L’oligarchia capitalista colpevole della decadenza civile.
L’oligarchia
capitalista colpevole della decadenza civile.
Ideologie
di un capitalismo che
nega
sé stesso.
Quinterna.org
– (Rivista n.52 - n+1) – (10- luglio -2025) – ci dice:
Altruismo
efficace, lungo termine e accelerazione.
Il
tema della catastrofe è all'ordine del giorno.
È diffusa la percezione che ci sono delle
accelerazioni in corso e che alla fine una qualche forma di
"singolarità" (passaggio repentino di stato) dovrà verificarsi.
Dato che il problema dell'inquinamento e del
cambiamento climatico è sentito, soprattutto dalle nuove generazioni, politici
e tecnici vari (come Bernie Sanders, Jeremy Corbyn e Yanis Varoufakis) cercano
di appropriarsene e si fanno portavoce della richiesta, capitalistica, di un “Green
New Deal”.
Recentemente
è stato coniato dalla pubblicistica borghese il termine "poli-crisi"
(crisi che coinvolge più aspetti e questioni, e che ben si presta a descrivere
il tempo in cui viviamo:
eventi atmosferici disastrosi, guerre
generalizzate, incendi fuori controllo, virus micidiali, ecc.).
Il
mondo capitalistico sta diventando sempre più inospitale per la specie umana, e
su questa rivista abbiamo recensito più di un saggio che mette in guardia da
un'imminente calamità.
L'economista
Nouriel Roubini, ad esempio, sostiene che si sta preparando una “crisi enorme”,
la madre di tutte le crisi (La grande catastrofe).
Non ci
troviamo teoricamente impreparati rispetto a quello che sta succedendo,
sapevamo in anticipo che il capitalismo avrebbe provocato tali disastrose
conseguenze,
anche quando stuoli di pensatori della borghesia ci volevano far credere che
fossero stati raggiunti traguardi tali da far sì che ci trovassimo nel migliore
dei mondi possibili.
Per la
corrente cui facciamo riferimento, la “Sinistra Comunista”
"italiana", la rivoluzione è da intendersi come un lungo processo,
quello che lega l'uomo lottatore con le belve all'uomo della società futura.
La rottura rivoluzionaria è invece il
rovesciamento della prassi, guidato dal comunismo che va affermandosi e
rivelandosi sempre più chiaramente come unica prospettiva per l'umanità;
o,
meglio, guidato dal programma comunista, che è un piano di vita per la specie.
Il
pianeta ha dei limiti fisici e non può sopportare a lungo una dinamica
predatoria come quella in corso (vedi "impronta ecologica" umana sul
pianeta, ovvero l'indice di mineralizzazione sociale).
Alle
crisi ambientali si assommano quelle sociali legate al male di vivere, da cui
l'individuo cerca di difendersi ricorrendo a farmaci contro la depressione,
abusando di alcolici e droga.
Negli
USA il problema della tossicodipendenza è diventato un'emergenza nazionale,
dato che vi è una vera e propria pandemia da “Fentanyl”, un oppioide sintetico
che è decine di volte più potente dell'eroina.
È nata
addirittura una nuova patologia:
FOBO ("Fear Of Better Option"), lo
stress da scelta.
Secondo
gli psicologi, è una nuova forma di ansia dovuta ai troppi stimoli,
all'esagerata offerta di merci nei centri commerciali o nelle piattaforme di
shopping on line.
Per
noi si tratta di fenomeni da inquadrare in quella che, più in generale, abbiamo
definito "vita senza senso".
L'umanità
è soffocata da ritmi di lavoro folli, dall'immensa quantità di merci prodotte,
dalla pubblicità, dal marketing, che contribuisce ad alimentare angoscia, senso
di impotenza, ecc.
Troppe
merci, troppo capitale, troppa ricchezza ad un polo e troppa miseria all'altro.
Come
vedremo, alcuni settori della borghesia, quelli più lungimiranti, hanno colto
con tempestività l'occasione e stanno facendo affari nei campi più svariati
sfruttando la preoccupazione generalizzata per un futuro pieno di incognite.
C'è
chi punta sulle auto elettriche, chi sulle energie rinnovabili, chi sul
riciclaggio dei rifiuti, chi sugli indumenti ecosostenibili, chi sul turismo
responsabile, ecc.
Non è
da escludere che tra i ranghi della borghesia ci sia anche chi è realmente
preoccupato per i destini dell'umanità e cerchi delle soluzioni consone, magari
più "altruistiche".
Spesso
citiamo il Rapporto sui limiti dello sviluppo del Club di Roma (1972), e non
mettiamo in dubbio che i suoi estensori volessero dimostrare la pericolosità
dell'attuale sistema e la necessità di una svolta radicale.
Il
ricercatore” Johan Rockstar”, dello “Stockholm Resilience Centre”, in uno
studio pubblicato sulla rivista Nature, ha definito, adottando criteri di
misura e un metodo prettamente scientifici, i planetari bonarie, i limiti
planetari da non superare:
il cambiamento climatico, la perdita di
biodiversità, il ciclo dell'azoto e del fosforo, l'inquinamento da sostanze
chimiche, la modifica del sistema agrario, l'utilizzo delle acque dolci,
l'acidificazione degli oceani e la riduzione dello strato di ozono.
Secondo
gli studi di Rockstar e dei suoi collaboratori, nel 2023 abbiamo già superato
sei dei nove limiti planetari.
Il Pianeta e i suoi abitanti sono dunque in
pericolo, anche perché è difficile prevedere nel breve e medio termine come il
superamento di un parametro possa influire sugli altri.
Naturalmente,
chi si occupa di questi problemi afferma che è essenziale agire ora, tutti
insieme, cittadini, politici e comunità scientifica.
Della
serie: siamo tutti sulla stessa barca, lasciamo da parte le differenze di
classe e uniamoci per il bene comune.
Resta
il fatto che gli appelli interclassisti, come quelli del Club di Roma, non
hanno sortito effetti, sono semmai fattori di disorientamento e disfattismo
rispetto alla preparazione della lotta contro questo sistema.
Infatti,
come andiamo ripetendo da anni, rimanendo all'interno di” n “non si possono che
riprodurre le sue categorie, un vero cambiamento è possibile solamente
proiettandosi in “n+1”.
Se si
accetta il sistema del lavoro salariato si devono accettare di conseguenza i
danni che esso provoca.
Il
solito vecchio plusvalore.
La
rete Internet collega tutti e tutto, uomini e cose, e rende possibile un'enorme
produzione di dati.
Alcuni "esperti" in nuove tecnologie
sostengono che i dati sono il nuovo petrolio (vedi il nostro articolo
"Intelligenza al tempo dei Big Data", n+1 n. 56), ma bisogna
ricordare che l'unico nutrimento dell'attuale vampiresco modo di produzione è
il plusvalore prodotto dai salariati, sottoposti ad un'intensificazione dello
sfruttamento per mezzo della generalizzazione del macchinismo e della sua
evoluzione informatica.
L'accesso
a grandi quantità di dati avvantaggia soprattutto chi li può accumulare e li sa
usare per massimizzare la produzione di plusvalore e controllare pervasivamente
i lavoratori.
Come nel caso di Amazon, che attraverso gli
scanner utilizzati dai “picker” nei magazzini per movimentare la merce,
recepisce i dati relativi alla velocità con cui questi lavorano introducendo un
sistema di premi e punizioni.
Con lo
sviluppo della tecnologia e la sua applicazione al lavoro, ad un certo punto,
dice Marx nel “Il Libro del Capitale”, si ha "la trasformazione della
grandezza estensiva in grandezza intensiva o di grado."
Non si tratta più semplicemente di aumentare
la giornata lavorativa; lo "smisurato prolungamento della giornata
lavorativa, che le macchine producono in mano al capitale, suscita poi la
reazione della società minacciata nelle radici della sua stessa vita, e quindi
la limitazione per legge della giornata lavorativa normale."
È
necessario quindi accrescere l'intensità del lavoro in fabbrica, diminuendo il
tempo in cui l'operaio produce per sé (lavoro necessario) e aumentando quello
devoluto al capitale (plusvalore). Data l'intensificazione dello sfruttamento, il
capitale può accettare una riduzione della giornata di lavoro dato che comunque
vede aumentata la massa del plusvalore.
La
robotica, le reti, l'automazione dei processi sono funzionali all'estrazione di
plusvalore relativo.
Lo sfruttamento dell'operaio diventa
un'operazione scientifica, e la sua produttività viene stabilita tramite
algoritmi che ricavano dati da una molteplicità di sensori presenti nel luogo
di lavoro.
È il caso di ricordare il sistema in essere
nei magazzini di Amazon dove, gli operai che non rispettano determinati
parametri di produttività (soprattutto i precari e gli stagionali) vengono
espulsi.
Per
quanto riguarda i dati, anche quelli relativi alle prestazioni del lavoratore,
come abbiamo detto, non basta accumularli, è fondamentale saperli trattare,
serve dunque un'infrastruttura di calcolo, basata su cavi e satelliti.
La leggerezza dei bit si basa su strutture
pesanti, sull'hardware.
È
inoltre necessaria una quantità crescente di energia per fare funzionare
l'intero procedimento, per alimentare i futuri data center c'è chi propone
l'utilizzo dell'energia nucleare.
Stiamo
descrivendo una rivoluzione in corso, che sta modificando i rapporti di
produzione, e di conseguenza tutti i nostri rapporti sociali.
Altro
fenomeno che si è sviluppato sull'onda della "rettificazione" della
società è il business delle criptovalute, le quali potenzialmente potrebbero
dar vita ad aree di circolazione di merci e capitali autonome dagli Stati e dai
loro vincoli monetari.
La
Rete rende possibile il fenomeno della disintermediazione con il
ridimensionamento dell'attività degli istituti di credito a favore della
finanza decentralizzata.
Pensiamo
a PayPal, società americana di servizi di pagamento digitale, dei cui fondatori
ci occuperemo nel corso del presente lavoro.
Negli
ultimi anni si è sviluppata una tecnologia per lo scambio di criptovalute, la
blockchain;
essa
rende possibile evitare una serie di passaggi e mettere direttamente in
contatto il cliente con le piattaforme on line.
Queste tecnologie permettono addirittura di bypassare
il controllo delle istituzioni pubbliche, ed infatti anarco-capitalisti e
libertari le considerano strumenti di liberazione.
Ringraziano sentitamente le mafie e i gruppi
criminali che fanno i loro traffici sotto anonimato.
Nel
saggio “Chip war”.
La
sfida tra Cina e USA per il controllo della tecnologia che deciderà il nostro
futuro, il giornalista “Chris Miller” afferma che siccome i microchip sono
fondamentali per la produzione di tutte le apparecchiature che oggigiorno
vengono utilizzate, dai missili ai forni a microonde, dagli smartphone ai
computer, avere il controllo della produzione di questo componente elettronico
incide sulla capacità bellica di uno stato.
La
produzione di microchip avviene in pochi paesi, tra cui Taiwan e Corea del Sud
ed alcuni europei, ma soprattutto in Cina.
Infatti,
quando gli USA si sono resi conto di dipendere troppo dall'estero per
l'approvvigionamento di microchip, hanno cominciato a parlare di re-sharing,
ovvero di riportare le industrie in patria per avere un'indipendenza in questo
settore così strategico, agendo anche con l'arma dei dazi.
In quest'epoca di mercato globale il
protezionismo è una pratica estremamente contraddittoria dato che i capitali
americani vanno a valorizzarsi in Cina, e questa possiede buona parte dei
titoli del debito americano.
Il
tentativo di disaccoppiare l'economia statunitense e i suoi satelliti dal
blocco rappresentato dalla Cina è antistorico, così come l'idea di far
ritornare grande e industriale l'America.
Vi
sono vari progetti in cantiere negli USA per reindustrializzare il paese, tra
cui “Stargate”, finalizzato alla costruzione di grandi data center per lo
sviluppo dell'intelligenza artificiale (IA).
Il
piano prevede un investimento totale di circa 500 miliardi di dollari in
quattro anni con una partnership tra pubblico e privato (OpenAI, Oracle e Soft Bank).
Per
quanto importante sia questo tipo di progetto, checché ne dicano i suoi sponsor
non genererà milioni di nuovi posti di lavoro, richiedendo queste produzioni
un'altissima composizione organica del capitale, quindi tante macchine in
rapporto alla forza lavoro impiegata.
La
rivoluzione digitale, il cui ultimo sviluppo è rappresentato dall'IA, è resa
possibile da un'infrastruttura fisica fatta di cavi, server, satelliti e
fabbriche.
Parte
delle ideologie di cui ci occuperemo nel corso del presente lavoro, affondano
le loro radici in trasformazioni avvenute nell'industria, nello sviluppo di
specifici sistemi e mezzi di produzione.
Le
idee degli uomini sono sempre il riflesso di processi materiali.
Le
aziende che riescono a trarre grandi volumi di profitto dal maneggio dei big
data sono poche e molto potenti.
I nomi
li conosciamo tutti:
Amazon si candida a diventare l'unico
emporio dell'umanità; Facebook è un social network che mette in contatto tre
miliardi di persone; Google punta ad essere il motore di ricerca più usato. Apple, Microsoft, Tesla ambiscono anch'esse a posizioni di
monopolio.
Club
del trilione di dollari.
Il
giornalista “Riccardo Staglianò” nel 2022 ha scritto un saggio intitolato “Gigacapitalisti”,
dedicato al "trillion dollar club", ovvero al gruppo di capitalisti
che vede come nomi conosciuti Bezos, Musk, Zuckerberg, le cui aziende valgono,
da sole, più del PIL di molti stati.
Ci riferiamo al loro valore in borsa:
non bisogna infatti confondere il fatturato di
un'azienda con la sua capitalizzazione, che è il valore di mercato di tutte le
sue azioni;
quindi, è il prezzo che gli investitori
sarebbero disposti a pagare per comprarla.
Nel
1955 - scrive Staglianò -, la rivista Forbes pubblicò una lista delle 500
principali aziende americane, e al primo posto vi era “General Motor”, che
vendeva la metà delle auto che circolavano negli Stati Uniti e aveva un
fatturato di circa 10 miliardi di dollari.
Oggi,
ad esclusione di Tesla che produce ancora automobili, il resto delle aziende
del "trillion dollar club" non produce nulla di tangibile.
È vero
che Amazon consegna pacchi a casa del cliente, ma è merce prodotta da altri;
Apple
vende apparecchiatura elettronica, ma in realtà per la produzione si affida a
terzi (quattro quinti dei suoi iPhone e Mac sono assemblati in Cina).
Come
già scriveva Amadeo Bordiga negli anni 50', la moderna impresa capitalistica è
quella senza impianti di proprietà.
Pur
essendo capitalizzata in borsa per un trilione di dollari, Apple non fa parte
della classifica dei primi cinquanta datori di lavoro del mondo per numero di
dipendenti, ne ha 154mila, che è una quantità irrisoria rispetto alla massa di
capitale che riesce a muovere.
Staglianò fa notare che la General Motor nel
1955 aveva 752mila operai per una capitalizzazione di borsa sei volte inferiore
a quella di Apple.
Cresce
dunque la capitalizzazione in borsa delle mega-aziende hi tech, ma diminuisce
il numero dei dipendenti e aumenta proporzionalmente il lavoro svolto dalle
macchine.
Tale processo era stato previsto dalla teoria
rivoluzionaria:
il
lavoro morto si erge come un dominatore su quello vivo schiacciandolo sotto il
suo peso.
Questo
però è solo un lato della medaglia: aumentando la forza produttiva sociale si
gettano le basi per passare ad un'altra forma sociale, a più alto rendimento
energetico.
Il
processo di negazione del capitale per opera del capitale stesso è stato
descritto da Marx in pagine memorabili dei “Grundrisse” ("Frammento sulle
macchine"):
"L'accrescimento
della produttività del lavoro e la massima negazione del lavoro necessario è la
tendenza necessaria del capitale. La realizzazione di questa tendenza è la
trasformazione del mezzo di lavoro in macchinario."
Macchinario
oggi, come abbiamo visto, sono i microchip, i circuiti, i satelliti,
quell'insieme integrato di tecnologie che avvolge la Terra.
Un robot che fa il giro del mondo, e che sta
imparando a svolgere tutta una serie di mansioni che una volta erano
prerogativa dell'uomo.
Se ci
sono capitalisti senza capitale, ci sono anche lavoratori senza padroni, e
datori di lavoro senza lavoratori.
La vecchia fabbrica novecentesca è stata
scomposta dal dirompente sviluppo tecnologico degli ultimi anni, divisa in più
moduli, collegati tra loro per mezzo della logistica, per cui si è ricomposta
nel territorio come fabbrica globale reticolare.
La
catena di montaggio è uscita dalle mura aziendali e la rete logistica ha
ricoperto il mondo intero;
ciò ha
conseguenze anche sulle modalità con cui si presenta lo scontro tra proletari e
capitale nel XXI secolo.
I”
rider”, ad esempio, che lottano contro le grandi piattaforme digitali (Uber,
Glovo, Just Eat), non si interfacciano più con i datori di lavoro e non hanno
un luogo di lavoro, a meno di non considerare luogo di lavoro la metropoli dove
sfrecciano con i loro motorini o le loro biciclette.
In una
recensione al saggio Il tuo capo è un algoritmo (Antonio Aloisi, Valerio De
Stefano), abbiamo visto che il padrone in carne ed ossa è stato sostituito da
un algoritmo, e con esso sono spariti sia il posto di lavoro che il contratto.
Si
tratta di un cambiamento profondo con risvolti importanti non soltanto a
livello di prestazione lavorativa.
Si
pensi al fatto che le interfacce tra programmi, software e utente sono rese
sempre più facili da utilizzare grazie al fenomeno della “gamification”
(utilizzo di elementi mutuati dai giochi in contesti non ludici).
Il riformismo ha fatto il suo tempo, le forze della
conservazione sono sempre più in difficoltà, non riescono a tenere il passo
dell'evoluzione tecnologica, sono come quell'apprendista stregone che non sa
più dominare gli spiriti che ha evocato (Manifesto).
Detto questo, il capitalismo è resiliente, non
funziona più come una volta ma trova dei modi per tirare avanti, per
posticipare il crollo finale. Ma più questi espedienti sono efficaci, più sono dirompenti
rispetto allo stato di cose presente, disruptive, come direbbe Elon Musk.
Le
aziende hi tech di cui ci stiamo occupando sono arrivate a valere in Borsa un
trilione di dollari con una velocità di crescita incredibile.
Se la
Ford ha impiegato decenni per affermarsi come impresa che produce automobili,
Facebook ha raggiunto quota 1 trilione in 15-20 anni di vita, Tesla in 18 anni,
Alphabet in 20.
Le
nuove tecnologie producono delle accelerazioni, esse sono il motore principale
della rivoluzione in corso.
Il ricercatore “Raymond Kurzweil” ha spiegato
questa impennata con la legge dei ritorni acceleranti:
ogni
innovazione tecnologica ne rende possibili altre di livello più elevato in
sempre meno tempo: un fenomeno di crescita esponenziale.
Tutto
Giga.
Il
gigacapitalismo non può che produrre gigacapitalisti. “Peter Thiel”, fondatore insieme a “Elon
Musk “di Pay Pal, comprese precocemente come Internet rappresentasse
un'opportunità per fondare nuovi business.
“
Thiel” è stato un finanziatore esterno di Facebook e, negli anni, ha maturato
posizioni politiche "estremiste", mettendosi in luce come uno dei
sostenitori di Donald Trump.
È un
capitalista che sostiene, tra le altre cose, la formazione di micro-nazioni in
una rete di isole sperdute nell'Oceano, in grado di ospitare qualche milione di
persone, e dove non ci sia il controllo dello Stato, dove si possano sviluppare
valute autonome, e dove si possano sperimentare nuove forme di governo ispirate
alle idee libertarie, che hanno nell'economista della scuola austriaca “Murray
Newton Gotthard” (1926-1995) e nella scrittrice “Ayn Rand” (1905-1982) i punti
di riferimento.
“Thiel”, definito dalla stampa come un
anarco-capitalista, un libertariano, un capitalista militante, è la
personificazione del nuovo tipo di capitalismo tecno-digitale americano, a cui
le vecchie regole del gioco stanno strette.
“Palantir
Technologies”, la sua società, si occupa di analisi dei grandi volumi di dati
operando su diverse piattaforme, tra cui “Gotham”, Foundry e Meta Constellation.
Tali piattaforme sono collegate tra di loro,
lavorano in sinergia, sono in grado di elaborare una grande mole di dati e di
agire in autonomia, relegando l'operatore umano a un ruolo subalterno.
Nel
2017 il dipartimento della Difesa americano aveva lanciato il progetto” Maven”
con l'obiettivo di integrare nelle operazioni militari “sistemi di IA”
finalizzati alla sorveglianza aerea tramite droni (impiegando dati in arrivo
anche dai radar e da sensori di varia natura). Il suo utilizzo permetteva di
analizzare velocemente l'enorme volume di dati disponibili di modo che
diventava possibile prendere decisioni sulla situazione in tempi brevissimi.
“Maven” è stato sviluppato da “Palantir”,
e ha visto inizialmente la partecipazione di Google, che ha però scatenato
proteste da parte dei suoi dipendenti, i quali hanno considerato immorale
contribuire allo sviluppo di progetti bellici.
A
seguito delle pressioni interne, Google decideva nel 2018 di non rinnovare il
contratto di collaborazione.
Tale
decisione fu criticata da “Thiel” e da “Palmer Luke” (il fondatore di Abdurli,
una società americana di difesa specializzata in sistemi autonomi), "sostenitori di una visione in
cui la tecnologia americana deve servire la sicurezza nazionale piuttosto che
espandersi nei mercati degli avversari, in primis dell'avversario cinese."
Inchieste
giornalistiche del “Washington Post” e del “Guardian” dimostrano come le grandi
aziende americane del settore “hi tech” partecipino direttamente alla guerra
della Striscia di Gaza, in supporto all'esercito israeliano con le loro
infrastrutture digitali; i nomi sono i soliti: Google, Amazon, Microsoft.
Nel
suo ultimo discorso dalla Casa Bianca, Joey Biden aveva lanciato un
avvertimento sulla "minaccia" per "la democrazia, i diritti
fondamentali e la libertà" rappresentata dal tecno-capitalismo, ricalcando
la famosa dichiarazione di Dwight Eisenhower (1961) sul complesso industrial-militare,
ovvero sulla pericolosità dell'intreccio tra potere politico, industria bellica
e gerarchie militari.
"Oggi
in America sta prendendo forma un'oligarchia di estrema ricchezza, potere e
influenza", dichiarò Biden, affermando di essere "preoccupato per la
potenziale ascesa di un complesso tecnologico-industriale che potrebbe
rappresentare un pericolo reale anche per il nostro Paese".
Trump
non può però essere ritenuto il responsabile di tale processo, semmai è lo
strumento utile per l'imporsi di determinati interessi.
Chi
"decide" gli investimenti non è tanto il battilocchio di turno alla
guida del paese, ma grandi monopoli che si sottraggono a qualsiasi tipo di
controllo. Il fatto che il complesso politico-militare-industriale si stia
autonomizzando dallo stato centrale non è dovuto alla rapacità dei singoli
capitalisti, oppure ai progetti totalitari di qualche circolo di potere, ma dal
più generale processo di autonomizzazione del capitale.
Questa
autonomizzazione, l'abbiamo visto più volte, permette all'intero sistema
economico e sociale di sfuggire agli effetti dei suoi meccanismi intrinseci a
livello locale ma non lo mette al riparo dalle leggi globali che ne determinano
l'incombente dissoluzione.
L'esigenza perenne di riparare una struttura
contraddittoria come il capitalismo produce da una parte il ricorso a teorie,
metodi e strumenti che furono tipici di una grande rivoluzione, quella
borghese; dall'altra, induce la classe dominante a difendersi con ogni mezzo
dai pericoli che minacciano la propria esistenza.
Contrariamente
a quanto sembrano pensare i sostenitori di un turbocapitalismo ultraliberista,
lo sviluppo del sistema sociale presente non dipende dalla conquista di
ulteriori gradi di libertà da parte del capitale investito in quanto posseduto
da un proprietario ma, al contrario, dalla sua capacità e possibilità di
indirizzare il plusvalore prodotto.
Enormi masse di capitali, quelle che secondo
le illusioni di ogni riformista dovrebbero alimentare gli "investimenti
produttivi" utili a scongiurare crisi catastrofiche, si raccolgono intorno
a poli di attrazione che non sono più semplicemente raggruppamenti di capitali
privati che tendono a organizzarsi per agire di concerto entro il sistema del
credito, bensì anonimi fondi speculativi tanto potenti da produrre effetti
materiali anche se materialmente non esistono.
Lenin
nel “L'imperialismo”, fase suprema del capitalismo criticava la borghesia che
vedeva nel gigantesco movimento mondiale di capitali semplicemente un
"intreccio" di interessi tra possessori di denaro pubblico e privato,
tra stato, industria e finanza.
Lo
stesso "intreccio" che avrebbe tanto preoccupato Eisenhower, e che
divenne sempre più marcato giungendo a coinvolgere il flusso internazionale di
merci e capitali.
Pur sotto controllo condizionato da parte
degli stati, negli anni '50 tale intreccio era ancora a uno stadio embrionale
rispetto a quanto sarebbe avvenuto già nel mezzo secolo successivo.
Ma in
pochi anni quello che sembrava capitale da investimento attraverso il normale
funzionamento del credito si dimostrò immaginario.
Nel
lessico delle varie "sinistre" odierne l'imperialismo è la forma
sociale che si caratterizza come "capitalismo di stato":
lo stato controlla il capitale.
In realtà la fase suprema del capitalismo,
fase che stiamo percorrendo sotto il dominio del capitale autonomizzato, è
controllo da parte del capitale su tutta la società.
La
guerra evidenzia più duramente il rapporto tra stato e capitale.
E dove da almeno sessant'anni lo stato non controlla
più il capitale, le oscillazioni quantitative si confondono sempre di più con
la crescita qualitativa fino a rendere quest'ultima dipendente da dette
oscillazioni. La massa di prodotti che copre il mondo già da molto tempo può
essere considerata come una merce unica (Marx, VI capitolo inedito).
Dapprima
ferrovie e telegrafi, infine Internet e IA.
Il
capitalismo è unico per tutto il mondo, gli aspetti differenziali tra le
diverse aree non sono che espressione dei differenti gradi del suo sviluppo.
Spettacolari
colpi di scena, guerre locali che trascendono i confini diventando globali,
minacce di blocco economico, sanzioni, deterrenze, ricatti, deportazioni,
massacri e configurazioni di scenari da guerra mondiale fanno da sfondo a una
spasmodica ricerca di dottrine compatibili con una maturazione oggettiva della
geopolitica.
A
lungo andare sui mercati, come in guerra, si stabilisce una qualche simmetria.
Se gli USA hanno i GAFAM (Google, Apple,
Facebook, Amazon, Microsoft), la Cina ha i BATX (Baidu, Alibaba, Tencent,
Xiaomi).
Anche
Pechino, dunque, ha i suoi tecno-capitalisti, sta supportando e cerca di
pilotare gli investimenti nel settore tecnologico privato, come dimostra il
summit dello scorso febbraio con i grandi del tech:
tra i
top manager presenti all'incontro con gli alti funzionari del Partito, c'erano
i fondatori delle aziende di telefonia Huawei e di e-car Byd, Ren Zhengfei e
Wang Chuanfu, nonché Lei Jun di Xiaomi e Jack Ma, il fondatore di Alibaba.
Pechino
sta preparando una legge ad hoc per far crescere le aziende private che operano
in questi settori di punta.
Quindi
sostegno economico del governo alle imprese e ai diritti degli imprenditori
all'insegna della celebre esortazione di Deng Xiaoping: "arricchirsi è
glorioso"!
La
concorrenza è una "cosa" da perdenti.
“Thiel”,
oltre a fare affari con le piattaforme Internet (ha investito in LinkedIn,
SpaceX, Airbnb, ecc.), e al fine di sponsorizzare la sua persona tramite la “Thiel
Foundation”, che lavora per promuovere il progresso tecnologico e le sue idee
sul futuro, si è cimentato nel campo della saggistica, scrivendo un libro, “Da
zero a uno”.
I
segreti delle startup, ovvero come si costruisce il futuro, i cui contenuti
sono stati anticipati dall'articolo "La concorrenza è una cosa da
perdenti" apparso sul Wall Street Journal nel 2014.
Com'è
possibile che un anarco-capitalista sia contro la concorrenza?
“Thie”l
sostiene che solo attraverso il monopolio si può stare al passo con le sfide
poste dal futuro, e si scaglia con veemenza contro il sistema scolastico
americano, che guida e riflette l'ossessione per la concorrenza.
Il capitalismo si basa sull'accumulazione di
capitale, ma in regime di concorrenza i profitti dei singoli imprenditori sono
costantemente messi a repentaglio, appunto, dalla concorrenza.
Nel
saggio citato sostiene che:
1) il
progresso discende dal monopolio e non dalla competizione;
2)
fare meglio qualcosa che già sappiamo fare ci porta da 1 a n, con un progresso
orizzontale, per fare qualcosa di veramente nuovo in modo da passare da 0 a 1
c'è bisogno di un progresso verticale, quindi di un salto di paradigma;
3) la
competizione comporta come conseguenza che non ci sia profitto per nessuno;
i capitalisti troppo distratti dal "farsi
le scarpe" perdono di vista il fine del fare impresa, che per Thiel è lo
sviluppo tecnologico e l'innovazione.
I
monopolisti sarebbero gli unici che innovano perché hanno profitti così alti da
potersi permettere piani a lungo termine conditi da ambiziosi progetti di
ricerca.
“Thiel” e i suoi colleghi tecno-capitalisti di
successo hanno fatto nascere delle nicchie di mercato in quanto, anziché
copiare sistemi che funzionavano, ne hanno realizzati di nuovi.
Le loro "creazioni" godono, inoltre,
dell'effetto rete per cui incentivando l'uso di un prodotto questo viene
ritenuto, e di conseguenza diviene, sempre più "utile".
Esempio:
se tutte le persone che conoscete sono su Facebook o X, è molto probabile che
anche voi vi iscriviate.
Così
facendo invitate naturalmente sempre più persone nel social network.
Gli
investimenti a lungo termine sono anche quelli che rendono possibile, come
vedremo, la cosiddetta corsa alla conquista dello spazio. Bezos, Musk, Branson
(Virgin Group), Kalanick (Uber), sono stati i primi imprenditori che hanno
fatto dello spazio un nuovo settore di business. Prima i viaggi spaziali erano
pertinenza delle agenzie statali, le uniche ad avere i fondi, le competenze e
le tecnologie necessarie; ora è il "privato" che riesce ad attirare i
capitali in cerca di valorizzazione sul mercato, in vista di un nuovo eldorado.
Ogni
tecno-azienda vuole avere i propri satelliti, per avere il controllo sulla
propria, ed eventualmente l'altrui, produzione di dati.
È ovvio che in ambito capitalistico le
cosiddette missioni spaziali non sono solo strumenti di ampliamento della
conoscenza scientifica ma attività a scopo di lucro.
Il
fatto che vi siano capitalisti di primo piano che investono nel settore
spaziale presenta un vantaggio strategico per il paese d'origine (tecnologie
dual use, di uso sia civile che militare).
Gli stati trovano vantaggioso, magari anche
prestigioso, che queste corporation abbiamo la sede sul loro territorio, sono
disponibili anche a finanziarle, mettono a disposizione le loro infrastrutture.
Esse
assumono così sempre più potere, come nel caso di “Space X”, e gareggiano con
gli stati in quanto a capacità di intelligence.
Trump,
per esempio, ha minacciato Zelensky:
"O
accordo sui minerali o stop a Starlink" (la rete di satelliti di proprietà
di Musk che rende possibile la connessione Internet civile e militare
dell'Ucraina).
Gli Stati Uniti giocano la carta delle
comunicazioni satellitari con il presidente ucraino, e si preparano per quando
le terre rare cinesi diventeranno indisponibili (la Cina domina il settore con
quasi il 90% della capacità globale di raffinazione, lasciando le altre nazioni
in una posizione di forte dipendenza).
Di qui la spiegazione delle dichiarazioni
bellicose di Trump verso Groenlandia e Canada, paesi ricchi di materie prime.
Nessuno
può permettersi che le mega aziende del tech falliscano, sono troppo grandi
(too big to fail), ne conseguirebbe un effetto domino sul sistema bancario, su
quello finanziario e quindi sulla stessa tenuta degli stati.
Esse hanno un'enorme arma di ricatto verso i
governi, tanto che c'è chi afferma che siamo entrati in un'epoca di tecno feudalesimo
o tecno assolutismo.
Ma al
di là di quello che viene sostenuto da Thiel o dai suoi critici, dal tempo di
Marx sappiamo che è proprio la concorrenza che conduce al monopolio, e che il
processo di accumulazione capitalistico porta alla polarizzazione dei redditi,
con progressiva crisi e scomparsa della piccola borghesia.
Lenin
dimostrò con successivi studi come la libera concorrenza determini la
concentrazione della produzione e come questa… conduca al monopolio.
Il
capitalismo è fin dalle sue origini un monopolio di classe, il capitale si
accumula in sempre meno mani fino ad autonomizzarsi completamente dai singoli
proprietari per assumere la forma di grandi conglomerati
finanziari.
Tale
processo è arrivato alle estreme conseguenze:
si sono formati dei giganti economici che
hanno quasi più potere degli apparati statali, come nel caso dell'azienda di
e-commerce di Seattle che con la sussidiaria Amazon Web Service offre i suoi
servizi di cloud computing a terzi, ramificandosi nella società civile,
entrando in aziende, banche, università e istituzioni pubbliche.
Navigando
sui siti delle aziende di vendita di beni e servizi produciamo di continuo dati
che servono alla nostra "profilazione".
La
vera fonte di profitti dell'azienda Amazon non sta infatti nei prodotti che
vende ma nell'immane mole di informazioni che accumula dai clienti.
Amazon
ha due canali di vendita:
“Amazon
Retail”, attraverso cui acquista i prodotti dai rivenditori e li rivende a sua
volta, e “Amazon Marketplace”, il canale di vendita affittato a terzi, uno
spazio virtuale interno alla sua piattaforma di e-commerce su cui un privato
può aprire un negozio.
Il colosso
di Seattle dispone così dei dati dei propri clienti ma anche di quelli di
aziende esterne che si appoggiano alle sue piattaforme Internet.
Grande
Spettacolo Spaziale Bis.
Nell'articolo
"Assalto al Pianeta rosso" (n+1 n. 41), abbiamo analizzato il gran
parlare di conquista di Marte.
Musk,
questo strano imprenditore di origine sudafricana, stava diventando molto
famoso e il suo progetto negli anni si stava sviluppando portando
all'elaborazione di un'ideologia apposita.
Il
primo grande spettacolo spaziale, quello che sparò l'uomo sulla Luna, e di cui
si occupò la “Sinistra Comunista” "italiana" negli anni 60', nasceva dalla competizione USA-URSS nel
contesto della Guerra Fredda.
Oggi
la situazione è diversa anche dal punto di vista imperialistico, dato che alla
base dei progetti di conquista del Pianeta rosso, da una parte vi è l'idea di
ridare lustro ad un'America in profonda crisi ("Make America Great
Again"), dall'altra il proposito di raccogliere risorse economiche da
indirizzare in un grande progetto pubblico-privato che rappresenti uno sbocco
per un capitalismo, americano ma anche internazionale, in evidente crisi di
valorizzazione.
Nessun
essere umano è andato più lontano della Luna.
Gli
uomini, per adesso, sono arrivati a vivere nella Stazione Spaziale
Internazionale (distante circa 400km dalla Terra) solo per brevi periodi, al
massimo per un anno.
Siamo
ancora distanti dalla realizzazione di colonie in altri pianeti o nello spazio (a parte che nello spazio ci siamo
già come pianeta Terra!).
Non ci
soffermiamo qui su quanto sia tecnicamente complicato portare degli esseri
umani su Marte e soprattutto costruirvi delle colonie in grado di ospitare
centinaia di migliaia o addirittura milioni di uomini, lo abbiamo fatto
nell'articolo ricordato, a cui rimandiamo il lettore.
Basti
sottolineare come, nonostante siano decine i veicoli inviati sul Pianeta rosso,
che hanno permesso l'analisi del suolo e delle rocce, non siano stati fatti
passi avanti significativi nella propulsione spaziale.
Ammesso
che le navicelle di Musk arrivino su Marte, con tanto di equipaggio, non
avranno abbastanza carburante per ritornare.
Il
modo in cui “Space X” intende affrontare questo problema è produrre metano
combustibile dall'atmosfera marziana, ad elevata concentrazione di anidride
carbonica, e dal ghiaccio presente nel sottosuolo.
Tecnicamente
la missione dalla Terra a Marte è composta di diverse fasi, tra cui il lancio
in un'orbita terrestre bassa delle navicelle spaziali e il loro successivo
lancio verso Marte con l'accensione dei motori.
Il
viaggio di andata durerebbe dai tre mesi ad un anno, e già questo pone una
serie di problemi di sopravvivenza all'equipaggio.
Non è da escludere nessuna ipotesi, ma
realisticamente i problemi da risolvere per l'invio di uomini sul Pianeta rosso
sono ancora molti.
Anche
la Cina sta attivamente esplorando Marte attraverso la missione “Tianwen-1”
della Agenzia spaziale nazionale (CNSA) che ha portato a importanti risultati
come l'atterraggio del “rover Zhurong” nel 2021.
Ed ha pianificato una missione, “Tianwen-3”,
prevista per il 2028, volta a riportare campioni di Marte sulla Terra.
Ha
approvato inoltre un programma per l'esplorazione lunare.
Tra
l'altro è l'unico Paese che è riuscito a far atterrare una sonda sul lato
nascosto della Luna, ovvero l'emisfero che non vediamo dalla Terra.
Dietro
la grande narrazione di Musk in merito alla conquista di Marte vi è però la
spedizione, questa sì realizzata, di migliaia di satelliti in orbita. Inoltre, il fatto che il razzo
ausiliario (o booster) riesca a rientrare alla base rappresenta un grande
risparmio economico per la sua azienda.
Questo successo ha spinto altri sulla stessa
strada.
Tant'è
che la compagnia “Blue Origin”, di proprietà di Jeff Bezos”, ha inviato un
razzo orbitale nello spazio, entrando in concorrenza con “Space X”.
Il 16 gennaio
dalla piattaforma 36 della Cape Canaveral Space Force Station, in Florida,”
Blue Origin” ha lanciato “New Glenn”, un veicolo di lancio orbitale alto circa
98 metri.
La
parte superiore del razzo è entrata nell'orbita terrestre senza però
raggiungere la piattaforma predisposta per l'atterraggio.
A
differenza di Musk, che vorrebbe conquistare Marte, Bezos punta a costruire
gigantesche città spaziali, riprendendo gli studi di “Gerard O'Neill”, fisico
statunitense che immaginava la realizzazione nello spazio di habitat simili
alla Terra.
Nel
sito di Blue Origin è riportata l'idea di Bezos riguardo allo sviluppo e agli
scopi dei voli spaziali:
"La
vision di Blue Origin è un futuro in cui milioni di persone vivono e lavorano
nello spazio. Se vogliamo preservare la Terra, la nostra casa, per i nipoti dei
nostri nipoti, dobbiamo andare nello spazio e attingere alle sue risorse e alla
sua energia, entrambe illimitate. Se riusciremo ad abbassare il costo di
accesso allo spazio con vettori di lancio riutilizzabili, renderemo possibile
un futuro dinamico per l'umanità." (Our Vision: Millions of People Living and
Working in Space, blueorigin.com.)
Tornando
alle realizzazioni di Amazon, le “Amazon Spheres”, spazi sferici presenti nel
campus della sede centrale di Seattle, che ospitano decine di migliaia di
piante, spazi per riunioni e negozi, è un'opera architettonica che vuole
mettere in luce la simbiosi tra uomo, industria e natura.
Le
sfere di Amazon, misto di piante, uomini, acciaio, plastica e vetro, ricordano
la navicella autosufficiente descritta da Kevin Kelly nel saggio “Out of
control”.
La
nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e del mondo dell'economia.
L'autore vi sostiene che tutta l'evoluzione
terrestre, inclusa quelle delle macchine prodotte dall'uomo, è una
coevoluzione:
"La
vita è una cosa in rete - un essere distribuito, un organismo esteso nello
spazio e nel tempo.
Non
c'è una vita individuale.
Da
nessuna parte troviamo un organismo che vive da solo.
La vita è sempre plurale (e fino a che non
diventa plurale riproducendo sé stessa, non può essere chiamata vita).
La
vita comporta interconnessioni, anelli multipli condivisi."
In Out
of control” vi è una parte dedicata agli esperimenti russi e americani del
secolo scorso volti alla costruzione di habitat su basi biologiche che
potessero far vivere al loro interno esseri umani.
Tali
progetti erano diretti alla costruzione di navicelle spaziali sferiche, dei
satelliti viventi.
L'intento
era di riprodurre la natura olistica del Pianeta in cui viviamo nello spazio.
Uno
dei progetti portato avanti da "privati" era stato chiamato “Bio2”,
seconda Biosfera (la prima era la Terra).
L'idea era di costruire una stazione su Marte, un
enorme sistema chiuso con all'interno una biosfera paragonabile a quella
terrestre. "Eco -tecnica" sarebbe stata la tecnologia basata sulla
convergenza delle macchine e degli organismi viventi per sostenere futuri
habitat umani.
Si
potrebbe dire che la “Terra madre” (Gaia di J. Lovelock) sta studiando come
produrre “Terre figlie” da inviare altrove nello spazio.
La
tendenza umana ad espandersi.
In
"Assalto al Pianeta rosso" abbiamo scritto che la tendenza a
conquistare nuovi spazi fa parte del patrimonio genetico della nostra specie;
essa nel corso dei millenni si è espansa su tutto il pianeta, ma lo ha fatto in
maniera anarchica, dato che sta ancora vivendo la sua fase preistorica, e
quindi non ha ancora fatto chiarezza in sé stessa.
In
questa corsa all'espansione non possiamo escludere in assoluto che la specie
umana tra 100 o 1000 anni vada a vivere in altri pianeti.
Ma in un'altra forma sociale se si deciderà di
prendere in considerazione una tale opzione, non sarà più nell'ottica di
soddisfare un bisogno di valorizzazione del capitale bensì per un bisogno di
specie.
L'espansione
di “Homo sapiens sul globo è avvenuta in modo disordinato, in misura
ineguagliata nel capitalismo, visto che siamo arrivati ad assurdi come la
concentrazione di venti o trenta milioni di esseri umani in un unico
agglomerato urbano.
Negli
ultimi due secoli sono stati rotti tutta una serie di equilibri, tanto che si è
cominciato a parlare di” Antropocene”, epoca nella quale l'uomo con i suoi
interventi ha alterato massicciamente le caratteristiche della biosfera.
Nessun
altro mammifero ha colonizzato così completamente e velocemente il pianeta, per
cui è lecito spiegare tale fenomeno con la capacità tutta umana di rovesciare
la prassi ("Genesi
dell'uomo-industria", n+1, n. 19).
La
nostra specie ha dimostrato di avere notevoli capacità di progetto, dalla prima
pietra scheggiata, passando per il telaio meccanico, per arrivare alla fabbrica
automatizzata;
ma
tale capacità di pianificazione è locale (a livello di piano di produzione), a
livello globale regna il caos, come dimostra il proliferare di guerre e crisi.
L'attuale
forma sociale è schiacciata dalle contrastanti esigenze di valorizzazione dei
singoli capitali, ognuno in lotta con gli altri.
L'impossibilità
di pianificazione generale da parte di quella che è ormai un'inetta classe
borghese, è dovuta al fatto che essa non ha più futuro, questo appartiene ad
un'altra forma sociale.
Le
manca dunque il terreno sotto i piedi, per cui si dibatte alla ricerca di
soluzioni che non fanno che ingigantire i problemi che ha prodotto, invece di
risolverli.
Nella
fase senile del capitalismo, la colonizzazione di un paese significa che un
altro più potente preleva senza contropartita risorse utili da quel territorio.
Le
colonie, classicamente intese, non ci sono più, e il capitalismo non può fare
altro che colonizzare… sé stesso (essendoci un limite anche a questo tipo di
colonizzazione, cerca di programmare uno spostamento su altri pianeti).
La
scala dei sistemi produttivi all'epoca della prima pietra scheggiata non si
discostava molto da quella dei sistemi naturali, come la diga costruita dai
castori.
Non
veniva alterato il metabolismo del pianeta;
oggi
invece la nostra capacità di trasformare la materia rappresenta una minaccia
per l'ecosistema.
Qualsiasi curva, che si tratti della produzione
industriale, del progresso tecnologico o del consumo di energia, ha un
andamento esponenziale.
La
crescita non può durare all'infinito.
Hanno
dunque ragione coloro che paventano un rischio di estinzione?
Il
rischio effettivamente c'è se non si supera l'attuale modo di produzione.
La
nostra specie è sia egoista (gene egoista, R. Dawkins), dato che ogni individuo
vuole diffondere il proprio patrimonio genetico, che é collaborativo, dato che
esso ha socializzato il lavoro a scala globale (endosimbiosi, L. Margulis).
Noi
diremmo che Homo sapiens è soprattutto collaborativo, dato che si è evoluto
grazie al lavoro svolto in maniera cooperativa, ma nelle società di classe è
l'aspetto egoistico ad imporsi.
Il
capitalismo, come abbiamo visto, è un modo di produzione sostanzialmente
competitivo, tra individui, aziende e stati.
E la
concorrenza commerciale si trasforma sovente in guerra guerreggiata.
Musk,
imprenditore e politico intergalattico.
Obiettivo
dichiarato di Musk quello di trasformare gli umani in una specie
multiplanetaria.
Nel
suo discorso Making Humans a Multiplanetary Species, al 67° Congresso
Astronautico Internazionale, Guadalajara (Messico, 27 settembre 2016),
disponibile anche su YouTube, ha detto:
"Parlando
dell'architettura di “Space X Mars”, voglio far sembrare possibile Marte, far
sembrare che sia qualcosa che possiamo fare nel corso della nostra vita. […]
Perché
andare da qualche parte?
Penso che ci siano davvero due percorsi
fondamentali.
La
storia si biforcherà lungo due direzioni.
Un
percorso è rimanere sulla Terra per sempre, e poi ci sarà un evento di
estinzione finale.
Non ho
una profezia catastrofica immediata, ma alla fine, la storia suggerisce, ci
sarà un evento catastrofico.
L'alternativa è diventare una civiltà spaziale
e una specie multi-planetaria, che spero siate d'accordo che sia la strada
giusta da percorrere."
Musk,
oltre a finanziare fondazioni no profit volte ad evitare rischi su larga scala
per la specie umana, ha contribuito a fondarne una, il “Future of Life
Institute”, che ha come scopo ufficiale quello di indirizzare la tecnologia
verso il benessere collettivo, con particolare attenzione al rischio
esistenziale derivante dallo sviluppo dell'IA generale.
Tale
fondazione ha migliaia di finanziatori, tra cui “Vitali Butteri!, il padre
della criptovaluta “Eterea”.
La
tecnologia per Musk rappresenta un pericolo ma anche la speranza in una
salvezza ultima:
il
nostro tempo, quello in cui l' “IA forte” non si è ancora sviluppata a pieno, è
una finestra di opportunità che bisogna sfruttare, per mettere al sicuro
l'umanità.
Come
nel caso di “Thiel” con le sue isole autonome da cui iniziare sperimentazioni
sociali e politiche, così Musk punta su Marte per creare una nuova civiltà.
Per
Musk avranno sicuramente un ruolo di primo piano nella società marziana gli
ingegneri, sarà il loro lavoro a rendere possibile la vita sul Pianeta rosso.
Ci sono dunque delle suggestioni tecnocratiche
nel suo progetto, volto non solo a mettere in salvezza l'umanità ma anche a
governare ingegneristicamente il futuro.
Non si
possono capire le posizioni politiche di Musk, se non si ha presente il suo
chiodo fisso della colonizzazione di Marte.
Tutto, almeno a livello propagandistico, è
subordinato a questo scopo, dal business legato alle sue molte attività
imprenditoriali, all'alleanza politica con Donald Trump.
Musk
ha lanciato l'idea del “MEGA”, "Make Europe Great Again", che ha
prodotto un primo incontro tra gruppi politici europei aderenti a tale
proposta.
Ed è
il megafono di forze disruptive, quelle del settore hi tech, tese a far saltare
i vecchi equilibri economico-politici.
Anche
Trump strizza l'occhio ai gruppi di destra in Europa, come l'”AFD” in Germania
che ha scombussolato il panorama politico nazionale.
In
realtà, sarebbe meglio dire che è la crisi economica a scombussolare gli
assetti politici, portando alla ribalta forze populiste
"antisistema". Dal palco della Conferenza sulla sicurezza a Monaco di
Baviera, il vicepresidente statunitense “J. D. Vance” ha rivolto dure critiche
ai paesi europei, esprimendo il suo sostegno alle forze di estrema destra.
Nel
suo intervento ha stigmatizzato la "ritirata dell'Europa da alcuni dei
suoi valori fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti".
Il problema arriverebbe, dunque, dall'interno
del Vecchio Continente, sempre meno democratico e liberale.
Per “Musk”,
l'appoggio a forze di destra e a Trump è subordinato ad un progetto più ampio
che, come dice “Fabio Chiusi” nel saggio “L'uomo che vuole risolvere il futuro”,
si può riassumere con l'espressione "Make Humanity Great Again",
rendiamo l'umanità di nuovo grande.
La
fuga in altri pianeti.
Il
capitalismo è il modo di produzione più pericoloso mai visto nella storia
perché, se la sua dotazione tecnologica cresce in maniera esponenziale, non
cresce con la stessa velocità la consapevolezza umana dei cambiamenti in corso.
D'altronde, la rivoluzione non ha un andamento
graduale ma una natura catastrofica:
un accumulo continuo di fatti porta ad una
soluzione discontinua.
Di
fronte a questa situazione, si fa strada tra gli stessi capitalisti l'idea
della fuga in altri pianeti che nasce da una parte da una preoccupazione reale,
dall'altra dalla spinta a ingigantire la paura di catastrofi utilizzandola per
attirare investimenti e supportare carriere accademiche e politiche.
Anche
l'industria cinematografica macina profitti producendo film sull'argomento,
tanto che negli ultimi anni è nato un filone sul tema. Alla fine degli anni '90
uscirono ed ebbero un discreto successo nelle sale due film, “Deep Impact” e “Armageddon”,
che avevano come soggetto la minaccia di uno schianto di una cometa sulla
Terra, il primo;
l'impatto
imminente di un asteroide il secondo.
Con
conseguente annientamento del nostro pianeta.
E un
paio d'anni fa fece piuttosto scalpore il film “Don't look up,” una satira
feroce della situazione in cui è piombata la specie umana, di nuovo per la
prospettiva dell'arrivo di una cometa potenzialmente in grado di distruggere la
Terra:
una
metafora delle tante emergenze (crisi climatica, pandemie, crisi energetica,
ecc.) che incombono sulla nostra società e che non vengono affrontate
adeguatamente dagli stati, che pur ne avrebbero i mezzi.
La
pellicola (di Adam Makaay) mostra come gli allarmi inascoltati degli scienziati
possono avere conseguenze catastrofiche e denuncia una classe interessata
unicamente ai propri tornaconti politici ed economici mentre la vita intera
sulla Terra è in pericolo:
la
grande illusione della democrazia è sbeffeggiata vistosamente e i governanti
altro non sono che semplici burattini in mano alle grandi lobby.
Più
volte abbiamo detto che il cinema rispecchia la società, in questo caso la sua
decadenza.
Nel
corso del presente lavoro riporteremo una serie di teorie che giustificano la
tendenza del capitalismo a spingersi oltre sé stesso, oltre il pianeta Terra,
ma anche verso altre realtà (metaverso).
Cercheremo
di individuare l'origine di tali ideologie, da che interessi sono scaturite, e
vedremo gli strumenti umani che le confezionano e le veicolano.
Non è
tanto la creatività degli uomini capitalistici a produrre nuove teorie ma il
capitalismo a fornire agli uomini l'ideologia necessaria per battere nuove
strade.
Citiamo
di nuovo il nostro articolo "Assalto al Pianeta Rosso", a proposito
dei progetti marziani di Musk:
"Per
mantenere la fiducia conquistata (che vuol dire anche aver ottenuto capitali
per decine di miliardi), non basta presentare un bilancio con la sua brava
previsione a un anno o due, occorre qualcosa di dirompente di cui tutti siano
costretti a parlare."
Siamo
di fronte ad un rigurgito di ideologia da conquista dello spazio?
In
realtà, come già detto, si tratta di qualcosa di un po' diverso rispetto alla
situazione degli anni 60', dato che nel frattempo è cambiato il mondo, le forze
produttive si sono sviluppate enormemente mettendo in discussione i meccanismi
di funzionamento del capitalismo.
Esso
cerca di sfuggire alla legge della caduta del saggio di profitto (legge degli
incrementi decrescenti) investendo in robotica e sistemi automatici di
produzione, ma così facendo accelera, e non solo implicitamente, la propria
fine.
Avrebbe
la necessità di aumentare la produttività del lavoro per aumentare la massa del
plusvalore, ma aumentare anche di poco la produttività del lavoro comporta un
aumento considerevole del capitale costante.
Il
ritorno dei cosmisti.
Essendo
la Terra satura di merce e capitale, per alcuni capitalisti sarebbe arrivato il
momento di spingersi altrove per avviare nuovi cicli di valorizzazione.
Nel
1906 “Werner Slombar”, economista e sociologo tedesco, scrive un saggio dal
titolo significativo:
Perché
negli Stati Uniti non c'è il socialismo?
Nel
testo si riporta un'intervista ad un sindacalista americano dell'AFL, il quale
affermava di non essere pregiudizialmente contrario al capitalismo, al sistema
del lavoro salariato, a patto che questo migliorasse le condizioni di vita dei
lavoratori;
se, invece, tale sistema non funzionasse,
sarebbe necessario cambiare radicalmente rotta.
Per Slombar
il socialismo non si radicò negli USA perché c'erano ancora spazi vergini da
conquistare.
Oggi,
con la scomparsa di questi spazi, l'America è con l'acqua alla gola.
Slombar
non era certo un comunista, ma era abbastanza lucido da delineare le cause che
hanno impedito il sorgere del socialismo negli USA e quelle che contribuiranno
a farlo emergere.
Il
ragionamento fatto da Slombar per gli USA vale per il mondo intero: il
capitale, messo con le spalle al muro sulla Terra, vuole spingersi nello
spazio.
Non è
nuova la spinta a uscire dal pianeta Terra, ci avevano già pensato alcuni
studiosi russi ad inizio secolo, mescolando mistica, scienza e politica.
Quando
sembra che la storia produca nuove ideologie, andando a scavare nel passato ci
si accorge che c'è sempre qualche anticipazione, qualche vecchia idea a cui
agganciarsi.
Ricordiamo,
non a caso, il” cosmismo”, una corrente filosofica che nasce in Russia tra la
fine dell'800 e l'inizio del 900.
Konstantin
Ciajkovskij (1857-1935), esponente di tale corrente, è il padre del programma
spaziale sovietico, ma anche del volo spaziale umano. Pur avendo un approccio
scientifico (scrisse centinaia di articoli sull'aeronautica, l'aerodinamica,
l'astronomia e la biochimica), fu influenzato pesantemente dal cosmismo.
Conobbe
il padre del movimento cosmista, “Nikolaj Fedorov”, frequentando la biblioteca
di Mosca, in cui egli lavorava come bibliotecario.
Fedorov
era ossessionato dall'idea del superamento della morte per mezzo della scienza
(idea ripresa ai giorni nostri da “Peter Thiel”, che ha annunciato che vorrà
essere crio-conservato).
La sua
fiducia nel progresso della conoscenza umana gli faceva credere che qualsiasi
limite fisico poteva essere superato, sarebbe stata solo una questione di
tempo.
Sembra
che lo stesso Stalin abbia manifestato un forte interesse per questo tipo di
ricerca, spingendo gli scienziati russi a indirizzarlo in merito al
prolungamento della vita.
Tutti
i battilocchi puntano all'immortalità di sé.
Lenin, che non aspirava certo a vivere in
eterno e a diventare un battilocchio, è finito suo malgrado imbalsamato,
"vittima" del pensiero corrente.
Nella
sua opera principale, pubblicata postuma, La filosofia dell'opera comune, “Fedorov”
delinea il grande compito dell'umanità, che oltre a resuscitare i morti,
tramite lo sviluppo di conoscenze scientifiche come la manipolazione delle
particelle, sarà quello di regolare l'omeostasi del pianeta avvolgendolo di
cavi elettrici e tecnologie.
Dato
il sovrappopolamento della Terra, dovuto alla raggiunta immortalità della
specie umana per opera della scienza, si sarebbe resa necessaria la
colonizzazione di altri pianeti.
"Gli
esseri umani" afferma, "danno il meglio di sé quando avanzano
compatti e uniti per la stessa causa, come dimostra il progresso
scientifico."
Il
cosmismo è la fede nello sviluppo scientifico, che consentirà di giungere a
risultati comunemente inimmaginabili, dall'immortalità degli uomini alla
possibilità di far viaggiare la navicella-Terra nello spazio.
Per Ciajkovskij
saranno le missioni spaziali a rendere possibile, un domani, la colonizzazione
di altri pianeti.
Accanto ai suoi studi scientifici, egli
coltiva la passione per la scrittura di romanzi di fantascienza, tramite i
quali poteva divulgare le sue idee con la libertà che solo la letteratura può
dare.
Nel
romanzo “Oltre la Terra”, Ciajkovskij vuole dimostrare la tesi che "con il
proprio impegno razionale e collettivo, gli esseri umani sono in grado di
superare gli ostacoli posti dalle forze cieche dello spazio."
"La
Terra è la culla dell'Umanità, ma non si può vivere per sempre in una
culla", afferma sempre Konstantin.
Frase
ripresa, vari decenni dopo, da Musk.
L'ultimo
cosmista che ricorderemo è “Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov”, uno dei
fondatori del bolscevismo, che nel suo celebre romanzo “La stella rossa”,
descrive un'umanità che vive in un altro pianeta, “Marte”, in cui vige
un'organizzazione di tipo comunistico.
Medico
di professione, Bogdanov fu il fondatore del primo Istituto di Ematologia al
mondo, morì a causa di una delle sue periodiche trasfusioni di sangue, mezzo
attraverso il quale voleva contrastare l'invecchiamento.
Oggi
le idee cosmiste sono tornate alla ribalta con la pubblicazione nel 2010 del “Manifesto
cosmista”, un aggiornamento del cosmismo russo al XXI secolo, e con un convegno
che si è tenuto a New York qualche anno dopo, nel 2015, sul "Modern
Cosmisme".
Dal
punto di vista teorico il transumanesimo dei guru della Silicon Valley gli è
debitore, come scrive “Michel Eltchaninoff,” nel saggio “Lenin ha camminato
sulla Luna”:
"Negli
Stati Uniti, ormai da parecchio tempo il progetto di vivere in eterno e
colonizzare gli astri non è più un sogno da filosofi. I grandi magnati delle
tecnologie digitali seguono le orme dei capi bolscevichi del primo Novecento e
degli studiosi cosmisti.
Sergej
Brin, cofondatore di Google e direttore del laboratorio di ricerca X;
Larry Ellison, cofondatore di Oracle;
Peter
Thiel, ideatore di PayPal; J
eff
Bezos, fondatore di Amazon... questi dirigenti di primo piano ritengono che la
morte e i vincoli che trattengono gli esseri umani sulla Terra siano limiti
superabili e, anzi, rappresentino la nuova frontiera da oltrepassare."
C'è
quindi un nesso tra il "moderno" transumanesimo e il cosmismo russo?
Per” Eltchaninoff” ce ne sarebbero più di uno,
a cominciare dal rifiuto di ammettere qualsiasi limite alle possibilità umane.
Si
fanno sempre più visibili i collegamenti tra la mescolanza di teorie emerse
dalla” California New Age “degli anni 60' e il misto di teosofia, occultismo,
sciamanismo, parapsicologia e mistica, mai venuto meno in Russia, anche durante
il periodo sovietico.
C'è chi fa notare che correnti come il “costruttivismo
russo” abbinate al sogno di emancipazione umana sovietico hanno molti punti in
comune con il “transumanesimo contemporaneo”.
Volendo
trovare delle invarianze potremmo dire che il “cosmismo russo” con il suo
sovrapporsi di conservazione e rivoluzione segnava la fine un'epoca e l'inizio
di una nuova, così come le attuali ideologie del capitalismo senile sono il
sintomo di una dissoluzione in atto e di profondi cambiamenti a venire.
La
fuga in realtà virtuali (virtualizzazione del capitalismo),
Oltre
ai tentativi di fuga nello spazio, a causa dell'invivibilità in questo Pianeta,
ci sono anche quelli di fuga in altre realtà, tra i quali anche….
i tentativi di raggiungere la vita eterna.
Il
filosofo “Nick Bostrom”, famoso per i suoi scritti sul "rischio
esistenziale", si domanda se sia possibile che la nostra realtà sia una
simulazione.
In
effetti, che cosa è "reale" e che cosa è "irreale"?
Dato
che l'attuale forma sociale sta simulando sé stessa attraverso videogiochi e
realtà virtuale, non è da escludere che altre civiltà, in altri pianeti o
galassie, abbiano vissuto o vivano situazioni analoghe, e nemmeno si può
escludere – dice Bostrom - che la nostra civiltà sia stata costruita da una
civiltà superiore.
E
quindi: stiamo forse vivendo in una simulazione al computer? Bostrom nel saggio
“Superintelligenza”.
Tendenze, pericoli, strategie, scrive:
"I
miglioramenti delle tecniche di programmazione e l'aumento della potenza di
calcolo permetteranno di realizzare mondi virtuali più ricchi e complicati.
Una
superintelligenza matura potrebbe creare mondi virtuali che ai loro abitanti
appaiono più o meno come il nostro mondo appare a noi.
Potrebbe
creare un gran numero di questi mondi, facendo girare la medesima simulazione
molte volte o con piccole variazioni.
Gli
abitanti non sarebbero necessariamente in grado di dire se il loro mondo è
simulato o no, ma se fossero abbastanza intelligenti potrebbero prendere in
considerazione questa possibilità e assegnarle una probabilità diversa da
zero."
Un'ipotesi
comune nella filosofia della mente è quella dell'indipendenza dell'intelletto
dal substrato, dal corpo in carne ed ossa.
L'idea è che gli stati mentali possano
esistere su substrati fisici artificiali.
Già
oggi il cervello è potenziato da una serie di dispositivi informatici, i quali
hanno spinto all'elaborazione della teoria della "mente estesa": la
mente, cioè, si estenderebbe oltre il corpo umano.
“Bostrom”
non esclude l'ipotesi che un domani potremmo arrivare a riprodurre la copia del
nostro cervello su un dispositivo digitale (mind up-loading).
Così come gli attuali calcolatori possono
essere caricati con software di vecchi videogiochi, così un futuro computer
potrebbe replicare le funzioni di un cervello umano, trasferirle in un robot o
in una qualche realtà virtuale.
Per il
filosofo non è una proprietà essenziale della coscienza essere implementata su
reti neurali biologiche basate sul carbonio all'interno di un cranio:
processori
basati sul silicio all'interno di un computer potrebbero in linea di principio
diventare coscienti, ammesso che si sappia spiegare che cosa sia la coscienza.
I
software implementati nei computer sono "macchine virtuali", un
concetto familiare all'informatica, come spiega “Alan Turing” con la sua
macchina astratta, che legge e scrive dati su un nastro potenzialmente
infinito, ed è in grado di simulare la logica di qualsiasi algoritmo
computazionale.
Le
macchine virtuali si possono "impilare":
è possibile simulare una macchina che simula
un'altra macchina, e così via, in un numero arbitrario di passaggi.
La cosiddetta realtà, per “Bostrom”, potrebbe
quindi contenere molti livelli, e noi fare parte di un livello inferiore.
C'è
chi fa notare come un oggetto che a prima vista sembra solido e pieno sia, a
livello subatomico, composto di spazi vuoti.
Il
filosofo David J. Chalmers nel saggio Reality+:
“Virtual Worlds and the Problems of Philosophy”,
si chiede se la realtà aumentata sia reale come quella fisica, ed arriva alla
conclusione che ogni mondo virtuale è una nuova realtà:
quella aumentata implica aggiunte alla realtà
"reale".
Potremmo
dunque scoprire l'esistenza di un'infinità di realtà multiple, e faticare a
capire in quale di queste ci troviamo, come nel film” eXistenZ” di David
Cronenberg.
La
teoria elaborata da Chalmers è il frutto di speculazioni filosofiche
sull'impatto delle nuove tecnologie, ma offre degli spunti di riflessione.
Abbiamo
visto che le nuove tecnologie trasformano i processi di produzione e
circolazione del valore.
Il
capitale fittizio che si muove sui circuiti finanziari sotto forma di bit, pur
essendo intangibile produce degli effetti materiali, può portare al crollo
delle borse o a quello di intere economie.
Con lo
sviluppo della realtà virtuale immersiva (resa possibile da dispositivi come
visori e controller che simulano i sensi) si apre uno spazio virtuale di
valorizzazione del capitale - molto ristretto però, visto il grande utilizzo di
computer e dati e il minimo impiego di forza lavoro -, ed è quello che il filosofo “Éric
Sadin” definisce un'economia digitale integrale che tenderà a soppiantare
quella "reale".
Per i
"simulazionisti" l'universo fisico potrebbe essere generato da una
riproduzione informatica, potrebbe essere costituito di pura matematica, non
solo descritto dalla matematica.
Del resto, una formula matematica presente
sullo schermo di un computer, o anche su di un foglio di carta, è una precisa
configurazione atomica, non è qualcosa di metafisico.
La tesi che tutto sia matematica è quella
elaborata dal cosmologo del MIT “Max Tegmark” (membro del “Future of Life
Institute” di Musk) nel saggio” L'universo matematico”.
La ricerca della natura ultima della realtà.
Un
mondo post-singolarità (in cui le macchine ci avranno superato in intelligenza)
è un mondo in cui ambienti reali e ambienti virtuali saranno sempre più
sfumati.
Per i
transumanisti, per i quali l'umanità sarà radicalmente trasformata dalla
tecnologia del futuro, la distinzione tra vita fisica e digitale verrà meno.
Comunque, si può stare tranquilli, per Tecmar
è possibile avere una vita degna di essere vissuta anche nella “virtual
reality,” nel capitalismo virtualizzato!
Un'esistenza
incorporea sotto forma di pura informazione.
Espropriazione
e centralizzazione.
Siamo
arrivati al punto in cui non solo il valore comanda gli uomini, ma tenta di
fare a meno di loro, come in certi film di fantascienza, dove le macchine li
adoperano alla stregua di schiavi o addirittura facendoli sopravvivere come
batterie ricaricabili.
Ma se
arriviamo alla fabbrica completamente automatizzata, di Matrix, il celebre film
di” Andy e Larry Wachowski”, non ci sarebbe più produzione di plusvalore.
Abbiamo
visto che oggi Apple o Facebook hanno un numero irrisorio di lavoratori
rispetto al loro valore in borsa.
E un
domani tali lavoratori saranno sostituiti del tutto da algoritmi. Queste
aziende incamerano valore prodotto altrove, vivono grazie ad una particolare
forma di rendita.
Esse
non si basano tanto sulla produzione di plusvalore, quanto sullo sviluppo
accelerato di elementi che lo negano (a cominciare dagli investimenti in IA).
Per
questo le definiamo imprese che si muovono sulle terre di confine tra
capitalismo in coma e società futura.
La
vecchia concentrazione di capitali, analizzata da Lenin (cartelli, trust), è
stata sostituita da una loro centralizzazione.
Con la prima grande rivoluzione industriale si è avuta
una concentrazione verticale della proprietà;
in
seguito, lo sviluppo dei mezzi di produzione ha portato ad una centralizzazione
della proprietà industriale, e la finanza ha inglobato grande e piccola impresa
in una rete di interessi in cui scompare il singolo capitalista, oppure rimane
sulla scena come semplice battilocchio, mentre domina incontrastato il capitale
impersonale.
Il
processo di espropriazione e centralizzazione dei capitali è connaturato allo
sviluppo del modo di produzione capitalistico.
La concorrenza genera il monopolio, ed esso
esprime la tendenza all'intervento pianificato per contrastare l'anarchia
intrinseca al modo di funzionare del capitale.
È
quanto scritto negli "Elementi dell'economia marxista" (cap. 53):
"Non
è più il piccolo produttore ad essere espropriato, ma sono i capitalisti più
piccoli che sono espropriati dai grandi.
La piccola azienda di una volta è sparita, ma
le nuove aziende collettive divengono sempre troppo piccole rispetto alle
risorse della tecnica e cedono il passo a nuove aziende più perfette e più
grandi.
Si
sviluppano in proporzioni sempre crescenti la applicazione della scienza ai
mezzi tecnici, nel senso di sempre maggiore collegamento tra i vari centri
produttivi, tra le varie sfere di attività, tra i vari paesi del mondo.
Macchinismo, telegrafia e radiotelegrafia,
ferrovie, navigazione, aviazione, ecc. rendono sempre più necessaria
tecnicamente la risoluzione dei problemi produttivi su scala non solo nazionale
ma mondiale.
Al
perfezionamento tecnico ostava una volta la piccolezza delle aziende, oggi vi
osta la loro autonomia privata, anche se sono aziende vaste e poderose.
Lo sviluppo era ieri inceppato dalla proprietà
privata personale, oggi lo è di nuovo dalla proprietà privata
capitalistica."
Questo
sistema basato su grandi "aziende collettive" procede verso
un'integrazione della sua struttura materiale, l'integrazione della
sovrastruttura è una sua conseguenza logica.
Difficile
però che ciò avvenga pacificamente, difficile soprattutto che possa avvenire
all'interno della presente forma sociale, quando i diversi Stati hanno
interessi contrastanti e "si muovono" in base a questi.
L'ipotesi
"Singleton" di “Nick Bostrom” è l'idea che la vita intelligente sulla
Terra finirà per realizzare un unico agglomerato:
dalle
prime tribù fino ai moderni stati l'umanità procede, sull'onda dello sviluppo
tecnologico, verso un aggregato unico mondiale.
In effetti, il collegamento dei piani di
produzione attraverso reti logistiche ed informatiche, e adesso anche tramite”
agenti di IA”, sta cambiando la società e sta portando alla formazione di un
"sistema di sistemi" che potrebbe arrivare a dedurre, formulare ed
eseguire autonomamente i compiti che le situazioni richiedono.
I
borghesi più perspicaci arrivano ad intravedere alcuni aspetti della
traiettoria capitalistica, ma essendo sprovvisti di una teoria che spieghi il
divenire sociale aggiungono considerazioni soggettive, parziali.
Lenin,
in tempi non sospetti, ovvero nel 1894, scrisse un saggio intitolato “Che cosa
sono gli "amici del popolo" e come lottano contro i socialdemocratici”,
in cui, partendo dai risultati raggiunti dal lavoro di Marx, descrive il
comunismo come un fatto materiale e non di volontà di qualche singolo o gruppo:
"Tutte
le produzioni si fondono in un unico processo sociale di produzione, mentre
ogni produzione è diretta da un singolo capitalista, dipende dal suo arbitrio,
e gli dà i prodotti sociali a titolo di proprietà privata.
Non è
forse chiaro che la forma di produzione entra in contraddizione inconciliabile
con la forma dell'appropriazione?
Non è forse evidente che quest'ultima non può
non adattarsi alla prima, non può non divenire anch'essa sociale, cioè
socialista?"
Per
Marx come per Lenin, il capitalismo si sviluppa solo negando sé stesso ad un
livello sempre più alto.
Ogni
società che invecchia presenta al suo interno dei caratteri che anticipano la
futura forma sociale.
Al confine tra capitalismo e società futura vi
è una situazione ibrida.
La
forma aziendale passa dalla struttura classica a quella modernissima basata sul
capitale creditizio (rentier, staccatore di cedole), cambiando la propria
struttura ed erodendo dall'interno il modo di produzione capitalistico.
Il
profitto si presenta come mera appropriazione di lavoro altrui e la classe che
si accaparra il plusvalore sempre più si dimostra superflua e parassitaria:
"Questo
risultato del massimo sviluppo della produzione capitalistica è un punto di
passaggio necessario per la riconversione del capitale in proprietà dei
produttori, ma non più come proprietà privata di produttori isolati, bensì come
loro proprietà in quanto produttori associati, come proprietà sociale
immediata."
(Il Capitale, cap. XXVII del III Libro)
Anche
se la lotta di classe non è sempre evidente, è il capitalismo stesso a
rivoluzionare continuamente la società, a generare le premesse per il suo
superamento:
"La
rivoluzione va fino al fondo delle cose. Sta ancora attraversando il
purgatorio.
Lavora
con metodo. (...) Non ha condotto a termine che la prima metà della sua
preparazione: ora sta compiendo l'altra metà.
Prima
ha elaborato alla perfezione il potere parlamentare, per poterlo rovesciare.
Ora
che ha raggiunto questo risultato, essa spinge alla perfezione il potere
esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di
fronte come l'unico ostacolo, per concentrare contro di esso tutte le sue forze
di distruzione." (Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, 1852)
La
citazione si conclude con la celebre frase " ben scavato, vecchia
talpa!"
Capitalismo
che non è più sé stesso.
Alla
fiera della tecnologia a Parigi, “Viva Tech 2024”, è intervenuto Musk che,
parlando degli effetti sociali dello sviluppo dell'IA, ha dichiarato:
"Probabilmente nessuno di noi avrà un
lavoro. Se vuoi fare un lavoro puoi tenertelo come hobby.
L'intelligenza
artificiale e i robot forniranno tutti i beni e i servizi che desideri".
Echeggia
ciò che diceva la “Sinistra Comunista” negli anni 50'! Nel prospetto
introduttivo al testo “Mai la Merce sfamerà l'uomo in riferimento ai processi di
automazione industriale”, si affermava:
"Resterà,
direte, all'uomo l'opera organizzativa, direttiva, il girare le chiavette
interruttrici.
Ma
hanno detto ultimamente che una macchina della macchina sostituirà l'uomo alle
manopole di questa, dopo aver registrato con processi elettronici il
comportarsi effettivo dell'uomo, il trucco che lo distingue, per ritrasmetterlo
identico.
Allora sarà invero la natura che ci darà
tutto, cominciando dal vassoio della prima colazione che arriverà senza che lo
porti nessuno."
Alcuni
dei giga-capitalisti che abbiamo menzionato sostengono la necessità di un
reddito universale di base.
È
ormai chiaro che di qui in avanti le macchine saranno in grado di svolgere
sempre più mansioni che erano svolte da uomini, i quali saranno catapultati in
un mondo senza lavoro.
L'intelligenza
artificiale "magnetica" è progettata per agire in modo autonomo, e
potrebbe diventare essa stessa forza lavoro, operando in modo del tutto
indipendente dall'uomo dopo che gli è stato assegnano un compito.
Chi si
occupa dello sviluppo e dello studio di questi sistemi si rende conto che ci
sarà bisogno di un reddito sganciato dalla prestazione lavorativa. Ma guai a
quella società, dice Marx, che invece di sfruttare i propri schiavi è costretta
a mantenerli.
Le
dichiarazioni di Musk sulla fine del lavoro sono significative, pensiamo solo al fatto che nella “Critica
al programma di Gotha” (1875) Marx descrive un modello sociale assimilabile
alla fase inferiore del comunismo, in cui vi è ancora una relazione tra lavoro
erogato e beni ricevuti sotto forma di buoni di lavoro non cumulabili.
L'erogazione
di un reddito di base universale sarebbe già il superamento della fase
inferiore del comunismo.
Ma tra le proposte e la loro realizzazione si
intromette l'ostacolo rappresentato dalle loro incompatibilità con l'attuale
modo di produzione.
Sia i
super capitalisti che gli stati, pur ponendosi il problema di sperimentare
forme di reddito di cittadinanza e di riduzione della settimana lavorativa,
devono sottostare alle leggi di mercato.
Comunque,
c'è addirittura chi, come nel caso di” Sam Altman”, capo di “OpenAI”, l'azienda
che ha prodotto “Chat Gpt”, propone che il reddito di base venga corrisposto
tramite cripto-valute, un cripto-reddito universale versato a chiunque abbia
uno smartphone.
“Thiel”
sembra superare tutti:
per il giga-imprenditore, infatti, l'importante non è
l'erogazione di redditi di base o sussidi ai disoccupati, bensì arrivare ad una
società in cui tutti siano degli imprenditori.
Il lavoro salariato, nella visione di Thiel,
sarà un domani superato a favore di attività inventive e libere, dato che la
produzione sarà completamente automatizzata.
Quello
che descrive è una sorta di comunismo negativo o, meglio, la proiezione delle
categorie capitalistiche in una società futura che capitalistica non sarà più.
La
Grande Transizione.
Uno
dei concetti chiave cui prestare attenzione per comprendere l'opera di Marx è
quello di "dissoluzione", presente sia nei Grundrisse che nel
Capitale, che sta a significare il passaggio da una forma sociale all'altra:
passaggio che vede la sovrapposizione di elementi invarianti ma anche di
elementi trasformati.
Abbiamo
ripreso il tema in articoli come "Struttura frattale delle rivoluzioni" (n+1,
n. 26), "La prima grande transizione" (n+1, n. 27), "Modo di
produzione asiatico" (n+1, n. 28).
In quest'ultimo abbiamo analizzato la dissoluzione
delle società non classiste e l'instaurarsi di quelle classiste.
In
tutti i passaggi tra modi di produzione, vi sono differenze nelle transizioni
dall'uno all'altro, ma all'interno di ognuno sono riscontrabili caratteri
auto-somiglianti: appunto, degli invarianti.
Le grandi dissoluzioni sono anticipate da una serie di
micro-dissoluzioni.
Il
prossimo passaggio rivoluzionario sarà la dissoluzione delle “n” forme
classiste nella forma “n+1”.
In
ogni transizione vi è una forma che si dissolve e una nuova che si presenta
attraverso dei potenziali anticipati.
Quella
che stiamo vivendo è una fase storica ibrida, che vede retaggi di forme passate
(denaro, classi, ecc.) e anticipazioni di forme future (gratuità, scambi peer
to peer, ecc.).
Oggi c'è uno scollegamento tra ciò che produce
il cervello sociale e ciò che produce il singolo individuo:
quest'ultimo non è produttivo, il singolo è
impotente senza il collegamento con altri individui, solo il “general intellect”
è realmente produttivo.
Un'altra
caratteristica delle transizioni è lo sviluppo di organismi deputati a
conservare il vecchio assetto sociale, ma che ad un certo punto si
autonomizzano e diventano grimaldelli per aprire le porte alla società futura.
Lo
Stato nasce come organismo di produzione e distribuzione atto a conservare il
comunismo originario, ma si erge e si sviluppa in un organismo antagonistico
alla società, diventando una struttura di dominio di classe ("Contributo per una teoria
comunista dello Stato", n+1, n. 48).
Lo
stesso vale per il denaro, come scritto nell'articolo "Dimenticare
Babilonia" (n+1, n. 43):
"La
struttura contabile nelle antiche società di cui ci stiamo occupando proprio
perché sorprendentemente simile a quella del capitalismo potrebbe essere una
prova della simmetria storica:
come
si è passati dalle cretule alla complessità contabile, così si passerà dalla
complessità contabile alle” cretule del futuro”, cioè ai segni elettronici
della produzione-ridistribuzione esenti da riferimento al valore."
Il
capitalismo da una parte cerca disperatamente di omeostatizzarsi, ma dall'altra
rifugge la stasi, è caratterizzato dal movimento continuo, dalla dinamicità,
tende ad infrangere tutti gli ostacoli che si trova davanti. Il capitale deve
costantemente rivoluzionare le tecniche e i modi di produzione, e rivoluzionare
conseguentemente tutto quanto gli sta intorno.
Questa
incessante rivoluzione viene a cozzare contro gli stessi rapporti di produzione
capitalistici. Come dice Marx nel Manifesto, il proletariato non è l'assassino
del capitalismo, è il suo becchino.
Il
capitalismo è già morto, si è suicidato, è un cadavere che ancora cammina.
L'apocalisse
prossima ventura.
Abbiamo
visto che i giga-capitalisti sostengono che solo grazie al monopolio è
possibile concentrarsi sugli investimenti a lungo termine.
Il lungo terminismo è appunto il nome di una
"nuova" ideologia, che vuole mettere insieme grandi volumi di affari
con l'idea che si debba fare del bene all'umanità per i millenni a venire.
Il
teorico dei media “Douglas Rush off”, nel libro “Solo i più ricchi come i tecno
-miliardari scamperanno alla catastrofe lasciandoci qui”, racconta una storia
che avrebbe vissuto in prima persona.
Studioso di impatti sociali dovuti allo
sviluppo tecnologico, ne richiedono la consulenza alcuni tra i più ricchi
capitalisti del mondo.
Nel resoconto riferisce il dialogo avuto con i
super-ricchi che ragionano su come allestire il loro rifugio in attesa
dell'apocalisse;
che
chiedono tra l'altro i suoi lumi su quali criptovalute investire in previsione
di una situazione in cui il denaro non avrà più alcun valore (ma bisognerà
comunque pagare le guardie del corpo!) o consigli su come proteggere il proprio
bunker da folle inferocite.
Potrebbe essere la trama dell'ennesimo film
catastrofico;
ma
negli Stati Uniti da anni decine di migliaia di persone si dedicano al “survivalismo”,
pratica che consiste nell'acquisire competenze tecniche individuali o di gruppo
per sopravvivere dopo una qualche catastrofe.
Anche
in Europa, l'argomento attira l'attenzione della politica e dei media, in vista
dell'estendersi di conflitti bellici o catastrofi sociali. Arriva dunque il
tragicomico kit da campeggio della Ue (cibo a lunga conservazione, fiammiferi,
un coltellino svizzero e un power bank), che permetterebbe di resistere 72 ore
in caso di guerra improvvisa.
Qualche
anno fa era stato pubblicato il saggio “La conoscenza necessaria.”
Come
ricostruire la nostra civiltà da zero in caso di catastrofe di “Lewis Darteli”,
che
cercava di dare indicazioni su come riavviare velocemente i processi
tecnologici dopo una catastrofe globale balzando direttamente a un livello tale
da far risparmiare secoli di sviluppo incrementale, ma che possa essere
raggiunto usando materiali e metodologie rudimentali.
Può
sembrare uno scenario inverosimile nel breve termine quello del crollo della
civiltà così come la conosciamo, però il mercato dei bunker negli USA ha avuto
un boom negli ultimi anni, quantomeno dal periodo del Covid in poi.
Una
delle aziende che sta accumulando profitti con questi "prodotti" è la
“Strategically
Armored & Fortified Environments” (Safe), con sede in Virginia, che
si sta specializzando nella costruzione di bunker antiatomici per ricchi.
"Faranno
parte di una rete di proprietà simili che si rivolgono all'1% più ricco,
offrendo loro un'opportunità unica per salvaguardare il proprio futuro,
indipendentemente dai disastri che potrebbero verificarsi" scrive Forbes.
Zuckerberg
si è comprato un'isola nella Hawaii con l'idea di costruirvi un mega rifugio
sotterraneo con scorte di acqua, cibo ed energia.
Anche
Bill Gates ha optato per una scelta simile, come molti attori e cantanti
americani.
L'1%
teme l'apocalisse e si prepara di conseguenza, ma se saltassero veramente le
catene logistiche, anche chi dispone di scorte alimentari, rifugi blindati e
risorse economiche sarebbe travolto dallo sconvolgimento generale.
Marx
ci dice che per capire le idee degli uomini bisogna partire dalla struttura
materiale della società, dal modo di produzione dominante. Prima lo abbiamo
fatto parlando di come il capitalismo negli ultimi anni abbia rivoluzionato
modi e tecniche di produzione, e di come si stia avviando verso la propria
fine.
Appurato questo, possiamo fare l'operazione
contraria: partire dalle ideologie attuali per spiegare la struttura materiale
della società.
Il già
menzionato “Bostrom” è uno dei fondatori del” Future of Humanity Institute”
presso l'università di Oxford.
Da qualche anno a questa parte nel prestigioso
istituto si è formato questo think thank, che ha lo scopo di studiare le sfide
e i rischi a cui va incontro l'umanità e i modi per porvi rimedio.
Bostrom
parla crudamente di "rischio esistenziale", che nel saggio “Superintelligenza”
descrive così:
"Un
rischio è detto esistenziale se minaccia di provocare l'estinzione delle forme
di vita intelligenti che hanno avuto origine sulla Terra o altrimenti di
distruggere in modo permanente e drastico il suo potenziale di sviluppo
desiderabile."
E ha
intitolato un suo libro “Rischio della catastrofe globale”, in cui sostiene che
l'IA, la bioingegneria, le nanotecnologie, il nucleare, le pandemie, il
cambiamento climatico rappresentano un serio rischio per l'umanità. Bisogna dunque attivarsi sia per
evitare l'estinzione che per sviluppare il potenziale dell'umanità per i tempi
a venire.
Il “World
Economic Forum” pubblica annualmente il bollettino "Global Risks
Report", giunto alla sua ventesima edizione:
i rischi globali immediati più urgenti per il
2025 sono la sostenibilità ambientale, gli eventi meteorologici estremi, la
perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi.
Rischio
esistenziale, catastrofe globale, guerre e pandemie.
Da parte della borghesia si è giunti
all'ammissione che questo sistema ha problemi che non si è in grado di
risolvere, vera e propria sua capitolazione ideologica di fronte al marxismo.
Il tentativo di rilanciare il capitalismo è ormai fuori tempo massimo!
Vedremo
più avanti perché.
Il
vecchio utilitarismo.
Per
capire la matrice teorica da cui nasce il lungo-terminismo, bisogna fare un
salto indietro e, oltre ad analizzare l'altruismo efficace, trovare degli
antecedenti.
Scavando nel passato si arriva all'utilitarismo di
Jeremy Bentham, James Mill e del figlio di questo, John Stuart Mill.
L'utilitarismo,
corrente filosofica che si afferma in Europa nel corso dell'Ottocento, prende
le mosse dall'empirismo inglese, dall'illuminismo e dal positivismo.
A ben vedere, le ideologie della classe
dominante, per quanto questa tenti di presentarle con una veste moderna, non
sono affatto "nuove". Esse si basano sul binomio giustizia e libertà, parole
tipiche dell'ideologia borghese.
L'utilitarismo
non chiede che il singolo rinunci al proprio egoismo, ma che lo adatti a delle
regole, morali e giuridiche, in modo che possa comunque emergerne un po' di
altruismo!
Tuttavia,
in ambito capitalistico, dove vige la guerra di tutti contro tutti dovuta alla
concorrenza, l'armonizzazione degli interessi individuali e collettivi è
impossibile.
Lo ha tentato il fascismo con il
corporativismo, ma non è riuscito ad eliminare la lotta di classe.
Com'è
teoricamente invariante il programma della rivoluzione, nella sua organicità
tra mezzi e fini, così lo è quello della controrivoluzione, nella sua
contraddittorietà e assenza di scientificità.
L'utilitarismo,
afferma uno dei suoi massimi rappresentanti, “J. S. Mill”, è "quella dottrina che accetta
come fondamento della morale l'utilità, o il principio della massima felicità,
(e che) sostiene che le azioni sono lecite in quanto tendono a promuovere la
felicità e illecite se tendono a generare il suo opposto" (J. S. Mill, L'utilitarismo, ed.
1988).
Per
Bentham si tratta di trasformare la morale in una "aritmetica
morale", in modo da eliminarne l'aspetto soggettivistico, applicando
regole scientifiche alla ricerca del piacere sia del singolo che della
collettività.
Si può
dunque misurare la felicità?
E,
soprattutto, come la si può raggiungere?
Per i
comunisti la felicità è il passaggio dal regno della necessità a quello della
libertà, il suo opposto è il permanere di una società alienata come quella
borghese.
Per cui potremmo dire:
felicità
comunista = libertà = rovesciamento della prassi = facoltà di infrangere
l'ordine costituito (nientemeno) introducendovi nuova informazione.
Marx,
nella sua critica all'utilitarismo, si riferisce al principale rappresentante
di tale corrente, Bentham, come "l'oracolo aridamente loquace e pedantesco
del senso comune borghese nel secolo XIX", e scrive:
"Il 'principio di utilità' non è
affatto una scoperta di Bentham.
Egli si è limitato a riprodurre piattamente
quello che Helvétius ed altri francesi del secolo XVIII avevano detto con
genialità.
Se per
esempio si vuol sapere che cosa sia utile a un cane, bisogna studiare la natura
del cane:
non si
può costruire questa natura partendo dal 'principio di utilità'. Applicando lo
stesso criterio all'uomo, se si vogliono giudicare tutti gli atti, movimenti,
rapporti ecc. umani in base al 'principio di utilità', bisogna indagare
anzitutto la natura umana in generale, poi la natura umana storicamente
modificata in ogni epoca.
Bentham
non fa molti complimenti.
Con la
vacuità più ingenua, egli presuppone come uomo normale il moderno borghesuccio,
in specie il borghesuccio inglese:
e tutto ciò ch'è utile a questo sgorbio di
uomo normale è utile in sé e per sé. Con questo metro, poi, egli giudica il
passato, il presente e l'avvenire."
I
discendenti filosofici di questi geni in stupidità borghese sono quelli che
misurano la felicità umana con criteri di valore, con il metro del dare e
dell'avere, alla ricerca di pretese nuove teorie per giustificare il persistere
di un modo di produzione che ormai fa acqua da tutte le parti. Essi vogliono convincerci che le
nostre scelte comportano delle conseguenze per noi e per gli altri e quindi
devono essere dirette secondo logiche (borghesi) "efficaci".
Altruismo
efficace.
Come
abbiamo visto, le nuove ideologie del “capitalismo hi tech”, sono in realtà la
solita solfa riformista, e Marx basta e avanza per metterle al tappeto.
Noi,
infatti, ci limiteremo ad usare gli strumenti teorici che ci ha messo a
disposizione il "marxismo" per dimostrare la loro vacuità.
Cominciamo
col dire che non vi è un confine netto tra altruismo efficace e lungo terminismo.
Il
secondo si sviluppa sulla falsariga del primo.
L'altruismo
efficace si basa sul principio utilitaristico che la beneficenza può essere
calcolata con criteri capitalistici.
Non
ogni altruismo sarebbe quindi efficace.
Ogni
azione filantropica dev'essere calcolata perché sia “un fare del bene il più
utile possibile”.
Visto che normalmente i filantropi sono
persone che dispongono di patrimoni consistenti, si fabbricano delle ideologie
che giustifichino il loro status.
Invece
di limitarsi a svolgere un lavoro poco remunerativo, che costringe a limitare
la possibilità di "fare beneficenza", bisogna puntare agli affari
redditizi, al successo, che ne permettano la prassi.
Nel
rapporto costi-benefici, più alti saranno i profitti maggiore sarà la
beneficenza.
Il ragionamento borghese ha una sua logica, quella
degli affari.
È
ovviamente importante influenzare la "politica" in modo da dirottare
investimenti pubblici verso la ricerca e i progetti a lungo termine.
Il
lungo terminismo è un'evoluzione del consequenzialismo, per cui un
comportamento è giusto se produce buone conseguenze.
“William
MacAskill” è uno dei teorici di riferimento della corrente che nel mondo
anglosassone è conosciuta come” longtermism”.
È professore associato di filosofia e
ricercatore senior presso il “Global Priorities Institute” dell'Università di
Oxford, il centro da cui si irradia questo pensiero verso altre università
inglesi e americane.
Il suo saggio più conosciuto è “Che cosa
dobbiamo al futuro. Prospettive per il prossimo milione di anni”.
Per “MacAskill”
ognuno deve impegnarsi in piccoli miglioramenti in direzione del futuro,
concentrare la beneficenza nel modo più efficace possibile.
È
un'ideologia, quella di MacAskill, che giustifica il "fare business",
magari speculando nel campo finanziario.
Il
filosofo” Émile Torres”, ex adepto dell'altruismo efficace, sostiene ora che il
lungo terminismo è una delle ideologie più pericolose del mondo moderno:
"Elevare
il compimento del presunto potenziale umano al di sopra di qualunque altra cosa
rischia di aumentare in maniera non trascurabile la probabilità che delle
persone vere e proprie – quelle vive oggi e nel futuro vicino – subiscano gravi
danni, compresa la morte. (…)
Se
anche il cambiamento climatico causasse la scomparsa di intere nazioni,
scatenasse migrazioni di massa e uccidesse milioni di persone, potrebbe
comunque non compromettere il nostro potenziale di lungo termine, relativo alle
prossime migliaia di miliardi di anni.
Se si
assume una visione cosmica della situazione, anche qualora una catastrofe
climatica eliminasse il 75% della popolazione sarebbe, nel grande disegno delle
cose, niente più di un piccolo incidente".
Dunque,
se il fine giustifica i mezzi, e si ritiene che i fini siano estremamente
importanti, come la difesa del potenziale dell'umanità nei millenni a venire,
nulla resterà intentato per raggiungere questo obiettivo: sfruttamento,
saccheggi, atrocità saranno giustificati.
Per
Torres il lungo terminismo è incompatibile con il raggiungimento della
sicurezza esistenziale, il che significa che l'unico modo per ridurre realmente
la probabilità di estinzione dell'umanità è quello di abbandonarne
completamente l'ideologia che, aggiungiamo noi, non è altro che una delle tante
manifestazioni di quella capitalistica.
Torres,
insieme all'informatica “Timnit Gebru”, ha coniato il neologismo TESCREAL, che
racchiude transumanesimo, estropianesimo, singolaritanismo, cosmismo,
razionalismo, altruismo efficace e lungo terminismo.
Lo
usano per identificare quell'insieme di teorie, a volte anche in
contrapposizione tra di loro, che escono dal mondo della Silicon Valley e cioè
dal mondo delle élite tecnologiche che stanno acquisendo sempre più influenza
nel mondo politico, universitario e sui nuovi media.
Per i
critici del long termism, tale ideologia deve il suo successo principalmente
non al valore – discutibile – della sua teoria morale, ma alla sua
compatibilità con le istituzioni politiche ed economiche responsabili dei
problemi che pretende di risolvere.
Gli
altruisti efficaci si chiedono: perché limitarsi ad aiutare il senza tetto
accampato sotto casa e non l'indigente che vive a migliaia di chilometri di
distanza?
Ma, soprattutto, perché preoccuparsi solo
degli esseri umani a noi contemporanei e non alle generazioni future?
La nostra empatia non può incontrare dei
limiti.
Scrive MacAskil nel suo saggio:
"La
distanza nel tempo è come la distanza nello spazio. Le persone valgono anche se
vivono a migliaia di chilometri di distanza, ed è così anche se vivono a
migliaia di anni nel futuro.
In entrambi i casi è facile confondere la
distanza con la negazione della realtà, considerare i limiti di ciò che
possiamo vedere come limiti del mondo.
Ma come questo non finisce alla nostra porta
di casa o ai confini del nostro Paese, non finisce nemmeno con la nostra
generazione o con la prossima."
Nel
caso di “Peter Singer”, altro teorico del lungo terminismo, tale empatia deve
comprendere anche il mondo animale con la diffusione del vegetarianismo.
Suo il
famoso testo del 1975, “Liberazione animale”.
Noi,
secondo MacAskill, viviamo nella fase adolescente dell'umanità, la quale non è
che un fanciullo incauto, e le sue decisioni attuali possono avere un impatto
su tutto il resto della sua lunga esistenza. Vivrà decine di migliaia di anni
dopo di noi, bisogna quindi sviluppare un'empatia transgenerazionale.
In
questa visione a lungo termine dell'altruismo efficace si intende la vita degli
esseri umani esistenti nel futuro di importanza pari a quella delle generazioni
viventi, perché il numero degli abitanti che vivranno in futuro sul Pianeta
potrebbe essere enorme.
In
un'intervista del 2018 per “Business Insider”, Bezos, echeggiando le teorie
lungo terministe, aveva affermato che non avrebbe sprecato soldi per mettere
fine alla fame e alla povertà nell'immediato:
"L'unico
modo che vedo di disporre di queste risorse finanziarie è usare i ricavi di
Amazon per i viaggi spaziali".
Per
Bezos vivere nello spazio è un modo per bypassare i limiti dello sviluppo su
questo pianeta, e mettere al sicuro la specie dai danni che essa ha prodotto.
Nella
logica utilitarista (massima felicità per il maggior numero di persone) ha
senso sacrificare la vita di un uomo se questo porterà beneficio a migliaia di
persone nel futuro.
Nella
logica calcolante del dare e dell'avere, dare un valore agli esseri umani, come
ad una merce, è perfettamente sensato.
Compito
dell'altruismo efficace è dunque valutare quantitativamente l'effettivo impatto
delle nostre scelte nel futuro.
Per
questa corrente di pensiero, noi contemporanei abbiamo una grande
responsabilità verso il potenziale rappresentato dalle generazioni future.
Il futuro dell'umanità, citando di nuovo
MacAskil, "è un territorio vasto e inesplorato e la sua prosperità o il
suo declino dipendono, in gran parte, da ciò che facciamo oggi."
I
lungo terministi sono preoccupati per il "rischio esistenziale",
perciò tutti i capitali, tutte le energie, e tutte le intelligenze devono
essere indirizzate allo scopo di salvare anche solo una minoranza dell'umanità
in modo che la specie possa riprodursi nei millenni a venire.
Il
capitalismo ci ha portato a questa situazione, viene detto, ma lo stesso
capitalismo spinto nella giusta direzione può rappresentare uno strumento utile
all'umanità.
Queste
idee possono sembrare strampalate, e in effetti lo sono, ma sono state
sviluppate dall'università di Oxford e in collegamento con i giga-capitalisti
della Silicon Valley, con gli uomini più ricchi del mondo.
I
teorici del lungo terminismo ricevono da loro finanziamenti, e si sono formate
istituzioni culturali, fondazioni, pubblicazioni, dedicate a promuovere tali
teorie.
Abbiamo
visto che ad Oxford è nato il “Future of Humanity Institute”, nel 2018 nasce il
“Global Priorities Institute,” entrambi sono think thank che offrono borse di
studio, opportunità di ricerca e di lavoro.
Alle
spalle di questi organismi e a loro sostegno c'è la “Effective Venture,” una
federazione di organizzazioni che si impegna per promuovere un impatto positivo
sul mondo.
“Toby
Ord”, un altro dei teorici del lungo terminismo, è stato consigliere dell'OMS,
della BM, del WTO e per il governo britannico.
Questi
influencer borghesi hanno ramificazioni estese, che arrivano all'interno di
gangli strategici di organizzazioni governative.
Tant'è
che “Ord” ha redatto un documento per le Nazioni Unite intitolato "La nostra agenda comune", in cui riprendendo concetti
lungo terministi, invita alla "solidarietà tra i popoli e le generazioni
future".
In un
suo libro intitolato Il “precipizio parla della specie umana come di una catena
ininterrotta di generazioni e afferma che l'umanità è un agente collettivo”.
Ogni
volta che la borghesia fa business cerca di giustificarlo con gli interessi
generali della società.
Il tentativo è quello di arrivare alla
formazione di un corporativismo cibernetico (robotica, sistemi cyber-fisici,
IA, ecc.), il cui fine è il controllo sociale.
Molti lungo terministi sono infatti a favore
di un controllo pervasivo della società per evitare che singoli o gruppi si
impossessino di mezzi tecnologici che possano essere usati con modalità e fini
pericolosi; e, guarda caso, questo controllo sarebbe esercitato proprio tramite
tecnologie avanzate.
Bostrom
sostiene che dovremmo prendere in considerazione l'istituzione di un sistema di
sorveglianza mondiale che monitori il comportamento di ogni persona in tempo
reale, in modo da prevenire comportamenti che mettano a rischio l'umanità. Gli
Stati e le polizie dovrebbero dotarsi di strumenti per agire preventivamente
per evitare le catastrofi esistenziali; sembra arrivare a queste affermazioni
prendendo spunto dalla figura dei “Precog”, individui dotati di particolari
poteri di precognizione, che compaiono nel film Minority Report (Steven
Spielberg)!
Cambiamento
climatico, disastri naturali, guerre, sono minacce su cui speculare, su cui
costruire carriere accademiche.
E non
sono solo i lungo terministi a vendere libri, ci sono anche i critici di
sinistra come il filosofo Kohei Saito (Il capitale nell'Antropocene) che scopre
nientemeno un Marx ecologista e, tutto sommato, democratico.
Secondo
“Kohei Saito” il capitalismo usa ogni mezzo a sua disposizione per dirottare
costantemente sulla periferia e nel futuro qualunque risvolto negativo dovuto
al suo sviluppo. Ma prima che finisca il capitalismo, c'è il rischio che sia la
Terra a finire. Non esiste - egli dice - un piano B. Alla crescita economica
verde egli oppone un non meglio specificato "comunismo della
decrescita".
Per i
lungo terministi invece, il piano B per l'umanità esiste, e su quello bisogna
lavorare.
Sull'ansia
rispetto alla catastrofe incombente è nata una serie di movimenti giovanili.
Ultima Generazione, Extinction Rebellion (XR), Fridays for Future, fondato da
Greta Thumberg. E si è diffusa una nuova patologia: l'eco-ansia. Inquietudine,
senso di colpa, depressione suscitati dal pensiero delle possibili e temibili
conseguenze del cambiamento climatico.
L'apocalitticismo, ovvero la convinzione che
la fine dei tempi sia imminente, non è una novità, affonda le radici nei testi
sacri delle principali religioni, ma oggi si basa su evidenze scientifiche.
Di
pari passo con la contestazione ambientalista si è creato il business della
catastrofe, o "marketing della catastrofe". La giornalista Naomi
Klein, nel saggio Shock economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri,
dimostra che il capitalismo d'oggi sfrutta i disastri che produce per fare
business: al cambiamento climatico e all'inquinamento esso risponde con
autovetture elettriche, pannelli fotovoltaici e borracce salva-ambiente.
Di
fronte alla bancarotta generale del sistema, il capitalismo ha un colpo di
coda, e per bocca dei suoi rappresentanti afferma: posso ancora dare qualcosa,
posso garantire il futuro alla specie, magari non a tutta, ma almeno ad una
élite, costruendo una nuova Arca di Noè che traghetterà una parte dell'umanità
verso il futuro. Bisogna però che il proletariato accetti dei sacrifici oggi in
modo da trarne benefici a lungo termine. Gli operai di Tesla, di Amazon o
quelli di Foxconn devono acconsentire, magari con gioia, a uno sfruttamento
sempre maggiore, visto che contribuiscono con il loro lavoro ad un progetto di
grande respiro come la salvezza della specie. Lo slogan di Amazon è "Work
hard, have fun, make history" ("Lavora sodo, divertiti, fai la
storia").
I
senza riserve del sud e del nord del mondo devono adattarsi a condizioni sempre
più pesanti per salvare il potenziale dell'umanità futura. Come ha scritto il
filosofo lungo terminista Kieran Setiya, "se potessi salvare un milione di
vite oggi o evitare che ci sia lo 0,0001% di probabilità di una prematura
estinzione dell'essere umano – una chance su un milione di salvare 8 miliardi
di vite – dovresti optare per quest'ultima".
Jacques
Attali, economista, banchiere, scrittore, consulente di vari presidenti
francesi, ha scritto un libro che si intitola Breve storia del futuro, in cui
riassume il suo pensiero rispetto alla situazione geopolitica mondiale.
L'umanità
si trova davanti a cinque ondate di futuro: sconvolgimenti demografici,
terrorismo, cambiamenti climatici, pandemie, esaurimento delle risorse. Questa
serie di cataclismi non porterà all'annientamento totale dell'umanità ma ad un
iper-conflitto dalle conseguenze inimmaginabili da cui però potrebbe emergere
una nuova categoria di uomini, gli "iperumani": ovvero
"individui particolarmente sensibili a questa storia del futuro che
riusciranno a dar vita a una nuova classe creativa, portatrice di innovazioni
sociali, tecnologiche e artistiche, sulla cui base si potrà costituire una iper-democrazia
a livello planetario in cui la povertà sarà eliminata, la libertà tutelata dai
suoi nemici, l'altruismo assunto come valore essenziale. Allora nuovi modi di
vivere germoglieranno e le generazioni future erediteranno un mondo e un
ambiente migliori".
Siamo
alla teorizzazione dello Übermensch, il superuomo di Nietzsche in chiave
moderna, il tecno-capitalista che incarna lo spirito della Disruptive
Innovation.
L'unico
vero lungo terminismo è quello comunista
Provocatoriamente,
potremmo dire che solo noi comunisti siamo dei lungo terministi. Per il teorico
di punta del lungo terminismo, MacAskill, è fondamentale diffondere le idee di questo
movimento e convincere il più alto numero possibile di essere umani a
preoccuparsi delle generazioni future, e agire per influire positivamente,
appunto, sul lungo termine.
La
differenza tra noi e gli attuali lungo terministi è basata sostanzialmente sul
rifiuto dell'interclassismo. Il partito rivoluzionario ammette al suo interno
membri di tutte le classi che si siano strappati di dosso l'anagrafe borghese
in cui li iscrisse l'attuale società capitalista, e ritiene uno dei fattori
fondamentali del cambiamento sociale il comparire sulla scena della classe dei
senza riserve, quella che regge il peso di tutta la società. La rivoluzione la
faranno i nuovi barbari, il partito-comunità è l'organo che guida il
proletariato nel suo processo di liberazione, ovvero di auto-negazione.
Nelle
"Considerazioni sull'organica attività del partito" si parla del "grande ponte" tra
l'australopiteco e l'uomo futuro. I comunisti non si fermano agli interessi
immediati del proletariato, ma perorano i fini ultimi del movimento, ragionano
cioè con un'ottica di specie, e proprio per questo le conclusioni cui giungono
sono diametralmente opposte a quelle di MacAskill, Musk & C.
Il
"nostro lungo terminismo" è motivato dal fatto che tutte le strategie
politiche a breve termine (fronte unico, governo operaio, conquista della
maggioranza, ecc.) hanno portato ai disastri le cui conseguenze pesano ancora
adesso.
In un
semilavorato del PCI nt., intitolato "Il programma rivoluzionario della
società comunista elimina ogni forma di proprietà del suolo, degli impianti di
produzione e dei prodotti del lavoro",
si afferma che la forma di proprietà tipica della borghesia è lo ius
utendi et abutendi, ossia la facoltà del proprietario di usare la cosa che
possiede in modo pieno ed esclusivo, il che implica anche la possibilità di
decidere se e come usarla, di trasformarla e, al limite, di distruggerla.
L'unica
forma giuridica che può essere utile per spiegare il futuro rapporto della
specie con la Terra è l'usufrutto, forma che prevede non si possa distruggere o
rovinare il bene di cui si usufruisce:
"Teoricamente
il proprietario può distruggere il suo bene; ad esempio, irrigare il suo campo
con acqua salata, sterilizzandolo, come i romani fecero, dopo averla bruciata,
sul suolo di Cartagine.
I
giuristi di oggi sottilizzano su di un limite sociale, ma questa non è scienza,
è solo paura di classe.
L'usufruttuario
invece ha un diritto più ristretto del proprietario: l'uso, sì; l'abuso, no.
Scaduto
il termine dell'usufrutto, o morto il godente nel caso del vitalizio, la terra
ritorna al proprietario.
La legge positiva impone che vi ritorni nella
stessa efficienza dell'inizio del periodo di usufrutto."
La
società, quindi, può disporre solo dell'uso e non della proprietà della Terra:
"L'antitesi
tra proprietà ed usufrutto si riporta a quella capitale fisso - capitale
circolante; e a quella del lavoro morto - lavoro vivente.
Noi siamo dalla parte dell'eterna vita della
specie, i nostri nemici dalla parte sinistra della morte eterna. E la vita li
travolgerà, sintetizzando quegli opposti nella realtà del comunismo.
La rivoluzione comunista è l'uccisione del
mercantilismo."
E più
avanti nel testo:
"Le
questioni di azione contingente e di programma futuro non sono che due lati
dialettici dello stesso problema, come tanti interventi di Marx fino alla sua
morte, e di Engels e di Lenin (tesi di aprile, comitato centrale di ottobre!)
hanno dimostrato. Ogni accostata verso questi rombi insidiosi per un apparente
vantaggio, vale il sacrificio dell'avvenire del partito al successo del giorno,
o dell'anno; vale la resa a discrezione davanti al Mostro della
controrivoluzione."
Vi è
un collegamento stretto tra l'azione contingente del partito di specie e il
programma storico. Quando non si tengono insieme questi due elementi si finisce
nel sacrificio dell'avvenire del partito al presunto successo del giorno.
L'attivismo
marxistoide è una tirannia del presente sul futuro.
Il
programma immediato della rivoluzione anticapitalista
Il
tema del programma immediato della rivoluzione (Punti di Forlì del 1952) è
stato recentemente ripreso in una corrispondenza con un lettore che è stata
pubblicata sul numero 55 di questa rivista. Tale programma riguarda i compiti
immediati della rivoluzione comunista nell'Occidente capitalistico. I punti
sintetizzati nella serie di Forlì sono "vecchi", ma anche i punti
immediati del Manifesto del partito comunista pur se superati (istruzione
pubblica, accentramento del credito in mano allo Stato, ecc.) mostrano ancora
adesso le connessioni con un futuro possibile.
Non si tratta di riscriverli ma di
contestualizzali rispetto al grado di sviluppo delle forze produttive.
Tra
l'altro, i Punti di Forlì avevano come obiettivo una critica al PCI che si
aspettava ancora un capitalismo riformabile.
La
nostra corrente dice, già all'epoca, che non c'è più nulla da
"edificare": alla riforma rispondiamo con l'anti riforma.
Non si
tratta di costruire scuole, fabbriche, infrastrutture, ma di distruggere le
barriere che impediscono l'avvento della società futura.
Se il
programma è immediato, vuol dire che esso non ha più bisogno di una mediazione
sociale per una fase di transizione, poiché si è già in una transizione di
fase.
Non
bisogna perciò dimenticare che i punti da noi sviluppati (Elementi della
transizione rivoluzionaria come manifesto politico) sono oggi immediati proprio
perché sono tutti praticabili entro questo futuro possibile. Non sono
rivendicazioni da realizzare in un indefinito e immaginario futuro.
In un
filo del tempo, "La batracomiomachia", si parla dello Stato e della
fase di transizione. Anche lo Stato, in quanto organismo tipico delle società
di classe, ha una genesi, uno sviluppo e una morte. Esso non può abolirsi per
decreto, si dissolve:
"Quindi
lo Stato non si abolisce, ma se ne fonda uno nuovo rovesciando l'antico.
Con
quel lungo processo, la cui lunghezza dipende dal grado di sviluppo interno
delle forze sociali e dai rapporti internazionali di forza delle classi, lo
Stato si estingue".
Più il
capitalismo è sviluppato, più si accorcia il tempo della transizione alla piena
società futura.
L'esempio
è quello della Russia del '17, in cui il partito bolscevico ha dovuto farsi
carico di una rivoluzione non sua, ha dovuto, cioè, portare a termine la
rivoluzione borghese. Di qui la definizione di "doppia rivoluzione":
borghese da un punto di vista economico, proletaria dal punto di vista della
direzione politica.
Chiediamoci
allora quanto lunga potrà essere la fase di transizione, dato lo sviluppo oggi
raggiunto dalle forze produttive. Tale fase sarà ridotta al minimo, al periodo
in cui è necessaria l'anti riforma, la distruzione dell'involucro
capitalistico.
Se lo
Stato è il prodotto dell'evoluzione della struttura sociale, che a sua volta è
il risultato dello sviluppo raggiunto dalle forze produttive, adesso siamo
arrivati al punto che queste ultime si stanno autonomizzando e tendono a
sostituirsi alla sovrastruttura.
Essa
cade e una struttura prende il suo posto ma con funzioni diverse. Superamento
dei dualismi sociali all'interno del capitalismo? Non proprio, non ancora
almeno, si tratta di potenti spinte ad andare oltre l'attuale assetto sociale.
Un
capitalismo senza Stato non riuscirebbe a sopravvivere. L'editore Tim O'Reilly, promotore del
software open source e fervente libertariano, vede nello sviluppo delle nuove
tecnologie la possibilità che esse portino al superamento della forma statale. Nel suo progetto, "Government as a
Platform", propone un modello di società governata da algoritmi, in cui
intelligenza artificiale e biologica collaborino nella gestione complessiva
della società (produzione, servizi, ecc.). Tale idea ricorda quanto afferma, da
un punto di vista politico differente, Nick Dyer-Witheford nell'articolo
"Red Plenty Platforms":
istituire un sistema completamente
computerizzato di programmazione economica. Suggestione che ha degli
antecedenti nelle teorie del movimento tecnocratico (T. Veblen, "Soviet of
Technicians").
Il
mondo è maturo da un pezzo per il comunismo, non c'è fra capitalismo e
comunismo una terza forma sociale, un post-capitalismo o un pre-comunismo.
La socialdemocrazia è morta con la sua
dialettica espressione fascista.
Accelerazionismo
efficace.
Qualche
mese fa si è verificato uno scontro all'interno di OpenAI, società fondata nel
2015 da Musk e Sam Altman, e che si occupa di IA. Inizialmente no profit, una
sua branca è successivamente diventata profit, aprendo le porte ai fondi di
rischio, motivo per cui Musk ha intentato causa al cofondatore, che avrebbe
tradito il progetto originario:
"Il
nostro obiettivo è quello di far progredire l'intelligenza digitale nel modo
più vantaggioso per l'umanità nel suo complesso, senza essere vincolati dalla
necessità di generare un ritorno economico.
Poiché
la nostra ricerca è libera da obblighi finanziari, possiamo concentrarci meglio
su un impatto umano positivo".
Lo
scontro interno all'azienda, e che ha portato al licenziamento da parte del
Consiglio di amministrazione di Sam Altman, presidente di OpenAI, il 17
novembre del 2023, poi revocato in seguito a varie vicende, riguardava comunque
anche altre questioni.
Dalle
indiscrezioni di stampa sembra di capire che in OpenAI si stessero scontrando
due correnti di pensiero. Una parte del
Consiglio di amministrazione si rifà all'altruismo efficace, Altman invece è
collegato all'accelerazionismo efficace (effective accelerationism,
"e/acc"). Tralasciando rivalità e arrivismi, si è delineato uno
scontro tra "catastrofisti" e "tecno-ottimisti".
Queste
correnti di opinione sono l'espressione di diversi interessi economici, che
prendono infine la forma di ideologie divergenti.
Da una
parte si sente la necessità di frenare, moderare, controllare, lo sviluppo
dell'IA. Si ricerca insomma una transizione graduale ai nuovi assetti
tecnologici. Altman invece vuole dare briglia sciolta allo sviluppo dell'IA,
anche per attirare maggiori investimenti in OpenAI. "Poiché il vantaggio
dell'AGI è così grande, non crediamo che sia possibile o auspicabile che la
società ne interrompa per sempre lo sviluppo; invece, la società e gli
sviluppatori di AGI devono capire come farlo bene", afferma Altman.
L'accelerazionismo
efficace ha vari punti in comune con il movimento libertariano, in quanto
sostiene che il progresso tecnologico non deve avere nessuna limitazione, esso
non è il problema ma la soluzione.
È la soluzione alla povertà, al cambiamento
climatico, alla fatica del lavoro.
In
realtà sappiamo che è proprio l'economia di mercato a rappresentare un freno
allo sviluppo delle forze produttive (con le licenze private, i brevetti,
ecc.).
L'accelerazionismo
efficace è una variante dell'accelerazionismo classico, che ha avuto come
rappresentanti il filosofo britannico Nick Land e due suoi
continuatori-critici, Alex Williams e Nick Srnicek, i quali hanno scritto prima
il Manifesto accelerazionista e in seguito il saggio Inventare il futuro. Per
un mondo senza lavoro.
Il
ceppo originario dell'accelerazionismo prende atto del fatto che cresce sempre
di più la parte di popolazione esclusa dal mondo del lavoro, che vive grazie a
sussidi statali e lavori occasionali.
Quindi
(programma che abbiamo già ricordato) bisogna arrivare a qualche forma di
reddito universale e, soprattutto, non bisogna avere un atteggiamento negativo
rispetto ai cambiamenti tecnologici, atteggiamento che è tipico della sinistra
tradizionale.
Si
deve rispondere alla sfida tecnologica con forme di reddito di base e riduzione
della giornata lavorativa, avanzando una critica all'etica del lavoro.
Il
primo accelerazionismo, nonostante fosse intriso di ideologia democratica,
aveva degli spunti interessanti, sosteneva che i vantaggi portati dalla scienza
moderna "non dovevano essere invertiti, ma accelerati oltre le restrizioni
della forma valore capitalista" (Manifesto accelerazionista).
Invece
in quest'ultima variante iper-capitalistica si presuppone si debbano puntare
tutte le risorse possibili sullo sviluppo capitalistico, senza freni e senza
regole, perché si possa giungere ad un cambiamento radicale della società, ad
una singolarità tecno-capitalistica per balzare in un nuovo sistema.
Ben
Buchanan, ex consigliere per l'IA per la Casa Bianca, afferma che
l'accelerazionismo è diventato la dottrina ufficiale dell'amministrazione
Trump, con conseguenze potenzialmente rivoluzionarie.
Per il
nuovo esecutivo americano la vera minaccia non è la mancanza di regole, bensì
il rischio di non stare al passo nella corsa globale all'IA generale.
I
meccanismi di funzionamento dello stato americano sono troppo lenti rispetto
alla velocità dello sviluppo di innovazioni tecnologiche;
perciò, è necessaria una "distruzione
creatrice" di schumpeteriana memoria.
Di qui
i piani di licenziamento dei lavoratori da parte del “DOGE “(Dipartimento per
l'efficienza governativa statunitense) presieduto da Musk.
Sembra che parte dei 1.500 dipendenti federali
della “General Services Administration “recentemente allontanati dal posto di
lavoro verranno sostituiti dalla “chatbot GSAI.
L'economista
“Joseph Schumpeter” aveva sviluppato nel secolo scorso la teoria della
"distruzione creatrice" basandosi su una lettura
"soggettiva" dell'opera di Marx, in particolare del passaggio del
Manifesto del partito comunista in cui si afferma che la società borghese è
costretta a rivoluzionare "di continuo gli strumenti di produzione, quindi
i rapporti di produzione, quindi tutto l'insieme dei rapporti sociali".
Ogniqualvolta
il capitale riesce a superare una crisi, nega sé stesso ad un livello sempre
più alto.
L'imporsi
di nuove forme porta alla distruzione di quelle precedenti (l'automobile
elimina la carrozza).
L'accelerazionismo efficace e il lungo terminismo,
seppure le due teorie sembrino antitetiche, hanno vari punti in comune, come ad
esempio la fede nel progresso tecnologico guidato dal capitalismo.
Musk è
tra coloro che vogliono limitare, se non eliminare, le vecchie istituzioni
sociali, adottando un approccio disruptive nei confronti delle burocrazie
annidate nei vari dipartimenti statali.
La
velocità delle trasformazioni in ambito tecnologico, geopolitico e bellico,
rende necessario un esecutivo snello, celere ed efficace, non troppo
imbrigliato da "lacci e lacciuoli".
Samuel
Paparo, il responsabile del comando statunitense per l'Indo-Pacifico, ha
affermato che la "moneta corrente nel regno del XXI secolo è la rapidità.
Vince
chi agisce più velocemente».
Il
riferimento è, naturalmente, alla capacità americana di esercitare deterrenza
nei confronti della Cina.
Il
capitalismo hi-tech è entrato nelle stanze del potere politico americano, ma le
ideologie che esprime sono estremamente contradditorie:
da una
parte Musk & C. vogliono accelerare lo sviluppo tecnologico, dall'altra
firmano appelli per vincolare lo sviluppo dell'IA, temendo che essa possa
andare fuori controllo.
Marx,
non a caso, paragonava i borghesi ad apprendisti stregoni, incapaci di dominare
gli spiriti che essi stessi avevano evocato.
In “The
Techno-Optimist Manifesto”,
l'accelerazionista efficace e venture capitalist “Marc Andreessen”,
fondatore dell'azienda di servizi informatici “Netscape”, sostiene che la
"macchina tecno-capitalista" è "una spirale che va continuamente
verso l'alto", quando non è impedita da vincoli di natura etica o morale.
Andreessen sostiene l'idea di uno Stato
fondato su una non meglio specificata costituzione algoritmica.
Attacca i critici dell'IA, secondo i quali
detta tecnologia eliminerebbe lavoro umano, ridurrebbe i salari, aumenterebbe
le disuguaglianze, minaccerebbe la nostra salute, rovinerebbe l'ambiente, ecc.
Per Andreessen invece, la tecnologia è la
punta di lancia del progresso e della realizzazione del potenziale umano:
solo
lo sviluppo tecnologico permette la crescita economica, impedisce la
stagnazione, che porta al degrado, al collasso e, infine, alla morte.
La concorrenza è un modo intrinsecamente
individualistico per ottenere risultati collettivi superiori. Insomma, il
capitalismo è il motore della perpetua creazione, della crescita e
dell'abbondanza materiale.
Dio è
morto ma i "tecno-ottimisti" della Silicon Valley, e non solo, hanno
inventato il culto del capitalismo digitale.
In
realtà c'è un'altra opzione, ben più razionale di quella tecno-capitalista:
utilizzare
la potenza tecnologica oggi a disposizione per attuare un piano di vita
razionale, e qui ritorniamo a quanto detto prima citando i Punti di Forlì del
1952.
Conclusioni.
Abbiamo
ribadito che il capitalismo mette a rischio la vita di specie (lo diceva già Marx nel Manifesto non
escludendo la possibilità di una comune rovina delle classi in lotta).
Lo
avvalora la Sinistra Comunista "italiana" negli "Elementi
dell'economia marxista" del 1929 (cap. 53), in cui afferma che, pur
essendo l'avvento del comunismo una conclusione scientifica altamente
probabile,
"Le
vicende della lotta dell'uomo contro la natura potrebbero essere lentamente o
anche bruscamente invertite da fatti di ordine fisico contro cui la società
umana mancherebbe di possibilità, come un mutamento di temperatura, umidità,
composizione dell'atmosfera, una collisione di astri, ecc., fatti, però, assai
poco probabili.
Anche
fattori d'ordine sociale potrebbero invertire la direzione dello sviluppo, come
ad es. una guerra chimica che avvelenasse stabilmente vari strati
dell'atmosfera terrestre e qualche cosa di simile."
In una
nota agli "Elementi" si menzionano anche le catastrofiche
"conseguenze dell'impiego di armi a disintegrazione atomica ", ma
molti di coloro che si occupano della teoria del "rischio
esistenziale" considerano le pandemie indotte da virus artificiali la
seconda causa più probabile di una nostra possibile futura scomparsa dal
Pianeta, collocata ora in graduatoria subito dopo l'IA.
Il
lungo terminista “Ord” stima al 3% il rischio di estinzione della specie Homo
sapiens in questo secolo a causa di pandemie ingegnerizzate.
La
differenza tra noi e i catastrofisti borghesi è data dal fatto che già dal
Manifesto dei comunisti abbiamo individuato il "colpevole", ovvero un
ben preciso modo di produzione, e non riponiamo nessuna fiducia sulla capacità
del sistema attuale di risolvere i problemi che esso stesso genera a scala
sempre più vasta.
Il
capitalismo è uno zombi che più continua a trascinarsi su questo Pianeta più lo
ammorba, rendendo concreta la probabilità di un'estinzione della specie umana.
Il
solo modo per salvaguardare il futuro della specie è rivendicare un altro
mondo, qui e ora (come diceva “Occupy Wall Street”), non in un domani
indefinito.
L'unico lungo terminismo che può avere senso è
quello comunista, perché è il solo che può assicurare un futuro alla specie.
Allo
stesso tempo, l'unico accelerazionismo efficace è quello che punta a liberarsi
il più presto possibile di tutti i retaggi del passato, dalla democrazia e dal
parlamentarismo (che servono solo a mistificare la dittatura del capitale), dal produttivismo e dalla fede
acritica nel progresso:
"L'età
capitalista è più carica di superstizioni di tutte quelle che l'hanno
preceduta.
La storia rivoluzionaria non la definirà età
del razionale, ma età della magagna.
Di
tutti gli idoli che ha conosciuto l'uomo sarà quello del progresso moderno
della tecnica che cadrà dagli altari col più tremendo fragore."
Soltanto
la rivoluzione sociale può dare una spinta al sapere della specie.
Essa
passa per la distruzione di rapporti di produzione antiquati, che imbrigliano
potenzialità già oggi esistenti.
E per
assecondare tale processo non serve un'opera di preparazione culturale, ma di
preparazione rivoluzionaria.
Per la
Sinistra, infatti, prima viene la pancia, poi il cervello, prima la passione,
poi l'algebra.
Le
teorie che qui abbiano analizzato sono approdate nelle stanze della Casa
Bianca.
Donald
Trump nel suo discorso di insediamento dopo il giuramento come
quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti ha detto:
"Gli Stati Uniti si considereranno di
nuovo una nazione in crescita, con l'aumento della ricchezza, l'espansione dei
territori, la costruzione di città, l'aumento delle nostre aspettative, per
portare la nostra bandiera in nuovi bellissimi orizzonti.
E
perseguiremo il nostro destino manifesto fino alle stelle, lanciando gli
astronauti americani a piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte."
Un
nuovo corporativismo tecnologicamente avanzato sta prendendo piede (composto da
sistemi di IA collegati ad una miriade di sensori) e ad esso non è sensato
rispondere con un frontismo tipo Terza Internazionale, già sbagliato ed
inefficace all'epoca in cui venne teorizzato.
Non
serve nemmeno ripetere come pappagalli gli slogan della rivoluzione passata, la
realtà materiale ci spinge oltre, modificando approcci e linguaggi;
chi
non si adatta al cambiamento adottando un paradigma di tipo cibernetico è
destinato all'estinzione.
Non
c'è invarianza (rivoluzionaria) nel tempo senza trasformazione.
Gli
autoproclamati conquistatori di Marte aspirano ad una nuova opera comune a cui
tutti devono collaborare.
Che
sia un progetto di colonizzazione di un altro pianeta oppure l'obiettivo di
aumentare la produttività del lavoro per salvare l'economia, quello che il
capitale chiede ai proletari è di rinnovare il patto interclassista suggellato
negli anni '20 con l'avvento del fascismo.
Il
programma della rivoluzione è antiriformista, non scende a patti con
l'esistente.
Esso,
naturalmente, ha un fine, e questo determina i mezzi per il suo raggiungimento.
Se
diciamo che il capitalismo è già morto, che il comunismo è sempre più maturo,
allora vuol dire che i vigenti rapporti di produzione, ovvero l'insieme delle
relazioni sociali che regolano la produzione, non potranno ancora reggere a lungo.
D'altronde, le crepe sono sempre più visibili.
La
teocrazia non è sconfitta.
Ma tra i Paesi arabi cresce
la
rabbia contro Teheran.
Msn.com
- Storia di Gaia Cesare – Il Giornale – (03 -03 – 2026) – Redazione – ci dice:
"La
teocrazia non è sconfitta. Ma tra i Paesi arabi cresce la rabbia contro
Teheran".
"La
decapitazione dei vertici della Repubblica islamica non è ancora la fine della
teocrazia, di cui è prematuro parlare.
Siamo
in una fase di transizione e il regime iraniano ha mostrato fin qui resilienza
e resistenza, ma molte cose sono cambiate nelle 24 ore successive all'attacco
congiunto Usa-Israele", spiega “Avi Melamed”, ex funzionario del “Mossad”
e consigliere senior per gli Affari arabi, oggi analista strategico di
intelligence ed esperto geopolitico.
Il
regime iraniano è stato decapitato con l'eliminazione di decine di figure di
spicco, a partire dall'ayatollah Khamenei.
Teheran
ha un piano B?
"Ci
sono ancora molte cerchie di potere pronte a prendere il comando. Nelle
prossime ore tenteranno di raggrupparsi e riorganizzarsi, faranno di tutto per
tenere in piedi la dittatura".
Tra i
possibili successori di Khamenei si fa il nome del figlio, “Mojtaba”, 56 anni.
Potrebbe
essere lui a subentrare?
"Il
figlio di Khamenei figura tra le vittime degli attacchi, nonostante non ci sia
ancora conferma.
In
ogni caso, il secondogenito della “Guida Suprema” non ha grande supporto e
adesso altri gruppi di potere si faranno avanti e designeranno un proprio uomo
di punta per gestire questa fase".
L'attacco
Usa-Israele è stato definito una "sorpresa tattica".
Quanto
il regime di Teheran è stato colto di sorpresa?
"L'Iran
ha creduto di poter navigare fino alla fine le acque della diplomazia, ha fatto
affidamento sulle voci che si alzavano contro la guerra e pensato che, alla
fine, Trump si sarebbe tirato indietro.
Ma Teheran ha sbagliato i conti".
Il
conflitto può davvero cambiare il Medioriente?
"La
dinamica di inizio guerra è interessante, perché tutto è cominciato senza che
si parlasse di cambio di regime in Iran, ma in 24 ore le cose sono cambiate.
C' è stato una modifica degli obiettivi
americani, che ora puntano a traguardi più ambiziosi per avviare il regime
change".
In che
modo gli Stati Uniti possono spingere ancora per la fine della dittatura?
"Dopo
aver preso di mira i Pasdaran, possono puntare sui quartier generali dei basiji
(i paramilitari volontari, NDA) e prendere di mira i comandanti della polizia.
Anche i Paesi arabi potrebbero avere un ruolo
proattivo per spingere verso il cambio di regime.
Ma molto dipende da come la situazione
evolverà".
La
rappresaglia iraniana ha preso di mira anche i vicini arabi e musulmani.
Qual è
il clima in questa galassia?
"C'è
un senso di delusione, frustrazione e perfino rabbia, se non furia vera e
propria, per la reazione iraniana.
Nel
mirino sono finiti Bahrein, Oman, Arabia Saudita, Kuwait, Giordania ed Emirati
arabi uniti.
L'Iran
ha dimostrato che non distingue fra amici e nemici e questo può cambiare molte
cose".
I
vicini non si aspettavano gli attacchi dell'Iran?
"I
Paesi del Golfo hanno sempre avuto legami molto stretti con Teheran e hanno
fatto grande pressione per evitare un'azione militare contro l'Iran.
Volevano
una soluzione diplomatica ed erano al fianco dell'Iran, pensando di guadagnare
un'assicurazione sulla vita.
Hanno
fatto male i calcoli e le loro posizioni stanno cambiando. Soprattutto in
Arabia saudita".
La
prospettiva è cambiata?
"Se
finora Riad ha lavorato per la distensione, adesso i sauditi sono totalmente al
fianco degli Stati Uniti e fanno pressione su Washington perché continui con
l'azione militare.
È un
cambio che riguarda le ultime ore e non è affatto da sottovalutare".
Cosa
dobbiamo attenderci dai proxy, da Hamas a Hezbollah?
"Finora
si sono tenuti in disparte, sono sospettosi e credo che il regime non abbia
ancora ordinato loro di rendersi operativi. Ma temo che le cose
cambieranno".
Che
altre forme di rappresaglia possiamo aspettarci?
"Ci
saranno sviluppi nell'arena marina, soprattutto nel nord dell'Oceano Indiano.
Non possiamo escludere nemmeno attacchi in
Europa, nonostante dal presidente francese Macron al premier spagnolo Sánchez
alcuni leader europei abbiano fatto il gioco del regime.
Volevano
evitare un confronto diretto, ma hanno finito per accreditare la
teocrazia".
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