La Germania vuole portarci in guerra.

 

La Germania vuole portarci in guerra.

 

 

 

Sassonia Anhalt: Trionfo di AFD il Partito della Pace e dello Sviluppo Economico!

Conoscenzealconfine.it – (8 Settembre 2026) - Umberto Pascali – Redazione – ci dice:

 

Sconfitta catastrofica di Macron, Burnham, Merz e von der Leyen, il partito della guerra e della miseria.

Domenica in Sassonia-Anhalt il popolo tedesco ha parlato chiaro.

 L’AFD ha stravinto con il 44,4-44,5% dei voti, diventando di gran lunga il primo partito e più che raddoppiando il risultato di cinque anni fa.

 La CDU di Friedrich Merz è crollata intorno al 18%, praticamente dimezzata, mentre SPD, Verdi e gli altri partiti della vecchia guardia sono stati umiliati.

 

Alice Weiden, co-leader federale dell’AFD, ha dichiarato: “Questo è un risultato storico ed è un mandato di governo chiarissimo. La CDU non vincerà più nessuna elezione se continua con questa politica del firewall.”

 

Ulrich Sigmund, il giovane e carismatico candidato principale dell’AFD, ha detto con orgoglio:

 “Abbiamo scritto la storia in questo Land. Abbiamo esattamente ottenuto quello che volevamo ottenere. Abbiamo fatto la storia e stiamo riprendendo il nostro Paese. Tutto inizia qui in Sassonia-Anhalt.“

 

Tino Crupale co-leader nazionale ha aggiunto che Sigmund sarà il prossimo Ministerpräsident (presidente del governo regionale) della Sassonia-Anhalt.

 

Friedrich Merz, il cancelliere della CDU, è stato umiliato in modo devastante. Il suo partito ha perso più della metà dei voti rispetto a cinque anni fa. Merz è sparito per ore, senza dichiarazioni ufficiali, lasciando parlare altri. I sondaggi post-voto sono impietosi: l’86-88% di chi ha abbandonato la CDU lo ha fatto per la delusione verso il suo governo.

 

Dentro la CDU si parla già apertamente di cambio al vertice, con nomi come Hendrik Wust del Nord Reno-Westfalia che circolano come possibili successori. Nel mondo economico tedesco la frustrazione verso Merz è forte. Soprattutto in Sassonia-Anhalt, la frustrazione verso Merz e la sua politica è palpabile.

 

Il più diretto è Christof Günther, amministratore delegato di Infra Leuna, che gestisce uno dei più grandi poli chimici della Germania. Ha dichiarato più volte che le sanzioni alla Russia stanno causando “danni irreparabili” all’industria tedesca e ha chiesto apertamente il ritorno al gas russo a buon mercato tramite gasdotto, perché i prezzi attuali stanno distruggendo la competitività della chimica tedesca.

 

Anche diversi imprenditori del Mittelland (le piccole e medie imprese) della regione, soprattutto nel settore manifatturiero e dell’edilizia, sono stanchi delle alte bollette energetiche. Molti dicono apertamente che preferiscono l’AFD proprio perché promette di mettere fine a questa politica suicida di sanzioni e di riaprire i canali con la Russia per avere energia a prezzi accessibili.

 

Il nome che circola con più insistenza come possibile sostituto rimane Hendrik west, il Ministerpräsident (presidente del governo regionale) del Nord Reno-Westfalia. Diversi ambienti della CDU lo indicano già come il candidato naturale per un eventuale cambio al vertice, sia come nuovo cancelliere che come nuovo presidente del partito.

 

Anche Markus Söder, il potente leader della CSU in Baviera, viene citato tra coloro che stanno posizionandosi per il dopo-Merz. Da tempo c’è un confronto sotterraneo tra questi due per la leadership dell’Unione.

Inoltre, Daniel Günther, Ministerpräsident dello Schleswig-Holstein, ha definito il risultato “un momento sconvolgente per il Paese” e ha chiesto correzioni profonde nella linea della CDU.

 

Per Merz si prepara un autunno molto caldo, bruciante: la sua leadership è seriamente in bilico, e dentro il partito cresce la convinzione che serva un cambio di rotta, sia di persone che di strategia.

Dagli USA, Donald Trump ha reagito subito: domenica sera ha pubblicato su Truth Social l’immagine della grafica con i risultati elettorali che mostrava l’AFD al 44%.

 

Trump ha semplicemente postato su Truth Social l’immagine della grafica con i risultati elettorali, mostrando l’AFD nettamente in testa al 44%, senza aggiungere nessun commento scritto.

 

È un segnale molto significativo: Trump ha voluto far vedere il trionfo dell’AFD ai suoi follower. Questo si inserisce in un rapporto che va avanti da tempo: l’amministrazione Trump ha sempre mostrato simpatia verso l’AFD, soprattutto attraverso JD Vance e altri esponenti, che hanno criticato apertamente il “firewall” contro di noi.

 

Il vicepresidente JD Vance aveva già attaccato il cosiddetto “firewall” (muro di fuoco per isolare totalmente un partito) contro l’AFD dicendo: “Thérèse no room for firewalls.” (Non c’è spazio per i firewall).

Elon Musk ha scritto più volte: “Only the AFD can save Germany” (Solo l’AFD può salvare la Germania).

 

A Mosca il risultato è stato accolto con soddisfazione. Kirill Dmitriev, stretto collaboratore di Putin, ha definito l’AFD “la speranza per i tedeschi”.

“Più forte diventa l’AFD nelle elezioni, più difficile sarà per i suoi avversari politici attenersi alla precedente strategia di isolamento. Proprio la Sassonia-Anhalt può mostrare che il cosiddetto firewall entra sempre più in contraddizione con la volontà della maggioranza democratica. Pertanto ritengo probabile che, parallelamente ai successi politici dell’AFD, si riattivi anche la discussione sul divieto del partito.” Queste parole sono del deputato AFD Matthias Mordorè.

 

In Italia, il generale Roberto Vannacci ha commentato: “L’Europa cambia. In Sassonia AFD data al 44.5% dagli exit poll. Merz ha l’ulcera. Nessun dorma.”

Matteo Salvini: “Complimenti all’amica Alice Weiden e a tutta AFD per il trionfo in Sassonia-Anhalt!

Un successo clamoroso che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile.“

 

La premier Giorgia Meloni ha scelto per ora, il silenzio.

 

L’unico esponente di Fratelli d’Italia che ha commentato è stato il deputato Emanuele Loperfido, che ha detto semplicemente: “La maggioranza dei residenti della Sassonia-Anhalt chiede un cambio di passo.”

 

Antonio Tajani (in caduta libera) ha detto che è “una pessima notizia”, perché l’AFD è antitetica ai valori liberali e occidentali di Forza Italia.

 

Dal Partito Democratico invece le reazioni sono state prevedibilmente isteriche e compatte.

 Il senatore Filippo Sensi ha dichiarato: “Ha vinto la paura.”

Ha aggiunto che l’affluenza record “ci interroga e prende a schiaffi”, definendo il risultato della SPD “da vergogna” e parlando di “notte fonda a Magdeburgo”.

Anche Laura Boldrini ha parlato di “risultato allarmante”, mentre esponenti come Nicola Fratoianni (di Sinistra Italiana) hanno definito l’AFD un partito di “ispirazione neonazista”. (Sic!)

In Inghilterra, panico malamente velato. I giornali inglesi hanno dato grande spazio alla notizia, ma con toni preoccupati.

Andy Burnham, il Primo Ministro britannico, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sul risultato. Stesso silenzio da parte di altri leader di primo piano. In generale, l’establishment politico inglese ha reagito con allarme e sembra, disorientamento. Vedendo nella vittoria dell’AFD un segnale molto pericoloso per l’Europa di Bruxelles e un ulteriore drastico indebolimento della linea tradizionale di Merz.

 

Il Telegraph ha titolato: “La xenofoba AFD si avvia verso una vittoria schiacciante nell’est della Germania”. La BBC ha scritto che “dal dopoguerra nessuna forza di estrema destra aveva mai ottenuto un risultato del genere in Germania”.

 

In Francia reazioni di PAURA.

 Soprattutto a sinistra e al centro.

 Il governo francese ha parlato per primo:

 il ministro per gli Affari europei Benjamin Haddad ha detto che questa vittoria è “un momento grave per l’Europa”.

Ha aggiunto: “Dobbiamo ascoltare con umiltà la rabbia, le preoccupazioni e le paure dei cittadini, ma nazionalismo e xenofobia non saranno mai una soluzione. Non dobbiamo mai dimenticare la nostra storia.”

 

Jean-Luc Mélenchon: “Catastrofica dimostrazione dell’accecamento delle politiche europee centriste. Questo disastro è opera loro.” Ha aggiunto che in queste condizioni il progetto tedesco di creare il primo esercito convenzionale d’Europa è inaccettabile per la Francia.

 

Gabriel Atal ha parlato di “vero segnale d’allarme” e ha detto che bisogna trarne insegnamenti per la Francia.

Il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella invece per il momento non hanno commentato la vittoria dell’AFD.

 

Questo trionfo dell’AFD, il partito della pace e dello sviluppo economico, rappresenta una sconfitta catastrofica per il fronte della guerra e della miseria rappresentato da Macron, Burnham, Merz e von der Leyen.

Il popolo dell’Est ha detto basta alle sanzioni suicide, all’invio di armi e alla distruzione dell’economia tedesca. Ha scelto la pace, il buon senso e il futuro.

Il vento è cambiato. E questo è solo l’inizio.

(Articolo di Umberto Pascali).

(umbertopascali.substack.com/p/sassonia-anhalttrionfo-di-alternative).

 

 

 

La Germania si prepara a costruire l’esercito più forte d’Europa, ma deve fare i conti con il reclutamento del personale.

Geopolitica.info – (27 – 04 -2026) - Alice Fraglia – Redazione – ci dice:

Esercito- Germania- riarmo.

Il 22 aprile il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius ha presentato la prima strategia militare della storia della Repubblica Federale. Un’ulteriore svolta storica per la Germania che, in continuità con la “Zeitenwende” annunciata dall’ex cancelliere Olaf Scholz all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, è chiamata ad assumere un ruolo di leadership e maggiori responsabilità nella difesa europea. Per raggiungere tale scopo, tuttavia, sarà necessario un notevole incremento del numero di soldati, e ci sono molti dubbi che l’attuale servizio militare a base volontaria possa bastare.

 

Per la prima volta il Bundeswehr ha una strategia militare. Una decisione che mai come in questa fase storica, afferma Boris Pistorius, si rivela tanto necessaria. Le minacce poste dalla Russia, la crisi del diritto internazionale, un contesto globale sempre più imprevedibile, e dunque, pericoloso, richiedono alla Germania di dotarsi di un esercito preparato a reagire di fronte a scenari in rapido cambiamento.

 

In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, l’ex cancelliere SPD Olaf Scholz aveva già parlato della necessità del riarmo per la Germania.

Il cancelliere aveva descritto una Zeitenwende, ossia una “svolta epocale”: termine comprensibile per un Paese che, in considerazione del proprio passato, fino ad allora si era delineato come Zivilmacht, potenza civile, piuttosto che come potenza militare. La nuova strategia militare si pone dunque in continuità con questo cambio di rotta, dandovi maggiore concretezza.

 

Le ragioni della strategia militare.

 

Con la continuazione della Guerra in Ucraina, la minaccia rappresentata dalla Russia di Putin è descritta come il motivo principale per la formulazione del piano. Ma non è il solo. Pur non citato con la stessa chiarezza e urgenza, a ciò si somma il progressivo disimpegno degli Stati Uniti rispetto all’ Europa e alla NATO, oltre che l’imprevedibilità dell’odierno scenario internazionale, in cui “pace, libertà, tolleranza e prosperità non possono più essere date per scontate, ma devono essere difese”. 

 

Rassicurazione degli alleati; deterrenza rispetto alla minaccia russa; e infine difesa, qualora necessaria, dell’Alleanza Atlantica: sono questi i punti per cui la Germania, in quanto maggiore forza economica europea, è chiamata ad assumersi particolare responsabilità, nell’obiettivo di creare l’esercito convenzionale più forte dell’Unione. Ma cosa prevede la nuova strategia militare e come si propone di realizzare questo scopo?

 

Capacità, qualità e flessibilità.

Strategia militare e profilo delle capacità del Bundeswehr, sono strettamente connessi: il primo indica le modalità con cui la Germania agisce, e il secondo, con cosa. In altre parole, spiega Pistorius, “la questione principale riguarda le capacità che la Germania deve sviluppare e portare all’interno del piano di difesa della NATO”.

 

“Quality over quantità”, si potrebbe dire. In questa strategia, infatti, non si tratta tanto di descrivere l’esatto numero di carri armati, aerei, navi: “decisive sono le capacità, la qualità di queste capacità, e il ruolo che svolgiamo nel conseguire gli obiettivi della NATO, ma anche nello sviluppo delle nostre capacità nazionali”. A ciò, si lega inoltre il carattere vivo e mutevole dei documenti – in larga parte segreti – di questa strategia, dove il vecchio e rigido modo di pensare lascia spazio alla flessibilità di un piano capace di adattarsi a cambiamenti continui. 

 

Le tre fasi del piano e il problema del personale.

Lo sviluppo delle forze armate viene organizzato in tre fasi a cui corrispondono diversi obiettivi da raggiungere nel breve, medio, e lungo periodo. Entro il 2029 si punta a una crescita rapida, finalizzata alla massimizzazione delle capacità di difesa e sicurezza. Fino al 2035 il percorso sarà invece più strutturato e orientato a un incremento complessivo delle capacità militari e all’introduzione di nuovi sistemi d’arma. Infine, entro e oltre il 2039, si punta alla realizzazione di forze armate tecnologicamente superiori, dove l’intelligenza artificiale e l’automazione determineranno il fabbisogno del personale del Bundeswehr.

 

Ad oggi, tuttavia, proprio questo punto solleva diverse critiche.  L’incremento delle attuali 185.000 unità a un minimo di 460.000 entro il 2035 (di cui 260.000 soldati attivi e 200.000 riservisti) sembra difficilmente raggiungibile, se basato sull’attuale servizio militare a base volontaria. Ciononostante, almeno per ora, l’introduzione dell’obbligo militare non è contemplato, e rimane un’opzione da discutere in un secondo momento, qualora la sola base volontaria non risultasse sufficiente.

 

“Responsabilità per l’Europa.”

 

Se il ruolo di leadership che la Germania si propone di raggiungere con questo piano stride con il peso esercitato dalla memoria della Seconda guerra mondiale, tale frase, posta nel titolo della strategia, parla del legame che la Germania sembra cercare, in cui la responsabilità di difesa è assunta insieme e nel contesto europeo. Inoltre, non è soltanto la consapevolezza della propria forza economica a spingere Berlino verso maggiori responsabilità e a un ruolo guida: tale scelta incontra anche le aspettative emerse con chiarezza nelle discussioni a Bruxelles con i partner della NATO, spiega il ministro.

 

Con questa strategia, la Germania fissa obiettivi ambiziosi che danno maggiore concretezza alla svolta annunciata durante il governo Scholz, e colloca la propria difesa nel quadro europeo e della NATO.

Permangono tuttavia dubbi, sollevati da più parti, in termini di attuazione del piano, in particolare per quanto riguarda il numero del personale e le tempistiche previste.

 Fra svolte storiche e criticità, l’iniziativa tedesca risulta ad ogni modo interessante per le sue eventuali ripercussioni a livello dell’Unione.

 Sarà infatti da vedere se, e in che modo, i partner europei saranno incentivati verso risposte analoghe, o se addirittura si aprirà la strada verso una maggiore integrazione nel settore della difesa.

(Alice Fraglia).

 

 

 

 

La Germania si prepara alla guerra. Più soldati, riservisti e armi moderne “per avere l’esercito migliore d’Europa.”

Quotidiano.net – (23 – aprile – 2026) – Simone Cantarini – Focus Europe – Esteri – Redazione – ci dice:

Pubblicato per la prima volta il documento sulla strategia militare della Bundeswehr. Per il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, l’ambizione della Germania deve essere quella “di diventare l’esercito convenzionale migliore d’Europa”. Si valuta anche l’introduzione della leva obbligatoria.

La Germania si prepara alla guerra. Più soldati, riservisti e armi moderne “per avere l’esercito migliore d’Europa.”

Berlino, 23 aprile 2026 – Il ministero della Difesa tedesco ha pubblicato per la prima volta un documento strategico sulla missione della Bundeswehr (le Forze armate tedesche) che prevede una prima vera strategia militare integrata con un nuovo profilo di capacità, un rafforzamento del personale e una riserva molto più ampia e mobilitabile. Sullo sfondo c’è l’idea che la Germania debba adattare forze, struttura e modernizzazione alla minaccia attuale, con meno burocrazia e più prontezza operativa.

 

Il documento strategico per l’esercito.

Il documento è stato presentato mercoledì dal ministro della Difesa, Boris Pistorius (SPD), dal Commissario Generale Carsten Breuer e dal segretario di Stato Nils Hiller.

 

Come sottolineato dalla stampa tedesca, la presentazione è avvenuta con delle restrizioni, che hanno omesso parti del documento classificate come Segrete per “proteggere la sicurezza e gli interessi della Repubblica Federale di Germania e dei suoi alleati”.

 

Prima minaccia: la Russia.

L’obiettivo principale della strategia militare presentata dal ministero della Difesa tedesco è quello di contrastare anzitutto le minacce provenienti dalla Russia. “La Russia sta creando le condizioni per un attacco militare contro gli Stati membri della NATO”, si legge nel documento.

 

Secondo il documento, la superiorità informativa, la stabilità dei propri sistemi e la capacità di creare reti di comunicazione saranno determinanti per la vittoria o la sconfitta.

In base al documento l’intera società tedesca è quindi minacciata con l’avversario cercherà deliberatamente di minare la separazione tra patria e campo di battaglia, tra civili e militari, e tra sicurezza interna ed esterna.

Verranno inoltre implementate contromisure a tutti i livelli, utilizzando sia tecnologie avanzate che droni a basso costo.

 In tal senso, la Bundeswehr intende avvalersi dell’esperienza maturata in Ucraina, teatro di numerosi conflitti.

 

 

La Nato e gli Usa.

Interpellato in merito, il ministro ha ammesso che stavano prendendo in considerazione anche “scenari” di ulteriore allontanamento dagli Stati Uniti o persino di un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO. Pistorius non ha elaborato oltre questo punto.

 

“Abbiamo ottenuto molto, ma è anche chiaro che c’è ancora molto da fare”, ha affermato il politico dell’SPD. “Dobbiamo tutti accettare che la pace e la libertà, la prosperità e la tolleranza non sono più scontate, ma che vanno difese, e questo significa che dobbiamo essere in grado di difenderle”, ha aggiunto.

 

Costruire l’esercito convenzionale più forte d’Europa.

Durante la conferenza stampa, Pistorius ha affermato che l’ambizione della Germania deve essere quella “di diventare l’esercito convenzionale più forte d’Europa”, osservando che in questo senso è prevista un’espansione mirata entro il 2029, “principalmente per incrementare rapidamente le capacità di difesa e la prontezza operativa del personale”. Il numero di soldati in servizio attivo passerà dagli attuali 184.000 circa a 204.000.

 

Gli obiettivi.

Nella seconda fase, entro il 2035, si punta a “un significativo incremento delle capacità in tutte le dimensioni (terra, aria, mare, cyberspazio) in linea con gli obiettivi di capacità della NATO e nazionali”. Entro quell’anno, le forze armate dovrebbero anche raggiungere il loro organico massimo provvisorio di 260.000 effettivi nelle forze regolari e una riserva di 200.000 uomini e donne. Uno strumento per raggiungere questo obiettivo è il nuovo servizio militare, inizialmente volontario.

“Se i numeri saranno insufficienti, prenderemo in considerazione la coscrizione obbligatoria in base alla domanda”, ha affermato Pistorius.

 

Leva militare volontaria e obbligatoria.

Nella terza fase, che non dovrebbe concludersi prima del 2039, il piano si concentra sulla “crescita di forze armate tecnologicamente superiori”, con “innovazioni militari del dopodomani”.

Il ministro della Difesa ha voluto precisare che la nuova riserva sarà considerata un corpo alla pari con le forze in servizio attivo, una sorta di “anello di congiunzione” tra la Bundeswehr e la società civile. Nello specifico, il compito principale dei riservisti (che risultano attualmente circa 60.000) sarà nell’ambito della difesa nazionale. Un altro compito sarà quello di garantire il funzionamento della Germania come hub della NATO in caso di emergenza nazionale.

Infine, in caso di crisi, dovranno fungere da “sostituti sul campo” per le unità combattenti, ovvero quando queste unità saranno indebolite o rese incapaci di combattere a causa di perdite o dimissioni.

L’Italia si smarca: "Decida l’Europa". Sinistra all’attacco.

Quotidiano.net – (9 settembre 2026) – Francesca Lequaglie – Esteri – Redazione – ci dice:

 

Il governo non appoggia la stretta sulle colonie. Schlein (Pd): "Ci ripensi, è una mancanza grave".

Un gruppo di coloni israeliani in azione nei territori della Cisgiordania.

L’Italia si smarca: "Decida l’Europa". Sinistra all’attacco.

 

Dodici Paesi decidono di mettere un freno al commercio con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

L’ Italia no, resta alla finestra. Francia, Regno Unito, Canada, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia hanno annunciato restrizioni nazionali, sostegno a misure europee o altri interventi contro i prodotti provenienti dalle colonie. Roma, invece, non ci sta.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sostiene che sulle sanzioni ai coloni le decisioni debbano essere prese dall’Unione europea nel suo insieme.

 Il motivo, spiega, è evitare "distorsioni" del mercato interno. Una posizione che si fonda anche sul mancato accordo a Bruxelles di una linea comune.

La reazione delle opposizioni è immediata.

 "Noi torniamo a rivolgere al governo una forte richiesta di fare come stanno facendo gli altri Paesi", le parole di Elly Schlein che ricorda la proposta di legge unitaria già presentata da Pd, M5s e AVS.

Per la segreteria dem è "veramente grave" che l’Italia abbia deciso di "mancare anche a questa iniziativa".

 Sulla stessa linea il leader del M5s Giuseppe Conte, critico del ruolo di "osservatore silenzioso" assunto dal governo, ha chiesto alla maggioranza di approvare il progetto di legge presentato dai gruppi di minoranza per "recuperare un briciolo di dignità".

 Dal palco della festa di AVS Nicola Fratoianni e Conte hanno ribadito che, in caso di vittoria del Campo largo, verrebbe riconosciuto lo Stato di Palestina.

Poi il leder del M5s ha aggiunto: "Ci impegneremo anche per le sanzioni economiche e finanziarie nei confronti di Netanyahu e di tutti i responsabili del genocidio".

 Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha accusato Giorgia Meloni di "ignavia" e Tajani di essersi schierato con "Ben Gir e la destra estrema di Israele".

Ancora più dura Laura Boldrini che ha parlato di un’Italia "complice della pulizia etnica" nei Territori palestinesi occupati e ha definito "imbarazzanti" le motivazioni di Tajani sulle presunte distorsioni del mercato.

 Per Peppe Provenzano si tratta di "un isolamento frutto del timore di Meloni e Tajani di infastidire Trump e Netanyahu".

D’altronde le ritorsioni contro Londra da parte di Tel Aviv non si sono fatte attendere.

 Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha ordinato la chiusura del consolato del Regno Unito a Gerusalemme Est.

 

 

 

 

Forse è la volta che la Germania si riarma

davvero.

Ilpost.it – (20 dicembre 2026) – Mondo – Governo di Friedrich Merz – Redazione – ci dice:

Il governo di Friedrich Merz sta investendo decine di miliardi di euro, con un cambiamento anche culturale.

Si è già visto una parata dei soldati tedeschi stanziati in Lituania, a Vilnius, il 23 novembre.

Nel primo discorso in parlamento del suo mandato, lo scorso maggio, il neocancelliere Friedrich Merz aveva detto che la Germania era pronta a dotarsi dell’«esercito convenzionale più forte d’Europa». È un obiettivo a dir poco ambizioso, ma negli ultimi mesi il suo governo ha preso alcune decisioni che vanno in questa direzione.

 

La questione del riarmo tedesco è stata a lungo una specie di tabù, per ragioni storiche.

Dopo la Seconda guerra mondiale al paese fu vietato di avere un esercito e durante la Guerra fredda fu concesso alla Germania Ovest di averne uno ridotto, sotto supervisione statunitense.

Anche dopo la riunificazione il rafforzamento dell’esercito non è stato una priorità:

fino al 2022 le spese militari della Germania erano di meno dell’1,5 per cento in rapporto al Prodotto interno lordo, un valore più basso della maggior parte dei paesi membri della NATO e sotto all’obiettivo del 2 per cento posto dall’alleanza (quest’anno è stato alzato al 5 per cento).

Le cose sono iniziate a cambiare dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il predecessore di Merz, Olaf Scholz, aveva promesso un investimento da 100 miliardi di euro per rafforzare la difesa tedesca, in un discorso ricordato come quello della «svolta epocale» (Zeitenwende in tedesco). La svolta e gli investimenti non erano stati rapidi come prospettato da Scholz, ma nel 2024 la Germania è diventata il quarto paese al mondo e il primo in Europa per spese militari (in termini assoluti), con un aumento del 28 per cento sul 2023.

 

Si è visto Friedrich Merz durante una visita alla fregata "Bayern", lo scorso agosto.

Con Merz, leader dei Cristiano-Democratici (CDU, di centrodestra), c’è stata un’accelerazione.

 Durante la campagna elettorale Merz aveva promesso di tagliare la spesa pubblica, ma due episodi l’hanno convinto che serviva un approccio diverso.

Sono stati a febbraio, a ridosso della vittoria della CDU alle elezioni:

a Monaco il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance aveva fatto il primo di molti discorsi contro l’Europa;

a fine mese c’era stato il disastroso incontro tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

 

Da allora Merz ha presentato il riarmo tedesco come una richiesta degli alleati, e come una necessità per la sicurezza europea. A marzo è stata approvata una riforma per cambiare la Costituzione tedesca ed esentare le spese militari dalla norma che obbliga la Germania a mantenere il pareggio di bilancio e ne limita quindi la possibilità di fare debito (nota come “freno al debito”).

 

Ecco Olaf Scholz, ai tempi in cui era cancelliere, durante una visita ai reparti alpini di Oberjettenberg, nel luglio del 2024.

Il governo prevede di portare la spesa per la difesa a 153 miliardi di euro all’anno, ossia il 3,5 per cento del PIL, entro il 2029. In questi giorni il parlamento ha approvato uno stanziamento da 50 miliardi per gli acquisti militari. L’esercito ne ha bisogno: va colmato un divario tra le sue condizioni attuali, piuttosto arretrate, e le promesse della politica. Per due anni di fila, la commissaria parlamentare alle forze armate Eva Hall ha denunciato che «ha troppo poco di tutto», stimando in 67 miliardi di euro il suo fabbisogno.

 

Oltre agli impegni di investimento ci sono stati sviluppi operativi. A maggio la Germania ha inaugurato il suo primo schieramento permanente di truppe all’estero dalla Seconda guerra mondiale, in Lituania. Mercoledì a Berlino ha aperto un nuovo centro congiunto per le operazioni di difesa dai droni e, a novembre, il governo ha introdotto una misura che autorizza l’esercito ad abbatterli, dopo i numerosi avvistamenti di questi mesi in Europa.

 

Si è visto una sfilata di nuove reclute della Bundeswehr, a settembre a Düsseldorf.

 

Ci sono state anche iniziative più simboliche, ma emblematiche di un clima diverso rispetto al passato. Per esempio, a giugno per la prima volta la Germania ha celebrato una giornata dedicata ai veterani, seppure non molto partecipata. Nei sondaggi più recenti, la maggioranza delle persone intervistate (il 45 per cento) si dice favorevole al potenziamento della difesa. Ai tempi delle guerre occidentali in Afghanistan, nei primi anni Duemila, quasi due terzi degli intervistati chiedevano il ritiro dell’esercito tedesco.

 

In questo contesto più favorevole al riarmo, e di maggiori spese, uno dei principali limiti è umano, cioè il numero di soldati. Per ora il governo tedesco è indietro sull’obiettivo di portare il personale attivo da 182mila a 260mila persone entro il 2035, e quello dei riservisti da 60mila a 200mila. Sarà complicato raggiungerlo senza reintrodurre la leva obbligatoria, anche se quest’anno le candidature di volontari sono aumentate del 20 per cento (ma non tutti passano la selezione).

 

Abbiamo visto il ministro della Difesa, Boris Pistorius, fare una conferenza stampa davanti a un nuovo modello di carro armato Leopard, lo scorso novembre a Monaco di Baviera.

 

Dopo lunghi dibattiti e tensioni interne, in autunno la coalizione di Merz ha infine optato per uno schema volontario. Il piano prevede che, da gennaio, tutti i maschi nati nel 2008 (e che quindi dall’anno prossimo avranno 18 anni) si registrino, compilino un questionario e si sottopongano a una visita medica obbligatoria per testare le loro capacità fisiche e mentali. Chi vorrà potrà arruolarsi per un servizio militare volontario della durata minima di sei mesi, prolungabile fino a 23.

 

È il risultato di un compromesso tra la CDU, che avrebbe voluto la leva obbligatoria, e l’altro partito al governo, i Socialdemocratici (SPD), che erano contrari.

 L’SPD peraltro esprime il ministro della Difesa, Boris Pistorius, che è stato criticato da un pezzo del suo partito per avere detto che la Germania dovrebbe farsi trovare pronta in caso di guerra (Kriegstüchtig in tedesco). Dalla scorsa legislatura Pistorius è il politico più popolare dell’SPD, tanto che c’erano aspettative su una sua candidatura come cancelliere al posto di Scholz, a cui alla fine aveva rinunciato.

Secondo le ricostruzioni di vari giornali internazionali, alcuni alleati della Germania hanno espresso privatamente delle riserve sui piani di riarmo, per la presenza di un partito di estrema destra forte come Alternative für Deutschland (AFD), che è il principale dell’opposizione ed estende i suoi consensi a ogni giro di elezioni.

Lo ha fatto per esempio un funzionario del governo polacco con cui ha parlato il sito Politico Europe, ricordando le storiche posizioni filorusse di AFD, che anche recentemente le hanno creato problemi.

 

AFD è stata criticata dagli altri partiti per aver fatto molte interrogazioni, a livello nazionale e statale, su temi di sicurezza nazionale e sulle infrastrutture sensibili: CDU ed SPD l’hanno in pratica accusata di fare spionaggio per conto della Russia.

È un tema sensibile anche perché, negli scorsi anni, in Germania ci sono stati alcuni casi di infiltrazioni dell’estrema destra nelle forze armate.

 Per esempio c’erano diversi loro membri ed ex membri tra i presunti golpisti del movimento “Reichsbürger”, e nel 2020 un’unità speciale dell’esercito era stata sciolta per questo motivo.

 

 

 

 

Mondo.

La Germania si prepara alla guerra: 80mila soldati e 120mila riservisti in più, acquisti massicci di armi e riorganizzazione. “Entro il 2029 saremo l’esercito più forte d’Europa.”

 Ilfattoquotidiano.it - Andrea M. Jarash – (8 novembre 2025) – Redazione – ci dice:

 

In un video messaggio il Cancelliere Merz ha sottolineato “non abbiamo tempo da perdere”, annunciando che “non sono le navi, né i carri armati, né gli aerei a rendere il nostro Paese capace di difendersi. Soprattutto, ha bisogno di militari”.

La Germania si prepara alla guerra: 80mila soldati e 120mila riservisti in più, acquisti massicci di armi e riorganizzazione. “Entro il 2029 saremo l’esercito più forte d’Europa.”

Riarmo -Russia.

Il ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD) ha detto chiaramente al termine di una conferenza dell’esercito a Berlino, riferendosi ad attacchi informatici e campagne di disinformazione, che “sono segnali premonitori.

 Non si tratta più di scenari astratti.

La Russia si sta preparando per un’altra guerra” e “non è allarmismo quando dico che il nostro stile di vita è in pericolo”.

 In un video messaggio il Cancelliere Merz ha sottolineato “non abbiamo tempo da perdere” annunciando “vogliamo fare delle Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte dell’Unione Europea, come si addice a un Paese delle nostre dimensioni e delle nostre responsabilità”,

ma al contempo che “non sono le navi, né i carri armati, né gli aerei a rendere il nostro Paese capace di difendersi. Soprattutto, ha bisogno di soldati”.

Il governo tedesco vuole ristrutturare radicalmente le forze armate.

In un’intervista alla ZDF anche il CEO di Rheinmetall Armin Papere ha attestato che i programmi intrapresi dal Governo, per numero di veicoli e quantità di munizioni acquistate, condurranno la Germania ad avere l’esercito convenzionale più forte d’Europa entro il 2029.

 

Restano però ancora irrisolti problemi legati al reclutamento, espansione delle capacità di alloggio e addestramento. A fine ottobre il Ministero della difesa ha disposto la sospensione della conversione di 187 immobili militari a scopi civili e bloccato la dismissione di altri 13 ancora gestiti dalle forze armate; una legge per accelerare le infrastrutture dovrà eliminare entro quest’anno lunghe procedure di approvazione e altri ostacoli burocratici. Nonostante gli impegni il nuovo sistema radio digitale per le forze armate costato 20 miliardi di euro presenta gravi problemi di installazione nei diversi veicoli e il software non funziona ancora correttamente. Sono stati chiamati consulenti esterni con costi aggiuntivi per 156 milioni di euro ed è previsto un test a fine novembre. La divisione 2025 di pronto intervento NATO non avrà però il nuovo sistema, secondo quanto riporta ARD, fino alla fine del 2027.

 

Le truppe attive nell’esercito tedesco contano poi 182.357 soldati in uniforme e 81.073 civili, ma per coprire le necessità NATO è fissata una soglia di 260mila soldati in uniforme e 200mila riservisti entro il 2035.

Il Ministro della difesa Boris Pistorius (SPD) pianifica l’invio di una lettera a tutti i militari temporanei e di carriera, incoraggiandoli a prolungare il loro servizio, e invitare gli ex soldati ad entrare nelle riserve.

Vuole dare nuova vita al principio del “comando della missione”:

un cambio di mentalità con più coraggio alle decisioni e promette una riorganizzazione del personale, per ampliare e aumentare rapidamente la mobilità dell’esercito ed una piena modernizzazione attraverso una serie di riforme entro la prossima Pasqua:

 valutazione dell’addestramento dei coscritti, strategia per le riserve, un “piano di crescita” con misure e cifre concrete per le truppe attive e proposte per la ristrutturazione dell’Ufficio federale per l’equipaggiamento, l’informatica e il supporto in servizio delle forze armate a Coblenza, un approccio per gli appalti con attenzione anche a tecnologie innovative “che ci consentiranno di prevalere sui campi di battaglia del futuro”.

 

C’è peraltro ancora contrasto sul modello di nuovo reclutamento: a base volontaria individuato dal Ministro, o pieno ritorno alla coscrizione obbligatoria auspicato dalla CDU/CSU e ribadito ancora recentemente da Thomas Röwekamp (CDU), presidente della Commissione difesa del Bundestag.

 Prima ancora della presentazione della legge al Bundestag, irritando Pistorius, deputati conservatori ed alcuni socialdemocratici hanno suggerito alternativamente di tirare a sorte se il numero di volontari è insufficiente.

L’Ispettore Generale delle forze armate Carsten Breuer si è speso invece per un ritorno alla coscrizione obbligatoria senza sorteggi;

deve essere garantito che la Russia non creda di poter vincere una guerra con la NATO, “la guerra in Ucraina è la nostra maestra”.

Contrari alla coscrizione però rappresentanti giovanili, come Daniela Broda presidentessa del Consiglio federale tedesco della gioventù (DBJR).

La legge dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2026; il Bundestag ha già tenuto la prima lettura ed il 10 novembre è prevista un’audizione parlamentare con esperti.

 

 

Rheinmetall già lo scorso anno ha realizzato un fatturato di circa 9,8 miliardi di euro e con l’acquisizione quest’anno dei quattro cantieri navali della Navale Vessels Laursen (NVL) di Brema, Solaste, Amburgo e Wilhelmshaven, che producono anche fregate e corvette per la Marina tedesca, ha aggiunto ancora circa 1 miliardo di euro. Friedrich Laursen, capo della holding dell’omonima azienda a conduzione familiare, ha dichiarato di aver voluto aprire con la cessione la strada al consolidamento dell’industria della difesa tedesca. Un processo che considera necessario e sensato, dato l’acuirsi delle minacce.

 Papere, d’altronde, porta Rheinmetall ad affiancarsi a Thyssenkrupp Marine Systems (TKMS), il principale produttore mondiale di sottomarini convenzionali, e spera in effetti sinergici dell’infrastruttura di NVL con la divisione carri armati.

 

La NATO deve inoltre rafforzare il fianco orientale e Rheinmetall sta costruendo due stabilimenti in Bulgaria e uno in Romania. L’azienda ha poi anche appena inaugurato i lavori di una fabbrica di munizioni in Lituania.

L’azienda di Düsseldorf svolge ormai un ruolo cruciale nel settore delle munizioni così come in quello dei veicoli per proteggere il fianco orientale dell’Alleanza. È coinvolta anche nella produzione del caccia statunitense F-35 e produce droni e presto satelliti militari.

Uno stabilimento di componenti per l’industria automobilistica a Neuss viene gradualmente convertito alla produzione in una joint venture con la finlandese Icene Space Solutions; Rheinmetall detiene il 60% e la società finlandese il 40%.

Questo portafoglio eccezionalmente ampio le apre numerose opzioni strategiche, tra cui nuove collaborazioni europee e ulteriori acquisizioni.

 Già oggi ha circa 40mila dipendenti, compresi circa 2.100 acquisiti con i cantieri NVL.

 

 

 

La Germania si riarma e fa paura.

Lespresso.it – (18 maggio 2026) – Mondo - Federica Bianchi – Redazione-ci dice:

 

Sotto la spinta dell’invasione russa in Ucraina, Berlino punta sulla spesa militare e lavora alla creazione di un esercito imponente anche con la leva obbligatoria. In teoria a beneficio di tutta l'Ue.

 

Boris Pistorius è da tre anni il politico più popolare della Germania. Friedrich Merz il meno popolare.

Il primo è ministro della Difesa e il secondo il cancelliere della Repubblica.

 Basterebbe questo dato per capire come e quanto sta cambiando la Germania, e con essa, il cuore d’Europa.

 

Pistorius è l’uomo scelto dall’ex premier socialista Olaf Scholz e poi mantenuto in carica da Merz per riavvicinare il popolo tedesco alle sue forze armate all’indomani del “cambiamento epocale” (Zeitenwende) di pensiero, metodo e investimenti annunciato il 27 febbraio 2022, tre giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Lo scorso aprile ha presentato, tra il plauso generale, la prima strategia militare dell’esercito tedesco dalla Seconda guerra mondiale, forte dei 100 miliardi di euro in dieci anni messi a sua disposizione da un’economia che per decenni è stata effervescente, e da una riforma costituzionale che, nel settore della difesa, permette ora a Berlino di fare debito.

È stato lui a dire, a proposito della guerra in Iran, «non è la nostra guerra», con una chiarezza e semplicità che Merz, per indole, non riesce a maneggiare se non compiendo una gaffe dietro l’altra e attirandosi le ire statunitensi e la minaccia di spostamento dalla Germania alla Polonia dei 5mila militari Usa dispiegati nel 2022 dal presidente Joel Biden in seguito all’invasione russa dell’Ucraina.

 

Dopo anni di insistenza da parte del resto d’Europa, Berlino, l’incubo russo ai confini e l’industria automobilistica fossile a pezzi, si è posta un obiettivo chiaro:

 diventare il primo esercito convenzionale del Vecchio continente e mettere fine al pacifismo impostole con la debacle del 1945 dal resto d’Europa e dalla creazione della Nato a guida Usa.

 I suoi soldati dovranno quasi raddoppiare e raggiungere quota 260mila (più altri 200mila riservisti) in 10 anni:

 nel 2026 è stata riattivata la leva facoltativa che, non dovesse bastare, diventerà obbligatoria.

Il budget annuale della Difesa che era di 50 miliardi nel 2022 supererà i 150 tra soli tre anni.

Contestualmente sono in costruzione le infrastrutture:

dalle rimesse ai ponti.

Molte fabbriche automobilistiche sono riconvertite alla produzione di mezzi militari, in un processo che è esattamente l’inverso di quanto accaduto negli anni 50, quando sulle ceneri delle fabbriche di armi costruì la sua la potenza automobilistica.

Se si pensa che il commissario alla Difesa europea Andrus Kubilius da mesi sta cercando senza successo di convincere i 27 a organizzare una forza comune militare di 100mila unità, risultano chiare le dimensioni dell’attuale sforzo tedesco.

 

 

«Se la Germania si riarma a me viene il mal di pancia», dice Lucia Annunziata, oggi eurodeputata, membro della Commissione per la sicurezza e la difesa e autrice di una risoluzione sulle capacità di difesa europee: «Non abbiamo ragione per sentirci minacciati ma ci sono troppi ricordi».

Non è la sola. La Francia, secondo esportatore mondiale di armi, ma oggi limitata negli investimenti dal deficit di bilancio, teme che la Germania possa prenderne il posto di maggiore potenza militare europea, per di più senza acquistare i suoi sistemi militari.

In Polonia, il partito di estrema destra del Pus, che da anni accusa il premier di centrodestra Donald Tusk di «essere l’uomo di Berlino», non perde occasione per rinfacciargli di perseguire gli interessi tedeschi e non quelli polacchi.

 Solo qualche giorno fa ha denunciato la risposta che Tusk ha dato a Trump:

accettiamo le truppe americane ma non a spese di un altro membro della Ue.

 Intanto però lo stesso Tusk ha rafforzato i rapporti con la Francia, condividendo le esercitazioni militari e accettando il suo scudo di deterrenza nucleare.

Le altre capitali europee, intanto, se da una parte sono felici del riarmo tedesco di cui potrebbero beneficiare, dall’altra sono preoccupate che questo coincida con l’avanzata nei sondaggi del partito neonazista dell’AFd:

a<per il momento questo predica una ripresa delle relazioni con Mosca, e per questo si è allontanato dai francesi di Marine Le Pen, ma, con la velocità dei chiari di luna politici che stiamo vivendo, è impossibile sapere quale sarà la sua posizione tra qualche anno, quando la Germania avrà recuperato la sua antica potenza militare, e si sarà almeno parzialmente liberata dal giogo degli acquisti made in Usa.

 

 La soluzione che calmerebbe animi via via più agitati sarebbe quella di un’integrazione dell’esercito tedesco in un più ampio esercito europeo, il sogno dei padri fondatori della Ue all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale, o almeno una messa in comune dell’approvvigionamento degli strumenti di difesa, con i Paesi più avanti nello sviluppo di un sistema militare sostenuti dagli altri e viceversa.

«Credo che l’Europa debba produrre da sola ogni cosa di cui ha bisogno per difendersi contro qualsiasi minaccia», ha detto il 4 maggio ai leader presenti al summit della Comunità politica europea in Armenia, Volodymyr Zelensky, a capo di un Paese che ha reinventato il combattimento moderno con l’ausilio di droni fatti in casa e oggi industrialmente prodotti in almeno quattro Paesi europei.

Dal 2022 ad oggi sono nate 230 startup della difesa europee e il settore è diventato un’attraente fonte di impiego.

Ma la Ue è lontana dall’essere autosufficiente militarmente e l’integrazione delle forze armate resta un miraggio.

 Certo, ha messo a punto un piano per facilitare la mobilitazione di 800 miliardi di euro di spesa nazionale (Readiness 2030) e prestiti europei fino a 150 miliardi (Safe) oltre alla possibilità di sforare il patto di stabilità per aumentare la spesa militare.

 Però la vera integrazione procede a fatica, tra atavici sospetti, diversità abissali di visione strategica e interessi economici nazionali.

«Potremmo pensare a un’unità militare europea con reclute da tutta Europa che affianchi gli eserciti nazionali», dice Jacob Kierkegaard, l’esperto di politica industriale della difesa del think tank Bruegel, «ma non che li sostituisca». Perché parlare di forze armate vuol dire parlare innanzitutto di identità nazionali: «In una democrazia occorre capire per chi si combatte.

L’identità europea è ancora debole».

 

 Con l’avanzare dei conflitti e del disimpegno americano però cresce l’urgenza di un coordinamento tra Stati europei, di quella che sempre più frequentemente è chiamata la “Nato europea”. Cipro, che ha rischiato di essere colpita da un missile iraniano e che detiene la presidenza della Ue, si sta adoperando affinché all’articolo 42.7 dei trattati, che impone la difesa reciproca, sia data sostanza operativa. «Dovremo difenderci e questo lo possiamo fare senza un esercito comune ma con una difesa europea inter operativa guidata da istruttori ucraini», dice Kierkegaard: «Tra un paio d’anni la guerra in Ucraina finirà e noi europei saremo incredibilmente fortunati: avremo un esercito mercenario che ci proteggerà. Tutto quello che dovremo fare è pagare il prezzo dell’integrazione dell’Ucraina nella Ue». Non subito ma in prospettiva.

 

Secondo Kierkegaard, il riarmo della Germania è, sotto questo punto di vista, positivo.

 «Abbiamo fortuna che i Paesi ad avere spazio fiscale siano proprio quelli che confinano con la Russia e ne siano direttamente minacciati», a differenza di Italia, Spagna e Francia, lontane dalla linea del fronte e senza fondi: «Non ci stiamo riarmando per combattere la Cina o per diventare i prossimi Stati Uniti ma soltanto per difenderci contro la Russia, un Paese con un Pil delle dimensioni di quello di Spagna e Portogallo, e dunque un’operazione fattibile, grazie anche all’aiuto degli ucraini».

 

 intanto la differenza tra riarmo e difesa sta assumendo connotati sempre più chiari con l’avanzare dei conflitti.

 «Sono contraria al riarmo ma sono a favore della difesa», incalza Annunziata:

«Il riarmo prepara alla partecipazione ad una guerra, la difesa mette in sicurezza i cittadini.

 Sulla difesa anche i pacifisti devono capire quello che succede, che parlare di questi argomenti è necessario, esattamente come parlare della crisi economica: non è che se parli di economia sei un capitalista scorretto!».

(Germania-Armi).

 

 

 

 

Merz a Weiden: "La vostra re migrazione

è pulizia etnica. Siete contro le

istituzioni democratiche."

Lespresso.it – (9 settembre 2026) – Mondo – Redazione – ci dice:

Il cancelliere contro la leader di AFd al Bundestag: "State dalla parte della Russia, strumentalizzate la guerra in Ucraina trasformando i carnefici in vittime. Ridete sul drone russo a Lipsia, ma noi continueremo a difendere la Germania"

"La vostra re migrazione non è altro che una pulizia etnica. L'AFD è una forza distruttiva che disprezza le istituzioni democratiche".

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel suo intervento di questa mattina al Bundestag, torna ad attaccare Alternative fur Deutschland dopo le elezioni in Sassonia-Anhalt.

 Le parole di Merz sono una risposta diretta ad Alice Weiden, la leader di AFD, che dopo aver conquistato il 43,8% dei voti nel lander di Magdeburgo aveva sostenuto che il governo guidato dai cristianodemocratici fosse ormai arrivato al capolinea.

 In un discorso pronunciato di fronte al parlamento pochi minuti prima che Merz prendesse la parola, Weiden aveva ricordato il valore politico dell'ultima tornata elettorale.

Per Weiden, "attraverso il voto sovrano della democrazia,  i cittadini della Sassonia-Anhalt hanno messo in chiaro che il governo nero-rosso è finito – coalizione formata da Cdu e Spd n.d.r.-", aggiungendo che il cancelliere sta "distruggendo lo spazio politico della negoziazione".

 

 

Merz rifiuta la lettura di Weiden e le rinfaccia le simpatie filorusse del suo partito. Il riferimento del cancelliere è al drone-bomba russo trovato all'aeroporto di Lipsia lo scorso 4 agosto.

Mentre Merz citava l'accaduto in alcuni passaggi del suo discorso, dai banchi sono arrivate le risate di alcuni parlamentari di AFD: "È stato un attentato pianificato per mesi in Russia, mirato specificatamente contro la Germania e solo per puro caso si sono evitati danni materiali e lesioni personali di maggiore entità… E voi ci ridete sopra - incalza Merz -. Questo dimostra come ragionate e da che parte state".

 

 E ancora. Il cancelliere torna anche sulle accuse mosse da Weiden alla Cdu che, secondo AFD, starebbe inasprendo la retorica di guerra ignorando quelli che definisce come gli sforzi del governo di Donald Trump per porre fine al conflitto: "L'AFD sta trasformando i carnefici in vittime, strumentalizzando l'Ucraina. Il fascino della democrazia viene minacciato dalla Russia", ha sottolineato Merz. "Ciò che vi contraddistingue è il disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e una costante denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato. Noi difenderemo le nostre libertà. Noi dovremo continuare a difendere e dovremo proteggere meglio i cittadini in Germania".

 

 

DALLA GERMANIA | La vittoria di AFD è

un no a chi rischia di portare

il Paese in guerra.

Ilsussidiario.net – (10 Settembre 2026) - Sergio Cesaratto – Federico Ferraù – Redazione – ci dice:

 

Proteste anti-AFD in Germania.

Proteste a Berlino contro il partito AFD in Germania (ANSA-EPA 2026).

La vittoria dell'AFD è l'esito di una crisi economica e politica di ampio respiro. Il governo Merz gioca d'azzardo con la Russia, ma è la strada sbagliata.

 

Un elettorato tedesco sempre più lontano dalla classe politica del trentennio neoliberale post-1989. È lo stesso ceto politico che oggi rischia di precipitare la Germania in una guerra contro la Russia. Per questo la vittoria di AFD non può essere ignorata. Anzi: la gravità della situazione è tale che “la scelta di votare Alternativa per la Germania è da valutare positivamente per chiunque non condivida la follia della leadership europea”.

 

MODELLO-GERMANIA AL CAPOLINEA | Gli errori della Merkel dietro la crisi che Schulz e Merz non hanno capito.

A dirlo non è un portavoce di Alice Weiden. Al contrario. Sergio Cesaratto, già ordinario di politica monetaria europea e di economia internazionale nell’Università di Siena, è pensatore di sinistra. Ma è la sinistra che unisce Marx e Keynes e si colloca agli antipodi della sinistra europeista e mainstream che, insieme al Ppe, governa il continente (e la Germania).

 

BERLINO, IL TABÙ PUÒ SALTARE | L'AFD avanza e nella CDU cresce il dilemma: continuare così o cambiare rotta.

 

Cesaratto ha da poco ridato alle stampe Sei lezioni di economia (Diario, 2026), ormai un classico. In questa intervista lancia l’allarme contro i nuovi “sonnambuli”, tedeschi e non solo.

Dopo il voto in Sassonia-Anhalt, l’Ufficio federale di statistica ha annunciato il nuovo dato della produzione manifatturiera

a luglio: -1,1%.

Il calo dura dal primo trimestre 2023. Che nesso c’è tra la recessione industriale e la vittoria di AFD?

 

Posso supporre che le difficoltà economiche tedesche si sovrappongano alla depressione cronica della Germania Est determinatasi politicamente all’epoca della riunificazione. La memoria va al saggio “Anschluss” dell’amico” Vladimiro Giacché” sulle sciagurate modalità economiche con cui si svolse l’annessione della DDR da parte della Repubblica Federale Tedesca nel 1989.

 

Risultati Germania, seggi Elezioni Sassonia-Anhalt 2026 | AFD boom senza governo, BSW decisivo: gli scenari.

 

Possiamo richiamarle brevemente?

 

Fu una frettolosa unificazione monetaria – di fatto, una “annessione” (Anschluss) – che determinò la desertificazione industriale della Germania Est. Naturalmente, per Giacché, quella rappresentava un “de te fabula narrata” delle conseguenze che l’unificazione monetaria europea avrebbe avuto sull’economia italiana. Ma è un altro discorso, ovviamente, anche se entrambe le unificazioni monetarie sono componenti legittime dell’attuale disastro economico-sociale europeo.

 

Ma di cosa soffre oggi l’economia tedesca? Di una mancanza di offerta o di una mancanza di domanda?

 

Fino a qualche anno fa avrei risposto: di domanda. Soprattutto nel senso che la Germania mercantilista fondava il proprio successo sulle esportazioni e non sul mercato interno: in Europa negli anni dello SME e soprattutto nei primi dieci anni dell’euro, e poi nei mercati extraeuropei dal 2010.

In ambedue i casi Berlino si è appropriato di vantaggi di cambio – nascosti nell’euro, più espliciti verso le monete extraeuropee –, col risultato che le politiche tedesche furono destabilizzanti per i partner.

 Certo, poi c’era la qualità dei prodotti tedeschi, le auto in primis. Ora è questo ad essere in crisi, e le cause sono ben note: il ritardo tecnologico tedesco.

 

Quali sono, secondo lei, i fattori di questo ritardo?

 

Non riesco a capire come le imprese tedesche, pur essendo presenti con stabilimenti in Cina, non si siano avvedute dei progressi tecnologici cinesi, ora praticamente irrecuperabili.

Se, invece di essere ossessionata dall’austerità fiscale imposta brutalmente ai partner europei – ma anche a sé stessa –, la Germania avesse badato di più alla crescita e fosse stata più attenta a non ritenere la propria qualità come eterna, forse non sarebbe a questo punto.

E se la Germania starnutisce, l’Italia si becca subito il raffreddore.

Dunque, paradossalmente, oggi il problema è anche dal lato dell’offerta.

 

Sì, perché il problema della domanda la Germania lo aveva risolto nell’ambito del suo modello mercantilista. Chi non è stato capace di effettuare diagnosi, appunto, mi sembra siano state le imprese tedesche, pur presenti in Cina. O i cinesi sono stati molto bravi a nascondere tutto.

 

Merz ha risposto alla vittoria di AFD dicendo che le “riforme” sono ancora più urgenti: tra queste, i tagli alla spesa pubblica e l’innalzamento dell’età pensionabile. Come definirebbe la politica economica del governo Merz?

 

Costoro non hanno davvero capito nulla

. Sì, in Germania si parla anche di tagli alla spesa sanitaria e all’assistenza sociale nel prossimo anno.

Il voto in Sassonia-Anhalt è rappresentativo, in fondo, del disagio di gran parte della popolazione europea, minata nelle sue sicurezze sociali e, piaccia o meno, identitarie. L’Europa è poi assolutamente impopolare.

Ma come potrebbe non esserlo, avendo tradito ogni legame con le conquiste sociali in nome di un vuoto liberismo che adesso è anche guerrafondaio?

Ecco, veniamo al riarmo. Nel 2027 la Germania destinerà alla difesa 110 miliardi. A pagare saranno i cittadini tedeschi. Ci sono le premesse per un allargamento del consenso di AFD.

 

In Germania la classe dirigente considera il riarmo come una maniera per rivitalizzare domanda e produzione, su questo non c’è dubbio. Un nemico esterno può dare un po’ di fiato. Lo conferma la ben informata Euro intelligence.

Che questo basti è illusorio.

Per quanti tank tu voglia produrre, non sostituiranno mai milioni di automobili non più fabbricate.

 Il riarmo tedesco è comunque inquietante, per la Russia ma anche per la Francia.

Stendiamo poi un velo pietoso sulla collaborazione con Israele sui sistemi di difesa missilistica a tecnologia israeliana.

Poi l’appoggio tedesco a Israele è ammantato di ipocrisia: per mostrare che si sconta la colpa del passato genocida, si collabora con quello in corso.

 

Lei ha parlato di modello mercantilista. Se il governo Unione-SPD ha fallito nel portare la Germania fuori dalla stagnazione, il programma dell’AFD rappresenta una valida alternativa all’ordoliberismo tedesco?

 

Di questo dubito assai. Alla fine ciascuno fa quello che può, e a destra un po’ di misure contro gli immigrati servono a mascherare il vuoto di idee. Comunque, la situazione è oggettivamente difficile per ogni forza politica che si trovi a governare. Va chiuso al più presto il conflitto in Ucraina.

Ieri il Cremlino ha aperto a colloqui a tre con USA e Ucraina, mentre l’UE insiste nel vedere la Russia come “minaccia esistenziale”.

Lei cosa può dirci dal suo osservatorio tedesco?

 

Ecco la leader di AFD Alice Weiden (EPA/FILIP SINGER).

La prima cosa da dire è che la Germania è su una china pericolosa. C’è una vera caccia alle streghe nei confronti di chiunque esprima un dissenso motivato alla guerra che la NATO prima e ora NATO e UE stanno muovendo alla Russia.

In Germania coloro che cercano semplicemente di capire le ragioni della Russia sono dispregiativamente definiti Putinversteher, e le dirò di più:

 vivendo in Germania, si percepisce quanto in questo Paese la libertà di espressione sia sempre stata più limitata che in Italia.

Senza questa comprensione, che non vuol dire condivisione delle scelte russe, non si otterrà mai la pace.

 

Intanto tra Berlino e Mosca la tensione è in aumento: la Germania ha chiuso il consolato russo di Bonn e la Casa Russa di Berlino, Mosca ha risposto chiudendo alcune sedi russe del Goethe-Institut e poi il consolato tedesco di San Pietroburgo.

 È guerra anche e soprattutto di narrazioni.

 Chi ha ragione?

 

Naturalmente la guerra ibrida la si fa anche reclutando politici e opinion makers, ma questo è vero per entrambe le parti. In ogni caso non si giustifica l’aggressione verso studiosi indipendenti.

In Germania è notizia corrente l’arresto di un ecoterrorista solitario, colpevole di attacchi ripetuti a infrastrutture energetiche per le quali già si additava la Russia.

Anche per il North Stream 2 la NATO strillava di avere le prove contro Mosca, ma gli sviluppi ci dicono una cosa diversa.

Quindi attenzione: le falsità non hanno confini.

 

L’accusa di filo putinismo ai dissidenti rispetto al mainstream?

 

È una semplice vigliaccheria in cui incorrono anche giornalisti apparentemente arguti, come Paolo Mieli, da cui ci si aspetterebbe di meglio.

Lei non ha timore di essere etichettato come filorusso proprio a motivo di ciò che sta dicendo?

Ciò che penso non cade dalle nuvole, ma dall’incontro vent’anni fa con una delle due maggiori teorie delle relazioni internazionali, il realismo politico.

Quest’ultimo denunciava sin dalla caduta dell’Unione Sovietica i pericoli dell’espansione della NATO a Est, a fronte del nazionalismo russo e della paura che questo Paese covava di essere nuovamente aggredito dall’Occidente.

Secondo il realismo, le ragioni e le garanzie della sicurezza reciproca sono alla base della convivenza pacifica.

 

E per l’altra scuola, quella neoliberale?

 

Ci sono i buoni, l’Occidente, e i cattivi, il resto del mondo. I cattivi sono aggressivi e bramosi di conquista e, comunque, illiberali. Questa bramosia di conquista è in genere indimostrata, mentre l’Occidente non dà certo prova di grande democrazia:

 basti pensare alla repressione del dissenso e alla tolleranza, se non al sostegno, verso i crimini contro l’umanità da parte di Israele.

Ma, anche ammesso che si abbia a che fare con Stati illiberali, questo giustifica fargli la guerra?

 Non sto difendendo regimi e ideologie religiose indifendibili per chi abbia a cuore democrazia e tolleranza.

Questi sono valori che dovrebbero accomunarci. Ma chi siamo noi per volerli imporre con la forza?

 

Ma perché vede la posizione tedesca così pericolosa?

 

Giorni fa ho avuto modo di ascoltare in video John Mearsheimer, attualmente il più importante esponente del realismo politico, e un influente politologo russo, Sergej Karamazov.

I due studiosi erano d’accordo sulle cause di fondo del conflitto e, suppongo, sulla validità del realismo politico. Ristabilire la fiducia reciproca, sedare le paure: è il solo presupposto per una pace duratura.

E la fiducia dipende dalle garanzie di sicurezza.

Mi domando: come fa una persona di buon senso a non considerare minuì habitus i leader franco - tedeschi quando discettano del dispiegamento di forze europee ai confini della Russia dopo una tregua?

Di quale tregua parlano, mentre riarmano l’Ucraina e pensano addirittura di spedire truppe ai confini con la Russia?

Mi pare veramente un caso di studio del ”Quem Iuppiter vult perdere, dementat prius”.

 

Che impressione ha tratto dalle parole di Karamazov?

I russi vivono questo atteggiamento occidentale come una minaccia esistenziale, l’ennesima minaccia esistenziale, come scriveva giorni fa Travaglio.

E se questa minaccia viene dalla Germania, quest’ultima va annullata, azzerata, distrutta, diceva Karamazov.

Una o due bombe nucleari tattiche servirebbero anche a rammentare agli europei la logica della deterrenza reciproca che ha consentito, piaccia o meno, la pace nel secondo dopoguerra.

Il timore dell’uso dell’arma nucleare teneva tutti i contendenti al loro posto, sosteneva ancora Karamazov.

E quindi?

A mio avviso, gli europei e i tedeschi sembrano essersi dimenticati che le armi nucleari esistono e possono essere usate. La Germania stia attenta – aggiungeva lo studioso russo –, in fondo nessuno la ama, neppure in Occidente.

 Karamazov affermava di essere, peraltro, un moderato riguardo all’uso dell’arma nucleare.

Vorrei aggiungere una cosa, se posso.

Prego.

Il Pd ha su questi temi una posizione irricevibile e anche su altri, come la squallida proposta sull’antisemitismo. Pochi giorni fa la segretaria del Pd Elly Schlein ha appoggiato pienamente la proposta degli 11 Paesi europei per superare il principio dell’unanimità e limitare il diritto di veto nell’UE.

 

L’Italia non ha firmato.

Non l’ha fatto, per fortuna. Possibile che la bandiera del pacifismo, ma direi della razionalità, sia lasciata alla destra?

La destra sa, meglio della pseudo-sinistra, che gli italiani di guerra alla Russia non ne vogliono sapere.

Anche i russi conoscono la saggezza del popolo italiano. Infatti Karamazov escludeva l’Italia fra i Paesi percepiti come nemici esiziali.

 

Ma la Germania – o meglio, la maggioranza dei tedeschi – non si sentono anch’essi in pericolo?

 

La Germania, armando l’Ucraina, va da sola in cerca di guai.

Mearsheimer aggiungeva che, col ritiro americano dall’Europa, la Germania, a sua volta, può sentirsi indifesa e potrebbe pensare persino di dotarsi dell’arma nucleare.

Ma la Russia non accetterebbe mai una Germania nucleare: li abbiamo perdonati per l’olocausto di 50 milioni di russi, ma fino a un certo punto, sosteneva Karamazov.

A tutta questa follia si può reagire solo con una pace basata sulla sicurezza e sulla cooperazione reciproca.

 

Qualcuno ha parlato del tentativo di Merz di evocare un’aggressione russa nei confronti della Germania per compattare l’opinione pubblica attorno al governo, contro l’AFD “filo putiniana”.

 

Ammesso che ci sia stato, tale tentativo è fallito e, almeno da questo punto di vista, la scelta di votare AFD è da valutare positivamente per chiunque non condivida la follia della leadership europea.

(Federico Ferraù).

 

 

 

Anche la Germania si prepara

alla guerra: cosa c’è scritto

nel documento inviato dal

governo alle imprese.

 Fanpage.it – (19 Novembre 2024) - Biagio Chiarello – Redazione – ci dice:

 

L’esercito tedesco sta istruendo le aziende in Germania per prepararle all’eventualità di un conflitto.

È quanto riporta la Faz, facendo riferimento a un documento strategico di oltre 1.000 pagine intitolato ‘Operations plan Deutschland’, i cui contenuti sono riservati.

(Vannacci e il patriarcato mediterraneo: possesso, controllo e violenza di genere nel suo programma.)

 

Lo hanno chiamato ‘Operations plan Deutschland' (‘Piano operativo per la Germania') ed è un documento strategico di oltre mille pagine con cui l'esercito tedesco, la Bundeswehr, prepara le aziende a fronteggiare l'eventualità di un conflitto armato su larga scala.

 

I dettagli sono ancora sconosciuti, ma il piano include un elenco delle società e delle infrastrutture strategiche che necessiterebbero di protezione speciale.

 A riportarlo è il quotidiano Frankfurt Allegamene Zeitung, che sottolinea come il documento esamini anche lo scenario di un attacco russo alla parte orientale della Nato, scenario che costringerebbe Berlino a implementare manovre di deterrenza, con conseguenze rilevanti.

 

La Germania diventerebbe crocevia per migliaia, se non centinaia di migliaia, di soldati, da trasportare insieme a materiali bellici, viveri e farmaci. "Il ruolo dell'economia è delineato in modo chiaro", scrive il giornale.

 

(Manovra 2027, governo prepara il fondo pensioni per i nuovi nati: cosa ha detto il ministro Giorgetti.)

Il documento top secret alle imprese tedesche.

Il piano descrive anche il ruolo delle imprese e le modalità con cui dovrebbero prepararsi adottando misure concrete. Vengono forniti consigli pratici che riguardano anche la forza lavoro: "Il 70% di tutti i camion sulle strade tedesche è guidato da autisti provenienti dall'Europa dell'Est.

 In caso di guerra, dove si troveranno queste persone?" ha dichiarato Jörg Pliche, tenente colonnello e capo del comando regionale di Amburgo, durante un incontro alla Camera di commercio della città anseatica.

 

In caso di emergenza, si raccomanda alle aziende di elaborare un piano dettagliato che stabilisca quali e quanti dipendenti coinvolgere nella logistica straordinaria e come adattarsi rapidamente alla gestione emergenziale, senza compromettere la capacità produttiva.

 "Per ogni cento dipendenti, formate almeno cinque camionisti in più, di cui non avrete bisogno", è uno dei suggerimenti del tenente colonnello Pliche.

 

Ministro Pistorius: "Germania deve essere preparata alla guerra entro il 2029".

Lo scorso giugno, il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, aveva ammesso che la Germania "deve essere in grado di affrontare una guerra entro il 2029. In uno scenario serio, abbiamo bisogno di donne e uomini in grado di difendersi e di difendere questo Paese".

Le parole sono state pronunciate alla Bundestag per sottolineare che non si deve pensare che Putin si fermerà in Ucraina.

 

A fargli eco è ora Pliche: “La Russia ha iniziato a prepararsi per la guerra”, ha dichiarato, citando i servizi segreti tedeschi, e ha aggiunto che tra quattro o cinque anni il Cremlino sarà pronto ad attaccare più a ovest, e che la risposta tedesca, almeno in questo momento, non sarebbe in grado di reggere la sfida:

"La Russia produce attualmente 25 carri armati al mese, la Germania tre all'anno.

(fanpage.it/esteri/anche-la-germania-si-prepara-alla-guerra-cosa-ce-scritto-nel-documento-inviato-dal-governo-alle-imprese/).

(fanpage.it/).

 

 

 

Esteri.

AFD sfonda in Germania e l’Europa

gioca col fuoco: quando la protesta

diventa un progetto di potere.

Giornalelavoce.it – Silvano Freddo – (7 settembre 2026) – Esteri – Redazione – ci dice:

 

Nel programma re migrazione, classi separate per rifugiati, stop all’inclusione scolastica e una “guardia civica”.

In Italia Vannacci esulta e alcune parole d’ordine sono sorprendentemente simili.

AFD sfonda in Germania e l’Europa gioca col fuoco: quando la protesta diventa un progetto di potere.

Immagine generata con AI.

Non serve gridare al ritorno del nazismo.

Anzi, probabilmente sarebbe il modo più comodo per non capire nulla di quello che sta accadendo.

Basta leggere i numeri.

E poi leggere i programmi.

 

In Sassonia-Anhalt, nel cuore dell’ex Germania Est, Alternative far Deutschland ha ottenuto il 43,8% dei voti alle elezioni regionali del 6 settembre.

 La CDU si è fermata al 17,2%. L’affluenza è arrivata al 77,8%.

AFD ha conquistato 39 degli 83 seggi del nuovo Landa: gliene mancano appena tre per la maggioranza assoluta. Non governa ancora, dunque, e questo va detto con chiarezza. Ma chiamare quello di domenica semplicemente un “voto di protesta” rischia ormai di essere un modo elegante per nascondere la realtà.

 

Perché il voto è democratico. Le idee votate, però, possono essere giudicate.

Ed è precisamente qui che comincia il problema europeo.

 

La sezione di AFD della Sassonia-Anhalt non è soltanto descritta dai suoi avversari come radicale.

 Dal 2023 il servizio di intelligence interno del Land la considera una formazione di comprovato estremismo di destra, sostenendo che parte della sua agitazione politica sia diretta contro principi essenziali dell’ordine democratico liberale e, in particolare, contro la tutela della dignità umana. AFD respinge questa classificazione e accusa il Verfassungsschutz di essere politicamente orientato.

Il dato istituzionale, però, rimane.

 

Quanto sia poco teorico il conflitto lo dimostra una sentenza arrivata appena un mese prima delle elezioni.

 Il 7 agosto 2026 il Tribunale amministrativo superiore della Sassonia-Anhalt ha confermato, in tre procedimenti, la revoca delle autorizzazioni al possesso di armi a membri o sostenitori del partito, ritenuti privi dei requisiti di affidabilità previsti dalla legislazione tedesca proprio in ragione del rapporto con l’associazione politica.

Non significa che ogni elettore di AFD venga automaticamente disarmato.

Significa però che una formazione arrivata al 43,8% è contemporaneamente al centro di una questione costituzionale che in Germania sarebbe stata impensabile soltanto pochi anni fa.

 

E poi c’è il programma. Qui diventa difficile nascondersi dietro la parola “protesta”.

AFD vuole una politica di “re migrazione”, accompagnata da un forte irrigidimento delle espulsioni.

Nelle scuole propone classi separate per i figli di rifugiati e richiedenti asilo, con l’idea esplicitata nel programma che la loro permanenza in Germania debba essere considerata temporanea.

Sul fronte della disabilità il partito definisce l’inclusione un esperimento fallito, propone di interromperla e di rafforzare le scuole speciali.

Non sono interpretazioni degli avversari: sono proposte contenute nel programma elettorale.

 

Si può discutere se utilizzare o meno la parola “segregazione”.

Ma discutere del vocabolo rischia di diventare un diversivo.

La domanda sostanziale è un’altra:

che idea di società produce la separazione preventiva dei bambini in base alla condizione migratoria o alla disabilità?

 

Anche sulla sicurezza AFD immagina una svolta. Il programma prevede una “Bürgerwacht”, una guardia civica volontaria destinata ad affiancare polizia e uffici dell’ordine pubblico con compiti ausiliari. Non è corretto descriverla semplicemente come una “milizia armata”: il programma non le attribuisce automaticamente i poteri della polizia.

Ma la definisce di fatto una nuova componente dell’architettura della sicurezza, e giuristi tedeschi hanno già sollevato interrogativi costituzionali sulla delimitazione delle sue funzioni.

 

Persino la cultura è diventata terreno di guerra identitaria. AFD ha attaccato il Bauhaus, una delle esperienze artistiche e architettoniche tedesche più influenti del Novecento, definendolo una deviazione della modernità e proponendo di sostituire lo slogan promozionale del Land “Think Moderno” con “Think German”.

Il cortocircuito storico è inevitabile: il Bauhaus venne perseguitato e infine chiuso nel 1933 sotto il nazismo.

Questo non significa automaticamente che la Germania del 2026 sia la Germania del 1933.

Significa però che quando certi simboli ritornano sotto attacco, liquidare ogni preoccupazione come isteria progressista diventa intellettualmente piuttosto pigro.

 

E poi c’è Ulrich Sigmund, 35 anni, il volto sorridente del nuovo corso. Social, motorini Simpson, selfie, slogan semplici, promessa di restituire ai cittadini «la vecchia Germania sicura».

 Una comunicazione molto più levigata rispetto all'estrema destra tradizionale.

Ma Sigmund partecipò nel 2023 all’ormai celebre incontro di Potsdam nel quale venne presentato un progetto di “re migrazione”; lui ha sempre contestato che la sua presenza implicasse condivisione di tutto ciò che venne discusso.

 

È forse questa la vera novità. La radicalità non ha più necessariamente una faccia radicale.

 

Il successo non arriva inoltre da una nicchia fanatica. Le analisi di Infratiste dima mostrano una capacità di AFD di penetrare trasversalmente nell’elettorato.

Il partito è risultato forte tra uomini e donne e in fasce d’età diverse, recuperando anche precedenti non votanti.

Già prima delle urne il 36% degli intervistati considerava AFD il partito più capace di affrontare i principali problemi del Land, contro appena il 16% della CDU.

 

Ed è questa forse la parte più scomoda per chi pensa di battere l’estrema destra limitandosi a chiamarla estrema destra.

Dietro il voto ci sono immigrazione, paura, salari, crisi industriale, insicurezza, sfiducia nelle istituzioni e soprattutto la sensazione di una Germania orientale rimasta ai margini delle promesse della riunificazione. Ignorare queste ragioni significa regalare altri elettori ad AFD.

Ma riconoscere le ragioni del voto non significa assolvere qualsiasi risposta politica venga proposta.

 

È una distinzione che l’Europa sembra aver dimenticato.

 

C'è poi la questione del riarmo tedesco. Anche qui occorre evitare scorciatoie.

Un governo della Sassonia-Anhalt non comanda la Bundeswehr e non decide la politica estera della Germania.

 La vittoria di AFD non consegna domani mattina i carri armati tedeschi a Sigmund.

Berlino, sotto il cancelliere Friedrich Merz, ha però avviato una trasformazione militare enorme:

la strategia ufficiale punta a fare della Bundeswehr la più forte forza convenzionale europea entro il 2039, considerando la Russia la principale minaccia alla sicurezza tedesca.

 

È sul medio periodo che il risultato diventa inquietante. AFD sostiene invece il ripristino dei rapporti con Mosca, la riduzione dell’appoggio all’Ucraina e una profonda revisione dell’attuale collocazione europea della Germania.

Se una forza con queste posizioni riuscisse un giorno a trasformare il dominio elettorale nell’Est in forza di governo federale, allora la questione non sarebbe più soltanto Sassonia-Anhalt.

Sarebbe la direzione strategica della prima economia d’Europa.

 

Ed eccoci all’Italia.

 

Perché mentre una parte dell’Europa osserva il voto tedesco con preoccupazione, Roberto Vannacci lo ha accolto con parole inequivocabili: «L’Europa cambia», ha scritto commentando gli exit poll, aggiungendo «Nessun dorma».

Matteo Salvini ha parlato invece di «trionfo clamoroso», facendo i complimenti ad Alice Weiden e sostenendo che non ci sia da parlare di paura ma di democrazia.

Diversa la posizione di Antonio Tajani, che ha definito il risultato una pessima notizia per i valori liberali e occidentali.

 

Ed è proprio Vannacci il parallelo italiano più interessante.

 

Non perché Futuro Nazionale e AFD siano la stessa cosa: non lo sono, hanno storie differenti, operano in sistemi politici diversi e il partito dell’ex generale non è oggetto della classificazione istituzionale che riguarda la sezione tedesca di AFD.

 

Ma fingere di non vedere le somiglianze lessicali sarebbe altrettanto ingenuo.

 

Nel programma di Futuro Nazionale compare esplicitamente la re migrazione come strumento per “invertire” il fenomeno migratorio. Vannacci propone la centralità della “famiglia naturale” e dell’identità cristiana;

ha messo nero su bianco il no alle unioni civili, una stretta sui contenuti definiti “genderismi” e omosessuali in televisione, l’educazione alla difesa nelle scuole e attività volontarie di formazione militare.

 Il programma contiene inoltre lo stop alle armi all’Ucraina e il rifiuto dell’obiettivo di portare la spesa militare al 5% del Pil.

 

Ancora una volta: il punto non è dire che siamo nel 1922 o nel 1933. Il punto è esattamente evitare questa banalizzazione.

Le democrazie raramente si trasformano copiando il passato fotogramma per fotogramma.

 Cambiano quando parole considerate inaccettabili diventano discutibili, poi pronunciabili, poi popolari e infine programmi di governo.

 

Re migrazione. Famiglia naturale. Identità nazionale. Guerra alla cultura “gender”.

Separazione. Ritorno all’ordine.

Uno alla volta possono sembrare temi distinti. Messi insieme raccontano invece una precisa idea di società: più omogenea, più verticale, più sospettosa verso ciò che viene percepito come estraneo.

Naturalmente esiste anche l'altra domanda, e una democrazia seria non può evitarla: perché milioni di europei trovano oggi quell’offerta convincente?

 

Forse perché la politica tradizionale ha promesso benessere e consegnato precarietà. Ha parlato di integrazione senza sempre governare l’immigrazione. Ha parlato di transizione ecologica lasciando a molti la sensazione che il conto sarebbe arrivato soprattutto alla classe media. Ha chiesto fiducia nelle istituzioni mentre una parte crescente della popolazione non si sente più rappresentata.

 

AFD cresce anche sulle macerie di questi errori.

 

Ma sarebbe pericoloso compiere il salto logico successivo: siccome le cause della rabbia sono reali, allora qualsiasi risposta alla rabbia diventa accettabile.

È questa la domanda che il 43,8% della Sassonia-Anhalt consegna all’Europa.

Non se gli elettori abbiano avuto il diritto di scegliere AFD. Naturalmente lo avevano.

La domanda è molto più difficile: quanto può spostarsi una democrazia verso l'estremo continuando a ripetersi che, finché tutto avviene dentro un seggio elettorale, non c'è nulla di cui preoccuparsi?

 

E soprattutto: quando la stessa parola — re migrazione — risuona ormai da Magdeburgo a Roma, siamo ancora davanti a fenomeni marginali e separati oppure stiamo osservando la nascita di una nuova normalità politica europea?

La risposta, forse, è proprio quella che dovrebbe preoccupare di più: non lo sappiamo ancora.

 Ma ormai non possiamo più fingere di non vedere la domanda.

 

 

 

ATTUALITÀ GEOPOLITICA - EDITORIALI.

Germania – Ucraina – Russia: qualcosa sta cambiando.

AFD cresce e riporta il dialogo tra Mosca e Washington.

 Triesteallnews.it – (8 Settembre 2026) - Stefano Silvio Dragano – Redazione – ci dice:

 

Premessa – Mentre la tempesta di AFD che si è abbattuta sulla Germania, sta scuotendo in profondità le fondamenta della fragile leadership del cancelliere Merz, non sembrano vacillare le granitiche certezze di Bruxelles.

L’onda del voto popolare a favore di AFD proviene dalla intera Germania orientale e non certamente unicamente dal piccolo Land della Sassonia-Anhalt e, come tutti gli analisti tedeschi gridano nel vuoto da mesi, si sta diffondendo in molte regioni della Germania occidentale.

AFD oggi rappresenta, con distacco, il primo partito nell’intera Repubblica federale tedesca, tutti lo sanno e non solo a Berlino, anche se tacciono, negando l’evidenza.

 

 Quando oltre il 60 per cento dei tedeschi della Sassonia-Anhalt – AFD e i tre movimenti politici di sinistra – si esprime chiaramente contro tutti i partiti della coalizione di governo guidato da Merz, non siamo più di fronte a un fenomeno isolato, da minimizzare, da ridicolizzare, da ghettizzare, da schernire o da ignorare;

siamo di fronte a un netto rifiuto delle scelte politiche condotte da un governo, assolutamente incapace di intercettare le legittime istanze di una popolazione irritata, in parte infuriata, insicura, disorientata e impaurita dai venti di guerra che imperversano in Europa.

Le dichiarazioni di Merz, come vedremo, sorpreso e incredulo all’indomani della storica sconfitta, appaiono sintomatiche di una crisi politica di proporzioni ben oltre i confini tedeschi, evidenziando il sostanziale fallimento delle politiche non solo di Berlino ma anche di Bruxelles.

Il governo Merz è chiaramente apparso nella sua dorata torre d’avorio, totalmente incapace di ascoltare il sentimento e il bisogno popolare, di percepire gli effetti di una crisi profonda che investe, non certo da oggi, l’intera Germania, colpendo tutte le fasce sociali, incidendo negativamente nel mondo del lavoro e dell’industria, demolendo in parte il welfare, rendendo complessi e conflittuali i rapporti sociali e inter etnici, diffondendo la percezione di una minor sicurezza e il timore di una guerra non voluta contro la Russia.

 

Mentre a Berlino si discute, la Volkswagen ha confermato la chiusura definitiva di quattro stabilimenti produttivi tedeschi: Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm a causa di mancanza di redditività e competitività.

 

Contemporaneamente in Russia e Ucraina sono ripresi i bombardamenti e incombe il silenzio sostanziale sugli esiti degli incontri dei rappresentanti di Trump a Mosca e Kiev.

Tuttavia, come vedremo, molto diverse ci appaiono le prime reazioni che ci giungono dai palazzi presidenziali della Russia e dell’Ucraina.

 

In tale cornice, il fango nauseante della corruzione pervade la dilaniata Ucraina, umiliando la popolazione logorata da una guerra infinita e da un meccanismo perverso, caratterizzato da una politica clientelare che pervade da molti anni, dobbiamo riconoscerlo e ricordarlo, l’intera società ucraina.

La notizia delle improvvise dimissioni del Procuratore Generale Ruslan Kravchenko ne testimoniano l’ampiezza e la gravità, confermando la sistematicità di un clientelismo, ora unicamente perfezionato e agevolato dalle ondate di miliardi che giungono da anni, senza sostanziale controllo, sui tavoli imbanditi degli assetati oligarchi, politici e faccendieri di turno.

 

La crisi politica che investe l’Europa ovviamente è interconnessa con la guerra in Ucraina e con la stagnazione del conflitto in Iran.

Gli Stati Uniti cercano un dialogo con Kiev e Mosca, cercano una soluzione possibile, mentre da Bruxelles continuano a montare pericolosi venti di guerra.

 

Germania: Merz afferma che il risultato dell’AFD “cambia tutta la Germania”.

Lo stralcio di recente articolo che vi propongo, edito dalla “Deutsche Welle”, (DW), ci aiuta a meglio comprendere l’impatto del risultato elettorale in Sassonia-Anhalt.

Le prime dichiarazioni rese dal Cancelliere testimoniano la gravità del momento.

Leggiamo insieme:

Un Friedrich Merz visibilmente scosso ha parlato a Berlino della vittoria elettorale dell’AFD in Sassonia-Anhalt e dell’amara sconfitta della CDU. Ha insistito nel voler portare avanti le sue riforme.

 

Ci sono situazioni in cui politici che non hanno più nulla da dirsi si presentano comunque insieme davanti alla stampa. È stato certamente il caso del cancelliere Friedrich Merz (CDU) e del suo collega di partito, Sven Schulze, presidente del Land della Sassonia-Anhalt, quando hanno discusso i risultati delle elezioni statali di domenica. Hanno descritto i risultati come una catastrofe per l’Unione Cristiano Democratica (CDU), un terremoto, un disastro.

Merz è apparso scosso e devastato, per usare un eufemismo.

 

Ha ringraziato Schulze per il lavoro svolto durante la campagna elettorale. Poi Merz ha aggiunto: “Ieri non è cambiato nulla solo in Sassonia-Anhalt, ma in tutta la Germania. Ciò avrà ripercussioni, anche a livello internazionale”.

 

Questo perché i vincitori delle elezioni statali, il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AFD), si oppongono al sostegno all’Ucraina di fronte alla guerra di aggressione della Russia, e molti politici dell’AFD mantengono stretti legami con il governo del presidente russo Vladimir Putin, ha spiegato Merz. Parlando dell’AFD, Merz ha adottato un tono quasi di sfida. Le maggioranze possono cambiare, ha affermato, e i democratici devono sempre esserne consapevoli e accettarlo.

 

Merz ha affermato che è sconvolgente che oltre il 60% degli elettori in Sassonia-Anhalt abbia scelto partiti che non rispettano lo stato di diritto in Germania.

Merz si riferiva non solo all’AFD, ma anche al partito socialista Die Linke e all’Alleanza dei Wagenknecht della Sahara (BSW), che si è separata dal partito Die Linke su questioni che accomunano la BSW all’AFD.

 

Al contrario, il cancelliere ha affermato che il suo governo difenderà sempre i valori della costituzione tedesca: “Nel nostro Paese, questi valori non sono oggetto di discussione. Il potere si concede, non si conquista. E la minoranza non è nemica della maggioranza”.

Nel tentativo di rassicurare i partner internazionali della Germania nell’UE e nella NATO, ha affermato: “Sappiamo che la Germania ha una responsabilità particolare a causa della sua storia. Difenderemo sempre il nostro ordine politico e il nostro solido ancoraggio in Europa”.

 

In piedi accanto a lui, Schulze è rimasto in silenzio. La sera precedente, la sera delle elezioni, molto tempo dopo che la sua sconfitta era ormai chiara, Schulze aveva ripetutamente sottolineato in numerose dichiarazioni che la diffusa insoddisfazione dell’opinione pubblica nei confronti del governo Merz a Berlino gli aveva inferto un duro colpo.

 

Per ora, lo scenario peggiore è stato evitato per un soffio: l’AFD non ha la maggioranza assoluta nel parlamento statale di Magdeburgo, ma solo per un margine ristrettissimo.

E questo rappresenta un problema per Friedrich Merz: il malcontento sta crescendo, persino tra le sue fila.

 Riuscirà a impedire ai singoli parlamentari della CDU in Sassonia-Anhalt di votare – contro la linea ufficiale del partito – per eleggere Ulrich Sigmund, il vincitore delle elezioni dell’AFD, a capo del governo?

 

In caso contrario, entrambe le posizioni di potere di Merz sarebbero seriamente a rischio: la sua carica di presidente del partito e il suo seggio alla Cancelleria. Tuttavia, ancora oggi Merz difende le difficili riforme intraprese dal suo governo. Una di queste riforme è la revisione del sistema pensionistico, cronicamente in deficit, che comporterà grandi difficoltà per molti tedeschi e che ha incontrato una forte opposizione durante la campagna elettorale.

 

La sera delle elezioni, il vicecancelliere e leader del Partito Socialdemocratico (SPD) di centrosinistra, Lars Klingbeil, ha suggerito di rivalutare le riforme in seguito alla sconfitta del governo di coalizione a Berlino. Tuttavia, Merz non ha accennato a un simile cambio di rotta.

 

AFD mostra fiducia.

Poche ore prima dell’arrivo del cancelliere presso la sede della CDU, l’AFD è salita sul palco della Conferenza stampa federale.

Il principale candidato in Sassonia-Anhalt, Ulrich Sigmund, ha ringraziato sarcasticamente i media, che durante la campagna elettorale lo avevano ampiamente dipinto come una minaccia alla democrazia e allo stato di diritto.

 

“È stato anche grazie a voi che ce l’abbiamo fatta”, ha detto Siegmund, aggiungendo: “Grazie mille per l’ottima copertura durante questa campagna elettorale”.

Ad esempio, l’influente rivista di informazione “Der Spiegel” aveva recentemente definito il politico dell’AFD “l’uomo più pericoloso della Germania” in un articolo di copertina ampiamente diffuso.

 

Siegmund, rivolgendo lo sguardo trionfante alla sala gremita, ha dichiarato: “Mai prima d’ora c’è stato un divario così ampio tra quei media che cercano di dettarci, qui in Sassonia-Anhalt, come dovremmo vivere e la realtà della vita per la gente di questo Stato”.

Siegmund ha evitato di rispondere alla domanda se il risultato elettorale costituisca un chiaro mandato per il suo partito a formare un governo, anche senza una maggioranza propria, se necessario, o eventualmente con il tacito sostegno dell’Alleanza Sacra Wagenknecht (BSW), di orientamento populista e di sinistra.

(dw.com/en/chancellor-merz-says-afd-result-changes-all-of-germany/a-79150560)

 

Germania: Weiden attacca Merz: “Un fardello per la Germania”

Le prime dichiarazioni rese dalla co-leader di AFD, come vedremo, non sembrano lasciare spazio a equivoci. Il progetto di AFD appare chiaro: conquistare la maggioranza parlamentare a Berlino. Pertanto, il successo in Sassonia appare per AFD unicamente il primo tassello di un mosaico decisamente più ampio.

Leggiamo insieme:

Alza il tiro su Berlino la copresidente dell’AFD, Alice Weiden, lunedì in conferenza stampa nella capitale tedesca dopo il trionfo del suo partito alle elezioni in Sassonia-Anhalt.

L’onda non si ferma al Land perché, ha proseguito la 47enne, “la CDU ha subito una débâcle, un risultato che si riflette a livello federale, le persone hanno perso la fiducia”.

 Nel mirino Weiden inquadra Friedrich Merz, da lei definito “un fardello”:

“Mai un cancelliere è stato così impopolare, come Merz, che è diventato un pesante handicap per lo sviluppo prospero della Germania”, ha detto, assicurando che il suo partito anti-immigrazione punta ad almeno il 40% alle prossime elezioni legislative previste nel 2029.

 

Merz: “Non possiamo continuare come prima.”

Poco dopo le 13.00 è giunta anche la prima reazione del cancelliere Friedrich Merz che parla di una CDU vacillante e di un impatto anche a livello nazionale del risultato in Sassonia-Anhalt: “Questo scuote il nostro partito fin nelle sue fondamenta. Non possiamo semplicemente continuare come prima, né io, né il governo federale”, ha affermato Merz, secondo il quotidiano Bild.

 

“Abbiamo una Costituzione forte, disponiamo di tutti gli strumenti per difenderla contro un governo regionale di estrema destra, ma il nostro sistema partitico sta subendo uno sconvolgimento”, ha detto ancora il cancelliere. Merz ha detto anche, con tono autocritico, che la CDU non è riuscita a “stabilire un contatto emotivo con la gente”. Il partito ha perso “in modo drammatico” le elezioni secondo il cancelliere, che ha fatto un appello alla coesione: “Ce la possiamo fare solo se parleremo apertamente dei problemi all’interno della dirigenza”.

 

Siegmund a caccia di tre seggi per governare.

Guarda, ovviamente, più alle manovre per trovare una maggioranza che consenta di governare nel Land, il Leader del partito per la Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund. Il quale ha detto che dopo il suo risultato “storico” del 44%, sono in corso negoziati per trovare in altri schieramenti i tre eletti che gli mancano per avere la maggioranza assoluta necessaria alla formazione di un governo regionale stabile. “Avvieremo naturalmente delle discussioni e vedremo se ci saranno gruppi parlamentari oppure deputati che vorranno assumersi con noi questo compito storico”, ha detto. “Mi rallegro dei colloqui che sono già stati abbozzati questa notte”, ha aggiunto Siegmund, che potrebbe voler sottrarre degli eletti al partito conservatore (CDU) e contare sul sostegno, almeno tacito, del BSW, formazione di sinistra che, in politica estera, ha le stesse posizioni filo-russe e anti-atlantiste dell’AFD.

 

Crupale attacca il sostegno tedesco all’Ucraina.

Sempre davanti alla stampa, la co-presidente dell’AFD Weiden ha ripreso i suoi temi preferiti:

 “I tedeschi non vogliono più lo status quo. Non vogliono più l’immigrazione illegale, le frontiere aperte, l’esplosione della criminalità legata agli stranieri, il rifiuto di espellere le persone in situazione irregolare e una politica energetica catastrofica che comporta prezzi dell’energia tra i più elevati al mondo. Non vogliono nemmeno una deindustrializzazione galoppante”, ha martellato.

 

Il suo fianco, l’altro co-presidente, Tino Crupale, ha denunciato il sostegno finanziario all’Ucraina, accusando Berlino di “trasferire le entrate fiscali all’estero piuttosto che destinarle alla nostra stessa popolazione”.

(rsi.ch/info/mondo/Weidel-attacca-Merz-%E2%80%9CUn-fardello-per-la-Germania%E2%80%9D–4065194.html).

 

Merz non ha risposte valide, mentre l’estrema destra punta alla sua caduta.

Desidero proporvi sul tema, infine, un breve editoriale edito dal Think Tank americano “Politico”, come noto decisamente influente.

 

Si afferma che:

 

L’estrema destra tedesca sta cercando di trasformare la sua schiacciante vittoria elettorale in un colpo decisivo contro Friedrich Merz e i suoi conservatori in difficoltà, e il cancelliere sembra non sapere come reagire.

Merz sembrava non avere un piano chiaro per salvare se stesso e il suo partito mentre il suo governo affronta la più grande crisi politica di sempre, al di là di vaghe promesse di diventare un politico migliore e più empatico dopo 16 mesi di mandato come cancelliere.

 

«Siamo tutti profondamente scioccati», ha dichiarato Merz lunedì, dopo che il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AFD) ha raggiunto un nuovo record nelle elezioni del fine settimana in Sassonia-Anhalt, mentre il sostegno alla sua Unione Cristiano Democratica (CDU) è calato di oltre la metà . «Questa è la peggiore sconfitta elettorale subita dalla CDU da anni, se non da decenni», ha aggiunto il cancelliere. «Naturalmente, ci saranno delle conseguenze».

 

Ma quali saranno le conseguenze resta incerto. Gli scarsi indici di gradimento di Merz e la convincente vittoria dell’AFD hanno alimentato le speculazioni su un possibile Kanzlertausch , ovvero uno scambio di cancellieri, per risollevare le proprie sorti politiche.

Lunedì, però, Merz ha dichiarato che rimarrà in carica e proseguirà con le riforme economiche che, a suo dire, sono attese da tempo e che, col tempo, risolveranno i problemi economici del Paese.

 

L’AFD non ha fatto mistero della sua intenzione di trasformare la sconfitta elettorale in una disfatta ancora più grande per Merz. Il partito di estrema destra sta apertamente corteggiando i parlamentari conservatori della Sassonia-Anhalt affinché passino nelle sue fila: una strategia volta non solo ad assicurarsi i tre seggi aggiuntivi necessari per governare da solo, ma anche a frammentare i conservatori e a minare il controllo di Merz sul suo partito.

 

“Il blocco conservatore non sarà mai più in grado di vincere le elezioni federali, questo è un dato di fatto”, ha dichiarato lunedì a Berlino Alice Weiden, co-leader nazionale dell’AFD. “Il divario tra noi e loro è già del 10%, e il mio obiettivo dichiarato è di ampliarlo significativamente nel più breve tempo possibile”.

 

Lunedì Merz ha ammesso di essere parte del problema. Secondo un exit poll per la televisione pubblica tedesca, solo il 9% degli elettori in Sassonia-Anhalt ha approvato il suo operato come cancelliere.

«So che anche la mia persona è stata un tema ricorrente in questa campagna elettorale», ha affermato Merz. I tedeschi sono preoccupati per il loro benessere economico e la loro sicurezza in questi tempi turbolenti, ha proseguito, aggiungendo: «Dobbiamo cercare – me compreso – di entrare in contatto più profondamente con le persone, comprendendo tutta la gamma delle loro emozioni».

 

La pressione su Merz è destinata ad aumentare nelle prossime settimane, soprattutto in vista delle elezioni che si terranno il 20 settembre in due regioni orientali. La CDU di Merz si avvia verso una netta sconfitta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l’AFD è in vantaggio su tutti gli altri partiti. A Berlino, dove la CDU è attualmente al governo, il partito rischia di perdere il potere a favore di una coalizione di partiti di sinistra.

(politico.eu/article/germany-afd-election-victory-friedrich-merz-cdu-political-crisis/)

 

Musk festeggia, Tusk si dispera: come il mondo ha reagito alla vittoria elettorale dell’AFD.

Il miliardario del settore tecnologico Elon Musk ha applaudito alla vittoria dell’estrema destra tedesca in Sassonia-Anhalt domenica, un risultato che ha scosso l’establishment politico del paese e tutta Europa.

 

“Ben fatto!” ha scritto Musk su “X” in risposta all’apprezzamento espresso dalla co-leader di Alternative far Deutschland, Alice Weiden, nei confronti del candidato di punta Ulrich Siegmund.

 Siegmund ha ringraziato il miliardario per il suo “sostegno” e ha ventilato una futura collaborazione, affermando che la Germania potrebbe tornare a essere “un luogo in cui vale la pena investire” se il partito dovesse conquistare il potere in Sassonia-Anhalt.

 

Musk ha sostenuto l’AFD per anni, anche durante la campagna per le elezioni federali tedesche del 2025.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha avuto un rapporto turbolento con il cancelliere Friedrich Merz e lo ha attaccato pubblicamente questa primavera per le critiche di Berlino alla politica statunitense nei confronti dell’Iran, ha pubblicato su Truth Social uno screenshotto senza commenti del risultato previsto per domenica sera.

 

L’AFD ha infine ottenuto circa il 44% dei voti e 39 degli 83 seggi – tre in meno della maggioranza assoluta – realizzando il suo miglior risultato di sempre alle elezioni statali e avvicinandosi più di qualsiasi altro partito di estrema destra dalla Seconda Guerra Mondiale alla possibilità di governare uno stato tedesco.

 

Il risultato ha scatenato l’esultanza degli alleati del partito in tutta Europa. Il vice primo ministro italiano di destra Matteo Salvini si è congratulato con il suo “amico” Weiden e ha dichiarato: “Un’altra Europa è possibile”.

Il leader dell’estrema destra austriaca Herbert Kick ha affermato che gli elettori hanno abbattuto il “muro” politico attorno all’AFD, mentre il direttore di Vox in Spagna, Santiago Basca, ha scritto su “X” che il risultato rappresentava “una grande speranza per la Germania e per l’Europa”.

 

Rupert Lowe, leader dell’ala più estrema destra di Resto re Britain, ha definito l’AFD “un’ispirazione”.

Anche il leader dell’estrema destra olandese Geert Wilders si è congratulato con il partito dopo la pubblicazione dei risultati elettorali.

 

In particolare, il leader populista e nazionalista britannico “Nigel Farage” non aveva ancora commentato pubblicamente il risultato lunedì mattina, e anche i leader di estrema destra francesi Marine Le Pen e Jordan Bardella sono rimasti in silenzio.

 

Mentre Musk e la destra europea esultavano, i pesi massimi del centro e della sinistra in tutto il continente lanciavano l’allarme.

Il ministro francese per gli affari europei e esteri ha definito l’AfD una forza politica “neonazista, antieuropea e filo-Putin” il cui programma rappresenta “un tradimento dello spirito europeo”, e ha invitato “tutti coloro che rifiutano il veleno dell’estremismo” a “dare una risposta urgente” alle grida di rabbia degli elettori.

 

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha descritto il risultato come “un avvertimento che la minaccia degli ultras sta guadagnando terreno in Europa e nel mondo”. Il leader socialista ha sostenuto che ciò dimostra perché la coalizione progressista spagnola sia “più necessaria che mai”.

 

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha scritto su X che in Polonia “solo gli idioti o i traditori” potrebbero festeggiare il risultato. Il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad lo ha definito “un momento grave per l’Europa”, avvertendo che “nazionalismo e xenofobia non saranno mai una soluzione”.

 

Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di sinistra France Inscurisse, ha definito il ritorno dell’AFD una “dimostrazione catastrofica della cecità dei politici centristi europei” e ha affermato:

“Questo disastro è opera loro”.

(politico.eu/article/elon-musk-donald-tusk-alternative-for-germany-afd-win-saxony-anhalt/)

Ucraina: Dichiarazione del Presidente dell’Ucraina durante una conferenza stampa congiunta con gli inviati del Presidente degli Stati Uniti.

Nell’ultimo discorso pubblicato dalla Presidenza della Repubblica ucraina, Zelensky appare ondivago, accelerazioni e continue frenate caratterizzano il suo ragionamento, la sua esposizione. La richiesta di missili e gas uniti alla futura spartizione di territori, sembrano emergere come i temi fondamentali. A Kiev si è avuta l’impressione che i colloqui non siano andati come si sperava. Questa sensazione è stata ulteriormente confermata attraverso successive dichiarazioni rese alla stampa da Zelensky nelle quali, come vedremo, non mancano riferimenti astuti ai rapporti intercorrenti tra Trump e Putin.

 

Leggiamo insieme:

Steve, Jared, grazie mille per essere venuti. Oggi sono con noi anche i rappresentanti dei nostri leader europei: Jonathan, Emmanuel e Günter. Grazie mille a tutti per essere qui.

 

Oggi abbiamo avuto tre round di negoziati, tutti molto sostanziali. Innanzitutto, voglio ringraziare Steve e Jared per essere qui con noi oggi. Grazie per essere venuti, e siamo grati al Presidente degli Stati Uniti per la vostra presenza a Kiev. Oggi avete lavorato persino meglio dei sistemi Patriot per i nostri cittadini qui nella capitale. Grazie. Vi preghiamo di tornare a trovarci più spesso, e la nostra gente avrà una possibilità, una possibilità di vivere un po’ meglio. Abbiamo avuto delle discussioni davvero proficue. E anche se a volte scherziamo sul Patriot, comprendiamo comunque che si tratta di una questione molto urgente e molto importante per noi.

 

Grazie per aver dedicato oggi sufficiente attenzione al periodo invernale e a tutte le sfide che potrebbero presentarsi. Speriamo vivamente di poter raggiungere un accordo con i nostri partner americani in questo ambito e confidiamo nel sostegno dei partner europei qualora la guerra dovesse protrarsi anche in inverno. Per ora, questa è la situazione, tuttavia i team di oggi valutano positivamente le nostre possibilità future. Pertanto, se la guerra dovesse continuare anche in inverno, contiamo molto sul pacchetto invernale, di cui ho discusso in dettaglio oggi con Steve, Jared e i nostri partner europei. Contiamo molto su questo tipo di supporto, sia per la difesa aerea che per il settore energetico. Come sapete, contiamo su ingenti quantitativi di GNL americano e sulla capacità di utilizzarli. Credo che tutto dipenda da noi, e i nostri partner ci sostengono in questo.

 

Sono grato che, dopo una pausa così lunga in qualsiasi formato di negoziato – e possiamo preferire certi formati di negoziato, ma ciò nonostante, è peggio quando non ci sono affatto formati di negoziato – voglia riconoscere il ruolo di Steve e Jared nel riavviare oggi il processo negoziale. Erano in Russia, e penso che sarebbe opportuno che Jared e Steve parlassero in dettaglio della Russia. Credo che saranno in grado di rispondere alle vostre domande in seguito.

 

Ma è importante che la squadra americana abbia incontrato il capo della Russia, e oggi anche me, e che abbiamo discusso di tutte le possibilità, le possibilità di ripristinare il processo. Abbiamo avuto un incontro trilaterale, come ricorderete, e questo incontro dei consiglieri per la sicurezza nazionale. E credo che faremo tutti il possibile – tutte le parti – per riprendere questi negoziati.

 

La questione territoriale rimane, a mio avviso, rilevante, e vi sto dando la mia opinione. Questo non significa che ne abbiamo discusso a lungo, ma abbiamo avuto l’opportunità di parlarne approfonditamente. E credo che, in ogni caso, questioni così complesse si possano risolvere. Continuo a sostenere che questioni così complesse possano essere risolte solo a livello di leadership. Ma la cosa principale è che oggi abbiamo l’opportunità di discutere di tutto: garanzie di sicurezza, e stiamo effettivamente parlando del futuro dell’Ucraina. E tutti noi vogliamo – siamo qui uniti – che la guerra finisca il prima possibile. Stiamo parlando di un piano di prosperità. Non stiamo parlando solo di garanzie di sicurezza, ma anche di garanzie economiche per l’Ucraina, per riprendersi e ricostruire. Tutti noi comprendiamo le sfide che ci attendono una volta terminata la guerra. Ne stiamo discutendo tra di noi; le comprendiamo. Il nostro esercito deve essere forte, e per noi questa è una garanzia di sicurezza fondamentale. E tutto ciò richiede risorse.

 

Lo capite benissimo, lo capiamo tutti, ed è per questo che le garanzie per l’Ucraina devono essere solide e chiare. La metterei così: garanzie che la guerra non tornerà. In ogni caso, non dobbiamo temere alcuna sfida futura.

 

Credo sia importante anche che i colleghi europei si siano uniti a noi per la terza parte dei nostri negoziati, e abbiamo concordato che Ucraina, Europa e Stati Uniti si incontreranno a breve. Non so dove si terrà l’incontro: in Europa, negli Stati Uniti, o forse di nuovo qui, Steve – a quanto ho capito, gli è piaciuto il nostro treno – quindi forse di nuovo in Ucraina. Ma in ogni caso siamo aperti a qualsiasi possibilità. È stato un piacere incontrarti. Grazie per essere qui oggi. Sempre il benvenuto.

(president.gov.ua/en/news/zayava-prezidenta-ukrayini-pid-chas-spilnogo-z-predstavnikam-106269)

 

Ucraina: Secondo Zelensky, Putin potrebbe cercare di dare a Trump una vittoria diplomatica prima delle elezioni di medio termine americane.

Secondo quanto affermato dal presidente russo Volodymyr Zelensky in un’intervista ad AXIOS pubblicata il 7 settembre, il presidente russo Vladimir Putin potrebbe star cercando di evitare di inimicarsi il presidente statunitense Donald Trump e potrebbe essere disposto a concedergli una vittoria diplomatica in vista delle prossime elezioni di medio termine.

Le dichiarazioni di Zelensky fanno seguito a una nuova tornata di colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti e guidati dagli inviati di Trump, Steve Bischoff e Jared Kushner, a Kiev e Mosca.

 

Alla domanda se Putin volesse concedere a Trump un successo diplomatico prima delle elezioni, Zelensky ha risposto: “Sì”.

“La mia sensazione è che Putin abbia bisogno di Trump,“ ha detto Zelensky ad AXIOS, aggiungendo che il leader russo non vuole inimicarsi il presidente degli Stati Uniti.

 

Negli ultimi mesi Trump si era in gran parte tenuto alla larga dalla diplomazia attiva con l’Ucraina, prima dell’ultima iniziativa di pace guidata dagli Stati Uniti, che non ha prodotto alcuna svolta.

 

Il 5 settembre, Bischoff e Kushner hanno incontrato Putin a Mosca per oltre tre ore, prima di recarsi a Kiev il giorno successivo per colloqui con Zelensky. Al termine degli incontri, gli inviati hanno dichiarato di auspicare la possibilità di avviare a breve colloqui trilaterali con Kiev, Mosca e Washington.

Il rinnovato impegno diplomatico si è esteso oltre i colloqui tra Bischoff e Kushner. Secondo Downing Street, il 7 settembre Trump ha anche discusso con il Primo Ministro britannico Andy Burnham della necessità di continuare a lavorare per un cessate il fuoco.

La valutazione di Zelensky sulla posizione di Putin fa eco ai commenti precedenti del capo di gabinetto presidenziale Krylov Badano, il quale aveva suggerito che la ripresa dei negoziati avrebbe potuto accelerare a fine settembre, pochi giorni dopo le elezioni parlamentari russe e poche settimane prima delle elezioni di medio termine statunitensi.

 

Nonostante la rinnovata attività diplomatica e il coinvolgimento degli Stati Uniti della scorsa settimana, la Russia ha finora mostrato scarsa propensione al compromesso. Fonti hanno riferito al Kyiv Independent che Putin rimane restio a concessioni significative e sembra puntare su un altro inverno difficile come strategia per aumentare la pressione sull’Ucraina.

 

Zelensky ha dichiarato ad AXIOS di ritenere che le settimane che precedono l’inverno potrebbero offrire una finestra di opportunità per un rinnovato dialogo diplomatico, pur rimanendo scettico sulla disponibilità di Mosca a fare concessioni significative. Ha inoltre avvertito che Putin potrebbe invece cercare di costringere Kiev alla capitolazione intensificando la pressione durante l’inverno.

 

Gli Stati Uniti stanno valutando possibili misure di de-escalation prima e durante l’inverno, comprese proposte riguardanti le infrastrutture energetiche, le spedizioni di cereali, gli impianti elettrici e le esportazioni di petrolio e gas, ha affermato Zelensky.

Lo scorso inverno, ripetuti attacchi russi hanno gravemente danneggiato il sistema energetico ucraino, mettendo fuori uso 9 gigawatt di produzione a livello nazionale e costringendo migliaia di residenti di Kiev ad affrontare una stagione senza riscaldamento o elettricità affidabili, con temperature che hanno raggiunto i -25 gradi Celsius (-13 Fahrenheit).

(kyivindependent.com/putin-may-seek-to-give-trump-diplomatic-win-before-us-midterms-zelensky-says/)

 

Ucraina: Il procuratore generale dell’Ucraina si dimette in seguito a un grave scandalo di corruzione.

Il procuratore generale ucraino Ruslan Kravchenko ha dichiarato il 7 settembre di aver presentato le proprie dimissioni al presidente Volodymyr Zelensky e al parlamento.

 

“Si tratta di una decisione politica. E l’ho presa consapevolmente”, ha annunciato Kravchenko. “Non voglio che la carica di procuratore generale venga utilizzata come strumento di scontro politico”, ha aggiunto.

 

Kravchenko ha affermato che la sua posizione in merito alle accuse a suo carico rimane invariata, ribadendo di non essere coinvolto nel presunto complotto. Nell’annunciare le sue dimissioni, Kravchenko ha anche ringraziato i pubblici ministeri che lavorano in tutto il paese.

 

“Ringrazio i miei colleghi che svolgono il loro lavoro con onestà. Coloro che rappresentano l’accusa in tribunale, lavorano con le vittime, documentano i crimini russi e difendono gli interessi dello Stato”, ha dichiarato Kravchenko.

 

L’annuncio segna un’inversione di rotta rispetto a quanto affermato in precedenza, il 7 settembre, quando Kravchenko aveva dichiarato di non avere intenzione di dimettersi in seguito a un’indagine su un presunto racket di estorsione che coinvolgeva call center fraudolenti e alti funzionari della Procura generale.

 

Il 5 settembre, l’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e la Procura specializzata anticorruzione (SAPO) hanno annunciato di aver scoperto un sodalizio criminale, guidata da un non meglio precisato alto funzionario della Procura generale, che proteggeva call center fraudolenti e riciclava da almeno un anno milioni di grivne.

 

Secondo gli inquirenti, il gruppo si sarebbe formato a metà del 2025 e comprendeva procuratori in carica e collaboratori esterni alla Procura Generale. Il gruppo avrebbe ricevuto sistematicamente tangenti in cambio del permesso di operare indisturbato a call center fraudolenti che prendevano di mira ucraini e stranieri.

Gli inquirenti sostengono che i proventi del piano siano stati riciclati attraverso l’acquisto di immobili, beni intestati a terzi e conti bancari appartenenti a complici. Finora sono stati identificati cinque presunti membri dell’organizzazione.

 

L’Agenzia nazionale anticorruzione ucraina (NABU) ha arrestato Servii Karpova, vice capo del dipartimento di cooperazione internazionale della Procura generale, in relazione al caso.

Il 7 settembre, l’Alta Corte anticorruzione ucraina ha disposto la custodia cautelare di Karpova fino al 2 novembre, fissando la cauzione a 120 milioni di grivne (2,7 milioni di dollari).

 

Karpova è sospettato di riciclaggio di denaro per un valore superiore a 89 milioni di grivne (2 milioni di dollari) ed è stato sospeso dalle sue funzioni. Un’altra sospettata, Yelyzaveta Ivakhnenko, è stata anch’essa arrestata e rilasciata su cauzione a 20 milioni di grivne (450.000 dollari).

 

Le registrazioni diffuse dal NABU fanno riferimento anche a una persona identificata come il “capo”, che avrebbe protetto il gruppo, il cui patronimico è Andriiovych e che in precedenza era a capo del Servizio Tributario Statale: dettagli che corrispondono a Kravchenko. Il NABU non ha ancora identificato pubblicamente Kravchenko come sospettato nel caso.

 

In un’udienza del 6 settembre, un procuratore della SAPO ha anche menzionato lo stretto rapporto tra Karpova e Kravchenko. Gli atti processuali sostengono che Karpova abbia organizzato dei lavori di riparazione in una casa a Kozani, un quartiere residenziale di lusso a sud di Kiev dove vive Kravchenko; quest’ultimo ha poi affermato che la sua famiglia affitta l’immobile.

Kravchenko, il cui ufficio è stato perquisito nell’ambito dell’indagine, ha negato qualsiasi coinvolgimento il 6 settembre, affermando di non aver mai incaricato nessuno di agevolare l’attività di call center illegali né di aver usato la sua posizione per proteggerli.

 

(censor.net/ua/news/4022265/kravchenko-pishov-u-vidstavku-na-tli-operatsiyi-karfagen).

(kyivindependent.com/breaking-ukraines-prosecutor-general-resigns-amid-major-corruption-scandal/).

(pravda.com.ua/eng/news/2026/09/08/8052372/).

 

Russia: Incontro con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Bischoff e Jared Kushner.

La nota ufficiale edita dal Cremlino sugli incontri tra Putin e la delegazione americana segue i rigidi protocolli diplomatici. Tuttavia, come vedremo, il clima instauratosi tra gli interlocutori appare decisamente amichevole, secondo alcuni decisamente amichevole. La delegazione russa appare meritevole di grande attenzione informativa.

 

Leggiamo insieme la nota:

Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti d’America Steve Bischoff e l’imprenditore e fondatore di Affinità Partners Jared Kushner.

 

Per la parte russa, all’incontro hanno partecipato l’assistente presidenziale Yury Ushakov e il rappresentante presidenziale speciale per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri, nonché amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev.

 

Presidente della Russia Vladimir Putin: Colleghi, vi do il benvenuto a Mosca.

La situazione che dobbiamo risolvere oggi è, ovviamente, complessa.

Ma prima di iniziare, vorrei chiederle di trasmettere i miei migliori auguri e le mie parole di gratitudine al Presidente degli Stati Uniti, il signor Trump.

Pur essendo consapevole della difficile situazione in cui si trova, non smette di impegnarsi per risolverla e contribuire alla soluzione del conflitto russo-ucraino. Oggi analizzeremo tutte le sue componenti e i suoi aspetti, e da parte nostra siamo pronti a illustrarvi il nostro punto di vista sulla situazione.

 

Come ci avete comunicato, so che avete intenzione di recarvi a Kiev dopo la visita a Mosca. In ogni caso, naturalmente, a prescindere da ciò che accadrà, contatti di questo tipo sono sempre proficui. E in questo contesto, ovviamente, la qualità della mediazione e la fiducia nelle persone coinvolte sono fondamentali. Vorrei dirvi che ci troviamo a nostro agio a lavorare con voi e, naturalmente, nutriamo un altissimo livello di fiducia reciproca.

Siamo lieti di vedervi. Benvenuti.

 

Steve Bischoff: Innanzitutto, Presidente Putin, grazie mille per averci invitato.

 

Poco fa eravamo seduti fuori, io, Jared e Kirill, e poi si è unito a noi Yury, e stavamo parlando di quando andremo in pensione, di quante storie e ricordi incredibili avremo, e i tuoi saranno sicuramente in cima alla lista.

Vladimir Putin: Grazie mille.

Steve Bischoff: Il presidente Trump vi manda i suoi migliori auguri. La famiglia Gilman vi è immensamente grata e vi ringrazia moltissimo per aver permesso a Bob Gilman di tornare a casa.

 

Vladimir Putin: Dovrebbero ringraziare il presidente Trump; è stato lui a lanciare l’appello.

 

Steve Bischoff: Hanno ringraziato il presidente Trump, ma hanno ringraziato anche lei, signore.

 

Desidero ringraziarvi per aver appoggiato la politica di divieto di riprese a Kiev e a Mosca per questi tre giorni, che ci ha permesso di venire qui in sicurezza.

 

Vladimir Putin: Abbiamo ricevuto questa richiesta attraverso canali ufficiali, sia tramite i servizi segreti che tramite il Ministero degli Affari Esteri, per fermare gli attacchi su Kiev. Ho impartito l’ordine corrispondente e dalla mezzanotte del 5 settembre questi attacchi su Kiev non sono stati effettuati.

 

Vorrei sottolineare che anche la parte ucraina ha ridotto significativamente – di un ordine di grandezza – gli attacchi sul territorio della Federazione Russa, Mosca compresa.

 

Le autorità ucraine hanno pubblicato un appello per una tregua più ampia di tre giorni, ma non abbiamo mai condiviso questa posizione con loro. Tuttavia, faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza del processo negoziale e dei mediatori, rappresentati da voi e, eventualmente, da coloro che vi accompagnano.

 

Steve Bischoff: Grazie.

(en.kremlin.ru/events/president/news/80699).

 

Russia: Commento dell’assistente presidenziale Yury Ushakov in seguito all’incontro di Vladimir Putin con l’inviato presidenziale statunitense Steve Bischoff e Jared Kushner.

La nota esplicativa dell’incontro in argomento viene affidata successivamente al Consigliere presidenziale di Putin, il diplomatico Yury Ushakov. Dalla lettura attenta della nota emerge chiaramente un forte riavvicinamento tra Russia e USA, nonché una decisa ricerca di interessi convergenti. Il clima informale creatosi tra le parti, sembra confermare un livello di dialogo diverso da quelli precedenti.

Qualcosa sta cambiando!

 

Leggiamo attentamente:

Consigliere presidenziale Yury Ushakov : Vorrei informarvi sull’incontro di oggi.

 

Cari colleghi, come sapete, su indicazione del Presidente degli Stati Uniti, i suoi rappresentanti Steve Bischoff e Jared Kushner si sono recati a Mosca il 5 settembre per proseguire il dialogo sulla risoluzione della crisi in Ucraina e per discutere di altre questioni urgenti. Questa è stata la loro ottava visita nel nostro Paese.

 

Il presidente Vladimir Putin ha ricevuto i rappresentanti statunitensi. All’inizio del colloquio, ha elogiato pubblicamente questo canale di mediazione e il ruolo svolto dai negoziatori americani. Ha inoltre rivolto i suoi migliori auguri al presidente Donald Trump e lo ha ringraziato per gli sforzi profusi per raggiungere una soluzione in Ucraina, nonché per il suo sincero desiderio di contribuire a una rapida conclusione reciprocamente accettabile.

 

Cos’altro si può aggiungere a quanto già detto dal Presidente? La conversazione è durata più di tre ore – tre ore e dieci minuti, per la precisione. È stata sostanziale, costruttiva, eccezionalmente franca e si è svolta in un clima di fiducia. La discussione, che ha toccato argomenti estremamente seri, è proseguita sia durante la parte di lavoro della riunione sia in un contesto informale durante la cena.

 

Per quanto riguarda il contenuto delle discussioni, la parte russa ha fornito valutazioni chiare ed esaustive della situazione in evoluzione nel corso dell’operazione militare speciale. In particolare, la parte russa ha evidenziato i significativi progressi compiuti dalle forze armate russe nella zona di combattimento, ha espresso fiducia nel raggiungimento degli obiettivi prefissati e, ovviamente, ha sottolineato la necessità di affrontare tutte le cause profonde del conflitto.

 

Il nostro Presidente ha ribadito il suo impegno a proseguire la collaborazione con la parte americana per ricercare soluzioni politiche e diplomatiche. Steve Bischoff e Jared Kushner, da parte loro, si sono impegnati a tenere conto delle osservazioni e delle valutazioni comunicate loro personalmente dal Presidente russo in merito alle possibili vie per una soluzione pacifica e duratura del conflitto in Ucraina, durante i loro incontri di domani a Kiev.

 

Per inciso, i nostri colleghi americani si erano preparati a lungo per questo viaggio. Oltre a ribadire il loro tradizionale interesse a porre fine alle ostilità al più presto, hanno avanzato una serie di considerazioni riguardanti possibili modalità per raggiungere un accordo.

È inoltre opportuno notare che gli americani hanno prestato particolare attenzione a un punto sottolineato dal nostro Presidente: ovvero, che il regime di Kiev ha già smesso di nascondere la sua vera natura, avendo iniziato la riesumazione e la sepoltura di alcuni dei più importanti criminali nazisti.

I colloqui non si sono limitati a uno scambio di opinioni sulla risoluzione della crisi ucraina. Sono state discusse anche questioni economiche, comprese le prospettive di importanti progetti russo-americani che potrebbero essere reciprocamente vantaggiosi per entrambe le parti.

Nel complesso, si può affermare che i colloqui sono stati tempestivi e molto proficui per entrambe le parti. È stato confermato che i Presidenti dei nostri Paesi manterranno i contatti personali e che il lavoro svolto tramite Steve Bischoff e Jared Kushner proseguirà.

Grazie per l’attenzione, colleghi.

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