I leader UE ci portano alla guerra con Putin.
I
leader UE ci portano alla guerra con Putin.
Linea
dura di Ue e Nato con
Putin:
'D'ora in poi reagiremo.'
Ansa.it
– Mondo – (2 settembre 2026) – WICKLOW - 'inviato Mattia Bernardo Bagnoli –
redazione – ci dice:
In
arrivo la contraerea per Kiev e nuova ipotesi per sbloccare gli asset russi.
Se mai
in futuro si cercherà di trovare il momento preciso in cui l'Europa ha deciso
di cambiare passo nel conflitto ucraino, forse si potrà risalire a questi
giorni.
Non
tanto per le decisioni prese nel pratico.
Il Gymnich di Wicklow, come ogni consiglio
informale che si rispetti, si risolve in un giro di chiacchiere, in agenda non
ci sono azioni esecutive. Ma la sensazione comune è che la Russia sia andata
troppo in là, che il caso di Lipsia sia uno spartiacque.
Ursula
von der Leyen e Mark Rutte, da Bruxelles, hanno scelto di apparire insieme per
lanciare un messaggio di unità.
Ue e
Nato ci sono, sono unite, e promettono di "alzare la pressione su
Mosca" e "di essere pronte a reagire all'irresponsabilità di Mosca in
modo più rapido ed efficace".
La presidente della Commissione, in particolare, ha
usato parole molto forti e lucide.
"Si è trattato di un attacco perpetrato
da agenti russi sul territorio dell'Unione Europea utilizzando materiale di
tipo militare: non lo tollereremo.
Gli
europei devono fare i conti con la dura realtà che questa è la nuova normalità
alla quale dobbiamo adattarci", ha avvertito.
Il
segretario generale della Nato le ha fatto eco: "La Russia aumentato la
sua spregiudicatezza ma non ci spaventa".
Se l'intenzione del Cremlino, con queste
operazioni clandestine, era quella d'intimidire i Paesi europei e spingerli a
ridurre il sostegno per Kiev, rischia di ottenere l'esatto contrario.
Il
presidente del Comitato Militare alleato, l'italiano Giuseppe Cavo Dragone, è
stato molto chiaro nella sua analisi.
"A
coloro che ancora ignorano o negano che la Russia stia conducendo una guerra
ibrida nei territori degli Alleati: Lipsia non è un caso isolato e distogliere
lo sguardo non fa altro che premiare l'aggressore".
(Agenzia
ANSA.
Tajani:
'Possibili tentativi d'influenze russe sul voto in Italia' - Notizie - Ansa.it
'E'
una questione che riguarda tutta l'Europa' -ANSA).
Ed è
una melodia che riverbera anche tra i prati verdi ed umidi del resort irlandese
dove si sono riuniti in conclave i 27 ministri degli Esteri dell'Ue.
L'alto
rappresentante Ue Kaja Kallas non s'è persa in giri di parole.
L'ondata
di attacchi ibridi in Europa, sempre più cinetici peraltro, potrebbe dare
"una svegliata" a quei Paesi più restii a menare duro con le sanzioni
(la
Grecia, tanto per dire, ha voluto stralciare il giro di vite ai servizi
marittimi che avrebbe colpito la flotta ombra russa).
Nella
sala in cui si sono visti i ministri, a quanto apprende l'ANSA, aleggiava
un'aria ben più cupa del solito, figlia del senso d'urgenza.
E dunque.
A
breve diversi Paesi annunceranno forniture di missili intercettori all'Ucraina,
anche sulla spinta della 'moral suasion' tedesca:
Berlino
intende andare avanti come un panzer sugli aiuti a Kiev.
La Russia ha preannunciato "una dura
reazione" alla decisione di chiudere il consolato russo a Bonn e la Casa
Russia a Berlino e ha accusato la Germania di avere "deliberatamente
lanciato una vera e propria provocazione, il cui scopo era quello di inasprire
le relazioni russo-tedesche".
Antonio
Tajani è stato telegrafico: "Disinformazia". Non è tutto. Un gruppo
consistente di Paesi ha chiesto di limitare l'erogazione dei visti turistici a
russi e bielorussi nonché di bloccare l'ingresso nell'Ue ai veterani della
guerra in Ucraina -- se poi sarà confermato che il sospettato di Lipsia è
entrato con un visto concesso dall'Italia, la pressione non potrà che
aumentare.
"Quest'estate
la Russia ha bombardato i civili con intensità senza precedenti, eppure i russi
hanno continuato ad arrivare nei paesi europei e a godere della loro
ospitalità: così non può andare", ha sintetizzato Kallas.
Infine
c'è la questione dei soldi.
Kiev
ha bisogno di fondi extra, dato che le rotte dell'export via Mar Nero sono
bloccate e dunque perde introiti.
Il dibattito sull'uso dei fondi russi è
tornato in voga e la novità sta nel fatto che la Commissione starebbe
esplorando l'ipotesi di spostare il denaro (185 miliardi) fuori dalla belga “Euro
clear” e trasferirlo in un veicolo europeo, superando così il veto opposto
sinora.
Le
élites europee vogliono la guerra,
i
popoli no. Fermiamo l’escalation
prima
che sia tardi.
Ilfattoquoidiano.it
- Paolo Ferrero – (03 dicembre 2025) – Redazione – ci dice:
Mi
pare evidente che Trump stia spingendo per una trattativa di pace in Ucraina.
Mi pare altrettanto evidente che larghissima parte dei governi europei lavorino
per l’escalation.
Nel
mitico mondo occidentale, caratterizzato dalla democrazia, dalla libertà e dal
pluralismo, molte persone si aspettano che l’informazione debba svolgere un
ruolo importante per permettere all’opinione pubblica di capire cosa sta
succedendo. Vi propongo, come esempio, come sono state riportate le parole che
Putin ha pronunciato ieri a proposito dell’ipotesi avanzata da “Cavo Dragone”
secondo cui “la Nato valuta la possibilità di un attacco ibrido preventivo alla
Russia”.
La
traduzione delle parole di Putin che ho trovato sia sui giornali che in rete è
la seguente: “Non intendiamo combattere contro l’Europa, l’ho detto cento
volte, ma se l’Europa volesse improvvisamente combattere con noi e iniziasse,
saremo pronti subito”. Questa affermazione è stata resa nel seguente modo dai
principali media mani stream italiani: “Putin minaccia la Ue: pronti alla
guerra” (Corriere della sera), “Pronti alla guerra con l’Europa” (la
Repubblica), Guerra: Putin minaccia l’Europa” (La Stampa), “Putin minaccia
l’Europa: Siamo pronti alla guerra” (il Resto del carlino), “Putin, minaccia
all’Europa” (il Messaggero) e così via.
Posso
dire senza essere accusato di essere filo putiniano che i titoli dei giornali
sono una indegna opera di disinformazione?
A me
pare infatti evidente che il senso delle parole di Putin viene semplicemente
rovesciato per far apparire la Russia come interessata a fare la guerra
all’Europa.
(Per
Piantedosi l’Università di Bologna ha negato il diritto allo studio a 15
militari: ministro, mi vergogno di Lei).
Non è
la prima volta che succede ma non si tratta di un dettaglio, perché siamo in un
passaggio della guerra ucraina decisivo e quindi è opportuno capire cosa sta
veramente succedendo. A me pare che la situazione sia la seguente.
L’Ucraina
sta chiaramente perdendo la guerra e nel giro di poco tempo non sarà in grado
di reggere il fronte.
La situazione non può quindi continuare così
per lungo tempo.
Di fronte a questa situazione vi sono solo due
strade: o si fa una trattativa che punta all’accordo con i russi, o si dà luogo
ad un salto di qualità nella guerra in Ucraina, con un coinvolgimento militare
diretto della Nato.
Quando
dico diretto intendo non solo le armi ma anche i soldati, visto che palesemente
l’Ucraina non è nelle condizioni di portare al massacro altre centinaia di
migliaia di uomini che non ha più.
Cioè
l’Italia e l’Europa entra in guerra contro la Russia.
Mi
pare evidente che Trump stia spingendo per una trattativa che porti alla pace.
Mi pare altrettanto evidente che larghissima parte dei governi europei,
l’Unione Europea e il Parlamento europeo siano contrari alla pace e lavorino
per l’escalation. Caso emblematica è la votazione giovedì scorso della
risoluzione da parte del Parlamento europeo in cui si critica esplicitamente la
proposta statunitense e si ribadisce – tra l’altro – che l’Ucraina possa
tranquillamente entrare nella Nato. Da notare che della maggioranza di 401
deputati che hanno votato per la guerra danno parte Fratelli d’Italia, Forza
Italia, il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra.
Il
fronte politico della guerra è quindi assai ampio e comprende larga parte
dell’opposizione parlamentare. Questo contrasta con l’orientamento
maggioritario della popolazione italiana che è contraria alla guerra.
(Sarebbe
molto grave far fallire il piano di pace americano in Ucraina: l’Ue è
imbarazzante).
Questo
è il principale problema politico che abbiamo: il sistema bipolare che è stato
imposto alla Repubblica italiana rende impossibile il funzionamento della
democrazia perché rende impossibile un qualsivoglia rapporto tra le opinioni
della stragrande maggioranza della popolazione e l’espressione politica
parlamentare.
È del
tutto evidente che centro destra e centro sinistra, pur con le loro differenze,
convergono completamente sul nodo fondamentale che oggi ci troviamo dinnanzi:
una trattativa per una pace duratura o l’escalation militare al fine di vincere
la guerra e imporre una pace giusta? Tra il popolo italiano oggi non vi è
questa consapevolezza e questo è il principale problema che abbiamo nella
difficoltà a tradurre il sentimento pacifista che è maggioritario con una
decisa azione contro la guerra, qui ed ora.
Su
Gaza vi è stato una rivolta morale di larga parte del popolo italiano che ha
utilizzato gli scioperi generali indetti dai sindacati di base e dalla Cgil
come veicolo per esprimere il proprio sdegno. Su Gaza questo sdegno si è
espresso dopo mesi e mesi e mesi di genocidio. Oggi la situazione è più
difficile perché questa contrarietà dovrebbe esprimersi prima che la guerra ci
coinvolga direttamente, perché vi è confusione su cosa fare per fermare la
guerra e perché i media mani stream, insieme a centro destra e centro sinistra,
sono completamente schierati dalla parte della guerra e lavorano per
l’escalation.
Questo
mi pare il principale problema politico che abbiamo dinnanzi: costruire una
coalizione politica che sia radicalmente contro la guerra e riuscire a far
comprendere il prima possibile alla maggioranza della popolazione italiana che
certi media e larga parte del ceto politico italiano non sono dalla parte della
pace ma della guerra.
Non
sono dalla parte dei buoni ma dei cattivi.
Russia
e guerra ibrida, Tajani: "Italia non è al riparo dalle minacce".
L'allarme sulle elezioni: "Rischio condizionamenti”"
Adnkronos.com
– (03 settembre 2026) – Piero Pinucci – Redazione - ci dice:
Il
vice premier a Wicklow per il ministeriale Ue: da von der Leyen a Rutte le
reazioni all'attacco a Lipsia e il caso del visto italiano.
Russia
e guerra ibrida, Tajani: "Italia non è al riparo dalle minacce".
L'allarme sulle elezioni: "Rischio condizionamenti."
Frenata
sugli asset russi.
Allarme per il rischio influenze russe sul
voto.
Da
Wicklow, Antonio Tajani traccia la linea mentre cresce la preoccupazione nelle
cancellerie europee per l'escalation attribuita a Mosca dopo l'attacco
all'aeroporto di Lipsia.
Sotto
un tipico acquazzone irlandese, il vice premier ha riconosciuto come neanche
l'Italia sia completamente al riparo dalle minacce ibride russe o da sabotaggi.
Non si
può escludere nulla in questa fase, è il senso del suo ragionamento condiviso
con i giornalisti.
"Quando c'è un pericolo bisogna alzare la
guardia per evitare che diventi concreto", ha detto, rimarcando che
"attacchi cibernetici ce ne sono stati e continuano ad esserci
quotidianamente da parte di hacker russi" e che "l'Italia può essere
oggetto" di iniziative di guerra ibrida.
Ma è
sul rischio ingerenze straniere sul voto che risuonano i campanelli d'allarme
più forti. La Russia potrebbe tentare di condizionare anche le politiche
italiane, in un'Europa dove la minaccia di Mosca viene ritenuta sempre più
aggressiva e "sconsiderata" - per usare le parole del segretario
generale della Nato, Mark Rutte. E con diversi appuntamenti elettorali
all'orizzonte - il prossimo anno si vota in Francia, Italia, Spagna, Polonia -
il voto può diventare un nuovo terreno di confronto. "Bisogna stare molto
attenti per quello che i paesi extra europei non alleati dell'Europa possono
fare anche per condizionare le elezioni nei nostri paesi. Certamente i
cittadini italiani non si faranno condizionare, però il tentativo ci sarà
perché è noto, basta leggere qualche libro di storia per capire che cos'è la
'disinformatia' ", ha scandito il vice premier.
L'Europa,
dunque, alza il livello di allerta di fronte alla Russia. Ursula von der Leyen
e Mark Rutte hanno assicurato che Ue e Nato aumenteranno la pressione su Mosca,
mentre l'Alta rappresentante Ue per la Politica estera, Kaja Kallas - che a
Wicklow ha aperto i lavori della ministeriale Ue in formato Gymnich - ha
parlato di un'azione con le caratteristiche del terrorismo
"sponsorizzato" dallo Stato.
L'attacco
a Lipsia.
Il
caso nelle ore sembra lambire anche l'Italia. Un visto italiano, infatti,
sarebbe stato rilasciato a uno dei due presunti autori del tentato attacco a
Lipsia, un cittadino bielorusso. Dalla località a sud di Dublino, Tajani ha
assicurato che saranno effettuati "tutti i controlli necessari,
verificheremo se è così", sottolineando che per il rilascio dei visti
esiste una procedura e che, in assenza di specifici allerta sulla persona
interessata e in presenza dei requisiti previsti, il visto viene concesso.
"Accerteremo per quale motivo sia stato concesso questo visto", ha
aggiunto.
Sul
fronte degli asset russi congelati - dossier rilanciato da una lettera inviata
da Svezia, Polonia, Olanda e Spagna nei giorni scorsi a Kallas - Tajani ha
ribadito che l'Italia non è contraria in linea di principio al loro utilizzo
per finanziare l'Ucraina, ma chiede garanzie.
"Bisogna
vedere se ci sono le condizioni giuridiche per farlo", ha avvertito,
perché senza una valutazione certa da parte dei giuristi della Commissione
europea e della Banca centrale europea il rischio è che l'operazione si
trasformi in un "boomerang" e si finisca per fare il gioco di
Vladimir Putin.
La
'padrona di Casa', la ministra degli Esteri irlandese Helen Mente, ha chiarito
che tra i capi delle diplomazie europee al momento si registra un
"impasse" sulla questione.
Ue e
Nato pronte a rispondere.
Sul
piano europeo la risposta all'attacco di Lipsia è quella di una maggiore
compattezza. Von der Leyen ha parlato di un'azione condotta "con materiale
di livello materiale da agenti russi sul territorio dell'Unione europea",
assicurando che Bruxelles non intende tollerarlo. Se l'obiettivo di Mosca era
intimidire i Paesi europei e indebolire il sostegno a Kiev, ha sottolineato la
presidente della Commissione, l'effetto è stato opposto: "Ha solo
rafforzato la nostra determinazione", ha scandito, precisando che Ue e
Nato "aumenteranno" la pressione sulla Russia e non si fermeranno
finché Mosca non metterà fine alla guerra contro l'Ucraina.
Il
segretario generale della Nato ha rilanciato lo stesso messaggio, avvertendo il
Cremlino che sbaglierebbe a pensare di poter dividere gli alleati. "La
nostra unità resta incrollabile", ha assicurato Rutte, ricordando come
negli ultimi mesi siano aumentate le "attività ostili" russe sul
territorio europeo, "dagli incendi appiccati in fabbriche che producono
equipaggiamenti di difesa per l'Ucraina" fino all'attacco ibrido in
Germania. Un'escalation che, secondo Rutte, rende ancora più evidente la
necessità di lavorare "senza sosta" per proteggere la popolazione
europea.
Sulla
stessa linea Kallas, che ha annunciato la convocazione del rappresentante russo
presso l'Ue e ha esortato gli Stati membri a coordinarsi sulle prossime mosse.
I fatti di Lipsia, ha spiegato, rappresentano un segnale ulteriore della
crescente aggressività do Mosca. La priorità per l'Alta rappresentante dell'Ue
è esercitare una pressione ancora maggiore sulla Russia. "Vedendo questi
attacchi ibridi in tutta Europa, penso che siano anche un campanello d'allarme
per i Paesi che forse non sono stati così decisi" sul tema delle sanzioni
a Mosca, ha pronunciato nel door step, pungolando gli Stati finora troppo
morbidi con la Russia a mettere da parte la cautela.
"Colpito"
dalla reazione ferma dell'Europa, si è detto invece il ministro tedesco Johann
Wadephul, che in Irlanda - al pari del suo omologo britannico Ed Miliband - ha
incassato la solidarietà dei suoi colleghi. Il capo della diplomazia di Berlino
ha insistito sulla necessità di dimostrare a Mosca che la strategia basata
sulla forza non sta producendo l'effetto sperato. L'approccio russo, fatto di
pressione militare e mezzi ibridi, "è fallito", ha rimarcato. Il nodo
resta però quello della protezione dell'Ucraina.
Wadephul
ha richiamato la necessità di mettere a disposizione di Kiev le riserve di
armamenti ancora presenti negli arsenali di alcuni Paesi europei, soprattutto
per rafforzare la difesa aerea e impedire che gli attacchi con droni e missili
balistici possano raggiungere i loro obiettivi. Un messaggio colto al volo dal
ministro ucraino, Andrii Sibila, che ha lanciato un appello affinché Kiev
disponga finalmente di un numero di intercettori in grado di "chiudere i
cieli ucraini".
Putin:
"Se l'Europa vuole
combattere,
saremo pronti."
It.euronews.com
– (17/01/2026) - Ultimo aggiornamento - Sasha Vitulina – Redazione – ci dice:
Putin:
"Se l'Europa vuole combattere, saremo pronti."
Il
presidente russo ha accusato i leader europei di non avere un "programma
pacifico", dicendo che se iniziassero una guerra Mosca sarebbe pronta.
Se
l'Europa vuole iniziare una guerra, la Russia è "pronta fin d'ora".
Lo ha
dichiarato martedì il presidente russo Vladimir Putin, intervenuto a un forum
sugli investimenti a Mosca.
Putin
ha accusato gli europei di non avere un "programma pacifico" e ha
detto che l'Europa è "dalla parte della guerra", riferendosi al
sostegno occidentale all'Ucraina.
"Se
l'Europa decide di entrare in guerra con la Russia e inizia effettivamente una
guerra, potrebbe verificarsi molto rapidamente una situazione in cui Mosca non
ha più nessuno con cui negoziare", ha aggiunto il presidente russo.
Secondo
Putin, i governi europei "si illudono" di imporre alla Russia una
sconfitta strategica.
Putin
ha anche affermato che le richieste europee di porre fine all'invasione
dell'Ucraina non sono "accettabili" per Mosca.
Il
presidente ha ribadito ancora una volta la posizione del Cremlino: negoziare
solo con l'amministrazione statunitense e non permettere ai leader europei di
sedersi al tavolo, sostenendo che stanno "ostacolando" gli Stati
Uniti e il presidente Donald Trump nei loro tentativi di "raggiungere un
accordo di pace attraverso i colloqui".
Mosca
ha anche rifiutato di negoziare con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
La
Russia "si sta creando l'opzione" di entrare in guerra contro la
Nato.
I
funzionari tedeschi hanno recentemente avvertito che si aspettano che la Russia
sia pronta ad attaccare la Nato nel 2029.
Il
ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha dichiarato che nuove
valutazioni di intelligence mostrano che Mosca si sta preparando all'opzione di
un futuro attacco contro l'Ue e la Nato.
"I
nostri servizi di intelligence stanno lanciando avvertimenti urgenti: come
minimo, la Russia si sta creando l'opzione di condurre una guerra contro la
Nato entro il 2029", si legge nella dichiarazione del ministero degli
Esteri tedesco.
"Dobbiamo
scoraggiare ulteriori aggressioni russe, insieme ai nostri partner e
alleati", ha aggiunto la dichiarazione.
I
Paesi europei hanno registrato un'impennata di attività sospette legate alla
Russia e di attacchi ibridi orchestrati da Mosca, tra cui attacchi informatici,
tentativi di sabotaggio e incursioni di droni e missili nello spazio aereo
europeo della Nato.
Droni
non identificati hanno causato la chiusura di aeroporti nei Paesi baltici e in
quelli dell'Europa orientale, oltre che in Belgio e Germania. Anche i caccia
russi hanno attraversato lo spazio aereo estone.
La
Russia mostra crepe per la guerra in Ucraina: tagliati bonus dei soldati e
spese per i funerali.
Drone
nel Mar Nero, colpita una nave russa diretta in Turchia.
Il
Commissario europeo per la Difesa, Andris Kubilius, ha dichiarato martedì a
Euronews che le sospette provocazioni della Russia - tra cui le incursioni dei
droni e il recente bombardamento di una linea ferroviaria polacca - stanno
cambiando le dottrine di guerra.
"Quello
che abbiamo visto da un punto di vista tecnico è che non abbiamo sufficienti
capacità di rilevamento, non abbiamo mezzi efficaci dal punto di vista dei
costi per distruggere i droni".
Kubilius
ha anche ammesso che la risposta dell'Ue rimane inadeguata.
"Questo
dimostra che il nostro modo di prepararci, di cambiare la nostra comprensione
delle moderne dottrine di guerra, non è ancora al livello richiesto".
L’Europa
di fronte alle mire
imperialistiche
della Russia.
Eurobull.it
- (30 marzo 2026) - Cesare Ceccato – Redazione – ci dice:
(Il
Presidente russo Vladimir Putin, via Wikimedia Commons).
L’invasione
su larga scala dell’Ucraina non è che un tassello della strategia russa volta a
riaffermare la propria influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. La
reazione dell’Unione europea è stata spesso tardiva, segnata da strumenti
limitati e approcci frammentati, privilegiando la gestione delle crisi più che
la prevenzione.
Nonostante
un rafforzamento dopo il 2022, persistono carenze in termini di deterrenza,
autonomia strategica e capacità di risposta alla guerra ibrida del Cremlino.
La
guerra in Ucraina non è un evento isolato. È il punto di arrivo - finora - di
una strategia che la Russia porta avanti da anni per riaffermare la propria
influenza nello spazio post-sovietico ed europeo. Pressioni economiche,
propaganda, leva energetica, fino all’intervento militare diretto, il Cremlino
ha progressivamente affinato un arsenale di strumenti per consolidare il
proprio ruolo. Di fronte a questa traiettoria, l’Unione europea ha reagito, ma
spesso in ritardo e con mezzi limitati.
Per
capire questa strategia bisogna partire dal suo artefice: il Presidente russo
Vladimir Putin. Ciò che è essenziale sapere è che, prima di assumere il
controllo del Cremlino, Putin è stato un ufficiale del KGB, i servizi segreti
sovietici. Non è mai stato comunista, ma era entusiasta dalla capacità
dell’Unione Sovietica di competere alla pari con gli Stati Uniti nella logica
bipolare della Guerra fredda.
Il
momento in cui sceglie di dedicarsi alla politica è il 1989. All’epoca si trova
a Dresda, nella Germania Est, lì assiste al crollo del sistema sovietico in
Europa orientale e alla caduta del Muro di Berlino, senza che da Mosca arrivi
una linea chiara o una difesa efficace dell’ordine esistente. In quel vuoto,
matura una convinzione destinata a guidare tutta la sua azione politica: la
Russia è stata umiliata e tradita dalla propria classe dirigente, non sul piano
ideologico, ma su quello del prestigio e della forza, e questo è inammissibile.
Per Putin, Mosca era, e doveva continuare a essere, il centro di gravità
dell’Eurasia, garantendo una sfera di influenza stabile lungo i propri confini
occidentali.
Una
volta al potere, questa visione si traduce in strumenti concreti. Sotto Putin,
nascono o si rafforzano organismi come la CSI - Comunità degli Stati
Indipendenti - nata formalmente come quadro di cooperazione tra gli Stati
post-sovietici, ma di fatto orientata verso Mosca, e il CSTO - Organizzazione
del Trattato di Sicurezza Collettiva - una sorta di alleanza militare dell’ex
spazio sovietico che, pur richiamando la logica della NATO, opera
principalmente a vantaggio della Russia. A questi si affiancano l’Unione
Economica Eurasiatica e una fitta rete di leve energetiche, economiche e
informative, che consentono al Cremlino di esercitare pressione costante sugli
Stati limitrofi.
Alcuni
Paesi si allineano a questa logica, caso più eclatante è la Bielorussia, che
replica con Aleksandr Lukashenko un regime non dissimile da quello di Putin.
Altri, fanno valere la loro indipendenza, e quando cercano di avvicinarsi
all’Unione europea e alla NATO, la reazione russa cambia di tono e di
intensità. È il caso della Georgia con la Rivoluzione delle Rose del 2003 e,
soprattutto, dell’Ucraina con la Rivoluzione arancione del 2004 e poi con Euro
Maiden nel 2014. In questi momenti si consolida la retorica anti-occidentale di
Putin. La narrativa si adatta all’interlocutore, ma ruota sempre attorno agli
stessi argomenti: la presunta corruzione o radicalizzazione dei governi
filo-occidentali, l’espansione della NATO come minaccia esistenziale per la
Russia, la violazione di accordi informali del passato e la necessità di
proteggere le comunità russofone all’estero.
Emblematico,
in questo senso, è il discorso tenuto da Putin alla Conferenza sulla Sicurezza
di Monaco nel 2007, in cui accusa apertamente gli Stati Uniti di voler
costruire un mondo unipolare e denuncia l’allargamento della NATO come una
provocazione diretta nei confronti della Russia. Nel 2008, la Russia interviene
militarmente in Georgia, consolidando il controllo sull’Ossezia del Sud e
sull’Abkhazia e aprendo una frattura profonda con Tbilisi. Nel 2014 è l’Ucraina
a essere colpita: Mosca annette la Crimea e sostiene militarmente i movimenti
separatisti nel Donetsk e nel Lugansk. Nel 2022 si arriva all’invasione su
larga scala dell’Ucraina, un conflitto che ha riportato la guerra convenzionale
nel cuore dell’Europa e che, con i quattro anni raggiunti, ha equiparato la
durata della Prima Guerra Mondiale.
Questi
eventi sono tappe coerenti di una strategia che combina propaganda, pressione
economica, utilizzo dell’energia e, quando necessario, intervento militare
diretto come arma politica. Comprendere questa continuità è il primo passo per
valutare se e come l’Unione europea sia stata capace di reagire in modo
adeguato, e soprattutto per interrogarsi su quali strumenti politici, economici
e militari le manchino ancora per trasformarsi da attore vulnerabile a soggetto
pienamente sovrano e strategicamente autonomo.
Dopo
l’intervento militare russo in Ossezia del Sud e Abkhazia nel 2008, l’Unione
europea - sotto la presidenza francese del Consiglio, guidata da Nicolas
Sarkozy - svolge un ruolo centrale nella mediazione del cessate il fuoco tra
Mosca e Tbilisi. Viene istituita una missione di monitoraggio civile, l’EUMM
Georgia, ancora oggi operativa.
Tuttavia,
la risposta europea presenta gravi limiti. Non vengono adottate sanzioni
economiche significative contro la Russia, il dialogo politico con Mosca
riprende in tempi relativamente brevi e, soprattutto, non si elabora una
strategia di deterrenza credibile per prevenire ulteriori aggressioni. L’Unione
interpreta l’evento come una crisi circoscritta, non come il segnale di una più
ampia revisione dell’ordine europeo da parte del Cremlino. In altre parole,
l’Europa fa mancare la consapevolezza che la guerra in Georgia non sia
un’eccezione, ma un precedente.
Questo
errore di valutazione pesa enormemente nel 2014, quando la Russia annette la
Crimea e destabilizza il Donbass. In quel caso, l’Unione europea reagisce con
maggiore compattezza: introduce un regime di sanzioni economiche, personali e
settoriali, che vengono periodicamente rinnovate, sostiene finanziariamente
l’Ucraina e contribuisce al processo diplomatico che porta agli Accordi di
Minsk.
Anche
in questo caso emergono limiti evidenti. Il processo è frammentato, guidato più
dai singoli Stati che dalle Istituzioni europee, e si basa sull’idea errata che
la Russia fosse mediatrice del conflitto e non una parte belligerante diretta.
Mosca ha quindi potuto continuare a esercitare pressione sull’Ucraina senza
assumersi pienamente la responsabilità delle violazioni del cessate il fuoco,
tant’è che la crisi si è espansa fino all’invasione del 2022.
Guardando
indietro, emerge una costante: l’Unione europea ha privilegiato la gestione
della crisi rispetto alla prevenzione strategica. Ha reagito, ma raramente ha
anticipato. Ha sanzionato, ma senza costruire parallelamente una vera autonomia
energetica e militare. Ha difeso l’ordine internazionale sul piano normativo,
ma senza dotarsi di una capacità credibile di deterrenza.
Nel
2008 sottovaluta il segnale. Nel 2014 tenta una soluzione diplomatica che
congela il problema senza risolverlo. Solo dopo il 2022 l’Unione compie un
salto qualitativo: impone sanzioni senza precedenti, finanzia direttamente le
forniture militari tramite la” Europea Peace Facility”, riduce la dipendenza
energetica russa, e accelera il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione
europea.
Spesso
oggi ci si chiede se l’Europa debba fare di più per sostenere l’Ucraina o se
sia necessario cambiare strategia. La realtà è più scomoda: con quindici anni
di colpevole ritardo, oggi l’Unione ha utilizzato quasi tutti gli strumenti di
cui dispone. Ed è proprio questo il nodo. Gli strumenti sono limitati,
frammentati, lenti da attivare e ciò è problematico se la strategia della più
grande minaccia non è solo quella dell’aggressione armata, ma della
giustificazione a monte della stessa e della propria politica autoritaria.
Perché
quella di Putin non è solo una guerra militare. È una guerra ibrida. Si
combatte con le armi, ma anche con le narrazioni, la disinformazione, le
interferenze politiche, i cyberattacchi, l’uso strategico dell’energia e
persino la gestione dei flussi migratori. L’obiettivo non è solo conquistare
territori, ma erodere la fiducia: nelle istituzioni, nei media, nelle alleanze.
In questa logica, per il Presidente russo non è necessario abbattere l’Unione
europea, è sufficiente renderla incapace di decidere.
A tale
minaccia, l’Unione ha risposto rafforzando strumenti di contrasto alla
disinformazione come l’East Strat Come Task Force, introducendo un quadro
regolatorio più stringente per le piattaforme digitali con il Digital Services
Act e il Digital Markets Act, e lavorando allo Europea Democracy Shield, che
intende mettere in rete intelligence, autorità nazionali, istituzioni europee e
piattaforme digitali per costruire una protezione comune dello spazio
democratico.
Rimanendo
però le competenze in materia difesa e di sicurezza interna in larga misura
nazionali, le risposte sono disomogenee e lente. Inoltre, il contrasto alla
disinformazione impone un equilibrio delicato tra tutela della sicurezza e
salvaguardia della libertà di espressione. Un intervento eccessivo rischia di
minare la credibilità democratica che si intende difendere, un intervento
insufficiente lascia campo libero alle interferenze.
Finché
l’Unione europea non supererà il vincolo dell’unanimità in politica estera, non
costruirà una reale capacità di difesa comune e non completerà la propria
sovranità energetica e industriale, continuerà a muoversi in una posizione di
vulnerabilità strutturale. Le competenze resteranno frammentate, le decisioni
lente, la capacità di iniziativa limitata rispetto alla natura e alla velocità
delle sfide contemporanee.
(Cesare
Ceccato).
XI
sfida Trump sull’Iran: ecco
come
la Cina può colpire gli USA.
msn.com
-il giornale.it - Storia di Federico Giuliani – (06 -09 -2026) -Redazione – ci
dice:
XI
sfida Trump sull’Iran: ecco come la Cina può colpire gli Usa.
Il
D-Day economico evocato dagli Stati Uniti per strozzare l’Iran, e
indirettamente colpire anche la Cina, principale partner commerciale degli
ayatollah, non ha affatto spaventato XI Jinping. Pechino ritiene infatti di
poter giocare diversi jolly per rendere vana la mossa di Donald Trump, a
partire dal blocco delle forniture di Terre Rare fondamentali per alimentare
l’industria tecnologica, compresa quella statunitense. In ballo c’è poi il
mantenimento della fragile tregua economica raggiunta da Trump e XI. Un’entrata
a gamba tesa di Washington su Teheran che sfiori anche gli interessi del
Dragone rischia di ribaltare l’intero tavolo diplomatico: prospettiva nefasta a
poche settimane dal viaggio del leader cinese alla Casa Bianca.
La
strategia Usa: via all’Operazioni Economici Out cast.
Le
nuove sanzioni sbandierate dal Segretario al Tesoro Usa Scott Besson contro
l’Iran rientrano in una strategia soprannominata dalla Casa Bianca Operazioni
Economici Out cast:
Total
Isolati on of the Iraniano Regime e descritta come “una campagna senza
precedenti per recidere ogni ancorante fonte di sostentamento economico della
Repubblica Islamica dell’Iran”. Il piano, in sostanza, prevede il blocco di
ogni singola transazione di denaro verso Teheran, inclusi i fiumi di yuan
cinesi. “Si tratta di un’operazione prolungata per far crollare ogni singola
opzione per l’Iran”, ha spiegato Besson.
Il New
York Times ha criticato l’operazione mettendo in luce molteplici errori
sistemici effettuati dall’amministrazione Trump.
Primo: perché, se era possibile imporre
simili sanzioni contro l’Iran, non sono state adottate prima che The Donald
ordinasse un intervento militare, per altro mettendo in luce non pochi limiti
della macchina militare statunitense?
Secondo:
considerando
che la Cina, nel 2025, ha acquistato oltre l’80% delle esportazioni petrolifere
iraniane, l’amministrazione Trump è disposta a rischiare un altro scontro
diretto con Pechino, con cui è già in disaccordo su temi quali l’intelligenza
artificiale, Taiwan, l’espansione del nucleare e l’economia?
I
jolly di XI Jinping.
Per il
quotidiano cinese “Global Times” ci sono pochi dubbi: “Gli Stati Uniti hanno
scelto la strategia sbagliata per sanzionare l’Iran”. “Attraverso le sanzioni
secondarie gli Usa non si limitano a decidere “con chi fare affari”, ma tentano
di dettare agli altri Paesi del mondo “con chi possono fare affari”, ha
proseguito la testata.
“La
Cina farà tutto il necessario per salvaguardare con fermezza i propri diritti e
interessi”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Line
Jian, criticando quelle che ha definito “sanzioni unilaterali illecite prive di
fondamento nel diritto internazionale”. Questa, dunque, è la posizione di
Pechino.
Al
netto di un’evidente irritazione – la mossa americana ha spazientito il governo
cinese, che negli ultimi mesi ha inviato emissari a Washington per preparare il
terreno in vista dell’imminente incontro tra XI e Trump - il Dragone ha diverse
ragioni per pensare di poter resistere all’operazione statunitense contro
l’Iran.
Una
delle principali motivazioni per cui le nuove sanzioni contro l’Iran potrebbero
ritorcersi contro gli Usa è che la Cina è in grado di interrompere la fornitura
di minerali critici destinata alle aziende americane, compresi i produttori di
armamenti le cui riserve si sono esaurite a causa della guerra.
Bisogna
poi considerare un altro aspetto: il gigante asiatico ha accumulato scorte di
petrolio sufficienti per diversi mesi e ha aumentato gli acquisti di oro nero
dalla Russia proprio per compensare la riduzione dei flussi petroliferi
attraverso lo Stretto di Hormuz.
La
tregua con la Cina a rischio?
Ci
sono due ulteriori aspetti da non trascurare. Innanzitutto, interrompere
l’accesso della Cina al petrolio iraniano a prezzo scontato potrebbe
costringere Pechino ad acquistare più petrolio altrove, facendo aumentare i
prezzi globali della preziosa risorsa. E ancora: più gli Stati Uniti sono
concentrati in Medio Oriente, più il Dragone sarà capace di proiettare la
propria potenza in Asia senza particolari ostacoli lungo il percorso. Gli Usa
devono quindi risolvere un rebus del genere: isolare economicamente l’Iran
cercando però al contempo di mantenere stabili le relazioni con la Cina.
La
sensazione è che nessuna delle due parti, né quella cinese né quella americana,
voglia far saltare il meeting Trump-XI per via dell’Iran. Ali Wine, consulente
senior per le relazioni Usa-Cina presso l’International Crisi Group, ha
spiegato all’Associated Press che il significato dell’annuncio statunitense
“dipende da quanto fermamente il presidente Trump sia disposto a farlo
rispettare”. “Nonostante le minacce di gravi conseguenze economiche per i Paesi
che intrattengono rapporti con l’Iran, finora (Trump NDR) ha sostanzialmente
chiuso un occhio nei confronti della Cina”, ha aggiunto l’analista.
Dal
canto suo, la Cina ha fatto sapere che ulteriori sanzioni “non contribuiranno a
risolvere il problema” e che “non faranno altro che aggravare le tensioni e
inasprire la situazione, senza giovare a nessuno”. Lo scorso maggio Pechino ha
vietato qualsiasi riconoscimento, applicazione o conformità alle sanzioni
statunitensi contro le aziende nazionali coinvolte nel commercio di petrolio
iraniano. Prima di incontrarlo di nuovo, dunque, XI è pronto a sfidare Trump
fino all’ultima sanzione.
Putin
incontra Tinkoff e Kushner: “Russia centrerà obiettivi in Ucraina”. Oggi gli
inviati di Trump a Kiev.
ildenaro.it
– (6 Settembre 2026) – Adnkronos – Redazione – ci dice:
(Adnkronos).
“Una
serie di idee” per porre fine alla guerra. Vladimir Putin ha incontrato Steve
Tinkoff e Jared Kushner al Cremlino. Nel meeting durato 3 ore e 10 minuti, gli
inviati del presidente Donald Trump hanno proposto un ventaglio di potenziali
soluzioni per chiudere il conflitto Russia e Ucraina. Dopo la tappa a Mosca, i
due emissari della Casa Bianca sono volati a Kiev, dove oggi vedranno il
presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il summit di Mosca ha segnato la ripresa
del complesso iter diplomatico. Il weekend, vista la missione della coppia
americana, sarà caratterizzato dallo stop agli attacchi contro Kiev ordinato da
Putin. La tregua, però, non andrà oltre le 72 ore: “Le autorità ucraine – ha
detto il presidente russo – hanno chiesto un cessate il fuoco più ampio
rispetto alla durata di tre giorni, ma noi non abbiamo mai raggiunto un accordo
con loro in tal senso. Nonostante ciò, faremo tutto ciò che è in nostro potere
per garantire la sicurezza del processo negoziale e dei mediatori”.
“La
situazione che dobbiamo gestire non è semplice”, le parole con cui il leader
del Cremlino ha aperto l’incontro. Tinkoff e Kushner, sbarcati in Russia nella
mattinata, hanno dovuto attendere per ore prima di essere ricevuti. “Presidente
Putin, grazie per averci accolto. Fuori, prima di entrare, dicevamo che quando
andremo in pensione avremo storie e ricordi incredibili. Quelli che la
riguardano, saranno al top”, l’esordio ossequioso di Tinkoff al tavolo, come
hanno documentato i video diffusi dai media russi. “La qualità della mediazione
— e la fiducia riposta in coloro che la portano avanti — è, ovviamente
estremamente importante. Siamo a nostro agio nel lavorare con voi, il livello
di fiducia dalla nostra parte in tutto questo processo è piuttosto alto”, la
replica di Putin.
A fare
il punto, al termine della giornata, è stato per primo Yuri Ushakov,
consigliere del presidente. Nell’incontro, definito “sostanziale, costruttivo e
estremamente franco”, gli emissari americani “hanno esposto una serie di idee
sul possibile iter verso un accordo” per porre fine al conflitto. Ushakov si è
limitato a dichiarazioni generiche, senza fornire dettagli sullo schema
proposto da Tinkoff e Kushner. Putin si è detto “fiducioso” sulla capacità
della Russia di raggiungere gli obiettivi militari e, di conseguenza, acquisire
il controllo del Donbass. “Tinkoff e Kushner hanno promesso di utilizzare le
valutazioni di Putin sulle opzioni di soluzione nei loro incontri a Kiev”, la
sintesi di Ushakov.
“Putin
e Trump manterranno contatti personali e proseguiranno anche i contatti tramite
Tinkoff e Kushner”. Il presidente russo “ha sottolineato la necessità di
affrontare tutte le cause profonde del conflitto ucraino e ha ribadito il suo
impegno a continuare a collaborare con gli Stati Uniti per trovare soluzioni
politiche e diplomatiche”.
A giudicare dalle parole del consigliere,
quindi, tutto come prima: la posizione di Putin non è mutata. Anzi, se
possibile è diventata ancor più rigida: gli inviati di Trump “hanno preso atto”
delle parole di Putin secondo cui il regime di Kiev “non nasconde più la sua
vera natura nazista”.
Sarebbe
azzardato definire più vicina la fine della guerra. Progressi, magari, sono
stati compiuti su altri fronti: “I colloqui di Putin con Tinkoff e Kushner non
si sono limitati all’Ucraina: hanno discusso di possibili importanti progetti
russo-americani”, ha aggiunto Ushakov.
La
Casa Bianca, nella notte italiana, ha fatto sapere che nell’incontro sono stati
“discussi piani sostanziali per i prossimi passi che saranno annunciati nelle
settimane a venire”.
Oggi, seconda parte della missione degli
inviati di Trump. Ad attenderli c’è Zelensky, che ha già avuto contatti con i
due interlocutori.
“Siamo
pronti a osservare un cessate il fuoco per quanto riguarda gli attacchi aerei
contro le città coinvolte nel processo negoziale.
L’Ucraina
è pronta ad astenersi dal condurre attacchi contro Mosca e ci aspettiamo che i
russi facciano lo stesso nei confronti di Kiev”, ha annunciato.
Sul
fronte diplomatico “le nostre azioni devono essere, e saranno, altrettanto
forti ed efficaci: al cento per cento.
Il
piano per gli incontri diplomatici a Kiev, che coinvolgeranno la squadra
statunitense, è stato approvato.
Stiamo
aspettando Steve Tinkoff e Jared Kushner e siamo pronti a un confronto concreto
e sostanziale”.
Ue:
Costa a presidente russo Putin,
è il
momento di fermare guerra
e di
non fare escalation.
Agenzianova.com
– Bruxelles, 2 settembre 2026 – Redazione © Agenzia Nova – ci dice:
Il
messaggio dell’Unione europea alla Russia è che “è il momento di fermare la
guerra, non di fare escalation e aumentare l’atteggiamento aggressivo verso gli
altri”.
Lo ha affermato Antonio Costa, presidente del
Consiglio europeo, dopo un incontro con Luca Friedel, primo ministro del
Lussemburgo.
Durante la visita, tappa del Tour delle
capitali del presidente, il presidente ha discusso l’attacco russo
all’aeroporto di Lipsia con il primo ministro.
Il focus è stato principalmente sull’Ucraina
ed entrambi i leader hanno reiterato la loro determinazione nel sostegno a
Kiev.
“Non
importa se la Russia ci minaccia: rimarremo al fianco dell’Ucraina””, ha
affermato Costa.
Il
presidente ha infine ribadito la solidarietà alla Germania, sottolineando che è
lo stesso sentimento “espresso a tutti i paesi Ue che accusano minacce o
attacchi ibridi o non ibridi da parte della Russia”.
Schlein:
“Vannacci vada a fare
visita
a Dongo per ricordarsi
la
fine del fascismo.”
Agenzianova.com
– (5 settembre 2026) - © Agenzia Nova – Redazione ci dice:
"Sta
avanzando una nuova visione, in cui giustizia sociale, giustizia climatica,
pace e democrazia si tengono inscindibilmente insieme. Dobbiamo tradurla in
proposte concrete".
“Visto
che è da queste parti suggerirei” a Roberto Vannacci “di andare a fare visita a
Dongo per ricordarsi la fine della storia di cui sembrano tanto nostalgici.
Alla
fine è stata una fuga, nascosti da vigliacchi, dopo aver devastato il Paese,
dopo aver macchiato il Paese con la dittatura, con le deportazioni, con le
leggi razziali, con la collaborazione con Hitler.
Basta
conoscerla la storia”.
Lo ha
detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, a margine del Forum
“L’Altra Cernobbio-Sbilanciamoci”, in corso nell’Oratorio san Giuseppe di
Cernobbio, rispondendo a chi le faceva notare che questa mattina il professor
Mario Monti nel suo intervento al Forum Ambrosetti ha evidenziato il rischio
che il programma di “Futuro Nazionale” sia fuori dalla Costituzione.
“Il
problema qui è uno: è che in questa rincorsa a destra tra Meloni, Salvini e
Vannacci, chi paga il conto sono gli italiani. Perché non è che Vannacci dica
cose diverse da quelle che dicevano Meloni e Salvini prima di andare al governo
e gli italiani hanno un’ottima dimostrazione di dove portano quelle idee”, ha
aggiunto Schlein.
“Quattro
anni dopo stiamo peggio, perché abbiamo un’economia che è ferma, abbiamo la
crescita zero nonostante gli investimenti del PNRR – ha aggiunto – abbiamo tre anni di fila di calo della
produzione industriale.
Ieri
sono arrivate 2500 lettere di licenziamenti a lavoratrici e lavoratori
dell’indotto ex Silva, al contempo ieri Electrolux ha confermato 1450 esuberi e
la chiusura dello stabilimento a Cerreto d’Esi”.
“Davanti
a tutto questo cosa ha fatto il governo se non propaganda in questi anni? Non
ha fatto uno straccio di politica industriale, non ha fatto nulla per aumentare
i salari degli italiani che sono tra i più bassi d’Europa e non ha fatto nulla
per abbassare le bollette che invece sono quelle sì, le più alte d’Europa – ha
detto -. Quindi questo è il risultato di dove porta questa sfrenata rincorsa a
destra. Noi ci occupiamo di costruire un’alternativa insieme alle altre forze
progressiste che rimetta al centro i bisogni concreti degli italiani dalla
sanità pubblica, che va difesa dai tagli che stanno portando avanti, alla
scuola, l’istruzione, la ricerca, l’innovazione, politiche industriali degne di
questo nome. Mentre Meloni è intenta a autocelebrarsi chi è che si occupa dei problemi
degli italiani?”.
“Bisogna
avere il coraggio dell’alternativa: non piccoli ritocchi al sistema economico
che ci ha portato qui, ma proporne un altro rispetto al neoliberismo che ha
prodotto il disastro sociale, economico e climatico.
È evidente a tutti”, ha ribadito. “Sta
avanzando una nuova visione, in cui giustizia sociale, giustizia climatica,
pace e democrazia si tengono inscindibilmente insieme. Dobbiamo tradurla in
proposte concrete.
Per
vincere le elezioni non bastano solo le proposte:
serve una visione che guarda al futuro,
consapevole delle sfide del presente ma anche degli errori del passato”, ha
concluso Schlein.
Putin
ordina una tregua
di tre
giorni per Kiev.
Agi.it
– (5 settembre 2026) – Putin – Redazione – ci dice:
Il
cessate il fuoco di 72 ore stabilito dal presidente russo partirà dalla
mezzanotte del 5 settembre e coinciderà con la missione degli inviati di Trump
a Mosca e nella capitale ucraina
AGI -
Tre giorni di tregua a Kiev. Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di
non effettuare attacchi contro la capitale ucraina per tre 72 ore, a partire
dalla mezzanotte del 5 settembre, in vista della visita nella capitale ucraina
della delegazione statunitense guidata da Jared Kushner e Steve.
Ancora
pioggia di bombe su Kiev.
Ma
intanto ancora sotto i bombardamenti russi, Kiev attende l'arrivo dei mediatori
Usa. Attacchi notturni di Mosca hanno preso di mira gli aeroporti della
capitale ucraina, mentre è previsto l'arrivo degli inviati di Donald Trump per
discutere un piano volto a porre fine a oltre quattro anni di guerra.
URS
FLUEELER / POOL / AFP - Gli inviati Jared Kushner e Steve Bischoff.
Il
presidente degli Stati Uniti ha annunciato ieri l'invio di Steve Bischoff.
e
Jared Kushner a Mosca nella capitale ucraina, ultimo tentativo di Washington di
sbloccare lo stallo diplomatico nel conflitto.
Attacchi
sugli aeroporti di Kiev e la reazione di Zelensky.
La
Russia ha colpito un obiettivo civile nella regione di Dnipro durante la notte,
causando la morte di quattro persone, e ha preso di mira anche i due aeroporti
di Kiev. Una mossa che, secondo Zelensky, punta a ostacolare la visita degli
inviati.
"È
evidente che questi attacchi russi agli aeroporti rappresentano una reazione
alle discussioni e ai preparativi per l'eventuale utilizzo di un aereo da parte
della delegazione statunitense per recarsi in Ucraina", ha affermato
Zelensky su X, aggiungendo che da parte ucraina non vi saranno "minacce
alla diplomazia".
Sarà
la prima volta che Bischoff e Kushner visiteranno Kiev da quando Trump è
tornato in carica. Viaggiare in aereo sarebbe una mossa alquanto insolita, dato
che lo spazio aereo ucraino è chiuso dall'invasione russa e leader e funzionari
in visita a Kiev hanno finora viaggiato prevalentemente in treno.
L'incontro
con Putin e il piano di pace di Washington.
L'arrivo
degli inviati a Kiev è previsto per domani, mentre la testata statunitense
AXIOS ha riportato che oggi i due incontreranno il presidente russo Vladimir
Putin a Mosca.
Trump
ha dichiarato ai giornalisti che i negoziatori cercheranno di valutare se vi
siano margini di progresso verso la pace.
"Ho inviato Steve Bischoff e Jared
Kushner, due grandi negoziatori. Hanno svolto un ottimo lavoro e li abbiamo
mandati li per vedere se è possibile concludere qualcosa. E c'è una buona
probabilità che ci riusciremo", ha detto Trump "Portano con sé una
proposta per porre fine alla guerra". Il Presidente non ha specificato se
il piano preveda la cessione di territori da parte dell'Ucraina - ipotesi
avanzata in precedenza - limitandosi ad aggiungere: "Abbiamo un'idea per
la pace".
Bischoff
e Kushner, già coinvolti in negoziati per cessate il fuoco a Gaza e in Iran, si
sono recati più volte a Mosca nel corso di precedenti tentativi diplomatici.
Escalation
militare e proposta di cessate il fuoco.
Il
rinnovato slancio diplomatico giunge mentre Russia e Ucraina si colpiscono a
vicenda con attacchi missilistici e di droni a lungo raggio. Poche ore prima
dell'annuncio di Trump, un drone russo ha colpito il quartier generale dello
BUS (il servizio di sicurezza ucraino) nel centro di Kiev.
L'attacco,
che secondo Zelensky mirava all'ufficio del capo ad interim dell'agenzia, è
stato il primo sul quartier generale dei Servizi dall'inizio dell'invasione.
Nonostante la natura senza precedenti dell'attacco, il presidente ucraino ha
proposto di osservare un cessate il fuoco con la Russia per tutta la durata
della visita degli inviati statunitensi.
"Non
ci saranno attacchi aerei da parte nostra e la Russia dovrà garantire, in modo
reciproco, un cessate il fuoco per il tempo necessario a condurre questi
colloqui", ha detto nel suo discorso serale. Mosca non ha commentato
immediatamente la proposta e qualche ora più tardi, Oleksandr Ganza, capo
dell'amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, ha riferito che un
attacco russo ha causato la morte di quattro persone e il ferimento di altre
cinque nella città sud-orientale di Kaminsky.
Il
viaggio di Bischoff e Kushner avviene a più di una settimana di distanza da una
indebita visita a Mosca del direttore della Cia, John Radcliffe, che - secondo
i media statunitensi - è andato a mettere in guardia la Russia contro qualsiasi
attacco agli Stati membri della Nato.
È da
un paio di settimane che sono giù di corda, ha fatto tanto caldo in questo
ultimo periodo e tanta umidità e questo mi destabilizza un po’…
Facebook.com
– Post di Giuseppe Caruso – (04 -09 – 2026) – Redazione – ci dice:
Ho
fatto un giro pomeriggio con la macchina. Poi ho visto Vittorio e Cesare e mi
sono fermato a parlare con loro. Loro avranno vent'anni più di me.
Erano
seduti su dei gradini di fronte al negozio di fiori del primo, stavano parlando
un po’ al fresco. Qui alla fine ci conosciamo tutti ed ho detto a Vittorio che
ieri sera ero seduto nel 'mio' vicoletto a pensare poi intorno alle 20.30 è
passato il fratello Peppe ed abbiamo fatto un giro lì vicino. Peppe anche lui
avrà una ventina d'anni più di me si ricordava tutti i negozi e tutti quelli
che abitavano nelle casette ormai quasi tutte vuote. "Giuseppe qui ci abitava questa
famiglia, qui quella, sotto qui c'erano piccoli negozietti, il sarto, il
calzolaio, c'erano due cantine del vino, un paio di negozietti di alimentari e
tutte le strade e le case erano piene di gente". La serata ieri è andata così.
Mi capita spesso di fare questi giri tra le strade e nella storia. Quelli della
mia età che sono rimasti hanno famiglia e fanno altre cose la sera. Io mi siedo
sui gradini e parlo con chi passa.
Quindi
pomeriggio ho visto i due sulle scale ed ho detto a Vittorio "ieri sera
sono stato un po’ con tuo fratello Peppe, mi ha detto tutti quelli che
abitavano alla 'maranna' si chiama così la zona dove c'è il vicoletto e la
scuola di inglese. Vittorio e Cesare iniziano a parlarmi anche loro del paese
com'era. Io ho quasi 50 anni, loro ne hanno forse sui 70 e nonostante tra noi
ci siano solo vent'anni di differenza, loro sembrano aver vissuto un'altra
epoca ancora diversa dalla mia. Vittorio continua a raccontarmi altre storie.
"Mio fratello ricorda tutto. E ti dirò
i nostri genitori quando eravamo piccoli ci portavano ad imparare un mestiere
dagli artigiani. Una volta c'erano tanti sarti, tanti calzolai, c'era un
signore che faceva le ceste che aveva 15 operai. Erano tutti mestieri che
andavano bene. Erano sempre pieni quei negozi. Sai quale era la cosa che ci
facevano fare all'inizio? Raddrizzare i chiodi che venivano messi nelle scarpe.
E se non lo facevi bene ti tiravano le orecchie. Tutti imparavamo a fare un
mestiere così. E non potevi dire di no ai tuoi genitori perché lo dovevi fare e
basta. C'erano tanti negozi e lavoravano tutti."
Sembra
parlare di un altro paese. Sono solo 20 anni di differenza eppure sembra
parlare di un'altra epoca.
Eppure
se ci penso bene mi capita spesso di vedere i figli dei miei amici in giro per
le strade perché qui per quelli più piccoli non è rimasto proprio niente. Mio
nonno aveva la cantina dove passava un paio di orette con gli amici a bere un
bicchiere di vino e a giocare a carte. Io andavo nel bar a giocare a carambola,
i ragazzi di oggi se ci pensate bene non hanno nessun locale dove andare. Io ne
conosco tanti, in verità tra la libreria e la scuola li conosco quasi tutti e
anche loro mi conoscono tutti. Ieri ho detto a quei ragazzi "la prossima
volta che siete tutti insieme venite che vi diamo le chiavi della libreria così
almeno potete giocare lì".
È così
cambiato tutto in pochi anni che davvero non so più cosa pensare. I ragazzi di
oggi sono cresciuti con la tecnologia per cui sono più svegli di quando eravamo
piccoli noi.
Mentre
parlavo con Vittorio è arrivata SIA.
Anche
lei avrà una ventina d'anni più di me e anche lei dice la stessa cosa "Mia madre mi mandava a imparare
a cucire dalle suore ed ogni volta che sbagliavo mi tiravano le orecchie. Ora
però ho un mestiere tra le mani. E riesco a fare tante cose."
Ecco
sono un po’ confuso ed irrequieto ultimamente perché non riesco a trovare pace
e poi parlando con loro è come assistere ad una lezione di vita. Una volta non avevano telefonini e
televisori, dovevano inventarsi tutto ed imparare anche un mestiere. La società invece ora è cambiata
tanto. I ragazzi di oggi sono molto più svegli ma dovremmo avere la capacità di
dargli qualcosa di nuovo o qualcosa di vecchio.
Sinceramente
io sono un po’ sparito dalla circolazione perché a breve aprirò la mia piccola
bottega artigiana, dove non farò ceste o altro ma farò i miei disegni e
speriamo che passi qualche ragazzo di là per insegnargli qualche altra cosa.
Perché non sono I ragazzi che non hanno voglia di fare niente, ma siamo noi che
abbiamo smesso di fare i calzolai, i cestai se così si può dire, gli artigiani
e tante altre cose belle che loro avrebbero potuto apprendere e tramandare.
È vero
è tutto cambiato ma potremmo ricambiare tutto un'altra volta. Alla fine sono
passati solo 20 anni per vedere un mondo diverso, magari tra 20 anni
ritorneremo a fare le ceste, a riparare le scarpe e a bere un buon bicchiere di
vino giocando a carte. Alla fine volere è potere. In ogni caso io aprirò la mia
piccola bottega e speriamo ne apriranno tante altre.
La
vita continua e la storia è sempre stata la stessa se ci pensate bene.
Si
parte, si arriva e di nuovo si parte.
(Giuseppe
Caruso).
Ucraina,
scatta la tregua con Mosca per fermare i raid sulle capitali. Putin: «Non
durerà più di tre giorni». Gli inviati di Trump arrivano al Cremlino.
Openonline.it
– (05 Settembre 2026) - Anna Clarissa Mendi – Redazione – ci dice:
Kiev
si dice pronta al dialogo con gli inviati americani Bischoff e Kushner,
arrivati a Mosca per i colloqui sulla proposta di pace degli Usa. Trump spera
in un accordo che lo rilanci in vista delle Midterm.
Niente
raid russi su Kiev e niente raid ucraini su Mosca, almeno fino a lunedì sera.
Dura
tre giorni la tregua strappata dagli inviati di Donald Trump nel giorno della
loro visita al Cremlino, dove hanno incontrato Vladimir Putin.
«Le
autorità ucraine hanno lanciato un appello per un cessate il fuoco più ampio di
tre giorni, ma non abbiamo mai accettato nulla del genere con loro», mette
subito in chiaro il leader russo.
Almeno
per i prossimi tre giorni, però, la tregua sulle due capitali ci sarà, come
confermato anche da Volodymyr Zelensky su Telegram.
«A partire da questo momento e fino alla fine
di questa giornata di sabato, e poi domenica e lunedì, l’Ucraina è disposta ad
astenersi dagli attacchi contro Mosca», ha annunciato il presidente ucraino,
aggiungendo di sperare «che i russi si astengano dagli attacchi contro Kiev».
La tregua russa era stata annunciata dal
Cremlino attraverso il portavoce Dmitry Peskov.
La
sospensione delle operazioni contro la capitale ucraina scatterà dalla
mezzanotte e durerà tre giorni.
Bischoff
e Kushner atterrati a Mosca. Trump: «Sono due grandi negoziatori».
La
scelta di Vladimir Putin arriva mentre a Mosca sono arrivati Steve Bischoff e
Jared Kushner, rappresentanti del presidente americano Trump, che nel
pomeriggio hanno incontrato il presidente russo.
La
missione di Bischoff e Kushner era stata annunciata dal presidente americano
Donald Trump e prevede, dopo la tappa russa, anche un viaggio a Kiev.
«Bischoff e Kushner portano con loro una
proposta per mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina», ha detto Trump,
sostenendo di aver già contribuito a risolvere «otto guerre».
È
proprio all’arrivo degli inviati statunitensi che Zelensky guarda ora per un
possibile confronto diplomatico.
«Attendiamo
Steve Bischoff e Jared Kushner e siamo pronti per un dialogo costruttivo», ha
aggiunto il presidente ucraino.
Il
presidente americano ha sottolineato anche il numero «elevato» di vittime
registrate da entrambe le parti dall’inizio del conflitto.
«Bischoff
e Kushner sono due grandi negoziatori.
Vedremo
se possiamo fare qualcosa», ha commentato Trump.
Per entrambi non si tratta del primo incontro
con Putin.
I due inviati erano già stati a Mosca lo
scorso gennaio, quando avevano incontrato il presidente russo.
Ora il
nuovo faccia a faccia arriva mentre il Cremlino annuncia una temporanea
sospensione degli attacchi sulla capitale ucraina.
Mosca:
«Gli Usa devono tenere conto della situazione sul campo».
In
vista del nuovo incontro, il viceministro degli Esteri russo Sergei Rybakov ha
delineato le aspettative di Mosca.
«La questione chiave è fino a che punto
l’amministrazione statunitense sia disposta a investire nella ricerca di una
soluzione reale all’attuale crisi, tenendo conto della situazione sul campo»,
ha affermato Rybakov, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.
Il
viceministro russo ha quindi sostenuto che «questa situazione non si sta
evolvendo a favore di Kiev».
Zelensky:
«Raid russi su aeroporti dove è possibile arrivo degli inviati Usa».
Sul
fronte militare, nella serata di ieri e durante la notte le forze di difesa
aerea ucraine hanno dichiarato di aver neutralizzato 128 dei 167 droni
d’attacco Shake e droni-esca lanciati dalla Russia contro il territorio
ucraino.
Per
gli attacchi, le forze russe avrebbero impiegato anche un numero non precisato
di missili balistici Iskander-M/KN-23.
Secondo
il bollettino diffuso dalle Forze armate ucraine e citato da Ukrinform, gli
attacchi hanno interessato complessivamente 23 località, mentre alcuni dei
missili sarebbero caduti senza provocare danni.
In precedenza, le autorità ucraine avevano
segnalato almeno quattro vittime negli attacchi condotti nella regione di
Dnipropetrovsk.
«Durante
la notte – scrive Volodymyr Zelensky su “X” – ci sono stati anche attacchi
russi dimostrativi contro i nostri aeroporti, a Kiev e Borisci.
Attacchi
deliberati, per la prima volta dopo diverso tempo», si legge. «È evidente che
questi attacchi russi», ha aggiunto il leader ucraino, «sono una reazione alle
discussioni e ai preparativi per l’eventualità che la parte statunitense
utilizzi un aereo per recarsi in Ucraina e atterrare all’aeroporto di Kiev o a
quello di Borisci».
Mondo.
Trump:
“I miei inviati Bischoff e Kushner porteranno a Mosca e Kiev una proposta per
concludere la guerra.”
Ilfattoquotidiano.it
- Redazione Esteri – (4 settembre 2026) – Redazione – dice:
La
visita dei negoziatori è confermata. Il Kyiv Independent aveva scritto che
erano in dubbio perché Bischoff temeva reazioni russe. Trump ribadisce:
"Putin non attaccherà la Nato".
Trump:
“I miei inviati Bischoff e Kushner porteranno a Mosca e Kiev una proposta per
concludere la guerra.”
Steve
Bischoff e Jared Kushner, attesi a Mosca domani e a Kyiv domenica, portano con
loro una “proposta per mettere fine alla guerra” fra Russia e Ucraina.
Lo ha
annunciato Donald Trump sottolineando ancora una volta che Vladimir Putin e
Volodymyr Zelensky si odiano e parlando dei numerosi morti da ambedue le parti.
“Bischoff e Kushner sono due grandi
negoziatori.
Vedremo se possiamo fare qualcosa”, ha
aggiunto il presidente, ribadendo poi quel che aveva detto una settimana fa:
“Parlo con Putin. Lo conosco molto bene” e il
leader del Cremlino “non ha intenzione di attaccare i territori della Nato “.
Gli
inviati del presidente incontreranno sabato Putin al Cremlino, scrive il sito
AXIOS citando funzionari statunitensi, e domenica Zelensky nella capitale
ucraina.
La
conferma dei funzionari americani arriva dopo che il “Kyiv Independent”,
citando una fonte informata, aveva scritto che il viaggio di Bischoff a Kiev
era “in dubbio” in quanto l’inviato della Casa Bianca “teme una reazione russa”
e “gli è stato detto che è pericoloso “.
La
missione degli inviati di Trump avviene 10 giorni dopo l’incontro tra il
direttore della Cia John Radcliffe e i capi dei servizi di intelligence e
sicurezza russi a Mosca.
Il
portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha smentito le voci sull’adozione di
eventuali misure di sicurezza congiuntamente con la controparte ucraina in
occasione della visita. “Gli americani probabilmente chiederanno agli ucraini
di cessare le attività terroristiche”, ha affermato commentando le minacce di
Kiev allo spezio aereo russo. Alla domanda se fossero possibili accordi diretti
tra Mosca e Kiev a questo proposito, Peskov ha risposto: “No, non ce ne
saranno”. Già il 3 settembre Putin aveva sottolineato che la progressione
favorevole della mediazione americana, mentre a frenare il dialogo bilaterale
sono le minacce di Zelensky sullo spazio aereo russo, che Kiev vuole rendere
“insicuro”.
Per
parte sua, l’Europa aveva accolto favorevolmente l’arrivo dei due negoziatori
nei Paesi in conflitto. “L’Ue sostiene e accoglie con favore tutti gli sforzi
diplomatici volti a una pace giusta e duratura in Ucraina. Quindi, in tale
contesto, consideriamo anche la visita dei negoziatori statunitensi come un
ulteriore passo avanti nei loro sforzi diplomatici”, ha dichiarato un portavoce
della Commissione europea. “Siamo costantemente in contatto con gli Stati Uniti
e con tutti i partner che lavorano per raggiungere questo obiettivo “,
aggiunge. Obiettivo che, al momento, sembra ancora lontano.
Da
oltre una settimana, Kiev sta subendo un incessante bombardamento di droni
russi. E anche stamattina, Mosca ha lanciato un altro attacco di droni contro
la capitale, danneggiando magazzini e provocando un incendio, pochi giorni
prima della visita programmata degli inviati.
Putin
ha già scatenato la ‘guerra’ contro l’Europa.
Valigiablu.it
– (10 gennaio 2026) - info@valigiablu.it - Redazione - ci dice:
Putin
ha già scatenato la ‘guerra’ contro l’Europa (8 Dicembre 2025).
Guerra
ibrida: scoperte spie russe che si fingevano pescatori e turisti in Norvegia.
Aggiornamento
10 gennaio 2026:
Le
attività di spionaggio e di guerra ibrida russi stanno aumentando nei paesi
scandinavi. Secondo quanto riferito da un ufficiale militare norvegese, alcune
spie russe si sono finte pescatori e turisti nel tentativo di svolgere attività
di spionaggio nella regione di confine tra Norvegia e Russia.
Il
comandante John Olav Fulger, a capo della brigata Finnair delle forze armate
norvegesi, ha dichiarato che gli agenti sono stati individuati mentre entravano
nella città portuale settentrionale di Kirkenes.
La
Norvegia, come molti altri paesi europei, ha rafforzato la sicurezza nelle sue
regioni confinanti con la Russia negli anni successivi all'invasione su larga
scala dell'Ucraina da parte di Mosca nel 2022.
La Brigata Finnair è stata istituita
nell'agosto dello scorso anno per rafforzare le capacità di difesa norvegesi
vicino al confine russo entro il 2032. La Norvegia condivide quasi 200
chilometri del suo confine terrestre con la Russia nell'estremo nord del paese
scandinavo.
A fine
dicembre, nel Golfo di Finlandia era stata fermata una nave partita dalla
Russia sospettata di aver danneggiato dei cavi sottomarini. Secondo i dati del
servizio di tracciamento Marine Traffic, la nave era partita il 30 dicembre dal
porto di San Pietroburgo e si dirigeva verso Israele. A bordo c’erano 14
persone.
La
nave è sospettata di aver danneggiato il cavo della società di
telecomunicazioni Elisa, che passa tra Helsinki e Tallinn. Tuttavia, il cavo è
stato danneggiato all'interno della zona economica esclusiva dell'Estonia. Il
ministero della Giustizia e delle Comunicazioni digitali estone, a sua volta,
ha riferito di "guasti" in quattro cavi sottomarini che collegano
l’Estonia con la Svezia e la Finlandia. Le interruzioni potrebbero essere state
causate dalle tempeste degli ultimi giorni, ma sui guasti di due cavi ci sono
indagini in corso.
Sia la
Svezia che la Finlandia hanno aderito alla NATO come risposta diretta
all'invasione russa dell'Ucraina, con l'adesione della Finlandia che ha
raddoppiato la lunghezza del confine terrestre dell'alleanza militare con la
Russia.
Rispondendo
alla domanda di un giornalista su quanto riportato dai media russi secondo cui
il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, avrebbe affermato che
l’Europa sta preparando una guerra contro la Russia, il presidente russo Putin
ha risposto che la Russia non vuole fare nessuna guerra con l’Europa e che, nel
caso in cui iniziasse, finirebbe così rapidamente che la Federazione russa non
avrebbe più nessuno con cui negoziare. Putin ha poi accusato l’UE di ostacolare
i tentativi del presidente USA, Donald Trump, di porre fine alla guerra in
Ucraina, avanzando proposte “assolutamente inaccettabili” per il Cremlino per
poter accusare la Russia di non volere la pace. L’Europa è “dalla parte della
guerra”, ha concluso Putin.
Parole
non nuove. Più volte leader russi hanno definito la guerra in Ucraina “la
guerra ibrida dell'Occidente” contro la Russia – come affermato nei mesi
scorsi, ad esempio, dalla portavoce degli affari esteri, Maria Zakharova.
Il
concetto è stato poi ribadito in maniera più esplicita in un’intervista mentre
era in visita in India. “La nostra Operazione militare speciale non è l’inizio
della guerra, ma piuttosto il tentativo di finirne una che l’Occidente ha
innescato usando i nazionalisti ucraini. Questo è quel che è accaduto, ed è il
cuore del problema”, ha detto Putin in una sorta di ribaltamento dei fatti e di
quanto segnalato ripetutamente da rapporti di centri studi internazionali e
inchieste transnazionali: da tempo l’UE e le istituzioni democratiche europee
sono un obiettivo della Russia.
La
guerra di Putin contro l’Europa.
Ad
agosto, aveva fatto notizia in tutto il mondo il presunto jamming russo (ovvero
interferenze elettroniche che impediscono il corretto funzionamento della
geolocalizzazione) che aveva costretto l’aereo della presidente della
Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ad atterrare in Bulgaria senza poter
contare sul sistema di navigazione satellitare. Ma le azioni di sabotaggio e di
quella che l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la
politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha definito una “guerra che si sta
combattendo nell'ombra” o “guerra ibrida in Europa sono iniziate da anni e
nell’ultimo anno si sono intensificate, secondo il rapporto dello scorso marzo
del Center for Strategic and International Studies (CSIS).
Le
operazioni russe in Europa stanno diventando più frequenti e più sfacciate,
hanno affermato 20 funzionari governativi, dei servizi segreti e militari ed
esperti di dieci paesi, sentiti dai giornalisti delle redazioni di servizio
pubblico che fanno parte dell’EBU Investigative Journalism Network.
“Notiamo
un aumento della propensione al rischio da parte della Russia”, ha affermato
James Apatura, vice segretario generale aggiunto della NATO per l'innovazione,
le minacce ibride e cibernetiche, “e quando parlo di rischio, non intendo il
rischio per loro, ma il rischio per noi, per le nostre economie e per la
sicurezza dei nostri cittadini”.
Uno
degli ultimi casi risale all’inizio della scorsa settimana e coinvolge il
presidente ucraino Zelensky. Secondo quanto riportato da The Independent, il
primo dicembre, l'aereo che stava conducendo in Irlanda Zelensky è stato
seguito da quattro droni di tipo militare prima di atterrare all'aeroporto di
Dublino. Fonti hanno riferito che i droni sono decollati da una località a
nord-est della capitale irlandese e hanno volato verso la rotta di volo del
presidente ucraino, violando una zona di interdizione al volo. La polizia
irlandese sta indagando sull’accaduto, ma non è ancora stata in grado di
confermare da dove provenissero i droni o chi li controllasse. Si sta cercando
di stabilire se i droni siano decollati da terra o da una nave non rilevata,
sfuggendo ai radar. I servizi di sicurezza irlandesi hanno affermato che i
droni erano dispositivi di grandi dimensioni, di tipo militare, e che
l'incidente potrebbe essere considerato un attacco ibrido.
Provare
che dietro un rogo, l’invio di un drone o la distruzione di un cavo sottomarino
ci sia il governo russo è arduo, per non dire impossibile, e il Cremlino nega
ripetutamente un suo coinvolgimento. Ma secondo il rapporto del CSIS, il numero
di attacchi russi verificati di sabotaggio nei paesi europei è quasi triplicato
tra il 2023 e il 2024, passando da 12 a 34. Questi episodi si sono concentrati
in gran parte sul fianco orientale della NATO: nei Paesi Baltici, in Finlandia,
in Polonia e sul Mar Baltico.
“Ciò
che è importante è capire che questo tipo di attacchi contro di noi sono in
aumento, e non solo nei paesi che confinano con la Russia, ma in tutta Europa”,
ha affermato Kallas.
I
mille volti della “guerra ibrida” russa.
Radicata
nella dottrina militare sovietica, la guerra ibrida ha uno scopo strategico
diverso dalle tattiche di guerra convenzionali. “Piuttosto che distruggere un
esercito nemico o occupare un territorio, mira a influenzare la popolazione per
creare caos, confusione e screditare i leader governativi”, spiega il
colonnello José Luis Calvo Albero, membro dell'esercito spagnolo ed ex
professore di Strategia e Sicurezza Nazionale presso la US Army War School
(USAWC) in Pennsylvania. “Questo clima di insoddisfazione favorisce poi altri
tipi di azioni, comprese quelle militari”.
La
guerra ibrida russa nei confronti di Bruxelles e di numerosi Stati europei è
proteiforme: si va dalla manipolazione politica e sociale agli attacchi
cibernetici, dai sabotaggi all’utilizzo dei droni. La strategia è chiara:
indebolire l’Europa come soggetto politico e svuotare il concetto di democrazia
rappresentativa, da un lato, attaccare con azioni di sabotaggio un’Unione
Europea più fragile e più debole, mentre si fa strada l’idea di una UE “succube
degli Stati Uniti” e/o “guerrafondaia”. E, dunque, delegittimata in quanto
istituzione e organismo politico agli occhi dell'opinione pubblica.
Come
ricostruiva in un nostro articolo Gabriele Catania, la manipolazione politica e
sociale russa avviene in vari modi: vaste campagne di disinformazione e
propaganda, anche attraverso figure che fungono da megafono e da cavallo di
troia; il sostegno a partiti anti-europei e populistici (di destra e sinistra);
interferenze nei processi decisionali di governi e parlamenti; minacce di nuove
guerre; diffamazione di funzionari europei e capi di Stato e governo (incluso
il presidente Mattarella), e della UE nel suo complesso.
Il
risultato – scrive Catania – “è che negli ultimi dieci anni il Cremlino è
riuscito a costruire una capillare rete di politici europei “amici”, pescando
in particolare nelle fila della destra più reazionaria, che hanno potuto
condizionare e stravolgere il panorama politico europeo”. Secondo alcuni
osservatori, il primo grande atto di manipolazione russa dei processi
democratici europei sarebbe stata la campagna di influenza per condizionare
l’esito del referendum sull’indipendenza scozzese, nel 2014.
A
questa forma di manipolazione si aggiungono poi altre modalità, a partire dagli
attacchi cibernetici. “Dal 2007 a oggi il ciberspazio è diventato, per le forze
armate di tutto il mondo, il quinto dominio, dopo terra, acqua, aria e spazio.
E la Russia (al pari dei suoi principali alleati: la Cina, l’Iran e la Corea
del Nord) è una delle potenze che più ricorrono alla guerra cibernetica (cyber warfare)
per destabilizzare, indebolire e minacciare i paesi europei percepiti come
ostili”, prosegue Catania.
Nell’aprile
del 2007 l’Estonia fu colpita da una violenta ondata di attacchi cibernetici.
Prima di allora non si era mai assistito a nulla di simile. Non fu mai chiarito
chi fosse il mandante dell’aggressione ma fu senz’altro utile agli interessi
russi, ed ebbe luogo in una fase di aspre tensioni tra il paese baltico e la
Russia. Con l’invasione dell’Ucraina la situazione si è aggravata e soltanto
negli ultimi due anni sono stati attribuiti ad agenzie o attori comunque
controllati dalla Russia attacchi cibernetici contro istituzioni democratiche,
media, enti pubblici e società private di Germania, Cechia, Francia e Regno
Unito.
Solo
negli ultimi mesi, gli attacchi ibridi hanno incluso il jamming dei sistemi di
navigazione aerea sopra la Svezia, l'invio di droni sopra gli aeroporti danesi
e belgi e il contrabbando di esplosivi in Polonia in lattine di mais, riporta
un articolo del New York Times.
La
Russia potrebbe essere responsabile degli attacchi informatici che hanno
colpito aziende del Regno Unito come Marks and Spencer e Jaguar. M&S ha
visto i suoi profitti nel primo semestre di quest'anno diminuire del 99%
rispetto all'anno precedente dopo essere stata hackerata ad aprile. La
violazione è stata collegata a un gruppo di giovani hacker di lingua inglese
chiamato “Scattare Spider”. Un altro gruppo di hacker con un nome simile ha
rivendicato la responsabilità di un attacco alla Jaguar che ha dovuto
interrompere la produzione in siti chiave a seguito di una violazione avvenuta
ad agosto. Si stima che l'attacco abbia causato un danno pari a due miliardi di
sterline.
Secondo
il responsabile delle operazioni informatiche della NATO, “le minacce
provenienti da attori statali, non statali o sostenuti da alcuni Stati stanno
diventando più sofisticate e le tecniche e le tattiche utilizzate stanno
progredendo in modo massiccio”. Il suo timore è che l’occidente non si sia
sviluppato abbastanza rapidamente da capire cosa sta succedendo.
Sono
poi aumentati in modo significativo i sabotaggi russi contro le infrastrutture
del continente che vanno dall’esplosione di magazzini e dal taglio di cavi
sottomarini (ad esempio i misteriosi incidenti ai cavi sottomarini nel Baltico)
agli omicidi.
A
luglio dello scorso anno dei pacchi esplosivi avevano causato incendi in due
hub della logistica a Birmingham e Lipsia. All'inizio del 2024, la Polonia ha
arrestato nove persone che avrebbero agito per conto della Russia per
commettere aggressioni fisiche e incendi dolosi nella città di Breslavia. Anche
un attacco incendiario a un magazzino Ikea in Lituania è stato collegato alle
operazioni del Cremlino, mentre la Lettonia aveva messo in guardia da
potenziali attività russe che potrebbero essere poste in essere sul proprio
territorio.
A settembre la Russia ha fatto volare decine di droni non
armati in Polonia, costringendo i caccia della NATO a intervenire e mettendo in
stato di massima allerta altri sistemi di difesa aerea. Secondo Charlie
Edwards, esperto di guerra ibrida presso l'Istituto internazionale per gli
studi strategici ed ex stratega dell'intelligence e della sicurezza per la Gran
Bretagna, i droni trasportavano schede SIM polacche e lituane che consentivano
loro di utilizzare le torri cellulari locali per effettuare ricognizioni mentre
sorvolavano le città.
Pochi
giorni dopo si è verificata un’incursione (di un singolo drone russo) in
Romania, quindi è toccato all’Estonia. Tre MiG-31 russi hanno violato lo spazio
aereo del paese baltico, costringendo gli F-35 italiani a decollare dalla già
citata base di Amari.
A
novembre il primo ministro polacco Donald Tusk ha accusato agenti russi di aver
piazzato esplosivi su una linea ferroviaria. È stata “forse la situazione più
pericolosa per la sicurezza dello Stato polacco” degli ultimi anni, anche se
nessuno è rimasto ferito, ha commentato Tusk.
Un
rapporto del Servizio di informazione sulla sicurezza ceco per il 2024 ha
concluso che agenti russi erano responsabili di attacchi informatici contro le
reti del governo ceco, di un incendio doloso in un deposito di autobus di Praga
e di interferenze politiche in tutto il paese.
Sempre
lo scorso anno, tra il 18 e il 19 novembre, nel mar Baltico, in 48 ore erano
stati danneggiati due cavi per le telecomunicazioni: i sospetti sono
immediatamente ricaduti sulla Russia. Il primo cavo collegava la Finlandia e la
Germania, e l’altro univa la Svezia e la Lituania.
La
regione del Mar Baltico sta affrontando una serie crescente di minacce, tra cui
sospetti attacchi ibridi da parte di droni, presunti sabotaggi alle
infrastrutture sottomarine e un flusso costante di petroliere obsolete sotto
forma di navi della flotta ombra che trasportano petrolio greggio dalla Russia.
Il
paesaggio sottomarino collinare del Baltico vicino alla Svezia rende difficile
individuare i sottomarini perché possono nascondersi. Ciò vale in particolare
per Svezia, Norvegia, Finlandia, Estonia e Lituania, che sono “completamente
dipendenti dalle linee marittime per le comunicazioni e per il sostentamento
delle nostre società”.
La
marina svedese incontra sottomarini russi nel Mar Baltico “quasi ogni
settimana”, ha affermato il capitano Marko Petkovic. Mosca sta attuando un
“programma di modernizzazione deliberato e costante” delle proprie navi, sta
“rafforzando continuamente” la sua presenza nella regione e gli avvistamenti
delle sue navi sono all'ordine del giorno per la marina svedese, ha aggiunto il
capitano.
“Una
volta che sarà stato raggiunto un cessate il fuoco o un armistizio in Ucraina,
a nostro avviso la Russia rafforzerà le proprie capacità in questa regione”, ha
detto Petkovic. Sono motivo di preoccupazione anche le petroliere battenti
bandiera civile perché non è esclusa la possibilità che tali navi vengano
utilizzate per lanciare droni.
Tuttavia,
Petkovic ritiene che la maggiore vigilanza della NATO sta avendo un impatto. Da
quando è stata istituita l'operazione Baltico Entry a gennaio, “non abbiamo
assistito ad alcun incidente ai cavi in questa regione”, ha spiegato.
Proprio
questa settimana, l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, alto funzionario della
NATO, ha dichiarato che l'alleanza militare sta valutando un'azione
“preventiva” contro la Russia a seguito di una serie di attacchi ibridi contro
l'Europa.
L'alleanza
potrebbe dover adottare un approccio più “aggressivo” per dissuadere Mosca dal
continuare la sua campagna di incursioni con droni e attacchi informatici in
Europa, ha precisato Dragone. “Sul fronte cibernetico, siamo piuttosto
reattivi. Stiamo valutando la possibilità di essere più aggressivi, o proattivi
invece che reattivi”, ha affermato. Un “attacco preventivo” da parte della NATO
potrebbe essere considerato un'“azione difensiva”, nonostante sia “più lontano
dal nostro modo normale di pensare e comportarci”.
Una
recente indagine del Financial Times ha rivelato come la NATO sia stata messa
in stato di massima allerta dopo che tre navi nel Mar Baltico sono state
accusate di aver trascinato le loro ancore nel tentativo di danneggiare i cavi
energetici e di comunicazione, con un totale di 11 incidenti registrati. L'ammiraglio Dragone ha dichiarato al
FT che l'alleanza sta “studiando tutto” per decidere come rispondere.
Von
der Leyen avverte:
“Prepararsi
alla guerra
se si
vuole evitarla.”
Repubblica.it - Claudio Tito – (19 marzo 2025)
– Redazione – ci dice:
Von
der Leyen avverte: “Prepararsi alla guerra se si vuole evitarla.”
(AFP).
La
presidente rilancia il suo piano per il riarmo. Solo l’Ungheria contraria.
Costa:
“La minaccia riguarda tutti gli europei”
BRUXELLES
– Se l’Europa vuole evitare la guerra, l’Europa deve prepararsi alla guerra».
Nel
giorno della telefonata tra Trump e Putin, la presidente della Commissione,
Ursula von der Leyen, rilancia il piano “Reame Europe”. Non si tratta di parole
che non tengono conto del dialogo Washington-Mosca, semmai ne sono la
conseguenza. Un segnale diretto verso la Casa Bianca e verso il Cremlino.
Guerra
Ucraina - Russia, le news di oggi.
Se
Putin vota Trump, di Ezio Mauro.
Il
negoziato: il cessate il fuoco, la Nato e il Donbass “zona franca”
L’analista:
Trump resta l’unico mediatore possibile.
Perché la posizione della leader dell’esecutivo Ue non è per
niente isolata. A Bruxelles, in molte delle 27 cancellerie e nel quartier
generale della Nato, è molto alta la preoccupazione che il presidente americano
accetti troppe delle condizioni poste dal Cremlino senza considerare le
esigenze di sicurezza del Vecchio continente. Una di queste è proprio lo stop
all’invio di armi verso Kiev: «Richiesta non compatibile – dicono ai piani alti
del Consiglio europeo – con il sostegno che gli Stati membri dell’Unione e
l’Unione stessa hanno fornito all’esercito ucraino. Tra i principi che l’Ue ha
posto come indispensabili per garantire una pace duratura c’è infatti la
garanzia di sicurezza e un’Ucraina in grado di difendersi».
Il
timore dell’Ue è soprattutto che la Russia non si impegni a non attaccare di
nuovo nel prossimo futuro non solo l’Ucraina, ma anche altri Paesi confinanti.
Una assicurazione considerata fondamentale dall’Unione europea. Anche perché,
insiste proprio Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, «è essenziale
che tutti capiscano che questa minaccia è collettiva e riguarda tutti gli
europei». Un modo per dire che non concerne solo i territori dell’est europeo e
come ricorda von der Leyen attiene al profilo democratico dell’Ue. Non a caso
la Francia, tra i Paesi più convinti dell’autonomia militare del Vecchio
continente, ha annunciato l’intenzione di riaprire quattro basi aeree nucleari.
Segno che i tempi ormai sono cambiati.
Per
gli stessi motivi von der Leyen è convinta che «entro il 2030, l’Europa deve
avere una forte posizione sulla difesa». Deve cioè essere in grado di esprimere
una deterrenza effettiva con una struttura che si avvicini a un esercito unico.
Sapendo però che «la portata, i costi e la complessità dei progetti vanno ben
oltre le capacità di ogni singolo Paese. Dobbiamo sviluppare progetti su larga
scala e intensificare gli appalti congiunti». Quindi debito comune – tabù da
infrangere di nuovo come ha ripetuto ieri Mario Draghi – e acquisti comunitari
come è accaduto per i vaccini.
Un
investimento essenziale ora perché «l’era del dividendo della pace» è finita.
Per molti anni, infatti, l’Europa si è adagiata sulla protezione americana e su
un periodo di sostanziale assenza di conflitti armati. Non ha più speso per la
sicurezza. Ma adesso, ripete la presidente della Commissione, «la Russia è su
un percorso irreversibile verso la creazione di un’economia di guerra». A
differenza della Nato che al momento ha fissato al 2 per cento del pil la spesa
militare, Mosca impiega il 9 per cento del suo pil per le armi. Segno non certo
di un atteggiamento pacifico: «E noi non possiamo permetterci di essere
sottomessi dalla storia». Allora tra le mosse allo studio c’è anche la
formazione di una “task force” congiunta con l’Ucraina. A conferma della linea
tracciata, l’inquilina di Palazzo Berlaymont ha ribadito al governo danese il
sostegno nel contenzioso con Trump sulla Groenlandia: «Difenderemo la nostra
integrità territoriale».
Nella
Ue, però, si apre anche in questo frangente la stessa frattura. La contrarietà
ungherese a una linea di contrasto alla Russia. Budapest non appoggerà con ogni
probabilità il documento finale del Consiglio europeo che si riunirà domani e
che ribadirà la vicinanza all’Ucraina e al piano di riarmo, oltre che provare a
utilizzare i beni russi congelati almeno «fino alla compensazione dei danni di
guerra».
La
compattezza europea, dunque, deve mettersi alla prova della telefonata
Trump-Putin.
L’AFD
pronta a presentare
il
conto alla Germania.
Nicolpozzo.it
- Massimo Balsamo – (6 Settembre 2026) – Redazione – ci dice:
Il
partito vola oltre il 40% nei sondaggi in Sassonia-Anhalt. E oggi il cordone
sanitario costruito dagli altri partiti rischia di trasformarsi nel simbolo del
loro fallimento.
Un
terremoto politico potrebbe partire da Magdeburgo. Oggi la Sassonia-Anhalt
eleggerà il nuovo parlamento regionale e, questa volta, la domanda non è più se
Alternative für Deutschland farà un buon risultato. La domanda è quanto sarà
grande. E soprattutto se quel risultato sarà sufficiente per abbattere l’ultimo
muro che finora ha tenuto l’AFD lontana dal governo.
Gli
ultimi sondaggi raccontano infatti una partita quasi senza precedenti. La
rilevazione della Forschungsgruppe Wahlen per la Zdf assegna all’AFD il 41 per
cento, contro appena il 23 della Cdu.
Altre
rilevazioni hanno spinto il partito fino al 42-43 per cento. Dietro, a distanza
siderale, viaggiano Die Linke intorno all’11-12 per cento, Spd tra il 7 e l’8,5
e Verdi attorno al 5-6. FDP e BSW rischiano invece di restare fuori dal LANDTAG.
Per
capire la dimensione del fenomeno basta tornare indietro di cinque anni. Alle
regionali del 2021 la Cdu aveva vinto nettamente con il 37,1 per cento, mentre
l’AFD si era fermata al 20,8. Oggi i rapporti di forza sarebbero
sostanzialmente rovesciati: il partito guidato nella regione da Ulrich Sigmund
potrebbe quasi raddoppiare il proprio consenso, mentre i cristiano-democratici
rischiano di perdere circa quattordici punti.
Una
vittoria dell’AFD, di per sé, non sarebbe la prima in assoluto in un’elezione
regionale tedesca. Il precedente esiste: nel settembre 2024 il partito arrivò
primo in Turingia con il 32,8 per cento. Ma rimase fuori dal governo. È qui che
la Sassonia-Anhalt può diventare un caso completamente diverso. Perché sopra il
40 per cento, e soprattutto se numerosi partiti dovessero fermarsi sotto la
soglia di sbarramento del 5 per cento, l’AFD potrebbe avvicinarsi alla
maggioranza assoluta dei seggi.
Sarebbe
il vero risultato storico: un governo regionale guidato dall’AFD e il primo
ministro-presidente espresso dal partito dalla sua fondazione nel 2013.
Finora
Alternative für Deutschland ha conquistato milioni di voti, è diventata il
principale partito di opposizione in diverse regioni e ha sfondato soprattutto
nell’Est, ma non ha mai fatto parte di un governo di un Land.
La cosiddetta Brand maure, il “muro
tagliafuoco” costruito dagli altri partiti per escluderla da qualsiasi
maggioranza, ha sempre retto.
Può
cambiare la storia d’Europa.
In
Sassonia-Anhalt quel muro rischia almeno di essere sottoposto a una pressione
mai vista. Cdu, Spd, Verdi e Linke hanno escluso accordi con l’AD.
Ma se Sigmund
dovesse arrivare oltre il 40 per cento, agli altri resterebbe una sola strada:
mettere insieme una maggioranza alternativa composta da forze sempre più
lontane politicamente tra loro. La Cdu potrebbe quindi trovarsi davanti al
paradosso di dover cercare formule di governo con la sinistra pur di impedire
all’AFD, nettamente primo partito, di conquistare la cancelleria regionale.
Reuters indica tra le ipotesi anche un governo di minoranza
cristiano-democratico sostenuto esternamente dalla Linke, soluzione che però
metterebbe sotto fortissima tensione la linea nazionale della Cdu.
E
governare un Land, in Germania, non è affatto un premio simbolico. Significa
mettere mano a settori fondamentali come scuola, cultura, sicurezza e polizia
regionale, oltre alla gestione amministrativa di una parte delle politiche
migratorie. Il programma dell’AFD in Sassonia-Anhalt prevede tra l’altro una
linea molto più dura sui rimpatri, un cambio di rotta nelle politiche
scolastiche e culturali e una profonda revisione del rapporto con il sistema
radiotelevisivo pubblico.
Ci
sarebbe poi il livello federale. La Sassonia-Anhalt dispone di quattro voti nel
Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder e partecipa all’approvazione di
numerose leggi federali. Le delegazioni regionali devono esprimere i propri
voti in maniera unitaria: un governo monocolore AFD avrebbe quindi per la prima
volta una presenza diretta anche in uno dei principali ingranaggi istituzionali
della Repubblica federale.
Il
significato politico andrebbe però molto oltre quei quattro voti. Una
Sassonia-Anhalt governata dall’AFD trasformerebbe il partito da forza di
protesta e opposizione a forza di governo.
Con ministri, amministrazione, bilanci e
responsabilità diretta. E offrirebbe ad Alice Weiden la possibilità di
presentare l’esperimento di Magdeburgo come la prova generale di ciò che l’AFD
potrebbe fare un giorno a Berlino.
C’è
infine un altro elemento che rende il voto particolarmente delicato. Il
servizio di intelligence interno della Sassonia-Anhalt considera dal 2023 il
movimento regionale dell’AFD una formazione di estrema destra accertata,
classificazione che il partito contesta politicamente. Proprio per questo
l’eventuale ingresso al governo avrebbe una portata ancora maggiore: sarebbe la
prima volta che un partito con una simile classificazione assumerebbe
direttamente il controllo dell’esecutivo di un Land.
Domenica,
dunque, non si decide soltanto chi governerà una regione di poco più di due
milioni di abitanti. Si misura la tenuta della strategia con cui per anni la
politica tedesca ha provato a contenere l’AFD. Se il partito dovesse fermarsi
alla vittoria elettorale, la Brand mauser potrebbe ancora resistere. Se invece
riuscisse a trasformare quel 40 per cento abbondante in una maggioranza di
governo, per la Germania sarebbe tutta un’altra storia.
(Massimo
Balsamo, 6 settembre 2026).
Ucraina-Russia,
Trump: “Ho una
proposta
di pace”. Bischoff e Kushner
prima
da Putin e poi da Zelensky.
ildenaro.it
– (5 Settembre 2026) – Adnkronos -Redazione – ci dice:
Donald
Trump ha una proposta per porre fine alla guerra Russia e Ucraina. E la
presenterà a Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky quando Steve Bischoff e Jared
Kushner, gli inviati del presidente degli Stati Uniti, arriveranno a Mosca e
poi a Kiev per due incontri. Secondo la Tass, che fa riferimento alle
informazioni fornite da un’anonima fonte, Bischoff e Kushner “prevedono di
arrivare a Mosca e successivamente a Kiev il 5 e 6 settembre”.
Il
weekend, quindi, può diventare un crocevia fondamentale per il conflitto, in
corso ormai da 4 anni e mezzo. “Bischoff e Kushner portano a Mosca una proposta
per porre fine alla guerra. Abbiamo un’idea per la pace. In questa guerra c’è
un problema di personalità, c’è odio vero tra Putin e Zelensky”, dice Trump
facendo riferimento allo scontro totale tra il presidente russo e quello
ucraino. Trump specifica se il piano preveda una cessione di territorio da
parte dell’Ucraina. Nei mesi scorsi, Kiev ha detto ‘no’ all’ipotesi di cedere
il Donbass. “In media, muoiono 25mila soldati al mese. Questa guerra deve
terminare, c’è una buona chance che finisca”, dice Putin, che continua a
esibire un rapporto speciale con il leader del Cremlino: “Parlo con Putin, lo conosco
bene. Non attaccherà nessun territorio della Nato”, dice disinnescando
l’allarme relativo ad un ampliamento del conflitto.
Zelensky
attende sviluppi e confida nella missione americana a Mosca. L’Ucraina
congelerà gli attacchi per favorire il dialogo. “Come già avvenuto durante le
precedenti visite diplomatiche della delegazione degli Stati Uniti, garantiremo
il normale funzionamento dello spazio aereo russo affinché i negoziatori
possano arrivare in sicurezza. Ci preoccupiamo della loro incolumità, non di
quella della Russia”, dice in un post pubblicato su ‘Telegram’ sottolineando
che “da parte nostra non ci saranno attacchi aerei e anche la Russia dovrà
garantire, in modo reciproco, una pausa negli attacchi aerei per tutto il tempo
necessario allo svolgimento dei colloqui e alla gestione delle questioni
logistiche legate a questa visita americana”.
“Il
nostro obiettivo – sottolinea Zelensky – è fare in modo che la visita e i
colloqui con la parte americana siano il più possibile costruttivi e concreti.
Dobbiamo cercare opzioni reali per indirizzare questa guerra verso la sua
conclusione. Vedremo quali proposte avranno Steve e Jared e cosa risponderà
loro Mosca”.
Dopo
la pausa diplomatica, il conflitto rischia di riprendere con un’escalation. La
Russia, nelle ultime ore, ha colpito duro su Kiev: un drone di Mosca “ha
colpito l’edificio centrale del Servizio di sicurezza ucraino di fronte alla
Cattedrale di Santa Sofia”, dice Zelensky. L’obiettivo del raid era Aleksandr
Polda, numero 1 dei sevizi ucraini. Bersaglio mancato, come evidenziano
le foto che ritraggono Zelensky proprio a colloquio con il capo dello Sbu.
“Il
drone era diretto proprio contro l’ufficio del capo del Servizio di sicurezza
situato in quell’edificio. Ho incaricato Polda di dare ai russi una risposta
adeguata e concreta e, ove possibile, di pari entità a questo attacco, non
appena tutto sarà pronto. Le nostre forze armate sosterranno questa risposta. I
luoghi da colpire sono stati definiti. Il momento verrà scelto in modo da
garantire i risultati”, annuncia Zelensky promettendo una rappresaglia.
L’Ucraina, d’altra parte, da giorni conduce una campagna per chiudere i cieli
russi: il traffico aereo su Mosca è stato condizionato dalle minacce di
attacchi con droni e diverse compagnie hanno modificato i propri programmi.
Per
Trump la guerra in Ucraina può finire anche senza Zelensky. Ma l’Ue non ci sta.
Atlanteeditoriale.com – Sabato Angieri – (11 agosto
2025) – Redazione – ci dice:
L’incontro
che si terrà il venerdì di ferragosto in Alaska tra Donald Trump e Vladimir
Putin si preannuncia come un passaggio storico per la guerra in Ucraina. Ma non
solo, è da 10 anni che il presidente russo non mette piede sul suolo
statunitense, dal 28 settembre 2015 quando incontrò Barack Obama a margine
della 70° Assemblea generale dell’Onu. Da quella visita sembra passato un
secolo, culminato negli ultimi quattro anni di amministrazione Biden con la
chiusura quasi totale dei rapporti con Mosca. Di contro, Trump e il suo vice,
JD Vance, hanno idee molto diverse sulla Russia, vorrebbero averla come partner
commerciale, se possibile contro la Cina, e poco importa se a discapito
dell’Unione Europea.
Per
questo quando Trump ha annunciato che il vertice con l’omologo russo si sarebbe
tenuto a prescindere dalla presenza o meno di Zelensky i leader europei hanno
iniziato a preoccuparsi. Si tratta di un cambio di prospettiva non da poco in
un momento in cui sembrava che Washington volesse inchiodare Mosca con le
spalle al muro. Il famoso ultimatum dell’8 agosto, scaduto il quale la Casa
Bianca aveva promesso «sanzioni devastanti», si è risolto con un nulla di fatto
se non l’aumento dei dazi all’India fino al 50%, il che colpisce in modo
significativo le esportazioni di petrolio russo ma non ne affosserà l’economia.
Trump l’ha detto chiaramente: «è ora di chiudere la guerra» e al momento la
strategia sembra essere quella di fare al Cremlino un’offerta generosissima.
Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla Casa bianca, una bozza di piano
esisterebbe già: gli Ucraini dovrebbero ritirarsi dalla parte del Donetsk che
ancora controllano per permettere ai russi di occupare tutto il Donbass. Mosca
otterrebbe così una vittoria diplomatica laddove sul campo le sue truppe non
sono riuscite a sfondare. Inoltre la Crimea dovrebbe diventare ufficialmente
russa. Non è chiaro il destino che toccherà alle regioni occupate del sud,
Zaporizhzhya e Kherson. I russi potrebbero riconsegnare la centrale atomica di
Zaporizhzhya alla controparte oppure impegnarsi a non tentare nuove avanzate.
Restano i limiti imposti dalla costituzione ucraina a Zelensky che formalmente
non potrebbe cedere alcun territorio. Ma resta ancor di più il fatto che, se
così stessero le cose, per l’Ucraina sarebbe una vera e propria débâcle.
E
mentre la diplomazia russa e statunitense portano avanti a ritmi serrati i
preparativi per l’incontro dei rispettivi presidenti, l’occidente si è
spaccato. Da una parte Donald Trump, che continua sulla via della risoluzione
del conflitto nel più breve tempo possibile e quindi è convinto che l’unico
interlocutore importante sia chi la guerra l’ha iniziata, ovvero Vladimir
Putin. Dall’altra l’Unione Europea e l’Ucraina che stanno cercando in tutti i
modi di far capire a Washington che non si possono decidere i termini del
cessate il fuoco senza Kiev. Volodymyr Zelensky ha dichiarato chiaramente che
«non regalerà nessun territorio alla Russia» e che «la costituzione ucraina
sancisce chiaramente l’impossibilità di ogni cessione». Ma il presidente si
trova tra due fuochi: la sua popolazione civile stremata da tre anni e mezzo di
guerra vorrebbe vedere la fine del conflitto, ma i militari non lasceranno
facilmente che al nemico siano fatte concessioni. Il cancelliere tedesco Merz
si augura ancora che «Zelensky possa partecipare all’incontro» e sottolinea che
è inaccettabile che «le questioni territoriali vengano discusse o decise da
Russia e Stati Uniti ignorando europei e ucraini». Sulla stessa linea le
dichiarazioni di Bruxelles, che tranne la Slovacchia e l’Ungheria l’Ue si
mostra compatta.
Mentre
dai funzionari Usa arrivano segnali contrastanti. L’ambasciatore Usa presso la
Nato, Matthew Whitaker, ha riacceso le speranze ucraine dichiarando che la
presenza di Zelensky al vertice di venerdì è «possibile» ed è ancora «in
discussione». Molto meno incoraggianti le parole del vice-presidente Usa Ad
Vance, che ha definito l’eventuale presenza di Zelensky «non produttiva» e ha
comunque sottolineato che né Kiev Né Mosca saranno «felici» dell’accordo
finale.
Secondo
alcune indiscrezioni Zelensky potrebbe anche essere invitato a collegarsi da
remoto, oppure a partecipare a tavoli secondari senza gli altri due presidenti,
ma entrambe le ipotesi al momento appaiono tentativi di ricucire uno strappo
che si allarga giorno dopo giorno.
(Sabato
Angieri).
Putin
senza freni: "Se l'Europa vuole
scatenare una guerra, noi siamo
pronti,
adesso."
Today.it
– Mondo -Today – (2 dicembre 2025) – Redazione – ci dice:
Il
presidente russo riflette su un ipotetico scenario bellico. Sul conflitto in
Ucraina: "Possiamo isolare la Crimea dal mare, se Kiev proseguirà con gli
attacchi contro le nostre navi."
Il
presidente russo Vladimir Putin (foto LaPresse).
"Se
l'Europa dovesse improvvisamente decidere di combattere contro di noi e lo
facesse, siamo pronti fin da ora". Lo scenario bellico viene tratteggiato
come ipotesi da Vladimir Putin, ma è funzionale alla narrazione russa che non
vuole apparire debole all'esterno. Il leader ha anche parlato del conflitto in
Ucraina e di come stanno procedendo i negoziati. In Russia, intanto, sono
arrivati l'inviato speciale degli Stati Uniti Steve Bischoff e il genero del
presidente Donald Trump, Jared Kushner.
"Non
abbiamo intenzione di combattere contro l'Europa"
"Non
abbiamo intenzione di combattere contro l'Europa, l'ho già detto centinaia di
volte", dichiara Putin ai giornalisti. Ma il leader del Cremlino ribadisce
che anche qualora si dovesse arrivare a un confronto diretto, Mosca si farebbe
trovare pronta: "Non ci possono essere dubbi al riguardo". "Se
l'Europa decidesse improvvisamente di dichiararci guerra e la iniziasse,
potrebbe verificarsi molto rapidamente una situazione in cui non avremmo
nessuno con cui negoziare", ha aggiunto Putin.
"Gli
europei ostacolano i negoziati."
Sulle
trattative in corso per far terminare il conflitto in Ucraina, il leader russo
accusa gli europei: "Hanno iniziato a ostacolare l'attuale amministrazione
statunitense e gli sforzi del presidente Donald Trump per raggiungere la pace
attraverso i negoziati". Secondo Putin, i Paesi del vecchio continente
"hanno rifiutato i colloqui di pace e stanno ostacolando gli sforzi del
presidente Trump, non hanno un programma di pace. Sono dalla parte della
guerra".
Il
presidente russo fornisce una sua ricostruzione dei colloqui tra Europa e Stati
Uniti: "Anche quando cercano di apportare alcune modifiche alle proposte
del presidente Donald Trump, vediamo chiaramente che tutti questi cambiamenti
mirano a una sola cosa: bloccare l'intero processo di pace, avanzare richieste
assolutamente inaccettabili per la Russia, e loro lo capiscono".
"In
Ucraina non c'è una guerra."
Le
dichiarazioni di Putin puntano a cancellare anche l'evidenza del conflitto
contro Kiev: "La Russia agisce in Ucraina in modo chirurgico. Non si
tratta di una guerra nel senso letterale del termine". Da quasi quattro
anni, 11 se si considera l'occupazione della Crimea, Mosca è impegnata nella
guerra in Ucraina. E l'esercito di Kiev riesce ancora a fronteggiare l'armata
di Putin. Tanto che il presidente russo deve agitare nuove minacce: "La
Russia può isolare la Crimea dal mare, se Kiev continuerà gli attacchi contro
le nostre navi".
I
negoziati.
Una
fonte della CNN, emittente statunitense, ha riferito che Bischoff, Kushner e il
consigliere del Cremlino Kirill Dmitriev hanno fatto una passeggiata sulla
piazza Rossa prima dei colloqui con il presidente russo Vladimir Putin. Dopo il
confronto con Mosca, fa sapere un alto funzionario ucraino citato dall'agenzia
France presse, gli inviati Usa potrebbero incontrare una delegazione ucraina.
La notizia è stata confermata da AXIOS che aggiunge qualche dettaglio in più. Bischoff
e Kushner dovrebbero confrontarsi con lo stesso Volodymyr Zelensky in un Paese
europeo non meglio specificato.
Putin:
"Se l'Europa vuole scatenare una guerra, noi siamo pronti, adesso."
(today.it/mondo/putin-se-europa-attacca-russia-pronta.html).
©
Today.
1 Lug
2025
L’effetto
Trump sulle relazioni tra Unione Europea e Russia.
Ispionline.it
– (1°luglio 2025) – Matteo Fumagalli – Redazione – ci dice:
Il
secondo mandato Trump solleva interrogativi strategici in Europa, ma non cambia
le fondamenta del rapporto UE-Russia.
Il
ritorno di Trump alla Casa Bianca ha focalizzato l’attenzione dei leader
europei, che cercano di accelerare la diversificazione dalle importazioni di
energia russa. Finora questo non ha portato a un ripensamento significativo su
quale potrebbe essere un’alternativa all’attuale conflitto con la Russia o a
una futura relazione postbellica. Russia e UE rimangono radicate nelle loro
posizioni come durante l’amministrazione Biden. Per quanto riguarda l’Europa,
due iniziative stanno guadagnando slancio (Readiness 2030 e un reset
post-Brexit con il Regno Unito, anche in materia di sicurezza e difesa), mentre
la Russia continua a mantenere la rotta nella sua prolungata guerra contro
l’Ucraina, convinta di poter sopravvivere sia alla resistenza ucraina che alla presente
determinazione occidentale. Nonostante le notevoli turbolenze geopolitiche
contemporanee, non si intravede alcun disgelo nei rapporti bilaterali, poiché
cambiare rotta è costoso per tutte le parti in causa.
Idee e
modelli di comportamento radicati portano a modelli auto-rinforzanti noti in
politica ed economia come effetti path-dependent,1 dove cambiare linea d’azione
diventa sempre più costoso, finanziariamente e politicamente, con il passare
del tempo, a causa di eventi e decisioni passati che limitano le opzioni
disponibili nel presente. Cercare di impostare le relazioni tra Unione Europea
(UE) e Russia su un percorso così alterato ne è un esempio: mantenere la rotta,
a qualunque costo, è diventato un mantra per entrambe le parti negli ultimi
anni.
La
rielezione di Trump, con le sue critiche all’ UE, il suo rapporto con il
Presidente russo Vladimir Putin, il suo desiderio di porre fine alla guerra
russo-ucraina, ha effettivamente avuto un effetto sulle relazioni UE-Russia?
Potrà anche essere un elemento dirompente per l’economia globale, ma nella
geopolitica globale l’amministrazione Trump potrebbe rivelarsi un promotore di
cambiamenti assai minore rispetto alle attese, anche per quanto riguarda le
relazioni UE-Russia.
La Pax
Americana era in crisi ben prima dell’arrivo di Trump,
La
prima elezione di Donald J. Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016 è
stata vissuta da molti leader europei con estrema preoccupazione e con
l’auspicio di un rapido ritorno alla normalità. Che poco fosse in realtà
cambiato durante il suo primo mandato era in gran parte dovuto alle
disfunzionalità dell’amministrazione Trump, alle fratture ideologiche tra i
suoi membri e all’elevato numero di repubblicani conservatori tradizionali
nelle fila dell’amministrazione stessa.
È
opinione comune che la seconda presidenza Trump potrebbe essere diversa. Il
Presidente degli Stati Uniti si è circondato di personale maggiormente a lui
vicino e politicamente allineato. Più fortemente sostenuto dalla sua
amministrazione, i suoi commenti più critici nei confronti dell’Europa – e
indicativi della visione del mondo e della missione di Trump – sono stati
pronunciati dal segretario alla Difesa Pete Hester e dal vicepresidente JD
Vance nel febbraio 2025. 2 A rendere ancora più acuta la sfida che Trump pone
all’Europa – in particolare per la durata e unità dell’alleanza transatlantica
e a mettere a nudo le fragilità di quest’ultima, ci sono le faglie interne
all’UE, ovvero le battaglie ideologiche tra gli schieramenti allineati a Trump
e, più in generale, al trumpismo, un movimento e un’ideologia che probabilmente
sopravviveranno al mandato del Presidente, e coloro che gli si oppongono.
L’amministrazione
Trump ha trascorso i primi mesi del 2025 cercando di imporre la sua nuova
“visione” sia agli alleati che agli avversari. La sua politica tariffaria
annunciata il 2 aprile 2025, l’abolizione dell’Usaid (la più grande agenzia di
aiuti umanitari al mondo), il suo avvicinamento alla Russia (senza che il
Cremlino facesse alcuna concessione all’Ucraina) e, più in generale, lo
sminuire il ruolo dei Paesi europei nell’alleanza transatlantica sono stati
vissuti con orrore dal lato europeo dell’Atlantico.
Se da
un lato la rottura (disruption) è destabilizzante, dall’altro è importante
sottolineare che molto non è cambiato finora. Un importante elemento di
continuità risiede nel crollo dell’ordine di sicurezza europeo, che né la
seconda né la prima presidenza Trump hanno provocato da sole. Queste due
istituzioni potrebbero aver accelerato le tendenze, ma è più probabile che
rappresentino la disintegrazione di un vecchio ordine, piuttosto che la sua
causa o addirittura l’emergere di qualcosa di nuovo al suo posto. La Russia,
basandosi sui disastri occidentali in Iraq, Afghanistan, Libia (e altrove), ha
da tempo concluso che esiste un’opportunità da cogliere per dividere
l’Occidente e promuovere un’agenda revisionista nella politica mondiale.
Eppure, come osserva correttamente Stefan Wolff, la crisi dell’ordine
internazionale liberale non significa che questo sia già scomparso, né che sia
stato sostituito con qualcosa d’altro. Molto sta cambiando, ma alcuni
cambiamenti sono antecedenti a Trump 2.0. Anche le sue richieste affinché i
partner europei della Nato contribuissero finanziariamente di più alla Nato,
assumendosi così una maggiore quota di responsabilità per la propria difesa,
non erano una novità. Barack Obama aveva già espresso osservazioni simili in
precedenza, nel tentativo di focalizzare l’attenzione strategica statunitense
verso l’Asia e la Cina in particolare (“pivot to Asia”). Un altro Presidente
statunitense molto popolare in Europa, John F. Kennedy, aveva già chiesto – nel
1951! – una ricalibrazione nella condivisione degli oneri tra l’America e i
suoi partner europei.
Non si
tratta di sottovalutare la portata delle sfide future: l’Europa è evidentemente
vulnerabile a una serie di cambiamenti dirompenti innescati dal Presidente
degli Stati Uniti e dalla sua squadra nel 2025. Avendo potuto contare su solide
garanzie di sicurezza statunitensi (sotto forma della Nato, sottoscritta da
Washington), i Paesi europei hanno cronicamente sotto il vestito nelle proprie
capacità di difesa, soprattutto dalla fine della Guerra Fredda. La spesa per la
difesa in percentuale del Pil è aumentata negli ultimi dieci anni circa, ma un
investimento in una base industriale di difesa europea indipendente si scontra
con molti ostacoli. In secondo luogo, il crollo delle relazioni UE-Russia
continua ininterrotto, senza alcun segno di disgelo nelle relazioni, né alcun
tentativo, da entrambe le parti, di immaginare come potrebbe essere una
relazione postbellica. Non volendo o non potendo cambiare rotta, entrambe le
parti restano bloccate nel pensiero pre-Trump, perseguendo sempre più della
stessa (tragica) situazione nella speranza che ciò produca il risultato
desiderato da entrambe le parti (la vittoria dell’Ucraina, o la sua non
sconfitta, da una parte; la scomparsa dell’Ucraina come attore sovrano
indipendente dall’altra).
Posizioni
consolidate in materia di energia e sicurezza
Due
questioni chiave definiscono il rapporto tra Unione Europea e Federazione
Russa: l’energia e la sicurezza. Entrambe sono state in parte influenzate dalla
situazione dall’altra parte dell’Atlantico, sebbene Trump non abbia alterato
significativamente il corso delle dinamiche in entrambi i settori.
Il
disaccoppiamento (decoupling) energetico continua, gradualmente.
La
prima questione importante ruota attorno a uno dei pilastri fondamentali delle
relazioni UE-Russia nel secondo dopoguerra: l’energia.6 Dall’inizio della
guerra nel 2022, la Russia ha cercato di diversificare le proprie esportazioni
vendendo il proprio petrolio a prezzi scontati; spingendo per un’Unione del gas
trilaterale con Kazakistan e Uzbekistan; cercando una nuova partnership con la
Cina per il progetto dell’oleodotto Power of Siberia-2, vendendo petrolio a
prezzo scontato all’India. L’UE, al contrario, ha spinto con forza sulla
decarbonizzazione e sulle energie rinnovabili, aumentando di fatto
l’approvvigionamento di gas naturale e liquefatto da altri partner, inclusi
Usa, Norvegia, Algeria, Qatar, Azerbaijan e Kazakhstan.
Eppure,
nonostante la retorica di entrambe le parti, gli idrocarburi non sono scomparsi
dalle relazioni UE-Russia.7 Nonostante tutta la retorica circa la necessità di
‘punire la Russia’ economicamente e sul sostenere l’Ucraina, la realtà, in
termini economici schietti, racconta una storia ben diversa e più seria. Da
febbraio 2022, la Russia ha guadagnato dalla esportazione di idrocarburi il
triplo di quanto l’Ucraina abbia ricevuto in aiuti stanziati dai suoi alleati.8
Stati Uniti e Regno Unito hanno vietato il petrolio e il gas russi, mentre la
UE ha vietato le importazioni russe di greggio via mare, ma non di gas. Alla
fine di maggio 2025, la Russia aveva ricavato oltre 883 miliardi di euro dalle
esportazioni di combustibili fossili dall’inizio dell’invasione, inclusi 228
miliardi di euro dai Paesi sanzionatori. Di questi, 209 miliardi di euro
provenivano dagli Stati membri dell’UE. Gli Stati dell’Unione hanno continuato
a importare gas tramite gasdotto direttamente dalla Russia fino a quando
l’Ucraina non ha interrotto il transito nel gennaio 2025, poiché la maggior
parte dei contratti di gas erano a lungo termine e su base buy-or-pay, cosicché
gli acquirenti avrebbero dovuto comunque pagare la Russia per il suo gas. Il
petrolio greggio russo viene ancora trasportato tramite gasdotti in Ungheria e
Slovacchia.
Anche
il gas russo viene ancora trasportato in Europa in quantità crescenti tramite
gasdotti attraverso la Turchia: il volume è aumentato del 26,7% a gennaio e
febbraio 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Ungheria e Slovacchia
continuano a ricevere gas russo tramite gasdotto attraverso la Turchia. Le
esportazioni di gas verso l’Europa sono aumentate del 20% nel 2024, con le
esportazioni di GNLNL che hanno raggiunto livelli record.
Le
importazioni di GNL non sono state incluse nel 17 ° pacchetto di sanzioni
contro la Russia. Tuttavia, il GNL russo è stato incluso nella tabella di
marcia dell’UE per l’eliminazione di tutte le importazioni di gas russo entro
la fine del 2027.9 Nella sua tabella di marcia REPOWER- EU, pubblicata il 6
maggio 2025, l’UE ha dichiarato che porrà fine alla dipendenza dall’energia
russa interrompendo l’importazione di petrolio russo e eliminando gradualmente
l’energia nucleare russa, al fine di garantire all’UE la piena indipendenza
energetica dalla Russia. Se un allontanamento dall’energia russa sembra essere
rapidamente attuato dopo cinque anni, ciò ha avuto un costo, tra cui
l’importazione di costoso Gnl dagli Stati Uniti (dove vengono utilizzate
tecniche per estrarlo inquinanti per l’ambiente come il fracking) e il
consolidamento di relazioni politiche ed economiche con produttori che non sono
esattamente esempi di democrazia in Medio Oriente, Nord Africa e altrove nello
spazio post-sovietico. “Colpire la Russia dove fa male” (l’industria degli
idrocarburi, il cuore del suo sistema economico e politico) è stato al centro
della risposta della UE all’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, la Russia,
nonostante alcune evidenti difficoltà economiche dovute all’inflazione, agli
alti tassi di interesse e a un mercato del lavoro ristretto, si è rivolta a
nuovi acquirenti e il suo ruolo preminente a livello mondiale come Paese leader
nel settore energetico non è stato intaccato.10
Nessun
disgelo nella sfera della sicurezza.
L’aumento
delle capacità di difesa non è solo vitale per l’Unione Europea e il Regno
Unito affinché continuino a sostenere militarmente l’Ucraina, ma è anche una
questione cruciale per la capacità dell’Europa di difendersi e, così facendo,
di ricalibrare l’alleanza transatlantica. Un’importante opportunità che deriva
dagli attuali dubbi sulla durata dell’alleanza transatlantica ruota attorno
alla ricerca, a lungo dibattuta ma mai seriamente contemplata, di un’autonomia
strategica per l’Europa. I dibattiti sull’autonomia strategica europea sono
tutt’altro che nuovi ed emersero nel contesto del Trattato del 1952 che
istituiva la Comunità Europea di Difesa, un piano che presto fallì a causa
dell’opposizione della Francia. L’autonomia strategica si riferisce alla
“capacità dell’UE di agire autonomamente, senza dipendere da altri Paesi, in
settori strategici di importanza strategica, che vanno dalla politica di difesa
all’economia”. 11 Sebbene la richiesta del presidente Trump che i membri non
statunitensi della Nato aumentino i loro contributi alla difesa al 5% del loro
Pil sia probabilmente la dichiarazione di apertura di un negoziato, gli Stati
membri dell’UE hanno risposto aumentando gradualmente e in modo assai
disomogeneo i loro contributi alla Nato. Nel suo White Paper sulla Difesa, la
Commissione europea ha consentito l’attivazione di una clausola di salvaguardia
nazionale, in modo che, senza penalità, se superano il normale limite di
deficit del 3% del Pil, possano contrarre debito aggiuntivo fino all’1,5% del
loro Pil.12 Attraverso l’iniziativa REARM Europe-Readiness 2030, l’UE propone
ulteriori 800 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri a colmare le loro
lacune nella difesa e ad aumentare la loro produzione e capacità militare. Ciò
è necessario, sebbene tardivo, ma le capacità di difesa e una base industriale
di difesa inizieranno a concretizzarsi solo all’inizio del prossimo decennio.
Un cambiamento notevole, ma che si è concretizzato in diversi mesi, se non
anni, è un partenariato più stretto in materia di sicurezza e difesa tra UE e
Regno Unito, annunciato nel maggio 2025.13 Sebbene la mobilitazione di risorse
finanziarie rappresenti un passo utile verso questo obiettivo più ampio e a
lungo termine, permangono alcuni ostacoli ben noti, come i disaccordi tra gli
Stati europei sugli impegni relativi alle truppe e al loro mandato, soprattutto
se schierate in un teatro di guerra come l’Ucraina, e i timori di un’escalation
in un conflitto diretto con la Russia. Gli annunci iniziali, in particolare da
parte di Regno Unito e Francia, di considerare l’invio di stivali [truppe] sul
terreno (boots on the ground) e le menzioni di 100.000 unità vicino al confine
russo hanno presto lasciato il posto a cifre inferiori (10- 20.000), sempre più
lontane dalla linea di contatto. Mentre Trump è sempre più frustrato dalla
mancanza di progressi nei negoziati da lui promossi, le relazioni tra UE e
Russia non si sono discostate dalla posizione mantenuta negli ultimi tre anni e
più.
Conclusione.
I
rapporti tra Russia e Unione Europea sono rimasti, nel complesso, inalterati
dagli sviluppi dei primi mesi della seconda presidenza Trump. Accelerare
l’indipendenza energetica e cercare di ricostruire le capacità di difesa
interne e una base industriale di difesa sono iniziative necessarie, seppur
tardive, in Europa, ma queste non costituiscono da sole l’alba di un nuovo
ordine mondiale, o anche solo europeo. Mosca e Bruxelles sono trincerati nelle
proprie posizioni e incapaci persino di contemplare il cambiamento o come
questo potrebbe apparire. La guerra in Ucraina continua a consumare entrambe le
parti e, nel frattempo, a infliggere violenza su milioni di cittadini ucraini.
Questi
possono essere tempi incerti e fluidi, ma c’è un possibile risvolto positivo in
tutto questo. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca serve come un duro, persino
brutale promemoria per l’Europa che alcuni dei principi chiave della Pax
Americana dovranno cambiare, incluso il fatto che l’Europa non dovrebbe più
dare per scontata la sua centralità per gli interessi di sicurezza degli Stati
Uniti. L’Europa dovrebbe vedere questo momento critico come un’opportunità per
spingere finalmente verso l’autonomia strategica. Una drastica ricalibrazione
di contributi finanziari e forze richiederà all’Europa di abbandonare le sue
vecchie certezze e il suo comodo stile di vita. Ciò richiede anche un dialogo
franco con le opinioni pubbliche nazionali che però solo pochissimi Paesi
europei sono disposti ad affrontare al momento.
Ucraina-Russia,
gli inviati di Trump
a
Mosca. Putin ordina stop attacchi
a Kiev
per tre giorni.
Lacronaca24.it – (5
settembre 2026) – ADNKRONOS – Redazione – ci dice:
(Adnkronos)
– Gli
inviati di Donald Trump, Steve Bischoff e Jared Kushner, sono arrivati a Mosca
stamane. I due emissari della Casa Bianca sono stati accolti da Kirill
Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), e – come
riferisce la Tass – hanno iniziato la visita nella capitale russa con un pranzo
di lavoro nel centro della città.
Stando
a quanto dichiarato ieri dal presidente Donald Trump, i due inviati sono latori
di una proposta per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina e la
presenteranno a Vladimir Putin prima e Volodymyr Zelensky poi, in una visita
immediatamente successiva a Kiev, prevista per domani.
Per
l’occasione, il presidente russo Vladimir Putin “ha dato disposizione di non
colpire Kiev per tre giorni a partire dalla mezzanotte”, ha reso noto il suo
portavoce Dmitry Peskov, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa russa
Tass. La decisione è legata “alla preparazione e allo svolgimento di contatti
con i negoziatori statunitensi”, che dovrebbero raggiungere la capitale ucraina
dopo la loro visita a Mosca, attualmente in corso. Peskov ha aggiunto che Kiev
ha fatto pervenire a Mosca l'”informazione” relativa alla visita dei due
inviati speciali del presidente statunitense.
“L’amministrazione
statunitense dovrebbe tenere conto della situazione sul campo, che sta
peggiorando a svantaggio di Kiev, riguardo alla risoluzione del conflitto
ucraino”. A dichiararlo alla Tass è stato intanto il vice ministro degli Esteri
russo Sergei Rybakov, commentando la possibile visita.
“La
domanda chiave è fino a che punto l’amministrazione statunitense sia disposta a
investire per trovare una vera soluzione alla crisi attuale, tenendo conto
della realtà sul campo. Questo coinvolge non solo le cause profonde di cui
parliamo costantemente, ma anche la situazione stessa, che è in continua
evoluzione e non gioca a favore di Kiev,” ha aggiunto Rybakov.
“Il
fatto è che la situazione, così come si è sviluppata durante e dopo il vertice
di Anchorage, ha sollevato molte domande sulla capacità degli Stati Uniti, nel
loro approccio alle questioni da risolvere, di rimanere ragionevoli ed evitare
di cedere alla convenienza politica o all’influenza di coloro che si oppongono
a un accordo. Queste domande restano senza risposta,” ha concluso.
“Bischoff
e Kushner portano a Mosca una proposta per porre fine alla guerra. Abbiamo
un’idea per la pace. In questa guerra c’è un problema di personalità, c’è odio
vero tra Putin e Zelensky”, ha detto Trump facendo riferimento allo scontro
totale tra il presidente russo e quello ucraino. Trump non ha specificato se il
piano preveda una cessione di territorio da parte dell’Ucraina. Nei mesi
scorsi, Kiev ha detto ‘no’ all’ipotesi di cedere il Donbass.
“In
media, muoiono 25mila soldati al mese. Questa guerra deve terminare, c’è una
buona chance che finisca”, ha commentato nelle scorse il tycoon, che continua a
esibire un rapporto speciale con il leader del Cremlino: “Parlo con Putin, lo
conosco bene. Non attaccherà nessun territorio della Nato”, dice disinnescando
l’allarme relativo ad un ampliamento del conflitto.
Da
parte sua, intanto, Volodymyr Zelensky denuncia attacchi sferrati dalla parte
russa anche contro gli aeroporti del paese, nel pieno della missione
diplomatica degli inviati americani. “Ieri sera i russi hanno colpito
un’azienda civile a Kaminsky, nella regione di Dnipro, uccidendo quattro
persone e ferendone altre cinque. Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai
loro cari. In molte regioni – a Kherson, Borisci e nella regione di Kharkiv –
sono stati danneggiati normali edifici residenziali. A Sumy e Mykolayiv, i
droni hanno colpito i centri commerciali”, scrive in un post su X.
“Durante
la notte – prosegue – si sono verificati anche attacchi russi dimostrativi
contro i nostri aeroporti – a Kiev e a Borisci. Attacchi deliberati, per la
prima volta dopo molto tempo. Chiaramente, questi attacchi russi agli aeroporti
sono una reazione alle discussioni e ai preparativi relativi alla possibilità
che la parte statunitense utilizzi un aereo per recarsi in Ucraina e atterrare
all’aeroporto di Kiev o a quello di Borisci. Gli “shahid” russo-iraniani in
risposta alla diplomazia americana”.
“Abbiamo
preso atto di questa mossa russa – annuncia quindi – e la prossima settimana
adegueremo di conseguenza le nostre operazioni riguardo allo spazio aereo
russo, che è diventato pericoloso a causa della presenza dei nostri droni e
missili nei cieli. Naturalmente, non ci sono né ci saranno minacce alla
diplomazia da parte nostra. L’Ucraina è interessata ad avvicinare la pace. La
Russia sarà ritenuta responsabile delle sue azioni. Grazie a tutti coloro che
stanno aiutando il nostro Paese e il popolo ucraino!”.
Commenti
Posta un commento