La Germania vuole portarci in guerra.
La
Germania vuole portarci in guerra.
Sassonia
Anhalt: Trionfo di AFD il Partito della Pace e dello Sviluppo Economico!
Conoscenzealconfine.it
– (8 Settembre 2026) - Umberto Pascali – Redazione – ci dice:
Sconfitta
catastrofica di Macron, Burnham, Merz e von der Leyen, il partito della guerra
e della miseria.
Domenica
in Sassonia-Anhalt il popolo tedesco ha parlato chiaro.
L’AFD ha stravinto con il 44,4-44,5% dei voti,
diventando di gran lunga il primo partito e più che raddoppiando il risultato
di cinque anni fa.
La CDU di Friedrich Merz è crollata intorno al
18%, praticamente dimezzata, mentre SPD, Verdi e gli altri partiti della
vecchia guardia sono stati umiliati.
Alice
Weiden, co-leader federale dell’AFD, ha dichiarato: “Questo è un risultato
storico ed è un mandato di governo chiarissimo. La CDU non vincerà più nessuna
elezione se continua con questa politica del firewall.”
Ulrich
Sigmund, il giovane e carismatico candidato principale dell’AFD, ha detto con
orgoglio:
“Abbiamo scritto la storia in questo Land.
Abbiamo esattamente ottenuto quello che volevamo ottenere. Abbiamo fatto la
storia e stiamo riprendendo il nostro Paese. Tutto inizia qui in
Sassonia-Anhalt.“
Tino Crupale
co-leader nazionale ha aggiunto che Sigmund sarà il prossimo Ministerpräsident
(presidente del governo regionale) della Sassonia-Anhalt.
Friedrich
Merz, il cancelliere della CDU, è stato umiliato in modo devastante. Il suo
partito ha perso più della metà dei voti rispetto a cinque anni fa. Merz è
sparito per ore, senza dichiarazioni ufficiali, lasciando parlare altri. I
sondaggi post-voto sono impietosi: l’86-88% di chi ha abbandonato la CDU lo ha
fatto per la delusione verso il suo governo.
Dentro
la CDU si parla già apertamente di cambio al vertice, con nomi come Hendrik Wust
del Nord Reno-Westfalia che circolano come possibili successori. Nel mondo
economico tedesco la frustrazione verso Merz è forte. Soprattutto in
Sassonia-Anhalt, la frustrazione verso Merz e la sua politica è palpabile.
Il più
diretto è Christof Günther, amministratore delegato di Infra Leuna, che
gestisce uno dei più grandi poli chimici della Germania. Ha dichiarato più
volte che le sanzioni alla Russia stanno causando “danni irreparabili”
all’industria tedesca e ha chiesto apertamente il ritorno al gas russo a buon
mercato tramite gasdotto, perché i prezzi attuali stanno distruggendo la
competitività della chimica tedesca.
Anche
diversi imprenditori del Mittelland (le piccole e medie imprese) della regione,
soprattutto nel settore manifatturiero e dell’edilizia, sono stanchi delle alte
bollette energetiche. Molti dicono apertamente che preferiscono l’AFD proprio
perché promette di mettere fine a questa politica suicida di sanzioni e di
riaprire i canali con la Russia per avere energia a prezzi accessibili.
Il
nome che circola con più insistenza come possibile sostituto rimane Hendrik west,
il Ministerpräsident (presidente del governo regionale) del Nord
Reno-Westfalia. Diversi ambienti della CDU lo indicano già come il candidato
naturale per un eventuale cambio al vertice, sia come nuovo cancelliere che
come nuovo presidente del partito.
Anche
Markus Söder, il potente leader della CSU in Baviera, viene citato tra coloro
che stanno posizionandosi per il dopo-Merz. Da tempo c’è un confronto
sotterraneo tra questi due per la leadership dell’Unione.
Inoltre,
Daniel Günther, Ministerpräsident dello Schleswig-Holstein, ha definito il
risultato “un momento sconvolgente per il Paese” e ha chiesto correzioni
profonde nella linea della CDU.
Per
Merz si prepara un autunno molto caldo, bruciante: la sua leadership è
seriamente in bilico, e dentro il partito cresce la convinzione che serva un
cambio di rotta, sia di persone che di strategia.
Dagli
USA, Donald Trump ha reagito subito: domenica sera ha pubblicato su Truth
Social l’immagine della grafica con i risultati elettorali che mostrava l’AFD
al 44%.
Trump
ha semplicemente postato su Truth Social l’immagine della grafica con i
risultati elettorali, mostrando l’AFD nettamente in testa al 44%, senza
aggiungere nessun commento scritto.
È un
segnale molto significativo: Trump ha voluto far vedere il trionfo dell’AFD ai
suoi follower. Questo si inserisce in un rapporto che va avanti da tempo:
l’amministrazione Trump ha sempre mostrato simpatia verso l’AFD, soprattutto
attraverso JD Vance e altri esponenti, che hanno criticato apertamente il
“firewall” contro di noi.
Il vicepresidente JD Vance aveva già
attaccato il cosiddetto “firewall” (muro di fuoco per isolare totalmente un
partito) contro l’AFD dicendo: “Thérèse no room for firewalls.” (Non c’è spazio
per i firewall).
Elon
Musk ha scritto più volte: “Only the AFD can save Germany” (Solo l’AFD può
salvare la Germania).
A
Mosca il risultato è stato accolto con soddisfazione. Kirill Dmitriev, stretto
collaboratore di Putin, ha definito l’AFD “la speranza per i tedeschi”.
“Più
forte diventa l’AFD nelle elezioni, più difficile sarà per i suoi avversari
politici attenersi alla precedente strategia di isolamento. Proprio la
Sassonia-Anhalt può mostrare che il cosiddetto firewall entra sempre più in
contraddizione con la volontà della maggioranza democratica. Pertanto ritengo
probabile che, parallelamente ai successi politici dell’AFD, si riattivi anche
la discussione sul divieto del partito.” Queste parole sono del deputato AFD
Matthias Mordorè.
In
Italia, il generale Roberto Vannacci ha commentato: “L’Europa cambia. In
Sassonia AFD data al 44.5% dagli exit poll. Merz ha l’ulcera. Nessun dorma.”
Matteo
Salvini: “Complimenti all’amica Alice Weiden e a tutta AFD per il trionfo in
Sassonia-Anhalt!
Un
successo clamoroso che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e
lavoro. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è
possibile.“
La
premier Giorgia Meloni ha scelto per ora, il silenzio.
L’unico
esponente di Fratelli d’Italia che ha commentato è stato il deputato Emanuele
Loperfido, che ha detto semplicemente: “La maggioranza dei residenti della
Sassonia-Anhalt chiede un cambio di passo.”
Antonio
Tajani (in caduta libera) ha detto che è “una pessima notizia”, perché l’AFD è
antitetica ai valori liberali e occidentali di Forza Italia.
Dal
Partito Democratico invece le reazioni sono state prevedibilmente isteriche e
compatte.
Il senatore Filippo Sensi ha dichiarato: “Ha
vinto la paura.”
Ha
aggiunto che l’affluenza record “ci interroga e prende a schiaffi”, definendo
il risultato della SPD “da vergogna” e parlando di “notte fonda a Magdeburgo”.
Anche
Laura Boldrini ha parlato di “risultato allarmante”, mentre esponenti come
Nicola Fratoianni (di Sinistra Italiana) hanno definito l’AFD un partito di
“ispirazione neonazista”. (Sic!)
In
Inghilterra, panico malamente velato. I giornali inglesi hanno dato grande
spazio alla notizia, ma con toni preoccupati.
Andy
Burnham, il Primo Ministro britannico, non ha ancora rilasciato dichiarazioni
ufficiali sul risultato. Stesso silenzio da parte di altri leader di primo
piano. In generale, l’establishment politico inglese ha reagito con allarme e
sembra, disorientamento. Vedendo nella vittoria dell’AFD un segnale molto
pericoloso per l’Europa di Bruxelles e un ulteriore drastico indebolimento
della linea tradizionale di Merz.
Il
Telegraph ha titolato: “La xenofoba AFD si avvia verso una vittoria
schiacciante nell’est della Germania”. La BBC ha scritto che “dal dopoguerra
nessuna forza di estrema destra aveva mai ottenuto un risultato del genere in
Germania”.
In
Francia reazioni di PAURA.
Soprattutto a sinistra e al centro.
Il governo francese ha parlato per primo:
il ministro per gli Affari europei Benjamin
Haddad ha detto che questa vittoria è “un momento grave per l’Europa”.
Ha
aggiunto: “Dobbiamo ascoltare con umiltà la rabbia, le preoccupazioni e le
paure dei cittadini, ma nazionalismo e xenofobia non saranno mai una soluzione.
Non dobbiamo mai dimenticare la nostra storia.”
Jean-Luc
Mélenchon: “Catastrofica dimostrazione dell’accecamento delle politiche europee
centriste. Questo disastro è opera loro.” Ha aggiunto che in queste condizioni
il progetto tedesco di creare il primo esercito convenzionale d’Europa è
inaccettabile per la Francia.
Gabriel
Atal ha parlato di “vero segnale d’allarme” e ha detto che bisogna trarne
insegnamenti per la Francia.
Il
Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella invece per il momento
non hanno commentato la vittoria dell’AFD.
Questo
trionfo dell’AFD, il partito della pace e dello sviluppo economico, rappresenta
una sconfitta catastrofica per il fronte della guerra e della miseria
rappresentato da Macron, Burnham, Merz e von der Leyen.
Il
popolo dell’Est ha detto basta alle sanzioni suicide, all’invio di armi e alla
distruzione dell’economia tedesca. Ha scelto la pace, il buon senso e il
futuro.
Il
vento è cambiato. E questo è solo l’inizio.
(Articolo di Umberto Pascali).
(umbertopascali.substack.com/p/sassonia-anhalttrionfo-di-alternative).
La
Germania si prepara a costruire l’esercito più forte d’Europa, ma deve fare i
conti con il reclutamento del personale.
Geopolitica.info
– (27 – 04 -2026) - Alice Fraglia – Redazione – ci dice:
Esercito-
Germania- riarmo.
Il 22
aprile il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius ha presentato la prima
strategia militare della storia della Repubblica Federale. Un’ulteriore svolta
storica per la Germania che, in continuità con la “Zeitenwende” annunciata
dall’ex cancelliere Olaf Scholz all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina,
è chiamata ad assumere un ruolo di leadership e maggiori responsabilità nella
difesa europea. Per raggiungere tale scopo, tuttavia, sarà necessario un
notevole incremento del numero di soldati, e ci sono molti dubbi che l’attuale
servizio militare a base volontaria possa bastare.
Per la
prima volta il Bundeswehr ha una strategia militare. Una decisione che mai come
in questa fase storica, afferma Boris Pistorius, si rivela tanto necessaria. Le
minacce poste dalla Russia, la crisi del diritto internazionale, un contesto
globale sempre più imprevedibile, e dunque, pericoloso, richiedono alla
Germania di dotarsi di un esercito preparato a reagire di fronte a scenari in
rapido cambiamento.
In
seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, l’ex cancelliere SPD Olaf Scholz
aveva già parlato della necessità del riarmo per la Germania.
Il
cancelliere aveva descritto una Zeitenwende, ossia una “svolta epocale”:
termine comprensibile per un Paese che, in considerazione del proprio passato,
fino ad allora si era delineato come Zivilmacht, potenza civile, piuttosto che
come potenza militare. La nuova strategia militare si pone dunque in continuità
con questo cambio di rotta, dandovi maggiore concretezza.
Le
ragioni della strategia militare.
Con la
continuazione della Guerra in Ucraina, la minaccia rappresentata dalla Russia
di Putin è descritta come il motivo principale per la formulazione del piano.
Ma non è il solo. Pur non citato con la stessa chiarezza e urgenza, a ciò si
somma il progressivo disimpegno degli Stati Uniti rispetto all’ Europa e alla
NATO, oltre che l’imprevedibilità dell’odierno scenario internazionale, in cui
“pace, libertà, tolleranza e prosperità non possono più essere date per
scontate, ma devono essere difese”.
Rassicurazione
degli alleati; deterrenza rispetto alla minaccia russa; e infine difesa,
qualora necessaria, dell’Alleanza Atlantica: sono questi i punti per cui la
Germania, in quanto maggiore forza economica europea, è chiamata ad assumersi
particolare responsabilità, nell’obiettivo di creare l’esercito convenzionale
più forte dell’Unione. Ma cosa prevede la nuova strategia militare e come si
propone di realizzare questo scopo?
Capacità,
qualità e flessibilità.
Strategia
militare e profilo delle capacità del Bundeswehr, sono strettamente connessi:
il primo indica le modalità con cui la Germania agisce, e il secondo, con cosa.
In altre parole, spiega Pistorius, “la questione principale riguarda le
capacità che la Germania deve sviluppare e portare all’interno del piano di
difesa della NATO”.
“Quality
over quantità”, si potrebbe dire. In questa strategia, infatti, non si tratta
tanto di descrivere l’esatto numero di carri armati, aerei, navi: “decisive
sono le capacità, la qualità di queste capacità, e il ruolo che svolgiamo nel
conseguire gli obiettivi della NATO, ma anche nello sviluppo delle nostre
capacità nazionali”. A ciò, si lega inoltre il carattere vivo e mutevole dei
documenti – in larga parte segreti – di questa strategia, dove il vecchio e
rigido modo di pensare lascia spazio alla flessibilità di un piano capace di
adattarsi a cambiamenti continui.
Le tre
fasi del piano e il problema del personale.
Lo
sviluppo delle forze armate viene organizzato in tre fasi a cui corrispondono
diversi obiettivi da raggiungere nel breve, medio, e lungo periodo. Entro il
2029 si punta a una crescita rapida, finalizzata alla massimizzazione delle
capacità di difesa e sicurezza. Fino al 2035 il percorso sarà invece più
strutturato e orientato a un incremento complessivo delle capacità militari e
all’introduzione di nuovi sistemi d’arma. Infine, entro e oltre il 2039, si
punta alla realizzazione di forze armate tecnologicamente superiori, dove
l’intelligenza artificiale e l’automazione determineranno il fabbisogno del
personale del Bundeswehr.
Ad
oggi, tuttavia, proprio questo punto solleva diverse critiche. L’incremento delle attuali 185.000 unità a un
minimo di 460.000 entro il 2035 (di cui 260.000 soldati attivi e 200.000
riservisti) sembra difficilmente raggiungibile, se basato sull’attuale servizio
militare a base volontaria. Ciononostante, almeno per ora, l’introduzione
dell’obbligo militare non è contemplato, e rimane un’opzione da discutere in un
secondo momento, qualora la sola base volontaria non risultasse sufficiente.
“Responsabilità
per l’Europa.”
Se il
ruolo di leadership che la Germania si propone di raggiungere con questo piano
stride con il peso esercitato dalla memoria della Seconda guerra mondiale, tale
frase, posta nel titolo della strategia, parla del legame che la Germania
sembra cercare, in cui la responsabilità di difesa è assunta insieme e nel
contesto europeo. Inoltre, non è soltanto la consapevolezza della propria forza
economica a spingere Berlino verso maggiori responsabilità e a un ruolo guida:
tale scelta incontra anche le aspettative emerse con chiarezza nelle
discussioni a Bruxelles con i partner della NATO, spiega il ministro.
Con
questa strategia, la Germania fissa obiettivi ambiziosi che danno maggiore
concretezza alla svolta annunciata durante il governo Scholz, e colloca la
propria difesa nel quadro europeo e della NATO.
Permangono
tuttavia dubbi, sollevati da più parti, in termini di attuazione del piano, in
particolare per quanto riguarda il numero del personale e le tempistiche
previste.
Fra svolte storiche e criticità, l’iniziativa
tedesca risulta ad ogni modo interessante per le sue eventuali ripercussioni a
livello dell’Unione.
Sarà infatti da vedere se, e in che modo, i
partner europei saranno incentivati verso risposte analoghe, o se addirittura
si aprirà la strada verso una maggiore integrazione nel settore della difesa.
(Alice Fraglia).
La
Germania si prepara alla guerra. Più soldati, riservisti e armi moderne “per
avere l’esercito migliore d’Europa.”
Quotidiano.net
– (23 – aprile – 2026) – Simone Cantarini – Focus Europe – Esteri – Redazione –
ci dice:
Pubblicato
per la prima volta il documento sulla strategia militare della Bundeswehr. Per
il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, l’ambizione della Germania
deve essere quella “di diventare l’esercito convenzionale migliore d’Europa”.
Si valuta anche l’introduzione della leva obbligatoria.
La
Germania si prepara alla guerra. Più soldati, riservisti e armi moderne “per
avere l’esercito migliore d’Europa.”
Berlino,
23 aprile 2026 – Il ministero della Difesa tedesco ha pubblicato per la prima
volta un documento strategico sulla missione della Bundeswehr (le Forze armate
tedesche) che prevede una prima vera strategia militare integrata con un nuovo
profilo di capacità, un rafforzamento del personale e una riserva molto più
ampia e mobilitabile. Sullo sfondo c’è l’idea che la Germania debba adattare
forze, struttura e modernizzazione alla minaccia attuale, con meno burocrazia e
più prontezza operativa.
Il
documento strategico per l’esercito.
Il
documento è stato presentato mercoledì dal ministro della Difesa, Boris
Pistorius (SPD), dal Commissario Generale Carsten Breuer e dal segretario di
Stato Nils Hiller.
Come
sottolineato dalla stampa tedesca, la presentazione è avvenuta con delle
restrizioni, che hanno omesso parti del documento classificate come Segrete per
“proteggere la sicurezza e gli interessi della Repubblica Federale di Germania
e dei suoi alleati”.
Prima
minaccia: la Russia.
L’obiettivo
principale della strategia militare presentata dal ministero della Difesa
tedesco è quello di contrastare anzitutto le minacce provenienti dalla Russia.
“La Russia sta creando le condizioni per un attacco militare contro gli Stati
membri della NATO”, si legge nel documento.
Secondo
il documento, la superiorità informativa, la stabilità dei propri sistemi e la
capacità di creare reti di comunicazione saranno determinanti per la vittoria o
la sconfitta.
In
base al documento l’intera società tedesca è quindi minacciata con l’avversario
cercherà deliberatamente di minare la separazione tra patria e campo di
battaglia, tra civili e militari, e tra sicurezza interna ed esterna.
Verranno
inoltre implementate contromisure a tutti i livelli, utilizzando sia tecnologie
avanzate che droni a basso costo.
In tal senso, la Bundeswehr intende avvalersi
dell’esperienza maturata in Ucraina, teatro di numerosi conflitti.
La
Nato e gli Usa.
Interpellato
in merito, il ministro ha ammesso che stavano prendendo in considerazione anche
“scenari” di ulteriore allontanamento dagli Stati Uniti o persino di un ritiro
degli Stati Uniti dalla NATO. Pistorius non ha elaborato oltre questo punto.
“Abbiamo
ottenuto molto, ma è anche chiaro che c’è ancora molto da fare”, ha affermato
il politico dell’SPD. “Dobbiamo tutti accettare che la pace e la libertà, la
prosperità e la tolleranza non sono più scontate, ma che vanno difese, e questo
significa che dobbiamo essere in grado di difenderle”, ha aggiunto.
Costruire
l’esercito convenzionale più forte d’Europa.
Durante
la conferenza stampa, Pistorius ha affermato che l’ambizione della Germania
deve essere quella “di diventare l’esercito convenzionale più forte d’Europa”,
osservando che in questo senso è prevista un’espansione mirata entro il 2029,
“principalmente per incrementare rapidamente le capacità di difesa e la
prontezza operativa del personale”. Il numero di soldati in servizio attivo
passerà dagli attuali 184.000 circa a 204.000.
Gli
obiettivi.
Nella
seconda fase, entro il 2035, si punta a “un significativo incremento delle
capacità in tutte le dimensioni (terra, aria, mare, cyberspazio) in linea con
gli obiettivi di capacità della NATO e nazionali”. Entro quell’anno, le forze
armate dovrebbero anche raggiungere il loro organico massimo provvisorio di
260.000 effettivi nelle forze regolari e una riserva di 200.000 uomini e donne.
Uno strumento per raggiungere questo obiettivo è il nuovo servizio militare,
inizialmente volontario.
“Se i
numeri saranno insufficienti, prenderemo in considerazione la coscrizione
obbligatoria in base alla domanda”, ha affermato Pistorius.
Leva
militare volontaria e obbligatoria.
Nella
terza fase, che non dovrebbe concludersi prima del 2039, il piano si concentra
sulla “crescita di forze armate tecnologicamente superiori”, con “innovazioni
militari del dopodomani”.
Il
ministro della Difesa ha voluto precisare che la nuova riserva sarà considerata
un corpo alla pari con le forze in servizio attivo, una sorta di “anello di
congiunzione” tra la Bundeswehr e la società civile. Nello specifico, il
compito principale dei riservisti (che risultano attualmente circa 60.000) sarà
nell’ambito della difesa nazionale. Un altro compito sarà quello di garantire
il funzionamento della Germania come hub della NATO in caso di emergenza
nazionale.
Infine,
in caso di crisi, dovranno fungere da “sostituti sul campo” per le unità
combattenti, ovvero quando queste unità saranno indebolite o rese incapaci di
combattere a causa di perdite o dimissioni.
L’Italia
si smarca: "Decida l’Europa". Sinistra all’attacco.
Quotidiano.net
– (9 settembre 2026) – Francesca Lequaglie – Esteri – Redazione – ci dice:
Il
governo non appoggia la stretta sulle colonie. Schlein (Pd): "Ci ripensi,
è una mancanza grave".
Un
gruppo di coloni israeliani in azione nei territori della Cisgiordania.
L’Italia
si smarca: "Decida l’Europa". Sinistra all’attacco.
Dodici
Paesi decidono di mettere un freno al commercio con gli insediamenti israeliani
in Cisgiordania.
L’ Italia
no, resta alla finestra. Francia, Regno Unito, Canada, Danimarca, Finlandia,
Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia hanno
annunciato restrizioni nazionali, sostegno a misure europee o altri interventi
contro i prodotti provenienti dalle colonie. Roma, invece, non ci sta.
Il
ministro degli Esteri Antonio Tajani sostiene che sulle sanzioni ai coloni le
decisioni debbano essere prese dall’Unione europea nel suo insieme.
Il motivo, spiega, è evitare
"distorsioni" del mercato interno. Una posizione che si fonda anche
sul mancato accordo a Bruxelles di una linea comune.
La
reazione delle opposizioni è immediata.
"Noi torniamo a rivolgere al governo una forte
richiesta di fare come stanno facendo gli altri Paesi", le parole di Elly
Schlein che ricorda la proposta di legge unitaria già presentata da Pd, M5s e AVS.
Per la
segreteria dem è "veramente grave" che l’Italia abbia deciso di
"mancare anche a questa iniziativa".
Sulla stessa linea il leader del M5s Giuseppe
Conte, critico del ruolo di "osservatore silenzioso" assunto dal
governo, ha chiesto alla maggioranza di approvare il progetto di legge
presentato dai gruppi di minoranza per "recuperare un briciolo di
dignità".
Dal palco della festa di AVS Nicola Fratoianni
e Conte hanno ribadito che, in caso di vittoria del Campo largo, verrebbe
riconosciuto lo Stato di Palestina.
Poi il
leder del M5s ha aggiunto: "Ci impegneremo anche per le sanzioni
economiche e finanziarie nei confronti di Netanyahu e di tutti i responsabili
del genocidio".
Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha
accusato Giorgia Meloni di "ignavia" e Tajani di essersi schierato
con "Ben Gir e la destra estrema di Israele".
Ancora
più dura Laura Boldrini che ha parlato di un’Italia "complice della
pulizia etnica" nei Territori palestinesi occupati e ha definito
"imbarazzanti" le motivazioni di Tajani sulle presunte distorsioni
del mercato.
Per Peppe Provenzano si tratta di "un
isolamento frutto del timore di Meloni e Tajani di infastidire Trump e
Netanyahu".
D’altronde
le ritorsioni contro Londra da parte di Tel Aviv non si sono fatte attendere.
Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha
ordinato la chiusura del consolato del Regno Unito a Gerusalemme Est.
Forse
è la volta che la Germania si riarma
davvero.
Ilpost.it
– (20 dicembre 2026) – Mondo – Governo di Friedrich Merz – Redazione – ci dice:
Il
governo di Friedrich Merz sta investendo decine di miliardi di euro, con un
cambiamento anche culturale.
Si è
già visto una parata dei soldati tedeschi stanziati in Lituania, a Vilnius, il
23 novembre.
Nel
primo discorso in parlamento del suo mandato, lo scorso maggio, il
neocancelliere Friedrich Merz aveva detto che la Germania era pronta a dotarsi
dell’«esercito convenzionale più forte d’Europa». È un obiettivo a dir poco
ambizioso, ma negli ultimi mesi il suo governo ha preso alcune decisioni che
vanno in questa direzione.
La
questione del riarmo tedesco è stata a lungo una specie di tabù, per ragioni
storiche.
Dopo
la Seconda guerra mondiale al paese fu vietato di avere un esercito e durante
la Guerra fredda fu concesso alla Germania Ovest di averne uno ridotto, sotto
supervisione statunitense.
Anche
dopo la riunificazione il rafforzamento dell’esercito non è stato una priorità:
fino
al 2022 le spese militari della Germania erano di meno dell’1,5 per cento in
rapporto al Prodotto interno lordo, un valore più basso della maggior parte dei
paesi membri della NATO e sotto all’obiettivo del 2 per cento posto
dall’alleanza (quest’anno è stato alzato al 5 per cento).
Le
cose sono iniziate a cambiare dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il
predecessore di Merz, Olaf Scholz, aveva promesso un investimento da 100
miliardi di euro per rafforzare la difesa tedesca, in un discorso ricordato
come quello della «svolta epocale» (Zeitenwende in tedesco). La svolta e gli
investimenti non erano stati rapidi come prospettato da Scholz, ma nel 2024 la
Germania è diventata il quarto paese al mondo e il primo in Europa per spese
militari (in termini assoluti), con un aumento del 28 per cento sul 2023.
Si è
visto Friedrich Merz durante una visita alla fregata "Bayern", lo
scorso agosto.
Con
Merz, leader dei Cristiano-Democratici (CDU, di centrodestra), c’è stata
un’accelerazione.
Durante la campagna elettorale Merz aveva
promesso di tagliare la spesa pubblica, ma due episodi l’hanno convinto che
serviva un approccio diverso.
Sono
stati a febbraio, a ridosso della vittoria della CDU alle elezioni:
a
Monaco il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance aveva fatto il primo di
molti discorsi contro l’Europa;
a fine
mese c’era stato il disastroso incontro tra Donald Trump e il presidente
ucraino Volodymyr Zelensky.
Da
allora Merz ha presentato il riarmo tedesco come una richiesta degli alleati, e
come una necessità per la sicurezza europea. A marzo è stata approvata una
riforma per cambiare la Costituzione tedesca ed esentare le spese militari
dalla norma che obbliga la Germania a mantenere il pareggio di bilancio e ne
limita quindi la possibilità di fare debito (nota come “freno al debito”).
Ecco Olaf
Scholz, ai tempi in cui era cancelliere, durante una visita ai reparti alpini
di Oberjettenberg, nel luglio del 2024.
Il
governo prevede di portare la spesa per la difesa a 153 miliardi di euro
all’anno, ossia il 3,5 per cento del PIL, entro il 2029. In questi giorni il
parlamento ha approvato uno stanziamento da 50 miliardi per gli acquisti
militari. L’esercito ne ha bisogno: va colmato un divario tra le sue condizioni
attuali, piuttosto arretrate, e le promesse della politica. Per due anni di
fila, la commissaria parlamentare alle forze armate Eva Hall ha denunciato che
«ha troppo poco di tutto», stimando in 67 miliardi di euro il suo fabbisogno.
Oltre
agli impegni di investimento ci sono stati sviluppi operativi. A maggio la
Germania ha inaugurato il suo primo schieramento permanente di truppe
all’estero dalla Seconda guerra mondiale, in Lituania. Mercoledì a Berlino ha
aperto un nuovo centro congiunto per le operazioni di difesa dai droni e, a
novembre, il governo ha introdotto una misura che autorizza l’esercito ad
abbatterli, dopo i numerosi avvistamenti di questi mesi in Europa.
Si è
visto una sfilata di nuove reclute della Bundeswehr, a settembre a Düsseldorf.
Ci
sono state anche iniziative più simboliche, ma emblematiche di un clima diverso
rispetto al passato. Per esempio, a giugno per la prima volta la Germania ha
celebrato una giornata dedicata ai veterani, seppure non molto partecipata. Nei
sondaggi più recenti, la maggioranza delle persone intervistate (il 45 per
cento) si dice favorevole al potenziamento della difesa. Ai tempi delle guerre
occidentali in Afghanistan, nei primi anni Duemila, quasi due terzi degli
intervistati chiedevano il ritiro dell’esercito tedesco.
In
questo contesto più favorevole al riarmo, e di maggiori spese, uno dei
principali limiti è umano, cioè il numero di soldati. Per ora il governo
tedesco è indietro sull’obiettivo di portare il personale attivo da 182mila a
260mila persone entro il 2035, e quello dei riservisti da 60mila a 200mila.
Sarà complicato raggiungerlo senza reintrodurre la leva obbligatoria, anche se
quest’anno le candidature di volontari sono aumentate del 20 per cento (ma non
tutti passano la selezione).
Abbiamo
visto il ministro della Difesa, Boris Pistorius, fare una conferenza stampa
davanti a un nuovo modello di carro armato Leopard, lo scorso novembre a Monaco
di Baviera.
Dopo
lunghi dibattiti e tensioni interne, in autunno la coalizione di Merz ha infine
optato per uno schema volontario. Il piano prevede che, da gennaio, tutti i
maschi nati nel 2008 (e che quindi dall’anno prossimo avranno 18 anni) si
registrino, compilino un questionario e si sottopongano a una visita medica
obbligatoria per testare le loro capacità fisiche e mentali. Chi vorrà potrà
arruolarsi per un servizio militare volontario della durata minima di sei mesi,
prolungabile fino a 23.
È il
risultato di un compromesso tra la CDU, che avrebbe voluto la leva
obbligatoria, e l’altro partito al governo, i Socialdemocratici (SPD), che
erano contrari.
L’SPD peraltro esprime il ministro della
Difesa, Boris Pistorius, che è stato criticato da un pezzo del suo partito per
avere detto che la Germania dovrebbe farsi trovare pronta in caso di guerra
(Kriegstüchtig in tedesco). Dalla scorsa legislatura Pistorius è il politico
più popolare dell’SPD, tanto che c’erano aspettative su una sua candidatura
come cancelliere al posto di Scholz, a cui alla fine aveva rinunciato.
Secondo
le ricostruzioni di vari giornali internazionali, alcuni alleati della Germania
hanno espresso privatamente delle riserve sui piani di riarmo, per la presenza
di un partito di estrema destra forte come Alternative für Deutschland (AFD),
che è il principale dell’opposizione ed estende i suoi consensi a ogni giro di
elezioni.
Lo ha
fatto per esempio un funzionario del governo polacco con cui ha parlato il sito
Politico Europe, ricordando le storiche posizioni filorusse di AFD, che anche
recentemente le hanno creato problemi.
AFD è
stata criticata dagli altri partiti per aver fatto molte interrogazioni, a
livello nazionale e statale, su temi di sicurezza nazionale e sulle
infrastrutture sensibili: CDU ed SPD l’hanno in pratica accusata di fare
spionaggio per conto della Russia.
È un
tema sensibile anche perché, negli scorsi anni, in Germania ci sono stati
alcuni casi di infiltrazioni dell’estrema destra nelle forze armate.
Per esempio c’erano diversi loro membri ed ex
membri tra i presunti golpisti del movimento “Reichsbürger”, e nel 2020
un’unità speciale dell’esercito era stata sciolta per questo motivo.
Mondo.
La
Germania si prepara alla guerra: 80mila soldati e 120mila riservisti in più,
acquisti massicci di armi e riorganizzazione. “Entro il 2029 saremo l’esercito
più forte d’Europa.”
Ilfattoquotidiano.it - Andrea M. Jarash – (8
novembre 2025) – Redazione – ci dice:
In un
video messaggio il Cancelliere Merz ha sottolineato “non abbiamo tempo da
perdere”, annunciando che “non sono le navi, né i carri armati, né gli aerei a
rendere il nostro Paese capace di difendersi. Soprattutto, ha bisogno di
militari”.
La
Germania si prepara alla guerra: 80mila soldati e 120mila riservisti in più,
acquisti massicci di armi e riorganizzazione. “Entro il 2029 saremo l’esercito
più forte d’Europa.”
Riarmo
-Russia.
Il
ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD) ha detto chiaramente al termine di
una conferenza dell’esercito a Berlino, riferendosi ad attacchi informatici e
campagne di disinformazione, che “sono segnali premonitori.
Non si tratta più di scenari astratti.
La
Russia si sta preparando per un’altra guerra” e “non è allarmismo quando dico
che il nostro stile di vita è in pericolo”.
In un video messaggio il Cancelliere Merz ha
sottolineato “non abbiamo tempo da perdere” annunciando “vogliamo fare delle
Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte dell’Unione Europea, come si
addice a un Paese delle nostre dimensioni e delle nostre responsabilità”,
ma al
contempo che “non sono le navi, né i carri armati, né gli aerei a rendere il
nostro Paese capace di difendersi. Soprattutto, ha bisogno di soldati”.
Il
governo tedesco vuole ristrutturare radicalmente le forze armate.
In
un’intervista alla ZDF anche il CEO di Rheinmetall Armin Papere ha attestato
che i programmi intrapresi dal Governo, per numero di veicoli e quantità di
munizioni acquistate, condurranno la Germania ad avere l’esercito convenzionale
più forte d’Europa entro il 2029.
Restano
però ancora irrisolti problemi legati al reclutamento, espansione delle
capacità di alloggio e addestramento. A fine ottobre il Ministero della difesa
ha disposto la sospensione della conversione di 187 immobili militari a scopi
civili e bloccato la dismissione di altri 13 ancora gestiti dalle forze armate;
una legge per accelerare le infrastrutture dovrà eliminare entro quest’anno
lunghe procedure di approvazione e altri ostacoli burocratici. Nonostante gli
impegni il nuovo sistema radio digitale per le forze armate costato 20 miliardi
di euro presenta gravi problemi di installazione nei diversi veicoli e il
software non funziona ancora correttamente. Sono stati chiamati consulenti
esterni con costi aggiuntivi per 156 milioni di euro ed è previsto un test a
fine novembre. La divisione 2025 di pronto intervento NATO non avrà però il
nuovo sistema, secondo quanto riporta ARD, fino alla fine del 2027.
Le
truppe attive nell’esercito tedesco contano poi 182.357 soldati in uniforme e
81.073 civili, ma per coprire le necessità NATO è fissata una soglia di 260mila
soldati in uniforme e 200mila riservisti entro il 2035.
Il
Ministro della difesa Boris Pistorius (SPD) pianifica l’invio di una lettera a
tutti i militari temporanei e di carriera, incoraggiandoli a prolungare il loro
servizio, e invitare gli ex soldati ad entrare nelle riserve.
Vuole
dare nuova vita al principio del “comando della missione”:
un
cambio di mentalità con più coraggio alle decisioni e promette una
riorganizzazione del personale, per ampliare e aumentare rapidamente la
mobilità dell’esercito ed una piena modernizzazione attraverso una serie di
riforme entro la prossima Pasqua:
valutazione dell’addestramento dei coscritti,
strategia per le riserve, un “piano di crescita” con misure e cifre concrete
per le truppe attive e proposte per la ristrutturazione dell’Ufficio federale
per l’equipaggiamento, l’informatica e il supporto in servizio delle forze
armate a Coblenza, un approccio per gli appalti con attenzione anche a
tecnologie innovative “che ci consentiranno di prevalere sui campi di battaglia
del futuro”.
C’è
peraltro ancora contrasto sul modello di nuovo reclutamento: a base volontaria
individuato dal Ministro, o pieno ritorno alla coscrizione obbligatoria
auspicato dalla CDU/CSU e ribadito ancora recentemente da Thomas Röwekamp
(CDU), presidente della Commissione difesa del Bundestag.
Prima ancora della presentazione della legge al
Bundestag, irritando Pistorius, deputati conservatori ed alcuni
socialdemocratici hanno suggerito alternativamente di tirare a sorte se il
numero di volontari è insufficiente.
L’Ispettore
Generale delle forze armate Carsten Breuer si è speso invece per un ritorno
alla coscrizione obbligatoria senza sorteggi;
deve
essere garantito che la Russia non creda di poter vincere una guerra con la
NATO, “la guerra in Ucraina è la nostra maestra”.
Contrari
alla coscrizione però rappresentanti giovanili, come Daniela Broda
presidentessa del Consiglio federale tedesco della gioventù (DBJR).
La
legge dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2026; il Bundestag ha già tenuto
la prima lettura ed il 10 novembre è prevista un’audizione parlamentare con
esperti.
Rheinmetall
già lo scorso anno ha realizzato un fatturato di circa 9,8 miliardi di euro e
con l’acquisizione quest’anno dei quattro cantieri navali della Navale Vessels Laursen
(NVL) di Brema, Solaste, Amburgo e Wilhelmshaven, che producono anche fregate e
corvette per la Marina tedesca, ha aggiunto ancora circa 1 miliardo di euro.
Friedrich Laursen, capo della holding dell’omonima azienda a conduzione
familiare, ha dichiarato di aver voluto aprire con la cessione la strada al
consolidamento dell’industria della difesa tedesca. Un processo che considera
necessario e sensato, dato l’acuirsi delle minacce.
Papere, d’altronde, porta Rheinmetall ad
affiancarsi a Thyssenkrupp Marine Systems (TKMS), il principale produttore
mondiale di sottomarini convenzionali, e spera in effetti sinergici
dell’infrastruttura di NVL con la divisione carri armati.
La
NATO deve inoltre rafforzare il fianco orientale e Rheinmetall sta costruendo
due stabilimenti in Bulgaria e uno in Romania. L’azienda ha poi anche appena
inaugurato i lavori di una fabbrica di munizioni in Lituania.
L’azienda
di Düsseldorf svolge ormai un ruolo cruciale nel settore delle munizioni così
come in quello dei veicoli per proteggere il fianco orientale dell’Alleanza. È
coinvolta anche nella produzione del caccia statunitense F-35 e produce droni e
presto satelliti militari.
Uno
stabilimento di componenti per l’industria automobilistica a Neuss viene
gradualmente convertito alla produzione in una joint venture con la finlandese Icene
Space Solutions; Rheinmetall detiene il 60% e la società finlandese il 40%.
Questo
portafoglio eccezionalmente ampio le apre numerose opzioni strategiche, tra cui
nuove collaborazioni europee e ulteriori acquisizioni.
Già oggi ha circa 40mila dipendenti, compresi
circa 2.100 acquisiti con i cantieri NVL.
La
Germania si riarma e fa paura.
Lespresso.it
– (18 maggio 2026) – Mondo - Federica Bianchi – Redazione-ci dice:
Sotto
la spinta dell’invasione russa in Ucraina, Berlino punta sulla spesa militare e
lavora alla creazione di un esercito imponente anche con la leva obbligatoria.
In teoria a beneficio di tutta l'Ue.
Boris
Pistorius è da tre anni il politico più popolare della Germania. Friedrich Merz
il meno popolare.
Il
primo è ministro della Difesa e il secondo il cancelliere della Repubblica.
Basterebbe questo dato per capire come e
quanto sta cambiando la Germania, e con essa, il cuore d’Europa.
Pistorius
è l’uomo scelto dall’ex premier socialista Olaf Scholz e poi mantenuto in
carica da Merz per riavvicinare il popolo tedesco alle sue forze armate
all’indomani del “cambiamento epocale” (Zeitenwende) di pensiero, metodo e
investimenti annunciato il 27 febbraio 2022, tre giorni dopo l’invasione russa
dell’Ucraina.
Lo
scorso aprile ha presentato, tra il plauso generale, la prima strategia
militare dell’esercito tedesco dalla Seconda guerra mondiale, forte dei 100
miliardi di euro in dieci anni messi a sua disposizione da un’economia che per
decenni è stata effervescente, e da una riforma costituzionale che, nel settore
della difesa, permette ora a Berlino di fare debito.
È
stato lui a dire, a proposito della guerra in Iran, «non è la nostra guerra»,
con una chiarezza e semplicità che Merz, per indole, non riesce a maneggiare se
non compiendo una gaffe dietro l’altra e attirandosi le ire statunitensi e la
minaccia di spostamento dalla Germania alla Polonia dei 5mila militari Usa
dispiegati nel 2022 dal presidente Joel Biden in seguito all’invasione russa
dell’Ucraina.
Dopo
anni di insistenza da parte del resto d’Europa, Berlino, l’incubo russo ai
confini e l’industria automobilistica fossile a pezzi, si è posta un obiettivo
chiaro:
diventare il primo esercito convenzionale del
Vecchio continente e mettere fine al pacifismo impostole con la debacle del
1945 dal resto d’Europa e dalla creazione della Nato a guida Usa.
I suoi soldati dovranno quasi raddoppiare e
raggiungere quota 260mila (più altri 200mila riservisti) in 10 anni:
nel 2026 è stata riattivata la leva
facoltativa che, non dovesse bastare, diventerà obbligatoria.
Il
budget annuale della Difesa che era di 50 miliardi nel 2022 supererà i 150 tra
soli tre anni.
Contestualmente
sono in costruzione le infrastrutture:
dalle
rimesse ai ponti.
Molte
fabbriche automobilistiche sono riconvertite alla produzione di mezzi militari,
in un processo che è esattamente l’inverso di quanto accaduto negli anni 50,
quando sulle ceneri delle fabbriche di armi costruì la sua la potenza
automobilistica.
Se si
pensa che il commissario alla Difesa europea Andrus Kubilius da mesi sta
cercando senza successo di convincere i 27 a organizzare una forza comune
militare di 100mila unità, risultano chiare le dimensioni dell’attuale sforzo
tedesco.
«Se la
Germania si riarma a me viene il mal di pancia», dice Lucia Annunziata, oggi
eurodeputata, membro della Commissione per la sicurezza e la difesa e autrice
di una risoluzione sulle capacità di difesa europee: «Non abbiamo ragione per
sentirci minacciati ma ci sono troppi ricordi».
Non è
la sola. La Francia, secondo esportatore mondiale di armi, ma oggi limitata
negli investimenti dal deficit di bilancio, teme che la Germania possa
prenderne il posto di maggiore potenza militare europea, per di più senza
acquistare i suoi sistemi militari.
In
Polonia, il partito di estrema destra del Pus, che da anni accusa il premier di
centrodestra Donald Tusk di «essere l’uomo di Berlino», non perde occasione per
rinfacciargli di perseguire gli interessi tedeschi e non quelli polacchi.
Solo qualche giorno fa ha denunciato la
risposta che Tusk ha dato a Trump:
accettiamo
le truppe americane ma non a spese di un altro membro della Ue.
Intanto però lo stesso Tusk ha rafforzato i
rapporti con la Francia, condividendo le esercitazioni militari e accettando il
suo scudo di deterrenza nucleare.
Le
altre capitali europee, intanto, se da una parte sono felici del riarmo tedesco
di cui potrebbero beneficiare, dall’altra sono preoccupate che questo coincida
con l’avanzata nei sondaggi del partito neonazista dell’AFd:
a<per
il momento questo predica una ripresa delle relazioni con Mosca, e per questo
si è allontanato dai francesi di Marine Le Pen, ma, con la velocità dei chiari
di luna politici che stiamo vivendo, è impossibile sapere quale sarà la sua
posizione tra qualche anno, quando la Germania avrà recuperato la sua antica
potenza militare, e si sarà almeno parzialmente liberata dal giogo degli
acquisti made in Usa.
La soluzione che calmerebbe animi via via più agitati
sarebbe quella di un’integrazione dell’esercito tedesco in un più ampio
esercito europeo, il sogno dei padri fondatori della Ue all’indomani della fine
della Seconda guerra mondiale, o almeno una messa in comune
dell’approvvigionamento degli strumenti di difesa, con i Paesi più avanti nello
sviluppo di un sistema militare sostenuti dagli altri e viceversa.
«Credo
che l’Europa debba produrre da sola ogni cosa di cui ha bisogno per difendersi
contro qualsiasi minaccia», ha detto il 4 maggio ai leader presenti al summit
della Comunità politica europea in Armenia, Volodymyr Zelensky, a capo di un
Paese che ha reinventato il combattimento moderno con l’ausilio di droni fatti
in casa e oggi industrialmente prodotti in almeno quattro Paesi europei.
Dal
2022 ad oggi sono nate 230 startup della difesa europee e il settore è
diventato un’attraente fonte di impiego.
Ma la
Ue è lontana dall’essere autosufficiente militarmente e l’integrazione delle
forze armate resta un miraggio.
Certo, ha messo a punto un piano per
facilitare la mobilitazione di 800 miliardi di euro di spesa nazionale
(Readiness 2030) e prestiti europei fino a 150 miliardi (Safe) oltre alla
possibilità di sforare il patto di stabilità per aumentare la spesa militare.
Però la vera integrazione procede a fatica,
tra atavici sospetti, diversità abissali di visione strategica e interessi
economici nazionali.
«Potremmo
pensare a un’unità militare europea con reclute da tutta Europa che affianchi
gli eserciti nazionali», dice Jacob Kierkegaard, l’esperto di politica
industriale della difesa del think tank Bruegel, «ma non che li sostituisca».
Perché parlare di forze armate vuol dire parlare innanzitutto di identità
nazionali: «In una democrazia occorre capire per chi si combatte.
L’identità
europea è ancora debole».
Con l’avanzare dei conflitti e del disimpegno
americano però cresce l’urgenza di un coordinamento tra Stati europei, di
quella che sempre più frequentemente è chiamata la “Nato europea”. Cipro, che
ha rischiato di essere colpita da un missile iraniano e che detiene la
presidenza della Ue, si sta adoperando affinché all’articolo 42.7 dei trattati,
che impone la difesa reciproca, sia data sostanza operativa. «Dovremo
difenderci e questo lo possiamo fare senza un esercito comune ma con una difesa
europea inter operativa guidata da istruttori ucraini», dice Kierkegaard: «Tra
un paio d’anni la guerra in Ucraina finirà e noi europei saremo incredibilmente
fortunati: avremo un esercito mercenario che ci proteggerà. Tutto quello che
dovremo fare è pagare il prezzo dell’integrazione dell’Ucraina nella Ue». Non
subito ma in prospettiva.
Secondo
Kierkegaard, il riarmo della Germania è, sotto questo punto di vista, positivo.
«Abbiamo fortuna che i Paesi ad avere spazio
fiscale siano proprio quelli che confinano con la Russia e ne siano
direttamente minacciati», a differenza di Italia, Spagna e Francia, lontane
dalla linea del fronte e senza fondi: «Non ci stiamo riarmando per combattere
la Cina o per diventare i prossimi Stati Uniti ma soltanto per difenderci
contro la Russia, un Paese con un Pil delle dimensioni di quello di Spagna e
Portogallo, e dunque un’operazione fattibile, grazie anche all’aiuto degli
ucraini».
intanto la differenza tra riarmo e difesa sta
assumendo connotati sempre più chiari con l’avanzare dei conflitti.
«Sono contraria al riarmo ma sono a favore
della difesa», incalza Annunziata:
«Il
riarmo prepara alla partecipazione ad una guerra, la difesa mette in sicurezza
i cittadini.
Sulla difesa anche i pacifisti devono capire
quello che succede, che parlare di questi argomenti è necessario, esattamente
come parlare della crisi economica: non è che se parli di economia sei un
capitalista scorretto!».
(Germania-Armi).
Merz a
Weiden: "La vostra re migrazione
è
pulizia etnica. Siete contro le
istituzioni
democratiche."
Lespresso.it
– (9 settembre 2026) – Mondo – Redazione – ci dice:
Il
cancelliere contro la leader di AFd al Bundestag: "State dalla parte della
Russia, strumentalizzate la guerra in Ucraina trasformando i carnefici in
vittime. Ridete sul drone russo a Lipsia, ma noi continueremo a difendere la
Germania"
"La
vostra re migrazione non è altro che una pulizia etnica. L'AFD è una forza
distruttiva che disprezza le istituzioni democratiche".
Il
cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel suo intervento di questa mattina al
Bundestag, torna ad attaccare Alternative fur Deutschland dopo le elezioni in
Sassonia-Anhalt.
Le parole di Merz sono una risposta diretta ad
Alice Weiden, la leader di AFD, che dopo aver conquistato il 43,8% dei voti nel
lander di Magdeburgo aveva sostenuto che il governo guidato dai
cristianodemocratici fosse ormai arrivato al capolinea.
In un discorso pronunciato di fronte al
parlamento pochi minuti prima che Merz prendesse la parola, Weiden aveva
ricordato il valore politico dell'ultima tornata elettorale.
Per
Weiden, "attraverso il voto sovrano della democrazia, i cittadini della Sassonia-Anhalt hanno messo
in chiaro che il governo nero-rosso è finito – coalizione formata da Cdu e Spd
n.d.r.-", aggiungendo che il cancelliere sta "distruggendo lo spazio
politico della negoziazione".
Merz
rifiuta la lettura di Weiden e le rinfaccia le simpatie filorusse del suo
partito. Il riferimento del cancelliere è al drone-bomba russo trovato
all'aeroporto di Lipsia lo scorso 4 agosto.
Mentre
Merz citava l'accaduto in alcuni passaggi del suo discorso, dai banchi sono
arrivate le risate di alcuni parlamentari di AFD: "È stato un attentato
pianificato per mesi in Russia, mirato specificatamente contro la Germania e
solo per puro caso si sono evitati danni materiali e lesioni personali di
maggiore entità… E voi ci ridete sopra - incalza Merz -. Questo dimostra come
ragionate e da che parte state".
E ancora. Il cancelliere torna anche sulle accuse
mosse da Weiden alla Cdu che, secondo AFD, starebbe inasprendo la retorica di
guerra ignorando quelli che definisce come gli sforzi del governo di Donald
Trump per porre fine al conflitto: "L'AFD sta trasformando i carnefici in
vittime, strumentalizzando l'Ucraina. Il fascino della democrazia viene
minacciato dalla Russia", ha sottolineato Merz. "Ciò che vi
contraddistingue è il disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e una costante
denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato. Noi difenderemo le
nostre libertà. Noi dovremo continuare a difendere e dovremo proteggere meglio
i cittadini in Germania".
DALLA
GERMANIA | La vittoria di AFD è
un no
a chi rischia di portare
il
Paese in guerra.
Ilsussidiario.net
– (10 Settembre 2026) - Sergio Cesaratto – Federico Ferraù – Redazione – ci
dice:
Proteste
anti-AFD in Germania.
Proteste
a Berlino contro il partito AFD in Germania (ANSA-EPA 2026).
La
vittoria dell'AFD è l'esito di una crisi economica e politica di ampio respiro.
Il governo Merz gioca d'azzardo con la Russia, ma è la strada sbagliata.
Un
elettorato tedesco sempre più lontano dalla classe politica del trentennio
neoliberale post-1989. È lo stesso ceto politico che oggi rischia di
precipitare la Germania in una guerra contro la Russia. Per questo la vittoria
di AFD non può essere ignorata. Anzi: la gravità della situazione è tale che
“la scelta di votare Alternativa per la Germania è da valutare positivamente
per chiunque non condivida la follia della leadership europea”.
MODELLO-GERMANIA
AL CAPOLINEA | Gli errori della Merkel dietro la crisi che Schulz e Merz non
hanno capito.
A
dirlo non è un portavoce di Alice Weiden. Al contrario. Sergio Cesaratto, già
ordinario di politica monetaria europea e di economia internazionale
nell’Università di Siena, è pensatore di sinistra. Ma è la sinistra che unisce
Marx e Keynes e si colloca agli antipodi della sinistra europeista e mainstream
che, insieme al Ppe, governa il continente (e la Germania).
BERLINO,
IL TABÙ PUÒ SALTARE | L'AFD avanza e nella CDU cresce il dilemma: continuare
così o cambiare rotta.
Cesaratto
ha da poco ridato alle stampe Sei lezioni di economia (Diario, 2026), ormai un
classico. In questa intervista lancia l’allarme contro i nuovi “sonnambuli”,
tedeschi e non solo.
Dopo
il voto in Sassonia-Anhalt, l’Ufficio federale di statistica ha annunciato il
nuovo dato della produzione manifatturiera
a
luglio: -1,1%.
Il
calo dura dal primo trimestre 2023. Che nesso c’è tra la recessione industriale
e la vittoria di AFD?
Posso
supporre che le difficoltà economiche tedesche si sovrappongano alla
depressione cronica della Germania Est determinatasi politicamente all’epoca
della riunificazione. La memoria va al saggio “Anschluss” dell’amico” Vladimiro
Giacché” sulle sciagurate modalità economiche con cui si svolse l’annessione
della DDR da parte della Repubblica Federale Tedesca nel 1989.
Risultati
Germania, seggi Elezioni Sassonia-Anhalt 2026 | AFD boom senza governo, BSW
decisivo: gli scenari.
Possiamo
richiamarle brevemente?
Fu una
frettolosa unificazione monetaria – di fatto, una “annessione” (Anschluss) –
che determinò la desertificazione industriale della Germania Est. Naturalmente,
per Giacché, quella rappresentava un “de te fabula narrata” delle conseguenze
che l’unificazione monetaria europea avrebbe avuto sull’economia italiana. Ma è
un altro discorso, ovviamente, anche se entrambe le unificazioni monetarie sono
componenti legittime dell’attuale disastro economico-sociale europeo.
Ma di
cosa soffre oggi l’economia tedesca? Di una mancanza di offerta o di una
mancanza di domanda?
Fino a
qualche anno fa avrei risposto: di domanda. Soprattutto nel senso che la
Germania mercantilista fondava il proprio successo sulle esportazioni e non sul
mercato interno: in Europa negli anni dello SME e soprattutto nei primi dieci
anni dell’euro, e poi nei mercati extraeuropei dal 2010.
In
ambedue i casi Berlino si è appropriato di vantaggi di cambio – nascosti
nell’euro, più espliciti verso le monete extraeuropee –, col risultato che le
politiche tedesche furono destabilizzanti per i partner.
Certo, poi c’era la qualità dei prodotti
tedeschi, le auto in primis. Ora è questo ad essere in crisi, e le cause sono
ben note: il ritardo tecnologico tedesco.
Quali
sono, secondo lei, i fattori di questo ritardo?
Non
riesco a capire come le imprese tedesche, pur essendo presenti con stabilimenti
in Cina, non si siano avvedute dei progressi tecnologici cinesi, ora
praticamente irrecuperabili.
Se,
invece di essere ossessionata dall’austerità fiscale imposta brutalmente ai
partner europei – ma anche a sé stessa –, la Germania avesse badato di più alla
crescita e fosse stata più attenta a non ritenere la propria qualità come
eterna, forse non sarebbe a questo punto.
E se
la Germania starnutisce, l’Italia si becca subito il raffreddore.
Dunque,
paradossalmente, oggi il problema è anche dal lato dell’offerta.
Sì,
perché il problema della domanda la Germania lo aveva risolto nell’ambito del
suo modello mercantilista. Chi non è stato capace di effettuare diagnosi,
appunto, mi sembra siano state le imprese tedesche, pur presenti in Cina. O i
cinesi sono stati molto bravi a nascondere tutto.
Merz
ha risposto alla vittoria di AFD dicendo che le “riforme” sono ancora più
urgenti: tra queste, i tagli alla spesa pubblica e l’innalzamento dell’età
pensionabile. Come definirebbe la politica economica del governo Merz?
Costoro
non hanno davvero capito nulla
. Sì,
in Germania si parla anche di tagli alla spesa sanitaria e all’assistenza
sociale nel prossimo anno.
Il
voto in Sassonia-Anhalt è rappresentativo, in fondo, del disagio di gran parte
della popolazione europea, minata nelle sue sicurezze sociali e, piaccia o
meno, identitarie. L’Europa è poi assolutamente impopolare.
Ma
come potrebbe non esserlo, avendo tradito ogni legame con le conquiste sociali
in nome di un vuoto liberismo che adesso è anche guerrafondaio?
Ecco,
veniamo al riarmo. Nel 2027 la Germania destinerà alla difesa 110 miliardi. A
pagare saranno i cittadini tedeschi. Ci sono le premesse per un allargamento
del consenso di AFD.
In
Germania la classe dirigente considera il riarmo come una maniera per
rivitalizzare domanda e produzione, su questo non c’è dubbio. Un nemico esterno
può dare un po’ di fiato. Lo conferma la ben informata Euro intelligence.
Che
questo basti è illusorio.
Per
quanti tank tu voglia produrre, non sostituiranno mai milioni di automobili non
più fabbricate.
Il riarmo tedesco è comunque inquietante, per
la Russia ma anche per la Francia.
Stendiamo
poi un velo pietoso sulla collaborazione con Israele sui sistemi di difesa
missilistica a tecnologia israeliana.
Poi
l’appoggio tedesco a Israele è ammantato di ipocrisia: per mostrare che si
sconta la colpa del passato genocida, si collabora con quello in corso.
Lei ha
parlato di modello mercantilista. Se il governo Unione-SPD ha fallito nel
portare la Germania fuori dalla stagnazione, il programma dell’AFD rappresenta
una valida alternativa all’ordoliberismo tedesco?
Di
questo dubito assai. Alla fine ciascuno fa quello che può, e a destra un po’ di
misure contro gli immigrati servono a mascherare il vuoto di idee. Comunque, la
situazione è oggettivamente difficile per ogni forza politica che si trovi a
governare. Va chiuso al più presto il conflitto in Ucraina.
Ieri
il Cremlino ha aperto a colloqui a tre con USA e Ucraina, mentre l’UE insiste
nel vedere la Russia come “minaccia esistenziale”.
Lei
cosa può dirci dal suo osservatorio tedesco?
Ecco la
leader di AFD Alice Weiden (EPA/FILIP SINGER).
La
prima cosa da dire è che la Germania è su una china pericolosa. C’è una vera
caccia alle streghe nei confronti di chiunque esprima un dissenso motivato alla
guerra che la NATO prima e ora NATO e UE stanno muovendo alla Russia.
In
Germania coloro che cercano semplicemente di capire le ragioni della Russia
sono dispregiativamente definiti Putinversteher, e le dirò di più:
vivendo in Germania, si percepisce quanto in
questo Paese la libertà di espressione sia sempre stata più limitata che in
Italia.
Senza
questa comprensione, che non vuol dire condivisione delle scelte russe, non si
otterrà mai la pace.
Intanto
tra Berlino e Mosca la tensione è in aumento: la Germania ha chiuso il
consolato russo di Bonn e la Casa Russa di Berlino, Mosca ha risposto chiudendo
alcune sedi russe del Goethe-Institut e poi il consolato tedesco di San
Pietroburgo.
È guerra anche e soprattutto di narrazioni.
Chi ha ragione?
Naturalmente
la guerra ibrida la si fa anche reclutando politici e opinion makers, ma questo
è vero per entrambe le parti. In ogni caso non si giustifica l’aggressione
verso studiosi indipendenti.
In
Germania è notizia corrente l’arresto di un ecoterrorista solitario, colpevole
di attacchi ripetuti a infrastrutture energetiche per le quali già si additava
la Russia.
Anche
per il North Stream 2 la NATO strillava di avere le prove contro Mosca, ma gli
sviluppi ci dicono una cosa diversa.
Quindi
attenzione: le falsità non hanno confini.
L’accusa
di filo putinismo ai dissidenti rispetto al mainstream?
È una
semplice vigliaccheria in cui incorrono anche giornalisti apparentemente
arguti, come Paolo Mieli, da cui ci si aspetterebbe di meglio.
Lei
non ha timore di essere etichettato come filorusso proprio a motivo di ciò che
sta dicendo?
Ciò
che penso non cade dalle nuvole, ma dall’incontro vent’anni fa con una delle
due maggiori teorie delle relazioni internazionali, il realismo politico.
Quest’ultimo
denunciava sin dalla caduta dell’Unione Sovietica i pericoli dell’espansione
della NATO a Est, a fronte del nazionalismo russo e della paura che questo
Paese covava di essere nuovamente aggredito dall’Occidente.
Secondo
il realismo, le ragioni e le garanzie della sicurezza reciproca sono alla base
della convivenza pacifica.
E per
l’altra scuola, quella neoliberale?
Ci
sono i buoni, l’Occidente, e i cattivi, il resto del mondo. I cattivi sono
aggressivi e bramosi di conquista e, comunque, illiberali. Questa bramosia di
conquista è in genere indimostrata, mentre l’Occidente non dà certo prova di
grande democrazia:
basti pensare alla repressione del dissenso e
alla tolleranza, se non al sostegno, verso i crimini contro l’umanità da parte
di Israele.
Ma,
anche ammesso che si abbia a che fare con Stati illiberali, questo giustifica
fargli la guerra?
Non sto difendendo regimi e ideologie religiose
indifendibili per chi abbia a cuore democrazia e tolleranza.
Questi
sono valori che dovrebbero accomunarci. Ma chi siamo noi per volerli imporre
con la forza?
Ma
perché vede la posizione tedesca così pericolosa?
Giorni
fa ho avuto modo di ascoltare in video John Mearsheimer, attualmente il più
importante esponente del realismo politico, e un influente politologo russo,
Sergej Karamazov.
I due
studiosi erano d’accordo sulle cause di fondo del conflitto e, suppongo, sulla
validità del realismo politico. Ristabilire la fiducia reciproca, sedare le
paure: è il solo presupposto per una pace duratura.
E la
fiducia dipende dalle garanzie di sicurezza.
Mi
domando: come fa una persona di buon senso a non considerare minuì habitus i
leader franco - tedeschi quando discettano del dispiegamento di forze europee
ai confini della Russia dopo una tregua?
Di
quale tregua parlano, mentre riarmano l’Ucraina e pensano addirittura di
spedire truppe ai confini con la Russia?
Mi
pare veramente un caso di studio del ”Quem Iuppiter vult perdere, dementat
prius”.
Che
impressione ha tratto dalle parole di Karamazov?
I
russi vivono questo atteggiamento occidentale come una minaccia esistenziale,
l’ennesima minaccia esistenziale, come scriveva giorni fa Travaglio.
E se
questa minaccia viene dalla Germania, quest’ultima va annullata, azzerata,
distrutta, diceva Karamazov.
Una o
due bombe nucleari tattiche servirebbero anche a rammentare agli europei la
logica della deterrenza reciproca che ha consentito, piaccia o meno, la pace
nel secondo dopoguerra.
Il
timore dell’uso dell’arma nucleare teneva tutti i contendenti al loro posto,
sosteneva ancora Karamazov.
E
quindi?
A mio
avviso, gli europei e i tedeschi sembrano essersi dimenticati che le armi
nucleari esistono e possono essere usate. La Germania stia attenta – aggiungeva
lo studioso russo –, in fondo nessuno la ama, neppure in Occidente.
Karamazov affermava di essere, peraltro, un
moderato riguardo all’uso dell’arma nucleare.
Vorrei
aggiungere una cosa, se posso.
Prego.
Il Pd
ha su questi temi una posizione irricevibile e anche su altri, come la
squallida proposta sull’antisemitismo. Pochi giorni fa la segretaria del Pd
Elly Schlein ha appoggiato pienamente la proposta degli 11 Paesi europei per
superare il principio dell’unanimità e limitare il diritto di veto nell’UE.
L’Italia
non ha firmato.
Non
l’ha fatto, per fortuna. Possibile che la bandiera del pacifismo, ma direi
della razionalità, sia lasciata alla destra?
La
destra sa, meglio della pseudo-sinistra, che gli italiani di guerra alla Russia
non ne vogliono sapere.
Anche
i russi conoscono la saggezza del popolo italiano. Infatti Karamazov escludeva
l’Italia fra i Paesi percepiti come nemici esiziali.
Ma la
Germania – o meglio, la maggioranza dei tedeschi – non si sentono anch’essi in
pericolo?
La
Germania, armando l’Ucraina, va da sola in cerca di guai.
Mearsheimer
aggiungeva che, col ritiro americano dall’Europa, la Germania, a sua volta, può
sentirsi indifesa e potrebbe pensare persino di dotarsi dell’arma nucleare.
Ma la
Russia non accetterebbe mai una Germania nucleare: li abbiamo perdonati per
l’olocausto di 50 milioni di russi, ma fino a un certo punto, sosteneva Karamazov.
A
tutta questa follia si può reagire solo con una pace basata sulla sicurezza e
sulla cooperazione reciproca.
Qualcuno
ha parlato del tentativo di Merz di evocare un’aggressione russa nei confronti
della Germania per compattare l’opinione pubblica attorno al governo, contro
l’AFD “filo putiniana”.
Ammesso
che ci sia stato, tale tentativo è fallito e, almeno da questo punto di vista,
la scelta di votare AFD è da valutare positivamente per chiunque non condivida
la follia della leadership europea.
(Federico Ferraù).
Anche
la Germania si prepara
alla
guerra: cosa c’è scritto
nel
documento inviato dal
governo
alle imprese.
Fanpage.it – (19 Novembre 2024) - Biagio Chiarello
– Redazione – ci dice:
L’esercito
tedesco sta istruendo le aziende in Germania per prepararle all’eventualità di
un conflitto.
È
quanto riporta la Faz, facendo riferimento a un documento strategico di oltre
1.000 pagine intitolato ‘Operations plan Deutschland’, i cui contenuti sono
riservati.
(Vannacci e il patriarcato
mediterraneo: possesso, controllo e violenza di genere nel suo programma.)
Lo
hanno chiamato ‘Operations plan Deutschland' (‘Piano operativo per la
Germania') ed è un documento strategico di oltre mille pagine con cui
l'esercito tedesco, la Bundeswehr, prepara le aziende a fronteggiare
l'eventualità di un conflitto armato su larga scala.
I
dettagli sono ancora sconosciuti, ma il piano include un elenco delle società e
delle infrastrutture strategiche che necessiterebbero di protezione speciale.
A riportarlo è il quotidiano Frankfurt
Allegamene Zeitung, che sottolinea come il documento esamini anche lo scenario
di un attacco russo alla parte orientale della Nato, scenario che
costringerebbe Berlino a implementare manovre di deterrenza, con conseguenze
rilevanti.
La
Germania diventerebbe crocevia per migliaia, se non centinaia di migliaia, di
soldati, da trasportare insieme a materiali bellici, viveri e farmaci. "Il
ruolo dell'economia è delineato in modo chiaro", scrive il giornale.
(Manovra
2027, governo prepara il fondo pensioni per i nuovi nati: cosa ha detto il
ministro Giorgetti.)
Il
documento top secret alle imprese tedesche.
Il
piano descrive anche il ruolo delle imprese e le modalità con cui dovrebbero
prepararsi adottando misure concrete. Vengono forniti consigli pratici che
riguardano anche la forza lavoro: "Il 70% di tutti i camion sulle strade
tedesche è guidato da autisti provenienti dall'Europa dell'Est.
In caso di guerra, dove si troveranno queste
persone?" ha dichiarato Jörg Pliche, tenente colonnello e capo del comando
regionale di Amburgo, durante un incontro alla Camera di commercio della città
anseatica.
In
caso di emergenza, si raccomanda alle aziende di elaborare un piano dettagliato
che stabilisca quali e quanti dipendenti coinvolgere nella logistica
straordinaria e come adattarsi rapidamente alla gestione emergenziale, senza
compromettere la capacità produttiva.
"Per ogni cento dipendenti, formate almeno cinque
camionisti in più, di cui non avrete bisogno", è uno dei suggerimenti del
tenente colonnello Pliche.
Ministro
Pistorius: "Germania deve essere preparata alla guerra entro il 2029".
Lo
scorso giugno, il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, aveva ammesso
che la Germania "deve essere in grado di affrontare una guerra entro il
2029. In uno scenario serio, abbiamo bisogno di donne e uomini in grado di
difendersi e di difendere questo Paese".
Le
parole sono state pronunciate alla Bundestag per sottolineare che non si deve
pensare che Putin si fermerà in Ucraina.
A
fargli eco è ora Pliche: “La Russia ha iniziato a prepararsi per la guerra”, ha
dichiarato, citando i servizi segreti tedeschi, e ha aggiunto che tra quattro o
cinque anni il Cremlino sarà pronto ad attaccare più a ovest, e che la risposta
tedesca, almeno in questo momento, non sarebbe in grado di reggere la sfida:
"La
Russia produce attualmente 25 carri armati al mese, la Germania tre all'anno.
(fanpage.it/esteri/anche-la-germania-si-prepara-alla-guerra-cosa-ce-scritto-nel-documento-inviato-dal-governo-alle-imprese/).
(fanpage.it/).
Esteri.
AFD
sfonda in Germania e l’Europa
gioca
col fuoco: quando la protesta
diventa
un progetto di potere.
Giornalelavoce.it
– Silvano Freddo – (7 settembre 2026) – Esteri – Redazione – ci dice:
Nel
programma re migrazione, classi separate per rifugiati, stop all’inclusione
scolastica e una “guardia civica”.
In
Italia Vannacci esulta e alcune parole d’ordine sono sorprendentemente simili.
AFD
sfonda in Germania e l’Europa gioca col fuoco: quando la protesta diventa un
progetto di potere.
Immagine
generata con AI.
Non
serve gridare al ritorno del nazismo.
Anzi,
probabilmente sarebbe il modo più comodo per non capire nulla di quello che sta
accadendo.
Basta
leggere i numeri.
E poi
leggere i programmi.
In
Sassonia-Anhalt, nel cuore dell’ex Germania Est, Alternative far Deutschland ha
ottenuto il 43,8% dei voti alle elezioni regionali del 6 settembre.
La CDU si è fermata al 17,2%. L’affluenza è
arrivata al 77,8%.
AFD ha
conquistato 39 degli 83 seggi del nuovo Landa: gliene mancano appena tre per la
maggioranza assoluta. Non governa ancora, dunque, e questo va detto con
chiarezza. Ma chiamare quello di domenica semplicemente un “voto di protesta”
rischia ormai di essere un modo elegante per nascondere la realtà.
Perché
il voto è democratico. Le idee votate, però, possono essere giudicate.
Ed è
precisamente qui che comincia il problema europeo.
La
sezione di AFD della Sassonia-Anhalt non è soltanto descritta dai suoi
avversari come radicale.
Dal 2023 il servizio di intelligence interno
del Land la considera una formazione di comprovato estremismo di destra,
sostenendo che parte della sua agitazione politica sia diretta contro principi
essenziali dell’ordine democratico liberale e, in particolare, contro la tutela
della dignità umana. AFD respinge questa classificazione e accusa il
Verfassungsschutz di essere politicamente orientato.
Il
dato istituzionale, però, rimane.
Quanto
sia poco teorico il conflitto lo dimostra una sentenza arrivata appena un mese
prima delle elezioni.
Il 7 agosto 2026 il Tribunale amministrativo
superiore della Sassonia-Anhalt ha confermato, in tre procedimenti, la revoca
delle autorizzazioni al possesso di armi a membri o sostenitori del partito,
ritenuti privi dei requisiti di affidabilità previsti dalla legislazione
tedesca proprio in ragione del rapporto con l’associazione politica.
Non
significa che ogni elettore di AFD venga automaticamente disarmato.
Significa
però che una formazione arrivata al 43,8% è contemporaneamente al centro di una
questione costituzionale che in Germania sarebbe stata impensabile soltanto
pochi anni fa.
E poi
c’è il programma. Qui diventa difficile nascondersi dietro la parola
“protesta”.
AFD
vuole una politica di “re migrazione”, accompagnata da un forte irrigidimento
delle espulsioni.
Nelle
scuole propone classi separate per i figli di rifugiati e richiedenti asilo,
con l’idea esplicitata nel programma che la loro permanenza in Germania debba
essere considerata temporanea.
Sul
fronte della disabilità il partito definisce l’inclusione un esperimento
fallito, propone di interromperla e di rafforzare le scuole speciali.
Non
sono interpretazioni degli avversari: sono proposte contenute nel programma
elettorale.
Si può
discutere se utilizzare o meno la parola “segregazione”.
Ma
discutere del vocabolo rischia di diventare un diversivo.
La
domanda sostanziale è un’altra:
che
idea di società produce la separazione preventiva dei bambini in base alla
condizione migratoria o alla disabilità?
Anche
sulla sicurezza AFD immagina una svolta. Il programma prevede una “Bürgerwacht”,
una guardia civica volontaria destinata ad affiancare polizia e uffici
dell’ordine pubblico con compiti ausiliari. Non è corretto descriverla
semplicemente come una “milizia armata”: il programma non le attribuisce
automaticamente i poteri della polizia.
Ma la
definisce di fatto una nuova componente dell’architettura della sicurezza, e
giuristi tedeschi hanno già sollevato interrogativi costituzionali sulla
delimitazione delle sue funzioni.
Persino
la cultura è diventata terreno di guerra identitaria. AFD ha attaccato il
Bauhaus, una delle esperienze artistiche e architettoniche tedesche più
influenti del Novecento, definendolo una deviazione della modernità e
proponendo di sostituire lo slogan promozionale del Land “Think Moderno” con
“Think German”.
Il
cortocircuito storico è inevitabile: il Bauhaus venne perseguitato e infine
chiuso nel 1933 sotto il nazismo.
Questo
non significa automaticamente che la Germania del 2026 sia la Germania del
1933.
Significa
però che quando certi simboli ritornano sotto attacco, liquidare ogni
preoccupazione come isteria progressista diventa intellettualmente piuttosto
pigro.
E poi
c’è Ulrich Sigmund, 35 anni, il volto sorridente del nuovo corso. Social,
motorini Simpson, selfie, slogan semplici, promessa di restituire ai cittadini
«la vecchia Germania sicura».
Una comunicazione molto più levigata rispetto
all'estrema destra tradizionale.
Ma Sigmund
partecipò nel 2023 all’ormai celebre incontro di Potsdam nel quale venne
presentato un progetto di “re migrazione”; lui ha sempre contestato che la sua presenza
implicasse condivisione di tutto ciò che venne discusso.
È
forse questa la vera novità. La radicalità non ha più necessariamente una
faccia radicale.
Il
successo non arriva inoltre da una nicchia fanatica. Le analisi di Infratiste dima
mostrano una capacità di AFD di penetrare trasversalmente nell’elettorato.
Il
partito è risultato forte tra uomini e donne e in fasce d’età diverse,
recuperando anche precedenti non votanti.
Già
prima delle urne il 36% degli intervistati considerava AFD il partito più
capace di affrontare i principali problemi del Land, contro appena il 16% della
CDU.
Ed è
questa forse la parte più scomoda per chi pensa di battere l’estrema destra
limitandosi a chiamarla estrema destra.
Dietro
il voto ci sono immigrazione, paura, salari, crisi industriale, insicurezza,
sfiducia nelle istituzioni e soprattutto la sensazione di una Germania
orientale rimasta ai margini delle promesse della riunificazione. Ignorare
queste ragioni significa regalare altri elettori ad AFD.
Ma
riconoscere le ragioni del voto non significa assolvere qualsiasi risposta
politica venga proposta.
È una
distinzione che l’Europa sembra aver dimenticato.
C'è
poi la questione del riarmo tedesco. Anche qui occorre evitare scorciatoie.
Un
governo della Sassonia-Anhalt non comanda la Bundeswehr e non decide la
politica estera della Germania.
La vittoria di AFD non consegna domani mattina
i carri armati tedeschi a Sigmund.
Berlino,
sotto il cancelliere Friedrich Merz, ha però avviato una trasformazione
militare enorme:
la
strategia ufficiale punta a fare della Bundeswehr la più forte forza
convenzionale europea entro il 2039, considerando la Russia la principale
minaccia alla sicurezza tedesca.
È sul
medio periodo che il risultato diventa inquietante. AFD sostiene invece il
ripristino dei rapporti con Mosca, la riduzione dell’appoggio all’Ucraina e una
profonda revisione dell’attuale collocazione europea della Germania.
Se una
forza con queste posizioni riuscisse un giorno a trasformare il dominio
elettorale nell’Est in forza di governo federale, allora la questione non
sarebbe più soltanto Sassonia-Anhalt.
Sarebbe
la direzione strategica della prima economia d’Europa.
Ed
eccoci all’Italia.
Perché
mentre una parte dell’Europa osserva il voto tedesco con preoccupazione,
Roberto Vannacci lo ha accolto con parole inequivocabili: «L’Europa cambia», ha
scritto commentando gli exit poll, aggiungendo «Nessun dorma».
Matteo
Salvini ha parlato invece di «trionfo clamoroso», facendo i complimenti ad
Alice Weiden e sostenendo che non ci sia da parlare di paura ma di democrazia.
Diversa
la posizione di Antonio Tajani, che ha definito il risultato una pessima
notizia per i valori liberali e occidentali.
Ed è
proprio Vannacci il parallelo italiano più interessante.
Non
perché Futuro Nazionale e AFD siano la stessa cosa: non lo sono, hanno storie
differenti, operano in sistemi politici diversi e il partito dell’ex generale
non è oggetto della classificazione istituzionale che riguarda la sezione
tedesca di AFD.
Ma
fingere di non vedere le somiglianze lessicali sarebbe altrettanto ingenuo.
Nel
programma di Futuro Nazionale compare esplicitamente la re migrazione come strumento per “invertire” il
fenomeno migratorio. Vannacci propone la centralità della “famiglia naturale” e
dell’identità cristiana;
ha
messo nero su bianco il no alle unioni civili, una stretta sui contenuti
definiti “genderismi” e omosessuali in televisione, l’educazione alla difesa
nelle scuole e attività volontarie di formazione militare.
Il programma contiene inoltre lo stop alle
armi all’Ucraina e il rifiuto dell’obiettivo di portare la spesa militare al 5%
del Pil.
Ancora
una volta: il punto non è dire che siamo nel 1922 o nel 1933. Il punto è
esattamente evitare questa banalizzazione.
Le
democrazie raramente si trasformano copiando il passato fotogramma per
fotogramma.
Cambiano quando parole considerate
inaccettabili diventano discutibili, poi pronunciabili, poi popolari e infine
programmi di governo.
Re migrazione.
Famiglia naturale. Identità nazionale. Guerra alla cultura “gender”.
Separazione.
Ritorno all’ordine.
Uno
alla volta possono sembrare temi distinti. Messi insieme raccontano invece una
precisa idea di società: più omogenea, più verticale, più sospettosa verso ciò
che viene percepito come estraneo.
Naturalmente
esiste anche l'altra domanda, e una democrazia seria non può evitarla: perché
milioni di europei trovano oggi quell’offerta convincente?
Forse
perché la politica tradizionale ha promesso benessere e consegnato precarietà.
Ha parlato di integrazione senza sempre governare l’immigrazione. Ha parlato di
transizione ecologica lasciando a molti la sensazione che il conto sarebbe
arrivato soprattutto alla classe media. Ha chiesto fiducia nelle istituzioni
mentre una parte crescente della popolazione non si sente più rappresentata.
AFD
cresce anche sulle macerie di questi errori.
Ma
sarebbe pericoloso compiere il salto logico successivo: siccome le cause della
rabbia sono reali, allora qualsiasi risposta alla rabbia diventa accettabile.
È
questa la domanda che il 43,8% della Sassonia-Anhalt consegna all’Europa.
Non se
gli elettori abbiano avuto il diritto di scegliere AFD. Naturalmente lo
avevano.
La
domanda è molto più difficile: quanto può spostarsi una democrazia verso
l'estremo continuando a ripetersi che, finché tutto avviene dentro un seggio
elettorale, non c'è nulla di cui preoccuparsi?
E
soprattutto: quando la stessa parola — re migrazione — risuona ormai da
Magdeburgo a Roma, siamo ancora davanti a fenomeni marginali e separati oppure
stiamo osservando la nascita di una nuova normalità politica europea?
La
risposta, forse, è proprio quella che dovrebbe preoccupare di più: non lo
sappiamo ancora.
Ma ormai non possiamo più fingere di non
vedere la domanda.
ATTUALITÀ
GEOPOLITICA - EDITORIALI.
Germania
– Ucraina – Russia: qualcosa sta cambiando.
AFD
cresce e riporta il dialogo tra Mosca e Washington.
Triesteallnews.it – (8 Settembre 2026) -
Stefano Silvio Dragano – Redazione – ci dice:
Premessa
– Mentre la tempesta di AFD che si è abbattuta sulla Germania, sta scuotendo in
profondità le fondamenta della fragile leadership del cancelliere Merz, non
sembrano vacillare le granitiche certezze di Bruxelles.
L’onda
del voto popolare a favore di AFD proviene dalla intera Germania orientale e
non certamente unicamente dal piccolo Land della Sassonia-Anhalt e, come tutti
gli analisti tedeschi gridano nel vuoto da mesi, si sta diffondendo in molte
regioni della Germania occidentale.
AFD
oggi rappresenta, con distacco, il primo partito nell’intera Repubblica
federale tedesca, tutti lo sanno e non solo a Berlino, anche se tacciono,
negando l’evidenza.
Quando oltre il 60 per cento dei tedeschi della
Sassonia-Anhalt – AFD e i tre movimenti politici di sinistra – si esprime
chiaramente contro tutti i partiti della coalizione di governo guidato da Merz,
non siamo più di fronte a un fenomeno isolato, da minimizzare, da
ridicolizzare, da ghettizzare, da schernire o da ignorare;
siamo
di fronte a un netto rifiuto delle scelte politiche condotte da un governo,
assolutamente incapace di intercettare le legittime istanze di una popolazione
irritata, in parte infuriata, insicura, disorientata e impaurita dai venti di
guerra che imperversano in Europa.
Le
dichiarazioni di Merz, come vedremo, sorpreso e incredulo all’indomani della
storica sconfitta, appaiono sintomatiche di una crisi politica di proporzioni
ben oltre i confini tedeschi, evidenziando il sostanziale fallimento delle
politiche non solo di Berlino ma anche di Bruxelles.
Il
governo Merz è chiaramente apparso nella sua dorata torre d’avorio, totalmente
incapace di ascoltare il sentimento e il bisogno popolare, di percepire gli
effetti di una crisi profonda che investe, non certo da oggi, l’intera
Germania, colpendo tutte le fasce sociali, incidendo negativamente nel mondo
del lavoro e dell’industria, demolendo in parte il welfare, rendendo complessi
e conflittuali i rapporti sociali e inter etnici, diffondendo la percezione di
una minor sicurezza e il timore di una guerra non voluta contro la Russia.
Mentre
a Berlino si discute, la Volkswagen ha confermato la chiusura definitiva di
quattro stabilimenti produttivi tedeschi: Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm
a causa di mancanza di redditività e competitività.
Contemporaneamente
in Russia e Ucraina sono ripresi i bombardamenti e incombe il silenzio
sostanziale sugli esiti degli incontri dei rappresentanti di Trump a Mosca e
Kiev.
Tuttavia,
come vedremo, molto diverse ci appaiono le prime reazioni che ci giungono dai
palazzi presidenziali della Russia e dell’Ucraina.
In
tale cornice, il fango nauseante della corruzione pervade la dilaniata Ucraina,
umiliando la popolazione logorata da una guerra infinita e da un meccanismo
perverso, caratterizzato da una politica clientelare che pervade da molti anni,
dobbiamo riconoscerlo e ricordarlo, l’intera società ucraina.
La
notizia delle improvvise dimissioni del Procuratore Generale Ruslan Kravchenko
ne testimoniano l’ampiezza e la gravità, confermando la sistematicità di un
clientelismo, ora unicamente perfezionato e agevolato dalle ondate di miliardi
che giungono da anni, senza sostanziale controllo, sui tavoli imbanditi degli
assetati oligarchi, politici e faccendieri di turno.
La
crisi politica che investe l’Europa ovviamente è interconnessa con la guerra in
Ucraina e con la stagnazione del conflitto in Iran.
Gli
Stati Uniti cercano un dialogo con Kiev e Mosca, cercano una soluzione
possibile, mentre da Bruxelles continuano a montare pericolosi venti di guerra.
Germania:
Merz afferma che il risultato dell’AFD “cambia tutta la Germania”.
Lo
stralcio di recente articolo che vi propongo, edito dalla “Deutsche Welle”,
(DW), ci aiuta a meglio comprendere l’impatto del risultato elettorale in
Sassonia-Anhalt.
Le
prime dichiarazioni rese dal Cancelliere testimoniano la gravità del momento.
Leggiamo
insieme:
Un
Friedrich Merz visibilmente scosso ha parlato a Berlino della vittoria
elettorale dell’AFD in Sassonia-Anhalt e dell’amara sconfitta della CDU. Ha
insistito nel voler portare avanti le sue riforme.
Ci
sono situazioni in cui politici che non hanno più nulla da dirsi si presentano
comunque insieme davanti alla stampa. È stato certamente il caso del
cancelliere Friedrich Merz (CDU) e del suo collega di partito, Sven Schulze,
presidente del Land della Sassonia-Anhalt, quando hanno discusso i risultati
delle elezioni statali di domenica. Hanno descritto i risultati come una
catastrofe per l’Unione Cristiano Democratica (CDU), un terremoto, un disastro.
Merz è
apparso scosso e devastato, per usare un eufemismo.
Ha
ringraziato Schulze per il lavoro svolto durante la campagna elettorale. Poi
Merz ha aggiunto: “Ieri non è cambiato nulla solo in Sassonia-Anhalt, ma in
tutta la Germania. Ciò avrà ripercussioni, anche a livello internazionale”.
Questo
perché i vincitori delle elezioni statali, il partito di estrema destra
Alternativa per la Germania (AFD), si oppongono al sostegno all’Ucraina di
fronte alla guerra di aggressione della Russia, e molti politici dell’AFD
mantengono stretti legami con il governo del presidente russo Vladimir Putin,
ha spiegato Merz. Parlando dell’AFD, Merz ha adottato un tono quasi di sfida.
Le maggioranze possono cambiare, ha affermato, e i democratici devono sempre
esserne consapevoli e accettarlo.
Merz
ha affermato che è sconvolgente che oltre il 60% degli elettori in
Sassonia-Anhalt abbia scelto partiti che non rispettano lo stato di diritto in
Germania.
Merz
si riferiva non solo all’AFD, ma anche al partito socialista Die Linke e
all’Alleanza dei Wagenknecht della Sahara (BSW), che si è separata dal partito
Die Linke su questioni che accomunano la BSW all’AFD.
Al
contrario, il cancelliere ha affermato che il suo governo difenderà sempre i
valori della costituzione tedesca: “Nel nostro Paese, questi valori non sono
oggetto di discussione. Il potere si concede, non si conquista. E la minoranza
non è nemica della maggioranza”.
Nel
tentativo di rassicurare i partner internazionali della Germania nell’UE e
nella NATO, ha affermato: “Sappiamo che la Germania ha una responsabilità
particolare a causa della sua storia. Difenderemo sempre il nostro ordine
politico e il nostro solido ancoraggio in Europa”.
In
piedi accanto a lui, Schulze è rimasto in silenzio. La sera precedente, la sera
delle elezioni, molto tempo dopo che la sua sconfitta era ormai chiara, Schulze
aveva ripetutamente sottolineato in numerose dichiarazioni che la diffusa
insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti del governo Merz a Berlino
gli aveva inferto un duro colpo.
Per
ora, lo scenario peggiore è stato evitato per un soffio: l’AFD non ha la
maggioranza assoluta nel parlamento statale di Magdeburgo, ma solo per un
margine ristrettissimo.
E
questo rappresenta un problema per Friedrich Merz: il malcontento sta
crescendo, persino tra le sue fila.
Riuscirà a impedire ai singoli parlamentari
della CDU in Sassonia-Anhalt di votare – contro la linea ufficiale del partito
– per eleggere Ulrich Sigmund, il vincitore delle elezioni dell’AFD, a capo del
governo?
In
caso contrario, entrambe le posizioni di potere di Merz sarebbero seriamente a
rischio: la sua carica di presidente del partito e il suo seggio alla
Cancelleria. Tuttavia, ancora oggi Merz difende le difficili riforme intraprese
dal suo governo. Una di queste riforme è la revisione del sistema
pensionistico, cronicamente in deficit, che comporterà grandi difficoltà per
molti tedeschi e che ha incontrato una forte opposizione durante la campagna
elettorale.
La
sera delle elezioni, il vicecancelliere e leader del Partito Socialdemocratico
(SPD) di centrosinistra, Lars Klingbeil, ha suggerito di rivalutare le riforme
in seguito alla sconfitta del governo di coalizione a Berlino. Tuttavia, Merz
non ha accennato a un simile cambio di rotta.
AFD
mostra fiducia.
Poche
ore prima dell’arrivo del cancelliere presso la sede della CDU, l’AFD è salita
sul palco della Conferenza stampa federale.
Il
principale candidato in Sassonia-Anhalt, Ulrich Sigmund, ha ringraziato
sarcasticamente i media, che durante la campagna elettorale lo avevano
ampiamente dipinto come una minaccia alla democrazia e allo stato di diritto.
“È
stato anche grazie a voi che ce l’abbiamo fatta”, ha detto Siegmund,
aggiungendo: “Grazie mille per l’ottima copertura durante questa campagna
elettorale”.
Ad
esempio, l’influente rivista di informazione “Der Spiegel” aveva recentemente
definito il politico dell’AFD “l’uomo più pericoloso della Germania” in un
articolo di copertina ampiamente diffuso.
Siegmund,
rivolgendo lo sguardo trionfante alla sala gremita, ha dichiarato: “Mai prima
d’ora c’è stato un divario così ampio tra quei media che cercano di dettarci,
qui in Sassonia-Anhalt, come dovremmo vivere e la realtà della vita per la
gente di questo Stato”.
Siegmund
ha evitato di rispondere alla domanda se il risultato elettorale costituisca un
chiaro mandato per il suo partito a formare un governo, anche senza una
maggioranza propria, se necessario, o eventualmente con il tacito sostegno
dell’Alleanza Sacra Wagenknecht (BSW), di orientamento populista e di sinistra.
(dw.com/en/chancellor-merz-says-afd-result-changes-all-of-germany/a-79150560)
Germania:
Weiden attacca Merz: “Un fardello per la Germania”
Le
prime dichiarazioni rese dalla co-leader di AFD, come vedremo, non sembrano
lasciare spazio a equivoci. Il progetto di AFD appare chiaro: conquistare la
maggioranza parlamentare a Berlino. Pertanto, il successo in Sassonia appare
per AFD unicamente il primo tassello di un mosaico decisamente più ampio.
Leggiamo
insieme:
Alza
il tiro su Berlino la copresidente dell’AFD, Alice Weiden, lunedì in conferenza
stampa nella capitale tedesca dopo il trionfo del suo partito alle elezioni in
Sassonia-Anhalt.
L’onda
non si ferma al Land perché, ha proseguito la 47enne, “la CDU ha subito una
débâcle, un risultato che si riflette a livello federale, le persone hanno
perso la fiducia”.
Nel mirino Weiden inquadra Friedrich Merz, da
lei definito “un fardello”:
“Mai
un cancelliere è stato così impopolare, come Merz, che è diventato un pesante
handicap per lo sviluppo prospero della Germania”, ha detto, assicurando che il
suo partito anti-immigrazione punta ad almeno il 40% alle prossime elezioni
legislative previste nel 2029.
Merz:
“Non possiamo continuare come prima.”
Poco
dopo le 13.00 è giunta anche la prima reazione del cancelliere Friedrich Merz
che parla di una CDU vacillante e di un impatto anche a livello nazionale del
risultato in Sassonia-Anhalt: “Questo scuote il nostro partito fin nelle sue
fondamenta. Non possiamo semplicemente continuare come prima, né io, né il
governo federale”, ha affermato Merz, secondo il quotidiano Bild.
“Abbiamo
una Costituzione forte, disponiamo di tutti gli strumenti per difenderla contro
un governo regionale di estrema destra, ma il nostro sistema partitico sta
subendo uno sconvolgimento”, ha detto ancora il cancelliere. Merz ha detto
anche, con tono autocritico, che la CDU non è riuscita a “stabilire un contatto
emotivo con la gente”. Il partito ha perso “in modo drammatico” le elezioni
secondo il cancelliere, che ha fatto un appello alla coesione: “Ce la possiamo
fare solo se parleremo apertamente dei problemi all’interno della dirigenza”.
Siegmund
a caccia di tre seggi per governare.
Guarda,
ovviamente, più alle manovre per trovare una maggioranza che consenta di
governare nel Land, il Leader del partito per la Sassonia-Anhalt, Ulrich
Siegmund. Il quale ha detto che dopo il suo risultato “storico” del 44%, sono
in corso negoziati per trovare in altri schieramenti i tre eletti che gli
mancano per avere la maggioranza assoluta necessaria alla formazione di un
governo regionale stabile. “Avvieremo naturalmente delle discussioni e vedremo
se ci saranno gruppi parlamentari oppure deputati che vorranno assumersi con
noi questo compito storico”, ha detto. “Mi rallegro dei colloqui che sono già
stati abbozzati questa notte”, ha aggiunto Siegmund, che potrebbe voler
sottrarre degli eletti al partito conservatore (CDU) e contare sul sostegno, almeno
tacito, del BSW, formazione di sinistra che, in politica estera, ha le stesse
posizioni filo-russe e anti-atlantiste dell’AFD.
Crupale
attacca il sostegno tedesco all’Ucraina.
Sempre
davanti alla stampa, la co-presidente dell’AFD Weiden ha ripreso i suoi temi
preferiti:
“I tedeschi non vogliono più lo status quo.
Non vogliono più l’immigrazione illegale, le frontiere aperte, l’esplosione
della criminalità legata agli stranieri, il rifiuto di espellere le persone in
situazione irregolare e una politica energetica catastrofica che comporta
prezzi dell’energia tra i più elevati al mondo. Non vogliono nemmeno una
deindustrializzazione galoppante”, ha martellato.
Il suo
fianco, l’altro co-presidente, Tino Crupale, ha denunciato il sostegno
finanziario all’Ucraina, accusando Berlino di “trasferire le entrate fiscali
all’estero piuttosto che destinarle alla nostra stessa popolazione”.
(rsi.ch/info/mondo/Weidel-attacca-Merz-%E2%80%9CUn-fardello-per-la-Germania%E2%80%9D–4065194.html).
Merz
non ha risposte valide, mentre l’estrema destra punta alla sua caduta.
Desidero
proporvi sul tema, infine, un breve editoriale edito dal Think Tank americano “Politico”,
come noto decisamente influente.
Si
afferma che:
L’estrema
destra tedesca sta cercando di trasformare la sua schiacciante vittoria
elettorale in un colpo decisivo contro Friedrich Merz e i suoi conservatori in
difficoltà, e il cancelliere sembra non sapere come reagire.
Merz
sembrava non avere un piano chiaro per salvare se stesso e il suo partito
mentre il suo governo affronta la più grande crisi politica di sempre, al di là
di vaghe promesse di diventare un politico migliore e più empatico dopo 16 mesi
di mandato come cancelliere.
«Siamo
tutti profondamente scioccati», ha dichiarato Merz lunedì, dopo che il partito
di estrema destra Alternativa per la Germania (AFD) ha raggiunto un nuovo
record nelle elezioni del fine settimana in Sassonia-Anhalt, mentre il sostegno
alla sua Unione Cristiano Democratica (CDU) è calato di oltre la metà . «Questa
è la peggiore sconfitta elettorale subita dalla CDU da anni, se non da
decenni», ha aggiunto il cancelliere. «Naturalmente, ci saranno delle
conseguenze».
Ma
quali saranno le conseguenze resta incerto. Gli scarsi indici di gradimento di
Merz e la convincente vittoria dell’AFD hanno alimentato le speculazioni su un
possibile Kanzlertausch , ovvero uno scambio di cancellieri, per risollevare le
proprie sorti politiche.
Lunedì,
però, Merz ha dichiarato che rimarrà in carica e proseguirà con le riforme
economiche che, a suo dire, sono attese da tempo e che, col tempo, risolveranno
i problemi economici del Paese.
L’AFD
non ha fatto mistero della sua intenzione di trasformare la sconfitta
elettorale in una disfatta ancora più grande per Merz. Il partito di estrema
destra sta apertamente corteggiando i parlamentari conservatori della
Sassonia-Anhalt affinché passino nelle sue fila: una strategia volta non solo
ad assicurarsi i tre seggi aggiuntivi necessari per governare da solo, ma anche
a frammentare i conservatori e a minare il controllo di Merz sul suo partito.
“Il
blocco conservatore non sarà mai più in grado di vincere le elezioni federali,
questo è un dato di fatto”, ha dichiarato lunedì a Berlino Alice Weiden,
co-leader nazionale dell’AFD. “Il divario tra noi e loro è già del 10%, e il
mio obiettivo dichiarato è di ampliarlo significativamente nel più breve tempo
possibile”.
Lunedì
Merz ha ammesso di essere parte del problema. Secondo un exit poll per la
televisione pubblica tedesca, solo il 9% degli elettori in Sassonia-Anhalt ha
approvato il suo operato come cancelliere.
«So
che anche la mia persona è stata un tema ricorrente in questa campagna
elettorale», ha affermato Merz. I tedeschi sono preoccupati per il loro
benessere economico e la loro sicurezza in questi tempi turbolenti, ha
proseguito, aggiungendo: «Dobbiamo cercare – me compreso – di entrare in
contatto più profondamente con le persone, comprendendo tutta la gamma delle
loro emozioni».
La
pressione su Merz è destinata ad aumentare nelle prossime settimane,
soprattutto in vista delle elezioni che si terranno il 20 settembre in due
regioni orientali. La CDU di Merz si avvia verso una netta sconfitta nel
Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l’AFD è in vantaggio su tutti gli altri
partiti. A Berlino, dove la CDU è attualmente al governo, il partito rischia di
perdere il potere a favore di una coalizione di partiti di sinistra.
(politico.eu/article/germany-afd-election-victory-friedrich-merz-cdu-political-crisis/)
Musk
festeggia, Tusk si dispera: come il mondo ha reagito alla vittoria elettorale
dell’AFD.
Il
miliardario del settore tecnologico Elon Musk ha applaudito alla vittoria
dell’estrema destra tedesca in Sassonia-Anhalt domenica, un risultato che ha
scosso l’establishment politico del paese e tutta Europa.
“Ben
fatto!” ha scritto Musk su “X” in risposta all’apprezzamento espresso dalla
co-leader di Alternative far Deutschland, Alice Weiden, nei confronti del
candidato di punta Ulrich Siegmund.
Siegmund ha ringraziato il miliardario per il
suo “sostegno” e ha ventilato una futura collaborazione, affermando che la
Germania potrebbe tornare a essere “un luogo in cui vale la pena investire” se
il partito dovesse conquistare il potere in Sassonia-Anhalt.
Musk
ha sostenuto l’AFD per anni, anche durante la campagna per le elezioni federali
tedesche del 2025.
Il
presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha avuto un rapporto turbolento
con il cancelliere Friedrich Merz e lo ha attaccato pubblicamente questa
primavera per le critiche di Berlino alla politica statunitense nei confronti
dell’Iran, ha pubblicato su Truth Social uno screenshotto senza commenti del
risultato previsto per domenica sera.
L’AFD
ha infine ottenuto circa il 44% dei voti e 39 degli 83 seggi – tre in meno
della maggioranza assoluta – realizzando il suo miglior risultato di sempre
alle elezioni statali e avvicinandosi più di qualsiasi altro partito di estrema
destra dalla Seconda Guerra Mondiale alla possibilità di governare uno stato
tedesco.
Il
risultato ha scatenato l’esultanza degli alleati del partito in tutta Europa.
Il vice primo ministro italiano di destra Matteo Salvini si è congratulato con
il suo “amico” Weiden e ha dichiarato: “Un’altra Europa è possibile”.
Il
leader dell’estrema destra austriaca Herbert Kick ha affermato che gli elettori
hanno abbattuto il “muro” politico attorno all’AFD, mentre il direttore di Vox
in Spagna, Santiago Basca, ha scritto su “X” che il risultato rappresentava
“una grande speranza per la Germania e per l’Europa”.
Rupert
Lowe, leader dell’ala più estrema destra di Resto re Britain, ha definito l’AFD
“un’ispirazione”.
Anche
il leader dell’estrema destra olandese Geert Wilders si è congratulato con il
partito dopo la pubblicazione dei risultati elettorali.
In
particolare, il leader populista e nazionalista britannico “Nigel Farage” non
aveva ancora commentato pubblicamente il risultato lunedì mattina, e anche i
leader di estrema destra francesi Marine Le Pen e Jordan Bardella sono rimasti
in silenzio.
Mentre
Musk e la destra europea esultavano, i pesi massimi del centro e della sinistra
in tutto il continente lanciavano l’allarme.
Il
ministro francese per gli affari europei e esteri ha definito l’AfD una forza
politica “neonazista, antieuropea e filo-Putin” il cui programma rappresenta
“un tradimento dello spirito europeo”, e ha invitato “tutti coloro che
rifiutano il veleno dell’estremismo” a “dare una risposta urgente” alle grida
di rabbia degli elettori.
Il
primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha descritto il risultato come “un
avvertimento che la minaccia degli ultras sta guadagnando terreno in Europa e
nel mondo”. Il leader socialista ha sostenuto che ciò dimostra perché la
coalizione progressista spagnola sia “più necessaria che mai”.
Il
primo ministro polacco Donald Tusk ha scritto su X che in Polonia “solo gli
idioti o i traditori” potrebbero festeggiare il risultato. Il ministro francese
per gli Affari europei Benjamin Haddad lo ha definito “un momento grave per
l’Europa”, avvertendo che “nazionalismo e xenofobia non saranno mai una
soluzione”.
Jean-Luc
Mélenchon, leader del partito di sinistra France Inscurisse, ha definito il
ritorno dell’AFD una “dimostrazione catastrofica della cecità dei politici
centristi europei” e ha affermato:
“Questo
disastro è opera loro”.
(politico.eu/article/elon-musk-donald-tusk-alternative-for-germany-afd-win-saxony-anhalt/)
Ucraina:
Dichiarazione del Presidente dell’Ucraina durante una conferenza stampa
congiunta con gli inviati del Presidente degli Stati Uniti.
Nell’ultimo
discorso pubblicato dalla Presidenza della Repubblica ucraina, Zelensky appare
ondivago, accelerazioni e continue frenate caratterizzano il suo ragionamento,
la sua esposizione. La richiesta di missili e gas uniti alla futura spartizione
di territori, sembrano emergere come i temi fondamentali. A Kiev si è avuta
l’impressione che i colloqui non siano andati come si sperava. Questa
sensazione è stata ulteriormente confermata attraverso successive dichiarazioni
rese alla stampa da Zelensky nelle quali, come vedremo, non mancano riferimenti
astuti ai rapporti intercorrenti tra Trump e Putin.
Leggiamo
insieme:
Steve,
Jared, grazie mille per essere venuti. Oggi sono con noi anche i rappresentanti
dei nostri leader europei: Jonathan, Emmanuel e Günter. Grazie mille a tutti
per essere qui.
Oggi
abbiamo avuto tre round di negoziati, tutti molto sostanziali. Innanzitutto,
voglio ringraziare Steve e Jared per essere qui con noi oggi. Grazie per essere
venuti, e siamo grati al Presidente degli Stati Uniti per la vostra presenza a
Kiev. Oggi avete lavorato persino meglio dei sistemi Patriot per i nostri
cittadini qui nella capitale. Grazie. Vi preghiamo di tornare a trovarci più
spesso, e la nostra gente avrà una possibilità, una possibilità di vivere un
po’ meglio. Abbiamo avuto delle discussioni davvero proficue. E anche se a
volte scherziamo sul Patriot, comprendiamo comunque che si tratta di una
questione molto urgente e molto importante per noi.
Grazie
per aver dedicato oggi sufficiente attenzione al periodo invernale e a tutte le
sfide che potrebbero presentarsi. Speriamo vivamente di poter raggiungere un
accordo con i nostri partner americani in questo ambito e confidiamo nel
sostegno dei partner europei qualora la guerra dovesse protrarsi anche in
inverno. Per ora, questa è la situazione, tuttavia i team di oggi valutano
positivamente le nostre possibilità future. Pertanto, se la guerra dovesse
continuare anche in inverno, contiamo molto sul pacchetto invernale, di cui ho
discusso in dettaglio oggi con Steve, Jared e i nostri partner europei.
Contiamo molto su questo tipo di supporto, sia per la difesa aerea che per il
settore energetico. Come sapete, contiamo su ingenti quantitativi di GNL americano
e sulla capacità di utilizzarli. Credo che tutto dipenda da noi, e i nostri
partner ci sostengono in questo.
Sono
grato che, dopo una pausa così lunga in qualsiasi formato di negoziato – e
possiamo preferire certi formati di negoziato, ma ciò nonostante, è peggio
quando non ci sono affatto formati di negoziato – voglia riconoscere il ruolo
di Steve e Jared nel riavviare oggi il processo negoziale. Erano in Russia, e
penso che sarebbe opportuno che Jared e Steve parlassero in dettaglio della
Russia. Credo che saranno in grado di rispondere alle vostre domande in
seguito.
Ma è
importante che la squadra americana abbia incontrato il capo della Russia, e
oggi anche me, e che abbiamo discusso di tutte le possibilità, le possibilità
di ripristinare il processo. Abbiamo avuto un incontro trilaterale, come
ricorderete, e questo incontro dei consiglieri per la sicurezza nazionale. E
credo che faremo tutti il possibile – tutte le parti – per riprendere questi
negoziati.
La
questione territoriale rimane, a mio avviso, rilevante, e vi sto dando la mia
opinione. Questo non significa che ne abbiamo discusso a lungo, ma abbiamo
avuto l’opportunità di parlarne approfonditamente. E credo che, in ogni caso,
questioni così complesse si possano risolvere. Continuo a sostenere che
questioni così complesse possano essere risolte solo a livello di leadership.
Ma la cosa principale è che oggi abbiamo l’opportunità di discutere di tutto:
garanzie di sicurezza, e stiamo effettivamente parlando del futuro
dell’Ucraina. E tutti noi vogliamo – siamo qui uniti – che la guerra finisca il
prima possibile. Stiamo parlando di un piano di prosperità. Non stiamo parlando
solo di garanzie di sicurezza, ma anche di garanzie economiche per l’Ucraina,
per riprendersi e ricostruire. Tutti noi comprendiamo le sfide che ci attendono
una volta terminata la guerra. Ne stiamo discutendo tra di noi; le
comprendiamo. Il nostro esercito deve essere forte, e per noi questa è una
garanzia di sicurezza fondamentale. E tutto ciò richiede risorse.
Lo
capite benissimo, lo capiamo tutti, ed è per questo che le garanzie per
l’Ucraina devono essere solide e chiare. La metterei così: garanzie che la
guerra non tornerà. In ogni caso, non dobbiamo temere alcuna sfida futura.
Credo
sia importante anche che i colleghi europei si siano uniti a noi per la terza
parte dei nostri negoziati, e abbiamo concordato che Ucraina, Europa e Stati
Uniti si incontreranno a breve. Non so dove si terrà l’incontro: in Europa,
negli Stati Uniti, o forse di nuovo qui, Steve – a quanto ho capito, gli è
piaciuto il nostro treno – quindi forse di nuovo in Ucraina. Ma in ogni caso
siamo aperti a qualsiasi possibilità. È stato un piacere incontrarti. Grazie
per essere qui oggi. Sempre il benvenuto.
(president.gov.ua/en/news/zayava-prezidenta-ukrayini-pid-chas-spilnogo-z-predstavnikam-106269)
Ucraina:
Secondo Zelensky, Putin potrebbe cercare di dare a Trump una vittoria
diplomatica prima delle elezioni di medio termine americane.
Secondo
quanto affermato dal presidente russo Volodymyr Zelensky in un’intervista ad AXIOS
pubblicata il 7 settembre, il presidente russo Vladimir Putin potrebbe star
cercando di evitare di inimicarsi il presidente statunitense Donald Trump e
potrebbe essere disposto a concedergli una vittoria diplomatica in vista delle
prossime elezioni di medio termine.
Le
dichiarazioni di Zelensky fanno seguito a una nuova tornata di colloqui di pace
mediati dagli Stati Uniti e guidati dagli inviati di Trump, Steve Bischoff e
Jared Kushner, a Kiev e Mosca.
Alla
domanda se Putin volesse concedere a Trump un successo diplomatico prima delle
elezioni, Zelensky ha risposto: “Sì”.
“La
mia sensazione è che Putin abbia bisogno di Trump,“ ha detto Zelensky ad AXIOS,
aggiungendo che il leader russo non vuole inimicarsi il presidente degli Stati
Uniti.
Negli
ultimi mesi Trump si era in gran parte tenuto alla larga dalla diplomazia
attiva con l’Ucraina, prima dell’ultima iniziativa di pace guidata dagli Stati
Uniti, che non ha prodotto alcuna svolta.
Il 5
settembre, Bischoff e Kushner hanno incontrato Putin a Mosca per oltre tre ore,
prima di recarsi a Kiev il giorno successivo per colloqui con Zelensky. Al
termine degli incontri, gli inviati hanno dichiarato di auspicare la
possibilità di avviare a breve colloqui trilaterali con Kiev, Mosca e
Washington.
Il
rinnovato impegno diplomatico si è esteso oltre i colloqui tra Bischoff e
Kushner. Secondo Downing Street, il 7 settembre Trump ha anche discusso con il
Primo Ministro britannico Andy Burnham della necessità di continuare a lavorare
per un cessate il fuoco.
La
valutazione di Zelensky sulla posizione di Putin fa eco ai commenti precedenti
del capo di gabinetto presidenziale Krylov Badano, il quale aveva suggerito che
la ripresa dei negoziati avrebbe potuto accelerare a fine settembre, pochi
giorni dopo le elezioni parlamentari russe e poche settimane prima delle
elezioni di medio termine statunitensi.
Nonostante
la rinnovata attività diplomatica e il coinvolgimento degli Stati Uniti della
scorsa settimana, la Russia ha finora mostrato scarsa propensione al
compromesso. Fonti hanno riferito al Kyiv Independent che Putin rimane restio a
concessioni significative e sembra puntare su un altro inverno difficile come
strategia per aumentare la pressione sull’Ucraina.
Zelensky
ha dichiarato ad AXIOS di ritenere che le settimane che precedono l’inverno
potrebbero offrire una finestra di opportunità per un rinnovato dialogo
diplomatico, pur rimanendo scettico sulla disponibilità di Mosca a fare
concessioni significative. Ha inoltre avvertito che Putin potrebbe invece
cercare di costringere Kiev alla capitolazione intensificando la pressione
durante l’inverno.
Gli
Stati Uniti stanno valutando possibili misure di de-escalation prima e durante
l’inverno, comprese proposte riguardanti le infrastrutture energetiche, le
spedizioni di cereali, gli impianti elettrici e le esportazioni di petrolio e
gas, ha affermato Zelensky.
Lo
scorso inverno, ripetuti attacchi russi hanno gravemente danneggiato il sistema
energetico ucraino, mettendo fuori uso 9 gigawatt di produzione a livello
nazionale e costringendo migliaia di residenti di Kiev ad affrontare una
stagione senza riscaldamento o elettricità affidabili, con temperature che
hanno raggiunto i -25 gradi Celsius (-13 Fahrenheit).
(kyivindependent.com/putin-may-seek-to-give-trump-diplomatic-win-before-us-midterms-zelensky-says/)
Ucraina:
Il procuratore generale dell’Ucraina si dimette in seguito a un grave scandalo
di corruzione.
Il
procuratore generale ucraino Ruslan Kravchenko ha dichiarato il 7 settembre di
aver presentato le proprie dimissioni al presidente Volodymyr Zelensky e al
parlamento.
“Si
tratta di una decisione politica. E l’ho presa consapevolmente”, ha annunciato Kravchenko.
“Non voglio che la carica di procuratore generale venga utilizzata come
strumento di scontro politico”, ha aggiunto.
Kravchenko
ha affermato che la sua posizione in merito alle accuse a suo carico rimane
invariata, ribadendo di non essere coinvolto nel presunto complotto.
Nell’annunciare le sue dimissioni, Kravchenko ha anche ringraziato i pubblici
ministeri che lavorano in tutto il paese.
“Ringrazio
i miei colleghi che svolgono il loro lavoro con onestà. Coloro che
rappresentano l’accusa in tribunale, lavorano con le vittime, documentano i
crimini russi e difendono gli interessi dello Stato”, ha dichiarato Kravchenko.
L’annuncio
segna un’inversione di rotta rispetto a quanto affermato in precedenza, il 7
settembre, quando Kravchenko aveva dichiarato di non avere intenzione di
dimettersi in seguito a un’indagine su un presunto racket di estorsione che
coinvolgeva call center fraudolenti e alti funzionari della Procura generale.
Il 5
settembre, l’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e la Procura specializzata
anticorruzione (SAPO) hanno annunciato di aver scoperto un sodalizio criminale,
guidata da un non meglio precisato alto funzionario della Procura generale, che
proteggeva call center fraudolenti e riciclava da almeno un anno milioni di
grivne.
Secondo
gli inquirenti, il gruppo si sarebbe formato a metà del 2025 e comprendeva
procuratori in carica e collaboratori esterni alla Procura Generale. Il gruppo
avrebbe ricevuto sistematicamente tangenti in cambio del permesso di operare
indisturbato a call center fraudolenti che prendevano di mira ucraini e
stranieri.
Gli
inquirenti sostengono che i proventi del piano siano stati riciclati attraverso
l’acquisto di immobili, beni intestati a terzi e conti bancari appartenenti a
complici. Finora sono stati identificati cinque presunti membri
dell’organizzazione.
L’Agenzia
nazionale anticorruzione ucraina (NABU) ha arrestato Servii Karpova, vice capo
del dipartimento di cooperazione internazionale della Procura generale, in
relazione al caso.
Il 7
settembre, l’Alta Corte anticorruzione ucraina ha disposto la custodia
cautelare di Karpova fino al 2 novembre, fissando la cauzione a 120 milioni di
grivne (2,7 milioni di dollari).
Karpova
è sospettato di riciclaggio di denaro per un valore superiore a 89 milioni di
grivne (2 milioni di dollari) ed è stato sospeso dalle sue funzioni. Un’altra
sospettata, Yelyzaveta Ivakhnenko, è stata anch’essa arrestata e rilasciata su
cauzione a 20 milioni di grivne (450.000 dollari).
Le
registrazioni diffuse dal NABU fanno riferimento anche a una persona
identificata come il “capo”, che avrebbe protetto il gruppo, il cui patronimico
è Andriiovych e che in precedenza era a capo del Servizio Tributario Statale:
dettagli che corrispondono a Kravchenko. Il NABU non ha ancora identificato
pubblicamente Kravchenko come sospettato nel caso.
In
un’udienza del 6 settembre, un procuratore della SAPO ha anche menzionato lo
stretto rapporto tra Karpova e Kravchenko. Gli atti processuali sostengono che Karpova
abbia organizzato dei lavori di riparazione in una casa a Kozani, un quartiere
residenziale di lusso a sud di Kiev dove vive Kravchenko; quest’ultimo ha poi
affermato che la sua famiglia affitta l’immobile.
Kravchenko,
il cui ufficio è stato perquisito nell’ambito dell’indagine, ha negato
qualsiasi coinvolgimento il 6 settembre, affermando di non aver mai incaricato
nessuno di agevolare l’attività di call center illegali né di aver usato la sua
posizione per proteggerli.
(censor.net/ua/news/4022265/kravchenko-pishov-u-vidstavku-na-tli-operatsiyi-karfagen).
(kyivindependent.com/breaking-ukraines-prosecutor-general-resigns-amid-major-corruption-scandal/).
(pravda.com.ua/eng/news/2026/09/08/8052372/).
Russia:
Incontro con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Bischoff
e Jared Kushner.
La
nota ufficiale edita dal Cremlino sugli incontri tra Putin e la delegazione
americana segue i rigidi protocolli diplomatici. Tuttavia, come vedremo, il
clima instauratosi tra gli interlocutori appare decisamente amichevole, secondo
alcuni decisamente amichevole. La delegazione russa appare meritevole di grande
attenzione informativa.
Leggiamo
insieme la nota:
Vladimir
Putin ha ricevuto al Cremlino l’inviato speciale del presidente degli Stati
Uniti d’America Steve Bischoff e l’imprenditore e fondatore di Affinità
Partners Jared Kushner.
Per la
parte russa, all’incontro hanno partecipato l’assistente presidenziale Yury
Ushakov e il rappresentante presidenziale speciale per gli investimenti e la
cooperazione economica con i paesi stranieri, nonché amministratore delegato
del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev.
Presidente
della Russia Vladimir Putin: Colleghi, vi do il benvenuto a Mosca.
La
situazione che dobbiamo risolvere oggi è, ovviamente, complessa.
Ma
prima di iniziare, vorrei chiederle di trasmettere i miei migliori auguri e le
mie parole di gratitudine al Presidente degli Stati Uniti, il signor Trump.
Pur
essendo consapevole della difficile situazione in cui si trova, non smette di
impegnarsi per risolverla e contribuire alla soluzione del conflitto
russo-ucraino. Oggi analizzeremo tutte le sue componenti e i suoi aspetti, e da
parte nostra siamo pronti a illustrarvi il nostro punto di vista sulla
situazione.
Come
ci avete comunicato, so che avete intenzione di recarvi a Kiev dopo la visita a
Mosca. In ogni caso, naturalmente, a prescindere da ciò che accadrà, contatti
di questo tipo sono sempre proficui. E in questo contesto, ovviamente, la
qualità della mediazione e la fiducia nelle persone coinvolte sono
fondamentali. Vorrei dirvi che ci troviamo a nostro agio a lavorare con voi e,
naturalmente, nutriamo un altissimo livello di fiducia reciproca.
Siamo
lieti di vedervi. Benvenuti.
Steve Bischoff:
Innanzitutto, Presidente Putin, grazie mille per averci invitato.
Poco
fa eravamo seduti fuori, io, Jared e Kirill, e poi si è unito a noi Yury, e
stavamo parlando di quando andremo in pensione, di quante storie e ricordi
incredibili avremo, e i tuoi saranno sicuramente in cima alla lista.
Vladimir
Putin: Grazie mille.
Steve Bischoff:
Il presidente Trump vi manda i suoi migliori auguri. La famiglia Gilman vi è
immensamente grata e vi ringrazia moltissimo per aver permesso a Bob Gilman di
tornare a casa.
Vladimir
Putin: Dovrebbero ringraziare il presidente Trump; è stato lui a lanciare
l’appello.
Steve Bischoff:
Hanno ringraziato il presidente Trump, ma hanno ringraziato anche lei, signore.
Desidero
ringraziarvi per aver appoggiato la politica di divieto di riprese a Kiev e a
Mosca per questi tre giorni, che ci ha permesso di venire qui in sicurezza.
Vladimir
Putin: Abbiamo ricevuto questa richiesta attraverso canali ufficiali, sia
tramite i servizi segreti che tramite il Ministero degli Affari Esteri, per
fermare gli attacchi su Kiev. Ho impartito l’ordine corrispondente e dalla
mezzanotte del 5 settembre questi attacchi su Kiev non sono stati effettuati.
Vorrei
sottolineare che anche la parte ucraina ha ridotto significativamente – di un
ordine di grandezza – gli attacchi sul territorio della Federazione Russa,
Mosca compresa.
Le
autorità ucraine hanno pubblicato un appello per una tregua più ampia di tre
giorni, ma non abbiamo mai condiviso questa posizione con loro. Tuttavia,
faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza del processo negoziale e
dei mediatori, rappresentati da voi e, eventualmente, da coloro che vi
accompagnano.
Steve Bischoff:
Grazie.
(en.kremlin.ru/events/president/news/80699).
Russia:
Commento dell’assistente presidenziale Yury Ushakov in seguito all’incontro di
Vladimir Putin con l’inviato presidenziale statunitense Steve Bischoff e Jared
Kushner.
La
nota esplicativa dell’incontro in argomento viene affidata successivamente al
Consigliere presidenziale di Putin, il diplomatico Yury Ushakov. Dalla lettura
attenta della nota emerge chiaramente un forte riavvicinamento tra Russia e
USA, nonché una decisa ricerca di interessi convergenti. Il clima informale
creatosi tra le parti, sembra confermare un livello di dialogo diverso da
quelli precedenti.
Qualcosa
sta cambiando!
Leggiamo
attentamente:
Consigliere
presidenziale Yury Ushakov : Vorrei informarvi sull’incontro di oggi.
Cari
colleghi, come sapete, su indicazione del Presidente degli Stati Uniti, i suoi
rappresentanti Steve Bischoff e Jared Kushner si sono recati a Mosca il 5
settembre per proseguire il dialogo sulla risoluzione della crisi in Ucraina e
per discutere di altre questioni urgenti. Questa è stata la loro ottava visita
nel nostro Paese.
Il
presidente Vladimir Putin ha ricevuto i rappresentanti statunitensi. All’inizio
del colloquio, ha elogiato pubblicamente questo canale di mediazione e il ruolo
svolto dai negoziatori americani. Ha inoltre rivolto i suoi migliori auguri al
presidente Donald Trump e lo ha ringraziato per gli sforzi profusi per
raggiungere una soluzione in Ucraina, nonché per il suo sincero desiderio di
contribuire a una rapida conclusione reciprocamente accettabile.
Cos’altro
si può aggiungere a quanto già detto dal Presidente? La conversazione è durata
più di tre ore – tre ore e dieci minuti, per la precisione. È stata
sostanziale, costruttiva, eccezionalmente franca e si è svolta in un clima di
fiducia. La discussione, che ha toccato argomenti estremamente seri, è
proseguita sia durante la parte di lavoro della riunione sia in un contesto
informale durante la cena.
Per
quanto riguarda il contenuto delle discussioni, la parte russa ha fornito
valutazioni chiare ed esaustive della situazione in evoluzione nel corso
dell’operazione militare speciale. In particolare, la parte russa ha
evidenziato i significativi progressi compiuti dalle forze armate russe nella
zona di combattimento, ha espresso fiducia nel raggiungimento degli obiettivi
prefissati e, ovviamente, ha sottolineato la necessità di affrontare tutte le
cause profonde del conflitto.
Il
nostro Presidente ha ribadito il suo impegno a proseguire la collaborazione con
la parte americana per ricercare soluzioni politiche e diplomatiche. Steve Bischoff
e Jared Kushner, da parte loro, si sono impegnati a tenere conto delle
osservazioni e delle valutazioni comunicate loro personalmente dal Presidente
russo in merito alle possibili vie per una soluzione pacifica e duratura del
conflitto in Ucraina, durante i loro incontri di domani a Kiev.
Per
inciso, i nostri colleghi americani si erano preparati a lungo per questo
viaggio. Oltre a ribadire il loro tradizionale interesse a porre fine alle
ostilità al più presto, hanno avanzato una serie di considerazioni riguardanti
possibili modalità per raggiungere un accordo.
È
inoltre opportuno notare che gli americani hanno prestato particolare
attenzione a un punto sottolineato dal nostro Presidente: ovvero, che il regime
di Kiev ha già smesso di nascondere la sua vera natura, avendo iniziato la
riesumazione e la sepoltura di alcuni dei più importanti criminali nazisti.
I
colloqui non si sono limitati a uno scambio di opinioni sulla risoluzione della
crisi ucraina. Sono state discusse anche questioni economiche, comprese le
prospettive di importanti progetti russo-americani che potrebbero essere
reciprocamente vantaggiosi per entrambe le parti.
Nel
complesso, si può affermare che i colloqui sono stati tempestivi e molto
proficui per entrambe le parti. È stato confermato che i Presidenti dei nostri
Paesi manterranno i contatti personali e che il lavoro svolto tramite Steve Bischoff
e Jared Kushner proseguirà.
Grazie
per l’attenzione, colleghi.
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