Follia dell’auto elettrica.
Follia
dell’auto elettrica.
Auto
elettrica, Tronchetti Provera:
“Follia
di ignoranti, solo danni.”
Virgilio.it
- Manuel Magarini – (29 Giugno 2024) – ci dice:
Il vice
presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, critica con termini molto duri
l’auto elettrica, una “follia ideologica di ignoranti, fa solo danni”.
L’addio
imposto ai motori benzina e diesel dal 2035 è continuo motivo di attacchi e
polemiche.
Per ridurre le emissioni nell’ambiente,
l’Unione Europea è giunta allo storico provvedimento, bocciato da diverse
aziende e istituzioni, compreso il Governo italiano.
In molteplici occasioni Matteo Salvini ha
espresso i forti dubbi circa l’auto elettrica, poi è venuto il turno di Giorgia
Meloni.
La
premier ha definito “follia ideologica” lo stop alle vetture endotermiche, ree
di penalizzare l’economia italiana, in favore della Cina.
Un
danno enorme: L’avanzata cinese.
Il
grande Paese orientale ha accumulato un grosso vantaggio sulle realtà
occidentali nella costruzione di “BEV” perché si è saputo muovere in anticipo.
Attraverso
una lungimirante campagna, avviata da Pechino nel lontano 2007, ha gettato le
basi di un presente e un futuro luminoso.
Messo nel mirino il Vecchio Continente, e più
ad ampio raggio l’emisfero occidentale, la Repubblica del Dragone mette una
certa apprensione ai colossi tradizionali.
Alcuni
si sono piegati allo strapotere dimostrato, stringendo degli accordi di
collaborazione.
Oltre
al “Gruppo Volkswagen”, anche “Stellantis” è convenuta sulla necessità di
stringere delle alleanze.
Raggiunto
un accordo con” Leapmotor”, la costituzione di “Leapmotor International” darà
benefici ad entrambe le parti.
Da un lato, il gruppo italo-franco-americano,
nato nel 2021 dalla fusione tra FCA e PSA, accederà alle competenze specifiche
dell’alleato, in cambio condividerà la sua estesa rete commerciale.
Una
strategia “win-win”, almeno secondo l’opinione di entrambe le aziende.
Negli
scorsi giorni è stato, intanto, dato il via alla produzione delle vetture
asiatiche in Polonia:
resta
da capire se le “full electric” susciteranno l’interesse degli utenti.
Un
prezzo competitivo aiuterebbe a superare la resistenza.
La
transizione ecologica è la sfida principale odierna.
Per
quanto l’ombra cinese dia fastidio, tanto da aver spinto l’UE ad aumentare i
dazi, sembra inevitabile il passaggio in massa ai mezzi a batteria.
Tuttavia, gli esponenti storici del vecchio
mondo si oppongono e bocciano, usando anche termini duri e perentori.
Un
danno enorme.
Intervenuto
alla presentazione del volume L’officina dello sport al Teatro Franco Parenti a
Milano, il vicepresidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha sparato a
zero contro il bando alle vetture a combustione interna.
“Per
Pirelli la sostenibilità è una priorità assoluta – ha dichiarato ai microfoni,
come riporta l’Ansa -; non è un tema populistico; non deve esserci un percorso
ideologico.
Questa
è la follia che stiamo affrontando:
degli
ignoranti ideologizzati stanno creando un danno enorme, perché dobbiamo fare
tutto elettrico quando sappiamo benissimo che le materie prime non le abbiamo,
le batterie non le abbiamo.
Le
turbine delle pale eoliche in Europa non siamo in grado di farle?
Di che cosa stiamo parlando?
Di
idiozie, fesserie – ha aggiunto Tronchetti Provera.
La
priorità delle priorità è la nostra gente.
Quando si parla di sostenibilità le persone
sono la primissima cosa.
Ci
sono altre opzioni oltre all’elettrico, l’UE dovrebbe rivedere in toto il green
deal e allo stesso tempo dobbiamo incentivare la tecnologia nel campo delle
auto facendo attenzione ai dazi sui prodotti cinesi:
dipendiamo totalmente da batterie e
tecnologie, quindi l’Europa dovrebbe prima pensare a come diventare
indipendente, senza un progetto è pericoloso”.
Auto,
Urso: "No a follia
ideologica
del tutto elettrico."
Adnkronos.com
– Redazione Adnkronos – Adolfo Urso – (8
settembre 2024) – ci dice:
Il
ministro delle Imprese e del Made in Italy: "Anticipare l'esecuzione delle
clausole di revisione."
"Non
si può seguire la follia ideologica e quasi religiosa del 'tutto elettrico'".
Lo ha
detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al Forum
Ambrosetti in corso a Cernobbio.
“È
cruciale - ha spiegato il ministro - anticipare l'esecuzione delle clausole di
revisione" del regolamento sulle auto green.
Secondo il ministro, "non è possibile
aspettare due anni, bisogna decidere ora, all'inizio della nuova legislatura,
anticipando la decisione prevista nel 2026". "Occorre perseguire - ha
detto - una visione basata sulla neutralità tecnologica.
Se si
aspettano due anni - ha spiegato il ministro - il rischio è portare al collasso
l'industria dell'auto".
"Il
problema dell'auto non riguarda solo l'Italia, è un problema europeo"
aggiunge.
"L'industria europea dell'auto è al
collasso, gli obiettivi non saranno raggiunti senza adeguate risorse pubbliche
come già accade negli Stati Uniti", ha detto Urso. "Chiederò
all'Europa con pragmatismo come coniugare la sostenibilità ambientale con
quella sociale ed economica".
Nucleare:
"Stiamo
lavorando a una “Newco italiana” con partnership tecnologica straniera, che
consenta a breve di produrre in Italia reattori nucleari di terza generazione
per poi installarli dove le imprese lo chiedono, quindi, certamente anche in
Italia":
informa il ministro Urso.
Confindustria:
"Confindustria
ci aveva chiesto due cose da inserire in manovra: portare a compimento subito
transizione 5.0, e ci siamo riusciti, e realizzare un piano casa" ha detto
il ministro Urso.
"Nel nostro Paese in 23 province del Nord
c'è una forte richiesta di manodopera che non può essere soddisfatta perché non
ci sono alloggi che possono essere dati ai lavoratori a un prezzo che loro
possono sostenere.
Per affrontare tutto questo - ha spiegato Urso
- stiamo discutendo con Confindustria e i tre ministeri interessati:
pensiamo di mettere nella manovra economica
una misura da realizzarsi secondo due prospettive:
una
strutturale, per cui occorrono circa 4 anni, e una transitoria: efficace fin da
subito", ha concluso.
UE.
Case e
auto, un'ideologia folle
porta
l'Europa al disastro.
Lanuovabq.it
– Eugenio Capozzi – (20-02-2023) – ci dice:
L'imposizione
dell'adeguamento energetico delle case e del motore elettrico per le auto è
figlia di una ideologia autoritaria con venature totalitarie, che è la versione
aggiornata di quelle che hanno imperversato nell'Europa del Novecento.
L'obiettivo "verde" di una presunta
"salvezza" esige misure che distruggono il benessere dei cittadini e
l'economia.
Il
progresso apparentemente implacabile della direttiva Ue sull'adeguamento
ecologico degli immobili e la decisione del Parlamento europeo sul bando
definitivo ai motori termici dal 2035, stanno finalmente cominciando a
suscitare reazioni seriamente allarmate nelle opinioni pubbliche europee.
Ma tali reazioni, intorno alle quali si sta coagulando
un primo, embrionale schieramento di opposizione organica tra le forze
politiche continentali raccolte nei gruppi popolare e conservatore, rimangono
per ora ancora prevalentemente incentrate sulla protesta per le ripercussioni
negative che quelle decisioni avranno su questa o quella categoria.
E
quindi sulla conseguente richiesta di una modulazione e tempistica diversa, più
elastica e meno perentoria, della “transizione” abbracciata apoditticamente
“senza se e senza ma” dalla maggioranza dei governi e della classe politica
dell'Unione.
Manca
ancora in gran parte un giudizio complessivo sull'intera operazione, capace di
individuarne i profondi vizi d'origine, e di mettere davvero le società europee
in allerta di fronte alla logica pericolosissima per le libertà e la democrazia
che sta alla base di essa.
Ciò
può essere comprensibile, alla luce della martellante e incessante propaganda a
senso unico imposta ai cittadini dei paesi Ue, come a quelli praticamente di
tutto l'Occidente, negli ultimi anni, improntata all'allarmismo apocalittico di
matrice “gretista”.
Ma oggi, alla luce dello stadio ormai avanzato
dei processi politici e normativi che quell'allarmismo ha determinato, non è
più in alcun modo giustificabile per chiunque voglia ancora salvaguardare,
nella nostra area del mondo, qualche scampolo delle libertà civili che in essa
videro la luce secoli fa, e oggi sono sempre più messe nell'angolo da poteri
invasivi come poche volte lo sono stati nella sua storia.
Se
infatti si considerano l'imposizione della radicale trasformazione delle unità
abitative e quella dell'altrettanto radicale passaggio ai motori elettrici
risalendo alla loro radice culturale si giunge alla conclusione che,
parafrasando Shakespeare, “c'è del metodo in questa follia”.
Non si
tratta in entrambi i casi di una superficiale fascinazione o suggestione, ma di
un disegno ideologico e politico molto preciso.
Il
tratto comune dei due programmi, infatti, prima ancora che nei danni da essi
prodotti nel loro svilupparsi, sta proprio nel modello di società che essi
prefigurano, nell'idea di politica che essi presuppongono, e nella concezione
dell'Unione europea che essi ormai stanno consolidando.
Essi
sono, infatti, il frutto coerente di un'ideologia autoritaria con possibili
venature totalitarie, derivazione e versione aggiornata di quelle che
imperversarono nell'Europa del Novecento.
La base teorica su cui le politiche impositive
della “transizione verde” si fonda è un assioma dogmatico, sul quale si innesta
un progetto di radicale palingenesi dell'umanità in chiave gnostica:
lo sviluppo della civiltà umana, e
segnatamente delle società industriali, è letale per l'ecosistema e per
l'umanità stessa, perché attraverso le emissioni di anidride carbonica genera
un mutamento del clima di origine antropica, che, se non frenato, produrrà uno
sconvolgimento ambientale con la fine della vita umana, e di molte altre forme
di vita, sul pianeta.
Si
tratta di un assioma totalmente indimostrabile, non “falsificabile” in base ai
dati disponibili, ma sostenuto da istituzioni internazionali (a partire
dall'Onu) attraverso ricerche da loro sovvenzionate proprio allo scopo di
alimentarlo, ed echeggiate da un sistema mediatico pressoché unanimistico:
controllato,
finanziato, incentivato, condizionato, intimidito da poteri pubblici nello
stesso senso.
A partire da quell'assunto – che implica una
caricatura moralistica dell'economia e della politica, imperniata su un
concetto vacuo di colpa collettiva da espiare – i poteri statuali e super
statuali occidentali, e in particolare l'Unione europea, sostengono che la
priorità assoluta della politica è quella di affrontare questa “emergenza”
primaria, perseguendo per via normativa la “correzione” della catastrofe
climatica provocata dal genere umano “cattivo”, ad ogni costo, al più presto
(“il tempo sta scadendo”, “la nostra casa è in fiamme!”) e con ogni mezzo
disponibile, senza alcuna eccezione.
Ogni
altro obiettivo della politica e dell'economia, davanti all'obiettivo della
“salvezza”, deve necessariamente passare in secondo piano:
inclusi lo sviluppo economico, i livelli di
benessere, l'occupazione, financo la libertà di scelta individuale su consumi,
uso e gestione della proprietà.
A
nulla vale obiettare che tutte le misure su immobili e auto, quand'anche
attuate pedissequamente, diminuirebbero le emissioni di CO2 di una percentuale
infinitesimale sull'insieme della CO2 emessa nel mondo.
Che
costringere tutti i proprietari di immobili ad adeguarli al criterio astratto e
inutile delle “emissioni zero” implicherebbe spese insostenibili, abbattendo il
valore degli immobili stessi e generando una fiammata inflazionistica senza
precedenti.
Che la
conversione totale alle auto elettriche determinerebbe in pratica
l'impossibilità di possedere un mezzo proprio per la stragrande maggioranza dei
cittadini, un'impennata della domanda di energia impossibile da soddisfare, il
collasso dell'indotto automotive, la sudditanza totale all'industria e alle
materie prime cinesi.
Nella
logica del nuovo fanatismo istituzionalizzato ogni discussione è irricevibile.
Chi si
oppone, per qualsiasi motivo e a partire da qualsiasi argomentazione, alla
catena decisionale discendente dall'assioma primario non è considerato
semplicemente un oppositore, ma un nemico della civiltà, dell'umanità, del
progresso, della Scienza, al quale, per il bene di tutti, è necessario tappare
la bocca.
La
priorità assoluta dell'obiettivo annunciato come questione di vita o di morte,
come nella storia dei peggiori regimi dittatoriali, è tale da sacrificare a
essa qualsiasi altra esigenza, e le vite concrete degli esseri umani.
Questa volta in nome di una “dottrina”
prodotta da un superstato tecno-politico-burocratico, in consonanza con gli
interessi di mega-concentrazioni economico-finanziarie alle quali vengono
assegnati un regime di oligopolio-monopolio e una colossale rendita di
posizione da una rigida logica dirigista.
Una
“dottrina” che rappresenta la riproposizione, con poche varianti, del regime
instaurato qualche anno fa in nome dell'”emergenza pandemica”.
“Ha preso fuoco dal nulla”.
Ora è
allarme per le auto elettriche.
Nicolaporro.it
– Franco Lodige – (12 Agosto 2024) – ci dice:
In
Corea del Sud riunione di emergenza per i timori dei consumatori sugli incendi
provocati dalle batterie delle “EV”.
La
preoccupazione per la sicurezza delle auto elettriche è in crescita tra i
consumatori, amplificata da recenti incidenti che hanno messo in discussione
l’affidabilità delle batterie.
Un episodio particolarmente allarmante si è
verificato l’1° agosto, quando un incendio scoppiato in un veicolo elettrico
Mercedes-Benz in un garage sotterraneo ha provocato danni a circa 140 auto,
alimentando il dibattito sulla sicurezza.
Un
altro incidente simile ha coinvolto una Kia EV6, la cui batteria, prodotta
dalla SK On, ha sollevato ulteriori dubbi sulla gestione degli incendi nei
veicoli elettrici, difficili da spegnere e con rischio di riaccensione.
Il
caso più eclatante ha spaventato i consumatori.
Il
“The Japan Times” riporta che il veicolo elettrico ha preso fuoco senza essere
attaccato alla colonnina di ricarica.
Siamo a Incheon, a ovest di Seoul:
circa
700 residenti nel complesso sono stati evacuati a causa dell’interruzione di
fornitura di corrente e acqua, mentre una ventina di residenti sono stati
costretti al ricovero in ospedale a causa dell’inalazione di fumo.
Secondo
alcune fonti, molti edifici adibiti ad uffici avrebbero vietato l’ingresso alle
EV nei parcheggi sotterranei.
Quello
che spaventa è che l’auto ha preso fuoco “da sola”, senza motivo:
la
polizia ha confermato che il veicolo non ha ricevuto alcuno “shock” esterno
prima che prendesse fuoco.
Era
parcheggiata lì da tre giorni.
Le
telecamere, scrive l’agenzia di stampa Yonhap, avrebbero mostrato del fumo
fuoriuscire dall’auto poco prima che esplodesse all’improvviso.
In
seguito a questi eventi, i responsabili politici sudcoreani si sono riuniti per
valutare misure volte a incrementare la sicurezza delle auto a batterie, tra
cui l’ipotesi di imporre ai produttori la divulgazione delle marche delle
batterie impiegate nei loro veicoli.
Durante questo incontro, presieduto dal
viceministro dell’ambiente e con la partecipazione di rappresentanti dei
ministeri dei trasporti e dell’industria, nonché dell’agenzia nazionale
antincendio, si è concordato di introdurre nuove normative a breve.
La
richiesta di maggiori dettagli sulle batterie risponde al bisogno di
trasparenza, dato che attualmente i dettagli forniti dai costruttori sono
limitati.
Importanti
aziende del settore, come “Hyundai Motor Group”, “Mercedes-Benz Korea” e
“Volkswagen Group Korea”, sono state coinvolte nella discussione per
confrontarsi sulla proposta, sottolineando l’importanza del dialogo tra settore
pubblico e privato.
L’industria
automobilistica, come riporta” Reuters”, ha iniziato a rispettare queste nuove
richieste di trasparenza.
“Hyundai
Motor Co”, ad esempio, ha pubblicato sul proprio sito web i produttori di
batterie per 13 modelli, inclusi tre modelli Genesis.
Tuttavia,
alcuni esperti ritengono che la mera divulgazione non sia sufficiente per
prevenire gli incendi, suggerendo invece di certificare i rischi di incendio
associati a ogni marca di batteria.
Uno
studio sulla frequenza degli incendi nei parcheggi sotterranei in Corea del
Sud, nel decennio 2013-2022, ha rivelato 1.399 incendi, il 43,7% dei quali
causati da veicoli e, di questi, il 53% da fonti elettriche.
Questi
dati evidenziano la necessità urgente di indirizzare i rischi legati ai veicoli
elettrici, soprattutto considerando la densità abitativa del paese e la comune
presenza di parcheggi sotterranei.
La
decisione di Hyundai di offrire maggiori informazioni sui produttori di
batterie rappresenta un passo avanti verso la trasparenza e la sicurezza.
“Park
Moon-woo”, autore principale di uno studio sugli incendi di auto a batteria in
parcheggi sotterranei, ha però evidenziato che al momento non esistono dati
definitivi che collegano specifiche marche di batterie a un maggiore rischio di
incendi.
(Auto
elettriche, ecco l’ultima stangata: costi di ricarica quadruplicati in Italia.
Le
auto elettriche fanno flop, immatricolazioni Ue in black out.)
Sull’auto
elettrica avevano ragione
Marchionne
e mr. Toyota
Nicolaporro.it
– (15 Agosto 2024) -Nicola Porro – ci dice:
Marchionne
diceva che non credeva nell’auto elettrica.
Ma
qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di molto tempo fa, è più recente
invece la dichiarazione di un altro grande dell’auto, il giapponese Toyota, che
ha sempre sostenuto la follia del motore elettrico.
È
facile capire come la follia ideologica e green europea, che ha contagiato
anche i capitani dell’industria automotive tedeschi, italiani e francesi abbia
vinto sulla razionalità di Marchionne ed il signor Toyota.
E i
risultati, infatti, si vedono: l’industria europea dell’automotiva che un tempo
era un nostro grande business sta fallendo e, al contrario, l’industria del
signor Toyota, che ancora guida la sua Toyota, sta avendo dei risultati
eccezionali.
Quando
ci sveglieremo da questa grande bugia verde sarà troppo tardi e soltanto chi
avrà avuto il coraggio di mantenere la testa nelle fabbriche invece che nelle
redazioni dei giornali e nei salotti allora, davvero, potrà garantire a
migliaia di persone ancora un posto di lavoro.
(Nicola
Porro).
Se
Putin cambia la dottrina nucleare.
Nicolaporro.it
– Franco Lodige – (26 Settembre 2024) – ci dice:
Il
leader del Cremlino minaccia l’Occidente senza troppi giri di parole.
Zelensky
all’Onu: “Pace reale e giusta”.
Ieri
il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato protagonista all’Assemblea
generale dell’Onu a New York, ma a rubare la scena è stato Vladimir Putin.
L’omologo
russo ha infatti presieduto una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale dedicato
alle proposte per un aggiornamento della dottrina sulla deterrenza nucleare.
E il leader del Cremlino ha lanciato un
messaggio forte e chiaro all’ Occidente:
“La Russia si riserva il diritto di impiegare
armi nucleari non solo per rispondere ad una aggressione contro sé stessa, ma
anche contro l’alleata Bielorussia”.
Nel
suo intervento, o meglio nella sua minaccia all’Occidente, Putin ha evidenziato
che i fondamenti della politica statale sulla deterrenza nucleare “sono stati
concordati con il presidente bielorusso”.
Dunque, il Cremlino prenderà in considerazione
l’impiego dell’atomica a scopo di difesa nel caso abbia “informazioni
attendibili su un lancio massiccio di armi aeree e spaziali che oltrepassino il
confine di Stato” russo, inclusi “missili e droni, aerei ipersonici e altri
aerei”.
Fino a
ieri, la dottrina nucleare di Mosca prevedeva la possibilità di ricorrere al
nucleare per difendere il Paese da un’aggressione con armi di distruzione di
massa o con armi convenzionali.
Da ieri, un attacco alla Federazione Russa può
essere anche solo “l’aggressione da parte di uno Stato non nucleare ma con la
partecipazione o il sostegno di uno Stato nucleare”.
Una
differenza significativa, che rischia di esacerbare rapporti già logori.
Il cambiamento nella dottrina nucleare segue
l’avvertimento di Putin agli Stati Uniti e ad altri alleati della Nato che
consentire all’Ucraina di utilizzare armi a lungo raggio per attacchi sul
territorio russo significherebbe una guerra tra Mosca e l’alleanza atlantica.
Dal febbraio del 2022 in poi, Putin e i suoi
collaboratori più stretti hanno spesso minacciato l’Occidente con l’arsenale
nucleare per scoraggiarlo dall’aumentare il sostegno a Kiev.
Un
monito che non ha trovato risposte né dall’Ucraina né dalla Nato.
Protagonista all’Assemblea generale delle
Nazioni Unite, Zelensky ha chiesto al mondo di stare dalla parte di Kiev e di
cercare una “pace reale e giusta” e non “una via d’uscita”.
Nel corso del suo intervento, Zelensky ha
rimarcato che non c’è alternativa alla “formula di pace” che ha presentato 2
anni fa, che prevede fra l’altro l’espulsione di tutte le forze russe
dall’Ucraina e la responsabilità per i crimini di guerra: “Qualsiasi tentativo
parallelo o alternativo di cercare la pace è, in realtà, uno sforzo per
continuare anziché ottenere una fine della guerra”, riporta LaPresse.
Zelensky
può contare sul pieno sostegno dei leader del G7.
“Noi,
leader del G7, riaffermiamo il nostro incrollabile sostegno all’Ucraina oggi e
in futuro, in guerra e in pace”, si legge nella nota diffusa approvata oggi a
New York nell’ambito dei lavori dell’”Unga”.
Massimo
impegno per aiutare Kiev e sostenere le sue urgenti esigenze di finanziamento a
breve termine e ad assistere la ripresa e la ricostruzione a lungo termine
dell’Ucraina:
“Sfatiamo
ogni falsa idea che il tempo sia dalla parte della Russia o che la Russia possa
prevalere causando il fallimento economico dell’Ucraina”.
L’obiettivo
è un’Ucraina libera, indipendente, democratica e sovrana, all’interno dei suoi
confini riconosciuti a livello internazionale, che sia prospera e in grado di
difendersi.
Nessun passo indietro, nessun ripensamento.
La
premier Giorgia Meloni, rientrata a Roma, ha partecipato al summit che ha
adottato la dichiarazione in video call e ha evidenziato:
“Gli
ucraini ci ricordano cosa significa combattere per la libertà.
È un
valore da proteggere se vogliamo riportare la pace in Europa.
Abbiamo fatto tutti la nostra parte e ora è il
momento di incrementare il nostro sforzo e la dichiarazione di oggi, promossa
dalla Presidenza italiana del G7, va in questa direzione”.
La
Meloni ha anche reso noti imminenti aiuti:
“Come
Italia abbiamo adottato 9 pacchetti di aiuti militari, ci siamo focalizzati
sulla difesa aerea e ora stiamo per inviare una seconda batteria di Samp-T”.
Zelensky
ha tenuto a ringraziare il premier italiano e il presidente statunitense Joe
Biden “per la loro leadership nel proteggere le nostre vite”.
(Franco
Lodige)
(Ucraina,
Stoltenberg ora ammette: “Nato poteva fare di più per impedire guerra.”
Né Putin né
Zelensky: chi sono i veri sconfitti della guerra ucraina.
Perché la Russia non
accetterà più negoziati.)
Salvini, 'solo auto
elettriche
dal 2035 è una
follia.'
Ansa.it – Mondo
Motori – Redazione Ansa – (18 -3-2024) – ci dice:
'E' un omicidio di
un settore produttivo che non ha spiegazioni'.
"Prevedere che
dal 2035 non si possano più né vendere né comprare auto se non elettriche è una
follia".
Una follia
"figlia o dell'arroganza o di convenienza".
Lo ha detto il ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenendo a un convegno sul
trasporto pubblico locale a Milano.
"È un omicidio
di un settore produttivo che non ha spiegazioni ambientali, economiche,
sociali, industriali.
Dobbiamo dire quello che magari è anche
scomodo da dire, perché è più utile avere posizioni più sfumate", inoltre
"mancano 80 giorni alle elezioni europee, bisogna essere “politically
correct”, scusatemi se non sono arrivato in monopattino questa mattina, ma in
diesel, ahimè", ha aggiunto Salvini.
"Mentre stiamo
dibattendo del solo elettrico, l'elettrico sarà una parte del tutto",
insieme ad esempio "all'idrogeno, ma fingere che possiamo fare a meno dei
combustili fossili e diesel è una follia.
L’ Europa dovrà tornare in dietro però intanto
le case automobilistiche per qualche anno non avranno investito in ricerca e
sviluppo", ha continuato Salvini.
La crisi delle auto
elettriche:
da Tesla al passo
indietro
dei cinesi. Fine o
inizio?
Hdmotori.it – Luigi
Melita – Redazione – (25 Aprile 2024) ci
dice:
C’è uno scenario che
inizia a delinearsi in alcuni titoli di giornale ed è quello della crisi
dell’auto elettrica.
A trainare il
carrozzone sono state le ultime notizie legate a Tesla, azienda che è diventata
ormai il barometro della “pressione elettrica” sul mondo automotive per la
notorietà che è riuscita a ritagliarsi.
ALTALENA TESLA.
Nel bene o nel male,
l’azienda americana di Musk è ormai diventata il riferimento anche a causa dei
movimenti di borsa, un’altalena di apprezzamenti e deprezzamenti spesso troppo
influenzata dalle notizie, anche di fronte all’ultima trimestrale, quella in
cui i profitti sono in calo, ma che conferma la redditività per il 18esimo
trimestre di fila.
Su Tesla si è detto
un po’ di tutto:
il mondo dei
produttori tradizionali l’ha sfidata insinuando che la gamma inizia a diventare
vecchia ed è ancora troppo ridotta:
5 modelli non sono certo tanti per contrastare
gli altri brand, e aziende come Mercedes, dal volume produttivo comparabile se
consideriamo le 2 milioni di auto prodotte nel 2023, hanno in gamma un numero
ben maggiore di auto e di motorizzazioni.
L'anno scorso Tesla
si è fermata a quasi 1.846.000 unità prodotte spinta dall’auto più venduta al
mondo nel 2023, la Model Y, ma i suoi veicoli sono diversi come concezione
perché Musk ha sempre seguito una logica di miglioramento continuo e
incrementale e non si è legato al concetto di” model year”, “restyling” e via
dicendo.
Inoltre c’è anche la
questione del software che va ad influire profondamente sulla vettura:
quando mai si è
visto che un cliente acquista un’auto nel 2021 senza fari a matrice di LED e
nel 2024, “a sorpresa”, questa funzionalità diventa disponibile e utilizzabile
senza che il suddetto cliente abbia messo mano all’hardware?
CONTAMINAZIONE
SOFTWARE.
La strategia del
software sembra essere, ad oggi, la contaminazione più importante che Tesla ha
imposto sul mondo dell’auto, se escludiamo la grande spinta
all’elettrificazione.
Ignoriamo infatti
gli enormi investimenti introdotti dai produttori per le elettriche, ignoriamo
il fatto che termini come “Giga factory” siano ormai utilizzati anche dai
marchi del mondo “legacy automotive”: concentriamoci su quello che è cambiato
negli ultimi anni da Volkswagen a Kia, da Mercedes ai marchi cinesi.
Tutti hanno capito che il software sarà
fondamentale sulle auto del futuro. Mercedes ha seguito la strada dei pacchetti
che sbloccano funzionalità pagando un aggiornamento:
la tua auto ha le quattro ruote sterzanti?
Bene, con un aggiornamento puoi acquistare un
angolo di sterzo maggiore per renderla ancora più maneggevole nelle manovre.
Anche Kia, con le
ultime novità a partire dalla EV9, sta puntando sui “Kia Upgrades”, un
abbonamento che permette di popolare l’infotainment di bordo con le
applicazioni per l’intrattenimento o la produttività:
temi per la strumentazione (quello della
squadra del cuore o di Star Wars, come per gli smartphone), Netflix, Spotify,
ma anche le chiamate di lavoro.
I cinesi lo hanno
capito benissimo e tutte le startup, più o meno cresciute negli ultimi anni
grazie alla spinta statale, hanno impostato la rotta seguendo la linea del
"software first", tanto che alcune di queste si definiscono software
company e non hanno neanche delle fabbriche di proprietà, ma fanno assemblare
le proprie vetture dai grandi gruppi che operano nel Paese.
Per far sì che il
software possa entrare di diritto a rappresentare una fonte di introiti nel
bilancio, però, bisogna iniziare a vendere le auto e metterle in mano ai
clienti...
I NUMERI DELLE
CINESI: “MG” E “BYD”.
Guardando ai dati
ACEA di marzo 2024 si scopre che la Cina non ci ha (ancora?) invaso come si
ipotizzava qualche tempo fa, e che l'unica cinese ad avere un peso importante è
“SAIC”:
il gruppo
proprietario del marchio MG ha una quota europea di mercato dell'1.9%, ha
venduto quasi 26.000 unità a marzo e nel primo trimestre 2024 ha raggiunto le
58.000 unità, crescendo del 30% rispetto allo stesso periodo del 2023.
“SAIC” (con MG) in
Europa vende più di Suzuki, più di Mazda, più di Honda e Mitsubishi.
Ma Meno di Tesla, di
Ford, di Nissan e via dicendo.
Che differenza c'è
tra “MG-SAIC” e gli altri produttori cinesi?
La prima, non trascurabile, differenza è che
MG viene percepito dagli utenti come un marchio occidentale, pur non essendolo.
Così come Volvo non
è più occidentale.
Così come Jaguar-Land Rover non lo sono più,
ormai da tempo sotto al cappello degli indiani di “TATA”... e via dicendo.
La seconda, e forse più indicativa, è che MG
non fa solo auto elettriche, ma propone classicissime auto a benzina e, ora,
anche “Full Hybrid” come la MG3.
Anche un colosso
come “BYD” deve accontentarsi, per il momento, di numeri non certo da
invasione:
nel 2023 ha venduto meno di 16.000 auto in
Europa, tutte elettriche.
L'obiettivo è
arrivare ad una quota di mercato maggiore visto che all'orizzonte c'è anche
l'idea di portare tutte le sue “NEVS”, termine con il quale il produttore
intende le elettriche pure, ma anche le ibride plug-in (Seal U).
Per il momento,
però, la gamma in vendita resta al 100% elettrica, e l'azienda sta gettando le
basi da una parte con la fabbrica in Ungheria (oggi è un campo vuoto),
dall'altra con l'incremento dell'”awereness”, tra cui la sponsorizzazione “UEFA
Euro 2024”.
CHI L'HA VISTO?
Dal macro provo a
scendere al "micro" in questa mia analisi: l'Italia.
"Micro" non perché voglio sminuire
una nazione che oggi ha ancora un suo peso economico, ma semplicemente perché i
volumi di vendita del nostro Paese non sono certo quelli che muovono il mondo
automotive globale.
Se guardo alle
presentazioni in cui sono stato coinvolto l'anno scorso, scopro che la tanto
annunciata invasione cinese non si è concretizzata, oppure è in ritardo sulla
tabella di marcia.
Ottobre 2023: “Nio
EL6”.
Stando alle
dichiarazioni raccolte durante quella presentazione, già nel 2024 l'azienda
avrebbe dovuto strutturarsi in Italia almeno a livello di brand, ma ad oggi la
situazione è ben diversa.
Nio Italia sembra aver tirato i remi in barca e la linea del
fronte si è spostata ad Amsterdam dove c'è l'avamposto europeo in questa
"guerra" tra produttori.
E anche un Paese
come la Germania ha fatto segnare dati irrisori (39 Nio vendute a dicembre
2023).
E “Great Wall Motors”?
Non pervenuta.
A dicembre 2023 provo la “GWM WEY 03”, ascolto
le dichiarazioni di trattative in corso per le officine e la rete commerciale.
L'auto c'è, i prezzi italiani sono stati più o
meno annunciati... eppure ad oggi il marchio e il team sembrano essere
nuovamente spariti dai radar.
I DUBBI SU CHERY: “OMODA”
E “JAECOO”.
C'è poi Chery, altro
marchio cinese che in Europa vuole debuttare con OMODA e Jaecoo:
investimenti
ingenti, una nuova struttura italiana inaugurata di recente, ma ancora dobbiamo
scoprire come e quanto potrà contare qui e nel Vecchio Continente in generale,
visto che è l'ultima.
Il loro piano è di creare una rete di
assistenza Italiana, e i modelli previsti sono sia elettrici, sia
termici/elettrificati.
La loro strategia
sembra un copia/incolla di MG:
l'elettrico da loro
prestigio, ma per i numeri punteranno su altro:
OMODA E5 è
elettrica, ma sarà OMODA 5 a benzina quella che potrà sperare di fare qualche
vendita in Italia, e lo farà con un motore 1.6 turbo benzina che non si
preannuncia certo il più efficiente tra i benzina visto che il consumo medio
WLTP dichiarato è di 7,6 litri / 100 km, altissimo perché nella realtà sarà
superiore, e ancora non conosciamo l'affidabilità visto che i cinesi sono forti
sugli elettrici (più semplici), ma rappresentano un rischio quando si parla di
termiche più complesse come questa che ha anche un cambio doppia frizione
(tutto da scoprire nei costi di manutenzione e nell'affidabilità).
Insomma, costa
"poco", ha tutti gli optional (ma vedremo se gli ADAS saranno
decenti), ma verosimilmente non sarà economico da mantenere: Volkswagen T-Roc
con il benzina 1.5 TSI e cambio DSG dichiara 6 litri ogni 100 chilometri nel
WLTP combinato...
AUTO ELETTRICHE OGGI
E IERI.
L'Italia non è il
mondo.
L'Europa è un mercato importante, ma ha delle
specificità impossibili da ignorare. Questo per dire che è impossibile parlare
oggi di "morte" dell'auto elettrica. Torniamo al 2019, l'anno in cui
vi raccontavo del mio esperimento di abbandonare il diesel e passare un anno
solo con le auto elettriche.
In quel video
ripercorrevo anche la storia delle auto elettriche, e c'è una grande differenza
tra la crisi dell'auto elettrica di fine anni novanta e della prima decade del
nuovo millennio, quando moriva la” EV1 di GM” e nascevano” Tesla “e “Leaf”, e
la tanto sbandierata crisi dell'auto elettrica di oggi.
Il contesto di ieri
non vedeva una strada spianata verso la decarbonizzazione dei trasporti.
Non c'erano gli
enormi investimenti dei grandi gruppi:
oggi non esiste un produttore auto che non
abbia investito ingenti cifre nell'elettrico.
E gli investimenti
del mondo automotive guardano almeno al medio termine visto che le linee, gli
impianti e i progetti non sono certo rapidi da realizzare.
Ora però torniamo ad
una dimensione più piccola, e anche personale.
Sono cambiate
tantissime cose negli ultimi cinque/sei anni.
Se riguardo quel
video e ripenso al mio 2018 di sole auto elettriche, mi viene in mente uno
scenario in cui molti hotel e strutture non avevano ancora le colonnine, e per
viaggiare bisognava davvero pianificare con le poche stazioni disponibili come
avrebbe fatto Marco Polo durante il suo viaggio in Cina.
L'esperimento di
"HDelettrico" di sei anni fa è stato quello che ha gettato le basi
per convincermi ad acquistare un'auto elettrica come unica vettura personale,
per lavoro e per piacere, e oggi non devo più pensare a dove ricaricare, seppur
restino alcune delle criticità evidenziate che in Italia sono più presenti che
nel resto d'Europa.
L'auto elettrica
doveva morire nel 2019 stando a quello che si diceva in risposta a quel video e
a quell'esperimento.
L'auto elettrica dovrebbe morire a breve
stando a quello che si dice oggi.
Eppure l'auto elettrica non è ancora morta e
il 2024 diventerà probabilmente l'anno con più modelli in uscita e, al
contempo, sarà quello che ha iniziato ad abbassare i prezzi medi di acquisto.
Nessuno ha la sfera
di cristallo:
lo dicevo nel 2019,
lo ripeto nel 2024.
Saranno quindi tre
le tappe fondamentali che segneranno, in un modo o nell'altro, la storia delle
auto elettrica.
La prima è quella politica, con le elezioni
europee di giugno 2024 che decideranno il nuovo corso governativo, ma che non
potranno certo portare ad un passo indietro clamoroso in tempi rapidi.
La macchina politica
è un diesel, non scatta certo con la coppia istantanea di un EV...
La seconda tappa è
quella del 2025, l'anno in cui dovrebbero arrivare le auto elettriche
economiche.
Ci sono già vari
annunci, Renault ha iniziato a gettare le basi con la Renault 5 elettrica (ma
quella del 2024 sarà la versione più costosa), il gruppo Volkswagen dovrebbe
arrivare con il nuovo progetto della gamma ID e Tesla?
Vedremo se Musk
riuscirà a rivitalizzare il progetto “Model 2” come annunciato nell'ultima
trimestrale...
La terza, e qui è
ancora più difficile fare previsioni, è quella delle auto elettriche cinesi
economiche.
Ci sarà davvero
un'invasione di prodotti?
Dipenderà tutto dai dazi, dalle decisioni
dell'Europa e da altri fattori tutti legati fra di loro...
VERSO LA
DECARBONIZZAZIONE.
Il trend della
decarbonizzazione non sta subendo particolari battute d'arresto.
Le rinnovabili crescono e, sebbene i
combustibili fossili siano lontani dall'estinzione, una strategia su tutte si
sta imponendo, quella della diversificazione.
Gli Stati, anche in
conseguenza delle turbolenze geopolitiche, stanno elaborando una strategia di
diversificazione delle fonti per affrontare con conseguenze meno impattanti le
eventuali crisi future.
Si è tornato a
parlare di nucleare, anche in un'Italia che aveva detto "no" ormai da
diverse decadi.
Nel mondo delle auto
i numeri delle elettriche sono cresciuti, ma in termini assoluti rappresentano
ancora una minoranza.
Quel che è invece
certo, è che l'elettrificazione è la via e lo dimostrano anche i dati di
mercato.
L'ibrido diventa
sempre più elettrico e oggi, facendo i conti con la concretezza, è l'unico modo
abbordabile in termini di prezzo per acquistare un'auto nuova che abbia consumi
ridotti nei contesti in cui l'auto viene utilizzata maggiormente, quelli urbani
ed extra-urbani.
In attesa delle auto
elettriche economiche, però, ci si deve chiedere anche chi pagherà il conto
della decarbonizzazione nell'immediato, prima quindi di raggiungere quella fase
(avanzata) in cui un sistema decarbonizzato farà risparmiare (anche) sulla spesa
pubblica grazie ai benefici derivanti da una migliore qualità dell'aria locale,
da minori costi dell'energia o da una maggiore indipendenza dagli
approvvigionamenti esteri.
L'idea è che si
tratti di un inizio, non di una fine.
O meglio, di quella fase del mercato in cui
l'avvicinarsi della maturità tecnologica inizia a fare selezione tra chi si
merita di sopravvivere e chi, invece, è destinato a fallire.
Come ai tempi delle “dot.com”, non tutti
possono trasformarsi in Google e Amazon...
I globalisti hanno
ottenuto ciò
che volevano: un
nuovo ordine
globale con l'ONU al
centro.
Shtfplan.com - Rhoda
Wilson – (26 settembre 2024) – The Exosé - Michael Snyder – ci dicono:
Domenica alcuni
partecipanti selezionati alle Nazioni Unite hanno adottato il "Patto per
il futuro", un accordo globale che ha ricevuto scarsa copertura mediatica,
nonostante abbia avuto gravi ripercussioni su 193 Paesi.
Il Patto crea un
nuovo ordine globale e copre tutti i settori dell'attività umana per attuare,
tra gli altri scopi, gli “Obiettivi di sviluppo sostenibile”.
Mentre noi eravamo
distratti, l'ONU, silenziosamente e a porte chiuse, con la partecipazione di
pochi eletti, ha inaugurato un nuovo ordine globale, in cui essa stessa ha
svolto un ruolo centrale.
L’ONU ha appena
adottato il “Patto per il futuro” che getta le basi per un nuovo “ordine
globale.”
Mentre tutti erano
distratti, l'élite globale ha ottenuto esattamente ciò che voleva.
L'ONU ha adottato il
" Patto per il futuro " il 22 settembre, e i media aziendali nel
mondo occidentale hanno quasi completamente ignorato ciò che stava accadendo.
Invece, i titoli ci
hanno esortato a continuare a concentrarci solo su Kamala Harris e Donald
Trump.
Purtroppo, la
stragrande maggioranza della popolazione non ha mai sentito parlare del “Patto
per il futuro” , e quindi c'è stato pochissimo dibattito pubblico sul fatto che
dovremmo o meno adottare un documento che getta le basi per un nuovo
"ordine globale".
Il testo del “Patto
per il futuro” è disponibile online, ma difficilmente qualcuno lo leggerà mai e
molte delle disposizioni più importanti sono nascoste verso la fine del
documento di 56 pagine.
Naturalmente, tutti
dovrebbero prendersi il tempo di leggere effettivamente questo documento perché
i nostri leader ci hanno appena impegnato in un'agenda globale estremamente
insidiosa che copre letteralmente quasi ogni area concepibile dell'attività umana.
Il 22 settembre 2024
è una giornata che passerà alla storia come un giorno infame.
Dopo l'adozione
formale del “Patto per il futuro” , sul sito ufficiale delle Nazioni Unite è
stato pubblicato quanto segue :
I leader mondiali
hanno adottato oggi un “Patto per il futuro” che include un “Global Digital
Compact” e una “ Dichiarazione sulle
generazioni future” .
Questo Patto è il
culmine di un processo inclusivo durato anni per adattare la cooperazione
internazionale alle realtà odierne e alle sfide di domani.
L'accordo internazionale più ampio degli
ultimi anni, che copre aree completamente nuove e questioni su cui non è stato
possibile raggiungere un accordo per decenni, il Patto mira soprattutto a garantire che le
istituzioni internazionali possano dare risultati di fronte a un mondo che è
cambiato radicalmente da quando sono state create.
Come ha affermato il Segretario generale, "non possiamo creare un futuro adatto ai nostri
nipoti con un sistema costruito dai nostri nonni".
Si potrebbe pensare
che il "più ampio accordo internazionale degli ultimi anni" avrebbe
fatto notizia in tutto il pianeta.
Ma non è successo.
Il comunicato stampa dell’ONU dichiara anche con
coraggio che il” Patto per il futuro”
“porrà le basi” per un nuovo “ordine globale”:
"Il Patto per
il futuro, il Global Digital Compact e la Dichiarazione sulle generazioni
future aprono la porta a nuove opportunità e possibilità inesplorate", ha affermato il Segretario generale durante il
suo discorso di apertura del Summit del futuro.
Il Presidente
dell'Assemblea generale ha osservato che il Patto avrebbe
"gettato le basi per un ordine globale sostenibile, giusto e
pacifico, per tutti i popoli e le nazioni".
Il Patto copre
un'ampia gamma di questioni, tra cui pace e sicurezza, sviluppo sostenibile,
cambiamenti climatici, cooperazione digitale, diritti umani, genere, giovani e
generazioni future e trasformazione della governance globale.
Non voglio vivere in
un nuovo “ordine globale” che includa “tutti i popoli e tutte le nazioni”.
Sono sicuro che la
maggior parte di voi la pensa esattamente allo stesso modo.
Un’altra pagina sul
sito ufficiale delle Nazioni Unite ci dice che “ONU 2.0” riguarda la creazione
di una “moderna famiglia ONU”.
A metà dell'Agenda
2030, il mondo non è sulla buona strada per raggiungere gli “Obiettivi di
sviluppo sostenibile”.
Non è troppo tardi
per cambiare rotta, se tutti noi ripensiamo, rifocalizziamo e ricarichiamo.
"ONU 2.0"
racchiude la visione del Segretario generale di una moderna famiglia ONU,
ringiovanita da una cultura lungimirante e potenziata da competenze
all'avanguardia per il ventunesimo secolo, per potenziare il nostro supporto
alle persone e al pianeta.
Ci impegneremo per
raggiungere questa visione con una potente fusione di competenze e cultura in
materia di innovazione, dati, digitale, lungimiranza e scienze comportamentali:
una combinazione dinamica che chiamiamo il
“Quintetto del Cambiamento”.
Si tratta di
un’evoluzione verso organizzazioni delle Nazioni Unite più agili,
diversificate, reattive e di impatto.
Sembra così
accogliente, non è vero?
Chi non vorrebbe far parte di una
"famiglia", giusto?
Ma la verità è che
il programma che intendono imporre a tutti noi non sarà affatto piacevole.
Nel corso degli anni
si è scritto molto su quanto siano insidiosi gli “Obiettivi di sviluppo
sostenibile” delle Nazioni Unite.
Ebbene, l’ONU ammette
apertamente che il “Patto per il futuro” è stato specificamente progettato “per dare
una spinta all’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.
Comunicato stampa.
Le Nazioni Unite adottano un rivoluzionario “Patto
per il futuro” per trasformare la governance globale, Nazioni Unite, 22
settembre 2024, consultato il 24 settembre 2024.
In un modo o
nell’altro, tutte le forme
di attività umana contribuiscono al “cambiamento climatico”.
E così intendono
regolamentare severamente ogni forma di attività umana per raggiungere i loro
obiettivi distorti.
Il “Patto per il
Futuro “riconosce anche un “ruolo centrale” per l’ONU e una “risposta
internazionale coordinata e multidimensionale” ogni volta che si presentano
futuri “shock globali”.
Riconosciamo la
necessità di una risposta internazionale più coerente, cooperativa, coordinata
e multidimensionale agli shock globali complessi e il ruolo centrale delle
Nazioni Unite in questo senso.
Gli shock globali complessi sono eventi che
hanno conseguenze gravemente dirompenti e avverse per una parte significativa
di paesi e della popolazione mondiale e che portano a impatti su più settori,
richiedendo una risposta multidimensionale e di tutto il governo e di tutta la
società.
La prossima volta
che ci sarà una grave crisi globale, vorreste che fosse l'ONU a gestire la
situazione e a dire a tutti cosa fare?
Ho cercato di
avvertire tutti.
Ho scritto molto sul
“Patto per il futuro”, ma alla fine solo una piccolissima fetta della
popolazione ne è rimasta entusiasta.
Ora l'élite mondiale
ha raggiunto il suo obiettivo e l'opposizione che ha incontrato è stata appena
percettibile.
(Michael Snyder).
(Il nuovo libro di Michael Snyder intitolato " Why
" è disponibile in versione
tascabile e per Kindle
su Amazon.com.)
La roccaforte
ucraina sta per cadere
sotto la Russia mentre Zelensky decanta
il "piano della
vittoria" a Washington.
Shtfplan.com – Mac
Slavo – Tyler Durden - Zero Hedge – (25
settembre 2024) - ci dicono:
Negli Stati Uniti da
domenica, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta per presentare il suo
"piano di vittoria" al presidente Biden, nonché alla vicepresidente
Kamala Harris e all'ex presidente Donald Trump, presumibilmente in
quest'ordine, mentre gli incontri si svolgeranno questa settimana.
Ha detto in
un'intervista alla ABC News pubblicata martedì:
"Penso che siamo più vicini alla pace di
quanto pensiamo".
Ma ha messo in
guardia dicendo che ciò sarà garantito solo se l'Ucraina arriverà da una
"posizione forte" con l'aiuto dei sostenitori occidentali.
Ha descritto il suo
cosiddetto piano di vittoria come non focalizzato sulla ricerca di un negoziato
con la Russia, ma piuttosto come “un ponte verso una via d’uscita diplomatica,
per fermare la guerra”.
“Dobbiamo solo essere molto forti, molto forti”, ha
detto Zelensky, e questo dipenderà in gran parte dalle “decisioni rapide”.
Ha anche detto di recente che Washington deve
prendere decisioni “coraggiose”, in riferimento alla richiesta alla NATO di
dare il via libera agli attacchi missilistici a lungo raggio sulla Russia.
"Tutti guardano
con ammirazione a [Biden], e abbiamo bisogno di questo per difenderci", ha
detto ad” ABC”, in un evidente tentativo di aumentare la pressione su una Casa
Bianca un po' esitante.
L'Ucraina vuole
anche un percorso fermo verso l'adesione alla NATO.
Ha inoltre affermato
che il suo piano riguarda "il rafforzamento dell'Ucraina, dell'esercito
ucraino e del popolo ucraino. Solo in una posizione forte possiamo spingere [il
presidente russo Vladimir] Putin a fermare la guerra - in modo diplomatico".
Ha sottolineato: "Ecco perché stiamo
chiedendo al nostro amico".
Nonostante questo
ottimismo da parte di Zelensky sulle possibilità dell'Ucraina di vincere la
battaglia, martedì “ la Reuters” ha altre brutte notizie per Kiev, incentrate
sui rapidi progressi a Donetsk, mentre un'altra città chiave sta per cadere.
" Secondo i
blogger di guerra russi e i media statali, le forze russe hanno iniziato a prendere d'assalto la città di
Vuhledar, nell'Ucraina orientale , una
roccaforte che ha resistito agli attacchi russi dall'inizio della guerra del
2022", scrive “Reuters”.
" Secondo
numerose mappe open source, ad agosto le forze russe nell'Ucraina orientale
sono avanzate al ritmo più veloce degli ultimi due anni, nonostante
un'incursione ucraina nella regione russa di Kursk abbia cercato di costringere
Mosca a dirottare le truppe".
Un noto giornalista
regionale e osservatore di guerra,” Leonid Ragozin”, ex dipendente della “BBC,”
concorda sul fatto che le cose si stanno mettendo male per le forze ucraine a
“Vuhledar”…
"La situazione
in prima linea non potrebbe essere peggiore per il vertice
Zelensky-Biden",
scrive “Ragoniz”.
Sembra quindi che
Zelensky sia impegnato a Washington ad aumentare i punti di discussione franchi,
anche se le sue forze sono alle corde nel Donbass.
"La Russia può essere solo costretta alla
pace, ed è esattamente ciò di cui c'è bisogno: costringere la Russia alla pace
", aveva detto Zelensky ad “ABC”.
Ma finora, sembra che la situazione
dell'opposizione si stia evolvendo.
Auto elettrica,
quando
l’incentivo è pura
follia.
Formulapassion.it - VINCENZO
BORGOMEO – (21 Aprile 2023) – ci dice:
I francesi della
“Pfa” propongono sostegni solo per le auto made in Europa.
Prima o poi doveva
succedere ed è successo:
la lobby
automobilistica francese “Plateforme de la filière automobile” (Pfa) ha
proposto un bonus statale per i consumatori che acquistano auto elettriche
“made in Europe”.
Il progetto arriva mentre l’Europa cerca in
tutti i modi di contrastare il protezionismo cinese e i sussidi statunitensi
offerti dall’”Inflation Reduction Act” ma sembra progettata da marziani, da
qualcuno piovuto sulla terra di colpo.
Che non sappia nulla
di automobili.
Più che
protezionista e per certi versi razzista (in senso automobilistico), la
proposta è infatti completamente senza senso:
come viene infatti
considerata un’auto prodotta in Europa con la maggior parte delle componenti
cinesi?
E come inserire in questo schema una “Tesla”
prodotta in Germania?
Oppure, al
contrario, come catalogare una “Volvo”, una “Polestar”, una “Lotus” o una “MG”
che sono europee ma di proprietà cinese?
Alla “Plateforme de
la filière automobile” (Pfa) non lo spiegano per un motivo molto semplice:
non è spiegabile.
Sappiamo infatti che
la Cina, almeno a “breve e medio termine”, è destinata a rimanere “dominante”,
a livello globale, nella produzione di batterie, cruciali per la transizione
verde nei trasporti attraverso l’elettrificazione scelta dall’Ue.
A sottolinearlo in modo chiarissimo, durante
il collegio dei commissari dello scorso 22 febbraio a Bruxelles, è stato il
direttore dell’”Iea” “Fatih Birol”, come risulta dal verbale della riunione
(fonte Adnkronos).
Questo significa che per quanto l’Ue stia
investendo nella produzione di batterie, a medio termine la Repubblica Popolare
Cinese continuerà a fornire i “due terzi” della produzione mondiale.
E visto che gli
incentivi oggi sono rivolti esclusivamente alle auto elettriche, che senso ha
parlare di aiuti solo per vetture costruite in Europa se la batteria –
componente chiave dell’auto – è made in Cina?
Mistero.
Come rimane un
mistero il futuro di questa transizione ecologica:
è stato lo stesso “Birol” a sottolineare che,
nonostante l’”Inflation Reduction Act” degli Stati Uniti, “due terzi delle
batterie” continueranno ad essere prodotte in Cina, “a breve e medio termine”.
Senza contare che la
stessa Cina, ora controlla una percentuale molto elevata della produzione di
minerali critici (come cobalto e litio) e metalli (come rame e alluminio),
nonché la fabbricazione di prodotti tecnologici come batterie, turbine eoliche,
pannelli solari, pompe di calore ed elettrolizzatori.
Però, invece di pensare a politiche
industriali che possano riscattarci, in Europa sembra si stia scegliendo la
strada dei dazi e degli “incentivi razzisti”.
La via maestra verso il disastro.
(Vincenzo Borgomeo)
Quelli che: l’auto
elettrica sì,
ma se siete onesti…
vaielettrico.it - Redazione
– (2 Aprile 2024) – ci dice:
Quelli che: l’auto
elettrica sì, ma se siete onesti…E via con le solite argomentazioni: costi,
autonomia, tempi di ricarica, svalutazione.
Partono chiedendo,
finiscono inveendo.
Faccio 300-400 km al
giorno.
Dimostratemi che in
elettrico potrei.
Punto interrogativo.
“Vi seguo ormai da
diversi mesi perché mi sembrate una testata seria dove poter approfondire
l’argomento principale di cui vi occupate.
Considerato che,
volenti o nolenti, entro una decina d’anni circa, saremo tutti costretti a
comprare solo auto elettriche, mi sembra il minimo informarsi adeguatamente per
cercare di capire.
Vivo in una grande
città del sud Italia. Sono un impiegato come milioni di altri che guadagna
circa 1600 euro al mese, con l’affitto e le bollette da pagare, la spesa e un
figlio da mantenere all’università.
Il mio lavoro mi
costringe a spostamenti quasi quotidiani di circa 3-400 km al
giorno, dal lunedì
al venerdì.
Abito in un
condominio senza posto auto e/o garage e non ho, quindi nessuna possibilità di
avere un punto di ricarica privato.
Men che meno
possibilità di installare dei pannelli solari.
Le domande che mi
pongo sono veramente tante.
Provo ad elencarle
nella speranza che riusciate a darmi una risposta seria e priva di opinioni
ideologiche ma obiettive.
Come posso comprare,
con il mio stipendio, un’auto elettrica che riesca a garantire un’autonomia
sufficiente per permettermi di andare a lavorare senza ansia e stress?
Un’auto che rientri
nel budget che mi posso permettere? (entro i 20.000 euro).
Preciso che non ho
auto da rottamare e quindi non potrò mai ottenere il massimo dei benefici
previsti dai bonus statali.
Un’auto che non mi
costringa a fare soste prolungate e la cui ricarica non costi più di un pieno
di gasolio?
Auto elettrica sì,
ma… Con il mio panda diesel me la cavo con 50 euro ogni due giorni.
Attualmente guido
una Fiat Panda diesel che con un pieno di circa 50 euro mi permette di
effettuare più di 600 km.
Quando devo
rifornirmi ci metto al massimo 5 minuti e poi sono a posto per almeno un paio
di giorni.
È costata nuova 16
000.
Siate onesti.
Se riuscite a dimostrarmi che riuscirei a fare
più o meno le stesse cose che ho descritto con, più o meno, gli stessi soldi
allora non avrei nessun problema a passare all’elettrico e come me, credo,
tantissime altre persone.
Se, come penso, la
tecnologia non è matura e i costi sono ancora troppo alti, credo che ci
vorranno parecchi anni prima che si possa fare questa transizione.
(Raffaele Messina)
Noi siamo onesti. E
lei?
Risposta-Cerchiamo
sempre di essere onesti e mai abbiamo nascosto i problemi ancora aperti della
mobilità elettrica, soprattutto per alcune tipologie di automobilisti.
E tra queste,
sicuramente sembra ricadere anche lei.
Ma la stessa onestà
la chiediamo anche a lei: c
i dice di percorrere
300-400 km al giorno da lunedì a venerdì, sempre per lavoro.
E aggiunge che con
la sua Panda diesel se la cava con 50 euro di gasolio ogni 600 km, vale a dire
ogni due giorni scarsi.
A conti fatti, quindi, lei spende di
carburante da 450 a 600 euro al mese.
Cioè un terzo del
suo stipendio di 1.600 euro mensili.
Ma quale azienda
costringe un dipendente a sostenere una spesa del genere (più la proprietà
personale dell’auto) senza garantire almeno un rimborso chilometrico?
E’ proprio sicuro di avercela raccontata
giusta?
Quando ci avrà
chiarito questo piccolo dettaglio, le risponderemo anche nel merito delle altre
questioni.
Auto elettrica.
L’auto elettrica è
insostenibile. Tutti lo sanno, ma voi non lo dite.
Punto interrogativo.
“Ho appena letto
quanto scritto da Daniele e, pur non condividendo né il tono né le accuse, ne
condivido pienamente i concetti.
Faccio anzi
un’aggiunta: Ma pensate davvero che uno come me che percorre circa 40.000 km
all’anno per lavoro possa fare uso di una vettura elettrica?
Non credo che da
parte di “Vai elettrico” ci siano interessi economici ed è anzi ammirevole che
pubblicate le opinioni di tutti, tuttavia noto che spesso negate o tacete dei
dati oggettivi:
Ad esempio parlate
delle lobby del petrolio come se non esistessero le lobby dell’elettrico,
decantate i bassi costi di alcune vetture elettriche senza dire che il valore
dell’usato è pari a zero, sminuite il problema dei tempi della ricarica così
come quello della ridicola autonomia nei percorsi extraurbani, soprattutto col
clima acceso.
Ok per l’elettrico
in città, ma per il resto è insostenibile.
Io punterei più
sull” ibrido, così da poter viaggiare in elettrico in città e a benzina o
diesel fuori città.
Un’ultima cosa:
Persone autorevoli,
anzi scienziati che si sono permessi di parlare dell’ inutilita’ del passaggio
all’elettrico e del disastro economico dell’ automotive non sono più comparsi
in televisione….. e mi consta personalmente, non vi sembra un po’ strano?
(Dario Favara)
L’eccezione che
conferma la media.
Risposta:
Non guardiamo troppo
la televisione, ma a noi capita molto più spesso di vedere intervistati, senza
contraddittorio, accaniti detrattori dell’auto elettrica.
Quasi nessuno di
loro si può definire “scienziato”, e pochi “persone autorevoli”, questo è vero.
Ma di spazio ne hanno eccome.
Tant’è vero che i
loro messaggi fanno breccia nell’opinione della maggioranza degli italiani che
le auto elettriche le hanno viste sì e no nella vetrina dei concessionari e mai
ne hanno guidata una.
Gennaro Borrelli, tassista Tesla di Modena che già nel 2018 aveva
percorso 400mila km in elettrico.
Il valore dell’usato
è pari a zero? Ce lo dimostri.
I tempi della ricarica sono lunghi? Sì, sulla
carta.
Ma inesistenti se
coincidono con i momenti di sosta.
Perfino lei, con una
percorrenza annua di oltre tre volte la media nazionale, lascerà l’auto
inutilizzata per almeno l’85% della sua vita utile; ci pensi.
L’autonomia è
ridicola?
Dipende: gli spostamenti quotidiani degli
italiani sono mediamente di 30-40 km, vale a dire almeno sei volte di meno
della normale percorrenza consentita da una sola ricarica.
Ovviamente parliamo
di medie.
Poi ci sono le
eccezioni, come probabilmente la sua, che le confermano.
Ma nessuno la
obbliga a comprare un’auto elettrica fino al 31 dicembre del 2035. Mancano 11
anni:
vedremo a che punto sarà la tecnologia quel
giorno.
La maggior parte dei
crimini a New York City sono commessi da migranti invasori perché alla polizia
di New York è vietato rintracciarli.
Naturalnews.com – (25/09/2024)
– Redazione - Ava Grace - ci dice:
A New York, i
migranti arrivati di recente stanno inondando il sistema giudiziario penale,
a tassi molto più elevati di quanto ammesso dai funzionari pubblici.
Fonti della polizia
hanno condiviso con il “New York Post” la sconcertante stima che il 75 percento
delle persone arrestate a” Midtown Manhattan” negli ultimi mesi per reati come
aggressione, rapina e violenza domestica siano migranti.
In alcune parti del
Queens, la cifra supera il 60 percento, secondo le stime delle fonti locali.
(NYPD: gli immigrati
clandestini rappresentano più della metà di tutti gli arresti a New York City)
Il problema è reso
molto più grave dalle leggi sulle città santuario che proibiscono ai poliziotti
di New York di collaborare con l' “Immigration and Customs Enforcement (ICE)
nei casi in cui ritengono che i sospettati siano nel paese illegalmente.
Inoltre, il Dipartimento di Polizia di New
York (NYPD) ha affermato di non poter tracciare lo stato di immigrazione dei
trasgressori.
Ciò rende quasi
impossibile per le autorità comprendere il problema, affermano esperti e fonti
sul campo.
"New York City
ha eliminato uno strumento per sbarazzarsi dei criminali violenti. Che
pasticcio", ha detto al notiziario Jim Quinn, un veterano ex procuratore
presso l'ufficio del procuratore distrettuale del Queens. "La legge sulla
città santuario è patetica. È disgustosa. È folle".
A peggiorare la
situazione, nei centri di accoglienza si è sparsa la voce delle linee guida
permissive della città in materia di rilascio su cauzione, il che significa che
i migranti sanno che verranno rapidamente rimessi in strada dopo essere stati
arrestati.
“Jefferson
Maldenado”, un migrante ecuadoriano di 31 anni, è stato arrestato cinque volte
a New York da quando è arrivato negli Stati Uniti all'inizio di quest'anno.
L'ultima volta che è
stato arrestato è stato per aver rubato un paio di pantaloni e una birra dal
Target vicino a Herald Square.
Quando gli è stato
chiesto perché avesse commesso il crimine, il ladro migrante ha detto:
"Volevo
cambiarmi e pensare. Volevo sedermi e pensare alla mia vita, a cosa fare.
Perché questo non è un mondo normale".
Ai migranti criminali
è ancora consentito usufruire di rifugi sovvenzionati dai contribuenti.
Nel frattempo,
l'amministrazione di” Eric Adams” di New York City ha ammesso all'inizio di
questo mese che gli invasori migranti criminali non sono esenti dall'ottenere
rifugi sovvenzionati dai contribuenti.
"Sono certa che
ci sono stati molti arresti da parte di molti gruppi diversi che sono venuti
qui, soprattutto gruppi che potrebbero non essere in grado di lavorare",
ha aggiunto il vicesindaco “Anne Williams-Isom”.
Oltre a ciò, ha
rivelato che l'amministrazione cittadina non tiene traccia degli arresti dei
migranti in relazione al divieto imposto alla polizia di New York di chiedere
informazioni sul loro status di immigrati.
Dopo essere stato un
po' assillato dall'allarmante numero di arresti di migranti, il capo dello
staff di “Adams”, “Camille Joseph Varlack”, ha dichiarato che, sebbene i
sospettati possano tornare nei rifugi cittadini, perderebbero il diritto
all'alloggio se violassero un codice di condotta.
Tuttavia, il codice
è limitato solo agli incidenti che si verificano all'interno dei rifugi.
Le presunte attività
criminali che si verificano altrove apparentemente non hanno alcun impatto
sull'idoneità degli invasori migranti a ricevere alloggi in città, secondo una
revisione del codice di condotta da parte del “New York Post.
Il team del sindaco
ha affermato che l'amministrazione comunale si è concentrata sull'aiutare i
richiedenti asilo a rimettersi in piedi, come deterrente per i nuovi arrivati
che potrebbero dedicarsi al crimine.
"Vogliamo
mettere in contatto le persone con le loro organizzazioni basate sulla
comunità, in modo da poterle mettere in contatto con il lavoro e farle uscire
dai rifugi", ha detto “Williams-Isom”.
"Siamo davvero orgogliosi che oltre
150.000 persone siano riuscite a uscire dai rifugi finora".
La BRUTTA VERITÀ su
ciò che
sta distruggendo
l'America!
Unz.com - Michael Hudson – (20 settembre 2024)
– ci dice:
È un piacere avervi
di nuovo in questo podcast, Dr. Stein e Michael Hudson. Davvero fantastico
essere qui. È un onore essere con entrambi. E cominciamo con il dibattito tra
Donald Trump e Kamala Harris, dottoressa Stein. Voglio sapere qual è la sua
reazione a questo. Solo brevemente, come l'hai trovato?
Penso di aver
condiviso la delusione e il disgusto di base con la maggior parte del popolo
americano.
Penso a chi ha
pensato che non ci fosse davvero una discussione significativa per il popolo
americano le cui vite sono davvero in difficoltà.
Praticamente in ogni
dimensione della nostra vita, non abbiamo sentito parlare delle crisi che il
popolo americano sta affrontando.
E certamente non ha
sentito soluzioni. Da Donald Trump, abbiamo sentito parlare soprattutto di
attacchi agli immigrati. E da Kamala Harris, di certo non abbiamo avuto
chiarezza sulle sue posizioni su nulla. E stava un po' cercando di inseguire i
molti difetti caratteriali di Donald Trump. E la sua storia estremamente poco
brillante di ciò che fondamentalmente non ha fatto per le persone.
E dove ha minacciato
la democrazia americana. Ma non abbiamo sentito parlare di lei e di quello che
farà per il popolo americano. Quindi è stato davvero più o meno lo stesso.
Penso che sia quello
che la maggior parte delle persone si aspetta, ed è per questo che andare a
queste elezioni, anche prima di questa disastrosa guerra genocida in espansione
in Medio Oriente e del disastro in corso in Ucraina, anche prima di questa era
un problema per le persone. Oltre il 60% degli americani, un numero record di
americani, ha partecipato a queste elezioni.
Questo è quanto
emerge da un sondaggio Gallup secondo cui i due principali partiti ci hanno
deluso e ci hanno praticamente gettato sotto l'autobus. E abbiamo bisogno di
un'altra opzione importante. Quindi noi siamo quell'opzione. E noi veniamo
scoperti, il che è un momento molto emozionante, davvero emozionante.
Sì, voglio parlare
di quello che hanno menzionato sulla politica estera degli Stati Uniti,
Michael.
Ma prima di andare
in quella direzione, penso che il punto importante sia la loro politica nei
confronti dell'economia degli Stati Uniti in questo momento.
Hanno offerto
qualcosa di nuovo in termini di economia?
Perché quando vedi
Donald Trump dopo quel Joe Biden, la politica dei dazi e niente di nuovo in
arrivo, e come l'hai trovato, Michael?
Beh, i dibattiti e le discussioni sulla stampa
popolare, il New York Times e il Wall Street Journal, per loro, l'economia è,
qual è il tasso di riscatto?
È se in qualche modo
riescono a dimostrare che se il tasso di ribasso è in calo, l'economia non ha
alcun problema.
Beh, ciò che stanno
tralasciando è tutto ciò che è più importante per la maggior parte delle
persone.
E cioè che con lo stipendio che ricevono e
portano a casa, non possono permettersi di vivere al loro normale tenore di
vita senza incorrere in debiti.
E così sempre di
più, non solo il debito è in aumento, ma negli ultimi giorni, il Wall Street
Journal è stato in cima alla classifica che il debito è in aumento per il
debito della carta di credito e per il debito automobilistico.
E quando un
arretrato lo raggiunge fino a tre mesi, è considerato inadempiente.
E così sempre più
americani non sono stati in grado di mantenere i loro bisogni di base prendendo
in prestito, ma non sono nemmeno in grado di tenere il passo con un servizio
del debito.
Beh, più servizio del debito sono stati pagati
al 19% del tasso della carta di credito e il 31% o il 32% è solo una chiamata
in un arretrato.
Non possono più
permettersi beni e servizi e un mercato completamente nuovo.
Il mercato
finanziario si è sviluppato sui prestiti con carta di credito inadempienti e
sui prestiti automobilistici inadempienti che le banche stanno vendendo a fondi
avvoltoio che stanno acquistando questi prestiti per pochi centesimi di dollaro
e poi cercando di inseguire la famiglia americana.
Quindi il fatto che
gli americani non riescano a raggiungere il pareggio di vita quando la vita è
organizzata, il loro salario minimo non è aumentato, i loro salari effettivi
non sono affatto aumentati con quello che per loro è il costo della vita.
Il costo degli alloggi principalmente.
Beh, questo non è
l'indice dei prezzi al consumo. Le cose che sono importanti per gli americani,
come l'istruzione, non sono nell'indice dei prezzi al consumo. Tutte le cose
che stanno costringendo gli americani all'angoscia non sono perché non sono
l'indice, non sono discusse dai politici. Ed è per questo che “Jill” non è solo
l'unica a parlare di una posizione contro la guerra, ma a criticare l'economia
e a uscire con una soluzione economica che affronta i problemi che la maggior
parte delle famiglie sta affrontando.
Sì, posso buttarmi lì, “Nima”?
E in effetti,
sapete, questo è stato come se fosse completamente assente dal dibattito in
poi.
E in modo molto
specifico, non abbiamo politiche sicure per affrontare queste crisi.
La metà degli
americani in questo momento, la metà degli affittuari, ma in realtà la metà di
tutte le persone secondo i rapporti stanno pagando dal 30 al 50 per cento del
loro reddito mensile per mantenere un tetto sopra la testa.
E questo è un disastro perché se stai pagando
metà del tuo reddito per l'affitto, non ti avanzano i soldi per pagare la tua
assicurazione sanitaria, il tuo debito universitario, mettere il cibo in
tavola, ecc.
Quindi le persone stanno davvero lottando.
Abbiamo bisogno di
una soluzione di emergenza all'emergenza abitativa che ci troviamo ad
affrontare.
E ci sono molte
soluzioni, che fanno parte della nostra agenda.
Quindi possiamo
implementare un controllo federale degli affitti per congelare i prezzi come
primo approccio a questa emergenza perché, sai, a molte famiglie mancano uno o
due stipendi per essere sfrattate e i tassi di sfratto e di senzatetto sono
alle stelle.
Quindi dobbiamo
davvero agire.
Possiamo attuare una
politica federale di controllo degli affitti fin da ora.
Possiamo anche
fermare l'acquisto di alloggi da parte delle società di private equity, che
stanno consumando alloggi e facendo aumentare i costi perché gli alloggi non
sono disponibili.
Stanno accumulando
case e non le mettono sul mercato, oltre a far pagare affitti più alti per
questo.
Possiamo eseguire una fattura dell'inquilino
di diritti che vietano gli sfratti semplicemente per ristrutturare e aumentare
l'affitto.
Sai, possiamo osare
agli inquilini il diritto di rendere stabile l'alloggio in questo momento.
Possiamo anche
imporre una tassa sugli alloggi sfitti in modo che tutte le grandi società di
private equity che acquistano alloggi e vi si siedono sopra, non siano in grado
di permetterselo se devono pagare una tassa molto alta sugli alloggi
inutilizzati.
Quindi ci sono molti
modi in cui possiamo rimettere queste abitazioni sul mercato. E poi, sai, la soluzione
fondamentale è che dobbiamo investire nell'edilizia abitativa.
Questo è stato impossibile sin dall'era
Clinton.
Questo vale per
l'alloggio come bene pubblico, fondamentalmente come diritto umano.
Abbiamo bisogno di avere l'edilizia pubblica
ora chiamata edilizia sociale, poiché viene costruita principalmente nell'UE,
dove quando non si pagano enormi margini di profitto, possiamo permetterci di
farlo.
Questo è un uso molto prezioso e affidabile
dei dollari della barriera fiscale per rendere disponibili alloggi di qualità a
basso costo, che sono alloggi permanenti. Alloggi in cui non vieni cacciato,
nel momento in cui il tuo reddito supera una certa soglia minima ed è un
alloggio a reddito misto.
E si tratta di
abitazioni costruite secondo sani principi ambientali, rinnovabili, alimentate
da fonti rinnovabili ed estremamente efficienti dal punto di vista energetico e
costruite insieme al trasporto pubblico, che è un'altra necessità critica di
cui non sentirete parlare Kamala Harris o Donald Trump, quali sono le nostre
reali esigenze di trasporto, che non si incontreranno con” i veicoli elettrici”.
Che sono, sapete, relativamente parlando, un modo molto costoso e inefficiente
per soddisfare queste esigenze.
E questo è un po'
ciò di cui i democratici sono orgogliosi, sai, le loro richieste in realtà, i
loro mandati per i veicoli elettrici, ma questo non risolverà il problema.
Quindi tutto questo
è messo insieme nel nostro “Green New Deal”, che possiamo fondamentalmente
finanziare a partire dalla semplice dichiarazione di un'emergenza climatica o
di un'emergenza ambientale, comunque la si vuole chiamare, ma il presidente ha
l'autorità esecutiva e può effettivamente iniziare a far ripartire questa
revisione della nostra economia in modo che sia rinnovabile.
È sostenibile e stiamo affrontando queste
esigenze urgenti, non solo per un'edilizia abitativa ecologica che è unica al
trasporto pubblico e alla conservazione degli spazi aperti e ricreativi, che è
una parte davvero fondamentale per mantenere la nostra salute.
Le comunità sono
molto più sane se hanno accesso a spazi verdi aperti e spazi ricreativi. Quindi
tutto questo è ripiegato insieme nell'edilizia abitativa insieme ai trasporti e
all'energia, che in realtà fa parte del nostro “Green New Deal”, che in realtà
possiamo sfornare oltre mezzo trilione di dollari ogni anno in dollari pubblici
per iniziare effettivamente a ripartire.
Quindi questa è
proprio una delle emergenze critiche che l'opinione pubblica sta affrontando e
che non sentirete da Trump o Harris, ma ci sono soluzioni reali che sono
disponibili che hanno un ampio sostegno, un enorme sostegno da parte
dell'opinione pubblica americana e su cui il presidente ha effettivamente
autorità esecutiva.
Questo è solo un
esempio e, se posso citarne un altro molto rapidamente, è l'assistenza
sanitaria.
L'assistenza
sanitaria come diritto umano per tutti.
Non sono a
conoscenza del fatto che il presidente abbia l'autorità esecutiva per attuarlo,
ma non lo escludo nemmeno.
Questa è una sorta
di preoccupazione di ricerca per il nostro team al momento, ma basti dire che
c'è un enorme sostegno pubblico per questo.
Quindi questo è,
sai, questo sarebbe il nostro primo problema su cui concentrarci davvero perché
la crisi è enorme.
Sai, gli americani
pagano il doppio del prossimo grande trasgressore pro capite, il Canada, ma
abbiamo statistiche sanitarie di gran lunga peggiori anche se stiamo spendendo
molto di più.
Se ti viene
diagnosticato un cancro, ad esempio, ora le probabilità sono oltre il 40% che
spenderai i risparmi di una vita entro due anni.
18 milioni di
americani sono stati spinti, in realtà sono stati 8 milioni quelli che sono
stati spinti alla povertà nell'ultimo anno per il quale sono stati registrati
casi spinti alla povertà a causa delle loro spese sanitarie e 18 milioni non
possono permettersi i loro farmaci e continuare a mettere il cibo in tavola.
Quindi gli americani
sono in crisi assoluta.
Sono circa 87
milioni ora che non hanno un'assicurazione adeguata.
E l'Affordable Care Act non ha quasi mai
spostato quei numeri.
C'è un'assicurazione parziale, ma è
estremamente costosa.
Questa era una
promessa dell'amministrazione Biden che ci sarebbe stata un'opzione pubblica,
che ci sarebbe stato un programma di acquisto all'ingrosso significativo ed
entrambi questi programmi, sai, li sostengono a parole, ma l'opzione pubblica
non è stata sentita, sai, da quando Biden è stato eletto e il programma di
acquisto all'ingrosso è stato ristretto a soli 10 prodotti farmaceutici entro
l'anno 2026 che consentiranno l'acquisto all'ingrosso e dove Il prezzo sarà
abbassato.
Quindi la gente è
davvero arrabbiata. Sono molto arrabbiati con i democratici e questo ha davvero
spinto le persone a destra e ad abbandonare i democratici.
A loro piace dare la
colpa della loro crisi a terzi o ai russi o, sai, o all'FBI, a James Comey,
sai, chiunque riescano a trovare, stanno cercando di incolpare, ma non hanno
nessuno da incolpare per sé stessi perché hanno gettato i lavoratori sotto
l'autobus e i lavoratori sono davvero pronti per un cambiamento. Questo è
l'obiettivo della nostra campagna.
Posso fare un punto su questo?
Il programma verde di” Jill” è iniziato da un
po' di tempo e ha discusso molti dei punti del tuo programma.
E dall'ultima volta che è apparso nel tuo
spettacolo, “Neema”, la gente è uscita con critiche e ha detto, beh, è impossibile
avere il controllo degli affitti o qualsiasi altro alloggio o persino la salute
pubblica.
Penso che ci sia un'analogia per tutto questo.
E questo è il problema della profondità, le leggi dell'utente.
L'America aveva leggi anti-perdente.
Non è possibile
addebitare più del 7% o una determinata percentuale. In tutto il paese,
americano, quasi tutti i paesi del mondo avevano leggi anti-user.
Cos'è successo?
All'improvviso, le
forze antigovernative, i libertari, hanno detto, questo è un problema di
diritti dello stato.
Ogni stato ha la
possibilità di stabilire le proprie leggi per l'utente.
Quindi c'è, credo,
quello degli stati del Dakota e, soprattutto, del Delaware, che è lo stato
corporativo dove le società Delta possono fare tutto ciò che vogliono.
E le aziende dicono
che non abbiamo una legge user-friendly.
Quindi, se non seguo le società della tua
carta di credito e le società incorporano l’userly.
E se avete la vostra
sede centrale nel Delaware, allora potete usare le nostre leggi e dire, questa
è la nostra legge statale applicata in tutti gli Stati Uniti.
E così ora, invece
di avere un limite all'utente, ecco perché le società di carte di credito
possono addebitare il 19% di interessi e il 31% di penalità.
Quindi ci sono le
speranze della Corte Suprema che ora sono piene di persone che dicono che il
Presidente e l'Ufficio Esecutivo non hanno il potere di interferire con i
diritti dello Stato, perché questo è ciò che dice la Costituzione quando è
stata scritta da proprietari di schiavi che non volevano alcun tipo di capacità
federale per fermare la schiavitù.
Quindi siamo
bloccati in questa questione pro-schiavitù della Corte Suprema che sta cercando
di impedire al governo di fare tutto ciò che è necessario per salvare gli
americani dal dilemma economico, dal dilemma del debito, dal dilemma della casa
e dal dilemma medico in cui si trovano.
“È affascinante” e “voglio aggiungere qualcosa.” Darò solo una reazione rapida, che è quella
che mi ha fatto il pensiero che si è innescato nella mia mente. E io non lo
sapevo.
Ed è davvero affascinante.
E questo è ciò che
amo di queste conversazioni che imparo sempre così tanto ogni volta che vengo
con Michael.
Prendo costantemente appunti. È affascinante.
E proprio stamattina
stavo leggendo di un diverso insieme di leggi, ma leggi che in realtà
svantaggiano noi cittadini e ci impediscono di soffrire in particolare la
nostra politica estera.
E una di queste
leggi, queste sono in realtà le leggi BDS, il boicottaggio, il disinvestimento
e le leggi sulle sanzioni, che sono apparse all'improvviso solo un paio di anni
fa.
E si scopre che c'era del metodo in questa
follia.
Quindi queste leggi
fondamentalmente puniscono le persone o le istituzioni per aver boicottato
l'apartheid e il genocidio dello stato di Israele.
Quindi
fondamentalmente chiudendo la nostra capacità di influenzare la politica estera
di questo paese e questa crisi morale che stiamo affrontando con questo
genocidio, che stiamo finanziando.
E ci è proibito
esercitare il nostro potere economico per cercare di guidare la nostra politica
estera e per cercare di fermare il genocidio.
Allora, da dove vengono queste leggi?
C'è una favolosa
denuncia che è stata appena pubblicata da “Lee Fong” prima
dell'intercettazione.
Ora ha un” sotto stack.”
Ed è apparso su “Glenn Greenwald”.
Ma è stata
un'incredibile denuncia sui soldi spesi dietro questa follia.
Quindi si scopre che
c'è un sacco di denaro proveniente dal governo israeliano che va a
organizzazioni no-profit qui in questo paese che poi lo stanno sostenendo.
E penso che tutti
ricordino quelle udienze che hanno portato alle dimissioni o al licenziamento
dei presidenti di diversi college della” Ivy League” perché tolleravano la
libertà di parola e di protesta contro il genocidio nei loro campus, che era,
sai, davvero travisato come antisemita.
Non sono antisemiti.
Sono stato un
trilione di queste manifestazioni.
Sono tutt'altro che
antisemiti.
Sono di ispirazione
ebraica, musulmana e cristiana e sono semplicemente ispirati ai diritti umani.
Non ha nulla a che
fare con l'antisemitismo.
Ma c'è un'intera onda di leggi che sta
riclassificando la richiesta di giustizia e uguaglianza e di fermare il
genocidio.
Questo significa
classificare tutto questo come antisemita e poi chiuderlo.
C'è questa cosiddetta legge sulla
consapevolezza dell'antisemitismo, che è passata alla Camera e non è ancora
passata al Senato.
Ma classifica formalmente l'attività
anti-genocidio o anti-israeliano come antisemita e poi nega le istituzioni
educative che stanno finanziando ai sensi del Titolo V o 6, qualunque cosa sia.
Ma comincia a
mettere la forza economica dietro la soppressione della libertà di parola e
l'espressione di un valore umano di base.
E per me, è così significativo che questo
provenga da quello che è essenzialmente un agente straniero.
I gruppi che lo stanno facendo violano il “FARA”.
Ed è a questo che il
dipartimento di giustizia dovrebbe iniziare.
È qui che vengono investite ingenti somme di
denaro in attività di lobbying per conto di un governo straniero.
E se lo fai, devi
registrarti come agente straniero.
Beh, l'intera
macchina israeliana delle pubbliche relazioni sta infrangendo le leggi FARA.
C'è una pena
detentiva di 15 anni che è collegata con questo.
E infatti, sapete,
il Dipartimento di Giustizia sta conducendo un procedimento proprio ora contro “Herruthi”
e “Omalia Chateela”.
Hanno vinto, hanno
vinto la parte più importante del loro caso, ma sono ancora in attesa di
un'altra parte di esso che ha come una condanna a cinque anni di carcere.
Ed è così
oltraggioso. Stanno perseguendo gli attivisti.
Stanno usando le
leggi FARA per sostenere gli attivisti per questioni banali, fondamentalmente
per una questione di “lawfare,” per violazioni banali del FARA e probabilmente
non per nessuna violazione del FARA.
Queste sono davvero
cause per la libertà di parola.
Mentre quello che
Israele sta facendo, dove il “Kinesit” sta effettivamente fornendo il denaro
che va a queste organizzazioni no-profit, che stanno poi facendo pressioni a
tutti i livelli di governo per cambiare le nostre leggi, per attaccare
fondamentalmente i nostri diritti fondamentali di libertà di parola e il
diritto di protestare qui, viene bloccato da questa macchina di lobbying, che
in realtà è in violazione delle leggi FARA.
E questo fa parte
della nostra agenda del primo giorno, a proposito, se siamo così fortunati da
abitare la Casa Bianca l'anno prossimo, questo fa parte della nostra agenda del
primo giorno che incaricheremo il Dipartimento di Giustizia di portare effettivamente
l'”APAC” in tribunale per le loro azioni illegali come agenti stranieri per
conto di Israele.
E le prove sono ora
assolutamente schiaccianti che la macchina dell'influenza di Israele sta
violando le nostre leggi fondamentali.
Penso che quello che
hai appena menzionato descriva totalmente ciò che stava accadendo nel dibattito
tra Kamala Harris e Donald Trump, perché quando si trattava del conflitto in
Israele a Gaza, entrambi erano in competizione tra loro e accusavano maggiormente
a favore di Israele.
È incredibile.
E il modo in cui cercavano di convincere il
pubblico che” io ero il candidato più capace di sostenere Israele”.
E come, secondo lei,
è possibile che in questo momento possa scuotere il fatto che i partiti
politici negli Stati Uniti non lascino che questa retorica svanisca e svanisca
dall'opinione pubblica.
E come, secondo lei,
l'opinione pubblica, come l'opinione pubblica sia a favore di questo tipo di
politiche, perché quando vede questi due candidati competere l'uno con l'altro
a favore di Israele, ecco la domanda, vogliono votare dal popolo degli Stati Uniti.
Cosa pensano di
questi candidati, di queste politiche?
Questo è il motivo
per cui, sai, abbiamo lottato per essere in questa corsa al ballottaggio in
tutto il paese, perché questo è l'unico modo in cui puoi effettivamente forzare
il dialogo qui. Altrimenti, sai, ti ignoreranno. Quindi puoi essere una voce molto
potente e morale.
Ma a meno che tu non
sia al ballottaggio, a meno che tu non stia effettivamente sfidando l'impero,
non hai una parola e non hai una parola in tono tagliente in questa
conversazione.
Quindi stiamo
concludendo, sai, quella fase della campagna elettorale che sta per arrivare al
ballottaggio.
E saremo al ballottaggio per circa il 95%
degli elettori.
Siamo al
ballottaggio, con una scheda elettorale in circa 39 stati.
E questo include gli
stati più grandi, quasi tutti.
E poi siamo al
ballottaggio come una campagna di diritto nella maggior parte delle altre.
Quindi siamo sulla
scheda elettorale praticamente ovunque, tranne che in tre stati molto piccoli e
una bassa popolazione che non hanno diritto di entrare nel processo.
Ma per il resto,
siamo al ballottaggio per tutti.
Quindi possiamo davvero sfidare.
Che senso ha farlo?
Sai, voglio dire,
prima di tutto, le persone sono in aperta ribellione contro il nostro sistema
politico.
Nel 2020, un
elettore su tre ha scelto di non votare, perché non crede a ciò che gli viene
infilato in gola.
E gli elettori
aventi diritto al voto non votanti sono quelli di colore a basso reddito e giovani, esattamente quelli di cui parla la nostra
agenda.
Ma le persone non sono fan del complesso
industriale militare.
Inoltre, non sono
fan delle guerre infinite.
E c'è un'enorme opinione pubblica contro la guerra genocida di Israele
e degli Stati Uniti.
Questa è una guerra
congiunta.
Israele è il nostro
delegato qui.
Non potrebbe muovere
un dito senza il nostro finanziamento, la nostra fornitura di armi, la
copertura diplomatica e l'intelligence.
La guerra è finita.
Nel momento in cui
la persona alla Casa Bianca decide che è finita.
Quindi Joe Biden e
Kamala Harris hanno un enorme controllo su questa guerra.
Possono spegnerlo in
un battito d'occhio e con una semplice telefonata, che è ciò che vuole il
popolo americano.
Sappiamo, secondo un
sondaggio della “Reuters” dello scorso novembre, che il 68% degli americani,
anche allora quando la metà del sangue e del sangue che ora vediamo ogni giorno
non veniva rivelato, il 68% voleva già una soluzione diplomatica e un cessate
il fuoco immediato.
Da allora, più recentemente, c'è ora il 61%
che chiede l'immediata chiusura delle armi, un vero e proprio boicottaggio
delle armi, che è ciò che la legge degli Stati Uniti richiede in ogni caso.
Ci sono tre leggi statunitensi che vengono
violate da Biden, Harris e dal Congresso che mantengono quelle armi.
Questo è solo un
esempio lampante della disconnessione tra i nostri funzionari eletti che sono
fondamentalmente eletti dall'oligarchia, dalle élite economiche che finanziano
questo e il pubblico americano che vuole che venga chiuso.
C'è difficilmente,
da un lato, il numero di membri del Congresso o senatori e donne che vogliono
fare ciò che il popolo americano vuole qui, che è ciò che il mondo intero
vuole.
Quindi, come ho
imparato nei miei anni di sfide all'impero, il popolo americano è davvero con
noi.
Non abbiamo bisogno di cambiare la mente delle
persone.
Tutto quello che
dobbiamo fare è spargere la voce ed è per questo che il vero giornalismo, come
quello che fate in questo programma, “NEMA”, è assolutamente fondamentale.
Il primo emendamento è il primo per ottime
ragioni.
Non abbiamo una
democrazia senza di esso. Il popolo americano ha bisogno di essere informato e
responsabile su questi problemi e anche su chi sono le nostre scelte.
Questo ricade sulla
stampa libera e non c'è molta stampa libera là fuori, il che ci porta a
un'altra cosa che voglio menzionare sul primo giorno.
Un'altra cosa che
faremo il primo giorno è intraprendere una causa antitrust contro i media
consolidati corporativi al fine di smantellarli in modo che invece di avere
media da cagnolino, abbiamo più media da guardia, che è ciò che deve essere, e
non possiamo avere così tanto potere concentrato in questi grandi conglomerati
aziendali che fondamentalmente oscurano e mettono a tacere i veri media
indipendenti.
Quindi questa è una
cosa, l'altra cosa che facciamo il primo giorno è iniziare a riattivare gli
ingranaggi della democrazia.
Quindi, come si fa a farlo in un sistema che è
così esaurito?
Beh, una cosa che si
può fare è riportare le riunioni del municipio dove i funzionari eletti
dovevano affrontare i loro elettori.
Non lo fanno più
perché sono troppo occupati, sai, accumulando, sai, chiamando dollari.
Stanno parlando con i loro donatori, non con i
loro elettori.
Quindi, se sei alla
Casa Bianca, hai un enorme pulpito da bullo per costringere, sai, a forzare le
questioni sul tavolo e anche per approfondire e raddoppiare i nostri funzionari
eletti e costringerli ad affrontare i loro elettori.
E anche di pari
passo con questo, riporteremo le udienze del Congresso, udienze significative
del Congresso in questo momento.
Di solito sono solo
spettacoli di cani e pony.
Sono teatro politico.
Questi sono alcuni dei modi che aiuteranno a
costruire il sostegno per far avanzare l'agenda.
Ma quando si tratta
di cambiare, sai, la nostra politica estera, c'è così tanto sostegno pubblico
per farlo.
Sai, direi che non
sarà, sai, quella sarà l'ultima delle nostre sfide. E questo è un altro giorno
in cui il presidente può effettivamente alzare il telefono e dirlo a Israele.
Infatti, prima
ancora di arrivare alla Casa Bianca, il giorno dopo le elezioni, il presidente
eletto può chiamare Netanyahu e informarlo che la guerra è finita.
Il genocidio è finito, le armi, sapete, e i
finanziamenti per condurre questa guerra sono finiti.
Hanno finito.
E non ci sarà più
sostegno fino a quando Israele non avrà rispettato il diritto internazionale,
non solo sul genocidio, ma anche sulla pulizia etnica, l'occupazione, lo stato
di apartheid e gli insediamenti illegali, che devono essere rimossi.
Michael, quando si
tratta di economia, in che modo gli Stati Uniti trarrebbero beneficio da queste
guerre senza fine?
Chi ne trarrà beneficio?
Sono i donatori o
gli elettori?
Ebbene, il grande
beneficiario della guerra in Ucraina è ovviamente la Russia e in secondo luogo
la Cina.
Abbiamo già detto che non c'è alcuna verità
sul fatto che il presidente Biden sia un agente cinese.
Ma se fosse un
agente cinese, questo è esattamente ciò che farebbe, usando essenzialmente la
guerra in Ucraina, prima di tutto, per mandare in bancarotta l'Europa e
spingerla nella sua industria, nell'insolvenza e nella dipendenza dagli Stati
Uniti.
E questo è come una
bomba a orologeria che ora sta portando, come avete visto con le elezioni in
Germania, alla fine, a una reazione tedesca ed europea contro la stessa Unione
Europea e contro la NATO.
Il presidente Putin dice che ci vorranno 30
anni prima che vogliano unire i mattoni, ma si può vedere cosa sta succedendo.
L'effetto economico è il numero uno.
La NATO ha esaurito
tutte le sue armi e, dal punto di vista americano, la guerra in Ucraina è
servita a esaurire la fornitura di armi degli Stati Uniti e della NATO.
E questo significa
un'enorme domanda europea su bombe americane, artiglieria americana, cannoni
americani, carri armati americani e altri fondamentalmente missili, altri
militari.
Il fatto che gli
americani siano vicini all'oleodotto “Nord strom “significa che la Germania non
può permettersi di produrre armamenti con il gas o il petrolio e che c'è
bisogno di calore per produrre acciaio.
Quindi l'America guadagna essenzialmente il
mercato europeo, ma il prezzo potrebbe essere quello di aver perso
economicamente l'Europa.
Beh, certo, è negli
Stati Uniti.
L'intero bilancio
della guerra è stato così grande che se i democratici e i repubblicani
riuscissero a raggiungere l'obiettivo che il presidente Obama voleva promuovere
come una visione bipartisan, se per pareggiare il bilancio, se si dovesse
pareggiare il bilancio con l'attuale bilancio militare, si dovrebbero tagliare
quasi tutti i programmi sociali.
Ed è per questo che
il presidente Biden ha guidato la lotta per privatizzare essenzialmente la
sicurezza sociale, il che significa che porre fine alla sicurezza sociale del
governo è un essere umano, è un essere umano fondamentale, giusto? E ponendo
fine al suo ruolo nel “Medicaid per i poveri”, sta ritirando la medicina.
L'effetto della
guerra è quello di dare ai tagliatori di bilancio del Congresso una scusa per
tagliare i programmi sociali, in particolare quelli che “Joe” sta promuovendo
come i più importanti.
E quindi è per
questo che il movimento contro la guerra e il movimento per la spesa sociale
economica vanno insieme:
tagliando i movimenti per la guerra, le spese
militari, ora si libera il bilancio per sostenere i programmi dell'Agenda
Verde. Sì.
E se posso
ricollegarmi a questo, se dovete, sapete, tipicamente l'opinione pubblica
americana e le elezioni, in genere non guardano alla politica estera, sapete,
perché in genere sono molto concentrati su, sapete, questioni di pane e burro,
sapete, che sono in primo piano e al centro delle nostre vite.
Ma in questo caso, dove siamo in questo momento, dove spendendo il 50%
del bilancio discrezionale, il bilancio discrezionale del Congresso sulla
macchina da guerra senza fine e le guerre sono assolutamente catastrofiche e le
stiamo perdendo tutte, sapete, in più.
Quindi non solo stiamo sperperando i dollari
delle nostre tasse, ma stiamo davvero sventrando il nostro bilancio.
E abbiamo, sai, 87
milioni di persone che non hanno un'assistenza sanitaria adeguata, la metà
degli affittuari, sai, sta per perdere la casa.
Sai, abbiamo un
problema abitativo evidente, 44 milioni di giovani che sono bloccati nei debiti
studenteschi.
Sai, abbiamo
disparità orribili nell'istruzione K-12 in cui i finanziamenti nella tua
scuola, sai, dipendono dalle tasse sulla proprietà.
Ci deve essere un
piano, un piano comune con la spesa federale per garantire che tutti i bambini
abbiano, sai, un inizio di qualità e una buona istruzione, la qualità
dell'istruzione non dovrebbe dipendere dal tuo codice postale.
Sai, queste sono
tutte domande davvero evidenti che richiedono finanziamenti, sai, la crisi
climatica.
Il fiume Colorado è
a meno di un anno dalla chiusura.
Il livello del lago
Mead è così basso dove ha origine il fiume Colorado, il livello del lago Mead è
così basso che l'intero sistema di irrigazione attraverso il fiume Colorado è a
rischio di chiusura completa.
E questo rifornisce
il sistema agricolo della California, che fornisce metà della frutta e della
verdura per la nazione.
Quindi pensiamo che
ora abbiamo un problema di vendita di cibo solo per un anno fino a quando la
nostra fornitura interna di frutta e verdura non crolla, che è all'ordine del
giorno in questo momento perché non stiamo facendo nulla al riguardo, sai, i democratici
sostengono a parole la crisi climatica, ma loro, quello che stanno
effettivamente facendo è servire l'industria dei combustibili fossili e
l'industria nucleare e così via.
E in una certa
misura, le rinnovabili, ma costruire energie rinnovabili non risolve il
problema del clima.
La gente vuole le rinnovabili, la natura
potrebbe preoccuparsi meno delle energie rinnovabili.
La natura ha bisogno
che i combustibili fossili vengano eliminati in caso di emergenza, che è ciò
che farà il nostro “Green New Deal”.
Ma il punto è che in
questo momento abbiamo tutte queste crisi che potremmo gestire e che potremmo
affrontare queste emergenze che gli americani stanno affrontando in ogni
dimensione della nostra vita.
Quindi è collegare i
puntini che conta, motivo per cui è così importante arrivare al microfono.
Se arriviamo al microfono, le persone sono
d'accordo con noi e sono anche sbalordite dal fatto che, oh mio dio, ci sono
queste soluzioni reali qui.
I nostri bisogni potrebbero essere
soddisfatti, sai, sono ben consolidati.
C'è stato uno studio
condotto alla “North western” e a “Princeton”, poco più di un decennio fa,
chiamato “Gillins” e “Paige”, i due autori principali, che fondamentalmente
hanno dimostrato che c'è una relazione dello “zero per cento” tra l'agenda del
Congresso e i bisogni reali del popolo americano e ciò che il popolo americano
sostiene.
Quindi, prendendo il
microfono e chiarendo la famiglia media, questo viene da “Jeffrey Sachs”, la
famiglia media sta spendendo $ 12.000 solo quest'anno per la macchina da guerra
senza fine, $ 12.000.
Quanto ti è servito?
Sai, come avresti
potuto spendere meglio quei dollari, sai, in tutti i modi.
Quindi gli americani
sono estremamente sconvolti quando viene chiarito quanto viene sprecato in
questa infinita macchina da guerra, che è un altro punto della nostra agenda
che vogliamo davvero chiamare le nostre spese militari in modo da avere una
chiara tassa di guerra e sia chiaro cosa stiamo pagando per queste guerre
assolutamente futili ed estremamente pericolose e impoverenti.
Gli americani hanno
il diritto di sapere che stiamo pagando fino ai denti per questo, mentre i
nostri bisogni primari non vengono soddisfatti.
E questa è un'altra
ragione per cui dobbiamo buttare fuori i barboni e portare dentro dei veri
servitori pubblici piuttosto che questi servi predatori di Wall Street e della
macchina da guerra.
Chiunque parla del
conflitto in Ucraina e critica la politica degli Stati Uniti in Ucraina, è nei
media mainstream, ne parla a favore della Russia.
Ma la domanda, la domanda principale, la
domanda di base è in che modo gli Stati Uniti trarrebbero vantaggio da questo
conflitto in Ucraina?
In che modo la gente
comune ne trarrebbe beneficio?
Si tratta solo di un complesso
militare-industriale?
Perché vinceranno da
questo conflitto attraverso le armi che stanno vendendo all'Ucraina e ad altri
paesi.
Ma alla fine della
giornata, nulla arriva nelle tasche della gente comune negli Stati Uniti, che
tutto sta portando via a questo conflitto, a queste guerre senza fine. Michele?
Questa è davvero più una domanda per Joe.
Siamo andati oltre.
Quali siano i problemi della guerra in Ucraina, per prima cosa, ha a che fare
con la libertà di parola.
Non si discuterebbe per
dire che se si è contro la guerra, allora si è a favore di Putin e si è a
favore della Russia, si sa, si è un traditore del paese e si è filo-russi.
Nessuno di noi è filo-russo.
Siamo contro la
guerra e lo stiamo vedendo dal fatto che avete avuto nel vostro show così tanti
ex ufficiali militari come “Scott Ritter” e altri e tutti sembrano essere
d'accordo.
I russi sono tutti uniti in Ucraina. Non c'è
nulla che gli Stati Uniti possano fare se non alzare la posta e rischiare la
guerra atomica.
E così ci sono state
un certo numero di persone come “Scott” che hanno detto negli ultimi giorni,
siamo davvero a rischio di una guerra atomica per tutto questo.
Joe me lo ha detto negli ultimi giorni,
abbiamo parlato.
Quindi, un modo in
cui abbiamo beneficiato della fine della guerra in Ucraina è che non saremmo
saltati in aria domani in una guerra atomica.
L'America pensa che
in qualche modo la Russia non abbia una vera linea rossa e che l'America e la
Gran Bretagna abbiano fornito all'Ucraina missili a lunga distanza per
attaccare Mosca.
Senza dubbio, se la Russia è minacciata, al
presidente Putin si dice, chi è questo, stai cercando di distruggere la Russia?
Vogliamo davvero vivere in un mondo senza la
Russia?
Io no e “Kaboom” ,
avrai un'escalation che inizia a poco a poco e ci vogliono dai sei agli otto
giorni perché l'escalation diventi atomica.
Quindi penso che il quadro generale sia che
traiamo vantaggio dal non essere fatti saltare in aria. Il dott. senno.
Sì, penso che non lo
sottolineeremo mai abbastanza perché la nostra leadership politica criminale e
guerrafondaia è ignara di tutto questo e sta mettendo in gioco tutte le nostre
vite.
Si nascondono dietro
l'idea sbagliata che, oh, non preoccupatevi, la guerra nucleare sarà laggiù.
E useremo solo le
armi nucleari tattiche per combatterlo, che è un'intera generazione di armi
nucleari che sono state create per combattere questi conflitti regionali.
Ma queste sono, alla grande, estremamente
pericolose. Quelle che in questo momento chiamiamo armi nucleari tattiche sono
le dimensioni delle armi che sono state usate a Hiroshima e Nagasaki.
Quelli sono quelli
tattici, non i pezzi grossi che hanno anche loro.
Se si guarda a un sottomarino dotato di armi
nucleari, che sia degli Stati Uniti o della Russia, penso che abbiamo una
parità intorno a 12 o 14, ognuno di noi.
Ma un solo
sottomarino nucleare contiene l'equivalente di 5.000 bombe di Hiroshima.
Non ce ne vogliono
molti per causare l'inverno nucleare globale, che è globale. L'inverno
nucleare, sapete, quando vedete quella nuvola a fungo che sale, quella nuvola a
fungo è fondamentalmente un nastro trasportatore e sta trasportando detriti
nell'atmosfera superiore, come sopra le nuvole, dove non c'è tempo per farli
scendere.
Non piove, non si
deposita.
Rimane lì per
decenni.
Quindi, in pratica,
attenuiamo la luce del sole e non ci vogliamo molte bombe nucleari per farlo.
Non importa dove accade.
Se ci sono alcune
dozzine di armi nucleari scambiate in Ucraina o in Medio Oriente, dove siamo
anche sostanzialmente a rischio di escalation, siamo sulla scala
dell'escalation in questo momento e possiamo diventare nucleare molto
rapidamente, come diceva “Michael”, e potremmo parlare di più su come
esattamente ciò possa accadere anche in Medio Oriente.
Ma non ci vogliono
molte di queste armi per oscurare il cielo abbastanza da farci morire di fame.
E a seconda di
quante armi nucleari vengono usate, potrebbe essere che la produzione agricola
diminuirà del 10%, il che affamerà molte persone, o potrebbe eliminarci tutti.
Non ci vuole molto.
Se c'è un grande
scambio di armi, è il sipario per tutti noi, perché la produzione agricola si
ferma praticamente subito.
Quindi non è possibile sopravvivere a questo e
la gente vive sotto la mitologia che una piccola guerra nucleare regionale
laggiù non è un grosso problema.
Lo è assolutamente.
E tutti noi dobbiamo
trattare la guerra nucleare come se fosse una minaccia personale per ognuno di
noi, non solo per i nostri figli, ma per noi.
E i trattati
nucleari che in un certo senso tengono sotto controllo questo e forniscono una
certa protezione.
Sai, in questo momento, per esempio, puoi
avere missili a corto raggio.
Questo è legale ora.
Le cosiddette forze
nucleari intermedie, il trattato “INF”, che è stato sostanzialmente smantellato
dagli Stati Uniti un paio di anni fa.
Era come uno degli ultimi trattati da
concludere.
Ce n'è ancora un altro, ma sta per scomparire.
Quindi questo
trattato che ha impedito i missili a corto raggio e i missili a corto raggio è
particolarmente pericoloso perché è lì che c'è un enorme incentivo a inviare le
tue armi nucleari se pensi di essere sotto attacco.
Hai un motivo per
scatenare i tuoi capelli per inviare le tue armi nucleari.
E questo porta a un sacco di salti mortali.
Quindi questo è
stato riconosciuto come un pericolo incredibile in Europa, ed è da qui che è
nato il trattato INF, come negli anni '80.
E il pubblico
americano, davvero, il pubblico di tutto il mondo, ha fatto in modo che ciò
accadesse perché eravamo consapevoli di quanto questo fosse una minaccia per
noi.
Ora quella minaccia
è stata in qualche modo sepolta dall'industria e dall'acquisizione della
pubblicità aziendale e tutto il resto.
Quindi le persone non sono consapevoli del
pericolo, ma devono essere rese consapevoli perché questo è enorme e sta
accadendo proprio ora e siamo molto nel mirino del bersaglio.
Quindi ci sono tutte
le ragioni del mondo per noi per andare al tavolo.
Sai, ultimamente
sono stato molto attaccato dai democratici che sono davvero spaventati perché
stiamo andando alla grande.
In realtà stiamo andando molto bene e i nostri
numeri stanno aumentando.
Stiamo
effettivamente conquistando il voto arabo americano e musulmano, tanto per
cominciare, in tre stati in bilico e siamo molto vicini a vincere anche in
molti altri stati.
Ma questo ha
completamente spaventato i democratici perché non vinceranno senza il sostegno
schiacciante della comunità musulmana. Non
possono vincere.
Quindi stanno
completamente impazzendo in questo momento e stanno cercando un modo per
attaccarmi.
È qui che” AOC viene attaccato. Oh, sei un
predatore.
Si va via tranne che
ogni quattro anni.
Beh, no, non ce ne andiamo.
Sono i media che se
ne vanno. Siamo ancora qui.
Stiamo eleggendo
persone a cariche più basse. Stiamo facendo tutto.
Tu sei il predatore
qui.
In realtà, avete rubato il nostro “Green New
Deal “e avete fatto finta che fosse vostro.
No, avete preso,
seguite regolarmente i nostri programmi, la nostra istruzione superiore
pubblica gratuita per l'abolizione del debito studentesco, tutto ciò che è
stato lanciato dai Verdi, sapete, fondamentalmente preso in mano in modo
predatorio dai Democratici che lo sostengono solo a libertà condizionata. In
realtà non fanno nulla qui.
Ma i democratici
stanno completamente impazzendo.
Quindi sono un
attacco di motivo in questo momento perché non riescono a trovare nulla.
Sai, sono stato in giro troppo a lungo. Sai,
la mia, la mia, la mia biografia è stata completamente smascherata.
Non ci sono trucchi.
Sai, sono stato
indagato per tre anni dalla Commissione Intelligence del Senato come risorsa
russa.
Non riuscivamo a
trovare nulla. Così sono stato esonerato anche su quel fronte. Ma stanno
cercando di resuscitarlo di nuovo.
E stanno cercando di
farmi dire che Putin è un criminale di guerra. Voglio che lo dica.
Anche se, sai, ho detto che queste sono guerre
criminali.
Si tratta di guerre criminali e illegali
lanciate dalla Russia. Quindi sono davvero sul mio caso in questo momento per
cercare di avvicinare Putin a me.
Ma penso che sia,
sai, è davvero, è, non sta ottenendo trazione.
Ad esempio, come
abbiamo fatto noi, i democratici hanno gridato al lupo al lupo per questo.
Quindi non stanno
ottenendo trazione.
E le persone, sai,
alla fine della giornata, hanno difficoltà a mettere il cibo in tavola, a
mantenere un tetto sopra la testa, a ottenere l'assistenza sanitaria, sai, a
uscire dai debiti, sai, le nostre vite sono nel caos in questo momento.
E i democratici
continuano a cercare di distrarre con questi attacchi diffamatori senza senso.
Quindi voglio
davvero incoraggiare le persone a visitare il mio sito web prima che me ne
dimentichi.
“ Jill Stein
2024.com”.
Siamo in una
posizione incredibile in questo momento
per costruire
davvero questa rivolta. La rivolta sta avvenendo.
I democratici
continuano a perdere e i repubblicani continuano a perdere, perdono trazione
perché non stanno affrontando la crisi che hanno causato, le molte crisi che
hanno causato.
Quindi è davvero un
grande momento. E questa è un'elezione del Cigno Nero.
Ci sono stati molti 180.
E non escluderei
nulla se vinceremo il 5% e avremo un sacco di finanziamenti per la prossima
corsa che non dobbiamo e anche lo status di ballottaggio.
E non dobbiamo
lottare per la nostra strada, sai, passare i primi nove mesi della campagna a
lottare solo per essere in gara.
Sai, questo è un grande risultato.
Sai, il viaggio di
mille miglia inizia con un passo e arriva al 5% è enorme.
O non escluderei quando si ha una corsa a
quattro.
E ci saranno tre
candidati pro-gesuiti.
E saremo l'unica campagna anti-gesuiti, contro
la guerra, a favore dell'emergenza climatica dei lavoratori in ballottaggio in
tutto il paese.
C'è solo uno di noi.
In questo modo
potrebbe dividere il voto a favore della guerra in tre modi.
Quando si ha una corsa a quattro, può essere
una con appena il 26% del voto popolare.
Quindi non lasciare
che ti dicano che la resistenza è inutile. Non è inutile.
In realtà è l'unica cosa che cambia, sai, il
corso della storia come “Frederick Douglass” diceva che il potere non
presuppone nulla senza una domanda.
Noi siamo quella domanda.
Non lasciate che vi
convincano a tapparvi il naso e a votare per un genocidio.
Non lo sappiamo, non dovremmo essere dissuasi
dalla nostra umanità.
Non dovremmo essere
spinti ad approvare e autorizzare il genocidio, che è ciò che si fa se si vota
a favore.
Sai, ci sono così
tante ragioni per noi per alzarci e lottare per ciò che meritiamo e ciò che è
alla nostra portata più che mai in queste elezioni e in futuro.
“Dottor Simon”,
quando si tratta del Medio Oriente, lei ha menzionato il rischio di avere una
guerra nucleare in Medio Oriente.
Abbiamo visto che
l'amministrazione Netanyahu ha fatto di tutto, di tutto, per portare un
conflitto più grande in Medio Oriente in termini di conflitto con Hezbollah,
con l'Iran, con quegli assassini.
E in questo momento,
sembra che il modo in cui stiamo assistendo con questi due candidati, Repubblicani
e democratici, entrambi sono a favore di Israele.
Li costruiamo.
Possiamo correre il
rischio di una guerra nucleare in Medio Oriente. Il modo in cui Netanyahu è in
grado di manipolare questi candidati e nel modo in cui vuole essere il
conflitto.
E potrebbe
approfondire questo, qual è la cosa più importante, la questione più importante
quando si tratta della politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente al
fine di evitare qualsiasi tipo di guerra nucleare? Esattamente.
E non è difficile capire come ciò accada.
Gli Stati Uniti quando
Israele compie un'oltraggiosa violazione del diritto internazionale, come
attacca l'ambasciata dell'Iran in Siria, come assassinare il leader di
Hezbollah o dell'Iran, quando Israele fa cose davvero provocatorie, gli Stati
Uniti sono là fuori a dire all' Iran e Hezbollah dovranno esercitare la
moderazione.
Si prega di esercitare moderazione.
Ma non lo dicono mai
a Israele.
E guardate cosa ha
appena fatto Israele negli ultimi due giorni per far esplodere questi
dispositivi cercapersone, e camminare verso l'hockey.
Presumibilmente di
Hezbollah, ma chissà chi lo porta?
Questo è un
incredibile atto di terrorismo.
E migliaia di persone sono state ferite e
quando hanno ucciso, compresi i bambini.
Quindi quale sarà la
risposta a questo?
Voglio dire, questa è davvero una proteina,
Hezbollah qui.
E se hai intenzione di avere un robot, stai
provocando l'Iran, che è alleato con Hezbollah, e chi è alleato con l'Iran?
Entrambi, in
particolare la Russia, che ha un'alleanza militare con l'Iran, e sempre più la
Cina che esprime sostegno anche all'Iran, ma soprattutto alla Russia, ei
guerrafondai e l'opposizione degli Stati Uniti, sia la Cina che la Russia, li
stanno avvicinando.
Quindi gli Stati Uniti stanno davvero alzando
la pressione e permettendo a Israele di potenziare questo conflitto in un modo
che sarà molto mortale e che, sapete, la guerra tra Libano e Hezbollah e
Israele in questo momento sta divampando in grande stile.
Allo stesso tempo,
anche Israele si sta espandendo, è violenza oltre la sola Gaza e la violenza in
Cisgiordania ora è fuori scala e la strategia di appropriarsi, prendere il
controllo della Cisgiordania è ora fuori che Israele non sta più cercando di
mascherare il fatto che sta cercando di acquisire la Cisgiordania e
fondamentalmente aumentare la sua occupazione.
Quindi, sapete, in questo momento siamo alla
base di un conflitto che non ha fine. Eppure, questo è un conflitto con gli
Stati Uniti che può finire con una semplice telefonata, ma non lo faranno.
Solo noi possiamo costringerli a farlo, ed è
per questo che per me la strategia politica qui è assolutamente fondamentale.
La politica di tutto
questo può risolverlo, sai, se siamo alla Casa Bianca, questa guerra è finita
ed evitiamo completamente questa catastrofica espansione, potenzialmente la
Terza Guerra Mondiale, che vediamo in corso proprio ora intorno alla guerra genocida
di Israele.
Abbiamo il potere di
fermarlo.
Sai, stiamo guardando le proteste nei campus
che vengono chiuse.
Ora, non lo sono
stati completamente, ma ci sono tutti i tipi di restrizioni su quelle
protestate e gli studenti devono preoccuparsi molto di essere inseriti nella
lista nera, di essere espulsi dall'università.
Sai, quindi le viti sono state davvero messe
su di loro, e penso che sia così importante per noi, per tutti noi, studenti in
particolare, abbracciare il potere politico che abbiamo collettivamente.
Se un elettore su
tre non ha votato nel 2020, sai, e questo è in gran parte di colore, giovane e
a basso reddito.
Se stiamo spargendo la voce a queste persone,
possiamo cambiare completamente l'esito di queste elezioni semplicemente
spargendo la voce e coinvolgendo le persone.
Quindi abbiamo già
un coraggio e una visione incredibili e, sapete, è un imperativo morale che la
comunità musulmana americana e la comunità araba americana si alzino in piedi
nonostante il calore che viene davvero messo su di loro, nonostante l'islamofobia,
nonostante gli attacchi violenti contro musulmani e palestinesi che stanno
avvenendo in questo paese.
Sai, un bambino, un
bambino di cinque anni che è stato accoltellato circa 25 volte dal padrone di
casa, sai, perché era palestinese semplicemente, sai, nonostante tutto questo,
si stanno alzando in piedi.
Si stanno alzando in piedi per fare ciò che è
giusto qui e l'unico modo per andare avanti.
Beh, anche la
comunità afroamericana ci sta scoprendo.
Siamo stati portati
con il mio compagno di corsa, che mi piacerebbe che anche tu avessi in questo
programma, che in realtà è un professore di storia islamica e storia del
colonialismo e della rivoluzione, in particolare in Africa, ma che ha davvero
una profonda comprensione di molte delle domande che, sai, che tutti noi che
siamo prima di tutto, sai, siamo davvero in testa alla nostra agenda, che è il
colonialismo, l'occupazione e la rivoluzione, che siamo, sai, davvero in grado
di presentare un 'agenda molto diversa e, sai, e perché siamo stati in grado di
andare insieme e lui è un afroamericano.
“Sul Breakfast Club,”
che è come uno dei programmi mediatici più popolari nella comunità nera, ora
siamo diventati virali nella comunità nera e mentre eravamo sotto attacco a
quel programma, hanno tirato fuori una “CNN”, un ex capo parlante della “CNN”,
il Partito Democratico dei college per attaccarci spietatamente su quel
programma, ma noi, sai, avevamo lo spazio per reagire e se leggi i commenti su
quel programma, sono tutti tipo, beh, non avevo intenzione di votare prima, ma
ora sto andando a registrarmi per votare perché, sai, voterò per il verde, per
il biglietto verde qui, anche quella comunità ci sta scoprendo e sono molto in
ribellione per essere stati, sai, abusati e sfruttati, sai, parlare di
presentarsi ogni quattro anni, beh, questo è in genere ciò che fanno i
democratici, sai, i repubblicani non mostrano tutto e i democratici si
presentano una volta ogni quattro anni e poi abbandonano le loro promesse.
Quindi, in ogni
caso, siamo in questo momento di incredibile scoperta in questo momento e, sai,
è davvero eccitante.
Quindi
incoraggiamento di nuovo le persone, andare sul nostro sito web e unirsi al
team. Sì. Penso che lo avrò in questo podcast.
Ne parleremo.
E “Michael”, proprio
ora, sembra che io stia facendo il mio, il mio, c'è qualcosa di sbagliato nel
vostro, nel mio.
C'è qualcosa che non va nel mio microfono.
Com'è adesso? Va
bene? Subito? Sì.
Sta funzionando. Non c'è problema. OK.
La domanda in questo
momento, “Michael”, sarebbe, con ciò che il tempo del dottore ha menzionato
prima secondo te, come, come economista, puoi aiutarla a portare una sorta di
sanità mentale all'intera situazione, considerando l'economia degli Stati Uniti
in questo momento.
Beh, abbiamo, abbiamo parlato insieme, credo,
per molti anni. E io sono un consulente economico.
Quindi abbiamo avuto molte discussioni avanti
e indietro.
Ma poiché ci
rimangono solo pochi minuti, voglio, vorremmo farlo, voglio legare insieme
qualcosa di ancora più importante che collega tutto ciò che abbiamo detto.
E cioè che abbiamo
già parlato della libertà di parola, e di come la libertà di parola sia sotto
attacco, non solo contro le persone che sono contro la guerra, che sono
accusate di essere pro-boudin, ma l'attuazione della libertà di parola, le
leggi sulla libertà di parola proteggono effettivamente la libertà di parola,
ma il “Partito dei Verdi” e “Jelsstein” in particolare sono stati oggetto di
legge.
In altre parole,
hanno cercato di mantenere, di portare avanti ogni sorta di casi frivoli contro
il Partito dei Verdi per occupare così tanto tempo che non c'è spazio o
espandere la capacità finanziaria per continuare.
E mi piacerebbe,
voglio dire, che il modo appropriato per legare insieme tutto ciò che stiamo
dicendo sia che “Jill” dice solo alcune delle frivole bancherelle e del
diritto, proprio come ha detto Donald Trump, guarda tutti i casi portati contro
di lui, che tutto può essere ribaltato dalla corte d'appello, è la Corte
Suprema, sono tutti casi frivoli, molestie.
“Jill” è sotto le
stesse vessazioni di Donald Trump, ma in un modo ancora più grande, beh, farei
meglio a lasciarle raccontare alcuni dei problemi che ha avuto, appena arrivata
al ballottaggio.
Sì, dottor “Sarg”.
Ok, lasciami solo...
Sai, lei non c'è. Sì. È questo il tuo punto? Il suo non c'è?
Il suo microfono è
spento.
Ok, mi dispiace.
Sì, stavo cercando
di aiutarti con quell'eco prima di mettermi su di te.
Ok, mi dispiace. Sì, quindi grazie.
I democratici stanno
tirando fuori tutti gli ostacoli.
Stanno davvero correndo spaventati.
Sanno che il loro
impero è una proposta permanente in questo momento, non sta funzionando.
Stiamo perdendo
tutte queste guerre, stiamo spendendo noi stessi nella povertà, spendendo il
popolo americano che è nella povertà.
Sai, il paradigma
non funziona, ma sono incollati a quel paradigma perché è quello che li
finanzia, l'oligarchia e l'impero di Wall Street.
Così lo difenderanno
fino alla morte.
Nel frattempo, stanno usando ogni strumento a
loro disposizione per cercare di metterci a tacere.
Sono terrorizzati
all'idea di competere con noi. Non vogliono essere coinvolti in un dibattito
con noi. La loro soluzione è principalmente quella di tirarci fuori dalla
contesa per rimuoverci dal ballottaggio già a marzo. Hanno annunciato di aver
assunto un esercito di avvocati per buttarci fuori dal voto con questo “lawfare”
di cui Michael sta parlando.
Hanno anche
pubblicizzato l'assunzione di manager per spie e infiltrati per rovinare le
nostre organizzazioni e le nostre campagne elettorali.
Hanno anche
dirottato i nostri finanziamenti pubblici, per i quali ci siamo qualificati, i
dollari pubblici, per i quali ci siamo qualificati.
L'hanno dirottata
per un periodo di circa due mesi per impedirci di avere le risorse extra di cui
avevamo bisogno per le nostre votazioni.
Ecco perché eravamo
nel giusto nelle campagne elettorali e non avevamo una scheda elettorale perché
fondamentalmente ci hanno rubato le risorse nel momento in cui ne avevamo
bisogno.
Quindi è come il
grande – e poi ci sono anche le campagne diffamatorie in corso.
Hanno questo tipo di
approccio su più fronti per evitare di dover effettivamente avere un dibattito,
di dover effettivamente avere bisogno di noi faccia a faccia. Quello a cui
Michael si riferiva nell'accesso al voto, il” lawfare”, siamo stati in grado di
batterli in Wisconsin e in Georgia, il che è enorme.
Siamo ancora in
tribunale in Nevada, dove abbiamo ottenuto il triplo del numero di firme
richieste e alla fine ci hanno buttato fuori dalla scheda perché il Segretario
di Stato in Nevada ci ha dato il modulo sbagliato.
In realtà stavamo usando il modulo corretto
per raccogliere le firme e le differenze sono davvero banali.
È fondamentalmente
una nota a piè di pagina. Non è affatto una differenza sostanziale. Stavamo
usando la forma corretta.
Il Segretario di Stato ci ha detto: "Oh,
no. Questo è obsoleto. Usa questo modulo." Beh, ci hanno dato la forma
sbagliata
. Volevamo farlo?
Chissà? Non abbiamo dimostrato che lo abbiamo fatto.
Ma la prima corte ha
detto:
"Questa non è
una ragione sostanziale per negare a 30.000 elettori il loro desiderio di avere
un'altra scelta sulla scheda elettorale".
Così si
pronunciarono a nostro favore.
I democratici l'hanno poi abrogata, dicendo
che questa forma era un punto di svolta.
La corte d'appello si è schierata con loro.
La corte d'appello,
che penso sia in gran parte una corte nominata dai democratici, non la
porteremo alla Corte Suprema incrociando le dita.
Finora, sembra
promettente.
Quindi potremmo vincere e tornare al
ballottaggio in Nevada.
E hanno anche appena
annunciato che stanno cercando di buttarci fuori dal ballottaggio nel New
Hampshire.
E non sappiamo
ancora il motivo.
Ma abbiamo ottimi avvocati.
In realtà, “Teresa Amado”, che è stata la
responsabile della campagna di “Ralph Nader”.
Anche lui subì
un'enorme legge contro di lui.
Ci sono state circa
20 o più cause legali simultanee per estrometterlo dal ballottaggio.
E hanno cercato di
spendere le tue risorse.
Hanno cercato di
legarti in tribunale.
Ma abbiamo avvocati
meravigliosi. Stiamo andando molto bene.
Quindi saremo in
tribunale, anzi, saremo sulla scheda elettorale praticamente per ogni elettore.
Quindi hanno fallito
nel loro tentativo di mettere a tacere non tanto i terzi partiti quanto gli
elettori americani che stanno davvero chiedendo a gran voce una scelta contro
la guerra a favore dell'emergenza climatica dei lavoratori in queste elezioni.
E lo otterremo.
Quindi, in questo
momento, si tratta davvero di girare la manovella, che non è scienza
missilistica.
Sai, se hai “super
pack” e grandi donatori aziendali, è fantastico.
Noi non facciamo
quel gioco.
Lavoriamo secondo le regole ordinarie.
Non facciamo il tipo di scappatoie, le
scappatoie per la corruzione legalizzata in base alle quali un singolo
donatore, un miliardario, può firmare un assegno con un pasto per un milione di
dollari.
Ora non puoi farlo
secondo le regole antiquate per la gente comune.
Abbiamo un limite di 3.300 dollari, che è un
sacco di soldi, per quanto riguarda la maggior parte delle persone, ma
Democratici e Repubblicani, rastrellano la scatola di questi super pacchetti e
quelli che vengono chiamati fondi per la vittoria.
Siamo un singolo miliardario in grado di
firmare un assegno per un milione di dollari.
E poi tirare i fili
dall'interno quando si dà quel tipo di denaro, si ha, è un sistema pay-to-play.
Ed è per questo che
lo sono, ecco perché hanno l'agenda, l'agenda di Wall Street e l'agenda della
macchina da guerra che hanno.
Quindi non giochiamo secondo quelle regole,
che ci danno la libertà di essere effettivamente un vincolo per le persone.
Ma è per questo che
abbiamo bisogno di tutti coloro che vogliono vedere un'America che lavora per
noi e un mondo che lavora per tutti noi, senza queste guerre senza fine e la
catastrofe climatica che si sta abbattendo su di noi in questo momento.
E la catastrofe sanitaria e la catastrofe
immobiliare sono una catastrofe dopo l'altra.
Non ci stiamo
muovendo affatto nella giusta direzione.
In realtà stiamo andando nella direzione
sbagliata, anche sotto un governo democratico completo, continuiamo ad andare
nella direzione sbagliata.
Quindi abbiamo la
possibilità di cambiare la nostra direzione ora in un modo molto profondo e
potenzialmente trasformativo solo in questa corsa.
Si tratta solo del
semplice “ABC” del “phone banking”, del bussare alla porta, del presentare, del
volare e della raccolta fondi.
Quindi, se andate in”
tilstime2024.com”, potete far parte di questa alternativa a una grande macchina
da soldi che è la macchina alimentata dalle persone per creare un'America e un
mondo che funzioni per tutti noi in un momento in cui l'alternativa è, sai, è
letteralmente una catastrofe climatica e nucleare, sai, l'Armageddon.
Non è lì che
dobbiamo andare.
In realtà potremmo
avere un mondo che funzionerà per tutti noi.
Se abbiamo il
coraggio delle nostre convinzioni e ci disattendiamo, sapete, quella campagna
di propaganda che ci dice che la resistenza è inutile e noi siamo impotenti.
In realtà non è
affatto vero.
Abbiamo i numeri,
abbiamo le soluzioni, abbiamo effettivamente un potenziale percorso verso la
Casa Bianca, anche in questa corsa, e poi abbiamo un percorso per governare
effettivamente in base alle esigenze del popolo americano.
Quindi c'è un
percorso completo da seguire se decidiamo di alzarci e farlo accadere.
Sì. Grazie mille per
essere qui con noi oggi, “Dr. Stein” e “Michael”.
Grande piacere come
sempre, parlare con voi.
Allo stesso modo, un
piacere è davvero istruttivo.
Ho imparato così
tanto ogni volta.
Grazie a voi.
Grazie. Arrivederci.
Un Globalismo di
idee.
All’interno del
“Patto
per il Futuro”
dell’ONU.
Comedonchisciotte.org
– Markus – (27 Settembre 2024) - Kit Knightly -off-guardian.org – ci dice:
Il Vertice per il
futuro delle Nazioni Unite è terminato. I “grandi e buoni” della leadership
globale si sono riuniti per quattro giorni a New York per quella che il loro
sito web ha definito…
“un’opportunità
unica per una generazione di reimmaginare il sistema multilaterale e
indirizzare l’umanità su un nuovo corso
… il che suona
semplicemente delizioso e per nulla inquietante o arrogante.
L’evento di quattro
giorni è stato diviso in due “giornate d’azione” e due giorni di “Vertice”,
nomi diversi per “persone in giacca e cravatta sedute attorno a grandi tavoli
che parlano in gergo burocratico mentre si atteggiano a persone importanti”.
Il risultato è
l’approvazione di un documento che chiamano “Patto per il Futuro“: 81 pagine di
ciance auto-celebrative talmente infarcite di linguaggio politico senza senso
da diventare quasi incomprensibili (quello che James Corbett chiama “Globalese”).
Ecco un paragrafo
scelto a caso:
“Rafforzare la
cooperazione con le parti interessate, tra cui la società civile, il mondo
accademico, la comunità scientifica e tecnologica e il settore privato, e
incoraggiare i partenariati intergenerazionali, promuovendo un approccio
globale alla società, per condividere le migliori pratiche e sviluppare idee
innovative, a lungo termine e lungimiranti, al fine di salvaguardare i bisogni
e gli interessi delle generazioni future.
…è tutto così. E
l’ho letto tutto… 81 pagine.
In termini di
contenuti reali, non ci sono idee nuove. Avevamo già visto questa lista della
spesa globalista di presunti “problemi”.
Cambiamento
climatico, conflitti, insicurezza alimentare, povertà, disinformazione,
incitamento all’odio. I soliti “problemi” che, insieme, formano quelli che il
documento definisce “shock globali complessi”. Questi “shock” – ci dice il
documento – possono essere affrontati con una serie di “soluzioni” che, ancora
una volta, non ci sorprendono:
“rispetto del
diritto internazionale”, “cooperazione allargata”, “ruolo accresciuto per le
Nazioni Unite” e la parola d’ordine post-covid preferita: “interoperabilità”.
Tutto ciò può essere
ampiamente definito come il nostro vecchio amico, il “governo globale”.
Come ci si potrebbe
aspettare, si parla molto di denaro e di finanza (i trasferimenti massicci di denaro pubblico in mani
private sono il modo in cui si conquistano le società e gli hedge fund alla
propria causa autoritaria, dopo tutto). Ad esempio, l’Azione 9(28)(f) promette…
“…un nuovo obiettivo
collettivo quantificato a partire da una base di 100 miliardi di dollari
statunitensi all’anno, tenendo conto delle esigenze e delle priorità dei Paesi
in via di sviluppo [per combattere il cambiamento climatico].
100 miliardi di
dollari all’anno. Con questa cifra si può comprare un sacco di ScienzaTM.
Il linguaggio più
palesemente autoritario è riservato al controllo di Internet (lo è quasi
sempre), e gli Obiettivi 3 e 4 del “Global Digital Compact Annex” sono due dei
pochi che non necessitano di alcuna traduzione, in quanto si impegnano a…
“Promuovere uno
spazio digitale inclusivo, aperto, sicuro e protetto che rispetti, protegga e
promuova i diritti umani e approcci di governance dei dati responsabili, equi e
interoperabili.
L’allegato prosegue
sottolineando l’importanza dell'”integrità delle informazioni”:
“33. L’accesso a
informazioni e conoscenze pertinenti, affidabili e accurate è essenziale per
uno spazio digitale inclusivo, aperto, sicuro e protetto. [La tecnologia] può
facilitare la manipolazione e l’interferenza con le informazioni in modi che
sono dannosi per le società e gli individui, e che influiscono negativamente
sul godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali e sul
raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
34.Lavoreremo
insieme per promuovere l’integrità delle informazioni, la tolleranza e il
rispetto nello spazio digitale, nonché per proteggere l’integrità dei processi
democratici. Rafforzeremo la cooperazione internazionale per affrontare la
sfida della disinformazione e dell’incitamento all’odio
e obbligheremo le
aziende di tecnologia digitale a consegnare le informazioni private ai
ricercatori governativi in modo che possano “affrontare la disinformazione”.
“Chiediamo con
urgenza alle aziende di tecnologia digitale e alle piattaforme di social media
di migliorare la trasparenza e la responsabilità dei loro sistemi [e] di
fornire ai ricercatori l’accesso ai dati […] per costruire una base di prove su
come affrontare la disinformazione e l’incitamento all’odio che possa informare
le politiche, gli standard e le migliori pratiche del governo e dell’industria…
Questo significa
censura e sorveglianza. Oh e questo?
“Ci impegniamo,
entro il 2030 a: Progettare e diffondere programmi di alfabetizzazione ai media
digitali e all’informazione per garantire che tutti gli utenti abbiano le
competenze e le conoscenze per interagire in modo sicuro e critico con i
contenuti e con i fornitori di informazioni e per aumentare la capacità di
resistenza contro gli impatti dannosi della disinformazione e
dell’informazione.
Questo significa
fare il lavaggio del cervello.
Molto prevedibile e
molto sgradevole, ma come ho detto, niente di nuovo.
Il ruolo dei vertici
e dei patti non è quello di creare idee nuove, ma di rafforzare quelle vecchie.
I presupposti codificati su cui opera la classe politica.
Per formare il
consenso.
Ed è proprio quello
che ha fatto il Patto sul Futuro – il patto stesso è stato approvato senza
votazione. Perché è stato approvato senza votazione? Perché due anni fa la
risoluzione ONU A/RES/76/307 aveva stabilito in anticipo che…
“il Vertice adotterà
un documento finale conciso e orientato all’azione, intitolato “Un patto per il
futuro”, concordato in anticipo per consenso attraverso negoziati
intergovernativi.
Le obiezioni
dell’ultimo minuto della Russia – sostenuta da Sudan, Siria, Iran, Bielorussia
e Nicaragua – sono del tutto inutili, anche se non completamente performative.
Tuttavia, meritano un esame.
Nella sua
dichiarazione all’ONU del 22 settembre, il viceministro degli Esteri russo
Sergey Vershinin ha affermato:
“Fin dall’inizio,
coloro che hanno coordinato il lavoro sulla bozza hanno incluso in essa solo
ciò che è stato dettato loro principalmente dai Paesi occidentali. I punti di
conflitto si sono accumulati e non sono mai stati risolti. Nessuna delle nostre
richieste di sedersi al tavolo dei negoziati per discuterne è stata accolta.
Questo non è ciò che viene considerato e chiamato multilateralismo, di cui
molti amano parlare”.
Nel suo
caratteristico stile eloquente, Sergei Lavrov ha osservato:
“Il futuro dei
nostri popoli non può essere inventato in una provetta con la partecipazione
del Segretariato delle Nazioni Unite e dei lobbisti occidentali. È importante
prendere una decisione su questo tema nelle condizioni dei negoziati e
raggiungere un equilibrio di interessi”.
Qualsiasi tipo di
dissenso sulla questione del multilateralismo – in particolare per quanto
riguarda il cambiamento climatico e i social media – rappresenta una rottura
inusuale nella tendenza di totale armonia globale su questi temi.
Questo rappresenta
forse una vera e propria spaccatura nel sostegno globale al “grande reset”?
Beh, è possibile e
possiamo tutti sperarlo, ma non facciamoci illusioni. Sappiamo che la Russia
appoggia praticamente ogni aspetto del Grande Reset – la nozione di cambiamento
climatico antropogenico, l’Agenda 2030, la censura, le CBDC, l’identità digitale
e… beh, tutto ciò che può essere definito l’agenda globalista.
Le loro obiezioni
non sembrano indicare alcun cambiamento in questo senso. Non sembra che stiano
obiettando a nessuna di queste politiche specifiche. Stanno sollevando
questioni di consultazione e di sovranità nazionale, di procedura e di
influenza, piuttosto che il rifiuto dei miti fondanti del patto.
Si tratta di
questioni valide, naturalmente, che non vanno minimizzate, ma equivalgono forse
ad un rifiuto dei valori globalisti?
È la Russia che dice
no al Grande Reset o vuole solo attuare il GR alle sue condizioni?
Un GrandeReset alle
sue condizioni rappresenterebbe un qualche tipo di vittoria o di beneficio per
la gente comune russa? Si tratta di difendere un punto fermo? O si tratta di un
gioco di posizionamento nell’ordine mondiale multipolare? In questo contesto,
il silenzio della Cina sarebbe degno di nota, non credete?
Oppure, più
cinicamente, queste obiezioni dovrebbero essere lette con lo stesso scetticismo
delle stravaganti promesse fatte dai leader dell’opposizione che sanno che non
andranno mai al potere e quindi non dovranno mai mantenere le loro parole?
Dopo tutto, i russi
sanno che le loro obiezioni non hanno molto peso pratico perché avevano già
firmato l’accordo prima dell’evento, rendendo, a questo punto, qualsiasi
critica puramente simbolica. Nella migliore delle ipotesi, questo deve essere
visto come un atto di folle ingenuità da parte della Russia. Un altro atto
autolesionista in una storia recente di atti autolesionisti.
Un suggerimento per
la Russia: accettare di sostenere un documento che non è ancora stato scritto,
indipendentemente da ciò che dice, forse non è l’idea più brillante.
Ma, comunque si
analizzino, queste obiezioni dell’ultimo minuto sono polvere nel vento, perché
il patto è ora ufficiale. Ogni Paese del mondo (sì, anche quelli che hanno
sollevato obiezioni) ora è formalmente d’accordo sul fatto che il problema sono
i discorsi d’odio e la disinformazione.
Tutti i Paesi del
mondo (anche quelli che hanno sollevato obiezioni) approvano la fine della
privacy e l’aumento della censura come soluzione.
Tutti i Paesi del
mondo (tutti) accettano di spendere almeno 100 miliardi di dollari all’anno per
perseguire “obiettivi di sviluppo sostenibile” nei Paesi in via di sviluppo. E
anche coloro che hanno sollevato obiezioni non hanno dissentito su queste politiche.
Per essere assolutamente chiari, non c’è una sola voce che si sia schierata a
favore della realtà.
Forse non abbiamo
ancora un governo globale formale, ma abbiamo già un globalismo di idee, anche
se c’è un certo disaccordo sulle modalità di attuazione. È così che si sta
formando il governo mondiale, ed è così che nascerà alla fine: attraverso un
consenso strisciante di problemi fittizi e “soluzioni” inutili e spesso folli,
tranquillamente approvate da ogni nazione del mondo.
(Kit Knightly) - (off-guardian.org).
(off-guardian.org/2024/09/25/a-globalism-of-ideas-inside-the-uns-pact-for-the-future/).
Come la Cina si è
liberata dal
programma di David Rockefeller
sul lavoro in
condizioni di schiavitù.
Comedonchiciotte.org
- Redazione CDC - Matthew Ehret – (26 Settembre 2024) – ci dice:
Recentemente, ho
scritto un articolo intitolato ‘BRICS vs WEF: Lo scontro di due paradigmi
green“, in cui ho esaminato la natura dei due concetti diametralmente opposti
di ‘sostenibilità’ che si scontrano tra la tecnocrazia feudale anti-crescita e
a sistema chiuso da un lato, e la coalizione di Stati nazionali sovrani
pro-crescita e a sistema aperto, dall’altro.
Come è emerso questo
scisma di paradigmi tra i sistemi unipolari e multipolari e come possiamo, come
patrioti, navigare attraverso l’attuale tempesta utilizzando la conoscenza di
questa lotta per guidarci?
In questo filone,
continuerò ad aggiungere profondità e sfumature alle narrazioni storiche troppo
spesso semplificate che modellano la nostra comprensione del passato, del
presente e del futuro, per evitare di cadere in trappole che ci porteranno a
sostenere la Terza Guerra Mondiale.
Lo faremo valutando
il ruolo di Henry Kissinger e il modo in cui i progetti della Commissione
Trilaterale per la Cina si sono dissolti.
Kissinger si schiera
con Churchill contro FDR a Chatham House.
Per comprendere
correttamente il pensiero strategico di Kissinger e il suo progetto sia per la
Cina che per gli Stati Uniti, a partire dai suoi sforzi per organizzare
l’“apertura” della Cina nel 1972, e il modo in cui la Cina ha rotto il copione
che le era stato assegnato, è utile rivedere un discorso pronunciato alla
Chatham House di Londra il 10 maggio 1982, intitolato “Reflections on a
Partnership: British and American Attitudes to Postwar Foreign Policy“,in cui
Kissinger ha dichiarato:
“Tutti i resoconti
dell’alleanza anglo-americana durante la Seconda Guerra Mondiale e nel primo
dopoguerra richiamano l’attenzione sulle significative differenze di filosofia
tra Franklin Roosevelt e Winston Churchill, che riflettono le nostre diverse storie
nazionali…
Molti leader
americani condannarono Churchill come inutilmente ossessionato dalla politica
di potere, troppo rigidamente anti-sovietico, troppo colonialista nel suo
atteggiamento verso quello che oggi viene chiamato Terzo Mondo e troppo poco
interessato a costruire l’ordine internazionale fondamentalmente nuovo verso il
quale l’idealismo americano ha sempre teso.
I britannici hanno
indubbiamente visto gli americani come ingenui, moralisti e che si sottraevano
alla responsabilità di contribuire a garantire l’equilibrio globale.
La disputa è stata
risolta secondo le preferenze americane – a mio avviso, a scapito della
sicurezza postbellica”.
Stalin, FDR e
Churchill a Teheran nel 1943 e Kissinger.
Il sostegno di
Kissinger alla visione del mondo di Churchill la dice lunga quando si tiene ben
presente l’ambizione di FDR di smantellare i sistemi di impero sotto
un’alleanza Stati Uniti-Russia-Cina che doveva trascinare la Gran Bretagna
nell’era moderna, anche se ciò significava scalciare e urlare.
La divisione del mondo in produttori e
consumatori.
Da quando il dollaro
statunitense è stato tolto dal sistema di riserva aurea nel 1971, una nuova era
di ‘post-industrialismo’ è stata scatenata in un mondo sempre più globalizzato.
Due importanti
malthusiani, che all’epoca gestivano l’ottusa Presidenza di Richard Nixon,
furono determinanti per questo tsunami finanziario: Il Direttore dell’Office of
Budget Management George Schultz e il Segretario di Stato Henry Kissinger.
Nello stesso anno in
cui il dollaro sarebbe stato staccato dal sistema di riserve auree, il protetto
di Kissinger, Klaus Schwab, fu incaricato di lanciare una nuova organizzazione
in Svizzera per coordinare la nuova élite manageriale nella nuova “era post-industriale”,
sul modello degli incontri annuali del Gruppo Bilderberg, già in corso dal
1954.
Un’altra
organizzazione creata per gestire questo periodo di trasformazione è stata
denominata ‘Commissione Trilaterale’.
Co-fondata dal
presidente della banca Chase Manhattan David Rockefeller, Henry Kissinger,
George Schultz e Zbigniew Brzezinski, il manifesto di questo gruppo fu
delineato da Brzezinski nel suo libro del 1970 ‘Between Two Ages: Il ruolo
dell’America nell’era tecnologica’.
In questo manifesto,
Brezinski scrisse:
“L’era tecnetronica
comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una società del genere sarebbe dominata da un’élite,
non condizionata dai valori tradizionali. Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza
quasi continua su ogni cittadino e mantenere aggiornati archivi completi
contenenti anche le informazioni più personali sul cittadino. Questi file
saranno soggetti a un recupero istantaneo da parte delle autorità”.
Brzezinski ha
continuato la sua visione distopica dicendo:
“Lo Stato-nazione
come unità fondamentale della vita organizzata dell’uomo ha cessato di essere
la principale forza creativa: Le banche internazionali e le società
multinazionali agiscono e pianificano in termini molto più avanzati rispetto ai
concetti politici dello Stato-nazione”.
Se stai pensando “ehi, questo assomiglia molto
al concetto di ‘capitalismo degli stakeholder’ di Klaus Schwab, presentato per
la prima volta a Davos nel 1973, allora hai ragione.
Gli attori:
Gerald Ford,
Kissinger, George Schultz, Kissinger e David Rockeveller.
Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, Paul
Volcker, Nixon e l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite (e
presto direttore della CIA) George Bush Senior.
Negli anni ’70, la Commissione Trilaterale ha
letteralmente preso il controllo dell’intera politica estera, economica e
militare del governo degli Stati Uniti.
Sotto la guida della
Commissione Trilaterale, l’umanità ricevette un nuovo tipo di sistema, che
presumeva che sia la nostra natura che la causa stessa del valore si trovassero
nell’atto di consumare, almeno per i cittadini dell’Occidente.
La vecchia idea che
la nostra natura fosse creativa e che la nostra ricchezza fosse legata alla
produzione, è stata considerata una cosa obsoleta del passato… una reliquia di
una vecchia e sporca era industriale.
Con il nuovo sistema
operativo post-1971, ci è stato detto che il mondo sarebbe stato diviso tra
produttori e consumatori.
I “produttori non
abbienti” avrebbero fornito la manodopera a basso costo, alla quale i
consumatori del primo mondo si sarebbero sempre più affidati per la creazione
di beni che prima producevano da soli. Alle nazioni del “primo mondo” è stato
detto che, in base alle nuove regole post-industriali della de-regolamentazione
e dell’economia di mercato “guidata dagli azionisti”, avrebbero dovuto
esportare l’industria pesante, le macchine utensili e altri settori produttivi
all’estero, mentre si trasformavano in società di consumo post-industriali di
“colletti bianchi”.
Più a lungo si è
protratta l’esternalizzazione delle industrie, meno le nazioni occidentali si
sono trovate in grado di sostenere i propri cittadini, di costruire le proprie
infrastrutture o di determinare i propri destini economici.
Al posto delle
economie a pieno spettro che un tempo vedevano oltre il 40% della forza lavoro
del Nord America impiegata nell’industria manifatturiera, è iniziata una nuova
dipendenza dall’“acquisto di roba a basso costo” e una “economia dei servizi”
ha preso il sopravvento come un cancro.
Per peggiorare le cose, alle molte nazioni di recente indipendenza che
lottavano per liberarsi dal colonialismo fu detto che avrebbero dovuto
abbandonare i loro sogni di sviluppo, poiché tali obiettivi avrebbero reso
impossibile la formula di una società stratificata produttore-consumatore.
I leader che
avrebbero resistito a questo editto avrebbero rischiato l’assassinio o il
rovesciamento da parte della CIA.
I leader che si fossero adattati alle nuove
regole, sarebbero presto diventati strumenti della nuova era dei “sicari
economici”.
Cina e Occidente: La vera agenda di Kissinger.
Quando Deng Xiaoping
annunciò l’“apertura” della Cina nel 1978, Kissinger aveva già gestito il
cambio di paradigma economico del 1971 e orchestrato l’artificiale “terapia
d’urto petrolifera” del 1973, che pose le basi per un nuovo strumento di
conquista coloniale sotto l’apparenza del petro-dollaro.
Il ruolo di
Kissinger come neo-malthusiano era noto a tutti, in quanto il suo famigerato “National
Security Study Memorandum 200” (NSSM-200) del 1974 aveva già trasformato la
politica estera americana da favorevole allo sviluppo a favorevole alla
riduzione della popolazione, con il presupposto che i modelli computerizzati
utilizzati nei “Limiti alla Crescita del Club di Roma” (1972) fossero in
qualche modo basati sulla realtà, nonostante il loro totale rifiuto della
ragione creativa e del progresso tecnologico.
Tra i principali
rimedi alla crescita della popolazione, l’NSSM-200 elencava il controllo delle
nascite e la rinuncia al cibo.
Kissinger chiese: “Gli Stati Uniti sono pronti
ad accettare il razionamento del cibo per aiutare le persone che non
possono/vogliono controllare la loro crescita demografica?”.
Il rapporto di
Kissinger non ha usato mezzi termini:
“L’economia
statunitense richiederà grandi e crescenti quantità di minerali dall’estero,
soprattutto dai Paesi meno sviluppati. Questo fatto conferisce agli Stati Uniti
un interesse maggiore nella stabilità politica, economica e sociale dei Paesi
fornitori. Laddove una diminuzione della pressione demografica attraverso la
riduzione dei tassi di natalità può aumentare le prospettive di tale stabilità,
la politica demografica diventa rilevante per l’approvvigionamento di risorse e
per gli interessi economici degli Stati Uniti….
Sebbene la pressione
demografica non sia ovviamente l’unico fattore coinvolto, questo tipo di
frustrazioni sono molto meno probabili in condizioni di crescita demografica
lenta o nulla”.
Controllo della
popolazione e Club di Roma in Cina.
Sebbene molti siano
pronti a considerare la disastrosa politica cinese del figlio unico, lanciata
nel 1979, come un programma puramente malvagio del Partito Comunista Cinese, la
verità si trova ben al di fuori di questa credenza troppo semplicistica, se si
considerano:
1) l’agenda top-down
imposta a una Cina indebolita dalle potenti forze esterne sopra descritte e
2) la realtà che la
politica del figlio unico della Cina è stata influenzata dal Club di Roma.
Il Club di Roma era
un influente think tank neo-malthusiano fondato da un nido di oligarchi
occidentali guidati da David Rockefeller, Giovanni Agnelli (direttore della
Chase Manhattan Bank di Rockefeller e presto co-fondatore della Commissione
Trilaterale), Aurelio Peccei, dirigente della Fiat di Agnelli, e Sir Alexander
King, direttore del segretariato scientifico dell’Impero Britannico e
consigliere della NATO.
Come ho esposto in
un recente saggio ‘Il Club di Roma e l’ascesa della Mafia della Programmazione
Predittiva’, questa organizzazione fu presto integrata nel” Forum Economico
Mondiale” durante un vertice di Davos del 1973, sponsorizzato dal “Principe
Bernhardt” in persona. Fu in quell’occasione che vennero presentati al mondo i
modelli informatici del Club “Limits to Growth” (Limiti alla crescita), che
sostenevano la tesi che i livelli di popolazione globale avrebbero dovuto
essere gestiti in modo scientifico, utilizzando modelli informatici avanzati
per sostituire le pratiche “obsolete” dello statalismo umano.
Secondo il
ricercatore “Robert Zubrin”, il devoto del Club di Roma e cibernetico di
formazione sovietica “Song Jian” tradusse immediatamente in mandarino i” Limiti
alla Crescita del Club di Roma” e utilizzò subito i suoi modelli lineari per
calcolare l’andamento della popolazione, dell’inquinamento e della perdita di
risorse nel corso di un secolo, concludendo che la popolazione ottimale della
Cina (alias: “Carrying Capacity”) era dell’ordine di 650-700 milioni (quasi 300
milioni in meno rispetto alla popolazione totale del suo tempo).
Come ha notato il
ricercatore di Cambridge” Julian Gewertz” nel suo studio del 2019 ‘Futurists of
Beijing’, lavorando come capo della Commissione di Stato cinese per la Scienza
e la Tecnologia, Song si è interfacciato strettamente con un burattino di “George
Soros” di nome” Zhao Ziyang” per mantenere il pensiero della politica
scientifica cinese legato al paradigma del sistema chiuso del “Club di Roma” .
Tenendo a mente
questi fatti, è chiaro che Henry Kissinger non ha mai visto la Cina come un
vero alleato, ma solo come una zona di abbondante manodopera a basso costo, che
avrebbe fornito beni a basso costo all’Occidente, ormai post-industriale,
nell’ambito del suo nuovo ordine mondiale distopico produttore-consumatore.
Secondo la logica di
Kissinger, la Cina avrebbe ricevuto denaro a sufficienza per sostenere
un’esistenza statica, ma non sarebbe mai stata in grado di stare in piedi da
sola.
La battaglia sulle quattro modernizzazioni.
All’insaputa di
Kissinger, i leader cinesi sotto la direzione del Premier” Zhou Enlai” e del
suo discepolo “Deng Xiaoping” avevano una prospettiva strategica molto più a
lungo termine di quanto immaginassero i loro partner occidentali.
Mentre riceveva le
entrate tanto necessarie dalle esportazioni estere, la Cina iniziò a creare
lentamente le basi per un vero e proprio rinascimento, che sarebbe stato
possibile grazie al lento apprendimento delle competenze, al salto tecnologico
e all’acquisizione di mezzi di produzione di cui l’Occidente era stato
pioniere.
“Zhou Enlai” aveva
enunciato questo programma visionario già nel 1963, nell’ambito del suo mandato
delle “Quattro Modernizzazioni” (industriale, agricola, di difesa nazionale e
di scienza e tecnologia), per poi ribadirlo nel gennaio 1976, poche settimane
prima della sua morte.
Questo programma si
è manifestato nel “Forum del Consiglio di Stato” del 6 luglio 1978 sui
“Principi per guidare le Quattro Modernizzazioni”, informati dai risultati
delle missioni esplorative internazionali condotte dalle delegazioni
dell’economista “Gu Mu “in varie economie mondiali avanzate (Giappone, Hong
Kong, Europa occidentale).
I risultati dei
rapporti di “Gu Mu” hanno delineato i percorsi concreti per la sovranità
economica a pieno spettro, con un’attenzione particolare alla coltivazione dei
poteri cognitivi creativi di una nuova generazione di scienziati che avrebbero
guidato le scoperte non lineari necessarie alla Cina per liberarsi dalle regole
dell’economia a sistema chiuso, a cui i tecnocrati come Kissinger desideravano
che il mondo aderisse.
“Deng Xiaoping” si
distaccò dall’ideologia radicale del “Marxismo/Materialismo Dialettico”
prevalente tra l’intellighenzia, ridefinendo il “lavoro” dai vincoli puramente
materiali ed elevando il concetto di diritto al dominio superiore della mente,
dicendo:
“Dovremmo
selezionare diverse migliaia del nostro personale più qualificato all’interno
dell’establishment scientifico e tecnologico e creare condizioni che permettano
loro di dedicare la propria attenzione alla ricerca.
Coloro che hanno
difficoltà finanziarie dovrebbero ricevere indennità e sussidi…
Dobbiamo creare
all’interno del partito un’atmosfera di rispetto per la conoscenza e di
rispetto per il personale qualificato.
L’atteggiamento
errato di non rispettare gli intellettuali deve essere contrastato.
Tutto il lavoro. Che
sia mentale o manuale, è lavoro.
Nel corso dei
decenni successivi, la Cina ha imparato e, come ogni studente, ha copiato,
decodificato e ricostruito le tecniche occidentali, generando lentamente
capacità che le hanno permesso di superare i limiti della conoscenza umana,
superando tutti i modelli occidentali.
Il progresso
scientifico e tecnologico divenne la forza trainante dell’intera economia e nel
1986 fu annunciato il “Progetto 863 per la Ricerca e lo Sviluppo”, che si
concentrava sulle aree dello spazio, dei laser, dell’energia, della
biotecnologia, dei nuovi materiali, dell’automazione e della tecnologia
informatica.
Questo progetto è
diventato il motore dell’innovazione creativa guidata dalla “National Science
Foundation”, ed è stato aggiornato al 973 “Basic Research Program” nel 2009
per:
“1) sostenere la
ricerca multidisciplinare e fondamentale di rilevanza per lo sviluppo
nazionale;
2) promuovere la
ricerca di base in prima linea;
3) sostenere la
coltivazione di talenti scientifici capaci di ricerche originali;
4) costruire centri
di ricerca interdisciplinari di alta qualità”.
Naturalmente, in questo periodo si è sentita
anche la mano della “Commissione Trilaterale”, che ha cercato di mantenere la
Cina in una gabbia di dipendenza dai mercati occidentali.
Lo storico” Michael
Billington” ha notato che la “Commissione Trilaterale”£ ha organizzato
direttamente una conferenza a Pechino nel 1981, al fine di mantenere la Cina
bloccata in questo modello feudale, scrivendo:
“Nel maggio 1981,
David Rockefeller ha presieduto una conferenza internazionale della Commissione
Trilaterale tenutasi a Pechino.
In quell’incontro,
il capo della Chase Manhattan Bank, William C. Butcher, disse all’agenzia di
stampa Xinhua che la riforma della Cina sarebbe riuscita solo se avesse
rifiutato la grande industria o i grandi progetti di sviluppo, a favore di una
produzione ad alta intensità di lavoro.
L’industria pesante
e le infrastrutture, ha detto, “richiedono due grandi cose, una grande quantità
di energia e una grande quantità di denaro, nessuna delle quali è abbondante in
Cina”.
Secondo la logica
della “Commissione Trilaterale” e degli operatori di Soros incorporati nel
governo cinese, le “Quattro Modernizzazioni” dovevano essere guidate da quelle
priorità che avrebbero beneficiato solo una società di schiavi padroni sotto
una gestione tecnocratica.
George Soros e il
Gorbaciov cinese.
Figure come l’agente
di George Soros, “Zhao Ziyang”, divennero persino Premier (1980-1987) e poi
Presidente del Partito Comunista Cinese (1987-1989), dove fu celebrato dagli “uni
polaristi” occidentali come il “Gorbaciov della Cina”.
Sotto la guida di “Zhao”,
sono stati introdotti in Cina “transumanisti” come “Alvin Toffler” (autore de
‘La Terza Onda’), mentre milioni di giovani e impressionabili economisti cinesi
hanno ricevuto borse di studio occidentali e sono stati indottrinati nelle vie
dell’economia del libero mercato ad Harvard, Yale e Oxford.
Parlando in una
conferenza del 9 ottobre 1983 a Pechino, “Zhao” ha delineato il suo concetto
perverso delle “quattro modernizzazioni”, che si discostava drasticamente dal
tipo di concetto immaginato da” Zhou Enlai”, “Deng” o altri nazionalisti,
quando ha dichiarato:
“Sia che la
chiamiamo Quarta Rivoluzione Industriale o che la chiamiamo Terza Onda, [questi
scrittori] credono tutti che i Paesi occidentali negli anni ‘50 e ’60 abbiano
raggiunto un alto grado di industrializzazione e che ora stiano passando a una
società dell’informazione… Per noi e per il futuro delle Quattro
Modernizzazioni, questa è sia un’opportunità che una sfida”.
Lo stesso “Milton
Friedman” fece diversi tour in Cina negli anni ’80 per formare questa nuova
generazione di classe dirigente tecnocratica, e lo stesso “George Soros” riuscì
a creare due think tank affiliati alla Open Society in Cina, uno dei quali
gestito direttamente dai bracci destri di Zhao Ziyang, “Chen Yizi” e “Bao Tung”.
Scrivendo nel suo
‘Underwriting Democracy’ del 1990, George Soros stesso ha descritto questo
processo in Cina, dicendo:
“Ho discusso il
concetto di fondazione con “Chen Yizi,” capo dell’Istituto per la Riforma
Economica. Successivamente, mi sono recato in Cina con Liang Heng, che è
diventato il mio rappresentante personale, e ho creato una fondazione sul
modello ungherese con l’istituto di “Chen Yizi” come partner.
Bao Tung, segretario principale del Segretario
Generale del Partito Comunista “Zhao Ziyang,” che aveva una mentalità
riformista, ha superato la burocrazia e ha approvato la fondazione sul posto”.
Nel 1986, “Zhao” ha
sponsorizzato il primo dei due nuovi think tank gestiti da Soros con il “Fondo per la Riforma e l’Apertura della
Cina”, utilizzando una sovvenzione di un milione di dollari da parte dello
speculatore, seguito dall’Istituto per la “Riforma Economica e Strutturale “(IESR)
co-diretto da “Chen Yizi”. L’IESR si è interfacciato strettamente con il “National
Endowment for Democracy” (alias: “CIA”) che ha aperto due uffici in Cina nel
1988.
Fortunatamente, il
tentativo della CIA di realizzare una rivoluzione colorata nel 1989, che
avrebbe visto “Zhao “diventare un dittatore cinese del libero mercato, è andato
in fumo, poiché “Zhao” è stato arrestato, insieme a centinaia di beni di Soros,
e Soros è stato prontamente bandito dalla Cina.
La prima ondata di epurazione dello Stato profondo cinese.
Molti di quegli
agenti violenti che sono stati utilizzati per trasformare una protesta studentesca pacifica in un caotico cambio di regime
sono stati prontamente trasferiti fuori dalla Cina continentale durante
l’Operazione “Yellowbird”.
Con la vasta
assistenza delle” triadi di Hong Kong”, gli agenti dell’MI6 e della CIA a Hong
Kong stabilirono una linea di comunicazione con gli Stati Uniti, dove molti di
questi anarchici violenti ricevettero lussuose ricompense e borse di studio
presso le università della” Ivy League” negli Stati Uniti e in Canada, formando
quello che “Gavin Hewitt” del “Washington Post” ha descritto come “il nucleo di
un movimento democratico in esilio”.
La Cina sarebbe
rimasta debole per diversi anni, ma almeno questa prima epurazione (altre
grandi epurazioni di quinte colonne si sarebbero poi verificate nei 30 anni
successivi) ha dato alla leadership cinese la possibilità di respirare e di
costruire lentamente la propria base tecnologica ed il proprio potere economico
come nazione sovrana.
Nel corso degli anni
Novanta, le ferite provocate dagli anni Ottanta, segnati dalla “Commissione
Trilaterale”, cominciarono a guarire ed i lenti effetti della modernizzazione
cominciarono a farsi sentire.
Mentre una Cina
insanguinata iniziava a stare in piedi da sola, nel 1996 Pechino lanciò delle
conferenze per una “Nuova Via della Seta”, per far rivivere le antiche rotte
commerciali che collegavano la Cina all’Europa e all’Africa attraverso il Medio
Oriente e il Caucaso.
Uno dei pochi
partecipanti occidentali a questi eventi cinesi fu lo “Schiller Institute”, i
cui fondatori tennero un seminario di un’intera giornata nel 1997, descrivendo
il programma che sarebbe finalmente tornato in vita nel 2013, quando “Xi”
Jinping ne fece il fulcro delle prospettive di politica estera della Cina
nell’ambito dell’ “Iniziativa Belt and Road”.
In questo momento,
la “Belt and Road Initiative” ha firmato dei protocolli d’intesa con oltre 140
Paesi e costituisce la spina dorsale e lo spirito dell’Alleanza multipolare
anti-malthusiana, che rappresenta un concetto molto diverso di governance,
economia, legge e interesse personale rispetto a qualsiasi cosa venga fuori
dagli “Ordinisti” basati sulle “Regole che fanno a Davos”.
Ma ora sorge la
domanda: Perché questo programma ha aspettato fino al 2013 per sbocciare sul
palcoscenico mondiale, quando l’ovvio slancio era già in movimento nel 1997?
George Soros e
l’attacco ai mercati asiatici.
A partire dal maggio
1997, l ‘attacco di George Soros alle “economie tigre” del Sud-Est asiatico,
Myanmar, Tailandia, Indonesia, Filippine, Laos e Malesia, con vendite
speculative allo scoperto delle loro valute locali, ha provocato mesi di vasta
anarchia in tutta l’Asia e nel mondo in generale.
Le valute sono crollate del 10-80% nei
successivi 8 mesi e ci sono voluti molti anni per iniziare a riprendersi.
Mahathir Mohammed,
in Malesia, ebbe il coraggio di denunciare la guerra economica di Soros e fece
molto per aiutare la sua nazione a superare la tempesta, imponendo controlli
sui capitali per mantenere una parvenza di stabilità e chiamando in causa lo
speculatore, dicendo:
“Così come le persone che producono e distribuiscono droga sono
criminali, perché distruggono le nazioni, lo sono anche le persone che minano
le economie delle nazioni povere”.
Il Presidente cinese
“Jiang Zemin” ha seguito l’esempio definendo Soros “un cecchino finanziario” e
ha dichiarato che non avrebbe permesso allo speculatore di entrare nei mercati
cinesi.
L’analista “Michael
Billington” ha scritto astutamente nel suo rapporto EIR dell’agosto 1997:
“L’obiettivo finale
è la Cina. I britannici sono particolarmente preoccupati per la collaborazione
sempre più stretta tra la Cina e le nazioni dell’ASEAN, che vengono integrate
nei massicci progetti di sviluppo regionale e continentale avviati dalla Cina
sotto l’ombrello del programma Eurasian Continental Land-Bridge. Queste
politiche di sviluppo reale offrono un’alternativa alle industrie di
esportazione a basso costo e in stile coloniale del modello di
‘globalizzazione’, il modello che ha portato alle bolle finanziarie che stanno
scoppiando in tutto il mondo”.
Gli anni tumultuosi
del 1997-2013
Con l’avvento del
collasso del Long-Term Capital Management (il cui crollo ha rischiato di far
crollare l’economia mondiale nel 1999, se non fosse stato salvato dalle banche
centrali), seguito dall’esplosione della bolla Y2K/tecnologica del 2000, i
mercati mondiali hanno rischiato di crollare in diverse occasioni.
L’11 settembre ha
scatenato una nuova era di guerra, che ha distolto l’attenzione dal marciume
del sistema finanziario, mentre i derivati sono stati deregolamentati e le
banche ‘Too Big To Fail’ si sono formate in breve tempo, crescendo ben oltre i
poteri di qualsiasi Stato nazionale di controllare.
In questo periodo di
destabilizzazione, guerre, terrorismo e speculazione di denaro facile, la Cina
e i suoi alleati eurasiatici si sono mossi più lentamente per ricostruire le
basi fisiche della loro esistenza, con la creazione dell’Organizzazione di
Cooperazione di Shanghai, una pianificazione a lungo termine e un’attenzione
lenta ma costante all’attività economica reale (rispetto a quella speculativa).
Il fatto che la Cina
sia stata tra le uniche nazioni al mondo a mantenere il controllo nazionale
sulla propria banca centrale e a mantenere la separazione bancaria
Glass-Steagall non è sfuggito ai nemici dell’umanità che desiderano una
dittatura dei banchieri.
Questo processo è
continuato fino a quando è diventato evidente che l’agenda unipolare
occidentale non si sarebbe fermata davanti a nulla, compresa la guerra
nucleare, per assicurare la totale sottomissione di tutti gli Stati nazionali,
con Obama che ha svelato il suo Pivot to Asia, per accerchiare Pechino, insieme
all’attacco economico del Partenariato Trans-Pacifico (TPP) alla Cina.
Ecco caduto il velo,
ecco il vero volto che si cela dietro i sorrisi del fascismo liberale, ed è
diventato chiaro che l’accerchiamento militare a pieno spettro del perimetro
della Russia si stava estendendo anche al perimetro della Cina.
La rinascita della Nuova Via della Seta, 2013.
È stato di fronte a
questa minaccia esistenziale che” Xi Jinping” è emerso come nuovo leader della
Cina e che è stato avviato un giro di vite storico sulla corruzione del partito
a tutti i livelli federale, provinciale e municipale, mentre l’annuncio di Xi
del 2013 dell’Iniziativa Belt and Road in Kazakistan ha fatto rivivere la
politica della Nuova Via della Seta/Ponte di terra eurasiatico di 15 anni
prima.
Questa strategia è
passata rapidamente da un’idea a una potente realtà, in quanto il sistema
bancario statale cinese (uno degli unici ad aver evitato la privatizzazione nel
corso dell’ultimo secolo) ha iniziato a liberare credito su larga scala per le
infrastrutture sia all’interno dei propri confini, sia a livello globale, su
una scala mai vista prima nella storia dell’umanità.
L’importanza delle
banche nazionali cinesi non può essere sopravvalutata.
Tra le più
importanti del solido sistema bancario statale cinese ci sono le seguenti
quattro categorie:
1. Banche politiche
(Agricultural Development Bank of China (ADBC), China Development Bank (CDB),
Export-Import Bank of China (CHEXIM)).
2. Banche statali
(Agricultural Bank of China (ABC), Bank of China (BOC), China Construction Bank
(CCB), Industrial and Commercial Bank of China (ICBC)).
3. Fondi statali
(China Investment Corporation (CIC), Silk Road Fund (SRF))
4. Istituzioni
finanziarie internazionali (Banca asiatica di sviluppo (ADB), Banca asiatica di
investimento per le infrastrutture (AIIB), Nuova Banca di sviluppo (NDB)).
Sebbene vi siano
prove che le quinte colonne che hanno evitato di essere epurate dal programma
anti-corruzione di “Xi Jinping” continuino ad operare all’interno di alcune di
queste istituzioni, nel complesso queste banche hanno dato alla Cina un
vantaggio che manca nell’Occidente speculativo e guidato dal debito, dove le
nazioni sono costrette a fare affidamento su un sistema di banche centrali
privatizzate e usurarie per dare forma alla politica monetaria.
Con questi poteri di
emissione del credito, alla Cina è stato permesso di liberare oltre 4.000
miliardi di dollari di prestiti e investimenti diretti nei progetti della Nuova
Via della Seta a livello internazionale, mentre ha creato letteralmente
centinaia di nuove città all’avanguardia, cosa che gli Stati occidentali non
hanno fatto in quasi un secolo.
Nell’arco di meno di
10 anni, la Cina è diventata leader mondiale nella tecnologia dei tunnel e ha
persino venduto la sua tecnologia ai governi europei.
I nuovi progetti cinesi di macchine per la
costruzione di ponti hanno dato alla Cina i mezzi per produrre ponti da record
a una frazione del costo dell’Occidente e in modo più rapido.
In soli 20 anni sono stati costruiti oltre
34.000 km di ferrovia ad alta velocità, mentre il Nord America ne ha appena 200
km, e la Cina è diventata leader mondiale nella costruzione di dighe, avendo
costruito 4 delle 10 centrali idroelettriche più grandi del mondo.
Mentre i tecnocrati
malthusiani che gestiscono il “Green New Deal occidentale “hanno proibito la
costruzione di qualsiasi forma avanzata di progresso scientifico o tecnologico
nell’ultimo mezzo secolo, a favore del mantenimento di sistemi di scarsità e di
guerra, la Cina è invece diventata il leader mondiale dei megaprogetti vitali
per la sopravvivenza a lungo termine delle sue popolazioni.
È qui che si svolge
la battaglia sulle definizioni di parole come “Quarta Rivoluzione Industriale”,
“Carta delle Nazioni Unite”, “Sostenibilità” o “Nuovo Ordine Economico”.
Sebbene i
rappresentanti di entrambi i sistemi utilizzino parole simili, il SIGNIFICATO,
lo SCOPO, l’INTENZIONE e il PROGETTO sono incompatibili, e solo i letteralisti e
i nominalisti che non sanno come pensare alla causalità o alle dinamiche del
mondo reale ne sarebbero confusi.
(Matthew Ehret)
(Matthew Ehret è il
co-fondatore della Rising Tide Foundation. È caporedattore di Canadian Patriot
Review, Senior Fellow presso l’Università Americana di Mosca e conduttore di
The Great Game su Rogue News.)
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