Follia dell’auto elettrica.

 

Follia dell’auto elettrica.

 

 

Auto elettrica, Tronchetti Provera:

“Follia di ignoranti, solo danni.”

Virgilio.it - Manuel Magarini – (29 Giugno 2024) – ci dice:

 

Il vice presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, critica con termini molto duri l’auto elettrica, una “follia ideologica di ignoranti, fa solo danni”.

L’addio imposto ai motori benzina e diesel dal 2035 è continuo motivo di attacchi e polemiche.

 Per ridurre le emissioni nell’ambiente, l’Unione Europea è giunta allo storico provvedimento, bocciato da diverse aziende e istituzioni, compreso il Governo italiano.

 In molteplici occasioni Matteo Salvini ha espresso i forti dubbi circa l’auto elettrica, poi è venuto il turno di Giorgia Meloni.

La premier ha definito “follia ideologica” lo stop alle vetture endotermiche, ree di penalizzare l’economia italiana, in favore della Cina.

Un danno enorme: L’avanzata cinese.

Il grande Paese orientale ha accumulato un grosso vantaggio sulle realtà occidentali nella costruzione di “BEV” perché si è saputo muovere in anticipo.

Attraverso una lungimirante campagna, avviata da Pechino nel lontano 2007, ha gettato le basi di un presente e un futuro luminoso.

 Messo nel mirino il Vecchio Continente, e più ad ampio raggio l’emisfero occidentale, la Repubblica del Dragone mette una certa apprensione ai colossi tradizionali.

Alcuni si sono piegati allo strapotere dimostrato, stringendo degli accordi di collaborazione.

Oltre al “Gruppo Volkswagen”, anche “Stellantis” è convenuta sulla necessità di stringere delle alleanze.

Raggiunto un accordo con” Leapmotor”, la costituzione di “Leapmotor International” darà benefici ad entrambe le parti.

 Da un lato, il gruppo italo-franco-americano, nato nel 2021 dalla fusione tra FCA e PSA, accederà alle competenze specifiche dell’alleato, in cambio condividerà la sua estesa rete commerciale.

Una strategia “win-win”, almeno secondo l’opinione di entrambe le aziende.

Negli scorsi giorni è stato, intanto, dato il via alla produzione delle vetture asiatiche in Polonia:

resta da capire se le “full electric” susciteranno l’interesse degli utenti.

Un prezzo competitivo aiuterebbe a superare la resistenza.

La transizione ecologica è la sfida principale odierna.

Per quanto l’ombra cinese dia fastidio, tanto da aver spinto l’UE ad aumentare i dazi, sembra inevitabile il passaggio in massa ai mezzi a batteria.

 Tuttavia, gli esponenti storici del vecchio mondo si oppongono e bocciano, usando anche termini duri e perentori.

Un danno enorme.

Intervenuto alla presentazione del volume L’officina dello sport al Teatro Franco Parenti a Milano, il vicepresidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha sparato a zero contro il bando alle vetture a combustione interna.

“Per Pirelli la sostenibilità è una priorità assoluta – ha dichiarato ai microfoni, come riporta l’Ansa -; non è un tema populistico; non deve esserci un percorso ideologico.

Questa è la follia che stiamo affrontando:

degli ignoranti ideologizzati stanno creando un danno enorme, perché dobbiamo fare tutto elettrico quando sappiamo benissimo che le materie prime non le abbiamo, le batterie non le abbiamo.

Le turbine delle pale eoliche in Europa non siamo in grado di farle?

 Di che cosa stiamo parlando?

Di idiozie, fesserie – ha aggiunto Tronchetti Provera.

La priorità delle priorità è la nostra gente.

 Quando si parla di sostenibilità le persone sono la primissima cosa.

Ci sono altre opzioni oltre all’elettrico, l’UE dovrebbe rivedere in toto il green deal e allo stesso tempo dobbiamo incentivare la tecnologia nel campo delle auto facendo attenzione ai dazi sui prodotti cinesi:

 dipendiamo totalmente da batterie e tecnologie, quindi l’Europa dovrebbe prima pensare a come diventare indipendente, senza un progetto è pericoloso”.

 

 

 

Auto, Urso: "No a follia

ideologica del tutto elettrico."

Adnkronos.com – Redazione Adnkronos –  Adolfo Urso – (8 settembre 2024) – ci dice:

 

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy: "Anticipare l'esecuzione delle clausole di revisione."

 

"Non si può seguire la follia ideologica e quasi religiosa del 'tutto elettrico'".

Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al Forum Ambrosetti in corso a Cernobbio.

“È cruciale - ha spiegato il ministro - anticipare l'esecuzione delle clausole di revisione" del regolamento sulle auto green.

 Secondo il ministro, "non è possibile aspettare due anni, bisogna decidere ora, all'inizio della nuova legislatura, anticipando la decisione prevista nel 2026". "Occorre perseguire - ha detto - una visione basata sulla neutralità tecnologica.

Se si aspettano due anni - ha spiegato il ministro - il rischio è portare al collasso l'industria dell'auto".

"Il problema dell'auto non riguarda solo l'Italia, è un problema europeo" aggiunge.

 "L'industria europea dell'auto è al collasso, gli obiettivi non saranno raggiunti senza adeguate risorse pubbliche come già accade negli Stati Uniti", ha detto Urso. "Chiederò all'Europa con pragmatismo come coniugare la sostenibilità ambientale con quella sociale ed economica".

Nucleare:

"Stiamo lavorando a una “Newco italiana” con partnership tecnologica straniera, che consenta a breve di produrre in Italia reattori nucleari di terza generazione per poi installarli dove le imprese lo chiedono, quindi, certamente anche in Italia":

 informa il ministro Urso.

 

Confindustria:

"Confindustria ci aveva chiesto due cose da inserire in manovra: portare a compimento subito transizione 5.0, e ci siamo riusciti, e realizzare un piano casa" ha detto il ministro Urso.

 "Nel nostro Paese in 23 province del Nord c'è una forte richiesta di manodopera che non può essere soddisfatta perché non ci sono alloggi che possono essere dati ai lavoratori a un prezzo che loro possono sostenere.

 Per affrontare tutto questo - ha spiegato Urso - stiamo discutendo con Confindustria e i tre ministeri interessati:

 pensiamo di mettere nella manovra economica una misura da realizzarsi secondo due prospettive:

una strutturale, per cui occorrono circa 4 anni, e una transitoria: efficace fin da subito", ha concluso.

 

 

 

 

UE.

Case e auto, un'ideologia folle

porta l'Europa al disastro.

Lanuovabq.it – Eugenio Capozzi – (20-02-2023) – ci dice:

 

L'imposizione dell'adeguamento energetico delle case e del motore elettrico per le auto è figlia di una ideologia autoritaria con venature totalitarie, che è la versione aggiornata di quelle che hanno imperversato nell'Europa del Novecento.

 L'obiettivo "verde" di una presunta "salvezza" esige misure che distruggono il benessere dei cittadini e l'economia.

Il progresso apparentemente implacabile della direttiva Ue sull'adeguamento ecologico degli immobili e la decisione del Parlamento europeo sul bando definitivo ai motori termici dal 2035, stanno finalmente cominciando a suscitare reazioni seriamente allarmate nelle opinioni pubbliche europee.

 Ma tali reazioni, intorno alle quali si sta coagulando un primo, embrionale schieramento di opposizione organica tra le forze politiche continentali raccolte nei gruppi popolare e conservatore, rimangono per ora ancora prevalentemente incentrate sulla protesta per le ripercussioni negative che quelle decisioni avranno su questa o quella categoria.

E quindi sulla conseguente richiesta di una modulazione e tempistica diversa, più elastica e meno perentoria, della “transizione” abbracciata apoditticamente “senza se e senza ma” dalla maggioranza dei governi e della classe politica dell'Unione.

Manca ancora in gran parte un giudizio complessivo sull'intera operazione, capace di individuarne i profondi vizi d'origine, e di mettere davvero le società europee in allerta di fronte alla logica pericolosissima per le libertà e la democrazia che sta alla base di essa.

Ciò può essere comprensibile, alla luce della martellante e incessante propaganda a senso unico imposta ai cittadini dei paesi Ue, come a quelli praticamente di tutto l'Occidente, negli ultimi anni, improntata all'allarmismo apocalittico di matrice “gretista”.

 Ma oggi, alla luce dello stadio ormai avanzato dei processi politici e normativi che quell'allarmismo ha determinato, non è più in alcun modo giustificabile per chiunque voglia ancora salvaguardare, nella nostra area del mondo, qualche scampolo delle libertà civili che in essa videro la luce secoli fa, e oggi sono sempre più messe nell'angolo da poteri invasivi come poche volte lo sono stati nella sua storia.

 

Se infatti si considerano l'imposizione della radicale trasformazione delle unità abitative e quella dell'altrettanto radicale passaggio ai motori elettrici risalendo alla loro radice culturale si giunge alla conclusione che, parafrasando Shakespeare, “c'è del metodo in questa follia”.

Non si tratta in entrambi i casi di una superficiale fascinazione o suggestione, ma di un disegno ideologico e politico molto preciso.

Il tratto comune dei due programmi, infatti, prima ancora che nei danni da essi prodotti nel loro svilupparsi, sta proprio nel modello di società che essi prefigurano, nell'idea di politica che essi presuppongono, e nella concezione dell'Unione europea che essi ormai stanno consolidando.

 

Essi sono, infatti, il frutto coerente di un'ideologia autoritaria con possibili venature totalitarie, derivazione e versione aggiornata di quelle che imperversarono nell'Europa del Novecento.

 La base teorica su cui le politiche impositive della “transizione verde” si fonda è un assioma dogmatico, sul quale si innesta un progetto di radicale palingenesi dell'umanità in chiave gnostica:

 lo sviluppo della civiltà umana, e segnatamente delle società industriali, è letale per l'ecosistema e per l'umanità stessa, perché attraverso le emissioni di anidride carbonica genera un mutamento del clima di origine antropica, che, se non frenato, produrrà uno sconvolgimento ambientale con la fine della vita umana, e di molte altre forme di vita, sul pianeta.

Si tratta di un assioma totalmente indimostrabile, non “falsificabile” in base ai dati disponibili, ma sostenuto da istituzioni internazionali (a partire dall'Onu) attraverso ricerche da loro sovvenzionate proprio allo scopo di alimentarlo, ed echeggiate da un sistema mediatico pressoché unanimistico:

controllato, finanziato, incentivato, condizionato, intimidito da poteri pubblici nello stesso senso.

 A partire da quell'assunto – che implica una caricatura moralistica dell'economia e della politica, imperniata su un concetto vacuo di colpa collettiva da espiare – i poteri statuali e super statuali occidentali, e in particolare l'Unione europea, sostengono che la priorità assoluta della politica è quella di affrontare questa “emergenza” primaria, perseguendo per via normativa la “correzione” della catastrofe climatica provocata dal genere umano “cattivo”, ad ogni costo, al più presto (“il tempo sta scadendo”, “la nostra casa è in fiamme!”) e con ogni mezzo disponibile, senza alcuna eccezione.

Ogni altro obiettivo della politica e dell'economia, davanti all'obiettivo della “salvezza”, deve necessariamente passare in secondo piano:

 inclusi lo sviluppo economico, i livelli di benessere, l'occupazione, financo la libertà di scelta individuale su consumi, uso e gestione della proprietà.

A nulla vale obiettare che tutte le misure su immobili e auto, quand'anche attuate pedissequamente, diminuirebbero le emissioni di CO2 di una percentuale infinitesimale sull'insieme della CO2 emessa nel mondo.

Che costringere tutti i proprietari di immobili ad adeguarli al criterio astratto e inutile delle “emissioni zero” implicherebbe spese insostenibili, abbattendo il valore degli immobili stessi e generando una fiammata inflazionistica senza precedenti.

Che la conversione totale alle auto elettriche determinerebbe in pratica l'impossibilità di possedere un mezzo proprio per la stragrande maggioranza dei cittadini, un'impennata della domanda di energia impossibile da soddisfare, il collasso dell'indotto automotive, la sudditanza totale all'industria e alle materie prime cinesi.

 

Nella logica del nuovo fanatismo istituzionalizzato ogni discussione è irricevibile.

Chi si oppone, per qualsiasi motivo e a partire da qualsiasi argomentazione, alla catena decisionale discendente dall'assioma primario non è considerato semplicemente un oppositore, ma un nemico della civiltà, dell'umanità, del progresso, della Scienza, al quale, per il bene di tutti, è necessario tappare la bocca.

La priorità assoluta dell'obiettivo annunciato come questione di vita o di morte, come nella storia dei peggiori regimi dittatoriali, è tale da sacrificare a essa qualsiasi altra esigenza, e le vite concrete degli esseri umani.

 Questa volta in nome di una “dottrina” prodotta da un superstato tecno-politico-burocratico, in consonanza con gli interessi di mega-concentrazioni economico-finanziarie alle quali vengono assegnati un regime di oligopolio-monopolio e una colossale rendita di posizione da una rigida logica dirigista.

Una “dottrina” che rappresenta la riproposizione, con poche varianti, del regime instaurato qualche anno fa in nome dell'”emergenza pandemica”.

 

 

 

 

Ha preso fuoco dal nulla”.

Ora è allarme per le auto elettriche.

Nicolaporro.it – Franco Lodige – (12 Agosto 2024) – ci dice:

 

In Corea del Sud riunione di emergenza per i timori dei consumatori sugli incendi provocati dalle batterie delle “EV”.

La preoccupazione per la sicurezza delle auto elettriche è in crescita tra i consumatori, amplificata da recenti incidenti che hanno messo in discussione l’affidabilità delle batterie.

 Un episodio particolarmente allarmante si è verificato l’1° agosto, quando un incendio scoppiato in un veicolo elettrico Mercedes-Benz in un garage sotterraneo ha provocato danni a circa 140 auto, alimentando il dibattito sulla sicurezza.

Un altro incidente simile ha coinvolto una Kia EV6, la cui batteria, prodotta dalla SK On, ha sollevato ulteriori dubbi sulla gestione degli incendi nei veicoli elettrici, difficili da spegnere e con rischio di riaccensione.

Il caso più eclatante ha spaventato i consumatori.

Il “The Japan Times” riporta che il veicolo elettrico ha preso fuoco senza essere attaccato alla colonnina di ricarica.

 Siamo a Incheon, a ovest di Seoul:

circa 700 residenti nel complesso sono stati evacuati a causa dell’interruzione di fornitura di corrente e acqua, mentre una ventina di residenti sono stati costretti al ricovero in ospedale a causa dell’inalazione di fumo.

Secondo alcune fonti, molti edifici adibiti ad uffici avrebbero vietato l’ingresso alle EV nei parcheggi sotterranei.

Quello che spaventa è che l’auto ha preso fuoco “da sola”, senza motivo:

la polizia ha confermato che il veicolo non ha ricevuto alcuno “shock” esterno prima che prendesse fuoco.

Era parcheggiata lì da tre giorni.

Le telecamere, scrive l’agenzia di stampa Yonhap, avrebbero mostrato del fumo fuoriuscire dall’auto poco prima che esplodesse all’improvviso.

In seguito a questi eventi, i responsabili politici sudcoreani si sono riuniti per valutare misure volte a incrementare la sicurezza delle auto a batterie, tra cui l’ipotesi di imporre ai produttori la divulgazione delle marche delle batterie impiegate nei loro veicoli.

 Durante questo incontro, presieduto dal viceministro dell’ambiente e con la partecipazione di rappresentanti dei ministeri dei trasporti e dell’industria, nonché dell’agenzia nazionale antincendio, si è concordato di introdurre nuove normative a breve.

La richiesta di maggiori dettagli sulle batterie risponde al bisogno di trasparenza, dato che attualmente i dettagli forniti dai costruttori sono limitati.

Importanti aziende del settore, come “Hyundai Motor Group”, “Mercedes-Benz Korea” e “Volkswagen Group Korea”, sono state coinvolte nella discussione per confrontarsi sulla proposta, sottolineando l’importanza del dialogo tra settore pubblico e privato.

L’industria automobilistica, come riporta” Reuters”, ha iniziato a rispettare queste nuove richieste di trasparenza.

“Hyundai Motor Co”, ad esempio, ha pubblicato sul proprio sito web i produttori di batterie per 13 modelli, inclusi tre modelli Genesis.

Tuttavia, alcuni esperti ritengono che la mera divulgazione non sia sufficiente per prevenire gli incendi, suggerendo invece di certificare i rischi di incendio associati a ogni marca di batteria.

Uno studio sulla frequenza degli incendi nei parcheggi sotterranei in Corea del Sud, nel decennio 2013-2022, ha rivelato 1.399 incendi, il 43,7% dei quali causati da veicoli e, di questi, il 53% da fonti elettriche.

Questi dati evidenziano la necessità urgente di indirizzare i rischi legati ai veicoli elettrici, soprattutto considerando la densità abitativa del paese e la comune presenza di parcheggi sotterranei.

La decisione di Hyundai di offrire maggiori informazioni sui produttori di batterie rappresenta un passo avanti verso la trasparenza e la sicurezza.

“Park Moon-woo”, autore principale di uno studio sugli incendi di auto a batteria in parcheggi sotterranei, ha però evidenziato che al momento non esistono dati definitivi che collegano specifiche marche di batterie a un maggiore rischio di incendi.

(Auto elettriche, ecco l’ultima stangata: costi di ricarica quadruplicati in Italia.

Le auto elettriche fanno flop, immatricolazioni Ue in black out.)

 

 

 

 

Sull’auto elettrica avevano ragione

Marchionne e mr. Toyota

 

Nicolaporro.it – (15 Agosto 2024) -Nicola Porro – ci dice:

 

Marchionne diceva che non credeva nell’auto elettrica.

Ma qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di molto tempo fa, è più recente invece la dichiarazione di un altro grande dell’auto, il giapponese Toyota, che ha sempre sostenuto la follia del motore elettrico.

È facile capire come la follia ideologica e green europea, che ha contagiato anche i capitani dell’industria automotive tedeschi, italiani e francesi abbia vinto sulla razionalità di Marchionne ed il signor Toyota.

E i risultati, infatti, si vedono: l’industria europea dell’automotiva che un tempo era un nostro grande business sta fallendo e, al contrario, l’industria del signor Toyota, che ancora guida la sua Toyota, sta avendo dei risultati eccezionali.

Quando ci sveglieremo da questa grande bugia verde sarà troppo tardi e soltanto chi avrà avuto il coraggio di mantenere la testa nelle fabbriche invece che nelle redazioni dei giornali e nei salotti allora, davvero, potrà garantire a migliaia di persone ancora un posto di lavoro.

(Nicola Porro).

 

 

 

 

Se Putin cambia la dottrina nucleare.

Nicolaporro.it – Franco Lodige – (26 Settembre 2024) – ci dice:

 

Il leader del Cremlino minaccia l’Occidente senza troppi giri di parole.

Zelensky all’Onu: “Pace reale e giusta”.

Ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato protagonista all’Assemblea generale dell’Onu a New York, ma a rubare la scena è stato Vladimir Putin.

L’omologo russo ha infatti presieduto una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale dedicato alle proposte per un aggiornamento della dottrina sulla deterrenza nucleare.

 E il leader del Cremlino ha lanciato un messaggio forte e chiaro all’ Occidente:

 “La Russia si riserva il diritto di impiegare armi nucleari non solo per rispondere ad una aggressione contro sé stessa, ma anche contro l’alleata Bielorussia”.

Nel suo intervento, o meglio nella sua minaccia all’Occidente, Putin ha evidenziato che i fondamenti della politica statale sulla deterrenza nucleare “sono stati concordati con il presidente bielorusso”.

 Dunque, il Cremlino prenderà in considerazione l’impiego dell’atomica a scopo di difesa nel caso abbia “informazioni attendibili su un lancio massiccio di armi aeree e spaziali che oltrepassino il confine di Stato” russo, inclusi “missili e droni, aerei ipersonici e altri aerei”.

Fino a ieri, la dottrina nucleare di Mosca prevedeva la possibilità di ricorrere al nucleare per difendere il Paese da un’aggressione con armi di distruzione di massa o con armi convenzionali.

 Da ieri, un attacco alla Federazione Russa può essere anche solo “l’aggressione da parte di uno Stato non nucleare ma con la partecipazione o il sostegno di uno Stato nucleare”.

Una differenza significativa, che rischia di esacerbare rapporti già logori.

 Il cambiamento nella dottrina nucleare segue l’avvertimento di Putin agli Stati Uniti e ad altri alleati della Nato che consentire all’Ucraina di utilizzare armi a lungo raggio per attacchi sul territorio russo significherebbe una guerra tra Mosca e l’alleanza atlantica.

 Dal febbraio del 2022 in poi, Putin e i suoi collaboratori più stretti hanno spesso minacciato l’Occidente con l’arsenale nucleare per scoraggiarlo dall’aumentare il sostegno a Kiev.

Un monito che non ha trovato risposte né dall’Ucraina né dalla Nato.

 Protagonista all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Zelensky ha chiesto al mondo di stare dalla parte di Kiev e di cercare una “pace reale e giusta” e non “una via d’uscita”.

 Nel corso del suo intervento, Zelensky ha rimarcato che non c’è alternativa alla “formula di pace” che ha presentato 2 anni fa, che prevede fra l’altro l’espulsione di tutte le forze russe dall’Ucraina e la responsabilità per i crimini di guerra: “Qualsiasi tentativo parallelo o alternativo di cercare la pace è, in realtà, uno sforzo per continuare anziché ottenere una fine della guerra”, riporta LaPresse.

Zelensky può contare sul pieno sostegno dei leader del G7.

“Noi, leader del G7, riaffermiamo il nostro incrollabile sostegno all’Ucraina oggi e in futuro, in guerra e in pace”, si legge nella nota diffusa approvata oggi a New York nell’ambito dei lavori dell’”Unga”.

Massimo impegno per aiutare Kiev e sostenere le sue urgenti esigenze di finanziamento a breve termine e ad assistere la ripresa e la ricostruzione a lungo termine dell’Ucraina:

“Sfatiamo ogni falsa idea che il tempo sia dalla parte della Russia o che la Russia possa prevalere causando il fallimento economico dell’Ucraina”.

L’obiettivo è un’Ucraina libera, indipendente, democratica e sovrana, all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, che sia prospera e in grado di difendersi.

 Nessun passo indietro, nessun ripensamento.

La premier Giorgia Meloni, rientrata a Roma, ha partecipato al summit che ha adottato la dichiarazione in video call e ha evidenziato:

“Gli ucraini ci ricordano cosa significa combattere per la libertà.

È un valore da proteggere se vogliamo riportare la pace in Europa.

 Abbiamo fatto tutti la nostra parte e ora è il momento di incrementare il nostro sforzo e la dichiarazione di oggi, promossa dalla Presidenza italiana del G7, va in questa direzione”.

La Meloni ha anche reso noti imminenti aiuti:

“Come Italia abbiamo adottato 9 pacchetti di aiuti militari, ci siamo focalizzati sulla difesa aerea e ora stiamo per inviare una seconda batteria di Samp-T”.

Zelensky ha tenuto a ringraziare il premier italiano e il presidente statunitense Joe Biden “per la loro leadership nel proteggere le nostre vite”.

(Franco Lodige)

(Ucraina, Stoltenberg ora ammette: “Nato poteva fare di più per impedire guerra.”

Né Putin né Zelensky: chi sono i veri sconfitti della guerra ucraina.

Perché la Russia non accetterà più negoziati.)

 

 

Salvini, 'solo auto elettriche

dal 2035 è una follia.'

Ansa.it – Mondo Motori – Redazione Ansa – (18 -3-2024) – ci dice:

 

'E' un omicidio di un settore produttivo che non ha spiegazioni'.

 

"Prevedere che dal 2035 non si possano più né vendere né comprare auto se non elettriche è una follia".

 

Una follia "figlia o dell'arroganza o di convenienza".

    Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo a un convegno sul trasporto pubblico locale a Milano.

   

"È un omicidio di un settore produttivo che non ha spiegazioni ambientali, economiche, sociali, industriali.

    Dobbiamo dire quello che magari è anche scomodo da dire, perché è più utile avere posizioni più sfumate", inoltre "mancano 80 giorni alle elezioni europee, bisogna essere “politically correct”, scusatemi se non sono arrivato in monopattino questa mattina, ma in diesel, ahimè", ha aggiunto Salvini.

   

"Mentre stiamo dibattendo del solo elettrico, l'elettrico sarà una parte del tutto", insieme ad esempio "all'idrogeno, ma fingere che possiamo fare a meno dei combustili fossili e diesel è una follia.

 

 L’ Europa dovrà tornare in dietro però intanto le case automobilistiche per qualche anno non avranno investito in ricerca e sviluppo", ha continuato Salvini.

 

 

 

 

 

La crisi delle auto elettriche:

da Tesla al passo indietro

dei cinesi. Fine o inizio?

 

Hdmotori.it – Luigi Melita – Redazione – (25 Aprile 2024)  ci dice:

 

 

C’è uno scenario che inizia a delinearsi in alcuni titoli di giornale ed è quello della crisi dell’auto elettrica.

A trainare il carrozzone sono state le ultime notizie legate a Tesla, azienda che è diventata ormai il barometro della “pressione elettrica” sul mondo automotive per la notorietà che è riuscita a ritagliarsi.

 

ALTALENA TESLA.

Nel bene o nel male, l’azienda americana di Musk è ormai diventata il riferimento anche a causa dei movimenti di borsa, un’altalena di apprezzamenti e deprezzamenti spesso troppo influenzata dalle notizie, anche di fronte all’ultima trimestrale, quella in cui i profitti sono in calo, ma che conferma la redditività per il 18esimo trimestre di fila.

 

Su Tesla si è detto un po’ di tutto:

il mondo dei produttori tradizionali l’ha sfidata insinuando che la gamma inizia a diventare vecchia ed è ancora troppo ridotta:

 5 modelli non sono certo tanti per contrastare gli altri brand, e aziende come Mercedes, dal volume produttivo comparabile se consideriamo le 2 milioni di auto prodotte nel 2023, hanno in gamma un numero ben maggiore di auto e di motorizzazioni.

 

L'anno scorso Tesla si è fermata a quasi 1.846.000 unità prodotte spinta dall’auto più venduta al mondo nel 2023, la Model Y, ma i suoi veicoli sono diversi come concezione perché Musk ha sempre seguito una logica di miglioramento continuo e incrementale e non si è legato al concetto di” model year”, “restyling” e via dicendo.

 

Inoltre c’è anche la questione del software che va ad influire profondamente sulla vettura:

quando mai si è visto che un cliente acquista un’auto nel 2021 senza fari a matrice di LED e nel 2024, “a sorpresa”, questa funzionalità diventa disponibile e utilizzabile senza che il suddetto cliente abbia messo mano all’hardware?

 

CONTAMINAZIONE SOFTWARE.

La strategia del software sembra essere, ad oggi, la contaminazione più importante che Tesla ha imposto sul mondo dell’auto, se escludiamo la grande spinta all’elettrificazione.

 

Ignoriamo infatti gli enormi investimenti introdotti dai produttori per le elettriche, ignoriamo il fatto che termini come “Giga factory” siano ormai utilizzati anche dai marchi del mondo “legacy automotive”: concentriamoci su quello che è cambiato negli ultimi anni da Volkswagen a Kia, da Mercedes ai marchi cinesi.

 Tutti hanno capito che il software sarà fondamentale sulle auto del futuro. Mercedes ha seguito la strada dei pacchetti che sbloccano funzionalità pagando un aggiornamento:

 la tua auto ha le quattro ruote sterzanti?

 Bene, con un aggiornamento puoi acquistare un angolo di sterzo maggiore per renderla ancora più maneggevole nelle manovre.

 

Anche Kia, con le ultime novità a partire dalla EV9, sta puntando sui “Kia Upgrades”, un abbonamento che permette di popolare l’infotainment di bordo con le applicazioni per l’intrattenimento o la produttività:

 temi per la strumentazione (quello della squadra del cuore o di Star Wars, come per gli smartphone), Netflix, Spotify, ma anche le chiamate di lavoro.

 

I cinesi lo hanno capito benissimo e tutte le startup, più o meno cresciute negli ultimi anni grazie alla spinta statale, hanno impostato la rotta seguendo la linea del "software first", tanto che alcune di queste si definiscono software company e non hanno neanche delle fabbriche di proprietà, ma fanno assemblare le proprie vetture dai grandi gruppi che operano nel Paese.

Per far sì che il software possa entrare di diritto a rappresentare una fonte di introiti nel bilancio, però, bisogna iniziare a vendere le auto e metterle in mano ai clienti...

 

I NUMERI DELLE CINESI: “MG” E “BYD”.

 

Guardando ai dati ACEA di marzo 2024 si scopre che la Cina non ci ha (ancora?) invaso come si ipotizzava qualche tempo fa, e che l'unica cinese ad avere un peso importante è “SAIC”:

il gruppo proprietario del marchio MG ha una quota europea di mercato dell'1.9%, ha venduto quasi 26.000 unità a marzo e nel primo trimestre 2024 ha raggiunto le 58.000 unità, crescendo del 30% rispetto allo stesso periodo del 2023.

 

“SAIC” (con MG) in Europa vende più di Suzuki, più di Mazda, più di Honda e Mitsubishi.

Ma Meno di Tesla, di Ford, di Nissan e via dicendo.

 

Che differenza c'è tra “MG-SAIC” e gli altri produttori cinesi?

 La prima, non trascurabile, differenza è che MG viene percepito dagli utenti come un marchio occidentale, pur non essendolo.

Così come Volvo non è più occidentale.

 Così come Jaguar-Land Rover non lo sono più, ormai da tempo sotto al cappello degli indiani di “TATA”... e via dicendo.

 La seconda, e forse più indicativa, è che MG non fa solo auto elettriche, ma propone classicissime auto a benzina e, ora, anche “Full Hybrid” come la MG3.

 

Anche un colosso come “BYD” deve accontentarsi, per il momento, di numeri non certo da invasione:

 nel 2023 ha venduto meno di 16.000 auto in Europa, tutte elettriche.

L'obiettivo è arrivare ad una quota di mercato maggiore visto che all'orizzonte c'è anche l'idea di portare tutte le sue “NEVS”, termine con il quale il produttore intende le elettriche pure, ma anche le ibride plug-in (Seal U).

Per il momento, però, la gamma in vendita resta al 100% elettrica, e l'azienda sta gettando le basi da una parte con la fabbrica in Ungheria (oggi è un campo vuoto), dall'altra con l'incremento dell'”awereness”, tra cui la sponsorizzazione “UEFA Euro 2024”.

 

CHI L'HA VISTO?

Dal macro provo a scendere al "micro" in questa mia analisi: l'Italia.

 "Micro" non perché voglio sminuire una nazione che oggi ha ancora un suo peso economico, ma semplicemente perché i volumi di vendita del nostro Paese non sono certo quelli che muovono il mondo automotive globale.

Se guardo alle presentazioni in cui sono stato coinvolto l'anno scorso, scopro che la tanto annunciata invasione cinese non si è concretizzata, oppure è in ritardo sulla tabella di marcia.

 

Ottobre 2023: “Nio EL6”.

Stando alle dichiarazioni raccolte durante quella presentazione, già nel 2024 l'azienda avrebbe dovuto strutturarsi in Italia almeno a livello di brand, ma ad oggi la situazione è ben diversa.

 Nio Italia sembra aver tirato i remi in barca e la linea del fronte si è spostata ad Amsterdam dove c'è l'avamposto europeo in questa "guerra" tra produttori.

E anche un Paese come la Germania ha fatto segnare dati irrisori (39 Nio vendute a dicembre 2023).

 

E “Great Wall Motors”? Non pervenuta.

 A dicembre 2023 provo la “GWM WEY 03”, ascolto le dichiarazioni di trattative in corso per le officine e la rete commerciale.

 L'auto c'è, i prezzi italiani sono stati più o meno annunciati... eppure ad oggi il marchio e il team sembrano essere nuovamente spariti dai radar.

 

I DUBBI SU CHERY: “OMODA” E “JAECOO”.

 

C'è poi Chery, altro marchio cinese che in Europa vuole debuttare con OMODA e Jaecoo:

investimenti ingenti, una nuova struttura italiana inaugurata di recente, ma ancora dobbiamo scoprire come e quanto potrà contare qui e nel Vecchio Continente in generale, visto che è l'ultima.

 Il loro piano è di creare una rete di assistenza Italiana, e i modelli previsti sono sia elettrici, sia termici/elettrificati.

 

La loro strategia sembra un copia/incolla di MG:

 

l'elettrico da loro prestigio, ma per i numeri punteranno su altro:

OMODA E5 è elettrica, ma sarà OMODA 5 a benzina quella che potrà sperare di fare qualche vendita in Italia, e lo farà con un motore 1.6 turbo benzina che non si preannuncia certo il più efficiente tra i benzina visto che il consumo medio WLTP dichiarato è di 7,6 litri / 100 km, altissimo perché nella realtà sarà superiore, e ancora non conosciamo l'affidabilità visto che i cinesi sono forti sugli elettrici (più semplici), ma rappresentano un rischio quando si parla di termiche più complesse come questa che ha anche un cambio doppia frizione (tutto da scoprire nei costi di manutenzione e nell'affidabilità).

 

Insomma, costa "poco", ha tutti gli optional (ma vedremo se gli ADAS saranno decenti), ma verosimilmente non sarà economico da mantenere: Volkswagen T-Roc con il benzina 1.5 TSI e cambio DSG dichiara 6 litri ogni 100 chilometri nel WLTP combinato...

 

 

AUTO ELETTRICHE OGGI E IERI.

 

L'Italia non è il mondo.

 L'Europa è un mercato importante, ma ha delle specificità impossibili da ignorare. Questo per dire che è impossibile parlare oggi di "morte" dell'auto elettrica. Torniamo al 2019, l'anno in cui vi raccontavo del mio esperimento di abbandonare il diesel e passare un anno solo con le auto elettriche.

 

In quel video ripercorrevo anche la storia delle auto elettriche, e c'è una grande differenza tra la crisi dell'auto elettrica di fine anni novanta e della prima decade del nuovo millennio, quando moriva la” EV1 di GM” e nascevano” Tesla “e “Leaf”, e la tanto sbandierata crisi dell'auto elettrica di oggi.

 

Il contesto di ieri non vedeva una strada spianata verso la decarbonizzazione dei trasporti.

Non c'erano gli enormi investimenti dei grandi gruppi:

 oggi non esiste un produttore auto che non abbia investito ingenti cifre nell'elettrico.

E gli investimenti del mondo automotive guardano almeno al medio termine visto che le linee, gli impianti e i progetti non sono certo rapidi da realizzare.

 

Ora però torniamo ad una dimensione più piccola, e anche personale.

Sono cambiate tantissime cose negli ultimi cinque/sei anni.

Se riguardo quel video e ripenso al mio 2018 di sole auto elettriche, mi viene in mente uno scenario in cui molti hotel e strutture non avevano ancora le colonnine, e per viaggiare bisognava davvero pianificare con le poche stazioni disponibili come avrebbe fatto Marco Polo durante il suo viaggio in Cina.

 

L'esperimento di "HDelettrico" di sei anni fa è stato quello che ha gettato le basi per convincermi ad acquistare un'auto elettrica come unica vettura personale, per lavoro e per piacere, e oggi non devo più pensare a dove ricaricare, seppur restino alcune delle criticità evidenziate che in Italia sono più presenti che nel resto d'Europa.

 

L'auto elettrica doveva morire nel 2019 stando a quello che si diceva in risposta a quel video e a quell'esperimento.

 L'auto elettrica dovrebbe morire a breve stando a quello che si dice oggi.

 Eppure l'auto elettrica non è ancora morta e il 2024 diventerà probabilmente l'anno con più modelli in uscita e, al contempo, sarà quello che ha iniziato ad abbassare i prezzi medi di acquisto.

 

Nessuno ha la sfera di cristallo:

lo dicevo nel 2019, lo ripeto nel 2024.

Saranno quindi tre le tappe fondamentali che segneranno, in un modo o nell'altro, la storia delle auto elettrica.

 La prima è quella politica, con le elezioni europee di giugno 2024 che decideranno il nuovo corso governativo, ma che non potranno certo portare ad un passo indietro clamoroso in tempi rapidi.

La macchina politica è un diesel, non scatta certo con la coppia istantanea di un EV...

 

La seconda tappa è quella del 2025, l'anno in cui dovrebbero arrivare le auto elettriche economiche.

Ci sono già vari annunci, Renault ha iniziato a gettare le basi con la Renault 5 elettrica (ma quella del 2024 sarà la versione più costosa), il gruppo Volkswagen dovrebbe arrivare con il nuovo progetto della gamma ID e Tesla?

Vedremo se Musk riuscirà a rivitalizzare il progetto “Model 2” come annunciato nell'ultima trimestrale...

 

La terza, e qui è ancora più difficile fare previsioni, è quella delle auto elettriche cinesi economiche.

Ci sarà davvero un'invasione di prodotti?

 Dipenderà tutto dai dazi, dalle decisioni dell'Europa e da altri fattori tutti legati fra di loro...

 

 

VERSO LA DECARBONIZZAZIONE.

 

Il trend della decarbonizzazione non sta subendo particolari battute d'arresto.

 Le rinnovabili crescono e, sebbene i combustibili fossili siano lontani dall'estinzione, una strategia su tutte si sta imponendo, quella della diversificazione.

Gli Stati, anche in conseguenza delle turbolenze geopolitiche, stanno elaborando una strategia di diversificazione delle fonti per affrontare con conseguenze meno impattanti le eventuali crisi future.

Si è tornato a parlare di nucleare, anche in un'Italia che aveva detto "no" ormai da diverse decadi.

 

Nel mondo delle auto i numeri delle elettriche sono cresciuti, ma in termini assoluti rappresentano ancora una minoranza.

Quel che è invece certo, è che l'elettrificazione è la via e lo dimostrano anche i dati di mercato.

L'ibrido diventa sempre più elettrico e oggi, facendo i conti con la concretezza, è l'unico modo abbordabile in termini di prezzo per acquistare un'auto nuova che abbia consumi ridotti nei contesti in cui l'auto viene utilizzata maggiormente, quelli urbani ed extra-urbani.

 

In attesa delle auto elettriche economiche, però, ci si deve chiedere anche chi pagherà il conto della decarbonizzazione nell'immediato, prima quindi di raggiungere quella fase (avanzata) in cui un sistema decarbonizzato farà risparmiare (anche) sulla spesa pubblica grazie ai benefici derivanti da una migliore qualità dell'aria locale, da minori costi dell'energia o da una maggiore indipendenza dagli approvvigionamenti esteri.

 

L'idea è che si tratti di un inizio, non di una fine.

 O meglio, di quella fase del mercato in cui l'avvicinarsi della maturità tecnologica inizia a fare selezione tra chi si merita di sopravvivere e chi, invece, è destinato a fallire.

 Come ai tempi delle “dot.com”, non tutti possono trasformarsi in Google e Amazon...

 

 

 

 

 

I globalisti hanno ottenuto ciò

che volevano: un nuovo ordine

globale con l'ONU al centro.

 

Shtfplan.com - Rhoda Wilson – (26 settembre 2024) – The Exosé - Michael Snyder – ci dicono:

 

Domenica alcuni partecipanti selezionati alle Nazioni Unite hanno adottato il "Patto per il futuro", un accordo globale che ha ricevuto scarsa copertura mediatica, nonostante abbia avuto gravi ripercussioni su 193 Paesi.

 

Il Patto crea un nuovo ordine globale e copre tutti i settori dell'attività umana per attuare, tra gli altri scopi, gli “Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

 

Mentre noi eravamo distratti, l'ONU, silenziosamente e a porte chiuse, con la partecipazione di pochi eletti, ha inaugurato un nuovo ordine globale, in cui essa stessa ha svolto un ruolo centrale.

 

L’ONU ha appena adottato il “Patto per il futuro” che getta le basi per un nuovo “ordine globale.”

 

Mentre tutti erano distratti, l'élite globale ha ottenuto esattamente ciò che voleva.

L'ONU ha adottato il " Patto per il futuro " il 22 settembre, e i media aziendali nel mondo occidentale hanno quasi completamente ignorato ciò che stava accadendo.

 

Invece, i titoli ci hanno esortato a continuare a concentrarci solo su Kamala Harris e Donald Trump.

Purtroppo, la stragrande maggioranza della popolazione non ha mai sentito parlare del “Patto per il futuro” , e quindi c'è stato pochissimo dibattito pubblico sul fatto che dovremmo o meno adottare un documento che getta le basi per un nuovo "ordine globale".

 

Il testo del “Patto per il futuro” è disponibile online, ma difficilmente qualcuno lo leggerà mai e molte delle disposizioni più importanti sono nascoste verso la fine del documento di 56 pagine.

Naturalmente, tutti dovrebbero prendersi il tempo di leggere effettivamente questo documento perché i nostri leader ci hanno appena impegnato in un'agenda globale estremamente insidiosa che copre letteralmente quasi ogni area concepibile dell'attività umana.

 

Il 22 settembre 2024 è una giornata che passerà alla storia come un giorno infame.

 

Dopo l'adozione formale del “Patto per il futuro” , sul sito ufficiale delle Nazioni Unite è stato pubblicato  quanto segue  :

 

I leader mondiali hanno adottato oggi un “Patto per il futuro” che include un “Global Digital Compact”  e una “ Dichiarazione sulle generazioni future” .

 

Questo Patto è il culmine di un processo inclusivo durato anni per adattare la cooperazione internazionale alle realtà odierne e alle sfide di domani.

 L'accordo internazionale più ampio degli ultimi anni, che copre aree completamente nuove e questioni su cui non è stato possibile raggiungere un accordo per decenni, il Patto mira soprattutto a garantire che le istituzioni internazionali possano dare risultati di fronte a un mondo che è cambiato radicalmente da quando sono state create.

 Come ha affermato il Segretario generale, "non possiamo creare un futuro adatto ai nostri nipoti con un sistema costruito dai nostri nonni".

 

Si potrebbe pensare che il "più ampio accordo internazionale degli ultimi anni" avrebbe fatto notizia in tutto il pianeta.

 Ma non è successo.

 

Il comunicato stampa dell’ONU dichiara anche con coraggio che il” Patto per il futuro”

 “porrà le basi” per un nuovo “ordine globale”:

 

"Il Patto per il futuro, il Global Digital Compact e la Dichiarazione sulle generazioni future aprono la porta a nuove opportunità e possibilità inesplorate", ha affermato il Segretario generale durante il suo discorso di apertura del Summit del futuro.

Il Presidente dell'Assemblea generale ha osservato che il Patto avrebbe  "gettato le basi per un ordine globale sostenibile, giusto e pacifico, per tutti i popoli e le nazioni".

 

Il Patto copre un'ampia gamma di questioni, tra cui pace e sicurezza, sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici, cooperazione digitale, diritti umani, genere, giovani e generazioni future e trasformazione della governance globale.

 

Non voglio vivere in un nuovo “ordine globale” che includa “tutti i popoli e tutte le nazioni”.

Sono sicuro che la maggior parte di voi la pensa esattamente allo stesso modo.

 

Un’altra pagina sul sito ufficiale delle Nazioni Unite ci dice che “ONU 2.0” riguarda la creazione di una “moderna famiglia ONU”.

 

A metà dell'Agenda 2030, il mondo non è sulla buona strada per raggiungere gli “Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Non è troppo tardi per cambiare rotta, se tutti noi ripensiamo, rifocalizziamo e ricarichiamo.

"ONU 2.0" racchiude la visione del Segretario generale di una moderna famiglia ONU, ringiovanita da una cultura lungimirante e potenziata da competenze all'avanguardia per il ventunesimo secolo, per potenziare il nostro supporto alle persone e al pianeta.

 

Ci impegneremo per raggiungere questa visione con una potente fusione di competenze e cultura in materia di innovazione, dati, digitale, lungimiranza e scienze comportamentali:

 una combinazione dinamica che chiamiamo il “Quintetto del Cambiamento”.

Si tratta di un’evoluzione verso organizzazioni delle Nazioni Unite più agili, diversificate, reattive e di impatto.

 

Sembra così accogliente, non è vero?

 Chi non vorrebbe far parte di una "famiglia", giusto?

 

Ma la verità è che il programma che intendono imporre a tutti noi non sarà affatto piacevole.

 

Nel corso degli anni si è scritto molto su quanto siano insidiosi gli “Obiettivi di sviluppo sostenibile” delle Nazioni Unite.

 

Ebbene, l’ONU ammette apertamente che il  “Patto per il futuro”  è stato specificamente progettato “per dare una spinta all’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

 

Comunicato stampa.

  Le Nazioni Unite adottano un rivoluzionario “Patto per il futuro” per trasformare la governance globale, Nazioni Unite, 22 settembre 2024, consultato il 24 settembre 2024.

In un modo o nell’altro, tutte le forme di attività umana contribuiscono al “cambiamento climatico”.

 

E così intendono regolamentare severamente ogni forma di attività umana per raggiungere i loro obiettivi distorti.

 

Il “Patto per il Futuro “riconosce anche un “ruolo centrale” per l’ONU e una “risposta internazionale coordinata e multidimensionale” ogni volta che si presentano futuri “shock globali”.

 

Riconosciamo la necessità di una risposta internazionale più coerente, cooperativa, coordinata e multidimensionale agli shock globali complessi e il ruolo centrale delle Nazioni Unite in questo senso.

 

 Gli shock globali complessi sono eventi che hanno conseguenze gravemente dirompenti e avverse per una parte significativa di paesi e della popolazione mondiale e che portano a impatti su più settori, richiedendo una risposta multidimensionale e di tutto il governo e di tutta la società.

 

La prossima volta che ci sarà una grave crisi globale, vorreste che fosse l'ONU a gestire la situazione e a dire a tutti cosa fare?

Ho cercato di avvertire tutti.

 

Ho scritto molto sul “Patto per il futuro”, ma alla fine solo una piccolissima fetta della popolazione ne è rimasta entusiasta.

Ora l'élite mondiale ha raggiunto il suo obiettivo e l'opposizione che ha incontrato è stata appena percettibile.

 

(Michael Snyder).

 

(Il nuovo libro di Michael Snyder intitolato " Why " è disponibile  in versione tascabile  e  per Kindle  su Amazon.com.)

 

 

La roccaforte ucraina sta per cadere

 sotto la Russia mentre Zelensky decanta

il "piano della vittoria" a Washington.

 

Shtfplan.com – Mac Slavo – Tyler Durden  - Zero Hedge – (25 settembre 2024) - ci dicono:

 

Negli Stati Uniti da domenica, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta per presentare il suo "piano di vittoria" al presidente Biden, nonché alla vicepresidente Kamala Harris e all'ex presidente Donald Trump, presumibilmente in quest'ordine, mentre gli incontri si svolgeranno questa settimana.

 

Ha detto in un'intervista alla ABC News pubblicata martedì:

 "Penso che siamo più vicini alla pace di quanto pensiamo". 

Ma ha messo in guardia dicendo che ciò sarà garantito solo se l'Ucraina arriverà da una "posizione forte" con l'aiuto dei sostenitori occidentali.

 

Ha descritto il suo cosiddetto piano di vittoria come non focalizzato sulla ricerca di un negoziato con la Russia, ma piuttosto come “un ponte verso una via d’uscita diplomatica, per fermare la guerra”.

 

Dobbiamo solo essere molto forti, molto forti”, ha detto Zelensky, e questo dipenderà in gran parte dalle “decisioni rapide”.

 Ha anche detto di recente che Washington deve prendere decisioni “coraggiose”, in riferimento alla richiesta alla NATO di dare il via libera agli attacchi missilistici a lungo raggio sulla Russia.

 

"Tutti guardano con ammirazione a [Biden], e abbiamo bisogno di questo per difenderci", ha detto ad” ABC”, in un evidente tentativo di aumentare la pressione su una Casa Bianca un po' esitante.

L'Ucraina vuole anche un percorso fermo verso l'adesione alla NATO.

 

Ha inoltre affermato che il suo piano riguarda "il rafforzamento dell'Ucraina, dell'esercito ucraino e del popolo ucraino. Solo in una posizione forte possiamo spingere [il presidente russo Vladimir] Putin a fermare la guerra - in modo diplomatico".

 Ha sottolineato: "Ecco perché stiamo chiedendo al nostro amico".

 

Nonostante questo ottimismo da parte di Zelensky sulle possibilità dell'Ucraina di vincere la battaglia, martedì “ la Reuters” ha altre brutte notizie per Kiev, incentrate sui rapidi progressi a Donetsk, mentre un'altra città chiave sta per cadere.

 

" Secondo i blogger di guerra russi e i media statali, le forze russe hanno  iniziato a prendere d'assalto la città di Vuhledar, nell'Ucraina orientale ,  una roccaforte che ha resistito agli attacchi russi dall'inizio della guerra del 2022", scrive “Reuters”.

 

" Secondo numerose mappe open source, ad agosto le forze russe nell'Ucraina orientale sono avanzate al ritmo più veloce degli ultimi due anni, nonostante un'incursione ucraina nella regione russa di Kursk abbia cercato di costringere Mosca a dirottare le truppe".

 

Un noto giornalista regionale e osservatore di guerra,” Leonid Ragozin”, ex dipendente della “BBC,” concorda sul fatto che le cose si stanno mettendo male per le forze ucraine a “Vuhledar”…

 

"La situazione in prima linea non potrebbe essere peggiore per il vertice Zelensky-Biden", scrive “Ragoniz”.

 

Sembra quindi che Zelensky sia impegnato a Washington ad aumentare i punti di discussione franchi, anche se le sue forze sono alle corde nel Donbass.

 "La Russia può essere solo costretta alla pace, ed è esattamente ciò di cui c'è bisogno: costringere la Russia alla pace ", aveva detto Zelensky ad “ABC”.

 Ma finora, sembra che la situazione dell'opposizione si stia evolvendo.

 

 

 

 

 

 

Auto elettrica, quando

l’incentivo è pura follia.

 

Formulapassion.it - VINCENZO BORGOMEO – (21 Aprile 2023) – ci dice:

 

 

I francesi della “Pfa” propongono sostegni solo per le auto made in Europa.

Prima o poi doveva succedere ed è successo:

la lobby automobilistica francese “Plateforme de la filière automobile” (Pfa) ha proposto un bonus statale per i consumatori che acquistano auto elettriche “made in Europe”.

 

 Il progetto arriva mentre l’Europa cerca in tutti i modi di contrastare il protezionismo cinese e i sussidi statunitensi offerti dall’”Inflation Reduction Act” ma sembra progettata da marziani, da qualcuno piovuto sulla terra di colpo.

Che non sappia nulla di automobili.

 

Più che protezionista e per certi versi razzista (in senso automobilistico), la proposta è infatti completamente senza senso:

come viene infatti considerata un’auto prodotta in Europa con la maggior parte delle componenti cinesi?

 E come inserire in questo schema una “Tesla” prodotta in Germania?

Oppure, al contrario, come catalogare una “Volvo”, una “Polestar”, una “Lotus” o una “MG” che sono europee ma di proprietà cinese?

Alla “Plateforme de la filière automobile” (Pfa) non lo spiegano per un motivo molto semplice:

non è spiegabile.

 

 

Sappiamo infatti che la Cina, almeno a “breve e medio termine”, è destinata a rimanere “dominante”, a livello globale, nella produzione di batterie, cruciali per la transizione verde nei trasporti attraverso l’elettrificazione scelta dall’Ue.

 

 A sottolinearlo in modo chiarissimo, durante il collegio dei commissari dello scorso 22 febbraio a Bruxelles, è stato il direttore dell’”Iea” “Fatih Birol”, come risulta dal verbale della riunione (fonte Adnkronos).

 Questo significa che per quanto l’Ue stia investendo nella produzione di batterie, a medio termine la Repubblica Popolare Cinese continuerà a fornire i “due terzi” della produzione mondiale.

 

E visto che gli incentivi oggi sono rivolti esclusivamente alle auto elettriche, che senso ha parlare di aiuti solo per vetture costruite in Europa se la batteria – componente chiave dell’auto – è made in Cina?

Mistero.

Come rimane un mistero il futuro di questa transizione ecologica:

 è stato lo stesso “Birol” a sottolineare che, nonostante l’”Inflation Reduction Act” degli Stati Uniti, “due terzi delle batterie” continueranno ad essere prodotte in Cina, “a breve e medio termine”.

 

Senza contare che la stessa Cina, ora controlla una percentuale molto elevata della produzione di minerali critici (come cobalto e litio) e metalli (come rame e alluminio), nonché la fabbricazione di prodotti tecnologici come batterie, turbine eoliche, pannelli solari, pompe di calore ed elettrolizzatori.

 Però, invece di pensare a politiche industriali che possano riscattarci, in Europa sembra si stia scegliendo la strada dei dazi e degli “incentivi razzisti”.

 La via maestra verso il disastro.

 

(Vincenzo Borgomeo)

 

 

 

 

 

 

Quelli che: l’auto elettrica sì,

ma se siete onesti…

 

vaielettrico.it - Redazione – (2 Aprile 2024) – ci dice:

 

 

Quelli che: l’auto elettrica sì, ma se siete onesti…E via con le solite argomentazioni: costi, autonomia, tempi di ricarica, svalutazione.

Partono chiedendo, finiscono inveendo.

 

Faccio 300-400 km al giorno.

Dimostratemi che in elettrico potrei.

Punto interrogativo.

“Vi seguo ormai da diversi mesi perché mi sembrate una testata seria dove poter approfondire l’argomento principale di cui vi occupate.

Considerato che, volenti o nolenti, entro una decina d’anni circa, saremo tutti costretti a comprare solo auto elettriche, mi sembra il minimo informarsi adeguatamente per cercare di capire.

 

Vivo in una grande città del sud Italia. Sono un impiegato come milioni di altri che guadagna circa 1600 euro al mese, con l’affitto e le bollette da pagare, la spesa e un figlio da mantenere all’università.

 

Il mio lavoro mi costringe a spostamenti quasi quotidiani di circa 3-400 km al

giorno, dal lunedì al venerdì.

Abito in un condominio senza posto auto e/o garage e non ho, quindi nessuna possibilità di avere un punto di ricarica privato.

Men che meno possibilità di installare dei pannelli solari.

 

Le domande che mi pongo sono veramente tante.

Provo ad elencarle nella speranza che riusciate a darmi una risposta seria e priva di opinioni ideologiche ma obiettive.

Come posso comprare, con il mio stipendio, un’auto elettrica che riesca a garantire un’autonomia sufficiente per permettermi di andare a lavorare senza ansia e stress?

 

Un’auto che rientri nel budget che mi posso permettere? (entro i 20.000 euro).

Preciso che non ho auto da rottamare e quindi non potrò mai ottenere il massimo dei benefici previsti dai bonus statali.

 

Un’auto che non mi costringa a fare soste prolungate e la cui ricarica non costi più di un pieno di gasolio?

Auto elettrica sì, ma… Con il mio panda diesel me la cavo con 50 euro ogni due giorni.

Attualmente guido una Fiat Panda diesel che con un pieno di circa 50 euro mi permette di effettuare più di 600 km.

Quando devo rifornirmi ci metto al massimo 5 minuti e poi sono a posto per almeno un paio di giorni.

È costata nuova 16 000.

Siate onesti.

 Se riuscite a dimostrarmi che riuscirei a fare più o meno le stesse cose che ho descritto con, più o meno, gli stessi soldi allora non avrei nessun problema a passare all’elettrico e come me, credo, tantissime altre persone.

Se, come penso, la tecnologia non è matura e i costi sono ancora troppo alti, credo che ci vorranno parecchi anni prima che si possa fare questa transizione.

(Raffaele Messina)

 

Noi siamo onesti. E lei?

Risposta-Cerchiamo sempre di essere onesti e mai abbiamo nascosto i problemi ancora aperti della mobilità elettrica, soprattutto per alcune tipologie di automobilisti.

E tra queste, sicuramente sembra ricadere anche lei.

 

Ma la stessa onestà la chiediamo anche a lei: c

i dice di percorrere 300-400 km al giorno da lunedì a venerdì, sempre per lavoro.

E aggiunge che con la sua Panda diesel se la cava con 50 euro di gasolio ogni 600 km, vale a dire ogni due giorni scarsi.

  A conti fatti, quindi, lei spende di carburante da 450 a 600 euro al mese.

Cioè un terzo del suo stipendio di 1.600 euro mensili.

Ma quale azienda costringe un dipendente a sostenere una spesa del genere (più la proprietà personale dell’auto) senza garantire almeno un rimborso chilometrico?

 

 E’ proprio sicuro di avercela raccontata giusta?

Quando ci avrà chiarito questo piccolo dettaglio, le risponderemo anche nel merito delle altre questioni.

Auto elettrica.

L’auto elettrica è insostenibile. Tutti lo sanno, ma voi non lo dite.

Punto interrogativo.

“Ho appena letto quanto scritto da Daniele e, pur non condividendo né il tono né le accuse, ne condivido pienamente i concetti.

Faccio anzi un’aggiunta: Ma pensate davvero che uno come me che percorre circa 40.000 km all’anno per lavoro possa fare uso di una vettura elettrica?

 

Non credo che da parte di “Vai elettrico” ci siano interessi economici ed è anzi ammirevole che pubblicate le opinioni di tutti, tuttavia noto che spesso negate o tacete dei dati oggettivi:

Ad esempio parlate delle lobby del petrolio come se non esistessero le lobby dell’elettrico, decantate i bassi costi di alcune vetture elettriche senza dire che il valore dell’usato è pari a zero, sminuite il problema dei tempi della ricarica così come quello della ridicola autonomia nei percorsi extraurbani, soprattutto col clima acceso.

Ok per l’elettrico in città, ma per il resto è insostenibile.

Io punterei più sull” ibrido, così da poter viaggiare in elettrico in città e a benzina o diesel fuori città.

 Un’ultima cosa:

Persone autorevoli, anzi scienziati che si sono permessi di parlare dell’ inutilita’ del passaggio all’elettrico e del disastro economico dell’ automotive non sono più comparsi in televisione….. e mi consta personalmente, non vi sembra un po’ strano?

 (Dario Favara)

L’eccezione che conferma la media.

Risposta:

Non guardiamo troppo la televisione, ma a noi capita molto più spesso di vedere intervistati, senza contraddittorio, accaniti detrattori dell’auto elettrica.

Quasi nessuno di loro si può definire “scienziato”, e pochi “persone autorevoli”, questo è vero.

 Ma di spazio ne hanno eccome.

Tant’è vero che i loro messaggi fanno breccia nell’opinione della maggioranza degli italiani che le auto elettriche le hanno viste sì e no nella vetrina dei concessionari e mai ne hanno guidata una.

 

Gennaro Borrelli, tassista Tesla di Modena che già nel 2018 aveva percorso 400mila km in elettrico.

Il valore dell’usato è pari a zero? Ce lo dimostri.

 I tempi della ricarica sono lunghi? Sì, sulla carta.

Ma inesistenti se coincidono con i momenti di sosta.

Perfino lei, con una percorrenza annua di oltre tre volte la media nazionale, lascerà l’auto inutilizzata per almeno l’85% della sua vita utile; ci pensi.

L’autonomia è ridicola?

 Dipende: gli spostamenti quotidiani degli italiani sono mediamente di 30-40 km, vale a dire almeno sei volte di meno della normale percorrenza consentita da una sola ricarica.

Ovviamente parliamo di medie.

Poi ci sono le eccezioni, come probabilmente la sua, che le confermano.

Ma nessuno la obbliga a comprare un’auto elettrica fino al 31 dicembre del 2035. Mancano 11 anni:

 vedremo a che punto sarà la tecnologia quel giorno.

 

 

 

 

 

 

La maggior parte dei crimini a New York City sono commessi da migranti invasori perché alla polizia di New York è vietato rintracciarli.

 

 

Naturalnews.com – (25/09/2024) – Redazione - Ava Grace  - ci dice:

 

 

A New York, i migranti arrivati ​​di recente stanno inondando il sistema giudiziario penale, a tassi molto più elevati di quanto ammesso dai funzionari pubblici.

 

Fonti della polizia hanno condiviso con il “New York Post” la sconcertante stima che il 75 percento delle persone arrestate a” Midtown Manhattan” negli ultimi mesi per reati come aggressione, rapina e violenza domestica siano migranti.

In alcune parti del Queens, la cifra supera il 60 percento, secondo le stime delle fonti locali.

(NYPD: gli immigrati clandestini rappresentano più della metà di tutti gli arresti a New York City)

 

 

Il problema è reso molto più grave dalle leggi sulle città santuario che proibiscono ai poliziotti di New York di collaborare con l' “Immigration and Customs Enforcement (ICE) nei casi in cui ritengono che i sospettati siano nel paese illegalmente.

 Inoltre, il Dipartimento di Polizia di New York (NYPD) ha affermato di non poter tracciare lo stato di immigrazione dei trasgressori.

Ciò rende quasi impossibile per le autorità comprendere il problema, affermano esperti e fonti sul campo.

 

 

"New York City ha eliminato uno strumento per sbarazzarsi dei criminali violenti. Che pasticcio", ha detto al notiziario Jim Quinn, un veterano ex procuratore presso l'ufficio del procuratore distrettuale del Queens. "La legge sulla città santuario è patetica. È disgustosa. È folle".

 

 

A peggiorare la situazione, nei centri di accoglienza si è sparsa la voce delle linee guida permissive della città in materia di rilascio su cauzione, il che significa che i migranti sanno che verranno rapidamente rimessi in strada dopo essere stati arrestati.

 

 

“Jefferson Maldenado”, un migrante ecuadoriano di 31 anni, è stato arrestato cinque volte a New York da quando è arrivato negli Stati Uniti all'inizio di quest'anno.

L'ultima volta che è stato arrestato è stato per aver rubato un paio di pantaloni e una birra dal Target vicino a Herald Square.

Quando gli è stato chiesto perché avesse commesso il crimine, il ladro migrante ha detto:

"Volevo cambiarmi e pensare. Volevo sedermi e pensare alla mia vita, a cosa fare. Perché questo non è un mondo normale".

 

Ai migranti criminali è ancora consentito usufruire di rifugi sovvenzionati dai contribuenti.

Nel frattempo, l'amministrazione di” Eric Adams” di New York City ha ammesso all'inizio di questo mese che gli invasori migranti criminali non sono esenti dall'ottenere rifugi sovvenzionati dai contribuenti.

 

 

"Sono certa che ci sono stati molti arresti da parte di molti gruppi diversi che sono venuti qui, soprattutto gruppi che potrebbero non essere in grado di lavorare", ha aggiunto il vicesindaco “Anne Williams-Isom”.

Oltre a ciò, ha rivelato che l'amministrazione cittadina non tiene traccia degli arresti dei migranti in relazione al divieto imposto alla polizia di New York di chiedere informazioni sul loro status di immigrati.

 

Dopo essere stato un po' assillato dall'allarmante numero di arresti di migranti, il capo dello staff di “Adams”, “Camille Joseph Varlack”, ha dichiarato che, sebbene i sospettati possano tornare nei rifugi cittadini, perderebbero il diritto all'alloggio se violassero un codice di condotta.

 

Tuttavia, il codice è limitato solo agli incidenti che si verificano all'interno dei rifugi.

Le presunte attività criminali che si verificano altrove apparentemente non hanno alcun impatto sull'idoneità degli invasori migranti a ricevere alloggi in città, secondo una revisione del codice di condotta da parte del “New York Post.

 

Il team del sindaco ha affermato che l'amministrazione comunale si è concentrata sull'aiutare i richiedenti asilo a rimettersi in piedi, come deterrente per i nuovi arrivati ​​che potrebbero dedicarsi al crimine.

 

"Vogliamo mettere in contatto le persone con le loro organizzazioni basate sulla comunità, in modo da poterle mettere in contatto con il lavoro e farle uscire dai rifugi", ha detto “Williams-Isom”.

 "Siamo davvero orgogliosi che oltre 150.000 persone siano riuscite a uscire dai rifugi finora".

 

 

 

 

 

 

La BRUTTA VERITÀ su ciò che

sta distruggendo l'America!

 

 Unz.com - Michael Hudson – (20 settembre 2024) – ci dice:

 

È un piacere avervi di nuovo in questo podcast, Dr. Stein e Michael Hudson. Davvero fantastico essere qui. È un onore essere con entrambi. E cominciamo con il dibattito tra Donald Trump e Kamala Harris, dottoressa Stein. Voglio sapere qual è la sua reazione a questo. Solo brevemente, come l'hai trovato?

 

Penso di aver condiviso la delusione e il disgusto di base con la maggior parte del popolo americano.

Penso a chi ha pensato che non ci fosse davvero una discussione significativa per il popolo americano le cui vite sono davvero in difficoltà.

Praticamente in ogni dimensione della nostra vita, non abbiamo sentito parlare delle crisi che il popolo americano sta affrontando.

E certamente non ha sentito soluzioni. Da Donald Trump, abbiamo sentito parlare soprattutto di attacchi agli immigrati. E da Kamala Harris, di certo non abbiamo avuto chiarezza sulle sue posizioni su nulla. E stava un po' cercando di inseguire i molti difetti caratteriali di Donald Trump. E la sua storia estremamente poco brillante di ciò che fondamentalmente non ha fatto per le persone.

 

E dove ha minacciato la democrazia americana. Ma non abbiamo sentito parlare di lei e di quello che farà per il popolo americano. Quindi è stato davvero più o meno lo stesso.

 

Penso che sia quello che la maggior parte delle persone si aspetta, ed è per questo che andare a queste elezioni, anche prima di questa disastrosa guerra genocida in espansione in Medio Oriente e del disastro in corso in Ucraina, anche prima di questa era un problema per le persone. Oltre il 60% degli americani, un numero record di americani, ha partecipato a queste elezioni.

 

Questo è quanto emerge da un sondaggio Gallup secondo cui i due principali partiti ci hanno deluso e ci hanno praticamente gettato sotto l'autobus. E abbiamo bisogno di un'altra opzione importante. Quindi noi siamo quell'opzione. E noi veniamo scoperti, il che è un momento molto emozionante, davvero emozionante.

 

Sì, voglio parlare di quello che hanno menzionato sulla politica estera degli Stati Uniti, Michael.

Ma prima di andare in quella direzione, penso che il punto importante sia la loro politica nei confronti dell'economia degli Stati Uniti in questo momento.

Hanno offerto qualcosa di nuovo in termini di economia?

 

Perché quando vedi Donald Trump dopo quel Joe Biden, la politica dei dazi e niente di nuovo in arrivo, e come l'hai trovato, Michael?

 Beh, i dibattiti e le discussioni sulla stampa popolare, il New York Times e il Wall Street Journal, per loro, l'economia è, qual è il tasso di riscatto?

È se in qualche modo riescono a dimostrare che se il tasso di ribasso è in calo, l'economia non ha alcun problema.

Beh, ciò che stanno tralasciando è tutto ciò che è più importante per la maggior parte delle persone.

 E cioè che con lo stipendio che ricevono e portano a casa, non possono permettersi di vivere al loro normale tenore di vita senza incorrere in debiti.

E così sempre di più, non solo il debito è in aumento, ma negli ultimi giorni, il Wall Street Journal è stato in cima alla classifica che il debito è in aumento per il debito della carta di credito e per il debito automobilistico.

E quando un arretrato lo raggiunge fino a tre mesi, è considerato inadempiente.

 

E così sempre più americani non sono stati in grado di mantenere i loro bisogni di base prendendo in prestito, ma non sono nemmeno in grado di tenere il passo con un servizio del debito.

 Beh, più servizio del debito sono stati pagati al 19% del tasso della carta di credito e il 31% o il 32% è solo una chiamata in un arretrato.

Non possono più permettersi beni e servizi e un mercato completamente nuovo.

 

Il mercato finanziario si è sviluppato sui prestiti con carta di credito inadempienti e sui prestiti automobilistici inadempienti che le banche stanno vendendo a fondi avvoltoio che stanno acquistando questi prestiti per pochi centesimi di dollaro e poi cercando di inseguire la famiglia americana.

 

Quindi il fatto che gli americani non riescano a raggiungere il pareggio di vita quando la vita è organizzata, il loro salario minimo non è aumentato, i loro salari effettivi non sono affatto aumentati con quello che per loro è il costo della vita.

 Il costo degli alloggi principalmente.

 

Beh, questo non è l'indice dei prezzi al consumo. Le cose che sono importanti per gli americani, come l'istruzione, non sono nell'indice dei prezzi al consumo. Tutte le cose che stanno costringendo gli americani all'angoscia non sono perché non sono l'indice, non sono discusse dai politici. Ed è per questo che “Jill” non è solo l'unica a parlare di una posizione contro la guerra, ma a criticare l'economia e a uscire con una soluzione economica che affronta i problemi che la maggior parte delle famiglie sta affrontando.

 Sì, posso buttarmi lì, “Nima”?

E in effetti, sapete, questo è stato come se fosse completamente assente dal dibattito in poi.

E in modo molto specifico, non abbiamo politiche sicure  per affrontare queste crisi.

 

La metà degli americani in questo momento, la metà degli affittuari, ma in realtà la metà di tutte le persone secondo i rapporti stanno pagando dal 30 al 50 per cento del loro reddito mensile per mantenere un tetto sopra la testa.

 

 E questo è un disastro perché se stai pagando metà del tuo reddito per l'affitto, non ti avanzano i soldi per pagare la tua assicurazione sanitaria, il tuo debito universitario, mettere il cibo in tavola, ecc.

 Quindi le persone stanno davvero lottando.

Abbiamo bisogno di una soluzione di emergenza all'emergenza abitativa che ci troviamo ad affrontare.

E ci sono molte soluzioni, che fanno parte della nostra agenda.

 

Quindi possiamo implementare un controllo federale degli affitti per congelare i prezzi come primo approccio a questa emergenza perché, sai, a molte famiglie mancano uno o due stipendi per essere sfrattate e i tassi di sfratto e di senzatetto sono alle stelle.

Quindi dobbiamo davvero agire.

Possiamo attuare una politica federale di controllo degli affitti fin da ora.

 

Possiamo anche fermare l'acquisto di alloggi da parte delle società di private equity, che stanno consumando alloggi e facendo aumentare i costi perché gli alloggi non sono disponibili.

Stanno accumulando case e non le mettono sul mercato, oltre a far pagare affitti più alti per questo.

 Possiamo eseguire una fattura dell'inquilino di diritti che vietano gli sfratti semplicemente per ristrutturare e aumentare l'affitto.

Sai, possiamo osare agli inquilini il diritto di rendere stabile l'alloggio in questo momento.

Possiamo anche imporre una tassa sugli alloggi sfitti in modo che tutte le grandi società di private equity che acquistano alloggi e vi si siedono sopra, non siano in grado di permetterselo se devono pagare una tassa molto alta sugli alloggi inutilizzati.

Quindi ci sono molti modi in cui possiamo rimettere queste abitazioni sul mercato. E poi, sai, la soluzione fondamentale è che dobbiamo investire nell'edilizia abitativa.

 Questo è stato impossibile sin dall'era Clinton.

 

Questo vale per l'alloggio come bene pubblico, fondamentalmente come diritto umano.

 Abbiamo bisogno di avere l'edilizia pubblica ora chiamata edilizia sociale, poiché viene costruita principalmente nell'UE, dove quando non si pagano enormi margini di profitto, possiamo permetterci di farlo.

 Questo è un uso molto prezioso e affidabile dei dollari della barriera fiscale per rendere disponibili alloggi di qualità a basso costo, che sono alloggi permanenti. Alloggi in cui non vieni cacciato, nel momento in cui il tuo reddito supera una certa soglia minima ed è un alloggio a reddito misto.

 

E si tratta di abitazioni costruite secondo sani principi ambientali, rinnovabili, alimentate da fonti rinnovabili ed estremamente efficienti dal punto di vista energetico e costruite insieme al trasporto pubblico, che è un'altra necessità critica di cui non sentirete parlare Kamala Harris o Donald Trump, quali sono le nostre reali esigenze di trasporto, che non si incontreranno con” i veicoli elettrici”. Che sono, sapete, relativamente parlando, un modo molto costoso e inefficiente per soddisfare queste esigenze.

 

E questo è un po' ciò di cui i democratici sono orgogliosi, sai, le loro richieste in realtà, i loro mandati per i veicoli elettrici, ma questo non risolverà il problema.

 

Quindi tutto questo è messo insieme nel nostro “Green New Deal”, che possiamo fondamentalmente finanziare a partire dalla semplice dichiarazione di un'emergenza climatica o di un'emergenza ambientale, comunque la si vuole chiamare, ma il presidente ha l'autorità esecutiva e può effettivamente iniziare a far ripartire questa revisione della nostra economia in modo che sia rinnovabile.

 

 È sostenibile e stiamo affrontando queste esigenze urgenti, non solo per un'edilizia abitativa ecologica che è unica al trasporto pubblico e alla conservazione degli spazi aperti e ricreativi, che è una parte davvero fondamentale per mantenere la nostra salute.

 

Le comunità sono molto più sane se hanno accesso a spazi verdi aperti e spazi ricreativi. Quindi tutto questo è ripiegato insieme nell'edilizia abitativa insieme ai trasporti e all'energia, che in realtà fa parte del nostro “Green New Deal”, che in realtà possiamo sfornare oltre mezzo trilione di dollari ogni anno in dollari pubblici per iniziare effettivamente a ripartire.

 

Quindi questa è proprio una delle emergenze critiche che l'opinione pubblica sta affrontando e che non sentirete da Trump o Harris, ma ci sono soluzioni reali che sono disponibili che hanno un ampio sostegno, un enorme sostegno da parte dell'opinione pubblica americana e su cui il presidente ha effettivamente autorità esecutiva.

 

Questo è solo un esempio e, se posso citarne un altro molto rapidamente, è l'assistenza sanitaria.

L'assistenza sanitaria come diritto umano per tutti.

Non sono a conoscenza del fatto che il presidente abbia l'autorità esecutiva per attuarlo, ma non lo escludo nemmeno.

Questa è una sorta di preoccupazione di ricerca per il nostro team al momento, ma basti dire che c'è un enorme sostegno pubblico per questo.

Quindi questo è, sai, questo sarebbe il nostro primo problema su cui concentrarci davvero perché la crisi è enorme.

 

Sai, gli americani pagano il doppio del prossimo grande trasgressore pro capite, il Canada, ma abbiamo statistiche sanitarie di gran lunga peggiori anche se stiamo spendendo molto di più.

Se ti viene diagnosticato un cancro, ad esempio, ora le probabilità sono oltre il 40% che spenderai i risparmi di una vita entro due anni.

 

18 milioni di americani sono stati spinti, in realtà sono stati 8 milioni quelli che sono stati spinti alla povertà nell'ultimo anno per il quale sono stati registrati casi spinti alla povertà a causa delle loro spese sanitarie e 18 milioni non possono permettersi i loro farmaci e continuare a mettere il cibo in tavola.

Quindi gli americani sono in crisi assoluta.

Sono circa 87 milioni ora che non hanno un'assicurazione adeguata.

 E l'Affordable Care Act non ha quasi mai spostato quei numeri.

 C'è un'assicurazione parziale, ma è estremamente costosa.

 

Questa era una promessa dell'amministrazione Biden che ci sarebbe stata un'opzione pubblica, che ci sarebbe stato un programma di acquisto all'ingrosso significativo ed entrambi questi programmi, sai, li sostengono a parole, ma l'opzione pubblica non è stata sentita, sai, da quando Biden è stato eletto e il programma di acquisto all'ingrosso è stato ristretto a soli 10 prodotti farmaceutici entro l'anno 2026 che consentiranno l'acquisto all'ingrosso e dove Il prezzo sarà abbassato.

Quindi la gente è davvero arrabbiata. Sono molto arrabbiati con i democratici e questo ha davvero spinto le persone a destra e ad abbandonare i democratici.

 

 

A loro piace dare la colpa della loro crisi a terzi o ai russi o, sai, o all'FBI, a James Comey, sai, chiunque riescano a trovare, stanno cercando di incolpare, ma non hanno nessuno da incolpare per sé stessi perché hanno gettato i lavoratori sotto l'autobus e i lavoratori sono davvero pronti per un cambiamento. Questo è l'obiettivo della nostra campagna.

 Posso fare un punto su questo?

 

 Il programma verde di” Jill” è iniziato da un po' di tempo e ha discusso molti dei punti del tuo programma.

 E dall'ultima volta che è apparso nel tuo spettacolo, “Neema”, la gente è uscita con critiche e ha detto, beh, è impossibile avere il controllo degli affitti o qualsiasi altro alloggio o persino la salute pubblica.

 Penso che ci sia un'analogia per tutto questo. E questo è il problema della profondità, le leggi dell'utente.

 L'America aveva leggi anti-perdente.

Non è possibile addebitare più del 7% o una determinata percentuale. In tutto il paese, americano, quasi tutti i paesi del mondo avevano leggi anti-user.

 

Cos'è successo?

All'improvviso, le forze antigovernative, i libertari, hanno detto, questo è un problema di diritti dello stato.

Ogni stato ha la possibilità di stabilire le proprie leggi per l'utente.

Quindi c'è, credo, quello degli stati del Dakota e, soprattutto, del Delaware, che è lo stato corporativo dove le società Delta possono fare tutto ciò che vogliono.

 

E le aziende dicono che non abbiamo una legge user-friendly.

 Quindi, se non seguo le società della tua carta di credito e le società incorporano l’userly.

E se avete la vostra sede centrale nel Delaware, allora potete usare le nostre leggi e dire, questa è la nostra legge statale applicata in tutti gli Stati Uniti.

 

E così ora, invece di avere un limite all'utente, ecco perché le società di carte di credito possono addebitare il 19% di interessi e il 31% di penalità.

 

Quindi ci sono le speranze della Corte Suprema che ora sono piene di persone che dicono che il Presidente e l'Ufficio Esecutivo non hanno il potere di interferire con i diritti dello Stato, perché questo è ciò che dice la Costituzione quando è stata scritta da proprietari di schiavi che non volevano alcun tipo di capacità federale per fermare la schiavitù.

Quindi siamo bloccati in questa questione pro-schiavitù della Corte Suprema che sta cercando di impedire al governo di fare tutto ciò che è necessario per salvare gli americani dal dilemma economico, dal dilemma del debito, dal dilemma della casa e dal dilemma medico in cui si trovano.

 

“È affascinante” e  “voglio aggiungere qualcosa.”  Darò solo una reazione rapida, che è quella che mi ha fatto il pensiero che si è innescato nella mia mente. E io non lo sapevo.

 Ed è davvero affascinante.

E questo è ciò che amo di queste conversazioni che imparo sempre così tanto ogni volta che vengo con Michael.

 Prendo costantemente appunti. È affascinante.

E proprio stamattina stavo leggendo di un diverso insieme di leggi, ma leggi che in realtà svantaggiano noi cittadini e ci impediscono di soffrire in particolare la nostra politica estera.

 

E una di queste leggi, queste sono in realtà le leggi BDS, il boicottaggio, il disinvestimento e le leggi sulle sanzioni, che sono apparse all'improvviso solo un paio di anni fa.

 E si scopre che c'era del metodo in questa follia.

Quindi queste leggi fondamentalmente puniscono le persone o le istituzioni per aver boicottato l'apartheid e il genocidio dello stato di Israele.

 

Quindi fondamentalmente chiudendo la nostra capacità di influenzare la politica estera di questo paese e questa crisi morale che stiamo affrontando con questo genocidio, che stiamo finanziando.

 

E ci è proibito esercitare il nostro potere economico per cercare di guidare la nostra politica estera e per cercare di fermare il genocidio.

 Allora, da dove vengono queste leggi?

C'è una favolosa denuncia che è stata appena pubblicata da “Lee Fong” prima dell'intercettazione.

Ora ha un” sotto stack.”

 Ed è apparso su “Glenn Greenwald”.

Ma è stata un'incredibile denuncia sui soldi spesi dietro questa follia.

Quindi si scopre che c'è un sacco di denaro proveniente dal governo israeliano che va a organizzazioni no-profit qui in questo paese che poi lo stanno sostenendo.

 

E penso che tutti ricordino quelle udienze che hanno portato alle dimissioni o al licenziamento dei presidenti di diversi college della” Ivy League” perché tolleravano la libertà di parola e di protesta contro il genocidio nei loro campus, che era, sai, davvero travisato come antisemita.

Non sono antisemiti.

 

Sono stato un trilione di queste manifestazioni.

Sono tutt'altro che antisemiti.

Sono di ispirazione ebraica, musulmana e cristiana e sono semplicemente ispirati ai diritti umani.

Non ha nulla a che fare con l'antisemitismo.

 Ma c'è un'intera onda di leggi che sta riclassificando la richiesta di giustizia e uguaglianza e di fermare il genocidio.

Questo significa classificare tutto questo come antisemita e poi chiuderlo.

 C'è questa cosiddetta legge sulla consapevolezza dell'antisemitismo, che è passata alla Camera e non è ancora passata al Senato.

 Ma classifica formalmente l'attività anti-genocidio o anti-israeliano come antisemita e poi nega le istituzioni educative che stanno finanziando ai sensi del Titolo V o 6, qualunque cosa sia.

Ma comincia a mettere la forza economica dietro la soppressione della libertà di parola e l'espressione di un valore umano di base.

 E per me, è così significativo che questo provenga da quello che è essenzialmente un agente straniero.

 I gruppi che lo stanno facendo violano il “FARA”.

 

Ed è a questo che il dipartimento di giustizia dovrebbe iniziare.

 È qui che vengono investite ingenti somme di denaro in attività di lobbying per conto di un governo straniero.

E se lo fai, devi registrarti come agente straniero.

Beh, l'intera macchina israeliana delle pubbliche relazioni sta infrangendo le leggi FARA.

C'è una pena detentiva di 15 anni che è collegata con questo.

 

E infatti, sapete, il Dipartimento di Giustizia sta conducendo un procedimento proprio ora contro “Herruthi” e “Omalia Chateela”.

Hanno vinto, hanno vinto la parte più importante del loro caso, ma sono ancora in attesa di un'altra parte di esso che ha come una condanna a cinque anni di carcere.

Ed è così oltraggioso. Stanno perseguendo gli attivisti.

 

Stanno usando le leggi FARA per sostenere gli attivisti per questioni banali, fondamentalmente per una questione di “lawfare,” per violazioni banali del FARA e probabilmente non per nessuna violazione del FARA.

Queste sono davvero cause per la libertà di parola.

 

 

Mentre quello che Israele sta facendo, dove il “Kinesit” sta effettivamente fornendo il denaro che va a queste organizzazioni no-profit, che stanno poi facendo pressioni a tutti i livelli di governo per cambiare le nostre leggi, per attaccare fondamentalmente i nostri diritti fondamentali di libertà di parola e il diritto di protestare qui, viene bloccato da questa macchina di lobbying, che in realtà è in violazione delle leggi FARA.

 

E questo fa parte della nostra agenda del primo giorno, a proposito, se siamo così fortunati da abitare la Casa Bianca l'anno prossimo, questo fa parte della nostra agenda del primo giorno che incaricheremo il Dipartimento di Giustizia di portare effettivamente l'”APAC” in tribunale per le loro azioni illegali come agenti stranieri per conto di Israele.

 

E le prove sono ora assolutamente schiaccianti che la macchina dell'influenza di Israele sta violando le nostre leggi fondamentali.

Penso che quello che hai appena menzionato descriva totalmente ciò che stava accadendo nel dibattito tra Kamala Harris e Donald Trump, perché quando si trattava del conflitto in Israele a Gaza, entrambi erano in competizione tra loro e accusavano maggiormente a favore di Israele.

 È incredibile.

 E il modo in cui cercavano di convincere il pubblico che” io ero il candidato più capace di sostenere Israele”.

 

E come, secondo lei, è possibile che in questo momento possa scuotere il fatto che i partiti politici negli Stati Uniti non lascino che questa retorica svanisca e svanisca dall'opinione pubblica.

 

E come, secondo lei, l'opinione pubblica, come l'opinione pubblica sia a favore di questo tipo di politiche, perché quando vede questi due candidati competere l'uno con l'altro a favore di Israele, ecco la domanda, vogliono votare dal popolo degli Stati Uniti.

Cosa pensano di questi candidati, di queste politiche?

 

Questo è il motivo per cui, sai, abbiamo lottato per essere in questa corsa al ballottaggio in tutto il paese, perché questo è l'unico modo in cui puoi effettivamente forzare il dialogo qui. Altrimenti, sai, ti ignoreranno. Quindi puoi essere una voce molto potente e morale.

 

Ma a meno che tu non sia al ballottaggio, a meno che tu non stia effettivamente sfidando l'impero, non hai una parola e non hai una parola in tono tagliente in questa conversazione.

 

Quindi stiamo concludendo, sai, quella fase della campagna elettorale che sta per arrivare al ballottaggio.

 E saremo al ballottaggio per circa il 95% degli elettori.

Siamo al ballottaggio, con una scheda elettorale in circa 39 stati.

E questo include gli stati più grandi, quasi tutti.

E poi siamo al ballottaggio come una campagna di diritto nella maggior parte delle altre.

Quindi siamo sulla scheda elettorale praticamente ovunque, tranne che in tre stati molto piccoli e una bassa popolazione che non hanno diritto di entrare nel processo.

Ma per il resto, siamo al ballottaggio per tutti.

 Quindi possiamo davvero sfidare.

 Che senso ha farlo?

Sai, voglio dire, prima di tutto, le persone sono in aperta ribellione contro il nostro sistema politico.

Nel 2020, un elettore su tre ha scelto di non votare, perché non crede a ciò che gli viene infilato in gola.

 

E gli elettori aventi diritto al voto non votanti sono quelli di colore a basso reddito e giovani, esattamente quelli di cui parla la nostra agenda.

 Ma le persone non sono fan del complesso industriale militare.

Inoltre, non sono fan delle guerre infinite.

 E c'è un'enorme opinione pubblica contro la guerra genocida di Israele e degli Stati Uniti.

Questa è una guerra congiunta.

Israele è il nostro delegato qui.

Non potrebbe muovere un dito senza il nostro finanziamento, la nostra fornitura di armi, la copertura diplomatica e l'intelligence.

La guerra è finita.

Nel momento in cui la persona alla Casa Bianca decide che è finita.

Quindi Joe Biden e Kamala Harris hanno un enorme controllo su questa guerra.

 

Possono spegnerlo in un battito d'occhio e con una semplice telefonata, che è ciò che vuole il popolo americano.

Sappiamo, secondo un sondaggio della “Reuters” dello scorso novembre, che il 68% degli americani, anche allora quando la metà del sangue e del sangue che ora vediamo ogni giorno non veniva rivelato, il 68% voleva già una soluzione diplomatica e un cessate il fuoco immediato.

 Da allora, più recentemente, c'è ora il 61% che chiede l'immediata chiusura delle armi, un vero e proprio boicottaggio delle armi, che è ciò che la legge degli Stati Uniti richiede in ogni caso.

 Ci sono tre leggi statunitensi che vengono violate da Biden, Harris e dal Congresso che mantengono quelle armi.

 

Questo è solo un esempio lampante della disconnessione tra i nostri funzionari eletti che sono fondamentalmente eletti dall'oligarchia, dalle élite economiche che finanziano questo e il pubblico americano che vuole che venga chiuso.

 

C'è difficilmente, da un lato, il numero di membri del Congresso o senatori e donne che vogliono fare ciò che il popolo americano vuole qui, che è ciò che il mondo intero vuole.

Quindi, come ho imparato nei miei anni di sfide all'impero, il popolo americano è davvero con noi.

 Non abbiamo bisogno di cambiare la mente delle persone.

 

Tutto quello che dobbiamo fare è spargere la voce ed è per questo che il vero giornalismo, come quello che fate in questo programma, “NEMA”, è assolutamente fondamentale.

 Il primo emendamento è il primo per ottime ragioni.

Non abbiamo una democrazia senza di esso. Il popolo americano ha bisogno di essere informato e responsabile su questi problemi e anche su chi sono le nostre scelte.

 

Questo ricade sulla stampa libera e non c'è molta stampa libera là fuori, il che ci porta a un'altra cosa che voglio menzionare sul primo giorno.

 

Un'altra cosa che faremo il primo giorno è intraprendere una causa antitrust contro i media consolidati corporativi al fine di smantellarli in modo che invece di avere media da cagnolino, abbiamo più media da guardia, che è ciò che deve essere, e non possiamo avere così tanto potere concentrato in questi grandi conglomerati aziendali che fondamentalmente oscurano e mettono a tacere i veri media indipendenti.

Quindi questa è una cosa, l'altra cosa che facciamo il primo giorno è iniziare a riattivare gli ingranaggi della democrazia.

 Quindi, come si fa a farlo in un sistema che è così esaurito?

Beh, una cosa che si può fare è riportare le riunioni del municipio dove i funzionari eletti dovevano affrontare i loro elettori.

 

Non lo fanno più perché sono troppo occupati, sai, accumulando, sai, chiamando dollari.

 Stanno parlando con i loro donatori, non con i loro elettori.

Quindi, se sei alla Casa Bianca, hai un enorme pulpito da bullo per costringere, sai, a forzare le questioni sul tavolo e anche per approfondire e raddoppiare i nostri funzionari eletti e costringerli ad affrontare i loro elettori.

E anche di pari passo con questo, riporteremo le udienze del Congresso, udienze significative del Congresso in questo momento.

Di solito sono solo spettacoli di cani e pony.

 Sono teatro politico.

 Questi sono alcuni dei modi che aiuteranno a costruire il sostegno per far avanzare l'agenda.

 

Ma quando si tratta di cambiare, sai, la nostra politica estera, c'è così tanto sostegno pubblico per farlo.

Sai, direi che non sarà, sai, quella sarà l'ultima delle nostre sfide. E questo è un altro giorno in cui il presidente può effettivamente alzare il telefono e dirlo a Israele.

 

Infatti, prima ancora di arrivare alla Casa Bianca, il giorno dopo le elezioni, il presidente eletto può chiamare Netanyahu e informarlo che la guerra è finita.

 Il genocidio è finito, le armi, sapete, e i finanziamenti per condurre questa guerra sono finiti.

 Hanno finito.

 

E non ci sarà più sostegno fino a quando Israele non avrà rispettato il diritto internazionale, non solo sul genocidio, ma anche sulla pulizia etnica, l'occupazione, lo stato di apartheid e gli insediamenti illegali, che devono essere rimossi.

 

Michael, quando si tratta di economia, in che modo gli Stati Uniti trarrebbero beneficio da queste guerre senza fine?

 Chi ne trarrà beneficio?

Sono i donatori o gli elettori?

Ebbene, il grande beneficiario della guerra in Ucraina è ovviamente la Russia e in secondo luogo la Cina.

 Abbiamo già detto che non c'è alcuna verità sul fatto che il presidente Biden sia un agente cinese.

 

Ma se fosse un agente cinese, questo è esattamente ciò che farebbe, usando essenzialmente la guerra in Ucraina, prima di tutto, per mandare in bancarotta l'Europa e spingerla nella sua industria, nell'insolvenza e nella dipendenza dagli Stati Uniti.

 

E questo è come una bomba a orologeria che ora sta portando, come avete visto con le elezioni in Germania, alla fine, a una reazione tedesca ed europea contro la stessa Unione Europea e contro la NATO.

 Il presidente Putin dice che ci vorranno 30 anni prima che vogliano unire i mattoni, ma si può vedere cosa sta succedendo.

 L'effetto economico è il numero uno.

 

La NATO ha esaurito tutte le sue armi e, dal punto di vista americano, la guerra in Ucraina è servita a esaurire la fornitura di armi degli Stati Uniti e della NATO.

E questo significa un'enorme domanda europea su bombe americane, artiglieria americana, cannoni americani, carri armati americani e altri fondamentalmente missili, altri militari.

 

Il fatto che gli americani siano vicini all'oleodotto “Nord strom “significa che la Germania non può permettersi di produrre armamenti con il gas o il petrolio e che c'è bisogno di calore per produrre acciaio.

 Quindi l'America guadagna essenzialmente il mercato europeo, ma il prezzo potrebbe essere quello di aver perso economicamente l'Europa.

Beh, certo, è negli Stati Uniti.

 

L'intero bilancio della guerra è stato così grande che se i democratici e i repubblicani riuscissero a raggiungere l'obiettivo che il presidente Obama voleva promuovere come una visione bipartisan, se per pareggiare il bilancio, se si dovesse pareggiare il bilancio con l'attuale bilancio militare, si dovrebbero tagliare quasi tutti i programmi sociali.

 

Ed è per questo che il presidente Biden ha guidato la lotta per privatizzare essenzialmente la sicurezza sociale, il che significa che porre fine alla sicurezza sociale del governo è un essere umano, è un essere umano fondamentale, giusto? E ponendo fine al suo ruolo nel “Medicaid per i poveri”, sta ritirando la medicina.

 

L'effetto della guerra è quello di dare ai tagliatori di bilancio del Congresso una scusa per tagliare i programmi sociali, in particolare quelli che “Joe” sta promuovendo come i più importanti.

E quindi è per questo che il movimento contro la guerra e il movimento per la spesa sociale economica vanno insieme:

 tagliando i movimenti per la guerra, le spese militari, ora si libera il bilancio per sostenere i programmi dell'Agenda Verde. Sì.

 

E se posso ricollegarmi a questo, se dovete, sapete, tipicamente l'opinione pubblica americana e le elezioni, in genere non guardano alla politica estera, sapete, perché in genere sono molto concentrati su, sapete, questioni di pane e burro, sapete, che sono in primo piano e al centro delle nostre vite.

 

 Ma in questo caso, dove siamo in questo momento, dove spendendo il 50% del bilancio discrezionale, il bilancio discrezionale del Congresso sulla macchina da guerra senza fine e le guerre sono assolutamente catastrofiche e le stiamo perdendo tutte, sapete, in più.

 Quindi non solo stiamo sperperando i dollari delle nostre tasse, ma stiamo davvero sventrando il nostro bilancio.

E abbiamo, sai, 87 milioni di persone che non hanno un'assistenza sanitaria adeguata, la metà degli affittuari, sai, sta per perdere la casa.

 

Sai, abbiamo un problema abitativo evidente, 44 milioni di giovani che sono bloccati nei debiti studenteschi.

Sai, abbiamo disparità orribili nell'istruzione K-12 in cui i finanziamenti nella tua scuola, sai, dipendono dalle tasse sulla proprietà.

 

Ci deve essere un piano, un piano comune con la spesa federale per garantire che tutti i bambini abbiano, sai, un inizio di qualità e una buona istruzione, la qualità dell'istruzione non dovrebbe dipendere dal tuo codice postale.

Sai, queste sono tutte domande davvero evidenti che richiedono finanziamenti, sai, la crisi climatica.

Il fiume Colorado è a meno di un anno dalla chiusura.

Il livello del lago Mead è così basso dove ha origine il fiume Colorado, il livello del lago Mead è così basso che l'intero sistema di irrigazione attraverso il fiume Colorado è a rischio di chiusura completa.

E questo rifornisce il sistema agricolo della California, che fornisce metà della frutta e della verdura per la nazione.

 

 

Quindi pensiamo che ora abbiamo un problema di vendita di cibo solo per un anno fino a quando la nostra fornitura interna di frutta e verdura non crolla, che è all'ordine del giorno in questo momento perché non stiamo facendo nulla al riguardo, sai, i democratici sostengono a parole la crisi climatica, ma loro, quello che stanno effettivamente facendo è servire l'industria dei combustibili fossili e l'industria nucleare e così via.

 

E in una certa misura, le rinnovabili, ma costruire energie rinnovabili non risolve il problema del clima.

 La gente vuole le rinnovabili, la natura potrebbe preoccuparsi meno delle energie rinnovabili.

La natura ha bisogno che i combustibili fossili vengano eliminati in caso di emergenza, che è ciò che farà il nostro “Green New Deal”.

 

Ma il punto è che in questo momento abbiamo tutte queste crisi che potremmo gestire e che potremmo affrontare queste emergenze che gli americani stanno affrontando in ogni dimensione della nostra vita.

 

Quindi è collegare i puntini che conta, motivo per cui è così importante arrivare al microfono.

 Se arriviamo al microfono, le persone sono d'accordo con noi e sono anche sbalordite dal fatto che, oh mio dio, ci sono queste soluzioni reali qui.

 I nostri bisogni potrebbero essere soddisfatti, sai, sono ben consolidati.

 

C'è stato uno studio condotto alla “North western” e a “Princeton”, poco più di un decennio fa, chiamato “Gillins” e “Paige”, i due autori principali, che fondamentalmente hanno dimostrato che c'è una relazione dello “zero per cento” tra l'agenda del Congresso e i bisogni reali del popolo americano e ciò che il popolo americano sostiene.

 

Quindi, prendendo il microfono e chiarendo la famiglia media, questo viene da “Jeffrey Sachs”, la famiglia media sta spendendo $ 12.000 solo quest'anno per la macchina da guerra senza fine, $ 12.000.

Quanto ti è servito?

Sai, come avresti potuto spendere meglio quei dollari, sai, in tutti i modi.

 

Quindi gli americani sono estremamente sconvolti quando viene chiarito quanto viene sprecato in questa infinita macchina da guerra, che è un altro punto della nostra agenda che vogliamo davvero chiamare le nostre spese militari in modo da avere una chiara tassa di guerra e sia chiaro cosa stiamo pagando per queste guerre assolutamente futili ed estremamente pericolose e impoverenti.

 

Gli americani hanno il diritto di sapere che stiamo pagando fino ai denti per questo, mentre i nostri bisogni primari non vengono soddisfatti.

E questa è un'altra ragione per cui dobbiamo buttare fuori i barboni e portare dentro dei veri servitori pubblici piuttosto che questi servi predatori di Wall Street e della macchina da guerra.

 

Chiunque parla del conflitto in Ucraina e critica la politica degli Stati Uniti in Ucraina, è nei media mainstream, ne parla a favore della Russia.

 Ma la domanda, la domanda principale, la domanda di base è in che modo gli Stati Uniti trarrebbero vantaggio da questo conflitto in Ucraina?

In che modo la gente comune ne trarrebbe beneficio?

 Si tratta solo di un complesso militare-industriale?

Perché vinceranno da questo conflitto attraverso le armi che stanno vendendo all'Ucraina e ad altri paesi.

 

Ma alla fine della giornata, nulla arriva nelle tasche della gente comune negli Stati Uniti, che tutto sta portando via a questo conflitto, a queste guerre senza fine. Michele?

 Questa è davvero più una domanda per Joe.

Siamo andati oltre. Quali siano i problemi della guerra in Ucraina, per prima cosa, ha a che fare con la libertà di parola.

 

Non si discuterebbe per dire che se si è contro la guerra, allora si è a favore di Putin e si è a favore della Russia, si sa, si è un traditore del paese e si è filo-russi. Nessuno di noi è filo-russo.

 

Siamo contro la guerra e lo stiamo vedendo dal fatto che avete avuto nel vostro show così tanti ex ufficiali militari come “Scott Ritter” e altri e tutti sembrano essere d'accordo.

 I russi sono tutti uniti in Ucraina. Non c'è nulla che gli Stati Uniti possano fare se non alzare la posta e rischiare la guerra atomica.

 

E così ci sono state un certo numero di persone come “Scott” che hanno detto negli ultimi giorni, siamo davvero a rischio di una guerra atomica per tutto questo.

 Joe me lo ha detto negli ultimi giorni, abbiamo parlato.

Quindi, un modo in cui abbiamo beneficiato della fine della guerra in Ucraina è che non saremmo saltati in aria domani in una guerra atomica.

 

L'America pensa che in qualche modo la Russia non abbia una vera linea rossa e che l'America e la Gran Bretagna abbiano fornito all'Ucraina missili a lunga distanza per attaccare Mosca.

 Senza dubbio, se la Russia è minacciata, al presidente Putin si dice, chi è questo, stai cercando di distruggere la Russia?

 Vogliamo davvero vivere in un mondo senza la Russia?

 

Io no e “Kaboom” , avrai un'escalation che inizia a poco a poco e ci vogliono dai sei agli otto giorni perché l'escalation diventi atomica.

 Quindi penso che il quadro generale sia che traiamo vantaggio dal non essere fatti saltare in aria. Il dott. senno.

 

Sì, penso che non lo sottolineeremo mai abbastanza perché la nostra leadership politica criminale e guerrafondaia è ignara di tutto questo e sta mettendo in gioco tutte le nostre vite.

Si nascondono dietro l'idea sbagliata che, oh, non preoccupatevi, la guerra nucleare sarà laggiù.

 

E useremo solo le armi nucleari tattiche per combatterlo, che è un'intera generazione di armi nucleari che sono state create per combattere questi conflitti regionali.

 Ma queste sono, alla grande, estremamente pericolose. Quelle che in questo momento chiamiamo armi nucleari tattiche sono le dimensioni delle armi che sono state usate a Hiroshima e Nagasaki.

 

Quelli sono quelli tattici, non i pezzi grossi che hanno anche loro.

 Se si guarda a un sottomarino dotato di armi nucleari, che sia degli Stati Uniti o della Russia, penso che abbiamo una parità intorno a 12 o 14, ognuno di noi.

Ma un solo sottomarino nucleare contiene l'equivalente di 5.000 bombe di Hiroshima.

Non ce ne vogliono molti per causare l'inverno nucleare globale, che è globale. L'inverno nucleare, sapete, quando vedete quella nuvola a fungo che sale, quella nuvola a fungo è fondamentalmente un nastro trasportatore e sta trasportando detriti nell'atmosfera superiore, come sopra le nuvole, dove non c'è tempo per farli scendere.

Non piove, non si deposita.

Rimane lì per decenni.

 

Quindi, in pratica, attenuiamo la luce del sole e non ci vogliamo molte bombe nucleari per farlo.

 Non importa dove accade.

 

Se ci sono alcune dozzine di armi nucleari scambiate in Ucraina o in Medio Oriente, dove siamo anche sostanzialmente a rischio di escalation, siamo sulla scala dell'escalation in questo momento e possiamo diventare nucleare molto rapidamente, come diceva “Michael”, e potremmo parlare di più su come esattamente ciò possa accadere anche in Medio Oriente.

 

Ma non ci vogliono molte di queste armi per oscurare il cielo abbastanza da farci morire di fame.

E a seconda di quante armi nucleari vengono usate, potrebbe essere che la produzione agricola diminuirà del 10%, il che affamerà molte persone, o potrebbe eliminarci tutti.

Non ci vuole molto.

 

Se c'è un grande scambio di armi, è il sipario per tutti noi, perché la produzione agricola si ferma praticamente subito.

 Quindi non è possibile sopravvivere a questo e la gente vive sotto la mitologia che una piccola guerra nucleare regionale laggiù non è un grosso problema.

Lo è assolutamente.

 

E tutti noi dobbiamo trattare la guerra nucleare come se fosse una minaccia personale per ognuno di noi, non solo per i nostri figli, ma per noi.

E i trattati nucleari che in un certo senso tengono sotto controllo questo e forniscono una certa protezione.

 Sai, in questo momento, per esempio, puoi avere missili a corto raggio.

Questo è legale ora.

 

Le cosiddette forze nucleari intermedie, il trattato “INF”, che è stato sostanzialmente smantellato dagli Stati Uniti un paio di anni fa.

 Era come uno degli ultimi trattati da concludere.

 Ce n'è ancora un altro, ma sta per scomparire.

 

Quindi questo trattato che ha impedito i missili a corto raggio e i missili a corto raggio è particolarmente pericoloso perché è lì che c'è un enorme incentivo a inviare le tue armi nucleari se pensi di essere sotto attacco.

Hai un motivo per scatenare i tuoi capelli per inviare le tue armi nucleari.

 E questo porta a un sacco di salti mortali.

 

Quindi questo è stato riconosciuto come un pericolo incredibile in Europa, ed è da qui che è nato il trattato INF, come negli anni '80.

E il pubblico americano, davvero, il pubblico di tutto il mondo, ha fatto in modo che ciò accadesse perché eravamo consapevoli di quanto questo fosse una minaccia per noi.

 

Ora quella minaccia è stata in qualche modo sepolta dall'industria e dall'acquisizione della pubblicità aziendale e tutto il resto.

 Quindi le persone non sono consapevoli del pericolo, ma devono essere rese consapevoli perché questo è enorme e sta accadendo proprio ora e siamo molto nel mirino del bersaglio.

Quindi ci sono tutte le ragioni del mondo per noi per andare al tavolo.

 

Sai, ultimamente sono stato molto attaccato dai democratici che sono davvero spaventati perché stiamo andando alla grande.

 In realtà stiamo andando molto bene e i nostri numeri stanno aumentando.

Stiamo effettivamente conquistando il voto arabo americano e musulmano, tanto per cominciare, in tre stati in bilico e siamo molto vicini a vincere anche in molti altri stati.

 

Ma questo ha completamente spaventato i democratici perché non vinceranno senza il sostegno schiacciante della comunità musulmana. Non possono vincere.

Quindi stanno completamente impazzendo in questo momento e stanno cercando un modo per attaccarmi.

 È qui che” AOC viene attaccato. Oh, sei un predatore.

 

Si va via tranne che ogni quattro anni.

 Beh, no, non ce ne andiamo.

Sono i media che se ne vanno. Siamo ancora qui.

Stiamo eleggendo persone a cariche più basse. Stiamo facendo tutto.

Tu sei il predatore qui.

 In realtà, avete rubato il nostro “Green New Deal “e avete fatto finta che fosse vostro.

 

No, avete preso, seguite regolarmente i nostri programmi, la nostra istruzione superiore pubblica gratuita per l'abolizione del debito studentesco, tutto ciò che è stato lanciato dai Verdi, sapete, fondamentalmente preso in mano in modo predatorio dai Democratici che lo sostengono solo a libertà condizionata. In realtà non fanno nulla qui.

Ma i democratici stanno completamente impazzendo.

 

Quindi sono un attacco di motivo in questo momento perché non riescono a trovare nulla.

 Sai, sono stato in giro troppo a lungo. Sai, la mia, la mia, la mia biografia è stata completamente smascherata.

Non ci sono trucchi.

Sai, sono stato indagato per tre anni dalla Commissione Intelligence del Senato come risorsa russa.

Non riuscivamo a trovare nulla. Così sono stato esonerato anche su quel fronte. Ma stanno cercando di resuscitarlo di nuovo.

E stanno cercando di farmi dire che Putin è un criminale di guerra. Voglio che lo dica.

 Anche se, sai, ho detto che queste sono guerre criminali.

 Si tratta di guerre criminali e illegali lanciate dalla Russia. Quindi sono davvero sul mio caso in questo momento per cercare di avvicinare Putin a me.

 

Ma penso che sia, sai, è davvero, è, non sta ottenendo trazione.

Ad esempio, come abbiamo fatto noi, i democratici hanno gridato al lupo al lupo per questo.

Quindi non stanno ottenendo trazione.

E le persone, sai, alla fine della giornata, hanno difficoltà a mettere il cibo in tavola, a mantenere un tetto sopra la testa, a ottenere l'assistenza sanitaria, sai, a uscire dai debiti, sai, le nostre vite sono nel caos in questo momento.

E i democratici continuano a cercare di distrarre con questi attacchi diffamatori senza senso.

Quindi voglio davvero incoraggiare le persone a visitare il mio sito web prima che me ne dimentichi.

 

“ Jill Stein 2024.com”.

Siamo in una posizione incredibile in questo momento

per costruire davvero questa rivolta. La rivolta sta avvenendo.

I democratici continuano a perdere e i repubblicani continuano a perdere, perdono trazione perché non stanno affrontando la crisi che hanno causato, le molte crisi che hanno causato.

Quindi è davvero un grande momento. E questa è un'elezione del Cigno Nero.

 Ci sono stati molti 180.

 

 

E non escluderei nulla se vinceremo il 5% e avremo un sacco di finanziamenti per la prossima corsa che non dobbiamo e anche lo status di ballottaggio.

E non dobbiamo lottare per la nostra strada, sai, passare i primi nove mesi della campagna a lottare solo per essere in gara.

 Sai, questo è un grande risultato.

Sai, il viaggio di mille miglia inizia con un passo e arriva al 5% è enorme.

 O non escluderei quando si ha una corsa a quattro.

E ci saranno tre candidati pro-gesuiti.

 E saremo l'unica campagna anti-gesuiti, contro la guerra, a favore dell'emergenza climatica dei lavoratori in ballottaggio in tutto il paese.

C'è solo uno di noi.

 

In questo modo potrebbe dividere il voto a favore della guerra in tre modi.

 Quando si ha una corsa a quattro, può essere una con appena il 26% del voto popolare.

Quindi non lasciare che ti dicano che la resistenza è inutile. Non è inutile.

 In realtà è l'unica cosa che cambia, sai, il corso della storia come “Frederick Douglass” diceva che il potere non presuppone nulla senza una domanda.

 

 Noi siamo quella domanda.

Non lasciate che vi convincano a tapparvi il naso e a votare per un genocidio.

 Non lo sappiamo, non dovremmo essere dissuasi dalla nostra umanità.

Non dovremmo essere spinti ad approvare e autorizzare il genocidio, che è ciò che si fa se si vota a favore.

 

Sai, ci sono così tante ragioni per noi per alzarci e lottare per ciò che meritiamo e ciò che è alla nostra portata più che mai in queste elezioni e in futuro.

“Dottor Simon”, quando si tratta del Medio Oriente, lei ha menzionato il rischio di avere una guerra nucleare in Medio Oriente.

 

Abbiamo visto che l'amministrazione Netanyahu ha fatto di tutto, di tutto, per portare un conflitto più grande in Medio Oriente in termini di conflitto con Hezbollah, con l'Iran, con quegli assassini.

E in questo momento, sembra che il modo in cui stiamo assistendo con questi due candidati, Repubblicani e democratici, entrambi sono a favore di Israele.

 Li costruiamo.

Possiamo correre il rischio di una guerra nucleare in Medio Oriente. Il modo in cui Netanyahu è in grado di manipolare questi candidati e nel modo in cui vuole essere il conflitto.

 

E potrebbe approfondire questo, qual è la cosa più importante, la questione più importante quando si tratta della politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente al fine di evitare qualsiasi tipo di guerra nucleare? Esattamente.

 E non è difficile capire come ciò accada.

 

Gli Stati Uniti quando Israele compie un'oltraggiosa violazione del diritto internazionale, come attacca l'ambasciata dell'Iran in Siria, come assassinare il leader di Hezbollah o dell'Iran, quando Israele fa cose davvero provocatorie, gli Stati Uniti sono là fuori a dire all' Iran e Hezbollah dovranno esercitare la moderazione.

 Si prega di esercitare moderazione.

Ma non lo dicono mai a Israele.

 

E guardate cosa ha appena fatto Israele negli ultimi due giorni per far esplodere questi dispositivi cercapersone, e camminare verso l'hockey.

Presumibilmente di Hezbollah, ma chissà chi lo porta?

Questo è un incredibile atto di terrorismo.

 E migliaia di persone sono state ferite e quando hanno ucciso, compresi i bambini.

 

Quindi quale sarà la risposta a questo?

 Voglio dire, questa è davvero una proteina, Hezbollah qui.

 E se hai intenzione di avere un robot, stai provocando l'Iran, che è alleato con Hezbollah, e chi è alleato con l'Iran?

 

Entrambi, in particolare la Russia, che ha un'alleanza militare con l'Iran, e sempre più la Cina che esprime sostegno anche all'Iran, ma soprattutto alla Russia, ei guerrafondai e l'opposizione degli Stati Uniti, sia la Cina che la Russia, li stanno avvicinando.

 Quindi gli Stati Uniti stanno davvero alzando la pressione e permettendo a Israele di potenziare questo conflitto in un modo che sarà molto mortale e che, sapete, la guerra tra Libano e Hezbollah e Israele in questo momento sta divampando in grande stile.

 

Allo stesso tempo, anche Israele si sta espandendo, è violenza oltre la sola Gaza e la violenza in Cisgiordania ora è fuori scala e la strategia di appropriarsi, prendere il controllo della Cisgiordania è ora fuori che Israele non sta più cercando di mascherare il fatto che sta cercando di acquisire la Cisgiordania e fondamentalmente aumentare la sua occupazione.

 Quindi, sapete, in questo momento siamo alla base di un conflitto che non ha fine. Eppure, questo è un conflitto con gli Stati Uniti che può finire con una semplice telefonata, ma non lo faranno.

 Solo noi possiamo costringerli a farlo, ed è per questo che per me la strategia politica qui è assolutamente fondamentale.

 

La politica di tutto questo può risolverlo, sai, se siamo alla Casa Bianca, questa guerra è finita ed evitiamo completamente questa catastrofica espansione, potenzialmente la Terza Guerra Mondiale, che vediamo in corso proprio ora intorno alla guerra genocida di Israele.

Abbiamo il potere di fermarlo.

 Sai, stiamo guardando le proteste nei campus che vengono chiuse.

 

Ora, non lo sono stati completamente, ma ci sono tutti i tipi di restrizioni su quelle protestate e gli studenti devono preoccuparsi molto di essere inseriti nella lista nera, di essere espulsi dall'università.

 Sai, quindi le viti sono state davvero messe su di loro, e penso che sia così importante per noi, per tutti noi, studenti in particolare, abbracciare il potere politico che abbiamo collettivamente.

Se un elettore su tre non ha votato nel 2020, sai, e questo è in gran parte di colore, giovane e a basso reddito.

 Se stiamo spargendo la voce a queste persone, possiamo cambiare completamente l'esito di queste elezioni semplicemente spargendo la voce e coinvolgendo le persone.

Quindi abbiamo già un coraggio e una visione incredibili e, sapete, è un imperativo morale che la comunità musulmana americana e la comunità araba americana si alzino in piedi nonostante il calore che viene davvero messo su di loro, nonostante l'islamofobia, nonostante gli attacchi violenti contro musulmani e palestinesi che stanno avvenendo in questo paese.

Sai, un bambino, un bambino di cinque anni che è stato accoltellato circa 25 volte dal padrone di casa, sai, perché era palestinese semplicemente, sai, nonostante tutto questo, si stanno alzando in piedi.

 Si stanno alzando in piedi per fare ciò che è giusto qui e l'unico modo per andare avanti.

 

Beh, anche la comunità afroamericana ci sta scoprendo.

 

Siamo stati portati con il mio compagno di corsa, che mi piacerebbe che anche tu avessi in questo programma, che in realtà è un professore di storia islamica e storia del colonialismo e della rivoluzione, in particolare in Africa, ma che ha davvero una profonda comprensione di molte delle domande che, sai, che tutti noi che siamo prima di tutto, sai, siamo davvero in testa alla nostra agenda, che è il colonialismo, l'occupazione e la rivoluzione, che siamo, sai, davvero in grado di presentare un 'agenda molto diversa e, sai, e perché siamo stati in grado di andare insieme e lui è un afroamericano.

 

“Sul Breakfast Club,” che è come uno dei programmi mediatici più popolari nella comunità nera, ora siamo diventati virali nella comunità nera e mentre eravamo sotto attacco a quel programma, hanno tirato fuori una “CNN”, un ex capo parlante della “CNN”, il Partito Democratico dei college per attaccarci spietatamente su quel programma, ma noi, sai, avevamo lo spazio per reagire e se leggi i commenti su quel programma, sono tutti tipo, beh, non avevo intenzione di votare prima, ma ora sto andando a registrarmi per votare perché, sai, voterò per il verde, per il biglietto verde qui, anche quella comunità ci sta scoprendo e sono molto in ribellione per essere stati, sai, abusati e sfruttati, sai, parlare di presentarsi ogni quattro anni, beh, questo è in genere ciò che fanno i democratici, sai, i repubblicani non mostrano tutto e i democratici si presentano una volta ogni quattro anni e poi abbandonano le loro promesse.

Quindi, in ogni caso, siamo in questo momento di incredibile scoperta in questo momento e, sai, è davvero eccitante.

Quindi incoraggiamento di nuovo le persone, andare sul nostro sito web e unirsi al team. Sì. Penso che lo avrò in questo podcast.

 Ne parleremo.

 

E “Michael”, proprio ora, sembra che io stia facendo il mio, il mio, c'è qualcosa di sbagliato nel vostro, nel mio.

 C'è qualcosa che non va nel mio microfono.

Com'è adesso? Va bene? Subito? Sì.

 Sta funzionando. Non c'è problema. OK.

 

La domanda in questo momento, “Michael”, sarebbe, con ciò che il tempo del dottore ha menzionato prima secondo te, come, come economista, puoi aiutarla a portare una sorta di sanità mentale all'intera situazione, considerando l'economia degli Stati Uniti in questo momento.

 

 Beh, abbiamo, abbiamo parlato insieme, credo, per molti anni. E io sono un consulente economico.

 Quindi abbiamo avuto molte discussioni avanti e indietro.

Ma poiché ci rimangono solo pochi minuti, voglio, vorremmo farlo, voglio legare insieme qualcosa di ancora più importante che collega tutto ciò che abbiamo detto.

 

E cioè che abbiamo già parlato della libertà di parola, e di come la libertà di parola sia sotto attacco, non solo contro le persone che sono contro la guerra, che sono accusate di essere pro-boudin, ma l'attuazione della libertà di parola, le leggi sulla libertà di parola proteggono effettivamente la libertà di parola, ma il “Partito dei Verdi” e “Jelsstein” in particolare sono stati oggetto di legge.

 

In altre parole, hanno cercato di mantenere, di portare avanti ogni sorta di casi frivoli contro il Partito dei Verdi per occupare così tanto tempo che non c'è spazio o espandere la capacità finanziaria per continuare.

 

E mi piacerebbe, voglio dire, che il modo appropriato per legare insieme tutto ciò che stiamo dicendo sia che “Jill” dice solo alcune delle frivole bancherelle e del diritto, proprio come ha detto Donald Trump, guarda tutti i casi portati contro di lui, che tutto può essere ribaltato dalla corte d'appello, è la Corte Suprema, sono tutti casi frivoli, molestie.

 

“Jill” è sotto le stesse vessazioni di Donald Trump, ma in un modo ancora più grande, beh, farei meglio a lasciarle raccontare alcuni dei problemi che ha avuto, appena arrivata al ballottaggio.

Sì, dottor “Sarg”.

Ok, lasciami solo... Sai, lei non c'è. Sì. È questo il tuo punto? Il suo non c'è?

Il suo microfono è spento.

 

Ok, mi dispiace.

Sì, stavo cercando di aiutarti con quell'eco prima di mettermi su di te.

 Ok, mi dispiace. Sì, quindi grazie.

I democratici stanno tirando fuori tutti gli ostacoli.

 Stanno davvero correndo spaventati.

Sanno che il loro impero è una proposta permanente in questo momento, non sta funzionando.

Stiamo perdendo tutte queste guerre, stiamo spendendo noi stessi nella povertà, spendendo il popolo americano che è nella povertà.

Sai, il paradigma non funziona, ma sono incollati a quel paradigma perché è quello che li finanzia, l'oligarchia e l'impero di Wall Street.

Così lo difenderanno fino alla morte.

 Nel frattempo, stanno usando ogni strumento a loro disposizione per cercare di metterci a tacere.

 

Sono terrorizzati all'idea di competere con noi. Non vogliono essere coinvolti in un dibattito con noi. La loro soluzione è principalmente quella di tirarci fuori dalla contesa per rimuoverci dal ballottaggio già a marzo. Hanno annunciato di aver assunto un esercito di avvocati per buttarci fuori dal voto con questo “lawfare” di cui Michael sta parlando.

 

Hanno anche pubblicizzato l'assunzione di manager per spie e infiltrati per rovinare le nostre organizzazioni e le nostre campagne elettorali.

Hanno anche dirottato i nostri finanziamenti pubblici, per i quali ci siamo qualificati, i dollari pubblici, per i quali ci siamo qualificati.

L'hanno dirottata per un periodo di circa due mesi per impedirci di avere le risorse extra di cui avevamo bisogno per le nostre votazioni.

Ecco perché eravamo nel giusto nelle campagne elettorali e non avevamo una scheda elettorale perché fondamentalmente ci hanno rubato le risorse nel momento in cui ne avevamo bisogno.

Quindi è come il grande – e poi ci sono anche le campagne diffamatorie in corso.

 

Hanno questo tipo di approccio su più fronti per evitare di dover effettivamente avere un dibattito, di dover effettivamente avere bisogno di noi faccia a faccia. Quello a cui Michael si riferiva nell'accesso al voto, il” lawfare”, siamo stati in grado di batterli in Wisconsin e in Georgia, il che è enorme.

 

Siamo ancora in tribunale in Nevada, dove abbiamo ottenuto il triplo del numero di firme richieste e alla fine ci hanno buttato fuori dalla scheda perché il Segretario di Stato in Nevada ci ha dato il modulo sbagliato.

 In realtà stavamo usando il modulo corretto per raccogliere le firme e le differenze sono davvero banali.

 

È fondamentalmente una nota a piè di pagina. Non è affatto una differenza sostanziale. Stavamo usando la forma corretta.

 Il Segretario di Stato ci ha detto: "Oh, no. Questo è obsoleto. Usa questo modulo." Beh, ci hanno dato la forma sbagliata

. Volevamo farlo? Chissà? Non abbiamo dimostrato che lo abbiamo fatto.

 

Ma la prima corte ha detto:

"Questa non è una ragione sostanziale per negare a 30.000 elettori il loro desiderio di avere un'altra scelta sulla scheda elettorale".

Così si pronunciarono a nostro favore.

 I democratici l'hanno poi abrogata, dicendo che questa forma era un punto di svolta.

 La corte d'appello si è schierata con loro.

 

La corte d'appello, che penso sia in gran parte una corte nominata dai democratici, non la porteremo alla Corte Suprema incrociando le dita.

Finora, sembra promettente.

 Quindi potremmo vincere e tornare al ballottaggio in Nevada.

E hanno anche appena annunciato che stanno cercando di buttarci fuori dal ballottaggio nel New Hampshire.

 

 

E non sappiamo ancora il motivo.

 Ma abbiamo ottimi avvocati.

 In realtà, “Teresa Amado”, che è stata la responsabile della campagna di “Ralph Nader”.

Anche lui subì un'enorme legge contro di lui.

Ci sono state circa 20 o più cause legali simultanee per estrometterlo dal ballottaggio.

E hanno cercato di spendere le tue risorse.

Hanno cercato di legarti in tribunale.

Ma abbiamo avvocati meravigliosi. Stiamo andando molto bene.

Quindi saremo in tribunale, anzi, saremo sulla scheda elettorale praticamente per ogni elettore.

 

Quindi hanno fallito nel loro tentativo di mettere a tacere non tanto i terzi partiti quanto gli elettori americani che stanno davvero chiedendo a gran voce una scelta contro la guerra a favore dell'emergenza climatica dei lavoratori in queste elezioni.

E lo otterremo.

Quindi, in questo momento, si tratta davvero di girare la manovella, che non è scienza missilistica.

 

Sai, se hai “super pack” e grandi donatori aziendali, è fantastico.

Noi non facciamo quel gioco.

 Lavoriamo secondo le regole ordinarie.

 Non facciamo il tipo di scappatoie, le scappatoie per la corruzione legalizzata in base alle quali un singolo donatore, un miliardario, può firmare un assegno con un pasto per un milione di dollari.

Ora non puoi farlo secondo le regole antiquate per la gente comune.

 Abbiamo un limite di 3.300 dollari, che è un sacco di soldi, per quanto riguarda la maggior parte delle persone, ma Democratici e Repubblicani, rastrellano la scatola di questi super pacchetti e quelli che vengono chiamati fondi per la vittoria.

 Siamo un singolo miliardario in grado di firmare un assegno per un milione di dollari.

 

E poi tirare i fili dall'interno quando si dà quel tipo di denaro, si ha, è un sistema pay-to-play.

Ed è per questo che lo sono, ecco perché hanno l'agenda, l'agenda di Wall Street e l'agenda della macchina da guerra che hanno.

 Quindi non giochiamo secondo quelle regole, che ci danno la libertà di essere effettivamente un vincolo per le persone.

 

Ma è per questo che abbiamo bisogno di tutti coloro che vogliono vedere un'America che lavora per noi e un mondo che lavora per tutti noi, senza queste guerre senza fine e la catastrofe climatica che si sta abbattendo su di noi in questo momento.

 E la catastrofe sanitaria e la catastrofe immobiliare sono una catastrofe dopo l'altra.

 

Non ci stiamo muovendo affatto nella giusta direzione.

 In realtà stiamo andando nella direzione sbagliata, anche sotto un governo democratico completo, continuiamo ad andare nella direzione sbagliata.

Quindi abbiamo la possibilità di cambiare la nostra direzione ora in un modo molto profondo e potenzialmente trasformativo solo in questa corsa.

 

Si tratta solo del semplice “ABC” del “phone banking”, del bussare alla porta, del presentare, del volare e della raccolta fondi.

Quindi, se andate in” tilstime2024.com”, potete far parte di questa alternativa a una grande macchina da soldi che è la macchina alimentata dalle persone per creare un'America e un mondo che funzioni per tutti noi in un momento in cui l'alternativa è, sai, è letteralmente una catastrofe climatica e nucleare, sai, l'Armageddon.

Non è lì che dobbiamo andare.

In realtà potremmo avere un mondo che funzionerà per tutti noi.

Se abbiamo il coraggio delle nostre convinzioni e ci disattendiamo, sapete, quella campagna di propaganda che ci dice che la resistenza è inutile e noi siamo impotenti.

In realtà non è affatto vero.

Abbiamo i numeri, abbiamo le soluzioni, abbiamo effettivamente un potenziale percorso verso la Casa Bianca, anche in questa corsa, e poi abbiamo un percorso per governare effettivamente in base alle esigenze del popolo americano.

Quindi c'è un percorso completo da seguire se decidiamo di alzarci e farlo accadere.

Sì. Grazie mille per essere qui con noi oggi, “Dr. Stein” e “Michael”.

Grande piacere come sempre, parlare con voi.

Allo stesso modo, un piacere è davvero istruttivo.

Ho imparato così tanto ogni volta.

Grazie a voi. Grazie. Arrivederci.

 

 

 

 

 

 

Un Globalismo di idee.

All’interno del “Patto

per il Futuro” dell’ONU.

 

Comedonchisciotte.org – Markus – (27 Settembre 2024) - Kit Knightly -off-guardian.org – ci dice:

 

Il Vertice per il futuro delle Nazioni Unite è terminato. I “grandi e buoni” della leadership globale si sono riuniti per quattro giorni a New York per quella che il loro sito web ha definito

 

“un’opportunità unica per una generazione di reimmaginare il sistema multilaterale e indirizzare l’umanità su un nuovo corso

… il che suona semplicemente delizioso e per nulla inquietante o arrogante.

 

L’evento di quattro giorni è stato diviso in due “giornate d’azione” e due giorni di “Vertice”, nomi diversi per “persone in giacca e cravatta sedute attorno a grandi tavoli che parlano in gergo burocratico mentre si atteggiano a persone importanti”.

 

Il risultato è l’approvazione di un documento che chiamano “Patto per il Futuro“: 81 pagine di ciance auto-celebrative talmente infarcite di linguaggio politico senza senso da diventare quasi incomprensibili (quello che James Corbett chiama “Globalese”).

 

Ecco un paragrafo scelto a caso:

 

“Rafforzare la cooperazione con le parti interessate, tra cui la società civile, il mondo accademico, la comunità scientifica e tecnologica e il settore privato, e incoraggiare i partenariati intergenerazionali, promuovendo un approccio globale alla società, per condividere le migliori pratiche e sviluppare idee innovative, a lungo termine e lungimiranti, al fine di salvaguardare i bisogni e gli interessi delle generazioni future.

 

…è tutto così. E l’ho letto tutto… 81 pagine.

 

In termini di contenuti reali, non ci sono idee nuove. Avevamo già visto questa lista della spesa globalista di presunti “problemi”.

 

Cambiamento climatico, conflitti, insicurezza alimentare, povertà, disinformazione, incitamento all’odio. I soliti “problemi” che, insieme, formano quelli che il documento definisce “shock globali complessi”. Questi “shock” – ci dice il documento – possono essere affrontati con una serie di “soluzioni” che, ancora una volta, non ci sorprendono:

 

“rispetto del diritto internazionale”, “cooperazione allargata”, “ruolo accresciuto per le Nazioni Unite” e la parola d’ordine post-covid preferita: “interoperabilità”.

 

Tutto ciò può essere ampiamente definito come il nostro vecchio amico, il “governo globale”.

 

Come ci si potrebbe aspettare, si parla molto di denaro e di finanza (i trasferimenti massicci di denaro pubblico in mani private sono il modo in cui si conquistano le società e gli hedge fund alla propria causa autoritaria, dopo tutto). Ad esempio, l’Azione 9(28)(f) promette…

 

“…un nuovo obiettivo collettivo quantificato a partire da una base di 100 miliardi di dollari statunitensi all’anno, tenendo conto delle esigenze e delle priorità dei Paesi in via di sviluppo [per combattere il cambiamento climatico].

 

100 miliardi di dollari all’anno. Con questa cifra si può comprare un sacco di ScienzaTM.

 

Il linguaggio più palesemente autoritario è riservato al controllo di Internet (lo è quasi sempre), e gli Obiettivi 3 e 4 del “Global Digital Compact Annex” sono due dei pochi che non necessitano di alcuna traduzione, in quanto si impegnano a

 

“Promuovere uno spazio digitale inclusivo, aperto, sicuro e protetto che rispetti, protegga e promuova i diritti umani e approcci di governance dei dati responsabili, equi e interoperabili.

 

L’allegato prosegue sottolineando l’importanza dell'”integrità delle informazioni”:

 

“33. L’accesso a informazioni e conoscenze pertinenti, affidabili e accurate è essenziale per uno spazio digitale inclusivo, aperto, sicuro e protetto. [La tecnologia] può facilitare la manipolazione e l’interferenza con le informazioni in modi che sono dannosi per le società e gli individui, e che influiscono negativamente sul godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali e sul raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

 

34.Lavoreremo insieme per promuovere l’integrità delle informazioni, la tolleranza e il rispetto nello spazio digitale, nonché per proteggere l’integrità dei processi democratici. Rafforzeremo la cooperazione internazionale per affrontare la sfida della disinformazione e dell’incitamento all’odio

 

e obbligheremo le aziende di tecnologia digitale a consegnare le informazioni private ai ricercatori governativi in modo che possano “affrontare la disinformazione”.

 

“Chiediamo con urgenza alle aziende di tecnologia digitale e alle piattaforme di social media di migliorare la trasparenza e la responsabilità dei loro sistemi [e] di fornire ai ricercatori l’accesso ai dati […] per costruire una base di prove su come affrontare la disinformazione e l’incitamento all’odio che possa informare le politiche, gli standard e le migliori pratiche del governo e dell’industria…

 

Questo significa censura e sorveglianza. Oh e questo?

 

“Ci impegniamo, entro il 2030 a: Progettare e diffondere programmi di alfabetizzazione ai media digitali e all’informazione per garantire che tutti gli utenti abbiano le competenze e le conoscenze per interagire in modo sicuro e critico con i contenuti e con i fornitori di informazioni e per aumentare la capacità di resistenza contro gli impatti dannosi della disinformazione e dell’informazione.

 

Questo significa fare il lavaggio del cervello.

 

Molto prevedibile e molto sgradevole, ma come ho detto, niente di nuovo.

 

Il ruolo dei vertici e dei patti non è quello di creare idee nuove, ma di rafforzare quelle vecchie. I presupposti codificati su cui opera la classe politica.

 

Per formare il consenso.

 

Ed è proprio quello che ha fatto il Patto sul Futuro – il patto stesso è stato approvato senza votazione. Perché è stato approvato senza votazione? Perché due anni fa la risoluzione ONU A/RES/76/307 aveva stabilito in anticipo che…

 

“il Vertice adotterà un documento finale conciso e orientato all’azione, intitolato “Un patto per il futuro”, concordato in anticipo per consenso attraverso negoziati intergovernativi.

 

Le obiezioni dell’ultimo minuto della Russia – sostenuta da Sudan, Siria, Iran, Bielorussia e Nicaragua – sono del tutto inutili, anche se non completamente performative. Tuttavia, meritano un esame.

 

Nella sua dichiarazione all’ONU del 22 settembre, il viceministro degli Esteri russo Sergey Vershinin ha affermato:

 

“Fin dall’inizio, coloro che hanno coordinato il lavoro sulla bozza hanno incluso in essa solo ciò che è stato dettato loro principalmente dai Paesi occidentali. I punti di conflitto si sono accumulati e non sono mai stati risolti. Nessuna delle nostre richieste di sedersi al tavolo dei negoziati per discuterne è stata accolta. Questo non è ciò che viene considerato e chiamato multilateralismo, di cui molti amano parlare”.

 

Nel suo caratteristico stile eloquente, Sergei Lavrov ha osservato:

 

“Il futuro dei nostri popoli non può essere inventato in una provetta con la partecipazione del Segretariato delle Nazioni Unite e dei lobbisti occidentali. È importante prendere una decisione su questo tema nelle condizioni dei negoziati e raggiungere un equilibrio di interessi”.

 

Qualsiasi tipo di dissenso sulla questione del multilateralismo – in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico e i social media – rappresenta una rottura inusuale nella tendenza di totale armonia globale su questi temi.

 

Questo rappresenta forse una vera e propria spaccatura nel sostegno globale al “grande reset”?

 

Beh, è possibile e possiamo tutti sperarlo, ma non facciamoci illusioni. Sappiamo che la Russia appoggia praticamente ogni aspetto del Grande Reset – la nozione di cambiamento climatico antropogenico, l’Agenda 2030, la censura, le CBDC, l’identità digitale e… beh, tutto ciò che può essere definito l’agenda globalista.

 

Le loro obiezioni non sembrano indicare alcun cambiamento in questo senso. Non sembra che stiano obiettando a nessuna di queste politiche specifiche. Stanno sollevando questioni di consultazione e di sovranità nazionale, di procedura e di influenza, piuttosto che il rifiuto dei miti fondanti del patto.

 

Si tratta di questioni valide, naturalmente, che non vanno minimizzate, ma equivalgono forse ad un rifiuto dei valori globalisti?

 

È la Russia che dice no al Grande Reset o vuole solo attuare il GR alle sue condizioni?

 

Un GrandeReset alle sue condizioni rappresenterebbe un qualche tipo di vittoria o di beneficio per la gente comune russa? Si tratta di difendere un punto fermo? O si tratta di un gioco di posizionamento nell’ordine mondiale multipolare? In questo contesto, il silenzio della Cina sarebbe degno di nota, non credete?

 

Oppure, più cinicamente, queste obiezioni dovrebbero essere lette con lo stesso scetticismo delle stravaganti promesse fatte dai leader dell’opposizione che sanno che non andranno mai al potere e quindi non dovranno mai mantenere le loro parole?

 

Dopo tutto, i russi sanno che le loro obiezioni non hanno molto peso pratico perché avevano già firmato l’accordo prima dell’evento, rendendo, a questo punto, qualsiasi critica puramente simbolica. Nella migliore delle ipotesi, questo deve essere visto come un atto di folle ingenuità da parte della Russia. Un altro atto autolesionista in una storia recente di atti autolesionisti.

 

Un suggerimento per la Russia: accettare di sostenere un documento che non è ancora stato scritto, indipendentemente da ciò che dice, forse non è l’idea più brillante.

 

Ma, comunque si analizzino, queste obiezioni dell’ultimo minuto sono polvere nel vento, perché il patto è ora ufficiale. Ogni Paese del mondo (sì, anche quelli che hanno sollevato obiezioni) ora è formalmente d’accordo sul fatto che il problema sono i discorsi d’odio e la disinformazione.

 

Tutti i Paesi del mondo (anche quelli che hanno sollevato obiezioni) approvano la fine della privacy e l’aumento della censura come soluzione.

 

Tutti i Paesi del mondo (tutti) accettano di spendere almeno 100 miliardi di dollari all’anno per perseguire “obiettivi di sviluppo sostenibile” nei Paesi in via di sviluppo. E anche coloro che hanno sollevato obiezioni non hanno dissentito su queste politiche. Per essere assolutamente chiari, non c’è una sola voce che si sia schierata a favore della realtà.

 

Forse non abbiamo ancora un governo globale formale, ma abbiamo già un globalismo di idee, anche se c’è un certo disaccordo sulle modalità di attuazione. È così che si sta formando il governo mondiale, ed è così che nascerà alla fine: attraverso un consenso strisciante di problemi fittizi e “soluzioni” inutili e spesso folli, tranquillamente approvate da ogni nazione del mondo.

(Kit Knightly) -  (off-guardian.org).

 

(off-guardian.org/2024/09/25/a-globalism-of-ideas-inside-the-uns-pact-for-the-future/).

 

 

 

 

 

 

 

 

Come la Cina si è liberata dal

 programma di David Rockefeller

sul lavoro in condizioni di schiavitù.

 

Comedonchiciotte.org - Redazione CDC - Matthew Ehret – (26 Settembre 2024) – ci dice:

 

 

 

Recentemente, ho scritto un articolo intitolato ‘BRICS vs WEF: Lo scontro di due paradigmi green“, in cui ho esaminato la natura dei due concetti diametralmente opposti di ‘sostenibilità’ che si scontrano tra la tecnocrazia feudale anti-crescita e a sistema chiuso da un lato, e la coalizione di Stati nazionali sovrani pro-crescita e a sistema aperto, dall’altro.

 

Come è emerso questo scisma di paradigmi tra i sistemi unipolari e multipolari e come possiamo, come patrioti, navigare attraverso l’attuale tempesta utilizzando la conoscenza di questa lotta per guidarci?

 

In questo filone, continuerò ad aggiungere profondità e sfumature alle narrazioni storiche troppo spesso semplificate che modellano la nostra comprensione del passato, del presente e del futuro, per evitare di cadere in trappole che ci porteranno a sostenere la Terza Guerra Mondiale.

Lo faremo valutando il ruolo di Henry Kissinger e il modo in cui i progetti della Commissione Trilaterale per la Cina si sono dissolti.

Kissinger si schiera con Churchill contro FDR a Chatham House.

Per comprendere correttamente il pensiero strategico di Kissinger e il suo progetto sia per la Cina che per gli Stati Uniti, a partire dai suoi sforzi per organizzare l’“apertura” della Cina nel 1972, e il modo in cui la Cina ha rotto il copione che le era stato assegnato, è utile rivedere un discorso pronunciato alla Chatham House di Londra il 10 maggio 1982, intitolato “Reflections on a Partnership: British and American Attitudes to Postwar Foreign Policy“,in cui Kissinger ha dichiarato:

 

“Tutti i resoconti dell’alleanza anglo-americana durante la Seconda Guerra Mondiale e nel primo dopoguerra richiamano l’attenzione sulle significative differenze di filosofia tra Franklin Roosevelt e Winston Churchill, che riflettono le nostre diverse storie nazionali…

 

Molti leader americani condannarono Churchill come inutilmente ossessionato dalla politica di potere, troppo rigidamente anti-sovietico, troppo colonialista nel suo atteggiamento verso quello che oggi viene chiamato Terzo Mondo e troppo poco interessato a costruire l’ordine internazionale fondamentalmente nuovo verso il quale l’idealismo americano ha sempre teso.

 

I britannici hanno indubbiamente visto gli americani come ingenui, moralisti e che si sottraevano alla responsabilità di contribuire a garantire l’equilibrio globale.

 

La disputa è stata risolta secondo le preferenze americane – a mio avviso, a scapito della sicurezza postbellica”.

 

 

Stalin, FDR e Churchill a Teheran nel 1943 e Kissinger.

 

Il sostegno di Kissinger alla visione del mondo di Churchill la dice lunga quando si tiene ben presente l’ambizione di FDR di smantellare i sistemi di impero sotto un’alleanza Stati Uniti-Russia-Cina che doveva trascinare la Gran Bretagna nell’era moderna, anche se ciò significava scalciare e urlare.

 

 La divisione del mondo in produttori e consumatori.

 

Da quando il dollaro statunitense è stato tolto dal sistema di riserva aurea nel 1971, una nuova era di ‘post-industrialismo’ è stata scatenata in un mondo sempre più globalizzato.

 

Due importanti malthusiani, che all’epoca gestivano l’ottusa Presidenza di Richard Nixon, furono determinanti per questo tsunami finanziario: Il Direttore dell’Office of Budget Management George Schultz e il Segretario di Stato Henry Kissinger.

 

Nello stesso anno in cui il dollaro sarebbe stato staccato dal sistema di riserve auree, il protetto di Kissinger, Klaus Schwab, fu incaricato di lanciare una nuova organizzazione in Svizzera per coordinare la nuova élite manageriale nella nuova “era post-industriale”, sul modello degli incontri annuali del Gruppo Bilderberg, già in corso dal 1954.

 

Un’altra organizzazione creata per gestire questo periodo di trasformazione è stata denominata ‘Commissione Trilaterale’.

 

Co-fondata dal presidente della banca Chase Manhattan David Rockefeller, Henry Kissinger, George Schultz e Zbigniew Brzezinski, il manifesto di questo gruppo fu delineato da Brzezinski nel suo libro del 1970 ‘Between Two Ages: Il ruolo dell’America nell’era tecnologica’.

 

In questo manifesto, Brezinski scrisse:

 

“L’era tecnetronica comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una società del genere sarebbe dominata da un’élite, non condizionata dai valori tradizionali. Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza quasi continua su ogni cittadino e mantenere aggiornati archivi completi contenenti anche le informazioni più personali sul cittadino. Questi file saranno soggetti a un recupero istantaneo da parte delle autorità”.

 

Brzezinski ha continuato la sua visione distopica dicendo:

“Lo Stato-nazione come unità fondamentale della vita organizzata dell’uomo ha cessato di essere la principale forza creativa: Le banche internazionali e le società multinazionali agiscono e pianificano in termini molto più avanzati rispetto ai concetti politici dello Stato-nazione”.

 

 Se stai pensando “ehi, questo assomiglia molto al concetto di ‘capitalismo degli stakeholder’ di Klaus Schwab, presentato per la prima volta a Davos nel 1973, allora hai ragione.

 

 Gli attori:

Gerald Ford, Kissinger, George Schultz, Kissinger e David Rockeveller.

 Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, Paul Volcker, Nixon e l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite (e presto direttore della CIA) George Bush Senior.

 

 Negli anni ’70, la Commissione Trilaterale ha letteralmente preso il controllo dell’intera politica estera, economica e militare del governo degli Stati Uniti.

 

Sotto la guida della Commissione Trilaterale, l’umanità ricevette un nuovo tipo di sistema, che presumeva che sia la nostra natura che la causa stessa del valore si trovassero nell’atto di consumare, almeno per i cittadini dell’Occidente.

 

La vecchia idea che la nostra natura fosse creativa e che la nostra ricchezza fosse legata alla produzione, è stata considerata una cosa obsoleta del passato… una reliquia di una vecchia e sporca era industriale.

 

Con il nuovo sistema operativo post-1971, ci è stato detto che il mondo sarebbe stato diviso tra produttori e consumatori.

 

I “produttori non abbienti” avrebbero fornito la manodopera a basso costo, alla quale i consumatori del primo mondo si sarebbero sempre più affidati per la creazione di beni che prima producevano da soli. Alle nazioni del “primo mondo” è stato detto che, in base alle nuove regole post-industriali della de-regolamentazione e dell’economia di mercato “guidata dagli azionisti”, avrebbero dovuto esportare l’industria pesante, le macchine utensili e altri settori produttivi all’estero, mentre si trasformavano in società di consumo post-industriali di “colletti bianchi”.

 

Più a lungo si è protratta l’esternalizzazione delle industrie, meno le nazioni occidentali si sono trovate in grado di sostenere i propri cittadini, di costruire le proprie infrastrutture o di determinare i propri destini economici.

 

Al posto delle economie a pieno spettro che un tempo vedevano oltre il 40% della forza lavoro del Nord America impiegata nell’industria manifatturiera, è iniziata una nuova dipendenza dall’“acquisto di roba a basso costo” e una “economia dei servizi” ha preso il sopravvento come un cancro.

 

 Per peggiorare le cose, alle molte nazioni di recente indipendenza che lottavano per liberarsi dal colonialismo fu detto che avrebbero dovuto abbandonare i loro sogni di sviluppo, poiché tali obiettivi avrebbero reso impossibile la formula di una società stratificata produttore-consumatore.

 

I leader che avrebbero resistito a questo editto avrebbero rischiato l’assassinio o il rovesciamento da parte della CIA.

 I leader che si fossero adattati alle nuove regole, sarebbero presto diventati strumenti della nuova era dei “sicari economici”.

 

 Cina e Occidente: La vera agenda di Kissinger.

 

Quando Deng Xiaoping annunciò l’“apertura” della Cina nel 1978, Kissinger aveva già gestito il cambio di paradigma economico del 1971 e orchestrato l’artificiale “terapia d’urto petrolifera” del 1973, che pose le basi per un nuovo strumento di conquista coloniale sotto l’apparenza del petro-dollaro.

 

Il ruolo di Kissinger come neo-malthusiano era noto a tutti, in quanto il suo famigerato “National Security Study Memorandum 200” (NSSM-200) del 1974 aveva già trasformato la politica estera americana da favorevole allo sviluppo a favorevole alla riduzione della popolazione, con il presupposto che i modelli computerizzati utilizzati nei “Limiti alla Crescita del Club di Roma” (1972) fossero in qualche modo basati sulla realtà, nonostante il loro totale rifiuto della ragione creativa e del progresso tecnologico.

 

Tra i principali rimedi alla crescita della popolazione, l’NSSM-200 elencava il controllo delle nascite e la rinuncia al cibo.

 Kissinger chiese: “Gli Stati Uniti sono pronti ad accettare il razionamento del cibo per aiutare le persone che non possono/vogliono controllare la loro crescita demografica?”.

 

Il rapporto di Kissinger non ha usato mezzi termini:

 

“L’economia statunitense richiederà grandi e crescenti quantità di minerali dall’estero, soprattutto dai Paesi meno sviluppati. Questo fatto conferisce agli Stati Uniti un interesse maggiore nella stabilità politica, economica e sociale dei Paesi fornitori. Laddove una diminuzione della pressione demografica attraverso la riduzione dei tassi di natalità può aumentare le prospettive di tale stabilità, la politica demografica diventa rilevante per l’approvvigionamento di risorse e per gli interessi economici degli Stati Uniti….

 

Sebbene la pressione demografica non sia ovviamente l’unico fattore coinvolto, questo tipo di frustrazioni sono molto meno probabili in condizioni di crescita demografica lenta o nulla”.

 

Controllo della popolazione e Club di Roma in Cina.

 

Sebbene molti siano pronti a considerare la disastrosa politica cinese del figlio unico, lanciata nel 1979, come un programma puramente malvagio del Partito Comunista Cinese, la verità si trova ben al di fuori di questa credenza troppo semplicistica, se si considerano:

1) l’agenda top-down imposta a una Cina indebolita dalle potenti forze esterne sopra descritte e

2) la realtà che la politica del figlio unico della Cina è stata influenzata dal Club di Roma.

 

Il Club di Roma era un influente think tank neo-malthusiano fondato da un nido di oligarchi occidentali guidati da David Rockefeller, Giovanni Agnelli (direttore della Chase Manhattan Bank di Rockefeller e presto co-fondatore della Commissione Trilaterale), Aurelio Peccei, dirigente della Fiat di Agnelli, e Sir Alexander King, direttore del segretariato scientifico dell’Impero Britannico e consigliere della NATO.

 

Come ho esposto in un recente saggio ‘Il Club di Roma e l’ascesa della Mafia della Programmazione Predittiva’, questa organizzazione fu presto integrata nel” Forum Economico Mondiale” durante un vertice di Davos del 1973, sponsorizzato dal “Principe Bernhardt” in persona. Fu in quell’occasione che vennero presentati al mondo i modelli informatici del Club “Limits to Growth” (Limiti alla crescita), che sostenevano la tesi che i livelli di popolazione globale avrebbero dovuto essere gestiti in modo scientifico, utilizzando modelli informatici avanzati per sostituire le pratiche “obsolete” dello statalismo umano.

 

Secondo il ricercatore “Robert Zubrin”, il devoto del Club di Roma e cibernetico di formazione sovietica “Song Jian” tradusse immediatamente in mandarino i” Limiti alla Crescita del Club di Roma” e utilizzò subito i suoi modelli lineari per calcolare l’andamento della popolazione, dell’inquinamento e della perdita di risorse nel corso di un secolo, concludendo che la popolazione ottimale della Cina (alias: “Carrying Capacity”) era dell’ordine di 650-700 milioni (quasi 300 milioni in meno rispetto alla popolazione totale del suo tempo).

 

Come ha notato il ricercatore di Cambridge” Julian Gewertz” nel suo studio del 2019 ‘Futurists of Beijing’, lavorando come capo della Commissione di Stato cinese per la Scienza e la Tecnologia, Song si è interfacciato strettamente con un burattino di “George Soros” di nome” Zhao Ziyang” per mantenere il pensiero della politica scientifica cinese legato al paradigma del sistema chiuso del “Club di Roma” .

Tenendo a mente questi fatti, è chiaro che Henry Kissinger non ha mai visto la Cina come un vero alleato, ma solo come una zona di abbondante manodopera a basso costo, che avrebbe fornito beni a basso costo all’Occidente, ormai post-industriale, nell’ambito del suo nuovo ordine mondiale distopico produttore-consumatore.

 

Secondo la logica di Kissinger, la Cina avrebbe ricevuto denaro a sufficienza per sostenere un’esistenza statica, ma non sarebbe mai stata in grado di stare in piedi da sola.

 

 La battaglia sulle quattro modernizzazioni.

 

All’insaputa di Kissinger, i leader cinesi sotto la direzione del Premier” Zhou Enlai” e del suo discepolo “Deng Xiaoping” avevano una prospettiva strategica molto più a lungo termine di quanto immaginassero i loro partner occidentali.

 

Mentre riceveva le entrate tanto necessarie dalle esportazioni estere, la Cina iniziò a creare lentamente le basi per un vero e proprio rinascimento, che sarebbe stato possibile grazie al lento apprendimento delle competenze, al salto tecnologico e all’acquisizione di mezzi di produzione di cui l’Occidente era stato pioniere.

 

“Zhou Enlai” aveva enunciato questo programma visionario già nel 1963, nell’ambito del suo mandato delle “Quattro Modernizzazioni” (industriale, agricola, di difesa nazionale e di scienza e tecnologia), per poi ribadirlo nel gennaio 1976, poche settimane prima della sua morte.

 

Questo programma si è manifestato nel “Forum del Consiglio di Stato” del 6 luglio 1978 sui “Principi per guidare le Quattro Modernizzazioni”, informati dai risultati delle missioni esplorative internazionali condotte dalle delegazioni dell’economista “Gu Mu “in varie economie mondiali avanzate (Giappone, Hong Kong, Europa occidentale).

 

I risultati dei rapporti di “Gu Mu” hanno delineato i percorsi concreti per la sovranità economica a pieno spettro, con un’attenzione particolare alla coltivazione dei poteri cognitivi creativi di una nuova generazione di scienziati che avrebbero guidato le scoperte non lineari necessarie alla Cina per liberarsi dalle regole dell’economia a sistema chiuso, a cui i tecnocrati come Kissinger desideravano che il mondo aderisse.

 

“Deng Xiaoping” si distaccò dall’ideologia radicale del “Marxismo/Materialismo Dialettico” prevalente tra l’intellighenzia, ridefinendo il “lavoro” dai vincoli puramente materiali ed elevando il concetto di diritto al dominio superiore della mente, dicendo:

 

“Dovremmo selezionare diverse migliaia del nostro personale più qualificato all’interno dell’establishment scientifico e tecnologico e creare condizioni che permettano loro di dedicare la propria attenzione alla ricerca.

Coloro che hanno difficoltà finanziarie dovrebbero ricevere indennità e sussidi…

Dobbiamo creare all’interno del partito un’atmosfera di rispetto per la conoscenza e di rispetto per il personale qualificato.

 

L’atteggiamento errato di non rispettare gli intellettuali deve essere contrastato.

 

Tutto il lavoro. Che sia mentale o manuale, è lavoro.

 

Nel corso dei decenni successivi, la Cina ha imparato e, come ogni studente, ha copiato, decodificato e ricostruito le tecniche occidentali, generando lentamente capacità che le hanno permesso di superare i limiti della conoscenza umana, superando tutti i modelli occidentali.

 

Il progresso scientifico e tecnologico divenne la forza trainante dell’intera economia e nel 1986 fu annunciato il “Progetto 863 per la Ricerca e lo Sviluppo”, che si concentrava sulle aree dello spazio, dei laser, dell’energia, della biotecnologia, dei nuovi materiali, dell’automazione e della tecnologia informatica.

Questo progetto è diventato il motore dell’innovazione creativa guidata dalla “National Science Foundation”, ed è stato aggiornato al 973 “Basic Research Program” nel 2009 per:

 

“1) sostenere la ricerca multidisciplinare e fondamentale di rilevanza per lo sviluppo nazionale;

2) promuovere la ricerca di base in prima linea;

3) sostenere la coltivazione di talenti scientifici capaci di ricerche originali;

4) costruire centri di ricerca interdisciplinari di alta qualità”.

 

 Naturalmente, in questo periodo si è sentita anche la mano della “Commissione Trilaterale”, che ha cercato di mantenere la Cina in una gabbia di dipendenza dai mercati occidentali.

 

Lo storico” Michael Billington” ha notato che la “Commissione Trilaterale”£ ha organizzato direttamente una conferenza a Pechino nel 1981, al fine di mantenere la Cina bloccata in questo modello feudale, scrivendo:

 

“Nel maggio 1981, David Rockefeller ha presieduto una conferenza internazionale della Commissione Trilaterale tenutasi a Pechino.

In quell’incontro, il capo della Chase Manhattan Bank, William C. Butcher, disse all’agenzia di stampa Xinhua che la riforma della Cina sarebbe riuscita solo se avesse rifiutato la grande industria o i grandi progetti di sviluppo, a favore di una produzione ad alta intensità di lavoro.

L’industria pesante e le infrastrutture, ha detto, “richiedono due grandi cose, una grande quantità di energia e una grande quantità di denaro, nessuna delle quali è abbondante in Cina”.

 

Secondo la logica della “Commissione Trilaterale” e degli operatori di Soros incorporati nel governo cinese, le “Quattro Modernizzazioni” dovevano essere guidate da quelle priorità che avrebbero beneficiato solo una società di schiavi padroni sotto una gestione tecnocratica.

 

 

 

George Soros e il Gorbaciov cinese.

 

Figure come l’agente di George Soros, “Zhao Ziyang”, divennero persino Premier (1980-1987) e poi Presidente del Partito Comunista Cinese (1987-1989), dove fu celebrato dagli “uni polaristi” occidentali come il “Gorbaciov della Cina”.

 

Sotto la guida di “Zhao”, sono stati introdotti in Cina “transumanisti” come “Alvin Toffler” (autore de ‘La Terza Onda’), mentre milioni di giovani e impressionabili economisti cinesi hanno ricevuto borse di studio occidentali e sono stati indottrinati nelle vie dell’economia del libero mercato ad Harvard, Yale e Oxford.

 

Parlando in una conferenza del 9 ottobre 1983 a Pechino, “Zhao” ha delineato il suo concetto perverso delle “quattro modernizzazioni”, che si discostava drasticamente dal tipo di concetto immaginato da” Zhou Enlai”, “Deng” o altri nazionalisti, quando ha dichiarato:

 

“Sia che la chiamiamo Quarta Rivoluzione Industriale o che la chiamiamo Terza Onda, [questi scrittori] credono tutti che i Paesi occidentali negli anni ‘50 e ’60 abbiano raggiunto un alto grado di industrializzazione e che ora stiano passando a una società dell’informazione… Per noi e per il futuro delle Quattro Modernizzazioni, questa è sia un’opportunità che una sfida”.

 

Lo stesso “Milton Friedman” fece diversi tour in Cina negli anni ’80 per formare questa nuova generazione di classe dirigente tecnocratica, e lo stesso “George Soros” riuscì a creare due think tank affiliati alla Open Society in Cina, uno dei quali gestito direttamente dai bracci destri di Zhao Ziyang, “Chen Yizi” e “Bao Tung”.

 

Scrivendo nel suo ‘Underwriting Democracy’ del 1990, George Soros stesso ha descritto questo processo in Cina, dicendo:

 

“Ho discusso il concetto di fondazione con “Chen Yizi,” capo dell’Istituto per la Riforma Economica. Successivamente, mi sono recato in Cina con Liang Heng, che è diventato il mio rappresentante personale, e ho creato una fondazione sul modello ungherese con l’istituto di “Chen Yizi” come partner.

 Bao Tung, segretario principale del Segretario Generale del Partito Comunista “Zhao Ziyang,” che aveva una mentalità riformista, ha superato la burocrazia e ha approvato la fondazione sul posto”.

 

Nel 1986, “Zhao” ha sponsorizzato il primo dei due nuovi think tank gestiti da Soros con il “Fondo per la Riforma e l’Apertura della Cina”, utilizzando una sovvenzione di un milione di dollari da parte dello speculatore, seguito dall’Istituto per la “Riforma Economica e Strutturale “(IESR) co-diretto da “Chen Yizi”. L’IESR si è interfacciato strettamente con il “National Endowment for Democracy” (alias: “CIA”) che ha aperto due uffici in Cina nel 1988.

Fortunatamente, il tentativo della CIA di realizzare una rivoluzione colorata nel 1989, che avrebbe visto “Zhao “diventare un dittatore cinese del libero mercato, è andato in fumo, poiché “Zhao” è stato arrestato, insieme a centinaia di beni di Soros, e Soros è stato prontamente bandito dalla Cina.

 

 La prima ondata di epurazione dello Stato profondo cinese.

 

Molti di quegli agenti violenti che sono stati utilizzati per trasformare una protesta studentesca pacifica in un caotico cambio di regime sono stati prontamente trasferiti fuori dalla Cina continentale durante l’Operazione “Yellowbird”.

Con la vasta assistenza delle” triadi di Hong Kong”, gli agenti dell’MI6 e della CIA a Hong Kong stabilirono una linea di comunicazione con gli Stati Uniti, dove molti di questi anarchici violenti ricevettero lussuose ricompense e borse di studio presso le università della” Ivy League” negli Stati Uniti e in Canada, formando quello che “Gavin Hewitt” del “Washington Post” ha descritto come “il nucleo di un movimento democratico in esilio”.

 

La Cina sarebbe rimasta debole per diversi anni, ma almeno questa prima epurazione (altre grandi epurazioni di quinte colonne si sarebbero poi verificate nei 30 anni successivi) ha dato alla leadership cinese la possibilità di respirare e di costruire lentamente la propria base tecnologica ed il proprio potere economico come nazione sovrana.

 

Nel corso degli anni Novanta, le ferite provocate dagli anni Ottanta, segnati dalla “Commissione Trilaterale”, cominciarono a guarire ed i lenti effetti della modernizzazione cominciarono a farsi sentire.

Mentre una Cina insanguinata iniziava a stare in piedi da sola, nel 1996 Pechino lanciò delle conferenze per una “Nuova Via della Seta”, per far rivivere le antiche rotte commerciali che collegavano la Cina all’Europa e all’Africa attraverso il Medio Oriente e il Caucaso.

 

Uno dei pochi partecipanti occidentali a questi eventi cinesi fu lo “Schiller Institute”, i cui fondatori tennero un seminario di un’intera giornata nel 1997, descrivendo il programma che sarebbe finalmente tornato in vita nel 2013, quando “Xi” Jinping ne fece il fulcro delle prospettive di politica estera della Cina nell’ambito dell’ “Iniziativa Belt and Road”.

 

In questo momento, la “Belt and Road Initiative” ha firmato dei protocolli d’intesa con oltre 140 Paesi e costituisce la spina dorsale e lo spirito dell’Alleanza multipolare anti-malthusiana, che rappresenta un concetto molto diverso di governance, economia, legge e interesse personale rispetto a qualsiasi cosa venga fuori dagli “Ordinisti” basati sulle “Regole che fanno a Davos”.

 

Ma ora sorge la domanda: Perché questo programma ha aspettato fino al 2013 per sbocciare sul palcoscenico mondiale, quando l’ovvio slancio era già in movimento nel 1997?

 

George Soros e l’attacco ai mercati asiatici.

 

A partire dal maggio 1997, l ‘attacco di George Soros alle “economie tigre” del Sud-Est asiatico, Myanmar, Tailandia, Indonesia, Filippine, Laos e Malesia, con vendite speculative allo scoperto delle loro valute locali, ha provocato mesi di vasta anarchia in tutta l’Asia e nel mondo in generale.

 Le valute sono crollate del 10-80% nei successivi 8 mesi e ci sono voluti molti anni per iniziare a riprendersi.

 

Mahathir Mohammed, in Malesia, ebbe il coraggio di denunciare la guerra economica di Soros e fece molto per aiutare la sua nazione a superare la tempesta, imponendo controlli sui capitali per mantenere una parvenza di stabilità e chiamando in causa lo speculatore, dicendo:

 

 Così come le persone che producono e distribuiscono droga sono criminali, perché distruggono le nazioni, lo sono anche le persone che minano le economie delle nazioni povere”.

 

Il Presidente cinese “Jiang Zemin” ha seguito l’esempio definendo Soros “un cecchino finanziario” e ha dichiarato che non avrebbe permesso allo speculatore di entrare nei mercati cinesi.

L’analista “Michael Billington” ha scritto astutamente nel suo rapporto EIR dell’agosto 1997:

 

“L’obiettivo finale è la Cina. I britannici sono particolarmente preoccupati per la collaborazione sempre più stretta tra la Cina e le nazioni dell’ASEAN, che vengono integrate nei massicci progetti di sviluppo regionale e continentale avviati dalla Cina sotto l’ombrello del programma Eurasian Continental Land-Bridge. Queste politiche di sviluppo reale offrono un’alternativa alle industrie di esportazione a basso costo e in stile coloniale del modello di ‘globalizzazione’, il modello che ha portato alle bolle finanziarie che stanno scoppiando in tutto il mondo”.

 

Gli anni tumultuosi del 1997-2013

 

Con l’avvento del collasso del Long-Term Capital Management (il cui crollo ha rischiato di far crollare l’economia mondiale nel 1999, se non fosse stato salvato dalle banche centrali), seguito dall’esplosione della bolla Y2K/tecnologica del 2000, i mercati mondiali hanno rischiato di crollare in diverse occasioni.

 

L’11 settembre ha scatenato una nuova era di guerra, che ha distolto l’attenzione dal marciume del sistema finanziario, mentre i derivati sono stati deregolamentati e le banche ‘Too Big To Fail’ si sono formate in breve tempo, crescendo ben oltre i poteri di qualsiasi Stato nazionale di controllare.

 

In questo periodo di destabilizzazione, guerre, terrorismo e speculazione di denaro facile, la Cina e i suoi alleati eurasiatici si sono mossi più lentamente per ricostruire le basi fisiche della loro esistenza, con la creazione dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, una pianificazione a lungo termine e un’attenzione lenta ma costante all’attività economica reale (rispetto a quella speculativa).

 

Il fatto che la Cina sia stata tra le uniche nazioni al mondo a mantenere il controllo nazionale sulla propria banca centrale e a mantenere la separazione bancaria Glass-Steagall non è sfuggito ai nemici dell’umanità che desiderano una dittatura dei banchieri.

 

 

Questo processo è continuato fino a quando è diventato evidente che l’agenda unipolare occidentale non si sarebbe fermata davanti a nulla, compresa la guerra nucleare, per assicurare la totale sottomissione di tutti gli Stati nazionali, con Obama che ha svelato il suo Pivot to Asia, per accerchiare Pechino, insieme all’attacco economico del Partenariato Trans-Pacifico (TPP) alla Cina.

 

 

 

Ecco caduto il velo, ecco il vero volto che si cela dietro i sorrisi del fascismo liberale, ed è diventato chiaro che l’accerchiamento militare a pieno spettro del perimetro della Russia si stava estendendo anche al perimetro della Cina.

 

 La rinascita della Nuova Via della Seta, 2013.

 

È stato di fronte a questa minaccia esistenziale che” Xi Jinping” è emerso come nuovo leader della Cina e che è stato avviato un giro di vite storico sulla corruzione del partito a tutti i livelli federale, provinciale e municipale, mentre l’annuncio di Xi del 2013 dell’Iniziativa Belt and Road in Kazakistan ha fatto rivivere la politica della Nuova Via della Seta/Ponte di terra eurasiatico di 15 anni prima.

 

Questa strategia è passata rapidamente da un’idea a una potente realtà, in quanto il sistema bancario statale cinese (uno degli unici ad aver evitato la privatizzazione nel corso dell’ultimo secolo) ha iniziato a liberare credito su larga scala per le infrastrutture sia all’interno dei propri confini, sia a livello globale, su una scala mai vista prima nella storia dell’umanità.

 

L’importanza delle banche nazionali cinesi non può essere sopravvalutata.

 

Tra le più importanti del solido sistema bancario statale cinese ci sono le seguenti quattro categorie:

 

1. Banche politiche (Agricultural Development Bank of China (ADBC), China Development Bank (CDB), Export-Import Bank of China (CHEXIM)).

2. Banche statali (Agricultural Bank of China (ABC), Bank of China (BOC), China Construction Bank (CCB), Industrial and Commercial Bank of China (ICBC)).

3. Fondi statali (China Investment Corporation (CIC), Silk Road Fund (SRF))

4. Istituzioni finanziarie internazionali (Banca asiatica di sviluppo (ADB), Banca asiatica di investimento per le infrastrutture (AIIB), Nuova Banca di sviluppo (NDB)).

 

Sebbene vi siano prove che le quinte colonne che hanno evitato di essere epurate dal programma anti-corruzione di “Xi Jinping” continuino ad operare all’interno di alcune di queste istituzioni, nel complesso queste banche hanno dato alla Cina un vantaggio che manca nell’Occidente speculativo e guidato dal debito, dove le nazioni sono costrette a fare affidamento su un sistema di banche centrali privatizzate e usurarie per dare forma alla politica monetaria.

 

Con questi poteri di emissione del credito, alla Cina è stato permesso di liberare oltre 4.000 miliardi di dollari di prestiti e investimenti diretti nei progetti della Nuova Via della Seta a livello internazionale, mentre ha creato letteralmente centinaia di nuove città all’avanguardia, cosa che gli Stati occidentali non hanno fatto in quasi un secolo.

 

Nell’arco di meno di 10 anni, la Cina è diventata leader mondiale nella tecnologia dei tunnel e ha persino venduto la sua tecnologia ai governi europei.

 I nuovi progetti cinesi di macchine per la costruzione di ponti hanno dato alla Cina i mezzi per produrre ponti da record a una frazione del costo dell’Occidente e in modo più rapido.

 In soli 20 anni sono stati costruiti oltre 34.000 km di ferrovia ad alta velocità, mentre il Nord America ne ha appena 200 km, e la Cina è diventata leader mondiale nella costruzione di dighe, avendo costruito 4 delle 10 centrali idroelettriche più grandi del mondo.

 

Mentre i tecnocrati malthusiani che gestiscono il “Green New Deal occidentale “hanno proibito la costruzione di qualsiasi forma avanzata di progresso scientifico o tecnologico nell’ultimo mezzo secolo, a favore del mantenimento di sistemi di scarsità e di guerra, la Cina è invece diventata il leader mondiale dei megaprogetti vitali per la sopravvivenza a lungo termine delle sue popolazioni.

 

È qui che si svolge la battaglia sulle definizioni di parole come “Quarta Rivoluzione Industriale”, “Carta delle Nazioni Unite”, “Sostenibilità” o “Nuovo Ordine Economico”.

 

Sebbene i rappresentanti di entrambi i sistemi utilizzino parole simili, il SIGNIFICATO, lo SCOPO, l’INTENZIONE e il PROGETTO sono incompatibili, e solo i letteralisti e i nominalisti che non sanno come pensare alla causalità o alle dinamiche del mondo reale ne sarebbero confusi.

(Matthew Ehret)

 

(Matthew Ehret è il co-fondatore della Rising Tide Foundation. È caporedattore di Canadian Patriot Review, Senior Fellow presso l’Università Americana di Mosca e conduttore di The Great Game su Rogue News.)

 

Commenti

Post popolari in questo blog

L’umanità sta creando il nostro tempo.

La cultura della disumanizzazione del nemico ideologico.

La Flotilla e il senso di Netanyahu per la Pace.