Una mente universale che controlla l’umanità intera.

 

Una mente universale che controlla l’umanità intera.

 

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E DOMINIO

 DELL’UMANITA’, RISPONDONO

GESU’ E IL DIAVOLO.

Thescienceofweremagazine.it - Redazione – (21 Ottobre 2024) - Nico Perrone, Direttore Agenzia Dire – ci dice:

 

Geoffrey Hilton ha da poco vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi studi sulle reti neurali e come possono imparare le macchine.

Proprio Hilton, spaventato, nel recente passato ha lasciato in modo clamoroso Google, per cui lavorava, per parlare più liberamente.

In sintesi, questo è il timore che lo ha spinto a mollare:

noi non sappiamo cosa accade nel computer, noi possiamo fornire dati che lui mette dentro e analizza nel corso del tempo ma il suo apprendimento è imprevedibile.

 Imprevedibile.

Ne va del nostro destino, insomma, visto che nessuno può escludere che le macchine, che già in passato ci hanno superato in forza fisica, tra poco possano superarci anche sul versante intellettuale.

Con al centro il solito dilemma, sul controllo dell’umanità intera.

Ho voluto fare una prova diretta, una domanda particolare alla nostra intelligenza artificiale “Chat Gpt” sull’eterna lotta tra Belzebù e Gesù.

 

IL DIAVOLO.

Se fossi il “demonio” e volessi ridurre l’umanità in schiavitù senza usare la forza che faresti? Ù

Ecco la risposta del computer:

“Adotterei un approccio sottile e psicologico, sarebbe la strada più efficace.

Ecco alcune strategie “.

 

Distrazione di Massa.

“Creerei un ambiente di costante distrazione, saturando le persone con stimoli superficiali (come intrattenimento, gossip, notizie irrilevanti). L’obiettivo sarebbe mantenere le menti occupate, impedendo loro di concentrarsi su questioni importanti come il proprio sviluppo personale, la politica o i diritti”.

Paura.

 “Alimenterei timori sottili che generano ansia costante. Non una paura acuta e immediata, ma quella sottile sensazione di insicurezza che porta le persone a cercare rifugio in autorità rassicuranti, rinunciando lentamente alla propria libertà in cambio di un falso senso di sicurezza”.

Dipendenza.

 Incentiverei la dipendenza dai comfort e dalle comodità moderne, come la tecnologia, i social media o il consumo eccessivo.

Le persone sarebbero disposte a sacrificare la loro autonomia per avere una vita più facile, rinunciando gradualmente al controllo sulla propria esistenza”.

 

Manipolazione della Realtà.

 “Creerei confusione e disinformazione, rendendo difficile distinguere tra verità e menzogna.

 Questo porterebbe a un cinismo diffuso, spingendo le persone a dubitare di tutto e a cercare autorità ‘superiori’ che forniscano risposte semplici e definitive”.

 

Polarizzazione.

 “Dividerei le persone in gruppi contrapposti (politici, sociali, economici) fomentando conflitti interni.

 Mentre loro si scontrano tra di loro, sarebbero troppo distratti per vedere chi veramente tira i fili”.

 

Togliere sempre più valore all’Istruzione Critica.

“Promuoverei invece forme di istruzione che formano lavoratori obbedienti piuttosto che individui creativi e indipendenti”.

 

Controllo Economico e Indebitamento.

“Spingerei le persone verso il consumismo sfrenato, creando un sistema di indebitamento che le mantenga intrappolate in un ciclo di lavoro e consumo senza fine.

 La libertà sarebbe così un miraggio distante.

 Insomma, anziché imporre il dominio con la forza, lo costruirei dall’interno della società, lasciando che le persone si leghino da sole, convinte di star facendo le proprie scelte”.

 

Questa è la strategia diabolica che, purtroppo, guardando a quanto accade oggi nel mondo, mi appare in pieno svolgimento.

 

GESU’.

Sfida dura per il figlio di Dio. Ecco che cosa mi ha risposto l’intelligenza artificiale. Se fossi Gesù e tornassi sulla Terra per salvare l’umanità dalle guerre e dal male?

 

“Penso che l’approccio dovrebbe andare oltre il semplice intervento miracoloso”.

 In fondo, sottolinea la macchina, la storia di Gesù riguarda “il trasformare le coscienze più che i fatti esteriori”.

 

Quindi, ci sarebbero diversi passi da considerare:

 

Riacquistare Fiducia e Riconoscimento:

 “Prima di tutto, dovrei farmi riconoscere come la figura autentica che sono, in un mondo scettico e diviso.

Questo potrebbe significare usare i miracoli o gesti simbolici per riaccendere la speranza e spingere le persone a interrogarsi su sé stesse. Ma non fermarmi lì:

dare una spiegazione e un significato più profondo ai segni per mostrare che il vero cambiamento deve venire dall’interno”.

 

Educare alla Compassione e al Perdono:

 “Sviluppare la capacità di amare il prossimo, anche i nemici, e perdonare.

Sarebbe fondamentale continuare su questa strada, ma in modo contestualizzato ai problemi moderni, come l’intolleranza, la povertà e la disuguaglianza.

Dovrei ispirare movimenti che spingano l’umanità a riscoprire l’empatia e la solidarietà, usando un linguaggio universale”.

 

Smantellare i Sistemi di Oppressione:

“Per eliminare le guerre e il male, è necessario affrontare le strutture di potere ingiuste e le cause profonde della violenza, come l’avidità e la paura.

Questo implicherebbe un lavoro di giustizia sociale, forse anche scardinando alcuni dogmi e convenzioni sociali”, non diversamente da come il Gesù storico “sfidava le autorità religiose e politiche del suo tempo”.

 

Promuovere un Cambiamento Culturale Radicale. “Incoraggiare le persone a vedere la propria vita in modo interconnesso, a capire che ogni azione ha un impatto globale.

Forse con un messaggio rivolto alla salvaguardia del pianeta e alla convivenza pacifica, piuttosto che alla semplice salvezza individuale. Potrebbe essere necessario usare nuove ‘parabole’ adattate alla modernità, come il rispetto per l’ambiente o l’uso consapevole della tecnologia”.

 

Esercitare la Pazienza Divina.

In ogni caso, “ci vorrebbe tempo. Non si può cambiare il cuore delle persone in un attimo.

Bisognerebbe guidarle verso una trasformazione graduale, evitando la tentazione di imporre soluzioni autoritarie.

Potrebbe essere più efficace ispirare, piuttosto che intervenire direttamente in ogni conflitto.

Il mio obiettivo sarebbe quindi quello di seminare un cambiamento duraturo e di far risvegliare negli esseri umani la capacità di essere parte della soluzione, anziché solo spettatori di un intervento miracoloso”.

 

Per quanto mi riguarda, ho paura che per Gesù si potrebbe verificare quanto già successo.

 Scolpite nella mente il capitolo del grande Dostoevskij nel suo I Fratelli Karamazov:

“…Dopo quindici secoli dalla morte, Cristo fa ritorno sulla terra. Non viene mai menzionato per nome, ma sempre chiamato indirettamente. Pur comparendo furtivamente, viene misteriosamente riconosciuto da tutti, il popolo lo riconosce e lo acclama come salvatore, tuttavia egli viene subito incarcerato per ordine del Grande Inquisitore, proprio mentre ha appena realizzato la resurrezione di una bambina di sette anni, nella bara bianca ancora aperta, pronunziando le sue uniche parole di tutta la narrazione:

Talita lumi (Alzati fanciulla).

È lo stesso inquisitore subito dopo a recarsi presso di lui nella prigione in cui è stato rinchiuso esordendo con queste parole: “Sei tu? Sei tu?”

Non ricevendo risposta, aggiunge rapido:

“Non rispondere, taci! E poi, che cosa potresti dire?

So anche troppo bene quel che diresti.

 Ma tu non hai il diritto di aggiungere nulla a quel che già dicesti una volta.

Perché sei venuto a infastidirci?

Perché sai anche tu che sei venuto a infastidirci.

Ma sai cosa accadrà domani?

Io non so chi tu sia né voglio sapere se tu sia proprio Lui o gli somigli, ma domani ti condannerò, ti brucerò sul rogo come il più empio degli eretici…”.

 

 

COMPRENDERE LA GOVERNANCE GLOBALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ATTRAVERSO UN FRAMEWORK A TRE LIVELLI.

Thescienceofwhereagazine.it - Redazione – (7 Febbraio 2026) – ci dice:

 

(nostra traduzione da “Lawfare / Cedric (Yehuda) Sabbah, Moshe Uziel”).

 

“Se il XX secolo è stato alimentato dal petrolio e dall’acciaio, il XXI secolo è alimentato dall’informatica e dai minerali critici”.

Pertanto, l’iniziativa “Pax Siliqua “dell’amministrazione Trump, un impegno tra gli Stati Uniti e otto paesi partner a collaborare per “garantire la sicurezza strategica della catena di approvvigionamento tecnologico globale”, è stata avviata l’11 dicembre 2025.

 Due giorni prima, la “Linux Foundation” ha annunciato la costituzione della “Agenti AI Foundation” (AAIF), un gruppo di aziende di intelligenza artificiale (AI) – tra cui Amazon, Google, Microsoft, OpenAI e Cloud fare – impegnate a “gettare le basi per un ecosistema condiviso di strumenti, standard e innovazione guidata dalla comunità” per l’AI agentiva, riferendosi agli strumenti di AI in grado di eseguire una serie di compiti in modo autonomo.

 

Queste iniziative si aggiungono a un panorama di governance dell’IA già frammentato, con nuovi organismi e gruppi di lavoro che emergono periodicamente e organizzazioni internazionali che producono un numero crescente di testi normativi e documenti politici.

Solo dal 2024, il “Consiglio d’Europa” ha finalizzato la Convenzione sull’intelligenza artificiale e una metodologia di valutazione dei rischi per i diritti umani per l’IA;

 l’”Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico” (OCSE) ha aggiornato i suoi principi di affidabilità dell’IA e pubblicato un rapporto con raccomandazioni sull’uso dell’IA nel governo;

il governo degli Stati Uniti ha lanciato “Pax siliqua”;

il Vertice sull’azione per l’IA del 2025 ha prodotto una dichiarazione sull’IA inclusiva e sostenibile;

e le Nazioni Unite hanno istituito un “Comitato scientifico internazionale indipendente sull’intelligenza artificiale” e un “Dialogo globale sulla governance dell’intelligenza artificiale”.

 

Con questa crescita esponenziale della produzione globale di politiche sull’IA, si presenta il rischio di duplicazione delle iniziative, sovrapposizioni sostanziali, sfide di interoperabilità e persino potenziali contraddizioni tra politiche e norme.

Il numero elevato di organismi e iniziative rende inoltre difficile per gli attori dell’IA determinare dove impegnarsi al meglio nella governance globale dell’IA in modo da ottenere un impatto duraturo.

Le Nazioni Unite hanno recentemente riconosciuto le sfide di questo contesto, sottolineando la necessità di una “governance dell’IA multistakeholder”, senza tuttavia specificare cosa ciò significhi nella pratica, creando così maggiore confusione.

Nel tentativo di dare un senso all’attuale panorama dell’IA, noi autori proponiamo un quadro multilivello per concettualizzare la governance globale dell’IA basato sul quadro a tre livelli ampiamente utilizzato per la governance di Internet.

Esso è modellato sui comuni schemi dell’“AI stock”, in particolare l’hardware, il software, i dati e le applicazioni che fanno parte della catena di fornitura dell’IA, nonché i suoi componenti materiali ed energetici sottostanti.

Questo articolo non pretende di stabilire uno schema definitivo.

In effetti, un tale schema sarebbe sconsigliabile, data la natura dinamica del settore.

Ciononostante, speriamo che possa fornire alcune indicazioni e orientamenti per orientarsi meglio nel panorama globale dell’IA.

 

Il quadro a tre livelli della governance di Internet.

 

Un utile punto di partenza per mappare il panorama della governance dell’IA proviene da un quadro di riferimento vecchio di 25 anni che rimane rilevante nella ricerca accademica odierna.

Nel 2000, “Yochai Benkler” ha pubblicato un articolo fondamentale, “From Consumers to Users: Shifting the Deeper Structures of Regulation Toward Sustainable Commons and User Access” (Da consumatori a utenti: spostare le strutture più profonde della regolamentazione verso beni comuni sostenibili e accesso degli utenti), che distingue tre “livelli” di attività Internet:

Il livello infrastrutturale comprende le basi fisiche e tecniche di Internet, come cavi, router, server, data center e l’hardware complessivo che consente la comunicazione digitale.

La governance a questo livello si concentra su questioni quali l’accesso, la connettività e l’affidabilità della rete.

Il livello logico è costituito dal software, dai protocolli e dagli standard che determinano il flusso delle informazioni e l’interoperabilità dei sistemi.

La governance in questo caso riguarda gli standard che consentono l’interoperabilità e la sicurezza tra reti e applicazioni.

Organizzazioni come l’”Internet Corporation for Assigned Names and Numbers” (ICANN), l’”Internet Engineering Task Force” (IETF) e il” World Wide Web Consortium” (W3C) svolgono un ruolo di primo piano nella definizione di questo livello.

Il livello dei contenuti è visibile agli utenti di Internet.

L’attività che si svolge in questo livello comprende tutte le interazioni umane e organizzative che avvengono su Internet, come la creazione di contenuti, la criminalità informatica e l’attività economica.

Nel 2016, l’ICANN ha ampliato questo quadro indicando come varie organizzazioni internazionali siano coinvolte in diversi aspetti della governance di Internet.

Quanto segue si ispira all’infografica dell’ICANN e propone una nuova visualizzazione della governance globale dell’IA.

 

Applicazione del quadro a tre livelli alla governance dell’IA.

 

L’applicazione della matrice a tre livelli alla governance dell’IA porta alla seguente classificazione:

Il livello dell’infrastruttura dell’IA comprende l’infrastruttura informatica e dei dati alla base dell’elaborazione ad alte prestazioni dell’IA, come semiconduttori, GPU, TPU, NPU, data center, sistemi di raffreddamento e piattaforme di cloud computing.

Si potrebbe estenderlo per includere la catena di fornitura dell’elaborazione ad alte prestazioni, i sistemi energetici e le risorse (acqua, gas, nucleare) necessarie per alimentarli. I produttori di semiconduttori come Nvidia e Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) operano a questo livello.

Il livello logico comprende modelli di IA, sistemi software e servizi incentrati sui modelli attraverso i quali l’IA viene sviluppata, accessibile, orchestrata e integrata, compresi i protocolli di interoperabilità emergenti.

 A differenza del livello logico di Internet, basato su standard aperti e ampiamente condivisi come TCP/IP, il livello logico dell’IA è attualmente dominato dai modelli proprietari sviluppati da un numero ristretto di aziende, tra cui OpenAI, Google Deep Mind e Antropico.

Nel frattempo, questo livello include anche importanti componenti open source, come i framework di apprendimento automatico “Py Torch” e “Tensor Flow”, piattaforme di scambio di modelli come “ONNX” e una serie crescente di protocolli di interoperabilità proposti per consentire l’integrazione e il coordinamento tra i sistemi di IA, come il Model Context Protocol (MCP) di Antropico.

Il livello sociale si riferisce alle interazioni umane e istituzionali, come quelle tra aziende, tra governo e consumatori, tra aziende e consumatori e tra consumatori, che utilizzano applicazioni di IA per produrre risultati di ogni tipo.

L’elenco degli attori di questo livello è impressionante e comprende applicazioni orientate alle aziende e rivolte ai consumatori, testi, suoni, immagini e video, applicazioni di codifica e agenti di IA che svolgono compiti per i consumatori o le aziende.

 Queste applicazioni di IA sono utilizzate in una serie di attività sociali, dagli strumenti di assunzione alla prevenzione della criminalità, al marketing e all’automazione del flusso di lavoro.

Tra le applicazioni rappresentative figurano Gemini, ChatGPT, Veo, Napkin, Canva, Base44 e Genspark.

Sono sviluppate e commercializzate da attori di ogni tipo e dimensione. Analogamente all’evoluzione di Internet, si assiste a una democratizzazione degli strumenti di IA nel livello sociale (agenti, Vibe coding).

Ciò che accomuna concettualmente queste applicazioni è il fatto che l’IA è fondamentale per il loro funzionamento e la produzione di contenuti, attingendo a modelli e protocolli dal livello logico.

Certo, esistono altri metodi per identificare l’attività intorno allo stock IA.

IBM propone, ad esempio, uno schema multistrato di livelli di calcolo, dati, modelli, applicazioni e “osservabilità”.

La società di ricerca sull’”IA Gartner” applica una concettualizzazione più astratta con la gestione dei dati, le applicazioni IA e la mitigazione dei rischi.

“Urs Gasser” include un livello etico nel suo modello.

 Ciascuno di questi modelli è prezioso a modo suo.

Tuttavia, nel contesto della governance globale dell’IA, un modello a tre livelli più semplice, simile a quello utilizzato da “Brad Smith” di “Microsoft”, in cui ogni livello comprende un ampio spettro di attività, coglie meglio il modo in cui gli attori dell’IA vedono e operano realisticamente all’interno dello stock dell’IA.

Inoltre, i suoi parallelismi con il modello di governance di Internet ampiamente adottato consentono di effettuare confronti tra la governance globale dell’IA e quella di Internet.

Il quadro a tre livelli può anche essere esportato ad altri argomenti di governance tecnologica, come la quantistica, l’interfaccia cervello-macchina e la robotica, promuovendo una maggiore interoperabilità delle discussioni politiche tra i principali assi tecnologici.

 Detto questo, come verrà discusso di seguito, il modello potrebbe richiedere un certo ampliamento.

 

Con una descrizione generale dei livelli di attività dell’IA, il passo successivo è identificare gli organismi internazionali rilevanti per ciascun livello.

 La visualizzazione della governance di Internet realizzata dall’ICANN nel 2016 fornisce spunti per mappare gli organismi internazionali che influenzano ciascun livello dell’ecosistema dell’IA.

 

Osservazioni e questioni politiche.

 

In primo luogo, occorre raggruppare varie iniziative politiche in base al livello su cui si concentrano.

Possiamo notare, ad esempio, che il “Transparency in Frontier AI Act” della California, che applica le sue disposizioni principali agli “sviluppatori di frontiera”, si concentra sul livello logico.

Nel frattempo, il Codice di condotta del processo di Hiroshima fa riferimento a “modelli di base avanzati e sistemi di IA generativa”, utilizzando termini diversi ma con un ambito simile.

 Al contrario, le disposizioni dell’”EU AGLI Act” sulle “applicazioni ad alto rischio” si riferiscono principalmente al livello sociale, mentre quelle sulla trasparenza dei modelli di base riguardano il livello logico.

Inoltre, la “Convenzione sull’IA del Consiglio d’Europa” si concentra maggiormente sulle applicazioni dell’IA nel settore pubblico.

Questo esercizio di raggruppamento è utile per confrontare le iniziative in base al loro ambito di applicazione previsto, per verificare se le misure adottate sono in linea con gli obiettivi dichiarati e per consentire alle organizzazioni internazionali di semplificare la loro tassonomia.

 

Al di là della tassonomia, il quadro offre alcune osservazioni sulle sfide che attendono la governance globale dell’IA.

Ad esempio, le aziende all’avanguardia nel campo dell’IA stanno spingendo per acquisire i “mezzi di produzione” – l’energia e l’infrastruttura informatica dell’IA – in modo da poter gestire l’intero “stock” di applicazioni di IA con una dipendenza minima da terzi.

Ad esempio, “Microsoft” ha annunciato nel 2024 un accordo per ottenere energia nucleare per alimentare i propri data center, e “Meta” ha annunciato un accordo simile nel gennaio 2026.

 I principali fornitori di servizi cloud, tra cui Amazon, Microsoft e Google, ospitano i propri modelli di base mentre sviluppano applicazioni all’avanguardia.

Questi attori possono operare strategicamente su più livelli e nessuna singola organizzazione nazionale o internazionale è in grado di cogliere la portata completa della loro attività.

Inoltre, si notano significative collaborazioni strategiche tra livelli, come la partnership tra Nvidia e Google su hardware ottimizzato per l’IA, la fornitura da parte di Google ad Antropico di infrastruttura cloud e accesso a TPU, e la fornitura da parte di AWS a OpenAI di infrastruttura avanzata per la formazione sull’IA e l’offerta ai propri clienti dell’accesso ai modelli open-weight di OpenAI attraverso Amazon Brock. Queste alleanze dimostrano che molte applicazioni di IA a livello sociale sono costruite su un mix di infrastrutture e componenti logici governati da attori diversi.

 

C’è anche l’emergere di verticali cross-laser.

Si prendano ad esempio gli agenti che combinano le capacità del livello logico (pianificazione, ragionamento, esecuzione di strumenti) con le funzioni del livello sociale (azioni autonome all’interno di applicazioni o flussi di lavoro).

Un altro verticale che attraversa i livelli è quello dei dati, in particolare i massivi set di dati utilizzati per addestrare i modelli di base.

Mentre i data center cloud sono tipicamente associati al livello infrastrutturale, i dati che tradizionalmente derivano dall’attività nel livello sociale vengono reimmessi nei modelli a livello logico.

 

Allargando ulteriormente la prospettiva, i sistemi di “IA generici” producono valore a tutti i livelli, generando ottimizzazioni a livello infrastrutturale, logico e sociale, in un ciclo di IA continuo e intrecciato. Ciò evidenzia ancora una volta come le politiche relative all’attività in un livello possano influenzare gli altri livelli.

Ad esempio, le regole sulla correttezza dei risultati, una funzione del livello sociale, possono richiedere modifiche ai set di dati utilizzati per addestrare i modelli a livello logico.

Un recente articolo, condotto da OpenAI e co-autore Yeoshua Bangio, dimostra come la regolamentazione dell’elaborazione dell’IA a livello di infrastruttura possa creare risultati in altri livelli.

Gli esempi sopra riportati suggeriscono che, insieme ai livelli esistenti, alcuni domini dell’IA potrebbero essere meglio compresi come verticali cross-laser piuttosto che come categorie ben definite.

La considerazione di tali verticali non sostituisce il quadro a tre livelli, ma può integrarlo e aiutare a cogliere le questioni di governance che derivano da sistemi di IA sempre più integrati e incarnati.

 

Queste tendenze pongono sfide significative in materia di governance.

Un approccio potrebbe essere quello di cercare un ruolo più importante per le Nazioni Unite, ma ciò solleverebbe probabilmente alcune questioni significative:

in primo luogo, perché è difficile regolamentare le questioni fondamentali relative all’IA con agilità e senza il rischio di ostacolare l’innovazione, come ha dimostrato il processo di redazione della legge sull’IA dell’UE.

L’ONU, con la sua burocrazia e i suoi processi decisionali relativamente lenti, non è adatta ad affrontare la natura altamente dinamica della governance dell’IA.

In secondo luogo, c’è il rischio che un’azione su larga scala dell’ONU dia un peso eccessivo agli interessi degli Stati non democratici.

“Laura De Nardis” e altri hanno dimostrato come i paesi non democratici abbiano cercato di esercitare un “controllo” sulla governance di Internet attraverso gli organismi dell’ONU in cui hanno maggiore influenza.

 L’ONU ha recentemente ribadito il suo impegno, sebbene con alcune modifiche, a favore di un modello di governance di Internet aperto e non centralizzato, ma ora si rischia di assistere alle stesse battaglie per il controllo della governance dell’IA.

 A nostro avviso, piuttosto che limitarsi a ricorrere alla governance guidata dall’ONU, la sfida per gli organismi internazionali di ogni tipo è quella di proteggersi dai rischi di una deriva della missione e di un eccessivo intervento istituzionale.

Gli sforzi delle Nazioni Unite in materia di definizione delle politiche dovrebbero invece rimanere mirati, agili e basati sui dati, con l’obiettivo di garantire l’interoperabilità.

Ciò consentirebbe ai paesi con valori simili di affrontare le questioni più urgenti e permetterebbe la condivisione futura delle migliori pratiche e delle esperienze politiche.

In questo senso, “Pax siliqua” è tempestiva e costituisce un appropriato riavvio delle discussioni globali.

 

Domande per future indagini.

 

Per semplicità, abbiamo proposto tre livelli generali per visualizzare lo stock dell’IA, ma ammettiamo che livelli aggiuntivi e più dettagliati potrebbero ampliare il modello.

Ad esempio, si potrebbero concettualizzare i modelli di base come un livello separato, parallelo al livello dell’infrastruttura fisica.

Inoltre, con l’imminente ubiquità dei sistemi fisici di IA, come i veicoli autonomi, i droni per le consegne, i robot umanoidi industriali, commerciali e privati, le città intelligenti e i dispositivi indossabili alimentati dall’IA, si potrebbe aggiungere un altro livello parallelo al livello sociale.

 Infine, in linea con il Piano d’azione sull’IA e il riferimento di Pax Siliqua allo “stock IA” completo, si potrebbe aggiungere un nuovo livello al di sotto del livello dell’infrastruttura per coprire i materiali e i minerali essenziali per lo stock IA.

Ciò include il silicio per la produzione di semiconduttori e i composti a base di gallio utilizzati nell’elettronica ad alta efficienza per ridurre la perdita di energia nei data center IA.

Inoltre, gli elementi delle terre rare, come il disprosio, sono fondamentali per migliorare i magneti permanenti ad alte prestazioni utilizzati nei sistemi di raffreddamento dei data center e nei motori elettrici avanzati.

Molti di questi minerali chiave si trovano in Cina o in paesi allineati con la Cina, sollevando più ampie preoccupazioni geopolitiche riguardo all’approvvigionamento della catena di fornitura.

 

I data center spaziali sono un altro sviluppo degno di nota.

Ad esempio, il progetto Star cloud di Nvidia mira a ridurre il consumo energetico terrestre.

Ciò potrebbe plausibilmente coinvolgere la governance spaziale nella discussione sulla governance dell’IA.

 La regolamentazione dei vari attori sia a livello di IA che di governance spaziale probabilmente porrà nuove sfide e richiederà adeguamenti al quadro a tre livelli.

 

Il quadro a tre livelli presentato ha scopo descrittivo.

 Identifica gli attori e le istituzioni che operano a ciascun livello, evidenzia dove potrebbe essere opportuno un coordinamento e suggerisce un approccio sfumato alla regolamentazione.

 In questo senso, la solidità del quadro può essere messa alla prova: riflette accuratamente la complessa realtà dell’ecosistema dell’IA?

 Sì, il quadro proposto è solo un punto di partenza, un modo per organizzare ciò che è noto oggi, lasciando spazio alle domande, alle sfide e alle scelte politiche che daranno forma alla prossima generazione di governance dell’IA.

Senza dubbio, il quadro dovrebbe essere perfezionato ed evolversi in base a questa realtà.

Pertanto, qualsiasi modifica al quadro che ne rafforzi la solidità è benvenuta.

 A tal fine, abbiamo creato un “repository GitHub pubblico” e invitiamo i lettori a suggerire ulteriori modifiche.

 

Come osservato in precedenza, il quadro può essere applicato anche alla governance globale di altre tecnologie importanti. Ad esempio, si potrebbe immaginare un livello infrastrutturale, logico e sociale nel” quantum computing”. Identificare gli attori rilevanti in un dominio quantistico e le organizzazioni che li “regolamentano” potrebbe essere un esercizio fruttuoso, in particolare ora che l’OCSE sta intraprendendo un lavoro innovativo per sviluppare raccomandazioni per una gestione responsabile delle tecnologie quantistiche.

Inoltre, i progressi nelle neurotecnologie e nelle interfacce uomo-macchina sollevano domande affascinanti sull’interazione tra l’hardware utilizzato per queste tecnologie e il ruolo del corpo umano come “livello” ancora più fondamentale in questo ecosistema.

 

In definitiva, noi autori speriamo che l’applicazione del quadro a tre livelli alla governance dell’IA e ad altri campi della governance tecnologica possa aiutare i responsabili politici, gli accademici, gli organismi di normazione, le organizzazioni della società civile e, naturalmente, gli attori industriali a dare un senso a un panorama tecnologico frammentato e sempre più complesso.

 Ciò, a sua volta, potrebbe contribuire a un dialogo più approfondito e sofisticato sulle politiche globali in grado di sbloccare i potenziali benefici di queste tecnologie.

 

 

 

La Digitalizzazione Sopprime

le Scelte Democratiche.

Conoscenzealconfine.it – (12 Febbraio 2026) - Vladimiro Iuliano – Redazione – ci dice:

 

Ecco perché la digitalizzazione è uno sbaglio che richiede di essere fermato e ripensato.

Come è noto, sta venendo fuori una verità sul Covid e sui vaccini dagli Usa inquietante.

Un folto gruppo intorno al lobbista americano morto in strane circostanze “Jeffrey Epstein”, sembra avere “disegnato” e costruito la stessa “epidemia” Covid e la successiva distribuzione e imposizione coatta e obbligatoria dei vaccini.

 

Tale gruppo è stato in grado di controllare organismi internazionali, nazionali – privati e pubblici – e governi, influenzandone e decidendone le elezioni.

L’Europa stessa è stato teatro di applicazione di tale inquietante programma enunciato dal “World economico forum” a livello mondiale.

 

Ogni forma di imposizione coatta si serve quanto può di macchinari e apparecchiature elettroniche digitalizzate, cioè di quanto di più lontano dalla espressione fattuale e manifestazione reale della volontà della persona.

Vale a dire che quanto più sono accentrate in un unico software o algoritmo le volontà di una moltitudine di elettori, più queste saranno in balia del funzionamento stesso di quell’algoritmo o software.

 I quali sono e saranno sempre gestibili e manovrabili da pochi o anche solo da uno.

Non è un caso che il presidente Donald Trump stia riportando il meccanismo del voto e delle elezioni Usa alle schede e tessere elettorali cui corrisponda un documento di identità della persona elettore.

Non è mai indice di democrazia nascondere gli elettori dentro un software non avendo alcuna certezza né del suo funzionamento “democratico” e regolare, né tantomeno della reale e veritiera identità dell’elettore, di tutti gli elettori.

 La digitalizzazione è più funzionale alla macchinazione, al raggiro e all’imbroglio che alla democrazia.

Lo stesso vale per le identità digitali personali – al posto della carta di identità, o della patente, o della tessera sanitaria – e via dicendo.

Digitalizzare è accentrare e di fatto consegnare il potere e il controllo a chi gestisce il software della digitalizzazione.

 

Questo non significa che non si possa usufruire della modernità dell’abbandono del cartaceo per servizi e funzioni digitali, ma bisogna fare attenzione a, come si dice, non buttare il bambino con l’acqua sporca.

 Cioè va fatto “cum grano salis”.

 

Prendiamo ad esempio le passate elezioni presidenziali Usa del 2020, che il presidente Usa ha segnalato essere state a suo parere manomesse proprio tramite “hacking del software medesimo” per cui nella notte, a fronte di voti in gran numero a suo favore, sono stati immessi e conteggiati altri voti falsi a favore del suo contendente Joel Biden.

Di conseguenza, Trump sostiene oggi, denunciandolo, di avere vinto le elezioni tre volte non due e che la presidenza Biden è nata da un fatto illecito.

Ecco ciò che può la distorsione della digitalizzazione e dell’accentramento della medesima.

 

Una volta digitalizzata l’intera popolazione, ciascuno di noi è ridotto a un numero digitale – cosa già di per sé stridente con i diritti della persona e relativa tutela.

 E una volta che tutte le persone vengono ridotte ad un numero, viene anche cancellata la possibilità di ciascuno di potere decidere autonomamente per sé, ad esempio di fronte ad aberrazioni e deliri collettivi.

Si sarebbe trattato di questo, nel caso della obbligatorietà dei vaccini Covid non sicuri, non provati e tragicamente pericolosi.

 

In India il numero di persone digitalizzate che non riescono, proprio perché tali, ad accedere alle cure sanitarie ospedaliere, risulta essere esorbitante.

La digitalizzazione, avendo quale propria caratteristica preminente l’accentramento, o meglio, la possibilità dell’accentramento delle decisioni, del potere e del controllo su tutti, smette di essere – anzi non lo è affatto – lo strumento che dobbiamo augurarci di avere a nostra disposizione, divenendo sicuramente strumento dannoso per la persona.

 

Le macchine e i computer, i software possono svolgere compiti di grande utilità, ma le persone non sono macchine e sono molto più complesse di queste.

 Per cui è necessario si tengano gli ambiti profondamente separati.

Soprattutto se è coinvolta la democrazia, che altro non è che la somma delle volontà delle persone.

E la sanità, che altro non è che la salute delle singole persone.

E ogni altro aspetto e ambito che coinvolga la persona.

(Articolo di Vladimiro Iuliano).

(opinione.it/societa/2026/02/11/vladimiro-iuliano-digitalizzazione-scelte-democratiche-diritto-della-persona).

 

 

 

File Epstein, la Crisi dell’Occidente e la Russofobia.

Conoscenzealconfine.it – (11 Febbraio 2026) - Giuseppe Masala – Redazione – ci dice

Il tentativo di addebitare ad una macchinazione del Cremlino lo scandalo Epstein, attesta ancora una volta la russofobia occidentale. Fenomeno questo indagato dal filosofo tedesco” Haute Ritz” nel suo ultimo libro che sviscera le cause profonde di questo odio irriducibile.

 

In questo momento di grave crisi che coinvolge le élites occidentali nel loro complesso a causa della pubblicazione dei cosiddetti “File Epstein” da parte del “Dipartimento di Giustizia” statunitense e da cui si evince una evidente attitudine nichilista delle nostre classi dirigenti, desta sconcerto leggere che i britannici stiano cercando alacremente un filone russo che coinvolga Mosca nel caso Epstein.

 

Da notare, peraltro, che all’epoca della prima elezione di Trump fu tentata la stessa operazione da parte degli americani che tentarono di coprire il cosiddetto “PizzaGate-Podesta” (ricordo le inquietanti feste dove l’artista “Marina Abramovich” svolgeva il ruolo di grande cerimoniere) come una macchinazione architettata dell’intelligence russa.

 

A ben vedere dietro questa coazione a ripetere vi è una costante, che oserei definire “russo fobica” che porta le élites occidentali, ogni qualvolta sono in grave difficoltà, a individuare nella Russia un capro espiatorio, un presunto “ricettacolo di tutti i mali” su cui addossare la colpa del momento di difficoltà.

Anche questa volta sta andando così: la colpa della crisi Epstein è da ricercare a Mosca.

 

Un fenomeno questo della “costante russo fobica” che è qualcosa di più di un modo (più o meno puerile) di addossare sul nemico del momento, vicende che mettono in difficoltà le classi dirigenti, fino al punto di rischiare di delegittimarle.

Dietro questi tentativi si nasconde un odio smisurato, irragionevole e dunque irrazionale.

 

Ad indagare approfonditamente su questo fenomeno è il filosofo tedesco” Haute Ritz” che da più di un mese ha pubblicato in Italia (per Fazi Editore) una pregevole opera dal titolo eloquente “Perché l’Occidente odia la Russia”.

 

Secondo Ritz, per riscontrare un’altra forma di odio così profondo e radicato verso un paese che in qualche modo rappresenta “una civiltà altra” rispetto a noi, bisogna risalire allo scontro tra i romani (e dunque la civiltà greco-romana) e i cartaginesi (civiltà orientale).

 Allo stesso modo dei romani, secondo l’autore tedesco, l’Occidente conduce una lotta senza quartiere nei confronti della Russia almeno dal 1918, ovvero dalla rivoluzione bolscevica che ha innescato quel grandioso moto di liberazione dal giogo del colonialismo occidentale di molti paesi del mondo.

 

Ecco il peccato originale della Russia secondo haute Ritz!

Le élites occidentali imputano alla Russia la fine della propria egemonia sul resto del mondo.

Un affronto che – evidentemente – la Russia deve pagare con la propria disgregazione.

 E da qui le continue aggressioni.

 

Un’ opera quella di Ritz, che a mio modesto avviso non è del tutto esaustiva su un fenomeno complessissimo ma che comunque apre visioni importantissime e che potrebbero spingere le opinioni pubbliche a richiedere quel necessario cambio di rotta o ancora meglio, a pretendere un cambio delle proprie élites nichiliste e russo fobiche.

 

Se posso esprimere un parere personale, proprio qui forse sta il punto di fondo:

 il pensiero russo, da Dostoevskij a Turgenev, smaschera il nichilismo occidentale (fenomeno peraltro ben compreso anche da Friedrich Nietzsche e da Martin Heidegger) e questo è imperdonabile per le nostre élites poste di fronte alla propria dissolutezza ora emersa incontrovertibilmente con i file del “demone Epstein”.

 

Forse qui sta il punto ineludibile:

il pensiero russo rappresenta un punto irriducibile di contestazione delle élites occidentale e questo è un affronto considerato imperdonabile. Ecco spiegata anche l’ostilità occidentale contro la cultura russa che è emersa in questi anni.

 

Dunque un libro quello di Ritz che consiglio vivamente, magari letto in contemporanea con “I Demoni” di Dostoevskij o con “Padri e Figli” di Turgenev.

(Articolo di Giuseppe Masala).

(lantidiplomatico.it/dettnews-file_epstein_la_crisi_delloccidente_e_la_russofobia/29296_65205/).

 

 

 

 

Gli “Eletti”!

Conoscenzealconfine.it – (10 Febbraio 2026) - Maurizio Blondet – Redazione – ci dice:

 

Si fa davvero una gran fatica a mantenersi calmi e freddi nei confronti del cosiddetto “popolo eletto”, dopo avere attinto ai materiali dell’orco Epstein.

 

Forse vivo in Israele…

Gli “eletti”, come i ben informati sanno già da tempo, hanno l’inveterata abitudine di considerare i non appartenenti alla loro stirpe privilegiata alla stregua di “animali” (goyim).

I riti satanici da essi praticati con coinvolgimento di bambini, oggi emergenti dall’ultimo scandalo in ordine di tempo, erano già noti in epoca medievale e comportavano la periodica cacciata degli “eletti” da ogni comunità cittadina e nazionale, in tutta Europa (come si legge nel libro “Pasque di sangue” a cura di “Ariel Toaff”).

Mentre noi ci trastulliamo il cervello ed omaggiamo ipocritamente le “giornate delle memorie”, questa “cricca di eletti” controlla, ricatta e soggioga le classi dirigenti di mezzo mondo, con la quasi unica eccezione dei cinesi.

 

Essi sono in condizione di sterminare interi popoli e, contestualmente, di passare da vittime anziché da carnefici.

Controllano pressoché TUTTA la stampa occidentale, ivi inclusi alcuni settori di una certa falsa “contro-informazione”.

 

Profanano costantemente tutti i luoghi sacri a loro non appartenenti, a cominciare dalla santa Gerusalemme, ove ripetutamente insolentiscono e sputano addosso ai cristiani in pellegrinaggio.

 

Creano in laboratorio le branche più “sporche” dell’Islam (Isis, Al Qaeda, ecc.) a cui affidano il compito di colpire le comunità cristiane in tutto il medio oriente (e, tra non molto, anche qui in Europa).

 

Al contempo, prendono di mira proprio i regimi islamici più tolleranti (Gheddafi, Saddam, Assad ed oggi l’Iran), facendoceli passare per nemici dell’occidente, quando è vero l’esatto contrario!

Sono malvagi doppiogiochisti e sfacciati manipolatori, con una “perfidia” inarrivabile, già descritta e denunciata pubblicamente quasi 2.000 anni fa da “S. Ambrogio”.

 

Altro che tavoli e consigli della pace, per liberare la Terra Santa di Palestina da questi demoni, qui ci vorrebbero un redivivo Papa Urbano e nobili uomini dal cuore impavido come “Goffredo di Buglione”, per fare una nuova santa “Crociata di Liberazione”!

(Articolo di Maurizio Blondet).

(maurizioblondet.it/foto-di-epstein-vivo-a-tel-aviv/).

 

 

 

 

Il “Pacchetto Dmitriev”:

 MaxiIntesa USARussia

per la Pace, Panico a Kiev.

Conoscenzealconfine.it – (9 Febbraio 2026) – Redazione -

 

In questi ultimi giorni si è parlato con insistenza del cosiddetto “Pacchetto Dmitriev” ed esso ha rivelato molto più delle sole cifre in gioco.

 

Secondo” Volodymyr Zelensky”, l’intelligence ucraina gli avrebbe mostrato documenti su una proposta russa di cooperazione economica con gli Stati Uniti nell’ordine di 12 trilioni di dollari (12.000 miliardi), un pacchetto strutturato di progetti economici a lungo termine tra Washington e Mosca.

 

Questa proposta, presentata – a quanto riferito – dall’emissario del Cremlino” Kirill Dmitriev”, viene oggi descritta a Kiev come una minaccia esistenziale agli interessi ucraini.

 Ma letta in chiave geopolitica, essa è innanzitutto il sintomo di un possibile ri-orientamento strategico degli Stati Uniti:

dal paradigma della guerra per procura al paradigma dell’integrazione economica e del compromesso.

 

Il dato certo è che il pacchetto non è (ancora) un accordo:

si tratta di una proposta russa, non di un trattato firmato.

Tuttavia, il solo fatto che Mosca provi a sedurre Washington con un maxi-insieme di cooperazioni energetiche, infrastrutturali e industriali indica l’emergere di un orizzonte alternativo alla prosecuzione indefinita del conflitto.

Ed è proprio questo che sembra terrorizzare Zelensky:

non solo il contenuto dei possibili intese, ma il fatto stesso che si possa discutere della sicurezza europea fuori dal perimetro di Kiev.

 

Che Cos’è Davvero il “Pacchetto Dmitriev”?

Le fonti ucraine parlano in modo relativamente coerente.

Zelensky ha dichiarato in conferenza stampa che l’intelligence gli ha mostrato il cosiddetto “Pacchetto Dmitriev”, presentato negli Stati Uniti, con un volume complessivo di circa 12 trilioni di dollari di cooperazione economica tra USA e Russia.

 

L’offerta, così come viene descritta, non riguarda un singolo contratto, ma un “framework pluridecennale”:

progetti energetici, investimenti, accesso a risorse strategiche, forse anche grandi opere infrastrutturali, in cambio di una graduale normalizzazione politica e, verosimilmente, di una revisione del regime sanzionatorio.

 

In più di un intervento Zelensky ha ribadito che, secondo i segnali raccolti da Kiev, alcune parti di questi possibili documenti bilaterali potrebbero toccare direttamente l’Ucraina, in termini di sovranità e garanzie di sicurezza.

Da qui la formula ripetuta con insistenza:

“L’Ucraina non sosterrà alcun accordo su di noi senza di noi.”

Tuttavia, Zelensky stesso ammette che non conosce i dettagli completi: Kiev riceve “segnali separati” da intelligence e fonti aperte, ma non ha il quadro integrale dei colloqui tra Washington e Mosca.

È un riconoscimento implicito del fatto che il baricentro decisionale non è più a Kiev:

le partite di più alto livello vengono giocate su un tavolo dove l’Ucraina è, al massimo, uno degli oggetti del negoziato, non il soggetto principale.

 

Il Canale Laterale USA-Russia e il Ruolo di Kirill Dmitriev.

Il nome di Kirill Dmitriev non emerge dal nulla.

Capo del “Russian Direct Investment Fund “(RDIF), è da anni uno degli architetti dei tentativi russi di normalizzazione economica con l’Occidente.

Fonti indipendenti confermano che Dmitriev è il principale emissario economico di Putin verso Washington, già coinvolto in precedenti formule di pace e progetti congiunti.

 

Negli ultimi mesi il suo ruolo si è intensificato:

a fine gennaio 2026, la Casa Bianca ha confermato che Dmitriev avrebbe incontrato membri dell’amministrazione Trump in Florida, il 31 gennaio, alla vigilia del nuovo round di colloqui di pace di Abu Dhabi.

Testate come “The Moscow Times” hanno riferito che Dmitriev ha avviato colloqui a Miami con funzionari USA, in un contesto di trattative su un piano di pace sostenuto dagli Stati Uniti.

in passato, la stessa triade Dmitriev – Steve Witkoff – Jared Kushner era già stata indicata come asse portante di un “piano in 28 punti” per la pace in Ucraina, in buona parte basato su proposte russe poi filtrate in documenti statunitensi.

In altre parole, esiste un canale strutturato, non episodico, attraverso il quale Mosca ha cercato – e cerca tuttora – di combinare cessate il fuoco, intese territoriali e cooperazione economica.

 Il “Pacchetto Dmitriev” non è un fulmine a ciel sereno, ma la naturale evoluzione di una diplomazia parallela che coniuga progressiva uscita dal conflitto e promesse di affari su larga scala.

 

La Logica Strategica di un MaxiPacchetto Economico.

La cifra di 12 trilioni di dollari sembra talmente spropositata da apparire quasi propagandistica.

Vari analisti sottolineano che un valore simile corrisponderebbe a decenni di bilanci russi cumulati; appare quindi verosimile che si tratti di:

una stima di lungo periodo, sommando progetti su orizzonti di 20-30 anni;

o di un “numeromessaggio, pensato per parlare al linguaggio di Trump: quello del mega-deal, del più grande accordo economico della storia.

In termini sostanziali, i campi evocati dalle fonti includono:

energia (soprattutto Artico, gas, petrolio e forse nucleare civile);

materie prime strategiche (metalli rari, terre rare, risorse minerarie siberiane);

grandi infrastrutture (corridoi logistici, pipeline, porti artici, potenzialmente progetti ferroviari transcontinentali);

cooperazione in ricostruzione, agricoltura, high-tech selettivo.

Una tale architettura di cooperazione risponde alla logica classica della distensione:

 

“più interdipendenza economica, meno incentivi allo scontro armato.”

 

Se gli Stati Uniti iniziano a vedere nella Russia non solo un avversario, ma anche un partner energetico e logistico su scala eurasiatica, l’intero quadro strategico si sposta:

l’obiettivo diventa gestire e limitare il conflitto, non prolungarlo finché “l’altra parte crolla”.

 

In questa ottica, il “Pacchetto Dmitriev” non va letto come una fantasia irrealistica, ma come la proposta estrema di un cambio di paradigma: liberare gradualmente la Russia da parte delle sanzioni in cambio di una stabilizzazione geopolitica, con enormi incentivi economici per il mondo imprenditoriale statunitense.

Le Paure di Kiev: “Niente su di Noi Senza di Noi.”

 

La reazione di Zelensky è stata visibilmente nervosa.

Fonti russe parlano addirittura di un comportamento “isterico” del presidente ucraino quando ha appreso dai servizi il contenuto del “Pacchetto Dmitriev”, proprio per il timore che Washington e Mosca trovino una convergenza in cui lui diventi un ostacolo piuttosto che un asset.

 

Zelensky insiste su alcuni punti fermi:

 

nessun accordo su territori, sovranità e sicurezza può essere preso senza il coinvolgimento di Kiev;

qualsiasi clausola riguardante l’Ucraina deve rispettare la Costituzione ucraina e le leggi nazionali;

“l’Ucraina mostrerà la sua reazione” qualora emergessero rischi di intese bilaterali USA–Russia “su di noi senza di noi”.

In un passaggio significativo, Zelensky ha persino suggerito che, dietro queste manovre, la Russia potrebbe cercare di far passare – in modo indiretto – una qualche forma di riconoscimento di fatto dell’annessione della Crimea, attraverso scambi economici e accordi di status speciale.

 

Ma qui si apre un evidente paradosso:

di quale “reazione” dispone realmente Kiev nei confronti di Washington?

Rifiuterà le armi? I finanziamenti? L’accesso a tecnologie come Starlink? O si limiterà a una protesta simbolica, mentre la macchina diplomatica delle grandi potenze ridefinisce il quadro?

 

Perché una Grande Intesa Economica USA-Russia Può Favorire la Pace.

Da una prospettiva di realpolitik – e, aggiungendo, da una prospettiva coerente con una visione cristiana che privilegia la cessazione della violenza rispetto alla sua perpetuazione ideologica – la logica di un grande pacchetto economico USA-Russia non è scandalosa, ma potenzialmente pacificante.

 

Alcuni punti meritano di essere sottolineati:

 

La guerra in Ucraina ha già ristrutturato i mercati energetici e le catene globali del valore.

Continuare il conflitto a oltranza significa ancorare il sistema internazionale a una logica di blocchi e sanzioni permanente, con costi enormi per l’Europa e per il mondo in via di sviluppo.

Un ritorno graduale alla cooperazione economica tra le due maggiori potenze nucleari riduce il rischio di escalation incontrollate, incluse quelle che potrebbero coinvolgere altri teatri (Iran, Asia-Pacifico).

Integrare economicamente la Russia, pur senza legittimare ‘l’aggressione’, può essere un modo di collaborare con la Russia attraverso gli interessi materiali, invece di lasciare che Mosca cerchi solo leve militari e destabilizzazione per farsi ascoltare.

Ciò non significa accettare qualsiasi proposta russa in modo acritico.

 Ma vuol dire riconoscere che, nel mondo reale, la pace spesso si costruisce con compromessi, incentivi, accordi economici che rendono più costoso tornare alla guerra.

 In questo senso, un “Pacchetto Dmitriev” – se incardinato in un serio accordo di sicurezza europeo e in garanzie reali per l’Ucraina – potrebbe diventare uno strumento per uscire dal vicolo cieco militare.

(vietatoparlare.it/il-pacchetto-dmitriev-maxi-intesa-usa-russia-per-la-pace-panico-a-kiev/).

 

 

 

Dopo Trump, l'affondo di Musk:

"L'Ue va abolita". La replica:

 "Sulle nostre regole decidiamo noi."

Rainews.it – (06 -12 -2025) – Redazione – ci dice:

 

Alle critiche sulla politica "autodistruttiva" dell'Europa, che per il presidente Usa la porteranno a "scomparire entro 20 anni", fa eco il “patron di Tesla”:

"La sovranità torni agli Stati".

Crosetto: "Trump ha chiarito che l'Europa non gli serve."

 

Una profezia e un assist riportano in primo piano il duo Donald Trump e Elon Musk, che sulle questioni europee pare aver ritrovato sintonia.

Sono stati mesi di basso profilo (inframezzato da accuse e polemiche reciproche) per il patron di Tesla, che in queste ore torna invece a occuparsi del Vecchio Continente.

Se per il presidente Usa “l'Europa è destinata a scomparire entro 20 anni”, per il miliardario ex capo del Doge (il "Dipartimento dell'Efficienza Governativa" nato su iniziativa della seconda amministrazione Trump), l'Ue "dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i loro popoli".

 

Musk lo ha scritto in un post su “X”, che arriva all'indomani della sanzione da 120 milioni di euro (per violazione del regolamento europeo che dal febbraio 2024 impone alle grandi piattaforme digitali nuovi obblighi di trasparenza e responsabilità sui contenuti) inflitta da Bruxelles alla sua piattaforma, la prima nel quadro del Digital services act europeo.

E dopo la pubblicazione, da parte della Casa Bianca, del “Nuovo piano di Sicurezza nazionale” nel quale Washington dedica passaggi critici alla politica “autodistruttiva” dell'Unione.

 

La questione della “sovranità nazionale” è un tema aperto in Europa, che vede in primo piano l'Ungheria.

 Per Orban le decisioni devono restare in mano agli Stati membri, specialmente su temi come migrazione, sostegno all'Ucraina e politiche economiche.

 E il veto è stato lo strumento con il quale ha difeso questa posizione.

 

L'uscita di Elon Musk è un’ occasione da cogliere e Orban dice la sua: "L'attacco della Commissione a X dice tutto. Quando i signori di Bruxelles non riescono a vincere il dibattito, ricorrono alle multe.

Scrive su X:

 L'Europa ha bisogno di libertà di parola, non di burocrati non eletti che decidono cosa possiamo leggere o dire. Tanto di cappello a Elon Musk per aver mantenuto la posizione".

Sostegno al miliardario, ma non solo.

La profezia di Trump: “L’Europa si autodistrugge, entro 20 anni non esisterà più.”

 

Orban: “I leader Ue preparano guerra, noi vogliamo restarne fuori”

Il premier ungherese ha affermato, durante una tappa a Kecskemét del tour Digital Civic Circe, che "La guerra non è lontana, i leader europei hanno già deciso:

l'Europa andrà in guerra. Questa è la politica ufficiale, vogliono essere pronti entro il 2030".

 

Orban ha poi aggiunto che le elezioni parlamentari del 2026 saranno un punto di svolta per il futuro dell'Ungheria in un contesto di crisi internazionale crescente.

 "Le elezioni del prossimo anno saranno le ultime prima della guerra," ha detto.

"Se abbiamo un governo sostenuto da Bruxelles ci trascineranno in guerra.

Se avremo un governo nazionale, abbiamo ancora la possibilità di restare fuori".

 

Secondo il primo ministro, “l'Europa si trova ora nella fase finale di un'escalation bellica in quattro fasi:

 rottura dei legami diplomatici, trasformazione delle economie in modalità guerra, reintroduzione della coscrizione e preparazione allo scontro diretto”.

Le dichiarazioni di Orban e Musk arrivano in rinforzo all'avvertimento di ieri di Donald Trump:

"L'Europa se non cambia rischia la reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà".

Lo ha fatto svelando la nuova “National Security Strategy” - un documento di 33 pagine all'insegna dell'”America First” nel quale traccia le sue priorità in materia di politica estera, definendo l’Europa come un continente "in difficoltà economiche per via delle sue regolamentazioni soffocanti.

 Con una natalità in caduta libera, la "censura della libertà di parola", un’immigrazione senza controlli e "aspettative irrealistiche" sulla guerra in Ucraina.

 

Una visione che ha generato polemiche nel Vecchio Continente e la reazione di Bruxelles.

La premier Meloni in linea con Trump: l'Europa si difenda da sola.

 

Bruxelles: “Alleati più forti insieme” ma “sulle nostre regole decidiamo noi.”

"Quando si tratta di decisioni che riguardano l'Unione europea, queste vengono prese dall'Unione europea, per l'Unione europea, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l'ordine internazionale fondato sulle regole".

 Lo riferisce un portavoce della “Commissione Ue” in risposta alla strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

 "Il partenariato transatlantico è unico e, come sempre, gli alleati sono più forti insieme", evidenzia.

Il post di Crosetto: “Trump ha esplicitato che l'Europa non gli serve.”

"Gli Usa hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario.

Trump ha semplicemente esplicitato che l’Ue gli serve poco o nulla in questa competizione", scrive su “X” il ministro della Difesa Guido Crosetto.

 "La traiettoria della politica americana era evidente già prima dell’avvento di Trump che ha soltanto accelerato un percorso irreversibile".

 

"Da 3 anni, in privato, incontri, riunioni dei ministri, interviste, dico ciò che ieri è stato codificato nella “Strategia di Sicurezza Nazionale USA” e cioè che il rapporto con l’Ue sarebbe mutato e che le garanzie di difesa regalate dopo il ‘45 sarebbero finite velocemente.

Era chiaro, evidente.

 Con una tempistica più accelerata di quella che temevo (pensavo concedessero 2/3 anni in più) è accaduto ciò che era previsto".

 

L'Europa "non ha risorse naturali particolarmente rilevanti o utili", "sta perdendo la competizione sull’innovazione e la tecnologia", "non ha potere militare" ed "é piccola, lenta e 'vecchia' rispetto "ai nuovi attori del Mondo": sono questi i motivi alla base della scelta americana.

 

Interviene il leghista Borghi, è botta e risposta via social.

A stretto giro, arriva la risposta del senatore della Lega, sempre via social:

 "Pensa un po', dove tu in quel rapporto leggi che noi abbiamo bisogno di più armi da comprare insieme alla Ue io leggo che la Ue deve essere smantellata per poter tornare a crescere come Italia.

 E quello sì l'abbiamo sempre detto davvero", scrive Borghi con tanto di “emoticon” di una faccina sorridente.

 

Risponde Crosetto:

"Pensa un po' se non riesci a capire nemmeno un tweet in italiano come avrai capito il rapporto in inglese. 

Indipendentemente dal giudizio su tutti gli errori fatti come Ue che, come sai benissimo, non ho mai mancato di rimarcare".

 

Chiude lo scambio un post di replica di Borghi:

"Eppure mi sembra chiaro...

E guarda che per me il riarmo nazionale non è mai stato un tabù.

Qui però siamo di fronte a qualcosa che va al di là dello sconto sul carro armato.

Può essere la fine di quel mostro antidemocratico che ci opprime da decenni. Non sprechiamo l'occasione".

 

 

 

 

“L’Ue dovrebbe essere abolita”: dopo Trump, anche Musk attacca l’Unione europea. Che “risponde” solo con un portavoce.

Ilfattoquotidiano.it - Redazione Esteri – Mondo – (9 dicembre 2025) – ci dice:

Il magnate replica dopo la multa a X.

 Ma da Bruxelles nessuno osa reagire alle critiche di Washington, se non formalmente: "Sulle nostre regole decidiamo noi"

“L’Ue dovrebbe essere abolita”: dopo Trump, anche Musk attacca l’Unione europea.

Che “risponde” solo con un portavoce.

Dopo Donald Trump, un altro attacco all’Europa arriva da Elon Musk. Dopo la nuova strategia di sicurezza nazionale Usa diffusa dalla Casa Bianca, oggi è il magnate sudafricano a sentenziare su X:

 “L’Ue dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i propri cittadini”.

Il motivo dell’ira di Musk è la multa comminata da Bruxelles nei confronti della sua piattaforma social.

Ma il tema è ormai geopolitico:

da Washington (ci si è messo pure JD Vance) sono arrivate pesanti picconate all’idea stessa di Unione Europea.

Eppure nel Vecchio Continente nessuno ha replicato mettendoci la faccia.

 L’unica risposta – seppur ferma nelle dichiarazioni – è stata attribuita a un portavoce della Commissione, che ha parlato della strategia di sicurezza varata da Trump:

 “Quando si tratta di decisioni che riguardano l’Unione europea, queste vengono prese dall’Unione europea, per l’Unione europea, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l’ordine internazionale fondato sulle regole“.

 

Troppo poco.

 Il segnale di Europa debole e divisa.

 Come se le frasi di Trump avessero scoperto le carte.

 L’unica dichiarazione di un leader è quella arrivata da “Kaja Kallas”, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, che sostanzialmente pare dare ragione alle critiche americane:

“Gli Stati Uniti sono ancora il nostro più grande alleato. Certo, ci sono molte critiche, ma credo che alcune siano anche vere “.

 Nel frattempo anche l‘Italia ha preso posizione:

“Trump ha semplicemente esplicitato che l’Ue gli serve poco o nulla“,

ha spiegato senza giri di parole il ministro della Difesa “Guido Crosetto”, invitando a prendere atto che il ruolo dell’Europa non è più funzionale agli interessi di Washington.

 “Gli Usa hanno in corso una competizione sempre più difficile, complessa e dura con la Cina e ogni loro atto, decisione, comportamento, deve essere letto in questo scenario”, è il ragionamento di Crosetto.

 Mentre ieri la premier Giorgia Meloni aveva chiarito:

 “L’Europa deve capire che se vuole essere grande, deve essere capace di difendersi da sola, e non può dipendere dagli altri”.

 

Contro la postura del governo nei confronti dell’alleato americano si schiera il Partito democratico:

“La ‘dottrina Trump’, emersa dalla strategia di sicurezza nazionale, rappresenta un attacco senza precedenti all’Europa.

Oggi Musk esplicita il pensiero, dicendo che l’Ue va abolita e che la sovranità deve tornare agli Stati”, commenta “Peppe Provenzano”, responsabile esteri del Pd, segnalando che “una parte delle élite politiche europee sta dando ragione a Trump” e “nella prima linea trumpista, purtroppo, c’è il Governo italiano“. Nel Movimento 5 stelle interviene invece “Stefano Patuanelli”, che sottolinea la debolezza dell’Ue:

“La risposta agli attacchi di Trump e Musk all’Unione Europea è stata affidata a ‘un portavoce della Commissione’.

Il presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del mondo, assieme all’uomo più ricco del mondo, sferrano un attacco senza precedenti all’Europa.

Noi rispondiamo tramite ‘un portavoce’.

A prescindere da tutto, se vogliamo davvero difendere il Continente forse qualcosa da cambiare c’è eccome“, sottolinea il capogruppo M5s al Senato.

 

La multa a “X” e la risposta del portavoce Ue a Trump.

Dopo due anni di indagini, la Commissione europea ha deciso ieri di sanzionare la società del magnate Elon Musk per violazione degli obblighi di trasparenza previsti dal “Digital Services Act” (DSA).

Si tratta della prima multa inferta da quando il nuovo regolamento sui servizi digitali è diventato applicabile per le grandi piattaforme, ovvero da fine agosto 2023.

Un provvedimento contro “X “che si inserisce però nel contesto della doccia fredda arrivata da Washington.

 L’Amministrazione Trump ha definito una nuova “Strategia di sicurezza nazionale” che dipinge gli alleati europei come deboli e mira a riaffermare il predominio americano nell’Emisfero occidentale.

Musk si sente autorizzato ad attaccare, invocando la fine dell’Ue.

Poche ore dopo, da Bruxelles arriva la risposta di un portavoce alla nuova “dottrina Trump”.

 

“Quando si parla delle decisioni che riguardano l’Unione Europea, queste vengono prese dall’Unione Europea, per l’Unione Europea, comprese quelle relative alla nostra autonomia normativa, alla tutela della libertà di parola e all’ordine internazionale basato sulle regole”, dice il portavoce.

 “Accogliamo con favore la forte priorità attribuita dalla strategia alla fine della guerra della Russia contro l’Ucraina.

L’Europa e gli Stati Uniti condividono la responsabilità di sostenere una pace giusta e duratura – esordisce il commento.

E prendiamo inoltre atto dell’attenzione che la strategia dedica agli sviluppi nell’emisfero occidentale, fondamentali per la sicurezza degli stessi Stati Uniti”.

Quindi il portavoce Ue sostiene che i 27 “sono pienamente d’accordo sul fatto che ‘l’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti e che ‘il commercio transatlantico rimane uno dei pilastri dell’economia globale e della prosperità americana’:

per molto tempo l’Europa ha fatto affidamento sugli Stati Uniti in materia di difesa.“

 

“Negli ultimi anni stiamo intensificando i nostri sforzi e continueremo a farlo – assicura il portavoce Ue – Stiamo rafforzando le nostre capacità di difesa e consolidando la nostra base industriale nel settore della difesa.

 L’Europa sta aumentando massicciamente gli investimenti nella difesa sia per migliorare la nostra sicurezza sia per continuare a dare un contributo decisivo all’Alleanza, insieme a uno sforzo concertato per potenziare l’industria della difesa al fine di produrre capacità critiche. Per questo motivo la Commissione ha creato le condizioni per un pacchetto di investimenti aggiuntivo di 800 miliardi di euro nel marzo 2025″.

E ancora, “il commercio e gli investimenti transatlantici rimangono una risorsa importante sia per l’economia europea che per quella statunitense: continueremo a impegnarci in modo costruttivo, garantendo al contempo la competitività dell’Europa”.

“Il partenariato transatlantico è unico e, come sempre, gli alleati sono più forti insieme”, conclude il portavoce, chiarendo infine che “le decisioni sull’Ue e per l’Ue le prende l’Unione”.

 

 

 

Cina,” XI” punta alla “modernizzazione socialista” spingendo sull’hi-tech.

Tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa.

Ilfattoquotidiano.it – Mondo – (2 Gennaio 2026) - Alessandra Colorizzi – ci dice:

Con l’avvio del nuovo piano quinquennale Pechino punta su autosufficienza tecnologica e rilancio dell’industria.

Intanto il Partito-Stato serra i ranghi e si prepara a epurazioni interne. Tra rallentamento economico, crisi immobiliare e partita su Taiwan, il nuovo ciclo di “Xi” si apre in un contesto complesso.

Cina,” Xi” punta alla “modernizzazione socialista” spingendo sull’hi-tech.

 Tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa.

 

“Mao Zedong ha fatto rialzare la Cina, Deng Xiaoping l’ha resa ricca e Xi Jinping l’ha fatta diventare forte”.

 Non ha usato esattamente queste parole, ma era proprio questo che intendeva il presidente cinese quando nel 2017 arringò il partito all’alba del secondo mandato.

 A cinquant’anni esatti dalla morte del Grande Timoniere, le ambizioni di “XI’” per la nazione entrano in una nuova fase.

 I prossimi dodici mesi saranno cruciali per la Repubblica popolare.

 

Il 2026 sancirà l’inizio del nuovo piano quinquennale, la strategia politico-economica con cui Pechino punta a compiere un grande balzo in avanti verso la “modernizzazione socialista”.

Che tradotto vuol dire trasformare la Cina in un “paese di sviluppo medio”, raddoppiando il Pil pro capite del 2020 entro il 2035, per poi renderla “un paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso” prima del 2049.

 Giusto in tempo per il centenario della Repubblica popolare.

Un traguardo che – stando ai comunicati ufficiali – richiederà un tasso di crescita di almeno il 4,17% nel prossimo decennio.

 

Non sarà semplice.

 Il contesto internazionale non facilita il lavoro del governo cinese: la tregua con gli Stati Uniti è tutt’altro che solida mentre le tensioni con l’Unione Europea sembrano destinate a diventare la nuova normalità.

Guardare al Sud del mondo potrebbe non bastare a compensare la crescente chiusura dei mercati occidentali.

 

Il testo del piano, presentato a ottobre durante il IV Plenum del partito, verrà ratificato durante la plenaria del parlamento, attesa nel mese di marzo.

Ma il grosso già si sa.

Secondo la roadmap, si punterà su una maggiore autosufficienza tecnologica, nonché su un migliore coordinamento tra circolazione interna ed esterna, ovvero tra mercato domestico e commercio internazionale.

I consumi, soprattutto nei servizi, restano la stella polare.

 Il “salvagente” economico che la leadership cinese ritiene indispensabile nel quadro delle tensioni commerciali con Stati Uniti e Unione europea.

Ma adesso l’intenzione è quella di lavorare di più sull’offerta regolamentando i comparti affetti da sovracapacità produttiva, come automotive e rinnovabili.

Per chi segue la Cina, non è nulla di particolarmente nuovo.

 Pechino si muove in questa direzione dall’immediato post-Covid.

Se non fosse per l’inedita enfasi attribuita alla necessità di costruire un sistema industriale moderno.

 Secondo la rivista finanziaria Ciapin, “mantenere una quota ragionevole” del settore manifatturiero, trasformando la produzione avanzata grazie all’hi-tech (le cosiddette “nuove forze produttive”), permetterà di evitare lo “svuotamento dell’industria sperimentato da alcune importanti economie”.

Specialmente alla luce della crisi dell’immobiliare che, fino all’esplosione della bolla nel 2023, rappresentava circa il 30% del pil nazionale. Nonostante le misure adottate finora abbiano attutito il calo dei prezzi delle case, stando all’ex ministro delle Finanze, “Lou Jiwei”, il settore continuerà ad attraversare una fase instabilità per almeno altri cinque anni, rallentando la crescita.

 

Come sempre nei periodi di incertezze, il Partito-Stato serra i ranghi.

 Il prossimo anno sarà contraddistinto da nuove nomine in vista del XXI Congresso del Pcc.

Il consesso, che si terrà nell’autunno 2027, segnerà la fine dello storico terzo mandato di Xi Jinping.

Con ogni probabilità anche l’inizio di un quarto.

Senza segnali di un favorito alla successione, è lecito aspettarsi un ulteriore consolidamento del suo potere, sia attraverso epurazioni interne sia con l’ascesa dei “protegge” nelle posizioni apicali.

Secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, nel 2025 la campagna anticorruzione ha preso di mira numerosi funzionari, di cui almeno cinque a livello ministeriale.

 Le forze armate sono state uno dei principali obiettivi della pulizia.

A ottobre, subito prima del quarto plenum, nove alti ufficiali sono stati rimossi dal partito per violazioni della disciplina.

He Weiden, vicepresidente della CMC, è diventato il primo membro del Politburo dal 2017 a venire indagato mentre ancora in carica.

 

Considerato che “la rettificazione politica” compare tra gli obiettivi del nuovo piano quinquennale, difficilmente il prossimo anno l’esercito avrà maggiore respiro.

Anche perché il tempo stringe:

il 2027 infatti non solo coincide con il centenario delle forze armate cinesi.

 È soprattutto l’anno in cui, secondo i piani del presidente cinese, Pechino dovrà aver ottenuto la capacità – qualora lo voglia – di riconquistare Taiwan manu militari.

Capacità che, anche al netto delle massicce esercitazioni di fine dicembre, è ancora in buona parte da dimostrare.

 

Contro i pronostici americani è improbabile che la Cina alzerà troppo il tiro.

Le rimozioni dei militari corrotti – molti dei quali legati alla provincia del Fujian con affaccio su Taiwan – potrebbero richiedere un ripensamento della strategia muscolare attuata finora nello Stretto.

 Senza contare che nel 2026 sull’isola si terranno le elezioni amministrative.

Per la Cina potrebbe essere più prudente lasciare il presidente “William Lai” cuocere nel suo brodo per approfittare dell’impopolarità di alcune politiche che avrebbero dovuto colpire i nazionalisti del Guomindang e Pechino, ma che invece hanno gettato ombre fosche sul “Partito progressista democratico “e lo stato della democrazia taiwanese.

 

 

D’altronde, la carta Taiwan non va sprecata, va giocata con astuzia. Quello in arrivo sarà infatti l’anno dell’accordo commerciale tanto voluto da Donald Trump.

 Non è escluso che Pechino possa cercare di sfruttare il pragmatismo del presidente americano per ottenere qualche compromesso.

 Magari un’opposizione ufficiale di Washington all’indipendenza dell’isola in cambio di una corsia privilegiata nelle forniture di minerali critici.

Mentre scriviamo manca ancora la firma, ma si sa già che la tregua su terre rare e reciproche ritorsioni economiche durerà un anno, con possibilità di proroga solo dopo verifiche periodiche.

Nei prossimi mesi spetterà ai leader superare gli ostacoli rimasti.

Le occasioni di incontro, peraltro, non mancano.

Secondo il Segretario al Tesoro “Scott Besson”, oltre alle rispettive due visite di Stato, nel 2026 XI e Trump si dovrebbero incrociare anche a novembre durante il vertice APEC di Shenzhen e a dicembre per il G20 organizzato da “The Donald” al “Doral Golf Club di Miami”.

 

Diplomazia al lavoro anche in Europa, dove sono in programma misure economiche per rendere più equilibrate le relazioni con la Repubblica popolare.

 Sempre nell’ottica dell’ormai consolidato “de-riesling”:

dazi per l’e-commerce a basso costo, un meccanismo di screening per gli investimenti esteri, e una strategia per allentare la dipendenza dalle terre rare cinesi, campeggiano in cima alla lista delle priorità di Bruxelles.

 E poi c’è la spinosa questione dei veicoli elettrici, già sottoposti a limitazioni tariffarie.

 A complicare il quadro si aggiunge ovviamente il dossier Ucraina.

La Repubblica popolare non sembra intenzionata a mediare attivamente una risoluzione del conflitto, anche se le sanzioni occidentali stanno spingendo aziende e banche cinesi a sospendere alcune attività economiche con la Russia.

Sarà quindi un anno all’insegna dei negoziati con Stati Uniti e Ue.

Ma questo (o proprio per questo) non distoglierà Pechino dal suo “pivot to the Global South”.

Ormai la leadership cinese ha manifestato chiaramente la propria predilezione per i tavoli multilaterali.

Specialmente quelli che vedono protagonista il Sud del mondo:

 l’ex Terzo Mondo a cui ammiccava Mao e con cui oggi la Repubblica popolare condivide la necessità di costruire un ordine internazionale più inclusivo.

 

Il vertice dei BRICS in India offrirà l’opportunità per proseguire il processo distensivo con Nuova Delhi, l’altro gigante dell’emisfero meridionale del pianeta.

Domate le tensioni lungo il confine conteso, la Cina ha giovato delle frizioni commerciali tra Trump e il premier indiano Narendra Modi.

 Una possibile trasferta di “XI” nel subcontinente – la prima dal 2019 – darebbe maggiore ufficialità alla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Ma si tratta di una tregua fragile.

 La sua tenuta verrà testata durante il summit della “Shanghai Cooperation Organization”, la piattaforma a guida sino-russa fondata nei primi anni Duemila con gli -Stan, a cui nove anni fa ha aderito anche il Pakistan.

Nuova Delhi ha spesso rifiutato di appoggiare dichiarazioni congiunte che menzionassero progetti infrastrutturali cinesi, passanti per il Kashmir conteso con Islamabad.

Una posizione che in futuro potrebbe ostacolare il funzionamento della neonata “Banca di sviluppo” della SCO.

 

Insomma, le sfide non mancano.

 Ora che è ricca e forte, la Cina può tenere testa a Trump, può negoziare “trattati eguali” con le ex potenze imperialiste.

 Ma molta della sicurezza ostentata serve a occultare le debolezze interne.

 Staremo a vedere se dopo il 2026 la grandeur promessa da “XI” sarà davvero un po’ più vicina.

 

 

 

 

Sanae Takaichi, una ‘Lady di ferro’

 tra abbracci con Trump e attriti con “XI”.

 Fermonews.it – (9 Febbraio 2026) Redazione Esteri – ci dice:

(Adnkronos).

 Sanae Takaichi tra l”abbraccio’ con Donald Trump e gli ‘attriti’ con XI Jinping.

La premier giapponese, fresca di trionfo alle elezioni anticipate volute per consolidare il mandato del suo governo, insiste sull’alleanza con Washington – con un potenziale “senza limiti”, come ha scritto lei stessa su “X” – e manda messaggi chiari a Pechino. 

 

Il Giappone intende mantenere aperti i canali di dialogo con la Cina, “è aperto” al dialogo, ha ribadito stamani “Takaichi”, conservatrice convinta, considerata un falco se si parla di sicurezza e diplomazia, dopo le parole di novembre su Taiwan che hanno innescato uno scontro diplomatico tra con Pechino.

 “E’ proprio perché esistono timori e sfide tra Giappone e Cina che è importante la comunicazione – ha detto – Il Giappone è aperto a varie forme di dialogo”.

“Abbiamo già avuto scambi di opinioni. Proseguiranno”, ha puntualizzato la premier, che vuole essere la ‘Lady di ferro’ del Paese del Sol Levante.

 

 Su Taiwan, isola di fatto indipendente che rivendica la sua democrazia, la Cina non rinuncia alla prospettiva della “riunificazione” e non esclude l’uso della forza.

 A novembre “Takaichi” ha lasciato intendere che il Giappone potrebbe intervenire a livello militare in caso di attacco cinese a Taiwan.

 E ha innescato uno scontro diplomatico con il Dragone.

Stamani ha assicurato che “proteggeremo con fermezza la pace e l’indipendenza del nostro Paese, il nostro territorio, le nostre acque territoriali, lo spazio aereo e le vite e la sicurezza dei nostri cittadini”. 

 

Intanto da Pechino la ‘invitavano’ nuovamente a “ritirare” le dichiarazioni “sbagliate” su Taiwan.

“Dobbiamo avvertire in modo solenne le autorità al potere in Giappone sul fatto che è risoluta la determinazione della popolazione cinese nella tutela degli interessi fondamentali del Paese” e nel “contrastare e sventare le provocazioni delle forze anti-Cina”, ha detto il portavoce della diplomazia cinese, “Lin Jian”.

 

“Takaichi”, forte dell’endorsement “completo e totale” di Trump arrivato prima del voto, e la “sua coalizione” hanno ricevuto presto le “congratulazioni” del tycoon per la “vittoria schiacciante” e la “storica super maggioranza” alla Camera bassa del Parlamento.

Per il presidente degli Stati Uniti, la premier giapponese è una “leader molto rispettata e molto popolare” ed è pronto ad accoglierla il 19 marzo a Washington, dove l’ha invitata prima ancora di conoscere i risultati delle consultazioni.

“Takaichi” aveva da parte sua accolto Trump in Giappone a una settimana dall’arrivo alla guida del governo, dopo la vittoria nella corsa per la guida del suo partito, l’”LDP”, a seguito delle dimissioni di “Shigeru Ishiba”.

Adesso la premier, considerata in qualche modo l’erede in politica di “Shinzo ABE, assassinato quattro anni fa, promette “un nuovo capitolo nella storia dell’alleanza” tra i due Paesi.

 

Aveva accolto Trump a Tokyo il 28 ottobre e tre giorni dopo aveva incontrato XI Jinping a margine del summit dell’Apec in Corea del Sud.

 Il tycoon è atteso ad aprile nella Repubblica Popolare.

Gli osservatori rilevano come la vittoria netta al voto di ieri dia a “Takaichi” un mandato più forte anche sulla ‘posizione’ rispetto alla Cina, ma si interrogano sullo scenario che si apre di fronte alla promessa di un Giappone “più forte”, anche sul fronte della difesa, con la prospettiva del dibattito sulla riforma della Costituzione ‘pacifista’.

Il Dragone, ha scritto il “New York Times”, non era sulle schede elettorali, ma incombeva sul voto.

E da Pechino stanno a guardare mentre il successo di “Takaichi” è, secondo il “Washington Post”, “una buona notizia per l’America e ora Washington può aiutarla ad avere successo”.

Intanto la stampa giapponese evidenzia la ‘rinascita’ dell’LDP, da 198 a 315 seggi su 465 alla Camera del Rappresentanti, che uniti a quelli conquistati dagli alleati del partito ‘ISHIN’ superano i 350.

(webinfo@adnkronos.com - Web Info).

 

 

 

 

“XI Jinping” si prepara a ricevere

Putin al Vertice di Shanghai.

Epochtimes.it – Artemio Romano – (23 agosto 2025) – ci dice:

 

Il Segretario generale del Partito comunista cinese XI Jinping ospiterà a Tianjin, dal 31 agosto al primo settembre il presidente russo Vladimir Putin, il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e oltre venti capi di governo per il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai.

L’incontro, incentrato su questioni politiche e di sicurezza, mira a rafforzare l’influenza regionale della Cina.

 Durante l’incontro verranno presentati nuovi piani per rafforzare i legami tra i Paesi membri, come dichiarato dal viceministro degli Esteri cinese, “Liu Bin”, in una conferenza stampa dedicata ai preparativi del summit.

Tra gli invitati figurano il presidente iraniano “Masoud Pezeshkian” e il primo ministro indiano Narendra Modi.

Anche il primo ministro malese” Anwar Ibrahim” parteciperà al summit, prima di ospitare Trump e altri leader dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico a ottobre.

«Quanto più la situazione internazionale diventa turbolenta e complessa, tanto più è cruciale per tutti i Paesi rafforzare l’unità e la cooperazione» ha dichiarato” Liu Bin”, «Grazie alla stabilità e alla resilienza dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, possiamo affrontare incertezze e fattori imprevedibili, creando un ambiente favorevole a una pace duratura».

Il summit si concluderà con la firma e la pubblicazione della “Dichiarazione di Tianjin”, ha aggiunto.

 Durante il vertice del 2024, tenutosi nella capitale kazaka “Astana”, i leader avevano concordato di intensificare la cooperazione su temi come la lotta al terrorismo regionale, le energie rinnovabili e l’economia digitale.

Il vertice si terrà pochi giorni prima di una delle più imponenti parate militari organizzate dalla Cina negli ultimi anni e in un contesto di estrema difficoltà del regime cinese.

Al di là dell’ostentazione di forza, quello che più colpisce sono gli improbabili proclami di «pace» del Partito comunista cinese, che suonano tragicomici per un regime che minaccia da anni di invadere Taiwan, inonda di “fentanyl” gli Stati Uniti, sferra attacchi hacker in tutto il mondo e sostiene lo sforzo bellico dell’invasione russa dell’Ucraina (per non parlare dei crimini contro l’umanità che perpetra in Cina).

Retorica a parte, a Pechino tira un’aria da ultima spiaggia:

tra la grave crisi economica e sociale sul fronte interno e la mazzata dei dazi statunitensi da una parte e, dall’altra, la crisi “personale” di XI Jinping, ormai sempre più debole e a corto di alleati nel Partito, la dittatura comunista cinese sembra ormai sempre più vicina al capolinea.

(Artemio Romano).

 

 

 

 

 

Chi governerà la Cina dopo XI.

Il rebus della successione.

Formiche.net - Rossana Miranda – Redazione esteri – (23 ottobre 2025) – ci dice:

 

Il presidente cinese è di fronte a un dilemma. Se nomina un nuovo successore può creare un rivale, ma se evita di farlo mette a rischio il suo operato.

 I candidati per prendere il testimone e le questioni da risolvere.

 

Il Partito Comunista Cinese è riunito a porte chiuse nell’”Hotel Jinxi” di Pechino, costruito appositamente per il Congresso ma c’è un argomento sospeso nell’aria, un tema di cui nessuno osa parlare:

la successione del presidente XI Jinping.

Si tratta di uno dei grandi tabù della politica cinese, come sottolinea il quotidiano americano “The New York Times”.

 

Per più di 13 anni, XI ha guidato la Cina, accumulando un dominio mai visto da” Mao Zedong” e senza dare segni di voler lasciare il potere. Tuttavia, il tempo passa e l’età, quando si tratta di governare, conta. Almeno in Cina.

 

Con i suoi 72 anni, XI deve probabilmente pensare ad un erede tra i funzionari più giovani.

 Ma lui ha riempito il Comitato permanente dell’ufficio politico del Partito Comunista Cinese con alleati che però hanno più o meno 60 anni, troppi per essere candidati alla successione.

 Infatti, XIi aveva soltanto 54 anni quando è entrato al Comitato nel 2007.

 

E della lotta per prendere il potere, quando si tratta di passaggio generazionale, XI ne sa qualcosa.

 Suo padre, che era un alto funzionario del governo cinese, è stato destituito da Mao.

 Come funzionario locale durante le proteste del 1989, l’attuale presidente è stato testimone delle divisioni ai vertici che hanno contribuito alla rivolta e ha visto in prima fila come” Deng Xiaoping” purgò il segretario generale del partito, “Zhao Ziyang”, imponendo un nuovo erede, “Jiang Zemin”.

Ogni anno che passa aumenta l’incertezza su chi sostituirà XI alla guida della Cina e aumentano i dubbi se le sue condizioni di salute resteranno ottime, così come la sua linea politica.

Un successore però bisogna formarlo nel tempo e ad oggi non c’è un nome sotto l’ala protettiva del presidente e il suo entourage.

 

Analisti, diplomatici e anche investitori internazionali cercano indizi in questi giorni del Congresso, nel quale si deciderà il programma politico dei prossimi cinque anni, per capire chi potrebbe prendere l’eredità politica di XI (c’è chi addirittura ha fatto il nome della figlia, “XI Mingze”).

 

È molto probabile che XI continui per un altro mandato o ancora due. Ma sicuramente il suo successore sarà un funzionario nato negli anni ‘70, con esperienza nell’amministrazione provinciale o un incarico attuale in qualche istituzione del governo centrale.

 Wang Hsin-hsien, professore dell’Università Nazionale Chengchi a Taiwan, ha detto al “New York Times” che il partito ha fatto pressione per promuovere alcuni funzionari più giovani con questi requisiti.

Ma XI ha il dubbio sull’impegno e la responsabilità di questi ragazzi nel momento di crisi o gravi minacce.

 “Una piccola crepa può diventare un crollo massivo”, ha detto XI.

Ogni anno che XI resta al potere sembra più difficile trovare un erede che sia abbastanza giovane per governare, ma allo stesso tempo con abbastanza esperienza per bilanciare il peso del segno che lascerà.

 XI è riuscito a superare le normative sul pensionamento, i limiti di due mandati presidenziali e un’infinità di pressioni e crisi.

 Per il presidente, la prosperità (anche internazionale) della Cina dipende dalla sua continuità alla guida del Paese.

 

“Neil Thomas”, del Center for China Analysis, sostiene che “è quasi certo che XI è conscio dell’importanza della successione, ma è anche conscio di quanto sia incredibilmente difficile indicare un successore senza danneggiare il proprio potere […]

Le crisi politiche ed economiche immediate che affronta in questo momento superano continuamente la priorità di arrivare a compiere un piano di successione”.

 

 

 

Perché la Cina è fiduciosa riguardo

a una guerra con gli Stati Uniti.

La guerra è fisica e la Cina ha

capacità fisiche molto superiori.

 Unz.com - Hua Bin – (23 gennaio 2026) – Redazione – ci dice:

 

Nella prima parte del saggio, ho accennato alle asimmetrie critiche nelle capacità cinesi e statunitensi in una guerra a fuoco.

Ho discusso dei vantaggi asimmetrici della Cina in termini geografici, volontà di combattere, preparazione militare, così come della conoscenza e dell'intelligenza di comandanti e soldati.

 

In questa seconda parte, mi concentrerò sul divario di capacità più critico tra i due: la capacità fisica per il combattimento in guerra.

Questo è l'aspetto materiale che determina la vittoria e la sconfitta, indipendentemente dalle retoriche vuote e dalle convinzioni di parte.

Il termine capacità fisica indica ciò che ogni bellicoso può portare in battaglia in termini di armi, qualità e quantità, velocità con cui possono essere prodotte e rifornite, e quanto costerebbero.

In breve, stiamo parlando di chi può sostenere un conflitto ad alta intensità con armamenti superiori, oltre a scala, velocità e costi industriali superiori.

Il vincitore sarà colui con le capacità fisiche superiori nella guerra e nella produzione bellica – l'aspetto materiale più fondamentale della guerra.

 

Asimmetria nelle capacità fisiche.

La Cina prevarrà, in ultima analisi, perché gode di capacità fisiche nettamente superiori rispetto agli Stati Uniti.

La fiducia si basa sulla realtà fisica – la capacità della Cina di produrre tutto ciò che serve per una guerra del genere, di farne molti, e di farli a basso costo e rapidamente.

Lascerò che dati e fatti sostengano la tesi.

Per farlo, ho inserito un gran numero di collegamenti ipertestuali a siti web specialistici sugli argomenti tecnici e militari trattati.

 

Per chi è interessato ai dettagli tecnici, vi incoraggio a cliccare sui link. Altrimenti, devi solo leggere i riassunti dei titoli.

Tutti sanno che gli Stati Uniti e la Cina sono le due economie più grandi del mondo.

Molti utilizzano la dimensione delle economie come proxy per il potere nazionale.

Tuttavia, esistono due differenze fondamentali tra i due paesi.

 Esse servono come il contesto macro fondamentale per comprendere il diverso di capacità fisica tra i due stati.

 

La prima differenza è la composizione delle due economie.

In parole povere, la Cina ha un'economia industriale mentre gli Stati Uniti hanno un'economia finanziarizzata.

L'implicazione di questa differenza sulle capacità fisiche è enorme.

La seconda differenza è la capacità statale nella mobilitazione e nell'esecuzione di grandi progetti fisici, inclusa la guerra.

 La Cina è guidata da ingegneri mentre gli Stati Uniti da avvocati e banchieri.

Da un lato, i leader sono risolutori di problemi; dall'altra parte, i leader sono creatori di attriti e profittatori.

La differenza nella leadership ha implicazioni su come la guerra viene preparata e condotta.

 

Potere industriale vs. potere finanziario.

Al tasso di cambio di mercato, l'economia statunitense è di 30 trilioni di dollari contro i 20 trilioni della Cina.

 Alla parità di potere d'acquisto, l'economia cinese è tra il 30% e il 60% più grande degli Stati Uniti, secondo la maggior parte degli esperti, inclusi CIA e Banca Mondiale.

 

Il 30% dell'economia cinese è manifatturiera contro il 10% negli Stati Uniti.

 Il valore aggiunto manifatturiero della Cina è il 35% del totale globale rispetto al 12% degli Stati Uniti, anche al valore nominale.

 

Il surplus commerciale di merci della Cina ha raggiunto 1,2 trilioni di dollari nel 2025, mentre gli Stati Uniti hanno registrato un deficit di 1,1 trilioni di dollari.

L'economia statunitense è basata sui servizi e oltre l'85% del PIL proviene da settori come:

INCENDIO (finanza, assicurazioni e immobiliare).

Sanità (che rappresenta solo il 18% del PIL).

Vendita al dettaglio e distribuzione (cioè vendere prodotti che altri producono).

Software e tecnologia.

Servizi aziendali (legale, contabilità, pubblicità, ecc.).

Ospitalità.

Istruzione.

Media e intrattenimento.

Valore imputato (6% PIL, come il valore ipotetico dell'affitto di abitazioni di proprietà abitativa; La Cina non conta le voci contabili come l'imputazione nel calcolo del PIL).

Gli Stati Uniti gestiscono un grande surplus nel commercio dei servizi con il resto del mondo, principalmente nelle esportazioni tecnologiche e nella finanza.

 

L'economia dei servizi potrebbe offrire lavori finanziari ben retribuiti. Ma il suo valore è spesso irrecuperabile e facilmente gonfiabile.

 

La dimensione del settore dei servizi spiega la differenza tra l'economia cinese e quella statunitense.

 Questo è il settore economico più difficile da fare con il confronto tra mele e mele.

Un autista “Uber” americano offre esattamente lo stesso servizio di un autista cinese” Didi “ma guadagna 5 o 6 volte la paga.

 

La sanità in Cina rappresenta il 7% del PIL contro il 18% negli Stati Uniti, ma l'aspettativa di vita in Cina è più lunga.

 

In Cina l'istruzione è prevalentemente pubblica e praticamente gratuita, compresa l'università.

Rappresenta una percentuale minima del PIL, ma la Cina laurea 12,5 milioni di studenti universitari all'anno, contro i 2,1 milioni degli Stati Uniti.

 

Oltre a rendere difficili i confronti, tali attività economiche basate sui servizi sono in gran parte intangibili e inutili in caso di emergenze nazionali e guerre.

D'altro canto, l'economia cinese è molto più fisica e tangibile, con posizioni dominanti nella maggior parte dei settori industriali mondiali, dalla produzione di acciaio, alla produzione chimica, alla generazione di elettricità, ai macchinari, all'elettronica, alla cantieristica navale, all'auto motive, all'energia solare, alle batterie, all'edilizia, ai prodotti farmaceutici, fino all'estrazione mineraria e alla raffinazione dei minerali.

 

Nella maggior parte delle categorie industriali, la Cina è il principale produttore mondiale, spesso producendo più del resto del mondo messo insieme (ad esempio, costruzione navale, droni, telefoni cellulari, computer, umanoidi, veicoli elettrici, pannelli solari, nonché la maggior parte delle categorie di minerali essenziali, per citarne alcuni).

 

Guardati intorno a casa e scopri quante cose sono prodotte in Cina o realizzate con prodotti intermedi provenienti dalla Cina.

Il settore dei servizi rappresenta solo il 55% dell'economia cinese.

In sostanza, la Cina ha un'economia fondamentalmente diversa e più sostanziale rispetto agli Stati Uniti.

Un confronto superficiale del PIL nominale non riesce a mettere in luce il divario nella reale potenza nazionale.

 

La Cina ha la supremazia sugli atomi, mentre gli Stati Uniti hanno la supremazia sui bit.

 La Cina è molto più vicina agli Stati Uniti nella supremazia sui bit di quanto gli Stati Uniti non lo siano alla Cina in quella sugli atomi.

E sta anche colmando il divario molto più rapidamente.

 

Le guerre sono fisiche.

 In qualsiasi guerra che comporti uno scambio di costi e una scala di forze, i vantaggi fisici della Cina sugli Stati Uniti e sui suoi vassalli sono insormontabili.

Un'analogia imperfetta:

gli Stati Uniti di oggi sono come un ex campione di pugilato che negli ultimi 40 anni si è dedicato alla pittura e alla scrittura di poesie, mentre la Cina trascorre le sue giornate in palestra a sollevare pesi.

 

Un uomo saggio una volta disse che Machiavelliani e Warren Buffet sarebbero stati messi KO da Mike Tyson in una rissa.

 

In un incontro di boxe, non importa quanti trucchi o quanti soldi hai. Ciò che conta è la capacità di avere un impatto fisico.

 

Divario di capacità fisiche.

In quasi tutti i settori fisici, la Cina gode di una netta superiorità in termini di scala, velocità e costi.

Il differenziale sta aumentando il tempo.

Questi includono:

Infrastrutture – costruzione di strade, ponti, porti, tunnel, ecc.

Un esempio è il crollo Francis Scott Key Bridge a Baltimora, danneggiato da una nave portacontainer in un incidente del 2024.

Il ponte a traliccio in acciaio di base di 2,6 chilometri sul fiume “Patisco “dovrebbe richiedere 6 anni e 5,2 miliardi di dollari per essere ricostruito.

 

Confrontatelo con il ponte Hong Kong-Macao-Zhuhai nel sud della Cina, il sistema di ponti-tunnel per attraversare il mare più lungo del mondo.

Questa meraviglia ingegneristica è lunga 55 chilometri, di cui 23 km sono costituiti da ponti, 6,7 km di tunnel sottomarini, 25 km di viadotti di collegamento e isole artificiali.

 

È progettato per resistere a terremoti di magnitudo 8 e super tifoni, con una durata di vita di 120 anni.

 

Ci sono voluti 9 anni e 127 miliardi di RMB (19 miliardi di dollari) per costruirlo a Pechino.

 È stato inaugurato nel 2018 e questo mese ha accolto il suo miliardesimo passeggero (sono presenti posti di controllo doganali per registrare gli arrivi e le partenze).

 

Trasporti – La Cina possiede 8.000 navi mercantili contro le 177 degli Stati Uniti.

Secondo il Segretario della Marina degli Stati Uniti John Phelan, nel 2022 la Cina aveva circa 1.800 navi in costruzione.

Gli Stati Uniti ne avevano 5.

La quota della Cina negli ordini di trasporto marittimo globale è del 71%.

Dal 2005, la Cina ha costruito 50.000 chilometri di linee ferroviarie ad alta velocità.

Il totale mondiale, Cina inclusa, è di 60.000.

Gli Stati Uniti non ne hanno nessuno.

 

La Cina ha prodotto 34,5 milioni di automobili nel 2025, di cui 16,6 milioni di veicoli elettrici; gli Stati Uniti hanno prodotto 10 milioni di auto, di cui 1,5 milioni di veicoli elettrici.

 

Elettricità:

Secondo l'”Energy Information Administration” degli Stati Uniti, la produzione totale di elettricità in Cina ha raggiunto i 10,6 trilioni di kilowattora (kWh) nel 2025, rispetto ai 4,2 trilioni di kWh degli Stati Uniti.

L'agenzia ha riferito che la Cina ha aggiunto 445 gigawatt di capacità energetica nei primi 11 mesi del 2025, mentre si prevede che gli Stati Uniti aggiungeranno 64 GW nel 2025.

La crescita annuale del consumo di elettricità in Cina è pari alla produzione annua totale della Germania.

E la Cina aggiunge ogni anno una capacità di generazione pari a DUE volte quella della Germania.

La Cina ha 36.000 chilometri di linee di trasmissione ad altissima tensione (UHV), contro gli 0 degli Stati Uniti.

 

“State Gride”, la terza azienda “Al Mondo” per fatturato dopo Walmart e Amazon, ha appena annunciato un piano di investimenti da 4 trilioni di RMB (574 miliardi di dollari) nei prossimi 5 anni per potenziare le sue reti e incrementare le energie rinnovabili, mentre la domanda di intelligenza artificiale accelera l'uso di energia.

 

La Cina produce oltre il 50% della filiera di produzione di energia elettrica globale, dai motori primi, generatori, trasformatori, condensatori, interruttori automatici, commutatori, compensatori di potenza, fino agli inverter e ai convertitori.

 

Quasi tutti gli articoli sopra elencati devono essere importati negli Stati Uniti.

 

Energia.

Gli Stati Uniti sono il più grande produttore mondiale di combustibili fossili;

 mentre la Cina domina la produzione di energia verde – 80% della fornitura globale di solare e batterie, 65% delle turbine eoliche e 31% dell'energia idroelettrica.

Hardware ad alta tecnologia.

 La Cina rappresenta oltre il 50% della produzione globale di elettronica, smartphone, computer, dispositivi smart per la casa, robot, droni e umanoidi.

Ad esempio, la startup UniTre di Hangzhou ha consegnato 5.500 robot umanoidi nel 2025, rispetto ai principali produttori statunitensi Tesla, Figure AI e Agilità Robotici, che hanno spedito ciascuno circa 150 unità.

 

Macchinari/attrezzature.

 La Cina è il principale produttore di gru, macchine perforatrici per tunnel, attrezzature per l'estrazione mineraria e la raffinazione, macchine per risonanza magnetica, macchine a controllo numerico computerizzato, cavi in fibra ottica (compresi quelli utilizzati dai droni ucraini).

Estrazione e raffinazione di minerali essenziali:

la Cina domina le terre rare e altri minerali essenziali per la produzione ad alta tecnologia, la transizione verde e la difesa, come polisilicio, gallio, tungsteno, germanio, cobalto, grafite, litio, nichel, rame e diamanti artificiali.

Prodotti farmaceutici:

la Cina domina il mercato globale dei materiali di partenza chiave (KSM) e dei principi attivi farmaceutici (API).

La Cina controlla il 60-80% del mercato globale degli API, in particolare degli API generici come antibiotici, antidolorifici e farmaci cardiovascolari.

 

La Cina rappresenta il 60-75% della fornitura mondiale di KSM, in particolare per le sintesi complesse e multi-step in cui l'efficienza dei costi e la scala sono importanti.

 

Se scoppiasse una guerra tra Stati Uniti e Cina, gli ospedali americani dovrebbero trovare nuovi fornitori per il 95% dei loro antibiotici.

 

Nell'industria pesante tradizionale (acciaio, cemento, prodotti chimici sfusi, materiali da costruzione), la produzione cinese è spesso 10 volte superiore a quella degli Stati Uniti.

Infrastruttura tecnologica:

secondo Gemini, la Cina ha distribuito 3,4 milioni di stazioni base 5G entro la fine del 2024, ovvero il 60% del totale globale rispetto alle 200.000 negli Stati Uniti; l

a Cina ha installato 10,3 milioni di stazioni di ricarica pubbliche per veicoli elettrici entro la fine del 2024, ovvero il 70% del totale globale rispetto alle 220.000 negli Stati Uniti.

Sviluppo urbano:

ci sono 145 città cinesi con una popolazione di 1 milione e oltre, contro le 11 degli Stati Uniti.

Nonostante la differenza di popolazione di 4 volte, la Cina ha un problema di "sovracapacità abitativa" ben pubblicizzato, noto come "città fantasma" (troppe case vuote);

mentre gli Stati Uniti hanno un problema altrettanto noto di "senzatetto" o dovrei dire, correttamente, di "senzatetto".

Materiale militare:

gli Stati Uniti consegnano da 1,6 a 2 cacciatorpediniere all'anno (classe Arleigh Burke), mentre 4 scafi Type 055 da 11.000 tonnellate vengono costruiti simultaneamente uno accanto all'altro in un cantiere navale a Shanghai.

La Cina sta costruendo contemporaneamente 16 sottomarini nucleari d'attacco di tipo 093B, mentre gli Stati Uniti ne producono 1,2 all'anno, mentre il bilancio della Marina ne richiede 2,3 all'anno.

 

La Cina sta testando 3 diversi caccia di sesta generazione da dicembre 2024.

 Il J-36 ha già volato in 3 varianti.

Si prevede che il caccia statunitense F-47 di sesta generazione NGAD volerà con il suo primo prototipo entro il 2028 al più presto.

 

Poiché l'aeronautica statunitense sta ancora ideando aerei da combattimento collaborativi (CCA), la Cina ha già schierato numerosi droni autonomi senza pilota "loyal wingman", tra cui GJ-11, GJ-21, Anjia, FH-97A, CH-7, ecc.

 

I casi aneddotici mostrano lo stesso schema.

Il confronto dei dati che ho elencato potrebbe essere un po' sciatto.

Un paio di casi aneddotici potrebbero essere più illustrativi.

Nel giugno 2024, due astronauti statunitensi rimasero bloccati sulla Stazione Spaziale Internazionale quando la navicella Sterlinear della NASA subì guasti ai propulsori e perdite di elio.

 

Invece della missione originale di una settimana, furono costretti a rimanere per 9 mesi prima che una capsula “SpaceX” giungesse in loro soccorso nel marzo 2025.

Nel novembre 2025, tre Taikonauti cinesi della missione Shenzhou-20 rimasero bloccati sulla Stazione Spaziale Tiangong quando la loro capsula di ritorno fu colpita da detriti spaziali.

Ciò che accadde dopo non potrebbe essere più diverso.

 

L'Agenzia Spaziale Cinese (CMSA) ha inviato una navicella spaziale sostitutiva per riportarli a casa. La loro permanenza è stata prolungata di soli 9 giorni.

Dopo essere stata sottoposta a riparazioni interne in orbita, la capsula vuota Shenzhou-20 è stata sganciata ed è tornata sulla Terra con successo il 19 gennaio 2026.

 

Un altro esempio è più personale.

Ho appena acquistato il mio primo veicolo elettrico prodotto da Shanghai Automotive (SAIC):

 un MG IM modello L6. È un SUV a 5 posti di fascia media e costa circa 135.000 RMB (19.300 $) dopo le promozioni.

 

La mia ultima auto con motore a combustione interna, una Maserati Quattroporte del 2012 (4,7 litri, motore Ferrari F136 V8), è costata 2.450.000 RMB (338.000 $).

La Quattroporte è una bellezza e una bestia.

 Ha 430 cavalli e può raggiungere una velocità massima di 285 km/h. L'auto può accelerare da 0 a 100 km/h in 5,1 secondi.

Non ho comprato la IM L6 per la velocità o il brivido. È un'auto familiare. Tuttavia, sono piacevolmente sorpreso di scoprire che la potenza massima della IM L6 è di 570 kW, pari a 775 cavalli.

 

L'accelerazione da 0 a 100 è di 2,7 secondi e la velocità massima è di 300 km/h.

Stranamente, il mio SUV elettrico di fascia media ha una potenza e una velocità maggiori rispetto alla Maserati Quattroporte.

Questi esempi aneddotici potrebbero non essere rilevanti per una discussione sulle guerre, ma dovrebbero dare alle persone un'idea delle capacità fisiche della Cina.

 

La dipendenza industriale dell'Occidente dalla Cina.

 

Il controllo della Cina sugli elementi delle terre rare (REE) è ormai un fatto ben consolidato.

Pechino gode di un monopolio virtuale nella raffinazione delle terre rare e nella produzione di magneti, in particolare nelle terre rare pesanti più preziose.

Ma la presa di strangolatura dei REE è solo la punta dell'iceberg. La Cina è il produttore dominante globale in un'ampia gamma di minerali critici e prodotti di prima qualità come gli antibiotici.

Ha inoltre una posizione significativa nella catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori, specialmente nei nodi maturi come quelli presenti nell'automobilismo, nell'elettronica e nei dispositivi smart home.

 

Il recente caso di Esperia, di proprietà cinese e con sede nei Paesi Bassi, ne è un esempio lampante.

 

Quando lo stabilimento di confezionamento dei chip di Dongguan ha imposto un embargo ai produttori automobilistici europei per la cattura illegale da parte olandese delle operazioni europee di Esperia, la maggior parte dei produttori europei come VW era sul punto di fermare le linee di montaggio.

 

L'Occidente dipende dai beni intermedi cinesi e dalle attrezzature capitali per una vasta gamma della propria produzione industriale e della transizione verso il verde.

Anche se l'Occidente potesse avvalersi di fonti di approvvigionamento, probabilmente incorrerebbe in ingenti spese in conto capitale e subirebbe un aumento significativo dei costi, in un momento in cui l'Occidente nel suo complesso sta ancora lottando contro l'inflazione.

 

Esempi della superiorità fisica della Cina.

In questa parte, elencherò semplicemente una serie casuale di titoli di notizie tecnologiche e militari che ho ricevuto nella mia casella di posta la scorsa settimana, per illustrare la superiorità fisica e l'ascesa militare della Cina.

Per ulteriori dettagli è possibile cliccare sui collegamenti ipertestuali.

I link ai resoconti sulla tecnologia militare servono a dare un'idea del ritmo e della portata delle innovazioni cinesi nel campo della tecnologia militare.

 

Xiaomi ha battuto la supercar Ferrari in un test di accelerazione in linea retta (di Interesting Engineering).

(interestingengineering.com/transportation/xiaomi-ev-beats-ferrari-sf90-xx)

 

La Cina installa il primo mulino eolico aereo al mondo da un megawatt (di Interesting Engineering).

(interestingengineering.com/energy/worlds-first-megawatt-airship-rises-6560-ft)

 

La Cina costruisce la "macchina iper gravitazionale" più potente del mondo che comprime lo spazio e il tempo (di Futurism).

(futurism.com/robots-and-machines/china-builds-hypergravity-centrifuge).

 

La Cina ha appena lanciato il progetto ferroviario più complesso al mondo, dal valore di 50 miliardi di dollari:

una linea ferroviaria ad alta velocità Sichuan-Tibet lunga 1.800 km, che verrà costruita a 4.000 metri di altitudine (di Click Petrol & Gas)

(en.clickpetroleoegas.com.br/La-Cina-mobilita-migliaia-di-ingegneri-ad-altitudini-superiori-a-4-000-metri--attraversando-intere-montagne-per-aprire-1-600-km-di-gallerie-e-viadotti.-vml97/)

 

I fascicoli cinesi prevedono di inviare in orbita 200.000satelliti (di ZME Science).

(zmescience.com/future/china-just-filed-plans-for-200000-satellites/)

I ricercatori della National University of Defense Technology accelerano un treno da 1 tonnellata a 700 km/h in 2 secondi utilizzando la tecnologia maglev elettrica (di Click Petrol & Gas).

(en.clickpetroleoegas.com.br/asaf04-asaf04-5/).

 

“Owen” di Alibaba è leader mondiale nell'intelligenza artificiale open source con 700 milioni di download (da China News Agency).

(english.news.cn/20260113/004b0522f987475cbf83ffc3a8d009aa/c.html).

Il progetto segreto di litografia cinese sfida il monopolio dell'ASML (di IDN Financials).

(idnfinancials.com/news/59732/chinas-secret-lithography-project-challenges-asmls-monopoly).

Il mondo si rivolge alla Cina per un'intelligenza artificiale efficiente, economica e personalizzabile (di ZD Net).

(zdnet.com/article/china-open-ai-models-versus-us-llms-power-performance-compared/).

 

La Cina domina il mercato globale degli umanoidi con oltre l'80% delle installazioni (da South China Morning Post).

 

(scmp.com/tech/big-tech/article/3340142/china-dominates-global-humanoid-robot-market-over-80-installations?share=raDAZCPx7WHUx%2BK906GVUYj7syx4%2FMctgZDlNT5O08bKeOhWZAYqKe9dpmSKCawLYXswmYRbCD7vKyhmttE4IonvhfHHvVZL40wclsr1mag5cjEFL4FPPABXXXDG2TEjtawhkN5g5MSTNGuvvkzZhw%3D%3D&utm_campaign=social_share).

 

La flotta di sottomarini nucleari della Cina supera la Russia grazie all'aumento della produzione (di Military Watch).

(militarywatchmagazine.com/article/china-nuclear-submarine-production-surge).

 

La Cina sviluppa sottomarini con missili balistici di tipo 096 per sfidare i sottomarini statunitensi di classe Ohio e i futuri sottomarini di classe Columbia (con riconoscimento dell'esercito).

(armyrecognition.com/news/navy-news/2026/china-develops-type-096-ballistic-missile-submarine-to-challenge-us-undersea-nuclear-deterrence).

 

Il terzo caccia cinese di sesta generazione J-36 completa il volo di prova (di Defense Security Asia).

(defencesecurityasia.com/en/china-j36-sixth-generation-fighter-third-prototype-milestone-flight-test/).

Caccia J-10 visto equipaggiato con missile ipersonico antinave YJ-21 (riconoscimento dell'esercito).

(armyrecognition.com/news/aerospace-news/2025/chinas-j-10-fighter-seen-with-possible-yj-21e-hypersonic-anti-ship-missile-in-new-images).

I chip radar super raffreddati della Cina aumentano del 40% il raggio di rilevamento dei jet stealth (di Interesting Engineering)

(interestingengineering.com/military/chinas-supercooling-tech-boosts-radar-chips-performance).

 

Nave cargo cinese carica di lanciamissili modulari (di The War Zone).

(twz.com/sea/chinese-cargo-ship-packed-full-of-modular-missile-launchers-emerges)

 

Nave cargo cinese (stessa di sopra) con lanciatore elettromagnetico di droni e celle missilistiche verticali (dell'US Navy Institute).

(news.usni.org/2026/01/07/chinese-merchant-ship-sports-electromagnetic-drone-launcher-vertical-launching-systems).

La Marina cinese dispone di missili ipersonici antinave intercontinentali in grado di raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti (tramite l'US Navy Institute).

(news.usni.org/2025/12/26/chinese-forces-fielding-intercontinental-anti-ship-ballistic-missiles-capable-of-reaching-us-west-coast-pentagon-says).

Il missile ipersonico DF-27A della Cina con una gittata di attacco compresa tra 8.000 e 9.000 chilometri a una velocità media di Mach 8,6 (di Defense Security Asia).

(defencesecurityasia.com/en/china-df-27a-hypersonic-missile-test-mach-8-indo-pacific/).

 

Il caccia cinese di sesta generazione a lunghissimo raggio raggiunge un traguardo importante con il terzo prototipo (di Military Watch Magazine).

(militarywatchmagazine.com/article/china-ultra-long-range-sixth-gen-milestone-flight\).

 

 

La Cina schiera un'arma a microonde ad alta potenza contro gli sciami di droni (riconoscimento dell'esercito).

(armyrecognition.com/news/army-news/2026/china-deploys-hurricane-3000-microwave-weapon-for-operational-counter-drone-warfare)

Gli scienziati cinesi sviluppano un super raffreddamento per aumentare del 40% le prestazioni dei sistemi radar al nitruro di gallio (GaN) (da South China Morning Post).

 

(Il radar AESA basato su GaN è il sistema radar più avanzato al mondo ed è ampiamente utilizzato negli aerei stealth e nelle navi della marina cinese, nonché nelle stazioni di terra).

(scmp.com/news/china/science/article/3340053/chinas-supercooling-tech-packs-40-more-punch-chips-used-military-radar?share=yNY9w3aw1QXLsZrGkrWhP60POB7SWXw62KlWFTUNAeimtWvG%2FLKtPgXFUhhY5jk%2FdfEWkQcsIO%2B8dI1eBynSl5VdDYuh1k1mbhbovu89xFl%2FVwPv2S3H3xig9XzX9nfZNOOwjoV%2Fx3lYuLPmF02IlQ%3D%3D&utm_campaign=social_share)

La Cina schiererà 1.000 caccia stealth pesanti J-20 entro il 2030 (da Military Watch).

(militarywatchmagazine.com/article/china-1000-j20-stealth-2030-rusi).

 

Gli scienziati inventano una superficie 6G per trasformare i raggi radar nemici in energia per jet stealth (di Interesting Engineering).

(interestingengineering.com/military/china-6g-surface-turn-radar-beam-power).

Rivoluzione della logistica aerea militare con aerei cargo senza pilota (di Military Watch).

 

(militarywatchmagazine.com/article/china-leads-air-logistics-revolution-tianma1000).

 

La visione della Cina per la futura guerra aerea: la portaerei spaziale (di Biship Strow).

(bishopstrow.com/18-166299-china-unveils-its-vision-of-future-war-with-space-aircraft-carrier-some-pieces-are-already-in-place-trending/)

 

Esempi di lacune nelle capacità militari degli Stati Uniti.

Contrariamente alle accelerazioni delle innovazioni militari e tecnologiche cinesi, l'esercito statunitense si trova ad affrontare numerose sfide nelle sue capacità fisiche.

Un esempio dell'ampliamento del divario con la Cina sono i fallimenti della Marina statunitense nei combattimenti di superficie.

Una semplice ricerca su Google Gemini su "programmi di combattimento di superficie statunitensi falliti negli ultimi due decenni" mostra i risultati seguenti.

Negli ultimi due decenni, la Marina degli Stati Uniti ha affrontato sfide significative nell'acquisizione di navi da combattimento di superficie, che hanno portato alla riduzione di numerosi programmi a causa di sforamenti di costo e instabilità progettuali.

 

Programmi principali falliti o troncati.

 

Fregata classe Constellation (FFG-62):

cancellata nel novembre 2025, dopo che solo le prime due unità erano in costruzione.

Sebbene fosse stata concepita come un progetto a basso rischio basato sulla FREMM europea, ampie modifiche hanno portato a instabilità progettuale e a un aumento dei costi.

La Marina prevede di sostituirla con una più semplice "Small Surface Combatant" (FF(X)) basata sul National Security Cutter classe Legend della Guardia Costiera.

Littoral Combat Ship (LCS):

definito dal GAO come un grave fallimento dovuto all'inaffidabilità meccanica, alla rottura dello scafo e all'impossibilità di rendere operativi i "moduli di missione" previsti.

Originariamente destinato a oltre 50 navi, il programma è stato ridimensionato e diverse navi sono state dismesse decenni prima della fine della loro vita utile prevista.

Cacciatorpediniere classe Zumwalt (DDG-1000):

ridotto da 32 a sole 3 navi a causa dell'aumento vertiginoso dei costi.

Il sistema d'armamento avanzato (AGS) è stato di fatto neutralizzato quando la Marina ha cancellato le sue munizioni specializzate e iper costose.

Incrociatore di nuova generazione CG(X):

cancellato nel 2010 durante la fase iniziale di progettazione nell'ambito di più ampi tagli alla difesa.

Avrebbe dovuto sostituire gli incrociatori classe “Ti con deroga”, ma fu ritenuto troppo costoso per i bilanci dell'epoca.

Errori nella gestione della durata di servizio.

Programma di modernizzazione degli incrociatori:

 un audit ha rilevato che la Marina ha "sprecato" quasi 2 miliardi di dollari nel tentativo di mantenere in servizio 11 incrociatori di classe Ti con deroga ormai obsoleti.

Nonostante questi investimenti, le navi hanno dovuto affrontare persistenti problemi di manutenzione, che hanno portato al pensionamento anticipato di molte e a uno spostamento delle risorse verso piattaforme più recenti.

Recenti cambiamenti strategici (2025-2026).

 

Entro l'inizio del 2026, la strategia di superficie della Marina si è orientata verso:

 

Large Surface Combatant (DDG(X)):

sostituisce la flotta di incrociatori/cacciatorpediniere, anche se il suo approvvigionamento è stato posticipato alla fine degli anni 2020 per perfezionare i requisiti.

Navi senza equipaggio:

maggiore attenzione verso piattaforme autonome più piccole ed economiche per ampliare la flotta e compensare la perdita dei tradizionali grandi programmi.

Per un'analisi più approfondita del patetico e dispendioso fallimento del tanto atteso programma di fregate di classe Costellazioni potete leggere questo rapporto di War Zone del novembre 2025. (twz.com/sea/navy-sinks-the-constellation-class-frigate-program).

Un altro esempio è il programma missilistico ipersonico, dove il divario tra Stati Uniti e Cina e Russia è già a livello generazionale.

La Cina ha almeno 10 anni di vantaggio sullo sviluppo e il dispiegamento ipersonico rispetto agli Stati Uniti.

Secondo il China Military Power Report del Pentagono, la Cina ha condotto più test di missili ipersonici negli ultimi 5 anni rispetto al resto del mondo messo insieme.

 

Nonostante il noto divario, il Pentagono ha ripetutamente fallito nel fare progressi e nel rispettare le proprie scadenze dopo investimenti di miliardi di dollari.

Il sistema d'arma statunitense “Conventional Prompt Strike” (CPS), il suo programma principale di missili ipersonici, non è operativo.

 

Il piano è di iniziare a schierare l'USS Zumale e il sottomarino classe Virginia tra il 2026 e il 2027.

La tecnologia è condivisa con l'Arma Ipersonica a Lungo Raggio (LRHW) dell'esercito degli Stati Uniti, nota anche come” Dark Eagle”.

 

Dopo anni di fallimenti, il programma ha registrato i primi test positivi nel giugno 2024.

Tuttavia, recenti notizie mostrano che l'implementazione del programma subisce ripetuti ritardi.

(scmp.com/news/world/united-states-canada/article/3340291/us-blows-past-another-deadline-field-its-first-hypersonic-missile?share=lsmcEGlVOPfUdPOQSZlCBQQvTO6xyLf5s8Af4k2QVpoih7WmmE4RHmf1XC6b6IT93FHTkim%2B1BqRPJa2yTHZ9DoobaNF5Y6d%2BbNOvFbj3cndLnicrHgEU%2Bj%2Fc%2BfetCWC9bJ5Bm3in9jGdiDQU%2BQPvg%3D%3D&utm_campaign=social_share).

 

Secondo fonti pubbliche, dal 2018 il Pentagono ha investito più di 12 miliardi di dollari nel tentativo di sviluppare, testare e implementare un sistema ipersonico.

Secondo il “Government Accountability Offic”e, la prima batteria costerà circa 2,7 miliardi di dollari, missili inclusi.

 

Oltre agli elevati costi, l'impiego sul campo del sistema d'arma ha subito ripetuti ritardi.

L'esercito non ha rispettato la scadenza precedente del settembre 2023 per mettere a disposizione la tecnologia e ha superato di gran lunga un'altra scadenza lo scorso settembre.

 

Nel dicembre 2025, l'esercito statunitense ha annunciato "un significativo progresso delle capacità militari" quando ha attivato una batteria che aziona il missile ipersonico “Dark Eagle”.

All'epoca l'esercito non aveva detto che i missili non erano pronti, finché non è stato recentemente reso noto che il loro dispiegamento operativo avverrà nel 2026 o 2027.

 

La Marina Militare statunitense attualmente stima che il sistema CPS abbia un costo unitario "flyaway" di 51 milioni di dollari per missile.

Per l'anno fiscale 2026, la Marina richiederà 663 milioni di dollari specificamente per la produzione di 11 missili.

 

In netto contrasto, la Cina ha schierato numerosi missili ipersonici con vari tipi di tecnologie (doppio conico, wave-rider, scramjet, HGV), gittata (da 1.000 km a 9.000 km, appena al di sotto della gittata di un ICBM), velocità (da Mach 5 a Mach 16).

 

Il Pentagono stima che la Cina abbia schierato oltre 600 missili di questo tipo.

È probabile che il numero effettivo sia molto più alto.

 

Le armi ipersoniche cinesi costano da 15 a 25 milioni di dollari per missile (stime statunitensi) per i modelli di fascia alta (come DF-17, DF-26 e DF-27A) a 99.000 dollari per unità per i modelli di fascia bassa/esportazione (come lo YKJ-1000).

 

Secondo il rapporto sul potere militare cinese di gennaio 2026 del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, la Cina commissiona centinaia di missili ipersonici ogni anno, mentre gli Stati Uniti raggiungeranno la produzione in serie solo nel 2026, con un piano per la produzione da 48 a 72 missili all'anno entro il 2030.

 

Grazie ai suoi vantaggi di scala e costi, la Cina può condurre attacchi di saturazione con missili ipersonici contro gruppi di portaerei statunitensi.

Un attacco a saturazione è progettato per sopraffare i sistemi dei difensori sparando più munizioni di quante i loro sensori e intercettori possano gestire contemporaneamente.

 

Le simulazioni di guerra statunitensi mostrano che la Cina può saturare le difese di un gruppo portaerei statunitense per meno di 30 milioni di dollari usando uno sciame di missili con "mix alto-basso", mentre gli Stati Uniti spenderebbero oltre 200 milioni di dollari in intercettori solo per cercare di sopravvivere alla prima ondata.

 

In uno scenario estremo, la Cina potrebbe lanciare decine di YKJ-1000 su un bersaglio in sciami di saturazione che è matematicamente impossibile da intercettare completamente, garantendo il 100% di probabilità di uccisione in missione.

Anche nello scenario più ottimista, in cui i gruppi di portaerei statunitensi sopravvivono all'attacco dello sciame, lo scambio di costi sarà così sbilanciato che gli Stati Uniti non potranno sostenere un conflitto ad alta intensità.

 

Perché gli Stati Uniti non possono colmare il divario di capacità fisiche con la Cina.

L'asimmetria nelle capacità fisiche tra Cina e Stati Uniti è il risultato di decenni di economia neoliberista che privilegia i rendimenti finanziari a breve termine rispetto alla competitività industriale a lungo termine.

Il dogma economico neoliberista sostiene l'outsourcing e la strategia aziendale "asset light" che sposta la produzione all'estero e riduce l'importanza degli investimenti di capitale.

 

Di conseguenza, le aziende statunitensi si sono concentrate su ciò che garantisce il massimo ritorno sull'investimento: progettazione, marketing e distribuzione dei prodotti.

E hanno delegato il "lavoro sporco" della filiera produttiva e di quella di fornitura fisica alle povere officine dei paesi del terzo mondo.

 

I migliori casi di studio di questo modello di business sono Apple e Nvidia, due delle aziende americane più preziose.

Il prodotto di punta di Apple, l'iPhone, è progettato in California e prodotto a Dongguan.

 Apple ha trasferito in Cina il lavoro sporco e a basso margine di profitto della produzione del telefono, mantenendo in patria il design, il branding, il marketing e la distribuzione ad alto valore aggiunto.

Il risultato è che Apple può progettare un ottimo telefono ma non può produrne uno solo negli Stati Uniti.

Allo stesso modo, Nvidia si concentra esclusivamente sulla progettazione di chip GPU e sul suo ecosistema software CUDA, esternalizzando il lavoro fisico di produzione dei chip a TMSC a Taiwan, con macchine realizzate da ASML nei Paesi Bassi.

 

Questo modello di business iper-asset-light premia Nvidia con un margine lordo superiore all'80% e una capitalizzazione di mercato compresa tra 4 e 5 trilioni di dollari.

Tuttavia, se la Cina avviasse un'operazione militare contro Taiwan, Nvidia non avrebbe chip fisici da fornire ai suoi clienti dei data center di intelligenza artificiale.

Mentre i capitalisti negli Stati Uniti hanno creato un'enorme ricchezza cartacea, il Paese ha perso la capacità di produrre risultati concreti.

 

Questo modello economico neoliberale ha portato gli Stati Uniti a diventare un'economia di coscio finanziarizzata con un settore dei servizi gonfiato e un PIL grande ma superficiale.

 

Il sistema di governo, parallelamente, è degenerato in una "veto crazia" in cui gruppi di interesse frammentati bloccano regolarmente le imprese collettive.

La capacità dello Stato si manifesta nella sua propensione a regolare, dibattere e rallentare piuttosto che produrre ed eseguire.

L'etica sociale favorisce l'usura, la legge, il software e la fantasia mediatica, mentre guarda il lavoro fisico con disgusto e avversione. I talenti sono indirizzati verso speculazioni e schemi per arricchirsi rapidamente.

 

La Cina ha preso la strada opposta e ha concentrato le sue risorse esclusivamente sulla "vera economia".

La campagna del presidente XI nell'ultimo decennio per far scoppiare la bolla immobiliare, contenere piattaforme internet monopolistiche e predatorie, destinare risorse alla “Belt and Road Initiative” (BRI) e investire in Made in China 2025 ha salvato la Cina dalla spirale mortale occidentale della deindustrializzazione e della finanziarizzazione.

 

Questa è la causa principale della superiorità fisica della Cina e non si può invertire la situazione.

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