Bombe e droni su Russia e Ucraina.
Bombe
e droni su Russia e Ucraina.
La
guerra dei droni russi: 87 mila uomini e la nuova profondità del campo di
battaglia.
Peacelink.it
– (23 agosto 2026) – Redazione PeaceLink – ci dice:
Armamenti
> Tecnologie militari > Le nuove tecnologie.
L’aeronautica
riceve dai droni le coordinate per guidare le terribili bombe plananti.
L'Institute
for the Study of War ha documentato operazioni dei droni russi nelle retrovie
del fronte contro veicoli, autocisterne, mezzi logistici, posti di comando e
altri obiettivi lungo strade e ferrovie anche a decine di chilometri dalla
linea di contatto.
Droni
russi.
La
guerra in Ucraina sta producendo una trasformazione profonda delle forze
armate.
I
droni non sono più soltanto uno strumento aggiuntivo affidato a piccoli gruppi
specializzati. Sono diventati una componente strutturale degli eserciti, capace
di modificare il modo stesso in cui si combatte.
Oltre
ottantamila militari russi addetti ai droni.
Un
dato russo rende bene la dimensione del cambiamento:
alla fine del 2025 le Forze russe dei sistemi
senza pilota contavano circa 87.000 militari, con un progetto di arrivare a
circa 165.000 entro la fine del 2026.
Il
dato è riportato da Rob Lee e Mitro Putiate in uno studio del Foreign Policy
Resecarci Institute.
Occorre
però fare una precisazione: 87.000 non significa 87.000 piloti di droni.
Si
tratta del personale complessivo delle nuove forze russe dedicate ai sistemi
senza pilota:
operatori, tecnici, specialisti, unità di
supporto e altre figure.
E
l'Ucraina?
Nel
2025 il Ministero della Difesa ucraino indicava circa 20.000 militari impiegati
come operatori di droni, mentre nel 2026 l'Ucraina ha continuato ad ampliare
rapidamente le proprie forze senza pilota. Ad aprile 2026 le forze armate
ucraine hanno annunciato di avere bisogno di altri 15.000 addetti da reclutare
per reggere il confronto militare.
Mosca
sta infatti costruendo una vera e propria organizzazione militare dedicata alla
guerra senza pilota, una guerra che arriva sempre più in profondità nelle
retrovie ucraine, ben oltre la linea del fronte.
Rubicone:
quando il drone arriva alle spalle.
All'interno
di questa trasformazione assume particolare rilievo il Rubicone Center for
Advanced Umane Technologies, una struttura d'élite russa costituita nel 2024.
Rubicone
non va considerato semplicemente come un reparto di droni FPV. Le sue unità
hanno sviluppato una funzione particolare: operare dietro la prima linea,
cercando i punti vulnerabili del dispositivo ucraino.
Uno
studio del Foreign Policy Research Institute descrive i distaccamenti Rubicone
come unità impiegate per colpire soprattutto squadre di droni e obiettivi
logistici a maggiore distanza dalla linea del fronte, con l'obiettivo di
accorciare il tempo che intercorre fra l'individuazione di un bersaglio e il
suo attacco.
In
altre parole, il problema non è più soltanto "distruggere un carro
armato". La Rubicone individua coloro che guidano i droni, i veicoli che
portano munizioni, le stazioni di comando, i collegamenti e le vie attraverso
cui arrivano i rifornimenti vitali alle truppe, ad esempio l'acqua.
È una
forma di guerra in profondità.
L'Institute
for the Study of War (ISW) ha documentato, per esempio, operazioni Rubicone
contro veicoli, autocisterne, mezzi logistici, posti di comando e altri
obiettivi lungo strade e ferrovie anche a decine di chilometri dalla linea del
fronte. In un caso sono stati documentati attacchi a obiettivi situati tra 26 e
oltre 70 chilometri dalla linea del contatto.
La
conseguenza è importante: il fronte non coincide più con la linea delle
trincee.
Recidere
la logistica
La
logistica è uno dei bersagli più importanti.
Un
esercito può avere soldati e armi in prima linea, ma se non arrivano
carburante, munizioni, viveri, batterie, pezzi di ricambio, meccanici, la sua
capacità di combattimento diminuisce rapidamente.
Rubicone
ha sviluppato proprio questa capacità di interdizione. L'ISW ha documentato
l'impiego di droni russi contro le vie di rifornimento ucraine e, nel settore
di Pokrovsk, contro persino i droni pesanti utilizzati dagli ucraini per
trasportare rifornimenti alle unità combattenti.
È un
passaggio significativo.
Il
drone non serve soltanto a colpire direttamente un soldato. Può essere
utilizzato per impedire che quel soldato riceva ciò di cui ha bisogno per
continuare a combattere.
La
stessa logica è stata osservata nell'area di Dobropillia: secondo analisi
militari, le unità Rubicone hanno cercato di isolare le posizioni ucraine
colpendo le strade anche a oltre 20 chilometri di profondità.
Le
coordinate per le bombe plananti.
C'è
poi un'altra dimensione fondamentale: la ricognizione.
Rubicone
dispone di diversi tipi di droni da ricognizione, fra cui ZALA, Orlan e Super
Camp oltre a droni FPV e sistemi d'attacco.
Questo
permette di costruire una catena sempre più rapida: ricognizione,
individuazione, identificazione, trasmissione delle coordinate, attacco.
Questa
è quella che gli analisti chiamano spesso krill chain, la "catena di
ingaggio". La catena delle uccisioni.
Più
questa catena diventa veloce, meno tempo ha il bersaglio per spostarsi o
nascondersi.
Ed è
qui che il rapporto fra droni e bombe plananti diventa particolarmente
importante e spietato.
Le
bombe plananti russe KAB/UMPK possono essere lanciate da aerei a distanza di
sicurezza dalle difese antiaeree ucraine. Il loro impiego fa parte di una più
ampia campagna russa di interdizione della logistica e delle retrovie. L'ISW ha
documentato l'impiego combinato di droni, bombe plananti KAB e altri sistemi
per colpire la logistica e creare condizioni favorevoli all'avanzata russa.
Possono arrivare a pesare una tonnellata, una tonnellata e mezza, anche tre.
L'effetto è devastante. Anche se il cronista ucraino non viene colpito riporta
lesioni gravi nell'arco di centinaia di metri di raggio.
La
caccia ai cronisti ucraini.
Il
bersaglio più importante per la strategia della rubiconia può diventare quindi
proprio chi guida il drone. Il RUSI (Royal United Services Institute) ha
osservato che le forze russe hanno concentrato crescente attenzione
sull'individuazione delle postazioni degli operatori ucraini, utilizzando
contro di loro artiglieria, bombe plananti e altri droni.
È una
logica quasi paradossale: la guerra dei droni porta alla caccia all'uomo che
controlla il drone.
Per
questo le unità ucraine devono continuamente spostare le proprie postazioni,
mimetizzarle, proteggerle dalle intercettazioni e ridurre il tempo di
trasmissione fra drone e comando.
In
questa competizione Rubicone ha costruito una reputazione particolare. Secondo
gli studi disponibili, la sua superiorità non deriva semplicemente dal possesso
di droni migliori, ma dalla combinazione di personale selezionato,
addestramento, ricognizione, guerra elettronica, innovazione tecnica e rapidità
nella catena di ingaggio.
La
risposta di Kiev.
Dal
canto suo l'Ucraina ha sviluppato capacità di attacco in profondità. Nel 2026
le sue forze cronistiche hanno intensificato le operazioni contro
infrastrutture, vie di rifornimento e obiettivi militari russi anche molto
lontani dal fronte.
È una
competizione fra due sistemi militari che stanno progressivamente trasformando
i droni in una componente centrale della guerra. Come non si era mai visto
prima.
Un
cupo futuro.
La
Russia dispone di maggiori risorse complessive e sta trasformando
progressivamente l'esperienza maturata sul campo in strutture permanenti,
numericamente molto grandi e gerarchicamente integrate nelle forze armate.
Significa
che la Russia sta costruendo una infrastruttura militare del drone.
E il
progetto di arrivare a circa 165.000 uomini nel 2026 indica che Mosca considera
questa trasformazione come una componente stabile della guerra del futuro. Tale
trasformazione della guerra in Ucraina può essere racchiusa in una frase: il
campo di battaglia sta diventando sempre più profondo.
La
nuova guerra dei droni ha una caratteristica terribile: la capacità di
infliggere vittime è diventata più capillare. I soccorsi diventano sempre più
difficili. E si sta diffondendo un nuovo incubo: la brontofobia.
Si
tratta di una condizione di ansia persistente e panico acuto provocato dal solo
rumore di un drone in volo. Colpisce sia i civili che i militari, ed è oggi
riconosciuta dagli psicologi come una variante del disturbo da stress
post-traumatico (PTSD).
Il
disperato piano dell’UE contro
la
Russia e l’avvicinamento
del
Vaticano a Mosca.
Larunadellago.net
– (28/08/2026) – Cesare Sacchetti – Redazione – ci dice:
A
Mosca, lo scorso mercoledì, i commentatori Occidentali sono rimasti a dir poco
a bocca aperta, se non presi da una vera e propria rabbia.
Appena
il mastodontico aereo militare C-17 ha iniziato a sorvolare i cieli della
capitale moscovita, sono proliferate ipotesi di vario tipo, depistaggi in larga
parte secondo i quali il direttore della CIA, Radcliffe, era giunto per
trasmettere qualche monito a Mosca.
In
realtà, gli organi di stampa Occidentali hanno divulgato la solita falsa velina
per nascondere il vero tema cruciale dell’incontro di alto livello che è
ruotato principalmente attorno alle continue e costanti provocazioni
dell’Unione europea e della NATO nei confronti della Russia.
Solo
pochi giorni prima del vertice russo-americano, il ministro degli Esteri,
Sergej Lavrov, aveva di nuovo messo in guardia il Regno Unito dal cessare le
sue continue provocazioni e i suoi appoggi sempre più costanti verso il regime
nazista ucraino.
Il
ministro Lavrov.
Da
qualche anno a questa parte, Londra agisce ormai come il vero centro di
destabilizzazione degli affari internazionali e come il principale sobillatore
delle ostilità in Ucraina.
Tramontato
il ruolo di Washington come motore del disordine internazionale, la cosiddetta
anglosfera, quell’area geopolitica che domina le relazioni internazionali dal
secondo dopoguerra in poi, si è ritrovata priva del suo principale pilastro,
quello degli Stati Uniti, ormai passati pienamente da una dimensione imperiale
ad una più propriamente nazionale.
Londra
così ha provato a indossare nuovamente i panni della potenza destabilizzatrice
che agisce per conto di quel circolo di think tank e circoli mondialisti che da
più di un secolo aspirano alla costruzione di una governance globale.
I
risultati sono stati molto lontani da quelli sperati poiché le sorti del
conflitto ucraino non hanno minimamente preso la piega sperata dagli ultimi
Euro-Atlantisti, ma le provocazioni degli orfani dell’impero americano si
stanno facendo sempre più reiterate e preoccupanti.
Il
disperato piano dell’UE e della NATO contro la Russia.
Secondo
fonti di intelligence serbe, risulta che la NATO e l’Unione europea stiano
lavorando per orchestrare qualche altra grave provocazione concentrate
principalmente verso Kaliningrad, l’enclave russa tra Polonia e Lituania.
Recentemente,
la Polonia ha deciso di mandare al confine intorno a Kaliningrad 28 carri
armati sudcoreani K2, un’altra dimostrazione delle manovre estremamente
aggressive e provocatorie che l’area Euro-Atlantica ha eseguito contro la
Russia.
La
militarizzazione del confine vicino a Kaliningrad.
Nei
giorni successivi a questo inusuale schieramento di mezzi blindati, l’Olanda,
altro Stato tra i più russofobi dei falchi atlantici, ha inviato i suoi aerei
militari al confine con la Russia nell’ennesima spericolata manovra verso
Mosca, che fino ad ora ha esercitato non poco l’arte della pazienza.
La
goccia che ha fatto traboccare il vaso però sembra essere stato il continuo e
reiterato appoggio bellico al regime nazista di Kiev, tanto che i servizi
segreti russi hanno deciso per la prima volta dal 2022 di iniziare a far
detonare le fabbriche di armi in Europa che hanno rifornito Kiev, come, ad
esempio, quella della KNDS, impresa franco-tedesca che aveva uno stabilimento a
Colleferro, nei pressi di Roma, saltato in aria non prima che anonimi
telefonisti facessero evacuare il sito.
A
differenza di Kiev e di Bruxelles, Mosca quantomeno rispetta ancora le vite
degli innocenti, non fa gratuite stragi di innocenti come fanno i sostenitori
del battaglione neonazista di Azov e l’Unione europea che, caduta la sua
maschera liberal-democratica, non ha esitato a schierarsi con i peggiori
terroristi e assassini pur di preservare l’ultimo fragile bastione del
mondialismo, ovvero la citata UE.
Secondo
le citate fonti dei servizi di Belgrado, l’ultimo incontro straordinario tra
Stati Uniti e Russia ha visto i due Paesi, ormai uniti da una solida intesa
geopolitica, discutere delle continue provocazioni dell’UE e della NATO verso
il Cremlino, che è stata molto chiara con la delegazione americana.
A
Bruxelles, sono come degli animali feriti.
Da
molto tempo ormai non si agisce più in base a delle razionali considerazioni
militari e geopolitiche.
Non si
vuole riconoscere che l’ordine, o il disordine, del secolo scorso è ormai uno
sbiadito ricordo.
Non
esiste più negli affari internazionali una superpotenza in grado di cambiare
arbitrariamente i destini di una qualsiasi nazione nel mondo per assicurarsi
che in ogni Paese ci sia un governo fedele all’apparato della governance
globale.
Gli
Stati Uniti hanno chiaramente abdicato al ruolo di sovversivi internazionali,
ma la reale politica sembra essere una dimensione sconosciuta a Bruxelles.
L’UE e
il rifiuto di accettare il suo declino.
Ci si
chiude nel bunker, si accusa Mosca di aver portato alla rovina l’Europa,
consumata invece dall’Unione europea, e si prova ad agitare lo spauracchio
della “minaccia russa” nella illusione che i popoli europei si trincerino a
difesa di una Unione mai veramente amata e oggi considerata la principale
responsabile della crisi economica e demografica del vecchio continente.
L’UE è
stata pari al passaggio di Attila al tempo delle invasioni barbariche.
Il suo
passaggio ha distrutto fiorenti giardini europei, soprattutto quello
dell’Italia, un tempo quarta potenza industriale invidiata dall’Europa e dal
mondo per la sua straordinaria capacità di riuscire ad essere competitiva e
decisiva in un mondo dominato all’epoca dal bipolarismo controllato delle due
superpotenze americane e sovietiche.
Se
Bruxelles crede di trascinare con sé gli italiani e gli europei attraverso la
consunta retorica della russofobia, gli eurocrati commetteranno l’ennesimo
grave errore di valutazione.
L’Unione
sa che la storia ormai ha già decretato la sua estinzione, ma tale
consapevolezza non ha portato gli eurocrati ad accettare uno smantellamento
concordato per tornare ordinatamente agli Stati Nazionali.
Bruxelles
sembra dominata dalla mentalità di un Sansone.
Se noi
dobbiamo morire, tutti devono morire.
I
finanziatori dell’Unione sono affetti da un inguaribile delirio di onnipotenza.
Dominati
come sono dalla loro smisurata bramosia di potere, mostrano la loro innata
vocazione autoritaria e distruttiva, la stessa che conseguentemente domina
l’Unione europea.
Il
punto di non ritorno perciò non è mai stato così vicino dall’essere superato
come lo è ora.
Mosca
ha monitorato con attenzione e preoccupazione le folli manovre provocatorie di
Bruxelles, e ha voluto informare gli Stati Uniti che il patto Euro-Atlantico si
prepara a varcare il Rubicone del suicidio politico.
Superata
la soglia della provocazione ed entrati in quella dell’attacco aperto,
probabilmente mascherato attraverso un falso flag concepito per accusare
falsamente la Russia di aver aggredito un Paese UE, si entra in un territorio
di nessuno.
Militarmente,
non si comprende cosa abbia in mente di fare l’Unione.
Le
riserve di munizioni sono prosciugate da tempo per via dell’incessante sostegno
all’Ucraina.
I
singoli eserciti dei Paesi europei sono a dir poco inadeguati e privi della
necessaria preparazione per sostenere qualsivoglia conflitto con Paesi anche
meno attrezzati della Russia, e se ci si sposta nel campo della missilistica la
situazione si fa persino peggiore.
L’Unione
è priva di efficaci contraeree in grado di respingere eventuali attacchi
missilistici russi che non avrebbero difficoltà a colpire gli obiettivi
designati.
Washington
ha già mandato un messaggio molto chiaro alle deliranti cancelliere europee.
“Da
noi non avrete alcuna copertura”.
Bruxelles
si ritrova così isolata, emarginata dalla comunità internazionale che si è
spostata sempre più verso il nuovo corso multipolare mentre l’eurocrazia
rincorre ancora la defunta idea di un supergoverno mondiale.
L’ipotesi
di un terzo conflitto globale non è perciò nemmeno da prendere in
considerazione.
C’è
sul campo un solo attore, l’Unione, disarmata e debole, non solo contro Mosca,
ma contro tutto quel mondo libero che ormai vuole il ritorno del primato degli
Stati nazionali su quello di circoli e potentati transnazionali che sono stati
indubbiamente i veri arbitri del potere nel’900.
Il
vertice russo-americano è servito a discutere esattamente delle provocazioni di
Bruxelles, mentre la stampa angloamericana ed europea ha partorito la più
classica delle false veline, ovvero quella secondo la quale Washington sarebbe
andata ad intimare qualche immaginario altolà al Cremlino sulla sua avanzata in
Russia.
Se c’è
stato un altolà di qualche tipo, è stato in realtà quello di Washington contro
Bruxelles che ha intimato agli organismi comunitari e alla NATO di mettere
immediatamente fine alle sue provocazioni.
L’alleanza
russo-americana ormai si muove come un orologio svizzero.
Il
meccanismo aveva mostrato tutta la sua efficacia già lo scorso anno dopo il
disastroso vertice di agosto alla Casa Bianca tra Zelensky e i “leader”
europei, da un lato, e Donald Trump, dall’altro.
Dopo
quel fallimentare incontro, Trump ha avuto una conversazione telefonica con il
presidente russo, Vladimir Putin, con il quale ha coordinato le prossime mosse.
Vladimir
Putin e Donald Trump.
Stati
Uniti e Russia hanno da quel momento in poi stretto in una morsa
militare-giudiziaria il regime nazista di Zelensky, decimato sul fronte
Orientale dalla Russia e decapitato dei suoi vertici politici dalle incessanti
inchieste della NABU, l’ufficio anticorruzione ucraino che lavora a stretto
contatto con la FBI.
Kiev è
destinata a morire, e allora si cerca di appiccare incendi in ogni parte
d’Europa, di mandare droni contro i Paesi europei in ridicole e maldestre
operazioni di falsa bandiera che vorrebbero accusare la Russia, ma fino ad ora
è stato tutto inutile.
Il
Cremlino così ha voluto mettere sul tavolo il piano dell’UE per far sì che gli
Stati Uniti fossero pienamente informati della politica estera guerrafondaia di
un blocco alla deriva.
Alla
Casa Bianca, all’indomani del vertice moscovita, si è appunto discusso
dell’informativa dei servizi russi.
Washington
sa che Bruxelles sta cercando una guerra impossibile che non cambierà comunque
le sue sorti, e si prepara ad aumentare la pressione economica verso i Paesi
dell’Unione attraverso un probabile aumento dei dazi che taglierebbero
completamente le deboli gambe dei Paesi europei, già debilitati da anni di
austerità economica, ormai insostenibile anche per l’ex locomotiva europea, la
Germania, ormai divenuta il malato d’Europa per via della moneta unica.
La
Santa Sede come mediatore della crisi.
In
tale politica estera del suicidio, la Casa Bianca e il Cremlino cercano un
interlocutore al quale affidare il ruolo di mediatore e di paciere nella
speranza che costui possa avere l’autorità politica e morale di riportare verso
la via del buon senso gli isterici governi dell’Unione.
La
missione dell’arcivescovo Paul Gallagher a Mosca nello stesso giorno in cui
avveniva l’incontro russo-americano non va letta come una mera coincidenza
temporale.
La
conferenza stampa congiunta di monsignor Gallagher assieme al ministro Lavrov.
Washington
e Mosca vogliono che la Santa Sede inizi a mediare, a invitare i vari governi
europei a cessare le loro folli provocazioni e a riconoscere finalmente la
realtà del conflitto ucraino che, di questo passo, porterà la Russia a
guadagnare altro terreno ad Occidente, fino a mettere in dubbio l’esistenza
stessa della statualità ucraina.
I
rapporti tra Mosca e il Vaticano erano a dir poco freddi dal 2021 a questa
parte.
Nonostante
gli ipocriti inviti al dialogo e alla pace, Papa Bergoglio non ha esitato a
manifestare il suo sostegno a favore dei nazisti ucraini, ricevuti nella Santa
Sede e accolti con tutti gli onori, a differenza della delegazione russa, che
non ha messo piede a San Pietro negli ultimi anni.
Il
viaggio di monsignor Gallagher è l’inizio di un disgelo, l’inaugurazione di un
nuovo corso tra la Santa Sede e il Cremlino che vede per la prima volta un
serio passo diplomatico del Vaticano verso la Russia.
A
nemmeno un anno e mezzo dall’inizio del suo pontificato, Leone XIV si trova
così ad essere il crocevia di una delicatissima fase storica e politica, nella
quale un apparato al tramonto minaccia la pace collettiva e la sicurezza di
tutti gli europei.
Il
Santo Padre non si è tirato indietro quando si è trattato di esprimere la sua
opinione verso l’Unione.
Nonostante
gli organi di stampa continuino ad ignorare o a mettergli in bocca parole da
lui mai pronunciate, Papa Prévost ha accusato l’Unione europea di essere la
principale responsabile della drammatica crisi demografica per via del suo
rifiuto di riconoscere le radici cristiane.
Il
tempo presente perciò oltre ad avere una fondamentale importanza storica,
sembra indissolubilmente legato a quanto previsto e annunciato a Fatima nel
1917 da Maria.
Sono
le parole che sono state censurate per lungo tempo dai membri della massoneria
ecclesiastica che si sono adoperati per nascondere la verità sul Terzo Segreto
di Fatima.
Se si
leggono le testimonianze dei lettori di quel testo, sembra quasi impossibile
non accorgersi di una incredibile evidenza.
Gli
eventi del tempo presente che riguardano la Russia e l’Ucraina sono stati
annunciati da Maria più di un secolo fa.
Un
secolo dopo si sta assistendo in diretta a quegli eventi.
Zelensky:
la mina vagante che
terrorizza
Londra e Bruxelles.
Lacrunadellago.net
– (25 – 08 – 2026) – Cesare Sacchetti – Redazione – ci dice:
A
Kiev, nelle ultime settimane c’è stata una vera e propria tempesta politica.
Il
“presidente” del regime nazista ucraino, Volodymyr Zelensky, ha deciso di
eseguire l’ennesimo rimpasto, il quarto da quando è iniziata la guerra
russo-ucraina, dopo la rimozione del ministro della Difesa, Mikhailov Fedorov.
Fedorov
apparteneva a quel gruppo di uomini del regime che chiedeva sempre più
insistentemente un passaggio elettorale per legittimare una presidenza che non
è più legittima da tempo, almeno dal 30 marzo del 2024, giorno nel quale è
scaduto il mandato quinquennale del presidente Zelensky.
Il
messaggio di Fedorov nel quale chiede le elezioni in Ucraina.
Zelensky
opera da allora in una area di illegittimità politica che potenzialmente
potrebbe essere anche in grado di invalidare qualsiasi eventuale accordo di
pace egli firmasse, considerata la sua incapacità di rappresentare legalmente
l’Ucraina sui tavoli internazionali.
L’uomo
del regime nazista ucraino ha sorvolato sempre questa spinosa questione
trincerandosi dietro la necessità dello stato di guerra, una condizione che se
paradossalmente dovesse durare 20 o 30 anni, consentirebbe a Zelensky di
restare al potere senza elezioni.
Alla
Casa Bianca, durante una delle sue visite dello scorso anno, e dopo il disastro
di febbraio, dove l’ex comico si mise a urlare contro i padroni di casa, il
presidente Trump gli disse chiaramente che se allora la guerra dovesse durare
diversi altri anni, Zelensky in tal modo si sarebbe messo al riparo dal
processo elettorale.
A
Londra, si sono resi conto da un pezzo della insostenibilità della situazione,
e i servizi segreti britannici, l’MI6 in particolar modo, si sono attivati per
favorire una transizione interna, o meglio un passaggio di poteri che dovrebbe
portare Zelensky fuori dal palazzo presidenziale per mettere al suo posto uno
dei protetti di Downing Street, tra i quali c’è certamente il generale Zaluzhny
che risiede in pianta stabile nel Regno Unito da ormai 2 anni.
Il
generale Zaluzhny.
Zaluzny
era fino al 2024 il capo delle forze armate ucraine, l’uomo che aveva condotto
su ordine del suo presidente un milione e mezzo di ucraini al massacro dopo 2
anni di guerra sul fronte orientale che sono costati un altissimo tributo di
sangue a molti ucraini trascinati forzatamente nel tritacarne del Donbass.
Da
allora, l’ex comandante militare ha sperimentato personalmente l’applicazione
della vecchia massima latina “promoveatur ut amoveatur”, poiché Zelensky ha deciso di
“punirlo” per i disastrosi risultati al fronte attraverso l’assegnazione
dell’incarico di ambasciatore ucraino presso il Regno Unito.
Dopo
quella nomina, Zaluzhny è stato visto molto volte in compagnia di uomini dei
servizi segreti inglesi, i quali hanno iniziato una sorta di vero e proprio
casting per iniziare a cercare un sostituto di Zelensky, la cui immagine
pubblica viene ormai considerata “bruciata”, in larga parte indigesta al grande
pubblico europeo, piuttosto contrariato di dover sostenere Kiev in un momento
di generale crisi economica.
Badano:
il capo dei servizi segreti gradito a Londra.
Secondo
gli uomini dell’intelligence serba, alla fine, dopo diverse “selezioni”, le
preferenze sembrano essere ricadute sul generale Krylov Badano, altro uomo di
elevato rango nelle gerarchie del regime nazista ucraino.
Badano
fino ad ora è riuscito a scampare alle varie purghe di Zelensky.
Troppo
radicato il suo potere nella temuta intelligence militare, la HUR, da lui
presieduta, e troppo influente per poter essere spostato altrove o rimosso con
un colpo di spugna come accaduto ad altri personaggi come i citati Zaluzhny o
Kuleba.
Krylov
Badano.
Badano
è l’uomo che sa dove sono seppelliti gli scheletri più ingombranti del regime,
quelli che riguardano soprattutto le black ops, ovvero le operazioni illegali
che prevedono l’assassinio di figure militari di alto grado delle forze armate
russe, come quella che, ad esempio, ha portato alla recente uccisione del
generale russo Aleksandr Chiaro, oppure l’eliminazione degli oppositori di
Zelensky all’estero, come Vadim Yermolayev , vittima di un attentato esplosivo,
costato l’amputazione delle gambe alla sua compagna, Anna Gasolina.
A
Kiev, il metodo di governo è quello del terrorismo più sanguinario.
Al
potere, ci sono puri e semplici assassini che non hanno remore ad uccidere
indiscriminatamente pur di provare a salvare un apparato ormai sempre più
fragile e sempre più privo di coperture internazionali.
Londra
così ha deciso che ormai sono maturi i tempi di una elezione che, almeno nelle
loro intenzioni, dovrebbe far vincere il candidato designato da Downing Street,
con ogni probabilità, il citato generale Badano, ma Zelensky ha opposto un
fermo “NIET” alle domande del governo britannico.
Il
“presidente” non vuole mollare e per provare a rovesciare il tavolo ha parlato,
a sorpresa, della possibilità di un accordo imminente con la Russia, mediato
dagli Stati Uniti, i quali però hanno ribadito più volte a Kiev che la linea
rossa per firmare qualsiasi trattato con Mosca sarà quella di riconoscere una
volta per tutte l’acquisizione, o la riconquista, dei territori dell’Ucraina
Orientale, quali il Donbass e le altre tre regioni perdute del Lugansk, del
Luhansk e di Zaporizhzhya, che sarebbero comunque impossibili da recuperare per
l’Ucraina.
A
Kiev, il pragmatismo militare e politico non è certamente di casa perché fino a
questo momento la dirigenza del regime ha rifiutato qualsiasi possibilità che
prevedesse il riconoscimento di territori che ormai sono russi a tutti gli
effetti, e mai torneranno ad essere ucraini.
Dal
fronte, nelle ultime settimane, sono giunte altre notizie che fanno capire che
la disfatta ucraina è totale.
La
perdita della roccaforte di Konstantinova, difesa con le unghie e con i denti
dai nazisti ucraini, ha segnato il punto di non ritorno.
La
liberazione di Konstantinova.
Konstantinova
rappresentava l’ultimo bastione, l’ultima posizione da difendere per impedire
uno sfondamento russo che potenzialmente potrebbe raggiungere persino Odessa,
una eventualità che per Kiev significherebbe perdere ancora più territorio di
quello già perduto sino ad ora.
Nel
bunker di Zelensky però, come detto in precedenza, non c’è la capacità politica
di riconoscere che è impossibile vincere una guerra contro la Russia, un Paese
in grado di rinnovare continuamente la sua produzione bellica, soprattutto se
gli Stati Uniti non sono della partita e accolgono le legittime istanze di
Mosca.
L’Unione
europea in tale gioco si conferma per quello che è.
Una
tigre di carta dalle velleitarie ambizioni di “superpotenza” che in realtà
senza la protezione e il sostegno di Washington nulla può spostare negli affari
internazionali, né tantomeno è in grado di salvare l’Ucraina dalla potente
macchina bellica russa.
Gli
scandali di corruzione e le paure di Londra e dell’UE.
A
Londra e Bruxelles, crescono così le preoccupazioni, sia per la disastrosa
situazione militare, sia per le ultime notizie che sono giunte dagli uffici
della NABU, l’ufficio anticorruzione dell’Ucraina.
La
NABU in tale gioco si è rivelata essere la vera incognita, la variabile che ha
fatto saltare l’equazione dell’Unione europea e della NATO, convinte che
nessuno a Kiev avrebbe mai osato aprire delle inchieste per scoperchiare
l’enorme rete di corruttele che ruota attorno ai fondi stanziati dai governi
europei a Kiev.
L’ufficio
anticorruzione ucraino aveva iniziato in realtà ad aprire fascicoli sugli alti
dirigenti del regime ucraino già dopo la visita di Zelensky alla Casa Bianca
dell’agosto del 2025.
Dopo
l’ultimo colloquio tra Trump, da un lato, e Zelensky e i suoi deboli referenti
europei, dall’altro, il presidente americano ha avuto un colloquio telefonico
con il presidente russo, come si riportò in esclusiva lo scorso anno su questo
blog.
Fonti
di intelligence americane riferirono in quell’occasione che il presidente Trump
e il presidente Putin concordarono una vera e propria road mapi, ovvero un
percorso che avrebbe dovuto portare alla progressiva esautorazione di Zelensky,
sia sotto il profilo militare sia sotto quello politico.
Il
primo è chiaramente di competenza russa, mentre il secondo rientra nella sfera
d’influenza di Washington, poiché la NABU vanta molti accordi di collaborazione
con l’FBI e il dipartimento di Giustizia americano.
La
sede della NABU a Kiev.
Dopo
il famigerato Euro-maidan del 2014, il celebre bureau di Quantico infatti aprì
persino un suo proprio ufficio nel quartier generale della NABU nella capitale
ucraina.
L’amministrazione
Obama che agì come centrale di destabilizzazione del gabinetto del presidente
Yanukovich si mosse per assicurarsi di occupare i posti chiavi del nuovo
governo ucraino di Poroshenko, commissariato difatti da Washington che ordinò
persino la rimozione di un procuratore ucraino, Victor Shocking, che si stava
avvicinando troppo alla rete di corruzione dell’ex vicepresidente americano Joel
Biden.
Ultimato
il mandato di Barack Obama, quella struttura di controllo è rimasta al suo
posto, ma alla Casa Bianca non c’è più un garante dell’ordine Euro-Atlantico,
ma un suo fermo oppositore come il presidente Donald Trump che non ha fatto
mistero che gli Stati Uniti hanno già deciso di abbandonare il Patto Atlantico.
La
strategia dell’accerchiamento russo-americano contro Zelensky.
Zelensky
si vede così accerchiato.
Sul
piano militare, le sue truppe e i suoi improbabili mercenari vengono spazzati
via quotidianamente dalle forze armate russe, mentre la NABU ha iniziato a
fargli terra bruciata intorno attraverso l’arresto di figure “eccellenti” del
regime ucraino.
Il
primo pezzo grosso a cadere nella rete degli investigatori ucraini fu Timur Mandich,
storico socio d’affari di Zelensky, con il quale condivide le origini ebraiche.
Mandich
era l’uomo ombra di Zelensky già ai tempi della sua improbabile carriera di
comico televisivo, da lui di fatto lanciata nel 2010.
Dopo
essere divenuto presidente dell’Ucraina, l’ex comico ha inserito nel suo staff
il suo padrino televisivo, al quale durante la guerra contro la Russia, sono
state affidate le delicate operazioni di gestione dei fondi che Mandich ha
riciclato in diversi affari illegali immobiliari.
Timur Mandich.
Mandich
era perciò una sorta di faccendiere, ma al tempo stesso un uomo con protezioni
eccellenti che è riuscito ad allontanarsi dal Paese un attimo prima che gli
inquirenti ucraini arrivassero a lui, poiché l’ex sodale di Zelensky è riuscito
a scappare assieme alla sua famiglia in Israele, che ancora oggi protegge la
sua latitanza.
Mandich non è però l’unico uomo del regime
nazista ad avere in tasca un passaporto israeliano.
Sono
molti i personaggi che hanno a disposizione il passaporto dello stato ebraico,
una circostanza che suscita più di una riflessione su chi siano i veri padroni
di questo corrotto regime che hanno in realtà poco o nulla di ucraino.
La
macchina investigativa della NABU non si è comunque fermata dopo l’arresto
sfumato di Mandich.
A
finire dietro le sbarre lo scorso maggio è stato un altro fedelissimo di
Zelensky come Andriy Yerma, ex capo di gabinetto presidenziale accusato,
nuovamente, di aver riciclato più di 10 milioni di dollari in un altro affare
immobiliare.
Ad
agosto, c’è stato un altro potente scossone nel fragile apparato presidenziale
ucraino.
Gli
inquirenti della NABU sono arrivati ad un altro pezzo delicato della presidenza
quale Irina Mudar, vicecapo di gabinetto, incaricata di gestire le nomine
giudiziarie e accusata di far parte di un’associazione a delinquere che aveva
come suo scopo primario quello di sottrarre i fondi delle cauzioni giudiziarie.
L’Ucraina
di Zelensky è evidentemente un vero e proprio verminaio.
Qualsiasi
pentola si scoperchi, viene fuori un fitto dedalo di tangenti e corruzione che
coinvolge ogni membro di spicco del governo.
Le
tangenti ucraine distribuite ai politici europei.
Al
vertice di questa cupola di corruzione che sta saccheggiando l’Ucraina e
mandando al massacro i suoi uomini c’è chiaramente lui, Volodymyr Zelensky, il
collettore di queste tangenti che vengono smistate e versate ai suoi
fedelissimi, i quali poi si incaricano di comprare proprietà per conto del
presidente in tutta Europa.
Il
mattone è senza dubbio il metodo privilegiato per smistare e ripulire questa
enorme mole di soldi sporchi pari a 1,2 miliardi di dollari.
Nella
sola Spagna, gli uomini di Zelensky hanno comprato ben 26 beni immobili
attraverso il denaro sporco frutto di tangenti.
In
Italia, la situazione non è molto differente.
Il
“presidente” ucraino risulta essere l’intestatario di diverse proprietà in
Toscana, sua zona d’elezione prediletta, nella quale, secondo fonti di
intelligence serbe, si sarebbe mosso tramite l’appoggio di un influente notaio
locale e di politici nazionali di primo piano.
I
timori che il giro di mazzette potesse venire fuori sono così radicati che
iniziano a volare fuori dalla finestra banchieri sulla falsariga della morte
del dirigente di MPS, David Rossi.
È il
caso, ad esempio, di Alexander Adamich, banchiere scaraventato dalla finestra
di un palazzo di Milano lo scorso febbraio.
Alexander
Adamich.
Adamich
era uno di quegli uomini che stava collaborando attivamente con la NABU e che
conosceva perfettamente i terminali di partenza e arrivo dei fondi inviati a
Kiev.
Ognuno,
nel gioco sporco ucraino, è chiaramente legato all’altro.
Zelensky
ha elargito a pioggia i proventi delle tangenti.
La
torta è stata distribuita a diversi primi ministri e presidenti europei che
hanno poi trasferito quelle tangenti nei loro soliti conti offshore, senza che
ovviamente le magistrature europee provassero a risalire la corrente
dell’enorme flusso di capitali sporchi.
A
Londra e Bruxelles, ora alberga questa paura.
La
paura che Zelensky sia diventato una mina vagante e che possa decidere di
chiedere protezione agli Stati Uniti o alla Russia in cambio di una
testimonianza contro i vari politici europei coinvolti in questo enorme
scandalo.
Il
“leader” ucraino eretto a “fiero” simbolo di resistenza contro l’aggressione”
russa dalla stampa anglo europea si ritrova ad essere così incredibilmente una
minaccia per l’apparato che lo proteggeva.
Oggi
così tutto è possibile, ma una cosa appare certa.
Ormai
quello che conta nel decaduto Euro-Atlantismo è mettersi in salvo, e se ciò
vuol dire buttare giù dalla torre chi prima era un imprescindibile alleato,
Zelensky e i suoi ex protettori non esiteranno a farlo.
Il
gioco delle sedie musicali è già iniziato.
Chi
resta in piedi alla fine della musica, ha perso.
Ucraina,
pioggia di droni su Mosca.
Uno
russo abbattuto da un caccia
“Nato”
in Romania.
Ansa.it
– Sabina Rosset – (Roma -17 agosto 2026) – Mondo -Redazione – ci dice:
Parigi,
Londra e Berlino al lavoro per portare l'Europa al tavolo del negoziato.
L'Ucraina
ha lanciato nella notte una delle più massicce offensive aeree dall'inizio
della guerra contro il territorio russo, con centinaia di droni diretti verso
Mosca, mentre la Russia rispondeva con nuovi attacchi su Kiev e altre città
ucraine.
Il
bilancio nei due Paesi parla di almeno dodici persone morte nei raid. E nel
pieno dell'escalation, un F-18 spagnolo impegnato nella missione di polizia
aerea della Nato ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della
Romania: secondo il quartier generale militare dell'Alleanza il velivolo
"sembra essere russo", anche se sono ancora in corso le verifiche.
Comunque un nuovo episodio che porta la guerra direttamente sul fianco
orientale della organizzazione nordatlantica.
Sul
fronte diplomatico, intanto, Francia, Germania e Regno Unito stanno lavorando a
un proprio formato per i futuri negoziati sull'Ucraina, nel tentativo di
assicurare all'Europa un ruolo diretto in un eventuale processo di pace e
scongiurare un'intesa tra Washington e Mosca che lasci ai margini gli alleati
europei.
Secondo
il New York Times, che cita cinque funzionari europei, Parigi e Berlino guidano
lo sforzo, mentre Londra si muoverebbe con maggior cautela per non
compromettere ulteriormente la 'special relationship' con gli Usa e i rapporti
con il presidente americano Donald Trump.
L'iniziativa dell'E3 risponderebbe anche alla
richiesta di Volodymyr Zelensky di garantire a Kiev e all'Europa un posto al
tavolo: "Non si può lasciare una questione così solo nelle mani di
Trump", si continua a ripetere nelle cancellerie europee Intanto la notte
tra sabato e domenica ha segnato una nuova accelerazione della guerra a lunga
distanza.
Il
ministero della Difesa russo sostiene di aver abbattuto circa 1.500 droni
ucraini sull'intero territorio nazionale. Il sindaco di Mosca, Serghei Subsanni,
ha riferito che circa 600 erano diretti verso la capitale, mentre il
governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha definito quella di oggi
"una delle più massicce" offensive degli ultimi anni.
Il bilancio più grave in Russia è stato
registrato nella regione meridionale di Rostov, dove cinque persone sono
rimaste uccise. Un'altra vittima è stata segnalata nella regione di Mosca, dove
un drone ha colpito l'abitazione di un uomo di 83 anni, e una settima nella
regione di Belgorod, in un attacco contro un autobus.
A Podolski,
a sud della capitale russa, è stato poi colpito nuovamente un magazzino di
Wildberries, il maggiore gruppo russo dell'e-commerce, già preso di mira nelle
ultime settimane dall'Ucraina con l'accusa di contribuire alla logistica
militare di Mosca.
Secondo
Kiev sono stati messi fuori uso sette centri logistici su dieci di Wildberries.
I
droni di Kiev colpiscono in profondità,
“indicativo dei problemi di Mosca.”
Rsi.ch
– (17 agosto 2026) – Mauro Gilli – Redazione – ci dice:
L’analista
Mauro Gilli: “Ma non è chiaro per quanto l’Ucraina possa sostenere questo
ritmo” – Nella notte ancora raid ucraini verso la Russia.
Uno
stabilimento del rivenditore russo Wildberries, colpito da un attacco drone
ucraino nella regione di Mosca.
Vasto
raid ucraino contro la Russia, l’analisi di Mauro Gilli.
Reuters
- Radiogiornale - Camilla Camponovo/ATS/Reuters/LP.
Nella
notte su lunedì un attacco missilistico ucraino ha colpito la regione russa di
Belgorod, causando sei morti.
Lo hanno reso noto le autorità locali.
Sempre
nella notte Kiev ha lanciato un vasto raid di droni verso la Russia, nelle
regioni sul Mar d’Azov e sul Mar Nero:
secondo
il ministero della Difesa russo, oltre 200 velivoli sono stati intercettati e
distrutti.
Si
tratta degli ultimi episodi di una serie ormai lunga. Nell’arco delle ultime 48
ore l’esercito ucraino ha impiegato quasi 1’500 droni e almeno nove missili da
crociera, in quella che appare come la più ampia rappresaglia di Kiev ai
recenti attacchi balistici russi.
Lo
riferisce Ski News, citando media statali russi.
Sempre
secondo le autorità locali, in questi raid cinque persone avrebbero perso la
vita nella regione di Rostov, mentre un uomo è rimasto ucciso a Mosca, dopo che
un drone ha colpito la sua abitazione.
La
risposta russa non si è fatta attendere: un attacco con droni nella regione di
Odessa ha provocato tre feriti, riportano i media ucraini.
Gli
attacchi del fine settimana: l’evoluzione ulteriore dell’offensiva ucraina.
La
serie di raid ucraini del fine settimana segna “un’evoluzione ulteriore in
quello che ormai abbiamo visto negli ultimi mesi”, spiega ai microfoni del
Radiogiornale l’analista Mauro Gilli, professore di strategia e tecnologia
militare alla Herbie School di Berlino.
Inizialmente
Kiev ha concentrato i propri attacchi in territorio russo sull’infrastruttura
militare, poi su quella energetica e in un’ultima istanza su particolari
“obiettivi più civili”, cioè i centri di smistamento di consegne. Gli ultimi
assalti dimostrano ora “una grande capacità di massa, di aumentare la mole
dell’attacco”. In un caso, Kiev è riuscita a lanciare 800 droni in un singolo
attacco.
D’altro
canto, i colpi ucraini lasciano intravedere crepe nella contraerea del
Cremlino.
“Mosca
ha sempre avuto, storicamente, difese molto avanzate, e negli ultimi anni sono
state ulteriormente intensificate”, spiega Gilli.
“Il
fatto che l’Ucraina riesca a colpire l’interno di questo perimetro altamente
difeso è indicativo dei problemi che ha la Russia con i missili intercettori;
lo stesso tipo di problema che si trova ad avere l’Ucraina ormai già da un paio
di anni”.
Non è
chiaro per quanto Kiev possa sostenere questi ritmi.
Se da
un lato Kiev ha dimostrato di saper condurre attacchi su vasta scala,
dall’altro non è chiaro quanto potrà reggere questo ritmo nel tempo. “Non lo
sappiamo”, chiarisce il professore di strategia e tecnologia militare. “Abbiamo
informazioni molto limitate relative alle capacità dell’Ucraina”. Si può solo
osservare; ciò che si vede “ci suggerisce come la capacità ucraina continua ad
aumentare per quanto riguarda droni o missili a lungo raggio”.
Ma si
rimane sul piano delle speculazioni. “Non abbiamo alcun tipo di indicatore
oggettivo che ci possa dare indicazioni su come saranno queste capacità nei
mesi futuri”, chiarisce Gilli.
“Non
sappiamo se ci siano rifornimenti dai paesi alleati. Se sì, non sappiamo in che
misura.
Non sappiamo se ci sono problemi nella “supply
chain”, cioè se l’Ucraina ha problemi ad approvvigionare determinati componenti
o determinati materiali”.
La
Russia ha lanciato un attacco
con
droni su Kiev, registrate
forti
esplosioni.
Avvenire.it – (29 agosto 2026) – Redazione Avvenire –
ci dice:
Le
autorità ucraine hanno invitato la popolazione ad andare nei rifugi più vicini.
Ieri l'offensiva di Kiev contro un minibus nella regione di Belgorod aveva
causato due morti.
La
Russia ha lanciato questa mattina un nuovo attacco con droni su Kiev. Una serie
di forti esplosioni è stata udita in tutta la città. Ne ha dato notizia
l'agenzia ucraina RBC, che ha citato il canale Telegram dell'aeronautica
militare ucraina e un proprio corrispondente.
«A
Kiev è stato diramato un allarme aereo a causa della minaccia di un drone.
Esortiamo i residenti della città a recarsi immediatamente al rifugio più
vicino e a rimanervi fino alla fine dell'allarme» ha dichiarato
l'amministrazione militare della città di Kiev (KGVA). Contemporaneamente,
l'aeronautica militare ucraina ha registrato la presenza di droni nella regione
di Kiev, compresi alcuni velivoli diretti verso la capitale.
Ieri
intanto due persone sono state uccise e altre sei sono rimaste ferite in un
attacco di droni ucraini contro un minibus a Gruzskoye, nella regione di
Belgorod.
Lo si
è appreso dalle autorità locali.
I due
uomini sono morti per le ferite riportate. Sei feriti - tre donne e tre uomini
- sono stati ricoverati nell'ospedale distrettuale centrale di Borisovskyaya.
Zelensky:
"Dalla Russia duemila
droni e 1600 bombe contro
l'Ucraina in una settimana."
Agi.it
– (30 agosto 2026) - Petras Malusa – Redazione Agi – AFP – ci dice:
Nuovo
attacco su Kiev nella notte, incendi e vittime in diversi quartieri. Mosca
prepara "attacchi massicci" contro infrastrutture energetiche.
AGI –
Le forze russe hanno lanciato nella notte un nuovo attacco con droni contro
Kiev, provocando incendi in diversi quartieri della capitale ucraina.
Lo
riferisce l'agenzia Rbc-Ucraina, secondo cui l'aeronautica militare ha
segnalato ripetutamente l'avvicinamento di velivoli senza pilota nemici alla
città.
ADV.
Dopo
l'allarme aereo, in varie zone di Kiev sono state udite esplosioni mentre erano
in azione le difese antiaeree. Il sindaco Vitali Klitschko e l'Amministrazione
militare della capitale hanno riferito di danni e interventi di emergenza nei
distretti di Obolonsky, Podolsky, Holosiivsky e Dniprovsky.
ADV.
Incendi
in edifici residenziali e magazzini.
Nel
quartiere di Obolo un drone russo si sarebbe schiantato tra edifici
residenziali, provocando un incendio in un palazzo di 12 piani che ha
interessato i livelli dal secondo al quinto piano.
Un altro incendio è stato segnalato in un
magazzino nel distretto di Podi.
Sul
posto sono intervenuti vigili del fuoco e squadre di soccorso sanitario. Al
momento non sono state fornite informazioni ufficiali su eventuali vittime o
feriti. Le autorità ucraine stanno valutando l'entità dei danni causati
dall'attacco.
Zelensky
denuncia l'intensità degli attacchi russi.
Il
presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha denunciato numerosi allarmi aerei a
Kiev e in altre regioni a causa dei droni russi a propulsione a reazione,
alcuni dei quali avrebbero colpito edifici residenziali e infrastrutture
civili. Zelensky ha aggiunto che "soltanto nell'ultima settimana la Russia
ha lanciato contro l'Ucraina quasi 2 mila droni d'attacco, oltre 1.600 bombe
aeree e 31 missili di vario tipo, compresi missili balistici nordcoreani".
Gli attacchi contro le comunità vicine al fronte e al confine sono
"praticamente continui" a Nikopol, Kramatorsk e Kherson, oltre che
nelle regioni di Kharkiv, Zaporizhzhya, Dnipro, Donetsk e Sumy, ha spiegato il
capo di Stato. "Stiamo cercando risposte giuste a ogni attacco e crimine
russo. Arriveranno certamente", ha concluso Zelensky, ringraziando i Paesi
che contribuiscono al rafforzamento della difesa aerea ucraina.
Mosca
prepara attacchi alle infrastrutture energetiche.
La
Russia ha annunciato di avere avviato i preparativi per "attacchi
massicci" contro le infrastrutture energetiche dell'Ucraina, in una fase
di forte intensificazione dei bombardamenti.
"Le forze armate russe hanno iniziato
a preparare attacchi massicci contro gli impianti del settore energetico
ucraino",
ha comunicato su Telegram il ministero della Difesa di Mosca.
Secondo il dicastero, l'operazione rappresenterà una
risposta "ai continui attacchi del regime di Kiev contro le infrastrutture
civili e il complesso petrolifero ed energetico della Russia".
Bilancio
dell'attacco a Mila: 38 morti.
È
salito a 38 morti il bilancio dell'attacco russo contro il villaggio di Mila,
nella regione di Kiev, e della successiva esplosione. Altre 20 persone sono
rimaste ferite, tra cui due bambini, mentre quattro risultano disperse.
Lo ha
riferito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "I soccorritori sono
riusciti a spegnere la maggior parte degli incendi", ha dichiarato
Zelensky su “X”, aggiungendo che gli artificieri del Servizio statale di
emergenza stanno lavorando senza sosta per individuare e neutralizzare gli
ordigni inesplosi.
"Il
livello di contaminazione dell'area è significativo e il lavoro proseguirà per
tutto il tempo necessario", ha spiegato. "Le mie condoglianze alle
famiglie e alle persone care delle vittime. Le ricerche dei quattro dispersi
continuano".
Ucraina,
13 regioni sotto attacco:
Kyiv
risponde con centinaia di droni.
Vaticannews.va
– (15 -08 -2026) – Ministro Esteri – Sibila – Zelensky - ci dice:
A
rilanciare l’allarme sulle vittime tra la popolazione è stato il ministro degli
Esteri ucraino Sibila, citando l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i diritti umani.
Nel solo mese di luglio almeno 437 civili sono
stati uccisi e 2.610 feriti in Ucraina, il bilancio mensile più alto dal maggio
2022. Tra le vittime figurano 17 bambini, mentre altri 166 sono rimasti feriti.
Vatican
News.
"Questa
settimana sono state attaccate 13 regioni ucraine con oltre 1.550 droni, quasi
1.560 bombe aeree guidate e 62 missili contro città e comunità ucraine, in gran
parte balistici. Ovunque i russi riescano ad arrivare con i loro missili
balistici, colpiscono le infrastrutture civili": a tracciare il quadro
dell’ultima offensiva russa è stato in queste ore il presidente ucraino,
Volodymyr Zelensky.
La
popolazione ucraina sotto attacco.
Le
conseguenze sulla popolazione ucraina restano gravissime. A rilanciare
l’allarme sulle vittime tra la popolazione è stato il ministro degli Esteri
ucraino, Andrii Sibila: "L’ultimo rapporto dell'Alto Commissariato delle
Nazioni Unite per i diritti umani dovrebbe attirare l'attenzione del mondo
intero. Nel solo mese di luglio la Russia ha ucciso almeno 437 civili e ne ha
feriti 2.610 in tutta l'Ucraina, il bilancio mensile più alto dal maggio
2022", ha detto facendo emergere uno dei dati più recenti e anche più
drammatici del conflitto, secondo cui sarebbero 183 i bambini uccisi o feriti
in Ucraina a causa della guerra russa nel solo mese di luglio. Il dato, diffuso
da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i diritti umani, è il più alto registrato dall’aprile
del 2022, appena due mesi dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala.
Ucraina,
la strage dei bambini uccisi o feriti a luglio: è il numero più alto dal 2022.
Secondo
il dato diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto Onu, sono
183 i minori colpiti nel mese scorso dagli effetti del conflitto. Rispetto a
giugno, quando ...
Nuovi
attacchi russi.
La
guerra sul terreno lo dimostra. Kyiv, Sumy, Zaporizhzhya e Kribi Rich sono
state tra le aree colpite dai raid russi nelle ultime ore. L’ultima ondata di
attacchi ha provocato almeno otto morti e 39 feriti in diverse regioni del
Paese.
A Kribi Rich, città natale di Zelensky, droni
e missili hanno colpito il grande stabilimento siderurgico di Arcelor Mittal:
due lavoratori sono morti e almeno 14 persone sono rimaste ferite, mentre
l’azienda ha sospeso parte delle attività.
A Kyiv
un attacco con droni ha invece provocato un incendio nel noto mercato dei libri
vicino alla stazione della metropolitana di Procaina. Nella notte è finita
nuovamente sotto attacco anche la regione di Odessa. Secondo il capo
dell’amministrazione militare regionale, Oleh Piper, sono state colpite
infrastrutture portuali e danneggiata una nave civile battente bandiera del
Togo. Quattro persone sono rimaste ferite, tre delle quali ricoverate in
ospedale e una in gravi condizioni.
Le
conseguenze dei missili russi nel Donetsk.
La
risposta ucraina.
All’offensiva
russa Kyiv ha risposto con una delle più vaste campagne di attacchi condotte
finora in territorio russo. Mosca sostiene di avere abbattuto 822 droni ucraini
nella notte tra sabato e domenica e altri 205 nella notte successiva, sopra
diverse regioni della Federazione, il Mar Nero e il Mar d’Azov.
Gli
attacchi hanno raggiunto anche l’area della capitale: secondo il sindaco di
Mosca Sergei Subsanni, circa 600 droni sono stati individuati mentre si
dirigevano verso la città.
Kyiv ha concentrato parte degli attacchi sulla
rete logistica e sull’industria militare russa.
A Podolski,
nei pressi di Mosca, è stato colpito un grande centro del colosso
dell’e-commerce Wildberries, mentre lo Stato maggiore ucraino ha rivendicato un
raid contro l’impianto di Kamen, nella regione di Rostov, che secondo le
autorità ucraine produce propellente solido per sistemi lanciarazzi e
missilistici.
Anche
gli attacchi ucraini hanno provocato vittime tra i civili.
Cinque
persone sono morte in una zona residenziale della regione di Rostov. Altre
vittime sono state registrate nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca e nei
territori ucraini controllati dalla Russia.
Questa
mattina le autorità russe hanno inoltre denunciato sei morti nel villaggio di
Koloskovo, nella regione di Belgorod, colpito da un attacco missilistico
ucraino. Altre quattro persone sono rimaste ferite, tra cui un ragazzo di 14
anni.
La
reazione europea.
L’intensificazione
degli attacchi a lungo raggio sta infine producendo conseguenze anche oltre i
confini dei due Paesi.
Domenica
un F-18 spagnolo impegnato nel pattugliamento NATO ha abbattuto un drone
entrato nello spazio aereo della Romania.
Bucarest
non ne ha ancora stabilito ufficialmente la provenienza, mentre secondo la NATO
il velivolo "sembra essere russo".
Sul piano politico, l’Alto rappresentante
dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja
Kallas, ha annunciato l’intenzione di proporre in autunno nuove misure che
aumenterebbero di un terzo il numero delle entità russe sottoposte a sanzioni
europee.
Maxi-attacco
ucraino su Mosca, bruciano due hub. Romania: jet spagnolo abbatte drone,
"sembra russo."
Rainews.it
– (16 -08 -2026) – La guerra Ucraina – Crisi Russia -Ucraina – Redazione
Rainews- ci dice:
Oltre
600 velivoli senza pilota lanciati dal territorio ucraino verso la capitale.
Bilancio di 19 morti negli attacchi incrociati di oggi. Nuova marcia di
protesta a Kiev per il ritorno di Fedorov al ministero della Difesa
Incendio
del magazzino Wildberries a Soldino, vicino a Mosca.
Sale a
19 morti il bilancio dei raid russi e ucraini di oggi.
Almeno
19 persone sono state uccise domenica 16 agosto in attacchi con droni e missili
in Russia e Ucraina, che hanno in particolare distrutto un mercato del libro a
Kiev, mentre Mosca ha dovuto fronteggiare uno degli attacchi più massicci
dall'inizio della guerra.
In
Russia, un'ondata di centinaia di droni ucraini ha provocato la morte di cinque
persone in una zona residenziale della regione meridionale di Rostov, ha
riferito su Telegram il governatore Yuri Sblusar.
Altre
tre persone sono state uccise nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca, e altre
quattro nei territori ucraini controllati dalla Russia.
Il
governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha definito l'attacco
"uno dei più massicci a memoria recente". Il ministero della Difesa
russo ha dichiarato di aver abbattuto 822 droni in tutto il Paese durante la
notte.
A
Podolski, vicino a Mosca, un nuovo magazzino del colosso russo dell'e-commerce
Wildberries è stato colpito nella notte.
"Lavoravamo
tranquillamente. È iniziata l'evacuazione, me ne sono andato. Ci sono stati
bombardamenti. Molte persone sono rimaste senza lavoro", ha testimoniato
all'AFP un dipendente diciottenne, Bea.
In
Ucraina, droni e missili russi hanno ucciso due persone in un'acciaieria di
ArcelorMittal a Kribi Rich (centro-est). Lo stabilimento, tra i maggiori
produttori di acciaio dell'Ucraina, ha annunciato di aver parzialmente sospeso
le proprie attività.
Un
altro raid su Kribi Rich in serata ha provocato un morto. Gli attacchi hanno
preso di mira anche altre regioni, uccidendo due persone in quella di
Zaporizhzhya (sud), una in quella di Sumy (nord) e un'altra in quella di
Donetsk (est).
Raid
russo su Kiev: distrutto dalle fiamme lo storico mercato dei libri di Periva.
(16/08/2026).
Media:
nuova marcia di protesta a Kiev per il ritorno di Fedorov a ministro della
Difesa.
A Kiev
si sta svolgendo una marcia di protesta, con centinaia di partecipanti radunati
vicino all'Arco della Libertà del Popolo Ucraino, per chiedere il ritorno di Mikhailov
Fedorov alla carica di ministro della Difesa e per promuovere il dialogo tra le
autorità e la società civile.
Lo scrive Ukrainka Pravda.
Le
persone mostrano cartelli con le scritte "Dialogo con il popolo",
"Fedorov al Ministero della Difesa", "Fedorov = Ministro della
Difesa".
19:48 - 16 Agosto 2026.
Raid
russi su Kiev e Kribi Rich, pioggia di droni ucraini su Mosca: il conflitto
infiamma le città
(16/08/2026)
Media:
“Usa fanno pressione perché la Lituania lasci la CPI”.
Gli
Stati Uniti starebbero intensificando la pressione sul governo lituano perché
il Paese baltico lasci la Corte penale internazionale (CPI) nell'ambito di una
campagna volta a ottenere il ritiro dalla CPI di tutti gli Stati sul cui
territorio sono di stanza truppe americane. Lo comunica il portale della
televisione di Stato lituana, LRT, citando fonti riservate.
Secondo
le fonti citate, gli Stati uniti non avrebbero tuttavia minacciato di ritirare
le proprie truppe qualora Vilnius non accettasse.
Negli
ultimi anni, la Lituania ha ripetutamente sostenuto l'operato della CPI con
particolare riguardo alla necessità di vedere riconosciuti e puniti a livello
internazionale i crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina.
Missile russo colpisce popolare mercato di libri a
Kiev.
(16
-08 -2026).
Nel
corso dei raid aerei notturni della Russia su Kiev, un famoso mercato
all'aperto di libri è stato "gravemente danneggiato". Si tratta del
mercato di Procaina (localmente chiamato Periva), noto per i suoi libri rari e
antichi - colpito da un missile durante l'attacco.
"File
di negozi sono andati a fuoco. I libri continuavano a fumare anche dopo che i
vigili del fuoco avevano spento l'incendio principale", ha dichiarato
l'esercito ucraino in un comunicato.
L'esercito
ha dichiarato che il mercato non è stato completamente distrutto, ma ha subito
gravi danni a causa dell'incendio che lo ha devastato. Ieri sera, è stata
un'altra notte in cui l'Ucraina non è riuscita ad abbattere alcun missile
russo. Il Paese si trova ad affrontare una grave carenza di intercettori per la
difesa aerea.
Ucraina-Russia:
almeno 15 morti in attacchi nei due Paesi.
Almeno
15 persone sono morte oggi in attacchi con droni e missili in Russia e Ucraina,
dove è stato distrutto anche un famoso mercato di libri a Kiev; Mosca, a sua
volta, ha subito uno dei radi più massicci dall'inizio della guerra.
Ucraina
e Russia hanno intensificato i loro attacchi a lungo raggio negli ultimi mesi,
causando un numero crescente di vittime civili, a più di quattro anni
dall'inizio dell'invasione russa. In Russia, un'ondata di centinaia di droni
ucraini ha ucciso cinque persone in una zona residenziale nella regione
meridionale di Rostov, come riportato dal governatore Yuri Slumar.
Altre
tre persone sono morte nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca, e altre tre
nei territori ucraini controllati dalla Russia.
Il
governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha descritto l'attacco
come "uno dei più massicci degli ultimi tempi". Il ministero della
Difesa russo ha riferito di aver abbattuto 822 droni in tutto il paese durante
la notte.
A Podolski,
vicino a Mosca, un nuovo magazzino appartenente al colosso russo
dell'e-commerce Wildberries e' stato colpito durante la notte. "Stavamo
lavorando tranquillamente.
In
Ucraina, droni e missili russi hanno ucciso due persone e ne hanno ferite altre
14 nel grande impianto siderurgico di Arcelor Mittal a Kribi Rig, anche città
natale del presidente Volodymyr Zelensky. L'impianto, uno dei maggiori
produttori di acciaio dell'Ucraina, ha annunciato la sospensione parziale delle
attività. I raid hanno colpito anche altre regioni, uccidendo due persone a Zaporizhzhya
e un'altra a Sumy.
(16 Agosto 2026).
Mosca:
“Quasi 1500 droni ucraini lanciati contro la Russia in 24 ore”
Almeno
sei persone sono morte in Russia dopo che l'Ucraina ha lanciato quasi 1.500
droni nell'arco di 24 ore. In quella che sembra essere una rappresaglia ai
recenti attacchi missilistici balistici russi, l'Ucraina ha lanciato 1.478
droni e almeno nove missili da crociera, secondo quanto riportato dai media
statali russi, ripresi da Ski News.
Citando
il ministero della Difesa di Mosca, hanno affermato che gli attacchi sono stati
lanciati nelle ultime 24 ore, rappresentando uno dei più grandi bombardamenti
sferrati dall'Ucraina dall'inizio della guerra.
Cinque
persone sarebbero state uccise nella regione di Rostov, nel sud-ovest della
Russia, ha dichiarato il governatore locale Yury Sblusar.
Nella
regione di Mosca, un uomo di 83 anni è rimasto ucciso dopo che un drone avrebbe
colpito la sua abitazione.
Rischio
droni: Putin costretto a fare campagna elettorale in Siberia.
I
massicci attacchi dei droni ucraini sul territorio russo hanno costretto il
presidente Vladimir Putin a fare campagna elettorale in Siberia, a migliaia di
chilometri da Mosca, in zone meno esposte al raggio delle armi di Kiev, come la
Siberia.
Sebbene
occupi tre quarti del territorio della Federazione Russa, la Siberia ha solo
circa 36 milioni di abitanti, un quarto della popolazione totale (circa 145
milioni): non è la principale roccaforte elettorale del partito al governo,
Russia Unita che alle urne il 20 settembre dovrebbe, salo imprevisti, vincere
l'appuntamento per il rinnovo della Duma.
Il
Cremlino sostiene che Putin non vada mai in vacanza, ma il capo dello Stato di
solito si prende alcune settimane di pausa ogni anno tra la fine di luglio e la
meta', fine di agosto. In questo caso, la pausa, che lo ha portato a 7.000
chilometri da Mosca, e' coincisa con la campagna per quelle che saranno le
prime elezioni parlamentari dall'inizio dell'aggressione all'Ucraina.
Il
tour siberiano di Putin è iniziato il 24 luglio con una visita a una fabbrica
di aerei a Irkutsk, capoluogo dell'omonima regione, bagnata dal lago Baikal, il
lago piu' profondo della Terra. Fino ad allora, per motivi di sicurezza, nei
primi sei mesi dell'anno aveva visitato solo San Pietroburgo e Kazan. Il
presunto attacco ucraino di fine 2025 contro la residenza presidenziale di
Valdai, nella regione di Novgorod, aveva destato serie preoccupazioni. La tappa
successiva e' stata Omsk, dove ha incontrato il leader kazako Kassym-Jomart Tokarev,
che inaspettatamente lo ha rimproverato per l'impatto della guerra sulle
esportazioni di petrolio della repubblica centroasiatica. Tokarev gli ha
chiesto direttamente di ordinare un'immediata cessazione delle ostilita',
sostenendo che "nessuno" comprende le ragioni del conflitto tra Mosca
e Kiev, e difendendo al contempo la sovranità ucraina.
(16
agosto 2026)
Difesa
russa: colpita nel Mar Nero una nave che trasportava armi occidentali.
Il ministero della Difesa russo ha riferito di un
attacco lanciato oggi nel Mar Nero, a est di Odessa, contro "una nave
mercantile che trasportava armi occidentali" destinate a Kiev. Lo
riportano le agenzie di stampa russe.
La
donna russa arrestata per attentato a un ufficiale: “Non mi pento.”
La
donna russa, di 32 anni, sospettata di lavorare per i servizi segreti ucraini,
non si pente per aver piazzato un ordigno che il 13 agosto ha ucciso a
Sebastopoli, nella Crimea occupata, ha ucciso Robert Shalev, un ufficiale della
flotta del Mar Nero del Cremlino ricercato da Kiev per alto tradimento.
Margarita
Rut ha confessato subito il delitto ed è stata poi rinviata a giudizio con
l'accusa di terrorismo con conseguente omicidio, secondo quanto riferito
dall'agenzia di stampa russa E2W News.
Secondo
Mash, un canale televisivo russo con legami con i servizi di sicurezza, citato
dal Telegraph, Rut non ha mostrato alcun rimorso, rispondendo con fermezza
"no" alla domanda se si pentisse dell'omicidio.
Confermata
la morte dell'ufficiale delle forze russe Robert Shalev.
Il
progetto ucraino China dati, citato da Ukrainka Pravda, e il progetto di
opposizione russo “The Insider” riferiscono di avere trovato riscontro nei
database fiscali russi della morte di Robert Shalev, ufficiale di marina
passato dalle forze ucraine a quelle russe dopo l'annessione dalla Crimea.
Romania,
un altro relitto di un drone recuperato in mare davanti a Costanza.
“Il
ministero della Difesa Nazionale è stato informato nel corso della giornata di
domenica 16 agosto, intorno alle ore 10.00, tramite una chiamata al numero
unico di emergenza 112, in merito alla segnalazione di resti di un drone nel
Mar Nero, a circa 1,5 km al largo della spiaggia Moderna di Costanza.
Una
squadra delle Forze Navali Rumene è intervenuta nella zona antistante la
spiaggia Moderna, a bordo di una motovedetta veloce.
A seguito dei controlli, l’oggetto è stato
identificato come un drone, privo di carico esplosivo.
L’oggetto è stato recuperato e consegnato alla
Guardia Costiera per ulteriori indagini”. Lo scrive il ministero della Difesa
rumeno dopo che l'avvistamento del relitto era stato riportato dall'emittente
Antena3-Cnn.
Kramatorsk,
recuperato dalle macerie il corpo di un sessantenne.
“Il 13
agosto 2026, a seguito di un attacco aereo russo contro un condominio, sono
crollate le strutture dal primo al quinto piano. Una persona è rimasta sepolta
sotto le macerie. Per 3 giorni i soccorritori hanno condotto operazioni di
ricerca e soccorso. Durante la rimozione delle macerie hanno individuato e
recuperato il corpo di un uomo nato nel 1966”. Lo scrivono i servizi statali di
emergenza.
Attacco
su Kramatorsk (State Emergency Service of Ukraine)
(16
Agosto 2026)
Il
governatore di Zaporizhzhya: bombe aeree russe hanno ucciso 2 persone.
"Due
persone sono morte e una è rimasta ferita a seguito degli attacchi nemici nel
distretto di Zaporizhzhya. Una bomba aerea guidata russa ha colpito Vittoriava.
Un'abitazione
privata è stata distrutta. Purtroppo, hanno perso la vita un uomo di 66 anni e
una donna di 64 anni.
A
Mikhailivsk, una bomba aerea ha danneggiato un'abitazione.
Un uomo di 39 anni è rimasto ferito". Lo
scrive il capo dell'amministrazione regionale, Ivan Fedorov, senza pubblicare
foto o video dell'accaduto.
Andrii
Sibila (Ucraina): "Prioritario rafforzare la difesa aerea"
“La
crescente intensità degli attacchi russi con missili e droni rende il
rafforzamento della protezione dello spazio aereo ucraino una priorità
urgente”. Lo scrive sui social media il ministro degli Esteri dell'Ucraina,
Andrii Sibila, dando conto di un colloquio telefonico con l'omologo greco
George Gerapetritis. “Ho richiamato in particolare l’attenzione del mio collega
sulla sicurezza nel Mar Nero.
I continui attacchi della Russia ai porti
ucraini, alle infrastrutture marittime e alle navi civili rappresentano una
minaccia diretta alla libertà di navigazione, al commercio internazionale e
alla sicurezza alimentare globale.
Per
l’Ucraina e la Grecia, due nazioni marittime, la libertà di navigazione è una
questione di principio e di sicurezza”, aggiunge Sibila.
Un
drone entra nello spazio aereo rumeno e viene abbattuto da un F-18 spagnolo. (Video)
(16/08/2026)
Kiev:
fuori uso 7 su 10 dei principali hub di Wildberries.
“L'Ucraina
ha messo fuori uso 7 dei 10 centri logistici più grandi di Wildberries.
Domenica
sera, in seguito a un attacco su larga scala con droni nella regione di Mosca,
anche il centro logistico dell’azienda nel parco industriale di Collodino ha
cessato le attività, insieme al magazzino di Domodedovo.
Si
trattava del magazzino più grande di Wildberries in termini di superficie: 250
mila m².
Il
settore logistico russo è pienamente consapevole delle conseguenze della guerra
che la Federazione Russa ha scatenato in Ucraina”.
Lo scrive sui social media il ministero della
Difesa ucraino
(16
Agosto 2026)
Il
governatore di Mosca: un morto negli attacchi ucraini.
Il
governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha definito quello della
notte scorsa "uno dei più massicci attacchi degli ultimi tempi" e
aggiunto che un uomo di 83 anni è morto in seguito allo schianto di un drone su
un'abitazione privata nel distretto municipale di Rusenski.
Drone
centra un’auto civile a Sumy, ucciso 59enne.
“A
tarda sera di ieri, un drone nemico ha colpito con precisione un'auto civile a
Sumy. È deceduto un uomo di 59 anni .
A seguito dell'impatto, l'auto ha preso fuoco.
La moglie della vittima è stata ricoverata in ospedale con alcune ferite. I
medici le stanno prestando le cure necessarie. In serata e durante la notte il
nemico ha attaccato ripetutamente Sumy con droni. Alcuni di questi bersagli
aerei sono stati abbattuti dai nostri difensori, ma l’intensità di tali
attacchi rimane elevata”. Lo ha scritto il governatore di Sumy, Oleh Hrihorov.
Auto
colpita a Sumy.
La
Romania ringrazia la Spagna per l'abbattimento del drone.
La
ministra degli Esteri della Romania, Tuoi Coana, ha riferito in un post su X di
avere avuto un colloquio telefonico con l'omologo spagnolo, José Manuel Alvares,
per ringraziarlo dopo che un F-18 spagnolo, nell'ambito di una missione di
pattugliamento Nato, ha intercettato e abbattuto un drone che era entrato nello
spazio aereo romeno.
"Oggi
ho parlato al telefono con il mio omologo spagnolo José Manuel Alvares,
innanzitutto per ringraziare la Spagna per il suo contributo concreto alla
sicurezza degli alleati", ha scritto la ministra, spiegando che
"un F-18 delle Forze Aeree e
Spaziali spagnole, impegnato nella missione Nato di pattugliamento aereo
rafforzato (Enante Air Pollicini) dalla base aerea di Mihail Kogalniceanu e
operando in coordinamento con il comando della difesa aerea rumena, ha
intercettato e abbattuto in modo sicuro un drone che era entrato nello spazio
aereo rumeno". "L’Aeronautica Militare spagnola è al suo quarto
dispiegamento di questo tipo in Romania, dimostrandosi un alleato
affidabile", ha sottolineato, riferendo che "l’attuale missione
spagnola consiste in un dispiegamento potenziato, su richiesta della Romania e
della Nato, per rafforzare il fianco orientale a seguito di precedenti
incidenti con droni".
"Entrambe
le nostre forze aeree volano oltre i propri confini per proteggere i cieli
degli Alleati: attualmente gli F-18 spagnoli qui, gli F-16 rumeni sopra la
Lituania fino al mese scorso. La sicurezza degli Alleati è indivisibile",
ha dichiarato la ministra romena. "Tredici anni dopo aver istituito il
nostro partenariato strategico, ecco cosa significa nella pratica. Continueremo
a lavorare a stretto contatto, come partner strategici, come alleati della Nato
e partner, per rafforzare la nostra
sicurezza comune", ha concluso.
(16
Agosto 2026).
La
Difesa russa rivendica avanzamenti nelle regioni di Donetsk e Kharkiv.
Il
ministero della Difesa russo ha rivendicato la conquista di Pershomarivka (45
residenti, a est di Kramatorsk, regione di Donetsk) e di Udiva (20 abitanti,
nella regione di Kharkiv, a ridosso del confine internazionale). Il progetto di
mappatura Deep State, nel suo ultimo aggiornamento, datato ieri, colloca
entrambe le località sotto controllo ucraino. In direzione di Pershomarivka,
tuttavia, ha registrato avanzamenti russi negli ultimi giorni, mentre non
risulta uno sconfinamento verso Udiva.
Il
fronte delle "cinque fortezze" del Donbas.
Il segnaposto bianco indica Pershomarivka.
In
rosso i territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli
riconquistati dalle controffensive ucraine, in bianco la zona di combattimento
tra le due aree di controllo.
Il
fronte delle "cinque fortezze" del Donbas.
Il
segnaposto bianco indica Pershomarivka.
In
rosso i territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli
riconquistati dalle controffensive ucraine, in bianco la zona di combattimento
tra le due aree di controllo (deepstatemap.live)
(16
Agosto 2026)
Ingrandisci
la mappa.
Il
fronte a nord di Kharkiv. Il segnaposto bianco indica Udiva. In rosso i
territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli ri-conquisati dalle
forze ucraine, in bianco la zona di combattimento tra le due aree di controllo.
Il
fronte a nord di Kharkiv. Il segnaposto bianco indica Udiva. In rosso i
territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli ri-conquisati dalle
forze ucraine, in bianco la zona di combattimento tra le due aree di controllo
(deepstatemap.live)
Mosca:
attaccate fabbriche di componenti per missili e droni
Le
forze russe hanno lanciato questa mattina un attacco combinato contro fabbriche
militari e raffinerie di petrolio in diverse città ucraine. Lo riferisce il
ministero della Difesa russo.
A Kiev, riferisce il dicastero, sono stati
colpiti gli impianti Fire Point, che produce componenti per i missili Flamengo,
e Kyiv-111, che crea componenti per droni d'attacco, intercettori Khrushch e
droni antiaerei Harpic.
A
Kremenchuk si trova una raffineria di petrolio che produce carburanti e
lubrificanti per le Forze Armate ucraine. A Kribi Rich, officine di un impianto
metallurgico dove si produce acciaio laminato per l'assemblaggio di armi e
attrezzature.
Inoltre,
secondo quanto riferito dal ministero russo, combattenti russi hanno attaccato
una nave mercantile che trasportava equipaggiamento militare nel porto di
Odessa.
(16
Agosto 2026).
Esercito
ucraino: colpito un impianto di produzione di carburante per missili in Russia.
Il governatore: tre persone uccise.
"Nella
notte del 16 agosto 2026, unità delle Forze di Difesa dell'Ucraina hanno
colpito un'impresa chiave del complesso militare-industriale nemico:
la Kaminsky
Combine (Kombinat Kaminsky) a Kamensk-Shakhtinsky, nella regione di Rostov, in
Russia.
È stato segnalato un incendio all’interno
dell’area dello stabilimento. Si sta accertando l’entità dei danni causati e i
risultati dell’attacco". Lo scrive lo Stato maggiore ucraino, spiegando
che si tratta di un'azienda che "produce propellente solido per razzi
destinati alle munizioni dei sistemi di lancio multiplo (MLRS) Uragani, Smerci
e Tornado-S, nonché per una serie di sistemi missilistici e munizioni lanciate
dall’aria. La produzione dell’azienda soddisfa direttamente le esigenze delle
forze armate russe. In precedenza il governatore della regione russa, Yury Sblusar,
aveva dato conto di tre persone uccise.
Grande
attacco ucraino, colpiti vicino a Mosca un magazzino Wildberries e un altro hub
logistico.
Le
forze ucraine hanno preso di mira un magazzino appartenente al grande
rivenditore online russo Wildberries e diverse città nella regione di Mosca, in
un massiccio attacco notturno avvenuto il 16 agosto. Secondo quanto riportato
dal canale di monitoraggio Exilenova Plus, un incendio è scoppiato in un
magazzino della Wildberries nel villaggio di Soldino, vicino a Mosca, dopo che
la struttura era stata colpita dalle forze ucraine.
Nella
città di Domodedovo, il complesso produttivo e logistico Sederone Domodedovo è
stato dato alle fiamme durante l'attacco. Secondo Exilenova Plus, nella città
di Cechov sono stati segnalati attacchi aerei ucraini e il rumore di sistemi di
difesa aerea in funzione.
(16
Agosto 2026)
Nato:
il drone abbattuto in Romania “sembra essere russo-”
Il
drone abbattuto oggi da un caccia F-18 della Nato dopo aver violato lo spazio
aereo della Romania "sembra essere russo". Lo ha dichiarato il
colonnello dell'esercito statunitense Martin O'Donnell, portavoce del quartier
generale militare della Nato, citato dal sito della Reuters.
"Ulteriori
dettagli sull'incidente di domenica sono ancora oggetto di indagine, ma il
drone sembra essere russo", ha affermato O'Donnell.
In
mattinata nuovo attacco su Kiev. A Kribi Rich colpito un grande impianto
metallurgico.
Nuovi
raid russi su Kiev in mattinata dopo il massiccio attacco avvenuto nella notte.
L'esercito, scrivono i media ucraini, è stato informato della presenza di un
missile diretto verso la città, dove si sono udite delle esplosioni. Secondo
quanto riportato da un corrispondente di Rbc-Ukraine, delle esplosioni sono
state udite intorno alle 09,49 ora locale. Stanotte i russi hanno attaccato
Kiev con missili balistici, tre persone sono rimaste ferite a seguito del
bombardamento e si sono registrati incendi e distruzioni nei quartieri di
Obolonsky e Holosiivskyi.
Ed è
sempre RBC-Ukraine ha riferire che il più grande impianto metallurgico
dell'Ucraina ha interrotto parzialmente le attività a causa di un attacco
russo. Lo riportano i media ucraini. L'impianto minerario e metallurgico
Arcelor Mittal Kribi Rich è stato colpito da un attacco missilistico russo, si
sono registrati morti e feriti, e l'impianto ha subito un'interruzione parziale
dell'attività.
A
seguito dell'attacco, 13 dipendenti dell'azienda e appaltatori sono rimasti
feriti. Altre due persone sono morte. Le operazioni di soccorso e ricerca sono
tuttora in corso. È stato attivato un piano di intervento d'emergenza.
Volodymyr
Zelensky: almeno 3 morti e 14 feriti negli attacchi russi.
“I
servizi di emergenza stanno intervenendo nei luoghi colpiti dagli attacchi
russi avvenuti questa mattina e ieri sera. A Kiev gli incendi sono stati
rapidamente domati e ora sono in corso le operazioni di soccorso. I russi hanno
ferito sei persone nella città e nella regione. Anche Kremenchuk e Kribi Rich
sono state colpite da missili balistici.
Ovunque
i russi riescano a raggiungere con i loro missili balistici, colpiscono le
infrastrutture civili.
A Kribi Rich, due persone sono state uccise e
altre 14 sono rimaste ferite. Una persona è stata uccisa a Sumy. Le mie
condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. Da questa mattina, gli allarmi
antiaerei sono continuati in molte regioni: i russi hanno lanciato un’altra
ondata di droni. Solo questa settimana, 13 regioni sono state oggetto di
attacchi. Il nemico ha lanciato più di 1.550 droni d’attacco, quasi 1.560 bombe
aeree guidate e 62 missili contro le nostre città e comunità, la maggior parte
dei quali missili balistici di vario tipo. Sono grato a tutte le forze di
intervento – unità del Servizio statale di emergenza, polizia e personale
medico – che sono le prime ad arrivare sui luoghi degli attacchi, ad aiutare le
persone e a intervenire rapidamente per salvare vite umane e ripristinare la
normalità. È fondamentale che questa dedizione della nostra popolazione sia
affiancata da nuove iniziative da parte dei nostri partner per proteggere i
cieli. Quando i missili balistici nordcoreani distruggono le infrastrutture e
causano vittime qui in Europa, non si può semplicemente lasciare che gli
intercettori europei rimangano in deposito. Le vite devono essere protette. La
Russia deve essere fermata. Nuovi pacchetti significano, letteralmente, vite
salvate e infrastrutture protette ogni singolo giorno. Ringrazio ogni partner
che sta contribuendo a questo sforzo”.
Così sui social media il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky.
(16
Agosto 2026)
Ucraina:
Times, utilizzati droni britannici per attacchi in profondità contro Russia.
Secondo
quanto riportato dal Times, citando fonti delle Forze Armate ucraine, l'Ucraina
ha iniziato a utilizzare droni britannici in attacchi in profondità contro la
Russia negli ultimi sei mesi. Tra le armi utilizzate negli attacchi figurano il
drone a reazione Nani della BAE Systems, testato dalla Royal Navy britannica, e
un altro drone non specificato, prodotto da un'azienda che la testata non ha
nominato per motivi di sicurezza.
La
maggior parte delle missioni di attacco in profondità viene condotta
utilizzando droni ucraini, ma le forze armate hanno ottenuto notevoli successi
anche con droni britannici, ha affermato un'alta fonte militare ucraina.
Secondo il Times, tra gli obiettivi colpiti dai droni britannici figurano
raffinerie di petrolio vicino a Mosca, a Yaroslav e a Volgograd.
Mosca, Magazzino di Wildberries in fiamme dopo
un attacco di droni ucraini
(16/08/2026)
Romania:
drone abbattuto da un caccia spagnolo.
Un
drone entrato nello spazio aereo rumeno vicino ai confini con l'Ucraina e la
Moldavia è stato abbattuto da un caccia spagnolo in missione nel Paese NATO. Lo
ha annunciato il Ministro della Difesa rumeno. Il drone, proveniente dalla
Moldavia, è stato intercettato da un F-18. Il ministero ha segnalato la
possibile caduta di detriti in un'area disabitata della regione di Galati,
vicino al confine ucraino. Il Paese, con i suoi 19 milioni di abitanti, è
diventato uno dei membri della NATO più esposti alle conseguenze della guerra
in Ucraina.
Fiamme e incendio: l'attacco missilistico russo
incendia il mercato dei libri di Kiev.
Trump
su Truth: foto storiche con Kim Jong Un e immagini digitali con Washington.
Donald
Trump torna far discutere per i suoi contenuti visivi sul social network Truth
Social.
Il presidente statunitense ha pubblicato uno
scatto relativo ai suoi incontri con il leader nordcoreano Kim Jong Un,
accompagnandolo da un messaggio informale in cui sottolinea il loro intimo
rapporto personale: "Nonostante lo sguardo poco amichevole in questa foto
in particolare, ce ne sono molte altre in cui sorridiamo: io e Kim Jong Un
andiamo molto d'accordo!".
Parallelamente,
la comunicazione del tycoon continua a far ampio uso della tecnologia digitale.
Trump ha infatti condiviso un'ulteriore immagine creata tramite l'intelligenza
artificiale con un'impostazione epica e storica: la composizione ritrae George Washington
in uniforme militare del XVIII secolo su un cavallo bianco, affiancato dallo
stesso Trump in abito scuro e cravatta rossa su un cavallo nero.
(16
Agosto 2026)
Kim
Jong Un scrive a Putin: “Orgoglioso dei solidi legami con la Russia”
Il
leader nordcoreano Kim Jong Un ha espresso al presidente russo Vladimir Putin
tutto il suo orgoglio per i saldi legami tra i rispettivi Paesi, definendo le
relazioni bilaterali come una storia di "lotta comune". La
dichiarazione è emersa da una lettera inviata al Cremlino e diffusa dai media
statali di Pyongyang.
Nel
messaggio, Kim ha manifestato la "ferma convinzione" che la Russia
saprà difendere la propria integrità territoriale sotto la "saggia
guida" di Putin. La missiva giunge in risposta a un messaggio recapitato
dal presidente russo in occasione della ricorrenza della liberazione della
Corea dal dominio coloniale giapponese. In tale testo, Putin ha sottolineato
come i rapporti tra Mosca e Pyongyang abbiano ormai raggiunto il livello, senza
precedenti, di una "partnership strategica globale".
Dall'inizio
dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel 2022, la Corea del Nord si è
affermata come un alleato chiave per il Cremlino. Secondo le analisi
internazionali, Pyongyang ha garantito supporto militare allo sforzo bellico
russo, ottenendo in cambio aiuti economici e tecnologia militare di rilievo.
Notte
di attacchi tra Kiev e Mosca: missili sulla capitale ucraina e droni su quella
russa.
I
combattimenti a lungo raggio tra Russia e Ucraina continuano a intensificarsi.
Nelle ultime ore, Kiev è stata bersaglio di un nuovo attacco missilistico: il
sindaco Vitali Klitschko ha confermato diverse esplosioni nella capitale, che
hanno provocato un incendio in un edificio non residenziale nel quartiere di
Obolonsky. Al momento non si segnalano vittime.
Parallelamente,
la Russia ha dichiarato di aver respinto un massiccio attacco di droni diretto
verso la propria capitale. Secondo quanto dichiarato dal sindaco di Mosca,
Sergei Subsanni, le forze di difesa aerea russe avrebbero abbattuto circa 28
velivoli senza pilota in avvicinamento.
L'episodio
s'inserisce in una fase del conflitto caratterizzata dall'aumento dei
bombardamenti russi sulle città ucraine — condotti anche con l'impiego di
missili balistici nordcoreani — e dalle continue incursioni di droni ucraini
contro infrastrutture militari e raffinerie di petrolio in territorio russo.
Attacco
su Kiev: esplosioni nella notte e allarme missili balistici.
Diverse
esplosioni sono state udite nella capitale ucraina nelle prime ore del mattino
di oggi. L'amministrazione militare di Kiev ha attivato l'allarme raid aereo su
Telegram per la minaccia di un imminente attacco con missili balistici,
esortando la popolazione a raggiungere immediatamente i bunker e i rifugi.
(15
Agosto 2026)
Guerra
in Ucraina: un anno dopo l'incontro di Anchorage tra Trump e Putin non è
cambiato niente.
Negoziati
a vuoto per mesi, interrotti con l'attacco Usa all'Iran. Il conflitto prosegue,
con ancora più vittime civili, il fronte è quasi immobile
I
servizi russi arrestano una donna: "Ha messo la bomba che ha ucciso un
ufficiale a Sebastopoli".
Margarita
Reut, 32 anni, è accusata dell'attentato in Crimea contro l'ex comandante
ucraino Robert Shalev che Kiev considera un traditore.
Attacco
nella regione di Zaporizhzhya
(15
Agosto 2026)
Il
Papa all'Angelus di Ferragosto: "Ci sia consolazione in Terra Santa,
Ucraina e Russia" (Video)
Il
Papa all'Angelus di Ferragosto: "Ci sia consolazione in Terra Santa,
Ucraina e Russia."
Inferno
di bombe russe su Kiev.
La
vendetta ucraina sul petrolio.
Ilgiornale.it
– Luigi Guelfa – (15 novembre 2025) – Politica Estera – Redazione – ci dice:
Mosca
alza il tiro con 430 droni e 19 missili. Dopo gli attacchi sulle città, i raid
dei droni di Zelensky sul porto di Novorossijsk: cruciale per l'export del
greggio.
Inferno
di bombe russe su Kiev. La vendetta ucraina sul petrolio
La
spirale della guerra in Ucraina ha conosciuto nelle ultime ore un'accelerazione
drammatica, una sequenza serrata di attacchi e contrattacchi che ridisegna
l'equilibrio del conflitto.
Le
notti di Kiev e Odessa si sono trasformate in bolge di fuoco sotto i colpi di
droni e missili russi, mentre l'esercito ucraino ha messo a segno una delle sue
operazioni più audaci:
lo
strike con missili autoctoni Neptunes contro il porto russo di Novorossijsk,
hub cruciale per l'export petrolifero di Mosca.
A
confermare l'attacco è stato lo Stato Maggiore ucraino.
I Long Neptunes, la versione a lungo raggio
del missile progettato e costruito a Kiev, hanno colpito infrastrutture
strategiche nel porto sul Mar Nero, costringendo a sospendere per ore le
esportazioni di petrolio: 2,2 milioni di barili al giorno bloccati, pari al 2%
dell'offerta globale.
Un
colpo insieme simbolico e materiale, che incide sulla principale arteria
economica russa proprio mentre Mosca tenta di blindare un sistema industriale e
difensivo sempre più sotto pressione, con un Pil calato di mezzo punto.
Lapidario Zelensky, atteso lunedì a Parigi e martedì a Madrid: "Questa è
la nostra risposta più che giusta al terrorismo russo".
A
tremare è anche la raffineria di Saratov, 700 chilometri a est del confine
ucraino e controllata da Rosneft:
più attacchi di droni hanno danneggiato
l'unità principale di distillazione, innescando incendi e bloccando la
produzione.
Nel
frattempo, il capo di Rosatom, il colosso dell'energia nucleare russa, denuncia
che otto droni ucraini avrebbero tentato di colpire la centrale di Novo
Voronezh.
Kiev non commenta, ma ribalta l'accusa: è
Mosca, sostiene, ad aver più volte messo a rischio siti nucleari ucraini.
Tant'è
che la centrale di Zaporizhzhya ha perso l'alimentazione elettrica di una delle
sue due linee di trasmissione esterne.
La
guerra prosegue sul fronte delle infrastrutture: l'intelligence ucraina ha
rivendicato un'operazione contro la ferrovia Transiberiana, vitale per il
trasporto di armi, munizioni (comprese quelle nordcoreane) e materie prime. Un
treno merci è deragliato vicino a Sosnovka dopo l'esplosione di un ordigno
piazzato da agenti di Kiev. Un gesto che, più che un sabotaggio, suona come un
avvertimento strategico: nessuna infrastruttura russa è davvero al sicuro.
Nel
frattempo, sull'Ucraina è piovuto l'ennesimo inferno: 430 droni e 19 missili
lanciati in una sola notte, con 14 vettori balistici intercettati dai sistemi
Patriot.
A Kiev
si contano almeno sei morti e 42 feriti.
A
Odessa due persone sono rimaste uccise in un attacco al mercato di Chornomorsk.
La
presidente del Parlamento europeo, Roberta Mestola, ha parlato di "scene
terribili" nella capitale, dove tra le vittime figurano anche bambini.
Durante il raid un missile Iskander ha colpito
l'ambasciata dell'Azerbaigian:
Baku
ha convocato l'ambasciatore russo, e il presidente Aliyev ha espresso a
Zelensky la propria condanna.
Ma per
i russi era un Patriot Usa.
Se
Mosca consolida le posizioni a Pokrovsk, Myrnograd e nell'oblast di
Zaporizhzhya, per stessa ammissione dei generali, sul piano militare la
Germania contribuirà con 150 milioni di euro al nuovo pacchetto di armi
statunitensi, ma il ministro Pistorius chiude, per ora, l'ipotesi di fornire
missili TARSU.
La
guerra modifica gli equilibri sul terreno russo. Migliaia di militari
nordcoreani operano a Kursk e nelle aree di sminamento. Pyongyang invierà entro
un mese altri 12mila lavoratori specializzati per la produzione di droni
Shahed-Geran nel complesso industriale di Alalunga. Una cooperazione che Kiev definisce
"alleanza di dittature contro l'ordine internazionale".
La
Russia punta a produrre 120mila bombe plananti nei prossimi mesi, alcune con
una gittata fino a 400 km. Si tratta di un salto tecnologico che non va
trascurato. Vadim Skibitskyi, vicecapo dell'intelligence ucraina, avverte:
"È una minaccia enorme. Servirà una risposta adeguata". Che potrebbe
già essere iniziata, visto che Kiev ha avviato la produzione del nuovo UAV
Octopus, che opera di notte, a bassa quota e anche in condizioni di disturbo
delle comunicazioni.
Il più
grande attacco di droni
è su
Mosca: «La guerra si allunga».
Ilmanifesto.it
– (19 giugno 2026) - Sabato Angieri – Redazione – ci dice:
La
prova del fuoco.
Salta
una raffineria, paura tra gli abitanti della capitale russa I leader europei
spingono l’Ucraina: ora non sta più perdendo. Subito Zelensky rivendica: se
Kiev brucia, bruciate anche voi.
A
picco l’economia russa.
Gli
Usa avvisano l’Ue: «Più spesa militare o ci ritiriamo».
Piove
petrolio sulla regione di Mosca e i russi ora sanno che la guerra è arrivata a
casa loro.
Per
strada ci sono pozzanghere nerastre, sui balconi patine di olio nero, i media
hanno coniato l’espressione «pioggia di petrolio» e i residenti si chiedono:
«L’aria sarà ancora buona da respirare?».
Succede
a Aponia, appena fuori dalla capitale, dove ieri il tetto di una raffineria è
saltato in seguito al più grande attacco di droni dall’inizio della guerra. Non
di una delle parti, ma in generale. Il record precedente era del 24 marzo 2026:
948 droni russi sull’Ucraina. Nelle scorse 24 ore le forze armate di Kiev ne
hanno lanciati 992, più 4 missili da crociera a lungo raggio e 10 bombe
guidate. «Se Kiev brucia, brucerà anche Mosca» ha rivendicato Volodymyr
Zelensky dopo l’attacco. E i leader europei lo appoggiano, del resto al G7 di
Evian hanno inaugurato una nuova fase mediatica del conflitto, quella in cui
l’Ucraina non sta più perdendo.
L’aggressività
dei toni di Macron, Merz e Stormer contro la Russia è diventata direttamente
proporzionale al successo degli attacchi ucraini. Consci del fatto che il
trattato tra Mosca e Kiev sancirà gli equilibri strategici del Vecchio
continente nel futuro prossimo, i tre ora sentono che è il momento di
insistere. Ora arriverà la risposta russa, presumibilmente su Kiev, e poi di
nuovo la rappresaglia ucraina. Fino a quando? Finché Putin non si fermerà,
rispondono i tre insieme a molti altri.
Ma
ribaltiamo la domanda: Putin può fermarsi qui?
PER IL
CONSIGLIERE per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, è
«categoricamente sbagliato» ritenere che gli equilibri al fronte siano mutati a
favore dell’Ucraina. Anzi, questi attacchi non fanno che «prolungare la guerra»
allontanando la pace. La quale, Mosca l’ha ribadito più volte, si potrebbe
raggiungere in fretta accettando di risolvere le «cause profonde del
conflitto». Formula vaga che ruota essenzialmente intorno al Donbass e alle
altre regioni occupate. La Nato, la lingua russa, la chiesa ortodossa e altre
questioni che periodicamente riemergono, come la denazificazione, sono
accessorie e l’hanno dimostrato i russi stessi.
Putin
non può fare come Donald Trump in Iran e dichiarare di aver vinto a dispetto
dei fatti. Senza quel 18% del territorio del Donetsk che manca per la conquista
dell’intero Donbass, come si giustificheranno le centinaia di migliaia di morti
e feriti? O meglio, come si spiegherà che la grandezza della madre patria è
stata salvata scacciando il mostro occidentale? Non si può. Putin ha le spalle
al muro: vincere o vincere. Tutte le altre opzioni al momento sono fantasie, ma
facilmente immaginabili. Nel baratro, se si dovesse arrivare a quel punto,
verranno trascinati tutti: innanzitutto i russi.
INTANTO
I CIVILI che abitano vicino Mosca hanno iniziato ad avere paura. Alla fine la
guerra che vedevano in televisione come cavalcata trionfante è esplosa vicino
agli asili, agli uffici e ai supermercati. A Kotelniki alcuni residenti hanno
chiesto alle autorità locali dove fossero i rifugi anti-aerei e la risposta –
pubblicata dal canale Telegram russo filo-Cremlino Daly Stormì – è stata degna
del miglior racconto distopico: «L’ubicazione delle strutture di protezione
civile all’interno del distretto urbano verrà comunicata alla popolazione
durante la mobilitazione o in tempo di guerra».
È ancora la spetziál’naja voénnaja operátzija,
l’operazione militare speciale, non la guerra.
EPPURE
LE AUTORITÀ della regione di Mosca hanno dovuto dichiarare che non si è
verificata alcuna «pioggia di petrolio», ma hanno consigliato di non uscire di
casa a causa del «deposito di fuliggine».
Gli
aeroporti tutti chiusi, i canali Telegram “Z”, ovvero quelli schierati a favore
dell’invasione, schiumano di rabbia e invitano a cancellare Kiev dalla faccia
della terra insieme a Zelensky, le immagini di Mosca sovrastata da una coltre
nera e minacciosa su tutti i telegiornali del mondo.
Mentre la Corte dei Conti della Federazione
russa dice che le regioni con un deficit di bilancio preoccupante sono passate
da 6 nel 2022 a 56 nel 2026 e a inizio mese Putin ha dovuto strigliare la Banca
Centrale, il ministero delle Finanze e quello dello Sviluppo economico perché
le previsioni di crescita si sono abbassate dall’1,3% (le più basse dall’inizio
della guerra) allo 0,4%. Bloomberg dice che il rapporto deficit/pil quest’anno
è salito a livelli record: 5,9mila miliardi di rubli nel primo quadrimestre del
2026, «pari al 2,5% del Pil, circa il 50% in più rispetto al piano annuale».
Ciò
non vuol dire che i soldi per la guerra non ci sono più, ma che bisogna
prenderli da altre parti. L’Iva è già salita, i prezzi della benzina e dei
generi di prima necessità anche e a ruota, progressivamente, sta aumentando il
costo della vita. Non solo per la classe media e per i meno abbienti, ma anche
per gli oligarchi miliardari che lamentano le difficoltà di fare affari in un
Paese in cui tutto gira intorno ai sogni imperialisti del capo supremo.
LA
SCOMMESSA di Zelensky, riportata ancora da Bloomberg, è che «Kiev punta a
trasformare i raid sulle raffinerie in una crisi dei carburanti».
Ma è
basata su un sillogismo che non considera il rovescio della medaglia:
gli alleati con il tempo ti abbandonano e si
interessano solo a sfruttarti.
L’indipendenza
non è solo una bandiera gialloblu a piazza Maidan, ma la possibilità di
decidere da soli senza Usa e Ue. E il futuro, che come la verità è la prima
vittima di un conflitto, di un popolo che ha vissuto solo di guerra già per
quattro anni e mezzo.
Droni
su San Pietroburgo,
Kiev
fa tremare la 'Davos russa.'
Ansa.it
– Mondo - Alberto Zanconato – (3 giugno 2026) – Redazione Ansa – ci dice:
Colpita
anche la base di Kronstadt. Mosca, '8 morti in un bus centrato nel Donetsk'.
La
guerra russo-ucraina si avvita in una spirale sanguinosa di attacchi e
rappresaglie in assenza totale di negoziati, almeno quelli alla luce del sole.
Kiev
ha rivendicato attacchi clamorosi con droni in territorio russo, in particolare
a San Pietroburgo, in coincidenza con l'apertura del Forum internazionale
economico (Spief), considerato una 'Davos russa', con una nutrita
partecipazione straniera.
Ma
Mosca accusa le forze ucraine di avere ucciso almeno 12 civili in altri
attacchi, di cui 8 su un pullman passeggeri che era in viaggio dalla capitale
alla Crimea occupata.
(Agenzia
ANSA.
Rutte
e il Consiglio Atlantico a Kiev, 'segnale all'Ucraina' - Notizie - Ansa.it
I 32
rappresentanti e i vertici Nato nella capitale dopo i pesanti raid
di
Mosca -ANSA).
E la
"punizione" per i colpevoli, ha avvertito il Cremlino, sarà
"inevitabile". Una colonna di fumo nero si è levata di primo mattino
all'orizzonte di San Pietroburgo, visibile agli ospiti - compresi occidentali -
che cominciavano ad arrivare al Forum, dove giovedì e venerdì sarà presente
anche il presidente Vladimir Putin. Secondo il suo omologo ucraino, Volodymyr
Zelensky, i droni di Kiev hanno colpito "importanti obiettivi" nella
metropoli baltica, situata a 1.100 chilometri dal confine. In particolare, un
terminale petrolifero e bersagli "puramente militari a Kronstadt".
Secondo altre fonti ucraine, in questa storica base navale, situata sull'isola
di Kostin, davanti alla città, è stata colpita una corvetta militare. Decine di
voli sono stati ritardati o cancellati nell'aeroporto Pulkovo di San
Pietroburgo, proprio in coincidenza con l'arrivo di molti partecipanti al
forum. Sempre secondo gli ucraini, altri droni si sono abbattuti su uno
stabilimento a Ambo, specializzato nella produzione di sistemi di controllo per
l'aviazione e la tecnologia missilistica.
"Credo
che questi siano attacchi giusti, solo un giorno fa c'è stato un attacco
massiccio, abbiamo risposto di conseguenza", ha affermato Zelensky,
ricordando i pesanti bombardamenti russi della notte tra lunedì e martedì con
un bilancio complessivo, secondo le autorità ucraine, di oltre 20 morti e 120
feriti a Kiev e Dnipro.
I
russi avevano detto di avere attaccato obiettivi militari come rappresaglia a
un bombardamento il 22 maggio su un dormitorio studentesco nella regione di
Lugansk, da loro controllata, in cui erano stati uccisi 21 ragazzi e ragazze e
42 erano rimasti feriti. Ora le parti si sono invertite: gli ucraini affermano
di avere colpito solo obiettivi militari in risposta agli attacchi delle forze
di Mosca, mentre i russi li accusano di avere preso di mira i civili. Secondo
le autorità russe, un attacco di droni nella regione di Donetsk, anch'essa per
la maggioranza occupata dalle forze di Mosca, ha colpito un pullman passeggeri
diretto a Simferopoli, in Crimea, con un bilancio di 8 morti e 10 feriti.
"Un altro crimine del regime di Kiev", ha affermato il portavoce del
Cremlino, Dmitry Peskov.
"Bisogna
punire chi è dietro a tali crimini, e la punizione, come ha detto il
presidente, dovrebbe essere inevitabile", ha aggiunto. Quindi, la Russia
continuerà le sue rappresaglie "sistematiche". E la stessa
"operazione speciale militare prosegue proprio per evitare tali
attacchi", ha rincarato il portavoce di Putin, usando la definizione
ufficiale per il conflitto. Fonti russe hanno denunciato anche l'uccisione di
due vigili del fuoco e il ferimento di due loro colleghi in un altro attacco di
droni ucraini nella regione di Smolensk. Mentre nella parte della regione di Zaporizhzhya
sotto il controllo delle forze di Mosca, il capo dell'amministrazione filorussa
ha affermato che due civili sono morti quando l'auto su cui viaggiavano è stata
colpita da un velivolo senza pilota delle forze di Kiev. Sull'altro fronte, le
autorità locali ucraine hanno riferito di cinque morti in bombardamenti russi
nella notte tra martedì e mercoledì e altri tre nella giornata di mercoledì
nelle zone vicine al fronte.
Ucraina,
raid oltre il fronte:
nel
mirino petrolio e difese russe.
Ladiscussione.com
– (22 giugno 2026) – Paolo Runciglio – Redazione – ci dice:
Zelensky
conferma gli attacchi a Kerch e Tyumen con droni a lungo raggio. In una
settimana Mosca ha lanciato 2.200 assalti, 1.800 bombe guidate e 87 missili.
La
guerra in Ucraina è entrata in una fase in cui il fronte non basta più a
misurare la portata del conflitto.
Nelle stesse ore in cui raid russi hanno
provocato tre morti nelle regioni ucraine di Dnipropetrovsk e Poltava, Kiev ha
rivendicato nuovi attacchi in Crimea e nel cuore energetico della Russia.
Nel mirino non ci sono soltanto basi e sistemi
militari, ma anche depositi, raffinerie, collegamenti logistici e
infrastrutture legate al carburante.
La penisola di Kerch, nella Crimea occupata da
Mosca dal 2014, è stata colpita da droni ucraini.
Le
autorità russe locali hanno parlato di almeno quattro civili morti e di circa
trenta feriti.
Sergei
Kasyanov, capo della Repubblica di Crimea, ha indicato un bilancio di 28 feriti
e ha annunciato la sospensione della distribuzione di carburante nelle stazioni
di servizio della penisola.
Un’altra
vittima, secondo le autorità di Krasnodar, si è registrata nell’attacco al
traghetto Panagia, in servizio tra il distretto di Temuru e Kerch.
Mosca
ha poi sostenuto di aver abbattuto 239 droni ucraini durante la notte.
Kiev,
però, ha rivendicato il risultato politico e militare dell’operazione.
Volodymyr Zelensky ha confermato su “X” che gli attacchi a lungo raggio hanno
colpito la logistica militare, l’industria petrolifera e la difesa aerea russa
in Crimea.
Secondo
il Presidente ucraino le esplosioni hanno interessato strutture su entrambi i
lati del Ponte di Crimea, il collegamento attraverso lo Stretto di Kerch tra la
penisola occupata e il territorio russo.
Il
dettaglio.
Kiev
ha affermato di aver raggiunto infrastrutture marittime usate per il trasporto
di petrolio nella regione di Krasnodar, un deposito di carburante a Kerch,
obiettivi logistici militari, quattro radar dei sistemi S-400 e due sistemi
Panshir.
È una
strategia ormai evidente: indebolire la macchina bellica russa non solo vicino
alla linea del fronte, ma anche nelle retrovie, dove passano rifornimenti,
energia e trasporti.
Nel
suo videomessaggio Zelensky ha avvertito che la Russia starebbe preparando una
nuova ondata di attacchi su larga scala contro l’Ucraina.
Ha
citato i raid su Dnipro e Zaporizhzhya e ha chiesto alla popolazione di
mantenere la massima attenzione.
Poi ha
rivendicato l’attacco alla raffineria di Tjumen, in Siberia occidentale, a
oltre duemila chilometri dal confine ucraino.
Secondo il leader di Kiev, i nuovi droni FP
aggiornati possono raggiungere distanze fino a tremila chilometri.
Lo
Stato Maggiore ucraino ha confermato il raid del 20 giugno contro la raffineria
Antipinsky, nella regione di Tjumen.
I risultati dell’operazione restano in
valutazione.
L’impianto,
secondo Ukrinform, è tra i principali della Siberia occidentale, con una
capacità annua compresa tra 7,5 e 9 milioni di tonnellate di greggio.
Produce
gasolio, benzina e altri derivati del petrolio, anche per le necessità
dell’esercito russo.
Sul
campo.
Sul
territorio ucraino, intanto, il bilancio degli attacchi resta pesante. Zelensky
ha riferito che nell’ultima settimana Mosca ha lanciato quasi 2.200 attacchi
con droni, 1.800 bombe guidate e 87 missili. Le regioni di Dnipropetrovsk,
Kharkiv, Odessa, Sumy, Donetsk, Kirovohrad e Rivne figurano tra le aree più
esposte. La pressione, ha spiegato il Presidente, resta costante lungo la linea
del fronte e nelle comunità vicine. La guerra dei droni produce effetti anche
dentro la Russia.
L’Institute
for the Study of War segnala difficoltà crescenti per le autorità russe, alle
prese con rincari e carenze di carburante dopo le operazioni ucraine contro le
infrastrutture energetiche. Il quotidiano ‘Fontana’ ha riferito problemi di
disponibilità e aumenti dei prezzi in diverse regioni, comprese città come San
Pietroburgo, Voronezh e Tula. Le misure locali adottate per contenere la crisi,
secondo il think tank statunitense, non hanno ancora dato i risultati attesi.
La
fonte di opposizione russa ‘Vazhnye Istorii’ ha segnalato restrizioni
temporanee alla vendita di benzina in alcune stazioni dell’oblast di Tver.
Nell’oblast di Tula, invece, le autorità hanno ricondotto le carenze a problemi
logistici e all’aumento della domanda.
Guerra
Russia-Ucraina.
Escalation
del conflitto: attacchi
incrociati
con droni e bombardamenti.
Rsi.ch
– (22 giugno 2026) – Redazione RSI- REUTERS/Nina Lisarono – ci dice:
Nelle
ultime ore diverse vittime tra i civili, colpite sia navi che infrastrutture,
in un contesto di tensione crescente.
I
missili russi hanno colpito anche la regione di Odessa.
La
notte del 22 giugno ha segnato un’ulteriore e significativa escalation nel
conflitto tra Russia e Ucraina, caratterizzata da una serie di attacchi
simultanei con droni e bombardamenti che hanno avuto gravi ripercussioni su
entrambi i fronti, causando vittime civili, danni a infrastrutture critiche e
mettendo a rischio la sicurezza della navigazione internazionale.
Russia:
attacco a navi mercantili civili nel Mar Nero
Gli
attacchi russi si sono concentrati sia su obiettivi sia marittimi che
terrestri. Mosca ha lanciato un attacco mirato con droni contro navi mercantili
civili che si dirigevano verso i porti ucraini. L’episodio più grave ha
coinvolto la nave portarinfuse “Distress”, di proprietà turca ma battente
bandiera panamense. Un drone ha colpito l’imbarcazione, scatenando un incendio
a bordo e causando la morte di una persona. L’impatto ha provocato “ingenti
danni” alla nave, come riportato da RBC-Ucraina, citando l’ufficio stampa della
Marina e dell’Amministrazione dei porti marittimi dell’Ucraina. La Marina
ucraina ha prontamente avviato le operazioni di soccorso per l’equipaggio.
Nello stesso attacco, altre navi cargo, battenti bandiera di Palau e del
Belize, sono state danneggiate, sebbene in questi casi non si siano registrate
vittime e le imbarcazioni abbiano potuto proseguire il loro viaggio. L’Autorità
portuale ucraina ha condannato con fermezza questi atti, definendoli una “grave
violazione del diritto internazionale” e un’ulteriore, inequivocabile prova che
la Russia sta “deliberatamente mettendo a repentaglio la sicurezza della
navigazione internazionale”.
L'attacco
russo a Sumi.
Reuters.
Un
attacco russo con droni ha colpito un edificio residenziale nella comunità di
Znob-Novgord, situata nel distretto di Shotska, nell’oblast di Sumy. L’attacco,
avvenuto intorno alle 4:50 del mattino, ha avuto conseguenze devastanti per una
famiglia numerosa: un adolescente di 13 anni, suo padre di 36 anni e la nonna
di 73 anni sono morti a seguito dell’impatto. La madre e altri due bambini sono
rimasti feriti. L’Ufficio del procuratore della regione di Sumy ha diffuso la
notizia tramite Telegram, sottolineando la brutalità dell’attacco contro un
obiettivo civile.
L’Ucraina
mira infrastrutture e città russe, inclusa la capitale.
Anche
l’Ucraina ha intensificato le sue operazioni, mirando a infrastrutture e città
russe, inclusa la capitale. I sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato
e abbattuto un numero eccezionalmente elevato di droni ucraini. Nel corso della
notte, specificamente dalle 20.00 del 21 giugno alle 7.00 del 22 giugno (ora di
Mosca), sono stati distrutti ben 301 droni ucraini ad ala fissa. Questi droni
sono stati abbattuti sopra un’ampia fascia di regioni russe, tra cui Belgorod,
Bryansk, Volgograd, Voronezh, Kaluga, Kursk, Rostov, Ambo, Tver, Tula e
Smolensk, oltre alla regione di Mosca, il Territorio di Krasnodar, la
Repubblica di Crimea e le acque dei mari d’Azov e Nero. La vastità dell’area
interessata indica una coordinata e ampia offensiva ucraina.
La
capitale russa è stata un obiettivo primario. Il sindaco di Mosca, Serghei
Subsanni, ha riferito che il numero di droni abbattuti in fase di avvicinamento
alla città ha raggiunto quota 70. A causa di questi attacchi, l’attività degli
aeroporti di Mosca è stata temporaneamente limitata nelle prime ore del
mattino, causando disagi significativi. Nel corso della giornata, Subsanni ha
annunciato che le difese aeree russe avevano respinto un ulteriore attacco
sferrato da altri cinque droni diretti verso Mosca, portando il totale a 14
droni abbattuti sulla città in un solo giorno. Le squadre di soccorso sono
state mobilitate per intervenire nei luoghi degli schianti.
A
Horlivka, nella regione di Donetsk, attualmente sotto controllo russo, una
donna civile è morta a causa dell’esplosione di una submunizione a campana
delle forze armate ucraine. La notizia è stata riportata dal sindaco di
Horlivka, Ivan Prikhodko, citato dall’agenzia di stampa Tass, evidenziando come
anche le aree contese siano teatro di tragici incidenti che coinvolgono la
popolazione civile.
Nuovi
attacchi contro la Crimea.
I
precedenti attacchi ucraini in Crimea.
Questi
recenti attacchi si inseriscono in un contesto di precedenti e intensi
bombardamenti ucraini contro il settore energetico russo, che hanno colpito con
particolare ferocia la Crimea occupata. Le autorità filorusse avevano
denunciato la morte di cinque persone nei raid notturni avvenuti nei giorni
precedenti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato questi
attacchi, affermando che avevano preso di mira “la logistica militare,
l’industria petrolifera e la difesa aerea”.
Le
immagini degli attacchi sono state diffuse dal presidente ucraino Volodymyr
Zelensky.
Mondo.
Kiev
attacca la Crimea: nel mirino petrolio e difese aeree
Cinque
morti negli attacchi di droni - Sospesa la distribuzione di carburante
(21.06.2026)
Questi
raid hanno avuto un impatto significativo, approfondendo ulteriormente la crisi
dei carburanti nella penisola. Il governatore Sergei Kasyanov è stato costretto
a imporre misure drastiche, sospendendo tutte le vendite di carburante a
privati e aziende, inclusi gli acquisti in contanti, con carta e tramite
voucher, presso le stazioni di servizio della penisola, e limitando le
forniture ai soli enti governativi essenziali per il funzionamento e la
sicurezza.
Ucraina,
la guerra dei droni entra nelle raffinerie russe. Ecco perché Kyiv colpisce il
cuore petrolifero di Mosca, obiettivo aumentare costo guerra. INFOGRAFICA.
Ageei.eu
– Difesa.it – (30 Agosto 2026) – agenzia di stampa – Redazione – ci dice:
Per
molto tempo la guerra tra Russia e Ucraina è stata raccontata soprattutto
attraverso la mappa del fronte: città contese, avanzate lente, linee difensive,
artiglieria e trincee. Ma una parte sempre più rilevante del conflitto si sta
spostando lontano dal Donbass, nei cieli e nelle infrastrutture industriali
della Russia.
Le
raffinerie sono diventate uno degli obiettivi centrali della strategia ucraina
di attacchi a lungo raggio. Non perché distruggere un impianto petrolifero
equivalga automaticamente a cambiare l’esito della guerra, ma perché colpire la
capacità di trasformare il greggio in benzina, diesel e carburante per aerei
significa toccare insieme l’economia civile, la macchina logistica militare e
le entrate energetiche del Cremlino.
Kyiv
descrive questa offensiva come una forma di “sanzioni a lungo raggio”: se le
sanzioni occidentali cercano di limitare l’accesso russo a mercati, tecnologie
e capitali, i droni puntano invece a generare danni fisici e costi immediati
all’interno del territorio russo. L’obiettivo non è soltanto incendiare
serbatoi o fermare temporaneamente un impianto. È costringere Mosca a
redistribuire risorse, aumentare la protezione delle infrastrutture, riparare
unità danneggiate, limitare le esportazioni di carburante e gestire il
malcontento legato a possibili carenze interne.
PERCHE
LE RAFFINERIE CONTANO PIÙ DEI POZZI.
La
Russia resta uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio. Tuttavia,
estrarre greggio e trasformarlo in prodotti utilizzabili non sono la stessa
cosa. Una raffineria converte il petrolio in una gamma di prodotti essenziali:
benzina per le automobili, diesel per il trasporto pesante e l’agricoltura,
carburante per l’aviazione, olio combustibile e materie prime per la
petrolchimica. Danneggiare le unità di distillazione primaria o le sezioni più avanzate
dell’impianto può ridurre la produzione per settimane o mesi, soprattutto se i
ricambi e le apparecchiature di controllo sono difficili da reperire.
Il
bersaglio, quindi, non è soltanto il valore dell’impianto. È la sua funzione
dentro un sistema più grande: i rifornimenti alle forze armate, la
distribuzione alle regioni russe, le esportazioni verso i mercati esteri e le
entrate fiscali necessarie a sostenere una guerra lunga.
Nel
maggio 2026 Reuters ha calcolato che, dall’inizio dell’anno, gli attacchi
ucraini avevano colpito capacità di raffinazione pari a circa 700 mila barili
al giorno in 16 raffinerie. Nello stesso periodo, 35 unità di distillazione primaria —
per una capacità complessiva superiore a 2,85 milioni di barili al giorno —
erano state costrette a fermarsi per danni causati dai droni o per le
conseguenze operative degli attacchi. Questo non significa che tutta quella
capacità sia stata persa in modo permanente, ma mostra la scala delle
interruzioni prodotte dalla campagna.
UCRAINA,
UNA PRESSIONE CHE SI ALLARGA NEL TERRITORIO RUSSO.
La
geografia degli attacchi è significativa quanto il loro numero. Le operazioni
non riguardano soltanto le regioni russe vicine al confine ucraino: hanno
coinvolto impianti in aree industriali e petrolifere lontane dal fronte,
segnalando la crescita delle capacità ucraine di condurre attacchi in
profondità.
Tra i
casi recenti citati da Reuters figurano la raffineria di Perm, fermata dopo un
attacco del 21 agosto, e la NORSI di Lukoil, indicata come la quarta raffineria
russa per dimensioni e il secondo produttore di benzina del Paese. Secondo
fonti industriali riportate dall’agenzia, la NORSI ha sospeso la lavorazione di
greggio dopo un attacco con droni il 26 agosto, con danni a unità di processo e
infrastrutture interne.
Questi
episodi hanno un peso che va oltre la cronaca locale. Quando l’obiettivo è una
grande raffineria, le conseguenze possono propagarsi lungo tutta la catena:
meno carburante disponibile, maggiore competizione per le forniture,
riorganizzazione dei flussi ferroviari e marittimi, pressione sui prezzi e
minori volumi esportabili.
L’Agenzia
internazionale dell’energia ha rilevato che gli attacchi alle raffinerie e alle
infrastrutture di esportazione russe hanno contribuito a irrigidire i mercati
dei prodotti petroliferi, incidendo sia sulle esportazioni sia sulle consegne
al mercato domestico russo. Nel rapporto di agosto, l’IEA ha inoltre indicato che le
interruzioni legate agli attacchi contro le raffinerie russe avevano portato a
una riduzione ulteriore di 370 mila barili al giorno nelle stime dei volumi di
raffinazione globali del terzo trimestre 2026.
IL
PROBLEMA DELLA BENZINA INTERNA.
L’effetto
politicamente più sensibile è quello visibile ai cittadini russi: la
disponibilità di carburante.
A fine
agosto, Reuters ha riferito che la produzione di benzina russa era scesa fino a
coprire circa il 70% della domanda interna, dopo una serie di attacchi che
aveva costretto importanti raffinerie a sospendere le attività. Secondo due
fonti del settore, la produzione si attestava attorno a 80 mila tonnellate al
giorno, a fronte di un divario di circa 35 mila tonnellate giornaliere rispetto
alla domanda.
Questo
dato va trattato con cautela: proviene da fonti industriali e non equivale
necessariamente a una carenza uniforme in ogni regione del Paese. Inoltre, la
domanda di carburanti può crescere stagionalmente, soprattutto durante i
periodi di maggiore attività agricola e mobilità. Ma il dato è rilevante perché
segnala una dinamica precisa: gli attacchi alle infrastrutture energetiche
possono trasformare una guerra lontana dal fronte in un costo concreto per le
famiglie, le imprese e le amministrazioni regionali russe.
Per il
Cremlino, una crisi del carburante è particolarmente scomoda. Mosca può
decidere di ridurre le esportazioni per proteggere il mercato interno, ma così
rinuncia a entrate e quote di mercato. Può aumentare l’uso delle scorte o
spostare i flussi da altre raffinerie, ma questo accresce i costi logistici.
Può imporre controlli e divieti, ma tali misure sono esse stesse il segnale di
una pressione crescente.
NON È
ANCORA UN COLPO DECISIVO.
Sarebbe
però sbagliato descrivere gli attacchi come una paralisi definitiva
dell’industria petrolifera russa.
La
Russia mantiene una grande base di raffinazione, una rete logistica estesa e la
possibilità di compensare in parte le interruzioni spostando la lavorazione del
greggio verso impianti meno colpiti. Nel 2025, secondo fonti del settore citate
da Reuters, la disponibilità di capacità inutilizzata aveva aiutato le
raffinerie russe ad assorbire una parte dei danni: nel periodo di massima
pressione, la capacità disponibile era stata ridotta fino al 20%, mentre la
lavorazione complessiva era diminuita in misura molto inferiore, circa il 6%.
È la
ragione per cui il parametro più utile non è il numero di droni lanciati, né il
numero di incendi ripresi sui social. Occorre osservare quattro indicatori: la
durata delle fermate degli impianti, la capacità effettivamente persa,
l’andamento di benzina e diesel sul mercato interno e le esportazioni russe di
prodotti raffinati.
La
differenza tra un danno spettacolare e un danno strategico sta tutta qui. Un
incendio può essere domato in poche ore; una unità tecnologica danneggiata, con
componenti complessi da sostituire, può invece restare ferma molto più a lungo.
E una serie di fermate parziali, distribuite su molti impianti, può diventare
più rilevante di un singolo attacco contro una grande raffineria.
UCRAINA,
LA STRATEGIA DI KYIV: AUMENTARE IL COSTO DELLA GUERRA.
La
campagna contro le infrastrutture energetiche russe risponde a una logica di
logoramento. L’Ucraina non deve necessariamente distruggere l’intero settore
petrolifero russo per ottenere un risultato: può puntare ad aumentare in modo
costante il costo della guerra per Mosca.
Ogni
attacco riuscito costringe la Russia a scegliere come impiegare risorse finite:
più difese aeree per proteggere gli impianti; più spesa per riparazioni e
manutenzione; più carburante e trasporti per compensare i vuoti territoriali;
meno prodotti disponibili per l’export; maggiore attenzione politica alle
conseguenze sociali interne.
Secondo
un’analisi del Center for Strategic and International Studies, gli attacchi
ucraini a lungo raggio contro raffinerie, infrastrutture energetiche e nodi di
trasporto combinano pressione militare ed economica. Da soli difficilmente
cambieranno in modo immediato l’orientamento dell’opinione pubblica russa, ma
possono aumentare i costi domestici della guerra per il Cremlino.
La
loro efficacia, dunque, non dipenderà da un singolo raid. Dipenderà dalla
continuità. Se Kyiv riuscirà a mantenere il ritmo degli attacchi, a selezionare
bersagli ad alto valore industriale e a rendere le riparazioni più lente dei
danni successivi, la pressione sulla Russia potrà accumularsi. Se invece Mosca riuscirà a
ripristinare rapidamente le capacità perdute, a proteggere gli impianti più
esposti e a usare le riserve disponibili, l’impatto resterà significativo ma
gestibile.
IL
NUOVO FRONTE DEL PETROLIO.
Gli
attacchi alle raffinerie raccontano una trasformazione più ampia della guerra.
Il fronte non coincide più soltanto con la linea di contatto in Ucraina: passa
per le raffinerie sul Volga, i terminali di esportazione, le stazioni di
pompaggio, i depositi di carburante e la rete che collega la produzione
petrolifera russa alla sua economia di guerra.
Per
Kyiv, colpire il sistema energetico significa cercare un vantaggio asimmetrico
contro un avversario più grande e con maggiori risorse. Per Mosca, significa
difendere non solo il territorio, ma anche la capacità di mantenere normale la
vita economica del Paese mentre sostiene un conflitto ad alta intensità.
Il
petrolio resta una delle colonne della potenza russa. Ma proprio per questo,
nelle mani dei droni ucraini, è diventato anche una delle sue vulnerabilità.
I CASI
STRATEGICI.
Non
tutte le raffinerie colpite hanno lo stesso peso. Alcuni impianti hanno una
capacità limitata o svolgono una funzione prevalentemente regionale; altri sono
invece nodi essenziali per la produzione di benzina e diesel, per
l’approvvigionamento del mercato interno e per la tenuta delle esportazioni
russe. Tra i casi più rilevanti emersi nelle ultime settimane, quattro meritano
particolare attenzione: NORSI, TANECO, Perm e il gruppo di grandi impianti di Yaroslav
e Volgograd.
NORSI,
IL BERSAGLIO PIÙ SENSIBILE.
La
NORSI, raffineria Lukoil di Kostov nella regione di Nizhny Novgorod, è
probabilmente il caso più significativo dell’ultima fase della campagna
ucraina. L’impianto può lavorare circa 15 milioni di tonnellate di greggio
all’anno ed è indicato come il quarto maggiore della Russia per capacità di
raffinazione. La sua importanza non dipende soltanto dai volumi complessivi:
NORSI produce circa 5 milioni di tonnellate annue sia di benzina sia di diesel
ed è il secondo produttore russo di benzina
Il
fermo della lavorazione del greggio dopo l’attacco del 26 agosto è quindi
particolarmente rilevante in un momento in cui la disponibilità di benzina
rappresenta uno dei punti più delicati per il mercato interno russo. Colpire
NORSI significa interferire non soltanto con l’export petrolifero, ma con un
segmento che ha ricadute dirette sui trasporti, sull’agricoltura, sulla
mobilità privata e sui prezzi alla pompa.
L’episodio
assume un peso ancora maggiore perché, secondo Reuters, con la sospensione di
NORSI risultavano ferme anche le altre principali raffinerie di Lukoil: Perm,
dopo l’attacco del 21 agosto, e Volgograd, che aveva sospeso la lavorazione del
greggio alla fine di luglio. Non si tratta necessariamente di una perdita
permanente di capacità, ma della dimostrazione di come attacchi ripetuti
possano concentrare la pressione su uno dei maggiori gruppi petroliferi russi.
TANECO,
GRANDE CAPACITA E ATTACCHI RIPETUTI.
La
TANECO di Tante, a Nizhnekamsk in Tatarstan, è un altro bersaglio di primo
piano. Nel 2024 aveva lavorato circa 17 milioni di tonnellate di greggio,
collocandosi tra gli impianti più importanti del sistema russo
Il
punto non è soltanto la sua dimensione. La raffineria è stata colpita due volte
nel giro di pochi giorni, il 10 e il 19 agosto. Questa sequenza aiuta a
comprendere l’obiettivo della strategia ucraina: non basta provocare un danno
iniziale; colpire di nuovo lo stesso impianto può rallentare le riparazioni,
aumentare i costi e prolungare la distanza tra la capacità nominale e quella
effettivamente disponibile.
In
altre parole, il parametro decisivo non è il numero di incendi o di droni
lanciati, ma il tempo necessario per riportare una raffineria alla piena
operatività. Un danno circoscritto può essere assorbito; danni ripetuti a
componenti industriali e unità di processo rischiano invece di trasformare
un’interruzione temporanea in un problema più strutturale.
PERM,
YAROSLAV E VOLGOGRAD: IL NODO DELLA BENZINA.
Anche
Perm, Yaroslav e Volgograd hanno un peso rilevante nel sistema energetico
russo. Perm aveva lavorato 12,6 milioni di tonnellate di greggio nel 2024;
Yaroslav ha una capacità di circa 15 milioni di tonnellate annue; Volgograd,
controllata da Lukoil, aveva lavorato 13,5 milioni di tonnellate nel 2024.
Non
sono quindi raffinerie periferiche. Il loro temporaneo fermo o la riduzione
delle attività arrivano mentre la Russia affronta una crescente pressione sulla
disponibilità di benzina. A fine agosto, fonti industriali citate da Reuters
stimavano una produzione di circa 80 mila tonnellate al giorno contro una
domanda interna di circa 115 mila tonnellate: una copertura vicina al 70%, con
un deficit giornaliero attorno alle 35 mila tonnellate
Il
legame tra gli attacchi alle raffinerie e il mercato interno è qui più
evidente. Mosca può cercare di compensare usando scorte, aumentando le
importazioni o limitando l’export, ma ciascuna di queste opzioni comporta un
costo: minori ricavi dall’estero, maggiore dipendenza da forniture esterne e
interventi amministrativi sul mercato domestico. Reuters ha riferito di
restrizioni regionali alla vendita di carburante e di un divieto alle
esportazioni di benzina esteso fino al 31 gennaio.
COSA
DICONO I DATI “IEA”.
L’International
Energy Agency non fornisce una cronaca militare dei singoli attacchi né
certifica il danno subito da ogni raffineria. Il suo contributo è diverso e,
per certi aspetti, più utile: misura le conseguenze aggregate della campagna
sulle estrazioni russe, sulla raffinazione, sulle esportazioni e sul mercato
petrolifero globale.
Il
primo dato riguarda la produzione di greggio. Nel maggio 2026, secondo l’IEA,
la produzione petrolifera russa è scesa a circa 8,7 milioni di barili al
giorno: circa il 5% in meno rispetto a un anno prima e il 10% al di sotto
dell’obiettivo fissato per quel mese. L’Agenzia ha collegato il calo anche agli
attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche e ha ridotto di 200 mila
barili al giorno la propria previsione sulla produzione russa media del 2026,
portandola a 8,95 milioni di barili al giorno.
Il
secondo dato riguarda i prodotti raffinati. Nei suoi rapporti estivi, l’IEA ha
segnalato che gli attacchi contro le raffinerie russe e le infrastrutture di
esportazione hanno ridotto la disponibilità di carburanti sia in Russia sia sui
mercati internazionali. La conseguenza non è soltanto una minore capacità industriale
sulla carta: è una maggiore competizione per benzina, diesel e jet flue, in un
contesto già segnato dalle tensioni in Medio Oriente.
Nel
rapporto di agosto, l’Agenzia ha rivisto al ribasso di 370 mila barili al
giorno le stime della raffinazione globale nel terzo trimestre 2026, citando
fra i fattori le continue interruzioni alle raffinerie russe e le difficoltà
nelle esportazioni di prodotti petroliferi dal Medio Oriente.
C’è
poi un elemento che richiede cautela. Nonostante la pressione sulle raffinerie,
nel maggio 2026 le esportazioni russe di greggio e prodotti petroliferi erano
rimaste attorno a 7,4 milioni di barili al giorno, un livello sostanzialmente
stabile su base annua. Ciò mostra che la Russia conserva ancora margini di
adattamento: può deviare flussi, utilizzare capacità disponibile in altri
impianti, modificare l’equilibrio tra mercato interno ed export e ricorrere
alle scorte
La
lettura corretta, quindi, non è quella di un sistema petrolifero russo già
paralizzato. Gli attacchi ucraini stanno però aumentando il costo di
funzionamento del sistema:
costringono
Mosca a proteggere più infrastrutture, riparare unità complesse, rinunciare
potenzialmente a parte delle esportazioni e contenere gli effetti sociali di
una minore disponibilità di carburante.
Reuters,
calcola sulla capacità di raffinazione russa colpita tra gennaio e maggio 2026:
circa 700 mila barili al giorno su 16 raffinerie; 35 unità di distillazione
primaria interessate da danni o interruzioni.
(ageei.eu
- difesa.it).
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