In Italia l’IA può essere una strategia per creare sviluppo e mobilitare risorse.
In
Italia l’IA può essere una strategia per creare sviluppo e mobilitare risorse.
Posizionare
il paese tra i leader nell’innovazione tecnologica con la “Strategia italiana
per l’intelligenza artificiale 2024 – 2026.”
Pattaformaitalia.pwc.it
– (7 maggio 2026) – Redazione – ci dice:
La
“Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026” è un piano
ambizioso che mira a sfruttare il potenziale trasformativo dell’Intelligenza
Artificiale (IA) per migliorare vari settori del sistema produttivo nazionale.
Pubblicata
dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), quest’ultima si articola in quattro
aree chiave, ognuna caratterizzata da specifici obiettivi strategici:
Ricerca:
rafforzare
gli investimenti sulla ricerca fondazionale e applicata nell’Intelligenza
Artificiale, promuovendo la creazione di competenze di ricerca e tecnologie
specificamente calate nel contesto del nostro sistema-paese e in linea con
principi di affidabilità e responsabilità (Trustworthy AI) e antropocentrici,
propri dei paradigmi Europei;
Pubblica
amministrazione:
rendere più efficienti i propri processi
amministrativi e migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini
attraverso l’impiego di tecnologie di Intelligenza Artificiale;
Imprese:
agevolare
lo sviluppo e l’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale nelle
imprese, con l’ottica non solo di efficientare gli attuali processi ma anche di
abilitarne di nuovi che sappiano aprire altrettante nuove possibilità;
Formazione:
promuovere una formazione di elevata qualità,
allineata alle nuove competenze richieste per affrontare le sfide che
l’Intelligenza Artificiale ci porrà negli anni a venire.
Strategia
per le imprese:
La
strategia per l’Intelligenza Artificiale si inserisce in un ampio contesto
europeo, il quale ha come obiettivo quello di costruire un ecosistema digitale
solido, migliorare la competitività e stimolare la crescita economica
attraverso l’uso innovativo delle tecnologie emergenti.
In
particolare, la strategia prevede diverse iniziative specifiche per sostenere
le imprese, con focus particolare sulle PMI:
Facilitatori
per l’IA nelle PMI:
la
Fondazione per l’Intelligenza Artificiale gestisce l’attuazione, il
coordinamento e il monitoraggio di un insieme di facilitatori (i.e. strumenti,
infrastrutture e risorse) messi a disposizione per aiutare le imprese ad
adottare ed integrare soluzioni di intelligenza artificiale nei processi
aziendali.
Ciascun
facilitatore potrà avvalersi della collaborazione con università e centri di
ricerca e coprirà una o più filiere produttive, divenendo un naturale punto di
incontro tra le imprese ICT che offrono soluzioni per l’innovazione e le
imprese che beneficiano di tali tecnologie;
Sostegno
allo sviluppo e all’adozione di soluzioni di IA: verranno messe a disposizione delle
risorse finanziarie a sostegno di progetti sia di imprese operanti nel settore
ICT e finalizzate allo sviluppo di nuove soluzioni di IA, sia di imprese non
ICT che vogliano innovare i propri processi produttivi adottando soluzioni di
IA;
Laboratori
per lo sviluppo di applicazioni IA:
facilitare
la capacità di sviluppare progetti coordinati che favoriscano la collaborazione
tra il mondo della ricerca (università e centri di ricerca) e le imprese al
fine di facilitare la transizione delle innovazioni tecnologiche dal
laboratorio al mercato;
Sviluppo
di start-up in ambito IA:
le start-up rappresentano un elemento chiave
per la complessiva competitività del tessuto produttivo e imprenditoriale.
Al fine di facilitare il loro sviluppo, la
strategia prevede il consolidamento e il supporto delle nuove imprese ad alto
contenuto tecnologico attraverso programmi specifici di finanziamento o di
accompagnamento in tutte le fasi di sviluppo;
Servizi
per le aziende ICT sull’IA:
la
competitività dell’industria nazionale nel campo dell’Intelligenza Artificiale
sarà fortemente condizionata dalla capacità delle imprese italiane di
sviluppare soluzioni e servizi in un contesto fortemente dinamico, in cui i
costi della compliance costituiscono una barriera all’ingresso nel mercato, per
tale motivo sono stati definiti degli “spazi di sperimentazione normativa” per
l’IA (sandbox) con l’obiettivo di fornire un ambiente controllato che agevoli
lo sviluppo e la validazione di soluzioni di Intelligenza Artificiale.
La
Strategia nazionale per l’Intelligenza Artificiale rappresenta un passo
fondamentale per accrescere la competitività delle imprese italiane in un
contesto globale sempre più guidato dall’innovazione tecnologica.
L’adozione
di tecnologie emergenti può migliorare i processi produttivi, permettendo
all’azienda di ottimizzare le risorse e sviluppare nuovi modelli di business
orientati verso la sostenibilità e la digitalizzazione.
L’intelligenza
artificiale come leva di sviluppo: la strategia di Panetta per l’Italia.
Youbuildweb.it
- In Digitalizzazione – (29 Maggio 2026) – Redazione – ci dice:
L’intelligenza
artificiale non è più una tecnologia emergente, ma una variabile strutturale
della crescita economica globale.
È questo il messaggio centrale delle
Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta,
presentate il 29 maggio 2026 con la Relazione annuale, in cui il tema dell’IA
assume un ruolo esplicito nelle prospettive di sviluppo del Paese.
Nel
suo intervento, Panetta inserisce l’innovazione tecnologica – e in particolare
l’intelligenza artificiale – dentro una riflessione più ampia su produttività,
competitività e sostenibilità del modello economico italiano, indicando con
chiarezza che il futuro dipenderà dalla capacità di trasformare questa
rivoluzione in crescita diffusa.
IA e crescita globale: un cambiamento già in atto.
Il
punto di partenza del discorso è il contesto internazionale.
L’economia mondiale, nonostante tensioni
geopolitiche e commerciali, ha mostrato una dinamica più robusta del previsto,
sostenuta anche dalla trasformazione tecnologica.
Panetta
evidenzia esplicitamente che l’intelligenza artificiale è già un motore
economico reale, capace di incidere su investimenti, mercati finanziari e
consumi.
In particolare, lo sviluppo dei data center e
delle infrastrutture digitali ha generato un impulso significativo alla
crescita, contribuendo alla dinamica del PIL e alla valorizzazione delle
imprese tecnologiche.
Non si
tratta quindi di una promessa futura, ma di un fattore già operativo, che sta
ridisegnando i rapporti di forza tra le economie. Ed è proprio su questo
terreno che si apre il problema europeo e italiano.
Il
nodo italiano: produttività e ritardo strutturale.
Se lo
scenario globale è trainato dall’innovazione, l’Italia resta invece
caratterizzata da una crescita debole e da una produttività stagnante, che
rappresenta il vero vincolo allo sviluppo del Paese.
Nel
discorso, Panetta è netto:
senza un aumento consistente della
produttività, l’economia italiana rischia di restare intrappolata in un
equilibrio di bassa crescita, incapace di sostenere salari, investimenti e
welfare.
In
questo contesto, l’intelligenza artificiale viene individuata come la leva
decisiva per cambiare traiettoria, perché consente di migliorare l’efficienza
dei processi produttivi e di aumentare il valore aggiunto del lavoro.
Tuttavia,
la presenza della tecnologia non garantisce automaticamente risultati. Il vero
tema è la capacità di utilizzarla in modo diffuso e sistemico.
Il
vero gap: l’adozione dell’innovazione.
Uno
degli elementi più interessanti dell’intervento riguarda la distinzione tra
innovazione e adozione.
Richiamando
la storia delle grandi rivoluzioni tecnologiche, il Governatore sottolinea come
i benefici maggiori non derivino necessariamente dall’invenzione, ma dalla
capacità di integrare le nuove tecnologie nei processi produttivi.
Questa
osservazione ha implicazioni dirette per l’Italia. Il problema non è solo
sviluppare ricerca o attrarre tecnologie avanzate, ma trasformare il sistema
produttivo – composto in larga parte da piccole e medie imprese – rendendolo
capace di adottare l’IA in modo efficace.
Il
rischio, in assenza di questo passaggio, è quello di un ulteriore ampliamento
del divario con le economie più dinamiche, in particolare Stati Uniti e Cina,
già in posizione di vantaggio nella corsa tecnologica.
Capitale
umano e competenze: la condizione abilitante.
Accanto
alla diffusione tecnologica, Panetta insiste su un secondo pilastro
fondamentale: il capitale umano.
L’intelligenza
artificiale, infatti, non è neutrale. Può generare crescita e nuova occupazione
qualificata, ma può anche accentuare le disuguaglianze se i benefici restano
concentrati tra chi possiede competenze avanzate.
Per
questo motivo, il Governatore richiama la necessità di investire in formazione,
istruzione e aggiornamento continuo.
La
questione non è solo economica, ma anche sociale.
Il
successo dello sviluppo, afferma Panetta, si misurerà dalla capacità di offrire
opportunità ai giovani, trattenere talenti e valorizzare il merito. In altre
parole, l’innovazione deve tradursi in mobilità sociale e inclusione,
altrimenti rischia di produrre effetti distorsivi.
Lavoro
e trasformazione produttiva.
Un
altro aspetto centrale del discorso riguarda l’impatto dell’IA sul lavoro.
Per la
prima volta, una tecnologia è in grado di automatizzare anche attività
cognitive, ampliando l’area delle professioni potenzialmente coinvolte.
Panetta
invita però a evitare letture deterministiche: storicamente, le innovazioni non
hanno solo distrutto occupazione, ma ne hanno creata di nuova.
L’intelligenza artificiale seguirà
probabilmente lo stesso schema, modificando il contenuto del lavoro più che
eliminarlo, e spostando il valore verso attività ad alta qualificazione.
Questo
implica una trasformazione profonda dell’organizzazione produttiva, che
richiederà tempo, investimenti e capacità di adattamento da parte delle
imprese.
Il
ruolo dello Stato e dell’Europa.
La
portata della transizione tecnologica rende necessario, secondo Panetta, un
intervento pubblico attivo.
L’adozione dell’IA, soprattutto tra le PMI,
incontra infatti ostacoli significativi legati a costi, competenze e accesso
alle tecnologie.
Lo
Stato deve quindi accompagnare questa trasformazione, sostenendo gli
investimenti, promuovendo la formazione e creando un contesto favorevole
all’innovazione.
Parallelamente,
il Governatore richiama la dimensione europea.
L’Unione dispone di risorse, competenze
scientifiche e capacità produttive, ma deve agire con maggiore rapidità e
coesione per non perdere terreno nello scenario globale.
Una
sfida strategica per lo sviluppo.
Nel
complesso, il discorso di Panetta restituisce un quadro chiaro: l’intelligenza artificiale è la
chiave per superare le debolezze strutturali dell’economia italiana, ma il suo
impatto dipenderà dalle scelte che verranno compiute nel breve periodo.
La
sfida non è tecnologica in senso stretto, ma sistemica.
Riguarda
il modo in cui il Paese saprà integrare innovazione, capitale umano e politiche
pubbliche.
Solo
così l’IA potrà diventare non un fattore di rischio, ma una leva per rilanciare
crescita, produttività e competitività.
Per il
settore delle costruzioni e dell’ambiente costruito – al centro dell’”ecosistema
You Build” – il messaggio è particolarmente rilevante: la digitalizzazione e l’adozione
dell’IA nei processi progettuali, produttivi e gestionali rappresentano oggi
una condizione necessaria per affrontare la transizione industriale e restare
competitivi.
Aree
strategiche di
intervento e politiche.
Docs.italia.it
– Ministro per l’innovazione tecnologica – Redazione – (10-1-2025) – ci dice:
I sei
obiettivi esposti nella sezione precedente definiscono le ambizioni di questo
programma strategico, mentre gli undici settori prioritari definiscono dove
l’Italia intende investire maggiormente.
Questa
sezione, che delinea le aree di intervento, definisce come questa strategia si
propone di raggiungere gli obiettivi dichiarati nei settori prioritari.
Tre
aree chiave di intervento.
Nelle
sezioni seguenti, questa strategia si svilupperà su queste aree di intervento e
descriverà le politiche specifiche previste dal Governo.
Talenti
e competenze.
L’IA
può trasformare radicalmente molti aspetti della nostra società e la pandemia
COVID-19 ha accelerato questa tendenza.
Il
World Economic Forum 2020 stima che, entro il 2025, 85 milioni di posti di
lavoro potrebbero sparire, a causa del cambiamento nella divisione del lavoro
tra esseri umani e macchine, mentre potrebbero emergere 97 milioni di nuovi
ruoli.
Questa transizione avrà effetti distributivi
significativi, sia tra paesi, che all’interno dei paesi stessi.
Per
mitigare gli effetti di tale transizione e allo stesso tempo garantire che
l’Italia si mantenga alla frontiera dell’innovazione tecnologica, il Paese deve
investire nel sistema di formazione sull’intelligenza artificiale e nello
sviluppo delle relative competenze per i cittadini.
Da un lato, quindi, il Paese deve investire
per essere all’avanguardia nella ricerca sull’IA.
Ciò
significa ampliare e migliorare i programmi di dottorato e attrarre/trattenere
i migliori ricercatori.
Dall’altro,
l’Italia deve garantire che l’intero tessuto economico sfrutti le opportunità
di produttività insite nella diffusione dell’IA.
L’Italia deve pertanto rafforzare più in
generale la componente STEM in tutto il sistema dell’istruzione, così da
favorire lo sviluppo di una forza lavoro in grado di interagire con l’IA e
sfruttarne i benefici.
A1.
Rafforzare il programma Nazionale di Dottorato.
Questa
misura mira a consolidare e ampliare complessivamente i corsi di dottorato
italiani, con l’ambizione di assegnarne una quota adeguata all’IA.
Obiettivo:
Consolidare
ed espandere i dottorati di ricerca per formare una quota maggiore di studenti
di IA e attirare studenti di talento dall’estero.
Iniziative:
Aumentare
il numero dei dottorati.
L’obiettivo
della misura è principalmente quello di recuperare la perdita di borse di
dottorato subita negli ultimi anni, come passaggio intermedio verso
un’ulteriore estensione numerica a lungo termine.
Istituire
un dottorato dedicato con il contributo e il coinvolgimento delle aziende.
Il programma vuole incoraggiare la creazione
di spin-off di ricerca dedicati alle attività dell’industria e del settore
terziario.
Possibili
fonti di investimento.
PNRR 1
M4C1.
Investimento 4.1:
Estensione
del numero di dottorati di ricerca e dottorati innovativi.
€430
Mln concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
PNRR
M4C2
Investimento 3.3:
Introduzione
di dottorati innovativi che rispondono ai fabbisogni di innovazione delle
imprese e promuovono l’assunzione dei ricercatori dalle imprese.
€600
Mln concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
A2.
Attrarre e trattenere i ricercatori.
Le
carriere precarie e i lenti avanzamenti professionali spingono i talenti
italiani verso Paesi con migliori opportunità e, allo stesso tempo, rendono
l’Italia poco attrattiva per gli stranieri.
Questo sta generando un flusso di talenti
particolarmente negativo per il Paese.
Obiettivo:
Attrarre
e trattenere talenti dell’IA in Italia e mantenere la competitività italiana
nella ricerca sull’IA.
Iniziative:
Finanziare
attività di ricerca gestite in autonomia da giovani ricercatori, che
acquisiranno da subito una prima esperienza di gestione autonoma della ricerca.
Il
programma - fortemente ispirato al pilastro Excellent Science del programma
Horizon Europe - avrà lo scopo di attrarre giovani ricercatori, beneficiari di
borse di studio di alto profilo internazionale come gli “starting grants” del
Consiglio europeo della ricerca e le Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral
Fellowships (PF).
Reclutare giovani ricercatori di IA
nell’ambito del programma “Rita Levi Montalcini” ideato dal Ministero
dell’Università e della Ricerca.
Possibili
fonti di investimento.
PNRR
M4C2 Investimento 1.2:
Finanziamento
di progetti presentati da giovani ricercatori. 600 Mln concessi su base
competitiva (non mirati specificamente all’IA).
Fondo
per la scienza (L.23 luglio 2021, n. 106): 50 Mln nel 2021 e 150 Mln dal 2022
concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
Programma
Rita Levi Montalcini: 5 Mln/anno concesso su base competitiva (approccio
bottom-up).
A3.
Rafforzare le competenze di IA nella Pubblica Amministrazione.
Una
grande debolezza 2 della Pubblica Amministrazione in Italia è la quota limitata
di dipendenti con lauree STEM, in particolare nell’IA e in quelle tecnologie
digitali necessarie per gestire correttamente l’enorme e crescente quantità di
dati della pubblica ministrazione.
Obiettivo:
Aumentare
l’efficacia della Pubblica Amministrazione italiana e aumentare la quota di
lavoratori della PA consapevoli delle opportunità e dei rischi associati
all’IA.
Iniziativa.
Attivare
tre cicli di nuovi corsi di dottorato specificamente progettati per le esigenze
delle amministrazioni pubbliche in collaborazione con il Ministro per la
Pubblica Amministrazione e interagendo con la Scuola Nazionale
dell’Amministrazione, istituto di istruzione per la formazione dei funzionari e
dirigenti pubblici.
Possibile
fonte di investimento.
PNRR
M4C1 Investimento 4.1:
Estensione del numero di dottorati di ricerca
e dottorati innovativi. 430M concessi su base competitiva (approccio
bottom-up).
A4.
Promuovere corsi e carriere in materie STEM.
Le
materie STEM costituiscono la base per sviluppare le competenze e le carriere
dell’IA.
Pertanto,
è importante stimolare l’interesse delle giovani generazioni verso i corsi e le
carriere STEM, con particolare attenzione alle donne.
Obiettivo:
Aumentare
la quota di studenti che studiano materie STEM, le basi per sviluppare le
competenze di intelligenza artificiale.
Iniziativa:
Promuovere
l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di
attività, metodologie e contenuti volti allo sviluppo delle competenze STEM,
digitali e di innovazione, con particolare attenzione alle pari opportunità.
Possibile
fonte di investimento:
PNRR
M4C1 Investimento 3.1:
Nuove
competenze e nuovi linguaggi (1,1 Mld).
PNRR
M4C1 Investimento 3.2:
Scuola
4.0 - Scuole innovative, nuove aule didattiche e laboratori (2,1 Mld).
A5.
Espandere l’IA negli ITS (“Istituti Tecnici Superiori”)Il sistema di formazione
ITS 3 deve rispondere alla domanda del mercato del lavoro di tecnici
specializzati e formati per l’innovazione tecnologica nei settori trainanti
dell’economia.
Obiettivo
Sviluppare
professionisti in grado di adattare e personalizzare le tecnologie IA esistenti
per risolvere problemi in vari contesti industriali.
Iniziativa.
Ampliare
corsi di programmazione e inclusione di corsi di IA applicata e stage in tutti
i curricula ITS.
Possibile
fonte di investimento
PNRR
M4C1 Investimento 1.5:
Sviluppo
del sistema di formazione professionale terziaria (ITS) (1,5 Mld).
Ricerca.
Come
illustrato nel capitolo 1, l’ecosistema della ricerca italiano presenta
caratteristiche incoraggianti, ma la sua frammentazione, la mancanza di risorse
e la bassa produttività brevettuale ne limitano l’efficacia.
Questa
sezione illustra le politiche che mirano a colmare il divario tra ricerca
fondamentale e ricerca applicata favorendo le collaborazioni tra il mondo
accademico, l’industria, gli enti pubblici e la società.
Il futuro dell’IA implica necessariamente una
forte sinergia tra centri di ricerca pubblici e privati, ricerca industriale,
centri di innovazione, start-up e PMI e le competenze settoriali degli utenti.
Le
iniziative del programma di ricerca si dividono in due classi:
Costruire
l’ecosistema italiano della ricerca IA: ricerca fondamentale e applicata.
Aspetti
trasversali.
B.
Costruire l’ecosistema italiano della ricerca IA:
ricerca fondamentale e applicata.
Queste
iniziative sono state pensate per collegare le eccellenze esistenti e le
attività territoriali in un unico piano di coordinamento nazionale. Sono
concepiti per ottenere risultati sia a basso TRL (Technology Readiness Level)
che vicini all’introduzione al mercato.
B1.
Rafforzare l’ecosistema italiano della ricerca sull’IA.
Un
ecosistema strutturato è necessario per definire una grande massa critica,
rafforzare le sinergie tra centri più piccoli e più grandi e valorizzare
l’eccellenza “verticale” in alcuni aspetti fondanti.
Obiettivo.
Aumentare
la competitività italiana per le grandi sfide dell’IA, in linea con iniziative
europee e internazionali simili, creando una connessione strutturale tra centri
italiani di ricerca esistenti e quelli nuovi.
Iniziativa.
Creare
un’architettura hub & spoke con competenze territoriali, soprattutto nella
ricerca fondamentale.
Possibile
fonte di investimento:
PNRR
M4C2 Investimento 1.3:
Partenariati
allargati estesi a Università, centri di ricerca, imprese e finanziamento
progetti di ricerca di base.
1,61
Mld per almeno 10 partenariati selezionati su base competitiva.
Un partenariato su 15 è rivolto alla ricerca
sull’IA (approccio top-down) mentre aspetti dell’IA sono ritenuti cruciali nei
restanti 14 partenariati.
B2.
Lanciare la piattaforma italiana di dati e software per la ricerca sull’IA.
Una
piattaforma unica condivisa da tutti gli ecosistemi italiani è necessaria per
mantenere la proprietà intellettuale dei risultati scientifici italiani e
fornire un rapido “time-to-market” dalla ricerca italiana all’industria
italiana.
Obiettivo.
Generare
una massa critica di dataset aperti e software progettati a livello di ricerca
- resi accessibili secondo il principio FAIR 4- che le start-up e aziende
possano riutilizzare, ingegnerizzare e trasferire dal prototipo al mercato.
Iniziativa.
Creare
una connessione strutturale di piattaforme esistenti e nuove, dati e
infrastrutture informatiche dedicate all’intelligenza artificiale, incluse
biblioteche open source, specializzate per quegli ambiti in cui si concentra la
ricerca fondamentale, sia per tecnologie specifiche che per lo sviluppo di
modelli normativi e IA affidabile.
Possibile
fonte di investimento.
PNRR
M4C2 Investimento 3.1:
Fondo
per la realizzazione di un sistema integrato di infrastrutture di ricerca e
innovazione.
1,58 Mld concessi su base competitiva
(approccio bottom-up).
B3.
Creare cattedre italiane di ricerca sull’IA.
Obiettivo.
Rafforzare
le eccellenze esistenti e prevenire la fuga di cervelli italiani verso centri
di ricerca di altri paesi.
Iniziativa.
Stanziare
fondi specifici per un unico “Principal Investigator” (PI), già membro di
università e centri di ricerca nazionali, per promuovere la collaborazione con
industrie ed enti pubblici, secondo gli interessi degli ecosistemi locali.
Sulla base di competenze oggettive, questi
bandi potrebbero essere dedicati a specifiche ricerche libere in argomenti
fondativi o applicativi 5 proposti da un PI.
Il 20%
del budget totale può essere destinato a colmare i divari di genere e
territoriali.
Possibile
fonte di investimento.
Fondo
per la scienza (L.23 luglio 2021, n. 106): 50 Mln nel 2021 e 150 Mln dal 2022
concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
B4.
Creare iniziative IA-PRIN per ricerca fondamentale Obiettivo.
Migliorare
la ricerca, i risultati scientifici e la collaborazione tra i centri di ricerca
Iniziativa.
Bandi dedicati alla ricerca fondamentale in IA
ispirata da curiosità di base (in machine learning, NLP, visione artificiale,
rilevamento, percezione e azione, ragionamento simbolico, edge-AI, IA basata su
HPC) e IA affidabile per progredire nello sviluppo di software, interazione
uomo-macchina, regolamentazione e spiegazione dell’IA.
Possibile
fonte di investimento.
PNRR
M4C2 Investimento 1.1: Fondo per il Programma Nazionale Ricerca (PNR) e progetti
di Ricerca di Significativo Interesse Nazionale (PRIN).
1,8 Mld concessi su base competitiva
(approccio bottom-up).
B5.
Promuovere campioni nazionali IA multidisciplinari.
Obiettivo
Avere
un forte impatto sul mondo della ricerca e aumentare l’utilizzo dei risultati
della ricerca.
Iniziativa.
Sfide
su temi specifici con valutazione competitiva di risultati misurabili.
Potrebbero essere correlati ad aspetti critici dell’IA e collegati ad obiettivi
definiti di Ricerca Applicata 6.
Le
sfide potrebbero essere coordinate con le infrastrutture esistenti come i
centri HPC nazionali, i nodi Gaia-X e le infrastrutture dei centri di ricerca
pubblici e privati.
Possibile
fonte di investimento:
PNRR
M4C2 Investimento 1.4:
Potenziamento
strutture di ricerca e creazione di “campioni nazionali di R&S” su alcune
Key Enabling Technologies.
1,6 Mld per 5 Centri Nazionali selezionati su
base competitiva.
Un
centro su 5 si rivolge all’HPC (approccio top-down) mentre gli aspetti dell’IA
sono cruciali nei restanti 4 centri.
B6.
Lanciare bandi di ricerca-innovazione IA per collaborazioni pubblico-private.
Obiettivo:
Incidere
e promuovere il partenariato pubblico-privato e contribuire a dare una
caratterizzazione locale della ricerca sull’IA consentendo un sostegno
regionale o locale ai progetti.
Iniziativa.
Grandi
progetti su settori prioritari ma con proposte di libera iniziativa (simili ai
Piani Operativi Nazionali, PON, ma 60% per i laboratori pubblici, 40% per le
imprese) che mirano a trasferire competenze dalla ricerca alle industrie,
lavorare insieme, creare start-up e “innovatori”. Almeno il 10% dovrebbe essere
dedicato alla creazione di nuove start-up di intelligenza artificiale.
Possibile
fonte di investimento:
PNRR
M4C2 Investimento 1.5: Creazione e rafforzamento di «ecosistemi dell’innovazione»,
costruzione di «leader territoriali di R&S».
1,3
Mld per un massimo di 12 ecosistemi di innovazione selezionati su base
competitiva (approccio bottom-up).
C.
Aspetti trasversali.
C1.
Finanziare ricerca e applicazioni dell’IA creativa.
Obiettivo.
Creare
eccellenza scientifica nelle applicazioni di ricerca in settori specifici, come
il manifatturiero creativo.
Iniziativa
Borse
di studio per ricerca pionieristica nel mondo dell’intelligenza artificiale
creativa, un argomento di ricerca di frontiera che mette insieme nuovi modelli
di apprendimento e ragionamento, esperti di neuroscienze, psicologi e persone
creative.
Possibili
fonti di investimento.
Fondo
per la scienza (L.23 luglio 2021, n. 106): 50 Mln nel 2021 e 150 Mln dal 2022
concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
PNRR
M4C1 Investimento 4.1: Estensione del numero di dottorati di ricerca e
dottorati
innovativi.
430 Mln concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
PNNR
M4C2 Investimento 1.2: Finanziamento di progetti presentati da giovani
ricercatori. 600 Mln concessi su base competitiva (non mirati specificamente
all’IA).
PNRR
M4C2 Investimento 1.3: Partenariati allargati estesi a Università, centri di
ricerca, imprese e finanziamento progetti di ricerca di base. 1,61 Mld per un
massimo di 10 partnership selezionate su base competitiva.
C2.
Promuovere progetti bilaterali per incentivare il rientro in Italia di
professionisti.
Obiettivo
Aumentare
l’attrattività dell’Italia per ricercatori e investitori.
Iniziativa:
Bando
per progetti incentrati su temi specifici definiti dalle priorità italiane
cofinanziato da un altro paese con almeno un ricercatore che rientra in Italia
con la stessa remunerazione che all’estero.
Una borsa di studio analoga dovrebbe essere
assegnata al PI italiano.
Possibili
fonti di investimento:
Fondo
per la scienza (L.23 luglio 2021, n. 106): 50 Mln nel 2021 e 150 Mln dal 2022
concessi su base competitiva (approccio bottom-up).
PNNR
M4C2 Investimento 1.2: Finanziamento di progetti presentati da giovani
ricercatori. 600 Mln concessi su base competitiva (non mirati specificamente
all’IA).
Queste
iniziative saranno supportate dalle infrastrutture italiane esistenti come le
strutture HPC nazionali per la formazione sull’apprendimento automatico, le
reti 5G per l’acquisizione dei dati, il cloud nazionale Gaia-X per
l’archiviazione dei dati e la virtualizzazione del calcolo, nonché tutte le
infrastrutture dati sviluppate dalle comunità di ricerca, in particolare quelli
stabiliti all’interno della tabella di marcia del Forum Strategico Europeo per
le Infrastrutture di Ricerca (ESFRI Roadmap).
Applicazioni.
Come
evidenziato nei capitoli introduttivi, l’ecosistema IA italiano soffre di un
basso numero di brevetti e di un lento processo di trasferimento tecnologico.
Inoltre,
le aziende italiane, grandi e piccole, sono state finora lente nell’adottare
soluzioni di intelligenza artificiale determinando un mercato dell’IA di
dimensioni limitate.
Per
affrontare queste sfide, questa strategia propone una serie di politiche volte
ad ampliare l’applicazione dell’IA nelle industrie e nella società, nonché
misure per favorire la nascita e la crescita di imprese innovative in ambito
IA.
Inoltre, queste politiche sono concepite per
insistere su aree prioritarie ed accompagnare la crescita di settori che finora
hanno mostrato risultati promettenti nello sviluppo e nell’adozione dell’IA.
Tutte
le iniziative condividono problemi e obiettivi comuni:
Prestare
particolare attenzione alle imprese più piccole, quelle che operano nei
contesti geografici o socioeconomici più periferici e svantaggiati,
focalizzandosi sui settori prioritari (Sezione 2.3) e sui settori strategici
nazionali (Infrastrutture Critiche, settori definiti nel “Decreto Golden
Power”).
Aumentare
il numero di imprenditrici ed esperte di IA, nonché attrarre start-up e
professionisti esteri focalizzati sull’IA con incentivi economici da applicare
a tutte le iniziative descritte di seguito.
Allineare
tutte le politiche di IA relative all’elaborazione, aggregazione, condivisione
e scambio dei dati, nonché alla sicurezza dei dati, con la Strategia Nazionale
per il Cloud e con le iniziative in corso a livello europeo, a partire dalla
Strategia Europea dei Dati e dalle recenti proposte di un Data Governance Act e
di un regolamento sull’intelligenza artificiale.
A tal
fine, questa strategia individua due aree di intervento che riteniamo di
maggior impatto particolarmente strategiche.
D. IA
per modernizzare le imprese.
E. IA
per modernizzare la pubblica amministrazione.
D.IA
per modernizzare le imprese.
L’impatto
dell’IA sulle imprese sarà di enorme rilevanza.
L’IA
infatti implicherà una vera e propria rivoluzione nel loro modus operandi, dai
processi interni e relazioni con i clienti allo sviluppo di nuovi prodotti e
servizi basati sull’intelligenza artificiale. Per di più, l’intelligenza
artificiale implica che le aziende italiane dovranno trasformare la propria
forza lavoro e i propri processi, assumendo nuovi talenti, formando la forza
lavoro esistente e assicurandosi che tale transizione avvenga con un uso
efficace e responsabile delle soluzioni di intelligenza artificiale.
Complessivamente
le iniziative proposte mirano a:
Supportare
il processo di assunzione di personale IA altamente qualificato nelle aziende
private, in modo da rafforzare il loro processo di Transizione 4.0 (macchinari,
hardware, software persone).
Aumentare
l’adozione di soluzioni IA nelle aziende private, in modo da aumentare la loro
competitività.
Aiutare
start-up e spin-off a crescere, evitare la «valle della morte» e sostenere la
loro crescita nazionale e internazionale.
Stabilire
un contesto normativo che possa aiutare la sperimentazione e la certificazione
di prodotti e servizi IA affidabili che hanno superato tale sperimentazione.
Pertanto,
questa strategia propone le seguenti iniziative:
D1.
Fare dell’IA un pilastro a supporto della Transizione 4.0 delle imprese.
Obiettivo:
Stimolare
la transizione verso un’economia basata sulla conoscenza; aumentare l’intensità
della spesa in R&S rispetto al PIL 7; arginare la perdita sostanziale e
duratura di talenti tecnico-scientifici, soprattutto giovani; migliorare la
protezione intellettuale delle soluzioni di IA per aumentare la competitività
delle imprese.
Possibili
iniziative.
Introduzione
di linee guida chiare sugli stipendi degli esperti di IA 8 che devono essere in
linea con i parametri salariali internazionali.
Per
quanto riguarda il reclutamento di esperti senior di AI, promozione di
posizioni di doppio incarico attraverso incentivi per tutte le parti coinvolte.
Introduzione
di credito d’imposta o voucher per l’assunzione di profili STEM.
Aggiornamento
dell’elenco spese software e hardware ammissibili agli incentivi Transizione
4.0 9.
Sfruttare
le iniziative di successo esistenti che offrono formazione formativa da parte
di partner accademici e industriali, un Master di secondo livello e un chiaro
percorso verso l’occupazione ove necessario 10.
Fonte
di investimento.
PNRR
M1C2 Investimento 1:
Transizione
4.0 (13,38 Mld) -Settori consigliati.
Si
consiglia di iniziare l’attuazione (primi due anni) attraverso i settori
prioritari — Industria e produzione e banche, finanza e assicurazioni — poiché
i dati indicano che questi sono i settori in cui la misura può avere il
maggiore impatto.
Oltre
a questi settori, dovrebbero essere considerati anche la sicurezza nazionale e
le tecnologie dell’informazione.
Dal secondo e terzo anno dovranno essere
aggiunti tutti i settori prioritari.
D2.
Sostenere la crescita di spin-off innovativi e start-up.
Obiettivo.
Aumentare
del 30% il numero di start-up di IA rispetto al 2021; migliorare i ricavi medi
delle start-up di IA del 50% nel mercato domestico e del 30% nell’export;
accrescere il numero di scale-up; per identificare e supportare scale-up e
unicorni.
Iniziativa.
Promuovere
la creazione di start-up tra professionisti e studenti ad alto potenziale:
sostenere l’educazione all’imprenditorialità per bambini/ragazzi, incoraggiare
gli studenti universitari ad avviare un’impresa, sostenere le imprenditrici,
garantire pari opportunità di innovazione, promuovere l’assunzione di laureandi
da parte di scale-up.
Promuovere
la collaborazione all’interno degli ecosistemi delle start-up: offrire appalti
pubblici alle start-up per l’acquisto di beni e servizi, promuovere
l’innovazione aperta, favorire gli spin-off, co-creare progetti di punta per
collegare gli attori dell’ecosistema delle start-up, promuovere incentivi
fiscali per la crescita.
Fonte
di investimento.
CDP
Venture Capital – Fondo Nazionale Innovazione, istituito dal Ministero dello
Sviluppo Economico, ha un budget di partenza di 1 Mld e punta ad unificare e
moltiplicare le risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico
dell’innovazione.
Il
Fondo è un soggetto (SGR) multi-fondo che opera esclusivamente attraverso
metodologie di cosiddetto venture capital.
Settori
consigliati
industria
e produzione, agroalimentare, salute e benessere, ambiente, infrastrutture e
reti (in particolare comunicazione e servizi energetici), banche, finanza e
assicurazioni e tecnologie dell’informazione.
D3.
Promuovere e facilitare le sperimentazioni di tecnologie IA destinate al
mercato.
Obiettivo.
Aumentare
del 30% i prodotti e i servizi di IA testati tramite sperimentazioni
controllate ed autorizzate.
Iniziativa.
Promuovere
il progetto Sperimentazione Italia, sandbox che consente a start-up, aziende,
università e centri di ricerca di sperimentare il proprio progetto innovativo
per un periodo di tempo limitato attraverso un’esenzione temporanea dalla
normativa vigente ai sensi dell’art 36 DL 76/2020.
Questo
strumento specifico facilita l’accesso di imprese, spin-off, start-up, enti di
ricerca, università, istituti tecnici superiori e centri di trasferimento
tecnologico alla sperimentazione controllata ed autorizzata per testare
tecnologie di IA in condizioni reali o prossime al reale con eccezioni
normative di durata e perimetro limitati, prima della loro eventuale
introduzione sul mercato.
Settori
consigliati:
Tutti
i settori prioritari.
D4.
Supportare le imprese nella certificazione dei prodotti di IA
Obiettivo.
Aumentare
del 30% il numero di prodotti e servizi di IA certificati dall’UE
prodotti/forniti da imprese in settori in cui esistono già certificazioni UE.
Iniziativa.
Definizione
di un sistema di governance nazionale (riferendosi il più possibile alle
istituzioni e autorità nazionali esistenti nel settore) a supporto della
certificazione dei prodotti di IA immessi sul mercato (con profili di rischio
più elevati, in particolare per la salute, la sicurezza o i diritti) con la
definizione di chiari strumenti armonizzati in linea con la nuova proposta di
Regolamento sull’intelligenza artificiale della Commissione Europea del 21
aprile 2021 (COM (2021) 206).
In ambito sanitario sarà garantita una stretta
collaborazione tra il sistema governativo italiano e gli organismi
tecnico-scientifici a livello europeo chiamati a fornire indicazioni tecniche
dettagliate per l’attuazione delle norme, sia del futuro Regolamento sull’IA
che del Regolamento Dispositivi Medici, ovvero i Regolamenti UE 745 e 746/2017
(il primo è divenuto pienamente applicabile il 26 maggio 2021), affinché siano
adottate tutte le opportune misure correttive. L’obiettivo è far sì che le due
normative siano coerenti e ben coordinate tra loro, a vantaggio dello sviluppo
del settore IA.
Settori
consigliati:
Tutti
i settori prioritari.
D5.
Promuovere campagne di informazione sull’IA per le imprese.
Obiettivo
Promuovere
campagne di comunicazione e sensibilizzazione sui benefici dei prodotti e
servizi di IA raggiungendo almeno l’80% delle associazioni di categoria, il 30%
degli iscritti alle associazioni di categoria, l’80% dei Competence Center e
dei Digital Innovation Hub.
Iniziativa
Organizzazione
di 20 azioni di comunicazione e sensibilizzazione sull’IA. La campagna prevede
la diffusione del Programma Strategico Nazionale per l’IA agli imprenditori e
ai manager delle imprese interessate attraverso un’azione coordinata con le
associazioni di categoria, i Competence Center e i Digital Innovation Hub.
La
campagna si concentrerà anche sui rischi e gli obblighi per la
commercializzazione di prodotti e servizi di IA ai sensi della legislazione
nazionale ed europea, in particolare nel contesto del prossimo regolamento
europeo sull’IA.
Fonte
di investimento PNRR M1C2.
Investimento
1: Transizione 4.0 (13,38 Mld)
Settori
consigliati
Tutti
i settori prioritari.
E. IA modernizzare la pubblica
amministrazione.
Il
passaggio al nuovo paradigma tecnologico basato sull’IA influenzerà fortemente
la pubblica amministrazione.
Grazie all’IA, infatti, la PA italiana ha
l’opportunità di allinearsi a un processo di modernizzazione che non può più
essere evitato.
L’utilizzo dell’IA consente alle pubbliche
amministrazioni di adeguare e personalizzare l’offerta dei servizi e in
generale sfruttare le grandi basi dati generate al loro interno per ampliare i
servizi del settore pubblico e le opportunità di integrazione con i privati
(per esempio in sanità e nella mobilità).
La
pubblica amministrazione può diventare un vero e proprio motore dello sviluppo
dell’IA, grazie ai dati che produce e al suo ruolo di potenziale acquirente di
beni e servizi innovativi.
Di
conseguenza, è fondamentale rendere i dati esistenti fruibili dalle pubbliche
amministrazioni, nel rispetto delle regole del GDPR e dei principi di privacy
by design, ethics by design e human centred design e creando forme di
aggregazione dei dati.
Al
contempo, la disponibilità dei dati è condizione necessaria ma non sufficiente
per progettare una nuova PA.
Per fare ciò, la stessa necessità di
competenze, procedure e strumenti adeguati.
A tal
fine, proponiamo le seguenti iniziative per la promozione dell’IA all”interno
della PA e per la PA:
E1.
Creare
interoperabilità e dati aperti per favorire la creazione di modelli di IA.
Obiettivo.
Garantire
standard comuni in termini di forma, struttura e granularità su dati e software
e servizi di intelligenza artificiale, nonché protocolli di conformità rispetto
alle normative nazionali ed europee. Favorire lo sviluppo di soluzioni avanzate
di analisi e/o software che sfruttino il potenziale dei big data.ta che genera
la PA nelle interazioni con i cittadini.
Iniziativa
Integrare
i vari data feed della PA per renderli altamente interoperabili e aperti alle
aziende private per lo sviluppo di software IA ma anche da utilizzare nella
fase di progettazione e implementazione di nuovi algoritmi, nuovi modelli di
apprendimento e sistemi di IA rilasciati dalle diverse amministrazioni.
Questi
nuovi sistemi saranno riutilizzabili, nel rispetto delle considerazioni di
affidabilità delle normative nazionali ed europee e nel rispetto delle regole
per la protezione dei dati personali. Inoltre, servirà aggiornare regolarmente
le linee guida per gli Open Data riutilizzabili per i modelli di IA con grandi
set di dati annotati (ad esempio i dati per la mobilità intelligente).
Le
politiche saranno alla base della partecipazione italiana al Common European
Data Space della PA, previsto dalla European Data Strategy.
Ciò
avverrà congiuntamente all’implementazione di standard già esistenti e alla
definizione di meccanismi di incentivi per i singoli gestori della PA, basati
sulla conformità della loro struttura dati e dei servizi ai criteri indicati.
E2.
Rafforzare le soluzioni IA nella PA e nell’ecosistema “Gov Tech” in Italia.
Obiettivo
Sviluppare
soluzioni di IA che rispondano alle esigenze delineate nelle azioni prioritarie
legate alla PA e al settore pubblico, ovvero:
1) digitalizzazione e modernizzazione della
pubblica amministrazione; 2) tutela del territorio e delle risorse idriche;
3) manutenzione stradale 4.0;
4) telemedicina, innovazione e
digitalizzazione della sanità.
Sostenere lo sviluppo di un ecosistema di
start-up GovTech italiano.
Iniziative
Introduzione
di bandi periodici per identificare e supportare le start-up con potenziali
soluzioni basate sull’IA per risolvere problemi critici della PA, attraverso un
programma simile a un acceleratore che trasformi idee/progetti di ricerca in
soluzioni applicabili e aziende scalabili.
Il CITD 11 individua periodicamente,
attraverso una commissione di esperti e col supporto di personale tecnico
ministeriale, problemi per la PA ben definiti e che potrebbero rappresentare
anche grandi opportunità di ricavo per i fornitori di soluzioni (e.g. IA per
semplificare e accelerare la gestione degli appalti pubblici e delle relative
garanzie).
I
problemi sono pubblicati e un acceleratore partner sviluppa programmi di
accelerazione che ruotano intorno alla risoluzione dei problemi
pre-identificati.
Il
MITD assicura che processi d’appalto innovativi offrano la possibilità di
contratti con la PA dopo l’accelerazione e supporta le start-up a istituire
processi nel rispetto delle normative europee sull’IA e sui dati
Investimento.
Il
comitato tecnico del MITD valuta il raggiungimento degli obiettivi da parte
delle start-up e assegna premi per le prime tre aziende che raggiungono ciascun
obiettivo.
L’acceleratore
partner, in coordinamento con il comitato tecnico del MITD 12, esegue la prima
selezione delle start-up e fornisce il finanziamento iniziale, il mentoring e
l’accesso a investitori di venture capital.
E3.
Creare un dataset comune di lingua italiana per lo sviluppo dell’IA.
Obiettivo.
Garantire
che ricercatori, imprese e pubblica amministrazione abbiano accesso a una
risorsa linguistica condivisa di alta qualità (dataset molto grandi di
documenti in lingua italiana su cui formare modelli linguistici di intelligenza
artificiale), aumentando così sia la competitività italiana nel settore che le
soluzioni di IA disponibili per i cittadini italiani.
Iniziativa.
Creazione
di una risorsa linguistica aperta e condivisa — raccolta strutturata di dataset
digitali di documenti italiani a disposizione di tutti gratuitamente —
attraverso una collaborazione tra attori pubblici e privati.
Questa
risorsa raccoglierà file di testo, file audio e banche terminologiche, che
possono essere utilizzati per sviluppare text mining, chatbot, interfacce di
conversazione, traduzione multilingue, genera- zione di testo o altri servizi
che migliorano sia i servizi pubblici che quelli privati.
L’iniziativa aiuterà efficacemente a colmare
il divario di scala tra aziende/servizi di intelligenza artificiale emergenti e
le più grandi aziende tecnologiche internazionali che hanno accesso ai propri
database privati.
E4.
Creare banche dati e analisi basate su IA/NLP per feedback/miglioramento dei
servizi.
Obiettivo
Migliorare
la qualità delle interazioni (digitali e non solo) dei cittadini con la PA.
Iniziativa.
Creare
un set di dati annotato delle interazioni cittadini-PA (attività online ma
anche feedback dalle interazioni di persona, ad esempio dall’INPS) per
supportare lo sviluppo o l’integrazione di strumenti di intelligenza
artificiale/fornitori di tecnologia per sviluppare nuovi servizi di interfacce
di comunicazione, analisi delle opinioni, rilevamento e previsione dei punti
critici nei processi per identificare possibili soluzioni. Creare bandi
specifici per fornire soluzioni per la PA scalabili a livello nazionale.
E5.
Creare banca dati per analisi sofisticate su base IA/Computer vision per il
miglioramento dei servizi nella PA.
Obiettivo
Supportare
la PA nell’estrazione di conoscenza da documenti visivi digitalizzati, video e
immagini satellitari.
Iniziativa.
Creare
un set di dati annotato molto ampio da immagini satellitari di osservazione di
paesaggi urbani e non, immagini catastali digitalizzate, video urbani e
suburbani per applicazioni di mobilità 5.0; supportare bandi specifici per
fornire soluzioni di computer vision con codice open source o software concesso
in licenza per uso della PA.
Possibili
applicazioni potrebbero essere
a) la
categorizzazione catastale, l’identificazione delle anomalie nel registro
catastale e/o anomalie rispetto al piano urbanistico;
b)
migliore sfruttamento delle immagini/dati delle costellazioni satellitari per
l’elaborazione a terra, sviluppando servizi di monitoraggio ambientale,
gestione delle emergenze (e.g. incendi), monitoraggio delle infrastrutture
critiche, monitoraggio costiero e di confine;
c) dati satellitari e delle videocamere urbane
delle strade nazionali per la previsione e la gestione del traffico (e della
navigazione) a breve e lungo termine.
E6.
Introdurre tecnologie per condivisione e risoluzione di casi trasversali a
varie autorità.
Obiettivo.
Migliorare
la qualità dei centri di servizio per i cittadini e semplificare il processo di
risoluzione dei problemi in modo più efficiente, riducendo i tempi di
elaborazione dei casi.
Iniziativa.
Introdurre
tecnologie basate sull’IA per automatizzare lo smistamento e la preparazione
delle richieste per l’elaborazione.
Ad
esempio, l’automazione coinvolgerà: screening, confronto, categorizzazione e
supporto decisionale nell’elaborazione dei casi; confronto automatico di
documenti digitalizzati testuali/ visivi; automazione dei processi robotici
(RPA); supporto ai datori di lavoro della PA nelle risposte standard.
Il risultato sarà che i funzionari pubblici
saranno in grado di concentrarsi sui casi più critici.
Questa
ottimizzazione con l’elaborazione dei casi è rilevante per varie autorità a
partire da i centri di servizio al cittadino e l’area dell’amministrazione
delle sovvenzioni.
Tutte
le iniziative per le applicazioni dell’IA alla PA saranno finanziate
prevalentemente tramite risorse PCM 13-MITD/PA, in partnership con altre
istituzioni pubbliche/private ove opportuno.
La
Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026: ricerca, sviluppo
e applicazioni concrete per un futuro competitivo
Innovationpost.it
– Michelle Crisantemi – (22 luglio 2025) – Redazione – ci dice:
Intelligenza
artificiale, MADE.
Pubblicato
il documento completo che mira a promuovere la ricerca, sviluppare applicazioni
pratiche e creare un contesto favorevole per l’adozione dell’AI, sostenendo la
competitività nazionale.
Il piano prevede azioni specifiche per la
pubblica amministrazione, le imprese, la formazione e la ricerca.
Sostenere
la realizzazione di applicazioni concrete di AI, promuovere la ricerca
fondazionale e applicata e creare un contesto in grado di favorire la
generazione del valore sfruttando le potenzialità dell’AI:
sono questi i tre macro-obiettivi della
Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026.
Il
documento, redatto da un Comitato di esperti, ha lo scopo di supportare il
Governo nella definizione di una normativa nazionale e delle politiche sull’AI,
proseguendo un percorso avviato nel 2028 e già culminato nel “Programma
strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024”.
Alla
luce dei recenti sviluppi tecnologici – si pensi, ad esempio, all’affermazione
dell’AI generativa – e delle mutate condizioni normative, con l’AI Act” che ha
raggiunto la fine del suo iter legislativo con la pubblicazione sulla Gazzetta
Ufficiale dell’UE, si è reso necessario aggiornare la strategia.
Coordinato
da “Gianluigi Greco”, professore di informatica all’Università della Calabria e
presidente di AI x IA, il Comitato include figure di spicco come Viviana
Acquaviva, Paolo Benanti, Guido Boella, Marco Camisano Calzolari, Virginio
Cantoni, Maria Chiara Carrozza, Rita Cucchiara, Agostino La Bella, Silvestro
Micera, Giuliano Noci, Edoardo Carlo Raffitta, Ranieri Razzante e Antonio Teti.
Il
Comitato ha beneficiato del supporto di una Segreteria Tecnica istituita presso
l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che ha affiancato il Comitato
nell’organizzazione delle attività e nella stesura dei documenti.
“Le
regole e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale sono cruciali per garantire
un futuro sicuro e prospero. Università e mondo della ricerca italiani, al
settimo posto a livello mondiale, dimostrano la nostra capacità di innovazione
e le diffuse competenze, insieme alle nostre imprese altamente competitive nel
mercato globale. Tutto questo rappresenta un terreno fertile per lo sviluppo
dell’AI in Italia”, ha ricordato il Direttore Generale di AgID, Mario Nobile.
“La
strategia elaborata dal Comitato inquadra l’Intelligenza Artificiale come un
concreto motore di sviluppo per il nostro Paese, valorizzando le nostre
peculiarità e promuovendo lo sviluppo e l’adozione di soluzioni trasparenti e
affidabili, in sintonia con i nostri valori”, ha affermato il Coordinatore del
Comitato, Prof. Gianluigi Greco.
Indice
degli argomenti:
Una
strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale per colmare il divario tra
università e industria.
La
Fondazione per l’Intelligenza Artificiale.
Le
infrastrutture necessarie per creare un terreno fertile ad applicazioni di
Intelligenza Artificiale.
AI, la
strategia italiana per promuovere la ricerca.
Promuovere
l’adozione di AI nelle imprese e la creazione di start-up.
Sviluppare
le competenze necessarie: le azioni strategiche nel campo della formazione
sull’AI
PA
4.0: la strategia per una pubblica amministrazione intelligente ed efficiente.
Il
documento.
Una
strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale per colmare il divario tra
università e industria
La
nuova strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale, di cui era stata
fornita un’anteprima lo scorso gennaio, si propone di sostenere la
realizzazione e l’adozione di applicazioni di AI per supportare pratiche
gestionali, modelli produttivi e progetti di innovazione, preservando i
vantaggi competitivi delle eccellenze nazionali.
Inoltre,
promuoverà la ricerca scientifica fondazionale e applicata, incentivando la
connessione delle unità di ricerca nazionali con le piattaforme internazionali
e favorendo lo sviluppo di applicazioni di AI coerenti con le esigenze
competitive del paese.
In
questo modo si intende colmare il gap tra università e industria. Se, infatti,
l’Italia si posiziona settima al mondo per numero di pubblicazioni prodotte
sull’AI e le sue università e i suoi centri di trasferimento tecnologico sono
coinvolti nei maggiori progetti europei riguardanti l’Intelligenza Artificiale,
i dati sull’adozione nelle imprese fotografano una situazione di maggiore
arretratezza, con solo il 15% delle PMI che ha intrapreso un progetto pilota
riguardante l’AI.
Per
valorizzare il potenziale dell’AI, la strategia punta sulla crescita di talenti
attraverso un sistema di formazione orientato all’eccellenza e
sull’efficientamento dei servizi della Pubblica Amministrazione mediante
l’introduzione di soluzioni di Intelligenza Artificiale.
Questo
approccio integrato comprende quattro macroaree: Ricerca, Pubblica
Amministrazione, Imprese e Formazione, ognuna con obiettivi specifici e azioni
mirate.
La
Fondazione per l’Intelligenza Artificiale.
Oltre
alle azioni e agli interventi stabiliti per ciascuna macroarea, la strategia
per l’Intelligenza Artificiale delinea le attività di attuazione, coordinamento
e monitoraggio che saranno a carico della Fondazione per l’Intelligenza
Artificiale, concepita come un organismo centrale nell’attuazione della
strategia nazionale per l’AI in Italia.
Sotto
il diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Fondazione
avrà il compito di gestire, coordinare e monitorare le singole iniziative
strategiche volte a promuovere l’adozione dell’AI nel Paese.
Tra le
sue principali responsabilità, vi sarà la gestione del registro nazionale di
dataset e modelli di AI, garantendo la trasparenza e l’equità nell’uso e nel
riuso di tali risorse.
In
termini di attuazione, la Fondazione si occuperà di stabilire un fondo dedicato
a rendere sostenibili le azioni strategiche e di promuovere sinergie tra i vari
attori dell’ecosistema dell’innovazione, tra cui università, imprese, e
pubblica amministrazione.
Questo
fondo potrà essere alimentato anche da ricavi generati dalle stesse azioni
strategiche.
La
Fondazione avrà inoltre il compito di definire un’agenda di sviluppo che
identifichi le competenze, gli strumenti, i processi e i prodotti necessari per
sostenere la competitività del Paese.
Sarà
incaricata di promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione,
soprattutto per le PMI, per far loro comprendere le opportunità offerte
dall’AI.
Tra le altre attività, la Fondazione definirà
i criteri per la certificazione delle competenze digitali e di AI delle
imprese, produrrà un documento annuale di previsione sull’utilizzo dell’IA, e
coordinerà la valutazione dei progetti per l’accesso a finanziamenti specifici
per PMI e start-up.
Infine,
la Fondazione avrà il compito di monitorare costantemente lo stato di
avanzamento delle singole azioni strategiche e il raggiungimento dei target,
garantendo un processo di miglioramento continuo e adeguamento delle politiche
in risposta all’evoluzione tecnologica.
Le
infrastrutture necessarie per creare un terreno fertile ad applicazioni di
Intelligenza Artificiale.
La
strategia delinea inoltre quali azioni dovranno essere messe a terra per creare
le infrastrutture necessarie a creare un terreno fertile per lo sviluppo di
applicazioni di AI.
Tra
queste, la creazione di un registro nazionale di dataset e modelli, costruiti
su principi di trasparenza ed equità, è un passo cruciale. Questo registro,
costruito su principi di trasparenza e affidabilità etica, faciliterà il riuso
di artefatti di AI, accelerando lo sviluppo di soluzioni da parte delle aziende
italiane.
Il
progetto si articola in tre direzioni principali:
metodologica,
per garantire la sicurezza legale e ingegneristica dei dataset;
realizzativa,
con l’implementazione di una piattaforma avanzata di Machine Learning
Operations (MLops);
e
applicativa, con focus su ambiti di interesse nazionale.
Tutti
i progetti finanziati pubblicamente dovranno contribuire a questo registro,
promuovendo la condivisione e la generazione di dataset sintetici attraverso
tecnologie di Privacy-Enhancing Technologies (PET).
Parallelamente,
si prevede un potenziamento delle infrastrutture di rete per gestire
l’incremento del traffico dati generato dalle soluzioni di AI. Azioni
strategiche includeranno lo sviluppo di reti intelligenti, la collaborazione
tra settore pubblico e privato, e l’implementazione di soluzioni
interoperabili, accompagnate da iniziative di sensibilizzazione per una
gestione responsabile dell’AI.
AI, la
strategia italiana per promuovere la ricerca.
Per
quanto concerne la ricerca, la strategia italiana per l’Intelligenza
Artificiale si articola in obiettivi e azioni concrete volte a consolidare
l’ecosistema nazionale e a mantenere la competitività a livello internazionale.
Gli
obiettivi principali includono l’investimento nella ricerca scientifica
fondazionale sull’AI, la valorizzazione della ricerca applicata e la promozione
di sinergie tra pubblico e privato.
Le
azioni strategiche previste comprendono il consolidamento dell’ecosistema di
ricerca italiano, trattenendo e attrarre talenti attraverso piani straordinari
di assunzione e incentivi per il “brain gain”.
Si
punta inoltre alla progettazione di “Large Language Models” (LMM) specifici per
l’Italia, e alla promozione di progetti interdisciplinari che utilizzano l’AI
per il benessere sociale.
La
strategia include anche il lancio di programmi di ricerca fondazionale e”
blue-sky “per l’AI di prossima generazione, ispirati alle challenge di ricerca
nordamericane, e il potenziamento delle collaborazioni internazionali per
sviluppare nuove soluzioni di AI e affrontare sfide globali.
Promuovere
l’adozione di AI nelle imprese e la creazione di start-up.
Per
quanto riguarda il capitolo sulle imprese, la strategia si articola su due
livelli principali:
da un
lato, valorizzare il ruolo delle imprese ICT come catalizzatori di nuove
soluzioni di AI, e dall’altro, indirizzare le imprese non ICT verso
l’innovazione della loro catena del valore attraverso l’AI.
Questo
approccio mira a creare un ecosistema dell’innovazione guidato dall’AI, che
rafforzi l’eccellenza delle imprese italiane, tenendo conto delle loro
specificità e peculiarità.
Per
raggiungere questi obiettivi, la strategia italiana per l’Intelligenza
Artificiale prevede una serie di azioni strategiche specifiche.
Una di
queste è l’istituzione di facilitatori per l’AI nelle PMI.
Questi
facilitatori, radicati sul territorio e sotto il coordinamento della Fondazione
per l’Intelligenza Artificiale, saranno responsabili della promozione di
soluzioni e dello sviluppo di applicazioni di AI in vari settori verticali come
l’automazione, l’agroalimentare, l’arredo, l’abbigliamento, il turismo, il
settore chimico e farmaceutico, e l’aerospazio.
I
facilitatori fungeranno da punto di incontro tra le imprese ICT, che offrono
soluzioni per l’innovazione, e le imprese che beneficiano di tali tecnologie.
Offriranno servizi di innovazione, valuteranno
la maturità tecnologica delle aziende, abiliteranno soluzioni interoperabili e
promuoveranno la formazione delle risorse umane.
Inoltre,
raccoglieranno e codificheranno i dati caratteristici delle filiere produttive
per l’addestramento di soluzioni di AI, alimentando il Patrimonio di Conoscenza
Nazionale.
Altro
pillar della strategia è il sostegno allo sviluppo e all’adozione di soluzioni
di AI.
Questo
sarà realizzato attraverso la creazione di un serbatoio di risorse finanziarie
dedicato a finanziare progetti sia di imprese ICT sia di imprese non ICT che
desiderano innovare i propri processi produttivi adottando soluzioni di AI.
I
progetti potranno essere promossi da reti di imprese o da singole imprese e
saranno supportati attraverso vari strumenti finanziari, tra cui finanza
ordinaria, corporate venture capital, private equity e voucher per attività di
supporto all’innovazione basata sull’AI.
La
strategia prevede anche la creazione di laboratori tematici in AI applicata,
che coinvolgeranno imprese e università in progetti di ricerca applicata.
Questi laboratori, focalizzati su livelli di maturità
tecnologica più avanzati, svilupperanno ricerca applicata esplorativa,
abiliteranno soluzioni in chiave di filiera e rappresenteranno un ponte tra le
imprese, le università e il mondo della ricerca europeo e internazionale.
Inoltre, forniranno supporto alla certificazione e alla brevettazione e
contribuiranno alla formazione di esperti in AI.
Un
altro aspetto cruciale della strategia è lo sviluppo di start-up nel settore
dell’AI.
Attualmente, l’Italia è in ritardo rispetto ad
altri Paesi europei nel numero di start-up di AI.
La strategia mira a consolidare e supportare le
iniziative esistenti, creando sinergie tra programmi di finanziamento,
defiscalizzazione e supporto alle start-up in tutte le fasi del loro sviluppo.
Saranno promossi laboratori di AI-Enterprise negli atenei, che offriranno un
ambiente dinamico per la collaborazione tra ricercatori e professionisti
aziendali, e saranno incentivati progetti congiunti tra start-up e imprese
utilizzatrici di AI.
Infine,
la competitività dell’industria nazionale sarà sostenuta attraverso servizi per
le aziende ICT sull’AI. Questo include misure di sostegno per ridurre gli oneri
della compliance normativa e delle certificazioni, soprattutto per le
applicazioni ad alto rischio, e l’accesso a spazi di sperimentazione normativa
(sandbox).
Queste
misure saranno implementate attraverso bandi di finanziamento e servizi di
consulenza, supportando le aziende nel riconoscimento della certificazione in
settori specifici e garantendo la sicurezza e l’affidabilità delle soluzioni di
AI sviluppate.
Sviluppare
le competenze necessarie: le azioni strategiche nel campo della formazione
sull’AI.
La
strategia italiana per l’Intelligenza Artificiale (AI) in ambito di formazione
è ambiziosa e articolata, mirando a trasformare il sistema socio-economico del
Paese attraverso lo sviluppo e la diffusione di competenze avanzate.
Il
primo passo è affrontare il significativo divario tra la domanda e la
disponibilità di competenze professionali in AI, che attualmente rallenta
l’adozione di queste tecnologie.
Per
superare questa sfida, è stato elaborato un piano strategico che rafforzi e
diffonda la conoscenza dell’AI nel sistema educativo, dagli Istituti
Tecnologici Superiori (ITS) alle università, con particolare attenzione ai
dottorati di ricerca.
Uno
degli obiettivi principali è promuovere una formazione universitaria capillare
sull’AI, rispondendo alle crescenti richieste di nuove competenze nella società
e nel mondo del lavoro. Questo include il consolidamento della formazione
specialistica nei percorsi orientati verso profili tecnici e di ricercatori,
come il Dottorato Nazionale sull’Intelligenza Artificiale.
Parallelamente,
la strategia mira a realizzare percorsi educativi sull’AI nelle scuole,
introducendo l’alfabetizzazione sull’AI fin dalle scuole primarie e secondarie
e formando sia docenti che studenti.
L’integrazione dell’AI nei curricula
scolastici è vista come un passo essenziale per preparare le nuove generazioni
a un uso consapevole delle nuove tecnologie.
Gli
ITS saranno anch’essi coinvolti nella strategia, con l’obiettivo di
strutturarsi per l’erogazione di corsi specifici sull’AI e per introdurre la
tematica nei corsi esistenti, coinvolgendo università e aziende del settore
ICT.
La
strategia prevede anche lo sviluppo di iniziative di divulgazione e
sensibilizzazione per diffondere la conoscenza delle implicazioni etiche e
sociali dell’AI.
Questo
sarà realizzato attraverso campagne pubblicitarie, programmi educativi e altre
iniziative che coinvolgono scuole, lavoratori e cittadini, con l’obiettivo di
evitare il “digitale divide” e promuovere una cittadinanza digitale
consapevole.
Un
altro elemento chiave della strategia è il finanziamento e il sostegno di
iniziative di res Killing e ups killing per aggiornare e riqualificare i
lavoratori, garantendo che nessuno venga lasciato indietro nella trasformazione
digitale.
Saranno
implementati programmi su larga scala per riqualificare i lavoratori e
aggiornarne le competenze, sia nel settore pubblico che privato, creando
ambienti di lavoro più efficienti e produttivi grazie all’AI.
PA
4.0: la strategia per una pubblica amministrazione intelligente ed efficiente.
Per
quanto concerne l’adozione e lo sviluppo di applicazioni di AI a vantaggio
della Pubblica Amministrazione (PA), la strategia italiana per l’Intelligenza
Artificiale si articola su diversi fronti cruciali, puntando all’adozione
sistematica per migliorare l’efficienza e l’usabilità dei servizi offerti.
Tra
gli obiettivi principali, si evidenzia il supporto ai processi amministrativi
per ottimizzare la gestione delle risorse pubbliche e la promozione
dell’interoperabilità e della neutralità tecnologica.
Le
azioni strategiche – che mirano a creare una PA più efficiente, trasparente e
orientata al cittadino sfruttando al massimo le potenzialità dell’AI –
comprendono:
la
definizione di linee guida per l’adozione, il procurement e la realizzazione di
applicazioni AI, con un focus sulla semplificazione dei servizi per cittadini e
imprese
l’efficientamento
dei processi interni della PA, attraverso l’adozione di sistemi di AI per la
verifica della conformità degli atti e la digitalizzazione dei documenti
un
forte investimento nella formazione del personale, con l’istituzione di corsi
di eccellenza in AI presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, per
garantire un ups killing diffuso e preparare il terreno per future innovazioni
collaborative con università e centri di ricerca.
Il
programma strategico sull'intelligenza
artificiale:
ancoraggio,
principi
e obiettivi.
Gitthub.com
– Francesco Pog. – (26 gennaio 2025) – Redazione – ci dice:
L'ancoraggio:
un'IA che guarda all'UE.
Nell'ultimo
decennio, l'industria e la società sono state radicalmente trasformate dalla
rivoluzione digitale in corso.
In questo contesto, l'UE ha riconosciuto l'IA
come un'area di importanza strategica, visto il potenziale del settore di
diventare una delle chiavi di successo per lo sviluppo economico futuro
dell’Unione.
Nell'aprile
2018 la Commissione europea ha presentato una strategia europea sull'IA
all’interno della sua comunicazione "Intelligenza artificiale per
l'Europa" COM(2018) 237, nell'ambito della strategia per il mercato unico
digitale. Questa strategia delinea i seguenti obiettivi:
Rafforzare
la leadership europea in IA sia in ambito tecnologico che industriale e la
diffusione dell'IA in tutta l'economia, sia nel settore privato che in quello
pubblico.
Prepararsi
ai cambiamenti socio-economici che l’IA comporta.
Stabilire
un quadro giuridico appropriato basato su valori e principi etici.
A
seguire, la Commissione europea e gli Stati membri hanno presentato un
"Piano coordinato sull'intelligenza artificiale" - COM(2018)795 nel
dicembre 2018, con l'obiettivo di massimizzare l'impatto degli investimenti in
IA sia a livello europeo che nazionale e rafforzare sinergie e cooperazione tra
gli Stati membri.
A tal
fine, gli Stati membri sono stati fortemente incoraggiati a sviluppare le
proprie strategie nazionali di IA come primo passo per raggiungere questi
obiettivi.
Questo
programma strategico risponde a tale incoraggiamento.
Più di
recente, la Commissione europea ha pubblicato la 'Revisione 2021 del Piano
Coordinato sull’Intelligenza Artificiale' al fine di rafforzare la
competitività degli Stati membri.
Questa revisione analizza le iniziative finora
intraprese dalla Commissione europea nell’ambito del quadro finanziario
pluriennale 2021-2027 e offre proposte concrete per ulteriori azioni congiunte
tra l'UE e gli Stati membri.
Il piano prevede investimenti importanti: 1,5
miliardi di euro (2018-2020) e 1 miliardo di euro all'anno (dopo il 2020) da
assegnare all’interno dei seguenti programmi .
Horizon
Europe.
Aspetti
che contribuiscono allo sviluppo dell'IA (infrastrutture dati e cloud per l'IA).
Sviluppo
di tecnologie IA (soprattutto nel cluster 4, dove è stata lanciata la
partnership IA-Big Data and Robotica, e approcci bottom-up come EIC, MSCA, ERC
ecc.)
Uso
dell'IA in altri cluster che contribuiscono all'IA (1. Salute, 3. Sicurezza
civile per la società, 5. Clima, energia e mobilità, 6. Cibo e risorse
naturali) e in tutte le missioni.
Digital
Europe.
Obiettivo
strategico 2.
Attività
relative all'IA in SO4 (competenze) e SO5 (Europea Digital Innovation Hub).
Per
supportare l'attuazione del piano sopra delineato, la Commissione europea ha
lanciato nel 2019 il progetto "AI Watch", con l'obiettivo di
monitorare la capacità industriale, tecnologica e di ricerca, nonché le
politiche nazionali degli Stati membri. Inoltre, il progetto tiene traccia
degli aggiornamenti e degli sviluppi tecnologici dell'IA in tutto il mondo, ne
valuta l'impatto nell'economia, nella società e nei servizi pubblici. Il primo
report sulle strategie nazionali è stato pubblicato a febbraio 2020.
L'ultimo
passo compiuto dalla Commissione europea, nell'aprile 2021, è stata la proposta
di un Regolamento europeo con
l’obiettivo di delineare un quadro giuridico comune ben definito, in grado di
valutare il livello di rischio associato ad ogni possibile ambito applicativo
di questa tecnologia.
L'atto
propone inoltre l'introduzione di un Comitato europeo per l'intelligenza
artificiale che incoraggerà la cooperazione nazionale e garantirà il rispetto
del regolamento.
L'IA è
quindi una priorità fondamentale per l'Unione europea. L'Italia mira a
strutturare il proprio Programma Strategico in linea con l’approccio europeo.
Principi
guida
Questo
programma strategico nazionale per l'intelligenza artificiale definisce un
quadro coerente ed olistico di iniziative per lo sviluppo di un ecosistema
nazionale per l’intelligenza artificiale. Il programma si ispira a cinque
principi guida.
L'IA
italiana è un'IA europea.
In
linea con il piano coordinato dell'UE sull'intelligenza artificiale, il “Programma
strategico italiano” sviluppa azioni comuni e coordinate affinché l'Europa
possa raggiungere l’autonomia strategica e competere a livello internazionale.
Pertanto, questo programma riflette le quattro
proposte avanzate dal Piano coordinato dell'UE sull'IA. Innanzitutto,
stabilisce le condizioni abilitanti per lo sviluppo e l'adozione dell'IA,
concentrandosi sulla cooperazione, sui dati e sull'infrastruttura informatica.
In
secondo luogo, fa leva sull'HPC italiano esistente e sull'infrastruttura di
gestione dei dati. In terzo luogo, mira a formare ricercatori ed adottare un
insieme armonizzato di regole per l'IA come proposto dall'IA ACT. Infine,
individua i settori prioritari dove costruire una leadership strategica.
L'Italia
sarà un polo globale di ricerca e innovazione dell'IA. [4] Per garantire la
futura crescita economica e l'autonomia strategica, è essenziale che l'Italia
rafforzi il suo ecosistema di ricerca e sviluppo sull'IA per generare
innovazioni IA all’avanguardia.
Di
conseguenza, questo programma strategico prevede investimenti nella ricerca e
nelle applicazioni di frontiera per sviluppare le metodologie e tecniche di IA
di domani.
L'intelligenza
artificiale italiana sarà antropocentrica, affidabile e sostenibile.
Le tecnologie non devono solamente promuovere
la crescita economica ma assicurare che essa sia inclusiva e sostenibile, in
linea con i principi contenuti nell'articolo 3 della Costituzione italiana e
negli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
Ciò
significa che lo sviluppo dell'IA deve essere incentrato sull'inclusione
economica e sociale, sui diritti umani e sulla sostenibilità ambientale. L'IA
deve essere progettata e implementata in modo responsabile e trasparente,
affinché possa rispondere alle sfide della società garantendo sicurezza in
tutti i settori.
A tal
fine, l'Italia aderisce alle “Linee guida etiche per un programma di
orientamento e attuazione affidabile dell'IA” definito dall'High Level Expert
Group on AI.
Le
aziende italiane diventeranno leader nella ricerca, nello sviluppo e
nell'innovazione di IA.
Se
l'Italia vuole stare al passo con le nazioni più innovative, bisogna agire
sulla trasformazione digitale del nostro ecosistema imprenditoriale.
Pertanto,
questo programma promuove lo sviluppo, l'implementazione e l'adozione di
soluzioni di intelligenza artificiale nelle imprese. I partenariati
pubblico-privato saranno strumentali allo sviluppo di sinergie tra enti di
ricerca e imprese con l'obiettivo di aumentare le capacità di trasferimento
tecnologico e quindi la competitività dell'Italia.
Le
pubbliche amministrazioni italiane governeranno l'IA e governeranno con l’IA.
L'uso e l'impatto dell’IA nel settore pubblico
deriveranno da un approccio duale, seguendo la logica del “governo IA and governo with IA”.
Da un
lato, il governo si è impegnato a governare l’IA per attenuarne i potenziali
rischi, con particolare riferimento alla salvaguardia dei diritti umani e a
un’IA che rispetti i principi etici fondanti della Repubblica. D’altra parte,
il governo migliorerà i propri processi interni e le politiche grazie ad un uso
responsabile dei dati e della tecnologia IA.
Questi
Principi Guida non sono pilastri separati, ma offrono una visione ambiziosa del
futuro dell'IA in Italia e un approccio integrato volto a stimolare tutti i
fattori che possono contribuire allo sviluppo di un ecosistema IA.
I cambiamenti tecnico-industriali porteranno a
dei cambiamenti sociali; entrambi, a loro volta, stimoleranno la ricerca
fondamentale e quella applicata.
Questo
programma strategico è impostato per sostenere tutti questi aspetti.
Obiettivi
e settori prioritari.
Date
le sfide descritte nel capitolo precedente, nonché la posizione competitiva
dell'Italia nel campo dell'IA, questo programma strategico delinea sei
obiettivi per consolidare i punti di forza e superare i punti di debolezza
dell’IA italiana.
Questi
obiettivi sono:
Obiettivo
1:
rafforzare la ricerca di frontiera nell'IA, sia fondamentale che applicata, al
fine di generare un impatto sui settori prioritari dell'industria, del settore
pubblico, della società e dell'ambiente. Va incentivato un approccio
multidisciplinare, dove la ricerca è accompagnata dall’innovazione industriale
e sociale generando veri e propri ecosistemi di innovazione.
Obiettivo
2: ridurre
la frammentazione della ricerca sull'IA aiutando gli ecosistemi dell'IA a
raggiungere massa critica e promuovendo le collaborazioni di rete, in modo da
stimolare sia l'eccellenza scientifica che l'inclusività sociale e la coesione
territoriale.
Obiettivo
3:
sviluppare e adottare un'IA antropocentrica e affidabile nel settore pubblico e
privato affinché le soluzioni di IA siano conformi alle norme vigenti e vengano
accettate dalla società sostenendo nel contempo lo sviluppo e la progettazione
di tecnologie e sistemi di IA responsabili.
Obiettivo
4:
aumentare l'innovazione basata sull'IA e lo sviluppo della tecnologia di IA
promuovendo investimenti industriali e partenariati che trasferiscano i
risultati della ricerca sul mercato, facilitando così l'adozione dell'IA nelle
PMI.
Obiettivo
5:
sviluppare politiche e servizi basati sull’IA nel settore pubblico promuovendo
l'innovazione, l'adozione di soluzioni di intelligenza artificiale e la
cooperazione tra centri di ricerca, industrie ed enti pubblici.
Obiettivo
6: creare, trattenere ed attrarre
ricercatori di IA in Italia promuovendo l’IA in tutti i livelli di istruzione
per creare una nuova generazione di ricercatori ed innovatori con il fine di
rendere l’Italia una meta attrattiva per i ricercatori qualificati esteri,
mantenendo una particolare attenzione alla diversità e all’equilibrio di
genere.
Per
raggiungere i sei obiettivi di questa strategia, l'Italia è impegnata ad
investire in undici settori prioritari.
Tra
questi sono compresi quelli in cui l'Italia ha già un vantaggio competitivo,
come i settori manifatturiero, culturale, agroalimentare e sanitario, ma anche
industrie strategiche per lo sviluppo tecnologico del Paese, come la sicurezza
nazionale, l'informatica e l'ambiente.
Industria
e manifatturiero.
L'IA
consentirà al settore manifatturiero italiano, il secondo più grande in Europa
e il settimo nel mondo, di introdurre sul mercato processi, prodotti e modelli
di business innovativi rafforzando il proprio vantaggio competitivo a livello
mondiale.
Sistema
educativo.
Poiché
l'intelligenza artificiale sta trasformando molti aspetti della nostra vita,
bisogna formare i cittadini a questa tecnologia attraverso un nuovo piano di
istruzione per comprendere, rafforzare, integrare e diffondere la tecnologia
IA.
L'intelligenza artificiale dovrebbe essere un
argomento importante a tutti i livelli di istruzione.
Allo stesso tempo, l’IA può costituire un
potente strumento per trasformare il sistema educativo nazionale sviluppando
piani di apprendimento personalizzati nei limiti dei principi di equità e
affidabilità.
Agroalimentare.
Il
settore agroalimentare italiano può aumentare ulteriormente la propria
competitività tramite l’IA sviluppando l'agricoltura di precisione, la quale
permette di evitare la sovrapproduzione e gli sprechi, aumentare la sicurezza
alimentare e ridurre le emissioni.
Cultura
e turismo.
Le
tecnologie avanzate aumenteranno ulteriormente l'attrattività turistica
dell'Italia creando nuove sinergie tra industrie culturali e creative,
produttori, gestori e utilizzatori del vasto patrimonio culturale italiano.
Per
esempio, le nuove tecnologie di IA permettono il monitoraggio continuo e il
restauro preventivo del patrimonio culturale, il monitoraggio del patrimonio
paesaggistico, la personalizzazione dei servizi per meglio rispondere alla
domanda, la creazione di tour virtuali delle destinazioni turistiche per
consentire scelte più consapevoli, i traduttori simultanei per la descrizione
dei luoghi e dei monumenti visitati e servizi geolocalizzati per i turisti.
Salute
e benessere.
Nel campo della sanità, le applicazioni di intelligenza artificiale stimolano
l'innovazione di prodotti e processi scambiando e aggregando informazioni
attualmente disperse in una moltitudine di database pubblici e ampiamente
sottoutilizzati.
Le applicazioni di intelligenza artificiale
aiuteranno a soddisfare le nuove esigenze derivanti dall'invecchiamento della
popolazione italiana. Inoltre, avranno un impatto significativo sulla
popolazione a rischio di malattie gravi come le malattie degenerative,
oncologiche e virali e aumenteranno l'inclusione sociale dei gruppi
svantaggiati. Alcuni esempi di applicazioni sono: dispositivi e servizi medici
in aree di screening e diagnostica come l'omica e l'imaging medico, nuovi
farmaci e vaccini, monitoraggio e trattamento delle persone, supporto alla cura
del paziente (diagnosi e prognosi) e modelli predittivi delle esigenze
sanitarie.
Ambiente,
infrastrutture e reti.
Le
soluzioni di intelligenza artificiale avranno un impatto significativo sulla
conservazione delle risorse, la riduzione delle emissioni, la gestione dei
flussi di traffico e dei relativi rischi, il rafforzamento dell'economia
circolare e la prevenzione dei disastri naturali.
Più in
generale, l'IA sarà un alleato fondamentale per accelerare la transizione
ecologica, un pilastro del piano di ripresa e resilienza dell'Italia e degli
sforzi di ripresa dell'Unione Europea.
Inoltre, l'intelligenza artificiale può
svolgere un ruolo abilitante anche nello sviluppo altamente strategico delle
reti 5G in quanto può aiutare a migliorare le prestazioni della rete e a
ridurre le spese in conto capitale associate alla distribuzione/gestione
dell'infrastruttura.
Altri
esempi includono monitoraggio e gestione intelligente delle reti e dei consumi,
monitoraggio e gestione predittiva del ciclo dei rifiuti, analisi situazionale
e predittiva del dissesto idrogeologico
Banche,
finanza e assicurazioni.
Le
nuove tecnologie di intelligenza artificiale consentiranno alle banche e alle
compagnie assicurative di migliorare i loro servizi in almeno due modi.
In
primo luogo, aumenteranno la qualità dei servizi offerti ai clienti e
ridurranno i loro costi attraverso un livello più elevato di personalizzazione
e sicurezza delle transazioni. In secondo luogo, le applicazioni di
intelligenza artificiale rafforzeranno i sistemi di prevenzione delle frodi e
semplificheranno l'adempimento degli obblighi degli intermediari attraverso
l'adozione di meccanismi per rilevare comportamenti sospetti e analizzare dati
e documenti.
Pubblica
Amministrazione.
Nel
futuro prossimo, l'IA ottimizzerà i processi amministrativi, migliorando
servizi e prestazioni per i cittadini e le imprese e riducendo i costi.
Inoltre, con le sue banche dati e strumenti di acquisto, investimento e
regolamentazione innovativi, la PA è chiamata a svolgere un ruolo attivo nella
rivoluzione dell'IA nel settore privato a beneficio della collettività (e.g.,
open data, strumenti di geolocalizzazione, acquisto di prodotti e servizi di
IA, fondi per IA, sperimentazione di soluzioni IA).
Pertanto,
la PA potrebbe beneficiare di soluzioni IA inerenti alla gestione dei flussi,
assistenti virtuali e chatbots e di supporto per l'esame delle domande di
incentivazione, di supporto nella lotta contro l'evasione fiscale e altre forme
di illegalità, valutazione delle politiche e analisi di impatto di progetti
pilota.
Città,
aree e comunità intelligenti.
La
pandemia COVID-19 ha dimostrato che l'ecosistema digitale è essenziale per
supportare tutti i cittadini, sia che vivano in città sia che si trovino in
zone rurali.
L'intelligenza artificiale consentirà ai
residenti italiani, ovunque vivano, di accedere a comunità e servizi, riducendo
i costi.
Infine,
le tecnologie IA consentiranno all'Italia di ridurre il traffico e limitare la
congestione, contribuendo così anche a contenere gli effetti di una delle
attività più inquinanti del Paese.
Alcuni
esempi di applicazione includono:
parcheggio
intelligente, gestione del traffico e controllo della segnaletica, sistemi di
gestione dei veicoli a guida autonoma, gestione dell'illuminazione e
ottimizzazione del trasporto pubblico, nonché monitoraggio di ponti ed edifici,
domotica per edifici.
Sicurezza
nazionale.
L'importanza
dell'IA per la sicurezza nazionale di un Paese è cresciuta costantemente negli
ultimi cinque anni. Pertanto, l'Italia è pienamente impegnata a investire in
applicazioni di intelligenza artificiale che garantiscano la sicurezza dei suoi
cittadini.
Ciò
include la sicurezza informatica individuale e nazionale, in cui l'IA ha
contribuito con lo sviluppo di software di rilevamento e risoluzione di nuova
generazione.
Tecnologie
dell'informazione.
Il
successo delle applicazioni dell'intelligenza artificiale nei settori sopra
descritti dipende fortemente da un alto livello di innovazione nei settori
cruciali dell'informatica che incidono sull'intelligenza artificiale, come il
rilevamento, il ragionamento e la ricerca, l'elaborazione del linguaggio
naturale, la visione artificiale, l'interazione uomo-IA e l’Edge computing.
Il vasto campo dell'IT ha un ruolo cruciale
nel garantire un elevato livello di innovazione per l'attuazione di un'IA
competitiva in tutte le diverse applicazioni.
Per
questo, uno sforzo particolare sarà dedicato a sostenere la nascita e la
crescita delle aziende IT italiane.
Intelligenza
Artificiale
in
Italia nel 2025:
trend
e applicazioni.
Aidia.it
– (14 novembre 2025) – Marta Magnini – Redazione – ci dice:
Scopri
come l’IA sta trasformando aziende italiane tra innovazione, normativa e
settore produttivo
Nel
2025, l’intelligenza artificiale continua a trasformare in modo concreto e
misurabile le aziende italiane, inserendosi in un contesto normativo europeo
sempre più definito e articolato, che ne guida un’adozione responsabile e
sostenibile.
Un’indagine approfondita condotta dal “Sounding
Board Intelligenza Artificiale” di Confindustria, descritta nel report
“L’Intelligenza artificiale per il Sistema Italia”, ha raccolto 241 casi d’uso
da 76 aziende italiane, con un focus sui settori strategici per il Paese.
L’applicazione
dell’IA va oltre l’ultima innovazione generativa (che rappresenta il 18,3% dei
casi), abbracciando molteplici forme adattate a esigenze industriali e
funzionali specifiche.
I dati
ISTAT indicano che nel 2024 l’8,2% delle imprese italiane con almeno dieci
dipendenti ha adottato tecnologie di IA, segnando un miglioramento ma restando
al di sotto della media UE del 13,5%. Rimangono sfide importanti come costi di
implementazione e carenze di competenze, che richiedono sforzi concreti per
essere superate.
Mappatura
settoriale dei casi d’uso.
L’analisi
ha evidenziato come le imprese italiane stiano personalizzando modelli IA per
soddisfare le specificità dei propri settori produttivi.
Salute
e scienze della vita.
L’IA
guida la trasformazione digitale sanitaria migliorando sia la qualità delle
cure che l’efficienza operativa.
Tra le
applicazioni più consolidate vi è l’automazione della documentazione clinica,
che sfrutta tecnologie di riconoscimento vocale (speech-to-text) e modelli
linguistici naturali per trascrivere in tempo reale i referti medici durante le
visite, riducendo così la burocrazia.
Un altro ambito di grande rilievo è la
diagnostica per immagini che permette di analizzare radiografie, TAC e
risonanze magnetiche, aiutando a rilevare potenziali anomalie, velocizzando il
processo diagnostico.
In
forte crescita è anche la medicina personalizzata, che utilizza grandi dataset
clinici e genomici per elaborare strategie di prevenzione e trattamenti
terapeutici cuciti sulle specificità del singolo paziente.
Manifatturiero.
In
questo settore, l’IA è cruciale per potenziare la manutenzione predittiva, che
riduce i guasti, minimizza i tempi di inattività e incrementa la sicurezza
all’interno degli stabilimenti produttivi.
Un’ altra applicazione riguarda i gemelli
digitali (digital twin) che permettono di creare repliche virtuali di impianti,
linee di produzione e macchinari.
Questo
consente il monitoraggio e la simulazione in tempo reale delle performance,
fornendo un quadro completo per ottimizzare il consumo energetico, programmare
manutenzioni con precisione e migliorare la produttività complessiva.
Parallelamente, sistemi avanzati di computer
vision automatizzano il controllo qualità e la gestione di tutto il ciclo
logistico, rilevando difetti nascosti o irregolarità e ottimizzando i flussi di
persone, veicoli e merci. Inoltre, l’analisi predittiva dei costi di produzione
supporta la pianificazione strategica e commerciale.
Mobilità
sostenibile.
Nel
settore della mobilità, l’intelligenza artificiale migliora l’efficienza
operativa, riduce emissioni e ottimizza i costi nei trasporti pubblici e
privati.
Tra le applicazioni più rilevanti ci sono i
gemelli digitali, che monitorano in tempo reale lo stato delle infrastrutture e
regolano i consumi energetici, e la manutenzione predittiva, che anticipa
guasti e limita i tempi di fermo.
Algoritmi avanzati ottimizzano i percorsi
logistici, diminuendo chilometri percorsi, consumi ed emissioni, e permettono
di gestire la clientela con strategie personalizzate.
Per il
monitoraggio delle infrastrutture si utilizzano tecnologie come LIDAR, computer
vision e sensori “IoT”, che raccolgono dati ad alta risoluzione per intervenire
tempestivamente su strade, ponti e altre strutture.
Numerosi
casi internazionali dimostrano come queste soluzioni favoriscano una mobilità
urbana più sostenibile, combinando risparmio energetico, riduzione delle
emissioni e maggiore sicurezza per gli utenti.
Pubblica
amministrazione.
In
questo ambito, l’efficienza gestionale cresce grazie a sensori e dati integrati
che supportano infrastrutture come l’illuminazione pubblica e il verde urbano,
pianificando interventi predittivi e ottimizzando le risorse. L’IA supporta
anche la gestione dei rifiuti e il monitoraggio di grandi aree naturali,
accelerando le risposte in situazioni di emergenza e garantendo maggiore
sicurezza e sostenibilità.
Turismo.
Anche
nel settore del turismo si sta ampliando l’impiego dell’IA, che viene sfruttata
per l’ottimizzazione dinamica dei prezzi (Dynamic pricing) e l’analisi dei
flussi turistici per ridurre i sovraffollamenti e migliorare l’esperienza del
visitatore.
Chatbot
evoluti assistono la clientela 24/7 con dialoghi naturali e personalizzati,
mentre strumenti di IA generativa facilitano la creazione di itinerari e la
gestione delle prenotazioni.
L’analisi
dei dati geolocalizzati e dei feedback consente di adattare e ottimizzare
l’offerta turistica del territorio.
Applicazioni
trasversali per funzione aziendale.
All’interno
dell’indagine di Confindustria, oltre alla differenziazione settoriale,
numerosi casi d’uso riguardano funzioni aziendali comuni a molte imprese, con
risultati rilevanti:
Risorse
umane e amministrazione:
l’IA crea “mappe di competenza”
multidimensionali e di performance, automatizza la selezione del personale con
valutazioni più oggettive e supporta l’ups Killing e il res Killing,
anticipando i cambiamenti del mercato del lavoro. In amministrazione, l’IA
accelera la gestione documentale e il back-office, classificando comunicazioni,
automatizzando risposte e fornendo assistenti virtuali per supportare i
dipendenti nelle attività quotidiane, creando ambienti di lavoro più efficienti
e collaborativi.
Ricerca
e sviluppo:
l’intelligenza
artificiale accelera la ricerca, dalla progettazione farmaceutica alla
simulazione molecolare, permettendo di studiare complesse reti biologiche e di
personalizzare i trattamenti. Digital twin e sistemi copilota IA migliorano
l’efficienza operativa riducendo i tempi di inattività.
Sales
e marketing:
le soluzioni tecnologiche migliorano la
comprensione del cliente attraverso l’analisi di grandi quantità di dati,
incluse immagini e social media, e permettono di prevedere vendite e tendenze
emergenti. Strumenti di copywriting assistito e tecniche di personalizzazione
sui vari canali generano risparmi significativi in termini di tempi e costi di
produzione dei contenuti, mantenendo elevati standard qualitativi.
Finanza
e acquisti:
sistemi
intelligenti ottimizzano il rischio creditizio e la solvibilità, oltre a
prevedere la domanda di materie prime e reagire alle offerte di mercato.
L’automazione
intelligente riduce gli errori e i costi, migliorando la pianificazione e la
compliance normativa.
Controllo
qualità:
grazie
a sistemi sofisticati di computer vision, i difetti vengono identificati con
precisione e velocità superiore ai metodi tradizionali, permettendo di ridurre
gli scarti e di migliorare la qualità finale dei prodotti. Le applicazioni
spaziano dal settore farmaceutico ai semiconduttori.
Sicurezza
informatica:
le
tecnologie adottate anticipano e contrastano le minacce cyber analizzando
grandi volumi di dati, automatizzando attività di routine e supportando i team
di sicurezza nella gestione di scenari complessi.
Sostenibilità:
vengono ridotti gli sprechi energetici tramite
sistemi predittivi nelle reti di distribuzione di gas, elettricità e acqua.
I
digital twin e modelli predittivi ottimizzano risorse di teleriscaldamento e
reti elettriche, mentre applicazioni NILM (Non Intrusive Load Monitoring)
monitorano consumi domestici.
Nel settore agricolo, le soluzioni predittive
pianificano le irrigazioni e monitorano la biodiversità, contribuendo a
un’agricoltura più efficiente e a minor impatto ambientale.
Nuovo
quadro europeo per l’IA.
Il
contesto normativo europeo, con l’AI Act al centro di un quadro regolatorio
articolato che include il GDPR, il Digital Services Act e altri strumenti
chiave, si configura come un modello avanzato e dinamico per la governance
dell’innovazione tecnologica.
Il regolamento distingue i sistemi IA in base
al rischio e assegna al deplorar – ovvero all’impresa che utilizza sistemi IA
ad alto rischio – responsabilità precise in termini di valutazione dei rischi,
formazione del personale, trasparenza e sorveglianza continua.
Questo
approccio mira a bilanciare lo sviluppo tecnologico con la tutela dei diritti
fondamentali, garantendo un’adozione responsabile e sostenibile dell’IA.
Inoltre,
l’impatto normativo europeo si estende al di là dei confini dell’Unione,
posizionando gli standard UE come riferimento globale per le imprese e le
istituzioni, rafforzando così la competitività e l’affidabilità del sistema
digitale europeo.
Strategie
e prospettive future dell’IA.
L’uso
dei sistemi di IA si amplia e si evolve:
sebbene
l’IA generativa rappresenti ancora una minoranza (18,3%), crescono robustamente
progetti di automazione, analisi predittiva e sistemi intelligenti che
migliorano qualità e produttività.
Le
imprese più avanzate adottano strumenti complessi, come modelli di pricing
dinamico e analisi di reti biologiche, per accrescere il valore delle proprie
offerte.
Questo percorso richiede una strategia chiara
per massimizzare il ritorno sugli investimenti, sensibili sviluppi
organizzativi e governance attente ai rischi.
Per
approfondire le leve operative, organizzative e di governance essenziali per
trasformare l’intelligenza artificiale in un vantaggio competitivo sostenibile,
ti invitiamo a leggere il nostro approfondimento dedicato:
“IA e
ROI: 5 priorità strategiche per le aziende EMEA”.
Qui si
esplorano le strategie per misurare l’impatto, promuovere la cultura digitale,
gestire i rischi e responsabilizzare le organizzazioni attorno all’IA, temi
complementari a quelli trattati in questo articolo.
(Marta
Magnini).
Fonti:
Report
Confindustria “L’intelligenza artificiale per il Sistema Italia” (Fonte
primaria, PDF ufficiale del report):
confindustria.it/documenti/lintelligenza-artificiale-per-il-sistema-italia-report-2025/
Istat,
report “Imprese e ICT – Anno 2024” (Dati ufficiali sull’adozione dell’IA nelle
imprese italiane, comunicato e PDF disponibili sul sito Istat):
istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2024/
Regolamento
(UE) 2024/1689 (“AI Act”) del Parlamento europeo e del Consiglio, testo
ufficiale in italiano pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
Serie L 12.7.2024 (PDF EUR‑Lex):
eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689.
IA-lavoro:
l’equilibrio fragile del progresso.
Ispionline.it
– (9 Gen. 2026) – Ludovica Casarotto – Claudia Schettini – Redazione – ci
dicono:
L’IA
sta trasformando il lavoro nel mondo:
crea
nuove opportunità e settori innovativi, ma allo stesso tempo accresce
incertezze e divari.
Adattarsi
diventa essenziale per restare competitivi.
Negli
ultimi due anni il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale (IA) ha
innescato trasformazioni profonde in tutti i settori industriali.
Dall’ottimizzazione delle catene di approvvigionamento alla gestione del
servizio clienti tramite chatbot, l’IA è passata dall’essere un semplice supporto
tecnologico a una componente imprescindibile per le aziende che intendono
rimanere competitive.
Il suo impiego sta ridefinendo il rapporto tra
innovazione e forza lavoro su scala globale come non accadeva dai tempi della
rivoluzione industriale.
Secondo
McKinsey, l’80% delle imprese utilizza già l’IA in almeno una delle proprie
attività e oltre il 90% prevede di aumentare i propri investimenti nel settore.
Parallelamente
questa trasformazione sta rendendo sempre più complesso il funzionamento del
mercato del lavoro.
Nel
corso dell’ultimo anno colossi come Amazon, Microsoft e Meta hanno annunciato
importanti tagli al personale, attribuendo all’IA un ruolo centrale nel
miglioramento dei margini e dell’efficienza.
Allo stesso tempo, negli Stati Uniti come in
Europa, si registra una forte richiesta di professionisti specializzati,
soprattutto nei comparti tecnici e nei settori più avanzati.
Ne
emerge un paradosso evidente:
intere
categorie di lavoratori risultano sempre più facilmente sostituibili, mentre
cresce il divario di competenze in campi strategici come quello dei
semiconduttori.
A
questo scenario si aggiunge un ulteriore elemento critico.
Proprio mentre le aziende denunciano una
carenza di lavoratori qualificati, le stesse impiegano migliaia di persone nei
Paesi del Sud globale in condizioni definite da molti come una forma di
“schiavitù moderna”.
L’intelligenza
artificiale, quindi, non solo incrementa la produttività, ma sta anche
ridefinendo la resilienza delle catene di approvvigionamento di interi settori
industriali.
Governi e aziende investono in percorsi
formativi per colmare il divario di competenze, ma la rapidità dell’evoluzione
tecnologica rischia di superare anche le professioni più richieste.
Resta
dunque un interrogativo impellente:
l’intelligenza
artificiale rappresenterà davvero il futuro del lavoro?
E, se
sì, chi ne beneficerà e chi rischia di restare indietro?
L’IA
ruba davvero il lavoro?
L’intelligenza
artificiale sta trasformando in profondità il mercato del lavoro globale,
ridefinendo sia la natura delle mansioni sia il valore delle competenze
richieste nei principali settori produttivi.
Secondo l’OCSE-GPAI AI Working Group on the
Future of Work, l’impatto dell’IA non va letto attraverso la semplice dicotomia
sostituzione-complementarietà dei lavoratori, ma piuttosto come un processo
complesso di riallocazione, evoluzione e riconfigurazione dei ruoli.
Negli
ultimi mesi diversi colossi tecnologici hanno annunciato ingenti licenziamenti,
motivando la decisione con una crescente “spinta verso l’IA e l’automazione”.
Ad
esempio, HP ha dichiarato che entro il 2028 eliminerà tra 4mila e 6mila posti
di lavoro a livello globale, per riallocare risorse verso progetti di IA e
aumentare efficienza e produttività.
Allo stesso tempo, secondo un rapporto di
Razional FX del 2025, relativo al monitoraggio di assunzioni e licenziamenti
nel settore tech, più di 202mila posti di lavoro sono già stati tagliati in
diverse aziende, spinti dalla ristrutturazione legata all’adozione dell’IA.
Nel
solo 2025 il settore tecnologico ha registrato 122.549 licenziamenti
distribuiti su 257 aziende, segnando un’ulteriore fase di contrazione e
riallineamento organizzativo nell’industria.
Meta ha annunciato tagli per circa 3.600
posizioni per “low performance”;
Microsoft per circa 6mila dipendenti – pari a
circa il 3% del suo organico globale; Amazon ha previsto la soppressione di
circa 14mila ruoli corporate come parte di una riorganizzazione interna,
riconducibile a un aumento degli investimenti in IA e a una riduzione della
burocrazia interna.
Questi
sviluppi gettano le basi per un’evoluzione profonda del mercato del lavoro:
non si
tratta più solo di vedere se l’IA potrà sostituire l’uomo, ma di osservare come
sta già cambiando la struttura dell’occupazione, le competenze richieste e la
distribuzione del lavoro.
In questo senso emerge con forza il concetto
di un nuovo “divario lavorativo sull’IA”:
una spaccatura tra chi possiede le competenze
utili per il nuovo paradigma produttivo e chi rischia di essere escluso.
Già
nel 2023 l’Employment Outlook dell’OCSE annunciava che circa il 28% dei posti
di lavoro nei Paesi membri è altamente esposto all’IA. Questo significa che più
di un quarto delle mansioni lavorative comprende compiti che possono essere,
almeno parzialmente, automatizzati da sistemi di IA.
Si tratta di un salto significativo rispetto
alle stime pre-IA generativa, quando si valutava che circa il 14% dei lavori
fosse a rischio di automazione completa e che un ulteriore 32% avrebbe subito trasformazioni
profonde.
Questi dati non suggeriscono, perciò, un
“collasso” del lavoro umano, ma bensì la trasformazione del suo contenuto.
È una prospettiva che apre opportunità, ma che
richiede un adattamento rapido delle competenze, pena l’incremento della
disoccupazione “strutturale”, ovvero quella derivante da un disallineamento tra
profili lavorativi disponibili e competenze richieste.
Un’altra
trasformazione cruciale riguarda il tipo di competenze richieste dal mercato.
Nel 2019 solo lo 0,34% della forza lavoro nei
Paesi OCSE possedeva competenze qualificabili come “AI skills”.
Ad oggi il trend mostra una crescita costante
ma modesta, confermando che il capitale umano specializzato è ancora scarso
rispetto alla rapidità dell’innovazione tecnologica.
Non
solo:
la distribuzione di queste competenze è
fortemente concentrata poiché i grandi player tecnologici assorbono una quota
sproporzionata dei talenti.
Ciò significa che l’esperienza e le pratiche
avanzate di utilizzo dell’IA rimangono circoscritte in pochi poli, amplificando
un divario già significativo tra imprese leader e imprese follower.
Uno
dei rischi più evidenti, perciò, è l’ampliamento del divario globale delle
competenze.
Questa
dinamica si intreccia con una competizione geopolitica crescente sulla
sovranità tecnologica.
Gli
Stati Uniti, grazie a un ambiente universitario più competitivo e a una forte
concentrazione di imprese high-tech, presentano una penetrazione delle
competenze IA significativamente più alta rispetto alla media OCSE.
Europa e Asia mostrano scenari differenziati:
la Corea del Sud e il Giappone investono molto
nella formazione tecnico-scientifica, ma hanno un tessuto demografico in
declino;
l’UE
presenta politiche molto avanzate sul piano regolatorio, ma presenta un ritardo
storico nella formazione digitale e nello scale-up industriale rispetto ai
competitor globali.
Molti Paesi emergenti, infine, rischiano di
essere esclusi da questa trasformazione:
senza
infrastrutture digitali, capitale umano adeguato e strategie di ups Killing
nazionali, la distanza potrebbe diventare irreversibile.
Un
ulteriore elemento di complessità riguarda la capacità delle imprese,
soprattutto quelle piccole e medio-piccole, di adottare tecnologie IA.
Le indagini OCSE rivelano una crescente
“polarizzazione” interna ai settori:
le imprese che investono in IA e in formazione
sfruttano aumenti significativi di produttività, mentre quelle che non riescono
ad adottare l’innovazione rischiano un indebolimento competitivo.
L’IA, in altre parole, agisce come
amplificatore delle differenze, non come fattore livellante.
Il
collo di bottiglia nascosto.
La
crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale ha condotto il mercato del
lavoro a un punto di svolta:
il ritmo dell’innovazione è oggi sempre più
vincolato dalla disponibilità di competenze adeguate.
La
carenza di lavoratori qualificati evidenzia un divario strutturale tra le
capacità richieste per progettare, implementare e governare l’IA e la
preparazione dell’attuale forza lavoro.
Per la prima volta questo divario non riguarda
solo settori specifici, ma attraversa in modo trasversale l’intero sistema
produttivo.
I dati confermano una tendenza allarmante:
la
domanda globale di professionisti specializzati in IA supera l’offerta con un
rapporto di 3,2 a 1.
In un sondaggio condotto a livello globale da “Bain
& Company” lo scorso marzo, quasi il 44% dei dirigenti ha identificato la
mancanza di competenze interne come uno dei principali ostacoli all’adozione
dell’IA generativa, mentre l’85% dei responsabili del settore tech dichiara di
aver rinviato una serie di progetti a causa della scarsità di personale
qualificato.
A
rafforzare questo quadro, il World Economic Forum rileva che il 94% degli
amministratori delegati affronta carenze critiche di competenze in ambito IA,
con un dirigente su tre che segnala mancanze relative a oltre il 40% dei
profili necessari.
Negli
Stati Uniti il divario di competenze ha raggiunto quello che uno studio
pubblicato dall’amministrazione Biden lo scorso gennaio definisce uno stato di
“allerta rossa”.
Attualmente
il 36% delle posizioni relative all’intelligenza artificiale rimane vacante,
lasciando il Paese con una carenza di oltre 4 milioni di professionisti
qualificati.
Questo
dato è amplificato da una diffusa sottovalutazione delle competenze necessarie.
Il sondaggio “AI art Work in 2025”, condotto
da” SHL”, rivela che quasi un quarto dei lavoratori (24,8%) dichiara di non
possedere alcuna conoscenza in materia di IA, mentre il 44,8% le considera
irrilevanti per il proprio ruolo, nonostante la crescente domanda del mercato.
Sebbene
alcuni Stati, come l’Arizona e il Tennessee, abbiano avviato programmi di
formazione mirati per riqualificare la forza lavoro, alcune politiche federali
– come la nuova tassa sul visto lavorativo H1B – rischiano di compromettere
questi sforzi in una fase già segnata da una carenza acuta di talenti.
Vincoli
analoghi stanno emergendo anche in Europa, dove la disponibilità di competenze
sta diventando un fattore determinante per la competitività industriale.
Nel 2024 il Centro europeo per lo sviluppo
della formazione professionale (CEDEFOP) ha condotto la prima indagine
sull’impatto dell’IA sul lavoro, rivelando che oltre un quarto della forza
lavoro europea utilizza strumenti di IA, ma meno dell’1% ricorre a tecniche
avanzate nelle proprie mansioni quotidiane.
Parallelamente
il 44% dei lavoratori esprime preoccupazione per l’inadeguatezza dei percorsi
formativi.
Lo
studio ha anche evidenziato un “divario geografico dell’IA”:
i livelli di adozione e preparazione risultano
significativamente più elevati nell’Europa occidentale – in Paesi come
Germania, Francia e Lussemburgo – rispetto a quelli dell’Europa meridionale,
tra cui Grecia, Spagna e Portogallo.
Questa
frattura è confermata dall’indice di preparazione all’IA 2025 di Cisco, che
evidenzia come ritardi negli investimenti e infrastrutture obsolete – quello
che l’azienda definisce “debito infrastrutturale dell’IA” – stiano già
limitando la capacità di innovazione dell’Unione.
Quasi la metà dei Paesi UE considerati nello
studio prevede un aumento del carico di lavoro legato all’IA superiore al 30%
nei prossimi tre anni, ma solo il 23% ritiene di disporre di risorse GPU (unità
di elaborazione grafica) adeguate; il 66% incontra difficoltà nella
centralizzazione dei dati e appena il 9% considera le proprie reti
sufficientemente flessibili per supportare una diffusione su larga scala
dell’IA.
La
gravità del problema emerge con particolare chiarezza nei settori strategici
per la sicurezza economica.
Entro il 2030 la sola industria dei
semiconduttori richiederà oltre un milione di lavoratori qualificati aggiuntivi
in tutto il mondo.
UE e
USA dovranno affrontare una carenza di oltre 100mila ingegneri e la regione
Asia-Pacifico di oltre 200mila.
Negli
Stati Uniti entro la fine del decennio il deficit raggiungerà quote pari a
67mila tra tecnici, informatici e ingegneri, inserendosi in una carenza
complessiva stimata in 1,4 milioni di lavoratori qualificati in tutti i
settori.
Per
l’Unione europea questo squilibrio rappresenta una minaccia diretta alle
ambizioni di autonomia strategica e alla competitività nella corsa globale
all’IA.
Secondo la “Europea Chips Skills Academy”,
l’UE si trova ad affrontare una doppia sfida:
da un
lato profili altamente specializzati (come esperti di sistemi di progettazione
e sicurezza informatica), dall’altro figure più generiche come ingegneri
elettrici ed elettronici, con un deficit complessivo di circa 60mila
professionisti entro il 2030.
Gli squilibri regionali complicano
ulteriormente la questione, lasciando alcune aree dell’UE prive del capitale
umano necessario a sostenere gli obiettivi di sviluppo nel settore dei
semiconduttori.
L’altro
lato dell’IA.
Dietro
la retorica della piena automazione e dell’efficienza algoritmica, l’IA si
fonda su un’enorme quantità di lavoro umano invisibile, svolto in larga parte
nel Sud globale.
Questo
“digitale labour” comprende attività come etichettatura dei dati,
classificazione di immagini e testi, annotazione per modelli linguistici,
moderazione di contenuti violenti o sessualmente espliciti e verifica della
qualità degli output.
Senza
questo lavoro manuale, svolto quotidianamente da centinaia di migliaia di
persone, i modelli di IA non potrebbero essere addestrati né mantenuti.
Queste
mansioni sono spesso affidate a filiere di lavoratori situati in Africa, Asia e
America Latina, che operano in condizioni di forte precarietà, con compensi
estremamente bassi e in assenza di protezioni contrattuali.
L’IA “made in Silicon Valley” appare, perciò,
il risultato di una nuova divisione internazionale del lavoro tecnologico,
nella quale la produzione di valore rimane concentrata nei centri del Nord
globale, mentre i costi sociali ed emotivi ricadono sulle economie più fragili.
Il
caso di “Sama” è emblematico: la società, incaricata di attività di moderazione
e labelli per alcune delle principali aziende tecnologiche globali, impiegava
lavoratori kenyoti pagati meno di due dollari l’ora per analizzare contenuti
altamente traumatici destinati all’addestramento di sistemi avanzati di IA
generativa.
Gli
stessi hanno denunciato gli impatti significativi di queste mansioni sulla loro
salute mentale, l’assenza di supporto psicologico e la costante esposizione a
materiale violento.
Questi modelli di “outsourcing etico” – spesso
rivendicati dalle aziende – non eliminano dinamiche di sfruttamento, ma anzi le
mascherano sotto la promessa di “opportunità” nei Paesi a basso reddito.
Parallelamente la letteratura accademica più recente evidenzia come la catena
del valore dell’IA riproduca e approfondisca le disuguaglianze globali.
Diversi studi recenti hanno dimostrato come
questo tipo di attività sia molto diffusa anche in America Latina:
salari instabili, assenza di regolarità
lavorativa e dipendenza da piattaforme di crowd work, malgrado livelli
educativi spesso elevati tra gli annotatori.
Riqualificare,
innovare, proteggere.
L’intelligenza
artificiale non eliminerà necessariamente il lavoro, ma ne modificherà la
struttura interna.
Molti
ruoli non scompariranno, ma saranno ripensati in modo complementare alle
tecnologie.
Una
porzione crescente delle attività quotidiane dei lavoratori – dalla scrittura
alla gestione documentale, dall’analisi dei dati alle decisioni operative –
verrà automatizzata o supportata da strumenti di IA.
Per preparare la forza lavoro, assicurare la
stabilità del tessuto produttivo e affrontare la carenza di personale
qualificato, è fondamentale implementare programmi formativi sia a livello
nazionale che privato, oltre a politiche pubbliche a lungo termine.
La riqualificazione professionale deve
diventare un investimento strategico, piuttosto che un’iniziativa marginale.
È
altresì importante ripensare i ruoli in funzione della collaborazione tra uomo
e tecnologia e rafforzare i programmi accademici, per colmare le lacune di
competenze.
Allo
stesso modo, è urgente riconoscere che l’attuale modello di sviluppo si basa su
profonde asimmetrie e su lavoratori “di seconda classe” che rimangono ai
margini della ricchezza generata da queste tecnologie.
Le partnership tra settore pubblico e privato
devono quindi riconsiderare il ruolo della forza lavoro, prevedendo misure
specifiche per tutelare la salute mentale e garantire una retribuzione
dignitosa, a partire dai lavoratori nei centri di catalogazione dei dati,
figure cruciali per il funzionamento dell’ecosistema digitale.
L’immagine
che emerge dal rapporto tra IA e lavoro è quella di un mercato che non potrà
mai essere completamente sostituito, ma che dovrà riorganizzarsi attorno a
nuove competenze, a modelli produttivi innovativi e a un nuovo equilibrio con
l’innovazione.
La
sfida non è evitarne l’uso, bensì governarne la diffusione, diffondere
competenze adeguate e assicurare che questa trasformazione non crei nuove
vulnerabilità sociali, economiche e geopolitiche.
Senza questi sforzi, aziende e lavoratori
rischiano di rallentare l’innovazione e di perdere competitività in un mercato
sempre più interconnesso.
Gen.
AI e strategie aziendali: più efficienza e crescita per le imprese italiane.
Esg360.it
– (20 ottobre 2025) – Redazione - AI
Demo Day 2025 Gen.AI e Strategie aziendali – ci dice:
L’intelligenza
artificiale generativa si afferma come una delle priorità di investimento delle
aziende italiane, secondo il report SAP “Business and Technology Priorities”
con un’attenzione speciale ai temi dell’efficienza e della semplificazione.
L’integrazione della Gen.AI nei processi e
nella supply chain porta risultati concreti, ma richiede nuove competenze e un
approccio pragmatico all’innovazione
L’intelligenza
artificiale generativa si sta affermando come un fattore chiave nelle strategie
di innovazione delle imprese.
E gli
effetti di questo processo vanno ben oltre l’automazione tradizionale.
E in
particolare le imprese del nostro paese sembrano essere sulla strada giusta per
sfruttare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale, utilizzando le
risorse che arrivano dall’intelligenza artificiale generativa come leva con la
quale creare nuove occasioni di sviluppo.
Questo
è forse il messaggio chiave dello studio realizzato da SAP dal titolo “Business
and Technology Priorities”, presentato in occasione del SAP NOW AI Tour.
Uno studio che ha analizzato quali tecnologie
e strategie le aziende stanno privilegiando per espandere e migliorare le
proprie attività.
Indice
degli argomenti:
Gen.AI
e strategie aziendali: quanto contano efficienza e semplificazione?
La
trasformazione digitale tende a favorire una relazione sempre più stretta tra
Gen.AI e strategie aziendali.
Efficienza
e semplificazione al centro delle strategie aziendali.
Gen.AI:
priorità di investimento per la crescita.
Sfide
operative e ruolo delle competenze nell’adozione dell’AI.
Oltre
l’automazione: impatti concreti della Gen.AI su processi e supply chain.
Gen.AI
e strategie aziendali: la necessità di considerare sia la dimensione
tecnologica sia quella organizzativa.
I dati
mostrano che il tema dell’efficienza e della semplificazione guida le scelte
tecnologiche dei” decision maker”, mentre la Gen.AI viene individuata come una
delle principali direttrici di investimento per sostenere la crescita.
L’adozione
diffusa pone tuttavia nuove sfide organizzative e richiede competenze
specialistiche, indispensabili per integrare queste soluzioni nei processi
aziendali e nella gestione della supply chain.
In questo scenario, emerge un quadro
articolato degli impatti concreti che la Gen.AI può produrre sull’operatività
quotidiana delle aziende.
La
trasformazione digitale tende a favorire una relazione sempre più stretta tra
Gen.AI e strategie aziendali.
Nel
contesto di un’economia globale sempre più instabile e caratterizzata da
pressioni sulle catene di approvvigionamento, le imprese italiane stanno accelerando
la loro trasformazione digitale per mantenere competitività e sostenibilità.
I risultati dello studio “Business and
Technology Priorities” forniscono una fotografia aggiornata delle strategie
tecnologiche adottate dai decisori italiani.
L’indagine, che ha coinvolto un ampio panel di
dirigenti e manager, restituisce una visione pragmatica delle priorità
aziendali:
la digitalizzazione non viene più percepita
come una semplice innovazione accessoria, ma come un fattore abilitante per
affrontare l’incertezza e sostenere percorsi di crescita strutturata.
Efficienza
e semplificazione al centro delle strategie aziendali.
L’efficienza
operativa e la semplificazione dei processi emergono come i cardini attorno ai
quali ruotano le scelte delle aziende italiane.
Il dato più rilevante dello studio riguarda la
pressoché unanime attenzione alla razionalizzazione delle attività:
quasi il 95% degli intervistati indica la
semplificazione come priorità su cui basare lo sviluppo organizzativo.
Le
imprese stanno lavorando sull’integrazione dei sistemi informativi e
sull’espansione delle reti di partner e fornitori, con l’obiettivo di ridurre
ridondanze, snellire i flussi operativi e abilitare una maggiore resilienza.
Questo orientamento non nasce solo dalla ricerca di tagli ai costi, ma da una
consapevolezza diffusa che la complessità non gestita ostacola la capacità di
adattarsi rapidamente alle evoluzioni del mercato.
Gen.AI:
priorità di investimento per la crescita.
L’intelligenza
artificiale generativa si posiziona come uno degli asset strategici su cui le
aziende italiane stanno puntando per sostenere la crescita.
Secondo il rapporto SAP, oltre il 90% dei
decision maker considera l’adozione della Gen.AI una priorità medio-alta,
mentre il 40% già ne fa un utilizzo esteso.
L’interesse
non si limita alla semplice automazione:
la Gen.AI
viene vista come leva per la creazione di valore aggiunto grazie alla capacità
di generare contenuti, analizzare dati complessi e supportare decisioni in
tempo reale.
Tuttavia, non mancano le cautele:
una
parte significativa delle imprese evidenzia il rischio di affidarsi a output
errati prodotti dai sistemi AI, sottolineando la necessità di garantire qualità
e governance dei dati.
Questo
approccio riflette una maturità crescente nel modo in cui si guarda
all’innovazione tecnologica, sempre più integrata nei processi core anche nel
momento in cui si affrontano le prospettive di una intelligenza artificiale
come acceleratore della sostenibilità.
Sfide
operative e ruolo delle competenze nell’adozione dell’AI.
L’integrazione
dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali è ostacolata da alcune
criticità strutturali, che vanno ben oltre la componente tecnologica.
Tra le sfide principali, spiccano la vulnerabilità
della supply chain e del procurement, la presenza di sistemi informativi
disconnessi e le difficoltà nel tradurre le potenzialità dell’AI in
applicazioni concrete.
La
carenza di competenze interne rappresenta un ulteriore fattore limitante:
più di
un terzo delle aziende riconosce la necessità di investire nella formazione e
nell’attrazione di nuovi talenti per sostenere l’adozione dell’AI.
In
questo scenario, i percorsi di ups killing e res Killing acquisiscono un peso
strategico, ponendo le risorse umane al centro della trasformazione digitale e
rendendo evidente che la tecnologia, da sola, non basta a produrre cambiamenti
duraturi.
Oltre
l’automazione: impatti concreti della Gen.AI su processi e supply chain.
L’applicazione
della Gen.AI nelle aziende italiane sta già producendo risultati tangibili,
soprattutto nella riprogettazione dei processi chiave e nella gestione della
supply chain.
L’indagine
evidenzia come la maggioranza delle organizzazioni che hanno introdotto agenti
AI abbia rivisto in profondità le procedure “procure-to-pay”, con effetti
misurabili in termini di riduzione dei costi operativi.
Il 50%
delle imprese segnala risparmi significativi, mentre la supply chain si
conferma ambito privilegiato di sperimentazione e adozione.
Il valore aggiunto dell’Intelligenza
artificiale va quindi oltre la semplice automazione:
consente
una gestione più proattiva e flessibile dei flussi logistici e finanziari,
abilitando nuove forme di collaborazione e controllo che rispondono alle
esigenze di un mercato in continuo mutamento.
Gen.AI
e strategie aziendali: la necessità di considerare sia la dimensione
tecnologica sia quella organizzativa.
L’integrazione
della Gen.AI nei contesti aziendali si conferma un processo articolato, che
coinvolge sia la dimensione tecnologica sia quella organizzativa.
L’attenzione
verso l’efficienza e la semplificazione non può prescindere da un approccio
pragmatico alla gestione delle competenze e delle risorse interne, per
valorizzare al meglio le potenzialità offerte dalle nuove soluzioni.
In
questo scenario, la capacità di tradurre l’innovazione in benefici tangibili
nei processi e nelle filiere produttive rappresenta una sfida cruciale, che
richiede visione strategica ma anche una solida cultura del cambiamento e un
orientamento a forme di AI collaborativa.
Le
aziende che sapranno muoversi con consapevolezza tra opportunità e complessità
potranno effettivamente cogliere il valore della trasformazione guidata
dall’intelligenza artificiale generativa.
AI per
Smart City: l’esempio di Milano
e come
si può applicare al resto d’Italia.
Economyup.it – (29 mag. 2026) - Mattia Lazzarone -
case study – Redazione – ci dice:
Layla
Pavone, a capo del Board Innovazione Tecnologica e Trasformazione Digitale del
Comune di Milano, spiega come la città sta usando l’AI.
E i
top manager di alcune grandi aziende approfondiscono le modalità applicative.
Tecnologia
come fulcro della modernizzazione: approccio trasversale e governance
collaborativa.
L’AI
trasforma i dati sul campo in indicatori utili: videoanalisi Edge, modelli
predittivi e gemello digitale per pianificazione e decisioni oggettive
Scalabilità
per i piccoli Comuni: piattaforma Cyber City, 120 ore di formazione e pacchetti
pronti; etica e regole nel Manifesto per l’Intelligenza Artificiale e 45 casi
d’uso.
Riassunto
generato con AI.
La
modernizzazione dei centri urbani e dei territori extra-metropolitani richiede
oggi un profondo ripensamento strutturale, dove la tecnologia smette di essere
un elemento isolato per diventare il fulcro di strategie amministrative
integrate.
Le
risposte alle sfide demografiche, climatiche e logistiche passano
inevitabilmente attraverso la capacità delle amministrazioni locali di
interpretare la complessità dei territori che governano.
Durante
il convegno del 5 maggio 2026 “Smart City & Smart Land,“ organizzato
dall’Osservatorio Smart City presso gli Osservatori Digital Innovation del
Politecnico di Milano, i massimi esperti del settore e i rappresentanti delle
amministrazioni pubbliche si sono confrontati sulle traiettorie evolutive che
stanno ridisegnando le nostre città. L’integrazione di soluzioni avanzate di AI
per Smart City emerge come il fattore abilitante per eccellenza, capace di
trasformare i flussi grezzi di informazioni in decisioni strategiche
tempestive, oggettive e misurabili.
Indice
degli argomenti.
La
governance collaborativa e l’abbattimento dei silos amministrativi.
Il
Board per l’innovazione tecnologica del Comune di Milano.
Oltre
la logica dei grandi centri: la scalabilità per i piccoli Comuni.
AI per
Smart City: la valorizzazione del dato sul campo.
La
videoanalisi Edge e gli scenari predittivi “What-If”.
Riduzione
dell’incertezza e pianificazione urbana sostenibile.
Il
gemello digitale tra osservazione scientifica e pianificazione.
Le tre
funzioni del Virtual Twin nell’amministrazione locale.
L’approccio
graduale: avviare Prof. of Concept mirati.
Control
room urbane e gestione delle emergenze territoriali.
Big
data e algoritmi quantistici per la gestione della mobilità.
Biotite
e l’impiego dell’intelligenza artificiale per la resilienza ambientale.
L’etica
applicata e il Manifesto per l’Intelligenza Artificiale.
I
principi cardine del Manifesto milanese.
I
quarantacinque casi d’uso concreti al servizio della comunità
La
governance collaborativa e l’abbattimento dei silos amministrativi.
Il
punto di partenza per una digitalizzazione efficace risiede nella
destrutturazione dei vecchi modelli organizzativi verticali, storicamente
rigidi e incapaci di dialogare tra loro.
Le
attuali dinamiche di sviluppo urbano impongono un approccio trasversale che
metta a fattor comune le risorse e le competenze del settore pubblico, del
mondo accademico e delle imprese private.
Il
Board per l’innovazione tecnologica del Comune di Milano.
Un
esempio concreto di questo cambio di paradigma è rappresentato dall’iniziativa
intrapresa dal Comune di Milano, che ha istituito il Board Innovazione
Tecnologica e Trasformazione Digitale.
Coordinato
da Layla Pavone, questo organismo consultivo nasce da una precisa attività di
ascolto dell’ecosistema urbano e dalla consapevolezza che l’innovazione
richiede un lavoro di squadra coordinato.
Come sottolineato da Pavone, la scelta
strategica del Sindaco è stata quella di non creare un assessorato dedicato
alla trasformazione digitale, muovendosi intenzionalmente verso l’abbattimento
dei compartimenti stagni.
L’obiettivo
fondamentale è superare la logica dei singoli silos burocratici, fornendo una
consulenza orizzontale a tutte le direzioni e a tutti gli assessorati
cittadini.
Il
board è composto da tredici membri scelti come figure rappresentative delle
eccellenze del territorio.
Al suo
interno siedono esponenti del mondo accademico milanese – tra cui la rettrice
del Politecnico, la professoressa Sciuto, e i rettori dell’Università Bocconi e
della Statale – insieme a delegati delle grandi, medie e piccole imprese, delle
startup, del mondo associazionistico e delle agenzie focalizzate sul dialogo
generazionale.
Questo
organo opera in stretta sinergia con la Direzione ITED del Comune per tradurre
le istanze esterne in progetti reali, rendendo plastica la collaborazione tra
pubblico e privato.
Secondo
Pavone, questa architettura istituzionale risponde a una necessità strutturale
ineludibile:
“da
solo un Comune non può fare investimenti e chiudere il cerchio da solo quando
si parla di innovazione tecnologica, anzi, è una questione anche di
competenze”.
Oltre
la logica dei grandi centri: la scalabilità per i piccoli Comuni.
L’esperienza
milanese punta a configurarsi come una metodologia d’azione esportabile.
I
progetti avviati dal capoluogo lombardo sono concepiti con una logica di
scalabilità e replicabilità, affinché il patrimonio di conoscenze accumulato
possa essere messo a disposizione delle realtà municipali di dimensioni minori.
Un
esempio concreto di questa condivisione sistemica è rappresentato dallo
sviluppo della piattaforma denominata Cyber City, nata dal lavoro congiunto con
Milano Smart City Alliance e Fondazione Assolombarda.
Il progetto si focalizza sulla diffusione
della cultura digitale e offre centoventi ore di formazione dedicate sia alla
sicurezza informatica dei cittadini sia ai temi più generali della cittadinanza
digitale.
Per
favorire l’adozione della piattaforma da parte delle amministrazioni più
piccole, è stato strutturato un pacchetto di comunicazione immediato e pronto
all’uso.
L’iniziativa
sfrutta i contenuti sviluppati dalle aziende private partner per innalzare il
livello di consapevolezza della popolazione attraverso un linguaggio semplice e
accessibile, avvicinando la cittadinanza alle complessità tecnologiche.
AI per
Smart City: la valorizzazione del dato sul campo.
L’efficacia
degli strumenti digitali dipende in modo diretto dalla qualità dei dati
raccolti e dalla capacità di analizzarli in tempo reale.
Le infrastrutture urbane si stanno evolvendo
per trasformare il territorio in un grande generatore di informazioni utili
alla governance locale.
La
videoanalisi Edge e gli scenari predittivi “What-If.”
L’inserimento
di sistemi basati sull’AI per Smart City agisce come un elemento di
potenziamento per chi ricopre ruoli decisionali.
Andrea
Guglielmetti, Responsabile Business Development, Strategic Marketing &
Product Management di A2A Smart City, definisce questa tecnologia come “uno
strumento che si affianca a chi prende le decisioni per dargli la possibilità
di prendere decisioni sempre più precise e tempestive”.
L’operato di A2A Smart City si focalizza sull’intera
filiera del dato, partendo dall’infrastruttura fisica installata sul campo,
come la rete di videocamere dislocate sul territorio urbano.
Attraverso
l’adozione di algoritmi di videoanalisi eseguiti direttamente a livello Edge, i
flussi video vengono elaborati localmente e trasformati istantaneamente in
metadati anonimi pronti per l’uso.
Questa
tecnologia consente di effettuare il conteggio automatico degli automezzi, la
classificazione dettagliata delle tipologie di veicoli e l’analisi accurata dei
flussi pedonali e veicolari, eliminando alla radice i problemi legati alla
privacy.
Il vero valore aggiunto si manifesta quando
queste informazioni vengono integrate con i database già esistenti e con gli
open data comunali.
L’intelligenza
artificiale opera come un filtro analitico avanzato, individuando correlazioni
e pattern complessi che in passato restavano invisibili all’interno della
grande mole di dati grezzi.
I dati
vengono così sintetizzati in indicatori oggettivi applicabili ai diversi
verticali della gestione cittadina, dalla mobilità alla sicurezza, fino al
turismo e alla tutela dell’ambiente.
Riduzione
dell’incertezza e pianificazione urbana sostenibile.
L’obiettivo
primario di tali applicazioni è far parlare i dati per fornire agli
amministratori strumenti concreti sia per la gestione delle urgenze quotidiane
sia per la pianificazione a lungo termine.
In questo scenario, le simulazioni predittive
basate su modelli logici condizionali rappresentano una risorsa di grande
rilievo per le amministrazioni pubbliche.
I
modelli predittivi permettono di anticipare con precisione gli effetti sul
territorio di una decisione amministrativa prima ancora che essa venga
effettivamente messa in atto.
Questo
sistema offre alle autorità locali una sorta di bussola tecnologica alimentata
da evidenze reali, riducendo drasticamente i margini di incertezza legati alle
decisioni pubbliche.
Sul
piano pratico, i modelli algoritmici possono prevedere l’andamento del flusso
automobilistico in caso di chiusura temporanea di un’arteria stradale per
l’apertura di un cantiere, oppure simulare l’impatto viabilistico della
modifica del percorso di una maratona cittadina. Disporre di queste varianti
predittive consente di strutturare una pianificazione urbana guidata da criteri
di sostenibilità e razionalità oggettiva.
Il
gemello digitale tra osservazione scientifica e pianificazione.
La
convergenza tra l’intelligenza artificiale e la sensoristica “IoT” trova la sua
massima espressione nella creazione dei gemelli digitali, repliche virtuali
dinamiche dei sistemi urbani complessi.
Le tre
funzioni del Virtual Twin nell’amministrazione locale.
Il
gemello virtuale si configura come una riproduzione scientifica della realtà
che poggia sulla combinazione di diverse tecnologie abilitanti. Marco Oldani,
Direttore Commerciale del Settore Infrastrutture e Territorio di Dassault Sistema
Italia, descrive lo strumento affermando che “è un po’ come se fosse una sfera
di cristallo, dove dentro non c’è magia, ma c’è della scienza”.
L’architettura del gemello digitale svolge tre
funzioni primarie e sequenziali per supportare l’azione amministrativa:
Osservare:
Consente
di monitorare in tempo reale i fenomeni che avvengono nel mondo reale,
contestualizzando visivamente i dati raccolti sul campo e generati tramite
algoritmi di intelligenza artificiale.
Questo
permette a figure professionali con competenze differenti di esaminare i
problemi partendo da una base informativa condivisa e oggettiva.
Capire
e Prevedere:
Offre
la possibilità di indagare a ritroso le cause scatenanti di un disservizio o di
un evento critico, agendo come una macchina del tempo. Parallelamente, permette
di guardare al futuro, simulando gli impatti e gli scenari derivanti
dall’adozione di una specifica scelta politica o infrastrutturale sul
territorio.
Programmare:
Fornisce
il supporto logistico e operativo per strutturare, temporizzare e mettere a
terra gli interventi manutentivi o correttivi ritenuti idonei a risolvere la
criticità rilevata.
All’interno
della visione aziendale espressa da Dassault Sistema, l’intelligenza
artificiale si integra profondamente con il cloud e l’Internet of Thuins,
agendo come un acceleratore per lo sviluppo dei gemelli digitali.
L’AI
permette infatti di analizzare i dati reali per generare dati sintetici
integrativi, semplifica l’interazione degli utenti con il sistema agendo come
interfaccia di fronte e ottimizza la creazione stessa dei modelli virtuali.
L’approccio
graduale: avviare Prof. of Concept mirati.
L’implementazione
di piattaforme tecnologiche di questa portata non può esaurirsi nell’acquisto
di un software pronto all’uso; richiede un percorso di adozione metodologico e
culturale ben strutturato. La complessità intrinseca dei sistemi urbani impone una
strategia di sviluppo progressiva.
Oldani
suggerisce una precisa filosofia d’azione per gli enti locali: “l’elefante
grosso si mangia a fette, quindi partire un pezzettino alla volta”.
Il
percorso ideale prevede di iniziare con lo sviluppo di Prof. of Concept mirati,
che successivamente evolvono in progetti pilota focalizzati su specifiche
urgenze territoriali, prima di passare alla produzione di sistemi estesi su
scala cittadina.
Le amministrazioni possono scegliere di
applicare inizialmente il gemello digitale sui dati già in loro possesso per
mappare verticali specifici come la mobilità, la gestione del verde pubblico,
il monitoraggio delle esondazioni, lo studio delle isole di calore o i progetti
di riqualificazione urbana.
Questa
gradualità permette di dimostrare l’utilità immediata della contestualizzazione
dei dati, dando il tempo all’intera struttura amministrativa e ai diversi enti
coinvolti di adeguarsi ai nuovi flussi operativi e di modificare radicalmente
il proprio modo di lavorare.
Control
room urbane e gestione delle emergenze territoriali.
L’applicazione
pratica delle tecnologie di monitoraggio si traduce nella creazione di centrali
di controllo operative capaci di governare fenomeni complessi e ad alto impatto
sociale ed economico.
Big
data e algoritmi quantistici per la gestione della mobilità.
La
gestione dei flussi di mobilità rappresenta uno dei banchi di prova più
complessi per le moderne amministrazioni, a causa delle dirette ripercussioni
sulla congestione del traffico, sui livelli di inquinamento e sulla qualità
della vita della popolazione.
TIM Enterprise risponde a questa esigenza
attraverso lo sviluppo della control room denominata Urban Genius, una
piattaforma tecnologica applicata fin dal 2020 all’interno di un progetto
pilota per la città di Venezia.
Nel contesto veneziano, il sistema viene
impiegato per il monitoraggio del trasporto pubblico locale, la gestione degli
accessi ai parcheggi e il controllo predittivo dei flussi turistici legati
all’over turismo.
Susanna
Jean, Responsabile Marketing 5G Vertical & IoT di TIM Enterprise, spiega
che i sistemi di big data analitica e l’intelligenza artificiale operano come
un orchestratore delle molteplici fonti informative disponibili sul territorio.
La
piattaforma organizza i dati consentendone la lettura storica e permette di
simulare l’impatto di varianti urbanistiche improvvise. Nei progetti
realizzati, l’amministrazione è in grado di prevedere le mutazioni dei flussi
veicolari causate dall’apertura di un cantiere stradale, modificando
preventivamente i tempi di sfasamento dei semafori o istituendo sensi di marcia
alternativi per evitare la congestione.
In contesti di grandi arterie stradali, TIM
Enterprise ha integrato l’uso di algoritmi quantistici supportati
dall’intelligenza artificiale per ottimizzare in tempo reale i cicli
semaforici, garantendo una fluidificazione dinamica del traffico
automobilistico.
Biotite
e l’impiego dell’intelligenza artificiale per la resilienza ambientale.
Oltre
alla gestione della mobilità, la salvaguardia del territorio e la prevenzione
dei rischi ambientali rappresentano aree di applicazione prioritarie per le
moderne tecnologie” IoT” e algoritmiche.
Le
control room urbane estendono le proprie capacità analitiche alla protezione
civile, raccogliendo e organizzando dati provenienti da reti di sensoristica a
terra, osservazioni satellitari e database istituzionali forniti dagli enti
statali di monitoraggio.
Questa
aggregazione permette alle autorità locali di verificare l’efficacia degli
interventi di mitigazione eseguiti sul territorio nel corso del tempo,
basandosi su evidenze scientifiche e misurazioni reali.
Un
filone di ricerca particolarmente innovativo e interdisciplinare è quello
legato allo sviluppo della biotite.
In
questo ambito, l’intelligenza artificiale viene utilizzata non solo per stimare
i danni potenziali o prevenire le emergenze, ma per simulare l’interazione
proattiva tra gli elementi naturali e l’infrastruttura costruita.
I
modelli algoritmici permettono di studiare il posizionamento strategico del
verde urbano all’interno dei quartieri per incrementare i flussi di
circolazione dell’aria, offrendo alle amministrazioni uno strumento concreto
per contrastare gli effetti locali del cambiamento climatico e ridurre
l’impatto delle isole di calore.
Tali
metodologie sono alla base di numerosi progetti comunali e di un’estesa
iniziativa infrastrutturale sviluppata da TIM Enterprise che copre una quota
rilevante del territorio dell’Italia centrale.
L’etica
applicata e il Manifesto per l’Intelligenza Artificiale.
L’introduzione
massiva di tecnologie predittive e di analisi algoritmica nella sfera pubblica
solleva inevitabilmente questioni di carattere etico, normativo e sociale che
richiedono una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni locali.
I
principi cardine del Manifesto milanese.
L’evoluzione
tecnologica deve essere supportata da un’adeguata evoluzione del minaste
culturale e dei modelli operativi all’interno degli enti pubblici.
La
consapevolezza delle potenzialità dell’intelligenza artificiale deve
capillarizzarsi all’interno di tutte le direzioni comunali non prettamente
tecniche, affinché i responsabili dei settori Ambiente, Casa o Mobilità siano
messi nelle condizioni di richiedere e applicare soluzioni tecnologiche
avanzate per i propri progetti specifici.
Per
guidare questo processo e definire i confini valoriali dell’uso della
tecnologia sul territorio, il Comune di Milano si è fatto promotore del
Manifesto per l’Intelligenza Artificiale.
Questa
dichiarazione di impegno pubblico è stata sottoscritta dall’amministrazione
comunale e dalle sue principali società partecipate, tra cui il gruppo A2A, con
l’obiettivo di esplicitare i principi etici che devono governare l’adozione
degli algoritmi.
Il
documento stabilisce standard rigorosi in termini di inclusione, trasparenza e
partecipazione democratica, ponendo l’essere umano al centro dei flussi
decisionali.
Il Manifesto sancisce il principio
fondamentale della supervisione umana, come chiarito da Pavone:
“Non
prenderemo mai una decisione se non presa da chi è un umano”.
L’adozione
di queste linee guida garantisce la piena conformità alle prescrizioni del
regolamento europeo “AI Act” e alle normative nazionali vigenti, anteponendo
l’etica e il bene comune agli interessi puramente commerciali.
I
quarantacinque casi d’uso concreti al servizio della comunità.
L’utilità
di una tecnologia complessa e spesso intangibile come l’intelligenza
artificiale deve poter essere compresa chiaramente dalla cittadinanza
attraverso evidenze pratiche.
A questo scopo, le aziende e gli enti coinvolti nel
Manifesto hanno collaborato alla mappatura e alla pubblicazione di
quarantacinque casi d’uso concreti già attivi sul territorio cittadino.
Questi
quarantacinque progetti coprono ambiti totalmente trasversali, concentrandosi
principalmente sui settori verticali dell’ambiente e della mobilità urbana.
La pubblicazione dei casi reali dimostra come
le diverse aziende del gruppo comunale stiano già impiegando attivamente
soluzioni algoritmiche avanzate all’interno dei propri processi industriali e
di servizio.
I progetti spaziano dall’applicazione di modelli
linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models) all’implementazione di
sistemi di computer vision per il monitoraggio infrastrutturale.
La divulgazione trasparente di queste
applicazioni mira a mostrare in modo inequivocabile il beneficio diretto
generato per la collettività, permettendo ai cittadini di comprendere il
funzionamento delle tecnologie adottate.
Questo
sforzo congiunto consente di operare all’interno di un’arena pre-competitiva
finalizzata a fare sistema a livello di Paese, consolidando le basi per il
futuro decollo del mercato e dei servizi smart.
Mattia
Lazzarone.
(Appassionato
di videogiochi, musica e cultura digitale, ho sempre vissuto la tecnologia
prima di tutto come spazio di scoperta e immaginazione.
Dopo la laurea in Scienze Umanistiche per la
Comunicazione all’Università degli Studi di Milano e un master in Editoria e
Produzione Musicale e Audiovisiva alla Scuola di Comunicazione IULM, mi sono
dedicato alla creazione di contenuti e alla definizione del linguaggio di
progetti innovativi.
Ho
lavorato su tone of voice e brand book per esperienze tecnologiche come Futura
by).
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