Il reale è con la dottrina sociale e solidarietà.

 

Il reale è con la dottrina sociale e solidarietà.

 

 

La dottrina sociale della Chiesa:

una bussola in un mondo che cambia.

Bricioledifilosofia.com – (16 luglio 2025) – Giovanni Covino -Giuseppe Lucrino – Redazione – ci dicono:

 

 La dottrina sociale della Chiesa: una bussola in un mondo che cambia.

Ricevo e pubblico volentieri questo contributo sulla dottrina sociale della Chiesa che va ad arricchire la sezione del mio sito web intitolata Fides&Ratio.

 In questo articolo, l’Autore pone la propria attenzione sull’attualità della riflessione della magistero della Chiesa sulle questioni sociali, partendo dall’enciclica di Leone XIII, Rerum nova rum, arrivando alle recenti dichiarazioni di papa Prévost.

 

L’Autore, Giuseppe Lucrino (1990), è un docente di religione e studioso del pensiero di Joseph Ratzinger.

Ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose e attualmente insegna a Torre Annunziata.

Collabora con diverse riviste culturali e teologiche e ha già pubblicato tre libri:

Introduzione al pensiero di Joseph Ratzinger: una paideia cristiana (2023), In cammino per la Quaresima con Benedetto XVI (2025) e Giovani, Fede e Identità: Un Percorso di Crescita con Benedetto XVI (2025).

 

Buona lettura [Giovanni Covino].

 

Questa riflessione si propone di esplorare la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e le sue implicazioni per il bene comune, con particolare attenzione al contributo fondamentale di Papa Leone XIII e della sua enciclica Rerum Nova rum (RN).

Pubblicata nel 1891, la “Rerum Nova rum” è unanimemente riconosciuta come il punto di partenza della DSC nell’epoca moderna, il primo documento ufficiale con cui la Chiesa Cattolica è entrata a pieno titolo nel dibattito politico, morale e culturale della società.

L’obiettivo era, ed è tuttora, incarnare i principi del Vangelo nella convivenza sociale e politica, promuovendo la dignità della persona umana, la pace, la giustizia e la solidarietà.

 

La DSC non è un semplice insieme di documenti, ma un sistema di pensiero articolato che esprime la riflessione della Chiesa sulle grandi questioni umane.

Come sottolinea il filosofo Francesco del Pizzo, i suoi elementi “genetici” risiedono nella Parola di Dio (Rivelazione) e nella storia dell’umanità.

 In questa prospettiva, la istoria saluti va letta come l’incontro tra Dio e l’umanità, culminato nell’incarnazione di Gesù Cristo.

 È proprio in virtù di questo “mistero” – che Dio si è fatto uomo – che la Chiesa detiene una competenza in materia sociale, offrendo all’umanità una guida per orientarsi verso un autentico e pieno sviluppo in ogni ambito: dalla società alla politica, dall’economia al lavoro.

La DSC facilita la comprensione della realtà alla luce della rivelazione biblica, così come la Chiesa l’ha ricevuta, compresa e tramandata attraverso l’educazione.

 

Rerum Nova rum: una risposta ai mali del capitalismo.

 

La Rerum Nova rum di Leone XIII nasce dalla necessità di affrontare la questione operaia.

 L’enciclica del 1891 sottolinea l’importanza di un “equilibrio” e di una “giustizia” tra i diritti dei datori di lavoro e quelli dei dipendenti. Nell’ottica del bene comune, i lavoratori vanno tutelati, protetti, retribuiti adeguatamente e mai sfruttati.

Al contempo, anche i datori di lavoro meritano rispetto nel loro ruolo. L’enciclica critica aspramente il capitalismo estremo che lede la dignità e ignora le reali esigenze dei lavoratori.

 Promuove invece la cooperazione tra le classi sociali come antidoto alle ingiustizie e via per il benessere di tutti.

 

L’enciclica di Leone XIII è imperniata sul principio della solidarietà, intesa come garanzia di giustizia e collaborazione.

 Essa condanna il capitalismo che riduce l’uomo a schiavo e riconosce il diritto alla proprietà privata solo se concepita e utilizzata in funzione del bene di tutti.

L’enciclica incoraggia il dialogo e la cooperazione per costruire la pace e attenuare i conflitti, stabilendo la giustizia tramite l’amore.

Come recita un passaggio chiave: «La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie.»

 

Il bene comune, nella prospettiva cattolica, non è la mera somma di beni individuali. Esso mira a creare e favorire le condizioni necessarie affinché ogni società possa realizzarsi pienamente, ponendo a fondamento di ogni azione la dignità della persona umana e promuovendo lo sviluppo della vocazione di ciascuno.

 

Attualità della DSC: dalla Città di Dio alle sfide contemporanee.

In questa prospettiva, è illuminante richiamare l’opera emblematica di Sant’Agostino, La Città di Dio (413-426 d.C.).

 Agostino descrive l’intrinsecarsi di due città che coesistono fino alla parusia: la città degli uomini e la città di Dio.

Quest’opera è un’apologia del Cristianesimo e una teologia della storia che interpreta la vicenda umana alla luce della Provvidenza Divina.

È il Dio di Gesù Cristo che, in modo misterioso ma reale, guida le sorti degli eventi storici, orientandoli verso la realizzazione del Regno di Dio.

 

Il bene comune non è un’utopia, ma un obiettivo possibile e realizzabile già “nel qui e ora” della storia.

Richiede di promuovere una vera e propria educazione delle coscienze, affinché ognuno possa sviluppare la capacità di distinguere il bene dal male e scegliere il bene, evitando il male – che, nella visione agostiniana, è assenza di bene.

 

A partire da queste premesse, l’insegnamento della DSC si rivela estremamente attuale di fronte alle sfide del contesto socio-culturale odierno:

la crisi climatica, l’intelligenza artificiale (AI) e l’economia digitale, i conflitti globali, l’etica della tecnologia e la difesa della vita umana, minacciata da logiche che ne negano l’inviolabilità.

 Il Cristianesimo, attraverso la DSC, parte dalla convinzione che l’uomo è frutto del pensiero e dell’amore di Dio, creato a sua immagine e somiglianza, chiamato a realizzare pienamente il suo potenziale umano. Come? Sviluppando la capacità di ascolto e ponendo la propria coscienza alla scuola della Parola di Dio, lasciandosi educare e formare al bene.

Come afferma la Scrittura: «Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2 Tm 3,16-18).

 

La ricerca e l’instaurazione del “bene comune” nel tessuto sociale e culturale non sono solo parte integrante della missione evangelizzatrice della Chiesa (cfr. Mt 28,19-20), ma devono essere la prerogativa di ogni persona di buona volontà, dotata di intelligenza e libertà. Impegnarsi per il bene comune significa edificare concretamente una società più giusta e solidale. Attraverso il dialogo e il confronto pacifico, le religioni e le istituzioni politiche possono e devono lavorare insieme per realizzare il bene comune, fondamento della democrazia e della tolleranza in ogni paese civile.

 

Il Magistero di papa Leone XIV e le sfide del nostro tempo.

 

In questa stessa linea si colloca il magistero di papa Leone XIV. Lo scorso 21 giugno, in occasione del discorso per il Giubileo dei Governanti, il Santo Padre ha evidenziato tre punti cruciali per la promozione del bene comune, richiamando proprio la Rerum Nova rum:

 

Contrastare la disuguaglianza economica e la povertà:

Papa Prévost ha esortato i governanti a farsi promotori di una “buona e sana politica”, affermando: «Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli. Tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra. Una buona azione politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito internazionale.» Questo significa arginare il divario tra le troppe ricchezze in poche mani e il dilagare della povertà.

Promuovere la libertà religiosa e il dialogo interreligioso: Il Papa ha sottolineato l’urgenza che tutte le Tradizioni Religiose cooperino per difendere e promuovere valori universali di pace, fratellanza e amore: «Credere in Dio, con i valori positivi che ne derivano, è nella vita dei singoli e delle comunità una fonte immensa di bene e di verità. Sant’Agostino, in proposito, parlava di un passaggio dell’uomo dall’ amor sui – l’amore egoistico per sé stesso, chiuso e distruttivo – all’amor Dei – l’amore gratuito, che ha la sua radice in Dio e che porta al dono di sé –, come elemento fondamentale nella costruzione della civitas Dei, cioè di una società in cui la legge fondamentale è la carità (cfr De civitate Dei, XIV, 28).» Tale passaggio richiede impegno, volontà, determinazione e apertura del cuore. In questo senso, è fondamentale riscoprire il carattere educativo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sorretta dalla Legge naturale: «La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata e proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, appartiene ormai al patrimonio culturale dell’umanità. Quel testo, sempre attuale, può contribuire non poco a mettere la persona umana, nella sua inviolabile integralità, a fondamento della ricerca della verità, per restituire dignità a chi non si sente rispettato nel proprio intimo e nelle esigenze della propria coscienza.»

Affrontare la sfida dell’Intelligenza artificiale: Infine, il Papa agostiniano ha focalizzato l’attenzione sulla sfida posta dall’AI alla società e alla vita umana: «Non bisogna dimenticare che l’intelligenza artificiale ha la sua funzione nell’essere uno strumento per il bene dell’essere umano, non per sminuirlo né per definirne la sconfitta. Quella che si delinea, dunque, è una sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.» L’AI è concepita come uno strumento per migliorare l’esistenza umana e facilitare lo sviluppo della conoscenza, soprattutto nei giovani, per edificare un’identità personale solida.

Un modello per i giovani: san Tommaso Moro.

 

Per i giovani, il Papa propone un modello e un esempio da cui trarre ispirazione per conoscere, apprendere e realizzare il bene comune: San Tommaso Moro. «San Tommaso Moro fu uomo fedele alle sue responsabilità civili, perfetto servitore dello Stato proprio in forza della sua fede, che lo portò a interpretare la politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e del bene. Egli «pose la propria attività pubblica al servizio della persona, specialmente se debole o povera; gestì le controversie sociali con squisito senso d’equità; tutelò la famiglia e la difese con strenuo impegno; promosse l’educazione integrale della gioventù» (Lett. Ap. M.P. E Sancti Thomae Mori, 31 ottobre 2000, 4).»

 

Concentrarsi sul mondo della scuola e dell’istruzione è cruciale per orientare i giovani verso l’acquisizione e lo sviluppo di competenze che mirano a costruire un’identità personale definita e solida. Questo implica l’implementazione di percorsi di apprendimento che, oltre a “curare” la formazione tecnica, professionale e pratica, non trascurino di “coltivare e curare” la dimensione dell’essere. La DSC si rivela in tale ambito una risorsa pertinente e necessaria per “abilitare” l’attuale realtà complessa con consapevolezza e responsabilità.

(Giuseppe Lucrino).

 

 

 

Il paradigma relazionale e la

dottrina sociale cattolica:

misericordia, dono e relazionalità.

 Relationalontologyorg.org – (21-11 – 2023) - Martin Schola - Pontificia Università della Santa Croce – La vita come relazione – Redazione -ci dice:

In ciò che segue mi limito alla Dottrina sociale della Chiesa (DSC), come è stata formulata negli anni dal Magistero pontificio.

Ovviamente, essa prende avvio dal pensiero sociale di tanti cattolici sia accademici che credenti impegnati a portare la luce e il calore del Vangelo alla realtà del mondo e della società, e quindi va oltre gli annunci magisteriali nei contenuti e nelle impostazioni.

 Il paradigma relazionale è entrato nella DSC attraverso l’analogia alla Santissima Trinità e tramite l’idea del dono.

 

L’analogia alla Santissima Trinità, relazionalità e DSC.

 

Troviamo le radici nei Padri della Chiesa, particolarmente in san Gregorio di Nissa.

Nel suo percorso intellettuale Gregorio Nisseno giunge all’analogia tra la Trinità e l’uomo, detta “analogia sociale della Trinità”.

Gregorio riconosce che “la trinità è l’archetipo della comunione personale, o, come amano dire i filosofi russi della religione, l’archetipo di ogni programma sociale.

È qui, infatti, nell’archetipo della divina Trinità, che si mostra che l’uguaglianza e l’ordine sono reciprocamente conformi e formano una cosa sola”.

Ciò porta il Vescovo di Nissa a formulare il rifiuto della schiavitù. Gregorio esclude ogni subordinazionismo nella Trinità, e analogamente, in modo altrettanto deciso la schiavitù tra gli uomini, che si caratterizza come un’illegittima dissociazione della natura umana fra dominio e schiavitù:

“Ma tu, dividendo l’umana natura con la schiavitù e la signoria, hai fatto sì che essa fosse insieme serva e padrona di sé stessa”.

 

Nonostante queste radici, l’influsso moderno che ha spinto la DSC a introdursi nel paradigma relazionale è stato a mio avviso la critica di Karl Barth che l’antropologia scolastica cattolica soffrisse di una concezione “sostanzontologistica”.

Nella sua teologia dogmatica, il noto teologo protestante offre un’originale interpretazione del racconto della creazione della Genesi. Per Karl Barth, l’archetipo presente in Dio in base al quale è stato creato l’uomo consiste nell’esistenza in Dio stesso di una pluralità e una reciprocità tra io e tu.

Nell’uomo si ripete così, in un certo qual modo, la forma di vita divina; l’uomo è tanto poco solo quanto lo è Dio.

L’uomo “ripete nel suo essere di fronte a Dio e nel suo essere di fronte ai suoi simili l’essere di fronte che è in Dio stesso”.

Con queste parole Barth intende la distinzione intra trinitaria di io e tu presente in Dio stesso.

 L’uomo è creato da Dio in quanto tu che Egli interpella, ma anche come io responsabile davanti a Dio.

 E Dio crea l’uomo ponendolo entro il rapporto tra uomo e donna, nel quale l’uomo è tu di fronte agli altri uomini ed è io in questa responsabilità.

Barth chiama la relazione tra creatore e creatura analogia relazioni: come l’essenza di Dio include un io e un tu, così l’uomo è maschio e femmina.

Egli li definisce nel modo seguente: “L’io invocante, nell’essenza di Dio, sta al tu divino che esso invoca come Dio sta all’uomo che Egli crea e come, nell’esistenza umana stessa, l’io sta al tu, l’uomo alla donna”. La creazione a immagine di Dio, secondo Barth, non consiste in una “qualità”, in “un qualche cosa che l’uomo è o fa”, ma nel fatto che l’uomo esiste in quanto creatura di Dio. Quest’interpretazione rompe con una visione esclusivamente statico-ontologica e si avvicina a una concezione relazionale dinamica della persona e della sua dignità e dall’altra non perde di vista il fondamento ontologico di tale relazione, che è l’individuo nel suo essere io.

 

Una prima eco nel Magistero si trova nelle parole della Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes (GS), n. 24:

“Tutti, infatti, creati ad immagine di Dio «che da un solo uomo ha prodotto l’intero genere umano affinché popolasse tutta la terra» (At 17,26), sono chiamati al medesimo fine, che è Dio stesso. (…) Anzi, il Signore Gesù, quando prega il Padre perché «tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola» (Gv 17,21), aprendoci prospettive inaccessibili alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle Persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nell’amore. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.”

 

 

Notiamo nelle parole del Concilio Vaticano II ancora una certa riserva: non accettano pienamente l’analogia relazioni fra Trinità e vita sociale, come era stata proposta invece nelle bozze del testo conciliare. Vale la pena mettere in paragone la versione anteriore dello Schema di GS che recitava così:

 

“Immo, doctrina catholica, prospectus praebens fidelium rationi impervios, docet Deum, qui unus quidem est, in tribus subsistere Personis, quarum unaquaeque ita ad alias vivit ut ea ipsa relatione consituatur. Excogitare licet personas humanas, cum ad imaginem Dei unius et trini creatae sint et ad Eius similitudinem reformatae, aliquam imitationem Eius in se praebere”12.

 

 

Palesemente la bozza del testo sarebbe stata molto più chiara in senso relazionale.

Invece 148 Padri conciliari bocciarono il testo come “oscura”, quattro come “non vero”, due come “inintelligibili”, uno come “temerario”, etc. Alla fine l’aula conciliare votò per il testo attuale.

Ciononostante, lo sviluppo in senso relazionale avvenne nel Magistero di Giovanni Paolo II, nell’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI e poi pienamente nell’enciclica Laudato Si’ di Francesco. Ambedue queste encicliche possono essere chiamate le encicliche del paradigma relazionale. Papa Benedetto XVI vede nel rapporto fra le Persone divine “un’illuminazione decisiva” per “l’inclusione relazionale” di tutti nello sviluppo. Vale la pena citare le linee corrispondenti:

 

“La Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura. La trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame dell’una con l’altra totale, perché costituiscono un’assoluta unità e unicità. (…) le relazioni tra gli uomini lungo la storia non hanno che da trarre vantaggio dal riferimento a questo divino Modello. In particolare, alla luce del mistero rivelato della Trinità si comprende che la vera apertura non significa dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda. (…) La rivelazione cristiana sull’unità del genere umano presuppone un’interpretazione metafisica dell’human in cui la relazionalità è elemento essenziale”.

Nel suo Magistero Papa Francesco frequentemente ripete l’idea che “tutto è in relazione”. Mette un forte accento sulle relazioni fra le persone umane, con Dio e tutta la creazione, che culmina nella lettura trinitaria del mondo:

 

“Le Persone divine sono relazioni sussistenti, e il mondo, creato secondo il modello divino, è una trama di relazioni. Le creature tendono verso Dio, e a sua volta è proprio di ogni essere vivente tendere verso un’altra cosa, in modo tale che in seno all’universo possiamo incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intrecciano segretamente. Questo non solo ci invita ad ammirare i molteplici legami che esistono tra le creature, ma ci porta anche a scoprire una chiave della nostra propria realizzazione. Infatti la persona umana tanto più cresce, matura e si santifica quanto più entra in relazione, quando esce da sé stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature. Così assume nella propria esistenza quel dinamismo trinitario che Dio ha impresso in lei fin dalla sua creazione. Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità”.

 

 

Penso che sia importante interpretare queste parole correttamente e che ci possa aiutare la luce della teologia medievale per svolgere bene il compito. Non dobbiamo, infatti, cadere nell’estremo di un “relazionontologismo” che vedrebbe nella relazione l’unico essenziale, cosa che non troverebbe fondamento nel testo delle encicliche. Parlando in modo metafisico, la relazione è una categoria, oppure un universale (unum versus alia). È noto il dibattito accanito del Medioevo sugli universali fra le tre posizioni del realismo estremo (universale est ante res), del realismo moderato (universale est in rebus) e del nominalismo (universale est post res).

 

Applicato alla DSC un realismo estremo nella comprensione della relazione soffocherebbe la libertà individuale perché ipostatizzerebbe la società. Il nominalismo invece non è in grado di fondare la DSC perché nel nominalismo esistono soltanto singolari e le relazioni sono solo predicamenti. Quindi non si riesce a pensare il sociale. Resta dunque il realismo moderato per affrontare l’enigma della relazione come qualcosa di reale.

 

La mia proposta al riguardo è di riscoprire la teologia di Riccardo di San Vittore che ha ridefinito la persona come incomunicabili esistenti. È un termine che esprime sia la relazione di origine (ek-sistere) che il desiderio profondo di comunicazione che si imbatte nel mistero della solitudine che tentiamo di superare nell’amore, in versione riccardiana con la cum-dilectio: l’amore perfetto non è solo fra due, ma comporta il desiderio che l’altro venga amato anche da un terzo che rompe la dualità. Il terzo non chiude ma apre la relazione. Essa è come la luce in cui vediamo senza vederla in sé stessa.

 

Rimanendo nella terminologia medievale, penso che la relazione sociale non si possa descrivere né come res né come segno (le due categorie agostiniane) ma che vada capita come “significato”. Con questo, vorrei dire che la relazione sociale è una comprensione spontanea, connaturale, dell’altro come causa finale, cioè come bello e amabile.

 

Nel dibattito tedesco attuale sull’interpretazione dell’Art. 1 della Legge fondamentale il campo si divide fra la Mitigata-, Verdines-, e la Anerkennungstheorie (dote, prestazione, riconoscenza). Nessuna teoria riesce a convincere del tutto. Una soluzione a mio avviso sarebbe la riscoperta della persona in quanto incomunicabili esistenti cum dilecta, come portatrice di significato.

 

L’idea di dono, relazionalità e DSC.

 

Nell’essere umano la relazionalità si sperimenta come dono e misericordia. Il dono, in tutta la sua ampiezza, sta al cuore della misericordia. Da decenni ormai, da quando è apparso il famoso saggio di Marcel Mauss, il fenomeno del dono è al centro dell’interesse delle scienze sociali. Nel Magistero pontificio è entrato tardi tramite l’enciclica Caritas in veritate e formulato come una sfida:

 

“La grande sfida che abbiamo davanti a noi, (…) è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione economica”.

 

In pagine illuminanti, Pierpaolo Donati ha spiegato che il dono non è regalo, non significa dare cose gratis, ma è dono di senso, pre-dono e perdono18. In quanto tale, perciò, esso è un elemento importante per superare lo schema lib-lab e la concezione utilitarista della società.

 

Penso che Mary Douglas abbia ragione quando afferma che l’idea del dono e il dibattito anti-utilitarista francese hanno una nuova attualità nella situazione contemporanea dopo il crollo dell’ideologia marxista20. La violenza terroristica a causa di esclusioni socio-politiche e religiose ne è un’ulteriore conferma.

 

Secondo Pierpaolo Donati la matrice della modernità è il protestantesimo. La matrice protestante ha sconfitto la matrice dell’umanesimo civile di indole cattolica. Adesso però sta morendo anche la matrice protestante. Mi permetto di inserire allora una sfumatura: non è tanto il protestantesimo in quanto resourcement religioso all’inizio della modernità che ha creato la matrice della modernità, ma il nominalismo occamista che tramite Gabriel Bile ha avuto un influsso notevole sul giovane Martin Luther, con tutto ciò che comporta in termini di individualismo, di libertà indifferente slegata dalla natura, e di concezioni epistemologiche. Resta comunque la domanda che Donati si pone: che cosa viene dopo la scomparsa della matrice nominalista? Penso anch’io che la globalizzazione dopo-moderna avrà una matrice teologica, e spero che sarà cristiana e trinitaria, perché la Trinità stabilisce l’unità tramite la differenza e così fornisce un codice simbolico che rispetta la libertà e l’unità allo stesso tempo.

 

È per questa ragione che il paradigma relazionale può anche contribuire a formulare meglio i grandi pilastri della DSC che sono il principio della personalità (oppure della dignità umana), del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà22. In realtà, il bene comune più che un principio è l’essenza di una società. Il bene comune non è una cosa, neanche la somma di beni individuali utili per lo sviluppo degli individui, ma il bene relazionale di essere e vivere assieme. Solo con un agire congiunto, il bene comune può essere generato e rigenerato. Esso risiede nelle relazioni che collegano i soggetti. Tutto il resto è conseguenza di questa relazionalità, anche i principi della solidarietà sussidiaria. La solidarietà come principio e come virtù non fa altro che esprimere la relazionalità delle persone umane in termini morali.

 

Tentativo di pensare i pilastri del sistema liberale in chiave di dono.

 

Marcel Mauss, alla fine del suo saggio, ha spiegato gli incipienti sintomi del sistema lab in chiave di dono (assicurazione contro disimpiego, sicurezza sociale, etc.).

 

Io tenterò di applicarlo al sistema liberale perché il dono è elemento costitutivo anche dell’ordine sociale liberale, incentrato sulla giustizia. Sono consapevole del fatto che il paradigma relazionale supera il binomio lib-lab, ma reca luce anche sui sistemi realmente esistenti oggigiorno.

 

La stessa giustizia in realtà è dono di chi avrebbe la forza e la potenza fisica umana di sottomettere gli altri al proprio arbitrio. Vivere secondo giustizia è un atto di rinuncia libera, non costretta, da parte di chi potrebbe farne a meno. Il potente avrebbe la forza per imporre i suoi capricci, ma per un imperativo di coscienza fa il dono di sottomettersi a una norma che dà spazio al meno forte, e riconosce il suo diritto. Solo se siamo riconosciuti possiamo anche riconoscere: la giustizia simmetrica quindi ha bisogno di un’asimmetria iniziale, cioè di un dono. Lo stato moderno è simmetrico: a ogni diritto corrisponde un dovere, e viceversa. All’inizio però dev’esserci un’asimmetria: un dovere senza diritto, un dono.

 

I grandi pilastri della società liberale (dignità umana, libertà, uguaglianza) sono essenzialmente doni. La dignità umana non è basata su una qualità (intelligenza, auto-consapevolezza, vigore, ecc.) ma sulla relazionalità in cui ogni persona, dal primo momento del concepimento, esiste. Per il mero fatto di esistere, un essere umano possiede uno spazio sociale che gli è dovuto ed effettivamente donato dalla riconoscenza libera degli altri uomini. Anche quando il diritto è negato, la negazione avviene dopo la riconoscenza dell’esistenza di un nuovo essere umano: la negazione si rivolge contro “qualcuno”. Il primo dono della riconoscenza è irriflesso, come giudizio della ragione pratica. In ultima analisi, la dignità è la capacità dell’uomo e della donna di entrare in relazione con Dio che come creatore, redentore e santificatore è donazione di sé stesso.

 

La dignità umana come diritto è più frutto e conseguenza dell’amore che non della giustizia. L’incondizionata accettazione dell’altro come fine e mai come solo mezzo, anche del criminale e del nemico, è un atteggiamento che va oltre il dovuto ed è una manifestazione di solidarietà o carità sociale. La carità sociale non ha altro contenuto che la giustizia sociale, ma nella realtà ferita dal peccato e dal male, alcuni membri della società non adempiono al proprio dovere verso il bene comune. Vuol dire che non si comportano secondo le richieste del bene comune e non adempiono ai doveri verso la comunità. Suppliscono altri la loro trascuratezza, motivati dalla carità per il bene comune. Difatti, la definizione della solidarietà come virtù è appunto amore per il bene comune.

 

Volgendo lo sguardo dalla politica alla sfera economica, vediamo anche lì l’importanza del dono sia nell’ambito che chiamiamo giustizia che in quello della gratuità. Il cardine dell’economia del libero mercato è la proprietà privata, senza la quale non esiste lo scambio: do a un altro un mio bene in cambio di un suo bene. Si presuppongono dunque diversi proprietari. La proprietà, come la dignità umana, è frutto di una riconoscenza: si stabiliscono e si rispettano limiti di libertà individuale e familiare, la cui dimensione materiale è la proprietà.

Ma di nuovo, questi limiti non esistono nella natura del mondo immateriale, ma sono frutto di una rinuncia alla prepotenza dei forti, sono un dono. Anche se la proprietà, giuridicamente parlando, è un diritto, vista antropologicamente è un dono.

 

Anche lo scambio giusto contiene un dono. L’integrità di chi potendolo fare non sopraffà l’altro, ma accetta una misura oggettiva di valore, è una rinuncia donata. In generale, il dono permea tutti i rapporti economici o in altre parole tutto il mercato, formato da innumerevoli relazioni fra persone. Questi rapporti possono avere un carattere molto diverso: di sopruso, dominazione, aggressione, alienazione, ecc., oppure di amicizia, cooperazione, inclusione, ecc. Il carattere che avranno dipenderà dall’atteggiamento con cui gli operatori economici vi si approcciano. In altre parole dipende dal loro pre-dono: se vedono negli altri operatori economici persone con dignità e non pezzi tecnici di una macchina, daranno un senso umano al mercato. Dono quindi è anche pre-dono di senso umano.

La vita in un mondo concorrenziale è competitiva e dura. Se vogliamo che sia anche umana, deve esserci spazio per il dono e la gratuità. Anche nell’economia globale di mercato, che affermiamo come sistema più capace di includere i poveri e creare prosperità per tutti, ci sono ambiti in cui la generosità del dono e della misericordia sono imprescindibili. Sono in concreto tre: l’educazione, la sanità, e l’aiuto iniziale per uscire dalla “trappola della povertà”, quindi dalla miseria in cui l’essere umano non può pensare che alla sopravvivenza giorno per giorno.

 

In questi tre ambiti il dono umanamente richiesto è la donazione di mezzi materiali. Così tale dono manifesta il suo carattere di un “condizionale incondizionato” che diventa quasi un investimento. Senza di essi il sistema crollerebbe, quindi c’è un interesse proprio ben inteso di chi dona, ma allo stesso tempo la donazione in sé è disinteressata: l’aiuto per uscire dalla povertà crea libertà e quindi anche indipendenza dal donatore. Chi esce veramente dalla miseria può anche decidere di diventare un concorrente o di appoggiare economicamente i concorrenti del donatore.

 

In questi pochi paragrafi ho tentato di riflettere sull’origine del paradigma relazionale nella DSC e la sua importanza all’interno di essa. Penso che l’idea della relazionalità possa sviluppare ulteriormente la DSC in un contesto culturale e sociale segnato dall’utilitarismo. Allo stesso tempo reca luce sul mondo in cui viviamo traendone fuori gli aspetti che consideriamo i più cari umanamente parlando: la dimensione umana e caritatevole, senza la quale non ci sarebbe misericordia, nei rapporti politici ed economici, essenziali per lo sviluppo della vita sociale.

 

 

 

 

Le proposte della Dottrina

Sociale della Chiesa per il

giurista contemporaneo.

Centrostudilivantino.it – (Set. 19, 2025) – Aldo Rocco Vitale – Redazione - ci dice:

 

Il buon governo di Ambrogio Lorenzetti.

Prima parte di tre di uno studio sulla dottrina sociale di Aldo Rocco Vitale.

 Le prossime saranno pubblicate nei due venerdì a seguire.

 

«Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona»: così San Paolo ha esposto la funzione delle Sacre Scritture.

Dal suddetto passaggio della seconda lettera a Timoteo si possono ricavare almeno tre dati essenziali.

 

In primo luogo: la rivelazione non è fine a sé stessa, ma tramite la Scrittura persegue il quadruplice fine di insegnare, convincere, correggere e formare l’essere umano, cioè, sostanzialmente, evitare che l’uomo sia abbandonato a sé stesso, al proprio capriccio, al proprio affanno, ai propri errori.

 

In secondo luogo: il fine ultimo e reale di tutte le predette operazioni è quello di instradare l’uomo alla virtù della giustizia, facendone il fulcro dell’intera esperienza esistenziale, intellettuale e morale dell’umanità.

 

In terzo luogo: soltanto dopo aver imparato a percorrere la via della giustizia – avendo cioè eliso la violenza, la sopraffazione, la menzogna – l’uomo può dirsi compiutamente cristiano ed essere considerato completo e preparato per le opere buone, ovvero per il bene in se stesso considerato.

 

Su questo binario teologico-morale si muove l’insegnamento bimillenario della Chiesa, soprattutto quello che si è andato cristallizzando in quell’amplissimo corpus dottrinale che si è sedimentato nel corso dei secoli e che poi è stato formalmente denominato come Dottrina Sociale della Chiesa (da ora DSC) trovando il suo riconoscimento ufficiale nell’enciclica di Leone XIII “Rerum nova rum” del 1891.

 

L’elezione di Papa Prévost che ha assunto il nome di Leone XIV, esplicitando il suo intento diretto a volersi riconnettere con il magistero di Leone XIII, indica l’intenzione di riportare al centro della vita dottrinale e pastorale della Chiesa cattolica i temi della DSC, soprattutto come occasione di problematizzazione e offerta di soluzione delle controversie e dei paradossi che contraddistinguono l’attuale civiltà occidentale in genere ed europea in particolare.

 

La DSC, infatti, costituisce una alternativa credibile, in quanto antropologicamente fondata, cioè universale, che consente di superare tutte le distinzioni e le frammentazioni politiche, economiche, sociali, morali che connotano l’Occidente odierno.

 

Dinnanzi al crollo dei grandi sistemi ideologici registratosi tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, dinnanzi alla crescente crisi dello Stato ad opera delle convergenti energie della globalizzazione e delle tendenze totalitarie suggerite dall’irruzione sempre più pervasiva delle nuove tecnologie atte a sorvegliare costantemente la vita privata del cittadino, dinnanzi alla crisi antropologica che sempre più gravemente affligge l’homo occidentali, dinnanzi alla diffusione del pensiero e delle pratiche transumaniste che tendono ad erodere la struttura normativa della natura, e, infine, dinnanzi al dilagare dei contesti di violenza individuale e privata nonché degli scenari di guerra aperta tra popoli e Stati, la DSC non può che rappresentare una feconda opportunità di proposte per il giurista contemporaneo che intende districarsi nell’insieme o anche in uno soltanto dei suddetti numerosi e gravi problemi.

 

Preliminarmente ad ogni considerazione, occorre ricordare, seppur sinteticamente, che la DSC non è un sistema ideologico, non è una sintesi tra opzione socialista e opzione liberale, non è una dottrina politica, non è una costruzione artificiosa della realtà, in quanto essa si offre come momento anteriore e superiore rispetto a tutte le dicotomie ipotizzate o ipotizzabili e, soprattutto, in quanto essa è parte di quella profonda e antica disciplina sistematica che è la teologia morale.

 

Tenuto conto della sua peculiare natura, bisogna altresì considerare come la DSC si edifichi sostanzialmente su due distinte, ma complementari basi, cioè la rivelazione da un lato e la tradizione teologica, morale e giuridica della Chiesa dall’altro lato, evitando così ogni tentazione soggettivistica per un verso e ogni riduzionismo storicistico per altro verso.

Chiarito tutto ciò, occorre riconoscere che la DSC può offrire delle proposte per il giurista contemporaneo in quanto garantisce una prospettiva unitaria e integrata sull’uomo, sul diritto e sulla realtà socio-politica nel suo insieme, indicando soluzioni umane che in virtù della loro universale e specifica razionalità non possono non essere condivise anche dai giuristi di formazione o credo non necessariamente cattolico, poiché non soltanto la fede, ma anche la ragione sono gli strumenti d’elezione di cui la DSC si serve.

 

Nell’ottica della DSC la realtà possiede una sua propria oggettività costitutiva, morale e giuridica, così che si possono e si devono perseguire il bene umano oggettivamente inteso e la giustizia nella sua più effettiva concretezza.

 

Prima di tutto, si può affermare, la DSC, in quanto non è una ideologia né una teoria astratta, rivela e traduce una visione dell’umano che si fonda sulla natura dell’uomo, così da evitare ab inizio qualsiasi fraintendimento, cioè sia ogni riduzionismo materialistico, sia ogni misticismo spiritualistico.

 

Alla luce degli insegnamenti della DSC, infatti, la natura umana può essere circoscritta e identificata secondo tre precise specificazioni: la creaturalità; la razionalità; la relazionalità.

 

L’essere creatura, razionale e relazionale consente all’uomo da un lato di comprendere e riconoscere i propri limiti, cioè di non essere il sovrano di se stesso e del mondo, e dall’altro lato, di esperire ed esercitare la propria libertà, imparando a vivere nella consapevolezza di sé come protagonista della storia, cioè né come padrone della storia che può fare e disfare la realtà secondo il proprio capriccio, né come suo schiavo il quale non può che subirla come foglia secca in un vento avverso.

 

Tutto ciò significa che l’uomo non può né arrendersi né sottomettersi all’automatismo della tecnologia, o al determinismo del mondo fisico, o all’irrazionalismo del nichilismo etico e giuridico e di tutte quelle istanze e tendenze culturali che esigono il sacrificio della sua natura razionale e relazionale.

La DSC sollecita a superare, secondo la rappresentazione della cooperazione della fede e della ragione, la crisi antropologica che il mondo occidentale contemporaneo sta attraversando, crisi che, inevitabilmente, si riflette sul modo di concepire la convivenza socio-politica, l’economia, lo Stato e lo stesso diritto in quanto tale considerato.

 

Il giurista odierno non può dunque limitarsi a recepire, attraverso la formalizzazione della legalizzazione, le volubili e contrastanti istanze sociali che si vengono a determinare nel corso del tempo, specialmente se queste vengono ad essere in sostanziale contrasto con la verità rivelata, con il magistero teologico-morale e la tradizione della Chiesa, e soprattutto con la dignità umana.

Se oggi la crisi del diritto è soltanto la continuazione della crisi dell’umano con altri mezzi, la DSC suggerisce il recupero di quella universalità perduta nel dissolversi della sapienza giuridica all’interno del calderone fumoso dei particolarismi giuridici e dei positivismi legalistici.

 

Mentre, infatti, per S. Agostino e S. Tommaso d’Aquino l’uomo è apax Dei, alla luce della DSC, l’uomo non può che essere apax iuris, e, conseguentemente, il giurista, superando così ogni riduzionismo utilitaristico o convenzionale, non può che essere apax Iustitia.

 In conclusione, allora, la DSC esorta il giurista contemporaneo a non ridursi a mero tecnico della norma o a semplice regolatore formale della coesistenza di tutti i consociati, ma a riconoscere il suo più arduo e alto compito, cioè ribadire che l’ordine della convivenza può essere garantito compiutamente soltanto se e nella misura in cui si osserva l’ordine della carità il quale presuppone la giustizia come garanzia autentica della libertà all’interno dell’orizzonte dell’umana dignità quale verità costitutiva, universale, indisponibile e inderogabile.

(Aldo Rocco Vitale).

 

 

 

 

 

BRUNETTA: DOPPIO STALLO GEOPOLITICO,

MA IL GIOCO È NELLE MANI DELL'EUROPA.

  Cnel.it – (28 agosto 2026) – Renato Brunetta – Presidente CNEL – Redazione – ci dice:

 

Il presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in corso".

"Quando la narrazione globale si fa complessa serve una «compressione semantica», un filtraggio che restituisca l'essenza della narrazione e quindi dei fatti. In questa seconda parte di agosto gli elementi sono due. Da un lato lo stallo ormai infinito della guerra fra Russia e Ucraina, fatto di avanzamenti e arretramenti raccontati di volta in volta come vittorie dell'una o dell'altra parte, mentre il dato reale è l'assoluta incapacità dei contendenti di prevalere.

E uno stallo, per un Paese invaso come l’Ucraina, è già di per sé una vittoria.

Dall'altro lato il Golfo Persico, con lo sminamento di Hormuz che gli Stati Uniti dichiarano compiuto affidandosi a una autocertificazione della quale abbiamo già conosciuto l'effetto puramente propagandistico".

 

"La risposta più forte arrivata nelle ultime settimane è la road mapi chiara e puntuale dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, insieme ai Balcani occidentali e agli altri Paesi in lista d'attesa. La presenza dei volenterosi a Kiev per il trentacinquesimo anniversario dell'indipendenza ha un valore programmatico.

Mi torna in mente la scelta di Romano Prodi fra il 2004 e il 2005, quando fece entrare dieci Paesi nonostante la dottrina corrente volesse il Weening e il depenni procedere di pari passo, l'allargamento e l'approfondimento degli strumenti di governance.

 Prodi scelse il Weening prima del depenni perché il contesto economico, politico e geostrategico lo richiedeva, e oggi siamo in un momento del tutto simile.

Un'Europa non più a ventisette ma a trentatré, trentaquattro, trentacinque è l'unica vera garanzia di contrasto alla volontà disgregatrice della Russia".

 

"Lo stesso ragionamento vale a sud. Se l'Europa entrerà nel processo di riapertura controllata e garantita di Hormuz, e gli sminatori europei nell'area già ci sono, quel venti per cento di flussi, o anche una sola parte, tornerebbe sul mercato con effetti immediati sui prezzi del petrolio, dei fertilizzanti e delle materie prime che pesano soprattutto sul sud del mondo e sull'Africa.

Gli Stati Uniti sono sostanzialmente bloccati dal percorso elettorale di metà mandato, che impone anche a Trump comportamenti di deterrenza controllata (l’economici D-Day). L'Europa invece ha in mano il gioco su entrambi i fronti, con una strategia di medio periodo che tiene insieme allargamento, sicurezza e ricostruzione, e che ne farebbe un partner globale paritario fra Stati Uniti e Cina, superando la sua storica subalternità atlantica del Novecento".

 

"I valori europei sono esattamente antitetici a quelli perseguiti da Trump in questi anni, perché parlano di cooperazione internazionale, di diritto internazionale e di multilateralismo, che stanno alla base della democrazia stessa.

Guardo con favore alla nascita del think tank Rhins Group che ha tra i promotori Mario Draghi, perché servono catalizzatori di pensiero che stimolino l'Unione lungo questa strada.

 L'Europa si fa nei momenti difficili, e noi stiamo sperimentando giorno dopo giorno il susseguirsi delle crisi.

L'Europa può essere il catalizzatore di una nuova grande cooperazione internazionale, quella che Trump ha voluto distruggere preferendo il bilateralismo violento.

 I risultati, per lui, si stanno vedendo, e li vedremo alle elezioni di metà mandato. Mentre per l’Europa si profila la sua grande occasione: MEGA, Make Europe Great Gain".

Così il presidente del CNEL Renato Brunetta a "Rivoluzione in corso" su Radio Radicale.

 

 

 

 

Leone XIV a San Marino e Rimini:

 il messaggio di pace e il ritorno

al Meeting di Comunione e Liberazione.

It.euronews.com - Gabriele Barbati – (22/08/2026) – Redazione - ci dice:

 

Leone XIV a San Marino e Rimini: il messaggio di pace e il ritorno al Meeting di Comunione e Liberazione.

Un Papa torna a San Marino e al Meeting di Rimini, in questo caso a oltre 40 anni da Giovanni Paolo II.

 Tra il richiamo alla pace e alla giustizia sociale, il Pontefice rilancia la diplomazia, il dialogo e l'amicizia tra i popoli in un "mondo ferito dalle guerre."

Leone XIV visita questo sabato San Marino e Rimini con l'obiettivo di rilanciare al mondo il suo messaggio di pace e di convivenza dall'enclave italiana, dove un Papa torna dopo oltre 15 anni, e dal Meeting di Comunione e Liberazione nella città romagnola, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo cattolico in Italia.

 

"La Repubblica di San Marino può essere un laboratorio di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l'armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale"', ha detto il Papa rivolgendosi alle autorità nella sala del Consiglio Grande e Generale.

 

San Marino conta oggi circa 35mila abitanti e viene accreditata come una delle repubbliche più antiche del mondo, i cui inizi risalgono al IV secolo d.C. mentre l'ordinamento giuridico attuale è in vigore dal 1243.

Proprio il riferimento alla tradizionale linea dei Capitani reggenti, le massime autorità del terzo stato più piccolo d'Europa, è servito al pontefice per rilanciare nel suo intervento l'invito alla "costruzione della pace", alla "stima per la diplomazia e il multilateralismo" e la sua contrarietà alla "logiche di potenza del nostro tempo" che "calpestano" il diritto umanitario internazionale.

 

I fedeli attendono Papa Leone XIV fuori dalla Basilica durante la sua visita a San Marino.

Sono tutti concetti che Leone XIV porta avanti con decisione dalla sua elezione poco più di un anno fa e che ha espresso anche ai fedeli convenuti nella centrale Piazza della Libertà.

"Sono veramente contento di essere qui con voi, salutarvi, di godere della bellezza, storia, tradizione, della fede di questo popolo di San Marino. Siate sempre uniti in questo spirito accogliente'', ha detto Leone XIV affacciandosi dal balcone del Palazzo Pubblico, sede del governo sammarinese.

 

Le immagini sul balcone hanno ricordato il 29 agosto 1982, giorno in cui fu Giovanni Paolo II a recarsi a San Marino, la prima visita di un Capo della Chiesa cattolica nella Repubblica. Il suo successore, Benedetto XVI, condusse nel 2011 un viaggio pastorale tra San Marino e altre comunità italiane comprese nella stessa diocesi.

Curiosamente, dopo quasi 500 anni per un Papa, lo scorso marzo Leone XIV è stato nel Principato di Monaco, un altro microstato d'Europa che con i suoi circa 2 chilometri quadrati è secondo per dimensioni solo alla stessa Città del Vaticano, appena mezzo km² nel cuore di Roma.

Cosa ha detto a San Marino Leone XIV.

Dopo l'atterraggio in elicottero intorno alle 9 nella piccola città-stato sul Monte Titano, il Papa ha ricevuto gli onori militari e tenuto un colloquio privato con i Capitani Reggenti, prima del discorso nella Sala del Consiglio dei XII e la benedizione dei fedeli dal balcone.

"La libertà si realizza nell'incontro e nel dialogo" ha detto ancora il Papa nel suo discorso a San Marino, affermando che il mondo si trova spesso invece di fronte a "progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere".

 

L'impegno per il bene e comune e la giustizia di San Marino "appare oggi ancor più prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l'Accordo di Associazione con l'Unione Europea e la vostra Repubblica si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo", ha aggiunto Leone XIV.

"Santità, la Sua presenza si posa sulla nostra antica storia come un segno di luce, rinnovando i legami profondi che, nel tempo, hanno unito la Santa Sede e la nostra Repubblica", hanno risposto i due Capitani, Alice Mina e Vladimiro Selva.

 

II significato della partecipazione del pontefice al meeting di Rimini.

Dignità, libertà e cura dell'altro: le parole risuonate a San Marino, a soli 25 chilometri di distanza da Rimini, risuoneranno anche nell'intervento di Leone XIV al meeting di Rimini, un incontro per l'amicizia tra i popoli che si tiene dal 1980.

La presenza alla 47esima edizione dell'incontro organizzato da Comunione e Liberazione, movimento laico di ispirazione cattolica fondato da don Luigi Giussani, è anch'essa storica. L'ultimo ad andarci fu Giovanni Paolo II nell'82, un percorso tra San Marino e Rimini che viene dunque ripetuto 44 anni dopo da Leone XIV.

 

Migliaia di persone si sono messe in fila dal mattino di sabato ai cancelli della Fiera della città dove si tiene l'evento. Alla capienza di 20mila posti si farà fronte con maxi-schermi allestiti per chi non troverà posto in sala. L'anno scorso l'affluenza registrata all'evento fu di 800mila persone.

L'inaugurazione del meeting venerdì è stata segnata dal messaggio inviato da Sergio Mattarella, spesso in sintonia con gli appelli dei pontefici.

"Viviamo in un tempo in cui si combattono guerre scellerate mentre ristrettissime oligarchie accumulano poteri superiori a quelli di molti stati sovrani", ha scritto il presidente della Repubblica nella sua nota, "solidarietà, amicizia sociale e gratuità dell'amore possono aprire orizzonti inediti anche alla politica, all'economia e alla vita civile".

 

Qual è il programma del Papa sabato a San Marino e Rimini.

Dopo l'impegno con le autorità civili, Leone XIV è andato alla Basilica di San Marino, per un momento di preghiera e la venerazione delle Reliquie del Santo Patrono.

"Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell'altro.

Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo", ha detto il Papa nel suo discorso davanti alle autorità ecclesiastiche della diocesi, prima di recarsi a pranzo al Monastero di Sant'Antonio a Pennabilli, gestito da monache dell'ordine agostiniano, lo stesso di Papa Prévost.

 

Da lì nel pomeriggio Leone XIV prosegue la seconda parte del suo viaggio, a Rimini, per partecipare al meeting di Comunione e Liberazione, dove parla intorno alle 16:00 nel Grande Auditorium del Meeting, e celebrare una messa pubblica nella zona del porto prima del rientro in Vaticano in serata.

Cl accoglie il Papa come una star:

'Smascherate i giochi di potere'

Ansa.it – Vaticano news - SAN MARINO – (22 agosto 2026) - Manuela Tulli – Redazione – ci dice:

 

'Prima dei confini ci sono le persone', 'diritto umanitario disatteso'

Aspettavano un Papa da 44 anni e l'arrivo di Leone XIV al Meeting di Rimini si trasforma in una festa.

In sessantamila lo accolgono con cori da stadio, giovani e meno giovani. Il rapporto tra Comunione e Liberazione e il Pontefice di Roma nei decenni ha avuto alti e bassi.

A Rimini sembra rinsaldarsi il rapporto con Leone che però dà un preciso mandato: "Cari amici, è l'ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura".

 

E poi un accorato appello a quel movimento che ha fatto della sua presenza nella politica e nell'economia il suo carisma:

 "Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l'educazione dall'ideologia, il lavoro dall'idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte", "a partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo - dice rivolto al popolo di don Luigi Giussani - smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali". Il Papa non parla direttamente dell'impegno dei cattolici in politica. Ma fissa, nei suoi discorsi, dei precisi paletti. Parla dei migranti e ricorda che ""prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo".

(A San Marino, il pranzo con le agostiniane, la messa in spiaggia - Notizie - Ansa.it).

 

E ancora il tema della pace che "è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi". Ribadisce poi il ruolo della diplomazia e della necessità di custodire quel diritto umanitario "quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato", come sottolineato nell'intervento a San Marino. Leone dunque offre i contenuti, che sono quelli del Vangelo. Da lì si parte perché, dice ai ciellini con garbo ma anche con parole chiare, "nell'amore non c'è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C'è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé".

 

(Il Papa viene accolto come una star al Villaggio Ragazzi del Meeting).

 

 Libertà è una delle parole che ricorre più volte nella lunga giornata di Papa Leone. Per ribadire che non c'è senza "il rispetto e la promozione della dignità umana". Da qui si riparte dunque per parlare di una impronta cristiana nel mondo, come quella di Leon Hamel, l'imprenditore francese che portò nella sua azienda i valori della dottrina sociale della Chiesa. Non è un caso che Papa Leone sceglie di visitare la mostra al Meeting a lui dedicata, oltre a quella su Sant'Agostino. Il Meeting fa sentire al Papa tutto il suo abbraccio.

 

E non nasconde l'emozione il presidente di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi, il secondo successore del fondatore, don Luigi Giussani, quando dice: "La sua presenza qui è un dono enorme per il nostro cammino. Un dono che non dimenticheremo". E anche il presidente del Meeting Bernhard Scholz afferma: "Il messaggio che il Santo Padre ci ha consegnato segnerà la nostra strada". Grandissimo poi il feeling tra il Papa e i giovani, in tutte le tappe di questa giornata fuori dal Vaticano.

 

Leone esalta la loro capacità di tessere amicizie, di mettersi al servizio degli altri con il volontariato e afferma che il mondo ha bisogno di loro nella costruzione della pace.

 Libertà, pace e speranza: è il messaggio che Leone vuole lasciare nella sua duplice visita pastorale.

"Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili, perché una sfrutta la divisione, l'alienazione e la disperazione, l'altra serve il Regno di Dio e la sua giustizia", conclude il Pontefice.

 

 (Il Papa arriva al Meeting di Rimini, bagno di folla e cori da stadio - Cronaca - Ansa.it)

 La visita a San Marino: 'Mondo ferito, aumenta la chiusura e la paura dell'altro'.

"Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell'altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo". Lo ha detto il Papa nel suo discorso nella Basilica a San Marino, nel corso dell'incontro con la diocesi. "Attenzione ai più deboli, perdono, comunione, solidarietà" sono i valori ai quali ispirarsi.

 

Leone XIV ha allora sottolineato "l'importanza e la valenza profetica di alcune esperienze di sostegno vicendevole e di vicinanza con cui, nelle zone più interne di questo territorio, le piccole comunità affrontano i problemi legati allo spopolamento e alla carenza di servizi, tenendo vivo il senso di famiglia e di comunione. Queste realtà, apparentemente piccole e marginali, sono come fiammelle - ha indicato il Pontefice - a cui attingere per riaccendere e rianimare in tutti il fuoco di valori solidi, antichi e sempre attuali. Tali esperienze testimoniano il calore di quella magnifica humanitas a cui è necessario tendere, per vincere l'individualismo di una certa cultura metropolitana e consumistica, come pure altre forme di campanilismo diffidente e divisivo, e ridonare ossigeno alle nostre speranze di fraternità e di pace".

 

"La libertà si realizza nel dono, nella comunione, nell'incontro e nel dialogo", ha sottolineato prima il Papa nel suo discorso alle autorità di San Marino, affermando che invece talvolta ci troviamo "di fronte all'idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere. Nella visione cristiana, libertà e comunione - ha rimarcato il Pontefice - stanno o cadono insieme".

 

Papa Leone XIV parla della libertà in una Repubblica, San Marino, che ne ha fatto il valore fondante. "Nel contesto della storia di un popolo e di uno Stato, essa esprime certamente l'aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da altre autorità politiche. Ma, nello stesso tempo, Libertas significa molto di più", ha sottolineato il Pontefice nel discorso alle autorità.

 "Anzitutto desidero sottolineare che non c'è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una componente essenziale".

Il Papa ha dunque reso omaggio a tutte quelle persone che difendono la libertà anche pagando costi personali.

 

"Promuovere la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della libertà perché testimoniano proprio il primato della coscienza. Saldamente formati dalla ricerca della verità, essi sono pienamente responsabili delle proprie decisioni e dunque liberi da ogni vincolo che non sia quello, proprio della creatura, che li lega a Dio".

Citando San Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, Papa Leone ha concluso: "Anche oggi, in molte parti del mondo, non mancano persone che rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversità, testimoni della vera libertà, quella che deriva dall'essere figli e figlie di Dio. Con ammirazione esprimiamo la nostra solidarietà a quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza".

 

La Repubblica di San Marino può essere, per le sue dimensioni, un luogo nel quale è possibile attuare una buona politica, al servizio della gente. "Questa visita, analogamente a quanto accaduto nel Principato di Monaco, mi invita a sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, 'a misura d'uomo', in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall'ispirazione cristiana", ha detto Leone XIV alle autorità del Titano. "Perciò la Repubblica di San Marino può essere un 'laboratorio' di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l'armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale".

 

Prévost ha aggiunto che "tale impegno appare oggi ancor più prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l'Accordo di Associazione con l'Unione Europea e la vostra Repubblica si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo". Per il Pontefice "l'obiettivo principale a cui tendere in questo 'laboratorio' è la cura dell'umano. Una comunità come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico, può perseguire efficacemente tale obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale".

 

Il Papa, parlando alle autorità della Repubblica di San Marino, ha sottolineato la sua "tradizione di accoglienza, che non è mai venuta meno lungo i secoli nei confronti di chi soffre ed è nella prova. Recentemente, si è mostrata con il sostegno e l'ospitalità al popolo ucraino", "come pure nell'impegno in favore del diritto internazionale umanitario in un momento storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato". Per Leone "tale sensibilità è anche frutto della tradizione cristiana di questo Paese e della costante e positiva collaborazione fra le autorità politiche e il vescovo nella ricerca del bene comune".

 

Il Papa è arrivato in elicottero a San Marino, accolto dai Capitani Reggenti della Repubblica, Alice Mina e Vladimiro Selva. Il Papa è accompagnato da una delegazione vaticana ai massimi livelli, con il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin, il Sostituto, mons. Paolo Rudelli, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher, a segnare il carattere internazionale della visita nella Repubblica del Titano.

Nel corso della visita Papa Leone si affaccerà dal balcone centrale Palazzo Pubblico e sarà il primo Pontefice a farlo, per un saluto e una benedizione ai fedeli a Piazza della Libertà. Nessun Capo di Stato prima d'ora l'aveva mai fatto, almeno negli ultimi decenni. È infatti una facoltà concessa solamente ai Capitani Reggenti.

 

"L'incontro con il Papa sarà il più grande spettacolo dopo il big bang": lo afferma il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi, citando Jovanotti, a San Marino Rt, in attesa dell'arrivo di Leone XIV.

 

Papa Leone XIV sarà oggi a Rimini per una giornata attesa da mesi dalla comunità diocesana: dopo la visita al Meeting per l'amicizia fra i popoli, il Pontefice incontrerà le persone fragili nella Cattedrale e presiederà alle 18.30 la messa a piazzale Boscovich, sulla spiaggia - dove sono attese 25.000 persone - insieme alla Chiesa riminese: è la prima visita di un Papa in città dopo quella di Giovanni Paolo II, quarantaquattro anni fa. All'organizzazione lavorano oltre 600 volontari, provenienti dalle parrocchie della diocesi ma anche da altre diocesi italiane, che garantiranno accoglienza, assistenza e orientamento ai partecipanti.

 

"Quello che stiamo vivendo è molto più di un grande evento da organizzare: è un'esperienza di Chiesa. In questi mesi abbiamo visto tante persone mettere a disposizione tempo, energie, competenze e soprattutto il desiderio di servire - sottolinea il vescovo di Rimini, monsignor, Nicolò Anselmi -: sabato i volontari saranno il primo volto che molti incontreranno: attraverso il loro sorriso, la loro disponibilità e la loro attenzione, tutta la nostra comunità accoglierà il Papa".

 

Tra i doni che la diocesi consegnerà al Papa figura una copia anastatica del Codice Gradenighiano, manoscritto trecentesco della Divina Commedia conservato alla Biblioteca Gambalunga di Rimini, realizzato pochi decenni dopo la morte di Dante e impreziosito da 24 miniature. Alla celebrazione parteciperanno inoltre 354 sacerdoti e diaconi con stole stampate a mano da una storica azienda romagnola, ispirate al mosaico del Mausoleo di Galla Placidia di Ravenna. Il Papa lascerà a sua volta alla diocesi un calice, che sarà utilizzato per la messa. Tra gli altri doni, anche una scatola con lettere e testimonianze di malati e famiglie, realizzata dai detenuti della Casa circondariale di Rimini.

 

Alla messa sulla spiaggia, come detto, sono attese circa 25.000 persone sull'arenile, suddiviso in settori con posti a sedere limitati.

Questa sera, nella chiesa di San Nicolò si terrà l'ultimo appuntamento di preparazione: una veglia di preghiera con i giovani insieme al vescovo Anselmi.

"Papa Leone viene a confermarci nella fede e a ricordarci che non siamo soli, che apparteniamo a una Chiesa universale - argomenta lo stesso vescovo riminese - vorrei che domani, accanto alla grande partecipazione, ci fossero soprattutto semplicità, preghiera, gioia e fraternità.

Accogliere il Papa significa accogliere un dono, ma anche lasciarsi interrogare dalla sua presenza e dal suo messaggio", conclude.

  

 

 

LA RERUM NOVARUM DI

LEONE XIII, IL PAPA SOCIALE.

Retisolidali.it – Storie di volontariato – Pasquale Troia – (16 maggio 2025) – Redazione -ci dice:

Papa Leone XIV ha scelto per il suo pontificato un nome meditato e dalla valenza programmatica.

Un approfondimento dedicato al pontefice al quale Leone XIV ha deciso di ispirarsi e alla sua Rerum Nova rum, prima enciclica dichiaratamente sociale nella storia della Chiesa da Leone XIII.

 

Papa Francesco ha comunicato con la profetica spontaneità di colui che parla e agisce in nome di Dio e anticipa i tempi (è il significato originario e biblico di profeta). Ed il suo nome di Francesco e le sue opere di Papa hanno segnato la sua e la nostra storia con azioni e gesti che aspettavamo da tempo da colui che rappresenta la Chiesa e la guida. La sua profezia ha animato, rianimato e vivificato molte coscienze cristiane spente nella inettitudine o sterili in una critica che però esigeva e invocava un cristianesimo più autentico, «più ‘prossimo’» alla gente e ai suoi problemi. Il suo successore papa Leone XIV si è presentato con un nome di pontificato inaspettato, ma non certo non meditato, anzi intenzionalmente voluto, come si richiede ad un’autorità. Un nome che esige qualche iniziale ricostruzione storica e culturale che ci permetta di comprendere perché il cardinal Prévost l’ha scelto e quale valenza programmatica potrebbe avere.

 

Leone XIII, il papa dei lavoratori

Un primo immediato richiamo storico-ecclesiale è a papa Leone XIII di cui il XIV dopo più di 150 anni è il successore nel nome. Non solo alla personalità di Leone XIII ma a quella ‘novità’ della sua enciclica (la Rerum Nova rum) del 1891 che lo fecero considerare il «papa dei lavoratori» e il «papa sociale».

 Ecco che allora la cultura come conoscenza consapevole e documentata del passato ci permette di comprendere la scelta di Leone XIV, un protagonista della storia contemporanea e non soltanto della storia della Chiesa.

 Ai tempi di Leone XIII (il primo papa registrato in audio e in video!) le parole ‘pesavano’ più di oggi e ne identificavano le intenzioni e le opinioni. Per esempio già le prime due parole dell’incipit dell’enciclica Rerum nova rum («l’ardente brama di novità») non furono ben accolte negli ambienti ecclesiastici.

 Molti ‘avvocati di Dio’ (quelli che si ritengono tali nelle Curie) osteggiarono, criticarono e temettero questo incipit: la Chiesa non ha cose nuove da dire, ma deve soltanto tramandare ciò che è la tradizione del già detto ed insegnato!

Ed invece Leone XIII, alla luce anche della tradizione dei Padri della Chiesa, sostiene che il ‘novum’ è la prerogativa del cristianesimo.

 

Rerum nova rum.

Statua di Leone XIII nella chiesa collegiata del Sacro Cuore di Carpineto Romano, paese natale di Leone XIII.

Le novità sociali della Rerum Nova rum.

«Nova rum» non è l’unico termine nuovo, ‘inconsueto’ ed inaspettato nell’ enciclica:

si parla di «proletari verso i quali sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti… proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell’uomo» (RN, 2);

 

socialismo: lo si analizza nelle sue idee, conseguenze, nelle sue soluzioni sociali, nella sua concezione della negata proprietà privata;

si parla della correlazione Famiglia-Stato, denunciando uno statalismo che priva la famiglia del suo diritto di educazione: «la famiglia, ovvero la società domestica, è società piccola, ma vera e anteriore ad ogni civile società; perciò con diritti e doveri indipendenti dallo Stato» (RN, 9);

la Chiesa si impegna in prima ‘persona’ a confrontarsi con le dottrine sociali della fine del IXX secolo (socialismo, marxismo, comunismo, liberalismo…);

è un’enciclica che propone soluzioni ‘sociali’ (mentre molti continuavano a ritenere la Chiesa chiusa nella sua spiritualità o esigente di un potere temporale): le associazioni e le loro unioni come vero rimedio al socialismo e alla lotta di classe tra ricchi e poveri, tra capitalisti e proletari, tra sfruttatori e sfruttati, tra chi considera il lavoro come profitto e chi lo considera come un diritto e un dovere per il bene comune.

 

La Rerum nova rum è la prima enciclica dichiaratamente sociale nella storia della Chiesa da Leone XIII: un’enciclica che cominciò a formulare e a porre i fondamenti della contemporanea dottrina sociale della Chiesa e a collocarla come istituzioni di confronto nel mondo del lavoro e dei problemi sociali ad esso connesso.

 

La Rerum Nova rum e il principio di sussidiarietà.

 Semplificando, oggi si potrebbe dire che la dottrina sociale della Chiesa rinnovata nella Rerum Nova rum orbita intorno ad un valore imprescindibile: quello della persona umana e della sua libertà, redenta e salvata da Cristo risorto. Si afferma il principio di sussidiarietà (pur non essendo il termine presente nell’enciclica). Nessuno Stato o organizzazione sociale (il socialismo) ed economica (il capitalismo) può ‘usare’ la persona umana, privandola della sua dignità (con un lavoro che non lascia la libertà di una vita privata, di sfruttamento, mal riconosciuto economicamente e socialmente …), subordinandola e finalizzandola ad altro che non sia il bene comune. Tutto ciò che l’uomo organizza deve essere sussidiario, di aiuto e di sostegno, di integrazione al bene della persona umana nella sua dimensione personale e comunitaria. Perché la natura della persona umana è la sua libertà di realizzarsi e di essere di aiuto agli altri nel lavoro e nella società (quindi viene condannata la lotta di classe) e l’impegno di tutti a godere del loro diritto naturale di associazione: «come nel corpo umano le varie membra si accordano insieme e formano quell’armonico temperamento che si chiama simmetria, così la natura volle che nel civile consorzio armonizzassero tra loro quelle due classi [i ricchi e il capitalismo e i proletari], e ne risultasse l’equilibrio. L’una ha bisogno assoluto dell’altra: né il capitale può stare senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale» (RN, 15). E l’enciclica cita a testimonianza anche Proverbi 18,19: «É meglio essere in due che uno solo; perché due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi». «Filosofia e Vangelo si accordano a insegnare che il governo è istituito da natura non a beneficio dei governanti, bensì dei governati».

 

Così che le relazioni tra le classi sociali siano orientate dalla giustizia tra di loro e la carità che «mira più in alto, cioè a riavvicinare il più possibile le due classi, e a renderle amiche» (RN, 18). Ed ancora di più nel principio di fraternità per cui i ricchi e i proletari «obbedendo alla legge evangelica, non saranno paghe di una semplice amicizia, ma vorranno darsi l’amplesso dell’amore fraterno.

Poiché conosceranno e sentiranno che tutti gli uomini hanno origine da Dio, Padre comune; che tutti tendono a Dio, fine supremo, che solo può rendere perfettamente felici gli uomini e gli angeli; che tutti sono stati ugualmente redenti da Gesù Cristo e chiamati alla dignità̀ della figliolanza divina» (RN, 21).

 

Costruire ponti di pace.

Parlare di sussidiarietà significa porre al centro dell’azione sociale, economica, politica, un soggetto umano caratterizzato dalla libertà intesa come desiderio di bene, per sé e per gli altri, e non solo come propria indipendenza e capacità di scelta.

 

Per ciò lo Stato e i suoi governanti debbono in primo luogo contribuire responsabilmente e in maniera generale con tutto il complesso delle leggi e delle istituzioni politiche, ordinando e amministrando lo Stato in modo che ne risulti naturalmente la pubblica e privata:

 a) per il bene comune; b) per il bene degli operai; c) a difesa della proprietà privata; d) a difesa del lavoro e) a garantire le condizioni di lavoro; f) a risolvere la questione del salario;

 g) a dirimere la questione operaia per la quale possono contribuire molto i capitalisti e gli operai medesimi con istituzioni ordinate a porgere opportuni soccorsi ai bisognosi e ad avvicinare e udire le due classi tra loro.

 

Dal 15 maggio 1891 (anno di pubblicazione della Rerum Nova rum – e se le date non sono soltanto casuali – il 18 maggio 2025, dopo 134 anni l’insediamento pontificio di papa Leone XIV!) altre encicliche di altri Papi svilupperanno le profetiche considerazioni della Rerum Nova rum. Oggi le prime parole di presentazione di papa Leone XIV sembrano garantire una continuità e un impegno comune (sinodale) per costruire ponti e dialoghi di pace che può essere tutelata soltanto riconoscendo la dignità dell’uomo e del suo lavoro e l’equità di diritti e doveri delle persone e dei popoli, dei quali i politici sono e devono esserne i ministri per «ministrare» (servire) e non «ministrari» (essere serviti): «Gesù, chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”». (Mt 20,25-28)

 

La formazione agostiniana, l’esperienza missionaria, la formazione matematica e filosofica e la sua testimonianza di prete e di vescovo della gente e per la gente sono le prerogative e le garanzie per un papato nuovo, cioè di cose nuove rinnovate ogni giorno alla luce della fede in Dio per i credenti e della fiducia nelle persone. Non come atti eroi ed occasionali, ma come ‘cammino d’insieme’ (= sinodale) riconoscendoci l’umanità come minimo comune multiplo e massimo comun denominatore della nostra storia personale e sociale.

 

Utopie? Certo. Come utopici sono tutti i valori. Ma diventano utopistici se le parti non si impegnano a diventare unum (per riprendere il motto di Leone XIV), e liberamente e possibilmente «unum in illo uno» (Cristo): dal commento al Salmo 127 di Sant’Agostino il motto episcopale di papa Leone XIV significa «In Colui che è Uno, siamo uno», un richiamo all’unità e alla comunione che caratterizzano il carisma agostiniano. In un’intervista del luglio 2023, lo stesso Prévost aveva spiegato: «Come si evince dal mio motto episcopale, l’unità e la comunione fanno parte proprio del carisma dell’Ordine di Sant’Agostino e anche del mio modo di agire e pensare».

 

Perché un valore vale se è valorizzato (testimoniato in parole e opere) da chi lo riconosce e lo professa. E in questo presente di utopia (di ciò che per ora e per il momento ancora non si realizza) le associazioni di volontariato dimostrano mutati mutando (rispetto alla Rerum Nova rum) che è utopistico solo ciò che non si crede e non si fa nulla per renderlo possibile e presente. Per cui operatori delle associazioni e volontari siate leoni di giustizia, di pace e di utopie regali:

«Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» (Inferno 26,119).

Anche da questo ‘orgoglio’ inizia il cammino di buone pratiche di Pace.

 

B.I.P. – Base Ideologica e Programmatica

di Futuro Nazionale per l’Italia

del futuro (2027-2037),

Futuronazionale.it – Programma di Futuro Nazionale – Vannacci Roberto -Prof. Lorenzo Gasperini – (29 -08 -2026) – Redazione - ci dicono:

 

Per l’amore dell’Italia di oggi e la speranza dell’Italia di domani.

 

PRIMA E SECONDA PARTE – DI TRE.

 

Questo documento ideologico-programmatico, espressione dei primi due terzi della nostra proposta, è stato elaborato dal prof. Lorenzo Gasperini, Responsabile Nazionale del Programma, nel confronto con gli esperti e con gli iscritti, e proposto al nostro Presidente, Gen. Roberto Vannacci, e al Coordinatore Nazionale, Massimiliano Simoni.

 Esso presenta, per un totale di un centinaio di pagine, l’organica cornice dei valori culturali e politici del partito, nonché della visione e delle proposte fondamentali per il futuro dell’Italia.

I tempi di riferimento per la piena realizzazione degli obiettivi qui indicati sono quelli di due legislature, dunque 10 anni, mentre i valori identificati non hanno tempo.

Il documento non ha la pretesa di affrontare ogni singolo tema e ogni segmento del sistema Italia, ma di fornire i principi valoriali di fondo e le strategie di Governo per i più importanti campi dell’emergenza nazionale, mentre le ulteriori proposte e i piani per dettagliare in modo ancor più specifico gli obiettivi presentati, con l’elasticità connessa alla tutela del bene comune nelle evoluzioni degli scenari nazionali ed internazionali, verranno sviluppati attraverso il tempo.

“Benedite, gran Dio, l’Italia!”

Papa Pio IX.

“Destra divina che è dentro di noi, nel sonno.”

Pier Paolo Pasolini,

Saluto e augurio.

 

Tabella dei Contenuti.

Introduzione. Chi siamo e cosa faremo.

Dottrina economica e Fiscalità.

Libertà economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato.

Una fiscalità per crescita, famiglia e produzione.

Le nostre proposte fiscali prioritarie:

Fondo Sovrano, credito, risparmio e previdenza.

Una proposta per il rafforzamento della sovranità economica: la moneta fiscale.

Lavoro, PMI, Professioni e Politiche Occupazionali.

Lavoro, produttività e crescita.

Politiche attive del lavoro, partecipazione e capitale umano.

Imprese, professioni e competitività del sistema produttivo.

Sicurezza, previdenza e nuove prospettive del lavoro.

Made in Italia, Industria e Commercio con l’Estero.

Strategia Industriale Nazionale, sicurezza economica e Fondo Sovrano.

Filiere produttive, competitività e sviluppo industriale.

Innovazione, sovranità tecnologica e capitale umano.

Made in Italia, commercio internazionale e sicurezza degli approvvigionamenti.

Credito.

Accesso al credito, riabilitazione creditizia e tutela dell’affidabilità finanziaria.

Strumenti di credito, innovazione finanziaria e tutela del debitore.

Sistema bancario, risparmio e credito all’economia reale.

Credito, sviluppo nazionale e sicurezza finanziaria.

Assimilazione e Re migrazione.

Piano di Re migrazione: 22 misure.

Introduzione.

Chi siamo e cosa faremo.

“Futuro Nazionale con Roberto Vannacci” è un progetto politico italiano radicato nella Tradizione romana e cristiana, coi piedi saldamente per terra, ancorati al presente, e lo sguardo volto al futuro della Nazione: un futuro all’altezza della nostra storia e dell’anelito ad affrontare con ardore, virtù e sacrificio le sfide posteci dinnanzi dall’ora presente. Questa è l’attimo in cui il passato – che non è più – e il futuro – che non è ancora – si incontrano ponendoci la sfida della libertà: scegliere adesso per che cosa vivere e morire. Nel campo dell’azione politica – campo proprio di un progetto come il nostro – essere ancora, sempre e con fierezza italiani è e rimarrà il criterio di orientamento di chi – noi! – fa della Nazione il proprio spazio di esistenza, di sogno e di azione.

È giunto il momento che la “Destra divina che è dentro di noi, nel sonno”, di cui diceva Pier Paolo Pasolini, intellettuale niente affatto di destra ma capace di grandi intuizioni circa le condizioni storiche della Nazione nel secondo dopoguerra, venga finalmente risvegliata. Che il sonno – e il sogno – diventino finalmente l’alba di una nuova avventura: quella di una Destra identitaria, pura e vitale. Futuro Nazionale nasce dunque dalla volontà di riportare l’Italia alle proprie radici, posizionandola nuovamente sulla strada della sua grande storia. Il Generale Roberto Vannacci, fondatore e Presidente del movimento, ha indicato il cuore della missione: imboccare la via per tornare ad essere, rapidamente e senza moderazione, un Paese identitario, sovrano, sicuro, libero e prospero.

 

Il partito si propone come forza di destra patriottica e identitaria, capace di accogliere gli italiani di buona volontà, orgogliosa delle proprie radici nazionali, fondate sul diritto romano, sulla filosofia greca, sull’eroismo della cristianità romano-germanica e, sopra tutto, sulla sintesi di queste istanze operata dalla civiltà cattolica. Una forza determinata a perseguire innanzitutto l’interesse degli italiani, a difendere i loro valori, la loro storia, la loro inclinazione a sviluppare la propria cultura e la propria esistenza nei massimi gradi possibili.

 

La visione di Futuro Nazionale si fonda su alcuni valori cardine – identità nazionale, famiglia naturale, sicurezza, libertà, merito e tradizione – ritenuti indispensabili per una nuova primavera italiana. La missione dichiarata è quella di distaccarsi dalle divisioni artefatte e da talune posticce categorie ideologiche volte a mantenere gli italiani in una perdurante guerra civile anziché permettere loro di impegnarsi in uno sforzo realista per il bene della Nazione alla luce dei valori fondamentali della nostra civiltà.

 

È importante per noi non lasciarsi travolgere dagli scompaginamenti di un mondo che in pochi anni ha subito incredibili trasformazioni e assumerne saggiamente la guida, proponendosi come una forza veramente nuova, capace di ascoltare e stare vicina al cittadino, di crescere, di migliorare il sistema e la qualità della vita della nazione, al fine di costruire e lasciare ai nostri figli un’Italia migliore di quella ricevuta, attraverso un progetto politico integrale, decisivo e costruttivo; un progetto capace, dunque, di dialogo con altre realtà della società civile e della politica italiana, ma senza compromessi sugli ideali e con una netta consapevolezza di quali siano i valori non negoziabili (a cominciare dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi).

 

Con il presente programma politico, articolato per aree tematiche, Futuro Nazionale presenta la visione, i valori fondanti, le proposte concrete e gli obiettivi strategici che caratterizzeranno la propria azione politica. Ciascun capitolo illustra gli orientamenti e le iniziative che il partito intende promuovere nei diversi settori, dall’economia alla giustizia, dalla difesa all’istruzione, dalla re migrazione alla sussidiarietà, alla politica estera, alla sanità, all’ambiente, al lavoro, alla cultura, al rilancio dell’identità nazionale come identità romana e cristiana.

Questo programma rimarrà vivo, si alimenterà mediante il confronto interno, l’analisi dell’evoluzione degli scenari mutevoli, il dialogo con le realtà della società civile. Di conseguenza, sarà periodicamente aggiornato, continuando ad affermare senza cedimenti i medesimi valori nei contesti delle nuove sfide.

 

Intorno a noi, il mondo è attraversato da rischi che nessuna società può ignorare. La competizione tra grandi potenze è tornata a essere un fattore strutturale; la “fine della storia” profetizzata da Fukuyama si è rivelata una grande illusione; la guerra in Ucraina, con lo scellerato posizionamento dell’Europa, ha aperto scenari che in molti non avevano immaginato; il Medio Oriente rimane un epicentro di instabilità; le cyber‑minacce possono paralizzare interi sistemi; le catene globali di approvvigionamento sono fragili; la crisi demografica e i flussi migratori generano tensioni e definiscono uno stato di seria crisi per l’esistenza della nostra società attraverso il tempo.

 

Di fronte a questa realtà complessa la classe politica si è rivelata negli ultimi anni piuttosto inadeguata. Di conseguenza, una parte crescente del Paese ha perso fiducia nei confronti della politica italiana. Ci sono cittadini che hanno smesso di votare perché non credono più che la politica possa sensibilmente incidere sulla loro vita; altri che si erano sentiti rappresentati da forze politiche oramai sempre più somiglianti l’una all’altra; altri ancora che hanno cercato risposte in movimenti nati come forma di protesta e poi risoltisi nelle solite inconcludenti ricette tecnocratiche, ideologiche o prive di coraggio.

 

È dunque venuto il momento di cambiare il mazzo da gioco e rimettere in discussione tutti i parametri supinamente accettati da coloro che si sono dedicati ad una politica le cui regole erano già fatte a tavolino da chi a tutto pensa fuorché all’interesse nazionale. La politica del presente non può essere letta con le categorie del passato: deve essere interpretata attraverso i bisogni reali del presente e le sfide interne e globali che il Paese affronta e affronterà. È tempo per la rinascita di un pensiero e di un’azione tipicamente romani e cristiani, impegnandosi per il futuro delle nostre famiglie e dei nostri figli, ai quali dobbiamo consegnare un Paese migliore e all’altezza di come ci è stato consegnato dai nostri avi, la cui volontà rimane per noi monito, consegna e criterio di decisione.

 

Come ci ha insegnato Gilbert Keith Chesterton, il cui trapasso coincide col giorno di conclusione della nostra Assemblea Costituente, “La tradizione può essere definita come una estensione del diritto politico. Tradizione significa dare il voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi”. Ce lo diceva anche Giovannino Guareschi, che nel diario redatto durante la prigionia in un campo tedesco scrive “bisogna anche tener conto dei Morti, nella vera democrazia”.

 

Per tutte le dette ragioni Futuro Nazionale si ispira a un patriottismo realista e infaticabile, convinto che l’Italia – culla di civiltà, arte, filosofia e innovazione – abbia la vocazione naturale alla magnanimità, ovvero alla virtù dimenticata della grandezza. Il movimento intende riconoscere e promuovere la dignità del popolo italiano, sostenendone e rinnovandone la fierezza e mettendo al centro l’interesse nazionale di quella che è stata la culla della civiltà europea: quel corpo che è Roma antica, quell’anima che è la Roma cristiana. Corpo che è oggi rappresentato anche dall’estensione materiale della nostra terra – racchiusa dalle Alpi e dal Mare nostrum, benedetta dal clima che ne ha fatto “ ‘l giardin de lo ‘mperio” (Dante, Purgatorio, VI) – , i popoli italici (comunità di diritto e di sangue perché fondati sulla famiglia, che è una società di diritto e di sangue e che è la fonte della nazione, la quale trova la propria origine nel latino nasci, nascere) che l’Impero antico federò e che unì, organizzandoli in regioni a diretto raccordo con Roma (mai “province romane” come le terre non italiane) e, di questi popoli, la ricchezza dei tratti specifici dei nostri volti, dei nostri capelli, dei nostri occhi.

 

L’Italia ha anche un’anima: fede, lingua (“Il bel paese là dove ‘l sì suona”, Inferno, XXXIII), storia, valori comuni. Per fare un italiano non ci vuole un corso di educazione civica: ci vogliono secoli. Che cos’è la Patria? È la terra dei padri che, nei secoli, hanno costruito le stesse strade, raccontato le stesse storie, combattuto sullo stesso fronte. Proprio per questo le guerre civili sono la peggior ferita nella storia dei popoli, come forma di fratricidio.

 

L’Impero Romano, di cui noi italiani siamo i grati eredi, fu notoriamente capace di grande sintesi e di proficuo incontro e scambio culturale. Le civiltà solide non progrediscono per meccanica sommatoria o indiscriminata mescolanza con le altre, ma per capacità integrativa ed assimilativa: l’Italia lo ha fatto con perfetta continuità per oltre due millenni. Oggi sta invece accadendo una sovrapposizione forzosa e innaturale, una vera e propria invasione che non è scambio e confronto ma distruzione del corpo e dell’anima dell’Italia, imponendo nuovi modelli culturali e sovvertendo le nostre leggi, le nostre tradizioni, la nostra sicurezza e la nostra libertà di continuare a vivere a casa nostra secondo quel modello che abbiamo difeso e promosso per millenni.

 

Come il Generale Roberto Vannacci ha più volte sottolineato, “viene prima l’Italia, poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio”. Il nostro progetto rivendica di essere quello di una destra “vitale”, cioè non rattrappita e avviluppata sulle regole del discorso decise dai padroni della cultura e da chi dà patenti per decidere che cosa si possa pensare e che cosa no. Una destra vitale anche perché mette al primo posto la necessità di promuovere la vita, a partire dal rilancio demografico: per fare, crescere, sognare, lavorare occorre prima esistere. E un popolo esiste nei suoi membri, nei suoi figli, quelli che oggi mancano, col rischio di segnare la fine della civiltà italiana. La classe politica del nostro Paese anche su questo ha dormito sugli allori per decenni, rinviando quello che è uno dei problemi più urgenti per la sussistenza e la prosperità della Nazione.

 

Una destra vitale, insomma, che getta il guanto di sfida al conformismo e alla mediocrità, per liberare le energie inespresse della Nazione ed avviarne di nuove. In sintesi, Futuro Nazionale si propone come progetto politico identitario, sovranista, di azione integrale e a tutto campo, critico verso assetti e alleanze internazionali che penalizzino l’Italia, deciso a ridisegnare il futuro del Paese a partire dai propri valori fondanti, dalle proprie radici. Questo è ciò che siamo, questo è ciò che abbiamo deciso di essere ancora. Di fronte a chi avesse qualcosa da ridire sulla nostra identità e sui nostri propositi, noi tireremo dritto.

 

Dottrina economica e Fiscalità.

Libertà economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato.

Futuro Nazionale promuove un modello di sviluppo fondato sulla proprietà diffusa, sul merito, sul valore dell’impresa e del lavoro, sulla libertà economica, sulla solidarietà comunitaria e sulla tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio della sovranità economica. L’obiettivo è costruire un’Italia più prospera, competitiva e socialmente coesa, nella quale crescita economica, benessere delle famiglie, valorizzazione delle eccellenze produttive e rafforzamento dell’autonomia economica procedano insieme.

 

L’iniziativa privata, l’impresa, il lavoro autonomo e il lavoro dipendente adeguatamente retribuiti, le professioni, il risparmio, la libera concorrenza rappresentano il motore ordinario della crescita. Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma creare condizioni favorevoli allo sviluppo: regole stabili, fisco più semplice, burocrazia più leggera, infrastrutture efficienti e tutela della concorrenza. Nei settori decisivi per la sovranità economica, la continuità produttiva e l’autonomia tecnologica, lo Stato deve però esercitare una funzione di indirizzo, garanzia e presidio proporzionato, avendo sempre come obiettivo la tutela e il perseguimento del bene comune.

 

Energia, infrastrutture, credito, risparmio, tecnologie strategiche e filiere produttive essenziali richiedono strumenti adeguati di protezione e di indirizzo. Golden Power, Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale e politiche di sostegno alle filiere non devono diventare forme di dirigismo, ma strumenti selettivi per concorrere allo sviluppo dell’economia nazionale, affrontando crisi internazionali, dipendenze esterne, acquisizioni ostili e rischi per la continuità industriale del Paese. Di fronte alle sfide di una globalizzazione dominata dalle multinazionali e dalla finanza internazionale – che rischia di divorare il made in Italia, il nostro tessuto produttivo e il valore del nostro lavoro – è necessario rimettere in campo, come stanno facendo tutte le Nazioni del mondo, la sovranità dello Stato e delle istituzioni pubbliche in campo economico e sociale.

 

Ad una sinistra che vuole “tutti proletari” (ormai privati persino della “prole”), Futuro Nazionale contrappone una visione di Italia in cui tutti siano proprietari, la dipendenza dai sussidi pubblici sia quanto più possibile ridotta e la proprietà sia favorita per tutte le famiglie. Mentre altri sognano come unico modello le grandi concentrazioni finanziarie, per Futuro Nazionale la proprietà diffusa è, quale dato storico che ha caratterizzato l’Italia, la via per affrontare anche il futuro. La proprietà diffusa è, infatti, uno dei pilastri della stabilità economica e della libertà delle famiglie. Una società è tanto più solida quanto più ampio è il numero dei cittadini che possono essere proprietari, risparmiatori, imprenditori, professionisti e lavoratori partecipi dei risultati dell’attività economica. Per questo il programma favorisce la partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa e l’azionariato diffuso, mediante strumenti fiscali semplici e incentivanti, rafforzando la corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo alla ricostruzione della classe media produttiva. La cornice di riferimento della dottrina economica di Futuro Nazionale è dunque, in opposizione a quella del conflitto di classe, quella di una cooperazione tra classi e tra corpi sociali intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina Sociale della Chiesa.

Per perseguire tutti questi obiettivi la premessa fondamentale è quella di riconquistare spazi di sovranità economica e fiscale rispetto all’incombente presenza dell’Unione Europea che vincola e reprime le potenzialità di sviluppo delle Nazioni, a cominciare dalla nostra Italia, e le rende ancora più deboli ed esposte alle derive negative della globalizzazione.

 

Una fiscalità per crescita, famiglia e produzione.

Il sistema tributario deve tornare a essere semplice, stabile, comprensibile e orientato alla crescita. Un fisco eccessivamente complesso produce costi economici e amministrativi che penalizzano famiglie, professionisti e imprese quasi quanto l’eccesso di imposizione. La semplificazione non è quindi un aspetto accessorio della riforma fiscale, ma una componente essenziale della riduzione del carico che grava sul sistema produttivo.

 

La riduzione della pressione fiscale, con particolare attenzione al cuneo fiscale, rappresenta un obiettivo strategico da perseguire con un percorso graduale, sostenibile e verificabile. Tale percorso dovrà fondarsi su semplificazione normativa, ampliamento della base imponibile, recupero dell’evasione organizzata, revisione della spesa improduttiva e monitoraggio costante degli effetti economici e finanziari. La scellerata politica del passaggio da “tassare le persone” a “tassare le cose”, che suona bene perché le persone percepiscono di non venire più tassate, è stato uno strumento di grave aggressione alla proprietà anziché alla ricchezza e che ha arrecato danni soprattutto a chi ha bassi redditi o non ne ha: chi non ha entrate, come può pagare tasse e bolli legati alla mera proprietà della motocicletta, dell’automobile, della seconda casa ereditata dal nonno? Un sistema fiscale così pervasivo da voler aggredire anche i beni che non producono reddito deve certamente essere rivisto per tornare alla ragionevolezza.

 

Le risorse pubbliche dovranno essere orientate progressivamente verso investimenti capaci di sostenere produttività, natalità, innovazione, occupazione e competitività, privilegiando interventi strutturali rispetto a misure temporanee o emergenziali. La credibilità della riduzione fiscale dipende dalla capacità di collegarla a un metodo di spesa chiaro, misurabile e compatibile con gli equilibri di finanza pubblica, ma anche dalla possibilità di reperire le risorse finanziarie necessarie attraverso una rinnovata sovranità economica e maggiori flessibilità e possibilità di deroga ai vincoli finanziari oggi imposti dall’Unione europea.

 

Per questo nel rapporto con l’Unione europea e con gli organismi internazionali, Futuro Nazionale sostiene una linea di realismo e tutela dell’interesse nazionale attraverso l’esercizio di una vera sovranità economica. Le regole comuni devono favorire crescita, competitività, tutela del risparmio e coesione sociale. Quando producono effetti penalizzanti per il sistema produttivo italiano, il Governo dovrà promuoverne la revisione attraverso strumenti istituzionali, alleanze politiche internazionali e proposte tecnicamente fondate, non avendo paura di esercitare il proprio potere di veto.

 

In particolare, bisognerà intervenire per porre rimedio alla sciagurata firma da parte del Governo Meloni del nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo, che ha imposto vincoli ancora più stringenti alla nostra capacità di spesa per investimenti produttivi. Per ottenere questo risultato Futuro Nazionale non vede altra strada che quella di esercitare il nostro potere di veto sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, perché fino ad ora le uniche deroghe che sono state concesse da una Commissione europea troppo subalterna alla Germania sono state quelle per le spese per il “riarmo europeo” e per il “green deal”: non vere necessità nazionali e continentali, ma attuazioni di indirizzi ideologici nocivi per i popoli europei.

 

In questa prospettiva Futuro Nazionale ritiene necessaria una revisione organica dei Trattati su cui si fonda l’Unione europea, ritenendo che l’attuale architettura istituzionale sia stata concepita in un contesto profondamente diverso e, comunque, secondo un’ideologia ordo-liberista la cui conformità al perseguimento del bene comune è stata ormai smentita dai fatti. Tale architettura, quindi, deve essere aggiornata per rispondere alle trasformazioni intervenute negli ultimi decenni, ripristinare il primato del bene comune, oggetto della politica, come criterio di armonizzazione delle istanze private e rafforzare competitività, sussidiarietà, sicurezza economica, giustizia sociale e cooperazione internazionale, nel pieno rispetto degli interessi nazionali degli Stati membri.

 

Le idilliache previsioni sull’unione monetaria si sono rivelate un terribile inganno per il ceto produttivo e i lavoratori italiani. Oggi la possibilità di una revisione delle regole comuni europee non può ignorare quanto nel frattempo sopravvenuto e le condizioni reali di esercizio dell’azione politica, bilanciando ipotesi e coordinando tempi, modi, alleanze e circostanze per ottenere un miglioramento delle condizioni economiche dell’Italia e la mitigazione di ogni potenziale effetto avverso delle possibili strategie di revisione. In questa materia non c’è spazio per tifoserie come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che sempre si sono risolte da un lato nell’obbedienza servile ad ogni ordine di Bruxelles e, dall’altro, in roboanti dichiarazioni di rottura a cui non è poi seguita alcuna seria strategia operativa. Sarà solo la promozione di una revisione organica dei Trattati, condotta con perizia e ove la complessità lo consenta senza ledere il lavoro e la produttività del Paese, a poter garantire l’inderogabile tutela degli interessi nazionali degli Stati membri e, in primis, dell’Italia.

 

La Costituzione resta il riferimento fondamentale dell’azione pubblica. Nel rispetto degli impegni internazionali, ogni vincolo dovrà essere interpretato e, ove necessario, ridiscusso alla luce dell’interesse nazionale, della tutela del lavoro e della capacità produttiva del Paese. Per questo Futuro Nazionale propone una riforma che ribadisca in modo esplicito e indiscutibile la prevalenza dei principi della Costituzione italiana rispetto ad ogni genere di trattati internazionali, inclusi quelli europei.

 

Le nostre proposte fiscali prioritarie:

Riforma del sistema tributario fondata su semplicità, equità, stabilità e proporzionalità, con eliminazione delle norme obsolete, riduzione delle micro-imposte, calendario fiscale stabile e sportello digitale unico per gli adempimenti principali.

Continuità fiscale pluriennale, affinché aliquote, deduzioni e regole tributarie fondamentali restino stabili nel tempo, consentendo a famiglie e imprese di programmare investimenti, assunzioni e attività economiche con maggiore certezza.

Introduzione di un vero quoziente familiare, che tenga conto ai fini dell’individuazione dell’aliquota fiscale di quante persone il reddito va effettivamente a sostenere. Il quoziente familiare dovrà divenire un criterio fondamentale di applicazione della progressività fiscale, riconoscendo famiglia e natalità come fattori centrali della sostenibilità economica, sociale e previdenziale del Paese.

Individuazione di misure politiche e fiscali di shock generativo per la riattivazione del saldo demografico che è presupposto della sostenibilità antropologica, civile, economica e previdenziale del Paese. Nel 2025 il tasso di fecondità per l’Italia si è fermato a 1,14 figli per donna, quasi la metà del “tasso di estinzione” (i.e. “tasso di mantenimento demografico, fissato a 2,1 figli per donna): vedi sezione “Misure economiche specifiche per la famiglia”, nel presente programma.

Promozione di una azione politica coraggiosa in sede europea per riconoscere la demografia come vero elemento di crisi dell’Europa (il tasso europeo di fecondità oscilla tra 1,3 e 1,4 figli per donna), mentre una operazione di distrazione di massa continua a proporre quali emergenze continentali quelle trattate dal Green Deal e dal ReArm EU. L’Europa necessita di una deroga strutturale al Patto di Stabilità e Crescita che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla procreazione.

Introduzione delle “quote azzurre” nei concorsi pubblici, riservando una parte dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie numerose: sostenere la famiglia che procrea è sostenere il futuro dell’Italia.

Riduzione strutturale del cuneo fiscale per aumentare il reddito netto dei lavoratori e ridurre il costo del lavoro, con priorità per giovani, famiglie e imprese ad alta intensità occupazionale.

Superamento graduale del sistema di saldo e acconto per autonomi e piccole imprese, orientando la tassazione ai redditi effettivamente prodotti e incassati, secondo modalità compatibili con la continuità della finanza pubblica.

Estensione del principio di cassa per professionisti e imprese minori, favorendo progressivamente il versamento dell’IVA all’effettivo incasso nei limiti consentiti dal quadro normativo.

Prosecuzione del percorso di riduzione delle aliquote IRPEF e razionalizzazione degli scaglioni, con particolare attenzione alla tutela della classe media e alla neutralità tra diverse categorie di contribuenti, con l’obiettivo di giungere ad un sistema di tassa piatta a una o due aliquote.

Revisione del rapporto tra regime forfettario e regime ordinario, eliminando gli effetti soglia che scoraggiano la crescita del fatturato e prevedendo una transizione graduale, trasparente e anti-elusiva tra i due sistemi.

Valutazione dell’innalzamento del limite del regime agevolato per le partite IVA e introduzione di una tassazione incrementale sui maggiori ricavi, così da favorire crescita ed emersione senza penalizzare chi aumenta la propria attività.

Revisione della deducibilità dei costi d’impresa e del sistema degli ammortamenti, favorendo investimenti produttivi, innovazione, digitalizzazione, efficientamento energetico e beni strumentali.

Progressiva estensione della deducibilità delle spese fondamentali sostenute con strumenti tracciabili, con priorità a sanità, istruzione, abitazione, figli, disabilità e non autosufficienza, accompagnata da una razionalizzazione delle agevolazioni fiscali frammentate.

Nuovo rapporto tra Stato e contribuente fondato su tassazione proporzionata, certezza del diritto, semplificazione amministrativa, collaborazione preventiva e concentrazione dei controlli sui fenomeni di evasione ed elusione più rilevanti.

Progressiva riduzione dell’IVA sui beni essenziali per famiglie e figli, promuovendo, ove necessario, la revisione della normativa europea applicabile.

Rafforzamento della deducibilità delle donazioni agli enti del Terzo Settore che garantiscano trasparenza, corretto utilizzo delle risorse e misurabilità dell’impatto sociale.

Incentivi fiscali e contributivi al rientro in Italia delle produzioni strategiche e delle filiere ad alto valore aggiunto, quale strumento di politica industriale e rafforzamento competitivo.

Definizione agevolata dei contenziosi fiscali pregressi, collegata a un sistema tributario più semplice, stabile e orientato alla collaborazione tra amministrazione e contribuente.

Rafforzamento del contrasto all’evasione fiscale organizzata, all’elusione internazionale, alle frodi e ai trasferimenti artificiosi di base imponibile, concentrando i controlli sui fenomeni economicamente più rilevanti e riducendo gli oneri amministrativi per le piccole imprese corrette.

Applicazione del principio secondo cui ogni nuovo adempimento amministrativo dovrà comportare la contestuale eliminazione o semplificazione di obblighi esistenti.

Fiscalità orientata alla produttività, premiando ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico, capitale umano, investimenti produttivi e incremento della competitività del sistema economico italiano.

Fondo Sovrano, credito, risparmio e previdenza

Futuro Nazionale propone l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale quale strumento di investimento strategico destinato a sostenere infrastrutture, energia, innovazione, tecnologie avanzate, ricerca, capitale di rischio e patrimonializzazione delle imprese italiane. Il Fondo dovrà operare con criteri di trasparenza, sostenibilità economica e indipendenza gestionale, mobilitando risorse pubbliche selettive, investitori istituzionali e risparmio nazionale.

 

Il Fondo potrà intervenire, anche temporaneamente, nella tutela degli asset strategici quando siano esposti ad acquisizioni ostili o a situazioni capaci di compromettere sicurezza economica, continuità delle filiere produttive o autonomia tecnologica del Paese, in coordinamento con gli strumenti di Golden Power. L’obiettivo è conciliare libertà di mercato e tutela degli interessi strategici nazionali, evitando sia il dirigismo permanente sia l’abbandono degli asset essenziali a logiche speculative di breve periodo.

 

La politica economica non può prescindere da un sistema del credito efficiente e orientato allo sviluppo dell’economia reale. Famiglie, professionisti e imprese dipendono ancora in larga misura dal finanziamento bancario; per questo tutela del risparmio, rafforzamento delle banche territoriali, credito cooperativo e pluralità degli strumenti finanziari sono elementi essenziali della sovranità economica nazionale.

 

La presenza dello Stato dovrà limitarsi alla tutela delle infrastrutture finanziarie strategiche, della stabilità del sistema e della concorrenza, evitando concentrazioni eccessive e favorendo il finanziamento dell’economia reale. Il risparmio italiano deve essere protetto e, ove possibile, orientato verso investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione e crescita delle imprese.

 

La riforma previdenziale deve garantire stabilità, equità e sostenibilità nel lungo periodo, superando il ricorso continuo a misure temporanee e deroghe annuali. L’obiettivo programmatico di Futuro Nazionale è consentire il pensionamento dopo 41 anni di contribuzione effettiva, attraverso un percorso graduale compatibile con gli equilibri finanziari e demografici del sistema previdenziale.

 

Particolare attenzione sarà riservata ai lavori usuranti, alle carriere discontinue, ai giovani con ingresso tardivo nel mercato del lavoro, ai lavoratori autonomi e alle donne con figli, riconoscendo il valore sociale della maternità mediante correttivi previdenziali da introdurre secondo criteri di sostenibilità e che prevedano un significativo abbassamento dell’età pensionabile sulla base del numero dei figli avuti. Parallelamente sarà incentivata la previdenza complementare, rafforzandone l’educazione finanziaria e ampliando progressivamente la deducibilità fiscale dei relativi versamenti, con l’obiettivo di integrare le future pensioni e favorire investimenti nell’economia reale nazionale.

 

Una proposta per il rafforzamento della sovranità economica: la moneta fiscale

Futuro Nazionale propone di valutare l’introduzione della moneta fiscale quale strumento complementare di politica economica, fondato sulla circolazione volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e contribuenti, senza configurare una moneta alternativa. La formulazione deve essere tecnica e prudente: non uno strumento di rottura, ma un meccanismo ordinato di liquidità fiscale e compensazione.

 

L’obiettivo è favorire investimenti produttivi, compensazione tra debiti e crediti verso la Pubblica Amministrazione e sostegno all’economia reale, limitando il ricorso a nuovo debito finanziario. L’eventuale introduzione dovrà avvenire gradualmente, attraverso una ricognizione dei crediti fiscali esistenti, seguita da sperimentazioni circoscritte, integralmente tracciabili e sottoposte a monitoraggio indipendente.

 

La circolazione resterà volontaria, regolata e trasparente, nel rispetto della stabilità del sistema economico e della certezza giuridica. Ogni estensione dovrà essere subordinata alla verifica degli effetti su investimenti, gettito, liquidità, tempi di pagamento e crescita economica.

 

Lavoro, PMI, Professioni e Politiche Occupazionali.

Lavoro, produttività e crescita.

Il lavoro rappresenta il fondamento della crescita economica e della coesione sociale, oltre ad essere una imprescindibile dimensione per l’espressione e la maturazione della persona, che proprio attraverso il lavoro apporta un importante contributo al bene comune. Attraverso il lavoro si costruiscono benessere familiare, sviluppo della comunità nazionale e stabilità del Paese. Per questo Futuro Nazionale considera prioritario puntare verso la piena occupazione, creando le condizioni affinché ogni cittadino possa accedere a un’occupazione stabile, coerente con le proprie competenze e adeguatamente remunerata.

 

Compito della politica economica è favorire la crescita dell’occupazione, della produttività e del reddito disponibile, creando un contesto favorevole agli investimenti, all’impresa e all’innovazione. Lo Stato deve garantire regole semplici, certezza normativa, pressione fiscale sostenibile, infrastrutture efficienti e minori ostacoli burocratici, rispettando l’iniziativa privata come principale motore dello sviluppo economico ed offrendo ad essa degli indirizzi strategici sostenuti dagli investimenti pubblici.

 

Negli ultimi anni il potere d’acquisto delle famiglie italiane è stato ridotto dalla bassa crescita, dall’elevata pressione fiscale sul lavoro, dall’aumento dei costi energetici e dalla stagnazione della produttività. Ciò ha inciso negativamente sui consumi, sulla capacità di risparmio, sugli investimenti, sulla natalità e sulla possibilità per molti giovani di costruire un progetto di vita stabile.

Per invertire questa tendenza occorre rafforzare la domanda interna e la produzione nazionale, sostenere la produttività e favorire la formazione di nuova ricchezza attraverso lavoro, impresa, innovazione e investimenti produttivi. La progressiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo dovrà aumentare il reddito netto dei lavoratori senza compromettere la competitività delle imprese, innescando un circuito virtuoso. La riduzione del costo del lavoro dovrà essere accompagnata da investimenti nella formazione continua, nella digitalizzazione delle imprese, nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo delle competenze professionali. Particolare rilievo sarà attribuito all’Università e alla Ricerca, agli Istituti Tecnologici Superiori, alla formazione tecnica avanzata e ai percorsi di aggiornamento permanente, indispensabili per affrontare l’evoluzione del mercato del lavoro.

 

L’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale rappresentano una rilevante opportunità di crescita della produttività, ma richiedono una governance orientata alla tutela della persona e del lavoro. La priorità è favorire l’adozione responsabile delle nuove tecnologie, rafforzando le competenze dei lavoratori e accompagnando le trasformazioni produttive senza compromettere occupazione, coesione sociale e competitività, anche valutando e implementando nuovi modelli organizzativi che distribuiscano i benefici ottenuti dall’innovazione tecnologica senza aumentare il numero dei disoccupati. Se la sinistra pensa come unica soluzione la redistribuzione della ricchezza con sussidi per cittadini privati della possibilità di lavorare, per Futuro Nazionale è proprio l’occupazione di ciascuno a rappresentare un bene da tutelare per lo sviluppo economico, morale e spirituale della società. Non dovrà trattarsi di “lavoro povero”, che non permette di arrivare alla fine del mese. Per questo è necessario sostenere la contrattazione nazionale finalizzata ad ottenere una giusta retribuzione per il lavoro dipendente, con la detassazione degli incrementi salariali e anche attraverso una riforma della rappresentatività sindacale che garantisca una vera difesa degli interessi dei lavoratori soprattutto nei confronti delle grandi corporation multinazionali.

 

La qualità del lavoro dipende anche da fattori esterni alla retribuzione. Politiche energetiche, infrastrutture efficienti, accesso alla casa e semplificazione amministrativa incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla capacità delle imprese di investire, assumere e competere. Per questo Futuro Nazionale considera prioritarie la riduzione strutturale del costo dell’energia (sia riaprendo al gas russo, sia differenziando le fonti di produzione nazionale, a partire da nucleare e biomasse), il potenziamento delle infrastrutture materiali e digitali, la valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato per favorire l’accesso alla casa, lo sviluppo dell’edilizia convenzionata e l’acquisto dell’abitazione da parte delle giovani famiglie. La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione dovrà perseguire un obiettivo preciso: semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e istituzioni, riducendo tempi, costi amministrativi e adempimenti inutili, così da liberare risorse da destinare alla crescita economica e all’occupazione.

 

Politiche attive del lavoro, partecipazione e capitale umano.

Una moderna politica del lavoro deve favorire l’incontro tra domanda e offerta, sostenere la formazione continua e accompagnare le persone lungo l’intero percorso professionale. L’obiettivo è ridurre i tempi di accesso all’occupazione, valorizzare le competenze e favorire il reinserimento lavorativo di chi perde il lavoro o necessita di una riqualificazione.

 

Futuro Nazionale propone la realizzazione di un Database Unico di Collocamento Nazionale, integrato con imprese, centri per l’impiego, enti di formazione e operatori privati accreditati, così da rendere più efficiente, trasparente e rapido il mercato del lavoro. Le risorse destinate ai servizi per l’impiego dovranno essere orientate ai risultati conseguiti in termini di occupazione stabile, formazione completata e qualità dell’inserimento. Le misure di sostegno economico rivolte alle persone in condizioni di effettiva difficoltà dovranno essere accompagnate da percorsi di orientamento, formazione e reinserimento professionale. La solidarietà deve procedere insieme alla responsabilità: nessuno deve essere lasciato senza tutela nelle situazioni di reale bisogno, ma ogni politica sociale deve favorire il ritorno all’occupazione quando ciò sia concretamente possibile. La disponibilità a lavorare per chi ne sia capace rappresenterà dunque una condizione imprescindibile per l’accesso agli strumenti di sussidio, ritenendo che tali risorse debbano altrimenti essere utilizzate per favorire la riduzione del cuneo fiscale e, quindi, la creazione di nuovi posti di lavoro. Futuro Nazionale si oppone all’idea che chi lavora debba mantenere, tramite le imposte, chi si rifiuta di lavorare e contribuire, per come può, al bene della Nazione. Per questo proponiamo come criterio di orientamento quello che chiamiamo il “principio economico di San Paolo”: chi non vuol lavorare neppure mangi (2 Tessalonicesi 3, 10).

 

Futuro Nazionale, seguendo la saggezza della Dottrina Sociale della Chiesa, considera strategica una più ampia partecipazione dei lavoratori alla crescita delle imprese. Partecipazione agli utili, azionariato dei dipendenti e altri modelli di coinvolgimento economico possono aumentare produttività, senso di appartenenza e stabilità aziendale, favorendo una più equa distribuzione dei benefici della crescita. Tali strumenti dovranno integrare, e non sostituire, la normale retribuzione, promuovendo una cultura fondata sulla corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo al rafforzamento della proprietà diffusa e di una classe media produttiva sempre più estesa.

 

Imprese, professioni e competitività del sistema produttivo.

La crescita dell’occupazione dipende dalla solidità del sistema produttivo nazionale. Per questo Futuro Nazionale pone al centro della propria politica economica il rafforzamento delle piccole e medie imprese, delle imprese familiari, degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, delle aziende agricole e della pesca, che insieme al lavoro dipendente rappresentano la struttura portante dell’economia italiana.

L’obiettivo è creare un contesto favorevole agli investimenti, riducendo gli oneri burocratici, facilitando l’accesso al credito, sostenendo l’innovazione e favorendo il ricambio generazionale nelle attività produttive. Particolare attenzione sarà dedicata alle imprese familiari, al fine di preservarne competenze, patrimonio professionale e continuità aziendale. La crescita dimensionale delle imprese sarà sostenuta attraverso reti d’impresa, consorzi e forme di collaborazione capaci di aumentarne la competitività senza comprometterne l’autonomia. Il rafforzamento delle filiere nazionali e il reshoring delle produzioni strategiche, richiamati anche nella sezione sulla politica industriale, saranno strumenti essenziali per mantenere in Italia attività produttive, centri decisionali, ricerca e competenze ad alto valore aggiunto.

 

Per sostenere la crescita sui mercati esteri saranno rafforzati gli strumenti di internazionalizzazione, valorizzando il ruolo di SACE, SIMEST, Camere di Commercio e organismi di promozione del Made in Italia. Le imprese che investono in ricerca, innovazione, digitalizzazione ed esportazione dovranno poter contare su strumenti stabili, prevedibili e facilmente accessibili. Parallelamente sarà favorito lo sviluppo di strumenti finanziari alternativi al tradizionale credito bancario, attraverso iniziative pubblico-private destinate alla patrimonializzazione delle PMI, al finanziamento degli investimenti e alla crescita delle imprese con maggiore potenziale industriale.

 

La semplificazione amministrativa rappresenta una condizione essenziale per aumentare la competitività del Paese. Ogni intervento dovrà ridurre tempi autorizzativi, adempimenti e costi amministrativi, utilizzando la digitalizzazione come strumento di semplificazione e non di ulteriore complessità burocratica. Futuro Nazionale, pur riconoscendo gli aspetti positivi dell’innovazione nei sistemi di pagamento, mette al centro la tutela della libertà di scelta di cittadini e imprese tra contante e strumenti alternativi, nel rispetto della sicurezza, della legalità e della libertà economica. Innalzeremo il tetto per l’uso del contante a 10.000 €, come previsto dalla normativa europea, oggi fissato nel nostro Paese alla metà di tale limite. Particolare attenzione sarà dedicata al contrasto del brain drain, favorendo il rientro in Italia di giovani professionisti, ricercatori e imprenditori attraverso strumenti che valorizzino le competenze acquisite all’estero e ne facilitino il reinserimento nel sistema produttivo nazionale. Le professioni ordinistiche costituiscono un patrimonio essenziale del sistema economico italiano. Futuro Nazionale intende favorire l’accesso dei giovani alle professioni regolamentate, sostenendo percorsi di inserimento più graduali e tutelanti anche per quanto riguarda l’accesso al credito, una maggiore integrazione tra formazione e attività professionale, il ricambio generazionale e l’evoluzione delle società tra professionisti.

 

Sicurezza, previdenza e nuove prospettive del lavoro

La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro costituisce un principio irrinunciabile. Futuro Nazionale promuove il rafforzamento delle attività di prevenzione e dei controlli contro lavoro sommerso, caporalato e ogni forma di intermediazione illecita, favorendo al contempo sistemi di appalto che valorizzino qualità, sicurezza e sostenibilità, oltre al mero criterio del prezzo.

 

La sostenibilità del sistema previdenziale deve conciliarsi con la tutela della dignità del lavoratore. Le future riforme dovranno garantire equilibrio finanziario, flessibilità in uscita e protezione adeguata per lavori usuranti e attività caratterizzate da particolare gravosità fisica o psicologica, oltre a garantire importanti premialità di pensionamento anticipato per le madri, proporzionalmente al numero dei figli avuti. Crescita dell’occupazione, produttività, natalità e ampliamento della base contributiva sono condizioni essenziali per assicurare la solidità del sistema nel lungo periodo. Inoltre, Futuro nazionale lavorerà alla riduzione dei tempi di liquidazione del TFS/TFR dei lavoratori pubblici al fine di equipararli al TFR del settore privato.

 

Intelligenza artificiale e automazione rappresentano una delle principali trasformazioni del mercato del lavoro. Futuro Nazionale ritiene che tali innovazioni debbano essere governate mettendo al centro la persona, utilizzando il progresso tecnologico per migliorare produttività, qualità del lavoro e competitività. Nel lungo periodo sarà opportuno valutare modelli organizzativi che consentano una migliore distribuzione dei benefici derivanti dagli aumenti di produttività, favorendo un rapporto più equilibrato tra lavoro, formazione, famiglia, tempo libero e qualità della vita. Infatti, come spiegato nella sezione “Lavoro, produttività e crescita”, per Futuro Nazionale non è sufficiente garantire la sussistenza dei cittadini tramite la redistribuzione della ricchezza, ma occorre garantire una distribuzione del lavoro, ovvero la possibilità per tutti i cittadini di continuare ad essere produttori della propria ricchezza, esprimendo le proprie potenzialità nel lavoro e non dipendendo dai sussidi sociali.

 

Made in Italy, Industria e Commercio con l’Estero

Strategia Industriale Nazionale, sicurezza economica e Fondo Sovrano

Futuro Nazionale considera la politica industriale uno strumento essenziale per rafforzare competitività, sicurezza economica e capacità produttiva del Paese. L’obiettivo non è sostituire l’iniziativa privata, che resta il principale motore della crescita, ma creare un quadro stabile capace di orientare investimenti, innovazione e sviluppo secondo una visione di lungo periodo.

 

A tale scopo il partito propone l’elaborazione di una Strategia Industriale Nazionale e di un Piano Industriale Strategico pluriennale, destinati a coordinare gli strumenti pubblici esistenti, favorire la collaborazione tra istituzioni e imprese e individuare le priorità industriali del Paese. Particolare attenzione sarà riservata ai comparti ad alto valore aggiunto e rilevanza strategica: energia, difesa, aerospazio, infrastrutture digitali, robotica, semiconduttori, cybersecurity, intelligenza artificiale, automotive avanzato ed energia. L’obiettivo è rafforzare la presenza italiana nelle filiere tecnologiche più innovative e ridurre le dipendenze esterne nei settori essenziali.

 

In un contesto internazionale segnato da crescente competizione economica e geopolitica, la sicurezza economica nazionale assume un ruolo centrale. Futuro Nazionale sostiene un’apertura agli investimenti esteri fondata su reciprocità e certezza delle regole, sempre nel quadro della compatibilità con la tutela degli interessi strategici del Paese. Il Golden Power dovrà essere costantemente aggiornato e rafforzato, così da consentire interventi nei casi in cui acquisizioni o operazioni societarie possano compromettere infrastrutture critiche, tecnologie strategiche, filiere produttive, sicurezza nazionale o capacità industriale. Il Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale, già delineato nel capitolo precedente, costituirà uno degli strumenti principali della politica industriale, operando secondo criteri di sostenibilità, trasparenza e orientamento al mercato, favorendo l’iniziativa privata e considerandola funzionale al potenziamento del sistema Italia. Infine, il nucleo delle imprese strategiche partecipate dallo Stato e dei servizi essenziali gestiti dagli Enti Locali, nonché la capacità di intervento finanziario della Cassa Depositi e Prestiti, dovranno essere tutelati e promossi come strumenti fondamentali della nostra sovranità economica nazionale e territoriale, sottraendoli ad ogni logica clientelare e partitocratica.

 

L’obiettivo complessivo è rafforzare la capacità dell’Italia di generare innovazione, attrarre investimenti qualificati, sviluppare competenze avanzate e mantenere sul territorio nazionale ricerca, proprietà intellettuale, produzioni strategiche e centri decisionali.

 

Filiere produttive, competitività e sviluppo industriale

Il rafforzamento della capacità produttiva nazionale rappresenta una priorità strategica. Le crisi internazionali hanno evidenziato la necessità di filiere più resilienti, riducendo le dipendenze esterne nei comparti essenziali e consolidando il sistema produttivo italiano. Futuro Nazionale promuove il progetto “Filiera Italia”, inteso come integrazione tra imprese, competenze, infrastrutture e tecnologie nazionali. Il progetto dovrà favorire reshoring, rientro di attività industriali, ricerca, funzioni decisionali e produzioni ad alto valore aggiunto.

 

Per attrarre nuovi investimenti sarà perseguito un contesto caratterizzato da stabilità normativa, certezza dei tempi amministrativi, fiscalità competitiva e infrastrutture moderne. In questa prospettiva saranno rafforzate le Zone Economiche Speciali e le Zone Logistiche Speciali, particolare attenzione al Mezzogiorno quale piattaforma produttiva e logistica strategica nel Mediterraneo ma senza condizionare la concessione di strumenti speciali al posizionamento sull’asse Nord-Sud. La competitività delle imprese richiede una profonda semplificazione amministrativa. Saranno estesi i procedimenti digitali, rafforzati gli sportelli unici, ampliata l’applicazione del silenzio-assenso nei casi compatibili con l’interesse pubblico, ridotti gli adempimenti ridondanti e definiti tempi certi per le autorizzazioni. La Pubblica Amministrazione dovrà diventare un fattore di competitività e non un ostacolo allo sviluppo.

 

La politica fiscale dovrà sostenere investimenti produttivi, ricerca, innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale delle imprese, privilegiando strumenti stabili e prevedibili e valorizzando le aziende che mantengono in Italia attività produttive, proprietà intellettuale, centri decisionali e competenze strategiche. La competitività industriale dipende anche dalla qualità delle infrastrutture. Futuro Nazionale propone un piano di potenziamento di porti, aeroporti, ferrovie, interporti, reti logistiche e infrastrutture digitali, con l’obiettivo di ridurre i costi di trasporto, migliorare l’efficienza delle catene di approvvigionamento e rafforzare il ruolo dell’Italia quale piattaforma logistica europea e mediterranea.

 

Un ulteriore fattore decisivo è il costo dell’energia. Il programma sostiene una strategia orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla diversificazione delle fonti e alla progressiva riduzione dei costi energetici per famiglie e imprese, attraverso un mix equilibrato che comprenda rinnovabili realmente efficaci come le biomasse e l’idroelettrico, infrastrutture energetiche moderne, implementazione delle tecnologie nucleari di nuova generazione e politica internazionale improntata a pragmatismo e sicurezza nazionale, a partire dalla riapertura della possibilità di acquistare il gas a prezzi vantaggiosi dalla Russia.

 

Innovazione, sovranità tecnologica e capitale umano

La competitività dell’industria italiana dipenderà sempre più dalla capacità di sviluppare tecnologie strategiche, valorizzare la ricerca e trasformare la conoscenza in crescita economica. Futuro Nazionale considera la sovranità tecnologica non come isolamento, ma come capacità di competere nei settori più avanzati dell’economia globale. Saranno sostenuti investimenti in ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, rafforzando la collaborazione tra università, centri di ricerca, imprese e istituzioni. L’obiettivo è favorire un ecosistema nazionale dell’innovazione capace di trasformare i risultati della ricerca scientifica in prodotti, brevetti, imprese e occupazione qualificata.

 

Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo delle infrastrutture digitali, della cybersicurezza, del cloud nazionale, della protezione dei dati strategici e della resilienza delle reti critiche, poiché la sicurezza digitale è oggi una componente fondamentale della sicurezza economica del Paese. Futuro Nazionale sostiene la partecipazione italiana ai programmi internazionali dedicati a semiconduttori, microelettronica e tecnologie avanzate, favorendo investimenti nei comparti dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle tecnologie quantistiche, dell’aerospazio, dei materiali innovativi e delle biotecnologie. Il Fondo Sovrano dovrà sostenere anche startup innovative, imprese deep-tech e progetti ad alta intensità di ricerca e sviluppo, favorendo il passaggio dall’innovazione scientifica alla produzione industriale e facilitando l’accesso ai capitali nelle fasi iniziali di sviluppo.

 

Elemento decisivo della competitività resta il capitale umano. Saranno rafforzati il sistema delle Università e dei Centri di ricerca, gli Istituti Tecnologici Superiori, la formazione tecnica e professionale e la collaborazione tra sistema educativo e imprese, riducendo il divario tra competenze richieste dal mercato e competenze disponibili. Parallelamente saranno promossi programmi per il rientro dei talenti italiani dall’estero, l’attrazione di professionalità altamente qualificate e la valorizzazione delle discipline STEM nei settori strategici.

 

Made in Italy, commercio internazionale e sicurezza degli approvvigionamenti

Il Made in Italy rappresenta uno dei principali patrimoni economici, produttivi e culturali della Nazione. Tutelarlo significa difendere non soltanto marchi e produzioni, ma competenze, filiere industriali, occupazione qualificata e capacità innovativa. Futuro Nazionale promuove una strategia permanente di valorizzazione delle eccellenze italiane, sostenendo la presenza delle imprese sui mercati internazionali e rafforzando i comparti che identificano la competitività del Paese: manifattura avanzata, agroalimentare di qualità, moda, design, meccanica specializzata, artigianato ad alto valore aggiunto, industrie creative e tecnologie innovative.

 

La politica commerciale dovrà ispirarsi al principio della reciprocità. L’apertura agli scambi internazionali rappresenta un’opportunità quando si svolge nel rispetto di regole comuni, standard comparabili e condizioni di concorrenza equilibrate. In sede europea e internazionale l’Italia dovrà sostenere strumenti che contrastino pratiche sleali e garantiscano pari condizioni competitive alle imprese italiane. Si dovrà vigilare contro accordi penalizzanti come quelli sostenuti in passato da sinistra e destra (si pensi al recente Mercosur). Ogni intervento normativo o accordo internazionale sarà vagliato nell’ottica di tutelare le produzioni italiane e la sovranità economica del Paese.

 

Particolare rilievo sarà attribuito alla tracciabilità delle produzioni e alla tutela dell’origine dei prodotti, anche attraverso tecnologie digitali come la blockchain, utili a rendere più trasparenti le filiere, contrastare la contraffazione e rafforzare la fiducia dei consumatori. Saranno inoltre valorizzate produzioni locali, filiere corte ed eccellenze territoriali. Nei settori di interesse strategico gli appalti pubblici dovranno valorizzare, nel rispetto della normativa europea, criteri che tengano conto non solo del prezzo, ma anche della qualità, dell’affidabilità delle filiere, della sicurezza degli approvvigionamenti e della capacità di generare valore economico sul territorio nazionale.

 

La disponibilità di materie prime critiche è una condizione essenziale per lo sviluppo dell’industria del futuro. Futuro Nazionale sostiene una strategia nazionale ed europea orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti, attraverso accordi internazionali fondati su cooperazione, trasferimento di competenze, sostenibilità e reciproco vantaggio, con particolare attenzione a terre rare e materiali indispensabili per le tecnologie avanzate. In questo senso, diventa fondamentale l’attenzione alla cooperazione coi Paesi dell’Africa, nella cornice di uno sviluppo di tali Paesi e di una collaborazione che può essere proficua su molti piani per ambo le parti.

 

Credito

Accesso al credito, riabilitazione creditizia e tutela dell’affidabilità finanziaria

Il credito rappresenta una componente essenziale dello sviluppo economico, della mobilità sociale e della crescita del sistema produttivo. Famiglie, lavoratori, professionisti e imprese devono poter accedere a strumenti di finanziamento trasparenti, sostenibili e proporzionati alla propria capacità economica, in un contesto che coniughi stabilità finanziaria e sostegno all’economia reale.

 

Negli ultimi anni i processi di concentrazione del sistema bancario e l’inasprimento dei criteri di valutazione del merito creditizio hanno reso più difficile l’accesso al credito per molti cittadini e piccole imprese, anche in presenza di irregolarità temporanee o di modesta entità. Futuro Nazionale ritiene necessario ristabilire un equilibrio tra prudenza finanziaria e reale possibilità di recupero dell’affidabilità creditizia. Futuro Nazionale promuove inoltre l’individuazione di banche di interesse nazionale specializzate nel finanziamento degli investimenti strategici, dell’innovazione, delle infrastrutture e delle filiere produttive di rilevanza nazionale, operando secondo criteri di sostenibilità economica/finanziaria e di autonomia gestionale anche con la partecipazione di capitale pubblico.

 

Il programma sostiene il principio della riabilitazione creditizia, favorendo il reinserimento nei circuiti finanziari di coloro che abbiano regolarizzato la propria posizione e dimostrato nel tempo correttezza nei rapporti economici. Le informazioni creditizie devono continuare a garantire la stabilità del sistema, ma secondo criteri di proporzionalità, distinguendo tra ritardi occasionali e situazioni di insolvenza strutturale. Si propone una revisione della disciplina delle segnalazioni creditizie orientata ad aggiornare le soglie di rilevanza, accelerare la cancellazione delle posizioni regolarizzate, rafforzare gli obblighi di informazione preventiva e garantire maggiore trasparenza nei processi di valutazione del merito creditizio.

 

La fiducia tra cittadini e sistema finanziario richiede procedure semplici, informazioni comprensibili e garanzie effettive. Prima di ogni segnalazione suscettibile di incidere sull’accesso al credito, il cittadino dovrà essere posto nelle condizioni di conoscere la propria posizione, comprenderne le conseguenze ed esercitare pienamente i propri diritti di chiarimento, difesa e regolarizzazione. A tal fine Futuro Nazionale propone il rafforzamento degli strumenti di tutela dell’utente finanziario, anche attraverso organismi specializzati di assistenza, mediazione e informazione, operanti in coordinamento con le autorità competenti. L’obiettivo è accrescere la trasparenza del sistema, prevenire il contenzioso e rafforzare la fiducia nel credito bancario, senza introdurre inutili appesantimenti burocratici.

 

Strumenti di credito, innovazione finanziaria e tutela del debitore

Futuro Nazionale promuove un sistema del credito più moderno, competitivo e inclusivo, capace di affiancare al tradizionale credito bancario strumenti finanziari diversificati che favoriscano investimenti, consumi e sviluppo dell’economia reale, nel rispetto di trasparenza, responsabilità e sostenibilità. Sarà incentivata la modernizzazione degli strumenti di credito, semplificando le procedure, riducendo i costi amministrativi e garantendo elevati standard di sicurezza informatica e tutela dei dati personali.

 

Particolare attenzione sarà dedicata alla revisione della disciplina della cessione del quinto dello stipendio e della pensione, con l’obiettivo di semplificare l’accesso al credito, aumentare la trasparenza delle condizioni contrattuali, favorire una maggiore concorrenza tra gli operatori e ridurre i costi sostenuti dai cittadini, assicurando al tempo stesso adeguate tutele per le persone economicamente più vulnerabili. Analoga revisione sarà promossa per le procedure di anticipazione del TFR e del TFS, al fine di renderle più rapide, trasparenti ed economicamente convenienti, consentendo ai lavoratori di utilizzare con maggiore facilità risorse già maturate per esigenze familiari, personali o di investimento.

 

Un sistema creditizio efficiente richiede equilibrio tra tutela del creditore e tutela del debitore. Il recupero dei crediti deve essere garantito in tempi ragionevoli, ma nel rispetto dei principi di proporzionalità, dignità della persona e sostenibilità sociale, evitando che difficoltà temporanee producano effetti irreversibili di esclusione economica. Particolare attenzione sarà riservata alla protezione delle somme destinate al sostentamento essenziale delle famiglie, con specifico riguardo ai conti utilizzati per l’accredito di stipendi, pensioni e prestazioni assistenziali. Per rafforzare la certezza del diritto saranno inoltre incentivati mediazione, conciliazione e strumenti di composizione stragiudiziale delle controversie, riducendo i tempi della giustizia civile e favorendo soluzioni rapide ed equilibrate.

 

Sistema bancario, risparmio e credito all’economia reale

Un sistema bancario solido, competitivo e radicato nell’economia reale rappresenta una condizione indispensabile per la crescita del Paese. Futuro Nazionale considera il credito non soltanto un servizio finanziario, ma una leva strategica per sostenere investimenti, innovazione, occupazione e sviluppo delle imprese. Negli ultimi decenni il sistema bancario italiano ha conosciuto profondi processi di concentrazione e trasformazione. Pur riconoscendone i benefici in termini di efficienza, è necessario rafforzare il collegamento tra credito, territorio e sistema produttivo, affinché famiglie e imprese possano accedere a finanziamenti adeguati alle proprie esigenze di crescita.

 

Lo Stato italiano è stato storicamente presente nel sistema bancario, per poi subire svendite e privatizzazioni, diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi, come la Francia. In una realtà come la nostra, nella quale il finanziamento delle imprese risulta, a differenza di altri Paesi, molto bancocentrico e poco propenso alla raccolta di finanziamento tramite il mercato, la presenza strategica dello Stato nel sistema bancario sarebbe risultata particolarmente strategica. Purtroppo, politiche decennali hanno smantellato tale posizionamento. Su tali presupposti occorrerà fare una seria analisi strategica per costruire nel tempo modalità di difesa del credito italiano, dei risparmiatori e del finanziamento alle imprese. Tutto ciò, nell’interesse del sistema produttivo italiano.

 

Particolare attenzione sarà rivolta a piccole e medie imprese, imprese familiari, distretti produttivi e realtà innovative, favorendo un accesso al credito orientato a investimenti produttivi, ricerca, digitalizzazione, internazionalizzazione e crescita dimensionale. Il risparmio delle famiglie italiane costituisce una risorsa strategica che deve essere tutelata e valorizzata. Futuro Nazionale promuove un sistema finanziario fondato su trasparenza, corretta informazione e protezione dei risparmiatori, favorendo al tempo stesso un maggiore impiego del risparmio nazionale a sostegno dell’economia reale e degli investimenti produttivi. Per ridurre l’eccessiva dipendenza dal solo credito bancario sarà incoraggiato lo sviluppo di un sistema finanziario più articolato, capace di integrare mercati dei capitali, strumenti di investimento produttivo, fondi dedicati alle imprese e nuove forme di raccolta del capitale. Ciò consentirà di ampliare le opportunità di finanziamento e rafforzare la patrimonializzazione del tessuto imprenditoriale.

 

Credito, sviluppo nazionale e sicurezza finanziaria

Il credito costituisce una componente strategica della competitività economica nazionale. Futuro Nazionale ritiene necessario rafforzare il coordinamento tra politiche del credito, sviluppo industriale e tutela del risparmio, nel pieno rispetto dell’economia di mercato e dell’autonomia degli operatori finanziari. L’obiettivo è favorire un sistema capace di indirizzare una quota crescente delle risorse disponibili verso investimenti produttivi, innovazione, infrastrutture, ricerca e crescita delle imprese, contribuendo allo sviluppo dell’economia reale e alla capacità competitiva del Paese.

 

In coerenza con la strategia industriale delineata nei capitoli precedenti, il sistema finanziario dovrà sostenere le imprese impegnate nei processi di innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione e sviluppo tecnologico, favorendo una maggiore integrazione tra risparmio nazionale, credito produttivo e investimenti strategici. Particolare rilievo sarà attribuito agli strumenti capaci di rafforzare la patrimonializzazione delle imprese, sostenere la crescita delle filiere produttive e accompagnare gli investimenti nei comparti considerati strategici per la sicurezza economica nazionale, anche attraverso il coordinamento con il Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale.

 

La politica del credito dovrà perseguire un duplice obiettivo: garantire la stabilità del sistema finanziario e sostenere la crescita dell’economia reale, valorizzando il risparmio delle famiglie italiane come leva per sviluppo produttivo, innovazione e occupazione. Un sistema creditizio efficiente, competitivo e orientato agli investimenti è condizione essenziale per rafforzare la sovranità economica del Paese e sostenere una crescita stabile, duratura e diffusa.

 

Assimilazione e Re migrazione.

Il tema della politica migratoria e re migratoria è uno dei capitoli centrali e distintivi del programma di Futuro Nazionale, l’unica forza politica italiana a proporre una linea di assoluta fermezza contro l’immigrazione clandestina, l’immigrazione di massa – foss’anche regolare – e l’immigrazione di soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del Paese. L’Italia, infatti, ha una chiara identità, definitasi sì nel tempo ma tramite un processo di sviluppo organico e omogeneo, non per caotica contaminazione. Le civiltà solide non progrediscono per sommatoria o mescolanza con le altre, ma per capacità assimilativa: l’Italia lo ha fatto con perfetta continuità per oltre due millenni, accogliendo quel completamento della civiltà romana che è il cattolicesimo (si legga “Luce di Roma cristiana nel diritto” del Card. Alfredo Ottaviani), il quale ha trovato nel diritto romano il linguaggio naturale della propria giuridicità (su questo, “Cattolicesimo romano e forma politica”, di Carl Schmitt), in “quella Roma onde Cristo è romano” (Dante Alighieri, Purgatorio, XXXII). Il processo di formazione dell’identità italiana ha acquisito anche l’eredità della filosofia greca come più perfetta espressione in verbi umani delle cose del Logos (Verbo) che si è fatto carne. Peraltro, la filosofia greca aveva avuto una sua eccellenza, prima di Platone, proprio in Magna Grecia, il nostro sud Italia. Nella Roma di San Leone Magno, di San Gregorio Magno, di San Gregorio VII si incontrano e si fondano il meglio della civiltà naturale (diritto romano e filosofia greca) e l’opera della grazia cristiana, della religione cattolica romana che ha dato forma alla storia e al mondo.

 

Quale centro della romanità e del cattolicesimo, come ha scritto anche un intellettuale perfettamente laico come Ernesto Galli della Loggia, “è come se l’Italia presidiasse in qualche modo l’identità di ogni europeo” (L’identità italiana, 2010). Si fa un gran parlare della vocazione storica italiana all’accoglienza indiscriminata di altre popolazioni, ma è un falso storico operato dalla manipolazione di coloro che vogliono distruggere il nostro Paese. L’invasione più impattante della storia italiana fu quella longobarda: erano circa 300.000 unità, mentre la popolazione italiana nativa ammontava a circa sette-otto milioni: si tratta del 4% (e di una popolazione che arrivò già cristiana, sebbene nella variante eretica ariana, e che poi abbracciò il cattolicesimo), mentre oggi in Italia circa il 12% dei residenti non è italiano dalla nascita, e l’assimilazione al cristianesimo, dato fondamentale dell’identità storica italiana, è statisticamente poco frequente.

 

Quanto alle altre “contaminazioni”, possiamo pensare ai normanni, i quali vennero assimilati innanzitutto alla religione cattolica già con lo stanziamento in Normandia prima di giungere in Sicilia, o alla presenza degli arabi maomettani, i quali furono cacciati dai normanni proprio ripristinando l’identità cristiana della Sicilia e permanendo di essi piccoli nuclei nel sud Italia (si pensi agli arcieri saraceni di Lucera, corpo scelto dell’Imperatore Federico II) che permettevano un confronto costruttivo senza sovrapposizioni di massa. Possiamo pensare ai bizantini, che erano, come noi, cristiani (e, fino al 1054, cattolici) e che, comunque, furono ricacciati nel corso dei secoli sempre dai Normanni. La presenza massiva di altri popoli non è un tratto caratteristico della nostra storia e rappresenta, al contrario, una minaccia all’esistenza di una identità sociale e alla possibilità di fare opera comune e di non essere solo individui come avevano erroneamente pensato il contrattualismo illuminista e l’ontologia liberale ma anche un popolo, con una propria fisionomia sociale che si riflette negli usi, nei costumi, nel vivere associato. È poi emblematico il fatto che gli stranieri, che rappresentano circa il 9% della popolazione, commettano circa il 30% degli omicidi, il 40% delle rapine, il 35% degli stupri. Futuro Nazionale ritiene pertanto che tale situazione si configuri come una emergenza nazionale e propone leggi straordinarie che consentano l’espulsione rapida e certa degli stranieri che delinquono o che non hanno titolo a stare sul territorio nazionale, il disincentivo all’attrattiva di nuovi ingressi, lo stop all’uso massivo dello strumento dei decreti flusso, la modifica dei criteri di concessione e revoca della cittadinanza, la revisione dell’istituto del ricongiungimento familiare, il rimpatrio dei detenuti stranieri (che costano oggi allo Stato italiano cifre nell’ordine di grandezza di un miliardo di euro all’anno) e misure energiche contro degrado, occupazioni illegali e zone franche nelle periferie.

 

Il numero di stranieri o di nati tali e oggi presenti nel nostro Paese è eccessivo e ha prodotto problemi in tema di omogeneità culturale, di appartenenza ad una identità di popolo, di inclinazione alla criminalità. Dobbiamo difendere le nostre frontiere e smettere di considerare le migrazioni come un diritto individuale inalienabile, specialmente quando il movente è economico. Inoltre, le migrazioni di massa rappresentano una sottile forma di colonialismo camuffato, attraverso il quale l’Europa sta privando molti Paesi in via di sviluppo delle proprie energie fondamentali, ovvero dei giovani (specialmente i maschi, visti i dati sulle migrazioni) in età produttiva. Tali Paesi vengono dunque a mancare della più importante leva per lo sviluppo economico, protraendo così il circolo vizioso di una dicotomica separazione del mondo in aree produttive e aree strutturalmente svantaggiate e senza possibilità di pareggiamento migliorativo delle tendenze, con grave danno per il radicamento sociale ed esistenziale delle persone e dei popoli, e con l’unico vantaggio (per pochi) di abbassare il costo del lavoro in un mercato di masse di lavoratori spostabili a piacimento che rappresentano l’odierna versione di ciò che Marx, così caro alla sinistra, chiamava “esercito industriale di riserva”.

 

In sintesi, Futuro Nazionale vuole fermare il processo migratorio, considerandolo insostenibile per le proporzioni che ha assunto e invertirlo anche attraverso lo strumento della remigrazione. La sovranità sulle politiche dell’immigrazione è considerata parte integrante e imprescindibile della sovranità nazionale. Futuro Nazionale propone, dunque, una trasformazione radicale del sistema fondata sul principio che la sicurezza dei cittadini italiani, la tutela della comunità nazionale e la difesa dell’identità come principi sovraordinati alla tendenza ad accogliere indiscriminatamente lo straniero. Sosteniamo la ridefinizione del rapporto tra diritti e doveri: accoglienza e, a maggior ragione, cittadinanza vengono riconosciute solo a chi dimostra adesione ai valori della nostra civiltà, rispetto delle leggi, contributo al bene comune tramite il lavoro e comportamento leale nei confronti della Nazione.

 

Una delle innovazioni più incisive è la riforma del sistema di espulsione, che supera i limiti storici della normativa europea e nazionale, utilizzando anche gli importanti spazi resi possibili dal nuovo Regolamento europeo per i rimpatri, votato in sede di Parlamento Europeo anche dal Generale Roberto Vannacci. Occorre puntare da subito sull’identificazione rapida, la cooperazione obbligatoria dello straniero, il rafforzamento dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, il provvedimento unico di rimpatrio, la riduzione delle cause di rallentamento procedurale, la limitazione dell’abuso del contenzioso e accordi internazionali di rimpatrio fondati sul principio di condizionalità che leghi le varie forme di collaborazione tra Paesi. La tutela giurisdizionale deve restare garantita, ma non può trasformarsi in uno strumento dilatorio sistematico e il diritto di ricorso non può diventare un mezzo per eludere indefinitamente la legge. Lavoreremo ad accordi bilaterali vincolanti per l’esecuzione dei rimpatri, introducendo il concetto di lealtà sui rimpatri come condizionalità alla cooperazione politica, sociale ed economica. Anche i fondi europei per la cooperazione dovranno essere vincolati alla conclusione e al rispetto di accordi efficaci per i rimpatri. Si rivedrà tutto l’impianto del sistema di espulsione, innanzitutto con un drastico aumento dei CPR, anche fuori dall’Unione Europea e facendo largo uso dei cosiddetti Paesi terzi sicuri. L’obiettivo è trasformare l’espulsione da misura teorica a strumento rapido, certo ed effettivo.

 

Introdurremo anche un modello di reciprocità attiva, che trasforma l’accoglienza da costo passivo a percorso di lealtà: chi arriva – per motivi oggettivamente gravi e comprovati, rilevanti ai fini del riconoscimento della protezione interazionale – deve lavorare, formarsi, contribuire secondo le proprie capacità al bene comune e rispettare le nostre norme e la nostra civiltà. Parallelamente, il programma introduce criteri rigorosi per la concessione della cittadinanza: venti anni di residenza regolare e continuativa, livello di lingua C1, esami scritti e orali, comportamento onorevole, assenza di condanne penali e dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana, che sono i grandi retroterra dell’identità italiana ed europea e non riguardano i fenomeni storici e politici degli ultimi secoli su cui gli stessi italiani hanno chiaramente ricca varietà di storie e posizioni. La cittadinanza implica l’accettazione del dovere di difendere la Patria (art. 52 della Costituzione Italiana) e sarebbe una contraddizione voler assumersi il dovere di difendere una civiltà a cui non si appartiene e che non si riconosce come propria.

 

Piano di Re migrazione: 22 misure.

Elenchiamo qui, in dettaglio, 22 misure del nostro Piano di Re migrazione:

 

Impermeabilità dei confini nazionali: identificazione di approdi naturali fuori dall’Italia e pattugliamento. Di fronte all’assenza di una sufficiente governance comunitaria si rende necessario un intervento immediato volto a ripristinare la legalità e la sovranità statale attraverso la difesa dei nostri confini e, dati il collocamento e la fisionomia del Paese, con particolare riferimento a quelli marittimi. È dunque necessaria l’adozione di una politica volta ad interdire categoricamente la navigazione nelle nostre acque territoriali ai flussi migratori illegali, disponendo il tassativo divieto di attracco presso i nostri porti a qualsiasi imbarcazione che non sia stata preliminarmente ed espressamente autorizzata dalle autorità nazionali. Senza sovranità sui confini non c’è sovranità nazionale. Sotto il profilo geopolitico, tale misura si inserisce in una doverosa redistribuzione delle responsabilità internazionali: le imbarcazioni che intercettano o trasportano migranti dovranno essere formalmente invitate ad approdare altrove, per esempio a Malta, che rappresenta geograficamente il primo punto di approdo naturale per la maggior parte delle tratte che puntano ad approdare sulle coste italiane. Che anche i natanti delle ONG eludano le rotte verso l’isola maltese per puntare massivamente agli approdi in Italia è la riprova di logiche strumentali e di una precisa intenzione criminosa su cui è necessario intervenire con fermezza, tramite strumenti legislativi, esecutivi e giudiziari proporzionati che, fatta salva la vita delle persone, inibiscano il loro utilizzo strumentale, l’immigrazione clandestina e il sistema stesso delle partenze che regge sulla base della speranza di approdo alla meta desiderata, motivo per cui solo una stringente politica di sovranità sui confini può abbattere alla radice il traffico di esseri umani e il drammatico fenomeno dei morti in mare. Qualora la chiusura formale dei confini e l’interdizione dei porti non dovessero sortire gli effetti sperati nel breve periodo, il nostro programma politico prevede, in via subordinata e strettamente correlata all’inefficacia delle prime misure, l’attivazione delle massime misure di deterrenza e pattugliamento, con strumenti di logistica ordinaria (imbarcazioni) e di avvistamento tempestivo (strumentazioni tecnologiche di vario tipo) in modo da permettere l’intervento di presidio del confine. In tale ottica di rigorosa tutela dei confini nazionali, si ritiene che la difesa della sovranità nazionale e la sicurezza dei nostri mari richiedano l’attuazione di una impermeabilità dei confini efficiente e senza compromessi, anche con l’ausilio di droni di sorveglianza e sistemi radar militari all’avanguardia, per la pronta intercettazione delle imbarcazioni, evitando così sia approdi illegittimi che le anzidette catastrofi in termini di vite umane dovute alla prosecuzione dei viaggi in condizioni inidonee alla navigazione. Per garantire la reale efficacia dell’interdizione di navigazione disposta dalle autorità competenti, è necessario superare il blando regime delle sanzioni amministrative, trasformando la violazione dei divieti in un reato delittuoso. La certezza della pena e il rigore sanzionatorio penale costituiscono importanti deterrenti contro l’illegalità nelle nostre acque. Il nostro programma politico intende perciò stabilire un quadro sanzionatorio stringente e l’immediata attivazione del procedimento penale presso la Procura della Repubblica in caso di violazione dell’interdizione e l’estensione della responsabilità all’intera filiera: la responsabilità penale non dovrà ricadere solo sull’esecutore materiale; l’armatore e il proprietario della nave dovranno soggiacere alla medesima pena qualora abbiano concorso, per dolo o colpa (come nel caso di omessa vigilanza), alla violazione dei divieti di approdo o di prosecuzione della rotta. In caso poi di recidiva commessa con la stessa imbarcazione, o da parte di soggetti già condannati in via definitiva, le pene dovranno essere particolarmente severe, con la previsione della reclusione senza possibilità di misure alternative. La condanna per la violazione dell’interdizione comporterà sempre la confisca penale obbligatoria del mezzo, preceduta dal sequestro cautelare immediato dell’imbarcazione. Al fine di evitare che le norme speciali assorbano condotte criminose di maggiore gravità, l’applicazione delle sanzioni sopra indicate farà espressamente salvo il concorso con più gravi ipotesi di reato (ad esempio: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, disastro colposo, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, etc.).

Riforma del diritto di asilo e protezione: si propone il superamento dell’impianto obsoleto di gestione della domanda di protezione, intervenendo nella normativa al fine di impedire lo sbarco sul territorio nazionale e di far permanere i richiedenti, in attesa del vaglio della domanda, in Paesi sicuri al di fuori dell’Unione Europea, tramite accordi bilaterali. La casistica di applicazione degli strumenti di protezione sarà presidiata al fine di evitare estensioni, abusi e concessioni di protezione in assenza di pericolo molto grave. È necessario invertire la tendenza, inaugurata all’inizio degli anni 2000, che ha visto gli uffici competenti procedere a riconoscimenti di protezione quasi automatici e indiscriminati a interi gruppi etnici, a discapito di una corretta valutazione dei singoli casi.

Domande di protezione e ricorsi presentati fuori dal territorio nazionale, negando alle mafie e agli scafisti la gestione della disperazione. Implementare l’accesso alla protezione internazionale ai confini dell’Europa e, per quanto ci riguarda, sulle coste del nord Africa e nelle aree di origine dei flussi migratori. In tali aree geografiche dovranno essere fondati centri di accoglienza e protezione situati in territori e Paesi ritenuti sicuri, gestiti a livello internazionale anche per l’equa ripartizione. All’interno di questo sistema, è considerata fondamentale una netta differenziazione tra chi è vittima di persecuzione politica e i profughi di guerra da un lato e migranti irregolari dall’altro. Si dovranno stipulare accordi contrattuali con i Paesi disposti a ospitare tali centri in raccordo con le rappresentanze diplomatiche. Presso questi centri regionali distaccati saranno insediate le sezioni dell’Ufficio per i rifugiati, nonché, eventualmente, appositi uffici giurisdizionali. Questi organi avranno la competenza giuridica esclusiva per la gestione dei procedimenti di asilo e per l’esame dei relativi ricorsi presentati dai richiedenti della regione in questione. Solo a seguito dell’effettivo riconoscimento dello status di protezione, i beneficiari otterranno il diritto di viaggiare e fare ingresso in Italia in modo sicuro e legale. In ogni caso, in numeri estremamente ridotti e percentualmente irrilevanti per la popolazione italiana che già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile di stranieri.

Certificazione da parte del personale medico militare. La gestione dell’immigrazione non può essere ostaggio di visioni ideologiche o di pratiche opache, richiedendo invece fermezza, efficienza e assoluta trasparenza istituzionale. L’accertamento e la certificazione dell’idoneità sanitaria al trattenimento e all’espulsione saranno affidati in via esclusiva al personale medico militare, certamente addestrato per essere in grado di garantire, per status e formazione, anche in situazioni di pressione eccezionale, il massimo rigore istituzionale e una totale impermeabilità a pressioni esterne o suggestioni ideologiche contrarie ai rimpatri, nonché a meccanismi di minaccia e ricatto. Riteniamo che il parere sanitario debba tornare ad essere un accertamento puramente tecnico e oggettivo, a tutela sì dei diritti della persona ma su base oggettiva e anche a tutela delle prerogative di sicurezza dello Stato, sicuri che, sbloccando le procedure paralizzate da burocrazia e certificazioni pretestuose, potremo assicurare una gestione corretta ed efficiente dell’immigrazione clandestina.

Accertamento Medico Obbligatorio per i MSNA Il sistema dei Minori Stranieri Non Accompagnati è stato trasformato in un racket economico. L’accertamento medico auxologico e radiografico deve essere immediato e obbligatorio: lo Stato non può fidarsi della sola autodichiarazione di soggetti palesemente adulti. Confondere i vulnerabili veri con chi truffa la legge significa rendersi complici delle organizzazioni criminali.

La Gestione MSNA torna alle Prefetture. La questione dei minori stranieri non accompagnati, che sono per la stragrande maggioranza maschi tra 16 e 18 anni, è materia di ordine pubblico e sicurezza nazionale, non un onere da scaricare sui Comuni. La gestione deve tornare sotto l’egida esclusiva delle Prefetture, con visione strategica unitaria, mettendo termine al gravame costituito per i bilanci degli Enti Locali e ripristinando una più efficiente tracciabilità dei processi di gestione.

Ripristino della legalità, contrasto alle frodi ed espulsioni immediate: tolleranza zero verso l’immigrazione irregolare. Futuro Nazionale rifiuta qualsiasi meccanismo di “sanatoria” per soggiorni irregolari e propone lo snellimento delle procedure di espulsione e l’applicazione di rimpatri immediati per i richiedenti che già si trovino sul territorio nazionale e la cui domanda risulti respinta, utilizzando gli aiuti allo sviluppo come leva diplomatica verso i paesi d’origine. Si attuerà un piano di costruzione di CPR in numero sufficiente alla gestione del problema, valutandone la dislocazione sul territorio nazionale e, soprattutto, in territorio estero.

Esclusione della sospensione automatica dell’espulsione e ricorso giurisdizionale dal proprio paese d’origine o da Paese terzo sicuro, con riforma del procedimento amministrativo e giurisdizionale e rito accelerato per i rimpatri. Al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena, l’azione di governo si impegna a superare le attuali lungaggini burocratiche e procedurali, eliminando ogni automatismo che oggi blocca i provvedimenti di allontanamento. Si deve stabilire il principio cardine per cui la mera presentazione di un ricorso giurisdizionale contro il provvedimento di espulsione non sospende in alcun modo l’allontanamento o l’esecuzione forzata dello stesso. Al fine quindi di arrestare la procedura di espulsione non sarà sufficiente l’impugnazione del provvedimento e l’interessato avrà l’onere di formulare una specifica e separata istanza cautelare. La sospensione dell’allontanamento avverrà solo e soltanto qualora tale richiesta venga espressamente accolta dal giudice, previa dimostrazione e riscontro di gravissimi motivi (quali il rischio reale, attuale e grave di subire trattamenti inumani o degradanti). Il diritto del cittadino straniero rimane poi pienamente garantito e l’interessato conserva la facoltà di presentare ricorso giurisdizionale dal proprio Paese d’origine, successivamente all’esecuzione del rimpatrio, nel pieno rispetto delle garanzie previste.

Semplificazione e rigetto del lassismo nelle espulsioni, con implementazione di nuove cause del provvedimento di espulsione. Troppo spesso il legittimo diritto di espulsione esercitato dallo Stato viene ignorato una volta giunti al termine dell’iter giudiziario. Il nuovo assetto normativo dovrà mirare a eliminare i margini di discrezionalità valutativa che oggi rallentano o bloccano l’efficacia dei provvedimenti di allontanamento: la pericolosità sociale dello straniero che delinque dovrà ritenersi presunta, escludendo tassativamente che valutazioni soggettive sull’integrazione lavorativa o sociale possano sospendere l’espulsione, dovendosi ridurre i filtri protettivi legati ai motivi familiari. In presenza di condanne per reati di particolare gravità, l’espulsione sarà eseguita inderogabilmente, anche in deroga ai divieti legati ai legami familiari o alla presenza di figli minori sul territorio nazionale. Peraltro, l’automatismo dell’espulsione dovrà perfezionarsi in caso di recidiva anche per condanne con pene inferiori ai 2 anni e per tutti i delitti non colposi per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. L’obbligo di espulsione automatica dovrà essere esteso a una più vasta gamma di fattispecie penali, includendo specifici reati che evidenziano una fisiologica pericolosità sociale (ad esempio, delitti contro la persona e la pubblica amministrazione, delitti contro il patrimonio, criminalità organizzata, spaccio, etc.).

Incentivi al rimpatrio volontario assistito e interventi nei Paesi di origine sulle cause profonde delle partenze. Si prevede la corresponsione di un contributo straordinario una tantum (corrisposto solo all’effettivo perfezionamento dell’abbandono del Paese) e del supporto legale e logistico per abbandonare volontariamente l’Italia. L’obiettivo è quello di garantire allo stesso tempo la riduzione della presenza straniera in Italia e la dignità della persona nel momento critico del rientro, offrendo uno strumento concreto per prevenire la marginalità sociale nei Paesi d’origine e trasformando il percorso di ritorno in un’opportunità di reale e sostenibile stabilizzazione. Si lavorerà anche nell’ambito della cooperazione diplomatica, economica, infrastrutturale coi Paesi di origine per intervenire su alcune delle cause profonde delle migrazioni.

Stop ai “Decreti flusso massivi” e limitazione dell’immigrazione a numeri esigui e condizionati: l’immigrazione da Paesi extra-UE sarà rigidamente controllata, numericamente contingentata e basata su severi criteri qualitativi pre-ingresso (competenze linguistiche base già acquisite, qualifiche certificate e offerta di lavoro effettivamente disponibile). Metteremo fine ai Decreti flusso massivi, come quello del Governo di centrodestra del 2025 col quale è stato programmato l’ingresso di un ulteriore mezzo milioni di extracomunitari in tre anni.

Facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i “lavori umili”: a sostegno delle tesi immigrazioniste viene spesso citato il problema dei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Tale problema, effettivamente esistente, verrà affrontato con due nuove modalità. La prima riguarda, insieme agli sgravi per l’assunzione di manodopera italiani nei settori a forte storico di impiego extracomunitario, l’utilizzo di parte delle risorse risparmiate grazie alle politiche di re migrazione di lungo termine (costi sociali diretti, costi carcerari, gestione dei richiedenti asili, costi sistemici dovuti alla criminalità e al degrado delle periferie, ecc.) per ridurre il cuneo fiscale e favorire, quindi, l’innalzamento dei salari senza ulteriore aggravio per i datori di lavoro. La seconda riguarda il vincolo all’erogazione di sussidi legati allo stato di disoccupazione all’effettiva disponibilità ad accettare qualsivoglia lavoro compatibile con la propria condizione medica, anagrafica e logistica, in applicazione al “principio di San Paolo” (chi non vuol lavorare neppure mangi) che abbiamo descritto nelle sezioni economiche del programma.

Discriminazione culturale sulla migrazione regolare contingentata: gli ingressi per soddisfare parte delle necessità produttive del Paese, estremamente contingentati e subordinati alla presenza di tutti i requisiti di informazioni e accordo bilaterale per il rimpatrio immediato in caso di reati o cessazione del contratto di lavoro, saranno opzionati anche sulla base di un criterio di compatibilità culturale. Si darà dunque preferenza ai Paesi a maggioranza cristiana, i cui dati mostrino una bassa inclinazione alla criminalità e coi quali i rapporti per i rimpatri si siano dimostrati efficaci. Il rispetto della nostra civiltà e l’assimilazione sono infatti favoriti dalle radici comuni: una piccola immigrazione di persone cristiane non mina l’unità culturale del nostro Paese che è oggi minacciata in primis da un’invasione maomettana di massa.

Disincentivi alla scelta di emigrare in Italia: oggi il nostro Paese si caratterizza come un vero e proprio “Paese del Bengodi” per tutti, compresi i malviventi e gli scansafatiche. Occorre dunque intervenire con gli opportuni strumenti di legge (anche con una modifica costituzionale, se necessario) per escludere coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di alternanza lavoro/non lavoro e simili. L’assistenza per lo stato di grave bisogno sarà ovviamente garantita, pensiamo per esempio al supporto medico per evento di salute o malattia grave, ma le risorse economiche di un Paese che da decenni non trova il modo di preservare se stesso riattivando il saldo demografico non possono certo essere utilizzate per il supporto ai bisogni di tutto il resto del mondo. Ogni padre di famiglia ha la grave responsabilità di sfamare i propri figli prima di poter sfamare i figli degli altri, altrimenti una apparente misericordia si risolve in grave ingiustizia. Con le menzionate politiche, Futuro Nazionale ridurrà l’attrattiva dell’Italia per i migranti che, invece, fino ad oggi partivano – regolarmente e irregolarmente – puntando sull’enorme mole di benefici che sapevano essere loro garantiti sulle spalle di chi da generazioni contribuisce alla costruzione dello stato sociale italiano.

Stop ai ricongiungimenti familiari: il ricongiungimento familiare non sarà più considerato un diritto per chi non sia in possesso della cittadinanza. Oggi in Europa su 28 milioni di extracomunitari solo 12 hanno un lavoro, mentre gli altri 16 no. Parte di questi è costituita da coniugi e figli di lavoratori. Tuttavia, questi 16 milioni beneficiano di costi sociali come la sanità, la scuola, l’integrazione pubblica al costo dei servizi di trasporto ecc., anche laddove il padre di famiglia, trovandosi in no tax area, non contribuisce alla sostenibilità della finanza pubblica. Inoltre, come abbiamo spiegato, oggi l’immigrazione rappresenta per l’Italia e per il continente europeo una emergenza innanzitutto a causa dei numeri, che la qualificano come immigrazione di massa e, quindi, invasione de facto. Se dunque a condizioni normali sarebbe preferibile che i fenomeni migratori, eccezionali e numericamente limitati, riguardassero nuclei familiari stabili anziché individui sradicati, le condizioni odierni impongono misure diametralmente opposte per poter garantire l’equo utilizzo delle risorse pubbliche e la riduzione dell’impatto dell’immigrazione di massa. Lo stop ai ricongiungimenti familiari è dunque necessario per incidere sui numeri della presenza esotica anche nel nostro Paese. Si potranno valutare strumenti eccezionali di ricongiungimento della famiglia solo dopo anni di permanenza, comprovato rispetto delle regole e reddito sufficiente del lavoratore per farsi carico dei familiari e consistente contribuzione fiscale (molti immigrati in no tax area rappresentano, come descrivevamo poco sopra, un costo netto dal punto di vista dello Stato).

Re migrazione dei regolari col modello dell’immigrazione rotazionale: si favorirà la re migrazione anche come ritorno al Paese di origine del lavoratore dopo aver svolto alcuni anni di lavoro nel nostro Paese, potendo beneficiare dei risparmi accumulati, del TFR e, eventualmente, di una quota di contributi previdenziali per lasciare il nostro Paese e fare ritorno alla propria terra col bagaglio di know-how acquisito e una importante dotazione economica per avviare attività di lavoro. In questo modo il lavoratore sarà incentivato a tornare a casa e sarà inibito il depauperamento sistematico di molti Paesi dell’Africa e dell’Oriente che oggi vengono privati della propria risorsa economica e sociale più importanti: i giovani in età lavorativa, trasferiti in Italia e in Europa per favorire gli interessi culturali dei nichilisti e quelli economici del grande capitale che vuol comprimere i salari senza alcun riguardo per il bene di lungo termine delle Nazioni.

Incentivo fiscale al rientro degli italiani in età produttiva all’estero: si pensi a quanti cittadini italiani si trovano in Venezuela, in Brasile, in Argentina. Famiglie giovani, persone in età produttiva, italiani per ius sanguinis. Futuro Nazionale promuoverà la risposta immediata al problema demografico con una “re migrazione verso l’Italia”, cercando di attrarre nel nostro Paese gli italiani all’estero, mentre il piano di riattivazione demografica punterà a risolvere il problema in maniera strutturale e di lungo termine (vedi sezione “Misure economiche per la famiglia”).

Superamento del multiculturalismo e nuovo paradigma di assimilazione: rigetto del modello multiculturale o interculturale, oggi configurato come creazione di comunità che rifiutano a priori i valori e i principi della nostra società. L’assimilazione deve diventare un percorso obbligatorio basato su padronanza della lingua italiana, rispetto dei valori fondamentali e autosufficienza economica, con sanzioni e revoche del permesso di soggiorno per chi rifiuta di rispettare la nostra civiltà e le nostre leggi. Futuro Nazionale rifiuta il relativismo culturale che mette sullo stesso piano i valori italiani, cristiani e greco-romani da un lato e qualunque usanza importata da fuori. Pur nel rispetto delle minoranze e della libertà di coscienza, nonché di tolleranza nei confronti delle religioni distanti dalle radici della nostra storia, il partito afferma che chi vive in Italia appartiene al popolo italiano solo se ne condivide i valori e gli ideali. Non saranno accettate pratiche fortemente incompatibili con i nostri principi (dalle mutilazioni genitali ai matrimoni forzati, per fare alcuni esempi): pur in modo elastico e non ideologico deve essere identificata una misura oltre la quale non è possibile portarsi. Viene ribadito con forza che chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato, ma non per questo diventerà italiano se non si assimila ai valori e ai principi storicamente consolidati della nostra comunità nazionale. Politiche di multiculturalismo spinto, che in passato hanno portato alla creazione di enclave etniche e culturali separate, sono fallimentari e non saranno più praticate.

Trasparenza dei dati sulla criminalità: contrasto alla criminalità legata ai fenomeni migratori e riforma radicale dei sistemi di rilevazione statistica per garantire totale trasparenza circa il retroterra dei reati, superando le attuali omissioni istituzionali.

Riforma della cittadinanza italiana: ripristino del corretto significato della cittadinanza come effettiva appartenenza ad una civiltà, ad una storia e ad un popolo. Futuro Nazionale rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana.

Riforma della revoca di cittadinanza: Futuro Nazionale propone l’estensione della normativa per la revoca della cittadinanza per naturalizzazione, considerando ogni crimine violento contro la persona e la società una causa di revisione ex post attestante che il soggetto non è stato realmente assimilato. In questo modo, anche il cittadino naturalizzato potrà essere re migrato con la procedura di espulsione, come conseguenza della revoca della cittadinanza.

Reati commessi dai cittadini dell’Unione Europea. Per i cittadini UE che delinquono sul territorio nazionale, si prevede un’azione di governo determinata attraverso un’interpretazione estensiva della nozione di “gravi motivi di ordine pubblico o sicurezza”. In tal senso, verranno definite e tipizzate per legge le specifiche condotte criminali che costituiscono una minaccia tale da giustificare l’immediato allontanamento dal territorio nazionale italiano.

In conclusione, le menzionate misure condurranno gradualmente l’Italia a ripristinare una eccezionale e contingentata presenza di persone non italiane sul territorio nazionale, ripristinando la sicurezza, le condizioni di esistenza dell’unità di popolo, facendo cessare fenomeni di alienazione e sradicamento degli ospiti e della popolazione ospitante. L’immigrazione da Paesi extra-UE sarà una eccezione praticata esclusivamente nei limitati casi di necessità occupazionale non colmabile né tramite le risorse interne né attraverso i flussi interni all’Unione Europea, così come nei casi di personale con titoli di studio qualificanti, individuati nominalmente con richiesta ad personam del datore di lavoro italiano. La presenza di lavoratori stranieri sarà comunque subordinata a criteri di discriminazione e preferenza su base di compatibilità culturale, agli accordi internazionali coi Paesi di origine e al rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori. In ogni caso, in numeri estremamente ridotti e senza alcun impatto sociale. Saranno tassativamente accertati prima dell’ingresso sul territorio nazionale il possesso di qualifiche certificate, adeguate competenze linguistiche e di una proposta di lavoro già formalizzata. Sarà garantita l’estensione del diritto di soggiorno per i cittadini di Paesi terzi che abbiano completato il proprio percorso di studi universitari presso gli atenei italiani e, in possesso del titolo di studio accademico, lavorino nel nostro Paese.

 

La facoltà di determinare autonomamente la qualità e la quantità degli ingressi costituisce una declinazione imprescindibile della sovranità nazionale, un principio cardine che deve essere ripristinato in favore dell’Italia senza alcuna subalternità a decisori esterni, pubblici o privati.

 

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