La Cina punta sugli umanoidi per sostituire i lavoratori.

 

La Cina punta sugli umanoidi per sostituire i lavoratori.

 

 

 

Robot al posto degli umani nelle fabbriche Mitsubishi, riceveranno le competenze degli operai esperti tramite l'IA. Cosa faranno.

Ilmessaggero.it – (24 agosto 2026) – Redazione Web – ci dice:

L'obiettivo è utilizzare l'IA per «catturare» il know-how degli operai in uscita e trasferirlo alle nuove generazioni.

Robot al posto degli umani nelle fabbriche Mitsubishi, riceveranno le competenze degli operai esperti tramite l'IA.

Robot umanoidi sostituiranno la manodopera negli stabilimenti Mitsubishi Motor.

L'azienda ha siglato un accordo con Highlanders Inc., una startup dell'Università di Tokyo, per introdurre robot umanoidi a intelligenza artificiale nei propri stabilimenti, replicando le competenze dei lavoratori più esperti.

L'intesa risponde all'aggravarsi della carenza di manodopera in Giappone, che spinge i costruttori a ripensare il lavoro in fabbrica.

 

L'intelligenza artificiale.

L'obiettivo è utilizzare l'IA per «catturare» il know-how degli operai in uscita e trasferirlo alle nuove generazioni, facilitando il ricambio generazionale in un mercato del lavoro sempre più rigido.

Highlanders, fondata nel 2023, ha già realizzato il modello «N», un umanoide per altezza e peso, in grado di camminare, svolgere compiti manuali e interagire verbalmente.

 Mitsubishi prevede di avviare il progetto con alcune decine di unità:

 tra i siti candidati spicca la linea di assemblaggio dei motori dello stabilimento di Kyoto, dove dal 2027 sarà attivata una produzione dedicata con capacità di 1.000 robot al mese.

 «I robot umanoidi hanno un enorme potenziale per trasmettere in modo efficiente le conoscenze dei lavoratori più esperti», ha dichiarato Takeo Kato, presidente e amministratore delegato di Mitsubishi Motor.

L'iniziativa rientra nel filone della «fiscal AI», tecnologia che consente alle macchine decisioni e azioni autonome basate sulla percezione dell'ambiente tramite telecamere e sensori, un settore sul quale il settore automobilistico giapponese sta accelerando.

 In questa direzione Honda ha sviluppato una mano robotica assistita da IA per compiti di precisione, mentre Toyota sta sperimentando bracci robotici nella sua città-laboratorio Women City, alle pendici del Monte Fuji.

 

I robot cinesi.

L'annuncio segue la crescente popolarità dei robot cinesi, che sono stati anche quotati in Borsa la settimana scorsa.

 La Cina ha spedito oltre 40.000 robot umanoidi nel primo semestre del 2026, pari al 97% del totale mondiale, secondo il 'Rapporto 2026 sullo sviluppo dell'industria dei robot umanoidi', presentato alla World Robot Conference di Pechino.

Secondo il rapporto, il settore cinese è entrato in una fase di accelerazione, con progressi nelle capacità di percezione dell'ambiente, pianificazione delle decisioni e controllo del movimento dei robot, oltre a una maggiore adattabilità e stabilità in ambienti complessi.

 La filiera ha inoltre sviluppato capacità produttive che comprendono i principali chip e componenti fino ai robot completi, mentre l'impiego degli umanoidi sta passando dalle produzioni in piccoli lotti verso una diffusione più ampia e applicazioni su scala.

 

Il record infranto.

Lightning, umanoide targato Honor, il produttore di cellulari cinese, qualche giorno fa ha stabilito un nuovo record di velocità battendo quello stabilito da Usain Bolt a Berlino nel 2009.

 Secondo quanto riportato dalle emittenti cinesi avrebbe corso i 100 metri in 9,32 secondi (contro i 9,58 del giamaicano), con addirittura 14,5 metri al secondo di velocità massima.

 Il record sarebbe stato raggiunto durante i Giochi Mondiali di Robotica Umanoide, che si sono aperti a Pechino oggi, nell'ambito dei test iniziali. Si tratterebbe della seconda 'sconfitta' per Bolt in meno di una settimana.

 Pochi giorni fa il principale player cinese nel campo dei robot umanoidi, “Uni Tree”, ha presentato 'Superman', in grado di correre più velocemente di “Usain Bolt” nel picco raggiunto quando ha stabilito il suo record e di saltare 2 metri da fermo.

 

 

 

La Cina svela un esercito di umanoidi,

ma siamo molto lontani

dalla sostituzione dell’uomo.

Redhotcyber.com - Silvia Felici – (24 Agosto 2026) – Redazione – ci dice:

In sintesi.

Alla World Robot Conference 2026 di Pechino, la Cina ha presentato oltre 2000 espositori e 150 prime mondiali di robot umanoidi.

“Uni Tree” ha mostrato un umanoide capace di correre a 12,66 metri al secondo, superando Usain Bolt.

Tuttavia, il fondatore di Uni Tree, Wang Xinxiang, ha dichiarato che i robot non hanno ancora raggiunto il loro "momento ChatGPT", prevedendo un progresso significativo tra due e dieci anni.

 

Alla fiera di Pechino, i robot umanoidi suonano in gruppi rock, boxano, servono bevande, impilano scatole e regolano il traffico.

Alcune macchine corrono già a una velocità che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza.

 Ma dietro queste dimostrazioni spettacolari si nasconde un problema molto più complesso del camminare su due gambe.

 L’umanoide moderno comprende ancora male il mondo circostante e fatica a svolgere lavori sconosciuti senza l’aiuto dell’uomo.

 

Google Sorgente Preferita.

Gli sviluppatori cinesi ritengono che sia il “cervello” software, e non il corpo meccanico, a dover rappresentare il prossimo grande balzo in avanti della robotica.

 

Advertising.

Eliaca Cybersecurity.

Alla “World Robot Conference 2026”, che si tiene a Pechino dal 19 al 23 agosto, sono presenti più di 300 aziende.

Gli organizzatori hanno annunciato oltre 2000 espositori e più di 150 prime mondiali.

Negli stand si possono vedere quasi tutti gli scenari del futuro, dai robot poliziotti e operai di magazzino ai baristi, venditori e assistenti domestici.

“UBTECH” mostra umanoidi che spostano scatole in un magazzino improvvisato, altre macchine mescolano cocktail e preparano bubbole tea, mentre i regolatori di traffico antropomorfi dimostrano i gesti della polizia stradale.

 

Le star principali della fiera sono le macchine di “Uni Tree”.

 L’azienda ha da tempo trasformato i salti, le danze e i movimenti di combattimento dei robot in una pubblicità efficace e, prima della fiera, ha presentato un nuovo umanoide veloce.

Il produttore afferma che la macchina è in grado di raggiungere una velocità di circa 12,66 metri al secondo, superando formalmente la velocità massima di Usain Bolt durante la sua corsa record sui 100 metri. Tali risultati mostrano chiaramente quanto velocemente la Cina sia avanzata nei sistemi di azionamento, nell’equilibrio, nelle batterie e nel controllo del movimento.

 Tuttavia, la capacità di correre velocemente dice ben poco sulla capacità del robot di scaricare autonomamente un camion, trovare un pezzo necessario in un ambiente sconosciuto o preparare la cena.

 

Il fondatore di Uni Tree, Wang Xinxiang, ha in pratica smorzato l’entusiasmo intorno al settore.

 Secondo le sue parole, i robot umanoidi non hanno ancora vissuto il loro “momento ChatGPT“.

La vera svolta arriverà quando si potrà mettere la macchina in un ambiente sconosciuto, dare un comando normale con la voce o il testo e ottenere un risultato accettabile senza programmare preventivamente ogni movimento.

 In uno scenario ottimistico, Wang si aspetta un livello simile tra due o tre anni, mentre in uno prudente dà al settore da cinque a dieci anni. Secondo la sua valutazione, allora il robot sarà in grado di svolgere circa l’80% dei compiti in un ambiente sconosciuto.

 

Altri sviluppatori cinesi si aspettano un progresso prima. Il capo di ACE Robotico, Wang Xiangfan, ritiene che la robotica possa avvicinarsi al proprio “momento ChatGPT” entro la fine del 2027.

 

Anche l’azienda Galbo indica un orizzonte di circa due anni. Anche le previsioni più ottimistiche non significano che gli umanoidi universali riempiranno immediatamente appartamenti e aziende.

ACE Robotico prevede che, dopo la svolta nei modelli, serviranno ancora alcuni anni prima che la tecnologia ottenga un vero e proprio uso commerciale di massa.

 

Ares Cyber.

La principale carenza del settore è legata ai dati.

Un modello linguistico può essere addestrato su enormi quantità di testo, immagini e video del mondo digitale.

Un robot ha bisogno di informazioni completamente diverse.

 La macchina deve capire quanto è pesante l’oggetto che ha davanti, dove è più comodo afferrarlo, con quale forza stringere le dita, come mantenere l’equilibrio, cosa fare se l’oggetto cade e come riorganizzare la sequenza di azioni se una persona blocca improvvisamente la strada.

 

Gli sviluppatori raccolgono questi dati in diversi modi. Le persone controllano i robot a distanza o indossano sensori, e le macchine registrano i movimenti.

Parte dell’esperienza viene creata in simulazioni al computer e in parte gli umanoidi la ottengono direttamente durante il lavoro.

 

Ogni approccio ha dei difetti.

 Il lavoro degli operatori è costoso, la simulazione non riproduce completamente il mondo reale e l’addestramento su veri robot richiede molto tempo e causa dell’usura dell’attrezzatura.

 Secondo la valutazione di ACE Robotico, i set di dati reali disponibili per il settore sono attualmente misurati in circa centinaia di migliaia di ore, mentre per la prossima generazione di modelli potrebbero essere necessari decine di milioni di ore.

 

Pechino sta cercando di risolvere il problema letteralmente grazie alla scala del paese.

 A giugno, il Ministero dell’industria e delle tecnologie dell’informazione della Cina, insieme alla commissione per la gestione degli asset statali, ha lanciato un programma speciale che dovrebbe far uscire gli umanoidi dai laboratori e portarli nelle vere aziende e nell’ambiente quotidiano.

Si prevede di addestrare costantemente i robot nella produzione, nella logistica e in altri scenari reali, raccogliendo contemporaneamente dati per i modelli di IA incorporata.

 

Il prossimo esperimento inizia subito dopo la fiera.

Dal 22 al 26 agosto, Pechino ospita la seconda edizione dei Giochi mondiali dei robot umanoidi.

Le macchine non si sfideranno solo nella corsa, nel calcio, nelle arti marziali e nella danza.

Gli organizzatori hanno aggiunto compiti simili al lavoro reale, tra cui il servizio ai clienti, le faccende domestiche, l’estinzione degli incendi e le operazioni con gli oggetti.

Nella gara dei 100 metri, il controllo remoto è completamente vietato.

 Il robot deve orientarsi autonomamente sulla pista e raggiungere il traguardo.

 Alcune prove applicative sono state trasferite da padiglioni appositamente preparati a imitazioni di vere fabbriche, hotel e case.

 

Le prime applicazioni commerciali stanno già emergendo, anche se è presto per parlare di una sostituzione di massa delle persone.

Gli umanoidi cinesi sono in fase di test nelle produzioni automobilistiche ed elettroniche, spostano materiali, classificano pezzi e controllano la qualità.

All’inizio dell’anno, Airbus ha acquistato Walker S2 di UBTECH per i test nell’industria aerospaziale.

Chery, attraverso la sua controllata AIMOGA, utilizza robot nei concessionari e in altri scenari di servizio.

AIMOGA afferma di aver già collocato più di 3000 macchine, di cui circa 2000 sono state inviate al di fuori della Cina.

 

L’efficienza rimane ancora un punto debole.

 Il capo di UBTECH ha valutato in precedenza l’efficienza di Walker S2 solo al 30-50% di quella umana nelle operazioni adatte alla macchina.

Gli umanoidi si comportano meglio con compiti stretti e ripetitivi come lo spostamento di scatole o singole operazioni di controllo qualità.

 

 

 

I robot umanoidi che sostituiscono

i lavoratori nelle fabbriche.

Today.it – (14 novembre 2025) – Serena Console – Redazione – ci dice:

 

Aumentano gli ordini delle aziende cinesi che producono robot da impiegare nel settore manifatturiero.

 Ma automazione fa rima con riduzione della forza lavoro umana

 

L'evoluzione della robotica rischia di ridurre significativamente l'occupazione e cancellare posti di lavoro.

 I primi segnali preoccupanti arrivano dalla Cina e presto potrebbero arrivare anche da noi.

 Nella Repubblica popolare, dove la disoccupazione giovanile supera il 18 per cento, i robot umanoidi entrano nelle fabbriche per sostenere la produzione delle imprese, senza che queste ultime siano costrette a gestire turni, stress e malattie dei dipendenti.

 Una sostituzione garantita dagli sviluppi tecnologici della UBTECH Robotico, azienda di Shenzhen, che sta tracciando una nuova era del settore manifatturiero.

 

Aumentano i robot e diminuiscono i posti di lavoro.

L'azienda ha già raccolto ordini per oltre 800 milioni di yuan (circa 97 milioni di euro) grazie al suo modello di punta, il Walker S2.

Si tratta di un robot umanoide, il primo in grado di sostituire autonomamente le proprie batterie, garantendo un funzionamento continuo senza necessità di intervento umano e promettendo così di lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Un'innovazione che fa breccia nei cuori di molti imprenditori, desiderosi di velocizzare la produzione e, conseguentemente, aumentare i ricavi.

 

La linea dell'UBTECH piace quindi a molti.

Tanto che lo scorso 10 novembre, l'azienda di Shenzhen si è aggiudicata un ordine da 159 milioni di yuan (19,3 milioni di euro) da un'azienda di Zigon, nella provincia del Sichuan:

si tratta del suo secondo contratto più consistente siglato con una sola impresa, dopo uno da 250 milioni di yuan (30,3 milioni di euro) siglato a settembre.

 L'azienda prevede che la produzione in serie del Walker S2 inizierà immediatamente, con le prime consegne previste per metà novembre.

 Il lancio dell'operazione è ormai trasmesso dall'azienda con un video, che ha i contorni di un film di fantascienza.

 

La società, prima azienda di robotica quotata a Hong Kong nel 2023, ha lanciato a luglio il suo Walker S2 per uso industriale.

I piani del fondatore e del presidente dell'azienda robotica sono chiari: Zhou Jian programma di distribuire oltre 500 robot umanoidi industriali già nel 2024, con una capacità produttiva potenziale di 1.000 unità all'anno.

 

Un ritmo che potrebbe fare della Cina il primo paese al mondo a integrare sistematicamente gli umanoidi nei processi produttivi, sostituendo progressivamente i lavoratori umani nei ruoli chiave.

La previsione è delle più preoccupanti:

i robot umanoidi, che inizialmente verranno impiegati nelle fabbriche, potranno in poco tempo ricoprire tutti quei ruoli che ora sono gestiti da essere umani.

Entro cinque anni, potranno svolgere funzioni di servizio a stretto contatto con le persone, e in un orizzonte di un decennio entreranno nelle case come assistenti quotidiani delle persone anziane o disabili. Secondo gli esperti, nei prossimi anni in Cina partirà la produzione di massa di robot umanoidi, con conseguenti riduzioni dei prezzi del singolo prodotto fino al livello dei più comuni elettrodomestici.

(today.it/mondo/robot-umanoidi-fabbriche-cina.html).

 

 

 

 

Cina, la scommessa sui robot

umanoidi per rispondere

al declino demografico.

Treccani.it - Lisa Guerra – (20 luglio 2026) – Redazione – ci dice:

Cina, la scommessa sui robot umanoidi per rispondere al declino demografico.

All’AI Day 2025 di Peng, un umanoide IRON ha camminato sul palco con un’andatura così fluida da far sospettare al pubblico che dentro ci fosse nascosta una persona.

 Il fondatore He Xiaoping ha dovuto aprire la “pelle” del robot in diretta, per dimostrare che si trattava davvero di una macchina.

L’episodio riassume bene la corsa cinese allo sviluppo di umanoidi, con risultati sempre più impressionanti, ma una domanda di fondo che resta aperta: cosa sanno fare davvero questi robot, e soprattutto, perché la Cina ci sta investendo così tanto e così in fretta?

Una risposta, come vedremo, ha a che fare con un problema strutturale che l’industria da sola non può risolvere:

 il declino demografico, e con esso la necessità di sostituire nelle fabbriche una forza lavoro che va assottigliandosi.

 

In ottica governativa, lo sviluppo di umanoidi ha appena cambiato piano (letteralmente).

Fino al piano quinquennale precedente, la robotica era rappresentata in una nota a margine: un sotto-piano gestito dal solo ministero dell’Industria.

Invece, ora è stata promossa in prima fila, tra le otto industrie strategiche che guideranno lo sviluppo del Paese.

 Un cambiamento che non è solo simbolico, in quanto equivale al coinvolgimento diretto di ministeri centrali, governi provinciali e istituzioni finanziarie statali.

Coerentemente, nel 2025 Pechino ha stanziato un per tecnologie strategiche tra cui robotica, computer quantistici ed energia pulita, e oggi sono circa 140 le aziende cinesi che sviluppano robot umanoidi.

 

La rilevanza dell’industria della robotica si traduce anche in infrastrutture concrete per il suo controllo.

 Nel maggio 2026 Pechino ha lanciato un sistema nazionale di identità digitale per i robot umanoidi, lA , coordinato dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione (MIIT, Ministry of Industry and Information Technology).

 Ogni unità prodotta in Cina riceve un codice univoco di 29 caratteri (11 in più della carta d’identità dei cittadini cinesi) che ne registra produttore, modello, specifiche hardware, cronologia di manutenzione e destinazione d’uso, dalla fabbrica fino al ritiro dal mercato.

 A fine maggio 2026 risultavano già registrati oltre 28.000 robot su circa 200 modelli diversi.

Il sistema nasce ufficialmente per ragioni di tracciabilità e sicurezza, in un settore che secondo le stesse autorità cinesi cresce più rapidamente delle norme che dovrebbero regolarlo.

Ma la logica è la stessa già vista con 5G, droni e semiconduttori:

chi controlla lo standard tecnico controlla in parte anche il mercato che ne deriva.

Se gli umanoidi cinesi verranno esportati su larga scala, l’infrastruttura di identificazione già integrata nella filiera diventerà un vantaggio competitivo per Pechino ma potenzialmente anche uno strumento di sorveglianza e leva geopolitica su chi userà quelle macchine altrove.

 Un altro numero che conferma l’entità dell’impegno cinese è che, sempre nel 2025, le aziende cinesi hanno spedito, guidate da AGIBOT (5.168 unità), Uni Tree (oltre 4.200) e UBTECH, a cui si affianca ENGINE -AI, tra i nomi emergenti del settore.

Si parla di un mercato globalmente acerbo, ma rappresenta comunque un dato impressionante.

 

Il vero collo di bottiglia non è l’hardware:

qui la Cina parte da un vantaggio strutturale che va oltre la sola robotica.

 Decenni da “fabbrica del mondo” le hanno garantito filiere produttive dense, integrate e concentrate geograficamente.

Una stessa base industriale, rafforzata oggi dalla filiera dei veicoli elettrici, che le permette di indicare il prototipo e scalare un robot umanoide più rapidamente che altrove.

Il fattore che ancora frena è il “cervello”:

 i modelli visione-linguaggio-azione (VLA, Vision-Language-Action) che traducono i dati sensoriali in azione.

Qui gli Stati Uniti restano più avanti, complice l’accesso limitato di Pechino ai chip più sofisticati, come quelli del gigante NVIDIA.

 

Tuttavia, il vantaggio di costo cinese è netto, grazie alla filiera di cui abbiamo già parlato, che permette di produrre umanoidi a costi che i concorrenti americani non riescono a replicare.

Questo differenziale spiega gran parte del boom del settore cinese negli ultimi 12-18 mesi: capitali abbondanti, filiera hardware matura, software sempre più capace hanno permesso alla Cina di scalare più in fretta di chiunque altro.

Ed è da qui che nasce la divergenza strategica tra i due Paesi:

gli Stati Uniti (con Tesla, Boston Dynamics, Figure come principali player) inseguono il robot “generalista” universale, costoso e ancora sperimentale;

 la Cina punta su macchine più economiche e specializzate, già vendibili nel presente.

Il report 2026 osserva però che questo vantaggio non si traduce automaticamente in dominio globale:

 la diffidenza occidentale verso i robot made in China, principalmente per ragioni di sicurezza dei dati, lascia spazio a produttori europei e americani anche nei prossimi anni.

 

Per Pechino, il fattore demografico è uno dei principali motori della corsa agli umanoidi, accanto all’obiettivo di consolidare la leadership tecnologica e industriale.

Il Paese sta invecchiando rapidamente, e le nascite non bastano a rimpiazzare chi va in pensione:

 entro il 2050 il Paese avrà meno di due adulti in età lavorativa per ogni persona sopra i 65 anni, contro un rapporto di due e mezzo previsto per gli Stati Uniti (dati su proiezioni ONU 2024).

 In altre parole, la Cina dovrà colmare entro il prossimo decennio una carenza di circa 37 milioni di lavoratori su una base manifatturiera da 5.000 miliardi di dollari, che di fatto tiene in piedi l’economia del Paese. E questa carenza di lavoratori è solo la punta dell’iceberg:

secondo, nello stesso decennio la Cina rischia di perdere quasi 60 milioni di persone in totale, più o meno la popolazione dell’Italia.

 

È in questo scenario che va letta la previsione di:

fino a 24 milioni di robot umanoidi impiegati entro il 2035, una cifra che coprirebbe circa il 60% della carenza di lavoratori di cui abbiamo parlato.

 Ma è un numero da prendere con le pinze:

 gli stessi analisti Barclays lo definiscono uno scenario “ottimistico”, un’ipotesi limite costruita su condizioni molto favorevoli.

 E la realtà commerciale per ora la smentisce:

 secondo un sondaggio di solo il 23% dei clienti cinesi si dichiara soddisfatto dei robot umanoidi acquistati finora, per limiti di destrezza, funzionalità e prezzo.

Il criterio che deciderà l’adozione reale resta il ritorno economico: se uno stipendio operaio vale circa 100.000 yuan l’anno, le aziende sono disposte a pagare una tantum 200-300.000 yuan per un umanoide che lo sostituisca.

 

La Cina ha già dimostrato di saper costruire fabbriche, treni e città intere in tempi record.

Ora sta provando a costruire lavoratori.

 Se gli umanoidi riusciranno davvero a compensare il declino demografico ce lo dirà solo il tempo, che in questa storia è l’unica risorsa che Pechino non può produrre in serie.

(Immagine: Un robot umanoide AI modello G1 di Uni Tree Technology si aggira per Borland nel Lingua Cultural Village, Hangzhou, Zhejiang, Cina (21 marzo 2026). Crediti: Academia Centro Limited / Shutterstock.com).

 

 

 

Innovation.

Robot umanoidi, la Cina accelera

sulla nuova corsa industriale.

Italia-informa.com – (19 - 08 – 2026) – Redazione Innovazione – ci dice:

La Cina non sta soltanto costruendo robot che corrono, ballano o combattono nelle dimostrazioni pubbliche.

Sta cercando di trasformare la robotica umanoide in una nuova filiera industriale, replicando almeno in parte il percorso già seguito con auto elettriche, batterie e pannelli solari: prima capacità produttiva, poi riduzione dei costi, infine conquista dei mercati.

 

Robot umanoidi, la Cina accelera sulla nuova corsa industriale.

Il fenomeno è ancora piccolo nei numeri assoluti, ma cresce a una velocità che spiega l’attenzione di Pechino.

 Le stime non coincidono, segno di un mercato ancora difficile da misurare.

” Omnia “calcola circa 13.300 robot umanoidi consegnati nel mondo nel 2025, quasi cinque volte il dato dell’anno precedente; IDC ne stima circa 18 mila, con una crescita superiore al 500%. In entrambe le rilevazioni, però, il dato comune è il predominio dei produttori cinesi.

 

Il vantaggio non è soltanto nell’intelligenza artificiale.

Agi Bot, Uni Tree, UB Tech, Leu, Engine AI e Fourier sono alcuni dei nomi della nuova industria cinese.

Ma il vantaggio del Paese non nasce soltanto dagli algoritmi.

Nasce da una base manifatturiera già enorme.

Secondo l’International Federation of Robotica, la Cina dispone di circa due milioni di robot industriali operativi e nel 2024 ha assorbito il 54% delle nuove installazioni mondiali.

Motori elettrici, riduttori, batterie, sensori, componentistica elettronica e catene di fornitura sviluppate negli anni per smartphone e veicoli elettrici possono essere riutilizzati anche nella robotica.

 

È la differenza tra costruire un prototipo e produrne migliaia. La sfida degli umanoidi non è più soltanto farli camminare o afferrare un oggetto, ma renderli abbastanza affidabili e abbastanza economici da affiancare un lavoratore in fabbrica, in magazzino o nei servizi.

Il quindicesimo Piano quinquennale cinese, avviato nel 2026, ha inserito la robotica e la cosiddetta embedded intelligence tra le direttrici della nuova politica industriale.

A giugno il ministero dell’Industria e la Sabac hanno inoltre avviato un programma specifico per portare robot umanoidi e sistemi di intelligenza incorporata in ambienti reali di produzione e vita quotidiana.

 

Il mercato vero deve ancora arrivare.

Qui emerge però il limite della narrazione più spettacolare. I robot che fanno acrobazie attirano l’attenzione, ma non dimostrano ancora che esista un mercato di massa.

IDC rileva che nel 2025 la quota maggiore delle consegne è stata destinata a intrattenimento e performance commerciali. Seguono ricerca e formazione, raccolta dati, esposizioni, accoglienza, manifattura e logistica. Le fabbriche sono già un terreno di sperimentazione, ma non rappresentano ancora quel mercato gigantesco che molte proiezioni danno per scontato.

 

Il problema tecnico resta enorme.

Un ambiente industriale ordinato può essere programmato; una casa, un ospedale o un negozio sono pieni di imprevisti.

Muoversi tra persone, riconoscere oggetti diversi, usare mani con precisione e lavorare per ore senza errori richiede un livello di affidabilità che molti sistemi non possiedono ancora.

È proprio la distanza fra capacità produttiva e domanda reale uno dei principali interrogativi sull’espansione del settore cinese.

 

La scommessa cinese è sul costo.

Ed è qui che il modello cinese può fare la differenza. Pechino non deve necessariamente costruire per prima il robot più sofisticato del mondo. Può puntare a costruire quello sufficientemente capace da essere prodotto in grandi quantità e venduto a un prezzo accessibile.

È lo stesso passaggio che ha cambiato l’equilibrio nell’auto elettrica: trasformare una tecnologia avanzata in un prodotto industriale.

 

“Uni Tree” e “Agi Bot” hanno già raggiunto consegne nell’ordine delle migliaia di unità, mentre Pechino spinge imprese e aziende pubbliche a creare casi d’uso reali. Ma il banco di prova non saranno le coreografie televisive. Sarà il conto economico di una fabbrica: quanto costa acquistare, addestrare e mantenere un umanoide e quante ore di lavoro riesce davvero a sostituire.

 

La Cina sembra avere già scelto dove giocare la partita. Dopo essere diventata la fabbrica mondiale dei beni elettronici, vuole diventare anche la fabbrica delle macchine che lavoreranno nelle fabbriche.

Resta da capire se la domanda crescerà abbastanza rapidamente da trasformare l’attuale corsa tecnologica in una vera industria di massa.

 

 

 

Robot al posto degli operai:

la fabbrica del futuro è già qui.

Motorionkine.com - Redazione Web – (25 Agosto, 2026) – ci dice:

 

Robot al posto degli operai: la fabbrica del futuro è già qui.

Fino a due anni fa sembrava uno scenario da film di fantascienza.

 Oggi è la ragione di uno sciopero da 40.000 lavoratori:

l’ingresso dei robot umanoidi nelle fabbriche di automobili è diventato realtà, e i principali gruppi del settore, da Tesla a Hyundai, da BMW a Mercedes-Benz, stanno già investendo per rendere le linee di montaggio sempre più automatizzate.

 

La rivolta degli operai: il caso Hyundai.

 

Il segnale più forte è arrivato dalla Corea del Sud, dove il 21 agosto 2026 è scattato il primo sciopero totale di Hyundai Motor degli ultimi dieci anni: circa 40.000 lavoratori hanno incrociato le braccia, con il sindacato che ha ottenuto l’87% dei consensi per l’astensione dal lavoro.

Alla base della protesta ci sono le tradizionali rivendicazioni su salari e pensioni, ma per la prima volta anche la paura concreta di essere sostituiti dai robot:

Hyundai ha infatti annunciato l’introduzione nelle proprie linee dei robot umanoidi Atlas, sviluppati da Boston Dynamics (di sua proprietà), con debutto previsto dal 2027.

Il sindacato dei metalmeccanici ha calcolato che ogni robot costerebbe meno di due anni di stipendio di un operaio, un dato che trasforma l’automazione, agli occhi dei lavoratori, da supporto alla manodopera a sostituzione pianificata dei posti di lavoro.

 

Non solo Hyundai: la corsa ai robot nell’ automotive.

Il caso coreano è solo la punta dell’iceberg.

Tesla ha già introdotto oltre mille unità del suo “Optimum GEN 3”” negli stabilimenti di Fremont, Austin e Berlino, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a circa 100.000 unità entro la fine del 2026.

BMW sta testando il robot bipede Figure 03 nello stabilimento di Spartanburg e il robot AEON nella fabbrica di Lipsia, dove l’impiego su compiti legati alle batterie ad alta tensione è previsto per l’estate 2026. Mercedes-Benz ha invece scelto di collaborare con “Appronti “per introdurre i robot Apollo nei propri stabilimenti europei.

 

BYD: “Fabbriche di robot in tre-cinque anni.”

A rendere ancora più concreto lo scenario è intervenuta “Stella Li”, vicepresidente esecutiva del “colosso cinese BYD”, secondo cui l’automazione totale delle linee produttive potrebbe diventare realtà nell’arco di tre-cinque anni.

BYD punta inizialmente sull’impiego dei robot umanoidi nelle proprie fabbriche, per poi estenderne l’uso anche alle concessionarie, dove l’obiettivo dichiarato da Li è arrivare a due o tre robot per punto vendita, impiegati nella presentazione dei veicoli e nell’assistenza ai clienti.

 

Cosa significa per il futuro del lavoro in fabbrica.

Il punto di svolta, secondo chi osserva il settore, è che i robot umanoidi sono pensati per essere versatili e adattabili:

 possono muoversi autonomamente tra i vari reparti e occupare le stesse postazioni pensate per gli operai, senza bisogno di modificare le linee di produzione esistenti.

È questo l’aspetto che rende la transizione più rapida rispetto alle automazioni industriali tradizionali, e che spiega perché il tema, fino a poco tempo fa marginale, sia arrivato al centro delle trattative sindacali in tutto il mondo.

 

Domande frequenti.

Perché gli operai Hyundai hanno scioperato?

Oltre alle richieste su salari e pensioni, i lavoratori temono di essere sostituiti dai robot umanoidi che Hyundai prevede di introdurre in fabbrica dal 2027.

 

Quali robot vuole introdurre Hyundai nelle sue fabbriche?

I robot umanoidi Atlas, sviluppati da Boston Dynamics, di proprietà del gruppo coreano.

 

Quali altri gruppi automobilistici investono sui robot umanoidi?

Tra gli altri, Tesla, BMW e Mercedes-Benz stanno già testando o introducendo robot umanoidi nelle proprie fabbriche.

 

Quanto costerebbe un robot rispetto a un operaio, secondo i sindacati?

Secondo le stime del sindacato dei metalmeccanici coreani, ogni robot costerebbe meno di due anni di stipendio di un lavoratore.

 

In quanto tempo l’automazione totale potrebbe diventare realtà, secondo BYD?

La vicepresidente esecutiva di BYD, Stella Li, ha indicato un orizzonte temporale di tre-cinque anni.

 

Perché i robot umanoidi sono considerati più rapidi da introdurre di altre automazioni?

Perché sono versatili e possono occupare le postazioni già pensate per gli operai, senza richiedere modifiche alle linee di produzione esistenti.

 

Lavoro invisibile.

Robot umanoidi: quanto lavoro

umano c’è dietro la loro autonomia.

Agendadigitale.eu – (27 feb. 2026) - Maurizio Carmignani – Founder e Ceo – Lavoro invisibile – Redazione – ci dice:

 

Dietro ogni robot umanoide operano lavoratori invisibili: in Cina oltre 40 centri statali raccolgono dati di movimento, mentre negli USA startup come Figure AI stringono accordi con il Real estate.

 La teleoperazione svela un’autonomia spesso fittizia.

Trend tech 2026 robot altruisti; Robot umanoidi collaborativi e automazione, ecco lo scenario dell’innovazione che sta sorgendo a Torino intorno al Centro di Competenza CIM.

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I robot umanoidi sono al centro di una narrazione tecnologica sempre più pervasiva, ma dietro le dimostrazioni di macchine capaci di stirare, assemblare e navigare spazi domestici si cela una realtà meno lineare: quella di un’industria che dipende, strutturalmente, dal lavoro umano.

Indice degli argomenti.

Il lavoro umano invisibile che muove i robot umanoidi.

Le fabbriche di dati cinesi: lo Stato addestra i robot.

Il lavoro ripetitivo degli addestratori umani.

Il modello americano: partnership con il Real estate.

Teleoperazione: il lavoro a distanza che nessuno vede.

Un pattern già visto: l’AI che nasconde la sua dipendenza umana.

Il rischio bolla e le domande aperte sulla scalabilità.

Implicazioni per la politica e la regolamentazione.

Privacy e sorveglianza: il robot come dispositivo domestico.

Il futuro dei robot umanoidi passa per il riconoscimento del lavoro reale.

Il lavoro umano invisibile che muove i robot umanoidi.

Ogni volta, infatti, che un robot umanoide stira una camicia, carica una lavastoviglie o assembla un componente su una linea di produzione, la narrazione prevalente racconta di macchine sempre più capaci, di intelligenza artificiale che finalmente impara a muoversi nel mondo fisico.

 Quello che quella narrazione omette, sistematicamente, è la quantità di lavoro umano che rende possibile ogni singola di quelle azioni.

 

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Non si tratta di un dettaglio tecnico minore ma di un elemento strutturale dell’industria della robotica umanoide nel 2026, con conseguenze importanti per come valutiamo queste tecnologie, per i lavoratori che ne sono protagonisti invisibili, per le politiche pubbliche che dovranno regolamentarle.

 

Le fabbriche di dati cinesi: lo Stato addestra i robot.

A Pechino, nella periferia del distretto di Shijingshan, sorge uno dei più grandi centri di addestramento robotico al mondo.

 Realizzato dal governo locale in collaborazione con l’azienda di umanoidi Leu, occupa oltre 10.000 metri quadrati e replica sedici ambienti diversi: una linea di assemblaggio automobilistico, una casa intelligente, una struttura per anziani.

 Lo scopo non è produrre beni o servizi, ma dati, migliaia di ore di movimenti umani codificati in sequenze che i robot possono imparare. Il centro di Shijingshan è la punta di un iceberg.

 

Secondo la società di intelligence Interaci Analysis, entro dicembre 2025 erano stati annunciati in Cina oltre 40 centri statali di raccolta dati robotici, con circa una ventina già operativi.

 Il governo cinese ha dichiarato l’intelligenza embolie, l’AI che abita corpi fisici, una priorità nazionale all’inizio del 2025, innescando una corsa agli investimenti che coinvolge sia il settore privato sia le amministrazioni locali.

 Dentro questi centri lavorano centinaia di persone come Kim, uno studente universitario di informatica ventenne che Resta of World ha intervistato sotto pseudonimo.

Il suo compito, per un’intera settimana, era simulare l’apertura dello sportello di un forno a microonde.

 Indossava un visore per la realtà virtuale e un esoscheletro, ogni suo movimento veniva registrato e trasmesso al robot accanto a lui. Centinaia di ripetizioni al giorno, per insegnare a una macchina un gesto che un bambino di tre anni apprende in pochi minuti.

 

Il lavoro ripetitivo degli addestratori umani.

La logica è quella stessa che ha trasformato i modelli linguistici di grandi dimensioni, si raccoglie una quantità enorme di dati, si scala, e il modello migliora. Ma la robotica pone una sfida che i dati testuali non pongono, i movimenti fisici non si possono semplicemente fare scarpina da internet.

Richiedono corpi, spazio, tempo, e supervisione umana.

 

Il modello americano: partnership con il Real estate.

Dall’altra parte del Pacifico, l’approccio è diverso nella forma ma analogo nella sostanza. A settembre 2025, Figure AI, la startup di robot umanoidi valutata 39 miliardi di dollari, ha annunciato una partnership con Broomfield, uno dei più grandi gestori di asset al mondo con oltre 1.000 miliardi di dollari in gestione e 100.000 unità residenziali nel suo portafoglio.

 

L’accordo prevede che Broomfield consenta a Figure di raccogliere dati di addestramento in scala negli ambienti residenziali e commerciali che gestisce: uffici, magazzini logistici, appartamenti. Figure utilizzerà queste riprese per addestrare Felix, il suo modello vision-Language-action proprietario, insegnando ai robot come muoversi, percepire e agire in spazi progettati per gli esseri umani.

 

Questa partnership consente di acquisire quantità massicce di dati reali di navigazione e manipolazione in una varietà di ambienti domestici, necessari per sbloccare robot umanoidi di uso generale, ha dichiarato Brett Alcock, fondatore e CEO di Figure.

Questa strategia rivela con chiarezza la natura del problema, i robot umanoidi non hanno ancora accesso autonomo al mondo, il modo più efficiente per ottenerlo è infiltrarsi negli spazi in cui già vivono e lavorano gli esseri umani, registrando sistematicamente come questi spazi vengono navigati e utilizzati.

 

Teleoperazione: il lavoro a distanza che nessuno vede.

C’è però una seconda dimensione del lavoro umano nascosto nella robotica che va oltre l’addestramento: la teleoperazione. Molti robot presentati al pubblico come autonomi dipendono, in tutto o in parte, da operatori remoti che li pilotano in tempo reale. Il caso più discusso è quello di NEO, il robot umanoide della startup 1X proposto in preordine con un prezzo indicativo attorno ai 20.000 dollari.

 

La società ha aperto i preordini con promesse di consegna nell’anno corrente, ma il suo fondatore Brent Living Bernich ha dichiarato apertamente di non essere vincolato a nessun livello predefinito di autonomia.

Se il robot si blocca, o il cliente vuole che esegua un compito particolarmente complesso, un operatore della sede centrale di Palo Alto prenderà il controllo, guardando attraverso le telecamere del robot per stirare vestiti o svuotare la lavastoviglie.

 1X afferma di ottenere il consenso del cliente prima di attivare la modalità di teleoperazione.

 

Ma l’implicazione è profonda, un operatore umano, potenzialmente dall’altra parte del mondo, guarderà all’interno della tua casa attraverso gli occhi del tuo robot.

Se questo è il modello che permette ai robot di funzionare, allora la promessa di autonomia è parzialmente una finzione commerciale. L’accordo si configura più come una forma di arbitraggio del lavoro che ricrea le dinamiche della gig economy, con la novità che per la prima volta i compiti fisici possono essere eseguiti da dove il costo del lavoro è più basso.

 

Un pattern già visto: l’AI che nasconde la sua dipendenza umana.

Non è la prima volta che l’industria tecnologica presenta come automatico ciò che è in realtà sorretto da lavoro umano. La moderazione dei contenuti sui social media è affidata a migliaia di lavoratori in paesi a basso reddito che visionano materiale disturbante. L’etichettatura dei dati per l’addestramento dei modelli linguistici è un’industria da miliardi di dollari che impiega forza lavoro precaria in tutto il mondo.

 

Persino i migliori modelli AI richiedono enormi quantità di feedback umano per funzionare come desiderato, nonostante le promesse di apprendimento autonomo. Le conseguenze di questa opacità non sono solo narrative.

 

Quando Tesla ha commercializzato il suo sistema di assistenza alla guida con il marchio Autopilota ha gonfiato le aspettative pubbliche su ciò che il sistema poteva fare in sicurezza.

Il rischio con i robot umanoidi è analogo, se il pubblico e i regolatori credono che questi sistemi siano più autonomi di quanto siano effettivamente, le aspettative di sicurezza, le responsabilità legali e la valutazione dei rischi diventano tutte distorte.

 

Il rischio bolla e le domande aperte sulla scalabilità.

Dal lato cinese, le preoccupazioni assumono anche una dimensione economica. In novembre, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, il principale organismo di pianificazione economica del paese, ha emesso un raro avvertimento sui rischi di bolla nell’industria dei robot umanoidi.

 

Secondo quanto raccolto oltre 150 aziende di umanoidi operano attualmente in Cina, molte delle quali dipendono da commesse pubbliche per sopravvivere.

 Marco Wang, analista di Interaci Analysis, parla esplicitamente di potenziali bolle legate alla proliferazione dei centri di addestramento.

 

La domanda che i ricercatori si pongono è se raccogliere dati di movimento umano su larga scala sia effettivamente il percorso ottimale verso robot pienamente intelligenti, o se approcci alternativi, simulazione digitale, apprendimento da robot già operativi, possano rivelarsi più efficaci e scalabili.

 

Implicazioni per la politica e la regolamentazione.

Per chi si occupa di politica digitale e governance dell’AI, questo scenario solleva questioni concrete e urgenti. La prima riguarda la trasparenza, le aziende di robotica dovrebbero essere tenute a dichiarare in modo verificabile quale percentuale delle operazioni dei loro robot è genuinamente autonoma e quale dipende da teleoperazione o supervisione umana.

 

Senza questa informazione, consumatori, acquirenti istituzionali e regolatori non possono valutare correttamente né la sicurezza né il valore dei sistemi che acquistano. La seconda questione riguarda il lavoro. I lavoratori che indossano esoscheletri per addestrare robot, o che pilotano macchine nelle case altrui da migliaia di chilometri di distanza, stanno svolgendo un ruolo cruciale nell’economia dell’automazione.

 

La loro tutela, contrattuale, previdenziale, in termini di sicurezza e privacy, è quasi completamente assente dall’agenda normativa attuale, sia in Europa sia negli Stati Uniti.

 

Privacy e sorveglianza: il robot come dispositivo domestico.

La terza riguarda la privacy.

 Un robot governato a distanza da un lavoratore remoto che ha accesso visivo all’interno di un’abitazione è a tutti gli effetti un dispositivo di sorveglianza.

 

La normativa europea sulla protezione dei dati, GDPR in testa, offre strumenti potenzialmente applicabili, ma le specificità del contesto robotico richiedono un’interpretazione e probabilmente un aggiornamento normativo mirato.

 

Il futuro dei robot umanoidi passa per il riconoscimento del lavoro reale.

Il futuro della robotica umanoide è probabilmente quello descritto da Jensen Huang: macchine fisicamente capaci che si integrano nel lavoro e nella vita quotidiana.

 

Ma la strada per arrivarci è lastricata di lavoro umano reale, spesso invisibile, spesso precario. Riconoscerlo non è un atto di scetticismo verso la tecnologia, è il prerequisito per regolamentarla in modo intelligente.

 

 

 

 

Così a Pechino si testa l'impiego

dei robot umanoidi nell'industria.

Classxhsilkroad.it – Industria – Class Editori -Xinhua Ceis – (20-8- 2026) - Redazione – ci dice:

Alla “World Robot Conference” in corso nella capitale cinese, i leader del settore, dalla Ubi Tech a Galaxia a Uni Tree stanno mostrando come 10 robot umanoidi possono lavorare in un flusso di lavoro coordinato in un processo di logistica intelligente completo, oppure essere operativi sulle linee di montaggio delle auto.

 Il futuro prossimo? Muoverli attraverso comandi vocali.

 

L'incredibile salto di Superman della Uni Tree.

In un padiglione espositivo, circa 10 robot umanoidi stanno lavorando in un flusso di lavoro coordinato:

alcuni sollevano e impilano scatole, mentre altri smistano le merci lungo una linea di montaggio.

Insieme, hanno mostrato un processo di logistica intelligente completo, dalla movimentazione dei materiali allo smistamento e al rifornimento.

 

Questa scena, presentata dal produttore di robot umanoidi UBTECH alla World Robot Conference (WRC) 2026 in corso a Pechino, trasmette un messaggio chiaro:

 i robot stanno evolvendo rapidamente da semplici oggetti da esposizione ad applicazioni nel mondo reale.

 

La conferenza, che si concluderà domenica, ha attirato oltre 300 espositori da 26 paesi, con più di 3.000 prodotti in mostra, tra cui oltre 300 novità.

Nell'area espositiva di Galatea, i visitatori hanno scansionato un codice QR per ordinare una bottiglia d'acqua.

Un robot ha navigato autonomamente nel magazzino per recuperare e confezionare l'acqua in poco più di un minuto, basandosi esclusivamente sul riconoscimento tramite modelli.

Questo sistema è già operativo a Pechino e in altre città.

 

"La soluzione può risolvere i problemi di personale nei magazzini durante il turno di notte", ha affermato Luco Tiani, direttore finanziario di Galatea.

"I volumi di ordini notturni non sono enormi, ma richiedono comunque personale di turno. Sostituirlo con i robot è un'opzione economicamente vantaggiosa."

 

L'industria dei robot umanoidi in Cina sta entrando in una fase critica di commercializzazione e implementazione su larga scala, mentre i prodotti a intelligenza incarnata passano da test su piccoli lotti a un'adozione più ampia, ha dichiarato Su Xilani, presidentessa della Cinese Institute of Electronics, durante la WRC 2026.

 

Quasi 10 principali case automobilistiche, tra cui BYD e SAIC, stanno già testando sistemi di intelligenza embedded sulle linee di produzione per compiti come la movimentazione dei materiali e il caricamento dei componenti.

 I robot dotati di intelligenza embedded operano anche in spazi confinati e ad alto rischio per soccorsi in caso di disastri, interventi per inondazioni e ispezioni industriali pericolose, ha aggiunto Su.

 

Wang Xinxiang, fondatore e CEO di Uni Tree Robotico, ha dichiarato alla conferenza che i robot dell'azienda sono già in fase di test sulle linee di montaggio auto e nelle proprie fabbriche, con la ricerca sull'IA focalizzata sul miglioramento della loro capacità di svolgere compiti pratici in ambienti domestici e industriali.

 

Mercoledì, l'azienda con sede a Hangzhou è diventata il primo produttore di robot umanoidi a quotarsi sul mercato A-share, segnando un passo significativo per l'industria dei robot umanoidi del paese.

La conferenza di quest'anno ha anche posto l'accento sulla collaborazione lungo la catena industriale. La WRC riunisce sviluppatori di algoritmi di IA, fornitori di visione 3D e batterie, produttori di robot e utenti finali per facilitare la cooperazione e accorciare i cicli di R&S e iterazione.

 

Secondo il Ministero dell'Industria e della Tecnologia dell'Informazione, i ricavi del settore della robotica in Cina hanno superato i 300 miliardi di yuan (circa 44,24 miliardi di dollari) nel 2025, con una crescita media annua superiore al 20% negli ultimi cinque anni. Nella prima metà del 2026, i ricavi hanno raggiunto i 165,5 miliardi di yuan, con un aumento del 24,5% su base annua.

I robot cinesi hanno dimostrato la loro abilità tecnologica con attività impressionanti, dalle arti marziali alle maratone. Nel frattempo, la Cina sta raddoppiando gli sforzi per espandere le applicazioni dei robot nel mondo reale, nonostante le previsioni indichino che il "momento GPT" del settore sia ancora lontano anni.

 

A giugno, in tutto il paese, la Cina ha già costruito più di 70 centri di addestramento per l'intelligenza embedded, con altri 46 in fase di costruzione o pianificazione, secondo un rapporto della China Academy of Information and Communications Technology.

 

L'industria ha tratto beneficio da una strategia nazionale di supporto. L'espressione "intelligenza embedded" è stata inserita per la prima volta nel rapporto di lavoro del governo cinese nel 2025. Il 15° Piano Quinquennale cinese (2026-2030) richiede una pianificazione lungimirante delle industrie del futuro, inclusa l'intelligenza artificiale embedded, oltre a meccanismi per incrementare i finanziamenti e condividere i rischi in questi settori emergenti.

 

Wang ha affermato che "un momento ChatGPT nell'intelligenza embedded" arriverà quando i robot potranno essere inseriti in ambienti sconosciuti e completare la maggior parte dei compiti tramite semplici comandi vocali o testuali. Prevede che una tale svolta potrebbe verificarsi entro due o tre anni in uno scenario ottimistico, o al massimo entro cinque o dieci anni.

 

 

 

All'ergastolo in Cina il fondatore

del gruppo immobiliare Evergrande.

Classxhsilkroad.it – Industria – Mauro Romano – Class Editori – news - (20-08 -2026) – Redazione – ci dice:

Su Jidayi, un tempo l'uomo più ricco dell'Asia, è stato ritenuto responsabile degli atti che dal 2016 al 2021 hanno portato alla rovina il più grande gruppo immobiliare cinese, che ha accumulato 300 miliardi di dollari di debiti.

 Dovrà pagare anche una multa di 2,3 miliardi di dollari.

 

Su Jidayi, fondatore e per anni ceo del gruppo immobiliare Evergrande.

Il fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, Su Jidayi, è stato condannato all'ergastolo da un tribunale cinese per una serie di reati finanziari.

Secondo quanto riferisce la China Central Television (CCTV), tra il 2016 e il 2021 Evergrande, Evergrande Real Estate e Su avrebbero gonfiato gli asset e nascosto le passività attraverso «frodi finanziarie continue e su larga scala».

 

 «Gli atti criminali di Evergrande Group, Evergrande Real Estate e Su Jidayi... hanno coinvolto somme molte ingenti e circostanze particolarmente gravi, hanno causato perdite economiche  significative e danni sociali particolarmente seri, e dovrebbero essere puniti severamente secondo la legge», ha affermato la corte in una dichiarazione.

 

 Su Jidayi, un tempo l'uomo più ricco dell'Asia, si è dichiarato colpevole ad aprile di otto capi d'accusa, tra cui appropriazione indebita di fondi, frode nella raccolta fondi, prelievo illegale di depositi pubblici, concessione illegale di prestiti, emissione fraudolenta di titoli e corruzione.

Su avrebbe inoltre utilizzato tangenti per ottenere il controllo di istituzioni finanziarie e consentire a Evergrande di ottenere illegalmente fondi di credito e assicurativi.

Complessivamente, sono 56 le persone legate al caso Evergrande che hanno ricevuto una condanna.

 

Inoltre, il gruppo è stato multato per 8,82 miliardi di yuan (circa 1,3 miliardi di dollari), mentre Evergrande Real Estate dovrà pagare una multa di 7 miliardi di yuan. In totale si tratta di 2,35 miliardi di dollari. Il tribunale intermedio di Shenzhen ha, inoltre, condannato Su alla revoca a vita dei diritti politici e alla confisca di tutti i suoi beni personali.

 

 Il gruppo è risultato inadempiente nella maggior parte dei suoi 300 miliardi di dollari di debiti e i suoi problemi sono l’emblema della crisi del settore immobiliare che da anni sta colpendo Pechino.

 

 

 

La Cina porta quasi 1.000 robot

al lavoro: cucineranno, distribuiranno

farmaci e controlleranno gli impianti.

Pugliasera.it - Marco Principe – (24/08/2026) – Redazione – ci dice:

Attualità.

La robotica cinese si prepara a uscire dai laboratori per entrare in modo sempre più concreto nei luoghi di lavoro.

 Real Man Robotica ha annunciato un piano ambizioso: impiegare i robot umanoidi REAL BOT in quasi 1.000 scenari reali, dalle farmacie alle cucine professionali, passando per magazzini e sale di distribuzione elettrica.

 

L’obiettivo non è soltanto sostituire alcune attività manuali. Il vero banco di prova sarà permettere alle macchine di lavorare per ore in ambienti imprevedibili, dove persone, scaffali, utensili e ostacoli cambiano continuamente.

 

Al World Robot Conference di Pechino, i robot hanno mostrato diverse capacità: recuperare medicinali, rifornire gli scaffali, preparare dolci e controllare impianti.

In contesti semplici, la mobilità è ormai un problema relativamente secondario.

La difficoltà nasce quando cambiano dimensioni, posizioni e condizioni operative.

 

Per affrontare gli imprevisti, Real Man punta sul sistema GLN, che consente a un operatore umano di controllare il robot a distanza con latenze dichiarate nell’ordine dei millisecondi. Quando la macchina non sa come comportarsi, una persona può quindi intervenire. L’azione viene registrata e trasformata in dati utili per addestrare il robot.

 

Ogni turno diventa così anche una sessione di apprendimento. Le esperienze raccolte aiutano il sistema a migliorare nella percezione dell’ambiente, nella manipolazione degli oggetti e nella gestione delle situazioni non previste dalle simulazioni.

Un altro elemento decisivo riguarda il tatto.

Real Man sta integrando sul braccio robotico RM75 sensori di forza, coppia e contatto, sviluppati anche in collaborazione con PAXINI.

Questi strumenti permettono di capire non solo dove si trova un oggetto, ma anche con quale intensità viene afferrato.

 

Restano da verificare l’affidabilità nel lungo periodo, la continuità dei turni e i costi di gestione.

Tuttavia, il progetto conferma il ruolo centrale della Cina nella robotica applicata alla produttività.

La strada verso cucine, farmacie e industrie automatizzate è ancora lunga, ma l’addestramento basato su esperienze reali potrebbe accelerare sensibilmente l’arrivo dei robot nel lavoro quotidiano.

 

 

 

Phygital AI.

Robot umanoidi, Cina sempre

più avanti: Deep Seek porterà

l’AI nei robot Uni Tree (che vola in borsa).

Key4b12.it - Piermario Baccellato - (24 Agosto 2026) – Redazione – ci dice:

Robot umanoidi, Cina sempre più avanti: Deep Seek porterà l’AI nei robot Uni Tree (che vola in borsa) Robot.

Gli investitori cinesi hanno già riversato oltre 100 miliardi di yuan nel settore nel 2026.

Uni Tree ha debuttato in Borsa con un rialzo del 629%, mentre i produttori cinesi rappresentano circa il 97% delle vendite globali di robot umanoidi.

 

Robot capaci di muoversi, lavorare e agire come esseri umani.

È uno dei settori tecnologici più promettenti e uno dei nuovi terreni di confronto tra Cina e Stati Uniti.

Morgan Stanley stima che il mercato globale dei robot umanoidi potrebbe raggiungere un valore di 5.000 miliardi di dollari entro il 2050.

Secondo Bloomberg, nel solo 2026 investitori cinesi, dai fondi sostenuti dallo Stato ai grandi gruppi tecnologici e automobilistici, hanno investito oltre 100 miliardi di yuan, pari a circa 14,8 miliardi di dollari, nella robotica umanoide.

La scommessa è che la Cina possa conquistare una posizione dominante nella convergenza tra robotica e intelligenza artificiale, sviluppando macchine capaci di comprendere e interagire con il mondo fisico.

 

“Uni Tree” debutta in Borsa e vola del 629%.

Uno dei simboli di questa corsa è Uni Tree, diventata mercoledì la prima società cinese quotata specializzata nella produzione di robot umanoidi.

Il debutto sul mercato ha attirato una domanda enorme e il titolo ha registrato un rialzo del 629%.

 

Uni Tree, ufficialmente Kyushu Technology, è oggi uno dei maggiori produttori cinesi di robot umanoidi e quadrupedi.

Fondata circa dieci anni fa da Wang Xinxiang, l’azienda aveva inizialmente concentrato le proprie attività sui robot a quattro zampe, per poi espandersi agli umanoidi con il lancio del modello H1 nel 2023.

I suoi robot sono progettati per correre, saltare, muoversi su terreni difficili ed eseguire attività industriali.

 

Nel 2025 Uni Tree ha venduto oltre 5.500 robot umanoidi e più di 33.000 quadrupedi a clienti in Cina e all’estero, principalmente università, istituti di ricerca e imprese.

Il modello più economico, R1 Air, costa circa 4.900 dollari, una cifra nettamente inferiore rispetto a molti concorrenti presenti sul mercato.

 

Una domanda da 1.200 miliardi di dollari.

Secondo i calcoli di Bloomberg, gli investitori retail hanno richiesto oltre 5.500 volte il numero di azioni disponibili, presentando ordini per circa 8.100 miliardi di yuan, pari a 1.200 miliardi di dollari. Una domanda superiore anche a quella registrata a luglio per il debutto del produttore cinese di chip di memoria CXMT.

 

Circa il 20% dell’offerta di Uni Tree è stato inoltre assegnato a un gruppo di investitori strategici che comprende la startup di intelligenza artificiale Deep Seek, un veicolo collegato a Tencent e le divisioni di investimento di grandi imprese statali come China National Petroleum, China Southern Power Gride e China Telecom.

 

Deep Seek porterà l’AI nei robot Uni Tree.

La collaborazione con Deep Seek sarà focalizzata sullo sviluppo di modelli di embedded intelligence, sistemi di intelligenza artificiale progettati per consentire ai robot di comprendere e interagire con l’ambiente fisico.

Anche gli investitori collegati a Tencent hanno concordato collaborazioni in questo settore.

Le società statali, invece, dovrebbero favorire l’utilizzo dei robot Uni Tree in contesti operativi reali, come giacimenti petroliferi, raffinerie e infrastrutture energetiche.

 Per il momento non sono stati forniti dettagli sul numero di robot che verranno acquistati né sui tempi delle future commesse.

 

Pechino punta sui robot nelle fabbriche.

La robotica umanoide è considerata dal governo cinese una delle industrie strategiche destinate a produrre una svolta tecnologica entro la fine del decennio.

La convinzione, condivisa anche da molte startup statunitensi, è che i robot umanoidi possano avvicinarsi a un proprio “momento ChatGPT”:

un salto nelle capacità dei modelli che permetta alle macchine di comprendere il mondo fisico e svolgere attività quotidiane senza essere programmate passo dopo passo.

 

Il fattore demografico.

Pechino vuole utilizzare questa tecnologia per rafforzare la propria leadership nella manifattura avanzata, dai veicoli all’elettronica di consumo. Il governo ha già avviato una campagna per aumentare rapidamente l’utilizzo dei robot umanoidi nelle catene produttive, con l’obiettivo di portarne più di 10.000 nelle fabbriche entro la fine dell’anno.

 

Dietro la spinta cinese c’è anche un problema di disponibilità futura di manodopera. Il calo della fertilità e la minore disponibilità dei giovani lavoratori a svolgere mansioni ripetitive nelle fabbriche stanno rafforzando l’interesse verso l’automazione. In questo contesto, i robot umanoidi vengono considerati una possibile risposta alla futura carenza di lavoratori in alcuni settori industriali.

 

La Cina controlla il 97% delle vendite globali.

Secondo Smart Analytics Global, citata da Bloomberg, circa il 97% delle vendite mondiali di robot umanoidi proviene oggi da produttori cinesi.

 

Aziende come Uni Tree, Agi Bot e UBTECH stanno aumentando rapidamente le consegne, mentre società americane come Tesla, Figure AI e Agilità Robotico vendono ancora volumi nettamente inferiori.

Uno dei principali vantaggi della Cina è la propria filiera manifatturiera.

 

Molti produttori realizzano internamente i componenti oppure li acquistano da fornitori nazionali. A Shenzhen, numerose startup riescono a procurarsi gran parte dell’hardware necessario a pochi chilometri di distanza. Le aziende statunitensi, al contrario, devono spesso attendere settimane o mesi per ricevere componenti specializzati da fornitori esteri.

 

Nel corso di quest’anno, alcuni dei principali produttori hanno aumentato la presenza dei robot umanoidi nelle fabbriche, passando da poche decine di unità a centinaia o, in alcuni casi, migliaia.

È proprio questa combinazione tra capacità produttiva, disponibilità di componenti, investimenti pubblici e privati e impiego reale nelle fabbriche che, secondo Bloomberg, sta consentendo alla Cina di costruire un vantaggio iniziale nella nuova corsa globale alla robotica umanoide.

 

 

 

 

La Cina sta spingendo sui robot

umanoidi, ma in futuro bisognerà

trovare chi li compra.

Futuranetwork.eu - Flavio Natale – (03 marzo 2026) – Redazione – ci dice:

 

Pechino è leader indiscussa nel settore, ma se la domanda non sale si rischia una bolla.

 Gli Usa restano indietro, così come l’Europa.

 Robot diffusi negli spettacoli e nello sport, l’utilizzo domestico è ancora lontano.

 

La Cina sta spingendo sui robot umanoidi, ma in futuro bisognerà trovare chi li compra.

Qualche settimana fa la Cina ha salutato il nuovo anno (che sarà del Cavallo di Fuoco) con uno show che ha fatto il giro del mondo:

una flotta di robot umanoidi impegnati in complessi numeri di arti marziali – con gun, nunchaku e spade – e combinati con giovani atleti umani.

 Il risultato è stato abbastanza sorprendente, e prima di continuare (se non l’avete già visto) vale la pena dare un’occhiata.

Oltre a esaltare il pubblico, questa esibizione è servita a mandare un messaggio chiaro alla concorrenza:

la rivoluzione robotica, che lo vogliate o meno, passa da qui.

Lo scorso anno sono stati acquistati nel mondo circa 14.500 automi (in aumento rispetto ai 3mila del 2024) e di questi il 90% erano di produzione cinese.

Per Morgan Stanley, le vendite raddoppieranno a 28mila unità entro il 2026, e Agi bot e Uni Tree, i due principali produttori del Paese che tengono in mano tre quarti del commercio globale, sono già in pole position.

 

Questi robot danno spettacolo da qualche tempo anche nello sport e nella musica.

Ad aprile 2025 c’è stata la prima mezza maratona per umanoidi, seguita dalle prime Olimpiadi e da tornei di calcetto.

Hanno debuttato in questi mesi anche una band robotica composta da chitarrista solista, chitarrista ritmico, bassista, tastierista e batterista, e un dj artificiale che ha suonato a San Francisco a un “Giga Party”.

 

Ma in molti non sono convinti che i robot siano in grado di andare oltre lo show. E se così fosse, potrebbero nascere dei grossi problemi.

 

Oltre lo spettacolo.

Al momento, in Cina il principale acquirente di robot è lo Stato, e lo resterà probabilmente anche nei prossimi anni. Senza il supporto pubblico, sarebbe infatti dura mantenere in vita le oltre cento aziende che si occupano di robotica umanoide e che non hanno a oggi grande mercato.

Non è la prima volta che il Dragone investe nelle nuove tecnologie prima che si crei una domanda reale, e tutto sta nel capire se si rivelerà un azzardo o una scommessa vincente. Sicuramente le intenzioni sono serie.

 

La produzione robotica del Paese si estende per un’area che va da Shanghai fino alla provincia di Jiangsu (che include Changzhou, dove gli imprenditori dicono si possa reperire il 90% dei componenti per un automa) e a quella di Zhejiang (con la capitale Hangzhou, epicentro high-tech della Cina).

Questa regione, conosciuta come “Delta del fiume Yangtse”, ospita AGI bot, Uni Tree e altri importanti produttori di robot umanoidi.

Ad Hangzhou si trovano anche i laboratori di intelligenza artificiale di Deep Seek e la sede principale di Alibaba, il gigante dell’e-commerce che questo mese ha lanciato Ryan Brain, un modello di AI avanzato per potenziare la memoria spaziale e temporale dei robot, rendendone i movimenti più fluidi.

 

Umanoidi cercansi: perché la competizione sui robot con sembianze umane è entrata nel vivo.

La startup X1 lancia il robot Neo per le faccende domestiche, ma anche Figure e altri non stanno a guardare. Per superare i problemi di addestramento si punta sui progressi dell’intelligenza artificiale.

 

Ma il punto, e la vera sfida, è trovare un impiego degli automi che ne giustifichi le spese.

Nei ristoranti automatizzati di Beijing E-Town si incrociano già camerieri robotici che consegnano piatti ai tavoli e baristi che preparano i caffè ai clienti. In altri negozi sperimentali, robot-commessi forniscono informazioni sui prodotti e guidano gli acquisti.

Nelle case di riposo, modelli come Kaingang interagiscono con gli anziani, ascoltandoli, avvertendoli di prendere i farmaci e segnalando situazioni di pericolo (in questo caso l’utilizzo risponde a un bisogno reale, la carenza di personale nel settore di cura, ma potrebbe rispondere in futuro a un altro bisogno meno nobile, sostituire i lavoratori).

 

Più complicato a volte insegnare ai robot i lavori più semplici, fenomeno conosciuto come “paradosso di Morave”. Piegare una maglietta, per esempio, è estremamente complicato, perché richiede capacità percettive, tattili (si tratta di oggetti morbidi e deformabili) e spaziali non banali. Ed è per questo motivo che le dimostrazioni di automi che raccolgono oggetti, puliscono, mettono in ordine la lavastoviglie sono ancora abbastanza goffe e un po’ tristi.

Gli esperti si dividono tra ottimisti e pessimisti. “Gli umanoidi concentrano molti dei punti di forza della Cina in un’unica narrazione: capacità di intelligenza artificiale, catena di fornitura hardware e ambizione produttiva”, ha detto a Reuters l'analista tecnologico Poe Zhao, puntando su un futuro abbastanza radioso.

Wang Zhongyuan, dell'Accademia di intelligenza artificiale di Pechino, avverte invece che se la produzione di massa non sarà supportata dalla domanda reale, la bolla degli umanoidi, presto o tardi, scoppierà.

 

Il resto del mondo.

Basterebbe il grafico qui sotto, preso dall’Economist, per capire l’enorme divario che c’è tra Cina e Stati Uniti. Le prime sei aziende di settore sono tutte cinesi. Poi vengono quelle statunitensi e delle altre parti del mondo, ma senza dimostrarsi altrettanto competitive.

Non per niente Elon Musk, in fatto di robot umanoidi, non vede “una concorrenza significativa al di fuori della Cina”.

Per questo motivo il Ceo di Tesla ha deciso di giocare pesante.

A inizio gennaio ha annunciato la chiusura delle catene di produzione per le automobili elettriche Model S e X (dopo aver concluso il 2025 in ribasso rispetto al 2024), riconvertendo le fabbriche per produrre robot umanoidi Optimum, che per Musk potrebbero essere messi in vendita già dal 2027 (ma come tutte le sue previsioni da prendere con le molle). Sempre secondo Musk, di robot ne avremo almeno dieci miliardi entro il 2040 (teoricamente più degli esseri umani) e costeranno tra i 20 e i 25mila dollari l’uno.

 

Oltre a Tesla, gli Stati Uniti possono contare su aziende come Figure AI (che si sta specializzando nell’assistenza casalinga), Agilità Robotica (orientata sulla logistica) e Foundation, startup di San Francisco che ha da poco annunciato un piano per produrre 50mila robot umanoidi entro la fine del prossimo anno per la ricognizione, disinnesco di ordigni e missioni di terra nei conflitti (a controllo umano, o almeno così sembra).

Promesse a parte, comunque, la produzione statunitense resta limitata.

 

In questa corsa anche l’Europa sta restando indietro, con qualche isolato caso virtuoso.

 1X, azienda europea di settore, ha annunciato un accordo strategico con il fondo di investimento svedese EQT per distribuire su larga scala il robot umanoide Neo all’interno di contesti industriali.

L’intesa prevede di fornire fino a 10mila unità tra il 2026 e il 2030 a oltre 300 aziende.

 

Anche dall’Italia viene qualche debole luce.

La startup Generative bionica, nata dall'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), ha raccolto 70 milioni di investimenti per la produzione di robot umanoidi intelligenti, con l’obiettivo di creare uno stabilimento industriale nostrano, e i robot di Over Sonics robotica (Carate Brianza) sono arrivati lo scorso gennaio, con quelli di Generative bionica, al Consumer Electronics show di Las Vegas, dove hanno mostrato le proprie abilità in ambito industriale, manifatturiero e medico-sanitario. Anche se di piegare i panni ancora non se ne parla.

 

 

 

Dai laboratori alle fabbriche

di umanoidi, così i robot

cambieranno la Cina (e il resto del mondo).

Wired.it – (18 dicembre 2025) – Lorenzo Lamberti – Redazione – ci dice:

Stanno entrando nei sistemi operativi, nelle fabbriche, negli ospedali, nei ristoranti e persino nelle case di riposo.

I robot umanoidi saranno presto al nostro fianco per affrontare sfide industriali e demografiche, dovute a invecchiamento e carenza di forza lavoro.

Robot fabbriche di umanoidi.

(Un robot esulta per la vittoria sul ring al World Umanoidi Robot Games 2025 di Pechino Kevin Fraser/Getty Images.)

Nelle periferie industriali e nei distretti tecnologici di Pechino, Shenzhen, Hangzhou o Hefei, stanno prendendo piede le cosiddette fabbriche di umanoidi, una delle scommesse più ambiziose dell’economia cinese. Non più soltanto prototipi da laboratorio o curiosità da fiera tecnologica, ma robot pensati per entrare nelle fabbriche, negli ospedali, nei ristoranti, nelle case di riposo e, in prospettiva, anche nelle case di tutti noi.

 

D'altronde la Cina è da 12 anni consecutivi il primo produttore mondiale di robot e principale mercato per le applicazioni industriali.

Nel primo semestre del 2025, la produzione è aumentata del 35,6% su base annua e ci si aspetta che entro il 2035 il settore arrivi a valere 14 miliardi di dollari.

 La differenza più evidente, al di là dei numeri, è che in Cina i robot umanoidi si stanno facendo strada molto più in fretta che altrove nei vari aspetti della vita quotidiana, partendo appunto da quella industriale e assistenziale.

 

Si arriva anche alla sfera ludica e dell'intrattenimento. Le immagini di robot dalle fattezze umane che corrono maratone, giocano a calcio, servono ai tavoli o ballano durante il capodanno lunare hanno fatto il giro del mondo.

Dietro quella spettacolarizzazione, però, c’è una domanda molto più concreta:

 gli umanoidi stanno davvero contribuendo alla tenuta dell’industria cinese in una fase in cui altri settori tradizionali mostrano segni evidenti di affaticamento?

 

I robot ci cambieranno la vita.

I piani della “nuova era” di XI Jinping.

Le fabbriche di umanoidi.

Tra bisogni reali e applicazioni futuribili.

Per funzionare, i robot umanoidi devono impressionare.

La riconfigurazione del modello industriale.

Che cosa pensano gli addetti ai lavori.

Quali sono i rischi?

I piani della “nuova era” di XI Jinping.

Di certo, il governo ci punta tantissimo.

 Ne è una prova il fatto che nel 2023 il ministero dell’Industria e dell’Information Technologies ha emesso delle linee guida che intendono creare un ecosistema di innovazione di classe mondiale per robot umanoidi, spingendo verso la produzione di massa e l’adozione diffusa di queste macchine in ambiti industriali e civili.

 

(Robert Downey Jr e Christopher Nolan rispondono alle domande del web).

Il documento ufficiale, pubblicato nel novembre 2023, definisce obiettivi chiari per l’ecosistema di innovazione dei robot umanoidi, fissando tappe precise.

 Entro il 2025, si prevedeva la costituzione di un sistema di innovazione per robot umanoidi, con progressi in tecnologie chiave (“cervello, cervelletto, arti”), capacità di produzione in massa e applicazioni dimostrative in scenari industriali e di servizio.

 Obiettivo centrato.

 Entro il 2027 si punta a un ulteriore consolidamento della tecnologia e della catena di fornitura, con un ecosistema competitivo a livello internazionale e integrazione diffusa dei robot nell’economia reale.

Sulla scorta delle linee guida nazionali, diverse metropoli e province cinesi hanno dato vita a programmi di sviluppo locali.

 Un piano pubblico emesso da varie amministrazioni di Pechino definisce obiettivi per lo sviluppo dell’“embedded intelligence” nel periodo 2025-2027.

Il documento punta a rafforzare l’innovazione tecnologica e l’ecosistema industriale per robot intelligenti.

Anche a Shenzhen, città natale di Huawei, è stato predisposto un programma che sui robot intelligenti con obiettivi specifici su tecnologie di percezione, controllo, AI integrata e crescita dell’ecosistema industriale.

 

Nel rapporto annuale sul lavoro del governo cinese, il concetto di embedded intelligence (che riguarda i robot umanoidi e sistemi simili) è stato citato come settore di sviluppo strategico all’interno della politica industriale nazionale.

 E il comparto sarà senz'altro incluso tra quelli strategici menzionati dal Piano quinquennale 2026-2030 che verrà approvato a marzo.

 

Le fabbriche di umanoidi.

Il punto di partenza sono le cosiddette "fabbriche di umanoidi", poli produttivi dove convergono intelligenza artificiale, meccatronica avanzata, sensoristica e manifattura di precisione.

 A differenza di quanto accade in Europa o negli Stati Uniti, dove gran parte dei robot umanoidi resta confinata allo stadio di prototipo, in Cina questi sistemi vengono testati direttamente in ambienti reali.

Nelle linee di assemblaggio di case di automobili come BYD o ZEEKR, robot umanoidi già oggi trasportano componenti, sostituiscono batterie, effettuano controlli ripetitivi. Il vantaggio principale non è soltanto l’automazione, ma la capacità di operare in spazi progettati per gli esseri umani, senza dover riconfigurare intere fabbriche come accade con i robot industriali tradizionali.

 

Non si tratta di sostituire interamente la forza lavoro umana, ma di intervenire laddove il lavoro è più usurante, ripetitivo o rischioso, in un Paese che deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e con una forza lavoro in progressiva contrazione. In questo senso, l’umanoide diventa una risposta strutturale a un problema demografico prima ancora che tecnologico.

 

Tra bisogni reali e applicazioni futuribili

Al di fuori delle fabbriche, il racconto si fa più sfumato, a metà tra presente e futuro.

Nei ristoranti automatizzati di Beijing E-Town, camerieri robotici consegnano piatti ai tavoli, mentre baristi umanoidi preparano caffè sotto gli occhi dei clienti.

 Nei negozi sperimentali, robot-commessi forniscono informazioni sui prodotti e guidano gli acquisti. Nelle case di riposo, modelli come Kaingang interagiscono con gli anziani, raccontano storie, ricordano l’assunzione dei farmaci e segnalano situazioni di emergenza.

 Qui l’umanoide non è ancora una presenza massiccia, ma il suo utilizzo risponde a un bisogno reale: supplire alla carenza di personale in un sistema di welfare sotto pressione.

Più futuribile resta invece l’idea dell’umanoide come elettrodomestico universale.

Le dimostrazioni di robot capaci di raccogliere oggetti, pulire, aiutare a salire le scale o portare a spasso il cane sono impressionanti, ma per ora limitate a contesti controllati.

 I costi, l’autonomia energetica e soprattutto l’affidabilità a lungo termine rappresentano ancora ostacoli significativi.

Eppure, aziende come ULS Robotica parlano apertamente di una diffusione degli esoscheletri intelligenti e dei robot assistivi nelle case entro cinque anni, con prezzi comparabili a quelli di un elettrodomestico di fascia alta. È una promessa che va presa con cautela, ma che indica la direzione verso cui si muove il settore.

 

Per funzionare, i robot umanoidi devono impressionare.

La spettacolarizzazione gioca un ruolo chiave in questa narrazione. Le maratone per robot umanoidi, i giochi sportivi con competizioni di atletica, calcio e arti marziali, le band musicali robotiche non sono soltanto eventi mediatici. Servono a testare resistenza, equilibrio, autonomia decisionale e coordinamento, ma anche a costruire consenso politico e fiducia sociale intorno a una tecnologia che, altrove, suscita timori legati alla sostituzione del lavoro umano.

Dopo che lo scorso aprile si è tenuta la prima mezza maratona per robot umanoidi, ad agosto Pechino ha ospitato anche i World umanoide robot games, a cui si sono presentate 280 squadre da 16 paesi.

 Tra le competizioni: partite di calcio, gare di atletica leggera sui 400 e 1500 metri, corsa a ostacoli, salto in alto, combattimento. Per ogni sport, i robot erano dotati di capacità specifiche, da telecamere di bordo che permettono di localizzare il pallone a sensori integrati che consentono di coordinare passaggi o salti senza intervento umano diretto. Dalle gare, emerge che la sfida principale per un umanoide resta mantenere equilibrio e velocità nelle fasi di contrasto.

 

Ma si sono svolte anche esibizioni di arti marziali e di danza, che esaltano ancora di più la capacità dei robot umanoidi di muoversi in maniera coordinata come una squadra, o come una band. In Cina, questi eventi vengono raccontati come simboli di progresso nazionale, tappe di una marcia verso la leadership tecnologica globale. Così come è accaduto per la tradizionale diretta televisiva in occasione del capodanno lunare dello scorso febbraio, quando robot umanoidi si sono esibiti in compagnia di ballerini umani, sotto la regia del pluripremiato regista Zhang Yimou.

 

La riconfigurazione del modello industriale.

Resta però la questione economica di fondo. Negli ultimi anni, alcuni pilastri tradizionali dell’economia cinese, dall’immobiliare alla manifattura a basso costo, hanno mostrato segni di rallentamento. In questo contesto, le fabbriche di umanoidi vengono presentate come una delle "nuove forze produttive di qualità", come un comparto capace di assorbire investimenti, creare filiere ad alto valore aggiunto e compensare, almeno in parte, il declino di altri comparti. I numeri raccontano una crescita sostenuta: come detto, la Cina è da oltre un decennio il primo produttore mondiale di robot e il principale mercato per le applicazioni industriali, con tassi di crescita che sembrano destinati ad aumentare ulteriormente nel prossimo futuro.

 

Sarebbe però illusorio pensare che gli umanoidi possano sostituire rapidamente settori come l’edilizia o l’export manifatturiero tradizionale in termini di occupazione e volume economico. Più che un rimpiazzo diretto, la robotica rappresenta una riconfigurazione del modello industriale. Attorno agli umanoidi si sviluppano catene di fornitura complesse, che includono semiconduttori, batterie, sensori, software e servizi di manutenzione.

È qui che la Cina gioca uno dei suoi punti di forza principali: la capacità di integrare rapidamente hardware e software, prototipazione e produzione di massa.

 

Che cosa pensano gli addetti ai lavori.

L'approccio pragmatico della Cina al settore spiega perché molte aziende cinesi parlino apertamente di "punto di svolta".

Secondo manager come Wang Xinxiang di Uni Tree Robotica, già nel 2026 gli umanoidi avranno un’adozione diffusa nell’industria e nei servizi. In una recente intervista con CCTV Plus, Wang ha detto che i robot umanoidi alimentati da AI "stanno evolvendo molto rapidamente, più velocemente di quanto mi aspettassi. Dobbiamo ottenere il modello AI giusto per il robot; quando funziona, è solo questione di addestrarlo con maggiore potenza di calcolo…”

 

Zhong Jindong, direttore del Laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale dell'importante China Center for Information Industry Development ha tracciato un identikit più preciso del settore: “L’intelligenza artificiale è passata dalla fase di sviluppo iniziale a quella di aggiornamento sistemico, il che richiede un equilibrio di livello più elevato tra sviluppo e sicurezza, e tra vitalità del mercato e regolamentazione”. Questo significa che la Cina sta lavorando alla stesura di norme precise. “Pur promuovendo le applicazioni dell’I.A., si porrà maggiore enfasi sulla definizione di nuove regole e sulla predisposizione di garanzie istituzionali, al fine di prevenire i rischi sistemici che potrebbero derivare dalla mancanza di vincoli istituzionali in settori chiave”, ha spiegato Zhong.

 

Si tratta di un indizio importante, visto che le parole di Zhong sono state pronunciate a margine dell'annuale Conferenza centrale sul lavoro economico, chiamata a fissare le priorità delle politiche economiche e industriali per il 2026. Secondo quanto anticipato da Zhong, “l’intelligenza artificiale sarà inserita in un quadro unificato per la prevenzione dei rischi nei settori chiave e per la tutela della soglia minima di sicurezza, garantendo al contempo il rafforzamento delle forze motrici dell’innovazione e della capacità di presidiare tale soglia minima, resa possibile da una gestione solida”.

 

Quali sono i rischi?

Il rischio, riconosciuto anche da alcuni analisti cinesi, è quello di una bolla alimentata dall’entusiasmo degli investitori e dalla pressione politica a mostrare risultati rapidi. Molte applicazioni restano sperimentali e non tutte le aziende sopravvivranno alla selezione del mercato.

 Ma la differenza rispetto ad altre ondate tecnologiche è che una parte consistente di questi robot è già al lavoro, anche se in ruoli limitati. È questo elemento di concretezza che distingue l’attuale corsa agli umanoidi da precedenti mode tecnologiche.

 

Le fabbriche cinesi di robot umanoidi raccontano una storia che va oltre la tecnologia. Parlano di un Paese che cerca di reinventare la propria base industriale mentre affronta vincoli demografici, pressioni geopolitiche e un modello di crescita da ripensare.

Gli umanoidi non sono la soluzione a tutti questi problemi, ma rappresentano uno degli strumenti attraverso cui la Cina tenta di spostare il baricentro della propria economia verso settori più avanzati.

 Tra presente tangibile e futuro promesso, la scommessa è già in corso. E il modo in cui verrà vinta o persa dirà molto non solo del destino della robotica, ma di quello dell’industria cinese nel suo complesso.

 

 

 

 

La Cina è in vantaggio sui robot umanoidi.

 Guerredirete.it - Alberto Cantoni – (15 Aprile 2026) – Redazione – ci dice:

 

A fine marzo, l’azienda cinese “Agi Bot” ha annunciato di aver prodotto in serie il suo robot umanoide numero diecimila.

La startup con sede a Shanghai, fondata da alcuni ex ingegneri di Huawei, è nata nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare umanoide robot per applicazioni industriali e di servizio.

Dopo una prima fase di ricerca e prototipazione, nel 2024 ha avviato la produzione di massa dei primi modelli operativi, avviando una rapida scalata industriale che l’ha portata a raggiungere le cinquemila unità prodotte nel 2025 e poi al traguardo delle 10mila macchine: tutto nell’arco di tre anni.

Qualche settimana prima di questo traguardo, sul palco del Gala del Capodanno lunare – lo show televisivo più seguito in Cina – una schiera di robot dalle sembianze antropomorfe si è esibita in perfetta sincronia con ballerini in carne e ossa, eseguendo con naturalezza una coreografia fatta di mosse di kung fu e danza. In questo caso, i “device” erano soprattutto di un’altra azienda concorrente: Uni Tree Robotica.

Dietro la suggestione della performance, tra capriole a mezz’aria e calci acrobatici, si è intravisto un segnale chiaro:

 la dimostrazione plastica del vantaggio accumulato in una corsa tecnologica che Pechino ambisce a dominare su scala globale.

La vera partita legata al mercato dei robot umanoidi, tuttavia, non si gioca sui palchi:

si gioca nelle fabbriche e nei centri logistici. In altre parole, nel cuore pulsante dell’economia reale.

 

Nell’ultimo decennio la Cina ha identificato nella robotica uno dei cardini della propria trasformazione economica.

 Il settore era già stato inserito tra le priorità nel piano industriale Made in China 2025, anche se in una prima fase l’attenzione si era concentrata prevalentemente sull’automazione industriale tradizionale.

Oggi, invece, il focus si sta spostando proprio verso gli umanoidi robot: macchine progettate per operare negli stessi contesti degli esseri umani e per svolgere attività che richiedono adattabilità, coordinazione e capacità di interazione con l’ambiente reale.

 

Prezzi, supply chain e open source.

Alla base di questo ambito salto tecnologico c’è, naturalmente, l’intelligenza artificiale.

 L’integrazione tra sistemi di visione, linguaggio e movimento sta dando forma alla cosiddetta embedded AI:

algoritmi che non si limitano a elaborare dati, ma agiscono fisicamente nello spazio attraverso un corpo robotico.

In un Paese alle prese con l’invecchiamento della popolazione e con una forza lavoro in progressiva contrazione, questa prospettiva assume un valore strategico.

 I robot vengono infatti sempre più considerati una possibile risposta alla carenza di manodopera e uno strumento per incrementare la produttività industriale.

 

I numeri aiutano a mettere in prospettiva il fenomeno.

 Nel 2025 le spedizioni globali di robot umanoidi si sono fermate poco sopra le 13mila unità, pur registrando una crescita superiore a cinque volte rispetto all’anno precedente.

I dati parlano di un business ancora microscopico, ma in fortissima accelerazione: secondo la società di ricerca Omnia, il settore potrebbe crescere rapidamente fino a raggiungere circa 2,6 milioni di unità vendute entro il 2035, mentre UBS stima che la popolazione globale di robot umanoidi potrebbe superare i 300 milioni entro il 2050.

 Una ricerca di Citigroup si spinge persino oltre, parlando di oltre 600 milioni entro la metà del secolo.

 In questo scenario, la Repubblica Popolare si è ritagliata una posizione dominante: nel 2024, Agi Bot ha spedito oltre 5.000 unità, mentre Uni Tree Robotica ha superato le 5.500 nel 2025.

 

La principale leva competitiva dei modelli cinesi sta nel prezzo. Uni Tree propone modelli entry-leve attorno ai seimila dollari, mentre “Agi Bot” offre versioni ridotte dei propri sistemi per circa 14mila dollari.

 Tesla, con il progetto Optimum, ha indicato un range tra i 20mila e i 30mila dollari senza aver ancora avviato una produzione su larga scala. A gennaio, dal palco del World Economic Forum di Davos, Elon Musk ha indicato la fine del 2027 come orizzonte per il lancio del modello; nel frattempo, l’azienda ha già annunciato l’obiettivo di avviare le linee produttive entro l’anno in vista della commercializzazione.

L’esperienza, tuttavia, ci insegna che le tempistiche di Musk tendono a slittare e lui stesso ha più volte riconosciuto una propensione sistematica a promettere scadenze più ambiziose di quanto poi riesca a mantenere.

 Sul fronte statunitense, anche “Figure AI” ha iniziato a consegnare i propri modelli (Figure 02) a clienti paganti in scenari industriali, ma senza aver comunicato ancora un listino pubblico e operando solo tramite contratti su misura.

 

Un altro vantaggio decisivo è la catena di approvvigionamento. Negli ultimi anni la Cina ha dato vita a una supply chain hardware estremamente efficiente, spinta soprattutto dall’exploit del settore dei veicoli elettrici e dell’elettronica di consumo.

 La produzione di batterie, sensori, attuatori e altri elementi elettronici può avvenire in tempi brevi e con costi contenuti, permettendo alle imprese di sviluppare e testare rapidamente nuovi prototipi e di immetterli sul mercato con una rapidità difficilmente replicabile in altri contesti.

 

Uno dei fattori chiave spesso dimenticati, invece, è il software.

 “I cinesi hanno saputo intercettare per tempo un trend che ha dato loro un vantaggio competitivo enorme: l’open source”, spiega Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica e robotica all’Università Federico II, luminare tra i massimi esperti europei del settore, insignito nel 2024 dell’IEEE Ras Pioneer in Robotica and Automation Award, tra i più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale.

“L’intuizione brillante è stata realizzare piattaforme aperte per la condivisione di dataset per gli algoritmi che controllano il robot”.

 

In Cina l’adozione dell’open source sta creando da tempo un ecosistema collaborativo e, al tempo stesso, propulsivo.

Lo abbiamo imparato con “Deep Seek”: modelli AI aperti e a basso costo sviluppati anche da aziende come Alibaba, Monosio AI e Minimax stanno rapidamente scalando le classifiche globali di utilizzo su piattaforme come Huggins Face e Open Router.

 Anche sul fronte della robotica, startup come Robot Party hanno aperto l’intero stock – dall’hardware al software fino ai dataset – dei propri robot umanoidi, favorendo la nascita di una comunità di sviluppatori sempre più gremita e interconnessa.

 

Un fenomeno, quest’ultimo, che rappresenta “l’unico vero modo di competere con gli Stati Uniti”.

 Bruno Siciliano dirige il Prisma Lab, laboratorio dell’Università di Napoli specializzato in robotica industriale, meccatronica e automazione, che ha in dotazione “un robot umanoide di Uni Tree Robotica, con cui stiamo sviluppando tecniche di controllo per la deambulazione e, soprattutto, per l’esecuzione di operazioni di contatto in cooperazione con esseri umani. Stiamo lavorando su approcci avanzati di “model predittive control” che integrano algoritmi di intelligenza artificiale open source. Possiamo farlo proprio perché abbiamo acquistato una piattaforma dedicata open source, dal costo comunque significativo: circa 100mila euro”.

 

Il problema delle mani.

Dal punto di vista prettamente tecnico, la difficoltà di introdurre dei robot umanoidi nella dimensione industriale riguarda soprattutto il tatto.

 È quello che Elon Musk ha definito “the hands problema”:

senza mani realmente versatili, un robot resta limitato e l’utilizzo universale in ambienti sconosciuti resta una chimera.

Replicare la mano umana significa integrare controllo di precisione e percezione distribuito:

alcuni dei prototipi statunitensi più avanzati, come quelli sviluppati alla North Western University, utilizzano sensori nei polpastrelli che misurano variazioni elettriche per inferire il contatto.

Ma la complessità tecnologica resta, e afferrare una penna richiede di ricevere feedback attraverso varie parti delle dita, non solo sulla punta.

 

“La vera sfida dei robot umanoidi, è sviluppare entità che possano interagire con gli umani in totale sicurezza”, prosegue Siciliano. “Quando vediamo i video spettacolari dei robot che ballano durante lo spettacolo del capodanno cinese, ci impressioniamo. Ma quelle macchine non stanno interagendo con le persone. Nel momento in cui c’è un contatto, cambia tutto. Il vero ostacolo è il tatto: un conto è fare movimenti ‘in freestyle’, un altro è fare una qualunque operazione robotica, come un montaggio, in cui c’è uno scambio di forze”.

 

Verso la killer app.

Eppure, nonostante tutte le difficoltà, molti colossi sembrano già aver imboccato questa direzione.

Un segnale concreto arriva dalle automotive, dove i robot umanoidi stanno entrando nelle fabbriche.

 Renault prevede di introdurre circa 350 unità entro il 2027, già testate nello stabilimento francese di Douai con il robot Calvin per la movimentazione di componenti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre del 30% le ore necessarie per produrre un veicolo.

 Le stesse case automobilistiche cinesi, come BYD, NIO e ZEEKR – marchio del gruppo Geely – stanno testando robot umanoidi sviluppati da UBTECH all’interno delle proprie fabbriche. Questi vengono impiegati per la movimentazione dei materiali, l’ispezione dei componenti e il supporto agli operai nelle attività più ripetitive. In uno stabilimento ZEEKR a Ningbo, per esempio, alcuni robot del modello Walker di UBTECH vengono utilizzati per trasportare scatole e parti tra diverse linee di assemblaggio.

 

Anche in Europa diversi grandi gruppi industriali stanno esplorando soluzioni simili: Mercedes-Benz, per esempio, ha avviato test con robot umanoidi realizzati dalla startup americana Appronti nei propri impianti, mentre BMW ha sperimentato i robot di Figure AI nello stabilimento di Spartanburg, negli Stati Uniti, per operazioni come la movimentazione di componenti metallici. Hyundai Motor Group, invece, punta a introdurre migliaia di robot del modello Atlas, sviluppati da Boston Dynamics, società acquisita dal gruppo nel 2021.

 

Proprio il colosso coreano dell’automobile vuole inserirsi a gamba tesa in uno scenario competitivo che, almeno sulla carta, sembra delineare un duopolio sempre più serrato tra Cina e Stati Uniti.

L’annuncio al CES di Las Vegas di quest’anno potrebbe segnare una svolta dirompente.

 Boston Dynamics ha infatti siglato un accordo strategico con DEEP Mind (il laboratorio di Google che ha dato vita a Gemini) per potenziare Atlas, attraverso l’integrazione dei modelli Gemini Robotica. L’obiettivo è rafforzarne le capacità cognitive, migliorando al contempo l’interazione con l’ambiente e l’autonomia operativa.

 

“Quello di gennaio è un annuncio importantissimo”, sottolinea Siciliano. “Questi grossi investimenti, ovviamente, fanno da traino per tutti gli altri, innescando una dinamica di mercato che potrebbe accelerare l’individuazione della prima vera applicazione industriale su larga scala”, la cosiddetta killer applicazione capace di cambiare gli equilibri del settore. Perché sarà l’azienda capace di sviluppare il primo prodotto di massa, realmente pervasivo, a conquistare un vantaggio decisivo e ad aprire una nuova fase del mercato. Una rivoluzione destinata a toccare anche l’Europa e il nostro Paese: “Oggi è difficile fare delle stime su quando vedremo i robot umanoidi nelle fabbriche italiane.

Tuttavia, ragionevolmente, la larga diffusione entro un decennio è verosimile”.

 

 

 

La Cina punta sui robot umanoidi

per salvare la sua economia.

Thedigitalpost.ch – Editoriale Team – (16 luglio 2026) – Redazione – ci dice:

La Cina accelera la rivoluzione robotica nelle fabbriche per fronteggiare un calo demografico senza precedenti.

 Ma la transizione all'embedded AI apre fratture sociali profonde che Pechino dovrà gestire con cautela.

La Cina punta sui robot umanoidi per salvare la sua economia.

Nelle officine di Shenzhen, Chongqing e Guangzhou qualcosa sta cambiando in modo silenzioso ma irreversibile.

Accanto agli operai in tuta blu compaiono figure meccaniche dalle sembianze umane:

camminano su due gambe, afferrano componenti con dita articolate, eseguono assemblaggi di precisione con una costanza che nessun lavoratore in carne e ossa potrebbe mantenere per dodici ore consecutive.

La Cina ha deciso di puntare sui robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale — la cosiddetta embedded AI — come risposta strutturale a una crisi demografica che i dati delle Nazioni Unite descrivono in tutta la sua gravità:

 la popolazione cinese in età lavorativa, quella compresa tra i 15 e i 64 anni, ha sfiorato il miliardo nell'ultimo decennio, ma secondo le proiezioni ONU scenderà a soli 300 milioni entro il 2100.

Un crollo verticale che potrebbe rendere impossibile la grande ambizione di Pechino:

diventare la prima economia mondiale.

 

XI Jinping ha compreso il problema da tempo.

L'ultimo piano quinquennale del Partito Comunista Cinese parla esplicitamente di forme di collaborazione uomo-macchina e di impiego dell'intelligenza incarnata nei settori a carenza di manodopera e negli ambienti pericolosi.

 I numeri confermano la direzione intrapresa: tra il 2021 e il 2024 la Cina ha raddoppiato i robot installati nelle proprie fabbriche, raggiungendo quota due milioni di unità operative, il dato più alto al mondo secondo l'International Federation of Robotica.

 

Ma gli imprenditori cinesi più lucidi sanno che i robot umanoidi non sono una soluzione universale.

Non conviene impiegarli nei compiti più semplici e ripetitivi — per quelli bastano i robot industriali tradizionali, più economici ed efficienti — né in quelli troppo complessi e imprevedibili, come intervenire all'interno di un appartamento privato dove ogni ambiente è diverso dall'altro.

 Il loro territorio ideale è una terra di mezzo:

lavori di precisione artigianale, mansioni tecniche dove sempre meno giovani sono disposti a formarsi come apprendisti.

È lì che l'embedded AI può davvero fare la differenza.

 

Il vero collo di bottiglia, però, rimane la scarsità di dati di addestramento.

Per far funzionare bene un robot umanoide servono decine di milioni di ore di movimenti registrati.

La soluzione adottata da alcune aziende è ingegnosa quanto pragmatica:

vendere ai lavoratori in carne e ossa dei kit indossabili — guanti sensoriali, caschi con rilevatori di movimento — con cui registrare ogni gesto lavorativo.

Gli esseri umani, inconsapevolmente o consapevolmente, diventano i maestri delle macchine destinate a sostituirli.

 

È qui che la narrazione tecno-ottimista si incrina.

La transizione robotica non colpisce in modo indifferenziato:

pesa soprattutto sui lavoratori migranti a basso reddito, ma anche sui giovani laureati urbani, figli unici su cui le famiglie cinesi hanno investito tutto.

 Le proteste dei tassisti di Shenzhen contro le nuove normative sui taxi a guida autonoma, avvenute nei mesi scorsi, sono solo l'episodio più visibile di una tensione sociale che cova sotto la superficie.

 Economisti come Kyu Pinche avvertono che l'automazione sposterà la distribuzione del reddito nazionale a favore del capitale e a scapito del lavoro, invertendo una tendenza storica per cui i lavoratori ricevevano circa due terzi della ricchezza prodotta.

 

Il sistema prova ad adattarsi: nuove università cinesi hanno già integrato corsi dedicati all'embedded AI, Huawei e Xiaomi offrono posizioni nel settore, mentre JD.com ha siglato accordi con 120 scuole professionali per riconvertire i propri corrieri verso ruoli di manutenzione e riparazione dei robot. Ma la velocità della trasformazione tecnologica rischia di superare quella della riqualificazione sociale.

 

Pechino, impegnata in una competizione tecnologica serrata con gli Stati Uniti, difficilmente frenerà questa transizione per ragioni di coesione sociale.

Conterà piuttosto sullo Stato di sorveglianza e su misure di attenuazione del disagio per governare le tensioni, mentre insegue l'autosufficienza tecnologica e il dominio manifatturiero globale.

 La fabbrica del futuro è già presente. La domanda è chi ne raccoglierà davvero i frutti.

 

 

 

JD.com prepara i robot al posto

di 700mila corrieri.

La Cina accelera sulla Physical AI.

Key4biz.it - Piermario Baccellato -  (23 Giugno 2026) – Redazione – ci dice:

 

JD.com prepara i robot al posto di 700mila corrieri. La Cina accelera sulla Physical AI Internet.

JD.com prepara la sostituzione progressiva dei corrieri con robot e sistemi autonomi.

Pechino intanto spinge su robotica umanoide, IPO del settore, identità digitale per gli umanoidi e nuovi corsi universitari legati all’AI fisica.

 

La Cina sta preparando una nuova fase dell’automazione industriale.

Richard Liù, fondatore e presidente del gruppo cinese JD.com, ha dichiarato durante l’APEC China CEO Forum di Shenzhen che i robot finiranno per sostituire i circa 700mila corrieri impiegati dall’azienda.

Liù non ha indicato una tempistica precisa, ma ha riconosciuto apertamente che le consegne automatizzate renderanno progressivamente non necessaria la figura tradizionale del corriere.

Le sue parole arrivano da una delle principali piattaforme cinesi dell’e-commerce e della logistica.

Per numero di clienti, JD.com è la seconda piattaforma di commercio elettronico più grande della Cina, dietro Alibaba Group e davanti a Pin duo-duo, nel mondo è dietro Amazon e Alibaba Group.

 

Il programma Nirvana per riqualificare i lavoratori.

Liù ha accompagnato la previsione con l’impegno a evitare che i dipendenti perdano i propri mezzi di sostentamento.

Per questo JD.com ha avviato il programma interno “Nirvana”, pensato per riqualificare il personale verso nuove mansioni.

 

Il piano prevede accordi con circa 120 istituti scolastici in Cina. L’obiettivo è formare i lavoratori su attività legate alla manutenzione dei robot e all’addestramento dei sistemi di AI.

La strategia si inserisce in un percorso di automazione già avviato. JD.com sta sviluppando e sperimentando magazzini automatizzati, droni per le consegne, veicoli autonomi e stazioni di ritiro senza personale.

 Alcune di queste tecnologie sono già operative in progetti pilota sul territorio cinese.

 

Università cinesi, tagli ai corsi obsoleti e nuovi programmi AI.

Il Paese sta attuando proprio sulla formazione una revisione molto ampia del sistema universitario. Oltre il 30% dei programmi di formazione del Paese ha subito modifiche.

 

Tra il 2021 e il 2025 le università cinesi hanno revocato o sospeso 12.200 corsi di laurea triennale e, nello stesso periodo, introdotto 10.200 nuovi programmi.

I tagli, riportati dal ministero dell’Istruzione, citati da Xinhua e ripresi dal South China Morning Post, si sono concentrati soprattutto su arti, discipline umanistiche, lingue straniere e management.

Sono ambiti considerati sempre più saturi o meno allineati alle nuove esigenze del mercato cinese, in una fase in cui la disoccupazione giovanile supera il 16% e l’AI sta cambiando rapidamente domanda di competenze e profili professionali.

 

Un esempio è l’embedded intelligence, cioè l’intelligenza incorporata in sistemi fisici come robot, macchine intelligenti e dispositivi autonomi. Nove università cinesi hanno introdotto nuovi percorsi in questo settore, in linea con la strategia nazionale per accelerare l’integrazione dell’AI di nuova generazione nei settori produttivi.

 

La Cina vuole diventare leader della Physical AI.

La Cina non sta lavorando solo all’automazione dei magazzini o delle consegne, ma alla costruzione di una filiera nazionale della robotica umanoide.

Secondo Bloomberg, diverse aziende cinesi del settore stanno preparando la quotazione in Borsa, mentre Uni Tree Robotica ha già ottenuto il via libera per l’IPO a Shanghai.

 A Hong Kong, almeno 46 società legate alla robotica sarebbero nella pipeline delle quotazioni.

 

Pechino vuole presentarsi come centro globale della prossima fase dell’AI: non solo modelli software, ma intelligenza artificiale fisica, applicata a robot capaci di muoversi, manipolare oggetti e lavorare nel mondo reale. È la traiettoria indicata anche da Jensen Huang di Nvidia, che ha più volte descritto la robotica AI come una delle prossime grandi aree di crescita.

 

La spinta alle quotazioni conferma il passaggio dalla fase dei prototipi alla scala industriale. I capitali raccolti dovrebbero servire soprattutto a finanziare ricerca e sviluppo, modelli robotici e capacità produttiva.

 

La carta d’identità digitale per i robot umanoidi.

La Cina sta cercando anche di costruire un’infrastruttura di governance per la robotica.

 Lo dimostra la scelta di introdurre una carta d’identità digitale per i robot umanoidi, pensata per tracciare le macchine lungo l’intero ciclo di vita.

 

È in questo contesto che va letto il caso JD.com.

 La possibile sostituzione dei corrieri non è un episodio isolato, ma un tassello della nuova fase industriale cinese: AI incorporata nei robot, filiere produttive nazionali, capitali in arrivo dai mercati, università riallineate alle priorità tecnologiche e regole per tracciare gli umanoidi.

 

 

 

Robot umanoidi.

Umanoidi, dalla Cina il 90%

dei robot prodotti, ma il nodo

restano le applicazioni in fabbrica.

Innovationpost.it – (11 giugno 2026) - Miscele Crisantemi – Robot umanoidi – Redazione – ci dice:             

La produzione globale di robot umanoidi è decuplicata in un solo anno grazie alla spinta di Pechino, che copre il 90% dell’offerta.

 Il mercato resta confinato a POC e test di ricerca per l’addestramento dell’AI, con solo il 10% dei modelli impiegato in applicazioni reali.

 La vera svolta commerciale su larga scala è prevista solo dopo il 2032.

 

La produzione globale di robot umanoidi ha superato le 20.000 unità nel 2025, segnando un incremento di dieci volte rispetto alle meno di 2.000 unità registrate nel 2024.

 La stragrande maggioranza di questi modelli è stata però impiegata in attività di ricerca, raccolta dati e intrattenimento, con solo il 10% circa dei robot prodotti che ha trovato spazio in applicazioni reali.

 

Sono i dati che emergono dall’ultimo rapporto di Interaci Analysis sui robot umanoidi “Umanoide Robot – 2026” che analizza lo stato dell’arte della tecnologia e gli scenari del mercato per i prossimi anni.

Il rapporto evidenzia come, sebbene la quota di robot umanoidi impiegata nei contesti reali sia aumentata – nel 2024 ammontava a poche decine di unità –, la crescita è stata alimentata più dall’ampliamento della base clienti e dalla diversificazione dei progetti pilota che da un vero e proprio scale-up commerciale.

 

Indice degli argomenti.

Robot umanoidi, i progetti faticano a superare la fase pilota.

La Cina domina la produzione mondiale.

Agli umanoidi serviranno più di cinque anni per la svolta commerciale.

Robot umanoidi, i progetti faticano a superare la fase pilota.

Alla fine del 2025, la maggior parte dei progetti applicativi sul campo è rimasta confinata a dimostrazioni di fattibilità su scala ridotta.

 

DIGITAL360 ADVISORY WEEK.

Dall’AI alla Cybersecurity, si accede ai contenuti che ridisegnano il business.

Intelligenza Artificiale.

Intelligenza Artificiale Generativa.

Molte di queste iniziative sono state sostenute da sussidi governativi, investimenti strategici e partnership nella catena di fornitura, mentre mancano ancora progetti a lungo termine e su larga scala basati esclusivamente su logiche di profitto.

 

Anche se la riduzione dei costi e l’efficienza tramite l’automazione erano gli obiettivi iniziali di molti progetti pilota, quasi nessuno ha superato la fase di dimostrazione a breve termine o di operatività controllata e limitata.

Il funzionamento autonomo, il ritorno sull’investimento e la capacità di generalizzare l’esecuzione di compiti multipli sembrano formare un triangolo impossibile che i robot umanoidi non riescono ancora a scardinare.

 

La Cina domina la produzione mondiale.

Pechino è stata il motore sia dell’offerta sia della prima adozione di robot umanoidi durante il 2025 (esiste la nostra guida ai robot che si possono già comprare).

 

In termini di produzione complessiva, la quota dei fornitori cinesi supera il 90%, mentre la parte restante è coperta in gran parte da produttori statunitensi.

Per quanto riguarda le adozioni, circa il 75% dei robot umanoidi è stato consegnato in Cina.

 Il divario tra la produzione interna e la domanda locale nel Paese si spiega principalmente con le vendite all’estero effettuate da diversi produttori cinesi, spinte soprattutto dalla ricerca accademica e dal settore dell’intrattenimento.

 

La concentrazione dei fornitori vede la Cina in prima fila, con i primi cinque produttori del 2025 tutti cinesi, capaci di coprire insieme circa il 70% della produzione globale.

 Aziende come” Uni Tree” e “Agi bot” hanno prodotto e consegnato oltre 5000 unità ciascuna, superando insieme gli 11.000 robot e rappresentando più della metà del mercato globale.

 

L’attuale leadership è però figlia della domanda iniziale legata alla ricerca, inclusa la raccolta di dati per l’addestramento dell’”AI fisica”, oltre che di tentativi di ottenere visibilità mediatica e test guidati dalla curiosità.

Il forte supporto materiale fornito dal governo cinese è la ragione principale alla base dell’aggressiva espansione dei fornitori locali. Lo scenario competitivo è comunque tutt’altro che definitivo, dato che sia il mercato sia la tecnologia sottostante si trovano in una fase embrionale.

 

Il settore potrebbe subire profondi mutamenti dinamici con l’ingresso di attori consolidati provenienti da altri comparti, come i principali produttori di automobili e di elettronica di consumo.

 

Agli umanoidi serviranno più di cinque anni per la svolta commerciale.

Il mercato continuerà a crescere con volumi annuali nell’ordine di migliaia di unità, e la quota di robot impiegati in applicazioni reali aumenterà gradualmente.

Nel breve termine, l’espansione non sarà guidata da considerazioni puramente commerciali, ma da numerosi progetti pilota su scala ridotta.

I clienti saranno soprattutto aziende fortemente capitalizzate o realtà con legami industriali e di filiera con i produttori di robot, mentre il ruolo dei governi rimarrà centrale.

 

Le prossime installazioni, prevedono gli analisti, rimarranno prevalentemente semiautonome, con alcune mansioni specifiche che richiederanno ancora un controllo basato su regole o il tele-operazione umana.

Una modalità che dovrebbe consentire il primo vero impiego commerciale in scenari di lavoro pericolosi o in regioni con forti disparità nei costi del lavoro.

 

Al contrario, i robot umanoidi altamente autonomi e guidati dall’AI saranno inizialmente adottati in contesti con una maggiore tolleranza verso i margini di errore e i tempi di esecuzione.

I limiti attuali che frenano l’adozione su vasta scala riguardano l’affidabilità dei compiti e un’efficienza insufficiente a garantire un ritorno economico.

 

I colli di bottiglia tecnologici includono un’AI incarnata ancora immatura, una grave scarsità di dati fisici e un’autonomia hardware inadeguata. L’assenza di standard di sicurezza consolidati e di quadri normativi chiari rappresenta un ulteriore ostacolo per l’inserimento dei robot in ambienti di interazione uomo-macchina.

Il punto di svolta commerciale su larga scala difficilmente verrà raggiunto nei prossimi cinque anni. Una reale inversione di tendenza è prevista solo dopo il 2032, subordinata a progressi nell’esecuzione autonoma dei compiti e a una maggiore chiarezza normativa.

 

Entro il 2035, le consegne globali per applicazioni reali dovrebbero superare le 700.000 unità, con ricavi di mercato vicini ai 15 miliardi di dollari.

 

 

 

Robot umanoidi: Musk li sogna

ovunque, ma la Cina potrebbe

portarli sul mercato per prima.

 

Finanzaonline.com - Alessandra Caparello – (30 Dicembre 2025)

 

Elon Musk ha acceso i riflettori sui robot umanoidi, arrivando a considerarli centrali per la valutazione futura di Tesla, che secondo il fondatore potrebbe raggiungere addirittura decine di migliaia di miliardi di dollari.

Il problema, però, è che il robot di punta di Tesla, Optimum, non è ancora in vendita.

Nel frattempo, a muoversi con maggiore rapidità è la Cina, che rischia di battere sul tempo gli Stati Uniti e di diventare il primo Paese a portare i robot umanoidi su scala industriale.

 

Indice:

Robot umanoidi: Cina in pole, cosa sta architettando.

Cosa sono i robot umanoidi e perché contano.

Chi sono i protagonisti della svolta cinese sui robot umanoidi.

Cina contro Stati Uniti: vantaggi diversi.

Ostacoli, costi e rischio bolla.

 

Robot umanoidi: Cina in pole, cosa sta architettando.

Secondo diversi analisti, il 2026 potrebbe rappresentare un anno di svolta:

 Pechino ha infatti inserito lo sviluppo dei robot umanoidi tra le priorità strategiche nazionali, nel quadro della competizione tecnologica con Washington.

 “La Cina è attualmente in vantaggio sugli Stati Uniti nella fase iniziale di commercializzazione dei robot umanoidi”, spiega Andreas Rauche, partner della società di consulenza Horvath.

“Nel lungo periodo i mercati potrebbero diventare comparabili, ma oggi la Cina sta scalando molto più rapidamente”.

 

Cosa sono i robot umanoidi e perché contano.

I robot umanoidi sono progettati per avere forma e movimenti simili a quelli umani.

Combinano hardware avanzato – sensori, semiconduttori, attuatori – con algoritmi di intelligenza artificiale, che consentono loro di interagire con l’ambiente.

Le applicazioni potenziali sono vastissime: dalle fabbriche alla logistica, dall’accoglienza negli hotel fino, in prospettiva, all’uso domestico.

 

Per Pechino, questa tecnologia rappresenta una risposta a più problemi strutturali:

 l’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e la conseguente riduzione della forza lavoro, oltre all’obiettivo di rafforzare la propria leadership tecnologica globale.

Non a caso, nel documento preliminare del 15° Piano quinquennale, discusso dalla leadership cinese nell’ottobre scorso, compare esplicitamente il concetto di “intelligenza artificiale incarnata”, che include robotica e veicoli autonomi.

 

Chi sono i protagonisti della svolta cinese sui robot umanoidi.

Secondo RBC Capital Markets, i robot umanoidi potrebbero dar vita a un mercato globale da 9.000 miliardi di dollari entro il 2050, con la Cina destinata a rappresentarne oltre il 60%.

 Non sorprende quindi che decine di aziende locali stiano accelerando sulla produzione.

 

Tra i nomi più seguiti c’è Uni Tree, che prepara un’IPO con una valutazione stimata intorno ai 7 miliardi di dollari.

L’azienda ha presentato quest’anno il modello H2, capace anche di esibirsi in movimenti complessi come la danza. UBTECH Robotica è un altro player chiave: produce robot umanoidi sia per l’industria sia per applicazioni commerciali.

 Il suo modello Walker S2 è in grado di sostituire autonomamente la batteria, operando 24 ore su 24.

UBTECH punta a consegnare 500 robot industriali nel 2025 e ad arrivare a 10.000 unità annue entro il 2027.

Anche “Agi Bot” ha annunciato di aver superato quota 5.000 robot prodotti, mentre il costruttore di auto elettriche Peng ha svelato il suo robot umanoide di seconda generazione, IRON, con l’obiettivo di avviare la produzione di massa nel 2026. In totale, in Cina si contano oltre 150 aziende attive nel settore.

 

Cina contro Stati Uniti: vantaggi diversi

Il principale punto di forza della Cina è la profondità della catena di fornitura.

“Le aziende cinesi possono sviluppare e produrre robot a costi nettamente inferiori rispetto ad altre regioni”, osserva Ethan Qi di Centerpoint Resecar alla Cnbc.

 UBTECH, ad esempio, stima una riduzione dei costi di produzione tra il 20% e il 30% all’anno, anche grazie ai sussidi dei governi locali.

 

Gli Stati Uniti, dal canto loro, mantengono un vantaggio su software, algoritmi avanzati e intelligenza artificiale, oltre a puntare su una forte integrazione verticale delle componenti chiave. Nel breve periodo, però, il mercato cinese è destinato a crescere più rapidamente. Nel lungo termine, secondo gli analisti, i due Paesi potrebbero convergere verso dimensioni simili, con una diffusione di massa attesa dopo il 2040, soprattutto nelle abitazioni private.

 

Ostacoli, costi e rischio bolla.

Non mancano le criticità. La Cina resta fortemente dipendente da chip statunitensi, come quelli di Nvidia, e la tecnologia è ancora lontana da replicare perfettamente la destrezza umana, in particolare nei movimenti di mani e dita. Inoltre, i costi sono ancora elevatissimi: i prototipi più avanzati possono costare tra 150.000 e 500.000 dollari, mentre per competere con il lavoro umano servirebbe scendere sotto i 50.000 dollari.

C’è poi il rischio di una bolla speculativa.

 La Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (NDRC) ha recentemente messo in guardia contro un eccesso di entusiasmo, sottolineando che molte aziende stanno proponendo prodotti molto simili.

Secondo gli esperti, il divario tra dimostrazioni spettacolari e reale utilizzo industriale potrebbe alimentare aspettative irrealistiche. La corsa è iniziata, e la Cina, almeno per ora, sembra essere in pole position.

 

 

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