Le grandi società USA tagliano i programmi gender.

 

Le grandi società USA tagliano i programmi gender.

 

 

 

Musk, Trump e il senso della

politica per la libertà di espressione.

Tempi.it – Andrea Venanzoni – (16 -08 -2024) - ci dice:

L'attacco del Commissario Breton al proprietario di X dopo l'intervista al candidato repubblicano svela l'ambizione dell'Ue di guidare la regolazione globale e decidere per legge cosa è vero e cosa è falso. Con molti rischi.

«Le regolamentazioni minuziose a difesa della libertà generano servitù. La libertà fiorisce meglio in angoli trascurati».

 Il caro, vecchio “Nicolás Gómez Dávila” aveva colto esattamente la china che la civiltà avrebbe percorso:

l’ansia cieca e furiosa di darsi presidi di carta, di legge, per tutelare la libertà, destinati però a divenire, e nemmeno in tempi tanto dilatati, legacci e vincoli servili.

 

Che l’Unione Europea abbia un problema di bulimia burocratico-normativa è cosa nota, palesemente evidente; spesso anzi la mancanza di piena investitura democratica di alcuni suoi organi si sublima esattamente in questa capziosa e cavillosa sovrabbondanza di norme, in una sorta di trasfigurazione del principio di legalità in purissima legalità procedurale.

Non siamo organi politici, ma burocratici, sembrano affermare i Commissari europei, e l’eco del pensiero di “Kojéve” si sente arrivare da lontano, e allora ci legittimiamo producendo norme.

Il Commissario “Breton” contro “Elon Musk”.

Il problema è quando però gli stessi Commissari, come nel caso di” Thierry Breton”, sembrano lasciar trasparire una loro agenda politica.

Breton, Commissario al mercato interno e padre politico del recentemente approvato “Digital Services Act” (DSA), ha da tempo ingaggiato una lunga e dura battaglia nei confronti di “Elon Musk” e di “X”.

Ma, nel caso della conversazione tra il “patron di X “e il candidato repubblicano alla Casa Bianca “Donald Trump”, Breton si è spinto oltre, rischiando l’incidente diplomatico e l’ingerenza nel processo elettorale statunitense.

Difatti l’alto burocrate europeo ha inviato a Musk una durissima lettera nella quale, ricordando l’indagine che la Commissione sta conducendo su “X “a causa della asserita scarsa adesione ai meccanismi di compliance previsti dal DSA e richiamando gli scontri che stanno avvenendo in Inghilterra, ha espresso la sua preoccupazione per la potenziale diffusione di ulteriori “fake news “e ha messo nel mirino proprio l’intervista a Trump.

 È un atto oggettivamente senza precedenti.

 E per molti motivi.

Un” assist” potentissimo a Trump e Musk.

Innanzitutto, Breton è un Commissario appartenente alla vecchia Commissione e se sarà confermato, ciò avverrà a partire da settembre.

Nonostante alcuni dicano che la Francia starebbe lavorando per confermarlo, mi piace ricordare che a mente dell’articolo 17 TUE i Commissari agiscono in maniera indipendente rispetto i Paesi di loro provenienza:

quindi, nonostante Macron ambisca a considerarlo magari confermato già da ora, non è e non può essere così.

Quindi la sua investitura è traballante e formalmente in scadenza, almeno fino ad avvenuto, eventuale rinnovo.

Un po’ troppo per sentirsi investiti di un atto tanto dirompente.

In secondo luogo, per la prima volta, non vengono richiamate genericamente “fake news” o un fatto determinato di disinformazione, ma una “potenziale disseminazione di disinformazione” in conseguenza di un colloquio politico riferito alla campagna elettorale statunitense, cioè di un Paese extra-Ue.

In terzo luogo, a conferma della estrema gravità e della intrinseca politicità di quella lettera, “Breton” non ha concordato in alcun modo il testo e l’invio con la Commissione stessa, come ha denunciato la stessa Commissione immediatamente dopo la divulgazione della nota.

C’è da pensare che una presa di distanza tanto netta quanto istituzionalmente inusitata, sia stata dettata alla Commissione da una evidente preoccupazione: quella di aver offerto a Trump e allo stesso Musk una straordinaria arma per attaccare la cavillosità burocratica europea e la sua tendenza a ingerirsi, quale sorta di regolatore universale, anche negli affari di politica interna di Paesi extra-Ue.

Un assist potentissimo a Trump.

Il DSA e la libertà di espressione: una questione globale.

Gli americani che hanno attaccato “Breton” e l’”Unione Europea” utilizzando meme raffiguranti la guerra di indipendenza del 1776 non hanno poi mancato di molto il bersaglio:

 perché l’Ue nutre una nemmeno tanto nascosta ambizione di proporsi davvero come guida della regolazione mondiale.

 

Lo strano senso della Commissione europea per la disinformazione.

Inoltre la sinistra vuole la censura social per chi non la pensa come lei sul clima.

L’esternalità politica della regolazione dell’ecosistema digitale, capace di impattare al di là delle limitazioni territoriali, consiste esattamente nel proporsi come stella polare anche per imprese, piattaforme digitali, Stati che non appartengono alla Ue.

Si chiama “Brussels effect”, ovvero un traboccamento regolatorio che per importanza e impatto delle nuove norme finisce per riverberarsi anche nelle scelte di soggetti extra-Ue.

Il precedente più effettivo e importante è quello rappresentato dal “GDPR,” che è divenuto pietra miliare della protezione dei dati personali ben al di là del territorio dei Paesi aderenti alla Ue.

 È indubbio infatti come moltissime aziende, quotidiani, piattaforme digitali, americani e giapponesi, operando anche a beneficio del pubblico europeo, si siano dovuti rendere “compliant” di quella normativa.

 Con il DSA l’ambizione è esattamente la stessa.

Proporre un modello di contrasto alla “disinformazione” e alle “fake news” e di “tutela degli utenti”, anche mediante la responsabilizzazione delle piattaforme nella “content moderation”, che possa andare oltre la mera Unione.

Le “piattaforme social” sono editori?

Non è questa ovviamente la sede per una analisi tecnica del complessissimo “framework normativo” del DSA e dei provvedimenti a questo collegati, ma può dirsi sommariamente che il radicamento della sua applicabilità ricorrendo al parametro di stabilimento dell’utente, e non della piattaforma stessa, è un metodo per riaffermare la sovranità digitale dell’Unione:

in questa prospettiva, non c’è dubbio alcuno che” Musk” e “X “ne debbano rispettare le previsioni normative, visto che la piattaforma impatta anche su milioni di cittadini di Paesi aderenti all’Unione.

 I problemi però non sono pochi, e non tutti sono stati risolti dal DSA, anzi.

Il primo è la semplicistica riduzione che molti commentatori vorrebbero proporre delle piattaforme a editori, con tutte le connesse responsabilità.

In realtà, il sistema di compliance previsto dal DSA non va in questo senso, semplicemente perché il riconoscimento di una piattaforma quale editore finirebbe per integrare, per citare rovesciandone il postulato finale un noto libro americano sulla sezione 230 del “Communications Decency Act”, le parole che distruggono Internet.

La fine delle piattaforme digitali.

Il DSA è un insieme complesso e articolato di co-regolazione e di autoregolazione connessa a sistemi di compliance, dai codici di condotta inseriti in un contesto nuovo rispetto quelli già vigenti del 2016 e del 2018, alla applicabilità soggettiva alle piattaforme di erogazione di servizi intermediari fino a modalità di “risk assessment” punteggiate di audit e di flussi informativi con le istituzioni euro-unitarie, ma in alcuni elementi riprende, come già la direttiva 2000/31 faceva, le clausole di esonero,  conosciute nella regolazione americana come “samaritan clause”, tipiche dei media digitali, nei quali difficilmente sarebbe ipotizzabile una responsabilità oggettivizzata simile a quella editoriale.

Si fa presto a dire che una piattaforma dovrebbe essere riconosciuta “sic et simpliciter come un editore,” ma questo significherebbe, senza molti giri di parole, la fine totale delle piattaforme digitali, che sarebbero costrette come un qualunque direttore responsabile ad esperire un controllo minuzioso su qualunque contenuto.

La Ue e il “modello Facebook”.

Il DSA ha già stretto moltissimo le maglie e responsabilizzato le piattaforme in maniera persino eccessiva, tanto ciò vero che molte, come “Meta”, per non incorrere in alcun rischio, cancellano e censurano contenuti senza andare troppo per il sottile:

chiunque abbia una pagina “Facebook”, sa bene a cosa io mi stia riferendo e a come negli ultimi mesi siano divenuti a rischio cancellazione persino contenuti evidentemente artistici o letterari.

Infatti “pronti, via”, “Starmer” blocca la legge che difende la libertà di parola nei college.

Ma quale “hate crime”, qualcuno ricordi ai” progressisti” la distinzione tra peccato e reato.

È questo il modello cui ambisce la Ue?

Un sistema in cui “L’origine del mondo” di “Courbet” viene considerato oscenità o un libro non pianamente conforme alla vulgata comune, per quanto ricercato, documentato, motivato, merita di essere cancellato?

Ma soprattutto, il vero problema a monte, fulcro di questa enorme battaglia: quando una notizia deve essere considerata falsa e, soprattutto, quando la falsità viene considerata giuridicamente meritevole di censura e cancellazione?

 

La guerra contro le false notizie.

Nella sua lettera,” Breton” fa espresso riferimento agli scontri che da settimane ormai stanno agitando l’Inghilterra.

In precedenza, era stato già il “premier britannico Starmer” a puntare il dito direttamente contro “Musk”, accusandolo di aver contribuito a soffiare sul fuoco: “Musk” ha infatti contribuito ad amplificare notizie che si sono poi rivelate false. Non solo, secondo i vertici Ue e quelli britannici, avrebbe anche evocato la guerra civile.

Su questo secondo aspetto, in realtà “Musk” ha scritto su “X” che «la guerra civile è inevitabile», una frase che può certo essere letta come evocazione ma anche come presa d’atto di un dato di fatto:

una frase che di suo non è riconducibile nell’alveo di una precisa previsione normativa, non più di quanto “Lo scontro delle civiltà” di “Huntington” non possa essere accusato di rinfocolare la guerra tra civiltà.

In fondo, come insegnava “Marc Bloch” ne “La guerra e le false notizie”, molto spesso è proprio il potere costituito a servirsi della diffusione di notizie false.

Immaginare una falsità e una verità determinate dallo Stato e soprattutto quando la falsità integri un rischio sistemico meritevole di repressione lascia intravedere un futuro non troppo roseo.

Tanto ciò vero che la prima “fake news della storia “potrebbe essere verosimilmente quella riportataci da “Tucidide “e riguardante la “falsa lettera di Pausania” indirizzata a “Serse”, lettera che valse un processo al” reggente di Sparta.”

 

E, altrettanto non casualmente, la difficoltà di stabilire in cosa consista la falsità di una notizia, o peggio ancora di una opinione, e di quando la stessa poi diventi rischio sistemico, ha tenuto lontani gli organi europei da una piena tipizzazione espressa del concetto di “fake news”, che viene invece ricavato da un complesso, e ambiguo, “framework ricostruttivo”.

Il passo che separa abuso di potere e convenienza politica.

Una china pericolosa, si diceva, perché come in tutti quei casi in cui si assiste alla regolazione giuridica di quanto non è concetto giuridico, la falsità come la oscenità, il passo che separa tutela da abuso del potere e convenienza politica è molto breve.

E lo sanno bene in Inghilterra, dove a legislazione vigente e immutata ma a sensibilità politica di molto mutata, si “sta comminando la galera” a gente ‘rea’ del post sbagliato sui social media.

Questo perché istigazione, falsità, odio sono e restano concetti sdrucciolevoli, non-giuridici, difficilmente correlati a un nesso causale tra espressione verbale, o digitale, e azione violenta.

 E la scelta di come azionare quei dispositivi metagiuridici è intrinsecamente politica, legata al senso comune di un dato momento storico, un senso comune che persino i giudici sovente ossequiano.

E questo sì diventa pericoloso.

 

 

 

Quello Strano Naufragio della “Bayesian”

 a Palermo: la Fotocopia del Vertice

 di Spie sul Lago Maggiore?

 

 Conoscenzealconfine.it – (22 Agosto 2024) - Cesare Sacchetti – La crunadellago.net -ci dice:

 

Ancora una volta ci pare di rivivere storie e copioni già scritti e letti qualche tempo fa.

Il 19 mattina ci svegliamo e apprendiamo che nella notte ci sarebbe stata una presunta tromba d’aria nei pressi di Porticello, nel Palermitano, che avrebbe causato l’affondamento di una barca a vela di ben 56 metri, il “Bayesian”.

Non appena abbiamo letto “tromba d’aria” ci è sembrato di rivivere il “deja vu” del lago Maggiore, quando nell’aprile del 2023 una congrega di agenti dell’”AISE” assieme a uomini del “Mossad “quali “Erez Shimoni”, già impegnato in diverse delicate missioni per conto dello stato ebraico, si riunivano su una barca a vela nei pressi della ridente località lombarda a non molta distanza dal confine svizzero prima che il natante affondasse anche lì per una fantomatica “tromba d’aria”.

 

Lo Yacht Bayesian di Porticello: Replica del Lago Maggiore?

L’episodio di Porticello sembra essere il diretto figlio di quello del lago Maggiore del 2023.

Intanto la prima cosa da fare è passare in rassegna la ricostruzione che ci hanno offerto i media, che appare molto lontana dall’essere credibile.

I media italiani a distanza di poche ore dai fatti sembravano aver già ricevuto la velina da scrivere sulle pagine della carta stampata, nonostante questa ormai non se la legga, comprensibilmente, più nessuno.

Ci viene detto che questa barca a vela lunga, il “Bayesian”, sarebbe affondato in seguito ad una improvvisa “tromba d’aria”.

L’”Ansa” nel suo articolo ricostruisce così l’accaduto che avrebbe provocato il disastro.

“Secondo alcuni testimoni l’imbarcazione quando si è scatenato il tornado era ancora in rada davanti al porto di Porticello.

L’ancora era abbassata.

Il nubifragio che si è abbattuto avrebbe spezzato l’imponente albero a vela. Questo avrebbe provocato uno sbilanciamento dell’imbarcazione che avrebbe poi provocato il naufragio.

 I velieri in rada erano due.

È stata propria l’altra imbarcazione a soccorrere la Bayesian.”

Non abbiamo quindi un resoconto diretto dei giornalisti, ma quello di alcuni presunti testimoni che riferiscono che la barca era in rada, quindi ancora vicina al porto, e che questo “nubifragio” sarebbe stato così imponente e violento da spezzare addirittura l’albero della barca nel giro di pochi minuti.

Ora, in tutta onestà, non risulta che la notte del 19 agosto a Porticello si sia abbattuta sulla località siciliana una sorta di potentissima e violentissima “tempesta perfetta” tale da spezzare l’enorme albero di una barca in pochi minuti.

Chi ha qualche conoscenza di barche, sa perfettamente che per buttare giù un natante simile ci vuole ben altro.

 Se leggiamo poi le caratteristiche del Bayesian, sempre in un articolo dell’Ansa, comprendiamo meglio il perché:

“Alimentato da due motori diesel Mtu a 8 cilindri da 965 CV naviga a 12 nodi e raggiunge una velocità massima di 15 nodi.

La barca ha il secondo albero più alto al mondo e il più grande albero in alluminio di 75 metri.”

Non parliamo, come si può vedere, di una barchetta qualunque, ma di uno yacht a vela che ha uno degli alberi più alti al mondo che non si spezza subito in seguito al maltempo, altrimenti ogni qual volta si prende il mare e ci sono tempeste e maltempo ben più violenti, questo tipo di barche dovrebbero subito affondare, e ciò non accade al largo in condizioni molto peggiori, figuriamoci se qualcosa del genere può verificarsi nella rada di un porto.

Il “Bayesian” era una delle eccellenze di cantieristica navale prodotte dal “gruppo Perini Navi”, il cui sito da qualche giorno risulta stranamente irraggiungibile.

 Le immagini poi che ci sono state mostrate dai media non fanno pensare francamente a nessun “tornado” ma certamente a delle forti e intense folate di vento, che da sole non sono certo in grado di spezzare un albero di 75 metri in alluminio e di provocare poi il rapido affondamento della barca.

Appare strano poi che questo “violento nubifragio” sia stato in grado di affondare il “Bayesian” mentre l’altra barca che era in rada, più piccola dello yacht a vela, non ha avuto nessuna difficoltà con questo presunto “tornado”, tanto che questa seconda imbarcazione è stata persino in grado di dare assistenza alla prima.

Leggiamo poi un’altra testimonianza riportata sempre dall’Ansa di un uomo che avrebbe presumibilmente assistito alla scena, ma del quale non si fa il nome: “Quell’imbarcazione era tutta illuminata.

Verso le 4.30 di mattina non c’era più.

Una bella imbarcazione dove c’era stata una festa.

Una normale giornata di vacanza trascorsa in allegria in mare si è trasformata in tragedia.

L’imbarcazione non era distante dal porto. Bastava poco per alzare l’ancora e dirigersi in porto.

Evidentemente sono stati sorpresi dalla burrasca che si è abbattuta improvvisamente e non sono riusciti ad evitare l’affondamento“.

 

Sarebbe interessante sapere come fa questo anonimo testimone a sapere che a bordo ci sarebbe stata una “festa”, se lui non era appunto a bordo e non conosceva nemmeno apparentemente nessuno che era salito sulla barca, a meno che non si tratti dello stesso tipo di “festa” che i media hanno provato a far credere che si stesse svolgendo sulla barca affondata sul lago Maggiore.

Sullo “Bayesian” c’erano diverse persone di diverse nazionalità quali inglesi, canadesi, statunitensi, neozelandesi, con doppio passaporto francese ed inglese, e un irlandese e questa varietà di Paesi non fa pensare ad una comitiva di turisti dello stesso Paese che fa una gita in barca, ma a diverse persone che si erano date appuntamento sullo “Bayesian” non per sorseggiare un bicchiere di vino in una calda domenica d’agosto, ma per qualche altro tipo di attività “professionale”.

Mike Lynch, “Dark trace” e i Servizi Inglesi.

Sulla barca c’era anche un personaggio come “Mike Lynch”, attualmente ancora scomparso, che nel Regno Unito era noto per essere una sorta di “Bill Gates inglese”, dato il suo ruolo nella informatica inglese, ramo nel quale aveva avuto anche delle grane per un processo a suo carico per frode dal quale era uscito indenne soltanto pochi mesi fa.

“Lynch” era comunque certamente vicino agli “ambienti del mondialismo” che contano, in quanto era stato premiato dal “forum di Davos nel 2015” per le innovazioni portate dalla sua società, “Dark trace,” attiva nel settore della sicurezza informatica e covo di agenti dei servizi segreti britannici, quali l’ex direttore dell’ MI5 il generale “Lord Evans of Weardale” e l’agente della “CIA” “Alan Wade”.

“Dark trace ha anche ricevuto l’appalto dal governo inglese per occuparsi della sicurezza informatica del servizio sanitario inglese, il “National Health Service”, il quale si serve di una società israeliana, la” Carbyne911”, per gestire la mole dei dati dei pazienti inglesi.

La “Carbyne911” però non è una società qualunque. Nel suo consiglio di amministrazione ci sono uomini quali “Ehud Barak”, già primo ministro israeliano e molto vicino a “Netanyahu,” e “Nicole Junkermann,” ex membro delle forze armate israeliane, amico del pedofilo e agente del Mossad, Jeffrey Epstein.

Gli ambienti nei quali era, o è, qualora dovesse essere ritrovato vivo, integrato “Lynch” sono quelli dei servizi segreti britannici ed israeliani.

C’è poi un altro elemento molto interessante da prendere in considerazione. Lo scorso 23 luglio, nell’azionariato di “Darktrace”, era entrato il noto, o famigerato, fondo di investimenti” BlackRock,” che assieme a “Vanguard”, come abbiamo visto in molteplici occasioni, controlla le più grosse corporation del mondo.

“BlackRock” è un enorme deposito di scatole cinesi che serve a mascherare le partecipazioni dei” Rothschild”, i quali da più di due secoli si servono di tutta una rete di prestanome e agenti per non figurare direttamente tra i proprietari delle loro società.

Non era solo” Lynch”, tra l’altro, l’unico pezzo da novanta del mondo finanziario e tecnologico presente su quella barca.

Assieme a lui c’era un personaggio di alto profilo della finanza di Wall Street, quale “Jonathan Bloomer”, presidente di” Morgan Stanley”, altra banca partecipata dalla solita accoppiata “BlackRock-Vanguard,” che risulta anche lui disperso nei fondali di Porticello.

Questi, come si vede, non sono i profili di un gruppo di allegri turisti della domenica ma sono i nomi che contano della finanza internazionale e del settore della cyber sicurezza strettamente legato al mondo dell’intelligence.

Dopo aver fatto le nostre verifiche, siamo in grado di confermare che anche in questa occasione sullo “Bayesian” non c’era affatto una innocente festicciola agostana, ma un incontro di alto livello tra membri della finanza e di diverse agenzie di intelligence Occidentali, in particolare quelle del gruppo “Five Eyes”, del quale fanno parte i 5 Paesi che costituiscono la cosiddetta anglosfera quali Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda.

Stavolta, secondo quanto riferiscono fonti di intelligence dei Paesi dell’Europa Orientale, gli uomini di questi servizi stavano studiando una qualche operazione di destabilizzazione della Turchia di Erdogan, finita sulla lista nera dell’anglosfera dopo il suo avvicinamento con la Russia e la sua recente richiesta di entrare a far parte dei BRICS.

Uno scenario non affatto dissimile dal precedente del lago Maggiore, dove invece i servizi italiani, anglosassoni ed israeliani stavano preparando una provocazione in Kosovo, come detto in precedenza.

Il governo Meloni, ancora una volta, si sarebbe prestato a mettere a disposizione delle varie spie il territorio italiano, che sotto questa disgraziata e corrotta classe politica ormai è diventato una zona franca per consentire all’anglosfera e ad Israele di mettere in atto le sue provocazioni contro la Russia.

A guastare la “festa” ci risulta che sia stato ancora una volta un intervento esterno, e non certo una “tromba d’aria”, in maniera non molto dissimile da quanto si era già visto sul lago Maggiore, quando i russi intervennero per sabotare l’incontro e mandare un segnale molto chiaro ai provocatori atlantici.

Il sito “Uncensored Foreign Policy” ha scritto che ad affondare la barca potrebbe essere stata un’arma ad energia diretta.

 A noi è stata fornita una versione alquanto simile a questa.

Quella che abbiamo letto sui quotidiani in questi giorni evidentemente è la solita storia di copertura dei media, che non è altro che una velina già scritta dai servizi Occidentali e che i quotidiani si limitano a trascrivere fedelmente come gli è stato ordinato.

La lezione che ha lasciato il compianto “Udo Ulfkotte”, giornalista tedesco morto in circostanze ancora oggi non chiarite, resta più attuale che mai.

La stampa nel mondo Occidentale non è altro che una emanazione dei servizi israeliani e angloamericani e ciò non avviene al di fuori delle democrazie liberali, ma all’interno di esse.

Lasciamo i lettori con questa ultima considerazione per dare loro uno spunto di riflessione sulla vera natura delle liberal-democrazie concepite dagli “illuministi massoni” ai tempi del secolo dei Lumi.

La fitta tela di menzogne di questo sistema non viene dal tanto vituperato “fascismo”.

 Viene dal tanto osannato liberalismo.

(Cesare Sacchetti)

(lacrunadellago.net/quello-strano-naufragio-della-bayesian-a-palermo-la-fotocopia-del-vertice-di-spie-sul-lago-maggiore/)

 

 

 

 

“Nudging” e Spegnimento dell’Empatia.

Conoscenzealconfine.it –( 21 Agosto 2024) – Redazione – ci dice:

Cos’è il “nudging”, la manipolazione psicologica, e come è stato usato durante la “pandemia”?

“Coloro che hanno dovuto sperimentare in prima persona questa esclusione e questo odio non dimenticheranno mai questa esperienza inquietante”.

“Dietro la parola dal suono innocuo ‘nudging’ si nascondono tecniche che funzionano in profondità nella psicologia e possono essere utilizzate per indirizzare le persone nella direzione desiderata.

In psicoterapia, questi metodi vengono utilizzati – con la conoscenza e il consenso del paziente – per ottenere il cambiamento di comportamento desiderato. Tuttavia, se queste tecniche vengono utilizzate all’insaputa delle persone colpite, si tratta di manipolazione“, spiega “FASSADENKRATZER”.

 

“Lo ‘spegnimento’ dell’empatia funziona attribuendo caratteristiche spaventose, disumane o disgustose a un ‘nemico’ e disumanizzandolo.

Ciò aumenta la disponibilità a usare la violenza contro il ‘nemico’ o almeno la tolleranza della violenza contro queste ‘creature’” (vedi israeliani con palestinesi o vaccinati con non vaccinati – nota di conoscenze al confine).

 

La manipolazione segue sempre lo stesso principio di base e funziona ancora e ancora:

 creando paura e altri fattori di stress (come la perdita dell’esistenza o l’esclusione dalla comunità) si crea un punto di partenza ideale per rendere le persone ricettive alle “soluzioni” offerte.

Allora c’è bisogno di un nemico che sarà ritenuto responsabile della situazione stressante (persone non vaccinate, russi, negazionisti del clima, di destra).

 Questo viene sistematicamente disumanizzato per spegnere l’empatia.

Negli ultimi anni, queste tecniche di manipolazione (chiamate anche tecniche di “soft power”) sono state utilizzate sempre più ampiamente per orientare le persone nella direzione desiderata.

 Oggi esistono più di 400 cosiddette “unità di nudging” in tutto il mondo che lavorano a stretto contatto con i governi.

Questa “direzione delle masse” mirata ha funzionato sorprendentemente bene sulla scia della pandemia del coronavirus.

Con il virus avevamo un nemico ottimale (perché invisibile), contro il quale è stata volutamente fomentata la paura della morte.

C’era anche la narrazione dei “malati asintomatici”:

cioè ogni persona veniva dichiarata potenziale portatrice di morte, il che creava il massimo dello stress.

Con la disponibilità della nuova vaccinazione a mRNA, alle persone è stata offerta una “soluzione” semplice per proteggere “sé stessi e gli altri” (rafforzata da strategie di ricompensa).

Chiunque non lo facesse era comunque considerato una minaccia per la salute e la vita dei suoi simili, ed era considerato antisociale perché accettava consapevolmente questo “mettere in pericolo gli altri”.

Le persone non vaccinate sono state sistematicamente disumanizzate politicamente e nei media (“ratti”, “angeli della morte”, “parassiti pubblici”… ), il che ha reso possibili i successivi ben documentati e incredibili eccessi di odio contro un intero gruppo di popolazione, in cui tutti i tabù caddero (esistevano suggerimenti espressi ufficialmente per limitare e rendere difficile la vita a queste persone: tagliare loro le prestazioni sociali, vietargli di fare acquisti, di ricevere cure mediche, limitazioni di movimento, minaccia di deportazione nei campi, privazione della possibilità di residenza legale nel proprio paese e perfino appelli senza censura all’omicidio nel mainstream).

Ciò ha portato a una divisione enorme nella nostra società e nelle persone.

Un argomento molto attuale nella ricerca sul “nudging “consiste anche nel convincere le persone a fidarsi di alcuni “esperti” (desiderabili) e rifiutarne altri.

 La parte indesiderabile è spesso associata a caratteristiche negative e al pericolo (minaccia per la salute, il pianeta, la democrazia…), che scatena paura e rifiuto.

La manipolazione nella direzione desiderata inizia con i nostri figli all’asilo (ad esempio, in un libro per bambini i “negazionisti del clima” vengono raffigurati come maiali), e per influenzare meglio i bambini, la famiglia viene sempre più distrutta (sessualizzazione precoce, interrogazione sul…sesso biologico…).

Coloro che hanno dovuto sperimentare in prima persona questa esclusione e questo odio non dimenticheranno mai questa esperienza inquietante.

(presskit.it/2024/08/17/cose-il-nuding-la-manipolazione-psicologica-e-come-e-stato-usato-in-pandemia-coloro-che-hanno-dovuto-sperimentare-in-prima-persona-questa-esclusione-e-questo-odio-non-dimenticheranno-mai-questa-e/).

 

 

 

 

Il “gender gap” si sta chiudendo

 nelle aziende tecnologiche.

 

Computerweekly.it – Redazione pubblicato – (14/03/2024) – ci dice:

Il gender gap è minore rispetto al passato nel mondo tech per diverse ragioni

Il settore tecnologico è da tempo dominato dagli uomini, ma non è sempre stato così.

Tra gli anni 50 e 60 buona parte delle persone che lavoravano nel campo dell’IT erano donne.

Si trattava di ruoli e livelli di sviluppo molto diversi rispetto a quelli odierni, ma la programmazione è per lungo tempo stata femminile.

Furono principalmente i videogiochi a cambiare questa tendenza.

Sponsorizzati come hobby principalmente per ragazzi, i videogame crebbero negli anni ’70 una generazione di maschi appassionati di tecnologia.

Così, quando il settore tech ebbe la sua prima vera esplosione negli anni ’90, la popolazione disposta a lavorarvi era principalmente maschile.

Così uno dei settori più influenti nell’economia mondiale ha sviluppato un ambiente prettamente composto da uomini, ma negli ultimi decenni questa tendenza sta cambiando rapidamente.

Sia negli Stati Uniti che in Europa il “gender gap” si sta rapidamente chiudendo.

 Dal 2019 al 2023 in Usa le donne nel settore tech sono passate da 31% al 35% della forza lavoro, nel Regno Unito dal 29% al 32% e in Ue dal 23% al 25,2%.

Aumenti significativi legati all’ondata di assunzioni pandemiche, ma dati che includono anche la successiva tornata di licenziamenti che ha colpito tutte le grandi aziende del settore.

Sono diverse le ragioni di questa inversione di tendenza.

Da una parte settori molto diversi hanno ormai necessità di addetti che si occupino di IT.

Per questa ragione molti posti di lavoro nel settore si sono aperti in aziende che non hanno una cultura legata alla massiccia presenza di addetti uomini.

Uno dei principali elementi che sta attraendo le donne verso le aziende tech è però la flessibilità del lavoro.

 I giganti del settore sono tra le compagnie che hanno implementato di più il lavoro da remoto anche dopo la pandemia.

Questo permette alle donne di conciliare meglio lavoro e vita privata, rendendo di conseguenza questi posti di lavoro molto più attraenti di prima.

 

 

 

Tra percezione e realtà: il ruolo

dell’economia nelle presidenziali Usa.

 Lavoce.info - Mario Macis – (31/01/2024) – ci dice:

Biden può vantare successi economici tangibili, ma la percezione dei cittadini è più orientata al pessimismo.

Si tratta di un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo nelle elezioni presidenziali di novembre.

Quanto pesano le crisi geopolitiche.

Presidenziali Usa in un anno di elezioni.

Nel corso del 2024, un anno elettorale di portata globale, più della metà della popolazione mondiale, approssimativamente 4 miliardi di persone in 50 paesi, sarà chiamata alle urne per eleggere i propri rappresentanti.

Tra questi paesi rientrano giganti come l’India e l’intera Unione europea, ma è innegabile che un’attenzione particolare sia riservata alle elezioni presidenziali americane, che si distinguono per il loro impatto e risonanza internazionale.

In queste elezioni, nonostante l’importanza di temi come immigrazione, geopolitica, aborto e le cosiddette “culture wars”, l’economia si conferma come un argomento di primaria rilevanza nella campagna elettorale.

Analizzando i dati, il presidente “Joe Biden” può vantare alcuni successi notevoli, che possono essere sintetizzati come “due missioni compiute e mezza” (tenendo presente che i presidenti amano prendersi il merito quando le cose vanno bene e cercano scuse quando vanno male, per cui le mie osservazioni si devono interpretare con questo caveat in mente).

La ripresa dopo la pandemia.

La prima missione compiuta è l’aver guidato il paese fuori dalla pandemia, con una ripresa economica più forte rispetto agli altri paesi sviluppati.

Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è aumentato a un tasso annualizzato del 5,2 per cento nel terzo trimestre e del 3,3 per cento nel quarto trimestre del 2023.

Secondo le analisi dell’economista “Daniel Harari”, gli Stati Uniti hanno registrato l’aumento percentuale più elevato del Pil reale tra i paesi del G7 nel terzo trimestre del 2023 rispetto ai livelli pre-pandemia (quarto trimestre del 2019), con un incremento del 7,3 per cento.

Il dato mette in evidenza la robustezza della ripresa economica americana, in netto contrasto con le variazioni più modeste registrate dai membri europei del G7.

Ad esempio, nello stesso periodo, l’Italia ha avuto una crescita del 3,4 per cento, mentre la Francia un incremento dell’1,7 per cento.

Il Regno Unito e la Germania, invece, si posizionano agli ultimi posti in Europa, con aumenti rispettivamente dell’1,4 e dello 0,3 per cento.

Durante la presidenza di Biden si è verificata una seconda “missione compiuta”, ovvero il fatto che l’inflazione sia tornata sotto controllo, realizzando un “soft landing”, un atterraggio morbido, senza innescare una recessione.

 Vi è un vivace dibattito su quali meccanismi abbiano prodotto il risultato, se il rialzo dei tassi di interesse da parte della “Federal Reserve”, l’attenuazione delle interruzioni della catena di approvvigionamento o altri fattori.

 Ma il fatto è che dopo aver raggiunto un picco del 9,1 per cento a giugno 2022, il tasso di inflazione negli Usa è sceso significativamente.

Le ultime rilevazioni hanno mostrato che i prezzi sono aumentati solo dello 0,2 per cento da novembre a dicembre 2023, leggermente sopra l’obiettivo annuale del 2 per cento fissato dalla Fed.

Questi dati sono particolarmente rilevanti considerando che non solo non c’è stata una recessione, ma il mercato del lavoro è estremamente forte, con una disoccupazione stabilmente bassa intorno al 3,7 per cento e numeri record di occupati.

Rispetto all’inizio della pandemia a febbraio 2020, l’economia Usa conta oggi quasi 5 milioni di posti di lavoro in più.

 Inoltre, nonostante l’inflazione, la crescita economica è stata accompagnata da aumenti dei salari reali, cioè aumenti dei salari nominali superiori agli aumenti dell’inflazione.

Un recente studio empirico ha evidenziato che la ripresa post-pandemia ha portato a un significativo miglioramento dei salari per i lavoratori nella fascia bassa della distribuzione, riducendo il divario di retribuzione tra laureati e non laureati e contrastando significativamente l’incremento dell’ineguaglianza salariale registrato negli ultimi quarant’anni negli Stati Uniti.

La “mezza” missione compiuta da Biden riguarda il riavvio degli investimenti pubblici in America, dopo decenni di stasi.

 Gli investimenti in infrastrutture, transizione ecologica e nel settore considerato strategico dei semiconduttori hanno rappresentato una componente importante della “Bidenomics”, insieme a politiche a favore dei sindacati dei lavoratori e azioni di protezione di consumatori e lavoratori contro il potere di mercato delle grandi imprese, anche attraverso una politica antitrust più aggressiva.

La missione è “mezzo compiuta” perché il Congresso diviso non ha consentito al presidente di realizzare tutto ciò che aveva in programma:

su questo presumibilmente sarà costruita la piattaforma per la sua rielezione, probabilmente annunciandola in occasione del discorso sullo “State of the Union” il 7 marzo prossimo.

 

Cosa pensano gli americani dell’economia.

Tuttavia, Biden si trova ad affrontare una percezione molto diversa nella popolazione.

 Importanti fasce di americani sono scontente della situazione economica.

Un recente sondaggio di “Pew Research” mostra che circa tre americani su dieci (28 per cento) attualmente valutano le condizioni economiche nazionali come eccellenti o buone, mentre una quota simile (31 per cento) afferma che sono cattive e circa quattro su dieci (41 per cento) le considerano solo “discrete”.

A gennaio 2020, all’inizio dell’ultimo anno dell’amministrazione Trump, ben il 57 per cento degli americani considerava la situazione economica eccellente o buona.

 

Lo scollamento tra realtà e percezione è stato da alcuni battezzato “vibecession”, o recessione nelle “vibes”, cioè nelle “sensazioni” della gente.

“John Burn-Murdoch” mostra che un ampio divario tra come le persone dicono di sentirsi riguardo all’economia e gli indicatori di come l’economia sta effettivamente andando è un fenomeno specifico agli Stati Uniti.

È difficile non associare queste percezioni con il giudizio negativo sul presidente Biden, considerando che attualmente solo il 33 per cento degli americani approva la sua presidenza, mentre il 65 per cento la disapprova.

Il tasso di approvazione del presidente non supera il 40 per cento dall’aprile 2022.

Come si spiega lo scollamento?

Tra coloro che dicono che le condizioni sono cattive o solo discrete (il 72 per cento degli americani), le motivazioni più frequentemente espresse sono l’inflazione elevata (28 per cento) e l’alto costo della vita (21 per cento).

 Una possibilità è che, sebbene l’inflazione abbia effettivamente rallentato, ci voglia un po’ di tempo perché le persone percepiscano concretamente questo cambiamento.

Se le percezioni dipendono non dall’ultimo dato ma, per esempio, dalla media degli ultimi 1-2 anni, ci vorranno diversi mesi di inflazione bassa perché la media cambi significativamente e con essa le percezioni.

Un dato positivo per “Biden” è che le percezioni sono migliorate a gennaio rispetto al mese precedente, un trend incoraggiante per il presidente uscente.

Va detto anche che le percezioni sull’economia sono polarizzate a seconda dell’orientamento politico delle persone.

In particolare, le percezioni negative sono trainate dagli elettori repubblicani e indipendenti.

Dichiarano che l’economia è in condizioni buone o eccellenti il 44 per cento dei democratici, il 28 per cento degli indipendenti e il 13 per cento degli elettori repubblicani.

Il fattore incertezza.

L’opinione negativa degli elettori repubblicani si sposa con il tenore della linea di Donald Trump, finora abbondantemente in testa alla corsa per la nomination repubblicana, e secondo cui il collasso economico è imminente e solo lui può salvare il paese.

La piattaforma economica di Trump non sembra essere cambiata rispetto al passato:

ulteriori tagli alle tasse, sfruttamento intensivo di risorse petrolifere, opposizione alle politiche ambientaliste come i sussidi all’adozione di veicoli elettrici, inasprimento delle tariffe sulle importazioni.

Il track record elettorale dei repubblicani a guida Trump non è buono.

 Dopo le presidenziali del 2016, hanno o perso o registrato risultati abbondantemente sotto le aspettative:

 i repubblicani hanno perso la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di Midterm del 2018, Trump ha perso le presidenziali del 2020, e nelle elezioni di Midterm del 2022 i democratici hanno mantenuto il controllo del Senato contro previsioni di vittorie repubblicane in entrambe le camere.

Ciò può rendere Biden ottimista se si dovesse di nuovo confrontare con Trump per la presidenza.

Ma l’incertezza non manca.

Se le decisioni di voto sono influenzate da eventi recenti, molto dipenderà da quello che succede nei prossimi mesi.

 La Fed potrebbe decidere di tagliare i tassi prima delle elezioni, offrendo ulteriore stimolo all’economia.

Ma è anche possibile che gli effetti dei tassi di interesse elevati si manifestino con ritardo proprio nei prossimi mesi, rallentando l’economia.

Si aggiungono poi le tensioni geopolitiche, che vanno dalla situazione in Ucraina, al conflitto a Gaza, fino alle crescenti tensioni tra Cina e Taiwan, tutti fattori che potrebbero influenzare significativamente il contesto globale e interno.

A questo proposito, il risultato delle elezioni presidenziali avrà ovviamente effetti globali, anche perché Biden e Trump hanno visioni molto diverse in materia di politica estera.

 Se Biden è stato alla guida dell’aiuto all’Ucraina in seguito all’invasione russa del febbraio 2022, Trump lo considera un problema dell’Europa;

 l’ex presidente ha infatti dichiarato che, in caso di rielezione, farebbe cessare “il flusso infinito di denaro americano verso l’Ucraina” e chiederebbe agli europei di “rimborsare gli Stati Uniti per il costo della ricostruzione delle scorte di armamenti”.

In conclusione, mentre Biden può vantare successi economici tangibili, la sfida rimane nel colmare il divario tra la realtà economica e la percezione pubblica, un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo nelle prossime elezioni presidenziali americane.

Inoltre, persiste un’incertezza dovuta alla situazione volatile sia interna che internazionale, che potrebbe influenzare in modo significativo il contesto e gli esiti elettorali.

 

 

 

Giovanni Falcone, l’incontro con “Bush”

e il mistero dell’attentato all’Addaura.

Lacruandellago.net - Cesare Sacchetti – (16 -08-2024) – ci dice:

 

Alcuni misteri dell’Italia della repubblica dell’anglosfera nata dopo l’infamia del tradimento di Cassibile sono ancora lì, in attesa di essere risolti.

Se dovessimo prestare ascolto a tutta quella infinita serie di depistaggi o di “verità” di comodo che i media ci hanno propinato negli ultimi decenni, dovremmo credere che la scia di sangue che è stata seminata dagli ambienti dell’anglo sionismo in Italia siano soltanto il risultato delle attività criminose di soli gruppi terroristici o di cartelli della mafia che hanno sfidato lo Stato.

A noi questa falsa verità non interessa perché essa è smentita da tutta quella mole di fatti che dimostrano come il terrorismo in Italia sia sempre stato un fenomeno gestito dagli ambienti Euro-Atlantici a partire dalle stragi provocate nell’era della cosiddetta “strategia della tensione”, nella quale il coinvolgimento dello stato profondo americano e della sua intelligence è stato accertato già ai tempi della strage di piazza Fontana seguita poi da un’altra serie di sanguinosi attentati quali l’Italicus e la strage di Bologna, soltanto per citarne due.

Lo stesso principio si applica al fenomeno mafioso che non è mai stato veramente sviscerato come esso avrebbe dovuto esserlo poiché i media e i loro proprietari hanno interesse a farci credere all’immagine folkloristica della mafia, come quella organizzazione criminale gestita da due delinquenti dentro una masseria con la coppola appoggiata al muro.

Non hanno interesse questi ambienti a raccontarci la vera storia della mafia che sin dal primo momento è stata elevata a fenomeno criminale sistemico dagli ambienti anglosassoni che ai tempi del Risorgimento attraverso il decisivo contributo delle massonerie donarono alla mafia quel potere che essa non aveva mai avuto.

La mafia prima dell’Unità d’Italia era una mafia contadina, non strutturata e poco potente, nemmeno lontanamente in grado di avere quella organizzazione strutturale che ebbe dopo il 1861 e dopo la caduta del fascismo nel 1943.

La mafia deve tutto alla massoneria, in quanto è la seconda che dà alla prima il potere di controllare il territorio e di agire come sua manovalanza per condurre il traffico di droga e gli omicidi legati a questo enorme business mondiale.

Se leggiamo le pagine dei libri di storia che non si studiano sui banchi di scuola, sui quali viene trasmessa una falsa immagine eroica del massonico risorgimento, apprendiamo che la massoneria è la vera forza che controlla la mafia, e che ogni uomo del Risorgimento, quali Cavour, Mazzini, Garibaldi e Adriano Lemmi erano tutti adepti della libera muratoria che, ricordiamolo, nasce con lo scopo preciso di distruggere la civiltà cristiana per instaurare al suo posto la religione misterica luciferiana praticata nelle logge e rivelata soltanto agli iniziati che salgono ai vertici di questa società segreta.

 

Giovanni Falcone era uno di quegli uomini che sapeva cos’era il fenomeno mafioso.

Era un uomo che aveva studiato quest’associazione criminale e aveva compreso che essa era soltanto il gradino inferiore di un sistema molto più potente e molto più esteso a livello internazionale.

Le menti raffinatissime delle quali parlava il compianto giudice dopo il fallito attentato dell’Addaura, del quale si dirà a breve, non sono certo “Totò u curtu” e “Binnu u tratturi”.

Sono i massoni dei gradi più elevati.

 Sono gli uomini più in alto ai vertici del sistema finanziario mondiale e sono coloro che sono in grado di provocare una crisi finanziaria e specularci sopra attraverso il click di un bottone come accaduto nelle settimane precedenti gli attentati dell’11 settembre, nelle quali uomini senza volto della finanza askenazita di New York ammassavano enormi profitti scommettendo contro quelle compagnie aeree che, guarda caso, poi finirono coinvolte negli attacchi di quel drammatico giorno.

 

La storia dell’attentato all’Addaura.

L’Addaura è un esempio di come Giovanni Falcone era riuscito a salire ad un livello così alto nelle sue inchieste tale da mettere paura ai veri signori di questi traffici che poi sono gli stessi che aspirano alla costruzione della “civiltà” del Nuovo Ordine Mondiale, nel quale il cristianesimo è il nemico per eccellenza e dove le nazioni sono un ostacolo all’accentramento del potere nelle mani di questa élite internazionale.

 

Quel giorno del 21 giugno 1989, Falcone era già finito nell’occhio di quei poteri massonici che volevano sbarrargli la strada quando soltanto l’anno prima, il CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura, gli aveva negato la possibilità di prendere il posto di Antonino Caponnetto a capo della procura di Palermo per preferirgli invece Antonino Meli.

La storia del tradimento del CSM a Falcone è la perfetta cartina di tornasole delle toghe italiane.

Oggi c’è una vera e propria gara da parte di diversi magistrati ad intestarsi l’eredità del magistrato ucciso nel 1992, ma allora quei sepolcri imbiancati che costituivano e costituiscono la magistratura italiana facevano di tutto per affondare Falcone.

La magistratura già allora era un corpo fuori controllo, che non obbediva alle leggi dello Stato e che di certo non era all’opera per garantire il rispetto delle leggi e perseguire quei poteri paralleli della massoneria, P2 ma anche massonerie “regolari”, che dopo il crollo del fascismo sono i veri padroni di questa Repubblica per conto ovviamente delle solite forze anglo sioniste.

La magistratura aveva una missione.

Quella di impedire ad un magistrato davvero al servizio dello Stato come Falcone di adempiere al suo dovere e di scoprire le identità dei veri padroni della mafia, circostanza che non poteva essere tollerata dalla massoneria.

All’Addaura era stato già deciso che Falcone doveva morire per questo.

 La sua inchiesta sul riciclaggio dei capitali sporchi della mafia in Svizzera aveva già suscitato le attenzioni di certi ambienti angloamericani che sono la chiave per comprendere la parabola della vita e della morte di questo giudice.

Soltanto 3 settimane prima dell’attentato dell’Addaura, Falcone infatti incontra l’allora presidente degli Stati Uniti, George H. Bush, che, fatto senza precedenti, chiede di parlare con il magistrato siciliano con il quale ha un incontro all’ambasciata americana a via Veneto.

Il giudice confesserà poi al giornalista Francesco La Licata di essersi pentito di aver parlato con il presidente americano, quasi ad essersi reso conto di essere caduto in una trappola e che l’allora capo della Casa Bianca avesse interesse a carpire al valoroso magistrato delle informazioni alquanto importanti sulle sue indagini.

Se Giovanni Falcone stava indagando sul piano superiore del fenomeno mafioso e sulla finanza e la massoneria che lo governavano, non poteva non arrivare a quei nomi che sono davvero i veri padroni della mafia.

Uno di questi nomi è proprio quello del citato presidente Bush che probabilmente è l’intera chiave di volta per comprendere quanto accaduto all’Addaura.

 

George H. Bush: capo della CIA e trafficante di droga.

La biografia di George H. Bush non è raccontata dai media perché questa farebbe davvero comprendere chi è stato quest’uomo e quali poteri serviva.

Sentiamo parlare di traffico di droga, ma non ci viene detto che quando Bush lavorava alla CIA, della quale fu anche direttore negli anni’70, era a capo di un gruppo che si occupava del traffico di stupefacenti dai Paesi asiatici e del Sud America verso gli Stati Uniti.

A costituire il gruppo fu il direttore della “CIA dell’epoca, “Richard Helms”, e ne facevano parte oltre al citato “Bush”, il Generale “Edward Landsdale, il tenente colonnello “Robert Ferrera”, “Richard Armitage”, collaboratore di Bush, e “William Colby”, altro agente della “CIA”.

 

“Richard Helms”, capo della “CIA” dal 1966 al 1972.

 

I 5 si erano divisi i compiti e le aree geografiche dalle quali le droghe andavano importate negli Stati Uniti, e a George H. Bush fu assegnato il compito di gestire il traffico di oppio dalla Cina, oppio che poi viene utilizzato, com’è noto, per la raffinazione dell’eroina e questo ci aiuta a comprendere perché lo stato profondo americano era così sconcertato quando Trump ha ordinato il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, perché questo Paese, sotto l’occupazione atlantica, era diventato il centro mondiale della produzione di oppio, mentre sotto l’amministrazione talebana non è rimasto più nulla dei vasti campi di oppio coltivati dopo l’invasione del 2001.

Bush è uno degli uomini che ha reso realtà la cosiddetta “drug culture” già promossa dagli intellettuali tedeschi di origine ebraica della scuola di Francoforte che attraverso l’incoraggiamento dell’uso delle droghe auspicavano all’inebetimento delle masse e ad una loro più facile sottomissione alla nuova società sessantottina, nella quale i capisaldi del mondo cristiano, quali Dio, patria e famiglia venivano sostituiti da questa controcultura nichilista che si proponeva di plasmare una massa senza valori e senza più identità nazionale.

 

Il popolo del mondialismo, in altre parole.

La “CIA” voleva servire gli scopi degli uomini della scuola di Francoforte, e al tempo stesso la droga era ed è un ottimo affare per finanziare tutta una serie di attività illegali messe in atto dall’agenzia che ha sede a Langley, in Virginia.

Tra queste ci sono i traffici nei quali era partecipe un personaggio già noto al grande pubblico per “American made” il film a lui dedicato, il pilota “Barry Seal”, interpretato da “Tom Cruise “nella pellicola in questione.

(Barry Seal: The Renegade Pilot Behind Tom Cruise's 'American Made')

“Barry Seal”, il pilota che trafficava droga per conto della CIA.

 

Il film non sfiora nemmeno le potenti entrature che Seal aveva. “Seal” era il pilota incaricato di importare la droga prodotta in Colombia per conto della “CIA”.

A qualcuno potrà suonare nuovo e sconvolgente, ma la principale agenzia di intelligence americana lavorava con i cartelli della droga di “Pablo Escobar”, oggi invece sostituiti da quelli dei narcos messicani.

“Seal” fu ucciso nel 1986 crivellato di colpi dai cartelli colombiani, ma Hollywood e i media si sono “dimenticati” di dire che il pilota della CIA aveva il numero di telefono personale dell’allora vicepresidente Bush, membro dell’amministrazione Reagan.

Soltanto due settimane prima dell’agguato che ha portato la sua morte, “Seal” ebbe la sciagurata idea di mettersi a ricattare il vicepresidente per una questione di tasse non pagate che aveva in sospeso con l’”IRS”, l’omologa dell’agenzia delle entrate in Italia.

“Seal” chiamò Bush e gli disse che se non avesse ricevuto il suo aiuto per questa questione con l’IRS, avrebbe iniziato a rivelare tutto del coinvolgimento del vicepresidente nelle attività di droga e riciclaggio di denaro sporco.

“George Bush” godeva dei favori dei circoli più potenti degli Stati Uniti, quali il “CFR” “finanziato dalla famiglia Rockefeller” e la sua scalata al potere non si è fermata purtroppo lì.

Diventa presidente nel 1988 e sarà l’uomo poi che nel 1990 fece il famigerato discorso sul nascente “Nuovo Ordine Mondiale” all’alba della guerra del Golfo e della caduta del muro di Berlino.

Il ruolo del “SISDE” nell’attentato all’Addaura.

Torniamo dunque al 1989 e all’estate calda che avrebbe dovuto portare alla morte di “Giovanni Falcone”.

Il presidente degli Stati Uniti, che come abbiamo visto ha un curriculum da trafficante internazionale di droga vuole vedere il giudice di Palermo, il quale si pentirà poi di aver avuto l’incontro con “George H. Bush”.

C’è interesse a Washington per quello che sta facendo il magistrato a Palermo e sorvolare sulla tempistica così ravvicinata dell’incontro tra Bush e Falcone e il successivo attentato all’Addaura rischia di non far capire quali interessi si erano messi in moto contro il magistrato.

 

Nell’attentato all’Addaura si riscontra sin da subito la presenza del “SISDE”.

Fallito attentato all'Addaura:

 Contrada ha tradito Falcone.

Parola del giornalista Saverio Lodato – (MOW - Mowmag.com).

 

L’esplosivo rinvenuto all’Addaura.

Su quella spiaggia era stato posto un quantitativo di esplosivo che avrebbe portato alla morte certa del giudice e dei suoi colleghi svizzeri che erano giunti a Palermo per collaborare con Falcone per la sua inchiesta sul riciclaggio dei capitali sporchi della mafia in Svizzera.

Gli uomini che hanno salvato la vita al magistrato sono due.

 Sono “Antonino Agostino” ed “Emanuele Piazza”, poliziotti e membri di una sezione del “SISDE”, l’allora servizio segreto civile, che si occupava di dare la caccia ai latitanti della mafia.

 

Ancora oggi non abbiamo una ricostruzione univoca dei fatti che videro il decisivo intervento dei due nello sventare l’attentato.

A leggere una parte degli atti, viene affermato che i due, Agostino e Piazza, sarebbero giunti dal mare verso la villa di Falcone, si sarebbero identificati davanti alla scorta del magistrato e avrebbero così mandato a monte l’attentato facendo scappare il sub che aveva piazzato l’esplosivo e che nella fretta aveva lasciato anche le pinne vicino agli scogli.

Un’altra ricostruzione è quella fornita dal pentito “Ilardo”, secondo il quale i due avrebbero ricevuto l’incarico di piazzare l’esplosivo ma sarebbero poi stati decisivi nella manomissione del timer dell’esplosivo, circostanza decisiva che avrebbe salvato la vita di Falcone e dei suoi colleghi ticinesi.

Non si riuscì a fare luce sulla natura della bomba perché un carabiniere, il maresciallo “Tumino”, distrusse il timer e si prese per questo una condanna a 6 mesi per false dichiarazioni e favoreggiamento, ma la magistratura apparentemente si fermò qui, senza cercare di capire perché Tumino aveva fatto quello che aveva fatto e se su ordine di qualcuno.

“Antonino Agostino” viene nelle settimane successive ucciso in un attentato assieme alla moglie “Ida Castelluccio”.

 

Palermo: commemorati l'agente Agostino e la moglie Ida Castelluccio.

(Polizia di Stato).

Antonino Agostino e Ida Castelluccio.

Il 5 agosto due sicari arrivano a “Villagrazia di Carini”, proprio nel momento nel quale i due stavano per andare dai vicini per fargli vedere l’album di nozze.

Arrivano due uomini in motocicletta che aprono il fuoco e uccidono prima Agostino, per poi sparare alla moglie Ida che aveva gridato “vi conosco” poco prima di essere freddata anche lei con un colpo al cuore.

Il padre di Agostino, “Vincenzo”, per anni ha combattuto per avere giustizia sulla morte del figlio e si è lasciato crescere la barba in segno di protesta contro le istituzioni che gli avevano negato la verità sulla morte di “Antonino”.

Proprio Vincenzo Agostino rivelò che nelle settimane precedenti il delitto, due uomini, uno dei quali soprannominato “faccia da mostro”, per via dell’aspetto sfigurato, si erano recati presso la sua abitazione qualificandosi come colleghi di Antonino.

Soltanto anni dopo si scoprì, dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che faccia da mostro era il poliziotto “Giovanni Aiello” che, avrebbe ucciso, assieme ai mafiosi Antonino Madonia e Gaetano Scotto, “Agostino” per punirlo di aver sventato l’attentato al giudice Falcone.

Anche qui però la giustizia ci ha consegnato una verità molto parziale.

 Mai sono stati approfonditi i veri mandanti del delitto e i veri nomi di coloro che ordinarono ad Aiello, poliziotto e agente del “SISDE”, vicino a “Bruno Contrada”, numero 3 dei servizi segreti civili all’epoca, di uccidere Agostino.

“Antonino Agostino” sapeva di essere in pericolo.

Aveva dato istruzioni di guardare nel suo armadio qualora gli fosse successo qualcosa ma non si fa in tempo a vedere cosa c’è lì dentro.

Viene compiuta una perquisizione non verbalizzata e non autorizzata nel suo appartamento che fa sparire tutto in fretta e furia.

Giovanni Falcone sapeva perfettamente cos’era successo tanto da partecipare al funerale del giovane agente e di sua moglie e confessare al commissario “Saverio Montalbano” che lui doveva la vita a quei ragazzi.

L’altro uomo che finisce schiacciato da questi poteri occulti è “Emanuele Piazza” che scompare nel marzo del 1990 e il cui corpo non è mai stato ritrovato.

Mafia: sindaco Palermo ricorda Piazza, ''ha dato la vita per la democrazia''

 

Il poliziotto e agente del SISDE, “Emanuele Piazza”.

 

Piazza, secondo le dichiarazioni dei vari pentiti, era lì assieme ad Agostino a sventare il piano per uccidere il magistrato siciliano.

La storia dell’Addaura può essere considerata a tutti gli effetti l’anticamera di quanto accadde il 23 maggio del 1992 a Capaci.

Anche in quell’occasione poteri transnazionali che andavano ben oltre mafiosi di piccolo cabotaggio decisero la morte dell’allora direttore degli affari penali di largo Arenula.

La verità su quella strage è stata seppellita da una indecente coltre di menzogne che hanno voluto far credere agli italiani che a concepire quell’attentato fosse stato Silvio Berlusconi, seppur già accusato di rapporti con la mafia, quando quell’operazione aveva invece tutti i crismi di un complesso ed elaborato piano terroristico – militare nel quale si riscontra il coinvolgimento di ambienti NATO, a partire dall’esplosivo che proveniva da ordigni navali angloamericani.

Il filo che lega Capaci all’Addaura è lo stesso.

Nel 1989, Falcone attraverso la sua attività di giudice antimafia era probabilmente vicino a risalire ai veri nomi di coloro che gestiscono il traffico di droga internazionale, mentre nel 1992 attraverso la sua indagine sui fondi neri del PCI, divenuto “PDS”, andò a toccare un altro filo di quei poteri transnazionali che gestiscono l’Italia dal 1943 in poi.

L’inchiesta di Falcone e del giudice russo “Stepankov”, se fosse proseguita, avrebbe probabilmente raso al suolo il PDS, già deputato vincitore da Washington della rivoluzione colorata di Mani Pulite che rase al suolo una intera classe politica con la sola eccezione dei post-comunisti già benedetti da Henry Kissinger anni prima.

Non poteva essere tollerato dagli architetti atlantici che questo piano andasse a monte ed ecco il massacro di Capaci.

La storia del giudice Falcone e di tutti gli uomini come Agostino e Piazza che sono morti dal’43 in poi per via della strategia della tensione e dello stato di sovranità limitata dell’Italia, è quella di un uomo che ha dedicato la sua vita ad opporsi ai poteri massonici che governano la repubblica dell’anglosfera.

È una storia che non viene raccontata, e speriamo che iniziare a dire la verità sui veri signori della mafia e sui mandanti atlantici della stagione stragista del dopoguerra possa fare onore a Falcone e agli uomini che come lui hanno pagato la vita per fare il proprio dovere.

La repubblica dell’anglosfera creata nel dopoguerra non è mai stata così vicina alla sua caduta.

Il momento per far uscire la verità su più di mezzo secolo di stragi non è mai stato così a portata di mano.

 

 

 

Esperto: le agenzie di intelligence

statunitensi usano le operazioni psicologiche

per ostacolare Trump e minare la democrazia.

Lifesitenews.com – Doug Mainwaring – (21 agosto 2024) – ci dice:

“Mike Benz”, uno dei massimi esperti di tattiche di controllo governativo, ha confrontato gli impressionanti parallelismi tra la "promozione della democrazia" estera degli Stati Uniti e gli sforzi interni per indebolire la presidenza di Donald Trump, smascherando la manipolazione del “Deep State”.

( LifeSiteNews ) — In una sorprendente serie di esposizioni pubbliche, la massima autorità nazionale sulle tattiche di controllo clandestino del governo ha sottolineato la sorprendente somiglianza tra il "lavoro di promozione della democrazia" del governo degli Stati Uniti in tutto il mondo e i suoi sforzi interni che hanno cercato vigorosamente di ostacolare la presidenza di Donald Trump e la sua candidatura passata e attuale.

 

“Mike Benz”, direttore esecutivo della” Foundation for Freedom Online”, è salito alla ribalta nazionale dopo la sua sconvolgente intervista con “Tucker Carlson” sulla censura governativa di chiunque non sia in linea con le narrazioni preferite dai padroni del controllo del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, FBI, CIA, Dipartimento della Difesa e Dipartimento di Giustizia. (“Il Consiglio”).

Ha sottolineato che queste agenzie, in sintonia con il “Democratic National Committee”, i media tradizionali nazionali, le “ONG e altri stakeholder”, hanno lavorato diligentemente per privare i conservatori del diritto di voto al fine di rimodellare l'America in quello che potrebbe essere meglio descritto come un paese neo-marxista woke.

In parole povere, le potenti agenzie governative che in precedenza lavoravano per manipolare – e talvolta rovesciare – i governi stranieri al fine di installare governi “democratici” più amichevoli, hanno ampliato la loro missione per concentrarsi su quella che percepivano come una grave minaccia interna al loro potere e controllo:

Donald Trump e i conservatori America First/MAGA che sostenevano le sue politiche.

In nome del “salvataggio della democrazia”, i nostri “governatori rovesciatori” un tempo concentrati sull’esterno hanno rivolto la loro attenzione verso l’interno, per manipolare gli affari interni.

 Hanno invertito la democrazia e l’hanno calpestata per ottenere ciò che al governo degli Stati Uniti è esplicitamente vietato fare.

"L'intera spinta dopo le elezioni del 2016", ha detto “Benz” a “Carlson” a febbraio, "è stata quella di invertire completamente tutto ciò che abbiamo descritto come i fondamenti di una società democratica per affrontare la minaccia della libertà di parola su Internet".

"Quello che hanno detto in sostanza è:

'Dobbiamo ridefinire la democrazia, passando dalla volontà degli elettori alla sacralità delle istituzioni democratiche'", ha spiegato “Benz”.

"E chi sono le istituzioni democratiche?" ha chiesto.

"Oh, siamo noi! Sono i militari, è la NATO, è il FMI e la Banca Mondiale.

Sono i media mainstream, sono le ONG.

E naturalmente, queste ONG sono in gran parte finanziate dal dipartimento di stato o dall'IC (comunità di intelligence)", ha continuato.

 

"Sono essenzialmente tutte le élite a essere minacciate dall'ascesa del populismo interno", ha affermato “Benz”, riassumendo la logica dello Stato profondo nel censurare gli americani di orientamento conservatore, mentre si fa tutto il possibile per ostacolare la loro volontà alle urne.

Hanno distorto e mutilato il significato di democrazia e “hanno dichiarato che il loro consenso è la nuova definizione di democrazia”.

 

 

 

Trump annuncia che criminalizzerà

 le "transizioni di genere" senza

il consenso dei genitori, se eletto.

Lifesitenews.com - Calvin Freiburger – (21 agosto 2024) – ci dice:

 

Trump è pronto a dichiarare che metterà al bando gli interventi di "transizione" eseguiti sui bambini contro la volontà dei genitori e chiederà la pena di morte per gli abusatori e i trafficanti di minori, ha affermato il suo staff.

( LifeSiteNews ) — L'ex presidente Donald Trump ha intenzione di annunciare che, se tornerà alla Casa Bianca, intende sostenere la criminalizzazione dell'inflizione di procedure di "transizione di genere" ai minori senza il consenso dei genitori, dando così una bella lezione ai conservatori demoralizzati dalla sua avversione a simili promesse sulla questione dell'aborto.

Martedì, la campagna di Trump ha pubblicato un discorso preparato da Trump che avrebbe dovuto pronunciare presso il “Dipartimento dello Sceriffo” della Contea di Livingston a Howell, nel Michigan, in cui avrebbe dichiarato:

 "Per proteggere i nostri bambini dalle mutilazioni sessuali, considereremo un reato per qualsiasi professionista medico eseguire un intervento chirurgico su un minore senza il consenso dei genitori", oltre alla pena di morte per "stupratori di bambini e trafficanti di bambini".

 

Il “New York Post” ha poi riferito che il discorso è arrivato e se n'è andato senza che Trump menzionasse nessuna delle due proposte.

 Il giorno dopo, “The Independent” ha riferito che le promesse stanno ancora arrivando, secondo fonti della campagna, ma sono state trattenute per essere annunciate in un'“occasione speciale” perché sono “troppo importanti per perdersi nella confusione” della “Democrat National Convention” di questa settimana, che sta attirando una notevole attenzione mediatica.

Questo impegno sarebbe una buona notizia per molti americani, anche se molti preferirebbero vedere l'ulteriore passo avanti di vietare del tutto tali procedure, indipendentemente dal fatto che i genitori approvino o meno.

Un significativo insieme di prove dimostra che “affermare” la confusione di genere comporta gravi danni, soprattutto quando viene fatto con bambini impressionabili che non hanno lo sviluppo mentale, la maturità emotiva e l’esperienza di vita per considerare le ramificazioni a lungo termine delle decisioni che vengono loro imposte o la piena conoscenza degli effetti a lungo termine di procedure chirurgiche e chimiche che cambiano la vita, trasformano fisicamente e spesso sono irreversibili.

Gli studi dimostrano che oltre l'80% dei bambini che soffrono di disforia di genere la superano spontaneamente entro la tarda adolescenza e che le procedure di "transizione", tra cui l'intervento chirurgico di "riassegnazione" completa, non riescono a risolvere la tendenza accentuata degli individui con confusione di genere a compiere atti di autolesionismo e suicidio, anzi, la esacerbano, anche rafforzando la loro confusione e trascurando le vere cause profonde del loro conflitto mentale.

 

Trump ha un record misto sulle questioni LGBT, incluso il suo costante sostegno al "matrimonio" omosessuale, ma era generalmente allineato con i conservatori sociali sulla libertà religiosa e il movimento per la fluidità di genere.

 Per la sua attuale campagna, ha già promesso di "proteggere i bambini dalla follia di genere di sinistra", incluso il divieto di finanziamenti federali, approvazione e promozione di pratiche di "transizione di genere".

Resta da vedere se ribadire tali posizioni sia sufficiente a soddisfare i conservatori delusi dalle sue varie svolte a sinistra sull'aborto durante questa campagna.

Con le aggregazioni di sondaggi nazionali di “RealClearPolitics” e “RaceToTheWH” che mostrano un vantaggio risicato ma persistente per la candidata democratica e attuale vicepresidente “Kamala Harris” sia nel voto popolare che nelle proiezioni del Collegio elettorale da quando ha sostituito il presidente “Joe Biden”, si prevede che le elezioni saranno serrate, il che significa che qualsiasi cosa che diminuisca l'entusiasmo della propria base a presentarsi potrebbe essere critica.

 

 

 

 

LA PEKORANERA ARRUOLA

CAVALIERI CONTRO IL POTERE.

  Lapecoranera.it – (21/08/2024) - Redazione - Ruggiero Capone – ci dice:

 

In un tempo lontano, e precedente la Pandemia, chi vi scrive veniva invitato a cena da un potentissimo della Terra.

Motivo?

Alcuni miei articoli sui diritti di proprietà dei terreni agricoli nella futura Europa avevano attirato le attenzioni di un perfido e capace avvocato, che a sua volta aveva informato il proprio importante cliente.

Dimostrazione che il potere ha occhi e orecchie dove nemmeno noi immaginiamo, soprattutto viene costantemente informato da sbirri, servi eletti in vari parlamenti, avvocati, pennivendoli e spioni di professione.

 Informato di quanto il popolo sia poco sedato, incattivito e allertato dai “nemici del sistema” (combriccola di cui fa parte chi vi scrive).

 Molti anni fa il potere era solito tentare di comprare i “nemici del sistema”, offrendo posti impiegatizi, assunzioni in giornali, televisioni, case editrici di libri o produzioni cinematografiche.

Oggi la strategia è cambiata, e per curare la dissidenza optano ver la vecchia ricetta fatta d’indagini di polizia, trappole tese da servizi segreti o da agenzie private, attenzioni fiscali, problemi bancari, processi e galera.

 Durante la cena il potente e due suoi ospiti (tra cui l’avvocato) si dimostrarono attenti e gentili.

A parte che l’avvocato ebbe la sfrontatezza di chiedermi se i miei articoli avessero beneficiato di una fonte qualificata, soprattutto se il mio informatore fosse un europarlamentare o un dirigente di qualche commissione a Bruxelles.

Ovviamente non ricevette alcuna risposta in merito, ma era evidente sperassero tutti che io rivelassi i miei contatti, la mia rete.

E fu in quell’occasione che un potente ebbe ad affermare che “il popolo ha pian pianino perso il rispetto del potere e delle regole”.

A certe affermazioni non è educato rispondere a brutto muso durante una cena, ma confesso d’aver sorriso di circostanza, di aver sognato l’omicidio di chi concentrava tutti quegli interessi in spregio del diritto di ognuno di noi a partecipare alla vita pubblica, a lottare per il bene comune, a non essere esclusi, a sognare.

Oggi è a molti evidente quanto la politica non possa o non voglia porre argini ai potenti, ai decisori planetari.

Sotto Pandemia ci veniva ripetuto che dovevamo imparare a rispettare le regole, che dovevamo smetterla di leggere “fake news” contro il potere.

Ecco perché chi vi scrive confida in giovani che colgano, nelle tante angherie del potere, un epico stimolo alla lotta.

Sentimento che li emanciperebbe dallo stato d’esclusione sociale, d’inedia, di mera tifoseria calcistica, di scarsi mezzi economici, di disoccupazione.

Elevandoli alla dimensione di cavalieri del loro popolo, di rivoluzionari.

Una sfida ad entrare nella storia per tentare di cambiare le prospettive di vita, per sovvertire e boicottare il progetto del potere.

Nei primi anni del 1500, “Albrecht Dürer” incideva “ll cavaliere, la morte e il diavolo”, ed è ancora possibile ammirare l’opera in una sala del “Staatliche Kunsthalle” di “Karlsruhe”.

 Essere oggi cavaliere ha suppergiù lo stesso senso di sempre, quindi è cavaliere “Simone Cicalone” che lotta contro il degrado nelle stazioni ferroviarie di Roma come nelle metropolitane.

Ma cavaliere è anche “Fleximan”, o i presunti responsabili di danneggiamenti ad apparecchi autovelox in varie zone d’Italia.

È notizia di questi giorni che circa 15mila telecamere vengono installate a Roma sotto Giubileo per controllare e sanzionare i cittadini:

 ebbene un cavaliere ha buone ragioni per rompere questi ordini che invadono la nostra privacy e, soprattutto, vengono installate per fare cassa con qualsiasi comportamento del cittadino.

Infatti saranno collegate ad una centrale elettronica per il riconoscimento facciale, permettendo di scoprire chi compra oggetti su una bancarella o gioca a calcio per strada, permettendo di trasformare in criminale persino chi intento a fare scherzi bonari.

Ci vogliono spaventare, far vivere nella continua paura di sanzioni e processi.

 Ecco perché chi scrive è a favore di coloro che romperanno quelle telecamere che vogliono renderci tutti tristi e seriosi automi.

Oggi “ll cavaliere, la morte e il diavolo” è anche l’attualissimo romanzo scritto da “Jean Cau” circa cinquant’anni fa e ripubblicato da “Settimo sigillo” nel 2015:

 “Cau” ci racconta l’Europa che stiamo vivendo, sottomessa all’invasione, ma in cui si solleva cavallerescamente il germe di una rivolta sociale animata dal ricordo degli antichi valori.

Una rivolta che si spera prenda di mira il potere, l’impostura, quei pochi potenti che ci studiano e ci osservano, con l’ausilio di sbirri, magistrati, pennivendoli e camerieri eletti dal una parte del popolo.

 

 

 

 

“DORA” CI CONVINCERA’ AD

USCIRE DA EURO ED UNIONE EUROPEA.

  Lapecoranera.it – (04/08/2023) - Redazione La Pekoranera.it – ci dice:

 

Negli ultimi anni viene tacciato di complottismo e terrorismo contro i sistemi fiscali e bancari chiunque tenti accusare Onu e Ue di lavorare ad abolire la proprietà privata; anche attraverso metodiche d’esproprio che potrebbero partire dalla conversione in “concessione europea” dei beni registrati (auto, case, terreni, moto, locali) attualmente nella disponibilità di soggetti che hanno regolarmente acquistato, pagato o ereditato il rispettivo patrimonio.

Fortunatamente non siamo i soli a gridate al tentativo d’esproprio comunista, nelle scorse settimane su chat e gruppi di protesta è stato postato dal signor “Francesco Zimmardi” il testo del regolamento europeo (pubblicato nella gazzetta ufficiale europea n 2554) relativo alla “resilienza operativa digitale nel settore finanziario” (Digital operational resilience act, nota con l’acronimo “Dora”).

“Dora” viene introdotta nel corpus giuridico amministrativo dell’Ue dicendoci che garantirà la nostra sicurezza elettronico-finanziaria:

infatti definisce i vari obblighi di sicurezza per i sistemi informatici di rete, e per scongiurare (dicono a Bruxelles) eventuali attacchi degli hacker.

Questa è la scusa che permette a “Dora” di convertire in euro digitale tutti i soldi depositati nei conti correnti dei cittadini.

L’euro digitale è denaro elettronico-virtuale programmato per avere una scadenza:

nei presupposti d’emissione c’è che dopo un decennio scada, risultando pari a zero ogni euro depositato dieci anni prima.

Il “sistema Dora” dovrebbe avere accesso entro il 2025 a tutti i beni soggetti a registrazione nei paesi dell’Ue.

Poi le Agenzie del territorio ed i Pubblici registri dei veicoli permetterebbero l’assegnazione d’un valore base a case, auto, moto, barche…

Ad ogni bene dei privati europei verrebbe dato un valore in base a caratteristiche e conformità, in modo che il sistema europeo possa programmare la scadenza del patrimonio registrato, fino ad ammortizzarlo a valore zero per certificarne l’invendibilità e nemmeno la cessione ad eventuali eredi.

Dalle carte postate da “Francesco Zimmardi”, che ha svolto una ricerca nella documentazione Ue, il piano decollerebbe il 17 gennaio 2025:

data in cui entrerà in corso l’euro digitale che dovrebbe rendere la moneta carta straccia fuori corso legale.

Altre fonti dicono che formalmente decollerà l’euro digitale e che la valutazione a scadenza dovrebbe riguardare immobili e veicoli costruiti negli ultimi venti anni (cioè dal 2005 ad oggi).

Resta il fatto che, comunque s’inquadri la” riforma europea Dora”, emerge che decollerebbe senza il consenso ai cittadini:

 infatti, per evidente impopolarità, si tratterebbe di un reset patrimoniale calato dall’alto.

 E sarebbe interessante sapere chi abbia suggerito “Dora” alla Commissione Europea, insindacabile artefice di tutti i regolamenti che hanno decimato le attività artigianali soprattutto in Italia.

 “La PekoraNera” intende dare spazio alle ricerche di “Francesco Zimmardi” (deve contattare al più presto La PekoraNera) ed anche ad altri gruppi che stanno opponendosi al “portafoglio digitale europeo”.

È evidente che il progetto dell’Ue vada di pari passo con quello dell’Onu, ovvero trasferire i beni dei cittadini dentro un unico fondo occidentale che (dicono i Soloni) servirebbe a garantire la “povertà sostenibile”, ovvero un fantasmagorico “reddito universale di cittadinanza”.

Ironia della sorte, l’Onu affiderebbe la gestione dei nostri ex patrimoni ai signori di Goldman, BlackRock e Vanguard Group.

Ci è solo dato sapere che il “piano Dora” ha ricevuto il plauso di “Elly Schlein” quand’era europarlamentare Pd, di “Roberto Gualtieri” e di tanti altri euro seguaci di “Soros”.

Tanto meglio tanto peggio, perché sarà “Dora” a convincere gli italiani che dall’Unione Europea necessita uscire.

 

 

 

 

LA DIARCHIA TAJANI-RENZI

PIACE SOLO A BRUXELLES E QUIRINALE.

 Lapecoranera.it – (23/08/2024) - Redazione - Ruggiero Capone – ci dice:

 

L’accordo tra Matteo Renzi ed Antonio Tajani sarebbe stato siglato sotto la regia europea di “Ursula von der Leyen”.

Soprattutto godrebbe dell’appoggio del presidente Mattarella.

Un accordo per spostare a centro la barra del governo:

detronizzando Fratelli d’Italia per godere dell’appoggio esterno di Partito Democratico e 5Stelle, ed in forza dell’eventuale passaggio di un drappello di onorevoli e senatori grillini tra le fila di Forza Italia ed Italia Viva.

Mai dire mai non vale in politica:

 e ricordiamo tutti l’acrimonia tra Renzi ed i grillini.

Ma i vari rumors su travasi e passaggi pare non siano garbati al padre nobile dei 5Stelle (Beppe Grillo) che non condivide la linea di Giuseppe Conte, che risulterebbe tra gli architetti dell’appoggio esterno (con circa 130 deputati) delle sinistre alla diarchia di governo Tajani-Renzi.

La “diarchia istituzionale” non è mai foriera di stabilità di governo, soprattutto se uno dei due capi non dovesse accettare le superiori capacità politiche del sodale di ventura.

Non ci sarebbe mai parità tra i due.

Verrebbe da chiedersi chi tra Matteo e Antonio possa incarnare Costantino o Licinio, Tiberio Gemello o Caligola.

 Ben che vada potrebbe funzionare una imitazione delle diarchie istituzionalizzate dei “Consoli” tardo medievali, di quei “Capitani del popolo” che ressero le sorti della Repubblica di Genova.

Quindi Matteo ed Antonio “Capitani Reggenti” graditi all’Imperatore del Sacro Romano Impero ed al Soglio di Roma.

Tajani ha pagato l’obolo a quest’ultimo proprio al meeting di Rimini, dichiarandosi pronto a dare la cittadinanza ai migranti e sposando le posizioni del Pd sulle regolarizzazioni.

Sono evidenti le comuni dissonanze verso il governo Meloni di cui soffre il duo Renzi-Tajani.

E, come vi ripeto da tempo, la finestra temporale per il “golpe bianco” s’apre oggi e termina con l’insediamento del nuovo inquilino alla Casa Bianca:

se al leader d’Italia Viva e quello di Forza Italia non dovesse riuscire a detronizzare il Governo in questo lasso di tempo, sarebbero costretti ad accettare che “Giogia Meloni” porti a termine la legislatura.

Al popolo non tutto è piaciuto di quello che ha fatto questo Governo.

 Ma va riconosciuto che Giorgia Meloni s’è dimostrata una valida diga contro quelle normative europee varate a Bruxelles per abbattere artigianato ed agricoltura italiana, turismo e manifattura in genere.

L’esempio c’è tutto nella vertenza sulle concessioni balneari, che Bruxelles (von der Leyen) vorrebbe sottrarre agli storici gestori italiani di spiagge per affidarle a ben note multinazionali olandesi e tedesche.

E non parliamo della “patrimoniale europea” che, qualora cadesse il governo, verrebbe imposta alla “diarchia istituzionale”.

Per far cadere l’esecutivo, Italia Viva ha presentato interrogazioni contro Arianna Meloni che avrebbero permesso alla magistratura d’aprire indagini sul conto della sorella della premier, e col pretesto di un fantomatico traffico d’influenze.

Domanda legittima: ma quando il PD governava non era forse solito favorire in Rai i raccomandati con curriculum comunista e tesseramento Pci-Pds-Cgil?

 E quando la sinistra governava non era solita far vincere gli appalti per i lavori pubblici alle coop rosse?

Abbiamo forse dimenticato come nella Prima Repubblica i “governi ombra Pci” di Botteghe Oscure influenzavano le nomine in Rai, Enti e Ministeri?

Il rodato meccanismo di destabilizzazione giudiziaria si è fatto pesante sotto Ferragosto, quando articoli apparsi su “Il Fatto Quotidiano” e “La Repubblica” hanno parlato della partecipazione di Arianna Meloni a vertici per le nomine in Rai e nelle società delle Ferrovie.

Tajani si è nascosto e smarcato, ma due esponenti di Italia viva (Raffaella Paita e Maria Elena Boschi vice presidente Vigilanza Rai) hanno usato gli articoli di giornale per presentate le interrogazioni, a cui è seguita la grancassa dei media della sinistra televisiva.

 Giustamente Arianna Meloni si è domandata: “non sarà una strategia?

Una strategia messa a punto e studiata non per distruggere me, che chiaramente come militante poco conto, ma magari per infangare…”.

 È evidente che FdI abbia scoperto il gioco di Matteo Renzi.

Alessandro Sallusti ha parlato chiaramente di “metodo Palamara” (lo ha studiato e lo conosce) spiegando come “L’attivismo di Italia viva sulla pratica…” faccia parte di una strategia per disarcionare il governo per via mediatico-giudiziaria.

Quindi nessuna “ansia da complotto” si può attribuire a Fratelli d’Italia ed alla famiglia Meloni, perché il complotto s’annusa nell’aria:

l’odore di zolfo conduce dritti alle ovattate stanze di Bruxelles e dintorni, dove i supporter finanziari della von der Leyen chiedono la testa di Giorgia Meloni.

E quest’ultima è stata fin troppo perbene, diversamente avrebbe chiesto a Marine Le Pen di sputtanare in mondovisione l’inchiesta giudiziaria belga sui compensi milionari che “Heiko von der Leyen” ha incamerato sotto Pandemia (veniva raccomandato alle multinazionali dalla moglie Ursula).

Ma su questi dettagli europei i giornali italiani non amano soffermarsi, ritenendo volgare attribuire peccati veniali e corruttele all’imperatrice Ursula.

Anche Matteo Renzi tenta abilmente di smarcarsi:

“Vi immaginate? Io che organizzo complotti assieme ai giudici.

 Io!…Io sono garantista e per me un avviso di garanzia non cambia niente:

non sono giustizialista come quelli di Fratelli d’Italia…

Io non attacco la famiglia della Premier per le vicende giudiziarie, a differenza di quello che la Meloni fece con i miei cari…”.

Ecco che Renzi al momento giusto, da buon politico democristiano, mette fuori ricordi e memoria.

A questo complotto manca un ingrediente, la Lega:

 infatti, chi ha investito sulla diarchia Tajani-Renzi, ha anche scommesso sul fatto che in autunno la Lega possa spaccarsi in “padani” e “nazionalisti”.

 I “padani” sarebbero gli ortodossi della prima Lega, quelli che ricordano le intese segrete tra Miglio e Magnago da cui nacque l’astro Umberto Bossi al tramonto della Prima Repubblica.

 I “nazionalisti” sono la novità scatenata dal generale Roberto Vannacci, a cui di fatto appartiene metà dell’elettorato leghista.

 Matteo Salvini ha l’ingrato compito di tenete insieme queste due fazioni, ben conscio che una Lega in frantumi agevolerebbe la caduta del governo.

 E non è nemmeno un mistero che il duo Renzi-Tajani strizzi l’occhio per questi motivi a Giancarlo Giorgetti (il più centrista dei leghisti, uomo da grade tavolo di trattativa).

Chiare e laconiche le parole di Giorgia Meloni:

“Purtroppo reputo molto verosimile quanto scritto da Alessandro Sallusti. D’altronde è uno schema visto e rivisto soprattutto contro Silvio Berlusconi:

un sistema di potere che usa ogni metodo e ogni sotterfugio pur di sconfiggere un nemico politico che vince nelle urne la competizione democratica.

Hanno setacciato la vita mia e di ogni persona a me vicina senza trovare nulla per attaccarci…

Quindi, avanti a testa alta, con ancora maggiore determinazione”.

Giorgia Meloni in questa situazione si sta dimostrando un gigante.

E, se dovessero farla cadere, direbbe agli italiani “andiamo subito alle urne e basta alchimie tecnocratiche…contiamo i voti!”.

 

 

 

Festa della salsiccia della Commissione

Europea di Ursula von der Leyen.

Politico.eu – (23 agosto 2024) - Eddy Wax – ci dice:

Aumentano le critiche a Bruxelles mentre le capitali nominano un uomo dopo l'altro per il ruolo di commissario.

Il Parlamento europeo vota per il presidente della Commissione.

Allo stato attuale delle cose, i paesi hanno proposto 16 uomini per i posti nel prossimo Collegio dei Commissari di von der Leyen.

Chi governa il mondo?

I ragazzi (nel caso dell'UE).

Ursula von der Leyen, la prima presidente donna della Commissione europea, è costretta a guardare mentre i governi ignorano categoricamente la sua richiesta di nominare un uomo e una donna ciascuno, in modo da poter creare un team di 26 persone con un equilibrio di genere.

Allo stato attuale, i paesi hanno proposto 16 uomini per i posti nel prossimo Collegio dei Commissari di von der Leyen, il team esecutivo che proietta l'immagine dell'Unione europea nel mondo e gestisce settori chiave tra cui la concorrenza, il commercio e la politica digitale.

Questa cifra è da confrontare con appena cinque donne (tra cui la stessa von der Leyen), o sei se si include la probabile scelta della Spagna, “Teresa Ribera, che deve ancora essere ufficialmente nominata.

Due mosse giovedì hanno fatto pendere ulteriormente la bilancia, quando la Romania ha confermato che avrebbe nominato  “Victor Negrescu,” poi il Lussemburgo ha proposto  “Christophe Hansen” per il ruolo di prim'ordine.

Se Danimarca e Italia seguiranno l'esempio nominando uomini, come ci si aspetta ampiamente che facciano, diventerà probabile che due terzi dei 27 commissari dell'UE saranno uomini.

 

I leader dei paesi dell'UE hanno respinto la richiesta di scelta avanzata da von der Leyen, presentandola invece con aria di sfida al fatto compiuto e lasciando la presidente della Commissione pressoché impotente.

Personalità come il primo ministro irlandese “Simon Harris” hanno ricordato a “von der Leyen” che, in base ai trattati dell'UE, sono obbligate a proporre a Bruxelles un solo nome.

L'unica vera leva che von der Leyen deve usare in risposta è il portafoglio che assegna loro.

Ma ci sono troppi uomini perché tutti possano ottenere portafogli deboli.

L'equilibrio di genere potrebbe comunque cambiare.

 L'intero Collegio dei Commissari, composto da 27 persone, deve essere approvato con un'unica votazione dal Parlamento europeo, dopo che tutti i commissari, eccetto “von der Leyen”, saranno sottoposti a un interrogatorio da parte degli eurodeputati questo autunno, il che solleva la possibilità che alcuni candidati maschi possano essere respinti.

I funzionari dell'UE sperano che la nuova Commissione possa essere operativa entro novembre.

"Davvero brutte notizie".

Sebbene la Commissione stessa abbia trascorso le ultime tre settimane rifiutandosi di rilasciare dichiarazioni , personalità esterne all'esecutivo di Bruxelles stanno ora pubblicamente mettendo in discussione la tendenza delle nomine maschili.

“Lina Gálvez”, eurodeputata spagnola che presiede la commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, ha dichiarato al “Brussels Playbook” di POLITICO:

 "Penso che questa sia davvero una cattiva notizia e penso che gli Stati membri dovrebbero davvero fare ciò che ha chiesto loro “Ursula von der Leyen”, ovvero fornire due nomi".

Il regolamento interno del Parlamento   stabilisce espressamente che gli eurodeputati devono prestare "particolare" attenzione all'equilibrio di genere quando si tratta di valutare i candidati commissari nelle prossime audizioni di questo autunno.

Ciò significa che il Parlamento sta per iniziare a respingere i candidati maschi per pareggiare i conti?

È "molto difficile", ha detto “Gálvez”, chiedendo invece più pressione sui governi nazionali da parte della Commissione, del Parlamento e della società civile.

"I candidati maschi 'deboli' avranno vita dura al Parlamento europeo e molti di loro saranno probabilmente respinti" per ottenere una Commissione con equilibrio di genere, ha previsto l'eurodeputato socialista austriaco “Andreas Schieder”.

Tuttavia, il Parlamento ha ignorato le proprie norme in materia di equilibrio di genere quando ha assegnato gli incarichi nelle commissioni più alte dopo le elezioni di quest'estate.

Anche la ministra tedesca per gli Affari europei, “Anna Lührmann,” esponente dei Verdi, ha lanciato l'allarme, invitando “von der Leyen” a usare la durezza.

"La nuova Commissione non deve diventare un comitato maschile", ha detto al “POLITICO's Berlin Playbook” .

 "Una rappresentanza paritaria di donne e uomini è in linea con i tempi.

Von der Leyen deve impegnarsi per questo ora!"

“Jéromine Andolfatto”, responsabile delle politiche e delle campagne presso la “European Women's Lobby”, ha affermato che la scarsità di candidate è in contrasto con gli impegni giuridici dell'UE in materia di parità di genere.

"Se non si dispone di un Collegio di Commissari rappresentativo della società, come si può garantire un processo decisionale rappresentativo?"

si è chiesto “Andolfatto”.

(Hans von der Burchard e Max Griera)

 

 

 

 

 

Il partito laburista britannico può

insegnare a “Kamala Harris”

come vincere?

Politico.eu – (23 agosto 2024) - Stefan Boscia – ci dice:

 

Dall'immigrazione all'edilizia abitativa e al confronto con la sinistra, il nuovo primo ministro del Regno Unito “Keir Starmer” sembra offrire un manuale per la vittoria ai democratici negli Stati Uniti.

 

Kamala Harris si è guadagnata lo status di icona emergente

 della “Gen. Z.”

LONDRA — Sono entrambi ex procuratori tenaci che prima di entrare in politica si sono fatti un nome arrestando criminali e combattendo la criminalità organizzata.

Una volta in carica, le somiglianze continuarono, poiché entrambi furono accusati di virare a sinistra e di complottare per imporre un programma liberale e consapevole a una nazione scettica.

Ora sembrano avere molto da imparare l'uno dall'altro, mentre ognuno lotta per riprendere il controllo della propria narrazione dai nemici conservatori che cercano di ostacolarli elettoralmente.

In superficie, l'inaspettata candidata alla presidenza degli Stati Uniti “Kamala Harris” e il neoeletto primo ministro del Regno Unito “Keir Starmer” potrebbero sembrare avere poco in comune.

È un tecnocrate abbottonato, più famoso per la sua cautela e la sua silenziosa spietatezza che per le sue capacità retoriche.

“Harris”, nel frattempo, sta diventando nota per uno stile di campagna energico che mescola alta politica e celebrità.

In meno di un mese da quando ha sostituito “Joe Biden” come potenziale candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Harris si è guadagnata lo status di icona emergente della “Generazione Z”, grazie a un'ondata di meme ispirati a “Charli XCX”.

 

“Starmer”, al contrario, è molto meno d'accordo con i ragazzi, tanto che durante la campagna elettorale è stato costretto a negare di essere stato un "robot politico".

 

Ma dato lo schiacciante successo di “Starmer” alle elezioni del 4 luglio nel Regno Unito, quando il suo partito laburista ha battuto a valanga i conservatori di centro-destra, i democratici, che si trovano ad affrontare una lotta serrata per respingere la minaccia di Donald Trump, stanno prestando molta attenzione.

 

Feste delle sorelle.

Il partito laburista, gemello non ufficiale dei democratici, è lieto di acconsentire, anche per ingraziarsi i politici che probabilmente ricopriranno un incarico nella futura “Casa Bianca di Harris”.

 

Molti dei collaboratori più stretti e fidati di “Starmer” a Downing Street hanno partecipato questa settimana alla “Convention nazionale democratica” di Chicago per parlare con i membri del team della campagna del vicepresidente.

“Keir Starmer” è molto meno d'accordo con i ragazzi, ed è stato persino costretto a negare di essere un "robot politico.

Tra loro c'erano la mente elettorale del partito laburista, “Morgan McSweene”y, e il direttore delle comunicazioni di Downing Street, “Matthew Doyle”.

Insieme a loro c'erano anche una schiera di parlamentari, assistenti e strateghi del partito laburista, che hanno incontrato i collaboratori del Partito Democratico per aiutarli a capire come hanno gestito una delle più grandi frane nella storia elettorale britannica.

Questa collaborazione è solo uno degli aspetti di una crescente rete transatlantica di think tank e operatori politici di centro-sinistra che sta plasmando le politiche e i messaggi politici a Washington e Londra.

Tra i temi in discussione rientrano ambiti politici che si sono rivelati difficili per entrambe le parti, come l'immigrazione, l'edilizia abitativa e la sfida della sinistra su questioni come la crisi di Gaza.

Mai più traffico a senso unico.

“Matthew McGregor”, ex direttore digitale del partito laburista che ha lavorato anche come stratega della campagna per l'ex presidente degli Stati Uniti “Barack Obama”, ha affermato che la collaborazione tra il partito laburista e i democratici è sempre stata "a senso unico".

Per la prima volta in quasi 25 anni, ha detto McGregor, i democratici ora credono di avere effettivamente qualcosa da imparare dal partito laburista, dopo che il partito di” Starmer” è tornato a vincere alle elezioni come non si vedeva dai tempi in cui il primo ministro britannico “Tony Blair “e il presidente degli Stati Uniti “Bill Clinton” dominavano la scena mondiale come sostenitori di una "terza via" progressista di centro-sinistra.

In particolare, negli Stati Uniti c'è interesse per il percorso intrapreso dal partito laburista dopo la pesante sconfitta subita nel 2019 sotto la guida del precedente leader “Jeremy Corbyn”, che si colloca all'estrema sinistra del centro-sinistra.

"Il partito laburista è uno dei pochi partiti occidentali che ha vinto di recente, o sembra destinato a vincere, tra i partiti di centro-sinistra", ha affermato “McGregor”.

"Per i democratici che seguono la politica britannica, sono rimasti incuriositi dalla velocità [con] cui il partito laburista è passato dai tempi di “Corbyn” all'attuale potere.

 Ha davvero catturato l'attenzione della gente".

 

La sicurezza dei confini è sempre stata una delle questioni più importanti per Donald Trump.

Un attuale stratega del Partito Democratico ed ex collaboratore della Casa Bianca, a cui è stata concessa l'anonimato per parlare liberamente, ha dichiarato a POLITICO che "anche se le circostanze nel Regno Unito sono diverse, c'è un allineamento approssimativo e spazio per l'impollinazione incrociata delle idee".

Ad esempio sulla sicurezza delle frontiere.

Distruggi le gang.

Una delle maggiori debolezze elettorali percepite da Harris nei confronti di Trump è stata la questione dell'immigrazione attraverso il poroso confine meridionale degli Stati Uniti.

Al suo insediamento nel 2021, il presidente Biden ha incaricato Harris, la sua vicepresidente, di affrontare le cause dell'immigrazione centroamericana, un calice avvelenato che ora i repubblicani cercano di rivoltare contro di lei.

Nel tentativo di contrastare l'attacco, alcuni democratici si stanno rivolgendo ai colleghi dall'altra parte dell'Atlantico per chiedere consiglio.

La sicurezza dei confini è sempre stata una delle questioni più sentite da Trump, una questione che continua a figurare tra le preoccupazioni più urgenti degli elettori americani, così come di quelli britannici.

L'immigrazione è diventata una questione importante nelle elezioni del Regno Unito dopo l'impennata degli arrivi su piccole imbarcazioni dalla Francia sotto il governo conservatore nella prima metà del 2024.

Un collaboratore di Downing Street ha dichiarato al POLITICO che “Starmer” "voleva essere in grado di affrontare i conservatori su un terreno che ritenevano fosse il loro punto di forza”.

"Ma si trattava anche di dimostrare che sapevamo che si trattava di un'area di genuina preoccupazione pubblica e di una seria questione politica, non solo di una questione di guerra culturale".

Durante la campagna elettorale, l'allora Primo Ministro conservatore “Rishi Sunak” ha fatto del suo meglio per dipingere il partito laburista come un partito morbido sul confine.

Ma gli attacchi non sono riusciti a durare.

In risposta, il leader laburista ha ripetutamente affermato che avrebbe “distrutto le bande” che gestiscono le operazioni di contrabbando di esseri umani attraverso una forza di frontiera rafforzata e una maggiore cooperazione con i governi stranieri.

“Starmer” tendeva ad accompagnare questo messaggio con aneddoti della sua passata carriera come direttore delle pubbliche accuse in Gran Bretagna e delle sue esperienze di incarcerazione di cellule terroristiche operanti nel Regno Unito.

L'immigrazione è diventata una questione importante nelle elezioni del Regno Unito dopo l'aumento degli arrivi di piccole imbarcazioni dalla Francia.

“Harris” ha toccato toni pressoché identici nei suoi ultimi spot elettorali nonostante le affermazioni del rivale Trump secondo cui sarebbe stata la "zar di frontiera" di Biden (un'etichetta inesatta) e la colpa dell'intera situazione.

Anche lei, come “Starmer,” si impegna ora a rallentare gli attraversamenti delle frontiere dal Messico, contrastando le operazioni di contrabbando transnazionale condotte da gruppi criminali organizzati.

Nei suoi spot televisivi si dice che "come procuratore di uno stato di confine, ha affrontato i cartelli della droga e incarcerato membri di gang per aver contrabbandato armi e droga attraverso il confine.

"Riparare il confine è dura. Lo è anche “Kamala Harris."

Costruisci, tesoro, costruisci.

“Jonathan Ashworth”, direttore del think tank” Labour Together”, è stato una delle figure di spicco del partito laburista presente questa settimana a Chicago per il “DNC”.

L'ex parlamentare, che è stato anche uno stratega chiave nella campagna di successo del partito laburista, ha affermato che gli operatori democratici erano "interessati al modo in cui abbiamo esposto le argomentazioni [sulla sicurezza delle frontiere], perché intendono esporre anche loro le stesse argomentazioni.

"Continuavamo a ricordare alla gente che era un duro che metteva le persone dietro le sbarre e sventava complotti terroristici", ha detto a “POLITICO”.

 

"[Harris], come “Keir”, sta spingendo senza sosta il messaggio che lei è un pubblico ministero che ha messo i criminali dietro le sbarre".

Anche il parlamentare del partito laburista di “Dover and Deal”, “Mike Tapp”, faceva parte di una delegazione a Chicago organizzata questa settimana dal “Progressive Policy Institute” per "trasmettere parte delle conoscenze che abbiamo acquisito" vincendo le elezioni.

“Tapp”, la cui circoscrizione costiera è stata in prima linea nella lotta del governo contro gli arrivi di piccole imbarcazioni, ha affermato di aver parlato con diversi strateghi democratici su come convincere gli elettori dei loro piani per la sicurezza dei confini.

Le proteste di Gaza hanno travolto le principali città di entrambi i paesi e sconvolto i campus.

"Il messaggio che sto passando ai nostri amici americani è: non ignorate le preoccupazioni su confini sicuri e immigrazione.

Affrontatele", ha detto.

“Si attacca chi sfrutta le persone disperate e si oltrepassa la linea dei confini sicuri, che sono essenziali per uno stato nazionale”.

La campagna di “Harris “è iniziata solo poche settimane fa, ma c'è già un altro ambito politico che ci sembra decisamente familiare.

La scorsa settimana “Harris” ha annunciato che il fulcro del suo nuovo programma economico sarà un piano per ridurre la burocrazia e accelerare la costruzione di milioni di nuove case.

Questa politica sarà immediatamente riconosciuta dagli osservatori politici britannici, poiché è stata svelata da “Starmer” nell'ottobre 2023 e ora rappresenta un elemento chiave della strategia economica del suo governo.

Incontro di menti.

Un altro ambito in cui gli strateghi democratici e laburisti potrebbero scambiarsi opinioni è come affrontare le sfide che la sinistra porta ai loro partiti, in particolare le proteste di Gaza che hanno travolto le principali città di entrambi i Paesi e sconvolto i campus universitari.

Secondo la biografia del primo ministro scritta da “Tom Baldwin”, “McSweeney” convinse” Starmer” che era necessario sacrificare l'unità del partito per demoralizzare la fazione di estrema sinistra e dimostrare all'opinione pubblica che il partito laburista era cambiato.

Il cambiamento creò problemi quando “Starmer” cercò di tenere unito il partito sulla risposta del partito laburista al conflitto a Gaza, poiché l'ala sinistra del suo partito lo esortò a condannare Israele.

“Kamala Harris” ha annunciato un piano per ridurre la burocrazia e accelerare la costruzione di milioni di nuove case.

Anche il Partito Democratico ha cercato di ammorbidire la sinistra in nome dell'unità, concedendo alla leader de facto della fazione, “Alexandria Ocasio-Cortez”, un posto come relatrice durante il DNC, nonostante il rischio di aprire linee di attacco per Trump e i suoi repubblicani.

Come “Starmer”, un pescetariano proveniente dalla benestante zona nord di Londra che è stato deriso dai suoi rivali conservatori per essersi inginocchiato durante le proteste del movimento “Black Lives Matter”, “Harris” è spesso descritta dai suoi rivali come eccessivamente "risvegliata", come una liberale di San Francisco fuori dal mondo della classe media americana.

I personaggi repubblicani si sono affrettati a citare l'esempio delle sue precedenti parole calorose sul movimento "defund the police" del 2020 in America.

“Starmer”, tuttavia, è riuscito a trasformare questa debolezza percepita in un punto di forza evidenziando il suo lavoro come procuratore pubblico più anziano della Gran Bretagna prima di entrare in parlamento nel 2015.

Ora “Harris” sta cercando di fare esattamente la stessa cosa, sfruttando la sua esperienza come procuratore generale della California per dire agli elettori che sarebbe stata dura nei confronti dell'immigrazione illegale e delle gang che contribuiscono ad alimentare l'esplosione dei valichi di frontiera negli Stati Uniti dal 2021.

I parallelismi tra i messaggi del Partito Laburista e del Partito Democratico non sembrano essere casuali, né destinati a finire prima delle elezioni statunitensi di novembre.

 

 

 

È una nuova razza. Il discorso

di accettazione di “Harris”

ha mostrato perché.

Politico.eu – John F. Harris – (23 -08 – 2024) – ci dice:

Il vicepresidente ha cercato di smantellare la caricatura che Trump aveva fatto di lei.

La vicepresidente degli Stati Uniti e candidata democratica alle presidenziali del 2024 “Kamala Harris” saluta il pubblico dopo il discorso alla Convention nazionale democratica. In soli 40 minuti, giovedì sera, “Kamala Harri”s ha accettato la nomination democratica con un discorso fluente, incisivo e ben argomentato.( John F. Harris)

(John Harris è il fondatore e caporedattore globale di POLITICO.

 La sua rubrica “Altitude” offre una prospettiva regolare sulla politica in un momento di radicale sconvolgimento.)

 

CHICAGO — Donald Trump ha eliminato ogni mistero e sfumatura riguardo al caso che presenterà nei prossimi 74 giorni contro “Kamala Harris”.

L'ex presidente dice che l'attuale vicepresidente è di sinistra ("Compagna Kamala", "molto più liberale del pazzo Bernie Sanders").

 È una persona leggera ("stupida", "sciocca").

È una falsa, definita solo dalla sua ambizione, disconnessa dagli americani comuni ("Quindi non so, è indiana o è nera?" "Che fine ha fatto la sua risata?... Quella è la risata di una persona pazza").

Giovedì sera, in soli 40 minuti, Harris ha accettato la nomination democratica con un discorso fluido, incisivo e ben argomentato, che mirava a smantellare la caricatura che Trump aveva fatto di lei.

È difficile immaginare che qualcuno che ha iniziato a guardare il discorso con una mente indecisa ma genuinamente aperta (di sicuro ce ne sono ancora alcune in quest'epoca agitata?) abbia concluso pensando: " Sai, capisco cosa intendeva Trump".

“Harris” è diventata la candidata democratica solo a causa di una performance pubblica spettacolarmente debole del presidente Joe Biden meno di due mesi fa al suo dibattito con Trump.

Il formato di un discorso di accettazione è piuttosto diverso, ovviamente.

Anche così la performance di “Harris” è stata in tutto e per tutto l'opposto.

Harris ha convalidato, e quasi certamente rafforzato, la percezione diffusa lasciata dai recenti sondaggi nazionali e degli stati indecisi, secondo cui questa è una gara trasformata.

Sulla scia della convention democratica, Trump si trova di fronte a un imperativo urgente per impedire a Harris di offrire una performance altrettanto efficace al dibattito programmato per il 10 settembre.

 

DNC Day 4: “Kamala Harris” takes center stage.

Raccontando la sua biografia, “Harris” ha detto che i suoi valori sono plasmati dalla sua prima carriera come procuratore. Questo background si rifletteva anche nel suo tono retorico: ben organizzato, schietto, in gran parte privo di voli lirici.

In sostanza, tuttavia, sembrava evidente che Harris non stesse semplicemente portando avanti il suo caso.

 Il discorso aveva una dimensione difensiva ampia e strategicamente importante.

Invece di svelare un programma marcatamente di sinistra, Harris ha presentato principalmente un insieme di priorità che uniscono la maggior parte dei democratici:

proteggere i diritti all'aborto, il diritto di voto, la previdenza sociale e l'assistenza sanitaria.

Anche all'interno di questo terreno familiare, ha spesso suonato note che enfatizzavano la tradizione e la tenacia.

 Si è vantata che come procuratore e procuratore generale, ha affrontato i cartelli della droga e le banche sfruttatrici.

Ha detto di volere un taglio delle tasse per la classe media, mentre affermava che le modifiche fiscali di Trump avrebbero fornito sollievo ai ricchi a spese degli altri.

Sulla sicurezza nazionale, Harris sembrava preoccuparsi di mettere a tacere ogni dubbio sul fatto che la prima donna presidente del paese sarebbe stata sufficientemente dura.

"Come vicepresidente, ho affrontato minacce alla nostra sicurezza, ho negoziato con leader stranieri, ho rafforzato le nostre alleanze e mi sono impegnata con le nostre coraggiose truppe all'estero", ha affermato.

"Come comandante in capo, mi assicurerò che l'America abbia sempre la forza combattente più forte e letale al mondo".

Sapendo che Trump intendeva far sua una crisi migratoria, ha cercato di capovolgere la situazione.

 Lo ha accusato di aver ucciso un disegno di legge bipartisan sulla sicurezza dei confini perché voleva una questione politica piuttosto che una soluzione politica, e ha giurato che avrebbe ripreso la misura e l'avrebbe approvata.

Sapendo che la guerra tra Israele e Hamas minaccia di dividere il suo partito, Harris ha provato, a seconda della prospettiva, a trovare una via di mezzo o a confondere la questione con un linguaggio che offrisse qualcosa con cui entrambe le parti potessero connettersi.

 È stata altrettanto appassionata nel dire "Difenderò sempre il diritto di Israele a difendersi" e nell'affermare di far parte dello sforzo dell'amministrazione Biden per far sì che "la sofferenza a Gaza finisca e il popolo palestinese possa realizzare il proprio diritto alla dignità, alla sicurezza, alla libertà e all'autodeterminazione".

La parte più importante dell'agenda difensiva di Harris, tuttavia, non riguardava la politica o la politica, ma sé stessa personalmente.

Una donna con una biografia che alcuni elettori potrebbero trovare esotica (figlia di un matrimonio meticcio, proveniente da una città liberale in uno stato liberale) ha raccontato la sua storia in modi che la rendevano accessibile, familiare, rassicurante.

C'erano inni a una madre che "non perdeva mai la calma" e insegnava alle figlie a "non lamentarsi mai delle ingiustizie, ma a fare qualcosa al riguardo".

Descriveva una comunità unita nell'East Bay della California, "Un bellissimo quartiere operaio di pompieri, infermieri e operai edili". Descriveva il suo patriottismo: "Cari americani, amo il nostro Paese con tutto il cuore".

Sembrava esserci una logica chiara nel fatto che Harris praticasse la politica della rassicurazione.

Lei e il suo team evidentemente credono che prevenire gli attacchi al suo curriculum o al suo carattere sia il prerequisito necessario per lanciare i suoi attacchi al carattere e al curriculum di Trump.

Ha definito Trump "un uomo poco serio", ma ha avvertito che gli effetti di un secondo mandato sarebbero stati "estremamente seri".

Non c'è stato praticamente alcun elemento nella litania anti-Trump standard dei Democratici che non abbia menzionato:

il negazionismo elettorale e la rivolta del 6 gennaio, la sua recente condanna per 34 capi d'imputazione a New York, la causa civile persa prima di allora in un caso di molestie sessuali, il suo scetticismo nei confronti dell'alleanza NATO e la difesa dell'Ucraina dagli attacchi russi, la sua presunta simpatia per Vladimir Putin e Kim Jong Un in Corea del Nord.

In precedenza nel suo discorso, Harris ha osservato che come avvocato governativo, "per tutta la mia carriera, ho avuto un solo cliente: il popolo".

È tornata sull'argomento in seguito per notare che, a causa dello spostamento a destra della Corte Suprema, Trump avrebbe dovuto affrontare meno controlli in un secondo mandato rispetto al primo:

"Immaginate Donald Trump senza barriere di protezione e come userebbe gli immensi poteri della presidenza degli Stati Uniti.

Non per migliorare la vostra vita, non per rafforzare la nostra sicurezza nazionale, ma per servire l'unico cliente che abbia mai avuto: sé stesso".

Un politico che riesce a fondere efficacemente politica offensiva e difensiva in un discorso è una minaccia formidabile.

Questo dono è stato l'essenza del successo di Bill Clinton e Barack Obama.

Era qualcosa che sfuggiva a Hillary Rodham Clinton nei momenti chiave del 2016.

Ed era qualcosa che i democratici avevano concluso fosse impossibile immaginare che un Biden invecchiato potesse fare nel 2024, nonostante il suo successo nel 2020.

Dopo il discorso di Harris, non c'è dubbio che Trump e la sua campagna si siano resi conto che lei ha cambiato la traiettoria della campagna, né che siano impegnati a pensare a come provare a cambiarla di nuovo.

 

 

 

Le rivolte di “Hamas” alla convention del “DNC”, le società segrete che gestiscono questa nazione e il mondo, e il male controllato che rappresentano con un tradimento enorme che è completamente sotto gli occhi di tutti.

Allnewspipeline.com - Alan Barton – (22 agosto 2024) – ci dice:

 

Un paio di giorni fa ho fatto questo commento:

Le battute di Bart:

Mi sembra che ci sia una disparità tra le immagini dei teppisti BLM/Antifa che si ribellano e abbattono le recinzioni e l'immagine che stanno affrontando le attività della convention del DNC.

 È strano come siano entrambi governati e sanzionati dalle stesse persone, non è vero?

Tutto questo è solo per spettacolo, e i risultati sono predeterminati.

 Dobbiamo solo aspettare di vedere a cosa porteranno, e la storia ci dà una buona idea di cosa potrebbe essere.

 

Quando ero al college nel 1968, le rivolte dei democratici alla Convention di Chicago furono considerate le peggiori rivolte negli Stati Uniti fino a quel momento, e molti le considerano ancora le peggiori.

Protestando contro la guerra in Vietnam e seguendo di qualche mese le enormi rivolte dopo l'assassinio di Martin Luther King, gli idioti comunisti - ehm, scusatemi, volevo dire che i giovani democratici dell'epoca pensavano fosse giusto bruciare, distruggere, uccidere e altro ancora per mostrare al mondo quanto fossero sconvolti dal fatto che il loro stesso partito fosse la forza trainante dietro ciò contro cui stavano protestando.

Come disse il reverendo “Jesse Jackson “, "Ci fu l'assassinio del dottor Martin Luther King Jr. ad aprile e l'assassinio di Robert Kennedy a giugno, la guerra in Vietnam, l'intrusione della polizia e la crescente privazione dei diritti avvertita da molti americani, in particolare dalla comunità afroamericana" e il sindaco Daley disse che il 1968 fu "uno degli anni più difficili nella storia del paese".

 Sì, lo è stato, e i mesi a venire promettono di essere molto peggiori.

Chicago ha una storia di rivolte, dalla rivolta della birra Lager del 1855, alle rivolte dello sciopero ferroviario del 1877 tra molti altri scioperi/rivolte sindacali, le rivolte razziali di Chicago del 1919 chiamate l'estate rossa del 1919 che hanno lasciato 23 neri e 15 bianchi morti e migliaia di neri per lo più senza casa, le guerre degli assessori del crimine organizzato, le rivolte comuniste del 1933, il massacro del Memorial Day del 1937, le numerose rivolte razziali della fine degli anni '40 che hanno avuto attentati incendiari, omicidi e altro, di nuovo nel 1953 e nel 1966, le suddette rivolte del 1968, i Giorni di rabbia del 1969, le rivolte razziali del 1970 e dal 1976 al 1979, le rivolte del KKK e dell'apartheid del 1986, e per non dimenticare le rivolte del campionato dei Chicago Bulls fino al Gli anni '90 e quelli di questo secolo hanno bollato Chicago come la città violenta d'America. Vi siete mai chiesti perché il DNC scelga Chicago come città di scelta per tenere le convention elettorali?

La violenza e la distruzione delle rivolte del “DNC del 2020 sono proprio lo sfondo giusto per quello che potrebbe accadere quest'anno, quando la “BBC “ha detto "Chicago vede il giorno più mortale da decenni tra proteste e coprifuoco".

Essendo la capitale degli omicidi degli Stati Uniti, questo rende Chicago un ottimo posto per i democratici/comunisti per tenere la loro convention, a quanto pare.

 

Il titolo del “Western Journal “per le rivolte di quest'anno recitava "Dem Nightmare: Massive Protest Takes Over Downtown Chicago Just Before DNC Begins" in previsione di alcuni fuochi d'artificio.

Sebbene scriva questo mercoledì con un giorno in più da trascorrere, il potenziale per un caos di massa è ampiamente aperto.

Ma questo sembra essere esattamente ciò che i comunisti amano in tutto il mondo.

 

Un titolo di “Sarah Carter” recita "Hamas respinge il cessate il fuoco e i negoziati sugli ostaggi in mezzo alle controversie con Israele" e questo sembra adattarsi bene al tema scelto per i festeggiamenti di quest'anno, poiché gli organizzatori hanno affermato che la folla che si è radunata fuori dalla convention è lì come fazione pro-Hamas e il DNC è completamente pro-Hamas.

Mentre i delegati non impegnati premono per il tempo di parola per palestinesi/americani (accidenti, ma odio le doppie alleanze statali), sembrano dimenticare che la Palestina FA parte di Israele e anche prima del 1948 la loro bandiera aveva la Stella di David.

Il problema più grande sta nei democratici che dicono di sostenere Israele ma non è così; sostengono i mali dei terroristi nel mondo islamico.

Considerando quanto amano tenere riunioni a Chicago e iniziare guerre in tutto il mondo, non c'è da sorprendersi.

Folle terroristiche per la “Palestina libera” fuori dall'Hilton Hotel di Chicago, dove presumibilmente alloggiano i delegati del “DNC”.

 

La sinistra finge di sostenere l'unica nazione pacifica in Medio Oriente e dice di combattere il terrorismo mentre allo stesso tempo dice che le armi pagate da Israele non saranno consegnate per alcuni anni mentre distribuisce armi ad Hamas, a Hezbollah (che significa Partito di Allah), all'Iran che arma e controlla quei gruppi e altri come gli 84 miliardi di dollari in armi nuove di zecca che Biden ha DATO agli afghani per muovere guerra ai loro vicini e quelle armi stanno finendo nelle mani di Hamas e di altri terroristi in questo momento con l'Iran apparentemente il distributore di quelle attrezzature militari.

 Includono i nostri sistemi di controllo e intelligence di prim'ordine, non solo carri armati, elicotteri e camion insieme ad armi leggere.

Spediamo pallet di denaro in Iran e presumibilmente loro capiscono come requisire uno dei nostri droni spia top secret per copiarlo e venderlo all'estero.

Noi facciamo embarghi duri contro di loro per uccidere la loro economia eppure stanno vendendo più petrolio e guadagnando più soldi che mai.

Diciamo che stiamo distruggendo la loro capacità di produrre armi nucleari, eppure vendiamo il nostro uranio alla Russia e loro lo danno all'Iran e li aiutano a raffinarlo.

 Per decenni abbiamo detto che sono a solo un mese o due dal testare un'arma nucleare, e ora diciamo che ancora non ne hanno una, mentre altri dicono di averne almeno una mezza dozzina e che stanno contando.

I democratici dicono di essere contro Hamas e il suo terrore e la sua guerra contro di noi e tutte le nazioni cristiane, mentre allo stesso tempo sostengono tutto ciò che fanno.

Questo fiasco che si sta manifestando alla convention DNC di Chicago è una farsa di proporzioni enormi e non importa cosa dicano o quanto danno venga fatto, è tutto ben pianificato per far pensare alla popolazione media degli Stati Uniti che stiamo in qualche modo combattendo contro quei terroristi.

No, i democratici non hanno paura dei rivoltosi, ma li sostengono al 100% proprio come lo erano dietro a tutte le altre rivolte di Chicago nel secolo scorso e oltre. Sono loro che hanno ucciso MLK, sono loro che hanno glorificato il comune criminale assassino di strada George Floyd e lo hanno trasformato in una specie di eroe martire.

Sono loro che offrono sacrifici di bambini al dio Moloch o Ba'al (Lucifero) proprio allo scoperto in cliniche mobili gratuite alla convention.

 Sono i democratici che stanno spingendo per dei rivoluzionari comunisti a tutto tondo per sostituire il vecchio e stanco boss mafioso “Joey dementia” in un vero e proprio colpo di stato proprio davanti ai nostri occhi.

Non hanno nemmeno provato a nasconderlo come hanno fatto con la farsa della frode elettorale del 2012, 2016, 2020 e che sicuramente sarà una frode da premio delle selezioni del 2024 per il burattino che andrà a riempire il seggio presidenziale.

 

"Agitatore anti-Israele assalta il palco del DNC, strappa il microfono, urla ai sostenitori di Harris", ha scritto il “Western Journal”.

E anche questo, "Il DNC si prepara per la convention deturpando la Trump Tower a Chicago".

"Folla di manifestanti arrabbiati di estrema sinistra viola il DNC, abbatte la recinzione perimetrale".

 Mentre le folle pro-Hamas si radunano fuori dalla convention, qualcosa è sicuro che si romperà.

No, non c'è vera animosità tra le folle di terroristi di Hamas all'esterno, proprio come non c'era vero odio per il BLM o le folle di Antifa degli anni precedenti.

In effetti, molti dei partecipanti sono esattamente le stesse persone e gli stessi gruppi, solo con fasce diverse e che lanciano le stesse pile di mattoni e torce fornite dal governo per accendere i fuochi.

Abbiamo visto questo spettacolo ripetersi più e più volte, eppure continuano a compiere lo stesso compito di indebolire i nostri diritti, le nostre libertà, il nostro sacro onore nelle stesse rivolte vecchio stile ma appena rinominate. 

 

Ho voluto essere breve, quindi non ho incluso troppo di ciò che si potrebbe dire e prove da mostrare che dimostrino che questo è esattamente ciò che sta accadendo.

Fate delle ricerche da soli e l'evidenza di questo enorme tradimento sarà ampiamente visibile.

Le società segrete che gestiscono questa nazione e il mondo sono al comando e non c'è niente che possiamo fare al riguardo se non guardare lo spettacolo e urlare agli idioti che lo fanno. 

 

 

 

 

Israele dissanguerà l'America e

la getterà via come una vecchia scarpa.

Unz.com - Filippo Giraldi – (22 agosto 2024) – ci dice:

 

Gli Stati Uniti devono sganciarsi dalla morsa mortale israeliana.

Ci sono alcune semplici verità che circondano tutte le sciocchezze vomitate dagli agenti di Israele e dalle sue cheerleader negli Stati Uniti, in Canada, in Europa e altrove nel mondo anglofono.

Prima di tutto, Israele non è una democrazia e non lo è mai stata sin dalla sua fondazione più di settantacinque anni fa.

 Ha usato massacri di interi villaggi e altri atti di terrorismo assortiti per cacciare tre quarti di milione di indigeni palestinesi dal loro caso.

Ha poi approvato leggi per vietare qualsiasi ritorno a casa di quei rifugiati.

Molti degli sfollati vivono ancora oggi negli insediamenti finanziati dalle Nazioni Unite (UNRWA), fino a poco tempo fa a Gaza, e anche nei paesi vicini.

Agli ebrei della diaspora che non avevano radici nella Palestina storica fu permesso di entrare e stabilirsi liberamente e di ricevere le proprietà palestinesi rubate.

I palestinesi che non sono fuggiti e che purtroppo si sono trovati all'interno dei nuovi confini israeliani avevano diritti limitati rispetto ai loro vicini ebrei, anche se molti di loro erano nominalmente cittadini israeliani.

In secondo luogo, l'affermazione è che Israele è uno stretto alleato e amico degli Stati Uniti e delle altre nazioni che sono state costrette a sostenerlo.

Nel suo recente discorso alla sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano “Benjamin Netanyahu” ha espresso un'idea che recitava così:

"Amici miei, se ricordate una cosa, una cosa di questo discorso, ricordate questo: i nostri nemici sono i vostri nemici, la nostra lotta è la vostra lotta, e la nostra vittoria sarà la vostra vittoria".

Questo fece alzare in piedi le creature del Congresso riunite e applaudirono, ma era un'affermazione falsa come il resto delle affermazioni che riempiono la conferenza di Bibi durata quasi un'ora.

In realtà, Israele non è il vero alleato di nessuno, anche se i politici americani totalmente comprati e pagati si divertono a ripetere questa favola.

Le alleanze sono per loro stessa natura reciproche e Israele non ha stipulato alcun accordo per aiutare qualsiasi altro paese che potrebbe essere attaccato.

 In effetti, anche definire un attacco a Israele è problematico in quanto non ha confini fissi poiché è una potenza occupante su gran parte di quella che una volta era la Palestina.

Gli Stati Uniti, al contrario, non hanno aiutato le cose promettendo ripetutamente un impegno "ferreo" a "difendere" Israele anche se lo Stato ebraico dovesse iniziare una guerra, che è esattamente ciò che stiamo vedendo in questo momento di fronte agli omicidi e ad altri tintinnio di sciabole da parte di Netanyahu diretti contro il Libano, la Siria e, soprattutto, l'Iran.

 In realtà, a Israele potrebbe importare di meno della vita o del benessere degli americani, degli inglesi e degli altri che il loro testo sacro, il Talmud e molti israeliani, potendo come subumani che esistono solo per servire gli ebrei.

Quei goyim sono poco più che fonti di denaro, armi e copertura politica senza conseguenze, mentre i "Prescelti" distruggono il Medio Oriente e si impegnano in un genocidio per raggiungere il loro obiettivo di ottenere un grande Israele libero dai palestinesi che va dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo, con alcuni altri pezzi dei loro vicini come l'Egitto e il Libano inclusi.

Ci sono molte prove di prima mano provenienti da politici e rabbini israeliani che confermano il completo disprezzo di Israele per le vite non ebraiche tra i suoi "amici" e nemici, così come la sua totale volontà di vederli uccisi o morire di fama senza alcun rimorso.

E ciò che rende la questione peggiore è che gli israeliani hanno talmente corrotto i governi federali e statali degli Stati Uniti a diversi livelli e in così tante delle loro operazioni che il cittadino medio che viene maltrattato o addirittura ucciso da Israele non troverà il Dipartimento di Stato o la magistratura interessata a mettere in difficoltà i sionisti chiedendo risposte su ciò che è accaduto.

Raramente si cerca di punire coloro che sono stati i perpetratori, che spesso sono soldati o coloni vigilanti armati.

La risposta standard nelle conferenze stampa al Dipartimento di Stato quando un americano è stato ucciso, come nel recente caso della giornalista palestinese-americana “Shireen Abu Akleh”, è quella di affermare che Israele senza dubbio condurrà un'indagine appropriata sul possibile crimine, che il portavoce del governo degli Stati Uniti sicuramente sa essere una bugia.

 Israele non punisce quasi mai i suoi soldati o poliziotti e nemmeno i suoi coloni armati per aver ucciso arabi o stranieri.

 

E in molti casi il governo degli Stati Uniti intercede effettivamente in un insabbiamento del crimine, anche quando uno o più cittadini americani sono le vittime.

Si possono facilmente citare una serie di casi in cui il governo israeliano si è sentito così libero da possibili conseguenze da uccidere deliberatamente o creare un incidente che avrebbe potuto ferire gli americani senza alcuna preoccupazione che ci sarebbero state ritorsioni da parte di Washington.

 Questa è la tragedia in corso per cui il governo americano è stato così "occupato" e controllato dal mostro israeliano da non avere più la capacità di reagire razionalmente quando sono in gioco interessi reali.

Questo è il caso attuale, con una flottiglia americana altamente vulnerabile che si dirige verso il Medio Oriente per "difendere" Israele contro il Libano e l'Iran in risposta all'innesco di una nuova crisi regionale da parte del governo Netanyahu dopo aver recentemente effettuato omicidi di alto livello in entrambi i paesi.

 Se si tratta di guerra, i giovani americani saranno senza dubbio mandati dai loro leader a morire per proteggere Israele criminale di guerra.

E la situazione non potrà che peggiorare con le prossime elezioni.

Se “Kamala Harris” dovesse vincere la politica del Partito Democratico sul Medio Oriente, prometterebbe di continuare ad armare e finanziare il genocidio dei palestinesi da parte di Israele.

Non ci sarà alcun cambiamento rispetto a quanto sostenuto dal “killer Joe Biden” e il “marito ebreo di Harris “si è già impegnato a guidare la lotta contro l'antisemitismo negli Stati Uniti, dicendo:

 "So che... gli Stati Uniti continueranno a stare dalla parte di Israele e combatteranno la crescente ondata di antisemitismo".

Ciò significa che Israele e gli ebrei americani, che costituiscono la fascia demografica più ricca e potente degli Stati Uniti, continueranno a trarne beneficio e ad essere coccolati e protetti a spese dei contribuenti.

 È addio alla libertà di parola o di associazione negli Stati Uniti se in qualche modo implica criticare Israele o il comportamento del gruppo ebraico.

Se Donald Trump vincesse a novembre sarebbe ancora peggio, poiché si è impegnato a dare ulteriore potere ai gruppi ebraici.

Trump, che non è esattamente un noto studioso dell'Olocausto, afferma che ciò che sta accadendo in questo momento negli Stati Uniti "è esattamente ciò che accadeva prima dell'Olocausto".

Recentemente ha promesso di ripristinare il potere della lobby israeliana sul Congresso durante un evento di "lotta all'antisemitismo" con i donatori ebrei e la mega donatrice filo-israeliana “Miriam Adelson”.

All'inizio di quest'anno, era stato riferito che “Adelson”, la vedova del “defunto miliardario magnate dei casinò Sheldon Adelson,” avrebbe dato a Trump 100 milioni di dollari per la sua campagna in cambio del suo consenso all'annessione della Cisgiordania da parte di Israele.

Trump ha anche promesso che bloccherà o addirittura deporterà gli antisemiti, dicendo:

"Attuerò un forte screening ideologico di tutti gli immigrati. Se odi l'America, se vuoi abolire Israele, se non ti piace la nostra religione (cosa che a molti di loro non piace), se simpatizzi con gli jihadisti, allora non ti vogliamo nel nostro Paese e sei nei non entrare."

 

Trump ha continuato su questa falsariga, dicendo che "anni fa" se si diceva "qualcosa di male su Israele o sul popolo ebraico si era finiti come politici...

La lobby di gran lunga più potente in questo paese era Israele e il popolo ebraico. Oggi, è quasi come se cosa fosse successo?

Cos'è successo? Che cosa è successo a [il senatore Chuck] Schumer? "

Rivolgendosi ad Adelson, proseguì dicendo:

«Il potere, Miriam, di questa lobby è così potente, ed è stato per il bene, non per il male.

 Quindici anni fa era il più potente in assoluto – non si poteva avere un 'AOC più tre' – non avrebbero avuto la possibilità di essere eletti da nessuna parte e oggi c'è “AOC” e alcune di queste persone e sono uh, piuttosto violente, piuttosto violente e odiano Israele e odiano gli ebrei".

Si tratta di una promessa incredibile, sorprendente soprattutto per la sua ignoranza, dato che la lobby israeliana possiede già entrambi i principali partiti politici e gestisce da anni la politica estera degli Stati Uniti e il cosiddetto Dipartimento di Giustizia.

 Gli Stati Uniti hanno anche incarichi a livello di ambasciatori che si occupano di antisemitismo e del cosiddetto olocausto, entrambi gestiti e guidati da ebrei.

 Si tratta dell'Inviato speciale per il monitoraggio e la lotta all'antisemitismo e dell'Ufficio dell'inviato speciale per le questioni relative all'Olocausto.

 

Confermando in parte ciò che Trump sosteneva, chiunque abbia trascorso un po' di tempo a Washington e sia stato ragionevolmente impegnato a guardare il fiasco che si svolge lì potrebbe concordare sul fatto che la lobby straniera più potente è quella di Israele, sostenuta com'è da una vasta lobby nazionale.

Rete che esiste per proteggere e nutrire lo Stato ebraico.

In effetti, è l'elemento interno della lobby che le dà forza, supportata com'è da think tank straordinariamente ben finanziati e da mezzi di informazione e di opinione che sono manifestamente filo-israeliani quando si tratta di sviluppi in Medio Oriente.

 Il potere di quella che preferisco chiamare lobby ebraica, perché è da lì che provengono il denaro e l'accesso politico, si manifesta anche a livello statale e locale, dove gli sforzi per boicottare pacificamente Israele a causa dei suoi crimini di guerra e contro l'umanità hanno avuto luogo stati puniti e persino criminalizzati in più di trenta stati.

In diversi stati, tra cui la Virginia, sono previsti accordi commerciali speciali a vantaggio delle aziende israeliane a scapito dei residenti locali e dei contribuenti che non hanno voce in capitolo su ciò che viene fatto per loro conto.

Il controllo ebraico delle questioni e delle funzioni di governo che stanno a cuore ai sionisti americani spiega anche perché nessun gruppo filo-israeliano è mai stato costretto a registrarsi ai sensi del “Foreign Agents Registration Act” (FARA), anche se opera illegalmente all'aperto per conto di un paese straniero.

È anche il modo in cui Israele è sfuggito a qualsiasi censura per aver rubato materiale e tecnologia per sviluppare il proprio arsenale nucleare segreto, per il quale gli sarebbe stato negato qualsiasi aiuto se le leggi fossero state effettivamente applicate dal Dipartimento di Giustizia.

 A Israele dovrebbe anche essere impedito di ricevere armi o aiuti ai sensi della “legge Leahy” degli Stati Uniti perché si è reso colpevole di crimini di guerra, fino al genocidio.

 Ha sempre mano libera nel commettere crimini di guerra e crimini contro l'umanità senza che il Presidente o il Segretario di Stato ne facciano una sbirciatina, entrambi attualmente dichiarati sionisti.

L'ultimo presidente degli Stati Uniti a confrontarsi seriamente con la lobby ebraico/israeliana è stato John F. Kennedy e potrebbe aver pagato il prezzo più alto per la sua temerarietà.

Pochi americani sanno dell'eclatante uccisione dei loro concittadini da parte di Israele durante l'attacco alla USS Liberty dell'8 giugno 1967, che uccise 34 marinai americani e ne ferì altri 171 nell'assalto di due ore, che aveva chiaramente lo scopo di distruggere la nave.

Nave di raccolta di informazioni che opera legalmente in acque internazionali raccogliendo informazioni sulla Guerra dei Sei Giorni in corso tra Israele e i suoi vicini arabi.

 Gli israeliani, i cui aerei avevano la stella di David coperta, attaccarono ripetutamente la nave dall'alto e con cannoni e torpediniere dal mare.

Cercarono di affondare la nave, incolpando l'Egitto, così gli Stati Uniti avrebbero risposto attaccando i nemici arabi di Israele.

 

Un sopravvissuto alla Libertà , “Joe Meadors”, ricorda come "Nessun membro del Congresso ha mai partecipato alla nostra cerimonia commemorativa annuale al cimitero nazionale di Arlington nell'anniversario dell'attacco.

Siamo condannati come "antisemiti" e "bigotti" semplicemente perché abbiamo chiesto che l'attacco alla USS Liberty fosse trattato allo stesso modo di ogni altro attacco contro una nave della Marina americana dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Tutto ciò che abbiamo siamo noi stessi.

 Non il Congresso. Non la Marina. Non il Dipartimento della Difesa.

Solo noi stessi.

Abbiamo bisogno di un posto dove siamo i benvenuti. Abbiamo bisogno delle nostre riunioni".

 

In effetti, l'incredibile coraggio e determinazione dell'equipaggio sopravvissuto furono l'unica cosa che impedì alla Liberty di affondare.

 L'ufficiale in comando della nave, il capitano “William McGonagle”, ricevette una medaglia d'onore dal Congresso per il suo ruolo eroico nel mantenere la nave a galla, sebbene il presidente codardo e venale “Lyndon Baines Johnson”, che potrebbe essere stato connivente con gli israeliani per attaccare la nave, ruppe con la tradizione e rifiutò di tenere la cerimonia di premiazione alla Casa Bianca, rifiutandosi anche di assegnarla personalmente, delegando tale compito al “Segretario della Marina” in una presentazione al pubblico tenutasi solo con riluttanza al “Washington Navy Yard”.

Le medaglie aggiuntive assegnate ad altri membri dell'equipaggio in seguito all'attacco hanno reso la USS Liberty la nave più decorata nella storia della Marina degli Stati Uniti.

L'insabbiamento dell'attacco iniziò immediatamente, includendo l'occultamento dell'effettivo richiamo da parte della Casa Bianca degli aerei da combattimento lanciati dalla Sesta Flotta per assistere la Liberty sotto attacco.

L' equipaggio della Liberty venne successivamente giurato di mantenere il segreto sull'incidente, così come i lavoratori del cantiere navale di Malta e persino gli uomini della “USS Davis” , che avevano aiutato la Liberty gravemente danneggiata ad entrare in porto.

Una corte d'inchiesta frettolosamente convocata e condotta, guidata dall'ammiraglio “John McCain”, ha agito su ordine di Washington di dichiarare l'attacco un caso di scambio di identità.

 Il consulente legale senior dell'inchiesta, il capitano “Ward Boston”, che successivamente dichiarò l'attacco come "un tentativo deliberato di affondare una nave americana e uccidere il suo intero equipaggio", descrisse anche come "il presidente Lyndon Johnson e il segretario alla Difesa Robert McNamara gli ordinarono di concludere che l'attacco è stato un caso di "sbaglio di identità" nonostante le prove schiaccianti del contrario."

Le conclusioni della corte furono riscritte e le sezioni relative ai crimini di guerra israeliani, compreso il mitragliamento delle zattere di salvataggio, furono eliminate.

 Seguendo le orme di suo padre, il senatore John McCain dell'Arizona ha successivamente utilizzato la sua posizione nel Comitato per i servizi armati del Senato per bloccare di fatto qualsiasi riconvocazione di una commissione d'inchiesta per riesaminare le prove.

La maggior parte dei documenti relativi all'incidente di Liberty non sono mai stati resi pubblici nonostante siano trascorsi 57 anni dall'attacco.

Per citare solo un altro esempio di come i politici ambiziosi si mobilitano ancora per proteggere Israele, il governatore della Florida e recente aspirante alla presidenza “Ron DeSantis” è un ex ufficiale della Marina che una volta prestò servizio come membro del Congresso per un distretto della Florida dove vivevano diversi sopravvissuti alla Liberty.

 Hanno raccontato come i ripetuti tentativi di incontrare “DeSantis” per discutere una possibile inchiesta ufficiale siano stati respinti, con il deputato che si è rifiutato di incontrarli.

 Anche l'organizzazione dei veterani, la “Legione Americana”, ha paura di Israele. Ha rifiutato di permettere all'Associazione dei Veterani della USS Liberty di avere un tavolo o uno stand alla sua convention annuale e ha addirittura vietato qualsiasi partecipazione del gruppo alle sue riunioni per sempre!

Quindi, il trattamento riservato alla USS Liberty e la soppressione dei diritti fondamentali per gli americani non dovrebbero sorprendere nessuno in un paese la cui classe dirigente ha eseguito per decenni gli ordini della potente lobby di un piccolo stato cliente che opera illegalmente e non è stato altro che problemi e spese per gli Stati Uniti d'America.

Finirà mai?

Forse, ma solo quando lo Stato ebraico avrà estratto l'ultimo dollaro dal Tesoro americano e l'ultima arma dagli arsenali americani, quando ciò che rimarrà degli Stati Uniti sarà solo un vecchio pezzo di stracci e cartellini che potrà essere facilmente gettato via.

(Philip M. Giraldi, Ph.D., è direttore esecutivo del Council for the National Interest, una fondazione educativa deducibile dalle tasse 501(c)3- numero ID federale n. 52).

 

 

 

 

 

“Donald Trump”, “Kamala Harris” e

il vacillante impero americano.

Unz.com - Ron Unz - (29 luglio 2024) – ci dice:

Gli imperi che crollano possono spesso agitarsi in modo strano prima di finire nell'oscurità.

 I recenti sviluppi nella vita politica americana mi hanno fatto venire in mente questi pensieri.

Con le elezioni presidenziali americane a soli tre mesi di distanza, abbiamo assistito a una serie di sviluppi notevoli, a volte senza precedenti, che incideranno su chi trascorrerà i prossimi quattro anni seduto nello Studio Ovale e controllerà la nostra politica di governo.

Quattro anni fa il presidente Joseph Biden ha sostituito Donald Trump alla Casa Bianca e un mese fa si è tenuto il primo dibattito pubblico sulla loro rivincita presidenziale.

 Molti credevano che ciò dimostrasse il totale indebolimento mentale del nostro attuale amministratore delegato, portando a diffusi appelli da parte dei principali donatori finanziari del Partito Democratico e degli esperti dei media affinché Biden abbandonasse la corsa in questa fase molto avanzata.

In tutta onestà, un paio di giorni fa ho finalmente guardato l'intero dibattito di novanta minuti e ha confermato pienamente le affermazioni sul suo grave disturbo mentale.

Sebbene Trump difficilmente sembrasse un brillante esperto di politica, essendo altrettanto spavaldo, vanaglorioso e talvolta in errore come sempre, era pienamente vigile come lo era stato nel 2020 o addirittura nel 2016.

Ma Biden sembrava anziano e mentalmente confuso, più come un paziente di una casa di cura piuttosto che il plausibile amministratore delegato della superpotenza globale.

 Molte delle sue osservazioni ricordano le sue ripetute affermazioni di aver visto prove fotografiche esplicite dei 40 bambini israeliani decapitati dai militanti di Hamas, sebbene quel presunto incidente fosse semplicemente una ridicola bufala propagandistica.

La grave menomazione di Biden aiuta anche a spiegare perché abbia accuratamente evitato qualsiasi conversazione diretta con il presidente russo Vladimir Putin o il presidente cinese Xi Jinping.

Nonostante l'evidente prova dell'incapacità di Biden di governare, i suoi collaboratori e stretti alleati politici hanno resistito con forza alla crescente richiesta di uscire dalla corsa, sottolineando che aveva già vinto una lunga serie di primarie e catturato quasi tutti i delegati democratici.

 Tuttavia, queste diffuse richieste pubbliche da parte dei media suggerivano che loro e le nostre élite politiche avessero nascosto questi fatti al pubblico per qualche tempo e sollevavano anche domande naturali su chi avesse esattamente guidato il nostro governo negli ultimi anni.

Durante i dibattiti presidenziali del 1984, i media liberali ostili avevano affermato che il presidente Ronald Reagan mostrava segni simili di confusione da anziano e che quindi avrebbe dovuto essere respinto dagli elettori.

Ma anche se potrebbero esserci stati un breve esempio o due di ciò, lo stato mentale di Reagan non sembrava assolutamente per nulla simile a quello di Biden, il che non sorprende dal momento che il primo era ancora sulla settantina mentre Biden ne ha ora 81.

In effetti, penso che un'analogia molto migliore per Biden sia arrivata con tre degli ultimi leader del decadente impero sovietico degli anni '80, che nominalmente hanno guidato quella superpotenza anche quando erano senili o addirittura in coma. In un articolo della scorsa estate avevo descritto questa preoccupante analogia.

Per gli americani come me, che sono diventati maggiorenni negli anni '70 o nei primi anni '80, l'Unione Sovietica ha sempre avuto l'odore di un impero ideologico in decadenza, governato da una classe dirigente politica decrepita che aveva da tempo perso la fiducia del proprio popolo.

Questa era la mia opinione all'epoca, e nulla di ciò che ho imparato da allora l'ha cambiata.

Tre leader sovietici governarono in quell'epoca - Leonid Brezhnev, Yuri Andropov e Konstantin Chernenko - tutti anziani e infermi, con i regni degli ultimi due così brevi che il nostro presidente Ronald Reagan una volta scherzò dicendo che morirono troppo rapidamente perché lui potesse programmarli in un vertice.

Dato che i massimi leader dell'URSS erano così evidentemente indeboliti, gli analisti riconobbero che difficilmente erano loro i veri decisori del colosso sovietico in declino che nominalmente controllavano;

invece, la maggior parte del potere era presumibilmente conferito nelle mani di coalizioni mutevoli di loro assistenti e consiglieri senior, persone spesso sconosciute al mondo esterno.

Forse in parte come conseguenza di questa grave debolezza al vertice, l'URSS entrò in un periodo di forte declino sociale ed economico, e nel giro di pochi anni scomparve dal mondo.

Tutto ciò era certamente vero, ma fa riflettere abbastanza consultare Wikipedia e scoprire l'età esatta di quegli anziani leader sovietici, che erano stati così ampiamente ridicolizzati dai media occidentali come decrepiti o addirittura senili.

Breznev aveva 75 anni quando morì nel 1982, mentre Andropov salì al potere all'età di 68 anni e morì quindici mesi dopo, sostituito dal suo successore Chernenko , 72 anni, che sopravvisse solo un anno.

Quindi, nell'America di oggi, tutti quei leader sovietici confusi e confusi che guardavamo con tanto disprezzo sarebbero figure politiche giovanili rispetto al nostro presidente “Joe Biden”, attualmente in cerca di rielezione all'età di 80 anni, o al suo principale rivale, l'ex presidente Donald Trump, età 77 anni.

 La scienza medica è ovviamente progredita parecchio negli ultimi quattro decenni, ma penso che il dominio occidentale totale dei media globali sia un fattore più importante in questa grande differenza di percezioni.

 Biden è davvero molto più acuto di Breznev e Chernenko, o semplicemente i nostri media sono più bravi a nascondere la sua incapacità alla maggior parte del grande pubblico?

 

Sebbene fosse considerato il leader comunista del mondo, Breznev si concesse personalmente accumulando una vasta collezione di automobili di lusso, tra cui Maserati, Rolls Royce e Jaguar, una storia imbarazzante ampiamente promossa dai potenti media occidentali come prova dell'ipocrisia sovietica.

Ma sebbene la prova diretta del laptop di Hunter Biden abbia rivelato che Biden e la sua famiglia avevano preso molti, molti milioni di dollari in pagamenti segreti da stranieri, i nostri media mainstream hanno nascosto quella realtà, quindi gran parte del pubblico probabilmente ne rimane ancora all'oscuro.

 

Anche se Biden mantenne la sua posizione e rifiutò le crescenti richieste di farsi da parte, il panorama politico americano fu improvvisamente trasformato da un tentativo di omicidio quasi riuscito contro Donald Trump, il suo avversario repubblicano.

 In un incidente bizzarro e altamente sospetto, agenti dei servizi segreti di Trump hanno inspiegabilmente permesso a un ventenne di posizionarsi liberamente su un tetto vicino con un fucile e di sparare diversi colpi, il primo dei quali ha ferito leggermente il candidato e, secondo quanto riportato dai media, arrivò a un passo o due dall'ucciderlo.

Sebbene enormemente odiato e temuto dalla maggior parte dell'establishment politico americano, Trump era in vantaggio nei sondaggi e ampiamente considerato come il favorito per riconquistare la Casa Bianca quando questa estremamente strana lacuna nella sicurezza presidenziale lo ha quasi portato alla morte.

 Subito dopo l'incidente, avevo annotato in un articolo alcune delle domande molto preoccupanti che aveva sollevato.

Per più di otto anni, la maggior parte delle élite americane ha espresso un odio ribollente nei confronti di Trump, facendo tutto il possibile per frustrare la sua presidenza, assicurarsi la sua sconfitta nel 2020 e poi impedirgli di riconquistare la Casa Bianca nel 2024.

Poco dopo che una folla di trumpisti indignati ha preso d'assalto il Campidoglio di Washington il 7 gennaio 2021, ho pubblicato un articolo che indicava le prove schiaccianti che i media americani e i nostri giganti di Internet, assistiti da numerosi ex ufficiali dell'intelligence disonesti, si erano coalizzati per rubare le elezioni del 2020 a Donald Trump

… Più di recente, mentre gli sforzi di Trump per riconquistare la presidenza andavano avanti, i suoi acerrimi nemici democratici hanno lanciato una serie di oltraggiosi procedimenti politici, sperando che le condanne penali e la possibile incarcerazione avrebbero distrutto la popolarità di Trump tra gli elettori.

Ma invece i numeri dei sondaggi di Trump hanno continuato a salire, e la sua ricandidatura repubblicana è diventata assicurata.

 

Avendo fallito in ogni passo nel bloccare l'ascesa di Trump, i suoi nemici politici si sono ritrovati con poche opzioni a disposizione.

Il loro dilemma alla fine portò “Tucker Carlson “a ipotizzare pubblicamente che avrebbero finalmente concluso che orchestrare l'assassinio di Trump era la loro migliore possibilità di impedire il suo ritorno trionfale alla Casa Bianca .

 

Secondo i resoconti dei media, un giovane uomo armato di 20 anni di nome “Thomas Matthew Crooks” è riuscito in qualche modo ad entrare nelle vicinanze del raduno di Trump armato di un fucile AR-15.

 Si è piazzato sul tetto di un edificio vicino e ha sparato diversi colpi, uno dei quali ha ferito Trump all'orecchio mentre un altro ha ucciso un passante tra la folla, dopo di che lui stesso è stato ucciso dal fuoco di un cecchino del personale di sicurezza.

Concedere a un uomo armato una simile opportunità di uccidere potenzialmente un importante candidato presidenziale ha ovviamente comportato gravissime violazioni della sicurezza da parte degli agenti dei servizi segreti che sorvegliavano Trump e questo ha naturalmente provocato diffusi sospetti che una sorta di complotto fosse responsabile.

Sui social media circolano anche affermazioni secondo cui alcuni passanti hanno notato l'uomo armato e allertato le autorità, ma invece di ordinare il colpo di cecchino o almeno mettere in sicurezza il candidato e portarlo in salvo, il personale di sicurezza ha aspettato finché il potenziale assassino non avesse sparato con il suo fucile potenzialmente fatale. Ossia scatti prima di intraprendere qualsiasi azione.

 

Gli acerrimi nemici politici di Trump hanno cospirato per farlo uccidere da una sparatoria di un assassino, come era accaduto più di mezzo secolo fa al presidente John F. Kennedy e poi al fratello minore di JFK, Robert, pochi anni dopo?

Tuttavia, tutte queste prove sono state pesantemente contestate e non credo di possedere le competenze tecniche per valutarle adeguatamente.

 Inoltre, se un secondo tiratore esperto avesse sparato, dubito che Trump avrebbe avuto la fortuna di scappare con niente di più grave di una lieve ferita all'orecchio. Anche se Trump avesse mosso la testa in modo tale che il primo proiettile lo avesse mancato di poco, mi aspetterei che un cecchino professionista avrebbe sparato molti altri colpi, assicurandosi di essere colpito.

Pertanto, anche se trovo le circostanze dell'attacco a Trump altamente sospette, finché non verranno fuori prove più solide mi appoggio ancora a qualsiasi cospirazione per ucciderlo, e la sopravvivenza quasi incolume di Trump è il motivo più forte per il mio scetticismo.

Tuttavia, se Trump fosse stato ucciso o gravemente ferito, probabilmente sarei andato nella direzione opposta.

Nonostante la mia posizione, capisco certamente perché altri darebbero per scontato che si tratti di una cospirazione.

Supponiamo, ad esempio, che le scarpe fossero sull'altro piede e che il presidente Putin fosse scampato per un pelo alla morte a causa del proiettile di un assassino mentre partecipava a un evento pubblico in Russia.

Sicuramente i nostri media e gli esperti politici dichiarerebbero quasi uniformemente che i responsabili sono stati i nemici interni di Putin e che questo attacco indica che il sistema politico russo sta precipitando verso gravi disordini interni violenti e il collasso.

Possiamo quindi ignorare con noncuranza il caso parallelo nel nostro paese?

Se Trump fosse morto, molti dei suoi ferventi seguaci avrebbero sicuramente reagito in modo drammatico, essendo assolutamente convinti che gli agenti dello Stato Profondo lo avrebbero ucciso.

 Trump può essere odiato e temuto da circa la metà del paese, compresa la stragrande maggioranza delle sue élite, ma la maggior parte dell'altra metà lo considera il loro eroico campione, e il suo martirio politico avrebbe potuto facilmente provocare un'ondata di disordini interni e forse anche violenza di rappresaglia.

Secondo la maggior parte dei resoconti dei media, un movimento inaspettato della testa di Trump lo ha salvato da una probabile morte e, schivando accidentalmente quella competizione, il controverso candidato presidenziale potrebbe aver permesso a tutta la nostra società di schivarne uno metaforico.

 

Indipendentemente dal fatto che Trump fosse stato preso di mira o meno a morte dai suoi nemici americani, la sparatoria ha certamente rappresentato il più grave tentativo di omicidio interno degli ultimi decenni da quando “John Hinckley” aveva sparato e ferito gravemente il presidente Reagan nel 1980, quasi 45 anni fa.

Quest'ultimo incidente segnò la fine di diciassette anni di tali attentati alla vita di presidenti o candidati presidenziali, a cominciare dall'assassinio di JFK nel 1963 e dall'assassinio del fratello minore Robert nel 1968, pochi minuti dopo la sua vittoria alle primarie della California in cui il vincitore prende tutto.

 Il governatore George Wallace fu paralizzato dal proiettile di un assassino nel 1972 e due donne diverse spararono al presidente Gerald Ford nel 1975.

Quegli stessi anni avevano visto anche una serie di altri omicidi di alto profilo, inclusi quelli di Malcolm X nel 1965, George Lincoln Rockwell nel 1967, Martin Luther King Jr. nel 1968 e John Lennon nel 1980.

Considerata la società americana di oggi fortemente divisa, anche se Crooks fosse lo squilibrato uomo armato solitario che i media dichiarano che sia, c'è il rischio molto reale che il suo attacco possa innescare l'inizio di un nuovo ciclo di incidenti così violenti.

Trump è uno showman per tutta la vita e solo pochi istanti dopo aver ingannato la morte, ha alzato il pugno in segno di sfida mentre gli agenti dei servizi segreti lo spingevano giù dal palco.

 Ciò ha prodotto la fotografia iconica dell'incidente, che ricordava il famoso alzabandiera dei “Marines a Iwo Jima” , e nel giro di poche ore gli imprenditori cinesi stavano già offrendo in vendita capi di abbigliamento che mostravano quell'immagine eroica .

La sopravvivenza quasi miracolosa di Trump e l'esplosione di simpatia mediatica che ha attirato hanno portato molti osservatori a presumere che la sua vittoria a novembre fosse assicurata, e diversi miliardari sono rapidamente saliti a bordo del suo carrozzone politico.

 Tra questi figura in particolare l'industriale Elon Musk, l'uomo più ricco del mondo, che ha promesso la sorprendente cifra di 45 milioni di dollari al mese a un comitato politico pro-Trump.

Quasi subito dopo, Trump ha nominato il senatore JD Vance come sua scelta alla vice presidenza per il suo biglietto. Il 39enne Vance sarebbe uno dei più giovani vicepresidenti della storia americana, battuto solo dal 36enne John Breckinridge a metà del XIX secolo e da Richard Nixon, che aveva 39 anni quando fu eletto.

 Ma entrambi questi ultimi uomini avevano già ricoperto per anni una carica elettiva prima della loro elevazione, mentre “Vance” aveva meno di due anni in una posizione pubblica, avendo iniziato il suo primo mandato come senatore degli Stati Uniti solo nel 2023.

A differenza della maggior parte delle altre figure che Trump aveva preso in considerazione, “Vance” era un forte oppositore pubblico della guerra in Ucraina e ricopriva molte altre posizioni politiche che l'establishment politico americano bipartisan non gradiva molto.

Questa scelta è stata probabilmente astuta, poiché ha ridotto la probabilità di eventuali futuri tentativi di eliminare Trump poiché sarebbe stato semplicemente sostituito con qualcuno che aveva anche lui molte opinioni inaccettabili.

Non appena si è placata la tempesta mediatica sull'incontro con la morte di Trump, i principali donatori e operatori del partito democratico hanno raddoppiato i loro sforzi per costringere Biden a lasciare la corsa, e alla fine ci sono riusciti, uno sviluppo unico nella storia politica americana.

Nel marzo del 1968, la forza sorprendente dello sfidante democratico senatore “Eugene McCarthy” alle primarie del New Hampshire portò il presidente Lyndon Johnson ad abbandonare il suo tentativo di rielezione, scioccando l'intero paese annunciando quella decisione in una trasmissione nazionale.

Ma la decisione di ritiro di Biden è stata molto più strana, essendo arrivata solo dopo che aveva vinto tutte le primarie democratiche e ricevuto circa il 99% di tutti i delegati democratici, essendo già diventato di fatto il candidato del suo partito.

Inoltre, invece di annunciare e spiegare la sua decisione in una trasmissione pubblica, il suo staff si è limitato a pubblicare una lettera su Twitter, con alcuni osservatori che hanno notato che la firma utilizzata non sembrava nemmeno corrispondere a quella abituale di Biden, portando i cinici a chiedersi se la nostra mentalità- l'amministratore delegato contestato era stato effettivamente coinvolto nella decisione di abbandonare il suo tentativo di rielezione.

 

La partenza di Biden ha rapidamente elevato la vicepresidente Kamala Harris come il nome probabile per sostituirlo al ballottaggio e nel giro di pochi giorni ha attirato abbastanza delegati per confermare la sua nomina.

Ma sebbene il motivo principale della rimozione di Biden fosse stata la sua percepita debolezza politica nei confronti di Trump, i sondaggi durante la maggior parte del 2024 avevano mostrato che Harris era impopolare quanto Biden.

Essendo una donna dirigente moderata di origini miste dell'Asia meridionale e dei Caraibi neri con un marito ebreo, “Harris” sembrava controllare ogni casella di diversità nella scheda di valutazione del Partito Democratico e dopo aver vinto facilmente una corsa al Senato degli Stati Uniti nel 2016 in California, fu presto annunciata come una migliore prospettiva presidenziale democratica per il 2020. Partecipando alle primarie presidenziali nel gennaio 2019, ha rapidamente raccolto più soldi di qualsiasi candidato diverso dal senatore socialista anticonformista Bernie Sanders.

Con Sanders considerato totalmente inaccettabile dalla leadership del partito, Harris sembrava quindi nella posizione ideale per la nomina.

Ma sebbene “Harris” fosse enormemente popolare tra la ricca élite che dominava la macchina del partito, si dimostrò così notevolmente impopolare tra i veri elettori democratici che abbandonò la corsa dopo soli dieci mesi.

Per decenni, il sinonimo di candidature presidenziali fallite è stata l'umiliante campagna repubblicana del 1980 dell'ex governatore del Texas John Connolly , che raccolse e spese 11 milioni di dollari – una somma senza precedenti in quell'epoca – vincendo un solo delegato .

Ma Harris ha battuto quel record di lunga data, con i suoi tristi numeri nei sondaggi che l'hanno portata ad abbandonare la corsa del 2020 prima ancora che le prime votazioni fossero espresse in Iowa e quindi a non ottenere un solo delegato per i 43 milioni di dollari che aveva raccolto e speso.

 Quindi “Harris” si è classificato come forse il contendente presidenziale meno riuscito in tutta la storia americana.

Ma nonostante un fallimento così colossale alle urne, quelle stesse élite democratiche che l'avevano acclamata come la loro candidata ideale l'hanno presto resuscitata dal cimitero politico convincendo l'anziano Biden a inserirla nel suo biglietto, portandola all'elezione a vicepresidente dopo la dura crisi elettorale. Risultati contestati della gara 2020.

 

Un gruppo simile di miliardari e operatori politici del Partito Democratico, presumibilmente riuniti in stanze scrupolosamente prive di fumo, hanno ora rimosso Biden dalla lista nonostante i 14 milioni di voti che ha ottenuto alle primarie presidenziali, sostituendolo con Harris che ha ottenuto zero voti.

Perfino i capi di partito più corrotti della fine del XIX e dell'inizio del XX secolo forse non avrebbero mai osato tentare una manovra politica così cinica.

Questo processo assolutamente antidemocratico di selezione di un candidato smentisce ovviamente il nome del Partito Democratico.

 

 Gli addetti ai lavori democratici erano sicuramente a conoscenza dell'incapacità di Biden da tempo, eppure hanno tenuto nascoste queste informazioni al pubblico e agli elettori, scegliendo di sostituire Biden solo dopo che aveva già vinto tutte le primarie e gli era stata assicurata la nomination, una strategia apparentemente strana e imbarazzante antidemocratica.

 Ma come hanno suggerito varie persone, questa potrebbe essere stata la loro opzione meno peggiore, dati i rischi che avrebbero potuto affrontare in una primaria aperta senza il presidente Biden al ballottaggio.

Gran parte dell'elettorato democratico è indignato per il massacro in corso da parte di Israele di così tante decine di migliaia di civili palestinesi indifesi e per l'incrollabile sostegno del governo americano a un massacro così spaventoso.

Essendo il presidente in carica in corsa per la rielezione, Biden non ha dovuto affrontare alcuno sfidante serio, ma se si fosse ritirato prima, Harris e numerosi altri democratici sarebbero entrati in corsa per una nomina aperta, e uno o più di loro avrebbero potuto essere tentati di giocare per la rielezione.

Gli attivisti del partito e gli elettori effettivi adottando una linea contraria nei confronti del Medio Oriente, forse ottenendo di conseguenza ottimi risultati in numerose primarie e sconvolgendo così i ricchi donatori del partito.

Quindi Biden è stato invece mantenuto al suo posto finché l'elettorato democratico non ha perso ogni ulteriore voce in capitolo sulla questione.

La stessa Harris ora deve compilare il suo biglietto e uno dei principali contendenti è il governatore “Josh Shapiro” della Pennsylvania, una scelta che potrebbe suscitare notevoli controversie.

Gli attivisti pro-Trump dalla mentalità cospiratoria hanno notato che gran parte della sicurezza locale che stranamente non è riuscita a proteggere il loro eroe da un assassino era composta dalla polizia di stato della Pennsylvania, e potrebbero essere indignati dal fatto che “Shapiro” sarebbe stato rapidamente ricompensato dopo una negligenza così estrema da parte dei suoi subordinati.

 Nel frattempo, “Shapiro” è anche conosciuto come uno zelante partigiano ebreo di Israele, e alla fine dell'anno scorso ha svolto un ruolo importante nel forzare le dimissioni della presidente della “Penn Liz Magill “e del presidente del suo consiglio per il loro rifiuto di vietare le proteste anti-israeliane nel campus della loro università.

Scuola dell'Ivy League.

Ciò ha messo in moto l'epurazione o l'intimidazione di numerosi altri amministratori dei college d'élite, provocando una dura e senza precedente repressione della libertà di parola degli studenti e della libertà accademica.

Anche se i college sono chiusi per l'estate e le ondate di proteste anti-israeliane nei campus d'élite sono scomparse dai titoli dei giornali, gli orribili crimini di guerra commessi dal governo israeliano continuano ad attirare l'attenzione di coloro che sono disposti a notarli.

Solo un paio di settimane fa, “The Lancet”, una delle più antiche e prestigiose riviste mediche del mondo, ha pubblicato un breve articolo in cui concludeva che i continui attacchi di Israele a Gaza e la sua totale distruzione delle infrastrutture locali potrebbe essere responsabile di quasi 200.000 morti civili , una cifra molte volte superiore a qualsiasi stima dei media precedenti.

 

Politico è uno dei principali media americani di politica e affari pubblici e dieci giorni fa ha pubblicato un resoconto molto lungo di due esperti chirurghi americani che avevano visitato Gaza per fornire assistenza medica ed erano completamente inorriditi da ciò che avevano incontrato lì.

 Secondo il dottor “Mark Perlmutter”, in appena un paio di settimane ha visto più carneficine inflitte ai civili di quante ne avesse viste nel totale dei suoi precedenti trent'anni di visite umanitarie nelle zone di guerra di tutto il mondo.

In particolare, era ovvio che i cecchini israeliani sparassero deliberatamente a bambini e neonati palestinesi, mirando colpi di precisione al loro cuore e alla loro testa.

Abbiamo fatto volontariato in un ospedale di Gaza. Ciò che abbiamo visto era indicibile.

Chirurghi americani testimoni della carneficina civile della guerra tra Israele e Hamas.

Dato che il primo ministro Benjamin Netanyahu e altri massimi leader israeliani hanno pubblicamente identificato i palestinesi con la tribù di “Amalek”, che il Dio ebraico ha comandato debba essere sterminata fino al neonato, tali atrocità possono essere scioccanti ma difficilmente sorprendenti.

 

Con quasi 5.000 parole e abbondantemente illustrata con fotografie, la storia di Politico sembra aver rotto il cordone di silenzio mantenuto nella rete televisiva e Perlmutter è stato intervistato per un sostanzioso segmento intitolato "The Children of Gaza" trasmesso su CBS News Sunday Morning, durante il quale ha ripetuto la sua storia.

Questi sono gli esempi che hanno portato gli stimati giuristi della Corte Internazionale di Giustizia a emettere una serie di sentenze quasi unanimi secondo cui Israele sembra stia intraprendendo una campagna di genocidio contro i palestinesi di Gaza, mentre la Corte Penale Internazionale più recentemente ha fatto richiesta di mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri per motivi simili.

Eppure, nonostante questi sviluppi epocali e i pessimi voti di Netanyahu nei sondaggi nel suo paese, il leader israeliano è stato recentemente invitato a parlare ad una sessione congiunta del Congresso per la quarta volta, con il suo lungo e roboante discorso interrotto da più di cinquanta standing ovation.

Nessun precedente leader mondiale aveva mai ricevuto onori americani così grandi.

 

Di fronte a un grave potenziale conflitto tra l'enorme influenza dei donatori miliardari della lobby israeliana e i sentimenti estremamente forti e crescenti degli elettori democratici comuni, circa la metà dei democratici alla Camera e al Senato hanno scelto di boicottare l'evento, insieme a un singolo repubblicano, Rappresentante “Thomas Massie” del Kentucky.

Ma solo il rappresentante palestinese-americano “Rashida Tlaib” del Michigan era disposto a protestare contro la sua presenza esponendo un cartello che denunciava il leader israeliano come criminale di guerra.

Anche se gli americani comuni e le nostre élite al potere concentravano la loro attenzione sul nostro vacillante sistema politico, indicato dal tentato assassinio di uno dei nostri candidati alla presidenza e dall'improvvisa sostituzione dell'altro, probabilmente prestavano molta meno attenzione agli sviluppi in altre parti del mondo che dimostravano la nostra crescente perdita di influenza.

Ad esempio, solo pochi giorni fa rappresentanti di “Hamas” e di altre 13 fazioni palestinesi si sono riuniti sotto gli auspici diplomatici cinesi e hanno firmato la “Dichiarazione di Pechino” , annunciando la loro piena riconciliazione e il sostegno ad una politica comune volta a porre fine ai quasi sessant'anni di occupazione israeliana e a promuovere la creazione di uno Stato palestinese vitale.

 Diplomatici di numerosi altri paesi, tra cui Russia, Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Sud Africa, hanno partecipato a questo importante incontro e hanno approvato lo sforzo, ma l'evento potenzialmente storico ha ricevuto relativamente poca copertura da parte dei media americani.

In qualità di capo di stato maggiore di “Colin Powell”, il colonnello “Larry Wilkerson” ha trascorso molti anni lavorando ai vertici delle istituzioni americane di sicurezza nazionale e politica estera, e in generale l'ho trovato una persona molto sobria.

Ma in un'intervista avvenuta nello stesso periodo, espresse la sua forte opinione su molte delle crisi internazionali incombenti.

Credeva che quasi la metà della popolazione ucraina prebellica fosse già morta o fuggita, e che il collasso del paese fosse solo questione di tempo.

 L'alleanza militare della NATO era condannata allo stesso modo, anche se la sua leadership sempre più irrazionale dichiarava l'intenzione di estendere la propria missione per includere una possibile guerra con la Cina dall'altra parte del mondo, un atto di assoluta follia.

E “Wilkerson” credeva che gli apparenti piani di Israele di provocare uno scontro militare totale con Hezbollah sarebbero probabilmente finiti in un disastro, forse addirittura in una sorta di schiacciante sconfitta che avrebbe potuto eliminare completamente lo Stato ebraico.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

L’umanità sta creando il nostro tempo.

La cultura della disumanizzazione del nemico ideologico.

La Flotilla e il senso di Netanyahu per la Pace.