Il comunismo è una ideologia che ha prodotto fame e morte.

 

Il comunismo è una ideologia che ha prodotto fame e morte.

 

 

 

LA TRAGEDIA DEL COMUNISMO.

Opinione.it - Renato Cristin – (25 febbraio 2025) – Redazione – ci dice:

 

La tragedia del comunismo.

Nel primo anniversario della drammatica e oscura morte di “Aleksej Navalny” nel carcere di massima sicurezza di Chart.

 

La storia europea è punteggiata, addirittura intrisa di feroci guerre, di sanguinosi conflitti, di immani tragedie.

Guerra significa morti. Molte guerre, molti morti; e i caduti nel corso di tutte queste guerre sono probabilmente incalcolabili.

 Limitandoci alle due guerre mondiali, che hanno avuto l’Europa come epicentro e come principale teatro, arriviamo a circa 100 milioni di morti.

 

Ebbene, 100 milioni di morti sono stati causati anche da un’altra grande tragedia, che non viene rubricata come guerra ma che ha devastato, in misura maggiore o minore a seconda delle aree, l’intero mondo, sotto la forma di regimi dittatoriali accomunati da un denominatore chiamato ideologia comunista.

Il disastro causato da questa ideologia non è stato dunque esclusivamente europeo, ma certamente in Europa, a prescindere dal numero effettivo di vittime sul suo suolo, il comunismo ha prodotto una tragedia particolarmente eclatante.

 

Di esso, come regime e come ideologia, è noto ormai pressoché tutto, dal punto di vista storiografico e da quello politico.

La bibliografia è vastissima.

Cito un testo per tutti: “il Libro nero del comunismo”, curato nel 1997 da “Stéphane Courtois” e che, detto per inciso, è stato tradotto in italiano grazie alla sensibilità politica di “Silvio Berlusconi”.

Ciò nonostante, ci sono ancora drammatiche lacune da colmare, misfatti ancora occultati o misconosciuti, episodi oscuri e verità ancora da ripristinare.

 

Sono trascorsi poco più di cent’anni dalla rivoluzione bolscevica, eppure le sciagure, le tragedie, i massacri causati da quella origine sono stati (e ancora sono) di tale portata che, secondo il metro e il senso dello sviluppo storico, sembra che siano trascorsi svariati secoli.

 E al tempo stesso sembra ieri, quando ha iniziato a manifestarsi a livello statale quel virus germinato fin dalla metà del XIX secolo a partire dalle teorie di Marx e dai movimenti rivoluzionari ad esse ispirati.

In quanto regime totalitario, il comunismo va associato, pur nelle differenze, al nazionalsocialismo.

Entrambi hanno prodotto devastazioni indicibili e massacri immani.

Quando si parla di tragedia europea, il primo pensiero va, giustamente, alla “Shoah”, allo sterminio della popolazione ebraica, al genocidio perpetrato dalla follia nazista;

ma tragedia europea è stato anche il gigantesco crimine collettivo commesso dal comunismo.

Stabilita e affermata l’unicità della Shoah, comunismo e nazismo sono entrambi infernali macchine di morte, di eliminazione fisica e di annullamento psichico degli individui, e rappresentano i due volti del totalitarismo novecentesco.

 

Fra parentesi:

c’è anche un terzo totalitarismo, l’islam radicale, che è vivo e minaccioso, e che conta su un bacino di affiliati più vasto e, in quanto fondato su una religione, ancor più fidelizzato di quello già ampio del comunismo.

Come scrisse “Courtois”, «il comunismo è stato il fenomeno fondamentale del Novecento, perché si trova proprio al centro dello scenario storico.

Preesisteva al fascismo e al nazismo ed è sopravvissuto a essi, colpendo i quattro grandi continenti».

Dilagando, e trascinando con sé, nel disastro, interi popoli.

 

Il comunismo però non è sepolto sotto alle macerie del Muro di Berlino, ma continua ad agitarsi in ogni direzione.

Non è morto, né come ideologia né come forma di Stato, sia pure diversa rispetto al passato (come si vede oggi in Cina, Cuba, Venezuela, come pure in Russia, che è un regime sostanzialmente neo-sovietico),

ma la propaganda della sinistra occidentale vorrebbe indurci a credere che invece sia davvero finito.

Vivo e morto al tempo stesso?

Questo equivoco è prodotto e viene alimentato dai centri operativi di quella stessa ideologia, attivando un doppio movimento, quasi dialettico, con il quale stringere come in un cappio la coscienza politica, soprattutto quella del mondo occidentale: morto sarebbe il sistema sovietico (il socialismo reale), viva invece sarebbe l’idea, che prima o poi dovrebbe trovare una realizzazione adeguata corrispondente alla bontà, si fa per dire, dei suoi obiettivi.

 

Così, pur sconfitto dall’Occidente liberaldemocratico, il comunismo resta un nemico attivo da affrontare con determinazione.

In tal senso, si osservano alcuni segni di un orientamento, sia pure ancora flebile, di condanna.

 L’Unione Europea – al netto di tutte le sue malefatte legislative, di tutte le sue sciagurate iniziative di integrazione forzata dei popoli e di tutte le critiche che giustamente vanno indirizzate alla sua struttura burocratica che come un buco nero di antimateria disintegra le energie vitali dei popoli europei (con sguardo esperto e penetrante, Vladimir Bukowski colse inquietanti ed effettive analogie fra la burocrazia di Bruxelles e quella del Cremlino) –, nonostante tutto ciò, l’Unione Europea ha il merito – parziale e ancora insufficiente, ma incamminato sulla buona strada – di aver quanto meno denunciato l’essenza criminale del comunismo.

Dopo tanto tempo e tanti sforzi, nel 2019 il Parlamento Europeo ha infatti votato una risoluzione di condanna dei regimi totalitari con la quale nazismo e comunismo vengono equiparati in quanto regimi totalitari.

Oggi, la risoluzione del Parlamento europeo del 22 gennaio di quest’anno sulla «disinformazione e falsificazione della storia da parte della Russia per giustificare la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina» fa un passo avanti rispetto alla risoluzione del 2019, perché fornisce anche un supporto normativo operativo:

il divieto di esporre i simboli dei due totalitarismi, cioè svastica e falce e martello.

 

Sembra poca cosa, ma in realtà è un significativo risultato culturale e politico, perché questo divieto, che per altro è già in vigore negli Stati Baltici, può costituire la base per far emergere il senso distopico del comunismo e contrastarne le insorgenze nella società, fino a farne risaltare il profilo che si nasconde anche fra i torbidi gestori della burocrazia di Bruxelles.

 

C’è sempre bisogno infatti di un lavoro educativo a largo raggio, perché – nonostante i massacri, i genocidi compiuti sotto le insegne della falce e martello – gran parte della sinistra europea continua a derubricare tutto ciò come effetti collaterali del tentativo di instaurare una società egualitaria, e continua a praticare il medesimo inganno ideologico adattandolo a una realtà storico-sociale molto diversa.

Non facciamoci ingannare dai sinistri mascherati da buonisti, dai burocrati camuffati da filantropi, dai progressisti che si fingono liberali.

 Timeo Danaroso, e vanno temuti proprio perché recano doni.

 

Sullo sfondo di tutti i regimi comunisti c’è il drammatico tema dell’odio che essi hanno sempre scatenato contro la religione e contro il cattolicesimo in particolare. La loro tesi è:

se il comunismo dev’essere oggetto di fede, non può essere tollerato alcun altro credo religioso.

Da qui le persecuzioni contro gli ecclesiastici e contro chiunque professasse pubblicamente la fede cristiana (mentre l’ortodossia russa era parzialmente accettata perché era diventata conciliante e talvolta perfino connivente con il potere sovietico).

 Da qui la repressione, fino all’uccisione, nei confronti di ecclesiastici e laici, accomunati nella testimonianza della fede.

Impossibile farne l’elenco, ma doveroso ricordarne il sacrificio.

Ne scelgo uno per tutti:

Jerzy Popiełuszko, il cappellano di Solidarnosc assassinato a Varsavia dalla polizia politica nel 1984, quando era primo ministro il generale Jaruzelski.

Questa era la «Chiesa del silenzio», tra i cui martiri si inscrivono i tre sacerdoti oggi commemorati.

 E ridotta al silenzio sarebbe stata la Chiesa anche in Occidente, se quell’ideologia avesse preso il potere, come dimostra, per esempio, l’uccisione di circa settemila sacerdoti spagnoli da parte delle brigate anarco-comuniste durante la guerra civile o, in terre italiane e limitrofe, le centinaia di esponenti del clero assassinati dai comunisti prima e dopo la fine della seconda guerra mondiale.

 

Oggi in Occidente la religione cristiana continua ad essere sotto il medesimo attacco, sia pure non così sanguinario.

 Vediamo ancora marxisti coerenti con la loro sempiterna lotta alla religione, ma si tratta di forme residuali, perché il marxismo è entrato nel cristianesimo e quest’ultimo, uscito da sé stesso, utilizza teorie riconducibili al marxismo.

Vediamo cattolici laicisti, progressisti anticattolici, sinistri anti-identitari e perciò anticristiani (e antisionisti ovvero antiebraici, e su questo punto si saldano con la pseudo destra filo-russa).

Vediamo fanatici europeisti antireligiosi e soprattutto anticristiani:

 la mancata menzione delle radici ebraico-cristiane dell’Europa non è solo una macchia incancellabile sull’Unione Europea ma anche un palanchino per scardinare la coscienza religiosa tradizionale dei popoli europei.

 Qui si mostra l’ottusità delle istituzioni di Bruxelles, che vedono nella religione un ostacolo alla loro idea di integrazione forzata:

 è vero che lo spirito religioso cristiano contrasta (ed è bene che sia così) con la laicizzazione burocratista, ma è anche vero che questo spirito, se adeguatamente valorizzato, potrebbe fornire un apporto fondamentale per l’armonizzazione dei popoli e degli Stati dell’Unione europea, a vantaggio di tutti.

Ma purtroppo gli europeisti ottusi non lo possono capire.

 

Con l’islam le istituzioni europee hanno un rapporto diverso, di tipo più pragmatico, dettato da convenienze più che da convinzioni, e munifico di concessioni di ogni tipo.

 Premessa per l’instaurazione di “Eurabia”?

Forse, e quindi occorrerà impegnarsi a fondo per evitarla, così come è necessario impedire l’avvento di “Eurasia”, che gli strateghi politici e culturali del Cremlino auspicano, dicendo Eurasia ma pensando “Eurasia.”

Lo stolido laicismo radicale dell’Unione Europea è il riflesso di una altrettanto insipiente concezione dei rapporti con le identità dei vari popoli, rapporti basati esclusivamente sull’imposizione normativa e sulla gestione burocratica, dannose non solo a quelle identità particolari ma anche controproducenti, perché stanno causando danni alla stabilità della stessa Unione Europea.

Per chi lavorano dunque questi sedicenti europeisti, se la loro azione sta affossando l’Unione Europea?

 

Ecco che si comprende allora il senso della critica talvolta radicale ma sempre precisa che alcuni leader politici – e penso in primo luogo alla Presidente del Consiglio “Giorgia Meloni” – esercitano con determinazione e, mi auguro, con sempre maggiore successo, nei confronti delle istituzioni di Bruxelles.

E della premier Meloni va anche valorizzato il costante impegno, ideale e concreto, a contrastare l’ideologia comunista in tutte le sue forme e a difesa delle vittime di quella ideologia.

 

Ora, fra i vari aspetti caratteristici del comunismo – tra i quali la lotta, anzi l’odio contro la proprietà privata è forse il più noto –, evidenzierò qui tre che sono emblematici della configurazione teorica e dell’architettura pragmatica della galassia comunista:

la pratica onnipervasiva della menzogna, il controllo sistematico e l’uso della disinformazione.

 

1) La pratica della menzogna viene esercitata non solo come modo di informazione istituzionale ma anche come forma di esistenza delle persone e delle loro strutture organizzate.

 La falsità generalizzata è uno dei caratteri primari della vita nei regimi comunisti, ed è una necessità politica, sociale e perfino antropologica, perché il comunismo ha potuto e può realizzarsi solo nascondendo e mistificando non soltanto la terrificante realtà dei suoi regimi ma anche la sua orribile ideologia.

 Sulla menzogna si è retta la dittatura sovietica, su di essa continuano a sostenersi i regimi comunisti attuali e tutti i movimenti che in varia forma discendono dal marxismo-leninismo o che di esso sono varianti progressiste, postmoderne, politicamente corrette o come le si voglia chiamare.

 

Come annotò “Boris Lovarine” nel 1937, «essendo l’elemento naturale per i bolscevichi di tutte le sfumature, mentire non è più mentire, è fare politica».

La menzogna finisce non solo per assumere i tratti della normalità, ma pure per trasformarsi in un carattere antropologico essenziale:

 l’homo “sovieticus” è un homo “mendacem”, altrimenti non solo non sarebbe sovietico ma non sarebbe nemmeno uomo.

Se non diventa sovietico, egli è un “Untermensch”, come lo è l’ebreo per i nazionalsocialisti.

 

Nei regimi comunisti la menzogna viene praticata in combinazione con il terrore, e lo stesso avviene – sebbene in forma non così appariscente – negli attuali movimenti della sinistra, le cui tesi e le cui parole d’ordine vengono diffuse mediante il terrorismo psicologico o, come ha spiegato “Richard Millet”, il «terrorismo letterario» o culturale.

Il terrore è la principale conseguenza della menzogna.

 

Per capire quanto la menzogna fosse penetrata in profondità nella mente sovietica, basti ricordare le parole di “Solgenitsin”:

«la menzogna generalizzata, imposta, obbligatoria, è l’aspetto più orrendo della vita delle persone nel nostro paese».

Ma il regime pretendeva che l’orrore fosse a tal punto nascosto da apparire come il suo opposto: splendore.

Si voleva raggiungere quello stadio in cui la menzogna fosse vista come verità: se tutti mentono, nessuno mente.

 Qui la logica viene sconvolta nelle fondamenta, il modus “ponens “e il modus “tollens” cortocircuitano, perché è vero che tutti mentono, ma è falso che nessuno mente.

 

È dunque fino all’assurdo che l’ideologia comunista è arrivata, fino al punto in cui la menzogna viene spacciata per verità:

 assumendo e distorcendo la proposizione di Hegel secondo cui «il tutto è il vero», gli ideologi del bolscevismo potevano sostenere che nel socialismo realizzato nessuno mente, perché essendo parte di esso in quanto totalità, tutti non possono che essere nella verità, perché appunto il tutto è il vero.

Povera dialettica hegeliana, stravolta in modo abominevole.

Premessa teorica del totalitarismo, che non tutti i marxisti occidentali però accettavano:

«il tutto è il falso», afferma infatti il marxista critico “Theodor Adorno,” che pur da marxista respinge il totalitarismo sovietico.

 

La menzogna è non solo l’opposto della verità, ma è anche la negazione della “parresia”, del parlare con chiarezza e onestà, cioè di quell’antico pilastro della cultura politica greca che consiste nel dire la verità, perché solo la verità – come avrebbe successivamente e definitivamente insegnato Cristo – rende liberi gli uomini;

solo la verità permette il confronto politico;

solo la verità permette il dispiegamento della democrazia, solo nella verità si dispiega la libertà.

Ed è proprio la libertà, individuale e collettiva, che il sovietismo (e il comunismo di ogni epoca) vuole sopprimere.

 

Eretta a sistema – politico, istituzionale, culturale e mentale –, la menzogna diventa assoluta e quindi agli occhi di chi vive in quel sistema finisce per scomparire.

Ma per chi, in quel medesimo sistema, la vede e la denuncia, si apre la via dell’inferno.

Ecco che compaiono (e scompaiono nel gulag) i dissidenti.

Elenco lunghissimo, liste infinite, infinito dolore:

 itinerarium mentis et corporis in Gulag.

 

Cambiano i tempi ma la sostanza, pur camuffata diversamente, resta identica: dall’Unione Sovietica alla Russia attuale;

da Mao a Castro, da Chávez a Putin, dal movimento del ‘68 ai movimenti terzomondisti, fino al progetto totalitario del politicamente corretto.

 E poiché quella essenza è, appunto, menzognera, dev’essere appunto dissimulata, affinché la falsità non venga riconosciuta e, pian piano, venga percepita come verità.

La menzogna riesce così a piegare la realtà ai suoi scopi.

Se infatti, secondo la frase attribuita a Goebbels, una bugia ripetuta cento, mille, un milione di volte, diventerà una verità, replicare mille volte la struttura sociale basata su quella falsa verità produrrà – letteralmente – una realtà.

 

Come scrisse Orwell:

«se tutti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera».

Una volta dunque introiettata la menzogna, è difficile estirparla ed è facile controllare gli individui, perché essi la credono una verità.

Ben lo sapeva Bukowski, che per non voler credere a quella falsa verità subì anni di internamento, comminati allo scopo di curarne la dissidenza politica diagnosticata come devianza mentale:

l’ospedale psichiatrico era dunque il luogo adatto per detenere coloro che non riuscivano ad apprezzare il paradiso comunista e che, di conseguenza, non potevano essere altro che pazzi.

 

Il comunismo viene annunciato come il paradiso in terra, e i suoi cantori spacciano per utopia una distopia;

 spacciano per società buona e giusta una società malvagia e ingiusta.

Questo è uno dei punti ideologici centrali che vanno smascherati:

 il comunismo non è buono nemmeno nella sua forma ideale.

 

2) Per proteggere la loro ciclopica menzogna, i vari regimi – ieri e oggi – devono tutti reggersi sul controllo.

 Il regime controllava gli spostamenti delle persone, anche orientandoli verso determinate mete;

possedeva i mezzi di informazione, plasmando l’opinione pubblica; vigilava sui rapporti interpersonali e familiari;

tentava di controllare perfino le menti degli individui.

Per un migliore risultato in questa vasta azione di sorveglianza, veniva incentivata la delazione, come ha magistralmente descritto “Florian Henckel von Donnersmarck” nel film “Le vite degli altri”.

Così il controllo passa da azione verticale ad attività orizzontale, sgravando i nuclei centrali di sorveglianza e trasformando i controllati in controllori, che non vigilano però sul potere bensì sui loro pari, sui loro concittadini, vicini di casa, parenti.

Applicazione scientifico-sociale della teoria.

Così il potere consegue il massimo risultato con il minimo sforzo, utilizzando i sudditi come sorveglianti.

Tutti controllori, e perciò necessariamente delatori.

E tutto confluisce nei centri di raccolta delle informazioni, dai quali si dirama poi il sistema giudiziario e quello carcerario:

 la delazione denuncia il dissidente, che viene condannato dal tribunale (del popolo ovviamente) e poi spedito nel gulag o nel carcere più o meno duro.

Il Gulag è il simbolo più atroce dell’universo carcerario comunista. Il Gulag è il Golem sovietico, il mostro che sgretola l’essere umano.

Come scrive Barlaam Salamoi a Boris Pasternak l’8 gennaio 1956, quattro anni dopo essere stato scarcerato dal gulag siberiano della Kolyma, «il fatto fondamentale è la corruzione della mente e del cuore, quando l’enorme maggioranza delle persone si persuade di giorno in giorno, in modo sempre più netto, che si può vivere senza carne, senza zucchero, senza vestiti, senza scarpe, ma anche senza onore, senza coscienza, senza amore, senza dovere».

Questo è il Gulag – versione sovietica del Lager nazista –: luogo di sterminio dello spirito oltre che del corpo.

 

Il controllo doveva essere totale; controllo a tutti i costi. Analogamente a quanto accade con la menzogna, il regime voleva arrivare a un rovesciamento dialettico della realtà: tutti controllati, nessuno controllato.

 Ennesima falsità.

La realtà piegata all’ideologia.

 

Se non sottostare alla menzogna, all’epoca dell’Unione Sovietica conduceva diritti all’inferno del gulag o alla fucilazione, oggi, nella Russia putiniana, gli oppositori vengono spediti al carcere duro e in molti casi portati alla morte, come è accaduto ad Aleksej Navalny, stroncato nella colonia carceraria artica n. 3 esattamente un anno fa.

 Il gulag in quanto tale è stato dismesso, ma i suoi surrogati funzionano a pieno regime, con una leggera variazione nella formula di condanna: la vecchia “antisovetskaja agitacija”, la propaganda antisovietica, è oggi trasformata in «propaganda antinazionale».

 Un esempio:

nel marzo 2023 Vladimir Kara-Murra è stato condannato a venticinque anni di carcere con la seguente motivazione:

«alto tradimento e reati di natura politica per aver contestato l’invasione dell’Ucraina», ed è stato poi scarcerato nell’agosto 2024 solo grazie a un accordo per uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti.

 

Insomma, i meccanismi del potere sono rimasti identici: un tempo si reggevano su ideologia marxista-leninista e burocrazia, oggi su burocrazia e una nuova ideologia (l’eurasianismo, elaborato in particolare da Aleksandr Dugin, che mescola nazionalismo russo, messianismo antiliberale e bolscevismo, il tutto in funzione dichiaratamente antieuropea e antioccidentale), ma con la medesima tecnica.

A saldare le due epoche sono le strutture degli onnipotenti servizi segreti, invariati nella forma e nella sostanza:

il KGB prima, l’FSB oggi.

Continuità, dunque.

Perché, come spiega ancora Bukowski, «la nostra tragedia nazionale è che non c’è stata una chiara sconfitta del sistema comunista, nessun processo stile Norimberga per i suoi crimini, nessuna purificazione.

L’Occidente si è affrettato a celebrare la fine della Guerra Fredda e la vittoria della democrazia nei paesi dell’ex cortina di ferro, ma la vecchia nomenklatura comunista è rimasta al potere a tutti i livelli, anche se sotto altro nome».

 

Nel mondo occidentale, individuare i segnali del controllo serve a svelare la presenza di questa pervicace ideologia.

Per fare solo un esempio di grande impatto, ne abbiamo visto le tracce nella sciagurata gestione politico-sanitaria della pandemia da Covid.

Il virus cinese e comunista (cinese per la sua origine, comunista perché prodotto e diffuso con l’avallo del Partito comunista cinese, che controlla qualsiasi attività di alto livello di sicurezza e che stabilisce se e come impiegarne i prodotti, in questo caso SARS-CoV-2), quel virus ha trovato un ambiente politico-ideologico recettivo nell’Occidente liberaldemocratico, che lo ha gestito in modo illiberale come in Cina.

Al virus microbico si è aggiunto il virus ideologico.

Il primo si insinua nell’organismo fisico, il secondo infetta le menti, quelle già pronte ad accoglierlo o inclini alla tirannide.

Tempesta perfetta. Comunismo realizzato. Liberalismo annichilito.

Per fortuna – e anche per la posizione ferma di alcune forze politiche (non posso non menzionare ancora Giorgia Meloni, che si è sempre opposta al diluvio di obblighi vaccinali e di lasciapassare sanitari da cui siamo stati sommersi, e che ha voluto la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia) –, per fortuna dicevo, il test pandemico comunista non ha avuto seguito (pur avendo lasciato dietro a sé migliaia di morti e danni colossali), ma il liberalismo è sempre sotto attacco.

 

3) La menzogna viene alimentata dalla disinformazione, che si insinua fra le pieghe della società e invade i cervelli delle persone, e che a sua volta è indispensabile per mantenere e rafforzare il controllo. Dinamica circolare, circuito chiuso. 

 

La “dezinformatjia sovietica” si è sempre congegnata, fin dagli anni Venti, con due azioni congiunte:

per un verso mascherare la realtà dell’inumano sistema sovietico tessendo le lodi del magnifico mondo comunista;

per un altro verso e parallelamente diffamare il sistema liberal-capitalista descrivendolo come un mondo decadente, degenerato, destinato a soccombere dinanzi alla forza vitale dello Stato bolscevico. Ed entrambe le azioni erano rivolte sia all’interno sia all’esterno del blocco sovietico.

 

All’interno occorreva, da un lato, nascondere la realtà miserevole ammantandola di fasti futuri, correlandola all’obiettivo finale che giustifica non solo la miseria ma anche i massacri;

e dall’altro lato occorreva distorcere la realtà occidentale affinché i sudditi non ne vedessero gli aspetti positivi. All’esterno il doppio movimento era identico nella motivazione ma diverso nell’attuazione, perché doveva trovare le chiavi adatte per entrare nella mente di popolazioni – quelle dei paesi occidentali – molto diverse dai russi per storia e abitudini.

 

Oggi avviene la stessa cosa: magnificare il mondo russo e infangare quello occidentale.

Certo, è vero che l’Occidente è in crisi e il suo spirito è sofferente, è vero che sta subendo drammatiche distorsioni di alcuni dei suoi princìpi tradizionali, è vero che i nemici interni (progressisti, marxisti, fanatici del wokeism, terzomondisti, anti-atlantisti e filo putiniani) lo stanno erodendo affiancandosi così ai nemici esterni, ma è irricevibile che a denunciare e cavalcare questa crisi sia quel sistema di corruzione suprema dello spirito che è l’attuale sistema russo.

È grottesco che il patriarca Kirill, ex agente del KGB, possa impartirci lezioni di morale o di religiosità.

Non vengano a raccontarcela.

Questo è l’impero fondato sulla menzogna e sulla disinformazione, oggi come allora.

Il ricorso ai capisaldi della tradizione russa viene mescolato con alcune parole d’ordine del socialismo:

lotta contro il fascismo e contro la decadenza del mondo occidentale; ortodossia religiosa coniugata a quella difesa della patria che cela il nazionalismo russo e abbandona l’internazionalismo.

 

Certo, come affermava “Lord Acton,” «il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto», e ciò vale per tutte le epoche e per tutte le civiltà.

Questa massima, che per realismo politico eguaglia la straordinaria lucidità di Machiavelli, reca in sé un monito: è necessario che il potere non sia mai assoluto e che, perciò, contenga e ammetta il pluralismo. E proprio in ciò consiste la differenza fra totalitarismo e liberalismo.

 

Questa è stata la principale differenza fra il mondo occidentale e la dittatura comunista (e ovviamente anche nazista), e questa continua ad essere la differenza tra l’Occidente e la Russia putiniana, della cui attività di disinformazione così riferisce “Stéphane Courtois”:

«è sfruttando reti di propaganda e di disinformazione in tutto il mondo che [la Russia di Putin] tenta di minare dall’interno l’unità occidentale, se non addirittura di innescarvi la guerra civile».

E continua:

«questa propaganda mutua alcune modalità della sua antenata sovietica, ma ha una propria originalità ed è molto più capillare da quando ha abbandonato i suoi tratti ideologici specifici. È composta da tre elementi: destabilizzazione, confusione e minimizzazione».

 

Tutto come un tempo:

mentire, minimizzare e metabolizzare.

Si racconta che nel 1935 il direttore della fabbrica di trattori a Celjabinsk avesse riferito a Stalin che più di un milione di persone erano morte di fame negli Urali, nella regione al di là del Volga nella Siberia occidentale.

 E fu in quella circostanza che Stalin avrebbe pronunciato la famigerata frase «un morto è una tragedia, un milione di morti sono statistica».

 In questa espressione troviamo tutto il significato del modo in cui il comunismo si rapporta agli assassinii di massa:

relativizzazione, minimizzazione, cinismo assoluto.

Infatti, se una morte è una tragedia e un milione è statistica, cento milioni di persone uccise sarebbero archivio, un fatto meramente burocratico, nemmeno più politico.

 

Tutto come un tempo:

 i dissidenti vengono silenziati o fatti sparire.

Come “Anna Politkovskaja,” la quale scrisse: «non eravamo dove credevamo di essere arrivati plaudendo a Gorbačëv e scendendo in piazza con Eltsin, ma a metà strada tra Stalin e Brežnev.

Il nostro cammino va a ritroso: dalla stagnazione di Brežnev verso lo Stalin a cui “tutto è permesso”». 

 

Non dimentichiamo, come constatò amaramente “Plinio Correa de Oliveira”, che il comunismo «è la più terribile macchina di perdizione e falsificazione che il demonio abbia generato nel corso della storia», e quindi esercitiamo il ricordo per impedirne il ritorno, e al tempo stesso attiviamoci per smascherarne le metamorfosi.

La grande tragedia storica del comunismo infatti può ripetersi, ma non secondo la formula marxiana – la prima volta come tragedia e la seconda come farsa –, bensì nella forma della catastrofe, di un abisso pronto a inghiottire l’Occidente.

 

 

 

 

 

MAI PIÙ COMUNISMI.

Sandrodiremigio.com – (17 - gennaio -2026) – Alessandro Cochi – Redazione – ci dice:

 

Uscire dal comunismo è come guarire da una nevrosi.

 (Ignazio Silone - cofondatore nel 1921 del PCI, membro del Cominform sovietico - "Uscita di Sicurezza ")

Fame, morte, schiavitù, crimini, terrore, repressione:

"il fallimento di un'utopia in un secolo di storia nel mondo."

(Alessandro Cochi).

 

Karl Marx - Il comunismo.

Nel 1848 Marx ed Engels, pubblicando il "manifesto comunista" avevano introdotto una svolta ideologica.

Per loro la pace non rappresentava più un valore in sé, ma era subordinata ad un concetto di progresso che ammetteva e anzi sanzionava la violenza come strumento: la dittatura del proletariato.

 Prima di loro avevano sostenuto più o meno confusamente questa dottrina dai tratti totalitari e antireligiosi, “Babeuf “(la terra non è di nessuno, i frutti sono di tutti) e rappresentanti del socialismo utopistico, anarchici quali Owen, Fourier, Louis Blanc, Proudhon, Bakunin, Cabet...

Il nemico di classe si affronta in qualsiasi modo, ancor meglio con la violenza, che così facendo viene definita rivoluzionaria, che deve mirare alla soppressione delle stesse classi sociali, ad un organizzazione economica e sociale fondata sulla proprietà collettiva dei beni e servizi di produzione, alla negazione della differenza tra lavoro manuale e quello intellettuale, ad annullare la differenza sostanziale tra città e campagna, alla negazione dello Stato stesso, una volta avvenuto il passaggio dal socialismo a comunismo.

Uomo impalato dai comunisti.

La vita quotidiana viene militarizzata in ogni suo momento e in ogni sua forma. Manifesto che sosteneva l'utopia, con tanto di premessa e pretesa dalle errate prognosi scientifiche, della società capitalista e delle sue contraddizioni.

Il pensiero che un individuo potesse vivere secondo le sue capacità e i suoi bisogni, dove al posto dello Stato subentrasse un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno fosse la condizione del libero sviluppo di tutti.

Ma nessuna rivoluzione comunista ha mai esaudito, neanche in misura approssimativa, quel primordiale sogno dell'uomo di realizzare un paradiso terrestre, alleggerito dai pesi del Mondo.

Quel che è rimasto, è un dogma che ha preteso di assumere la funzione della morale e della religione, mentre il partito unico e "padrone" che deve rappresentare tutto e tutti, si arroga l'autorità di una Chiesa, i cui capi hanno sempre posseduto l'unica chiave che apre le porte al progresso umano, l'unica verità politica ed economica, spirituale e morale.

La forte ideologizzazione porta alla religione politica, voluta dalle élite, per una completa adesione e totale dedizione, sotto forma di credo come nel culto delle religioni.

Si insegna a scuola e nei posti di lavoro, si rende omaggio al mausoleo di Lenin nella Piazza Rossa a Mosca, ad ogni famiglia russa ormai completamente sovietizzata vengono distribuite statuette di Stalin da adorare.

Così anni più tardi nella fase di inasprimento terroristico, per il culto della personalità di Mao negli anni della "rivoluzione culturale" e della "rivoluzione permanente" in Cina.

Comunismo in Cina.

Tornando alla grande madre Russia, ben 5 i milioni di morti per la carestia che coincise con il primo anno della Nep (nuova politica economica, più gradualista e moderata…) voluta da Lenin.

Ma alla sua morte, la nep fu oltraggiata dai piani dell'"uomo d'acciaio" Stalin, salito prepotentemente alla guida dei bolscevichi, che con la pianificazione e la collettivizzazione delle terre, attraverso i piani quinquennali portasse l'Urss a divenire rapidamente una potenza industriale pesante, soprattutto per l'armamento.

Poco importa delle rinunce sul piano dei consumi di massa.

Violente misure di repressione e di terrore, compreso il sistematico ricorso alla pratica delle deportazioni e relativa confisca delle terre, permisero la formazione di 230 mila aziende collettive al posto dei 26 milioni di piccole aziende individuali precedenti.

Il fautore del socialismo in un solo Paese, ovviamente il suo, riuscì ad espellere ed emarginare il suo rivale interno Trotzkij, già a capo dell'Armata Rossa, che in quanto ad applicare ogni forma di violenza aveva davvero poco da imparare.

Vittime del comunismo in Cambogia.

Trotzkij infatti, amava sostenere che " la rivoluzione richiede alla classe rivoluzionaria che essa raggiunga il proprio fine con tutti i mezzi a disposizione e, se necessario, con una insurrezione armata; se occorre con il terrorismo."

 Iniziò così la sistematica eliminazione di ogni forza alternativa alla sua:

liquidò fisicamente, in tutta fretta i "nemici del popolo", che fino a pochi giorni prima avevano rappresentato la vecchia guardia della rivoluzione di ottobre del 1917.

Le mitiche purghe staliniane, coordinate dal boia “Berija”, che alla morte del generalissimo georgiano, sarà premiato con il ministero degli Interni.

 Terrore, processi farsa, nessuna prova ma umilianti confessioni estorte con la tortura in sentenze prefabbricate.

Il carnefice Mao Tse Tung.

Anziani rivoluzionari, dirigenti della prima ora, scomodi testimoni, quadri dell'industria di stato, ufficiali dell'Armata Rossa, milioni di semplici cittadini con le loro famiglie, in prevalenza contadine, e anche vittime di religione ebraica, molto invisi al dittatore, così come i molti sacerdoti, spediti nei gulag non perché colpevoli, ma perché divenuti superflui.

Non c'era posto per le loro chiese, per questo bruciate, il loro Dio abolito e cancellato dalla rivoluzione che avrebbe visto un nuovo regno, mai esistito fino a prima, quello dell'uomo libero.

Come durante la guerra civile spagnola con l'uccisione di oltre 7000 religiosi, tra cui anche suore e vescovi da parte degli anarco-comunisti, con innumerevoli distruzioni di edifici religiosi, nel risoluto ma vano tentativo di estirpare la religione cattolica dal suolo spagnolo.

Naturalmente l'Urss e i paesi dell'Est diedero l'esempio nella sanguinosa lotta al clero.

Chiusero tutte le chiese, misero in prigione preti, suore e perfino chierichetti condannati a morte e fucilati, o al meglio finiti ai lavori forzati nei campi d'internamento dei gulag, e nelle miniere d'uranio, indifesi dalle mille radiazioni, solo perché si possedesse una Bibbia, per 8-10- 12 anni.

Dittatore carnefice Stalin.

Percosse, timpani rotti dai pugni e dagli stivali con punte di ferro degli ufficiali, 30 e più persone chiuse in baracche di pochissimi metri, dove anche nel gelido inverno era vietato chiudere la finestra, e possibile andare al bagno, solo la mattina o la sera, 20 minuti per tutti i prigionieri insieme.

Poi molto spesso stanze degli interrogatori e delle torture, tra muri foderati per assorbire le urla, persone chiuse in delle tute, e poi colpite fino al collasso.

 Povere vittime fucilate alle spalle dal boia, dopo essere fatte entrare con l'inganno di entrare in una stanza dove chiedere la grazia.

Altre invece credute morte, si salvarono svegliandosi al cimitero o in fosse comuni cercando di rimanere nascoste fino alla caduta di Stalin.

Dittatore carnefice Stalin.

Anche l'italiano Gramsci era per "una completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume, ossia in una radicale scristianizzazione della società." Aggiungeva inoltre una profezia che si rivelò reale:

" I popolari stanno ai socialisti come Kerensky a Lenin".

"Assai pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo" affermò PioXI in una famosa Enciclica del 1937.

Regno fu, ma assoluto, di marca comunista, materialista, fatto di carri armati e missili, strutture burocratiche di ferro, un paese congelato, governato dalla mummia di Lenin, fatto di emigrazioni interne forzate, e di paura della contaminazione atomica.

(Che solo in parte avvenne alcuni anni fa a Chernobyl).

Aleksandr Solgenitzin liberato negli anni 50, ci parlerà dell'inferno dei gulag, un immenso sistema di sfruttamento del lavoro di milioni di persone, una vera orgia di schiavismo.

 "Il potere nasce dalla canna del fucile" sarà il motto che guiderà la Cina per circa 50 anni, di Mao Tse tung, uno dei fondatori del partito Comunista Cinese nato nel '21, ispirato a Marx, che prima si unirà al Partito dei Lavoratori (Kuomintang) di Sun Yat-sen e del più moderato nazionalista Chang Kai-shek, per poi combatterlo prima e dopo la fine del conflitto con il Giappone.

 Budapest.

Mao, da bravo alunno di Lenin, punta sui contadini della sua provincia, Hu nan, per poi trasferirsi verso nord (Shanxi), dove quello che sarà il "grande timoniere" della Repubblica Cinese dei "commissari del popolo" darà il via alla lunga marcia, rafforzando il legame comunista-contadino minacciato dai nazionalisti. Già molte le brutalità compiute verso il lungo tragitto, con molti profughi cacciati dalle loro terre, scampati a pesanti interrogatori e torture, e ad esecuzioni sommarie.

Fortissima la propaganda, nonostante la pressione fiscale del 35% sui contadini, la coltura e l'esportazione dell'oppio, l'indottrinamento politico fin da bambini con tanto di fucile, autocritica ed educazione forzata per i dissidenti, metodi oppressivi ancora all'oscuro di un certo occidente che guardava Mao con vivo interesse, anche per la su linea diversa da quella staliniana, ma non per questo più morbida…

Sarà il dominio del Giappone a creare le basi che costringeranno a un Fronte Unito (e provvisorio), suggerito anche dagli Stati Uniti tra Mao e Chang, visto che dal '37 fino al 39 occupavano gran parte delle città e delle coste cinesi.

Ma sarà Pearl Habor e ciò che ne conseguirà a togliere il disturbo dell'invasore, e a far riprendere i contrasti interni con fucilazioni di massa, fino alla presa di Pechino, che darà inizio ad un regime dove l'assassinio firmato con la stella rossa, diventa metodo di governo, di un popolo che contava allora 600.000 unità, e che ospiterà da allora parate militari come massima espressione di forza per la repressione del dissenso e per la conquista del potere mondiale.

La Repubblica Popolare Cinese, nascerà nell'ottobre del '49, e non sarà riconosciuta dagli Stati Uniti.

Saranno invece 2 milioni circa le persone uccise, tra cui molti reazionari, oppositori politici considerati nemici del governo popolare in soli tre anni.

Un sistema di controllo con 550.000 indiziati, 3.800.000 attivisti, 75.000 informatori, 1.200.000 uomini assoldati come polizia politica.

 Vietnam, comunismo.

Inizierà il genocidio del popolo spirituale del Tibet, con 1.200.000 morti (un tibetano su quattro).

Molti saranno internati nei campi di concentramento cinesi (laogai), impiccati, torturati, mutilati, addirittura seppelliti vivi, in acqua bollente, decapitati o crocefissi, e magari lasciati sbranare dai cani randagi.

I Buddha saranno rotti e sostituiti con grandi ritratti di Mao. Il Dalai Lama costretto all'esilio.

I comunisti si spingeranno fino in Indocina verso Saigon, creando una delle prerogative ad un altro drammatico conflitto, quello del Vietnam.

 Invece dei 5.500 missionari cattolici, ne rimarranno soltanto una decina, non di più.

 Il "grande balzo in avanti" con le sue acciaierie da cortile, lo sarà per ciò che riguarda il disprezzo dei diritti umani e civili, per le continue espropriazioni, purghe, e la riforma agraria impostata sull'odio di classe.

Tra anni di sacrifici per mille di felicità, dicevano i seguaci di Mao, interrando chi si ribellava ad uno stato di assoluta miseria.

Tra il '59 e il '61 si contano più di 30 milioni di ulteriori vittime, così come dopo la nuotata del 1965, e la rivoluzione culturale di gruppi di giovani Guardie Rosse che non risparmiavano nessuno se non le forze armate e gli scienziati dediti a esperimenti nucleari per nuove armi belliche.

Molti i perseguitati tra gli imprenditori e gli intellettuali.

Praga, comunismo.

Muore molto vecchio, nel 1976, ma lascerà quel segno (vedi la vedova con la Banda dei Quattro) che vedrà nuove drammatiche persecuzioni in Tibet (1987) e a Piazza Tienanmen verso giovani studenti che rivendicavano regole democratiche massacrati dalla polizia cinese (1989).

Questo fu il dramma a Oriente.

L'intera cintura di stati: - Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia (poi con Tito autonoma), Albania - fu trasformata in pochi anni, dal ‘45 al ‘48, con golpe, assassini politici di statisti, elezioni burla, insurrezioni armate dei traditori sempre pronti rappresentati dai Partiti Comunisti locali, in un immenso ghetto comunista, a sostanziale dominio russo-sovietico.

La metà di un intero continente, con centinaia di milioni di uomini, con intere disgraziate nazioni, divenne così - contro ogni diritto e libertà dei popoli - satellite dell'Urss.

 Nacque il Comecon (1949) o mercato comune orientale.

Nacque il Patto di Varsavia, omologo della Nato (1955).

Donna uccisa.

Nacque l'impero comunista, la guerra fredda, l'escalation degli armamenti, l'equilibrio del terrore, i deliranti piani marx-leninisti di sovversione e conquista del mondo, la trasformazione dell'intera area comunista in un gigantesco campo militare proteso al dominio planetario.

Inenarrabili o quasi sono gli episodi della vergogna comunista.

La divisione della Germania:

a est lo stato fantoccio creato sulla zona di occupazione sovietica – o più esattamente su quanto non venne direttamente inglobato da Urss e Polonia - mentre a ovest (formata dalle ex zone di occupazione americana, francese e britannica) vigeva la libertà.

Uno stato burla per il significato della sua esistenza, ma drammaticamente reale per la sua polizia segreta - immancabile nei paesi comunisti:

la famigerata Stasi.

Di cui verranno ritrovati dopo il 1989 chilometri di scaffali di archivi e milioni di schedature, per i suoi Vopos, per la frontiera costituita da centinaia di chilometri di rete elettrificata, sorvegliata da torrette con armi automaticamente attivate da cellule fotoelettriche in caso di passaggio (cioè di fuga verso l'occidente, per i suoi 16 milioni di mine - tante quante il numero dei tedeschi dell'est - poste sul confine.

Per il suo Muro di Berlino, simbolo della prigionia schiavista del comunismo, costruito da Ulbricht e Honecher a partire dal 12 agosto del 1961 e costato la vita di 588 martiri, uccisi nel tentativo di fuga dal "paradiso dell'est" durante i 28 anni della sua infame vita.

Praga.

L'invasione dell'Ungheria del 1956, quando un intero popolo nauseato dalla protervia e dalla sanguinosa stoltezza sovietica, vide schiacciato il suo sogno di libertà sotto i cingoli dei carri armati russi:

i capi della rivolta, Nagy, Maleter e tanti altri, spesso arresisi dopo formale promessa di avere salva di vita, vennero impiccati o sparirono nel nulla.

 Con la figura del grande cardinale Wyszynski e quella spregevole di Janos Kadar, carceriere del suo stesso popolo.

La repressione nell'agosto 1968 della cosiddetta " primavera di Praga", quando ancora una volta le divisioni corazzate russe sgominarono anche un pallido tentativo di "socialismo dal volto umano", esautorando Dubcek e con Breznev che lancia la teoria della "sovranità limitata", con il sacrificio del giovane Jan Palaci, che si immolò con il fuoco per protestare contro l'invasione.

Il regime del rumeno Ceausescu, altro bell'esempio di comunista delinquenziale, che con la despota moglie Elena tiranneggiò una popolazione di infelici ridotti- in era di pieno benessere per l'Europa - alla fame, con i folli piani di deportazioni di 7.000 villaggi in città falansterio costruite appositamente per spezzare la coscienza tradizionale e dominare meglio anche l'anima, oltre che i corpi.

Con le abominevoli vicende dei bambini infettati con l'Aids a scopo di studio per ordine del governo comunista, con i giganteschi palazzi del potere in mezzo alle catapecchie della povera gente, con le prove calligrafiche della scrittura di tutti i 23 milioni di abitanti per meglio controllare chi scrivesse le lettere anonime, con le macchine da scrivere proibite, con ogni telefono diventato una centrale di ascolto all'interno delle famiglie, con la folle polizia politica, la Securitate, con le torture ai dissidenti...

Piazza Tienanmen.

La vicenda di un povero paese disgraziato come l'Albania, in mano ad un pazzo satrapo comunista come Enver Hoxa, costruttore di centinaia di migliaia di bunker contro l'invasione dal mare, sterminatore di centinaia di migliaia di oppositori, creatore di un funerario comunismo albanese in salsa cinese, che ha lasciato un popolo moralmente distrutto, di cui è stata strappata con la forza la religione, cancellato il passato e precluso il futuro.

Sistematiche le purghe assassine di Enver Hoxa:

1948, fucilato Ministro dell'interno e segretario del P.C., 1954 assassinato il generale Dali Ndrev, insieme alla moglie incinta al nono mese, 1955 giustiziati 2 ministri, 1957 arrestato e fatto sparire il ministro Zia Dibra, 1959 tocca al primo ministro Tuk Jakova, torturato a morte, . .

nel 1975 gli ideologi Lubonija e Paqarami... nel 1983 altri Ministri...

La repressione di Jaruzelski in Polonia, quando un colpo di stato dei militari filosovietici polacchi nel 1980 realizzerà un'ennesima sopraffazione alle incontenibili istanze di libertà della gente, mettendo al bando l'organizzazione sindacale "Solidarnosc".

Nel 1949 Mao Tse Tung, a lungo sostenuto dai sovietici, dopo aver rivoltato la tradizionale teoria leninista (conquistare il potere dalle città per estenderlo alle campagne) si rivolse ai contadini cinesi e vinse, dopo aver - da buon comunista - ignorato il risultato delle urne che aveva decretato il successo per i partiti liberaldemocratici e nazionalisti.

E realizzando l'obiettivo di oltre 100 milioni di morti.

 Dopo di lui, Tien Namen.

Le autorità della Cina dove ogni anno si eseguono circa cinquemila condanne a morte - hanno deciso di adottare il moderno e occidentale metodo dell'esecuzione mediante iniezione legale.

Attualmente, i condannati vengono giustiziati con una revolverata alla nuca che, oltre ad essere tecnicamente obsoleta, puzza anche di terzo mondo e di comunismo.

Il vantaggio della pallottola alla nuca consiste tuttavia nel fatto che, dopo l'esecuzione, è possibile chiederne coattivamente il rimborso ai familiari dell'ammazzato:

il che, a un paio di dollari a pallottola moltiplicato per cinquemila, fa una sommetta non disprezzabile per coprire almeno parte delle spese.

Adesso i dirigenti cinesi si chiedono che cosa farsi rimborsare dai parenti.

 La guerra di Corea, quando nello stesso anno della proclamazione della Repubblica cinese, truppe nordcoreane e cinesi comuniste, invasero - dotate di armamento russo - la Corea del Sud.

Con una crisi che imperversò fino al 1953 e causò 3 milioni di morti.

Il Vietnam, con una lunghissima guerriglia sostenuta dai vietcong di Ho Chi Minh, altro comunista dell'Hotel Lux di Mosca, e di Giap contro il sud "corrotto" e dominato dai "nemici del popolo".

Quando cadde Saigon per anni e anni centinaia di migliaia di vietnamiti scapparono con le loro famiglie per mare (i "boat people").

 Solo allora gli utili idioti che in Italia per anni e anni avevano sostenuto la "lotta del popolo vietnamita contro gli americani" tacquero di vergogna.

Gulag Russi

La Cambogia di Pol Pot, quando questo sanguinario e folle comunista arrivò negli anni sessanta al potere, deportando immediatamente l'intera popolazione urbana in campagna e nelle risaie, con marce forzate ed esecuzioni, con torture e purghe, facendo morire due milioni di disgraziati su una popolazione di sette.

 In uno scenario di delirio - uno dei tanti del comunismo - i khmer rossi abbattevano i piani superiori delle case più alte, perché fossero tutte eguali; uccidevano immediatamente coloro che fossero stati a contatto con gli occidentali; coloro che erano dotati di occhiali o titoli di studio perché certamente "corrotti", spesso venivano gettati vivi nelle fornaci e le ossa carbonizzate servivano a concimare le campagne.

Il loro sogno era il comunismo "integrale e istantaneo":

Nessuna entità familiare, solo l'Anka, il partito.

I mercenari cubani in Angola, Mozambico, in mezza Africa, quando Castro, esaurite con le sue allucinazioni economiche a base di patè di marxismo i fondi dello stato, non trovò altro mezzo che vendere il sangue dei suoi sudditi a Mosca per destabilizzare il continente africano e sostenere i regimi "amici" contro la popolazione.

 Oggi si serve invece del "Turismo sessuale", spesso pedofilo, per importare valuta estera.

 Cossutta PCI.

Il dittatore etiopico Menghistu, feroce deportatore delle etnie nemiche dalle proprie terre tradizionali a territori desertici lontani da centri nevralgici.

 Folli progetti che causarono morti e fame, finanziati con i fondi della cooperazione internazionale italiana.

Anche qui prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare il razzismo del PCI, della DC e del PSI italiani che rubarono con la cooperazione sulla pelle di tanti africani, sostenendo al tempo stesso i loro feroci persecutori governativi riempendoli di armi e finanziamenti.

L'invasione - Natale del 1979 - dell'Afghanistan, un'altra bella operazione comunista, con l'invio di centinaia di migliaia di soldati sovietici, con i famigerati Spensa (reparti speciali), con l'abbattimento indiscriminato dei villaggi e delle città di un intero popolo che non voleva saperne dei gregari comunisti locali, dei Babrak Karmal e dei Najibullah, con le uccisioni di massa mediante i bombardamenti aerei, con le bombe a forma di farfalle perché fossero raccolte dai bambini afgani e - senza ucciderli - li mutilassero, perché fossero di maggior peso alle famiglie e ne prostrassero la volontà di resistenza.

Alla fine si conteranno i milioni di afgani morti e 4 milioni di profughi, ma Mosca, per la prima volta, fu fermata.

Il finanziamento e l'addestramento dei movimenti terroristici ultracomunisti in mezzo mondo:

delle BR italiane alla RAF Tedesca, dell'Esercito Rosso giapponese ai Montoneros argentini.

Fino al 13 maggio 1981, quando in un'apoteosi di delirio vi fu l'attentato al Papa, con un lungo filo rosso che da “Ali Agca” porta ai servizi segreti bulgari e - dietro questi - direttamente a Mosca.

Bene chiarire subito, senza nessun dubbio che anche in Italia c'è chi appoggiò tutto questo.

Figlio di Mattei totalmente ustionato prima di morire.

È il 1921 quando a Livorno, scissionisti socialisti del partito operaio optano per la costituzione del partito comunista sezione italiana della terza Internazionale con tanto di falce e martello.

 Il terzo articolo del programma statutario recita:

"Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza l'abbattimento violento del potere borghese."

 Il 13 luglio 1949 un decreto del Santo Uffizio dispose la scomunica nei confronti di tutti gli appartenenti al partito comunista italiano o a organizzazioni collaterali, con la condanna inesorabilmente all'inferno, cioè a non poter essere parte del progetto di salvezza di Cristo.

"Stare con Cristo o contro Cristo" affermava Pio XII.

In fondo l'Unità il giorno successivo alla morte di Stalin, il 5 marzo 1953 così scriveva:

 "Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità."

 Una delegazione di comunisti italiani guidata da Togliatti va a Mosca per assistere ai funerali.

 Il Psi invia Nenni e Lombardi.

Lo stesso Togliatti che con il nome di Ercoli iniziò i lavori del VII congresso dell'Internazionale a Mosca nel 1935 rivolgendosi così a Stalin:

" Noi ti rivolgiamo, capo armato del proletariato mondiale e di tutti gli oppressi, i nostri saluti ardenti… Giuriamo che sotto la bandiera di Marx, Engels, Lenin e Stalin condurremo la lotta fino al rovesciamento del capitalismo"

approvando il culto della persona, del pensiero e della direzione politica del dittatore e attuandolo durante la guerra civile spagnola, i massacri degli anarchici, la distruzione del partito comunista polacco, i crimini di Stalin, il periodo delle Foibe sotto il regime di Tito (non meno di 20.000 gli italiani assassinati), la repressione di Berlino, di Budapest e di Praga.

 Falce e martello - Simbolo del comunismo.

Così come uno degli ultimi discorsi dello stesso Togliatti nel campo dei pionieri di Artec, dopo una delle tante doverose soste a Mosca.

"Le nostre lingue sono diverse, ma identici sono i nostri cuori. Voi e noi ci battiamo per gli stessi fini. Lottiamo per la pace, per la felicità dei popoli, per il progresso, per il socialismo."

D'altronde da Luigi Longo, Giorgio Amendola a Enrico Berlinguer e Armando Cossutta aderendo al Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda, dimostrarono di essere dei bravi "compagni" controllati non al servizio del loro stato, l'Italia, ma del Kgb e dalla Gladio rossa (come dimostrato con il recente dossier Mitrokhin) spiando e ricevendo mensili e perfino pensioni in rubli in cambio di rapporti dettagliati, carte segrete, appoggio politico ed eventualmente militare in caso di occupazione da parte dei comunisti sovietici.

Questo fino a pochissimi anni fa.

 Il muro di Berlino

Oggi naturalmente il comunismo italiano è divenuto ovviamente più umano e meno cinico, anche se conserva quella cultura laica e marxista che si fonda su una concezione egoistica dell'esistenza umana, e che afferma, in nome di un equivoco concetto di libertà ripetutamente condannato anche dalla Chiesa, per esempio la liceità dell'aborto , la più disparata laicizzazione della scuola prodotta dall'ateismo di Stato, la liberalizzazione della droga e di una cultura malefica, che combatte organismi sociali dell'umanità come la famiglia, la nascita dei figli, la loro educazione civile e morale, poiché proprio da quel relativismo morale si arriva alla cultura dell'aborto, dell'eutanasia, all'omologazione del pensiero, all'uomo considerato unicamente una macchina, ad ogni forma di sedicente progresso che schiaccia e mortifica la forza e le capacità spirituali della comunità, attirando una certa visione malinconica e pessimista, di chi vede un mondo ancora diviso a compartimenti stagni, che ancora predica la lotta e l'odio e di classe.

La prassi dei campi di concentramento, l'irreggimentazione e la persecuzione politica in gigantesche aree geografiche sottoposte alla dittatura comunista, al totalitarismo rosso, con i milioni di vittime di cui veniamo a conoscenza solo oggi dopo l'apertura parziale degli archivi sovietici, non lascia scampo a nessuna, eventuale, quantomeno discutibile interpretazione umana e politica della stella rossa e della falce e martello.

Basterebbero chiederlo quindi ai cittadini di Russia e di tutte le sue grandi regioni, anzi Stati come Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina, Siberia etc. sottoposti per decenni a tale regime.

Chiederlo inoltre a quelli della Cina, Polonia, Siberia, Cecoslovacchia, Germania orientale, Bulgaria, Romania, Finlandia, Ungheria, Jugoslavia, Romania, Albania, Spagna, Istria e Dalmazia, Corea, Vietnam, Cambogia, Nicaragua, Laos, Etiopia, Afghanistan, America Latina, Cuba, Grenada, Siria, Mongolia, Argentina, Laos, e tutti coloro che hanno avuto a che fare con movimenti, partiti ed organizzazioni terroristiche comuniste, nazionali ed internazionali, anche se non sempre al potere.

Neanche un paese occidentale ha scelto di essere governato dai partiti comunisti, proprio per non fare la fine di molti paesi dell'Europa dell'est, dell'America latina e dell'Africa.

 Le vittime del nazismo (dai 3 ai 6 milioni) sono abbastanza accertabili vista la mania dell'ordine da parte dei tedeschi di tener aggiornata anche la contabilità dei loro morti.

Ma per gli slavi, i mongoli e i loro affini, valeva una massima:

" Un morto è un caso umano, ma un milione di morti è un caso statistico."

Parole di Josip Stalin.

 Quindi se i morti del comunismo mondiale siano risultati 80 100 o 150 milioni di morti non è poi la cosa più importante.

Chi ci racconterà del dettaglio queste come le altre vomitevoli vicende del comunismo?

Chi squarcerà il velo ancora adesso alzato dalla stampa e dalla cultura di sinistra, per raccontare tali e altre nefandezze?

Non basta archiviare, peggio ancora dimenticare, forse inutile chiedere scusa delle proprie colpe, fondamentale è invece capire e far comprendere quanto il comunismo sia stata un'alternativa del tutto fallimentare, e perché mai più accada che il settarismo possa colonizzare le nostre teste.

A voi le mostruose conclusioni, pensando che oggi tanti militanti della sinistra, intellettuali organici, benpensanti progressisti, radical-chic, quelli che si definiscono la cosiddetta società civile, fecero proprie, con i loro padri e nonni, tutta o almeno una parte di questa storia, in Italia così come in Europa.

Operazione tentata, ma per fortuna non riuscita in maniera totale, grazie a chi con la propria vita, difese la libertà propria e di quella del suo popolo, in ogni parte ed angolo del mondo.

Per questo ci chiediamo esterrefatti perché ancora non vi sia un giorno fisso nell'arco di un anno, che ricordi tutto questo al mondo intero?

 Per ribadire in maniera forte e chiara

"MAI PIÙ COMUNISMI"!

 

L'ideologia di sinistra è una macchina atta a respingere i fatti che rischierebbero di costringerla a modificarsi.

Le vittime di Che Guevara sono state quasi 200.

(Noticias - Settimanale argentino).

 

 

 

“Non mi sono sbagliato,”

 Il comunismo non c’è più.

Giuseppemani.it – Giuseppe Mani – (6 – 5 – 2025) – redazione – ci dice:

 

È bello vivere a lungo, la vita è piena di curiosità: la più originale è vedere che tutto è pasquale: un passaggio dalla morte alla vita. Ho letto con grande interesse gli articoli che hanno ricordato la nascita, cento anni fa, del partito comunista italiano.

 

Ero un ragazzo quando nella piazza del mio paese i microfoni preparavano il comizio dei comunisti trasmettendo il loro inno “Bandiera rossa, bandiera rossa… trionferà, evviva il comunismo e la libertà!”. E noi, aspiranti, durante il comizio suonavamo le campane a doppio non tanto per chiamare ai Vespri….

 

Ero davvero un bambino quando nella stessa piazza sfilavano il sabato sera i giovani per il “Sabato fascista” e tutti i miei compagni vestiti da “Figli della lupa”, onore a cui non potevo aspirare perché il babbo , essendo artigiano, poteva permettersi di non mandarmi; così l’unica divisa che ho indossato è stata quella dei chierichetti: grazie babbo!

 

Tutto questo mi ricorda una delle conversazioni più interessanti avute con don Giuseppe Dossetti.

 “Sono vissuto quasi un secolo ed ho visto tanti impegnati per cambiare il mondo sempre in meglio secondo la loro coscienza.

Ho visto i liberali che credevano nell’uomo colto, era il loro ideale:

 le donne non avevano il voto, al parlamento potevano partecipare soltanto le persone di un certo livello, la società era divisa non tanto tra ricchi e poveri quanto tra dotti e ignoranti.

Sono arrivati i fascisti ed hanno cambiato la situazione e gli italiani son diventati fascisti, camice nere, colonie, scuole e “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza”:

Addirittura abbiamo aspirato a diventare un impero.

 

Caduto il fascismo, il giorno dopo tutte le ragazze di Reggio Emilia erano in piazza con i foulard rossi, erano diventate comuniste.

 E anche il comunismo ha avuto persone di coscienza e di impegno sincero.

Hanno fatto la rivoluzione e volevano farla anche da noi per assoggettare l’Italia al grande impero russo.

Lo stesso loro capo, Gorbaciov, ha dichiarato che la diagnosi era giusta ma la terapia sbagliata ed è crollato il muro senza colpo ferire.

Anche il comunismo è finito.

Ma la vera rivoluzione l’hanno fatta i cinesi e anche i loro sono i primi a riconoscere che non è quello il modo per cambiare il mondo.

Alla fine di questo secolo - concludeva Dossetti - è rimasta solo la Chiesa, ma certamente non quella dell’inizio del secolo, ma quella di Gesù Cristo.

Se uno fosse tornato da Marte un secolo dopo non l’ avrebbe più riconosciuta eppure è rimasta nella sua sostanza, nella sua verità. E all’uomo che cerca la verità solo Lei può annunciarla”.

 

Fu la conclusione della “Simon Weil”, la ragazza ebrea, atea, studiosa di Filosofia e comunista che era voluta andare in un’officina per sperimentare la vita degli operai.

Dopo un anno concluse:

”Lenin e Marx hanno fatto la rivoluzione perché ne’ l’uno né l’altro  erano mai stati in una officina” e concluse dicendo che la verità che libera l’uomo è soltanto nel Vangelo e che l’unico Salvatore è Gesù Cristo.

 Si convertì ma non si fece battezzare perché diceva: “Nessuna religione può contenere tutto Gesù Cristo”.

 

Ho visto la storia di tutti questi movimenti umani cominciati con una rivoluzione, che solitamente è fatta per giusti motivi, ma ad ogni rivoluzione segue il terrore con spargimento di sangue che distrugge tutto il bene cercato.

Il Presidente Macron ha scritto a tal riguardo che alla rivoluzione deve essere sostituita l’evoluzione:

 è un bel cammino per chi è figlio della rivoluzione francese.

 

Personalmente ho visto l’evoluzione del comunismo che ieri avrebbe compiuto cento anni e con piena soddisfazione ho letto l’intervista di Massimo D’Alema, ultimo vero comunista, in cui mi ci sono ritrovato ed ho potuto vedere come la Chiesa ha reagito ad uno dei suoi nemici moderni più accaniti.

 

Al primo comunismo che dipendeva cecamente dall’Unione Sovietica e che aveva come scopo di far diventare l’Italia un paese satellite, la Chiesa reagì, sotto la guida di Pio XII, mettendo in moto tutte le sue potenze spirituali e umane:

 le Madonne si muovevano, venivano allontanati dai sacramenti chi votava PCI, i comunisti non si sposavano in chiesa e soprattutto erano scomunicati, …senza ovviamente spiegare di che comunisti si doveva trattare.

 Il pericolo era grave e la “Guerra è guerra”.

Felice anch’io di aver partecipato col volantinaggio alle elezioni, unica cosa che un dodicenne poteva fare oltre che suonare le campane durante il comizio dei comunisti.

 

Poi, dopo la grande sconfitta elettorale del comunismo nel ’48:

gli italiani non volevano i comunisti a governare e d’altra parte anche i comunisti italiani dopo momenti difficili chiedevano libertà da Mosca fino a schierarsi contro l’invasione di Praga dove, ricorda D’Alema nella citata intervista, era anche lui con altri giovani comunisti per le strada a difendere la libertà di quel popolo dall’invasore Russo.

I comunisti lentamente cambiavano e la Chiesa si divideva nei loro confronti.

 

Personalmente ho potuto sperimentare i due fronti: quello dei duri e quello dei disponibili.

Ho conosciuto chi, nei confronti del rosso aveva lo tesso atteggiamento dei tori fino a non accettare il minimo confronto e collaborazione e chi invece accettava il principio del cardinale Casaroli per cui “La chiesa non ha nemici ha solo avversari da trasformarli in amici” e che come la Pira era certo che il comunismo sarebbe finito “Perché era ateo”, oppure chi, come il Card. Wojtyla, si chiedeva quanto Dio avrebbe ancora tollerato il comunismo manifestando poi, diventato Giovanni Paolo II, il suo stupore che fosse finito così presto, come racconta nella sua autobiografia.

 

Su questa visione si è mossa la politica del Vaticano nei riguardi dell’Est e le scelte di diverse persone che ho avuto la grazia di conoscere come Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Il cardinale Casaroli e il card. Achille Silvestrini.

Avevano ragione questi ultimi di non affaticarsi tanto in guerre ma di attendere fiduciosi e vigilanti l’ora di Dio che è il padrone della storia e che essendo “Onnipotente ed eterno modera tutte le cose celesti e terrene”.

Così il Comunismo dopo un secolo dalla sua nascita non esiste più.

Non esiste neppure la Democrazia Cristiana alla quale il Signore ha riservato una morte decorosa per infarto mentre i comunisti hanno dovuto perfino cambiar nome, vergognarsi di chiamarsi comunisti, subire la peggiore delle sconfitte per poi , attraverso un accanimento terapeutico, ritrovarsi a capo addirittura uno scout cattolico che gli ha fatto fare la fine che i più degni di loro non hanno accettato, abbandonando  la ditta prima del tempo.

 

È bello vivere a lungo e vedere l’umanità in ricerca che tra fallimenti e sconfitte, più che conquiste e vittorie perché di sangue ne è stato sparso tanto, e accorgersi che lentamente da venti secoli, a macchia d’olio il Vangelo, entra nella società con il soffio dello Spirito e la trasforma in maniera quasi invisibile senza rivoluzioni ma con la dolcezza del Vangelo.

 

Il P. Zoltan Alzegy mi raccontava di essere stato vicino al P. Domenico Grasso SJ che, dopo avergli impartita l’ultima assoluzione, con un gran sorriso, prima di morire, disse le sue ultime parole “Non mi sono sbagliato”.

 

 

 

 

Keri Stormer e la sua presenza

 sull’isola di Epstein: chi è

 veramente il primo ministro inglese?

 Lacrunadellago.net - Cesare Sacchetti - (15/01/2026) – ci dice:

 

Se si volesse seguire la vulgata offerta dagli organi di stampa e da una certa...

Keri Stormer torna nuovamente nell’occhio del ciclone.

 

Nelle passate settimane, a Downing Street le acque sono state piuttosto agitate perché si era diffusa l’indiscrezione che uno dei membri del suo governo, il ministro della Sanità “Wes Screening”, stava ordendo una trama contro di lui per farlo cadere e prendere al suo posto.

Le congiure nei palazzi londinesi sono di casa, ma stavolta il primo ministro inglese si trova di nuovo sulla graticola per un caso molto più scottante e compromettente.

 

Secondo quanto rivelato da un informatore del dipartimento di Giustizia americano al sito “The People’s Voice”, Stormer sarebbe stato uno degli ospiti della famigerata isola di Jeffrey Epstein, laddove avevano luogo orrendi abusi e torture nei confronti delle vittime che venivano trasportate lì.

Secondo una deposizione fatta dalla stessa “Ghislaine Maxwell” agli uomini del dipartimento di Giustizia, l’isola non era soltanto un luogo di perversioni e di traffici, ma anche un vero e proprio centro di programmazione per il famigerato programma “Monarchia.”

 

Ghislaine Maxwell.

Monarchia non è altro che l’erede del programma “MK-Ultra” varato dalla “CIA “subito dopo la seconda guerra mondiale e portato avanti fino ai primi anni’70, quando l’agenzia fu costretto a chiuderlo, almeno ufficialmente, per le pressioni ricevute una volta che il programma divenne di dominio pubblico.

MK-Ultra significa semplicemente controllo mentale.

Le varie agenzie di intelligence studiano da tempo le tecniche di manipolazione e controllo delle menti  che avvengono attraverso efferate torture necessarie per spezzare la volontà del soggetto, e frammentare la sua psiche, impedendo così che la vittima perdesse completamente la ragione per via degli abusi subiti.

L’isola di Epstein e i potenti del mondo.

 

A Little Saint James, si faceva tutto questo.

Si portavano ragazzini e ragazzine di diversi parti del mondo, li si davano in dote a vari potenti in cerca di schiavi sessuali, e spesso il tutto finiva sulle cassette e i dischi digitali di “Jeffrey Epstein”, che di volta in volta immagazzinava tutte le devianze dei signori dell’alta società, i quali finivano in un vortice di ricatti che si perpetuava così per tutta la loro vita.

 

Una volta entrati nel circolo, non si esce più, a meno che il soggetto vittima della rete di ricatti non fosse disposto a distruggere la sua immagine pubblica, a perdere prestigio e potere, qualcosa di estremamente raro da quelle parti, soprattutto se si pensa al profilo psicologico e spirituale di questi deviati pedofili.

Jeffrey Epstein sapeva molto bene come appagare gli appetiti di questi personaggi e come approfittare delle loro debolezze per poi compiacere al meglio gli interessi dello stato di Israele.

 

Nell’oggettistica rinvenuta nelle case di Epstein, non mancano mai i riferimenti allo stato ebraico, a partire dal vestiario del miliardario pedofilo, ricco di felpe donate dall’esercito israeliano, assieme al testo “sacro” del giudaismo moderno, quel Talmud che contiene non poche frasi blasfeme rivolte contro Gesù e Maria.

Epstein mentre mangia una torta che ricorda parti anatomiche femminili. Alle sue spalle, si vedono i libri del Talmud.

Epstein raccoglieva e passava tutto ai suoi referenti del Mossad, che così si assicuravano che i vari potenti in giro per il mondo, eseguissero alla lettera le indicazioni, o meglio gli ordini, di Israele, pena la distruzione della loro carriera.

 

Secondo quanto riferito dalla fonte del DOJ a “The People’s Voice, Keri starter era a sua volta su quell’isola maledetta, e anche lui sarebbe finito nella collezione privata di Epstein.

 

Su quell’angolo di paradiso tropicale in mezzo al mar dei Caraibi, avvenivano abusi contro bambini, e di casa erano personaggi come l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton –  che si è rifiutato in queste settimane di comparire davanti al Congresso americano assieme alla sua consorte Hillary Clinton proprio per deporre sul suo ruolo nel caso Epstein – la famosa supermodella “Naomi Campbell”, ex di Flavio Briatore, il cui nome è presente nell’agenda dell’uomo del Mossad, il principe Andrea della famiglia reale dei Windsor, e il celebre attore “Kevin Spacey”, che, viene descritto dai sopravvissuti, come uno dei più violenti e perversi della compagnia.

 

Kevin Spacey.

Spacey non è nuovo a molestie e abusi di vario tipo.

La sua carriera è stata segnata sin dai primi anni da una lunga lista di abusi che l’industria di Hollywood ha di volta in volta contribuito a insabbiare e a tacere.

Sin dai tempi del suo ruolo probabilmente più iconico, quello del delinquente zoppo “Vera Kilt” nel celebre noir “I soliti sospetti”, venivano riportati casi di abusi contro di lui, tanto che la produzione fu costretta a sospendere le riprese per qualche giorno, ma ciò comunque non gli fece perdere quella parte, forse anche perché il regista del film, “Bryan Singer”, è stato accusato in diverse occasioni di violenze sessuali pedofile.

 

A Hollywood, tale perversione sembra essere la “norma”.

I vari attori, produttori e registi di grido sono tutti legati da questo inconfessabile segreto, come spiegava eloquentemente “Kubrick a Nicole Kidman”, e così la cabala pedofila fondava la sua solidità sull’insabbiamento reciproco dei vari misfatti commessi da tutti coloro che si trovavano in questa cerchia.

 

Spacey c’era dentro fino al collo, nonostante sia riuscito a venirne fuori a Londra nel 2023 attraverso una controversa assoluzione, ma non pienamente negli Stati Uniti, dove diversi suoi accusatori sono morti in circostanze poco chiare, qualcosa di molto frequente in questi circoli, a partire dalla interminabile lista di testimoni e personaggi scomodi per i coniugi Clinton, ognuno dei quali morto “suicida” oppure, qualora non si fosse riuscito a mascherare la morte come auto-inflitta, come omicidio.

 

La parabola di Keri Stormer.

Secondo le citate fonti, Stormer era lì, ripreso in inequivocabili situazioni compromettenti, e se ciò corrisponde al vero, la intera parabola del personaggio starter diventa ancora più chiaramente comprensibile.

Il primo ministro inglese nasce come avvocato di importanti e influenti ONG come la “Bering Foundation”, molto impegnata nell’attivismo “LGBT”, e consulente di studi legali come “Allen & Overy”, legati al famigerato speculatore del “Quantum Fund, George Soros,” fondatore della “Open Society” e architetto di una lunghissima serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate in giro per il mondo, tra le quali quella dell’Euro Maiden del 2014 in Ucraina.

 

Stormer però brucia veramente le tappe.

A soli 39 anni, nel 2002, diventa il consigliere della persona più potente del Regno Unito, e una delle figure più influenti della governance globale, come la regina d’Inghilterra,” Elisabetta II”, considerata da molti come uno dei capi della massoneria internazionale.

 

La regina Elisabetta.

Londra viene considerato il centro di tutto, più di Washington sotto certi aspetti che si è ritrovata ad essere il braccio armato della governance, anche se la mente e la cabina di regia restava sempre sul suolo britannico, scelto dalla “famiglia Rothschild” molto tempo addietro come loro luogo di direzione degli affari internazionali.

 

Il giovane avvocato inglese così inizia a consigliare la regina sulle questioni giuridiche più delicate che riguardano la vita del regno, ma sarebbe da ingenui pensare che si possa arrivare alla sovrana del regno senza già prima essere stati scelti e vagliati accuratamente da quegli ambienti finanziari e massonici che hanno in mano la politica dell’Inghilterra.

 

Stormer sembra un predestinato.

La consulenza a Elisabetta è soltanto un passaggio verso un altro incarico, forse ancora più importante, come quello giunto nel 2008 di capo della “Crown Prosecution Service”, l’ufficio giudiziario più importante del regno, una sorta di procura generale che si occupa dei casi più rilevanti nel Paese.

 

Il pedofilo Savile e il salto di carriera di Stormer.

Sul tavolo dell’allora procuratore generale Stormer arriva un dossier scottantissimo, ovvero quello che riguarda il famigerato DJ pedofilo “Jimmy Savile”, vicinissimo a Israele come Epstein, contro il quale ci sono centinaia di denunce di abusi sessuali contro minori e bambini.

Jimmy è un vero e proprio orco.

Nel dossier che lo riguarda, e che era nelle mani di Scotland Yard e degli stessi investigatori del CPS, c’era tutta la lista di nefandezze che l’uomo aveva commesso, inclusa la sua devianza necrofila, qualcosa che rende ancora più agghiacciante il suo profilo.

 

Jimmy Savile.

Eppure non un rinvio a giudizio viene emesso contro Savile.

Le prove sono lì, alla luce del sole, schiaccianti e praticamente incontrovertibili, ma starter lascia in pace il predatore, che gode della protezione del “principe Carlo”, oggi re, sin dagli anni’70, quando il primogenito della regina veniva “educato” da un altro personaggio come “Lord Mountbatten”, a sua volta famigerato pedofilo.

 

Nelle stanze dei Windsor, la pedofilia pare endemica, e pensare che lo scandalo tocchi soltanto l’emarginato fratello di Carlo, “Andrea”, significa ancora una volta peccare di ingenuità oppure cadere nella trappola dei media che hanno messo sulla graticola solo Andrea senza parlare del resto della famiglia.

Savile muore da “innocente” nel 2011, nonostante ci fossero tutti gli elementi per portarlo alla sbarra, e quello probabilmente dev’essere stato un momento da “sliding doors” per Stormer, che negli anni successivi entra nella “Commissione Trilaterale”, una delle cime dell’Olimpo del mondialismo, indispensabile nelle democrazie liberali Occidentali per diventare primi ministri e capo di Stato, una parabola già seguita proprio dal citato “Bill Clinton, ospite del Bilderberg” l’anno prima di essere eletto presidente, e da “Emmanuel Macron”, delfino di “Jacques Attali”, eminenza grigia di tutti i capi di Stato francesi degli ultimi 45 anni.

 

Sembra che la storia per starter sia stata già scritta, esattamente come per Emmanuel Macron.

Il potere che conta, quello che siede nei consigli di amministrazione delle banche e quello che sposta centinaia di miliardi, sembra aver già deciso che un giorno il giovane Stormer varcherà la soglia di Downing Street, ed è effettivamente questo quello che avverrà nel 2024.

 

Il giovane politico laburista viene costruito in vitro.

Al suo fianco c’è la enigmatica moglie “Victoria”, di origini ebraiche, e della quale ancora oggi si ignora persino l’anno di nascita, qualcosa di impensabile per la first lady inglese.

 

Stormer e la moglie Victoria.

Stormer si dichiara “ateo”, eppure nella sua vita c’è una forte impronta ebraica.

I suoi figli crescono seguendo le tradizioni ebraiche, e il suo matrimonio è stato celebrato presso la sinagoga di “Saint Johns Wood”, la stessa dove si sposarono “Lynn Forrester de Rothschild ed Evelyn de Rothschild,” storico direttore della rivista “The Economist”, una pubblicazione considerata da sempre come una messaggera dei piani delle élite, e che oggi è in vendita, a dimostrazione che i tempi non sono dei migliori anche per i ricchissimi Rothschild, i quali hanno messo all’asta anche la collezione d’arte della famiglia.

 

Secondo alcuni osservatori, il premier inglese sarebbe egli stesso un prodotto della “fabbrica Monarchia”, che nel caso del Regno Unito, non sarebbe altro che l” istituto Tavistock”, ufficialmente un centro studi sulle relazioni comportamentali, ma nella realtà una agguerrita macchina da guerra per l’ingegneria sociale che ha contribuito non poco alla degradazione della morale nel Regno Unito e nel mondo.

 

Il Tavistock è stato lautamente finanziato dalla monarchia britannica, dai Rockefeller e dai citati Rothschild perché serviva sconvolgere il mondo Occidentale, trascinarlo in un vortice di nichilismo e di disvalori anti-nazionali, e a dare una spinta decisiva a tale processo fu il periodo degli anni’60 e della musica rock e pop dei Beatles, che, secondo l’ex agente dei servizi britannici, “John Coleman,” sarebbero stati costruiti e lanciati sin dal principio da questi ambienti che avevano bisogno di travolgere le masse con questa ondata di ribellione verso tutto ciò che fino a quel momento rappresentava la società tradizionale.

 

I programmi per il controllo mentale sono praticamente un must di questi istituti.

Le agenzie di intelligence se ne servono per i loro scopi, come mezzo per creare degli agenti, dei sicari da utilizzare in varie missioni, degli schiavi sessuali da dare in dote ai vari politici, oppure per creare dei politici completamente sottomessi alla volontà di questi centri di potere.

 

Se si guarda la parabola di Stormer, si trovano diverse similitudini con quella del citato Macron, anch’egli allevato sin dall’adolescenza dall’enigmatico “Jean Michel Trogone”, che aveva assunto la falsa identità di Brigitte sul finire degli anni’80, per poi diventare “moglie” del futuro presidente della Francia.

 

La sua presenza a “Little Saint James” sarebbe quindi quasi consequenziale, un “naturale” approdo di un personaggio che sin da giovane era stato scelto per salire ai vertici del potere politico britannico e servire ancora una volta gli scopi della decaduta governance mondiale.

C’è spesso questa costante, come si vede, nel “potere del globalismo”.

Laddove c’è un membro del Bilderberg o della Trilaterale, c’è spesso una sua appartenenza al circolo della pedofilia.

Le conclusioni sono quindi incontrovertibili.

La pedofilia e il globalismo sono una cosa sola.

 

 

 

 

Il tradimento da 134 miliardi di dollari:

dentro la causa esplosiva di Elon Musk

con OpenAI.

Zerohedge.com - Tyler Durden – (Sabato 17 gennaio 2026) – ci dice:

 

La causa intentata da Elon Musk contro OpenAI e Microsoft si è trasformata in una disputa ad alto rischio sulla questione se OpenAI sia rimasta fedele alla missione su cui era stata fondata o se l'abbia silenziosamente superata, pur facendo affidamento su quella promessa iniziale.

 

Musk chiede un risarcimento danni compreso tra 79 e 134 miliardi di dollari, una cifra ricavata da una stima di esperti che considera i suoi primi finanziamenti e contributi come fondamentali per ciò che OpenAI è poi diventata.

Sebbene la cifra sia enorme, il nocciolo della questione è più semplice:

Musk sostiene di aver contribuito a creare e finanziare un'organizzazione no-profit dedicata all'intelligenza artificiale per il bene pubblico, e che OpenAI abbia successivamente abbandonato tale impegno in un modo che equivale a frode.

 

Secondo i documenti depositati da Musk, i suoi circa 38 milioni di dollari di finanziamenti iniziali non furono solo una donazione, ma la spina dorsale finanziaria degli anni formativi di OpenAI, integrata da supporto nel reclutamento, guida strategica e credibilità.

La sua teoria dei danni, elaborata dall'economista finanziario “C. Paul Bazzan”, collega questi primi contributi all'attuale valutazione di OpenAI di circa 500 miliardi di dollari.

 

Secondo “Tech Crunch”, la richiesta è presentata come una restituzione piuttosto che come un rimborso, con Musk che sostiene che gli enormi guadagni realizzati da OpenAI e Microsoft sono derivati ​​da una storia senza scopo di lucro che ha attirato supporto e fiducia, per poi essere abbandonati una volta che l'azienda ha raggiunto dimensioni importanti .

Gran parte dell'attenzione pubblica si è concentrata sui documenti interni scoperti durante la “fase di Discovery”, in particolare sulle note private del co-fondatore di OpenAI “Greg Brockman” del 2017.

Una frase è diventata centrale nella tesi di Musk:

 "Non posso credere che ci siamo impegnati nel non-profit se tre mesi dopo ci siamo ritrovati a fare una “be-bop,” allora era una bugia".

 

Il team legale di Musk considera questo come la prova che la dirigenza di OpenAI aveva capito che l'impegno no-profit stava venendo minato e si preoccupava di come ciò sarebbe apparso a Musk, il principale sostenitore iniziale dell'organizzazione.

 Secondo Musk, OpenAI ha sfruttato l'identità no-profit per decollare, per poi virare verso strutture a scopo di lucro e una partnership profonda con Microsoft che ha cambiato radicalmente i servizi offerti dall'azienda.

 

Anche l'entità dei danni alimenta la narrazione di Musk.

Data la sua immensa ricchezza personale, OpenAI ha sostenuto che la causa è una questione di denaro.

Musk ribatte, implicitamente, che l'entità del risarcimento riflette l'entità di ciò che è stato costruito sulla base della promessa iniziale, non un bisogno personale.

OpenAI, da parte sua, ha definito il caso come parte di un "modello continuo di molestie" e una tattica per rallentare un concorrente mentre Musk costruisce la sua azienda di intelligenza artificiale.

La risposta di OpenAI contesta sia i fatti che la formulazione.

In un post sul blog in risposta agli atti depositati da Musk, l'azienda ha affermato:

"Nella sua ultima documentazione in tribunale, Elon seleziona e pubblica frammenti tratti dal diario privato di “Greg Brockman...” che, se letti nel contesto circostante, raccontano una storia molto diversa da quella che Elon sostiene".

OpenAI sostiene che già nel 2017 si discuteva apertamente del fatto che lo sviluppo di un'intelligenza artificiale avanzata avrebbe richiesto capitali molto più elevati di quelli che un'organizzazione no-profit avrebbe realisticamente potuto raccogliere, e che Musk fosse coinvolto in tali discussioni.

 

Secondo OpenAI, Musk ha concordato che sarebbe stata necessaria una qualche forma di struttura a scopo di lucro, a patto che la missione non-profit continuasse in qualche forma, ha affermato OpenAI in un post sul blog in risposta alla causa.

 

OpenAI afferma inoltre che il rapporto si è sgretolato a causa del controllo, non dell'inganno.

Come afferma l'azienda, "La verità è che noi ed Elon abbiamo concordato nel 2017 che una struttura a scopo di lucro sarebbe stata la fase successiva per OpenAI;

le trattative si sono concluse quando ci siamo rifiutati di cedergli il pieno controllo;

abbiamo respinto la sua offerta di fondere OpenAI con Tesla;

abbiamo cercato di trovare un altro percorso per raggiungere la missione insieme;

 e poi lui ha lasciato OpenAI".

Da questa prospettiva, Musk se n'è andato perché non poteva dettare il futuro di OpenAI, non perché fosse stato ingannato al riguardo.

 OpenAI è andata oltre, definendo la causa il "quarto tentativo" di Musk di avanzare rivendicazioni simili e "parte di una più ampia strategia di molestie".

 

Al processo, la battaglia si concentrerà su come la giuria interpreterà quelle note e conversazioni interne.

 Musk afferma che rivelano leader consapevoli che la promessa dell'organizzazione no-profit non sarebbe sopravvissuta e preoccupati di ammetterlo.

OpenAI afferma che mostrano un team che lotta onestamente per trovare il modo di finanziare una missione ambiziosa senza rinunciarvi, resistendo al contempo alla pretesa di predominio di Musk.

L'esito determinerà non solo chi vincerà o perderà miliardi, ma anche fino a che punto i fondatori della Silicon Valley riusciranno a spingersi oltre le loro ambiziose missioni prima che i tribunali decidano che hanno oltrepassato il limite tra evoluzione e inganno.

 

 

 

Trump nomina Rubio, Witkoff, Kushner

 e Blair nel "Consiglio per la pace" di Gaza.

Zerohedge.com - Tyler Durden – (Sabato 17 gennaio 2026) - Scritto da Aldgra Fredly tramite The Epoch Times – ci dice:

 

Il 16 gennaio la Casa Bianca ha annunciato i nomi dei membri nominati nel “Gaza Board of Peace”, creato dal presidente Donald Trump come parte della seconda fase di un piano sostenuto dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra a Gaza.

Tra i membri fondatori del "comitato esecutivo" figurano il segretario di Stato americano “Marco Rubio”, l'inviato speciale presidenziale “Steve Witkoff,” il genero di Trump “Jared Kushner” e l'ex primo ministro britannico “Tony Blair”.

 

Secondo una dichiarazione della Casa Bianca , il consiglio di amministrazione comprende anche il dirigente del “private equity” “Marc Rowan”, il presidente della” Banca Mondiale” “Ajay Banga” e il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti “Robert Gabriel”.

 

Il consiglio, che sarà presieduto da Trump, supervisionerà il comitato tecnocratico palestinese, noto anche come “Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza” (NCAG), che sarà guidato dall'ex funzionario dell'Autorità Nazionale Palestinese “Ali Abdel Hamid Shaath”.

 

La Casa Bianca ha affermato che a ciascuno dei membri sarà affidato il compito di gestire "la creazione di capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l'attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali" di Gaza, che sono essenziali per la stabilità e il successo a lungo termine dell'enclave.

 

L'amministrazione ha inoltre nominato “Aryeh Lightstone” e “Josh Gruenbaum” come consiglieri senior per gestire la strategia e le operazioni quotidiane del consiglio e ha nominato” Nickolay Mladenov,” diplomatico bulgaro ed ex inviato delle Nazioni Unite in Medio Oriente, come alto rappresentante per Gaza.

Trump ha inoltre incaricato il maggiore generale “Jasper Jeffers “di guidare la “Forza internazionale di stabilizzazione”, che supervisionerà le operazioni di sicurezza e la consegna sicura degli aiuti umanitari e dei materiali per la ricostruzione a Gaza.

L'amministrazione ha inoltre annunciato la creazione di un comitato esecutivo separato composto da 11 membri, tra cui alcuni dei membri fondatori, che supporterà sia il comitato tecnico sia l'ufficio di “Mladenov”.

 

Il consiglio esecutivo comprende il ministro degli Esteri turco “Hakan Fidan”, il diplomatico del Qatar “Ali Al-Thawadi”, il maggiore generale “Hassan Rashad”, capo del servizio di intelligence generale egiziano, il ministro per la cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti “Reem Al-Hashimy”, il miliardario israelo-cipriota “Yakir Gabay “e la diplomatica olandese e inviata alle Nazioni Unite “Sigrid Kaag”.

 

La Casa Bianca ha affermato che nelle prossime settimane saranno annunciati altri membri di entrambi i consigli.

"Gli Stati Uniti restano pienamente impegnati a sostenere questo quadro transitorio, lavorando in stretta collaborazione con Israele, le principali nazioni arabe e la comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del Piano globale", ha affermato.

 

Nell'annunciare la formazione del consiglio il 15 gennaio, Trump ha affermato che gli Stati Uniti collaboreranno con Egitto, Turchia e Qatar per raggiungere un accordo che imponga ad Hamas di consegnare tutte le armi e smantellare la sua rete di tunnel.

"Hamas deve onorare immediatamente i suoi impegni, tra cui la restituzione dell'ultimo corpo in Israele, e procedere senza indugio alla completa smilitarizzazione", ha affermato il presidente.

 

"Come ho già detto, possono farlo nel modo più facile o in quello più difficile. La popolazione di Gaza ha sofferto abbastanza. Il momento è adesso."

Si prevede che il piano di pace per Gaza, avviato nell'ottobre 2025, si svilupperà in tre fasi per realizzare il piano in 20 punti delineato da Trump nel settembre dello scorso anno per porre fine alla guerra a Gaza.

Il 14 gennaio “Witkoff” ha dichiarato che è iniziata la seconda fase del piano di pace di Trump, che prevede la completa smilitarizzazione e ricostruzione di Gaza.

 

 

 

Fonti anonime affermano che

 un attacco degli Stati Uniti

 all'Iran è imminente.

 

 Shtiplan.com - Mac Slavo – (15 gennaio 2026) – Redazione – ci dice:

 

“Reuters” ha affermato che un attacco degli Stati Uniti all'Iran è "imminente", citando fonti anonime.

L'Iran ha già affermato che risponderà se gli Stati Uniti decidessero di interferire nei suoi affari interni.

All'inizio di questa settimana, il leader statunitense ha dichiarato che la sua amministrazione stava "valutando alcune opzioni molto forti" che potrebbero essere utilizzate contro la Repubblica islamica.

L'avvertimento dell'Iran: colpirà le basi statunitensi se Trump interferisce nelle proteste.

 

Un funzionario statunitense, parlando in condizione di anonimato, ha affermato che gli Stati Uniti stavano ritirando parte del personale militare dalle basi chiave della regione a scopo precauzionale, a fronte dell'acuirsi delle tensioni regionali.

"Tutti i segnali indicano che un attacco statunitense è imminente, ma è anche così che questa amministrazione si comporta per tenere tutti sulle spine.

L'imprevedibilità fa parte della strategia", ha dichiarato un funzionario militare occidentale a Reuters più tardi mercoledì.

 

Donald Trump non ha escluso una potenziale azione militare da parte degli Stati Uniti, affermando che "osserveremo come si svolgerà il processo", prima di sottolineare che la sua amministrazione aveva ricevuto una "dichiarazione molto positiva" dall'Iran.

Trump ha affermato che se l'Iran dovesse procedere a esecuzioni su larga scala di manifestanti, gli Stati Uniti interverrebbero, provocando un allarme da parte di Teheran.

 Ma il leader ha anche dichiarato ai giornalisti di aver appreso che le uccisioni nella repressione delle proteste da parte del governo iraniano stanno diminuendo e che, a suo avviso, al momento non esiste alcun piano per esecuzioni su larga scala.

Alla domanda su chi gli avesse detto che gli omicidi erano cessati, Trump li ha descritti come "fonti molto importanti dall'altra parte", senza fornire ulteriori dettagli.

Tuttavia, secondo un rapporto della “Reuters” , che cita due funzionari europei anonimi, "l'intervento militare degli Stati Uniti potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore".

 La Reuters ha anche citato un israeliano anonimo che ha affermato che Trump sembra aver deciso di attaccare l'Iran, sebbene la portata della potenziale azione militare rimanga poco chiara.

 

 

 

 

Leggere contro lo Stato: una guida

libertaria all'analisi critica del discorso.

Shtfplan.com - Thiago VS Coelho – (17 gennaio 2026) – ci dice:  

 

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da “Thiago VS Coelho” presso il “Mises Institute”.

 

Come  ha sottolineato “Étienne de la Beoti “ , lo Stato dipende in modo assoluto dal sostegno ideologico, senza il quale non potrebbe nemmeno comandare un esercito per imporre l'obbedienza al pubblico.  L'”Anatomia dello Stato” di Gotthard  sottolinea  che lo Stato acquisisce questo sostegno attraverso i suoi intellettuali di corte, che inquadrano il potere come "servizio pubblico", mentre definiscono lo scetticismo come infantile, antisociale o "cospiratorio" – in particolare la semplice abitudine di chiedere  "cui bono"  ("a chi giova?").

In un articolo precedente, ho sottolineato la necessità per i libertari di criticare il modo in cui il mondo accademico e il giornalismo possono fungere da principali veicoli della propaganda di Stato.

 

L'”Analisi Critica del Discorso” (CDA) è utile ai libertari perché prende di mira i meccanismi di legittimazione a livello del linguaggio.

Nella  formulazione di “van  Dijk” , la CDA studia come il dominio e l'abuso di potere vengano attuati e normalizzati attraverso il testo e il discorso, nascondendo l'agenzia, contrabbandando premesse morali e presentando scelte contestate come necessità tecniche.

In termini libertari, la CDA è una “disciplina di demistificazione”:

 aiuta a tradurre astrazioni rispettabili in azioni umane concrete:

 chi decide, chi impone, chi paga e chi ne beneficia. 

Una volta che si riescono a vedere queste mosse, la mistica si indebolisce e si può leggere la prosa "oggettiva" come un artefatto del potere istituzionale piuttosto che come una finestra trasparente sul mondo.

La checklist seguente trasforma questa intuizione in un metodo pratico.

 

Una checklist libertaria per il CDA: sette mosse che smascherano la propaganda.

Di seguito sono riportate le "mosse" del CDA che puoi applicare ad articoli di giornale, rapporti di think tank, articoli di giornale, promemoria politici e white paper di ONG.

 Ognuna di esse risponde a una domanda libertaria:

 dove si nasconde la coercizione? Chi agisce? Chi paga? Chi ne beneficia? Chi viene addestrato a provare vergogna?

 

Trova l'agente scomparso.

La propaganda ama la grammatica che elimina gli attori responsabili: passivi ("sono stati commessi errori"), nominalizzazioni ("l'attuazione delle politiche") e forze astratte ("fallimenti del mercato", "pressioni sistemiche") che fluttuano al di fuori dei decisori.

Un'abitudine di lettura libertaria è quella di ripristinare il soggetto.

Per esempio:

 

“Le tasse sono state aumentate” → Chi ha votato a favore? Chi l'ha firmato? Chi l'ha fatto rispettare?

"Si sono verificati degli errori" → Quale agenzia? Quale responsabile? Quali incentivi?

“Le comunità sono state spostate” → Chi ha utilizzato l'esproprio per pubblica utilità? Chi ne ha tratto profitto?

“Van Dijk” analizza come i testi possano nascondere o minimizzare l'azione di attori potenti.

 Se nessuno lo fa, nessuno può essere incolpato e nessuno può essere contrastato.

 

Sottolinea ogni verbo in un paragrafo e scrivi il soggetto implicito a margine.

 Se il soggetto implicito è "il governo", chiediti: quale parte?

Quali persone? Quale catena di comando?

Quanto più un testo resiste a essere riscritto con agenti concreti, tanto più è probabile che metta in atto un occultamento ideologico.

 

Presupposti spot.

Gli scritti accademici e giornalistici spesso incorporano affermazioni controverse come presupposti di base.

Ad esempio:

 

“Quando investiamo nelle infrastrutture…” (si presume che la tassazione sia “noi”, e che la tassazione e la spesa coercitive siano “investimenti”);

Come dovrebbero i decisori politici  affrontare la disuguaglianza ?” (si presume che il quadro politico sia legittimo e primario; si presume che la disuguaglianza debba essere affrontata attraverso la politica).

“Il governo deve proteggere i consumatori da…” (si presume che gli adulti siano protetti e che gli enti regolatori siano tutori)

“Hilary Janks” inquadra la CDA  attorno al "quali interessi sono tutelati" dal modo in cui un testo posiziona i lettori e la realtà.

Spesso sono i presupposti a determinare questo posizionamento: assegnano un ruolo – cittadino responsabile, stakeholder, beneficiario – e poi trattano quel ruolo come base argomentativa.

 

Chiediti: cosa si doveva supporre affinché questa frase risultasse normale?

Spesso l'assioma nascosto è che lo Stato è il risolutore di problemi predefinito e che l'azione privata è derivativa o sospetta.

Se il testo chiede: "Come riduciamo X?", prova con "Qualcuno dovrebbe avere l'autorità di forzare Y?" oppure "Quali istituzioni hanno creato X?". Questo non "vince" la discussione di per sé; la riapre.

 

Traccia il carico morale e l'eufemismo.

Cercate eufemismi che trasformino la violenza in virtù:

la guerra diventa “intervento”, “stabilizzazione”, “risposta umanitaria”; la censura diventa “moderazione dei contenuti”, “integrità delle informazioni”; la sorveglianza diventa “sicurezza pubblica”, “gestione del rischio”; la tassazione diventa “entrate”, “mobilitazione delle risorse”, “raccolta fondi”, ecc.

Questa è l'intuizione fondamentale del CDA:

le parole non sono etichette neutrali; sono strumenti politici.

Lo Stato ha un bisogno particolare di eufemismi perché le sue attività principali – tassazione, coscrizione obbligatoria, controllo di polizia, incarcerazione, uccisioni – sono moralmente radioattive se descritte in modo chiaro.

 

Prova a tradurre gli eufemismi in un linguaggio semplice, senza aggiungere polemiche.

 

“Contributi obbligatori” → pagamento imposto tramite sanzione.

“Misure di conformità” → minacce per la non obbedienza.

Confisca civile” → sottrazione di beni senza condanna.

Se la versione "neutrale" improvvisamente suona come qualcosa a cui ti opporresti nella vita privata, hai imparato qualcosa sulla funzione di riciclaggio morale della formulazione originale.

 

Modalità di misura: come si crea la certezza.

L'inevitabilità è la cugina psicologica dell'obbedienza.

Come notò Gotthard, una tecnica di legittimazione statale è quella di far sembrare il governo inevitabile, in modo che le persone lo accolgano con rassegnazione.

 Nel testo, questo è il linguaggio della modalità: "deve", "non può", "inevitabilmente", "non c'è alternativa".

Fai attenzione a frasi come questa: "Dobbiamo agire  ora"; "Questa politica è  necessaria "; "Non c'è  altra scelta  che..."; "Gli esperti concordano sul fatto che  non possiamo ..."

 

Trattate la modalità come un'affermazione che richiede supporto.

 Ogni volta che vedete "deve", ponetevi due domande:

1) Deve, attraverso quale meccanismo? (Necessità economica, costrizione fisica, obbligo legale, dovere morale?);

2) Deve, imposto da chi e a chi? (Chi sostiene il costo; chi sopporta il rischio; chi ottiene discrezionalità?). Molto spesso "deve" significa "vogliamo che lo Stato faccia X e siamo impazienti di ricevere obiezioni".

 

Segui “Accesso al discorso”: chi può parlare come autorità.

“Van Dijk” considera la diseguaglianza nell'"accesso al discorso (pubblico)" come un elemento centrale nel modo in cui si riproduce il predominio.

In pratica, osservate come il giornalismo e la scrittura politica mettono in scena l'autorità:

i funzionari accreditati sono "fonti", mentre i dissidenti sono "affermazioni";

 il linguaggio burocratico è trattato come neutrale, mentre il linguaggio esterno è trattato come di parte;

i lobbisti aziendali sono "leader del settore", mentre la gente comune è "attivista" o "portatrice di interessi particolari".

 

Un testo può apparire equilibrato, stabilendo con discrezione chi parla come descrizione della realtà e chi come rumore emotivo.

Elencate ogni voce citata o parafrasata in un articolo.

 Notate come ciascuna voce viene etichettata (esperto, funzionario, attivista, teorico della cospirazione) e quali affermazioni sono considerate come bisognose di prove.

Spesso la voce dello Stato è trattata come un fatto di base.

 

Intertestualità delle mappe:

il ciclo di riciclaggio delle citazioni.

La scrittura accademica spesso filtra la legittimità attraverso catene di citazioni:

 l'affermazione A è "supportata" dall'affermazione B, che si basa sull'affermazione C, finché non si raggiunge qualcosa che non è tanto una prova quanto un assioma ideologico condiviso.

“Michael Meyer” sottolinea  che la CDA è orientata al problema e richiede competenza linguistica per selezionare le caratteristiche testuali rilevanti, proprio perché "qualsiasi cosa" può apparire significativa se selezionata con cura.

La lezione qui:

non limitarsi a una frase, ma tracciare la rete istituzionale che mantiene la frase "seria".

Quali agenzie finanziano la ricerca? Quali riviste e conferenze stabiliscono i limiti dell'opinione "responsabile"? Quali incentivi professionali puniscono determinate domande?

 

Segui le citazioni finché non raggiungi dati grezzi, un presupposto morale chiaramente enunciato o una mossa definitoria che insinua la conclusione.

Fermati quando trovi il fulcro.

 

Attenzione al cherry-picking: usa le abitudini del corpus quando puoi.

La CDA viene talvolta criticata (giustamente) per la selezione di esempi convenienti.

Una soluzione pratica è adottare abitudini "assistite da corpus": esaminare testi più ampi per individuare schemi ricorrenti, quindi leggere attentamente i passaggi rappresentativi. 

Baker et al. (2008) combinano la CDA con la linguistica dei corpus per analizzare il discorso della stampa britannica su rifugiati e richiedenti asilo, e  Baker e Mc Glassane discutono  di come le tecniche di corpus possano mitigare i pregiudizi e il "cherry-picking".

 

Non servono software sofisticati per trarre vantaggio da questa posizione.

Anche una semplice pratica può essere d'aiuto:

 raccogliete 20 titoli sullo stesso argomento, cercate verbi e metafore ripetuti e notate quali attori vengono costantemente messi in primo piano o eliminati.

Chiedetevi se lo schema persiste in tutti i canali.

 In tal caso, potreste trovarvi di fronte a una norma professionale: uno stile di scrittura "responsabile" che naturalizza sistematicamente l'azione dello Stato.

 

CDA buono contro cattivo.

In " The Conspiracy Theory of History Revisited ", Murray Gotthard ha difeso  una buona  analisi del complotto e ha messo in guardia contro  una cattiva analisi del complotto.

Allo stesso modo, è giusto mettere in guardia contro una cattiva analisi del discorso.

 Il cattivo analista critico del discorso (o analista del discorso "acritico") la trasforma in un gioco da salotto, dove "scopre" qualsiasi cosa voglia ideologicamente trovare.

Quindi, applicate qui la disciplina di Gotthard:

usate la CDA per generare ipotesi, non per emettere verdetti.

 "Questa inquadratura sembra nascondere o euforizzare la coercizione" è un punto di partenza.

 Verificate l'ipotesi rispetto a fatti istituzionali:

finanziamenti, regolamentazione, incentivi di carriera, porte girevoli, poteri di controllo e privilegi legali.

Controllate i contro testi:

come inquadrano gli oppositori lo stesso problema? Cosa mettono in primo piano? Cosa omettono?

Distinguete l'intento dalla funzione: un giornalista potrebbe non avere l'intenzione di riciclare la coercizione; il genere potrebbe comunque  funzionare  in questo modo.

La CDA diventa più efficace quando si sposa con una teoria libertaria delle istituzioni.

Altrimenti, rischia di scivolare in una vanità interpretativa, vedendo "potere ovunque" ma senza mai identificare chi detiene le armi, chi scrive le regole e chi incassa gli assegni.

 

Nel suo saggio, Gotthard lancia un avvertimento epistemico cruciale: non basta chiedersi "chi ne trae vantaggio" e giungere subito alla conclusione che chiunque ne tragga vantaggio debba essere responsabile.

Si formula l'ipotesi, poi si cercano le prove.

 Lo stesso vale qui: notare tecniche di propaganda non è la prova di un complotto coordinato.

È la prova di incentivi sistematici, e gli incentivi possono essere già di per sé molto compromettenti.

 

 

 

 

Il procuratore generale venezuelano

 afferma che il rapimento di Maduro

è stato un atto di guerra.

Shtfplan.com - Mac Slavo – (16 gennaio 2026) – ci dice:

 

“Tarek William Saab”, procuratore generale del Venezuela, ha affermato che il rapimento di Nicolas Maduro è stato un "atto di guerra".

Gli Stati Uniti hanno rapito il dittatore venezuelano durante un'operazione qualche settimana fa.

Trump ferma la seconda ondata di scioperi in Venezuela mentre cresce l'indignazione globale per il rapimento di Maduro.

 

Il 3 gennaio, le forze americane hanno effettuato una serie di attacchi aerei sulla capitale venezuelana Caracas e su diverse altre regioni del Paese, mentre i commando statunitensi hanno rapito Maduro e sua moglie, “Cilia Flores”.

Sono stati portati su una nave da guerra statunitense e successivamente trasferiti a New York, dove la scorsa settimana sono comparsi in tribunale con l'accusa di associazione a delinquere per traffico di droga. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli. “RT.

 

In un'intervista con “RT Spanish”, andata in onda mercoledì, “Saab” ha definito l'operazione un crimine di aggressione " senza precedenti” , privo di fondamento nel diritto statunitense o internazionale.

 Ha sostenuto che Washington non ha "alcuna giurisdizione penale" per perseguire "un presidente, un capo di stato di una nazione sovrana".

“Saab” ha anche osservato che i funzionari statunitensi hanno riconosciuto che il cosiddetto "Cartello dei Soli" – una presunta rete criminale che si presume operi all'interno dei servizi di sicurezza venezuelani – "non esiste".

 

Maduro è ora, sostanzialmente, "un prigioniero di guerra la cui immunità personale e diplomatica è stata violata", ha affermato “Saab”.

La classe dirigente statunitense continua a sostenere che il rapimento di Maduro e Flores sia riconducibile al "narcoterrorismo".

Tuttavia, negli ultimi giorni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiarito che si trattava di petrolio e altre risorse naturali.

 

È tutta una questione di petrolio: Trump vuole i "diritti petroliferi" in Venezuela.

 

“Saab” ha anche affermato che la vera ragione per cui gli Stati Uniti hanno iniziato a intensificare l'escalation verso una guerra con il Venezuela è stata la questione del petrolio.

 Ha affermato che l'obiettivo era "impadronirsi del petrolio e delle ricchezze naturali del Venezuela", piuttosto che promuovere la democrazia o combattere il narcotraffico.

 Ha sostenuto che la precedente retorica statunitense sulla "dittatura" venezuelana e sul cambio di regime era "andata in frantumi" e che Washington ora ammette apertamente che l'energia è al centro dell'attenzione.

 

“Saab” ha chiesto il "rilascio assoluto e incondizionato" di Maduro e Flores in un'udienza prevista per marzo.

 Ha anche avvertito che il precedente potrebbe essere utilizzato contro leader "in qualsiasi paese d'Europa, America Latina, Asia o Africa".

 

 

Trump minaccia un'azione militare

in Minnesota per le proteste dell'ICE.

Shtfplan.com - Mac Slavo – (15 gennaio 2026) – ci dice:

 

Poche ore dopo che un uomo è stato colpito a una gamba dalle forze dell'ordine federali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di ricorrere all'esercito in Minnesota per sedare le proteste.

Trump ha affermato di poter invocare l'"Insurrection Act" per le proteste diffuse dopo che agenti federali hanno sparato e ferito un uomo, e in seguito alla sparatoria mortale di un manifestante da parte di un agente dell'ICE (Immigrazione and Customs Enforcement) la scorsa settimana.

 

"Se i politici corrotti del Minnesota non obbediscono alla legge e non impediscono agli agitatori e agli insorti professionisti di attaccare i Patriots dell'ICE, che stanno solo cercando di fare il loro lavoro, istituirò l'INSURRECTION ACT, come hanno fatto molti presidenti prima di me, e porrò rapidamente fine alla farsa che sta avendo luogo in quello che un tempo era uno Stato grande", ha scritto il presidente su “Truth Social” .

 

JD Vance, la vittima accusa: "È stata una tragedia che lei stessa ha creato."

 

Il sindaco di Minneapolis ha affermato che la presenza massiccia delle forze dell'ordine sta sfuggendo di mano.

La città sta sprofondando nella tirannia.

Mentre Trump dice agli iraniani di continuare a protestare e a impegnarsi per la propria libertà, sta dicendo al popolo americano di rimanere in riga e smettere di protestare contro la sua tirannia.

Viviamo sotto un regime autoritario da molto più tempo di quanto la maggior parte delle persone voglia ammettere.

Ma l'illusione sta lentamente svanendo.

 

"Questa situazione non è sostenibile", ha dichiarato mercoledì sera il sindaco democratico di Minneapolis, “Jacob Frey”, in una conferenza stampa.

 "La nostra città si trova in una situazione impossibile e, allo stesso tempo, stiamo cercando di trovare una soluzione per garantire la sicurezza delle persone, proteggere i nostri vicini e mantenere l'ordine".

 

Trump ha ripetutamente minacciato di invocare l'Insurrection Act.

Ciò autorizzerebbe l'impiego dell'esercito per determinati scopi interni durante disordini civili, quando i suoi sforzi di deportazione di massa incontrano proteste o violenze.

 Ha acuito questa minaccia di recente, dopo che la Corte Suprema ha stabilito che i suoi precedenti tentativi di schierare la Guardia Nazionale nelle città a guida democratica andavano oltre la sua autorità percepita.

 

"Non ho paura dei Mao, degli Stalin e degli Hitler.

 Ho paura delle migliaia di milioni di persone che li immaginano come 'autorità', e quindi eseguono i loro ordini, pagano per i loro imperi ed eseguono i loro ordini."

(Larsen Rose).

 

"Quando un numero sufficiente di persone comprende la realtà, i tiranni possono essere letteralmente ignorati e scomparvero. Non potranno mai essere eliminati votando."

(Larsen Rose).

 

 

 

 

Guerra per la Groenlandia?

La Danimarca rafforza la presenza

delle truppe in Groenlandia.

Shtfplan.com - Mac Slavo – (15 gennaio 2026) – ci dice:

La Danimarca ha avviato quello che sembra essere un massiccio rafforzamento della presenza militare in Groenlandia.

 Questo dispiegamento avviene mentre gli Stati Uniti continuano a minacciare di conquistare l'isola artica.

 

Trump ha espresso l'aspirazione ad acquisire la Groenlandia poco dopo l'insediamento per il suo secondo mandato e ha rinnovato l'impegno nelle ultime settimane.

Il presidente ha affermato che il controllo statunitense sull'isola è necessario per il bene della "sicurezza nazionale".

Ha anche citato la presunta imminente acquisizione della Groenlandia da parte di Russia o Cina.

Quest'ultima affermazione è stata contestata sia da Mosca che da Pechino, nonché contestata dai funzionari della Groenlandia stessa.

(RT).

 

La Danimarca ha già affermato che è "assolutamente chiaro" che la Groenlandia fa parte della Danimarca.

Copenaghen chiarisce “in modo esauriente” che la Groenlandia fa parte della Danimarca.

 

"È una richiesta che abbiamo fatto la scorsa settimana.

È una mossa saggia. E so che anche truppe di altri paesi europei sono in viaggio verso la Groenlandia.

 Ed è il segnale giusto da inviare a qualsiasi grande potenza che potrebbe avere la cattiva idea di attaccare la Groenlandia", ha dichiarato un portavoce del partito all'emittente danese DR, come riportato da “RT”.

Il comando avanzato danese è pronto a preparare la logistica e le infrastrutture in vista del previsto arrivo di un contingente danese più numeroso.

Queste truppe saranno supportate da forze inviate da diverse altre nazioni europee, secondo “DR” .

Mentre le autorità danesi sono rimaste in silenzio sulla questione, la mossa segnalata è stata accolta con favore dal partito di sinistra “Enhedslisten”.

 

Questo accumulo di truppe si sta verificando mentre gli Stati Uniti tentano diverse tattiche propagandistiche per convincere l'opinione pubblica americana della necessità di conquistare l'isola.

Hanno persino tentato di affermare che, poiché la Danimarca non era riuscita a difendere la Groenlandia durante la Seconda Guerra Mondiale, questa appartenesse automaticamente agli Stati Uniti. L'inviato speciale di Trump si è spinto fino a sostenere che la Danimarca stesse "occupando" la Groenlandia.

 

L'inviato speciale di Trump afferma che la Danimarca sta occupando la Groenlandia.

 

Mercoledì Trump ha ribadito il suo desiderio di conquistare la Groenlandia.

Si è spinto oltre, aggiungendo motivazioni per spingere per l'acquisizione.

 Ha affermato che l'isola è fondamentale per la creazione del suo sistema di difesa missilistica integrato Golden Dome.

 Ha anche suggerito che "la NATO dovrebbe fare da apripista per ottenerla", sostenendo che l'acquisizione renderebbe il blocco "molto più formidabile ed efficace".

 

L'imperialismo che gli Stati Uniti stanno dimostrando in questo momento ha raggiunto livelli folli.

A un certo punto, qualche paese reagirà e dovremo affrontare un'altra grande guerra.

 

 

 

Il presidente Trump sostiene pubblicamente

la rivoluzione in Iran e promette

 che arriveranno aiuti dagli Stati Uniti.

 Shtfplan.com - Michael Snyder – (15 gennaio 2026) – ci dice:

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Michael Snyder sul blog “The Economic Collapse” con il titolo:

Questo significa guerra!

 Il presidente Trump sostiene pubblicamente la rivoluzione in Iran e promette che arriveranno aiuti dagli Stati Uniti.

 

C'è mai stato un post sui social media più importante di quello appena pubblicato dal Presidente Trump?

Credo che sarebbe molto difficile sopravvalutare l'importanza di ciò a cui abbiamo appena assistito.

 

Ora che Trump ha deciso di sostenere pubblicamente la rivoluzione in Iran, o si cambia regime o si fallisce.

E dichiarando pubblicamente che gli Stati Uniti aiuteranno i manifestanti, ha chiarito che ci sarà uno scontro militare con gli iraniani. La guerra è qui e assisteremo a una quantità impressionante di morte e distruzione.

 

Per chi non l'avesse ancora visto, ecco cosa ha pubblicato oggi il presidente Trump sul suo account Truth Social ...

Dire ai manifestanti in Iran di "continuare a protestare" sarebbe stato già abbastanza controverso.

Ma quando ordinò loro coraggiosamente di "prendere il controllo delle vostre istituzioni", appoggiò pubblicamente una rivoluzione interna in Iran.

Lasciate che questa cosa vi entri in testa per un attimo, perché questo cambia tutto.

E quando il presidente Trump ha dichiarato che gli aiuti per i manifestanti sono in arrivo, stava promettendo che gli Stati Uniti interverranno.

 

Ora non si può più tornare indietro.

Naturalmente gli iraniani non hanno nessuno da incolpare se non loro stessi.

Dopo che il presidente Trump li aveva avvertiti di non farlo, il regime iraniano ha fatto ricorso ad armi automatiche per falciare brutalmente un gran numero di manifestanti disarmati ...

Testimoni oculari affermano che le forze governative hanno iniziato ad aprire il fuoco, apparentemente con armi automatiche e a volte apparentemente indiscriminatamente, sui manifestanti disarmati.

 Il personale ospedaliero afferma che i manifestanti erano arrivati ​​con ferite da proiettili, ma ora arrivano con ferite da arma da fuoco e fratture craniche.

Un medico l'ha definita una "situazione di vittime di massa".

Nonostante il blocco delle comunicazioni, dall'Iran esce un'immagine ricorrente: file e file di sacchi per cadaveri.

Nei video caricati dagli attivisti dell'opposizione sui social media, si vedono famiglie singhiozzare mentre si stringono intorno a cadaveri insanguinati in sacchi aperti.

 E in un filmato trasmesso dalla televisione di stato iraniana, un addetto all'obitorio, in camice blu, è in piedi tra sacchi ordinatamente disposti sul pavimento di una stanza bianca, sotto luci fluorescenti abbaglianti.

 

I tiranni in Iran meriteranno tutto ciò che avranno.

Una fonte in Iran ha descritto “fiumi di sangue” a Teheran e cecchini che sparano a piacimento sui manifestanti disarmati dai tetti…

 

Il giornalista iraniano-americano “Kamel Mellame” ha dichiarato a CBN News:

"Le mie fonti mi hanno detto che si tratta di un mattatoio. Ci sono fiumi di sangue. Questo è ciò che mi ha detto la mia fonte, solo a Teheran", ha detto, e ha aggiunto:

"Molte forze del regime si sono appostate in cima agli edifici e, in molti casi, hanno falciato la gente dall'alto.

 Cecchini dall'interno degli edifici hanno sparato ai manifestanti".

 

Se scegli di fare questo al tuo popolo, non dovresti aspettarti alcuna pietà.

Una donna di 23 anni è stata letteralmente colpita alla nuca mentre protestava contro la tirannia in Iran…

 

“Rubina Aminica” ha frequentato lo “Scariati College” nella capitale iraniana, Teheran, dove ha studiato design tessile e della moda.

 È una delle poche persone uccise nelle recenti manifestazioni a essere identificate.

Secondo l'organizzazione iraniana per i diritti umani con sede in Norvegia, Aminica è stato ucciso giovedì dopo essersi unito a una protesta dopo aver lasciato il college.

 

"Fonti vicine alla famiglia di Rubina, citando testimoni oculari, hanno riferito a Iran Human Rights che la giovane curda di Marian è stata colpita da distanza ravvicinata alle spalle e il proiettile l'ha colpita alla testa", ha affermato il gruppo in una dichiarazione.

 

Incredibilmente, negli Stati Uniti ci sono siti web che in realtà difendono gli iraniani.

Non importa da che parte si stia, non c'è scusa per difendere ciò che il regime iraniano ha appena fatto.

Nessuna scusa.

A questo punto, migliaia di persone sono morte.

Infatti, un funzionario iraniano ha ammesso lunedì alla Reuters che il bilancio delle vittime ha raggiunto circa 2.000 ...

 

Un funzionario iraniano ha dichiarato il 12 gennaio che circa 2.000 persone sono state uccise durante le proteste, secondo quanto riportato da Reuters.

 È la prima volta che le autorità iraniane riconoscono l'elevato bilancio delle vittime causato da un'intensa repressione nel mezzo di due settimane di disordini a livello nazionale, ha riportato l'agenzia di stampa.

 

Altri due funzionari iraniani hanno dichiarato al “New York Times” che circa 3.000 persone sono morte...

 

Un alto funzionario del ministero della Salute iraniano, parlando a condizione di anonimato, ha affermato che circa 3.000 persone sono state uccise in tutto il Paese, ma ha cercato di attribuire la colpa ai "terroristi" che fomentano i disordini.

Un altro funzionario governativo, che ha voluto mantenere l'anonimato, ha dichiarato di aver visto un rapporto interno che parlava di almeno 3.000 morti e ha aggiunto che il bilancio potrebbe aumentare.

Naturalmente la verità è che il numero effettivo delle vittime è probabilmente molto più alto.

 

“Iran International” stima che almeno 12.000 iraniani siano stati uccisi...

Negli ultimi due giorni, il comitato editoriale di Iran International ha esaminato – attraverso un rigoroso processo articolato in più fasi e in conformità con gli standard professionali consolidati – informazioni ricevute da una fonte vicina al “Consiglio supremo per la sicurezza nazionale”;

 due fonti nell'ufficio presidenziale; resoconti provenienti da diverse fonti all'interno del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche nelle città di Mashhad, Kermanshah e Isfahan;

testimonianze di testimoni oculari e familiari delle vittime;

resoconti sul campo; dati collegati ai centri medici;

e informazioni fornite da medici e infermieri in varie città.

 

Sulla base di queste revisioni, abbiamo concluso che:

Nel più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran, avvenuto in gran parte in due notti consecutive, giovedì e venerdì 8 e 9 gennaio, sono state uccise almeno 12.000 persone.

 

In termini di portata geografica, intensità della violenza e numero di morti in un breve lasso di tempo, questo omicidio non ha precedenti nella storia dell'Iran.

 

Non abbiamo mai assistito a un massacro di questa portata in tutta la storia dell'Iran.

 

E ”Iran International”  ci dice  di aver ricevuto informazioni che indicano che il massacro è stato “eseguito su ordine diretto di Ali Khamenei, con l’esplicita conoscenza e approvazione dei capi di tutti e tre i rami del governo”…

In base alle informazioni ricevute, le vittime sono state uccise principalmente dalle forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e dai Basii.

Questa uccisione è stata del tutto organizzata e non è il risultato di scontri “sporadici” e “non pianificati”.

 

Le informazioni ricevute dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e dall'ufficio presidenziale indicano che l'omicidio è stato eseguito su ordine diretto di Ali Khamenei, con l'esplicita conoscenza e approvazione dei capi di tutti e tre i rami del governo e con un ordine di usare armi da fuoco vere emesso dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.

Molte delle vittime erano giovani di età inferiore ai 30 anni.

I pazzi che governano l'Iran sono profondamente malvagi.

Nessuno può negarlo.

Oggi, la “CBS News” riporta che il bilancio delle vittime potrebbe addirittura arrivare a 20.000...

 

Le informazioni trapelate dall'Iran martedì suggeriscono che la repressione delle autorità per porre fine a oltre due settimane di diffuse proteste antigovernative sia stata probabilmente molto più letale di quanto riportato dagli attivisti all'estero.

 Con la riapertura delle linee telefoniche per le chiamate dall'interno della Repubblica Islamica, due fonti, tra cui una interna all'Iran, hanno riferito martedì alla “CBS News” che almeno 12.000, e forse fino a 20.000, persone sono state uccise.

 

Naturalmente le uccisioni non si sono fermate.

Di fatto, le esecuzioni pubbliche dei manifestanti arrestati sono appena iniziate.

Mercoledì è prevista l'impiccagione di un manifestante di 26 anni di nome “Efrain Sultani” ...

 

Un giovane iraniano il cui "unico crimine è gridare per la libertà" sarà la prima vittima a essere giustiziata nella brutale repressione delle proteste che stanno sconvolgendo il Paese da parte della Repubblica islamica, affermano i gruppi per i diritti umani.

A Efrain Sultani, 26 anni, saranno concessi solo gli ultimi dieci minuti con la sua famiglia prima di essere impiccato domani mattina per aver presumibilmente preso parte a una protesta antigovernativa giovedì scorso.

Il proprietario del negozio di abbigliamento è stato arrestato nella sua abitazione a Faris, nell'Iran centrale, detenuto in prigione e condannato rapidamente alla pena di morte.

Gli iraniani stanno cercando di giustificare le loro azioni sostenendo di essere stati costretti a fare qualcosa contro la

 “violenza armata” perpetrata dai rivoltosi, segretamente sostenuti dagli Stati Uniti e da Israele…

 

Di fronte alla condanna globale e alle minacce di intervento degli Stati Uniti per le vittime delle proteste antigovernative, il governo iraniano ha convocato gli ambasciatori francese, tedesco, italiano e britannico a Teheran e ha proiettato una serie di video che presumibilmente mostravano "violenza armata perpetrata dai manifestanti".

Affermando che le immagini smentiscono l'idea che le proteste siano state uniformemente pacifiche, l'Iran ha chiesto agli inviati di condividere i video con i rispettivi governi e di smettere di esprimere sostegno ai "rivoltosi".

 

Inutile dire che gli europei non ci credono.

Infatti, il cancelliere tedesco “Friedrich Merz” ha appena affermato che stiamo assistendo agli “ultimi giorni”  del regime iraniano…

 

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato martedì che il regime teocratico iraniano sta vivendo i suoi "ultimi giorni", mentre aumentano le pressioni sul governo per la violenza contro i manifestanti.

"Quando un regime riesce a mantenere il potere solo attraverso la violenza, allora è di fatto finito", ha dichiarato il cancelliere Merz ai giornalisti a Bengalûru durante una visita in India.

 

"Credo che stiamo assistendo agli ultimi giorni e settimane di questo regime."

Speriamo che abbia ragione.

Ma gli iraniani non si arrenderanno senza combattere.

Quando si arriva al dunque, gli iraniani non si tirano indietro.

Nemmeno Israele lo farà.

Nei prossimi giorni scriverò molto di più su questo argomento.

In questo articolo vorrei menzionare due ultime cose.

 

Innanzitutto, i russi proclamano che qualsiasi minaccia di azione militare contro l’Iran è “categoricamente inaccettabile”…

La Russia ha condannato quella che ha definito una "interferenza esterna sovversiva" nella politica interna dell'Iran e ha affermato che le minacce statunitensi di attacchi militari contro il Paese sono "categoricamente inaccettabili".

 

"Coloro che intendono usare disordini di origine esterna come pretesto per ripetere l'aggressione contro l'Iran commessa nel giugno 2025 devono essere consapevoli delle conseguenze disastrose di tali azioni per la situazione in Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale", ha affermato il Ministero degli Esteri russo in una nota.

Quando Trump alla fine adotterà un'azione militare contro l'Iran, i nostri rapporti con la Russia peggioreranno ulteriormente, e questa non è certo una buona notizia.

 

In secondo luogo, i cinesi sono piuttosto arrabbiati per la tariffa del 25 percento che il presidente Trump ha appena imposto a tutti i partner commerciali dell'Iran…

 

La Cina ha duramente criticato la decisione di Washington di imporre dazi sui paesi che commerciano con la Repubblica islamica dell'Iran, rilasciando martedì una dichiarazione – meno di 12 ore dopo che il presidente Trump aveva annunciato l'azione punitiva su Truth Social – in cui condannava la decisione.

 

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato: "La posizione della Cina sulla questione dei dazi è molto chiara". Ha poi aggiunto: "Abbiamo sempre creduto che non ci siano vincitori in una guerra tariffaria. La Cina tutelerà con risolutezza i suoi legittimi diritti e interessi".

I nostri rapporti con la Cina si stanno deteriorando rapidamente e coloro che seguono il mio lavoro da molto tempo capiscono sicuramente perché questo è così importante.

La Terza Guerra Mondiale è ufficialmente iniziata.

Più della metà delle nazioni dell'intero pianeta sono impegnate in conflitti militari o li finanziano.

E ora il Medio Oriente sta per esplodere.

 

Dal 1979 si sta preparando uno scontro finale tra Israele e Iran, e noi saremo quelli che lo assisteranno.

Quindi allacciate le cinture e tenetevi forte, perché da questo momento in poi le cose non faranno che peggiorare.

 

Il nuovo libro di “Michael”, intitolato  "10 eventi profetici che arriveranno",  è disponibile  in versione cartacea  e  per Kindle  su Amazon.com, ed è possibile iscriversi alla sua newsletter Substack su  michaeltsnyder.substack.com .

 

Informazioni sull'autore:

 il nuovo libro di “Michael Snyder”, intitolato  "10 eventi profetici che stanno arrivando",  è disponibile  in edizione tascabile  e  per Kindle su Amazon.com. Ha anche scritto altri nove libri disponibili su Amazon.com, tra cui "Caos" ,  "Fine dei tempi" ,  "Apocalisse di 7 anni" ,  "Profezie perdute sul futuro dell'America" ,  "L'inizio della fine" e  "Vivere una vita che conta davvero" .

Acquistando uno qualsiasi dei libri di Michael, contribuisci a sostenere il suo lavoro.

 Puoi anche ricevere i suoi articoli via e-mail non appena li pubblica iscrivendoti alla sua newsletter Substack .

Michael ha pubblicato migliaia di articoli su  The Economic Collapse Blog ,  End Of The American Dream e  The Most Important News , e consente sempre liberamente e volentieri ad altri di ripubblicare tali articoli sui propri siti web.

 Questi sono tempi così difficili e le persone hanno bisogno di speranza. Giovanni 3:16 ci parla della speranza che Dio ci ha dato tramite Gesù Cristo:

"Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". Se non l'hai ancora fatto, ti esortiamo vivamente a invitare Gesù Cristo a essere il tuo Signore e Salvatore oggi.

 

 

 

L'avvertimento dell'Iran: colpirà le basi statunitensi se Trump interferisce nelle proteste.

Shtfplan.com - Mac Slavo – (14 gennaio 2026) – ci dice:

L'Iran ha avvertito i paesi confinanti che attualmente ospitano truppe statunitensi che avrebbe reagito contro le basi americane se Washington avesse dato seguito alle sue minacce di intervenire nelle proteste in Iran.

 Questo avvertimento arriva mentre Donald Trump ha promesso "azioni molto forti" se l'Iran avesse giustiziato qualsiasi manifestante.

 

Trump valuta attacchi all'Iran e alla Groenlandia.

 

Gli Stati Uniti hanno forze militari in tutta la regione, tra cui il quartier generale avanzato del loro Comando Centrale ad Al Udeid in Qatar e il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein.

 

"Se li impiccano, ne vedrete delle belle", ha detto Trump. Martedì ha anche esortato gli iraniani a continuare a protestare e a prendere il controllo delle istituzioni, dichiarando che "gli aiuti sono in arrivo".

 

Un funzionario iraniano, una figura di alto livello che ha parlato a condizione di anonimato, ha affermato che Teheran ha chiesto agli alleati degli Stati Uniti nella regione di "impedire a Washington di attaccare l'Iran", secondo un rapporto di “Geo.TV.” 

I media statali iraniani hanno riferito che il capo del massimo organo di sicurezza iraniano, “Ali Larijani”, ha parlato con il Ministro degli Esteri del Qatar, e Araqchi ha parlato con i suoi omologhi emiratini e turchi. Araqchi ha dichiarato al Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed, che "la calma ha prevalso" e che gli iraniani sono determinati a difendere la propria sovranità e sicurezza da qualsiasi interferenza straniera, secondo quanto riportato dai media statali.

 

Una seconda fonte israeliana, anonima ma funzionaria governativa, ha affermato che il gabinetto di sicurezza del Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stato informato martedì sera sulle possibilità di un intervento governativo o statunitense in Iran.

 Israele ha combattuto una guerra di 12 giorni contro Teheran lo scorso anno, alla quale gli Stati Uniti si sono uniti alla fine.

Funzionari israeliani avvertono l'Iran dopo l'operazione statunitense in Venezuela.

Lunedì si sono tenute in Iran manifestazioni pro-governative, a dimostrazione del sostegno leale all'attuale classe dirigente iraniana. Finora, non si sono registrati segni di frattura nelle forze di sicurezza che hanno represso altre proteste nel corso degli anni.

 

 

Trump sta scatenando una guerra per il petrolio?

Shtfplan.com - Clifford F. Thies – (14 gennaio 2026) – ci dice:

 

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da “Clifford F. Thies” presso il “Mises Institute”.

Nella sua conferenza stampa del 3 gennaio riguardante l'arresto del "narco-dittatore" venezuelano Nicolas Maduro, il presidente Donald Trump ha parlato delle compagnie petrolifere statunitensi che stanno ripristinando la precedente produttività dell'industria petrolifera venezuelana e utilizzando quel denaro per

 1) compensare la nazionalizzazione dell'industria avvenuta un paio di decenni fa;

e 2) (in qualche modo) beneficiare il popolo venezuelano.

 

In primo luogo, per quanto riguarda il calo della produttività dell'industria petrolifera venezuelana,

 la produzione è scesa da un picco di 3 milioni di barili al giorno di vent'anni fa a meno di mezzo milione di barili al giorno di recente.

 

Questo calo della produzione petrolifera riflette gli effetti a lungo termine della nazionalizzazione del settore.

 Quando nazionalizzò il settore, Hugo Chávez considerò l'industria petrolifera venezuelana come una fonte di finanziamento per fornire sussidi sociali relativamente generosi ai poveri delle aree urbane del Paese, assicurandosi la rielezione.

 

Come conseguenza di questi sussidi sociali, milioni di venezuelani smisero di lavorare e molti si trasferirono dalle zone rurali del paese a Caracas e in altri centri urbani.

Inoltre, molte aziende non petrolifere furono nazionalizzate e furono imposti controlli sui prezzi su molti prodotti.

L'economia divenne piuttosto disfunzionale, con carenze, inflazione dilagante e un mercato nero in valuta venezuelana.

Ad esempio, il Venezuela non era più in grado di sfamarsi.

 Nessun problema, pensò il governo. Utilizzare i proventi dell'industria petrolifera nazionalizzata per importare cibo.

 

L'impatto del crollo dell'economia è visibile nel grafico seguente.

Il PIL pro capite, un tempo tra i più alti dell'America Latina, è sceso sotto i 2.000 dollari nel 2020, uno dei più bassi dell'America Latina, e probabilmente ha relegato il Paese allo stato di paese a basso reddito quell'anno.

Di recente, il dato si è leggermente ripreso.

 

Un'indagine sociale periodica   condotta dall'Università Cattolica Andrés Bello del Venezuela ci fornisce un'idea dell'entità della povertà nel Paese.

Nell'indagine, "povertà" e "povertà estrema" sono definite in termini di alimentazione, alloggio e altre condizioni di vita.

Nel peggiore dei casi, il 90% della popolazione viveva in povertà e il 70% in povertà estrema.

Nonostante alcuni recenti miglioramenti in questi numeri, l'entità della povertà in Venezuela rimane preoccupante.

 

Un grafico sulla povertà e i contenuti generati dall'intelligenza artificiale potrebbero essere errati.

La combinazione del massiccio aumento dei poveri urbani non lavoratori bisognosi di assistenza sociale e dell'erosione della produttività dell'industria petrolifera ha costretto il governo a cercare fonti di reddito alternative. In una certa misura, il turismo sessuale era una fonte di reddito alternativa.

Pervertiti si recavano nel Paese e usavano i loro euro e dollari statunitensi per acquistare valuta venezuelana al mercato nero, con cui comprare ragazze e ragazzi a cifre esorbitanti.

La principale fonte di reddito alternativa era il narcotraffico.

La maggior parte della droga esportata dalla regione proviene dalla Colombia.

 Tuttavia, dal 2010, anche il Venezuela è coinvolto nel traffico internazionale di droga.

 

Anche il governo venezuelano ha supervisionato questo traffico di droga tramite Maduro stesso, la sua famiglia e altri collaboratori.

 Le prove del coinvolgimento di Maduro nel traffico di droga sono tali che il governo degli Stati Uniti afferma di essere sicuro di poterlo condannare in un tribunale statunitense.

 

Tornando all'industria petrolifera venezuelana, il Paese possiede le più grandi riserve petrolifere inutilizzate al mondo, stando alle statistiche governative.

Certo, queste riserve presentano un contenuto di zolfo piuttosto elevato e richiedono un'intensa raffinazione.

Tuttavia, il Paese non è in grado di produrre molto petrolio a causa della corruzione e dell'abbandono dei capitali avvenuto dopo la nazionalizzazione. Negli ultimi anni, i cinesi hanno aumentato la produzione, ma rimane a un livello basso.

 

Il presidente Trump, d'altra parte, ritiene che le compagnie petrolifere statunitensi potrebbero ripristinare i precedenti alti livelli di produzione dell'industria petrolifera venezuelana.

 Ipotizzando che il problema dell'occupazione del Venezuela non sussista più, le compagnie petrolifere statunitensi, a suo avviso, avrebbero l'incentivo e la capacità di risollevare questa parte dell'economia venezuelana.

Forse l'intera economia potrebbe godere di qualcosa di simile al miracolo economico della Germania Ovest che seguì la Seconda Guerra Mondiale.

 Certo! Perché no!

 

Naturalmente, occupare il Venezuela sarebbe un grosso problema.

 Per quanto impressionante possa essere stata l'azione militare e di polizia che ha portato all'arresto di Maduro, un'invasione e un'occupazione del Paese riuscite rappresenterebbero una sfida molto più grande.

 Trump è stato eletto presidente per la prima volta in gran parte grazie ai costi e alla durata delle occupazioni statunitensi di Iraq e Afghanistan. In quei luoghi, l'esercito statunitense ha ottenuto successi spettacolari simili, solo per poi ritrovarsi intrappolato in due Pantanelle.

Dopo circa vent'anni di tentativi di "conquistare i cuori e le menti" degli iracheni e degli afghani, tutto ciò che abbiamo ottenuto sono stati migliaia di miliardi di dollari spesi e decine di migliaia di soldati uccisi e gravemente feriti.

L'idea di poter trasformare questi luoghi in democrazie capaci di difendersi si è rivelata del tutto irrealistica.

 

Nel 2015, Trump scese dalla scala mobile dorata della sua favolosa Trump Tower a New York City e sconfisse Job Bush – l'erede designato dei neoconservatori – alle primarie repubblicane.

Per il suo bene, così come per quello del Paese, il presidente Trump dovrebbe stare attento a non ripetere gli errori di Iraq e Afghanistan.

 

 

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