I leader UE ci portano alla guerra con Putin.

 

I leader UE ci portano alla guerra con Putin.

 

 

 

Linea dura di Ue e Nato con

Putin: 'D'ora in poi reagiremo.'

Ansa.it – Mondo – (2 settembre 2026) – WICKLOW - 'inviato Mattia Bernardo Bagnoli – redazione – ci dice:

 

In arrivo la contraerea per Kiev e nuova ipotesi per sbloccare gli asset russi.

Se mai in futuro si cercherà di trovare il momento preciso in cui l'Europa ha deciso di cambiare passo nel conflitto ucraino, forse si potrà risalire a questi giorni.

Non tanto per le decisioni prese nel pratico.

 Il Gymnich di Wicklow, come ogni consiglio informale che si rispetti, si risolve in un giro di chiacchiere, in agenda non ci sono azioni esecutive. Ma la sensazione comune è che la Russia sia andata troppo in là, che il caso di Lipsia sia uno spartiacque.

Ursula von der Leyen e Mark Rutte, da Bruxelles, hanno scelto di apparire insieme per lanciare un messaggio di unità.

Ue e Nato ci sono, sono unite, e promettono di "alzare la pressione su Mosca" e "di essere pronte a reagire all'irresponsabilità di Mosca in modo più rapido ed efficace".

 La presidente della Commissione, in particolare, ha usato parole molto forti e lucide.

 "Si è trattato di un attacco perpetrato da agenti russi sul territorio dell'Unione Europea utilizzando materiale di tipo militare: non lo tollereremo.

Gli europei devono fare i conti con la dura realtà che questa è la nuova normalità alla quale dobbiamo adattarci", ha avvertito.

 

Il segretario generale della Nato le ha fatto eco: "La Russia aumentato la sua spregiudicatezza ma non ci spaventa".

 Se l'intenzione del Cremlino, con queste operazioni clandestine, era quella d'intimidire i Paesi europei e spingerli a ridurre il sostegno per Kiev, rischia di ottenere l'esatto contrario.

Il presidente del Comitato Militare alleato, l'italiano Giuseppe Cavo Dragone, è stato molto chiaro nella sua analisi.

"A coloro che ancora ignorano o negano che la Russia stia conducendo una guerra ibrida nei territori degli Alleati: Lipsia non è un caso isolato e distogliere lo sguardo non fa altro che premiare l'aggressore".

(Agenzia ANSA.

Tajani: 'Possibili tentativi d'influenze russe sul voto in Italia' - Notizie - Ansa.it

'E' una questione che riguarda tutta l'Europa' -ANSA).

 

Ed è una melodia che riverbera anche tra i prati verdi ed umidi del resort irlandese dove si sono riuniti in conclave i 27 ministri degli Esteri dell'Ue.

L'alto rappresentante Ue Kaja Kallas non s'è persa in giri di parole.

L'ondata di attacchi ibridi in Europa, sempre più cinetici peraltro, potrebbe dare "una svegliata" a quei Paesi più restii a menare duro con le sanzioni (la Grecia, tanto per dire, ha voluto stralciare il giro di vite ai servizi marittimi che avrebbe colpito la flotta ombra russa).

 

Nella sala in cui si sono visti i ministri, a quanto apprende l'ANSA, aleggiava un'aria ben più cupa del solito, figlia del senso d'urgenza.

 E dunque.

A breve diversi Paesi annunceranno forniture di missili intercettori all'Ucraina, anche sulla spinta della 'moral suasion' tedesca:

Berlino intende andare avanti come un panzer sugli aiuti a Kiev.

 La Russia ha preannunciato "una dura reazione" alla decisione di chiudere il consolato russo a Bonn e la Casa Russia a Berlino e ha accusato la Germania di avere "deliberatamente lanciato una vera e propria provocazione, il cui scopo era quello di inasprire le relazioni russo-tedesche".

 

Antonio Tajani è stato telegrafico: "Disinformazia". Non è tutto. Un gruppo consistente di Paesi ha chiesto di limitare l'erogazione dei visti turistici a russi e bielorussi nonché di bloccare l'ingresso nell'Ue ai veterani della guerra in Ucraina -- se poi sarà confermato che il sospettato di Lipsia è entrato con un visto concesso dall'Italia, la pressione non potrà che aumentare.

"Quest'estate la Russia ha bombardato i civili con intensità senza precedenti, eppure i russi hanno continuato ad arrivare nei paesi europei e a godere della loro ospitalità: così non può andare", ha sintetizzato Kallas.

 

Infine c'è la questione dei soldi.

Kiev ha bisogno di fondi extra, dato che le rotte dell'export via Mar Nero sono bloccate e dunque perde introiti.

 Il dibattito sull'uso dei fondi russi è tornato in voga e la novità sta nel fatto che la Commissione starebbe esplorando l'ipotesi di spostare il denaro (185 miliardi) fuori dalla belga “Euro clear” e trasferirlo in un veicolo europeo, superando così il veto opposto sinora.

 

 

 

Le élites europee vogliono la guerra,

i popoli no. Fermiamo l’escalation

prima che sia tardi.

Ilfattoquoidiano.it - Paolo Ferrero – (03 dicembre 2025) – Redazione – ci dice: 

 

Mi pare evidente che Trump stia spingendo per una trattativa di pace in Ucraina. Mi pare altrettanto evidente che larghissima parte dei governi europei lavorino per l’escalation.

Nel mitico mondo occidentale, caratterizzato dalla democrazia, dalla libertà e dal pluralismo, molte persone si aspettano che l’informazione debba svolgere un ruolo importante per permettere all’opinione pubblica di capire cosa sta succedendo. Vi propongo, come esempio, come sono state riportate le parole che Putin ha pronunciato ieri a proposito dell’ipotesi avanzata da “Cavo Dragone” secondo cui “la Nato valuta la possibilità di un attacco ibrido preventivo alla Russia”.

 

La traduzione delle parole di Putin che ho trovato sia sui giornali che in rete è la seguente: “Non intendiamo combattere contro l’Europa, l’ho detto cento volte, ma se l’Europa volesse improvvisamente combattere con noi e iniziasse, saremo pronti subito”. Questa affermazione è stata resa nel seguente modo dai principali media mani stream italiani: “Putin minaccia la Ue: pronti alla guerra” (Corriere della sera), “Pronti alla guerra con l’Europa” (la Repubblica), Guerra: Putin minaccia l’Europa” (La Stampa), “Putin minaccia l’Europa: Siamo pronti alla guerra” (il Resto del carlino), “Putin, minaccia all’Europa” (il Messaggero) e così via.

 

Posso dire senza essere accusato di essere filo putiniano che i titoli dei giornali sono una indegna opera di disinformazione?

A me pare infatti evidente che il senso delle parole di Putin viene semplicemente rovesciato per far apparire la Russia come interessata a fare la guerra all’Europa.

 

(Per Piantedosi l’Università di Bologna ha negato il diritto allo studio a 15 militari: ministro, mi vergogno di Lei).

Non è la prima volta che succede ma non si tratta di un dettaglio, perché siamo in un passaggio della guerra ucraina decisivo e quindi è opportuno capire cosa sta veramente succedendo. A me pare che la situazione sia la seguente.

 

L’Ucraina sta chiaramente perdendo la guerra e nel giro di poco tempo non sarà in grado di reggere il fronte.

 La situazione non può quindi continuare così per lungo tempo.

 Di fronte a questa situazione vi sono solo due strade: o si fa una trattativa che punta all’accordo con i russi, o si dà luogo ad un salto di qualità nella guerra in Ucraina, con un coinvolgimento militare diretto della Nato.

Quando dico diretto intendo non solo le armi ma anche i soldati, visto che palesemente l’Ucraina non è nelle condizioni di portare al massacro altre centinaia di migliaia di uomini che non ha più.

Cioè l’Italia e l’Europa entra in guerra contro la Russia.

 

Mi pare evidente che Trump stia spingendo per una trattativa che porti alla pace. Mi pare altrettanto evidente che larghissima parte dei governi europei, l’Unione Europea e il Parlamento europeo siano contrari alla pace e lavorino per l’escalation. Caso emblematica è la votazione giovedì scorso della risoluzione da parte del Parlamento europeo in cui si critica esplicitamente la proposta statunitense e si ribadisce – tra l’altro – che l’Ucraina possa tranquillamente entrare nella Nato. Da notare che della maggioranza di 401 deputati che hanno votato per la guerra danno parte Fratelli d’Italia, Forza Italia, il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra.

 

Il fronte politico della guerra è quindi assai ampio e comprende larga parte dell’opposizione parlamentare. Questo contrasta con l’orientamento maggioritario della popolazione italiana che è contraria alla guerra.

(Sarebbe molto grave far fallire il piano di pace americano in Ucraina: l’Ue è imbarazzante).

Questo è il principale problema politico che abbiamo: il sistema bipolare che è stato imposto alla Repubblica italiana rende impossibile il funzionamento della democrazia perché rende impossibile un qualsivoglia rapporto tra le opinioni della stragrande maggioranza della popolazione e l’espressione politica parlamentare.

 

È del tutto evidente che centro destra e centro sinistra, pur con le loro differenze, convergono completamente sul nodo fondamentale che oggi ci troviamo dinnanzi: una trattativa per una pace duratura o l’escalation militare al fine di vincere la guerra e imporre una pace giusta? Tra il popolo italiano oggi non vi è questa consapevolezza e questo è il principale problema che abbiamo nella difficoltà a tradurre il sentimento pacifista che è maggioritario con una decisa azione contro la guerra, qui ed ora.

 

Su Gaza vi è stato una rivolta morale di larga parte del popolo italiano che ha utilizzato gli scioperi generali indetti dai sindacati di base e dalla Cgil come veicolo per esprimere il proprio sdegno. Su Gaza questo sdegno si è espresso dopo mesi e mesi e mesi di genocidio. Oggi la situazione è più difficile perché questa contrarietà dovrebbe esprimersi prima che la guerra ci coinvolga direttamente, perché vi è confusione su cosa fare per fermare la guerra e perché i media mani stream, insieme a centro destra e centro sinistra, sono completamente schierati dalla parte della guerra e lavorano per l’escalation.

 

Questo mi pare il principale problema politico che abbiamo dinnanzi: costruire una coalizione politica che sia radicalmente contro la guerra e riuscire a far comprendere il prima possibile alla maggioranza della popolazione italiana che certi media e larga parte del ceto politico italiano non sono dalla parte della pace ma della guerra.

Non sono dalla parte dei buoni ma dei cattivi.

 

 

 

Russia e guerra ibrida, Tajani: "Italia non è al riparo dalle minacce". L'allarme sulle elezioni: "Rischio condizionamenti”"

Adnkronos.com – (03 settembre 2026) – Piero Pinucci – Redazione - ci dice:

 

Il vice premier a Wicklow per il ministeriale Ue: da von der Leyen a Rutte le reazioni all'attacco a Lipsia e il caso del visto italiano.

Russia e guerra ibrida, Tajani: "Italia non è al riparo dalle minacce". L'allarme sulle elezioni: "Rischio condizionamenti."

Frenata sugli asset russi.

 Allarme per il rischio influenze russe sul voto.

Da Wicklow, Antonio Tajani traccia la linea mentre cresce la preoccupazione nelle cancellerie europee per l'escalation attribuita a Mosca dopo l'attacco all'aeroporto di Lipsia.

Sotto un tipico acquazzone irlandese, il vice premier ha riconosciuto come neanche l'Italia sia completamente al riparo dalle minacce ibride russe o da sabotaggi.

Non si può escludere nulla in questa fase, è il senso del suo ragionamento condiviso con i giornalisti.

 "Quando c'è un pericolo bisogna alzare la guardia per evitare che diventi concreto", ha detto, rimarcando che "attacchi cibernetici ce ne sono stati e continuano ad esserci quotidianamente da parte di hacker russi" e che "l'Italia può essere oggetto" di iniziative di guerra ibrida.

 

Ma è sul rischio ingerenze straniere sul voto che risuonano i campanelli d'allarme più forti. La Russia potrebbe tentare di condizionare anche le politiche italiane, in un'Europa dove la minaccia di Mosca viene ritenuta sempre più aggressiva e "sconsiderata" - per usare le parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte. E con diversi appuntamenti elettorali all'orizzonte - il prossimo anno si vota in Francia, Italia, Spagna, Polonia - il voto può diventare un nuovo terreno di confronto. "Bisogna stare molto attenti per quello che i paesi extra europei non alleati dell'Europa possono fare anche per condizionare le elezioni nei nostri paesi. Certamente i cittadini italiani non si faranno condizionare, però il tentativo ci sarà perché è noto, basta leggere qualche libro di storia per capire che cos'è la 'disinformatia' ", ha scandito il vice premier.

 

L'Europa, dunque, alza il livello di allerta di fronte alla Russia. Ursula von der Leyen e Mark Rutte hanno assicurato che Ue e Nato aumenteranno la pressione su Mosca, mentre l'Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas - che a Wicklow ha aperto i lavori della ministeriale Ue in formato Gymnich - ha parlato di un'azione con le caratteristiche del terrorismo "sponsorizzato" dallo Stato.

L'attacco a Lipsia.

Il caso nelle ore sembra lambire anche l'Italia. Un visto italiano, infatti, sarebbe stato rilasciato a uno dei due presunti autori del tentato attacco a Lipsia, un cittadino bielorusso. Dalla località a sud di Dublino, Tajani ha assicurato che saranno effettuati "tutti i controlli necessari, verificheremo se è così", sottolineando che per il rilascio dei visti esiste una procedura e che, in assenza di specifici allerta sulla persona interessata e in presenza dei requisiti previsti, il visto viene concesso. "Accerteremo per quale motivo sia stato concesso questo visto", ha aggiunto.

 

Sul fronte degli asset russi congelati - dossier rilanciato da una lettera inviata da Svezia, Polonia, Olanda e Spagna nei giorni scorsi a Kallas - Tajani ha ribadito che l'Italia non è contraria in linea di principio al loro utilizzo per finanziare l'Ucraina, ma chiede garanzie.

"Bisogna vedere se ci sono le condizioni giuridiche per farlo", ha avvertito, perché senza una valutazione certa da parte dei giuristi della Commissione europea e della Banca centrale europea il rischio è che l'operazione si trasformi in un "boomerang" e si finisca per fare il gioco di Vladimir Putin.

La 'padrona di Casa', la ministra degli Esteri irlandese Helen Mente, ha chiarito che tra i capi delle diplomazie europee al momento si registra un "impasse" sulla questione.

 

Ue e Nato pronte a rispondere.

Sul piano europeo la risposta all'attacco di Lipsia è quella di una maggiore compattezza. Von der Leyen ha parlato di un'azione condotta "con materiale di livello materiale da agenti russi sul territorio dell'Unione europea", assicurando che Bruxelles non intende tollerarlo. Se l'obiettivo di Mosca era intimidire i Paesi europei e indebolire il sostegno a Kiev, ha sottolineato la presidente della Commissione, l'effetto è stato opposto: "Ha solo rafforzato la nostra determinazione", ha scandito, precisando che Ue e Nato "aumenteranno" la pressione sulla Russia e non si fermeranno finché Mosca non metterà fine alla guerra contro l'Ucraina.

 

Il segretario generale della Nato ha rilanciato lo stesso messaggio, avvertendo il Cremlino che sbaglierebbe a pensare di poter dividere gli alleati. "La nostra unità resta incrollabile", ha assicurato Rutte, ricordando come negli ultimi mesi siano aumentate le "attività ostili" russe sul territorio europeo, "dagli incendi appiccati in fabbriche che producono equipaggiamenti di difesa per l'Ucraina" fino all'attacco ibrido in Germania. Un'escalation che, secondo Rutte, rende ancora più evidente la necessità di lavorare "senza sosta" per proteggere la popolazione europea.

 

Sulla stessa linea Kallas, che ha annunciato la convocazione del rappresentante russo presso l'Ue e ha esortato gli Stati membri a coordinarsi sulle prossime mosse. I fatti di Lipsia, ha spiegato, rappresentano un segnale ulteriore della crescente aggressività do Mosca. La priorità per l'Alta rappresentante dell'Ue è esercitare una pressione ancora maggiore sulla Russia. "Vedendo questi attacchi ibridi in tutta Europa, penso che siano anche un campanello d'allarme per i Paesi che forse non sono stati così decisi" sul tema delle sanzioni a Mosca, ha pronunciato nel door step, pungolando gli Stati finora troppo morbidi con la Russia a mettere da parte la cautela.

 

"Colpito" dalla reazione ferma dell'Europa, si è detto invece il ministro tedesco Johann Wadephul, che in Irlanda - al pari del suo omologo britannico Ed Miliband - ha incassato la solidarietà dei suoi colleghi. Il capo della diplomazia di Berlino ha insistito sulla necessità di dimostrare a Mosca che la strategia basata sulla forza non sta producendo l'effetto sperato. L'approccio russo, fatto di pressione militare e mezzi ibridi, "è fallito", ha rimarcato. Il nodo resta però quello della protezione dell'Ucraina.

Wadephul ha richiamato la necessità di mettere a disposizione di Kiev le riserve di armamenti ancora presenti negli arsenali di alcuni Paesi europei, soprattutto per rafforzare la difesa aerea e impedire che gli attacchi con droni e missili balistici possano raggiungere i loro obiettivi. Un messaggio colto al volo dal ministro ucraino, Andrii Sibila, che ha lanciato un appello affinché Kiev disponga finalmente di un numero di intercettori in grado di "chiudere i cieli ucraini".

 

 

 

Putin: "Se l'Europa vuole

combattere, saremo pronti."

It.euronews.com – (17/01/2026) - Ultimo aggiornamento - Sasha Vitulina – Redazione – ci dice:

 

Putin: "Se l'Europa vuole combattere, saremo pronti."

Il presidente russo ha accusato i leader europei di non avere un "programma pacifico", dicendo che se iniziassero una guerra Mosca sarebbe pronta.

Se l'Europa vuole iniziare una guerra, la Russia è "pronta fin d'ora".

Lo ha dichiarato martedì il presidente russo Vladimir Putin, intervenuto a un forum sugli investimenti a Mosca.

Putin ha accusato gli europei di non avere un "programma pacifico" e ha detto che l'Europa è "dalla parte della guerra", riferendosi al sostegno occidentale all'Ucraina.

"Se l'Europa decide di entrare in guerra con la Russia e inizia effettivamente una guerra, potrebbe verificarsi molto rapidamente una situazione in cui Mosca non ha più nessuno con cui negoziare", ha aggiunto il presidente russo.

Secondo Putin, i governi europei "si illudono" di imporre alla Russia una sconfitta strategica.

 

Putin ha anche affermato che le richieste europee di porre fine all'invasione dell'Ucraina non sono "accettabili" per Mosca.

Il presidente ha ribadito ancora una volta la posizione del Cremlino: negoziare solo con l'amministrazione statunitense e non permettere ai leader europei di sedersi al tavolo, sostenendo che stanno "ostacolando" gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump nei loro tentativi di "raggiungere un accordo di pace attraverso i colloqui".

Mosca ha anche rifiutato di negoziare con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

La Russia "si sta creando l'opzione" di entrare in guerra contro la Nato.

I funzionari tedeschi hanno recentemente avvertito che si aspettano che la Russia sia pronta ad attaccare la Nato nel 2029.

Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha dichiarato che nuove valutazioni di intelligence mostrano che Mosca si sta preparando all'opzione di un futuro attacco contro l'Ue e la Nato.

"I nostri servizi di intelligence stanno lanciando avvertimenti urgenti: come minimo, la Russia si sta creando l'opzione di condurre una guerra contro la Nato entro il 2029", si legge nella dichiarazione del ministero degli Esteri tedesco.

"Dobbiamo scoraggiare ulteriori aggressioni russe, insieme ai nostri partner e alleati", ha aggiunto la dichiarazione.

 

I Paesi europei hanno registrato un'impennata di attività sospette legate alla Russia e di attacchi ibridi orchestrati da Mosca, tra cui attacchi informatici, tentativi di sabotaggio e incursioni di droni e missili nello spazio aereo europeo della Nato.

Droni non identificati hanno causato la chiusura di aeroporti nei Paesi baltici e in quelli dell'Europa orientale, oltre che in Belgio e Germania. Anche i caccia russi hanno attraversato lo spazio aereo estone.

La Russia mostra crepe per la guerra in Ucraina: tagliati bonus dei soldati e spese per i funerali.

Drone nel Mar Nero, colpita una nave russa diretta in Turchia.

Il Commissario europeo per la Difesa, Andris Kubilius, ha dichiarato martedì a Euronews che le sospette provocazioni della Russia - tra cui le incursioni dei droni e il recente bombardamento di una linea ferroviaria polacca - stanno cambiando le dottrine di guerra.

"Quello che abbiamo visto da un punto di vista tecnico è che non abbiamo sufficienti capacità di rilevamento, non abbiamo mezzi efficaci dal punto di vista dei costi per distruggere i droni".

Kubilius ha anche ammesso che la risposta dell'Ue rimane inadeguata.

"Questo dimostra che il nostro modo di prepararci, di cambiare la nostra comprensione delle moderne dottrine di guerra, non è ancora al livello richiesto".

 

 

 

L’Europa di fronte alle mire

imperialistiche della Russia.

 

Eurobull.it - (30 marzo 2026) - Cesare Ceccato – Redazione – ci dice:

 

(Il Presidente russo Vladimir Putin, via Wikimedia Commons).

L’invasione su larga scala dell’Ucraina non è che un tassello della strategia russa volta a riaffermare la propria influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. La reazione dell’Unione europea è stata spesso tardiva, segnata da strumenti limitati e approcci frammentati, privilegiando la gestione delle crisi più che la prevenzione.

Nonostante un rafforzamento dopo il 2022, persistono carenze in termini di deterrenza, autonomia strategica e capacità di risposta alla guerra ibrida del Cremlino.

 

La guerra in Ucraina non è un evento isolato. È il punto di arrivo - finora - di una strategia che la Russia porta avanti da anni per riaffermare la propria influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. Pressioni economiche, propaganda, leva energetica, fino all’intervento militare diretto, il Cremlino ha progressivamente affinato un arsenale di strumenti per consolidare il proprio ruolo. Di fronte a questa traiettoria, l’Unione europea ha reagito, ma spesso in ritardo e con mezzi limitati.

 

Per capire questa strategia bisogna partire dal suo artefice: il Presidente russo Vladimir Putin. Ciò che è essenziale sapere è che, prima di assumere il controllo del Cremlino, Putin è stato un ufficiale del KGB, i servizi segreti sovietici. Non è mai stato comunista, ma era entusiasta dalla capacità dell’Unione Sovietica di competere alla pari con gli Stati Uniti nella logica bipolare della Guerra fredda.

 

Il momento in cui sceglie di dedicarsi alla politica è il 1989. All’epoca si trova a Dresda, nella Germania Est, lì assiste al crollo del sistema sovietico in Europa orientale e alla caduta del Muro di Berlino, senza che da Mosca arrivi una linea chiara o una difesa efficace dell’ordine esistente. In quel vuoto, matura una convinzione destinata a guidare tutta la sua azione politica: la Russia è stata umiliata e tradita dalla propria classe dirigente, non sul piano ideologico, ma su quello del prestigio e della forza, e questo è inammissibile. Per Putin, Mosca era, e doveva continuare a essere, il centro di gravità dell’Eurasia, garantendo una sfera di influenza stabile lungo i propri confini occidentali.

 

Una volta al potere, questa visione si traduce in strumenti concreti. Sotto Putin, nascono o si rafforzano organismi come la CSI - Comunità degli Stati Indipendenti - nata formalmente come quadro di cooperazione tra gli Stati post-sovietici, ma di fatto orientata verso Mosca, e il CSTO - Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva - una sorta di alleanza militare dell’ex spazio sovietico che, pur richiamando la logica della NATO, opera principalmente a vantaggio della Russia. A questi si affiancano l’Unione Economica Eurasiatica e una fitta rete di leve energetiche, economiche e informative, che consentono al Cremlino di esercitare pressione costante sugli Stati limitrofi.

 

Alcuni Paesi si allineano a questa logica, caso più eclatante è la Bielorussia, che replica con Aleksandr Lukashenko un regime non dissimile da quello di Putin. Altri, fanno valere la loro indipendenza, e quando cercano di avvicinarsi all’Unione europea e alla NATO, la reazione russa cambia di tono e di intensità. È il caso della Georgia con la Rivoluzione delle Rose del 2003 e, soprattutto, dell’Ucraina con la Rivoluzione arancione del 2004 e poi con Euro Maiden nel 2014. In questi momenti si consolida la retorica anti-occidentale di Putin. La narrativa si adatta all’interlocutore, ma ruota sempre attorno agli stessi argomenti: la presunta corruzione o radicalizzazione dei governi filo-occidentali, l’espansione della NATO come minaccia esistenziale per la Russia, la violazione di accordi informali del passato e la necessità di proteggere le comunità russofone all’estero.

 

Emblematico, in questo senso, è il discorso tenuto da Putin alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco nel 2007, in cui accusa apertamente gli Stati Uniti di voler costruire un mondo unipolare e denuncia l’allargamento della NATO come una provocazione diretta nei confronti della Russia. Nel 2008, la Russia interviene militarmente in Georgia, consolidando il controllo sull’Ossezia del Sud e sull’Abkhazia e aprendo una frattura profonda con Tbilisi. Nel 2014 è l’Ucraina a essere colpita: Mosca annette la Crimea e sostiene militarmente i movimenti separatisti nel Donetsk e nel Lugansk. Nel 2022 si arriva all’invasione su larga scala dell’Ucraina, un conflitto che ha riportato la guerra convenzionale nel cuore dell’Europa e che, con i quattro anni raggiunti, ha equiparato la durata della Prima Guerra Mondiale.

 

Questi eventi sono tappe coerenti di una strategia che combina propaganda, pressione economica, utilizzo dell’energia e, quando necessario, intervento militare diretto come arma politica. Comprendere questa continuità è il primo passo per valutare se e come l’Unione europea sia stata capace di reagire in modo adeguato, e soprattutto per interrogarsi su quali strumenti politici, economici e militari le manchino ancora per trasformarsi da attore vulnerabile a soggetto pienamente sovrano e strategicamente autonomo.

 

Dopo l’intervento militare russo in Ossezia del Sud e Abkhazia nel 2008, l’Unione europea - sotto la presidenza francese del Consiglio, guidata da Nicolas Sarkozy - svolge un ruolo centrale nella mediazione del cessate il fuoco tra Mosca e Tbilisi. Viene istituita una missione di monitoraggio civile, l’EUMM Georgia, ancora oggi operativa.

 

Tuttavia, la risposta europea presenta gravi limiti. Non vengono adottate sanzioni economiche significative contro la Russia, il dialogo politico con Mosca riprende in tempi relativamente brevi e, soprattutto, non si elabora una strategia di deterrenza credibile per prevenire ulteriori aggressioni. L’Unione interpreta l’evento come una crisi circoscritta, non come il segnale di una più ampia revisione dell’ordine europeo da parte del Cremlino. In altre parole, l’Europa fa mancare la consapevolezza che la guerra in Georgia non sia un’eccezione, ma un precedente.

 

Questo errore di valutazione pesa enormemente nel 2014, quando la Russia annette la Crimea e destabilizza il Donbass. In quel caso, l’Unione europea reagisce con maggiore compattezza: introduce un regime di sanzioni economiche, personali e settoriali, che vengono periodicamente rinnovate, sostiene finanziariamente l’Ucraina e contribuisce al processo diplomatico che porta agli Accordi di Minsk.

 

Anche in questo caso emergono limiti evidenti. Il processo è frammentato, guidato più dai singoli Stati che dalle Istituzioni europee, e si basa sull’idea errata che la Russia fosse mediatrice del conflitto e non una parte belligerante diretta. Mosca ha quindi potuto continuare a esercitare pressione sull’Ucraina senza assumersi pienamente la responsabilità delle violazioni del cessate il fuoco, tant’è che la crisi si è espansa fino all’invasione del 2022.

 

Guardando indietro, emerge una costante: l’Unione europea ha privilegiato la gestione della crisi rispetto alla prevenzione strategica. Ha reagito, ma raramente ha anticipato. Ha sanzionato, ma senza costruire parallelamente una vera autonomia energetica e militare. Ha difeso l’ordine internazionale sul piano normativo, ma senza dotarsi di una capacità credibile di deterrenza.

 

Nel 2008 sottovaluta il segnale. Nel 2014 tenta una soluzione diplomatica che congela il problema senza risolverlo. Solo dopo il 2022 l’Unione compie un salto qualitativo: impone sanzioni senza precedenti, finanzia direttamente le forniture militari tramite la” Europea Peace Facility”, riduce la dipendenza energetica russa, e accelera il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea.

 

Spesso oggi ci si chiede se l’Europa debba fare di più per sostenere l’Ucraina o se sia necessario cambiare strategia. La realtà è più scomoda: con quindici anni di colpevole ritardo, oggi l’Unione ha utilizzato quasi tutti gli strumenti di cui dispone. Ed è proprio questo il nodo. Gli strumenti sono limitati, frammentati, lenti da attivare e ciò è problematico se la strategia della più grande minaccia non è solo quella dell’aggressione armata, ma della giustificazione a monte della stessa e della propria politica autoritaria.

 

Perché quella di Putin non è solo una guerra militare. È una guerra ibrida. Si combatte con le armi, ma anche con le narrazioni, la disinformazione, le interferenze politiche, i cyberattacchi, l’uso strategico dell’energia e persino la gestione dei flussi migratori. L’obiettivo non è solo conquistare territori, ma erodere la fiducia: nelle istituzioni, nei media, nelle alleanze. In questa logica, per il Presidente russo non è necessario abbattere l’Unione europea, è sufficiente renderla incapace di decidere.

 

A tale minaccia, l’Unione ha risposto rafforzando strumenti di contrasto alla disinformazione come l’East Strat Come Task Force, introducendo un quadro regolatorio più stringente per le piattaforme digitali con il Digital Services Act e il Digital Markets Act, e lavorando allo Europea Democracy Shield, che intende mettere in rete intelligence, autorità nazionali, istituzioni europee e piattaforme digitali per costruire una protezione comune dello spazio democratico.

 

Rimanendo però le competenze in materia difesa e di sicurezza interna in larga misura nazionali, le risposte sono disomogenee e lente. Inoltre, il contrasto alla disinformazione impone un equilibrio delicato tra tutela della sicurezza e salvaguardia della libertà di espressione. Un intervento eccessivo rischia di minare la credibilità democratica che si intende difendere, un intervento insufficiente lascia campo libero alle interferenze.

 

Finché l’Unione europea non supererà il vincolo dell’unanimità in politica estera, non costruirà una reale capacità di difesa comune e non completerà la propria sovranità energetica e industriale, continuerà a muoversi in una posizione di vulnerabilità strutturale. Le competenze resteranno frammentate, le decisioni lente, la capacità di iniziativa limitata rispetto alla natura e alla velocità delle sfide contemporanee.

(Cesare Ceccato).

 

 

XI sfida Trump sull’Iran: ecco

come la Cina può colpire gli USA.

msn.com -il giornale.it - Storia di Federico Giuliani – (06 -09 -2026) -Redazione – ci dice:

 

XI sfida Trump sull’Iran: ecco come la Cina può colpire gli Usa.

Il D-Day economico evocato dagli Stati Uniti per strozzare l’Iran, e indirettamente colpire anche la Cina, principale partner commerciale degli ayatollah, non ha affatto spaventato XI Jinping. Pechino ritiene infatti di poter giocare diversi jolly per rendere vana la mossa di Donald Trump, a partire dal blocco delle forniture di Terre Rare fondamentali per alimentare l’industria tecnologica, compresa quella statunitense. In ballo c’è poi il mantenimento della fragile tregua economica raggiunta da Trump e XI. Un’entrata a gamba tesa di Washington su Teheran che sfiori anche gli interessi del Dragone rischia di ribaltare l’intero tavolo diplomatico: prospettiva nefasta a poche settimane dal viaggio del leader cinese alla Casa Bianca.

 

La strategia Usa: via all’Operazioni Economici Out cast.

Le nuove sanzioni sbandierate dal Segretario al Tesoro Usa Scott Besson contro l’Iran rientrano in una strategia soprannominata dalla Casa Bianca Operazioni Economici Out cast:

Total Isolati on of the Iraniano Regime e descritta come “una campagna senza precedenti per recidere ogni ancorante fonte di sostentamento economico della Repubblica Islamica dell’Iran”. Il piano, in sostanza, prevede il blocco di ogni singola transazione di denaro verso Teheran, inclusi i fiumi di yuan cinesi. “Si tratta di un’operazione prolungata per far crollare ogni singola opzione per l’Iran”, ha spiegato Besson.

Il New York Times ha criticato l’operazione mettendo in luce molteplici errori sistemici effettuati dall’amministrazione Trump.

 Primo: perché, se era possibile imporre simili sanzioni contro l’Iran, non sono state adottate prima che The Donald ordinasse un intervento militare, per altro mettendo in luce non pochi limiti della macchina militare statunitense?

 

Secondo: considerando che la Cina, nel 2025, ha acquistato oltre l’80% delle esportazioni petrolifere iraniane, l’amministrazione Trump è disposta a rischiare un altro scontro diretto con Pechino, con cui è già in disaccordo su temi quali l’intelligenza artificiale, Taiwan, l’espansione del nucleare e l’economia?

 

I jolly di XI Jinping.

Per il quotidiano cinese “Global Times” ci sono pochi dubbi: “Gli Stati Uniti hanno scelto la strategia sbagliata per sanzionare l’Iran”. “Attraverso le sanzioni secondarie gli Usa non si limitano a decidere “con chi fare affari”, ma tentano di dettare agli altri Paesi del mondo “con chi possono fare affari”, ha proseguito la testata.

 

“La Cina farà tutto il necessario per salvaguardare con fermezza i propri diritti e interessi”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Line Jian, criticando quelle che ha definito “sanzioni unilaterali illecite prive di fondamento nel diritto internazionale”. Questa, dunque, è la posizione di Pechino.

 

Al netto di un’evidente irritazione – la mossa americana ha spazientito il governo cinese, che negli ultimi mesi ha inviato emissari a Washington per preparare il terreno in vista dell’imminente incontro tra XI e Trump - il Dragone ha diverse ragioni per pensare di poter resistere all’operazione statunitense contro l’Iran.

Una delle principali motivazioni per cui le nuove sanzioni contro l’Iran potrebbero ritorcersi contro gli Usa è che la Cina è in grado di interrompere la fornitura di minerali critici destinata alle aziende americane, compresi i produttori di armamenti le cui riserve si sono esaurite a causa della guerra.

Bisogna poi considerare un altro aspetto: il gigante asiatico ha accumulato scorte di petrolio sufficienti per diversi mesi e ha aumentato gli acquisti di oro nero dalla Russia proprio per compensare la riduzione dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz.

 

La tregua con la Cina a rischio?

Ci sono due ulteriori aspetti da non trascurare. Innanzitutto, interrompere l’accesso della Cina al petrolio iraniano a prezzo scontato potrebbe costringere Pechino ad acquistare più petrolio altrove, facendo aumentare i prezzi globali della preziosa risorsa. E ancora: più gli Stati Uniti sono concentrati in Medio Oriente, più il Dragone sarà capace di proiettare la propria potenza in Asia senza particolari ostacoli lungo il percorso. Gli Usa devono quindi risolvere un rebus del genere: isolare economicamente l’Iran cercando però al contempo di mantenere stabili le relazioni con la Cina.

 

La sensazione è che nessuna delle due parti, né quella cinese né quella americana, voglia far saltare il meeting Trump-XI per via dell’Iran. Ali Wine, consulente senior per le relazioni Usa-Cina presso l’International Crisi Group, ha spiegato all’Associated Press che il significato dell’annuncio statunitense “dipende da quanto fermamente il presidente Trump sia disposto a farlo rispettare”. “Nonostante le minacce di gravi conseguenze economiche per i Paesi che intrattengono rapporti con l’Iran, finora (Trump NDR) ha sostanzialmente chiuso un occhio nei confronti della Cina”, ha aggiunto l’analista.

 

Dal canto suo, la Cina ha fatto sapere che ulteriori sanzioni “non contribuiranno a risolvere il problema” e che “non faranno altro che aggravare le tensioni e inasprire la situazione, senza giovare a nessuno”. Lo scorso maggio Pechino ha vietato qualsiasi riconoscimento, applicazione o conformità alle sanzioni statunitensi contro le aziende nazionali coinvolte nel commercio di petrolio iraniano. Prima di incontrarlo di nuovo, dunque, XI è pronto a sfidare Trump fino all’ultima sanzione.

Putin incontra Tinkoff e Kushner: “Russia centrerà obiettivi in Ucraina”. Oggi gli inviati di Trump a Kiev.

ildenaro.it – (6 Settembre 2026) – Adnkronos – Redazione – ci dice:

 

(Adnkronos).

“Una serie di idee” per porre fine alla guerra. Vladimir Putin ha incontrato Steve Tinkoff e Jared Kushner al Cremlino. Nel meeting durato 3 ore e 10 minuti, gli inviati del presidente Donald Trump hanno proposto un ventaglio di potenziali soluzioni per chiudere il conflitto Russia e Ucraina. Dopo la tappa a Mosca, i due emissari della Casa Bianca sono volati a Kiev, dove oggi vedranno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il summit di Mosca ha segnato la ripresa del complesso iter diplomatico. Il weekend, vista la missione della coppia americana, sarà caratterizzato dallo stop agli attacchi contro Kiev ordinato da Putin. La tregua, però, non andrà oltre le 72 ore: “Le autorità ucraine – ha detto il presidente russo – hanno chiesto un cessate il fuoco più ampio rispetto alla durata di tre giorni, ma noi non abbiamo mai raggiunto un accordo con loro in tal senso. Nonostante ciò, faremo tutto ciò che è in nostro potere per garantire la sicurezza del processo negoziale e dei mediatori”.

 

 

 

“La situazione che dobbiamo gestire non è semplice”, le parole con cui il leader del Cremlino ha aperto l’incontro. Tinkoff e Kushner, sbarcati in Russia nella mattinata, hanno dovuto attendere per ore prima di essere ricevuti. “Presidente Putin, grazie per averci accolto. Fuori, prima di entrare, dicevamo che quando andremo in pensione avremo storie e ricordi incredibili. Quelli che la riguardano, saranno al top”, l’esordio ossequioso di Tinkoff al tavolo, come hanno documentato i video diffusi dai media russi. “La qualità della mediazione — e la fiducia riposta in coloro che la portano avanti — è, ovviamente estremamente importante. Siamo a nostro agio nel lavorare con voi, il livello di fiducia dalla nostra parte in tutto questo processo è piuttosto alto”, la replica di Putin.

 

A fare il punto, al termine della giornata, è stato per primo Yuri Ushakov, consigliere del presidente. Nell’incontro, definito “sostanziale, costruttivo e estremamente franco”, gli emissari americani “hanno esposto una serie di idee sul possibile iter verso un accordo” per porre fine al conflitto. Ushakov si è limitato a dichiarazioni generiche, senza fornire dettagli sullo schema proposto da Tinkoff e Kushner. Putin si è detto “fiducioso” sulla capacità della Russia di raggiungere gli obiettivi militari e, di conseguenza, acquisire il controllo del Donbass. “Tinkoff e Kushner hanno promesso di utilizzare le valutazioni di Putin sulle opzioni di soluzione nei loro incontri a Kiev”, la sintesi di Ushakov.

 

 

“Putin e Trump manterranno contatti personali e proseguiranno anche i contatti tramite Tinkoff e Kushner”. Il presidente russo “ha sottolineato la necessità di affrontare tutte le cause profonde del conflitto ucraino e ha ribadito il suo impegno a continuare a collaborare con gli Stati Uniti per trovare soluzioni politiche e diplomatiche”.

 A giudicare dalle parole del consigliere, quindi, tutto come prima: la posizione di Putin non è mutata. Anzi, se possibile è diventata ancor più rigida: gli inviati di Trump “hanno preso atto” delle parole di Putin secondo cui il regime di Kiev “non nasconde più la sua vera natura nazista”.

Sarebbe azzardato definire più vicina la fine della guerra. Progressi, magari, sono stati compiuti su altri fronti: “I colloqui di Putin con Tinkoff e Kushner non si sono limitati all’Ucraina: hanno discusso di possibili importanti progetti russo-americani”, ha aggiunto Ushakov.

 

La Casa Bianca, nella notte italiana, ha fatto sapere che nell’incontro sono stati “discussi piani sostanziali per i prossimi passi che saranno annunciati nelle settimane a venire”. 

 Oggi, seconda parte della missione degli inviati di Trump. Ad attenderli c’è Zelensky, che ha già avuto contatti con i due interlocutori.

“Siamo pronti a osservare un cessate il fuoco per quanto riguarda gli attacchi aerei contro le città coinvolte nel processo negoziale.

L’Ucraina è pronta ad astenersi dal condurre attacchi contro Mosca e ci aspettiamo che i russi facciano lo stesso nei confronti di Kiev”, ha annunciato.

Sul fronte diplomatico “le nostre azioni devono essere, e saranno, altrettanto forti ed efficaci: al cento per cento.

Il piano per gli incontri diplomatici a Kiev, che coinvolgeranno la squadra statunitense, è stato approvato.

Stiamo aspettando Steve Tinkoff e Jared Kushner e siamo pronti a un confronto concreto e sostanziale”.

 

 

 

Ue: Costa a presidente russo Putin,

è il momento di fermare guerra

e di non fare escalation.

Agenzianova.com – Bruxelles, 2 settembre 2026 – Redazione © Agenzia Nova – ci dice:

 

Il messaggio dell’Unione europea alla Russia è che “è il momento di fermare la guerra, non di fare escalation e aumentare l’atteggiamento aggressivo verso gli altri”.

 Lo ha affermato Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, dopo un incontro con Luca Friedel, primo ministro del Lussemburgo.

 Durante la visita, tappa del Tour delle capitali del presidente, il presidente ha discusso l’attacco russo all’aeroporto di Lipsia con il primo ministro.

 Il focus è stato principalmente sull’Ucraina ed entrambi i leader hanno reiterato la loro determinazione nel sostegno a Kiev.

“Non importa se la Russia ci minaccia: rimarremo al fianco dell’Ucraina””, ha affermato Costa.

Il presidente ha infine ribadito la solidarietà alla Germania, sottolineando che è lo stesso sentimento “espresso a tutti i paesi Ue che accusano minacce o attacchi ibridi o non ibridi da parte della Russia”.

 

 

 

Schlein: “Vannacci vada a fare

visita a Dongo per ricordarsi

la fine del fascismo.”

Agenzianova.com – (5 settembre 2026) - © Agenzia Nova – Redazione ci dice:

"Sta avanzando una nuova visione, in cui giustizia sociale, giustizia climatica, pace e democrazia si tengono inscindibilmente insieme. Dobbiamo tradurla in proposte concrete".

 

“Visto che è da queste parti suggerirei” a Roberto Vannacci “di andare a fare visita a Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici.

Alla fine è stata una fuga, nascosti da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese, dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le leggi razziali, con la collaborazione con Hitler.

Basta conoscerla la storia”.

Lo ha detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, a margine del Forum “L’Altra Cernobbio-Sbilanciamoci”, in corso nell’Oratorio san Giuseppe di Cernobbio, rispondendo a chi le faceva notare che questa mattina il professor Mario Monti nel suo intervento al Forum Ambrosetti ha evidenziato il rischio che il programma di “Futuro Nazionale” sia fuori dalla Costituzione.

“Il problema qui è uno: è che in questa rincorsa a destra tra Meloni, Salvini e Vannacci, chi paga il conto sono gli italiani. Perché non è che Vannacci dica cose diverse da quelle che dicevano Meloni e Salvini prima di andare al governo e gli italiani hanno un’ottima dimostrazione di dove portano quelle idee”, ha aggiunto Schlein.

“Quattro anni dopo stiamo peggio, perché abbiamo un’economia che è ferma, abbiamo la crescita zero nonostante gli investimenti del PNRR – ha aggiunto –  abbiamo tre anni di fila di calo della produzione industriale.

Ieri sono arrivate 2500 lettere di licenziamenti a lavoratrici e lavoratori dell’indotto ex Silva, al contempo ieri Electrolux ha confermato 1450 esuberi e la chiusura dello stabilimento a Cerreto d’Esi”.

 

“Davanti a tutto questo cosa ha fatto il governo se non propaganda in questi anni? Non ha fatto uno straccio di politica industriale, non ha fatto nulla per aumentare i salari degli italiani che sono tra i più bassi d’Europa e non ha fatto nulla per abbassare le bollette che invece sono quelle sì, le più alte d’Europa – ha detto -. Quindi questo è il risultato di dove porta questa sfrenata rincorsa a destra. Noi ci occupiamo di costruire un’alternativa insieme alle altre forze progressiste che rimetta al centro i bisogni concreti degli italiani dalla sanità pubblica, che va difesa dai tagli che stanno portando avanti, alla scuola, l’istruzione, la ricerca, l’innovazione, politiche industriali degne di questo nome. Mentre Meloni è intenta a autocelebrarsi chi è che si occupa dei problemi degli italiani?”.

 

“Bisogna avere il coraggio dell’alternativa: non piccoli ritocchi al sistema economico che ci ha portato qui, ma proporne un altro rispetto al neoliberismo che ha prodotto il disastro sociale, economico e climatico.

 È evidente a tutti”, ha ribadito. “Sta avanzando una nuova visione, in cui giustizia sociale, giustizia climatica, pace e democrazia si tengono inscindibilmente insieme. Dobbiamo tradurla in proposte concrete.

Per vincere le elezioni non bastano solo le proposte:

 serve una visione che guarda al futuro, consapevole delle sfide del presente ma anche degli errori del passato”, ha concluso Schlein.

 

 

 

Putin ordina una tregua

di tre giorni per Kiev.

Agi.it – (5 settembre 2026) – Putin – Redazione – ci dice:

Il cessate il fuoco di 72 ore stabilito dal presidente russo partirà dalla mezzanotte del 5 settembre e coinciderà con la missione degli inviati di Trump a Mosca e nella capitale ucraina

AGI - Tre giorni di tregua a Kiev. Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di non effettuare attacchi contro la capitale ucraina per tre 72 ore, a partire dalla mezzanotte del 5 settembre, in vista della visita nella capitale ucraina della delegazione statunitense guidata da Jared Kushner e Steve.

 

Ancora pioggia di bombe su Kiev.

 

Ma intanto ancora sotto i bombardamenti russi, Kiev attende l'arrivo dei mediatori Usa. Attacchi notturni di Mosca hanno preso di mira gli aeroporti della capitale ucraina, mentre è previsto l'arrivo degli inviati di Donald Trump per discutere un piano volto a porre fine a oltre quattro anni di guerra.

 

URS FLUEELER / POOL / AFP - Gli inviati Jared Kushner e Steve Bischoff.

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato ieri l'invio di Steve Bischoff. 

e Jared Kushner a Mosca nella capitale ucraina, ultimo tentativo di Washington di sbloccare lo stallo diplomatico nel conflitto.

 

Attacchi sugli aeroporti di Kiev e la reazione di Zelensky.

La Russia ha colpito un obiettivo civile nella regione di Dnipro durante la notte, causando la morte di quattro persone, e ha preso di mira anche i due aeroporti di Kiev. Una mossa che, secondo Zelensky, punta a ostacolare la visita degli inviati.

"È evidente che questi attacchi russi agli aeroporti rappresentano una reazione alle discussioni e ai preparativi per l'eventuale utilizzo di un aereo da parte della delegazione statunitense per recarsi in Ucraina", ha affermato Zelensky su X, aggiungendo che da parte ucraina non vi saranno "minacce alla diplomazia".

Sarà la prima volta che Bischoff e Kushner visiteranno Kiev da quando Trump è tornato in carica. Viaggiare in aereo sarebbe una mossa alquanto insolita, dato che lo spazio aereo ucraino è chiuso dall'invasione russa e leader e funzionari in visita a Kiev hanno finora viaggiato prevalentemente in treno.

 

L'incontro con Putin e il piano di pace di Washington.

L'arrivo degli inviati a Kiev è previsto per domani, mentre la testata statunitense AXIOS ha riportato che oggi i due incontreranno il presidente russo Vladimir Putin a Mosca.

 

Trump ha dichiarato ai giornalisti che i negoziatori cercheranno di valutare se vi siano margini di progresso verso la pace.

 "Ho inviato Steve Bischoff e Jared Kushner, due grandi negoziatori. Hanno svolto un ottimo lavoro e li abbiamo mandati li per vedere se è possibile concludere qualcosa. E c'è una buona probabilità che ci riusciremo", ha detto Trump "Portano con sé una proposta per porre fine alla guerra". Il Presidente non ha specificato se il piano preveda la cessione di territori da parte dell'Ucraina - ipotesi avanzata in precedenza - limitandosi ad aggiungere: "Abbiamo un'idea per la pace".

 

Bischoff e Kushner, già coinvolti in negoziati per cessate il fuoco a Gaza e in Iran, si sono recati più volte a Mosca nel corso di precedenti tentativi diplomatici.

 

Escalation militare e proposta di cessate il fuoco.

Il rinnovato slancio diplomatico giunge mentre Russia e Ucraina si colpiscono a vicenda con attacchi missilistici e di droni a lungo raggio. Poche ore prima dell'annuncio di Trump, un drone russo ha colpito il quartier generale dello BUS (il servizio di sicurezza ucraino) nel centro di Kiev.

 

L'attacco, che secondo Zelensky mirava all'ufficio del capo ad interim dell'agenzia, è stato il primo sul quartier generale dei Servizi dall'inizio dell'invasione. Nonostante la natura senza precedenti dell'attacco, il presidente ucraino ha proposto di osservare un cessate il fuoco con la Russia per tutta la durata della visita degli inviati statunitensi.

 

"Non ci saranno attacchi aerei da parte nostra e la Russia dovrà garantire, in modo reciproco, un cessate il fuoco per il tempo necessario a condurre questi colloqui", ha detto nel suo discorso serale. Mosca non ha commentato immediatamente la proposta e qualche ora più tardi, Oleksandr Ganza, capo dell'amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, ha riferito che un attacco russo ha causato la morte di quattro persone e il ferimento di altre cinque nella città sud-orientale di Kaminsky.

 

Il viaggio di Bischoff e Kushner avviene a più di una settimana di distanza da una indebita visita a Mosca del direttore della Cia, John Radcliffe, che - secondo i media statunitensi - è andato a mettere in guardia la Russia contro qualsiasi attacco agli Stati membri della Nato.

 

 

 

È da un paio di settimane che sono giù di corda, ha fatto tanto caldo in questo ultimo periodo e tanta umidità e questo mi destabilizza un po’…

Facebook.com – Post di Giuseppe Caruso – (04 -09 – 2026) – Redazione – ci dice:

 

Ho fatto un giro pomeriggio con la macchina. Poi ho visto Vittorio e Cesare e mi sono fermato a parlare con loro. Loro avranno vent'anni più di me.

Erano seduti su dei gradini di fronte al negozio di fiori del primo, stavano parlando un po’ al fresco. Qui alla fine ci conosciamo tutti ed ho detto a Vittorio che ieri sera ero seduto nel 'mio' vicoletto a pensare poi intorno alle 20.30 è passato il fratello Peppe ed abbiamo fatto un giro lì vicino. Peppe anche lui avrà una ventina d'anni più di me si ricordava tutti i negozi e tutti quelli che abitavano nelle casette ormai quasi tutte vuote. "Giuseppe qui ci abitava questa famiglia, qui quella, sotto qui c'erano piccoli negozietti, il sarto, il calzolaio, c'erano due cantine del vino, un paio di negozietti di alimentari e tutte le strade e le case erano piene di gente". La serata ieri è andata così. Mi capita spesso di fare questi giri tra le strade e nella storia. Quelli della mia età che sono rimasti hanno famiglia e fanno altre cose la sera. Io mi siedo sui gradini e parlo con chi passa.

Quindi pomeriggio ho visto i due sulle scale ed ho detto a Vittorio "ieri sera sono stato un po’ con tuo fratello Peppe, mi ha detto tutti quelli che abitavano alla 'maranna' si chiama così la zona dove c'è il vicoletto e la scuola di inglese. Vittorio e Cesare iniziano a parlarmi anche loro del paese com'era. Io ho quasi 50 anni, loro ne hanno forse sui 70 e nonostante tra noi ci siano solo vent'anni di differenza, loro sembrano aver vissuto un'altra epoca ancora diversa dalla mia. Vittorio continua a raccontarmi altre storie.

"Mio fratello ricorda tutto. E ti dirò i nostri genitori quando eravamo piccoli ci portavano ad imparare un mestiere dagli artigiani. Una volta c'erano tanti sarti, tanti calzolai, c'era un signore che faceva le ceste che aveva 15 operai. Erano tutti mestieri che andavano bene. Erano sempre pieni quei negozi. Sai quale era la cosa che ci facevano fare all'inizio? Raddrizzare i chiodi che venivano messi nelle scarpe. E se non lo facevi bene ti tiravano le orecchie. Tutti imparavamo a fare un mestiere così. E non potevi dire di no ai tuoi genitori perché lo dovevi fare e basta. C'erano tanti negozi e lavoravano tutti."

Sembra parlare di un altro paese. Sono solo 20 anni di differenza eppure sembra parlare di un'altra epoca.

Eppure se ci penso bene mi capita spesso di vedere i figli dei miei amici in giro per le strade perché qui per quelli più piccoli non è rimasto proprio niente. Mio nonno aveva la cantina dove passava un paio di orette con gli amici a bere un bicchiere di vino e a giocare a carte. Io andavo nel bar a giocare a carambola, i ragazzi di oggi se ci pensate bene non hanno nessun locale dove andare. Io ne conosco tanti, in verità tra la libreria e la scuola li conosco quasi tutti e anche loro mi conoscono tutti. Ieri ho detto a quei ragazzi "la prossima volta che siete tutti insieme venite che vi diamo le chiavi della libreria così almeno potete giocare lì".

È così cambiato tutto in pochi anni che davvero non so più cosa pensare. I ragazzi di oggi sono cresciuti con la tecnologia per cui sono più svegli di quando eravamo piccoli noi.

Mentre parlavo con Vittorio è arrivata SIA.

Anche lei avrà una ventina d'anni più di me e anche lei dice la stessa cosa "Mia madre mi mandava a imparare a cucire dalle suore ed ogni volta che sbagliavo mi tiravano le orecchie. Ora però ho un mestiere tra le mani. E riesco a fare tante cose."

Ecco sono un po’ confuso ed irrequieto ultimamente perché non riesco a trovare pace e poi parlando con loro è come assistere ad una lezione di vita. Una volta non avevano telefonini e televisori, dovevano inventarsi tutto ed imparare anche un mestiere. La società invece ora è cambiata tanto. I ragazzi di oggi sono molto più svegli ma dovremmo avere la capacità di dargli qualcosa di nuovo o qualcosa di vecchio.

Sinceramente io sono un po’ sparito dalla circolazione perché a breve aprirò la mia piccola bottega artigiana, dove non farò ceste o altro ma farò i miei disegni e speriamo che passi qualche ragazzo di là per insegnargli qualche altra cosa. Perché non sono I ragazzi che non hanno voglia di fare niente, ma siamo noi che abbiamo smesso di fare i calzolai, i cestai se così si può dire, gli artigiani e tante altre cose belle che loro avrebbero potuto apprendere e tramandare.

È vero è tutto cambiato ma potremmo ricambiare tutto un'altra volta. Alla fine sono passati solo 20 anni per vedere un mondo diverso, magari tra 20 anni ritorneremo a fare le ceste, a riparare le scarpe e a bere un buon bicchiere di vino giocando a carte. Alla fine volere è potere. In ogni caso io aprirò la mia piccola bottega e speriamo ne apriranno tante altre.

La vita continua e la storia è sempre stata la stessa se ci pensate bene.

Si parte, si arriva e di nuovo si parte.

(Giuseppe Caruso).

 

 

 

 

Ucraina, scatta la tregua con Mosca per fermare i raid sulle capitali. Putin: «Non durerà più di tre giorni». Gli inviati di Trump arrivano al Cremlino.

Openonline.it – (05 Settembre 2026) - Anna Clarissa Mendi – Redazione – ci dice:

 

Kiev si dice pronta al dialogo con gli inviati americani Bischoff e Kushner, arrivati a Mosca per i colloqui sulla proposta di pace degli Usa. Trump spera in un accordo che lo rilanci in vista delle Midterm.

Niente raid russi su Kiev e niente raid ucraini su Mosca, almeno fino a lunedì sera.

Dura tre giorni la tregua strappata dagli inviati di Donald Trump nel giorno della loro visita al Cremlino, dove hanno incontrato Vladimir Putin.

«Le autorità ucraine hanno lanciato un appello per un cessate il fuoco più ampio di tre giorni, ma non abbiamo mai accettato nulla del genere con loro», mette subito in chiaro il leader russo.

Almeno per i prossimi tre giorni, però, la tregua sulle due capitali ci sarà, come confermato anche da Volodymyr Zelensky su Telegram.

 «A partire da questo momento e fino alla fine di questa giornata di sabato, e poi domenica e lunedì, l’Ucraina è disposta ad astenersi dagli attacchi contro Mosca», ha annunciato il presidente ucraino, aggiungendo di sperare «che i russi si astengano dagli attacchi contro Kiev».

 La tregua russa era stata annunciata dal Cremlino attraverso il portavoce Dmitry Peskov.

La sospensione delle operazioni contro la capitale ucraina scatterà dalla mezzanotte e durerà tre giorni.

 

Bischoff e Kushner atterrati a Mosca. Trump: «Sono due grandi negoziatori».

La scelta di Vladimir Putin arriva mentre a Mosca sono arrivati Steve Bischoff e Jared Kushner, rappresentanti del presidente americano Trump, che nel pomeriggio hanno incontrato il presidente russo.

La missione di Bischoff e Kushner era stata annunciata dal presidente americano Donald Trump e prevede, dopo la tappa russa, anche un viaggio a Kiev.

 «Bischoff e Kushner portano con loro una proposta per mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina», ha detto Trump, sostenendo di aver già contribuito a risolvere «otto guerre».

È proprio all’arrivo degli inviati statunitensi che Zelensky guarda ora per un possibile confronto diplomatico.

«Attendiamo Steve Bischoff e Jared Kushner e siamo pronti per un dialogo costruttivo», ha aggiunto il presidente ucraino.

 

Il presidente americano ha sottolineato anche il numero «elevato» di vittime registrate da entrambe le parti dall’inizio del conflitto.

«Bischoff e Kushner sono due grandi negoziatori.

Vedremo se possiamo fare qualcosa», ha commentato Trump.

 Per entrambi non si tratta del primo incontro con Putin.

 I due inviati erano già stati a Mosca lo scorso gennaio, quando avevano incontrato il presidente russo.

Ora il nuovo faccia a faccia arriva mentre il Cremlino annuncia una temporanea sospensione degli attacchi sulla capitale ucraina.

 

Mosca: «Gli Usa devono tenere conto della situazione sul campo».

In vista del nuovo incontro, il viceministro degli Esteri russo Sergei Rybakov ha delineato le aspettative di Mosca.

 «La questione chiave è fino a che punto l’amministrazione statunitense sia disposta a investire nella ricerca di una soluzione reale all’attuale crisi, tenendo conto della situazione sul campo», ha affermato Rybakov, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.

Il viceministro russo ha quindi sostenuto che «questa situazione non si sta evolvendo a favore di Kiev».

 

Zelensky: «Raid russi su aeroporti dove è possibile arrivo degli inviati Usa».

Sul fronte militare, nella serata di ieri e durante la notte le forze di difesa aerea ucraine hanno dichiarato di aver neutralizzato 128 dei 167 droni d’attacco Shake e droni-esca lanciati dalla Russia contro il territorio ucraino.

Per gli attacchi, le forze russe avrebbero impiegato anche un numero non precisato di missili balistici Iskander-M/KN-23.

Secondo il bollettino diffuso dalle Forze armate ucraine e citato da Ukrinform, gli attacchi hanno interessato complessivamente 23 località, mentre alcuni dei missili sarebbero caduti senza provocare danni.

 In precedenza, le autorità ucraine avevano segnalato almeno quattro vittime negli attacchi condotti nella regione di Dnipropetrovsk.

 

«Durante la notte – scrive Volodymyr Zelensky su “X” – ci sono stati anche attacchi russi dimostrativi contro i nostri aeroporti, a Kiev e Borisci.

Attacchi deliberati, per la prima volta dopo diverso tempo», si legge. «È evidente che questi attacchi russi», ha aggiunto il leader ucraino, «sono una reazione alle discussioni e ai preparativi per l’eventualità che la parte statunitense utilizzi un aereo per recarsi in Ucraina e atterrare all’aeroporto di Kiev o a quello di Borisci».

 

Mondo.

Trump: “I miei inviati Bischoff e Kushner porteranno a Mosca e Kiev una proposta per concludere la guerra.”

Ilfattoquotidiano.it - Redazione Esteri – (4 settembre 2026) – Redazione – dice:

 

La visita dei negoziatori è confermata. Il Kyiv Independent aveva scritto che erano in dubbio perché Bischoff temeva reazioni russe. Trump ribadisce: "Putin non attaccherà la Nato".

Trump: “I miei inviati Bischoff e Kushner porteranno a Mosca e Kiev una proposta per concludere la guerra.”

 

Steve Bischoff e Jared Kushner, attesi a Mosca domani e a Kyiv domenica, portano con loro una “proposta per mettere fine alla guerra” fra Russia e Ucraina.

Lo ha annunciato Donald Trump sottolineando ancora una volta che Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky si odiano e parlando dei numerosi morti da ambedue le parti.

 “Bischoff e Kushner sono due grandi negoziatori.

 Vedremo se possiamo fare qualcosa”, ha aggiunto il presidente, ribadendo poi quel che aveva detto una settimana fa:

 “Parlo con Putin. Lo conosco molto bene” e il leader del Cremlino “non ha intenzione di attaccare i territori della Nato “.

 

 

Gli inviati del presidente incontreranno sabato Putin al Cremlino, scrive il sito AXIOS citando funzionari statunitensi, e domenica Zelensky nella capitale ucraina.

La conferma dei funzionari americani arriva dopo che il “Kyiv Independent”, citando una fonte informata, aveva scritto che il viaggio di Bischoff a Kiev era “in dubbio” in quanto l’inviato della Casa Bianca “teme una reazione russa” e “gli è stato detto che è pericoloso “.

La missione degli inviati di Trump avviene 10 giorni dopo l’incontro tra il direttore della Cia John Radcliffe e i capi dei servizi di intelligence e sicurezza russi a Mosca.

 

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha smentito le voci sull’adozione di eventuali misure di sicurezza congiuntamente con la controparte ucraina in occasione della visita. “Gli americani probabilmente chiederanno agli ucraini di cessare le attività terroristiche”, ha affermato commentando le minacce di Kiev allo spezio aereo russo. Alla domanda se fossero possibili accordi diretti tra Mosca e Kiev a questo proposito, Peskov ha risposto: “No, non ce ne saranno”. Già il 3 settembre Putin aveva sottolineato che la progressione favorevole della mediazione americana, mentre a frenare il dialogo bilaterale sono le minacce di Zelensky sullo spazio aereo russo, che Kiev vuole rendere “insicuro”.

 

Per parte sua, l’Europa aveva accolto favorevolmente l’arrivo dei due negoziatori nei Paesi in conflitto. “L’Ue sostiene e accoglie con favore tutti gli sforzi diplomatici volti a una pace giusta e duratura in Ucraina. Quindi, in tale contesto, consideriamo anche la visita dei negoziatori statunitensi come un ulteriore passo avanti nei loro sforzi diplomatici”, ha dichiarato un portavoce della Commissione europea. “Siamo costantemente in contatto con gli Stati Uniti e con tutti i partner che lavorano per raggiungere questo obiettivo “, aggiunge. Obiettivo che, al momento, sembra ancora lontano.

 

Da oltre una settimana, Kiev sta subendo un incessante bombardamento di droni russi. E anche stamattina, Mosca ha lanciato un altro attacco di droni contro la capitale, danneggiando magazzini e provocando un incendio, pochi giorni prima della visita programmata degli inviati.

 

 

Putin ha già scatenato la ‘guerra’ contro l’Europa.

Valigiablu.it – (10 gennaio 2026) - info@valigiablu.it - Redazione - ci dice:                                                                                                 

Putin ha già scatenato la ‘guerra’ contro l’Europa (8 Dicembre 2025).

Guerra ibrida: scoperte spie russe che si fingevano pescatori e turisti in Norvegia.

Aggiornamento 10 gennaio 2026:

Le attività di spionaggio e di guerra ibrida russi stanno aumentando nei paesi scandinavi. Secondo quanto riferito da un ufficiale militare norvegese, alcune spie russe si sono finte pescatori e turisti nel tentativo di svolgere attività di spionaggio nella regione di confine tra Norvegia e Russia.

Il comandante John Olav Fulger, a capo della brigata Finnair delle forze armate norvegesi, ha dichiarato che gli agenti sono stati individuati mentre entravano nella città portuale settentrionale di Kirkenes.

 

La Norvegia, come molti altri paesi europei, ha rafforzato la sicurezza nelle sue regioni confinanti con la Russia negli anni successivi all'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte di Mosca nel 2022.

 La Brigata Finnair è stata istituita nell'agosto dello scorso anno per rafforzare le capacità di difesa norvegesi vicino al confine russo entro il 2032. La Norvegia condivide quasi 200 chilometri del suo confine terrestre con la Russia nell'estremo nord del paese scandinavo.

 

A fine dicembre, nel Golfo di Finlandia era stata fermata una nave partita dalla Russia sospettata di aver danneggiato dei cavi sottomarini. Secondo i dati del servizio di tracciamento Marine Traffic, la nave era partita il 30 dicembre dal porto di San Pietroburgo e si dirigeva verso Israele. A bordo c’erano 14 persone.

 

La nave è sospettata di aver danneggiato il cavo della società di telecomunicazioni Elisa, che passa tra Helsinki e Tallinn. Tuttavia, il cavo è stato danneggiato all'interno della zona economica esclusiva dell'Estonia. Il ministero della Giustizia e delle Comunicazioni digitali estone, a sua volta, ha riferito di "guasti" in quattro cavi sottomarini che collegano l’Estonia con la Svezia e la Finlandia. Le interruzioni potrebbero essere state causate dalle tempeste degli ultimi giorni, ma sui guasti di due cavi ci sono indagini in corso.

 

Sia la Svezia che la Finlandia hanno aderito alla NATO come risposta diretta all'invasione russa dell'Ucraina, con l'adesione della Finlandia che ha raddoppiato la lunghezza del confine terrestre dell'alleanza militare con la Russia.

 

Rispondendo alla domanda di un giornalista su quanto riportato dai media russi secondo cui il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, avrebbe affermato che l’Europa sta preparando una guerra contro la Russia, il presidente russo Putin ha risposto che la Russia non vuole fare nessuna guerra con l’Europa e che, nel caso in cui iniziasse, finirebbe così rapidamente che la Federazione russa non avrebbe più nessuno con cui negoziare. Putin ha poi accusato l’UE di ostacolare i tentativi del presidente USA, Donald Trump, di porre fine alla guerra in Ucraina, avanzando proposte “assolutamente inaccettabili” per il Cremlino per poter accusare la Russia di non volere la pace. L’Europa è “dalla parte della guerra”, ha concluso Putin.

 

Parole non nuove. Più volte leader russi hanno definito la guerra in Ucraina “la guerra ibrida dell'Occidente” contro la Russia – come affermato nei mesi scorsi, ad esempio, dalla portavoce degli affari esteri, Maria Zakharova.

 

Il concetto è stato poi ribadito in maniera più esplicita in un’intervista mentre era in visita in India. “La nostra Operazione militare speciale non è l’inizio della guerra, ma piuttosto il tentativo di finirne una che l’Occidente ha innescato usando i nazionalisti ucraini. Questo è quel che è accaduto, ed è il cuore del problema”, ha detto Putin in una sorta di ribaltamento dei fatti e di quanto segnalato ripetutamente da rapporti di centri studi internazionali e inchieste transnazionali: da tempo l’UE e le istituzioni democratiche europee sono un obiettivo della Russia.

 

La guerra di Putin contro l’Europa.

Ad agosto, aveva fatto notizia in tutto il mondo il presunto jamming russo (ovvero interferenze elettroniche che impediscono il corretto funzionamento della geolocalizzazione) che aveva costretto l’aereo della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ad atterrare in Bulgaria senza poter contare sul sistema di navigazione satellitare. Ma le azioni di sabotaggio e di quella che l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha definito una “guerra che si sta combattendo nell'ombra” o “guerra ibrida in Europa sono iniziate da anni e nell’ultimo anno si sono intensificate, secondo il rapporto dello scorso marzo del Center for Strategic and International Studies (CSIS).

 

Le operazioni russe in Europa stanno diventando più frequenti e più sfacciate, hanno affermato 20 funzionari governativi, dei servizi segreti e militari ed esperti di dieci paesi, sentiti dai giornalisti delle redazioni di servizio pubblico che fanno parte dell’EBU Investigative Journalism Network.

“Notiamo un aumento della propensione al rischio da parte della Russia”, ha affermato James Apatura, vice segretario generale aggiunto della NATO per l'innovazione, le minacce ibride e cibernetiche, “e quando parlo di rischio, non intendo il rischio per loro, ma il rischio per noi, per le nostre economie e per la sicurezza dei nostri cittadini”.

Uno degli ultimi casi risale all’inizio della scorsa settimana e coinvolge il presidente ucraino Zelensky. Secondo quanto riportato da The Independent, il primo dicembre, l'aereo che stava conducendo in Irlanda Zelensky è stato seguito da quattro droni di tipo militare prima di atterrare all'aeroporto di Dublino. Fonti hanno riferito che i droni sono decollati da una località a nord-est della capitale irlandese e hanno volato verso la rotta di volo del presidente ucraino, violando una zona di interdizione al volo. La polizia irlandese sta indagando sull’accaduto, ma non è ancora stata in grado di confermare da dove provenissero i droni o chi li controllasse. Si sta cercando di stabilire se i droni siano decollati da terra o da una nave non rilevata, sfuggendo ai radar. I servizi di sicurezza irlandesi hanno affermato che i droni erano dispositivi di grandi dimensioni, di tipo militare, e che l'incidente potrebbe essere considerato un attacco ibrido.

 

Provare che dietro un rogo, l’invio di un drone o la distruzione di un cavo sottomarino ci sia il governo russo è arduo, per non dire impossibile, e il Cremlino nega ripetutamente un suo coinvolgimento. Ma secondo il rapporto del CSIS, il numero di attacchi russi verificati di sabotaggio nei paesi europei è quasi triplicato tra il 2023 e il 2024, passando da 12 a 34. Questi episodi si sono concentrati in gran parte sul fianco orientale della NATO: nei Paesi Baltici, in Finlandia, in Polonia e sul Mar Baltico.

 

“Ciò che è importante è capire che questo tipo di attacchi contro di noi sono in aumento, e non solo nei paesi che confinano con la Russia, ma in tutta Europa”, ha affermato Kallas.

 

I mille volti della “guerra ibrida” russa.

Radicata nella dottrina militare sovietica, la guerra ibrida ha uno scopo strategico diverso dalle tattiche di guerra convenzionali. “Piuttosto che distruggere un esercito nemico o occupare un territorio, mira a influenzare la popolazione per creare caos, confusione e screditare i leader governativi”, spiega il colonnello José Luis Calvo Albero, membro dell'esercito spagnolo ed ex professore di Strategia e Sicurezza Nazionale presso la US Army War School (USAWC) in Pennsylvania. “Questo clima di insoddisfazione favorisce poi altri tipi di azioni, comprese quelle militari”.

 

La guerra ibrida russa nei confronti di Bruxelles e di numerosi Stati europei è proteiforme: si va dalla manipolazione politica e sociale agli attacchi cibernetici, dai sabotaggi all’utilizzo dei droni. La strategia è chiara: indebolire l’Europa come soggetto politico e svuotare il concetto di democrazia rappresentativa, da un lato, attaccare con azioni di sabotaggio un’Unione Europea più fragile e più debole, mentre si fa strada l’idea di una UE “succube degli Stati Uniti” e/o “guerrafondaia”. E, dunque, delegittimata in quanto istituzione e organismo politico agli occhi dell'opinione pubblica.

 

Come ricostruiva in un nostro articolo Gabriele Catania, la manipolazione politica e sociale russa avviene in vari modi: vaste campagne di disinformazione e propaganda, anche attraverso figure che fungono da megafono e da cavallo di troia; il sostegno a partiti anti-europei e populistici (di destra e sinistra); interferenze nei processi decisionali di governi e parlamenti; minacce di nuove guerre; diffamazione di funzionari europei e capi di Stato e governo (incluso il presidente Mattarella), e della UE nel suo complesso.

 

Il risultato – scrive Catania – “è che negli ultimi dieci anni il Cremlino è riuscito a costruire una capillare rete di politici europei “amici”, pescando in particolare nelle fila della destra più reazionaria, che hanno potuto condizionare e stravolgere il panorama politico europeo”. Secondo alcuni osservatori, il primo grande atto di manipolazione russa dei processi democratici europei sarebbe stata la campagna di influenza per condizionare l’esito del referendum sull’indipendenza scozzese, nel 2014.

 

A questa forma di manipolazione si aggiungono poi altre modalità, a partire dagli attacchi cibernetici. “Dal 2007 a oggi il ciberspazio è diventato, per le forze armate di tutto il mondo, il quinto dominio, dopo terra, acqua, aria e spazio. E la Russia (al pari dei suoi principali alleati: la Cina, l’Iran e la Corea del Nord) è una delle potenze che più ricorrono alla guerra cibernetica (cyber warfare) per destabilizzare, indebolire e minacciare i paesi europei percepiti come ostili”, prosegue Catania.

 

Nell’aprile del 2007 l’Estonia fu colpita da una violenta ondata di attacchi cibernetici. Prima di allora non si era mai assistito a nulla di simile. Non fu mai chiarito chi fosse il mandante dell’aggressione ma fu senz’altro utile agli interessi russi, ed ebbe luogo in una fase di aspre tensioni tra il paese baltico e la Russia. Con l’invasione dell’Ucraina la situazione si è aggravata e soltanto negli ultimi due anni sono stati attribuiti ad agenzie o attori comunque controllati dalla Russia attacchi cibernetici contro istituzioni democratiche, media, enti pubblici e società private di Germania, Cechia, Francia e Regno Unito.

 

Solo negli ultimi mesi, gli attacchi ibridi hanno incluso il jamming dei sistemi di navigazione aerea sopra la Svezia, l'invio di droni sopra gli aeroporti danesi e belgi e il contrabbando di esplosivi in Polonia in lattine di mais, riporta un articolo del New York Times.

 

La Russia potrebbe essere responsabile degli attacchi informatici che hanno colpito aziende del Regno Unito come Marks and Spencer e Jaguar. M&S ha visto i suoi profitti nel primo semestre di quest'anno diminuire del 99% rispetto all'anno precedente dopo essere stata hackerata ad aprile. La violazione è stata collegata a un gruppo di giovani hacker di lingua inglese chiamato “Scattare Spider”. Un altro gruppo di hacker con un nome simile ha rivendicato la responsabilità di un attacco alla Jaguar che ha dovuto interrompere la produzione in siti chiave a seguito di una violazione avvenuta ad agosto. Si stima che l'attacco abbia causato un danno pari a due miliardi di sterline.

 

Secondo il responsabile delle operazioni informatiche della NATO, “le minacce provenienti da attori statali, non statali o sostenuti da alcuni Stati stanno diventando più sofisticate e le tecniche e le tattiche utilizzate stanno progredendo in modo massiccio”. Il suo timore è che l’occidente non si sia sviluppato abbastanza rapidamente da capire cosa sta succedendo.

Sono poi aumentati in modo significativo i sabotaggi russi contro le infrastrutture del continente che vanno dall’esplosione di magazzini e dal taglio di cavi sottomarini (ad esempio i misteriosi incidenti ai cavi sottomarini nel Baltico) agli omicidi.

 

A luglio dello scorso anno dei pacchi esplosivi avevano causato incendi in due hub della logistica a Birmingham e Lipsia. All'inizio del 2024, la Polonia ha arrestato nove persone che avrebbero agito per conto della Russia per commettere aggressioni fisiche e incendi dolosi nella città di Breslavia. Anche un attacco incendiario a un magazzino Ikea in Lituania è stato collegato alle operazioni del Cremlino, mentre la Lettonia aveva messo in guardia da potenziali attività russe che potrebbero essere poste in essere sul proprio territorio.

 

A settembre la Russia ha fatto volare decine di droni non armati in Polonia, costringendo i caccia della NATO a intervenire e mettendo in stato di massima allerta altri sistemi di difesa aerea. Secondo Charlie Edwards, esperto di guerra ibrida presso l'Istituto internazionale per gli studi strategici ed ex stratega dell'intelligence e della sicurezza per la Gran Bretagna, i droni trasportavano schede SIM polacche e lituane che consentivano loro di utilizzare le torri cellulari locali per effettuare ricognizioni mentre sorvolavano le città.

 

Pochi giorni dopo si è verificata un’incursione (di un singolo drone russo) in Romania, quindi è toccato all’Estonia. Tre MiG-31 russi hanno violato lo spazio aereo del paese baltico, costringendo gli F-35 italiani a decollare dalla già citata base di Amari.

A novembre il primo ministro polacco Donald Tusk ha accusato agenti russi di aver piazzato esplosivi su una linea ferroviaria. È stata “forse la situazione più pericolosa per la sicurezza dello Stato polacco” degli ultimi anni, anche se nessuno è rimasto ferito, ha commentato Tusk.

Un rapporto del Servizio di informazione sulla sicurezza ceco per il 2024 ha concluso che agenti russi erano responsabili di attacchi informatici contro le reti del governo ceco, di un incendio doloso in un deposito di autobus di Praga e di interferenze politiche in tutto il paese.

Sempre lo scorso anno, tra il 18 e il 19 novembre, nel mar Baltico, in 48 ore erano stati danneggiati due cavi per le telecomunicazioni: i sospetti sono immediatamente ricaduti sulla Russia. Il primo cavo collegava la Finlandia e la Germania, e l’altro univa la Svezia e la Lituania.

La regione del Mar Baltico sta affrontando una serie crescente di minacce, tra cui sospetti attacchi ibridi da parte di droni, presunti sabotaggi alle infrastrutture sottomarine e un flusso costante di petroliere obsolete sotto forma di navi della flotta ombra che trasportano petrolio greggio dalla Russia.

 

Il paesaggio sottomarino collinare del Baltico vicino alla Svezia rende difficile individuare i sottomarini perché possono nascondersi. Ciò vale in particolare per Svezia, Norvegia, Finlandia, Estonia e Lituania, che sono “completamente dipendenti dalle linee marittime per le comunicazioni e per il sostentamento delle nostre società”.

 

La marina svedese incontra sottomarini russi nel Mar Baltico “quasi ogni settimana”, ha affermato il capitano Marko Petkovic. Mosca sta attuando un “programma di modernizzazione deliberato e costante” delle proprie navi, sta “rafforzando continuamente” la sua presenza nella regione e gli avvistamenti delle sue navi sono all'ordine del giorno per la marina svedese, ha aggiunto il capitano.

“Una volta che sarà stato raggiunto un cessate il fuoco o un armistizio in Ucraina, a nostro avviso la Russia rafforzerà le proprie capacità in questa regione”, ha detto Petkovic. Sono motivo di preoccupazione anche le petroliere battenti bandiera civile perché non è esclusa la possibilità che tali navi vengano utilizzate per lanciare droni.

 

Tuttavia, Petkovic ritiene che la maggiore vigilanza della NATO sta avendo un impatto. Da quando è stata istituita l'operazione Baltico Entry a gennaio, “non abbiamo assistito ad alcun incidente ai cavi in questa regione”, ha spiegato.

Proprio questa settimana, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, alto funzionario della NATO, ha dichiarato che l'alleanza militare sta valutando un'azione “preventiva” contro la Russia a seguito di una serie di attacchi ibridi contro l'Europa.

 

 

L'alleanza potrebbe dover adottare un approccio più “aggressivo” per dissuadere Mosca dal continuare la sua campagna di incursioni con droni e attacchi informatici in Europa, ha precisato Dragone. “Sul fronte cibernetico, siamo piuttosto reattivi. Stiamo valutando la possibilità di essere più aggressivi, o proattivi invece che reattivi”, ha affermato. Un “attacco preventivo” da parte della NATO potrebbe essere considerato un'“azione difensiva”, nonostante sia “più lontano dal nostro modo normale di pensare e comportarci”.

 

Una recente indagine del Financial Times ha rivelato come la NATO sia stata messa in stato di massima allerta dopo che tre navi nel Mar Baltico sono state accusate di aver trascinato le loro ancore nel tentativo di danneggiare i cavi energetici e di comunicazione, con un totale di 11 incidenti registrati. L'ammiraglio Dragone ha dichiarato al FT che l'alleanza sta “studiando tutto” per decidere come rispondere.

Von der Leyen avverte:

“Prepararsi alla guerra

se si vuole evitarla.”

 Repubblica.it - Claudio Tito – (19 marzo 2025) – Redazione – ci dice:

Von der Leyen avverte: “Prepararsi alla guerra se si vuole evitarla.”

(AFP).

La presidente rilancia il suo piano per il riarmo. Solo l’Ungheria contraria.

Costa: “La minaccia riguarda tutti gli europei”

BRUXELLES – Se l’Europa vuole evitare la guerra, l’Europa deve prepararsi alla guerra».

Nel giorno della telefonata tra Trump e Putin, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rilancia il piano “Reame Europe”. Non si tratta di parole che non tengono conto del dialogo Washington-Mosca, semmai ne sono la conseguenza. Un segnale diretto verso la Casa Bianca e verso il Cremlino.

Guerra Ucraina - Russia, le news di oggi.

Se Putin vota Trump, di Ezio Mauro.

Il negoziato: il cessate il fuoco, la Nato e il Donbass “zona franca”

L’analista: Trump resta l’unico mediatore possibile.

 

Perché la posizione della leader dell’esecutivo Ue non è per niente isolata. A Bruxelles, in molte delle 27 cancellerie e nel quartier generale della Nato, è molto alta la preoccupazione che il presidente americano accetti troppe delle condizioni poste dal Cremlino senza considerare le esigenze di sicurezza del Vecchio continente. Una di queste è proprio lo stop all’invio di armi verso Kiev: «Richiesta non compatibile – dicono ai piani alti del Consiglio europeo – con il sostegno che gli Stati membri dell’Unione e l’Unione stessa hanno fornito all’esercito ucraino. Tra i principi che l’Ue ha posto come indispensabili per garantire una pace duratura c’è infatti la garanzia di sicurezza e un’Ucraina in grado di difendersi».

 

Il timore dell’Ue è soprattutto che la Russia non si impegni a non attaccare di nuovo nel prossimo futuro non solo l’Ucraina, ma anche altri Paesi confinanti. Una assicurazione considerata fondamentale dall’Unione europea. Anche perché, insiste proprio Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, «è essenziale che tutti capiscano che questa minaccia è collettiva e riguarda tutti gli europei». Un modo per dire che non concerne solo i territori dell’est europeo e come ricorda von der Leyen attiene al profilo democratico dell’Ue. Non a caso la Francia, tra i Paesi più convinti dell’autonomia militare del Vecchio continente, ha annunciato l’intenzione di riaprire quattro basi aeree nucleari. Segno che i tempi ormai sono cambiati.

 

Per gli stessi motivi von der Leyen è convinta che «entro il 2030, l’Europa deve avere una forte posizione sulla difesa». Deve cioè essere in grado di esprimere una deterrenza effettiva con una struttura che si avvicini a un esercito unico. Sapendo però che «la portata, i costi e la complessità dei progetti vanno ben oltre le capacità di ogni singolo Paese. Dobbiamo sviluppare progetti su larga scala e intensificare gli appalti congiunti». Quindi debito comune – tabù da infrangere di nuovo come ha ripetuto ieri Mario Draghi – e acquisti comunitari come è accaduto per i vaccini.

 

Un investimento essenziale ora perché «l’era del dividendo della pace» è finita. Per molti anni, infatti, l’Europa si è adagiata sulla protezione americana e su un periodo di sostanziale assenza di conflitti armati. Non ha più speso per la sicurezza. Ma adesso, ripete la presidente della Commissione, «la Russia è su un percorso irreversibile verso la creazione di un’economia di guerra». A differenza della Nato che al momento ha fissato al 2 per cento del pil la spesa militare, Mosca impiega il 9 per cento del suo pil per le armi. Segno non certo di un atteggiamento pacifico: «E noi non possiamo permetterci di essere sottomessi dalla storia». Allora tra le mosse allo studio c’è anche la formazione di una “task force” congiunta con l’Ucraina. A conferma della linea tracciata, l’inquilina di Palazzo Berlaymont ha ribadito al governo danese il sostegno nel contenzioso con Trump sulla Groenlandia: «Difenderemo la nostra integrità territoriale».

 

Nella Ue, però, si apre anche in questo frangente la stessa frattura. La contrarietà ungherese a una linea di contrasto alla Russia. Budapest non appoggerà con ogni probabilità il documento finale del Consiglio europeo che si riunirà domani e che ribadirà la vicinanza all’Ucraina e al piano di riarmo, oltre che provare a utilizzare i beni russi congelati almeno «fino alla compensazione dei danni di guerra».

La compattezza europea, dunque, deve mettersi alla prova della telefonata Trump-Putin.

 

 

L’AFD pronta a presentare

il conto alla Germania.

Nicolpozzo.it - Massimo Balsamo – (6 Settembre 2026) – Redazione – ci dice:

 

Il partito vola oltre il 40% nei sondaggi in Sassonia-Anhalt. E oggi il cordone sanitario costruito dagli altri partiti rischia di trasformarsi nel simbolo del loro fallimento.

Un terremoto politico potrebbe partire da Magdeburgo. Oggi la Sassonia-Anhalt eleggerà il nuovo parlamento regionale e, questa volta, la domanda non è più se Alternative für Deutschland farà un buon risultato. La domanda è quanto sarà grande. E soprattutto se quel risultato sarà sufficiente per abbattere l’ultimo muro che finora ha tenuto l’AFD lontana dal governo.

 

Gli ultimi sondaggi raccontano infatti una partita quasi senza precedenti. La rilevazione della Forschungsgruppe Wahlen per la Zdf assegna all’AFD il 41 per cento, contro appena il 23 della Cdu.

Altre rilevazioni hanno spinto il partito fino al 42-43 per cento. Dietro, a distanza siderale, viaggiano Die Linke intorno all’11-12 per cento, Spd tra il 7 e l’8,5 e Verdi attorno al 5-6. FDP e BSW rischiano invece di restare fuori dal LANDTAG.

 

Per capire la dimensione del fenomeno basta tornare indietro di cinque anni. Alle regionali del 2021 la Cdu aveva vinto nettamente con il 37,1 per cento, mentre l’AFD si era fermata al 20,8. Oggi i rapporti di forza sarebbero sostanzialmente rovesciati: il partito guidato nella regione da Ulrich Sigmund potrebbe quasi raddoppiare il proprio consenso, mentre i cristiano-democratici rischiano di perdere circa quattordici punti.

Una vittoria dell’AFD, di per sé, non sarebbe la prima in assoluto in un’elezione regionale tedesca. Il precedente esiste: nel settembre 2024 il partito arrivò primo in Turingia con il 32,8 per cento. Ma rimase fuori dal governo. È qui che la Sassonia-Anhalt può diventare un caso completamente diverso. Perché sopra il 40 per cento, e soprattutto se numerosi partiti dovessero fermarsi sotto la soglia di sbarramento del 5 per cento, l’AFD potrebbe avvicinarsi alla maggioranza assoluta dei seggi.

 

Sarebbe il vero risultato storico: un governo regionale guidato dall’AFD e il primo ministro-presidente espresso dal partito dalla sua fondazione nel 2013.

Finora Alternative für Deutschland ha conquistato milioni di voti, è diventata il principale partito di opposizione in diverse regioni e ha sfondato soprattutto nell’Est, ma non ha mai fatto parte di un governo di un Land.

 La cosiddetta Brand maure, il “muro tagliafuoco” costruito dagli altri partiti per escluderla da qualsiasi maggioranza, ha sempre retto.

 

Può cambiare la storia d’Europa.

In Sassonia-Anhalt quel muro rischia almeno di essere sottoposto a una pressione mai vista. Cdu, Spd, Verdi e Linke hanno escluso accordi con l’AD.

Ma se Sigmund dovesse arrivare oltre il 40 per cento, agli altri resterebbe una sola strada: mettere insieme una maggioranza alternativa composta da forze sempre più lontane politicamente tra loro. La Cdu potrebbe quindi trovarsi davanti al paradosso di dover cercare formule di governo con la sinistra pur di impedire all’AFD, nettamente primo partito, di conquistare la cancelleria regionale. Reuters indica tra le ipotesi anche un governo di minoranza cristiano-democratico sostenuto esternamente dalla Linke, soluzione che però metterebbe sotto fortissima tensione la linea nazionale della Cdu.

 

 

E governare un Land, in Germania, non è affatto un premio simbolico. Significa mettere mano a settori fondamentali come scuola, cultura, sicurezza e polizia regionale, oltre alla gestione amministrativa di una parte delle politiche migratorie. Il programma dell’AFD in Sassonia-Anhalt prevede tra l’altro una linea molto più dura sui rimpatri, un cambio di rotta nelle politiche scolastiche e culturali e una profonda revisione del rapporto con il sistema radiotelevisivo pubblico.

 

Ci sarebbe poi il livello federale. La Sassonia-Anhalt dispone di quattro voti nel Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder e partecipa all’approvazione di numerose leggi federali. Le delegazioni regionali devono esprimere i propri voti in maniera unitaria: un governo monocolore AFD avrebbe quindi per la prima volta una presenza diretta anche in uno dei principali ingranaggi istituzionali della Repubblica federale.

 

Il significato politico andrebbe però molto oltre quei quattro voti. Una Sassonia-Anhalt governata dall’AFD trasformerebbe il partito da forza di protesta e opposizione a forza di governo.

 Con ministri, amministrazione, bilanci e responsabilità diretta. E offrirebbe ad Alice Weiden la possibilità di presentare l’esperimento di Magdeburgo come la prova generale di ciò che l’AFD potrebbe fare un giorno a Berlino.

 

C’è infine un altro elemento che rende il voto particolarmente delicato. Il servizio di intelligence interno della Sassonia-Anhalt considera dal 2023 il movimento regionale dell’AFD una formazione di estrema destra accertata, classificazione che il partito contesta politicamente. Proprio per questo l’eventuale ingresso al governo avrebbe una portata ancora maggiore: sarebbe la prima volta che un partito con una simile classificazione assumerebbe direttamente il controllo dell’esecutivo di un Land.

 

Domenica, dunque, non si decide soltanto chi governerà una regione di poco più di due milioni di abitanti. Si misura la tenuta della strategia con cui per anni la politica tedesca ha provato a contenere l’AFD. Se il partito dovesse fermarsi alla vittoria elettorale, la Brand mauser potrebbe ancora resistere. Se invece riuscisse a trasformare quel 40 per cento abbondante in una maggioranza di governo, per la Germania sarebbe tutta un’altra storia.

(Massimo Balsamo, 6 settembre 2026).

 

 

 

Ucraina-Russia, Trump: “Ho una

proposta di pace”. Bischoff e Kushner

prima da Putin e poi da Zelensky.

 

ildenaro.it – (5 Settembre 2026) – Adnkronos -Redazione – ci dice:

 

Donald Trump ha una proposta per porre fine alla guerra Russia e Ucraina. E la presenterà a Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky quando Steve Bischoff e Jared Kushner, gli inviati del presidente degli Stati Uniti, arriveranno a Mosca e poi a Kiev per due incontri. Secondo la Tass, che fa riferimento alle informazioni fornite da un’anonima fonte, Bischoff e Kushner “prevedono di arrivare a Mosca e successivamente a Kiev il 5 e 6 settembre”.

 

Il weekend, quindi, può diventare un crocevia fondamentale per il conflitto, in corso ormai da 4 anni e mezzo. “Bischoff e Kushner portano a Mosca una proposta per porre fine alla guerra. Abbiamo un’idea per la pace. In questa guerra c’è un problema di personalità, c’è odio vero tra Putin e Zelensky”, dice Trump facendo riferimento allo scontro totale tra il presidente russo e quello ucraino. Trump specifica se il piano preveda una cessione di territorio da parte dell’Ucraina. Nei mesi scorsi, Kiev ha detto ‘no’ all’ipotesi di cedere il Donbass. “In media, muoiono 25mila soldati al mese. Questa guerra deve terminare, c’è una buona chance che finisca”, dice Putin, che continua a esibire un rapporto speciale con il leader del Cremlino: “Parlo con Putin, lo conosco bene. Non attaccherà nessun territorio della Nato”, dice disinnescando l’allarme relativo ad un ampliamento del conflitto.

 

Zelensky attende sviluppi e confida nella missione americana a Mosca. L’Ucraina congelerà gli attacchi per favorire il dialogo. “Come già avvenuto durante le precedenti visite diplomatiche della delegazione degli Stati Uniti, garantiremo il normale funzionamento dello spazio aereo russo affinché i negoziatori possano arrivare in sicurezza. Ci preoccupiamo della loro incolumità, non di quella della Russia”, dice in un post pubblicato su ‘Telegram’ sottolineando che “da parte nostra non ci saranno attacchi aerei e anche la Russia dovrà garantire, in modo reciproco, una pausa negli attacchi aerei per tutto il tempo necessario allo svolgimento dei colloqui e alla gestione delle questioni logistiche legate a questa visita americana”.

 

“Il nostro obiettivo – sottolinea Zelensky – è fare in modo che la visita e i colloqui con la parte americana siano il più possibile costruttivi e concreti. Dobbiamo cercare opzioni reali per indirizzare questa guerra verso la sua conclusione. Vedremo quali proposte avranno Steve e Jared e cosa risponderà loro Mosca”.

 

Dopo la pausa diplomatica, il conflitto rischia di riprendere con un’escalation. La Russia, nelle ultime ore, ha colpito duro su Kiev: un drone di Mosca “ha colpito l’edificio centrale del Servizio di sicurezza ucraino di fronte alla Cattedrale di Santa Sofia”, dice Zelensky. L’obiettivo del raid era Aleksandr Polda, numero 1 dei sevizi ucraini. Bersaglio mancato, come evidenziano le foto che ritraggono Zelensky proprio a colloquio con il capo dello Sbu.

 

“Il drone era diretto proprio contro l’ufficio del capo del Servizio di sicurezza situato in quell’edificio. Ho incaricato Polda di dare ai russi una risposta adeguata e concreta e, ove possibile, di pari entità a questo attacco, non appena tutto sarà pronto. Le nostre forze armate sosterranno questa risposta. I luoghi da colpire sono stati definiti. Il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati”, annuncia Zelensky promettendo una rappresaglia. L’Ucraina, d’altra parte, da giorni conduce una campagna per chiudere i cieli russi: il traffico aereo su Mosca è stato condizionato dalle minacce di attacchi con droni e diverse compagnie hanno modificato i propri programmi.

 

 

Per Trump la guerra in Ucraina può finire anche senza Zelensky. Ma l’Ue non ci sta.

 Atlanteeditoriale.com – Sabato Angieri – (11 agosto 2025) – Redazione – ci dice:

 

L’incontro che si terrà il venerdì di ferragosto in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin si preannuncia come un passaggio storico per la guerra in Ucraina. Ma non solo, è da 10 anni che il presidente russo non mette piede sul suolo statunitense, dal 28 settembre 2015 quando incontrò Barack Obama a margine della 70° Assemblea generale dell’Onu. Da quella visita sembra passato un secolo, culminato negli ultimi quattro anni di amministrazione Biden con la chiusura quasi totale dei rapporti con Mosca. Di contro, Trump e il suo vice, JD Vance, hanno idee molto diverse sulla Russia, vorrebbero averla come partner commerciale, se possibile contro la Cina, e poco importa se a discapito dell’Unione Europea.

 

Per questo quando Trump ha annunciato che il vertice con l’omologo russo si sarebbe tenuto a prescindere dalla presenza o meno di Zelensky i leader europei hanno iniziato a preoccuparsi. Si tratta di un cambio di prospettiva non da poco in un momento in cui sembrava che Washington volesse inchiodare Mosca con le spalle al muro. Il famoso ultimatum dell’8 agosto, scaduto il quale la Casa Bianca aveva promesso «sanzioni devastanti», si è risolto con un nulla di fatto se non l’aumento dei dazi all’India fino al 50%, il che colpisce in modo significativo le esportazioni di petrolio russo ma non ne affosserà l’economia. Trump l’ha detto chiaramente: «è ora di chiudere la guerra» e al momento la strategia sembra essere quella di fare al Cremlino un’offerta generosissima. Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla Casa bianca, una bozza di piano esisterebbe già: gli Ucraini dovrebbero ritirarsi dalla parte del Donetsk che ancora controllano per permettere ai russi di occupare tutto il Donbass. Mosca otterrebbe così una vittoria diplomatica laddove sul campo le sue truppe non sono riuscite a sfondare. Inoltre la Crimea dovrebbe diventare ufficialmente russa. Non è chiaro il destino che toccherà alle regioni occupate del sud, Zaporizhzhya e Kherson. I russi potrebbero riconsegnare la centrale atomica di Zaporizhzhya alla controparte oppure impegnarsi a non tentare nuove avanzate. Restano i limiti imposti dalla costituzione ucraina a Zelensky che formalmente non potrebbe cedere alcun territorio. Ma resta ancor di più il fatto che, se così stessero le cose, per l’Ucraina sarebbe una vera e propria débâcle.

 

E mentre la diplomazia russa e statunitense portano avanti a ritmi serrati i preparativi per l’incontro dei rispettivi presidenti, l’occidente si è spaccato. Da una parte Donald Trump, che continua sulla via della risoluzione del conflitto nel più breve tempo possibile e quindi è convinto che l’unico interlocutore importante sia chi la guerra l’ha iniziata, ovvero Vladimir Putin. Dall’altra l’Unione Europea e l’Ucraina che stanno cercando in tutti i modi di far capire a Washington che non si possono decidere i termini del cessate il fuoco senza Kiev. Volodymyr Zelensky ha dichiarato chiaramente che «non regalerà nessun territorio alla Russia» e che «la costituzione ucraina sancisce chiaramente l’impossibilità di ogni cessione». Ma il presidente si trova tra due fuochi: la sua popolazione civile stremata da tre anni e mezzo di guerra vorrebbe vedere la fine del conflitto, ma i militari non lasceranno facilmente che al nemico siano fatte concessioni. Il cancelliere tedesco Merz si augura ancora che «Zelensky possa partecipare all’incontro» e sottolinea che è inaccettabile che «le questioni territoriali vengano discusse o decise da Russia e Stati Uniti ignorando europei e ucraini». Sulla stessa linea le dichiarazioni di Bruxelles, che tranne la Slovacchia e l’Ungheria l’Ue si mostra compatta.

 

Mentre dai funzionari Usa arrivano segnali contrastanti. L’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker, ha riacceso le speranze ucraine dichiarando che la presenza di Zelensky al vertice di venerdì è «possibile» ed è ancora «in discussione». Molto meno incoraggianti le parole del vice-presidente Usa Ad Vance, che ha definito l’eventuale presenza di Zelensky «non produttiva» e ha comunque sottolineato che né Kiev Né Mosca saranno «felici» dell’accordo finale.

 

Secondo alcune indiscrezioni Zelensky potrebbe anche essere invitato a collegarsi da remoto, oppure a partecipare a tavoli secondari senza gli altri due presidenti, ma entrambe le ipotesi al momento appaiono tentativi di ricucire uno strappo che si allarga giorno dopo giorno.

(Sabato Angieri).

 

 

 

Putin senza freni: "Se l'Europa vuole

 scatenare una guerra, noi siamo

pronti, adesso."

Today.it – Mondo -Today – (2 dicembre 2025) – Redazione – ci dice:

Il presidente russo riflette su un ipotetico scenario bellico. Sul conflitto in Ucraina: "Possiamo isolare la Crimea dal mare, se Kiev proseguirà con gli attacchi contro le nostre navi."

Il presidente russo Vladimir Putin (foto LaPresse).

"Se l'Europa dovesse improvvisamente decidere di combattere contro di noi e lo facesse, siamo pronti fin da ora". Lo scenario bellico viene tratteggiato come ipotesi da Vladimir Putin, ma è funzionale alla narrazione russa che non vuole apparire debole all'esterno. Il leader ha anche parlato del conflitto in Ucraina e di come stanno procedendo i negoziati. In Russia, intanto, sono arrivati l'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Bischoff e il genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner.

 

"Non abbiamo intenzione di combattere contro l'Europa"

"Non abbiamo intenzione di combattere contro l'Europa, l'ho già detto centinaia di volte", dichiara Putin ai giornalisti. Ma il leader del Cremlino ribadisce che anche qualora si dovesse arrivare a un confronto diretto, Mosca si farebbe trovare pronta: "Non ci possono essere dubbi al riguardo". "Se l'Europa decidesse improvvisamente di dichiararci guerra e la iniziasse, potrebbe verificarsi molto rapidamente una situazione in cui non avremmo nessuno con cui negoziare", ha aggiunto Putin.

 

"Gli europei ostacolano i negoziati."

Sulle trattative in corso per far terminare il conflitto in Ucraina, il leader russo accusa gli europei: "Hanno iniziato a ostacolare l'attuale amministrazione statunitense e gli sforzi del presidente Donald Trump per raggiungere la pace attraverso i negoziati". Secondo Putin, i Paesi del vecchio continente "hanno rifiutato i colloqui di pace e stanno ostacolando gli sforzi del presidente Trump, non hanno un programma di pace. Sono dalla parte della guerra".

 

Il presidente russo fornisce una sua ricostruzione dei colloqui tra Europa e Stati Uniti: "Anche quando cercano di apportare alcune modifiche alle proposte del presidente Donald Trump, vediamo chiaramente che tutti questi cambiamenti mirano a una sola cosa: bloccare l'intero processo di pace, avanzare richieste assolutamente inaccettabili per la Russia, e loro lo capiscono".

"In Ucraina non c'è una guerra."

Le dichiarazioni di Putin puntano a cancellare anche l'evidenza del conflitto contro Kiev: "La Russia agisce in Ucraina in modo chirurgico. Non si tratta di una guerra nel senso letterale del termine". Da quasi quattro anni, 11 se si considera l'occupazione della Crimea, Mosca è impegnata nella guerra in Ucraina. E l'esercito di Kiev riesce ancora a fronteggiare l'armata di Putin. Tanto che il presidente russo deve agitare nuove minacce: "La Russia può isolare la Crimea dal mare, se Kiev continuerà gli attacchi contro le nostre navi".

 

I negoziati.

Una fonte della CNN, emittente statunitense, ha riferito che Bischoff, Kushner e il consigliere del Cremlino Kirill Dmitriev hanno fatto una passeggiata sulla piazza Rossa prima dei colloqui con il presidente russo Vladimir Putin. Dopo il confronto con Mosca, fa sapere un alto funzionario ucraino citato dall'agenzia France presse, gli inviati Usa potrebbero incontrare una delegazione ucraina. La notizia è stata confermata da AXIOS che aggiunge qualche dettaglio in più. Bischoff e Kushner dovrebbero confrontarsi con lo stesso Volodymyr Zelensky in un Paese europeo non meglio specificato.

Putin: "Se l'Europa vuole scatenare una guerra, noi siamo pronti, adesso."

(today.it/mondo/putin-se-europa-attacca-russia-pronta.html).

© Today.

 

 

 

 

 

1 Lug 2025

L’effetto Trump sulle relazioni tra Unione Europea e Russia.

Ispionline.it – (1°luglio 2025) – Matteo Fumagalli – Redazione – ci dice:

Il secondo mandato Trump solleva interrogativi strategici in Europa, ma non cambia le fondamenta del rapporto UE-Russia.

Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha focalizzato l’attenzione dei leader europei, che cercano di accelerare la diversificazione dalle importazioni di energia russa. Finora questo non ha portato a un ripensamento significativo su quale potrebbe essere un’alternativa all’attuale conflitto con la Russia o a una futura relazione postbellica. Russia e UE rimangono radicate nelle loro posizioni come durante l’amministrazione Biden. Per quanto riguarda l’Europa, due iniziative stanno guadagnando slancio (Readiness 2030 e un reset post-Brexit con il Regno Unito, anche in materia di sicurezza e difesa), mentre la Russia continua a mantenere la rotta nella sua prolungata guerra contro l’Ucraina, convinta di poter sopravvivere sia alla resistenza ucraina che alla presente determinazione occidentale. Nonostante le notevoli turbolenze geopolitiche contemporanee, non si intravede alcun disgelo nei rapporti bilaterali, poiché cambiare rotta è costoso per tutte le parti in causa.

 

Idee e modelli di comportamento radicati portano a modelli auto-rinforzanti noti in politica ed economia come effetti path-dependent,1 dove cambiare linea d’azione diventa sempre più costoso, finanziariamente e politicamente, con il passare del tempo, a causa di eventi e decisioni passati che limitano le opzioni disponibili nel presente. Cercare di impostare le relazioni tra Unione Europea (UE) e Russia su un percorso così alterato ne è un esempio: mantenere la rotta, a qualunque costo, è diventato un mantra per entrambe le parti negli ultimi anni.

 

La rielezione di Trump, con le sue critiche all’ UE, il suo rapporto con il Presidente russo Vladimir Putin, il suo desiderio di porre fine alla guerra russo-ucraina, ha effettivamente avuto un effetto sulle relazioni UE-Russia? Potrà anche essere un elemento dirompente per l’economia globale, ma nella geopolitica globale l’amministrazione Trump potrebbe rivelarsi un promotore di cambiamenti assai minore rispetto alle attese, anche per quanto riguarda le relazioni UE-Russia.

 

La Pax Americana era in crisi ben prima dell’arrivo di Trump,

La prima elezione di Donald J. Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016 è stata vissuta da molti leader europei con estrema preoccupazione e con l’auspicio di un rapido ritorno alla normalità. Che poco fosse in realtà cambiato durante il suo primo mandato era in gran parte dovuto alle disfunzionalità dell’amministrazione Trump, alle fratture ideologiche tra i suoi membri e all’elevato numero di repubblicani conservatori tradizionali nelle fila dell’amministrazione stessa.

 

È opinione comune che la seconda presidenza Trump potrebbe essere diversa. Il Presidente degli Stati Uniti si è circondato di personale maggiormente a lui vicino e politicamente allineato. Più fortemente sostenuto dalla sua amministrazione, i suoi commenti più critici nei confronti dell’Europa – e indicativi della visione del mondo e della missione di Trump – sono stati pronunciati dal segretario alla Difesa Pete Hester e dal vicepresidente JD Vance nel febbraio 2025. 2 A rendere ancora più acuta la sfida che Trump pone all’Europa – in particolare per la durata e unità dell’alleanza transatlantica e a mettere a nudo le fragilità di quest’ultima, ci sono le faglie interne all’UE, ovvero le battaglie ideologiche tra gli schieramenti allineati a Trump e, più in generale, al trumpismo, un movimento e un’ideologia che probabilmente sopravviveranno al mandato del Presidente, e coloro che gli si oppongono.

 

L’amministrazione Trump ha trascorso i primi mesi del 2025 cercando di imporre la sua nuova “visione” sia agli alleati che agli avversari. La sua politica tariffaria annunciata il 2 aprile 2025, l’abolizione dell’Usaid (la più grande agenzia di aiuti umanitari al mondo), il suo avvicinamento alla Russia (senza che il Cremlino facesse alcuna concessione all’Ucraina) e, più in generale, lo sminuire il ruolo dei Paesi europei nell’alleanza transatlantica sono stati vissuti con orrore dal lato europeo dell’Atlantico.

 

Se da un lato la rottura (disruption) è destabilizzante, dall’altro è importante sottolineare che molto non è cambiato finora. Un importante elemento di continuità risiede nel crollo dell’ordine di sicurezza europeo, che né la seconda né la prima presidenza Trump hanno provocato da sole. Queste due istituzioni potrebbero aver accelerato le tendenze, ma è più probabile che rappresentino la disintegrazione di un vecchio ordine, piuttosto che la sua causa o addirittura l’emergere di qualcosa di nuovo al suo posto. La Russia, basandosi sui disastri occidentali in Iraq, Afghanistan, Libia (e altrove), ha da tempo concluso che esiste un’opportunità da cogliere per dividere l’Occidente e promuovere un’agenda revisionista nella politica mondiale. Eppure, come osserva correttamente Stefan Wolff, la crisi dell’ordine internazionale liberale non significa che questo sia già scomparso, né che sia stato sostituito con qualcosa d’altro. Molto sta cambiando, ma alcuni cambiamenti sono antecedenti a Trump 2.0. Anche le sue richieste affinché i partner europei della Nato contribuissero finanziariamente di più alla Nato, assumendosi così una maggiore quota di responsabilità per la propria difesa, non erano una novità. Barack Obama aveva già espresso osservazioni simili in precedenza, nel tentativo di focalizzare l’attenzione strategica statunitense verso l’Asia e la Cina in particolare (“pivot to Asia”). Un altro Presidente statunitense molto popolare in Europa, John F. Kennedy, aveva già chiesto – nel 1951! – una ricalibrazione nella condivisione degli oneri tra l’America e i suoi partner europei.

 

Non si tratta di sottovalutare la portata delle sfide future: l’Europa è evidentemente vulnerabile a una serie di cambiamenti dirompenti innescati dal Presidente degli Stati Uniti e dalla sua squadra nel 2025. Avendo potuto contare su solide garanzie di sicurezza statunitensi (sotto forma della Nato, sottoscritta da Washington), i Paesi europei hanno cronicamente sotto il vestito nelle proprie capacità di difesa, soprattutto dalla fine della Guerra Fredda. La spesa per la difesa in percentuale del Pil è aumentata negli ultimi dieci anni circa, ma un investimento in una base industriale di difesa europea indipendente si scontra con molti ostacoli. In secondo luogo, il crollo delle relazioni UE-Russia continua ininterrotto, senza alcun segno di disgelo nelle relazioni, né alcun tentativo, da entrambe le parti, di immaginare come potrebbe essere una relazione postbellica. Non volendo o non potendo cambiare rotta, entrambe le parti restano bloccate nel pensiero pre-Trump, perseguendo sempre più della stessa (tragica) situazione nella speranza che ciò produca il risultato desiderato da entrambe le parti (la vittoria dell’Ucraina, o la sua non sconfitta, da una parte; la scomparsa dell’Ucraina come attore sovrano indipendente dall’altra).

 

Posizioni consolidate in materia di energia e sicurezza

Due questioni chiave definiscono il rapporto tra Unione Europea e Federazione Russa: l’energia e la sicurezza. Entrambe sono state in parte influenzate dalla situazione dall’altra parte dell’Atlantico, sebbene Trump non abbia alterato significativamente il corso delle dinamiche in entrambi i settori.

 

Il disaccoppiamento (decoupling) energetico continua, gradualmente.

La prima questione importante ruota attorno a uno dei pilastri fondamentali delle relazioni UE-Russia nel secondo dopoguerra: l’energia.6 Dall’inizio della guerra nel 2022, la Russia ha cercato di diversificare le proprie esportazioni vendendo il proprio petrolio a prezzi scontati; spingendo per un’Unione del gas trilaterale con Kazakistan e Uzbekistan; cercando una nuova partnership con la Cina per il progetto dell’oleodotto Power of Siberia-2, vendendo petrolio a prezzo scontato all’India. L’UE, al contrario, ha spinto con forza sulla decarbonizzazione e sulle energie rinnovabili, aumentando di fatto l’approvvigionamento di gas naturale e liquefatto da altri partner, inclusi Usa, Norvegia, Algeria, Qatar, Azerbaijan e Kazakhstan.

 

Eppure, nonostante la retorica di entrambe le parti, gli idrocarburi non sono scomparsi dalle relazioni UE-Russia.7 Nonostante tutta la retorica circa la necessità di ‘punire la Russia’ economicamente e sul sostenere l’Ucraina, la realtà, in termini economici schietti, racconta una storia ben diversa e più seria. Da febbraio 2022, la Russia ha guadagnato dalla esportazione di idrocarburi il triplo di quanto l’Ucraina abbia ricevuto in aiuti stanziati dai suoi alleati.8 Stati Uniti e Regno Unito hanno vietato il petrolio e il gas russi, mentre la UE ha vietato le importazioni russe di greggio via mare, ma non di gas. Alla fine di maggio 2025, la Russia aveva ricavato oltre 883 miliardi di euro dalle esportazioni di combustibili fossili dall’inizio dell’invasione, inclusi 228 miliardi di euro dai Paesi sanzionatori. Di questi, 209 miliardi di euro provenivano dagli Stati membri dell’UE. Gli Stati dell’Unione hanno continuato a importare gas tramite gasdotto direttamente dalla Russia fino a quando l’Ucraina non ha interrotto il transito nel gennaio 2025, poiché la maggior parte dei contratti di gas erano a lungo termine e su base buy-or-pay, cosicché gli acquirenti avrebbero dovuto comunque pagare la Russia per il suo gas. Il petrolio greggio russo viene ancora trasportato tramite gasdotti in Ungheria e Slovacchia.

 

Anche il gas russo viene ancora trasportato in Europa in quantità crescenti tramite gasdotti attraverso la Turchia: il volume è aumentato del 26,7% a gennaio e febbraio 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Ungheria e Slovacchia continuano a ricevere gas russo tramite gasdotto attraverso la Turchia. Le esportazioni di gas verso l’Europa sono aumentate del 20% nel 2024, con le esportazioni di GNLNL che hanno raggiunto livelli record.

 

Le importazioni di GNL non sono state incluse nel 17 ° pacchetto di sanzioni contro la Russia. Tuttavia, il GNL russo è stato incluso nella tabella di marcia dell’UE per l’eliminazione di tutte le importazioni di gas russo entro la fine del 2027.9 Nella sua tabella di marcia REPOWER- EU, pubblicata il 6 maggio 2025, l’UE ha dichiarato che porrà fine alla dipendenza dall’energia russa interrompendo l’importazione di petrolio russo e eliminando gradualmente l’energia nucleare russa, al fine di garantire all’UE la piena indipendenza energetica dalla Russia. Se un allontanamento dall’energia russa sembra essere rapidamente attuato dopo cinque anni, ciò ha avuto un costo, tra cui l’importazione di costoso Gnl dagli Stati Uniti (dove vengono utilizzate tecniche per estrarlo inquinanti per l’ambiente come il fracking) e il consolidamento di relazioni politiche ed economiche con produttori che non sono esattamente esempi di democrazia in Medio Oriente, Nord Africa e altrove nello spazio post-sovietico. “Colpire la Russia dove fa male” (l’industria degli idrocarburi, il cuore del suo sistema economico e politico) è stato al centro della risposta della UE all’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, la Russia, nonostante alcune evidenti difficoltà economiche dovute all’inflazione, agli alti tassi di interesse e a un mercato del lavoro ristretto, si è rivolta a nuovi acquirenti e il suo ruolo preminente a livello mondiale come Paese leader nel settore energetico non è stato intaccato.10

 

Nessun disgelo nella sfera della sicurezza.

L’aumento delle capacità di difesa non è solo vitale per l’Unione Europea e il Regno Unito affinché continuino a sostenere militarmente l’Ucraina, ma è anche una questione cruciale per la capacità dell’Europa di difendersi e, così facendo, di ricalibrare l’alleanza transatlantica. Un’importante opportunità che deriva dagli attuali dubbi sulla durata dell’alleanza transatlantica ruota attorno alla ricerca, a lungo dibattuta ma mai seriamente contemplata, di un’autonomia strategica per l’Europa. I dibattiti sull’autonomia strategica europea sono tutt’altro che nuovi ed emersero nel contesto del Trattato del 1952 che istituiva la Comunità Europea di Difesa, un piano che presto fallì a causa dell’opposizione della Francia. L’autonomia strategica si riferisce alla “capacità dell’UE di agire autonomamente, senza dipendere da altri Paesi, in settori strategici di importanza strategica, che vanno dalla politica di difesa all’economia”. 11 Sebbene la richiesta del presidente Trump che i membri non statunitensi della Nato aumentino i loro contributi alla difesa al 5% del loro Pil sia probabilmente la dichiarazione di apertura di un negoziato, gli Stati membri dell’UE hanno risposto aumentando gradualmente e in modo assai disomogeneo i loro contributi alla Nato. Nel suo White Paper sulla Difesa, la Commissione europea ha consentito l’attivazione di una clausola di salvaguardia nazionale, in modo che, senza penalità, se superano il normale limite di deficit del 3% del Pil, possano contrarre debito aggiuntivo fino all’1,5% del loro Pil.12 Attraverso l’iniziativa REARM Europe-Readiness 2030, l’UE propone ulteriori 800 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri a colmare le loro lacune nella difesa e ad aumentare la loro produzione e capacità militare. Ciò è necessario, sebbene tardivo, ma le capacità di difesa e una base industriale di difesa inizieranno a concretizzarsi solo all’inizio del prossimo decennio. Un cambiamento notevole, ma che si è concretizzato in diversi mesi, se non anni, è un partenariato più stretto in materia di sicurezza e difesa tra UE e Regno Unito, annunciato nel maggio 2025.13 Sebbene la mobilitazione di risorse finanziarie rappresenti un passo utile verso questo obiettivo più ampio e a lungo termine, permangono alcuni ostacoli ben noti, come i disaccordi tra gli Stati europei sugli impegni relativi alle truppe e al loro mandato, soprattutto se schierate in un teatro di guerra come l’Ucraina, e i timori di un’escalation in un conflitto diretto con la Russia. Gli annunci iniziali, in particolare da parte di Regno Unito e Francia, di considerare l’invio di stivali [truppe] sul terreno (boots on the ground) e le menzioni di 100.000 unità vicino al confine russo hanno presto lasciato il posto a cifre inferiori (10- 20.000), sempre più lontane dalla linea di contatto. Mentre Trump è sempre più frustrato dalla mancanza di progressi nei negoziati da lui promossi, le relazioni tra UE e Russia non si sono discostate dalla posizione mantenuta negli ultimi tre anni e più.

 

Conclusione.

I rapporti tra Russia e Unione Europea sono rimasti, nel complesso, inalterati dagli sviluppi dei primi mesi della seconda presidenza Trump. Accelerare l’indipendenza energetica e cercare di ricostruire le capacità di difesa interne e una base industriale di difesa sono iniziative necessarie, seppur tardive, in Europa, ma queste non costituiscono da sole l’alba di un nuovo ordine mondiale, o anche solo europeo. Mosca e Bruxelles sono trincerati nelle proprie posizioni e incapaci persino di contemplare il cambiamento o come questo potrebbe apparire. La guerra in Ucraina continua a consumare entrambe le parti e, nel frattempo, a infliggere violenza su milioni di cittadini ucraini.

 

Questi possono essere tempi incerti e fluidi, ma c’è un possibile risvolto positivo in tutto questo. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca serve come un duro, persino brutale promemoria per l’Europa che alcuni dei principi chiave della Pax Americana dovranno cambiare, incluso il fatto che l’Europa non dovrebbe più dare per scontata la sua centralità per gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti. L’Europa dovrebbe vedere questo momento critico come un’opportunità per spingere finalmente verso l’autonomia strategica. Una drastica ricalibrazione di contributi finanziari e forze richiederà all’Europa di abbandonare le sue vecchie certezze e il suo comodo stile di vita. Ciò richiede anche un dialogo franco con le opinioni pubbliche nazionali che però solo pochissimi Paesi europei sono disposti ad affrontare al momento.

 

 

 

 

 

 

Ucraina-Russia, gli inviati di Trump

a Mosca. Putin ordina stop attacchi

a Kiev per tre giorni.

Lacronaca24.it – (5 settembre 2026) – ADNKRONOS – Redazione – ci dice:

 

(Adnkronos) – Gli inviati di Donald Trump, Steve Bischoff e Jared Kushner, sono arrivati a Mosca stamane. I due emissari della Casa Bianca sono stati accolti da Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), e – come riferisce la Tass – hanno iniziato la visita nella capitale russa con un pranzo di lavoro nel centro della città.

 

Stando a quanto dichiarato ieri dal presidente Donald Trump, i due inviati sono latori di una proposta per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina e la presenteranno a Vladimir Putin prima e Volodymyr Zelensky poi, in una visita immediatamente successiva a Kiev, prevista per domani.

 

Per l’occasione, il presidente russo Vladimir Putin “ha dato disposizione di non colpire Kiev per tre giorni a partire dalla mezzanotte”, ha reso noto il suo portavoce Dmitry Peskov, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa russa Tass. La decisione è legata “alla preparazione e allo svolgimento di contatti con i negoziatori statunitensi”, che dovrebbero raggiungere la capitale ucraina dopo la loro visita a Mosca, attualmente in corso. Peskov ha aggiunto che Kiev ha fatto pervenire a Mosca l'”informazione” relativa alla visita dei due inviati speciali del presidente statunitense.

 

“L’amministrazione statunitense dovrebbe tenere conto della situazione sul campo, che sta peggiorando a svantaggio di Kiev, riguardo alla risoluzione del conflitto ucraino”. A dichiararlo alla Tass è stato intanto il vice ministro degli Esteri russo Sergei Rybakov, commentando la possibile visita.

 

“La domanda chiave è fino a che punto l’amministrazione statunitense sia disposta a investire per trovare una vera soluzione alla crisi attuale, tenendo conto della realtà sul campo. Questo coinvolge non solo le cause profonde di cui parliamo costantemente, ma anche la situazione stessa, che è in continua evoluzione e non gioca a favore di Kiev,” ha aggiunto Rybakov.

 

“Il fatto è che la situazione, così come si è sviluppata durante e dopo il vertice di Anchorage, ha sollevato molte domande sulla capacità degli Stati Uniti, nel loro approccio alle questioni da risolvere, di rimanere ragionevoli ed evitare di cedere alla convenienza politica o all’influenza di coloro che si oppongono a un accordo. Queste domande restano senza risposta,” ha concluso.

 

“Bischoff e Kushner portano a Mosca una proposta per porre fine alla guerra. Abbiamo un’idea per la pace. In questa guerra c’è un problema di personalità, c’è odio vero tra Putin e Zelensky”, ha detto Trump facendo riferimento allo scontro totale tra il presidente russo e quello ucraino. Trump non ha specificato se il piano preveda una cessione di territorio da parte dell’Ucraina. Nei mesi scorsi, Kiev ha detto ‘no’ all’ipotesi di cedere il Donbass.

 

“In media, muoiono 25mila soldati al mese. Questa guerra deve terminare, c’è una buona chance che finisca”, ha commentato nelle scorse il tycoon, che continua a esibire un rapporto speciale con il leader del Cremlino: “Parlo con Putin, lo conosco bene. Non attaccherà nessun territorio della Nato”, dice disinnescando l’allarme relativo ad un ampliamento del conflitto.

 

Da parte sua, intanto, Volodymyr Zelensky denuncia attacchi sferrati dalla parte russa anche contro gli aeroporti del paese, nel pieno della missione diplomatica degli inviati americani. “Ieri sera i russi hanno colpito un’azienda civile a Kaminsky, nella regione di Dnipro, uccidendo quattro persone e ferendone altre cinque. Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. In molte regioni – a Kherson, Borisci e nella regione di Kharkiv – sono stati danneggiati normali edifici residenziali. A Sumy e Mykolayiv, i droni hanno colpito i centri commerciali”, scrive in un post su X.

 

“Durante la notte – prosegue – si sono verificati anche attacchi russi dimostrativi contro i nostri aeroporti – a Kiev e a Borisci. Attacchi deliberati, per la prima volta dopo molto tempo. Chiaramente, questi attacchi russi agli aeroporti sono una reazione alle discussioni e ai preparativi relativi alla possibilità che la parte statunitense utilizzi un aereo per recarsi in Ucraina e atterrare all’aeroporto di Kiev o a quello di Borisci. Gli “shahid” russo-iraniani in risposta alla diplomazia americana”.

 

“Abbiamo preso atto di questa mossa russa – annuncia quindi – e la prossima settimana adegueremo di conseguenza le nostre operazioni riguardo allo spazio aereo russo, che è diventato pericoloso a causa della presenza dei nostri droni e missili nei cieli. Naturalmente, non ci sono né ci saranno minacce alla diplomazia da parte nostra. L’Ucraina è interessata ad avvicinare la pace. La Russia sarà ritenuta responsabile delle sue azioni. Grazie a tutti coloro che stanno aiutando il nostro Paese e il popolo ucraino!”.

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