Il comunismo è una ideologia che ha prodotto fame e morte.
Il
comunismo è una ideologia che ha prodotto fame e morte.
LA
TRAGEDIA DEL COMUNISMO.
Opinione.it
- Renato Cristin – (25 febbraio 2025) – Redazione – ci dice:
La tragedia
del comunismo.
Nel
primo anniversario della drammatica e oscura morte di “Aleksej Navalny” nel
carcere di massima sicurezza di Chart.
La
storia europea è punteggiata, addirittura intrisa di feroci guerre, di
sanguinosi conflitti, di immani tragedie.
Guerra
significa morti. Molte guerre, molti morti; e i caduti nel corso di tutte
queste guerre sono probabilmente incalcolabili.
Limitandoci alle due guerre mondiali, che
hanno avuto l’Europa come epicentro e come principale teatro, arriviamo a circa
100 milioni di morti.
Ebbene,
100 milioni di morti sono stati causati anche da un’altra grande tragedia, che
non viene rubricata come guerra ma che ha devastato, in misura maggiore o
minore a seconda delle aree, l’intero mondo, sotto la forma di regimi
dittatoriali accomunati da un denominatore chiamato ideologia comunista.
Il
disastro causato da questa ideologia non è stato dunque esclusivamente europeo,
ma certamente in Europa, a prescindere dal numero effettivo di vittime sul suo
suolo, il comunismo ha prodotto una tragedia particolarmente eclatante.
Di
esso, come regime e come ideologia, è noto ormai pressoché tutto, dal punto di
vista storiografico e da quello politico.
La
bibliografia è vastissima.
Cito
un testo per tutti: “il Libro nero del comunismo”, curato nel 1997 da “Stéphane
Courtois” e che, detto per inciso, è stato tradotto in italiano grazie alla
sensibilità politica di “Silvio Berlusconi”.
Ciò
nonostante, ci sono ancora drammatiche lacune da colmare, misfatti ancora
occultati o misconosciuti, episodi oscuri e verità ancora da ripristinare.
Sono
trascorsi poco più di cent’anni dalla rivoluzione bolscevica, eppure le
sciagure, le tragedie, i massacri causati da quella origine sono stati (e
ancora sono) di tale portata che, secondo il metro e il senso dello sviluppo
storico, sembra che siano trascorsi svariati secoli.
E al tempo stesso sembra ieri, quando ha
iniziato a manifestarsi a livello statale quel virus germinato fin dalla metà
del XIX secolo a partire dalle teorie di Marx e dai movimenti rivoluzionari ad
esse ispirati.
In
quanto regime totalitario, il comunismo va associato, pur nelle differenze, al
nazionalsocialismo.
Entrambi
hanno prodotto devastazioni indicibili e massacri immani.
Quando
si parla di tragedia europea, il primo pensiero va, giustamente, alla “Shoah”,
allo sterminio della popolazione ebraica, al genocidio perpetrato dalla follia
nazista;
ma
tragedia europea è stato anche il gigantesco crimine collettivo commesso dal
comunismo.
Stabilita
e affermata l’unicità della Shoah, comunismo e nazismo sono entrambi infernali
macchine di morte, di eliminazione fisica e di annullamento psichico degli
individui, e rappresentano i due volti del totalitarismo novecentesco.
Fra
parentesi:
c’è
anche un terzo totalitarismo, l’islam radicale, che è vivo e minaccioso, e che
conta su un bacino di affiliati più vasto e, in quanto fondato su una
religione, ancor più fidelizzato di quello già ampio del comunismo.
Come
scrisse “Courtois”, «il comunismo è stato il fenomeno fondamentale del
Novecento, perché si trova proprio al centro dello scenario storico.
Preesisteva
al fascismo e al nazismo ed è sopravvissuto a essi, colpendo i quattro grandi
continenti».
Dilagando,
e trascinando con sé, nel disastro, interi popoli.
Il
comunismo però non è sepolto sotto alle macerie del Muro di Berlino, ma
continua ad agitarsi in ogni direzione.
Non è
morto, né come ideologia né come forma di Stato, sia pure diversa rispetto al
passato (come si vede oggi in Cina, Cuba, Venezuela, come pure in Russia, che è
un regime sostanzialmente neo-sovietico),
ma la
propaganda della sinistra occidentale vorrebbe indurci a credere che invece sia
davvero finito.
Vivo e
morto al tempo stesso?
Questo
equivoco è prodotto e viene alimentato dai centri operativi di quella stessa
ideologia, attivando un doppio movimento, quasi dialettico, con il quale
stringere come in un cappio la coscienza politica, soprattutto quella del mondo
occidentale: morto sarebbe il sistema sovietico (il socialismo reale), viva
invece sarebbe l’idea, che prima o poi dovrebbe trovare una realizzazione
adeguata corrispondente alla bontà, si fa per dire, dei suoi obiettivi.
Così,
pur sconfitto dall’Occidente liberaldemocratico, il comunismo resta un nemico
attivo da affrontare con determinazione.
In tal
senso, si osservano alcuni segni di un orientamento, sia pure ancora flebile,
di condanna.
L’Unione Europea – al netto di tutte le sue
malefatte legislative, di tutte le sue sciagurate iniziative di integrazione
forzata dei popoli e di tutte le critiche che giustamente vanno indirizzate
alla sua struttura burocratica che come un buco nero di antimateria disintegra
le energie vitali dei popoli europei (con sguardo esperto e penetrante,
Vladimir Bukowski colse inquietanti ed effettive analogie fra la burocrazia di
Bruxelles e quella del Cremlino) –, nonostante tutto ciò, l’Unione Europea ha il merito –
parziale e ancora insufficiente, ma incamminato sulla buona strada – di aver
quanto meno denunciato l’essenza criminale del comunismo.
Dopo
tanto tempo e tanti sforzi, nel 2019 il Parlamento Europeo ha infatti votato
una risoluzione di condanna dei regimi totalitari con la quale nazismo e
comunismo vengono equiparati in quanto regimi totalitari.
Oggi,
la risoluzione del Parlamento europeo del 22 gennaio di quest’anno sulla
«disinformazione e falsificazione della storia da parte della Russia per
giustificare la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina» fa un passo avanti
rispetto alla risoluzione del 2019, perché fornisce anche un supporto normativo
operativo:
il
divieto di esporre i simboli dei due totalitarismi, cioè svastica e falce e
martello.
Sembra
poca cosa, ma in realtà è un significativo risultato culturale e politico,
perché questo divieto, che per altro è già in vigore negli Stati Baltici, può
costituire la base per far emergere il senso distopico del comunismo e
contrastarne le insorgenze nella società, fino a farne risaltare il profilo che
si nasconde anche fra i torbidi gestori della burocrazia di Bruxelles.
C’è
sempre bisogno infatti di un lavoro educativo a largo raggio, perché –
nonostante i massacri, i genocidi compiuti sotto le insegne della falce e
martello – gran parte della sinistra europea continua a derubricare tutto ciò
come effetti collaterali del tentativo di instaurare una società egualitaria, e
continua a praticare il medesimo inganno ideologico adattandolo a una realtà
storico-sociale molto diversa.
Non
facciamoci ingannare dai sinistri mascherati da buonisti, dai burocrati
camuffati da filantropi, dai progressisti che si fingono liberali.
Timeo Danaroso, e vanno temuti proprio perché
recano doni.
Sullo
sfondo di tutti i regimi comunisti c’è il drammatico tema dell’odio che essi
hanno sempre scatenato contro la religione e contro il cattolicesimo in
particolare. La loro tesi è:
se il
comunismo dev’essere oggetto di fede, non può essere tollerato alcun altro
credo religioso.
Da qui
le persecuzioni contro gli ecclesiastici e contro chiunque professasse
pubblicamente la fede cristiana (mentre l’ortodossia russa era parzialmente
accettata perché era diventata conciliante e talvolta perfino connivente con il
potere sovietico).
Da qui la repressione, fino all’uccisione, nei
confronti di ecclesiastici e laici, accomunati nella testimonianza della fede.
Impossibile
farne l’elenco, ma doveroso ricordarne il sacrificio.
Ne
scelgo uno per tutti:
Jerzy
Popiełuszko, il cappellano di Solidarnosc assassinato a Varsavia dalla polizia
politica nel 1984, quando era primo ministro il generale Jaruzelski.
Questa
era la «Chiesa del silenzio», tra i cui martiri si inscrivono i tre sacerdoti
oggi commemorati.
E ridotta al silenzio sarebbe stata la Chiesa
anche in Occidente, se quell’ideologia avesse preso il potere, come dimostra,
per esempio, l’uccisione di circa settemila sacerdoti spagnoli da parte delle
brigate anarco-comuniste durante la guerra civile o, in terre italiane e
limitrofe, le centinaia di esponenti del clero assassinati dai comunisti prima
e dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Oggi
in Occidente la religione cristiana continua ad essere sotto il medesimo
attacco, sia pure non così sanguinario.
Vediamo ancora marxisti coerenti con la loro
sempiterna lotta alla religione, ma si tratta di forme residuali, perché il
marxismo è entrato nel cristianesimo e quest’ultimo, uscito da sé stesso,
utilizza teorie riconducibili al marxismo.
Vediamo
cattolici laicisti, progressisti anticattolici, sinistri anti-identitari e
perciò anticristiani (e antisionisti ovvero antiebraici, e su questo punto si
saldano con la pseudo destra filo-russa).
Vediamo
fanatici europeisti antireligiosi e soprattutto anticristiani:
la mancata menzione delle radici
ebraico-cristiane dell’Europa non è solo una macchia incancellabile sull’Unione
Europea ma anche un palanchino per scardinare la coscienza religiosa
tradizionale dei popoli europei.
Qui si mostra l’ottusità delle istituzioni di
Bruxelles, che vedono nella religione un ostacolo alla loro idea di
integrazione forzata:
è vero che lo spirito religioso cristiano
contrasta (ed è bene che sia così) con la laicizzazione burocratista, ma è
anche vero che questo spirito, se adeguatamente valorizzato, potrebbe fornire
un apporto fondamentale per l’armonizzazione dei popoli e degli Stati
dell’Unione europea, a vantaggio di tutti.
Ma
purtroppo gli europeisti ottusi non lo possono capire.
Con
l’islam le istituzioni europee hanno un rapporto diverso, di tipo più
pragmatico, dettato da convenienze più che da convinzioni, e munifico di
concessioni di ogni tipo.
Premessa per l’instaurazione di “Eurabia”?
Forse,
e quindi occorrerà impegnarsi a fondo per evitarla, così come è necessario
impedire l’avvento di “Eurasia”, che gli strateghi politici e culturali del
Cremlino auspicano, dicendo Eurasia ma pensando “Eurasia.”
Lo
stolido laicismo radicale dell’Unione Europea è il riflesso di una altrettanto
insipiente concezione dei rapporti con le identità dei vari popoli, rapporti
basati esclusivamente sull’imposizione normativa e sulla gestione burocratica,
dannose non solo a quelle identità particolari ma anche controproducenti,
perché stanno causando danni alla stabilità della stessa Unione Europea.
Per
chi lavorano dunque questi sedicenti europeisti, se la loro azione sta
affossando l’Unione Europea?
Ecco
che si comprende allora il senso della critica talvolta radicale ma sempre
precisa che alcuni leader politici – e penso in primo luogo alla Presidente del
Consiglio “Giorgia Meloni” – esercitano con determinazione e, mi auguro, con
sempre maggiore successo, nei confronti delle istituzioni di Bruxelles.
E
della premier Meloni va anche valorizzato il costante impegno, ideale e
concreto, a contrastare l’ideologia comunista in tutte le sue forme e a difesa
delle vittime di quella ideologia.
Ora,
fra i vari aspetti caratteristici del comunismo – tra i quali la lotta, anzi
l’odio contro la proprietà privata è forse il più noto –, evidenzierò qui tre
che sono emblematici della configurazione teorica e dell’architettura
pragmatica della galassia comunista:
la
pratica onnipervasiva della menzogna, il controllo sistematico e l’uso della
disinformazione.
1) La
pratica della menzogna viene esercitata non solo come modo di informazione
istituzionale ma anche come forma di esistenza delle persone e delle loro
strutture organizzate.
La falsità generalizzata è uno dei caratteri primari
della vita nei regimi comunisti, ed è una necessità politica, sociale e perfino
antropologica, perché il comunismo ha potuto e può realizzarsi solo nascondendo
e mistificando non soltanto la terrificante realtà dei suoi regimi ma anche la
sua orribile ideologia.
Sulla menzogna si è retta la dittatura
sovietica, su di essa continuano a sostenersi i regimi comunisti attuali e
tutti i movimenti che in varia forma discendono dal marxismo-leninismo o che di
esso sono varianti progressiste, postmoderne, politicamente corrette o come le
si voglia chiamare.
Come
annotò “Boris Lovarine” nel 1937, «essendo l’elemento naturale per i
bolscevichi di tutte le sfumature, mentire non è più mentire, è fare politica».
La
menzogna finisce non solo per assumere i tratti della normalità, ma pure per
trasformarsi in un carattere antropologico essenziale:
l’homo “sovieticus” è un homo “mendacem”,
altrimenti non solo non sarebbe sovietico ma non sarebbe nemmeno uomo.
Se non
diventa sovietico, egli è un “Untermensch”, come lo è l’ebreo per i
nazionalsocialisti.
Nei
regimi comunisti la menzogna viene praticata in combinazione con il terrore, e
lo stesso avviene – sebbene in forma non così appariscente – negli attuali
movimenti della sinistra, le cui tesi e le cui parole d’ordine vengono diffuse
mediante il terrorismo psicologico o, come ha spiegato “Richard Millet”, il
«terrorismo letterario» o culturale.
Il
terrore è la principale conseguenza della menzogna.
Per
capire quanto la menzogna fosse penetrata in profondità nella mente sovietica,
basti ricordare le parole di “Solgenitsin”:
«la
menzogna generalizzata, imposta, obbligatoria, è l’aspetto più orrendo della
vita delle persone nel nostro paese».
Ma il
regime pretendeva che l’orrore fosse a tal punto nascosto da apparire come il
suo opposto: splendore.
Si
voleva raggiungere quello stadio in cui la menzogna fosse vista come verità: se
tutti mentono, nessuno mente.
Qui la logica viene sconvolta nelle
fondamenta, il modus “ponens “e il modus “tollens” cortocircuitano, perché è
vero che tutti mentono, ma è falso che nessuno mente.
È
dunque fino all’assurdo che l’ideologia comunista è arrivata, fino al punto in
cui la menzogna viene spacciata per verità:
assumendo e distorcendo la proposizione di
Hegel secondo cui «il tutto è il vero», gli ideologi del bolscevismo potevano
sostenere che nel socialismo realizzato nessuno mente, perché essendo parte di
esso in quanto totalità, tutti non possono che essere nella verità, perché
appunto il tutto è il vero.
Povera
dialettica hegeliana, stravolta in modo abominevole.
Premessa
teorica del totalitarismo, che non tutti i marxisti occidentali però
accettavano:
«il
tutto è il falso», afferma infatti il marxista critico “Theodor Adorno,” che
pur da marxista respinge il totalitarismo sovietico.
La
menzogna è non solo l’opposto della verità, ma è anche la negazione della “parresia”,
del parlare con chiarezza e onestà, cioè di quell’antico pilastro della cultura
politica greca che consiste nel dire la verità, perché solo la verità – come
avrebbe successivamente e definitivamente insegnato Cristo – rende liberi gli
uomini;
solo
la verità permette il confronto politico;
solo
la verità permette il dispiegamento della democrazia, solo nella verità si
dispiega la libertà.
Ed è
proprio la libertà, individuale e collettiva, che il sovietismo (e il comunismo
di ogni epoca) vuole sopprimere.
Eretta
a sistema – politico, istituzionale, culturale e mentale –, la menzogna diventa
assoluta e quindi agli occhi di chi vive in quel sistema finisce per
scomparire.
Ma per
chi, in quel medesimo sistema, la vede e la denuncia, si apre la via
dell’inferno.
Ecco
che compaiono (e scompaiono nel gulag) i dissidenti.
Elenco
lunghissimo, liste infinite, infinito dolore:
itinerarium mentis et corporis in Gulag.
Cambiano
i tempi ma la sostanza, pur camuffata diversamente, resta identica: dall’Unione
Sovietica alla Russia attuale;
da Mao
a Castro, da Chávez a Putin, dal movimento del ‘68 ai movimenti terzomondisti,
fino al progetto totalitario del politicamente corretto.
E poiché quella essenza è, appunto,
menzognera, dev’essere appunto dissimulata, affinché la falsità non venga
riconosciuta e, pian piano, venga percepita come verità.
La
menzogna riesce così a piegare la realtà ai suoi scopi.
Se
infatti, secondo la frase attribuita a Goebbels, una bugia ripetuta cento,
mille, un milione di volte, diventerà una verità, replicare mille volte la
struttura sociale basata su quella falsa verità produrrà – letteralmente – una
realtà.
Come
scrisse Orwell:
«se
tutti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti
raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico,
quindi vera».
Una
volta dunque introiettata la menzogna, è difficile estirparla ed è facile
controllare gli individui, perché essi la credono una verità.
Ben lo
sapeva Bukowski, che per non voler credere a quella falsa verità subì anni di
internamento, comminati allo scopo di curarne la dissidenza politica
diagnosticata come devianza mentale:
l’ospedale
psichiatrico era dunque il luogo adatto per detenere coloro che non riuscivano
ad apprezzare il paradiso comunista e che, di conseguenza, non potevano essere
altro che pazzi.
Il
comunismo viene annunciato come il paradiso in terra, e i suoi cantori
spacciano per utopia una distopia;
spacciano per società buona e giusta una
società malvagia e ingiusta.
Questo
è uno dei punti ideologici centrali che vanno smascherati:
il comunismo non è buono nemmeno nella sua
forma ideale.
2) Per
proteggere la loro ciclopica menzogna, i vari regimi – ieri e oggi – devono
tutti reggersi sul controllo.
Il regime controllava gli spostamenti delle
persone, anche orientandoli verso determinate mete;
possedeva
i mezzi di informazione, plasmando l’opinione pubblica; vigilava sui rapporti
interpersonali e familiari;
tentava
di controllare perfino le menti degli individui.
Per un
migliore risultato in questa vasta azione di sorveglianza, veniva incentivata
la delazione, come ha magistralmente descritto “Florian Henckel von
Donnersmarck” nel film “Le vite degli altri”.
Così
il controllo passa da azione verticale ad attività orizzontale, sgravando i
nuclei centrali di sorveglianza e trasformando i controllati in controllori,
che non vigilano però sul potere bensì sui loro pari, sui loro concittadini,
vicini di casa, parenti.
Applicazione
scientifico-sociale della teoria.
Così
il potere consegue il massimo risultato con il minimo sforzo, utilizzando i
sudditi come sorveglianti.
Tutti
controllori, e perciò necessariamente delatori.
E
tutto confluisce nei centri di raccolta delle informazioni, dai quali si dirama
poi il sistema giudiziario e quello carcerario:
la delazione denuncia il dissidente, che viene
condannato dal tribunale (del popolo ovviamente) e poi spedito nel gulag o nel
carcere più o meno duro.
Il
Gulag è il simbolo più atroce dell’universo carcerario comunista. Il Gulag è il
Golem sovietico, il mostro che sgretola l’essere umano.
Come
scrive Barlaam Salamoi a Boris Pasternak l’8 gennaio 1956, quattro anni dopo
essere stato scarcerato dal gulag siberiano della Kolyma, «il fatto fondamentale è la
corruzione della mente e del cuore, quando l’enorme maggioranza delle persone
si persuade di giorno in giorno, in modo sempre più netto, che si può vivere
senza carne, senza zucchero, senza vestiti, senza scarpe, ma anche senza onore,
senza coscienza, senza amore, senza dovere».
Questo
è il Gulag – versione sovietica del Lager nazista –: luogo di sterminio dello
spirito oltre che del corpo.
Il
controllo doveva essere totale; controllo a tutti i costi. Analogamente a
quanto accade con la menzogna, il regime voleva arrivare a un rovesciamento
dialettico della realtà: tutti controllati, nessuno controllato.
Ennesima falsità.
La
realtà piegata all’ideologia.
Se non
sottostare alla menzogna, all’epoca dell’Unione Sovietica conduceva diritti
all’inferno del gulag o alla fucilazione, oggi, nella Russia putiniana, gli
oppositori vengono spediti al carcere duro e in molti casi portati alla morte,
come è accaduto ad Aleksej Navalny, stroncato nella colonia carceraria artica
n. 3 esattamente un anno fa.
Il gulag in quanto tale è stato dismesso, ma i
suoi surrogati funzionano a pieno regime, con una leggera variazione nella
formula di condanna: la vecchia “antisovetskaja agitacija”, la propaganda
antisovietica, è oggi trasformata in «propaganda antinazionale».
Un esempio:
nel
marzo 2023 Vladimir Kara-Murra è stato condannato a venticinque anni di carcere
con la seguente motivazione:
«alto
tradimento e reati di natura politica per aver contestato l’invasione
dell’Ucraina», ed è stato poi scarcerato nell’agosto 2024 solo grazie a un accordo
per uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti.
Insomma,
i meccanismi del potere sono rimasti identici: un tempo si reggevano su
ideologia marxista-leninista e burocrazia, oggi su burocrazia e una nuova
ideologia (l’eurasianismo, elaborato in particolare da Aleksandr Dugin, che
mescola nazionalismo russo, messianismo antiliberale e bolscevismo, il tutto in
funzione dichiaratamente antieuropea e antioccidentale), ma con la medesima
tecnica.
A
saldare le due epoche sono le strutture degli onnipotenti servizi segreti,
invariati nella forma e nella sostanza:
il KGB
prima, l’FSB oggi.
Continuità,
dunque.
Perché,
come spiega ancora Bukowski, «la nostra tragedia nazionale è che non c’è stata una chiara
sconfitta del sistema comunista, nessun processo stile Norimberga per i suoi
crimini, nessuna purificazione.
L’Occidente
si è affrettato a celebrare la fine della Guerra Fredda e la vittoria della
democrazia nei paesi dell’ex cortina di ferro, ma la vecchia nomenklatura
comunista è rimasta al potere a tutti i livelli, anche se sotto altro nome».
Nel
mondo occidentale, individuare i segnali del controllo serve a svelare la
presenza di questa pervicace ideologia.
Per
fare solo un esempio di grande impatto, ne abbiamo visto le tracce nella
sciagurata gestione politico-sanitaria della pandemia da Covid.
Il
virus cinese e comunista (cinese per la sua origine, comunista perché prodotto
e diffuso con l’avallo del Partito comunista cinese, che controlla qualsiasi
attività di alto livello di sicurezza e che stabilisce se e come impiegarne i
prodotti, in questo caso SARS-CoV-2), quel virus ha trovato un ambiente
politico-ideologico recettivo nell’Occidente liberaldemocratico, che lo ha
gestito in modo illiberale come in Cina.
Al
virus microbico si è aggiunto il virus ideologico.
Il
primo si insinua nell’organismo fisico, il secondo infetta le menti, quelle già
pronte ad accoglierlo o inclini alla tirannide.
Tempesta
perfetta. Comunismo realizzato. Liberalismo annichilito.
Per
fortuna – e anche per la posizione ferma di alcune forze politiche (non posso
non menzionare ancora Giorgia Meloni, che si è sempre opposta al diluvio di
obblighi vaccinali e di lasciapassare sanitari da cui siamo stati sommersi, e
che ha voluto la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia) –, per
fortuna dicevo, il test pandemico comunista non ha avuto seguito (pur avendo lasciato dietro a sé
migliaia di morti e danni colossali), ma il liberalismo è sempre sotto
attacco.
3) La
menzogna viene alimentata dalla disinformazione, che si insinua fra le pieghe
della società e invade i cervelli delle persone, e che a sua volta è
indispensabile per mantenere e rafforzare il controllo. Dinamica circolare,
circuito chiuso.
La “dezinformatjia
sovietica” si è sempre congegnata, fin dagli anni Venti, con due azioni
congiunte:
per un
verso mascherare la realtà dell’inumano sistema sovietico tessendo le lodi del
magnifico mondo comunista;
per un
altro verso e parallelamente diffamare il sistema liberal-capitalista
descrivendolo come un mondo decadente, degenerato, destinato a soccombere
dinanzi alla forza vitale dello Stato bolscevico. Ed entrambe le azioni erano
rivolte sia all’interno sia all’esterno del blocco sovietico.
All’interno
occorreva, da un lato, nascondere la realtà miserevole ammantandola di fasti
futuri, correlandola all’obiettivo finale che giustifica non solo la miseria ma
anche i massacri;
e
dall’altro lato occorreva distorcere la realtà occidentale affinché i sudditi
non ne vedessero gli aspetti positivi. All’esterno il doppio movimento era
identico nella motivazione ma diverso nell’attuazione, perché doveva trovare le chiavi
adatte per entrare nella mente di popolazioni – quelle dei paesi occidentali –
molto diverse dai russi per storia e abitudini.
Oggi
avviene la stessa cosa: magnificare il mondo russo e infangare quello occidentale.
Certo,
è vero che l’Occidente è in crisi e il suo spirito è sofferente, è vero che sta
subendo drammatiche distorsioni di alcuni dei suoi princìpi tradizionali, è
vero che i nemici interni (progressisti, marxisti, fanatici del wokeism,
terzomondisti, anti-atlantisti e filo putiniani) lo stanno erodendo
affiancandosi così ai nemici esterni, ma è irricevibile che a denunciare e
cavalcare questa crisi sia quel sistema di corruzione suprema dello spirito che
è l’attuale sistema russo.
È
grottesco che il patriarca Kirill, ex agente del KGB, possa impartirci lezioni
di morale o di religiosità.
Non
vengano a raccontarcela.
Questo
è l’impero fondato sulla menzogna e sulla disinformazione, oggi come allora.
Il
ricorso ai capisaldi della tradizione russa viene mescolato con alcune parole
d’ordine del socialismo:
lotta
contro il fascismo e contro la decadenza del mondo occidentale; ortodossia
religiosa coniugata a quella difesa della patria che cela il nazionalismo russo
e abbandona l’internazionalismo.
Certo,
come affermava “Lord Acton,” «il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe
in modo assoluto», e ciò vale per tutte le epoche e per tutte le civiltà.
Questa
massima, che per realismo politico eguaglia la straordinaria lucidità di
Machiavelli, reca in sé un monito: è necessario che il potere non sia mai assoluto e che,
perciò, contenga e ammetta il pluralismo. E proprio in ciò consiste la
differenza fra totalitarismo e liberalismo.
Questa
è stata la principale differenza fra il mondo occidentale e la dittatura
comunista (e ovviamente anche nazista), e questa continua ad essere la
differenza tra l’Occidente e la Russia putiniana, della cui attività di
disinformazione così riferisce “Stéphane Courtois”:
«è
sfruttando reti di propaganda e di disinformazione in tutto il mondo che [la
Russia di Putin] tenta di minare dall’interno l’unità occidentale, se non
addirittura di innescarvi la guerra civile».
E
continua:
«questa
propaganda mutua alcune modalità della sua antenata sovietica, ma ha una
propria originalità ed è molto più capillare da quando ha abbandonato i suoi
tratti ideologici specifici. È composta da tre elementi: destabilizzazione,
confusione e minimizzazione».
Tutto
come un tempo:
mentire,
minimizzare e metabolizzare.
Si
racconta che nel 1935 il direttore della fabbrica di trattori a Celjabinsk
avesse riferito a Stalin che più di un milione di persone erano morte di fame
negli Urali, nella regione al di là del Volga nella Siberia occidentale.
E fu in quella circostanza che Stalin avrebbe
pronunciato la famigerata frase «un morto è una tragedia, un milione di morti
sono statistica».
In questa espressione troviamo tutto il
significato del modo in cui il comunismo si rapporta agli assassinii di massa:
relativizzazione,
minimizzazione, cinismo assoluto.
Infatti,
se una morte è una tragedia e un milione è statistica, cento milioni di persone uccise
sarebbero archivio, un fatto meramente burocratico, nemmeno più politico.
Tutto
come un tempo:
i dissidenti vengono silenziati o fatti
sparire.
Come “Anna
Politkovskaja,” la quale scrisse: «non eravamo dove credevamo di essere arrivati
plaudendo a Gorbačëv e scendendo in piazza con Eltsin, ma a metà strada tra
Stalin e Brežnev.
Il
nostro cammino va a ritroso: dalla stagnazione di Brežnev verso lo Stalin a cui
“tutto è permesso”».
Non
dimentichiamo, come constatò amaramente “Plinio Correa de Oliveira”, che il
comunismo «è
la più terribile macchina di perdizione e falsificazione che il demonio abbia
generato nel corso della storia», e quindi esercitiamo il ricordo per impedirne il
ritorno, e al tempo stesso attiviamoci per smascherarne le metamorfosi.
La
grande tragedia storica del comunismo infatti può ripetersi, ma non secondo la
formula marxiana – la prima volta come tragedia e la seconda come farsa –,
bensì nella forma della catastrofe, di un abisso pronto a inghiottire
l’Occidente.
MAI
PIÙ COMUNISMI.
Sandrodiremigio.com
– (17 - gennaio -2026) – Alessandro Cochi – Redazione – ci dice:
Uscire
dal comunismo è come guarire da una nevrosi.
(Ignazio Silone - cofondatore nel 1921 del
PCI, membro del Cominform sovietico - "Uscita di Sicurezza ")
Fame,
morte, schiavitù, crimini, terrore, repressione:
"il
fallimento di un'utopia in un secolo di storia nel mondo."
(Alessandro
Cochi).
Karl Marx
- Il comunismo.
Nel
1848 Marx ed Engels, pubblicando il "manifesto comunista" avevano
introdotto una svolta ideologica.
Per
loro la pace non rappresentava più un valore in sé, ma era subordinata ad un
concetto di progresso che ammetteva e anzi sanzionava la violenza come
strumento: la dittatura del proletariato.
Prima di loro avevano sostenuto più o meno
confusamente questa dottrina dai tratti totalitari e antireligiosi, “Babeuf “(la
terra non è di nessuno, i frutti sono di tutti) e rappresentanti del socialismo
utopistico, anarchici quali Owen, Fourier, Louis Blanc, Proudhon, Bakunin,
Cabet...
Il
nemico di classe si affronta in qualsiasi modo, ancor meglio con la violenza,
che così facendo viene definita rivoluzionaria, che deve mirare alla
soppressione delle stesse classi sociali, ad un organizzazione economica e
sociale fondata sulla proprietà collettiva dei beni e servizi di produzione,
alla negazione della differenza tra lavoro manuale e quello intellettuale, ad
annullare la differenza sostanziale tra città e campagna, alla negazione dello
Stato stesso, una volta avvenuto il passaggio dal socialismo a comunismo.
Uomo
impalato dai comunisti.
La
vita quotidiana viene militarizzata in ogni suo momento e in ogni sua forma.
Manifesto che sosteneva l'utopia, con tanto di premessa e pretesa dalle errate
prognosi scientifiche, della società capitalista e delle sue contraddizioni.
Il
pensiero che un individuo potesse vivere secondo le sue capacità e i suoi
bisogni, dove al posto dello Stato subentrasse un’associazione nella quale il
libero sviluppo di ciascuno fosse la condizione del libero sviluppo di tutti.
Ma
nessuna rivoluzione comunista ha mai esaudito, neanche in misura
approssimativa, quel primordiale sogno dell'uomo di realizzare un paradiso
terrestre, alleggerito dai pesi del Mondo.
Quel
che è rimasto, è un dogma che ha preteso di assumere la funzione della morale e
della religione, mentre il partito unico e "padrone" che deve
rappresentare tutto e tutti, si arroga l'autorità di una Chiesa, i cui capi
hanno sempre posseduto l'unica chiave che apre le porte al progresso umano,
l'unica verità politica ed economica, spirituale e morale.
La
forte ideologizzazione porta alla religione politica, voluta dalle élite, per
una completa adesione e totale dedizione, sotto forma di credo come nel culto
delle religioni.
Si
insegna a scuola e nei posti di lavoro, si rende omaggio al mausoleo di Lenin
nella Piazza Rossa a Mosca, ad ogni famiglia russa ormai completamente
sovietizzata vengono distribuite statuette di Stalin da adorare.
Così
anni più tardi nella fase di inasprimento terroristico, per il culto della
personalità di Mao negli anni della "rivoluzione culturale" e della
"rivoluzione permanente" in Cina.
Comunismo
in Cina.
Tornando
alla grande madre Russia, ben 5 i milioni di morti per la carestia che coincise
con il primo anno della Nep (nuova politica economica, più gradualista e
moderata…) voluta da Lenin.
Ma
alla sua morte, la nep fu oltraggiata dai piani dell'"uomo d'acciaio"
Stalin, salito prepotentemente alla guida dei bolscevichi, che con la
pianificazione e la collettivizzazione delle terre, attraverso i piani
quinquennali portasse l'Urss a divenire rapidamente una potenza industriale
pesante, soprattutto per l'armamento.
Poco
importa delle rinunce sul piano dei consumi di massa.
Violente
misure di repressione e di terrore, compreso il sistematico ricorso alla
pratica delle deportazioni e relativa confisca delle terre, permisero la
formazione di 230 mila aziende collettive al posto dei 26 milioni di piccole
aziende individuali precedenti.
Il
fautore del socialismo in un solo Paese, ovviamente il suo, riuscì ad espellere
ed emarginare il suo rivale interno Trotzkij, già a capo dell'Armata Rossa, che
in quanto ad applicare ogni forma di violenza aveva davvero poco da imparare.
Vittime
del comunismo in Cambogia.
Trotzkij
infatti, amava sostenere che " la rivoluzione richiede alla classe
rivoluzionaria che essa raggiunga il proprio fine con tutti i mezzi a disposizione
e, se necessario, con una insurrezione armata; se occorre con il
terrorismo."
Iniziò così la sistematica eliminazione di
ogni forza alternativa alla sua:
liquidò
fisicamente, in tutta fretta i "nemici del popolo", che fino a pochi
giorni prima avevano rappresentato la vecchia guardia della rivoluzione di
ottobre del 1917.
Le
mitiche purghe staliniane, coordinate dal boia “Berija”, che alla morte del
generalissimo georgiano, sarà premiato con il ministero degli Interni.
Terrore, processi farsa, nessuna prova ma
umilianti confessioni estorte con la tortura in sentenze prefabbricate.
Il
carnefice Mao Tse Tung.
Anziani
rivoluzionari, dirigenti della prima ora, scomodi testimoni, quadri
dell'industria di stato, ufficiali dell'Armata Rossa, milioni di semplici
cittadini con le loro famiglie, in prevalenza contadine, e anche vittime di
religione ebraica, molto invisi al dittatore, così come i molti sacerdoti,
spediti nei gulag non perché colpevoli, ma perché divenuti superflui.
Non
c'era posto per le loro chiese, per questo bruciate, il loro Dio abolito e
cancellato dalla rivoluzione che avrebbe visto un nuovo regno, mai esistito
fino a prima, quello dell'uomo libero.
Come
durante la guerra civile spagnola con l'uccisione di oltre 7000 religiosi, tra
cui anche suore e vescovi da parte degli anarco-comunisti, con innumerevoli
distruzioni di edifici religiosi, nel risoluto ma vano tentativo di estirpare
la religione cattolica dal suolo spagnolo.
Naturalmente
l'Urss e i paesi dell'Est diedero l'esempio nella sanguinosa lotta al clero.
Chiusero
tutte le chiese, misero in prigione preti, suore e perfino chierichetti
condannati a morte e fucilati, o al meglio finiti ai lavori forzati nei campi
d'internamento dei gulag, e nelle miniere d'uranio, indifesi dalle mille
radiazioni, solo perché si possedesse una Bibbia, per 8-10- 12 anni.
Dittatore
carnefice Stalin.
Percosse,
timpani rotti dai pugni e dagli stivali con punte di ferro degli ufficiali, 30
e più persone chiuse in baracche di pochissimi metri, dove anche nel gelido
inverno era vietato chiudere la finestra, e possibile andare al bagno, solo la
mattina o la sera, 20 minuti per tutti i prigionieri insieme.
Poi
molto spesso stanze degli interrogatori e delle torture, tra muri foderati per
assorbire le urla, persone chiuse in delle tute, e poi colpite fino al
collasso.
Povere vittime fucilate alle spalle dal boia,
dopo essere fatte entrare con l'inganno di entrare in una stanza dove chiedere
la grazia.
Altre
invece credute morte, si salvarono svegliandosi al cimitero o in fosse comuni
cercando di rimanere nascoste fino alla caduta di Stalin.
Dittatore
carnefice Stalin.
Anche
l'italiano Gramsci era per "una completa laicizzazione di tutta la vita e
di tutti i rapporti di costume, ossia in una radicale scristianizzazione della
società." Aggiungeva inoltre una profezia che si rivelò reale:
"
I popolari stanno ai socialisti come Kerensky a Lenin".
"Assai
pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo" affermò PioXI
in una famosa Enciclica del 1937.
Regno
fu, ma assoluto, di marca comunista, materialista, fatto di carri armati e
missili, strutture burocratiche di ferro, un paese congelato, governato dalla
mummia di Lenin, fatto di emigrazioni interne forzate, e di paura della
contaminazione atomica.
(Che
solo in parte avvenne alcuni anni fa a Chernobyl).
Aleksandr
Solgenitzin liberato negli anni 50, ci parlerà dell'inferno dei gulag, un
immenso sistema di sfruttamento del lavoro di milioni di persone, una vera
orgia di schiavismo.
"Il potere nasce dalla canna del fucile" sarà il motto che guiderà la Cina per
circa 50 anni, di Mao Tse tung, uno dei fondatori del partito Comunista Cinese
nato nel '21, ispirato a Marx, che prima si unirà al Partito dei Lavoratori
(Kuomintang) di Sun Yat-sen e del più moderato nazionalista Chang Kai-shek, per
poi combatterlo prima e dopo la fine del conflitto con il Giappone.
Budapest.
Mao,
da bravo alunno di Lenin, punta sui contadini della sua provincia, Hu nan, per
poi trasferirsi verso nord (Shanxi), dove quello che sarà il "grande
timoniere" della Repubblica Cinese dei "commissari del popolo"
darà il via alla lunga marcia, rafforzando il legame comunista-contadino
minacciato dai nazionalisti. Già molte le brutalità compiute verso il lungo
tragitto, con molti profughi cacciati dalle loro terre, scampati a pesanti
interrogatori e torture, e ad esecuzioni sommarie.
Fortissima
la propaganda, nonostante la pressione fiscale del 35% sui contadini, la
coltura e l'esportazione dell'oppio, l'indottrinamento politico fin da bambini
con tanto di fucile, autocritica ed educazione forzata per i dissidenti, metodi
oppressivi ancora all'oscuro di un certo occidente che guardava Mao con vivo
interesse, anche per la su linea diversa da quella staliniana, ma non per
questo più morbida…
Sarà
il dominio del Giappone a creare le basi che costringeranno a un Fronte Unito
(e provvisorio), suggerito anche dagli Stati Uniti tra Mao e Chang, visto che
dal '37 fino al 39 occupavano gran parte delle città e delle coste cinesi.
Ma
sarà Pearl Habor e ciò che ne conseguirà a togliere il disturbo dell'invasore, e a far
riprendere i contrasti interni con fucilazioni di massa, fino alla presa di
Pechino, che darà inizio ad un regime dove l'assassinio firmato con la stella
rossa, diventa metodo di governo, di un popolo che contava allora 600.000
unità, e che ospiterà da allora parate militari come massima espressione di
forza per la repressione del dissenso e per la conquista del potere mondiale.
La
Repubblica Popolare Cinese, nascerà nell'ottobre del '49, e non sarà
riconosciuta dagli Stati Uniti.
Saranno
invece 2 milioni circa le persone uccise, tra cui molti reazionari, oppositori
politici considerati nemici del governo popolare in soli tre anni.
Un
sistema di controllo con 550.000 indiziati, 3.800.000 attivisti, 75.000
informatori, 1.200.000 uomini assoldati come polizia politica.
Vietnam, comunismo.
Inizierà
il genocidio del popolo spirituale del Tibet, con 1.200.000 morti (un tibetano
su quattro).
Molti
saranno internati nei campi di concentramento cinesi (laogai), impiccati,
torturati, mutilati, addirittura seppelliti vivi, in acqua bollente, decapitati
o crocefissi, e magari lasciati sbranare dai cani randagi.
I
Buddha saranno rotti e sostituiti con grandi ritratti di Mao. Il Dalai Lama
costretto all'esilio.
I
comunisti si spingeranno fino in Indocina verso Saigon, creando una delle
prerogative ad un altro drammatico conflitto, quello del Vietnam.
Invece dei 5.500 missionari cattolici, ne
rimarranno soltanto una decina, non di più.
Il "grande balzo in avanti" con le
sue acciaierie da cortile, lo sarà per ciò che riguarda il disprezzo dei
diritti umani e civili, per le continue espropriazioni, purghe, e la riforma
agraria impostata sull'odio di classe.
Tra
anni di sacrifici per mille di felicità, dicevano i seguaci di Mao, interrando
chi si ribellava ad uno stato di assoluta miseria.
Tra il
'59 e il '61 si contano più di 30 milioni di ulteriori vittime, così come dopo
la nuotata del 1965, e la rivoluzione culturale di gruppi di giovani Guardie
Rosse che non risparmiavano nessuno se non le forze armate e gli scienziati
dediti a esperimenti nucleari per nuove armi belliche.
Molti
i perseguitati tra gli imprenditori e gli intellettuali.
Praga,
comunismo.
Muore
molto vecchio, nel 1976, ma lascerà quel segno (vedi la vedova con la Banda dei
Quattro) che vedrà nuove drammatiche persecuzioni in Tibet (1987) e a Piazza
Tienanmen verso giovani studenti che rivendicavano regole democratiche
massacrati dalla polizia cinese (1989).
Questo
fu il dramma a Oriente.
L'intera
cintura di stati: - Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania Est,
Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia (poi con Tito
autonoma), Albania - fu trasformata in pochi anni, dal ‘45 al ‘48, con golpe,
assassini politici di statisti, elezioni burla, insurrezioni armate dei
traditori sempre pronti rappresentati dai Partiti Comunisti locali, in un
immenso ghetto comunista, a sostanziale dominio russo-sovietico.
La
metà di un intero continente, con centinaia di milioni di uomini, con intere
disgraziate nazioni, divenne così - contro ogni diritto e libertà dei popoli -
satellite dell'Urss.
Nacque il Comecon (1949) o mercato comune orientale.
Nacque
il Patto di Varsavia, omologo della Nato (1955).
Donna
uccisa.
Nacque
l'impero comunista, la guerra fredda, l'escalation degli armamenti,
l'equilibrio del terrore, i deliranti piani marx-leninisti di sovversione e
conquista del mondo, la trasformazione dell'intera area comunista in un
gigantesco campo militare proteso al dominio planetario.
Inenarrabili
o quasi sono gli episodi della vergogna comunista.
La
divisione della Germania:
a est
lo stato fantoccio creato sulla zona di occupazione sovietica – o più
esattamente su quanto non venne direttamente inglobato da Urss e Polonia -
mentre a ovest (formata dalle ex zone di occupazione americana, francese e
britannica) vigeva la libertà.
Uno
stato burla per il significato della sua esistenza, ma drammaticamente reale
per la sua polizia segreta - immancabile nei paesi comunisti:
la
famigerata Stasi.
Di cui
verranno ritrovati dopo il 1989 chilometri di scaffali di archivi e milioni di
schedature, per i suoi Vopos, per la frontiera costituita da centinaia di
chilometri di rete elettrificata, sorvegliata da torrette con armi
automaticamente attivate da cellule fotoelettriche in caso di passaggio (cioè
di fuga verso l'occidente, per i suoi 16 milioni di mine - tante quante il
numero dei tedeschi dell'est - poste sul confine.
Per il
suo Muro di Berlino, simbolo della prigionia schiavista del comunismo,
costruito da Ulbricht e Honecher a partire dal 12 agosto del 1961 e costato la
vita di 588 martiri, uccisi nel tentativo di fuga dal "paradiso
dell'est" durante i 28 anni della sua infame vita.
Praga.
L'invasione
dell'Ungheria del 1956, quando un intero popolo nauseato dalla protervia e
dalla sanguinosa stoltezza sovietica, vide schiacciato il suo sogno di libertà
sotto i cingoli dei carri armati russi:
i capi
della rivolta, Nagy, Maleter e tanti altri, spesso arresisi dopo formale
promessa di avere salva di vita, vennero impiccati o sparirono nel nulla.
Con la figura del grande cardinale Wyszynski e
quella spregevole di Janos Kadar, carceriere del suo stesso popolo.
La
repressione nell'agosto 1968 della cosiddetta " primavera di Praga",
quando ancora una volta le divisioni corazzate russe sgominarono anche un
pallido tentativo di "socialismo dal volto umano", esautorando Dubcek
e con Breznev che lancia la teoria della "sovranità limitata", con il
sacrificio del giovane Jan Palaci, che si immolò con il fuoco per protestare
contro l'invasione.
Il
regime del rumeno Ceausescu, altro bell'esempio di comunista delinquenziale,
che con la despota moglie Elena tiranneggiò una popolazione di infelici
ridotti- in era di pieno benessere per l'Europa - alla fame, con i folli piani
di deportazioni di 7.000 villaggi in città falansterio costruite appositamente
per spezzare la coscienza tradizionale e dominare meglio anche l'anima, oltre
che i corpi.
Con le
abominevoli vicende dei bambini infettati con l'Aids a scopo di studio per
ordine del governo comunista, con i giganteschi palazzi del potere in mezzo alle
catapecchie della povera gente, con le prove calligrafiche della scrittura di
tutti i 23 milioni di abitanti per meglio controllare chi scrivesse le lettere
anonime, con le macchine da scrivere proibite, con ogni telefono diventato una
centrale di ascolto all'interno delle famiglie, con la folle polizia politica,
la Securitate, con le torture ai dissidenti...
Piazza
Tienanmen.
La
vicenda di un povero paese disgraziato come l'Albania, in mano ad un pazzo
satrapo comunista come Enver Hoxa, costruttore di centinaia di migliaia di
bunker contro l'invasione dal mare, sterminatore di centinaia di migliaia di
oppositori, creatore di un funerario comunismo albanese in salsa cinese, che ha
lasciato un popolo moralmente distrutto, di cui è stata strappata con la forza
la religione, cancellato il passato e precluso il futuro.
Sistematiche
le purghe assassine di Enver Hoxa:
1948,
fucilato Ministro dell'interno e segretario del P.C., 1954 assassinato il
generale Dali Ndrev, insieme alla moglie incinta al nono mese, 1955 giustiziati
2 ministri, 1957 arrestato e fatto sparire il ministro Zia Dibra, 1959 tocca al
primo ministro Tuk Jakova, torturato a morte, . .
nel
1975 gli ideologi Lubonija e Paqarami... nel 1983 altri Ministri...
La
repressione di Jaruzelski in Polonia, quando un colpo di stato dei militari
filosovietici polacchi nel 1980 realizzerà un'ennesima sopraffazione alle
incontenibili istanze di libertà della gente, mettendo al bando
l'organizzazione sindacale "Solidarnosc".
Nel
1949 Mao Tse Tung, a lungo sostenuto dai sovietici, dopo aver rivoltato la
tradizionale teoria leninista (conquistare il potere dalle città per estenderlo
alle campagne) si rivolse ai contadini cinesi e vinse, dopo aver - da buon
comunista - ignorato il risultato delle urne che aveva decretato il successo
per i partiti liberaldemocratici e nazionalisti.
E
realizzando l'obiettivo di oltre 100 milioni di morti.
Dopo di lui, Tien Namen.
Le
autorità della Cina dove ogni anno si eseguono circa cinquemila condanne a
morte - hanno deciso di adottare il moderno e occidentale metodo
dell'esecuzione mediante iniezione legale.
Attualmente,
i condannati vengono giustiziati con una revolverata alla nuca che, oltre ad
essere tecnicamente obsoleta, puzza anche di terzo mondo e di comunismo.
Il
vantaggio della pallottola alla nuca consiste tuttavia nel fatto che, dopo
l'esecuzione, è possibile chiederne coattivamente il rimborso ai familiari
dell'ammazzato:
il
che, a un paio di dollari a pallottola moltiplicato per cinquemila, fa una
sommetta non disprezzabile per coprire almeno parte delle spese.
Adesso
i dirigenti cinesi si chiedono che cosa farsi rimborsare dai parenti.
La guerra di Corea, quando nello stesso anno della
proclamazione della Repubblica cinese, truppe nordcoreane e cinesi comuniste,
invasero - dotate di armamento russo - la Corea del Sud.
Con
una crisi che imperversò fino al 1953 e causò 3 milioni di morti.
Il
Vietnam, con una lunghissima guerriglia sostenuta dai vietcong di Ho Chi Minh,
altro comunista dell'Hotel Lux di Mosca, e di Giap contro il sud
"corrotto" e dominato dai "nemici del popolo".
Quando
cadde Saigon per anni e anni centinaia di migliaia di vietnamiti scapparono con
le loro famiglie per mare (i "boat people").
Solo allora gli utili idioti che in Italia per
anni e anni avevano sostenuto la "lotta del popolo vietnamita contro gli
americani" tacquero di vergogna.
Gulag
Russi
La
Cambogia di Pol Pot, quando questo sanguinario e folle comunista arrivò negli
anni sessanta al potere, deportando immediatamente l'intera popolazione urbana
in campagna e nelle risaie, con marce forzate ed esecuzioni, con torture e
purghe, facendo morire due milioni di disgraziati su una popolazione di sette.
In uno scenario di delirio - uno dei tanti del
comunismo - i khmer rossi abbattevano i piani superiori delle case più alte,
perché fossero tutte eguali; uccidevano immediatamente coloro che fossero stati
a contatto con gli occidentali; coloro che erano dotati di occhiali o titoli di
studio perché certamente "corrotti", spesso venivano gettati vivi
nelle fornaci e le ossa carbonizzate servivano a concimare le campagne.
Il
loro sogno era il comunismo "integrale e istantaneo":
Nessuna
entità familiare, solo l'Anka, il partito.
I
mercenari cubani in Angola, Mozambico, in mezza Africa, quando Castro, esaurite
con le sue allucinazioni economiche a base di patè di marxismo i fondi dello
stato, non trovò altro mezzo che vendere il sangue dei suoi sudditi a Mosca per
destabilizzare il continente africano e sostenere i regimi "amici"
contro la popolazione.
Oggi si serve invece del "Turismo
sessuale", spesso pedofilo, per importare valuta estera.
Cossutta PCI.
Il
dittatore etiopico Menghistu, feroce deportatore delle etnie nemiche dalle
proprie terre tradizionali a territori desertici lontani da centri nevralgici.
Folli progetti che causarono morti e fame,
finanziati con i fondi della cooperazione internazionale italiana.
Anche
qui prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare il razzismo del PCI, della DC e del
PSI italiani che rubarono con la cooperazione sulla pelle di tanti africani,
sostenendo al tempo stesso i loro feroci persecutori governativi riempendoli di
armi e finanziamenti.
L'invasione
- Natale del 1979 - dell'Afghanistan, un'altra bella operazione comunista, con
l'invio di centinaia di migliaia di soldati sovietici, con i famigerati Spensa
(reparti speciali), con l'abbattimento indiscriminato dei villaggi e delle
città di un intero popolo che non voleva saperne dei gregari comunisti locali,
dei Babrak Karmal e dei Najibullah, con le uccisioni di massa mediante i
bombardamenti aerei, con le bombe a forma di farfalle perché fossero raccolte
dai bambini afgani e - senza ucciderli - li mutilassero, perché fossero di
maggior peso alle famiglie e ne prostrassero la volontà di resistenza.
Alla
fine si conteranno i milioni di afgani morti e 4 milioni di profughi, ma Mosca,
per la prima volta, fu fermata.
Il
finanziamento e l'addestramento dei movimenti terroristici ultracomunisti in
mezzo mondo:
delle
BR italiane alla RAF Tedesca, dell'Esercito Rosso giapponese ai Montoneros
argentini.
Fino
al 13 maggio 1981, quando in un'apoteosi di delirio vi fu l'attentato al Papa,
con un lungo filo rosso che da “Ali Agca” porta ai servizi segreti bulgari e -
dietro questi - direttamente a Mosca.
Bene
chiarire subito, senza nessun dubbio che anche in Italia c'è chi appoggiò tutto
questo.
Figlio
di Mattei totalmente ustionato prima di morire.
È il
1921 quando a Livorno, scissionisti socialisti del partito operaio optano per
la costituzione del partito comunista sezione italiana della terza
Internazionale con tanto di falce e martello.
Il terzo articolo del programma statutario
recita:
"Il
proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti
capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento, senza
l'abbattimento violento del potere borghese."
Il 13 luglio 1949 un decreto del Santo Uffizio
dispose la scomunica nei confronti di tutti gli appartenenti al partito
comunista italiano o a organizzazioni collaterali, con la condanna
inesorabilmente all'inferno, cioè a non poter essere parte del progetto di
salvezza di Cristo.
"Stare
con Cristo o contro Cristo" affermava Pio XII.
In
fondo l'Unità il giorno successivo alla morte di Stalin, il 5 marzo 1953 così
scriveva:
"Gloria eterna all'uomo che più di tutti
ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità."
Una delegazione di comunisti italiani guidata
da Togliatti va a Mosca per assistere ai funerali.
Il Psi invia Nenni e Lombardi.
Lo
stesso Togliatti che con il nome di Ercoli iniziò i lavori del VII congresso
dell'Internazionale a Mosca nel 1935 rivolgendosi così a Stalin:
"
Noi ti rivolgiamo, capo armato del proletariato mondiale e di tutti gli
oppressi, i nostri saluti ardenti… Giuriamo che sotto la bandiera di Marx,
Engels, Lenin e Stalin condurremo la lotta fino al rovesciamento del
capitalismo"
approvando
il culto della persona, del pensiero e della direzione politica del dittatore e
attuandolo durante la guerra civile spagnola, i massacri degli anarchici, la
distruzione del partito comunista polacco, i crimini di Stalin, il periodo
delle Foibe sotto il regime di Tito (non meno di 20.000 gli italiani
assassinati), la repressione di Berlino, di Budapest e di Praga.
Falce e martello - Simbolo del comunismo.
Così
come uno degli ultimi discorsi dello stesso Togliatti nel campo dei pionieri di
Artec, dopo una delle tante doverose soste a Mosca.
"Le
nostre lingue sono diverse, ma identici sono i nostri cuori. Voi e noi ci
battiamo per gli stessi fini. Lottiamo per la pace, per la felicità dei popoli,
per il progresso, per il socialismo."
D'altronde
da Luigi Longo, Giorgio Amendola a Enrico Berlinguer e Armando Cossutta
aderendo al Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda, dimostrarono di essere
dei bravi "compagni" controllati non al servizio del loro stato,
l'Italia, ma del Kgb e dalla Gladio rossa (come dimostrato con il recente
dossier Mitrokhin) spiando e ricevendo mensili e perfino pensioni in rubli in
cambio di rapporti dettagliati, carte segrete, appoggio politico ed
eventualmente militare in caso di occupazione da parte dei comunisti sovietici.
Questo
fino a pochissimi anni fa.
Il muro di Berlino
Oggi
naturalmente il comunismo italiano è divenuto ovviamente più umano e meno
cinico, anche se conserva quella cultura laica e marxista che si fonda su una
concezione egoistica dell'esistenza umana, e che afferma, in nome di un
equivoco concetto di libertà ripetutamente condannato anche dalla Chiesa, per
esempio la liceità dell'aborto , la più disparata laicizzazione della scuola
prodotta dall'ateismo di Stato, la liberalizzazione della droga e di una
cultura malefica, che combatte organismi sociali dell'umanità come la famiglia,
la nascita dei figli, la loro educazione civile e morale, poiché proprio da
quel relativismo morale si arriva alla cultura dell'aborto, dell'eutanasia,
all'omologazione del pensiero, all'uomo considerato unicamente una macchina, ad
ogni forma di sedicente progresso che schiaccia e mortifica la forza e le
capacità spirituali della comunità, attirando una certa visione malinconica e
pessimista, di chi vede un mondo ancora diviso a compartimenti stagni, che
ancora predica la lotta e l'odio e di classe.
La
prassi dei campi di concentramento, l'irreggimentazione e la persecuzione
politica in gigantesche aree geografiche sottoposte alla dittatura comunista,
al totalitarismo rosso, con i milioni di vittime di cui veniamo a conoscenza
solo oggi dopo l'apertura parziale degli archivi sovietici, non lascia scampo a
nessuna, eventuale, quantomeno discutibile interpretazione umana e politica
della stella rossa e della falce e martello.
Basterebbero
chiederlo quindi ai cittadini di Russia e di tutte le sue grandi regioni, anzi
Stati come Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina, Siberia etc. sottoposti per
decenni a tale regime.
Chiederlo
inoltre a quelli della Cina, Polonia, Siberia, Cecoslovacchia, Germania
orientale, Bulgaria, Romania, Finlandia, Ungheria, Jugoslavia, Romania,
Albania, Spagna, Istria e Dalmazia, Corea, Vietnam, Cambogia, Nicaragua, Laos,
Etiopia, Afghanistan, America Latina, Cuba, Grenada, Siria, Mongolia,
Argentina, Laos, e tutti coloro che hanno avuto a che fare con movimenti,
partiti ed organizzazioni terroristiche comuniste, nazionali ed internazionali,
anche se non sempre al potere.
Neanche
un paese occidentale ha scelto di essere governato dai partiti comunisti,
proprio per non fare la fine di molti paesi dell'Europa dell'est, dell'America
latina e dell'Africa.
Le vittime del nazismo (dai 3 ai 6 milioni)
sono abbastanza accertabili vista la mania dell'ordine da parte dei tedeschi di
tener aggiornata anche la contabilità dei loro morti.
Ma per
gli slavi, i mongoli e i loro affini, valeva una massima:
"
Un morto è un caso umano, ma un milione di morti è un caso statistico."
Parole
di Josip Stalin.
Quindi se i morti del comunismo mondiale siano
risultati 80 100 o 150 milioni di morti non è poi la cosa più importante.
Chi ci
racconterà del dettaglio queste come le altre vomitevoli vicende del comunismo?
Chi
squarcerà il velo ancora adesso alzato dalla stampa e dalla cultura di
sinistra, per raccontare tali e altre nefandezze?
Non
basta archiviare, peggio ancora dimenticare, forse inutile chiedere scusa delle
proprie colpe, fondamentale è invece capire e far comprendere quanto il
comunismo sia stata un'alternativa del tutto fallimentare, e perché mai più
accada che il settarismo possa colonizzare le nostre teste.
A voi
le mostruose conclusioni, pensando che oggi tanti militanti della sinistra,
intellettuali organici, benpensanti progressisti, radical-chic, quelli che si
definiscono la cosiddetta società civile, fecero proprie, con i loro padri e
nonni, tutta o almeno una parte di questa storia, in Italia così come in
Europa.
Operazione
tentata, ma per fortuna non riuscita in maniera totale, grazie a chi con la
propria vita, difese la libertà propria e di quella del suo popolo, in ogni
parte ed angolo del mondo.
Per
questo ci chiediamo esterrefatti perché ancora non vi sia un giorno fisso
nell'arco di un anno, che ricordi tutto questo al mondo intero?
Per ribadire in maniera forte e chiara
"MAI
PIÙ COMUNISMI"!
L'ideologia
di sinistra è una macchina atta a respingere i fatti che rischierebbero di
costringerla a modificarsi.
Le
vittime di Che Guevara sono state quasi 200.
(Noticias
- Settimanale argentino).
“Non
mi sono sbagliato,”
Il comunismo non c’è più.
Giuseppemani.it
– Giuseppe Mani – (6 – 5 – 2025) – redazione – ci dice:
È
bello vivere a lungo, la vita è piena di curiosità: la più originale è vedere
che tutto è pasquale: un passaggio dalla morte alla vita. Ho letto con grande
interesse gli articoli che hanno ricordato la nascita, cento anni fa, del
partito comunista italiano.
Ero un
ragazzo quando nella piazza del mio paese i microfoni preparavano il comizio
dei comunisti trasmettendo il loro inno “Bandiera rossa, bandiera rossa…
trionferà, evviva il comunismo e la libertà!”. E noi, aspiranti, durante il
comizio suonavamo le campane a doppio non tanto per chiamare ai Vespri….
Ero
davvero un bambino quando nella stessa piazza sfilavano il sabato sera i
giovani per il “Sabato fascista” e tutti i miei compagni vestiti da “Figli
della lupa”, onore a cui non potevo aspirare perché il babbo , essendo
artigiano, poteva permettersi di non mandarmi; così l’unica divisa che ho
indossato è stata quella dei chierichetti: grazie babbo!
Tutto
questo mi ricorda una delle conversazioni più interessanti avute con don
Giuseppe Dossetti.
“Sono vissuto quasi un secolo ed ho visto
tanti impegnati per cambiare il mondo sempre in meglio secondo la loro
coscienza.
Ho
visto i liberali che credevano nell’uomo colto, era il loro ideale:
le donne non avevano il voto, al parlamento
potevano partecipare soltanto le persone di un certo livello, la società era
divisa non tanto tra ricchi e poveri quanto tra dotti e ignoranti.
Sono
arrivati i fascisti ed hanno cambiato la situazione e gli italiani son
diventati fascisti, camice nere, colonie, scuole e “Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza”:
Addirittura
abbiamo aspirato a diventare un impero.
Caduto
il fascismo, il giorno dopo tutte le ragazze di Reggio Emilia erano in piazza
con i foulard rossi, erano diventate comuniste.
E anche il comunismo ha avuto persone di
coscienza e di impegno sincero.
Hanno
fatto la rivoluzione e volevano farla anche da noi per assoggettare l’Italia al
grande impero russo.
Lo
stesso loro capo, Gorbaciov, ha dichiarato che la diagnosi era giusta ma la
terapia sbagliata ed è crollato il muro senza colpo ferire.
Anche
il comunismo è finito.
Ma la
vera rivoluzione l’hanno fatta i cinesi e anche i loro sono i primi a
riconoscere che non è quello il modo per cambiare il mondo.
Alla
fine di questo secolo - concludeva Dossetti - è rimasta solo la Chiesa, ma
certamente non quella dell’inizio del secolo, ma quella di Gesù Cristo.
Se uno
fosse tornato da Marte un secolo dopo non l’ avrebbe più riconosciuta eppure è
rimasta nella sua sostanza, nella sua verità. E all’uomo che cerca la verità
solo Lei può annunciarla”.
Fu la
conclusione della “Simon Weil”, la ragazza ebrea, atea, studiosa di Filosofia e
comunista che era voluta andare in un’officina per sperimentare la vita degli
operai.
Dopo
un anno concluse:
”Lenin
e Marx hanno fatto la rivoluzione perché ne’ l’uno né l’altro erano mai stati in una officina” e concluse
dicendo che la verità che libera l’uomo è soltanto nel Vangelo e che l’unico
Salvatore è Gesù Cristo.
Si convertì ma non si fece battezzare perché
diceva: “Nessuna
religione può contenere tutto Gesù Cristo”.
Ho
visto la storia di tutti questi movimenti umani cominciati con una rivoluzione,
che solitamente è fatta per giusti motivi, ma ad ogni rivoluzione segue il
terrore con spargimento di sangue che distrugge tutto il bene cercato.
Il
Presidente Macron ha scritto a tal riguardo che alla rivoluzione deve essere
sostituita l’evoluzione:
è un bel cammino per chi è figlio della
rivoluzione francese.
Personalmente
ho visto l’evoluzione del comunismo che ieri avrebbe compiuto cento anni e con
piena soddisfazione ho letto l’intervista di Massimo D’Alema, ultimo vero
comunista, in cui mi ci sono ritrovato ed ho potuto vedere come la Chiesa ha
reagito ad uno dei suoi nemici moderni più accaniti.
Al
primo comunismo che dipendeva cecamente dall’Unione Sovietica e che aveva come
scopo di far diventare l’Italia un paese satellite, la Chiesa reagì, sotto la
guida di Pio XII, mettendo in moto tutte le sue potenze spirituali e umane:
le Madonne si muovevano, venivano allontanati
dai sacramenti chi votava PCI, i comunisti non si sposavano in chiesa e
soprattutto erano scomunicati, …senza ovviamente spiegare di che comunisti si
doveva trattare.
Il pericolo era grave e la “Guerra è guerra”.
Felice
anch’io di aver partecipato col volantinaggio alle elezioni, unica cosa che un
dodicenne poteva fare oltre che suonare le campane durante il comizio dei
comunisti.
Poi,
dopo la grande sconfitta elettorale del comunismo nel ’48:
gli
italiani non volevano i comunisti a governare e d’altra parte anche i comunisti
italiani dopo momenti difficili chiedevano libertà da Mosca fino a schierarsi
contro l’invasione di Praga dove, ricorda D’Alema nella citata intervista, era
anche lui con altri giovani comunisti per le strada a difendere la libertà di
quel popolo dall’invasore Russo.
I
comunisti lentamente cambiavano e la Chiesa si divideva nei loro confronti.
Personalmente
ho potuto sperimentare i due fronti: quello dei duri e quello dei disponibili.
Ho
conosciuto chi, nei confronti del rosso aveva lo tesso atteggiamento dei tori
fino a non accettare il minimo confronto e collaborazione e chi invece
accettava il principio del cardinale Casaroli per cui “La chiesa non ha nemici
ha solo avversari da trasformarli in amici” e che come la Pira era certo che il
comunismo sarebbe finito “Perché era ateo”, oppure chi, come il Card. Wojtyla,
si chiedeva quanto Dio avrebbe ancora tollerato il comunismo manifestando poi,
diventato Giovanni Paolo II, il suo stupore che fosse finito così presto, come
racconta nella sua autobiografia.
Su
questa visione si è mossa la politica del Vaticano nei riguardi dell’Est e le
scelte di diverse persone che ho avuto la grazia di conoscere come Giorgio La
Pira, Giuseppe Dossetti, Il cardinale Casaroli e il card. Achille Silvestrini.
Avevano
ragione questi ultimi di non affaticarsi tanto in guerre ma di attendere
fiduciosi e vigilanti l’ora di Dio che è il padrone della storia e che essendo
“Onnipotente ed eterno modera tutte le cose celesti e terrene”.
Così
il Comunismo dopo un secolo dalla sua nascita non esiste più.
Non
esiste neppure la Democrazia Cristiana alla quale il Signore ha riservato una
morte decorosa per infarto mentre i comunisti hanno dovuto perfino cambiar
nome, vergognarsi di chiamarsi comunisti, subire la peggiore delle sconfitte
per poi , attraverso un accanimento terapeutico, ritrovarsi a capo addirittura
uno scout cattolico che gli ha fatto fare la fine che i più degni di loro non
hanno accettato, abbandonando la ditta
prima del tempo.
È
bello vivere a lungo e vedere l’umanità in ricerca che tra fallimenti e
sconfitte, più che conquiste e vittorie perché di sangue ne è stato sparso
tanto, e accorgersi che lentamente da venti secoli, a macchia d’olio il
Vangelo, entra nella società con il soffio dello Spirito e la trasforma in
maniera quasi invisibile senza rivoluzioni ma con la dolcezza del Vangelo.
Il P.
Zoltan Alzegy mi raccontava di essere stato vicino al P. Domenico Grasso SJ
che, dopo avergli impartita l’ultima assoluzione, con un gran sorriso, prima di
morire, disse le sue ultime parole “Non mi sono sbagliato”.
Keri
Stormer e la sua presenza
sull’isola di Epstein: chi è
veramente il primo ministro inglese?
Lacrunadellago.net - Cesare Sacchetti - (15/01/2026)
– ci dice:
Se si
volesse seguire la vulgata offerta dagli organi di stampa e da una certa...
Keri
Stormer torna nuovamente nell’occhio del ciclone.
Nelle
passate settimane, a Downing Street le acque sono state piuttosto agitate
perché si era diffusa l’indiscrezione che uno dei membri del suo governo, il
ministro della Sanità “Wes Screening”, stava ordendo una trama contro di lui
per farlo cadere e prendere al suo posto.
Le
congiure nei palazzi londinesi sono di casa, ma stavolta il primo ministro
inglese si trova di nuovo sulla graticola per un caso molto più scottante e
compromettente.
Secondo
quanto rivelato da un informatore del dipartimento di Giustizia americano al
sito “The People’s Voice”, Stormer sarebbe stato uno degli ospiti della
famigerata isola di Jeffrey Epstein, laddove avevano luogo orrendi abusi e
torture nei confronti delle vittime che venivano trasportate lì.
Secondo
una deposizione fatta dalla stessa “Ghislaine Maxwell” agli uomini del
dipartimento di Giustizia, l’isola non era soltanto un luogo di perversioni e
di traffici, ma anche un vero e proprio centro di programmazione per il
famigerato programma “Monarchia.”
Ghislaine
Maxwell.
Monarchia
non è altro che l’erede del programma “MK-Ultra” varato dalla “CIA “subito dopo
la seconda guerra mondiale e portato avanti fino ai primi anni’70, quando
l’agenzia fu costretto a chiuderlo, almeno ufficialmente, per le pressioni
ricevute una volta che il programma divenne di dominio pubblico.
MK-Ultra
significa semplicemente controllo mentale.
Le
varie agenzie di intelligence studiano da tempo le tecniche di manipolazione e
controllo delle menti che avvengono
attraverso efferate torture necessarie per spezzare la volontà del soggetto, e
frammentare la sua psiche, impedendo così che la vittima perdesse completamente
la ragione per via degli abusi subiti.
L’isola
di Epstein e i potenti del mondo.
A
Little Saint James, si faceva tutto questo.
Si
portavano ragazzini e ragazzine di diversi parti del mondo, li si davano in
dote a vari potenti in cerca di schiavi sessuali, e spesso il tutto finiva
sulle cassette e i dischi digitali di “Jeffrey Epstein”, che di volta in volta immagazzinava
tutte le devianze dei signori dell’alta società, i quali finivano in un vortice
di ricatti che si perpetuava così per tutta la loro vita.
Una
volta entrati nel circolo, non si esce più, a meno che il soggetto vittima
della rete di ricatti non fosse disposto a distruggere la sua immagine
pubblica, a perdere prestigio e potere, qualcosa di estremamente raro da quelle
parti, soprattutto se si pensa al profilo psicologico e spirituale di questi
deviati pedofili.
Jeffrey
Epstein sapeva molto bene come appagare gli appetiti di questi personaggi e
come approfittare delle loro debolezze per poi compiacere al meglio gli
interessi dello stato di Israele.
Nell’oggettistica
rinvenuta nelle case di Epstein, non mancano mai i riferimenti allo stato
ebraico, a partire dal vestiario del miliardario pedofilo, ricco di felpe
donate dall’esercito israeliano, assieme al testo “sacro” del giudaismo moderno, quel
Talmud che contiene non poche frasi blasfeme rivolte contro Gesù e Maria.
Epstein
mentre mangia una torta che ricorda parti anatomiche femminili. Alle sue
spalle, si vedono i libri del Talmud.
Epstein
raccoglieva e passava tutto ai suoi referenti del Mossad, che così si
assicuravano che i vari potenti in giro per il mondo, eseguissero alla lettera
le indicazioni, o meglio gli ordini, di Israele, pena la distruzione della loro
carriera.
Secondo
quanto riferito dalla fonte del DOJ a “The People’s Voice, Keri starter era a
sua volta su quell’isola maledetta, e anche lui sarebbe finito nella collezione
privata di Epstein.
Su
quell’angolo di paradiso tropicale in mezzo al mar dei Caraibi, avvenivano
abusi contro bambini, e di casa erano personaggi come l’ex presidente degli
Stati Uniti, Bill Clinton – che si è
rifiutato in queste settimane di comparire davanti al Congresso americano
assieme alla sua consorte Hillary Clinton proprio per deporre sul suo ruolo nel
caso Epstein – la famosa supermodella “Naomi Campbell”, ex di Flavio Briatore,
il cui nome è presente nell’agenda dell’uomo del Mossad, il principe Andrea
della famiglia reale dei Windsor, e il celebre attore “Kevin Spacey”, che,
viene descritto dai sopravvissuti, come uno dei più violenti e perversi della
compagnia.
Kevin
Spacey.
Spacey
non è nuovo a molestie e abusi di vario tipo.
La sua
carriera è stata segnata sin dai primi anni da una lunga lista di abusi che
l’industria di Hollywood ha di volta in volta contribuito a insabbiare e a
tacere.
Sin
dai tempi del suo ruolo probabilmente più iconico, quello del delinquente zoppo
“Vera Kilt” nel celebre noir “I soliti sospetti”, venivano riportati casi di
abusi contro di lui, tanto che la produzione fu costretta a sospendere le
riprese per qualche giorno, ma ciò comunque non gli fece perdere quella parte,
forse anche perché il regista del film, “Bryan Singer”, è stato accusato in
diverse occasioni di violenze sessuali pedofile.
A
Hollywood, tale perversione sembra essere la “norma”.
I vari
attori, produttori e registi di grido sono tutti legati da questo
inconfessabile segreto, come spiegava eloquentemente “Kubrick a Nicole Kidman”,
e così la
cabala pedofila fondava la sua solidità sull’insabbiamento reciproco dei vari
misfatti commessi da tutti coloro che si trovavano in questa cerchia.
Spacey
c’era dentro fino al collo, nonostante sia riuscito a venirne fuori a Londra
nel 2023 attraverso una controversa assoluzione, ma non pienamente negli Stati
Uniti, dove diversi suoi accusatori sono morti in circostanze poco chiare,
qualcosa di molto frequente in questi circoli, a partire dalla interminabile
lista di testimoni e personaggi scomodi per i coniugi Clinton, ognuno dei quali
morto “suicida” oppure, qualora non si fosse riuscito a mascherare la morte
come auto-inflitta, come omicidio.
La
parabola di Keri Stormer.
Secondo
le citate fonti, Stormer era lì, ripreso in inequivocabili situazioni
compromettenti, e se ciò corrisponde al vero, la intera parabola del
personaggio starter diventa ancora più chiaramente comprensibile.
Il
primo ministro inglese nasce come avvocato di importanti e influenti ONG come
la “Bering Foundation”, molto impegnata nell’attivismo “LGBT”, e consulente di
studi legali come “Allen & Overy”, legati al famigerato speculatore del “Quantum
Fund, George Soros,” fondatore della “Open Society” e architetto di una
lunghissima serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate in giro per il
mondo, tra le quali quella dell’Euro Maiden del 2014 in Ucraina.
Stormer
però brucia veramente le tappe.
A soli
39 anni, nel 2002, diventa il consigliere della persona più potente del Regno
Unito, e una delle figure più influenti della governance globale, come la regina d’Inghilterra,”
Elisabetta II”, considerata da molti come uno dei capi della massoneria
internazionale.
La
regina Elisabetta.
Londra
viene considerato il centro di tutto, più di Washington sotto certi aspetti che
si è ritrovata ad essere il braccio armato della governance, anche se la mente
e la cabina di regia restava sempre sul suolo britannico, scelto dalla “famiglia
Rothschild” molto tempo addietro come loro luogo di direzione degli affari
internazionali.
Il
giovane avvocato inglese così inizia a consigliare la regina sulle questioni
giuridiche più delicate che riguardano la vita del regno, ma sarebbe da ingenui
pensare che si possa arrivare alla sovrana del regno senza già prima essere
stati scelti e vagliati accuratamente da quegli ambienti finanziari e massonici
che hanno in mano la politica dell’Inghilterra.
Stormer
sembra un predestinato.
La
consulenza a Elisabetta è soltanto un passaggio verso un altro incarico, forse
ancora più importante, come quello giunto nel 2008 di capo della “Crown Prosecution
Service”, l’ufficio giudiziario più importante del regno, una sorta di procura
generale che si occupa dei casi più rilevanti nel Paese.
Il
pedofilo Savile e il salto di carriera di Stormer.
Sul
tavolo dell’allora procuratore generale Stormer arriva un dossier
scottantissimo, ovvero quello che riguarda il famigerato DJ pedofilo “Jimmy
Savile”, vicinissimo a Israele come Epstein, contro il quale ci sono centinaia
di denunce di abusi sessuali contro minori e bambini.
Jimmy
è un vero e proprio orco.
Nel
dossier che lo riguarda, e che era nelle mani di Scotland Yard e degli stessi
investigatori del CPS, c’era tutta la lista di nefandezze che l’uomo aveva
commesso, inclusa la sua devianza necrofila, qualcosa che rende ancora più
agghiacciante il suo profilo.
Jimmy
Savile.
Eppure
non un rinvio a giudizio viene emesso contro Savile.
Le
prove sono lì, alla luce del sole, schiaccianti e praticamente
incontrovertibili, ma starter lascia in pace il predatore, che gode della
protezione del “principe Carlo”, oggi re, sin dagli anni’70, quando il
primogenito della regina veniva “educato” da un altro personaggio come “Lord
Mountbatten”, a sua volta famigerato pedofilo.
Nelle
stanze dei Windsor, la pedofilia pare endemica, e pensare che lo scandalo
tocchi soltanto l’emarginato fratello di Carlo, “Andrea”, significa ancora una
volta peccare di ingenuità oppure cadere nella trappola dei media che hanno
messo sulla graticola solo Andrea senza parlare del resto della famiglia.
Savile
muore da “innocente” nel 2011, nonostante ci fossero tutti gli elementi per
portarlo alla sbarra, e quello probabilmente dev’essere stato un momento da
“sliding doors” per Stormer, che negli anni successivi entra nella “Commissione Trilaterale”, una delle
cime dell’Olimpo del mondialismo, indispensabile nelle democrazie liberali
Occidentali per diventare primi ministri e capo di Stato, una parabola già
seguita proprio dal citato “Bill Clinton, ospite del Bilderberg” l’anno prima
di essere eletto presidente, e da “Emmanuel Macron”, delfino di “Jacques Attali”,
eminenza grigia di tutti i capi di Stato francesi degli ultimi 45 anni.
Sembra
che la storia per starter sia stata già scritta, esattamente come per Emmanuel
Macron.
Il
potere che conta, quello che siede nei consigli di amministrazione delle banche
e quello che sposta centinaia di miliardi, sembra aver già deciso che un giorno
il giovane Stormer varcherà la soglia di Downing Street, ed è effettivamente
questo quello che avverrà nel 2024.
Il
giovane politico laburista viene costruito in vitro.
Al suo
fianco c’è la enigmatica moglie “Victoria”, di origini ebraiche, e della quale
ancora oggi si ignora persino l’anno di nascita, qualcosa di impensabile per la
first lady inglese.
Stormer
e la moglie Victoria.
Stormer
si dichiara “ateo”, eppure nella sua vita c’è una forte impronta ebraica.
I suoi
figli crescono seguendo le tradizioni ebraiche, e il suo matrimonio è stato
celebrato presso la sinagoga di “Saint Johns Wood”, la stessa dove si sposarono
“Lynn Forrester de Rothschild ed Evelyn de Rothschild,” storico direttore della
rivista “The Economist”, una pubblicazione considerata da sempre come una messaggera
dei piani delle élite, e che oggi è in vendita, a dimostrazione che i tempi non
sono dei migliori anche per i ricchissimi Rothschild, i quali hanno messo
all’asta anche la collezione d’arte della famiglia.
Secondo
alcuni osservatori, il premier inglese sarebbe egli stesso un prodotto della “fabbrica
Monarchia”, che nel caso del Regno Unito, non sarebbe altro che l” istituto
Tavistock”, ufficialmente un centro studi sulle relazioni comportamentali, ma
nella realtà una agguerrita macchina da guerra per l’ingegneria sociale che ha
contribuito non poco alla degradazione della morale nel Regno Unito e nel
mondo.
Il
Tavistock è stato lautamente finanziato dalla monarchia britannica, dai
Rockefeller e dai citati Rothschild perché serviva sconvolgere il mondo
Occidentale, trascinarlo in un vortice di nichilismo e di disvalori
anti-nazionali, e a dare una spinta decisiva a tale processo fu il periodo
degli anni’60 e della musica rock e pop dei Beatles, che, secondo l’ex agente
dei servizi britannici, “John Coleman,” sarebbero stati costruiti e lanciati
sin dal principio da questi ambienti che avevano bisogno di travolgere le masse
con questa ondata di ribellione verso tutto ciò che fino a quel momento
rappresentava la società tradizionale.
I
programmi per il controllo mentale sono praticamente un must di questi
istituti.
Le
agenzie di intelligence se ne servono per i loro scopi, come mezzo per creare
degli agenti, dei sicari da utilizzare in varie missioni, degli schiavi sessuali da dare in
dote ai vari politici, oppure per creare dei politici completamente sottomessi
alla volontà di questi centri di potere.
Se si
guarda la parabola di Stormer, si trovano diverse similitudini con quella del
citato Macron, anch’egli allevato sin dall’adolescenza dall’enigmatico “Jean
Michel Trogone”, che aveva assunto la falsa identità di Brigitte sul finire
degli anni’80, per poi diventare “moglie” del futuro presidente della Francia.
La sua
presenza a “Little Saint James” sarebbe quindi quasi consequenziale, un
“naturale” approdo di un personaggio che sin da giovane era stato scelto per
salire ai vertici del potere politico britannico e servire ancora una volta gli
scopi della decaduta governance mondiale.
C’è
spesso questa costante, come si vede, nel “potere del globalismo”.
Laddove
c’è un membro del Bilderberg o della Trilaterale, c’è spesso una sua
appartenenza al circolo della pedofilia.
Le
conclusioni sono quindi incontrovertibili.
La
pedofilia e il globalismo sono una cosa sola.
Il
tradimento da 134 miliardi di dollari:
dentro
la causa esplosiva di Elon Musk
con
OpenAI.
Zerohedge.com
- Tyler Durden – (Sabato 17 gennaio 2026) – ci dice:
La
causa intentata da Elon Musk contro OpenAI e Microsoft si è trasformata in una
disputa ad alto rischio sulla questione se OpenAI sia rimasta fedele alla
missione su cui era stata fondata o se l'abbia silenziosamente superata, pur
facendo affidamento su quella promessa iniziale.
Musk
chiede un risarcimento danni compreso tra 79 e 134 miliardi di dollari, una
cifra ricavata da una stima di esperti che considera i suoi primi finanziamenti
e contributi come fondamentali per ciò che OpenAI è poi diventata.
Sebbene
la cifra sia enorme, il nocciolo della questione è più semplice:
Musk
sostiene di aver contribuito a creare e finanziare un'organizzazione no-profit
dedicata all'intelligenza artificiale per il bene pubblico, e che OpenAI abbia
successivamente abbandonato tale impegno in un modo che equivale a frode.
Secondo
i documenti depositati da Musk, i suoi circa 38 milioni di dollari di
finanziamenti iniziali non furono solo una donazione, ma la spina dorsale
finanziaria degli anni formativi di OpenAI, integrata da supporto nel
reclutamento, guida strategica e credibilità.
La sua
teoria dei danni, elaborata dall'economista finanziario “C. Paul Bazzan”,
collega questi primi contributi all'attuale valutazione di OpenAI di circa 500
miliardi di dollari.
Secondo
“Tech Crunch”, la richiesta è presentata come una restituzione piuttosto che
come un rimborso, con Musk che sostiene che gli enormi guadagni realizzati da
OpenAI e Microsoft sono derivati da una storia senza scopo di lucro che ha
attirato supporto e fiducia, per poi essere abbandonati una volta che l'azienda
ha raggiunto dimensioni importanti .
Gran
parte dell'attenzione pubblica si è concentrata sui documenti interni scoperti
durante la “fase di Discovery”, in particolare sulle note private del
co-fondatore di OpenAI “Greg Brockman” del 2017.
Una
frase è diventata centrale nella tesi di Musk:
"Non posso credere che ci siamo impegnati
nel non-profit se tre mesi dopo ci siamo ritrovati a fare una “be-bop,” allora
era una bugia".
Il
team legale di Musk considera questo come la prova che la dirigenza di OpenAI
aveva capito che l'impegno no-profit stava venendo minato e si preoccupava di
come ciò sarebbe apparso a Musk, il principale sostenitore iniziale
dell'organizzazione.
Secondo Musk, OpenAI ha sfruttato l'identità
no-profit per decollare, per poi virare verso strutture a scopo di lucro e una
partnership profonda con Microsoft che ha cambiato radicalmente i servizi
offerti dall'azienda.
Anche
l'entità dei danni alimenta la narrazione di Musk.
Data
la sua immensa ricchezza personale, OpenAI ha sostenuto che la causa è una
questione di denaro.
Musk
ribatte, implicitamente, che l'entità del risarcimento riflette l'entità di ciò
che è stato costruito sulla base della promessa iniziale, non un bisogno
personale.
OpenAI,
da parte sua, ha definito il caso come parte di un "modello continuo di
molestie" e una tattica per rallentare un concorrente mentre Musk
costruisce la sua azienda di intelligenza artificiale.
La
risposta di OpenAI contesta sia i fatti che la formulazione.
In un
post sul blog in risposta agli atti depositati da Musk, l'azienda ha affermato:
"Nella
sua ultima documentazione in tribunale, Elon seleziona e pubblica frammenti
tratti dal diario privato di “Greg Brockman...” che, se letti nel contesto
circostante, raccontano una storia molto diversa da quella che Elon
sostiene".
OpenAI
sostiene che già nel 2017 si discuteva apertamente del fatto che lo sviluppo di
un'intelligenza artificiale avanzata avrebbe richiesto capitali molto più
elevati di quelli che un'organizzazione no-profit avrebbe realisticamente
potuto raccogliere, e che Musk fosse coinvolto in tali discussioni.
Secondo
OpenAI, Musk ha concordato che sarebbe stata necessaria una qualche forma di
struttura a scopo di lucro, a patto che la missione non-profit continuasse in
qualche forma, ha affermato OpenAI in un post sul blog in risposta alla causa.
OpenAI
afferma inoltre che il rapporto si è sgretolato a causa del controllo, non
dell'inganno.
Come
afferma l'azienda, "La verità è che noi ed Elon abbiamo concordato nel 2017 che
una struttura a scopo di lucro sarebbe stata la fase successiva per OpenAI;
le
trattative si sono concluse quando ci siamo rifiutati di cedergli il pieno
controllo;
abbiamo
respinto la sua offerta di fondere OpenAI con Tesla;
abbiamo
cercato di trovare un altro percorso per raggiungere la missione insieme;
e poi lui ha lasciato OpenAI".
Da
questa prospettiva, Musk se n'è andato perché non poteva dettare il futuro di
OpenAI, non perché fosse stato ingannato al riguardo.
OpenAI è andata oltre, definendo la causa il
"quarto tentativo" di Musk di avanzare rivendicazioni simili e
"parte di una più ampia strategia di molestie".
Al
processo, la battaglia si concentrerà su come la giuria interpreterà quelle
note e conversazioni interne.
Musk afferma che rivelano leader consapevoli
che la promessa dell'organizzazione no-profit non sarebbe sopravvissuta e
preoccupati di ammetterlo.
OpenAI
afferma che mostrano un team che lotta onestamente per trovare il modo di
finanziare una missione ambiziosa senza rinunciarvi, resistendo al contempo
alla pretesa di predominio di Musk.
L'esito
determinerà non solo chi vincerà o perderà miliardi, ma anche fino a che punto
i fondatori della Silicon Valley riusciranno a spingersi oltre le loro
ambiziose missioni prima che i tribunali decidano che hanno oltrepassato il
limite tra evoluzione e inganno.
Trump
nomina Rubio, Witkoff, Kushner
e Blair nel "Consiglio per la pace"
di Gaza.
Zerohedge.com
- Tyler Durden – (Sabato 17 gennaio 2026) - Scritto da Aldgra Fredly tramite
The Epoch Times – ci dice:
Il 16
gennaio la Casa Bianca ha annunciato i nomi dei membri nominati nel “Gaza Board
of Peace”, creato dal presidente Donald Trump come parte della seconda fase di
un piano sostenuto dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra a Gaza.
Tra i
membri fondatori del "comitato esecutivo" figurano il segretario di
Stato americano “Marco Rubio”, l'inviato speciale presidenziale “Steve Witkoff,”
il genero di Trump “Jared Kushner” e l'ex primo ministro britannico “Tony Blair”.
Secondo
una dichiarazione della Casa Bianca , il consiglio di amministrazione comprende
anche il dirigente del “private equity” “Marc Rowan”, il presidente della”
Banca Mondiale” “Ajay Banga” e il consigliere per la sicurezza nazionale degli
Stati Uniti “Robert Gabriel”.
Il
consiglio, che sarà presieduto da Trump, supervisionerà il comitato
tecnocratico palestinese, noto anche come “Comitato nazionale per
l'amministrazione di Gaza” (NCAG), che sarà guidato dall'ex funzionario
dell'Autorità Nazionale Palestinese “Ali Abdel Hamid Shaath”.
La
Casa Bianca ha affermato che a ciascuno dei membri sarà affidato il compito di
gestire "la
creazione di capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione,
l'attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione
di capitali" di Gaza, che sono essenziali per la stabilità e il successo a
lungo termine dell'enclave.
L'amministrazione
ha inoltre nominato “Aryeh Lightstone” e “Josh Gruenbaum” come consiglieri
senior per gestire la strategia e le operazioni quotidiane del consiglio e ha
nominato” Nickolay Mladenov,” diplomatico bulgaro ed ex inviato delle Nazioni
Unite in Medio Oriente, come alto rappresentante per Gaza.
Trump
ha inoltre incaricato il maggiore generale “Jasper Jeffers “di guidare la “Forza
internazionale di stabilizzazione”, che supervisionerà le operazioni di
sicurezza e la consegna sicura degli aiuti umanitari e dei materiali per la
ricostruzione a Gaza.
L'amministrazione
ha inoltre annunciato la creazione di un comitato esecutivo separato composto
da 11 membri, tra cui alcuni dei membri fondatori, che supporterà sia il
comitato tecnico sia l'ufficio di “Mladenov”.
Il
consiglio esecutivo comprende il ministro degli Esteri turco “Hakan Fidan”, il
diplomatico del Qatar “Ali Al-Thawadi”, il maggiore generale “Hassan Rashad”,
capo del servizio di intelligence generale egiziano, il ministro per la
cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti “Reem Al-Hashimy”, il
miliardario israelo-cipriota “Yakir Gabay “e la diplomatica olandese e inviata
alle Nazioni Unite “Sigrid Kaag”.
La
Casa Bianca ha affermato che nelle prossime settimane saranno annunciati altri
membri di entrambi i consigli.
"Gli
Stati Uniti restano pienamente impegnati a sostenere questo quadro transitorio,
lavorando in stretta collaborazione con Israele, le principali nazioni arabe e
la comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del Piano
globale", ha affermato.
Nell'annunciare
la formazione del consiglio il 15 gennaio, Trump ha affermato che gli Stati
Uniti collaboreranno con Egitto, Turchia e Qatar per raggiungere un accordo che
imponga ad Hamas di consegnare tutte le armi e smantellare la sua rete di
tunnel.
"Hamas
deve onorare immediatamente i suoi impegni, tra cui la restituzione dell'ultimo
corpo in Israele, e procedere senza indugio alla completa
smilitarizzazione", ha affermato il presidente.
"Come
ho già detto, possono farlo nel modo più facile o in quello più difficile. La
popolazione di Gaza ha sofferto abbastanza. Il momento è adesso."
Si
prevede che il piano di pace per Gaza, avviato nell'ottobre 2025, si svilupperà
in tre fasi per realizzare il piano in 20 punti delineato da Trump nel
settembre dello scorso anno per porre fine alla guerra a Gaza.
Il 14
gennaio “Witkoff” ha dichiarato che è iniziata la seconda fase del piano di
pace di Trump, che prevede la completa smilitarizzazione e ricostruzione di
Gaza.
Fonti
anonime affermano che
un attacco degli Stati Uniti
all'Iran è imminente.
Shtiplan.com - Mac Slavo – (15 gennaio 2026) –
Redazione – ci dice:
“Reuters”
ha affermato che un attacco degli Stati Uniti all'Iran è "imminente",
citando fonti anonime.
L'Iran
ha già affermato che risponderà se gli Stati Uniti decidessero di interferire
nei suoi affari interni.
All'inizio
di questa settimana, il leader statunitense ha dichiarato che la sua
amministrazione stava "valutando alcune opzioni molto forti" che
potrebbero essere utilizzate contro la Repubblica islamica.
L'avvertimento
dell'Iran: colpirà le basi statunitensi se Trump interferisce nelle proteste.
Un
funzionario statunitense, parlando in condizione di anonimato, ha affermato che
gli Stati Uniti stavano ritirando parte del personale militare dalle basi
chiave della regione a scopo precauzionale, a fronte dell'acuirsi delle
tensioni regionali.
"Tutti
i segnali indicano che un attacco statunitense è imminente, ma è anche così che
questa amministrazione si comporta per tenere tutti sulle spine.
L'imprevedibilità
fa parte della strategia", ha dichiarato un funzionario militare
occidentale a Reuters più tardi mercoledì.
Donald
Trump non ha escluso una potenziale azione militare da parte degli Stati Uniti,
affermando che "osserveremo come si svolgerà il processo", prima di
sottolineare che la sua amministrazione aveva ricevuto una "dichiarazione
molto positiva" dall'Iran.
Trump
ha affermato che se l'Iran dovesse procedere a esecuzioni su larga scala di
manifestanti, gli Stati Uniti interverrebbero, provocando un allarme da parte
di Teheran.
Ma il leader ha anche dichiarato ai
giornalisti di aver appreso che le uccisioni nella repressione delle proteste
da parte del governo iraniano stanno diminuendo e che, a suo avviso, al momento
non esiste alcun piano per esecuzioni su larga scala.
Alla
domanda su chi gli avesse detto che gli omicidi erano cessati, Trump li ha
descritti come "fonti molto importanti dall'altra parte", senza
fornire ulteriori dettagli.
Tuttavia,
secondo un rapporto della “Reuters” , che cita due funzionari europei anonimi, "l'intervento militare degli
Stati Uniti potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore".
La Reuters ha anche citato un israeliano
anonimo che ha affermato che Trump sembra aver deciso di attaccare l'Iran,
sebbene la portata della potenziale azione militare rimanga poco chiara.
Leggere
contro lo Stato: una guida
libertaria
all'analisi critica del discorso.
Shtfplan.com
- Thiago VS Coelho – (17 gennaio 2026) – ci dice:
Questo
articolo è stato originariamente pubblicato da “Thiago VS Coelho” presso il “Mises
Institute”.
Come ha sottolineato “Étienne de la Beoti “ , lo
Stato dipende in modo assoluto dal sostegno ideologico, senza il quale non
potrebbe nemmeno comandare un esercito per imporre l'obbedienza al
pubblico. L'”Anatomia dello Stato” di Gotthard sottolinea
che lo Stato acquisisce questo sostegno attraverso i suoi intellettuali
di corte, che inquadrano il potere come "servizio pubblico", mentre definiscono lo
scetticismo come infantile, antisociale o "cospiratorio" – in
particolare la semplice abitudine di chiedere
"cui bono" ("a chi
giova?").
In un
articolo precedente, ho sottolineato la necessità per i libertari di criticare
il modo in cui il mondo accademico e il giornalismo possono fungere da
principali veicoli della propaganda di Stato.
L'”Analisi
Critica del Discorso” (CDA) è utile ai libertari perché prende di mira i meccanismi di
legittimazione a livello del linguaggio.
Nella formulazione di “van Dijk” , la CDA studia come il dominio e
l'abuso di potere vengano attuati e normalizzati attraverso il testo e il
discorso, nascondendo l'agenzia, contrabbandando premesse morali e presentando
scelte contestate come necessità tecniche.
In
termini libertari, la CDA è una “disciplina di demistificazione”:
aiuta a tradurre astrazioni rispettabili in azioni
umane concrete:
chi decide, chi impone, chi paga e chi ne
beneficia.
Una
volta che si riescono a vedere queste mosse, la mistica si indebolisce e si può
leggere la prosa "oggettiva" come un artefatto del potere
istituzionale piuttosto che come una finestra trasparente sul mondo.
La
checklist seguente trasforma questa intuizione in un metodo pratico.
Una
checklist libertaria per il CDA: sette mosse che smascherano la propaganda.
Di
seguito sono riportate le "mosse" del CDA che puoi applicare ad
articoli di giornale, rapporti di think tank, articoli di giornale, promemoria
politici e white paper di ONG.
Ognuna di esse risponde a una domanda
libertaria:
dove si nasconde la coercizione? Chi agisce?
Chi paga? Chi ne beneficia? Chi viene addestrato a provare vergogna?
Trova
l'agente scomparso.
La
propaganda ama la grammatica che elimina gli attori responsabili: passivi
("sono stati commessi errori"), nominalizzazioni ("l'attuazione
delle politiche") e forze astratte ("fallimenti del mercato",
"pressioni sistemiche") che fluttuano al di fuori dei decisori.
Un'abitudine
di lettura libertaria è quella di ripristinare il soggetto.
Per
esempio:
“Le
tasse sono state aumentate” → Chi ha votato a favore? Chi l'ha firmato? Chi l'ha fatto
rispettare?
"Si
sono verificati degli errori" → Quale agenzia? Quale responsabile? Quali incentivi?
“Le
comunità sono state spostate” → Chi ha utilizzato l'esproprio per pubblica utilità? Chi
ne ha tratto profitto?
“Van
Dijk” analizza come i testi possano nascondere o minimizzare l'azione di attori
potenti.
Se nessuno lo fa, nessuno può essere incolpato
e nessuno può essere contrastato.
Sottolinea
ogni verbo in un paragrafo e scrivi il soggetto implicito a margine.
Se il soggetto implicito è "il
governo", chiediti: quale parte?
Quali
persone? Quale catena di comando?
Quanto
più un testo resiste a essere riscritto con agenti concreti, tanto più è
probabile che metta in atto un occultamento ideologico.
Presupposti
spot.
Gli
scritti accademici e giornalistici spesso incorporano affermazioni controverse
come presupposti di base.
Ad
esempio:
“Quando
investiamo nelle infrastrutture…” (si presume che la tassazione sia “noi”, e che la
tassazione e la spesa coercitive siano “investimenti”);
“Come dovrebbero i decisori
politici affrontare la disuguaglianza ?” (si presume che il quadro politico
sia legittimo e primario; si presume che la disuguaglianza debba essere
affrontata attraverso la politica).
“Il
governo deve proteggere i consumatori da…” (si presume che gli adulti siano
protetti e che gli enti regolatori siano tutori)
“Hilary
Janks” inquadra la CDA attorno al "quali interessi sono tutelati" dal modo in cui un testo posiziona i
lettori e la realtà.
Spesso
sono i presupposti a determinare questo posizionamento: assegnano un ruolo –
cittadino responsabile, stakeholder, beneficiario – e poi trattano quel ruolo
come base argomentativa.
Chiediti:
cosa si doveva supporre affinché questa frase risultasse normale?
Spesso
l'assioma nascosto è che lo Stato è il risolutore di problemi predefinito e che
l'azione privata è derivativa o sospetta.
Se il
testo chiede: "Come riduciamo X?", prova con "Qualcuno dovrebbe
avere l'autorità di forzare Y?" oppure "Quali istituzioni hanno
creato X?". Questo non "vince" la discussione di per sé; la
riapre.
Traccia
il carico morale e l'eufemismo.
Cercate
eufemismi che trasformino la violenza in virtù:
la
guerra diventa “intervento”, “stabilizzazione”, “risposta umanitaria”; la
censura diventa “moderazione dei contenuti”, “integrità delle informazioni”; la
sorveglianza diventa “sicurezza pubblica”, “gestione del rischio”; la
tassazione diventa “entrate”, “mobilitazione delle risorse”, “raccolta fondi”,
ecc.
Questa
è l'intuizione fondamentale del CDA:
le
parole non sono etichette neutrali; sono strumenti politici.
Lo
Stato ha un bisogno particolare di eufemismi perché le sue attività principali
– tassazione, coscrizione obbligatoria, controllo di polizia, incarcerazione,
uccisioni – sono moralmente radioattive se descritte in modo chiaro.
Prova
a tradurre gli eufemismi in un linguaggio semplice, senza aggiungere polemiche.
“Contributi
obbligatori” → pagamento imposto tramite sanzione.
“Misure
di conformità” → minacce per la non obbedienza.
“Confisca civile” → sottrazione di beni senza condanna.
Se la
versione "neutrale" improvvisamente suona come qualcosa a cui ti
opporresti nella vita privata, hai imparato qualcosa sulla funzione di
riciclaggio morale della formulazione originale.
Modalità
di misura: come si crea la certezza.
L'inevitabilità
è la cugina psicologica dell'obbedienza.
Come
notò Gotthard, una tecnica di legittimazione statale è quella di far sembrare
il governo inevitabile, in modo che le persone lo accolgano con rassegnazione.
Nel testo, questo è il linguaggio della
modalità: "deve", "non può", "inevitabilmente",
"non c'è alternativa".
Fai
attenzione a frasi come questa: "Dobbiamo agire ora"; "Questa politica è necessaria "; "Non c'è altra scelta
che..."; "Gli esperti concordano sul fatto che non possiamo ..."
Trattate
la modalità come un'affermazione che richiede supporto.
Ogni volta che vedete "deve",
ponetevi due domande:
1)
Deve, attraverso quale meccanismo? (Necessità economica, costrizione fisica, obbligo
legale, dovere morale?);
2)
Deve, imposto da chi e a chi? (Chi sostiene il costo; chi sopporta il rischio; chi ottiene
discrezionalità?). Molto spesso "deve" significa "vogliamo che
lo Stato faccia X e siamo impazienti di ricevere obiezioni".
Segui
“Accesso al discorso”: chi può parlare come autorità.
“Van
Dijk” considera la diseguaglianza nell'"accesso al discorso
(pubblico)" come un elemento centrale nel modo in cui si riproduce il
predominio.
In
pratica, osservate come il giornalismo e la scrittura politica mettono in scena
l'autorità:
i
funzionari accreditati sono "fonti", mentre i dissidenti sono
"affermazioni";
il linguaggio burocratico è trattato come
neutrale, mentre il linguaggio esterno è trattato come di parte;
i
lobbisti aziendali sono "leader del settore", mentre la gente comune
è "attivista" o "portatrice di interessi particolari".
Un
testo può apparire equilibrato, stabilendo con discrezione chi parla come
descrizione della realtà e chi come rumore emotivo.
Elencate
ogni voce citata o parafrasata in un articolo.
Notate come ciascuna voce viene etichettata
(esperto, funzionario, attivista, teorico della cospirazione) e quali
affermazioni sono considerate come bisognose di prove.
Spesso
la voce dello Stato è trattata come un fatto di base.
Intertestualità
delle mappe:
il
ciclo di riciclaggio delle citazioni.
La
scrittura accademica spesso filtra la legittimità attraverso catene di
citazioni:
l'affermazione A è "supportata"
dall'affermazione B, che si basa sull'affermazione C, finché non si raggiunge
qualcosa che non è tanto una prova quanto un assioma ideologico condiviso.
“Michael
Meyer” sottolinea che la CDA è orientata
al problema e richiede competenza linguistica per selezionare le
caratteristiche testuali rilevanti, proprio perché "qualsiasi cosa"
può apparire significativa se selezionata con cura.
La
lezione qui:
non
limitarsi a una frase, ma tracciare la rete istituzionale che mantiene la frase
"seria".
Quali
agenzie finanziano la ricerca? Quali riviste e conferenze stabiliscono i limiti
dell'opinione "responsabile"? Quali incentivi professionali puniscono
determinate domande?
Segui
le citazioni finché non raggiungi dati grezzi, un presupposto morale
chiaramente enunciato o una mossa definitoria che insinua la conclusione.
Fermati
quando trovi il fulcro.
Attenzione
al cherry-picking: usa le abitudini del corpus quando puoi.
La CDA
viene talvolta criticata (giustamente) per la selezione di esempi convenienti.
Una
soluzione pratica è adottare abitudini "assistite da corpus":
esaminare testi più ampi per individuare schemi ricorrenti, quindi leggere
attentamente i passaggi rappresentativi.
Baker
et al. (2008) combinano la CDA con la linguistica dei corpus per analizzare il
discorso della stampa britannica su rifugiati e richiedenti asilo, e Baker e Mc Glassane discutono di come le tecniche di corpus possano
mitigare i pregiudizi e il "cherry-picking".
Non
servono software sofisticati per trarre vantaggio da questa posizione.
Anche
una semplice pratica può essere d'aiuto:
raccogliete 20 titoli sullo stesso argomento,
cercate verbi e metafore ripetuti e notate quali attori vengono costantemente
messi in primo piano o eliminati.
Chiedetevi
se lo schema persiste in tutti i canali.
In tal caso, potreste trovarvi di fronte a una
norma professionale: uno stile di scrittura "responsabile" che
naturalizza sistematicamente l'azione dello Stato.
CDA
buono contro cattivo.
In
" The Conspiracy Theory of History Revisited ", Murray Gotthard ha
difeso una buona analisi del complotto e ha messo in guardia
contro una cattiva analisi del
complotto.
Allo
stesso modo, è giusto mettere in guardia contro una cattiva analisi del
discorso.
Il cattivo analista critico del discorso (o
analista del discorso "acritico") la trasforma in un gioco da
salotto, dove "scopre" qualsiasi cosa voglia ideologicamente trovare.
Quindi,
applicate qui la disciplina di Gotthard:
usate
la CDA per generare ipotesi, non per emettere verdetti.
"Questa inquadratura sembra nascondere o euforizzare
la coercizione" è un punto di partenza.
Verificate l'ipotesi rispetto a fatti
istituzionali:
finanziamenti,
regolamentazione, incentivi di carriera, porte girevoli, poteri di controllo e
privilegi legali.
Controllate
i contro testi:
come
inquadrano gli oppositori lo stesso problema? Cosa mettono in primo piano? Cosa
omettono?
Distinguete
l'intento dalla funzione: un giornalista potrebbe non avere l'intenzione di
riciclare la coercizione; il genere potrebbe comunque funzionare
in questo modo.
La CDA
diventa più efficace quando si sposa con una teoria libertaria delle
istituzioni.
Altrimenti,
rischia di scivolare in una vanità interpretativa, vedendo "potere
ovunque" ma senza mai identificare chi detiene le armi, chi scrive le
regole e chi incassa gli assegni.
Nel
suo saggio, Gotthard lancia un avvertimento epistemico cruciale: non basta
chiedersi "chi ne trae vantaggio" e giungere subito alla conclusione
che chiunque ne tragga vantaggio debba essere responsabile.
Si
formula l'ipotesi, poi si cercano le prove.
Lo stesso vale qui: notare tecniche di
propaganda non è la prova di un complotto coordinato.
È la
prova di incentivi sistematici, e gli incentivi possono essere già di per sé
molto compromettenti.
Il
procuratore generale venezuelano
afferma che il rapimento di Maduro
è
stato un atto di guerra.
Shtfplan.com
- Mac Slavo – (16 gennaio 2026) – ci dice:
“Tarek
William Saab”, procuratore generale del Venezuela, ha affermato che il
rapimento di Nicolas Maduro è stato un "atto di guerra".
Gli
Stati Uniti hanno rapito il dittatore venezuelano durante un'operazione qualche
settimana fa.
Trump
ferma la seconda ondata di scioperi in Venezuela mentre cresce l'indignazione
globale per il rapimento di Maduro.
Il 3
gennaio, le forze americane hanno effettuato una serie di attacchi aerei sulla
capitale venezuelana Caracas e su diverse altre regioni del Paese, mentre i
commando statunitensi hanno rapito Maduro e sua moglie, “Cilia Flores”.
Sono
stati portati su una nave da guerra statunitense e successivamente trasferiti a
New York, dove la scorsa settimana sono comparsi in tribunale con l'accusa di
associazione a delinquere per traffico di droga. Entrambi si sono dichiarati
non colpevoli. “RT.
In
un'intervista con “RT Spanish”, andata in onda mercoledì, “Saab” ha definito
l'operazione un crimine di aggressione " senza precedenti” , privo di
fondamento nel diritto statunitense o internazionale.
Ha sostenuto che Washington non ha
"alcuna giurisdizione penale" per perseguire "un presidente, un
capo di stato di una nazione sovrana".
“Saab”
ha anche osservato che i funzionari statunitensi hanno riconosciuto che il
cosiddetto "Cartello dei Soli" – una presunta rete criminale che si
presume operi all'interno dei servizi di sicurezza venezuelani – "non
esiste".
Maduro
è ora, sostanzialmente, "un prigioniero di guerra la cui immunità
personale e diplomatica è stata violata", ha affermato “Saab”.
La
classe dirigente statunitense continua a sostenere che il rapimento di Maduro e
Flores sia riconducibile al "narcoterrorismo".
Tuttavia,
negli ultimi giorni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiarito
che si trattava di petrolio e altre risorse naturali.
È
tutta una questione di petrolio: Trump vuole i "diritti petroliferi"
in Venezuela.
“Saab”
ha anche affermato che la vera ragione per cui gli Stati Uniti hanno iniziato a
intensificare l'escalation verso una guerra con il Venezuela è stata la
questione del petrolio.
Ha affermato che l'obiettivo era
"impadronirsi del petrolio e delle ricchezze naturali del Venezuela",
piuttosto che promuovere la democrazia o combattere il narcotraffico.
Ha sostenuto che la precedente retorica
statunitense sulla "dittatura" venezuelana e sul cambio di regime era
"andata in frantumi" e che Washington ora ammette apertamente che
l'energia è al centro dell'attenzione.
“Saab”
ha chiesto il "rilascio assoluto e incondizionato" di Maduro e Flores
in un'udienza prevista per marzo.
Ha anche avvertito che il precedente potrebbe
essere utilizzato contro leader "in qualsiasi paese d'Europa, America
Latina, Asia o Africa".
Trump
minaccia un'azione militare
in
Minnesota per le proteste dell'ICE.
Shtfplan.com
- Mac Slavo – (15 gennaio 2026) – ci
dice:
Poche
ore dopo che un uomo è stato colpito a una gamba dalle forze dell'ordine
federali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di
ricorrere all'esercito in Minnesota per sedare le proteste.
Trump
ha affermato di poter invocare l'"Insurrection Act" per le proteste
diffuse dopo che agenti federali hanno sparato e ferito un uomo, e in seguito
alla sparatoria mortale di un manifestante da parte di un agente dell'ICE
(Immigrazione and Customs Enforcement) la scorsa settimana.
"Se
i politici corrotti del Minnesota non obbediscono alla legge e non impediscono
agli agitatori e agli insorti professionisti di attaccare i Patriots dell'ICE,
che stanno solo cercando di fare il loro lavoro, istituirò l'INSURRECTION ACT,
come hanno fatto molti presidenti prima di me, e porrò rapidamente fine alla
farsa che sta avendo luogo in quello che un tempo era uno Stato grande",
ha scritto il presidente su “Truth Social” .
JD
Vance, la vittima accusa: "È stata una tragedia che lei stessa ha creato."
Il
sindaco di Minneapolis ha affermato che la presenza massiccia delle forze
dell'ordine sta sfuggendo di mano.
La
città sta sprofondando nella tirannia.
Mentre
Trump dice agli iraniani di continuare a protestare e a impegnarsi per la
propria libertà, sta dicendo al popolo americano di rimanere in riga e smettere
di protestare contro la sua tirannia.
Viviamo
sotto un regime autoritario da molto più tempo di quanto la maggior parte delle
persone voglia ammettere.
Ma
l'illusione sta lentamente svanendo.
"Questa
situazione non è sostenibile", ha dichiarato mercoledì sera il sindaco
democratico di Minneapolis, “Jacob Frey”, in una conferenza stampa.
"La nostra città si trova in una
situazione impossibile e, allo stesso tempo, stiamo cercando di trovare una
soluzione per garantire la sicurezza delle persone, proteggere i nostri vicini
e mantenere l'ordine".
Trump
ha ripetutamente minacciato di invocare l'Insurrection Act.
Ciò
autorizzerebbe l'impiego dell'esercito per determinati scopi interni durante
disordini civili, quando i suoi sforzi di deportazione di massa incontrano
proteste o violenze.
Ha acuito questa minaccia di recente, dopo che
la Corte Suprema ha stabilito che i suoi precedenti tentativi di schierare la
Guardia Nazionale nelle città a guida democratica andavano oltre la sua
autorità percepita.
"Non
ho paura dei Mao, degli Stalin e degli Hitler.
Ho paura delle migliaia di milioni di persone
che li immaginano come 'autorità', e quindi eseguono i loro ordini, pagano per
i loro imperi ed eseguono i loro ordini."
(Larsen
Rose).
"Quando
un numero sufficiente di persone comprende la realtà, i tiranni possono essere
letteralmente ignorati e scomparvero. Non potranno mai essere eliminati
votando."
(Larsen
Rose).
Guerra
per la Groenlandia?
La
Danimarca rafforza la presenza
delle
truppe in Groenlandia.
Shtfplan.com
- Mac Slavo – (15 gennaio 2026) – ci dice:
La
Danimarca ha avviato quello che sembra essere un massiccio rafforzamento della
presenza militare in Groenlandia.
Questo dispiegamento avviene mentre gli Stati
Uniti continuano a minacciare di conquistare l'isola artica.
Trump
ha espresso l'aspirazione ad acquisire la Groenlandia poco dopo l'insediamento
per il suo secondo mandato e ha rinnovato l'impegno nelle ultime settimane.
Il
presidente ha affermato che il controllo statunitense sull'isola è necessario
per il bene della "sicurezza nazionale".
Ha
anche citato la presunta imminente acquisizione della Groenlandia da parte di
Russia o Cina.
Quest'ultima
affermazione è stata contestata sia da Mosca che da Pechino, nonché contestata
dai funzionari della Groenlandia stessa.
(RT).
La Danimarca
ha già affermato che è "assolutamente chiaro" che la Groenlandia fa
parte della Danimarca.
Copenaghen
chiarisce “in modo esauriente” che la Groenlandia fa parte della Danimarca.
"È
una richiesta che abbiamo fatto la scorsa settimana.
È una
mossa saggia. E so che anche truppe di altri paesi europei sono in viaggio
verso la Groenlandia.
Ed è il segnale giusto da inviare a qualsiasi
grande potenza che potrebbe avere la cattiva idea di attaccare la
Groenlandia", ha dichiarato un portavoce del partito all'emittente danese
DR, come riportato da “RT”.
Il
comando avanzato danese è pronto a preparare la logistica e le infrastrutture
in vista del previsto arrivo di un contingente danese più numeroso.
Queste
truppe saranno supportate da forze inviate da diverse altre nazioni europee,
secondo “DR” .
Mentre
le autorità danesi sono rimaste in silenzio sulla questione, la mossa segnalata
è stata accolta con favore dal partito di sinistra “Enhedslisten”.
Questo
accumulo di truppe si sta verificando mentre gli Stati Uniti tentano diverse
tattiche propagandistiche per convincere l'opinione pubblica americana della
necessità di conquistare l'isola.
Hanno
persino tentato di affermare che, poiché la Danimarca non era riuscita a
difendere la Groenlandia durante la Seconda Guerra Mondiale, questa
appartenesse automaticamente agli Stati Uniti. L'inviato speciale di Trump si è
spinto fino a sostenere che la Danimarca stesse "occupando" la
Groenlandia.
L'inviato
speciale di Trump afferma che la Danimarca sta occupando la Groenlandia.
Mercoledì
Trump ha ribadito il suo desiderio di conquistare la Groenlandia.
Si è
spinto oltre, aggiungendo motivazioni per spingere per l'acquisizione.
Ha affermato che l'isola è fondamentale per la
creazione del suo sistema di difesa missilistica integrato Golden Dome.
Ha anche suggerito che "la NATO dovrebbe
fare da apripista per ottenerla", sostenendo che l'acquisizione renderebbe
il blocco "molto più formidabile ed efficace".
L'imperialismo
che gli Stati Uniti stanno dimostrando in questo momento ha raggiunto livelli
folli.
A un
certo punto, qualche paese reagirà e dovremo affrontare un'altra grande guerra.
Il
presidente Trump sostiene pubblicamente
la
rivoluzione in Iran e promette
che arriveranno aiuti dagli Stati Uniti.
Shtfplan.com - Michael Snyder – (15 gennaio
2026) – ci dice:
Questo
articolo è stato originariamente pubblicato da Michael Snyder sul blog “The
Economic Collapse” con il titolo:
Questo
significa guerra!
Il presidente Trump sostiene pubblicamente la
rivoluzione in Iran e promette che arriveranno aiuti dagli Stati Uniti.
C'è
mai stato un post sui social media più importante di quello appena pubblicato
dal Presidente Trump?
Credo
che sarebbe molto difficile sopravvalutare l'importanza di ciò a cui abbiamo
appena assistito.
Ora
che Trump ha deciso di sostenere pubblicamente la rivoluzione in Iran, o si
cambia regime o si fallisce.
E
dichiarando pubblicamente che gli Stati Uniti aiuteranno i manifestanti, ha
chiarito che ci sarà uno scontro militare con gli iraniani. La guerra è qui e
assisteremo a una quantità impressionante di morte e distruzione.
Per
chi non l'avesse ancora visto, ecco cosa ha pubblicato oggi il presidente Trump
sul suo account Truth Social ...
Dire
ai manifestanti in Iran di "continuare a protestare" sarebbe stato
già abbastanza controverso.
Ma
quando ordinò loro coraggiosamente di "prendere il controllo delle vostre
istituzioni", appoggiò pubblicamente una rivoluzione interna in Iran.
Lasciate
che questa cosa vi entri in testa per un attimo, perché questo cambia tutto.
E
quando il presidente Trump ha dichiarato che gli aiuti per i manifestanti sono
in arrivo, stava promettendo che gli Stati Uniti interverranno.
Ora
non si può più tornare indietro.
Naturalmente
gli iraniani non hanno nessuno da incolpare se non loro stessi.
Dopo
che il presidente Trump li aveva avvertiti di non farlo, il regime iraniano ha
fatto ricorso ad armi automatiche per falciare brutalmente un gran numero di
manifestanti disarmati ...
Testimoni
oculari affermano che le forze governative hanno iniziato ad aprire il fuoco,
apparentemente con armi automatiche e a volte apparentemente
indiscriminatamente, sui manifestanti disarmati.
Il personale ospedaliero afferma che i
manifestanti erano arrivati con ferite da proiettili, ma ora arrivano con
ferite da arma da fuoco e fratture craniche.
Un
medico l'ha definita una "situazione di vittime di massa".
Nonostante
il blocco delle comunicazioni, dall'Iran esce un'immagine ricorrente: file e
file di sacchi per cadaveri.
Nei
video caricati dagli attivisti dell'opposizione sui social media, si vedono
famiglie singhiozzare mentre si stringono intorno a cadaveri insanguinati in
sacchi aperti.
E in un filmato trasmesso dalla televisione di
stato iraniana, un addetto all'obitorio, in camice blu, è in piedi tra sacchi
ordinatamente disposti sul pavimento di una stanza bianca, sotto luci
fluorescenti abbaglianti.
I
tiranni in Iran meriteranno tutto ciò che avranno.
Una
fonte in Iran ha descritto “fiumi di sangue” a Teheran e cecchini che sparano a
piacimento sui manifestanti disarmati dai tetti…
Il
giornalista iraniano-americano “Kamel Mellame” ha dichiarato a CBN News:
"Le
mie fonti mi hanno detto che si tratta di un mattatoio. Ci sono fiumi di
sangue. Questo è ciò che mi ha detto la mia fonte, solo a Teheran", ha
detto, e ha aggiunto:
"Molte
forze del regime si sono appostate in cima agli edifici e, in molti casi, hanno
falciato la gente dall'alto.
Cecchini dall'interno degli edifici hanno
sparato ai manifestanti".
Se
scegli di fare questo al tuo popolo, non dovresti aspettarti alcuna pietà.
Una
donna di 23 anni è stata letteralmente colpita alla nuca mentre protestava
contro la tirannia in Iran…
“Rubina
Aminica” ha frequentato lo “Scariati College” nella capitale iraniana, Teheran,
dove ha studiato design tessile e della moda.
È una delle poche persone uccise nelle recenti
manifestazioni a essere identificate.
Secondo
l'organizzazione iraniana per i diritti umani con sede in Norvegia, Aminica è
stato ucciso giovedì dopo essersi unito a una protesta dopo aver lasciato il
college.
"Fonti
vicine alla famiglia di Rubina, citando testimoni oculari, hanno riferito a
Iran Human Rights che la giovane curda di Marian è stata colpita da distanza
ravvicinata alle spalle e il proiettile l'ha colpita alla testa", ha
affermato il gruppo in una dichiarazione.
Incredibilmente,
negli Stati Uniti ci sono siti web che in realtà difendono gli iraniani.
Non
importa da che parte si stia, non c'è scusa per difendere ciò che il regime
iraniano ha appena fatto.
Nessuna
scusa.
A
questo punto, migliaia di persone sono morte.
Infatti,
un funzionario iraniano ha ammesso lunedì alla Reuters che il bilancio delle
vittime ha raggiunto circa 2.000 ...
Un
funzionario iraniano ha dichiarato il 12 gennaio che circa 2.000 persone sono
state uccise durante le proteste, secondo quanto riportato da Reuters.
È la prima volta che le autorità iraniane
riconoscono l'elevato bilancio delle vittime causato da un'intensa repressione
nel mezzo di due settimane di disordini a livello nazionale, ha riportato
l'agenzia di stampa.
Altri
due funzionari iraniani hanno dichiarato al “New York Times” che circa 3.000
persone sono morte...
Un
alto funzionario del ministero della Salute iraniano, parlando a condizione di
anonimato, ha affermato che circa 3.000 persone sono state uccise in tutto il
Paese, ma ha cercato di attribuire la colpa ai "terroristi" che
fomentano i disordini.
Un
altro funzionario governativo, che ha voluto mantenere l'anonimato, ha
dichiarato di aver visto un rapporto interno che parlava di almeno 3.000 morti
e ha aggiunto che il bilancio potrebbe aumentare.
Naturalmente
la verità è che il numero effettivo delle vittime è probabilmente molto più
alto.
“Iran
International” stima che almeno 12.000 iraniani siano stati uccisi...
Negli
ultimi due giorni, il comitato editoriale di Iran International ha esaminato –
attraverso un rigoroso processo articolato in più fasi e in conformità con gli
standard professionali consolidati – informazioni ricevute da una fonte vicina
al “Consiglio supremo per la sicurezza nazionale”;
due fonti nell'ufficio presidenziale;
resoconti provenienti da diverse fonti all'interno del Corpo delle guardie
rivoluzionarie islamiche nelle città di Mashhad, Kermanshah e Isfahan;
testimonianze
di testimoni oculari e familiari delle vittime;
resoconti
sul campo; dati collegati ai centri medici;
e
informazioni fornite da medici e infermieri in varie città.
Sulla
base di queste revisioni, abbiamo concluso che:
Nel
più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran, avvenuto in gran
parte in due notti consecutive, giovedì e venerdì 8 e 9 gennaio, sono state
uccise almeno 12.000 persone.
In termini
di portata geografica, intensità della violenza e numero di morti in un breve
lasso di tempo, questo omicidio non ha precedenti nella storia dell'Iran.
Non
abbiamo mai assistito a un massacro di questa portata in tutta la storia
dell'Iran.
E ”Iran
International” ci dice di aver ricevuto informazioni che indicano
che il massacro è stato “eseguito su ordine diretto di Ali Khamenei, con
l’esplicita conoscenza e approvazione dei capi di tutti e tre i rami del
governo”…
In
base alle informazioni ricevute, le vittime sono state uccise principalmente
dalle forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e dai Basii.
Questa
uccisione è stata del tutto organizzata e non è il risultato di scontri
“sporadici” e “non pianificati”.
Le
informazioni ricevute dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e
dall'ufficio presidenziale indicano che l'omicidio è stato eseguito su ordine
diretto di Ali Khamenei, con l'esplicita conoscenza e approvazione dei capi di
tutti e tre i rami del governo e con un ordine di usare armi da fuoco vere
emesso dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.
Molte
delle vittime erano giovani di età inferiore ai 30 anni.
I
pazzi che governano l'Iran sono profondamente malvagi.
Nessuno
può negarlo.
Oggi,
la “CBS News” riporta che il bilancio delle vittime potrebbe addirittura
arrivare a 20.000...
Le
informazioni trapelate dall'Iran martedì suggeriscono che la repressione delle
autorità per porre fine a oltre due settimane di diffuse proteste
antigovernative sia stata probabilmente molto più letale di quanto riportato
dagli attivisti all'estero.
Con la riapertura delle linee telefoniche per
le chiamate dall'interno della Repubblica Islamica, due fonti, tra cui una
interna all'Iran, hanno riferito martedì alla “CBS News” che almeno 12.000, e
forse fino a 20.000, persone sono state uccise.
Naturalmente
le uccisioni non si sono fermate.
Di
fatto, le esecuzioni pubbliche dei manifestanti arrestati sono appena iniziate.
Mercoledì
è prevista l'impiccagione di un manifestante di 26 anni di nome “Efrain Sultani”
...
Un
giovane iraniano il cui "unico crimine è gridare per la libertà" sarà
la prima vittima a essere giustiziata nella brutale repressione delle proteste
che stanno sconvolgendo il Paese da parte della Repubblica islamica, affermano
i gruppi per i diritti umani.
A Efrain
Sultani, 26 anni, saranno concessi solo gli ultimi dieci minuti con la sua
famiglia prima di essere impiccato domani mattina per aver presumibilmente
preso parte a una protesta antigovernativa giovedì scorso.
Il
proprietario del negozio di abbigliamento è stato arrestato nella sua
abitazione a Faris, nell'Iran centrale, detenuto in prigione e condannato
rapidamente alla pena di morte.
Gli
iraniani stanno cercando di giustificare le loro azioni sostenendo di essere
stati costretti a fare qualcosa contro la
“violenza armata” perpetrata dai rivoltosi,
segretamente sostenuti dagli Stati Uniti e da Israele…
Di
fronte alla condanna globale e alle minacce di intervento degli Stati Uniti per
le vittime delle proteste antigovernative, il governo iraniano ha convocato gli
ambasciatori francese, tedesco, italiano e britannico a Teheran e ha proiettato
una serie di video che presumibilmente mostravano "violenza armata
perpetrata dai manifestanti".
Affermando
che le immagini smentiscono l'idea che le proteste siano state uniformemente
pacifiche, l'Iran ha chiesto agli inviati di condividere i video con i
rispettivi governi e di smettere di esprimere sostegno ai
"rivoltosi".
Inutile
dire che gli europei non ci credono.
Infatti,
il cancelliere tedesco “Friedrich Merz” ha appena affermato che stiamo
assistendo agli “ultimi giorni” del
regime iraniano…
Il
cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato martedì che il regime
teocratico iraniano sta vivendo i suoi "ultimi giorni", mentre
aumentano le pressioni sul governo per la violenza contro i manifestanti.
"Quando
un regime riesce a mantenere il potere solo attraverso la violenza, allora è di
fatto finito", ha dichiarato il cancelliere Merz ai giornalisti a Bengalûru
durante una visita in India.
"Credo
che stiamo assistendo agli ultimi giorni e settimane di questo regime."
Speriamo
che abbia ragione.
Ma gli
iraniani non si arrenderanno senza combattere.
Quando
si arriva al dunque, gli iraniani non si tirano indietro.
Nemmeno
Israele lo farà.
Nei
prossimi giorni scriverò molto di più su questo argomento.
In
questo articolo vorrei menzionare due ultime cose.
Innanzitutto,
i russi proclamano che qualsiasi minaccia di azione militare contro l’Iran è
“categoricamente inaccettabile”…
La
Russia ha condannato quella che ha definito una "interferenza esterna
sovversiva" nella politica interna dell'Iran e ha affermato che le minacce
statunitensi di attacchi militari contro il Paese sono "categoricamente
inaccettabili".
"Coloro
che intendono usare disordini di origine esterna come pretesto per ripetere
l'aggressione contro l'Iran commessa nel giugno 2025 devono essere consapevoli
delle conseguenze disastrose di tali azioni per la situazione in Medio Oriente
e per la sicurezza internazionale globale", ha affermato il Ministero
degli Esteri russo in una nota.
Quando
Trump alla fine adotterà un'azione militare contro l'Iran, i nostri rapporti
con la Russia peggioreranno ulteriormente, e questa non è certo una buona
notizia.
In
secondo luogo, i cinesi sono piuttosto arrabbiati per la tariffa del 25
percento che il presidente Trump ha appena imposto a tutti i partner
commerciali dell'Iran…
La
Cina ha duramente criticato la decisione di Washington di imporre dazi sui
paesi che commerciano con la Repubblica islamica dell'Iran, rilasciando martedì
una dichiarazione – meno di 12 ore dopo che il presidente Trump aveva annunciato
l'azione punitiva su Truth Social – in cui condannava la decisione.
Il
portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha dichiarato: "La
posizione della Cina sulla questione dei dazi è molto chiara". Ha poi
aggiunto: "Abbiamo sempre creduto che non ci siano vincitori in una guerra
tariffaria. La Cina tutelerà con risolutezza i suoi legittimi diritti e
interessi".
I
nostri rapporti con la Cina si stanno deteriorando rapidamente e coloro che
seguono il mio lavoro da molto tempo capiscono sicuramente perché questo è così
importante.
La
Terza Guerra Mondiale è ufficialmente iniziata.
Più
della metà delle nazioni dell'intero pianeta sono impegnate in conflitti
militari o li finanziano.
E ora
il Medio Oriente sta per esplodere.
Dal
1979 si sta preparando uno scontro finale tra Israele e Iran, e noi saremo
quelli che lo assisteranno.
Quindi
allacciate le cinture e tenetevi forte, perché da questo momento in poi le cose
non faranno che peggiorare.
Il
nuovo libro di “Michael”, intitolato
"10 eventi profetici che arriveranno", è disponibile
in versione cartacea e per Kindle
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Michael
ha pubblicato migliaia di articoli su
The Economic Collapse Blog , End
Of The American Dream e The Most
Important News , e consente sempre liberamente e volentieri ad altri di
ripubblicare tali articoli sui propri siti web.
Questi sono tempi così difficili e le persone
hanno bisogno di speranza. Giovanni 3:16 ci parla della speranza che Dio ci ha
dato tramite Gesù Cristo:
"Perché
Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché
chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". Se non l'hai
ancora fatto, ti esortiamo vivamente a invitare Gesù Cristo a essere il tuo
Signore e Salvatore oggi.
L'avvertimento
dell'Iran: colpirà le basi statunitensi se Trump interferisce nelle proteste.
Shtfplan.com
- Mac Slavo – (14 gennaio 2026) – ci dice:
L'Iran
ha avvertito i paesi confinanti che attualmente ospitano truppe statunitensi
che avrebbe reagito contro le basi americane se Washington avesse dato seguito
alle sue minacce di intervenire nelle proteste in Iran.
Questo avvertimento arriva mentre Donald Trump
ha promesso "azioni molto forti" se l'Iran avesse giustiziato
qualsiasi manifestante.
Trump
valuta attacchi all'Iran e alla Groenlandia.
Gli
Stati Uniti hanno forze militari in tutta la regione, tra cui il quartier
generale avanzato del loro Comando Centrale ad Al Udeid in Qatar e il quartier
generale della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein.
"Se
li impiccano, ne vedrete delle belle", ha detto Trump. Martedì ha anche
esortato gli iraniani a continuare a protestare e a prendere il controllo delle
istituzioni, dichiarando che "gli aiuti sono in arrivo".
Un
funzionario iraniano, una figura di alto livello che ha parlato a condizione di
anonimato, ha affermato che Teheran ha chiesto agli alleati degli Stati Uniti
nella regione di "impedire a Washington di attaccare l'Iran", secondo
un rapporto di “Geo.TV.”
I
media statali iraniani hanno riferito che il capo del massimo organo di
sicurezza iraniano, “Ali Larijani”, ha parlato con il Ministro degli Esteri del
Qatar, e Araqchi ha parlato con i suoi omologhi emiratini e turchi. Araqchi ha
dichiarato al Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco
Abdullah bin Zayed, che "la calma ha prevalso" e che gli iraniani
sono determinati a difendere la propria sovranità e sicurezza da qualsiasi
interferenza straniera, secondo quanto riportato dai media statali.
Una
seconda fonte israeliana, anonima ma funzionaria governativa, ha affermato che
il gabinetto di sicurezza del Primo Ministro Benjamin Netanyahu è stato
informato martedì sera sulle possibilità di un intervento governativo o
statunitense in Iran.
Israele ha combattuto una guerra di 12 giorni
contro Teheran lo scorso anno, alla quale gli Stati Uniti si sono uniti alla
fine.
Funzionari
israeliani avvertono l'Iran dopo l'operazione statunitense in Venezuela.
Lunedì
si sono tenute in Iran manifestazioni pro-governative, a dimostrazione del
sostegno leale all'attuale classe dirigente iraniana. Finora, non si sono
registrati segni di frattura nelle forze di sicurezza che hanno represso altre
proteste nel corso degli anni.
Trump
sta scatenando una guerra per il petrolio?
Shtfplan.com
- Clifford F. Thies – (14 gennaio 2026) – ci dice:
Questo
articolo è stato originariamente pubblicato da “Clifford F. Thies” presso il “Mises
Institute”.
Nella
sua conferenza stampa del 3 gennaio riguardante l'arresto del
"narco-dittatore" venezuelano Nicolas Maduro, il presidente Donald
Trump ha parlato delle compagnie petrolifere statunitensi che stanno
ripristinando la precedente produttività dell'industria petrolifera venezuelana
e utilizzando quel denaro per
1) compensare la nazionalizzazione
dell'industria avvenuta un paio di decenni fa;
e 2)
(in qualche modo) beneficiare il popolo venezuelano.
In
primo luogo, per quanto riguarda il calo della produttività dell'industria
petrolifera venezuelana,
la produzione è scesa da un picco di 3 milioni
di barili al giorno di vent'anni fa a meno di mezzo milione di barili al giorno
di recente.
Questo
calo della produzione petrolifera riflette gli effetti a lungo termine della
nazionalizzazione del settore.
Quando nazionalizzò il settore, Hugo Chávez considerò
l'industria petrolifera venezuelana come una fonte di finanziamento per fornire
sussidi sociali relativamente generosi ai poveri delle aree urbane del Paese,
assicurandosi la rielezione.
Come
conseguenza di questi sussidi sociali, milioni di venezuelani smisero di
lavorare e molti si trasferirono dalle zone rurali del paese a Caracas e in
altri centri urbani.
Inoltre,
molte aziende non petrolifere furono nazionalizzate e furono imposti controlli
sui prezzi su molti prodotti.
L'economia
divenne piuttosto disfunzionale, con carenze, inflazione dilagante e un mercato
nero in valuta venezuelana.
Ad
esempio, il Venezuela non era più in grado di sfamarsi.
Nessun problema, pensò il governo. Utilizzare
i proventi dell'industria petrolifera nazionalizzata per importare cibo.
L'impatto
del crollo dell'economia è visibile nel grafico seguente.
Il PIL
pro capite, un tempo tra i più alti dell'America Latina, è sceso sotto i 2.000
dollari nel 2020, uno dei più bassi dell'America Latina, e probabilmente ha
relegato il Paese allo stato di paese a basso reddito quell'anno.
Di
recente, il dato si è leggermente ripreso.
Un'indagine
sociale periodica condotta
dall'Università Cattolica Andrés Bello del Venezuela ci fornisce un'idea
dell'entità della povertà nel Paese.
Nell'indagine,
"povertà" e "povertà estrema" sono definite in termini di
alimentazione, alloggio e altre condizioni di vita.
Nel
peggiore dei casi, il 90% della popolazione viveva in povertà e il 70% in
povertà estrema.
Nonostante
alcuni recenti miglioramenti in questi numeri, l'entità della povertà in
Venezuela rimane preoccupante.
Un
grafico sulla povertà e i contenuti generati dall'intelligenza artificiale
potrebbero essere errati.
La
combinazione del massiccio aumento dei poveri urbani non lavoratori bisognosi
di assistenza sociale e dell'erosione della produttività dell'industria
petrolifera ha costretto il governo a cercare fonti di reddito alternative. In
una certa misura, il turismo sessuale era una fonte di reddito alternativa.
Pervertiti
si recavano nel Paese e usavano i loro euro e dollari statunitensi per
acquistare valuta venezuelana al mercato nero, con cui comprare ragazze e
ragazzi a cifre esorbitanti.
La
principale fonte di reddito alternativa era il narcotraffico.
La
maggior parte della droga esportata dalla regione proviene dalla Colombia.
Tuttavia, dal 2010, anche il Venezuela è
coinvolto nel traffico internazionale di droga.
Anche
il governo venezuelano ha supervisionato questo traffico di droga tramite
Maduro stesso, la sua famiglia e altri collaboratori.
Le prove del coinvolgimento di Maduro nel
traffico di droga sono tali che il governo degli Stati Uniti afferma di essere
sicuro di poterlo condannare in un tribunale statunitense.
Tornando
all'industria petrolifera venezuelana, il Paese possiede le più grandi riserve
petrolifere inutilizzate al mondo, stando alle statistiche governative.
Certo,
queste riserve presentano un contenuto di zolfo piuttosto elevato e richiedono
un'intensa raffinazione.
Tuttavia,
il Paese non è in grado di produrre molto petrolio a causa della corruzione e
dell'abbandono dei capitali avvenuto dopo la nazionalizzazione. Negli ultimi
anni, i cinesi hanno aumentato la produzione, ma rimane a un livello basso.
Il
presidente Trump, d'altra parte, ritiene che le compagnie petrolifere
statunitensi potrebbero ripristinare i precedenti alti livelli di produzione
dell'industria petrolifera venezuelana.
Ipotizzando che il problema dell'occupazione
del Venezuela non sussista più, le compagnie petrolifere statunitensi, a suo
avviso, avrebbero l'incentivo e la capacità di risollevare questa parte
dell'economia venezuelana.
Forse
l'intera economia potrebbe godere di qualcosa di simile al miracolo economico
della Germania Ovest che seguì la Seconda Guerra Mondiale.
Certo! Perché no!
Naturalmente,
occupare il Venezuela sarebbe un grosso problema.
Per quanto impressionante possa essere stata
l'azione militare e di polizia che ha portato all'arresto di Maduro,
un'invasione e un'occupazione del Paese riuscite rappresenterebbero una sfida
molto più grande.
Trump è stato eletto presidente per la prima
volta in gran parte grazie ai costi e alla durata delle occupazioni
statunitensi di Iraq e Afghanistan. In quei luoghi, l'esercito statunitense ha
ottenuto successi spettacolari simili, solo per poi ritrovarsi intrappolato in
due Pantanelle.
Dopo
circa vent'anni di tentativi di "conquistare i cuori e le menti"
degli iracheni e degli afghani, tutto ciò che abbiamo ottenuto sono stati
migliaia di miliardi di dollari spesi e decine di migliaia di soldati uccisi e
gravemente feriti.
L'idea
di poter trasformare questi luoghi in democrazie capaci di difendersi si è
rivelata del tutto irrealistica.
Nel
2015, Trump scese dalla scala mobile dorata della sua favolosa Trump Tower a
New York City e sconfisse Job Bush – l'erede designato dei neoconservatori –
alle primarie repubblicane.
Per il
suo bene, così come per quello del Paese, il presidente Trump dovrebbe stare
attento a non ripetere gli errori di Iraq e Afghanistan.
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