La Cina punta sugli umanoidi per sostituire i lavoratori.
La
Cina punta sugli umanoidi per sostituire i lavoratori.
Robot
al posto degli umani nelle fabbriche Mitsubishi, riceveranno le competenze
degli operai esperti tramite l'IA. Cosa faranno.
Ilmessaggero.it
– (24 agosto 2026) – Redazione Web – ci dice:
L'obiettivo è utilizzare l'IA per «catturare» il know-how degli operai in uscita e trasferirlo alle nuove generazioni.
Robot
al posto degli umani nelle fabbriche Mitsubishi, riceveranno le competenze
degli operai esperti tramite l'IA.
Robot
umanoidi sostituiranno la manodopera negli stabilimenti Mitsubishi Motor.
L'azienda
ha siglato un accordo con Highlanders Inc., una startup dell'Università di
Tokyo, per introdurre robot umanoidi a intelligenza artificiale nei propri
stabilimenti, replicando le competenze dei lavoratori più esperti.
L'intesa
risponde all'aggravarsi della carenza di manodopera in Giappone, che spinge i
costruttori a ripensare il lavoro in fabbrica.
L'intelligenza
artificiale.
L'obiettivo
è utilizzare l'IA per «catturare» il know-how degli operai in uscita e
trasferirlo alle nuove generazioni, facilitando il ricambio generazionale in un
mercato del lavoro sempre più rigido.
Highlanders,
fondata nel 2023, ha già realizzato il modello «N», un umanoide per altezza e
peso, in grado di camminare, svolgere compiti manuali e interagire verbalmente.
Mitsubishi prevede di avviare il progetto con
alcune decine di unità:
tra i siti candidati spicca la linea di
assemblaggio dei motori dello stabilimento di Kyoto, dove dal 2027 sarà
attivata una produzione dedicata con capacità di 1.000 robot al mese.
«I robot umanoidi hanno un enorme potenziale
per trasmettere in modo efficiente le conoscenze dei lavoratori più esperti»,
ha dichiarato Takeo Kato, presidente e amministratore delegato di Mitsubishi
Motor.
L'iniziativa
rientra nel filone della «fiscal AI», tecnologia che consente alle macchine
decisioni e azioni autonome basate sulla percezione dell'ambiente tramite
telecamere e sensori, un settore sul quale il settore automobilistico
giapponese sta accelerando.
In questa direzione Honda ha sviluppato una
mano robotica assistita da IA per compiti di precisione, mentre Toyota sta
sperimentando bracci robotici nella sua città-laboratorio Women City, alle
pendici del Monte Fuji.
I
robot cinesi.
L'annuncio
segue la crescente popolarità dei robot cinesi, che sono stati anche quotati in
Borsa la settimana scorsa.
La Cina ha spedito oltre 40.000 robot umanoidi
nel primo semestre del 2026, pari al 97% del totale mondiale, secondo il
'Rapporto 2026 sullo sviluppo dell'industria dei robot umanoidi', presentato
alla World Robot Conference di Pechino.
Secondo
il rapporto, il settore cinese è entrato in una fase di accelerazione, con
progressi nelle capacità di percezione dell'ambiente, pianificazione delle
decisioni e controllo del movimento dei robot, oltre a una maggiore
adattabilità e stabilità in ambienti complessi.
La filiera ha inoltre sviluppato capacità
produttive che comprendono i principali chip e componenti fino ai robot
completi, mentre l'impiego degli umanoidi sta passando dalle produzioni in
piccoli lotti verso una diffusione più ampia e applicazioni su scala.
Il
record infranto.
Lightning,
umanoide targato Honor, il produttore di cellulari cinese, qualche giorno fa ha
stabilito un nuovo record di velocità battendo quello stabilito da Usain Bolt a
Berlino nel 2009.
Secondo quanto riportato dalle emittenti
cinesi avrebbe corso i 100 metri in 9,32 secondi (contro i 9,58 del
giamaicano), con addirittura 14,5 metri al secondo di velocità massima.
Il record sarebbe stato raggiunto durante i
Giochi Mondiali di Robotica Umanoide, che si sono aperti a Pechino oggi,
nell'ambito dei test iniziali. Si tratterebbe della seconda 'sconfitta' per
Bolt in meno di una settimana.
Pochi giorni fa il principale player cinese
nel campo dei robot umanoidi, “Uni Tree”, ha presentato 'Superman', in grado di
correre più velocemente di “Usain Bolt” nel picco raggiunto quando ha stabilito
il suo record e di saltare 2 metri da fermo.
La
Cina svela un esercito di umanoidi,
ma
siamo molto lontani
dalla
sostituzione dell’uomo.
Redhotcyber.com
- Silvia Felici – (24 Agosto 2026) – Redazione – ci dice:
In
sintesi.
Alla
World Robot Conference 2026 di Pechino, la Cina ha presentato oltre 2000
espositori e 150 prime mondiali di robot umanoidi.
“Uni
Tree” ha mostrato un umanoide capace di correre a 12,66 metri al secondo,
superando Usain Bolt.
Tuttavia,
il fondatore di Uni Tree, Wang Xinxiang, ha dichiarato che i robot non hanno
ancora raggiunto il loro "momento ChatGPT", prevedendo un progresso
significativo tra due e dieci anni.
Alla
fiera di Pechino, i robot umanoidi suonano in gruppi rock, boxano, servono
bevande, impilano scatole e regolano il traffico.
Alcune
macchine corrono già a una velocità che fino a poco tempo fa sembrava
fantascienza.
Ma dietro queste dimostrazioni spettacolari si
nasconde un problema molto più complesso del camminare su due gambe.
L’umanoide moderno comprende ancora male il
mondo circostante e fatica a svolgere lavori sconosciuti senza l’aiuto
dell’uomo.
Google
Sorgente Preferita.
Gli
sviluppatori cinesi ritengono che sia il “cervello” software, e non il corpo
meccanico, a dover rappresentare il prossimo grande balzo in avanti della
robotica.
Advertising.
Eliaca
Cybersecurity.
Alla
“World Robot Conference 2026”, che si tiene a Pechino dal 19 al 23 agosto, sono
presenti più di 300 aziende.
Gli
organizzatori hanno annunciato oltre 2000 espositori e più di 150 prime
mondiali.
Negli
stand si possono vedere quasi tutti gli scenari del futuro, dai robot
poliziotti e operai di magazzino ai baristi, venditori e assistenti domestici.
“UBTECH”
mostra umanoidi che spostano scatole in un magazzino improvvisato, altre
macchine mescolano cocktail e preparano bubbole tea, mentre i regolatori di
traffico antropomorfi dimostrano i gesti della polizia stradale.
Le
star principali della fiera sono le macchine di “Uni Tree”.
L’azienda ha da tempo trasformato i salti, le danze e
i movimenti di combattimento dei robot in una pubblicità efficace e, prima
della fiera, ha presentato un nuovo umanoide veloce.
Il
produttore afferma che la macchina è in grado di raggiungere una velocità di
circa 12,66 metri al secondo, superando formalmente la velocità massima di
Usain Bolt durante la sua corsa record sui 100 metri. Tali risultati mostrano
chiaramente quanto velocemente la Cina sia avanzata nei sistemi di azionamento,
nell’equilibrio, nelle batterie e nel controllo del movimento.
Tuttavia, la capacità di correre velocemente
dice ben poco sulla capacità del robot di scaricare autonomamente un camion,
trovare un pezzo necessario in un ambiente sconosciuto o preparare la cena.
Il
fondatore di Uni Tree, Wang Xinxiang, ha in pratica smorzato l’entusiasmo
intorno al settore.
Secondo le sue parole, i robot umanoidi non
hanno ancora vissuto il loro “momento ChatGPT“.
La
vera svolta arriverà quando si potrà mettere la macchina in un ambiente
sconosciuto, dare un comando normale con la voce o il testo e ottenere un
risultato accettabile senza programmare preventivamente ogni movimento.
In uno scenario ottimistico, Wang si aspetta
un livello simile tra due o tre anni, mentre in uno prudente dà al settore da
cinque a dieci anni. Secondo la sua valutazione, allora il robot sarà in grado di
svolgere circa l’80% dei compiti in un ambiente sconosciuto.
Altri
sviluppatori cinesi si aspettano un progresso prima. Il capo di ACE Robotico,
Wang Xiangfan, ritiene che la robotica possa avvicinarsi al proprio “momento
ChatGPT” entro la fine del 2027.
Anche
l’azienda Galbo indica un orizzonte di circa due anni. Anche le previsioni più ottimistiche
non significano che gli umanoidi universali riempiranno immediatamente
appartamenti e aziende.
ACE Robotico
prevede che, dopo la svolta nei modelli, serviranno ancora alcuni anni prima
che la tecnologia ottenga un vero e proprio uso commerciale di massa.
Ares
Cyber.
La
principale carenza del settore è legata ai dati.
Un
modello linguistico può essere addestrato su enormi quantità di testo, immagini
e video del mondo digitale.
Un
robot ha bisogno di informazioni completamente diverse.
La macchina deve capire quanto è pesante
l’oggetto che ha davanti, dove è più comodo afferrarlo, con quale forza
stringere le dita, come mantenere l’equilibrio, cosa fare se l’oggetto cade e
come riorganizzare la sequenza di azioni se una persona blocca improvvisamente
la strada.
Gli
sviluppatori raccolgono questi dati in diversi modi. Le persone controllano i
robot a distanza o indossano sensori, e le macchine registrano i movimenti.
Parte
dell’esperienza viene creata in simulazioni al computer e in parte gli umanoidi
la ottengono direttamente durante il lavoro.
Ogni
approccio ha dei difetti.
Il lavoro degli operatori è costoso, la
simulazione non riproduce completamente il mondo reale e l’addestramento su
veri robot richiede molto tempo e causa dell’usura dell’attrezzatura.
Secondo la valutazione di ACE Robotico, i set
di dati reali disponibili per il settore sono attualmente misurati in circa
centinaia di migliaia di ore, mentre per la prossima generazione di modelli
potrebbero essere necessari decine di milioni di ore.
Pechino
sta cercando di risolvere il problema letteralmente grazie alla scala del
paese.
A giugno, il Ministero dell’industria e delle
tecnologie dell’informazione della Cina, insieme alla commissione per la
gestione degli asset statali, ha lanciato un programma speciale che dovrebbe
far uscire gli umanoidi dai laboratori e portarli nelle vere aziende e
nell’ambiente quotidiano.
Si
prevede di addestrare costantemente i robot nella produzione, nella logistica e
in altri scenari reali, raccogliendo contemporaneamente dati per i modelli di
IA incorporata.
Il
prossimo esperimento inizia subito dopo la fiera.
Dal 22
al 26 agosto, Pechino ospita la seconda edizione dei Giochi mondiali dei robot
umanoidi.
Le
macchine non si sfideranno solo nella corsa, nel calcio, nelle arti marziali e
nella danza.
Gli
organizzatori hanno aggiunto compiti simili al lavoro reale, tra cui il
servizio ai clienti, le faccende domestiche, l’estinzione degli incendi e le
operazioni con gli oggetti.
Nella
gara dei 100 metri, il controllo remoto è completamente vietato.
Il robot deve orientarsi autonomamente sulla
pista e raggiungere il traguardo.
Alcune prove applicative sono state trasferite
da padiglioni appositamente preparati a imitazioni di vere fabbriche, hotel e
case.
Le
prime applicazioni commerciali stanno già emergendo, anche se è presto per
parlare di una sostituzione di massa delle persone.
Gli
umanoidi cinesi sono in fase di test nelle produzioni automobilistiche ed
elettroniche, spostano materiali, classificano pezzi e controllano la qualità.
All’inizio
dell’anno, Airbus ha acquistato Walker S2 di UBTECH per i test nell’industria
aerospaziale.
Chery,
attraverso la sua controllata AIMOGA, utilizza robot nei concessionari e in
altri scenari di servizio.
AIMOGA
afferma di aver già collocato più di 3000 macchine, di cui circa 2000 sono
state inviate al di fuori della Cina.
L’efficienza
rimane ancora un punto debole.
Il capo di UBTECH ha valutato in precedenza
l’efficienza di Walker S2 solo al 30-50% di quella umana nelle operazioni
adatte alla macchina.
Gli
umanoidi si comportano meglio con compiti stretti e ripetitivi come lo
spostamento di scatole o singole operazioni di controllo qualità.
I
robot umanoidi che sostituiscono
i
lavoratori nelle fabbriche.
Today.it
– (14 novembre 2025) – Serena Console – Redazione – ci dice:
Aumentano
gli ordini delle aziende cinesi che producono robot da impiegare nel settore
manifatturiero.
Ma automazione fa rima con riduzione della
forza lavoro umana
L'evoluzione
della robotica rischia di ridurre significativamente l'occupazione e cancellare
posti di lavoro.
I primi segnali preoccupanti arrivano dalla
Cina e presto potrebbero arrivare anche da noi.
Nella Repubblica popolare, dove la disoccupazione
giovanile supera il 18 per cento, i robot umanoidi entrano nelle fabbriche per
sostenere la produzione delle imprese, senza che queste ultime siano costrette
a gestire turni, stress e malattie dei dipendenti.
Una sostituzione garantita dagli sviluppi
tecnologici della UBTECH Robotico, azienda di Shenzhen, che sta tracciando una
nuova era del settore manifatturiero.
Aumentano
i robot e diminuiscono i posti di lavoro.
L'azienda
ha già raccolto ordini per oltre 800 milioni di yuan (circa 97 milioni di euro)
grazie al suo modello di punta, il Walker S2.
Si
tratta di un robot umanoide, il primo in grado di sostituire autonomamente le
proprie batterie, garantendo un funzionamento continuo senza necessità di
intervento umano e promettendo così di lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Un'innovazione
che fa breccia nei cuori di molti imprenditori, desiderosi di velocizzare la
produzione e, conseguentemente, aumentare i ricavi.
La
linea dell'UBTECH piace quindi a molti.
Tanto
che lo scorso 10 novembre, l'azienda di Shenzhen si è aggiudicata un ordine da
159 milioni di yuan (19,3 milioni di euro) da un'azienda di Zigon, nella
provincia del Sichuan:
si
tratta del suo secondo contratto più consistente siglato con una sola impresa,
dopo uno da 250 milioni di yuan (30,3 milioni di euro) siglato a settembre.
L'azienda prevede che la produzione in serie
del Walker S2 inizierà immediatamente, con le prime consegne previste per metà
novembre.
Il lancio dell'operazione è ormai trasmesso
dall'azienda con un video, che ha i contorni di un film di fantascienza.
La
società, prima azienda di robotica quotata a Hong Kong nel 2023, ha lanciato a
luglio il suo Walker S2 per uso industriale.
I
piani del fondatore e del presidente dell'azienda robotica sono chiari: Zhou
Jian programma di distribuire oltre 500 robot umanoidi industriali già nel
2024, con una capacità produttiva potenziale di 1.000 unità all'anno.
Un
ritmo che potrebbe fare della Cina il primo paese al mondo a integrare
sistematicamente gli umanoidi nei processi produttivi, sostituendo
progressivamente i lavoratori umani nei ruoli chiave.
La
previsione è delle più preoccupanti:
i
robot umanoidi, che inizialmente verranno impiegati nelle fabbriche, potranno
in poco tempo ricoprire tutti quei ruoli che ora sono gestiti da essere umani.
Entro
cinque anni, potranno svolgere funzioni di servizio a stretto contatto con le
persone, e in un orizzonte di un decennio entreranno nelle case come assistenti
quotidiani delle persone anziane o disabili. Secondo gli esperti, nei prossimi
anni in Cina partirà la produzione di massa di robot umanoidi, con conseguenti
riduzioni dei prezzi del singolo prodotto fino al livello dei più comuni
elettrodomestici.
(today.it/mondo/robot-umanoidi-fabbriche-cina.html).
Cina,
la scommessa sui robot
umanoidi
per rispondere
al
declino demografico.
Treccani.it
- Lisa Guerra – (20 luglio 2026) – Redazione – ci dice:
Cina,
la scommessa sui robot umanoidi per rispondere al declino demografico.
All’AI
Day 2025 di Peng, un umanoide IRON ha camminato sul palco con un’andatura così
fluida da far sospettare al pubblico che dentro ci fosse nascosta una persona.
Il fondatore He Xiaoping ha dovuto aprire la
“pelle” del robot in diretta, per dimostrare che si trattava davvero di una
macchina.
L’episodio
riassume bene la corsa cinese allo sviluppo di umanoidi, con risultati sempre
più impressionanti, ma una domanda di fondo che resta aperta: cosa sanno fare
davvero questi robot, e soprattutto, perché la Cina ci sta investendo così
tanto e così in fretta?
Una
risposta, come vedremo, ha a che fare con un problema strutturale che
l’industria da sola non può risolvere:
il declino demografico, e con esso la
necessità di sostituire nelle fabbriche una forza lavoro che va
assottigliandosi.
In
ottica governativa, lo sviluppo di umanoidi ha appena cambiato piano
(letteralmente).
Fino
al piano quinquennale precedente, la robotica era rappresentata in una nota a
margine: un sotto-piano gestito dal solo ministero dell’Industria.
Invece,
ora è stata promossa in prima fila, tra le otto industrie strategiche che
guideranno lo sviluppo del Paese.
Un cambiamento che non è solo simbolico, in
quanto equivale al coinvolgimento diretto di ministeri centrali, governi
provinciali e istituzioni finanziarie statali.
Coerentemente,
nel 2025 Pechino ha stanziato un per tecnologie strategiche tra cui robotica,
computer quantistici ed energia pulita, e oggi sono circa 140 le aziende cinesi
che sviluppano robot umanoidi.
La
rilevanza dell’industria della robotica si traduce anche in infrastrutture
concrete per il suo controllo.
Nel maggio 2026 Pechino ha lanciato un sistema
nazionale di identità digitale per i robot umanoidi, lA , coordinato dal
ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione (MIIT, Ministry
of Industry and Information Technology).
Ogni unità prodotta in Cina riceve un codice
univoco di 29 caratteri (11 in più della carta d’identità dei cittadini cinesi)
che ne registra produttore, modello, specifiche hardware, cronologia di
manutenzione e destinazione d’uso, dalla fabbrica fino al ritiro dal mercato.
A fine maggio 2026 risultavano già registrati
oltre 28.000 robot su circa 200 modelli diversi.
Il
sistema nasce ufficialmente per ragioni di tracciabilità e sicurezza, in un
settore che secondo le stesse autorità cinesi cresce più rapidamente delle
norme che dovrebbero regolarlo.
Ma la
logica è la stessa già vista con 5G, droni e semiconduttori:
chi
controlla lo standard tecnico controlla in parte anche il mercato che ne
deriva.
Se gli
umanoidi cinesi verranno esportati su larga scala, l’infrastruttura di
identificazione già integrata nella filiera diventerà un vantaggio competitivo
per Pechino ma potenzialmente anche uno strumento di sorveglianza e leva
geopolitica su chi userà quelle macchine altrove.
Un altro numero che conferma l’entità
dell’impegno cinese è che, sempre nel 2025, le aziende cinesi hanno spedito,
guidate da AGIBOT (5.168 unità), Uni Tree (oltre 4.200) e UBTECH, a cui si
affianca ENGINE -AI, tra i nomi emergenti del settore.
Si
parla di un mercato globalmente acerbo, ma rappresenta comunque un dato
impressionante.
Il
vero collo di bottiglia non è l’hardware:
qui la
Cina parte da un vantaggio strutturale che va oltre la sola robotica.
Decenni da “fabbrica del mondo” le hanno
garantito filiere produttive dense, integrate e concentrate geograficamente.
Una
stessa base industriale, rafforzata oggi dalla filiera dei veicoli elettrici,
che le permette di indicare il prototipo e scalare un robot umanoide più
rapidamente che altrove.
Il
fattore che ancora frena è il “cervello”:
i modelli visione-linguaggio-azione (VLA,
Vision-Language-Action) che traducono i dati sensoriali in azione.
Qui
gli Stati Uniti restano più avanti, complice l’accesso limitato di Pechino ai
chip più sofisticati, come quelli del gigante NVIDIA.
Tuttavia,
il vantaggio di costo cinese è netto, grazie alla filiera di cui abbiamo già
parlato, che permette di produrre umanoidi a costi che i concorrenti americani
non riescono a replicare.
Questo
differenziale spiega gran parte del boom del settore cinese negli ultimi 12-18
mesi: capitali abbondanti, filiera hardware matura, software sempre più capace
hanno permesso alla Cina di scalare più in fretta di chiunque altro.
Ed è
da qui che nasce la divergenza strategica tra i due Paesi:
gli
Stati Uniti (con Tesla, Boston Dynamics, Figure come principali player)
inseguono il robot “generalista” universale, costoso e ancora sperimentale;
la Cina punta su macchine più economiche e
specializzate, già vendibili nel presente.
Il
report 2026 osserva però che questo vantaggio non si traduce automaticamente in
dominio globale:
la diffidenza occidentale verso i robot made
in China, principalmente per ragioni di sicurezza dei dati, lascia spazio a
produttori europei e americani anche nei prossimi anni.
Per
Pechino, il fattore demografico è uno dei principali motori della corsa agli
umanoidi, accanto all’obiettivo di consolidare la leadership tecnologica e
industriale.
Il
Paese sta invecchiando rapidamente, e le nascite non bastano a rimpiazzare chi
va in pensione:
entro il 2050 il Paese avrà meno di due adulti
in età lavorativa per ogni persona sopra i 65 anni, contro un rapporto di due e
mezzo previsto per gli Stati Uniti (dati su proiezioni ONU 2024).
In altre parole, la Cina dovrà colmare entro
il prossimo decennio una carenza di circa 37 milioni di lavoratori su una base
manifatturiera da 5.000 miliardi di dollari, che di fatto tiene in piedi
l’economia del Paese. E questa carenza di lavoratori è solo la punta
dell’iceberg:
secondo,
nello stesso decennio la Cina rischia di perdere quasi 60 milioni di persone in
totale, più o meno la popolazione dell’Italia.
È in
questo scenario che va letta la previsione di:
fino a
24 milioni di robot umanoidi impiegati entro il 2035, una cifra che coprirebbe
circa il 60% della carenza di lavoratori di cui abbiamo parlato.
Ma è un numero da prendere con le pinze:
gli stessi analisti Barclays lo definiscono
uno scenario “ottimistico”, un’ipotesi limite costruita su condizioni molto
favorevoli.
E la realtà commerciale per ora la smentisce:
secondo un sondaggio di solo il 23% dei
clienti cinesi si dichiara soddisfatto dei robot umanoidi acquistati finora,
per limiti di destrezza, funzionalità e prezzo.
Il
criterio che deciderà l’adozione reale resta il ritorno economico: se uno
stipendio operaio vale circa 100.000 yuan l’anno, le aziende sono disposte a
pagare una tantum 200-300.000 yuan per un umanoide che lo sostituisca.
La
Cina ha già dimostrato di saper costruire fabbriche, treni e città intere in
tempi record.
Ora
sta provando a costruire lavoratori.
Se gli umanoidi riusciranno davvero a
compensare il declino demografico ce lo dirà solo il tempo, che in questa
storia è l’unica risorsa che Pechino non può produrre in serie.
(Immagine:
Un robot umanoide AI modello G1 di Uni Tree Technology si aggira per Borland
nel Lingua Cultural Village, Hangzhou, Zhejiang, Cina (21 marzo 2026). Crediti:
Academia Centro Limited / Shutterstock.com).
Innovation.
Robot
umanoidi, la Cina accelera
sulla
nuova corsa industriale.
Italia-informa.com
– (19 - 08 – 2026) – Redazione Innovazione – ci dice:
La
Cina non sta soltanto costruendo robot che corrono, ballano o combattono nelle
dimostrazioni pubbliche.
Sta
cercando di trasformare la robotica umanoide in una nuova filiera industriale,
replicando almeno in parte il percorso già seguito con auto elettriche,
batterie e pannelli solari: prima capacità produttiva, poi riduzione dei costi,
infine conquista dei mercati.
Robot
umanoidi, la Cina accelera sulla nuova corsa industriale.
Il
fenomeno è ancora piccolo nei numeri assoluti, ma cresce a una velocità che
spiega l’attenzione di Pechino.
Le stime non coincidono, segno di un mercato
ancora difficile da misurare.
”
Omnia “calcola circa 13.300 robot umanoidi consegnati nel mondo nel 2025, quasi
cinque volte il dato dell’anno precedente; IDC ne stima circa 18 mila, con una
crescita superiore al 500%. In entrambe le rilevazioni, però, il dato comune è
il predominio dei produttori cinesi.
Il
vantaggio non è soltanto nell’intelligenza artificiale.
Agi
Bot, Uni Tree, UB Tech, Leu, Engine AI e Fourier sono alcuni dei nomi della
nuova industria cinese.
Ma il
vantaggio del Paese non nasce soltanto dagli algoritmi.
Nasce
da una base manifatturiera già enorme.
Secondo
l’International Federation of Robotica, la Cina dispone di circa due milioni di
robot industriali operativi e nel 2024 ha assorbito il 54% delle nuove
installazioni mondiali.
Motori
elettrici, riduttori, batterie, sensori, componentistica elettronica e catene
di fornitura sviluppate negli anni per smartphone e veicoli elettrici possono
essere riutilizzati anche nella robotica.
È la
differenza tra costruire un prototipo e produrne migliaia. La sfida degli
umanoidi non è più soltanto farli camminare o afferrare un oggetto, ma renderli
abbastanza affidabili e abbastanza economici da affiancare un lavoratore in
fabbrica, in magazzino o nei servizi.
Il
quindicesimo Piano quinquennale cinese, avviato nel 2026, ha inserito la
robotica e la cosiddetta embedded intelligence tra le direttrici della nuova
politica industriale.
A
giugno il ministero dell’Industria e la Sabac hanno inoltre avviato un
programma specifico per portare robot umanoidi e sistemi di intelligenza
incorporata in ambienti reali di produzione e vita quotidiana.
Il
mercato vero deve ancora arrivare.
Qui
emerge però il limite della narrazione più spettacolare. I robot che fanno
acrobazie attirano l’attenzione, ma non dimostrano ancora che esista un mercato
di massa.
IDC
rileva che nel 2025 la quota maggiore delle consegne è stata destinata a
intrattenimento e performance commerciali. Seguono ricerca e formazione,
raccolta dati, esposizioni, accoglienza, manifattura e logistica. Le fabbriche sono già un terreno di
sperimentazione, ma non rappresentano ancora quel mercato gigantesco che molte
proiezioni danno per scontato.
Il
problema tecnico resta enorme.
Un
ambiente industriale ordinato può essere programmato; una casa, un ospedale o
un negozio sono pieni di imprevisti.
Muoversi
tra persone, riconoscere oggetti diversi, usare mani con precisione e lavorare
per ore senza errori richiede un livello di affidabilità che molti sistemi non
possiedono ancora.
È
proprio la distanza fra capacità produttiva e domanda reale uno dei principali
interrogativi sull’espansione del settore cinese.
La
scommessa cinese è sul costo.
Ed è
qui che il modello cinese può fare la differenza. Pechino non deve
necessariamente costruire per prima il robot più sofisticato del mondo. Può
puntare a costruire quello sufficientemente capace da essere prodotto in grandi
quantità e venduto a un prezzo accessibile.
È lo
stesso passaggio che ha cambiato l’equilibrio nell’auto elettrica: trasformare
una tecnologia avanzata in un prodotto industriale.
“Uni
Tree” e “Agi Bot” hanno già raggiunto consegne nell’ordine delle migliaia di
unità, mentre Pechino spinge imprese e aziende pubbliche a creare casi d’uso
reali. Ma il banco di prova non saranno le coreografie televisive. Sarà il
conto economico di una fabbrica: quanto costa acquistare, addestrare e
mantenere un umanoide e quante ore di lavoro riesce davvero a sostituire.
La
Cina sembra avere già scelto dove giocare la partita. Dopo essere diventata la
fabbrica mondiale dei beni elettronici, vuole diventare anche la fabbrica delle
macchine che lavoreranno nelle fabbriche.
Resta
da capire se la domanda crescerà abbastanza rapidamente da trasformare
l’attuale corsa tecnologica in una vera industria di massa.
Robot
al posto degli operai:
la
fabbrica del futuro è già qui.
Motorionkine.com
- Redazione Web – (25 Agosto, 2026) – ci dice:
Robot
al posto degli operai: la fabbrica del futuro è già qui.
Fino a
due anni fa sembrava uno scenario da film di fantascienza.
Oggi è la ragione di uno sciopero da 40.000
lavoratori:
l’ingresso
dei robot umanoidi nelle fabbriche di automobili è diventato realtà, e i
principali gruppi del settore, da Tesla a Hyundai, da BMW a Mercedes-Benz,
stanno già investendo per rendere le linee di montaggio sempre più
automatizzate.
La
rivolta degli operai: il caso Hyundai.
Il
segnale più forte è arrivato dalla Corea del Sud, dove il 21 agosto 2026 è
scattato il primo sciopero totale di Hyundai Motor degli ultimi dieci anni:
circa 40.000 lavoratori hanno incrociato le braccia, con il sindacato che ha
ottenuto l’87% dei consensi per l’astensione dal lavoro.
Alla
base della protesta ci sono le tradizionali rivendicazioni su salari e
pensioni, ma per la prima volta anche la paura concreta di essere sostituiti
dai robot:
Hyundai
ha infatti annunciato l’introduzione nelle proprie linee dei robot umanoidi
Atlas, sviluppati da Boston Dynamics (di sua proprietà), con debutto previsto
dal 2027.
Il
sindacato dei metalmeccanici ha calcolato che ogni robot costerebbe meno di due
anni di stipendio di un operaio, un dato che trasforma l’automazione, agli
occhi dei lavoratori, da supporto alla manodopera a sostituzione pianificata
dei posti di lavoro.
Non
solo Hyundai: la corsa ai robot nell’ automotive.
Il
caso coreano è solo la punta dell’iceberg.
Tesla
ha già introdotto oltre mille unità del suo “Optimum GEN 3”” negli stabilimenti
di Fremont, Austin e Berlino, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a circa
100.000 unità entro la fine del 2026.
BMW
sta testando il robot bipede Figure 03 nello stabilimento di Spartanburg e il
robot AEON nella fabbrica di Lipsia, dove l’impiego su compiti legati alle
batterie ad alta tensione è previsto per l’estate 2026. Mercedes-Benz ha invece
scelto di collaborare con “Appronti “per introdurre i robot Apollo nei propri
stabilimenti europei.
BYD:
“Fabbriche di robot in tre-cinque anni.”
A
rendere ancora più concreto lo scenario è intervenuta “Stella Li”,
vicepresidente esecutiva del “colosso cinese BYD”, secondo cui l’automazione
totale delle linee produttive potrebbe diventare realtà nell’arco di tre-cinque
anni.
BYD
punta inizialmente sull’impiego dei robot umanoidi nelle proprie fabbriche, per
poi estenderne l’uso anche alle concessionarie, dove l’obiettivo dichiarato da
Li è arrivare a due o tre robot per punto vendita, impiegati nella
presentazione dei veicoli e nell’assistenza ai clienti.
Cosa
significa per il futuro del lavoro in fabbrica.
Il
punto di svolta, secondo chi osserva il settore, è che i robot umanoidi sono
pensati per essere versatili e adattabili:
possono muoversi autonomamente tra i vari
reparti e occupare le stesse postazioni pensate per gli operai, senza bisogno
di modificare le linee di produzione esistenti.
È
questo l’aspetto che rende la transizione più rapida rispetto alle automazioni
industriali tradizionali, e che spiega perché il tema, fino a poco tempo fa
marginale, sia arrivato al centro delle trattative sindacali in tutto il mondo.
Domande
frequenti.
Perché
gli operai Hyundai hanno scioperato?
Oltre
alle richieste su salari e pensioni, i lavoratori temono di essere sostituiti
dai robot umanoidi che Hyundai prevede di introdurre in fabbrica dal 2027.
Quali
robot vuole introdurre Hyundai nelle sue fabbriche?
I
robot umanoidi Atlas, sviluppati da Boston Dynamics, di proprietà del gruppo
coreano.
Quali
altri gruppi automobilistici investono sui robot umanoidi?
Tra
gli altri, Tesla, BMW e Mercedes-Benz stanno già testando o introducendo robot
umanoidi nelle proprie fabbriche.
Quanto
costerebbe un robot rispetto a un operaio, secondo i sindacati?
Secondo
le stime del sindacato dei metalmeccanici coreani, ogni robot costerebbe meno
di due anni di stipendio di un lavoratore.
In
quanto tempo l’automazione totale potrebbe diventare realtà, secondo BYD?
La
vicepresidente esecutiva di BYD, Stella Li, ha indicato un orizzonte temporale
di tre-cinque anni.
Perché
i robot umanoidi sono considerati più rapidi da introdurre di altre
automazioni?
Perché
sono versatili e possono occupare le postazioni già pensate per gli operai,
senza richiedere modifiche alle linee di produzione esistenti.
Lavoro
invisibile.
Robot
umanoidi: quanto lavoro
umano
c’è dietro la loro autonomia.
Agendadigitale.eu
– (27 feb. 2026) - Maurizio Carmignani – Founder e Ceo – Lavoro invisibile –
Redazione – ci dice:
Dietro
ogni robot umanoide operano lavoratori invisibili: in Cina oltre 40 centri
statali raccolgono dati di movimento, mentre negli USA startup come Figure AI
stringono accordi con il Real estate.
La teleoperazione svela un’autonomia spesso
fittizia.
Trend
tech 2026 robot altruisti; Robot umanoidi collaborativi e automazione, ecco lo
scenario dell’innovazione che sta sorgendo a Torino intorno al Centro di
Competenza CIM.
AI
Questione Icona.
Chiedi
all'AI
I
robot umanoidi sono al centro di una narrazione tecnologica sempre più
pervasiva, ma dietro le dimostrazioni di macchine capaci di stirare, assemblare
e navigare spazi domestici si cela una realtà meno lineare: quella di
un’industria che dipende, strutturalmente, dal lavoro umano.
Indice
degli argomenti.
Il
lavoro umano invisibile che muove i robot umanoidi.
Le
fabbriche di dati cinesi: lo Stato addestra i robot.
Il
lavoro ripetitivo degli addestratori umani.
Il
modello americano: partnership con il Real estate.
Teleoperazione:
il lavoro a distanza che nessuno vede.
Un
pattern già visto: l’AI che nasconde la sua dipendenza umana.
Il
rischio bolla e le domande aperte sulla scalabilità.
Implicazioni
per la politica e la regolamentazione.
Privacy
e sorveglianza: il robot come dispositivo domestico.
Il
futuro dei robot umanoidi passa per il riconoscimento del lavoro reale.
Il
lavoro umano invisibile che muove i robot umanoidi.
Ogni
volta, infatti, che un robot umanoide stira una camicia, carica una
lavastoviglie o assembla un componente su una linea di produzione, la
narrazione prevalente racconta di macchine sempre più capaci, di intelligenza
artificiale che finalmente impara a muoversi nel mondo fisico.
Quello che quella narrazione omette,
sistematicamente, è la quantità di lavoro umano che rende possibile ogni
singola di quelle azioni.
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al Webinar.
Non si
tratta di un dettaglio tecnico minore ma di un elemento strutturale
dell’industria della robotica umanoide nel 2026, con conseguenze importanti per
come valutiamo queste tecnologie, per i lavoratori che ne sono protagonisti
invisibili, per le politiche pubbliche che dovranno regolamentarle.
Le
fabbriche di dati cinesi: lo Stato addestra i robot.
A
Pechino, nella periferia del distretto di Shijingshan, sorge uno dei più grandi
centri di addestramento robotico al mondo.
Realizzato dal governo locale in
collaborazione con l’azienda di umanoidi Leu, occupa oltre 10.000 metri
quadrati e replica sedici ambienti diversi: una linea di assemblaggio
automobilistico, una casa intelligente, una struttura per anziani.
Lo scopo non è produrre beni o servizi, ma
dati, migliaia di ore di movimenti umani codificati in sequenze che i robot
possono imparare. Il centro di Shijingshan è la punta di un iceberg.
Secondo
la società di intelligence Interaci Analysis, entro dicembre 2025 erano stati
annunciati in Cina oltre 40 centri statali di raccolta dati robotici, con circa
una ventina già operativi.
Il governo cinese ha dichiarato l’intelligenza
embolie, l’AI che abita corpi fisici, una priorità nazionale all’inizio del
2025, innescando una corsa agli investimenti che coinvolge sia il settore
privato sia le amministrazioni locali.
Dentro questi centri lavorano centinaia di
persone come Kim, uno studente universitario di informatica ventenne che Resta
of World ha intervistato sotto pseudonimo.
Il suo
compito, per un’intera settimana, era simulare l’apertura dello sportello di un
forno a microonde.
Indossava un visore per la realtà virtuale e
un esoscheletro, ogni suo movimento veniva registrato e trasmesso al robot
accanto a lui. Centinaia di ripetizioni al giorno, per insegnare a una macchina
un gesto che un bambino di tre anni apprende in pochi minuti.
Il
lavoro ripetitivo degli addestratori umani.
La
logica è quella stessa che ha trasformato i modelli linguistici di grandi
dimensioni, si raccoglie una quantità enorme di dati, si scala, e il modello
migliora. Ma la robotica pone una sfida che i dati testuali non pongono, i
movimenti fisici non si possono semplicemente fare scarpina da internet.
Richiedono
corpi, spazio, tempo, e supervisione umana.
Il
modello americano: partnership con il Real estate.
Dall’altra
parte del Pacifico, l’approccio è diverso nella forma ma analogo nella
sostanza. A settembre 2025, Figure AI, la startup di robot umanoidi valutata 39
miliardi di dollari, ha annunciato una partnership con Broomfield, uno dei più
grandi gestori di asset al mondo con oltre 1.000 miliardi di dollari in
gestione e 100.000 unità residenziali nel suo portafoglio.
L’accordo
prevede che Broomfield consenta a Figure di raccogliere dati di addestramento
in scala negli ambienti residenziali e commerciali che gestisce: uffici,
magazzini logistici, appartamenti. Figure utilizzerà queste riprese per
addestrare Felix, il suo modello vision-Language-action proprietario,
insegnando ai robot come muoversi, percepire e agire in spazi progettati per
gli esseri umani.
Questa
partnership consente di acquisire quantità massicce di dati reali di
navigazione e manipolazione in una varietà di ambienti domestici, necessari per
sbloccare robot umanoidi di uso generale, ha dichiarato Brett Alcock, fondatore
e CEO di Figure.
Questa
strategia rivela con chiarezza la natura del problema, i robot umanoidi non
hanno ancora accesso autonomo al mondo, il modo più efficiente per ottenerlo è
infiltrarsi negli spazi in cui già vivono e lavorano gli esseri umani,
registrando sistematicamente come questi spazi vengono navigati e utilizzati.
Teleoperazione:
il lavoro a distanza che nessuno vede.
C’è
però una seconda dimensione del lavoro umano nascosto nella robotica che va
oltre l’addestramento: la teleoperazione. Molti robot presentati al pubblico
come autonomi dipendono, in tutto o in parte, da operatori remoti che li
pilotano in tempo reale. Il caso più discusso è quello di NEO, il robot
umanoide della startup 1X proposto in preordine con un prezzo indicativo
attorno ai 20.000 dollari.
La
società ha aperto i preordini con promesse di consegna nell’anno corrente, ma
il suo fondatore Brent Living Bernich ha dichiarato apertamente di non essere
vincolato a nessun livello predefinito di autonomia.
Se il
robot si blocca, o il cliente vuole che esegua un compito particolarmente
complesso, un operatore della sede centrale di Palo Alto prenderà il controllo,
guardando attraverso le telecamere del robot per stirare vestiti o svuotare la
lavastoviglie.
1X afferma di ottenere il consenso del cliente
prima di attivare la modalità di teleoperazione.
Ma
l’implicazione è profonda, un operatore umano, potenzialmente dall’altra parte
del mondo, guarderà all’interno della tua casa attraverso gli occhi del tuo
robot.
Se
questo è il modello che permette ai robot di funzionare, allora la promessa di
autonomia è parzialmente una finzione commerciale. L’accordo si configura più
come una forma di arbitraggio del lavoro che ricrea le dinamiche della gig
economy, con la novità che per la prima volta i compiti fisici possono essere
eseguiti da dove il costo del lavoro è più basso.
Un
pattern già visto: l’AI che nasconde la sua dipendenza umana.
Non è
la prima volta che l’industria tecnologica presenta come automatico ciò che è
in realtà sorretto da lavoro umano. La moderazione dei contenuti sui social
media è affidata a migliaia di lavoratori in paesi a basso reddito che
visionano materiale disturbante. L’etichettatura dei dati per l’addestramento
dei modelli linguistici è un’industria da miliardi di dollari che impiega forza
lavoro precaria in tutto il mondo.
Persino
i migliori modelli AI richiedono enormi quantità di feedback umano per
funzionare come desiderato, nonostante le promesse di apprendimento autonomo.
Le conseguenze di questa opacità non sono solo narrative.
Quando
Tesla ha commercializzato il suo sistema di assistenza alla guida con il
marchio Autopilota ha gonfiato le aspettative pubbliche su ciò che il sistema
poteva fare in sicurezza.
Il
rischio con i robot umanoidi è analogo, se il pubblico e i regolatori credono
che questi sistemi siano più autonomi di quanto siano effettivamente, le
aspettative di sicurezza, le responsabilità legali e la valutazione dei rischi
diventano tutte distorte.
Il
rischio bolla e le domande aperte sulla scalabilità.
Dal
lato cinese, le preoccupazioni assumono anche una dimensione economica. In
novembre, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, il principale
organismo di pianificazione economica del paese, ha emesso un raro avvertimento
sui rischi di bolla nell’industria dei robot umanoidi.
Secondo
quanto raccolto oltre 150 aziende di umanoidi operano attualmente in Cina,
molte delle quali dipendono da commesse pubbliche per sopravvivere.
Marco Wang, analista di Interaci Analysis,
parla esplicitamente di potenziali bolle legate alla proliferazione dei centri
di addestramento.
La
domanda che i ricercatori si pongono è se raccogliere dati di movimento umano
su larga scala sia effettivamente il percorso ottimale verso robot pienamente
intelligenti, o se approcci alternativi, simulazione digitale, apprendimento da
robot già operativi, possano rivelarsi più efficaci e scalabili.
Implicazioni
per la politica e la regolamentazione.
Per
chi si occupa di politica digitale e governance dell’AI, questo scenario
solleva questioni concrete e urgenti. La prima riguarda la trasparenza, le
aziende di robotica dovrebbero essere tenute a dichiarare in modo verificabile
quale percentuale delle operazioni dei loro robot è genuinamente autonoma e
quale dipende da teleoperazione o supervisione umana.
Senza
questa informazione, consumatori, acquirenti istituzionali e regolatori non
possono valutare correttamente né la sicurezza né il valore dei sistemi che
acquistano. La seconda questione riguarda il lavoro. I lavoratori che indossano
esoscheletri per addestrare robot, o che pilotano macchine nelle case altrui da
migliaia di chilometri di distanza, stanno svolgendo un ruolo cruciale
nell’economia dell’automazione.
La
loro tutela, contrattuale, previdenziale, in termini di sicurezza e privacy, è
quasi completamente assente dall’agenda normativa attuale, sia in Europa sia
negli Stati Uniti.
Privacy
e sorveglianza: il robot come dispositivo domestico.
La
terza riguarda la privacy.
Un robot governato a distanza da un lavoratore
remoto che ha accesso visivo all’interno di un’abitazione è a tutti gli effetti
un dispositivo di sorveglianza.
La
normativa europea sulla protezione dei dati, GDPR in testa, offre strumenti
potenzialmente applicabili, ma le specificità del contesto robotico richiedono
un’interpretazione e probabilmente un aggiornamento normativo mirato.
Il
futuro dei robot umanoidi passa per il riconoscimento del lavoro reale.
Il
futuro della robotica umanoide è probabilmente quello descritto da Jensen
Huang: macchine fisicamente capaci che si integrano nel lavoro e nella vita
quotidiana.
Ma la
strada per arrivarci è lastricata di lavoro umano reale, spesso invisibile,
spesso precario. Riconoscerlo non è un atto di scetticismo verso la tecnologia,
è il prerequisito per regolamentarla in modo intelligente.
Così a
Pechino si testa l'impiego
dei
robot umanoidi nell'industria.
Classxhsilkroad.it
– Industria – Class Editori -Xinhua Ceis – (20-8- 2026) - Redazione – ci dice:
Alla “World
Robot Conference” in corso nella capitale cinese, i leader del settore, dalla
Ubi Tech a Galaxia a Uni Tree stanno mostrando come 10 robot umanoidi possono
lavorare in un flusso di lavoro coordinato in un processo di logistica
intelligente completo, oppure essere operativi sulle linee di montaggio delle
auto.
Il futuro prossimo? Muoverli attraverso
comandi vocali.
L'incredibile
salto di Superman della Uni Tree.
In un
padiglione espositivo, circa 10 robot umanoidi stanno lavorando in un flusso di
lavoro coordinato:
alcuni
sollevano e impilano scatole, mentre altri smistano le merci lungo una linea di
montaggio.
Insieme,
hanno mostrato un processo di logistica intelligente completo, dalla
movimentazione dei materiali allo smistamento e al rifornimento.
Questa
scena, presentata dal produttore di robot umanoidi UBTECH alla World Robot
Conference (WRC) 2026 in corso a Pechino, trasmette un messaggio chiaro:
i robot stanno evolvendo rapidamente da
semplici oggetti da esposizione ad applicazioni nel mondo reale.
La
conferenza, che si concluderà domenica, ha attirato oltre 300 espositori da 26
paesi, con più di 3.000 prodotti in mostra, tra cui oltre 300 novità.
Nell'area
espositiva di Galatea, i visitatori hanno scansionato un codice QR per ordinare
una bottiglia d'acqua.
Un
robot ha navigato autonomamente nel magazzino per recuperare e confezionare
l'acqua in poco più di un minuto, basandosi esclusivamente sul riconoscimento
tramite modelli.
Questo
sistema è già operativo a Pechino e in altre città.
"La
soluzione può risolvere i problemi di personale nei magazzini durante il turno
di notte", ha affermato Luco Tiani, direttore finanziario di Galatea.
"I
volumi di ordini notturni non sono enormi, ma richiedono comunque personale di
turno. Sostituirlo con i robot è un'opzione economicamente vantaggiosa."
L'industria
dei robot umanoidi in Cina sta entrando in una fase critica di
commercializzazione e implementazione su larga scala, mentre i prodotti a
intelligenza incarnata passano da test su piccoli lotti a un'adozione più
ampia, ha dichiarato Su Xilani, presidentessa della Cinese Institute of
Electronics, durante la WRC 2026.
Quasi
10 principali case automobilistiche, tra cui BYD e SAIC, stanno già testando
sistemi di intelligenza embedded sulle linee di produzione per compiti come la
movimentazione dei materiali e il caricamento dei componenti.
I robot dotati di intelligenza embedded
operano anche in spazi confinati e ad alto rischio per soccorsi in caso di
disastri, interventi per inondazioni e ispezioni industriali pericolose, ha
aggiunto Su.
Wang Xinxiang,
fondatore e CEO di Uni Tree Robotico, ha dichiarato alla conferenza che i robot
dell'azienda sono già in fase di test sulle linee di montaggio auto e nelle
proprie fabbriche, con la ricerca sull'IA focalizzata sul miglioramento della
loro capacità di svolgere compiti pratici in ambienti domestici e industriali.
Mercoledì,
l'azienda con sede a Hangzhou è diventata il primo produttore di robot umanoidi
a quotarsi sul mercato A-share, segnando un passo significativo per l'industria
dei robot umanoidi del paese.
La
conferenza di quest'anno ha anche posto l'accento sulla collaborazione lungo la
catena industriale. La WRC riunisce sviluppatori di algoritmi di IA, fornitori
di visione 3D e batterie, produttori di robot e utenti finali per facilitare la
cooperazione e accorciare i cicli di R&S e iterazione.
Secondo
il Ministero dell'Industria e della Tecnologia dell'Informazione, i ricavi del
settore della robotica in Cina hanno superato i 300 miliardi di yuan (circa
44,24 miliardi di dollari) nel 2025, con una crescita media annua superiore al
20% negli ultimi cinque anni. Nella prima metà del 2026, i ricavi hanno
raggiunto i 165,5 miliardi di yuan, con un aumento del 24,5% su base annua.
I
robot cinesi hanno dimostrato la loro abilità tecnologica con attività
impressionanti, dalle arti marziali alle maratone. Nel frattempo, la Cina sta
raddoppiando gli sforzi per espandere le applicazioni dei robot nel mondo
reale, nonostante le previsioni indichino che il "momento GPT" del
settore sia ancora lontano anni.
A
giugno, in tutto il paese, la Cina ha già costruito più di 70 centri di
addestramento per l'intelligenza embedded, con altri 46 in fase di costruzione
o pianificazione, secondo un rapporto della China Academy of Information and
Communications Technology.
L'industria
ha tratto beneficio da una strategia nazionale di supporto. L'espressione
"intelligenza embedded" è stata inserita per la prima volta nel
rapporto di lavoro del governo cinese nel 2025. Il 15° Piano Quinquennale
cinese (2026-2030) richiede una pianificazione lungimirante delle industrie del
futuro, inclusa l'intelligenza artificiale embedded, oltre a meccanismi per
incrementare i finanziamenti e condividere i rischi in questi settori
emergenti.
Wang
ha affermato che "un momento ChatGPT nell'intelligenza embedded"
arriverà quando i robot potranno essere inseriti in ambienti sconosciuti e
completare la maggior parte dei compiti tramite semplici comandi vocali o
testuali. Prevede che una tale svolta potrebbe verificarsi entro due o tre anni
in uno scenario ottimistico, o al massimo entro cinque o dieci anni.
All'ergastolo
in Cina il fondatore
del
gruppo immobiliare Evergrande.
Classxhsilkroad.it
– Industria – Mauro Romano – Class Editori – news - (20-08 -2026) – Redazione –
ci dice:
Su
Jidayi, un tempo l'uomo più ricco dell'Asia, è stato ritenuto responsabile
degli atti che dal 2016 al 2021 hanno portato alla rovina il più grande gruppo
immobiliare cinese, che ha accumulato 300 miliardi di dollari di debiti.
Dovrà pagare anche una multa di 2,3 miliardi
di dollari.
Su Jidayi,
fondatore e per anni ceo del gruppo immobiliare Evergrande.
Il
fondatore del colosso immobiliare cinese Evergrande, Su Jidayi, è stato
condannato all'ergastolo da un tribunale cinese per una serie di reati
finanziari.
Secondo
quanto riferisce la China Central Television (CCTV), tra il 2016 e il 2021
Evergrande, Evergrande Real Estate e Su avrebbero gonfiato gli asset e nascosto
le passività attraverso «frodi finanziarie continue e su larga scala».
«Gli atti criminali di Evergrande Group, Evergrande
Real Estate e Su Jidayi... hanno coinvolto somme molte ingenti e circostanze
particolarmente gravi, hanno causato perdite economiche significative e danni sociali particolarmente
seri, e dovrebbero essere puniti severamente secondo la legge», ha affermato la
corte in una dichiarazione.
Su Jidayi, un tempo l'uomo più ricco
dell'Asia, si è dichiarato colpevole ad aprile di otto capi d'accusa, tra cui
appropriazione indebita di fondi, frode nella raccolta fondi, prelievo illegale
di depositi pubblici, concessione illegale di prestiti, emissione fraudolenta
di titoli e corruzione.
Su
avrebbe inoltre utilizzato tangenti per ottenere il controllo di istituzioni
finanziarie e consentire a Evergrande di ottenere illegalmente fondi di credito
e assicurativi.
Complessivamente,
sono 56 le persone legate al caso Evergrande che hanno ricevuto una condanna.
Inoltre,
il gruppo è stato multato per 8,82 miliardi di yuan (circa 1,3 miliardi di
dollari), mentre Evergrande Real Estate dovrà pagare una multa di 7 miliardi di
yuan. In totale si tratta di 2,35 miliardi di dollari. Il tribunale intermedio
di Shenzhen ha, inoltre, condannato Su alla revoca a vita dei diritti politici
e alla confisca di tutti i suoi beni personali.
Il gruppo è risultato inadempiente nella
maggior parte dei suoi 300 miliardi di dollari di debiti e i suoi problemi sono
l’emblema della crisi del settore immobiliare che da anni sta colpendo Pechino.
La
Cina porta quasi 1.000 robot
al
lavoro: cucineranno, distribuiranno
farmaci
e controlleranno gli impianti.
Pugliasera.it
- Marco Principe – (24/08/2026) – Redazione – ci dice:
Attualità.
La
robotica cinese si prepara a uscire dai laboratori per entrare in modo sempre
più concreto nei luoghi di lavoro.
Real Man Robotica ha annunciato un piano
ambizioso: impiegare i robot umanoidi REAL BOT in quasi 1.000 scenari reali,
dalle farmacie alle cucine professionali, passando per magazzini e sale di
distribuzione elettrica.
L’obiettivo
non è soltanto sostituire alcune attività manuali. Il vero banco di prova sarà
permettere alle macchine di lavorare per ore in ambienti imprevedibili, dove
persone, scaffali, utensili e ostacoli cambiano continuamente.
Al
World Robot Conference di Pechino, i robot hanno mostrato diverse capacità:
recuperare medicinali, rifornire gli scaffali, preparare dolci e controllare
impianti.
In
contesti semplici, la mobilità è ormai un problema relativamente secondario.
La
difficoltà nasce quando cambiano dimensioni, posizioni e condizioni operative.
Per
affrontare gli imprevisti, Real Man punta sul sistema GLN, che consente a un
operatore umano di controllare il robot a distanza con latenze dichiarate
nell’ordine dei millisecondi. Quando la macchina non sa come comportarsi, una
persona può quindi intervenire. L’azione viene registrata e trasformata in dati
utili per addestrare il robot.
Ogni
turno diventa così anche una sessione di apprendimento. Le esperienze raccolte
aiutano il sistema a migliorare nella percezione dell’ambiente, nella
manipolazione degli oggetti e nella gestione delle situazioni non previste
dalle simulazioni.
Un
altro elemento decisivo riguarda il tatto.
Real
Man sta integrando sul braccio robotico RM75 sensori di forza, coppia e
contatto, sviluppati anche in collaborazione con PAXINI.
Questi
strumenti permettono di capire non solo dove si trova un oggetto, ma anche con
quale intensità viene afferrato.
Restano
da verificare l’affidabilità nel lungo periodo, la continuità dei turni e i
costi di gestione.
Tuttavia,
il progetto conferma il ruolo centrale della Cina nella robotica applicata alla
produttività.
La
strada verso cucine, farmacie e industrie automatizzate è ancora lunga, ma
l’addestramento basato su esperienze reali potrebbe accelerare sensibilmente
l’arrivo dei robot nel lavoro quotidiano.
Phygital
AI.
Robot
umanoidi, Cina sempre
più
avanti: Deep Seek porterà
l’AI
nei robot Uni Tree (che vola in borsa).
Key4b12.it
- Piermario Baccellato - (24 Agosto 2026) – Redazione – ci dice:
Robot
umanoidi, Cina sempre più avanti: Deep Seek porterà l’AI nei robot Uni Tree
(che vola in borsa) Robot.
Gli
investitori cinesi hanno già riversato oltre 100 miliardi di yuan nel settore
nel 2026.
Uni
Tree ha debuttato in Borsa con un rialzo del 629%, mentre i produttori cinesi
rappresentano circa il 97% delle vendite globali di robot umanoidi.
Robot
capaci di muoversi, lavorare e agire come esseri umani.
È uno
dei settori tecnologici più promettenti e uno dei nuovi terreni di confronto
tra Cina e Stati Uniti.
Morgan
Stanley stima che il mercato globale dei robot umanoidi potrebbe raggiungere un
valore di 5.000 miliardi di dollari entro il 2050.
Secondo
Bloomberg, nel solo 2026 investitori cinesi, dai fondi sostenuti dallo Stato ai
grandi gruppi tecnologici e automobilistici, hanno investito oltre 100 miliardi
di yuan, pari a circa 14,8 miliardi di dollari, nella robotica umanoide.
La
scommessa è che la Cina possa conquistare una posizione dominante nella
convergenza tra robotica e intelligenza artificiale, sviluppando macchine
capaci di comprendere e interagire con il mondo fisico.
“Uni Tree” debutta in Borsa e vola del
629%.
Uno
dei simboli di questa corsa è Uni Tree, diventata mercoledì la prima società
cinese quotata specializzata nella produzione di robot umanoidi.
Il
debutto sul mercato ha attirato una domanda enorme e il titolo ha registrato un
rialzo del 629%.
Uni
Tree, ufficialmente Kyushu Technology, è oggi uno dei maggiori produttori
cinesi di robot umanoidi e quadrupedi.
Fondata
circa dieci anni fa da Wang Xinxiang, l’azienda aveva inizialmente concentrato
le proprie attività sui robot a quattro zampe, per poi espandersi agli umanoidi
con il lancio del modello H1 nel 2023.
I suoi
robot sono progettati per correre, saltare, muoversi su terreni difficili ed
eseguire attività industriali.
Nel
2025 Uni Tree ha venduto oltre 5.500 robot umanoidi e più di 33.000 quadrupedi
a clienti in Cina e all’estero, principalmente università, istituti di ricerca
e imprese.
Il
modello più economico, R1 Air, costa circa 4.900 dollari, una cifra nettamente
inferiore rispetto a molti concorrenti presenti sul mercato.
Una
domanda da 1.200 miliardi di dollari.
Secondo
i calcoli di Bloomberg, gli investitori retail hanno richiesto oltre 5.500
volte il numero di azioni disponibili, presentando ordini per circa 8.100
miliardi di yuan, pari a 1.200 miliardi di dollari. Una domanda superiore anche
a quella registrata a luglio per il debutto del produttore cinese di chip di
memoria CXMT.
Circa
il 20% dell’offerta di Uni Tree è stato inoltre assegnato a un gruppo di
investitori strategici che comprende la startup di intelligenza artificiale
Deep Seek, un veicolo collegato a Tencent e le divisioni di investimento di
grandi imprese statali come China National Petroleum, China Southern Power Gride
e China Telecom.
Deep Seek
porterà l’AI nei robot Uni Tree.
La
collaborazione con Deep Seek sarà focalizzata sullo sviluppo di modelli di embedded
intelligence, sistemi di intelligenza artificiale progettati per consentire ai
robot di comprendere e interagire con l’ambiente fisico.
Anche
gli investitori collegati a Tencent hanno concordato collaborazioni in questo
settore.
Le
società statali, invece, dovrebbero favorire l’utilizzo dei robot Uni Tree in
contesti operativi reali, come giacimenti petroliferi, raffinerie e
infrastrutture energetiche.
Per il momento non sono stati forniti dettagli
sul numero di robot che verranno acquistati né sui tempi delle future commesse.
Pechino
punta sui robot nelle fabbriche.
La
robotica umanoide è considerata dal governo cinese una delle industrie
strategiche destinate a produrre una svolta tecnologica entro la fine del
decennio.
La
convinzione, condivisa anche da molte startup statunitensi, è che i robot
umanoidi possano avvicinarsi a un proprio “momento ChatGPT”:
un
salto nelle capacità dei modelli che permetta alle macchine di comprendere il
mondo fisico e svolgere attività quotidiane senza essere programmate passo dopo
passo.
Il
fattore demografico.
Pechino
vuole utilizzare questa tecnologia per rafforzare la propria leadership nella
manifattura avanzata, dai veicoli all’elettronica di consumo. Il governo ha già
avviato una campagna per aumentare rapidamente l’utilizzo dei robot umanoidi
nelle catene produttive, con l’obiettivo di portarne più di 10.000 nelle
fabbriche entro la fine dell’anno.
Dietro
la spinta cinese c’è anche un problema di disponibilità futura di manodopera.
Il calo della fertilità e la minore disponibilità dei giovani lavoratori a
svolgere mansioni ripetitive nelle fabbriche stanno rafforzando l’interesse
verso l’automazione. In questo contesto, i robot umanoidi vengono considerati
una possibile risposta alla futura carenza di lavoratori in alcuni settori
industriali.
La
Cina controlla il 97% delle vendite globali.
Secondo
Smart Analytics Global, citata da Bloomberg, circa il 97% delle vendite
mondiali di robot umanoidi proviene oggi da produttori cinesi.
Aziende
come Uni Tree, Agi Bot e UBTECH stanno aumentando rapidamente le consegne,
mentre società americane come Tesla, Figure AI e Agilità Robotico vendono
ancora volumi nettamente inferiori.
Uno
dei principali vantaggi della Cina è la propria filiera manifatturiera.
Molti
produttori realizzano internamente i componenti oppure li acquistano da
fornitori nazionali. A Shenzhen, numerose startup riescono a procurarsi gran
parte dell’hardware necessario a pochi chilometri di distanza. Le aziende
statunitensi, al contrario, devono spesso attendere settimane o mesi per
ricevere componenti specializzati da fornitori esteri.
Nel
corso di quest’anno, alcuni dei principali produttori hanno aumentato la
presenza dei robot umanoidi nelle fabbriche, passando da poche decine di unità
a centinaia o, in alcuni casi, migliaia.
È
proprio questa combinazione tra capacità produttiva, disponibilità di
componenti, investimenti pubblici e privati e impiego reale nelle fabbriche
che, secondo Bloomberg, sta consentendo alla Cina di costruire un vantaggio
iniziale nella nuova corsa globale alla robotica umanoide.
La
Cina sta spingendo sui robot
umanoidi,
ma in futuro bisognerà
trovare
chi li compra.
Futuranetwork.eu
- Flavio Natale – (03 marzo 2026) – Redazione – ci dice:
Pechino
è leader indiscussa nel settore, ma se la domanda non sale si rischia una
bolla.
Gli Usa restano indietro, così come l’Europa.
Robot diffusi negli spettacoli e nello sport,
l’utilizzo domestico è ancora lontano.
La
Cina sta spingendo sui robot umanoidi, ma in futuro bisognerà trovare chi li
compra.
Qualche
settimana fa la Cina ha salutato il nuovo anno (che sarà del Cavallo di Fuoco)
con uno show che ha fatto il giro del mondo:
una
flotta di robot umanoidi impegnati in complessi numeri di arti marziali – con
gun, nunchaku e spade – e combinati con giovani atleti umani.
Il risultato è stato abbastanza sorprendente,
e prima di continuare (se non l’avete già visto) vale la pena dare un’occhiata.
Oltre
a esaltare il pubblico, questa esibizione è servita a mandare un messaggio
chiaro alla concorrenza:
la
rivoluzione robotica, che lo vogliate o meno, passa da qui.
Lo
scorso anno sono stati acquistati nel mondo circa 14.500 automi (in aumento
rispetto ai 3mila del 2024) e di questi il 90% erano di produzione cinese.
Per
Morgan Stanley, le vendite raddoppieranno a 28mila unità entro il 2026, e Agi
bot e Uni Tree, i due principali produttori del Paese che tengono in mano tre
quarti del commercio globale, sono già in pole position.
Questi
robot danno spettacolo da qualche tempo anche nello sport e nella musica.
Ad
aprile 2025 c’è stata la prima mezza maratona per umanoidi, seguita dalle prime
Olimpiadi e da tornei di calcetto.
Hanno
debuttato in questi mesi anche una band robotica composta da chitarrista
solista, chitarrista ritmico, bassista, tastierista e batterista, e un dj
artificiale che ha suonato a San Francisco a un “Giga Party”.
Ma in
molti non sono convinti che i robot siano in grado di andare oltre lo show. E
se così fosse, potrebbero nascere dei grossi problemi.
Oltre
lo spettacolo.
Al
momento, in Cina il principale acquirente di robot è lo Stato, e lo resterà
probabilmente anche nei prossimi anni. Senza il supporto pubblico, sarebbe
infatti dura mantenere in vita le oltre cento aziende che si occupano di
robotica umanoide e che non hanno a oggi grande mercato.
Non è
la prima volta che il Dragone investe nelle nuove tecnologie prima che si crei
una domanda reale, e tutto sta nel capire se si rivelerà un azzardo o una
scommessa vincente. Sicuramente le intenzioni sono serie.
La
produzione robotica del Paese si estende per un’area che va da Shanghai fino
alla provincia di Jiangsu (che include Changzhou, dove gli imprenditori dicono
si possa reperire il 90% dei componenti per un automa) e a quella di Zhejiang
(con la capitale Hangzhou, epicentro high-tech della Cina).
Questa
regione, conosciuta come “Delta del fiume Yangtse”, ospita AGI bot, Uni Tree e
altri importanti produttori di robot umanoidi.
Ad
Hangzhou si trovano anche i laboratori di intelligenza artificiale di Deep Seek
e la sede principale di Alibaba, il gigante dell’e-commerce che questo mese ha
lanciato Ryan Brain, un modello di AI avanzato per potenziare la memoria
spaziale e temporale dei robot, rendendone i movimenti più fluidi.
Umanoidi
cercansi: perché la competizione sui robot con sembianze umane è entrata nel
vivo.
La
startup X1 lancia il robot Neo per le faccende domestiche, ma anche Figure e
altri non stanno a guardare. Per superare i problemi di addestramento si punta
sui progressi dell’intelligenza artificiale.
Ma il
punto, e la vera sfida, è trovare un impiego degli automi che ne giustifichi le
spese.
Nei
ristoranti automatizzati di Beijing E-Town si incrociano già camerieri robotici
che consegnano piatti ai tavoli e baristi che preparano i caffè ai clienti. In
altri negozi sperimentali, robot-commessi forniscono informazioni sui prodotti
e guidano gli acquisti.
Nelle
case di riposo, modelli come Kaingang interagiscono con gli anziani,
ascoltandoli, avvertendoli di prendere i farmaci e segnalando situazioni di
pericolo (in questo caso l’utilizzo risponde a un bisogno reale, la carenza di
personale nel settore di cura, ma potrebbe rispondere in futuro a un altro
bisogno meno nobile, sostituire i lavoratori).
Più
complicato a volte insegnare ai robot i lavori più semplici, fenomeno
conosciuto come “paradosso di Morave”. Piegare una maglietta, per esempio, è
estremamente complicato, perché richiede capacità percettive, tattili (si
tratta di oggetti morbidi e deformabili) e spaziali non banali. Ed è per questo
motivo che le dimostrazioni di automi che raccolgono oggetti, puliscono,
mettono in ordine la lavastoviglie sono ancora abbastanza goffe e un po’
tristi.
Gli
esperti si dividono tra ottimisti e pessimisti. “Gli umanoidi concentrano molti
dei punti di forza della Cina in un’unica narrazione: capacità di intelligenza
artificiale, catena di fornitura hardware e ambizione produttiva”, ha detto a
Reuters l'analista tecnologico Poe Zhao, puntando su un futuro abbastanza
radioso.
Wang
Zhongyuan, dell'Accademia di intelligenza artificiale di Pechino, avverte
invece che se la produzione di massa non sarà supportata dalla domanda reale,
la bolla degli umanoidi, presto o tardi, scoppierà.
Il
resto del mondo.
Basterebbe
il grafico qui sotto, preso dall’Economist, per capire l’enorme divario che c’è
tra Cina e Stati Uniti. Le prime sei aziende di settore sono tutte cinesi. Poi
vengono quelle statunitensi e delle altre parti del mondo, ma senza dimostrarsi
altrettanto competitive.
Non
per niente Elon Musk, in fatto di robot umanoidi, non vede “una concorrenza
significativa al di fuori della Cina”.
Per
questo motivo il Ceo di Tesla ha deciso di giocare pesante.
A
inizio gennaio ha annunciato la chiusura delle catene di produzione per le
automobili elettriche Model S e X (dopo aver concluso il 2025 in ribasso
rispetto al 2024), riconvertendo le fabbriche per produrre robot umanoidi Optimum,
che per Musk potrebbero essere messi in vendita già dal 2027 (ma come tutte le
sue previsioni da prendere con le molle). Sempre secondo Musk, di robot ne
avremo almeno dieci miliardi entro il 2040 (teoricamente più degli esseri
umani) e costeranno tra i 20 e i 25mila dollari l’uno.
Oltre
a Tesla, gli Stati Uniti possono contare su aziende come Figure AI (che si sta
specializzando nell’assistenza casalinga), Agilità Robotica (orientata sulla
logistica) e Foundation, startup di San Francisco che ha da poco annunciato un
piano per produrre 50mila robot umanoidi entro la fine del prossimo anno per la
ricognizione, disinnesco di ordigni e missioni di terra nei conflitti (a controllo
umano, o almeno così sembra).
Promesse
a parte, comunque, la produzione statunitense resta limitata.
In
questa corsa anche l’Europa sta restando indietro, con qualche isolato caso
virtuoso.
1X, azienda europea di settore, ha annunciato
un accordo strategico con il fondo di investimento svedese EQT per distribuire
su larga scala il robot umanoide Neo all’interno di contesti industriali.
L’intesa
prevede di fornire fino a 10mila unità tra il 2026 e il 2030 a oltre 300
aziende.
Anche
dall’Italia viene qualche debole luce.
La
startup Generative bionica, nata dall'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), ha
raccolto 70 milioni di investimenti per la produzione di robot umanoidi
intelligenti, con l’obiettivo di creare uno stabilimento industriale nostrano,
e i robot di Over Sonics robotica (Carate Brianza) sono arrivati lo scorso
gennaio, con quelli di Generative bionica, al Consumer Electronics show di Las
Vegas, dove hanno mostrato le proprie abilità in ambito industriale,
manifatturiero e medico-sanitario. Anche se di piegare i panni ancora non se ne
parla.
Dai
laboratori alle fabbriche
di
umanoidi, così i robot
cambieranno
la Cina (e il resto del mondo).
Wired.it
– (18 dicembre 2025) – Lorenzo Lamberti – Redazione – ci dice:
Stanno
entrando nei sistemi operativi, nelle fabbriche, negli ospedali, nei ristoranti
e persino nelle case di riposo.
I
robot umanoidi saranno presto al nostro fianco per affrontare sfide industriali
e demografiche, dovute a invecchiamento e carenza di forza lavoro.
Robot
fabbriche di umanoidi.
(Un
robot esulta per la vittoria sul ring al World Umanoidi Robot Games 2025 di
Pechino Kevin Fraser/Getty Images.)
Nelle
periferie industriali e nei distretti tecnologici di Pechino, Shenzhen,
Hangzhou o Hefei, stanno prendendo piede le cosiddette fabbriche di umanoidi,
una delle scommesse più ambiziose dell’economia cinese. Non più soltanto
prototipi da laboratorio o curiosità da fiera tecnologica, ma robot pensati per
entrare nelle fabbriche, negli ospedali, nei ristoranti, nelle case di riposo
e, in prospettiva, anche nelle case di tutti noi.
D'altronde
la Cina è da 12 anni consecutivi il primo produttore mondiale di robot e
principale mercato per le applicazioni industriali.
Nel
primo semestre del 2025, la produzione è aumentata del 35,6% su base annua e ci
si aspetta che entro il 2035 il settore arrivi a valere 14 miliardi di dollari.
La differenza più evidente, al di là dei
numeri, è che in Cina i robot umanoidi si stanno facendo strada molto più in
fretta che altrove nei vari aspetti della vita quotidiana, partendo appunto da
quella industriale e assistenziale.
Si
arriva anche alla sfera ludica e dell'intrattenimento. Le immagini di robot
dalle fattezze umane che corrono maratone, giocano a calcio, servono ai tavoli
o ballano durante il capodanno lunare hanno fatto il giro del mondo.
Dietro
quella spettacolarizzazione, però, c’è una domanda molto più concreta:
gli umanoidi stanno davvero contribuendo alla
tenuta dell’industria cinese in una fase in cui altri settori tradizionali
mostrano segni evidenti di affaticamento?
I
robot ci cambieranno la vita.
I
piani della “nuova era” di XI Jinping.
Le
fabbriche di umanoidi.
Tra
bisogni reali e applicazioni futuribili.
Per
funzionare, i robot umanoidi devono impressionare.
La
riconfigurazione del modello industriale.
Che
cosa pensano gli addetti ai lavori.
Quali
sono i rischi?
I
piani della “nuova era” di XI Jinping.
Di
certo, il governo ci punta tantissimo.
Ne è una prova il fatto che nel 2023 il
ministero dell’Industria e dell’Information Technologies ha emesso delle linee
guida che intendono creare un ecosistema di innovazione di classe mondiale per
robot umanoidi, spingendo verso la produzione di massa e l’adozione diffusa di
queste macchine in ambiti industriali e civili.
(Robert
Downey Jr e Christopher Nolan rispondono alle domande del web).
Il
documento ufficiale, pubblicato nel novembre 2023, definisce obiettivi chiari
per l’ecosistema di innovazione dei robot umanoidi, fissando tappe precise.
Entro il 2025, si prevedeva la costituzione di
un sistema di innovazione per robot umanoidi, con progressi in tecnologie
chiave (“cervello, cervelletto, arti”), capacità di produzione in massa e
applicazioni dimostrative in scenari industriali e di servizio.
Obiettivo centrato.
Entro il 2027 si punta a un ulteriore
consolidamento della tecnologia e della catena di fornitura, con un ecosistema
competitivo a livello internazionale e integrazione diffusa dei robot
nell’economia reale.
Sulla
scorta delle linee guida nazionali, diverse metropoli e province cinesi hanno
dato vita a programmi di sviluppo locali.
Un piano pubblico emesso da varie
amministrazioni di Pechino definisce obiettivi per lo sviluppo dell’“embedded
intelligence” nel periodo 2025-2027.
Il
documento punta a rafforzare l’innovazione tecnologica e l’ecosistema
industriale per robot intelligenti.
Anche
a Shenzhen, città natale di Huawei, è stato predisposto un programma che sui
robot intelligenti con obiettivi specifici su tecnologie di percezione,
controllo, AI integrata e crescita dell’ecosistema industriale.
Nel
rapporto annuale sul lavoro del governo cinese, il concetto di embedded
intelligence (che riguarda i robot umanoidi e sistemi simili) è stato citato
come settore di sviluppo strategico all’interno della politica industriale
nazionale.
E il comparto sarà senz'altro incluso tra
quelli strategici menzionati dal Piano quinquennale 2026-2030 che verrà
approvato a marzo.
Le
fabbriche di umanoidi.
Il
punto di partenza sono le cosiddette "fabbriche di umanoidi", poli
produttivi dove convergono intelligenza artificiale, meccatronica avanzata,
sensoristica e manifattura di precisione.
A differenza di quanto accade in Europa o
negli Stati Uniti, dove gran parte dei robot umanoidi resta confinata allo
stadio di prototipo, in Cina questi sistemi vengono testati direttamente in
ambienti reali.
Nelle
linee di assemblaggio di case di automobili come BYD o ZEEKR, robot umanoidi
già oggi trasportano componenti, sostituiscono batterie, effettuano controlli
ripetitivi. Il vantaggio principale non è soltanto l’automazione, ma la
capacità di operare in spazi progettati per gli esseri umani, senza dover
riconfigurare intere fabbriche come accade con i robot industriali
tradizionali.
Non si
tratta di sostituire interamente la forza lavoro umana, ma di intervenire
laddove il lavoro è più usurante, ripetitivo o rischioso, in un Paese che deve
fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e con una forza lavoro in
progressiva contrazione. In questo senso, l’umanoide diventa una risposta
strutturale a un problema demografico prima ancora che tecnologico.
Tra
bisogni reali e applicazioni futuribili
Al di
fuori delle fabbriche, il racconto si fa più sfumato, a metà tra presente e
futuro.
Nei
ristoranti automatizzati di Beijing E-Town, camerieri robotici consegnano
piatti ai tavoli, mentre baristi umanoidi preparano caffè sotto gli occhi dei
clienti.
Nei negozi sperimentali, robot-commessi
forniscono informazioni sui prodotti e guidano gli acquisti. Nelle case di
riposo, modelli come Kaingang interagiscono con gli anziani, raccontano storie,
ricordano l’assunzione dei farmaci e segnalano situazioni di emergenza.
Qui l’umanoide non è ancora una presenza
massiccia, ma il suo utilizzo risponde a un bisogno reale: supplire alla
carenza di personale in un sistema di welfare sotto pressione.
Più
futuribile resta invece l’idea dell’umanoide come elettrodomestico universale.
Le
dimostrazioni di robot capaci di raccogliere oggetti, pulire, aiutare a salire
le scale o portare a spasso il cane sono impressionanti, ma per ora limitate a
contesti controllati.
I costi, l’autonomia energetica e soprattutto
l’affidabilità a lungo termine rappresentano ancora ostacoli significativi.
Eppure,
aziende come ULS Robotica parlano apertamente di una diffusione degli
esoscheletri intelligenti e dei robot assistivi nelle case entro cinque anni,
con prezzi comparabili a quelli di un elettrodomestico di fascia alta. È una
promessa che va presa con cautela, ma che indica la direzione verso cui si
muove il settore.
Per
funzionare, i robot umanoidi devono impressionare.
La
spettacolarizzazione gioca un ruolo chiave in questa narrazione. Le maratone
per robot umanoidi, i giochi sportivi con competizioni di atletica, calcio e
arti marziali, le band musicali robotiche non sono soltanto eventi mediatici.
Servono a testare resistenza, equilibrio, autonomia decisionale e
coordinamento, ma anche a costruire consenso politico e fiducia sociale intorno
a una tecnologia che, altrove, suscita timori legati alla sostituzione del
lavoro umano.
Dopo
che lo scorso aprile si è tenuta la prima mezza maratona per robot umanoidi, ad
agosto Pechino ha ospitato anche i World umanoide robot games, a cui si sono
presentate 280 squadre da 16 paesi.
Tra le competizioni: partite di calcio, gare
di atletica leggera sui 400 e 1500 metri, corsa a ostacoli, salto in alto,
combattimento. Per ogni sport, i robot erano dotati di capacità specifiche, da
telecamere di bordo che permettono di localizzare il pallone a sensori
integrati che consentono di coordinare passaggi o salti senza intervento umano
diretto. Dalle gare, emerge che la sfida principale per un umanoide resta
mantenere equilibrio e velocità nelle fasi di contrasto.
Ma si
sono svolte anche esibizioni di arti marziali e di danza, che esaltano ancora
di più la capacità dei robot umanoidi di muoversi in maniera coordinata come
una squadra, o come una band. In Cina, questi eventi vengono raccontati come
simboli di progresso nazionale, tappe di una marcia verso la leadership
tecnologica globale. Così come è accaduto per la tradizionale diretta
televisiva in occasione del capodanno lunare dello scorso febbraio, quando
robot umanoidi si sono esibiti in compagnia di ballerini umani, sotto la regia
del pluripremiato regista Zhang Yimou.
La
riconfigurazione del modello industriale.
Resta
però la questione economica di fondo. Negli ultimi anni, alcuni pilastri
tradizionali dell’economia cinese, dall’immobiliare alla manifattura a basso
costo, hanno mostrato segni di rallentamento. In questo contesto, le fabbriche
di umanoidi vengono presentate come una delle "nuove forze produttive di
qualità", come un comparto capace di assorbire investimenti, creare
filiere ad alto valore aggiunto e compensare, almeno in parte, il declino di
altri comparti. I numeri raccontano una crescita sostenuta: come detto, la Cina
è da oltre un decennio il primo produttore mondiale di robot e il principale
mercato per le applicazioni industriali, con tassi di crescita che sembrano
destinati ad aumentare ulteriormente nel prossimo futuro.
Sarebbe
però illusorio pensare che gli umanoidi possano sostituire rapidamente settori
come l’edilizia o l’export manifatturiero tradizionale in termini di
occupazione e volume economico. Più che un rimpiazzo diretto, la robotica
rappresenta una riconfigurazione del modello industriale. Attorno agli umanoidi
si sviluppano catene di fornitura complesse, che includono semiconduttori,
batterie, sensori, software e servizi di manutenzione.
È qui
che la Cina gioca uno dei suoi punti di forza principali: la capacità di
integrare rapidamente hardware e software, prototipazione e produzione di
massa.
Che
cosa pensano gli addetti ai lavori.
L'approccio
pragmatico della Cina al settore spiega perché molte aziende cinesi parlino
apertamente di "punto di svolta".
Secondo
manager come Wang Xinxiang di Uni Tree Robotica, già nel 2026 gli umanoidi
avranno un’adozione diffusa nell’industria e nei servizi. In una recente
intervista con CCTV Plus, Wang ha detto che i robot umanoidi alimentati da AI
"stanno evolvendo molto rapidamente, più velocemente di quanto mi aspettassi.
Dobbiamo ottenere il modello AI giusto per il robot; quando funziona, è solo
questione di addestrarlo con maggiore potenza di calcolo…”
Zhong Jindong,
direttore del Laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale
dell'importante China Center for Information Industry Development ha tracciato
un identikit più preciso del settore: “L’intelligenza artificiale è passata
dalla fase di sviluppo iniziale a quella di aggiornamento sistemico, il che
richiede un equilibrio di livello più elevato tra sviluppo e sicurezza, e tra
vitalità del mercato e regolamentazione”. Questo significa che la Cina sta
lavorando alla stesura di norme precise. “Pur promuovendo le applicazioni
dell’I.A., si porrà maggiore enfasi sulla definizione di nuove regole e sulla
predisposizione di garanzie istituzionali, al fine di prevenire i rischi
sistemici che potrebbero derivare dalla mancanza di vincoli istituzionali in
settori chiave”, ha spiegato Zhong.
Si
tratta di un indizio importante, visto che le parole di Zhong sono state
pronunciate a margine dell'annuale Conferenza centrale sul lavoro economico,
chiamata a fissare le priorità delle politiche economiche e industriali per il
2026. Secondo quanto anticipato da Zhong, “l’intelligenza artificiale sarà
inserita in un quadro unificato per la prevenzione dei rischi nei settori
chiave e per la tutela della soglia minima di sicurezza, garantendo al contempo
il rafforzamento delle forze motrici dell’innovazione e della capacità di
presidiare tale soglia minima, resa possibile da una gestione solida”.
Quali
sono i rischi?
Il
rischio, riconosciuto anche da alcuni analisti cinesi, è quello di una bolla
alimentata dall’entusiasmo degli investitori e dalla pressione politica a
mostrare risultati rapidi. Molte applicazioni restano sperimentali e non tutte
le aziende sopravvivranno alla selezione del mercato.
Ma la differenza rispetto ad altre ondate
tecnologiche è che una parte consistente di questi robot è già al lavoro, anche
se in ruoli limitati. È questo elemento di concretezza che distingue l’attuale
corsa agli umanoidi da precedenti mode tecnologiche.
Le
fabbriche cinesi di robot umanoidi raccontano una storia che va oltre la
tecnologia. Parlano di un Paese che cerca di reinventare la propria base
industriale mentre affronta vincoli demografici, pressioni geopolitiche e un
modello di crescita da ripensare.
Gli
umanoidi non sono la soluzione a tutti questi problemi, ma rappresentano uno
degli strumenti attraverso cui la Cina tenta di spostare il baricentro della
propria economia verso settori più avanzati.
Tra presente tangibile e futuro promesso, la
scommessa è già in corso. E il modo in cui verrà vinta o persa dirà molto non
solo del destino della robotica, ma di quello dell’industria cinese nel suo
complesso.
La
Cina è in vantaggio sui robot umanoidi.
Guerredirete.it - Alberto Cantoni – (15 Aprile 2026) –
Redazione – ci dice:
A fine
marzo, l’azienda cinese “Agi Bot” ha annunciato di aver prodotto in serie il
suo robot umanoide numero diecimila.
La
startup con sede a Shanghai, fondata da alcuni ex ingegneri di Huawei, è nata
nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare umanoide robot per applicazioni
industriali e di servizio.
Dopo
una prima fase di ricerca e prototipazione, nel 2024 ha avviato la produzione
di massa dei primi modelli operativi, avviando una rapida scalata industriale
che l’ha portata a raggiungere le cinquemila unità prodotte nel 2025 e poi al
traguardo delle 10mila macchine: tutto nell’arco di tre anni.
Qualche
settimana prima di questo traguardo, sul palco del Gala del Capodanno lunare –
lo show televisivo più seguito in Cina – una schiera di robot dalle sembianze
antropomorfe si è esibita in perfetta sincronia con ballerini in carne e ossa,
eseguendo con naturalezza una coreografia fatta di mosse di kung fu e danza. In
questo caso, i “device” erano soprattutto di un’altra azienda concorrente: Uni
Tree Robotica.
Dietro
la suggestione della performance, tra capriole a mezz’aria e calci acrobatici,
si è intravisto un segnale chiaro:
la dimostrazione plastica del vantaggio
accumulato in una corsa tecnologica che Pechino ambisce a dominare su scala
globale.
La
vera partita legata al mercato dei robot umanoidi, tuttavia, non si gioca sui
palchi:
si
gioca nelle fabbriche e nei centri logistici. In altre parole, nel cuore
pulsante dell’economia reale.
Nell’ultimo
decennio la Cina ha identificato nella robotica uno dei cardini della propria
trasformazione economica.
Il settore era già stato inserito tra le
priorità nel piano industriale Made in China 2025, anche se in una prima fase
l’attenzione si era concentrata prevalentemente sull’automazione industriale
tradizionale.
Oggi,
invece, il focus si sta spostando proprio verso gli umanoidi robot: macchine
progettate per operare negli stessi contesti degli esseri umani e per svolgere
attività che richiedono adattabilità, coordinazione e capacità di interazione
con l’ambiente reale.
Prezzi,
supply chain e open source.
Alla
base di questo ambito salto tecnologico c’è, naturalmente, l’intelligenza
artificiale.
L’integrazione tra sistemi di visione,
linguaggio e movimento sta dando forma alla cosiddetta embedded AI:
algoritmi
che non si limitano a elaborare dati, ma agiscono fisicamente nello spazio
attraverso un corpo robotico.
In un
Paese alle prese con l’invecchiamento della popolazione e con una forza lavoro
in progressiva contrazione, questa prospettiva assume un valore strategico.
I robot vengono infatti sempre più considerati
una possibile risposta alla carenza di manodopera e uno strumento per
incrementare la produttività industriale.
I
numeri aiutano a mettere in prospettiva il fenomeno.
Nel 2025 le spedizioni globali di robot
umanoidi si sono fermate poco sopra le 13mila unità, pur registrando una
crescita superiore a cinque volte rispetto all’anno precedente.
I dati
parlano di un business ancora microscopico, ma in fortissima accelerazione:
secondo la società di ricerca Omnia, il settore potrebbe crescere rapidamente
fino a raggiungere circa 2,6 milioni di unità vendute entro il 2035, mentre UBS
stima che la popolazione globale di robot umanoidi potrebbe superare i 300
milioni entro il 2050.
Una ricerca di Citigroup si spinge persino
oltre, parlando di oltre 600 milioni entro la metà del secolo.
In questo scenario, la Repubblica Popolare si
è ritagliata una posizione dominante: nel 2024, Agi Bot ha spedito oltre 5.000
unità, mentre Uni Tree Robotica ha superato le 5.500 nel 2025.
La
principale leva competitiva dei modelli cinesi sta nel prezzo. Uni Tree propone
modelli entry-leve attorno ai seimila dollari, mentre “Agi Bot” offre versioni
ridotte dei propri sistemi per circa 14mila dollari.
Tesla, con il progetto Optimum, ha indicato un
range tra i 20mila e i 30mila dollari senza aver ancora avviato una produzione
su larga scala. A gennaio, dal palco del World Economic Forum di Davos, Elon
Musk ha indicato la fine del 2027 come orizzonte per il lancio del modello; nel
frattempo, l’azienda ha già annunciato l’obiettivo di avviare le linee
produttive entro l’anno in vista della commercializzazione.
L’esperienza,
tuttavia, ci insegna che le tempistiche di Musk tendono a slittare e lui stesso
ha più volte riconosciuto una propensione sistematica a promettere scadenze più
ambiziose di quanto poi riesca a mantenere.
Sul fronte statunitense, anche “Figure AI” ha
iniziato a consegnare i propri modelli (Figure 02) a clienti paganti in scenari
industriali, ma senza aver comunicato ancora un listino pubblico e operando
solo tramite contratti su misura.
Un
altro vantaggio decisivo è la catena di approvvigionamento. Negli ultimi anni
la Cina ha dato vita a una supply chain hardware estremamente efficiente,
spinta soprattutto dall’exploit del settore dei veicoli elettrici e
dell’elettronica di consumo.
La produzione di batterie, sensori, attuatori
e altri elementi elettronici può avvenire in tempi brevi e con costi contenuti,
permettendo alle imprese di sviluppare e testare rapidamente nuovi prototipi e
di immetterli sul mercato con una rapidità difficilmente replicabile in altri
contesti.
Uno
dei fattori chiave spesso dimenticati, invece, è il software.
“I cinesi hanno saputo intercettare per tempo
un trend che ha dato loro un vantaggio competitivo enorme: l’open source”,
spiega Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica e robotica
all’Università Federico II, luminare tra i massimi esperti europei del settore,
insignito nel 2024 dell’IEEE Ras Pioneer in Robotica and Automation Award, tra
i più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale.
“L’intuizione
brillante è stata realizzare piattaforme aperte per la condivisione di dataset
per gli algoritmi che controllano il robot”.
In
Cina l’adozione dell’open source sta creando da tempo un ecosistema
collaborativo e, al tempo stesso, propulsivo.
Lo
abbiamo imparato con “Deep Seek”: modelli AI aperti e a basso costo sviluppati
anche da aziende come Alibaba, Monosio AI e Minimax stanno rapidamente scalando
le classifiche globali di utilizzo su piattaforme come Huggins Face e Open
Router.
Anche sul fronte della robotica, startup come Robot
Party hanno aperto l’intero stock – dall’hardware al software fino ai dataset –
dei propri robot umanoidi, favorendo la nascita di una comunità di sviluppatori
sempre più gremita e interconnessa.
Un
fenomeno, quest’ultimo, che rappresenta “l’unico vero modo di competere con gli
Stati Uniti”.
Bruno Siciliano dirige il Prisma Lab,
laboratorio dell’Università di Napoli specializzato in robotica industriale,
meccatronica e automazione, che ha in dotazione “un robot umanoide di Uni Tree Robotica,
con cui stiamo sviluppando tecniche di controllo per la deambulazione e,
soprattutto, per l’esecuzione di operazioni di contatto in cooperazione con
esseri umani. Stiamo lavorando su approcci avanzati di “model predittive
control” che integrano algoritmi di intelligenza artificiale open source.
Possiamo farlo proprio perché abbiamo acquistato una piattaforma dedicata open
source, dal costo comunque significativo: circa 100mila euro”.
Il
problema delle mani.
Dal
punto di vista prettamente tecnico, la difficoltà di introdurre dei robot
umanoidi nella dimensione industriale riguarda soprattutto il tatto.
È quello che Elon Musk ha definito “the hands problema”:
senza
mani realmente versatili, un robot resta limitato e l’utilizzo universale in
ambienti sconosciuti resta una chimera.
Replicare
la mano umana significa integrare controllo di precisione e percezione
distribuito:
alcuni
dei prototipi statunitensi più avanzati, come quelli sviluppati alla North Western
University, utilizzano sensori nei polpastrelli che misurano variazioni
elettriche per inferire il contatto.
Ma la
complessità tecnologica resta, e afferrare una penna richiede di ricevere
feedback attraverso varie parti delle dita, non solo sulla punta.
“La
vera sfida dei robot umanoidi, è sviluppare entità che possano interagire con
gli umani in totale sicurezza”, prosegue Siciliano. “Quando vediamo i video
spettacolari dei robot che ballano durante lo spettacolo del capodanno cinese,
ci impressioniamo. Ma quelle macchine non stanno interagendo con le persone.
Nel momento in cui c’è un contatto, cambia tutto. Il vero ostacolo è il tatto:
un conto è fare movimenti ‘in freestyle’, un altro è fare una qualunque
operazione robotica, come un montaggio, in cui c’è uno scambio di forze”.
Verso
la killer app.
Eppure,
nonostante tutte le difficoltà, molti colossi sembrano già aver imboccato
questa direzione.
Un
segnale concreto arriva dalle automotive, dove i robot umanoidi stanno entrando
nelle fabbriche.
Renault prevede di introdurre circa 350 unità
entro il 2027, già testate nello stabilimento francese di Douai con il robot
Calvin per la movimentazione di componenti, con l’obiettivo dichiarato di
ridurre del 30% le ore necessarie per produrre un veicolo.
Le stesse case automobilistiche cinesi, come BYD,
NIO e ZEEKR – marchio del gruppo Geely – stanno testando robot umanoidi
sviluppati da UBTECH all’interno delle proprie fabbriche. Questi vengono
impiegati per la movimentazione dei materiali, l’ispezione dei componenti e il
supporto agli operai nelle attività più ripetitive. In uno stabilimento ZEEKR a
Ningbo, per esempio, alcuni robot del modello Walker di UBTECH vengono
utilizzati per trasportare scatole e parti tra diverse linee di assemblaggio.
Anche
in Europa diversi grandi gruppi industriali stanno esplorando soluzioni simili:
Mercedes-Benz, per esempio, ha avviato test con robot umanoidi realizzati dalla
startup americana Appronti nei propri impianti, mentre BMW ha sperimentato i
robot di Figure AI nello stabilimento di Spartanburg, negli Stati Uniti, per
operazioni come la movimentazione di componenti metallici. Hyundai Motor Group,
invece, punta a introdurre migliaia di robot del modello Atlas, sviluppati da
Boston Dynamics, società acquisita dal gruppo nel 2021.
Proprio
il colosso coreano dell’automobile vuole inserirsi a gamba tesa in uno scenario
competitivo che, almeno sulla carta, sembra delineare un duopolio sempre più
serrato tra Cina e Stati Uniti.
L’annuncio
al CES di Las Vegas di quest’anno potrebbe segnare una svolta dirompente.
Boston Dynamics ha infatti siglato un accordo
strategico con DEEP Mind (il laboratorio di Google che ha dato vita a Gemini)
per potenziare Atlas, attraverso l’integrazione dei modelli Gemini Robotica.
L’obiettivo è rafforzarne le capacità cognitive, migliorando al contempo
l’interazione con l’ambiente e l’autonomia operativa.
“Quello
di gennaio è un annuncio importantissimo”, sottolinea Siciliano. “Questi grossi
investimenti, ovviamente, fanno da traino per tutti gli altri, innescando una
dinamica di mercato che potrebbe accelerare l’individuazione della prima vera
applicazione industriale su larga scala”, la cosiddetta killer applicazione
capace di cambiare gli equilibri del settore. Perché sarà l’azienda capace di
sviluppare il primo prodotto di massa, realmente pervasivo, a conquistare un
vantaggio decisivo e ad aprire una nuova fase del mercato. Una rivoluzione
destinata a toccare anche l’Europa e il nostro Paese: “Oggi è difficile fare
delle stime su quando vedremo i robot umanoidi nelle fabbriche italiane.
Tuttavia,
ragionevolmente, la larga diffusione entro un decennio è verosimile”.
La
Cina punta sui robot umanoidi
per
salvare la sua economia.
Thedigitalpost.ch
– Editoriale Team – (16 luglio 2026) – Redazione – ci dice:
La
Cina accelera la rivoluzione robotica nelle fabbriche per fronteggiare un calo
demografico senza precedenti.
Ma la transizione all'embedded AI apre
fratture sociali profonde che Pechino dovrà gestire con cautela.
La
Cina punta sui robot umanoidi per salvare la sua economia.
Nelle
officine di Shenzhen, Chongqing e Guangzhou qualcosa sta cambiando in modo
silenzioso ma irreversibile.
Accanto
agli operai in tuta blu compaiono figure meccaniche dalle sembianze umane:
camminano
su due gambe, afferrano componenti con dita articolate, eseguono assemblaggi di
precisione con una costanza che nessun lavoratore in carne e ossa potrebbe
mantenere per dodici ore consecutive.
La
Cina ha deciso di puntare sui robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale
— la cosiddetta embedded AI — come risposta strutturale a una crisi demografica
che i dati delle Nazioni Unite descrivono in tutta la sua gravità:
la popolazione cinese in età lavorativa,
quella compresa tra i 15 e i 64 anni, ha sfiorato il miliardo nell'ultimo
decennio, ma secondo le proiezioni ONU scenderà a soli 300 milioni entro il
2100.
Un
crollo verticale che potrebbe rendere impossibile la grande ambizione di
Pechino:
diventare
la prima economia mondiale.
XI
Jinping ha compreso il problema da tempo.
L'ultimo
piano quinquennale del Partito Comunista Cinese parla esplicitamente di forme
di collaborazione uomo-macchina e di impiego dell'intelligenza incarnata nei
settori a carenza di manodopera e negli ambienti pericolosi.
I numeri confermano la direzione intrapresa:
tra il 2021 e il 2024 la Cina ha raddoppiato i robot installati nelle proprie
fabbriche, raggiungendo quota due milioni di unità operative, il dato più alto
al mondo secondo l'International Federation of Robotica.
Ma gli
imprenditori cinesi più lucidi sanno che i robot umanoidi non sono una
soluzione universale.
Non
conviene impiegarli nei compiti più semplici e ripetitivi — per quelli bastano
i robot industriali tradizionali, più economici ed efficienti — né in quelli
troppo complessi e imprevedibili, come intervenire all'interno di un
appartamento privato dove ogni ambiente è diverso dall'altro.
Il loro territorio ideale è una terra di
mezzo:
lavori
di precisione artigianale, mansioni tecniche dove sempre meno giovani sono
disposti a formarsi come apprendisti.
È lì
che l'embedded AI può davvero fare la differenza.
Il
vero collo di bottiglia, però, rimane la scarsità di dati di addestramento.
Per
far funzionare bene un robot umanoide servono decine di milioni di ore di
movimenti registrati.
La
soluzione adottata da alcune aziende è ingegnosa quanto pragmatica:
vendere
ai lavoratori in carne e ossa dei kit indossabili — guanti sensoriali, caschi
con rilevatori di movimento — con cui registrare ogni gesto lavorativo.
Gli
esseri umani, inconsapevolmente o consapevolmente, diventano i maestri delle
macchine destinate a sostituirli.
È qui
che la narrazione tecno-ottimista si incrina.
La
transizione robotica non colpisce in modo indifferenziato:
pesa
soprattutto sui lavoratori migranti a basso reddito, ma anche sui giovani
laureati urbani, figli unici su cui le famiglie cinesi hanno investito tutto.
Le proteste dei tassisti di Shenzhen contro le
nuove normative sui taxi a guida autonoma, avvenute nei mesi scorsi, sono solo
l'episodio più visibile di una tensione sociale che cova sotto la superficie.
Economisti come Kyu Pinche avvertono che
l'automazione sposterà la distribuzione del reddito nazionale a favore del
capitale e a scapito del lavoro, invertendo una tendenza storica per cui i
lavoratori ricevevano circa due terzi della ricchezza prodotta.
Il
sistema prova ad adattarsi: nuove università cinesi hanno già integrato corsi
dedicati all'embedded AI, Huawei e Xiaomi offrono posizioni nel settore, mentre
JD.com ha siglato accordi con 120 scuole professionali per riconvertire i
propri corrieri verso ruoli di manutenzione e riparazione dei robot. Ma la
velocità della trasformazione tecnologica rischia di superare quella della
riqualificazione sociale.
Pechino,
impegnata in una competizione tecnologica serrata con gli Stati Uniti,
difficilmente frenerà questa transizione per ragioni di coesione sociale.
Conterà
piuttosto sullo Stato di sorveglianza e su misure di attenuazione del disagio
per governare le tensioni, mentre insegue l'autosufficienza tecnologica e il
dominio manifatturiero globale.
La fabbrica del futuro è già presente. La
domanda è chi ne raccoglierà davvero i frutti.
JD.com
prepara i robot al posto
di
700mila corrieri.
La
Cina accelera sulla Physical AI.
Key4biz.it
- Piermario Baccellato - (23 Giugno 2026)
– Redazione – ci dice:
JD.com
prepara i robot al posto di 700mila corrieri. La Cina accelera sulla Physical
AI Internet.
JD.com
prepara la sostituzione progressiva dei corrieri con robot e sistemi autonomi.
Pechino
intanto spinge su robotica umanoide, IPO del settore, identità digitale per gli
umanoidi e nuovi corsi universitari legati all’AI fisica.
La
Cina sta preparando una nuova fase dell’automazione industriale.
Richard
Liù, fondatore e presidente del gruppo cinese JD.com, ha dichiarato durante
l’APEC China CEO Forum di Shenzhen che i robot finiranno per sostituire i circa
700mila corrieri impiegati dall’azienda.
Liù
non ha indicato una tempistica precisa, ma ha riconosciuto apertamente che le
consegne automatizzate renderanno progressivamente non necessaria la figura
tradizionale del corriere.
Le sue
parole arrivano da una delle principali piattaforme cinesi dell’e-commerce e
della logistica.
Per
numero di clienti, JD.com è la seconda piattaforma di commercio elettronico più
grande della Cina, dietro Alibaba Group e davanti a Pin duo-duo, nel mondo è
dietro Amazon e Alibaba Group.
Il
programma Nirvana per riqualificare i lavoratori.
Liù ha
accompagnato la previsione con l’impegno a evitare che i dipendenti perdano i
propri mezzi di sostentamento.
Per
questo JD.com ha avviato il programma interno “Nirvana”, pensato per
riqualificare il personale verso nuove mansioni.
Il
piano prevede accordi con circa 120 istituti scolastici in Cina. L’obiettivo è
formare i lavoratori su attività legate alla manutenzione dei robot e
all’addestramento dei sistemi di AI.
La
strategia si inserisce in un percorso di automazione già avviato. JD.com sta
sviluppando e sperimentando magazzini automatizzati, droni per le consegne,
veicoli autonomi e stazioni di ritiro senza personale.
Alcune di queste tecnologie sono già operative
in progetti pilota sul territorio cinese.
Università
cinesi, tagli ai corsi obsoleti e nuovi programmi AI.
Il
Paese sta attuando proprio sulla formazione una revisione molto ampia del
sistema universitario. Oltre il 30% dei programmi di formazione del Paese ha
subito modifiche.
Tra il
2021 e il 2025 le università cinesi hanno revocato o sospeso 12.200 corsi di
laurea triennale e, nello stesso periodo, introdotto 10.200 nuovi programmi.
I
tagli, riportati dal ministero dell’Istruzione, citati da Xinhua e ripresi dal
South China Morning Post, si sono concentrati soprattutto su arti, discipline
umanistiche, lingue straniere e management.
Sono
ambiti considerati sempre più saturi o meno allineati alle nuove esigenze del
mercato cinese, in una fase in cui la disoccupazione giovanile supera il 16% e
l’AI sta cambiando rapidamente domanda di competenze e profili professionali.
Un
esempio è l’embedded intelligence, cioè l’intelligenza incorporata in sistemi
fisici come robot, macchine intelligenti e dispositivi autonomi. Nove
università cinesi hanno introdotto nuovi percorsi in questo settore, in linea
con la strategia nazionale per accelerare l’integrazione dell’AI di nuova
generazione nei settori produttivi.
La
Cina vuole diventare leader della Physical AI.
La
Cina non sta lavorando solo all’automazione dei magazzini o delle consegne, ma
alla costruzione di una filiera nazionale della robotica umanoide.
Secondo
Bloomberg, diverse aziende cinesi del settore stanno preparando la quotazione
in Borsa, mentre Uni Tree Robotica ha già ottenuto il via libera per l’IPO a
Shanghai.
A Hong Kong, almeno 46 società legate alla
robotica sarebbero nella pipeline delle quotazioni.
Pechino
vuole presentarsi come centro globale della prossima fase dell’AI: non solo
modelli software, ma intelligenza artificiale fisica, applicata a robot capaci
di muoversi, manipolare oggetti e lavorare nel mondo reale. È la traiettoria
indicata anche da Jensen Huang di Nvidia, che ha più volte descritto la
robotica AI come una delle prossime grandi aree di crescita.
La
spinta alle quotazioni conferma il passaggio dalla fase dei prototipi alla
scala industriale. I capitali raccolti dovrebbero servire soprattutto a
finanziare ricerca e sviluppo, modelli robotici e capacità produttiva.
La
carta d’identità digitale per i robot umanoidi.
La
Cina sta cercando anche di costruire un’infrastruttura di governance per la
robotica.
Lo dimostra la scelta di introdurre una carta
d’identità digitale per i robot umanoidi, pensata per tracciare le macchine
lungo l’intero ciclo di vita.
È in
questo contesto che va letto il caso JD.com.
La possibile sostituzione dei corrieri non è
un episodio isolato, ma un tassello della nuova fase industriale cinese: AI
incorporata nei robot, filiere produttive nazionali, capitali in arrivo dai
mercati, università riallineate alle priorità tecnologiche e regole per
tracciare gli umanoidi.
Robot
umanoidi.
Umanoidi,
dalla Cina il 90%
dei
robot prodotti, ma il nodo
restano
le applicazioni in fabbrica.
Innovationpost.it
– (11 giugno 2026) - Miscele Crisantemi – Robot umanoidi – Redazione – ci
dice:
La
produzione globale di robot umanoidi è decuplicata in un solo anno grazie alla
spinta di Pechino, che copre il 90% dell’offerta.
Il mercato resta confinato a POC e test di
ricerca per l’addestramento dell’AI, con solo il 10% dei modelli impiegato in
applicazioni reali.
La vera svolta commerciale su larga scala è
prevista solo dopo il 2032.
La
produzione globale di robot umanoidi ha superato le 20.000 unità nel 2025,
segnando un incremento di dieci volte rispetto alle meno di 2.000 unità
registrate nel 2024.
La stragrande maggioranza di questi modelli è
stata però impiegata in attività di ricerca, raccolta dati e intrattenimento,
con solo il 10% circa dei robot prodotti che ha trovato spazio in applicazioni
reali.
Sono i
dati che emergono dall’ultimo rapporto di Interaci Analysis sui robot umanoidi
“Umanoide Robot – 2026” che analizza lo stato dell’arte della tecnologia e gli
scenari del mercato per i prossimi anni.
Il
rapporto evidenzia come, sebbene la quota di robot umanoidi impiegata nei
contesti reali sia aumentata – nel 2024 ammontava a poche decine di unità –, la
crescita è stata alimentata più dall’ampliamento della base clienti e dalla
diversificazione dei progetti pilota che da un vero e proprio scale-up
commerciale.
Indice
degli argomenti.
Robot
umanoidi, i progetti faticano a superare la fase pilota.
La
Cina domina la produzione mondiale.
Agli
umanoidi serviranno più di cinque anni per la svolta commerciale.
Robot
umanoidi, i progetti faticano a superare la fase pilota.
Alla
fine del 2025, la maggior parte dei progetti applicativi sul campo è rimasta
confinata a dimostrazioni di fattibilità su scala ridotta.
DIGITAL360
ADVISORY WEEK.
Dall’AI
alla Cybersecurity, si accede ai contenuti che ridisegnano il business.
Intelligenza
Artificiale.
Intelligenza
Artificiale Generativa.
Molte
di queste iniziative sono state sostenute da sussidi governativi, investimenti
strategici e partnership nella catena di fornitura, mentre mancano ancora
progetti a lungo termine e su larga scala basati esclusivamente su logiche di
profitto.
Anche
se la riduzione dei costi e l’efficienza tramite l’automazione erano gli
obiettivi iniziali di molti progetti pilota, quasi nessuno ha superato la fase
di dimostrazione a breve termine o di operatività controllata e limitata.
Il
funzionamento autonomo, il ritorno sull’investimento e la capacità di
generalizzare l’esecuzione di compiti multipli sembrano formare un triangolo
impossibile che i robot umanoidi non riescono ancora a scardinare.
La
Cina domina la produzione mondiale.
Pechino
è stata il motore sia dell’offerta sia della prima adozione di robot umanoidi
durante il 2025 (esiste la nostra guida ai robot che si possono già comprare).
In
termini di produzione complessiva, la quota dei fornitori cinesi supera il 90%,
mentre la parte restante è coperta in gran parte da produttori statunitensi.
Per
quanto riguarda le adozioni, circa il 75% dei robot umanoidi è stato consegnato
in Cina.
Il divario tra la produzione interna e la
domanda locale nel Paese si spiega principalmente con le vendite all’estero
effettuate da diversi produttori cinesi, spinte soprattutto dalla ricerca
accademica e dal settore dell’intrattenimento.
La
concentrazione dei fornitori vede la Cina in prima fila, con i primi cinque
produttori del 2025 tutti cinesi, capaci di coprire insieme circa il 70% della
produzione globale.
Aziende come” Uni Tree” e “Agi bot” hanno
prodotto e consegnato oltre 5000 unità ciascuna, superando insieme gli 11.000
robot e rappresentando più della metà del mercato globale.
L’attuale
leadership è però figlia della domanda iniziale legata alla ricerca, inclusa la
raccolta di dati per l’addestramento dell’”AI fisica”, oltre che di tentativi
di ottenere visibilità mediatica e test guidati dalla curiosità.
Il
forte supporto materiale fornito dal governo cinese è la ragione principale
alla base dell’aggressiva espansione dei fornitori locali. Lo scenario
competitivo è comunque tutt’altro che definitivo, dato che sia il mercato sia
la tecnologia sottostante si trovano in una fase embrionale.
Il
settore potrebbe subire profondi mutamenti dinamici con l’ingresso di attori
consolidati provenienti da altri comparti, come i principali produttori di
automobili e di elettronica di consumo.
Agli
umanoidi serviranno più di cinque anni per la svolta commerciale.
Il
mercato continuerà a crescere con volumi annuali nell’ordine di migliaia di
unità, e la quota di robot impiegati in applicazioni reali aumenterà
gradualmente.
Nel
breve termine, l’espansione non sarà guidata da considerazioni puramente
commerciali, ma da numerosi progetti pilota su scala ridotta.
I
clienti saranno soprattutto aziende fortemente capitalizzate o realtà con
legami industriali e di filiera con i produttori di robot, mentre il ruolo dei
governi rimarrà centrale.
Le
prossime installazioni, prevedono gli analisti, rimarranno prevalentemente
semiautonome, con alcune mansioni specifiche che richiederanno ancora un
controllo basato su regole o il tele-operazione umana.
Una
modalità che dovrebbe consentire il primo vero impiego commerciale in scenari
di lavoro pericolosi o in regioni con forti disparità nei costi del lavoro.
Al
contrario, i robot umanoidi altamente autonomi e guidati dall’AI saranno
inizialmente adottati in contesti con una maggiore tolleranza verso i margini
di errore e i tempi di esecuzione.
I
limiti attuali che frenano l’adozione su vasta scala riguardano l’affidabilità
dei compiti e un’efficienza insufficiente a garantire un ritorno economico.
I
colli di bottiglia tecnologici includono un’AI incarnata ancora immatura, una
grave scarsità di dati fisici e un’autonomia hardware inadeguata. L’assenza di
standard di sicurezza consolidati e di quadri normativi chiari rappresenta un
ulteriore ostacolo per l’inserimento dei robot in ambienti di interazione
uomo-macchina.
Il
punto di svolta commerciale su larga scala difficilmente verrà raggiunto nei
prossimi cinque anni. Una reale inversione di tendenza è prevista solo dopo il
2032, subordinata a progressi nell’esecuzione autonoma dei compiti e a una
maggiore chiarezza normativa.
Entro
il 2035, le consegne globali per applicazioni reali dovrebbero superare le
700.000 unità, con ricavi di mercato vicini ai 15 miliardi di dollari.
Robot
umanoidi: Musk li sogna
ovunque,
ma la Cina potrebbe
portarli
sul mercato per prima.
Finanzaonline.com
- Alessandra Caparello – (30 Dicembre 2025)
Elon
Musk ha acceso i riflettori sui robot umanoidi, arrivando a considerarli
centrali per la valutazione futura di Tesla, che secondo il fondatore potrebbe
raggiungere addirittura decine di migliaia di miliardi di dollari.
Il
problema, però, è che il robot di punta di Tesla, Optimum, non è ancora in
vendita.
Nel
frattempo, a muoversi con maggiore rapidità è la Cina, che rischia di battere
sul tempo gli Stati Uniti e di diventare il primo Paese a portare i robot
umanoidi su scala industriale.
Indice:
Robot
umanoidi: Cina in pole, cosa sta architettando.
Cosa
sono i robot umanoidi e perché contano.
Chi
sono i protagonisti della svolta cinese sui robot umanoidi.
Cina
contro Stati Uniti: vantaggi diversi.
Ostacoli,
costi e rischio bolla.
Robot
umanoidi: Cina in pole, cosa sta architettando.
Secondo
diversi analisti, il 2026 potrebbe rappresentare un anno di svolta:
Pechino ha infatti inserito lo sviluppo dei
robot umanoidi tra le priorità strategiche nazionali, nel quadro della
competizione tecnologica con Washington.
“La Cina è attualmente in vantaggio sugli
Stati Uniti nella fase iniziale di commercializzazione dei robot umanoidi”,
spiega Andreas Rauche, partner della società di consulenza Horvath.
“Nel
lungo periodo i mercati potrebbero diventare comparabili, ma oggi la Cina sta
scalando molto più rapidamente”.
Cosa
sono i robot umanoidi e perché contano.
I
robot umanoidi sono progettati per avere forma e movimenti simili a quelli
umani.
Combinano
hardware avanzato – sensori, semiconduttori, attuatori – con algoritmi di
intelligenza artificiale, che consentono loro di interagire con l’ambiente.
Le
applicazioni potenziali sono vastissime: dalle fabbriche alla logistica,
dall’accoglienza negli hotel fino, in prospettiva, all’uso domestico.
Per
Pechino, questa tecnologia rappresenta una risposta a più problemi strutturali:
l’invecchiamento della popolazione, il calo
delle nascite e la conseguente riduzione della forza lavoro, oltre
all’obiettivo di rafforzare la propria leadership tecnologica globale.
Non a
caso, nel documento preliminare del 15° Piano quinquennale, discusso dalla
leadership cinese nell’ottobre scorso, compare esplicitamente il concetto di
“intelligenza artificiale incarnata”, che include robotica e veicoli autonomi.
Chi
sono i protagonisti della svolta cinese sui robot umanoidi.
Secondo
RBC Capital Markets, i robot umanoidi potrebbero dar vita a un mercato globale
da 9.000 miliardi di dollari entro il 2050, con la Cina destinata a
rappresentarne oltre il 60%.
Non sorprende quindi che decine di aziende
locali stiano accelerando sulla produzione.
Tra i
nomi più seguiti c’è Uni Tree, che prepara un’IPO con una valutazione stimata
intorno ai 7 miliardi di dollari.
L’azienda
ha presentato quest’anno il modello H2, capace anche di esibirsi in movimenti
complessi come la danza. UBTECH Robotica è un altro player chiave: produce
robot umanoidi sia per l’industria sia per applicazioni commerciali.
Il suo modello Walker S2 è in grado di
sostituire autonomamente la batteria, operando 24 ore su 24.
UBTECH
punta a consegnare 500 robot industriali nel 2025 e ad arrivare a 10.000 unità
annue entro il 2027.
Anche “Agi
Bot” ha annunciato di aver superato quota 5.000 robot prodotti, mentre il
costruttore di auto elettriche Peng ha svelato il suo robot umanoide di seconda
generazione, IRON, con l’obiettivo di avviare la produzione di massa nel 2026.
In totale, in Cina si contano oltre 150 aziende attive nel settore.
Cina
contro Stati Uniti: vantaggi diversi
Il
principale punto di forza della Cina è la profondità della catena di fornitura.
“Le
aziende cinesi possono sviluppare e produrre robot a costi nettamente inferiori
rispetto ad altre regioni”, osserva Ethan Qi di Centerpoint Resecar alla Cnbc.
UBTECH, ad esempio, stima una riduzione dei
costi di produzione tra il 20% e il 30% all’anno, anche grazie ai sussidi dei
governi locali.
Gli
Stati Uniti, dal canto loro, mantengono un vantaggio su software, algoritmi
avanzati e intelligenza artificiale, oltre a puntare su una forte integrazione
verticale delle componenti chiave. Nel breve periodo, però, il mercato cinese è
destinato a crescere più rapidamente. Nel lungo termine, secondo gli analisti,
i due Paesi potrebbero convergere verso dimensioni simili, con una diffusione
di massa attesa dopo il 2040, soprattutto nelle abitazioni private.
Ostacoli,
costi e rischio bolla.
Non
mancano le criticità. La Cina resta fortemente dipendente da chip statunitensi,
come quelli di Nvidia, e la tecnologia è ancora lontana da replicare
perfettamente la destrezza umana, in particolare nei movimenti di mani e dita.
Inoltre, i costi sono ancora elevatissimi: i prototipi più avanzati possono
costare tra 150.000 e 500.000 dollari, mentre per competere con il lavoro umano
servirebbe scendere sotto i 50.000 dollari.
C’è
poi il rischio di una bolla speculativa.
La Commissione nazionale per lo sviluppo e le
riforme (NDRC) ha recentemente messo in guardia contro un eccesso di
entusiasmo, sottolineando che molte aziende stanno proponendo prodotti molto
simili.
Secondo
gli esperti, il divario tra dimostrazioni spettacolari e reale utilizzo
industriale potrebbe alimentare aspettative irrealistiche. La corsa è iniziata,
e la Cina, almeno per ora, sembra essere in pole position.
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