebbero potuto essere
tentati di giocare per la rielezione.
Gli attivisti del partito e gli elettori effettivi
adottando una linea contraria nei confronti del Medio Oriente, forse ottenendo
di conseguenza ottimi risultati in numerose primarie e sconvolgendo così i
ricchi donatori del partito.
Quindi Biden è stato invece mantenuto al suo posto
finché l'elettorato democratico non ha perso ogni ulteriore voce in capitolo
sulla questione.
La stessa Harris ora deve compilare il suo biglietto e
uno dei principali contendenti è il governatore “Josh Shapiro” della
Pennsylvania, una scelta che potrebbe suscitare notevoli controversie.
Gli attivisti pro-Trump dalla mentalità cospiratoria
hanno notato che gran parte della sicurezza locale che stranamente non è
riuscita a proteggere il loro eroe da un assassino era composta dalla polizia
di stato della Pennsylvania, e potrebbero essere indignati dal fatto che
“Shapiro” sarebbe stato rapidamente ricompensato dopo una negligenza così
estrema da parte dei suoi subordinati.
Nel frattempo,
“Shapiro” è anche conosciuto come uno zelante partigiano ebreo di Israele, e
alla fine dell'anno scorso ha svolto un ruolo importante nel forzare le
dimissioni della presidente della “Penn Liz Magill “e del presidente del suo
consiglio per il loro rifiuto di vietare le proteste anti-israeliane nel campus
della loro università.
Scuola dell'Ivy League.
Ciò ha messo in moto l'epurazione o l'intimidazione di
numerosi altri amministratori dei college d'élite, provocando una dura e senza
precedente repressione della libertà di parola degli studenti e della libertà
accademica.
Anche se i college sono chiusi per l'estate e le
ondate di proteste anti-israeliane nei campus d'élite sono scomparse dai titoli
dei giornali, gli orribili crimini di guerra commessi dal governo israeliano
continuano ad attirare l'attenzione di coloro che sono disposti a notarli.
Solo un paio di settimane fa, “The Lancet”, una delle
più antiche e prestigiose riviste mediche del mondo, ha pubblicato un breve
articolo in cui concludeva che i continui attacchi di Israele a Gaza e la sua
totale distruzione delle infrastrutture locali potrebbe essere responsabile di
quasi 200.000 morti civili , una cifra molte volte superiore a qualsiasi stima
dei media precedenti.
Politico è uno dei principali media americani di
politica e affari pubblici e dieci giorni fa ha pubblicato un resoconto molto
lungo di due esperti chirurghi americani che avevano visitato Gaza per fornire
assistenza medica ed erano completamente inorriditi da ciò che avevano
incontrato lì.
Secondo il
dottor “Mark Perlmutter”, in appena un paio di settimane ha visto più
carneficine inflitte ai civili di quante ne avesse viste nel totale dei suoi
precedenti trent'anni di visite umanitarie nelle zone di guerra di tutto il
mondo.
In particolare, era ovvio che i cecchini israeliani
sparassero deliberatamente a bambini e neonati palestinesi, mirando colpi di
precisione al loro cuore e alla loro testa.
Abbiamo fatto volontariato in un ospedale di Gaza. Ciò
che abbiamo visto era indicibile.
Chirurghi americani testimoni della carneficina civile
della guerra tra Israele e Hamas.
Dato che il primo ministro Benjamin Netanyahu e altri
massimi leader israeliani hanno pubblicamente identificato i palestinesi con la
tribù di “Amalek”, che il Dio ebraico ha comandato debba essere sterminata fino
al neonato, tali atrocità possono essere scioccanti ma difficilmente
sorprendenti.
Con quasi 5.000 parole e abbondantemente illustrata
con fotografie, la storia di Politico sembra aver rotto il cordone di silenzio
mantenuto nella rete televisiva e Perlmutter è stato intervistato per un
sostanzioso segmento intitolato "The Children of Gaza" trasmesso su
CBS News Sunday Morning, durante il quale ha ripetuto la sua storia.
Questi sono gli esempi che hanno portato gli stimati
giuristi della Corte Internazionale di Giustizia a emettere una serie di
sentenze quasi unanimi secondo cui Israele sembra stia intraprendendo una
campagna di genocidio contro i palestinesi di Gaza, mentre la Corte Penale
Internazionale più recentemente ha fatto richiesta di mandati di arresto contro
il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri per motivi simili.
Eppure, nonostante questi sviluppi epocali e i pessimi
voti di Netanyahu nei sondaggi nel suo paese, il leader israeliano è stato
recentemente invitato a parlare ad una sessione congiunta del Congresso per la
quarta volta, con il suo lungo e roboante discorso interrotto da più di
cinquanta standing ovation.
Nessun precedente leader mondiale aveva mai ricevuto
onori americani così grandi.
Di fronte a un grave potenziale conflitto tra l'enorme
influenza dei donatori miliardari della lobby israeliana e i sentimenti
estremamente forti e crescenti degli elettori democratici comuni, circa la metà
dei democratici alla Camera e al Senato hanno scelto di boicottare l'evento,
insieme a un singolo repubblicano, Rappresentante “Thomas Massie” del Kentucky.
Ma solo il rappresentante palestinese-americano
“Rashida Tlaib” del Michigan era disposto a protestare contro la sua presenza
esponendo un cartello che denunciava il leader israeliano come criminale di
guerra.
Anche se gli americani comuni e le nostre élite al
potere concentravano la loro attenzione sul nostro vacillante sistema politico,
indicato dal tentato assassinio di uno dei nostri candidati alla presidenza e
dall'improvvisa sostituzione dell'altro, probabilmente prestavano molta meno
attenzione agli sviluppi in altre parti del mondo che dimostravano la nostra
crescente perdita di influenza.
Ad esempio, solo pochi giorni fa rappresentanti di
“Hamas” e di altre 13 fazioni palestinesi si sono riuniti sotto gli auspici
diplomatici cinesi e hanno firmato la “Dichiarazione di Pechino” , annunciando
la loro piena riconciliazione e il sostegno ad una politica comune volta a
porre fine ai quasi sessant'anni di occupazione israeliana e a promuovere la
creazione di uno Stato palestinese vitale.
Diplomatici di
numerosi altri paesi, tra cui Russia, Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Sud
Africa, hanno partecipato a questo importante incontro e hanno approvato lo
sforzo, ma l'evento potenzialmente storico ha ricevuto relativamente poca
copertura da parte dei media americani.
In qualità di capo di stato maggiore di “Colin
Powell”, il colonnello “Larry Wilkerson” ha trascorso molti anni lavorando ai
vertici delle istituzioni americane di sicurezza nazionale e politica estera, e
in generale l'ho trovato una persona molto sobria.
Ma in un'intervista avvenuta nello stesso periodo,
espresse la sua forte opinione su molte delle crisi internazionali incombenti.
Credeva che quasi la metà della popolazione ucraina
prebellica fosse già morta o fuggita, e che il collasso del paese fosse solo
questione di tempo.
L'alleanza
militare della NATO era condannata allo stesso modo, anche se la sua leadership
sempre più irrazionale dichiarava l'intenzione di estendere la propria missione
per includere una possibile guerra con la Cina dall'altra parte del mondo, un
atto di assoluta follia.
E “Wilkerson” credeva che gli apparenti piani di
Israele di provocare uno scontro militare totale con Hezbollah sarebbero
probabilmente finiti in un disastro, forse addirittura in una sorta di
schiacciante sconfitta che avrebbe potuto eliminare completamente lo Stato
ebraico.
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