Investire oggi. Viaggio in America.
Investire
oggi. Viaggio in America.
Deflazione
globale in arrivo dalla Cina?
Pechino
sempre più in trappola sulla crescita.
Investireoggi.it
– Giuseppe Timpone – (16 luglio 2026) – Redazione – ci dice:
La
Cina può essere fonte di deflazione globale per effetto della sua bassa
crescita economica, ai minimi da inizi anni Novanta.
Deflazione
globale in arrivo dalla Cina?
(Deflazione
globale in arrivo dalla Cina? Investire oggi )-
La
Cina ha smesso di correre e per quanto cammini più velocemente di ogni altra
grande economia mondiale, il rallentamento è sotto gli occhi di tutti; a
partire dal suo stesso governo, che per quest’anno aveva fissato un obiettivo
di crescita tra il 4,5% e il 5%, già ai minimi dal 1991.
Non
sarà facile da centrare e proprio per questo crescono i dubbi circa uno
scenario di deflazione globale. Il Pil nel secondo trimestre è cresciuto del
4,3%, meno del 5% nei primi tre mesi dell’anno. Per capire cosa non stia
andando, bisogna guardare ai consumi delle famiglie. A giugno sono aumentati
dell’1% su base annua dopo il -0,6% di maggio.
In
termini reali, una variazione nulla.
Cina a
rischio deflazione con bassi consumi.
La
fiducia dei consumatori continua a restare bassa.
Ed è un problema che si trascina ormai da
oltre quattro anni, tanto da essere diventato strutturale.
Guardando
al grafico di sotto, vi accorgerete come la caduta sia arrivata bruscamente
nella primavera del 2022.
Cosa accadde in quel periodo?
Il
regime reagì ai nuovi focolai di Covid con rigide misure restrittive, i famosi
“lockdown”.
Ecco, sembra che quella fase abbia provocato
una sfiducia di lungo periodo nelle famiglie.
Fiducia
dei consumatori cinesi.
Già ad
analizzare la composizione del Pil cinese ci si accorge di quanto bassa sia
proprio la componente dei consumi.
Valgono
il 54-55%, di cui appena il 38% sono le spese delle famiglie.
A titolo di confronto, queste ultime da sole
valgono circa il 55% nell’Unione Europea e sfiorano il 70% negli Stati Uniti.
La Cina fa leva su un’altra componente della
domanda aggregata interna:
gli investimenti fissi lordi al 41-42% del Pil
contro una media attorno al 20% per le grandi economie avanzate.
E poi
c’è quel 3-4% che arriva dalle esportazioni nette.
Esportazioni
volano di crescita.
Ecco
spiegato il paradosso.
A giugno, le esportazioni in Cina hanno
raggiunto il nuovo record di 412,39 miliardi di dollari e sono aumentate del
27% annuale.
E allora perché l’economia cresce sempre meno?
Perché
le imprese producono per i mercati esteri, trovandosi a corto di domanda sul
mercato domestico.
La
manifattura vale ben il 27% del Pil contro meno del 20% in Italia e circa il
10% degli Stati Uniti.
Ma è
un dato “gonfiato” proprio dalle esportazioni.
L’economia
cinese si regge fortemente su di esse e senza andrebbe in recessione.
Esportazioni
in Cina.
Questa
dipendenza strutturale della Cina dalla domanda estera crea le condizioni per
quella che la sopra accennata deflazione globale.
Già da
anni la seconda economia mondiale registra tassi di crescita dei prezzi al
consumo molto bassi e a volte negativi.
L’indice
è rimasto invariato nell’ultimo quinquennio, mentre è salito del 18%
nell’Eurozona e del 21% negli Stati Uniti.
Pechino
guadagna competitività nel confronto internazionale, ma a causa della bassa
domanda interna sta tagliando i tassi di interesse per sostenere consumi e
crescita.
Ciò
tiene il cambio col freno a mano: +4,5% contro il dollaro in 5 anni. Nello
stesso periodo, il biglietto verde si è rafforzato in media di oltre il 9%.
Passaggio
di consegne con Giappone?
Cosa
può fare un’economia in pieno rallentamento e con una popolazione che già
mostra i segni dell’invecchiamento demografico senza ancora avere raggiunto gli
standard di benessere dell’Occidente?
Puntare
ancora di più sulle esportazioni per consolidare il proprio vantaggio
competitivo e prolungare il periodo di crescita.
Ma questo significa anche cercare di
conquistare nuove quote di mercato all’estero con una politica dei prezzi
persino più spinta di quanto sinora praticata.
E se
l’America di Donald Trump chiude il suo mercato con dazi a tre cifre, c’è
sempre l’Europa a rendersi disponibile per essere “invasa” da prodotti a basso
costo.
Sembra
di ripercorrere la storia di un’altra grande economia:
il Giappone.
E
guarda caso, da un paio di anni a questa parte i rendimenti decennali cinesi
sono scesi sotto i livelli nipponici.
Quasi
come se le due potenze asiatiche si fossero passate il testimone:
la
Cina è entrata in un’era di deflazione, il Giappone ne è uscita per entrare in
una fase turbolenta di aumento dei prezzi e dei rendimenti sovrani.
Entrambe
sono alle prese con alti livelli di indebitamento pubblico.
Europa
teme maggiori squilibri commerciali.
E’ di
questi giorni la richiesta del cancelliere tedesco Friedrich Merz di avviare
colloqui con Pechino sulla presunta manipolazione dello yuan. La paura della
Germania, così come dell’UE, è che gli squilibri commerciali con la Cina
aumentino ulteriormente fino a colpire irreversibilmente l’industria europea.
Lo
scenario della deflazione globale cela il vero rischio insito in esso, che non
sarebbe il calo generalizzato dei prezzi, bensì una crisi di sovrapproduzione
per tutte le grandi economie.
Il
problema è che non puoi pretendere che un’economia con bassi consumi interni
rinunci alle esportazioni.
Per
farlo ha bisogno di tempo per transitare verso un modello incentrato sulla
domanda aggregata interna, cosa che il regime di XI Jinping tenta di fare con
una politica fiscale e monetaria entrambe espansive.
Finora,
con scarso successo.
Gli
investimenti per opere pubbliche faraoniche del passato non funzionano più,
avendo lasciato in eredità grossi “buchi” nei bilanci delle province, città
fantasma e forti inefficienze di spesa.
Il governo ora punta su investimenti mirati
alla crescita, nonché ad una maggiore redistribuzione della ricchezza per
sostenere i consumi delle famiglie.
Deflazione
globale con crescita in Cina al palo.
I
risultati non stanno arrivando e ciò pesa sulle prospettive globali. Complice
anche la maggiore efficienza energetica, perseguita anche ricorrendo alle
energie rinnovabili, i consumi di petrolio per quest’anno stanno scendendo del
4,9% e le importazioni del 6%.
Questi
dati stanno contribuendo a calmierare i prezzi del greggio anche con il ritorno
alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, aiutando a disinflazionare le economie.
Ma è
solo un antipasto di quanto può accadere se l’economia in Cina si fermasse.
A quel punto, esporterebbe anche la deflazione
nel resto del mondo.
(giuseppe.timpone@investireoggi.it).
Il
"Re Pazzo" dell'Ovest.
Unz.com
- Hula Bin – (15 luglio 2026) – Redazione - ci dice:
L'Occidente
dovrebbe concentrarsi sulla sopravvivenza al proprio "Re Pazzo"
invece di perdere il sonno per la Cina o la Russia.
(cartooningforpeace.org/en/editos/war-in-iran-is-an-agreement-on-the-cards/).
Donald
Trump ha ribaltato e ha fatto un altro errore.
Ha
annunciato una tassa del 20% per tutte le navi che transitano lo Stretto di
Hormuz lunedì 13th di luglio.
Ha
ritirato l'ordine martedì 14th di luglio.
Il
mercato petrolifero oscillava durante il giorno e alcune persone
"intelligenti" facevano un altro guadagno con i futures sul petrolio.
A
questo punto, le persone sono già abituate a tali cambiatole di marciapiede.
Wall Street ha coniato il termine TACO Index, che traccia come i panici di
mercato costringano Trump a inversioni di inversione politica.
Alcuni
dei "flip-flop" più noti della sua recente presidenza includono:
– Il
ritiro tariffario globale dal "Giorno della Liberazione" quando
annunciò dazi ampi sulle importazioni, inclusi dazi sui prodotti cinesi
superiori al 100%, ma cambiò rotta pochi giorni dopo con una causa di 90
giorni.
Trump
ha pubblicato su Truth Social dicendo al pubblico e agli investitori
"STATE COOL", tipo "di cosa si tratta, idioti?"
– Il
divieto dei chip Nvidia quando Trump ha vietato a Nvidia di vendere GPU H20
agli acquirenti cinesi, nell'aprile 2025, per proteggere la "supremazia
tecnologica" degli Stati Uniti.
A
luglio, ha fatto un giro di 180°, revocando la restrizione e chiedendo invece
il 15% dei ricavi dei chip cinesi di Nvidia.
Finora,
quel taglio del 15% vale circa ZERO dato che la stessa Cina ha vietato Nvidia.
Per
proteggere l'"indipendenza tecnologica" cinese.
Annessione della Groenlandia e minaccia
tariffaria dell'UE.
Trump ha chiesto con forza l'annessione o
l'acquisto della Groenlandia dalla Danimarca.
Quando
l'UE ha resistito, Trump ha minacciato una tariffa di rappresaglia del 10% su
tutte le importazioni dell'UE.
Poi
tutto l'episodio si è un po' dissolto nel ciclo di notizie di 15 minuti e Trump
e UE/NATO si sono messi insieme come due uccelli miele.
"Un'intera civiltà morirà stanotte, per
non essere mai più riportata".
Le minacce genocide di Trump di aprile, che
includono anche "li riporteremo all'età della pietra, dove
appartengono", sono state messe in pausa nell'11th ora a causa di
avvertenze economiche interne e picchi del petrolio.
Poco
dopo, Trump firmò il protocollo d'intesa sul cessate il fuoco, comunemente noto
come il "Nuovo Trattato di Versailles".
In
Cina, esiste un vecchio detto millenario – "l'Imperatore non pronuncia
parole oziose" (君无戏言).
Non si
riferisce letteralmente solo alle parole dell'imperatore, ovviamente.
Chiunque
voglia essere preso sul serio è vincolato dalle sue parole. Soprattutto per i
funzionari di alto livello e le persone al potere.
L'Occidente,
almeno in tempi antichi, aveva concetti simili come "la parola di un re è
il suo vincolo".
Più in
generale, le "parole dei gentiluomini".
Esisteva
persino il concetto legale di "onore della Corona" o "Diritto
Divino dei Re", che dettava che la parola pronunciata di un monarca fosse
un decreto assoluto e immutabile.
Infrangere
una promessa reale significava insultare Dio e distruggere la credibilità dello
stato.
Naturalmente,
il concetto antico e pittoresco è crollato nella politica occidentale moderna.
I
monarchi esistono ancora in alcune parti d'Europa, ma la "democrazia
costituzionale" è il principio di governo nominale.
Gli
Stati Uniti addirittura lo furono da pionieri.
Il
potere appartiene all'ufficio, non alla persona. Come viene insegnato nelle
lezioni di educazione civica.
I
politici moderni sono vincolati da un diverso insieme di "regole",
implicite ed esplicite, come l'uso dei media per proporre idee estreme – note
come "palloncini di prova" e "iperbole retorica" –
impunemente.
Come
ha osservato famosamente la giornalista Safena Zito, i sostenitori di Trump lo
prendono "sul serio ma non letteralmente", mentre i suoi critici lo
prendono "letteralmente ma non sul serio."
Poiché
la sua base non si aspetta che tratti ogni parola come un decreto vincolante,
Trump non subisce alcuna penalità politica per averli ritrattati.
I
difensori sostengono anche che per un re antico, le parole dovessero stabilire
ordine e stabilità mentre, per Trump, le parole sono strumenti usati per
ottenere leva in un "accordo".
L'onore
non è un concetto con cui Trump ha mai avuto un rapporto.
Per il
"leader transazionale", creare una minaccia inattiva o estrema è una
caratteristica, non un bug.
Scuote
lo status quo e dà al minacciatore una "posizione di forza", nella
sua mente.
Tuttavia,
tale argomentazione trascura completamente il significato etico fondamentale
del proverbio.
"Nessuna parola oziosa dall'imperatore"
riguarda fondamentalmente integrità, fiducia e il peso morale della leadership.
Non è
solo potere assoluto. Quando le parole di un leader diventano prive di
significato o "scoreggia cerebrale", si rompe il contratto sociale
non scritto tra governo e popolo.
Nella
filosofia politica occidentale classica, questa preoccupazione viene sollevata
con i concetti di "Virtù Pubblica" e fiducia istituzionale.
Filosofi
come John Locke avvertirono che quando alti funzionari trattano la verità come
usa e getta, questo innesca un prevedibile ciclo di decadenza istituzionale.
La
filosofia dell'Illuminismo considera il governo come un "trust
fiduciario", ovvero una relazione basata interamente sulla fiducia e sulla
buona fede.
La
parola di un alto funzionario è la valuta di quel trust.
La
scienza politica occidentale documenta ampiamente come le "parole
oziose" e l'inganno casuale da parte della leadership – il "marciume
dall'alto" – possano causare una cascata di danni sistemici:
Erosione
della legittimità istituzionale:
I
cittadini smettono di credere alle statistiche ufficiali del governo, ai
rapporti di intelligence o ai decreti legali, assumendo che tutto sia solo un
gioco politico.
La
"trappola del cinismo": quando il mentire viene normalizzato ai vertici, il
pubblico diventa profondamente cinico.
Le persone smettono di partecipare alla vita civica
perché credo che l'intero sistema sia corrotto.
Svantaggio
strategico:
Quando
il leader di un paese è noto per bluffare o invertire rotta costantemente,
alleati e avversari stranieri scartano le sue dichiarazioni come
intrinsecamente inaffidabili.
A dire
il vero, Trump non è uno studente di storia o filosofia. Probabilmente pensa
che John Locke o Thomas Hobbs siano dei giocatori di baseball oscuri del
Midwest.
Un
uomo molto, molto imperfetto.
(cartooningforpeace.org/en/editos/war-in-iran-is-an-agreement-on-the-cards/).
Mi
sono sempre chiesto come il sistema americano, presumibilmente il più
"democratico" e "avanzato", possa portare qualcuno come
Trump alla carica più alta.
SE la
carica più alta deve essere presa sul serio.
Trump,
in realtà, è l'idiota del villaggio per eccellenza.
Trump
non è una sconosciuta. Era stato di dominio pubblico per decenni prima di
entrare in politica.
Biografi
e analisti aziendali, persino i suoi ghostwriter dei cosiddetti
"best-seller aziendali", hanno dissezionato le sue tattiche, i suoi
affari e il suo rapporto con la verità in numerosi giornalismi investigativi e
libri.
Tra
queste opere figurano Trump: the Greatest Show on Earth di Wayne Barrett del
1992, The Truth About Trump di Michael D'Antonio del 2015, e The Deal and the
Myth: Trump – the Art of the Deal di Donald Trump & Tony Schwartz del 1987.
Tutti
furono pubblicati prima della sua ascesa alla presidenza.
Il
verdetto su Trump è unanime. Trump è un narcisista non etico, manipolatore e
impulsivo che vede tutto nella vita come un rigido "binario
vittoria-vinta".
Per
lui, le relazioni sono usa e getta e il dominio è l'obiettivo finale.
Le sue
tattiche aziendali principali, chiaramente integrate nella sua vita politica,
si basano su alcune manovre psicologiche e strategiche distinte:
1. La
"Porta in faccia."
La
mossa iniziale di Trump è sempre quella di "pensare in grande"
facendo una richiesta iniziale assurda, scioccante o completamente
irrealistica.
Partendo
da una posizione estrema, distorce completamente la base della negoziazione.
Anche
quando ritratta la richiesta, il compromesso finale si avvicina molto di più a
ciò che voleva originariamente rispetto a sé avesse negoziato ragionevolmente
fin dall'inizio.
Almeno,
questo è ciò che pensano Trump e i suoi sostenitori. La realtà è molto diversa
dalla "teoria", a seconda di chi ha a che fare.
Trump
non ha mai avuto successo evidente nel suo approccio "porta in
faccia" con il presidente XI o Kim Jong Un.
2. Il
"Trump-Two-Step."
Trump
ama la crisi artificiale.
Entrava
in una negoziazione lanciando insulti personali intensi, creando un'urgenza
artificiale o minacciando conseguenze estreme (come andarsene completamente o
fare causa) per disorientare e intimidire l'altra parte.
Quando
la controparte va nel panico e si affretta a stabilizzare la situazione, Trump
si fa indietro, offre un leggero passo indietro e annuncia un
"accordo" in cui si presenta come il benevolo risolutore di problemi.
Gli
europei sembrano essere caduti ripetutamente in questo inganno. Forse sanno
solo chi è il loro padrone...
3.
Insicurezza psicologica e bisogno di stimolare l'ego.
I
biografi hanno notato una vulnerabilità unica nella sua armatura da duro nella contrattazione:
la sua
profonda dipendenza dalla validazione e dalla deferenza pubblica.
Spesso
accetta un accordo inferiore se gli è permesso di rivendicare una vittoria
totale e assoluta davanti alle telecamere.
Si
suppone che i leader degli "alleati" statunitensi stiano utilizzando
questa conoscenza per "gestire" Trump, anche se le prove empiriche
suggeriscono che Trump abbia ribaltato la situazione contro di loro.
4.
Bluff a leva travolgente.
In “The
Art of the Deal”, Trump ha scritto quale famoso che la cosa peggiore che un
negoziatore possa fare è sembrare disperato, perché l'avversario "sentirà
odore di sangue."
Invece,
i suoi biografi sottolineano che esagera molto per creare una falsa illusione
di piena leva.
Trump
disprezza attivamente l'analisi tradizionale dei dati o l'assunzione di
"computatori", preferendo agire interamente dal suo istinto.
Usa
intensa posa pubblica, fughe di notizie mediatiche e minacce di contenzioso per
convincere l'altra parte che la sua posizione è incrollabile, nascondendo ogni
difetto della sua posizione reale dietro un muro di rumore e teatro.
Le sue
azioni durante la guerra in Iran sono dimostrazioni definitive di questa
strategia del bluff, ma gli iraniani non ci sono mai cascati.
Una
volta che hanno chiamato Trump “sulle bluff”, lui è rimasto senza carte.
5.
Totale disprezzo per una relazione a lungo termine.
Le
lezioni standard di business o etica insegnano che una negoziazione di successo
preserva il valore a lungo termine, la fiducia e la collaborazione futura.
Tuttavia,
la carriera di Trump è stata esplicitamente costruita sull'esatta filosofia
opposta.
Poiché
vede le trattative esclusivamente attraverso una lente di dominio, storicamente
non ha avuto alcun problema a bruciare ponti, insultare i partner o non
rispettare la sua parte dell'accordo.
Per
lui, l'equità significa semplicemente che il giocatore dominante prende la
parte più grande, punto.
Con
tale mentalità, non c'è alcuna possibilità che costruisca relazioni durature
con grandi potenze come Cina e Russia, dove le parole dei loro leader vengono
prese sul serio.
Nonostante
la cortesia superficiale che il presidente XI e Putin mostrerebbero verso
Trump, in privato è considerato indegno di disprezzo.
E completamente inaffidabile.
Trump
è il Re Pazzo?
Analizzare
lo stato psicologico di un leader politico—soprattutto uno con uno stile
altamente anticonvenzionale come Donald Trump—è oggetto di intenso dibattito
tra psicologi, politologi e biografi.
Incapaci
di diagnosticare Trump di persona, i clinici analizzano invece il comportamento
pubblico di Trump attraverso le lenti della strategia di negoziazione, dei
tratti della personalità e dello stile decisionale.
Sembra
esserci un ampio consenso su quanto segue :
"Transazionista" e
"Imprevedibilità prevedibile."
Molti
vedono questo comportamento non come un segno di instabilità cognitiva, ma come
un quadro comportamentale deliberato e profondamente radicato nella transazione
e nell'intrattenimento.
In
questo quadro psicologico, una richiesta iniziale estrema (come un troll del
20% o una tariffa del 100%) non è un obiettivo politico letterale, ma un
ancoraggio psicologico pensato per scioccare, disorientare e indebolire
l'avversario prima che venga raggiunto un compromesso.
Psicologicamente,
Trump sembra trovare conforto nel caos e nell'imprevedibilità, vedendo la
politica coerente come una vulnerabilità che altri possono sfruttare.
Alta sensibilità al feedback e alle lodi.
Trump
soffre anche di una reattività acuta a circuiti di feedback esterni immediati.
Indicatori
come "TACO Index" suggeriscono che il senso di autostima e successo
di Trump sia fortemente legato a indicatori visibili come il mercato azionario,
gli ascolti televisivi e i parametri dei social media.
Quando
una minaccia provoca un crollo del mercato o una forte reazione interna, il suo
desiderio di essere percepito come un "vincitore" o un salvatore lo
spinge a un rapido cambiamento per evitare di essere incolpato della crisi.
Necessità del "Grande Gesto."
I suoi
ribaltamenti sono quasi sempre presentati come una vittoria in cui ottiene una
concessione (ad esempio, accordi di investimento "ENORMI" da Europa,
Giappone e Stati del Golfo).
Psicologicamente,
l'esito politico specifico conta meno della percezione pubblica che abbia
personalmente costretto un'entità potente a capitolare.
Basso attaccamento ideologico e alta
intuizione.
Trump
agisce principalmente su istinto e intuizione piuttosto che su dottrine
ideologiche solide o piani strategici a lungo termine.
Questo
significa che è liberato dal bisogno psicologico di coerenza ideologica.
Se una
situazione cambia, può abbandonare una posizione precedente senza sperimentare
dissonanza cognitiva.
Il suo
principale motore psicologico è spesso identificato come il desiderio di
dominanza.
Avviare
una minaccia massiccia afferma la dominanza; Annullare la decisione in cambio
di un accordo gli permette di rivendicare il ruolo di magnanimo negoziante.
L'interpretazione
del comportamento di Trump si divide infine in due campi principali:
I
critici sostengono che questi rapidi ribaltamenti indichino uno stato
psicologico impulsivo e fragile, caratterizzato da giudizio irregolare,
incapacità di comprendere le conseguenze e una tendenza a cedere nel momento in
cui si trova di fronte a una resistenza genuina.
I
sostenitori di Trump li vedono come la psicologia di un maestro pragmatico.
Vedono un leader non corrotto dal dogma
politico, e psicologicamente abbastanza flessibile da adattarsi quando una
tattica ha soddisfatto il suo scopo.
Chiaramente,
i sostenitori di Trump o non capiscono o non si preoccupano che il suo
comportamento erode qualsiasi fiducia e credibilità a lungo termine
dell'Ufficio.
Per
loro, proprio come lui, le gratificazioni istantanee superano qualsiasi danno
duraturo.
La
Regola Goldwater è stata istituita nel 1973 dall'”American Psychiatric
Association”, che stabilisce che è non etico per gli psichiatri offrire
un'opinione o una diagnosi professionale su una figura pubblica a meno che non
abbiano condotto un esame di persona.
Fu una
risposta alle speculazioni sullo stato mentale di Nixon che portò al suo
impeachment.
Nonostante
la regola, centinaia di professionisti indipendenti della salute mentale hanno
pubblicamente avvertito che Trump presenta sintomi comportamentali da manuale
di "narcisismo maligno".
Hanno
infranto i tabù professionali tradizionali analizzando pubblicamente il
comportamento di Trump in un "dovere di avvertimento".
Nel
2017, un gruppo di 27 psichiatri ha pubblicato un libro in cui sosteneva di
avere un obbligo etico di avvertire il pubblico che il comportamento pubblico
di Trump dimostrava che era "pericolosamente instabile mentalmente."
Nel
2020, diversi psicologi hanno partecipato a un documentario intitolato UNFIT,
etichettando esplicitamente Trump come narcisista maligno, paragonando i suoi
schemi retorici e comportamentali a figure autoritarie storiche.
Nel
2024, più di 200 professionisti della salute mentale hanno firmato una lettera
in cui Trump manifesta sintomi di narcisismo maligno—una combinazione di
narcisismo, disturbo antisociale di personalità, paranoia e sadismo—rendendolo
una "minaccia esistenziale per la democrazia."
Lascio
ai lettori il compito di giudicare se Trump sia un "re pazzo". Per
me, è chiaramente un individuo instabile, intellettualmente inferiore e
profondamente difettoso che avvelenerà e umilierà solo la carica che ricopre.
Perché
il "rossetto su un maiale" degli apologeti di Trump non funziona.
Coloro
che forniscono la rassicurante spiegazione "Art of the Deal" agli
infradito irregolari di Trump sono il massimo "rossetto su un
maiale".
I
sofisticati quadri utilizzati dagli scienziati politici occidentali—termini
come "palloncini di prova", "imprevedibilità strategica" e
"iperbole retorica"—sono, in sostanza, eufemismi accademici.
Descrivono
la meccanica di come un leader sopravvive facendo affermazioni contraddittorie,
ma non cancellano la realtà etica.
Possono
mettere il rossetto sul maiale ma non possono rimuovere il puzzo.
Inquadrare
le rapide inversioni di marcia come "padroneggiare il pragmatismo" o
"tattiche di negoziazione" definisce la mancanza di coerenza una
virtù.
Sposta
l'aspettativa pubblica da "Questo leader sta dicendo la verità?" a
"Questo leader sta vincendo il ciclo attuale delle notizie?"
In
definitiva, sebbene questi espedienti permettano a un leader di affrontare
crisi a breve termine e mantenere una base leale, lo fanno a un costo elevato a
lungo termine.
Abbassa
l'asticella per l'ufficio e il sistema politico.
L'inevitabile
conseguenza del trattare la parola di un alto funzionario come usa e getta è il
progressivo declino delle istituzioni pubbliche e un profondo crollo della
fiducia sociale.
L'impatto
va oltre i confini.
Gli
"alleati" degli Stati Uniti, tra cui NATO, Unione Europea, Giappone e
Corea del Sud, sono costretti a convivere con questo stile imprevedibile di
"leadership", presente in qualsiasi film sulla mafia.
Finora,
queste reazioni degli "alleati" sono state un raddoppio della servitù
pubblica e una lusinga adulante.
Il
loro calcolo è "se il Re è arrabbiato e stupido, inginocchiamoci, lusinghiamolo
e speriamo per il meglio", e "è troppo stupido per percepire
l'insincerità e forse possiamo guadagnarci qualche punto capitolando".
Purtroppo,
questa è la trappola della condizione di vassallo.
Da un
punto di vista strutturale, queste nazioni sono intrappolate da una dipendenza
storica e profondamente radicata che limita le loro scelte.
Decenni
di dipendenza dall'"ombrello della sicurezza" statunitense hanno
lasciato i vassalli con un enorme divario tra la loro postura ostile verso gli
"avversari" statunitensi e la loro capacità di agire su tali
ostilità.
Sono
anch'essi dipendenti dal mercato statunitense, dalla tecnologia e dal sistema
del dollaro per il funzionamento delle loro economie.
In
geopolitica, il partner più debole si adatta sempre a quello più forte.
I
vassalli ingoiano il loro orgoglio e sopportano cambiamenti di politica
irregolari perché l'alternativa—essere completamente abbandonati dal padrone—è
considerata molto più catastrofica dell'essere umiliati.
In
definitiva, tale servilismo e opere di pace fungono da "gelato che si
lecca da sé".
Per i
vassalli, la dimostrazione pubblica di adulazione e obbedienza viene usata come
"scudo".
Offre
a Trump il teatro pubblico del dominio in cambio di un continuo sfruttamento di
scherzo.
Tuttavia,
tale sottomissione serve solo a rafforzare i peggiori istinti di Trump in un
ciclo infinito di sottomissione e dominio.
In
psicologia e strategia politica, questo è noto come un circolo vizioso positivo
per l'aggressività.
Mette
anche in luce una profonda mancanza di coraggio, sovranità e autonomia
strategica tra le élite occidentali.
Assorbendo
costantemente insulti, minacce improvvise di dazi e imprevedibili inversioni
politiche senza opporsi, questi governi alienano i propri cittadini e si
mostrano come lo zimbello del resto del mondo.
Tutti
possono vedere questi leader occidentali come semplici appendici di una corte
caotica a Washington.
Dove
finisce per "l'imperatore con le parole oziose."
Quando
le parole di un leader non hanno un significato permanente, trattare le loro
esplosioni volatili come punti di negoziazione razionali cessa di essere una
"strategia intelligente."
Al
contrario, diventa una scommessa pericolosa che accelera attivamente il crollo
dell'ordine internazionale.
Nella
storia, quando cortigiani, ministri e stati stranieri dovevano affrontare un
sovrano assoluto imprevedibile, impulsivo o emotivamente instabile – il
"re pazzo –, non potevano fare affidamento sulla diplomazia standard o sui
contratti legali.
Invece,
svilupparono strategie ad alto rischio per sopravvivere, reindirizzare o
neutralizzare silenziosamente gli impulsi del sovrano.
Queste
strategie si dividono in alcune categorie:
1. Il
"Reggente dietro il Trono."
La
strategia storica più comune era costruire uno strato burocratico protettivo
attorno al re.
L'obiettivo
era assicurarsi che i suoi decreti irregolari non uscissero mai dalle mura del
palazzo.
I ministri leali annuivano in accordo con gli
ordini più folli del re, ma poi ritardavano, facevano sparire o riscrivevano
silenziosamente i documenti.
Durante
il regno di re Giorgio III di Gran Bretagna, che soffriva di gravi crisi di
malattia mentale, il Parlamento e i suoi primi ministri privarono gradualmente
il monarca del potere esecutivo effettivo.
La
Washington di oggi ha radicato le burocrazie, il "deep state", che ha
servito come "Reggente dietro il trono" fin da JFK.
Tuttavia,
Trump è riuscito a circondarsi con sé e adulatori che non sono nessuno senza il
suo patrocinio.
Pertanto,
il "sistema frenante" istituzionale è in gran parte disabilitato.
2.
Copertura.
Quando
le nazioni straniere si resero conto che la superpotenza era governata da un re
irregolare, abbandonarono i trattati bilaterali e si avvicinarono
all'autosufficienza assoluta e alla difesa collettiva.
Nel V
secolo a.C., l'imperatore persiano instabile e imprevedibile Serse I chiese
"terra e acqua" alle città-stato greche.
Rendendosi
conto che sottomettersi ai suoi capricci non offriva una vera sicurezza, città
rivali come Atene e Sparta formarono un'alleanza militare storica e unificata
per scoraggiarlo e respingerlo completamente a Maratona e Salamina.
Non
che pensi che l'Europa di oggi sia capace di tale impresa per difendere la
Groenlandia, ad esempio, il punto è che è stato fatto storicamente.
Curioso
come resistettero a un re persiano, ma scelsero di inchinarsi a uno americano.
3.
Manipolazione tramite adulazioni e fake news.
I
cortigiani che sopravvissero a lunghi periodi circondati da sovrani volatili
impararono a trattare la psicologia del re come un pericolo da gestire,
piuttosto che come una mente razionale con cui ragionare.
Non
contraddicevano mai apertamente il sovrano, poiché ciò provocava un'esplosione
letale.
Invece, usavano intensi complimenti pubblici
per soddisfare l'ego del re, manipolando il re affinché eseguisse i loro
ordini.
Durante
il regno dell'imperatore Conghe (1627 – 1644), l'ultimo sovrano della dinastia
Ming, l'imperatore divenne sempre più paranoico e incline a giustiziare
consiglieri stretti.
I suoi
funzionari di corte sopravvissero assecondando i suoi cambiamenti volatili e
gli danno solo "buone notizie" riguardo alla carestia e alle guerre
civili che infuriavano nel paese.
Erano,
ovviamente, fake news. La sua dinastia fu rovesciata e si suicidò.
Nella
storia cinese, l'eredità tragica di Conghe rappresenta l'esempio supremo di un
leader intelligente, estremamente laborioso e ben intenzionato, ma che
distrusse completamente il suo impero a causa dell'insicurezza personale, della
paranoia e di decisioni irregolari.
Quando
l'imperatore salì al trono a soli 16 anni, ereditò una dinastia sull'orlo del
collasso strutturale totale.
La
corte era governata da eunuchi notoriamente corrotti, e il regno
dell'imperatore fu segnato da una mini-era glaciale che causò siccità
catastrofiche a livello nazionale, carestie e pestilenza.
Affrontò
minacce esistenziali da enormi ribellioni contadine interne guidate da Li Zeichen
e da invasioni esterne da parte delle crescenti forze manciù nel nord, che in
seguito fondarono la dinastia Qing.
A
differenza di molti imperatori Ming famosi per essere pigri ed edonisti prima
di lui, Conghe era un maniaco del lavoro che dormiva poco, viveva modestamente
e voleva sinceramente salvare il suo popolo.
Tuttavia,
i suoi profondi difetti psicologici paralizzarono la sua amministrazione.
Diffidava
profondamente dei propri ministri e generali militari.
Durante
i suoi 17 anni di regno, attraversò l'impressionante numero di 50 Gran
Segretari (大学士), i più alti funzionari civili, e
fece giustiziare o imprigionare decine dei suoi principali comandanti, incluso
il suo generale più brillante, Yuan Congrua.
Cadde
in una semplice campagna di disinformazione dei Manciù, che persero ogni
battaglia contro Yuan.
I
Manciù sfruttarono la paranoia di Conghe per rimuovere il suo protettore più
importante.
Nel
1644, il capo ribelle Li Zeichen marciò con il suo esercito direttamente verso
le porte di Pechino.
Intrappolato
all'interno della Città Proibita, Conghe suonò le campane imperiali per
convocare ministri e generali a una riunione finale di difesa.
Non si
presentò nemmeno un funzionario; Tutti erano fuggiti dalla città o si erano
preparati a disertare.
Rendendosi
conto che tutto era perduto, Conghe costrinse la sua imperatrice al suicidio e
colpì le sue figlie con una spada per salvarle dal rischio di essere catturate
dai ribelli.
Poi
uscì dal palazzo verso la Collina Zingana (Collina del Carbone) e si impiccò a
un albero all'età di 33 anni.
Prima
di morire, Conghe si morse un dito e scrisse una famosa e amara lettera di
suicidio sulla sua veste di seta con il suo stesso sangue, che catturò
perfettamente il suo rifiuto di assumersi la responsabilità personale:
"Io,
persona di misera virtù, sono incorso nell'ira del Cielo... Tutti i miei
ministri mi hanno ingannato. Muoio incapace di affrontare i miei antenati
nell'oltretomba... Che i ribelli facciano a pezzi il mio cadavere, ma non
facciano del male a nessuno dei miei cittadini."
4.
Colpi di stato di palazzo e abdicazione forzata.
Quando
il comportamento erratico di un re supera il confine dà fastidio a minaccia
esistenziale per la sopravvivenza dello stato, l'élite dominante, l'esercito o
la famiglia stessa del re a volte intervengono per rimuoverlo definitivamente.
Nel
1762, lo erratico zar Pietro III di Russia alienò il suo esercito, la sua
chiesa e i suoi alleati invertendo improvvisamente la politica estera russa a
metà guerra per favorire la Prussia.
Rendendosi
conto che i suoi capricci imprevedibili stavano distruggendo l'impero, sua
moglie, Caterina la Grande, guidò un rapido colpo di stato di palazzo con
l'esercito.
Peter
fu costretto ad abdicare e fu neutralizzato silenziosamente.
Il
dramma dell'Impero Romano, il primo impero d'Occidente, offre alcuni dei
migliori esempi di tiranni sopravvissuti come Caligola o Nerone, che erano
altamente impulsivi, irregolari e profondamente sospettosi verso l'élite
politica.
Storici
romani come Tacito, Svetonio e Cassio Dione documentarono la storia in opere
classiche come Gli Annali e la Storia, Dodici Cesari e La Storia romana.
Dato
lo spazio del saggio, non entreremo nei dettagli. Il punto è che gli annali occidentali
sono pieni di esempi su come sopravvivere ai "re pazzi".
La
lezione è semplice – Roma non cadde nelle mani dei suoi nemici; marcì
dall'interno.
La
domanda per l'Occidente oggi è cosa farebbe con il regnante “Re Pazzo”.
L’Auto
che ci Guarda: la Sicurezza
Diventa un’Infrastruttura Globale
di Sorveglianza.
Conoscenzealconfine.it
– (16 Luglio 2026) - Carmen Tortora – Redazione – ci dice:
Dall’abitacolo
dell’auto ai negozi, dalle strade ai confini, sensori e intelligenza
artificiale ridisegnano silenziosamente il rapporto tra individuo e macchina.
Il
luglio 2026 ha segnato una svolta silenziosa per la mobilità europea: tutti i
nuovi veicoli commerciali e passeggeri devono essere dotati dell’ “Advanced Driver Distraction Warning”.
Questa tecnologia non si limita più a calcolare le
traiettorie o i movimenti dello sterzo come i vecchi dispositivi, ma osserva
direttamente il volto del conducente attraverso telecamere a infrarossi
sensibili al buio.
Il software analizza l’orientamento della
testa, la direzione dello sguardo e l’ammiccamento delle palpebre, traducendo
il comportamento umano in categorie rigide come “attento”, “distratto” o “non
reattivo”.
Nelle
auto dotate di guida assistita, questa valutazione permette alla macchina di
giudicare l’idoneità della persona, riducendo le funzioni automatiche o
effettuando accostamenti d’emergenza.
Sebbene
le norme europee vietino l’identificazione biometrica e impongano il
trattamento locale dei dati, l’infrastruttura tecnica per monitorare l’abitacolo
è ormai una componente ordinaria della nostra quotidianità, pronta a espandersi
per monitorare tutti gli occupanti, inclusi i bambini sui sedili posteriori.
Questo
fenomeno, noto come” function crepe”, trasforma la promessa di sicurezza in uno
strumento di monetizzazione e controllo.
Il
precedente di General Motor e Constar negli Stati Uniti, sanzionato dalla FTC a
inizio 2026 per aver venduto i dati di guida alle assicurazioni all’insaputa
dei clienti, dimostra che le informazioni dell’abitacolo escono rapidamente dal
perimetro della protezione stradale.
Questa
evoluzione converge con la militarizzazione dello spazio pubblico globale.
In
Svezia e nel Regno Unito, l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale e di
algoritmi predittivi finanziati da piani governativi come “Police AI” sta
trasformando la videosorveglianza da misura eccezionale a infrastruttura
preventiva permanente, costringendo milioni di cittadini non sospettati a
subire controlli biometrici pur di camminare nel West End londinese o nei
quartieri di Stoccolma.
Persino
i negozi commerciali in Australia hanno iniziato a schedare i clienti
all’ingresso per prevenire frodi, mentre ai confini dell’area Schengen, sistemi
digitali come l’”Entry/Exit System” sostituiscono i vecchi timbri sui
passaporti con fascicoli digitali permanenti composti da volti e impronte.
Il
vero pericolo risiede nell’integrazione di questi mercati e tecnologie, dove
l’economia della difesa prolifera, come dimostrano i ricavi record di aziende
come Saab nel 2026 e i mega-appalti della NATO.
Mentre
l’ONU si riunisce a Ginevra per discutere di una governance dell’intelligenza
artificiale e lancia l’allarme sui mostruosi consumi idrici ed elettrici dei
data center, i governi spingono verso il modello dello “Stato che agisce”, dove
i software non suggeriscono più decisioni ma eseguono autonomamente intere
pratiche amministrative.
L’Europa ha cercato di porre dei limiti con
l’”AI Act”, applicabile da agosto 2026, ma un accordo politico ha slittato le
tutele per i sistemi ad alto rischio (come biometria e controllo delle
frontiere) alla fine del 2027 e del 2028.
Il
diritto arriva quando i cavi sono già stati posati e i sensori montati.
L’automobile è lo specchio di questa
metamorfosi:
stiamo scivolando da una società in cui le macchine
eseguivano gli ordini delle persone a un mondo in cui le macchine osservano
l’umanità, ne classificano le reazioni e stabiliscono le regole del
comportamento accettabile.
(Carmen
Tortora).
(open.substack.com/pub/carmen975/p/lauto-che-ci-guarda-la-sicurezza)
(t.me/carmen_tortora1).
Volete
vivere negli Usa? Ecco
quanto bisogna investire per
un "permesso di soggiorno d'oro."
It.euronewsd.com
– Angela Simmons – (03 -08 -2023) – Redazione - ci dice:
(Angela
Simmons & Edizione italiana: Andrea Bardolini).
Il
programma di visti "a pagamento" degli Stati Uniti può rappresentare
un viatico per la green card.
Con un
investimento di parecchie centinaia di migliaia di dollari è possibile ottenere
un permesso di soggiorno per vivere negli Stati Uniti.
Ecco a
quali condizioni.
Avete
sempre desiderato vivere negli Stati Uniti?
Purtroppo, il permesso di soggiorno permanente
concesso dalle autorità americane, noto come "green card", è
notoriamente difficile da ottenere.
A meno
che non abbiate un familiare negli Stati Uniti, un'offerta di lavoro o un colpo
di fortuna alla lotteria dei visti per qualche motivo, di fronte alle numerose
difficoltà potreste essere facilmente spinti a mettere da parte il vostro sogno
americano.
A meno
che non siate estremamente ricchi. Gli Stati Uniti sono infatti tra i pochi
Paesi che ancora offrono "visti a peso d'oro", ovvero in funzione
degli investimenti prodotti.
L'
“Immigrante Investor Program”, che prevede la concessione del "visto
EB-5", è la versione americana di questo concetto.
Ecco
come funziona e chi ne ha diritto.
Come
si ottiene un visto d'oro negli Stati Uniti?
Il
visto EB-5 prevede un investimento minimo di 800mila dollari (730mila euro) in
un'impresa commerciale degli Stati Uniti. Inoltre:
tale
impresa deve creare o mantenere almeno dieci posti di lavoro.
Per i progetti al di fuori di determinate aree
occupazionali, l'investimento minimo sale a 1,05 milioni di dollari (960mila
euro).
(L'investitore
deve prevedere inoltre di essere coinvolto nell'impresa come manager.)
Se la
domanda per l'EB-5 viene approvata dopo aver presentato le prove dell'investimento,
si può allora iniziare a richiedere la carta verde.
In caso di esito positivo, otterrete il
diritto permanente di vivere, lavorare, studiare e andare in pensione negli
Stati Uniti. E anche i vostri familiari a carico (coniuge e figli non sposati
di età inferiore ai 21 anni) potranno ottenere una green card (condizionata).
Infine,
dopo cinque anni di permanenza negli Stati Uniti, è possibile richiedere la
cittadinanza.
Relate.
"Fine
dei passaporti d'oro nella Unione Europea"
I passaporti
più potenti del mondo: Germania, Italia e Spagna al secondo posto.
Quanti
visti " a pagamento" concedono gli Stati Uniti?
Gli
Stati Uniti rilasciano solo 10mila visti EB-5 all'anno, compresi quelli
concessi ai familiari degli investitori.
Dall'anno scorso, quando il programma è stato
rinnovato per altri cinque anni, il 20% di tali permessi è stato riservato a
progetti in zone rurali.
Si tratta di aree con meno di 20mila residenti
o con alti tassi di disoccupazione.
A ogni
Paese straniero viene assegnato inoltre un massimo del 7% di tutti gli EB-5
ogni anno.
Di
quale nazionalità sono le persone che chiedono i visti "a pagamento"?
A
chiedere i visti EB-5 sono soprattutto (e di gran lunga) cittadini cinesi.
Nel
2022, oltre seimila visti d'oro statunitensi sono stati concessi a cittadini
della nazione asiatica. Anche perché a causa delle quote limitate, gli investitori
cinesi devono attualmente affrontare un'attesa decennale per ottenere la green
card.
Il
programma degli EB-5, invece, prevede tempi molto più brevi. Il che lo ha reso
particolarmente popolare. Al secondo posto dopo la Cina c'è l'India, con 1.381
visti EB-5 nel 2022, seguita da Vietnam (815), Corea del Sud e Brasile (336
ciascuno).
Relate.
Belgio,
nuovi passaporti a fumetti. Un restyling e un'iniziativa molto particolare
Quali
altri Paesi offrono visti "a pagamento"?
I
visti "a pagamento" stanno diventando sempre più controversi in
Europa. Molti Paesi stanno eliminando o inasprendo i loro programmi per evitare
potenziali rischi per la sicurezza, e il Portogallo è tra quelli che
continuano.
La
Commissione europea ha avvertito che questi programmi potrebbero essere
utilizzati per il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e la criminalità
organizzata. Ciò nonostante, Austria, Italia, Grecia, Malta, Spagna, Svizzera e
Turchia hanno ancora in vigore programmi di questo genere.
Altrove,
anche Singapore, gli Emirati Arabi Uniti e diverse isole caraibiche ne
propongono. Mentre in Canada, pur non essendoci un programma simile a livello
nazionale, ne esistono di provinciali.
Perché
Wall Street sta vincendo
la
guerra in borsa contro l’Europa.
Onlinesim.it
- Roberta Caffa Ratti – (6 Maggio 2026) -Redazione – ci dice:
Il
2026 sta confermando una tendenza ormai evidente: Wall Street corre più veloce
dell’Europa.
Da inizio anno a maggio, gli indici S&P
500 (+9,3% nel solo mese di aprile) e Nasdaq Composite (+14% nel solo mese di
aprile) sono arrivati ai massimi di sempre, sostenuti da utili solidi e dal
traino della tecnologia.
Al
contrario, l’indice Euro-STOXX 600 (+3,6% nel solo mese di aprile), dopo una
partenza 2026 brillante, ha progressivamente perso slancio.
Il divario, inizialmente ridotto, si è
ampliato con il peggioramento del contesto geopolitico:
la guerra in Iran e il conflitto in Ucraina
hanno colpito in modo più diretto l’economia europea.
Il risultato è una crescente divergenza nelle
prospettive di crescita e negli utili societari, elemento chiave per i mercati
azionari.
Perché
l’America corre più forte.
Il
vantaggio degli Stati Uniti poggia su basi solide, confermate anche dalle analisi di case come
Amundi e Morgan Stanley.
Utili
societari superiori alle attese. Negli USA, circa l’80-85% delle aziende ha
battuto le stime nel primo trimestre.
Questo
dato rappresenta uno dei principali motori del rialzo del S&P 500,
rafforzando la fiducia degli investitori.
Leadership
tecnologica e intelligenza artificiale.
Il settore tech continua a trainare il
mercato.
L’indice Philadelphia Semi-conduttore Index ha
registrato performance molto forti, grazie alla domanda legata all’intelligenza
artificiale.
Gli Stati Uniti beneficiano di un ecosistema
unico, con grandi aziende innovative e flussi di capitale globali.
Indipendenza
energetica.
A
differenza dell’Europa, gli USA sono meno esposti agli shock energetici.
Questo
fattore è diventato cruciale dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, che ha
fatto salire i prezzi del petrolio.
Economia
resiliente.
I
consumi interni restano robusti e sostengono la crescita. I segnali positivi
sulla spesa delle famiglie indicano un’economia ancora dinamica, nonostante il
contesto globale complesso.
Politiche
economiche più rapide.
Gli
Stati Uniti si distinguono per una maggiore capacità di intervento fiscale e
industriale, con effetti più immediati sulla crescita e sugli utili.
Perché
l’Europa rallenta.
Se gli
Stati Uniti accelerano, l’Europa mostra segnali evidenti di affaticamento.
Impatto
delle tensioni geopolitiche.
Il
blocco dello Stretto di Hormuz ha colpito direttamente l’Eurozona, fortemente
dipendente dalle importazioni energetiche.
Il
caro energia si traduce in costi più alti per imprese e famiglie.
Rischio
recessione.
Gli indici PMI sono scesi sotto la soglia di
espansione, segnalando una contrazione dell’attività economica.
L’economia
europea è oggi sull’orlo della recessione.
Fiducia
dei consumatori in calo.
Secondo Amundi, il sentiment nell’Eurozona è
sceso ai livelli più bassi dal 2022, riflettendo l’incertezza geopolitica e il
peggioramento del contesto economico.
Utili
sotto pressione.
Le
aziende europee stanno subendo revisioni al ribasso degli utili. Le stime
indicano che lo Stoxx Europe 600 potrebbe chiudere il 2026 con un modesto +2%.
Struttura
del mercato meno favorevole.
Rispetto
agli USA, l’Europa ha un peso minore nei settori ad alta crescita come la
tecnologia e l’intelligenza artificiale, risultando meno attraente per i
capitali globali.
Prospettive
per il 2026
Guardando
ai prossimi mesi, lo scenario resta divergente.
Negli
Stati Uniti, le prospettive rimangono positive:
crescita
degli utili ancora solida;
leadership
nei settori innovativi;
economia
interna resiliente
In
Europa, invece, il quadro resta fragile:
crescita
debole;
forte
esposizione ai rischi geopolitici.
dipendenza
energetica elevata.
Un
miglioramento potrebbe arrivare solo in caso di de-escalation delle tensioni in
Iran e Ucraina e di un calo dei prezzi energetici.
In
quel caso, i mercati europei potrebbero recuperare terreno, anche grazie a
valutazioni più contenute.
IDEE
DI INVESTIMENTO.
In un
contesto di questo tipo, la costruzione del portafoglio richiede maggiore selettività.
Sovrappeso
sugli Stati Uniti.
L’esposizione
all’azionario USA resta centrale, in particolare nei settori tecnologia e
innovazione.
Europa
più tattica.
Le
azioni europee possono offrire opportunità, ma con un approccio più prudente e
selettivo, privilegiando aziende esportatrici o meno esposte ai costi
energetici.
Diversificazione
geografica.
Oltre
agli USA, interessanti opportunità emergono anche in Giappone e America Latina,
come evidenziato da Amundi.
Focus
sui temi strutturali.
Trend
come intelligenza artificiale, transizione energetica e autonomia strategica
continueranno a guidare i mercati.
Gestione
del rischio.
In un contesto geopolitico instabile, è fondamentale
mantenere un buon livello di diversificazione e strumenti di copertura.
Per
gli investitori, più che scegliere un campo geografico, conta costruire un
portafoglio equilibrato, capace di adattarsi a uno scenario globale in rapido
cambiamento.
Per
fare il check-up di portafoglio e scoprire come migliorare il tuo investimento
in fondi visita il sito Online SIM.
(Le
informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi
e informativi.).
L'Occidente
non punirà gli insediamenti.
La sua
soluzione a due stati
è
sempre stata una farsa.
Unz.com - Jonathan Cook – (15 luglio 2026) –
Redazione – ci dice:
Se ti
chiedessi di tagliarti un braccio, lo faresti?
E se
ti facessi notare che il tuo braccio colpiva regolarmente un vicino in faccia
così violentemente da rompergli naso e denti, lasciandolo incosciente?
Ti
taglieresti un braccio allora?
Immagino
che la risposta a entrambe le domande sia un fermo "No."
Ed è
proprio per questo che l'Unione Europea, Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno
alcuna intenzione di interrompere il loro sostegno agli insediamenti ebraici
illegali israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est, per quanto violenti
siano i coloni ebrei che vivono su terre palestinesi rubate.
Per
decenni, milizie di coloni – sostenute da soldati israeliani – hanno picchiato
palestinesi, sparato, avvelenato i loro pozzi, abbattuto gli uliveti,
incendiato le loro case, tutto nel tentativo di purificarli etnicamente dalla
loro storica patria.
L'espansione
incessante di questi insediamenti illegali ha lasciato in frantumi ogni
speranza di una soluzione a due stati.
La Cisgiordania è ora un arcipelago di
villaggi e città palestinesi isolati tra loro da coloni violenti e
saccheggiatori, strade dell'apartheid riservate solo agli ebrei, barriere
d'acciaio e cemento, e posti di blocco militari.
Tutto
questo è accaduto alla luce degli stati occidentali per molti decenni.
La
Corte Internazionale di Giustizia, la più alta corte del mondo, ha stabilito
nel 2004 – quasi un quarto di secolo fa – che questi insediamenti ebraici
violavano il diritto internazionale e dovevano essere smantellati.
Ha
ribadito questa richiesta in una decisione di due anni fa in cui identificava
Israele come uno stato di apartheid che governa i palestinesi.
Ha
avvertito gli stati di "adottare misure per prevenire relazioni
commerciali o di investimento che aiutino a mantenere la situazione illegale
creata da Israele nel territorio palestinese occupato".
Eppure
l'Occidente non ha fatto nulla di significativo anno dopo anno, mentre gli
insediamenti hanno rubato più terre ai palestinesi, reso le loro vite lì sempre
più miserabili e distrutto ogni possibilità che l'ambizione dell'Occidente di
due stati vivessero fianco a fianco.
Ricordate
questo quando gli apologeti di Israele vi dicono di aspettare la sentenza
definitiva dello stesso tribunale – tra uno o due, o forse tre – su quello che
all'inizio del 2024 ha considerato un genocidio "plausibile" a Gaza,
appena tre mesi dopo il massacro di massa di Israele lì.
Non
solo una sentenza del genere arriverà troppo tardi per fare la differenza per
le vittime del genocidio, ma gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l'Europa non
faranno esattamente più per punire Israele per questo crimine – che possiamo
vedere con i nostri occhi senza una sentenza della CIJ – di quanto abbiano
fatto punendo Israele per gli insediamenti.
Pugno
a pugni.
Perché?
Perché
la maggior parte degli stati occidentali non desidera imporre una pena a
Israele più di quanto vorresti amputare un braccio sano.
Se si
rifiutano di muovere un dito per fermare un genocidio trasmesso in diretta
streaming dei palestinesi a Gaza, perché mai qualcuno dovrebbe immaginare che
siano pronti a fare qualsiasi cosa per fermare i coloni violenti israeliani che
fanno pulizia etnica della Cisgiordania?
Gli
insediamenti sono integrati in Israele tanto quanto il braccio è attaccato alla
spalla.
E a
sua volta, Israele è tanto il pugno che prende pugni nella macchina da guerra
dell'Occidente imperiale quanto la City di Londra – e le sue ex colonie
paradisi fiscali – sono il cuore pulsante della macchina finanziaria dell'Occidente
imperiale.
Le
élite occidentali non riescono a immaginare un mondo senza Israele come loro
delinquente militare nel ricco Medio Oriente, così come non si può immaginare
la vita senza il proprio braccio.
Questo
spiega perché nessuno credeva davvero che i ministri degli esteri dell'UE,
riuniti ancora una volta questa settimana per discutere il divieto dei prodotti
degli insediamenti – il minimo indispensabile che sono da tempo obbligati a
fare secondo il diritto internazionale – avrebbero raggiunto un accordo.
Più di
100 giuristi avevano precedentemente scritto ai massimi funzionari della
Commissione Europea per il commercio e la politica estera sottolineando
l'"obbligo giuridico internazionale" dell'UE.
Ma
come tutti avevano previsto, i ministri dell'UE hanno rimandato la questione –
almeno fino a ottobre, quando hanno accettato ulteriori colloqui sui colloqui.
L'UE
ha ritardato azioni significative sulla gestione degli insediamenti almeno dal
2004, quando la CIJ li ha dichiarati illegali.
Un
anno dopo quella sentenza, l'UE ha emanato un “Accordo Tecnico” che ha rimosso
i dazi commerciali preferenziali di quelli di cui godono i beni israeliani da
qualsiasi prodotto negli insediamenti illegali.
Israele ha accettato solo perché c'erano così
tante scappatoie e soluzioni alternative che non hanno avuto alcun effetto
pratico.
Passarono
altri sette anni – nel 2012 – prima che l'UE iniziasse a esprimere
preoccupazione per queste scappatoie, incluso il fatto che Israele etichettava
erroneamente i prodotti degli insediamenti come "Made in Israel".
Avanti
veloce di altri tre anni e l'UE finalmente ha finto di chiudere le scappatoie.
Nel
novembre 2015, undici anni dopo la sentenza della CIG, l'UE ha emesso un
"avviso interpretativo" che richiede che le etichette sui beni degli
insediamenti indichi: "Prodotto proveniente dalla Cisgiordania
(insediamento israeliano)."
Ancora
una volta, Israele ha semplicemente ignorato l'avviso e ha continuato a
etichettare in modo errato i prodotti, oppure li ha miscelati con prodotti in
Israele, rendendo difficile determinarne la provenienza.
Pura
pantomima.
Ricordate,
queste lunghe e insignificanti battaglie non riguardavano il divieto dei
prodotti degli insediamenti né l'imposizione di dazi punitivi. Si trattava semplicemente
di etichettarli correttamente.
Ancora
oggi, la stragrande maggioranza dei consumatori in tutta l'UE non ha idea,
anche se gli articoli sono correttamente etichettati, cosa che quasi mai
accade, che stiano acquistando prodotti a sostegno della campagna violenta di
Israele per la pulizia etnica dei palestinesi dalla loro terra d'origine.
Fu
proprio a causa di questa farsa totale che le organizzazioni della società
civile iniziarono ad accusare rumorosamente l'UE di complicità nella pulizia
etnica israeliana dei palestinesi dalla Cisgiordania e Gerusalemme Est,
chiedendo invece il divieto totale di tutti i prodotti degli insediamenti.
Questi
critici ora si sbattono la testa contro un muro da oltre un decennio.
Non
hanno ancora ottenuto nulla, come conferma ancora una volta la riunione dell'UE
di questa settimana.
Anche
se dovessero ottenere una vittoria tra uno o due anni sul divieto dei prodotti
degli insediamenti, Israele potrebbe comunque usare le stesse soluzioni
aggirate da 22 anni per evitare qualsiasi impatto significativo.
I consumatori europei sovvenzionerebbero
ancora direttamente la violenza delle milizie di coloni ebrei e l'espulsione
dei palestinesi dalle loro case.
Tutto
questo è stato puro teatro – o più precisamente, pantomima – per suggerire che
sia in corso un qualche tipo di processo amministrativo, che si stiano cercando
vie legali, che Israele un giorno pagherà un prezzo per il suo programma
decennale di pulizia etnica dei palestinesi.
Eppure
in realtà non succede mai nulla. Il massimo che l'UE è disposta a fare è fare
un favore ai suoi critici imponendo sanzioni simboliche a un paio di dozzine
dei coloni più violenti – su una popolazione totale di quasi 700.000 coloni.
Quei
coloni non finirono per caso in Cisgiordania e Gerusalemme Est. La maggior
parte fu incoraggiata lì dallo Stato israeliano con offerte di case a basso
costo, tassi ipotecari più bassi e un maggiore finanziamento dei servizi
educativi e di altri servizi municipali.
Si
noti anche che questo fallimento totale riguarda l'esplicito obiettivo di
Israele nell'espandere i suoi insediamenti: distruggere la soluzione a due
stati che l'Occidente dice di desiderare come unico modo per portare la pace
nella regione.
Il
fatto è che Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno alcun interesse nella
soluzione a due stati.
Se lo
avessero fatto, avrebbero usato la sentenza della CIJ del 2004 come motivo per
vietare i prodotti degli insediamenti, dare a quel divieto una vera forza e
minacciare Israele con la perdita di ogni commercio preferenziale con
l'Occidente finché non avesse rispettato il diritto internazionale e eliminato
tutti gli ostacoli alla statualità palestinese, compresi gli insediamenti.
Non
hanno fatto nulla di tutto questo perché non è mai stata loro intenzione.
La
loro unica preoccupazione è mantenere Israele – il loro pitbull in Medio
Oriente – nutrito e abbeverato.
Se
Israele vuole che gli insediamenti continuino a espellere i palestinesi dalle
loro terre finché non ci saranno più palestinesi su quelle terre, allora
l'Occidente non lo dirà con un certo negativo.
Così
come Israele vuole continuare a prendere deliberatamente di mira i bambini
palestinesi a Gaza per la morte, come ha recentemente stabilito un'inchiesta
delle Nazioni Unite, allora anche l'Occidente chiuderà un occhio su questo.
Se i
soldati israeliani e le milizie di coloni ebrei vogliono prendere in ostaggio
un deputato statunitense in Cisgiordania, come hanno fatto brevemente con il
politico democratico “Ro Khan” la scorsa settimana, nessun leader occidentale
farà storie a riguardo.
Israele
può essere uno stato canaglia, ma è uno stato canaglia creato interamente a
immagine dell'élite occidentale.
L'unica vera preoccupazione dell'Occidente è
assicurarsi che i propri pubblici non si rendano conto, mentre vedono uno stato genocida far
scomparire i palestinesi, che stanno guardando allo specchio.
(Jonathan
Cook).
(Anche
se i miei post sono liberamente accessibili, sono supportati dai lettori.)
La
crisi energetica globale.
Unz.com –
Ruben Bauer Navera – (20 giugno 2026) – Redazione – ci dice:
Questo
articolo è un avvertimento. È probabile che si avvicini una crisi alimentare
globale — guidata dal crollo delle catene di approvvigionamento che alimentano
il sistema agroalimentare, conseguenza della guerra contro l'Iran e del
conseguente blocco dello Stretto di Hormuz.
La prospettiva è passata in gran parte
inosservata alla maggior parte degli attori politici ed economici.
Le
crisi di offerta, di norma, vengono risolte tramite la Legge della Domanda e
dell'Offerta.
Quando l'offerta diminuisce, i prezzi salgono;
Chi
può permettersi di pagare si lamenta ma paga, mentre chi non riesce a trovare
un sostituto più economico.
O
farne a meno.
Ma
stiamo parlando di cibo — e il cibo è indispensabile per la vita.
A
coloro che credono che "il mercato si autoregola" e che questa crisi
di offerta sarà quindi assorbita da prezzi più alti — cibo più costoso, ma
comunque cibo — direi: c'è una soglia.
Sotto un certo livello di approvvigionamento,
il problema non è più che il cibo diventi costoso;
Il problema è che non c'è abbastanza cibo per
tutti, indipendentemente dalla quantità di soldi che le persone devono
spendere.
Questo
articolo spiega bene la dinamica.
Se la
Legge della Domanda e dell'Offerta è il meccanismo omeostatico dell'economia
globale — il suo modo di ristabilire l'equilibrio dopo uno shock — allora le
catene di approvvigionamento sono il suo tallone d'Achille.
Interruzioni
nelle catene di approvvigionamento ed eventi meteorologici estremi colpiscono
periodicamente un paese o l'altro e vengono compensati dal commercio globale.
Ma mai
prima d'ora c'è stata una situazione come quella attuale, in cui gli
agricoltori di ogni angolo del mondo si trovano contemporaneamente alle prese
con una presentata dell'offerta e l'aumento dei costi degli input —
fertilizzanti, pesticidi, diesel, lubrificanti, trasporti.
E una cosa è certa: ovunque nel mondo, un
agricolo presta più attenzione alle notizie sul “Super El Niño”W rispetto alla
persona media.
L'agricoltura
è sempre stata un'attività di margini ridotti e costante incertezza, dove i
disincentivi pesano molto.
Se
questa saltare stagione di semina — o seminare meno — è una decisione che ogni
agricoltore prende individualmente.
L'agricoltura è un'attività frammentata, nel
migliore dei casi poco coordinata.
Semplicemente
non c'è modo di sapere quanti produttori hanno scelto di non seminare piante rare.
Ma dal 28 febbraio, milioni in tutto il mondo hanno fatto questa scelta.
Il
cibo coltivato oggi richiederà diversi mesi per essere raccolto, lavorato,
trasportato, distribuito e infine consumato. Quello che mangiamo oggi è stato
piantato mesi fa — forse più di un anno fa. Questo include i prodotti animali,
poiché il bestiame viene ingrassato con mangimi a base vegetale.
L'implicazione
è che il mondo si sta bloccando in una crisi che non scoppierà domani, ma tra
mesi — forse l'anno prossimo.
I
governi tengono traccia dei raccolti — il cibo dopo che è stato raccolto — ma
non le piantagioni, e certamente non ciò che non è mai stato piantato.
Solo
quando arriveranno i raccolti (più piccoli) la vera portata del problema
diventerà evidente.
Il
mondo ha già superato la soglia tra il cibo costoso e il cibo davvero scarso?
Non
c'è modo di saperlo.
Ogni
giorno in cui Hormuz restava chiuso peggiorava la situazione.
La
fama di massa significa sconvolgimenti sociali. Ciò che sta incubato dopo la guerra contro l'Iran
sta avanzando silenziosamente verso quella che potrebbe diventare la più grande
crisi economica e sociale della storia registrata.
Il
Rotolo della Catena di Approvazione.
Lasciatemi
essere chiaro fin dall'inizio: questa non è solo una crisi alimentare globale.
È una
crisi che attraversa praticamente ogni catena di approvvigionamento globale,
perché i derivati petroliferi sono radicati in praticamente tutte:
Le
carenze di nafta petrolchimico si propagheranno su plastiche, vernici e
innumerevoli industrie a valle — inclusa la produzione automobilistica.
La
carenza di carburante per jet colpirà il turismo, e attraverso di esso,
l'ospitalità ei ristoranti.
La
carenza di carburante per il deposito — il petrolio pesante che alimenta le
navi da carico —interromperà il commercio marittimo a livello mondiale, con
conseguenze difficili da prevedere pienamente.
La
carenza di lubrificanti e grassi influenzerà tutta l'industria, poiché ogni
macchina ne ha bisogno.
La
carenza di zolfo — un sottoprodotto della raffinazione del petrolio — ridurrà
la produzione di acido solforico, la sostanza chimica più diffusa al mondo,
presente in innumerevoli catene produttive. L'estrazione mineraria ne sarà
fortemente colpita;
Le perdite nell'estrazione di rame e nichel
ripercorreranno tutto ciò che dipende dall'elettricità, comprese le batterie,
il che a sua volta rallenterà la transizione globale verso l'energia pulita.
L'acido
solforico è presente anche nel trattamento delle acque e delle acque reflue
urbane, nella raffinazione del petrolio e nella produzione di acciaio, tessuti,
pasta e carta, gomma, pelle, prodotti chimici, farmaceutici e cosmetici.
La
carenza di elio, un sottoprodotto della liquefazione del gas naturale,
minaccerà la produzione di microchip e, di conseguenza, tutte le catene di
approvvigionamento dell'elettronica.
Anche
le apparecchiature per la risonanza magnetica (MRI) saranno colpite, poiché
necessitano di elio per funzionare.
Prima
della guerra, i paesi del Golfo Persico fornivano anche una quota considerevole
delle esportazioni mondiali di alluminio.
Nel
loro insieme, tutti questi fattori destabilizzeranno inevitabilmente il sistema
finanziario globale.
Queste
ripercussioni sono così vaste e di portata così ampia che non possono essere
pienamente comprese finché non si propagano all'esterno, producendo effetti e,
a loro volta, effetti di questi effetti.
Già
all'inizio della guerra (il 4 marzo, appena cinque giorni dopo l'inizio dei
combattimenti), “Craig Tendale” delineò un quadro generale di come questi
sconvolgimenti si sarebbero susseguiti a cascata:
dodici
trasformazioni sequenziali che si sarebbero sviluppate nell'arco di oltre
cinque anni, culminando, secondo lui, in una profonda riorganizzazione della
civiltà mondiale.
La
guerra è appena ricominciata, ma anche se fosse effettivamente finita, queste
ripercussioni si sentirebbero comunque. Il pensiero illusorio prevalente nei
mercati finanziari — l'ansia per un "ritorno alla normalità" —
probabilmente sarà deluso.
A
parte i mesi necessari affinché il traffico marittimo si riprenda gradualmente
e le catene di approvvigionamento globale raggiungano la normalizzazione ancora
possibile (un ritorno completo ai livelli pre-bellici è già fuori discussione;
ci sono diversi ostacoli aggiuntivi:
Il
bombardamento degli impianti petroliferi e del gas ha causato danni fisici che
terranno parte della fornitura offline per anni.
Riprendere
la produzione da pozzi che sono stati chiusi con la forza dopo l'esaurimento
della capacità di stoccaggio — un problema che grava molto più sugli stati del
Golfo che sull'Iran, che ha passato decenni a gestirlo proprio sotto la
pressione delle sanzioni — sarà sia lento che incompleto.
Armatori
e assicuratori sostengono costi enormi: il valore della nave e del suo carico,
i lunghi dispiegamenti dell'equipaggio, carburante, tasse portuali e doganali e
molto altro.
Dovranno
sentirsi davvero sicuri prima di far passare di nuove le navi attraverso lo
Stretto.
Per illustrare: gli Houthi hanno smesso di
attaccare la navigazione commerciale nello Stretto di Baby le-Mandeb oltre un
anno fa, eppure il traffico attraverso il Mar Rosso è ripreso solo al 75% dei
livelli per-attacco.
Perché?
Semplicemente
perché gli Houthi sono ancora lì (quindi potrebbero ora chiudere di nuovo Baby-le-Mandeb).
Anche
gli iraniani rimarranno di stanza lungo Hormuz.
Gli
analisti stimano — anche se non possono prevederlo — che anche se Hormuz
riaprisse oggi, il traffico entro la fine dell'anno raggiungerebbe solo circa
il 40% dei livelli pre-bellici.
La
crisi alimentare globale.
Le
filiere alimentari – fertilizzanti, pesticidi, macchinari agricoli, gasolio,
lubrificanti, trasporti – subiranno interruzioni come tutte le altre.
Ma il
cibo è la nostra principale preoccupazione, perché è indispensabile per la
sopravvivenza umana.
Se i sacchi della spazzatura sparissero dagli
scaffali dei supermercati (sono fatti di plastica, che è fatta di polimeri, che
sono fatti di nafta, che deriva dal petrolio), la gente se la caverebbe:
laverebbe i bidoni della spazzatura.
Non esiste una soluzione equivalente per una
carenza di cibo.
Qualsiasi
interruzione nelle filiere di produzione alimentare è una ricetta sicura per il
disordine sociale.
Ecco
un riepilogo dei fattori che porteranno alla crisi alimentare globale:
Prima
della guerra, i paesi del Golfo Persico rappresentavano circa il 35% della
produzione mondiale di urea, il 40% della produzione di zolfo e il 20% della
produzione di gas naturale liquefatto (GNL).
L'urea è la principale materia prima per i
fertilizzanti azotati;
l'acido
solforico (derivato dallo zolfo) è la principale materia prima per i
fertilizzanti fosfatici;
e il
GNL è a sua volta una fonte di produzione di urea.
Il Bangladesh, ad esempio, possiede impianti
di urea alimentati a GNL proveniente dal Qatar – uno dei settori industriali
più colpiti dai bombardamenti durante il conflitto – e ora sono inattivi.
Il
blocco del Golfo ha interrotto le catene globali di approvvigionamento dei
fertilizzanti, con conseguenze dirette sulle catene alimentari globali.
I
principali esportatori di fertilizzanti, tra cui Russia e Cina, hanno sospeso
le esportazioni per tutelare la propria sicurezza alimentare interna.
L'India ha richiesto con urgenza forniture di
fertilizzanti alla Cina, la quale ha rifiutato, adducendo le proprie esigenze.
Dopo
la guerra, i prezzi globali dei fertilizzanti sono schizzati alle stelle. Più
recentemente, hanno iniziato a diminuire, ma ciò è dovuto alla distruzione
della domanda: così tanti agricoltori stanno smettendo di coltivare che si
stanno accumulando un surplus di fertilizzante.
Gli
Stati Uniti hanno appena dichiarato un'emergenza nazionale sui fertilizzanti;
La
Cina, il più grande produttore ed esportatore mondiale di acido solforico (che
rappresenta oltre il 40% della produzione globale), ha bloccato le esportazioni
— mettendo a rischio l'estrazione del rame in Cile e nella Repubblica
Democratica del Congo, l'estrazione del nichel in Indonesia e l'estrazione
dell'uranio in Kazakistan. Circa la metà di tutto l'acido solforico consumato a
livello globale viene utilizzato nella produzione di fertilizzanti fosfatici.
Ovunque,
le colture hanno finestre di semina ristrette, legate alle stagioni.
Le
semine completate prima dell'inizio della guerra non saranno influenzate, ma i
raccolti saranno disponibili solo tra diversi mesi, il che maschererà la crisi
per un certo periodo: attualmente il mondo consuma cibo seminato o addirittura
raccolto mesi fa.
Anche
le semine programmate dopo lo scoppio della guerra potrebbero essere procedute
normalmente, a condizione che i fertilizzanti necessari fossero già stati
immagazzinati. In caso contrario, gli agricoltori che dipendevano dalle
spedizioni di fertilizzanti che transitavano attraverso il Canale di Suez le
hanno ricevute con circa venti giorni di ritardo, il tempo aggiuntivo
necessario alle navi per aggirare il Capo di Buona Speranza.
Anche
laddove i fertilizzanti sono stati acquistati a prezzi maggiorati, il solo
ritardo ha comportato un'applicazione al di fuori della finestra ottimale, con
conseguenti rese inferiori.
I casi
peggiori sono quelli in cui l'aumento dei prezzi dei fattori di produzione
induce gli agricoltori ad abbandonare completamente la semina, come sta già
accadendo in paesi lontani come gli Stati Uniti (soia, nonostante la Cina abbia
riaperto il suo mercato alla soia americana -) e la Thailandia (riso).
Se lo
Stretto di Hormuz rimarrà bloccato fino a settembre o ottobre circa, La Carenza
globale di Zolfo esaurirà le riserve dei paesi privi di produzione interna,
costringendo alla chiusura i loro impianti di fertilizzanti fosfatici.
Ridurre
l'uso di fertilizzanti, a parità di superficie coltivata, non è un'opzione
praticabile.
Dopo
anni di coltivazione continua, i terreni sono impoveriti; senza NPK (azoto,
fosforo, potassio), semplicemente non produrranno. E la relazione non è
lineare: il 10% in meno di fertilizzanti può significare il 30% in meno di
raccolto (il rapporto varia a seconda della coltura: il mais, ad esempio,
richiede più fertilizzanti della soia). I grandi produttori non hanno
alternative ai fertilizzanti, che ora sono sia costosi che scarsi; i piccoli
agricoltori si stanno disperatamente arrangiando.
Una
delle conseguenze sarà il cambio di colture: ad esempio, i coltivatori di mais
passeranno alla soia; in Thailandia, ci sono agricoltori che allagano le risaie
per allevare pesci. I consumatori dovranno infine adattare le proprie abitudini
alimentari di conseguenza.
Oltre
ai fertilizzanti, anche le catene di approvvigionamento agricolo dei pesticidi
si romperanno. La produzione di pesticidi dipende dal nafta petrolchimico: il
riformato ricco di toluene e xilene viene estratto da nafta pesante; La benzina
ricca di pirolisi proviene dal vapore che rompe nafta leggera. Bene, toluene e
xilene — non come BTX — sono alla base della chimica di praticamente tutti gli
erbicidi, fungicidi e insetticidi commerciali. E un'applicazione efficace
richiede che gli ingredienti attivi diventino sciolti in solventi aromatici
pesanti, anch'essi derivati del BTX. L'agricoltura moderna sopravvive solo
sotto una protezione chimica intensiva; Senza pesticidi, le varietà di colture
odierne non hanno la resilienza intrinseca per resistere ai parassiti.
L'agricoltura
mondiale si basa su margini di profitto esigui e costi fissi elevati. Oltre
alla scarsità e al costo elevato di fertilizzanti e pesticidi, gli agricoltori
si trovano ora ad affrontare prezzi del gasolio in forte aumento , costi
crescenti per i lubrificanti di trattori e mietitrebbie e tariffe di trasporto
più elevate. È già frequente che gli agricoltori rinuncino alla semina di
questa stagione, in attesa di un miglioramento delle condizioni – un'attesa che
potrebbe protrarsi per anni – o che abbandonino completamente l'attività. Tutto
ciò accadrà molto prima che i governi comprendano la portata del problema e
mobilitino una risposta. Poiché i raccolti seminati (o non seminati) oggi non
saranno pronti per mesi, la piena forza della crisi non si farà sentire fino al
2027.
Come
prevedibile, i piccoli agricoltori con capitali limitati saranno i più colpiti,
alimentando il mercato nero e quello grigio dei fertilizzanti e dei pesticidi
contraffatti o deviati dal loro utilizzo.
L'allevamento
del bestiame sarà colpito duramente quanto la produzione agricola. Mais e soia
sono alla base dell'alimentazione dell'industria della carne; una carenza di
cereali costringerà alla liquidazione prematura degli allevamenti di pollame e
suini.
I
paesi di tutto il mondo si affretteranno a importare cibo, facendo lievitare i
prezzi sia sui mercati globali che su quelli interni. Qualsiasi paese che
possieda scorte di cereali, potassio, fosfati o pesticidi li tratterà come
risorse strategiche piuttosto che come beni commerciabili, come ha già fatto la
Cina con l'acido solforico. Controlli sulle esportazioni, razionamento
d'emergenza e accaparramento sostituiranno il normale commercio. Di fronte a
un'urgente necessità di sicurezza alimentare interna, è prevedibile che i
governi accumulino materie prime per la produzione di fertilizzanti e
pesticidi, fertilizzanti e pesticidi finiti e cibo in generale.
Come
se tutto ciò non bastasse, gli eventi climatici estremi si intensificheranno
drasticamente nella seconda metà del 2026 e nel 2027 — proprio quando la crisi
alimentare raggiungerà la sua fase più acuta. Il risultato potrebbe essere una
vera tempesta perfetta. I meteorologi dovranno già certo l'occorso di un
"Super El Niño", portando siccità, inondazioni e onde di caldo
estreme in tutto il mondo (per gli effetti del calore sulla produzione
alimentare ), potenzialmente su scala della Grande Carestia del 1877— anch'essa
un evento El Niño — che causò la morte di più di 50 milioni di persone in tutto
il mondo. A questo punto, è già noto con certezza che resta un evento
meteorologico assolutamente catastrofico.
Entrambi
gli estremi — siccità e inondazione — minano in modo critico l'efficacia dei
fertilizzanti. Nelle aree colpite dalla siccità, l'acqua è il mezzo attraverso
cui i nutrienti si dissolvono e raggiungono le radici delle piante; Senza
un'adeguata umidità del suolo, i fertilizzanti applicati semplicemente non
vengono assorbiti. Nelle aree colpite dalle inondazioni, l'eccesso di pioggia
scatta azoto e fosfato altamente solubili dal suolo prima che le piante possano
riprenderli.
Gli
agricoltori, già traumatizzati dai cambiamenti climatici, Potrebbero
interrompere la semina in anticipo, prevedendo i gravi effetti attesi di El
Niño.
El
Niño, un'anomalia oceanica nel Pacifico equatoriale, sconvolge radicalmente la
risalita di acque profonde fredde e ricche di nutrienti, e con essa, la pesca
delle acciughe del Perù, la pietra angolare della produzione globale di farina
e olio di pesce. Il risultato è una carenza proteica che si ripercuote sui
mercati dei mangimi per il bestiame e l'acquacoltura. I sottoprodotti della
farina di pesce sono inoltre molto apprezzati come fertilizzanti organici di
alta qualità e ammendanti del suolo. La contemporanea perdita di fertilizzanti
sintetici (derivanti da acido solforico e urea) e di alternative organiche
(dovuta al Collasso della Pesca causato da El Niño, aggravato dall'aumento dei
costi del carburante per i pescherecci) rappresenta un'ulteriore tempesta
perfetta che si abbatte sugli agricoltori di tutto il mondo.
La
carenza di pensiero sistemico.
Gli
esseri umani affrontano la complessità del mondo cercando di semplificarla,
perché la semplificazione è la via verso la prevedibilità.
Di
fronte a qualcosa che sembra complesso, scomponiamo il tutto nelle sue parti e
studiamo ciascuna parte isolatamente, trattando le interazioni tra le parti
come trascurabili. Cerchiamo quindi relazioni lineari di causa-effetto
all'interno di ciascuna parte, nella speranza di estrarre la prevedibilità che
desideriamo.
In
condizioni ragionevolmente stabili e entro margini di errore accettabili,
questo funziona abbastanza bene. La complessità del mondo può essere gestita
come se fosse più semplice di quanto non sia in realtà. Un agricoltore applica
X unità di fertilizzante in un arco di Y settimane per raccogliere un raccolto
di W tonnellate con un profitto previsto di Z. E così via: causa-effetto,
pensiero lineare.
I
pensatori lineari di talento – specialisti piuttosto che generalisti, il più
delle volte – sono socialmente apprezzati e raggiungono le posizioni più
elevate nelle aziende e nelle amministrazioni pubbliche. La capacità di
produrre risultati prevedibili genera risultati; i risultati generano
ricompense.
Il
mondo, tuttavia, è sempre stato fondamentalmente complesso, e periodicamente si
riconfigura in modi che sovrastano gli strumenti di semplificazione — come sta
accadendo ora, con l'imminente crisi alimentare. Il mondo non è diventato più
complesso; È sempre stato così. Ciò che accade è che il grado di complessità a
volte raggiunge un livello che distrugge la nostra capacità di prevedibilità,
riducendola a una credenza illusoria.
L'attuale
aspettativa di una "normalizzazione"— un ritorno ai volumi di
esportazione prebellici dal Golfo — è una di queste convinzioni.
Senza
prevedibilità, le persone — e le aziende, i governi, le società — sono di fatto
cieche.
La
scienza della complessità sostiene da tempo che i sistemi realmente complessi
non si prestano alla previsione. Non esiste una descrizione matematica in grado
di cogliere le relazioni tra cause ed effetti quando le variabili sono numerose
e interdipendenti. Tuttavia, in alternativa alla previsione, la scienza della
complessità propone un obiettivo scientifico diverso e raggiungibile: la
comprensione – qualitativa piuttosto che quantitativa – dei modelli
comportamentali di un sistema complesso (nel suo complesso).
In
condizioni normali, sarebbe stato perfettamente ragionevole trattare la filiera
di produzione alimentare come un'unità di studio a sé stante. È ovviamente
soggetta a fattori esterni – mercati del credito e assicurativi, costi di
trasporto, interventi governativi – ma in periodi di stabilità la loro
influenza è modesta. In futuro, tuttavia, gli shock si propagheranno fino a
colpire il sistema finanziario globale (è solo questione di tempo), i costi di
trasporto e la disponibilità varieranno in modo imprevedibile e i governi
interverranno nell'attività economica, trattenendo input che altrimenti
verrebbero esportati. L'unità di studio appropriata per le questioni relative
alla sicurezza alimentare è ora il sistema economico globale nella sua
interezza. Il che significa: nessuna prevedibilità.
Ciononostante,
i decisori nel mondo degli affari e della politica si aggrapperanno, per forza
d'abitudine, a quel poco di prevedibilità che ancora riescono a rivendicare. I
loro strumenti: dashboard di rischio, sale operative, comitati di crisi. Questi
strumenti sono necessari e non dovrebbero essere abbandonati. Ma l'approccio
fondamentale – almeno finché il mondo non si sarà stabilizzato a sufficienza da
rendere nuovamente significativa la prevedibilità – deve cambiare: abbandonare
la previsione e orientarsi verso la comprensione dei modelli comportamentali.
Lo strumento per farlo è il pensiero sistemico, non il pensiero lineare.
I
pensatori sistemici – generalisti piuttosto che specialisti – costruiscono la
comprensione dei modelli comportamentali individuando correlazioni tra eventi
apparentemente non correlati, anziché tracciando catene causali dirette.
Craig
Tendale è un esempio. Ha mappato gli shock a cascata nell'Economia Globale
scatenati dal blocco di Hormuz e prodotto altre analisi, tra cui questa sulle
vulnerabilità strutturali dell'economia statunitense.
In
particolare sulla crisi alimentare, ha organizzato la sua comprensione dei
modelli comportamentali del sistema agroalimentare sotto stress in una serie di
diagrammi, progettati per rendere leggibili le dinamiche sistemiche ai
pensatori lineari.
Un
altro importante pensatore sistemico è l'economista Michael Hudson, i cui
scritti e video consiglio vivamente a chiunque desideri comprendere le
implicazioni di questa crisi per il sistema finanziario globale. Per quanto
riguarda la geopolitica, alcuni pensatori sistemici fondamentali sono Arnaud
Bertrand, Emmanuel Todd e Alastair Croke.
A
causa del modo in cui la maggior parte delle persone è abituata a pensare, chi
possiede una mentalità sistemica è raro, e ancora più raro ai livelli
dirigenziali. La soluzione non è trovare persone con una mentalità sistemica e
potenziarle, sebbene anche questo sarebbe d'aiuto. La soluzione è costruire un
pensiero sistemico coerente a partire dalla migliore base possibile di pensiero
lineare.
L'inefficacia
del pensiero lineare in condizioni di elevata complessità è dimostrata dalle
decisioni prese dal governo degli Stati Uniti, decisioni che hanno condotto sia
il governo stesso che il resto del mondo alla situazione attuale.
Gli
Stati Uniti sono autosufficienti in termini di petrolio e i loro leader hanno
dedotto da ciò di essere immuni a uno shock dell'offerta. Si è addirittura
insistito sul fatto che il blocco di Hormuz fosse un problema "per il
resto del mondo", non per gli Stati Uniti.
La
figura seguente (fonte) illustra dove questo ragionamento fallisce:
Meno
di tre mesi dopo l'inizio del blocco, le catene di approvvigionamento dei
lubrificanti negli Stati Uniti stanno già iniziando a crollare (vedi qui, qui,
qui, e già questo articolo). Questo era praticamente impossibile da prevedere
tramite il ragionamento lineare — ma avrebbe potuto essere compreso, e in una
certa misura previsto, attraverso il ragionamento sistemico. Anche l'offerta di
diesel sta diventando un problema per i consumatori americani (e la Russia ha
appena sospeso tutte le esportazioni di diesel).
Quali
sarebbero le conseguenze di un racconto con un crollo? I lubrificanti non sono
solo olio motore nelle automobili — anche se sono necessari anche per le
macchine agricole. Sono necessari per sistemi di controllo aerei, ascensori
industriali, cilindri idraulici, escavatori e molto altro. Per quanto riguarda
il cibo, una carenza potrebbe non derivare principalmente da fallimenti
produttivi ma da fallimenti nella distribuzione: una carenza di lubrificanti
può ridurre la capacità operativa dei carrelli elevatori essenziali per il
trasporto del cibo attraverso i centri di distribuzione.
Un
altro esempio dei limiti del pensiero lineare è stata la convinzione che Hormuz
sarebbe stata riaperta abbastanza rapidamente da scongiurare gravi shock
economici. Su questa base, gli Stati Uniti hanno immesso petrolio e gas dalle
loro riserve strategiche sui mercati globali a prezzi inferiori a quelli di
mercato, con l'obiettivo di contenere i prezzi internazionali e proteggere i
consumatori americani dai picchi di prezzo del carburante in vista delle
elezioni di medio termine. Così facendo, hanno anche dato ad altri paesi un
motivo per sottovalutare la gravità della crisi globale. La riapertura di
Hormuz potrebbe richiedere ancora molto tempo ed è improbabile che torni mai ai
livelli prebellici, eppure gli Stati Uniti hanno già intaccato le loro riserve
contro gli shock dell'offerta, trovandosi in una posizione molto più esposta.
Ma la
decisione più miope e priva di fondamento – una che non può essere ignorata – è
stata la convinzione che l'eliminazione fisica della Guida Suprema Ali
Khamenei, insieme ai vertici civili e militari iraniani, seguita da settimane
di bombardamenti massicci e incessanti, avrebbe necessariamente portato alla
caduta del regime e alla resa del Paese.
(Ruben
Bauer Navera, attivista e pacifista brasiliano, è anche l'autore di "Uno e
tutti – o nessuno: La vita dopo la guerra nucleare).
Le
guerre tra Gaza e l'Iran
distruggeranno
la reputazione
internazionale
degli Stati Uniti?
Unz.com - José Alberto Niño – (16 luglio 2026)
– Redazione – ci dice:
Dall'inizio
della guerra a Gaza, il 7 ottobre 2023, il sostegno incondizionato degli Stati
Uniti a Israele ha progressivamente eroso il bene che Washington custodisce più
gelosamente all'estero: la sua credibilità.
Tale
erosione non si è arrestata con il cambio di amministrazione.
Anzi,
l'amministrazione Trump l'ha accentuata, affiancando a Israele un assegno in
bianco a una guerra contro l'Iran che i critici di tutto lo spettro politico
definiscono un disastro.
La
formulazione più ampia di questa accusa sostiene che Washington abbia reso
incoerente la propria pretesa di tutelare un "ordine basato sulle
regole".
Scrivendo
per il Cato Institute, Patrick Porter ha affermato che la guerra di Israele
contro Gaza "ha finalmente posto fine al mito di un 'ordine liberale'
guidato dagli Stati Uniti".
L'articolo
sosteneva che la sentenza provvisoria della Corte Internazionale di Giustizia
del gennaio 2024, interpretata come un plausibile caso di genocidio,
"dovrebbe segnare il punto in cui parlare di un 'ordine liberale basato
sulle regole' incarnato dagli Stati Uniti non regge più alla prova del
ridicolo", osservando che l'allora presidente Joe Biden, il segretario di
Stato Antony Blinker e il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan
invocarono i diritti umani pur rifiutandosi di esercitare una pressione
significativa su Israele.
In un
articolo pubblicato sul “Global Policy Journal”, l'analista Mohsen Solhdoost lo
ha espresso chiaramente.
L'uccisione di membri dello staff dell'UNRWA
da parte di Israele, gli attacchi alle installazioni dell'UNIFIL e il disprezzo
delle sentenze della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale
Internazionale, ha scritto, "hanno rappresentato sfide significative
all'ordine post-Guerra Fredda guidato dagli Stati Uniti" e hanno gettato
dubbi sulla "capacità degli Stati Uniti di sostenere un ordine
internazionale basato sulle regole".
Permettendo
che tale condotta persista impunemente, ha avvertito, "gli Stati Uniti
rischiano di minare ulteriormente la propria credibilità e autorità
morale".
In
nessun altro contesto questo schema si manifesta in modo più evidente che nel
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Secondo il” Chicago Council on Global Affairs”
, Washington ha esercitato il diritto di veto più di 45 volte per proteggere
Israele, oltre la metà di tutti i veti mai espressi dagli Stati Uniti.
Nel
giugno 2025, gli Stati Uniti si sono trovati isolati, votando 14 a 1 contro la
richiesta di un cessate il fuoco permanente.
Il segretario generale dell'ONU, Antonio
Guterres, aveva già indicato il costo di tale situazione.
In un
discorso tenuto a Ginevra nel febbraio 2024, affermò che la mancanza di unità
del Consiglio su Ucraina e Gaza "ha gravemente – forse fatalmente – minato
la sua autorità", e chiese "una seria riforma della sua composizione
e dei suoi metodi di lavoro".
In
seguito, rincarò la dose.
Rivolgendosi
al Consiglio nel settembre 2025 , Guterres avvertì che "le risoluzioni
dell'ONU continuano a essere ignorate. Il diritto internazionale umanitario
viene violato. L'impunità prevale. E la nostra credibilità collettiva viene
minata".
Da
anni gli studiosi sostengono la stessa tesi.
John Mearsheimer dell'Università di Chicago,
autore di "The Israel Lobby and US Foreign Policy" con Stephen Walt,
ha affermato che il sostegno guidato da una lobby interna piuttosto che da una
strategia mette a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti e non serve
affatto l'interesse nazionale americano.
In seguito si è spinto oltre, dichiarando in
un'intervista che l'appoggio americano non è solo "moralmente
indifendibile", ma anche "strategicamente disastroso", e
definendo gli Stati Uniti complici di quello che lui definisce un genocidio.
In
modo simile, il professore emerito di Princeton “Richard Falk”, ex Relatore
Speciale dell'ONU, sostenendo che Washington ha progressivamente svuotato l'ONU
proteggendo Israele dai suoi obblighi legali
. Il
"carattere bipartisan del sostegno israeliano", ha avvertito, lascia
"poco spazio a una significativa opposizione governativa", producendo
quella che equivale a un'impunità strutturale.
I
diplomatici di carriera concordano su questo punto.
Carne
Ross, ex inviato britannico dimessosi a causa della guerra in Iraq, lo ha
espresso senza mezzi termini:
"Il
veto posto dagli Stati Uniti alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite che chiedono un cessate il fuoco sta avendo un effetto molto
profondo.
Invia un messaggio molto chiaro: la forza e il
potere sono giusti, il che danneggia enormemente l'idea di un mondo di regole,
di un mondo di diritto internazionale".
Ha
paragonato la condotta occidentale a quella di Mosca:
"Il
fatto che Stati Uniti e Regno Unito siano stati disposti a difendere un Paese
chiaramente impegnato in una condotta illegale nella sua guerra, che lo pone
sullo stesso piano della Russia, mina chiaramente la sua pretesa di
rappresentare un mondo di regole".
La
stessa incoerenza, ha avvertito, indebolisce l'influenza occidentale su Cina e
Russia.
Le
tensioni hanno raggiunto gli stessi arbitri del sistema.
Francesca
Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite il cui rapporto del marzo
2024 " Anatomia di un genocidio " aveva riscontrato motivi
ragionevoli per ritenere che Israele avesse oltrepassato la soglia legale per
gli atti di genocidio a Gaza, ha subito sanzioni dall'amministrazione Trump nel
luglio 2025 dopo aver esortato la Corte penale internazionale a indagare su
cittadini e aziende americani e israeliani.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha imposto
la designazione con l'Ordine Esecutivo 14203, definendo il suo lavoro con la
Corte una violazione della sovranità di due nazioni che non vi hanno mai
aderito. Albanese ha definito la mossa "calcolata per indebolire la mia
missione".
Per
gran parte del mondo, la lezione sulla complicità degli Stati Uniti nel
comportamento criminale di Israele è arrivata.
Un'ampia analisi citata dal “Middle East
Monitor” sosteneva che Gaza ha "accelerato i cambiamenti globali di
potere", ha messo in luce "un evidente doppio standard" e ha
reso "allineamenti globali alternativi" tramite BRICS, Cina e Russia
più attraenti per gli stati sempre più disillusi dagli eccessi dell'Impero
giudeo-americano.
Oliver Studente, senior fellow presso la “Carnegie
Endowment for International Peace”, ha riportato la stessa lamentela, documentando
come il Sud Globale accusa l'America di ipocrisia confrontando le sue risposte
a Gaza e Ucraina.
Gli
esperti che studiano la regione arrivano a un verdetto simile. Un sondaggio del
“Brook Ings del 2024” su più di 750 studiosi del Medio Oriente ha rilevato che
oltre tre quarti hanno detto che la politica di Biden su Gaza ha danneggiato le
prospettive di pace, gli interessi degli Stati Uniti e la posizione degli Stati
Uniti, mentre meno del 10 percento ha detto che ha aiutato la posizione o gli
interessi degli Stati Uniti.
La maggior parte si aspettava anche che la
guerra avrebbe portato a nuovi sfollamenti su larga scala di palestinesi, un
esito che ritenevano corrosivo per qualsiasi futuro insediamento guidato da
Washington.
A
questo punto entra in gioco l'amministrazione Trump. Invece di subordinare il
proprio sostegno a Israele a determinate condizioni, ha ampliato il suo assegno
in bianco e poi è entrata in guerra. Nel giugno 2025 gli Stati Uniti si sono
uniti ai dodici giorni di combattimenti di Israele contro l'Iran, colpendo i
siti nucleari di Fodro, Natanz e Isfahan e rendendo il presidente Trump il
primo leader americano a bombardare il programma nucleare di un altro paese.
Guterres
ha definito gli attacchi una "pericolosa escalation". Trump ha
dichiarato una "vittoria per tutti", eppure la sua stessa “Defense
Intelligence Agency” ha valutato che l'attacco ha ritardato il programma
iraniano di soli mesi.
La
tregua non durò a lungo.
Il 28
febbraio 2026, Stati Uniti e Israele diedero inizio a una guerra ben più ampia
contro l'Iran, uccidendo la Guida Suprema Ali Khamenei e trascinando nel
conflitto il Golfo Persico, il Libano e lo Stretto di Hormuz. A distanza di
mesi, questa guerra, estremamente impopolare, sta causando gravi danni
all'economia americana e mondiale, senza che i suoi obiettivi siano stati
raggiunti.
In
definitiva, il sostegno incondizionato degli Stati Uniti alla campagna punitiva
di Israele a Gaza e alla sua sfortunata e crescente guerra in Iran ha
destabilizzato il Medio Oriente e, cosa ancora più importante, hanno gravemente
compromesso la credibilità di Washington sulla scena mondiale.
Mentre gli Stati Uniti rimangono intrappolati
in un circolo vizioso di guerre e difficoltà economiche, nazioni come la Cina
stanno silenziosamente traendo profitto da questi passi falsi.
Per
gran parte del Sud del mondo, Pechino rappresenta ora un netto contrasto:
un
partner stabile e pragmatico che offre iniziative come la Nuova Via della Seta,
completamente libero dal bagaglio ideologico e dagli interventi distruttivi che
hanno caratterizzato l'ordine giudeo-americano.
Perché
Trump sta cercando
di
iniziare una nuova
guerra
con la Cina?
Unz.com
- Larry C. Johnson – (17 luglio 2026) – Redazione – ci dice:
Trump,
nel mezzo di una guerra che si intensifica rapidamente con l'Iran, non aveva
nulla di meglio da fare giovedì sera che lanciare un attacco verbale contro la
Cina per presunta ingerenza nelle elezioni del 2020.
Ora
lasciatemi dire subito che credo che le elezioni del 2020 siano state rubate a
Donald Trump, ma non a causa di influenza straniera.
Era il
classico ripieno di schede elettorali.
In effetti, il Dipartimento di Giustizia di
Trump e l'FBI hanno raccolto prove in Georgia che probabilmente confermeranno
che la Georgia ha frodato Trump.
Ma
questa è un'altra storia per un altro giorno.
Questa
sera, giovedì, Trump ha tenuto un discorso nella prima serata di circa 30
minuti dalla East Room e ha fatto le seguenti affermazioni:
Furto
di fascicolo elettorale.
Trump
ha detto che i file degli elettori in 18 stati, per un totale di registrazione
220 milioni di fascicoli, sono stati "acquistati, rubati o hackerati dalla
Cina" e che la Cina "ha compiuto quella che si ritiene sia la più
grande compromessa di dati elettorali della storia."
I fascicoli, ha detto, includevano nomi,
indirizzi e affiliazioni politiche.
Lo definisce un "incubo senza precedenti
per la sicurezza elettorale". Attribuì l'intelligence a una task force
della Casa Bianca e al Consiglio Consultivo per l'Intelligence Estera del
Presidente.
Produzione
di schede elettorali. Ha affermato che le attività di ingerenza cinese
"includevano un tentativo di fabbricare schede elettorali illegali"
per Biden.
Copertura.
Ha affermato che lo "stato profondo"
ha lavorato per nascondere "l'entità dell'interferenza sinistra della Cina
nelle elezioni" e che la comunità dell'intelligence non aveva
precedentemente informato la Casa Bianca o il Congresso dell'hackeraggio.
Movimento.
Ha affermato che la Cina non voleva che lui
vincesse la rielezione — "Hanno lottato con tutte le forze per non avere
un Donald Trump che vincesse" — e ha suggerito che l'ingerenza cinese
abbia messo Biden in carica.
Macchine.
Ha
affermato che i prossimi documenti dimostreranno che nazioni e gruppi stranieri
hanno la capacità di modificare il comportamento e le informazioni raccolte
dalle macchine per il voto elettronico.
Ha
anche riacceso affermazioni non provate secondo cui il Venezuela cercava di
modificare le elezioni americane.
Ma
nota ciò che non ha affermato e non può provare — cioè che la Cina ha stampato
le schede con Biden pre-selezionato e ha infilato quelle schede in diversi
stati, dando così la vittoria a Biden.
Buon Dio!
Che schifo di letame di cavallo.
Non c'è nemmeno una prova che la Cina abbia
inserito o manipolato i voti, eppure molti che hanno visto Trump sono usciti
convinti che la Cina sia il nemico e debba essere trattata con severità.
Quello che Trump ha fatto stasera è uno degli
esempi più orribili di propaganda pensata per alimentare inimicizia.
In un
momento in cui gli Stati Uniti dipendono totalmente dalla Cina per i minerali
delle terre rare, Trump ha pensato che fosse il momento giusto per insultarli e
minacciarli.
Credevo che Trump avesse toccato il fondo in
fatto di diplomazia... Mi sbagliavo, con questo ha raggiunto un nuovo minimo
storico.
Non mi
sorprenderei se la Cina raddoppiasse il suo sostegno all'Iran per assicurarsi
che gli Stati Uniti subiscano una sconfitta umiliante.
Oggi
c'è molto di cui parlare.
Danny
ed io abbiamo discusso delle sfide che gli Stati Uniti devono affrontare nel
tentativo di aprire lo Stretto di Hormuz.
Garland
Nixon ed io abbiamo passato qualche minuto a parlare della fine di Lindsey
Graham e poi abbiamo affrontato la guerra con l'Iran.
Ho
avuto una conversazione stimolante con Sayed Mohseni Abbas.
Nima
ed io abbiamo fatto un altro aggiornamento sugli attacchi giornalieri di
missili e droni USA/Iran.
Mario
ed io abbiamo discusso dell'attacco di rappresaglia dell'Iran sul ponte tra
Arabia Saudita e Bahrain.:
(youtube.com/embed/brXETlPv4-M).
Sulaiman
ha lasciato Teheran e ha fatto scalo in Turchia. Gli aggiornamenti sugli ultimi
sviluppi della guerra.
Io e Stasi
abbiamo parlato martedì...
Ha appena pubblicato il video.
Guerra
in Iran 3.0.
Unz.com
- Alastair Croke – (13 luglio 2026) – Redazione – ci dice:
Un
rallentamento del mercato negli Stati Uniti, aggravato dalla crisi energetica, potrebbe
rivelarsi disastroso per le speranze di Trump di vincere le elezioni di medio
termine.
Quando
la Marina statunitense, in coordinamento con Qatar e Oman, ha tentato di far
passare un convoglio di quattro navi attraverso lo Stretto di Hormuz, passando
per le acque territoriali omanite, martedì sera – anziché seguire la rotta
ufficialmente approvata dall'Iran – Trump potrebbe aver immaginato (o gli è
stato detto) che, con i funerali in corso per la Guida Suprema Ali Khamenei,
l'Iran non avrebbe reagito al tentativo della Marina statunitense di forzare
l'apertura di un corridoio americano.
Trump,
tuttavia, ha frainteso la provocazione iraniana:
Hormuz
è la sua "arma atomica".
L'Iran non la cederà.
Trump
insiste – in chiara contraddizione con i termini stabiliti nel paragrafo cinque
del Memorandum d'intesa – sul fatto che l'Iran non abbia il diritto di
interferire con alcuna nave che tenti di attraversare lo Stretto di Hormuz.
L'Iran, tuttavia, sta agendo nel rispetto dei
termini del quadro di de-escalation concordato e ha ripetutamente avvertito che
avrebbe colpito qualsiasi imbarcazione che aggirasse il meccanismo di controllo
iraniano.
L'Iran
ha risposto direttamente alla sfida di Trump al controllo iraniano dello
Stretto colpendo due navi con missili e una terza con un drone armato.
Una
quarta petroliera di proprietà del Qatar, carica di gas naturale liquefatto, è
stata incendiata, costringendo il suo equipaggio ad abbandonare la nave
danneggiata.
Queste
repliche iraniane hanno spinto Trump a ordinare attacchi aerei americani contro
obiettivi iraniani, a reintrodurre le sanzioni sulle esportazioni di petrolio
della Repubblica islamica e a revocare il memorandum d'intesa che aveva firmato
con quella che ha definito la "feccia iraniana", ponendo così fine al
cessate il fuoco.
"Li abbiamo colpiti duramente ieri
sera", ha dichiarato Trump al vertice NATO di Ankara.
"Probabilmente
li colpiremo duramente anche stasera".
Mercoledì
sera Trump ha attaccato nuovamente l'Iran, nonostante quest'ultimo non avesse
aggredito un'altra imbarcazione che cercava di aggirare il corridoio iraniano.
In
risposta, l'Iran ha lanciato missili balistici e droni contro basi statunitensi
in Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e la base aerea di Muwaffaq Al-Salti in
Giordania.
Il
vicepresidente Vance sta dicendo all'Iran:
"Se provate a chiudere lo Stretto di
Hormuz, l'esercito americano risponderà.
È così semplice", ovvero l'Iran o
mantiene lo Stretto completamente aperto a tutti, oppure gli Stati Uniti
continueranno a colpirlo, come hanno fatto martedì sera.
L'Iran
insiste sul fatto che siano gli Stati Uniti ad aver violato il Memorandum
d'intesa e (tramite il portavoce della Commissione parlamentare per la
sicurezza nazionale iraniana) avverte che ulteriori attacchi statunitensi
contro l'Iran saranno contrastati da un'offensiva a sorpresa su vasta scala da
parte dell'Iran, e potenzialmente anche da altre opzioni, come il ritiro
dell'Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), la modifica della
dottrina nucleare del paese e la chiusura dello Stretto di Baby le-Mandeb e
dello Stretto di Hormuz.
Il
vicepresidente Vance afferma quindi che se l'Iran limitasse il transito di
Hormuz (ovvero lo mantenesse aperto alle navi di stati amici), gli Stati Uniti
intensificherebbero le ostilità.
L'Iran,
a sua volta, risponde a questa minaccia avvertendo che intensificherà
militarmente le ostilità – due attacchi per ogni attacco americano – e che
potrebbe anche ricorrere a nuove dottrine di guerra.
In
sostanza, Trump è caduto in una trappola di escalation, apparentemente in parte
per il fastidio verso il crollo dei suoi sondaggi in patria.
Tuttavia,
si è messo direttamente in questa situazione cercando di 'fare il carino'
durante le preoccupazioni funebri di Khamenei per cercare di ottenere una
'vittoria rapida'.
Quanto
durerà questo episodio di escalation?
Certamente,
non porterà all'apertura dello Stretto; né portare un ritorno allo status quo
precedente la guerra.
Finché
l'Iran manterrà la sua capacità di esercitare il controllo su Hormuz, non c'è
motivo di supporre che la situazione ritorni a com'era.
Al
contrario, e più probabilmente, la crisi accelererà l'inizio di una crisi
economica globale imminente che potrebbe durare fino a quando il dolore
economico non diventerà acuto, man mano che la riduzione del petrolio aspre
continuerà – e quando gli effetti sull'economia reale in Occidente diventeranno
visibili.
Con la
carenza di munizioni e il ritiro dei mezzi aerei dal Medio Oriente già in atto,
Trump probabilmente non ha i mezzi necessari per scatenare una vera e propria
"Guerra all'Iran 3.0".
La
tempistica di questa nuova ondata di ritorsioni a bassa intensità è quindi
probabilmente dettata dalle scorte delle raffinerie negli Stati Uniti, ma anche
dall'entità del "dolore" che Trump sta provando in patria nel
contesto del suo declino politico, e anche dalla sua avversione per qualsiasi
umiliazione personale.
Dove è
andato tutto storto? Probabilmente il nocciolo della questione risiede nel
momento in cui la nuova Guida Suprema iraniana, Sayyed Mastaba, ha rilasciato
una dichiarazione in cui affermava di aver avuto un'opinione diversa sul
Memorandum d'intesa rispetto al team negoziale, ma di aver comunque
acconsentito a procedere dopo aver ricevuto dal Presidente iraniano la garanzia
che avrebbe tenuto conto dei principi fondamentali dell'Iran in materia di
relazioni con gli Stati Uniti.
La
dichiarazione della Guida Suprema Mastaba Khamenei ha avvertito sia gli Stati
Uniti che i negoziatori iraniani che l'approvazione del Memorandum d'intesa da
parte dell'Iran non era un mandato aperto, bensì strettamente legata ai 10
principi originariamente enunciati dalla nuova Guida Suprema.
A un
certo punto, la leadership iraniana è apparentemente giunta alla conclusione
che l'Iran veniva manipolato dagli Stati Uniti; che il memorandum d'intesa era
un inganno.
"E
che l'intero evento successivo all'annuncio del MOU rifletteva una strategia
statunitense basata sulla convinzione che nel precedente ciclo della guerra
contro l'Iran – [che Stati Uniti e Israele] non avrebbe raggiunto i loro
obiettivi – rendendo necessaria una pausa dello scontro, seppur temporaneamente,
per riorganizzarsi e prepararsi 'più a fondo ' a un nuovo round quando si
sarebbero presentate le condizioni giuste".
Questo
ha portato alla rivalutazione iraniana che le componenti di Hormuz e Libano
costituivano la leva vitale per intraprendere una nuova guerra mentre
l'Occidente aumenta la pressione come strategia di contenimento – mentre Stati
Uniti e Israele si preparano al prossimo ciclo di guerra.
La
strategia provvisoria degli Stati Uniti non è un cambiamento agli obiettivi
USA-Israele, ma piuttosto un aggiustamento dei loro meccanismi operativi per
prevedere certi compromessi che Washington ritiene necessari (cioè una
collaborazione più stretta con la Turchia e, tramite Erdogan, per affrontare Volani
in Siria), per rimescolare il mazzo libano, e poi 'valutare come stanno le
carte', Come ha delineato Vance.
Non è
certo che questa nuova politica statunitense funzionerà. Il mondo sta cambiando
rapidamente. Il loro atteso trionfo di Israele sul Medio Oriente si è concluso
un fallimento. Anche il tentativo di Trump sul MOU per aprire Hormuz
probabilmente fallirà.
Anche
la guerra connessa contro la Russia e l'assedio della Cina stanno vacillando, e
anche il controllo di Israele (fino ad ora inattaccabile) sugli Stati Uniti è
messo in discussione.
Un
importante esponente democratico statunitense, “Rahm Emanuel”, potenziale
candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028, ha parlato
ieri in Israele; ha avvertito senza mezzi termini che Israele
"ha
perso il sostegno del mondo, è diventata un 'paria regionale', [e la sua]
alleanza con gli Stati Uniti è 'a un bivio'".
E
infine, un "cigno nero" ora può essere osservato nuotare in acque
sempre più illuminate dal sole – Eric Katz, scrivendo su “Nota”, scrive che,
"Una
bozza di rapporto del Dipartimento del Tesoro statunitense dovrebbe mettere in
guardia dai rischi posti dal mercato dell'intelligenza artificiale,
paragonandone aspetti chiave alla bolla delle dot-com che ha sconvolto
l'economia statunitense quando è scoppiata all'inizio degli anni 2000".
Gli
analisti del Tesoro hanno scritto:
Gli
analisti di “Career Treasury” hanno scoperto che le aziende di intelligenza
artificiale sono più profondamente radicate nell'economia statunitense rispetto
alle loro predecessore del settore dot-com e rappresentano un rischio
significativo per l'intero sistema qualora le condizioni finanziarie dovessero
cambiare, gli obiettivi di produttività non venissero raggiunti o diversi punti
critici ostacolassero la crescita.
"Un
calo nel mercato dell'IA provocherebbe ripercussioni a catena in tutto
l'ecosistema economico".
Un rallentamento
del mercato negli Stati Uniti, aggravato dalla crisi energetica, potrebbe
rivelarsi disastroso per le speranze di Trump di vincere le elezioni di medio
termine.
Il
bluff della potenza cinese: cosa frena
davvero
Pechino nella sfida agli USA.
Msn.com
– IL Giornale.it - Storia di Federico Giuliani – (16 luglio 2026) – Redazione –
ci dice:
Il
bluff della potenza cinese: cosa frena davvero Pechino nella sfida agli Usa.
La
Cina ha davvero superato gli Stati Uniti sul piano militare?
Questa
è una delle convinzioni più diffuse nel dibattito internazionale.
Il
quadro reale potrebbe tuttavia essere più complesso.
Già,
perché è vero che Pechino ha costruito una forza armata molto più moderna
rispetto al passato, ma è altrettanto vero che il gigante asiatico non ha
ancora raggiunto una superiorità decisiva.
Il
confronto militare tra Usa e Cina.
Il
punto centrale della riflessione riguarda Taiwan.
Un
attacco cinese all’isola avrebbe conseguenze enormi per gli equilibri globali,
ma la domanda decisiva resta una:
la
Cina sarebbe davvero in grado di conquistare e mantenere il controllo del
territorio?
Secondo
un’analisi pubblicata da” Foreign Affairs”, il vantaggio militare cinese viene
spesso descritto in termini eccessivamente allarmistici.
La crescita dell’Esercito popolare di
liberazione (PLA) negli ultimi trent’anni è stata impressionante, soprattutto
nei missili a lunga gittata, nelle capacità navali e nei sistemi di
sorveglianza.
Attenzione
però, queste capacità non equivalgono automaticamente alla possibilità di
condurre con successo una complessa invasione anfibia contro Taiwan.
Il
problema principale per Pechino resta quello della proiezione di forza:
servirebbero navi, mezzi e capacità logistiche sufficienti per trasportare e
sostenere un’enorme quantità di truppe sotto il fuoco nemico.
La Cina può infliggere danni devastanti a
Taiwan, ma trasformare questi attacchi nella conquista dell’isola è un
obiettivo molto più difficile.
Una
narrativa ambigua.
La
narrativa del sorpasso cinese rischia quindi di confondere la crescita delle
capacità militari con una reale superiorità strategica.
Negli
ultimi anni Washington e i suoi alleati hanno reagito rafforzando la propria
presenza nell’Indo-Pacifico. Stati Uniti, Giappone, Filippine e Taiwan hanno
aumentato cooperazione, investimenti e preparazione militare proprio in
risposta alle pressioni cinesi.
Il
risultato è un equilibrio più instabile, ma non necessariamente favorevole a
Pechino.
Le
nuove tecnologie, dai droni ai sistemi di guerra elettronica fino ai missili
ipersonici, stanno inoltre cambiando il modo in cui si combattono i conflitti e
in molti casi offrono vantaggi alle forze capaci di difendere un territorio
piuttosto che a chi deve conquistarne uno.
Uno
scenario ipotetico per i prossimi anni non è, dunque, quello di una Cina
imbattibile pronta a dominare l’Asia, bensì quello di una lunga competizione,
fatta di pressioni economiche, intimidazioni militari e tentativi di
deterrenza.
Sia chiaro: il vantaggio cinese esiste in
alcuni settori, ma l’idea di una superiorità schiacciante appare più un
miraggio che una realtà.
Israele
ha distrutto la Costituzione americana.
Unz.com
- Paul Craig Roberts – (16 luglio 2026) – Redazione – ci dice:
Mentre
gli americani, spensierati, se ne stavano seduti a succhiarsi il pollice o a
scorrere contenuti pornografici sui cellulari, perdevano la protezione della
Costituzione degli Stati Uniti.
Le
richieste speciali di Israele di protezione dalle critiche e le guerre
statunitensi in Medio Oriente a sostegno del Grande Israele hanno giocato un
ruolo fondamentale nella distruzione dei diritti costituzionali degli
americani.
I
neoconservatori sionisti hanno orchestrato la farsa della "guerra al
terrorismo" per aizzare gli Stati Uniti contro gli ostacoli all'espansione
israeliana.
L'obiettivo
dichiarato era la conquista di sette paesi in cinque anni.
La
guerra ha avuto successo, riuscendo a distruggere Iraq, Siria e Libia in un
periodo più lungo.
Ora
gli Stati Uniti si concentrano sull'Iran per conto di Israele, mentre Israele
tenta nuovamente di annettere il Libano al proprio territorio.
Si
potrebbe pensare che qualcuno, da qualche parte, se non negli ambienti della
politica estera americana, forse nel Medio Oriente musulmano, si sarebbe
accorto che il Grande Israele è un progetto reale e la fonte di violenza in
Medio Oriente.
Ma non
l'hanno fatto.
La
propaganda di guerra e la paura hanno celato l'agenda israeliana.
Gli
americani sono stati indottrinati con la paura delle inesistenti "armi di
distruzione di massa" di Saddam Hussein, delle inesistenti "armi
chimiche" di Assad e, attualmente, delle inesistenti "armi nucleari
iraniane".
Per
essere al sicuro dai "terroristi", ci assicurava il nostro governo,
dovevamo rinunciare alla libertà di parola, alla privacy, all'habeas corpus e
accettare l'esecuzione sulla base del solo sospetto, senza un giusto processo.
I presidenti George W. Bush, repubblicano, e Barack
Obama, democratico, hanno abolito queste tutele costituzionali con decreti
esecutivi per i quali non esiste alcuna disposizione nella Costituzione o nella
legge.
Nessuno
dei due è stato arrestato e chiamato a rispondere delle violazioni del
giuramento d'ufficio e, nel caso di Obama, delle esecuzioni ordinate di
cittadini statunitensi senza un giusto processo.
Obama ha commesso omicidi di cittadini
statunitensi senza doverne rispondere.
E i
liberali celebrano il primo presidente americano metà nero e metà bianco.
Il “Patriot
Act”, che ha abolito incostituzionalmente la privacy e consente lo spionaggio
senza mandato o giusta causa, è stato rinnovato più volte.
Il”
Patriot Act” è severamente inammissibile secondo la Costituzione degli Stati
Uniti.
Ricordiamo
che gli Stati Uniti sono la Costituzione.
Gli
attacchi alla Costituzione sono attacchi all'America.
È alto
tradimento per le amministrazioni statunitensi attaccare la Costituzione, come
hanno fatto i regimi di Bush, Obama, Biden e Trump. Eppure i nemici
dell'America si trovano sempre all'estero, mentre la lobby israeliana e altri
nemici dell'America in patria continuano a distruggere la Costituzione.
Il
presidente George W. Bush ha dichiarato dal nulla di avere il diritto di
trattenere a tempo indeterminato i cittadini americani sulla base del solo
sospetto, senza presentare alcuna prova a un tribunale, fregandosene
dell'habeas corpus.
Il
presidente Obama ha dichiarato dal nulla di avere il diritto di giustiziare
cittadini americani sulla base del solo sospetto. Lo ha fatto, e si è vantato
di quanto fosse bravo a uccidere gli americani.
Degli
americani imbecilli hanno accettato queste confische dei loro diritti e delle
loro vite come necessarie per proteggersi da "terroristi"
inesistenti.
L'11
settembre è stato il "nuovo Pearl Harbor" dei neoconservatori
sionisti per giustificare i 25 anni di guerra, tuttora in corso, degli Stati
Uniti contro i musulmani per la creazione del Grande Israele.
Nessuna
persona istruita accetta la versione ufficiale dell'11 settembre. L'11
settembre è stata un'operazione interna al governo statunitense, ideata per
presentare agli americani ignari un nemico da affrontare lontano, in Medio
Oriente.
Chi
era questo nemico?
Il
nemico dell'America erano gli stati musulmani che si opponevano all'agenda
sionista della Grande Israele, inizialmente definito come "dal Nilo
all'Eufrate", più recentemente definito dai ministri del governo
israeliano "dal Nilo al Pakistan".
Gli
americani indottrinati hanno trascorso i primi 25 anni del XXI secolo lottando
per l'”Agenda Sionista del Grande Israele”.
Il
nostro governo, comprato e pagato, ci ha ingannati dicendoci che stavamo
combattendo una "guerra al terrore" che non è mai stata definita, né
sono mai state presentate prove se non false come le presunte "armi di
distruzione di massa" di Saddam Hussein.
Il
governo degli Stati Uniti, usando denaro e vite americane, ha poi distrutto
Iraq, Libia e Siria per la Grande Israele.
Come
se non bastasse, Washington usò i soldi degli americani, che avrebbero potuto
essere usati per pagare le loro bollette non pagate, per fornire a Israele
denaro, armi e protezione diplomatica necessaria a completare il genocidio
israeliano della Palestina.
Il
genocidio dei palestinesi è tanto una responsabilità americana quanto una
responsabilità israeliana.
E ora
Israele ha la sua bambola burattina, Donald Trump, un completo imbarazzo per
gli Stati Uniti e per il popolo che lo ha eletto, in guerra con l'Iran per
l'agenda israeliana del Grande Israele, e senza uno scopo americano.
Perché
l'America è in guerra con l'Iran?
Per nessun altro motivo se non che Israele
vuole che lo siamo.
Cosa
ha mai fatto l'Iran all'America? Niente.
L'Iran
ha sofferto sotto i brutali dittatori imposti da Washington.
Fu
solo nel 1979 che il popolo iraniano rovesciò lo Shaw imposto da Washington, un
burattino di Washington, e ricreò la nazione iraniana.
Il
modo in cui Israele ha organizzato il regime di Trump fa sì che quest'ultimo
sia intrappolato in un incessante scambio di attacchi con l'Iran.
In questo modo Israele mantiene vivo il
conflitto, senza però sopportarne alcun costo.
I costi sono pagati dagli obiettivi iraniani
colpiti da Washington e dalle basi americane colpite dall'Iran.
Non è
Israele, la causa unica del conflitto, a essere colpita.
Il
presidente americano, ridotto da Netanyahu a un mero burattino al servizio
degli interessi di Israele, ha dichiarato che la guerra con l'Iran è tornata in
primo piano.
Ciò
significa carenza di petrolio e di carburante ed energia.
Questo costo ricadrà su molti popoli e molti
paesi, che pagheranno il prezzo dell'agenda sionista del Grande Israele per la
quale l'America sta combattendo.
Ma
cosa può fare Trump per sconfiggere l'Iran a vantaggio di Israele?
Non
può schierare navi da guerra statunitensi nel Golfo Persico.
Non
può invadere l'Iran.
Al
momento non è in grado di proteggere Israele o le basi statunitensi negli
sceiccati petroliferi dalle ritorsioni iraniane.
Tutto
ciò che Trump può fare è intensificare la violenza, ovvero allargare la guerra.
Denaro
e minacce possono essere usati per corrompere la Turchia, l'Arabia Saudita e
gli elementi dissidenti affinché si uniscano alla guerra contro l'Iran.
Attualmente
il Congresso degli Stati Uniti sta lavorando su due disegni di legge.
Uno integra gli Stati Uniti e Israele
militarmente, economicamente e politicamente, creando di fatto uno stato:
Israele-America.
La
Lobby Israeliana sostiene fortemente questo disegno di legge.
L'altra
legge criminalizza la critica a Israele come crimine d'odio antisemita.
La
Lobby Israeliana sostiene fortemente questo disegno di legge.
Poiché
nessun membro della Camera o del Senato è mai sopravvissuto all'opposizione a
Israele, entrambi i disegni di legge probabilmente diventeranno leggi, nel qual
caso le critiche a Israele porteranno all'imprigionamento.
La
legge per proteggere Israele dalle critiche è una violazione diretta del Primo
dimostra la Costituzione degli Stati Uniti: l'emendamento sulla libertà di
espressione. Per compiacere Israele, il Congresso degli Stati Uniti è disposto
ad annullare il Primo assicurare.
Il
Primo ritiene è fondamentale perché tutti gli altri emendamenti e il potere
della Costituzione di far rispettare i diritti degli americani dipendono da
esso.
Se la
libertà di parola è inammissibile, allora è impossibile anche solo intentare
una causa legale affinché la Corte Suprema faccia rispettare il diritto dei
cittadini americani di criticare Israele senza essere condannati in prigione.
I
liberali americani e le facoltà di giurisprudenza che, insieme alla sinistra,
dominano, stanno erodendo la Costituzione degli Stati Uniti da decenni.
Ci sono stati molti attacchi.
Uno di
questi è che la Costituzione sia un "documento vivente", con il che
intendono che la Costituzione significhi ciò che i liberali vogliono che
significhi, non importa quanto diversa da ciò che scrissero i Padri Fondatori.
Ad
esempio, il 14° Emendamento garantisce la parità di trattamento per legge, ma
per 60 anni gli uomini bianchi eterosessuali sono stati trattati in modo
diseguale con l'approvazione della Corte Suprema degli Stati Uniti e con la
pretestuosa giustificazione dell'"azione affermativa", e ridotti,
tramite l'"azione affermativa", a cittadini di seconda classe, mentre
vengono concesse preferenze legali a neri, donne e persone con tendenze
perverse in materia di ammissione all'università, lavoro e promozioni.
Questa
eliminazione del diritto degli uomini bianchi eterosessuali alla protezione del
14° Emendamento dimostra in modo inequivocabile fino a che punto l'America si
sia spinta nel sovvertire la Costituzione degli Stati Uniti con un'ingegneria
sociale ideologica.
Oggi
il quotidiano ebraico New York Times sponsorizza il Black 1619 Project, che
sostiene che non solo gli Stati Uniti e la loro Costituzione, ma anche le
colonie britanniche in America, siano stati creati come entità razziste per
giustificare la schiavitù dei neri.
Il
fatto che il New York Times abbracci questa totale invenzione, quando, ad
esempio, è noto che ogni schiavo nero portato nel Nuovo Mondo era prigioniero e
reso schiavo dalle guerre di schiavi del re nero del Dahomey, dimostra il
potere della finzione sulla realtà.
Ogni
schiavo venduto alle colonie britanniche era stato reso schiavo dal re nero del
Dahomey.
Sulle
coste di quello che un tempo era il Regno del Dahomey si trova un portale
commemorativo con la scritta:
"Attraverso questi portali passarono gli
schiavi diretti nel Nuovo Mondo".
Nessuno
di questi fatti storici fa parte dei corsi di "studi afroamericani"
nelle università né viene riconosciuto dal New York Times.
La
Costituzione degli Stati Uniti, ovvero l'America, indebolita da molti decenni
di attacchi dei liberali bianchi alla Costituzione per trasferire più potere
sulle persone al governo, non si sta rivelando un ostacolo alla capacità della
Lobby israeliana di far ignorare il Congresso USA la Costituzione per
proteggere Israele da qualsiasi responsabilità per i suoi enormi crimini.
Il
successo della propaganda israeliana tra gli americani è così notevole che
Israele non ha davvero bisogno della legge pendente che criminalizza i
cittadini americani che criticano le politiche israeliane. Il divieto contro gli americani di
critica Israele è già istituzionalizzato nelle aziende, università, media e 38
stati americani, e qualsiasi violazione comporta una punizione.
Non serve nemmeno una legge.
Proprio
l'altro giorno, una persona che indossava una maglietta con scritto: "bombardare i bambini non è
legittima difesa" è stata informata dalla United Airlines che la sua maglietta aveva
offeso un'assistente di volo e che doveva cambiarsi o sarebbe stato rimosso dal
volo.
United
Airlines fa scendere un passeggero per una maglietta con una scritta politica.
Quindi,
prima ancora che la legge voluta dalla lobby israeliana venisse approvata, la
United Airlines la stava già applicando.
Nell'America
"libera" di oggi probabilmente non esiste un'azienda, a parte forse
una di quelle di Elon Musk, in cui un dipendente possa criticare Israele e
conservare il proprio posto di lavoro.
La
Lobby Israeliana è riuscita a far approvare leggi da 38 governatori e
legislatori statali americani che negano i posti di lavoro ei contratti statali
ai critici di Israele.
Sì, in
38 stati americani una persona che critica il genocidio israeliano della
Palestina è vietata di avere qualsiasi attività lavorativa con lo stato.
Meno
di due settimane fa gli americani festeggiavano quanto fossero
"liberi".
Senza
la libertà di espressione la Costituzione e gli Stati Uniti non esistono.
Poiché
Israele è un principale distruttore della garanzia costituzionale della libertà
di parola, perché gli americani combattono le guerre israeliane in Medio
Oriente?
Perché
il regime Trump sta impegnando la tradizione contro l'America?
Perché
il popolo americano si lascia abusare in questo modo?
Le
autorità statunitensi arrestano il giornalista americano “Max Blumenthal” al
suo ritorno dall'Iran:
(presstv.ir/Detail/2026/07/14/772228/US-CBP-officers-arrest-question–giornalista-Max-Blumenthal–confisca-dispositivi-restituiscono-Iran).
Commenti
Posta un commento