Bombe e droni su Russia e Ucraina.

 

Bombe e droni su Russia e Ucraina.

 

 

 

La guerra dei droni russi: 87 mila uomini e la nuova profondità del campo di battaglia.

Peacelink.it – (23 agosto 2026) – Redazione PeaceLink – ci dice:

Armamenti > Tecnologie militari > Le nuove tecnologie.

L’aeronautica riceve dai droni le coordinate per guidare le terribili bombe plananti.

L'Institute for the Study of War ha documentato operazioni dei droni russi nelle retrovie del fronte contro veicoli, autocisterne, mezzi logistici, posti di comando e altri obiettivi lungo strade e ferrovie anche a decine di chilometri dalla linea di contatto.

Droni russi.

La guerra in Ucraina sta producendo una trasformazione profonda delle forze armate.

I droni non sono più soltanto uno strumento aggiuntivo affidato a piccoli gruppi specializzati. Sono diventati una componente strutturale degli eserciti, capace di modificare il modo stesso in cui si combatte.

Oltre ottantamila militari russi addetti ai droni.

Un dato russo rende bene la dimensione del cambiamento:

 alla fine del 2025 le Forze russe dei sistemi senza pilota contavano circa 87.000 militari, con un progetto di arrivare a circa 165.000 entro la fine del 2026.

Il dato è riportato da Rob Lee e Mitro Putiate in uno studio del Foreign Policy Resecarci Institute.

 

Occorre però fare una precisazione: 87.000 non significa 87.000 piloti di droni.

Si tratta del personale complessivo delle nuove forze russe dedicate ai sistemi senza pilota:

 operatori, tecnici, specialisti, unità di supporto e altre figure.

 

E l'Ucraina?

Nel 2025 il Ministero della Difesa ucraino indicava circa 20.000 militari impiegati come operatori di droni, mentre nel 2026 l'Ucraina ha continuato ad ampliare rapidamente le proprie forze senza pilota. Ad aprile 2026 le forze armate ucraine hanno annunciato di avere bisogno di altri 15.000 addetti da reclutare per reggere il confronto militare.

Mosca sta infatti costruendo una vera e propria organizzazione militare dedicata alla guerra senza pilota, una guerra che arriva sempre più in profondità nelle retrovie ucraine, ben oltre la linea del fronte.

 

Rubicone: quando il drone arriva alle spalle.

All'interno di questa trasformazione assume particolare rilievo il Rubicone Center for Advanced Umane Technologies, una struttura d'élite russa costituita nel 2024.

 

Rubicone non va considerato semplicemente come un reparto di droni FPV. Le sue unità hanno sviluppato una funzione particolare: operare dietro la prima linea, cercando i punti vulnerabili del dispositivo ucraino.

 

Uno studio del Foreign Policy Research Institute descrive i distaccamenti Rubicone come unità impiegate per colpire soprattutto squadre di droni e obiettivi logistici a maggiore distanza dalla linea del fronte, con l'obiettivo di accorciare il tempo che intercorre fra l'individuazione di un bersaglio e il suo attacco.

 

In altre parole, il problema non è più soltanto "distruggere un carro armato". La Rubicone individua coloro che guidano i droni, i veicoli che portano munizioni, le stazioni di comando, i collegamenti e le vie attraverso cui arrivano i rifornimenti vitali alle truppe, ad esempio l'acqua.

 

È una forma di guerra in profondità.

 

L'Institute for the Study of War (ISW) ha documentato, per esempio, operazioni Rubicone contro veicoli, autocisterne, mezzi logistici, posti di comando e altri obiettivi lungo strade e ferrovie anche a decine di chilometri dalla linea del fronte. In un caso sono stati documentati attacchi a obiettivi situati tra 26 e oltre 70 chilometri dalla linea del contatto.

 

La conseguenza è importante: il fronte non coincide più con la linea delle trincee.

 

Recidere la logistica

La logistica è uno dei bersagli più importanti.

 

Un esercito può avere soldati e armi in prima linea, ma se non arrivano carburante, munizioni, viveri, batterie, pezzi di ricambio, meccanici, la sua capacità di combattimento diminuisce rapidamente.

 

Rubicone ha sviluppato proprio questa capacità di interdizione. L'ISW ha documentato l'impiego di droni russi contro le vie di rifornimento ucraine e, nel settore di Pokrovsk, contro persino i droni pesanti utilizzati dagli ucraini per trasportare rifornimenti alle unità combattenti.

 

È un passaggio significativo.

 

Il drone non serve soltanto a colpire direttamente un soldato. Può essere utilizzato per impedire che quel soldato riceva ciò di cui ha bisogno per continuare a combattere.

La stessa logica è stata osservata nell'area di Dobropillia: secondo analisi militari, le unità Rubicone hanno cercato di isolare le posizioni ucraine colpendo le strade anche a oltre 20 chilometri di profondità.

 

Le coordinate per le bombe plananti.

C'è poi un'altra dimensione fondamentale: la ricognizione.

 

Rubicone dispone di diversi tipi di droni da ricognizione, fra cui ZALA, Orlan e Super Camp oltre a droni FPV e sistemi d'attacco.

 

Questo permette di costruire una catena sempre più rapida: ricognizione, individuazione, identificazione, trasmissione delle coordinate, attacco.

Questa è quella che gli analisti chiamano spesso krill chain, la "catena di ingaggio". La catena delle uccisioni.

Più questa catena diventa veloce, meno tempo ha il bersaglio per spostarsi o nascondersi.

 

Ed è qui che il rapporto fra droni e bombe plananti diventa particolarmente importante e spietato.

 

Le bombe plananti russe KAB/UMPK possono essere lanciate da aerei a distanza di sicurezza dalle difese antiaeree ucraine. Il loro impiego fa parte di una più ampia campagna russa di interdizione della logistica e delle retrovie. L'ISW ha documentato l'impiego combinato di droni, bombe plananti KAB e altri sistemi per colpire la logistica e creare condizioni favorevoli all'avanzata russa. Possono arrivare a pesare una tonnellata, una tonnellata e mezza, anche tre. L'effetto è devastante. Anche se il cronista ucraino non viene colpito riporta lesioni gravi nell'arco di centinaia di metri di raggio.

 

La caccia ai cronisti ucraini.

Il bersaglio più importante per la strategia della rubiconia può diventare quindi proprio chi guida il drone. Il RUSI (Royal United Services Institute) ha osservato che le forze russe hanno concentrato crescente attenzione sull'individuazione delle postazioni degli operatori ucraini, utilizzando contro di loro artiglieria, bombe plananti e altri droni.

È una logica quasi paradossale: la guerra dei droni porta alla caccia all'uomo che controlla il drone.

Per questo le unità ucraine devono continuamente spostare le proprie postazioni, mimetizzarle, proteggerle dalle intercettazioni e ridurre il tempo di trasmissione fra drone e comando.

In questa competizione Rubicone ha costruito una reputazione particolare. Secondo gli studi disponibili, la sua superiorità non deriva semplicemente dal possesso di droni migliori, ma dalla combinazione di personale selezionato, addestramento, ricognizione, guerra elettronica, innovazione tecnica e rapidità nella catena di ingaggio.

 

La risposta di Kiev.

Dal canto suo l'Ucraina ha sviluppato capacità di attacco in profondità. Nel 2026 le sue forze cronistiche hanno intensificato le operazioni contro infrastrutture, vie di rifornimento e obiettivi militari russi anche molto lontani dal fronte.

È una competizione fra due sistemi militari che stanno progressivamente trasformando i droni in una componente centrale della guerra. Come non si era mai visto prima.

Un cupo futuro.

La Russia dispone di maggiori risorse complessive e sta trasformando progressivamente l'esperienza maturata sul campo in strutture permanenti, numericamente molto grandi e gerarchicamente integrate nelle forze armate.

Significa che la Russia sta costruendo una infrastruttura militare del drone.

E il progetto di arrivare a circa 165.000 uomini nel 2026 indica che Mosca considera questa trasformazione come una componente stabile della guerra del futuro. Tale trasformazione della guerra in Ucraina può essere racchiusa in una frase: il campo di battaglia sta diventando sempre più profondo.

 

La nuova guerra dei droni ha una caratteristica terribile: la capacità di infliggere vittime è diventata più capillare. I soccorsi diventano sempre più difficili. E si sta diffondendo un nuovo incubo: la brontofobia.

Si tratta di una condizione di ansia persistente e panico acuto provocato dal solo rumore di un drone in volo. Colpisce sia i civili che i militari, ed è oggi riconosciuta dagli psicologi come una variante del disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

 

Il disperato piano dell’UE contro

la Russia e l’avvicinamento

del Vaticano a Mosca.

Larunadellago.net – (28/08/2026) – Cesare Sacchetti – Redazione – ci dice:

 

A Mosca, lo scorso mercoledì, i commentatori Occidentali sono rimasti a dir poco a bocca aperta, se non presi da una vera e propria rabbia.

Appena il mastodontico aereo militare C-17 ha iniziato a sorvolare i cieli della capitale moscovita, sono proliferate ipotesi di vario tipo, depistaggi in larga parte secondo i quali il direttore della CIA, Radcliffe, era giunto per trasmettere qualche monito a Mosca.

 

In realtà, gli organi di stampa Occidentali hanno divulgato la solita falsa velina per nascondere il vero tema cruciale dell’incontro di alto livello che è ruotato principalmente attorno alle continue e costanti provocazioni dell’Unione europea e della NATO nei confronti della Russia.

Solo pochi giorni prima del vertice russo-americano, il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, aveva di nuovo messo in guardia il Regno Unito dal cessare le sue continue provocazioni e i suoi appoggi sempre più costanti verso il regime nazista ucraino.

 

Il ministro Lavrov.

Da qualche anno a questa parte, Londra agisce ormai come il vero centro di destabilizzazione degli affari internazionali e come il principale sobillatore delle ostilità in Ucraina.

 

Tramontato il ruolo di Washington come motore del disordine internazionale, la cosiddetta anglosfera, quell’area geopolitica che domina le relazioni internazionali dal secondo dopoguerra in poi, si è ritrovata priva del suo principale pilastro, quello degli Stati Uniti, ormai passati pienamente da una dimensione imperiale ad una più propriamente nazionale.

 

Londra così ha provato a indossare nuovamente i panni della potenza destabilizzatrice che agisce per conto di quel circolo di think tank e circoli mondialisti che da più di un secolo aspirano alla costruzione di una governance globale.

I risultati sono stati molto lontani da quelli sperati poiché le sorti del conflitto ucraino non hanno minimamente preso la piega sperata dagli ultimi Euro-Atlantisti, ma le provocazioni degli orfani dell’impero americano si stanno facendo sempre più reiterate e preoccupanti.

 

Il disperato piano dell’UE e della NATO contro la Russia.

Secondo fonti di intelligence serbe, risulta che la NATO e l’Unione europea stiano lavorando per orchestrare qualche altra grave provocazione concentrate principalmente verso Kaliningrad, l’enclave russa tra Polonia e Lituania.

Recentemente, la Polonia ha deciso di mandare al confine intorno a Kaliningrad 28 carri armati sudcoreani K2, un’altra dimostrazione delle manovre estremamente aggressive e provocatorie che l’area Euro-Atlantica ha eseguito contro la Russia.

 

La militarizzazione del confine vicino a Kaliningrad.

 

Nei giorni successivi a questo inusuale schieramento di mezzi blindati, l’Olanda, altro Stato tra i più russofobi dei falchi atlantici, ha inviato i suoi aerei militari al confine con la Russia nell’ennesima spericolata manovra verso Mosca, che fino ad ora ha esercitato non poco l’arte della pazienza.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso però sembra essere stato il continuo e reiterato appoggio bellico al regime nazista di Kiev, tanto che i servizi segreti russi hanno deciso per la prima volta dal 2022 di iniziare a far detonare le fabbriche di armi in Europa che hanno rifornito Kiev, come, ad esempio, quella della KNDS, impresa franco-tedesca che aveva uno stabilimento a Colleferro, nei pressi di Roma, saltato in aria non prima che anonimi telefonisti facessero evacuare il sito.

 

A differenza di Kiev e di Bruxelles, Mosca quantomeno rispetta ancora le vite degli innocenti, non fa gratuite stragi di innocenti come fanno i sostenitori del battaglione neonazista di Azov e l’Unione europea che, caduta la sua maschera liberal-democratica, non ha esitato a schierarsi con i peggiori terroristi e assassini pur di preservare l’ultimo fragile bastione del mondialismo, ovvero la citata UE.

Secondo le citate fonti dei servizi di Belgrado, l’ultimo incontro straordinario tra Stati Uniti e Russia ha visto i due Paesi, ormai uniti da una solida intesa geopolitica, discutere delle continue provocazioni dell’UE e della NATO verso il Cremlino, che è stata molto chiara con la delegazione americana.

 

A Bruxelles, sono come degli animali feriti.

Da molto tempo ormai non si agisce più in base a delle razionali considerazioni militari e geopolitiche.

Non si vuole riconoscere che l’ordine, o il disordine, del secolo scorso è ormai uno sbiadito ricordo.

Non esiste più negli affari internazionali una superpotenza in grado di cambiare arbitrariamente i destini di una qualsiasi nazione nel mondo per assicurarsi che in ogni Paese ci sia un governo fedele all’apparato della governance globale.

Gli Stati Uniti hanno chiaramente abdicato al ruolo di sovversivi internazionali, ma la reale politica sembra essere una dimensione sconosciuta a Bruxelles.

 

L’UE e il rifiuto di accettare il suo declino.

 

Ci si chiude nel bunker, si accusa Mosca di aver portato alla rovina l’Europa, consumata invece dall’Unione europea, e si prova ad agitare lo spauracchio della “minaccia russa” nella illusione che i popoli europei si trincerino a difesa di una Unione mai veramente amata e oggi considerata la principale responsabile della crisi economica e demografica del vecchio continente.

 

L’UE è stata pari al passaggio di Attila al tempo delle invasioni barbariche.

Il suo passaggio ha distrutto fiorenti giardini europei, soprattutto quello dell’Italia, un tempo quarta potenza industriale invidiata dall’Europa e dal mondo per la sua straordinaria capacità di riuscire ad essere competitiva e decisiva in un mondo dominato all’epoca dal bipolarismo controllato delle due superpotenze americane e sovietiche.

Se Bruxelles crede di trascinare con sé gli italiani e gli europei attraverso la consunta retorica della russofobia, gli eurocrati commetteranno l’ennesimo grave errore di valutazione.

L’Unione sa che la storia ormai ha già decretato la sua estinzione, ma tale consapevolezza non ha portato gli eurocrati ad accettare uno smantellamento concordato per tornare ordinatamente agli Stati Nazionali.

 

Bruxelles sembra dominata dalla mentalità di un Sansone.

Se noi dobbiamo morire, tutti devono morire.

I finanziatori dell’Unione sono affetti da un inguaribile delirio di onnipotenza.

 

Dominati come sono dalla loro smisurata bramosia di potere, mostrano la loro innata vocazione autoritaria e distruttiva, la stessa che conseguentemente domina l’Unione europea.

Il punto di non ritorno perciò non è mai stato così vicino dall’essere superato come lo è ora.

Mosca ha monitorato con attenzione e preoccupazione le folli manovre provocatorie di Bruxelles, e ha voluto informare gli Stati Uniti che il patto Euro-Atlantico si prepara a varcare il Rubicone del suicidio politico.

 

Superata la soglia della provocazione ed entrati in quella dell’attacco aperto, probabilmente mascherato attraverso un falso flag concepito per accusare falsamente la Russia di aver aggredito un Paese UE, si entra in un territorio di nessuno.

 

Militarmente, non si comprende cosa abbia in mente di fare l’Unione.

Le riserve di munizioni sono prosciugate da tempo per via dell’incessante sostegno all’Ucraina.

I singoli eserciti dei Paesi europei sono a dir poco inadeguati e privi della necessaria preparazione per sostenere qualsivoglia conflitto con Paesi anche meno attrezzati della Russia, e se ci si sposta nel campo della missilistica la situazione si fa persino peggiore.

L’Unione è priva di efficaci contraeree in grado di respingere eventuali attacchi missilistici russi che non avrebbero difficoltà a colpire gli obiettivi designati.

 

Washington ha già mandato un messaggio molto chiaro alle deliranti cancelliere europee.

“Da noi non avrete alcuna copertura”.

 

Bruxelles si ritrova così isolata, emarginata dalla comunità internazionale che si è spostata sempre più verso il nuovo corso multipolare mentre l’eurocrazia rincorre ancora la defunta idea di un supergoverno mondiale.

L’ipotesi di un terzo conflitto globale non è perciò nemmeno da prendere in considerazione.

 

C’è sul campo un solo attore, l’Unione, disarmata e debole, non solo contro Mosca, ma contro tutto quel mondo libero che ormai vuole il ritorno del primato degli Stati nazionali su quello di circoli e potentati transnazionali che sono stati indubbiamente i veri arbitri del potere nel’900.

Il vertice russo-americano è servito a discutere esattamente delle provocazioni di Bruxelles, mentre la stampa angloamericana ed europea ha partorito la più classica delle false veline, ovvero quella secondo la quale Washington sarebbe andata ad intimare qualche immaginario altolà al Cremlino sulla sua avanzata in Russia.

 

Se c’è stato un altolà di qualche tipo, è stato in realtà quello di Washington contro Bruxelles che ha intimato agli organismi comunitari e alla NATO di mettere immediatamente fine alle sue provocazioni.

L’alleanza russo-americana ormai si muove come un orologio svizzero.

 

Il meccanismo aveva mostrato tutta la sua efficacia già lo scorso anno dopo il disastroso vertice di agosto alla Casa Bianca tra Zelensky e i “leader” europei, da un lato, e Donald Trump, dall’altro.

Dopo quel fallimentare incontro, Trump ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo, Vladimir Putin, con il quale ha coordinato le prossime mosse.

 

Vladimir Putin e Donald Trump.

Stati Uniti e Russia hanno da quel momento in poi stretto in una morsa militare-giudiziaria il regime nazista di Zelensky, decimato sul fronte Orientale dalla Russia e decapitato dei suoi vertici politici dalle incessanti inchieste della NABU, l’ufficio anticorruzione ucraino che lavora a stretto contatto con la FBI.

 

Kiev è destinata a morire, e allora si cerca di appiccare incendi in ogni parte d’Europa, di mandare droni contro i Paesi europei in ridicole e maldestre operazioni di falsa bandiera che vorrebbero accusare la Russia, ma fino ad ora è stato tutto inutile.

Il Cremlino così ha voluto mettere sul tavolo il piano dell’UE per far sì che gli Stati Uniti fossero pienamente informati della politica estera guerrafondaia di un blocco alla deriva.

Alla Casa Bianca, all’indomani del vertice moscovita, si è appunto discusso dell’informativa dei servizi russi.

 

Washington sa che Bruxelles sta cercando una guerra impossibile che non cambierà comunque le sue sorti, e si prepara ad aumentare la pressione economica verso i Paesi dell’Unione attraverso un probabile aumento dei dazi che taglierebbero completamente le deboli gambe dei Paesi europei, già debilitati da anni di austerità economica, ormai insostenibile anche per l’ex locomotiva europea, la Germania, ormai divenuta il malato d’Europa per via della moneta unica.

 

La Santa Sede come mediatore della crisi.

In tale politica estera del suicidio, la Casa Bianca e il Cremlino cercano un interlocutore al quale affidare il ruolo di mediatore e di paciere nella speranza che costui possa avere l’autorità politica e morale di riportare verso la via del buon senso gli isterici governi dell’Unione.

La missione dell’arcivescovo Paul Gallagher a Mosca nello stesso giorno in cui avveniva l’incontro russo-americano non va letta come una mera coincidenza temporale.

 

La conferenza stampa congiunta di monsignor Gallagher assieme al ministro Lavrov.

Washington e Mosca vogliono che la Santa Sede inizi a mediare, a invitare i vari governi europei a cessare le loro folli provocazioni e a riconoscere finalmente la realtà del conflitto ucraino che, di questo passo, porterà la Russia a guadagnare altro terreno ad Occidente, fino a mettere in dubbio l’esistenza stessa della statualità ucraina.

I rapporti tra Mosca e il Vaticano erano a dir poco freddi dal 2021 a questa parte.

Nonostante gli ipocriti inviti al dialogo e alla pace, Papa Bergoglio non ha esitato a manifestare il suo sostegno a favore dei nazisti ucraini, ricevuti nella Santa Sede e accolti con tutti gli onori, a differenza della delegazione russa, che non ha messo piede a San Pietro negli ultimi anni.

 

Il viaggio di monsignor Gallagher è l’inizio di un disgelo, l’inaugurazione di un nuovo corso tra la Santa Sede e il Cremlino che vede per la prima volta un serio passo diplomatico del Vaticano verso la Russia.

A nemmeno un anno e mezzo dall’inizio del suo pontificato, Leone XIV si trova così ad essere il crocevia di una delicatissima fase storica e politica, nella quale un apparato al tramonto minaccia la pace collettiva e la sicurezza di tutti gli europei.

Il Santo Padre non si è tirato indietro quando si è trattato di esprimere la sua opinione verso l’Unione.

 

Nonostante gli organi di stampa continuino ad ignorare o a mettergli in bocca parole da lui mai pronunciate, Papa Prévost ha accusato l’Unione europea di essere la principale responsabile della drammatica crisi demografica per via del suo rifiuto di riconoscere le radici cristiane.

Il tempo presente perciò oltre ad avere una fondamentale importanza storica, sembra indissolubilmente legato a quanto previsto e annunciato a Fatima nel 1917 da Maria.

 

Sono le parole che sono state censurate per lungo tempo dai membri della massoneria ecclesiastica che si sono adoperati per nascondere la verità sul Terzo Segreto di Fatima.

Se si leggono le testimonianze dei lettori di quel testo, sembra quasi impossibile non accorgersi di una incredibile evidenza.

Gli eventi del tempo presente che riguardano la Russia e l’Ucraina sono stati annunciati da Maria più di un secolo fa.

Un secolo dopo si sta assistendo in diretta a quegli eventi.

 

 

 

Zelensky: la mina vagante che

terrorizza Londra e Bruxelles.

Lacrunadellago.net – (25 – 08 – 2026) – Cesare Sacchetti – Redazione – ci dice:

 

A Kiev, nelle ultime settimane c’è stata una vera e propria tempesta politica.

Il “presidente” del regime nazista ucraino, Volodymyr Zelensky, ha deciso di eseguire l’ennesimo rimpasto, il quarto da quando è iniziata la guerra russo-ucraina, dopo la rimozione del ministro della Difesa, Mikhailov Fedorov.

Fedorov apparteneva a quel gruppo di uomini del regime che chiedeva sempre più insistentemente un passaggio elettorale per legittimare una presidenza che non è più legittima da tempo, almeno dal 30 marzo del 2024, giorno nel quale è scaduto il mandato quinquennale del presidente Zelensky.

 

Il messaggio di Fedorov nel quale chiede le elezioni in Ucraina.

Zelensky opera da allora in una area di illegittimità politica che potenzialmente potrebbe essere anche in grado di invalidare qualsiasi eventuale accordo di pace egli firmasse, considerata la sua incapacità di rappresentare legalmente l’Ucraina sui tavoli internazionali.

 

L’uomo del regime nazista ucraino ha sorvolato sempre questa spinosa questione trincerandosi dietro la necessità dello stato di guerra, una condizione che se paradossalmente dovesse durare 20 o 30 anni, consentirebbe a Zelensky di restare al potere senza elezioni.

Alla Casa Bianca, durante una delle sue visite dello scorso anno, e dopo il disastro di febbraio, dove l’ex comico si mise a urlare contro i padroni di casa, il presidente Trump gli disse chiaramente che se allora la guerra dovesse durare diversi altri anni, Zelensky in tal modo si sarebbe messo al riparo dal processo elettorale.

A Londra, si sono resi conto da un pezzo della insostenibilità della situazione, e i servizi segreti britannici, l’MI6 in particolar modo, si sono attivati per favorire una transizione interna, o meglio un passaggio di poteri che dovrebbe portare Zelensky fuori dal palazzo presidenziale per mettere al suo posto uno dei protetti di Downing Street, tra i quali c’è certamente il generale Zaluzhny che risiede in pianta stabile nel Regno Unito da ormai 2 anni.

 

 

Il generale Zaluzhny.

Zaluzny era fino al 2024 il capo delle forze armate ucraine, l’uomo che aveva condotto su ordine del suo presidente un milione e mezzo di ucraini al massacro dopo 2 anni di guerra sul fronte orientale che sono costati un altissimo tributo di sangue a molti ucraini trascinati forzatamente nel tritacarne del Donbass.

Da allora, l’ex comandante militare ha sperimentato personalmente l’applicazione della vecchia massima latina “promoveatur ut amoveatur”, poiché Zelensky ha deciso di “punirlo” per i disastrosi risultati al fronte attraverso l’assegnazione dell’incarico di ambasciatore ucraino presso il Regno Unito.

 

Dopo quella nomina, Zaluzhny è stato visto molto volte in compagnia di uomini dei servizi segreti inglesi, i quali hanno iniziato una sorta di vero e proprio casting per iniziare a cercare un sostituto di Zelensky, la cui immagine pubblica viene ormai considerata “bruciata”, in larga parte indigesta al grande pubblico europeo, piuttosto contrariato di dover sostenere Kiev in un momento di generale crisi economica.

 

Badano: il capo dei servizi segreti gradito a Londra.

Secondo gli uomini dell’intelligence serba, alla fine, dopo diverse “selezioni”, le preferenze sembrano essere ricadute sul generale Krylov Badano, altro uomo di elevato rango nelle gerarchie del regime nazista ucraino.

Badano fino ad ora è riuscito a scampare alle varie purghe di Zelensky.

Troppo radicato il suo potere nella temuta intelligence militare, la HUR, da lui presieduta, e troppo influente per poter essere spostato altrove o rimosso con un colpo di spugna come accaduto ad altri personaggi come i citati Zaluzhny o Kuleba.

 

Krylov Badano.

Badano è l’uomo che sa dove sono seppelliti gli scheletri più ingombranti del regime, quelli che riguardano soprattutto le black ops, ovvero le operazioni illegali che prevedono l’assassinio di figure militari di alto grado delle forze armate russe, come quella che, ad esempio, ha portato alla recente uccisione del generale russo Aleksandr Chiaro, oppure l’eliminazione degli oppositori di Zelensky all’estero, come Vadim Yermolayev , vittima di un attentato esplosivo, costato l’amputazione delle gambe alla sua compagna, Anna Gasolina.

 

A Kiev, il metodo di governo è quello del terrorismo più sanguinario.

Al potere, ci sono puri e semplici assassini che non hanno remore ad uccidere indiscriminatamente pur di provare a salvare un apparato ormai sempre più fragile e sempre più privo di coperture internazionali.

Londra così ha deciso che ormai sono maturi i tempi di una elezione che, almeno nelle loro intenzioni, dovrebbe far vincere il candidato designato da Downing Street, con ogni probabilità, il citato generale Badano, ma Zelensky ha opposto un fermo “NIET” alle domande del governo britannico.

Il “presidente” non vuole mollare e per provare a rovesciare il tavolo ha parlato, a sorpresa, della possibilità di un accordo imminente con la Russia, mediato dagli Stati Uniti, i quali però hanno ribadito più volte a Kiev che la linea rossa per firmare qualsiasi trattato con Mosca sarà quella di riconoscere una volta per tutte l’acquisizione, o la riconquista, dei territori dell’Ucraina Orientale, quali il Donbass e le altre tre regioni perdute del Lugansk, del Luhansk e di Zaporizhzhya, che sarebbero comunque impossibili da recuperare per l’Ucraina.

 

A Kiev, il pragmatismo militare e politico non è certamente di casa perché fino a questo momento la dirigenza del regime ha rifiutato qualsiasi possibilità che prevedesse il riconoscimento di territori che ormai sono russi a tutti gli effetti, e mai torneranno ad essere ucraini.

Dal fronte, nelle ultime settimane, sono giunte altre notizie che fanno capire che la disfatta ucraina è totale.

La perdita della roccaforte di Konstantinova, difesa con le unghie e con i denti dai nazisti ucraini, ha segnato il punto di non ritorno.

La liberazione di Konstantinova.

Konstantinova rappresentava l’ultimo bastione, l’ultima posizione da difendere per impedire uno sfondamento russo che potenzialmente potrebbe raggiungere persino Odessa, una eventualità che per Kiev significherebbe perdere ancora più territorio di quello già perduto sino ad ora.

Nel bunker di Zelensky però, come detto in precedenza, non c’è la capacità politica di riconoscere che è impossibile vincere una guerra contro la Russia, un Paese in grado di rinnovare continuamente la sua produzione bellica, soprattutto se gli Stati Uniti non sono della partita e accolgono le legittime istanze di Mosca.

 

L’Unione europea in tale gioco si conferma per quello che è.

Una tigre di carta dalle velleitarie ambizioni di “superpotenza” che in realtà senza la protezione e il sostegno di Washington nulla può spostare negli affari internazionali, né tantomeno è in grado di salvare l’Ucraina dalla potente macchina bellica russa.

 

Gli scandali di corruzione e le paure di Londra e dell’UE.

 

A Londra e Bruxelles, crescono così le preoccupazioni, sia per la disastrosa situazione militare, sia per le ultime notizie che sono giunte dagli uffici della NABU, l’ufficio anticorruzione dell’Ucraina.

La NABU in tale gioco si è rivelata essere la vera incognita, la variabile che ha fatto saltare l’equazione dell’Unione europea e della NATO, convinte che nessuno a Kiev avrebbe mai osato aprire delle inchieste per scoperchiare l’enorme rete di corruttele che ruota attorno ai fondi stanziati dai governi europei a Kiev.

 

L’ufficio anticorruzione ucraino aveva iniziato in realtà ad aprire fascicoli sugli alti dirigenti del regime ucraino già dopo la visita di Zelensky alla Casa Bianca dell’agosto del 2025.

Dopo l’ultimo colloquio tra Trump, da un lato, e Zelensky e i suoi deboli referenti europei, dall’altro, il presidente americano ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo, come si riportò in esclusiva lo scorso anno su questo blog.

 

Fonti di intelligence americane riferirono in quell’occasione che il presidente Trump e il presidente Putin concordarono una vera e propria road mapi, ovvero un percorso che avrebbe dovuto portare alla progressiva esautorazione di Zelensky, sia sotto il profilo militare sia sotto quello politico.

Il primo è chiaramente di competenza russa, mentre il secondo rientra nella sfera d’influenza di Washington, poiché la NABU vanta molti accordi di collaborazione con l’FBI e il dipartimento di Giustizia americano.

 

La sede della NABU a Kiev.

Dopo il famigerato Euro-maidan del 2014, il celebre bureau di Quantico infatti aprì persino un suo proprio ufficio nel quartier generale della NABU nella capitale ucraina.

 

L’amministrazione Obama che agì come centrale di destabilizzazione del gabinetto del presidente Yanukovich si mosse per assicurarsi di occupare i posti chiavi del nuovo governo ucraino di Poroshenko, commissariato difatti da Washington che ordinò persino la rimozione di un procuratore ucraino, Victor Shocking, che si stava avvicinando troppo alla rete di corruzione dell’ex vicepresidente americano Joel Biden.

 

Ultimato il mandato di Barack Obama, quella struttura di controllo è rimasta al suo posto, ma alla Casa Bianca non c’è più un garante dell’ordine Euro-Atlantico, ma un suo fermo oppositore come il presidente Donald Trump che non ha fatto mistero che gli Stati Uniti hanno già deciso di abbandonare il Patto Atlantico.

 

La strategia dell’accerchiamento russo-americano contro Zelensky.

 

Zelensky si vede così accerchiato.

Sul piano militare, le sue truppe e i suoi improbabili mercenari vengono spazzati via quotidianamente dalle forze armate russe, mentre la NABU ha iniziato a fargli terra bruciata intorno attraverso l’arresto di figure “eccellenti” del regime ucraino.

Il primo pezzo grosso a cadere nella rete degli investigatori ucraini fu Timur Mandich, storico socio d’affari di Zelensky, con il quale condivide le origini ebraiche.

Mandich era l’uomo ombra di Zelensky già ai tempi della sua improbabile carriera di comico televisivo, da lui di fatto lanciata nel 2010.

Dopo essere divenuto presidente dell’Ucraina, l’ex comico ha inserito nel suo staff il suo padrino televisivo, al quale durante la guerra contro la Russia, sono state affidate le delicate operazioni di gestione dei fondi che Mandich ha riciclato in diversi affari illegali immobiliari.

 

Timur Mandich.

Mandich era perciò una sorta di faccendiere, ma al tempo stesso un uomo con protezioni eccellenti che è riuscito ad allontanarsi dal Paese un attimo prima che gli inquirenti ucraini arrivassero a lui, poiché l’ex sodale di Zelensky è riuscito a scappare assieme alla sua famiglia in Israele, che ancora oggi protegge la sua latitanza.

Mandich non è però l’unico uomo del regime nazista ad avere in tasca un passaporto israeliano.

 

Sono molti i personaggi che hanno a disposizione il passaporto dello stato ebraico, una circostanza che suscita più di una riflessione su chi siano i veri padroni di questo corrotto regime che hanno in realtà poco o nulla di ucraino.

La macchina investigativa della NABU non si è comunque fermata dopo l’arresto sfumato di Mandich.

 

A finire dietro le sbarre lo scorso maggio è stato un altro fedelissimo di Zelensky come Andriy Yerma, ex capo di gabinetto presidenziale accusato, nuovamente, di aver riciclato più di 10 milioni di dollari in un altro affare immobiliare.

Ad agosto, c’è stato un altro potente scossone nel fragile apparato presidenziale ucraino.

 

Gli inquirenti della NABU sono arrivati ad un altro pezzo delicato della presidenza quale Irina Mudar, vicecapo di gabinetto, incaricata di gestire le nomine giudiziarie e accusata di far parte di un’associazione a delinquere che aveva come suo scopo primario quello di sottrarre i fondi delle cauzioni giudiziarie.

L’Ucraina di Zelensky è evidentemente un vero e proprio verminaio.

Qualsiasi pentola si scoperchi, viene fuori un fitto dedalo di tangenti e corruzione che coinvolge ogni membro di spicco del governo.

 

Le tangenti ucraine distribuite ai politici europei.

 

Al vertice di questa cupola di corruzione che sta saccheggiando l’Ucraina e mandando al massacro i suoi uomini c’è chiaramente lui, Volodymyr Zelensky, il collettore di queste tangenti che vengono smistate e versate ai suoi fedelissimi, i quali poi si incaricano di comprare proprietà per conto del presidente in tutta Europa.

Il mattone è senza dubbio il metodo privilegiato per smistare e ripulire questa enorme mole di soldi sporchi pari a 1,2 miliardi di dollari.

Nella sola Spagna, gli uomini di Zelensky hanno comprato ben 26 beni immobili attraverso il denaro sporco frutto di tangenti.

 

In Italia, la situazione non è molto differente.

 

Il “presidente” ucraino risulta essere l’intestatario di diverse proprietà in Toscana, sua zona d’elezione prediletta, nella quale, secondo fonti di intelligence serbe, si sarebbe mosso tramite l’appoggio di un influente notaio locale e di politici nazionali di primo piano.

I timori che il giro di mazzette potesse venire fuori sono così radicati che iniziano a volare fuori dalla finestra banchieri sulla falsariga della morte del dirigente di MPS, David Rossi.

È il caso, ad esempio, di Alexander Adamich, banchiere scaraventato dalla finestra di un palazzo di Milano lo scorso febbraio.

 

 

Alexander Adamich.

Adamich era uno di quegli uomini che stava collaborando attivamente con la NABU e che conosceva perfettamente i terminali di partenza e arrivo dei fondi inviati a Kiev.

Ognuno, nel gioco sporco ucraino, è chiaramente legato all’altro.

Zelensky ha elargito a pioggia i proventi delle tangenti.

 

La torta è stata distribuita a diversi primi ministri e presidenti europei che hanno poi trasferito quelle tangenti nei loro soliti conti offshore, senza che ovviamente le magistrature europee provassero a risalire la corrente dell’enorme flusso di capitali sporchi.

A Londra e Bruxelles, ora alberga questa paura.

La paura che Zelensky sia diventato una mina vagante e che possa decidere di chiedere protezione agli Stati Uniti o alla Russia in cambio di una testimonianza contro i vari politici europei coinvolti in questo enorme scandalo.

 

Il “leader” ucraino eretto a “fiero” simbolo di resistenza contro l’aggressione” russa dalla stampa anglo europea si ritrova ad essere così incredibilmente una minaccia per l’apparato che lo proteggeva.

 

Oggi così tutto è possibile, ma una cosa appare certa.

 

Ormai quello che conta nel decaduto Euro-Atlantismo è mettersi in salvo, e se ciò vuol dire buttare giù dalla torre chi prima era un imprescindibile alleato, Zelensky e i suoi ex protettori non esiteranno a farlo.

Il gioco delle sedie musicali è già iniziato.

Chi resta in piedi alla fine della musica, ha perso.

 

 

 

Ucraina, pioggia di droni su Mosca.

Uno russo abbattuto da un caccia

“Nato” in Romania.

Ansa.it – Sabina Rosset – (Roma -17 agosto 2026) – Mondo -Redazione – ci dice:

Parigi, Londra e Berlino al lavoro per portare l'Europa al tavolo del negoziato.

L'Ucraina ha lanciato nella notte una delle più massicce offensive aeree dall'inizio della guerra contro il territorio russo, con centinaia di droni diretti verso Mosca, mentre la Russia rispondeva con nuovi attacchi su Kiev e altre città ucraine.

Il bilancio nei due Paesi parla di almeno dodici persone morte nei raid. E nel pieno dell'escalation, un F-18 spagnolo impegnato nella missione di polizia aerea della Nato ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Romania: secondo il quartier generale militare dell'Alleanza il velivolo "sembra essere russo", anche se sono ancora in corso le verifiche. Comunque un nuovo episodio che porta la guerra direttamente sul fianco orientale della organizzazione nordatlantica.

 

Sul fronte diplomatico, intanto, Francia, Germania e Regno Unito stanno lavorando a un proprio formato per i futuri negoziati sull'Ucraina, nel tentativo di assicurare all'Europa un ruolo diretto in un eventuale processo di pace e scongiurare un'intesa tra Washington e Mosca che lasci ai margini gli alleati europei.

 

Secondo il New York Times, che cita cinque funzionari europei, Parigi e Berlino guidano lo sforzo, mentre Londra si muoverebbe con maggior cautela per non compromettere ulteriormente la 'special relationship' con gli Usa e i rapporti con il presidente americano Donald Trump.

 L'iniziativa dell'E3 risponderebbe anche alla richiesta di Volodymyr Zelensky di garantire a Kiev e all'Europa un posto al tavolo: "Non si può lasciare una questione così solo nelle mani di Trump", si continua a ripetere nelle cancellerie europee Intanto la notte tra sabato e domenica ha segnato una nuova accelerazione della guerra a lunga distanza.

 

Il ministero della Difesa russo sostiene di aver abbattuto circa 1.500 droni ucraini sull'intero territorio nazionale. Il sindaco di Mosca, Serghei Subsanni, ha riferito che circa 600 erano diretti verso la capitale, mentre il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha definito quella di oggi "una delle più massicce" offensive degli ultimi anni.

 Il bilancio più grave in Russia è stato registrato nella regione meridionale di Rostov, dove cinque persone sono rimaste uccise. Un'altra vittima è stata segnalata nella regione di Mosca, dove un drone ha colpito l'abitazione di un uomo di 83 anni, e una settima nella regione di Belgorod, in un attacco contro un autobus.

A Podolski, a sud della capitale russa, è stato poi colpito nuovamente un magazzino di Wildberries, il maggiore gruppo russo dell'e-commerce, già preso di mira nelle ultime settimane dall'Ucraina con l'accusa di contribuire alla logistica militare di Mosca.

Secondo Kiev sono stati messi fuori uso sette centri logistici su dieci di Wildberries.

 

 

 

I droni di Kiev colpiscono in profondità,

 “indicativo dei problemi di Mosca.”

Rsi.ch – (17 agosto 2026) – Mauro Gilli – Redazione – ci dice:

 

L’analista Mauro Gilli: “Ma non è chiaro per quanto l’Ucraina possa sostenere questo ritmo” – Nella notte ancora raid ucraini verso la Russia.

Uno stabilimento del rivenditore russo Wildberries, colpito da un attacco drone ucraino nella regione di Mosca.

Vasto raid ucraino contro la Russia, l’analisi di Mauro Gilli.

Reuters - Radiogiornale - Camilla Camponovo/ATS/Reuters/LP.

Nella notte su lunedì un attacco missilistico ucraino ha colpito la regione russa di Belgorod, causando sei morti.

 Lo hanno reso noto le autorità locali.

Sempre nella notte Kiev ha lanciato un vasto raid di droni verso la Russia, nelle regioni sul Mar d’Azov e sul Mar Nero:

secondo il ministero della Difesa russo, oltre 200 velivoli sono stati intercettati e distrutti.

 

Si tratta degli ultimi episodi di una serie ormai lunga. Nell’arco delle ultime 48 ore l’esercito ucraino ha impiegato quasi 1’500 droni e almeno nove missili da crociera, in quella che appare come la più ampia rappresaglia di Kiev ai recenti attacchi balistici russi.

Lo riferisce Ski News, citando media statali russi.

Sempre secondo le autorità locali, in questi raid cinque persone avrebbero perso la vita nella regione di Rostov, mentre un uomo è rimasto ucciso a Mosca, dopo che un drone ha colpito la sua abitazione.

La risposta russa non si è fatta attendere: un attacco con droni nella regione di Odessa ha provocato tre feriti, riportano i media ucraini.

 

Gli attacchi del fine settimana: l’evoluzione ulteriore dell’offensiva ucraina.

La serie di raid ucraini del fine settimana segna “un’evoluzione ulteriore in quello che ormai abbiamo visto negli ultimi mesi”, spiega ai microfoni del Radiogiornale l’analista Mauro Gilli, professore di strategia e tecnologia militare alla Herbie School di Berlino.

Inizialmente Kiev ha concentrato i propri attacchi in territorio russo sull’infrastruttura militare, poi su quella energetica e in un’ultima istanza su particolari “obiettivi più civili”, cioè i centri di smistamento di consegne. Gli ultimi assalti dimostrano ora “una grande capacità di massa, di aumentare la mole dell’attacco”. In un caso, Kiev è riuscita a lanciare 800 droni in un singolo attacco.

 

D’altro canto, i colpi ucraini lasciano intravedere crepe nella contraerea del Cremlino.

“Mosca ha sempre avuto, storicamente, difese molto avanzate, e negli ultimi anni sono state ulteriormente intensificate”, spiega Gilli.

“Il fatto che l’Ucraina riesca a colpire l’interno di questo perimetro altamente difeso è indicativo dei problemi che ha la Russia con i missili intercettori; lo stesso tipo di problema che si trova ad avere l’Ucraina ormai già da un paio di anni”.

 

Non è chiaro per quanto Kiev possa sostenere questi ritmi.

Se da un lato Kiev ha dimostrato di saper condurre attacchi su vasta scala, dall’altro non è chiaro quanto potrà reggere questo ritmo nel tempo. “Non lo sappiamo”, chiarisce il professore di strategia e tecnologia militare. “Abbiamo informazioni molto limitate relative alle capacità dell’Ucraina”. Si può solo osservare; ciò che si vede “ci suggerisce come la capacità ucraina continua ad aumentare per quanto riguarda droni o missili a lungo raggio”.

Ma si rimane sul piano delle speculazioni. “Non abbiamo alcun tipo di indicatore oggettivo che ci possa dare indicazioni su come saranno queste capacità nei mesi futuri”, chiarisce Gilli.

“Non sappiamo se ci siano rifornimenti dai paesi alleati. Se sì, non sappiamo in che misura.

 Non sappiamo se ci sono problemi nella “supply chain”, cioè se l’Ucraina ha problemi ad approvvigionare determinati componenti o determinati materiali”.

 

 

 

La Russia ha lanciato un attacco

con droni su Kiev, registrate

forti esplosioni.

 Avvenire.it – (29 agosto 2026) – Redazione Avvenire – ci dice:

 

Le autorità ucraine hanno invitato la popolazione ad andare nei rifugi più vicini. Ieri l'offensiva di Kiev contro un minibus nella regione di Belgorod aveva causato due morti.

La Russia ha lanciato questa mattina un nuovo attacco con droni su Kiev. Una serie di forti esplosioni è stata udita in tutta la città. Ne ha dato notizia l'agenzia ucraina RBC, che ha citato il canale Telegram dell'aeronautica militare ucraina e un proprio corrispondente.

 

«A Kiev è stato diramato un allarme aereo a causa della minaccia di un drone. Esortiamo i residenti della città a recarsi immediatamente al rifugio più vicino e a rimanervi fino alla fine dell'allarme» ha dichiarato l'amministrazione militare della città di Kiev (KGVA). Contemporaneamente, l'aeronautica militare ucraina ha registrato la presenza di droni nella regione di Kiev, compresi alcuni velivoli diretti verso la capitale.

Ieri intanto due persone sono state uccise e altre sei sono rimaste ferite in un attacco di droni ucraini contro un minibus a Gruzskoye, nella regione di Belgorod.

Lo si è appreso dalle autorità locali.

I due uomini sono morti per le ferite riportate. Sei feriti - tre donne e tre uomini - sono stati ricoverati nell'ospedale distrettuale centrale di Borisovskyaya.

 

 

 

Zelensky: "Dalla Russia duemila

 droni e 1600 bombe contro

 l'Ucraina in una settimana."

Agi.it – (30 agosto 2026) - Petras Malusa – Redazione Agi – AFP – ci dice:

 

Nuovo attacco su Kiev nella notte, incendi e vittime in diversi quartieri. Mosca prepara "attacchi massicci" contro infrastrutture energetiche.

AGI – Le forze russe hanno lanciato nella notte un nuovo attacco con droni contro Kiev, provocando incendi in diversi quartieri della capitale ucraina.

Lo riferisce l'agenzia Rbc-Ucraina, secondo cui l'aeronautica militare ha segnalato ripetutamente l'avvicinamento di velivoli senza pilota nemici alla città.

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Dopo l'allarme aereo, in varie zone di Kiev sono state udite esplosioni mentre erano in azione le difese antiaeree. Il sindaco Vitali Klitschko e l'Amministrazione militare della capitale hanno riferito di danni e interventi di emergenza nei distretti di Obolonsky, Podolsky, Holosiivsky e Dniprovsky.

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Incendi in edifici residenziali e magazzini.

Nel quartiere di Obolo un drone russo si sarebbe schiantato tra edifici residenziali, provocando un incendio in un palazzo di 12 piani che ha interessato i livelli dal secondo al quinto piano.

 Un altro incendio è stato segnalato in un magazzino nel distretto di Podi.

Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e squadre di soccorso sanitario. Al momento non sono state fornite informazioni ufficiali su eventuali vittime o feriti. Le autorità ucraine stanno valutando l'entità dei danni causati dall'attacco.

 

Zelensky denuncia l'intensità degli attacchi russi.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha denunciato numerosi allarmi aerei a Kiev e in altre regioni a causa dei droni russi a propulsione a reazione, alcuni dei quali avrebbero colpito edifici residenziali e infrastrutture civili. Zelensky ha aggiunto che "soltanto nell'ultima settimana la Russia ha lanciato contro l'Ucraina quasi 2 mila droni d'attacco, oltre 1.600 bombe aeree e 31 missili di vario tipo, compresi missili balistici nordcoreani". Gli attacchi contro le comunità vicine al fronte e al confine sono "praticamente continui" a Nikopol, Kramatorsk e Kherson, oltre che nelle regioni di Kharkiv, Zaporizhzhya, Dnipro, Donetsk e Sumy, ha spiegato il capo di Stato. "Stiamo cercando risposte giuste a ogni attacco e crimine russo. Arriveranno certamente", ha concluso Zelensky, ringraziando i Paesi che contribuiscono al rafforzamento della difesa aerea ucraina.

 

Mosca prepara attacchi alle infrastrutture energetiche.

La Russia ha annunciato di avere avviato i preparativi per "attacchi massicci" contro le infrastrutture energetiche dell'Ucraina, in una fase di forte intensificazione dei bombardamenti.

"Le forze armate russe hanno iniziato a preparare attacchi massicci contro gli impianti del settore energetico ucraino", ha comunicato su Telegram il ministero della Difesa di Mosca.

 Secondo il dicastero, l'operazione rappresenterà una risposta "ai continui attacchi del regime di Kiev contro le infrastrutture civili e il complesso petrolifero ed energetico della Russia".

Bilancio dell'attacco a Mila: 38 morti.

È salito a 38 morti il bilancio dell'attacco russo contro il villaggio di Mila, nella regione di Kiev, e della successiva esplosione. Altre 20 persone sono rimaste ferite, tra cui due bambini, mentre quattro risultano disperse.

Lo ha riferito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "I soccorritori sono riusciti a spegnere la maggior parte degli incendi", ha dichiarato Zelensky su “X”, aggiungendo che gli artificieri del Servizio statale di emergenza stanno lavorando senza sosta per individuare e neutralizzare gli ordigni inesplosi.

"Il livello di contaminazione dell'area è significativo e il lavoro proseguirà per tutto il tempo necessario", ha spiegato. "Le mie condoglianze alle famiglie e alle persone care delle vittime. Le ricerche dei quattro dispersi continuano".

 

 

 

Ucraina, 13 regioni sotto attacco:

Kyiv risponde con centinaia di droni.

Vaticannews.va – (15 -08 -2026) – Ministro Esteri – Sibila – Zelensky - ci dice:

A rilanciare l’allarme sulle vittime tra la popolazione è stato il ministro degli Esteri ucraino Sibila, citando l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.

 Nel solo mese di luglio almeno 437 civili sono stati uccisi e 2.610 feriti in Ucraina, il bilancio mensile più alto dal maggio 2022. Tra le vittime figurano 17 bambini, mentre altri 166 sono rimasti feriti.

Vatican News.

 

"Questa settimana sono state attaccate 13 regioni ucraine con oltre 1.550 droni, quasi 1.560 bombe aeree guidate e 62 missili contro città e comunità ucraine, in gran parte balistici. Ovunque i russi riescano ad arrivare con i loro missili balistici, colpiscono le infrastrutture civili": a tracciare il quadro dell’ultima offensiva russa è stato in queste ore il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

 

La popolazione ucraina sotto attacco.

Le conseguenze sulla popolazione ucraina restano gravissime. A rilanciare l’allarme sulle vittime tra la popolazione è stato il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sibila: "L’ultimo rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani dovrebbe attirare l'attenzione del mondo intero. Nel solo mese di luglio la Russia ha ucciso almeno 437 civili e ne ha feriti 2.610 in tutta l'Ucraina, il bilancio mensile più alto dal maggio 2022", ha detto facendo emergere uno dei dati più recenti e anche più drammatici del conflitto, secondo cui sarebbero 183 i bambini uccisi o feriti in Ucraina a causa della guerra russa nel solo mese di luglio. Il dato, diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, è il più alto registrato dall’aprile del 2022, appena due mesi dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala.

 

Ucraina, la strage dei bambini uccisi o feriti a luglio: è il numero più alto dal 2022.

Secondo il dato diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto Onu, sono 183 i minori colpiti nel mese scorso dagli effetti del conflitto. Rispetto a giugno, quando ...

 

Nuovi attacchi russi.

La guerra sul terreno lo dimostra. Kyiv, Sumy, Zaporizhzhya e Kribi Rich sono state tra le aree colpite dai raid russi nelle ultime ore. L’ultima ondata di attacchi ha provocato almeno otto morti e 39 feriti in diverse regioni del Paese.

 A Kribi Rich, città natale di Zelensky, droni e missili hanno colpito il grande stabilimento siderurgico di Arcelor Mittal: due lavoratori sono morti e almeno 14 persone sono rimaste ferite, mentre l’azienda ha sospeso parte delle attività.

A Kyiv un attacco con droni ha invece provocato un incendio nel noto mercato dei libri vicino alla stazione della metropolitana di Procaina. Nella notte è finita nuovamente sotto attacco anche la regione di Odessa. Secondo il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleh Piper, sono state colpite infrastrutture portuali e danneggiata una nave civile battente bandiera del Togo. Quattro persone sono rimaste ferite, tre delle quali ricoverate in ospedale e una in gravi condizioni.

 

Le conseguenze dei missili russi nel Donetsk.

La risposta ucraina.

All’offensiva russa Kyiv ha risposto con una delle più vaste campagne di attacchi condotte finora in territorio russo. Mosca sostiene di avere abbattuto 822 droni ucraini nella notte tra sabato e domenica e altri 205 nella notte successiva, sopra diverse regioni della Federazione, il Mar Nero e il Mar d’Azov.

Gli attacchi hanno raggiunto anche l’area della capitale: secondo il sindaco di Mosca Sergei Subsanni, circa 600 droni sono stati individuati mentre si dirigevano verso la città.

 Kyiv ha concentrato parte degli attacchi sulla rete logistica e sull’industria militare russa.

A Podolski, nei pressi di Mosca, è stato colpito un grande centro del colosso dell’e-commerce Wildberries, mentre lo Stato maggiore ucraino ha rivendicato un raid contro l’impianto di Kamen, nella regione di Rostov, che secondo le autorità ucraine produce propellente solido per sistemi lanciarazzi e missilistici.

Anche gli attacchi ucraini hanno provocato vittime tra i civili.

Cinque persone sono morte in una zona residenziale della regione di Rostov. Altre vittime sono state registrate nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca e nei territori ucraini controllati dalla Russia.

Questa mattina le autorità russe hanno inoltre denunciato sei morti nel villaggio di Koloskovo, nella regione di Belgorod, colpito da un attacco missilistico ucraino. Altre quattro persone sono rimaste ferite, tra cui un ragazzo di 14 anni.

 

La reazione europea.

L’intensificazione degli attacchi a lungo raggio sta infine producendo conseguenze anche oltre i confini dei due Paesi.

Domenica un F-18 spagnolo impegnato nel pattugliamento NATO ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Romania.

Bucarest non ne ha ancora stabilito ufficialmente la provenienza, mentre secondo la NATO il velivolo "sembra essere russo".

 Sul piano politico, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha annunciato l’intenzione di proporre in autunno nuove misure che aumenterebbero di un terzo il numero delle entità russe sottoposte a sanzioni europee.

 

 

Maxi-attacco ucraino su Mosca, bruciano due hub. Romania: jet spagnolo abbatte drone, "sembra russo."

Rainews.it – (16 -08 -2026) – La guerra Ucraina – Crisi Russia -Ucraina – Redazione Rainews- ci dice:

 

Oltre 600 velivoli senza pilota lanciati dal territorio ucraino verso la capitale. Bilancio di 19 morti negli attacchi incrociati di oggi. Nuova marcia di protesta a Kiev per il ritorno di Fedorov al ministero della Difesa

Incendio del magazzino Wildberries a Soldino, vicino a Mosca.

Sale a 19 morti il bilancio dei raid russi e ucraini di oggi.

Almeno 19 persone sono state uccise domenica 16 agosto in attacchi con droni e missili in Russia e Ucraina, che hanno in particolare distrutto un mercato del libro a Kiev, mentre Mosca ha dovuto fronteggiare uno degli attacchi più massicci dall'inizio della guerra.

 

In Russia, un'ondata di centinaia di droni ucraini ha provocato la morte di cinque persone in una zona residenziale della regione meridionale di Rostov, ha riferito su Telegram il governatore Yuri Sblusar.

Altre tre persone sono state uccise nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca, e altre quattro nei territori ucraini controllati dalla Russia.

 

Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha definito l'attacco "uno dei più massicci a memoria recente". Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 822 droni in tutto il Paese durante la notte.

 

A Podolski, vicino a Mosca, un nuovo magazzino del colosso russo dell'e-commerce Wildberries è stato colpito nella notte.

"Lavoravamo tranquillamente. È iniziata l'evacuazione, me ne sono andato. Ci sono stati bombardamenti. Molte persone sono rimaste senza lavoro", ha testimoniato all'AFP un dipendente diciottenne, Bea.

In Ucraina, droni e missili russi hanno ucciso due persone in un'acciaieria di ArcelorMittal a Kribi Rich (centro-est). Lo stabilimento, tra i maggiori produttori di acciaio dell'Ucraina, ha annunciato di aver parzialmente sospeso le proprie attività.

Un altro raid su Kribi Rich in serata ha provocato un morto. Gli attacchi hanno preso di mira anche altre regioni, uccidendo due persone in quella di Zaporizhzhya (sud), una in quella di Sumy (nord) e un'altra in quella di Donetsk (est).

 

Raid russo su Kiev: distrutto dalle fiamme lo storico mercato dei libri di Periva.

(16/08/2026).

 

Media: nuova marcia di protesta a Kiev per il ritorno di Fedorov a ministro della Difesa.

A Kiev si sta svolgendo una marcia di protesta, con centinaia di partecipanti radunati vicino all'Arco della Libertà del Popolo Ucraino, per chiedere il ritorno di Mikhailov Fedorov alla carica di ministro della Difesa e per promuovere il dialogo tra le autorità e la società civile.

 Lo scrive Ukrainka Pravda.

Le persone mostrano cartelli con le scritte "Dialogo con il popolo", "Fedorov al Ministero della Difesa", "Fedorov = Ministro della Difesa".

 

 19:48 - 16 Agosto 2026.

Raid russi su Kiev e Kribi Rich, pioggia di droni ucraini su Mosca: il conflitto infiamma le città

(16/08/2026)

 

Media: “Usa fanno pressione perché la Lituania lasci la CPI”.

Gli Stati Uniti starebbero intensificando la pressione sul governo lituano perché il Paese baltico lasci la Corte penale internazionale (CPI) nell'ambito di una campagna volta a ottenere il ritiro dalla CPI di tutti gli Stati sul cui territorio sono di stanza truppe americane. Lo comunica il portale della televisione di Stato lituana, LRT, citando fonti riservate.

Secondo le fonti citate, gli Stati uniti non avrebbero tuttavia minacciato di ritirare le proprie truppe qualora Vilnius non accettasse.

Negli ultimi anni, la Lituania ha ripetutamente sostenuto l'operato della CPI con particolare riguardo alla necessità di vedere riconosciuti e puniti a livello internazionale i crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina.

 

 Missile russo colpisce popolare mercato di libri a Kiev.

(16 -08 -2026).

Nel corso dei raid aerei notturni della Russia su Kiev, un famoso mercato all'aperto di libri è stato "gravemente danneggiato". Si tratta del mercato di Procaina (localmente chiamato Periva), noto per i suoi libri rari e antichi - colpito da un missile durante l'attacco.

"File di negozi sono andati a fuoco. I libri continuavano a fumare anche dopo che i vigili del fuoco avevano spento l'incendio principale", ha dichiarato l'esercito ucraino in un comunicato.

L'esercito ha dichiarato che il mercato non è stato completamente distrutto, ma ha subito gravi danni a causa dell'incendio che lo ha devastato. Ieri sera, è stata un'altra notte in cui l'Ucraina non è riuscita ad abbattere alcun missile russo. Il Paese si trova ad affrontare una grave carenza di intercettori per la difesa aerea.

Ucraina-Russia: almeno 15 morti in attacchi nei due Paesi.

Almeno 15 persone sono morte oggi in attacchi con droni e missili in Russia e Ucraina, dove è stato distrutto anche un famoso mercato di libri a Kiev; Mosca, a sua volta, ha subito uno dei radi più massicci dall'inizio della guerra.

Ucraina e Russia hanno intensificato i loro attacchi a lungo raggio negli ultimi mesi, causando un numero crescente di vittime civili, a più di quattro anni dall'inizio dell'invasione russa. In Russia, un'ondata di centinaia di droni ucraini ha ucciso cinque persone in una zona residenziale nella regione meridionale di Rostov, come riportato dal governatore Yuri Slumar.

Altre tre persone sono morte nelle regioni di Belgorod, Kursk e Mosca, e altre tre nei territori ucraini controllati dalla Russia.

Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha descritto l'attacco come "uno dei più massicci degli ultimi tempi". Il ministero della Difesa russo ha riferito di aver abbattuto 822 droni in tutto il paese durante la notte.

A Podolski, vicino a Mosca, un nuovo magazzino appartenente al colosso russo dell'e-commerce Wildberries e' stato colpito durante la notte. "Stavamo lavorando tranquillamente.

In Ucraina, droni e missili russi hanno ucciso due persone e ne hanno ferite altre 14 nel grande impianto siderurgico di Arcelor Mittal a Kribi Rig, anche città natale del presidente Volodymyr Zelensky. L'impianto, uno dei maggiori produttori di acciaio dell'Ucraina, ha annunciato la sospensione parziale delle attività. I raid hanno colpito anche altre regioni, uccidendo due persone a Zaporizhzhya e un'altra a Sumy.

 

 (16 Agosto 2026).

Mosca: “Quasi 1500 droni ucraini lanciati contro la Russia in 24 ore”

Almeno sei persone sono morte in Russia dopo che l'Ucraina ha lanciato quasi 1.500 droni nell'arco di 24 ore. In quella che sembra essere una rappresaglia ai recenti attacchi missilistici balistici russi, l'Ucraina ha lanciato 1.478 droni e almeno nove missili da crociera, secondo quanto riportato dai media statali russi, ripresi da Ski News.

Citando il ministero della Difesa di Mosca, hanno affermato che gli attacchi sono stati lanciati nelle ultime 24 ore, rappresentando uno dei più grandi bombardamenti sferrati dall'Ucraina dall'inizio della guerra.

Cinque persone sarebbero state uccise nella regione di Rostov, nel sud-ovest della Russia, ha dichiarato il governatore locale Yury Sblusar.

Nella regione di Mosca, un uomo di 83 anni è rimasto ucciso dopo che un drone avrebbe colpito la sua abitazione.

 

Rischio droni: Putin costretto a fare campagna elettorale in Siberia.

I massicci attacchi dei droni ucraini sul territorio russo hanno costretto il presidente Vladimir Putin a fare campagna elettorale in Siberia, a migliaia di chilometri da Mosca, in zone meno esposte al raggio delle armi di Kiev, come la Siberia.

Sebbene occupi tre quarti del territorio della Federazione Russa, la Siberia ha solo circa 36 milioni di abitanti, un quarto della popolazione totale (circa 145 milioni): non è la principale roccaforte elettorale del partito al governo, Russia Unita che alle urne il 20 settembre dovrebbe, salo imprevisti, vincere l'appuntamento per il rinnovo della Duma.

Il Cremlino sostiene che Putin non vada mai in vacanza, ma il capo dello Stato di solito si prende alcune settimane di pausa ogni anno tra la fine di luglio e la meta', fine di agosto. In questo caso, la pausa, che lo ha portato a 7.000 chilometri da Mosca, e' coincisa con la campagna per quelle che saranno le prime elezioni parlamentari dall'inizio dell'aggressione all'Ucraina.

Il tour siberiano di Putin è iniziato il 24 luglio con una visita a una fabbrica di aerei a Irkutsk, capoluogo dell'omonima regione, bagnata dal lago Baikal, il lago piu' profondo della Terra. Fino ad allora, per motivi di sicurezza, nei primi sei mesi dell'anno aveva visitato solo San Pietroburgo e Kazan. Il presunto attacco ucraino di fine 2025 contro la residenza presidenziale di Valdai, nella regione di Novgorod, aveva destato serie preoccupazioni. La tappa successiva e' stata Omsk, dove ha incontrato il leader kazako Kassym-Jomart Tokarev, che inaspettatamente lo ha rimproverato per l'impatto della guerra sulle esportazioni di petrolio della repubblica centroasiatica. Tokarev gli ha chiesto direttamente di ordinare un'immediata cessazione delle ostilita', sostenendo che "nessuno" comprende le ragioni del conflitto tra Mosca e Kiev, e difendendo al contempo la sovranità ucraina.

(16 agosto 2026)

 

Difesa russa: colpita nel Mar Nero una nave che trasportava armi occidentali.

 Il ministero della Difesa russo ha riferito di un attacco lanciato oggi nel Mar Nero, a est di Odessa, contro "una nave mercantile che trasportava armi occidentali" destinate a Kiev. Lo riportano le agenzie di stampa russe.

 

La donna russa arrestata per attentato a un ufficiale: “Non mi pento.”

La donna russa, di 32 anni, sospettata di lavorare per i servizi segreti ucraini, non si pente per aver piazzato un ordigno che il 13 agosto ha ucciso a Sebastopoli, nella Crimea occupata, ha ucciso Robert Shalev, un ufficiale della flotta del Mar Nero del Cremlino ricercato da Kiev per alto tradimento.

Margarita Rut ha confessato subito il delitto ed è stata poi rinviata a giudizio con l'accusa di terrorismo con conseguente omicidio, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa russa E2W News.

Secondo Mash, un canale televisivo russo con legami con i servizi di sicurezza, citato dal Telegraph, Rut non ha mostrato alcun rimorso, rispondendo con fermezza "no" alla domanda se si pentisse dell'omicidio.

Confermata la morte dell'ufficiale delle forze russe Robert Shalev.

Il progetto ucraino China dati, citato da Ukrainka Pravda, e il progetto di opposizione russo “The Insider” riferiscono di avere trovato riscontro nei database fiscali russi della morte di Robert Shalev, ufficiale di marina passato dalle forze ucraine a quelle russe dopo l'annessione dalla Crimea.

Romania, un altro relitto di un drone recuperato in mare davanti a Costanza.

“Il ministero della Difesa Nazionale è stato informato nel corso della giornata di domenica 16 agosto, intorno alle ore 10.00, tramite una chiamata al numero unico di emergenza 112, in merito alla segnalazione di resti di un drone nel Mar Nero, a circa 1,5 km al largo della spiaggia Moderna di Costanza.

Una squadra delle Forze Navali Rumene è intervenuta nella zona antistante la spiaggia Moderna, a bordo di una motovedetta veloce.

 A seguito dei controlli, l’oggetto è stato identificato come un drone, privo di carico esplosivo.

 L’oggetto è stato recuperato e consegnato alla Guardia Costiera per ulteriori indagini”. Lo scrive il ministero della Difesa rumeno dopo che l'avvistamento del relitto era stato riportato dall'emittente Antena3-Cnn.

 

Kramatorsk, recuperato dalle macerie il corpo di un sessantenne.

“Il 13 agosto 2026, a seguito di un attacco aereo russo contro un condominio, sono crollate le strutture dal primo al quinto piano. Una persona è rimasta sepolta sotto le macerie. Per 3 giorni i soccorritori hanno condotto operazioni di ricerca e soccorso. Durante la rimozione delle macerie hanno individuato e recuperato il corpo di un uomo nato nel 1966”. Lo scrivono i servizi statali di emergenza.

 

Attacco su Kramatorsk (State Emergency Service of Ukraine)

(16 Agosto 2026)

Il governatore di Zaporizhzhya: bombe aeree russe hanno ucciso 2 persone.

"Due persone sono morte e una è rimasta ferita a seguito degli attacchi nemici nel distretto di Zaporizhzhya. Una bomba aerea guidata russa ha colpito Vittoriava.

Un'abitazione privata è stata distrutta. Purtroppo, hanno perso la vita un uomo di 66 anni e una donna di 64 anni.

A Mikhailivsk, una bomba aerea ha danneggiato un'abitazione.

 Un uomo di 39 anni è rimasto ferito". Lo scrive il capo dell'amministrazione regionale, Ivan Fedorov, senza pubblicare foto o video dell'accaduto.

 

Andrii Sibila (Ucraina): "Prioritario rafforzare la difesa aerea"

“La crescente intensità degli attacchi russi con missili e droni rende il rafforzamento della protezione dello spazio aereo ucraino una priorità urgente”. Lo scrive sui social media il ministro degli Esteri dell'Ucraina, Andrii Sibila, dando conto di un colloquio telefonico con l'omologo greco George Gerapetritis. “Ho richiamato in particolare l’attenzione del mio collega sulla sicurezza nel Mar Nero.

 I continui attacchi della Russia ai porti ucraini, alle infrastrutture marittime e alle navi civili rappresentano una minaccia diretta alla libertà di navigazione, al commercio internazionale e alla sicurezza alimentare globale.

Per l’Ucraina e la Grecia, due nazioni marittime, la libertà di navigazione è una questione di principio e di sicurezza”, aggiunge Sibila.

 

Un drone entra nello spazio aereo rumeno e viene abbattuto da un F-18 spagnolo. (Video)

(16/08/2026)

Kiev: fuori uso 7 su 10 dei principali hub di Wildberries.

“L'Ucraina ha messo fuori uso 7 dei 10 centri logistici più grandi di Wildberries.

Domenica sera, in seguito a un attacco su larga scala con droni nella regione di Mosca, anche il centro logistico dell’azienda nel parco industriale di Collodino ha cessato le attività, insieme al magazzino di Domodedovo.

Si trattava del magazzino più grande di Wildberries in termini di superficie: 250 mila m².

Il settore logistico russo è pienamente consapevole delle conseguenze della guerra che la Federazione Russa ha scatenato in Ucraina”.

 Lo scrive sui social media il ministero della Difesa ucraino

(16 Agosto 2026)

 

Il governatore di Mosca: un morto negli attacchi ucraini.

Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha definito quello della notte scorsa "uno dei più massicci attacchi degli ultimi tempi" e aggiunto che un uomo di 83 anni è morto in seguito allo schianto di un drone su un'abitazione privata nel distretto municipale di Rusenski.

 

Drone centra un’auto civile a Sumy, ucciso 59enne.

“A tarda sera di ieri, un drone nemico ha colpito con precisione un'auto civile a Sumy. È deceduto un uomo di 59 anni .

 A seguito dell'impatto, l'auto ha preso fuoco. La moglie della vittima è stata ricoverata in ospedale con alcune ferite. I medici le stanno prestando le cure necessarie. In serata e durante la notte il nemico ha attaccato ripetutamente Sumy con droni. Alcuni di questi bersagli aerei sono stati abbattuti dai nostri difensori, ma l’intensità di tali attacchi rimane elevata”. Lo ha scritto il governatore di Sumy, Oleh Hrihorov.

 

Auto colpita a Sumy.

La Romania ringrazia la Spagna per l'abbattimento del drone.

La ministra degli Esteri della Romania, Tuoi Coana, ha riferito in un post su X di avere avuto un colloquio telefonico con l'omologo spagnolo, José Manuel Alvares, per ringraziarlo dopo che un F-18 spagnolo, nell'ambito di una missione di pattugliamento Nato, ha intercettato e abbattuto un drone che era entrato nello spazio aereo romeno.

"Oggi ho parlato al telefono con il mio omologo spagnolo José Manuel Alvares, innanzitutto per ringraziare la Spagna per il suo contributo concreto alla sicurezza degli alleati", ha scritto la ministra, spiegando che "un  F-18 delle Forze Aeree e Spaziali spagnole, impegnato nella missione Nato di pattugliamento aereo rafforzato (Enante Air Pollicini) dalla base aerea di Mihail Kogalniceanu e operando in coordinamento con il comando della difesa aerea rumena, ha intercettato e abbattuto in modo sicuro un drone che era entrato nello spazio aereo rumeno". "L’Aeronautica Militare spagnola è al suo quarto dispiegamento di questo tipo in Romania, dimostrandosi un alleato affidabile", ha sottolineato, riferendo che "l’attuale missione spagnola consiste in un dispiegamento potenziato, su richiesta della Romania e della Nato, per rafforzare il fianco orientale a seguito di precedenti incidenti con droni".

 

"Entrambe le nostre forze aeree volano oltre i propri confini per proteggere i cieli degli Alleati: attualmente gli F-18 spagnoli qui, gli F-16 rumeni sopra la Lituania fino al mese scorso. La sicurezza degli Alleati è indivisibile", ha dichiarato la ministra romena. "Tredici anni dopo aver istituito il nostro partenariato strategico, ecco cosa significa nella pratica. Continueremo a lavorare a stretto contatto, come partner strategici, come alleati della Nato e  partner, per rafforzare la nostra sicurezza comune", ha concluso.

 

(16 Agosto 2026).

La Difesa russa rivendica avanzamenti nelle regioni di Donetsk e Kharkiv.

Il ministero della Difesa russo ha rivendicato la conquista di Pershomarivka (45 residenti, a est di Kramatorsk, regione di Donetsk) e di Udiva (20 abitanti, nella regione di Kharkiv, a ridosso del confine internazionale). Il progetto di mappatura Deep State, nel suo ultimo aggiornamento, datato ieri, colloca entrambe le località sotto controllo ucraino. In direzione di Pershomarivka, tuttavia, ha registrato avanzamenti russi negli ultimi giorni, mentre non risulta uno sconfinamento verso Udiva.

Il fronte delle "cinque fortezze" del Donbas.

 Il segnaposto bianco indica Pershomarivka.

In rosso i territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli riconquistati dalle controffensive ucraine, in bianco la zona di combattimento tra le due aree di controllo.

Il fronte delle "cinque fortezze" del Donbas.

Il segnaposto bianco indica Pershomarivka.

In rosso i territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli riconquistati dalle controffensive ucraine, in bianco la zona di combattimento tra le due aree di controllo (deepstatemap.live)

(16 Agosto 2026)

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Il fronte a nord di Kharkiv. Il segnaposto bianco indica Udiva. In rosso i territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli ri-conquisati dalle forze ucraine, in bianco la zona di combattimento tra le due aree di controllo.

Il fronte a nord di Kharkiv. Il segnaposto bianco indica Udiva. In rosso i territori controllati dalla Russia, in verde chiaro quelli ri-conquisati dalle forze ucraine, in bianco la zona di combattimento tra le due aree di controllo (deepstatemap.live)

Mosca: attaccate fabbriche di componenti per missili e droni

Le forze russe hanno lanciato questa mattina un attacco combinato contro fabbriche militari e raffinerie di petrolio in diverse città ucraine. Lo riferisce il ministero della Difesa russo.

 A Kiev, riferisce il dicastero, sono stati colpiti gli impianti Fire Point, che produce componenti per i missili Flamengo, e Kyiv-111, che crea componenti per droni d'attacco, intercettori Khrushch e droni antiaerei Harpic.

A Kremenchuk si trova una raffineria di petrolio che produce carburanti e lubrificanti per le Forze Armate ucraine. A Kribi Rich, officine di un impianto metallurgico dove si produce acciaio laminato per l'assemblaggio di armi e attrezzature.

Inoltre, secondo quanto riferito dal ministero russo, combattenti russi hanno attaccato una nave mercantile che trasportava equipaggiamento militare nel porto di Odessa.

 

(16 Agosto 2026).

Esercito ucraino: colpito un impianto di produzione di carburante per missili in Russia. Il governatore: tre persone uccise.

"Nella notte del 16 agosto 2026, unità delle Forze di Difesa dell'Ucraina hanno colpito un'impresa chiave del complesso militare-industriale nemico:

la Kaminsky Combine (Kombinat Kaminsky) a Kamensk-Shakhtinsky, nella regione di Rostov, in Russia.

 È stato segnalato un incendio all’interno dell’area dello stabilimento. Si sta accertando l’entità dei danni causati e i risultati dell’attacco". Lo scrive lo Stato maggiore ucraino, spiegando che si tratta di un'azienda che "produce propellente solido per razzi destinati alle munizioni dei sistemi di lancio multiplo (MLRS) Uragani, Smerci e Tornado-S, nonché per una serie di sistemi missilistici e munizioni lanciate dall’aria. La produzione dell’azienda soddisfa direttamente le esigenze delle forze armate russe. In precedenza il governatore della regione russa, Yury Sblusar, aveva dato conto di tre persone uccise.

Grande attacco ucraino, colpiti vicino a Mosca un magazzino Wildberries e un altro hub logistico.

Le forze ucraine hanno preso di mira un magazzino appartenente al grande rivenditore online russo Wildberries e diverse città nella regione di Mosca, in un massiccio attacco notturno avvenuto il 16 agosto. Secondo quanto riportato dal canale di monitoraggio Exilenova Plus, un incendio è scoppiato in un magazzino della Wildberries nel villaggio di Soldino, vicino a Mosca, dopo che la struttura era stata colpita dalle forze ucraine.

Nella città di Domodedovo, il complesso produttivo e logistico Sederone Domodedovo è stato dato alle fiamme durante l'attacco. Secondo Exilenova Plus, nella città di Cechov sono stati segnalati attacchi aerei ucraini e il rumore di sistemi di difesa aerea in funzione.

(16 Agosto 2026)

 

Nato: il drone abbattuto in Romania “sembra essere russo-”

Il drone abbattuto oggi da un caccia F-18 della Nato dopo aver violato lo spazio aereo della Romania "sembra essere russo". Lo ha dichiarato il colonnello dell'esercito statunitense Martin O'Donnell, portavoce del quartier generale militare della Nato, citato dal sito della Reuters.

"Ulteriori dettagli sull'incidente di domenica sono ancora oggetto di indagine, ma il drone sembra essere russo", ha affermato O'Donnell.

 

 

In mattinata nuovo attacco su Kiev. A Kribi Rich colpito un grande impianto metallurgico.

Nuovi raid russi su Kiev in mattinata dopo il massiccio attacco avvenuto nella notte. L'esercito, scrivono i media ucraini, è stato informato della presenza di un missile diretto verso la città, dove si sono udite delle esplosioni. Secondo quanto riportato da un corrispondente di Rbc-Ukraine, delle esplosioni sono state udite intorno alle 09,49 ora locale. Stanotte i russi hanno attaccato Kiev con missili balistici, tre persone sono rimaste ferite a seguito del bombardamento e si sono registrati incendi e distruzioni nei quartieri di Obolonsky e Holosiivskyi.

 

Ed è sempre RBC-Ukraine ha riferire che il più grande impianto metallurgico dell'Ucraina ha interrotto parzialmente le attività a causa di un attacco russo. Lo riportano i media ucraini. L'impianto minerario e metallurgico Arcelor Mittal Kribi Rich è stato colpito da un attacco missilistico russo, si sono registrati morti e feriti, e l'impianto ha subito un'interruzione parziale dell'attività.

 

A seguito dell'attacco, 13 dipendenti dell'azienda e appaltatori sono rimasti feriti. Altre due persone sono morte. Le operazioni di soccorso e ricerca sono tuttora in corso. È stato attivato un piano di intervento d'emergenza.

 

Volodymyr Zelensky: almeno 3 morti e 14 feriti negli attacchi russi.

“I servizi di emergenza stanno intervenendo nei luoghi colpiti dagli attacchi russi avvenuti questa mattina e ieri sera. A Kiev gli incendi sono stati rapidamente domati e ora sono in corso le operazioni di soccorso. I russi hanno ferito sei persone nella città e nella regione. Anche Kremenchuk e Kribi Rich sono state colpite da missili balistici.

Ovunque i russi riescano a raggiungere con i loro missili balistici, colpiscono le infrastrutture civili.

 A Kribi Rich, due persone sono state uccise e altre 14 sono rimaste ferite. Una persona è stata uccisa a Sumy. Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. Da questa mattina, gli allarmi antiaerei sono continuati in molte regioni: i russi hanno lanciato un’altra ondata di droni. Solo questa settimana, 13 regioni sono state oggetto di attacchi. Il nemico ha lanciato più di 1.550 droni d’attacco, quasi 1.560 bombe aeree guidate e 62 missili contro le nostre città e comunità, la maggior parte dei quali missili balistici di vario tipo. Sono grato a tutte le forze di intervento – unità del Servizio statale di emergenza, polizia e personale medico – che sono le prime ad arrivare sui luoghi degli attacchi, ad aiutare le persone e a intervenire rapidamente per salvare vite umane e ripristinare la normalità. È fondamentale che questa dedizione della nostra popolazione sia affiancata da nuove iniziative da parte dei nostri partner per proteggere i cieli. Quando i missili balistici nordcoreani distruggono le infrastrutture e causano vittime qui in Europa, non si può semplicemente lasciare che gli intercettori europei rimangano in deposito. Le vite devono essere protette. La Russia deve essere fermata. Nuovi pacchetti significano, letteralmente, vite salvate e infrastrutture protette ogni singolo giorno. Ringrazio ogni partner che sta contribuendo a questo sforzo”.  Così sui social media il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky.

(16 Agosto 2026)

Ucraina: Times, utilizzati droni britannici per attacchi in profondità contro Russia.

Secondo quanto riportato dal Times, citando fonti delle Forze Armate ucraine, l'Ucraina ha iniziato a utilizzare droni britannici in attacchi in profondità contro la Russia negli ultimi sei mesi. Tra le armi utilizzate negli attacchi figurano il drone a reazione Nani della BAE Systems, testato dalla Royal Navy britannica, e un altro drone non specificato, prodotto da un'azienda che la testata non ha nominato per motivi di sicurezza.

La maggior parte delle missioni di attacco in profondità viene condotta utilizzando droni ucraini, ma le forze armate hanno ottenuto notevoli successi anche con droni britannici, ha affermato un'alta fonte militare ucraina. Secondo il Times, tra gli obiettivi colpiti dai droni britannici figurano raffinerie di petrolio vicino a Mosca, a Yaroslav e a Volgograd.

 

 Mosca, Magazzino di Wildberries in fiamme dopo un attacco di droni ucraini

(16/08/2026)

Romania: drone abbattuto da un caccia spagnolo.

Un drone entrato nello spazio aereo rumeno vicino ai confini con l'Ucraina e la Moldavia è stato abbattuto da un caccia spagnolo in missione nel Paese NATO. Lo ha annunciato il Ministro della Difesa rumeno. Il drone, proveniente dalla Moldavia, è stato intercettato da un F-18. Il ministero ha segnalato la possibile caduta di detriti in un'area disabitata della regione di Galati, vicino al confine ucraino. Il Paese, con i suoi 19 milioni di abitanti, è diventato uno dei membri della NATO più esposti alle conseguenze della guerra in Ucraina.

 

 Fiamme e incendio: l'attacco missilistico russo incendia il mercato dei libri di Kiev.

Trump su Truth: foto storiche con Kim Jong Un e immagini digitali con Washington.

Donald Trump torna far discutere per i suoi contenuti visivi sul social network Truth Social.

 Il presidente statunitense ha pubblicato uno scatto relativo ai suoi incontri con il leader nordcoreano Kim Jong Un, accompagnandolo da un messaggio informale in cui sottolinea il loro intimo rapporto personale: "Nonostante lo sguardo poco amichevole in questa foto in particolare, ce ne sono molte altre in cui sorridiamo: io e Kim Jong Un andiamo molto d'accordo!".

 

Parallelamente, la comunicazione del tycoon continua a far ampio uso della tecnologia digitale. Trump ha infatti condiviso un'ulteriore immagine creata tramite l'intelligenza artificiale con un'impostazione epica e storica: la composizione ritrae George Washington in uniforme militare del XVIII secolo su un cavallo bianco, affiancato dallo stesso Trump in abito scuro e cravatta rossa su un cavallo nero.

(16 Agosto 2026)

 

Kim Jong Un scrive a Putin: “Orgoglioso dei solidi legami con la Russia”

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha espresso al presidente russo Vladimir Putin tutto il suo orgoglio per i saldi legami tra i rispettivi Paesi, definendo le relazioni bilaterali come una storia di "lotta comune". La dichiarazione è emersa da una lettera inviata al Cremlino e diffusa dai media statali di Pyongyang.

 

Nel messaggio, Kim ha manifestato la "ferma convinzione" che la Russia saprà difendere la propria integrità territoriale sotto la "saggia guida" di Putin. La missiva giunge in risposta a un messaggio recapitato dal presidente russo in occasione della ricorrenza della liberazione della Corea dal dominio coloniale giapponese. In tale testo, Putin ha sottolineato come i rapporti tra Mosca e Pyongyang abbiano ormai raggiunto il livello, senza precedenti, di una "partnership strategica globale".

Dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel 2022, la Corea del Nord si è affermata come un alleato chiave per il Cremlino. Secondo le analisi internazionali, Pyongyang ha garantito supporto militare allo sforzo bellico russo, ottenendo in cambio aiuti economici e tecnologia militare di rilievo.

 

Notte di attacchi tra Kiev e Mosca: missili sulla capitale ucraina e droni su quella russa.

I combattimenti a lungo raggio tra Russia e Ucraina continuano a intensificarsi. Nelle ultime ore, Kiev è stata bersaglio di un nuovo attacco missilistico: il sindaco Vitali Klitschko ha confermato diverse esplosioni nella capitale, che hanno provocato un incendio in un edificio non residenziale nel quartiere di Obolonsky. Al momento non si segnalano vittime.

 

Parallelamente, la Russia ha dichiarato di aver respinto un massiccio attacco di droni diretto verso la propria capitale. Secondo quanto dichiarato dal sindaco di Mosca, Sergei Subsanni, le forze di difesa aerea russe avrebbero abbattuto circa 28 velivoli senza pilota in avvicinamento.

 

L'episodio s'inserisce in una fase del conflitto caratterizzata dall'aumento dei bombardamenti russi sulle città ucraine — condotti anche con l'impiego di missili balistici nordcoreani — e dalle continue incursioni di droni ucraini contro infrastrutture militari e raffinerie di petrolio in territorio russo.

 

Attacco su Kiev: esplosioni nella notte e allarme missili balistici.

Diverse esplosioni sono state udite nella capitale ucraina nelle prime ore del mattino di oggi. L'amministrazione militare di Kiev ha attivato l'allarme raid aereo su Telegram per la minaccia di un imminente attacco con missili balistici, esortando la popolazione a raggiungere immediatamente i bunker e i rifugi.

 

(15 Agosto 2026)

Guerra in Ucraina: un anno dopo l'incontro di Anchorage tra Trump e Putin non è cambiato niente.

Negoziati a vuoto per mesi, interrotti con l'attacco Usa all'Iran. Il conflitto prosegue, con ancora più vittime civili, il fronte è quasi immobile

 

I servizi russi arrestano una donna: "Ha messo la bomba che ha ucciso un ufficiale a Sebastopoli".

Margarita Reut, 32 anni, è accusata dell'attentato in Crimea contro l'ex comandante ucraino Robert Shalev che Kiev considera un traditore.

 

Attacco nella regione di Zaporizhzhya

(15 Agosto 2026)

Il Papa all'Angelus di Ferragosto: "Ci sia consolazione in Terra Santa, Ucraina e Russia" (Video)

Il Papa all'Angelus di Ferragosto: "Ci sia consolazione in Terra Santa, Ucraina e Russia."

 

 

 

Inferno di bombe russe su Kiev.

La vendetta ucraina sul petrolio.

Ilgiornale.it – Luigi Guelfa – (15 novembre 2025) – Politica Estera – Redazione – ci dice:

 

Mosca alza il tiro con 430 droni e 19 missili. Dopo gli attacchi sulle città, i raid dei droni di Zelensky sul porto di Novorossijsk: cruciale per l'export del greggio.

Inferno di bombe russe su Kiev. La vendetta ucraina sul petrolio

La spirale della guerra in Ucraina ha conosciuto nelle ultime ore un'accelerazione drammatica, una sequenza serrata di attacchi e contrattacchi che ridisegna l'equilibrio del conflitto.

Le notti di Kiev e Odessa si sono trasformate in bolge di fuoco sotto i colpi di droni e missili russi, mentre l'esercito ucraino ha messo a segno una delle sue operazioni più audaci:

lo strike con missili autoctoni Neptunes contro il porto russo di Novorossijsk, hub cruciale per l'export petrolifero di Mosca.

 

A confermare l'attacco è stato lo Stato Maggiore ucraino.

 I Long Neptunes, la versione a lungo raggio del missile progettato e costruito a Kiev, hanno colpito infrastrutture strategiche nel porto sul Mar Nero, costringendo a sospendere per ore le esportazioni di petrolio: 2,2 milioni di barili al giorno bloccati, pari al 2% dell'offerta globale.

Un colpo insieme simbolico e materiale, che incide sulla principale arteria economica russa proprio mentre Mosca tenta di blindare un sistema industriale e difensivo sempre più sotto pressione, con un Pil calato di mezzo punto. Lapidario Zelensky, atteso lunedì a Parigi e martedì a Madrid: "Questa è la nostra risposta più che giusta al terrorismo russo".

 

A tremare è anche la raffineria di Saratov, 700 chilometri a est del confine ucraino e controllata da Rosneft:

 più attacchi di droni hanno danneggiato l'unità principale di distillazione, innescando incendi e bloccando la produzione.

Nel frattempo, il capo di Rosatom, il colosso dell'energia nucleare russa, denuncia che otto droni ucraini avrebbero tentato di colpire la centrale di Novo Voronezh.

 Kiev non commenta, ma ribalta l'accusa: è Mosca, sostiene, ad aver più volte messo a rischio siti nucleari ucraini.

Tant'è che la centrale di Zaporizhzhya ha perso l'alimentazione elettrica di una delle sue due linee di trasmissione esterne.

 

La guerra prosegue sul fronte delle infrastrutture: l'intelligence ucraina ha rivendicato un'operazione contro la ferrovia Transiberiana, vitale per il trasporto di armi, munizioni (comprese quelle nordcoreane) e materie prime. Un treno merci è deragliato vicino a Sosnovka dopo l'esplosione di un ordigno piazzato da agenti di Kiev. Un gesto che, più che un sabotaggio, suona come un avvertimento strategico: nessuna infrastruttura russa è davvero al sicuro.

 

Nel frattempo, sull'Ucraina è piovuto l'ennesimo inferno: 430 droni e 19 missili lanciati in una sola notte, con 14 vettori balistici intercettati dai sistemi Patriot.

A Kiev si contano almeno sei morti e 42 feriti.

A Odessa due persone sono rimaste uccise in un attacco al mercato di Chornomorsk.

La presidente del Parlamento europeo, Roberta Mestola, ha parlato di "scene terribili" nella capitale, dove tra le vittime figurano anche bambini.

 Durante il raid un missile Iskander ha colpito l'ambasciata dell'Azerbaigian:

Baku ha convocato l'ambasciatore russo, e il presidente Aliyev ha espresso a Zelensky la propria condanna.

Ma per i russi era un Patriot Usa.

 

Se Mosca consolida le posizioni a Pokrovsk, Myrnograd e nell'oblast di Zaporizhzhya, per stessa ammissione dei generali, sul piano militare la Germania contribuirà con 150 milioni di euro al nuovo pacchetto di armi statunitensi, ma il ministro Pistorius chiude, per ora, l'ipotesi di fornire missili TARSU.

 

La guerra modifica gli equilibri sul terreno russo. Migliaia di militari nordcoreani operano a Kursk e nelle aree di sminamento. Pyongyang invierà entro un mese altri 12mila lavoratori specializzati per la produzione di droni Shahed-Geran nel complesso industriale di Alalunga. Una cooperazione che Kiev definisce "alleanza di dittature contro l'ordine internazionale".

La Russia punta a produrre 120mila bombe plananti nei prossimi mesi, alcune con una gittata fino a 400 km. Si tratta di un salto tecnologico che non va trascurato. Vadim Skibitskyi, vicecapo dell'intelligence ucraina, avverte: "È una minaccia enorme. Servirà una risposta adeguata". Che potrebbe già essere iniziata, visto che Kiev ha avviato la produzione del nuovo UAV Octopus, che opera di notte, a bassa quota e anche in condizioni di disturbo delle comunicazioni.

 

 

 

 

Il più grande attacco di droni

è su Mosca: «La guerra si allunga».

Ilmanifesto.it – (19 giugno 2026) - Sabato Angieri – Redazione – ci dice:

La prova del fuoco.

Salta una raffineria, paura tra gli abitanti della capitale russa I leader europei spingono l’Ucraina: ora non sta più perdendo. Subito Zelensky rivendica: se Kiev brucia, bruciate anche voi.

A picco l’economia russa.

 

Gli Usa avvisano l’Ue: «Più spesa militare o ci ritiriamo».

Piove petrolio sulla regione di Mosca e i russi ora sanno che la guerra è arrivata a casa loro.

Per strada ci sono pozzanghere nerastre, sui balconi patine di olio nero, i media hanno coniato l’espressione «pioggia di petrolio» e i residenti si chiedono: «L’aria sarà ancora buona da respirare?».

 

Succede a Aponia, appena fuori dalla capitale, dove ieri il tetto di una raffineria è saltato in seguito al più grande attacco di droni dall’inizio della guerra. Non di una delle parti, ma in generale. Il record precedente era del 24 marzo 2026: 948 droni russi sull’Ucraina. Nelle scorse 24 ore le forze armate di Kiev ne hanno lanciati 992, più 4 missili da crociera a lungo raggio e 10 bombe guidate. «Se Kiev brucia, brucerà anche Mosca» ha rivendicato Volodymyr Zelensky dopo l’attacco. E i leader europei lo appoggiano, del resto al G7 di Evian hanno inaugurato una nuova fase mediatica del conflitto, quella in cui l’Ucraina non sta più perdendo.

 

L’aggressività dei toni di Macron, Merz e Stormer contro la Russia è diventata direttamente proporzionale al successo degli attacchi ucraini. Consci del fatto che il trattato tra Mosca e Kiev sancirà gli equilibri strategici del Vecchio continente nel futuro prossimo, i tre ora sentono che è il momento di insistere. Ora arriverà la risposta russa, presumibilmente su Kiev, e poi di nuovo la rappresaglia ucraina. Fino a quando? Finché Putin non si fermerà, rispondono i tre insieme a molti altri.

 

Ma ribaltiamo la domanda: Putin può fermarsi qui?

 

PER IL CONSIGLIERE per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, è «categoricamente sbagliato» ritenere che gli equilibri al fronte siano mutati a favore dell’Ucraina. Anzi, questi attacchi non fanno che «prolungare la guerra» allontanando la pace. La quale, Mosca l’ha ribadito più volte, si potrebbe raggiungere in fretta accettando di risolvere le «cause profonde del conflitto». Formula vaga che ruota essenzialmente intorno al Donbass e alle altre regioni occupate. La Nato, la lingua russa, la chiesa ortodossa e altre questioni che periodicamente riemergono, come la denazificazione, sono accessorie e l’hanno dimostrato i russi stessi.

 

Putin non può fare come Donald Trump in Iran e dichiarare di aver vinto a dispetto dei fatti. Senza quel 18% del territorio del Donetsk che manca per la conquista dell’intero Donbass, come si giustificheranno le centinaia di migliaia di morti e feriti? O meglio, come si spiegherà che la grandezza della madre patria è stata salvata scacciando il mostro occidentale? Non si può. Putin ha le spalle al muro: vincere o vincere. Tutte le altre opzioni al momento sono fantasie, ma facilmente immaginabili. Nel baratro, se si dovesse arrivare a quel punto, verranno trascinati tutti: innanzitutto i russi.

INTANTO I CIVILI che abitano vicino Mosca hanno iniziato ad avere paura. Alla fine la guerra che vedevano in televisione come cavalcata trionfante è esplosa vicino agli asili, agli uffici e ai supermercati. A Kotelniki alcuni residenti hanno chiesto alle autorità locali dove fossero i rifugi anti-aerei e la risposta – pubblicata dal canale Telegram russo filo-Cremlino Daly Stormì – è stata degna del miglior racconto distopico: «L’ubicazione delle strutture di protezione civile all’interno del distretto urbano verrà comunicata alla popolazione durante la mobilitazione o in tempo di guerra».

 È ancora la spetziál’naja voénnaja operátzija, l’operazione militare speciale, non la guerra.

 

EPPURE LE AUTORITÀ della regione di Mosca hanno dovuto dichiarare che non si è verificata alcuna «pioggia di petrolio», ma hanno consigliato di non uscire di casa a causa del «deposito di fuliggine».

Gli aeroporti tutti chiusi, i canali Telegram “Z”, ovvero quelli schierati a favore dell’invasione, schiumano di rabbia e invitano a cancellare Kiev dalla faccia della terra insieme a Zelensky, le immagini di Mosca sovrastata da una coltre nera e minacciosa su tutti i telegiornali del mondo.

 Mentre la Corte dei Conti della Federazione russa dice che le regioni con un deficit di bilancio preoccupante sono passate da 6 nel 2022 a 56 nel 2026 e a inizio mese Putin ha dovuto strigliare la Banca Centrale, il ministero delle Finanze e quello dello Sviluppo economico perché le previsioni di crescita si sono abbassate dall’1,3% (le più basse dall’inizio della guerra) allo 0,4%. Bloomberg dice che il rapporto deficit/pil quest’anno è salito a livelli record: 5,9mila miliardi di rubli nel primo quadrimestre del 2026, «pari al 2,5% del Pil, circa il 50% in più rispetto al piano annuale».

 

Ciò non vuol dire che i soldi per la guerra non ci sono più, ma che bisogna prenderli da altre parti. L’Iva è già salita, i prezzi della benzina e dei generi di prima necessità anche e a ruota, progressivamente, sta aumentando il costo della vita. Non solo per la classe media e per i meno abbienti, ma anche per gli oligarchi miliardari che lamentano le difficoltà di fare affari in un Paese in cui tutto gira intorno ai sogni imperialisti del capo supremo.

 

LA SCOMMESSA di Zelensky, riportata ancora da Bloomberg, è che «Kiev punta a trasformare i raid sulle raffinerie in una crisi dei carburanti».

Ma è basata su un sillogismo che non considera il rovescio della medaglia:

 gli alleati con il tempo ti abbandonano e si interessano solo a sfruttarti.

L’indipendenza non è solo una bandiera gialloblu a piazza Maidan, ma la possibilità di decidere da soli senza Usa e Ue. E il futuro, che come la verità è la prima vittima di un conflitto, di un popolo che ha vissuto solo di guerra già per quattro anni e mezzo.

 

 

Droni su San Pietroburgo,

Kiev fa tremare la 'Davos russa.'

Ansa.it – Mondo - Alberto Zanconato – (3 giugno 2026) – Redazione Ansa – ci dice:

Colpita anche la base di Kronstadt. Mosca, '8 morti in un bus centrato nel Donetsk'.

La guerra russo-ucraina si avvita in una spirale sanguinosa di attacchi e rappresaglie in assenza totale di negoziati, almeno quelli alla luce del sole.

Kiev ha rivendicato attacchi clamorosi con droni in territorio russo, in particolare a San Pietroburgo, in coincidenza con l'apertura del Forum internazionale economico (Spief), considerato una 'Davos russa', con una nutrita partecipazione straniera.

Ma Mosca accusa le forze ucraine di avere ucciso almeno 12 civili in altri attacchi, di cui 8 su un pullman passeggeri che era in viaggio dalla capitale alla Crimea occupata.

 

 

(Agenzia ANSA.

Rutte e il Consiglio Atlantico a Kiev, 'segnale all'Ucraina' - Notizie - Ansa.it

I 32 rappresentanti e i vertici Nato nella capitale dopo i pesanti raid

di Mosca -ANSA).

 

E la "punizione" per i colpevoli, ha avvertito il Cremlino, sarà "inevitabile". Una colonna di fumo nero si è levata di primo mattino all'orizzonte di San Pietroburgo, visibile agli ospiti - compresi occidentali - che cominciavano ad arrivare al Forum, dove giovedì e venerdì sarà presente anche il presidente Vladimir Putin. Secondo il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, i droni di Kiev hanno colpito "importanti obiettivi" nella metropoli baltica, situata a 1.100 chilometri dal confine. In particolare, un terminale petrolifero e bersagli "puramente militari a Kronstadt". Secondo altre fonti ucraine, in questa storica base navale, situata sull'isola di Kostin, davanti alla città, è stata colpita una corvetta militare. Decine di voli sono stati ritardati o cancellati nell'aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo, proprio in coincidenza con l'arrivo di molti partecipanti al forum. Sempre secondo gli ucraini, altri droni si sono abbattuti su uno stabilimento a Ambo, specializzato nella produzione di sistemi di controllo per l'aviazione e la tecnologia missilistica.

 

"Credo che questi siano attacchi giusti, solo un giorno fa c'è stato un attacco massiccio, abbiamo risposto di conseguenza", ha affermato Zelensky, ricordando i pesanti bombardamenti russi della notte tra lunedì e martedì con un bilancio complessivo, secondo le autorità ucraine, di oltre 20 morti e 120 feriti a Kiev e Dnipro.

 

I russi avevano detto di avere attaccato obiettivi militari come rappresaglia a un bombardamento il 22 maggio su un dormitorio studentesco nella regione di Lugansk, da loro controllata, in cui erano stati uccisi 21 ragazzi e ragazze e 42 erano rimasti feriti. Ora le parti si sono invertite: gli ucraini affermano di avere colpito solo obiettivi militari in risposta agli attacchi delle forze di Mosca, mentre i russi li accusano di avere preso di mira i civili. Secondo le autorità russe, un attacco di droni nella regione di Donetsk, anch'essa per la maggioranza occupata dalle forze di Mosca, ha colpito un pullman passeggeri diretto a Simferopoli, in Crimea, con un bilancio di 8 morti e 10 feriti. "Un altro crimine del regime di Kiev", ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

 

"Bisogna punire chi è dietro a tali crimini, e la punizione, come ha detto il presidente, dovrebbe essere inevitabile", ha aggiunto. Quindi, la Russia continuerà le sue rappresaglie "sistematiche". E la stessa "operazione speciale militare prosegue proprio per evitare tali attacchi", ha rincarato il portavoce di Putin, usando la definizione ufficiale per il conflitto. Fonti russe hanno denunciato anche l'uccisione di due vigili del fuoco e il ferimento di due loro colleghi in un altro attacco di droni ucraini nella regione di Smolensk. Mentre nella parte della regione di Zaporizhzhya sotto il controllo delle forze di Mosca, il capo dell'amministrazione filorussa ha affermato che due civili sono morti quando l'auto su cui viaggiavano è stata colpita da un velivolo senza pilota delle forze di Kiev. Sull'altro fronte, le autorità locali ucraine hanno riferito di cinque morti in bombardamenti russi nella notte tra martedì e mercoledì e altri tre nella giornata di mercoledì nelle zone vicine al fronte.

 

 

 

 

Ucraina, raid oltre il fronte:

nel mirino petrolio e difese russe.

Ladiscussione.com – (22 giugno 2026) – Paolo Runciglio – Redazione – ci dice:

Zelensky conferma gli attacchi a Kerch e Tyumen con droni a lungo raggio. In una settimana Mosca ha lanciato 2.200 assalti, 1.800 bombe guidate e 87 missili.

La guerra in Ucraina è entrata in una fase in cui il fronte non basta più a misurare la portata del conflitto.

 Nelle stesse ore in cui raid russi hanno provocato tre morti nelle regioni ucraine di Dnipropetrovsk e Poltava, Kiev ha rivendicato nuovi attacchi in Crimea e nel cuore energetico della Russia.

 Nel mirino non ci sono soltanto basi e sistemi militari, ma anche depositi, raffinerie, collegamenti logistici e infrastrutture legate al carburante.

 La penisola di Kerch, nella Crimea occupata da Mosca dal 2014, è stata colpita da droni ucraini.

 

Le autorità russe locali hanno parlato di almeno quattro civili morti e di circa trenta feriti.

Sergei Kasyanov, capo della Repubblica di Crimea, ha indicato un bilancio di 28 feriti e ha annunciato la sospensione della distribuzione di carburante nelle stazioni di servizio della penisola.

Un’altra vittima, secondo le autorità di Krasnodar, si è registrata nell’attacco al traghetto Panagia, in servizio tra il distretto di Temuru e Kerch.

Mosca ha poi sostenuto di aver abbattuto 239 droni ucraini durante la notte.

 

Kiev, però, ha rivendicato il risultato politico e militare dell’operazione. Volodymyr Zelensky ha confermato su “X” che gli attacchi a lungo raggio hanno colpito la logistica militare, l’industria petrolifera e la difesa aerea russa in Crimea.

Secondo il Presidente ucraino le esplosioni hanno interessato strutture su entrambi i lati del Ponte di Crimea, il collegamento attraverso lo Stretto di Kerch tra la penisola occupata e il territorio russo.

 

Il dettaglio.

Kiev ha affermato di aver raggiunto infrastrutture marittime usate per il trasporto di petrolio nella regione di Krasnodar, un deposito di carburante a Kerch, obiettivi logistici militari, quattro radar dei sistemi S-400 e due sistemi Panshir.

È una strategia ormai evidente: indebolire la macchina bellica russa non solo vicino alla linea del fronte, ma anche nelle retrovie, dove passano rifornimenti, energia e trasporti.

 

Nel suo videomessaggio Zelensky ha avvertito che la Russia starebbe preparando una nuova ondata di attacchi su larga scala contro l’Ucraina.

Ha citato i raid su Dnipro e Zaporizhzhya e ha chiesto alla popolazione di mantenere la massima attenzione.

Poi ha rivendicato l’attacco alla raffineria di Tjumen, in Siberia occidentale, a oltre duemila chilometri dal confine ucraino.

 Secondo il leader di Kiev, i nuovi droni FP aggiornati possono raggiungere distanze fino a tremila chilometri.

 

Lo Stato Maggiore ucraino ha confermato il raid del 20 giugno contro la raffineria Antipinsky, nella regione di Tjumen.

 I risultati dell’operazione restano in valutazione.

L’impianto, secondo Ukrinform, è tra i principali della Siberia occidentale, con una capacità annua compresa tra 7,5 e 9 milioni di tonnellate di greggio.

Produce gasolio, benzina e altri derivati del petrolio, anche per le necessità dell’esercito russo.

 

Sul campo.

Sul territorio ucraino, intanto, il bilancio degli attacchi resta pesante. Zelensky ha riferito che nell’ultima settimana Mosca ha lanciato quasi 2.200 attacchi con droni, 1.800 bombe guidate e 87 missili. Le regioni di Dnipropetrovsk, Kharkiv, Odessa, Sumy, Donetsk, Kirovohrad e Rivne figurano tra le aree più esposte. La pressione, ha spiegato il Presidente, resta costante lungo la linea del fronte e nelle comunità vicine. La guerra dei droni produce effetti anche dentro la Russia.

 

L’Institute for the Study of War segnala difficoltà crescenti per le autorità russe, alle prese con rincari e carenze di carburante dopo le operazioni ucraine contro le infrastrutture energetiche. Il quotidiano ‘Fontana’ ha riferito problemi di disponibilità e aumenti dei prezzi in diverse regioni, comprese città come San Pietroburgo, Voronezh e Tula. Le misure locali adottate per contenere la crisi, secondo il think tank statunitense, non hanno ancora dato i risultati attesi.

 

La fonte di opposizione russa ‘Vazhnye Istorii’ ha segnalato restrizioni temporanee alla vendita di benzina in alcune stazioni dell’oblast di Tver. Nell’oblast di Tula, invece, le autorità hanno ricondotto le carenze a problemi logistici e all’aumento della domanda.

 

 

 

 

Guerra Russia-Ucraina.

Escalation del conflitto: attacchi

incrociati con droni e bombardamenti.

Rsi.ch – (22 giugno 2026) – Redazione RSI- REUTERS/Nina Lisarono – ci dice:

Nelle ultime ore diverse vittime tra i civili, colpite sia navi che infrastrutture, in un contesto di tensione crescente.

I missili russi hanno colpito anche la regione di Odessa.

La notte del 22 giugno ha segnato un’ulteriore e significativa escalation nel conflitto tra Russia e Ucraina, caratterizzata da una serie di attacchi simultanei con droni e bombardamenti che hanno avuto gravi ripercussioni su entrambi i fronti, causando vittime civili, danni a infrastrutture critiche e mettendo a rischio la sicurezza della navigazione internazionale.

 

Russia: attacco a navi mercantili civili nel Mar Nero

Gli attacchi russi si sono concentrati sia su obiettivi sia marittimi che terrestri. Mosca ha lanciato un attacco mirato con droni contro navi mercantili civili che si dirigevano verso i porti ucraini. L’episodio più grave ha coinvolto la nave portarinfuse “Distress”, di proprietà turca ma battente bandiera panamense. Un drone ha colpito l’imbarcazione, scatenando un incendio a bordo e causando la morte di una persona. L’impatto ha provocato “ingenti danni” alla nave, come riportato da RBC-Ucraina, citando l’ufficio stampa della Marina e dell’Amministrazione dei porti marittimi dell’Ucraina. La Marina ucraina ha prontamente avviato le operazioni di soccorso per l’equipaggio. Nello stesso attacco, altre navi cargo, battenti bandiera di Palau e del Belize, sono state danneggiate, sebbene in questi casi non si siano registrate vittime e le imbarcazioni abbiano potuto proseguire il loro viaggio. L’Autorità portuale ucraina ha condannato con fermezza questi atti, definendoli una “grave violazione del diritto internazionale” e un’ulteriore, inequivocabile prova che la Russia sta “deliberatamente mettendo a repentaglio la sicurezza della navigazione internazionale”.

 

L'attacco russo a Sumi.

Reuters.

Un attacco russo con droni ha colpito un edificio residenziale nella comunità di Znob-Novgord, situata nel distretto di Shotska, nell’oblast di Sumy. L’attacco, avvenuto intorno alle 4:50 del mattino, ha avuto conseguenze devastanti per una famiglia numerosa: un adolescente di 13 anni, suo padre di 36 anni e la nonna di 73 anni sono morti a seguito dell’impatto. La madre e altri due bambini sono rimasti feriti. L’Ufficio del procuratore della regione di Sumy ha diffuso la notizia tramite Telegram, sottolineando la brutalità dell’attacco contro un obiettivo civile.

 

L’Ucraina mira infrastrutture e città russe, inclusa la capitale.

Anche l’Ucraina ha intensificato le sue operazioni, mirando a infrastrutture e città russe, inclusa la capitale. I sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e abbattuto un numero eccezionalmente elevato di droni ucraini. Nel corso della notte, specificamente dalle 20.00 del 21 giugno alle 7.00 del 22 giugno (ora di Mosca), sono stati distrutti ben 301 droni ucraini ad ala fissa. Questi droni sono stati abbattuti sopra un’ampia fascia di regioni russe, tra cui Belgorod, Bryansk, Volgograd, Voronezh, Kaluga, Kursk, Rostov, Ambo, Tver, Tula e Smolensk, oltre alla regione di Mosca, il Territorio di Krasnodar, la Repubblica di Crimea e le acque dei mari d’Azov e Nero. La vastità dell’area interessata indica una coordinata e ampia offensiva ucraina.

 

La capitale russa è stata un obiettivo primario. Il sindaco di Mosca, Serghei Subsanni, ha riferito che il numero di droni abbattuti in fase di avvicinamento alla città ha raggiunto quota 70. A causa di questi attacchi, l’attività degli aeroporti di Mosca è stata temporaneamente limitata nelle prime ore del mattino, causando disagi significativi. Nel corso della giornata, Subsanni ha annunciato che le difese aeree russe avevano respinto un ulteriore attacco sferrato da altri cinque droni diretti verso Mosca, portando il totale a 14 droni abbattuti sulla città in un solo giorno. Le squadre di soccorso sono state mobilitate per intervenire nei luoghi degli schianti.

 

A Horlivka, nella regione di Donetsk, attualmente sotto controllo russo, una donna civile è morta a causa dell’esplosione di una submunizione a campana delle forze armate ucraine. La notizia è stata riportata dal sindaco di Horlivka, Ivan Prikhodko, citato dall’agenzia di stampa Tass, evidenziando come anche le aree contese siano teatro di tragici incidenti che coinvolgono la popolazione civile.

 

Nuovi attacchi contro la Crimea.

I precedenti attacchi ucraini in Crimea.

Questi recenti attacchi si inseriscono in un contesto di precedenti e intensi bombardamenti ucraini contro il settore energetico russo, che hanno colpito con particolare ferocia la Crimea occupata. Le autorità filorusse avevano denunciato la morte di cinque persone nei raid notturni avvenuti nei giorni precedenti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato questi attacchi, affermando che avevano preso di mira “la logistica militare, l’industria petrolifera e la difesa aerea”.

 

Le immagini degli attacchi sono state diffuse dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Mondo.

Kiev attacca la Crimea: nel mirino petrolio e difese aeree

Cinque morti negli attacchi di droni - Sospesa la distribuzione di carburante

(21.06.2026)

Questi raid hanno avuto un impatto significativo, approfondendo ulteriormente la crisi dei carburanti nella penisola. Il governatore Sergei Kasyanov è stato costretto a imporre misure drastiche, sospendendo tutte le vendite di carburante a privati e aziende, inclusi gli acquisti in contanti, con carta e tramite voucher, presso le stazioni di servizio della penisola, e limitando le forniture ai soli enti governativi essenziali per il funzionamento e la sicurezza.

 

 

 

Ucraina, la guerra dei droni entra nelle raffinerie russe. Ecco perché Kyiv colpisce il cuore petrolifero di Mosca, obiettivo aumentare costo guerra. INFOGRAFICA.

 

Ageei.eu – Difesa.it – (30 Agosto 2026) – agenzia di stampa – Redazione – ci dice:

 

Per molto tempo la guerra tra Russia e Ucraina è stata raccontata soprattutto attraverso la mappa del fronte: città contese, avanzate lente, linee difensive, artiglieria e trincee. Ma una parte sempre più rilevante del conflitto si sta spostando lontano dal Donbass, nei cieli e nelle infrastrutture industriali della Russia.

 

Le raffinerie sono diventate uno degli obiettivi centrali della strategia ucraina di attacchi a lungo raggio. Non perché distruggere un impianto petrolifero equivalga automaticamente a cambiare l’esito della guerra, ma perché colpire la capacità di trasformare il greggio in benzina, diesel e carburante per aerei significa toccare insieme l’economia civile, la macchina logistica militare e le entrate energetiche del Cremlino.

 

Kyiv descrive questa offensiva come una forma di “sanzioni a lungo raggio”: se le sanzioni occidentali cercano di limitare l’accesso russo a mercati, tecnologie e capitali, i droni puntano invece a generare danni fisici e costi immediati all’interno del territorio russo. L’obiettivo non è soltanto incendiare serbatoi o fermare temporaneamente un impianto. È costringere Mosca a redistribuire risorse, aumentare la protezione delle infrastrutture, riparare unità danneggiate, limitare le esportazioni di carburante e gestire il malcontento legato a possibili carenze interne.

PERCHE LE RAFFINERIE CONTANO PIÙ DEI POZZI.

La Russia resta uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio. Tuttavia, estrarre greggio e trasformarlo in prodotti utilizzabili non sono la stessa cosa. Una raffineria converte il petrolio in una gamma di prodotti essenziali: benzina per le automobili, diesel per il trasporto pesante e l’agricoltura, carburante per l’aviazione, olio combustibile e materie prime per la petrolchimica. Danneggiare le unità di distillazione primaria o le sezioni più avanzate dell’impianto può ridurre la produzione per settimane o mesi, soprattutto se i ricambi e le apparecchiature di controllo sono difficili da reperire.

 

Il bersaglio, quindi, non è soltanto il valore dell’impianto. È la sua funzione dentro un sistema più grande: i rifornimenti alle forze armate, la distribuzione alle regioni russe, le esportazioni verso i mercati esteri e le entrate fiscali necessarie a sostenere una guerra lunga.

 

Nel maggio 2026 Reuters ha calcolato che, dall’inizio dell’anno, gli attacchi ucraini avevano colpito capacità di raffinazione pari a circa 700 mila barili al giorno in 16 raffinerie. Nello stesso periodo, 35 unità di distillazione primaria — per una capacità complessiva superiore a 2,85 milioni di barili al giorno — erano state costrette a fermarsi per danni causati dai droni o per le conseguenze operative degli attacchi. Questo non significa che tutta quella capacità sia stata persa in modo permanente, ma mostra la scala delle interruzioni prodotte dalla campagna.

 

UCRAINA, UNA PRESSIONE CHE SI ALLARGA NEL TERRITORIO RUSSO.

La geografia degli attacchi è significativa quanto il loro numero. Le operazioni non riguardano soltanto le regioni russe vicine al confine ucraino: hanno coinvolto impianti in aree industriali e petrolifere lontane dal fronte, segnalando la crescita delle capacità ucraine di condurre attacchi in profondità.

 

Tra i casi recenti citati da Reuters figurano la raffineria di Perm, fermata dopo un attacco del 21 agosto, e la NORSI di Lukoil, indicata come la quarta raffineria russa per dimensioni e il secondo produttore di benzina del Paese. Secondo fonti industriali riportate dall’agenzia, la NORSI ha sospeso la lavorazione di greggio dopo un attacco con droni il 26 agosto, con danni a unità di processo e infrastrutture interne.

Questi episodi hanno un peso che va oltre la cronaca locale. Quando l’obiettivo è una grande raffineria, le conseguenze possono propagarsi lungo tutta la catena: meno carburante disponibile, maggiore competizione per le forniture, riorganizzazione dei flussi ferroviari e marittimi, pressione sui prezzi e minori volumi esportabili.

L’Agenzia internazionale dell’energia ha rilevato che gli attacchi alle raffinerie e alle infrastrutture di esportazione russe hanno contribuito a irrigidire i mercati dei prodotti petroliferi, incidendo sia sulle esportazioni sia sulle consegne al mercato domestico russo. Nel rapporto di agosto, l’IEA ha inoltre indicato che le interruzioni legate agli attacchi contro le raffinerie russe avevano portato a una riduzione ulteriore di 370 mila barili al giorno nelle stime dei volumi di raffinazione globali del terzo trimestre 2026.

 

IL PROBLEMA DELLA BENZINA INTERNA.

L’effetto politicamente più sensibile è quello visibile ai cittadini russi: la disponibilità di carburante.

A fine agosto, Reuters ha riferito che la produzione di benzina russa era scesa fino a coprire circa il 70% della domanda interna, dopo una serie di attacchi che aveva costretto importanti raffinerie a sospendere le attività. Secondo due fonti del settore, la produzione si attestava attorno a 80 mila tonnellate al giorno, a fronte di un divario di circa 35 mila tonnellate giornaliere rispetto alla domanda.

 

Questo dato va trattato con cautela: proviene da fonti industriali e non equivale necessariamente a una carenza uniforme in ogni regione del Paese. Inoltre, la domanda di carburanti può crescere stagionalmente, soprattutto durante i periodi di maggiore attività agricola e mobilità. Ma il dato è rilevante perché segnala una dinamica precisa: gli attacchi alle infrastrutture energetiche possono trasformare una guerra lontana dal fronte in un costo concreto per le famiglie, le imprese e le amministrazioni regionali russe.

Per il Cremlino, una crisi del carburante è particolarmente scomoda. Mosca può decidere di ridurre le esportazioni per proteggere il mercato interno, ma così rinuncia a entrate e quote di mercato. Può aumentare l’uso delle scorte o spostare i flussi da altre raffinerie, ma questo accresce i costi logistici. Può imporre controlli e divieti, ma tali misure sono esse stesse il segnale di una pressione crescente.

 

NON È ANCORA UN COLPO DECISIVO.

Sarebbe però sbagliato descrivere gli attacchi come una paralisi definitiva dell’industria petrolifera russa.

La Russia mantiene una grande base di raffinazione, una rete logistica estesa e la possibilità di compensare in parte le interruzioni spostando la lavorazione del greggio verso impianti meno colpiti. Nel 2025, secondo fonti del settore citate da Reuters, la disponibilità di capacità inutilizzata aveva aiutato le raffinerie russe ad assorbire una parte dei danni: nel periodo di massima pressione, la capacità disponibile era stata ridotta fino al 20%, mentre la lavorazione complessiva era diminuita in misura molto inferiore, circa il 6%.

È la ragione per cui il parametro più utile non è il numero di droni lanciati, né il numero di incendi ripresi sui social. Occorre osservare quattro indicatori: la durata delle fermate degli impianti, la capacità effettivamente persa, l’andamento di benzina e diesel sul mercato interno e le esportazioni russe di prodotti raffinati.

 

La differenza tra un danno spettacolare e un danno strategico sta tutta qui. Un incendio può essere domato in poche ore; una unità tecnologica danneggiata, con componenti complessi da sostituire, può invece restare ferma molto più a lungo. E una serie di fermate parziali, distribuite su molti impianti, può diventare più rilevante di un singolo attacco contro una grande raffineria.

 

UCRAINA, LA STRATEGIA DI KYIV: AUMENTARE IL COSTO DELLA GUERRA.

La campagna contro le infrastrutture energetiche russe risponde a una logica di logoramento. L’Ucraina non deve necessariamente distruggere l’intero settore petrolifero russo per ottenere un risultato: può puntare ad aumentare in modo costante il costo della guerra per Mosca.

Ogni attacco riuscito costringe la Russia a scegliere come impiegare risorse finite: più difese aeree per proteggere gli impianti; più spesa per riparazioni e manutenzione; più carburante e trasporti per compensare i vuoti territoriali; meno prodotti disponibili per l’export; maggiore attenzione politica alle conseguenze sociali interne.

Secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies, gli attacchi ucraini a lungo raggio contro raffinerie, infrastrutture energetiche e nodi di trasporto combinano pressione militare ed economica. Da soli difficilmente cambieranno in modo immediato l’orientamento dell’opinione pubblica russa, ma possono aumentare i costi domestici della guerra per il Cremlino.

La loro efficacia, dunque, non dipenderà da un singolo raid. Dipenderà dalla continuità. Se Kyiv riuscirà a mantenere il ritmo degli attacchi, a selezionare bersagli ad alto valore industriale e a rendere le riparazioni più lente dei danni successivi, la pressione sulla Russia potrà accumularsi. Se invece Mosca riuscirà a ripristinare rapidamente le capacità perdute, a proteggere gli impianti più esposti e a usare le riserve disponibili, l’impatto resterà significativo ma gestibile.

 

IL NUOVO FRONTE DEL PETROLIO.

Gli attacchi alle raffinerie raccontano una trasformazione più ampia della guerra. Il fronte non coincide più soltanto con la linea di contatto in Ucraina: passa per le raffinerie sul Volga, i terminali di esportazione, le stazioni di pompaggio, i depositi di carburante e la rete che collega la produzione petrolifera russa alla sua economia di guerra.

Per Kyiv, colpire il sistema energetico significa cercare un vantaggio asimmetrico contro un avversario più grande e con maggiori risorse. Per Mosca, significa difendere non solo il territorio, ma anche la capacità di mantenere normale la vita economica del Paese mentre sostiene un conflitto ad alta intensità.

Il petrolio resta una delle colonne della potenza russa. Ma proprio per questo, nelle mani dei droni ucraini, è diventato anche una delle sue vulnerabilità.

 

I CASI STRATEGICI.

Non tutte le raffinerie colpite hanno lo stesso peso. Alcuni impianti hanno una capacità limitata o svolgono una funzione prevalentemente regionale; altri sono invece nodi essenziali per la produzione di benzina e diesel, per l’approvvigionamento del mercato interno e per la tenuta delle esportazioni russe. Tra i casi più rilevanti emersi nelle ultime settimane, quattro meritano particolare attenzione: NORSI, TANECO, Perm e il gruppo di grandi impianti di Yaroslav e Volgograd.

 

NORSI, IL BERSAGLIO PIÙ SENSIBILE.

La NORSI, raffineria Lukoil di Kostov nella regione di Nizhny Novgorod, è probabilmente il caso più significativo dell’ultima fase della campagna ucraina. L’impianto può lavorare circa 15 milioni di tonnellate di greggio all’anno ed è indicato come il quarto maggiore della Russia per capacità di raffinazione. La sua importanza non dipende soltanto dai volumi complessivi: NORSI produce circa 5 milioni di tonnellate annue sia di benzina sia di diesel ed è il secondo produttore russo di benzina

Il fermo della lavorazione del greggio dopo l’attacco del 26 agosto è quindi particolarmente rilevante in un momento in cui la disponibilità di benzina rappresenta uno dei punti più delicati per il mercato interno russo. Colpire NORSI significa interferire non soltanto con l’export petrolifero, ma con un segmento che ha ricadute dirette sui trasporti, sull’agricoltura, sulla mobilità privata e sui prezzi alla pompa.

L’episodio assume un peso ancora maggiore perché, secondo Reuters, con la sospensione di NORSI risultavano ferme anche le altre principali raffinerie di Lukoil: Perm, dopo l’attacco del 21 agosto, e Volgograd, che aveva sospeso la lavorazione del greggio alla fine di luglio. Non si tratta necessariamente di una perdita permanente di capacità, ma della dimostrazione di come attacchi ripetuti possano concentrare la pressione su uno dei maggiori gruppi petroliferi russi.

 

TANECO, GRANDE CAPACITA E ATTACCHI RIPETUTI.

La TANECO di Tante, a Nizhnekamsk in Tatarstan, è un altro bersaglio di primo piano. Nel 2024 aveva lavorato circa 17 milioni di tonnellate di greggio, collocandosi tra gli impianti più importanti del sistema russo

Il punto non è soltanto la sua dimensione. La raffineria è stata colpita due volte nel giro di pochi giorni, il 10 e il 19 agosto. Questa sequenza aiuta a comprendere l’obiettivo della strategia ucraina: non basta provocare un danno iniziale; colpire di nuovo lo stesso impianto può rallentare le riparazioni, aumentare i costi e prolungare la distanza tra la capacità nominale e quella effettivamente disponibile.

In altre parole, il parametro decisivo non è il numero di incendi o di droni lanciati, ma il tempo necessario per riportare una raffineria alla piena operatività. Un danno circoscritto può essere assorbito; danni ripetuti a componenti industriali e unità di processo rischiano invece di trasformare un’interruzione temporanea in un problema più strutturale.

 

PERM, YAROSLAV E VOLGOGRAD: IL NODO DELLA BENZINA.

Anche Perm, Yaroslav e Volgograd hanno un peso rilevante nel sistema energetico russo. Perm aveva lavorato 12,6 milioni di tonnellate di greggio nel 2024; Yaroslav ha una capacità di circa 15 milioni di tonnellate annue; Volgograd, controllata da Lukoil, aveva lavorato 13,5 milioni di tonnellate nel 2024.

Non sono quindi raffinerie periferiche. Il loro temporaneo fermo o la riduzione delle attività arrivano mentre la Russia affronta una crescente pressione sulla disponibilità di benzina. A fine agosto, fonti industriali citate da Reuters stimavano una produzione di circa 80 mila tonnellate al giorno contro una domanda interna di circa 115 mila tonnellate: una copertura vicina al 70%, con un deficit giornaliero attorno alle 35 mila tonnellate

Il legame tra gli attacchi alle raffinerie e il mercato interno è qui più evidente. Mosca può cercare di compensare usando scorte, aumentando le importazioni o limitando l’export, ma ciascuna di queste opzioni comporta un costo: minori ricavi dall’estero, maggiore dipendenza da forniture esterne e interventi amministrativi sul mercato domestico. Reuters ha riferito di restrizioni regionali alla vendita di carburante e di un divieto alle esportazioni di benzina esteso fino al 31 gennaio.

 

COSA DICONO I DATI “IEA”.

L’International Energy Agency non fornisce una cronaca militare dei singoli attacchi né certifica il danno subito da ogni raffineria. Il suo contributo è diverso e, per certi aspetti, più utile: misura le conseguenze aggregate della campagna sulle estrazioni russe, sulla raffinazione, sulle esportazioni e sul mercato petrolifero globale.

Il primo dato riguarda la produzione di greggio. Nel maggio 2026, secondo l’IEA, la produzione petrolifera russa è scesa a circa 8,7 milioni di barili al giorno: circa il 5% in meno rispetto a un anno prima e il 10% al di sotto dell’obiettivo fissato per quel mese. L’Agenzia ha collegato il calo anche agli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche e ha ridotto di 200 mila barili al giorno la propria previsione sulla produzione russa media del 2026, portandola a 8,95 milioni di barili al giorno.

Il secondo dato riguarda i prodotti raffinati. Nei suoi rapporti estivi, l’IEA ha segnalato che gli attacchi contro le raffinerie russe e le infrastrutture di esportazione hanno ridotto la disponibilità di carburanti sia in Russia sia sui mercati internazionali. La conseguenza non è soltanto una minore capacità industriale sulla carta: è una maggiore competizione per benzina, diesel e jet flue, in un contesto già segnato dalle tensioni in Medio Oriente.

 

Nel rapporto di agosto, l’Agenzia ha rivisto al ribasso di 370 mila barili al giorno le stime della raffinazione globale nel terzo trimestre 2026, citando fra i fattori le continue interruzioni alle raffinerie russe e le difficoltà nelle esportazioni di prodotti petroliferi dal Medio Oriente.

 

C’è poi un elemento che richiede cautela. Nonostante la pressione sulle raffinerie, nel maggio 2026 le esportazioni russe di greggio e prodotti petroliferi erano rimaste attorno a 7,4 milioni di barili al giorno, un livello sostanzialmente stabile su base annua. Ciò mostra che la Russia conserva ancora margini di adattamento: può deviare flussi, utilizzare capacità disponibile in altri impianti, modificare l’equilibrio tra mercato interno ed export e ricorrere alle scorte

La lettura corretta, quindi, non è quella di un sistema petrolifero russo già paralizzato. Gli attacchi ucraini stanno però aumentando il costo di funzionamento del sistema:

costringono Mosca a proteggere più infrastrutture, riparare unità complesse, rinunciare potenzialmente a parte delle esportazioni e contenere gli effetti sociali di una minore disponibilità di carburante.

Reuters, calcola sulla capacità di raffinazione russa colpita tra gennaio e maggio 2026: circa 700 mila barili al giorno su 16 raffinerie; 35 unità di distillazione primaria interessate da danni o interruzioni.

(ageei.eu - difesa.it).

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