O con lo Stato o con la Violenza.

 

O con lo Stato o con la Violenza.

 

 

 

O con lo Stato o con l'eversione.

Lospiffero.com - Giorgio Merlo – (Domenica 01 Febbraio 2026) – Redazione - ci dice:

 

 Le terribili e devastanti immagini di Torino dopo la manifestazione organizzata dal “centro sociale Askatasuna” e appoggiato dalla rete dell’antagonismo nazionale ed europeo, non può non fare riflettere.

E questo perché di fronte alla recrudescenza di quella violenza – disumana, criminale e terroristica – non ci possono più essere mezze misure.

Per dirla con parole più semplici, non ci sono terze vie.

 Come, del resto, non c’erano terze vie negli anni ’70 di fronte al terrorismo brigatista rosso.

 Ma, oggi come allora, sulla violenza politica purtroppo non c’è una convergenza politica di fondo delle forze politiche su come si deve affrontare e cercare di battere quella piaga devastante per la conservazione della nostra democrazia.

 

Tutti ricordiamo, al riguardo, l’atroce e storico slogan “né con lo Stato e né con le Br”.

 Uno slogan accarezzato, sostenuto e condiviso da molti settori della sinistra italiana dell’epoca.

Da quella politica a quella intellettuale, da quella sindacale a quella mediatica ed universitaria.

 Una deriva che fu attenuata dopo la forte presa di distanza del Pci da qualsiasi forma di violenza terroristica.

Una deriva che trova, però, una puntuale conferma anche oggi.

 È appena sufficiente leggere le svariate interviste di molti esponenti della sinistra estremista e massimalista contemporanea per rendersene conto.

 

Ora, al di là delle chiacchiere e dell’ipocrisia, la riflessione è molto semplice e al tempo stesso precisa.

E ci riporta, appunto, ai fatti di un passato drammatico anche se avviene, come ovvio, con modalità diverse.

 Ma c’è un elemento comune che lega le vicende di ieri con quelle di oggi.

 Ed è la violenza.

Una violenza disumana, terribile e, appunto, di matrice terroristica.

 E cioè, siamo di fronte ad un bivio.

E, ieri come oggi, o si sta dalla parte dello Stato, a difesa delle Forze dell’Ordine, a tutela delle istituzioni democratiche oppure, e al contrario, si accarezzano – ancora una volta – le cosiddette “ragioni” dell’estremismo violento di questi settori della “sinistra antagonista”.

 Le riflessioni che arrivano da chi “comprende le ragioni” di questi settori violenti non fanno altro che alimentare e consolidare quella “zona grigia” di collusione e di fiancheggiamento dell’estremismo violento, antidemocratico, anti Stato ed eversivo.

 

Ecco perché, e su questo versante il presente non si discosta affatto dal passato, ancora una volta dobbiamo semplicemente dire se si sta con lo Stato e la sua organizzazione democratica o se si parteggia formalmente e virtualmente con lo Stato ma poi si intraprende puntualmente un’altra strada.

 “Né con lo Stato e né con le Br” non può ridiventare il supremo riferimento politico, culturale, etico ed intellettuale per affrontare la nuova ed inedita eversione di oggi.

Almeno su questo i partiti, tutti partiti – a cominciare da quelli estremisti, radicali e massimalisti – debbono dire una parola chiara e definitiva.

 

 

La violenza che tradisce la democrazia.

Ildomaniditalia.eu – Giornale – Lorenzo Dellai – (02 -02 – 2026) – ci dice:

A Torino l’estremismo antagonista mostra il suo vero volto: nemico dello Stato e alleato inconsapevole delle pulsioni autoritarie, capace solo di restringere libertà, dissenso e spazio democratico.

Nessuna attenuante, nessun distinguo.

 

Gli squallidi personaggi visti all’opera a Torino (e non sono i soli) vanno condannati “senza se e senza ma”.

Senza i distinguo che qualche esponente della sinistra radicale ha utilizzato.

Per due motivi.

Il primo, quello fondamentale e prioritario:

 hanno dato prova di una violenza organizzata e senza limiti, contro le forze dell’ordine e contro la città.

Sono dunque nemici della Democrazia e dei valori che la devono animare.

 

Non può esserci nessuna benché minima ragione di “comprensione” per loro.

Il precedente degli anni di piombo.

 

Il secondo, quello secondario:

sono “utili idioti”, che aiutano le pulsioni autoritarie del sistema, concorrendo così alla riduzione di fatto degli spazi di dissenso e di libertà.

 

Senza voler fare – per fortuna nostra – paragoni impropri, anche negli anni di piombo la violenza politica “antagonista” operava (il caso Moro non è ancora del tutto disvelato nei suoi contorni) per favorire svolte autoritarie.

 

La Politica seppe reagire.

I cretini visti a Torino non sono certo le Brigate Rosse, ovviamente.

Ma c’è da dire che in quegli anni la Politica ha saputo reagire – con forza e compattezza – senza ridurre gli spazi di dissenso e di democrazia.

 Oggi l’aria è molto diversa.

 

Questi violenti ed utili idioti non se ne rendono conto.

Per questo sono due volte nemici della Democrazia:

perché violenti e perché utili idioti.

 

 

 

 

Editoriale.

O con lo Stato o con i delinquenti.

Lidentita.it - Laura Tecce (3 febbraio 2026) – Redazione – ci dice:

Non chiamateli antagonisti o anarchici.

Non chiamateli manifestanti e non chiamateli nemmeno “compagni che sbagliano”, perché lo strisciante giustificazionismo nei confronti di criminali è diventato francamente insopportabile.

Quello che è successo a Torino è un atto eversivo.

 Punto.

 

“Piazze usate come strumento di lotta al di fuori del contesto democratico e in violazione della legalità, con la benevola tolleranza di taluni soggetti della upper class”:

sono parole inequivocabili quelle della procuratrice generale di Torino “Lucia Musti.”

 O si sta con lo Stato o con i delinquenti, “tertium non datur”.

 

E non venissero a spiegarci, questi signori delle élite progressiste, dei salotti buoni, della Ztl, quelli che si sentono sempre dalla parte giusta, che si tratta di diritto a manifestare o che le destre vogliono imporre uno Stato di polizia:

 la violenza non è un atto “politico” e tantomeno un diritto.

Iniziamo a chiamare le cose con il loro nome, a pretendere che chi si rende colpevole di questi atti vigliacchi paghi senza attenuanti, e anche a riconoscere che non basta condannare il comportamento dei singoli: serve una presa di distanza chiara e credibile da quei mondi che da anni strizzano l’occhio ai violenti.

Quando il nemico diventa chi garantisce l’ordine pubblico, il patto sociale è già saltato.

 E bene ha fatto il presidente del Consiglio Meloni, che stamattina ha presieduto a Palazzo Chigi una riunione per fare il punto sui gravi episodi di violenza contro le forze dell’ordine e sui provvedimenti da adottare a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico, a rivolgere all’opposizione un appello a una collaborazione istituzionale vera, non di facciata.

 

I capigruppo di maggioranza proporranno a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro dell’Interno Piantedosi.

 Perché su questo terreno non esistono zone grigie, e questa volta gli alibi sono finiti davvero.

 

 

 

Nel Nome della Menzogna.

Conoscenzealconfine.it – (3 Febbraio 2026) – (Lorenzo Maria Pacini) – ci dice:

Far emergere il marcio del sistema non significa necessariamente purificarlo, ma significa impedirgli di continuare a fingere di essere sano.

Non si parla di altro: Fabrizio Corona è notizia.

 

Nel panorama mediatico italiano degli ultimi anni, il “progetto Falsissimo” di Fabrizio Corona si è imposto come un oggetto anomalo, scomodo, difficilmente catalogabile.

 Non è giornalismo nel senso classico del termine, non è intrattenimento leggero, non è neppure solo provocazione.

 È piuttosto un atto di rottura, un gesto che – al netto di tutte le contraddizioni del personaggio che lo conduce – costringe a guardare in faccia una serie di verità che il sistema politicomediatico italiano preferirebbe continuare a tenere sotto il tappeto.

 

Parlare delle “verità” che Corona sostiene di esporre significa prima di tutto chiarire un punto fondamentale:

non si tratta necessariamente di verità giudiziarie o di fatti già accertati in tribunale.

Si tratta, piuttosto, di verità politiche e culturali, di dinamiche di potere, di ipocrisie strutturali, di doppi standard che regolano il funzionamento del sistema.

 Ed è proprio qui che Falsissimo assume una rilevanza che va ben oltre la figura controversa di chi lo firma.

Fabrizio Corona è stato per anni il capro espiatorio perfetto:

un personaggio eccessivo, trasgressivo, spesso moralmente indifendibile, ideale per incarnare il “male” da esporre e punire pubblicamente.

 Ma il punto politico del suo progetto sta nel ribaltamento di questa narrazione.

In “Falsissimo”, Corona smette di essere solo l’oggetto del racconto mediatico e diventa soggetto narrante, rivendicando il diritto di mostrare come funzionano davvero certi meccanismi di potere.

 

Il messaggio implicito è chiaro: se io sono stato distrutto per molto meno, perché chi occupa posizioni di potere continua a essere protetto?

L’importanza politica di questo gesto risiede proprio nella sua natura disturbante.

“Falsissimo” rompe il patto non scritto tra informazione, politica e spettacolo, quel patto per cui alcune storie possono essere raccontate solo in un certo modo, da certe persone, e fino a un certo punto.

Quando Corona parla di ricatti, di relazioni opache tra media, magistratura, imprenditoria e politica, non sta solo raccontando episodi specifici:

sta mettendo in discussione la legittimità morale di un sistema che decide chi può parlare e chi deve essere messo a tacere.

 

C’è del Marcio…

“Falsissimo” funziona come una lente di ingrandimento sul “marcio del sistema”, non perché riveli segreti mai sentiti prima, ma perché li espone senza il linguaggio anestetizzante del commento televisivo o dell’editoriale patinato.

La forza – e al tempo stesso il pericolo – di Corona sta nell’uso di un linguaggio diretto, emotivo, spesso brutale, che arriva a un pubblico che non si riconosce più nei mediatori tradizionali dell’informazione.

È una comunicazione che parla alla pancia, sì, ma che nasce da una sfiducia profonda nelle istituzioni.

 

Questa sfiducia non è casuale, bensì è il prodotto di anni in cui scandali, conflitti di interesse e collusioni evidenti sono stati normalizzati o ridimensionati.

“Falsissimo” si inserisce in questo vuoto di credibilità e lo riempie con una narrazione alternativa, che può risultare scomoda proprio perché non rispetta le regole del gioco.

Tutti stanno capendo che il messaggio è devastante:

se le istituzioni non sono in grado di fare pulizia al loro interno, allora chiunque può arrogarsi il diritto di farlo, anche nel modo più caotico e imperfetto.

 

C’è poi un altro elemento cruciale:

il rapporto tra giustizia e spettacolarizzazione.

Corona conosce perfettamente il funzionamento del circo mediatico, perché ne è stato una vittima e allo stesso tempo un protagonista;

 in “Falsissimo” denuncia l’uso selettivo della morale, mostrando come certi comportamenti vengano condannati solo quando a compierli è qualcuno privo di protezioni.

Questa denuncia, al di là della sua veridicità puntuale, solleva una questione politica enorme:

 l’uguaglianza di fronte alla legge e all’opinione pubblica è davvero garantita?

 

Il valore politico di “Falsissimo” sta anche nel suo essere profondamente antisistema, ma non nel senso ideologico classico, giacché non propone un’alternativa strutturata, non indica soluzioni, non costruisce un progetto collettivo.

 Il suo gesto è in questo senso distruttivo, non costruttivo, perché l’obiettivo non è quello di polarizzare verso un’altra entità mediatica o politica, ma quello di abbattere le colonne di una delle facce del sistema di potere.

 Nella storia politica, spesso è proprio la distruzione dei miti fondanti a creare lo spazio per un cambiamento.

Mettere a nudo il marcio significa togliere al sistema la sua arma principale: la pretesa di superiorità morale.

 

Naturalmente, tutto questo non assolve Fabrizio Corona dalle sue responsabilità personali, né rende automaticamente vere tutte le sue affermazioni.

Sarebbe un errore trasformarlo in un eroe o in un martire.

 Ma ridurre “Falsissimo” a semplice “delirio narcisistico” significa non coglierne la portata simbolica.

Il fatto stesso che un personaggio così screditato riesca a catalizzare attenzione e consenso dice molto più sul fallimento del sistema informativo e politico che su di lui.

 

Forse non adesso, ma ben presto sarà lampante l’”importanza politica di Falsissimo”, che giace non tanto nei singoli scoop, quanto nel gesto di rottura che rappresenta.

È il sintomo di una crisi di fiducia profonda, di un bisogno diffuso di verità non filtrate, anche a costo di passare per figure borderline.

 

Far emergere il marcio del sistema non significa necessariamente purificarlo, ma significa impedirgli di continuare a fingere di essere sano.

E in una democrazia malata di ipocrisia, anche una voce scomoda e imperfetta può diventare, nel bene e nel male, un detonatore necessario.

(Articolo di Lorenzo Maria Pacini).

(strategic-culture.su/news/2026/02/01/nel-nome-della-menzogna/).

 

 

Dalle parole ai fatti.

Ferro: “Non è più tempo di ambiguità:

 o si sta con lo Stato o si sta con i violenti.”

Secoloditalia.it – Redazione – (3 febbraio 2026) – Wanda Ferro – Politica - ci dice:

La sottosegretaria all'Interno non usa mezzi termini:

 a Torino una guerriglia urbana deliberata contro lo Stato.

E incalza quella sinistra che ha mostrato indulgenza verso i centri sociali violenti: collaborazione per una risoluzione unitaria.

 

«Per troppo tempo una parte della sinistra ha mostrato indulgenza verso i centri sociali violenti, quando non li ha addirittura coccolati. È vero che tutte le forze politiche hanno condannato le violenze dopo la diffusione delle immagini del poliziotto a terra, ma non bastano le doverose parole del giorno dopo. Non è più tempo di ambiguità: o si sta con lo Stato o si sta con i violenti».

“Wanda Ferro”, sottosegretario all’Interno del governo Meloni, non accetta scuse:

 «La vera solidarietà non è quella espressa nei talk show o sui social, ma quella che si dimostrerà con i fatti quando si discuteranno le nuove norme in Commissione e in Aula.

Auspico che ci sia collaborazione sulla risoluzione unitaria proposta dalla presidente Meloni».

 

Non è stata una degenerazione:

 è stata una guerriglia urbana deliberata.

In una intervista al “Riformista” l’esponente del Viminale sottolinea che «quello che è accaduto a Torino è di una gravità assoluta.

 Non è stata una manifestazione pacifica degenerata in violenza. È stata una guerriglia urbana deliberata, un attacco organizzato contro lo Stato e diretto contro le forze dell’ordine.

Chi colpisce un uomo con un martello mette in conto di poter uccidere. È vergognoso che qualcuno tenti di minimizzare».

 E plaude il grande lavoro svolto dalle forze dell’ordine, che alle violenze «hanno risposto con la professionalità, l’equilibrio e il senso di responsabilità che contraddistinguono sempre il loro operato.

La risposta è stata ferma ma proporzionata».

 

La dinamica dei fatti è chiara:

ma quali pochi infiltrati, erano 1500 teppisti.

E sulla dinamica dei fatti Ferro non accetta letture sbagliate:

 «è chiara e smentisce una narrazione che abbiamo sentito troppe volte: quella dei “pochi infiltrati”.

Qui non c’è nulla di improvvisato.

 Parliamo di circa 1.500 teppisti che in modo compatto, con caschi, maschere, passamontagna, si sono mossi come un blocco organizzato verso lo sbarramento delle forze dell’ordine.

Hanno utilizzato scudi artigianali in lamiera, tubi di lancio, bombe carta, razzi, pietre, oggetti contundenti nascosti negli zaini.

Sono stati effettuati 3 arresti e denunciate 24 persone, sequestrati coltelli, chiavi inglesi, frombole, passamontagna».

 

Non considerare le violenze di Torino un episodio isolato.

Infine per “Wanda Ferro”, esponente del governo e di Fratelli d’Italia «sarebbe un errore enorme considerare» quanto accaduto a Torino

 «un episodio isolato, perché esistono ambienti estremisti che da anni praticano la violenza come metodo politico e che oggi approfittano di ogni occasione per creare disordini, trasformare le città in campi di battaglia e scagliarsi contro le forze dell’ordine.

Non va sottovalutato nemmeno il contesto più ampio: il rischio di saldature tra estremismo ideologico, radicalismi e fenomeni di violenza urbana che coinvolgono anche i cosiddetti “Maranza”.

Sono forme di antagonismo eversivo che vanno combattute con chiarezza, determinazione e senza offrire alibi».

 

 

IL CORTEO PER ASKATASUNA.

“Violenti noti, lo Stato doveva

 prevenire”, l’accusa di Lo Russo.

Rosatelli? “Nessuna epurazione.”

Lastampa.it – (02 febbraio 2026) - Andrea Joly, FRANCESCO MORELLI – ci dicono:

 

Il primo cittadino in Sala Rossa

 «Chi pratica quella violenza, consapevolmente o meno, fa un favore enorme alla destra più reazionaria».

 Poi cita Tucidide, Bobbio e Moro.

Si contano i danni.

 

“Violenti noti, lo Stato doveva prevenire”, l’accusa di Lo Russo. Rosatelli? “Nessuna epurazione.”

«Era noto da tempo che sarebbero arrivati gruppi organizzati di violenti.

Non compete a me, né a questa Aula, la valutazione delle attività preventive o delle scelte operative:

 questo non è il mio ruolo istituzionale.

Ma come cittadino, prima ancora che come Sindaco, mi aspetto uno Stato che sappia intervenire e prevenire, soprattutto quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto».

Il sindaco Stefano Lo Russo, durante la sua relazione sugli scontri di sabato di fronte al Consiglio comunale, incalza così governo, Questura e Prefettura.

 Lo fa leggendo 6 pagine di discorso dove, mentre ripercorre gli scontri avvenuti, il primo inciso è sulla condanna alla violenza:

«Come ricordava Norberto Bobbio - dice Lo Russo - la democrazia è il metodo della convivenza civile che rifiuta la violenza.

E su questo voglio essere netto, senza esitazioni: la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo, non è dissenso, non è protesta.

Non c’è niente di rivoluzionario nel colpire in dieci un agente di polizia a terra.

 C’è solo vigliaccheria e delinquenza».

 

La conta dei danni.

Lo Russo non vuole ambiguità.

E ribadisce che

 «la Città si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili delle violenze, a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo».

 I danni quantificati finora dal Comune sono pari a 164 mila euro.

Poi propone al Consiglio Comunale

«il conferimento di una civica benemerenza all’agente” Alessandro Calista”, colpito vigliaccamente durante gli scontri, e al suo collega “Lorenzo Virgulti” che lo ha soccorso e tratto in salvo».

E infine redarguisce le opposizioni verso una maggiore responsabilità politica, contro ogni strumentalizzazione.

Commercianti esasperati.

I cocci di Vanchiglia:

 dopo il corteo per Askatasuna vetrine sfasciate, dehors devastati.

Chi paga?

FRANCESCO MORELLI:

“Un favore alla destra.”

Lo Russo, sotto attacco da giorni per la presenza dell’alleato “Sinistra Ecologista” - che rappresenta AVS nella maggioranza a Torino - in corteo, contrattacca così.

Prima premette:

 «Chi pratica quella violenza, consapevolmente o meno, fa un favore enorme alla destra più reazionaria che su quelle immagini costruisce alibi per mascherare le proprie inadeguatezze, a partire da sicurezza ed economia».

 Ma mentre ribadisce

«che quando su fatti violenti esistono ambiguità, indulgenze o coperture politiche, queste finiscono per alimentare il problema»,

 il sindaco difende i suoi alleati di Sinistra Ecologista e Avs:

 «Ma questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze.

 Senza ambiguità.

Ed è un dato che rafforza le istituzioni, non che le indebolisce».

Torino, esiste il video del momento esatto in cui i Black Bloc s'infiltrano nel corteo.

Le reazioni dopo la guerriglia.

Corteo per ASKA, gli artigiani: “Torino stuprata”.

Le industrie: “Delinquenti”.

Cgil: pochi violenti

Leonardo Di Paco.

La stoccata a Marrone e Zangrillo.

Qui Lo Russo cita Aldo Moro

 («La politica è, prima di tutto, responsabilità verso il futuro e verso le istituzioni»).

E distingue i comportamenti degli avversari politici.

Promossa la premier Giorgia Meloni:

 «Il confronto è stato corretto, rispettoso, nel quale ho riscontrato un livello di responsabilità e di misura».

Ma qui arriva la staccata a seguaci di Meloni e alleati di governo che, non a caso, sono quelli che puntano a correre contro di lui nel 2027. Ovvero l’assessore di FDL al Welfare “Maurizio Marrone” e il ministro di Forza Italia Paolo Zangrillo:

 «Livello che, mi permetto di dirlo, è apparso diverso – e migliore – rispetto a quello di alcuni suoi epigoni locali o di taluni ministri alla ricerca spasmodica di visibilità.

Le istituzioni, quando si parlano seriamente, possono e devono tenere un altro tono».

 

Intervista.

L’uomo della foto simbolo della violenza al corteo:

“Così sono finito in mezzo agli scontri.”

Caterina Stamina.

Il caso Rosatelli.

Il centrodestra locale e il ministro, secondo il sindaco, sbagliano toni e contenuti.

Tant’è che alle ripetute richiesta di «“teste”, di epurazioni politiche, di rotture immediate», quelle avanzate dalle opposizioni nei confronti degli alleati di Sinistra ecologista e AVS “colpevoli” di essere in corteo con Askatasuna, Lo Russo è categorico:

«Usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione.

 Torino, conclude, «si difende tenendo insieme legalità e diritti, fermezza e misura, sicurezza e coesione.

È una città che è stata violentata dai violenti, sì.

Ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.

 Come scriveva Tucidide, non sono le mura a fare la città, ma gli uomini che la abitano».

 

 

 

 

Contro il dissenso

di Stato.

 Jacobinitalia.it - Tatiana Montella – (3 Febbraio 2026) – Femminismo –  Redazione - ci dice:

La lotta per il consenso non è solo una battaglia legislativa: è una lotta per l'autodeterminazione sessuale ed esistenziale.

Il 27 gennaio 2026, mentre fuori dalle aule parlamentari migliaia di donne e soggettività “Lgbtq+ “manifestavano con striscioni che recitavano «solo sì è sì», dentro il Senato si consumava un atto simbolico di grande portata:

 la cancellazione del consenso come fondamento del diritto sessuale.

 

Con l’approvazione dell’”emendamento Bongiorno” — che stravolge il testo unanime già approvato alla Camera — la “Commissione Giustizia del Senato” ha scelto infatti di abbandonare il modello del consenso esplicito, già consolidato nella giurisprudenza italiana e richiesto dalla “Convenzione di Istanbul” (la Convenzione europea sulla lotta alla violenza contro le donne), per tornare a un impianto basato sul dissenso manifestato.

Non si tratta ancora di legge definitiva, ma di una scelta politica che espone l’Italia a una violazione del diritto internazionale e a una regressione culturale senza precedenti negli ultimi vent’anni.

 

Non è un tecnicismo. È una scelta di potere.

 Perché decidere cosa conta come violenza sessuale significa decidere chi ha diritto al proprio corpo, chi può dire di no, e soprattutto:

chi viene creduta o creduto.

 

Il dispositivo patriarcale dietro la parola «dissenso».

Il posizionamento specifico da cui parte la mia riflessione non è la richiesta di più carcere o più punizione.

Non perché esista una negazione della gravità della violenza sessuale, ma perché dopo anni di lavoro sul tema sappiamo che il sistema penale non libera dalla violenza:

seleziona, punisce, umilia.

 Spesso, proprio chi denuncia la violenza finisce per subire una seconda violenza:

 quella del processo, delle domande insidiose, dello sguardo sospetto, della vittimizzazione secondaria e soprattutto del veder mettere sotto giudizio le proprie scelte di autodeterminazione.

 I numeri del “rapporto Eure” del 2024 sono impietosi:

 solo il 7% delle denunce per stupro sfocia in condanna;

il 60% viene ritirato durante l’istruttoria, non per mancanza di «coraggio», ma per l’umiliazione strutturale del percorso giudiziario.

 

Il tentativo qui è fare qualcosa di diverso:

smascherare il dispositivo patriarcale che si nasconde dietro la parola «dissenso».

Ribadire con fermezza la necessità di rimettere al centro il consenso è un passaggio e una battaglia fondamentale, per proporre un’idea di giustizia femminista:

 che si ponga seriamente il tema che la giustizia penale non sia l’unica strada percorribile e che ponga l’accento su forme di giustizia trasformativa e comunitaria — consapevoli della tensione che attraversa il femminismo abolizionista:

oggi, in assenza di infrastrutture di cura, il tribunale rimane l’unica risorsa per molte persone offese;

subito dobbiamo però costruire un mondo in cui questa non sia più l’unica opzione.

 

L’articolo 36 della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge n. 27/2013, non lascia spazio a dubbi:

 «il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona».

La relazione esplicativa chiarisce che i giudici devono effettuare

«una valutazione sensibile al contesto delle prove» per riconoscere «l’ampia gamma di risposte comportamentali alla violenza sessuale» e non basarsi su «ipotesi di comportamento tipico».

È un principio rivoluzionario:

 il corpo traumatizzato non deve recitare una parte per essere creduto.

 

L’”emendamento Bongiorno” compie invece un’operazione di semantica perversa.

Riprende la parola «contesto» dalla Convenzione, ma ne capovolge radicalmente il senso.

Mentre la legislazione europea chiede una valutazione sensibile al contesto per comprendere il trauma — la dipendenza affettiva, la paura, la paralisi psicofisica — l’emendamento usa il contesto per giudicare il dissenso («in quella situazione avrebbe potuto dire di no»).

Non è un allineamento alla Convenzione:

è il suo tradimento sistematico.

Questo capovolgimento non è neutrale:

assolve a una funzione di silenziamento e intimidazione preventiva.

Non a caso, all’indomani del voto unanime del 25 novembre, Salvini dichiarava che il consenso attuale e libero avrebbe aperto la strada a denunce false e «vendette subdole» da parte di donne «maligne» contro «poveri uomini ingenui e in buona fede».

Accogliere questa narrazione — come ha fatto” Giulia Bongiorno” — non è difesa dalla calunnia, ma vera e propria vendetta politica contro l’autodeterminazione delle donne e delle soggettività marginalizzate.

 

Vogliono demolire la rivoluzione della giurisprudenza italiana.

Mentre il dibattito politico si arena su tecnicismi, la giurisprudenza italiana ha compiuto, in questi anni, una rivoluzione silenziosa ma radicale.

 La Corte di Cassazione, con una serie di pronunce ormai consolidate, ha progressivamente spostato il baricentro del reato di violenza sessuale dalla violenza manifesta all’assenza di consenso.

Non si tratta di un’opinione, ma di un principio di diritto vivente — pur con un limite strutturale:

la giurisprudenza può interpretare la legge, ma non può creare ex novo elementi costitutivi del reato.

Senza un testo legislativo che menzioni espressamente il consenso, ogni giudice può scegliere se seguire l’orientamento progressista o tornare a modelli basati sulla resistenza fisica.

 

La Suprema Corte ha chiarito con forza che il reato si consuma non solo quando c’è un dissenso manifesto, ma anche quando manca il consenso, neppure espresso in forma tacita.

In un caso emblematico ha stabilito che lo stupro può avvenire «ai danni di una persona dormiente» perché in tale stato è impossibile prestare un consenso valido.

 Questo capovolge completamente la logica del «dissenso»:

non è la persona offesa a dover provare di aver detto «no», ma l’aggressore a dover dimostrare di aver ottenuto un «sì».

La Corte ha inoltre affrontato casi complessi e di grande attualità.

Ha riconosciuto come violenza sessuale il comportamento di chi prosegue un rapporto con modalità non accettate dal partner inquadrando questi atti come violenza sessuale per difetto di consenso condizionale.

In questi casi, la violenza non è fisica, ma viola l’autodeterminazione sessuale, trasformando un atto lecito in uno illecito.

 

Forse l’apporto più importante riguarda la comprensione del trauma.

La Cassazione ha esplicitamente riconosciuto lo stato di «tanatosi» o «agghiacciamento» — quella paralisi psicofisica che colpisce molte persone durante un’aggressione — come una reazione fisiologica alla violenza, non come un segno di consenso.

Ha affermato che la passività della persona offesa, lungi dall’essere collaborazione, è «conseguenza evidente di una condotta violenta subita contro la propria volontà».

Ha persino precisato che non si può desumere il consenso da comportamenti successivi alla violenza, come farsi riaccompagnare a casa dall’aggressore, riconoscendo questi gesti come «reazioni conseguenti alla portata traumatica dell’episodio».

 

In sintesi, la giurisprudenza ha costruito un modello in cui l’onere della prova del consenso grava sull’aggressore.

 Come ha scritto la dottrina citata dalla stessa Corte, è richiesto un «sì in grado di spazzare via ogni dubbio».

È questa la vera innovazione culturale: la sessualità diventa un campo di relazione basato sul rispetto e sulla comunicazione, non sulla prevaricazione.

 

L’emendamento “Bongiorno”, con il suo ritorno al «dissenso manifestato» e alla valutazione del «contesto», non è solo un passo indietro.

 È un tentativo di demolire un intero edificio giurisprudenziale costruito per proteggere l’autodeterminazione dei corpi.

È un atto di guerra contro la libertà sessuale, mascherato da tecnicismo legislativo — e tecnicamente fragile, perché espone l’Italia a nuove condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione dell’articolo 36 della Convenzione di Istanbul.

 

La vittimizzazione secondaria.

Uno degli effetti più gravi del nuovo impianto è il rischio di vittimizzazione secondaria.

Oggi, nelle aule di tribunale, alle persone offese viene ancora chiesto: «Perché non hai gridato? Perché non sei scappata? Perché non hai denunciato subito?».

 Sono domande che non solo umiliano, ma capovolgono la logica del reato:

 non è l’aggressore a dover giustificare il proprio comportamento, ma la persona offesa a dover provare di essersi opposta in modo «adeguato».

Il 43% delle sentenze analizzate dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo menzionava stereotipi di genere esattamente di questo tipo.

 

L’”emendamento Bongiorno” aggrava questo meccanismo.

Introduce infatti un criterio che sposta il carico della prova sulla persona offesa

: non basta che non abbia voluto, deve averlo fatto sapere.

Ma come si fa a «far sapere» il proprio dissenso in un contesto di dipendenza affettiva, economica o lavorativa?

Come si fa quando si teme per la propria vita, per la propria famiglia, per il proprio lavoro?

 La Cassazione ha riconosciuto queste dinamiche, ma l’emendamento le rende irrilevanti:

 se la legge non menziona il consenso, il giudice potrà sempre esigere una «prova» del dissenso — e il corpo traumatizzato, per definizione, non recita copioni.

 

E qui entra in gioco una verità scomoda:

 il sistema penale non è neutrale.

 È uno strumento di controllo sociale che funziona meglio quando colpisce i corpi di persone marginalizzate — donne, migranti, trans, povere — e protegge i corpi privilegiati.

 Lo vediamo nei processi:

chi denuncia la violenza sessuale da parte di un uomo potente, di un datore di lavoro, di un poliziotto, spesso non viene creduta.

Anzi, viene punita per aver parlato.

Questo non è un «difetto» del sistema. È il suo funzionamento normale.

 

Il diritto non è solo norma. È linguaggio, narrazione, costruzione di realtà. E il linguaggio conta.

 

Quando si parla di «vittima», si fissa una persona in un ruolo passivo, immobile, senza agency.

Quando si parla di «dissenso», si presuppone che il corpo sia disponibile finché non dice «no».

Quando si parla di «volontà contraria», si trasforma il trauma in un atto razionale, misurabile, giudicabile.

 

Il femminismo radicale ha sempre saputo che il linguaggio è politico.

Per questo chiede di usare termini come «persona offesa», «parte civile», o semplicemente il nome.

Per questo rifiuta la retorica del «mostro» o del «branco»:

non perché neghi la violenza, ma perché sa che demonizzare l’aggressore serve a nascondere la normalità della violenza sessuale.

La violenza sessuale non è un’eccezione.

È la regola in un sistema che vede il corpo femminile (e non binario, e trans) come proprietà, oggetto, territorio da conquistare.

 

L’”emendamento Bongiorno” non è un incidente.

 È la traduzione giuridica di questa visione del mondo.

 Ed è coerente con altre scelte del governo Meloni:

la limitazione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole;

 la promozione di una narrazione moralista sulla famiglia;

l’uso strumentale del termine «femminicidio» per isolare la violenza maschile da ogni contesto sociale, riducendola a un fatto psicologico o criminale, mai politico.

 

Questo governo non vuole prevenire la violenza:

vuole regolarla, incanalarla, renderla compatibile con un ordine patriarcale che vede nel corpo femminile un oggetto da controllare, non un soggetto autodeterminato.

 

La sfida del femminismo abolizionista.

Qui si apre una riflessione più radicale.

 Il femminismo non può accontentarsi di chiedere leggi penali più tutelanti delle persone offese, seppur si tratti di un passaggio necessario. 

Perché il sistema penale, da solo, non libera.

Spesso, anzi, punisce chi denuncia e protegge chi ha potere.

 

Come scrive “Angela Davis”:

 «Dobbiamo spostare lo sguardo da un’istituzione in particolare alla società nel suo insieme.

Non possiamo occuparci di femminismo lasciando tutto il resto intatto. Abbiamo bisogno di costruire una società in cui non ci sia più bisogno del carcere e della polizia».

 Il femminismo abolizionista, di cui Davis è una delle voci più autorevoli, non chiede di riformare il carcere, ma di immaginare un mondo oltre il carcere — un mondo in cui la sicurezza non si costruisce con le sbarre, ma con relazioni di responsabilizzazione, di cura, solidarietà, reciprocità.

 

“Ruth Wilson Gilmore” lo dice con chiarezza:

 «L’abolizionismo non è assenza, ma presenza».

Non si tratta di distruggere, ma di costruire infrastrutture di giustizia trasformativa, dove la riparazione, il riconoscimento, la comunità e l’impegno ad abolire la violenza, sostituiscano sia l’assoluzione sistemica che la punizione.

Ma questa prospettiva va articolata con onestà:

 come ricorda “Beth Richie” in “Arresta Justice, il femminismo punitivista ha spesso criminalizzato proprio le donne più vulnerabili — migranti, povere, nere.

 E come scrive “Mariame Kaba” in “We Do This ‘Til We Free Us”, la giustizia trasformativa richiede

«reti di sicurezza comunitarie» capaci di rispondere alla violenza senza consegnare le persone al sistema penale.

 

“Silvia Federici” ci ricorda che il corpo è il primo luogo di produzione e di lotta.

 Nel suo Punto zero della rivoluzione, mostra come il controllo del corpo femminile sia stato centrale nella costruzione del capitalismo.

 Oggi, quel controllo si esprime anche attraverso il diritto penale, che pretende di «proteggere» i corpi mentre li sottopone a interrogatori umilianti, a processi traumatici, a una logica di sospetto permanente.

 

Un femminismo realmente liberatorio deve allora pensare oltre il sistema penale e le leggi che lo regolano — senza per questo abbandonare chi oggi ha bisogno del tribunale come ultima risorsa.

Deve chiedere un’educazione sessuale laica, scientifica e anti-patriarcale fin dalle scuole;

servizi di supporto accessibili, gratuiti, non medicalizzati;

 spazi sicuri di ascolto, fuori dalla logica del tribunale;

cultura del consenso diffusa, non solo penale.

 

Questo non significa rinunciare alla giustizia.

Ma significa capire che la giustizia non è solo quella penale.

Può essere riparativa, comunitaria, trasformativa, e soprattutto deve partire da chi subisce la violenza, non da chi la interpreta.

 

Questa battaglia è globale, non è solo italiana.

In Argentina, il” movimento #NiUnaMenos”, nato nel 2015, ha posto al centro la violenza sessista come fenomeno strutturale, legato al neoliberismo, al colonialismo, al patriarcato.

Ha rifiutato la narrazione individualistica dello «stupratore folle» e ha chiesto cambiamenti sistemici:

 aborto legale, educazione sessuale, fine della militarizzazione della vita.

 

In Italia, il transfemminismo ha dato voce a chi è spesso escluso anche dai femminismi mainstream.

Autrici come” Porpora Marcasciano” hanno ricordato che la violenza sessuale colpisce in modo specifico le persone trans, spesso private di riconoscimento giuridico, di accesso ai servizi, di credibilità nei processi. Per loro, il modello del dissenso è ancora più letale:

 perché il loro corpo è già visto come «ambiguo», «ingannevole», «non conforme».

Lo stesso vale per le persone migranti, che in questo periodo vedono particolarmente compromessa non solo la possibilità di accedere ai servizi essenziali, ma anche quella di rivolgersi al sistema penale senza esporsi a rischi concreti — tra cui l’espulsione, la detenzione amministrativa o la criminalizzazione.

 

Anche in Spagna, la cosiddetta “Ley del «Solo Sí es Sí» ha aperto dibattiti cruciali.

 Sebbene criticata da alcune voci abolizioniste per non aver sufficientemente decostruito il sistema penale, ha comunque rappresentato un punto di svolta culturale: ha messo al centro il consenso come pratica etica, non solo come norma giuridica.

 

Da queste esperienze possiamo imparare che la lotta per il consenso è una lotta per l’autodeterminazione — non solo sessuale, ma esistenziale.

È una lotta che unisce chi rifiuta di essere oggetto di potere, chi chiede di essere creduto, chi sogna un mondo in cui la libertà non è concessa, ma riconosciuta.

Questa non è solo una battaglia legislativa. È una battaglia per il futuro dei nostri corpi, delle nostre relazioni, dell’idea di società che immaginiamo.

Perché un paese che non riconosce il diritto al consenso non è un paese libero.

(Tatiana Montella, avvocata del team legale della Clinica del diritto dell’immigrazione e della cittadinanza dell’Università Roma Tre, è attivista di “Micce” collettivo transfemminista abolizionista.)

 

 

 

 

Un'altra settimana di aiuto a Israele e varia corruzione.

 Unz.com - Philip Giraldi – (1° febbraio 2026) – Redazione – ci dice:

 

È davvero un governo o una sorta di schema Ponzi?

Il rituale mattutino è diventato qualcosa di spiacevole nell'ultimo anno. Aprire la homepage del computer dopo colazione riporta invariabilmente alla mente l'immagine dell'”Orange man”, purtroppo altrimenti noto come il presidente degli Stati Uniti d'America.

La persona in questione, che si fa chiamare Donald J. Trump, è immancabilmente accigliata, irradia odio e alza il suo piccolo pugno per esprimere la sua volontà di colpire chiunque lo abbia offeso con pensieri, parole o azioni.

L'articolo di accompagnamento descrive solitamente come sia pronto a licenziare qualcuno nel governo o a punire un giornalista per non essersi inchinato e aver fatto un gesto di rispetto di fronte alla presenza imperiale dell'autodefinito "Uomo di Pace".

Occasionalmente, quando è in vena di colpi, Trump minaccia di uccidere un "nemico" o persino un intero gruppo o una nazione intera di persone se lo offendono.

Giustifica la sua ferocia affermando di possedere una sorta di "moralità" personale di alto livello ma impercettibile che gli permette di affermare: "Posso fare quello che voglio!".

 

Oltre al suo odio per chiunque lo contrasti o lo sfidi, c'è molto di più "sbagliato" nel presidente Trump, inclusa la sua pervasiva ignoranza riguardo ai bersagli della sua rabbia.

Si suppone che non sapere che la Groenlandia e l'Islanda siano Paesi diversi sia molto importante, ma se si cerca di impadronirsi della prima con la forza, se necessario, allora è bene sapere chi è chi.

 E se si intende bombardare un posto chiamato Iran o sostenere un genocidio in un posto chiamato Gaza, potrebbe essere consigliabile essere informati dei seri interessi nazionali in gioco che sostengono tali azioni, che metterebbero il mondo intero contro di noi.

 

Molti osserverebbero che Trump è quello che è perché non è un uomo indipendente, ma è invece controllato, mentre esegue la sua goffa danza da marionetta sul palco, dallo Stato di Israele e dai lobbisti interni che esistono per promuovere gli interessi percepiti del Paese attraverso il controllo dei media statunitensi e del governo nazionale americano.

Attualmente, il Primo Ministro israeliano “Benjamin Netanyahu” vuole che Trump e gli Stati Uniti facciano il grosso del lavoro per distruggere l'Iran e tutto indica che l'“Orange man”, che ha appena approvato altri 6,5 miliardi di dollari in armi a Israele senza il necessario processo di revisione e l'autorizzazione del Congresso, cercherà di farlo a prescindere da quanto costi al popolo americano.

Ripeti sintonizzati!

 

La continua indulgenza verso Israele non sorprende, visto che Trump è emerso sulla scena politica dopo i suoi giochi e divertimenti con “Jeffrey Epstein” e la sua apparizione in una serie televisiva senza cervello in cui ha affinato la sua capacità di licenziare le persone, come candidato filo-ebraico autoproclamato alla presidenza degli Stati Uniti.

 Il 1 ° luglio 2015, il 69enne Trump, con le sue stesse parole, "L'unico [candidato] che darà un vero sostegno a Israele sono io. Gli altri sono solo chiacchiere, niente fatti.

Sono politici.

Sono stato leale a Israele fin dalla nascita.

Mio padre, Fred Trump, è stato leale a Israele prima di me.

 L'unico che darà a Israele il tipo di sostegno di cui ha bisogno è Donald Trump".

 

Più recentemente, la partecipazione di Donald alla recente “festa di Hanukkah” della Casa Bianca ha confermato anche la sua affiliazione ebraica.

Durante il ricevimento, il presentatore di Fox News Israel Firster “Mark Levin” ha salutato il presidente Donald Trump come "il primo presidente ebreo".

Parlando davanti a una folla di sostenitori durante l'incontro, Trump aveva invitato Levin a "dire un paio di parole".

"Vieni qui. E queste persone apprezzano Israele", ha osservato il presidente.

 Levin abbracciò Trump prima di gridare: "E ama anche Israele!"

 Levin poi ha poi celebrato Trump come il primo presidente ebreo, ricordando come "Sei anni fa ero qui e ho detto che questo è il nostro primo presidente ebreo" e Trump ha risposto: "È vero."

Levin ha continuato:

"Ora è il primo presidente ebreo a servire due presidenze non consecutive. Vi ringraziamo di tutto."

 

È interessante notare che, a parte le promesse fatte durante la sua candidatura a New York e Levin, è stato plausibilmente affermato che Trump sia effettivamente il primo presidente ebreo a convertirsi, probabilmente nel 2017.

Ha onorato personalmente più volte l'eredità del famigerato rabbino “Chabod Lubavitch Menachem Mendel Schneerson”, che potrebbe averlo un tempo istruito.

E si potrebbe notare che l'ipotesi che Trump possa essere effettivamente ebreo in senso religioso è una possibilità certamente supportata dal suo comportamento servile nei confronti dello Stato ebraico durante il suo mandato.

 Lui e la sua famiglia sono, non a caso, inseriti nel “database genealogico jewishgen.org.”

 

Sempre al “ricevimento di Hanukkah” di martedì, la magnate israeliana dei casinò di Las Vegas e principale finanziatrice politica “Miriam Adelson” ha dichiarato pubblicamente e apertamente che Trump potrebbe candidarsi per un terzo mandato presidenziale, nonostante i limiti costituzionali.

“Adelson” ha fatto riferimento alle sue discussioni con il disgustoso avvocato “Alan Dershowitz” sulla validità di un altro mandato e si è detta d'accordo con lui, dicendo:

 "Ho incontrato Alan Dershowitz e gli ho detto:

Alan, sono d'accordo con te. Quindi possiamo farcela. Pensaci".

Ha anche promesso altri 250 milioni di dollari di sostegno alla campagna elettorale per finanziare tale iniziativa, scatenando cori del pubblico che gridavano "Altri quattro anni".

Trump ha elogiato il sostegno di Adelson e ha sottolineato l'impegno del suo defunto marito “Sheldon Adelson “per Israele, affermando: "Quindici anni fa, la lobby più forte a Washington era quella ebraica. Era Israele. Questo non è più vero".

 Trump ha poi accusato alcuni parlamentari di essere "antisemiti", citando le deputate “Alexandria Ocasio-Cortez” e” Ilhan Omar”, che Trump afferma "odiano gli ebrei".

Trump ha anche incolpato le università di aver fomentato il sentimento anti-israeliano e ha previsto che Harvard, che ha citato in giudizio per multe legate all'antisemitismo, "pagherà un sacco di soldi".

 

In effetti, i finanziamenti provenienti da fonti filo-israeliane condizionano il comportamento di Trump e sono una forza trainante per la sua immagine di "uomo d'affari e promotore immobiliare".

Pur essendo miliardario, è sempre alla ricerca di nuovi guadagni.

 La dignità della sua carica, che in qualsiasi altro presidente, tranne “Bill Clinton”, potrebbe rappresentare un freno all'accaparramento di denaro e regali, non ha scoraggiato Donald Trump.

 Il “New York Times” ha recentemente riportato questa tendenza da parte del presidente, disposto a usare le sue autorità di regolamentazione e di altro tipo per spremere denaro da governi, aziende e altre organizzazioni straniere a beneficio suo e della sua famiglia.

 

La copertura della vicenda da parte del “Times” fornisce notevoli dettagli su come la famiglia Trump abbia beneficiato di 1,4 miliardi di dollari nell'ultimo anno attraverso i vari piani promossi direttamente o indirettamente dal presidente.

Il rapporto chiede: "Quanti soldi ha intascato Donald Trump dalla presidenza dalla sua seconda elezione?

 Abbiamo fatto i conti... Cominciamo con gli accordi di licenza.

 Aziende straniere, spesso con il coinvolgimento dei loro governi, pagano per utilizzare il nome Trump sugli edifici. E la tempistica è spesso sospetta.

Circa un mese dopo che i Trump hanno avviato i lavori per questo progetto fuori” Hanoi”, l'amministrazione ha accettato di ridurre i dazi minacciati sul Vietnam.

 Poi c'è Melania.

 "Eccoci di nuovo. Sta pubblicizzando il documentario di sua moglie".

 I Trump intascano 28 milioni di dollari per il documentario.

Amazon ha pagato molto di più rispetto alle offerte concorrenti e molto più di quanto l'azienda avesse pagato per progetti simili.

Ma Jeff Bezos ha molte ragioni per ingraziarsi l'amministrazione, dai contratti spaziali e di difesa alle normative antitrust.

 Poi ci sono le cause legali.

"ABC News". "Meta". "Fondamentale". "YouTube ha accettato di pagare più di 24 milioni di dollari". "16 milioni di dollari". "25 milioni di dollari".

"Perché Elon paga a Donald Trump 10 milioni di dollari?" Nessuna di queste cause era giustificata nel merito.

Ma invece di affrontare un presidente vendicativo in tribunale, queste aziende hanno raggiunto un accordo e Trump ha guadagnato oltre 90 milioni di dollari.

"Il Pentagono afferma di aver accettato quel Boeing 747 dal Qatar.

Ci stanno dando un jet gratuito. Grazie mille".

 Trump ha intenzione di portare con sé i 400 milioni di dollari donati dal Qatar dopo la presidenza.

E sembra aver riconosciuto che ciò avrebbe cambiato il suo modo di trattare il Paese.

 "Saranno protetti dagli Stati Uniti d'America".

Ma la più grande fonte di guadagno della famiglia sono le criptovalute.

Chi spera di influenzare la politica federale, compresi gli stranieri, può acquistare la moneta della famiglia Trump e trasferire di fatto denaro ai Trump.

Questi accordi sono spesso segreti, ma alcuni sono diventati pubblici, come l'anno scorso, quando una società di investimenti degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato un accordo da 2 miliardi di dollari con la società Trump.

Due settimane dopo, il presidente ha concesso al Paese l'accesso a chip per computer avanzati.

I Trump hanno guadagnato almeno 867 milioni di dollari tramite varie criptovalute.

Complessivamente, Trump ha intascato oltre 1,4 miliardi di dollari.

Si tratta di 16.822 volte il reddito familiare medio statunitense.

Ed ecco il punto.

Abbiamo effettuato questa stima utilizzando registri accessibili al pubblico.

 Quindi questa cifra è un minimo, non un resoconto completo.

"Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro Paese".

 

E niente di tutto ciò include i dettagli collaterali come gli eventi sportivi, tra cui la “gara di Formula 1 di Indianapolis” a Washington ad agosto, il proposto “Arco commemorativo”, lo stadio di fronte alla Casa Bianca per l'imminente evento di “wrestling UFC”, la sala da ballo della Casa Bianca in corso e altri "ammodernamenti", e l'acquisizione dei Kennedy Center e del Peace Center.

Ma anche tutto questo è nulla in confronto alla causa da 10 miliardi di dollari che il presidente, i suoi due figli e gli interessi commerciali di Trump hanno intentato contro l'“Interna Revenue Service” a causa di una fuga di notizie sui registri fiscali di Donald Trump relativi al periodo compreso il suo primo mandato.

 Pensate a cosa sta facendo:

è il capo del governo degli Stati Uniti e sta facendo causa allo stesso governo per una somma ingente che arricchirà lui e la sua famiglia e che dovrà essere pagata dai contribuenti americani in un modo o nell'altro.

 Come al solito, il presidente Trump si è infuriato con la corrispondente di “ABC News” alla Casa Bianca,” Karen Traversa”, quando lei gli ha chiesto dei soldi della causa, attaccandola dicendole:

"Sei una persona molto rumorosa!"

 

Trump sta sfruttando la legge federale che tutela la riservatezza delle dichiarazioni dei redditi degli americani.

La divulgazione impropria di informazioni fiscali comporta sanzioni penali, ma è anche possibile citare in giudizio il governo se l'” Interna Revenue Service” (IRS) rivela le proprie informazioni, ma questa è la prima volta che un presidente in carica presenta una causa del genere.

La denuncia del presidente Trump, depositata la scorsa settimana presso la corte federale di Miami, che nomina l'IRS e il Dipartimento del Tesoro, ha creato una situazione inimmaginabile, con le agenzie federali che si trovano ad affrontare una causa intentata dal capo dell'esecutivo, che in questo caso chiede almeno 10 miliardi di dollari di danni.

 

Secondo quanto riportato dal “Times , "si tratta di un enorme conflitto di interessi", secondo “Richard Painter”, il capo dell'ufficio legale per l'etica della Casa Bianca durante l'amministrazione di George W. Bush.

Painter ha osservato che "i suoi stessi incaricati [di Trump] potrebbero voltarsi e dire:

 “Diamo alla famiglia Trump un paio di miliardi. È una vendita onesta”.

La fuga di notizie delle dichiarazioni dei redditi è stata opera di “Charles Littleton”, un ex collaboratore dell'IRS, nemmeno un dipendente pubblico, condannato a cinque anni di carcere per il suo crimine.

 

Curiosamente, questo non è stato il primo tentativo di Trump di ottenere pagamenti dal Dipartimento di Giustizia, avendo già richiesto che il dipartimento gli pagasse circa 230 milioni di dollari di risarcimento per le indagini federali su di lui quando si candida contro “Hillary Clinton”.

La giustizia è stata anche reattiva alle richieste presidenziali affinché il governo persegue persone che percepiscono come nemici politici.

 

Quindi, ecco qua.

La scorsa settimana Donald Trump ha fatto, come sempre, di tutto per aiutare Israele e arricchirsi personalmente.

Se questo renderà l'America di nuovo grande, è difficile prevedere esattamente come ciò avverrà.

 Se avete dubbi sulla buona fede del leader del nostro Paese e volete sostenerlo, potrebbe essere il momento giusto per andare a vedere il documentario "Melania", per rassicurarvi e allo stesso tempo buttare un po' di soldi in più nelle tasche di Trump.

 Lo apprezzerebbe moltissimo!

(Philip M. Giraldi, Ph.D., è Direttore Esecutivo del Council for the National Interest, una fondazione educativa fiscalmente deductibile 501(c)3).

 

 

 

Socialismo con caratteristiche

americane vs socialismo cinese

vs socialismo di Hitler.

Unz.com - Richard Solomon – (3 febbraio 2026) – ci dice:

Voglio il mio cellulare Obama, il formaggio governativo, l'assistenza sanitaria gratuita, la casa di Sezione 8 e l'UBI.

Come cantavano BONE THUGS-N-HARMONY:

"È il primo del mese. Incassa gli assegni e alzati."

Alcuni mi chiamano fannullone, Bernie Bro, o (gasp) - socialista. Beh, per prendere in prestito una frase da PULP FICTION:

"Permettimi di rispondere."

 

L'America opera già come un'economia socialista.

 Socialista aziendale, intendo.

 Solo i poveri, le classi lavoratrici e quelle medie sperimentano la gioia del capitalismo sfrenato.

 Il “MIC”, “Wall Street,” le grandi aziende tecnologiche e le grandi aziende farmaceutiche sopravvivono e prosperano grazie alla stampa e allo schiavo fiscale.

 

L'oligarchia sa che il socialismo batte il capitalismo.

Preferiresti giocare in borsa come senatore con informazioni privilegiate o come un day trader nervoso senza rete di sicurezza?

 I soldi gratis sono fantastici.

Forse il "capitalismo dei lavoratori" esisteva in qualche città del Vermont timoroso di Dio dell'Ottocento che non era il numero di Dunbar, ma mai in una grande società moderna.

Il capitalismo reale usa il sangue e i tesori del popolo per finanziare il "socialismo per pochi".

Nel suo libro "La guerra è un racket", il generale “Smedley Butler” ha rivelato come multinazionali e banchieri hanno utilizzato l'esercito statunitense finanziato per sequestrare risorse naturali straniere.

 

I cosiddetti capitalisti affermano che il socialismo non funziona mai.

Se è così, perché sanzionare, bloccare, colpire o far saltare in aria ogni paese che tenta di nazionalizzare le proprie risorse naturali a beneficio del proprio popolo?

 Se il socialismo fallisce sempre, lasciamo che quei paesi appassiscano e muoiano nel cosiddetto mercato libero.

Prima della sua distruzione, la Libia socialista, con la sua istruzione, cibo, carburante e abitazioni sovvenzionate, manteneva il più alto tenore di vita di qualsiasi nazione africana.

 

L'unica alternativa al capitalismo che i banchieri internazionali permisero era il marxismo, poiché il marxismo non funziona mai.

 

Dopo la crisi economica del 2008, la” Federal Reserve” ha donato ai colpevoli banchieri e alle grandi aziende tecnologiche trilioni di dollari, mentre ha incaricato il conto al cittadino statunitense.

 Il popolo americano ha pagato la loro prigione di Palantir.

Perché?

Perché gli americani comuni sono capitalisti che vivono sotto il capitalismo.

 

La privatizzazione è socialismo per i ricchi.

 I contribuenti statunitensi e gli schiavi del debito finanziarono grandi progetti tecnologici e di servizi pubblici solo per vederli ricevuti a società private.

 I prezzi sono scesi o il servizio è migliorato dopo che Enron e Veolia (Flint Water) hanno preso il controllo?

 

I mangiatori di “Ayn Rand “amano fare discorsi del tipo "rialzati con le tue gambe", ma il mito del grande capitalista americano è letteralmente mito.

 Come tutti i miti, l'oligarca "auto diretto" richiede una storia d'origine. La frase "ha abbandonato l'università per avviare un'attività da miliardi di dollari nel suo garage" sembra la più popolare.

Come per i vecchi baroni rapinatori JP Morgan e John D. Rockefeller, banchieri internazionali e sicurezza statale sostennero Bill Gates e Mark Zuckerberg.

 

Non dimenticare l'investitore super-geniale autodidatta Jeffrey Epstein.

 

Guarda i "padri fondatori" di PayPal come Elon Musk (chip cerebrali, Skynet-X, Pentagon-Grok), Peter Thiel (Palantir) e Dan Shulman (CEO di Data-Seifter Verizon e, secondo la sua biografia, doppio cittadino israelo-statunitense e praticante di Krav Maga) che ora fanno da frontman per la rete di controllo tecno-finanziaria sionista USA-Sionista. PayPal era un'imprenditoria super geniale o un gioco a lungo termine per i proprietari ombra che è partito dalle transazioni digitali?

 

Creando denaro dal nulla, i banchieri mafiosi ebrei sperimentano il socialismo di “Star Trek” dopo la scarsità.

Ricordate la macchina nella mensa dell'Enterprise che materializzava istantaneamente i gelati congelati?

 

Se il socialismo è riservato alla classe dei donatori, che dire dei benefici sociali per i poveri, ad esempio “SNAP”, “Medicaid”?

 

Per salvare il "capitalismo per i molti / socialismo per i pochi", FDR iniziò a offrire alle masse alcuni privilegi socialisti durante la Grande Depressione.

 Impedire agli americani di morire di fame serviva gli interessi della classe dirigente.

Il rischio che le rivolte per il cibo degenerassero in una rivoluzione nazionale rappresentava una minaccia per la sicurezza.

Una classe media stabile forniva anche un cuscinetto tra ricchi e poveri.

 I robot killer e l'acqua fluorurata con estrogeni resero quel cuscinetto obsoleto.

 

Detto questo, il crollo del vecchio ordine e la creazione di una tecnocrazia gangster presentano alcune sfide.

 Questa fase di transizione offre agli americani una piccola finestra di influenza.

Ecco perché sono un Teamster del reddito di cittadinanza.

 Almeno nello spirito.

 

L'intelligenza artificiale, la robotica, l'outsourcing e le migrazioni di massa pianificate continueranno ad aumentare la disoccupazione e a ridurre i salari.

 Se a tutto questo si aggiungono prezzi al consumo alle stelle, politici saccheggiatori e una classe di rentier che fa sembrare Shylock simile a Francesco d'Assisi, non serve un dottorato in economia per capire che questo sistema è destinato alla madre di tutti i crolli.

Fino a quel giorno, le persone devono sopravvivere.

 

Perché tutti i soldi dovrebbero andare a Wall Street e al MIC?

 Io dico di stampare qualche trilione in più all'anno e distribuirli alle classi lavoratrici e medie più povere e sofferenti.

E che dire del reddito di cittadinanza (UBI) che aumenta il debito? Scordatevelo. Il debito è impagabile.

Forbes stima il debito reale degli Stati Uniti a oltre 200 trilioni, non a 38 trilioni, come riportato nei bilanci falsi.

I commentatori parlano di "rimborso del debito", ma non si chiedono mai: "A chi dobbiamo i soldi?".

 

Un controllo della realtà: anche il RBU deve beneficiare dell'oligarchia. Altrimenti, non lo permetteranno.

 

L'UBI mantiene a galla le aziende artificialmente potenziate, mentre recuperano il denaro dell'UBI attraverso l'acquisto di beni e servizi, aggiungendo un modo per far salire i prezzi delle azioni oltre i riacquisti di azioni e le valutazioni gonfiate.

L'UBI aiuta anche lo stato di polizia.

Mentre la polizia a riscossione delle tasse e le prigioni private generano entrate per la classe dei renditi, sovrapporre troppo presto le città di tende potrebbe sopraffare il sistema, riducendo i margini di profitto.

Tuttavia, a questo punto, l'oligarchia sembra tenera verso l'eliminazione malthusiana.

I Teamster del “UBI” devono esercitare la massima pressione per ottenere il sostegno di quel segmento della minoranza oligarca che vede il UBI in una luce positiva.

 

Certo, questo è capitalismo finale del tipo "rimanda la scatola".

Tutti gli imperi cadono.

Ubriaca del sangue di santi e innocenti, la Prostituta di Babilonia cade profondamente.

 

Gli USA esistono come una massa divisa e conquistata di tribù entho e ideologiche ostili.

 L'unica cosa che unisce tutti gli americani è la gerarchia di primo livello dei bisogni di Maslow: cibo, vestiti, alloggio, ecc.

Ogni persona spinta dal proprio posto della classe media diventa un potenziale Teamster del UBI.

Questi numeri cresceranno soltanto.

 

I giovani sono già pronti per il reddito di cittadinanza. Mentre molti della generazione più anziana rimangono ipnotizzati dal capitalismo per molti, la maggior parte dei ragazzi della “Generazione Z” sa che il sistema è truccato e non ha la motivazione per struggersi per tutta la vita per l'ebreo satanico che l'America - senza offesa per gli ebrei non coinvolti, la comunità gay o l'ex repubblica degli Stati Uniti.

 

L'Impero anglo-sionista statunitense funziona come un'organizzazione criminale che fa affidamento sulla violenza o sulla minaccia della violenza.

 I gruppi di pressione devono gestire i loro programmi all'interno di questo sistema operativo.

Per formulare un movimento sostenibile, i “Team sters” del reddito di cittadinanza devono studiare la storia della malavita americana.

 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il governo degli Stati Uniti sottrasse i sindacati ai socialisti e li cedette a “Cosa Nostra” per preservare il capitalismo per la maggioranza.

Sebbene la mafia si appropriasse di ingenti somme di denaro dai sindacati, aveva anche bisogno di mantenere in vita i sindacati, poiché il lavoro organizzato forniva una fonte di reddito redditizia.

 Quindi, un uomo che lavorava in un magazzino poteva vivere come un essere umano, pur mantenendo una moglie casalinga e i figli.

 

Negli anni '80, il governo dovette reprimere il lavoro organizzato per attuare la globalizzazione.

Ciò richiese la disattivazione di Cosa Nostra attraverso il RICO.

Cosa Nostra di oggi è l'ombra di sé stessa, come dimostrano gli ex informatori mafiosi "ancora vivi" con canali YouTube.

 Non sto dicendo che Cosa Nostra manchi di influenza, ma è molto più contenuta.

 

Sebbene raccomandi ai “Team sters” del reddito di cittadinanza di chiedere consiglio a Cosa Nostra, le trattative non sindacali della rete di controllo di “Palantir “richiedono ulteriori consulenti.

 La sensibilizzazione deve estendersi alle organizzazioni di strada e carcerarie, compresi i club motociclistici dell'1%.

Non dimenticate gli hacker, intendo "il reparto IT".

 

Oh cielo. Pensavi davvero che AOC e Bernie ti avrebbero rubato una borsa con gadget socialisti?

 

Non potrebbe aiutarti nemmeno a volerlo. I tratti dominanti dello spirito del tempo sono lo status e l'interesse personale. "Sono pronto per il mio selfie, signor De Mille."

 

I più grandi blocchi anti-UBI "norme" provengono da "Homo conservato" e "Liberal fagatus".

 Ovviamente, conservatori e liberali presentano una varietà di varianti. Mi sto concentrando su due specie distinte.

Gli “Homo conservati” si radunano in tutti gli Stati Uniti.

Alcune delle sue caratteristiche uniche includono il blaterare sulla Costituzione mentre sostiene ogni legge di stivali che arriva da un repubblicano.

Come un guerriero alfa impavido che possiede i libar online, l'orgoglio di Homo conservato si gonfia ogni volta che il MIC sciocca e stupisce i paesi islamici-comunisti.

 Se Homo conservato vede un mercenario BlackRock in uniforme, lo ringrazia per il suo servizio.

Homo conservato celebra i tagli SNAP ai bambini poveri americani con Elon come meme DOGE da supereroe, ma non batte mai ciglio davanti ai trilioni convogliati al "Greater apostate-Israel Project" transnazionale.

 

Il fugato liberale preferisce gli habitat costieri degli Stati Uniti e vota sempre per il candidato approvato dal DNC.

Sebbene non sostenga più i lavoratori e i poveri, promuove con veemenza i movimenti politici identitari finanziati dalla CIA e da Soros, che non prevedono alcun programma economico.

 Il fugato liberale si oppone al genocidio, tranne quando spinto dal Partito Democratico.

Alcuni fugati liberali soffrono di COVID lungo e ricevono iniezioni mensili di mRNA per rafforzare il loro sistema immunitario.

Un esempio ben noto di fugato liberale di alto profilo è il talentuoso attore” Rob Reiner”, che è stato incornato a morte da uno dei suoi figli.

Ogni movimento ha bisogno di uno slogan. Per i Team sters del reddito di cittadinanza, consiglio "F*ck you, pay me" da "Goodfellas".

Zio Corp: "Un trans ha vinto nello sport femminile."

Team sters UBI: ", pagatemi".

Zio Corp: "#MeToo."

Team sters UBI: ", pagatemi".

Zio Corp: "La guerra degli asili nido somali a Natale".

Team sters UBI: ", pagatemi".

 

La semplicità mantiene il messaggio in linea con l'obiettivo, evitando al contempo le distrazioni.

Nonostante l'intelligenza artificiale, l'outsourcing e l'automazione, le aziende hanno ancora bisogno di manodopera umana.

 Io suggerisco di concedere visti di lavoro ai migranti irregolari e di lasciare che svolgano i lavori più faticosi, ovviamente con un salario dignitoso.

 Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere riservato ai cittadini americani.

"Ma Trump sta cacciando gli illegali", dice qualcuno. Caro lettore, ti prego di permettermi qualche paragrafo per spiegare al "piccolo bambino" come funziona il sistema.

Vedi, piccolo, i proprietari finanziano i Democratici e i Repubblicani. Usano una tattica chiamata "problema-soluzione" per ingannare le persone, come con il COVID.

 

Innanzitutto, il signor Biden (sionisti, corporativisti, oligarchi) porta decine di milioni di migranti stranieri.

Poi il signor Trump (sionista, corporativi, oligarchi) finge di cacciarli creando una grande forza di sicurezza interna e una rete carceraria globale.

 Quando il presidente Trump ha promesso di "costruire il muro", intendeva un muro di Gaza.

ICE abitua il pubblico a vedere uomini mascherati che rapiscono persone per strada e le fanno sparire in segreti spaventosi.

 

Dal lato del denaro, gli Stati Uniti funzionano come un'economia da rentier.

Gli oligarchi hanno bisogno di migrazioni di massa ingegnerizzate per aumentare gli affitti e abbassare i salari.

Anche se Trump manda alcuni venezuelani nella maga prigione di El Salvador per esperimenti con chip cerebrali, la maggior parte dei migranti deve restare per sostenere l'economia FIRE e mantenere una demografia del divide e impera.

 (Penso che Neuralink abbia superato la fase Bonzo e Lassie.)

 

I migranti hanno fatto molti sforzi per arrivare qui, e la maggior parte proviene da paesi distrutti dall'America, quindi invece di andarsene, vivranno in un terrore sotterraneo fino alle elezioni del 2028 o al collasso degli Stati Uniti.

Scusate i lettori adulti per la deviazione durante la storia.

In uno dei suoi romanzi, lo scrittore di fantascienza “Philip K. Dick” sottolineò ripetutamente che l'Impero Romano non finì mai.

 La marcia mediatica dell'ex presidente venezuelano Maduro sembrava la marcia incatenata di un sovrano sconfitto in una parata della vittoria romana.

Se si applica la regola del "quando sei a Roma", gli americani devono chiedere un po' di pane con il loro circo.

Come il socialismo americano, "socialismo con caratteristiche cinesi" riflette l'essenza della sua cultura.

 

Ho trattato i meccanismi del "socialismo con caratteristiche cinesi" in articoli precedenti.

In sintesi, ritengo che questa fase del socialismo cinese si presenti come un ibrido capitalista/socialista, in cui lo Stato domina le banche e le imprese, a differenza degli Stati Uniti, dove banche e imprese dominano lo Stato.

La differenza fondamentale tra Cina e Stati Uniti è che la classe dirigente cinese attua politiche che aiutano i cittadini, mentre la classe dirigente statunitense attua politiche che li danneggiano.

 

Sebbene nessun sistema sia perfetto, il "socialismo con caratteristiche cinesi" dimostra la capacità di un cambiamento evolutivo positivo attraverso il flusso armonioso del "chi", una leadership ingegneristica di alto livello intellettuale e la consapevolezza dell'ordine naturale. Non è forse questa "la via"?

 

A quanto ho potuto osservare, sembra che la Terza Guerra Mondiale sia già iniziata, il che avrà un impatto a breve termine sul progetto socialista cinese.

La politica cinese è quella di evitare i conflitti, ovvero di fare un passo indietro e lasciare che l'impero anglo-sionista statunitense si autodistrugga.

 

Finora, la Cina ha "ha presentato l'altra guancia" nonostante i ripetuti "schiaffi in faccia" da parte degli Stati Uniti e del sionista, che includono terrorismo, rivoluzioni colorate della CIA, sabotaggio della BRI, manovre nei punti critici del settore energetico, provocazioni vassalli, rapimenti di Huawei, pirateria in mare aperto e guerra biologica.

 

La moderazione della Cina rasenta il sovrumano.

 E ha anche senso, dato che la Cina agisce come un costruttore di valore reale e l'impero USA-Sionista come un distruttore che governa il caos.

 Ci sono voluti mesi per realizzare un vaso Ming.

Un barbaro lo distrugge in pochi secondi.

La Cina riuscirà a mantenere la sua strategia di evitare i conflitti di fronte alla crescente instabilità cognitiva e alle aggressioni violente dell'impero USA-sionista?

Il "secolo di umiliazione" può essere considerato davvero finito quando i criminali si rifiutano di chiedere scuse alla Principessa Farfalla Monarca? Se continuano a crogiolarsi nella loro arroganza, tutto ciò che serve è il collasso totale degli Stati Uniti, risorse adeguate e una lista di nomi.

Quale modo migliore per dare un senso a una vita senza senso se non difendere l'onore di una principessa che non sa che esisti ?

 

Nonostante la minaccia imminente di guerra, per questo articolo preferisco concentrarmi sul "potenziale" piuttosto che sul "cosa è".

Uno sguardo immaginato di un mondo libero dalla tirannia dell'Impero sionista USA-anglo-anglo-salo-americano e dalla schiavitù del debito dei banchieri ebraici.

(Per il lettore cinese, non condanno in alcun modo tutti gli ebrei.

 Se esclusi da posizioni di potere statale e finanziamenti, credo sia possibile coltivare ebrei della memoria cellulare post-talmudica capaci di dare contributi positivi alla "via".

Ripongo grande fiducia nella memoria cellulare del Tao della Cina e nel discernimento della civiltà superiore.

Dopo la vittoria della Cina sulle barbarie, l'IA dell'EPL con una revisione umana potrebbe facilmente identificare e correggere finale "i problemi." Consiglio di iniziare dall'alto.

"Il pesce marcisce testa in giù", come si dice.)

Anni fa, ho letto in un libro che negli anni '50 o '60 il governo degli Stati Uniti commissionò a un think tank di tracciare la strada migliore da seguire, tenendo conto delle forze distruttive insite nella natura umana. Il think tank elaborò due possibili percorsi:

A) guerra senza fine o

B) esplorazione spaziale senza fine.

Ovviamente, il governo scelse l'opzione A.

 

Considerando il clamore suscitato dalla corsa allo spazio degli anni '60 e la probabile finta operazione psicologica sull'allunaggio, suppongo che lo stato permanente degli Stati Uniti abbia giocato con l'opzione B.

Nel complesso, concordo con le conclusioni del think tank.

 Essendo una società altamente tecnologica con un'avversione culturale alle guerre di aggressione, consiglio rispettosamente alla Cina di considerare l'opzione B.

 

La continua evoluzione della tecnologia letale minaccia la sopravvivenza umana a lungo termine.

 Il "socialismo con caratteristiche cinesi" coltivato fornisce un "modo" per sublimare quella tecnologia nella Civiltà di Livello II di Kardashev, ovvero il Sino futurismo.

 

Il "programma spaziale" oligarchico e privatizzato zio-USA è nato dall'opzione di una guerra infinita.

 Oltre alle sue attività commerciali, "NASA-SpaceX" svolge due funzioni principali.

a) Alimentare l'ego di miliardari della tecno-finanza come Elon Musk e Jeff Bezos.

b) Creare un muro di prigione galleggiante e intoccabile sopra l'atmosfera terrestre.

 Le telecamere spia, i dispositivi di localizzazione, i missili e i laser mortali di Skynet puntano verso la Terra, non verso lo spazio.

 

Coltivare un programma spaziale "piacevole" e per estensione una civiltà high-tech "felice" richiede di affrontare prima i problemi della Terra, o almeno contemporaneamente.

 I critici della vecchia NASA hanno giustamente sottolineato la follia di investire enormi investimenti nell'esplorazione spaziale mentre povertà, inquinamento e guerra proliferavano sulla Terra.

 

Il disastro nucleare di Fukushima fornisce un esempio di un potenziale approccio vantaggioso per tutti alla risoluzione dei problemi Terra-Spazio.

 La centrale giapponese, danneggiata, alimenta continuamente milioni di tonnellate di acque reflue radioattive nell'oceano.

La stessa tecnologia utilizzata per limitare e contenere la perdita di radiazione di Fukushima potrebbe essere impiegata anche per affrontare ambienti ad alta radiazione dello spazio esterno e pianeti a atmosfera debole.

 

Il reattore a fusione “Artificial Sun” della Cina ha il potenziale di eliminare le eco-catastrofi dell'Exxon Valdez fornendo al contemporaneo energia pulita illimitata.

 Il Sole Artificiale potrebbe anche alimentare viaggi spaziali a lunga distanza. Almeno finché gli scienziati del CPC non capiranno come piegare lo spaziotempo.

 

Le fattorie spaziali a gravità artificiale e l'estrazione robotica degli asteroidi forniscono altri esempi di vantaggi vantaggiosi tra la Terra-Spazio post-scarsità.

In "Xi Jinping: La governance della Cina", l'Imperatore Presidente Xi sottolinea l'importanza dell'equilibrio yin-yang tra ecologia e tecnologia. Acque limpide e montagne rigogliose sono risorse inestimabili."

 

Oh Imperatore Zio Jinping, proteggi il delfino che ride e l'albero antico.

Se tiene fuori i banchieri internazionali, gioca secondo le regole della teoria dei giochi win-win ed evolve in armonia con il chi, il "socialismo con caratteristiche cinesi" offre una via per "la via".

Per comprendere il nazionalsocialismo tedesco, bisogna comprendere Adolf Hitler, come il NS tedesco divenne Hitler e Hitler divenne NS tedesco.

Penso che il formato Q&A rappresenti un modo divertente e informativo per discutere di entrambi.

D: Il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori era socialista?

R: Nella sua fase iniziale, sì. La piattaforma in 25 punti del NSDAP lascia pochi dubbi in merito.

 

Dal mio punto di vista, il progetto nazionalsocialista tedesco subì un colpo mortale nella "Notte dei lunghi coltelli", con la liquidazione della fazione Röhm-Strasser.

Il sipario calò definitivamente con l'Operazione Barbarossa.

Dopodiché, il nazionalsocialismo tedesco si trasformò in sionismo ariano.

 

Le politiche del ministro dell'economia Schachter sembrano simili al programma keynesiano dell'era della Grande Depressione di FDR, tranne che i tedeschi lo gestivano con maggiore efficienza, meno corruzione e focalizzati sulla rimilitarizzazione.

Come economia di guerra totale, il nazionalsocialismo tedesco rimase tecnicamente socialista, con lo stato che dominava la corporazione.

D: Chi era Adolf Hitler?

R: Hitler era un artista, politico e sciamano.

Come molti sognatori artisti, Hitler non amava il lavoro manuale, andava a letto tardi e si svegliava tardi. I suoi punti di forza erano la pittura e il design architettonico.

Come politico dotato, Hitler possedeva istinti acuti, una tensione tempistica acuta e brillanti capacità oratrici.

Lo sciamano Hitler si sintonizzò sull'energia delle masse e la riportò a loro.

Quando la Germania iniziò a perdere la guerra, la folla perse energia e Hitler non riuscirono a ripristinare nulla, trasformandolo in un tossicodipendente e recluso.

 

Da quello che ho osservato, la caduta di Hitler è stata dovuta alla sua mancanza di comprensione dei principi karmici, al suo razzismo irrazionale e al suo egoismo.

Come ha detto il protagonista in MAGNUM FORCE: "Un uomo deve conoscere i suoi limiti."

A parte le carenze personali, l'era hitleriana lungimirante.

D: Hitler era un agente dei Rothschild?

R: Intenzionalmente no. Involontariamente, sì.

Cosa voglio dire con questo?

Credo che Hitler si fosse sinceramente opposto alla finanza ebraica internazionale e alle sue sezioni ebraiche organizzate e desiderasse cose buone per il popolo tedesco.

Tuttavia, alla fine, le azioni di Hitler si allinearono perfettamente agli obiettivi dei banchieri internazionali secondo la continuazione post-Seconda Guerra Mondiale della British East India Co. attraverso gli Stati Uniti, la creazione di Israele apostata, una Germania neutralizzata, un genocidio/decadenza euro-bianca e un'economia globale schiava e intrattabile dal debito.

 

D: I banchieri internazionali hanno contribuito al Partito Nazionalsocialista Tedesco?

R: Sì. Per finanziamenti da banchieri ebrei/WASP, dai un'occhiata al libro del Prof. Antony Sutton, "Wall Street e l'ascesa di Hitler."

 

Secondo “David Irving”, il finanziamento dei banchieri ebrei è stato confermato dalla biblioteca da lettere del dopoguerra tra il cancelliere dell'era Weimar “Brüning” e “Winston Churchill”.

La finanza internazionale ebraica finanzia tutte le parti, anche quelle anti-ebree.

Così era allora, così è adesso.

E un robot neonazista dell'Unità 8200 li guiderà.

 

Nel caso di Hitler, suppongo che abbia preso soldi dei banchieri con l'intenzione di usarli contro di loro.

Ricevere finanziamenti diretti dalla Sinagoga di Satana è come l'episodio di Ai confini della realtà, in cui la firma di un contratto con il Diavolo inizia alla grande ma finisce male.

Hitler gli ha sparato in testa.

“Charlie Kirk” è stato profondamente colpito quando ha cercato di rompere il contratto.

 

D: Hitler aveva origini ebraiche?

R: Non lo so. La questione preoccupava Hitler al punto da commissionare un'indagine top secret delle SS.

 I risultati non diedero risultati conclusivi.

L'unico modo per esserne certi sarebbe stato confrontare il DNA di Hitler con quello della famiglia di banchieri ebrei per cui lavorava la nonna di Hitler.

 

D: Hitler invase per primo la Russia sovietica?

R: Credo di sì.

Aveva sostenuto l'invasione dell'Unione Sovietica molto prima della guerra.

Come nel libro "Hitler's War" di David Irving, Hitler si riferiva spesso alla Russia come "l'India della Germania". La preparazione dell'Operazione Barbarossa era ben documentata. Il 22 giugno 1941, i russi sembravano un esercito colto di sorpresa, piuttosto che pronto all'attacco.

La "crociata contro il bolscevismo ebraico" della Germania sembra un tentativo della NATO di "portare la democrazia in Ucraina", un pretesto per saccheggiare le risorse naturali della Russia.

 

Secondo i suoi debriefing post-bellici con i servizi segreti statunitensi, il ministro degli Esteri” von Ribbentrop” osservò che quando visitò Mosca, ad eccezione di Kaganovich e altri, la maggior parte dei padri fondatori ebreo-bolscevichi era stata liquidata, culminando con l'ascia del ghiaccio che interruppe la vacanza di Trotsky con Frida Kahlo-Messicana.

Il complotto dei medici mostra che Stalin aveva intenzione di portare a termine il lavoro.

 

La grande paura di Hitler era che Stalin si sarebbe accaparrato i giacimenti petroliferi rumeni, cosa che, nonostante le appropriazioni territoriali baltiche post-trattato di Stalin e le modifiche al naso della Finlandia, non accadde mai.

 

Stalin aveva un posto in prima fila per il Trattato di Brest-Litovsk e quasi due decenni dopo vide la Germania travolgere Polonia e Francia a velocità a distorsione.

Voleva una zona cuscinetto, anche se probabilmente non grande come quella che aveva ottenuto dopo la guerra.

Stalin era più comunista nazionalista che comunista internazionalista.

 

Nei suoi debriefing con i servizi segreti statunitensi, “Hermann Göring” parlò di come la guerra tedesco-russa trasformò l'allegro Hitler spensierato in un Hitler oscuro e amareggiato.

D: Hitler odiava gli ebrei?

R: A livello macro - sì.

A livello individuale, dipendeva dall'ebreo.

Hitler amava il dottor Bloch. In "Hitler's War" di David Irving, Hitler si lamentava costantemente:

"Se solo gli ebrei fossero come il dottor Bloch, nulla di tutto ciò sarebbe necessario."

 

Se definisci l'antisemitismo come "odiare gli ebrei più del necessario", allora Hitler era antisemita.

Le sue politiche danneggiarono molti ebrei non coinvolti.

 

Numericamente parlando, più non ebrei che ebrei servono la Sinagoga di Satana.

In modo Karmico parlando, la punizione collettiva funziona in entrambi i sensi.

Tutti i non ebrei che servono la SOS mancano di autocontrollo o di autonomia?

Per quanto riguarda gli altri odi tribali di Hitler.

 

La sua antipatia verso cechi e polacchi probabilmente derivava dalle perdite territoriali della Germania nel dopoguerra.

Penso che la sua visione negativa degli slavi e dei russi in particolare derivi dalla mentalità colonizzatrice che vede i popoli nativi come subumani per giustificare il furto di terre e risorse, la schiavitù e lo sterminio.

D: Hitler era uno psicopatico?

R: Non credo. Diagnosticherei a Hitler un disturbo narcisistico di personalità.

Sembrava anche possedere una forte vena nichilista.

Dalla mia analisi, Stalin corrispondeva al profilo da manuale di uno psicopatico paranoico.

 

D: Hitler ha perpetrato un "Olocausto"?

 

R: Non mi occuperò di questo.

Considero “David Irving” una fonte attendibile per la storia della Seconda Guerra Mondiale.

Spiega in dettaglio cosa sia stato realmente l'"Olocausto" in un video di 1 ora e 34 minuti - 2 ore e 18 minuti - se YouTube non lo cancella.

 

IL VIDEO DI DAVID IRVING.

Se non siete d'accordo con i risultati, scrivete al signor Irving.

D: La seconda guerra mondiale è finita?

R: No. La Seconda Guerra Mondiale non è mai finita perché la Prima Guerra Mondiale non è mai finita.

La nascente Terza Guerra Mondiale è una continuazione della Seconda Guerra Mondiale.

 

Ancora una volta, si parla di banchieri internazionali, sionisti e autostrade petrolifere.

La ferrovia del Kaiser da Berlino a Baghdad è il Nord Stream 2, i giacimenti petroliferi del Caucaso sono il Nord Stream 2.

Ogni fase della guerra mondiale dei banchieri internazionali ristruttura l'ordine socio-economico, lasciando al potere il cartello dell'amore per il denaro.

 Odio pensare a come sarà la visione della tecno-finanza per la vita dopo la Terza Guerra Mondiale.

Se si arriva fino in fondo, molti conti vengono saldati e molte domande trovano risposta.

 

 

 

 

Il Grande Freddo.

Conoscenzealconfine.it – (4 Febbraio 2026) - Il Simplicissimus – Redazione - ci dice:

Il clima geopolitico è caldissimo, però il clima meteorologico è parecchio freddo.

Il clima geopolitico è caldissimo e mentre Zelensky delira in compagnia degli europei, armi russe e specialisti cinesi affluiscono in Iran per dare una calorosa accoglienza all’armata di Trump.

Però il clima meteorologico è parecchio freddo.

 

Mosca ha registrato la nevicata più intensa degli ultimi 203 anni e in Nord America ci sono ancora centinaia di migliaia di cittadini senza elettricità a causa di nevicate e freddo eccezionale.

 Per duemila chilometri dall’Arkansas al New England, si stende una coltre di neve di oltre un metro che ha abbattuto alberi e linee elettriche, mentre il panorama generale anche negli stati del Sud è costituito da scuole chiuse, voli cancellati, studenti che ritornano alla didattica a distanza come a New York.

Peggio che a Kiev.

E anche il centro Europa è attanagliato dal freddo, tanto che in Germania e Austria è stato lanciato l’allarme per le tubature che potrebbero gelare e rompersi.

 

Qui si intrecciano le due narrazioni cruciali per il nostro continente, quella della guerra alla Russia che si dice vittoriosa ad onta di ogni evidenza e quella climatica del riscaldamento catastrofico dovuto alla CO2.

Entrambe queste “idee guida” del globalismo portano centinaia di miliardi nelle tasche delle oligarchie finanziarie:

che siano i mulini a vento o i cannoni, i consigli di amministrazione godono, tanto pensano di essere invulnerabili.

 

Naturalmente entrambe queste narrazioni sono false.

 Già nel 2025 un inverno leggermente più freddo, sia in Centro Europa che in Nord America, è stato seguito da una primavera altrettanto fredda.

Ma i media mainstream sostennero che era solo “sembrato” più freddo, ma che in realtà maggio era il terzo mese più caldo degli ultimi dieci anni.

Tanto chi è che va a controllare?

Tuttavia, a ottobre, è caduta, prematuramente, parecchia neve nel nord europeo e si sono misurate temperature sotto lo zero.

 

Cosa accade?

Tutto questo è stato previsto con precisione dal professor “David Dilley”, basandosi su cicli solari e oceanici noti, che si ripetono per diversi decenni.

In conclusione, il picco del riscaldamento globale è stato superato nel 2024, con il massimo del ciclo solare di Schnabel, e ora seguirà una fase di raffreddamento più lunga, probabilmente della durata di circa 50 anni.

 

Già cinque anni fa, proprio su questo blog (ilsimplicissimus2.com), ho parlato dell’eccezionale massimo solare durato 44 anni (quattro cicli di 11 anni) e il passaggio invece a un lungo e profondo minimo previsto, iniziato appunto alla fine del 2021. Gli effetti non sono stati immediati, anzi il fatto che il vulcano Hunga Tonga nel 2022 abbia immesso nell’atmosfera il 13 per cento in più di vapore acqueo ha creato un breve riscaldamento i cui effetti vanno passando.

 

Ora, bisogna sapere che il vapor d’acqua produce di gran lunga il maggior effetto serra, più del 70% del totale (ma secondo un buon numero di scienziati va oltre il 90%) e la sua quantità media (ad eccezione delle aree desertiche) costituisce mediamente il 4% dell’atmosfera terrestre, mentre la CO2 ne costituisce solo lo 0,04 (di cui un solo ventesimo dovuto alle attività antropiche), ovvero una quantità 100 volte minore.

 

Ma si dirà, gli effetti si sommano. Non è proprio così, la capacità di assorbimento del vapore acqueo delle radiazioni di ritorno, ovvero quelle che rimbalzano sulla superficie terrestre, riguardano le stesse lunghezze d’onda assorbite della CO2, salvo una piccola parte di onde lunghe intorno ai 15µm. È come se foste investiti da un camion  che ha nel cassone una bicicletta e diceste di essere stati investiti da una bici.

 

Però gli attivisti del clima hanno sfruttato tutti gli eventi meteorologici insoliti per promuovere una narrazione politicamente accettabile e predefinita, che peraltro fa molto comodo ad amministratori corrotti per aggirare le loro responsabilità e la loro poca cura ecologica.

 

Niscemi è l’ultimo caso, ma se ne trovano di simili in tutto il mondo occidentale e ahimè moltissimi in Italia. Ma i grandi cambiamenti avvenuti dal 2023 non possono essere spiegati da cause antropiche, poiché tali cambiamenti, se si verificano, sono piccoli, regolari e visibili solo nel lungo periodo.

Vorrei far presente che la narrazione nel suo insieme non coinvolge tanto l’ambiente scientifico in sé, quanto le burocrazie governative o al soldo di privati come l’Ipcc o l’ufficio meteo britannico che continua a fornire le temperature di circa 100 siti che non esistono più da anni, le quali privilegiano certe tesi rispetto ad altre a seconda delle parole d’ordine della politica.

 E sono le uniche fonti dell’informazione cui guarda il mainstream.

 

Sta di fatto che, come dicono parecchi scienziati, ci avviamo verso un periodo di freddo più che di caldo e le misure adottate nell’ambito della “transizione energetica” per ridurre le emissioni di CO2 si ritorceranno contro di noi in modo spettacolare.

 

Quando fa molto freddo, le pompe di calore diventano delle vere e proprie divoratrici di energia, poiché si ghiacciano e possono riscaldare solo elettricamente.

Anche le auto elettriche hanno scarse prestazioni in climi freddi, mentre le pale eoliche diminuiscono e di molto la loro efficienza con le basse temperature.

 Insomma consumeremo il triplo dell’energia di prima, mentre avremo speso migliaia di miliardi in mulini a vento e pannelli solari che costituiscono comunque una fonte di energia inaffidabile.

 

E per giunta adesso cominciano a mostrare effetti negativi, sia per la fauna che per l’agricoltura che per le temperature stesse che si alzano in prossimità delle pale.

Ma, ne sono certo, ci verrà detto dai colpevoli che la responsabilità è nostra: come avete potuto credere davvero alle nostre narrazioni?

(Articolo di Il Simplicissimus).

(ilsimplicissimus2.com/2026/01/31/il-grande-freddo-2/).

 

 

 

 

 

L’educazione del dominio: dai modi

 imperiali alla neutralità finanziaria.

 

Comedonchisciotte.org - Redazione CDC – (4 Febbraio 2026) - Hakan Illatiksi – ci dice:

 

Il potere più duraturo non è quello che impone il silenzio, ma quello che insegna a parlare la sua lingua.

Questo articolo propone un’analisi strutturale delle forme di esercizio del potere attraverso i dispositivi della cortesia, della neutralità e del linguaggio tecnico.

 Lungi dall’essere meri tratti culturali o stilistici, i cosiddetti “modi britannici” vengono interpretati come una tecnologia storica di dominazione, elaborata nel contesto dell’impero britannico e successivamente riorientata nella sfera della finanza globale contemporanea.

 

Attraverso una combinazione di genealogia storica, analisi discorsiva e critica politica, il testo ricostruisce la continuità tra il protocollo imperiale e le pratiche della governance finanziaria, con particolare attenzione al ruolo della City di Londra come infrastruttura di intermediazione del potere globale.

 Il passaggio dal controllo territoriale diretto alla gestione del debito e delle condizionalità finanziarie viene letto come una mutazione storica del dominio, non come la sua scomparsa.

 

Nel quadro concettuale dello “Sporogeno”, inteso come era della gestione del deterioramento sistemico, l’articolo mostra come la neutralità tecnica e il linguaggio economico-finanziario operino una traduzione della violenza, rendendola tollerabile, impersonale e apparentemente inevitabile.

 Riconoscere questi dispositivi non garantisce l’emancipazione, ma costituisce una condizione preliminare per la politicizzazione di ciò che oggi viene presentato come pura tecnica.

Il potere che non sembra potere.

Una delle forme più efficaci – e meno visibili – del potere non è la violenza diretta, bensì la sua capacità di naturalizzarsi.

 Il potere veramente stabile non si impone urlando né si esibisce in eccesso:

si interiorizza, diventa abitudine, norma, senso comune.

Nelle parole di Pierre Borde, il potere simbolico è quello che si esercita con la complicità di coloro che non vogliono – o non possono – riconoscere di subirlo.

 

Questo articolo muove da un’ipotesi semplice ma scomoda:

 ciò che viene comunemente chiamato “modi britannici” non è un tratto culturale innocente, bensì una “tecnologia storica di dominazione”.

 La cortesia, la distanza emotiva, il tono misurato e l’apparente neutralità furono dispositivi accuratamente elaborati per consentire l’esercizio del potere senza attrito, senza scandalo e senza responsabilità visibile.

 

Lungi dallo scomparire con la fine dell’impero formale, questi modi si sono trasformati e sono sopravvissuti in una nuova sfera:

 la finanza globale contemporanea, con epicentro nella City di Londra.

Qui il dominio non si esercita più su territori coloniali, ma su economie indebitate;

non mediante eserciti, bensì attraverso contratti, norme tecniche e condizionalità finanziarie.

Questo capitolo ricostruisce tale continuità: l’educazione del dominio, dal protocollo imperiale alla neutralità finanziaria.

Imparare a comandare: la pedagogia imperiale.

 Il potere non nasce spontaneamente: si insegna.

 

Nella Gran Bretagna imperiale, la formazione delle élite non mirava a produrre leader carismatici né conquistatori epici, bensì amministratori freddi, prevedibili e autocontrollati.

Istituzioni come Eton, Harrow, Oxford e Cambridge funzionavano come vere e proprie scuole di soggettività dominante, dove si addestrava un tipo umano specifico:

il funzionario imperiale.

 

Lì si imparava a:

• decidere senza scomporsi,

 • comandare senza alzare la voce,

 • esercitare violenza strutturale senza riconoscerla come tale.

 

La cortesia non era empatia: era distanza.

Il buon tono non umanizzava il potere: lo depersonalizzava.

 

Governare vasti territori con pochi funzionari richiedeva qualcosa di più efficace della brutalità costante.

 Richiedeva una forma di condotta capace di trasformare la dominazione in routine amministrativa.

La Compagnia delle Indie: laboratorio del potere moderno.

 La Compagnia delle Indie Orientali fu il primo grande esperimento riuscito di questa logica.

Formalmente privata, materialmente sovrana, incarnò un’innovazione decisiva della modernità:

la delega del potere politico a un’entità economica.

 

La Compagnia:

• governava territori,

• amministrava popolazioni,

 • imponeva tributi,

 • manteneva eserciti privati,

 

tutto ciò sotto il linguaggio del commercio, del contratto e dell’amministrazione.

Non conquistava “con la forza”, bensì “per diritto commerciale”.

 Il potere veniva esercitato, ma la responsabilità si diluiva tra azionisti, funzionari e procedure.

 

Questo modello permetteva qualcosa di fondamentale:

 estrarre valore senza assumere pienamente il costo politico del dominio.

Quando scoppiavano ribellioni, Londra poteva condannare gli “eccessi” senza mettere in discussione la struttura che li rendeva inevitabili.

 

La mutazione storica: dal territorio al debito.

 

Con la crisi del colonialismo classico, il controllo territoriale diretto divenne insostenibile.

 Ma la logica non scomparve: si trasformò.

• Il dominio smise di esprimersi come occupazione e iniziò a operare come condizionalità.

 • Il territorio fu sostituito dal debito.

• Il governatore, dal contratto.

 • La violenza visibile, dalla norma tecnica.

 

La domanda non fu più chi governa un territorio, bensì chi definisce le condizioni alle quali uno Stato può finanziarsi.

La City di Londra e la neutralità come potere.

 In questa mutazione, la City di Londra emerge come erede funzionale dell’impero.

Non come centro politico sovrano, ma come infrastruttura globale di intermediazione del potere.

La City non governa paesi, ma:

• struttura dipendenze,

• definisce standard,

• traduce interessi in regole “tecniche”.

 

Il suo potere risiede nella separazione tra discorso e pratica.

 Mentre il Regno Unito si allinea politicamente con l’Occidente, la City mantiene una pragmatica finanziaria multilaterale, aperta ai capitali globali senza esigere allineamenti ideologici.

 

Qui riemergono i modi imperiali sotto una nuova forma:

• l’operatore finanziario non comanda, valuta;

 • non punisce, riclassifica;

• non decide, applica criteri oggettivi.

La neutralità non è reale: è performativa.

Svolge la stessa funzione della cortesia coloniale:

 depoliticizzare decisioni profondamente politiche.

Il linguaggio come traduzione della violenza.

La trasformazione più profonda è linguistica.

 L’inglese educato dell’amministrazione imperiale – colmo di passivi, condizionali ed eufemismi – diventa il gergo finanziario globale.

• “Flessibilizzazione del lavoro” sostituisce i licenziamenti. • “Ottimizzazione della spesa” rimpiazza i tagli sociali.

 • “Correzione degli squilibri” occulta la recessione indotta.

La violenza non scompare: viene tradotta.

E nel tradursi, diventa tollerabile.

 

I rituali contemporanei – missioni tecniche, rapporti, riunioni coreografate – riproducono la stessa pedagogia del dominio:

distanza, distacco, oggettività simulata.

Quando i modi si incrinano.

Questo sistema funziona finché tutti accettano la finzione.

Quando qualcuno rompe il tono, il conflitto diventa visibile.

La Grecia nel 2015 ha mostrato come la presunta neutralità tecnica nascondesse una relazione di potere.

 L’Argentina, tra il 2001 e il presente, mostra un’evoluzione ancora più cruda:

dal collasso caotico a uno smascheramento del dominio, in cui si accetta apertamente che la politica sia esecuzione di mandati finanziari.

Le resistenze che infrangono il protocollo – leader, movimenti sociali, esplosioni popolari – vengono qualificate come irrazionali non per ciò che fanno, ma perché nominano l’innominabile:

 che questo non è tecnica, ma potere.

Amministrare il deterioramento.

Nel contesto contemporaneo – segnato da crisi climatica, indebitamento strutturale e decomposizione istituzionale – questa forma di potere raggiunge la sua espressione più compiuta.

 L’indebitamento non promette più sviluppo: promette sopravvivenza amministrata.

• Non finanzia il futuro.

 • Organizza la scarsità.

• Non costruisce ordine.

• Gestisce entropia.

 

Questo è l’ultimo lascito dei modi imperiali:

un potere che non conquista, ma condiziona;

che non governa direttamente, ma amministra il deterioramento con impeccabile buona educazione.

 

 Pensare il potere oltre le apparenze.

 Non si tratta di denunciare individui o culture, ma di smontare dispositivi.

 I modi, il linguaggio tecnico e la neutralità procedurale non sono accessori del potere: sono parte costitutiva della sua efficacia.

 

Nel quadro dello Sporogeno – inteso come l’era della gestione del deterioramento – questa pedagogia del dominio diventa centrale.

 Il potere non promette più un futuro; amministra rovine.

E lo fa con un tono impeccabile.

 

Riconoscere queste forme non garantisce l’emancipazione, ma è una condizione minima per immaginarla.

 Perché solo quando il potere smette di apparire naturale, può cominciare a essere discusso.

(Hakan Illatiksi).

 

 

 

Il bacio di Giuda: questa ripugnante

 menzogna rovinerà

 rapidamente la Russia.

 

  Comedonchisciotte.org - Redazione CDC – (3 Febbraio 2026)  - Kirill Strelnikov, ria.ru – ci dice:

 

Sui media iraniani sta imperversando una piccola tempesta di sabbia:

il parlamento iraniano ha designato le forze armate degli Stati membri dell’UE come organizzazioni terroristiche.

Questo avviene pochi giorni dopo che il” Consiglio degli Affari Esteri dell’UE” ha deciso all’unanimità di aggiungere il “Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica” (IRGC) dell’Iran alla lista delle organizzazioni terroristiche, che già include ISIS, Al-Qaeda e Hamas.

 Si tratta di un gentile e tempestivo regalo a Donald Trump, che ora può felicemente ribattezzare la potenziale aggressione contro l’Iran come una candida e vellutata “operazione antiterrorismo”.

 

Il presidente iraniano “Masoud Pezeshkian” ha definito la decisione dell’UE inaudita, non costruttiva e illegale, con la parola “tradimento” a caratteri cubitali che trapela tra le righe.

In effetti, non molto tempo fa, lui e Macron si strinsero vigorosamente la mano a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.

Le cose andavano bene, anzi benissimo:

 dopo il conflitto di 12 giorni tra Israele e Iran nell’estate del 2025, il ministro degli Esteri iraniano “Abbas Draghici” incontrò i suoi omologhi di Francia, Germania e Regno Unito, che in stile “Shahrazad”, si rivolsero a lui con convenevoli del tipo:

“la delegazione europea si sta concentrando sulla riduzione delle tensioni e sulla ripresa delle comunicazioni diplomatiche”.

 

La pugnalata alle spalle da parte dell’Europa divenne ancora più dolorosa se si considera che nel 2017 lo stesso Macron (allora senza un occhio nero) bloccò coraggiosamente i tentativi dell’UE di designare l’IRGC come organizzazione terroristica.

All’epoca, la testata “The Conversation” ne pubblicò la possibile ragione:

il gigante francese del petrolio e del gas Total aveva firmato un contratto con il governo iraniano per sviluppare il più grande giacimento di gas del mondo a South Pars.

 Nel 2019, Francia, Germania e Regno Unito lanciarono persino un meccanismo speciale, INSTEX, progettato per facilitare i loro affari in Iran.

Agli iraniani fu promesso: ancora un po’ – e denaro, medicine, attrezzature mediche e tecnologia di cui la popolazione aveva disperatamente bisogno avrebbero inondato il Paese.

All’epoca, il presidente iraniano, “Hassan Rouhani”, dichiarò che “l’Iran si aprirà al mondo intero” (ma principalmente alle aziende occidentali).

Se si fanno affari con gli europei, se si danno concessioni e si spera in un’amicizia eterna, cosa potrebbe mai andare storto?

“Muammar Gheddafi”, che nutriva una fiducia del 1001% negli europei, la pensava più o meno allo stesso modo.

All’epoca, il ministro degli Interni francese “Nicolas Sarkozy”, con un approccio amichevole – persino fraterno – offrì a Gheddafi “assistenza per la riabilitazione della Libia sulla scena internazionale” e l’uso del veto francese a sostegno della Libia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In cambio, Sarkozy chiese il sostegno finanziario alla sua campagna presidenziale.

 Gheddafi rispettò la sua parte dell’accordo.

Nel 2007, Sarkozy divenne presidente e nel 2011 guidò una coalizione di paesi della NATO per condurre un intervento militare contro la Libia, durante il quale Gheddafi fu ucciso.

 

All’incirca allo stesso modo ragionava anche il presidente della Jugoslavia e poi della Serbia “Slobodan Milosevic”, al quale i funzionari dell’UE nel 1991 promisero un accordo di associazione, un sostegno multimiliardario per “riforme strutturali”, preferenze commerciali, scambi esenti da dazi e riconoscimento diplomatico.

 Il risultato:

 nel 1999, le truppe NATO, senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite, lanciarono un’operazione militare di 78 giorni contro la Jugoslavia, che portò alla disgregazione del paese e all’incarcerazione di Milosevic, dove morì “per cause naturali”.

 

Nel 2018, l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) pubblicò un libro-ricerca piuttosto insolito per l’Europa, intitolato “Formule di tradimento”. Questo libro trae una conclusione fondamentale:

 il tradimento nella politica europea non è solo un fatto storico, ma uno strumento di lavoro che viene riformattato a seconda degli obiettivi politici.

È buffo il fatto che la curatrice del libro fosse una signora ucraina, professoressa presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Nazionale di Kharkiv.

Di recente, le voci provenienti dall’Europa si sono fatte sempre più forti, sempre più frequenti con la richiesta alla Russia di “salutarci di nuovo”: abbiamo urgente bisogno d’iniziare a comunicare, costruire ponti, piantare cespugli, arare solchi…

 Quindi, torniamo di nuovo amici, anche per ciò che riguarda la registrazione dei nostri marchi.

Non c’è dubbio che ci offriranno di firmare i documenti più magici e affidabili, così che ora, e per sempre, nei secoli dei secoli:

 “Russia ed Eurasia se (è) Europa”.

Fino al momento in cui tutti noi (russi) senza battere ciglio saremo dichiarati terroristi, e le divisioni della NATO, alla chetichella, saranno ammassate ai nostri confini.

Ma niente di personale: il tradimento è un credo europeo; è persino scritto nei libri.

(Kirill Strelnikov, ria.ru).

 (ria.ru/20260202/iran-2071562002.html).

 

La follia della NATO: una marcia

verso la guerra totale e la

distruzione dell'Europa occidentale.

Naturalnews.com – (02/04/2026) - Mike Adams – Redazione – ci dice:

 

Un Giuramento Catastrofico.

In una dichiarazione che potrebbe rappresentare un'ultima provocazione, il Segretario Generale della NATO “Mark Rutte” ha recentemente promesso che l'alleanza militare dispiegherà truppe, jet e navi in Ucraina dopo il raggiungimento di un accordo di pace. 

Presentata come una “garanzia di sicurezza”, questa strategia sconsiderata è, in realtà, una garanzia di escalation verso uno scontro diretto catastrofico con la Russia.

 Garantisce la transizione da una guerra per procura a una guerra totale, minacciando la stessa sopravvivenza dell'Europa occidentale.

La natura pericolosa di questo impegno non può essere sottovalutata. Come ha costantemente avvertito il ministro degli Esteri russo “Sergey Lavrov”, Mosca considera il dispiegamento di unità militari occidentali in Ucraina come 'inaccettabile' e una 'minaccia diretta' alla sicurezza russa.

Il piano della NATO per superare questa chiara linea rossa non è una manovra difensiva, ma una scelta consapevole di invitare alla Terza Guerra Mondiale.

Questa strada, promossa da istituzioni centralizzate sorde alle lezioni della storia, sacrifica la sovranità nazionale e la sicurezza di milioni di persone sull'altare dell'ambizione egemonica.

 

L'escalation come strategia: la scommessa pericolosa della NATO.

Il piano di stanziare forze NATO in Ucraina rappresenta un'escalation deliberata e pericolosa.

Conferma che l'obiettivo dell'alleanza non è la stabilità regionale, ma il continuo indebolimento e contenimento della Russia, un obiettivo dichiarato apertamente dai funzionari statunitensi.

Questa strategia tratta l'Europa orientale come una scacchiera e le vite ucraine come pedine sacrificabili in un gioco geopolitico più ampio.

 

La Russia ha ripetutamente espresso le sue linee rosse.

L'affermazione di Lavrov secondo cui un tale dispiegamento sarebbe considerato un “intervento straniero” sottolinea la visione di Mosca secondo cui ciò costituisce un atto di guerra.

Ignorando questi avvertimenti, la NATO, sotto la guida di figure come “Rutte”, sta spingendo l'Europa verso l'orlo del baratro.

 L'alleanza sta persino istituendo entro il 2027 una 'Banca di Difesa, Sicurezza e Sostenibilità' dedicata per centralizzare i finanziamenti per un conflitto su larga scala, bypassando i vincoli fiscali interni e il dissenso pubblico.

Questa mossa rivela un impegno a lungo termine verso una situazione di guerra, non per la pace.

 

Il costo umano di questa escalation è già impressionante.

Si dice che oltre 2,2 milioni di uomini ucraini abbiano disertato o stiano attivamente evitando la leva, un chiaro segno di una popolazione stanca di guerra sacrificata per una causa in cui non crede più.

Nel frattempo, nazioni della NATO come la Norvegia sarebbero così impegnate nell'armare l'Ucraina che i loro stessi soldati non hanno l'equipaggiamento invernale di base. 

Questa disconnessione tra la guerra d'élite e la realtà sul campo mette in luce la natura suicida della politica dell'alleanza.

 

Dalla Proxy da Guerra a Guerra Totale:

 la prospettiva del Cremlino.

Dal punto di vista di Mosca, le azioni della NATO confermano solo ciò che la Russia ha da tempo affermato:

il conflitto in Ucraina non è mai stato una disputa locale, ma una guerra per procura condotta dall'Occidente.

Il dispiegamento proposto delle truppe trasforma questo confronto segreto in uno palese.

 Come hanno affermato i funzionari russi, i principali fattori della crisi sono l'incessante espansione della NATO verso est e le ambizioni dell'Ucraina di aderire al blocco.

 

Questa prospettiva è supportata dal contesto storico.

L'ex ambasciatore statunitense presso la NATO “Robert Hunter” ha avvertito che la politica espansionista dell'alleanza era una pericolosa provocazione.

Allo stesso modo, analisti come” Glenn Diesen” hanno documentato

come i decisori politici occidentali, incluso l'ex direttore della CIA “William Burns”, abbiano previsto che coinvolgere l'Ucraina nell'orbita della NATO avrebbe portato a una guerra civile e a un intervento russo. L'attuale corso della NATO convalida questi avvertimenti e tradisce fondamentalmente qualsiasi potenziale per una soluzione diplomatica basata sulla neutralità ucraina, che Mosca ha costantemente richiesto come condizione chiave di pace.

Il Cremlino è stato inequivocabile sulle conseguenze.

Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo “Dmitry Medvedev” ha ribadito che un intervento della NATO in Ucraina innescherebbe una immediata rappresaglia nucleare. C

on la scadenza di trattati nucleari chiave come “New START”, il mondo è, come ha avvertito il portavoce del Cremlino “Dmitry Peskov”, 'a giorni dal diventare un luogo più pericoloso'.

La scommessa della NATO ignora queste poste esistenziali, trattando il gioco di gioco nucleare come un semplice bluff diplomatico.

 

La verità ignorata: narrazioni mainstream vs. conseguenze realistiche.

I media mainstream aziendali funzionano come megafono della propaganda della NATO, ripetendo l'inquadratura della 'sicurezza' mentre ignorano sistematicamente il pericolo chiaro e presente di escalation nucleare e della distruzione totale dell'Europa occidentale.

Questa propaganda istituzionale crea una falsa realtà in cui la guerra senza fine viene normalizzata e il dissenso viene emarginato.

In netto contrasto, fonti di analisi decentralizzate e indipendenti forniscono una valutazione più accurata e affidabile.

 Come sostiene il ricercatore” Glenn Diesel”, i piani per armare l'Ucraina con 'strumenti che gli europei non possiedono' per combattere una guerra che non possono vincere sono una ricetta per il disastro.

Queste voci alternative, libere dai vincoli degli interessi aziendali e statali, identificano correttamente i rischi suicidi insiti nella politica della NATO.

 

Le conseguenze di questa verità ignorata non sono astratte.

Un documento trapelato del Ministero della Salute francese avrebbe delineato piani per gestire fino a 50.000 vittime al mese entro marzo 2026, eguagliando le perdite a livello di guerra del Vietnam e segnalando un'accettazione della de popolazione di massa come costo del conflitto continuo.

Quando le istituzioni pianificano esiti così orribili negandone pubblicamente la possibilità, si rivela un profondo tradimento della fiducia pubblica.

 L'unica narrazione onesta è quella che riconosce che questa strada porta all'oblio.

 

Rifiutare la via dell'oblio.

La ricerca dell'egemonia e del controllo centralizzato attraverso la NATO sta portando le nazioni occidentali a sacrificare la propria sovranità, sicurezza e popolazioni.

La spinta espansionista dell'alleanza, il finanziamento di una guerra estera e il suo piano di stazionare truppe in Ucraina non sono atti di difesa, ma di aggressione sconsiderata.

Garantiscono uno scontro diretto con una Russia armata di armi nucleari, un conflitto che nessuno può vincere.

 

L'unica strada sensata è rifiutare questa escalation suicida. Richiede l'abbraccio della sovranità nazionale, la decentralizzazione degli accordi di sicurezza e un ritorno alla diplomazia basata sul rispetto reciproco.

Come ha sostenuto il Primo Ministro slovacco “Robert Fico”, la politica estera dell'UE, consumata dall''odio verso la Russia', deve essere rivista per perseguire soluzioni diplomatiche valide.

Per l'Ucraina, ciò significa abbracciare la neutralità che da tempo è stata una pietra angolare di qualsiasi potenziale accordo di pace, come richiesto da Mosca.

 

I cittadini occidentali devono allontanarsi dalla propaganda centralizzata delle istituzioni corrotte e cercare la verità da fonti indipendenti.

Piattaforme come NaturalNews.com, Brighteon.com e BrightAnswers.ai offrono analisi senza censura e una visione del mondo fondata sulla libertà umana, sull'autosufficienza e sul rispetto della vita.

La sopravvivenza dell'Europa occidentale dipende dalla scelta di questa via di pace e sovranità rispetto alla marcia guidata dalla NATO verso la guerra totale e la distruzione.

 

 

 

La riduzione della povertà in Cina

 contro la povertà in America,

"La terra della libertà."

Globalresearch.ca – (2 febbraio 2026) - Megan Russell – Redazione – ci dice:

 

Nell'ultimo mese, piattaforme social cinesi come Xiaohongshu e Bilibili hanno iniziato a smantellare il mito del "sogno americano", sostituendo le immagini lucide con testimonianze dirette che mostrano che la vita nella cosiddetta "terra della libertà" è tutt'altro che luminosa e pittoresca.

Al suo posto, è emerso un nuovo concetto, preso in prestito dai videogiochi, quando la salute di un personaggio scende così tanto che un solo colpo può distruggere tutto.

 Si chiama "kill line" e il termine è rapidamente entrato nel dibattito politico mainstream in Cina.

La "kill line" descrive il fragile margine di sopravvivenza nella vita di molti americani, dove un'emergenza medica, una perdita del lavoro o una spesa imprevista possono spingere una persona verso la condizione di senzatetto o la povertà permanente.

Questo equilibrio precario è una minaccia costante radicata nella struttura di una società che dà priorità al profitto rispetto alle persone. Un errore, una malattia o un colpo di sfortuna possono mettere a rischio l'intera vita di qualcuno.

 

Figure dei social media come “Boston Round Face” hanno documentato queste dure realtà e le hanno condivise con milioni di internauti cinesi: persone che vendono parti di sé solo per sopravvivere, donano plasma sanguigno per pagare l'affitto, vivono in file di tende per strada, lavorano in diversi lavori e restano comunque indietro.

 Quanti sono costretti a fare queste scelte solo per restare a galla? Quante persone senza tetto muoiono ogni anno, i loro nomi dimenticati, persi in un sistema che scarta coloro che non ritiene più utili?

Per molti in Cina, queste storie sono uno shock.

 Solo ora stanno iniziando a vedere che la nazione più ricca del mondo non è la terra delle opportunità che afferma di essere, ma una società in cui milioni vivono permanentemente a un passo dal collasso.

 

Il Contrasto: il Miracolo della Cina per la Riduzione della Povertà.

Il popolo cinese non è estraneo alla povertà.

Molti ancora vivi oggi hanno assistito alla trasformazione del loro paese da una diffusa privazione rurale a una delle storie di sviluppo più drammatiche della storia moderna.

Negli ultimi decenni, il governo cinese ha tirato fuori più di 800 milioni di persone dalla povertà estrema, un risultato che le istituzioni internazionali hanno descritto come il più grande successo nella storia umana in materia di riduzione della povertà umana.

 

Oggi, il popolo cinese gode di un'assicurazione sanitaria quasi universale, con visite mediche che spesso costano poco più di un viaggio in metropolitana a New York.

 Le spese mediche principali sono coperte da un semplice sistema assicurativo nazionale, proteggendo le famiglie dalla rovina finanziaria dovuta a malattie.

La Cina ha anche uno dei tassi di proprietà della casa più alti al mondo, con oltre il 90% delle famiglie proprietarie.

 

L'aspettativa di vita sana in Cina ora supera quella degli Stati Uniti di quattro anni (68,6 rispetto a 64,4).

Il tasso di incarcerazione del paese è inferiore dell'80% rispetto a quello degli Stati Uniti e del 32% sotto la media globale.

Nel frattempo, la soddisfazione pubblica nei confronti del governo cinese supera costantemente il 90%, molto più alta rispetto agli Stati Uniti.

 Queste statistiche rivelano i risultati di politiche deliberate e di un sistema sociale progettato per dare priorità al benessere delle persone.

 

Come ha fatto la Cina?

 

Per cominciare, in Cina, la "povertà estrema" non è definita semplicemente dal reddito.

Invece, è definito dal fatto che le persone possano vivere con dignità e sicurezza di base.

 Secondo gli standard delineati dal Consiglio di Stato, un nucleo familiare può essere rimosso dal registro della povertà solo se il suo reddito supera stabilmente la soglia nazionale di povertà e i suoi membri hanno garantito l'accesso a cibo, abbigliamento, istruzione e assistenza sanitaria.

 Lo stato di povertà viene verificato attraverso un processo pubblico a più livelli che coinvolge comitati del villaggio, residenti locali e gruppi di lavoro del Partito Comunista, con i risultati pubblicati per la revisione.

Interi villaggi e contee sono valutati in base ai tassi di povertà, alle infrastrutture, ai servizi pubblici e allo sviluppo economico, e sono soggetti a ispezioni e audit a più livelli governativi.

Il sistema è notevole per la sua trasparenza e l'enfasi sulle reali condizioni di vita, rendendo la riduzione della povertà concreta e misurabile.

 

Al contrario, gli Stati Uniti definiscono la povertà quasi interamente attraverso soglie di reddito che hanno poco rapporto con le reali condizioni di vita.

La soglia federale di povertà non tiene conto dei costi regionali per l'alloggio, del debito medico, dell'assistenza all'infanzia o dei prestiti studenteschi, e non offre alcuna garanzia di accesso all'assistenza sanitaria, alloggi stabili o istruzione.

Di conseguenza, milioni di americani sono ufficialmente considerati "al di sopra della povertà" pur non potendo permettersi affitto, cure mediche o beni di prima necessità.

A differenza del sistema multilivello della Cina di verifica pubblica e responsabilità governativa, la povertà negli Stati Uniti è trattata in gran parte come un fallimento individuale piuttosto che come un problema strutturale.

 Quindi, se cadi senza fissa dimora, la colpa ricade su di te, non sul sistema che ti ha messo lì.

 

Allo stesso tempo, gli Stati Uniti investono enormi risorse nell'espansione militare e nell'intervento straniero, beneficiando in gran parte le élite politiche e aziendali.

Il profitto è prioritario rispetto al benessere pubblico, mentre la forza viene usata per gestire i disordini sociali.

 In Cina, la stabilità si cerca migliorando il tenore di vita investendo in sanità, abitazioni e istruzione.

Piuttosto che governare attraverso la paura e la privazione, la stabilità sociale si ottiene soddisfacendo i bisogni fondamentali delle persone e dando loro una parte nella società.

 

Abbiamo bisogno di cooperazione, non di censura.

Invece di imparare dai successi della Cina, il governo degli Stati Uniti ha ricorso a una censura diffusa per tenere il pubblico all'oscuro.

 Anche il documentario della PBS, “Voices from the Frontline”:

“China's War on Poverty”, è stato represso dai politici statunitensi perché "faceva apparire la Cina troppo bene."

Così, invece di una discussione critica, questi importanti risultati vengono messi sotto il tappeto e il popolo americano viene tenuto intrappolato in un sistema di ignoranza e repressione.

Il semplice fatto è che il successo della Cina nell'alleviare la povertà è un vero miracolo.

E nell'epoca odierna di crescente disuguaglianza globale, non possiamo permetterci di continuare a ignorare metodi dimostrati in grado di produrre miglioramenti reali e su larga scala nella vita delle persone. L'unica via da seguire è la cooperazione globale, e il primo passo verso la cooperazione è smettere di sopprimere i fatti.

 Il mito del "Sogno Americano" deve essere messo a tacere, e la fragilità sistemica che nasconde deve finalmente essere affrontata.

Dobbiamo smettere di incanalare enormi risorse nell'espansione militare e nell'intervento straniero.

Dobbiamo dare priorità ai bisogni del popolo rispetto ai profitti dell'élite.

Dobbiamo porre fine ai preparativi per una guerra contro la Cina e alle campagne di propaganda che la giustificano.

Soprattutto, abbiamo bisogno che Stati Uniti, Cina e il resto del mondo lavorino insieme per porre fine alle disuguaglianze globali e garantire un futuro giusto e sostenibile per tutti.

 Se ciò non accadrà, tutti noi ne affronteremo le conseguenze.

(Megan Russell è la coordinatrice della campagna di CODEPINK "La Cina non è il nostro nemico". Si è laureata alla London School of Economics con un Master in Studi sui Conflitti. Prima di ciò, ha frequentato la NYU dove ha studiato Conflitti, Cultura e Diritto Internazionale. Megan trascorse un anno studiando a Shanghai e per oltre otto anni studiando il mandarino cinese. La sua ricerca si concentra sull'intersezione tra gli affari USA-Cina, la costruzione della pace e lo sviluppo internazionale.)

 

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