Il reale è con la dottrina sociale e solidarietà.
Il
reale è con la dottrina sociale e solidarietà.
La
dottrina sociale della Chiesa:
una
bussola in un mondo che cambia.
Bricioledifilosofia.com
– (16 luglio 2025) – Giovanni Covino -Giuseppe Lucrino – Redazione – ci dicono:
La dottrina sociale della Chiesa: una bussola
in un mondo che cambia.
Ricevo
e pubblico volentieri questo contributo sulla dottrina sociale della Chiesa che
va ad arricchire la sezione del mio sito web intitolata Fides&Ratio.
In questo articolo, l’Autore pone la propria
attenzione sull’attualità della riflessione della magistero della Chiesa sulle
questioni sociali, partendo dall’enciclica di Leone XIII, Rerum nova rum,
arrivando alle recenti dichiarazioni di papa Prévost.
L’Autore,
Giuseppe Lucrino (1990), è un docente di religione e studioso del pensiero di
Joseph Ratzinger.
Ha
conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose e attualmente insegna a
Torre Annunziata.
Collabora
con diverse riviste culturali e teologiche e ha già pubblicato tre libri:
Introduzione
al pensiero di Joseph Ratzinger: una paideia cristiana (2023), In cammino per
la Quaresima con Benedetto XVI (2025) e Giovani, Fede e Identità: Un Percorso
di Crescita con Benedetto XVI (2025).
Buona
lettura [Giovanni Covino].
Questa
riflessione si propone di esplorare la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e le
sue implicazioni per il bene comune, con particolare attenzione al contributo
fondamentale di Papa Leone XIII e della sua enciclica Rerum Nova rum (RN).
Pubblicata
nel 1891, la “Rerum Nova rum” è unanimemente riconosciuta come il punto di
partenza della DSC nell’epoca moderna, il primo documento ufficiale con cui la
Chiesa Cattolica è entrata a pieno titolo nel dibattito politico, morale e
culturale della società.
L’obiettivo
era, ed è tuttora, incarnare i principi del Vangelo nella convivenza sociale e
politica, promuovendo la dignità della persona umana, la pace, la giustizia e
la solidarietà.
La DSC
non è un semplice insieme di documenti, ma un sistema di pensiero articolato
che esprime la riflessione della Chiesa sulle grandi questioni umane.
Come
sottolinea il filosofo Francesco del Pizzo, i suoi elementi “genetici”
risiedono nella Parola di Dio (Rivelazione) e nella storia dell’umanità.
In questa prospettiva, la istoria saluti va
letta come l’incontro tra Dio e l’umanità, culminato nell’incarnazione di Gesù
Cristo.
È proprio in virtù di questo “mistero” – che
Dio si è fatto uomo – che la Chiesa detiene una competenza in materia sociale,
offrendo all’umanità una guida per orientarsi verso un autentico e pieno
sviluppo in ogni ambito: dalla società alla politica, dall’economia al lavoro.
La DSC
facilita la comprensione della realtà alla luce della rivelazione biblica, così
come la Chiesa l’ha ricevuta, compresa e tramandata attraverso l’educazione.
Rerum
Nova rum: una risposta ai mali del capitalismo.
La
Rerum Nova rum di Leone XIII nasce dalla necessità di affrontare la questione
operaia.
L’enciclica del 1891 sottolinea l’importanza
di un “equilibrio” e di una “giustizia” tra i diritti dei datori di lavoro e
quelli dei dipendenti. Nell’ottica del bene comune, i lavoratori vanno
tutelati, protetti, retribuiti adeguatamente e mai sfruttati.
Al
contempo, anche i datori di lavoro meritano rispetto nel loro ruolo.
L’enciclica critica aspramente il capitalismo estremo che lede la dignità e
ignora le reali esigenze dei lavoratori.
Promuove invece la cooperazione tra le classi
sociali come antidoto alle ingiustizie e via per il benessere di tutti.
L’enciclica
di Leone XIII è imperniata sul principio della solidarietà, intesa come
garanzia di giustizia e collaborazione.
Essa condanna il capitalismo che riduce l’uomo
a schiavo e riconosce il diritto alla proprietà privata solo se concepita e
utilizzata in funzione del bene di tutti.
L’enciclica
incoraggia il dialogo e la cooperazione per costruire la pace e attenuare i
conflitti, stabilendo la giustizia tramite l’amore.
Come
recita un passaggio chiave: «La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose,
mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie.»
Il
bene comune, nella prospettiva cattolica, non è la mera somma di beni
individuali. Esso mira a creare e favorire le condizioni necessarie affinché
ogni società possa realizzarsi pienamente, ponendo a fondamento di ogni azione
la dignità della persona umana e promuovendo lo sviluppo della vocazione di
ciascuno.
Attualità
della DSC: dalla Città di Dio alle sfide contemporanee.
In
questa prospettiva, è illuminante richiamare l’opera emblematica di
Sant’Agostino, La Città di Dio (413-426 d.C.).
Agostino descrive l’intrinsecarsi di due città
che coesistono fino alla parusia: la città degli uomini e la città di Dio.
Quest’opera
è un’apologia del Cristianesimo e una teologia della storia che interpreta la
vicenda umana alla luce della Provvidenza Divina.
È il
Dio di Gesù Cristo che, in modo misterioso ma reale, guida le sorti degli
eventi storici, orientandoli verso la realizzazione del Regno di Dio.
Il
bene comune non è un’utopia, ma un obiettivo possibile e realizzabile già “nel
qui e ora” della storia.
Richiede
di promuovere una vera e propria educazione delle coscienze, affinché ognuno
possa sviluppare la capacità di distinguere il bene dal male e scegliere il
bene, evitando il male – che, nella visione agostiniana, è assenza di bene.
A
partire da queste premesse, l’insegnamento della DSC si rivela estremamente
attuale di fronte alle sfide del contesto socio-culturale odierno:
la
crisi climatica, l’intelligenza artificiale (AI) e l’economia digitale, i
conflitti globali, l’etica della tecnologia e la difesa della vita umana,
minacciata da logiche che ne negano l’inviolabilità.
Il Cristianesimo, attraverso la DSC, parte
dalla convinzione che l’uomo è frutto del pensiero e dell’amore di Dio, creato
a sua immagine e somiglianza, chiamato a realizzare pienamente il suo
potenziale umano. Come? Sviluppando la capacità di ascolto e ponendo la propria
coscienza alla scuola della Parola di Dio, lasciandosi educare e formare al
bene.
Come
afferma la Scrittura: «Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per
insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di
Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2 Tm 3,16-18).
La
ricerca e l’instaurazione del “bene comune” nel tessuto sociale e culturale non
sono solo parte integrante della missione evangelizzatrice della Chiesa (cfr.
Mt 28,19-20), ma devono essere la prerogativa di ogni persona di buona volontà,
dotata di intelligenza e libertà. Impegnarsi per il bene comune significa
edificare concretamente una società più giusta e solidale. Attraverso il dialogo e il confronto
pacifico, le religioni e le istituzioni politiche possono e devono lavorare
insieme per realizzare il bene comune, fondamento della democrazia e della
tolleranza in ogni paese civile.
Il
Magistero di papa Leone XIV e le sfide del nostro tempo.
In
questa stessa linea si colloca il magistero di papa Leone XIV. Lo scorso 21
giugno, in occasione del discorso per il Giubileo dei Governanti, il Santo
Padre ha evidenziato tre punti cruciali per la promozione del bene comune,
richiamando proprio la Rerum Nova rum:
Contrastare
la disuguaglianza economica e la povertà:
Papa
Prévost ha esortato i governanti a farsi promotori di una “buona e sana
politica”, affermando: «Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far
udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli. Tale
squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano
nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra. Una buona azione
politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un
efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito
internazionale.» Questo significa arginare il divario tra le troppe ricchezze
in poche mani e il dilagare della povertà.
Promuovere
la libertà religiosa e il dialogo interreligioso: Il Papa ha sottolineato
l’urgenza che tutte le Tradizioni Religiose cooperino per difendere e
promuovere valori universali di pace, fratellanza e amore: «Credere in Dio, con
i valori positivi che ne derivano, è nella vita dei singoli e delle comunità
una fonte immensa di bene e di verità. Sant’Agostino, in proposito, parlava di
un passaggio dell’uomo dall’ amor sui – l’amore egoistico per sé stesso, chiuso
e distruttivo – all’amor Dei – l’amore gratuito, che ha la sua radice in Dio e
che porta al dono di sé –, come elemento fondamentale nella costruzione della
civitas Dei, cioè di una società in cui la legge fondamentale è la carità (cfr
De civitate Dei, XIV, 28).» Tale passaggio richiede impegno, volontà,
determinazione e apertura del cuore. In questo senso, è fondamentale riscoprire
il carattere educativo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
sorretta dalla Legge naturale: «La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
approvata e proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, appartiene
ormai al patrimonio culturale dell’umanità. Quel testo, sempre attuale, può
contribuire non poco a mettere la persona umana, nella sua inviolabile
integralità, a fondamento della ricerca della verità, per restituire dignità a
chi non si sente rispettato nel proprio intimo e nelle esigenze della propria
coscienza.»
Affrontare
la sfida dell’Intelligenza artificiale: Infine, il Papa agostiniano ha
focalizzato l’attenzione sulla sfida posta dall’AI alla società e alla vita
umana: «Non bisogna dimenticare che l’intelligenza artificiale ha la sua
funzione nell’essere uno strumento per il bene dell’essere umano, non per
sminuirlo né per definirne la sconfitta. Quella che si delinea, dunque, è una
sfida notevole, che richiede molta attenzione e uno sguardo lungimirante verso
il futuro, per progettare, pur nel contesto di scenari nuovi, stili di vita
sani, giusti e sicuri, soprattutto a beneficio delle giovani generazioni.» L’AI
è concepita come uno strumento per migliorare l’esistenza umana e facilitare lo
sviluppo della conoscenza, soprattutto nei giovani, per edificare un’identità
personale solida.
Un
modello per i giovani: san Tommaso Moro.
Per i
giovani, il Papa propone un modello e un esempio da cui trarre ispirazione per
conoscere, apprendere e realizzare il bene comune: San Tommaso Moro. «San
Tommaso Moro fu uomo fedele alle sue responsabilità civili, perfetto servitore
dello Stato proprio in forza della sua fede, che lo portò a interpretare la
politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e
del bene. Egli «pose la propria attività pubblica al servizio della persona,
specialmente se debole o povera; gestì le controversie sociali con squisito
senso d’equità; tutelò la famiglia e la difese con strenuo impegno; promosse
l’educazione integrale della gioventù» (Lett. Ap. M.P. E Sancti Thomae Mori, 31
ottobre 2000, 4).»
Concentrarsi
sul mondo della scuola e dell’istruzione è cruciale per orientare i giovani
verso l’acquisizione e lo sviluppo di competenze che mirano a costruire
un’identità personale definita e solida. Questo implica l’implementazione di
percorsi di apprendimento che, oltre a “curare” la formazione tecnica,
professionale e pratica, non trascurino di “coltivare e curare” la dimensione
dell’essere. La DSC si rivela in tale ambito una risorsa pertinente e
necessaria per “abilitare” l’attuale realtà complessa con consapevolezza e
responsabilità.
(Giuseppe
Lucrino).
Il
paradigma relazionale e la
dottrina
sociale cattolica:
misericordia,
dono e relazionalità.
Relationalontologyorg.org – (21-11 – 2023) - Martin
Schola - Pontificia Università della Santa Croce – La vita come relazione –
Redazione -ci dice:
In ciò
che segue mi limito alla Dottrina sociale della Chiesa (DSC), come è stata
formulata negli anni dal Magistero pontificio.
Ovviamente,
essa prende avvio dal pensiero sociale di tanti cattolici sia accademici che
credenti impegnati a portare la luce e il calore del Vangelo alla realtà del
mondo e della società, e quindi va oltre gli annunci magisteriali nei contenuti
e nelle impostazioni.
Il paradigma relazionale è entrato nella DSC
attraverso l’analogia alla Santissima Trinità e tramite l’idea del dono.
L’analogia
alla Santissima Trinità, relazionalità e DSC.
Troviamo
le radici nei Padri della Chiesa, particolarmente in san Gregorio di Nissa.
Nel
suo percorso intellettuale Gregorio Nisseno giunge all’analogia tra la Trinità
e l’uomo, detta “analogia sociale della Trinità”.
Gregorio
riconosce che “la trinità è l’archetipo della comunione personale, o, come
amano dire i filosofi russi della religione, l’archetipo di ogni programma
sociale.
È qui,
infatti, nell’archetipo della divina Trinità, che si mostra che l’uguaglianza e
l’ordine sono reciprocamente conformi e formano una cosa sola”.
Ciò
porta il Vescovo di Nissa a formulare il rifiuto della schiavitù. Gregorio
esclude ogni subordinazionismo nella Trinità, e analogamente, in modo
altrettanto deciso la schiavitù tra gli uomini, che si caratterizza come
un’illegittima dissociazione della natura umana fra dominio e schiavitù:
“Ma
tu, dividendo l’umana natura con la schiavitù e la signoria, hai fatto sì che
essa fosse insieme serva e padrona di sé stessa”.
Nonostante
queste radici, l’influsso moderno che ha spinto la DSC a introdursi nel
paradigma relazionale è stato a mio avviso la critica di Karl Barth che
l’antropologia scolastica cattolica soffrisse di una concezione
“sostanzontologistica”.
Nella
sua teologia dogmatica, il noto teologo protestante offre un’originale
interpretazione del racconto della creazione della Genesi. Per Karl Barth,
l’archetipo presente in Dio in base al quale è stato creato l’uomo consiste
nell’esistenza in Dio stesso di una pluralità e una reciprocità tra io e tu.
Nell’uomo
si ripete così, in un certo qual modo, la forma di vita divina; l’uomo è tanto
poco solo quanto lo è Dio.
L’uomo
“ripete nel suo essere di fronte a Dio e nel suo essere di fronte ai suoi
simili l’essere di fronte che è in Dio stesso”.
Con
queste parole Barth intende la distinzione intra trinitaria di io e tu presente
in Dio stesso.
L’uomo è creato da Dio in quanto tu che Egli
interpella, ma anche come io responsabile davanti a Dio.
E Dio crea l’uomo ponendolo entro il rapporto
tra uomo e donna, nel quale l’uomo è tu di fronte agli altri uomini ed è io in
questa responsabilità.
Barth
chiama la relazione tra creatore e creatura analogia relazioni: come l’essenza
di Dio include un io e un tu, così l’uomo è maschio e femmina.
Egli
li definisce nel modo seguente: “L’io invocante, nell’essenza di Dio, sta al tu
divino che esso invoca come Dio sta all’uomo che Egli crea e come,
nell’esistenza umana stessa, l’io sta al tu, l’uomo alla donna”. La creazione a
immagine di Dio, secondo Barth, non consiste in una “qualità”, in “un qualche
cosa che l’uomo è o fa”, ma nel fatto che l’uomo esiste in quanto creatura di
Dio. Quest’interpretazione rompe con una
visione esclusivamente statico-ontologica e si avvicina a una concezione
relazionale dinamica della persona e della sua dignità e dall’altra non perde
di vista il fondamento ontologico di tale relazione, che è l’individuo nel suo
essere io.
Una
prima eco nel Magistero si trova nelle parole della Costituzione pastorale del
Concilio Vaticano II Gaudium et Spes (GS), n. 24:
“Tutti,
infatti, creati ad immagine di Dio «che da un solo uomo ha prodotto l’intero
genere umano affinché popolasse tutta la terra» (At 17,26), sono chiamati al
medesimo fine, che è Dio stesso. (…) Anzi, il Signore Gesù, quando prega il
Padre perché «tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola» (Gv
17,21), aprendoci prospettive inaccessibili alla ragione umana, ci ha suggerito
una certa similitudine tra l’unione delle Persone divine e l’unione dei figli
di Dio nella verità e nell’amore. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il
quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non
possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.”
Notiamo
nelle parole del Concilio Vaticano II ancora una certa riserva: non accettano
pienamente l’analogia relazioni fra Trinità e vita sociale, come era stata
proposta invece nelle bozze del testo conciliare. Vale la pena mettere in
paragone la versione anteriore dello Schema di GS che recitava così:
“Immo,
doctrina catholica, prospectus praebens fidelium rationi impervios, docet Deum,
qui unus quidem est, in tribus subsistere Personis, quarum unaquaeque ita ad
alias vivit ut ea ipsa relatione consituatur. Excogitare licet personas
humanas, cum ad imaginem Dei unius et trini creatae sint et ad Eius
similitudinem reformatae, aliquam imitationem Eius in se praebere”12.
Palesemente
la bozza del testo sarebbe stata molto più chiara in senso relazionale.
Invece
148 Padri conciliari bocciarono il testo come “oscura”, quattro come “non vero”,
due come “inintelligibili”, uno come “temerario”, etc. Alla fine l’aula
conciliare votò per il testo attuale.
Ciononostante,
lo sviluppo in senso relazionale avvenne nel Magistero di Giovanni Paolo II,
nell’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI e poi pienamente
nell’enciclica Laudato Si’ di Francesco. Ambedue queste encicliche possono
essere chiamate le encicliche del paradigma relazionale. Papa Benedetto XVI
vede nel rapporto fra le Persone divine “un’illuminazione decisiva” per
“l’inclusione relazionale” di tutti nello sviluppo. Vale la pena citare le
linee corrispondenti:
“La
Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità
pura. La trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame
dell’una con l’altra totale, perché costituiscono un’assoluta unità e unicità.
(…) le relazioni tra gli uomini lungo la storia non hanno che da trarre
vantaggio dal riferimento a questo divino Modello. In particolare, alla luce
del mistero rivelato della Trinità si comprende che la vera apertura non
significa dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda. (…) La
rivelazione cristiana sull’unità del genere umano presuppone un’interpretazione
metafisica dell’human in cui la relazionalità è elemento essenziale”.
Nel
suo Magistero Papa Francesco frequentemente ripete l’idea che “tutto è in
relazione”. Mette un forte accento sulle relazioni fra le persone umane, con
Dio e tutta la creazione, che culmina nella lettura trinitaria del mondo:
“Le Persone divine sono relazioni
sussistenti, e il mondo, creato secondo il modello divino, è una trama di
relazioni. Le creature tendono verso Dio, e a sua volta è proprio di ogni
essere vivente tendere verso un’altra cosa, in modo tale che in seno all’universo
possiamo incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intrecciano
segretamente. Questo non solo ci invita ad ammirare i molteplici legami che
esistono tra le creature, ma ci porta anche a scoprire una chiave della nostra
propria realizzazione. Infatti la persona umana tanto più cresce, matura e si
santifica quanto più entra in relazione, quando esce da sé stessa per vivere in
comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature. Così assume nella
propria esistenza quel dinamismo trinitario che Dio ha impresso in lei fin
dalla sua creazione. Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una
spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità”.
Penso
che sia importante interpretare queste parole correttamente e che ci possa
aiutare la luce della teologia medievale per svolgere bene il compito. Non
dobbiamo, infatti, cadere nell’estremo di un “relazionontologismo” che vedrebbe
nella relazione l’unico essenziale, cosa che non troverebbe fondamento nel
testo delle encicliche. Parlando in modo metafisico, la relazione è una
categoria, oppure un universale (unum versus alia). È noto il dibattito
accanito del Medioevo sugli universali fra le tre posizioni del realismo
estremo (universale est ante res), del realismo moderato (universale est in
rebus) e del nominalismo (universale est post res).
Applicato
alla DSC un realismo estremo nella comprensione della relazione soffocherebbe
la libertà individuale perché ipostatizzerebbe la società. Il nominalismo
invece non è in grado di fondare la DSC perché nel nominalismo esistono
soltanto singolari e le relazioni sono solo predicamenti. Quindi non si riesce
a pensare il sociale. Resta dunque il realismo moderato per affrontare l’enigma
della relazione come qualcosa di reale.
La mia
proposta al riguardo è di riscoprire la teologia di Riccardo di San Vittore che
ha ridefinito la persona come incomunicabili esistenti. È un termine che
esprime sia la relazione di origine (ek-sistere) che il desiderio profondo di
comunicazione che si imbatte nel mistero della solitudine che tentiamo di
superare nell’amore, in versione riccardiana con la cum-dilectio: l’amore
perfetto non è solo fra due, ma comporta il desiderio che l’altro venga amato
anche da un terzo che rompe la dualità. Il terzo non chiude ma apre la
relazione. Essa è come la luce in cui vediamo senza vederla in sé stessa.
Rimanendo
nella terminologia medievale, penso che la relazione sociale non si possa
descrivere né come res né come segno (le due categorie agostiniane) ma che vada
capita come “significato”. Con questo, vorrei dire che la relazione sociale è
una comprensione spontanea, connaturale, dell’altro come causa finale, cioè
come bello e amabile.
Nel
dibattito tedesco attuale sull’interpretazione dell’Art. 1 della Legge
fondamentale il campo si divide fra la Mitigata-, Verdines-, e la
Anerkennungstheorie (dote, prestazione, riconoscenza). Nessuna teoria riesce a
convincere del tutto. Una soluzione a mio avviso sarebbe la riscoperta della
persona in quanto incomunicabili esistenti cum dilecta, come portatrice di
significato.
L’idea
di dono, relazionalità e DSC.
Nell’essere
umano la relazionalità si sperimenta come dono e misericordia. Il dono, in
tutta la sua ampiezza, sta al cuore della misericordia. Da decenni ormai, da
quando è apparso il famoso saggio di Marcel Mauss, il fenomeno del dono è al
centro dell’interesse delle scienze sociali. Nel Magistero pontificio è entrato
tardi tramite l’enciclica Caritas in veritate e formulato come una sfida:
“La
grande sfida che abbiamo davanti a noi, (…) è di mostrare, a livello sia di
pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell’etica
sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire
trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di
gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e
devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza
dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione
economica”.
In
pagine illuminanti, Pierpaolo Donati ha spiegato che il dono non è regalo, non
significa dare cose gratis, ma è dono di senso, pre-dono e perdono18. In quanto
tale, perciò, esso è un elemento importante per superare lo schema lib-lab e la
concezione utilitarista della società.
Penso
che Mary Douglas abbia ragione quando afferma che l’idea del dono e il
dibattito anti-utilitarista francese hanno una nuova attualità nella situazione
contemporanea dopo il crollo dell’ideologia marxista20. La violenza
terroristica a causa di esclusioni socio-politiche e religiose ne è
un’ulteriore conferma.
Secondo
Pierpaolo Donati la matrice della modernità è il protestantesimo. La matrice
protestante ha sconfitto la matrice dell’umanesimo civile di indole cattolica.
Adesso però sta morendo anche la matrice protestante. Mi permetto di inserire
allora una sfumatura: non è tanto il protestantesimo in quanto resourcement
religioso all’inizio della modernità che ha creato la matrice della modernità,
ma il nominalismo occamista che tramite Gabriel Bile ha avuto un influsso
notevole sul giovane Martin Luther, con tutto ciò che comporta in termini di
individualismo, di libertà indifferente slegata dalla natura, e di concezioni
epistemologiche. Resta comunque la domanda che Donati si pone: che cosa viene
dopo la scomparsa della matrice nominalista? Penso anch’io che la
globalizzazione dopo-moderna avrà una matrice teologica, e spero che sarà
cristiana e trinitaria, perché la Trinità stabilisce l’unità tramite la
differenza e così fornisce un codice simbolico che rispetta la libertà e
l’unità allo stesso tempo.
È per
questa ragione che il paradigma relazionale può anche contribuire a formulare
meglio i grandi pilastri della DSC che sono il principio della personalità
(oppure della dignità umana), del bene comune, della solidarietà e della
sussidiarietà22. In realtà, il bene comune più che un principio è l’essenza di
una società. Il bene comune non è una cosa, neanche la somma di beni
individuali utili per lo sviluppo degli individui, ma il bene relazionale di
essere e vivere assieme. Solo con un agire congiunto, il bene comune può essere
generato e rigenerato. Esso risiede nelle relazioni che collegano i soggetti.
Tutto il resto è conseguenza di questa relazionalità, anche i principi della
solidarietà sussidiaria. La solidarietà come principio e come virtù non fa
altro che esprimere la relazionalità delle persone umane in termini morali.
Tentativo
di pensare i pilastri del sistema liberale in chiave di dono.
Marcel
Mauss, alla fine del suo saggio, ha spiegato gli incipienti sintomi del sistema
lab in chiave di dono (assicurazione contro disimpiego, sicurezza sociale,
etc.).
Io
tenterò di applicarlo al sistema liberale perché il dono è elemento costitutivo
anche dell’ordine sociale liberale, incentrato sulla giustizia. Sono
consapevole del fatto che il paradigma relazionale supera il binomio lib-lab,
ma reca luce anche sui sistemi realmente esistenti oggigiorno.
La
stessa giustizia in realtà è dono di chi avrebbe la forza e la potenza fisica
umana di sottomettere gli altri al proprio arbitrio. Vivere secondo giustizia è
un atto di rinuncia libera, non costretta, da parte di chi potrebbe farne a
meno. Il potente avrebbe la forza per imporre i suoi capricci, ma per un
imperativo di coscienza fa il dono di sottomettersi a una norma che dà spazio
al meno forte, e riconosce il suo diritto. Solo se siamo riconosciuti possiamo
anche riconoscere: la giustizia simmetrica quindi ha bisogno di un’asimmetria
iniziale, cioè di un dono. Lo stato moderno è simmetrico: a ogni diritto
corrisponde un dovere, e viceversa. All’inizio però dev’esserci un’asimmetria:
un dovere senza diritto, un dono.
I
grandi pilastri della società liberale (dignità umana, libertà, uguaglianza)
sono essenzialmente doni. La dignità umana non è basata su una qualità
(intelligenza, auto-consapevolezza, vigore, ecc.) ma sulla relazionalità in cui
ogni persona, dal primo momento del concepimento, esiste. Per il mero fatto di
esistere, un essere umano possiede uno spazio sociale che gli è dovuto ed
effettivamente donato dalla riconoscenza libera degli altri uomini. Anche
quando il diritto è negato, la negazione avviene dopo la riconoscenza
dell’esistenza di un nuovo essere umano: la negazione si rivolge contro
“qualcuno”. Il primo dono della riconoscenza è irriflesso, come giudizio della
ragione pratica. In ultima analisi, la dignità è la capacità dell’uomo e della
donna di entrare in relazione con Dio che come creatore, redentore e
santificatore è donazione di sé stesso.
La
dignità umana come diritto è più frutto e conseguenza dell’amore che non della
giustizia. L’incondizionata accettazione dell’altro come fine e mai come solo
mezzo, anche del criminale e del nemico, è un atteggiamento che va oltre il
dovuto ed è una manifestazione di solidarietà o carità sociale. La carità
sociale non ha altro contenuto che la giustizia sociale, ma nella realtà ferita
dal peccato e dal male, alcuni membri della società non adempiono al proprio
dovere verso il bene comune. Vuol dire che non si comportano secondo le
richieste del bene comune e non adempiono ai doveri verso la comunità.
Suppliscono altri la loro trascuratezza, motivati dalla carità per il bene
comune. Difatti, la definizione della solidarietà come virtù è appunto amore
per il bene comune.
Volgendo
lo sguardo dalla politica alla sfera economica, vediamo anche lì l’importanza
del dono sia nell’ambito che chiamiamo giustizia che in quello della gratuità.
Il cardine dell’economia del libero mercato è la proprietà privata, senza la
quale non esiste lo scambio: do a un altro un mio bene in cambio di un suo
bene. Si presuppongono dunque diversi proprietari. La proprietà, come la dignità umana,
è frutto di una riconoscenza: si stabiliscono e si rispettano limiti di libertà
individuale e familiare, la cui dimensione materiale è la proprietà.
Ma di
nuovo, questi limiti non esistono nella natura del mondo immateriale, ma sono
frutto di una rinuncia alla prepotenza dei forti, sono un dono. Anche se la proprietà, giuridicamente
parlando, è un diritto, vista antropologicamente è un dono.
Anche
lo scambio giusto contiene un dono. L’integrità di chi potendolo fare non
sopraffà l’altro, ma accetta una misura oggettiva di valore, è una rinuncia
donata. In generale, il dono permea tutti i rapporti economici o in altre
parole tutto il mercato, formato da innumerevoli relazioni fra persone. Questi
rapporti possono avere un carattere molto diverso: di sopruso, dominazione,
aggressione, alienazione, ecc., oppure di amicizia, cooperazione, inclusione,
ecc. Il carattere che avranno dipenderà dall’atteggiamento con cui gli
operatori economici vi si approcciano. In altre parole dipende dal loro
pre-dono: se vedono negli altri operatori economici persone con dignità e non
pezzi tecnici di una macchina, daranno un senso umano al mercato. Dono quindi è
anche pre-dono di senso umano.
La
vita in un mondo concorrenziale è competitiva e dura. Se vogliamo che sia anche
umana, deve esserci spazio per il dono e la gratuità. Anche nell’economia
globale di mercato, che affermiamo come sistema più capace di includere i
poveri e creare prosperità per tutti, ci sono ambiti in cui la generosità del
dono e della misericordia sono imprescindibili. Sono in concreto tre:
l’educazione, la sanità, e l’aiuto iniziale per uscire dalla “trappola della
povertà”, quindi dalla miseria in cui l’essere umano non può pensare che alla
sopravvivenza giorno per giorno.
In
questi tre ambiti il dono umanamente richiesto è la donazione di mezzi
materiali. Così tale dono manifesta il suo carattere di un “condizionale
incondizionato” che diventa quasi un investimento. Senza di essi il sistema
crollerebbe, quindi c’è un interesse proprio ben inteso di chi dona, ma allo
stesso tempo la donazione in sé è disinteressata: l’aiuto per uscire dalla
povertà crea libertà e quindi anche indipendenza dal donatore. Chi esce
veramente dalla miseria può anche decidere di diventare un concorrente o di
appoggiare economicamente i concorrenti del donatore.
In
questi pochi paragrafi ho tentato di riflettere sull’origine del paradigma
relazionale nella DSC e la sua importanza all’interno di essa. Penso che l’idea
della relazionalità possa sviluppare ulteriormente la DSC in un contesto
culturale e sociale segnato dall’utilitarismo. Allo stesso tempo reca luce sul
mondo in cui viviamo traendone fuori gli aspetti che consideriamo i più cari
umanamente parlando: la dimensione umana e caritatevole, senza la quale non ci
sarebbe misericordia, nei rapporti politici ed economici, essenziali per lo
sviluppo della vita sociale.
Le
proposte della Dottrina
Sociale
della Chiesa per il
giurista
contemporaneo.
Centrostudilivantino.it
– (Set. 19, 2025) – Aldo Rocco Vitale – Redazione - ci dice:
Il
buon governo di Ambrogio Lorenzetti.
Prima
parte di tre di uno studio sulla dottrina sociale di Aldo Rocco Vitale.
Le prossime saranno pubblicate nei due venerdì
a seguire.
«Tutta
la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e
formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per
ogni opera buona»: così San Paolo ha esposto la funzione delle Sacre Scritture.
Dal
suddetto passaggio della seconda lettera a Timoteo si possono ricavare almeno
tre dati essenziali.
In
primo luogo:
la rivelazione non è fine a sé stessa, ma tramite la Scrittura persegue il
quadruplice fine di insegnare, convincere, correggere e formare l’essere umano,
cioè, sostanzialmente, evitare che l’uomo sia abbandonato a sé stesso, al
proprio capriccio, al proprio affanno, ai propri errori.
In
secondo luogo: il fine ultimo e reale di tutte le predette operazioni è quello di
instradare l’uomo alla virtù della giustizia, facendone il fulcro dell’intera
esperienza esistenziale, intellettuale e morale dell’umanità.
In
terzo luogo:
soltanto dopo aver imparato a percorrere la via della giustizia – avendo cioè
eliso la violenza, la sopraffazione, la menzogna – l’uomo può dirsi
compiutamente cristiano ed essere considerato completo e preparato per le opere
buone, ovvero per il bene in se stesso considerato.
Su
questo binario teologico-morale si muove l’insegnamento bimillenario della
Chiesa, soprattutto quello che si è andato cristallizzando in quell’amplissimo
corpus dottrinale che si è sedimentato nel corso dei secoli e che poi è stato
formalmente denominato come Dottrina Sociale della Chiesa (da ora DSC) trovando
il suo riconoscimento ufficiale nell’enciclica di Leone XIII “Rerum nova rum”
del 1891.
L’elezione
di Papa Prévost che ha assunto il nome di Leone XIV, esplicitando il suo
intento diretto a volersi riconnettere con il magistero di Leone XIII, indica
l’intenzione di riportare al centro della vita dottrinale e pastorale della
Chiesa cattolica i temi della DSC, soprattutto come occasione di
problematizzazione e offerta di soluzione delle controversie e dei paradossi
che contraddistinguono l’attuale civiltà occidentale in genere ed europea in
particolare.
La
DSC, infatti, costituisce una alternativa credibile, in quanto
antropologicamente fondata, cioè universale, che consente di superare tutte le
distinzioni e le frammentazioni politiche, economiche, sociali, morali che
connotano l’Occidente odierno.
Dinnanzi
al crollo dei grandi sistemi ideologici registratosi tra la fine del XX e
l’inizio del XXI secolo, dinnanzi alla crescente crisi dello Stato ad opera
delle convergenti energie della globalizzazione e delle tendenze totalitarie
suggerite dall’irruzione sempre più pervasiva delle nuove tecnologie atte a
sorvegliare costantemente la vita privata del cittadino, dinnanzi alla crisi
antropologica che sempre più gravemente affligge l’homo occidentali, dinnanzi
alla diffusione del pensiero e delle pratiche transumaniste che tendono ad
erodere la struttura normativa della natura, e, infine, dinnanzi al dilagare
dei contesti di violenza individuale e privata nonché degli scenari di guerra
aperta tra popoli e Stati, la DSC non può che rappresentare una feconda
opportunità di proposte per il giurista contemporaneo che intende districarsi
nell’insieme o anche in uno soltanto dei suddetti numerosi e gravi problemi.
Preliminarmente
ad ogni considerazione, occorre ricordare, seppur sinteticamente, che la DSC
non è un sistema ideologico, non è una sintesi tra opzione socialista e opzione
liberale, non è una dottrina politica, non è una costruzione artificiosa della
realtà, in quanto essa si offre come momento anteriore e superiore rispetto a
tutte le dicotomie ipotizzate o ipotizzabili e, soprattutto, in quanto essa è
parte di quella profonda e antica disciplina sistematica che è la teologia
morale.
Tenuto
conto della sua peculiare natura, bisogna altresì considerare come la DSC si
edifichi sostanzialmente su due distinte, ma complementari basi, cioè la
rivelazione da un lato e la tradizione teologica, morale e giuridica della
Chiesa dall’altro lato, evitando così ogni tentazione soggettivistica per un
verso e ogni riduzionismo storicistico per altro verso.
Chiarito
tutto ciò, occorre riconoscere che la DSC può offrire delle proposte per il
giurista contemporaneo in quanto garantisce una prospettiva unitaria e
integrata sull’uomo, sul diritto e sulla realtà socio-politica nel suo insieme,
indicando soluzioni umane che in virtù della loro universale e specifica
razionalità non possono non essere condivise anche dai giuristi di formazione o
credo non necessariamente cattolico, poiché non soltanto la fede, ma anche la
ragione sono gli strumenti d’elezione di cui la DSC si serve.
Nell’ottica
della DSC la realtà possiede una sua propria oggettività costitutiva, morale e
giuridica, così che si possono e si devono perseguire il bene umano
oggettivamente inteso e la giustizia nella sua più effettiva concretezza.
Prima
di tutto, si può affermare, la DSC, in quanto non è una ideologia né una teoria
astratta, rivela e traduce una visione dell’umano che si fonda sulla natura
dell’uomo, così da evitare ab inizio qualsiasi fraintendimento, cioè sia ogni
riduzionismo materialistico, sia ogni misticismo spiritualistico.
Alla
luce degli insegnamenti della DSC, infatti, la natura umana può essere
circoscritta e identificata secondo tre precise specificazioni: la
creaturalità; la razionalità; la relazionalità.
L’essere
creatura, razionale e relazionale consente all’uomo da un lato di comprendere e
riconoscere i propri limiti, cioè di non essere il sovrano di se stesso e del
mondo, e dall’altro lato, di esperire ed esercitare la propria libertà,
imparando a vivere nella consapevolezza di sé come protagonista della storia,
cioè né come padrone della storia che può fare e disfare la realtà secondo il
proprio capriccio, né come suo schiavo il quale non può che subirla come foglia
secca in un vento avverso.
Tutto
ciò significa che l’uomo non può né arrendersi né sottomettersi all’automatismo
della tecnologia, o al determinismo del mondo fisico, o all’irrazionalismo del
nichilismo etico e giuridico e di tutte quelle istanze e tendenze culturali che
esigono il sacrificio della sua natura razionale e relazionale.
La DSC
sollecita a superare, secondo la rappresentazione della cooperazione della fede
e della ragione, la crisi antropologica che il mondo occidentale contemporaneo
sta attraversando, crisi che, inevitabilmente, si riflette sul modo di
concepire la convivenza socio-politica, l’economia, lo Stato e lo stesso
diritto in quanto tale considerato.
Il
giurista odierno non può dunque limitarsi a recepire, attraverso la
formalizzazione della legalizzazione, le volubili e contrastanti istanze
sociali che si vengono a determinare nel corso del tempo, specialmente se
queste vengono ad essere in sostanziale contrasto con la verità rivelata, con
il magistero teologico-morale e la tradizione della Chiesa, e soprattutto con
la dignità umana.
Se
oggi la crisi del diritto è soltanto la continuazione della crisi dell’umano
con altri mezzi, la DSC suggerisce il recupero di quella universalità perduta
nel dissolversi della sapienza giuridica all’interno del calderone fumoso dei
particolarismi giuridici e dei positivismi legalistici.
Mentre,
infatti, per S. Agostino e S. Tommaso d’Aquino l’uomo è apax Dei, alla luce
della DSC, l’uomo non può che essere apax iuris, e, conseguentemente, il
giurista, superando così ogni riduzionismo utilitaristico o convenzionale, non
può che essere apax Iustitia.
In conclusione, allora, la DSC esorta il giurista
contemporaneo a non ridursi a mero tecnico della norma o a semplice regolatore
formale della coesistenza di tutti i consociati, ma a riconoscere il suo più
arduo e alto compito, cioè ribadire che l’ordine della convivenza può essere
garantito compiutamente soltanto se e nella misura in cui si osserva l’ordine
della carità il quale presuppone la giustizia come garanzia autentica della
libertà all’interno dell’orizzonte dell’umana dignità quale verità costitutiva,
universale, indisponibile e inderogabile.
(Aldo
Rocco Vitale).
BRUNETTA:
DOPPIO STALLO GEOPOLITICO,
MA IL
GIOCO È NELLE MANI DELL'EUROPA.
Cnel.it – (28 agosto 2026) – Renato Brunetta
– Presidente CNEL – Redazione – ci dice:
Il
presidente del CNEL su Radio Radicale per la rubrica "Rivoluzione in
corso".
"Quando
la narrazione globale si fa complessa serve una «compressione semantica», un
filtraggio che restituisca l'essenza della narrazione e quindi dei fatti. In
questa seconda parte di agosto gli elementi sono due. Da un lato lo stallo
ormai infinito della guerra fra Russia e Ucraina, fatto di avanzamenti e
arretramenti raccontati di volta in volta come vittorie dell'una o dell'altra
parte, mentre il dato reale è l'assoluta incapacità dei contendenti di
prevalere.
E uno
stallo, per un Paese invaso come l’Ucraina, è già di per sé una vittoria.
Dall'altro
lato il Golfo Persico, con lo sminamento di Hormuz che gli Stati Uniti
dichiarano compiuto affidandosi a una autocertificazione della quale abbiamo
già conosciuto l'effetto puramente propagandistico".
"La
risposta più forte arrivata nelle ultime settimane è la road mapi chiara e
puntuale dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, insieme ai Balcani
occidentali e agli altri Paesi in lista d'attesa. La presenza dei volenterosi a Kiev
per il trentacinquesimo anniversario dell'indipendenza ha un valore
programmatico.
Mi
torna in mente la scelta di Romano Prodi fra il 2004 e il 2005, quando fece
entrare dieci Paesi nonostante la dottrina corrente volesse il Weening e il
depenni procedere di pari passo, l'allargamento e l'approfondimento degli
strumenti di governance.
Prodi scelse il Weening prima del depenni
perché il contesto economico, politico e geostrategico lo richiedeva, e oggi
siamo in un momento del tutto simile.
Un'Europa
non più a ventisette ma a trentatré, trentaquattro, trentacinque è l'unica vera
garanzia di contrasto alla volontà disgregatrice della Russia".
"Lo
stesso ragionamento vale a sud. Se l'Europa entrerà nel processo di riapertura
controllata e garantita di Hormuz, e gli sminatori europei nell'area già ci
sono, quel venti per cento di flussi, o anche una sola parte, tornerebbe sul
mercato con effetti immediati sui prezzi del petrolio, dei fertilizzanti e
delle materie prime che pesano soprattutto sul sud del mondo e sull'Africa.
Gli
Stati Uniti sono sostanzialmente bloccati dal percorso elettorale di metà
mandato, che impone anche a Trump comportamenti di deterrenza controllata
(l’economici D-Day). L'Europa invece ha in mano il gioco su entrambi i fronti,
con una strategia di medio periodo che tiene insieme allargamento, sicurezza e
ricostruzione, e che ne farebbe un partner globale paritario fra Stati Uniti e
Cina, superando la sua storica subalternità atlantica del Novecento".
"I
valori europei sono esattamente antitetici a quelli perseguiti da Trump in
questi anni, perché parlano di cooperazione internazionale, di diritto
internazionale e di multilateralismo, che stanno alla base della democrazia
stessa.
Guardo
con favore alla nascita del think tank Rhins Group che ha tra i promotori Mario
Draghi, perché servono catalizzatori di pensiero che stimolino l'Unione lungo
questa strada.
L'Europa si fa nei momenti difficili, e noi
stiamo sperimentando giorno dopo giorno il susseguirsi delle crisi.
L'Europa
può essere il catalizzatore di una nuova grande cooperazione internazionale,
quella che Trump ha voluto distruggere preferendo il bilateralismo violento.
I risultati, per lui, si stanno vedendo, e li
vedremo alle elezioni di metà mandato. Mentre per l’Europa si profila la sua
grande occasione: MEGA, Make Europe Great Gain".
Così
il presidente del CNEL Renato Brunetta a "Rivoluzione in corso" su
Radio Radicale.
Leone
XIV a San Marino e Rimini:
il messaggio di pace e il ritorno
al
Meeting di Comunione e Liberazione.
It.euronews.com
- Gabriele Barbati – (22/08/2026) – Redazione - ci dice:
Leone
XIV a San Marino e Rimini: il messaggio di pace e il ritorno al Meeting di
Comunione e Liberazione.
Un
Papa torna a San Marino e al Meeting di Rimini, in questo caso a oltre 40 anni
da Giovanni Paolo II.
Tra il richiamo alla pace e alla giustizia
sociale, il Pontefice rilancia la diplomazia, il dialogo e l'amicizia tra i
popoli in un "mondo ferito dalle guerre."
Leone
XIV visita questo sabato San Marino e Rimini con l'obiettivo di rilanciare al
mondo il suo messaggio di pace e di convivenza dall'enclave italiana, dove un
Papa torna dopo oltre 15 anni, e dal Meeting di Comunione e Liberazione nella
città romagnola, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo cattolico
in Italia.
"La
Repubblica di San Marino può essere un laboratorio di buona politica, dove,
senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della
dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione
universale dei beni, l'armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia
sociale"', ha detto il Papa rivolgendosi alle autorità nella sala del
Consiglio Grande e Generale.
San
Marino conta oggi circa 35mila abitanti e viene accreditata come una delle
repubbliche più antiche del mondo, i cui inizi risalgono al IV secolo d.C.
mentre l'ordinamento giuridico attuale è in vigore dal 1243.
Proprio
il riferimento alla tradizionale linea dei Capitani reggenti, le massime
autorità del terzo stato più piccolo d'Europa, è servito al pontefice per
rilanciare nel suo intervento l'invito alla "costruzione della pace",
alla "stima per la diplomazia e il multilateralismo" e la sua
contrarietà alla "logiche di potenza del nostro tempo" che
"calpestano" il diritto umanitario internazionale.
I
fedeli attendono Papa Leone XIV fuori dalla Basilica durante la sua visita a
San Marino.
Sono
tutti concetti che Leone XIV porta avanti con decisione dalla sua elezione poco
più di un anno fa e che ha espresso anche ai fedeli convenuti nella centrale
Piazza della Libertà.
"Sono
veramente contento di essere qui con voi, salutarvi, di godere della bellezza,
storia, tradizione, della fede di questo popolo di San Marino. Siate sempre
uniti in questo spirito accogliente'', ha detto Leone XIV affacciandosi dal
balcone del Palazzo Pubblico, sede del governo sammarinese.
Le
immagini sul balcone hanno ricordato il 29 agosto 1982, giorno in cui fu
Giovanni Paolo II a recarsi a San Marino, la prima visita di un Capo della
Chiesa cattolica nella Repubblica. Il suo successore, Benedetto XVI, condusse
nel 2011 un viaggio pastorale tra San Marino e altre comunità italiane comprese
nella stessa diocesi.
Curiosamente,
dopo quasi 500 anni per un Papa, lo scorso marzo Leone XIV è stato nel
Principato di Monaco, un altro microstato d'Europa che con i suoi circa 2
chilometri quadrati è secondo per dimensioni solo alla stessa Città del
Vaticano, appena mezzo km² nel cuore di Roma.
Cosa
ha detto a San Marino Leone XIV.
Dopo
l'atterraggio in elicottero intorno alle 9 nella piccola città-stato sul Monte
Titano, il Papa ha ricevuto gli onori militari e tenuto un colloquio privato
con i Capitani Reggenti, prima del discorso nella Sala del Consiglio dei XII e
la benedizione dei fedeli dal balcone.
"La
libertà si realizza nell'incontro e nel dialogo" ha detto ancora il Papa
nel suo discorso a San Marino, affermando che il mondo si trova spesso invece
di fronte a "progetti politici ed economici che si presentano in nome
della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del potere".
L'impegno
per il bene e comune e la giustizia di San Marino "appare oggi ancor più
prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l'Accordo di
Associazione con l'Unione Europea e la vostra Repubblica si troverà a
relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa,
la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo", ha
aggiunto Leone XIV.
"Santità,
la Sua presenza si posa sulla nostra antica storia come un segno di luce,
rinnovando i legami profondi che, nel tempo, hanno unito la Santa Sede e la
nostra Repubblica", hanno risposto i due Capitani, Alice Mina e Vladimiro
Selva.
II
significato della partecipazione del pontefice al meeting di Rimini.
Dignità,
libertà e cura dell'altro: le parole risuonate a San Marino, a soli 25
chilometri di distanza da Rimini, risuoneranno anche nell'intervento di Leone
XIV al meeting di Rimini, un incontro per l'amicizia tra i popoli che si tiene
dal 1980.
La
presenza alla 47esima edizione dell'incontro organizzato da Comunione e
Liberazione, movimento laico di ispirazione cattolica fondato da don Luigi
Giussani, è anch'essa storica. L'ultimo ad andarci fu Giovanni Paolo II
nell'82, un percorso tra San Marino e Rimini che viene dunque ripetuto 44 anni
dopo da Leone XIV.
Migliaia
di persone si sono messe in fila dal mattino di sabato ai cancelli della Fiera
della città dove si tiene l'evento. Alla capienza di 20mila posti si farà
fronte con maxi-schermi allestiti per chi non troverà posto in sala. L'anno
scorso l'affluenza registrata all'evento fu di 800mila persone.
L'inaugurazione
del meeting venerdì è stata segnata dal messaggio inviato da Sergio Mattarella,
spesso in sintonia con gli appelli dei pontefici.
"Viviamo
in un tempo in cui si combattono guerre scellerate mentre ristrettissime
oligarchie accumulano poteri superiori a quelli di molti stati sovrani",
ha scritto il presidente della Repubblica nella sua nota, "solidarietà,
amicizia sociale e gratuità dell'amore possono aprire orizzonti inediti anche
alla politica, all'economia e alla vita civile".
Qual è
il programma del Papa sabato a San Marino e Rimini.
Dopo
l'impegno con le autorità civili, Leone XIV è andato alla Basilica di San
Marino, per un momento di preghiera e la venerazione delle Reliquie del Santo
Patrono.
"Viviamo
in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono
aumentare violenze, chiusure, paura dell'altro.
Di
fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere
quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del
Vangelo", ha detto il Papa nel suo discorso davanti alle autorità
ecclesiastiche della diocesi, prima di recarsi a pranzo al Monastero di
Sant'Antonio a Pennabilli, gestito da monache dell'ordine agostiniano, lo
stesso di Papa Prévost.
Da lì
nel pomeriggio Leone XIV prosegue la seconda parte del suo viaggio, a Rimini,
per partecipare al meeting di Comunione e Liberazione, dove parla intorno alle
16:00 nel Grande Auditorium del Meeting, e celebrare una messa pubblica nella
zona del porto prima del rientro in Vaticano in serata.
Cl
accoglie il Papa come una star:
'Smascherate
i giochi di potere'
Ansa.it
– Vaticano news - SAN MARINO – (22 agosto 2026) - Manuela Tulli – Redazione –
ci dice:
'Prima
dei confini ci sono le persone', 'diritto umanitario disatteso'
Aspettavano
un Papa da 44 anni e l'arrivo di Leone XIV al Meeting di Rimini si trasforma in
una festa.
In
sessantamila lo accolgono con cori da stadio, giovani e meno giovani. Il
rapporto tra Comunione e Liberazione e il Pontefice di Roma nei decenni ha
avuto alti e bassi.
A
Rimini sembra rinsaldarsi il rapporto con Leone che però dà un preciso mandato:
"Cari
amici, è l'ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da
una millenaria tradizione di fede che si fa cultura".
E poi
un accorato appello a quel movimento che ha fatto della sua presenza nella
politica e nell'economia il suo carisma:
"Liberiamo la convivenza dal sospetto, la
cultura dalla prepotenza, l'educazione dall'ideologia, il lavoro dall'idolatria
del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte",
"a partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali
operiamo - dice rivolto al popolo di don Luigi Giussani - smascheriamo i
rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della
guerra e dei disastri ambientali". Il Papa non parla direttamente
dell'impegno dei cattolici in politica. Ma fissa, nei suoi discorsi, dei
precisi paletti. Parla dei migranti e ricorda che ""prima di confini,
definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al
cuore del cristianesimo".
(A San Marino, il pranzo con le
agostiniane, la messa in spiaggia - Notizie - Ansa.it).
E
ancora il tema della pace che "è custodita e diffusa da persone che amano
incontrarsi e non temono di confrontarsi". Ribadisce poi il ruolo della
diplomazia e della necessità di custodire quel diritto umanitario
"quotidianamente disatteso se non addirittura calpestato", come
sottolineato nell'intervento a San Marino. Leone dunque offre i contenuti, che
sono quelli del Vangelo. Da lì si parte perché, dice ai ciellini con garbo ma
anche con parole chiare, "nell'amore non c'è mai costrizione,
indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C'è amore solo nella
libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé".
(Il
Papa viene accolto come una star al Villaggio Ragazzi del Meeting).
Libertà è una delle parole che ricorre più
volte nella lunga giornata di Papa Leone. Per ribadire che non c'è senza
"il rispetto e la promozione della dignità umana". Da qui si riparte
dunque per parlare di una impronta cristiana nel mondo, come quella di Leon
Hamel, l'imprenditore francese che portò nella sua azienda i valori della
dottrina sociale della Chiesa. Non è un caso che Papa Leone sceglie di visitare
la mostra al Meeting a lui dedicata, oltre a quella su Sant'Agostino. Il
Meeting fa sentire al Papa tutto il suo abbraccio.
E non
nasconde l'emozione il presidente di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi,
il secondo successore del fondatore, don Luigi Giussani, quando dice: "La
sua presenza qui è un dono enorme per il nostro cammino. Un dono che non
dimenticheremo". E anche il presidente del Meeting Bernhard Scholz
afferma: "Il messaggio che il Santo Padre ci ha consegnato segnerà la
nostra strada". Grandissimo poi il feeling tra il Papa e i giovani, in
tutte le tappe di questa giornata fuori dal Vaticano.
Leone
esalta la loro capacità di tessere amicizie, di mettersi al servizio degli
altri con il volontariato e afferma che il mondo ha bisogno di loro nella
costruzione della pace.
Libertà, pace e speranza: è il messaggio che Leone vuole
lasciare nella sua duplice visita pastorale.
"Non
ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci
sia anche chi riaccende sogni e visioni! Le due strade sono incompatibili,
perché una sfrutta la divisione, l'alienazione e la disperazione, l'altra serve
il Regno di Dio e la sua giustizia", conclude il Pontefice.
(Il Papa arriva al Meeting di Rimini, bagno di folla e
cori da stadio - Cronaca - Ansa.it)
La visita a San Marino: 'Mondo ferito, aumenta
la chiusura e la paura dell'altro'.
"Viviamo
in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono
aumentare violenze, chiusure, paura dell'altro. Di fronte a queste derive
inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con
ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo". Lo ha detto il Papa
nel suo discorso nella Basilica a San Marino, nel corso dell'incontro con la
diocesi. "Attenzione ai più deboli, perdono, comunione, solidarietà"
sono i valori ai quali ispirarsi.
Leone
XIV ha allora sottolineato "l'importanza e la valenza profetica di alcune
esperienze di sostegno vicendevole e di vicinanza con cui, nelle zone più
interne di questo territorio, le piccole comunità affrontano i problemi legati
allo spopolamento e alla carenza di servizi, tenendo vivo il senso di famiglia
e di comunione. Queste realtà, apparentemente piccole e marginali, sono come
fiammelle - ha indicato il Pontefice - a cui attingere per riaccendere e
rianimare in tutti il fuoco di valori solidi, antichi e sempre attuali. Tali
esperienze testimoniano il calore di quella magnifica humanitas a cui è
necessario tendere, per vincere l'individualismo di una certa cultura
metropolitana e consumistica, come pure altre forme di campanilismo diffidente
e divisivo, e ridonare ossigeno alle nostre speranze di fraternità e di
pace".
"La
libertà si realizza nel dono, nella comunione, nell'incontro e nel
dialogo", ha sottolineato prima il Papa nel suo discorso alle autorità di
San Marino, affermando che invece talvolta ci troviamo "di fronte
all'idolatria che guasta alla radice quei progetti politici ed economici che si
presentano in nome della libertà, ma in realtà sono schiavi degli idoli e del
potere. Nella visione cristiana, libertà e comunione - ha rimarcato il
Pontefice - stanno o cadono insieme".
Papa
Leone XIV parla della libertà in una Repubblica, San Marino, che ne ha fatto il
valore fondante. "Nel contesto della storia di un popolo e di uno Stato,
essa esprime certamente l'aspirazione ad autodeterminarsi, a non dipendere da
altre autorità politiche. Ma, nello stesso tempo, Libertas significa molto di
più", ha sottolineato il Pontefice nel discorso alle autorità.
"Anzitutto desidero sottolineare che non
c'è vera libertà civile senza libertà personale, cioè senza il rispetto e la
promozione della dignità della persona umana, di cui la libertà è una
componente essenziale".
Il
Papa ha dunque reso omaggio a tutte quelle persone che difendono la libertà
anche pagando costi personali.
"Promuovere
la libertà comporta difendere gli spazi della coscienza. E qui il pensiero va
ai tanti uomini e donne che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono martiri della
libertà perché testimoniano proprio il primato della coscienza. Saldamente
formati dalla ricerca della verità, essi sono pienamente responsabili delle
proprie decisioni e dunque liberi da ogni vincolo che non sia quello, proprio
della creatura, che li lega a Dio".
Citando
San Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, Papa Leone ha
concluso: "Anche oggi, in molte parti del mondo, non mancano persone che
rimangono fedeli alla loro coscienza anche in contesti di forte avversità,
testimoni della vera libertà, quella che deriva dall'essere figli e figlie di
Dio. Con ammirazione esprimiamo la nostra solidarietà a quanti, in questo
momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza".
La
Repubblica di San Marino può essere, per le sue dimensioni, un luogo nel quale
è possibile attuare una buona politica, al servizio della gente. "Questa
visita, analogamente a quanto accaduto nel Principato di Monaco, mi invita a
sottolineare il valore peculiare di uno Stato piccolo, 'a misura d'uomo', in
cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei
cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche
dall'ispirazione cristiana", ha detto Leone XIV alle autorità del Titano.
"Perciò la Repubblica di San Marino può essere un 'laboratorio' di buona
politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai
principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione
universale dei beni, l'armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia
sociale".
Prévost
ha aggiunto che "tale impegno appare oggi ancor più prezioso, nel momento
in cui si accinge a divenire operativo l'Accordo di Associazione con l'Unione
Europea e la vostra Repubblica si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure
in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande
giovamento dal vostro contributo". Per il Pontefice "l'obiettivo
principale a cui tendere in questo 'laboratorio' è la cura dell'umano. Una
comunità come la vostra, infatti, al tempo stesso ricca di valori tradizionali
e al passo con i tempi sul piano tecnologico, può perseguire efficacemente tale
obiettivo, mediante una cura che si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni
sua fase, dal concepimento alla morte naturale".
Il
Papa, parlando alle autorità della Repubblica di San Marino, ha sottolineato la
sua "tradizione di accoglienza, che non è mai venuta meno lungo i secoli
nei confronti di chi soffre ed è nella prova. Recentemente, si è mostrata con
il sostegno e l'ospitalità al popolo ucraino", "come pure
nell'impegno in favore del diritto internazionale umanitario in un momento
storico in cui esso appare quotidianamente disatteso se non addirittura
calpestato". Per Leone "tale sensibilità è anche frutto della
tradizione cristiana di questo Paese e della costante e positiva collaborazione
fra le autorità politiche e il vescovo nella ricerca del bene comune".
Il
Papa è arrivato in elicottero a San Marino, accolto dai Capitani Reggenti della
Repubblica, Alice Mina e Vladimiro Selva. Il Papa è accompagnato da una
delegazione vaticana ai massimi livelli, con il Segretario di Stato, card.
Pietro Parolin, il Sostituto, mons. Paolo Rudelli, e il Segretario per i
Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher, a segnare il carattere
internazionale della visita nella Repubblica del Titano.
Nel
corso della visita Papa Leone si affaccerà dal balcone centrale Palazzo
Pubblico e sarà il primo Pontefice a farlo, per un saluto e una benedizione ai
fedeli a Piazza della Libertà. Nessun Capo di Stato prima d'ora l'aveva mai
fatto, almeno negli ultimi decenni. È infatti una facoltà concessa solamente ai
Capitani Reggenti.
"L'incontro
con il Papa sarà il più grande spettacolo dopo il big bang": lo afferma il
vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi, citando
Jovanotti, a San Marino Rt, in attesa dell'arrivo di Leone XIV.
Papa
Leone XIV sarà oggi a Rimini per una giornata attesa da mesi dalla comunità
diocesana: dopo la visita al Meeting per l'amicizia fra i popoli, il Pontefice
incontrerà le persone fragili nella Cattedrale e presiederà alle 18.30 la messa
a piazzale Boscovich, sulla spiaggia - dove sono attese 25.000 persone -
insieme alla Chiesa riminese: è la prima visita di un Papa in città dopo quella
di Giovanni Paolo II, quarantaquattro anni fa. All'organizzazione lavorano
oltre 600 volontari, provenienti dalle parrocchie della diocesi ma anche da
altre diocesi italiane, che garantiranno accoglienza, assistenza e orientamento
ai partecipanti.
"Quello
che stiamo vivendo è molto più di un grande evento da organizzare: è
un'esperienza di Chiesa. In questi mesi abbiamo visto tante persone mettere a
disposizione tempo, energie, competenze e soprattutto il desiderio di servire -
sottolinea il vescovo di Rimini, monsignor, Nicolò Anselmi -: sabato i
volontari saranno il primo volto che molti incontreranno: attraverso il loro
sorriso, la loro disponibilità e la loro attenzione, tutta la nostra comunità
accoglierà il Papa".
Tra i
doni che la diocesi consegnerà al Papa figura una copia anastatica del Codice
Gradenighiano, manoscritto trecentesco della Divina Commedia conservato alla
Biblioteca Gambalunga di Rimini, realizzato pochi decenni dopo la morte di
Dante e impreziosito da 24 miniature. Alla celebrazione parteciperanno inoltre
354 sacerdoti e diaconi con stole stampate a mano da una storica azienda
romagnola, ispirate al mosaico del Mausoleo di Galla Placidia di Ravenna. Il
Papa lascerà a sua volta alla diocesi un calice, che sarà utilizzato per la
messa. Tra gli altri doni, anche una scatola con lettere e testimonianze di
malati e famiglie, realizzata dai detenuti della Casa circondariale di Rimini.
Alla
messa sulla spiaggia, come detto, sono attese circa 25.000 persone
sull'arenile, suddiviso in settori con posti a sedere limitati.
Questa
sera, nella chiesa di San Nicolò si terrà l'ultimo appuntamento di
preparazione: una veglia di preghiera con i giovani insieme al vescovo Anselmi.
"Papa
Leone viene a confermarci nella fede e a ricordarci che non siamo soli, che
apparteniamo a una Chiesa universale - argomenta lo stesso vescovo riminese -
vorrei che domani, accanto alla grande partecipazione, ci fossero soprattutto
semplicità, preghiera, gioia e fraternità.
Accogliere
il Papa significa accogliere un dono, ma anche lasciarsi interrogare dalla sua
presenza e dal suo messaggio", conclude.
LA
RERUM NOVARUM DI
LEONE
XIII, IL PAPA SOCIALE.
Retisolidali.it
– Storie di volontariato – Pasquale Troia – (16 maggio 2025) – Redazione -ci
dice:
Papa
Leone XIV ha scelto per il suo pontificato un nome meditato e dalla valenza
programmatica.
Un
approfondimento dedicato al pontefice al quale Leone XIV ha deciso di ispirarsi
e alla sua Rerum Nova rum, prima enciclica dichiaratamente sociale nella storia
della Chiesa da Leone XIII.
Papa
Francesco ha comunicato con la profetica spontaneità di colui che parla e
agisce in nome di Dio e anticipa i tempi (è il significato originario e biblico
di profeta). Ed il suo nome di Francesco e le sue opere di Papa hanno segnato
la sua e la nostra storia con azioni e gesti che aspettavamo da tempo da colui
che rappresenta la Chiesa e la guida. La sua profezia ha animato, rianimato e
vivificato molte coscienze cristiane spente nella inettitudine o sterili in una
critica che però esigeva e invocava un cristianesimo più autentico, «più
‘prossimo’» alla gente e ai suoi problemi. Il suo successore papa Leone XIV si
è presentato con un nome di pontificato inaspettato, ma non certo non meditato,
anzi intenzionalmente voluto, come si richiede ad un’autorità. Un nome che
esige qualche iniziale ricostruzione storica e culturale che ci permetta di
comprendere perché il cardinal Prévost l’ha scelto e quale valenza
programmatica potrebbe avere.
Leone
XIII, il papa dei lavoratori
Un
primo immediato richiamo storico-ecclesiale è a papa Leone XIII di cui il XIV
dopo più di 150 anni è il successore nel nome. Non solo alla personalità di
Leone XIII ma a quella ‘novità’ della sua enciclica (la Rerum Nova rum) del
1891 che lo fecero considerare il «papa dei lavoratori» e il «papa sociale».
Ecco che allora la cultura come conoscenza
consapevole e documentata del passato ci permette di comprendere la scelta di
Leone XIV, un protagonista della storia contemporanea e non soltanto della
storia della Chiesa.
Ai tempi di Leone XIII (il primo papa
registrato in audio e in video!) le parole ‘pesavano’ più di oggi e ne
identificavano le intenzioni e le opinioni. Per esempio già le prime due parole
dell’incipit dell’enciclica Rerum nova rum («l’ardente brama di novità») non
furono ben accolte negli ambienti ecclesiastici.
Molti ‘avvocati di Dio’ (quelli che si
ritengono tali nelle Curie) osteggiarono, criticarono e temettero questo
incipit: la Chiesa non ha cose nuove da dire, ma deve soltanto tramandare ciò
che è la tradizione del già detto ed insegnato!
Ed
invece Leone XIII, alla luce anche della tradizione dei Padri della Chiesa,
sostiene che il ‘novum’ è la prerogativa del cristianesimo.
Rerum
nova rum.
Statua
di Leone XIII nella chiesa collegiata del Sacro Cuore di Carpineto Romano,
paese natale di Leone XIII.
Le
novità sociali della Rerum Nova rum.
«Nova
rum» non è l’unico termine nuovo, ‘inconsueto’ ed inaspettato nell’ enciclica:
si
parla di «proletari verso i quali sia di estrema necessità venir in aiuto
senza indugio e con opportuni provvedimenti… proletari, che per la maggior
parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell’uomo» (RN, 2);
socialismo:
lo si analizza nelle sue idee, conseguenze, nelle sue soluzioni sociali, nella
sua concezione della negata proprietà privata;
si
parla della correlazione Famiglia-Stato, denunciando uno statalismo che priva
la famiglia del suo diritto di educazione: «la famiglia, ovvero la società
domestica, è società piccola, ma vera e anteriore ad ogni civile società;
perciò con diritti e doveri indipendenti dallo Stato» (RN, 9);
la
Chiesa si impegna in prima ‘persona’ a confrontarsi con le dottrine sociali
della fine del IXX secolo (socialismo, marxismo, comunismo, liberalismo…);
è
un’enciclica che propone soluzioni ‘sociali’ (mentre molti continuavano a
ritenere la Chiesa chiusa nella sua spiritualità o esigente di un potere
temporale): le associazioni e le loro unioni come vero rimedio al socialismo e
alla lotta di classe tra ricchi e poveri, tra capitalisti e proletari, tra
sfruttatori e sfruttati, tra chi considera il lavoro come profitto e chi lo
considera come un diritto e un dovere per il bene comune.
La
Rerum nova rum è la prima enciclica dichiaratamente sociale nella storia della
Chiesa da Leone XIII: un’enciclica che cominciò a formulare e a porre i
fondamenti della contemporanea dottrina sociale della Chiesa e a collocarla
come istituzioni di confronto nel mondo del lavoro e dei problemi sociali ad
esso connesso.
La
Rerum Nova rum e il principio di sussidiarietà.
Semplificando, oggi si potrebbe dire che la
dottrina sociale della Chiesa rinnovata nella Rerum Nova rum orbita intorno ad
un valore imprescindibile: quello della persona umana e della sua libertà,
redenta e salvata da Cristo risorto. Si afferma il principio di sussidiarietà
(pur non essendo il termine presente nell’enciclica). Nessuno Stato o organizzazione
sociale (il socialismo) ed economica (il capitalismo) può ‘usare’ la persona
umana, privandola della sua dignità (con un lavoro che non lascia la libertà di
una vita privata, di sfruttamento, mal riconosciuto economicamente e
socialmente …), subordinandola e finalizzandola ad altro che non sia il bene
comune. Tutto ciò che l’uomo organizza deve essere sussidiario, di aiuto e di
sostegno, di integrazione al bene della persona umana nella sua dimensione
personale e comunitaria. Perché la natura della persona umana è la sua libertà
di realizzarsi e di essere di aiuto agli altri nel lavoro e nella società
(quindi viene condannata la lotta di classe) e l’impegno di tutti a godere del
loro diritto naturale di associazione: «come nel corpo umano le varie membra si
accordano insieme e formano quell’armonico temperamento che si chiama
simmetria, così la natura volle che nel civile consorzio armonizzassero tra loro
quelle due classi [i ricchi e il capitalismo e i proletari], e ne risultasse
l’equilibrio. L’una ha bisogno assoluto dell’altra: né il capitale può stare
senza il lavoro, né il lavoro senza il capitale» (RN, 15). E l’enciclica cita a
testimonianza anche Proverbi 18,19: «É meglio essere in due che uno solo; perché
due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto
dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi».
«Filosofia e Vangelo si accordano a insegnare che il governo è istituito da
natura non a beneficio dei governanti, bensì dei governati».
Così
che le relazioni tra le classi sociali siano orientate dalla giustizia tra di
loro e la carità che «mira più in alto, cioè a riavvicinare il più possibile le
due classi, e a renderle amiche» (RN, 18). Ed ancora di più nel principio di
fraternità per cui i ricchi e i proletari «obbedendo alla legge evangelica, non
saranno paghe di una semplice amicizia, ma vorranno darsi l’amplesso dell’amore
fraterno.
Poiché
conosceranno e sentiranno che tutti gli uomini hanno origine da Dio, Padre
comune; che tutti tendono a Dio, fine supremo, che solo può rendere
perfettamente felici gli uomini e gli angeli; che tutti sono stati ugualmente
redenti da Gesù Cristo e chiamati alla dignità̀ della figliolanza divina» (RN,
21).
Costruire
ponti di pace.
Parlare
di sussidiarietà significa porre al centro dell’azione sociale, economica,
politica, un soggetto umano caratterizzato dalla libertà intesa come desiderio
di bene, per sé e per gli altri, e non solo come propria indipendenza e
capacità di scelta.
Per
ciò lo Stato e i suoi governanti debbono in primo luogo contribuire
responsabilmente e in maniera generale con tutto il complesso delle leggi e
delle istituzioni politiche, ordinando e amministrando lo Stato in modo che ne
risulti naturalmente la pubblica e privata:
a) per il bene comune; b) per il bene degli
operai; c) a difesa della proprietà privata; d) a difesa del lavoro e) a
garantire le condizioni di lavoro; f) a risolvere la questione del salario;
g) a dirimere la questione operaia per la
quale possono contribuire molto i capitalisti e gli operai medesimi con
istituzioni ordinate a porgere opportuni soccorsi ai bisognosi e ad avvicinare
e udire le due classi tra loro.
Dal 15
maggio 1891 (anno di pubblicazione della Rerum Nova rum – e se le date non sono
soltanto casuali – il 18 maggio 2025, dopo 134 anni l’insediamento pontificio
di papa Leone XIV!) altre encicliche di altri Papi svilupperanno le profetiche
considerazioni della Rerum Nova rum. Oggi le prime parole di presentazione di
papa Leone XIV sembrano garantire una continuità e un impegno comune (sinodale)
per costruire ponti e dialoghi di pace che può essere tutelata soltanto
riconoscendo la dignità dell’uomo e del suo lavoro e l’equità di diritti e
doveri delle persone e dei popoli, dei quali i politici sono e devono esserne i
ministri per «ministrare» (servire) e non «ministrari» (essere serviti): «Gesù,
chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di
esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi;
ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che
vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo,
che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in
riscatto per molti”». (Mt 20,25-28)
La
formazione agostiniana, l’esperienza missionaria, la formazione matematica e
filosofica e la sua testimonianza di prete e di vescovo della gente e per la
gente sono le prerogative e le garanzie per un papato nuovo, cioè di cose nuove
rinnovate ogni giorno alla luce della fede in Dio per i credenti e della
fiducia nelle persone. Non come atti eroi ed occasionali, ma come ‘cammino
d’insieme’ (= sinodale) riconoscendoci l’umanità come minimo comune multiplo e
massimo comun denominatore della nostra storia personale e sociale.
Utopie?
Certo. Come utopici sono tutti i valori. Ma diventano utopistici se le parti
non si impegnano a diventare unum (per riprendere il motto di Leone XIV), e
liberamente e possibilmente «unum in illo uno» (Cristo): dal commento al Salmo
127 di Sant’Agostino il motto episcopale di papa Leone XIV significa «In Colui
che è Uno, siamo uno», un richiamo all’unità e alla comunione che
caratterizzano il carisma agostiniano. In un’intervista del luglio 2023, lo
stesso Prévost aveva spiegato: «Come si evince dal mio motto episcopale,
l’unità e la comunione fanno parte proprio del carisma dell’Ordine di
Sant’Agostino e anche del mio modo di agire e pensare».
Perché
un valore vale se è valorizzato (testimoniato in parole e opere) da chi lo
riconosce e lo professa. E in questo presente di utopia (di ciò che per ora e
per il momento ancora non si realizza) le associazioni di volontariato
dimostrano mutati mutando (rispetto alla Rerum Nova rum) che è utopistico solo
ciò che non si crede e non si fa nulla per renderlo possibile e presente. Per
cui operatori delle associazioni e volontari siate leoni di giustizia, di pace
e di utopie regali:
«Considerate
la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e
canoscenza»
(Inferno 26,119).
Anche
da questo ‘orgoglio’ inizia il cammino di buone pratiche di Pace.
B.I.P.
– Base Ideologica e Programmatica
di
Futuro Nazionale per l’Italia
del
futuro (2027-2037),
Futuronazionale.it
– Programma di Futuro Nazionale – Vannacci Roberto -Prof. Lorenzo Gasperini –
(29 -08 -2026) – Redazione - ci dicono:
Per
l’amore dell’Italia di oggi e la speranza dell’Italia di domani.
PRIMA
E SECONDA PARTE – DI TRE.
Questo
documento ideologico-programmatico, espressione dei primi due terzi della
nostra proposta, è stato elaborato dal prof. Lorenzo Gasperini, Responsabile
Nazionale del Programma, nel confronto con gli esperti e con gli iscritti, e
proposto al nostro Presidente, Gen. Roberto Vannacci, e al Coordinatore
Nazionale, Massimiliano Simoni.
Esso presenta, per un totale di un centinaio
di pagine, l’organica cornice dei valori culturali e politici del partito,
nonché della visione e delle proposte fondamentali per il futuro dell’Italia.
I
tempi di riferimento per la piena realizzazione degli obiettivi qui indicati
sono quelli di due legislature, dunque 10 anni, mentre i valori identificati
non hanno tempo.
Il
documento non ha la pretesa di affrontare ogni singolo tema e ogni segmento del
sistema Italia, ma di fornire i principi valoriali di fondo e le strategie di
Governo per i più importanti campi dell’emergenza nazionale, mentre le
ulteriori proposte e i piani per dettagliare in modo ancor più specifico gli
obiettivi presentati, con l’elasticità connessa alla tutela del bene comune
nelle evoluzioni degli scenari nazionali ed internazionali, verranno sviluppati
attraverso il tempo.
“Benedite,
gran Dio, l’Italia!”
Papa
Pio IX.
“Destra
divina che è dentro di noi, nel sonno.”
Pier
Paolo Pasolini,
Saluto
e augurio.
Tabella
dei Contenuti.
Introduzione.
Chi siamo e cosa faremo.
Dottrina
economica e Fiscalità.
Libertà
economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato.
Una
fiscalità per crescita, famiglia e produzione.
Le
nostre proposte fiscali prioritarie:
Fondo
Sovrano, credito, risparmio e previdenza.
Una
proposta per il rafforzamento della sovranità economica: la moneta fiscale.
Lavoro,
PMI, Professioni e Politiche Occupazionali.
Lavoro,
produttività e crescita.
Politiche
attive del lavoro, partecipazione e capitale umano.
Imprese,
professioni e competitività del sistema produttivo.
Sicurezza,
previdenza e nuove prospettive del lavoro.
Made
in Italia, Industria e Commercio con l’Estero.
Strategia
Industriale Nazionale, sicurezza economica e Fondo Sovrano.
Filiere
produttive, competitività e sviluppo industriale.
Innovazione,
sovranità tecnologica e capitale umano.
Made
in Italia, commercio internazionale e sicurezza degli approvvigionamenti.
Credito.
Accesso
al credito, riabilitazione creditizia e tutela dell’affidabilità finanziaria.
Strumenti
di credito, innovazione finanziaria e tutela del debitore.
Sistema
bancario, risparmio e credito all’economia reale.
Credito,
sviluppo nazionale e sicurezza finanziaria.
Assimilazione
e Re migrazione.
Piano
di Re migrazione: 22 misure.
Introduzione.
Chi
siamo e cosa faremo.
“Futuro
Nazionale con Roberto Vannacci” è un progetto politico italiano radicato nella
Tradizione romana e cristiana, coi piedi saldamente per terra, ancorati al
presente, e lo sguardo volto al futuro della Nazione: un futuro all’altezza
della nostra storia e dell’anelito ad affrontare con ardore, virtù e sacrificio
le sfide posteci dinnanzi dall’ora presente. Questa è l’attimo in cui il
passato – che non è più – e il futuro – che non è ancora – si incontrano
ponendoci la sfida della libertà: scegliere adesso per che cosa vivere e
morire. Nel campo dell’azione politica – campo proprio di un progetto come il
nostro – essere ancora, sempre e con fierezza italiani è e rimarrà il criterio
di orientamento di chi – noi! – fa della Nazione il proprio spazio di esistenza,
di sogno e di azione.
È
giunto il momento che la “Destra divina che è dentro di noi, nel sonno”, di cui
diceva Pier Paolo Pasolini, intellettuale niente affatto di destra ma capace di
grandi intuizioni circa le condizioni storiche della Nazione nel secondo
dopoguerra, venga finalmente risvegliata. Che il sonno – e il sogno – diventino
finalmente l’alba di una nuova avventura: quella di una Destra identitaria,
pura e vitale. Futuro Nazionale nasce dunque dalla volontà di riportare
l’Italia alle proprie radici, posizionandola nuovamente sulla strada della sua
grande storia. Il Generale Roberto Vannacci, fondatore e Presidente del
movimento, ha indicato il cuore della missione: imboccare la via per tornare ad
essere, rapidamente e senza moderazione, un Paese identitario, sovrano, sicuro,
libero e prospero.
Il
partito si propone come forza di destra patriottica e identitaria, capace di
accogliere gli italiani di buona volontà, orgogliosa delle proprie radici
nazionali, fondate sul diritto romano, sulla filosofia greca, sull’eroismo
della cristianità romano-germanica e, sopra tutto, sulla sintesi di queste
istanze operata dalla civiltà cattolica. Una forza determinata a perseguire
innanzitutto l’interesse degli italiani, a difendere i loro valori, la loro
storia, la loro inclinazione a sviluppare la propria cultura e la propria
esistenza nei massimi gradi possibili.
La
visione di Futuro Nazionale si fonda su alcuni valori cardine – identità
nazionale, famiglia naturale, sicurezza, libertà, merito e tradizione –
ritenuti indispensabili per una nuova primavera italiana. La missione
dichiarata è quella di distaccarsi dalle divisioni artefatte e da talune
posticce categorie ideologiche volte a mantenere gli italiani in una perdurante
guerra civile anziché permettere loro di impegnarsi in uno sforzo realista per
il bene della Nazione alla luce dei valori fondamentali della nostra civiltà.
È
importante per noi non lasciarsi travolgere dagli scompaginamenti di un mondo
che in pochi anni ha subito incredibili trasformazioni e assumerne saggiamente
la guida, proponendosi come una forza veramente nuova, capace di ascoltare e
stare vicina al cittadino, di crescere, di migliorare il sistema e la qualità
della vita della nazione, al fine di costruire e lasciare ai nostri figli
un’Italia migliore di quella ricevuta, attraverso un progetto politico
integrale, decisivo e costruttivo; un progetto capace, dunque, di dialogo con
altre realtà della società civile e della politica italiana, ma senza
compromessi sugli ideali e con una netta consapevolezza di quali siano i valori
non negoziabili (a cominciare dalla difesa della vita dal concepimento alla morte
naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione
romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che
costi).
Con il
presente programma politico, articolato per aree tematiche, Futuro Nazionale
presenta la visione, i valori fondanti, le proposte concrete e gli obiettivi
strategici che caratterizzeranno la propria azione politica. Ciascun capitolo illustra gli
orientamenti e le iniziative che il partito intende promuovere nei diversi
settori, dall’economia alla giustizia, dalla difesa all’istruzione, dalla re migrazione
alla sussidiarietà, alla politica estera, alla sanità, all’ambiente, al lavoro,
alla cultura, al rilancio dell’identità nazionale come identità romana e
cristiana.
Questo
programma rimarrà vivo, si alimenterà mediante il confronto interno, l’analisi
dell’evoluzione degli scenari mutevoli, il dialogo con le realtà della società
civile. Di conseguenza, sarà periodicamente aggiornato, continuando ad
affermare senza cedimenti i medesimi valori nei contesti delle nuove sfide.
Intorno
a noi, il mondo è attraversato da rischi che nessuna società può ignorare. La
competizione tra grandi potenze è tornata a essere un fattore strutturale; la
“fine della storia” profetizzata da Fukuyama si è rivelata una grande
illusione; la guerra in Ucraina, con lo scellerato posizionamento dell’Europa,
ha aperto scenari che in molti non avevano immaginato; il Medio Oriente rimane
un epicentro di instabilità; le cyber‑minacce possono paralizzare interi
sistemi; le catene globali di approvvigionamento sono fragili; la crisi
demografica e i flussi migratori generano tensioni e definiscono uno stato di
seria crisi per l’esistenza della nostra società attraverso il tempo.
Di
fronte a questa realtà complessa la classe politica si è rivelata negli ultimi
anni piuttosto inadeguata. Di conseguenza, una parte crescente del Paese ha
perso fiducia nei confronti della politica italiana. Ci sono cittadini che
hanno smesso di votare perché non credono più che la politica possa
sensibilmente incidere sulla loro vita; altri che si erano sentiti
rappresentati da forze politiche oramai sempre più somiglianti l’una all’altra;
altri ancora che hanno cercato risposte in movimenti nati come forma di
protesta e poi risoltisi nelle solite inconcludenti ricette tecnocratiche,
ideologiche o prive di coraggio.
È
dunque venuto il momento di cambiare il mazzo da gioco e rimettere in
discussione tutti i parametri supinamente accettati da coloro che si sono
dedicati ad una politica le cui regole erano già fatte a tavolino da chi a
tutto pensa fuorché all’interesse nazionale. La politica del presente non può
essere letta con le categorie del passato: deve essere interpretata attraverso
i bisogni reali del presente e le sfide interne e globali che il Paese affronta
e affronterà. È tempo per la rinascita di un pensiero e di un’azione
tipicamente romani e cristiani, impegnandosi per il futuro delle nostre
famiglie e dei nostri figli, ai quali dobbiamo consegnare un Paese migliore e
all’altezza di come ci è stato consegnato dai nostri avi, la cui volontà rimane
per noi monito, consegna e criterio di decisione.
Come
ci ha insegnato Gilbert Keith Chesterton, il cui trapasso coincide col giorno
di conclusione della nostra Assemblea Costituente, “La tradizione può essere
definita come una estensione del diritto politico. Tradizione significa dare il
voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi”. Ce lo diceva
anche Giovannino Guareschi, che nel diario redatto durante la prigionia in un
campo tedesco scrive “bisogna anche tener conto dei Morti, nella vera
democrazia”.
Per
tutte le dette ragioni Futuro Nazionale si ispira a un patriottismo realista e
infaticabile, convinto che l’Italia – culla di civiltà, arte, filosofia e
innovazione – abbia la vocazione naturale alla magnanimità, ovvero alla virtù
dimenticata della grandezza. Il movimento intende riconoscere e promuovere la
dignità del popolo italiano, sostenendone e rinnovandone la fierezza e mettendo
al centro l’interesse nazionale di quella che è stata la culla della civiltà
europea: quel corpo che è Roma antica, quell’anima che è la Roma cristiana.
Corpo che è oggi rappresentato anche dall’estensione materiale della nostra
terra – racchiusa dalle Alpi e dal Mare nostrum, benedetta dal clima che ne ha
fatto “ ‘l giardin de lo ‘mperio” (Dante, Purgatorio, VI) – , i popoli italici
(comunità di diritto e di sangue perché fondati sulla famiglia, che è una
società di diritto e di sangue e che è la fonte della nazione, la quale trova
la propria origine nel latino nasci, nascere) che l’Impero antico federò e che
unì, organizzandoli in regioni a diretto raccordo con Roma (mai “province
romane” come le terre non italiane) e, di questi popoli, la ricchezza dei
tratti specifici dei nostri volti, dei nostri capelli, dei nostri occhi.
L’Italia
ha anche un’anima: fede, lingua (“Il bel paese là dove ‘l sì suona”, Inferno,
XXXIII), storia, valori comuni. Per fare un italiano non ci vuole un corso di
educazione civica: ci vogliono secoli. Che cos’è la Patria? È la terra dei
padri che, nei secoli, hanno costruito le stesse strade, raccontato le stesse
storie, combattuto sullo stesso fronte. Proprio per questo le guerre civili
sono la peggior ferita nella storia dei popoli, come forma di fratricidio.
L’Impero
Romano, di cui noi italiani siamo i grati eredi, fu notoriamente capace di
grande sintesi e di proficuo incontro e scambio culturale. Le civiltà solide
non progrediscono per meccanica sommatoria o indiscriminata mescolanza con le
altre, ma per capacità integrativa ed assimilativa: l’Italia lo ha fatto con
perfetta continuità per oltre due millenni. Oggi sta invece accadendo una
sovrapposizione forzosa e innaturale, una vera e propria invasione che non è
scambio e confronto ma distruzione del corpo e dell’anima dell’Italia,
imponendo nuovi modelli culturali e sovvertendo le nostre leggi, le nostre
tradizioni, la nostra sicurezza e la nostra libertà di continuare a vivere a
casa nostra secondo quel modello che abbiamo difeso e promosso per millenni.
Come
il Generale Roberto Vannacci ha più volte sottolineato, “viene prima l’Italia,
poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio”. Il nostro
progetto rivendica di essere quello di una destra “vitale”, cioè non
rattrappita e avviluppata sulle regole del discorso decise dai padroni della
cultura e da chi dà patenti per decidere che cosa si possa pensare e che cosa
no. Una destra vitale anche perché mette al primo posto la necessità di
promuovere la vita, a partire dal rilancio demografico: per fare, crescere,
sognare, lavorare occorre prima esistere. E un popolo esiste nei suoi membri,
nei suoi figli, quelli che oggi mancano, col rischio di segnare la fine della
civiltà italiana. La classe politica del nostro Paese anche su questo ha
dormito sugli allori per decenni, rinviando quello che è uno dei problemi più
urgenti per la sussistenza e la prosperità della Nazione.
Una
destra vitale, insomma, che getta il guanto di sfida al conformismo e alla
mediocrità, per liberare le energie inespresse della Nazione ed avviarne di
nuove. In sintesi, Futuro Nazionale si propone come progetto politico
identitario, sovranista, di azione integrale e a tutto campo, critico verso
assetti e alleanze internazionali che penalizzino l’Italia, deciso a
ridisegnare il futuro del Paese a partire dai propri valori fondanti, dalle
proprie radici. Questo è ciò che siamo, questo è ciò che abbiamo deciso di
essere ancora. Di fronte a chi avesse qualcosa da ridire sulla nostra identità
e sui nostri propositi, noi tireremo dritto.
Dottrina
economica e Fiscalità.
Libertà
economica, proprietà diffusa e funzione strategica dello Stato.
Futuro
Nazionale promuove un modello di sviluppo fondato sulla proprietà diffusa, sul
merito, sul valore dell’impresa e del lavoro, sulla libertà economica, sulla
solidarietà comunitaria e sulla tutela dell’interesse nazionale attraverso
l’esercizio della sovranità economica. L’obiettivo è costruire un’Italia più
prospera, competitiva e socialmente coesa, nella quale crescita economica,
benessere delle famiglie, valorizzazione delle eccellenze produttive e
rafforzamento dell’autonomia economica procedano insieme.
L’iniziativa
privata, l’impresa, il lavoro autonomo e il lavoro dipendente adeguatamente
retribuiti, le professioni, il risparmio, la libera concorrenza rappresentano
il motore ordinario della crescita. Il compito dello Stato non è sostituirsi al
mercato, ma creare condizioni favorevoli allo sviluppo: regole stabili, fisco
più semplice, burocrazia più leggera, infrastrutture efficienti e tutela della
concorrenza. Nei settori decisivi per la sovranità economica, la continuità
produttiva e l’autonomia tecnologica, lo Stato deve però esercitare una
funzione di indirizzo, garanzia e presidio proporzionato, avendo sempre come
obiettivo la tutela e il perseguimento del bene comune.
Energia,
infrastrutture, credito, risparmio, tecnologie strategiche e filiere produttive
essenziali richiedono strumenti adeguati di protezione e di indirizzo. Golden
Power, Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale e politiche di sostegno alle
filiere non devono diventare forme di dirigismo, ma strumenti selettivi per
concorrere allo sviluppo dell’economia nazionale, affrontando crisi
internazionali, dipendenze esterne, acquisizioni ostili e rischi per la
continuità industriale del Paese. Di fronte alle sfide di una globalizzazione
dominata dalle multinazionali e dalla finanza internazionale – che rischia di
divorare il made in Italia, il nostro tessuto produttivo e il valore del nostro
lavoro – è necessario rimettere in campo, come stanno facendo tutte le Nazioni
del mondo, la sovranità dello Stato e delle istituzioni pubbliche in campo
economico e sociale.
Ad una
sinistra che vuole “tutti proletari” (ormai privati persino della “prole”),
Futuro Nazionale contrappone una visione di Italia in cui tutti siano
proprietari, la dipendenza dai sussidi pubblici sia quanto più possibile
ridotta e la proprietà sia favorita per tutte le famiglie. Mentre altri sognano
come unico modello le grandi concentrazioni finanziarie, per Futuro Nazionale
la proprietà diffusa è, quale dato storico che ha caratterizzato l’Italia, la
via per affrontare anche il futuro. La proprietà diffusa è, infatti, uno dei
pilastri della stabilità economica e della libertà delle famiglie. Una società
è tanto più solida quanto più ampio è il numero dei cittadini che possono
essere proprietari, risparmiatori, imprenditori, professionisti e lavoratori
partecipi dei risultati dell’attività economica. Per questo il programma
favorisce la partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa e
l’azionariato diffuso, mediante strumenti fiscali semplici e incentivanti,
rafforzando la corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo alla
ricostruzione della classe media produttiva. La cornice di riferimento della
dottrina economica di Futuro Nazionale è dunque, in opposizione a quella del
conflitto di classe, quella di una cooperazione tra classi e tra corpi sociali
intermedi, seguendo la sapiente riflessione della Dottrina Sociale della
Chiesa.
Per
perseguire tutti questi obiettivi la premessa fondamentale è quella di
riconquistare spazi di sovranità economica e fiscale rispetto all’incombente
presenza dell’Unione Europea che vincola e reprime le potenzialità di sviluppo
delle Nazioni, a cominciare dalla nostra Italia, e le rende ancora più deboli
ed esposte alle derive negative della globalizzazione.
Una
fiscalità per crescita, famiglia e produzione.
Il
sistema tributario deve tornare a essere semplice, stabile, comprensibile e
orientato alla crescita. Un fisco eccessivamente complesso produce costi
economici e amministrativi che penalizzano famiglie, professionisti e imprese
quasi quanto l’eccesso di imposizione. La semplificazione non è quindi un
aspetto accessorio della riforma fiscale, ma una componente essenziale della
riduzione del carico che grava sul sistema produttivo.
La
riduzione della pressione fiscale, con particolare attenzione al cuneo fiscale,
rappresenta un obiettivo strategico da perseguire con un percorso graduale,
sostenibile e verificabile. Tale percorso dovrà fondarsi su semplificazione
normativa, ampliamento della base imponibile, recupero dell’evasione
organizzata, revisione della spesa improduttiva e monitoraggio costante degli
effetti economici e finanziari. La scellerata politica del passaggio da
“tassare le persone” a “tassare le cose”, che suona bene perché le persone
percepiscono di non venire più tassate, è stato uno strumento di grave
aggressione alla proprietà anziché alla ricchezza e che ha arrecato danni
soprattutto a chi ha bassi redditi o non ne ha: chi non ha entrate, come può
pagare tasse e bolli legati alla mera proprietà della motocicletta,
dell’automobile, della seconda casa ereditata dal nonno? Un sistema fiscale
così pervasivo da voler aggredire anche i beni che non producono reddito deve
certamente essere rivisto per tornare alla ragionevolezza.
Le
risorse pubbliche dovranno essere orientate progressivamente verso investimenti
capaci di sostenere produttività, natalità, innovazione, occupazione e
competitività, privilegiando interventi strutturali rispetto a misure
temporanee o emergenziali. La credibilità della riduzione fiscale dipende dalla
capacità di collegarla a un metodo di spesa chiaro, misurabile e compatibile
con gli equilibri di finanza pubblica, ma anche dalla possibilità di reperire
le risorse finanziarie necessarie attraverso una rinnovata sovranità economica
e maggiori flessibilità e possibilità di deroga ai vincoli finanziari oggi
imposti dall’Unione europea.
Per
questo nel rapporto con l’Unione europea e con gli organismi internazionali,
Futuro Nazionale sostiene una linea di realismo e tutela dell’interesse
nazionale attraverso l’esercizio di una vera sovranità economica. Le regole
comuni devono favorire crescita, competitività, tutela del risparmio e coesione
sociale. Quando producono effetti penalizzanti per il sistema produttivo
italiano, il Governo dovrà promuoverne la revisione attraverso strumenti
istituzionali, alleanze politiche internazionali e proposte tecnicamente
fondate, non avendo paura di esercitare il proprio potere di veto.
In
particolare, bisognerà intervenire per porre rimedio alla sciagurata firma da
parte del Governo Meloni del nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo, che
ha imposto vincoli ancora più stringenti alla nostra capacità di spesa per
investimenti produttivi. Per ottenere questo risultato Futuro Nazionale non
vede altra strada che quella di esercitare il nostro potere di veto sul
prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, perché fino ad ora le uniche
deroghe che sono state concesse da una Commissione europea troppo subalterna
alla Germania sono state quelle per le spese per il “riarmo europeo” e per il
“green deal”: non vere necessità nazionali e continentali, ma attuazioni di
indirizzi ideologici nocivi per i popoli europei.
In
questa prospettiva Futuro Nazionale ritiene necessaria una revisione organica
dei Trattati su cui si fonda l’Unione europea, ritenendo che l’attuale
architettura istituzionale sia stata concepita in un contesto profondamente
diverso e, comunque, secondo un’ideologia ordo-liberista la cui conformità al
perseguimento del bene comune è stata ormai smentita dai fatti. Tale
architettura, quindi, deve essere aggiornata per rispondere alle trasformazioni
intervenute negli ultimi decenni, ripristinare il primato del bene comune,
oggetto della politica, come criterio di armonizzazione delle istanze private e
rafforzare competitività, sussidiarietà, sicurezza economica, giustizia sociale
e cooperazione internazionale, nel pieno rispetto degli interessi nazionali degli
Stati membri.
Le
idilliache previsioni sull’unione monetaria si sono rivelate un terribile
inganno per il ceto produttivo e i lavoratori italiani. Oggi la possibilità di
una revisione delle regole comuni europee non può ignorare quanto nel frattempo
sopravvenuto e le condizioni reali di esercizio dell’azione politica,
bilanciando ipotesi e coordinando tempi, modi, alleanze e circostanze per
ottenere un miglioramento delle condizioni economiche dell’Italia e la
mitigazione di ogni potenziale effetto avverso delle possibili strategie di
revisione. In questa materia non c’è spazio per tifoserie come quelle a cui
abbiamo assistito negli ultimi anni e che sempre si sono risolte da un lato
nell’obbedienza servile ad ogni ordine di Bruxelles e, dall’altro, in roboanti
dichiarazioni di rottura a cui non è poi seguita alcuna seria strategia
operativa. Sarà solo la promozione di una revisione organica dei Trattati,
condotta con perizia e ove la complessità lo consenta senza ledere il lavoro e
la produttività del Paese, a poter garantire l’inderogabile tutela degli
interessi nazionali degli Stati membri e, in primis, dell’Italia.
La
Costituzione resta il riferimento fondamentale dell’azione pubblica. Nel
rispetto degli impegni internazionali, ogni vincolo dovrà essere interpretato
e, ove necessario, ridiscusso alla luce dell’interesse nazionale, della tutela
del lavoro e della capacità produttiva del Paese. Per questo Futuro Nazionale
propone una riforma che ribadisca in modo esplicito e indiscutibile la
prevalenza dei principi della Costituzione italiana rispetto ad ogni genere di
trattati internazionali, inclusi quelli europei.
Le
nostre proposte fiscali prioritarie:
Riforma
del sistema tributario fondata su semplicità, equità, stabilità e
proporzionalità, con eliminazione delle norme obsolete, riduzione delle
micro-imposte, calendario fiscale stabile e sportello digitale unico per gli
adempimenti principali.
Continuità
fiscale pluriennale, affinché aliquote, deduzioni e regole tributarie
fondamentali restino stabili nel tempo, consentendo a famiglie e imprese di
programmare investimenti, assunzioni e attività economiche con maggiore
certezza.
Introduzione
di un vero quoziente familiare, che tenga conto ai fini dell’individuazione
dell’aliquota fiscale di quante persone il reddito va effettivamente a
sostenere. Il quoziente familiare dovrà divenire un criterio fondamentale di
applicazione della progressività fiscale, riconoscendo famiglia e natalità come
fattori centrali della sostenibilità economica, sociale e previdenziale del
Paese.
Individuazione
di misure politiche e fiscali di shock generativo per la riattivazione del
saldo demografico che è presupposto della sostenibilità antropologica, civile,
economica e previdenziale del Paese. Nel 2025 il tasso di fecondità per
l’Italia si è fermato a 1,14 figli per donna, quasi la metà del “tasso di
estinzione” (i.e. “tasso di mantenimento demografico, fissato a 2,1 figli per
donna): vedi sezione “Misure economiche specifiche per la famiglia”, nel
presente programma.
Promozione
di una azione politica coraggiosa in sede europea per riconoscere la demografia
come vero elemento di crisi dell’Europa (il tasso europeo di fecondità oscilla
tra 1,3 e 1,4 figli per donna), mentre una operazione di distrazione di massa
continua a proporre quali emergenze continentali quelle trattate dal Green Deal
e dal ReArm EU. L’Europa necessita di una deroga strutturale al Patto di
Stabilità e Crescita che verta non sulle emissioni di carbonio ma sulla
procreazione.
Introduzione
delle “quote azzurre” nei concorsi pubblici, riservando una parte
dell’ammontare dei posti a bando ai genitori di famiglie numerose: sostenere la
famiglia che procrea è sostenere il futuro dell’Italia.
Riduzione
strutturale del cuneo fiscale per aumentare il reddito netto dei lavoratori e
ridurre il costo del lavoro, con priorità per giovani, famiglie e imprese ad
alta intensità occupazionale.
Superamento
graduale del sistema di saldo e acconto per autonomi e piccole imprese,
orientando la tassazione ai redditi effettivamente prodotti e incassati,
secondo modalità compatibili con la continuità della finanza pubblica.
Estensione
del principio di cassa per professionisti e imprese minori, favorendo
progressivamente il versamento dell’IVA all’effettivo incasso nei limiti
consentiti dal quadro normativo.
Prosecuzione
del percorso di riduzione delle aliquote IRPEF e razionalizzazione degli
scaglioni, con particolare attenzione alla tutela della classe media e alla
neutralità tra diverse categorie di contribuenti, con l’obiettivo di giungere
ad un sistema di tassa piatta a una o due aliquote.
Revisione
del rapporto tra regime forfettario e regime ordinario, eliminando gli effetti
soglia che scoraggiano la crescita del fatturato e prevedendo una transizione
graduale, trasparente e anti-elusiva tra i due sistemi.
Valutazione
dell’innalzamento del limite del regime agevolato per le partite IVA e
introduzione di una tassazione incrementale sui maggiori ricavi, così da
favorire crescita ed emersione senza penalizzare chi aumenta la propria
attività.
Revisione
della deducibilità dei costi d’impresa e del sistema degli ammortamenti,
favorendo investimenti produttivi, innovazione, digitalizzazione,
efficientamento energetico e beni strumentali.
Progressiva
estensione della deducibilità delle spese fondamentali sostenute con strumenti
tracciabili, con priorità a sanità, istruzione, abitazione, figli, disabilità e
non autosufficienza, accompagnata da una razionalizzazione delle agevolazioni
fiscali frammentate.
Nuovo
rapporto tra Stato e contribuente fondato su tassazione proporzionata, certezza
del diritto, semplificazione amministrativa, collaborazione preventiva e
concentrazione dei controlli sui fenomeni di evasione ed elusione più
rilevanti.
Progressiva
riduzione dell’IVA sui beni essenziali per famiglie e figli, promuovendo, ove
necessario, la revisione della normativa europea applicabile.
Rafforzamento
della deducibilità delle donazioni agli enti del Terzo Settore che garantiscano
trasparenza, corretto utilizzo delle risorse e misurabilità dell’impatto
sociale.
Incentivi
fiscali e contributivi al rientro in Italia delle produzioni strategiche e
delle filiere ad alto valore aggiunto, quale strumento di politica industriale
e rafforzamento competitivo.
Definizione
agevolata dei contenziosi fiscali pregressi, collegata a un sistema tributario
più semplice, stabile e orientato alla collaborazione tra amministrazione e
contribuente.
Rafforzamento
del contrasto all’evasione fiscale organizzata, all’elusione internazionale, alle
frodi e ai trasferimenti artificiosi di base imponibile, concentrando i controlli
sui fenomeni economicamente più rilevanti e riducendo gli oneri amministrativi
per le piccole imprese corrette.
Applicazione
del principio secondo cui ogni nuovo adempimento amministrativo dovrà
comportare la contestuale eliminazione o semplificazione di obblighi esistenti.
Fiscalità
orientata alla produttività, premiando ricerca, innovazione, trasferimento
tecnologico, capitale umano, investimenti produttivi e incremento della
competitività del sistema economico italiano.
Fondo
Sovrano, credito, risparmio e previdenza
Futuro
Nazionale propone l’istituzione del Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale
quale strumento di investimento strategico destinato a sostenere
infrastrutture, energia, innovazione, tecnologie avanzate, ricerca, capitale di
rischio e patrimonializzazione delle imprese italiane. Il Fondo dovrà operare
con criteri di trasparenza, sostenibilità economica e indipendenza gestionale,
mobilitando risorse pubbliche selettive, investitori istituzionali e risparmio
nazionale.
Il
Fondo potrà intervenire, anche temporaneamente, nella tutela degli asset
strategici quando siano esposti ad acquisizioni ostili o a situazioni capaci di
compromettere sicurezza economica, continuità delle filiere produttive o
autonomia tecnologica del Paese, in coordinamento con gli strumenti di Golden
Power. L’obiettivo è conciliare libertà di mercato e tutela degli interessi
strategici nazionali, evitando sia il dirigismo permanente sia l’abbandono
degli asset essenziali a logiche speculative di breve periodo.
La
politica economica non può prescindere da un sistema del credito efficiente e
orientato allo sviluppo dell’economia reale. Famiglie, professionisti e imprese
dipendono ancora in larga misura dal finanziamento bancario; per questo tutela
del risparmio, rafforzamento delle banche territoriali, credito cooperativo e
pluralità degli strumenti finanziari sono elementi essenziali della sovranità
economica nazionale.
La
presenza dello Stato dovrà limitarsi alla tutela delle infrastrutture
finanziarie strategiche, della stabilità del sistema e della concorrenza,
evitando concentrazioni eccessive e favorendo il finanziamento dell’economia
reale. Il risparmio italiano deve essere protetto e, ove possibile, orientato
verso investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione e crescita delle
imprese.
La
riforma previdenziale deve garantire stabilità, equità e sostenibilità nel
lungo periodo, superando il ricorso continuo a misure temporanee e deroghe
annuali. L’obiettivo programmatico di Futuro Nazionale è consentire il
pensionamento dopo 41 anni di contribuzione effettiva, attraverso un percorso
graduale compatibile con gli equilibri finanziari e demografici del sistema
previdenziale.
Particolare
attenzione sarà riservata ai lavori usuranti, alle carriere discontinue, ai
giovani con ingresso tardivo nel mercato del lavoro, ai lavoratori autonomi e
alle donne con figli, riconoscendo il valore sociale della maternità mediante
correttivi previdenziali da introdurre secondo criteri di sostenibilità e che
prevedano un significativo abbassamento dell’età pensionabile sulla base del
numero dei figli avuti. Parallelamente sarà incentivata la previdenza
complementare, rafforzandone l’educazione finanziaria e ampliando
progressivamente la deducibilità fiscale dei relativi versamenti, con
l’obiettivo di integrare le future pensioni e favorire investimenti
nell’economia reale nazionale.
Una
proposta per il rafforzamento della sovranità economica: la moneta fiscale
Futuro
Nazionale propone di valutare l’introduzione della moneta fiscale quale
strumento complementare di politica economica, fondato sulla circolazione
volontaria di crediti fiscali e diritti di compensazione tra Stato e
contribuenti, senza configurare una moneta alternativa. La formulazione deve
essere tecnica e prudente: non uno strumento di rottura, ma un meccanismo
ordinato di liquidità fiscale e compensazione.
L’obiettivo
è favorire investimenti produttivi, compensazione tra debiti e crediti verso la
Pubblica Amministrazione e sostegno all’economia reale, limitando il ricorso a
nuovo debito finanziario. L’eventuale introduzione dovrà avvenire gradualmente,
attraverso una ricognizione dei crediti fiscali esistenti, seguita da
sperimentazioni circoscritte, integralmente tracciabili e sottoposte a
monitoraggio indipendente.
La
circolazione resterà volontaria, regolata e trasparente, nel rispetto della
stabilità del sistema economico e della certezza giuridica. Ogni estensione
dovrà essere subordinata alla verifica degli effetti su investimenti, gettito,
liquidità, tempi di pagamento e crescita economica.
Lavoro,
PMI, Professioni e Politiche Occupazionali.
Lavoro,
produttività e crescita.
Il
lavoro rappresenta il fondamento della crescita economica e della coesione
sociale, oltre ad essere una imprescindibile dimensione per l’espressione e la
maturazione della persona, che proprio attraverso il lavoro apporta un
importante contributo al bene comune. Attraverso il lavoro si costruiscono
benessere familiare, sviluppo della comunità nazionale e stabilità del Paese.
Per questo Futuro Nazionale considera prioritario puntare verso la piena
occupazione, creando le condizioni affinché ogni cittadino possa accedere a
un’occupazione stabile, coerente con le proprie competenze e adeguatamente
remunerata.
Compito
della politica economica è favorire la crescita dell’occupazione, della
produttività e del reddito disponibile, creando un contesto favorevole agli
investimenti, all’impresa e all’innovazione. Lo Stato deve garantire regole
semplici, certezza normativa, pressione fiscale sostenibile, infrastrutture
efficienti e minori ostacoli burocratici, rispettando l’iniziativa privata come
principale motore dello sviluppo economico ed offrendo ad essa degli indirizzi
strategici sostenuti dagli investimenti pubblici.
Negli
ultimi anni il potere d’acquisto delle famiglie italiane è stato ridotto dalla
bassa crescita, dall’elevata pressione fiscale sul lavoro, dall’aumento dei
costi energetici e dalla stagnazione della produttività. Ciò ha inciso
negativamente sui consumi, sulla capacità di risparmio, sugli investimenti,
sulla natalità e sulla possibilità per molti giovani di costruire un progetto
di vita stabile.
Per
invertire questa tendenza occorre rafforzare la domanda interna e la produzione
nazionale, sostenere la produttività e favorire la formazione di nuova
ricchezza attraverso lavoro, impresa, innovazione e investimenti produttivi. La
progressiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo dovrà aumentare il
reddito netto dei lavoratori senza compromettere la competitività delle
imprese, innescando un circuito virtuoso. La riduzione del costo del lavoro
dovrà essere accompagnata da investimenti nella formazione continua, nella
digitalizzazione delle imprese, nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo
delle competenze professionali. Particolare rilievo sarà attribuito
all’Università e alla Ricerca, agli Istituti Tecnologici Superiori, alla
formazione tecnica avanzata e ai percorsi di aggiornamento permanente,
indispensabili per affrontare l’evoluzione del mercato del lavoro.
L’innovazione
tecnologica e l’intelligenza artificiale rappresentano una rilevante
opportunità di crescita della produttività, ma richiedono una governance
orientata alla tutela della persona e del lavoro. La priorità è favorire
l’adozione responsabile delle nuove tecnologie, rafforzando le competenze dei
lavoratori e accompagnando le trasformazioni produttive senza compromettere
occupazione, coesione sociale e competitività, anche valutando e implementando
nuovi modelli organizzativi che distribuiscano i benefici ottenuti
dall’innovazione tecnologica senza aumentare il numero dei disoccupati. Se la
sinistra pensa come unica soluzione la redistribuzione della ricchezza con
sussidi per cittadini privati della possibilità di lavorare, per Futuro
Nazionale è proprio l’occupazione di ciascuno a rappresentare un bene da
tutelare per lo sviluppo economico, morale e spirituale della società. Non
dovrà trattarsi di “lavoro povero”, che non permette di arrivare alla fine del
mese. Per questo è necessario sostenere la contrattazione nazionale finalizzata
ad ottenere una giusta retribuzione per il lavoro dipendente, con la
detassazione degli incrementi salariali e anche attraverso una riforma della
rappresentatività sindacale che garantisca una vera difesa degli interessi dei
lavoratori soprattutto nei confronti delle grandi corporation multinazionali.
La
qualità del lavoro dipende anche da fattori esterni alla retribuzione.
Politiche energetiche, infrastrutture efficienti, accesso alla casa e
semplificazione amministrativa incidono direttamente sul potere d’acquisto
delle famiglie e sulla capacità delle imprese di investire, assumere e
competere. Per questo Futuro Nazionale considera prioritarie la riduzione
strutturale del costo dell’energia (sia riaprendo al gas russo, sia
differenziando le fonti di produzione nazionale, a partire da nucleare e biomasse),
il potenziamento delle infrastrutture materiali e digitali, la valorizzazione
del patrimonio pubblico inutilizzato per favorire l’accesso alla casa, lo
sviluppo dell’edilizia convenzionata e l’acquisto dell’abitazione da parte
delle giovani famiglie. La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione
dovrà perseguire un obiettivo preciso: semplificare i rapporti tra cittadini,
imprese e istituzioni, riducendo tempi, costi amministrativi e adempimenti
inutili, così da liberare risorse da destinare alla crescita economica e
all’occupazione.
Politiche
attive del lavoro, partecipazione e capitale umano.
Una
moderna politica del lavoro deve favorire l’incontro tra domanda e offerta,
sostenere la formazione continua e accompagnare le persone lungo l’intero
percorso professionale. L’obiettivo è ridurre i tempi di accesso
all’occupazione, valorizzare le competenze e favorire il reinserimento
lavorativo di chi perde il lavoro o necessita di una riqualificazione.
Futuro
Nazionale propone la realizzazione di un Database Unico di Collocamento
Nazionale, integrato con imprese, centri per l’impiego, enti di formazione e
operatori privati accreditati, così da rendere più efficiente, trasparente e
rapido il mercato del lavoro. Le risorse destinate ai servizi per l’impiego
dovranno essere orientate ai risultati conseguiti in termini di occupazione
stabile, formazione completata e qualità dell’inserimento. Le misure di
sostegno economico rivolte alle persone in condizioni di effettiva difficoltà
dovranno essere accompagnate da percorsi di orientamento, formazione e
reinserimento professionale. La solidarietà deve procedere insieme alla
responsabilità: nessuno deve essere lasciato senza tutela nelle situazioni di
reale bisogno, ma ogni politica sociale deve favorire il ritorno
all’occupazione quando ciò sia concretamente possibile. La disponibilità a
lavorare per chi ne sia capace rappresenterà dunque una condizione
imprescindibile per l’accesso agli strumenti di sussidio, ritenendo che tali
risorse debbano altrimenti essere utilizzate per favorire la riduzione del
cuneo fiscale e, quindi, la creazione di nuovi posti di lavoro. Futuro
Nazionale si oppone all’idea che chi lavora debba mantenere, tramite le
imposte, chi si rifiuta di lavorare e contribuire, per come può, al bene della
Nazione. Per questo proponiamo come criterio di orientamento quello che
chiamiamo il “principio economico di San Paolo”: chi non vuol lavorare neppure
mangi (2 Tessalonicesi 3, 10).
Futuro
Nazionale, seguendo la saggezza della Dottrina Sociale della Chiesa, considera
strategica una più ampia partecipazione dei lavoratori alla crescita delle
imprese. Partecipazione agli utili, azionariato dei dipendenti e altri modelli
di coinvolgimento economico possono aumentare produttività, senso di
appartenenza e stabilità aziendale, favorendo una più equa distribuzione dei
benefici della crescita. Tali strumenti dovranno integrare, e non sostituire,
la normale retribuzione, promuovendo una cultura fondata sulla
corresponsabilità tra capitale e lavoro e contribuendo al rafforzamento della
proprietà diffusa e di una classe media produttiva sempre più estesa.
Imprese,
professioni e competitività del sistema produttivo.
La
crescita dell’occupazione dipende dalla solidità del sistema produttivo
nazionale. Per questo Futuro Nazionale pone al centro della propria politica
economica il rafforzamento delle piccole e medie imprese, delle imprese
familiari, degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, delle aziende
agricole e della pesca, che insieme al lavoro dipendente rappresentano la
struttura portante dell’economia italiana.
L’obiettivo
è creare un contesto favorevole agli investimenti, riducendo gli oneri
burocratici, facilitando l’accesso al credito, sostenendo l’innovazione e
favorendo il ricambio generazionale nelle attività produttive. Particolare
attenzione sarà dedicata alle imprese familiari, al fine di preservarne
competenze, patrimonio professionale e continuità aziendale. La crescita
dimensionale delle imprese sarà sostenuta attraverso reti d’impresa, consorzi e
forme di collaborazione capaci di aumentarne la competitività senza
comprometterne l’autonomia. Il rafforzamento delle filiere nazionali e il
reshoring delle produzioni strategiche, richiamati anche nella sezione sulla
politica industriale, saranno strumenti essenziali per mantenere in Italia
attività produttive, centri decisionali, ricerca e competenze ad alto valore
aggiunto.
Per
sostenere la crescita sui mercati esteri saranno rafforzati gli strumenti di
internazionalizzazione, valorizzando il ruolo di SACE, SIMEST, Camere di
Commercio e organismi di promozione del Made in Italia. Le imprese che
investono in ricerca, innovazione, digitalizzazione ed esportazione dovranno
poter contare su strumenti stabili, prevedibili e facilmente accessibili.
Parallelamente sarà favorito lo sviluppo di strumenti finanziari alternativi al
tradizionale credito bancario, attraverso iniziative pubblico-private destinate
alla patrimonializzazione delle PMI, al finanziamento degli investimenti e alla
crescita delle imprese con maggiore potenziale industriale.
La
semplificazione amministrativa rappresenta una condizione essenziale per
aumentare la competitività del Paese. Ogni intervento dovrà ridurre tempi
autorizzativi, adempimenti e costi amministrativi, utilizzando la
digitalizzazione come strumento di semplificazione e non di ulteriore
complessità burocratica. Futuro Nazionale, pur riconoscendo gli aspetti
positivi dell’innovazione nei sistemi di pagamento, mette al centro la tutela
della libertà di scelta di cittadini e imprese tra contante e strumenti alternativi,
nel rispetto della sicurezza, della legalità e della libertà economica.
Innalzeremo il tetto per l’uso del contante a 10.000 €, come previsto dalla
normativa europea, oggi fissato nel nostro Paese alla metà di tale limite.
Particolare attenzione sarà dedicata al contrasto del brain drain, favorendo il
rientro in Italia di giovani professionisti, ricercatori e imprenditori
attraverso strumenti che valorizzino le competenze acquisite all’estero e ne
facilitino il reinserimento nel sistema produttivo nazionale. Le professioni
ordinistiche costituiscono un patrimonio essenziale del sistema economico
italiano. Futuro Nazionale intende favorire l’accesso dei giovani alle
professioni regolamentate, sostenendo percorsi di inserimento più graduali e
tutelanti anche per quanto riguarda l’accesso al credito, una maggiore
integrazione tra formazione e attività professionale, il ricambio generazionale
e l’evoluzione delle società tra professionisti.
Sicurezza,
previdenza e nuove prospettive del lavoro
La
tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro costituisce un
principio irrinunciabile. Futuro Nazionale promuove il rafforzamento delle
attività di prevenzione e dei controlli contro lavoro sommerso, caporalato e
ogni forma di intermediazione illecita, favorendo al contempo sistemi di
appalto che valorizzino qualità, sicurezza e sostenibilità, oltre al mero
criterio del prezzo.
La
sostenibilità del sistema previdenziale deve conciliarsi con la tutela della
dignità del lavoratore. Le future riforme dovranno garantire equilibrio
finanziario, flessibilità in uscita e protezione adeguata per lavori usuranti e
attività caratterizzate da particolare gravosità fisica o psicologica, oltre a
garantire importanti premialità di pensionamento anticipato per le madri,
proporzionalmente al numero dei figli avuti. Crescita dell’occupazione,
produttività, natalità e ampliamento della base contributiva sono condizioni
essenziali per assicurare la solidità del sistema nel lungo periodo. Inoltre,
Futuro nazionale lavorerà alla riduzione dei tempi di liquidazione del TFS/TFR
dei lavoratori pubblici al fine di equipararli al TFR del settore privato.
Intelligenza
artificiale e automazione rappresentano una delle principali trasformazioni del
mercato del lavoro. Futuro Nazionale ritiene che tali innovazioni debbano
essere governate mettendo al centro la persona, utilizzando il progresso
tecnologico per migliorare produttività, qualità del lavoro e competitività.
Nel lungo periodo sarà opportuno valutare modelli organizzativi che consentano
una migliore distribuzione dei benefici derivanti dagli aumenti di
produttività, favorendo un rapporto più equilibrato tra lavoro, formazione,
famiglia, tempo libero e qualità della vita. Infatti, come spiegato nella
sezione “Lavoro, produttività e crescita”, per Futuro Nazionale non è
sufficiente garantire la sussistenza dei cittadini tramite la redistribuzione
della ricchezza, ma occorre garantire una distribuzione del lavoro, ovvero la
possibilità per tutti i cittadini di continuare ad essere produttori della
propria ricchezza, esprimendo le proprie potenzialità nel lavoro e non
dipendendo dai sussidi sociali.
Made
in Italy, Industria e Commercio con l’Estero
Strategia
Industriale Nazionale, sicurezza economica e Fondo Sovrano
Futuro
Nazionale considera la politica industriale uno strumento essenziale per
rafforzare competitività, sicurezza economica e capacità produttiva del Paese.
L’obiettivo non è sostituire l’iniziativa privata, che resta il principale
motore della crescita, ma creare un quadro stabile capace di orientare
investimenti, innovazione e sviluppo secondo una visione di lungo periodo.
A tale
scopo il partito propone l’elaborazione di una Strategia Industriale Nazionale
e di un Piano Industriale Strategico pluriennale, destinati a coordinare gli
strumenti pubblici esistenti, favorire la collaborazione tra istituzioni e
imprese e individuare le priorità industriali del Paese. Particolare attenzione
sarà riservata ai comparti ad alto valore aggiunto e rilevanza strategica:
energia, difesa, aerospazio, infrastrutture digitali, robotica, semiconduttori,
cybersecurity, intelligenza artificiale, automotive avanzato ed energia.
L’obiettivo è rafforzare la presenza italiana nelle filiere tecnologiche più
innovative e ridurre le dipendenze esterne nei settori essenziali.
In un
contesto internazionale segnato da crescente competizione economica e
geopolitica, la sicurezza economica nazionale assume un ruolo centrale. Futuro
Nazionale sostiene un’apertura agli investimenti esteri fondata su reciprocità
e certezza delle regole, sempre nel quadro della compatibilità con la tutela
degli interessi strategici del Paese. Il Golden Power dovrà essere
costantemente aggiornato e rafforzato, così da consentire interventi nei casi
in cui acquisizioni o operazioni societarie possano compromettere
infrastrutture critiche, tecnologie strategiche, filiere produttive, sicurezza
nazionale o capacità industriale. Il Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale,
già delineato nel capitolo precedente, costituirà uno degli strumenti
principali della politica industriale, operando secondo criteri di
sostenibilità, trasparenza e orientamento al mercato, favorendo l’iniziativa
privata e considerandola funzionale al potenziamento del sistema Italia.
Infine, il nucleo delle imprese strategiche partecipate dallo Stato e dei
servizi essenziali gestiti dagli Enti Locali, nonché la capacità di intervento
finanziario della Cassa Depositi e Prestiti, dovranno essere tutelati e
promossi come strumenti fondamentali della nostra sovranità economica nazionale
e territoriale, sottraendoli ad ogni logica clientelare e partitocratica.
L’obiettivo
complessivo è rafforzare la capacità dell’Italia di generare innovazione,
attrarre investimenti qualificati, sviluppare competenze avanzate e mantenere
sul territorio nazionale ricerca, proprietà intellettuale, produzioni
strategiche e centri decisionali.
Filiere
produttive, competitività e sviluppo industriale
Il
rafforzamento della capacità produttiva nazionale rappresenta una priorità
strategica. Le crisi internazionali hanno evidenziato la necessità di filiere
più resilienti, riducendo le dipendenze esterne nei comparti essenziali e
consolidando il sistema produttivo italiano. Futuro Nazionale promuove il
progetto “Filiera Italia”, inteso come integrazione tra imprese, competenze,
infrastrutture e tecnologie nazionali. Il progetto dovrà favorire reshoring,
rientro di attività industriali, ricerca, funzioni decisionali e produzioni ad
alto valore aggiunto.
Per
attrarre nuovi investimenti sarà perseguito un contesto caratterizzato da
stabilità normativa, certezza dei tempi amministrativi, fiscalità competitiva e
infrastrutture moderne. In questa prospettiva saranno rafforzate le Zone
Economiche Speciali e le Zone Logistiche Speciali, particolare attenzione al
Mezzogiorno quale piattaforma produttiva e logistica strategica nel
Mediterraneo ma senza condizionare la concessione di strumenti speciali al
posizionamento sull’asse Nord-Sud. La competitività delle imprese richiede una
profonda semplificazione amministrativa. Saranno estesi i procedimenti
digitali, rafforzati gli sportelli unici, ampliata l’applicazione del
silenzio-assenso nei casi compatibili con l’interesse pubblico, ridotti gli
adempimenti ridondanti e definiti tempi certi per le autorizzazioni. La
Pubblica Amministrazione dovrà diventare un fattore di competitività e non un
ostacolo allo sviluppo.
La
politica fiscale dovrà sostenere investimenti produttivi, ricerca, innovazione,
digitalizzazione e crescita dimensionale delle imprese, privilegiando strumenti
stabili e prevedibili e valorizzando le aziende che mantengono in Italia
attività produttive, proprietà intellettuale, centri decisionali e competenze
strategiche. La competitività industriale dipende anche dalla qualità delle
infrastrutture. Futuro Nazionale propone un piano di potenziamento di porti,
aeroporti, ferrovie, interporti, reti logistiche e infrastrutture digitali, con
l’obiettivo di ridurre i costi di trasporto, migliorare l’efficienza delle
catene di approvvigionamento e rafforzare il ruolo dell’Italia quale
piattaforma logistica europea e mediterranea.
Un
ulteriore fattore decisivo è il costo dell’energia. Il programma sostiene una
strategia orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla
diversificazione delle fonti e alla progressiva riduzione dei costi energetici
per famiglie e imprese, attraverso un mix equilibrato che comprenda rinnovabili
realmente efficaci come le biomasse e l’idroelettrico, infrastrutture
energetiche moderne, implementazione delle tecnologie nucleari di nuova
generazione e politica internazionale improntata a pragmatismo e sicurezza
nazionale, a partire dalla riapertura della possibilità di acquistare il gas a
prezzi vantaggiosi dalla Russia.
Innovazione,
sovranità tecnologica e capitale umano
La
competitività dell’industria italiana dipenderà sempre più dalla capacità di
sviluppare tecnologie strategiche, valorizzare la ricerca e trasformare la
conoscenza in crescita economica. Futuro Nazionale considera la sovranità
tecnologica non come isolamento, ma come capacità di competere nei settori più
avanzati dell’economia globale. Saranno sostenuti investimenti in ricerca,
innovazione e trasferimento tecnologico, rafforzando la collaborazione tra
università, centri di ricerca, imprese e istituzioni. L’obiettivo è favorire un
ecosistema nazionale dell’innovazione capace di trasformare i risultati della
ricerca scientifica in prodotti, brevetti, imprese e occupazione qualificata.
Particolare
attenzione sarà dedicata allo sviluppo delle infrastrutture digitali, della
cybersicurezza, del cloud nazionale, della protezione dei dati strategici e
della resilienza delle reti critiche, poiché la sicurezza digitale è oggi una
componente fondamentale della sicurezza economica del Paese. Futuro Nazionale
sostiene la partecipazione italiana ai programmi internazionali dedicati a
semiconduttori, microelettronica e tecnologie avanzate, favorendo investimenti
nei comparti dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle tecnologie
quantistiche, dell’aerospazio, dei materiali innovativi e delle biotecnologie.
Il Fondo Sovrano dovrà sostenere anche startup innovative, imprese deep-tech e
progetti ad alta intensità di ricerca e sviluppo, favorendo il passaggio
dall’innovazione scientifica alla produzione industriale e facilitando
l’accesso ai capitali nelle fasi iniziali di sviluppo.
Elemento
decisivo della competitività resta il capitale umano. Saranno rafforzati il
sistema delle Università e dei Centri di ricerca, gli Istituti Tecnologici
Superiori, la formazione tecnica e professionale e la collaborazione tra
sistema educativo e imprese, riducendo il divario tra competenze richieste dal
mercato e competenze disponibili. Parallelamente saranno promossi programmi per
il rientro dei talenti italiani dall’estero, l’attrazione di professionalità
altamente qualificate e la valorizzazione delle discipline STEM nei settori
strategici.
Made
in Italy, commercio internazionale e sicurezza degli approvvigionamenti
Il
Made in Italy rappresenta uno dei principali patrimoni economici, produttivi e
culturali della Nazione. Tutelarlo significa difendere non soltanto marchi e
produzioni, ma competenze, filiere industriali, occupazione qualificata e
capacità innovativa. Futuro Nazionale promuove una strategia permanente di
valorizzazione delle eccellenze italiane, sostenendo la presenza delle imprese
sui mercati internazionali e rafforzando i comparti che identificano la
competitività del Paese: manifattura avanzata, agroalimentare di qualità, moda,
design, meccanica specializzata, artigianato ad alto valore aggiunto, industrie
creative e tecnologie innovative.
La
politica commerciale dovrà ispirarsi al principio della reciprocità. L’apertura
agli scambi internazionali rappresenta un’opportunità quando si svolge nel
rispetto di regole comuni, standard comparabili e condizioni di concorrenza
equilibrate. In sede europea e internazionale l’Italia dovrà sostenere
strumenti che contrastino pratiche sleali e garantiscano pari condizioni
competitive alle imprese italiane. Si dovrà vigilare contro accordi
penalizzanti come quelli sostenuti in passato da sinistra e destra (si pensi al
recente Mercosur). Ogni intervento normativo o accordo internazionale sarà
vagliato nell’ottica di tutelare le produzioni italiane e la sovranità
economica del Paese.
Particolare
rilievo sarà attribuito alla tracciabilità delle produzioni e alla tutela
dell’origine dei prodotti, anche attraverso tecnologie digitali come la
blockchain, utili a rendere più trasparenti le filiere, contrastare la
contraffazione e rafforzare la fiducia dei consumatori. Saranno inoltre
valorizzate produzioni locali, filiere corte ed eccellenze territoriali. Nei
settori di interesse strategico gli appalti pubblici dovranno valorizzare, nel
rispetto della normativa europea, criteri che tengano conto non solo del
prezzo, ma anche della qualità, dell’affidabilità delle filiere, della
sicurezza degli approvvigionamenti e della capacità di generare valore
economico sul territorio nazionale.
La
disponibilità di materie prime critiche è una condizione essenziale per lo
sviluppo dell’industria del futuro. Futuro Nazionale sostiene una strategia
nazionale ed europea orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti,
attraverso accordi internazionali fondati su cooperazione, trasferimento di
competenze, sostenibilità e reciproco vantaggio, con particolare attenzione a
terre rare e materiali indispensabili per le tecnologie avanzate. In questo
senso, diventa fondamentale l’attenzione alla cooperazione coi Paesi
dell’Africa, nella cornice di uno sviluppo di tali Paesi e di una
collaborazione che può essere proficua su molti piani per ambo le parti.
Credito
Accesso
al credito, riabilitazione creditizia e tutela dell’affidabilità finanziaria
Il
credito rappresenta una componente essenziale dello sviluppo economico, della
mobilità sociale e della crescita del sistema produttivo. Famiglie, lavoratori,
professionisti e imprese devono poter accedere a strumenti di finanziamento
trasparenti, sostenibili e proporzionati alla propria capacità economica, in un
contesto che coniughi stabilità finanziaria e sostegno all’economia reale.
Negli
ultimi anni i processi di concentrazione del sistema bancario e l’inasprimento
dei criteri di valutazione del merito creditizio hanno reso più difficile
l’accesso al credito per molti cittadini e piccole imprese, anche in presenza
di irregolarità temporanee o di modesta entità. Futuro Nazionale ritiene
necessario ristabilire un equilibrio tra prudenza finanziaria e reale
possibilità di recupero dell’affidabilità creditizia. Futuro Nazionale promuove
inoltre l’individuazione di banche di interesse nazionale specializzate nel
finanziamento degli investimenti strategici, dell’innovazione, delle
infrastrutture e delle filiere produttive di rilevanza nazionale, operando
secondo criteri di sostenibilità economica/finanziaria e di autonomia
gestionale anche con la partecipazione di capitale pubblico.
Il
programma sostiene il principio della riabilitazione creditizia, favorendo il
reinserimento nei circuiti finanziari di coloro che abbiano regolarizzato la
propria posizione e dimostrato nel tempo correttezza nei rapporti economici. Le
informazioni creditizie devono continuare a garantire la stabilità del sistema,
ma secondo criteri di proporzionalità, distinguendo tra ritardi occasionali e
situazioni di insolvenza strutturale. Si propone una revisione della disciplina
delle segnalazioni creditizie orientata ad aggiornare le soglie di rilevanza,
accelerare la cancellazione delle posizioni regolarizzate, rafforzare gli
obblighi di informazione preventiva e garantire maggiore trasparenza nei
processi di valutazione del merito creditizio.
La
fiducia tra cittadini e sistema finanziario richiede procedure semplici,
informazioni comprensibili e garanzie effettive. Prima di ogni segnalazione
suscettibile di incidere sull’accesso al credito, il cittadino dovrà essere
posto nelle condizioni di conoscere la propria posizione, comprenderne le
conseguenze ed esercitare pienamente i propri diritti di chiarimento, difesa e
regolarizzazione. A tal fine Futuro Nazionale propone il rafforzamento degli
strumenti di tutela dell’utente finanziario, anche attraverso organismi
specializzati di assistenza, mediazione e informazione, operanti in
coordinamento con le autorità competenti. L’obiettivo è accrescere la
trasparenza del sistema, prevenire il contenzioso e rafforzare la fiducia nel
credito bancario, senza introdurre inutili appesantimenti burocratici.
Strumenti
di credito, innovazione finanziaria e tutela del debitore
Futuro
Nazionale promuove un sistema del credito più moderno, competitivo e inclusivo,
capace di affiancare al tradizionale credito bancario strumenti finanziari
diversificati che favoriscano investimenti, consumi e sviluppo dell’economia
reale, nel rispetto di trasparenza, responsabilità e sostenibilità. Sarà
incentivata la modernizzazione degli strumenti di credito, semplificando le
procedure, riducendo i costi amministrativi e garantendo elevati standard di
sicurezza informatica e tutela dei dati personali.
Particolare
attenzione sarà dedicata alla revisione della disciplina della cessione del
quinto dello stipendio e della pensione, con l’obiettivo di semplificare
l’accesso al credito, aumentare la trasparenza delle condizioni contrattuali,
favorire una maggiore concorrenza tra gli operatori e ridurre i costi sostenuti
dai cittadini, assicurando al tempo stesso adeguate tutele per le persone
economicamente più vulnerabili. Analoga revisione sarà promossa per le
procedure di anticipazione del TFR e del TFS, al fine di renderle più rapide,
trasparenti ed economicamente convenienti, consentendo ai lavoratori di
utilizzare con maggiore facilità risorse già maturate per esigenze familiari,
personali o di investimento.
Un
sistema creditizio efficiente richiede equilibrio tra tutela del creditore e
tutela del debitore. Il recupero dei crediti deve essere garantito in tempi
ragionevoli, ma nel rispetto dei principi di proporzionalità, dignità della
persona e sostenibilità sociale, evitando che difficoltà temporanee producano
effetti irreversibili di esclusione economica. Particolare attenzione sarà
riservata alla protezione delle somme destinate al sostentamento essenziale
delle famiglie, con specifico riguardo ai conti utilizzati per l’accredito di
stipendi, pensioni e prestazioni assistenziali. Per rafforzare la certezza del
diritto saranno inoltre incentivati mediazione, conciliazione e strumenti di
composizione stragiudiziale delle controversie, riducendo i tempi della
giustizia civile e favorendo soluzioni rapide ed equilibrate.
Sistema
bancario, risparmio e credito all’economia reale
Un
sistema bancario solido, competitivo e radicato nell’economia reale rappresenta
una condizione indispensabile per la crescita del Paese. Futuro Nazionale
considera il credito non soltanto un servizio finanziario, ma una leva
strategica per sostenere investimenti, innovazione, occupazione e sviluppo
delle imprese. Negli ultimi decenni il sistema bancario italiano ha conosciuto
profondi processi di concentrazione e trasformazione. Pur riconoscendone i
benefici in termini di efficienza, è necessario rafforzare il collegamento tra
credito, territorio e sistema produttivo, affinché famiglie e imprese possano
accedere a finanziamenti adeguati alle proprie esigenze di crescita.
Lo
Stato italiano è stato storicamente presente nel sistema bancario, per poi
subire svendite e privatizzazioni, diversamente da quanto avvenuto in altri
Paesi, come la Francia. In una realtà come la nostra, nella quale il
finanziamento delle imprese risulta, a differenza di altri Paesi, molto
bancocentrico e poco propenso alla raccolta di finanziamento tramite il
mercato, la presenza strategica dello Stato nel sistema bancario sarebbe
risultata particolarmente strategica. Purtroppo, politiche decennali hanno
smantellato tale posizionamento. Su tali presupposti occorrerà fare una seria
analisi strategica per costruire nel tempo modalità di difesa del credito
italiano, dei risparmiatori e del finanziamento alle imprese. Tutto ciò,
nell’interesse del sistema produttivo italiano.
Particolare
attenzione sarà rivolta a piccole e medie imprese, imprese familiari, distretti
produttivi e realtà innovative, favorendo un accesso al credito orientato a
investimenti produttivi, ricerca, digitalizzazione, internazionalizzazione e
crescita dimensionale. Il risparmio delle famiglie italiane costituisce una
risorsa strategica che deve essere tutelata e valorizzata. Futuro Nazionale
promuove un sistema finanziario fondato su trasparenza, corretta informazione e
protezione dei risparmiatori, favorendo al tempo stesso un maggiore impiego del
risparmio nazionale a sostegno dell’economia reale e degli investimenti
produttivi. Per ridurre l’eccessiva dipendenza dal solo credito bancario sarà
incoraggiato lo sviluppo di un sistema finanziario più articolato, capace di
integrare mercati dei capitali, strumenti di investimento produttivo, fondi
dedicati alle imprese e nuove forme di raccolta del capitale. Ciò consentirà di
ampliare le opportunità di finanziamento e rafforzare la patrimonializzazione
del tessuto imprenditoriale.
Credito,
sviluppo nazionale e sicurezza finanziaria
Il
credito costituisce una componente strategica della competitività economica
nazionale. Futuro Nazionale ritiene necessario rafforzare il coordinamento tra
politiche del credito, sviluppo industriale e tutela del risparmio, nel pieno
rispetto dell’economia di mercato e dell’autonomia degli operatori finanziari.
L’obiettivo è favorire un sistema capace di indirizzare una quota crescente
delle risorse disponibili verso investimenti produttivi, innovazione,
infrastrutture, ricerca e crescita delle imprese, contribuendo allo sviluppo
dell’economia reale e alla capacità competitiva del Paese.
In
coerenza con la strategia industriale delineata nei capitoli precedenti, il
sistema finanziario dovrà sostenere le imprese impegnate nei processi di
innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione e sviluppo tecnologico,
favorendo una maggiore integrazione tra risparmio nazionale, credito produttivo
e investimenti strategici. Particolare rilievo sarà attribuito agli strumenti
capaci di rafforzare la patrimonializzazione delle imprese, sostenere la
crescita delle filiere produttive e accompagnare gli investimenti nei comparti
considerati strategici per la sicurezza economica nazionale, anche attraverso
il coordinamento con il Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale.
La
politica del credito dovrà perseguire un duplice obiettivo: garantire la
stabilità del sistema finanziario e sostenere la crescita dell’economia reale,
valorizzando il risparmio delle famiglie italiane come leva per sviluppo
produttivo, innovazione e occupazione. Un sistema creditizio efficiente,
competitivo e orientato agli investimenti è condizione essenziale per
rafforzare la sovranità economica del Paese e sostenere una crescita stabile,
duratura e diffusa.
Assimilazione
e Re migrazione.
Il
tema della politica migratoria e re migratoria è uno dei capitoli centrali e
distintivi del programma di Futuro Nazionale, l’unica forza politica italiana a
proporre una linea di assoluta fermezza contro l’immigrazione clandestina,
l’immigrazione di massa – foss’anche regolare – e l’immigrazione di soggetti
caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra
civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del
Paese. L’Italia, infatti, ha una chiara identità, definitasi sì nel tempo ma
tramite un processo di sviluppo organico e omogeneo, non per caotica
contaminazione. Le civiltà solide non progrediscono per sommatoria o mescolanza
con le altre, ma per capacità assimilativa: l’Italia lo ha fatto con perfetta
continuità per oltre due millenni, accogliendo quel completamento della civiltà
romana che è il cattolicesimo (si legga “Luce di Roma cristiana nel diritto”
del Card. Alfredo Ottaviani), il quale ha trovato nel diritto romano il
linguaggio naturale della propria giuridicità (su questo, “Cattolicesimo romano
e forma politica”, di Carl Schmitt), in “quella Roma onde Cristo è romano”
(Dante Alighieri, Purgatorio, XXXII). Il processo di formazione dell’identità
italiana ha acquisito anche l’eredità della filosofia greca come più perfetta
espressione in verbi umani delle cose del Logos (Verbo) che si è fatto carne.
Peraltro, la filosofia greca aveva avuto una sua eccellenza, prima di Platone,
proprio in Magna Grecia, il nostro sud Italia. Nella Roma di San Leone Magno,
di San Gregorio Magno, di San Gregorio VII si incontrano e si fondano il meglio
della civiltà naturale (diritto romano e filosofia greca) e l’opera della
grazia cristiana, della religione cattolica romana che ha dato forma alla
storia e al mondo.
Quale
centro della romanità e del cattolicesimo, come ha scritto anche un
intellettuale perfettamente laico come Ernesto Galli della Loggia, “è come se
l’Italia presidiasse in qualche modo l’identità di ogni europeo” (L’identità
italiana, 2010). Si fa un gran parlare della vocazione storica italiana
all’accoglienza indiscriminata di altre popolazioni, ma è un falso storico
operato dalla manipolazione di coloro che vogliono distruggere il nostro Paese.
L’invasione più impattante della storia italiana fu quella longobarda: erano
circa 300.000 unità, mentre la popolazione italiana nativa ammontava a circa
sette-otto milioni: si tratta del 4% (e di una popolazione che arrivò già
cristiana, sebbene nella variante eretica ariana, e che poi abbracciò il
cattolicesimo), mentre oggi in Italia circa il 12% dei residenti non è italiano
dalla nascita, e l’assimilazione al cristianesimo, dato fondamentale
dell’identità storica italiana, è statisticamente poco frequente.
Quanto
alle altre “contaminazioni”, possiamo pensare ai normanni, i quali vennero
assimilati innanzitutto alla religione cattolica già con lo stanziamento in
Normandia prima di giungere in Sicilia, o alla presenza degli arabi maomettani,
i quali furono cacciati dai normanni proprio ripristinando l’identità cristiana
della Sicilia e permanendo di essi piccoli nuclei nel sud Italia (si pensi agli
arcieri saraceni di Lucera, corpo scelto dell’Imperatore Federico II) che
permettevano un confronto costruttivo senza sovrapposizioni di massa. Possiamo
pensare ai bizantini, che erano, come noi, cristiani (e, fino al 1054,
cattolici) e che, comunque, furono ricacciati nel corso dei secoli sempre dai
Normanni. La presenza massiva di altri popoli non è un tratto caratteristico
della nostra storia e rappresenta, al contrario, una minaccia all’esistenza di
una identità sociale e alla possibilità di fare opera comune e di non essere
solo individui come avevano erroneamente pensato il contrattualismo illuminista
e l’ontologia liberale ma anche un popolo, con una propria fisionomia sociale
che si riflette negli usi, nei costumi, nel vivere associato. È poi emblematico
il fatto che gli stranieri, che rappresentano circa il 9% della popolazione,
commettano circa il 30% degli omicidi, il 40% delle rapine, il 35% degli
stupri. Futuro Nazionale ritiene pertanto che tale situazione si configuri come
una emergenza nazionale e propone leggi straordinarie che consentano
l’espulsione rapida e certa degli stranieri che delinquono o che non hanno
titolo a stare sul territorio nazionale, il disincentivo all’attrattiva di
nuovi ingressi, lo stop all’uso massivo dello strumento dei decreti flusso, la
modifica dei criteri di concessione e revoca della cittadinanza, la revisione
dell’istituto del ricongiungimento familiare, il rimpatrio dei detenuti
stranieri (che costano oggi allo Stato italiano cifre nell’ordine di grandezza
di un miliardo di euro all’anno) e misure energiche contro degrado, occupazioni
illegali e zone franche nelle periferie.
Il
numero di stranieri o di nati tali e oggi presenti nel nostro Paese è eccessivo
e ha prodotto problemi in tema di omogeneità culturale, di appartenenza ad una
identità di popolo, di inclinazione alla criminalità. Dobbiamo difendere le
nostre frontiere e smettere di considerare le migrazioni come un diritto
individuale inalienabile, specialmente quando il movente è economico. Inoltre,
le migrazioni di massa rappresentano una sottile forma di colonialismo
camuffato, attraverso il quale l’Europa sta privando molti Paesi in via di
sviluppo delle proprie energie fondamentali, ovvero dei giovani (specialmente i
maschi, visti i dati sulle migrazioni) in età produttiva. Tali Paesi vengono
dunque a mancare della più importante leva per lo sviluppo economico, protraendo
così il circolo vizioso di una dicotomica separazione del mondo in aree
produttive e aree strutturalmente svantaggiate e senza possibilità di
pareggiamento migliorativo delle tendenze, con grave danno per il radicamento
sociale ed esistenziale delle persone e dei popoli, e con l’unico vantaggio
(per pochi) di abbassare il costo del lavoro in un mercato di masse di
lavoratori spostabili a piacimento che rappresentano l’odierna versione di ciò
che Marx, così caro alla sinistra, chiamava “esercito industriale di riserva”.
In
sintesi, Futuro Nazionale vuole fermare il processo migratorio, considerandolo
insostenibile per le proporzioni che ha assunto e invertirlo anche attraverso
lo strumento della remigrazione. La sovranità sulle politiche dell’immigrazione
è considerata parte integrante e imprescindibile della sovranità nazionale.
Futuro Nazionale propone, dunque, una trasformazione radicale del sistema
fondata sul principio che la sicurezza dei cittadini italiani, la tutela della
comunità nazionale e la difesa dell’identità come principi sovraordinati alla
tendenza ad accogliere indiscriminatamente lo straniero. Sosteniamo la
ridefinizione del rapporto tra diritti e doveri: accoglienza e, a maggior
ragione, cittadinanza vengono riconosciute solo a chi dimostra adesione ai
valori della nostra civiltà, rispetto delle leggi, contributo al bene comune
tramite il lavoro e comportamento leale nei confronti della Nazione.
Una
delle innovazioni più incisive è la riforma del sistema di espulsione, che
supera i limiti storici della normativa europea e nazionale, utilizzando anche
gli importanti spazi resi possibili dal nuovo Regolamento europeo per i
rimpatri, votato in sede di Parlamento Europeo anche dal Generale Roberto
Vannacci. Occorre puntare da subito sull’identificazione rapida, la
cooperazione obbligatoria dello straniero, il rafforzamento dei Centri di
Permanenza per i Rimpatri, il provvedimento unico di rimpatrio, la riduzione
delle cause di rallentamento procedurale, la limitazione dell’abuso del
contenzioso e accordi internazionali di rimpatrio fondati sul principio di
condizionalità che leghi le varie forme di collaborazione tra Paesi. La tutela
giurisdizionale deve restare garantita, ma non può trasformarsi in uno
strumento dilatorio sistematico e il diritto di ricorso non può diventare un
mezzo per eludere indefinitamente la legge. Lavoreremo ad accordi bilaterali
vincolanti per l’esecuzione dei rimpatri, introducendo il concetto di lealtà
sui rimpatri come condizionalità alla cooperazione politica, sociale ed
economica. Anche i fondi europei per la cooperazione dovranno essere vincolati
alla conclusione e al rispetto di accordi efficaci per i rimpatri. Si rivedrà
tutto l’impianto del sistema di espulsione, innanzitutto con un drastico
aumento dei CPR, anche fuori dall’Unione Europea e facendo largo uso dei
cosiddetti Paesi terzi sicuri. L’obiettivo è trasformare l’espulsione da misura
teorica a strumento rapido, certo ed effettivo.
Introdurremo
anche un modello di reciprocità attiva, che trasforma l’accoglienza da costo
passivo a percorso di lealtà: chi arriva – per motivi oggettivamente gravi e
comprovati, rilevanti ai fini del riconoscimento della protezione interazionale
– deve lavorare, formarsi, contribuire secondo le proprie capacità al bene
comune e rispettare le nostre norme e la nostra civiltà. Parallelamente, il
programma introduce criteri rigorosi per la concessione della cittadinanza:
venti anni di residenza regolare e continuativa, livello di lingua C1, esami
scritti e orali, comportamento onorevole, assenza di condanne penali e
dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà
greca, romana e cristiana, che sono i grandi retroterra dell’identità italiana
ed europea e non riguardano i fenomeni storici e politici degli ultimi secoli
su cui gli stessi italiani hanno chiaramente ricca varietà di storie e
posizioni. La cittadinanza implica l’accettazione del dovere di difendere la
Patria (art. 52 della Costituzione Italiana) e sarebbe una contraddizione voler
assumersi il dovere di difendere una civiltà a cui non si appartiene e che non
si riconosce come propria.
Piano
di Re migrazione: 22 misure.
Elenchiamo
qui, in dettaglio, 22 misure del nostro Piano di Re migrazione:
Impermeabilità
dei confini nazionali: identificazione di approdi naturali fuori dall’Italia e
pattugliamento. Di fronte all’assenza di una sufficiente governance comunitaria
si rende necessario un intervento immediato volto a ripristinare la legalità e
la sovranità statale attraverso la difesa dei nostri confini e, dati il
collocamento e la fisionomia del Paese, con particolare riferimento a quelli
marittimi. È dunque necessaria l’adozione di una politica volta ad interdire
categoricamente la navigazione nelle nostre acque territoriali ai flussi
migratori illegali, disponendo il tassativo divieto di attracco presso i nostri
porti a qualsiasi imbarcazione che non sia stata preliminarmente ed
espressamente autorizzata dalle autorità nazionali. Senza sovranità sui confini
non c’è sovranità nazionale. Sotto il profilo geopolitico, tale misura si
inserisce in una doverosa redistribuzione delle responsabilità internazionali:
le imbarcazioni che intercettano o trasportano migranti dovranno essere
formalmente invitate ad approdare altrove, per esempio a Malta, che rappresenta
geograficamente il primo punto di approdo naturale per la maggior parte delle
tratte che puntano ad approdare sulle coste italiane. Che anche i natanti delle
ONG eludano le rotte verso l’isola maltese per puntare massivamente agli
approdi in Italia è la riprova di logiche strumentali e di una precisa
intenzione criminosa su cui è necessario intervenire con fermezza, tramite
strumenti legislativi, esecutivi e giudiziari proporzionati che, fatta salva la
vita delle persone, inibiscano il loro utilizzo strumentale, l’immigrazione
clandestina e il sistema stesso delle partenze che regge sulla base della
speranza di approdo alla meta desiderata, motivo per cui solo una stringente
politica di sovranità sui confini può abbattere alla radice il traffico di
esseri umani e il drammatico fenomeno dei morti in mare. Qualora la chiusura
formale dei confini e l’interdizione dei porti non dovessero sortire gli
effetti sperati nel breve periodo, il nostro programma politico prevede, in via
subordinata e strettamente correlata all’inefficacia delle prime misure,
l’attivazione delle massime misure di deterrenza e pattugliamento, con
strumenti di logistica ordinaria (imbarcazioni) e di avvistamento tempestivo
(strumentazioni tecnologiche di vario tipo) in modo da permettere l’intervento
di presidio del confine. In tale ottica di rigorosa tutela dei confini
nazionali, si ritiene che la difesa della sovranità nazionale e la sicurezza
dei nostri mari richiedano l’attuazione di una impermeabilità dei confini
efficiente e senza compromessi, anche con l’ausilio di droni di sorveglianza e
sistemi radar militari all’avanguardia, per la pronta intercettazione delle
imbarcazioni, evitando così sia approdi illegittimi che le anzidette catastrofi
in termini di vite umane dovute alla prosecuzione dei viaggi in condizioni
inidonee alla navigazione. Per garantire la reale efficacia dell’interdizione
di navigazione disposta dalle autorità competenti, è necessario superare il
blando regime delle sanzioni amministrative, trasformando la violazione dei
divieti in un reato delittuoso. La certezza della pena e il rigore
sanzionatorio penale costituiscono importanti deterrenti contro l’illegalità
nelle nostre acque. Il nostro programma politico intende perciò stabilire un
quadro sanzionatorio stringente e l’immediata attivazione del procedimento
penale presso la Procura della Repubblica in caso di violazione
dell’interdizione e l’estensione della responsabilità all’intera filiera: la
responsabilità penale non dovrà ricadere solo sull’esecutore materiale;
l’armatore e il proprietario della nave dovranno soggiacere alla medesima pena
qualora abbiano concorso, per dolo o colpa (come nel caso di omessa vigilanza),
alla violazione dei divieti di approdo o di prosecuzione della rotta. In caso
poi di recidiva commessa con la stessa imbarcazione, o da parte di soggetti già
condannati in via definitiva, le pene dovranno essere particolarmente severe,
con la previsione della reclusione senza possibilità di misure alternative. La
condanna per la violazione dell’interdizione comporterà sempre la confisca
penale obbligatoria del mezzo, preceduta dal sequestro cautelare immediato
dell’imbarcazione. Al fine di evitare che le norme speciali assorbano condotte
criminose di maggiore gravità, l’applicazione delle sanzioni sopra indicate
farà espressamente salvo il concorso con più gravi ipotesi di reato (ad
esempio: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, disastro colposo,
inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, etc.).
Riforma
del diritto di asilo e protezione: si propone il superamento dell’impianto
obsoleto di gestione della domanda di protezione, intervenendo nella normativa
al fine di impedire lo sbarco sul territorio nazionale e di far permanere i
richiedenti, in attesa del vaglio della domanda, in Paesi sicuri al di fuori
dell’Unione Europea, tramite accordi bilaterali. La casistica di applicazione
degli strumenti di protezione sarà presidiata al fine di evitare estensioni,
abusi e concessioni di protezione in assenza di pericolo molto grave. È
necessario invertire la tendenza, inaugurata all’inizio degli anni 2000, che ha
visto gli uffici competenti procedere a riconoscimenti di protezione quasi
automatici e indiscriminati a interi gruppi etnici, a discapito di una corretta
valutazione dei singoli casi.
Domande
di protezione e ricorsi presentati fuori dal territorio nazionale, negando alle
mafie e agli scafisti la gestione della disperazione. Implementare l’accesso
alla protezione internazionale ai confini dell’Europa e, per quanto ci
riguarda, sulle coste del nord Africa e nelle aree di origine dei flussi
migratori. In tali aree geografiche dovranno essere fondati centri di
accoglienza e protezione situati in territori e Paesi ritenuti sicuri, gestiti
a livello internazionale anche per l’equa ripartizione. All’interno di questo
sistema, è considerata fondamentale una netta differenziazione tra chi è
vittima di persecuzione politica e i profughi di guerra da un lato e migranti
irregolari dall’altro. Si dovranno stipulare accordi contrattuali con i Paesi disposti
a ospitare tali centri in raccordo con le rappresentanze diplomatiche. Presso
questi centri regionali distaccati saranno insediate le sezioni dell’Ufficio
per i rifugiati, nonché, eventualmente, appositi uffici giurisdizionali. Questi
organi avranno la competenza giuridica esclusiva per la gestione dei
procedimenti di asilo e per l’esame dei relativi ricorsi presentati dai
richiedenti della regione in questione. Solo a seguito dell’effettivo
riconoscimento dello status di protezione, i beneficiari otterranno il diritto
di viaggiare e fare ingresso in Italia in modo sicuro e legale. In ogni caso,
in numeri estremamente ridotti e percentualmente irrilevanti per la popolazione
italiana che già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile
di stranieri.
Certificazione
da parte del personale medico militare. La gestione dell’immigrazione non può
essere ostaggio di visioni ideologiche o di pratiche opache, richiedendo invece
fermezza, efficienza e assoluta trasparenza istituzionale. L’accertamento e la
certificazione dell’idoneità sanitaria al trattenimento e all’espulsione
saranno affidati in via esclusiva al personale medico militare, certamente
addestrato per essere in grado di garantire, per status e formazione, anche in
situazioni di pressione eccezionale, il massimo rigore istituzionale e una
totale impermeabilità a pressioni esterne o suggestioni ideologiche contrarie
ai rimpatri, nonché a meccanismi di minaccia e ricatto. Riteniamo che il parere
sanitario debba tornare ad essere un accertamento puramente tecnico e
oggettivo, a tutela sì dei diritti della persona ma su base oggettiva e anche a
tutela delle prerogative di sicurezza dello Stato, sicuri che, sbloccando le
procedure paralizzate da burocrazia e certificazioni pretestuose, potremo
assicurare una gestione corretta ed efficiente dell’immigrazione clandestina.
Accertamento
Medico Obbligatorio per i MSNA Il sistema dei Minori Stranieri Non Accompagnati
è stato trasformato in un racket economico. L’accertamento medico auxologico e
radiografico deve essere immediato e obbligatorio: lo Stato non può fidarsi
della sola autodichiarazione di soggetti palesemente adulti. Confondere i
vulnerabili veri con chi truffa la legge significa rendersi complici delle
organizzazioni criminali.
La
Gestione MSNA torna alle Prefetture. La questione dei minori stranieri non
accompagnati, che sono per la stragrande maggioranza maschi tra 16 e 18 anni, è
materia di ordine pubblico e sicurezza nazionale, non un onere da scaricare sui
Comuni. La gestione deve tornare sotto l’egida esclusiva delle Prefetture, con
visione strategica unitaria, mettendo termine al gravame costituito per i
bilanci degli Enti Locali e ripristinando una più efficiente tracciabilità dei
processi di gestione.
Ripristino
della legalità, contrasto alle frodi ed espulsioni immediate: tolleranza zero
verso l’immigrazione irregolare. Futuro Nazionale rifiuta qualsiasi meccanismo
di “sanatoria” per soggiorni irregolari e propone lo snellimento delle
procedure di espulsione e l’applicazione di rimpatri immediati per i
richiedenti che già si trovino sul territorio nazionale e la cui domanda
risulti respinta, utilizzando gli aiuti allo sviluppo come leva diplomatica
verso i paesi d’origine. Si attuerà un piano di costruzione di CPR in numero
sufficiente alla gestione del problema, valutandone la dislocazione sul
territorio nazionale e, soprattutto, in territorio estero.
Esclusione
della sospensione automatica dell’espulsione e ricorso giurisdizionale dal
proprio paese d’origine o da Paese terzo sicuro, con riforma del procedimento
amministrativo e giurisdizionale e rito accelerato per i rimpatri. Al fine di
garantire la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena, l’azione di
governo si impegna a superare le attuali lungaggini burocratiche e procedurali,
eliminando ogni automatismo che oggi blocca i provvedimenti di allontanamento.
Si deve stabilire il principio cardine per cui la mera presentazione di un
ricorso giurisdizionale contro il provvedimento di espulsione non sospende in
alcun modo l’allontanamento o l’esecuzione forzata dello stesso. Al fine quindi
di arrestare la procedura di espulsione non sarà sufficiente l’impugnazione del
provvedimento e l’interessato avrà l’onere di formulare una specifica e
separata istanza cautelare. La sospensione dell’allontanamento avverrà solo e
soltanto qualora tale richiesta venga espressamente accolta dal giudice, previa
dimostrazione e riscontro di gravissimi motivi (quali il rischio reale, attuale
e grave di subire trattamenti inumani o degradanti). Il diritto del cittadino
straniero rimane poi pienamente garantito e l’interessato conserva la facoltà
di presentare ricorso giurisdizionale dal proprio Paese d’origine,
successivamente all’esecuzione del rimpatrio, nel pieno rispetto delle garanzie
previste.
Semplificazione
e rigetto del lassismo nelle espulsioni, con implementazione di nuove cause del
provvedimento di espulsione. Troppo spesso il legittimo diritto di espulsione
esercitato dallo Stato viene ignorato una volta giunti al termine dell’iter
giudiziario. Il nuovo assetto normativo dovrà mirare a eliminare i margini di
discrezionalità valutativa che oggi rallentano o bloccano l’efficacia dei
provvedimenti di allontanamento: la pericolosità sociale dello straniero che
delinque dovrà ritenersi presunta, escludendo tassativamente che valutazioni
soggettive sull’integrazione lavorativa o sociale possano sospendere
l’espulsione, dovendosi ridurre i filtri protettivi legati ai motivi familiari.
In presenza di condanne per reati di particolare gravità, l’espulsione sarà
eseguita inderogabilmente, anche in deroga ai divieti legati ai legami
familiari o alla presenza di figli minori sul territorio nazionale. Peraltro,
l’automatismo dell’espulsione dovrà perfezionarsi in caso di recidiva anche per
condanne con pene inferiori ai 2 anni e per tutti i delitti non colposi per i
quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. L’obbligo di espulsione
automatica dovrà essere esteso a una più vasta gamma di fattispecie penali,
includendo specifici reati che evidenziano una fisiologica pericolosità sociale
(ad esempio, delitti contro la persona e la pubblica amministrazione, delitti
contro il patrimonio, criminalità organizzata, spaccio, etc.).
Incentivi
al rimpatrio volontario assistito e interventi nei Paesi di origine sulle cause
profonde delle partenze. Si prevede la corresponsione di un contributo
straordinario una tantum (corrisposto solo all’effettivo perfezionamento
dell’abbandono del Paese) e del supporto legale e logistico per abbandonare
volontariamente l’Italia. L’obiettivo è quello di garantire allo stesso tempo
la riduzione della presenza straniera in Italia e la dignità della persona nel
momento critico del rientro, offrendo uno strumento concreto per prevenire la
marginalità sociale nei Paesi d’origine e trasformando il percorso di ritorno
in un’opportunità di reale e sostenibile stabilizzazione. Si lavorerà anche
nell’ambito della cooperazione diplomatica, economica, infrastrutturale coi
Paesi di origine per intervenire su alcune delle cause profonde delle
migrazioni.
Stop
ai “Decreti flusso massivi” e limitazione dell’immigrazione a numeri esigui e
condizionati: l’immigrazione da Paesi extra-UE sarà rigidamente controllata,
numericamente contingentata e basata su severi criteri qualitativi pre-ingresso
(competenze linguistiche base già acquisite, qualifiche certificate e offerta
di lavoro effettivamente disponibile). Metteremo fine ai Decreti flusso
massivi, come quello del Governo di centrodestra del 2025 col quale è stato
programmato l’ingresso di un ulteriore mezzo milioni di extracomunitari in tre
anni.
Facilitazione
al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per
i “lavori umili”: a sostegno delle tesi immigrazioniste viene spesso citato il
problema dei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Tale problema,
effettivamente esistente, verrà affrontato con due nuove modalità. La prima
riguarda, insieme agli sgravi per l’assunzione di manodopera italiani nei
settori a forte storico di impiego extracomunitario, l’utilizzo di parte delle
risorse risparmiate grazie alle politiche di re migrazione di lungo termine
(costi sociali diretti, costi carcerari, gestione dei richiedenti asili, costi
sistemici dovuti alla criminalità e al degrado delle periferie, ecc.) per
ridurre il cuneo fiscale e favorire, quindi, l’innalzamento dei salari senza
ulteriore aggravio per i datori di lavoro. La seconda riguarda il vincolo
all’erogazione di sussidi legati allo stato di disoccupazione all’effettiva
disponibilità ad accettare qualsivoglia lavoro compatibile con la propria
condizione medica, anagrafica e logistica, in applicazione al “principio di San
Paolo” (chi non vuol lavorare neppure mangi) che abbiamo descritto nelle
sezioni economiche del programma.
Discriminazione
culturale sulla migrazione regolare contingentata: gli ingressi per soddisfare
parte delle necessità produttive del Paese, estremamente contingentati e
subordinati alla presenza di tutti i requisiti di informazioni e accordo
bilaterale per il rimpatrio immediato in caso di reati o cessazione del
contratto di lavoro, saranno opzionati anche sulla base di un criterio di
compatibilità culturale. Si darà dunque preferenza ai Paesi a maggioranza
cristiana, i cui dati mostrino una bassa inclinazione alla criminalità e coi
quali i rapporti per i rimpatri si siano dimostrati efficaci. Il rispetto della
nostra civiltà e l’assimilazione sono infatti favoriti dalle radici comuni: una
piccola immigrazione di persone cristiane non mina l’unità culturale del nostro
Paese che è oggi minacciata in primis da un’invasione maomettana di massa.
Disincentivi
alla scelta di emigrare in Italia: oggi il nostro Paese si caratterizza come un
vero e proprio “Paese del Bengodi” per tutti, compresi i malviventi e gli
scansafatiche. Occorre dunque intervenire con gli opportuni strumenti di legge
(anche con una modifica costituzionale, se necessario) per escludere coloro che
non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali straordinari a carico
del nostro Paese, che riguardano accesso all’edilizia popolare, bonus di varia
natura, sussidi di disoccupazione che oggi permettono piani intenzionali di
alternanza lavoro/non lavoro e simili. L’assistenza per lo stato di grave
bisogno sarà ovviamente garantita, pensiamo per esempio al supporto medico per
evento di salute o malattia grave, ma le risorse economiche di un Paese che da
decenni non trova il modo di preservare se stesso riattivando il saldo
demografico non possono certo essere utilizzate per il supporto ai bisogni di
tutto il resto del mondo. Ogni padre di famiglia ha la grave responsabilità di
sfamare i propri figli prima di poter sfamare i figli degli altri, altrimenti
una apparente misericordia si risolve in grave ingiustizia. Con le menzionate
politiche, Futuro Nazionale ridurrà l’attrattiva dell’Italia per i migranti
che, invece, fino ad oggi partivano – regolarmente e irregolarmente – puntando
sull’enorme mole di benefici che sapevano essere loro garantiti sulle spalle di
chi da generazioni contribuisce alla costruzione dello stato sociale italiano.
Stop
ai ricongiungimenti familiari: il ricongiungimento familiare non sarà più
considerato un diritto per chi non sia in possesso della cittadinanza. Oggi in
Europa su 28 milioni di extracomunitari solo 12 hanno un lavoro, mentre gli
altri 16 no. Parte di questi è costituita da coniugi e figli di lavoratori.
Tuttavia, questi 16 milioni beneficiano di costi sociali come la sanità, la
scuola, l’integrazione pubblica al costo dei servizi di trasporto ecc., anche
laddove il padre di famiglia, trovandosi in no tax area, non contribuisce alla
sostenibilità della finanza pubblica. Inoltre, come abbiamo spiegato, oggi
l’immigrazione rappresenta per l’Italia e per il continente europeo una
emergenza innanzitutto a causa dei numeri, che la qualificano come immigrazione
di massa e, quindi, invasione de facto. Se dunque a condizioni normali sarebbe
preferibile che i fenomeni migratori, eccezionali e numericamente limitati,
riguardassero nuclei familiari stabili anziché individui sradicati, le
condizioni odierni impongono misure diametralmente opposte per poter garantire
l’equo utilizzo delle risorse pubbliche e la riduzione dell’impatto
dell’immigrazione di massa. Lo stop ai ricongiungimenti familiari è dunque
necessario per incidere sui numeri della presenza esotica anche nel nostro
Paese. Si potranno valutare strumenti eccezionali di ricongiungimento della
famiglia solo dopo anni di permanenza, comprovato rispetto delle regole e
reddito sufficiente del lavoratore per farsi carico dei familiari e consistente
contribuzione fiscale (molti immigrati in no tax area rappresentano, come
descrivevamo poco sopra, un costo netto dal punto di vista dello Stato).
Re migrazione
dei regolari col modello dell’immigrazione rotazionale: si favorirà la re migrazione
anche come ritorno al Paese di origine del lavoratore dopo aver svolto alcuni
anni di lavoro nel nostro Paese, potendo beneficiare dei risparmi accumulati,
del TFR e, eventualmente, di una quota di contributi previdenziali per lasciare
il nostro Paese e fare ritorno alla propria terra col bagaglio di know-how
acquisito e una importante dotazione economica per avviare attività di lavoro.
In questo modo il lavoratore sarà incentivato a tornare a casa e sarà inibito
il depauperamento sistematico di molti Paesi dell’Africa e dell’Oriente che
oggi vengono privati della propria risorsa economica e sociale più importanti:
i giovani in età lavorativa, trasferiti in Italia e in Europa per favorire gli
interessi culturali dei nichilisti e quelli economici del grande capitale che
vuol comprimere i salari senza alcun riguardo per il bene di lungo termine
delle Nazioni.
Incentivo
fiscale al rientro degli italiani in età produttiva all’estero: si pensi a
quanti cittadini italiani si trovano in Venezuela, in Brasile, in Argentina.
Famiglie giovani, persone in età produttiva, italiani per ius sanguinis. Futuro
Nazionale promuoverà la risposta immediata al problema demografico con una “re migrazione
verso l’Italia”, cercando di attrarre nel nostro Paese gli italiani all’estero,
mentre il piano di riattivazione demografica punterà a risolvere il problema in
maniera strutturale e di lungo termine (vedi sezione “Misure economiche per la
famiglia”).
Superamento
del multiculturalismo e nuovo paradigma di assimilazione: rigetto del modello
multiculturale o interculturale, oggi configurato come creazione di comunità
che rifiutano a priori i valori e i principi della nostra società.
L’assimilazione deve diventare un percorso obbligatorio basato su padronanza
della lingua italiana, rispetto dei valori fondamentali e autosufficienza
economica, con sanzioni e revoche del permesso di soggiorno per chi rifiuta di
rispettare la nostra civiltà e le nostre leggi. Futuro Nazionale rifiuta il
relativismo culturale che mette sullo stesso piano i valori italiani, cristiani
e greco-romani da un lato e qualunque usanza importata da fuori. Pur nel rispetto delle minoranze e della libertà di coscienza, nonché di
tolleranza nei confronti delle religioni distanti dalle radici della nostra
storia, il partito afferma che chi vive in Italia appartiene al popolo italiano
solo se ne condivide i valori e gli ideali. Non saranno accettate pratiche
fortemente incompatibili con i nostri principi (dalle mutilazioni genitali ai
matrimoni forzati, per fare alcuni esempi): pur in modo elastico e non
ideologico deve essere identificata una misura oltre la quale non è possibile
portarsi. Viene ribadito con forza che chiunque venga in Italia a lavorare sarà
rispettato, ma non per questo diventerà italiano se non si assimila ai valori e
ai principi storicamente consolidati della nostra comunità nazionale. Politiche
di multiculturalismo spinto, che in passato hanno portato alla creazione di enclave
etniche e culturali separate, sono fallimentari e non saranno più praticate.
Trasparenza
dei dati sulla criminalità: contrasto alla criminalità legata ai fenomeni
migratori e riforma radicale dei sistemi di rilevazione statistica per
garantire totale trasparenza circa il retroterra dei reati, superando le
attuali omissioni istituzionali.
Riforma
della cittadinanza italiana: ripristino del corretto significato della
cittadinanza come effettiva appartenenza ad una civiltà, ad una storia e ad un
popolo. Futuro Nazionale rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale
proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana
sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio
nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di
livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una
dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana.
Riforma
della revoca di cittadinanza: Futuro Nazionale propone l’estensione della
normativa per la revoca della cittadinanza per naturalizzazione, considerando
ogni crimine violento contro la persona e la società una causa di revisione ex
post attestante che il soggetto non è stato realmente assimilato. In questo
modo, anche il cittadino naturalizzato potrà essere re migrato con la procedura
di espulsione, come conseguenza della revoca della cittadinanza.
Reati
commessi dai cittadini dell’Unione Europea. Per i cittadini UE che delinquono
sul territorio nazionale, si prevede un’azione di governo determinata
attraverso un’interpretazione estensiva della nozione di “gravi motivi di
ordine pubblico o sicurezza”. In tal senso, verranno definite e tipizzate per
legge le specifiche condotte criminali che costituiscono una minaccia tale da
giustificare l’immediato allontanamento dal territorio nazionale italiano.
In
conclusione, le menzionate misure condurranno gradualmente l’Italia a
ripristinare una eccezionale e contingentata presenza di persone non italiane
sul territorio nazionale, ripristinando la sicurezza, le condizioni di
esistenza dell’unità di popolo, facendo cessare fenomeni di alienazione e
sradicamento degli ospiti e della popolazione ospitante. L’immigrazione da
Paesi extra-UE sarà una eccezione praticata esclusivamente nei limitati casi di
necessità occupazionale non colmabile né tramite le risorse interne né
attraverso i flussi interni all’Unione Europea, così come nei casi di personale
con titoli di studio qualificanti, individuati nominalmente con richiesta ad
personam del datore di lavoro italiano. La presenza di lavoratori stranieri
sarà comunque subordinata a criteri di discriminazione e preferenza su base di
compatibilità culturale, agli accordi internazionali coi Paesi di origine e al
rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori. In ogni caso, in numeri
estremamente ridotti e senza alcun impatto sociale. Saranno tassativamente
accertati prima dell’ingresso sul territorio nazionale il possesso di
qualifiche certificate, adeguate competenze linguistiche e di una proposta di
lavoro già formalizzata. Sarà garantita l’estensione del diritto di soggiorno
per i cittadini di Paesi terzi che abbiano completato il proprio percorso di
studi universitari presso gli atenei italiani e, in possesso del titolo di
studio accademico, lavorino nel nostro Paese.
La facoltà di determinare autonomamente la qualità e
la quantità degli ingressi costituisce una declinazione imprescindibile della
sovranità nazionale, un principio cardine che deve essere ripristinato in
favore dell’Italia senza alcuna subalternità a decisori esterni, pubblici o
privati.
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