Il grande Israele.

 

Il grande Israele.

 

Lyndon Johnson e il suo ruolo nell’omicidio

di Kennedy eseguito per conto di Israele.

Lacrunadellago.net – Cesare Sacchetti – (16 -1-2025) – ci dice:

 

Ascoltare l’audio trapelato in questi giorni tra “Billie Sol Estes”, ricco imprenditore del Texas già condannato per frode, e “Clifton Carter”, braccio destro del presidente Lyndon Johnson, sembra come ascoltare due voci dell’oltretomba.

Voci di uomini morti che rivelano una verità orribile saputa da molto tempo da coloro che hanno seguito fino in fondo la pista che conduce ai veri assassini del presidente John Kennedy.

Clifton Carter lo dice candidamente, senza troppi pudori, probabilmente inconsapevole che in quel momento la sua voce era registrata.

Ad ordinare di uccidere il presidente Kennedy è stato il suo vicepresidente, Lyndon Johnson, e il suo fidato consigliere rivela che Johnson diede l’incarico di portare a termine l’operazione a “Mac Wallace”, già economista al servizio del dipartimento dell’ Agricoltura,  e condannato per l’omicidio di sua moglie nel 1952 senza però scontare la condanna in prigione.

Carter sembra chiaramente aver avuto un duro scontro con Johnson che, a suo dire, non avrebbe mai dovuto dare l’ordine di eseguire un ordine che sembrava comunque essere dolorosamente “necessario” perché JFK era ormai motivo di “imbarazzo” per il vicepresidente degli Stati Uniti e gli uomini che lo avevano voluto alla Casa Bianca.

 

Significativa anche la parola scelta da Carter: imbarazzante.

E’ la stessa identica espressione che utilizzò proprio Johnson nel corso di una conversazione che lui ebbe il giorno prima dell’omicidio, il 21 novembre del 1963, con la sua amante, “Madeleine Jones”, alla quale disse che da “domani quei figli di puttana (i Kennedy, ndr.) non mi metteranno più in imbarazzo”.

 

Johnson aveva appena finito di parlare con gli uomini dell’FBI, i signori del crimine organizzato a Dallas e altre figure di spicco della città texana.

L’ordine era “necessario” ovviamente soltanto agli occhi di chi voleva che gli Stati Uniti restassero sotto il controllo di quei poteri che per lungo tempo ne hanno dirottato in qualche modo la politica estera e che hanno trascinato l’America in due guerre mondiali.

 

L’America nelle mani del sionismo.

Sono gli influenti ambienti del movimento sionista mondiale che già nella prima guerra mondiale si misero all’opera per far entrare in guerra gli Stati Uniti nonostante l’opinione pubblica americana non avesse nessuna voglia di entrare in una disputa europea che non interessava molto all’altra sponda dell’Atlantico.

All’epoca gli emissari della lobby sionista mandarono un loro uomo a Washington, l’avvocato “Samuel Untermyer”, che senza troppi giri di parole venne inviato nella capitale americana per consegnare un messaggio all’allora presidente “Woodrow Wilson”.

Wilson era stato eletto grazie ai fondi del movimento sionista ed ebraico e in quell’occasione gli venne detto che una sua amante ai tempi della sua docenza universitaria a Princeton, aveva tutta l’intenzione di far valere le sue promesse di matrimonio scritte in una corrispondenza tra i due di fronte alla legge.

Era un’America molto diversa da quella contemporanea tanto che appunto gli impegni di matrimonio avevano un valore legale e la loro inosservanza costituiva appunto violazione di legge.

Wilson però non mantenne fede alla sua promessa di sposare la sua amante già maritata e allora la signora era pronta a far scoppiare uno scandalo se non le fosse stato un congruo riconoscimento in denaro.

A mettere fine alla controversia ci pensò “Untermyer” che si offrì di anticipare la somma che ovviamente prevedeva un corrispettivo politico da parte del presidente americano che si sarebbe impegnato a far entrare gli Stati Uniti in guerra, come puntualmente accadde.

 

Il mondo sionista ed ebraico voleva a tutti i costi la Palestina per poter costruire la nuova terra promessa e il governo che si era impegnato su tutti a realizzare tale aspirazione era quello di Londra che mise persino per iscritto, la famigerata “dichiarazione Balfour”, la volontà del governo britannico di togliere la Palestina all’impero Ottomano per trasformarla nel futuro stato ebraico.

Affermare che la ragione principale della prima guerra mondiale è stata quella di dismettere l’impero Ottomano oltre che di rovesciare la famiglia zarista a Mosca per mettere al suo posto i bolscevichi, in larga parte di origine ebraica, sarebbe soltanto un esercizio che avrebbe a che fare con i fatti e nulla più.

Il conflitto tra il mondo ebraico e i Kennedy.

46 anni dopo, “John Fitzgerald Kennedy” era diventato d’intralcio per questi poteri perché la sua famiglia non aveva fatto una buona relazione con il mondo ebraico nonostante il patriarca della famiglia, “Joe Kennedy”, prima di diventare ambasciatore a Londra negli anni’30, avesse fatto la sua fortuna vendendo liquori con il gangster ebraico “Meyer Lansky”, prima che le strade di “Joe” e della “mafia ebraica” si separassero.

 

“Joe” voleva che suo figlio diventasse presidente ma sapeva che per farlo sarebbe dovuto andare contro gli interessi di quei poteri che volevano tenere in pugno l’America e la sua potenza militare e finanziaria per consentire allo stato di Israele di proseguire con i suoi piani.

Una foto di Joseph “Joe” Kennedy, con suo figlio John.

 

I rapporti tra Kennedy e lo stato ebraico si deteriorano a tal punto che l’allora primo ministro di Israele, Ben Gurion, considerato oggi il “padre fondatore” israeliano, arrivava a considerare il presidente americano come una sorta di “moccioso” troppo giovane per poter stare al suo stesso livello.

John Kennedy era venuto a sapere che lo stato ebraico aveva intenzione di perseguire un programma nucleare che avrebbe messo a rischio tutti gli equilibri in Medio Oriente, perché la nuclearizzazione di Tel Aviv era, e lo è tuttora, una minaccia per la pace in quella zona del mondo.

Non ci sono certo scopi “difensivi” alla base ma minatori perché Israele non è uno stato che vuole stare in un pezzo di terra che già non è suo, ma ambisce ad espandersi, ad andare oltre per costruire un vero e proprio impero che un giorno, nell’ottica dei suoi architetti, riceverà il tanto “atteso” messia ebraico del quale parla la “setta sionista Chabad” e altri gruppi del “sionismo messianico”.

A spiegare come Israele voglia diventare nazione tra le nazioni fu lo stesso “Ben Gurion” che proprio l’anno prima dell’omicidio di Kennedy rilasciò una intervista al celebre settimanale “Life” nel quale spiegava come un giorno il mondo si sarebbe trovato unificato da una sorta di governance globale, nella quale lo stato ebraico avrebbe avuto il ruolo di supremazia assoluta.

 

Israele in questa visione rappresenta il centro di questo governo mondiale dominato dal messia ebraico, vero e proprio “sovrano” del mondo che incarna l’archetipo del nemico assoluto della cristianità.

Kennedy non amava i “sogni” di grandezza israeliani e non voleva soltanto mettere fine al programma nucleare di “Dimona”, nel deserto israeliano, ma voleva anche far registrare la potentissima lobby israelo-americana, l’”AIPAC”, come un agente straniero.

 

Se c’è una lobby che ha indirizzato, o meglio dettato, la politica estera americana negli ultimi 60 anni ai vari presidenti americani questa è certamente l’”AIPAC “che può considerarsi a pieno titolo l’architetto di tutta quella campagna di destabilizzazione e guerra permanenti seminate nel Medio Oriente per abbattere i “nemici” di Israele e consentire a questo stato di perseguire i suoi piani di dominio imperialistico.

 

I veri assassini del presidente Kennedy.

John Kennedy non voleva un’America al servizio del sionismo e dal momento stesso nel quale questa sua volontà si manifestò chiaramente, allora i cospiratori si misero all’opera per ucciderlo.

Al pubblico americano ed internazionale ancora fino a poco tempo fa è stata raccontata la balla che a sparare al presidente americano fu “Lee Harvey Oswald”, già agente segreto della Marina americana, quando in realtà il capro espiatorio deciso per vestire i panni del colpevole non si trovava nemmeno dove la commissione Warren lo aveva messo, ovvero nel deposito di libri da dove avrebbe sparato contro Kennedy.

 

Oswald era fuori, in strada in attesa che passasse il corteo presidenziale di Kennedy e non poteva certo sparare da lì perché, tra l’altro, non risultava nemmeno armato.

A documentare che Oswald era su quella strada è anche una fotografia pubblicata dall’Associated Press.

La foto dell’Associated Press dove si vede Oswald fuori dal deposito dei libri e non al sesto piano dove avrebbe sparato.

 

Non importava però ai cospiratori che avevano già pronto il loro copione denso di bugie.

A invitare Kennedy a Dallas era stato il presidente della comunità ebraica locale, “Julius Schepps”, che di certo non poteva considerarsi un amico di Kennedy, considerata la sua ostilità a Israele, e anche negli attimi che precedeva si comprende chiaramente che la cospirazione per uccidere il presidente era molto vasta.

L’auto presidenziale non avrebbe dovuto essere scoperta considerati i precedenti episodi di ostilità registratisi a Dallas contro il presidente, e il servizio segreto non era nemmeno al suo posto, e a dimostrazione di ciò c’è un video che immortala un agente della sicurezza che perplesso scuote la testa perché gli è stato impedito di scortare Kennedy durante il tragitto.

 

A sparare il colpo decisivo e mortale al presidente non è stato qualcuno appostato da dietro, ma qualcuno che si trovava di fronte a Kennedy e lo si può chiaramente vedere dal celebre filmato di “Zapruder” nel quale si vede che la testa del presidente viene colpita da davanti.

Se si guarda attentamente tale filmato in una risoluzione migliorata si riesce a vedere come a sparare il colpo decisivo al presidente fu con ogni probabilità il suo autista, “Bill Greer”, che si gira verso il capo di Stato e con un’arma nella mano sinistra fa fuoco contro di lui.

A rivelare come già i servizi segreti della Marina sapessero che a sparare era stato Greer è stato “Bill Cooper”, ex membro della Marina Americana, che fu ucciso dalla polizia della sua contea in Arizona, a “Sedona”, in circostanza mai del tutto chiarite.

Oswald però non poteva restare vivo.

Era la prova che poteva far crollare tutto il castello di carte e già quando era stato arrestato aveva subito detto che non era stato lui a sparare e che lui era soltanto un capro espiatorio.

 

Jack Ruby: ” l’ho fatto per gli ebrei”

Aveva detto il vero.

I cospiratori allora diedero incarico ad un mafioso di origini ebraiche del posto, tale “Jack Ruby”, vero nome “Rubenstein”, di “uccidere Oswald” per togliere di mezzo colui che poteva incriminare tutti quanti.

Jack Ruby.

Ruby a Dallas era conosciuto da tutti, soprattutto dalla polizia che frequentava il suo locale di spogliarelliste.

Il mafioso aveva anche stretti rapporti con un altro noto gangster ebraico, “Micky Cohen”, attivo a Los Angeles, e anche personaggi in vista del mondo politico israeliano come il capo del “gruppo terrorista Irgun”, “Menachem Begin”, che poi divenne primo ministro nel 1980.

“Ruby” prima di sparare a “Oswald” si reca persino in sinagoga quasi a cercare un conforto spirituale e riesce ad entrare nella stazione di polizia di Dallas probabilmente grazie alle sue amicizie in polizia che gli avevano anche fatto sapere quando il presunto assassino di Kennedy sarebbe stato trasferito.

Ruby si avvicina indisturbato e fa fuoco contro Lee Harvey Oswald che non muore subito però.

Viene portato all’ospedale “Parkland di Dallas” dove lo assiste il chirurgo “Charles Crenshaw” che durante l’operazione riceve una chiamata dal già neopresidente Johnson.

Johnson si premura di chiedere come sta “Oswald” e il dottore gli dice che sta resistendo, e allora il presidente gli risponde in maniera molto strana.

Johnson fa sapere al dottore che vuole una “confessione sul letto di morte da Oswald” e che già un uomo in sala operatoria pronto a registrarla, ma il chirurgo non gli aveva detto che l’ex agente della Marina era morente, ma che stava lottando.

Intorno alla sala operatoria girava infatti uno strano tipo che assomigliava a “Oliver Hardy” e che portava la pistola.

Una volta che si interrompe la conversazione tra il chirurgo e il presidente, quando il primo rientra in sala operatoria, “Oswald” era già morto.

Il presidente che aveva sostituito Kennedy sembrava chiaramente volere la morte di “Oswald” perché la sola possibilità che questi fosse rimasto in vita avrebbe compromesso l’intera operazione.

“Ruby”, o meglio “Rubenstein”, non si nascose troppo e disse che aveva fatto quello che aveva fatto per impedire che gli ebrei fossero sottoposti ad un “pogrom”, nel timore che il pubblico americano una volta saputo di chi era la vera responsabilità del delitto avrebbero scatenato la loro rabbia contro la comunità ebraica.

 

Il gangster non fece comunque in tempo a dire nulla nemmeno lui.

 Morì il 3 gennaio del 1967 dopo aver ricevuto una iniezione da parte del medico del carcere dove era detenuto che Ruby non voleva affatto ricevere.

Johnson una volta insediato alla Casa Bianca fa tutto ciò che vuole Israele.

Il programma nucleare di Israele va avanti a gonfie vele e l’”AIPAC” diviene più potente che mai.

 

Gli Stati Uniti diventano il primo fornitore di armi ad Israele che non esita nemmeno ad affondare e uccidere 34 marinai americani a bordo della USS Liberty nel 1967 pur di dare la colpa all’Egitto durante la guerra dei sei giorni.

Johnson ancora oggi viene definito dai media israeliani come il presidente più amico dello stato ebraico della storia americana, e nel corso degli anni è stata propria la stampa israeliana a rivelare come il presidente che prese il posto di Kennedy era anch’egli di origini ebraiche.

 

I suoi rapporti con il sionismo erano solidi già in famiglia tramite sua zia “Jessie Johnson Hatcher”, membro dell’organizzazione sionista d’America, che può considerarsi a tutti gli effetti come la sua mentore.

Sono passati ormai 62 anni da quel tragico giorno a Dallas, e ormai sembra che l’America e il mondo siano pronti ad apprendere la verità su quanto accaduto quel giorno.

L’omicidio del presidente Kennedy non fu opera di un folle solitario. Essa fu il risultato di una elaborata cospirazione a più livelli di quegli elementi del governo americano fedeli alla causa israeliana e non a quella degli Stati Uniti.

Ci fu un colpo di Stato in America il 22 novembre del 1963 e a perpetrarlo fu lo stato ebraico contro gli Stati Uniti d’America e Lyndon Johnson era uno di quei traditori che non esitò a partecipare all’omicidio di Kennedy.

L’America è stata dirottata ma più di mezzo secolo dopo sembra si vada verso la chiusura di questo dominio attraverso un altro presidente che è stato a sua volta protagonista di altri tentativi di omicidio, come Donald Trump.

Trump sta facendo questo. Sta chiudendo il cerchio iniziato nel 1963.

Sta liberando gli Stati Uniti da quel giogo e sta permettendo di far venire a galla la verità sui veri padroni d’America e sui veri assassini di John Fitzgerald Kennedy.

 

 

 

«CI VOGLIONO IGNORANTI»

Inchiostronero.it - Riccardo Alberto Quattrini - Roberto Pecchioli – Redazione – (18-1-2025) – ci dicono:

La conoscenza è un pericolo per chi ambisce al controllo.

Allevare ignoranti come capre tibetane.

La strategia del potere che alimenta l’oscurità culturale.

In un mondo dove la conoscenza è sinonimo di libertà, c’è chi lavora nell’ombra per mantenerci all’oscuro.

L’ignoranza diventa un’arma, un terreno fertile su cui costruire il controllo e spegnere il pensiero critico.

Attraverso la manipolazione dell’informazione, l’impoverimento del dibattito pubblico e il discredito delle istituzioni educative, il potere perpetua un sistema in cui sapere meno equivale a essere più docili.

Ma la vera domanda è:

siamo davvero consapevoli di quanto questa oscurità ci avvolga?

 

Una giovane universitaria che deprecava giustamente i proprietari di cani indifferenti alla rimozione dei bisognini dei loro animali, ha confuso deiezioni con delazioni.

Siparietto divertente, ma è la prova dell’ignoranza che sta privando di parole e conoscenze un’intera generazione, quella detta “Z”, i nativi digitali, cresciuti a pane, internet e smartphone.

 L’ignoranza è forza, era scritto sul grande palazzo del partito unico al potere nel romanzo 1984.

Missione compiuta, giacché negli ultimi decenni si sta diffondendo un’epidemia contagiosa di asineria.

 Poiché però le ultime generazioni sono state programmate per credere di essere le più avanzate, sapienti ed illuminate della storia, aveva ragione Goethe:

nulla è più terribile di un’ignoranza attiva.

E a Montaigne:

l’ignoranza che si conosce, si giudica e si condanna non è un’intera ignoranza: perché lo sia, bisogna che ignori sé stessa.

Incultura tronfia come quella del signorino soddisfatto intravista da “Ortega y Gasset”.

 I asu ‘d Cavour as laudu da lur, gli asini di Cavour si lodano da soli, recita un detto piemontese.

 

 Bruttini e sciocchi, lo fanno per narcisismo, presunzione, millanteria.

Asino è l’ingiusto sinonimo di ignorante, ma sapere è potere, diceva “Francis Bacon”, scienziato e filosofo il cui cognome ricorda probabilmente agli analfabeti funzionali un ingrediente del cibo di Mc Donald. 

Ci vogliono ignoranti, è chiaro.

 E meno intelligenti, come dimostra la diminuzione del quoziente intellettivo, chiamata effetto “Flynn” al contrario dal nome dell’inventore del test che misura l’intelligenza.

Dopo la scolarizzazione di massa e la fabbrica di diplomi e lauree voluta da uno sciagurato egalitarismo (l’inclusione che esclude la conoscenza) avanza il semplice addestramento a compiti prestabiliti, scisso da una visione generale, dall’educazione al pensiero e al giudizio personale.

Nel mondo di Pinocchio l’omino di burro conduceva i bambini nel paese dei balocchi per farli diventare asini e venderli al mercato.

La verità nella fiaba.

Professionisti, medici e psicoterapeuti agiscono per protocolli, ridotti a meri esecutori di istruzioni ricevute, le nuove indiscutibili tavole della legge.

Cavalli alla stanga con il paraocchi.

 La differenza con il passato è che l’ignoranza odierna è dotata di titoli accademici, quindi arrogante, saccente.

Con fatalismo contadino un personaggio de “La Luna e i falò” di Cesare Pavese esclama:

gli ignoranti saranno sempre ignoranti perché la forza è nelle mani di chi ha interesse che la gente non capisca.

 L’astuzia contemporanea è averci convinto di essere diventati sapienti, colti, riflessivi.

Le ultime generazioni stanno perdendo non solo saperi, conoscenze, ragione critica, ma abilità antiche come la scrittura.

L’ignoranza deliberata, programmata, perseguita dall’alto – con esclusione dell’esigua minoranza destinata al dominio – è un fatto, un preciso strumento di governo.

Non viene percepita dalla massa per un cortocircuito ovvio:

 crediamo di sapere.

Chi sa di non sapere, dal tempo di Socrate si impegna nello studio, nel ragionamento, nel confronto.

 Il signorino soddisfatto è convinto di sapere tutto ciò che “serve”.

Ultimamente basta la capacità di maneggiare lo smartphone e la tastiera del pc.

A portata di clic ci sono le risposte, ma mancano le domande.

Il degrado dei sistemi educativi, incentrati sulla formazione strumentale e non sul ragionamento critico, ha prodotto generazioni incapaci di mettere in discussione lo status quo.

 Tutte le analisi mostrano il deterioramento dell’istruzione e il suo impatto sulla capacità di comprendere informazioni complesse.

Centrale è il ruolo dei media, che privilegiano l’intrattenimento banale rispetto al contenuto informativo, contribuendo all’impoverimento intellettuale collettivo.

 La banalizzazione culturale e la mancanza di un dibattito serio hanno ristretto lo spazio – e l’interesse – per la riflessione.

La civiltà dell’immagine, basta sui frame (cornice, ma anche frammento) ha sconfitto la parola scritta.

La Generazione “Z “sta smarrendo la scrittura e in parte la stessa lettura. 

Oltre alla perdita della capacità di scrivere a mano una lettera, le implicazioni sono enormi anche sul modo in cui si scrive, scarnificato nel lessico, disarticolato nei tempi e nei modi verbali, intriso di riduzionismo, acronimi, segni stenografici.

Enormi sono anche le ricadute sulla capacità di calcolo, di soluzione di problemi matematici e non solo (alla faccia del “problem solving” tanto apprezzato sul mercato) sulla memoria, incapace di ritenere testi o formule, nonché di comprendere, spiegare, rielaborare quanto appreso.

L’era tecnologica ha cambiato tutto, dal modo in cui educhiamo al modo in cui ci relazioniamo.

La tecnologia digitale ha trasformato la comunicazione, rendendo la scrittura a mano sempre meno comune.

Tutti gli studi confermano che dalle piattaforme di messaggistica alle reti sociali, i giovani preferiscono gli scambi rapidi e brevi, forzatamente superficiali, binari come il linguaggio informatico.

Un problema antropologico, non solo culturale, giacché la scrittura svolge un ruolo chiave nello sviluppo cognitivo.

È legata ad abilità come la memoria e la comprensione, poiché impegna il cervello in forma diversa rispetto alla digitazione su una tastiera.

 Ciò ha profonde implicazioni sul modo in cui le ultime generazioni percepiscono e interpretano il mondo.

La scrittura a mano è una forma di comunicazione riflessiva e personale, lontana dagli stereotipi.

Uno dei problemi è l’impreparazione crescente di gran parte delle figure professionali.

 L’ignoranza deliberata ha conseguenze e la difficoltà di lettura, lessico, capacità nel calcolo, memorizzazione, elaborazione delle complessità si sta riversando sul sistema economico.

L’imperizia frutto del declino educativo e della prevalenza della macchina sull’uomo diventano concause della più generale decadenza della nostra società.

Il paragone con le condizioni di vent’anni fa è impietoso, le previsioni future severe.

 Non è colpa dei giovani ma di chi li ha plasmati.

Il peggioramento riguarda almeno la metà di chi si presenta sul mercato del lavoro, segno che l’addestramento anziché l’educazione e la cultura non funzionano neppure dal punto di vista della ragione economica.

 Nondimeno, gran parte dei giovani ha una formazione teorica più solida rispetto ai padri.

 Mancano l’empatia e la comunicazione.

Ovvio, in una società competitiva in cui l’altro è un nemico, come minimo un concorrente.

Declinano abilità antiche e moltissimi – compreso l’autore di queste note – hanno perso la capacità di scrivere in una grafia comprensibile.

 Crollano la memoria e la capacità di calcolo.

Tutto ciò conduce a un pensiero elementare, incapace di cogliere, elaborare, ritenere la complessità, insieme con il fastidio per lo sforzo mentale, imprescindibile per la conoscenza e per il pensiero astratto, critico e meditante. Effetti di una discesa voluta dall’alto.

 Al sistema non servono più, come in passato, ingenti masse umane da impiegare nell’agricoltura, nell’industria, nella guerra.

 Per un secolo era stato indispensabile formare intere generazioni a conoscenze e capacità complesse da utilizzare sul mercato del lavoro, così come alimentare ideologie contrapposte (divide et impera).

Oggi non è più così:

 le rivoluzioni tecnologiche, la robotica, l’automazione, permettono di prescindere dall’essere umano in moltissimi ambiti, anche di elevato livello cognitivo.

Perché dunque impiegare tempo e denaro nell’educazione, nell’istruzione, nella cultura?

Meglio mantenere le masse nell’ignoranza, che assicura indifferenza, adattabilità sociale, incapacità di pensare altrimenti.

 Colse perfettamente nel segno “Gunther Anders” ne “L’uomo è antiquato”, oltre sessanta anni fa.

 Intuì la deriva trans e antiumana della tecnologia e il divario insanabile – lo definì dislivello prometeico – che allontana sempre più l’essere umano dai suoi stessi prodotti, appartenenti al dominio della tecnica.

Ne riassumiamo un brano illuminante, scritto agli albori della televisione, quando ancora la pubblicità non era così pervasiva, Internet non esisteva e la rivoluzione tecnologica basata sull’informatica era lontanissima.

Per reprimere preventivamente qualsiasi rivolta è importante non ricorrere alla violenza.

I metodi violenti sono diventati obsoleti.

Basterà creare un condizionamento collettivo così potente che nella mente degli uomini non sorgerà nemmeno l’idea di ribellarsi.

L’ideale è formattare gli individui fin dalla nascita, limitandone le capacità biologiche innate.

 Il condizionamento continuerà riducendo la qualità dell’istruzione per trasformarla in una forma di apprendistato lavorativo.

 Un individuo non istruito ha un orizzonte di pensiero limitato e quanto più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni materiali e mediocri, tanto meno potrà ribellarsi.

Si farà in modo che l’accesso alla conoscenza sia sempre più difficile ed elitario; si approfondirà il divario tra il popolo e la scienza.

 L’informazione destinata al grande pubblico sarà depurata da ogni contenuto sovversivo (ossia antagonista).

Soprattutto, nessuna filosofia.

Anche in questo caso bisognerà ricorrere alla persuasione e non alla violenza diretta:

saranno diffusi massicciamente attraverso la televisione spettacoli che anestetizzano la mente, lusingando il registro emotivo, istintivo.

 

Le menti verranno occupate con ciò che è futile e giocoso.

 I discorsi e la musica incessanti sono utili per impedire alla mente di riflettere.

La sessualità sarà al primo posto tra gli interessi umani.

Come anestesia sociale, non c’è di meglio.

Si farà in modo che venga bandita la serietà dell’esistenza, sia ridicolizzato tutto ciò che ha un valore elevato, si mantenga una costante apologia della leggerezza, affinché l’euforia della pubblicità, del consumo diventi norma della felicità umana e modello di libertà.

Il condizionamento produrrà un’integrazione tale che l’unica paura (che dovrà essere mantenuta) sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi non poter accedere alle condizioni materiali necessarie per raggiungere la felicità.

L’uomo massa così plasmato deve essere trattato per quello che è:

un prodotto, un vitello, e deve essere controllato come va controllata una mandria.

Qualsiasi dottrina che metta in discussione il sistema deve essere descritta come sovversiva e terroristica, e coloro che la sostengono devono essere trattati come tali.

Siamo diventati troppo ignoranti per capirlo?

(Roberto PECCHIOLI).

 

 

 

Chi sono gli "Elite"?

 Theburwingplatform.com - Guest Post di “Todd Hayen” – (18 -1-2025) – ci dice:

 

Le persone mi correggono sempre quando uso il termine "élite" per descrivere quel gruppo di "persone" (o forse lucertole) che stanno prendendo le decisioni e che hanno creato l'"agenda" e vogliono il resto di noi (mangiatori inutili) o sotto il loro controllo o morti.

Le persone che mi correggono affermano che queste persone (o lucertole) non sono "élite", il che implica falsamente "migliore", "avanzato" o "speciale".

Non vogliono dare a queste persone (o lucertole) alcun credito che non meritano. Ho capito.

La chiara e indiscutibile definizione ufficiale di "élite" è:

"Un gruppo o una classe di persone considerate superiori agli altri a causa della loro intelligenza, posizione sociale o ricchezza".

Ma chi sta facendo il "considerare":

loro, o noi, la "non-élite"?

 

Tuttavia, è una parola facile da usare per descrivere un gruppo, proprio come "pecora" e "toporagno" sono facili da usare.

Non è necessariamente del tutto accurato, ma tutti sanno a cosa mi riferisco quando uso questi termini.

Ricevo lo stesso tipo di critiche quando uso l'espressione "poteri che sono" – molte persone vogliono che usi l'espressione più imbarazzante, "poteri che non dovrebbero essere" – sì, più accurata, ma più imbarazzante.

 

Allora, che dire di queste "élite"?

 

Chi sono e cosa stanno facendo, e perché sono considerati, almeno da sé stessi, "migliori", "avanzati" e "speciali"?

Che cosa hanno tutti in comune se non il male?

Sono tutti malvagi? Sono davvero lucertole?

Beh, oserei dire che l'unica cosa che tutti hanno indiscutibilmente in comune è il denaro, o almeno il controllo su grandi quantità di denaro.

Un secondo denominatore comune è probabilmente il "potere", ma non è un dato di fatto?

Per avere soldi, hai automaticamente il potere.

Ecco alcuni fatti e cifre da buttare in giro.

Le persone più ricche del mondo sono Elon Musk (del valore di oltre 230 miliardi di dollari), Bernard Arnault e famiglia (del valore di oltre 200 miliardi di dollari), Jeff Bezos (del valore di oltre 160 miliardi di dollari) e Bill Gates (del valore di oltre 130 miliardi di dollari).

Come sicuramente avrete già sentito un milione di volte, l'1% più ricco delle persone detiene più del 40% della ricchezza totale del mondo.

Mentre il 50% più povero ne controlla meno del 2%.

Infilalo nella pipa e fumalo.

 

Questi numeri, e i nomi delle persone attribuiti come i più ricchi, potrebbero essere obsoleti, incompleti o addirittura imprecisi.

Chissà.

E come per ogni altra cosa, sii scettico.

 

Potrei andare avanti all'infinito con queste statistiche, ma avete capito il quadro.

E niente di tutto questo è un mistero.

Ma qui c'è ancora un mistero;

Nessuno di noi conosce a fondo le cose di queste persone e della vita che vivono. Possiamo indovinare, ovviamente.

Possiamo leggere libri e articoli su di loro e guardarli in film e videoclip, ma sappiamo davvero come pensano, cosa provano o di quale livello di empatia sono capaci?

O fino a che punto si spingeranno per preservare la loro "élite"?

 

Questo è un mistero.

Certo, alcuni di noi hanno un'idea migliore di altri.

Ci sono persone là fuori che hanno sperimentato l'opposto di "stracci per ricchi" e in realtà stanno sguazzando nello squallore a causa di una qualche forma di responsabilità che va storta o semplicemente della loro stessa stupidità, causando la loro fortuna a svanire a causa di uno o l'altro atto o decisione inetta.

Alcune "élite" finiscono in prigione, ma anche lì possono essere trattate come "élite detenute" e avere il meglio di quel mondo come avevano il meglio del mondo in generale prima dell'incarcerazione.

Essere d'élite è una cosa relativa.

"Re tra i ladri" come si suol dire.

 

Quelli nel mondo che hanno un impatto su noi peones non sono solo i tipi “Kardashian” che svolazzano nei loro yacht multimilionari e jet privati e comprano vestiti costosi da Louis Vuitton o Gucci.

 Queste sono persone che controllano letteralmente il mondo.

Lo controllano attraverso la manipolazione dei governi e dei leader, attraverso il settore immobiliare e le partecipazioni commerciali.

La controllano attraverso guerre e conflitti selettivi, banche, manipolazione valutaria, prodotti farmaceutici e politiche sanitarie globali.

In genere si ha la falsa impressione che la democrazia governi il mondo libero.

Non è così.

Nel tipo di democrazia a cui ci riferiamo quando usiamo la parola "democrazia", ogni persona che vota ottiene un voto uguale.

Nella vera democrazia che governa il mondo, ogni banconota da 100 dollari ottiene un voto uguale, non una persona.

E allora, direte voi.

"Se queste persone sono intelligenti e sono bravi uomini e donne d'affari, allora perché dovremmo preoccuparci che siano loro a dettare legge?"

Perché è il loro stile di vita che vogliono preservare, non il nostro.

 Vogliono un mondo che si rivolga a loro e a ciò che trovano prezioso.

Come ho detto prima, il mistero che incontriamo con queste persone è così profondo che di solito lo ignoriamo.

Crediamo che siano fondamentalmente uguali a noi;

 In effetti, li vediamo come il massimo di ciò che vorremmo essere noi stessi (non tutti voi, ovviamente, ma molto).

 Per la maggior parte, la maggior parte delle persone li vede come un'élite. Superiori, desiderabili e liberi di fare della loro vita ciò che vogliono.

Purtroppo, non sono uguali a noi.

Chiunque viva lo stile di vita di queste persone, è cambiato psicologicamente in qualcosa che non assomiglia, minimamente, a ciò che crediamo che sia un essere umano.

Ora, un disclaimer, sono pienamente consapevole che questo non si applica a tutte queste persone ricche e potenti.

Ci sono ancora alcuni che si imbattono in grandi ricchezze e non perdono la loro umanità.

Forse più di quanto immagino al momento.

L'amore e la compassione sono una forza potente che è molto difficile da nascondere completamente.

Penso che questo sia uno dei motivi per cui “David Icke” se ne è uscito con la sua teoria dei "rettili" proclamando che "una razza di esseri rettiliani mutaforma, provenienti da un'altra dimensione o pianeta, controlla segretamente il mondo assumendo forme umane e infiltrandosi in posizioni di potere, manipolando così gli eventi globali per mantenere il controllo sull'umanità".

Se questo fosse vero, allora non dovremmo "disumanizzare" gli altri esseri umani, dovremmo semplicemente accettare che sono rettili alieni inumani che cambiano forma, non umani affatto.

 È molto più facile da capire.

Naturalmente,” Icke” potrebbe avere ragione e “Reptoids” potrebbe non essere solo una metafora.

Certamente risponderebbe a molte domande se lo fosse.

Se completamente consumate dai mali del consumismo (e la maggior parte delle persone di questi tempi lo sono) queste persone non vogliono vivere con meno di quello che già hanno, non importa quanto possa essere.

Se qualcuno ha $ 1.000 non vuole perdere $ 500.

Se qualcuno ha 200 miliardi di dollari, non vuole perderne 100 miliardi.

Se qualcuno guida una BMW, non vuole guidare una “Kia”, se qualcuno guida una Lamborghini, non vuole guidare una BMW.

Se qualcuno vola in giro con il suo jet privato “Gulfstream”, non vuole volare in pullman su Air Canada.

 Questa è una forma avanzata dell'istinto di sopravvivenza.

 

Le persone con soldi, potere e beni, credono che se perdono anche solo una frazione di queste cose, non sopravviveranno.

Questo è un aspetto dell'incentivo di queste persone che credo la maggior parte di noi peones non consideri.

Quando crediamo che i nostri leader non potrebbero fare nulla senza che noi mangiatori inutili siamo presi in considerazione, non ci rendiamo conto che tutti gli incentivi che i veri burattinai hanno nel mondo sono per la loro stessa sopravvivenza, e la loro definizione di "sopravvivenza" è radicalmente diversa dalla nostra.

 Ciò include il controllo continuo della ricchezza e delle risorse globali, include il controllo e il potere sulle masse, e può anche includere l'eliminazione della pula, i mangiatori inutili.

Wow, se questo non è un “prescrizio”, non so cosa lo sia.

Beh, abbiamo dei numeri a nostro favore.

Se tutti ci svegliassimo e facessimo pacificamente dei cambiamenti, potremmo ancora riuscire a gestire la situazione. Ma, ovviamente, queste persone (o lucertole) hanno un bel pollice su tutti noi.

Le loro “psyops” sono molto efficaci.

Speriamo che le cose cambino.

La Farsa del

Cessate il Fuoco.

Conoscenzealconfine.it – (19 Gennaio 2025) - Chris Hedges – ci dice:

 

Israele, per decenni, ha giocato a un gioco ingannevole.

Gli obiettivi di Israele restano immutati:

la cancellazione dei palestinesi dalla loro terra.

Questa proposta di cessate il fuoco è un altro cinico capitolo.

Ci sono molti modi in cui può e, sospetto, crollerà.

Ma preghiamo, almeno per il momento, che questa strage di massa cessi.

Cosa prevede l'accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas a Gaza:

quando scatta la tregua.

 

Firma un accordo con i palestinesi che deve essere attuato in fasi.

La prima fase dà a Israele ciò che vuole, in questo caso il rilascio degli ostaggi israeliani a Gaza, ma Israele di solito non riesce a implementare le fasi successive che porterebbero a una pace giusta ed equa.

Alla fine provoca i palestinesi con attacchi armati indiscriminati per vendicarsi, definisce la risposta palestinese come una provocazione e abroga l’accordo di cessate il fuoco per ricominciare il massacro.

Se questo ultimo accordo di cessate il fuoco in tre fasi verrà ratificato, e non c’è certezza che ciò accadrà da parte di Israele, mi aspetto che sarà poco più di una pausa nei bombardamenti per l’insediamento presidenziale in America.

 Israele non ha alcuna intenzione di fermare la sua giostra di morte.

Il governo israeliano ha rinviato il voto sulla proposta di cessate il fuoco mentre continua a martellare Gaza.

 Almeno 81 palestinesi sono stati uccisi nelle ultime 24 ore.

 

La mattina dopo l’annuncio di un accordo di cessate il fuoco, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Hamas di aver rinnegato parte dell’accordo “nel tentativo di estorcere concessioni dell’ultimo minuto”.

Ha avvertito che il suo gabinetto non si riunirà “finché i mediatori non notificheranno a Israele che Hamas ha accettato tutti gli elementi dell’accordo”.

“Hamas” ha respinto le affermazioni di Netanyahu e ha ribadito il proprio impegno a rispettare il cessate il fuoco, come concordato con i mediatori.

L’accordo comprende tre fasi.

La prima fase, della durata di 42 giorni, vedrà la cessazione delle ostilità.

“Hamas” rilascerà alcuni ostaggi israeliani (33 israeliani catturati il ​​7 ottobre 2023, tra cui tutte le restanti cinque donne, quelle con più di 50 anni e quelle malate) in cambio di un massimo di 1.000 palestinesi imprigionati da Israele.

L’esercito israeliano si ritirerà dalle aree popolate della Striscia di Gaza il primo giorno del cessate il fuoco.

 Il settimo giorno, ai palestinesi sfollati sarà consentito di tornare nella parte settentrionale di Gaza.

Israele consentirà a 600 camion di aiuti con cibo e forniture mediche di entrare a Gaza ogni giorno.

La seconda fase, che inizia il 16° giorno del cessate il fuoco, vedrà il rilascio degli ostaggi israeliani rimasti.

Israele completerà il suo ritiro da Gaza durante la seconda fase, mantenendo una presenza in alcune parti del corridoio di Filadelfia, che si estende lungo il confine di otto miglia tra Gaza ed Egitto.

 Rinuncerà al controllo del valico di frontiera di Rafah verso l’Egitto.

 

La terza fase vedrà l’avvio di negoziati per porre fine definitivamente alla guerra.

Ma è l’ufficio di Netanyahu che sembra aver già rinnegato l’accordo.

 Ha rilasciato una dichiarazione in cui respinge il ritiro delle truppe israeliane dal Corridoio di Filadelfia durante la prima fase di 42 giorni del cessate il fuoco.

 “In termini pratici, Israele rimarrà nel Corridoio di Filadelfia fino a nuovo avviso”, mentre afferma che i palestinesi stanno tentando di violare l’accordo.

I palestinesi durante le numerose negoziazioni del cessate il fuoco hanno chiesto che le truppe israeliane si ritirassero da Gaza.

 L’Egitto ha condannato la presa dei suoi valichi di frontiera da parte di Israele.

Le profonde fratture tra Israele e Hamas, anche se gli israeliani accettassero finalmente l’accordo, minacciano di farlo implodere.

 Hamas sta cercando un cessate il fuoco permanente.

Ma la politica israeliana è inequivocabile sul suo “diritto” a impegnarsi nuovamente militarmente.

Non c’è consenso su chi governerà Gaza.

Israele ha chiarito che la continuazione di “Hamas” al potere è inaccettabile.

Non c’è menzione dello status dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), l’agenzia delle Nazioni Unite che Israele ha messo fuorilegge e che fornisce la maggior parte degli aiuti umanitari dati ai palestinesi, il 95 percento dei quali è stato sfollato.

 Non c’è accordo sulla ricostruzione di Gaza, che giace in macerie.

 E, naturalmente, non c’è alcuna via nell’accordo per uno stato palestinese indipendente e sovrano.

La menzogna e la manipolazione israeliane sono pietosamente prevedibili.

Gli “accordi di Camp David”, firmati nel 1979 dal presidente egiziano Anwar Sadat e dal primo ministro israeliano Menachem Begin, senza la partecipazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), normalizzarono le relazioni diplomatiche tra Israele ed Egitto.

 Ma le fasi successive, che includevano la promessa da parte di Israele di risolvere la questione palestinese insieme a Giordania ed Egitto, di consentire l’autogoverno palestinese in Cisgiordania e a Gaza entro cinque anni e di porre fine alla costruzione di colonie israeliane in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, non sono mai state onorate.

 

Oppure prendiamo gli “Accordi di Oslo del 1993”.

L’accordo, firmato nel 1993, che vide l’OLP riconoscere il diritto di Israele a esistere e Israele riconoscere l’OLP come rappresentante legittimo del popolo palestinese, e Oslo II, firmato nel 1995, che descrisse dettagliatamente il processo verso la pace e uno stato palestinese, era nato morto.

Stabiliva che qualsiasi discussione sugli “insediamenti” ebraici illegali doveva essere rinviata fino ai colloqui sullo status “definitivo”, entro i quali i ritiri militari israeliani dalla Cisgiordania occupata dovevano essere completati.

 L’autorità di governo doveva essere trasferita da Israele alla presunta e temporanea Autorità Palestinese.

La Cisgiordania fu divisa nelle Aree A, B e C.

L’Autorità Palestinese ha un’autorità limitata nelle Aree A e B.

Israele controlla tutta l’Area C, oltre il 60 percento della Cisgiordania.

Il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare nelle terre storiche loro sottratte nel 1948, quando fu creato Israele, un diritto sancito dal diritto internazionale, fu rinunciato dal leader dell’OLP Yasser Arafat, alienandosi all’istante molti palestinesi, in particolare quelli di Gaza, dove il 75 percento sono rifugiati o discendenti di rifugiati.

Edward Said definì l’accordo di Oslo “uno strumento di resa palestinese, una Versailles palestinese” e criticò duramente Arafat definendolo “il Pétain dei palestinesi”.

I ritiri militari israeliani programmati sotto Oslo non hanno mai avuto luogo.

Non c’era alcuna disposizione nell’accordo provvisorio per porre fine alla colonizzazione ebraica, solo un divieto di “misure unilaterali”.

C’erano circa 250.000 coloni ebrei in Cisgiordania al momento dell’accordo di Oslo. Sono aumentati ad almeno 700.000.

Non è mai stato concluso alcun trattato finale.

Il giornalista “Robert Fisk” ha definito Oslo “una farsa, una bugia, un trucco per indurre Arafat e l’OLP ad abbandonare tutto ciò che avevano cercato e per cui avevano lottato per oltre un quarto di secolo, un metodo per creare false speranze al fine di evirare l’aspirazione palestinese ad uno Stato”.

Il primo ministro israeliano “Yitzhak Rabin”, che firmò l’accordo di Oslo, fu assassinato il 4 novembre 1995, dopo una manifestazione a sostegno dell’accordo, da “Yigal Amir”, uno studente di giurisprudenza ebreo di estrema destra.

“Itamar Ben-Gvir”, ora ministro della sicurezza nazionale di Israele, fu uno dei tanti politici di destra che lanciarono minacce contro Rabin.

 La vedova di Rabin,” Leah”, incolpò Netanyahu e i suoi sostenitori, che distribuirono volantini ai raduni politici raffiguranti Rabin in uniforme nazista, per l’omicidio del marito.

Da allora Israele ha condotto una serie di attacchi omicidi su Gaza, definendo cinicamente il bombardamento “tagliare l’erba del prato”.

Questi attacchi, che lasciano decine di morti e feriti e degradano ulteriormente la fragile infrastruttura di Gaza, hanno nomi come Operazione Arcobaleno (2004), Operazione Giorni di Penitenza (2004), Operazione Piogge Estive (2006), Operazione Nuvole Autunnali (2006) e Operazione Inverno Caldo (2008).

Gaza strike Israel.

Israele ha violato l’accordo di cessate il fuoco del giugno 2008 con Hamas, mediato dall’Egitto, lanciando un raid di confine che ha ucciso sei membri di Hamas.

Il raid ha provocato, come Israele intendeva, un attacco di rappresaglia da parte di Hamas, che ha sparato razzi rudimentali e colpi di mortaio contro Israele.

 Il bombardamento di Hamas ha fornito il pretesto per un massiccio attacco israeliano.

 Israele, come fa sempre, ha giustificato il suo attacco militare con il diritto di difendersi.

L’operazione Piombo Fuso (2008-2009), che ha visto Israele portare a termine un assalto sia via terra che aereo per 22 giorni, con l’aviazione israeliana che ha sganciato oltre 1.000 tonnellate di esplosivo su Gaza, ha ucciso 1.385 persone, secondo il gruppo israeliano per i “diritti umani B’Tselem”, di cui almeno 762 erano civili, tra cui 300 bambini.

Quattro israeliani sono stati uccisi nello stesso periodo da razzi di Hamas e nove soldati israeliani sono morti a Gaza, quattro dei quali sono vittime di “fuoco amico”.

 Il quotidiano israeliano “Haaretz” avrebbe poi riferito che “l’operazione Piombo Fuso” era stata preparata nei sei mesi precedenti.

Lo storico israeliano “Avi Shlaim”, che ha prestato servizio nell’esercito israeliano, ha scritto che:

“La brutalità dei soldati israeliani è pienamente eguagliata dalle menzogne del suo portavoce… la loro propaganda è un mucchio di bugie…

 Non è stato Hamas, ma l’IDF a rompere il cessate il fuoco.

 Lo ha fatto con un raid a Gaza il 4 novembre, in cui sono morti sei uomini di Hamas.

 L’obiettivo di Israele non è solo la difesa della sua popolazione, ma il successivo rovesciamento del governo di Hamas a Gaza, mettendo la gente contro i propri governanti”.

Questa serie di attacchi a Gaza fu seguita dagli attacchi israeliani del novembre 2012, noti come Operazione Pilastro di Difesa, e del luglio e agosto 2014 con l’Operazione Margine Protettivo, una campagna di sette settimane che causò la morte di 2.251 palestinesi, insieme a 73 israeliani, tra cui 67 soldati.

 

Questi assalti da parte dell’esercito israeliano sono stati seguiti nel 2018 da proteste in gran parte pacifiche da parte dei palestinesi, note come la Grande Marcia del Ritorno, lungo la barriera recintata di Gaza.

Oltre 266 palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dai soldati israeliani e altri 30.000 sono rimasti feriti.

 Nel maggio 2021, Israele ha ucciso oltre 256 palestinesi a Gaza in seguito agli attacchi della polizia israeliana ai fedeli palestinesi nel complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme.

 Ulteriori attacchi ai fedeli della moschea di Al-Aqsa hanno avuto luogo nell’aprile 2023.

E poi la violazione delle barriere di sicurezza il 7 ottobre 2023 che circondano Gaza, dove i palestinesi languivano sotto un blocco da oltre 16 anni in una prigione a cielo aperto.

Gli attacchi degli uomini armati palestinesi hanno causato circa 1.200 morti israeliani, tra cui centinaia uccisi da Israele stesso, e hanno dato a Israele la scusa che aveva cercato a lungo per devastare Gaza, nella sua “Guerra delle Spade di Ferro”.

Questa orribile saga non è finita.

Gli obiettivi di Israele restano immutati: la cancellazione dei palestinesi dalla loro terra.

Questa proposta di cessate il fuoco è un altro cinico capitolo. Ci sono molti modi in cui può e, sospetto, crollerà.

Ma preghiamo, almeno per il momento, che questa strage di massa cessi.

(Chris Hedges per “Scheer post”).

(scheerpost.com/2025/01/16/chris-hedges-the-ceasefire-charade/)

(giubberossenews.it/2025/01/17/la-farsa-del-cessate-il-fuoco/).

 

 

USA: bramosa di bottino

canadese dal 1866.

Theburningplatform.com – Redazione – (gennaio - 19 -2025) – Stucky ci dice:                      

 

C'è un sacco di storia USA-Canada di cui non ho mai saputo nulla nell'articolo qui sotto.

 Lasciate che vi dica in conclusione:

 i discorsi di Trump sul rendere il Canada il 51° stato NON sono stronzate oziose di Trump ... è morto sul serio!

Introduzione.

Domani, 20 gennaio 2025.

 L'insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti.

In qualità di "leader del mondo libero", la contorta narrativa di Donald Trump prevede che il Canada si unisca a "MAGA America" e che Justin sia nominato governatore del 51° stato.

È iniziato come uno scherzo nella residenza di Trump a Mar-a-Lago, che si è trasformato in una risata amara.

Ci sono precedenti storici che sono l'oggetto di questo articolo.

Sia la dichiarazione di Donald Trump che la risposta del Primo Ministro del Canada rasentano il ridicolo.

L'incapacità di Justin di rispondere nella sua qualità di "capo del governo" del Canada è stata notevolmente segnata dall'ignoranza riguardo alla storia delle relazioni Canada-Stati Uniti dalla Confederazione nel 1867.

Non possiamo incolpare Trudeau.

 I nostri libri di storia non riescono a riconoscere il "Piano di Guerra di Base del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti – Rosso" per invadere il Canada negli anni '30.

C'erano risate a Mar a Lago. Ma Donald non stava scherzando.

Ha postato su X (ex Twitter) che:

"Molti canadesi" infatti "vogliono" che il Canada diventi il 51esimo Stato: risparmierebbero su "tasse e protezione militare".

Mentre Justin Trudeau ha riconosciuto la proposta di Trump di imporre una tassa del 25% sulle merci importate dal Canada e dal Messico, ci si sarebbe aspettati che avrebbe fatto riferimento alla tabella tariffaria degli Stati Uniti (Duty Rates) contenuta nell'accordo "NEW NAFTA" del 2020 tra Stati Uniti, Messico e Canada di cui sia Trump che Trudeau erano firmatari.

Le dichiarazioni fatte da Donald Trump ai suoi ospiti a Mar-a-Lago non sono state affatto spontanee.

Sono stati oggetto di discussioni preliminari con i suoi consiglieri?

 

Trump è ignorante riguardo alle questioni costituzionali, per non parlare della complessa geografia del Nord America?

"Il Canada non è in vendita".

La sua proposta al governo di Ottawa – anche se presa sul serio – equivale a un'annessione in stile neocoloniale applicata a uno Stato Nazione Sovrano, una federazione di dieci province e tre territori, che è più grande degli Stati Uniti d'America.

La questione dell'annessione e l'invasione totale del Canada sono state sul tavolo da disegno del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

 

1. Cosa sanno i canadesi: British North America Act. Confederazione (1867).

La maggior parte dei canadesi è pienamente consapevole dell'intenzione degli Stati Uniti di annettere diversi territori del Nord America britannico che culmina con il defunto “Annexation Bill del 1866”, per non parlare dell'acquisto dell'Alaska nel maggio 1867, due mesi prima della promulgazione del “British North America Ac”t, che portò alla creazione del “Dominion del Canada”.

Confederazione il 1° luglio 1867.

 

Il presidente “Andrew Johnson.jpgIl” disegno di legge per annettere il Canada fu introdotto nel 1866, anche se non fu adottato dalla Camera dei Rappresentanti, il testo del disegno di legge era comunque una bozza di un piano di invasione.

Doveva entrare in vigore dopo la sua proclamazione da parte del presidente degli Stati Uniti Andrew Johnson.

 Comprendeva i territori del Nord America britannico da Terranova e dalle Marittime alla Columbia Britannica, estendendosi a nord nel territorio della Baia di Hudson e nel Territorio del Nord Ovest confinante con l'"America Russa" (cioè l'Alaska).

Consisteva nella confisca totale delle terre pubbliche.

 Implicava anche il controllo degli Stati Uniti sul sistema ferroviario transcanadese, sui corsi d'acqua, sui canali e sul mare di San Lorenzo.

Il governo degli Stati Uniti aveva anche contemplato di pagare un "risarcimento" alla Compagnia della Baia di Hudson.

 Questo consisteva essenzialmente in un piano per confiscare i territori sotto la giurisdizione H.B.C., "in pieno adempimento di tutte le pretese sul territorio o sulla giurisdizione del Nord America, sia che fossero fondate sullo statuto della compagnia [della Baia di Hudson] o su qualsiasi trattato, legge o uso".

Gli Stati Uniti pagheranno dieci milioni di dollari alla “Compagnia della Baia di Hudson” per l'assolvimento completo di tutte le pretese territoriali o giurisdizionali in Nord America, siano esse fondate sullo statuto della società o su qualsiasi trattato, legge o uso. (Articolo XI).

 

La divisione territoriale del Nord America britannico è delineata nel disegno di legge.

 I vari "stati canadesi" costituenti si conformerebbero alle leggi statunitensi nell'istituire la loro legislatura.

 

  2. Quello che i canadesi non sanno. Omesso dai nostri libri di storia.

Mentre il progetto di annessione del 1866 fu bloccato con l'adozione del “British North American Act” nel 1867, i piani statunitensi di annettere e/o invadere militarmente il Canada furono contemplati negli anni '30.

Subito dopo la prima guerra mondiale, l'intento di Washington era quello di minare, destabilizzare e distruggere l'impero britannico, un obiettivo che fu in gran parte completato sulla scia della seconda guerra mondiale.

Ciò che è stato omesso dai nostri libri di storia nelle scuole, nei college e nelle università è che il nostro vicino americano aveva previsto di muovere guerra al Canada.

Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti aveva redatto nei primi anni '20 un piano per invadere il “Dominion del Canada”.

A partire dalla metà degli anni '30, i piani di guerra contro il Canada consistevano nel bombardamento di Montreal, Quebec City, Halifax e Vancouver.

L'uso di "gas velenoso" faceva parte di quel progetto.

Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti riconobbe che questa guerra non era contro la Gran Bretagna.

Il bombardamento strategico di Halifax, Montreal e Quebec City era previsto dal “Piano RED”.

Inoltre, l'esercito degli Stati Uniti era stato istruito (in lettere maiuscole):

 

"DI FARE TUTTI I PREPARATIVI NECESSARI PER L'USO DELLA GUERRA CHIMICA DALLO SCOPPIO DELLA GUERRA. L'USO DELLA GUERRA CHIMICA, COMPRESO L'USO DI AGENTI TOSSICI, FIN DALL'INIZIO DELLE OSTILITÀ, È AUTORIZZATO...". (Floyd Rudmin, op cit).

 

"Nel marzo 1935, il generale “Douglas MacArthur” propose un emendamento che rendeva Vancouver un obiettivo prioritario [di bombardamento] paragonabile ad Halifax e Montreal". (Ibidem)

Intervista a Michel Chossudovsky.

4. "Piano rosso di guerra" per invadere il Canada. SEGRETO timbrato sulla copertina.

Winnipeg e l'assalto al Midwest per catturare le miniere di nichel strategiche dell'Ontario.

Nel frattempo, la Marina degli Stati Uniti si impadronisce dei Grandi Laghi e blocca i porti canadesi dell'Atlantico e del Pacifico.

"(Razzia della ghiacciaia; Behind its Warm Front, the United States Made Cold Calculations to Subput Canada (Dietro il suo fronte caldo, gli Stati Uniti hanno fatto freddi calcoli per sottomettere il Canada), di Peter Carlson, Washington Post, 30 dicembre 2005).

Mentre la valutazione del Washington Post di cui sopra descrive le caratteristiche di una guerra totale contro il Canada, il “Global and Mail” capovolge la realtà.

 Il piano della” Guerra Rossa” per attaccare la “CRIMSON” è stato presentato casualmente come uno sforzo di pace per difendere giustamente gli Stati Uniti contro gli inglesi:

Approvato per la prima volta nel 1930, il “Joint Army and Navy Basic War Plan – Red! è stato redatto per difendere gli Stati Uniti in caso di guerra con la Gran Bretagna.

Era uno di una serie di tali piani di emergenza prodotti alla fine degli anni '20.

 Il Canada, identificato come “Crimson”, sarebbe stato invaso per impedire ai britannici di usarlo come base per attaccare gli Stati Uniti. (Globe and Mail, 31 dicembre 2005, corsivo aggiunto).

 

I documenti originali relativi all'invasione del Canada, tra cui il "War Plan Red" e il "Defence Scheme No. 1." del Canada, si trovano negli archivi dell'US Army War College di Carlisle, Pennsylvania.

Il testo completo del “Piano di Guerra Rosso” è contenuto nell'Allegato III. Il testo completo del piano di annessione del 1866 è contenuto nell'allegato I.

 

Il piano è dettagliato. Coinvolge sia componenti militari che di intelligence.

 

Secondo lo storico John Major "Guerra, Piano Rosso" consisteva anche in "una serie di possibili campagne americane preventive per invadere il Canada in diverse aree e occupare porti e ferrovie chiave prima che le truppe britanniche potessero fornire rinforzi ai canadesi..."

 

5. La difesa nazionale del Canada.

Maggiore” Malcolm Corsan Sutherland-Brown” - 7a Compagnia da campo ...Il governo federale e l'esercito canadese erano pienamente consapevoli di questi piani "segreti" degli Stati Uniti per invadere il Canada.

Negli anni '20, il tenente James "Buster" Sutherland Brown era stato nominato direttore delle operazioni militari e dell'intelligence a Ottawa per affrontare la questione della sicurezza nazionale del Canada.

I suoi compiti consistevano nello sviluppo di piani di guerra di emergenza nel caso di un attacco degli Stati Uniti contro il “Dominion” del Canada.

Sotto la guida di "Buster" Sutherland Brown (successivamente promosso a Brigadiere), la risposta del Canada alle minacce statunitensi fu formulata nell'ambito del "Defence Scheme No. 1", un piano di emergenza per il contrattacco, nel caso di un'invasione statunitense.

Il "Defense Scheme No. 1" fu abbandonato nel 1931 dal capo di stato maggiore generale del Canada, A.G.L. McNaughton (in seguito all'adozione del "War Plan Red" nel 1930), sulla base del fatto che "gli americani avrebbero inevitabilmente vinto una guerra del genere" e che non c'era motivo di agire in base a un piano di emergenza.

Piano di guerra con Illustrazione rossa.

 

 6. Ottawa crolla.

La decisione spartiacque del governo conservatore del primo ministro R. B. Bennett, entrato in carica nell'agosto del 1930, fu quella di abbandonare il piano di difesa nazionale del Canada.

Questa decisione costituiva un riconoscimento de facto dell'egemonia degli Stati Uniti in Nord America.

Mentre l'invasione del Canada sotto il Piano di Guerra di Base dell'Esercito e della Marina Congiunta – Rosso non è stata effettuata, la minaccia militare di un piano di invasione degli Stati Uniti è servita a costringere il Canada ad arrendersi alle pressioni politiche ed economiche degli Stati Uniti.

Canadesi da costa a costa. Siamo una Confederazione. Uno Stato nazionale. Prendiamo il controllo della nostra storia.

Il popolo degli Stati Uniti d'America è il nostro vicino e il nostro amico.

I canadesi di tutto il Land sono solidali con il loro impegno di lunga data per la giustizia sociale, i diritti umani fondamentali e la "vera democrazia".

Donald Trump chiede l'annessione del Canada.

Déjà Vu.

 Il generale Douglas MacArthur doveva bombardare Vancouver, Halifax, Montreal e Quebec City.

Non è uno scherzo.

(Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 2025)

(Global Research).

 

 

 

 

Il comunismo: la creatura

della massoneria e della finanza

askenazita.

Lacrunadellago.net – (20/01/2025) – Cesare Sacchetti – ci dice:

A New York, il rivoluzionario bolscevico Trotskij faceva la vita del signore. Disponeva di una limousine con autista, aveva un appartamento nella prestigiosa zona dell’East Side nonostante formalmente non avesse uno stipendio per potersi permettere tale sfarzoso stile di vita.

La città sede della finanza ebraica mondiale apparentemente può sembrare l’ultimo posto dove può andare a trovare rifugio un esponente del pensiero marxista e comunista, ma questa può sembrare una contraddizione soltanto se ci si ferma alla lettura superficiale ortodossa e liberale del comunismo.

Il comunismo sin da quando ha fatto la sua prima comparsa sul palcoscenico della storia ha sempre goduto di potenti appoggi massonici, tanto che lo stesso padre della filosofia comunista, Karl Marx, al secolo “Moses Mordechai Levy”, ebreo tedesco originario di Trier, era stato iniziato alla massoneria.

A darne notizia è stata, tra gli altri, la” rivista massonica italiana Hiram” nell’edizione del mese di maggio del 1990.

Soltanto questo singolo fatto sarebbe più che sufficiente a infrangere tutta la retorica del comunismo sorto come una risposta all’oppressione capitalistica in quanto il primo è nato e cresciuto nel grembo del secondo.

Marx e il suo sodale Engels, anch’egli di origine ebraica, oltre a far parte della libera muratoria avevano avuto sin da subito l’appoggio dell’alta finanza askenazita che nel secolo XIX si stava estendendo in tutto il continente europeo sino a diventare la vera forza dominatrice delle monarchie europee.

La rivoluzione francese aveva rotto completamente gli argini.

Se prima esisteva una barriera di contenimento al potere delle banche e dell’usura rappresentata dalle monarchie e dalla Chiesa Cattolica, dopo il 1789 gli ostacoli precedenti vengono rimossi e l’avanzata del potere finanziario è divenuta pressoché inarrestabile.

A riconoscere che l’89 è stato uno spartiacque che ha consegnato un immenso potere all’alta borghesia sono stati persino i due comunisti citati sopra, Marx ed Engels, che nel loro manifesto del partito comunista non possono fare a meno di ammettere che il precedente ordine ereditato dal Medioevo consentiva ancora di mettere al centro i valori spirituali che l’uomo provava verso Dio, abbattuti dalla ferocia economistica e “razionalista” del secolo dei lumi.

 

Scrivono i due filosofi queste parole a tal riguardo.

La borghesia ha avuto nella storia una funzione sommamente rivoluzionaria. Dove è giunta al potere, essa ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliache.

 Essa ha lacerato senza pietà i variopinti legami che nella società feudale avvincevano l’uomo ai suoi superiori naturali, e non ha lasciato tra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, lo spietato “pagamento in contanti”.

Essa ha affogato nell’acqua gelida del calcolo egoistico i santi fremiti dell’esaltazione religiosa, dell’entusiasmo cavalleresco, della sentimentalità piccolo-borghese.

 Ha fatto della dignità personale un semplice valore di scambio;

 e in luogo delle innumerevoli franchigie faticosamente acquisite e patentate, ha posto la SOLA libertà di commercio priva di scrupoli.

 In una parola, al posto dello sfruttamento velato da illusioni religiose e politiche, ha messo lo sfruttamento aperto, senza pudori, diretto e arido.

La borghesia ha spogliato della loro aureola tutte quelle attività che prima erano considerate degne di venerazione e di rispetto.

 Ha trasformato il medico, il giurista, il prete, il poeta, lo scienziato in suoi operai salariati.

 La borghesia ha strappato il velo di tenero sentimentalismo che avvolgeva i rapporti di famiglia, e li ha ridotti a un semplice rapporto di soldi.”

Gli ignari, e forse si dovrebbe dire stolti, rivoluzionari che gridavano “egalité, liberté, fraternité” era in realtà la volontà dell’alta borghesia e della massoneria che compivano quando, aizzati appunto dai capi massoni della Rivoluzione, non facevano altro che consegnare loro stessi alla rovina quando decapitavano i sovrani francesi, Luigi XVI e la sua consorte Maria Antonietta, per consegnare lo scettro del potere alla libera muratoria e alla nascente finanza askenazita.

Il comunismo e la massoneria.

 

Il comunismo non arriva per ripristinare l’ordine naturale delle cose. Il comunismo arriva per preservare la rivoluzione.

Non è certo per sbaglio che i fondatori del comunismo sono stati iniziati alla massoneria e non è certo per sbaglio che questi sin da quando hanno iniziato a muovere i loro passi nella metà dell’1800 abbiano goduto di importanti finanziamenti da parte di quei poteri bancari e finanziari che loro invece dichiaravano di voler contrastare.

La massoneria ha sempre avuto sin dal primo istante in cui essa fu concepita il proposito di cancellare la Chiesa Cattolica per mettere al suo posto una società gnostica e luciferiana.

Il comunismo nasce in seno alle logge per tale ragione.

È il caso, ad esempio, della prima internazionale socialista che si tenne nel 1864 a Londra e alla quale presero parte personaggi del calibro dei già citati Marx e Engels, assieme a Giuseppe Garibaldi e Mikhail Bakunin, anch’essi iscritti alla massoneria come i “padri” del manifesto del partito comunista del 1848.

La prima internazionale socialista del 1864.

La prima internazionale non era altro che un vertice delle società massoniche segrete europee che stavano pullulando in quel periodo storico, e i fondi per organizzare questo evento rivoluzionario venivano tutti da queste società direttamente collegate a lalta finanza e alla influente famiglia dei Rothschild, vera signora delle monarchie europee.

A documentare lo strettissimo rapporto tra massoneria e finanza da un lato e comunismo, dall’altro, è stata, tra gli altri, una fonte “al di sopra di ogni sospetto” come lo storico marxista Boris I. Nicolaevsky che nel suo saggio intitolato “Le società segrete e la prima internazionale” spiega appunto come le società massoniche abbiano avuto un ruolo decisivo nell’orchestrare un evento che non serviva altro che a portare avanti lo spirito rivoluzionario del 1789.

Se si legge il tipo di società delineata da Marx ed Engels, se ne comprende meglio il perché.

Il comunismo aspira ad un completo annichilimento del lato spirituale dell’uomo.

Mentre dichiara ipocritamente che la borghesia ha distrutto qualsiasi afflato religioso che l’uomo nutriva nei secoli precedenti e soprattutto nel Medioevo, ipocritamente persegue gli stessi identici obiettivi del liberalismo che auspica la costruzione di una società laica, senza Dio, nella quale i valori cattolici e cristiani sono sostituiti dal culto illuminista dei diritti umani e ogni singola istituzione politica è, come si può vedere ancora oggi, intrisa dello spirito ateo e anticristiano del secolo dei Lumi.

Marx, Engels, Garibaldi e gli altri massoni radunatisi a Londra nel 1864 non aspiravano certo a sostenere la causa dei lavoratori sfruttati indegnamente dai signori delle nascenti industrie europee che alla fine erano le solite famiglie della finanza askenazita.

Il comunismo nasce dall’esigenza del grande capitale ebraico di costruire una antitesi controllata a quella liberale per far sì che la politica sia prigioniera di questa logica del conflitto controllato.

Si spiega così anche il fatto, come mette in rilievo “Nesta Webster,” per il quale Marx si guardi bene dal fare quei nomi dell’alta finanza askenazita che dominano l’Europa e additare queste come il “nemico”, ma preferisca invece relegare il tutto dietro la alquanto generica categoria della borghesia, che può comprendere sia il medico, l’avvocato e il commerciante senza particolari entrature sia coloro che invece siedono ai massimi vertici di questa nuova classe sociale sorta dopo il 1789.

 

Il comunismo vuole distruggere la famiglia.

Non era questo lo scopo di Marx ed Engels.

Il loro scopo era di mettere fine alla civiltà cattolica per come la si era conosciuta e demolire ogni precedente istituzione cristiana a partire dalla famiglia e dal patriarcato.

Si spiegano così le affinità elettive tra il comunismo e le prime femministe della storia come “Clara Zetkin” che nel 1895 scrisse un appassionato elogio dell’opera di Engels intitolata “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”.

 

“Clara Zetkin” appare assieme a “Friedrich Engels”.

In tale opera Engels propone apertamente l’abolizione dell’istituzione della famiglia con l’espressa proposta che i figli vengano cresciuti direttamente da comunità collettiviste statali che ricordano non poco i kibbutz ebraici e che riecheggiano le proposte degli eredi marxisti della scuola di Francoforte nel’900.

I filosofi marxisti della scuola di Francoforte quali Theodor Adorno e Max Horkheimer, ebrei tedeschi, avevano anch’essi, come si disse in un precedente articolo, il proposito di mettere fine alla società tradizionale cristiana per edificare al suo posto questa società senza Dio, senza patria e senza famiglia.

Il comunismo è questo quello che ha sempre voluto e desiderato e la ipocrita dichiarazione di consegnare il potere agli operai attraverso la cosiddetta “dittatura del proletariato” si è rivelata essere appieno nel 1917 attraverso la rivoluzione bolscevica per quello che è sempre stata:

una bugia.

Il rivoluzionario Trotskij citato in precedenza non era certo dell’appoggio degli operai russi, tedeschi o americani che godeva quando trascorreva il suo soggiorno a New York.

Il bolscevico aveva già ricevuto ingenti finanziamenti dal gotha della finanza ebraica come la banca “Kuhn & Loeb”, che nei primi anni’80 si fuse poi con un’altra famigerata banca ebraica, la “Lehman Brothers”, tristemente nota per la crisi dei mutui subprime, responsabile del crollo dell’economia americana ed europea nel 2008.

Il bolscevismo e la finanza ebraica.

Nelle cancellerie europee erano ben consapevoli quali forze c’erano dietro il movimento bolscevico che prese il potere in Russia nel 1917.

Lo sapeva, ad esempio, Londra che aveva già ricevuto nel 1919 informazioni molto dettagliate al riguardo dal diplomatico olandese “Oudendyke” di stanza a San Pietroburgo.

Il diplomatico scriveva che il bolscevismo è “gestito e organizzato da ebrei che non hanno alcuna nazionalità e il cui unico fine è quello di distruggere l’ordine esistente delle cose”.

Anche Washington lo sapeva tanto che il suo servizio segreto aveva compilato un altro dettagliato rapporto nel quale riferiva come la citata banca d’affari Kuhn assieme ai suoi partner Jacob Schiff, Paul e Felix Warburg, avevano messo a disposizione ingenti finanziamenti ai bolscevichi per poi mostrare la loro lista di nomi e scrivere a fianco dei nomi di ognuno di essi, tra i quali c’erano Trotskij, Zinoviev e Kamenev che erano tutti ebrei, e non russi.

Il bolscevismo una volta salito al potere mostra difatti pienamente qual è il vero volto del comunismo.

È quello del sangue.

Vengono compiute stragi contro contadini e piccoli e medi proprietari terrieri.

 Viene messa al bando la fede cristiana e perseguiti ferocemente coloro che la praticano.

L’aborto viene legalizzato e al posto del culto religioso cristiano ne nasce un altro laico, quello del partito comunista e dei suoi leader, Lenin prima e Stalin poi, autore anch’egli di altre stragi di massa contro i cristiani.

Il sangue scorre ovunque in Russia e l’operaio non erediterà nulla, se non il regime di oppressione e miseria che il comunismo gli ha posto tra le mani.

Ancora oggi ci sono però alcuni che pensano che Stalin abbia in qualche modo reciso il precedente legame con la finanza askenazita, che in realtà mai è stata messa in discussione sotto il suo dominio di morte e terrore.

A spiegare perfettamente come nulla di questo sia accaduto e quale percorso abbia intrapreso la parabola del comunismo è stato il “diplomatico sovietico Butenko “che si rifugiò in Italia nel 1938.

Butenko si espresse così sulla “eredità” comunista.

I bolscevichi avevano promesso di dare ai lavoratori le industrie, le miniere, etc., e di farli “padroni del Paese”.

In realtà, mai la classe lavoratrice ha sofferto tali privazioni come quelle portate dalla cosiddetta epoca della “socializzazione”.

Al posto dei pochi capitalisti, una nuova “borghesia” si era formata, composta al 100 per cento da ebrei.

Soltanto un insignificante numero di capitalisti ebrei ha lasciato la Russia dopo lo scoppio della Rivoluzione.

Tutti gli altri ebrei che si trovano in Russia godono della speciale protezione del consigliere più intimo di Stalin, l’ebreo,” Lazare Kaganovitch ”.

Tutte le grandi industrie e fabbriche, prodotti di guerra, ferrovie, grandi e piccole imprese, sono virtualmente ed effettivamente nelle mani degli ebrei, mentre la classe lavoratrice comparse soltanto in astratto come “la padrona dell’economia”.

Le mogli e le famiglie degli ebrei posseggono auto di lusso e case di campagna, passano l’estate nelle migliori località balneari in Crimea e nel Caucaso, vestite in costosi cappotti di Astrakan;

indossano gioielli, braccialetti d’oro e anelli, e vanno a Parigi per i loro vestiti e articoli di lusso.

Intanto il lavoratore, ingannato dalla rivoluzione, si trascina in una esistenza da fame.

I bolscevichi hanno promesso ai popoli della vecchia Russia piena libertà e autonomia.

Mi limito all’esempio dell’Ucraina.

L’intera amministrazione, i posti di controllo nella regione, sono nelle mani degli ebrei o di uomini fedelmente devoti a Stalin, commissionati espressamente da Mosca.

 Gli abitanti di questa terra un tempo fertile e prospera soffrono di una carestia quasi permanente.”

È la verità che mai è stata raccontata nelle famose case del popolo, nelle quali un tempo gli operai e i lavoratori pensavano veramente che attraverso il loro sostegno al partito comunista si sarebbero messi al riparo da quel capitale che li voleva schiavi, quando in realtà erano invece finiti direttamente tra le braccia del padrone, soltanto dotato di un’altra maschera.

 

Il comunismo aspira alla distruzione della società cattolica e di ogni istituzione tradizionale che c’è in esso, ed è solo e soltanto questa la ragione per la quale i suoi finanziatori sono stati i potenti uomini della finanza di New York e Londra.

Le due braccia della democrazia liberale non hanno fatto altro sin dal primo istante che partire da punti differenti per poi approdare verso la stessa destinazione.

Quella che conduce alla distruzione dell’ordine naturale delle cose, della famiglia, della cristianità e della patria.

 

 

 

Gli Incendi della California e

l’Ombra delle Armi ad Energia Diretta.

Conoscenzealconfine.it – (20 Gennaio 2025) - Cesare Sacchetti – ci dice:

 

Le temperature che riescono a sviluppare le armi ad energia diretta (DEW) sono estremamente alte e ciò spiegherebbe perché le fiamme siano state in grado di distruggere intere case radendole al suolo.

 

Mel Gibson dopo aver rilasciato la sua intervista al popolare conduttore radiofonico,” Joe Rogan”, contempla la sua casa di Malibù ridotta in macerie e commenta come la distruzione sembra sia stata fatta di proposito.

Gli incendi della California appaiono anomali sin dal principio soprattutto per questa ragione.

 Il cemento si è fuso e gli alberi intorno sono rimasti intatti e non è certo questo il normale modus operandi di un incendio, seppur doloso, e seppur appiccato con dei potenti inneschi quali kerosene e benzina.

Qualche anno addietro, nel 2017, sempre la California fu suo malgrado protagonista di altri incendi che presentavano le stesse identiche caratteristiche.

C’erano case rase al suolo che sembravano essere state bombardate da degli aerei e intorno materiali altamente infiammabili che non sono stati sfiorati dalle fiamme.

A rilevare l’anomalia in quell’occasione di questi incendi “selettivi” è stato, tra gli altri, il capo del dipartimento anti-incendi dello stato della California che disse come non avesse assolutamente senso che nel cuore della notte fossero partiti 60 inneschi dal nulla, seguiti da fortissime raffiche di vento superiori ai 100 chilometri orari e da scintille, testimoniate e riprese da diverse persone nella zona.

 

A spiegare che il fenomeno all’epoca non era affatto naturale fu un altro pompiere, il “capitano John Lord”, che disse esplicitamente che quegli incendi non erano il risultato di un incidente dovuto al fumo di una sigaretta o ad altri combustibili comunque potenti come la benzina.

 

Lord, che vanta una lunga esperienza negli incendi, spiegò in quell’occasione come a scatenare l’inferno nelle contee di Mendocino, Santa Rosa e Sonoma fossero state delle armi ad energia diretta, le cosiddette DEW, che sono in grado di causare dei buchi che penetrano i cofani delle automobili e vanno dritte ai motori.

Le temperature che riescono a sviluppare queste armi ad energia diretta sono estremamente alte e ciò spiegherebbe perché le fiamme siano state in grado di distruggere intere case radendole al suolo, senza nemmeno lasciare il classico scheletro che si vede in seguito ad un incendio normale e senza far bruciare gli alberi.

Si tratta di sofisticate armi ad energia laser in grado di sviluppare temperature alquanto elevate, superiore ai 1300 gradi centigradi che spiegherebbero la ragione per le quali negli incendi californiani del 2017 e di oggi materiali come il vetro, che richiede una temperatura di fusione di 1500 gradi centigradi, si siano sciolti completamente.

Sono armi estremamente pericolose e anche anonime sotto certi aspetti perché possono essere utilizzate da un punto all’altro della Terra, o anche attraverso i satelliti dallo spazio verso la Terra poiché i laser sono in grado di compiere enormi distanze senza troppa difficoltà.

Soltanto l’anno passato a scrivere un articolo sul loro funzionamento è stata la “Rand Corporation”, un think-tank molto vicino al “Pentagono” e del quale hanno fatto parte personaggi di spicco dello stato profondo di Washington e della lobby sionista dei neocon come “Donald Rumsfeld” e “Condoleeza Rice”, già membri dell’amministrazione di George W. Bush, che scatenò l’inferno in Medio Oriente pur di compiacere lo stato ebraico e i suoi “sogni” di espansione nell’area.

Sono chiaramente armi militari alquanto avanzate e questo restringe notevolmente il campo degli attori che ne hanno la disponibilità.

Negli ultimi tempi si è avuto un saggio della loro efficacia anche nel campo della battaglia navale, quando, ad esempio, sono state utilizzate per affondare navi da guerra e sottomarini o imbarcazioni civili come sembra nel caso dello yacht Bayesian, sul quale venne scritto un precedente contributo su questo blog.

In quell’occasione alcune fonti di intelligence ci rivelarono che ad affondare la barca di Mike Lynch, già AD di Dark trace molto vicino al Mossad e all’MI6, era stato con ogni probabilità un servizio segreto straniero, in particolare quello della Russia, che aveva deciso di colpire l’imbarcazione come risposta a Londra e al suo costante appoggio al regime nazista ucraino.

La tecnologia negli ultimi 30 anni ha fatto approdare la guerra tra spie verso un territorio che soltanto qualche tempo fa sarebbe stato considerato degno di un film come “Guerre Stellari”, ma ormai i “progressi” in ambito militare e spaziale sono talmente avanzati da aver trasformato in realtà degli scenari che un tempo potevano essere soltanto immaginati dalla cinematografia.

Le armi ad energia diretta sono a pieno titolo parte di queste sofisticate tecnologie e nel 2017 il loro utilizzo è servito per portare avanti la falsa narrazione dei cambiamenti climatici che imputa all’uomo la “colpa” del cosiddetto “riscaldamento globale”, di cui in realtà non c’è traccia alcuna se non nelle scombinate previsioni delle Nazioni Unite e di altri “scienziati” fedeli a gruppi di influenza quali il “Club di Roma” e il club di “Davos”.

La narrazione dei cambiamenti climatici nasconde in realtà l’intento di giungere ad una deindustrializzazione del mondo Occidentale per accompagnare l’Europa e gli Stati Uniti verso la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, quella nella quale di fatto l’industria non esiste più e dove le automobili lasciano il posto a bici e monopattini elettrici, dei quali si è avuto purtroppo un assaggio negli ultimi anni in Europa e in Italia.

Gli Incendi e la Strategia della Tensione.

Stavolta la ratio di questi incendi che non sono affatto naturali come vogliono far credere i media, è da ricercarsi probabilmente nel tentativo di attuare un attentato terroristico negli Stati Uniti, che sono nelle ultime settimane al centro di una serie di attacchi, gli uni concatenati agli altri.

Nelle ultime settimane si è assistito difatti ad uno scatenamento di quegli apparati di intelligence che si erano prefissi di destabilizzare l’Europa e gli Stati Uniti, dato che ormai ai servizi segreti ancora fedeli alla fallita agenda del mondialismo non resta molto altro che provare a perseguire la strategia del caos.

 

Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 si è avuto un saggio di questa strategia coordinata sulle due sponde dell’Atlantico, attraverso accoltellamenti eseguiti lo stesso giorno in Italia e Germania, la notte di San Silvestro, e proseguita poi a Capodanno con altri due attacchi in contemporanea negli Stati Uniti, culminati nella strage di New Orleans e nell’attentato bomba di Las Vegas.

In tutti e due gli attentati sembra essere chiara la presenza degli apparati militari del Pentagono ostili alla presidenza Trump, se si pensa che a Las Vegas risultava esserci nell’auto esplosa di fronte alla Trump Tower, “Matthew Livelsberger”, membro delle forze speciali dei Berretti Verdi, e sull’auto che invece è piombata addosso alla folla a New Orleans invece c’era “Shamsud-Din Bahar Jabbar”, altro membro dell’esercito americano.

Non si sta parlando quindi di due “pazzi” solitari che agiscono per la solita “ISIS”, brand che in realtà cela un’operazione del Mossad e della CIA, ma di due uomini addestrati dal Pentagono e che hanno in comune anche la provenienza dalla caserma di Fort Bragg, nel Nord-Carolina, presso la quale hanno ricevuto il loro addestramento.

A Fort Bragg sembra esserci proprio una divisione apposita per addestrare gli assassini, o i candidati “manchuriani”, da utilizzare non di rado in operazioni suicide, e a rendere ancora più incredibile le già evidenti connessioni tra i due attentatori di Las Vegas e New Orleans c’è anche il fatto che nel luogo dove questi venivano “formati” era di casa un altro uomo come “Ryan Routh”.

“Routh” risulta aver fatto avanti ed indietro dalla caserma di Fort Bragg, ed è lì che probabilmente ha ricevuto il suo addestramento per provare a mettere in atto il secondo attentato contro Donald Trump, che risale al mese di settembre 2024.

Sarebbe altrettanto interessante verificare se anche il primo attentatore di Trump, tale” Thomas Crooks”, di origini ebraiche, avesse fatto qualche visita a questa caserma, ma appare certo che l’aspirante assassino del presidente americano aveva potenti entrature ed appoggi, se si pensa che faceva parte della scuola di formazione del potente fondo di investimenti BlackRock, nel quale confluiscono i capitali dei Rothschild, dei Rockefeller e delle altre ricche famiglie al vertice della governance globale.

Gli incendi in California hanno quindi tutta l’apparenza di essere un prosieguo di questa strategia della tensione, che si manifesta attraverso una costante esecuzione di attentati eseguiti attraverso la tecnica della falsa bandiera, oppure in danni alle infrastrutture e/o a luoghi di grande interesse nazionale.

Non c’è evidentemente a questo punto una logica meramente politica nell’esecuzione di questi attentati quanto una del sabotaggio, espressione di quei poteri che pur di non dichiarare la loro resa provano a lasciare dietro di sé una lunga scia di macerie.

Alcuni hanno ipotizzano che dietro il movente di questi incendi potesse esserci la volontà di ricostruire Los Angeles secondo i principi delle cosiddette “smart city” volute dal “forum di Davos” in vista delle Olimpiadi del 2028, ma l’appuntamento appare ancora un po’ troppo lontano per formulare una simile ipotesi, soprattutto se si considera che dopo una simile devastazione l’economia in California e a Los Angeles difficilmente tornerà a girare come prima.

A spiegarlo è stato, tra gli altri, lo stesso Trump che ha dichiarato come ora molti ricchi residenti californiani che pagavano fior di tasse allo stato della California porteranno le tende altrove e una della città più famose negli Stati Uniti e nel mondo perderà tutto il suo cosiddetto “appeal”.

Los Angeles veniva definita nella retorica anglosassone come la “città dei sogni” per essere la casa di Hollywood, il regno della cinematografia mondiale, dove alberga in realtà una rete di potenti massoni e satanisti che attraverso l’industria cinematografica hanno rovesciato addosso al pubblico americano e internazionale tutti i liquami che i signori di questo mondo volevano rovesciare.

Hollywood è stata utilizzata per giungere ad una degradazione morale e non si può mettere in dubbio il suo strettissimo legame con influenti signori della lobby sionista ed ebraica, che hanno costruito questa industria a loro immagine e somiglianza.

Ad alcuni le fiamme sono sembrate anche per questo simboliche come una sorta di fuoco purificatore che distrugge comunque una terra troppo infetta da ideologie anticattoliche e anticristiane, che soltanto il giorno prima degli incendi si erano prese gioco di Dio alla cerimonia dei “Golden Globes”, l’appuntamento che precede l’assegnazione degli Oscar.

È certamente un’epoca che tramonta e forse, dopotutto, non è un male, perché di buono dagli schermi del cinema negli ultimi decenni è venuto molto poco, e il talento vero non è mai riuscito ad emergere perché soffocato da altri mediocri attori completamente asserviti al pensiero woke.

 

Ci si chiede quindi cosa ci sarà da attendersi nei prossimi giorni da qui all’inaugurazione di Trump per il 20 gennaio.

Considerato lo stato di assoluto panico e furore da parte di chi ha perduto la battaglia per trascinare l’umanità verso il Grande Reset nel 2020-2021, non è da escludersi che possano esserci altri tentativi di sabotaggio o attacchi terroristici, eseguiti con modalità non dissimili da quelle viste sino ad ora.

A Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, l’allerta è massima e le misure di sicurezza sono massicce, tanto che ci sono barriere di cemento già ad un kilometro di distanza dalla casa del presidente.

Il ritorno ufficiale di Donald Trump è la nemesi di tutti quegli ambienti del potere mondialista che hanno governato l’America e l’Europa indisturbati per larga parte dell’900, e ogni singolo attacco o sabotaggio che viene eseguito rientra nella logica della destabilizzazione.

Si è di fronte ad un apparato in dismissione che si dimena e non accetta la sua fine.

L’America era il Paese fondamentale nell’assetto della governance mondiale e la sua perdita è un danno irreparabile per coloro che aspiravano a costruire un governo unico mondiale.

A spiegarlo, tra gli altri, fu uno dei suoi non compianti membri chiave, quale “Henry Kissinger”, appartenente a molti club di spicco del globalismo, quali il Bilderberg, il Club di Roma e il forum di Davos, davanti al quale nel 1980 l’ex segretario di Stato americano di origini ebraiche annunciava come per la prima volta la politica estera fosse divenuta globale, e non più consegnata alla dimensione degli Stati nazionali.

Nel tempo presente, si assiste al fenomeno inverso, e le élite globali, o ciò che rimane di esse, stanno dando fondo a tutte le loro ultime risorse, pur di arrecare il massimo danno possibile alla parte altrui.

Il tempo però a disposizione per i signori del caos è sempre di meno e il definitivo smantellamento di ciò che resta del loro apparato in America e in Europa sarà inevitabile una volta che avrà inizio la seconda, o terza, amministrazione di Trump.

Si è nella logica della coda della strategia della tensione che si era annunciata in anticipo su questo blog un mese fa, ma si è al tempo stesso nella fase terminale del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.

Non resta che continuare a mantenere i nervi saldi e attendere la fase finale nella quale la testa del serpente verrà definitivamente schiacciata.

(Cesare Sacchetti).

(lacrunadellago.net/gli-incendi-della-california-e-lombra-delle-armi-ad-energia-diretta/).

 

 

 

 

Bibi assicura agli israeliani che

il genocidio riprenderà dopo 42 giorni.

Unz.com - Mike Whitney – (20 gennaio 2025) – ci dice:

Tutto ciò che abbiamo tentato di fare è fallito.

Non potevamo distruggere Hamas o i palestinesi.

Siamo stati impotenti nell'impedire la rivoluzione siriana.

Abbiamo ucciso Nasrallah, ma non siamo riusciti a distruggere Hezbollah.

Di certo non abbiamo distrutto gli Houthi.

Abbiamo perso.

(Ori Goldberg).

Da un lato, l'accordo di cessare il fuoco sembra essere il peggior accordo che Hamas avrebbe potuto fare.

Ma d'altra parte, l'accordo aiuta a dimostrare che – dopo 16 mesi di massacri e distruzioni ininterrotte – Israele non è riuscito a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi strategici né ha smorzato gli spiriti degli indomiti palestinesi.

Oltre a ciò, Israele si è rivelato un regime canaglia completamente immorale senza traccia di umanità.

Ecco come” Abdal Jawad Omar” ha riassunto la situazione a “Mondo weiss”:

 

La guerra ha messo a nudo...

 la supremazia razziale di Israele, la sua mostruosa capacità di distruzione e la sua rete profondamente intricata di investimenti ideologici, psichici e politici nella cancellazione e nel dominio.

 Questo non è semplicemente un conflitto di armi, ma una rivelazione delle strutture che sostengono e perpetuano il meccanismo della violenza.

La guerra ha esposto l'eccezionalismo che circonda Israele, non solo nel garantire l'impunità allo Stato, non solo nel mettere a tacere e reprimere il dissenso in Europa e Nord America, non solo all'interno di istituzioni accademiche o media tradizionali, ma nella sua sfacciata capacità di commettere crimini in diretta radiofonica.

Per i palestinesi, questa capacità è vista attraverso una lente amara: è vista come una forza israeliana.

Dopo tutto, Israele è presentato come uno stato che può farla franca con qualsiasi cosa, una realtà oppressiva quanto la violenza stessa.

 Eppure, è anche questo stesso eccezionalismo, questo limite imposto al discorso, che richiama l'attenzione sullo smascheramento di Israele come stato suprematista ebraico e colonialista.

 Il cessate il fuoco di Gaza rivela la fragilità di Israele e il potere trasformativo della resistenza,” Mondo weiss”.

Tuttavia, nonostante l'immagine pubblica di Israele sia stata per sempre offuscata, l'accordo attuale non promette nulla di buono neanche per i palestinesi. Innanzitutto, non c'è alcun incentivo per Israele a implementare tutte e tre le fasi dell'accordo.

 Una volta restituiti i 33 ostaggi israeliani, Netanyahu può semplicemente rescindere l'accordo e riprendere l'assalto.

Che è esattamente ciò che i suoi sostenitori si aspettano che faccia.

Date un'occhiata a questa clip dal quotidiano israeliano “Haaretz”:

Ecco di più sullo stesso argomento dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump,” Mike Waltz”:

"Siamo stati chiari, Gaza deve essere completamente smilitarizzata, Hamas deve essere distrutta al punto che non può ricostituirsi, e che Israele ha tutto il diritto di proteggersi completamente.

Tutti questi obiettivi sono ancora molto in atto...

Hamas non può avere un ruolo nel governo di Gaza.

Questi sono sequestratori, assassini, torturatori che non dovrebbero mai avere alcun ruolo nel governo...

Non otterremo mai un futuro migliore finché non estirperemo questo cancro." (@mtracey)

Ed ecco come l'ultra-sionista “Ben Shapiro” lo ha spiegato su “X”:

 

Nota sull'affare degli ostaggi:

1. Si tratta di un accordo di ostaggi, NON di un accordo di fine guerra. La fase I consente il rilascio di 33 ostaggi; non è chiaro quanti siano ancora vivi, ma alcuni resoconti suggeriscono 23.

2. Ancora una volta, il cessate il fuoco è quasi certamente temporaneo. Non è la fine definitiva della guerra. A mio parere, è altamente improbabile che la Fase II si concretizzi mai, dato il numero di ostaggi che Hamas ferma e dato che Hamas non disarmerà mai o accetterà l'esilio.

3. L'accordo non costringe Israele a modificare il dispiegamento lungo il Corridoio Philadelphi (confine tra Gaza ed Egitto).

 

Quindi, cosa significa tutto questo?

Primo, che alcuni ostaggi tornino a casa vivi. Questo è un bene assoluto.

Sarebbe stato eccellente per uscire da più ostaggi, ma questa opzione era potenzialmente non disponibile data l'intransigenza radicale di Hamas e il declino della salute di molti degli ostaggi.

In secondo luogo, che la guerra continuerà finché Hamas non avrà più controllo su Gaza.

I candidati di Trump lo hanno detto; così come il governo israeliano.

La squadra di Trump ha quadrato il cerchio. La squadra di Biden voleva senza dubbio la fine permanente del conflitto come condizione per il rilascio degli ostaggi.

Il team Trump presumibilmente ha detto ad Hamas che ciò non sarebbe accaduto e che questo era il miglior accordo che avrebbero potuto ottenere.

 (Ben Shapiro)

 

 

Quindi, secondo “Shapiro”, Trump ha dato più via a Netanyahu che a Biden.

(Biden voleva la fine permanente del conflitto come condizione per il rilascio degli ostaggi, mentre Trump ha respinto tale richiesta).

 Ciò suggerisce che Trump non ha intenzione di usare la leva del suo ufficio per fermare la follia omicida di Israele che dura da un anno e mezzo.

In effetti, Netanyahu lo ha ammesso in una dichiarazione pubblica rilasciata poche ore prima dell'inizio del cessate il fuoco.

Ecco cosa ha detto:

Da questo terribile disastro è emersa la straordinaria forza d'animo del popolo israeliano, così come l'eroismo supremo dei nostri soldati, ed è questo che ci spinge con una determinazione feroce a raggiungere tutti gli obiettivi della guerra: restituire tutti i nostri ostaggi, eliminare la capacità di governo di Hamas e garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per il nostro Paese.

Non appena è stato eletto, il presidente eletto [Donald] Trump si è mobilitato per liberare gli ostaggi.

Ha parlato con me mercoledì sera.

 Ha accolto con favore l'accordo e ha giustamente sottolineato che la prima fase dell'accordo è un cessate il fuoco temporaneo.

Questo è ciò che ha detto: un "cessate il fuoco temporaneo", ha sottolineato Netanyahu, affermando che sia Trump che Biden hanno dato pieno appoggio al diritto di Israele di tornare a riprendere la guerra se Israele conclude che i negoziati della seconda fase dell'accordo sono inutili.

Apprezzo anche la decisione del Presidente Trump di revocare tutte le restrizioni rimanenti sulla fornitura di armi e munizioni essenziali allo Stato di Israele.

Perché Netanyahu avrebbe voluto sottolineare la natura "temporanea" del cessate il fuoco se si era seriamente impegnato a porre fine alle ostilità?

Non lo farebbe.

Farebbe ogni sforzo per porre fine alla disputa attraverso la diplomazia e i negoziati, che è il significato letterale del termine "cessate il fuoco" : ( def—una sospensione temporanea dei combattimenti, in genere durante la quale si svolgono colloqui di pace ).

Ma l'attuale cessate il fuoco non assomiglia per niente alla definizione del dizionario.

Non sono previsti colloqui di pace né ce ne saranno, il che significa che Israele sta semplicemente usando l'accordo attuale per riavere indietro i suoi ostaggi senza rinunciare a nulla in cambio.

 (Il ritorno di centinaia di prigionieri palestinesi nella zona di guerra di Gaza, dove cibo, acqua e sicurezza di base non sono più disponibili, non sembra essere un giusto compromesso.

Ma c'è più di quanto non sembri.)

 

Tuttavia, non dovremmo ignorare "la decisione di Trump di rimuovere tutte le restrizioni rimanenti sulla fornitura di armi e munizioni essenziali allo Stato di Israele".

Cosa significa?

Vuol dire che Trump è ancora più impaziente di Biden di fornire a Israele le bombe e le armi letali di cui ha bisogno per uccidere più donne e bambini a Gaza.

Cos'altro potrebbe significare?

Nemmeno un centesimo, scommetterei.

Ecco di più sul ruolo di Trump nel genocidio in corso da “Mondo weiss” :

Per Donald Trump, l'accordo è meno una svolta diplomatica che un regalo narrativo accuratamente confezionato.

Gli consegna una trama pulita di trionfo (il ritorno dei prigionieri israeliani, la cessazione del conflitto) realizzata alla perfezione per adattarsi al suo stile populista di politica.

Si inserisce perfettamente nella mitologia della sua presidenza:

 il perfetto mediatore, il leader che riesce dove altri falliscono, il perturbatore che scuote le fondamenta di radicate situazioni di stallo e mortali status quo.

 Il cessate il fuoco di Gaza rivela la fragilità di Israele e il potere trasformativo della resistenza (Mondo weiss).

 

Trump sa cosa ci si aspetta da lui e senza dubbio lo farà.

 In caso contrario, gli alleati di Bibi a Capitol Hill lanceranno un terzo impeachment che porrà fine alla sua presidenza o farà deragliare la sua ambiziosa agenda politica.

In ogni caso, sarà molto difficile impedire la ripresa delle ostilità a Gaza, soprattutto perché gli attori chiave dell'attuale governo sono pienamente impegnati nello sradicamento della popolazione autoctona.

Ad esempio, il ministro delle finanze israeliano “Bezalel Smotrich” ha dichiarato quanto segue alla radio dell'esercito:

Farò cadere il governo se non tornerà a combattere in un modo che [ci porterà] a prendere il controllo dell'intera Striscia di Gaza e a governarla...

 Israele "deve occupare Gaza e creare un governo militare temporaneo perché non c'è altro modo per sconfiggere Hamas"...

 

Se fossi il primo ministro, direi al capo di gabinetto:

 'Questa è la mia politica; se non lo esegui, vai a casa'", dice Smotrich.

Se fossi il primo ministro, direi al capo dello staff: "Questa è la mia politica; se non la esegui, torna a casa", afferma Smotrich.

Ciò che stiamo cercando di dimostrare è che una ripresa delle uccisioni e delle distruzioni è quasi certa.

Ma ciò non significa che il cessate il fuoco non sia una vittoria significativa per i palestinesi.

Lo è!

A mio modesto parere, Netanyahu non avrebbe mai accettato la tregua se avesse previsto le celebrazioni trionfalistiche che hanno avuto luogo a Gaza insieme all'ondata di simpatia e sostegno da parte di persone in tutto il mondo.

Finalmente libero.

 

Le forze israeliane hanno preso d'assalto la casa dell'ostaggio palestinese “Zeina Barbar” a Silwan, avvertendo la sua famiglia di non celebrare il suo rilascio previsto per domenica, applicando la politica di Israele di sopprimere qualsiasi "espressione di gioia all'interno del territorio israeliano".

I video che emergono dalla zona di guerra di donne e bambini abusati (perfino un bambino di 4 anni, per l'amor di Dio!) rilasciati da scagnozzi israeliani pesantemente armati, sono un colpo di propaganda che Bibi non si sarebbe mai aspettato.

Le immagini vanno ben oltre i confini di una disputa territoriale che dura da più di 7 decenni e parlano direttamente allo spirito umano che cerca la liberazione a qualunque costo.

E i palestinesi hanno sicuramente pagato per intero quel costo.

Alon Mizrahi lo ha riassunto al meglio in un commento che ha pubblicato su “X”:

Ciò che sta diventando più chiaro in questo momento unico è che Hamas, un piccolo movimento palestinese, ha sconfitto non solo Israele, ma l'intero Occidente.

Tutto.

Ha vinto sul campo di battaglia e ha vinto nell'opinione pubblica.

È riuscito a fare un uso spettacolare della sua lettura della mentalità israeliana e ha impiegato ogni risorsa in suo possesso con estrema efficienza.

Ha conquistato i cuori della causa palestinese in tutto il mondo.

Non è stato distrutto o smantellato.

Ha tenuto praticamente tutti i prigionieri che ha preso 6 mesi fa. Non ha ceduto a nessuna pressione. Rimane funzionale e letale, in una minuscola striscia di terra assediata e bombardata fino all'oblio.

La storia giudicherà gli ultimi sei mesi come uno dei risultati più geniali e incredibili di tutta la storia militare.

Questo è oltre l'insondabile.

Conducendo questa guerra in questo modo, senza pensare né provare sentimenti, Israele ha fatto di Hamas una leggenda di resistenza che vivrà nella memoria culturale per secoli.

Nessuno credeva che potessero riuscirci. Ma ci sono riusciti.

E hanno cambiato la storia per sempre.

La Palestina non tornerà mai più nell'ombra. “Hamas” ha vinto.

 “Alon Mizrahi”, arabo ebreo che non vive più in Israele.

Splendidamente dichiarato. Bravo, “Alon”!

 

 

 

 

Occupare Mars-a-Lago.

  Unz.com - Thomas Zaja – (19 gennaio 2025) – ci dice:

 

Nelle braci morenti della presidenza Biden, le leggi dell'entropia sembrano incanalare tutta l'energia verso l'amministrazione entrante.

 Trump ha già promesso una raffica di 100 ordini esecutivi il primo giorno, ma un po' di calore sta ancora emanando dal fuoco non così amichevole tra le due fazioni della base MAGA.

Trump dovrebbe stare attento al patto che ha fatto con Musk, un “Rocket Man” la cui influenza su di lui è molto più grande di quella che aveva la Corea del Nord.

Lo scontro con la fazione nazionalista di “Bannon” non è che un barlume di cose a venire e, insieme allo stuolo di altre nomine sconcertanti, ci ricorda che Trump è un drogato di caos che preferisce una soap opera schizoide alla Casa Bianca per guidare il suo processo decisionale.

“Ann Coulter” ha notoriamente detto che Trump si schiera con l'opinione di chiunque abbia sentito per ultimo, il che mette in difficoltà il MAGA populista, considerando che Musk e Vance hanno avuto il suo orecchio quasi ogni giorno nelle settimane formative cruciali che definiranno l'intera amministrazione.

Per ora, Trump si è schierato più con il suo gabinetto che con la base, ma gli attivisti di “America First” Nick Fuentes, Laura Loomer e Steve Bannon hanno creato abbastanza scompiglio da far sì che il programma H-1B sia destinato a una riforma.

La critica di Bannon all'élite finanziaria americana, che ama sillogizzare come "privatizzazione dei profitti e socializzazione dei rischi", indica che rimane una voce cruciale nell'orbita di Trump.

 Purtroppo, anche lui di recente si è abbassato al livello di atteggiamento antirazzista con una ridicola diffamazione di Musk, Thiel e Sacks: "Perché abbiamo le persone più razziste sulla Terra, i sudafricani bianchi, che fanno commenti su ciò che accade negli Stati Uniti?"

 L'unico adulto nella stanza si è rivelato essere l'esperto STEM “Eric Weinstein”, che ha scritto ampiamente sulla competenza della forza lavoro scientifica e tecnologica americana.

 Invitò Musk e Vivek a un dibattito, ma entrambi abbandonarono subito la chat, con Musk che rilanciò la saga di “Tommy Robinson” per distrarlo.

Nel mio articolo altamente impopolare su “JD Vance”, ho sostenuto la stessa argomentazione sui nuovi arrivati al MAGA che Bannon ora articola:

 "Sono convertiti recenti... Ma i convertiti se ne stanno seduti dietro e studiano per anni...

 Non salire sul pulpito nella tua prima settimana qui e iniziare a fare la predica alla gente su come andranno le cose".

Musk, saltatore di rotta politica e di comizi, ha sostenuto Joe Biden nel 2020 e ha visto la luce solo nel 2022, il che è piuttosto tardi per un genio che ora è così sicuro della sua acutezza politica che si immischia apertamente negli affari politici di altri paesi.

 

Con la scusa di volere che l'America "vincesse in tutto", ha sviluppato una politica estera essenzialmente “neocon”, con alcuni che lo descrivono come “George Soros” sotto anfetamine.

 Ha sostenuto sia il colpo di stato anti-Maduro in Venezuela sia l' acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, luoghi che sono convenientemente ricchi di minerali perfetti per l'uso nelle batterie di Tesla.

Musk ha stretto amicizia con il privatizzatore di massa e gremlin zigote dell'Argentina “Javier Milei”, ma non è tutto negativo;

 i partiti nazionalisti-populisti d'Europa stanno ricevendo una grande spinta, mentre in Canada lui e Trump sono riusciti a mandare a casa i calzini arcobaleno e la faccia nera di Justin Trudeau.

 

Per la fazione MAGA del patrimonio, rimane ancora la domanda se l'amministrazione Trump avrebbe potuto stare meglio senza i broligarchi neofiti.

 I 250 milioni di dollari di donazioni elettorali di Musk non hanno cambiato l'esito delle elezioni.

 Rappresenta circa lo 0,06% del suo patrimonio netto, che è aumentato a seguito del suo investimento elettorale.

L'opinione pubblica americana è giustamente preoccupata per l'estrema disuguaglianza di ricchezza e per l'influenza che questa ha sulla politica.

Concepito in un altro modo:

Musk ha 3 milioni di dollari per ogni cappello sulla sua testa.

Basti dire che il suo portafoglio follicolare ha fatto molta strada dai suoi vent'anni come milionario di PayPal.

E questo è ciò che infastidisce così tanti a sinistra e a destra per quanto riguarda la rissa H-1B – è ovviamente un'impresa guidata dall'avidità per massimizzare i profitti, essendo guidata da persone che sono già favolosamente ricche.

La rinnovata attenzione su “Vivek Ramaswamy” da parte degli intransigenti della MAGA sta anche portando alla luce alcuni dimostrano schiaccianti su come sia riuscito ad accumulare 960 milioni di dollari.

“Vivek” ha acquistato un farmaco per l'”Alzheimer fallito dalla GlaxoSmithKline”, poi ha assunto sua madre (dottoressa in psichiatria) per eseguire una reinterpretazione post-hoc non scientifica dei risultati, dopo di che ha falsificato la falsa efficacia con un blitz mediatico, collaborando nel frattempo con ex colleghi di hedge fund che erano coinvolti nella truffa fin dall'inizio.

Era un classico “pump and dump” – che suona un po' come le abitudini coniugali di Elon Musk, ma in realtà è uno schema di collusione comune a Wall Street tra psicopatici ad alto QI e bassa fiducia.

Invece di essere imprigionato per frode sui titoli, “Ramaswamy” è diventato un vivace combattitore del consiglio di amministrazione, proprio come Vance.

Forse questa era la carnagione a cui si riferiva Musk quando ha indossato il cappello nero di Dark MAGA l'anno scorso, poco prima di unirsi a Vivek per il Dipartimento di Efficienza Governativa (DOGE).

Vivek ha giocato con il sistema in America letteralmente dal primo giorno, essendo il beneficiario della cittadinanza per diritto di nascita.

Ciononostante, è stato accolto nell'ovile di Trump perché è apprezzato soprattutto come venditore con un'elevata energia e un'enunciazione troppo raffinata.

 Nel mondo di Trump, la ricchezza e il successo hanno la loro legittimità e l'ethos prevalente è che i soldi parlano e le stronzate inseguono (per un'altra opportunità).

Insieme a Ramaswamy ci sono Kash Patel, Sriram Krishnan, Jay Bhattacharya e Tulsi Gabbard, rendendo gli indù il gruppo etnico-religioso più rappresentato nell'amministrazione Trump. Dicono che la varietà è il sale della vita, ma finora il sentore di curry deve essere troppo forte.

Alcuni a destra potrebbero sostenere che la sovra rappresentazione indiana è preferibile alla folla di Mayorkas e Blinken che ha dominato il gabinetto di Biden, tuttavia, ciò che manca a Trump in termini di ebrei lo ha sostituito con i sionisti cristiani.

Mi vengono in mente Marco Rubio, Mike Waltz, Pete Hegseth, Doug Collins e JD Vance, persino Tulsi Gabbard, amico di Assad, dichiara di stare dalla parte del più forte alleato Israele.

Questi ultimi quattro hanno fatto dei tour in Medio Oriente, mentre Elon Musk ha visitato Auschwitz, quindi qualsiasi dibattito su Israele sarà praticamente inesistente alla Casa Bianca.

 Il nuovo ambasciatore in Israele,” Mike Huckabee”, è così infatuato dell'irredentismo sionista che si reca in Israele ogni anno dagli anni '80 , lavorando nei vigneti dei coloni durante la vendemmia.

 Persino Vivek ha proclamato Israele "una nazione divina".

 

“Jared Kushner” non farà parte dell'amministrazione, anche se il suo stretto collaboratore “Howard Lutnick” sarà lì per confliggere interessi e confermare gli stereotipi come “Segretario del Dipartimento del Commercio”.

Lutnick non ha spiegato perché è stato un grande donatore per Hillary Clinton nel 2016, tuttavia al raduno al “Madison Square Garden” ha ricordato la sua miracolosa sopravvivenza il giorno dell'11 settembre, dicendo che non era al” World Trade Center” perché doveva accompagnare suo figlio al suo primo giorno di scuola.

 Forse ha condiviso un taxi con “Larry Silverstein”.

 

Trump è senza dubbio consapevole dell'enorme influenza ebraica quando si riferisce ai nemici del popolo (i media) o ai traditori responsabili dell'invasione dei confini (Mayorkas) e della campagna di law fare contro di lui (Garland).

 Ha anche imparato che non era in grado di fidarsi di alcuni dei suoi collaboratori di lunga data e della sua cerchia ristretta (Kushner, Cohen, Netanyahu).

 Trump è stato insultato dai sondaggi del 2024 che suggerivano che avrebbe potuto vincere un record post-Reagan del 40% del voto ebraico:

"Ciò significa che il 60% vota per Kamala... [dovrebbero] farsi esaminare la testa". Naturalmente, gli ebrei finiti hanno per votare come fanno sempre, il 63-71% ha votato per la” Kabbalah Harris”.

 

Tuttavia, Trump si gode il ruolo di campione della causa israeliana ed è immensamente orgoglioso del trasferimento dell'ambasciata a Gerusalemme e dell'ufficialità dell'annessione del Golan.

O il fantasma di “Sheldon Adelson “perseguita Trump dall'inesistente aldilà ebraico o sono i soldi della sua vedova a cui Trump non sa dire di no. Commentatori come Steve Sailer e David Peyman credono che Trump sia il presidente più ebreo di sempre, sia per stile che per politica.

 È certamente facile vedere la vena espansionistica di Trump come un'ideologia sorella del sionismo: la fede in” Eretz Yamerica” .

Questa è l'inevitabilità di una vita passata a fraternalizzare e commercializzare con gli ebrei di New York e, sempre più, della Florida meridionale

 Il cuore non ufficiale del MAGA ha attratto sovversivi come Ben Shapiro , Dave Rubin e persino Yair Netanyahu , la cui sincerità non può andare molto oltre Make America Goyische Again.

 

La vera incognita del secondo mandato di Trump è come procederà il Progetto Ucraina.

Le prime indicazioni suggeriscono che i rubinetti sarebbero stati chiusi e l'Ucraina avrebbe dovuto negoziare, senza aspettarsi alcuna restituzione della terra perduta.

Tuttavia, il consigliere per la sicurezza nazionale entrante “Waltzha” dato speranza ai neoconservatori che la guerra continuerà ancora:

"Siamo mano nella mano. Siamo una squadra con gli Stati Uniti in questa transizione".

 In effetti, la diplomazia da saloon di Trump e l'impegno per la vittoria potrebbero richiedere una continuità del conto.

Nel 2022, gli esperti sostenevano che a Putin doveva essere fornita una "rampa di uscita per porre fine alla guerra", ora si stanno affrettando a garantire che ci siano il minor numero possibile di ritagli dallo stato di groppa ucraino.

 

Volodymyr Zelensky rimane ampiamente detestato e ridicolizzato in Europa, soprattutto in Oriente, dove è oggetto di diverse battute locali.

 Il cognome Zelensky è in realtà l'equivalente slavo di Greenstein, che, combinato con la sua passione per le camicie muscolari verdi, si dice offra un camuffamento per tutti i soldi che sta incassando.

 Nella sua vita precedente, Zelenskyj è stato anche un conduttore di “Chi vuol essere milionario”.

 La versione ucraina offriva un primo premio di soli $ 23.500, che era più o meno quello che” Hunter Biden” guadagnava settimanalmente.

Ora è Zelenskyj che avrà bisogno di un'ancora di salvezza per far durare molto più a lungo la sua carriera politica.

Sul campo di battaglia, i russi sono sul punto di conquistare “Chasiv Yar”, dopodiché andranno avanti a combattere per l'onore di “Stinky” .

È interessante notare che a ovest della città di “Lysychansk” c'è un allevamento di struzzi che ha cambiato proprietario due volte dall'inizio della guerra.

 Attualmente è detenuto dagli ucraini e il tempo alla fine dimostrerà che erano loro ad avere la testa nella sabbia riguardo alla realtà del conflitto.

 Per quanto riguarda il commento sarcastico occidentale sulla lotta per i blocchi di appartamenti sovietici in cemento, non è esattamente giusto considerando che i termini della negoziazione decideranno molto riguardo al futuro del paese, dall'adesione alla NATO alle disposizioni legali per la minoranza russa.

 

Nel frattempo in Europa, la determinazione sta diventando incredibilmente stanca.

 Solo Keir Starmer ed Emmanuel Macron, immaginandosi Churchill e De Gaulle, continuano a fare il duro.

La promessa di fedeltà centenaria di Starmer allo stato ucraino è quasi tanto illusoria quanto credere che il suo mandato durerà ben oltre i prossimi 100 giorni.

L'umiliazione di Macron è stata recentemente inflitta con il fiasco della 153a brigata che è stata addestrata in Francia e si è data alla fuga poco dopo essere stata dispiegata in Ucraina.

 Alcuni stereotipi sono duri a morire.

 Sebbene l'Ucraina non sia proprio la “Francia di Vichy”, forse il parallelo dovrebbe essere sollevato dal sempre solido ministro degli esteri russo, “Sergey Lavrov”.

Il presidente Putin negli ultimi tempi è stato particolarmente aspro con i leader occidentali, annunciando la fine di quella che lui chiama la "palla dei vampiri".

 E questo viene da uno che si bagna nel sangue delle corna di cervo.

 Quando finalmente il fumo si sarà diradato in Europa – quest'anno o il prossimo – non ci saranno più dubbi sullo stato delle cose:

 il Donbass sarà in Russia, la Finlandia nella NATO e la Francia nel Maghreb.

Al giorno d'oggi in Europa, le elezioni democratiche vengono annullate quando il pubblico vota nel modo sbagliato, come si è visto dalle elezioni presidenziali rumene in cui sono state fatte false accuse di interferenza russa.

L'ex commissario Thierry Breton lo ha persino ammesso:

"L'abbiamo fatto in Romania e ovviamente lo faremo in Germania, se necessario". Ciò ha sollevato l'ira di molti, tra cui Elon Musk, che ha iniziato a promuovere pesantemente l'”AfD” in vista delle elezioni di febbraio.

Musk ha intervistato la co-presidente dell'AfD “Alice Weidel” la scorsa settimana, e hanno trovato un sacco di terreno comune (anti-woke, pro-Israele), tuttavia “Weidel “ha lasciato cadere la palla per tutto il tempo con alcuni momenti biondi.

La prima era che sosteneva che Adolf Hitler fosse un comunista.

“Weidel” dovrebbe saperlo meglio che falsificare le terminologie standard, e forse dovrebbe rivisitare la storia pre-nazista e capire perché, esattamente un secolo fa, la Germania stampava banconote con il taglio di 5 trilioni di “Rentenmark”.

Quando è stato affrontato il tema della crisi energetica della Germania, i soliti argomenti di discussione hanno menzionato la chiusura nucleare di Merkel e il flop dell'energia eolica, sebbene l'ovvio elefante nella stanza sia stato ignorato: è stata la politica estera americana a ostacolare l'accesso della Germania al gas russo a basso costo.

È stata l'America a orchestrare il conflitto in Ucraina, a ordinare la distruzione del Nord stream e che ora sta fornendo il costoso GNL.

“Weidal” non ha nemmeno menzionato il fatto che vuole riavviare il Nord stream. Quando Trump era in carica, ha continuato la politica di racket delle risorse e Musk sarà probabilmente a bordo come un imperialista americano.

Nonostante tutta la camaraderia culturale che esiste tra America ed Europa, l'antagonismo economico è rimasto un punto fermo dell'era moderna, previsto da intellettuali come” Guillaume Faye”.

Solo 16 anni fa, le economie degli Stati Uniti e dell'UE erano di pari dimensioni. Ora, l'economia degli Stati Uniti è quasi il doppio e tutto ciò che l'UE ha da mostrare per il progresso è che il suo parlamento ha un record del 39% di donne parlamentari europee, che sanno come dare una buona interpretazione dell'inno antifascista Bella Ciao.

 La Germania, come l'UE, ha da tempo superato l'era dell'Inno alla gioia e ha un futuro che sembra e suona molto più simile alla “Cavalcata delle Valchirie”.

 

Inimicarsi Trump e Musk sarebbe una mossa sciocca per gli europei, data la loro posizione relativamente debole e la loro leadership confusa.

 Entrambi gli uomini hanno a volte dimostrato quel tipo di aggressività calcolata e di meschina vendetta che può portare a due pesi e due misure e a una completa inversione di rotta della politica.

Vale la pena ricordare che Musk ha trasferito un'intera azienda – “Space X” – perché una deputata latinoamericana gli ha mancato di rispetto.

Musk presenta tutto ciò che fa come una sorta di nobile principio di beneficio universale per l'umanità.

 È un pioniere dell'intelligenza artificiale super intelligente in modo che si districa in modo sicuro e nelle mani giuste.

 Sta sviluppando impianti cerebrali per aiutare le persone disabili.

Sta avendo 12 figli con più donne a causa di una crisi di fertilità in alcuni paesi.

 Sta fondando una colonia su Marte per proteggersi dall'estinzione.

Saint Elon ha promesso di essere un assolutista della libertà di parola, ma da allora ha introdotto qualifiche talmudiche come l'esenzione delle opinioni pro-Palestina, il divieto degli account groyper e la modifica dell'algoritmo per "ridurre la visibilità dei contenuti negativi".

Quando muschio dice di essere "aspirazionalmente ebreo", forse credere di credergli.

 

L'ascendenza di Elon Musk, al di là della sua biografia ufficiale, è diventata argomento di discussione su internet.

Per prima cosa, Musk non assomiglia ai suoi due fratelli, mentre il suo doppel ganger più famoso è il TikToker cinese Yilong Ma.

Una fuga di dati non confermata dall'account 23andMe di Sergey Brin (amico di Musk) avrebbe mostrato che l'anplo gruppo Y-DNA di Musk è O2b1, il che significherebbe un antenato paterno dell'Asia orientale.

 Coloro che amano pubblicare versetti della Bibbia nella sezione commenti potrebbero voler intervenire sul fatto che questo renda Musk scemitico o giacetico, secondo la legge di Noè.

 

Avere figure così eccentriche in carica a questo punto della storia può rivelarsi il rischio necessario che gli occidentali dovrebbero accogliere.

 Oltre ai Bannon e ai Carlson nell'orbita di Trump, c'è un'altra figura importante legata a Musk che sposa alcune visioni non convenzionali: “Joe Rogan”.

 Il pod caster ha spinto una serie di grandi teorie del complotto dallo sbarco sulla luna al pizza gate, solo per tornare indietro.

Spetta agli spettatori dare la propria interpretazione del senso di ironia o sincerità che Rogan impiega quando affronta tali temi.

Tali opinioni potrebbero essere un'indicazione di alcune delle opinioni private nella cerchia di Trump e di alcune delle potenziali bombe che potrebbero essere sganciate, come i file di JFK o la bufala dell'AIDS.

Per quanto riguarda Musk e Trump – che assomigliano a una sorta di Dottor Stranamore e generale volubile – potrebbero davvero ispirare abbastanza fiducia dopo Biden da dire alle masse dismettere di preoccuparsi e amare l'intelligenza artificiale.

Il 2025 è l'anno in cui il sole tramonterà finalmente sull'Impero britannico.

 Forse l'Impero Americano raccoglierà questa fiaccola e acquisirà alcuni degli immobili su cui ha messo gli occhi.

Per ora, possiamo solo ipotizzare che gli ultimi minuti all'Endeavour Room di Mar-a-Lago siano andati più o meno così:

 guadagnare la Groenlandia, mantenere il biglietto verde e scaricare la camicia verde.

 

 

Trump, il grande pacificatore,

termina le guerre. E il colonialismo

 storico (Davos lo odia).

Mittdolcino.com – Mitt Dolcino – (16 Gennaio 2025) – ci dice:

 

Ad una settimana scarsa dall’inaugurazione della Presidenza USA, Trump II., le guerre coloniali terminano: pace in Israele e fine della guerra in Ucraina.

 Cosa farà Davos, che per sopravvivere necessita di guerre (anche per eliminare “mangiatori inutili”)?

Tutti i media di Davos parlano oggi della dottrina Monroe, sul coinvolgimento USA nel mondo.

Ma nessuno parla della dottrina Roosevelt, quella della decolonizzazione dei poteri coloniali storici europei.

Il più grande risultato della WWII fu smontare i poteri coloniali europei: disintegrata la Germania, Londra e Parigi (l’entente cordiale) fu disinnescata, così Londra perse l’India e fu costretta al Commonwealth, una fregatura di lungo termine per l’Impero.

Parigi pensò di uscirne indenne, invece perse l’Indocina ed il Vietnam, di fatto.

Ma aveva comunque l’Africa del franco CFA, mantenuta fino al 2020.

Ora zero, nada, nitsch.

80 anni dopo il 1945 i poteri coloniali europei, Davos, sono in ginocchio.

Grazie a Trump, continuatore della politica descritta dal figlio Elliott Roosevelt, nel suo libro in cui spiegava “come” stava accanto a suo padre Presidente.

Oggi la guerra in Ucraina, guerra europea per le risorse, termina: nessuna risorsa a Parigi, Londra, Berlino.

Risorse oil ed idrocarburi in genere invece garantite alla fedele, si fa per dire, Italia (giustamente opportunista).

Dunque l’Ucraina resta russa, punto, fine della guerra (ma l’Europa sempre coloniale necessitava della guerra per le risorse ucraine: ed ora che fa?)

E la guerra in Israele e dintorni?

Fermata anche quella, sappiate che tale conflitto scatenato da Davos e dal “suo” “Qatar “con la complicità di ambienti diciamo “non convenzionali”, anche “deviati” se volete, israeliani (pan- sionisti 3.0, pro II.Israele ad Odessa e dintorni, ndr.) è stata una guerra di riflesso innescata da Davos una volta che capi’ che gli USA avrebbero fatto un accordo con Mosca, non con St. Pietroburgo, settembre 2023 (…).

Trump ferma così le guerre occidentali in fieri e viene odiato dai globalisti di Davos.

Ma resta adorato dai patrioti europei, ossia il 99% della popolazione, che è CONTRO LA GUERRA!

Ma, notate bene, i giornali di Davos cercheranno di convincervi del contrario, fate attenzione!

Noi, coi fatti acquisiti dello stop alle guerre, vi lasciamo con l’immagine ufficiale della Presidenza Trump II., al titolo, fondata sulla meritocrazia e non sul sangue (che Giorgia Meloni dia seguito e quindi si allinei al metodo rapidamente, please, lasciandovi meditare sulla disgrazia di politici locali insipienti).

Per inciso, Berlino si è già allineata a Trump, la hard core Davos no:

 ossia l’entente cordiale di estrazione babilonese impazzisce di rabbia.

Attendiamo le classiche idiozie (davosiane) al seguito… Auguri.

(Mitt Dolcino).

 

 

 

 

L’architettura del controllo.

Comedochisciotte.org - Redazione CDC – (21 Gennaio 2025) – “Joshua Stylman”, brownstone.org - ci dice:

 

 

Per anni, ho pensato che la pubblicità fosse progettata per manipolare il comportamento.

 Come persona che ha studiato i meccanismi del marketing, mi consideravo un consumatore istruito, in grado di orientarsi in scelte di mercato razionali.

Quello che non capivo era come questa stessa architettura psicologica modellasse ogni aspetto del nostro paesaggio culturale.

Questa indagine è iniziata come curiosità sui legami dell’industria musicale con le agenzie di intelligence.

Si è evoluta in un esame completo di come le strutture di potere plasmano sistematicamente la coscienza pubblica.

Ciò che ho scoperto mi ha mostrato che anche le mie ipotesi più ciniche sulla cultura prodotta scalfiscono appena la superficie.

 Questa rivelazione ha modificato radicalmente non solo la mia visione del mondo, ma anche le mie relazioni con coloro che non possono o scelgono di non esaminare questi meccanismi di controllo.

Questo articolo mira a rendere visibile ciò che molti percepiscono ma non riescono ad articolare pienamente, per aiutare gli altri a vedere questi sistemi di influenza nascosti.

 Perché riconoscere la manipolazione è il primo passo per resistere.

Questa indagine si sviluppa in tre articoli:

In primo luogo, esamineremo i sistemi di controllo fondamentali stabiliti all’inizio del XX secolo.

Poi, esploreremo come questi metodi si sono evoluti attraverso la cultura popolare e i movimenti di controcultura.

Infine, vedremo come queste tecniche sono state automatizzate e perfezionate attraverso i sistemi digitali.

 

L’architettura del controllo.

Nel 2012, Facebook ha condotto un esperimento segreto su 689.000 utenti, manipolando i loro feed di notizie per studiare come i cambiamenti nei contenuti influenzassero le loro emozioni.

Questo test grezzo era solo un’anticipazione di quello che sarebbe successo.

 Entro il 2024, gli algoritmi non saranno utilizzati per modellare semplicemente ciò che proviamo, ma ciò che crediamo sia possibile pensare.

Le piattaforme di social media sono ora in grado di prevedere e modificare il comportamento in tempo reale, mentre i servizi di streaming curano automaticamente e continuamente il nostro consumo culturale e i sistemi di pagamento digitale tracciano ogni singola transazione.

Quella che era iniziata come una semplice manipolazione emotiva è diventata un controllo completo delle coscienze.

Questo potere di plasmare la percezione umana non è emerso da un giorno all’altro.

I meccanismi di controllo culturale che vediamo oggi sono stati costruiti nel corso di oltre un secolo, evolvendo dai monopoli fisici di Edison alle catene digitali invisibili di oggi.

Per capire come siamo arrivati a questo punto di controllo algoritmico della coscienza – e, cosa più importante, come resistere – dobbiamo innanzitutto tracciare le basi storiche di questi sistemi e l’architettura deliberata del controllo che li ha modellati.

La manipolazione psicologica rivelata dall’esperimento di Facebook può sembrare un fenomeno moderno, ma le sue radici risalgono ai primi tempi della comunicazione di massa.

Uno dei primi architetti del controllo culturale fu “Thomas Edison”, la cui fondazione della “Motion Picture Patents Company” nel 1908 gettò le basi per un secolo di influenza sistematica.

 

Gettare le basi.

Quando “Thomas Edison” fondò la “Motion Picture Patents Company” nel 1908, creò più di un monopolio – dimostrò come cinque meccanismi chiave potessero controllare sistematicamente l’informazione e plasmare la coscienza:

 controllo dell’infrastruttura (attrezzature per la produzione cinematografica), controllo della distribuzione (sale cinematografiche), cornice legale (brevetti), pressione finanziaria (lista nera) e definizione della legittimità (contenuti ‘autorizzati’ contro ‘non autorizzati’).

Questi stessi meccanismi si sarebbero evoluti e sarebbero ricomparsi attraverso le industrie e le epoche, diventando strumenti sempre più sofisticati per ingegnerizzare la coscienza pubblica e controllare i confini del pensiero e dell’espressione possibili.

L’ascesa del controllo istituzionale.

Mentre Edison stabiliva il controllo sui media audiovisivi, un sistema più ampio di potere istituzionale stava rapidamente prendendo forma.

L’inizio del 20° secolo sarebbe stato testimone di una convergenza senza precedenti di un controllo concentrato su più ambiti.

Quando l’azione dell’antitrust ha smantellato l’”Edison Trust” nel 1915, il controllo si è semplicemente spostato dal monopolio dei brevetti di Edison a un piccolo gruppo di studio.

Pur essendo presentata come la creazione di una concorrenza, questa “rottura” in realtà consolidò il potere in un’oligarchia di studio che potevano coordinare in modo più efficace e sovversivo il controllo dei contenuti e la comunicazione – uno schema che si sarebbe ripetuto nelle future azioni antitrust.

Mentre lo scioglimento del Trust sembrava creare concorrenza, emersero rapidamente nuove forme di controllo.

 Il “Codice di Produzione Cinematografica” (Codice Hays), istituito nel 1934, dimostrò come il panico morale potesse giustificare un controllo sistematico dei contenuti.

 Proprio come Edison aveva controllato la distribuzione dei film, il “Codice Hays” controllava ciò che poteva essere rappresentato sullo schermo, stabilendo dei modelli di manipolazione narrativa che sarebbero rimasti nell’era digitale.

Il modello di Edison per il controllo dei media audiovisivi sarebbe stato presto replicato in altri ambiti.

 Come ho descritto in ‘La fabbrica dell’informazione‘, Rockefeller ha utilizzato un modello identico nella medicina: controllo dell’infrastruttura (scuole di medicina), controllo della distribuzione (ospedali e cliniche), quadro giuridico (licenze), pressione finanziaria (finanziamenti strategici) e definizione della legittimità (medicina ‘scientifica’ contro ‘alternativa’).

 Non si trattava solo di eliminare la concorrenza, ma di controllare ciò che rappresenta la conoscenza, in quanto tale, legittima.

Non è stata una coincidenza.

 All’inizio del XX secolo si è assistito a una convergenza burocratica senza precedenti, in quanto domini precedentemente separati – medicina, media, istruzione, finanza, intrattenimento e ricerca scientifica – hanno iniziato a operare con un notevole coordinamento.

 I muri tra istituzioni pubbliche, industria privata e agenzie governative sono diventati sempre più permeabili.

Le principali fondazioni hanno svolto un ruolo cruciale in questa convergenza.

Le Fondazioni Rockefeller e Ford, pur presentandosi come organizzazioni filantropiche, hanno plasmato efficacemente le priorità della ricerca accademica e le metodologie delle scienze sociali.

Attraverso la concessione di sovvenzioni strategiche e il sostegno istituzionale, hanno contribuito a stabilire e gestire i modelli consentiti per la comprensione della società stessa.

Determinando quali ricerche venivano finanziate e quali idee ricevevano il sostegno istituzionale, queste fondazioni sono diventate i potenti guardiani della conoscenza accettata, estendendo il modello medico di Rockefeller alla sfera intellettuale più ampia.

Questo allineamento amministrativo senza precedenti rappresentava molto più che un coordinamento: stabiliva sistemi interconnessi per il controllo della realtà fisica e della coscienza pubblica.

 

Dal controllo dei media audiovisivi da parte di Edison alla definizione della conoscenza medica da parte di Rockefeller, fino al controllo monetario della Federal Reserve, ogni tassello ha contribuito a un’architettura completa di controllo sociale.

Ciò che ha reso questo sistema così sottilmente pervasivo è stato il suo confezionamento magistrale:

ogni eliminazione della propria autonomia è stata presentata come un progresso, ogni restrizione come una protezione, ogni forma di controllo come una convenienza.

 Il pubblico non solo accettava, ma abbracciava con entusiasmo questi cambiamenti, non riconoscendo mai che le sue scelte, le sue convinzioni e la sua stessa comprensione della realtà venivano accuratamente modificate dalle istituzioni di cui si fidava.

Il potere di questo sistema convergente è stato dimostrato per la prima volta in scala nel rimodellare profondamente il ruolo globale dell’America.

La narrativa dell” isolazionismo’ americano è emersa come uno dei fattori più influenti della coscienza pubblica.

Mentre l’America aveva da tempo proiettato il suo potere attraverso le reti bancarie, l’espansione aziendale e la diplomazia dei cannoni, questa realtà è stata gradualmente riformulata e astutamente commercializzata a un pubblico ignaro.

Stabilendo una narrazione del ritiro americano dagli affari mondiali, i sostenitori dell’intervento militare potevano posizionarsi come modernizzatori riluttanti che guidavano una nazione esitante verso la responsabilità globale.

L’acquisizione simultanea di importanti giornali da parte di J.P. Morgan, che controllava il 25% dei giornali americani entro il 1917, contribuì a stabilire questo quadro narrativo.

Non si trattava solo di profitto, ma anche di stabilire il meccanismo di gestione della coscienza pubblica in preparazione dei conflitti futuri desiderati dalla classe dirigente.

Negli anni ’50, l’Operazione Mocking bird formalizzò questa influenza, in quanto la CIA infiltrò sistematicamente le principali organizzazioni mediatiche.

 Il programma ha dimostrato quanto le agenzie di intelligence abbiano compreso la necessità di plasmare la popolazione attraverso canali apparentemente indipendenti.

Basandosi sui metodi perfezionati durante gli sforzi di propaganda in tempo di guerra, le tecniche di Mockingbird avrebbero influenzato tutto, dalla copertura delle notizie alla programmazione dell’intrattenimento, stabilendo modelli per la manipolazione delle informazioni che continuano ad evolversi oggi.

Ciò che l’Operazione Mockingbird ottenne grazie a redattori umani e a storie inventate, le piattaforme di oggi lo realizzano automaticamente attraverso algoritmi di moderazione dei contenuti e sistemi di segnalazione e raccomandazione.

Gli stessi principi di controllo della narrazione persistono, ma gli intermediari umani sono stati sostituiti da sistemi automatizzati che operano a velocità mozzafiato su scala globale.

Questo nesso media-intelligence è stato esemplificato da” William S. Paley”, che ha trasformato la CBS da una piccola rete radiofonica in un impero radiotelevisivo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, “Paley” ha servito come supervisore dell’”Office of War Information “(OWI) nel Mar Mediterraneo, prima di diventare capo della radio nella “Psychological Warfare Division” dell’OWI.

 La sua esperienza di guerra nelle operazioni psicologiche ha influenzato direttamente la strategia di programmazione postbellica della CBS, dove l’intrattenimento è servito come veicolo di ingegneria sociale.

Sotto la guida di” Paley”, la CBS divenne nota come la ‘Rete Tiffany’, mescolando magistralmente l’intrattenimento con le sottili tecniche di manipolazione perfezionate durante il suo lavoro di guerra psicologica.

Questa fusione di intrattenimento e controllo sociale sarebbe diventata il modello delle operazioni mediatiche moderne.

Questo meccanismo di influenza di massa si sarebbe adattato alle tecnologie emergenti.

Negli anni ’50, lo “scandalo Payola” rivelò come le case discografiche modellavano la coscienza pubblica attraverso un’esposizione controllata.

 Presentata come una controversia sulle tangenti dei DJ, la “payola” rappresentava in realtà un sistema evoluto per modellare il gusto popolare.

Le aziende che controllavano questi canali culturali mantenevano profondi legami istituzionali – la “CBS Records” di “Paley” continuava i suoi rapporti con gli appaltatori militari, mentre il ruolo della RCA nel plasmare la cultura di massa risaliva alla sua formazione del 1919 come monopolio di comunicazione coordinato dalla Marina.

Creata per mantenere il controllo nazionale delle comunicazioni strategiche, l’espansione di RCA nella radiodiffusione, nei dischi e nell’elettronica di consumo ha conservato questi legami fondamentali con le reti militari e di intelligence. Questi metodi di controllo culturale non si sono sviluppati in modo isolato, ma facevano parte di un sistema più ampio di ingegneria sociale che si espanse in modo drammatico durante i periodi di conflitto globale.

Mentre gli storici trattano tipicamente le Guerre Mondiali come conflitti distinti, esse sono meglio comprese come fasi di una continua espansione dei meccanismi di controllo sociale.

L’infrastruttura e i metodi sviluppati tra questi conflitti rivelano questa continuità: le guerre hanno fornito sia la giustificazione che il terreno di prova per sistemi sempre più sofisticati di manipolazione psicologica di massa.

Le installazioni militari come la “Stazione Aeronautica “di Lookout Mountain a Laurel Canyon non erano solo basi, ma anche centri per operazioni di guerra psicologica, perfettamente posizionati vicino al cuore dell’industria dell’intrattenimento.

Solo Lookout Mountain produsse oltre 19.000 film classificati, mantenendo collegamenti di alto livello con la produzione di Hollywood.

Nel 1943, questo sistema era così ben consolidato che l’Ufficio dei Servizi Strategici (OSS) delineò esplicitamente la sua strategia in un documento ora declassificato. La loro valutazione era inequivocabile:

le immagini in movimento rappresentavano ‘un mezzo istruttivo senza pari’ e ‘una forza brevettata nella formazione dell’atteggiamento’ che poteva ‘stimolare o inibire l’azione’.

Il documento affermava inoltre che gli Stati Uniti dovevano ‘sfruttare le potenzialità del cinema come arma di guerra psicologica’.

Non si trattava solo di controllare le informazioni, ma di alterare radicalmente il modo in cui le persone comprendevano e vivevano la realtà stessa.

Mentre Edison e Rockefeller stavano creando sistemi di controllo fisico in America, l’industria dell’intrattenimento era già stata integrata nelle operazioni di intelligence.

Questo schema risale agli albori dell’industria:

 si dice che “Harry Houdini” abbia collaborato con l’intelligence britannica durante la Prima Guerra Mondiale, usando le sue esibizioni come copertura per raccogliere informazioni nelle enclave tedesche.

 

Dai film di Charlie Chaplin analizzati per il potenziale propagandistico alle campagne di “Mary Pickford” per i titoli di guerra, che hanno creato un precedente per la comunicazione delle celebrità, la Prima Guerra Mondiale ha segnato la nascita di un coordinamento sistematico tra Hollywood e le agenzie di intelligence.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, questi legami furono formalizzati attraverso l’OSS, evolvendosi nell’odierno Ufficio di Collegamento con l’Intrattenimento, attraverso il quale agenzie come il Dipartimento della Difesa modellano attivamente le narrazioni cinematografiche a tema militare desiderate.

 

Scolpire la coscienza delle masse.

Mentre le industrie americane perfezionavano il controllo delle infrastrutture fisiche e dell’intrattenimento, l’intelligence britannica stava sviluppando qualcosa di ancora più fondamentale: i metodi per controllare la coscienza stessa. Comprendendo che il controllo territoriale era temporaneo, ma che il potere di plasmare le credenze, i desideri e le visioni del mondo poteva essere permanente, le loro innovazioni avrebbero trasformato l’ingegneria sociale per sempre.

Nel 1914, istituirono quella che iniziò come un’entità dal nome innocuo, ‘Wellington House’, che si sarebbe evoluta in iterazioni burocratiche sempre più audaci – il ‘Dipartimento dell’Informazione’ e infine il ‘Ministero dell’Informazione‘, dal nome esplicitamente orwelliano.

Attraverso questa organizzazione, hanno reso sistematica la manipolazione psicologica di massa basata su nuovi principi:

l’influenza indiretta attraverso voci fidate funziona meglio della propaganda diretta, la risonanza emotiva conta più dei fatti, le persone si fidano della condivisione tra pari rispetto all’autorità.

Questi principi psicologici sarebbero diventati gli algoritmi fondamentali delle piattaforme di social media un secolo dopo.

Queste intuizioni non sono svanite con il tempo, ma si sono evolute. Quando Facebook conduce test A/B sul contagio emotivo o gli algoritmi dei social media promuovono la condivisione peer-to-peer rispetto alle fonti istituzionali, stanno mettendo in pratica i principi psicologici di Tavistock in tempo reale.

Questo lavoro si è evoluto attraverso il curare i soldati con shock da bombardamento presso la “Clinica Tavistock” (poi Istituto Tavistock), dove il Dr. John Rawlings Rees e i suoi colleghi scoprirono come il trauma psicologico potesse essere usato per rimodellare non solo la coscienza individuale, ma interi sistemi sociali.

Attraverso lo studio sistematico del trauma e della psicologia di gruppo, svilupparono metodi per modellare non solo ciò che le persone potevano vedere, ma anche il modo in cui avrebbero interpretato la realtà stessa.

Il lavoro dell’Istituto ha rivelato come la vulnerabilità psicologica possa essere utilizzata per rimodellare il comportamento individuale e di gruppo – intuizioni che si sarebbero rivelate preziose man mano che i meccanismi di influenza si sarebbero evoluti dalla censura palese alla sottile manipolazione della percezione.

Sebbene sia largamente sconosciuto al pubblico, il “Tavistock” sarebbe diventato una delle organizzazioni più influenti nel plasmare i moderni metodi di controllo sociale.

Sebbene la maggior parte delle persone oggi conosca il Tavistock solo attraverso le recenti controversie sulle cure di accettazione del genere, l’influenza dell’istituto si estende a generazioni addietro, plasmando le narrazioni culturali e le trasformazioni sociali sin dalla sua nascita.

Il loro lavoro attuale non rappresenta un’anomalia, ma una continuazione della sua missione di lunga data di rimodellare la coscienza umana.

L’ex ufficiale dell’intelligence MI6 “John Coleman”, nel suo lavoro fondamentale “The Tavistock Institute of Human Relations”, ha fornito una visione dall’interno delle sue operazioni.

Più recentemente, ricercatori come “Daniel Estulin”, “Courtenay Turner” e “Jay Dyer” hanno esaminato ulteriormente il suo profondo impatto.

Il risultato più raffinato dell’Istituto è stato quello di trasformare le teorie psicologiche in strumenti pratici di ingegneria culturale, in particolare attraverso la musica popolare e la cultura giovanile.

 Inserendo i loro principi in tendenze culturali apparentemente spontanee, hanno creato un modello di programmazione sociale invisibile ai destinatari.

Questi metodi sarebbero stati testati prima di tutto attraverso la musica.

Il programma di diplomazia jazz del Dipartimento di Stato degli anni ’50-’60 ha rivelato come i centri di potere abbiano compreso il potenziale della musica per la progettazione culturale.

Mentre “Louis Armstrong” e “Dizzy Gillespie” andavano in tournée come ‘ambasciatori del jazz’, un’altra potente influenza stava plasmando la scena jazz dall’interno.

La Baronessa Pannonica de Koenigswarter – nata nella dinastia bancaria Rothschild – divenne una mecenate cruciale di artisti bebop come Thelonious Monk e Charlie Parker, che sarebbero morti entrambi in casa sua a distanza di anni.

Sebbene la sua passione per il jazz potesse essere genuina, il suo profondo coinvolgimento nella scena coincise con l’epoca in cui il Dipartimento di Stato americano e la CIA utilizzavano attivamente il jazz come strumento di diplomazia culturale.

Questo patrocinio, intenzionale o meno, prefigurava un modello di coinvolgimento dell’aristocrazia bancaria europea in movimenti musicali presumibilmente rivoluzionari.

Nel mio prossimo articolo, esploreremo la fase successiva del controllo delle coscienze, che operava attraverso la cultura stessa.

 I primi esperimenti nel jazz si sarebbero evoluti in un programma invisibile e sistematico di ingegneria culturale.

Le istituzioni avrebbero progettato e innescato movimenti culturali che apparivano organici e, così facendo, gli organi di governo avrebbero plasmato non solo ciò che le persone pensavano, ma il loro intero sistema di comprensione di tutto e di più.

(Joshua Stylman, brownstone.org).

 

 

 

 

Gli USA vogliono comprarsi la Groenlandia:

 i repubblicani portano alla Camera

il ‘Make Greenland Great Again Act’.

Comedonchisciotte.org - Redazione CDC - Rt.com – (14 Gennaio 2025) – ci dice:

Gli alleati di Trump preparano una proposta di legge per permettergli di acquistare la Groenlandia.

Gli alleati repubblicani del Presidente eletto Donald Trump alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti hanno presentato un progetto di legge che mira ad autorizzare i negoziati per l’acquisto della Groenlandia dalla Danimarca.

Il leader pro-indipendenza dell’isola ha detto di essere “pronto a parlare”, dopo che Trump ha rifiutato di escludere un’acquisizione militare.

La proposta di legge, presentata lunedì dal Rappresentante “Andy Ogles” e sostenuta da dieci co-sponsor, consentirebbe a Trump di iniziare i colloqui con la Danimarca immediatamente dopo il suo insediamento.

“Il Congresso autorizza il Presidente, a partire dalle 12.01 ora solare orientale del 20 gennaio 2025, a cercare di avviare negoziati con il Regno di Danimarca per l’acquisto della Groenlandia”, si legge nel disegno di legge.

 

La proposta fa seguito al ripetuto interesse di Trump a rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti, definendola una “necessità assoluta” per la sicurezza nazionale e rifiutando di escludere l’uso di pressioni militari o economiche per raggiungere questo obiettivo.

 “Non si sa nemmeno se la Danimarca abbia un diritto legale sulla [Groenlandia], ma se ce l’ha, dovrebbe rinunciarvi perché ne abbiamo bisogno”, ha detto Trump la scorsa settimana.

Il Primo Ministro della Groenlandia, “Mute Egede”, ha ribadito la scorsa settimana l’ambizione dell’isola di ottenere l’indipendenza dalla Danimarca, sottolineando che il popolo groenlandese non vuole essere né danese né americano.

Allo stesso tempo, “Egede” ha espresso la disponibilità a “parlare” con Trump, riconoscendo che il suo rifiuto di escludere l’uso della forza per acquisire la Groenlandia è “serio”.

La Groenlandia è l’isola più grande del mondo, situata tra gli oceani Atlantico e Artico.

Dall’inizio del XIX secolo agli anni ’50, è stato un territorio sotto il pieno controllo della Danimarca.

 Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu occupata dagli Stati Uniti dopo che la Danimarca era stata presa dalla Germania nazista.

Attualmente, l’isola ospita una base militare statunitense e l’infrastruttura di un sistema di allarme preventivo per i missili balistici.

L’isola è diventata sempre più autonoma e nel 1979 le è stata concessa l’autonomia nazionale, ottenendo infine il diritto di dichiarare l’indipendenza nel 2009, se un referendum dovesse passare.

 “Il desiderio di indipendenza, il desiderio di essere a casa propria, è probabilmente compreso da tutte le persone del mondo”, ha sottolineato “Egede”, aggiungendo che un voto di indipendenza ‘arriverà presto’.

 

La Groenlandia ospita meno di 57.000 persone ed è coperta per l’80% da ghiacci, ma è ricca di depositi di oro, argento, rame e uranio e si ritiene che abbia vaste riserve di petrolio nelle sue acque territoriali.

Secondo un recente sondaggio della società di ricerca statunitense “Patriot Polling”, circa il 57% della popolazione della Groenlandia sostiene la proposta di Trump.

Il sondaggio ha coinvolto 416 intervistati ed è stato condotto all’inizio di questo mese, mentre Donald Trump Jr, il figlio del Presidente eletto, stava visitando l’isola per una “gita privata di un giorno”.

(rt.com/news/610834-make-greenland-great-again).

 

 

 

 

LA “CIVIL WAR” AMERICANA

SBARCHERÀ IN EUROPA E IN ITALIA.

Comedonchisciotte.org - Konrad Nobile – (17 gennaio 2025) – redazione - ci dice:

 

RIFLESSIONI E PREVISIONI SUL NOSTRO PANORAMA POLITICO.

 

In quest’inizio del 2025 mi lancio, sbilanciandomi forse un po’ troppo, nella condivisione di alcune mie riflessioni e previsioni per l’anno che si è appena aperto.

Sono una persona normale, non un esperto, un “professionista dell’informazione”, un veggente o che so io.

 Badate dunque bene dal prendere le mie previsioni troppo seriamente e consideratele per ciò che sono in realtà:

pensieri, chiacchiere, forse pure farneticazioni.

In ogni modo, e da qui parto con la mia rassegna/analisi, penso sia un sentimento diffuso e condiviso lo stupore per certi voltafaccia avvenuti nelle ultime settimane.

Un primo pensiero va alla sorprendente metamorfosi di Zuckerberg, entrato con il nuovo anno in una fase di eclissi che, stando alla sua apparizione al podcast di” Joe Rogan”, l’ha portato addirittura ad assumere un aspetto umano.

 Come se questo non fosse già di per sé una notizia eclatante, durante l’intervista Mark ha pure dichiarato apertamente di aver ricevuto forti pressioni dal governo americano per censurare notizie sugli effetti collaterali dei vaccini Covid.

 Più o meno negli stessi giorni “Meta” ha fatto sapere che porrà fine, almeno negli USA, alla censura e alla presenza dei c.d. “fact checker”.

Tutte cose che, francamente, fino a qualche settimane fa non mi sarei mai aspettato.

Questa fulminea ed opportunistica virata filo-MAGA di Meta/Zuckerberg è però indicativa di un fenomeno ben più ampio ed importante.

 Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 hanno infatti destato sorpresa anche gli annunci dell’abbandono delle “politiche woke”, negli Stati Uniti chiamate “DEI” (Diversity, Equity and Inclusion), da parte di numerose grandi compagnie americane, come per esempio McDonald’s, Boeing, Walmart e Ford.

Degli ultimi giorni è anche la notizia della fuga dei colossi della finanza globale, da Morgan Stanley fino a BlackRock (la potentissima Vanguard se n’era uscita già due anni fa), dalla Net Zero Banking Alliance, chiamata anche “alleanza sul clima”.

 

La leva Trump agisce evidentemente ancor prima del reinsediamento di Donald alla Casa Bianca.

 Nel giro di qualche settimana, settori non indifferenti dell’economia americana (e quindi globale) hanno cestinato politiche e sforzi pluriennali, maturati sotto la guida delle centrali Dem ora ridimensionate.

Una vera botta alla cultura woke e alle politiche di transizione ecologica, marchi di fabbrica dell’ala progressista che da anni punta al nuovo capitalismo green e della fluidità.

La relativa e apparente facilità con cui importanti fondi d’investimento, banche e multinazionali hanno voltato pagina rivela però, a mio avviso, che tali elementi (transizione verde, fanatismo inclusivo, cancel culture, teorie gender, in una certa misura forse pure l’immigrazionismo più spinto) siano per una parte del potere profondo alla fin fine potenzialmente sacrificabili e, tutto sommato, accessori nell’agenda del grande potere globale, alias grande capitale.

Forse la perpetuazione e riproduzione del sistema economico e di potere può essere garantita altrimenti?

La via da seguire per mandare avanti la baracca capitalista, che danza sopra una bomba pronta ad esplodere (la grande crisi sistemica), può anche essere un’altra?

Staremo a vedere.

 Certo è che, qualora si fosse deciso che la crisi del capitale  debba essere risolta “classicamente”, ovvero con la guerra, può tornare utile sia arrestare la crociata contro Co2 e industria pesante, che porre fine alla devirilizzazione di una popolazione infiacchita (e inebetita) da anni di teorie gender, politicamente corretto e dogmi sull’inclusività.

Se guerra deve essere c’è bisogno di ferro, cannoni e uomini, non di pannelli fotovoltaici, snack vegani e “checche rivoluzionarie”.

Intanto il clima della vigilia del secondo mandato di Trump si riverbera anche sull’Europa e sull’Italia, lasciando intravedere alcuni dei prossimi sviluppi.

Nel belpaese, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni continuatrice delle politiche del suo predecessore Mario Draghi e sempre in condiscendente sintonia con l’amministrazione Dem di Biden, ora fiuta il cambio di aria e, come da tradizione italiana, sale sul carro del (per ora) vincitore.

Lo slittamento di Meloni in direzione Trump, cosa per altro abbastanza coerente con il suo formale posizionamento politico, si è palesato nelle recenti visite della premier a Mar a Lago e nella sua ormai stranota vicinanza ad Elon Musk.

The Donald pare aver apprezzato e, oltre ad aver aiutato il nostro Presidente del Consiglio a sciogliere il nodo rappresentato dal “caso Cecilia Sala”, collegato con un arresto di un cittadino iraniano avvenuto in Italia per conto degli Usa, ora pare vedere in Giorgia un ottimo interlocutore ed un alleato nel panorama europeo, tant’è che si vocifera sul fatto che possa essere lei il primo premier ad incontrare Trump nel giorno dell’insediamento.

La Giorgia che fino a ieri, con gentilezza, stringeva sorridente e amichevolmente la mano al buon vecchio Joe Biden, senza dissentire su alcunché della sua linea di governo, ma anzi recependone in toto tutti gli ordini, ora va d’amore e d’accordo con la sua controparte che dal 20 gennaio gli prenderà il posto.

Che l’aria sia cambiata lo dimostra anche la stoccata di una settimana fa della premier su “George Soros”, roba normale ai vecchi tempi di FDI all’opposizione ma, fino ad ora, ben più rara e improbabile da una Meloni di governo.

Questo corteggiamento tra la guida di Fratelli D’Italia e il leader repubblicano non è passato inosservato alla dirigenza democratica (e quindi ai settori di potere profondo che vi stanno dietro), ed è significativo che, a pochi giorni dalla fine del suo mandato, Joe Biden sarebbe dovuto venire proprio in Italia ad interloquire con tutte le massime cariche locali, in primis Jorge Bergoglio e il Presidente della Repubblica Mattarella.

Questo sopralluogo di fine mandato, con il probabile fine di sondare il terreno e impartire gli ordini alle fidate diramazioni locali dell’ala Dem (esemplifico usando questo termine), è stato alla fine annullato a causa dell’emergenza degli incendi in California, ma rimane comunque emblematico e lascia presagire che l’Italia sarà un terreno di scontro per quelle fazioni, in guerra tra loro, che hanno già spaccato l’America.

D’altronde, il nostro Paese è ultimamente tenuto parecchio sott’occhio dai padroni d’oltreoceano, che non intendono più lasciargli distrattamente troppi spazi di manovra, dove certe tendenze ed ambiguità di parte della locale borghesia nazionale possono degenerare in tresche scomode e smacchi internazionali (per gli USA s’intende):

 a Washington non dimenticano l’adesione italiana del 2019 alla Via della Seta (revocata dall’attuale governo) ed i mezzi militari russi che scorazzavano liberamente, in ricognizione d’intelligence, per le strade italiane nella primavera del 2020.

La colonia Italia deve essere saldamente americana, e di conseguenza le fazioni del potere americano faranno di tutto per portarla dalla loro rispettiva parte.

Che negli apparati di Stato italiani ci sia una spaccatura, eco di quello che accade nel cuore dell’Impero, e segno che le simpatie dell’attuale governo non siano corali all’interno dell’alta burocrazia nazionale lo testimonia anche il recente caso della dimissione di “Elisabetta Belloni,” capo del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), ovvero l’ente che coordina i due organi di intelligence italiani, l’AISI e l’AISE.

 

 L’Elisabetta Belloni, si è dimessa dalla direzione generale del Dis.

La dimissione dell’alta funzionaria, nominata ai vertici dei servizi da Mario Draghi, apre numerosi interrogativi e rivela, oltre a delle dicerie su eventuali mire ad incarichi nelle istituzioni europee e a rivalità con Tajani in vista di una possibile candidatura nel 2029 alla Presidenza della Repubblica , anche dissapori interni con i vertici dell’AISE (il servizio segreto per gli esteri), questi ultimi in apparente maggiore sintonia con l’attuale governo.

Ma l’Italia non sarà la sola ad essere terreno di scontro.

 La nuova “guerra civile” americana, ovvero quella spaccatura tra centri di potere statunitensi, che ai “piani bassi” si manifesta nel braccio di ferro tra MAGA/Trumpiani e Democratici, per ora non combattuto con le armi, contagerà tutto il Vecchio Continente, dove allo stato attuale i vertici dell’UE e i governi dei principali Stati europei (Regno Unito, Francia e Germania) sono tutti una roccaforte della fazione democratica.

È molto probabile che l’Europa diventi un campo da Risiko, dove si fronteggeranno due gruppi rivali (in modo ben più marcato rispetto al passato), dalla composizione mutevole:

da un lato vertici dell’Unione Europea ed i Paesi in mano alle bande ultraeuropeiste, Dem e progressiste (in base agli attuali esecutivi, in testa ci staranno Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) dall’altro, quello dei Paesi con governi filo trumpiani, “di destra”, più o meno definibili come sovranisti (Ungheria, Slovacchia, Italia…), testa di ponte del governo repubblicano americano in Europa.

 La popolazione verrà trascinata in questo scontro e si farà sempre più accesa la divisione sui grandi temi “caldi”, in primis quello dell’immigrazione.

Ogni elezione e cambio di governo diventerà uno scontro feroce, ogni Paese in bilico verrà strattonato e conteso, conquistato o tenuto con qualsiasi mezzo.

Il caso dell’annullamento delle elezioni rumene fa scuola, e già c’è chi minaccia di applicare lo stesso modello in Germania, qualora l’Afd, ossia lo spauracchio (che flirta con Musk) accusato ridicolmente di essere “l’estrema destra”, prenda troppi voti.

Prepariamoci quindi ad una nuova stagione di retorica antifascista e ad una nuova ondata di paranoici allarmi su “ritorno del fascismo”, “emergenza democratica”, “avanzata dell’estrema destra”, eccetera, eccetera.

 

La sbandieratissima serie televisiva “M”, tratta da un libro del leggendario “Scurati” (colui che scriveva a Draghi con le lacrime agli occhi, implorandogli di non lasciare il governo), è solo un simpatico antipasto.

Gran parte dei partiti e dei movimenti dell’area sinistra, tentacoli della fazione Democrat nel nostro territorio, già si sfregano le mani.

D’altronde “gridare al fascista” è ciò che, da sempre, la sinistra sa fare meglio.

Reti televisive, giornalisti, “artisti”, intellettuali e benpensanti, ovvero caste in gran parte legate a questo schieramento, se non direttamente alla “Open Society” (il legame indiretto in ogni modo è certo), sbraiteranno schiumando per denunciare le nefandezze dell’amministrazione Trump, del nostro governo e degli altri affini, nonché per lanciare i loro allarmi sul ritorno delle camice nere.

Anche vecchi e desueti vocaboli potrebbero venire ripristinati per l’occasione, ed ecco che, per i sinistrati da salotto con Trump l’America tornerà magicamente ad essere “imperialista” (ovviamente non lo sarebbe con una Clinton, un Obama o una Harris, almeno per i sinistri più moderati e di sistema).

Scontata è la crociata mediatica, già iniziata, contro elementi come Elon Musk (personaggio avvolto in deliri che vanno dai chip cerebrali alle colonie su Marte), questo reo di essere passato dall’altra parte della barricata (quando stava dalla parte dei Dem ed era amicone di Al Gore, e della sua ONG “The Climate Reality Project”, nessuno aveva nulla da contestargli, anzi lo si lodava come un genio) e ora dipinto come il riccone cattivo, nemico del popolo, che vuole influenzare la politica a suo piacimento.

La fazione Dem prepara così la sua risposta, pronta a mettere nel mirino le emanazioni della parte avversaria.

Alla scia antifascista tracciata dai “pezzi grossi” si accoderanno – nella maggior parte dei casi credendo sinceramente di fare cosa giusta – i vari movimenti e gruppetti della sinistra extraparlamentare, accompagnati dalla gran parte dei centri sociali, che penso non mancheranno di rispolverare il vecchio cabaret delle manifestazioni più dure.

Le ultime manifestazioni legate alla morte di “Ramy” potrebbero anch’esse essere una piccola anticipazione di questo processo.

Sul fatto in questione mi sono chiesto come mai i filmati dell’inseguimento, disponibili già a novembre, siano iniziati a circolare, trasmessi da tutti i telegiornali e su tutte le piattaforme, solo ora.

Se il fatto andava insabbiato, perché far trapelare i filmati? Se andava denunciato, e magari strumentalizzato, perché non farle trapelare subito?

A queste domande ovviamente, non posso dare una risposta seria, posso solo speculare e nutrire il sospetto o che dietro, in certi ambienti, ci sia la volontà di dare addosso al governo strumentalizzando pure questa vicenda, o che la stessa fazione filogovernativa abbia riesumato i filmati ora, proprio alla vigilia della ripresa della valutazione delle Commissioni del Senato per l’approvazione del DDL 1660, per far scattare la risposta “antagonista”, utile pretesto per giustificare e spingere questo nefasto disegno di legge, presentato anche come a favore “delle nostre povere forze dell’ordine minacciate e sotto assedio (SIC!)”.

 Ma queste sono solo illazioni.

Un altro ritorno sarà verosimilmente quello dei sindacati, che ruggiranno con rinnovata veemenza contro il “governo fascista Meloni”.

L’obiettivo sarà infastidire il più possibile l’attuale esecutivo, sulla via di quello che succede già ora nel settore dei trasporti, dove l’attuale serie di scioperi del fine settimana è evidentemente finalizzata a colpire la misera figura di Salvini.

Ciò non toglie, sia ben chiaro, che motivazioni reali per cui scioperare non ci siano, così come che questo governo non debba essere contestato, anzi!

Il punto è che le realtà, almeno quelle più grosse (a cui finiscono per accodarsi con sincerità le più piccole), che guidano l’assalto e il j’accuse al governo non sono né genuine né in buona fede.

Crisi economica e carovita (e guerra e militarizzazione!) si fanno veramente sentire, e rispondere a tutto questo è doveroso per la classe lavoratrice, a patto però di sviluppare una linea autonoma senza diventare oggetto di strumentalizzazione.

Se però la retorica antifascista è e sarà strumentale nel gioco delle parti, una vera stretta in senso autoritario e liberticida c’è e ci sarà veramente, a livello globale, a prescindere dalla fazione al potere, sia essa di “destra” piuttosto che di “sinistra”.

Ora, da noi, è la destra che promuove il DDL 1660 e introduce le zone rosse – misure repressive che sono da rispedire veramente al mittente – sfruttando il problema del degrado sociale e della c.d. “emergenza sicurezza” (problema che in ogni modo ha basi concrete e reali, che non possono essere ignorate), ma un domani un’eventuale sinistra di governo continuerà sulla stessa strada con il pretesto di altre ed ulteriori emergenze (a mero titolo d’esempio: “emergenza estrema destra”, “sanitaria”, “climatica”, “ingerenze russe”, “fake news”, “guerra” ecc.).

A beneficiarne sono gli apparati repressivi statali, quindi i vari “portatori d’interesse” che vi stanno dietro.

Non si tratterà di “fascismo”, inteso nella sua forma classica, quanto piuttosto di una blindatura democratica, dove le istituzioni e gli apparati democratici rimarranno al loro posto, dove de iure tutto sarà come prima, secondo costituzione.

 La stretta avverrà nei fatti, seguita anche da una apposita legislazione, e verrà fatta passare (verosimilmente con il gradimento della massa) adducendo all’emergenza del momento, partendo da problemi e fatti reali ma strumentalizzandoli.

Questa stretta, appunto applicata attraverso il rodato paradigma della sicurezza, torna utile a gestire il clima di guerra globale – che a mio avviso non sarà placato dal nuovo governo americano (come qualcuno si illude) – di spaccatura sociale e a prepararsi al contenimento di eventuali temute manifestazioni di reale rabbia e opposizione popolare, per quanto la popolazione appaia ora irretita nella rassegnazione ed in uno stato di zombificazione.

Per quanto la popolazione italiana (e non solo, il discorso è analogo ad altre realtà europee) sia attualmente in uno stato di totale soggezione ed impotenza, piatta di fronte alla decadenza ed inerme all’avanzare della crisi, il timore da parte dei vertici del potere di perderne il controllo è una costante.

Da qui, il desiderio di controllarne ogni passo che si materializza in un securitarismo parossistico ed asfissiante, reso possibile dalle innovazioni digitali e tecnologiche.

Ma questo non basta.

Per quanto riguarda l’equilibrio del “sistema Italia”, al netto del contesto internazionale, esso si è basato sul teatrino delle parti, su quei contenitori politici capaci di incanalare il malcontento.

Prima c’era il giochino del Berlusconi Vs. sinistra, finito quel bipolarismo ecco che hanno fatto la loro comparsa la Lega in salsa nazionale, i 5 Stelle e, sebbene con meno appeal rispetto ai precedenti, il partito della Meloni opportunamente tenuto in disparte dal governo d’unità nazionale Draghi.

Il fatto che praticamente un italiano su due non vada a votare è però un segnale d’allarme per il sistema, un indice che questo teatro è esausto.

 Per rilanciarlo servono nuovi gusci credibili e appetibili, dei rifugi per quei cittadini senza dimora politica, e quindi ora privi di una guida certa e sicura che li possa contenere.

Alcuni tentativi come l’accoppiata Rizzo-Alemanno non hanno avuto fortuna, si è capito che è roba che non può funzionare (mia interpretazione).

L’arresto dell’ex sindaco di Roma, avvenuto la sera di Capodanno, chiude la faccenda.

Le probabili soluzioni, in costruzione nel cantiere del sistema, potrebbero vedere un lancio, a destra, di un Vannacci e della “sua” creatura politica, e a sinistra, magari sostenuta dall’operato di un Travaglio sempre più presente sulla scena mediatica, di una qualche nuova formazione che si dia la veste di una sinistra meno woke e più “sociale” e “antisistema”, dove magari infilare personaggi tipo un “Di Battista”, tenuto opportunamente da tempo in panchina per non compromettersi troppo ed essere spendibile all’occorrenza.

Staremo a vedere che accadrà, come già scritto le mie sono solo illazioni e previsioni che potrebbero essere completamente smentite dai fatti.

Molto, se non tutto, dipenderà dallo scenario internazionale e dai fronti di guerra attualmente aperti, Ucraina e Medio Oriente (la tregua firmata in Palestina non credo chiuda assolutamente la faccenda), a cui si somma lo scontro intestino tra fazioni di potere dell’occidente collettivo, di cui ho trattato.

Ciò che è veramente auspicabile in questo scenario, è la nascita di una ampia ed organizzata realtà autonoma, capace di agire ed intervenire politicamente senza farsi strumento di nessuna di queste ingannevoli parti. Dei piccoli esempi positivi in tal senso, su scala locale, ci sono anche.

La mia speranza è che la gente non cada in massa nelle solite trappole del sistema, ma che trovi invece nuova energia, forza, nuove forme e nuove vie di organizzazione e di azione, se non addirittura un nuovo modo di vivere e di stare al mondo, che si discosti dalla decadente miseria, spirituale prima che materiale, che dilaga e che ci corrompe.

Tuttavia, non ne faccio mistero, in questo periodo sono pervaso da una certa disillusione e da un certo sconforto, e quindi non mi aspetto nulla di buono.

Chissà quali sorprese ci riserverà questo 2025.

Allacciamo le cinture e incrociamo le dita!

(Konrad Nobile).

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